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L'UMORISMO ( PIRANDELLO LUIGI , 1908 )
Saggistica ,
Parte prima I.LA PAROLA “ UMORISMO ” Alessandro D ' Ancona , in quel suo notissimo studio su Cecco Angiolieri da Siena ( in Studi di Critica e Storia Letteraria , Bologna , Zanichelli ed . , 1880 ) , dopo aver notato quanto vi sia di burlesco in questo nostro poeta del sec . XIII , osserva : “ Ma per noi l ' Angiolieri non è soltanto un burlesco : bensì anche , e più propriamente , un umorista . E qui i camarlinghi della favella ci faccian pure il viso dell ' arme , ma non pretendano di dire che in italiano bisogna rassegnarsi a non dir la cosa , perché non abbiam la parola ” . E , accortamente , in una nota a piè di pagina ( pag . 179 ) , soggiunge : “ È curioso però che il traduttore francese di una dissertazione tedesca sull ' Humour , inserita nel Recueil de pièces intéressantes , concernant les antiquités , les beaux - arts , les belles - lettres et la philosophie , traduites de différentes langues , citando il Riedel , Theor . d . Schönen Künste , I . artic . Laune , sostenga che sebbene gli Inglesi , ed il Congreve in particolare , rivendichino per sé i vocaboli humour e humourist , ‘ il est néanmoins certain qu ' ils viennent de l ' italien ’ ” . E quindi il D ' Ancona riprende : “ Del resto , poi , la nostra lingua ha umore per fantasia , capriccio , e umorista per fantastico : e gli umori dell ' animo e del cervello ognun sa che stanno in stretta relazione con la poesia umorista . E l ' Italia ebbe ai suoi tempi le accademie degli Umorosi a Bologna ed a Cortona e degli Umoristi in Roma , e speriamo che i mali umori della politica non le facciano mai venir meno i begli umori nel regno dell 'arte».(E anche a Napoli ( Arch . stor . p . le prov . nap . V . 608 ) . E perché non citare anche quella degli Umidi di Firenze di cui il Lasca disse ( Lett . a Mes . Lorenzo Scala , premessa al primo libro delle opere burlesche , ed . Bern . Giunta 1548 ) : “ la quale ( Accademia degli Umidi ) principalmente fa professione , essendovi tutte persone dentro allegre e spensierate , dello stil burlesco , giocondo , lieto , amorevole e , per dir così , buon compagno » ? Si vedano , per altro , a proposito delle parole umore e umorismo , il Baldensperger , Les definitions de l ' humour in Eluder d ' bistoire littéraire , Paris , Hachette , 1907 e lo Spingarn nell ' introduzione del primo volume della sua raccolta Critical Essays of the Seventeenth Century , Oxford , Clarendon Press , 1908; nonché ciò che ne dice il Croce in Critica , vol . VII , pagine 219-20 ) . La parola umore derivò a noi naturalmente dal latino e col senso materiale che essa aveva di corpo fluido , liquore , umidità o vapore , e col senso anche di fantasia , capriccio o vigore . ” Aliquantum habeo humoris in corpore , neque dum exarui ex amoenis rebus et voluptariis ” ( Plauto ) . Qui humor non ha evidentemente senso materiale , perché sappiamo che , fin dai tempi più antichi , ogni umore nel corpo era ritenuto segno o cagione di malattia . “ Li uomini , si legge in un vecchio libro di mascalcia , hanno quattro umori : cioè lo sangue , la collera , la flemma e la malinconia : e questi umori sono cagione delle infermità degli uomini . ” E in Brunetto Latini : ” Malinconia è un umore , che molti chiamano collera nera , ed è fredda , e secca , ed ha il suo sedio nello spino ” com ' è in somma nel latino di Cicerone e di Plinio . Sant ' Agostino poi in un suo sermone ci fa sapere che “ i porri accendono la collera , i cavoli generano malinconia ” ( Cecco Angiolieri in uno dei suoi sonetti , parlando della madre che gli vuol male , dopo avere enumerato alcuni cibi dannosi ch ' ella gli consiglia , dice : E se di questo non avessi voglia E stessi quasimente su la colla Molto mi loda porri con la foglia ) . Sarà bene , trattando dell ' umorismo , tener presente anche quest ' altro significato di malattia della parola umore , e che malinconia , prima di significare quella delicata affezione o passion d ' animo che intendiamo noi , abbia avuto in origine il senso di bile o fiele e sia stata per gli antichi un umore nel significato materiale della parola . Vedremo appresso la relazione che le due parole umore e malinconia avranno tra loro assumendo un senso spirituale . Diciamo intanto che tal relazione , se non mancò affatto nello spirito della nostra lingua , certo non vi apparve chiaramente . Da noi , in fatti , la parola umore o serba il significato materiale , tanto che un proverbio toscano può dire : “ Chi ha umore non ha sapore ” ( alludendo alle frutta acquose ) ; o , se assume un significato spirituale , esprime sì inclinazione , natura , disposizione o stato passeggero d ' animo o anche fantasia , pensiero , capriccio , ma senza una qualità determinata ; tanto vero che dobbiamo dire umor tristo o gajo , o tetro , buono o cattivo o bell ' umore , ecc . In somma , la parola italiana umore non è la inglese humour . Questa , come dice il Tommaseo , racchiude . e contempera le nostre espressioni bell ' umore , buonumore , e malumore . C ' entrano un po ' , dunque , i cavoli di Sant ' Agostino . Discutiamo adesso su la parola , non su la cosa : è bene avvertirlo , perché non vorremmo si credesse che a noi manchi veramente la cosa per il solo fatto che la parola nostra non riuscì idealmente a serbare e a contemperare in sé ciò che già materialmente includeva . Vedremo che tutto , in fondo , si riduce a un bisogno di più chiara distinzione che sentiamo noi , perché , o bello o buono o tetro o gajo , umore è sempre , e non è diverso dall ' inglese nell ' essenza , ma nelle modificazioni che naturalmente vi imprimono la lingua diversa e la varia natura degli scrittori . Del resto , non si creda che la parola inglese humour e il suo derivato umorismo siano di così facile comprensione . Il D ' Ancona stesso , in quel suo saggio su l ' Angiolieri , su cui più tardi dovremo ritornare , confessa : “ S ' io dovessi dare una definizione dell ' umorismo sarei davvero molto impacciato ” . Ed ha ragione . Tutti dicono così . Piuttosto no ' l comprendo , che te ' l dica . Di tutte quelle tentate nei secoli XVIII e XIX parla in un suo studio già citato , il Baldensperger , per concludere , a modo del Croce , che : “ il n y a pas d ' humour , il n ' y a que des humouristes ” , come se per poter dire o riconoscere che questo o quello scrittore è un umorista , non si dovesse avere un qualche concetto dell ' umorismo , e bastasse sostenere , come fa il Cazamian , citato dallo stesso Baldensperger , che l ' umorismo sfugge alla scienza , perché gli elementi caratteristici e costanti di esso sono in piccolo numero e sopra tutto negativi , laddove gli elementi variabili sono in numero indeterminato . Sì . Anche l ' Addison stimava più facile dire ciò che l ' humour non è , che dire ciò che è . E tutte le fatiche che si son fatte per definirlo ricordano veramente quelle speciosissime che si fecero nel secolo XVII per definir l ' ingegno ( oh , il Cannocchiale aristotelico di Emmanuele Tesauro ! ) e il gusto o buon gusto e quell ' ineffabile non so che , per cui il Bouhours scriveva : ” Les Italiens , qui font mystère de tout , emploient en toutes rencontres leur non so che : on ne voit rien de plus commun dans leurs poëtes ” . Gl ' Italiani ” qui font mystère de tout ” . Ma andate a domandare ai Francesi che cosa intendono per esprit . Quanto all ' umorismo , ” certo è seguita il D ' Ancona che la definizione non è facile , perché l ' umorismo ha infinite varietà , secondo le nazioni , i tempi , gl ' ingegni , e quel di Rabelais e di Merlin Coccajo non è una cosa coll ' umorismo dello Sterne , dello Swift o di Gian Paolo , e la vena umoristica dell ' Heine e del Musset non è di egual sapore . Non vi ha poi forse alcun altro genere nel quale sia , o dovrebbe esser più sottil differenza dalla forma prosaica alla poetica , per quanto ciò non venga sempre avvertito dai lettori , e neanche dagli scrittori . Ma di ciò , e delle ragioni di queste differenze , e delle varietà fra l ' umore e la satira e l ' epigramma e la facezia e la parodia e il comico d ' ogni foggia e qualità , e se , come vuole il Richter , alcuni umoristi sieno semplicemente lunatici , non è qui il luogo di discutere . Certo è questo , che un fondo comune vi è in tutti coloro che la voce pubblica raccoglie sotto la stessa denominazione di umoristi ” . L ' osservazione in fondo è giusta ; ma piano con la voce pubblica ! - vorremmo dire al D ' Ancona . “ Dopo la parola romanticismo , la parola più abusata e sbagliata in Italia ( in Italia soltanto ? ) è quella di umorismo . Se fossero realmente umoristi gli scrittori , i libri , i giornali battezzati con questo nome , noi non avremmo nulla da invidiare alla patria di Sterne e di Thackeray o a quella di Gian Paolo e di Heine . Non si potrebbe uscir di casa senza incontrar per la strada due o tre Cervantes e una mezza dozzina di Dickens ... Vogliamo solo notare fin da principio che vi è una babilonica confusione nell ' interpretazione della voce umorismo . Per il gran numero , scrittore umoristico è lo scrittore che fa ridere : il comico , il burlesco , il satirico ; il grottesco , il triviale : la caricatura , la farsa , l ' epigramma , il calembour si battezzano per umorismo : come da un pezzo si costuma di chiamare romantico tutto ciò che vi è di più arcadico e sentimentale , di più falso e barocco . Si confonde Paul de Kock con Dickens , e il visconte d ' Arlincourt con Victor Hugo ” . Questo notava Enrico Nencioni , già fin dal 1884 , in un articolo su la Nuova Antologia intitolato appunto L ' Umorismo e gli Umoristi , che fece molto rumore . Non si può dir veramente che la voce pubblica in tutto questo lasso di tempo , si sia ricreduta . Anche oggi , per il gran numero , scrittore umoristico è lo scrittore che fa ridere . Ma , ripeto , perché in Italia soltanto ? Da per tutto ! Il volgo non può intendere i segreti contrasti , le sottili finezze del vero umorismo . Si confondono anche altrove la caricatura , la farsa bislacca , il grottesco con l ' umorismo ; si confondono anche là dove al Nencioni sembrava ( e non a lui soltanto ) che l ' umorismo stesse di casa : non ha forse nome d ' umorista Mark Twain , i cui racconti sono , secondo la sua stessa definizione , “ una collezione di eccellenti cose , prodigiosamente divertenti , che strappano il riso anche dai volti più ingrugniti ” ? Il giornalismo , un certo giornalismo si è impadronito della parola , l ' ha adottata e , sforzandosi di far ridere più o meno sguajatamente a ogni costo , l ' ha divulgata in questo falso senso . Cosicché ogni vero umorista prova oggi ritegno , anzi sdegno a qualificarsi per tale . Umorista , sì , ma ... non confondiamo , si sente il bisogno d ' avvertire : umorista nel vero senso della parola . Come dire : Badate ch ' io non mi propongo di farvi ridere facendo sgambettar le parole . E più d ' uno , per non passar da buffone , per non esser confuso coi centomila umoristi da strapazzo , ha voluto buttar via la parola sciupata , abbandonarla al volgo , e adottarne un ' altra : ironismo , ironista . Come da umore , umorismo ; da ironia , ironismo . Ma ironia , in che senso ? Bisognerà distinguere , anche qui . Perché c ' è un modo retorico e un altro filosofico d ' intendere l ' ironia . L ' ironia , come figura retorica , racchiude in sé un infingimento che è assolutamente contrario alla natura dello schietto umorismo . Implica sì , questa figura retorica , una contradizione , ma fittizia , tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso . La contradizione dell ' umorismo non è mai , invece , fittizia ma essenziale , come vedremo , e di ben altra natura . Quando Dante aggrava la riprensione eccettuando dal numero dei ripresi chi è più riprensibile , come per la brigata dei prodighi matti , allor che esclama : ... Or fu giammai - Gente si vana ? e un dannato risponde : Tranne lo Stricca ... E tranne la brigata ; oppure là dove dice : Ogni uom v ' è barattier fuor che Bonturo ; o quando rammenta il bene per esacerbare il sentimento del male , come fanno i diavoli al barattier lucchese : ... Qui non ha luogo il Santo Volto : Qui si nuota altrimenti che nel Serchio ; o quando a chi parla fa rammentare i proprii vantaggi nell ' usarli aspramente , come fa quell ' altro diavolo che toglie a S . Francesco l ' anima d ' un reo , argomentando teologicamente su la penitenza , per modo che quell ' anima presa da lui si sente dire : Forse Tu non pensavi , ch ' io loico fossi ; o quando esclama : Godi , Firenze , poiché se ' sì grande ; oppure : Fiorenza mia , ben puoi esser contenta Di questa digression che non ti tocca … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … Or ti fa lieta , ché tu hai ben onde ; Tu ricca , tu con pace , e tu con senno ... dà mirabili esempii di ironia nel senso retorico della parola : ma né qui , né in altro punto , del resto , della Comedia , non è traccia d ' umorismo . Un altro senso , dicevamo , e questo filosofico , fu dato alla parola ironia in Germania . Lo dedussero Federico Schlegel e Ludovico Tieck direttamente dall ' idealismo soggettivo del Fichte ; ma deriva in fondo da tutto il movimento idealistico e romantico tedesco post - kantiano . L ' Io , sola realtà vera , spiegava Hegel , può sorridere della vana parvenza dell ' universo : come la pone , può anche annullarla ; può non prender sul serio le proprie creazioni . Onde l ' ironia : cioè quella forza secondo il Tieck che permette al poeta di dominar la materia che tratta ; materia che si riduce per essa secondo Federico Schlegel a una perpetua parodia , a una farsa trascendentale . Trascendentale più d ' un po ' , osserveremo noi , questa concezione dell ' ironia : né , del resto , se consideriamo per poco donde ci viene , poteva essere altrimenti . Tuttavia essa ha , o può avere , almeno in un certo senso , qualche parentela col vero umorismo , più stretta certamente che non l ' ironia retorica , da cui , in fondo , tira tira , si potrebbe veder derivare . Qui , nell ' ironia retorica , non bisogna prender sul serio quel che si dice ; lì , nella romantica , si può non prender sul serio quel che si fa . L ' ironia retorica sarebbe , rispetto alla romantica , come quella famosa rana della favola , la quale , trasportata nel macchinoso mondo dell ' idealismo metafisico tedesco e abbottandosi qua più di vento che d ' acqua , fosse riuscita ad assumere le invidiate proporzioni del bue . L ' infingimento , quella tal contradizione fittizia , di cui parla la retorica , è diventata qua , a furia di gonfiarsi , la vana parvenza dell ' universo . Ora ecco : se l ' umorismo consistesse tutto nella puntura di spillo che svescia quella rana abbottata , ironia e umorismo sarebbero press ' a poco la stessa cosa . Ma l ' umorismo , come vedremo , non è tutto in questa puntura di spillo . Al solito , Federico Schlegel non fece altro qui che esagerare idee e teorie altrui : oltre all ' idealismo soggettivo del Fichte , la famosa teoria del giuoco esposta dallo Schiller nelle 27 lettere Ueber die aesthetische Erziehung des Menschen . Il Fichte aveva voluto , in fondo , compire la dottrina kantiana del dovere : dicendo che l ' universo è creato dallo spirito , dall ' “ Io ” , che è anche divinità , l ' anima dell ' essenza del mondo , che genera tutto ed è impersonale , che è volontà infaticabile , la quale racchiude in sé ragione , libertà , moralità ; aveva voluto dimostrare il dovere dei singoli uomini di sottomettersi al volere della totalità e di tendere al culmine dell ' armonia morale . Ora , quest ' “ Io ” del Fichte diventò l ' “ io ” individuale , il piccolo “ io ” strambo del signor Federico Schlegel , che con un cannellino e un po ' d ' acqua saponata si mise allegramente a gonfiar bolle di sapone : vane parvenze d ' universo , mondi ; e a soffiarci su . E questo era il giuoco . Povero Schiller ! Non poteva esser falsato in modo più indegno il suo Spieltrieb . Ma il signor Federico Schlegel prese alla lettera le parole : “ der Mensch soll mit der Schönheit nur spielen , und er soll nur mit der Schönheit spielen . Denn , um es endlich auf einmal herauszusagen , der Mensch spielt nur , wo er in voller Bedeutung des Worts Mensch ist , und er ist nur da ganz Mensch , wo er spielt ” ( Lettera XV ) , e disse che per il poeta l ' ironia consiste nel non fondersi mai del tutto con l ' opera propria , nel non perdere , neppure nel momento del patetico , la coscienza della irrealtà delle sue creazioni , nel non essere lo zimbello dei fantasmi da lui stesso evocati , nel sorridere del lettore che si lascerà prendere al giuoco e anche di sé stesso che la propria vita consacra a giocare ( Vedi Victor Basch , La poëtique de F . Schiller , Paris , Alcan , 1902 ) . Intesa in questo senso l ' ironia , ognun vede come a torto essa venga attribuita a certi scrittori , come ad esempio , al nostro Manzoni , che della realtà oggettiva , della verità storica si fece una vera e propria fissazione , fino a condannare il suo stesso capolavoro . Né d ' altra parte si può attribuire al Manzoni quell ' altra ironia , la retorica , giacché nessuna contradizione fittizia si trova mai in lui tra quel che dice e quel che vuole sia inteso , contradizione frutto di sdegno . Il Manzoni non si sdegna mai della realtà in contrasto col suo ideale : per compassione transige qua e là e spesso indulge , rappresentando ogni volta minutamente , in forma viva , le ragioni del suo transigere e del suo indulgere : il che , come vedremo , è proprio dell ' umorismo . La sostituzione di ironismo , ironista a umorismo , umorista non sarebbe quindi legittima . Dall ' ironia , anche quando sia usata a fin di bene , non si sa disgiungere l ' idea di un che di beffardo e di mordace . Ora , beffardi e mordaci possono essere anche scrittori indubbiamente umoristici , ma il loro umorismo non consisterà già in questa beffa mordace . È pur vero però che a una parola si può per comune accordo alterare il significato . Tante parole che noi adoperiamo adesso in un senso , ne avevano un altro in antico . E se alla parola umorismo , come abbiamo veduto , s ' è già veramente alterato il senso , non ci sarebbe in fondo nulla di male se per determinare , per significare senza equivoco la cosa venisse adoperata un ' altra parola . II . QUESTIONI PRELIMINARI Prima di entrare a parlar dell ' essenza , dei caratteri e della materia dell ' umorismo , dobbiamo sgomberarci il terreno di tre altre questioni preliminari : 1 ) se l ' umorismo sia fenomeno letterario esclusivamente moderno ; 2 ) se esotico per noi ; 3 ) se specialmente nordico . Queste tre questioni si ricollegano strettamente con quella più vasta e complessa della differenza dell ' arte moderna dall ' arte antica , lungamente agitata durante la lotta tra classicismo e romanticismo , per un verso ; e , per l ' altro , del romanticismo considerato dalle genti anglo - germaniche come una rivalsa contro il classicismo delle genti latine . Vedremo in fatti ripresi nelle varie dispute su l ' umorismo tutti gli argomenti della critica romantica , a cominciare da quelli dello Schiller , il quale , col saggio famoso Ueber naive und sentimentalische Dichtung , fu , a dire del Goethe il fondatore di tutta l ' estetica moderna ( Zur Naturwissenschaft im Allgemeinen . Tomo XXXIV delle Opere , ed . Hempel , pag . 96-97; ma il Goethe non tenne conto che prima dello Schiller lo Herder aveva distinto Natur - poesie da Kunst - poesie . Vedi anche V . Basch , op . cit . ) . Questi argomenti sono ben noti : il subiettivismo del poeta speculativo - sentimentale , rappresentante dell ' arte moderna , in contrapposto con l ' obiettivismo del poeta istintivo o ingenuo , rappresentante dell ' arte antica ; il contrasto tra l ' ideale e il reale ; la serenità marmorea , l ' equilibrio dignitoso , la bellezza esteriore dell ' arte antica contro l ' esaltazione dei sentimenti , il vago , l ' infinito , l ' indeterminato delle aspirazioni , le melanconie , la nostalgia , la bellezza interiore dell ' arte moderna ; e da un canto le bassure del verismo della poesia ingenua , e dall ' altro le nebbie dell ' astrazione e il capogiro intellettuale della poesia sentimentale ( Vedi G . Muoni , Note per una poetica storica del romanticismo , Milano , Società Ed . Libr . , 1906 ) ; l ' azione del cristianesimo ; l ' elemento filosofico ; l ' incoerenza dell ' arte moderna opposta all ' armonia della poesia greca ; le particolarità singole di fronte alle tipificazioni classiche ; la ragione che s ' interessa del valore filosofico del contenuto più che della vaghezza della forma esteriore ; il sentimento profondo di un ' interna disunione , di una doppia natura dell ' uomo moderno , ecc . ecc . Per darne qualche prova , citeremo ciò che scriveva il Nencioni in quel suo studio su L ' Umorismo e gli Umoristi , di cui abbiamo già fatto parola : “ L ' antichità , nel suo felice equilibrio dei sensi e dei sentimenti , guardò con calma statuaria anche nelle tragiche profondità del destino . L ' anima umana era sana e giovine allora , né il cuore e la intelligenza erano stati tormentati da trenta secoli di precetti e di sistemi , di dolori e di dubbi . Nessuna penosa dottrina , nessuna crisi interiore aveva alterato la serena armonia della vita e del temperamento umano . Ma il tempo e il cristianesimo hanno insegnato all ' uomo moderno a contemplare l ' infinito , a paragonarlo con l ' effimero e doloroso soffio della vita presente . Il nostro organismo e continuamente eccitato e sovreccitato ; e secolari dolori hanno umanizzato il nostro cuore . Noi guardiamo nell ' anima umana , e nella natura con una simpatia più penetrante , e vi troviamo delle arcane relazioni e un ' intima poesia ignote all ' antichità ... Il riso d ' artista e la comica fantasia di Aristofane , alcuni dialoghi di Luciano , sono eccezioni . L ' antichità non ebbe , né poteva avere , letteratura umoristica ... Si direbbe che questa sia la caratteristica delle letterature anglo - germaniche . Il cielo crepuscolare e l ' umido suolo del Nord sembrano esser più acconci a nutrire la delicata e strana pianta dell ' umorismo » . Concedeva però il Nencioni che “ anche sotto il cielo azzurro e nella vita facile delle razze latine ” l ' umorismo “ ha talora fiorito e due o tre volte in modo unico , meraviglioso ” . E parlava in fatti del Rabelais e del Cervantes , e anche dell ' umorismo “ realista e vivente ” di Carlo Porta e di quello “ delicato e desolato ” di Carlo Bini , e diceva il don Abbondio del Manzoni una creazione umoristica di prim ' ordine . Più reciso nella negazione fu Giorgio Arcoleo ( L ' Umorismo nell ' arte moderna . Due conferenze al Circolo filologico di Napoli , Napoli , Detken ed . , 1885 ) , il quale , pur ammettendo che la nota dell ' umorismo , speciale della letteratura moderna , non manchi di legami col mondo antico , e pur citando quell ' insegnamento di Socrate che dice : “ Una è l ' origine dell ' allegria e della tristezza : nei contrapposti un ' idea non si conosce che per la sua contraria : della stessa materia si forma il socco e il coturno ” , soggiungeva : “ Questo lo intelletto greco pensava : ma l ' Arte non potea esprimerlo : la percezione dei contrasti rimaneva nel campo astratto , perché diversa era la vita . La Teogonia avvolgeva l ' anima nel mito ; l ' Epopea i fatti umani nella leggenda ; la Politica le forze individuali nella suprema legge dello Stato . L ' Antichità costrinse serenamente le forme nell ' armonia del finito : vide il Ciclope o lo Gnomo , le Grazie o le Parche . Come la vita avea liberi o servi , onnipotenti o impotenti , così la scienza ebbe sorrisi o pianto : Eraclito o Democrito ; e la letteratura ebbe tragedie o commedie . Tutt ' al più il contrasto dalla sfera dell ' intelletto passò nell ' altra dell ' immaginazione , si tramutò in fantasma , e allora Aristofane fece la satira dei sofisti , Luciano degli Dei . Ma se il Paganesimo si era obliato nella magnificenza delle forme e della natura , il Medio Evo si tormentò nei dubbii e nelle angosce dello spirito . Fu triste , ebbe sogni agitati da spettri : la potenza baronale finiva spesso nei conventi , la bellezza nei chiostri . La corruttela romana non seduceva neppure come ricordo : la dissoluzione del grande Impero aveva inoculato negli animi l ' idea dell ' impotenza . A rovescio del mondo antico : questo rimpiccolì nelle forme plastiche le energie soprannaturali ; il Medio Evo le allargò nell ' infinito : e , compreso dallo spazio e dal tempo , lo spirito umano si annullò con braminica rassegnazione . Tale depressione soffocò ogni spirito d ' iniziativa e di ricerca . Nelle credenze sovraneggiò il dogma , nella scienza l ' erudizione , nell ' arte la copia , nel costume la disciplina . L ' umanità nel suo periodo di decadenza romana avea sostenuto i dolori della vita coll ' indifferenza dello stoico : ne avea cercato i piaceri con la sensualità dell ' epicureo : nel Medio Evo volle sottrarsi alla vita con l ' estasi : donde una nuova mitologia cristiana , popolata di rimorsi , di paure , di preghiere . Il pensiero seguiva la fede : il manuale di logica era un ' appendice del catechismo . In tali condizioni dominava il terrore , si aspettava il finimondo ... Finalmente nella materia come nello spirito sorge un nuovo mondo . È un periodo di esultanza e al tempo stesso di mestizia e di riflessione : ma si rivela con due tendenze spiccate , l ' una presso le razze germaniche , l ' altra presso le latine : lì il libero esame o la Riforma : qui il culto della bellezza e della forza , la Rinascenza . I contrasti si moltiplicano nelle istituzioni , nella vita privata , nei costumi , nelle leggi , nella letteratura ... Non è antitesi percepita dall ' intelletto o intravista dalla fantasia ; non è lotta contro la natura umana , come nell ' età di mezzo ; è dissonanza che stride in tutte le sfere del pensiero e dell ' azione : è il dissidio tra lo spirito nuovo e le forme vecchie . In tale situazione il trionfo dell ' uno o dell ' altra ha influenza decisiva sulle istituzioni , sulla scienza , sull ' arte . Qui appunto va notata la differenza dei risultati nelle razze germaniche e nelle latine : differenza che spiega in gran parte , perché l ' umorismo ebbe tanto sviluppo presso le prime , e riuscì quasi nullo presso le seconde ” . Ora , si dovrebbe innanzi tutto intendere che , prendendo in esame un ' eccezionale e speciosissima espressione d ' arte come l ' umoristica , queste rapide sintesi , queste ideali ricostruzioni storiche , non sono ammissibili . Come nella formazione d ' una leggenda l ' immaginazione collettiva rigetta tutti gli elementi , i tratti , i caratteri discordanti con la natura ideale d ' un dato fatto o d ' un dato personaggio ed evoca invece e combina tutte le immagini convenienti ; così , nel tracciare in breve la sintesi d ' una data epoca , inevitabilmente noi siamo indotti a non tener conto di tanti particolari in contradizione , delle singole espressioni . Non possiamo prestare orecchio alle voci che protestano in mezzo a un coro soverchiante . Nella lontananza , si sa , certi colori accesi , sparsi qua e là , si attenuano , si smorzano , si fondono nella tinta generale , azzurra o grigia , del paesaggio . Perché questi colori risaltino , riassumendo intera la loro individualità , bisogna che noi ci avviciniamo : riconosceremo allora come e quanto ci avesse ingannato la lontananza . Seguendo le teorie del Taine , considerando i fenomeni morali come soggetti anch ' essi al determinismo al pari dei fenomeni fisici , la storia umana come parte della naturale , l ' opera d ' arte come il prodotto di determinati fattori e di determinate leggi , e cioè di quella delle dipendenze e di quella delle condizioni , con le regole che ne derivano : del carattere essenziale o della facoltà dominante , dalla prima ; delle forze primordiali , razza , ambiente , momento , dalla seconda ; e vedendo esclusivamente nelle espressioni artistiche gli effetti necessarii di forze naturali e sociali ; non penetreremo mai nell ' intimità dell ' arte , ci rappresenteremo per forza tutte le manifestazioni d ' un dato tempo come solidali tra loro e complementari , per modo che ciascuna necessiti le altre e tutte insieme rispecchino quelle qualità che , secondo il nostro concetto o la nostra idea sommaria , le ha raccolte e prodotte ; non già la realtà infinitamente varia e continuamente mutabile , e i singoli sentimenti di essa , varii infinitamente e continuamente mutabili anch ' essi . Dopo aver considerato il cielo , il clima , il sole , la società , i costumi , i pregiudizii , ecc . , non dobbiamo forse appuntar lo sguardo sui singoli individui e domandarci che cosa siano divenuti in ciascuno di essi questi elementi , secondo lo speciale organamento psichico , la combinazione originaria , unica , che costituisce questo o quell ' individuo ? Dove uno s ' abbandona , l ' altro si rivolta ; dove uno piange , l ' altro ride ; e ci può esser sempre qualcuno che ride e piange a un tempo . Del mondo che lo circonda , l ' uomo , in questo o in quel tempo , non vede se non ciò che lo interessa : fin dall ' infanzia , senza neppur sospettarlo , egli fa una scelta d ' elementi e li accetta e accoglie in sé ; e questi elementi , più tardi , sotto l ' azione del sentimento , s ' agiteranno per combinarsi nei modi più svariati . “ L ' Antichità costrinse serenamente le forme nell ' armonia del finito ” . Ecco una sintesi . Tutta l ' antichità ? Nessun antico escluso ? “ Il Ciclope o lo Gnomo , le Grazie o le Parche ” . E non anche le Sirene , metà donne , metà pesce ? “ La vita non aveva che o liberi o servi ” . E non poteva qualche libero sentirsi servo e qualche servo sentirsi libero entro di . sé ? Non cita lo stesso Arcoleo Diogene che “ chiude il mondo nella botte , e non accetta la grandezza d ' Alessandro , se gli toglie la vista del sole ” ? E che vuol dire che l ' intelletto greco poteva percepire il contrasto e l ' Arte non poteva esprimerlo perché la vita era diversa ? Com ' era la vita ? O tutta pianto o tutta riso ? E come faceva allora l ' intelletto a cogliere il contrasto ? Ogni astrazione bisogna che abbia per forza radice in un fatto concreto . C ' era dunque il pianto e il riso , non il pianto o il riso ; e se l ' intelletto poteva cogliere il contrasto , perché non avrebbe potuto esprimerlo l ' arte ? “ Tutt ' al più dice l ' Arcoleo il contrasto dalla sfera dell ' intelletto passò nell ' altra dell ' immaginazione , si tramutò in fantasma , e allora Aristofane fece la satira dei sofisti , e Luciano degli Dei ” . Che vuol dire quel tutt ' al più ? Se il contrasto dalla sfera dell ' intelletto passò in quella dell ' immaginazione e si tramutò in fantasma , vuol dire che divenne arte . E allora ? Lasciamo andare Aristofane che , come vedremo , non ha nulla da fare con l ' umorismo ; ma Luciano non è soltanto autore del dialogo degli Dei . E andiamo avanti . “ Il mondo antico rimpiccolì nelle forme plastiche le energie soprannaturali ” . Ecco un ' altra sintesi . Tutto il mondo antico e tutte le energie soprannaturali ? anche il fato ? E tutta l ' Italia del rinascimento “ rimase nei suoi gusti pagana , serena ; non ebbe curiosità , non intimità ” ? Vedremo . Parliamo d ' umorismo e delle espressioni artistiche di esso , espressioni eccezionali e speciosissime , ripeto : ci basterebbe un umorista solo ; ne troveremo parecchi , in ogni tempo , in ogni luogo ; e diremo la ragione per cui i nostri segnatamente ci debba parere che non siano tali . Tutte le partizioni sono arbitrarie . Poco dopo la pubblicazione del saggio del Nencioni , che negava come abbiamo veduto all ' antichità una letteratura umoristica , non solo , ma anche la possibilità di averla , sorsero da noi prima il Fraccaroli , con uno studio intitolato appunto Per gli Umoristi dell ' Antichità ( Verona , 1885 ) , poi il Bonghi ( zLa coltura , 15 gennaio 1886 ) , poi altri ancora a rilevare nelle letterature classiche e specialmente nella greca , assai più umorismo , che non avesse saputo vedere il Nencioni . Quel felice equilibrio , quella calma statuaria e l ' anima sana e giovine e la serena armonia della vita e del temperamento degli antichi , come la natura rappresentata da questi con precisione e con fedeltà , senza melanconia né nostalgia , sono vecchi cavalli di battaglia della critica romantica . Già lo stesso Schiller , autore primo della partizione , dovette riconoscere che Euripide , Orazio , Properzio , Virgilio non si erano fatti un concetto ingenuo della natura e quindi concludere che vi erano anime sentimentali presso gli antichi e anime greche presso i moderni , e cancellare così , come impossibile a mantenere , la linea divisoria tra ispirazione antica e ispirazione moderna . Su le tracce del Biese , che scrisse su l ' evoluzione del sentimento della natura presso i greci ( Die Entwickelung des Naturgefühls bei den Griechen , Kiel , 1882; abbiamo su l ' argomento lavori più recenti ) , il Basch dimostrò agevolmente quanto di sentimentale vi fosse nella poesia e nel pensiero dei Greci , nella mitologia primitiva , nelle metamorfosi spesso grottesche delle divinità , nell ' utopia nostalgica dell ' età dell ' oro , nella raffinata melanconia dei lirici e degli elegiaci in ispecie , che rappresentarono la natura non solamente ” comme cadre des sentiments de l ' âme , mais encore comme ayant des profondes et mystérieuses affinités avec ses sentiments ” . Anche lo Herder , autore della partizione tra Natur - poesie e Kunst poesie , non dava ad essa un senso rigorosamente cronologico . E il Richter negava che il cristianesimo fosse causa e origine esclusiva della nuova poesia , giacché i poemi scandinavi dell ' Edda e quelli dell ' India eran nati fuori del misticismo cristiano ; e , ripetendo l ' osservazione del Herder che “ nessun poeta resta fedele ad un ' ispirazione sentimentale unica ” , chiamava romantici non già gli autori , ma quelle fra le opere ch ' erano d ' ispirazione sentimentale . Arrigo Heine diceva nella Germania che si era caduti in un deplorevole errore chiamando plastica l ' arte classica , come se ogni arte , antica o moderna , volendo esser arte , non dovesse per forza esser plastica nella sua forma esteriore . Ed è inutile ricordare qui a quali strette si trovò Victor Hugo , volendo additare come principio dell ' arte moderna la famosa teoria del grottesco , di fronte a Vulcano , a Polifemo , a Sileno , ai tritoni , ai satiri , ai ciclopi , alle sirene , alle furie , alle Parche , alle arpie , al Tersite omerico , alle dramatis persone delle commedie aristofanesche . D ' altra parte , nessuno più si sogna di negare che anch ' essi gli antichi avessero l ' idea della profonda infelicità degli uomini . La espressero , del resto , chiaramente filosofi e poeti . Ma , al solito , anche tra il dolore antico e il dolore moderno si è voluto vedere da alcuni una differenza quasi sostanziale , e si è sostenuto che vi è una lugubre progressione nel dolore , svolgentesi con la storia stessa della civiltà , una progressione che ha fondamento nella sensibilità dell ' umana coscienza , sempre più delicata , e nell ' irritabilità e nella incontentabilità di essa di mano in mano sempre maggiori . Ma questo lo aveva già detto , se non c ' inganniamo , fin dal tempo dei tempi , Salomone . Accrescimento di scienza , accrescimento di dolore . E aveva proprio ragione , fin dal tempo dei tempi , Salomone ? Sta a vedere . Se le passioni , quanto più si afforzano e si affinano , tanto più acquistano una specie d ' attrazione e di compenetrazione scambievole ; se con l ' ajuto della fantasia e dei sensi noi ci inoltriamo , come dicono , in un “ processo d ' universalizzazione ” che si fa sempre più rapido e sempre più invadente , sicché in un dolore ci par di sentire più dolori , tutti i dolori , soffriamo noi per questo veramente di più ? No : perché questo accrescimento , se mai , è a scapito dell ' intensità . E ben per questo il Leopardi notava acutamente che il dolore antico era un dolor disperato , come suoi essere in natura , com ' è ancora nei popoli barbari e semi - selvaggi o nelle genti della campagna , senza il conforto cioè della sensibilità , senza la dolce rassegnazione alle sventure . Facilmente oggi , agli occhi nostri , se crediamo d ' essere infelici , il mondo si converte in un teatro d ' universale infelicità ? Vuol dire che , invece di sprofondarci nel nostro proprio dolore , noi lo allarghiamo , lo diffondiamo nell ' universo . Ci strappiamo la spina , e ci avvolgiamo in una nuvola nera . Cresce la noja , ma si spunta e si attenua il dolore . Però , ecco , e quel tal tedio della vita dei contemporanei di Lucrezio ? e quella tal tristezza misantropica di Timone ? Oh via ! è proprio inutile sfoggiare esempii e citazioni . Sono questioni , disquisizioni , argomentazioni accademiche . L ' umanità passata non c ' è bisogno di cercarla lontano : è sempre in noi , tal quale . Possiamo tutt ' al più ammettere che oggi , per questa se vuolsi cresciuta sensibilità e per il progresso ( ahimè ) della civiltà , siano più comuni quelle disposizioni di spirito , quelle condizioni di vita più favorevoli al fenomeno dell ' umorismo , o meglio , di un certo umorismo ; ma è assolutamente arbitrario il negare che tali disposizioni non esistessero o non potessero esistere in antico . A buon conto , Diogene , con la sua botte e la sua lanterna , non è di jeri ; e nulla di più serio nel ridicolo e di più ridicolo nel serio . Eccezioni , come dice il Nencioni e ripete l ' Arcoleo , Aristofane e Luciano ? Ma eccezioni , allora , anche Swift e Sterne . Tutta l ' arte umoristica , ripetiamo , è stata sempre ed è tuttavia arte d ' eccezione . Diverso il pianto , secondo questa critica , e diverso naturalmente anche il riso degli antichi . Notissima , la distinzione di Gian Paolo Richter tra comico classico e comico romantico : facezia grossolana , satira volgare , derisione de ' vizii e dei difetti , senza alcuna commiserazione o pietà , quello ; umore , questo , cioè riso filosofico , misto di dolore , perché nato dalla comparazione del piccolo mondo finito con la idea infinita , riso pieno di tolleranza e di simpatia . Da noi il Leopardi , che ebbe sempre la nostalgia del passato e che nei Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura volle far notare che egli sentiva il dolore non a modo dei romantici , ma a modo degli antichi , cioè il dolore disperato , difese pure il comico antico contro il moderno , il comico antico che “ era veramente sostanzioso , esprimeva sempre e metteva sotto gli occhi , per dir così , un corpo di ridicolo ” , mentre il moderno “ un ' ombra , uno spirito , un vento , un soffio , un fumo . Quello empieva di riso , questo appena lo fa gustare ; quello era solido , questo fugace ; quello consisteva in immagini , similitudini , paragoni , racconti , insomma cose ridicole ; questo in parole , generalmente e sommariamente parlando , e nasce da quella tal composizione di voci , da quello equivoco , da quella tale allusione di parole , da quel giocolino di parole , da quella tal parola appunto di maniera che , togliete quelle allusioni , scomponete e ordinate diversamente quelle parole , levate quell ' equivoco , sostituite una parola in cambio d ' un ' altra , svanisce il ridicolo ” . E cita l ' esempio di Luciano che paragona gli Dei sospesi al fuso della Parca ai pesciolini sospesi alla canna del pescatore . Poi avverte : “ Ma forse e senza forse , presentemente , e massime ai francesi , par grossolano quel che una volta si chiamava sale attico , e piacque ai greci , popolo il più civile dell ' antichità e ai latini . E può essere che anche Orazio avesse una simile opinione , quando disse male de ' sali di Plauto ; e in fatti le Satire e le Epistole di Orazio non sono di così solido ridicolo come l ' antico comico greco e latino , ma né anche di gran lunga così sottile come il moderno . Ora , a forza di motti , si è renduto spirituale anche il ridicolo , assottigliato tanto che ormai non è più né pur liquore , ma un etere , un vapore ; e questo solo si stima ridicolo degno delle persone di buon gusto e di spirito e di vero buon tono , e degno del bel mondo e della civile conversazione . Il ridicolo delle antiche commedie nasceva anche molto dalle operazioni stesse che erano introdotti a fare i personaggi sulla scena , e quivi ancora era non piccola sorgente di sale , ma pura azione ; come nelle Cerimonie del Maffei : commedia piena di vero e antico ridicolo , quel salire di Orazio per la finestra a fine di evitare i complimenti alle porte . Un ' altra gran differenza tra il ridicolo antico e il moderno è che quello era preso da cose popolari e domestiche o almeno non della più fina conversazione , la quale poi non esisteva ancor per lo meno così raffinata ; ma il moderno , massime il francese , versa principalmente intorno al più squisito mondo , alle cose dei nobili più raffinati , alle vicende domestiche delle famiglie più moderne , ecc . , ecc . ( come anche proporzionatamente era il ridicolo d ' Orazio ) : sicché quello era un ridicolo che avea corpo , e , come il filo di un ' arma che non sia troppo aguzzo , durò lungo tempo ; dove questo , come ha una punta sottilissima , più o meno secondo i tempi e le nazioni , così anche in un batter d ' occhio si logora e si consuma , e dal volgo poi non si sente , come il taglio del rasojo a prima giunta ” . Il Leopardi , evidentemente , parla qui dell ' esprit francese in contrapposizione del ridicolo classico , senza pensare che questo ” esprit de conversation , le talent de faire des mors , le goût des petites phrases vives , fines , imprévues , ingénieuses , dardées avec gaieté ou malice ” ( Vedi H . Taine , Notes sur l ' Angleterre , Paris , Hachette et Cie , douzième édition , 1903 , - ch . VIII . De l ' esprit anglais , pag . 339 ) , è classico anch ' esso e antichissimo in Francia : Duas res industriosissime persequitur gens Gallorum , rem militarem et argute loqui . Questo esprit nativo in Francia , che si raffina anch ' esso a mano a mano e diviene un po ' convenzionale , elegante , aristocratico , in certi periodi letterarii , non è certamente l ' humour moderno , e tanto meno quello inglese che il Taine gli contrappone , come fatto appunto di case più che di parole o , sotto un certo aspetto , fatto di buon senso , se come pensava il Joubert esprit consiste nell ' aver molte idee inutili e il buon senso nell ' esser provvisto di nozioni necessarie . Non confondiamo dunque . Nel 1899 Alberto Cantoni , argutissimo nostro umorista ( vedi su lui il mio saggio Un critico fantastico nel vol . Arte e scienza , Roma , W . Modes ed . , 1908 ) , che sentiva profondamente il dissidio interno tra la ragione e il sentimento e soffriva di non poter essere ingenuo come prepotentemente in lui la natura avrebbe voluto , riprese l ' argomento in una sua novella critica intitolata Humour classico e moderno ( il Cantoni chiama propriamente questo suo lavoro grottesco , forse per la contaminazione dell ' elemento fantastico con la critica ) , nella quale immagina che un bel vecchio rubicondo e gioviale , che rappresenta l ' Humour classico , e un ometto smilzo e circospetto , con una faccia un poco sdolcinata e un poco motteggiatrice , che rappresenta l ' Humour moderno , s ' incontrino a Bergamo innanzi al monumento a Gaetano Donizetti e là , senz ' altro , si mettono a disputare tra loro e poi si lanciano una sfida , si propongono cioè d ' andare in campagna lì presso , a Clusone , dove si tiene una fiera , ognuno per conto proprio , come se non si fossero mai visti , e di ritornare poi la sera , daccapo , innanzi al monumento di Donizetti , recando ciascuno le fugaci e particolari impressioni della gita per metterle a paragone . Invece di discorrere criticamente della natura , delle intenzioni , del sapore dell ' umorismo antico e del moderno , il Cantoni , in questa novella , riferisce vivacemente , in un dialogo brioso , le impressioni del vecchio gioviale e dell ' ometto circospetto raccolte alla fiera di Clusone . Quelle del primo avrebbero potuto essere argomento d ' una novella del Boccaccio , del Firenzuola , del Bandello ; i correnti e le variazioni sentimentali dell ' altro hanno invece il sapore di quelle dello Sterne nel Sentimental Journey o del Heine nei Reisebilder . Il Cantoni , prediligendo la natura ingenua e schietta , terrebbe nella disputa dalla parte del vecchio rubicondo , se non fosse costretto a riconoscere ch ' esso ha voluto rimanere tal quale assai più che non lo comportassero gli anni e che è volgaruccio e spesso vergognosamente sensuale ; ma poi , sentendo anche In sé il dissidio che tiene scissa e sdoppiata l ' anima di quell ' altro , dell ' ometto smilzo , lo fa mordere dal vecchio con aspre parole : “ A forza di ripetere continuamente che tu sembri sorriso e che sei dolore ... n ' è venuto che oramai non si sa più né che cosa veramente tu sembri , né che cosa veramente tu sia ... Se tu ti potessi vedere , non capiresti , come me , se tu abbia più voglia di piangere o di sorridere . Adesso è vero gli risponde l ' Humour moderno . Perché adesso penso solamente che voi vi siete fermato a mezza via . Al vostro tempo le gioje e le angustie della vita avevano due forme o almeno due parvenze più semplici e molto dissimili fra di loro , e niente era più facile che sceverare le une dalle altre per poi rialzare le prime a danno delle seconde , o viceversa ; ma dopo , cioè al tempo mio , è sopravvenuta la critica e felice notte ; s ' è brancolato molto tempo a non sapere né che cosa fosse il meglio , né che cosa fosse il peggio , finché principiarono ad apparire , dopo essere stati così gran tempo assai nascosti , i lati dolorosi della gioja e i lati risibili del dolore umano . Anche gli antichi solevano sostenere che il piacere non era altro che la cessazione del dolore e che il dolore stesso , ben esaminato , non era punto il male ; ma le sostenevano sul serio queste belle cose : come dire che non ne erano niente penetrati ; adesso invece è venuto pur troppo il tempo mio e si ripete , aimè , quasi ridendo , cioè con la più profonda persuasione , che i due suddetti elementi , attaccati da poco in qua alla gioja e al dolore , hanno assunto aspetti così incerti e così trascolorati che non si possono più , nonché separare , nemmeno distinguere . Ne è venuto che i miei contemporanei non sanno ora più essere né ben contenti , né bene malcontenti mai , e che voi solo non bastate più né a far fermentare il misurato sollazzo dei primi e né a divergere le sofistiche tremerelle dei secondi . Ci voglio io , che mescolo tutto scientemente , per fare svanire da una parte quanto più posso ingannevoli miraggi e per limare dall ' altra quante più trovo superflue asperità . Vivo di espedienti e di cuscinetti , io ... Bella vita ! esclama il vecchio . E l ' ometto smilzo séguita : ... per arrivare possibilmente ad uno stato intermedio che rappresenti come la sostanza grigia dell ' umana sensibilità . Si sente troppo adesso , come troppo s ' è riso a ufo ed a credenza in altri tempi : urge però che il pensiero regga le briglie alla più incomposta manifestazione del sentimento ... Rimpiango sempre di non aver potuto ereditare le vostre illusioni , e mi rallegro nello stesso tempo di trovarmi di qua dal fosso , bene agguerrito contro alle insidie delle illusioni stesse ! O che avete ? Perché mi affisate a codesto modo ? Penso , risponde il vecchio , che se vuoi proprio aver due anime in una , fai molto bene a non assumere la famosa guardatura di quel vedovo innamorato , che a sinistra piangeva la morta e a destra faceva l ' occhietto alla viva . Tu invece vuoi piangere e far l ' occhietto insieme , da tutte due le parti , come dire che non ci si capisce più nulla ” . Come nel dramma romantico che i due bravi borghesi Dupuis e Cotonet vedevano : ” vêtu de blanc et de noir , riant d ' un oeil et pleurant de l ' autre ” . Ma abbiamo confusione anche qui . In fondo , il Cantoni viene a dire sott ' altra forma quello stesso che avevano detto il Richter e il Leopardi . Se non che , egli chiama anche humour quello che gli altri due avevano chiamato comico classico e ridicolo antico . Il Richter tedesco tesse però l ' elogio del comico romantico o humour moderno , e vitupera come grossolano e volgare il comico classico ; mentre Cantoni , come il Leopardi da buon italiano lo difende , pur riconoscendo che la taccia di vergognosa sensualità non sia affatto immeritata . Ma anche per lui l ' humour moderno non è altro che una sofisticazione dell 'antico.”Via, ho idea , gli dice infatti l ' Humour classico , che si sia fatto sempre senza di te , ovvero che tu non sia altro che la parte peggiore di me medesimo , la quale abbia messo cresta per impertinenza , come ora usa . È un gran dire però che non s ' abbia mai a conoscersi bene da sé soli ! Tu mi sei certo scivolato di sotto ed io non me ne sono avvisto ” . Ora , è vero questo ? Ciò che il Cantoni chiama Humour classico è proprio humour ? o non incorre il Cantoni per un verso nello stesso errore in cui incorse già per l ' altro il Leopardi , confondendo cioè con l ' esprit francese tutto il ridicolo moderno ? Più propriamente : ciò che il Cantoni chiama humour classico , non sarebbe l ' umorismo inteso in un senso molto più largo , nel quale sian comprese la burla , la baja , la facezia , tutto il comico in somma nelle sue varie espressioni ? Qui è il nodo vero della questione . Non c ' entra la diversità dell ' arte antica dalla moderna , come non c ' entrano le speciali prerogative di questa o di quella razza . Si tratta di vedere in che senso si debba considerar l ' umorismo , se nel senso largo che comunemente ed erroneamente gli si suoi dare , e ne troveremo allora in gran copia così presso le letterature antiche come presso le moderne , d ' ogni nazione ; o se in un senso più ristretto e più proprio , e ne troveremo allora parimenti , ma in molto minor copia , anzi in pochissime espressioni eccezionali , così presso gli antichi come presso i moderni , d ' ogni nazione . III . DISTINZIONI SOMMARIE Nel Cap . VIII del libro Notes sur l ' Angleterre il Taine , com ' è noto , si provò a comparare l ' esprit francese e quello inglese . “ Non deve dirsi che essi ( gl ' Inglesi ) non abbiano spirito , scrisse il Taine ; ne hanno uno per conto loro , in verità poco gradevole , ma affatto originale , di sapor forte e pungente e anche un po ' amaro , come le lor bevande nazionali . Lo chiamano humour ; e , in generale , è la facezia di chi , scherzando , serba un ' aria grave . Questa facezia abbonda negli scritti di Swift , di Fielding , di Sterne , di Dickens , di Thackeray , di Sidney Smith ; sotto quest ' aspetto , il Libro degli snobs e le Lettere di Peter Plymley son capolavori . Se ne trova anche molto , della qualità più indigena e più aspra , in Carlyle . Essa confina ora con la caricatura buffonesca , ora col sarcasmo meditato ; scuote rudemente i nervi , o s ' affonda e prende stanza nella memoria . È un ' opera dell ' immaginazione stramba o dell ' indignazione concentrata . Si piace nei contrasti stridenti , nei travestimenti impreveduti . Para la follia con gli abiti della ragione o la ragione con gli abiti della follia . Arrigo Heine , Aristofane , Rabelais e talvolta Montesquieu , fuori dell ' Inghilterra , sono quelli che ne hanno in più larga dose . Ma pur si deve in questi tre ultimi sottrarre un elemento straniero , la estrosità francese , la gioja , la gajezza , quella specie di buon vino che non si vendemmia se non nei paesi del sole . Nello stato insulare e puro , essa lascia sempre , in fine , un sapor di aceto . Chi scherza così è di raro benevolo e non è mai lieto , sente e tradisce fortemente le dissonanze della vita . E non ne gode ; in fondo anzi ne soffre e se ne irrita . Per studiar minuziosamente un grottesco , per prolungar freddamente un ' ironia , bisogna avere un sentimento continuo di tristezza e di collera . I saggi perfetti del genere si devono cercare nei grandi scrittori , ma il genere è talmente indigeno che si trova ogni giorno nella conversazione ordinaria , nella letteratura , nelle discussioni politiche , ed è la moneta corrente del Punch ” . La citazione è un po ' troppo lunga ; ma opportuna per chiarir parecchie cose . Il Taine riesce a coglier bene la differenza generale tra la plaisanterie inglese e la francese , o meglio , il diverso umore dei due popoli . Ogni popolo ha il suo , con caratteri di distinzione sommaria . Ma , al solito , non bisogna andare tropp ' oltre , non bisogna cioè prender questa distinzione sommaria come solido fondamento nel trattare d ' un ' espressione d ' arte specialissima come la nostra . Che diremmo di uno il quale dal sommario accertamento che vi son certi tratti fisionomici comuni per cui , così all ' ingrosso , distinguiamo un Inglese da uno Spagnuolo , un Tedesco da un Italiano , ecc . , traesse la conseguenza che tutti quanti gl ' Inglesi , per esempio , hanno gli stessi occhi , lo stesso naso , la stessa bocca ? Per intender bene quanto sia sommario questo modo di distinguere , chiudiamoci per un momento nei confini del nostro paese . Noi tutti , d ' una data nazione , possiamo notar facilmente come e quanto la fisionomia dell ' uno sia diversa da quella d ' un altro . Ma questa osservazione , ovvia , facilissima per noi , riesce invece difficilissima a uno straniero , per il quale noi tutti avremo uno stesso aspetto generale . Pensiamo a un gran bosco dove fossero parecchie famiglie di piante : querci , aceri , faggi , platani , pini , ecc . Sommariamente , a prima vista , noi distingueremo le varie famiglie dall ' altezza del fusto , dalla diversa gradazione del verde , in somma dalla configurazione generale di ciascuna . Ma dobbiamo poi pensare che in ognuna di queste famiglie non solo un albero è diverso dall ' altro , un tronco dall ' altro , un ramo dall ' altro , una fronda dall ' altra , ma che , fra tutta quella incommensurabile moltitudine di foglie , non ve ne sono due , due sole , identiche tra loro . Ora , se si trattasse di giudicare di un ' opera d ' immaginazione collettiva , come sarebbe appunto un ' epopea genuina , sorta viva e possente dalle leggende tradizionali primitive d ' un popolo , ci potremmo in certa guisa contentare di quella sommaria distinzione . Non possiamo contentarcene più invece nel giudicar di opere che siano creazioni individuali , segnatamente poi se umoristiche . Colto astrattamente il tipo dell ' umore inglese , il Taine mette prima in un fascio Swift e Fielding e Sterne e Dickens e Thackeray e Sidney Smith e Carlyle , e vi accozza poi Heine , Aristofane , Rabelais , Montesquieu . Bel fascio ! Dall ' umorismo inteso nel senso più largo , come carattere comune , tipico modo di ridere di questo o di quel popolo , saltiamo a piè pari a considerar le singole e specialissime espressioni d ' un umorismo , che non è più possibile intendere in quel senso largo , se non a patto di rinunziare assolutamente alla critica : dico a quella critica che indaga e scopre tutte le singole differenze caratteristiche per cui l ' espressione , e dunque l ' arte , il modo d ' essere , lo stile d ' uno scrittore si distingue da quello dell ' altro : lo Swift dal Fielding , lo Sterne dallo Swift e dal Fielding , il Dickens dallo Swift e dal Fielding e dallo Sterne e così via . Le relazioni che questi scrittori umoristici inglesi possono avere con l ' umore nazionale sono affatto secondarie e superficiali come quelle che essi possono aver fra loro , e non hanno per la valutazione estetica alcuna importanza . Quel che di comune possono aver tra loro questi scrittori non deriva dalla qualità dell ' umore nazionale inglese , ma dal solo fatto ch ' essi sono umoristi , ciascuno si a suo modo , ma umoristi tutti veramente , scrittori cioè nei quali avviene quello speciale processo intimo e caratteristico da cui risulta l ' espressione umoristica . E soltanto per questo , non Arrigo Heine e il Rabelais e il Montesquieu e basta , ma tutti i veri scrittori umoristici d ' ogni tempo e d ' ogni nazione possono andare a schiera con quelli . Non però Aristofane , nel quale quel processo non avviene affatto . In Aristofane non abbiamo veramente il contrasto , ma soltanto l ' opposizione . Egli non è mai tenuto tra il sì e il no ; egli non vede che le ragioni sue , ed è per il no , testardamente , contro ogni novità , cioè contro la retorica , che crea demagoghi , contro la musica nuova , che , cangiando i modi antichi e consacrati , rimuove le basi dell ' educazione e dello Stato , contro la tragedia d ' Euripide , che snerva i caratteri e corrompe i costumi , contro la filosofia di Socrate , che non può produrre che spiriti indocili e atei , ecc . Alcune sue commedie son come le favole che scriverebbe la volpe , in risposta a quelle che hanno scritto gli uomini calunniando le bestie . Gli uomini in esse ragionano e agiscono con la logica delle bestie , mentre nelle favole le bestie ragionano e agiscono con la logica degli uomini . Sono allegorie in un dramma fantastico , nel quale la burla è satira iperbolica , spietata ( Vedi Jacques Denis , La comédie grecque , vol . I , chap . VI , Paris , Hachette et Cie , 1886 , e la bella e dotta prefazione di Ettore Romagnoli alla sua impareggiabile traduzione delle commedie di A . , Torino , Bocca , 1908 ) . Aristofane ha uno scopo morale , e il suo non è mai dunque il mondo della fantasia pura . Nessuno studio della verosimiglianza : egli non se ne cura perché si riferisce di continuo a cose e a persone vere : astrae iperbolicamente dalla realtà contingente e non crea una realtà fantastica , come , ad esempio , lo Swift . Umorista non è Aristofane , ma Socrate , come acutamente osserva Teodoro Lipps ( Komik und Humor , eine psychologisch - ästhetische Untersuchung , Hamburg u . Leipzig , Voss , 1898 ) : Socrate che assiste alla rappresentazione delle Nuvole e ride con gli altri della derisione che fa di lui il poeta , Socrate che “ versteht den Standpunkt des Volksbewusstseins , zu dessen Vertreter sich Aristophanes gemacht hat , und sieht darin etwas relativ Gutes und Vernünftiges . Er anerkennt eben damit das relative Recht derer , die seinen Kampf gegen das Volksbewusstsein verlachen . Damit erst wird sein Lachen zum Mitlachen . Andererseits lacht er doch über die Lacher . Er thut es und kann es thun , weil er des höheren Rechtes und notwendigen Sieges seiner Anschauungen gewiss ist . Eben dieses Bewusstsein leuchtet durch sein Lachen , und lässt es in seiner Thorheit logisch berechtigt , in seiner Nichtigkeit sittlich erhaben erscheinen ” . Socrate ha il sentimento del contrario ; Aristofane , dunque , se mai , può esser considerato umorista soltanto se intendiamo l ' umorismo nell ' altro senso molto più largo , e per noi improprio , in cui siano compresi la burla , la baja , la facezia , la satira , la caricatura , tutto il comico in somma nelle sue varie espressioni . Ma in questo senso anche tanti e tant ' altri scrittori faceti , burleschi , grotteschi , satirici , comici d ' ogni tempo e d ' ogni nazione dovrebbero esser considerati umoristi . L ' errore è sempre quello : della distinzione sommaria . Sono innegabili le diverse qualità delle varie razze , è innegabile che la plaisanterie francese non è l ' inglese come non è l ' italiana , la spagnuola , la tedesca , la russa , e via dicendo ; innegabile che ogni popolo ha un suo proprio umore ; l ' errore comincia quando quest ' umore , naturalmente mutabile nelle sue manifestazioni secondo i momenti e gli ambienti , è considerato , come comunemente il volgo suol fare , quale umorismo ; oppure quando per considerazioni esteriori e sommarie si afferma sostanzialmente diverso negli antichi e nei moderni ; e quando in fine , per il solo fatto che gl ' Inglesi chiamarono humour questo loro umore nazionale , mentre gli altri popoli lo chiamarono altrimenti , si viene a dire che soltanto gl ' Inglesi hanno il vero e proprio umorismo . Abbiamo già veduto che , molto prima che quel gruppo di scrittori inglesi del sec . XVIII si chiamasse degli umoristi ( vedi su essi le sei letture del Thackeray , The english Humourists of the eighteenth Century , Leipzig , Tauchnitz , 1853 . Sono : Swift , Congreve , Addison , Steele , Prior , Gay , Pope , Hogarth , Smollett , Fielding , Sterne , Goldsmith ) ; in Italia avevamo avuto e umidi e umorosi e umoristi . Questo , se si vuol discutere sul nome . Se si vuol poi discutere intorno alla cosa , è da osservare innanzi tutto che , intendendo in questo senso largo l ' umorismo , tanti e tanti scrittori che noi chiamiamo burleschi o ironici o satirici o comici ecc . , sarebbero chiamati umoristi dagli Inglesi , i quali sentirebbero in essi quel tal sapore che noi sentiamo nei loro scrittori e non sentiamo più nei nostri per quella particolarissima ragione , che con molto accorgimento fu messa in chiaro dal Pascoli . ” C ' è , disse il Pascoli in ogni lingua e letteratura un quid speciale e intraducibile , che pochi sanno percepire nella lingua e letteratura lor propria e avvertono , invece , senza difficoltà nelle altrui . Ogni lingua straniera , pur da noi non intesa , vi suona all ' orecchio più , dirò , mirabilmente , che la vostra . Un racconto , una poesia , esotici , vi sembrano più belli , anche se mediocri , di molte belle cose nostrane ; e tanto più , quanto più conservano di quell ' essenza nazionale . Ora non crediate che la vostra lingua e letteratura non abbiano a fare il medesimo effetto negli altri che quelle altre in noi ! ” . Una prova di questo fatto si può avere in ciò che W . Roscoe scrisse nel cap . XVI , § 12 , della sua opera Vita e pontificato di Leon X , a proposito del Berni . Il Roscoe , inglese , e che perciò di quel che comunemente nel suo paese s ' intende per humour doveva aver coscienza , scrisse che le facili composizioni del Berni e del Bini e del Mauro , ecc . “ non è improbabile che abbiano aperta la strada ad una simile eccentricità di stile in altri paesi ” e che ” in verità può concepirsi l ' idea più caratteristica degli scritti del Berni e dei compagni e seguaci di lui col considerare esser quelli in versi facili e vivaci la stessa cosa , che sono le opere in prosa di Rabelais , di Cervantes e di Sterne ” . E non ci dà Antonio Panizzi , che lungamente visse in Inghilterra e degli scrittori nostri scrisse in inglese , una definizione dello stile del Berni , che risponde in gran parte a quella che il Nencioni poi volle dare dell ' umorismo ? “ I precipui elementi dello stile del Berni dice il Panizzi sono : l ' ingegno che non trova somiglianza tra oggetti distanti e la rapidità onde subitamente connette le idee più remote ; il modo solenne onde allude ad avvenimenti ridicoli e profferisce un ' assurdità ; l ' aria d ' innocenza e d ' ingenuità con che fa osservazioni piene d ' accorgimento e conoscenza del mondo , la peculiar bonarietà con che sembra riguardare con indulgenza ... gli errori e le malvagità umane ; la sottile ironia che egli adopera con tanta apparenza di semplicità e d ' avversione all ' acerbezza ; la singolare schiettezza con che pare desideroso di scusare uomini e opere nello stesso momento che è tutto inteso a farne strazio » . A ogni modo , è certo che il Roscoe sentiva nel Berni e negli altri nostri poeti bajoni lo stesso sapore che sentiva negli scrittori suoi connazionali dotati di humour ( il Nencioni definisce l ' umorismo “ una naturale disposizione del cuore e della mente a osservare con simpatica indulgenza le contradizioni e le assurdità della vita ” ) . E non lo sentiva forse il Byron nel nostro Pulci , di cui tradusse finanche il primo canto del Morgante ? E lo stesso Sterne non lo sentiva finanche nel nostro Gian Carlo Passeroni ( Passeroni dabben , come lo chiamava il Parini ) , quel buon prete nizzardo che nel canto XVII , parte III del suo Cicerone ci fa sapere ( str . I22ª ) : E già mi disse un chiaro letterato Inglese , che da questa mia stampita Il disegno , il modello avea cavato Di scrivere in più torni la sua vita E pien di gratitudine e d ' amore Mi chiamava suo duce e precettore . E , d ' altro canto , non risente proprio per nulla degli scrittori francesi del grand siècle e anche di altri che non appartengono a questo , quel gruppo di umoristi inglesi di cui abbiamo or ora fatto parola ? Il Voltaire , parlando dello Swift nelle sue Lettres sur les Anglais dice : “ Mr . Swift est Rabelais dans son bon sens et vivant en bonne compagnie . Il n ' a pas , à la verité , la gaité du premier , mais il a toute la finesse , la raison , le choix , le bon goût qui manquent à notre curé de Meudon ( Come suonano curiose queste lodi a uno scrittore inglese raffrontato con uno scrittore francese , dopo aver letto nel Taine la pagina su l ' esprit francese e su l ' inglese ! ) . Ses vers sont d ' un goût singulier et presque inimitable ; la bonne plaisanterie est son partage en vers et en prose ; mais pour le bien entendre , il faut faire un petit voyage dans son pays » . Dans son pays , va bene ; ma c ' è anche chi vuol dire che bisognerebbe far pure un piccolo viaggio alla luna in compagnia di Cyrano de Bergerac . E chi metterà in dubbio l ' azione del Voltaire e del Boileau sul Pope ? E ricorderemo che il Lessing , accusando il Gottsched nelle sue Lettere su la letteratura moderna , dice che meglio sarebbe convenuta al gusto e al costume tedesco l ' imitazione degli Inglesi , di Shakespeare , di Jonson , di Beaumont e Fletcher , anzi che quella dell ' infranciosato Addison . Ma una prova anche più chiara si può cavar dal fatto che , mentre nessuno di quelli che da noi si sono occupati di umorismo e , per un pregiudizio snobistico , lo hanno veduto soltanto in Inghilterra , si è mai sognato di chiamare umorista il Boccaccio per quelle molte sue novelle che ridono , umorista e anzi il primo degli umoristi è ritenuto invece in Inghilterra pe ' suoi Canterbury Tales il Chaucer . Han voluto vedere nel poeta inglese , non com ' era giusto il quid speciale della diversa lingua , un altro stile ; ma , nello stile , una maggiore intimità , e dimostrar questa maggiore intimità innanzi tutto nell ' ingegnoso pretesto delle novelle ( il pellegrinaggio a Canterbury ) , nei ritratti dei pellegrini novellatori , segnatamente di quella indimenticabile , graziosissima Prioressa , Suor Eglantina , e di sir Thopas e della donna di Bath , poi nella rispondenza delle novelle ai caratteri di chi le racconta , o meglio , nel modo con cui le varie novelle , che il Chaucer non inventa , prendono colore e qualità dai pellegrini . Ma questa che vuol parere un ' osservazione profonda , è , invece , superficialissima , perché si arresta soltanto alla cornice del quadro . La magnifica opulenza dello stile boccaccesco , la copia e l ' appariscenza della forma si possono forse da un canto considerare come esteriori e implicano forse dall ' altro scarsezza d ' intimità psicologica ? Esaminiamo , sotto questo aspetto , a una a una le novelle , i caratteri dei singoli personaggi , lo svolgimento delle passioni , la dipintura minuta , spiccata , evidente della realtà , che sottintende una sottilissima analisi , una conoscenza profonda del cuore umano , e vedremo se il Boccaccio , segnatamente nell ' arte di render verosimili certe avventure troppo strane , non supera di gran lunga il Chaucer . Si è troppo abusato d ' una osservazione , al solito sommaria , fatta da coloro che han studiato con soverchio amore delle cose altrui le relazioni tra le letterature straniere e la nostra : la osservazione cioè che gli scrittori nostri abbiano dato sempre a tutto ciò che han tolto dagli stranieri una così detta maggior bellezza esteriore , una linea più composta e più armoniosa ; e che gli stranieri , invece , abbiano dato a tutto ciò che han tolto dagli scrittori nostri una maggior bellezza interiore , un carattere più intimo e profondo . Ora questo , se mai , può valere per certi scrittori nostri mediocri , da cui qualche sommo scrittore straniero abbia tolto questo o quell ' argomento : può valere ad esempio per certi novellieri nostri , da cui lo Shakespeare cavò la favola per alcuni suoi drammi possenti . Non può valere per il Boccaccio e per il Chaucer . Bisogna invece considerare , in questo caso , che cosa uno scheletrico fabliau francese ( ammesso che il Chaucer non abbia preso nulla direttamente dal Boccaccio ) sia diventato nelle novelle dell ' uno e dell ' altro . IV . L ' UMORISMO E LA RETORICA Giacomo Barzellotti , nel suo volume Dal Rinascimento al Risorgimento ( Palermo , R . Sandron ed . , 1904 ) , seguendo i concetti e il sistema del Taine e anche qualche idea espressa dal Bonghi nelle Lettere critiche , e da un saggio di etologia della nostra cultura , inteso a ricercare la mutua dipendenza tra le disposizioni morali e sociali , gli abiti della mente , gl ' istinti di razza del nostro popolo e le sue abitudini a concepire e ad esprimere il bello , passando a studiare Il problema storico della prosa nella Letteratura italiana , disse che uno dei pregiudizii nostri è “ quello di presupporre che l ' arte dello scrivere sia , solo o prima di tutto , un lavoro esterno di forma e di stile , mentre la forma stessa e lo stile , il cui studio è bensì essenziale allo scrivere , sono avanti a tutto , un ' opera intima di pensiero , vale a dire una cosa che si può ottener bene se si prenda immediatamente e come un fine in sé , una cosa a cui non si giunge se non movendo da un ' altra parte , cioè dal di dentro , dal pensiero , non dalla parola , dallo studio , dalla meditazione e dalla elaborazione profonda della materia , del soggetto e dell ' idea ” . Ora questo pregiudizio , come si sa , fu quello della Retorica , ch ' era appunto una poetica intellettualistica , fondata tutta cioè su astrazioni , in base a un procedimento logico ( “ La retorica corrisponde alla logica ” aveva già detto Aristotele , Ret . lib . I , c . 1 ) . L ' arte per essa era abito di operare secondo certi principii . E stabiliva secondo quali principii l ' arte dovesse operare : principii universali , assoluti , come se l ' opera d ' arte fosse una conclusione da costruire al pari d ' un ragionamento . Diceva : “ Così si è fatto ; così si deve fare ” . Raccolti , come in un museo , tanti modelli di bellezza immutabile , ne imponeva l ' imitazione . Retorica e imitazione sono in fondo la stessa cosa . E i danni che essa cagionò in ogni tempo alla letteratura sono senza dubbio , come ognun sa , incalcolabili . Fondata sul pregiudizio della così detta tradizione , insegnava ad imitare ciò che non si imita : lo stile , il carattere , la forma . Non intendeva che ogni forma dev ' essere né antica né moderna , ma unica , quella cioè che è propria d ' ogni singola opera d ' arte e non può esser altra né di altre opere , e , che perciò non può né deve esistere tradizione in arte . Regolata com ' era dalla ragione , vedeva da per tutto categorie e la letteratura come un casellario : per ogni casella , un cartellino . Tante categorie , tanti generi ; e ogni genere aveva la sua forma prestabilita : quella e non altra . È vero che tante volte , poi , s ' accomodava ; ma darsi per vinta non voleva mai . Quando un poeta ribelle appioppava un calcio bene scolpito al casellario e creava a suo modo una forma nuova , i retori gli abbajavano dietro per un pezzo : ma poi , alla fine , se quella forma riusciva a imporsi , essi se la prendevano , la smontavano come una macchinetta , la scioglievano in un rapporto logico , la catalogavano , magari aggiungendo una nuova casella al casellario . Così avvenne , ad esempio , per il dramma storico di quel gran barbaro dello Shakespeare . Si diede per vinta la Retorica ? No : dopo avere abbajato per un pezzo , prescrisse le norme per il dramma storico , accolto nel casellario . Ma è anche vero che questi cani , quando s ' abbattevano a un povero poeta indebolito di mente , ne facevano strazio e lo costringevano a tartassar la propria opera non condotta a puntino sul modello imposto alla imitazione forzata . Esempio : la Conquistata del Tasso . La coltura , per la Retorica , non era la preparazione del terreno , la vanga , l ' aratro , il sarchio , il concime , perché il germe fecondo , il polline vitale , che un ' aura propizia , in un momento felice , doveva far cadere in quel terreno vi mettesse salde radici e vi trovasse abbondante nutrimento e si sviluppasse vigoroso e solido e sorgesse senza stento , alto e possente nel desiderio del sole . No : la coltura , per la Retorica , consisteva nel piantar pali e nel vestirli di frasche . Gli alberi antichi , custoditi nella sua serra , perdevano il loro verde , appassivano ; e con le fronde morte , con le foglie ingiallite , coi fiori secchi essa insegnava a parar certi tronchi di idee senza radici nella vita . Per la Retorica prima nasceva il pensiero , poi la forma . Il pensiero cioè non nasceva come Minerva armata dal cervello di Giove : nudo nasceva , poveretto ; ed essa lo vestiva . Il vestito era la forma . La Retorica , in somma , era come un guardaroba : il guardaroba dell ' eloquenza dove i pensieri nudi andavano a vestirsi . E gli abiti , in quel guardaroba , eran già belli e pronti , tagliati tutti su i modelli antichi , o meno adorni , di stoffa umile o mezzana o magnifica , divisi in tante scansie , appesi alle grucce e custoditi dalla guardarobiera che si chiamava Convenienza . Questa assegnava gli abiti acconci ai pensieri che si presentavano ignudi . Vuoi essere un Idillio , tu ? un Idillietto leggiadro e pettinato ? Su , fammi sentire come sospiri : Ahi lasso ! Oh , bravo . Hai letto Teocrito ? hai letto Mosco ? hai letto Bione ? e di Virgilio le Bucoliche ? Sì ? Recita su , da bravo . Sei un pappagallino bene ammaestrato . Vieni qua . Apriva la scansia , su la cui targa in cima si leggeva : Idillii , e ne traeva un grazioso abituccio di pastorello . E tu una Tragedia vorresti essere ? Ma proprio proprio una Tragedia ? È cosa ardua , bada ! Devi essere a un tempo grave e lesta , cara mia . In ventiquattr ' ore , tutto finito . E ferma , veh ! Scegliti un luogo , e lì . Unità , unità , unità . Lo sai ? Brava . Ma dimmi un po ' : ti scorre sangue reale per le vene ? E hai studiato Eschilo , Sofocle , Euripide ? Anche il buon Seneca ? Brava . Vuoi uccidere i figli come Medea ? il marito come Clitennestra ? la madre come Oreste ? Tu vuoi uccidere un tiranno come Bruto ; ho capito ; vieni qua . Così i pensieri facevan da manichini alla forma - vestiario . Cioè la forma non era propriamente forma , ma formazione : non nasceva , si faceva . E si faceva secondo norme prestabilite : si componeva esteriormente , come un oggetto . Era dunque artificio , non arte ; copia , non creazione . Ora si deve ad essa , senza dubbio , la scarsa intimità dello stile che si può notare in genere in tante opere della nostra letteratura ; si deve ad essa se per restringerci alla nostra indagine speciale non pochi scrittori nostri che avrebbero avuto e anzi ebbero indubbiamente , come per tante testimonianze si può arguire , una spiccatissima disposizione all ' umorismo , non riuscirono a manifestarla , a darle espressione , per rispettare appunto le leggi della composizione artistica . L ' umorismo , come vedremo , per il suo intimo , specioso , essenziale processo , inevitabilmente scompone , disordina , discorda ; quando , comunemente , l ' arte in genere , com ' era insegnata dalla scuola , dalla retorica , era sopra tutto composizione esteriore , accordo logicamente ordinato . E si può veder difatti che tanto quegli scrittori nostri che si sogliono chiamare umoristi , quanto quegli altri che sono veramente e propriamente tali , o son di popolo o popolareggianti , lontani cioè dalla scuola , o son ribelli alla Retorica , cioè alle leggi esterne della tradizionale educazione letteraria . Si può vedere , infine , che quando questa tradizionale educazione letteraria fu spezzata , quando il giogo della poetica intellettualistica del classicismo fu infranto dall ' irrompere del sentimento e della volontà , che caratterizza il movimento romantico , quegli scrittori che avevano una natural disposizione all ' umorismo la espressero nelle loro opere non per imitazione , ma spontaneamente . Alessandro D ' Ancona in quel suo studio su Cecco Angiolieri , da cui abbiamo preso le mosse , volle scorgere i caratteri del vero umorismo nella poesia di questo nostro bizzarro poeta del sec . XIII . Ora questo , no , veramente . L ' esempio dell ' Angiolieri può giovarci per chiarire quanto abbiamo detto or ora e non per altro . Io ho già dimostrato altrove ( vedi mio volume Arte e scienza , Roma , W . Modes ed . , 1908 : I sonetti di Cecco Angiolieri ) che i caratteri del vero umorismo mancano assolutamente all ' Angiolieri , come gli mancano pur quelli ritenuti tali dal D ' Ancona . La parola malinconia in Cecco , ad esempio , se non ha più il senso originario che aveva nel latino di Cicerone e di Plinio , è pur lontanissima dal significare quella delicata affezione o passion d ' animo che intendiamo noi : malinconia per Cecco significa sempre non aver denari da scialacquare , non tener la Becchino . a sua posta , aspettare invano che il padre vecchissimo e ricco si muoja ed e ' morrà quando il mar sarà sicco si ll ’ à dio fatto per mio strazio sano ! Un certo verso che il D ' Ancona chiama singhiozzante e che cita per ultimo a concludere che ogni sforzo che il poeta faccia per liberarsi della malinconia gli riesce inutile : con gran malinconia sempre istò , non ha affatto il carattere compendioso , né il valore espressivo che il D ' Ancona gli vuole attribuire . Il contrasto , quel che par sorriso ed è dolore , in Cecco in somma non c ' è mai . A provarlo , il D ' Ancona cita anche qui due versi , staccandoli da tutto il resto e dando ad essi un valore espressivo che non hanno : Però malinconia non prenderaggio anzi m ' allegrerò del mi ' tormento . Segue in fatti a questi due versi una terzina , che non solo spiega l ' apparente contrasto , ma lo distrugge affatto . Cecco non prenderà malinconia , anzi s ' allegrerà del suo tormento , perché ha udito dire a un uomo saggio : che ven un dì che val per più di cento . E il dì sarà quello della morte del padre , che gli permetterà di far gavazze , come allude in un altro sonetto : Sed i ' credesse vivar un dì solo più di colui che mi fa vivar tristo , assa ' di volte ringrazere ' Cristo ... Questo giorno ha pur da venire : bisognerà aspettarlo con pazienza , perché : l ' uom non può sua ventura prolungare né far più brieve c ' ordinato sia ; ond ' i ' mi credo tener questa via di lasciar la natura lavorare e di guardarmi , s ' io ' l potrò fare che non m ' accolga più malinconia , ch ' i ' posso dir che per la mia follia i ' ò perduto assai buon sollazzare . Anche che troppo tardi mi n ' avveggio non lascerò ch ' i ' non prenda conforto , c ' a far d ' un danno due sarebbe peggio , Ond ' i ' mi allegro e aspetto buon porto , ta ' cose nascer ciascun giorno veggio , che ' n dì di vita ( mia ) non m ' isconforto . Sul valore della parola malinconia , tante volte ripetuta da Cecco , non è possibile farsi , come il D ' Ancona ha voluto farsi , alcuna illusione . Cecco non s ' allegra mai veramente del suo tormento , sì lo riveste d ' una forma arguta e vivace , la quale per me , spesso , più che per intenzione burlesca o satirica , proviene dalla sua natura paesana , ed è affatto popolare senese . Tutto il popolo toscano , che meritamente si vanta il più arguto d ' Italia , volendo anche oggidì narrare le sue sventure e le sue afflizioni , esprimere gli odii suoi e i suoi amori , manifestar lo sdegno o il rimprovero o un desiderio , non usa una forma diversa . In genere , colorir comicamente la frase è virtù nel popolo spontanea , nativa . Il Belli , per esempio , non vuol tradurre in romanesco per Luigi Luciano Bonaparte il vangelo di San Matteo , perché la lingua della plebe è buffona e “ appena riuscirebbe ad altro che ad una irriverenza verso i sacri volumi ” ( vedi Morandi , Prefaz . ai sonetti romaneschi del Belli , Città di Castello , Lapi , vol . I , 1889 ) . Qui abbiamo , in somma , l ' ironia , cioè quella tal contradizione fittizia tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso . Il contrasto non è nel sentimento , è solo verbale . Dobbiamo , dunque , da un canto tener conto di questo generale umore del popolo , di questa lingua buffona della plebe , e dall ' altro intender l ' umorismo in quel senso largo e improprio , se vogliamo includere tra gli umoristi Cecco Angiolieri , e non Cecco Angiolieri soltanto , allora , ma tutto quel gruppo di poeti toscani , non di scuola , ma di popolo , pieni di naturalezza nell ' arte loro non ancora ben sicura , nel cui petto per prima si ridesta o di dolce voglia o per casi reali , per sentimenti veri , un ' anima di canto umano , tra le insulse sconsolanti scimierie dei poeti per distrazione o per sollazzo o per moda o per galanteria , trai bisticci pur che siano della scuola provenzaleggiante : . di quei poeti in fine , ne ' cui versi , per dirla col Bartoli , è l ' annunzio del carattere realistico che assumeranno le nostre lettere . Son toscani , questi poeti , e in Toscana segnatamente troveremo queste espressioni così dette umoristiche in senso largo : in Toscana , e nella non scarsa letteratura nostra dialettale . Perché ? Perché l ' umorismo ha sopra tutto bisogno d ' intimità di stile , la quale fu sempre da noi ostacolata dalla preoccupazione della forma , da tutte quelle questioni retoriche che si fecero sempre da noi intorno alla lingua . L ' umorismo ha bisogno del più vivace , libero , spontaneo e immediato movimento della lingua , movimento che si può avere sol quando la forma a volta a volta si crea . Ora la retorica insegnava , non a crear la forma ma ad imitarla , a comporla esteriormente ; insegnava a cercar la lingua fuori , come un oggetto , e naturalmente nessuno riusciva a trovarla se non nei libri , in quei libri che essa aveva imposti come modelli , come testi . Ma che movimento si poteva imprimere a questa lingua esteriore , fissata , mummificata , a questa forma non creata a volta a volta , ma imitata , studiata , composta ? Il movimento è nella lingua viva e nella forma che si crea . E l ' umorismo che non può farne a meno ( sia nel senso largo , sia nel suo proprio senso ) , lo troveremo ripeto nelle espressioni dialettali , nella poesia macaronica e negli scrittori ribelli alla retorica . C ' è bisogno d ' intendersi su questa creazione della forma , cioè su le relazioni tra la lingua e lo stile ? Avvertiva acutamente lo Schleiermacher nelle sue Vorles . lib . Aesth . che l ' artista adopera strumenti che di lor natura non son fatti per l ' individuale , ma per l ' universale : tale il linguaggio . L ' artista , il poeta , deve cavar dalla lingua l ' individuale , cioè appunto lo stile . La lingua è conoscenza , è oggettivazione ; lo stile è il subiettivarsi di questa oggettivazione . In questo senso è creazione di forma : è , cioè , la larva della parola in noi investita e animata dal nostro particolar sentimento e mossa da una nostra particolar volontà . Non dunque creazione ex nihilo . La fantasia non crea nel senso rigoroso della parola , non produce cioè forme genuinamente nuove . Se , in fatti , esaminiamo anche i rabeschi più capricciosi , i grotteschi più strani , i centauri , le sfingi , i mostri alati , vi troveremo sempre , più o meno alterate per le loro combinazioni , immagini rispondenti a sensazioni reali . Ebbene , una forma , press ' a poco , o meglio , in un certo senso corrispondente al grottesco nelle arti figurative troviamo nell ' arte della parola , ed è appunto lo stil macaronico : creazione arbitraria , contaminazione mostruosa di diversi elementi del materiale conoscitivo . E avvertiamo che esso sorse appunto come ribellione e come derisione , e che non fu solo , che ebbe cioè a compagni altri linguaggi burleschi , fittizii . “ Il dialetto sprezzato notava Giovanni Zannoni , illustrando I precursori di Merlin Cocai ( Città di Castello , Lapi ed . , 1888 ) volle insinuarsi malignamente nel latino per sfregiare la togata lingua dei dotti e quello che era stato un elemento parziale della satira popolare e goliardica divenne elemento massimo ; volle mostrare la propria flessibilità , quando il volgare ancora accademico , grave , impacciato non poteva piegarsi a tutte le esigenze dell ' umorismo , e ad un tratto formò una nuova maniera di sogghigno . In tal modo , da due cause contrarie ebbe origine il linguaggio macaronico che fu la più grossa e fragorosa risata del risorgimento , la beffa più atroce al classicismo e che , pure involontariamente , giovò tanto al definitivo trionfo del volgare ” . Ma quanti furono questi scrittori ribelli ? pochi o molti ? pochi ahimè , perché il maggior numero è sempre dei mediocri : servum pecus . Il Barzellotti riconosce che “ un primo moto di originalità e di feconda spontaneità creatrice ” si era fatto “ nella mente e nella vita degli Italiani durante i secoli decimoterzo e decimoquarto ” ; ma poi dice “ tutti o quasi tutti gli umanisti avere interrotto con l ' imitazione e la ripetizione degli antichi quel primo moto d ' originalità ” . Ora questa a noi sembra un ' altra di quelle considerazioni molto sommarie , che abbiamo deplorato più su , considerazione che s ' accorda con altre simili su la scettica indifferenza , ad esempio , su la pagana serenità , su la mortificazione delle energie individuali , su la mancanza d ' aspirazioni , sul riposo nelle forme e nel senso , ecc . , ecc . , del nostro grande rinascimento , come se il culto dell ' antichità non fosse stato già di per sé un ' idealità grande , tanto grande che illuminò tutto il mondo , il riacquisto d ' un patrimonio che si fece fruttare sapientemente e produsse opere immortali , e come se esso non fosse venuto anzi a tempo a riempire il vuoto d ' idealità cadute o cadenti ; come se insieme con quattro o cinque dotti aridi e vacui non ce ne fossero stati tant ' altri pieni di vita e d ' ardire , nel cui latino palpitano e vibrano le energie tutte della lingua italiana ; come se per entro al Facetiarum libellus unicus di Poggio , per esempio , non spirassero aure nuove ( Quanti spunti di vero e proprio umorismo in Poggio ! Basterà ricordare il patto di quel buon ' uomo col cantastorie di piazza per differir la morte di Ettore , che tanto lo addolorava ; la risposta di quel cardinal di Spagna ai soldati della Santa Sede : ” Ancora non ho fame ” ; la disperazione di quel bandito per la goccia di latte venutagli in gola durante la quaresima , ecc . ecc . ) ; come se il Valla fosse soltanto autore del trattato Elegantiarum latinae linguae ; come se nel Pontano e nel Poliziano e in tanti altri non fosse così intero e fresco il sentimento della realtà , che il Poliziano poi , componendo in volgare , poté aver tutte le grazie ingenue d ' un poeta popolare . E sotto questo mondo dei dotti , così sommariamente considerato , non c ' era forse il popolo ? E si può dire , d ' altro canto , che i nostri poeti cavallereschi , ad esempio , diedero solamente una maggior bellezza esteriore , una linea più composta , più armoniosa alla materia romanzesca , se da capo a fondo la ricrearono con la fantasia ? Altro che bellezza esteriore ! Si è troppo ripetuto , e con troppa leggerezza , che nell ' indole della nostra gente predomini l ' intelletto più che il sentimento e la volontà , cioè la parte obiettiva più che la subiettiva dello spirito , donde il carattere dell ' arte nostra più intellettualistica che sentimentale , più esteriore che interiore . L ' equivoco qui è fondato nell ' ignoranza del procedimento di quell ' attività creatrice dello spirito , che si chiama fantasia : ignoranza che era fondamentale nella Retorica . L ' artista deve sentire la propria opera com ' essa si sente e volerla com ' essa si vuole . Avere un fine e una volontà esteriori , vuol dire uscire dall ' arte . E ne escono difatti quanti s ' ostinano a ripetere che l ' arte nostra del rinascimento fu splendida di fuori e vuota di dentro . Vuota in che senso ? Nel senso che non ebbe volontà e fini oltre a sé stessa ? Ma questo fu un pregio e non un difetto . O se no , bisognerebbe dimostrare che fu arte falsa , cioè artificio . Si può dimostrar questo ? Sì , certamente , se prendiamo i mediocri , gli schiavi della retorica , la quale insegnava appunto l ' artificio , la copia ! Ma perché dobbiamo prendere i mediocri ? perché dobbiam guardare così taineamente all ' ingrosso , senza distinguere ? Arte falsa , quella dell ' Ariosto ? Buttando via in un fascio i mediocri , e affrontando i veri poeti , ci accorgeremo subito di fare una questione di contenuto e non di forma , una questione dunque estranea all ' arte . Ma questo stesso contenuto , che fa tanto dispetto , come fu assunto dai poeti veri , da coloro che ebbero innegabilmente uno stile , e dunque originalità e intimità ? Non c ' è proprio nulla che riempia il vuoto che ci si vuol sentire ? Non c ' è l ' ironia di questi poeti ? E perché non si vuol riconoscere il valore positivo , sottinteso , di questa ironia ? Itali rident , sì , ma con questo riso si cacciò il Medio - evo ; e quanto fiele sotto a questo riso ! E che ha di diverso questo riso in Erasmo di Rotterdam , in Ulrico di Hutten ? Perché si disconosce soltanto nei nostri questo valore positivo dell ' ironia e si riconosce invece negli stranieri ? si disconosce in Pulci e nel Folengo per esempio , e si riconosce in Rabelais ? Forse perché questi ebbe l ' accortezza d ' invitare i lettori a imitare il cane innanzi all ' osso , e quegli altri no ? “ ... Vites - vous oncques chiens rencontrans quelque os médullaire ? C ' est , comme Platon dit ( lib . II De Rep . ) , la bête du monde plus philosophe . Si vû l ' avez , vous avez pû noter de quelle dévotion il le guette , de quel soin il le garde , de quelle ferveur il le tient , de quelle prudence il l ' entomme , de quelle affection il le brise et de quelle diligente il le succe . Qui l ' induit à ce faire ? Quel est l ' espoir de son étude ? Quel bien prétend - il ? Rien plus sinon qu ' un peu de moüelle ” . E l ' osso gettato dal Rabelais ai critici è stato difatti spiato con devozione , preso con cura , tenuto con fervore , scalfito con prudenza , spezzato con affetto e succhiato con diligenza . E perché non così quelli del Pulci e del Folengo ? ( vedi sul Pulci il libro di Attilio Momigliano L ' indole e il riso di L . P . , Rocca S . Casciano , Cappelli , 1907 , da cui però in gran parte io dissento , come dirò appresso ; e quel che dicono del Folengo il De Sanctis nella sua Storia d . lett . ital . cap . XIV , il Canello nel suo Cinquecento e gli studii dello Zumbini e dello Zannoni ) . Ma ogni qual volta si butta un osso a un critico si deve dunque dire : Bada , c ' è dentro il midollo ? o far che questo midollo si mostri un tantino da qualche parte fuori dell ' osso ? Ma tanto più pregevole è un ' opera d ' arte , quanto maggiore è l ' assorbimento della volontà e del fine nella creazione artistica . Questo maggiore assorbimento rischia di parere indifferenza verso gli ideali della vita a chi consideri le opere con criterii estranei all ' arte , e le opere d ' arte superficialmente ; ma a prescindere che gl ' ideali della vita , per sé stessi , non hanno nulla da vedere con l ' arte , che dev ' essere creazione spontanea e indipendente pure quell ' indifferenza , in fondo , non c ' è , perché altrimenti non ci sarebbe neppur l ' ironia . Se l ' ironia c ' è , ed è innegabile , non c ' è l ' indifferenza , di cui tanto s ' è parlato . Piuttosto deve dirsi che questa ironia non riesce se non di rado a drammatizzarsi comicamente , come avviene nei veri umoristi : resta quasi sempre comica senza dramma , e dunque facezia , burla , caricatura più o men grottesca . Lo stesso però avviene in Rabelais : Mieulx est de ris que des larmes escripre : Pour ce que rire est le propre de l ' homme . E Alcofribas Nasier è condamné en Sorbonne pour les facéties de haute graisse qui caractérisent son livre . Che hanno di più o di diverso queste facéties de baule graisse di quelle del Pulci e del Folengo e del Berni ? Rileggiamo con questo intento il Morgante Maggiore e il Baldus e poi La vie de Gargantua e Les faits et les dits héroïques du bon Pantagruel roi des Dipsodes , e ci salteranno agli occhi a ogni passo la parentela spirituale innegabile , le innegabili derivazioni . E rileggiamo il Berni . Lasciando anche da parte le 18 stanze al principio del canto XX del Rifacimento dell ' Orlando Innamorato e l ' opuscolo del Vergerio sul protestantesimo del Berni e tutte le altre riflessioni filosofiche , sociali e politiche sparse qua e là nel Rifacimento stesso ; lasciando da parte il Dialogo contro i poeti e le parodie del Petrarca in derisione dei petrarchisti , e l ' invettiva famosa : Nel tempo che fu fatto papa Adriano VI e i sonetti contro Clemente VII : Il papa non fa altro che mangiare , Il papa non fa altro che dormire ; e tutti gli altri sonetti contro a preti e abati , e anche quel sonetto che comincia : Poiché da voi , signor , m ' é pur vietato Che dir le vere mie ragion non possa , Per consumarmi le midolle e l ' ossa Con questo nuovo strazio e non usato ; e lasciando anche da parte il capitolo in lode d ' Aristotile ( che non affetta il favellar toscano ) dedicato a Messer Pietro Buffetto cuoco ; spigoliamo proprio in quei capitoli che paiono i più frivoli e spigoliamo nelle lettere del Berni ( si legga a questo proposito quel che dice il Graf nel suo aureo libro Attraverso il Cinquecento su le condizioni del letterato nel sec . XVI ) . A Messer Latino Juvenale scrive : “ Ecco il Valerio mi riprende , e dice ch ' io farei bene a lasciare andar queste baie e a rivolgere i miei pensieri a miglior parte ; che maledetto sia egli , e chi sente talmente seco . Che penitenza è la mia , a dare ad intendere al mondo che questo si debbe piuttosto imputare alla mia disgrazia che ad alcuna elezione ? Io non ho comprato a contanti questo tormento , né me lo sono andato cercando a posta per far rider la gente del fatto mio : che non se ne ridon però se non gli scempi ” . E a Monsignor Cornaro scrive : “ Ma che la natura e la fortuna mi ha fatto tale , dico , asciutto di parole e poco cerimonioso , e per ristoro intrigato in servita ” . In un ' altra lettera confessa : “ Io , spinto dalla furia del dolore , sono ricorso al rimedio della poesia ” . Egli si governa , come dice in una poesia , a volte di cervello , e a Messer Agnolo Divizio scrive : “ conciossiaché alla giornata io operi e faccia tutte le mie azioni . Che si cava di questo mondo finalmente altro che ' l contentarsi o almeno cercare di contentarsi : Ciascun faccia secondo il suo cervello Che non siam tutti d ' una fantasia . E a Giovan Francesco Bini : “ Nondimeno ancora io sono stoico come voi , e lascio correre alla ' righi l ' acqua di questo fiume ” . In mezzo alla peste , allo stesso Divizio suo padrone , che andava fuggendo di qua e di là per paura , scrive : ” Se ben son uomo , e come uomo tengo conto della vita , ho anche tanta grazia da Dio , che a luogo e tempo so non ne tener conto ; ch ' è anche cosa da uomo . Sicché non mi dite pauroso , ché io sono piuttosto degno di esser chiamato temerario ” . E come uno stoico veramente fu in mezzo alla peste , ne vinse il terrore e riuscì ad acquistarne quel sentimento che vedremo esser fondamentale dell ' umorismo , cioè il sentimento del contrario : l ' ironia , nei due capitoli in lode della peste riesce a drammatizzarsi comicamente , e però va oltre alla facezia , oltre alla burla , oltre al comico . Nel flagello vede , come vedrà poi don Abbondio , la scopa , ma con ben altre riflessioni filosofiche . Non fu mai malattia senza ricetta , La natura l ' ha fatte tutt ' e due , Ella imbratta le cose , ella le netta . E la natura , dopo aver trovato il bujo e le candele e aver fatto gli orecchi e le campane , Trovò la peste perché bisognava ; bisognava , perché : a questo corpaccio del mondo Che per esser maggior più feccia mena , Bisogna spesso risciacquare il fondo . E la natura che si sente piena Piglia una medicina di moria . Ma la natura ha anche “ forte del buffone ” e il Berni sa bene avvertirne tutti i contrasti amari e le aspre dissonanze e riderne , rappresentandoli . In una lettera in versi al pittore Sebastiano del Piombo , parlando anche di Michelangelo , comune amico , dice : Ad ogni modo è disonesto a cure , Che voi che fate i legni e i sassi vivi , Abbiate poi com ' asini a morire . Basta che vivon le querci e gli olivi , I sorbi , le cornacchie , i cervi e i cani , E mille animalacci più cattivi . Ma questi son ragionamenti vani , Però lasciamli andar , ché non si dica Che noi siam mammalucchi o luterani . V . L ' IRONIA COMICA NELLA POESIA CAVALLERESCA Quando il Brunetière , su la Revue des Deux Mondes prima ( 1879 , III , p . 62o e segg . ) , poi nel volume Études critiques sur l ' histoire de la littérature francaise ( Paris , 1880 ) , si scagliò contro l ' erudizione contemporanea e la letteratura francese nel medio evo , a difender questa e quello sorsero , fieramente indignati , molti critici , segnatamente romanisti , e non soltanto della Francia . Certo , la difesa dell ' erudizione contemporanea sarebbe riuscita molto più efficace , se i difensori non si fossero da un canto lasciati andare per ripicco a dire ogni sorta di villanie contro la critica estetica , e non si fossero , dall ' altro , provati a difendere con troppo zelo anche le bellezze della poesia medievale , epica e cavalleresca , della Francia . Ricordo , fra le altre , la difesa di Cr . Nyrop , nella sua Storia dell ' Epopea francese nel M . E . ( trad . del Gorra , Torino , Loescher , 1888 . Vedi Lib . III , cap . III , Valore dell ' Epopea ) , per la ingenua speciosità degli argomenti . “ Si è fatto un rimprovero ai poemi dicendo che sono rozzi e ruvidi e che i personaggi che vi agiscono non possono pretendere al nome di eroe , poiché tutto il loro sforzo non tende ad altro che ad uccidere ” . Ebbene , da questa accusa di rozzezza , di ruvidità , di crudeltà , come difendeva egli i poemi ? Non li difendeva affatto : “ Si concederà volentieri , egli dice anzi , che in molti poemi si cantano e celebrano cose le quali , osservate dal punto di vista del nostro tempo , non possono chiamarsi altro che crudeltà , abominevoli e bestiali crudeltà , e che gli eroi spesso sfogano la loro ira in modo inumano sopra coloro che per mala ventura sono venuti in loro potere ” . Cita alcuni esempii e quindi , a mo ' di scusa , soggiunge : “ ma il Medio Evo non era osservato cogli occhi del nostro tempo neppure differente ; l ' antico poema francese non si è certamente reso colpevole di nessuna esagerazione , poiché la storia ha conservato memoria di molte simili crudeltà ” . Bella scusa , la fedeltà storica , di fronte all ' estimativa estetica ! Ma anche la crudeltà più atroce , come tutto , può essere argomento d ' arte ; e crudelissimo si dimostra Achille nel trascinare attorno alle mura di Troja il cadavere di Ettore : bisognava dimostrare che la crudeltà , nei poemi francesi , è rappresentata , non solo con fedeltà storica ( il che in fondo importerebbe poco ) , ma artisticamente : e questo il Nyrop non poteva , perché “ gli eroi , riconosce egli stesso , considerati dal lato psicologico sono figure poco complesse , i loro moti interiori , i loro momenti di dubbio , le lotte del loro animo sono qualche cosa di cui i poeti non fanno quasi mai parola ... Analizzare e notomizzare un ' anima è solamente possibile e può soltanto interessare in un periodo di civiltà più avanzato . Il poeta del medio evo non conosce tutti questi delicati gradi del sentimento : per lui esistono soltanto i più spiccati segni esteriori , per lui gli uomini sono prodi o vigliacchi , lieti o afflitti , credenti o eretici , e quello che essi sono , lo sono completamente ed egli non spende mai molte parole per dirlo a ' suoi uditori o a ' suoi lettori ” . Esaminando poi a uno a uno tutti i poemi , il Nyrop è costretto a riconoscere che la religione , la quale , accanto al furore bellico , si presenta come uno dei principali motivi nell ' epica francese , è una concezione “ puerile ” , anzi la religiosità , egli dice , “ occorre il più delle volte nei poemi come qualche cosa di esteriore , aggiunto agli eroi , per la qualcosa sta in generale anche in contradizione con le loro azioni . In altre parole : gli eroi non sembrano essere intieramente convinti della verità di tutte le belle sentenze cristiane che si pongono loro in bocca ; il loro carattere e il loro interiore mal s ' accorda coi miti ed umani dommi del cristianesimo , e ne risulta perciò spesso una contradizione insolubile che apparisce fortemente nei loro discorsi e nelle loro azioni . Così , per recare un esempio , non è raro che l ' uno o l ' altro eroe dimentichi nelle sue preghiere sé stesso al punto di aggiungere le peggiori minacce se Dio non gli concede quello che egli chiede . Ed io credo , soggiunge il Nyrop , che il Gautier e il D ' Avril siano molto fuor di strada , quando considerano la religiosità come il più importante elemento dell ' epopea . L ' entusiasmo del Gautier ogni volta che gli eroi nominano il nome di Dio è talora ridicolo ; egli va in estasi per la frase più bassa e triviale in cui si parli di angeli ed esclama tosto : sublime , incomparable ; e quando s ' imbatte in qualche verso così stereotipo come questo “ Foi que doi Dieu , le fils sainte Marie " , egli lo chiama una energica affermazione di fede . Il suo punto di veduta , preso nel suo insieme , è così limitato ed estremamente cattolico , che non vale la pena di combatterlo . Io concepisco solo la religiosità degli eroi come qualche cosa che per una parte fu aggiunta più tardi , forse al tempo delle crociate , e diventa perciò soltanto un fattore concomitante ma subordinato ; la mia opinione può ben anche essere appoggiata da questo che gli ecclesiastici , specialmente i monaci , sono di rado messi in una luce di cui abbiano molto a lodarsi ; se essi vogliono poter pretendere al favore dei poeti , devono , come Turpino , presentarsi con la spada a fianco ( i cavalieri si permettono anche , e questo accade negli stessi poemi della crociata , di farsi beffe dei cerimonieri . Così nell ' Antioche accade una scena piacevole e caratteristica , quando i cavalieri francesi escono dalla città per combattere contro Kerboga . Enguerrant de Saint - Pol sta loro alla testa e il suo lucido elmo forbito e la sua corazza splendente scintillano ai raggi del sole . Quando sono usciti dalla città , si fermano e un arcivescovo implora la benedizione del cielo sopra di loro e vuole aspergerli con acqua benedetta , ma Enguerrant fa qualche obiezione e lo prega di non macchiargli l ' elmo : “ Anqui le vourrai bel a Sarrarins mostrer » , vedi Pigeonneau , Cycle de la Croisade , p . 90-91 ) . Ho voluto ricordar questo , perché mi sembra che troppo se ne siano dimenticati quanti , discorrendo con scarsa cognizione dell ' epopea francese , notano in essa serietà e profondità di sentimento religioso e non so quali e quanti fieri e nobili ideali , per venir poi a dire che quel sentimento e questi ideali non potevano trovar eco nei nostri poeti cavallereschi fioriti in un tempo di scettica indifferenza , di pagana serenità , privo di aspirazioni , ecc . ecc . Tutte queste frasi fatte non c ' entrano e la ragione del riso dei nostri poeti cavallereschi va cercata altrove . Già l ' ironia per la materia , la satira della vita cavalleresca , la troviamo in Francia fin nei poemi , come ad esempio , nell ' Aiol ; l ' irrisione per l ' Imperatore , gli indizii della degradazione graduale di lui si trovano già in un poema antico come l ' Ogier le Danois , dove Carlo non ha più la prudenza tranquilla e si lascia facilmente vincer dall ' ira , e ingiuria e poi ha paura della vendetta degli ingiuriati . A poco a poco , lo vediamo divenire imbecille , “ assotez ” , bersaglio delle beffe , e moralmente corrotto . Nel Garin de Montglane , com ' è noto , arriva finanche a giocarsi a scacchi la Francia . La ragione di questo degradamento , di questa irrisione la troviamo facilmente ; è in ispecie nei poemi in cui si vuol glorificare qualche eroe provinciale , poemi composti da troveri che servivan vassalli , se non al tutto ribelli , quasi indipendenti , ai quali piaceva di ridere alle spalle dell ' autorità imperiale . Come l ' irrisione della vita cavalleresca e la degradazione dei cavalieri , esaltati prima alle spalle dei vilan , si troverà nei poemi non più cantati a corte o nei castelli . Se il nostro buon Tassoni avesse potuto leggere nel Siège de Neuville l ' impresa di quei bravi tessitori fiamminghi capitanati da Simone Banin , non si sarebbe forse vantato più inventore del poema eroicomico . Troviamo finanche questo in Francia , purus et putus . E allora ? Il Rajna avverte che “ la propagazione della materia dalla regione transalpina alla cisalpina par seguita sopra tutto di buon ' ora ed essersi poi rallentata ; ché altrimenti poco si capirebbe come l ' Italia abbia conosciuto meglio gli strati arcaici delle chansons de geste che i successivi , tanto da conservare racconti e forme di racconto dimenticati poi e alterati nella Francia , e da ignorare invece quasi affatto le creazioni ibride che introdussero nel genere il meraviglioso dei romanzi d ' avventura ” . E traccia in brevi linee il tipo più comune del romanzo cavalleresco prevalso nell ' età franco - italiana : tipo a cui risponde in grandissima parte il Morgante del Pulci . Ma è da notare altresì col Rajna stesso che “ la letteratura romanzesca toscana , senza distinzione di prosa e di rima , ha rapporti diretti e immediati colle età precedenti ... Non mancano testi in prosa fabbricati sulle versioni rimate oppure ad un tempo su queste e sulle forme anteriori , francesi o franco - italiane ” . Il fatto è che quando in Francia i più antichi poemi furon tradotti in forma di romanzi e scesero tra il popolo , l ' epica era morta ; e che all ' opposto in Italia se non l ' epica , che non era possibile il poema cavalleresco cominciò a nascere quando , con versioni in prosa o rimate , la produzione francese e franco - italiana o veneta entrò in Toscana e vi trovò il suo metro , l ' ottava ; e che in tutto questo movimento la materia o rimase qual ' era , degradata , o per ringentilirsi si contaminò ( nel senso classico della parola ) e anche si sollevò fino a drammatizzarsi seriamente . Che ci han dunque da vedere lo scetticismo del tempo , l ' indifferenza , la mancanza d ' ogni ideale , se anzi i nostri poeti cavallereschi tendono invece a rialzare a mano a mano , a nobilitar la materia , a rivagheggiar quasi in sogno quegli ideali , lavando del troppo sangue gli eroi e rendendoli più umani e più gentili ? Che se , anche così , poi essi non riescono bene a prenderli sul serio , non è già perché li vedano innanzi a loro spogli di quegli ideali e non più animati dall ' antico sentimento religioso , ma perché la rappresentazione che di essi aveva fatto la poesia medievale ( tranne qualche rarissima eccezione ) , ruvida e rozza , non li poteva in alcun modo né per alcun lato far prendere sul serio . A poeti colti e maturi , che leggono e sanno ammirare i classici , quegli eroi tutti d ' un pezzo , foggiati tutti su lo stesso stampo , dovevano apparir per forza fantocci . Eppure il popolo ancora e anche i signori prendevano gusto al racconto delle loro gesta inverosimili . Il popolo si capisce : se ne diletta vivamente tuttora , a Napoli , a Palermo ; e la materia si modifica , s ' accresce , prende nutrimento e qualità dai sentimenti , dai costumi , dalle aspirazioni della gente innanzi a cui si rappresenta , assumendo una rozza forma , di cui facilmente quella si contenta . Il popolo crede ; in ispecie il popolo meridionale , inculto , appassionato e ancor quasi primitivo , serba anche oggidì tutti quegli elementi d ' ingenua meraviglia e di credulità superstiziosa e fanatica , che rendon possibili la nascita e lo sviluppo della leggenda : e se Garibaldi , vestito di fiamma , passa in mezzo ad esso , è investito senz ' altro , spontaneamente , dei più antichi attributi leggendarii : è creduto invulnerabile , e che abbia nella spada un capello di Santa Rosalia , patrona di Palermo , proprio come Orlando aveva in Durendala un capello della Vergine . E tutti noi , del resto , anche privi della beata ignoranza popolare , non abbiamo forse di Garibaldi , la cui vita fu e volle essere una vera creazione in tutto , fin nel modo di vestirsi , fuori e sopra le conoscenze d ' ogni realtà contingente , noi tutti , dico , non abbiamo di Garibaldi un sentimento leggendario , epico , che si offende se minimamente un tratto discordante si voglia metter in luce , un documento storico tenti in qualche punto di diminuircelo ? Noi tutti però non potremmo più affatto contentarci oggi d ' una epopea garibaldina vera e propria , sorta cioè dal popolo con quegli ingenui e primitivi attributi leggendarii ; come per altro non ci contentiamo dei componimenti epico - lirici su questo Eroe , componimenti in cui il poeta tenta di sostituire la immaginazione collettiva del popolo con la propria fantasia individuale , e non ci riesce , perché quell ' Eroe con la volontà e col sentimento creò di per sé epicamente la propria vita , cosicché la sua storia è di per sé epopea , e nulla potrebbe aggiungervi la fantasia d ' un poeta , come gl ' ingrandimenti meravigliosi e ingenui della immaginazione collettiva del popolo la renderebbero a noi diminuita e ridicola : parodia d ' epopea a volerla rappresentare ; qual ' è , ad esempio , La scoperta dell ' America di Cesare Pascarella . Per il popolo la storia non è scritta ; o , se è scritta , esso la ignora o non se ne cura ; la sua storia esso se la crea , e in modo che risponda a ' suoi sentimenti e alle sue aspirazioni . A una sola storia , se mai , popolo avrebbe potuto credere , in materia cavalleresca : alla famosa Cronaca dello pseudo - Turpino , la quale , all ' uopo , per un esempio , avrebbe potuto confermargli che il gigante di nome Ferraù o Ferracutus fuit de genere Goliat , poiché la sua statura era quasi cubitis XX , facies erat longa quasi unius cubiti et nasus illius unius palmi mensurati et brachia et crura jus quatuor cubitum erant et digiti jus tribus palmis . Ma non ce n ' era punto bisogno ! Perché anzi il bisogno del popolo è sempre un altro : quello di credere , non di dubitare minimamente di ciò che gli piace credere . Questo dubbio poteva nascere nel tardi raffazzonatori pseudo - letterati dell ' epica francese , quando , alterate a lor modo le antiche leggende , tiravano in ballo Turpino o le cronache di S . Dionigi : Et qui ice voudrai a mançogne tenir Se voist lire l ' estoire en France , a Paris . Dal che si vede che neanche in questo sarebbero stati originali i nostri poeti cavallereschi , ogni qual volta a mo ' di scusa aggiungevano : “ Turpin lo dice ” . Quando questa materia cavalleresca , dalle piazze ove ormai è caduta , risale , per capriccio o per curiosità o per vaghezza che se ne abbia , ai palagi , alle corti dei signori , che avviene ? Ma bisogna innanzi tutto avvertire all ' indole , ai gusti , ai costumi di queste corti , a cui sale ! Quale fosse la corte di Lorenzo de ' Medici , quali le abitudini , i piaceri , gl ' intendimenti di lui , è ben noto ; e basterebbe , anche senza dare tutto quel peso che si deve alla diversa indole e alla diversa educazione dei poeti , a spiegarci in gran parte perché il Morgante . Maggiore sia così diverso dell ' Innamorato del Bojardo e del Furioso dell ' Ariosto . Il Morgante risponde perfettamente alla corte di Lorenzo , il quale si piace della espressione popolare e per il popolo compone , parodiando , come nella Nencia da Barberino . Egli ha il gusto della parodia , e lo dimostra anche coi Beoni , parodia dantesca , letteraria , qui ; parodia dell ' espressione popolare , nella Nencia . “ Ben è vero che il Medici , notò il Carducci nella prefazione alle poesie di Lorenzo de ' Medici ( Firenze , Barbera , 1859 ) contraffece e parodiò più presto che non ritraesse la espressione degli affetti e il modo di favellare de ' nostri campagnuoli : ché i Rispetti più volte stampati negli ultimi anni mostrano aperto avere il popolo di Toscana più gentilezza d ' affetto , più squisitezza di fantasia , più forbitezza di favella , che non piacesse prestargliene a Lorenzo dei Medici detto il Magnifico e a Luigi Pulci suo cortegiano . Il quale , com ' è de ' cortegiani , volle dar a divedere ch ' e ' facea conto del poeta potente imitandolo nella Beca da Dicomano ; e com ' è degli imitatori , per superarlo l ' esagerò , sfoggiando lo strano e il grottesco dove il Medici pur nella parodia s ' era tenuto al delicato ” . Ma è chiaro che l ' intenzione parodica comunica per forza alla forma la caricatura , giacché , chi voglia imitare un altro , bisogna che ne colga i caratteri più spiccati e su questi insista : tale insistenza genera inevitabilmente la caricatura . La presenza di quella pia donna che fu Lucrezia Tornabuoni potrebbe poi anche spiegarci , almeno in parte , la mascheratura religiosa che il Pulci volle dare al suo poema ; parodia anch ' essa , per altro , a mio modo di vedere , come tutto il resto . Basta trattare di religione con la lingua buffona della plebe , perché si abbia l ' irriverenza . Ricorderò qui , a questo proposito , ancora una volta quello che il Belli faceva rispondere a Luigi Luciano Bonaparte che gli proponeva la traduzione in romanesco del vangelo di San Matteo . Ma questa irriverenza che nasce dalla lingua buffona della plebe non denota punto per sé stessa irreligiosità . E ricorderò anche l ' aneddoto che si racconta in Sicilia d ' un altro grande poeta dialettale , notissimo nell ' isola e ignoto affatto nel Continente , Domenico Tempio , il quale chiamato un giorno dal vescovo di Catania e paternamente esortato a non più cantare cose oscene e a dare invece al popolo durante la settimana santa un bell ' esempio di contrizione sciogliendo un cantico sacro su la passione e morte di Cristo , rispose a Monsignore che volentieri lo avrebbe soddisfatto , essendo egli credentissimo e divoto ; e volle anzi dargliene un saggio lì per lì , scagliandosi con due versi d ' estrosa improvvisazione contro Ponzio Pilato così sconci , che fecero subito passar la voglia a Monsignore del bell ' esempio di contrizione da offrire al popolo catanese durante la settimana santa . Tutte le dispute che si son fatte intorno alla irriverenza verso la religione , anzi all ' empietà , all ' ateismo del Pulci , non possono veramente non apparir vane quando si intendano a dovere lo spirito del poema , la qualità e la ragione della sua ironia e del suo riso . Non è possibile , o è ingiustissimo , giudicare in sé e per sé esclusivamente il Morgante Maggiore , come fece ad esempio una prima volta il De Sanctis , il quale credette e volle dimostrare che il Pulci , nel comporre il suo poema , non avesse vera e profonda coscienza del suo scopo ; e però condannò come insufficienze del poeta la puerilità delle situazioni , la rudimentalità psicologica dei personaggi , le ripetizioni nell ' ordito , ecc . ecc . ( vedi Scritti varii inediti o rari , a cura di B . Croce , vol . I , Napoli , Morano e figlio , 1898; il De Sanctis poi nella sua Storia della letteratura it . corresse il suo giudizio sul Pulci e sul poema . Qui ho citato il suo primo giudizio solo perché anche da un errore , del resto riparato , del sommo critico , si può trarre profitto , ponendo in giusta evidenza , in questa facile confutazione , tra i due casi di cui egli parla , quale veramente sia quello del Pulci ) . Il Pulci , invece , è coscientissimo del suo scopo , e tra i due casi che pone il De Sanctis di chi dice sciocchezze con intenzione comica e fa ridere non di lui , ma di quel che dice , e di chi all ' incontro dice sciocchezze per sciocchezza e fa rider di lui e non di quel che ha detto , l ' autore del Morgante sta certamente nel primo caso , non già nel secondo . Il Pulci dice sciocchezze con intenzione comica o , più propriamente , parodica , e fa ridere , non tanto però quanto vorrebbe far credere in un , suo libro recente Attilio Momigliano ( vedi il vol . già citato L ' indole e il riso di L . P . , Rocca S . Casciano , Cappelli , 1907 ) , come vedremo appresso . Ho ricordato più su La scoperta dell ' America di Cesare Pascarella . Ebbene , si può dire che , esteticamente , il Pulci si trovi , di fronte alla materia cavalleresca , in certo qual modo nella stessa posizione del poeta romanesco di fronte alla scoperta dell ' America narrata da un popolano . Il Pascarella infatti sorprende , o finge di sorprendere , in un ' osteria un popolano saputo , che racconta ad amici quella scoperta , commovendosi della gloria e della sventura di Colombo . Chi si sognerebbe d ' attribuire al poeta romanesco le sciocchezze che dice quel popolano ? la puerilità ridicola di quei dialoghi col re di Spagna portoghese ? tutte le altre meraviglie non meno ridicole e infantili del viaggio , dell ' arrivo , del ritorno ? E si noti che codeste meraviglie suscitano anche , a un certo punto , qualche reazione d ' incredulità in chi ascolta : “ Come le sai tu codeste cose ? ” “ Eh ! c ' è la storia ” . ( Turpin lo dice ) . E , qua e là , paragoni che par dimostrino con la massima evidenza qualche cosa e invece non dimostrano nulla : e certe tirate calorose di sdegno o d ' ammirazione ; e certe spiegazioni in cui la logica rudimentale del popolano si compiace quando vuol farsi ragione di qualche caso o avvenimento straordinario ; e certi impeti di commozione che fanno ridere non per intenzione comica di chi racconta , ma o per false deduzioni o per immagini improprie e stonate o per incongrue frasi . Ciaripensa , e te scopre er cannocchiale . Chi si sognerebbe di dire che il Pascarella voglia metter qui in dileggio Galileo ? Ma egli non può , pur serbando affatto oggettiva la rappresentazione di quel racconto d ' osteria , non ridere entro di sé e di quel popolano che narra in tal modo la gloria di Colombo e d ' altri sommi Italiani e anche della scoperta dell ' America in tal modo narrata . E questo suo riso segreto forma quasi un ' aria ilare , un ' atmosfera di comicità irresistibile attorno a quella rappresentazione oggettiva . L ' intenzione comica del poeta , nel riferire oggettivamente le sciocchezze di quel popolano , non si appalesa mai ; il poeta non fa mai capolino . Questo , veramente , non si può dire del Pulci . Mentre il Pascarella ritrae semplicemente , il Pulci spesso contraffà per parodia . Ma non si debbono imputare a lui tutte le sciocchezze , le volgarità , le puerilità dei cantastorie o della letteratura epica e romanzesca venuta di Francia o dall ' Italia settentrionale , poiché egli anzi , contraffacendo e parodiando , se ne beffa apertamente . Sarebbe come prendere sul serio una cosa fatta per giuoco ; o come incolpare il Pascarella d ' aver deriso la gloria di Colombo , ritraendo il racconto che ne faceva quel popolalo . Il Pulci non si sogna neppur lui di deridere la cavalleria o la religione ; si spassa a contraffare i cantastorie di piazza , a cantar coi loro modi , con la loro lingua , con la loro psicologia infantile , coi loro mezzi inventivi stereotipati , la materia epica e cavalleresca ; di tratto in tratto segue e interpreta il sentimento popolare per qualche scena patetica , per qualche azione che suscita l ' ira o il compianto o lo sdegno , ecc . Naturalmente , tutto questo , se rappresenta per lui uno spasso , un giuoco , per il solo fatto poi ch ' egli v ' impiega l ' arte sua e studio e tempo , non può non esser anche preso sul serio ; e non di rado , dunque , egli si immedesima davvero nel racconto , ma sempre col sentimento , con la logica , con la psicologia del popolo , e trova espressioni efficacissime . É vero che poi , tutt ' a un tratto , rompe questa serietà con una risata . Ma non è mai , secondo me , per intenzione satirica : l ' uscita è spesso burlesca , popolare : segue e interpreta anche qui spesso il sentimento del popolo . E sbaglia , dunque , secondo me , il Momigliano e contradice anche a sé stesso , quando afferma ( pag . 120-121 del vol . cit . ) che “ il sorriso del Morgante è soggettivo : soggettivo nel senso che è la naturale , incoercibile irruzione dell ' indole del Pulci nella materia epica . In questo senso , anzi egli aggiunge , il Morgante è uno dei poemi epici più soggettivi , che io conosca ; potrebbe esser definito : il mondo cavalleresco veduto attraverso un temperamento giocondo . Anzi , dopo tante discussioni sul suo protagonista , chi vuole sia Morgante , chi Gano io credo che l ' unico personaggio , che domina tutta l ' azione , attorno al quale tutta l ' azione si svolge , sia l ' autore stesso : all ' infuori di lui non c ' è protagonista ” . Poche pagine innanzi ( pag . 113 ) , egli aveva detto : “ In quell ' età di riso spensierato più che satirico , il riso del Morgante non è che la vernice del tempo , che si sovrappone alla materia tradizionale deformandone soltanto la superficie ” . E , indagando e studiando nella prima parte del volume l ' indole di Luigi Pulci : “ Certo mentre l ' uomo piangeva , il poeta rideva . Non fu piccola forza d ' animo durar a scrivere un poema giocondo come il Morgante , col cuore straziato da sempre nuove ferite , fra le minacce della fame e della prigione per debiti . Non sono infrequenti i casi di poeti , che si ridono dei proprii travagli , ma è rarissimo quello di un poeta sventurato , che impiega la sua attività artistica in un ' opera , nella quale il riso non si vela mai di pianto . È un miracolo , nel quale probabilmente ebbe qualche parte l ' influsso della Rinascenza » . Confesso di passata ch ' io non riesco a veder così giocondo lo spirito del nostro Rinascimento , come il Momigliano insieme con altri lo vede . Diffido degli inviti a godere , specialmente quando son così insistenti e vogliono aver l ' aria d ' essere spensierati ; diffido di chi vuol esser gajo ad ogni costo . Il Trionfo di Bacco e d ' Arianna ? Ma è carpe diem d ' Orazio : Tu ne quaesieris , scire nefas , quem rnihi , quem tibi finem Di dederint ... E può dirsi giocondità quella di chi si stordisce per non pensare ? Potrebbe esser , se mai , filosofia di saggi , non giocondità di giovani . E quante cose tristi non dicono i famosi canti carnascialeschi a chi sappia leggervi ben addentro ! Ma lasciamo star questo , che per il momento sarebbe questione oziosa , tanto più che per me il Pulci ritrae tutto dall ' aspetto caratteristico dell ' indole fiorentina e la sua è la lingua buffona del popolo , e le idee e il sentimento del popolo , rispetto alla materia epica e cavalleresca , nelle espressioni d ' un cantastorie , egli vuol contraffare e parodiare nel suo Morgante , il quale per me , ripeto , non è poi tutto quel monumento di giocondità che il Momigliano ci vorrebbe far credere . Per spiegarci il miracolo , di cui parla il Momigliano , basta pôr mente a questo , cioè più allo scopò che il Pulci s ' è proposto , che alla sua indole . Se la vita del poeta è tristissima , se egli nel componimento Io vo ' dire una frottola confessa : “ I ' ho mal quand ' i ' rido ” e “ Io non sarò mai lieto ” , “...non piacqui mai - A me stesso , né piaccio ” , se egli è inclinato fin dalla nascita alla mestizia e alla malinconia , come il Momigliano stesso dimostra per altre testimonianze , oltre a questa della Frottola composta negli anni tardi , se ” egli aveva due modi per mitigare i propri dolori : rassegnarcisi ed era il rimedio al quale ricorreva più di raro o riderci su al modo degli umoristi : vera consolazione da disperato ” , e “ quest ' umorismo triste soggettivo nel Pulci , non oggettivo manca quasi affatto nel Morgante ” , come diventa poi soggettivo , invece , il riso del Morgante , naturale , incoercibile irruzione dell ' indole del Pulci nella materia epica ? Come può esser il Pulci il vero protagonista del suo poema ? Magari fosse stato ! Ma il Pulci , se in parte nelle lettere e nella Frottola riesce a ridere dei suoi dolori a modo degli umoristi , non riesce mai a oggettivare nel suo poema la disposizione naturale all ' umorismo . Egli vive due vite , ma non le fa vivere nel suo poema . “ Dualismo doloroso , esclama qua il Momigliano , che condanna il Pulci a rappresentare nel Morgante la parte d ' una maschera allegra , mentre , quando s ' è raffreddata la sua fantasia , onde i facili versi sono fluiti come una brigata perennemente gaja dalle porte d ' un palazzo fatato , il dolore della vita tormentata di ogni giorno lo deve , pel contrasto , riassalire più acuto che mai ! ” O dunque ? Se è una maschera , non è l ' indole che naturalmente e incoercibilmente irrompe nella materia epica ! Ma non è neanche una maschera . Di veramente soggettivo nel poema non c ' è quasi nulla : il Morgante è “ la materia cavalleresca infusa d ' un ' anima plebea ” come dice il Cesareo , il quale nel gigante armato di battaglio e in Margutte vede il popolo stesso che si mira allo specchio del suo rozzo e sincero naturalismo . Il primo è “ ignorante , vorace , manesco , burlone , ma non ha perfidia ; e compie le imprese più ardue a un sol cenno del suo padrone ; è la forza ignara e subitanea del popolo acconciamente diretta da un sentimento che ne sviluppi le qualità oscure , l ' onestà , la giustizia , l ' indulgenza , la devozione , l ' amorevolezza . Margutte invece è il popolo senza fede e senza sentimento , la canaglia abietta e impudente , motteggiatrice ed obbliqua , criminosa e spavalda ” . E il vero protagonista del poema è dunque Morgante , il buon popolo , che segue , ammirato , le strampalate avventure dei paladini di Francia e vi partecipa a suo modo . Il Pulci non ha voluto rappresentare altro , nella sua parodia . Non posso indugiarmi a rilevare tutte le false conseguenze che il Momigliano trae dalla secondo me erronea convinzione che Fil riso del Morgante sia soggettivo . Egli è in buona compagnia : anche per il Rajna le novità del Morgante consistono “ in certi episodi , dove l ' Autore introduce curiosi personaggi di sua fattura e si scapriccia tanto colla fantasia quanto colla ragione ; soprattutto poi nella dimostrazione del suo io e nell ' atteggiamento che prende di fronte all ' opera sua ” ( vedi Introduzione alle Fonti dell ' Orl . Fur . , seconda ed . pag . 20 , Firenze , Sansoni , 1900 ) . Ora il vero suo “ io ” il Pulci , se dobbiamo stare all ' indagine che ne fa lo stesso Momigliano ripeto non lo dimostra affatto nel Morgante . Se vi rappresenta la parte d ' una maschera allegra ! Per me è gravissimo torto attribuire direttamente al poeta ciò che va attribuito al sentimento , alla logica , alla psicologia , alla lingua buffona della plebe , nella parodia ch ' egli ne fa . Così ad esempio , il Momigliano a un certo punto osserva : “ Non oserei però sostenere la perfetta innocenza del Pulci , quando Ulivieri mi vien fuori a spiegare il mistero della Trinità con quel certo esempio della candela , che non spiega un bel nulla ” . Come se di queste spiegazioni che non spiegano nulla non fosse piena tutta la letteratura popolare ! E poi , se il paragone si trova già nell ' Orlando , che c ' entra la malizia del Pulci ? Più sotto , a proposito della conversione di Fuligatto , osserva : “ Già queste conversioni e questi battesimi e per la loro rapidità e per la loro frequenza e per il troppo fervore dei neofiti più o meno insospettiscono sempre ” . Ma se questo è uno dei tratti caratteristici , che dimostrano appunto la puerilità della concezione religiosa nella epopea francese ! Appena conquistata una città , i vincitori impongono agl ' infedeli la conversione : chi si rifiuta , tagliato a fil di spada ; e i battezzati diventano d ' un tratto cristiani zelantissimi . Che c ' entra il Pulci ? A proposito dell ' episodio d ' Orlando motteggiato nel c . XXI dai ragazzacci della città , che il paladino attraversa su Vegliantino così mal ridotto ; che non si regge in piedi , il Momigliano dice che il Pulci non sente la maestà cavalleresca , e poi nota : “ Pel nostro poeta il riso è una delle grandi leggi , a cui tutti devono pagare il proprio tributo . Il Pulci , quindi , accenna ne ' suoi personaggi tanto i lati seri quanto i lati ridicoli e li riduce a quando a quando ai limiti dell ' umano . Così , in quest ' episodio , pare che egli prenda in giro Orlando , ma non è vero : un paladino invitto , col palafreno cascante anche Vegliantino qui scade dalla dignità solita nei cavalli degli eroi non è sottoposto ad una deminutio capitis , non s ' avvicina un po ' al Cavaliere dalla trista figura ? E questo non può accadere ad un paladino ? Ma fate che gli s ' avvicini un petulante a beffeggiarlo e vedrete che egli non è un Don Quijote , ma un paladino autentico : ecco in qual modo Orlando , abbassato per un momento , subito si rialza . Nella fonte c ' è qualche cosa di molto simile ( Orl . L . 30-37 ) . Siam già vicini alla beffa , ma non l ' abbiamo raggiunta ancora : la beffa si avrà solo , quando il riso sarà l ' esplosione della ribellione meditata del raziocinio ” . Anche qui è attribuito al Pulci quel che già , prima di tutto , si trova nella fonte , e che si trova poi in altri poemi , come ad esempio nell ' Aiol e nel Florent et Octavien . Così , quella certa facilità di commozione che hanno i paladini , e che al Momigliano sembra non molto naturale in guerrieri di quella tempra , si trova già , come è noto , nell ' epopea francese , dove centinaja di volte si leggono versi come questi ( formule epiche stereotipate ) : Trois fois se pasme sor le corant destrier . Quando non sviene un intero esercito : Cent milie frane s ' en pasment cuntre terre . Dato il concetto che il Momigliano s ' è formato dell ' umorismo , che questo cioè sia “ il riso che penetra più finemente o più profondamente nel proprio oggetto , e , anche quando non si eleva alla contemplazione di un fatto generale , è tuttavia indizio di uno spirito avvezzo a cercare il nocciolo delle cose ” , s ' intende com ' egli possa trovare con molta buona volontà anche l ' umorismo nel Morgante , non ostante che prima egli stesso abbia detto che ” il genere di riso del Morgante non scaturisce da una psicologia profonda ” e che questo procede “ da due ragioni , dall ' inettitudine del Pulci e dalla materia , che di solito si appaga di caratteri inconsistenti ” e che il Pulci “ vede specialmente il ridicolo fisico , il ridicolo delle forme , degli atteggiamenti , delle movenze d ' un corpo ” e il suo sia di solito “ un riso superficiale ” che ” nella sua quasi costante leggerezza ritrae dello spirito e della letteratura dei tempi ” . Ma ora per lui : “ il pianto , l ' indulgenza , la simpatia , ecc . ecc . , sono tutti elementi accessori ” dell ' umorismo , il quale , in somma , è come ha detto il Masci “ il senso generale della comicità ” , e nient ' altro . Inteso così , l ' umorismo si può trovare da per tutto . Ulivieri è sbalzato di sella da Manfredonio davanti a Meridiana e dice : Alla mia vita non caddi ancor mai , Ma ogni cosa vuol cominciamento ? Umorismo ! Meridiana gli risponde : Usanza è in guerra cader dal destriere , Ma chi si fugge non suol mai cadere ? Umorismo ! Rinaldo , dimentico di Luciana , si innamora di Antea e raccomanda a Ulivieri di servirla con ogni cura , e l ' amico risponde : “ Così va la fortuna ; Cércati d ' altro amante , Luciana ; Da me sarai d ' ogni cosa servito » ? “ Risposta stringata , filosofica , umoristica ” commenta il Momigliano , e via di questo passo . Ma no ! Il vero umorismo non si può trovare nel Morgante . Si sarebbe potuto trovare , se il Pulci fosse riuscito a trasfondere i suoi dolori , le sue miserie in qualcuno dei personaggi o in qualche scena , e ne avesse riso , come nella Frottola o in qualcuna delle lettere ; se la sua ironia , la vana parvenza di quello sciocco , puerile o grottesco mondo cavalleresco , fosse riuscita in qualche punto a drammatizzarsi , attraverso il suo sentimento , comicamente . Ma egli non solo non vede , né può vedere sé nel dramma , ma non riesce neanche a vedere il dramma nell ' oggetto rappresentato . E come si può parlare dunque d ' umorismo ? Dico del vero umorismo , che non è punto quel che crede il Momigliano , seguendo il Masci . Dell ' altro , cioè dell ' umorismo inteso nel senso più largo e comune , di cui ho già fatto parola , eh , di quello sì , ce n ' è in lui solo tanta copia , quanta in cento scrittori inglesi messi insieme , che dal Nencioni o dall ' Arcoleo sarebbero tenuti in conto di veri umoristi . Questo è indubitabile . * Mi sono intrattenuto così a lungo sul Morgante perché fra i tre nostri maggiori poemi cavallereschi è quello in cui certamente ha più campo l ' ironia : l ' ironia che secondo l ' espressione dello Schlegel riduce la materia a una perpetua parodia e consiste nel non perdere , neppure nel momento del patetico , la coscienza della irrealità della propria creazione . L ' intendimento dei due altri poeti , il Bojardo e l ' Ariosto , è più serio . Ma bisogna bene intendersi , su questa maggior serietà ... Il Pulci è poeta popolare , nel senso che non solleva per nulla dal popolo la materia che tratta , anzi ve la tiene per riderne parodiandola , in una corte borghese come quella di Lorenzo che della parodia , come ho detto , ha il gusto . Il Bojardo è poeta cortegiano , nel senso che ha , per usare le parole stesse del Rajna , “ una profonda simpatia per i costumi e i sentimenti cavallereschi , cioè per l ' amore , la gentilezza , il valore , la cortesia ” e se “ non ha ritegno a scherzare col soggetto , né ha rimorso di esporre alla derisione i suoi personaggi , gli è che egli intende a celebrare la prodezza , la cortesia e l ' amore , non già Orlando e Ferraguto ” ; cortegiano , dunque , nel senso che scrive per dar buon tempo e gradito sollazzo a una corte che , vivendo in ozii agiati ed eleganti , appassionandosi ai casi di Ginevra e di Isotta , alle avventure dei cavalieri erranti , non avrebbe potuto far buon viso ai paladini di Francia , se questi le fossero venuti innanzi senza amore e senza cortesia . L ' Ariosto , se per condizioni di vita , rispetto alla casa d ' Este , è in un altro senso poeta cortegiano anche lui , rispetto però alla materia che prende a trattare , non guarda che alle condizioni serie dell ' arte . Abbiamo veduto che nella stessa Francia già da tempo il mondo epico e cavalleresco aveva perduto ogni serietà . Come avrebbero potuto i poeti italiani trattare seriamente ciò che già da tempo era cessato di esser serio ? L ' ironia comica era inevitabile . Ma “ chi fa un lavoro comico osserva giustamente il De Sanctis non è esentato dalle condizioni serie dell ' arte ” . Ebbene , queste condizioni serie dell ' arte rispetta più di tutti l ' Ariosto , meno di tutti il Pulci , ma non per difetto d ' arte , come era parso prima al De Sanctis , bensì ripetiamo per lo scopo ch ' egli si prefisse . Chi fa una parodia o una caricatura è certamente animato da un intento o satirico o semplicemente burlesco : la satira o la burla consistono in un ' alterazione ridicola del modello , e non sono perciò commisurabili se non in relazione con le qualità di questo e segnatamente con quelle che spiccano di più e che già rappresentano nel modello una esagerazione . Chi fa una parodia o una caricatura insiste su queste qualità spiccate ; dà loro maggior rilievo ; esagera un ' esagerazione . Per far questo è inevitabile che si sforzino ì mezzi espressivi , si àlteri stranamente , goffamente o anche grottescamente la linea , la voce o , comunque , l ' espressione ; si faccia in somma violenza all ' arte e alle condizioni serie di essa . Si lavora su un vizio o su un difetto d ' arte o di natura , e il lavoro deve consistere nell ' esagerato , perché se ne rida . Ne risulta inevitabilmente un mostro ; qualcosa che , a considerarla in sé e per sé , non può avere alcuna verità , né , dunque , alcuna bellezza ; per intenderne la verità e però la bellezza , bisogna esaminarla in relazione col modello . Si esce così dal campo della fantasia pura . Per ridere di quel vizio o di quel difetto o per deriderli , dobbiamo anche scherzare con lo strumento dell ' arte ; esser coscienti del nostro gioco , che può esser crudele , che può anche non aver intenzioni maligne o averne anche di serie , come le aveva ad esempio Aristofane nelle sue caricature . Se dunque il Pulci nel suo lavoro comico viene meno alle condizioni serie dell ' arte , non è per insufficienza d ' arte , ripeto . Lo stesso non si può dire per il Bojardo . La maggior serietà di questo deve considerarsi non già nell ' intenzion dell ' arte , che gli difetta , bensì in quella di piacere alla sua corte , seguendo anche il suo gusto e il piacer suo . Si arrivò finanche a dire che il Bojardo tratta seriamente , nel suo poema , la cavalleria . Il Rajna , che com ' è noto nel suo libro su Le Fonti dell ' Orl . Fur . par che si sia proposto di rialzare il Bojardo a costo del “ suo continuatore ” , a proposito della distinzione da farsi tra l ' Innamorato e il Furioso , domanda : “ La faremo noi consistere nella cosiddetta ironia ariostesca ? Certo starebbe bene , se fosse vero , come si pretende , che l ' Ariosto avesse , con un sorriso incredulo , sciolto in fumo l ' edificio del Bojardo , e trasformato in fantasmi i personaggi dell ' Innamorato . Il male si è che quell ' edificio , quei personaggi , erano già una fantasmagoria anche per il Conte di Scandiano . Se Lodovico non crede al mondo che canta e se ne fa giuoco , non ci crede maggiormente e all ' occasione non se ne fa meno giuoco il suo predecessore e maestro ; se ironia c ' è nel Furioso , non ne manca nemmeno nell ' Innamorato ” . E , alcune pagine innanzi : ” Certo il sentir parlare di burlesco e umorismo , a proposito dell ' Innamorato , deve far meraviglia , e non poca . Si è tanto avvezzi a sentir ripetere su tutti i toni , e da uomini autorevolissimi e giudiziosissimi , che il Bojardo canta le guerre d ' Albraccà , e le avventure d ' Orlando e di Rinaldo , con quella medesima serietà e convinzione , colla quale il Tasso celebrava un secolo dopo le imprese dei Cristiani in Palestina e l ' acquisto di Gerusalemme ! È un errore , di cui . mi par superflua la confutazione ... Non ci vuol molto ad accorgersi che tra il Bojardo ed il mondo da lui preso a rappresentare , c ' è un vero contrasto , dissimile soltanto per grado e per tono da quello che impediva al Pulci d ' immedesimarsi colla sua materia . Ché agli occhi di ogni Italiano colto del secolo XV erano ridicoli quei terribili colpi di lancia e di spada , che al paragone avrebbero fatto apparir fanciulli gli eroi di Omero ; ridicolo quel frapparsi ( ! ) le armature e le carni per le ragioni più futili , od anche senza un motivo al mondo ; ridicole le profonde meditazioni amorose , che assorbivano tutta l ' anima per ore ed ore , e sopprimevano ogni ombra di coscienza ; ridicole , insomma , tutte le esagerazioni dei romanzi cavallereschi . O come si vuole che un uomo imbevuto fino al midollo di coltura classica , e dotato di un buon senso a tutta prova , avesse a contemplare e rappresentare questo mondo senza mai prorompere in uno scoppio di riso ? E infatti il Bojardo ride , e si studia di far ridere ; anche in mezzo alle narrazioni più serie esce in frizzi e facezie ; e più d ' una volta egli crea scene , che si potrebbero credere trovate dal Cervantes per beffare là cavalleria ed i suoi eroi ” . Il Rajna crede di difendere così il Bojardo da una ingiustizia . Il suo torto e gli è stato rilevato alla ristampa del libro dal Cesareo ( vedi in Critica militante , Messina , Trimarchi , 1907 , lo studio La fantasia dell ' Ariosto , pubbl . prima su la Nuova Antologia ).) è quello di trattare la questione dei rapporti tra il Bojardo e l ' Ariosto senza una adeguata preparazione estetica . Eppure , già il De Sanctis , trattando della poesia cavalleresca in un corso di lezioni all ' Università di Zurigo , aveva avvertito maravigliosamente : “ La facoltà poetica per eccellenza è la fantasia : ma il poeta non lavora solo con le facoltà estetiche , tutte le facoltà cooperano : il poeta non è solo poeta ; mentre la fantasia forma il fantasma , l ' intelletto e i sensi non rimangono inerti . Un poeta può avere potente virtù estetica ed esser povero d ' immaginazione , commettere errori nel disegno o spropositi storici e geografici : questi difetti non toccano l ' essenza della poesia . Ma se un poeta che ha in alto grado queste alte facoltà , che ha un bel disegno ed una perfetta esecuzione meccanica , ha debole fantasia , non saprà render vivente quanto vede : la mancanza di fantasia è la morte del poeta . Ecco la distinzione da farsi . Fin qui non avete diritto di mettere in quistione l ' ingegno poetico del Bojardo ; i difetti , che abbiamo enumerato , dipendono da altre facoltà . Per venire ad esaminarlo come poeta , bisogna dunque vedere fino a qual punto abbia la potenza formativa del fantasma . Ha una grande inventiva : è stato il poeta italiano che ha raccolto il più vasto e vario materiale di poesia ; non solo per quantità ma anche per qualità . L ' inventiva è già una prima condizione del poeta ; e per tal riguardo il Bojardo è superiore al Pulci . Ma , non che basti , è poca cosa : l ' invenzione nell ' arte è il meno . Dumas lascia ai suoi segretarii l ' incarico di raccogliere i materiali , ne ' quali si riserba d ' infonder poi la vita . Raccolto il materiale , il Bojardo lo sa lavorare ? Ecco la quistione . Non lo lascia nudo ed arido come il Pulci ; ha la facoltà del concepimento , dà ad ogni fatto e personaggio le determinazioni necessarie perché acquisti una fisionomia propria . Non gli basta l ' abbozzare un personaggio ; e anzi , egli è uno dei principali disegnatori della poesia italiana . Pochi sanno dar con più sicurezza i lineamenti ad un carattere ... Che resta da fare al poeta ? Mostrar vivo il personaggio . Chi ha dato tal forma e tal carattere , lo deve far vivere . Bisogna che la concezione diventi situazione . Anche i più appassionati non sono sempre appassionati . Volendo mettere in opera le determinazioni , bisogna scegliere tali circostanze che , mediante di esse , possano manifestarsi le forze interne d ' un personaggio . V ' è situazione estetica quando il personaggio è posto nelle condizioni più favorevoli , perché possa rivelarsi . Ma il Bojardo non sa mutar la concezione in situazione ” . Il Cesareo , che svolge ampiamente e precisa nel suo studio su La fantasia dell ' Ariosto questa stupenda intuizione del De Sanctis , nota a questo punto che , in verità ” quando una creatura vive nella fantasia d ' un poeta , ella si rivelerà intera in qualunque circostanza si trovi . Il poeta non ha da sceglier nulla , perché quella creatura è libera , autonoma , fuori del poeta medesimo e non si può trovare se non in quelle situazioni a cui la sospinge il suo carattere in contrasto coi caratteri circostanti . Le situazioni vengon da sé , non le sceglie il poeta ; il quale deve soltanto curare che in ciascuna situazione , anche la meno drammatica , il personaggio apparisca tutto , con tutte le sue determinazioni interiori . E allora una sola situazione basterà a farci conoscere quella creatura ; e noi sapremo a un dipresso ciò che ella farà in situazioni “ più favorevoli " . Il carattere di Farinata è già tutto ne ' primi sei versi co ' quali ei si volge a Dante ; quello d ' Amleto è già tutto nella scena dell ' udienza a Corte ; quello di don Abbondio è già tutto nella sua passeggiata in vista de ' bravi . Certo , la successione delle situazioni accresce intensità ed evidenza al carattere ; ma qualunque situazione è una situazione estetica ” . Per il Cesareo , al Bojardo manca per l ' appunto la visione completa del carattere ; ed io son d ' accordo con lui . Su un altro punto io dissento dal De Sanctis , cioè là dove egli dice che il Bojardo “ per intenzioni pedantesche , ha voluto fare seriamente quanto è sostanzialmente ridicolo ” . Codeste intenzioni pedantesche nel Bojardo veramente non so vederle , come non so vedere ch ' egli abbia voluto esser serio e che soltanto “ per la forza dei tempi ” sia riuscito ridicolo . Se , come dice lo stesso De Sanctis , egli ” ride delle sue invenzioni ” , non ha voluto esser serio . Secondo me , anzi , il torto del Bojardo è proprio là dove il Rajna crede di difenderlo da una ingiustizia : che egli , cioè , nobile cavaliere , animato da una profonda simpatia per i costumi cavallereschi , cioè per l ' amore , la gentilezza , il valore , la cortesia , non ha voluto esser serio , come per il sentimento suo poteva e come per il rispetto alle condizioni serie dell ' arte doveva . E , non volendo esser serio , egli non ha saputo ridere , perché a quella materia solo un riso ormai conveniva , quello della forma , e la forma sopra tutto manca al Bojardo . Dice bene il Rajna che “ non ci vuol molto ad accorgersi che tra il Bojardo ed il mondo da lui preso a rappresentare , c ' è un vero contrasto , dissimile soltanto per grado e per tono da quello che impediva al Pulci d ' immedesimarsi colla sua materia ” . Ma l ' inferiorità del Bojardo rispetto al Pulci e all ' Ariosto è appunto qui , nel grado e nel tono del suo riso . Egli volle badar soltanto a sollazzare sé e gli altri , e non intese che , volendo sollevar dal popolo quella materia e non volendo più farne deliberatamente la parodia , come aveva fatto il Pulci , si dovevano rispettare le condizioni serie dell ' arte , come l ' Ariosto le rispettò . Non è affatto vero che il poeta del Furioso con sorriso incredulo sciolga in fumo l ' edificio del Bojardo e trasformi in fantasmi i personaggi dell ' Innamorato . Al contrario ! Egli dà anzi a quell ' edificio e a quei personaggi ciò che loro mancava : consistenza e fondamento di verità fantastica e coerenza estetica . Bisogna bene intendersi sul non credere del poeta al mondo che canta o che , comunque , rappresenta . Ma si potrebbe dire che non solo per l ' artista , ma non esiste per nessuno una rappresentazione , sia creata dall ' arte o sia comunque quella che tutti ci facciamo di noi stessi e degli altri e della vita , che si possa credere una realtà . Sono , in fondo , una medesima illusione quella dell ' arte e quella che comunemente a noi tutti viene dai nostri sensi . Pur non di meno , noi chiamiamo vera quella dei nostri sensi , finta quella dell ' arte . Tra l ' una e l ' altra illusione non è però questione di realtà , bensì di volontà , e solo in quanto la finzione dell ' arte è voluta , voluta non nel senso che sia procacciata con la volontà per un fine estraneo a sé stessa ; ma voluta per sé e per sé amata , disinteressatamente ; mentre quella dei sensi non sta a noi volerla o non volerla : si ha , come e in quanto si hanno i sensi . E quella dunque è libera , e questa no . E l ' una finzione è dunque immagine o forma di sensazioni , mentre l ' altra , quella dell ' arte , è creazione di forma . Il fatto estetico , effettivamente , comincia solo quando una rappresentazione acquisti in noi per sé stessa una volontà , cioè quando essa in sé e per sé stessa si voglia , provocando per questo solo fatto , che si vuole , il movimento ( tecnica ) atto ad effettuarla fuori di noi . Se la rappresentazione non ha in sé questa volontà , che è il movimento stesso dell ' immagine , essa è soltanto un fatto psichico comune ; l ' immagine non voluta per sé stessa ; fatto spirituale - meccanico , in quanto non sta in noi volerla o non volerla ; ma che si ha in quanto risponde in noi a una sensazione . Abbiamo tutti , più o meno , una volontà che provoca in noi quei movimenti atti a creare la nostra propria vita . Questa creazione , che ciascuno fa a sé stesso della propria vita , ha bisogno anch ' essa , in maggiore o minor grado , di tutte le funzioni e attività dello spirito , cioè d ' intelletto e di fantasia , oltre che di volontà ; e chi più ne ha e più ne mette in opera , riesce a creare a sé stesso una più alta e vasta e forte vita . La differenza tra questa creazione e quella dell ' arte è solo in questo ( che fa appunto comunissima l ' una e non comune l ' altra ) : che quella è interessata e questa disinteressata , il che vuol dire che l ' una ha un fine di pratica utilità , l ' altra non ha alcun fine che in sé stessa ; l ' una è voluta per qualche cosa ; l ' altra si vuole per sé stessa . E una prova di questo si può avere nella frase che ciascuno di noi suoi ripetere ogni qual volta , per disgrazia , contro ogni nostra aspettativa , il proprio fine pratico , i proprii interessi siano stati frustrati : “ Ho lavorato per amore dell ' arte ” . E il tono con cui si ripete questa frase ci spiega la ragione per cui la maggioranza degli uomini , che lavorano per fini di pratica utilità e che non intendono la volontà disinteressata , suoi chiamare matti i poeti veri , quelli cioè in cui la rappresentazione si vuole per sé stessa senz ' altro fine che in sé medesima , e tale essi la vogliono , quale essa si vuole . Non ricorderò qui la domanda del cardinale Ippolito a Messer Lodovico . Il quale però , per tutta risposta , avrebbe potuto rileggergli quell ' ottava del canto ove si narra del viaggio di Astolfo alla Luna : Non sì pietoso Enea , né forte Achille Fu , com ' è fama , né sì fiero Ettorre ; E ne son stati e mille e mille e mille Che lor si puon con verità anteporre : Ma i donati palazzi e le gran ville Dai discendenti lor , gli ha fatto porre In questi senza fin sublimi onori Dall ' onorate man degli scrittori ... Dal che si può vedere come anche in un grandissimo poeta un sentimento almeno in parte non disinteressato poté macchiar l ' opera e mortificarla . Fortunatamente questo avvenne per una parte soltanto del poema . In qualche altro punto si può notare che la riflessione più che il sentimento , muova la rappresentazione ; la quale allora perde l ' azione spontanea , d ' essere organico e vivente , e acquista un movimento rigido e quasi meccanico . È là dove il poeta dimostra d ' essersi proposto a freddo il rispetto delle condizioni serie dell ' arte , là cioè dove non le rispetta più istintivamente , ma per intenzione preconcetta . Citerò per esempio le personificazioni di Melissa e di Logistilla . Ma là dove il poeta rispetta istintivamente le condizioni serie dell ' arte , cessa l ' ironia ? riesce il poeta a perder la coscienza della irrealità della sua creazione ? e come s ' immedesima egli con la sua materia ? Questo è il punto da chiarire e che richiede l ' analisi più sottile . È qui il segreto dello stile dell ' Ariosto . Nella lontananza del tempo e dello spazio , il poeta vede innanzi a sé un mondo meraviglioso che in parte la leggenda , in parte le capricciose invenzioni dei cantori han costruito attorno a Carlo Magno . Egli vede l ' Imperatore non già come quella cosa oscura del Pulci , che passeggia per la mastra sala impaurito dei formidabili eserciti dei Saracini o , più spesso , delle minacciate vendette dei Paladini per i tradimenti di Gano , che lo mena per il naso a sua posta : né lo vede come il Bojardo , Carlone rimbambito , che s ' indugia a parlar con Angelica , affocato in volto e con gli occhi lustri , poiché si sente toccar l ' ugola anche lui . Egli comprende che è da farsa o da teatrino di marionette un imperatore così fatto . Rida il volgo , ridano i fanciulli dei fantocci . Il riso è facile quando con burlesca grossolanità si sconci una figura o si faccia comunque ridicola violenza alla realtà . Questo non può voler l ' Ariosto ; e questo lo pone già di gran lunga sopra ai suoi predecessori , non solo , ma tanto alto forse , che quantunque egli poi si sforzi o di dissennarsi o di tirar su fino alla sua altezza quella materia essa , per ciò che ha in sé di irriducibile ormai , gli resta in parte di troppo inferiore . Egli la domina da assoluto padrone e secondo l ' imprevedibile capriccio della sua meravigliosa fantasia creatrice combina e separa , associa e dissocia tutti gli elementi ch ' essa gli fornisce . Con questo giuoco , che maraviglia e incanta per la sua prodigiosa agilità , egli riesce a salvar sé e la materia . Dov ' egli può , cioè in quel che han di eterno i sentimenti umani e le umane illusioni , egli s ' immedesima tutto , fino a dar la stessa consistenza della realtà alla sua rappresentazione ; dove non può , dove agli occhi suoi stessi si scopre la irrealità irreparabile di quel mondo , egli dà invece alla rappresentazione una leggerezza , quasi di sogno , che si ilara tutta d ' una sottilissima ironia diffusa , che non rompe quasi mai l ' incanto né di questa o di quell ' opera di magia rappresentata , né quello assai più meraviglioso che opera la magia del suo stile . Ecco , ho detto la parola : la magia dello stile . Il poeta ha compreso che a un solo patto si poteva dar coerenza estetica e verità fantastica a quel mondo , ove appunto la magia ha tanta parte : a patto che il poeta diventasse un mago a sua volta , e il suo stile dalla magia prendesse qualità e virtù . E c ' è l ' illusione che il poeta crea a noi , e talvolta anche a sé stesso , immedesimandosi nel giuoco fino ad abbandonarvisi tutto . Ah , quel giuoco tanto gli par bello , che bramerebbe crederlo realtà : non è , pur troppo ! Tanto che , di tratto in tratto , il velo sottilissimo si squarcia ; attraverso lo squarcio la realtà vera , del presente , si scopre , e allora l ' ironia diffusa si raccoglie d ' un subito e con improvviso scoppio s ' appalesa . Questo scoppio però non stride , non urta mai troppo : si presente sempre . E oltre alle illusioni che il poeta crea a noi e a sé stesso , ci son quelle che i personaggi si creano e quelle che a loro creano i maghi e le fate . E tutto un giuoco d ' illusioni , fantasmagorico . Ma la fantasmagoria non è tanto nel mondo rappresentato , che ha sovente , ripeto , la consistenza stessa della realtà ; quanto nello stile e nella rappresentazione del poeta , il quale con meraviglioso accorgimento ha compreso , che così soltanto , rivaleggiando cioè con la stessa magia , poteva salvar gli elementi irriducibili della materia e renderli con tutto il resto coerenti . Ne vogliamo una prova ? Il poeta rivaleggia con la magia d ' Atlante , nel canto XII : il mago ha innalzato un castello , ove i cavalieri si travagliano invano a cercar le loro donne ch ' essi vi credono rapite ; tre , Orlando , Ferraù e Sacripante , vi cercano la finta immagine d ' Angelica , che essi credon vera . Ebbene , il poeta , più mago d ' Atlante , fa che Angelica viva e vera entri in quel castello . Angelica che può rendersi vana come quella vana immagine creata da Atlante per magia . Quivi entra , che veder non la può il Mago ; E cerca il tutto , ascosa dal suo anello ; E trova Orlando e Sacripante vago Di lei cercar invan per quello ostello . Vede come fingendo la sua imago Atlante usa gran fraude a questo e a quello . Chi tor debba di lor molto rivolve Nel suo pensier , né ben se ne risolve . … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … L ' anel trasse di bocca , e di sua faccia Levò dagli occhi a Sacripante il velo . Credette a lui sol dimostrarsi , e avvenne Ch ' Orlando e Ferraù le sopravvenne . … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … … Corser di par tutti alla donna , quando Nessun incantamento gl ' impediva ; Perché l ' anel ch ' ella si pose in mano Fece d ' Atlante ogni disegno vano . È una magia che entra in un ' altra . Il poeta si avvale di quest ' elemento , lo fa anzi siffattamente suo , che in un momento innanzi agli occhi nostri illusi la realtà diventa magia e la magia realtà : appena Angelica si scopre , la realtà d ' un subito avventa e crolla l ' incanto ; sparisce mercé l ' anello , ed ecco il castello d ' Atlante assumer quasi consistenza reale innanzi a noi . Che stupenda finezza in questo giuoco ! E giuoco di magia ; ma la magia vera è quella dello stile ariostesco . Che ne volete più di quei poveri cavalieri ? Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta Quelli scherniti la stupida faccia . Chi li fa andare incontro a questi scherni e a guai anche peggiori ? Ma l ' amore , signori miei , che se non è proprio proprio una pazzia , tante pur ne fa fare , jeri come oggi , e tante ne farà fare domani e sempre ! Chi mette il piè su l ' amorosa pania , Cerchi ritrarlo , e non v ' inveschi l ' ale ; Ché non è in somma Amor se non insania A giudizio de ' savi universale : E sebben come Orlando ognun non smania , Suo furor mostra a qualch ' altro segnale . E quale è di pazzia segno più espresso , Che , per altri voler , perder sé stesso ? Vari gli effetti son ; ma la pazzia E tutt ' una però , che li fa uscire . Gli è come una gran selva , ove la via Conviene a forza , a chi vi va , fallire . In questi due ultimi versi il poeta dà una perfetta immagine del suo poema , che poggia per tanta parte su quest ' amore che dissenna . Fontane , giardini , castelli incantati ? Ma si ! Se sono oggi per noi larve inconsistenti , furono come realtà per le pazzie che l ' Amore fece far jeri , là in quel mondo lontano ; ridetene , se vi piace ; ma pensate che altre fallaci immagini crea oggi e creerà domani con l ' eterna magia delle sue illusioni l ' Amore , a scherno e a tormento degli uomini . Se voi ridete di quelli , potreste ugualmente ridere di voi . Frate , tu vai L ' altrui mostrando , e non vedi il tuo fallo . Sotto la favola è la verità . Vedete : il poeta non ha che a gravare un tantino la mano , perché la favola gli si muti in allegoria . E la tentazione è forte , e qua e là egli difatti vi casca ; la , fantasia però subito lo risolleva , per fortuna , e lo richiama al giusto grado e al giusto tono , in cui fin da principio s ' era messo : Dirò d ' Orlando , Che per amor venne in furore e matto D ' uom che sì saggio era stimato prima ; Se da colei che tal quasi m ' ha fatto , Che ' l poco ingegno ad ora ad or mi lima , Me ne sarà però tanto concesso Che mi basti a finir quanto ho promesso . E fin da principio lo stile ha virtù magica . Tutto il primo canto è , nella rappresentazione , fantasmagorico , corso da lampi , d ' apparizioni fugaci . E questi lampi non spiazzano per abbagliar soltanto i lettori , ma anche gli attori della scena . Ecco : ad Angelica balza innanzi Rinaldo ; a Ferraù , che cerca l ' elmo , l ' Argalia ; a Rinaldo , Bajardo ; a Sacripante , Angelica ; a tutt ' e due , Bradamante , e poi il messaggero , e poi Bajardo di nuovo e poi di nuovo Rinaldo . E questi lampi , dopo il rapidissimo guizzo , si estinguono comicamente , con la frode dell ' illusione improvvisa . Il poeta esercita , cosciente , questa sua magia ; non dà mai tempo ; lascia questo e prende quello ; sbalordisce e sorride dello sbalordimento altrui e de ' suoi stessi personaggi . Non va molto Rinaldo che si vede Saltare innanzi il suo destrier feroce : Ferma , Bajardo mio , deh ferma il piede ! Ché l ' esser senza te troppo mi nuoce . Per questo il destrier sordo a lui non riede , Anzi più se ne va sempre veloce . Segue Rinaldo , e d ' ira si distrugge , Ma seguitiamo Angelica che fugge . Figurarsi se Bajardo voleva fermarsi ! Il suo padrone è innamorato , dunque è matto . E Quel destrier , ch ' avea ingegno a meraviglia , capisce quel che il suo padrone nón può capire . Ecco : il senno che l ' Amore toglie agli uomini è dato dal poeta a una bestia . Nel c . II ( s . 20 ) dice , a mo ' d ' aggiunta , “ il destrier ch ' avea intelletto umano ” . Umano , sì , ma intendiamoci non d ' uomo innamorato ! Non giurerei proprio che qui non ci sia una punta di . satira . L ' ironia del poeta è una sottilissima sega , che ha tanti denti , e anche quello della satira , che morde un po ' tutti , fino fino , sotto sotto , a cominciar dal cardinale Ippolito , suo padrone . Oh gran bontà dei cavalieri antiqui ! Vi par che qui l ' ironia consista soltanto nel fatto che Ferraù e Rinaldo , dopo essersi picchiati a quel modo che sapete , cavalchino insieme , come se nulla fosse stato ? Il Rajna dice che i romanzi francesi recano in buona fede molti esempii di siffatte magnanime cortesie , e tre ne reca dal Tristan per concludere : “ Questa è la cortesia e la lealtà dei cavalieri di Brettagna ” . Benissimo ! Ma non già dei due cavalieri dell ' Ariosto , che non dimostrano ombra di cavalleria . Per intenderlo , bisogna pensare a che cosa avrebbe potuto rispondere Ferraù alla proposta di Rinaldo di smettere il duello : “ io non combatto per una preda , io combatto per difendere una donna che m ' invoca ajuto ; e se io son riuscito a difenderla , non ho combattuto invano ” . Un buon cavaliere antico , veramente nobile , avrebbe risposto cosa . Ma tanto Rinaldo quanto Ferraù non vedono in Angelica che una preda da appropriarsi , e poiché questa è uscita lor di mano , s ' ajutano entrambi a rintracciarla con un criterio molto positivo e pochissimo cavalleresco . Quella esclamazione dunque “ oh gran bontà dei cavalieri antiqui ! ” è veramente ironica e suona irrisione . Tanto è vero , che poco dopo , nel c . II , ripetendosi la medesima situazione del duello interrotto per la stessa ragione , Rinaldo lascia Sacripante a piedi : E dove aspetta il suo Bajardo , passa , E sopra vi si lancia , e via galoppa ; Né al cavalier , ch ' a piè nel bosco lassa , Pur dice addio , non che lo ' nviti in groppa . Ripetete sul serio , se vi riesce , dopo questo : Oh gran bontà dei cavalieri antiqui ! Il poeta scherza , e con quel povero re di Circassia , “ quel d ' amor travagliato Sacripante ” , lo scherzo del poeta è veramente crudele e passa la parte . Già , come lo dipinge : “ Un ruscello ? Parean le guance , e ' l petto un Mongibello ! ” Gli pone accanto , benigna , colei per cui si duole ( è curioso veramente il notare a quali aberrazioni poté essere condotto il Rajna dalla smania di sorprendere a ogni costo il poeta del Furioso con le mani nel sacco altrui . A proposito di questo episodio di Sacripante e Angelica , cita nientemeno che 12 esemplari , che l ' Ariosto avrebbe dovuto aver presenti . E non si accorge ch ' è stupido senz ' altro il ravvicinamento di queste pretese fonti , poiché nell ' Ariosto , invece del solito cavaliere che ascolta furtivo i lamenti , abbiamo Angelica , proprio lei in persona . Ma questo ha il coraggio di notare il Rajna “ è una differenza di sommo momento per Sacripante , ma secondaria per noi ” . Già ! come dire che , se veramente il Tasso ebbe presente il battesimo di Sorgalis nei Chétifs a proposito del battesimo di Clorinda , è differenza secondaria che Tancredi battezzi Clorinda in luogo di un altro cavaliere qualsiasi ! Sapete quali sono invece le parti sostanziali ? Erba , alberi , acqua , se è giorno o notte , e simili altre amenità . Come se Angelica non fosse nel bosco fin dal principio del canto ! Avrebbe potuto risparmiarsi il Rajna tanto sfoggio di erudizione e venir senz ' altro all ' episodio di Prasildo nel Bojardo . La differenza però rimane sempre sostanziale . L ' Ariosto prende un verso al Bojardo : Che avria spezzato un sasso di pietade ; ma glielo corregge così : Che avrebbe di pietà spezzato un sasso . Ecco tutto ) . Poi , sotto gli occhi di Angelica , lo fa buttare in terra miseramente da un cavaliere che passa di corsa ; e Angelica non ha ancor finito di confortarlo con fine ironia , attribuendo cioè , al solito , la colpa della caduta al cavallo , che gli fa dare il calcio dell ' asino da quel messaggero che sopravviene afflitto e stanco su un ronzino : Tu déi saper che ti levò di sella L ' alto valor d ' una gentil donzella . C ' è da morirne ! Ma non basta : ecco Rinaldo ; Angelica fugge ; e il povero Sacripante , re di Circassia , resta scornato , bastonato e a piedi . Ma alla fin fine può consolarsi , che non avvengono soltanto a lui simili disgrazie . Ad altri ne occorrono anche di peggiori . Ce n ' è per tutti ! Il poeta si spassa a rappresentar la frode delle varie illusioni e a frodar anche i maghi che le frodi ordiscono . È un mondo in balia dell ' amore , della magia , della fortuna ; che ne volete ? E come dell ' amore le pazzie e della magia gl ' inganni , egli rappresenta della fortuna la mutabilità . Ferraù , staccatosi al bivio da Rinaldo , gira gira , si ritrova ” onde si tolse ” , e poiché non spera di ritrovar la donna , si scorda le botte date e ricevute , la tenzone differita , e si rimette a cercar l ' elmo che gli era caduto nell ' acqua . Or se fortuna ( quel che non volesti Far tu ) pone ad effetto il voler mio , Non ti turbar , gli grida l ' Argalia emerso dalle onde con l ' elmo in mano , l ' elmo caduto a Ferraù giusto dove il cadavere dell ' Argalia era stato gittato . Un tratto che a noi non suona comicamente , ma che forse poteva sonar comico a coloro che avevan dimestichezza col poema e i personaggi del Bojardo , è nei versi che dipingono l ' orrore di Ferraù all ' apparir dell ' ombra d ' Argalia : Ogni pelo arricciosse E scolorosse al Saracino il viso . Ora Ferraguto era stato raffigurato dal Bojardo , Tutto ricciuto e ner come carbone . Gli si poteva arricciare il pelo e scolorir il viso ? Non giuoca forse anche qui , dunque , il poeta ? L ' altro contendente , Rinaldo , spedito da Carlo in Bretagna per ajuti e distolto così d ' andar cercando Angelica Che gli avea il cor di mezzo il petto tolto , arrivato a Calesse , lo stesso giorno , Contro la volontà d ' ogni nocchiero , Pel gran desir che di tornare avea , Entrò nel mar ch ' era turbato e fiero ; ma , sissignori , spinto dal vento nella Scozia , si scorda di Angelica , si scorda di Carlo e della gran fretta che avea di ritornare , e s ' affonda solo nella gran Selva Caledonia , facendo ora una , ora un ' altra via Dove più aver strane avventure pensa . E capitato a una badia , prima mangia , poi domanda all ' abbate come si possano ritrovare queste avventure per dimostrarsi valente . E “ i monachi e l ' Abbate ” : Risposongli , ch ' errando in quelli boschi , Trovar potria strane avventure e molte : Ma come i luoghi , i fati ancor son foschi ; Ché non se n ' ha notizia le più volte . Cerca , diceano , andar dove conoschi Che l ' opre tue non restino sepolte , Acciò dietro al periglio e alla fatica Segua la fama , e il debito ne dica . Il Rajna qua si compiace nel notare che “ mai un barone del ciclo di Carlo Magno fu convertito così espressamente in Cavaliere Errante come in questo caso ” , ma non può non avvertire che “ le parole degli ospiti dànno tuttavia a conoscere come lo spirito della cavalleria romanzesca sia ormai svanito ” poiché sempre per i principali tra gli Erranti la modestia è uno dei primissimi doveri , tal che nulla è tanto difficile , quanto indurli a confessarsi autori di qualche opera gloriosa , e anche quando essi si trovano dinanzi a migliaja di spettatori , procurano di celarsi con ignote divise ; cavalcano quasi sempre sconosciuti , mutando spesso di insegne , e nascondendosi molte volte anche agli amici più cari e più fidi . E allora ? Non dobbiamo arguire che qui ci sia un ' intenzione satirica , e che anzi questa intenzione sia stata così forte nel poeta , da farlo venir meno una volta tanto alle condizioni serie dell ' arte , che pure egli più di tutti suoi rispettare ? L ' incoerenza estetica , difatti , nella condotta di Rinaldo è lampantissima e inescusabile , il personaggio non apparisce libero , ma soggetto all ' intenzione dell ' autore . Ho voluto notar questo perché mi sembra che troppo si tenda , da qualche tempo in qua , a sforzare i termini dell ' immedesimazione del poeta con la sua materia . Certo è difficilissimo vederli netti e precisi , questi termini . Ma non li vede affatto , secondo me , o ha ben poco chiaro il lume del discorso , chi , riconoscendo com ' è giusto l ' immedesimazione del poeta col suo mondo , nega l ' ironia o in gran parte la esclude o gli dà poca importanza . Bisogna riconoscere l ' una cosa e l ' altra l ' immedesimazione e l ' ironia poiché nell ' accordo , se non sempre perfetto quasi sempre però raggiunto , d ' entrambe queste cose a prima vista contrarie , sta , ripeto , il segreto dello stile ariostesco . L ' immedesimazione del poeta col suo mondo consiste in questo , che egli con la fantasia potente vede , digrossato , finito anzi in ogni contorno , preciso , limpido , ordinato e vivo , quel mondo che altri aveva messo insieme grossolanamente e aveva popolato di esseri , che , o per la loro goffaggine o per la loro sciocchezza o per la puerile loro incoerenza , ecc . non potevano in alcun modo esser presi sul serio neppure dai loro stessi autori ; e poi di maghi e di fate e di mostri che , naturalmente , ne accrescevano la irrealità e la inverosimiglianza . Il poeta toglie questi esseri dal loro stato di fantocci o di fantasmi , dà loro consistenza e coerenza , vita e carattere . Obbedisce fin qui alla propria fantasia , istintivamente . Poi subentra la speculazione . C ' è , ho detto , un elemento irriducibile in quel mondo , un elemento cioè che il poeta non riesce a oggettivar seriamente , senza mostrar coscienza della irrealità di esso . Con quel meraviglioso accorgimento , di cui ho fatto parola più su , egli però s ' industria di renderlo coerente con tutto il resto . Ma non sempre in questo giuoco la fantasia lo assiste . E allora egli s ' ajuta con la speculazione : la vita perde il movimento spontaneo , diventa macchina , allegoria . E uno sforzo . Il poeta intende di dare una certa consistenza a quelle costruzioni fantastiche , di cui sente la irrealità irriducibile , per mezzo di una dirò così impalcatura morale . Sforzo vano e malinteso , perché il solo fatto di dar senso allegorico a una rappresentazione dà a veder chiaramente che già si tien questa in conto di favola che non ha alcuna verità né fantastica né effettiva , ed è fatta per la dimostrazione di una verità morale . C ' è da giurare che al poeta non prema affatto la dimostrazione d ' alcuna verità morale , e che quelle allegorie siano nel poema suggerite dalla riflessione , per rimedio . Quello era il mondo ; quelli , gli elementi , ch ' esso offriva . L ' elemento della magia , del meraviglioso cavalleresco non si poteva in alcun modo eliminare senza snaturare al tutto quel mondo . E allora il poeta o cerca di ridurlo a simbolo , o senz ' altro lo accoglie , ma naturalmente con un sentimento ironico . Un poeta può , non credendo alla realtà della propria creazione , rappresentarla come se ci credesse , cioè non mostrare affatto coscienza della irrealità di essa ; può rappresentar come vero un suo mondo affatto fantastico , di sogno , regolato da leggi sue proprie , e , secondo queste leggi , perfettamente logico o coerente . Quando un poeta si mette in codeste condizioni , il critico non deve più vedere se quel che il poeta gli ha posto innanzi è vero o è sogno , ma se come sogno è vero ; poiché il poeta non ha voluto rappresentare una realtà effettiva , ma un sogno che avesse apparenza di realtà , s ' intende di sogno , fantastica , non effettiva . Ora questo non è il caso dell ' Ariosto . In più d ' un punto , come abbiamo già notato , egli mostra apertamente coscienza della irrealità della sua creazione , la mostra anche dove all ' elemento meraviglioso di quel mondo dà valore morale e consistenza logica , non fantastica . Il poeta non vuol creare e rappresentare come vero un sogno ; non è preoccupato soltanto della verità fantastica del suo mondo , è preoccupato anche della realtà effettiva ; non vuole che quel suo mondo sia popolato di larve o di fantocci , ma di uomini vivi e veri , mossi e agitati dalle nostre stesse passioni ; il poeta in somma vede , non le condizioni di quel passato leggendario divenute realtà fantastica nella sua visione , ma le ragioni del presente , trasportate e investite in quel mondo lontano . Ora naturalmente , allorché esse vi trovano elementi capaci di accoglierle , la realtà fantastica si salva ; ma allorché non li trovano , per la irriducibilità stessa di quegli elementi , l ' ironia scoppia , inevitabile , e quella realtà si frange . Quali sono queste ragioni del presente ? Sono le ragioni del buon senso , di cui il poeta è dotato ; sono le ragioni della vita entro i limiti della possibilità naturale : limiti che in parte la leggenda , in gran parte il capriccioso arbitrio di rozzi e volgari cantatori aveva balordamente , goffamente o grottescamente violati ; sono le ragioni del tempo , in fine , in cui il poeta vive . Abbiamo veduto Ferraù e Rinaldo a cavallo insieme , guidati com ' ho detto da un criterio molto positivo e pochissimo cavalleresco ; abbiamo ascoltato il consiglio dell ' abbate a Rinaldo in cerca d ' avventure ; tant ' altri esempii potremmo recare ; ma basterà senz ' altro quello della volata di Ruggiero su l ' ippogrifo . Anche quando il poeta con la magia dello stile riesce a dar consistenza di realtà a quell ' elemento meraviglioso , levandosi poi a un volo troppo alto in questa realtà fantastica , tutt ' a un tratto , quasi temesse d ' averne lui stesso o chi l ' ascolta il capogiro , precipita a posarsi su la realtà effettiva , rompendo così l ' incanto della fantastica . Ruggiero vola sublime su l ' ippogrifo ; ma anche dalla sublimità di quel volo il poeta avvista in terra le ragioni del presente , che gli gridano : Cala ! cala ! Non crediate , Signor , che però stia Per sì lungo cammin sempre su l ’ ale : Ogni sera all ' albergo se ne gìa Schivando a suo poter d ' alloggiar male . E quest ' ippogrifo è vero ? proprio vero ? Lo rappresenta cioè il poeta senza mostrare affatto coscienza dell ' irrealità di esso ? Lo vede la prima volta calar dal castello d ' Atlante sui Pirenei , con in groppa il mago , e dice che – si – il castello , come castello , non era vero , era finto , opera di magia ; ma l ' ippogrifo no , l ' ippogrifo era vero e naturale . Proprio vero ? proprio naturale ? Ma sì , generato da un grifo e da una giumenta . Sono animali che vengono nei monti Rifei . Ah sì ? proprio proprio ? e come va che non se ne vedono mai ? Oh Dio ; ne vengono , ma rari ... Quest ' attenuazione , prettamente ironica , mi fa pensare a quella farsa napoletana , ove un impostore si lagna delle sue sciagure , e tra le altre , di quella del padre , che , prima di morire , penò tanto , ridotto a vivere , poveretto , non so per quanti mesi senza fegato : all ' osservazione , che senza fegato non si può vivere , concede che sì , ne aveva , ma poco , ecco ! Così gl ' ippogrifi ; ne vengono ; ma rari ! Proprio da impostore , il poeta non vuol passare . Ha l ' aria di dirvi : Signori miei , di codeste fole io non posso farne a meno , bisogna pure che c ' entrino , nel mio poema ; e bisogna che io , fin dove posso , mostri di crederci . Ecco qua la gran muraglia che cinge la città d ' Alcina : … Par che la sua altezza a ciel s ' aggiunga E d ' oro sia dall ' alta cima a terra . Ma come ? Una muraglia di tal fatta , tutta d ' oro ? Alcun dal mio parer qui si dilunga E dice ch ' ella è alchimia ; e forse ch ' erra , Ed anco forse meglio di me intende : A me par oro , poiché sì risplende . Come ve lo deve dir meglio il poeta ? Sa come voi che ” non è tutt '.pro, quel che luce ” ; ma a lui oro deve parere , ” poiché si risplende ... ” . Per intonarsi quanto più può con quel mondo , fin da principio s ' è dichiarato matto come il suo eroe . È tutto un giuoco di continui accomodamenti per stabilir l ' accordo tra sé e la materia , tra le condizioni inverosimili di quel passato leggendario e le ragioni del presente . Dice : Chi va lontan dalla sua patria , vede Cose da quel che già credea , lontane ; Che narrandole poi , non se gli crede , E stimato bugiardo ne rimane ; Ché ' l sciocco vulgo non gli vuol dar fede , Se non le vede e tocca chiare e piane . Per questo io so che l ' inesperienza Farà al mio canto dar poca credenza . Poca o molta ch ' io ci abbia non bisogna Ch ' io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro . A voi so ben che non parrà menzogna Che ' l lume del discorso avete chiaro . Qui ” aver chiaro il lume del discorso ” significa ” saper leggere sotto il velame dei versi ” . Siamo nel canto d ' Alcina : e il poeta ci suggerisce : “ S ' io dico Alcina , s ' io dico Melissa , s ' io dico Erifilla , s ' io dico l ' iniqua frotta , o Logistilla , Andronica o Fronesia o Dicilla o Sofrosina , voi intendete bene a che cosa io voglia alludere ” . È un altro espediente ( non felice ) per stabilir l ' accordo , ma che pure , come tutti gli altri , scopre l ' ironia del poeta , cioè la coscienza della irrealità della sua creazione . Dove l ' accordo non si può stabilire , questa ironia però non scoppia mai stridula o stonata , appunto perché l ' accordo è sempre nell ' intenzione del poeta , e quest ' intenzione d ' accordo è per sé stessa ironica . L ' ironia è nella visione che il poeta ha , non solo di quel mondo fantastico , ma della vita stessa e degli uomini . Tutto è favola e tutto è vero , poiché è fatale che noi crediamo vere le vane parvenze che spirano dalle nostre illusioni e dalle passioni nostre ; illudersi può esser bello , ma del troppo immaginare si piange poi sempre la frode : e questa frode ci appare comica o tragica secondo il grado della partecipazione nostra ai casi di chi la subisce , secondo l ' interesse o la simpatia che quella passione o quell ' illusione ci suscitano , secondo gli effetti che quella frode produce . Così avviene che noi vediamo il sentimento ironico del poeta mostrarsi anche sotto un altro aspetto nel poema , non più spiccato ed evidente , ma attraverso la rappresentazione stessa , in cui è riuscito a trasfondersi per modo che essa così si senta e così si voglia . Il sentimento ironico , in somma , oggettivato , spira dalla rappresentazione stessa anche là dove il poeta non mostra apertamente coscienza della irrealità di essa . Ecco qua Bradamante in cerca del suo Ruggiero : per salvarlo , ha corso rischio di perire per mano del maganzese Pinabello ; il poeta le fa soffrire insieme coi lettori il supplizio di sentirsi predire e di vedersi mostrare a dito dalla maga Melissa tutti gl ' illustri suoi discendenti ; e poi va , va per monti inaccessibili , sale balze , traversa torrenti , arriva al mare , trova l ' albergo ov ' è Brunello ( e qui non dice se ella vi mangia ) ; riprende la via Di monte in monte e d ' uno in altro bosco , e si riduce fin sui Pirenei ; s ' impadronisce dell ' anello ; lotta con Atlante ; riesce a romper l ' incanto ; scioglie in fumo il castello del mago ; e , sissignori , dopo aver corso tanto , dopo essersi tanto affannata e travagliata , si vede portar via dall ' ippogrifo il suo Ruggiero liberato . Non le resta che ricevere le congratulazioni di coloro ch ' ella non s ' era curata di liberare ! Ma neanche queste , perché : Le donne e i cavalier si trovar fuora Delle superbe stanze alla campagna E furon di lor molte a cui ne dolse ; Che tal franchezza un gran piacer lor tolse . L ' Ariosto non aggiunge altro . Un vero umorista non si sarebbe lasciata sfuggire la stupenda occasione di descrivere gli effetti nelle donne e nei cavalieri dell ' improvviso sciogliersi dell ' incanto , del ritrovarsi alla campagna , e il dolore del perduto bene della schiavitù per una libertà che dal bel sogno li faceva piombare nella realtà nuda e cruda . La descrizione manca affatto . Il poeta si compiace in un ' altra descrizione , invece , come già Atlante si compiaceva di scherzare coi cavalieri che venivano a sfidarlo ; voglio dire nella descrizione comica di tutti quei liberati , che vorrebbero impadronirsi dell ' ippogrifo , il quale li mena per la campagna : Come fa la cornacchia in secca arena Che seco il cane or qua or là si mena . Perché manca quell ' altra descrizione ? Ma perché il poeta si è posto fin da principio , rispetto alla sua materia , in condizioni del tutto opposte a quelle in cui si sarebbe messo un umorista . Egli schiva il contrasto e cerca l ' accordo tra le ragioni del presente e le condizioni favolose di quel mondo passato : lo ottiene sì , ironicamente , perché , com ' ho detto , è per sé stessa ironica quell ' intenzione d ' accordo ; ma l ' effetto è che quelle condizioni non si affermano come realtà nella rappresentazione , si sciolgono , per dirla col De Sanctis , nell ' ironia , la quale , distruggendo il contrasto , non può più drammatizzarsi comicamente , ma resta comica , senza dramma . Si affermano invece le ragioni del presente trasportate e investite negli elementi di quel mondo lontano capaci d ' accogliere , e allora possiamo anche avere il dramma , ma seriamente e finanche tragicamente rappresentato : Ginevra , Olimpia , la pazzia d ' Orlando . I due elementi comico e tragico non si fondono mai . Si fonderanno in un ' opera , nella quale il poeta , ben lungi dal mostrar coscienza della irrealità di quel mondo fantastico ; ben lungi dal cercar con esso l ' accordo , che di necessità non è possibile se non ironicamente , palesata in tanti modi la coscienza di quella irrealità ; ben lungi dal trasportare in quel mondo fantastico le ragioni del presente per investirne gli elementi capaci d ' accoglierle ; darà a questo mondo fantastico del passato consistenza di persona viva , corpo , e lo chiamerà Don Quijote , e gli porrà in mente e gli darà per anima tutte quelle fole e lo porrà in contrasto , in urto continuo e doloroso col presente . Doloroso , perché il poeta sentirà viva e vera entro di sé questa sua creatura e soffrirà con essa dei contrasti e degli urti . A chi cerca contatti e somiglianze tra l ' Ariosto e il Cervantes , basterà semplicemente por bene in chiaro in due parole le condizioni in cui fin da principio il Cervantes ha messo il suo eroe e quelle in cui s ' è messo l ' Ariosto . Don Quijote non finge di credere , come l ' Ariosto , a quel mondo meraviglioso delle leggende cavalleresche : ci crede sul serio ; lo porta , lo ha in sé quel mondo , che è la sua realtà , la sua ragion d ' essere . La realtà che porta e sente in sé l ' Ariosto è ben altra ; e con questa realtà in sé , egli è come sperduto nella leggenda . Don Quijote , invece , che ha in sé la leggenda , è come sperduto nella realtà . Tanto è vero che , per non vaneggiar del tutto , per ritrovarsi in qualche modo , così sperduti come sono , l ' uno si mette a cercar la realtà nella leggenda ; l ' altro , la leggenda nella realtà . Come si vede , son due condizioni al tutto opposte . Sì : vi dice Don Quijote , i molini a vento son molini a vento , ma sono anche giganti : non io , Don Quijote , ho scambiato per giganti i molini a vento ; ma il mago Freston ha cangiato in molini a vento i giganti . Ecco la leggenda nella realtà evidente . Sì : vi dice l ' Ariosto , Ruggiero vola su l ' ippogrifo : il mago Freston , cioè la stramba immaginazione dei miei antecessori , ha cacciato dentro a questo mondo anche bestie siffatte , e bisogna ch ' io ci faccia volar su il mio Ruggiero : però vi dico che ogni sera egli se ne va all ' albergo e schiva a suo potere d ' alloggiar male . Ecco nella leggenda evidente la realtà . Ma intanto , altro è fingere di credere , altro è credere sul serio . Quella finzione , per sé stessa ironica , può condurre a un accordo con la leggenda , la quale , o si scioglie facilmente nell ' ironia , come abbiamo veduto , o con un procedimento inverso a quello fantastico , cioè con una impalcatura logica , si lascia ridurre a parvenza di realtà . La realtà vera , invece , se per un momento si lascia alterare in forme inverosimili dalla contemplazione fantastica d ' un maniaco , resiste e rompe il naso , se questo maniaco non si contenta più di contemplarla a suo modo da lontano , ma viene a darvi di cozzo . Altro è abbattersi a un castello finto , che si lascia a un tratto sciogliere in fumo , altro a un molino a vento vero , che non si lascia atterrare come un gigante immaginario . Mire vuestra merced , grida Sancho al suo padrone , que aquellos que allí se parecen , no son gigantes , sino molinos de viento , y lo que en ellos parecen brazos son las aspas , que volteadas del viento hacen andar la piedra del molino . Ma Don Quijote volge uno sguardo compassionevole al suo panciuto scudiero , e grida ai molini : - Pues aunque moveis mas bragos que los del gigante Briareo , me lo habeis de pagar . La paga lui , ohimè . E noi ridiamo . Ma il riso che qua scoppia per quest ' urto con la realtà è ben diverso di quello che nasce là per l ' accordo che il poeta cerca con quel mondo fantastico per mezzo dell ' ironia , che nega appunto la realtà di quel mondo . L ' uno è il riso dell ' ironia , l ' altro il riso dell ' umorismo . Allorché Orlando urta anche lui contro la realtà e smarrisce del tutto il senno , getta via le armi , si smaschera , si spoglia d ' ogni apparato leggendario , e precipita , uomo nudo , nella realtà . Scoppia la tragedia . Nessuno può ridere del suo aspetto e de ' suoi atti ; quanto vi può esser di comico in essi è superato dal tragico del suo furore . Don Quijote è matto anche lui ; ma è un matto che non si spoglia ; è un matto anzi che si veste , si maschera di quell ' apparato leggendario e , così mascherato , muove con la massima serietà verso le sue ridicole avventure . Quella nudità e questa mascheratura sono i segni più manifesti della loro follia . Quella , nella sua tragicità , ha del comico ; questa ha del tragico nella sua comicità . Noi però non ridiamo dei furori di quel nudo ; ridiamo delle prodezze di questo mascherato , ma pur sentiamo che quanto vi è di tragico in lui non è del tutto annientato dal comico della sua mascheratura , così come il comico di quella nudità è annientato dal tragico della furibonda passione . Sentiamo in somma che qui il comico è anche superato , non però dal tragico , ma attraverso il comico stesso ( applico qui la formula del Lipps che definisce appunto l ' umorismo : ” Erhabenheit in der Komik und durch dieselbe ” , vedi op . cit . , pag . 243 . Ma come si spiega questo superamento del comico attraverso il comico stesso ? La spiegazione che dà il Lipps non mi sembra accettabile per quelle stesse ragioni che infirmano tutta la sua teoria estetica . Vedi su questa la critica del Croce nella seconda parte della sua Estetica , pag . 434 ) . Noi commiseriamo ridendo , o ridiamo commiserando . Come è riuscito il poeta a ottenere questo effetto ? Per conto mio , non so proprio capacitarmi che l ' ingegnoso gentiluomo Don Quijote sia nato en un lugar de la Mancha , e non piuttosto in Alcalá de Henares nell ' anno 1547 . Non so capacitarmi che la famosa battaglia di Lepanto , che doveva , come tante magnanime imprese della cavalleria , strepitosamente apparecchiate , cader nel vuoto , così che l ' arguto Gran Visir di Selim poté dire ai cristiani : “ Noi vi abbiamo tagliato un braccio prendendovi l ' isola di Cipro ; ma voi che ci avete fatto , distruggendoci tante navi subito ricostruite ? La barba , che ci è rinata il giorno dopo ! ” non so capacitarmi , dicevo , che la famosa battaglia di Lepanto , di cui i confederati cristiani non seppero trarre alcun profitto , non sia qualcosa come la espantable y jamds imaginada aventura de los molinos de viento . Questa è dice Don Quijote al suo fido scudiero questa è , Sancho , buona guerra , e gran servizio a Dio toglier tanto mal seme dalla faccia della terra ! Non vedeva dunque il turbante turco Don Quijote in capo a quei giganti , che al buon Sancho parevano molini a vento ? Forse erano , per la Spagna . L ' isola di Cipro poteva premere ai signori veneziani , una guerra contro i Turchi poteva premere a Pio V , fiero papa domenicano , nelle cui vecchie vene fremeva ancor caldo il sangue della giovinezza . Ma a que ' bei dì di primavera , quando il Torres giunse in Ispagna , inviato dal Papa a patrocinar la causa de ' Veneziani , Filippo II moveva verso i festeggiamenti sontuosi di Cordova e di Siviglia : molini a vento , le navi del Gran Visir ! Non per Don Quijote , però : dico per il Don Quijote , non della Mancha , ma di Alcali . Eran giganti veri per lui , e con che cuore di gigante mosse incontro a loro . Gli avvenne male , ahimè ! Ma all ' evidenza , come ad alcun nemico , come alla sorte ingrata , egli non volle arrendersi mai ! E disse allora che le cose della guerra van soggette più delle altre a continui mutamenti : pensò , e gli parve la verità , che il tristo incantatore suo nemico , il mago Freston , colui che gli aveva tolto i libri e la casa , aveva cangiato i giganti in molini per togliergli anche il vanto della vittoria . Questo soltanto ? Anche una mano gli tolse , il tristo mago . Una mano , e poi la libertà . Molti han voluto cercar la ragione per cui Miguel Cervantes de Saavedra , prode soldato , reduce di Lepanto e di Terceira , piuttosto che cantare epicamente , come alla sua natura eroica sarebbe meglio convenuto , le gesta del Cid o i trionfi di Carlo V , o la stessa giornata di Lepanto o la spedizione delle Azzorre , poté concepire un tipo come il Cavaliere dalla Trista Figura e comporre un libro come il Don Quote . E si è voluto finanche supporre che il Cervantes creasse il suo eroe per la stessa ragione per cui più tardi il nostro buon Tassoni il suo Conte di Culagna . Qualcuno , è vero , si è spinto fino a dire che la vera ragione del lavoro sta nel contrasto , costante in noi , fra le tendenze poetiche e quelle prosaiche della nostra natura , fra le illusioni della generosità e dell ' eroismo e le dure esperienze della realtà . Ma questa che , se mai , vorrebbe estere una spiegazione astratta del libro , non ci dà la ragione per cui fu composto . Scartate come inammissibili le vedute del Sismondi e del Bouterwek , tutti , o più o meno , si sono attenuti a ciò che lo stesso Cervantes dichiara nel prologo della prima parte del suo capolavoro e nella chiusa del secondo volume : che il libro cioè non ha altro fine che quello d ' arrestare e di distruggere l ' importanza che hanno nel mondo e presso il volgo i libri di cavalleria , e che il desiderio dell ' autore altro non è stato che quello di abbandonare all ' esecrazione degli uomini le false stravaganti storie della cavalleria , le quali , colpite a morte da quella del suo vero Don Quijote , non camminano più se non traballando e hanno indubbiamente a cadere del tutto . Ora noi ci guarderemo bene dal contradire allo stesso autore ; tanto più che è noto a tutti qual potere avessero a quei dì in Ispagna i libri di cavalleria e come il gusto per siffatta letteratura avesse assunto il grado della follia . Ci avvarremo anzi anche noi di queste parole e ci serviremo dell ' autore stesso e della stessa storia della sua vita per dimostrare la vera ragione del libro e quella , più profonda , dell ' umorismo di esso . Come nasce al Cervantes l ' idea di coglier vivo e vero nel suo paese e nel tempo suo , anziché lontano , in Francia , al tempo di Carlomagno , l ' eroe da celebrare con quell ' intento espresso nelle parole del prologo ? Quando e dove gli nasce quest ' idea e perché ? Non è senza ragione il favore straordinario per la letteratura epica e cavalleresca in quel tempo : è l ' incubo del secolo del poeta la lotta fra Cristianità e Islamismo . E il poeta , fin dall ' infanzia anche lui sotto il fascino dello spirito cavalleresco , povero , ma altero discendente d ' una nobile famiglia da più secoli devota alla monarchia e alle armi , fu per tutta la vita uno strenuo difensore della sua fede . Non aveva dunque bisogno d ' andarlo a cercar lontano , nella leggenda , l ' eroe , cavaliere della fede e della giustizia : lo aveva presente in sé . E quest ' eroe combatte a Lepanto ; quest ' eroe tien testa per cinque anni , schiavo in Algeri , ad Hassan , il feroce re berbero ; quest ' eroe combatte in tre altre campagne per il suo re contro a Francesi e Inglesi . Come mai , tutt ' a un tratto , gli si mutano in molini a vento queste campagne , e l ' elmo che ha in testa in un vil piatto da barbiere ? Ha avuto molta fortuna una considerazione del Sainte - Beuve , che cioè nei capolavori del genio umano viva nascosta una plusvalenza futura , la quale si svolge di per sé sola , indipendentemente dagli autori medesimi , come dal germe si svolgono il fiore ed il frutto senza che il giardiniere abbia fatto altro se non avere zappato bene , rastrellato , innaffiato il terreno , e dato ad esso tutte quelle cure e conferito quegli elementi che meglio valessero a fecondarlo . Di questa considerazione avrebbero potuto farsi forti tutti coloro che nel medio evo scoprivano non so che allegorie nei poeti greci e latini . Era anche questo un modo di sciogliere in rapporti logici le creazioni della fantasia . Certo , quando un poeta riesce veramente a dar vita a una sua creatura , questa vive indipendentemente dal suo autore , tanto che noi possiamo immaginarla in altre situazioni in cui l ' autore non pensò di collocarla , e vederla agire secondo le intime leggi della sua propria vita , leggi che neanche l ' autore avrebbe potuto violare ; certo , questa creatura , in cui il poeta riuscì a raccogliere istintivamente , ad assommare e a far vivere tanti particolari caratteristici e tanti elementi sparsi qua e là , può divenir poi quel che suoi dirsi un tipo , ciò che non era nell ' intenzione dell ' autore nell ' atto della creazione . Ma si può dir questo veramente del Don Quote del Cervantes ? Si può dire e sostenere sul serio che l ' intenzione del poeta nel comporre il suo libro era solamente quella di toglier con l ' arma del ridicolo ogni autorità e prestigio che avevan nel mondo e presso il volgo i libri di cavalleria , a fine di distruggerne i mali effetti , e che il poeta non si sognò mai di porre in quel suo capolavoro tutto quello che ci vediamo noi ? Chi è Don Quijote , e perché è ritenuto pazzo ? Egli in fondo non ha e tutti lo riconoscono che una sola e santa aspirazione : la giustizia . Vuol proteggere i deboli e atterrare i prepotenti , recar rimedio agli oltraggi della sorte , far vendetta delle violenze della malvagità . Quanto più bella e più nobile sarebbe la vita , più giusto il mondo , se i propositi dell ' ingegnoso gentiluomo potessero sortire il loro effetto ! Don Quijote è mite , di squisiti sentimenti , prodigo e non curante di sé , tutto per gli altri . E come parla bene ! Quanta franchezza e quanta generosità in tutto ciò che dice ! Egli considera il sacrificio come un dovere , e tutti i suoi atti , almeno nelle intenzioni , son meritevoli d ' encomio e di gratitudine . E allora la satira dov ' è ? Noi tutti amiamo questo virtuoso cavaliere ; e le sue disgrazie se da un canto ci fanno ridere , dall ' altro ci commuovono profondamente . Se il Cervantes voleva far dunque strazio dei libri di cavalleria , per i mali effetti che essi producevano negli animi de ' suoi contemporanei , l ' esempio ch ' egli reca con Don Quijote non è calzante . L ' effetto che quei libri producono in Don Quijote non è disastroso se non per lui , per il povero Hidalgo . Ed è così disastroso , solo perché l ' idealità cavalleresca non poteva più accordarsi con la realtà dei nuovi tempi . Orbene , questo appunto , a sue spese , aveva imparato don Miguel Cervantes de Saavedra . Com ' era stato egli rimeritato del suo eroismo , delle due archibugiate e della perdita della mano nella battaglia di Lepanto , della schiavitù sofferta per cinque anni in Algeri , del valore dimostrato nell ' assalto di Terceira , della nobiltà dell ' animo , della grandezza dell ' ingegno , della modestia paziente ? che sorte avevano avuto i sogni generosi , che lo avevan tratto a combattere sui campi di battaglia e a scrivere pane immortali ? che sorte le illusioni luminose ? S ' era armato cavaliere come il suo Don Quijote , aveva combattuto , affrontando nemici e rischi d ' ogni sorta per cause giuste e sante , s ' era nutrito sempre delle più alte e nobili idealità , e qual compenso ne aveva avuto ? Dopo aver miseramente stentato la vita in impieghi indegni di lui ; prima scomunicato , da commissario di proviande militari in Andalusia ; poi , da esattore , truffato , non va forse a finire in prigione ? E dov ' è questa prigione ? Ma lì , proprio lì nella Mancha ! In un ' oscura e rovinosa carcere della Mancha , nasce il Don Quijote . Ma era già nato prima il vero Don Quijote : era nato in Alcalá de Henares nel 1547 . Non s ' era ancora riconosciuto , non s ' era veduto ancor bene : aveva creduto di combattere contro i giganti e di avere in capo l ' elmo di Mambrino . Lì , nell ' oscura carcere della Mancha , egli si riconosce , egli si vede finalmente ; si accorge che i giganti eran molini a vento e l ' elmo di Mambrino un vil piatto da barbiere . Si vede , e ride di sé stesso . Ridono tutti i suoi dolori . Ah , folle ! folle ! folle ! Via , al rogo , tutti i libri di cavalleria ! Altro che plusvalenza futura ! Leggete nello stesso prologo alla prima parte ciò che il Cervantes dice all ' ozioso lettore : “ Io non ho potuto contravvenire all ' ordine naturale che vuole che ogni cosa generi ciò che le somiglia . E così , che cosa poteva mai generare lo sterile e mal coltivato ingegno mio , se non la storia d ' un figlio rinsecchito , ingiallito e capriccioso , pieno di pensieri varii non mai finora da alcun altro immaginati ; generato com ' ei fu in una carcere , dove ogni angustia siede ed ha stanza ogni tristo umore ? ” Ma come si spiegherebbe altrimenti la profonda amarezza che è come l ' ombra seguace d ' ogni passo , d ' ogni atto ridicolo , d ' ogni folle impresa di quel povero gentiluomo della Mancha ? E il sentimento di pena che ispira l ' immagine stessa nell ' autore , quando , materiata com ' è del dolore di lui , si vuole ridicola . E si vuole così , perché la riflessione , frutto d ' amarissima esperienza , ha suggerito all ' autore il sentimento del contrario , per cui riconosce il suo torto e vuol punirsi con la derisione che gli altri faranno di lui . Perché Cervantes non cantò il Cid Campeador ? Ma chi sa se nell ' oscura e rovinosa carcere l ' immagine di quest ' eroe non gli s ' affacciò veramente , a destargli un ' angosciosa invidia ! Tra Don Quijote , che nel suo tempo volle vivere come , non già nel loro , ma fuori del tempo e fuori del mondo , nella leggenda o nel sogno dei poeti avevano vissuto i cavalieri erranti , e il Cid Campeador che , ajutando il tempo , poté facilmente far leggenda della sua storia , non avvenne in quella carcere , alla presenza del poeta , un dialogo ? Presso le altre genti il romanzo cavalleresco aveva creato a sé stesso personaggi fittizii , o meglio , il romanzo cavalleresco era sorto dalla leggenda che si era formata intorno ai cavalieri . Ora la leggenda che fa ? Accresce , trasforma , idealizza , astrae dalla realtà comune , dalla materialità della vita , da tutte quelle vicende ordinarie , che creano appunto le maggiori difficoltà nell ' esistenza . Perché un personaggio non più fittizio , ma un uomo che prenda a modello le smisurate immagini ideali messe su dall ' immaginazione collettiva o dalla fantasia d ' un poeta , riesca a riempir di sé queste grandiose maschere leggendarie , ci vuole non solo una grandezza d ' animo straordinaria , ma anche il tempo che ajuti . Questo avvenne al Cid Campeador . Ma Don Quijote ? Coraggio a tutta prova , animo nobilissimo , fiamma di fede ; ma quel coraggio non gli frutta che volgari bastonate ; quella nobiltà d ' animo è una follia ; quella fiamma di fede è un misero stoppaccio ch ' egli si ostina a tenere acceso , povero pallone mal fatto e rappezzato , che non riesce a pigliar vento , che sogna di lanciarsi a combattere con le nuvole , nelle quali vede giganti e mostri , e va intanto terra terra , incespicando in tutti gli sterpi e gli stecchi e gli spuntoni , che ne fanno strazio , miseramente . VI . UMORISTI ITALIANI Non è mia intenzione tracciare , neppure per sommi capi , pi , la storia dell ' umorismo presso le genti latine e segnatamente in Italia . Ho voluto soltanto , in questa prima parte del mio lavoro , oppormi a quanti han voluto sostenere che esso sia un fenomeno esclusivamente moderno e quasi una prerogativa delle genti anglo - germaniche , in base a certi preconcetti , a certe divisioni e considerazioni , arbitrarie le une , sommarie le altre , come mi sembra di aver dimostrato . La discussione intorno a queste divisioni arbitrarie e considerazioni sommarie , se forse mi ha fatto ritardare alquanto il cammino , che mi ero proposto più spedito , trattenendomi a osservar da presso certi particolari aspetti , certe particolari condizioni nella storia della nostra letteratura ; tuttavia non mi ha disviato mai dall ' argomento principale , che del resto vuol essere trattato con sottile penetrazione e minuta analisi . Vi ho girato attorno , ma per circuirlo sempre più e penetrarlo meglio da ogni parte . A qualcuno che forse avrà creduto di trovare una contradizione tra il mio assunto e gli esempii finora recati di scrittori italiani , nei quali non ho riconosciuto la nota del vero umorismo , ricorderò che io ho parlato in principio di due maniere d ' intenderlo , e ho detto che il vero nodo della questione è appunto qui : cioè , se l ' umorismo debba essere inteso nel senso largo con cui comunemente si suole intendere , e non in Italia soltanto ; o in un senso più stretto e particolare , con peculiari caratteri ben definiti , che è per me il giusto modo d ' intenderlo . Inteso in quel senso largo ho detto se ne può trovare in gran copia nella letteratura così antica come moderna d ' ogni paese ; inteso in questo senso stretto e per me proprio , se ne troverà parimenti , ma in molto minor copia , anzi in pochissime espressioni eccezionali , così presso gli antichi come presso i moderni d ' ogni paese , non essendo prerogativa di questa o di quella razza , di questo o di quel tempo , ma frutto di una specialissima disposizione naturale , d ' un intimo processo psicologico che può avvenire tanto in un savio dell ' antica Grecia , come Socrate , quanto in un poeta dell ' Italia moderna , come Alessandro Manzoni . Non è lecito però assumere a capriccio questo o quel modo d ' intendere e applicar l ' uno a una letteratura , per concludere che essa non ha umorismo , e applicar l ' altro a un ' altra per dimostrare che l ' umorismo vi sta di casa . Non è lecito sentir soltanto negli stranieri , a causa della lingua diversa , quel particolar sapore , che per la familiarità dello stesso strumento espressivo non si avverte più nei nostri , ma nei quali intanto gli stranieri a lor volta lo avvertono . Così facendo , noi saremo i soli a non riconoscer traccia d ' umorismo nella nostra letteratura , mentre vedremo gl ' Inglesi , ad esempio , porre a capo della loro un umorista , il Chaucer , il quale , se mai , può esser considerato per tale , ove si assuma l ' umorismo nel senso più largo , in quel senso cioè per cui può esser considerato quale umorista anche il Boccaccio e tanti altri scrittori nostri con lui . Nessuna contradizione , dunque , da parte nostra . La contradizione invece è in coloro che , dopo aver affermato che l ' umorismo è un fenomeno nordico e una prerogativa delle genti anglo - germaniche , quando poi vogliono recare due esempii mirabili del più schietto e compiuto umorismo , citano Rabelais e Cervantes , un francese e uno spagnuolo ; oppure il Rabelais e il Montaigne ; e citando il Rabelais non hanno occhi per vedere in casa loro il Pulci , il Folengo , il Berni ; e , citando il Montaigne , che è il tipo dello scettico sereno , non avido di lotte , sorridente , senza impeti , senza ideali da difendere , senza virtù da seguire , lo scettico che tollera tutto senza aver fede in nulla , che non ha né entusiasmi né aspirazioni , che si serve del dubbio per giustificare l ' inerzia con la tolleranza , che dimostra una percezione della vita serena , ma sterile , indice di egoismo e di decadenza di razza , giacché il libero esame che non spinge all ' azione può meglio che salvare dalla schiavitù , accettare , o rendersi complice del dispotismo , non s ' accorgono , dico , che le ragioni per cui han negato a tanti scrittori italiani non solo la nota umoristica , ma anche la possibilità d ' averla , sono appunto queste che dicono d ' aver prodotto l ' umorismo del Montaigne . Un peso , come si vede , e due misure . Noi vedremo che , in realtà , l ' avere una fede profonda , un ideale innanzi a sé , l ' aspirare a qualche cosa e il lottare per raggiungerla , lungi dall ' essere condizioni necessarie all ' umorismo , sono anzi opposte ; e che tuttavia può benissimo essere umorista anche chi abbia una fede , un ideale innanzi a sé , un ' aspirazione , e lotti a suo modo per raggiungerla . Un ideale qualsiasi , in somma , per sé stesso , non dispone affatto all ' umorismo , anzi ostacola questa disposizione . Ma l ' ideale può ben esserci ; e se c ' è , l ' umorismo , che deriva da altre cause , certamente prenderà qualità da esso , come del resto da tutti gli altri elementi costitutivi dello spirito di questo o di quell ' umorista . In altre parole : l ' umorismo non ha affatto bisogno d ' un fondo etico , può averlo o non averlo : questo dipende dalla personalità , dall ' indole dello scrittore ; ma , naturalmente , dall ' esserci o dal non esserci , l ' umorismo prende qualità e muta d ' effetto , riesce cioè più o meno amaro , più o meno aspro , pende più o meno o verso il tragico o verso il comico , o verso la satira , o verso la burla , ecc . Chi crede che sia tutto un giuoco di contrasto tra l ' ideale del poeta e la realtà , e dice che si ha l ' invettiva , l ' ironia , la satira , se l ' ideale del poeta resta offeso acerbamente e sdegnato dalla realtà ; la commedia , la farsa , la beffa , la caricatura , il grottesco , se poco se ne sdegna e delle apparenze della realtà in contrasto con sé è piuttosto indotto a ridere più o meno fortemente ; e che infine si ha l ' umorismo , se l ' ideale del poeta non resta offeso e non si sdegna , ma transige bonariamente , con indulgenza un po ' dolente , mostra d ' avere dell ' umorismo una veduta troppo unilaterale e anche un po ' superficiale . Certo molto dipende dalla disposizione d ' animo del poeta ; certo l ' ideale di questo in contrasto con la realtà può o sdegnarsi o ridere o transigere ; ma un ideale che transige non dimostra in verità d ' esser molto sicuro di sé e profondamente radicato . E consisterà l ' umorismo in questa limitazione dell ' ideale ? No . La limitazione dell ' ideale sarà , se mai , non causa , ma conseguenza di quel particolar processo psicologico che si chiama umorismo . Lasciamo star dunque una buona volta gl ' ideali , la fede , le aspirazioni e via dicendo : lo scetticismo , la tolleranza , il carattere realistico , che le nostre lettere assunsero fin quasi dal loro inizio , furon bene disposizioni e condizioni favorevoli all ' umorismo ; l ' ostacolo maggiore fu la retorica imperante , che impose leggi e norme astratte di composizione , una letteratura di testa , quasi meccanicamente costruita , in cui gli elementi soggettivi dello spirito eran soffocati . Infranto il giogo , abbiamo detto , di questa poetica intellettualistica dalla ribellione appunto degli elementi soggettivi dello spirito , che caratterizza il movimento romantico , l ' umorismo si affermò liberamente , massime in Lombardia che del romanticismo italiano fu il campo . Ma questo così detto romanticismo fu l ' ultima e clamorosa levata di scudi della volontà e del sentimento ribelli all ' intelletto ; in tanti altri periodi , in tanti altri momenti della storia letteraria d ' ogni nazione avvennero di tali ribellioni , e ci furon sempre solitarie anime ribelli , e ci fu sempre il popolo che si espresse nei varii dialetti senza imparare a scuola regole e leggi . Fra questi scrittori solitarii ribelli alla retorica , fra i dialettali bisogna cercar gli umoristi e , in senso largo , ne troveremo in gran copia , fin dagli inizii della nostra letteratura , segnatamente in Toscana ; nel senso vero e proprio pochi ne troveremo , ma non se ne trovano di più certo nelle letterature degli altri paesi , né questi pochi nostri son da meno dei pochi stranieri , che a confusione nostra ci son messi innanzi di continuo , e son sempre quelli , se ben s ' avverte , da contarli su le dita d ' una mano . Solo che il valore e il sapor dei nostri , noi non lo abbiamo saputo mai né metter bene in rilievo , e pregiare , né avvertire e distinguere a dovere , perché alle loro singole e specialissime individualità la critica , guidata nella maggior parte delle nostre storie letterarie da pregiudizii che non hanno nulla che vedere con l ' estetica o , comunque , da criterii generali , non ha saputo a volta a volta adattarsi e piegarsi , e ha giudicato come errori , eccessi o difetti quelli che eran caratteri peculiari . Dico questo soltanto : chi sa che giudizio troveremmo nelle nostre storie letterarie d ' un libro come la Vita e opinioni di Tristram ShandY , se scritto in italiano , da uno scrittore italiano , chi sa che capolavoro d ' umorismo sarebbero , ad esempio , la Circe o I capricci di Giusto Bottajo , se scritti in inglese , da uno scrittore inglese , o magari la stessa Vita di Cicerone di Gian Carlo Passeroni ! Discorrevo , qualche anno fa , appunto di questo , con un cultissimo signore inglese , conoscitore profondo della letteratura italiana . Neanche nel Machiavelli ? mi domandava egli con meraviglia quasi incredula . I vostri critici non riconoscono umorismo neanche nel Machiavelli ? neanche nella novella di Belfagor ? Ed io pensavo alla grandezza nuda di questo Sommo nostro , che non andò mai a vestirsi nel guardaroba della retorica ; che come pochi comprese la forza delle cose ; a cui la logica venne sempre dai fatti ; . che contro ogni sintesi confusa reagì con l ' analisi più arguta e più sottile ; che ogni macchina ideale smontò coi due strumenti dell ' esperienza e del discorso ; che ogni esagerazione di forma distrusse col riso ; pensavo che nessuno ebbe maggiore intimità di stile di lui e più acuto spirito d ' osservazione ; che poche anime furono come la sua disposte all ' apprensione dei contrasti , a ricevere più profondamente l ' impressione delle incongruenze della vita ; pensavo che , parendo a molti un carattere dell ' umorismo quella certa cura delle minuzie e una - come dice il D ' Ancona “ a giudicarla astrattamente e a prima vista , trivialità e volgarità ” , anch ' egli , il Machiavelli , alla moltitudine talvolta si mescolò fino alla volgarità , tanto che scrisse : “ Così involto tra questi pidocchi , traggo il cervello di muffa , e sfogo questa malignità di questa mia sorte , sendo contento mi calpesti per questa via per vedere se la se ne vergognassi ” ; ma anche : Però se alcuna volta io rido o canto Facciol perché non ho se non quest ' una Via da sfogare il mi ' angoscioso pianto ; pensavo anche a un ' acuta osservazione del De Sanctis , che cioè : “ il Machiavelli adopera la tolleranza che comprende e assolve : non già la tolleranza indifferente dello scettico , dell ' ebete , dello sciocco ; ma la tolleranza dello scienziato , che non sente odio contro la materia ch ' egli analizza e studia , e la tratta coll ' ironia dell ' uomo superiore alle passioni e dice : ti tollero , non perché ti approvi , ma perché ti comprendo ” pensavo a tutti questi elementi che , a farlo apposta , se li mettiamo in fila , son proprio quelli che gl ' intenditori delle letterature straniere riconoscono proprii dei veri e più celebrati umoristi ( s ' intende , inglesi o tedeschi ) , e Dio me lo perdoni non sapevo più se piangere o ridere di tutte le meraviglie che questi intenditori han sempre detto ... che so ? delle Lettere d ' un drappiere e degli altri scritti politici del decano Gionata Swift ! A questi intenditori , che delle letterature straniere ci pongono innanzi i soliti cinque o sei scrittori umoristi , basta dare della letteratura nostra un giudizio così fatto : “ L ' opera d ' arte è scherzo geniale di fantasia , è riso fugace d ' impressione destato dalle immagini , non dalle cose , gajezza accademica di ricordi , erudita ilarità ; manca il sentimento profondo della famiglia ( e ne aveva tanto lo Swift , difatti ! ) , della natura , della patria ; o meglio manca in quella forma gaja e ne assume un ' altra , acre e violenta ( e che miele , difatti , nello Swift ! ) , che ricorda Persio e Giovenale . Non fo nomi ; basti accennare che le tradizioni classiche , lo spirito d ' imitazione , la lingua ristretta nel vocabolario , schiva del popolo , impedirono nell ' arte la libertà di atteggiamenti , di forma , di stile indispensabile all ' humour : come altri ostacoli , il Papato , la dominazione straniera , le discordie intestine , la boria regionale e le accademie e le scuole impedirono la libertà politica , religiosa , scientifica . Ne affligge antico male ; in scienza pedanti , in arte retori , nella vita attori , solenni sempre o gravi , insofferenti di analisi , corrivi alle grandi idee , sdegnosi delle modeste e lente esperienze , cercatori di tesi e di antitesi , vaporosi o empirici , atei o mistici , manierati o barbari . La nostra coltura é a strati , e non sempre nazionale ; lo straniero persiste dentro a noi ; le forme letterarie hanno tipi fissi ; una generazione fa il testo , altre parecchie fanno le note ; così si pensa e sente per riflesso , per reminiscenza o per fantasia ; così ne sfugge il senso reale della vita , si ottunde quella libertà di percezione e di attitudini che crea l ' umorismo ; e si riproduce il circolo vizioso ; gli scrittori umoristi non sorgono perché mancano le condizioni adatte , e queste non mutano perché mancano gli scrittori . Il difetto é alla radice ; poco sviluppato lo spirito di curiosità ; fioca la nota intima . L ' humour vuole l ' uno e l ' altra ; vuole il pensatore e l ' artista ; ma l ' arte e la scienza presso noi son divise tra loro e divise dalla vita ” ( vedi Arcoleo , op . cit . , pag . 94-95 ) . Ho citato il Machiavelli . Citerò , a questo proposito , un altro piccolo nostro che non ebbe quella “ libertà di atteggiamenti , di forma , di stile indispensabile all ' humour ” , a cui “ il Papato ... le accademie e le scuole impedirono la libertà politica , religiosa e scientifica ” , un insofferente d ' analisi , pedante in iscienza e retore in arte , uno che ebbe poco sviluppato lo spirito di curiosità , ecc . : Giordano Bruno , se permettete , academico di nulla academia , autore , tra l ' altro , dello Spaccio de la Bestia trionfante , della Cabala del Cavallo Pegaseo , dell ' Asino Cillenico e del Candelajo ; colui che ebbe per motto , come tutti sanno : In tristitia hilaris , in hilaritate tristis , che pare il motto dello stesso umorismo . E la candela di quel suo candelajo “ potrà chiarir alquanto certe ombre dell ' idee , le quali invero spaventano le bestie ” , dice egli stesso ; e dice anche : “ Considerate chi va , chi viene , che si fa , che si dice , come s ' intende , come si può intendere ; ché certo , contemplando quest ' azioni e discorsi umani col senso d ' Eraclito , o di Democrito , avrete occasion di molto o ridere o piangere ” . Per conto suo , l ' autore le ha contemplate col senso di Erarlito e di Democrito a un tempo . “ Qua Giordano parla per volgare , nomina liberamente , dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere ; non dice vergognoso quel che fa degno la natura ; non copre quel ch ' ella mostra aperto , chiama il pane pane , il vino vino , il piede piede , et altre parti di proprio nome ; dice il mangiare mangiare , il dormire dormire , il bere bere , e così gli altri atti naturali significa con proprio titolo ” . Questo , nella Epistola esplicatoria che precede lo Spaccio de la Bestia trionfante . Apriamo un po ' questo Spaccio e sentiamo che cosa Mercurio dice di Giove . Ecco qua : “ Ha ordinato che oggi a mezzogiorno doi meloni tra gli altri , nel melonajo di Fronzino , sieno perfettamente maturi : ma che non sieno colti se non tre giorni a presso , quando non saran giudicati buoni a mangiare . Vuole che al medesimo tempo de la iviuma che sta a le radici del monte di Cicala , in casa di Gioan Bruno , trenta iviomi sieno perfetti colti , e diecesette cadano scalmati in terra , quindici siano rosi da ' vermi ; che Nasta , moglie d ' Albenzio , mentre si vuole increspar li capegli de le tempie , vegna , per aver troppo scaldato il ferro , a bruciarsene cinquantasette , ma che non si scotte la testa , e per questa volta non biastemi quando sentirà il puzzo , ma con pazienza la passe ; che dal sterco del suo bove nascano dugento cinquanta doi scarafoni , de ' quali quattordici sieno calpestati e uccisi per il pie ' di Albenzio , vinti sei muojano di rinversato , vinti doi vivano in caverna , ottanta vadano in peregrinaggio per il cortile , quaranta doi si retirino a vivere sotto quel ceppo vicino a la porta , sedici vadano isvoltando le pallotte per dove meglio li vien comodo , il resto corra a la fortuna ... Che Ambrogio ne la centesima e duodecima spinta abbia spaccio et ispedito il negozio con la mogliera , e che non la ingravide per questa volta , ma ne l ' altra volta , con quel seme in cui si convertisce quel porro cotto che mangia al presente con sapa e pane miglio ” . E questo per dimostrare a Sofia che s ' inganna se pensa che ai celesti non sieno a cura così le cose minime , come le più grandi . Come si chiama questo ? Dice di sé Giordano nell ' Antiprologo del Candelajo : “ L ' autore , se voi lo conoscete , direste ch ' have una fisionomia smarrita ; par che sempre sia in contemplazione de le pene de l ' inferno ; par sia stato a la pressa , come le barrette ; un che ride , sol per far come fan gli altri . Per il più lo vedrete fastidito , restio e bizzarro : non si contenta di nulla , ritroso come un vecchio d ' ottant ' anni , fantastico come un cane ” . E Dedalo si chiama ” circa gli abiti dell ' intelletto ” nella proemiale epistola al De l ' infinito Universo et Mondi , e come Momo , dio del riso , s ' introduce nello Spaccio . “ Lo stile del Bruno , osserva nel suo studio mirabile su Tre commedie italiane nel Cinquecento il Graf ( vedi in Studii drammatici , Torino , Loescher , 1878; le tre commedie sono La Calandria , La Mandragola , Il Candelajo ) lo stile del Bruno è l ' immagine viva della mente onde muove . Ad un ' amplissima varietà di forme , di figurazioni e di processi , s ' accoppia in esso un ' efficacia impareggiabile . Pien di vitale fervore esso non si adagia ne ' simmetrici spartimenti retorici , ma si devolve per effluente , organica funzione . Di natura proteiforme , con pari agevolezza s ' adegua al più arduo pensiero della mente disquisitiva , e al più volgar sentimento di un ' anima abjetta . Le parole vi si affrontano in riscontri impensati , e dal cozzar loro erompe sfavillando nuova luce d ' idee . Esso è un vivo fermento di peregrini concetti , d ' immagini epifaniche , di clausole feconde . La lingua copiosa , proporzionata alla varietà e al numero delle cose che per essa si debbono significare , non conosce , o disprezza , i ritegni e le leggi dell ' accademica purità , e s ' impingua di elementi tratti così da ' ripositorii più augusti dell ' eloquenza classica , come dagli ultimi fondi della parlata vernacola . Un istrumento sì fatto era necessario ad un ingegno che , senza smarrire mai l ' equilibrio , trascorre tutti i gradi dell ' essere , dagli imi termini del reale ai supremi dell ' ideale . Sia che raffronti , e associi o sceveri i termini del pensiero , sia che narri o descriva , la virtù sua rimane sempre uguale a sé stessa ” ( Certe tropologie del Bruno sono di un ' efficacia senza pari ; così , quando di un inetto ragionatore dice che è venuto armato di parole e scommi che si muojono di fame e di freddo . Certe comparazioni scolpiscono , come là dove di due presuntuosi sapienti dice che l ' uno parea il conestabile de la gigantessa dell ' orco , l ' altro l ' amostante de la dea reputazione . Nella Cabala del Cavallo Pegaseo così è descritto Don Cocchiarone , mistiriarca filosofo : “ Don Cocchiarone pien d ' infinita e nobil meraviglia sen va per il largo de la sua sala , dove rimosso dal rude ed ignobil volgo , se la spasseggia , e rimenando or quinci or quindi de la litteraria sua toga le fimbrie , rimenando or questo or quell ' altro piede , rigettando or verso il destro or verso il sinistro fianco il petto , con il testo commento sotto l ' ascella , e con gesto di voler buttar quel pulce ch ' ha tra le due prime dita , in terra , con la rugata fronte cogitabondo , con erte ciglia et occhi arrotondati , in gesto d ' un uomo fortemente maravigliato , conchiudendola con un grave et enfatico sospiro , farà pervenire a l ' orecchio de ' circostanti questa sentenza : Hucusque alii Philosophi non pervenerunt ” ) . Le contradizioni innegabili che il Graf in questo suo studio scopre nella mente del filosofo panteista , per cui confessa di non intendere “ come si generi in essa il momento del riso ” si spiegano , secondo me , perfettamente con quell ' intimo e particolar processo psicologico in cui consiste appunto l ' umorismo e che implica per sé stesso queste e tant ' altre contradizioni . Del resto , il Graf stesso soggiunge : “ Può darsi che la contradizione tragga la origine da una certa disformità preesistente fra l ' intelletto e l ' indole da una parte , e fra la virtù apprensiva e la raziocinativa da un ' altra ” . Ma io non posso indugiarmi a discorrere su ogni scrittore che mi avvenga di nominare in questa rapida corsa . Debbo limitarmi a fuggevoli accenni , rimandando a miglior tempo uno studio compiuto e un ' antologia degli umoristi italiani , che qui , dato il mio compito , sarebbe fuor di luogo . Basterà porre in vista alcuni pochi nomi ; e due ne abbiamo già citati di sommi , e un terzo di più modesto scrittore , che fu di popolo e artigiano , uso , come disse egli stesso ” tutto il giorno a combattere con la forbice e con l ' ago : cose che se bene sono strumenti da donne , e le muse son donne , non si legge però ch ' elle fussino mai adoperate da loro ” : Giambattista Gelli , voglio dire , che nei giardini del Rucellai si pascolò di filosofia e diede fuori quella Circe e quei Capricci di Giusto Bottajo , che ripeto chi sa che capolavori d ' umorismo sembrerebbero , se scritti in inglese , da scrittore inglese . Ma sul serio , se son considerati umoristi in Inghilterra il Congreve , lo Steele , il Prior , il Gay , non troveremo noi nella letteratura nostra da contrapporre altri nomi di scrittori , che noi , per conto nostro , non ci siamo mai sognati di chiamare umoristi , anche del Settecento , e anche di due e di tre secoli innanzi ? Ma quanti bizzarri e gaj ingegni tra quei bajoni nostri del Cinquecento ! E il Cellini ? Sul serio , se ci vediamo porre innanzi The Dunciad del Pope , non abbiamo da prendere a piene mani , per seppellirla , tutta una letteratura , di cui sogliamo vergognarci , a cominciar dai Mattaccini del Caro ? Mancassero guerre d ' inchiostro tra i letterati nostri d ' ogni tempo , giù giù dai sonetti di Cecco Angiolieri contro Dante , all ' Atlantide di Mario Rapisardi ! Riso anche questo , sicuro , gajezza mala , umore , cioè fiele , collera fredda e secca , come la chiama Brunetto Latini , o malinconia nel senso originario della parola : la malinconia appunto dello Swift libellista . Penso al Franco , all ' Aretino e , più qua , a quel terribile monsignor Lodovico Sergardi . A questi soltanto ? Ma a ben più d ' uno è forza ch ' io riguardi , Il qual mi grida e di lontano accenna E priega ch ' io noi lasci nella penna , vedendo con quanta larghezza gli altri imbarchino scrittori su questo Narrenschiff dell ' umorismo ! Ma sì , perché no ? anche tu , Ortensio Lando , se pur volontariamente non pazzeggi come Bruto per aver diritto di vivere e di parlare con libertà , come disse Carlo Tenca ; monta anche tu , autore dei Paradossi e del Commentario delle cose mostruose d ' Italia e d ' altri luoghi , tu che , non foss ' altro , avesti il coraggio di dare ai tuoi dì dell ' animalaccio ad Aristotile . Io , per me , ti lascerei a terra con tutti gli altri , a terra col Doni , a terra col Boccalini , Tacito proconsolo nell ' isola di Lesbo , a terra col Dotti , a terra con tanti prima e dopo di te , il Caporali e il Lippi e il Passeroni ; ma non vorrei essere io solo così rigoroso , massime quando vedo dalla barca uno che ha il diritto di starvi , incontestabile , Lorenzo Sterne , far cenni e invitar quell ' ultimo dei nostri che ho nominati , a montarvi . E Alessandro Tassoni ? si deve lasciare a terra anche lui ? Nelle recenti feste in suo onore , parecchi han voluto veder stoffa d ' umorista vero in questo acuto e acerbo derisore , anzi disprezzatone del suo tempo . Se fosse inglese o tedesco , sarebbe già da un pezzo nella barca anche lui e degno di starvi a giudizio de ' savi universale . Siamo sempre lì : in che senso si deve intendere l ' umorismo ? L ' Arcoleo , su la fine della sua seconda conferenza , dichiara dì non essere incline a quella critica che , rispetto a forme letterarie , dispensa facilmente scomuniche e ostracismi ; e dice che non sono molto complesse le ragioni per le quali in Italia ebbe poca vita la forma umoristica , e che egli non vuol profanare quest ' argomento che merita studio speciale . Quali sieno queste ragioni molto complesse , che al lume degli stessi esempii recati dall ' Arcoleo appajono qua e là contradittorie , abbiamo già veduto : da noi non c ' è spirito d ' osservazione né intimità di stile , siamo pedanti e accademici , siamo scettici e indifferenti , non aspiriamo a nulla . Contro queste accuse , noi abbiamo citato parecchi nomi , che mai , neppure in un lampo , sono sorti in mente all ' Arcoleo . Una sola volta , parlando del Heine in fin di vita , che ride del suo dolore , pensa , per combinazione , al Leopardi che si sentiva anche lui “ un tronco che pena e vive ” e al Brighenti scriveva : “ Io sto qui deriso , sputacchiato , preso a calci da tutti , di maniera che se vi penso mi fa raccapricciare . Tuttavia mi avvezzo a ridere e ci riesco ” . Sì , ma “ restò lirico ” , osserva , “ l ' educazione classica non gli permise di essere umorista ! ” Ma scrisse anche certi dialoghi , se non c ' inganniamo , e certe altre prosette ... Restò lirico anche lì ? L ' educazione classica ... Ma almeno la tendenza romantica avrà permesso al Manzoni di essere umorista ? Che ! Il suo don Abbondio “ non aspira a nulla , litiga tra il dovere e la paura ; è ridicolo senz ' altro ” . Non è questo un modo abbastanza spiccio di giudicare e mandare ? Ma questo modo , veramente , tiene l ' Arcoleo dal principio alla fine delle due conferenze : l ' argomento è trattato così , a sprazzi , per sentenze inappellabili . Umorismo : fuoco d ' artifizio di scoppiettanti definizioni ; poi , prima fase : dubbio e scetticismo “ ridere del proprio pensiero ” Amleto ; seconda fase , lotta e adattamento “ ridere del proprio dolore ” Don Giovanni . E tra gli umoristi della prima fase son citati due francesi , Rabelais e Montaigne , e due inglesi , Swift e Sterne ; tra gli umoristi della seconda , due tedeschi , Richter e Heine , tre inglesi , Carlyle , Dickens , Thackeray e poi ... Marco Twain . Come si vede , nessun italiano . E dire che arriviamo fino a Marco Twain ! L ' Arcoleo conclude così : “ Lo spirito comico rimase avviluppato nell ' embrione della commedia dell ' arte o nella poesia dialettale ; e molto e ricco sviluppo ebbero invece e in poesia e in prosa , in poemi , novelle , romanzi e saggi , l ' ironia e la satira . Basta confondere con queste forme l ' humour , perché n ' esca giudizio opposto al mio , o perché io sembri esagerato e ingiusto . Non intendo parlare di tentativi o abbozzi ; si trovano facilmente in ogni storia artistica e di ogni forma : ma io non so vedere fra noi una letteratura umoristica e all ' uopo non avrei che a fare un paragone tra l ' Ariosto e Cervantes ” . Questo paragone l ' abbiamo fatto noi , e con un giudizio non opposto a quello ch ' egli avrebbe dato , se avesse fatto il paragone . Tra parentesi però , Cervantes - come Rabelais , come Montaigne è un latino ; e non crediamo che la Riforma propriamente in Spagna ... Lasciamo andare ! Veniamo in Italia . Noi non vogliamo affatto confondere lo spirito comico , l ' ironia , la satira con l ' umorismo : tutt ' altro ! Ma non si deve neanche confondere l ' umorismo vero e proprio con l ' humour inglese , cioè con quel tipico modo di ridere o umore che , come tutti gli altri popoli , hanno anche gl ' Inglesi . Non si pretenderà , che gl ' Italiani o i Francesi abbiano l ' humour inglese ; come non si può pretendere che gl ' Inglesi ridano a modo nostro o facciano dello spirito come i Francesi . L ' avranno magari fatto , qualche volta ; ma ciò non vuol dire . L ' umorismo vero e proprio è un ' altra cosa , ed è anche per gl ' Inglesi un ' eccentricità di stile . Basta confondere l ' una cosa e l ' altra - diciamo anche noi a nostra volta perché si venga a riconoscere una letteratura umoristica a un popolo e a negarla a un altro . Ma una letteratura umoristica si può avere a questo solo patto , cioè di far questa confusione ; e allora ogni popolo avrà la sua , assommando tutte le opere in cui questo tipico umore si esprime nei più bizzarri modi ; e noi potremmo cominciar la nostra , ad esempio , con Cecco Angiolieri , come gl ' Inglesi la cominciano col Chaucer , e non direi che la comincino bene , non per il valore del poeta , ma perché egli mostra di aver mescolato alla bevanda nazionale un po ' del vino che si vendemmia nel paese del sole . Altrimenti , una letteratura umoristica vera e propria non è possibile , presso nessun popolo : si possono avere umoristi , cioè pochi e rari scrittori in cui per natural disposizione avviene quel complicato e speciosissimo processo psicologico che si chiama umorismo . Quanti ne cita l ' Arcoleo ? Certamente , l ' umorismo nasce da uno speciale stato d ' animo , che può , più o meno , diffondersi . Quando un ' espressione d ' arte riesce a conquistare l ' attenzione del pubblico , questo si dà subito a pensare e a parlare e a scrivere secondo le impressioni che ne ha ricevuto ; di modo che quella espressione , sorta dapprima dalla particolare intuizione d ' uno scrittore , penetrata rapidamente nel pubblico , è poi da questo variamente trasformata e diretta . Così avvenne per il romanticismo , così per il naturalismo : diventarono le idee del tempo , quasi un ' atmosfera ideale ; e molti fecero per moda i romantici o i naturalisti , come molti per moda fecero gli umoristi in Inghilterra nel sec . ' XVIII , e molti furon degli umidi nel Cinquecento in Italia , e degli arcadi nel Settecento . Uno stato d ' animo si può creare in noi e divenir coerente o rimaner fittizio , secondo che risponda o no alla speciale fisionomia dell ' organismo psichico . Ma poi le idee del tempo mutano , cangia la moda , i pòmpili seguaci si mettono appresso ad altre navi . Chi resta ? Restano quei pochi , da contar su le dita , quei pochi che ebbero , primi , l ' intuizione straordinaria , o in cui quello speciale stato d ' animo divenne così coerente , che poteron creare un ' opera organica , resistente al tempo e alla moda . Sul serio poi l ' Arcoleo crede che nella nostra letteratura dialettale non ci sia altro che spirito comico ? Egli è siciliano , e certamente ha letto il Meli , e sa quanto sia ingiusto il giudizio di arcadia superiore dato della poesia di lui , che non fu sonata soltanto su la zampogna pastorale , ma ebbe anche tutte le corde della lira e si espresse in tutte le forme . Non c ' è vero e proprio umorismo in tanta parte della poesia del Meli ? Ma basterebbe citar soltanto La cutuliata per dimostrarlo ! Tic tic ... chi fu ? Cutuliata . E non c ' è umorismo , vero e proprio umorismo , in tanti e tanti sonetti del Belli ? E senza parlare delle figure del Maggi , il Giovannin Bongee , il Marchionn di gamb avert di Carlo Porta non son due capolavori d ' umorismo ? E , poiché si parla di tipi rimasti imperituri , il Monsù Travet del Bersezio , Il Nobilomo Vidal del Gallina ? E un altro scrittore dialettale abbiamo , finora quasi del tutto ignoto , grandissimo : umorista vero , se mai ce ne fu , e a farlo apposta meridionalissimo , di Reggio Calabria : Giovanni Merlino , rivelato or son parecchi anni , in una conferenza da Giuseppe Mantica ( vedi Giovanni Merlino , umorista , Napoli , Pierro , 1898 ) , suo conterraneo , che sarebbe stato anche lui un forte scrittore umorista se , nel breve corso della sua esistenza , la politica non lo avesse troppo presto distratto dalle lettere . Scrisse il Merlino i suoi libri per 55 lettori , che nomina uno per uno e divide in quattro categorie , imponendo a ciascuna di esse alcuni speciali obblighi in ricompensa del piacere loro procurato . Uno de ' suoi volumi , ancora tutti inediti , è detto : Miscellanea di varie cose sconnesse e piacevoli , “ fatta per coloro che , avendo poco cervello , vogliono istruirsi sul modo più acconcio per perderlo interamente ” ; gli altri sono Memorie utili ed inutili ai posteri , ossia la vita di Giovanni Merlino del quondam Antonino di Reggio , principiata a 27 decembre 1789 e proseguita fino al 1850 , composta di sette volumi . Vorrei poter citare per disteso il lungo Dialogo alla calabrese tra Domine Dio e Giovanni Merlino o il Conto con Domine Dio per dimostrare che umorista fosse il Merlino . Nell ' attesa che gli eredi lo rendano a tutti noto pubblicando i volumi , rimando alla pubblicazione che il Mantica fece di questi due impareggiabili Dialoghi , con la traduzione a fronte . Questo , per la letteratura dialettale . Non scopre poi sul serio altro che ironia e satira l ' Arcoleo negli scrittori italiani ? Io penso a un certo Socrate immaginario d ' un certo abbate del Settecento ; penso al Didimo chierico del Foscolo ; ad alcune volate in prosa del Baretti ; penso ai Promessi Sposi del Manzoni , tutto infuso di genuino umorismo ( vedi nella seconda parte la dimostrazione dell ' umorismo di don Abfiondio , che all ' Arcoleo sembra una figura ridicola o comica senz ' altro ) ; penso al Sant ' Ambrogio del Giusti , vera poesia umoristica , unica forse tra le tante satiriche o sentimentali ; penso a quei certi dialoghi e a quelle certe prosette del Leopardi ; penso all ' Asino e al Buco nel muro del Guerrazzi ; penso al Fanfulla del D ' Azeglio ; penso a Carlo Bini ; penso a quella tal cucina nel castello di Fratta delle Confessioni d ' un ottuagenario del Nievo ; penso a Camillo De Meis , al Revere ; e , poiché l ' Arcoleo arriva fino a Marco Twain , penso al Re umorista , al Demonio dello stile , all ' Altalena delle antipatie , al Pietro e Paola , a Scaricalasino , all ' Illustrissimo del Cantoni ; al Demetrio Pianelli del De Marchi ; penso ai poeti della scapigliatura lombarda e a tante note di schietto e profondo umorismo nelle liriche del Carducci e del Graf ; penso ai tanti personaggi umoristici che popolano i romanzi e le novelle del Fogazzaro , del Farina , del Capuana , del Fucini , e anche ad alcune opere di più giovani scrittori , da Luigi Antonio Villari all ' Albertazzi , al Panzini ... ed ecco , la Lanterna di Diogene di quest ' ultimo vorrei porre in una mano all ' Arcoleo e nell ' altra la candela del Candelajo del Bruno : son sicuro che parecchi scrittori umoristi scoprirebbe nella letteratura italiana antica e nuova . Parte seconda . ESSENZA , CARATTERI E MATERIA DELL ' UMORISMO I . Che cosa è l ' umorismo ? Se volessimo tener conto di tutte le risposte che si son date a questa domanda , di tutte le definizioni che autori e critici han tentato , potremmo riempire parecchie e parecchie pagine , e probabilmente alla fine , confusi tra tanti pareri e dispareri , non riusciremmo ad altro che a ripetere la domanda : - Ma , in somma , che cos ' è l ' umorismo ? Abbiamo già detto che tutti coloro , i quali , o di proposito o per incidenza , ne han parlato , in una cosa sola si accordano , nel dichiarare che è difficilissimo dire che cosa sia veramente , perché esso ha infinite varietà e tante caratteristiche che , a volerlo descrivere in generale , si rischia sempre di dimenticarne qualcuna . Questo è vero ; ma è vero altresì che da un pezzo ormai avrebbe dovuto capirsi che partire da queste caratteristiche non è la via migliore per arrivare a intendere la vera essenza dell ' umorismo , poiché sempre avviene che una se ne assuma per fondamentale , quella che si è riscontrata comune a parecchie opere o a parecchi scrittori studiati con predilezione ; di modo che tante definizioni si vengono infine ad avere dell ' umorismo , quante sono le caratteristiche riscontrate , e tutte naturalmente hanno una parte di vero , e nessuna è la vera . Certamente , dalla somma di tutte queste varie caratteristiche e delle conseguenti definizioni si può arrivare a comprendere , così , in generale , che cosa sia l ' umorismo ; ma se ne avrà sempre una conoscenza sommaria ed esteriore , appunto perché fondata su queste sommarie ed esteriori determinazioni . La caratteristica , ad esempio , di quella tale peculiar bonarietà o benevola indulgenza che scoprono alcuni nell ' umorismo , già definito dal Richter “ malinconia d ' un animo superiore che giunge a divertirsi finanche di ciò che lo rattrista ” , quel “ tranquillo , giocondo e riflesso sguardo su le cose ” , quel “ modo d ' accogliere gli spettacoli divertenti , che sembra , nella sua moderazione , soddisfare il senso del ridicolo e domandar perdono di ciò che v ' è di poco delicato in tal compiacimento ” , quella tale ” espansione degli spiriti dall ' interno all ' esterno incontrata e ritardata dalla corrente contraria d ' una specie di benevolenza pensosa ” , di cui parla il Sully nel suo Essai sur le rire ( Paris , Alcan , 1904 , pag . 276 ) , non si trovano in tutti gli umoristi . Alcuni di questi tratti , che al critico francese , e non a lui soltanto , pajono principali dell ' umorismo , si troveranno in alcuni , in altri no ; e in certuni anzi si troverà il contrario , come ad esempio nello Swift , che è malinconico nel senso originario della parola , cioè pieno di fiele ; e del resto noi vedremo un po ' più innanzi , parlando del don Abbondio del Manzoni , a che cosa in fondo si riduca quella peculiar bonarietà o simpatica indulgenza . Al contrario , quella “ acre disposizione a scoprire ed esprimere il ridicolo del serio e il serio del ridicolo umano ” , di cui parla il Bonghi , calzerà allo Swift e a umoristi al pari di lui beffardi e mordaci ; non calzerà ad altri ; né del resto , come osserva il Lipps , opponendosi alla teoria del Lazzarus , che considera anch ' esso l ' umorismo soltanto come una disposizione d ' animo , questo modo di considerarlo è compiuto . Né compiuto sarà quello del Hegel che lo dice “ attitudine speciale d ' intelletto e di animo onde l ' artista si pone lui stesso al posto delle cose ” , definizione che , a non porsi bene a guardare da quel solo lato da cui lo Hegel lo guarda , ha tutta l ' aria d ' un rebus . Caratteristiche più comuni , e però più generalmente osservate , sono la “ contradizione ” fondamentale , a cui si suol dare per causa principale il disaccordo che il sentimento e la meditazione scoprono o fra la vita reale e l ' ideale umano o fra le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e miserie , e per principale effetto quella tal perplessità tra il pianto e il riso ; poi lo scetticismo , di cui si colora ogni osservazione , ogni pittura umoristica , e in fine il suo procedere minuziosamente e anche maliziosamente analitico . Dalla somma , ripeto , di tutte queste caratteristiche e conseguenti definizioni si può arrivare a comprendere , così , in generale , che cosa sia l ' umorismo , ma nessuno negherà che non ne risulti una conoscenza troppo sommaria . Che se accanto ad alcune determinazioni affatto incompiute , come abbiamo veduto , altre ve ne sono indubbiamente più comuni , l ' intima ragione di esse non è poi veduta affatto con precisione né spiegata . Rinunzieremo noi a vederla con precisione e a spiegarla , accettando l ' opinione di Benedetto Croce che nel Jouurnal of comparative Literature ( fasc . III , 1903 ) dichiarò indefinibile l ' umorismo come tutti gli stati psicologici , e nel libro dell ' Estetica lo annoverò tra i tanti concetti dell ' estetica del simpatico ? . “ L ' indagine dei filosofi egli dice si è a lungo travagliata intorno a questi fatti , e specialmente intorno ad alcuni di essi , come , in prima linea , il comico , e poi il sublime , il tragico , l ' umoristico e il grazioso . Ma bisogna evitar l ' errore di considerarli come sentimenti speciali , note del sentimento , ammettendo così delle distinzioni e classi di sentimenti , laddove il sentimento organico per sé stesso non può dar luogo a classi ; e bisogna chiarire in che senso possano dirsi fatti misti . Essi dan luogo a concetti complessi , ossia di complessi di fatti , nei quali entrano sentimenti organici di piacere e dispiacere ( o anche sentimenti spirituali - organici ) , e date circostanze esterne che forniscono a quei sentimenti meramente organici o spirituali - organici un determinato contenuto . Il modo di definizione di questi concetti è il genetico : Posto l ' organismo nella situazione a , sopravvenendo la circostanza b , si ha il fatto c . Questo e simili processi non hanno col fatto estetico nessun contatto : salvo quello generale che tutti essi , in quanto costituiscono la materia o la realtà , possono essere rappresentati dall ' arte ; e l ' altro , accidentale , che in questi processi entrino talvolta dei fatti estetici , come nel caso dell ' impressione di sublime che può produrre l ' opera di un artista titano , di un Dante o di uno Shakespeare , o di quella comica del conato di un imbrattatele o di un imbrattacarte . Anche in questi casi il processo è estrinseco al fatto estetico : al quale non si lega se non il sentimento del piacere e dispiacere , del valore e disvalore estetico , del bello e del brutto ” . Innanzi tutto , perché sono indefinibili gli stati psicologici ? Saranno forse indefinibili per un filosofo , ma l ' artista , in fondo , non fa altro che definire e rappresentare stati psicologici . E poi se l ' umorismo è un processo o un fatto che dà luogo a concetti complessi , ossia complessi di fatti , come diventa poi esso un concetto ? Concetto sarà quello a cui l ' umorismo dà luogo , non l ' umorismo . Certamente se per fatto estetico deve intendersi quel che intende il Croce , tutto diviene estrinseco ad esso , non che questo processo . Ma noi abbiamo dimostrato altrove e anche nel corso di questo lavoro , che il fatto estetico non è né può essere quel che il Croce intende . E , del resto , che significa la concessione che “ questo e simili processi non hanno col fatto estetico nessun contatto , salvo quello generale che tutti essi , in quanto costituiscono la materia o la realtà , possono essere rappresentati dall ' arte ” ? L ' arte può rappresentare questo processo che dà luogo al concetto di umorismo . Ora , come potrò io , critico , rendermi conto di questa rappresentazione artistica , se non mi rendo conto del processo da cui risulta ? E in che consisterebbe allora la critica estetica ? “ Se un ' opera d ' arte , osserva il Cesareo nel suo saggio su La critica estetica appunto , ha da provocare uno stato d ' animo , appar manifesto che tanto più pieno sarà l ' effetto finale , quanto più intense e concordi vi coopereranno tutte le singole determinazioni . Anche in estetica la somma è in ragion delle poste . L ' esame di tutte a una a una le particolari espressioni ci darà la misura dell ' espressione totale . Or come la perfetta riproduzione d ' uno stato d ' animo , in cui per l ' appunto consiste la bellezza estetica , è un fatto emozionale che può risultare soltanto dalla somma d ' alcune rappresentazioni sentimentali , così l ' analisi psicologica d ' un ' opera di poesia è il necessario fondamento di qualsiasi valutazione estetica ” . Parlando di questo mio saggio su la sua rivista La Critica ( vol . VII , a . 1909 , pagg . 219-23 ) , il Croce , a proposito dello studio del Baldensperger Les definitions de l ' humour ( in Études d ' histoire littéraire , Paris , Hachette , 1907 ) , Si compiace di dire che il Baldensperger ricorda anche le ricerche del Cazamian , edite nella Revue germanique del 1906 : Pourquoi nous ne pouvons definir l ' humour , in cui l ' autore , seguace del Bergson , sostiene che l ' umorismo sfugge alla scienza , perché gli elementi caratteristici e costanti di esso sono in piccolo numero e sopra tutto negativi , laddove gli elementi variabili sono in numero indeterminato . Per cui , il compito della critica è di studiare il contenuto e il tono di ogni umore , e cioè , la personalità di ciascun umorista . Il ny a pas d ' humour , il ny a que des humouristes , dice il signor Baldensperger . E il Croce s ' affretta a concludere : La questione è così esaurita . Esaurita ? Torniamo e torneremo sempre a domandare come mai , se l ' umorismo non c ' è , né si sa , né si può dire che cosa sia , ci sieno poi scrittori , di cui si possa sapere e dire che sono umoristi . In base a che cosa si saprà e si potrà dire ? L ' umorismo non c ' è ; ci sono scrittori umoristi . Il comico non c ' è ; ci sono scrittori comici . Benissimo ! E se un tale , sbagliando , afferma che un tale scrittore umorista è un comico , come farò io a chiarirgli lo sbaglio , a dimostrargli che è un umorista e non un comico ? Il Croce pone innanzi la pregiudiziale metodica circa la possibilità di definire un concetto . Io gli pongo innanzi questo caso , e gli domando come potrebbe egli dimostrare , per esempio , all ' Arcoleo , il quale afferma che il personaggio di don Abbondio è comico , che invece no , quel personaggio è umoristico , se non avesse ben chiaro in mente che cosa sia e che debba intendersi per umorismo . Ma egli dice , in fondo , di non muover guerra alle definizioni , e che anzi il suo modo di rifiutarle tutte , filosoficamente , è l ' accettarle tutte , empiricamente . Anche la mia ; che del resto non è , né vuol essere una definizione , ma piuttosto la spiegazione di quell ' intimo processo che avviene , e che non può non avvenire , in tutti quegli scrittori che si dicono umoristi . L ' Estetica del Croce è così astratta e negativa , che applicarla alla critica non è assolutamente possibile , se non a patto di negarla di continuo , com ' egli stesso fa , accettando questi così detti concetti empirici che , cacciati dalla porta , gli rientrano dalla finestra . Ah , una bella soddisfazione , la filosofia ! II Vediamo dunque , senz ' altro , qual è il processo da cui risulta quella particolar rappresentazione che si suoi chiamare umoristica ; se questa ha peculiari caratteri che la distinguono , e da che derivano : se vi è un particolar modo di considerare il mondo , che costituisce appunto la materia e la ragione dell ' umorismo . Ordinariamente , ho già detto altrove ( vedi nel mio volume già citato Arte e scienza il saggio Un critico fantastico ) , e qui m ' è forza ripetere l ' opera d ' arte è creata dal libero movimento della vita interiore che organa le idee e le immagini in una forma armoniosa , di cui tutti gli elementi han corrispondenza tra loro e con l ' idea - madre che le coordina . La riflessione , durante la concezione , come durante l ' esecuzione dell ' opera d ' arte , non resta certamente inattiva : assiste al nascere e al crescere dell ' opera , ne segue le fasi progressive e ne gode , raccosta i varii elementi , li coordina , li compara . La coscienza non rischiara tutto lo spirito ; segnatamente per l ' artista essa non è un lume distinto dal pensiero , che permetta alla volontà di attingere in lei come in un tesoro d ' immagini e d ' idee . La coscienza , in somma , non è una potenza creatrice , ma lo specchio interiore in cui il pensiero si rimira ; si può dire anzi ch ' essa sia il pensiero che vede sé stesso , assistendo a quello che esso fa spontaneamente . E , d ' ordinario , nell ' artista , nel momento della concezione , la riflessione si nasconde , resta , per casi dire , invisibile : è , quasi , per l ' artista una forma del sentimento . Man mano che l ' opera si fa , essa la critica , non freddamente , come farebbe un giudice spassionato , analizzandola ; ma d ' un tratto , mercé l ' impressione che ne riceve . Questo , ordinariamente . Vediamo adesso se , per la natural disposizione d ' animo di quegli scrittori che si chiamano umoristi e per il particolar modo che essi hanno di intuire e di considerar gli uomini e la vita , questo stesso procedimento avviene nella concezione delle loro opere ; se cioè la riflessione vi tenga la parte che abbiamo or ora descritto , o non vi assuma piuttosto una speciale attività . Ebbene , noi vedremo che nella concezione di ogni opera umoristica , la riflessione non si nasconde , non resta invisibile , non resta cioè quasi una forma del sentimento , quasi uno specchio in cui il sentimento si rimira ; ma gli si pone innanzi , da giudice ; lo analizza , spassionandosene ; ne scompone l ' immagine ; da questa analisi però , da questa scomposizione , un altro sentimento sorge o spira : quello che potrebbe chiamarsi , e che io difatti chiamo il sentimento del contrario . Vedo una vecchia signora , coi capelli ritinti , tutti unti non si sa di quale orribile manteca , e poi tutta goffamente imbellettata e parata d ' abiti giovanili . Mi metto a ridere . Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere . Posso così , a prima giunta e superficialmente , arrestarmi a questa impressione comica . Il comico è appunto un avvertimento del contrario . Ma se ora interviene in me la riflessione , e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo , ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s ' inganna che , parata così , nascondendo così le rughe e la canizie , riesca a trattenere a sé l ' amore del marito molto più giovane di lei , ecco che io non posso più riderne come prima , perché appunto la riflessione , lavorando in me , mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento , o piuttosto , più addentro : da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario . Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l ' umoristico . “ Signore , signore ! oh ! signore , forse , come gli altri , voi stimate ridicolo tutto questo ; forse vi annojo raccontandovi questi stupidi e miserabili particolari della mia vita domestica : ma per me non è ridicolo , perché io sento tutto ciò ... ” Così grida Marmeladoff nell ' osteria , in Delitto e Castigo del Dostojevski , a Raskolnikoff tra le risate degli avventori ubriachi . E questo grido è appunto la protesta dolorosa ed esasperata d ' un personaggio umoristico contro chi , di fronte a lui , si ferma a un primo avvertimento superficiale e non riesce a vederne altro che la comicità . Ed ecco qua un terzo esempio , che per la sua lampante chiarezza , si potrebbe dir tipico . Un poeta , il Giusti , entra un giorno nella chiesa di Sant ' Ambrogio a Milano , e vi trova un pieno di soldati , Di que ' soldati settentrionali , Come sarebbe boemi e croati , Messi qui nella vigna a far da pali ... Il suo primo sentimento è d ' odio : quei soldatacci ispidi e duri son lì a ricordargli la patria schiava . Ma ecco levarsi nel tempio il suono dell ' organo : poi quel cantico tedesco lento lento , D ' un suono grave , flebile , solenne che è preghiera e pare lamento . Ebbene , questo suono determina a un tratto una disposizione insolita nel poeta , avvezzo a usare il flagello della satira politica e civile : determina in lui la disposizione propriamente umoristica : cioè , lo dispone a quella particolar riflessione che , spassionandosi del primo sentimento , dell ' odio suscitato dalla vista di quei soldati ; genera appunto il sentimento del contrario . Il poeta ha sentito nell ' inno la dolcezza amara Dei canti uditi da fanciullo : il core , Che da voce domestica gl ' impara , Ce li ripete i giorni del dolore . Un pensier mesto della madre cara , Un desiderio di pace e d ' amore , Uno sgomento di lontano esilio ... E riflette che quei soldati , strappati ai loro tetti da un re pauroso , A dura vita , a dura disciplina , Muti , derisi , solitari stanno , Strumenti ciechi d ' occhiuta rapina , Che lor non tocca e che forse non sanno . Ed ecco il contrario dell ' odio di prima : Povera gente ! lontana da ' suoi , In un paese qui che le vuol male ... Il poeta è costretto a fuggir dalla chiesa perché Qui , se non fuggo , abbraccio un caporale , Colla su ' brava mazza di nocciuolo Duro e piantato li come un piuolo . Notando questo , avvertendo cioè questo sentimento del contrario che nasce da una speciale attività della riflessione , io non esco affatto dal campo della critica estetica e psicologica . L ' analisi psicologica di questa poesia è il necessario fondamento della valutazione estetica di essa . Io non posso intenderne la bellezza , se non intendo il processo psicologico da cui risulta la perfetta riproduzione di quello stato d ' animo che il poeta voleva suscitare , nella quale consiste appunto la bellezza estetica . Vediamo ora un esempio più complesso , nel quale la speciale attività della riflessione non si scopre casi a prima giunta ; prendiamo un libro di cui abbiamo già discorso : il Don Quijote del Cervantes . Vogliamo giudicarne il valore estetico . Che faremo ? Dopo la prima lettura e la prima impressione che ne avremo ricevuto , terremo conto anche qui dello stato d ' animo che l ' autore ha voluto suscitare . Qual è questo stato d ' animo ? Noi vorremmo ridere di tutto quanto c ' è di comico nella rappresentazione di questo povero alienato che maschera della sua follia sé stesso e gli altri e tutte le cose ; vorremmo ridere , ma il riso non ci viene alle labbra schietto e facile ; sentiamo che qualcosa ce lo turba e ce l ' ostacola ; è un senso di commiserazione , di pena e anche d ' ammirazione , si , perché se le eroiche avventure di questo povero hidalgo sono ridicolissime , pur non v ' ha dubbio che egli nella sua ridicolaggine è veramente eroico . Noi abbiamo una rappresentazione comica , ma spira da questa un sentimento che ci impedisce di ridere o ci turba il riso della comicità rappresentata ; ce lo rende amaro . Attraverso il comico stesso , abbiamo anche qui il sentimento del contrario . L ' autore l ' ha destato in noi perché s ' è destato in lui , e noi ne abbiamo già veduto le ragioni . Ebbene , perché non si scopre qui la speciale attività della riflessione ? Ma perché essa frutto della tristissima esperienza della vita , esperienza che ha determinato la disposizione umoristica nel poeta s i era già esercitata sul sentimento di lui , su quel sentimento che lo aveva armato cavaliere della fede a Lepanto . Spassionandosi di questo sentimento e ponendovisi contro , da giudice , nella oscura carcere della Mancha , ed analizzandolo con amara freddezza , la riflessione aveva già destato nel poeta il sentimento del contrario , e frutto di esso è appunto il Don Quijote : è questo , sentimento del contrario oggettivato . Il poeta non ha rappresentato la causa del processo come il Giusti nella sua poesia ne ha rappresentato soltanto l ' effetto , e però il sentimento del contrario spira attraverso la comicità della rappresentazione ; questa comicità è frutto del sentimento del contrario generato nel poeta dalla speciale attività della riflessione sul primo sentimento tenuto nascosto . Ora , che bisogno ho io d ' assegnare un qualsiasi valore etico a questo sentimento del contrario , come fa Theodor Lipps nel suo libro Komik und Humor ? Cioè intendiamoci bene al Lipps veramente non si affaccia mai questo sentimento del contrario . Egli , da un canto , non vede che una specie di meccanismo così del comico come dell ' umore : quello stesso che il Croce nella sua Estetica cita come un esempio di spiegazione accettabile di siffatti “ concetti ” : “ Posto l ' organismo nella situazione a , sopravvenendo la circostanza b , si ha il fatto c ” . E , dall ' altro canto , s ' impaccia di continuo di valori etici , poiché per lui ogni godimento artistico ed estetico in genere è godimento di qualcosa che ha valore etico : non già come elemento di un complesso , ma come oggetto dell ' intuizione estetica . E tira continuamente in ballo il valore etico della personalità umana , e parla di positivo umano e di negazione di esso . Egli dice : “ Dass durch die Negation , , die am positiv Menschlichen geschieht , dies positiv Menschliche uns näher gebracht , in seinem Wert offenbarer und fühlbarer gemacht wird , darin besteht , wie wir sahen , das allgemeinste Wesen der Tragik . Ebendarin besteht auch das allgemeinste Wesen des Humors . Nur dass hier die Negation anderer Art ist als dort , nämlich komische Negation . Ich sagte vom Naivkomischen , dass es auf dem Wege liege von der Komik zum Humor . Dies heisst nicht : die naive Komik ist Humor . Vielmehr ist auchhier die Komik als solche das Gegenteil des Humors . Die naive Komik entsteht , indem das vom Standpunkte der naiven Persönlichkeit aus Berechtigte , Gute , Kluge von unserem Standpunkte aus im gegenteiligen Lichte erscheint . Der Humor entsteht umgekehrt , indem jenes relativ Berechtigte , Gute , Kluge aus dem Prozess der komischen Vernichtung wiederum emportaucht , und nun erst recht in seinem Werte einleuchtet und genossen wird ” . E poco più oltre : “ Der eigentliche Grund und Kern des Humors ist überall und jederzeit das relativ Gute , Schöne , Vernünftige , das auch da sich findet , wo es nach unseren gewöhnlichen Begriffen nicht vorhanden , ja geflissentlich negiert erscheint ” . Dice anche : “ in der Komik nicht nur das Komische in nichts zergeht , sondern auch wir in gewisser Weise , mit unserer Erwartung , unserem Glauben an eine Erhabenheit oder Grösse , den Regeln oder Gewohnheiten unserer Denkens u . s . w . " zu nichte " werden . Über dieses eigene Zunichtewerden erhebt sich der Humor . Dieser Humor , der Humor , den wir angesichts des Komischen haben , besteht schliesslich ebenso wie derjenige , den der Träger des bewusst humoristischen Geschehens hat , in der Geistesfreiheit , der Gewissheit des eigenen Selbst und des Vernünftigen , Guten und Erhabenen in der Welt , die bei aller objektiven und eigenen Nichtigkeit bestehen bleibt , oder eben darin zur Geltung kommt ” . Ma è poi costretto a riconoscere egli stesso che “ nicht jeder Humor diese höchste Stufe erreicht ” e che vi ha “ neben dem versöhnten , einen entzweiten Humor ” . Ma che bisogno ho io , ripeto , di dare un qualsiasi valore etico a quello che ho chiamato il sentimento del contrario , o di determinarlo a priori in alcun modo ? Esso si determinerà da sé , volta per volta , secondo la personalità del poeta o l ' oggetto della rappresentazione . Che importa a me , critico estetico , di sapere in chi o dove stia la ragion relativa e il giusto e il bene ? Io non voglio né debbo uscire dal campo della fantasia pura : Io mi pongo dinanzi qualunque rappresentazione artistica , e mi propongo soltanto di giudicarne il valore estetico . Per questo giudizio , ho bisogno innanzi tutto di sapere lo stato d ' animo che quella rappresentazione artistica vuol suscitare : lo saprò dall ' impressione che ne ho ricevuto . Questo stato d ' animo , ogni qual volta mi trovo innanzi a una rappresentazione veramente umoristica , è di perplessità : io mi sento come tenuto tra due : vorrei ridere , rido , ma il riso mi è turbato e ostacolato da qualcosa che spira dalla rappresentazione stessa . Ne cerco la ragione . Per trovarla , non ho affatto bisogno di sciogliere l ' espressione fantastica in un rapporto etico , di tirare in ballo il valore etico della personalità umana e via dicendo . Trovo questo sentimento del contrario , qualunque esso sia , che spira in tanti modi dalla rappresentazione stessa , costantemente in tutte le rappresentazioni che soglio chiamare umoristiche . Perché limitarne eticamente la causa , oppure astrattamente , attribuendola , ad esempio , al disaccordo che il sentimento e la meditazione scoprono fra la vita reale e l ' ideale umano o fra le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e miserie ? Nascerà anche da questo , come da tantissime altre cause indeterminabili a priori . A noi preme soltanto accertare che questo sentimento del contrario nasce , e che nasce da una speciale attività che assume nella concezione di siffatte opere d ' arte la riflessione . III Teniamoci a questo ; seguiamo questa attività speciale della riflessione , e vediamo se essa non ci spiega a una a una le varie caratteristiche , che si possono riscontrare in ogni opera umoristica . Abbiamo detto che , ordinariamente , nella concezione d ' un ' opera d ' arte , la riflessione è quasi una forma del sentimento , quasi uno specchio in cui il sentimento si rimira . Volendo seguitar quest ' immagine , si potrebbe dire che , nella concezione umoristica , la riflessione è , sì , come uno specchio , ma d ' acqua diaccia , in cui la fiamma del sentimento non si rimira soltanto , ma si tuffa e si smorza : il friggere dell ' acqua è il riso che suscita l ' umorista ; il vapore che n ' esala è la fantasia spesso un po ' fumosa dell ' opera umoristica . A questo mondo c ' è giustizia finalmente ! grida Renzo , il promesso sposo , appassionato e rivoltato . Tant ' è vero che un uomo sopraffatto dal dolore non sa più quel che si dica , commenta il Manzoni . Ecco la fiamma là del sentimento , che si tuffa qua e si smorza nell ' acqua diaccia della riflessione . La riflessione , assumendo quella sua speciale attività , viene a turbare , a interrompere il movimento spontaneo che organa le idee e le immagini in una forma armoniosa . E stato tante volte notato che le opere umoristiche sono scomposte , interrotte , intramezzate di continue digressioni . Anche in un ' opera così armonica nel suo complesso come I Promessi Sposi , è stato notato qualche difetto di composizione , una soverchia minuzia qua e là e il frequente interrompersi della rappresentazione o per richiami al famoso Anonimo o per l ' arguta intrusione dell ' autore stesso . Questo , che ai critici nostri è sembrato un eccesso per un verso , un difetto per l ' altro , è poi la caratteristica più evidente di tutti i libri umoristici . Basta citare il Tristram Shandy dello Sterne , che è tutto quanto un viluppo di variazioni e digressioni , non ostante che l ' autobiografo si proponga di narrar tutto ab ovo , punto per punto , e cominci dall ' alvo di sua madre e dalla pendola che il signor Shandy padre soleva puntualmente caricare . Ma se questa caratteristica è stata notata , non se ne son vedute chiaramente le ragioni . Questa scompostezza , queste digressioni , queste variazioni non derivano già dal bizzarro arbitrio o dal capriccio degli scrittori , ma sono appunto necessaria e inovviabile conseguenza del turbamento e delle interruzioni del movimento organatore delle immagini per opera della riflessione attiva , la quale suscita un ' associazione per contrarci : le immagini cioè , anziché associate per similazione o per contiguità , si presentano in contrasto : ogni immagine , ogni gruppo d ' immagini desta e richiama le contrarie , che naturalmente dividono lo spirito , il quale , irrequieto , s ' ostina a trovare o a stabilir tra loro le relazioni più impensate . Ogni vero umorista non è soltanto poeta , è anche critico , ma si badi - un critico sui generis , un critico fantastico : e dico fantastico non solamente nel senso di bizzarro o di capriccioso , ma anche nel senso estetico della parola , quantunque possa sembrare a prima giunta una contradizione in termini . Ma è proprio così ; e però ho sempre parlato di una speciale attività della riflessione . Questo apparirà chiaro quando si pensi che se , indubbiamente , una innata o ereditata malinconia , le tristi vicende , un ' amara esperienza della vita , o anche un pessimismo o uno scetticismo acquisito con lo studio e con la considerazione su le sorti dell ' umana esistenza , sul destino degli uomini , ecc . possono determinare quella particolar disposizione d ' animo che si suol chiamare umoristica , questa disposizione poi , da sola , non basta a creare un ' opera d ' arte . Essa non è altro che il terreno preparato : l ' opera d ' arte è il germe che cadrà in questo terreno , e sorgerà , e si svilupperà nutrendosi dell ' umore di esso , togliendo cioè da esso condizione e qualità . Ma la nascita e lo sviluppo di questa pianta debbono essere spontanei . Apposta il germe non cade se non nel terreno preparato a riceverlo , ove meglio cioè può germogliare . La creazione dell ' arte è spontanea : non è composizione esteriore , per addizione d ' elementi di cui si siano studiati i rapporti : di membra sparse non si compone un corpo vivo , innestando , combinando . Un ' opera d ' arte , in somma , è , in quanto è ” ingenua ” ; non può essere il risultato della riflessione cosciente . La riflessione , dunque , di cui io parlo , non è un ' opposizione del cosciente verso lo spontaneo ; è una specie di projezione della stessa attività fantastica : nasce dal fantasma , come l ' ombra dal corpo ; ha tutti i caratteri della “ ingenuità ” o natività spontanea ; è nel germe stesso della creazione , e spira in fatti da essa ciò che ho chiamato il sentimento del contrario . Ben per questo ho soggiunto che l ' umorismo potrebbe dirsi un fenomeno di sdoppiamento nell ' atto della concezione . La concezione dell ' opera d ' arte non è altro , in fondo , che una forma dell ' organamento delle immagini . L ' idea dell ' artista non è un ' idea astratta ; è un sentimento , che divien centro della vita interiore , si impadronisce dello spirito , l ' agita e , agitandolo , tende a crearsi un corpo d ' immagini . Quando un sentimento scuote violentemente lo spirito , d ' ordinario , si svegliano tutte le idee , tutte le immagini che son con esso in accordo : qui , invece , per la riflessione inserta nel germe del sentimento , come un vischio maligno , si sveglian le idee e le immagini in contrasto . E la condizione , è la qualità che prende il germe , cadendo nel terreno che abbiamo più su descritto : gli s ' inserisce il vischio della riflessione ; e la pianta sorge e si veste d ' un verde estraneo e pur con essa connaturato . A questo punto si fa avanti il Croce con tutta la forza della sua logica raccolta in un cosicché , per inferire da quanto ho detto più su , ch ' io contrappongo arte e umorismo . E si domanda : “ Vuol egli dire che l ' umorismo non è arte , o che esso è più che arte ? E , in questo caso , che cosa è mai ? Riflessione sull ' arte , e cioè critica d ' arte ? Riflessione sulla vita , e cioè filosofia della vita ? O una forma sui generis dello spirito , che i filosofi , finora , non hanno conosciuta ? Il P . , se l ' ha scoperta lui , avrebbe dovuto , a ogni modo , dimostrarla , assegnarle un posto , dedurla e farne intendere la connessione con le altre forme dello spirito . Il che non ha fatto , limitandosi ad affermare che l ' umorismo è l ' opposto dell ' arte ” . Io mi guardo attorno sbalordito . Ma dove , ma quando mai ho affermato questo ? Qui sta tra due : o io non so scrivere , o il Croce non sa leggere . Come c ' entra la riflessione sull ' arte che è critica d ' arte , e la riflessione sulla vita che è filosofia della vita ? Io ho detto che ordinariamente , in generale , nella concezione d ' un ' opera d ' arte , cioè mentre uno scrittore la concepisce , la riflessione ha un ufficio che ho cercato di determinare , per poi venire a determinare quale speciale attività essa assuma , non già sull ' opera d ' arte , ma in quella speciale opera d ' arte che si chiama umoristica . Ebbene , perciò l ' umorismo non è arte , o è più che arte ? Chi lo dice ? Lo dice lui , il Croce , perché vuol dirlo , non perché io non mi sia espresso chiaramente , dimostrando . che è arte con questo particolar carattere , e chiarendo da che cosa le provenga , cioè da questa speciale attività della riflessione , la quale scompone l ' immagine creata da un primo sentimento per far sorgere da questa scomposizione e presentarne un altro contrario , come appunto s ' è veduto dagli esempii recati e da tutti gli altri che avrei potuto recare , esaminando a una a una le più celebrate opere umoristiche . Non vorrei ammettere un ' ipotesi quanto mai ingiuriosa per il Croce , che cioè egli creda che un ' opera d ' arte si componga come un qualunque pasticcio con tanto d ' uova , tanto di farina , tanto di questo o di quell ' altro ingrediente , che si potrebbe anche mettere o lasciar fuori . Ma pur troppo mi vedo costretto da lui stesso ad ammettere una siffatta ipotesi , quand ' egli “ per farmi toccare con mano che l ' umorismo come arte non si può distinguere dalla restante arte ” pone questi due casi circa alla riflessione , di cui io secondo lui vorrei fare carattere distintivo dell ' arte umoristica , quasi che fosse lo stesso dire così , in generale , la riflessione e parlare com ' io faccio , d ' una speciale attività della riflessione , più come processo intimo , immancabile nell ' atto della concezione e della creazione di tali opere , che come carattere distintivo che per forza debba mostrarsi . Ma lasciamo andare . Pone , dicevo , questi due casi : che cioè , la riflessione “ o entra come componente nella materia dell ' opera dell ' arte e , in questo caso , tra l ' umorismo e la commedia ( o la tragedia o la lirica , e via dicendo ) , non vi ha differenza alcuna , giacché in tutte le opere d ' arte entra , o può entrare , il pensiero e la riflessione ; ovvero rimane estrinseca all ' opera d ' arte , e allora si avrà critica e non mai arte , e neppure arte umoristica ” . È chiaro . Il pasticcio ! Recipe : tanto di fantasia , tanto di sentimento , tanto di riflessione ; impasta e avrai una qualunque opera d ' arte , perché nella composizione di una qualunque opera d ' arte possono entrare tutti quegli ingredienti , e anche altri . Ma domando io : come c ' entra questo pasticcio , questa composizione d ' elementi come materia dell ' opera d ' arte , qualunque e comunque sia , con quello che io ho detto più su e che ho fatto vedere , punto per punto , parlando per esempio del Sant ' Ambrogio del Giusti , quando ho mostrato come la riflessione , inserendosi come un vischio nel primo sentimento del poeta , che è d ' odio verso quei soldatacci stranieri , generò a poco a poco il contrario del sentimento di prima ? E forse perché questa riflessione , sempre vigile e specchiante in ogni artista durante la creazione , non segue qua il primo sentimento , ma a un certo punto gli s ' oppone , diventa perciò estrinseca all ' opera d ' arte , diventa perciò critica ? Io parlo d ' una attività intrinseca della riflessione , e non della riflessione come materia componente dell ' opera d ' arte . È chiaro ! E non è credibile che il Croce non l ' intenda . Non vuole intenderlo . E ne è prova quel suo voler far credere che siano imprecise le mie distinzioni e che io le ripeta e le modifichi e le temperi di continuo e che , quando altro non sappia , ricorra alle immagini ; mentre invece negli esempii ch ' egli cita di queste mie pretese ripetizioni e modificazioni e soccorrevoli immagini , sfido chiunque a scoprire il minimo disaccordo , la minima modificazione , il minimo temperamento della prima asserzione , e non piuttosto una più chiara spiegazione , una più precisa immagine ; sfido chiunque a riconoscere con lui il mio imbarazzo , poiché i concetti , a suo dire , mi si sformano tra mano quando li prendo per porgerli altrui . Tutto questo è veramente pietoso . Ma tanto può sul Croce ciò che una volta egli s ' è lasciato dire : che cioè dell ' umorismo non si debba , né si possa parlare . Andiamo avanti . IV Per spiegarci la ragione del contrasto tra la riflessione e il sentimento , dobbiamo penetrar nel terreno in cui il germe cade , voglio dire nello spirito dello scrittore umorista . Che se la disposizione umoristica per sé sola non basta , perché ci vuole il germe della creazione , questo germe poi si nutre dell ' umore che trova . Lo stesso Lipps che vede tre modi d ' essere dell ' umore , cioè : a ) l ' umore , come disposizione , o modo di considerar le cose ; b ) l ' umore , come rappresentazione ; c ) l ' umore obiettivo ; conclude poi che in verità l ' umore è soltanto in chi lo ha : soggettivismo e oggettivismo non sono altro che un diverso atteggiamento dello spirito nell ' atto della rappresentazione . La rappresentazione cioè dell ' umore , che è sempre in chi lo ha , può essere atteggiata in due modi : subiettivamente od obiettivamente . Quei tre modi d ' essere si presentano al Lipps perché egli limita e determina eticamente la ragione dell ' umorismo , il quale è per lui , come abbiamo già veduto , superamento del comico attraverso il comico stesso . Sappiamo che cosa egli intenda per superamento . Io , secondo lui , ho umore , quando : “ ich selbst bin der Erhabene , der sich Behauptende , der Träger des Vernünftigen oder Sittlichen . Als dieser Erhabene , oder im Lichte dieses Erhabenen betrachte ich die Welt . Ich finde in ihr Komisches und gehe betrachtend in die Komik ein . Ich gewinne aber schliesslich mich selbst , oder das Erhabene in mir , erhöht , befestigt , gesteigert wieder ” . Ora questa per noi è una considerazione assolutamente estranea , prima di tutto , e poi anche unilaterale . Togliendo alla formula il valore etico , l ' umorismo poi con essa riman considerato , se mai , nel suo effetto , non nella causa . Per noi tanto il comico quanto il suo contrario , sono nella disposizione d ' animo stessa ed insiti nel processo che ne risulta . Nella sua anormalità , non può esser che amaramente comica la condizione d ' un uomo che si trova ad esser sempre quasi fuori di chiave , ad essere a un tempo violino e contrabbasso ; d ' un uomo a cui un pensiero non può nascere , che subito non gliene nasca un altro opposto , contrario ; a cui per una ragione ch ' egli abbia di dir sì , subito un ' altra e due e tre non ne sorgano che lo costringono a dir no ; e tra il sì e il no lo tengan sospeso , perplesso , per tutta la vita ; d ' un uomo che non può abbandonarsi a un sentimento , senza avvertir subito qualcosa dentro che gli fa una smorfia e lo turba e lo sconcerta e lo indispettisce . Questo stesso contrasto , che è nella disposizione dell ' animo , si scorge nelle cose e passa nella rappresentazione . È una speciale fisionomia psichica , a cui è assolutamente arbitrario attribuire una causa determinante ; può esser frutto d ' una esperienza amara della vita e degli uomini , d ' una esperienza che se , da un canto , non permette più al sentimento ingenuo di metter le ali e di levarsi come un ' allodola perché lanci un trillo nel sole , senza ch ' essa la trattenga per la coda nell ' atto di spiccare il volo , dall ' altro induce a riflettere che la tristizia degli uomini si deve spesso alla tristezza della vita , ai mali di cui essa è piena e che non tutti sanno o possono sopportare ; induce a riflettere che la vita , non avendo fatalmente per la ragione umana un fine chiaro e determinato , bisogna che , per non brancolar nel vuoto , ne abbia uno particolare , fittizio , illusorio , per ciascun uomo , o basso o alto ; poco importa , giacché non è , né può essere il fine vero , che tutti cercano affannosamente e nessuno trova , forse perché non esiste . Quel che importa è che si dia importanza a qualche cosa , e sia pur vana : varrà quanto un ' altra stimata seria , perché in fondo né l ' una né l ' altra daranno soddisfazione : tanto è vero che durerà sempre ardentissima la sete di sapere , non si estinguerà mai la facoltà di desiderare , e non è detto pur troppo che nel progresso consista la felicità degli uomini . Tutte le finzioni dell ' anima , tutte le creazioni del sentimento vedremo esser materia dell ' umorismo , vedremo cioè la riflessione diventar come un demonietto che smonta il congegno d ' ogni immagine , d ' ogni fantasma messo su dal sentimento ; smontarlo per veder com ' è fatto ; scaricarne la molla , e tutto il congegno striderne , convulso . Può darsi che questo faccia talvolta con quella simpatica indulgenza di cui parlan coloro che vedono soltanto un umorismo bonario . Ma non c ' è da fidarsene , perché se la disposizione umoristica ha talvolta questo di particolare , cioè questa indulgenza , questo compatimento o anche questa pietà , bisogna pensare che esse son frutto della riflessione che si è esercitata sul sentimento opposto ; sono un sentimento del contrario nato dalla riflessione su quei casi , su quei sentimenti , su quegli uomini , che provocano nello stesso tempo lo sdegno , il dispetto , l ' irrisione dell ' umorista , il quale è tanto sincero in questo dispetto , in questa irrisione , in questo sdegno , quanto in quell ' indulgenza , in quel compatimento , in quella pietà . Se così non fosse , si avrebbe non più l ' umorismo vero e proprio , ma l ' ironia , che deriva come abbiamo veduto da una contradizione soltanto verbale , da un infingimento retorico , affatto contrario alla natura dello schietto umorismo . Ogni sentimento , ogni pensiero , ogni moto che sorga nell ' umorista si sdoppia subito nel suo contrario : ogni sì in un no , che viene in fine ad assumere lo stesso valore del sì . Magari può fingere talvolta l ' umorista di tenere soltanto da una parte : dentro intanto gli parla l ' altro sentimento che pare non abbia il coraggio di rivelarsi in prima ; gli parla e comincia a muovere ora una timida scusa , ora un ' attenuante , che smorzano il calore del primo sentimento , ora un ' arguta riflessione che ne smonta la serietà e induce a ridere . Così avviene che noi dovremmo tutti provar disprezzo e indignazione per don Abbondio , per esempio , e stimar ridicolissimo e spesso un matto da legare Don Quijote ; eppure siamo indotti al compatimento , finanche alla simpatia per quello , e ad ammirare con infinita tenerezza le ridicolaggini di questo , nobilitate da un ideale così alto e puro . Dove sta il sentimento del poeta ? Nel disprezzo o nel compatimento per don Abbondio ? Il Manzoni ha un ideale astratto , nobilissimo della missione del sacerdote su la terra , e incarna questo ideale in Federigo Borromeo . Ma ecco la riflessione , frutto della disposizione umoristica , suggerire al poeta che questo ideale astratto soltanto per una rarissima eccezione può incarnarsi e che le debolezze umane sono pur tante . Se il Manzoni avesse ascoltato solamente la voce di quell ' ideale astratto , avrebbe rappresentato don Abbondio in modo che tutti avrebbero dovuto provar per lui odio e disprezzo , ma egli ascolta entro di sé anche la voce delle debolezze umane . Per la naturale disposizione dello spirito , per l ' esperienza della vita , che gliel ' ha determinata , il Manzoni non può non sdoppiare in germe la concezione di quell ' idealità religiosa , sacerdotale : e tra le due fiamme accese di Fra Cristoforo e del Cardinal Federigo vede , terra terra , guardinga e mogia , allungarsi l ' ombra di don Abbondio . E si compiace a un certo punto di porre a fronte , in contrasto , il sentimento attivo , positivo , e la riflessione negativa ; la fiaccola accesa del sentimento e l ' acqua diaccia della riflessione ; la predicazione alata , astratta , dell ' altruismo , per veder come sì smorzi nelle ragioni pedestri e concrete dell ' egoismo . Federigo Borromeo domanda a don Abbondio : “ E quando vi siete presentato alla Chiesa per addossarvi codesto ministero , v ' ha essa fatto sicurtà della vita ? V ' ha detto che i doveri annessi al ministero fossero liberi da ogni ostacolo , immuni da ogni pericolo ? O v ' ha detto forse che dove cominciasse il pericolo , ivi cesserebbe il dovere ? O non v ' ha espressamente detto il contrario ? Non v ' ha avvertito che vi mandava come un agnello tra i lupi ? Non sapevate voi che c ' eran de ' violenti , a cui potrebbe dispiacere ciò che a voi sarebbe comandato ? Quello da Cui abbiam la dottrina e l ' esempio , ad imitazione di Cui ci lasciam nominare e ci nominiamo pastori , venendo in terra a esercitarne l ' uffizio , mise forse per condizione d ' aver salva la vita ? E per salvarla , per conservarla , dico , qualche giorno di più sulla terra , a spese della carità e del dovere , c ' era bisogno dell ' unzione santa , della imposizion delle mani , della grazia del sacerdozio ? Basta il mondo a dar questa virtù , a insegnar questa dottrina . Che dico ? oh vergogna ! il mondo stesso la rifiuta : il mondo fa anch ' esso le sue leggi , che prescrivono il male come il bene ; ha il suo vangelo anch ' esso , un vangelo di superbia e d ' odio ; e non vuol che si dica che l ' amore della vita sia una ragione per trasgredire i comandamenti . Non lo vuole ed è ubbidito ! E noi ! noi figli e annunziatori della promessa ! Che sarebbe la Chiesa se codesto vostro linguaggio fosse quello di tuttii vostri confratelli ? Dove sarebbe , se fosse comparsa nel mondo con codeste dottrine ? ” . Don Abbondio ascolta questa lunga e animosa predica a capo basso . Il Manzoni dice che lo spirito di lui “ si trovava tra quegli argomenti , come un pulcino negli artigli del falco , che lo tengono sollevato in una regione sconosciuta , in un ' aria che non ha mai respirata ” . Il paragone è bello , quantunque a qualcuno l ' idea di rapacità e di fierezza che è nel falco sia sembrata poco conveniente al Cardinal Federigo . L ' errore , secondo me , non è tanto nella maggiore o minor convenienza del paragone , quanto nel paragone stesso , per amore del quale il Manzoni , volendo rifar la tavoletta d ' Esiodo , s ' è forse lasciato andare a dir quello che non doveva . Si trovava don Abbondio veramente sollevato in una regione sconosciuta tra quegli argomenti del Cardinal Borromeo ? Ma il paragone dell ' agnello tra i lupi si legge nel Vangelo di Luca , dove Cristo dice appunto agli apostoli : “ Ecco , io mando voi come agnelli tra i lupi ” . E chi sa quante volte dunque don Abbondio lo aveva letto ; come in altri libri chi sa quante volte aveva letto quegli ammonimenti austeri ; quelle considerazioni elevate . E diciamo di più : forse lo stesso don Abbondio , in astratto , parlando , predicando della missione del sacerdote , avrebbe detto su per giù le stesse cose . Tanto vero che , in astratto , egli le intende benissimo : Monsignore illustrissimo , avrò torto , risponde infatti ; ma s ' affretta a soggiungere : Quando la vita non si deve contare , non so cosa mi dire . E allorché il Cardinale insiste : E non sapete voi che il soffrire per la giustizia è il nostro vincere ? E se non sapete questo , che cosa predicate ? di che siete maestro ? qual è la buona nuova che annunziate ai poveri ? Chi pretende da voi che vinciate la forza con la forza ? Certo non vi sarà domandato , un giorno , se abbiate saputo fare stare a dovere i potenti ; ché a questo non vi fu dato né missione , né modo . Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch ' erano in vostra mano per far ciò che v ' era prescritto , anche quando avessero la temerità di proibirvelo . Anche questi santi son curiosi , pensa don Abbondio : in sostanza , a spremerne il sugo , gli stanno più a cuore gli amori di due giovani , che la vita d ' un povero sacerdote . E poiché il cardinale è rimasto in atto di chi aspetti una risposta , risponde : Torno a dire , monsignore , che avrò torto io ... Il coraggio , uno non se lo può dare . Il che significa appunto : Sissignore , ragionando astrattamente , la ragione è dalla parte di Vossignoria Illustrissima ; il torto sarà mio . Però Vossignoria Illustrissima parla bene , ma quelle facce le ho viste io , le ho sentite io quelle parole . E perché dunque , gli domanda in fine il Cardinale , vi siete voi impegnato in un ministero che v ' impone di stare in guerra con le passioni del secolo ? Oh , il perché noi lo sappiamo bene : il Manzoni stesso ce l ' ha detto fin da principio ; ce l ' ha voluto dire e poteva anche farne a meno : don Abbondio , non nobile , non ricco , coraggioso ancor meno , s ' era accorto , prima quasi di toccare gli anni della discrezione , d ' essere , in quella società , come un vaso di terra cotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro . Aveva quindi , assai di buon grado , ubbidito ai parenti , che lo vollero prete . Per dir la verità , non aveva gran fatto pensato agli obblighi e ai nobili fini del ministero al quale si dedicava : procacciarsi di che vivere con qualche agio e mettersi in una classe privilegiata e forte , gli eran sembrate due ragioni più che sufficienti per una tale scelta . In lotta dunque con le passioni del secolo ? Ma se egli s ' è fatto prete per guardarsi appunto dagli urti di quelle passioni e col suo sistema particolare di scansar tutti i contrasti ! Bisogna pure ascoltare , signori miei , le ragioni del coniglio ! Io immaginai una volta che alla tana della volpe , o di Messer Renardo , com ' essa si suol chiamare nel mondo delle favole , accorressero a una a una tutte le bestie per la notizia che tra loro s ' era sparsa di certe controfavole che la volpe avesse in animo di comporre in risposta a tutte quelle che da tempo immemorabile gli uomini compongono , e da cui esse bestie han forse motivo di sentirsi calunniate . E tra le altre alla tana di Messer Renardo veniva il coniglio a protestare contro gli uomini che lo chiamano pauroso , e diceva : “ Ma ben vi so dire per conto mio , Messer Renardo , che topi e lucertole e uccelli e grilli e tant ' altre bestiole ho sempre messo in fuga , le quali , se voi domandaste loro che concetto abbiano di me , chi sa che cosa vi risponderebbero , non certo che io sia una bestia paurosa . a che forse pretenderebbero gli uomini che al loro cospetto io mi rizzassi su due piedi e movessi loro incontro per farmi prendere e uccidere ? Io credo veramente , Messer Renardo , che per gli uomini non debba correre alcuna differenza tra eroismo e imbecillità ! ” Ora , io non nego , don Abbondio è un coniglio . Ma noi sappiamo che Don Rodrigo , se minacciava , non minacciava invano , sappiamo che pur di spuntare l ' impegno egli era veramente capace di tutto ; sappiamo che tempi eran quelli , e possiamo benissimo immaginare che a don Abbondio , se avesse sposato Renzo e Lucia , una schioppettata non gliel ' avrebbe di certo levata nessuno , e che forse Lucia , sposa soltanto di nome , sarebbe stata rapita , uscendo dalla chiesa , e Renzo anch ' egli ucciso . A che giovano l ' intervento , il suggerimento di Fra Cristoforo ? Non è rapita Lucia dal monastero di Monza ? C ' è la lega dei birboni , come dice Renzo . Per scioglier quella matassa ci vuol la mano di Dio ; non per modo di dire , la mano di Dio propriamente . Che poteva fare un povero prete ? Pauroso , sissignori , don Abbondio ; e il De Sanctis ha dettato alcune pagine meravigliose esaminando il sentimento della paura nel povero curato ; ma non ha tenuto conto di questo , perbacco : che il pauroso è ridicolo , è comico , quando si crea rischi e pericoli immaginarci : ma quando un pauroso ha veramente ragione d ' aver paura , quando vediamo preso , impigliato in un contrasto terribile , uno che per natura e per sistema vuole scansar tutti i contrasti , anche i più lievi , e che in quel contrasto terribile per suo dovere sacrosanto dovrebbe starci , questo pauroso non è più comico soltanto . Per quella situazione non basta neanche un eroe come Fra Cristoforo , che va ad affrontare il nemico nel suo stesso palazzotto ! Don Abbondio non ha il coraggio del proprio dovere ; ma questo dovere , dalla nequizia altrui , è reso difficilissimo , e però quel coraggio è tutt ' altro che facile ; per compierlo ci vorrebbe un eroe . Al posto d ' un eroe troviamo don Abbondio . Noi non possiamo , se non astrattamente , sdegnarci di lui , cioè se in astratto consideriamo il ministero del sacerdote . Avremmo certamente ammirato un sacerdote eroe che , al posto di don Abbondio , non avesse tenuto conto della minaccia e del pericolo e avesse adempiuto il dovere del suo ministero . Ma non possiamo non compatire don Abbondio , che non è l ' eroe che ci sarebbe voluto al suo posto , che non solo non ha il grandissimo coraggio che ci voleva ; ma non ne ha né punto né poco ; e il coraggio , uno non se lo può dare ! Un osservatore superficiale terrà conto del riso che nasce dalla comicità esteriore degli atti , dei gesti , delle frasi reticenti ecc . di don Abbondio , e lo chiamerà ridicolo senz ' altro , o una figura semplicemente comica . Ma chi non si contenta di queste superficialità e sa veder più a fondo , sente che il riso qui scaturisce da ben altro , e non è soltanto quello della comicità . Don Abbondio è quel che si trova in luogo di quello che ci sarebbe voluto . Ma il poeta non si sdegna di questa realtà che trova , perché , pur avendo , come abbiamo detto , un ideale altissimo della missione del sacerdote su la terra , ha pure in sé la riflessione che gli suggerisce che quest ' ideale non si incarna se non per rarissima eccezione , e però lo obbliga a limitare quell ' ideale , come osserva il De Sanctis . Ma questa limitazione dell ' ideale che cos ' è ? è l ' effetto appunto della riflessione che , esercitandosi su quest ' ideale , ha suggerito al poeta il sentimento del contrario . E don Abbondio è appunto questo sentimento del contrario oggettivato e vivente ; e però non è comico soltanto , ma schiettamente e profondamente umoristico . Bonarietà ? Simpatica indulgenza ? Andiamo adagio : lasciamo star codeste considerazioni , che sono in fondo estranee e superficiali , e che , a volerle approfondire , c ' è il rischio che ci facciano anche qui scoprire il contrario . Vogliamo vederlo ? Sì , ha compatimento il Manzoni per questo pover ' uomo di don Abbondio ; ma è un compatimento , signori miei , che nello stesso tempo ne fa strazio , necessariamente . In fatti , solo a patto di riderne e di far rider di lui , egli può compatirlo e farlo compatire , commiserarlo e farlo commiserare . Ma , ridendo di lui e compatendolo nello stesso tempo , il poeta viene anche a ridere amaramente di questa povera natura umana inferma di tante debolezze ; e quanto più le considerazioni pietose si stringono a proteggere il povero curato , tanto più attorno a lui s ' allarga il discredito del valore umano . Il poeta , in somma , ci induce ad aver compatimento del povero curato , facendoci riconoscere che è pur umano , di tutti noi , quel che costui sente e prova , a passarci bene la mano su la coscienza . E che ne segue ? Ne segue che se , per sua stessa virtù , questo particolare divien generale , se questo sentimento misto di riso o di pianto , quanto più si stringe e determina in don Abbondio , tanto più si allarga e quasi vapora in una tristezza infinita , . ne segue , dicevamo , che a voler considerare da questo lato la rappresentazione del curato manzoniano , noi non sappiamo più riderne . Quella pietà , in fondo , è spietata : la simpatica indulgenza non è così bonaria come sembra a tutta prima . Gran cosa come si vede , avere un ideale religioso , come il Manzoni ; cavalleresco , come il Cervantes per vederselo poi ridurre dalla riflessione in don Abbondio e in Don Quijote ! Il Manzoni se ne consola , creando accanto al curato di villaggio Fra Cristoforo e il Cardinal Borromeo ; ma è pur vero che , essendo egli sopra tutto umorista , la creatura sua più viva è quell ' altra , quella cioè in cui il sentimento del contrario s ' è incarnato . Il Cervantes non può consolarsi in alcun modo perché , nella carcere della Mancha , con Don Quijote come egli stesso dice genera qualcuno che gli somiglia . V È un considerar superficialmente , abbiamo detto , e da un lato solo l ' umorismo , il vedere in esso un particolar contrasto tra l ' ideale e la realtà . Un ideale può esserci , ripetiamo ; questo dipende dalla personalità del poeta ; ma se c ' è , ecco , è per vedersi decomposto , limitato , rappresentato a questo modo . Certamente , come tutti gli altri elementi costitutivi dello spirito d ' un poeta , esso entra e si fa sentire nell ' opera umoristica , le dà un particolar carattere , un particolar sapore ; ma non è condizione imprescindibile : tutt ' altro ! ché anzi è proprio dell ' umorista , per la speciale attività che assume in lui la riflessione , generando il sentimento del contrario , il non saper più da qual parte tenere , la perplessità , lo stato irresoluto della coscienza . E quest ' appunto distingue nettamente l ' umorista dal comico , dall ' ironico , dal satirico . Non nasce in questi altri il sentimento del contrario ; se nascesse , sarebbe reso amaro , cioè non più comico , il riso provocato nel primo dall ' avvertimento di una qualsiasi anormalità ; la contradizione che nel secondo è soltanto verbale , tra quel che si dice e quel che si vuole sia inteso , diventerebbe effettiva , sostanziale , e dunque non più ironica ; e cesserebbe lo sdegno o , comunque , l ' avversione della realtà che è ragione d ' ogni satira . Non che all ' umorista però piaccia la realtà ! Basterebbe questo soltanto , che per poco gli piacesse , perché , esercitandosi la riflessione su questo suo piacere , glielo guastasse . Questa riflessione s ' insinua acuta e sottile da per tutto e tutto scompone : ogni immagine del sentimento , ogni finzione ideale , ogni apparenza della realtà , ogni illusione . Il pensiero dell ' uomo , diceva Guy de Maupassant “ tourne comme une mouche dans une bouteille ” . Tutti i fenomeni , o sono illusorii , o la ragione di essi ci sfugge , inesplicabile . Manca affatto alla nostra conoscenza del mondo e di noi stessi quel valore obiettivo che comunemente presumiamo di attribuirle . È una costruzione illusoria continua . Vogliamo assistere alla lotta tra l ' illusione , che s ' insinua anch ' essa da per tutto e costruisce a suo modo ; e la riflessione umoristica che scompone a una a una quelle costruzioni ? Cominciamo da quella che l ' illusione fa a ciascuno di noi , dalla costruzione cioè che ciascuno per opera dell ' illusione si fa di sé stesso . Ci vediamo noi nella nostra vera e schietta realtà , quali siamo , o non piuttosto quali vorremmo essere ? Per uno spontaneo artificio interiore , frutto di segrete tendenze o d ' incosciente imitazione , non ci crediamo noi in buona fede diversi da quel che sostanzialmente siamo ? E pensiamo , operiamo , viviamo secondo questa interpretazione fittizia e pur sincera di noi stessi . Ora la riflessione , si , può scoprire tanto al comico e al satirico quanto all ' umorista questa costruzione illusoria . Ma il comico ne riderà solamente , contentandosi di sgonfiar questa metafora di noi stessi messa su dall ' illusione spontanea ; il satirico se ne sdegnerà ; l ' umorista , no : attraverso il ridicolo di questa scoperta vedrà il lato serio e doloroso ; smonterà questa costruzione , ma non per riderne solamente ; e in luogo di sdegnarsene , magari , ridendo , compatirà . Il comico e il satirico sanno dalla riflessione quanta bava tragga dalla vita sociale il ragno dell ' esperienza per comporre la ragna della mentalità in questo e in quell ' individuo , e come in questa ragna resti spesso avviluppato ciò che si chiama il senso morale . Che cosa sono , in fondo , i rapporti sociali della così detta convenienza ? Considerazioni di calcolo , nelle quali la moralità è quasi sempre sacrificata . L ' umorista va più addentro , e ride senza sdegnarsi scoprendo come , anche ingenuamente , con la massima buona fede , per opera d ' una finzione spontanea , noi siamo indotti a interpretar come vero riguardo , come vero sentimento morale , in sé , ciò che non è altro , in realtà , se non riguardo o sentimento di convenienza , cioè di calcolo . E va anche più in là , e scopre che può diventar convenzionale finanche il bisogno d ' apparir peggiori di quello che si è realmente , se l ' essere aggregati a un qualsiasi gruppo sociale importi che si manifestino idealità e sentimenti che sono proprii a quel gruppo , e che tuttavia a chi vi partecipa appariscono contrarii e inferiori al proprio intimo sentimento ( mi avvalgo qui di alcune acute considerazioni contenute nel libro di Giovanni Marchesini , Le finzioni dell ' anima , Bari , Gius . Laterza e figli , 1905 ) . La conciliazione delle tendenze stridenti , dei sentimenti ripugnanti , delle opinioni contrarie , sembra più attuabile su le basi d ' una comune menzogna , che non su la esplicita e dichiarata tolleranza del dissenso e del contrasto ; sembra , in somma , che la menzogna debba ritenersi più vantaggiosa della veracità , in quanto quella può unire , laddove questa divide ; il che non impedisce che , mentre la menzogna è tacitamente scoperta e riconosciuta , si assuma poi a garanzia della sua efficacia associatrice la veracità stessa , facendosi apparire come sincerità l ' ipocrisia . La ritenutezza , il riserbo , il lasciar credere più di quanto si dica o si faccia , il silenzio stesso non scompagnato dalla sapienza dei segni che lo giustifichi oh , indimenticabile Conte Zio del Consiglio segreto , sono arti che si usano di frequente nella pratica della vita ; e cosa pure il non dare occasione che si osservi ciò che si pensa , il lasciar credere che si pensi meno di quanto si pensa effettivamente , il pretendere di essere creduti differenti da ciò che in fondo si è : “ Un parlare ambiguo , un tacere significativo , un restare a mezzo , uno stringere d ' occhi che esprimeva : non posso parlare ; un lusingare senza promettere , un minacciar in cerimonia ; tutto era diretto a quel fine ; e tutto , o più o meno , tornava in prò . A segno che fino un : io non posso niente in questo affare , detto talvolta per la pura verità , ma detto in modo che non gli era creduto , serviva ad accrescere il concetto , e quindi la realtà , del suo potere : come quelle scatole che si vedono ancora in qualche bottega di speziale , con su certe parole arabe , e dentro non c ' è nulla : ma servono per mantenere il credito alla bottega ” . Notava il Rousseau nell ' Émile : “ Si può fare ciò che si è fatto e non si doveva fare . Poiché un interesse maggiore può far sì che si violi una promessa che si era fatta per un interesse minore , ciò che importa è che la violazione avvenga impunemente . Il mezzo a questo fine è la menzogna , che può essere di due specie , potendo riguardare il passato , onde ci si dichiara autori di ciò che in realtà non facemmo , o essendone autori dichiariamo di non essere ; e potendo riguardare il futuro , come avviene quando ci facciamo promesse che si ha in animo di non mantenere . E evidente che la menzogna , nell ' uno e nell ' altro caso , sorge dai rapporti della convenienza , come mezzo a conservar l ' altrui benevolenza e ad accaparrarsi l ' altrui soccorso ” . Quanto più difficile è la lotta per la vita , e più è sentita in questa lotta la propria debolezza , tanto maggiore si fa poi il bisogno del reciproco inganno . La simulazione della forza , dell ' onestà , della simpatia , della prudenza , in somma , d ' ogni virtù massima della veracità , è una forma d ' adattamento , un abile strumento di lotta . L ' umorista coglie subito queste varie simulazioni per la lotta della vita ; si diverte a smascherarle ; non se n ' indigna : è così ! E mentre il sociologo descrive la vita sociale qual ' essa risulta dalle osservazioni esterne , l ' umorista armato del suo arguto intuito dimostra , rivela come le apparenze siano profondamente diverse dall ' essere intimo della coscienza degli associati . Eppure si mentisce psicologicamente come si mentisce socialmente . E il mentire a noi stessi , vivendo coscientemente solo la superficie del nostro essere psichico , è un effetto del mentire sociale . L ' anima che riflette sé stessa è un ' anima solitaria ; ma non è mai tanta la solitudine interiore che non penetrino nella coscienza le suggestioni della vita comune , con gl ' infingimenti e le arti trasfigurative che la caratterizzano . Vive nell ' anima nostra l ' anima della razza o della collettività di cui siamo parte ; e la pressione dell ' altrui modo di giudicare , dell ' altrui modo di sentire e di operare , è risentita da noi inconsciamente : e come dominano nel mondo sociale la simulazione e la dissimulazione , tanto meno avvertite quanto più sono divenute abituali , così simuliamo e dissimuliamo con noi medesimi , sdoppiandoci e spesso anche moltiplicandoci . Risentiamo noi stessi quella vanità di parer diversi da ciò che si è , che è forma consustanziata nella vita sociale ; e rifuggiamo da quell ' analisi che , svelando la vanità , ecciterebbe il morso della coscienza e ci umilierebbe di fronte a noi stessi . Ma quest ' analisi la fa per noi l ' umorista , che si può dar pure l ' ufficio di smascherare tutte le vanità , e di rappresentar la società , come fa appunto il Thackeray , quale una Vanity Fair ( lo stesso ufficio si dà il Thackeray anche nel Libro degli Snobs e in quella “ Novella senza eroi , o vanità illuminate con le candele stesse dell ' autore ” ) . E l ' umorista sa bene che anche la pretesa della logicità supera spesso di gran lunga in noi la reale coerenza logica , e che se ci fingiamo logici teoreticamente , la logica dell ' azione può smentire quella del pensiero , dimostrando che è una finzione il credere alla sua sincerità assoluta . L ' abitudine , l ' imitazione incosciente , la pigrizia mentale concorrono a crear l ' equivoco . E quand ' anche poi alla ragione rigorosamente logica si aderisca , poniamo , col rispetto e l ' amore verso determinati ideali , è sempre sincero il riferimento che facciamo di essi alla ragione ? E sempre nella ragione pura , disinteressata , la sorgente vera e unica della scelta degli ideali e della perseveranza nel coltivarli ? O invece non è più conforme alla realtà il sospettare che essi siano talora giudicati non già con un criterio obiettivo e razionale , ma piuttosto a seconda di speciali impulsi affettivi e di oscure tendenze ? Le barriere , i limiti che noi poniamo alla nostra coscienza , sono anch ' essi illusioni , sono le condizioni dell ' apparir della nostra individualità relativa ; ma , nella realtà , quei limiti non esistono punto . Non soltanto noi , quali ora siamo , viviamo in noi stessi , ma anche noi , quali fummo in altro tempo , viviamo tuttora e sentiamo e ragioniamo con pensieri e affetti già da un lungo oblio oscurati , cancellati , spenti nella nostra coscienza presente , ma che a un urto , a un tumulto improvviso dello spirito , possono ancora dar prova di vita , mostrando vivo in noi un altro essere insospettato . I limiti della nostra memoria personale e cosciente non sono limiti assoluti . Di là da quella linea vi sono memorie , vi sono percezioni e ragionamenti . Ciò che noi conosciamo di noi stessi , non è che una parte , forse una piccolissima parte di quello che noi siamo ( vedi nel libro di Alfredo Binet Les altérations de la personnalité quella rassegna di meravigliosi esperimenti psico - fisiologici , da cui queste e tant ' altre considerazioni si possono trarre , come notava già G . Negri nel libro Segni dei tempi ) . E tante e tante cose , in certi momenti eccezionali , noi sorprendiamo in noi stessi , percezioni , ragionamenti , stati di coscienza , che son veramente oltre i limiti relativi della nostra esistenza normale e cosciente . Certi ideali che crediamo ormai tramontati in noi e non più capaci d ' alcuna azione nel nostro pensiero , su i nostri affetti , sui nostri atti , forse persistono tuttavia , se non più nella forma intellettuale , pura , nel rostrato loro , costituito dalle tendenze affettive e pratiche . E possono essere motivi reali di azione certe tendenze da cui ci crediamo liberati , e non aver per l ' opposto efficacia pratica in noi , se non illusoria , credenze nuove che riteniamo di possedere veramente , intimamente . E appunto le varie tendenze che contrassegnano la personalità fanno pensare sul serio che non sia una l ' anima individuale . Come affermarla una , difatti , se passione e ragione , istinto e volontà , tendenze e idealità , costituiscono in certo modo altrettanti sistemi distinti e mobili , che fanno si che l ' individuo , vivendo ora l ' uno ora l ' altro di essi , ora qualche compromesso fra due o più orientamenti psichici , apparisca come se veramente in lui fossero più anime diverse e perfino opposte , più e opposte personalità ? Non c ' è uomo , osservò il Pascal , che differisca più da un altro che da sé stesso nella successione del tempo . La semplicità dell ' anima contradice al concetto storico dell ' anima umana . La sua vita è equilibrio mobile ; è un risorgere e un assopirsi continuo di affetti , di tendenze , di idee ; un fluttuare incessante fra termini contradittorii , e un oscillare fra poli opposti , come la speranza e la paura , il vero e il falso , il bello e il brutto , il giusto e l ' ingiusto e via dicendo . Se d ' un tratto si disegna nell ' immagine oscura dell ' avvenire un luminoso disegno d ' azione , o vagamente brilla il fiore del godimento , non tarda ad apparire , vindice dei diritti dell ' esperienza , il pensiero del passato , non di rado cupo e triste ; o interviene a infrenare la briosa fantasia il senso riottoso del presente . Questa lotta di ricordi , di speranze , di presentimenti , di percezioni , d ' idealità , può raffigurarsi come una lotta d ' anime fra loro , che si contrastino il dominio definitivo e pieno della personalità . Ecco un alto funzionario , che si crede , ed è , poveretto , in verità , un galantuomo . Domina in lui l ' anima morale . Ma un bel giorno , l ' anima istintiva , che è come la bestia originaria acquattata in fondo a ciascuno di noi , spara un calcio all ' anima morale , e quel galantuomo ruba . Oh , egli stesso , poveretto , egli per il primo , poco dopo , ne prova stupore , piange , domanda a sé stesso , disperato : Come , come mai ho potuto far questo ? Ma , sissignori , ha rubato . E quell ' altro là ? Uomo dabbene , anzi dabbenissimo : sissignori , ha ucciso . L ' idealità morale costituiva nella personalità di lui un ' anima che contrastava con l ' anima istintiva e pure in parte con quella affettiva o passionale ; costituiva un ' anima acquisita che lottava con l ' anima ereditaria , la quale , lasciata per un po ' libera a sé stessa , è riuscita ' d ' improvviso al furto , al delitto . La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d ' arrestare , di fissare in forme stabili e determinate , dentro e fuori di noi , perché noi già siamo forme fissate , forme che si muovono in mezzo ad altre immobili , e che però possono seguire il flusso della vita , fino a tanto che , irrigidendosi man mano , il movimento , già a poco a poco rallentato , non cessi . Le forme , in cui cerchiamo d ' arrestare , di fissare in noi questo flusso continuo , sono i concetti , sono gli ideali a cui vorremmo serbarci coerenti , tutte le finzioni che ci creiamo , le condizioni , lo stato in cui tendiamo a stabilirci . Ma dentro di noi stessi , in ciò che noi chiamiamo anima , e che è la vita in noi , il flusso continua , indistinto , sotto gli argini , oltre i limiti che noi imponiamo , componendoci una coscienza , costruendoci una personalità . In certi momenti tempestosi , investite dal flusso , tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente ; e anche quello che non scorre sotto gli argini e oltre i limiti , ma che si scopre a noi distinto e che noi abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti , nei doveri che ci siamo imposti , nelle abitudini che ci siamo tracciate , in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto . Vi sono anime irrequiete , quasi in uno stato di fusione continua , che sdegnano di rapprendersi , d ' irrigidirsi in questa o in quella forma di personalità . Ma anche per quelle più quiete , che si sono adagiate in una o in un ' altra forma , la fusione è sempre possibile : il flusso della vita è in tutti . E per tutti però può rappresentare talvolta una tortura , rispetto all ' anima che si muove e si fonde , il nostro stesso corpo fissato per sempre in fattezze immutabili . Oh perché proprio dobbiamo essere così , noi ? ci domandiamo talvolta allo specchio , con questa faccia , con questo corpo ? Alziamo una mano , nell ' incoscienza ; e il gesto ci resta sospeso . Ci pare strano che l ' abbiamo fatto noi . Ci vediamo vivere . Con quel gesto sospeso possiamo assomigliarci a una statua ; a quella statua d ' antico oratore , per esempio , che si vede in una nicchia , salendo per la scalinata del Quirinale . Con un rotolo di carta in mano , e l ' altra mano protesa a un sobrio gesto , come pare afflitto e meravigliato quell ' oratore antico d ' esser rimasto lì , di pietra , per tutti i secoli , sospeso in quell ' atteggiamento , dinanzi a tanta gente che è salita , che sale e salirà per quella scalinata ! In certi momenti di silenzio interiore , in cui l ' anima nostra si spoglia di tutte le finzioni abituali , e gli occhi nostri diventano più acuti e più penetranti , noi vediamo noi stessi nella vita , e in sé stessa la vita , quasi in una nudità arida , inquietante ; ci sentiamo assaltare da una strana impressione , come se , in un baleno , ci si chiarisse una realtà diversa da quella che normalmente percepiamo , una realtà vivente oltre la vista umana , fuori delle forme dell ' umana ragione . Lucidissimamente allora la compagine dell ' esistenza quotidiana , quasi sospesa nel vuoto di quel nostro silenzio interiore , ci appare priva di senso , priva di scopo ; e quella realtà diversa ci appare orrida nella sua crudezza impassibile e misteriosa , poiché tutte le nostre fittizie relazioni consuete di sentimenti e d ' immagini si sono scisse e disgregate in essa . Il vuoto interno si allarga , varca i limiti del nostro corpo , diventa vuoto intorno a noi , un vuoto strano , come un arresto del tempo e della vita , come se il nostro silenzio interiore si sprofondasse negli abissi del mistero . Con uno sforzo supremo cerchiamo allora di riacquistar la coscienza normale delle cose , di riallacciar con esse le consuete relazioni , di riconnetter le idee , di risentirci vivi come per l ' innanzi , al modo solito . Ma a questa coscienza normale , a queste idee riconnesse , a questo sentimento solito della vita non possiamo più prestar fede , perché sappiamo ormai che sono un nostro inganno per vivere e che sotto c ' è qualcos ' altro , a cui l ' uomo non può affacciarsi , se non a costo di morire o d ' impazzire . È stato un attimo ; ma dura a lungo in noi l ' impressione di esso , come di vertigine , con la quale contrasta la stabilità , pur così vana , delle cose : ambiziose o misere apparenze . La vita , allora , che s ' aggira piccola , solita , fra queste apparenze ci sembra quasi che non sia più per davvero , che sia come una fantasmagoria meccanica . E come darle importanza ? come portarle rispetto ? Oggi siamo , domani no . Che faccia ci hanno dato per rappresentar la parte del vivo ? Un brutto naso ? Che pena doversi portare a spasso un brutto naso per tutta la vita ... Fortuna che , a lungo andare , non ce n ' accorgiamo più . Se ne accorgono gli altri , è vero , quando noi siamo finanche arrivati a credere d ' avere un bel naso ; e allora non sappiamo più spiegarci perché gli altri ridano , guardandoci . Sono tanti sciocchi ! Consoliamoci guardando che orecchi ha quello e che labbra quell ' altro ; i quali non se n ' accorgono nemmeno e hanno il coraggio di ridere di noi . Maschere , maschere ... Un soffio e passano , per dar posto ad altre . Quel povero zoppetto là ... Chi è ? Correre alla morte con la stampella ... La vita , qua , schiaccia il piede a uno ; cava là un occhio a un altro ... Gamba di legno , occhio di vetro , e avanti ! Ciascuno si racconcia la maschera come può la maschera esteriore . Perché dentro poi c ' è l ' altra , che spesso non s ' accorda con quella di fuori . E niente è vero ! Vero il mare , sì , vera la montagna ; vero il sasso ; vero un filo d ' erba ; ma l ' uomo ? Sempre mascherato , senza volerlo , senza saperlo , di quella tal cosa ch ' egli in buona fede si figura d ' essere : bello , buono , grazioso , generoso , infelice , ecc . ecc . E questo fa tanto ridere , a pensarci . Sì , perché un cane , poniamo , quando gli sia passata la prima febbre della vita , che fa ? mangia e dorme : vive come può vivere , come deve vivere ; chiude gli occhi , paziente , e lascia che il tempo passi , freddo se freddo , caldo se caldo ; e se gli dànno un calcio se lo prende , perché è segno che gli tocca anche questo . Ma l ' uomo ? Anche da vecchio , sempre con la febbre : delira e non se n ' avvede ; non può fare a meno d ' atteggiarsi , anche davanti a sé stesso , in qualche modo , e si figura tante cose che ha bisogno di creder vere e di prendere sul serio . L ' ajuta in questo una certa macchinetta infernale che la natura volle regalargli , aggiustandogliela dentro , per dargli una prova segnalata della sua benevolenza . Gli uomini , per la loro salute , avrebbero dovuto tutti lasciarla irrugginire , non muoverla , non toccarla mai . Ma sì ! Certuni si sono mostrati così orgogliosi e stimati così felici di possederla , che si son messi subito a perfezionarla , con zelo accanito . E Aristotile ci scrisse sopra finanche un libro , un leggiadro trattatello che si adotta ancora nelle scuole , perché i fanciulli imparino presto e bene a baloccarcisi . E una specie di pompa a filtro che mette in comunicazione il cervello col cuore . La chiamano LOGICA i signori filosofi . Il cervello pompa con essa i sentimenti dal cuore , e ne cava idee . Attraverso il filtro , il sentimento lascia quanto ha in sé di caldo , di torbido : si refrigera , si purifica , si i - de - a - liz - za . Un povero sentimento , così , destato da un caso particolare , da una contingenza qualsiasi , spesso dolorosa , pompato e filtrato dal cervello per mezzo di quella macchinetta , diviene idea astratta generale ; e che ne segue ? Ne segue che noi non dobbiamo affliggerci soltanto di quel caso particolare , di quella contingenza passeggera ; ma dobbiamo anche attossicarci la vita con l ' estratto concentrato , col sublimato corrosivo della deduzione logica . E molti disgraziati credono di guarire così di tutti i mali di cui il mondo è pieno , e pompano e filtrano , pompano e filtrano , finché il loro cuore non resti arido come un pezzo di sughero e il loro cervello non sia come uno stipetto di farmacia pieno di quei barattolini che portano su l ' etichetta nera un teschio fra due stinchi in croce e la leggenda : VELENO . L ' uomo non ha della vita un ' idea , una nozione assoluta , bensì un sentimento mutabile e vario , secondo i tempi , i casi , la fortuna . Ora la logica , astraendo dai sentimenti le idee , tende appunto a fissare quel che è mobile , mutabile , fluida ; tende a dare un valore assoluto a ciò che è relativo . E aggrava un male già grave per sé stesso . Perché la prima radice del nostro male è appunto in questo sentimento che noi abbiamo della vita . L ' albero vive e non si sente : per lui la terra , il sole , l ' aria , la luce , il vento , la pioggia , non sono cose che esso non sia . All ' uomo , invece , nascendo è toccato questo triste privilegio di , sentirsi vivere , con la bella illusione che ne risulta : di prendere cioè come una realtà fuori di sé questo suo interno sentimento della vita , mutabile e vario . Gli antichi favoleggiarono che Prometeo rapi una favilla al sole per farne dono agli uomini . Orbene , il sentimento che noi abbiamo della vita è appunto questa favilla prometèa favoleggiata . Essa ci fa vedere sperduti su la terra ; essa projetta tutt ' intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce , di là dal quale è l ' ombra nera , l ' ombra paurosa che non esisterebbe , se la favilla non fosse accesa in noi ; ombra che noi però dobbiamo purtroppo creder vera , fintanto che quella ci si mantiene viva in petto . Spenta alla fine dal soffio della morte , ci accoglierà davvero quell ' ombra fittizia , ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione , o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell ' Essere , che avrà rotto soltanto le vane forme della ragione umana ? Tutta quell ' ombra , l ' enorme mistero , che tanti e tanti filosofi hanno invano speculato e che ora la scienza , pur rinunziando all ' indagine di esso , non esclude , non sarà forse in fondo un inganno come un altro , un inganno della nostra mente , una fantasia che non si colora ? Se tutto questo mistero , in somma , non esistesse fuori di noi , ma soltanto in noi , e necessariamente , per il famoso privilegio del sentimento che noi abbiamo della vita ? Se la morte fosse soltanto il soffio che spegne in noi questo sentimento penoso , pauroso , perché limitato , definito da questo cerchio d ' ombra fittizia oltre il breve àmbito dello scarso lume che ci projettiamo attorno , e in cui la vita nostra rimane come imprigionata , come esclusa per alcun tempo dalla vita universale , eterna , nella quale ci sembra che dovremo un giorno rientrare , mentre già ci siamo e sempre vi rimarremo , ma senza più questo sentimento di esilio che ci angoscia ? Non è anche qui illusorio il limite , e relativo al poco lume nostro , della nostra individualità ? Forse abbiamo sempre vissuto , sempre vivremo con l ' universo ; anche ora , in questa forma nostra , partecipiamo a tutte le manifestazioni dell ' universo ; non lo sappiamo , non lo vediamo , perché purtroppo quella favilla che Prometeo ci volle donare ci fa vedere soltanto quel poco a cui essa arriva . E domani un umorista potrebbe raffigurar Prometeo sul Caucaso in atto di considerare malinconicamente la sua fiaccola accesa e di scorgere in essa alla fine la causa fatale del suo supplizio infinito . Egli s ' è finalmente accorto che Giove non è altro che un suo vano fantasma , un miserevole inganno , l ' ombra del suo stesso corpo che si projetta gigantesca nel cielo , a causa appunto della fiaccola ch ' egli tiene accesa in mano . A un solo patto Giove potrebbe sparire , a patto che Prometeo spegnesse la candela , cioè la sua fiaccola . Ma egli non sa , non vuole , non può ; e quell ' ombra rimane , paurosa e tiranna , per tutti gli uomini che non riescono a rendersi conto del fatale inganno . Così il contrasto ci si dimostra inovviabile , inscindibile , come l ' ombra dal corpo . Noi l ' abbiamo veduto , in questa rapida visione umoristica , allargarsi man mano , varcare i limiti del nostro essere individuale , ov ' ha radice , ed estendersi intorno . Lo ha scoperto la riflessione , che vede in tutto una costruzione o illusoria o finta o fittizia del sentimento e con arguta , sottile e minuta analisi la smonta e la scompone . Uno dei più grandi umoristi , senza saperlo , fu Copernico , che smontò non propriamente la macchina dell ' universo , ma l ' orgogliosa immagine che ce n ' eravamo fatta . Si legga quel dialogo del Leopardi che s ' intitola appunto dal canonico polacco . Ci diede il colpo di grazia la scoperta del telescopio : altra macchinetta infernale , che può fare il pajo con quella che volle regalarci la natura . Ma questa l ' abbiamo inventata noi , per non esser da meno . Mentre l ' occhio guarda di sotto , dalla lente più piccola , e vede grande ciò che la natura provvidenzialmente aveva voluto farci veder piccolo , l ' anima nostra , che fa ? salta a guardar di sopra , dalla lente più grande , e il telescopio allora diventa un terribile strumento , che subissa la terra e l ' uomo e tutte le nostre glorie e grandezze . Fortuna che è proprio della riflessione umoristica il provocare il sentimento del contrario ; il quale , in questo caso , dice : Ma è poi veramente così piccolo l ' uomo , come il telescopio rivoltato ce lo fa vedere ? Se egli può intendere e concepire l ' infinita sua piccolezza , vuol dire ch ' egli intende e concepisce l ' infinita grandezza dell ' universo . E come si può dir piccolo dunque l ' uomo ? Ma è anche vero che se poi egli si sente grande e un umorista viene a saperlo , gli può capitare come a Gulliver , gigante a Lilliput e balocco tra le mani dei giganti di Brobdingnag . VI Da quanto abbiamo detto finora intorno alla speciale attività della riflessione nell ' umorista , appare chiaramente quale dell ' arte umoristica necessariamente sia l ' intimo processo . Anch ' essa l ' arte , come tutte le costruzioni ideali o illusorie , tende a fissar la vita : la fissa in un momento o in varii momenti determinati : la statua in un gesto , il paesaggio in un aspetto temporaneo , immutabile . Ma , e la perpetua mobilità degli aspetti successivi ? e la fusione continua in cui le anime si trovano ? L ' arte in genere astrae e concentra , coglie cioè e rappresenta così degli individui come delle cose , l ' idealità essenziale e caratteristica . Ora pare all ' umorista che tutto ciò semplifichi troppo la natura e tenda a rendere troppo ragionevole o almeno troppo coerente la vita . Gli pare che delle cause , delle cause vere che muovono spesso questa povera anima umana agli atti più inconsulti , assolutamente imprevedibili , l ' arte in genere non tenga quel conto che secondo lui dovrebbe . Per l ' umorista le cause , nella vita , non sono mai così logiche , così ordinate , come nelle nostre comuni opere d ' arte , in cui tutto è , in fondo , combinato , congegnato , ordinato ai fini che lo scrittore s ' è proposto . L ' ordine ? la coerenza ? Ma se noi abbiamo dentro quattro , cinque anime in lotta fra loro : l ' anima istintiva , l ' anima morale , l ' anima affettiva , l ' anima sociale ? E secondo che domina questa o quella , s ' atteggia la nostra coscienza ; e noi riteniamo valida e sincera quella interpretazione fittizia di noi medesimi , del nostro essere interiore che ignoriamo , perché non si manifesta mai tutt ' intero , ma ora in un modo , ora in un altro , come volgano i casi della vita . Sì , un poeta epico o drammatico può rappresentare un suo eroe , in cui si mostrino in lotta elementi opposti e repugnanti ; ma egli di questi elementi comporrà un carattere , e vorrà coglierlo coerente in ogni suo atto . Ebbene , l ' umorista fa proprio l ' inverso : egli scompone il carattere nei suoi elementi ; e mentre quegli cura di coglierlo coerente in ogni atto , questi si diverte a rappresentarlo nelle sue incongruenze . L ' umorista non riconosce eroi ; o meglio , lascia che li rappresentino gli altri , gli eroi ; egli , per conto suo , sa che cosa è la leggenda e come si forma , che cosa è la storia e come si forma : composizioni tutte , più o meno ideali , e tanto più ideali forse , quanto pio mostrare pretesa di realtà : composizioni ch ' egli si diverte a scomporre ; né si può dir che sia un divertimento piacevole . Il mondo , lui , se non propriamente nudo , lo vede , per così dire , in camicia : in camicia il re , che vi fa così bella impressione a vederlo composto nella maestà d ' un trono con lo scettro e la corona e il manto di porpora e d ' ermellino ; e non componete con troppa pompa nelle camere ardenti su catafalchi i morti , perché egli è capace di non rispettar neppure questa composizione , tutto questo apparato ; è capace di sorprendere , per esempio , in mezzo alla compunzione degli astanti , in quel morto lì , freddo e duro , ma decorato e in marsina , un qualche borboglio lugubre nel ventre , e d ' esclamare ( poiché certe cose si dicono meglio in latino ) : - Digestio post mortem . Anche quei soldatacci austriaci della poesia del Giusti , di cui ci siamo occupati in principio , son veduti in fine dal poeta come tanti poveri uomini in camicia : sono spogliati cioè di quelle loro uniformi odiose , nelle quali il poeta vede un simbolo della schiavitù della patria . Quelle uniformi compongono nell ' animo del poeta una rappresentazione ideale , della patria schiava ; la riflessione scompone questa rappresentazione , spoglia quei soldati e vede in essi una torma di poveretti addogliati e derisi . “ L ' uomo è un animale vestito dice il Carlyle nel suo Sartor Resartus la società ha per base il vestiario ” . E il vestiario compone anch ' esso , compone e nasconde : due cose che l ' umorismo non può soffrire . La vita nuda , la natura senz ' ordine almeno apparente , irta di contradizioni , pare all ' umorista lontanissima dal congegno ideale delle comuni concezioni artistiche , in cui tutti gli elementi , visibilmente , si tengono a vicenda e a vicenda cooperano . Nella realtà vera le azioni che mettono in rilievo un carattere si stagliano su un fondo di vicende ordinarie , di particolari comuni . Ebbene , gli scrittori , in genere , non se n ' avvalgono , o poco se ne curano , come se queste vicende , questi particolari non abbiano alcun valore e siano inutili e trascurabili . Ne fa tesoro invece l ' umorista . L ' oro , in natura , non si trova frammisto alla terra ? Ebbene , gli scrittori ordinariamente buttano via la terra e presentano l ' oro in zecchini nuovi , ben colato , ben fuso , ben pesato e con la loro marca e il loro stemma bene impressi . Ma l ' umorista sa che le vicende ordinarie , i particolari comuni , la materialità della vita in somma , così varia e complessa , contradicono poi aspramente quelle semplificazioni ideali , costringono ad azioni , ispirano pensieri e sentimenti contrarii a tutta quella logica armoniosa dei fatti e dei caratteri concepiti dagli scrittori ordinarii . E l ' impreveduto che è nella vita ? E l ' abisso che è nelle anime ? Non ci sentiamo guizzar dentro , spesso , pensieri strani , quasi lampi di follia , pensieri inconseguenti , inconfessabili finanche a noi stessi , come sorti davvero da un ' anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo ? Di qui , nell ' umorismo , tutta quella ricerca dei particolari più intimi e minuti , che possono anche parer volgari e triviali se si raffrontano con le sintesi idealizzatrici dell ' arte in genere , e quella ricerca dei contrasti e delle contradizioni , su cui l ' opera sua si fonda , in opposizione alla coerenza cercata dagli altri ; di qui quel che di scomposto , di slegato , di capriccioso , tutte quelle digressioni che si notano nell ' opera umoristica , in opposizione al congegno ordinato , alla composizione dell ' opera d ' arte in genere . Sono il frutto della riflessione che scompone . ” Se il naso di Cleopatra fosse stato più lungo , chi sa quali altre vicende avrebbe avuto il mondo ” . E questo se , questa minuscola particella che si può appuntare , inserire come un cuneo in tutte le vicende , quante e quali disgregazioni può produrre , di quanta scomposizione può esser causa , in mano d ' un umorista come , ad esempio , lo Sterne , che dall ' infinitamente piccolo vede regolato tutto il mondo ! Riassumendo : l ' umorismo consiste nel sentimento del contrario , provocato dalla speciale attività della riflessione che non si cela , che non diventa , come ordinariamente nell ' arte , una forma del sentimento , ma il suo contrario , pur seguendo passo passo il sentimento come l ' ombra segue il corpo . L ' artista ordinario bada al corpo solamente : l ' umorista bada al corpo e all ' ombra , e talvolta più all ' ombra che al corpo ; nota tutti gli scherzi di quest ' ombra , com ' esca ora s ' allunghi ed ora s ' intozzi , quasi a far le smorfie al corpo , che intanto non la calcola e non se ne cura . Nelle rappresentazioni comiche medievali del diavolo , troviamo uno scolare che per farsi beffe di lui gli dà ad acchiappare la propria ombra sul muro . Chi rappresentò questo diavolo non era certamente un umorista . Quanto valga un ' ombra l ' umorista sa bene : il Peter Schlemihl di Chamisso informi .
Saggistica ,
LIBRO PRIMO L ' EREDITÀ DEL RISORGIMENTO Problemi di libertà Gli ultimi fatti della vita italiana ripropongono il problema di una esegesi del Risorgimento svelandoci le illusioni e l ' equivoco fondamentale della nostra storia : un disperato tentativo di diventare moderni restando letterati con vanità non machiavellica di astuzia , o garibaldini con enfasi tribunizia . La libertà di cui qui si discute contro i sogni di assolutismo dei nuovi Signori , non deve dunque confrontarsi con le verbose passioni dei radicali che offrirono nel mazzinianismo la misura della loro impotenza . L ' Italia politica deve cercare nella libertà una virtù di Stato meno volgare della servile disciplina imposta da una milizia ; e mentre « un popolo di artisti non sapeva immaginare niente di più bello di un altro Rienzi che salisse il Campidoglio in corteggio teatrale » una questione di autonomia può bene affermarsi come una questione di stile e di passione per lo spirito di fondatori di Stato . Il contrasto vero dei tempi nuovi come delle vecchie tradizioni non è tra dittatura e libertà , ma tra libertà e unanimità : il vizio storico della nostra formazione politica consisterebbe nell ' incapacità di pesare le sfumature e di conservare nelle posizioni contraddittorie un ' onesta intransigenza suggerita dal senso che le antitesi sono necessarie e la lotta le coordina invece che sopprimerle . La dignità di questi metodi liberali repugna alla filosofia dei dittatori , teorici di un governo polemista e ignoranti delle recondite doppiezze dell ' arte demiurgica : l ' ammonimento di Cavour « il Ministero non può fare l ' ufficio del giornalista » risuona a vuoto tra le costumanze facili e dogmatiche della tirannide . Pure - - qualunque sia per essere il giudizio definitivo delle esperienze inglesi ( nelle quali non cercheremmo in nessun caso dei modelli immutabili ) - - soltanto da una preparazione di costumi e di forme non provinciali potrà scaturire un movimento libertario che viva di responsabilità economica e di iniziative popolari rinunciando alle sterili ideologie di disciplina , ordine , gerarchia . Il problema italiano non è di autorità , ma di autonomia : l ' assenza di una vita libera fu attraverso i secoli l ' ostacolo fondamentale per la creazione di una classe dirigente , per il formarsi di un ' attività economica moderna e di una classe tecnica progredita ( lavoro qualificato , intraprenditori , risparmiatori ) : che dovevano essere le condizioni e le premesse di una lotta politica coraggiosa , strumento infallibile per la scelta e il rinnovamento della classe governante . Diplomazia e dilettantismo Dai nostri Comuni sono sorti gli elementi della vita economica moderna . Il Comune è un governo di classe , che insegna la vita politica attraverso le lotte civili . Il Signore , che per dominare la concorrenza commerciale e industriale dei magnati suoi rivali opporrà con calcolo astuto all ' opera della città gli interessi conservatori dell ' economia agraria e la psicologia schiavista del contadino , ha imparato nel Comune le arti dell ' uomo di Stato . Senonché accanto all ' autonomia , che ha fatto sorgere queste figure di diplomatici moderni , mentre nei secoli precedenti la diplomazia italiana era stata lo strumento inseparabile delle superiori arti pontificie , è mancata la garanzia dei movimenti autonomi . La spontaneità elementare dell ' azione in questi albori della politica doveva rimanere povera di austera passione costruttiva . Lontani dalla politica armonia di Roma i Comuni oppongono alle cattoliche gerarchie un senso arguto del particolare ; avvertono l ' agile varietà dei bisogni individuali scordando l ' abito unitario imposto dalla Chiesa per esigenze dogmatiche ; e a gara con la diplomazia ecclesiastica rivendicano i diritti delle nuove classi contro le superstrutture dell ' impero feudale . Per una sorte singolare e sfortunata i Comuni non giunsero a proporsi problemi europei se non quando il periodo della vita economica comunale stava cedendo alle nuove istituzioni dei Signori . Quando Genova e Venezia avrebbero potuto rappresentare secondo valori unitari il problema italiano , mancò la coesione della penisola e l ' interdipendenza dell ' agricoltura e dei commerci . Entro questi orizzonti la morale non poteva accordarsi con la politica , né la cultura prodursi a contatto della vita civile e nazionale . Prevalse il senso cattolico dei limiti e le idee valsero come artifici di corte . L ' agilità della cultura e l ' esercizio diplomatico impedirono ogni Riforma e tardarono l ' evoluzione politica nazionale : nel '500 si determina stabilmente la fisionomia della nostra vita economica che non si può alimentare di rigorismo etico e di ascesi organica ; non è senso di dipendenza e bisogno di limitarsi rinunciando e cercando la specializzazione , ma prolungamento eclettico della vita individuale . La morale protestante creava insieme con la libera discussione un senso di solidarietà nell ' economia del lavoro e Lutero ha qualche diritto di precursore di fronte all ' umiltà moderna del taylorismo ; invece la libertà in Italia era l ' artificio mantenuto da un tranquillo spirito di conciliazione . Le Corti , unico centro di vita intellettuale , seguivano pacificamente il modello dogmatico di Roma , sicché lo spirito critico dovette appagarsi , anche quando si trattò di un Galileo , di risonanze dilettantesche , che neanche il martirio seppe trasformare in preparazione ascetica . La nostra riforma fu Machiavelli , un teorico della politica , un isolato . I suoi concetti non trovarono uomini capaci di viverli , né un terreno sociale su cui fondarsi . È uomo moderno perché instaura una concezione dello Stato ribelle alla trascendenza e pensa un ' arte politica organizzatrice della pratica e professa una religiosità civile come spontaneità di iniziative e di economia . Storicamente l ' esperienza di Machiavelli si potrebbe definire come la Signoria più il Comune , se lo studio della romanità non avesse aggiunto alla sua osservazione un più ampio sfondo realistico e un tono di disinteresse scientifico . Veramente in lui l ' opporsi alla Chiesa fu istinto di politico mosso in qualche modo da gelosia di mestiere , non già risultato di coscienza laica e nazionale come ha voluto qualche pedante dei nostri giorni . Per le sue stesse abitudini di osservatore doveva avere il gusto dell ' etica realistica e il culto dello Stato . Invece queste complesse attitudini poterono sembrare un desiderio di contemplazione d ' arte e la serietà del suo concetto di virtù parve attenuarsi in fragili giuochi di astuzia , perché le risorse del diplomatico si mostravano in primo piano . In realtà la fama di negligenza morale che lo accompagna e l ' opinione corrente del suo dilettantismo sono prodotti dalla mancanza di consenso da parte dei suoi tempi : e gli italiani alla loro volta mancarono all ' appello perché la Corte li aveva educati al culto piccolo ­ borghese dell ' onore parassitario e ne aveva fatti degli aspiranti agli impieghi e alle sinecure . Il principe sognato da Machiavelli avrebbe trovato nel '500 gli stessi elementi e le stesse psicologie che hanno aiutato Mussolini nella sua rivoluzione piccolo ­ borghese . Gli artefici della politica non riuscivano a superare gli ostacoli opposti dai limiti di un ambiente meramente diplomatico . Due secoli dopo il Vico deve accontentarsi di risognare il mondo della praxis intuito da Machiavelli , e non trovando eco alcuna nella realtà deve rifuggire dalla politica e votarsi a una elaborazione ascetica di concetti storici . La sostanza di queste osservazioni potrebbe suggerire un equivoco che non è nei nostri intenti se alcuno volesse derivarne l ' affermazione di una necessità che in Italia si formi un movimento riformatore . Invece secondo noi sarebbe assurdo generalizzare l ' esperienza anglo ­ sassone . Si tratta piuttosto di continuare le nostre doti istintive che ci portano più naturalmente verso una Riforma ( rivoluzione ) politica che morale . Nell ' insegnamento di Machiavelli c ' è la finezza del cittadino esperto di contingenze storiche , non il programma rumoroso del contadino che proclama il libero esame e sente il bisogno di provvedere alla sua formazione spirituale in pubblico . Un ' indagine dei motivi psicologici dominanti nella storia italiana potrebbe trovare inaspettatamente il riserbo accanto alla retorica . Maturità piemontese All ' Italia indifferente fu imposta la rivoluzione da motivi esterni e da contingenze di politica europea . Solo il Piemonte , rudemente travagliato intorno a un ' esperienza disordinata di forze e di lavoro , seppe compiere la sua missione . Alla fine del settecento complesse esigenze di modernità caratterizzavano la vita sociale piemontese . La fisionomia generale della vita agricola poteva riassumersi nella lotta contro il latifondo . Veramente il governo piemontese , fondato su un ' aristocrazia , anche se moderato dal re , non perseguiva di proposito una politica favorevole allo spezzettamento della grande proprietà ; questo era il risultato singolare di due condizioni , l ' assenteismo della nobiltà , occupata negli impieghi e negli onori , e il forte peso tributario derivante dalla politica estera dispendiosa e bellicosa dello Stato Sabaudo . La classe dominante non poteva evitare , per la mancanza di industrie e commerci , che le imposte venissero a pesare sul patrimonio fondiario , anche se ne era direttamente danneggiata ; e d ' altra parte non riusciva , assorta in altre cure , a far fruttare le terre in modo da provvedere agevolmente alle esigenze del Tesoro . Così doveva formarsi , per una selezione di capacità inevitabile e connessa con le trasformazioni moderne della tecnica agricola , una nuova classe economica indipendente pronta a creare , per assolvere al suo compito , la cultura intensiva . Questa classe non fu di coloni , ma di affittuari , per la maggiore indipendenza in cui si trova l ' affittuario rispetto al padrone e per le sue attitudini a trovar denaro e spenderlo nel migliorare la cultura . Senonché una trasformazione siffatta portava con sé la miseria del lavoratore e generava il pauperismo , problema sociale sinora sconosciuto in Piemonte . Il contrasto scuoteva vivamente i conservatori e si ebbe come ripercussione delle difficoltà obbiettive un singolare rifiorimento di letteratura economica di cui furono rappresentanti il Vasco ed il Solera . Col pauperismo delle campagne si veniva manifestando il pauperismo cittadino a cui invano dai governanti si cercava di resistere coll ' opporre un protezionismo operaio al protezionismo industriale . Tutte le lusinghe della politica sociale , promossa per una vecchia astuzia del tiranno istintivamente democratico , non riuscirono a impedire l ' affermarsi delle differenze e la politica dei conservatori valse soltanto a evitare le soluzioni intransigenti mentre non erano ancora abbastanza mature . Contemporaneamente alla lotta tra aristocrazia latifondista e affittuari e tra affittuari e proletariato si venivano ponendo , per la consuetudine di uno Stato laico e di un abile governo , i problemi della vita sociale moderna , l ' antitesi tra Stato e Chiesa , i rapporti tra mentalità militare ed economica , tra educazione letteraria e educazione civile . Qui il politico trovava terreno per le sue esperienze , perché il Piemonte , Stato ­ cuscinetto tra interessi spagnuoli e interessi francesi , diventava un osservatorio sempre più notevole . ( Singolare si fa persino la cultura in questo vecchio Stato nemico della cultura : Baretti , Radicati , Denina , Botton di Castellamonte , Gerdil , gli economisti , Alfieri ) . Un esempio di psicologia , la figura del Conte Napione , ci caratterizza conclusivamente questa complessa situazione di eclettismo e di risveglio enciclopedico . Sorprendiamo in lui lo sconvolgimento portato nel valido buon senso piemontese dai compiti nuovi e raffinati di economia moderna e di politica internazionale . Il Napione riusciva a salvarsi col guardare le cose da buon diplomatico , libero da ogni crisi spirituale . È la politica quella che naturalmente separa i valori , e dove la cultura lascierebbe troppe sfumature , impone pratiche classificazioni . Le soluzioni proposte dal Napione ai problemi del suo tempo sono quelle caratteristiche del piemontese , lontano dalla metafisica e dal romanticismo : lo Stato al di sopra della religione , anche se si è buoni cattolici , la scuola politica come diplomazia e non come letteratura o strategia . Intanto la vecchia classe feudale si veniva specializzando nell ' adempimento della funzione militare . Con questa astuzia di amministratori anche i problemi più lontani si possono intuire nei loro significati attuali e resterà sempre un modello di genialità il progetto che l ' onesto e mediocre Napione presentò per una confederazione nazionale che riconoscesse a suo capo il Pontefice , ma servendo di fatto agli interessi piemontesi contro la Francia . L ' astuzia del leale servitore del Re preveniva addirittura , senza preparazione romantica e religiosa , i sogni neoguelfi . In questo movimento regionale l ' opera critica di Vittorio Alfieri compie una funzione unitaria . La sua polemica anti ­ dogmatica , l ' istinto pragmatista pronto a consacrare la validità di ogni sforzo di autonomia , la negazione della rivoluzione francese - - la quale nonostante gli entusiasmi dei nostri illuministi diventava tirannide appena trasportata in Italia - - l ' elaborazione in parte cosciente in parte indiretta dei concetti di popolo , di nazione , di libertà ; superavano i limiti del movimento piemontese , lo ricollegavano a una tradizione , determinavano il nucleo sostanziale romantico del mito rivoluzionario che doveva governare il nostro Risorgimento . Le peregrinazioni alfieriane attraverso l ' Europa , l ' insistenza della sua polemica antiregionale indicavano nella chiusa sicurezza demiurgica della vita piemontese , il ritmo di una più ampia civiltà europea . L ' invasione francese - - che per istinto di uomini di Stato non trovava tra i piemontesi gli entusiasmi che aveva sollevati nelle altre regioni del Nord - - turbando e interrompendo un processo appena iniziato impedì l ' organizzarsi di una aristocrazia che da una generica adesione agli ideali alfieriani riuscisse a un ' azione politica positiva . Anzi l ' incertezza delle contingenze genera due correnti imprecise di pensiero e di azione che sino al '21 tengono divisi gli spiriti tra ipotesi irreali . Gli aderenti al movimento rivoluzionario cercano per un lato , scimmiottando l ' enciclopedismo la loro consistenza ideale fuori delle tradizioni . D ' altra parte i governi , fiduciosi nella reazione , fermi alla rivelazione di verità promessa dall ' assolutismo vedono nei nuovi fermenti di idee anarchia e disorganicità e vi contrappongono l ' ordine del passato . Tra questi equivoci le abitudini feudali continuano a governare il paese , miste con la destrezza dei diplomatici , per i primi decenni del secolo XIX . Neoguelfismo Il primo tentativo di fondare una classe dirigente e uno Stato dopo la rivoluzione francese risale al '21 e sorge in Piemonte perché ivi il governo e le tradizioni politiche erano i primi modelli e i primi educatori ( per un ' antinomia più che per un proposito ) di esperienza politica . Il nuovo contenuto spirituale venne alla rivoluzione dall ' affermarsi di un romanticismo idealistico che respingeva i sistemi sensisti e intellettualisti , propugnava i valori storici e vi fondava i concetti di tradizione nazionale , di realismo politico , di progresso e di svolgimento storico continuo . Questo nucleo romantico di pensiero si era formato in Piemonte durante la dominazione napoleonica . Il misogallismo imparato da Alfieri si sviluppa nell ' affermazione del concetto di indipendenza e determina , oltre le limitazioni del pensiero alfieriano , una violenta polemica anti ­ sensista , che significa ritorno alle tradizioni e indipendenza dall ' imitazione dei francesi . La scuola di Alfieri libertario doveva nello stesso tempo condurre a ripensare il concetto di libertà . Il vizio dello spiritualismo romantico rimaneva nei limiti posti dalla tradizione cattolica e nell ' esigenza dell ' ortodossismo , implicita in un sistema fondato sul principio della teocrazia e della trascendenza . Perciò il nostro romanticismo , mentre traeva vantaggio dall ' agilità politica dello spirito cattolico , non riusciva alla esplicazione matura del proprio vigore intimo e non poté raggiungere la vitalità del romanticismo tedesco . Dopo l ' Alfieri una coscienza dei compiti intellettuali che spettano all ' Italia moderna per fuggire un passato provinciale si trova in Luigi Ornato , che elaborò il suo spiritualismo prescindendo da ogni teoria cattolica e rivolgendosi piuttosto a un cristianesimo platoneggiante capace di rispondere ai nuovi bisogni religiosi e morali , senza soffocarli in un duro schema . Il misticismo ornatiano culminando nel concetto di libertà santificava ogni ardore dello spirito e faceva sentire l ' importanza laica di una vita religiosa che si chiarisse e risolvesse come vita morale e filosofica . Ma già nel Santarosa la coscienza libertaria dell ' Ornato si affievoliva in uno spiritualismo dogmatico e dualistico e l ' espressione dell ' esigenza religiosa si confondeva nell ' ossequio alla Chiesa . Né è meraviglia poiché il cristianesimo , iniziale impulso di sentimento , momento ideale naturalmente anarchico , eretico , atto che tende a non , esaurirsi in un fatto , affermazione di spiritualità contro tutte le determinazioni perfette , non può avere vita ideale né compimento nella realtà se non sostituisce alla purezza astratta dell ' aspirazione l ' ordine solido della praticità . Le correnti religiose romantiche non avendo avuto la forza di creare attraverso il primo impulso cristiano una riforma religiosa , dovettero necessariamente venire assorbite dal cattolicismo . Il culto romantico della storia diede un fondamento di tradizione a questi ritorni cattolici . Le risonanze eretiche del pensiero di Luigi Ornato venivano contenute dalla moderazione dei conservatori . Il liberalismo diventò termine inseparabile dal cattolicismo . La teocrazia riusciva con le armi stesse dei liberali , col loro spiritualismo e con la loro fede , a stroncare ogni moto che mettesse in discussione il passato . Per un ' eredità storica il primo movimento democratico diventa un ' arma dei conservatori . Il neo ­ guelfismo era un risultato di conciliazione necessario per un popolo che trovava nella diplomazia tutti i suoi vizi e tutte le sue virtù . Non cadremo nell ' errore degli studiosi moderni che sono andati ricercando i significati della storia italiana secondo mere dialettiche di concetti . La politica è un ' arte degli imprevisti e la sua razionalità non segue la logica dell ' intellettualismo . Constatando dunque l ' immaturità ideale dell ' Italia del Risorgimento , o la mancata partecipazione popolare , non si vuol fare un processo alla cultura o agli uomini , ma un semplice calcolo di forze : i fermenti d ' idee liberano infatti il mondo dell ' azione dai pericoli dogmatici e reazionari lasciando libero l ' uomo di Stato ai suoi compromessi e alle sue astuzie . L ' espediente del neo ­ guelfismo si risolveva invece in un pericolo di equivoci e di debolezze . Distrutta la giovane aristocrazia del '21 , la classe dominante che rimane è tuttavia lo strumento di un governo reazionario e l ' espressione passiva dei risultati promossi dalla Santa Alleanza . Il '48 dopo una preparazione febbrile interrotta dalla coincidenza di moti stranieri più maturi è nient ' altro che un '21 divulgato con Gioberti tribuno . Tutta l ' educazione cattolica di Gioberti e la chiusa volontà dogmatica affiorano nel suo equivoco pensiero democratico . Il neo ­ guelfismo e il cattolicismo liberale respingono ogni proposito di aperta discussione e di libera iniziativa suggeriti dal liberalismo . L ' ossequio alla Chiesa indebolisce le volontà che dovrebbero produrre il nuovo Stato . Il pensiero ufficiale di questo attenuato liberalismo , fuori delle apocalittiche sintesi giobertiane , capaci di promuovere entusiasmi ma non suscitatrici di esperienze realistiche , scorge nello Stato e nella Chiesa un dualismo di corpo e spirito , spoglia la funzione dello Stato da ogni significato moderno e la intende come mera amministrazione . lasciando la cura delle anime alla Chiesa . La dominante psicologia libertaria di questi anni poteva accettare per mera inerzia una forza tradizionale come la Chiesa , ma si dimostrava inesperta e immatura a fondare il nuovo Stato ; e , poiché la storia nella sua dialettica europea superava le contingenti volontà delle moltitudini italiane , si accettò l ' ossatura esterna , il meccanismo dello Stato liberale senza vivificarlo dall ' interno . Restava così un nome senza soggetto . Ma la coscienza pratica di questa immaturità si avverte nelle polemiche agitatesi durante il Risorgimento a proposito del problema scolastico . L ' opera del governo , la sola forza di cui si fosse tenuto conto in terra di politici e di politicanti , si rivelava insufficiente finché la materia faceva contrasto con la forma invano imposta . L ' educazione popolare parve allora il solo strumento di formazione civile . Prima di esercitare le sue funzioni di garanzia e di difesa , il nuovo Stato doveva creare gli elementi capaci di suscitare e arricchire la lotta politica . Di qui il dissidio implicito nel nostro liberalismo che non si può accontentare di esprimere il risultato della dialettica delle forze politiche , ma deve rinunciare alla libertà per imporre un elemento al disopra degli altri . Il governo erede del cattolicismo ha conservato una funzione etica astratta di egualitarismo democratico . Il Risorgimento anteponeva democrazia a liberalismo per continuare le patriarcali tradizioni teocratiche . Senonché , sostituendosi il cattolicismo liberale al neo ­ guelfismo , penetrava nel mito democratico un elemento moderno : il governo indulse al cattolicismo soltanto per indulgere al popolo e per potersi assumere senza contrasti la funzione provvisoria di educatore . La legge Casati imponendo allo Stato il compito di vincere l ' analfabetismo costituiva una violenta sovrapposizione di un principio trascendente all ' iniziativa che nasce dal basso , ma poneva le premesse per far superare al popolo la malattia feudale . Così s ' erano incontrati ancora una volta , nel problema della scuola , conservatori e rivoluzionari . Un decennio di attività pedagogica valse a creare in Piemonte una classe media , che fu la classe patriottica e s ' inserì come forza di conservazione e di moderazione proprio al centro del dissidio tra popolazione agricola e manifatturiera . Critica repubblicana Il neo ­ guelfismo era stato almeno il pensiero istintivo degli italiani cattolici e poté risolversi infine in un eccellente strumento di propaganda nazionale . Invece le metafisiche del mazzinianismo e del socialismo di Ferrari ebbero il torto di nascere come dottrine derivate dagli stranieri , repugnanti al gusto e alla possibilità degli spiriti italiani , lontani dal gioco e dall ' equilibrio preciso delle forze . Mazzini e Ferrari riuscirono a trovar eco soltanto nell ' ambiente artificioso delle eresie e degli esuli tra i quali la loro funzione di avanguardia ritenne sempre un significato romantico e nebuloso . Le loro dottrine si ridussero a due confusi edifici teocratici che attingevano motivi episodici e sviluppi parziali dai variopinti movimenti d ' idee nati in Europa dopo l ' Enciclopedia . I motivi intellettualisti di Ferrari , gli elementi mistici di Mazzini riducevano in conclusione i due sogni a una riforma religiosa attenuata che doveva restare impopolare in un ambiente estraneo . La disperazione eroica di Mazzini poi sorgeva dalle nobili delusioni di un ottimista che aveva creduto di far la rivoluzione con la propaganda . Di fronte a queste ideologie che risuscitavano la pratica delle congiure e degli sdegni letterari il liberalismo sabaudo aveva almeno il merito di offrire dei quadri sicuri e pronti per la politica estera della rivoluzione . Il motivo vitale del federalismo si ebbe nella critica di Carlo Cattaneo , il solo realista tra tanti romantici e teorici . La fisionomia speculativa del Cattaneo si rivela tutta in una professione di cultura : né dal sensismo , né dal razionalismo si può dedurre un concetto dell ' attività umana ; per la drammaticità della storia egli rinuncia agli schemi più semplici come ai più complicati messi in uso dal Risorgimento . L ' impopolarità di Cattaneo derivava necessariamente dallo spirito della sua polemica che constatava il tramonto del razionalismo e delle discussioni tra classici e romantici e rimaneva estraneo al neo ­ guelfismo , ultimo tentativo messo in opera dall ' esasperazione romantica . La sua filosofia è la prova che l ' originalità speculativa italiana si suole affermare , dopo le parentesi di misticismo , nel riconoscimento dei più gelosi valori della personalità . La sua finezza ci è attestata dall ' atteggiamento anti ­ romantico , libero da ogni peccato di sensismo ; il suo rigorismo morale dall ' opposizione inesorabile contro i demagogismi unitari e le illusioni patriottiche . Se la forza dinamica del suo pensiero è stata nel secolo scorso meno esuberante di quella del Mazzini , il suo spirito ci appare ora meno indeterminato e meno vaporoso , la sua figura è più ricca di insegnamenti , la sua eresia politica può presentarsi ancora come un programma , i suoi scritti non sono diventati illeggibili come i Doveri dell ' uomo . Guardò al passato senza atteggiarsi a profeta , capì senza l ' enfasi dell ' apostolo che il fondare uno Stato non era impresa da letterati entusiasti , cercò nelle tradizioni un linguaggio di serietà , un ammaestramento di cautela . Gli italiani erano usi a parlare di libertà come di cosa da dimostrazione : Cattaneo offrì l ' esempio di un pensiero che si identificava tutto con la libertà e l ' autonomia e ne raccoglieva organicamente le esigenze senza farne risquillare ad ogni istante con ingenua retorica la parola . Invece per certi spiriti non giova che il tamburo . La libertà di Cattaneo si esprimeva come realismo in etica , come impulso alla produzione e alle iniziative in economia , come creatività liberale in politica , come valorizzazione dell ' esperienza in filosofia , come culto classico dei valori formali e della tradizione liberatrice in arte . Per queste caratteristiche di misura che sono il segreto della sua vitalità gli toccarono in sorte i compiti di critica più ardui e più ingrati , che gli servirono poi di disciplina e di temperamento . Dovette starsi contento della solitudine e della impopolarità e sembrare retore del pessimismo come Mazzini : diedero a lui , realista e uomo positivo , un ufficio di Cassandra . La sua opera resta un esempio di critica interna dello sviluppo dialettico del nostro Risorgimento , per il quale egli fu il solo , dopo Cavour , a postulare una preparazione economica . Visti in questa luce , i suoi motivi anti ­ unitari , ancora validi , appaiono l ' equilibrata antitesi dell ' illusione patriottica di risolvere con l ' unità tutti i problemi popolari , e il suo regionalismo è sopratutto un problema di stile e di misura . Rivoluzione liberale In mezzo a questi fermenti inespressi l ' unità italiana doveva venire dall ' iniziativa del dispotismo . Fu gran ventura per un popolo che non sapeva distinguere tra Cattaneo e il giobertismo , che si trovasse a guidarlo Cavour , il Cattaneo della diplomazia , che seppe evitare l ' isterilirsi della rivoluzione in una tirannide . Il dissidio tra Cavour e Vittorio Emanuele II , re mediocre e negato alla comprensione dei tempi , fu la vera Provvidenza dell ' unità italiana . Il ministro piemontese sovrasta ai suoi contemporanei perché guarda gli stessi problemi con l ' occhio dell ' uomo di Stato . Tuttavia la sua figura è qualcosa di più che un esempio della coscienza di un governatore quale poteva essere offerto dai ministri del '700 . Genio e costanza non insegnavano a governare l ' Italia delle sette e della reazione clericale . La singolare virtù di Cavour è piuttosto nella franchezza della sua astuzia . Egli era il diplomatico che sapeva parlare alle folle e , pur senza mendicarne il favore , non avrebbe mai arrestato o attenuato la forza che proviene dall ' entusiasmo di un popolo . Dominanti i costumi della demagogia e della teocrazia , Cavour ha saputo incominciare il processo moderno di una rivoluzione liberale , pur disponendo soltanto di un esercito e di una dinastia . Educatore e diplornatico , ha trovato l ' adesione del popolo senza corromperlo . Paragonato con gli uomini politici che lo seguirono , tranne Sella , appare di un ' altra razza : per Depretis e per lo stesso Giolitti , che pure ha mente di uomo di Stato , il giusto termine di paragone non è Cavour , ma Rattazzi , modello di equilibrismo , di equivoco e di demagogia . Invece il possibilismo di Cavour , pur non indulgendo a professioni di fede o a programmi , non comprometteva il futuro . Seppe disarmare il radicalismo col connubio con Rattazzi , che era più una vittoria che un ' alleanza e frenò il clericalismo con una politica ecclesiastica ferma , ma moderata e non demagogica . La libertà economica fu il perno educativo su cui egli impostò la sua azione popolare . Perché la rivoluzione trionfasse contro la reazione bisognava che sulla libertà si venisse fondando la vita privata e pubblica ; combattendo il protezionismo egli apriva il Piemonte a una diretta comunicazione con l ' attività economica europea e creava un movimento di attività e di iniziative che permise allo Stato di affrontare venti anni di politica avventurosa . Il liberismo di Cavour mirava a far entrare nella vita nazionale nuove forze operose : senza giungere alle pratiche corruttrici della politica di beneficenza il suo filantropismo s ' opponeva apertamente all ' indifferenza dei governanti per le classi inferiori . Mentre creava nella vita popolare le condizioni obbiettive per una rinascita moderna fondata sugli imperativi dell ' economia e non sui sogni della religione , il liberalismo di Cavour era lo strumento fondamentale della sua politica estera . Con una tradizione secolare di diplomatici troppo astuti , costretti a far conto soltanto sulla propria dignità personale perché non sorretti dal sentimento della nazione , gli italiani erano diventati estranei alla politica europea , perché non le offrivano alcuna garanzia e non potevano fondarsi su esigenze reali e su virtù positive per partecipare all ' equilibrio internazionale . Cavour seppe dare all ' Europa l ' esempio di una pratica di governo dignitosamente liberale , capace di mantenere i propri impegni e di conquistare la fiducia del paese . Di fronte all ' Austria egli mostrava la possibilità di un governo nazionale che non aveva bisogno di ricorrere allo stato d ' assedio . Ma il capolavoro di Cavour - - bisogna riconoscerlo , dopo tanti fraintendimenti - - fu la politica ecclesiastica . Egli comprese la vanità di ogni lotta contro il cattolicismo in un paese cattolico e la necessità di combattere la Chiesa non su un terreno dogmatico , ma sul problema formale della libertà di coscienza . Intesa secondo questi principi , la formula Libera Chiesa in libero Stato non è più un ' ambigua trovata di filosofia del diritto , ma un ' astuzia di politica internazionale e la prova delle virtù diplomatiche e della maturità costituzionale del nuovo Stato . Lasciando ai tribuni e ai capi della lotta politica il compito di combattere il dogmatismo e riservando alla cultura libera la funzione di elaborare le nuove ideologie , Cavour obbligava i paladini di una verità medioevale ad accettare per la lotta una pregiudiziale moderna . Il suo ossequio per la Chiesa poi provava soltanto il suo senso di misura e la sua profonda convinzione che l ' autonomia di un popolo moderno non potesse fondarsi su una demagogica propaganda anticlericale . Non si poteva andare oltre il cattolicismo se si dimenticava la tradizione cattolica . Confrontata con i complessi motivi dell ' opera promossa dallo statista appare aridamente dogmatica la critica opposta alla formula cavouriana dagli hegeliani teorici d ' intolleranza e , ancor più pedantemente , dal Vera . G . M . Bertini fu tra i critici della politica ecclesiastica cavouriana il solo che toccò con misura i motivi più delicati e difficili postulando la necessità di una polemica inesorabile contro i residui di assolutismo inerenti in qualsiasi politica ispirata dalla Chiesa . Senonché questi motivi di pensiero del Bertini ripresi poi dagli Spaventa e dalla Destra hegeliana erano validi per prevenire ogni rinascita di un equivoco neo ­ guelfo nella lotta d ' idee e nella cultura nazionale , non potevano ispirare una politica di Stato che deve tenere conto del Vaticano come di un elemento della vita diplomatica internazionale . In realtà l ' opera di Cavour era l ' opposizione più vigorosa ad ogni influenza neoguelfa ; la sua politica era assai più astuta di quella che gli potesse esser suggerita da una qualunque ideologia immanentista perché sconfiggeva l ' assolutismo con risorse completamente realistiche . Sotto l ' amministratore c ' era anche qui il politico che aveva risolto modernamente i più difficili problemi dello spirito . Socialismo di Stato Dei risultati liberali raggiunti dalla rivoluzione unitaria soltanto Cavour tra gli uomini del suo tempo aveva avuto completa coscienza . Morto il ministro piemontese restava viva una situazione storica , ma la rivoluzione veniva a trovarsi senza contenuto e senza guida . Il problema di Cattaneo ridiventava dominante . Le nuove avventure di politica estera s ' imponevano alla nazione senza che il ritmo della vita economica vi corrispondesse . Le classi medie avevano conquistato il governo senza istituire rapporti di comunicazione con le altre classi . Dopo il '70 , su 27 milioni di abitanti gli elettori politici inscritti nelle liste erano mezzo milione . La povertà dell ' economia generale generava una situazione di parassitismo : il regime dominante si poteva considerare come una casta di impiegati interessata , per conservare i privilegi , ad impedire ogni partecipazione popolare . L ' eredità del Regno di Napoli pesava sul nuovo Stato , aumentando la corruzione e creando contro la vita agricola naturale una superstruttura di parassitarismo burocratico ed elettorale . Non ci stupiremo che la lotta politica si confondesse in una caccia all ' impiego . Per tali premesse il governo italiano doveva naturalmente essere un socialismo di Stato . Ma mentre Lassalle , per un calcolo di contingenze realistiche , conduce a Marx , in Italia i termini del processo sono Rattazzi e Mazzini . Mazzini e Marx ( ove si prescinda dalle espressioni sentimentali che trovano i loro miti e dall ' antitesi di stile e di psicologia che li separa : Mazzini , romantico , vaporoso , impreciso ; Marx chiaro , inesorabile , realista ) pongono in due ambienti diversi le premesse rivoluzionarie della nuova società e , attraverso i concetti di missione nazionale e di lotta di classe , affermano un principio volontaristico che riconduce la funzione dello Stato alle libere attività popolari risultanti da un processo di individuale differenziazione . In questo senso Mazzini e Marx sono liberali . Tuttavia Marx parla al popolo un linguaggio che può essere inteso perché si fonda sulle esigenze prime che caratterizzano la vita sociale , Mazzini resta in un apostolato generico e retorico , sospeso nel vuoto dell ' ideologia , perché non potendo rivolgersi all ' uomo dell ' industria e dell ' officina parla a un popolo di spostati , di disoccupati , di ufficiali pubblici . Siffatte condizioni obbiettive non possono promuovere un movimento liberale , ma generano quasi per istinto lo sfruttamento utilitario delle etiche solidaristiche e socialiste . Perciò dal '50 al '914 l ' eredità cattolica e la disgregazione sociale , addirittura terribile nel Sud , costringono in Italia il nuovo organismo statale ad affermarsi secondo un ' astratta funzione di moralità che corrompe i principi liberisti in una concezione democratica di stanca grettezza utilitaria . Il riformismo italiano non è stato inventato dai nostri socialisti , ma si è affacciato naturalmente con le prime discussioni sulla scuola popolare per poter dare un senso alla lotta contro i Gesuiti . Vincenzo Gioberti e Domenico Berti ne sono i padri legittimi . L ' evoluzione sociale dell ' Italia dopo il '60 , essendo stato introdotto nella vita della penisola un nuovo elemento di riorganizzazione economica , vien sostituendo al socialismo di Stato che aveva promosso la legislazione scolastica un più franco riformismo economico . La ricostruzione scolastica , tentata come rivoluzione morale , aveva potuto creare un embrione di classe dirigente ma si era dimostrata incapace di un ' espressione politica che valorizzasse le forze individuali . Il primo momento dell ' organizzazione nelle coscienze popolari doveva essere infatti un momento per eccellenza economico , affermazione elementare di autonomia e di libertà . Purtroppo nei costumi della vita italiana questo tenue risveglio economico doveva confondersi in una caccia al privilegio : le prime aristocrazie operaie , invece di mantenere le loro posizioni di intransigenza , invocano borghesemente la protezione della legislazione sociale , come le timide iniziative industriali chiedono l ' appoggio del protezionismo doganale e delle sovvenzioni governative . L ' opera della sinistra come riformismo economico era dunque il coronamento logico della nostra impotenza rivoluzionaria . Era il risultato dialettico di due forze arretrate incapaci di esplicarsi : la teocrazia si continuava nella democrazia e nel riformismo , le tradizioni diplomatiche si riducevano a opportunismo di amministratori . L ' istinto della conciliazione trasformava l ' equivoco iniziale di Chiesa e Stato in equivoco di governo e popolo . L ' ideale del governo è una monarchia paterna dispensatrice di privilegi . Ma per l ' eredità della rivoluzione non riuscita il movimento riformista italiano ( come poi il partito socialista ) non può crescere nei quadri di uno Stato a cui il popolo non crede perché non l ' ha creato con il suo sangue . Il socialismo prussiano coincide nel suo valore etico di liberazione popolare con il significato dello Stato , rappresenta la continuazione dello spirito di solidarietà della Riforma , è figlio dell ' ascesi religiosa , e si misura secondo il realizzarsi dell ' idea statale nella coscienza dei cittadini . La lotta pratica s ' è ridotta nei termini dell ' economia perché un principio comune è coessenziale agli spiriti e dal processo economico trae esso stesso sviluppo : la rivoluzione unitaria in Germania è stata popolare e morale . In Italia una tradizione che non è coscientemente liberale , ma istintivamente individualista , si oppone alla vitalità di ogni sistema che ignori la libera iniziativa e attribuisca allo Stato un ' attività distinta dall ' attività dei cittadini . Il socialismo di Stato si rivela dunque come un momento effimero , come una transazione che bisogna superare . Una volta venuti sul terreno della legislazione sociale la politica diventa un perpetuo ricatto in cui a eterne concessioni fanno eco eterne richieste senza che s ' introduca nella lotta politica un principio di responsabilità . Lo Stato viene corroso dal dissidio tra governo e popolo : un governo senza autorità e senza autonomia perché astratto dalle condizioni economiche effettive e fondato sul compromesso ; un popolo educato al materialismo , in perenne atteggiamento anarchico di fronte all ' organizzazione sociale . Né la Destra , né la Sinistra riuscirono a sottrarsi a questa necessità di protezionismo demagogico : Sella che seguì in tono minore costumi cavouriani fu l ' uomo più impopolare nel paese . Il nuovo Stato , impegnato sino al '70 in una politica estera prefissa , si trovava privo di risorse finanziarie , con una generazione di patriotti da compensare con la beneficenza pubblica e con gli impieghi , con uno spirito inconcludente di irrequietismo garibaldino da fronteggiare . Parve che ogni fortuna avvenire sarebbe stata compromessa se non si tenesse vivo lo stato d ' animo di tensione e di aspettazione in cui si prolungava l ' entusiasmo degli anni precedenti : e si nascosero le verità della politica finanziaria , si ostentò uno sfarzo , pur necessario , di opere pubbliche . La Destra , demagogica e anticonservatrice come la Sinistra , partecipe delle stesse illusioni radicali , divenne una consorteria . Il trasformismo di Depretis fu l ' espressione più evidente di un ' Italia che si pasceva di conciliazioni e di unanimità e non riusciva ad affrontare i terribili doveri della fondazione dello Stato . La Sinistra si rendeva anche eco di una caratteristica situazione meridionale : per essa il problema dell ' unità veniva posto la prima volta nei suoi termini sconfortanti di politica tributaria e di opere pubbliche . Solo una pronta risoluzione del problema elettorale e del problema burocratico avrebbe potuto porre rimedio a questa situazione parassitaria : ma non si osava discorrere di autonomie regionali per non compromettere l ' unità e si voleva mantenere il diritto elettorale a una ristretta oligarchia quasi per premiare la minoranza che aveva preparata l ' unità e non complicare il problema dello Stato con l ' intervento di nuove masse popolari , sinora neglette e ignorate . Così non si riusciva a consolidare una vera e propria situazione intelligentemente conservatrice che desse il suo tono alla vita nazionale e disciplinasse il sorgere delle nuove ideologie rivoluzionarie che avrebbero affrontato le responsabilità future . Sonnino e Franchetti invocarono invano l ' allargamento del suffragio ; Stefano Jacini , la mente più lucida della politica italiana dopo Cavour e Sella , veniva accusato di clericalismo quando proclamava questa esigenza di un partito conservatore e ne tracciava il programma con precisione critica esemplare . Quando gli italiani furono stanchi delle astuzie e delle lusinghe di Depretis si abbandonarono alle facili seduzioni della megalomania di Crispi , e nel fallimento africano tutta la nazione fu compromessa . Comunque suonino le tardive riabilitazioni , Adua segna l ' estrema condanna di una facile mentalità romantica e rappresenta la critica preventiva di ogni ideologia nazionalista , destinata a sorgere in Italia con la mentalità dell ' avventura e la preparazione spirituale parassitaria della piccola borghesia : l ' imperialismo è un ' ingenuità quando restano da risolvere i problemi elementari dell ' esistenza . Al principio del secolo XX la politica italiana deve culminare necessariamente nel giolittismo , dopo una parentesi reazionaria che basta per corrompere il programma e lo spirito del nascente partito socialista e per dimostrare i pericoli a cui la libertà in Italia si trova continuamente esposta . Con Giolitti la ripresa dei metodi di governo di Depretis ha una serietà nuova . L ' intuizione storica con cui si apre l ' azione del piemontese è addirittura geniale per la sua aderenza alla precisa situazione del paese : l ' uomo di Stato riconosce il suo compito nel creare un ' atmosfera di tolleranza nei conflitti sociali che si annunciano , in modo da non compromettere la lenta formazione di ricchezza e di mentalità economica moderna , attraverso cui il popolo italiano s ' appresta a riparare alla sua inferiorità storica . L ' Italia deve a Giolitti dieci anni di pace sociale e di onesta amministrazione ; se anche egli sbagliò la misura nell ' indulgenza alla demagogia , nelle pose dittatorie e nell ' incostanza della schermaglia parlamentare , se fu inferiore a se stesso nell ' avventura libica e di fronte alla guerra europea , resta l ' uomo più caratteristico della situazione . La guerra europea ci coglie in piena crisi unitaria ed interrompe l ' ascesi di ordinaria amministrazione e di serietà economica a cui il giolittismo ci aveva iniziati . È la prova di maturità che l ' Italia deve superare in contatto con l ' Europa . Lo spirito della guerra fu infatti popolare e severo , segnò per i contadini del Mezzogiorno la prima prova di vita unitaria ; il sacrificio fu tanto più eroico quanto più parve umile ed anonimo . Senonché s ' inseriva nella guerra , a limitarla e a deformarla nei suoi effetti educativi , lo spirito dell ' interventismo che risuscitava la retorica garibaldina senza farne rinascere la generosità . La guerra nazionalista combattuta con lo spirito delle leghe d ' azione antitedesca e dei comitati di salute pubblica era la guerra impopolare ed oligarchica che tornò a separare il paese tra una minoranza plutocratica e avventuriera e una massa di lavoratori non ancora differenziata . La crisi economica che ne seguì e le disparità psicologiche generate dal privilegio appaiono allo storico come la spiegazione preventiva del fascismo che rappresenta l ' ultima rivincita dell ' oligarchia patriottica , cortigiana e piccolo ­ borghese che governa l ' Italia da molti secoli , soffocando ogni iniziativa popolare . Una rivoluzione mancata La storia del dopo ­ guerra in Italia appare all ' osservatore sereno come l ' annuncio della lotta politica e la preparazione di un esercizio effettivo di libertà . La guerra civile mettendo a cimento tutti i partiti e tutte le forze costituiva l ' espressione più intensa delle nuove volontà . Senonché a questi fermenti e a queste speranze mancarono le energie direttrici , le aristocrazie capaci di interpretarli e di rafforzarli . Sopravvissero le vecchie élites e le nuove ne riprodussero l ' impreparazione fondandosi su una grossolana esperienza guerresca e su inquietudini messianiche . L ' influenza dei due gruppi dell ' Unità e di Volontà , privi di attitudini alla politica militante , non bastò a redimere la politica dei combattenti . Né i vecchi partiti potevano intendere e dare espressione ai bisogni nuovi , sì che furono inariditi da un insuperabile dissidio tra la loro opera di interpretazione del reale e la loro praxis . Per quattro anni la lotta politica non riuscì a dare la misura della lotta sociale . Il liberalismo perdette la sua efficacia perché si dimostrò incapace di intendere il problema dell ' unità . Il clericalismo dopo aver cantato le esequie all ' idea liberale si spense nel partito che persegue attraverso una praxis democratica un risultato di conservazione . Il socialismo , che nascondeva elementi per riuscire l ' idea dell ' avvenire , rivelò la povertà delle sue attitudini nel momento della realizzazione , ed espresse in Turati la sua impotenza di partito di governo . Accettò l ' eredità di una corrotta democrazia invece di mantenersi coerente a una logica rivoluzionaria . Rivoluzionari furono in Italia solo quei comunisti che agitando il mito di Lenin videro nella rivoluzione il cimento della capacità politica delle classi lavoratrici e della loro attitudine a creare lo Stato . Ma neanche il marxismo che aveva animato le masse seppe far nascere i capi . Il movimento operaio è stato tuttavia dopo la guerra il primo movimento laico d ' Italia , capace di recare alla sua ultima logica il significato rivoluzionario moderno dello Stato e di concludere in una nuova etica e in una nuova religiosità la lotta contro le morte fedi . Mancò la comprensione del valore nazionale rappresentato da questo movimento operaio rivoluzionario . Mancarono i dirigenti alla loro funzione , per paura e vanità insieme del governare . La politica unitaria di Serrati , da cui dipesero a un certo punto le sorti della rivoluzione , si dimostrò un giolittismo diseducatore , privo dell ' abilità di Giolitti e impreparato a dominare le situazioni con serenità fiduciosa . Solo la lotta può condurre alla coesione e alla disciplina . La funzione unitaria è assolta in ogni caso dal governo : per lui l ' astenersi è l ' essenza della moralità . Nel pensiero di Serrati si confusero le opposte aspirazioni di contadini e operai prima di riconoscersi . Invece perché la lotta politica abbia il suo ritmo di responsabilità bisogna che le affermazioni procedano autonome dal basso , quasi secondo una legge di separatismo . La conciliazione è un risultato sempre nuovo della lotta : affermarla a priori significa annientare i liberi sforzi mentre sorgono . E i rivoluzionari instauravano infatti una pratica reazionaria . Liberismo e operai C ' era implicita nel movimento socialista , fuori degli astratti programmi di socializzazione , la possibilità di una nuova economia che risolvesse finalmente l ' antinorma insolubile della politica economica italiana : protezionismo ­ liberismo . Il consiglio di fabbrica poteva essere il punto di partenza di un ' economia nuova . Il liberismo ha dominato in Piemonte e in Toscana , come Organizzazione economica di un ' agricoltura fondata sulla piccola proprietà e sulla mezzadria . Deve dimostrare nella vita moderna la sua validità adattandosi alle esigenze dell ' industria , la quale sta creando naturalmente un ' economia della fabbrica , fondata su rigida disciplina interna dei rapporti tra industriali e operai . Ma nulla esclude che anche l ' industria si svolga liberisticamente dal punto di vista dello scambio , se si vincerà lo spirito dilettantesco e parassitario dell ' industrialismo italiano rivolgendolo alla sua funzione naturale che è l ' industrializzazione dell ' economia agraria . Un esame di coscienza severo ci convincerebbe che la nostra politica economica fu sviata , prima che dalla mancanza di capitali mobili , dalla permanenza del dazio sul grano , il quale sottraeva all ' agricoltura ogni volontà di lotta , le impediva le necessarie comunicazioni con lo sviluppo dell ' industria e non le concedeva di conquistare il suo posto nei mercati mondiali seguendo la logica delle sue attitudini alla specializzazione . Solo per questi errori iniziali veniva alimentata tra i capitalisti del Nord la psicosi dell ' avventura megalomane e del mimetismo internazionale che ora è difficile estirpare perché si sono venute formando intorno correnti artificiose di interessi . Un movimento operaio intransigente contro tutti i riformismi potrebbe segnare l ' inizio della revisione e offrire i quadri per la lotta inevitabile . Gli appelli dei liberisti ai consumatori e ai contadini cadranno a vuoto come caddero nel passato . Il concetto stesso di consumatore è un mero elemento di calcolo , e psicologicamente corrisponde allo spirito piccolo ­ borghese . Ora le classi medie che dominano nell ' Italia moderna non hanno mai mostrato alcuna attitudine all ' eroicità e al sacrificio politico : sono da un lato i delusi dell ' aspirazione al capitalismo , falliti per la loro gretta insufficienza , dall ' altro le pseudo ­ aristocrazie operaie esaurite nello sforzo di imborghesirsi . I contadini sono condannati dalla storia ad una funzione conservatrice ; un ' iniziativa politica che movesse dalle campagne sboccherebbe in un tumulto reazionario per l ' impreparazione dei costumi e l ' assenza di attitudini specifiche alla lotta politica : del resto non importa che i contadini si elevino per operare quando la loro funzione singolare è di conservare nel loro spirito di quiete e di rassegnazione le energie del futuro , destinate a esaurirsi rapidamente colla selezione dell ' inurbanamento . Ora è nostra ferma convinzione che l ' ardore e lo spirito di iniziativa che condussero gli operai all ' occupazione delle fabbriche non possano considerarsi spenti per sempre : né le lusinghe della legislazione sociale e del collaborazionismo parassitario instaurato dai fascisti addormenteranno insidiosamente la sola forza viva su cui si possa contare per il futuro . In sede di cultura politica il nostro compito è di preparare a queste idee centrali le nuove classi dirigenti . Confessando una speranza , concluderemo che il nuovo liberismo deve coincidere in Italia con la rivoluzione operaia per offrire le prime garanzie e le prime forze di uno sviluppo autonomo delle iniziative . L ' Italia diventerà moderna rimanendo un paese prevalentemente agricolo : ma la nostra agricoltura povera ed arretrata deve alimentare per prendere consistenza una serie di iniziative industriali aderenti ai suoi bisogni , deve essa stessa , come presentì Stefano Jacini nell ' Inchiesta agraria , divenire industriale . La rinascita moderna della nostra economia incomincierà allora con la volontà di azione delle avanguardie industriali ( operai e intraprenditori ) del Nord che sapranno offrire una soluzione unitaria del problema meridionale e liberarci dal politicantismo parassitario che fu durante 60 anni il solo effetto dell ' unità . LIBRO SECONDO LA LOTTA POLITICA IN ITALIA I Liberali e democratici Concetto e sviluppi del liberalismo in Italia Si potrebbe cercare , senza intenzione riposta d ' arguzia , la più grave deficenza del liberalismo italiano nella lunga mancanza di un partito politico francamente conservatore . Senza conservatori e senza rivoluzionari , l ' Italia è diventata la patria naturale del costume demagogico . Di fronte al pericolo del clericalismo , ora reale , ora immaginato da fantasie garibaldine , anche i retrivi si sono ridotti ad amoreggiare col radicalismo . Prima dell ' assunzione della Sinistra al potere la lotta per l ' indipendenza nazionale e il difficile problema del risanamento finanziario contrastavano ogni serio proposito di preparare le condizioni favorevoli alla lotta politica . La Destra era un governo di conciliazione e di concentrazione nazionale , e La Farina con la sua lega politica non si mostrava pìù timido del Partito d ' azione di fronte alle riforme radicali . Invece dopo il '70 la pratica unanime di questo radicalismo nazionalista si convertiva in un germe di dissoluzione per i nostri costumi politici . « Il conservatorismo - - secondo il pensiero del Bluntschli - - ha il suo ufficio naturale dopo una rivoluzione e dopo una trasformazione politica di un popolo , quando si tratta di mantenere i risultati raggiunti e impedire che trasmodino » . Ora di questo pensiero soltanto Stefano Jacini si faceva eco e interprete per la situazione italiana . « Conservantismo e liberalismo , quando coesistano in permanenza nel seno di un corpo politico , l ' uno di fronte all ' altro , formano insieme le condizioni necessarie della sua salute normale ; e sono destinati , nell ' interesse del progresso civile , a prevalere alternativamente ; questo quando occorre dar mano ad un lavoro indefesso di riforme ; quello quando occorre riparare le forze che , per effetto del lavoro , si sogliono logorare , ciascuno sorvegliando l ' altro e impedendogli di trasmodare ... » . « ... L ' unità d ' Italia , la legittimità della casa regnante , lo statuto vigente , essendo i tre fondamenti dello Stato , un conservatore italiano , affinché sia lecito designarlo con questa denominazione non può ammetterne neppure la discussione . Eccettuati questi tre punti , i quali del resto , pel carattere loro generale , si adatterebbero e alla massima espansione di libertà praticabile nel mondo moderno e al più vigoroso potere esecutivo , eccettuati questi tre punti un conservatore italiano può sindacare ogni cosa che si riferisce allo Stato . Nel qual sindacato , appoggiandosi ad un ' esperienza ventenne , esso inclinerà naturalmente a difendere tutto ciò che nelle istituzioni e nell ' indirizzo del governo , risulta conforme , secondo quell ' esperienza , o secondo l ' evidenza incontestabile , al concetto conservatore , ecc . ecc . » Assai meglio di Silvio Spaventa , preoccupato di esprimere le sole esigenze dell ' unità e dell ' autorità dello Stato , Jacini aveva capito come il problema italiano dovesse risolversi in un problema di stile politico . Un partito conservatore poteva compiere in Italia una funzione moderna . Indirettamente liberale , in quanto facesse sentire la dignità del rispetto alla legge , l ' esigenza di difendere scrupolosamente la sicurezza pubblica , e l ' efficacia del culto delle tradizioni per fondare nel paese una coesione morale . Le risorse dell ' hegelismo di Destra rimanevano senza influenza di fronte alle dominanti passioni demagogiche perché non parlavano agli italiani la loro lingua ; i conservatori avrebbero potuto invece creare consensi nello spirito di certe classi popolari professando un ossequio severo per la religione e attenendosi alla formula cavouriana nella questione ecclesiastica . L ' istinto del risparmio , la necessità di una saggia politica tributaria , l ' ostilità verso le soverchie imposte che si accompagnano , come frutto naturale , agli esperimenti di statalismo avrebbero dovuto costituire nelle classi rurali della penisola le premesse per una chiara coscienza anti ­ parlamentaristica , che rispettasse nel Parlamento l ' istituto delle garanzie elementari di libertà e di democrazia contro lo spirito di avventura in politica estera , l ' impiegomania e le sinanie plutocratiche in politica interna , ma resistesse all ' invadenza del centralismo oligarchico con una valida riforma elettorale e con la difesa del decentramento . Un programma simile a questo presentato dal Jacini sarebbe stato in Italia la liquidazione preventiva della psicologia radicaloide e nazionalista che divenne invece dominane tra i parvenus di una borghesia fallita . L ' insegna del conservatorismo doveva essere tra noi la lotta dell ' agricoltura ( nelle sue possibilità di industrializzazione ) contro l ' Abenteuer Kapitalismus degli industriali dilettanti e contro il parassitismo burocratico . I motivi di critica al soverchio peso delle imposte sulla proprietà fondiaria , sui quali si è soffermato in seguito con insistente convinzione Giustino Fortunato toccavano il punto essenziale del problema del regime parlamentare in Italia : una coscienza di contribuenti era la preparazione indispensabile e sufficiente per garantire la permanenza delle istituzioni liberali . Il deputato venuto a Roma per difendere a nome di classi rurali una politica di risparmio e di emigrazione avrebbe interrotto violentemente gli interessi su cui attraverso ricatti e complicità lo Stato italiano veniva creando una pratica di parassitismo e di beneficenza per gli spostati , giocando sulla demagogia finanziaria . L ' inerzia del Sud , subito dopo il '61 connessa col brigantaggio e con l ' eredità del vecchio regime , rese impossibile il formarsi di condizioni obbiettive favorevoli a questa lotta anti ­ burocratica . I documenti della psicologia e della cultura conservatrice rimasero seppelliti e dimenticati nell ' Inchiesta agraria . Mentre falliva prima di nascere il liberalismo dei conservatori che poteva avere la sua sede storica nell ' economia del Mezzogiorno , le avanguardie del Nord erano tratte dall ' immaturità della lotta politica e dei costumi nazionali a rinnegare il loro programma naturale di individualismo e di liberismo . Tra industria e liberalismo veniva a scavarsi un abisso che pretesero di trasportare addirittura nel campo della teoria e della sociologia . Invece il liberalismo non si esaurisce evidentemente nel liberismo , ma tuttavia lo comprende e lo presuppone . Senza cedere al vezzo di semplicistiche e chiuse definizioni si può ritenere che la passione e la coscienza di libertà e di iniziativa ( che sono i concetti centrali di una teoria e di una pratica liberale ) trovino naturale alimento in una vita economica spregiudicata senza essere avventurosa , capace di fortificarsi di fronte agli imprevisti della realtà senza rigidi attaccamenti a sistemi di sorta , agile e nemica della quiete provinciale e nazionalista , capace di tenere il suo posto per fecondità di produzione e di intrapresa nell ' equilibrio della vita mondiale . Questa è poi , se ben si cerca , la morale dell ' individualismo economico che ha avuto i suoi testi e le sue esperienze nei paesi anglo ­ sassoni i quali ci diedero gli albori della modernità . Nel nostro secolo il primo insegnamento dell ' industria dovrebbe consistere nella dimostrazione di uno spirito e di una necessità non grettamente nazionali , ma europei e mondiali ; da questi orizzonti ormai l ' attività inventrice e produttrice degli uomini non può più prescindere . Invece la nuova economia italiana nel Nord sorgeva come industria protetta rinnegando ogni senso di dignità . In trent ' anni di polemica i nostri liberisti hanno avuto tempo e possibilità di dimostrare con calcoli e cifre tutti i danni economici del protezionismo doganale . Ridiscutere la questione in sede di economia parrebbe un anacronismo . Gli ultimi studi e gli ultimi dati non hanno concluso in nessun punto di vista nuovo , ma si sono limitati a confermare che la vita nazionale contrae , aderendo al protezionismo , un pessimo affare . Ma è ora di affrontare gli argomenti protezionisti nel loro stesso campo prediletto , dimostrando i danni politici del loro sistema , che ha inaugurato in Italia un ' epoca di corruzione e di decadenza nei costumi del proletariato e della borghesia . L ' elevazione morale degli operai era negata inizialmente dall ' umiliazione di dover limitare propositi e ideali intorno a un problema di disoccupazione ; la borghesia per salvarsi dall ' errore delle premesse doveva cercare dei complici e pagare con una politica di concessioni la sua tattica di sfruttamento dell ' erario . Così venivano a mancare i due nuclei essenziali di reclutamento per un partito liberale d ' avanguardia che tendesse a rinnovare la vita politica facendovi affluire continuamente nuove correnti libertarie disciplinate intorno a una morale di autonomia . La parola d ' ordine delle classi inferiori era la ricerca di un sussidio . Il krumiraggio non era che un simbolo dell ' immaturità desolante dello spirito proletario e della psicologia primitiva , da corsari e da speculatori schiavisti , delle classi industriali . Per l ' inconsistenza dei fini non si poteva costruire la fibra dei combattenti . All ' individualismo ( che resta la prima base dell ' azione , come l ' economia è presupposto della politica , e segna in un certo modo il primo affermarsi di una coscienza e di una dignità civile nell ' uomo - - le critiche della filosofia moderna , infatti , valide contro la gnoseologia utilitaria , sono inconsistenti di fronte a un ' esperienza inconcussa della praxis ) all ' individualismo si sostituiva la morale della solidarietà , una specie di calcolata complicità nel parassitismo . Per queste artificiose conciliazioni si scavava tra Sud e Nord un abisso sempre più profondo e si evitava l ' urto soltanto con un ' alternativa di favori . Invece un ' industria nata liberisticamente non sarebbe stata l ' antitesi della vita agricola , ma l ' avanguardia : intorno al sistema di produzione , nella fabbrica , intraprenditori e operai , conquistando la coscienza della necessità tecnica delle loro funzioni , avrebbero raggiunto responsabilità politica e potenza d ' azione . La vita italiana può parere ricca di inesorabili antitesi all ' osservatore frettoloso : invece intorno a un sistema parlamentare , sufficientemente agile , interessi agricoli e interessi industriali avrebbero potuto pacificamente contendersi rimanendo fedeli a premesse di dignità liberale . L ' agricoltura ( sia la piccola proprietà del Nord , sia la mezzadria toscana , sia la cultura estensiva del Mezzogiorno , a mano a mano migliorata dall ' emigrazione e dalle istituzioni del credito fondiario , sia la cultura moderna industrializzata delle zone emiliane e lombarde ) costituisce in certo modo l ' aspetto conservatore di una pratica liberale , come quella formata prevalentemente da proprietari che hanno interesse a godere delle libertà tradizionali , senza ingerenze governative , mentre tengono fermo all ' eternità dei propri diritti , attaccati alle forme dominanti di proprietà , pronti a resistere contro ogni aspirazione del proletariato agricolo , il quale pur nella loro resistenza viene temprandosi al senso della proprietà e al bisogno della liberazione . Invece per queste stesse condizioni di immaturità e di aspettazione messianica il proletariato rurale non si può adattare in Italia a una pratica liberale ed è tratto naturalmente ai sogni anarchici e radicali , i quali nella loro indeterminatezza e vaghezza hanno pure il merito di condurli per la prima volta alla vita sociale e di prepararli indirettamente a lotte più mature . L ' industria alla sua volta alimenta nel Nord un liberalismo d ' avanguardia e quasi l ' impulso rivoluzionario del mondo moderno . La fabbrica educa al senso della dipendenza e della coordinazione sociale , ma non spegne le forze di ribellione , anzi le cementa in una volontà organica di libertà . Al culto della costituzione tradizionale sostituisce l ' ideale sempre rinnovato di un ordine nuovo . L ' individuo trova la sua elevazione nella morale del lavoro . L ' intraprenditore esperimenta nella conquista del mercato mondiale le leggi inesorabili dell ' iniziativa moderna della produzione . Un ritmo di vita intenso in cui ognuno assolve la sua funzione in quanto sia sempre più vigorosamente se stesso alimenta una psicologia di dominio di fronte all ' imprevisto , di coerenza nello sfruttamento di tutte le libere energie , di preveggenza sicura nel calcolo dell ' avvenire , senza illusioni avventurose e senza i semplicismi dello speculatore . Questa morale di libertà poteva riuscire la preparazione sociale più rigorosa di una pratica politica di opposizione liberale . I limiti dello Statuto , rivoluzionario per il mondo in cui era sorto , sarebbero apparsi come ingrate costrizioni da superare con nuove esperienze di leggi future . Il senso delle libertà , per la stampa , per l ' organizzazione delle classi , per la lotta politica , per la critica costituzionale , si affermava trionfante nella città moderna , organismo sorto per lo sforzo autonomo di migliaia d ' individui che gli danno la loro legge senza poter accettare più un ' imposizione estranea . Il suffragio universale e la rappresentanza proporzionale avrebbero potuto , esperimentati spregiudicatamente , preparare un ' atmosfera di serenità per l ' affermarsi di queste discussioni e di queste esigenze . Invece il liberalismo non seppe dare la parola d ' ordine alle forze nuove : gli industriali parvero costituire una banda misteriosa con nascoste funzioni sacerdotali nell ' equilibrio politico italiano e si creò la parola plutocrazia per definire il sospetto e lo sdegno , pure ipocritamente rispettoso e cortigiano , con cui li considerava il pubblico italiano ; gli operai trovarono nel socialismo il simbolo rivoluzionario della loro libertà , e solo in questo senso ( che è precisamente l ' opposto di quello riformistico teorizzato dal Missiroli ) ebbero nel mondo moderno una funzione liberale . I torti della teoria liberale Di queste insufficienze pratiche si può scorgere un sintomo nell ' inconsistenza delle teorie liberali elaborate nell ' ultimo cinquantennio . Gli scrittori del liberalismo non hanno saputo fare i loro conti con il movimento operaio che stava diventando l ' erede naturale della funzione libertaria esercitata prima dalla borghesia ; e non hanno elaborato un concetto dei più interessanti fenomeni della vita politica : la lotta di classe e la formazione storica dei partiti . La dottrina della classe politica accuratamente elaborata da Gaetano Mosca e da Vilfredo Pareto avrebbe potuto illuminare i significati della lotta nel campo sociale se fosse stata connessa più direttamente con le condizioni della vita pubblica e con il contrasto storico dei vari ceti . Il concetto di una élite che s ' impone sfruttando una rete d ' interessi e condizioni psicologiche generali , contro vecchi dirigenti che hanno esaurita la loro funzione , è schiettamente liberale come quella che scopre nel conflitto sociale la prevalenza degli elementi autonomi e delle energie reali rinunciando all ' inerzia di quelle ideologie che si accontentano di avere fiducia in una serie di entità metafisiche come la giustizia , il diritto naturale , la fratellanza dei popoli . Il processo di genesi dell ' élite è nettamente democratico : il popolo , anzi le varie classi offrono nelle aristocrazie che le rappresentano la misura della loro forza e della loro originalità . Lo Stato che ne deriva non è tirannico e vi hanno contribuito i liberi sforzi dei cittadini divenuti per l ' occasione combattenti . Il regime parlamentare , nonché contrastare a questa legge storica della successione dei ceti e delle minoranze dominanti , non è che lo strumento più squisito per lo sfruttamento di tutte le energie partecipanti e per la scelta pronta dei più adatti . Invece la scienza dominante , anche dei sedicenti lberali , si appagò di uno sterile sogno di unità sociale e non volle riconoscere altri valori fuori della gretta religione della patria e dell ' interesse generale . Questa dottrina di indifferenza politica confondeva addirittura il liberalismo di governo col liberalismo forza politica e iniziativa di popolo . Le conclusioni più rigorose di tali premesse si possono leggere nel celebre saggio di Benedetto Croce sul Partito come giudizio e come pregiudizio . Nel quale , a dire il vero , la scoperta più arguta era la barzelletta d ' apertura , dei partiti politici come generi letterari . Il Croce ubbidiva a una logica conservatrice e prescindeva da ogni esperienza diretta della vita politica . Infatti il partito può definirsi un genere della casistica , un ' astrazione programmatica soltanto se lo si intende secondo una funzione meramente conoscitiva dei problemi pratici . Ma rispetto alla conoscenza tecnica della realtà sociale il partito rappresenta un momento di ulteriore mediazione e sintesi effettuata appunto in un ' azione : basta richiamarci alla distinzione crociana di teoria e pratica per dimostrare la natura illuministica della critica del Croce ai pregiudizi del partito . Si dovrà notare lo stesso errore quando il Croce parla della lotta di classe come di un « concetto logicamente assurdo , perché formato mercè l ' indebito trasferimento della dialettica hegeliana dei concetti puri alle classificazioni empiriche ; e praticamente pernicioso , perché distruttivo della coscienza dell ' unità sociale » . Questa critica sarà valida contro la filosofia della storia di Marx e contro l ' illusione messianica , di natura mistica e hegeliana , di un ' abolizione finale delle classi . In realtà la praxis ci addita ogni giorno in seno all ' unità sociale il formarsi di classi distinte che , per legge naturale , si ipostatizzano , si associano , combattono per interessi presenti e idealità future . A queste classi che si sentono unite , e nemiche e che hanno creato i loro costumi e le loro aspirazioni attraverso una lotta reale nella storia , il filosofo non potrebbe senza palese ingenuità predicare l ' unità sociale e spiegare la natura gnoseologica delle loro illusioni , perché queste illusioni non sono un artificioso schema come i generi letterari , ma la necessità più intima della loro vita , le loro speranze e le loro sofferenze . Né la logica dell ' astratto né la logica dell ' atto puro possono spiegare l ' imperativo di lotta da cui scaturisce il partito politico che soltanto gli ideologhi sono tratti a veder esaurito nelle soluzioni da esso presentate per le varie questioni economiche e tecniche . Se la realtà consistesse soltanto di questioni obbiettive se ne potrebbe dare un concetto razionalistico e il problema sociale consisterebbe semplicemente nel trovare una serie di specifici sui quali , a dimostrazione data , non dovrebbe sussistere più alcun dubbio : ma questa è la logica della Chiesa e del Sillabo , non la logica della politica . L ' ideale di un partito unico resterà sempre il sogno mediocre dei regimi teocratici e corruttori e basta pensare che ne vedemmo il risorgere nelle ideologie fasciste . La politica dei partiti , quando studia le questioni obbiettive , le prospetta secondo gli interessi e le forze popolari : per essa la realtà viene trasfigurata secondo la misura dei sentimenti e delle psicologie . La mente del capo ­ partito manifesta la sua originalità nel momento in cui le volontà individuali esprimono non già la maturità delle loro conoscenze , ma la loro logica politica . All ' uomo di governo spetta un compito di secondo grado , ossia il dialettizzare le forze esprimendone una legge che è di interesse generale solo in quanto è il risultato di atteggiamenti contrastanti . Per il partito una considerazione dei risultati è appena un elemento di calcolo o di previsione : mentre il capo ­ partito è in un senso preciso e ristretto il tribuno , l ' uomo di governo è il diplomatico . Queste osservazioni spiegano senza equivoco le ragioni per cui noi riteniamo inconcludente la nota polemica liberale del Gentile e del Missiroli . L ' uno e l ' altro infatti per una comune passione dialettica e metafisica non tenevano conto del terreno storico nel quale un ' indagine sui caratteri e i limiti dei partiti dev ' essere impostata . Per il Missiroli liberalismo è la stessa essenza della storia moderna , attivistica e immanentista . Il liberale più che a una posizione precisa di giudizio e di fede deve attenersi a un metodo dinamico e in certo senso opportunista . La sua azione tende a coordinare gli sforzi vivi della storia moderna e sta giorno per giorno dalla parte dei più illuminati . La tesi pratica che il Missiroli derivava da queste premesse definendo liberale l ' opera dei socialisti in Italia era assai brillante e seducente nel campo storico : mentre in sede teorica il metodo missiroliano fa rivivere un pensiero genericamente progressista , che ripete l ' impotenza degli illuministi nel tentativo di definire il progresso , ossia in sostanza non sa direi come la teoria professata debba incarnarsi in azione politica . Il Gentile alla sua volta confondeva liberalismo con arte di governo . Privo del senso delle distinzioni e delle lotte pratiche egli si riduceva a un concetto del liberalismo come risultante di forze opposte , come conservazione che è anche innovazione , ossia al vecchio pensiero moderato che non vuole andare né a destra né a sinistra e pretende di mascherare i propri interessi conservatori gabellandoli per interessi generali . Del resto in tutta l ' equivoca concezione del Gentile che vanamente si appella a Mazzini e a Cavour , si scorge l ' assenza più desolante di ogni generosa passione per la libertà . Per il Gentile la politica liberale si fa dall ' alto : solo il ministro può chiamarsi liberale . Un partito di governo inteso a questa funzione di moderato illuminismo conservatore è evidentemente inconcepibile , sicché il problema che il Gentile voleva risolvere viene da lui stesso negato nei suoi termini . L ' esemplificazione politica delle tesi gentiliane , offerta dal ministro della pubblica istruzione di Mussolini , conferma il significato reazionario che Missiroli scorse nelle prime enunciazioni : la giustificazione e l ' interpretazione date dal Gentile del suo liberalismo coincidono con la morale della tirannide e il problema della libertà viene dimenticato , per un artificio dialettico , nella preoccupazione , coltivata da tutti i despoti , dell ' autorità . Le origini di questa arbitraria interpretazione filosofica del liberalismo risalgono in Italia a più di un cinquantennio addietro e si confondono coi primi tentativi della Destra di dare una teoria dello Stato etico . Silvio Spaventa ha le sue responsabilità per l ' equivoco derivato dal trasportare le tesi hegeliane in sede pratica . Poiché se lo Stato ha di fronte alla storia , attraverso le vicende , diciamo così , metafisiche , dell ' umanità , una funzione etica in quanto rispecchia il processo per cui l ' individuo è tratto perpetuamente a esplicare , volente o no , una funzione sociale , è assolutamente erroneo attribuire allo Stato ­ pubblica amministrazione che vive dei contrasti politici e interviene nelle vicende quotidiane , una funzione metafisica , coi diritti pratici che se ne vogliono derivare . In politica , checché ne sembri ai filosofi , lo Stato è etico in quanto non professa nessuna teoria : questa posizione di equilibrio è la sola che non ci ponga di fronte all ' insolubile problema di fissare quali siano gli organi di questa pretesa morale statale ; e ci garantisce la possibilità che ogni etica , come ogni politica , sia da esso rispettata in quanto si rimette il giudizio della validità sociale di cui ciascuna idea potrà menar vanto ai risultati della libera lotta e della storia imprevista . Di fronte alle assurde pretese e alla dogmatica grettezza ( qualità per eccellenza anti ­ liberali ) a cui i fìlosofi sedicenti liberali ci hanno assuefatto , potremo con tranquilla convinzione di equità cantar le lodi agli onesti scrittori di economia , che , se ebbero il torto di non salvare dalle antipatie universali la dottrina di cui erano rimasti modesti depositari , non si stancarono tuttavia di divenirne i predicatori inascoltati . L ' equivoco da essi aiutato della confusione tra liberismo e liberalismo resta tuttavia il meno pericoloso e il meno assurdo di quelli sin qui analizzati . La chiusa setta dei liberisti può ben dire di aver salvato per parecchi decenni la purezza dell ' idea e preparata in sede economica la formazione di condizioni psicologiche favorevoli a una rinascita liberale . L ' educazione inglese , se non li salvava da un tono molesto ai più e tuttavia assai spesso finemente ironico , dava ai loro costumi morali e letterari un senso austero di dignità , una coscienza severa di ossequio alle leggi e alle libertà , che li assisteva costantemente nella loro critica e contribuiva a renderli impopolari in una terra di dannunziani e di tribuni che guardava come straniere le loro figure riservate di persone educate e ammodo . S ' intende che il nostro ritratto riguarda i più eletti della schiera , da Francesco Papafava a Luigi Einaudi , perché anche il liberismo ebbe i suoi tribuni e retori fanatici . Pure la stessa abitudine di giudicare fatti complessi di sfumature e di psicologie colla sola scorta di una scienza « esatta » e « matematica » faceva tornare naturalmente il pregiudizio che la logica bastasse a giudicare e agire in politica e conduceva a svalutare ancora come illusorie le distinzioni dei partiti . Insomma la parola d ' ordine dei liberali in Italia a partire dal secolo scorso fu : « tutti liberali » . La nuova critica liberale deve differenziare i metodi , negare che il liberalismo rappresenti gli interessi generali , identificarlo con la lotta per la conquista della libertà , e con l ' azione storica dei ceti che vi sono interessati . In Italia , dove le condizioni sia economiche che politiche sono singolarmente immature , le classi e gli uomini interessati a una pratica liberale devono accontentarsi di essere una minoranza e di preparare al paese un avvenire migliore con un ' opposizione organizzata e combattiva . Bisogna convincersi che non erano e non potevano essere , come non sono , liberali i nazionalisti e i siderurgici , interessati al parassitismo dei padroni , né i riformisti che combattevano per il parassitismo dei servi , né gli agricoltori latifondisti che vogliono il dazio sul grano per speculare su una cultura esterisiva di rapina , né i socialisti pronti a sacrificare la libertà di opporsi alle classi dominanti per un sussidio dato alle loro cooperative . Poiché il liberalismo non è indifferenza né astensione ci aspettiamo che per il futuro i liberali , individuati i loro nemici eterni , si apprestino a combatterli implacabilmente . Immaturità democratica Dopo il '70 il partito liberale , risultante delle debolezze teoriche ed obbiettive fin qui descritte , è svuotato della sua funzione rinnovatrice perché privo di una dominante passione libertaria e si riduce a un partito di governo , un equilibrismo per iniziati che esercita i suoi compiti tutorii ingannando i governati con le transazioni e gli artifici della politica sociale . La pratica giolittiana fu liberale solo in questo senso conservatore , e la politica collaborazionista non salvava il liberalismo ma le istituzioni , tenendo conto non del movimento operaio ma dello spirito piccolo ­ borghese del partito socialista . La naturale conversione del liberalismo in democrazia demagogica fu studiata nelle pagine precedenti e basterà richiamare la formula missiroliana della Monarchia socialista , o per maggiore evidenza di argomentazione la polemica decennale di Gaetano Salvemini che combatteva in Giolitti e nel socialismo cooperativista i due elementi determinanti dell ' equilibrio parassitario . Questo periodo storico non presenta più punti oscuri . La figura di Giolitti sovrasta su tutte le altre , e nell ' immaturità generale i danni della sua politica diseducatrice e demagogica sono compensati dai vantaggi di dieci anni di pace . Non si può dire che sia stato visto dagli altri uomini di Stato ciò che sfuggì al calcolo e alle astuzie del domatore . La psicologia giolittiana nell ' esame dei due termini liberalismo e democrazia è la psicologia dominante . È difficile del resto individuare le differenze tra liberali e democratici se non si tiene conto degli ambienti che li alimentano , come sarebbe malagevole e retorico distinguere con un ragionamento metafisico i due concetti storici di eguaglianza e libertà . Se invece l ' osservazione storica si trasporta dal Settecento all ' Ottocento e dall ' Europa all ' Italia potremo dire che la democrazia ci venne come una forma attenuata di liberalismo , fu il riparo cercato dagli italiani all ' equivoco insolubile ; e la sostituzione del mito egualitario al mito libertario segnerebbe appunto l ' inaridirsi dello spirito di iniziativa e di lotta di fronte al prevalere dei sogni di palingenesi e di tranquilla utopia . Sonnino e Salandra , vittime dei tempi , non intendono il liberalismo meglio degli altri e sono democratici come Giolitti , con l ' astuzia e l ' arte di governo in meno . Sonnino ebbe lo spirito del retrivo che si destreggia con la metodologia dell ' uomo di buon senso . Le sue esortazioni alla sincerità nascono nell ' atmosfera semplicista dell ' impreparazione politica . In lui come in tutti gli ingenui propagandisti di cultura in mezzo all ' ignoranza la tecnica prevalse sull ' arte . Il culto della legge si manifesta nel chiuso spirito d ' intolleranza del predicatore . Era inesorabile nelle sue idee fisse con la cocciutaggine di chi crede di averle trovate col metodo sperimentale . La morale della solidarietà coesisteva in lui con la politica nazionalista . Perciò già nella sua giovinezza , al tempo della Rassegna settimanale , ( opera mirabile di cultura , caratteristica di un ' epoca che si sofferma sul limitare della politica ) si scorgevano i difetti del rigido uomo di Stato , grettamente calcolatore . Per lui , diplomatico fallito , la diplomazia costituiva il punto centrale della considerazione e del calcolo . Logicamente doveva scaturire da questo cervello un concetto di liberalismo del tutto inadeguato al ritmo della lotta politica . Sonnino auspicava un blocco liberale che comprendesse democratici e repubblicani proponendosi il solo fine dell ' interesse generale dello Stato nazionale : anche per lui si trattava di avvincere le classi popolari alla causa della stabilità e della pacifica evoluzione dell ' organismo dello Stato con le riforme : la famosa campagna per la pensione dei sei soldi resta caratteristica testimonianza di un metodo social ­ democratico di tipo germanico dal quale Sonnino dedusse poi con perfetta logica , se pure con poca finezza , la sua politica estera di rivendicazioni patriottiche . Anche Antonio Salandra non sa vedere nel partito liberale molto più che l ' idealità della patria e il sentimento della nazione , anch ' egli protesta che il partito liberale non è un partito di classe , salvo a confessare poi che attinge le sue forze dalla classe media : intento al solo problema dell ' autorità e del potere , egli non si stanca di rivolgere le sue esortazioni alla borghesia perché essa si svegli dalla sua inerzia politica . Confonde il sintomo col problema e non avverte la sostanza della crisi che sta nell ' assenza di libertà e di attitudine alla lotta . L ' esperimento governativo di Salandra , che ci ha dato una tirannide demagogica e retorica è la conferma dei suoi vizi mentali . Prima della guerra soltanto pochi episodi di cultura e di esercitazione politica solitari e senz ' eco potrebbero entrare a buon diritto in una storia analitica del liberalismo . Sono tentativi di eresia , sforzi di concentrare intorno a organi di studio e di ricerca gruppi di giovani disinteressati e alieni dal calcolo demagogico . I nomi sono di ieri e non hanno bisogno di essere illustrati : Salvemini , Prezzolini , Caroncini , Amendola e Slataper , confusi insieme in un compito indifferenziato di illuministi . Accanto ad essi , tollerata e quasi gradita , la bolsa magniloquenza di Giovanni Borelli , il più vuoto dei tribuni del militarismo , creduto per vent ' anni quasi leggendariamente l ' ultimo liberale . I risultati sono di cultura , la loro fecondità per l ' avvenire consiste nella preparazione di classi dirigenti più mature . Il desiderio dell ' azione è coltivato in questi gruppi di eretici quasi nascostamente e si manifesta chiaro soltanto dopo la guerra nel movimento politico dei combattenti . In questo le possibilità inizialmente liberali furono frustrate dalla mancanza di chiarezza nella classe politica che lo guidò e che era stata vittima di una preparazione genericamente romantica . Vi coesistettero liberalismo agrario e demagogia finanziaria , politica estera salveminiana e imperialismo , spirito anti ­ burocratico e simpatia per le classi di impiegati . Romolo Murri , il più bell ' esemplare della vanità del profeta fallito . cervello di pedante , in cui l ' aridità del prete s ' accoppia con la pigrizia mentale dell ' attualista dogmatico , riuscì a dare il tono a quei tentativi pratici con la scoperta di un sindacalismo apocalittico e confusionario che egli non si fece scrupolo di gabellare poi per fascista e di farne un omaggio ai vincitori . Tutta l ' immaturità del movimento dei combattenti si rivelava poi nella sua incapacità di sostenere la concorrenza dei popolari ( come conservatore ) e dei socialisti ( come rivoluzionario ) . Logicamente moriva nel fascismo la confusa ideologia dei guerrieri intellettualisti . Le aspettazioni messianiche generate dalla guerra contrastavano irrimediabilmente con le premesse liberali : la lotta politica doveva fare i conti con i sogni di palingenesi e di unanimità . Il pensiero più maturo in questo momento storico fu quello di Nitti che tuttavia mancò di tatto e di elasticità diplomatica per far prevalere nel momento opportuno le formule chiarificatrici . Conscio delle transazioni a cui la lotta politica in Italia è condannata , conscio della crisi economica permanente nel paese povero per natura , Nitti è liberale in quanto non vede soluzioni possibili fuori di una politica di emigrazione e di pace . La sua democrazia di compromesso , il suo collaborazionismo avevano il merito di realizzare in Italia , rimanendo nell ' ambito della costituzione e dei costumi di libertà , le premesse unitarie non ancora compiute . Non si può sapere se sulla via additata da Nitti si incamminerà tuttavia per una curiosa ironia della storia l ' opera del governo fascista . Se così fosse ( ma l ' ipotesi è meramente accademica , quando appena si pensi all ' immaturità delle nuove classi guerriere ) Mussolini avrebbe tuttavia il torto di averci dato con la retorica del tiranno romantico i risultati che stava per raggiungere l ' azione parlamentare . Se dalla negazione fascista il liberalismo fosse tratto a ridiscutere i suoi principi , a difendere i propri metodi e le proprie istituzioni , a rinnovare quella passione per la libertà da cui nacque primamente , forse l ' avvenire politico del nostro popolo si potrebbe guardare con animo più sicuro . II I popolari Toniolo A Giuseppe Toniolo ( 1845­1918 ) spetta il merito singolare di aver data espressione e sistemazione politica alle esigenze di azione sociale che Leone XIII era venuto agitando e di aver mostrato così , contro il proprio intento , agli uomini di buona fede , che ancora non se ne fossero persuasi , l ' irreducibile repugnanza di ogni posizione cattolica col pensiero moderno , e l ' intimo carattere reazionario di una praxis politica che voglia appoggiarsi alla Chiesa , come a istituto e organo della lotta in Italia , e alla tradizione della trascendenza cristiana come a un Credo sociale degno di essere continuato . Anche oggi l ' atteggiamento di simpatia e di adesione con cui si guarda alle idee del Toniolo da parecchi uomini e da diverse tendenze del partito popolare , può essere un buon argomento per cogliere le contraddizioni e gli equivoci persistenti da una parte nel clericalismo retrivo , dall ' altra nella demagogia teocratica di Miglioli . Il Toniolo , sotto la moderazione letteraria , è un intransigente ; e , pur attraverso i vizi stilistici dell ' accademismo e gli ornamenti di una convenzionalità ufficiale , mostra il bisogno di atteggiamenti chiari e netti , di un centro ideale che permetta operose discussioni dei concetti e spregiudicata negazione dei termini contrastanti . - - Se non ha i fulmini di Veuillot o di Casoni per il mondo moderno ne ripete tuttavia un ' identica critica negativa . La sola spiegazione soddisfacente della vita e della natura dell ' uomo , per il Toniolo , deve riconoscersi a priori nella dottrina di Cristo . Tutto ciò che vi repugna , repugna con la verità . Bisogna ripetere con Dante : Avete il Vecchio e il Nuovo Testamento E il Pastor della Chiesa che vi guida . La filosofia per eccellenza , la verità , è la Scolastica . Bisogna riprenderla integralmente . Bisogna eliminare le ultime reliquie deleterie della Riforma luterana . Né importa distinguere nelle negazioni . La rivoluzione religiosa tedesca ha lo stesso senso della rivoluzione sociale francese . Perciò tutto il lavoro di revisione critica della rivoluzione francese iniziato dal Le Play secondo un punto di vista cattolico è accettato integralmente . Riforma e rivoluzione trovano la loro espressione filosofica nell ' individualismo , anzi addirittura in Emanuele Kant : bisogna respingere tutto il kantismo . Il torto del pensiero moderno consiste nell ' avere accettato l ' individualismo e negato il soprannaturale : la degenerazione filosofica ha prodotto o si è accompagnata con le degenerazioni economiche e sociali . Con una visione sintetica notevole ( non priva tuttavia di grossolane osservazioni sempliciste ) il Toniolo coglie l ' unità ideale della filosofia romantica e dell ' economia moderna . Questa è da respingersi tutta in blocco : il liberalismo smithiano perché nelle sue estreme conseguenze sancisce , col principio della libera concorrenza , l ' oppressione del lavoratore , senza alcuna cristiana pietà , e perché è viziato da tre gravi peccati ideali : l ' utilitarismo materiale , il cosmopolitismo egualitario o atomisino individualistico , l ' antistatalismo ; la scuola sociologica ( di cui sono responsabili , per doppio titolo indivisibile , il positivista Comte e il panteista Hegel contemporaneamente ! ) perché colpevole di utilitarismo ideologico trascendentale , tendente a una forma di unità vaga e imprecisa , e di socialismo di Stato . Le differenze tra Hegel e Haeckel non sono visibili all ' occhio di un cattolico . L ' eresia panteista , secondo Toniolo , che accetta la tradizione cattolica dell ' Ottocento , basta ad accomunarli senza possibilità di contestazione . Di fronte alla crudeltà e ai dolori della scienza moderna , pace e verità si possono attendere soltanto da un coraggioso ritorno alla democrazia cristiana . Questa si deve fondare , secondo le indicazioni delle Encicliche di Leone XIII , movendo dal principio che fa di « Gesù Cristo l ' alfa e l ' omega di tutta la vita individuale e sociale » . Il punto di partenza rigorosamente teocratico genera svolgimenti e conclusioni di inesorabile conseguenza . Democrazia si definisce « quell ' ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali , giuridiche ed economiche , nella pienezza del loro sviluppo gerarchico cooperano proporzionalmente al bene comune , rifluendo nell ' ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori » . Dove il bene comune non è altro che la salvezza delle anime nella fede cattolica , il principio gerarchico è quello cattolico , e l ' amore alle classi inferiori , derivato dal riconoscimento dell ' eguaglianza dei figli di Dio in terra , si fonda sulla carità e sull ' umiltà . Ora questa definizione della democrazia , messa da parte ogni discussione sugli anacronismi che implica , può giustificarsi praticamente solo da un punto di vista egoistico e utilitario ( utilitaria è sempre la logica politica di tutti i misticismi ) e l ' indagine storica che il Toniolo vi reca a sostegno ne costituisce la prova più limpida . Sfugge al suo cattolicismo di quiete la religiosità dell ' uomo moderno , la religiosità della democrazia come forza autonoma , liberamente operante dal basso , senza limiti che la predeterminino fuori della volontaria disciplina che essa stessa si pone , sforzo morale di liberazione , sacrificio dell ' individuo nella continuità di una lotta sociale che lo trascende e che pure non esiste senza la sua azione singolare . La visione politica del nostro buon scienziato si restringe al mondo antico , nel sogno di una gerarchia sociale in cui alle classi superiori spetti una funzione di assistenza e di patronato e alle classi inferiori l ' umiltà e l ' obbedienza . Guarda con idillica simpatia i vecchi istituti della beneficenza : il sabato , il settennato , il giubileo ; crede che i due diritti tradizionali del petere e dell ' acclamare possano anche nel mondo moderno bastare alla difesa del popolo . Le parole di approvazione e di rimpianto con cui il Toniolo ricorda la monarchia di Luigi IX , che egli crede di poter chiamare senza ironia democratica , mentre ci rivelano tutta la singolarità della sua psicologia , chiariscono la sua dottrina nei limiti di una democrazia patriarcale che esclude l ' iniziativa popolare e i principi di autoeducazione , e vuol dare alle masse soltanto i palliativi di riforme e di miglioramenti economici . La società ideale di Toniolo è un ordine predisposto in cui funzioni specializzate , avute in eredità per divina Provvidenza , spettano alle varie classi che in questo modo si liberano dal problema integrale della vita e dalla complessità delle preoccupazioni . L ' economia si riduce al compito della ripartizione dei beni , riesce a sancire la fratellanza e l ' amore nella miseria universale . Per un economista siffatti sviluppi sono assai strani ed è curioso vedere come in omaggio a una teorizzata dipendenza dell ' attività economica dall ' etica ( cristiana ) si neghi l ' industrialismo moderno e vi si sostituisca candidamente la dignità della povertà cristiana . Insomma decentramento e regime corporativo dovrebbero riportare la società alla sua logica medioevale . La funzione dello Stato vi resta imprecisa , timidamente discussa , mentre lo Stato liberale moderno incute paura come uno spettro . Il problema dell ' autorità deve riportarsi in sede ultima alla Chiesa cui compete di definire i rapporti non ancora definiti e di rivendicare in ogni istante l ' inesauribilità della propria azione ( scolastica , economica , legislativa , sociale , morale ) . Di fronte allo Stato moderno la Chiesa è lo strumento supremo di una logica anarchico ­ individualista , e nel suo sforzo di ristabilire gli istituti della reazione e del passato essa assume spontaneamente l ' ufficio di guidare i cattolici alla disgregazione degli organi pratici di quel liberalismo che è la sua antitesi . Intento chiaro in Toniolo e nei primi atteggiamenti di Murri . Ma pur agitandosi tra oscure anti . nomie e opposte esigenze , il migliolismo con le sue promesse mistiche e con la sua azione sindacale messianica ne ha accolto disorganicamente l ' eredità . Meda Filippo Meda tempera invece le intransigenze della fede medioevale con l ' astuzia del politico . I suoi scritti si possono onestamente classificare nel genere letterario dell ' erudizione parlamentare di cui hanno dato esempi dignitosamente aridi e monotoni Luzzatti , Salandra , Orlando . Vi trovi frequentemente problemi laterali di storia politica , esami di coscienza che si esprimono in tentativi di biografia , sforzi di allargare la visione di studioso , abbandonando i limiti ristretti della vita quotidiana . L ' osservatore li distingue a una nota infallibile di psicologia : il parlamentare resta parlamentare e diplomatico anche sotto le spoglie dello studioso . Anzi per chi indaghi i fatti nel loro complesso lo studio storico rivela i motivi più riposti dell ' azione . Il Meda ha una sua arte di narratore , sa disporre fatti e documenti , approfondire le sue ricerche ; persiste tuttavia nei suoi profili biografici la vecchia forma letteraria dell ' elogio , con più precise misure e dignità , con minori pretese di accademismo : ma sotto lo storico avverti il pedagogista che considera « dovere morale lo studio dei pochi che abbiano avuto nella lor carriera mortale una fisionomia propria per pregio d ' intelletto e di virtù » . È naturale che l ' esame ponga essenzialmente in luce atteggiamenti individuali e miri a rivelare caratteri . Osservazioni letterarie , morali , teoriche restano sempre aderenti al pensiero e al pregiudizio degli individui che sono ritratti : il Meda trascura di vederli in rapporto a un interesse estetico o filosofico dominante . La considerazione scientifica non turba mai la varietà dell ' esperienza e della cronaca . Per il cattolico che resti al di qua del dissidio tra fede e ragione , dogma e libero esame , la scienza deve ridursi a qualcosa di astratto ; la logica del misticismo vorrebbe condurre a negarla nella passione dell ' unità trascendente e poiché i tempi non paiono propizi all ' eroica rinuncia mistica , l ' unità resta un articolo di fede accanto alla quale le più opposte esigenze dividono gli spiriti e i particolari interessi sono soddisfatti in modo pacifico , separatamente l ' uno dall ' altro , con grossolano eclettismo e tranquilla indifferenza . Il cattolicismo del Meda è appunto un cattolicismo moderno , quasi modernistico , ma senza l ' inquietudine e l ' ansia religiosa . La Chiesa non combatte con lo Stato , né la fede con la ragione ; in sede politica , nella transazione di tutti i giorni le idee rigide e nette si temperano per intrinseca necessità , il processo di creazione ideale è attenuato in un processo meccanico di coordinamento . Meda non accarezza illusioni , non si appassiona a posizioni determinate di intolleranza . Il suo cattolicismo non è una fede , ma la fiducia in un ordine di fatto che liberi dagli inconvenienti dell ' impreveduto ; è un metodo che con gli opportuni chiarimenti e le giuste riserve si può definire realismo . Non esclude infatti l ' intransigenza , le posizioni false , l ' adesione ai miti unilaterali , pur sapendo a priori che la storia non ne sarà rigidamente modellata . Senonché il vero realismo ha il culto delle forze che creano i risultati , non l ' ammirazione dei risultati intellettualisticamente contemplati a priori . Il realista sa che la storia è un riformismo , ma sa pure che il processo riformistico , nonché ridursi a una diplomazia di iniziati , è prodotto dagli individui in quanto essi operino come rivoluzionari , attraverso nette affermazioni di contrastanti esigenze . La visione della storia del Meda è invece la visione dell ' uomo di governo , che ti convince quando rimane sottintesa ad animare le azioni del tattico e del riformatore , ma riesce inadeguata quando si cimenta a interpretazioni sintetiche . Il cattolicismo poi lo conduce per istinto a ridurre il processo della storia entro gli schemi di una esaurita rivelazione . E la sua mente di politico di governo può guardare con interesse le forze capaci di esprimersi in termini e valori di conservazione , ma nega di rivolgersi verso gli elementi che alla normalità della formula conservatrice si oppongano con la spontaneità di uno sforzo rivoluzionario e di un ardore creativo . La posizione del politico insomma limita e comprende quella del cattolico , evita la logica rigoristica del dogma che condurrebbe ad una negazione violenta del mondo moderno , si appaga di uno pseudo ­ realismo , inteso come riformismo , che tende ad eliminare dalla storia l ' imprevisto e la lotta per sostituirvi un ottimismo senza asprezze e senza intransigenze . È risaputo che l ' esempio più convincente e preciso di questo metodo empirico si ebbe in sede politica col giolittismo : in sede letteraria invece l ' applicazione dello stesso criterio doveva risolversi in gravi delusioni , e il Meda stesso ce ne offrì un esperimento quando si provò a tracciare coraggiosamente le linee di una cronistoria del partito socialista . Basti notare l ' equivoco evidente nella pretesa di valutare una corrente politica dai risultati obbiettivi e legali scaturiti , prescindendo dal movimento che li ha determinati ; equivoco tanto più grave quando siffatto criterio si applichi ad un fenomeno che è in piena praxis formativa e che non si può valutare per ciò che fa , ma essenzialmente per ciò che inspira , per le correnti di azione e di pensiero che vi sono implicite o iniziali . Nel caso specifico poi il Meda si arresta intellettualisticamente all ' esame delle formule e della logica comiziesca , sicché per es . il movimento del partito socialista italiano non viene negato a priori come eresia , ma studiato nel suo movimento empirico , dove le rigidità e le posizioni nette si attenuano in transazioni ineluttabili . Atteggiamento caratteristicamente riformista , per cui nonostante tutte le professioni di oggettività il Meda è tratto ad esaminare con benevolenza e a mettere in valore le tendenze gradualiste e anti ­ rivoluzionarie , senza sentire il bisogno di una netta critica ideale alle dottrine di estrema sinistra . Il presupposto del Meda è che il pensiero conservatore sia nel vero con la sua svalutazione di ogni movimento non contenutisticamente tradizionale e la premessa implicita si converte in una visione turatiana dei movimenti delle masse . Insegnamenti decisivi per la natura del suo pensiero vengono del resto dalla mera considerazione della scelta degli argomenti di studio : Beernaert , Hertling sono i suoi ideali , i realizzatori della sua politica temperata e fattiva ; di De Mun ha in pregio l ' opera della maturità , ma considera con scetticismo le esplosioni di giovanile esuberanza ; Moneta rappresenta un altro suo platonico sogno di calma e di quiete ; Tosti , Persico , Toniolo sono i maestri diretti di democrazia e di moderazione . Il suo sguardo rimane fisso alla pratica abilità , alla sapienza di equilibrio , all ' azione empirica più che alle risonanze ideali . Dal De Mun e dal cattolicismo gallico ha assimilata la critica della rivoluzione francese , non per avere libera la via a un ' affermazione dogmatica , non per opporre cattolicismo a libertà , ma per non doversi preoccupare di risalire allo studio delle origini del mondo moderno , per non dover risolvere una questione di filosofia e porre un ' antitesi senza soluzione tra la pacifica fede medioevale del cattolico e la modernità del politico . Finché il dualismo resta implicito , finché le due opposte fedi non si determinano in contrasto , l ' equivoco può sussistere senza pericolo . Il Meda ha un metodo pratico per evitare ogni inconveniente quando le idee gli si fanno incontro , contraddittorie , nella pratica : e questo metodo è ancora una possibilità di astenersi , un liberalismo conservatore limitato ad esaminare le cose dall ' esterno . I principi formali del liberalismo inglese vengono temperati così da preoccupazioni di governo patriarcale che tendono non solo a conciliare sul terreno pratico , ma a stroncare , mentre nascono , le antitesi troppo forti e le posizioni troppo nette . È la negazione del concetto di lotta che sta alla base della politica e della vita , di quel concetto che proprio le rivoluzioni ideali moderne hanno cercato di valorizzare . Il Meda teme che i principi liberistici possano favorire la reazione del proletariato : e la sua visione moderata riesce piena di diffidenza e di paura di fronte alle nuove forze travolgenti che esigono di partecipare alla vita dello Stato . « Il partito conservatore dovrà mostrarsi sinceramente costituzionale e liberale nel vero senso della parola , mediante il rispetto di tutti i diritti » . Ma la disciplina resta un presupposto e l ' intimo compito del politico è ancora la conciliazione della borghesia col governo di destra . La crisi che travaglia l ' anima nazionale non è neanche avvertita , le esigenze dell ' economia sono ridotte a poche formulette di protezionismo e di intervenzionismo statale ; presenti al suo spirito restano i problemi di forma come il problema cestituzionale e la rappresentanza proporzionale , voluta con l ' astuzia del conservatore . A considerare intrinsecamente le cose , c ' è alla base di questo liberalismo conservatore inolto semplicismo e quasi un ' indifferenza verso l ' elaborazione delle idee . Infatti egli ammira dell ' Hertling l ' eleganza , la moderazione , la tolleranza , l ' amore per le soluzioni non rigide . Nella sua fede neo ­ scolastica è penetrato molto eclettismo . Come non ha inteso la rivoluzione francese , così è rimasto estraneo a tutti i movimenti ideali profondi e travolgenti ( riforma luterana , rivoluzione russa , ecc . ) : perché contro lo spirito della rivoluzione sta appunto il suo carattere , la sua abitudine mentale . Del suo partito , che pur avrebbe dovuto avere un pensiero religioso specifico , almeno prima del '19 , egli è pronto ad accettare la definizione del Beernaert : il partito che non vuole l ' anticlericalismo . In sede ideale respinge l ' individualismo in omaggio a una concezione organica della società ( De Mun ) , che creda a una gerarchia , con funzioni di patronato riservate alle classi alte , di devozione e sottomissione attribuite alle classi umili . Da queste premesse ( benché egli riconosca la difficoltà e il pericolo di « costringere e dirigere l ' azione politica e sociale nel rigore dialettico di tesi e definizioni assolute » ) costruisce il suo edificio di legislazione sociale e di riformismo che si rivela talvolta pochissimo più libero e aperto della monastica pretesa agitata dal De Muri di risanare il popolo e dargli la giustizia perché cessi di odiare la società . Certo il Meda non scorge tutta l ' ingenuità di questo programma , non vede come il problema della vita sociale non consista nella ricerca di un patriarcale accordo di carità e di giustizia , ma soltanto nell ' adesione vitale del popolo stesso all ' organismo della società che esso senta come creazione propria e di cui sappia assumere la responsabilità . Gli è che il suo sguardo è fisso al passato e nel suo mondo statico ( psicologicamente , se non dogmaticamente , cattolico ) i principi e i criteri non risiedono nell ' iniziativa , ma in una concezione trascendente per metà illuministica e per metà biblica . La pratica trasformista è continuata con una pregiudiziale ancora più esplicitamente reazionaria poiché monarchia socialista e cristianesimo sociale sono , a pari diritto , due elementi dell ' assolutismo . Con le arti dell ' illusione si frenano le lotte spirituali ; l ' ideale politico presente resta ancora la Chiesa ( esclusa ogni questione di fede ) nata da tutte le transazioni come espressione di continuità , di alterne vicende , di sicura consistenza ; quasi per tradizione il più grande istituto dell ' abilità politica . A questo motivo di valore essenzialmente empirico è ridotto il neo ­ guelfismo di Meda , il quale , pur nelle sue tendenze reazionarie e nella sua cieca fiducia verso la tradizione , è troppo prudente e ha troppo vivo il senso dell ' opportunità per concedersi un anacronismo clamoroso . Non sembrerà tuttavia un paradosso il dire che la sicurezza del suo equilibrio di democratico fa pensare a Turati , un Turati che ha cambiato la tonaca del demagogo con quella del predicatore . Della demagogia settecentesca infatti le idee del Meda partecipano l ' astrattismo e l ' imprecisione : dalle sue generiche formule si possono dedurre modi d ' azione perfettamente antitetici e decisamente immorali . Il concetto di ordine può avere un senso rivoluzionario se è professato da un comunista che abbia un suo ideale di ordine nuovo ; ma diventa reazionario in chi sospiri l ' ordine del passato . Così la solidarietà sociale è il vessillo in nome del quale hanno combattuto tutti i tribuni , ma se la solidarietà deve essere instaurata in nome di una legge di salvazione eterna il modello di umanitarismo diventa l ' Inquisizione . Un altro atteggiamento caratteristico di Meda nella discussione ideale si può riconoscere nell ' esame che egli dedica al nazionalismo e al pacifismo . La giustificazione della tesi pacifista è da riportarsi al suo atteggiamento di uomo di governo ed è accettabile solo secondo limiti di empirismo economico . È necessaria una politica di pace e di accordi internazionali per la ricostruzione europea . Era necessaria una politica di pace all ' Italia al principio del secolo xx per vincere la crisi interna , iniziare una politica di risparmi e di economia , favorire la formazione di capitale circolante per le industrie , il commercio , l ' agricoltura . Ma pare illusorio e pericoloso ricondurre questa tesi pratica alla logica umanitaria del cattolicismo . Il Meda vi si prova , ma poi ne rifugge e per un generico patriottismo retorico accetta anche la guerra libica . Vigile spirito di politico , s ' arresta al fatto compiuto ; ha la duttilità necessaria per piegarvisi , per sfruttarlo . Non teme le contraddizioni perché la pratica non è , per il ministro , un mondo da organizzarsi secondo tendenze e ideali coerenti , ma da accettarsi come un risultato di destrezza . Perciò il politico resta privo di giustificazioni ideali e deve cercare la sua idealità in un ' astratta tradizione o in un ingenuo moralismo di cui resta esempio nel singolare interesse con cui egli segue questioni politicamente inesistenti , come la legislazione su la ricerca della paternità , la campagna anti ­ blasfema e la lotta contro la stampa corruttrice . Se il cristianesimo del Meda può accettare le lotte ma non la lotta , vuol dire che rinuncia alla coerenza per limitarsi all ' opportunismo : qui già il metodo è individualismo utilitario . E soltanto per una premessa utilitaria è giustificabile in sede ideale l ' internazionalismo di Meda che ha rinunciato all ' apocalittica impostazione del problema che poteva riuscire coerente in un cattolico ; invece egli non capisce il valore della guerra avendone una visione meramente atomistica : non vede il trasfigurarsi del delitto in missione quando corrisponda a rinuncia e a sacrificio dell ' individuo . Così non riesce ad affermare la validità sociale della forza e dell ' ingiustizia , non intende la dialettica umana per cui la giustizia e i valori morali scaturiscono dalla sostanza stessa della lotta , si alimentano di antitesi e di ingiustizie , risultano dalla consacrazione dei nostri giusti limiti . Dal fatto economico la scienza moderna vede nascere il fatto morale , dall ' individuo lo Stato , dall ' egoismo la razionalità della storia ; il torto del Meda consiste nella sua inettitudine ad acquistare coscienza di queste supreme giustificazioni spirituali . Ma giova riconoscere con franchezza , esaurita la parte più severa del processo , che a conclusioni più indulgenti ci si potrebbe obbiettivamente arrestare trasportando l ' analisi dalla forma mentis alle intenzioni . Certo la posizione di un cattolico ortodosso che volesse operare nella politica nazionale negli anni 1890­1914 era tra le più difficili : cultura , chiarezza di principi , novità d ' idee non offrivano un fondamento coerente : fidando sulla cultura e sulla sincerità degli spontanei impulsi ideali , la conclusione logica era Murri , ossia la negazione delle premesse . Meda ebbe l ' astuzia di elaborare formule più o meno empiriche e contraddittorie e di preparare in piena sicurezza e buona fede l ' equivoco pratico , L ' episodio delle elezioni di Rho nel 1904 è un esempio della sua giolittiana saggezza . Non si poteva con più dignitosa apparenza di ingenuità liquidare il non expedit continuando a professarvi devozione nel modo più rigido in sede teorica . Meda aveva ragione contro le intransigenze pontificie , aveva per sé una situazione di fatto invincibile : ma appunto per la sua sicurezza ebbe il senno pratico di non ribellarsi e la vittoria fu sua . Mettendosi apertamente contro il non expedit egli ne avrebbe certo aiutata la caduta , ma si precludeva ogni via all ' azione , si condannava alla solitudine e politicamente all ' inutilità . Le sue transazioni , la poca franchezza delle professioni ideali , il velo dell ' equivoco mantenuto gelosamente non gli conquistano molte simpatie : manca inesorabilmente alla sua persona ogni parvenza etica : pure questa è la realtà del suo spirito e il suo bisogno di pace e di serenità per operare , le naturali tendenze alla conciliazione , dovevano condurlo istintivamente a questo atteggiamento di obbedienza che gli assegnava ufficio rappresentativo tra i cattolici italiani destinandolo ad attenuare le rigidezze troppo aspre dell ' azione cattolica in Italia , a suscitare nei cattolici , senza rimpianti , una franca azione conservatrice dello Stato . Così egli conservatore poté essere all ' avanguardia come deputato e come ministro , primo tra i cattolici , dopo i neoguelfi , che osasse accettare anche ufficialmente la responsabilità di un nuovo Stato sorto sulle rovine di una trascendente autorità . Abile del resto fu la sua opera di ministro , esemplare la sua politica finanziaria : digiuno di cultura tecnica in materia di finanze seppe superare i pregiudizi dell ' economia cristiana e , circondandosi di sapienti consiglieri come Einaudi e Cabiati , legò al nome suo un ' opera di ricostruzione delle finanze italiane importantissima , cui egli probabilmente non ha recato il contributo di un rigo . Lo scrittore riesce inferiore al politico appunto perché conserva lo stesso ideale di abilità , sincero , ma non sino ad abbandonarsi a compromettenti professioni di fede , storico onesto , ma con un secondo fine quasi inconsciamente sottinteso , uomo di cultura non sottile , privo di pericolose passioni per la verità . Ci lascia freddi anche quando riesce ad interessarci perché non si sa spogliare di un abito di monotonia che è diventato la sua seconda natura , e con l ' astuta bonarietà ha rinunciato anche all ' ultimo residuo eroico che vi era nel superiore cinismo di Giolitti sì che nella sua figura è rimasto solo più l ' arido atteggiamento di un politico che vuol conservare un equilibrio pratico tramontato . Sturzo Soltanto nel problema ( ormai storico ) della personalità di Luigi Sturzo sono riassunte le più insolubili difficoltà e i più sottili equivoci che impediscono al teorico e allo storico di comprendere la praxis del partito popolare . La posizione di Sturzo fu la prova più chiara che si sono elaborate tra i popolari idee politiche e stati d ' animo che non è possibile confondere col vecchio clericalismo . Lo stato di profondo disagio in cui l ' onorevole Meda si è venuto trovando a poco a poco nel suo partito , l ' improvviso tramonto della sua autorità di quasi capo di governo e indiscusso capo dei cattolici , non sono un caso di fortuna personale , non corrispondono a una sostituzione di idoli , ma hanno il carattere preciso di un rinnovamento ideale , di un mutamento di metodi e di concezioni . Filippo Meda restò nel partito popolare il rappresentante del vecchio clericalismo liberale e riformista , che fu soltanto un elemento nel complesso gioco politico tentato dallo Sturzo . Meda al governo è un uomo , un ' abilità pratica , non un ' idea : egli concilia cattolicismo e liberalismo senza neppure proporsi il problema della conciliazione . Ora l ' esperienza Murri , con tutte le sue confusioni romantiche , non si poteva tuttavia saltare senza chiarimenti . L ' esigenza Murri risolta invece senza escludere Meda , anzi giustificandolo , determinava problemi assai più complessi di cultura e di azione , sicché nel chiuso cerchio della vaga incertezza clericale dovevano penetrare nuovi elementi , più complessi dell ' idillio mistico . Il clericalismo era stato una letteratura di nostalgia e , nei suoi termini sociali , l ' origine di una tecnica di diplomatici : il partito popolare doveva diventare un termine della lotta politica . Far coesistere Miglioli e Crispolti , accettare l ' eredità di Murri e di Pio X , esaltare le elucubrazioni economiche di Toniolo e valorizzare l ' eclettismo di Tangorra , accogliere liberamente con sovrana superiorità persino l ' eresia , servirsi addirittura con sapienza regia dell ' elegante dilettantismo eristico di Luigi Ambrosini ( senza compromettersi , anzi compromettendolo ) : ecco la maestosa dialettica che il partito popolare ha imposto nella disorganizzata vita italiana , dimostrando con evidenza la verità del suo equivoco . Ora è agevole spiegare partitamente Speranzini e Anile , Gemelli e Crispolti , Miglioli e Meda . Ma in Sturzo si tratta di risolvere il problema di tutte queste antitesi , trovando il punto di legame pratico dell ' attività di tutte queste figure . Sturzo fu , più che il capo , il simbolo del suo partito : nella necessità del suo ufficio si nascose una funzione demiurgica che lo fa apparire come un enigma ai tecnici della politica , e che sconvolse persino la complessa astuzia di Giolitti . Sturzo , il messianico del riformismo trova dominante nella situazione in cui gli tocca agire l ' illusione riformista che educa il popolo al parassitarismo e all ' utilitarismo . Deve fare i suoi conti con le degenerazioni concrete del costume politico e morale . La sua figura di prete aperto e acuto sembra destinata in Italia a una funzione di riformatore , per l ' educazione civile di un popolo letterato . Nell ' illusione riformista il popolo si piega all ' utilitarismo , e questa corruzione allontana sempre più l ' unità due volte fallita . Bisogna impedire la catastrofe dell ' atomismo che i socialisti non vedono e non sanno evitare perché credono di fare agire delle coscienze , mentre non dispongono che di dilettanti inesperti . Per questo programma Sturzo è il messianico del riformismo . Accettando la formula cavouriana con la più ingenua convinzione lavora a fare che il popolo creda alla politica attraverso una pregiudiziale morale . Si propone di animare la vitalita delle democrazie , ma , chiuso nei limiti del suo problema , non può vedere la politica in funzione dello Stato e delle classi dirigenti . La sua attività è in diretto rapporto con gli elementi palingenetici dell ' avvenire dei popoli . Egli può dunque tentare l ' opera di proselitismo fallita ai democratici perché agita la bandiera del riformismo messianicamente e fa partecipare il popolo al processo della laicità valendosi delle illusioni di cui è ricco per natura un programma religioso . Né l ' eresia della praxis può incutergli timore perché accettando il vecchio liberalismo monco e riformistico egli rende più difficile la concorrenza dello Stato panteista e del marxismo . Invece , nella storia della Chiesa , Sturzo rappresentò per un analogo atteggiamento e secondo un ' identica misura la parte del riformista del messianismo , proprio perché politica e religione creano naturalmente posizioni reciproche . La guerra europea ha dimostrato che la Chiesa non può lottare contro tutta l ' Europa , non può teorizzare la sua antitesi con l ' eresia , ma deve anzi dialettizzarla con cautela in una pratica di diplomatici . Sturzo , alieno dalle posizioni rivoluzionarie , cercò anche in questa lotta la palingenesi pacifica e ai fermenti rumorosi oppose l ' agilità di una transazione . Il Risorgimento è un risultato che bisogna accettare : non vi si può contrapporre una Riforma religiosa come rivoluzione che scoppia dall ' esterno ad ampliare il dogma della Chiesa , rinnovandone la funzione di centro della vita europea . Alle torbide antitesi ideali , che si rivelerebbero come un anacronismo nelle condizioni della vita economica italiana , Sturzo contrappose lo spirito di una riforma che restasse nei metodi senza toccare la sostanza , paga di un ' agilità diplomatica e di una versatilità di consensi e di simpatie , chiusa nel tradizionale orizzonte di finezza e di duttilità del cattolico . Ma nel gioco fu più spregiudicato sino a far riuscire il suo cattolicismo alla politica , andando al popolo attraverso il Vangelo . È in lui la fede del cristiano ottimista e cauto , che opera secondo i suoi limiti di uomo , senza crisi , e sa che la divinità non può non essergli presente perché è universale . Sente i problemi più vivi dello spirito senza averne il terrore degli asceti ; la sua religiosità non è un tormento , ma uno stato di serenità , quasi uno stato di grazia - - per usare termini sacri in un discorso che vuol essere profano . È difficile trovare in Sturzo una professione teorica , di cristianesimo , e quando si direbbe che stia per pronunciarsi appare inadeguata perché egli non è intollerante e la preoccupazione del proselitismo si tempera in uno stato d ' animo di liberale . Ma il pensiero della trascendenza gli è presente anche quando egli non lo afferma , la sua filosofia della storia è cattolica e gli permette di guardare le cose con fiducia . Ché se dall ' azione trascorressimo all ' indagine della teoria per cercarvi un esempio più convincente di ortodossismo , il nostro ragionamento potrebbe riuscire assai rigoroso , ma non dovrebbe in nessun modo compromettersi in un atto di accusa contro le intenzioni perché anche la fede di Sturzo rispetta l ' imprevisto e non rifiuta di lasciarsi giudicare in ultima analisi dalla storia . C ' è , è vero , una premessa psicologica necessaria nella via che conduce all ' affermazione della trascendenza e talvolta poté sembrare che il proposito più segreto di Sturzo consistesse nel fare agire questa premessa . Mentre non si può difendere integralmente il dogma e la fede , senza ridursi a un oltraggio alla modernità , il verbo della fede e dell ' amore parlato dalla Chiesa opera spontaneo nella solitudine della coscienza individuale . Gli elementi palingenetici in cui Sturzo confida portano indirettamente al cattolicismo e si offrono nel momento giusto alle speranze inappagate dell ' umana debolezza . Si tratta di creare l ' aspettazione messianica in cui questi impulsi possano agire . Sturzo in questo viene incontro ardimentosamente al mondo moderno e sembra aspettare l ' istante di debolezza in cui la dedizione alla Chiesa universale potrà tornare necessaria . Notate infatti come egli si sforzi di vedere in ogni fatto politico un valore morale , come faccia risalire la giustificazione di ogni atto non alla realtà storica o all ' autonomia dei risultati obbiettivi , ma alla suprema dignità della morale individuale . La Chiesa potrà vincere ancora facendo conto sulla paura dei singoli di fronte alle crisi di coscienza . Ma se anche fosse stato questo il calcolo profondo di Sturzo , lo vedremmo facilmente convertirsi in un gioco pericoloso . La aconfessionalità poté sembrare il tentativo di convertire le armi dei liberali contro loro stessi . La lotta autonomista contro lo Stato burocratico fu talvolta lotta contro il socialismo e la politica liberale dei governi eretici : infatti è più facile nella praxis vincere gli spiriti singoli che gli Stati , i quali non conoscono le dure vigilie della coscienza , né la paura dell ' eresia . Dopo due millenni la tattica che ha servito a sgretolare dall ' interno l ' impero romano , quando non era possibile per la Chiesa domarlo dall ' esterno , ritornerebbe valida . Ma sarà possibile svegliare delle coscienze senza suscitare delle responsabilità ? Le volontà operanti , raggiunta la loro coerenza politica , si adatteranno ancora a chiedere la sanzione ? Se in Sturzo fosse continuata una nascosta pregiudiziale di clericalismo bisognerebbe avvertirlo che nei suoi conti avrebbe dimenticato il rovesciamento della praxis . Svegliando coscienze individuali , suscitando impulsi autonomi , egli invece operò di fatto come un liberale né seppe più fermarsi a mezza strada . Chi oserebbe dirci se il messianico del riformismo pratico avrà servito alla Chiesa o allo Stato ; se il riformista del messianismo avrà consolidato l ' ortodossismo o aiutata la logica del libero esame , favorendo il formarsi di pregiudiziali etiche laiche ? Liberalismo conservatore Chi osservi spregiudicatamente i risultati e i motivi pratici dell ' opera di Sturzo nel partito popolare deve ammettere che a queste domande egli si è sforzato di rispondere , con logica costante , come si conveniva allo spirito di un liberale conservatore . E soltanto la sua abilità e la profonda onestà ideale seppero evitare all ' equivoca azione del partito i due scogli dell ' eresia , che gli avrebbe tolto ogni importanza pratica , e del confessionalismo che l ' avrebbe ridotto idealmente a un ' inerte contraddizione . Il suo spirito di tolleranza si rivelò in pratica il pìù adatto a chiarire il problema delle relazioni tra Stato e Chiesa soffocando ogni rinascita del pericolo clericale . Il partito popolare confermò in ultima analisi l ' infallibilità della politica ecclesiastica di Cavour e di Jacini ; poiché la questione romana non mette in pericolo la religione e la nazione soltanto se permane un dissidio ideale tra Stato e Chiesa , una separazione di intendimenti , che possa giustificare nella vita internazionale l ' esistenza dei due poteri , mentre impone all ' Italia l ' obbligo di una dignitosa politica di libertà . Giova ricordare l ' importanza del chiarimento recato dai popolari nella vita italiana con l ' esempio di un partito cattolico che non subisce in nessun caso l ' influenza del Vaticano . Sturzo fu l ' antitesi più eloquente dell ' equivoco neoguelfo e del dogma giurisdizionalista : di fronte alla Chiesa le sue abdicazioni e concessioni furono tutte meno gravi di quelle alle quali si adattò Mussolini . Né la politica ecclesiastica fu il solo esempio di pratica liberale nel partito di Don Sturzo . Metodi e organizzazione si risolvevano in un senso schiettamente conservatore . I contadini e i piccoli proprietari partecipando al partito popolare entravano per la prima volta nella vita pubblica portandovi un caratteristico spirito di avversione verso la politica megalomane e la preponderanza plutocratica : dalla novità di questi interessi apertamente dichiarati si ebbe la revisione tecnica della cultura clericale . Gli antichi clericali non si erano preoccupati di problemi pratici : risolta la questione essenziale con una professione di ossequio alla Chiesa non vedevano nello Stato la risultante di tutte le forze economiche e contingenti , né pensavano di penetrarne le esigenze . Suggerivano non dei problemi ma delle pregiudiziali , come la negazione del divorzio e la propaganda contro la pornografia . Suscitati i nuovi problemi i tentativi di risolverli , secondo un metodo semplicemente problemista , hanno una funzione politica e conservatrice e Sturzo se ne è fatto un ' arma contro le intemperanze dogmatiche e retrive dei destri e contro la palingenesi demigogica dei sinistri . Il richiamo alla realtà rompe le aspirazioni in frammentarie esigenze concrete , ma riesce pure ad assegnare al partito popolare un ' adeguata missione e lo induce a farsi eco dei bisogni delle classi medie e agricole , impotenti a una rivoluzione , ma non più disposte a continuare nella politica parassitaria del collaborazionismo . Collaborazionisti poterono sembrare , in un difficile momento della vita italiana , i popolari , per il naturale istinto democratico che li moveva e perché la situazione del dopo ­ guerra favoriva ogni professione demagogica . Ma la logica di Sturzo fu sempre chiara nella dichiarata avversione a Giolitti per la sua politica finanziaria e nella difesa delle autonomie e delle libertà scolastiche contro l ' invadenza burocratica favorita , dai ceti medi socialistoidi . Soltanto la politica sindacale poté sembrare il punto oscuro ed equivoco del programma . La moda della difesa degli interessi professionali , l ' illusione che un parlamento del lavoro potesse risolvere le più difficili questioni , era invero in forte contrasto con l ' istinto democratico e le aspirazioni liberali connaturate con la difesa di interessi largamente diffusi , pacifici e tolleranti . Ma l ' errore fu scontato con la passione portata poi nella difesa del sistema parlamentare . Sturzo si assimilò il concretismo di Salvemini portando nel costume parlamentare almeno il tono di discussioni leali . Riproponendo il problema del regionalismo egli seguiva uno stile di singolare misura e di moderazione psicologica , riattaccando gli uomini alle tradizioni e agli interessi precisi , mentre tutta la politica si veniva facendo intorno a formule messianiche e a rivendicazioni retoriche . Disinteressandosi delle questioni più artificiose di politica estera proposte dai nazionalisti mostrava di intendere la necessità per gli italiani di dedicarsi a una politica di raccoglimento , e iniziava con singolare precisione il suo compito di rieducatore delle medie borghesie , guarendole dall ' infantilismo retorico , dall ' illusione dell ' avventura , dall ' irrequietudine propria degli spostati . Sfuggì a Don Sturzo , tra tanti problemi visti lucidamente e affrontati con amministrativa ponderatezza e modestia , il problema centrale della vita italiana , che condizionava tutti gli altri : il problema delle forze capaci di creare e sostenere una classe dirigente . Le simpatie della classe ecclesiastica , verso il nuovo partito , mentre furono in un primo tempo il segreto del suo successo , ne irrigidirono le manifestazioni contrastando il formarsi di organismi tattici corrispondenti alle sempre più incalzanti necessità di lotta aperta . Il sindacalismo bianco mancando di uno spirito battagliero di classe fu sfruttato dagli industriali come un espediente della resistenza agli operai estremisti alla stregua dei krumiri . Tutte queste debolezze si rivelarono irrimediabili nel momento dell ' offensiva fascista che , se non riuscì a eliminare il partito dalla vita italiana , ne diminuì tuttavia la funzione moderatrice e chiarificatrice . Non sapendo quali forze opporre ai vincitori la tattica più proficua parve allora a Sturzo un collaborazionismo guardingo che accanto alla demagogia retriva dei guerrieri disoccupati tendesse ad affermare la legittimità di un atteggiamento conservatore e rispettoso delle tradizioni . La proporzionale fu difesa appunto come uno strumento di pacifica democrazia e come il metodo più adatto per frenare le illusioni degli arrivati . Senonché la necessità penosa del sacrificio di Sturzo attesta appunto la presenza oscura di quegli equivoci e di quei pericoli ideali che hanno tenuto sin qui l ' osservatore spregiudicato in un atteggiamento di sospensione del giudizio circa il futuro . Lontani dal fascismo e non più responsabili dell ' esperimento di Mussolini la salvezza dei popolari per il futuro potrebbe consistere soltanto nella loro attitudine a tener conto non soltanto delle proprie organizzazioni , ma delle esigenze vitali della media borghesia agraria che si è consolidata nel decennio giolittiano e che costituisce una delle forze conservative permanenti , anche contro la nuova situa zione del fascismo . La fortuna e la necessità della pratica liberale moderata di Sturzo in questi anni consistono appunto nella sua capacità di continuare i compiti del giolittismo preparando le condizioni favorevoli alla libera lotta politica . III I socialisti Premesse riformiste Tra l ' equivoco del liberalismo come arte di governo , la demagogia nazionalista e il pericolo clericale il Partito Socialista Italiano non poté , neppure approssimativamente , nella sua logica e nella sua praxis apparire come un episodio politico connesso con la storia del marxismo in Italia . Il marxismo , dottrina dell ' iniziativa popolare diretta , preparazione di un ' aristocrazia operaia capace , nell ' esperimento della lotta quotidiana , di promuovere l ' ascensione delle classi lavoratrici è stato ripensato in Italia con qualche originalità soltanto da pochi solitari come Antonio Labriola e Rodolfo Mondolfo ed è valso a ravvivare qua e là i motivi di critica dei sindacalisti come Enrico Leone e Arturo Labriola . L ' esperimento torinese dell ' Ordine Nuovo fu la sola iniziativa di popolo alimentata dal marxismo . Sorto con le pretese di un partito rivoluzionario , il socialismo si esaurì nella tattica dei miglioramenti economici e del cooperativismo e finì con l ' aggregare alle sue file tutti i malcontenti della media borghesia , preoccupati di formarsi con la pratica riformista le proprie clientele parassitarie . Non ci meravigliamo che il problema istituzionale sia ignorato o dimenticato quando la vita economica tende naturalmente ad allargare l ' educazione politica trasportando le preoccupazioni dagli elementi formali e individuali alle esigenze della produzione . Ma è indice di insufficienza politica e legislativa il fatto che in nessuna circostanza si sia osato mettere in discussione il nostro Statuto , caratterizzato per i casi stessi che lo produssero , da uno spirito anacronistico trasgredito ogni giorno ; tanto più se si riflette che le vicende della pratica quotidiana dopo l ' unità facevano sentire come un peso continuo agli italiani l ' umiliazione della mancanza di libertà e di sicurezza . L ' esigenza libertaria in un paese in cui la preoccupazione della libertà è stata continuamente soffocata dalla preoccupazione dell ' unità , rimane così viva da poter giustificare la persistenza di un partito radicale fittizio , ridotto ad assumere atteggiamenti eroici da rivoluzione francese e a mascherare con pose garibaldine e mazziniane una sostanza di corruzione e di infantilismo . Trent ' anni di propaganda socialista furono per queste ragioni turbati e sconvolti dalla retorica dei principi e dall ' utilitarismo dell ' azione . I socialisti non discutevano di problemi pratici e di riforme politiche per mantenere purissime le premesse rivoluzionarie , e costretti poi a inserirsi nella realtà , non vi trovavano alcun impulso all ' intransigenza . La pratica riformista rimase priva di ogni lume della cultura e della tecnica , la predicazione rivoluzionaria s ' inebbriò di parole . Solo dopo due decenni di sforzi inani compresero l ' equivoco gli amici di Bissolati e cercarono di chiarirsi e di chiarire la situazione decidendosi a una pratica riformista di critica al governo . Purtroppo ai loro motivi genericamente umanitari mancava qualunque preparazione di studi e il loro esperimento si risolse in un fenomeno d ' imitazione francese . Salvemini Più interessante in sede di chiarimenti programmatici è l ' esperimento Salvemini nella storia del nostro socialismo . La posizione spirituale di Salvemini dal 1900 al 1910 appare analoga alla posizione di Sorel , se appena si tien conto delle condizioni specifiche in cui doveva ridursi la lotta politica italiana per effetto della immaturità storica ed economica . Pure il richiamo a Sorel non ci deve mettere in sospetto di rigoristiche premesse o di misteriose iniziazioni mitiche : perché il sorelismo che attribuiamo a Salvemini ( e che prescinde da qualunque ipotesi di lettura o di accettazione o di specifica influenza ) lungi dall ' avere un significato dogmatico vuol definire con precisione di rapporti storici la funzione critica che Salvemini ebbe di fronte al movimento socialista nelle sue degenerazioni riformiste e parassitarie . Ché se si volesse precisare il confronto in una questione di stile politico dovremo finire coll ' escludere decisamente nel Salvemini una vera e propria mentalità marxista , anche se considerazioni critiche valorizzate dall ' autorità del marxismo possano dargli giustamente ragione nella sua polemica con Turati . Sarà agevole mostrare come le idee direttive di Salvemini muovano da una formazione del tutto diversa e si dirigano verso altri orizzonti . Smascherando il rivoluzionarismo verboso di Enrico Ferri e mostrando come alla rivoluzione si oppongano inesorabilmente condizioni obbiettive le quali consigliano di volgersi invece ad una lotta decisa a ottenere le riforme politiche , Salvemini non faceva insomma che continuare la battaglia combattuta dai socialisti dal 1892 al 1901 per liberare i cittadini dal giogo dello Stato e del parlamentarismo estraneo , e per promuovere , richiamandoli alla loro responsabilità , iniziative coscienti invece che azioni demagogiche . Nella sua critica del riformismo , del socialismo di Stato e del parassitismo cooperativistico bisogna sottintendere una pregiudiziale non marxista , di semplice realismo politico , riferito a un liberalismo radicaleggiante con qualche accento di solidarismo . È lo stesso impeto di affetti e di commozione che lo porterà alle indagini sul problema meridionale . E talora infatti egli non vede altro che una questione di morale e di educazione . Ossia gli sfuggono i termini più schiettamente marxistici : il suo marxismo rimarrebbe in questi casi una semplice antipatia contro le superstrutture ideologiche , un amore per i fatti che scende in lui direttamente dal Cattaneo . Ma gli ammaestramenti realistici del Salvemini al partito socialista non si limitarono mai al feticismo dei fatti e alla morale della solidarietà o alle preoccupazioni costanti per il problema meridionale . Intanto alla sua adesione al socialismo non bisogna attribuire alcun proposito ideologico fuor della volontà di una lotta concreta contro tutti i privilegi : il motivo spiega anche esaurientemente il distacco . Ché se vorremo trattare qui delle più delicate questioni di personalità bisognerà confessare che proprio questo moralismo solenne , mentre costituisce il suo più intimo fascino , appare il segreto delle sue debolezze : la troppa moralità , l ' assenza di una liberazione ascetica dai termini individuali e pessimistici del problema rimangono i limiti della sua azione , caratteristico esempio di feroce intransigenza , mentre tutti abdicavano e negli accordi e nelle conciliazioni offrivano esempio della loro corrotta tolleranza . Chiarificatore , schematizzatore , chiuso al senso degli imponderabili egli è troppo sofferente per riuscire un uomo di lotta . Gli è più facile descrivere un fenomeno che aderire al gioco sottile delle forze operanti . Infatti , uscito dal socialismo senza critica e senza crisi , egli chiarì il suo illuminismo come problemismo ; più che una fede un canone descrittivo , un mezzo di capire . Egli cerca il fatto obbiettivo prescindendo dalle sfumature , ignorando le illusioni che presiedono alle opere . La sua concezione razionalista si risolve in un ' azione di illuminismo e di propagandismo , che può riuscire utile a una società di cultura , non a un partito ; è una preparazione elementare per la serietà delle classi dirigenti , ma non risolve il problema degli uomini e delle iniziative perché non dà il senso dell ' azione . Fisso alle pregiudiziali teoriche e morali egli non si libera dallo schema nell ' esame degli individui e si ridusse per vent ' anni a combattere una crociata contro Giolitti , il quale come uomo di governo aveva le sue stesse idee , i suoi metodi , i suoi pregiudizi , ma li presentava col cinismo del domatore invece che coll ' entusiasmo dell ' apostolo . Se il partito socialista fu sino al 1911 l ' avanguardia dell ' azione riformista del governo , Salvemini scorse i metodi ed elaborò le idee di questa pratica con la chiarezza che può trovarsi soltanto nel fanatismo di un avversario . Più tardi il distacco dal partito socialista richiamandolo ad interessi troppo specificamente regionali e ad un ' opera quasi di predicatore gli diminuì assai la sensibilità politica e la capacità di valutare le forze e i limiti della concretezza . Invece nel periodo della critica socialista , prima del 1910 , si trova in lui uno stile molto più complesso e una volontà assai più preoccupata del ritmo dialettico sociale . Si possono rileggere ancora con sorpresa e con cordiale adesione le sue critiche all ' equivoco dell ' anticlericalismo , e certo lo seguiamo consenzienti quando egli dice che « la classe lavoratrice deve crearsi da sé , con le sue forze , i suoi diritti » o lo vediamo notare quasi religiosamente che « le moltitudini hanno un fondo inesauribile di misticismo e d ' aspirazione al bene » o considerare pensoso « la meravigliosa forza di espansione morale che è racchiusa nella formula dell ' ideale socialista » . Alle aspettazioni utilitarie fiduciose nel mecenatismo governativo opponeva la « vera praticità delle grandi iniziative , apparentemente disinteressate » . È incontestabile che da questo senso cordiale di umanità e di esperienza storica i motivi della sua critica al riformismo ministeriale rimanessero assai più profondi e vari . Il suo antigiolittismo , che ora può parere quasi donchisciottesco , e che la storia si diverte a confondere con la sua ironia , ebbe un significato tragico ed eroico per le preoccupazioni religiose con cui il Salvemini considerò sempre ogni movimento popolare . In queste illusioni e in questi miti risiede una profonda capacità realistica . Come non preferire questa prima fase della lotta contro il socialismo di Stato , quando Salvemini è tutto preoccupato dal pensiero di evitare che aristocrazie diventando oligarchie restino assorbite dal ministerialismo e ne vengano così disgregati gli strumenti di lotta del partito operaio e la stessa unità della classe : mentre in seguito riduce tutte le sue lagnanze a una questione di giustizia ? Nessun dubbio che fosse quella veramente la via maestra per un ' azione politica non fittizia : in quanto soddisfaceva le necessità tattiche di coordinare la marcia delle avanguardie con quella del grosso dell ' esercito e poneva le precauzioni più evidenti per impedire la formazione di mediocrazie al posto delle vere éliles operaie . Rinunciandovi , Salvemini passava da Marx e da Cattaneo alla democrazia . Il motivo più valido del suo apostolato rimase la sua posizione concretamente unitaria di fronte al problema meridionale ; una posizione di franco liberismo , incapace di tradursi in azione per la persistenza di una solitudine moralistica . In realtà il Salvemini ebbe il torto di non elaborare la sua critica al rivoluzionarismo in una posizione decisamente rivoluzionaria e questo rimane il punto morto del suo liberismo e del suo regionalismo . La concessione del suffragio universale e della proporzionale furono la sua sconfitta irreparabile . Il suo moralismo istintivo poteva rimanere rigoroso sinché gli toccò la parte di vittima . Fatta alla Camera dei Deputati , la campagna epuratrice ed educativa ha un sapore d ' ironia e manca del fascino centrale . Il ritmo dell ' azione deve inseguire attraverso gli scopi concreti un ' illusione trascendente o l ' ideale di un ' autonomia infinita ; la liberazione che viene dagli istituti giuridici e dalle stesse riforme politiche è solo una molla ad agire e non significa nulla senza la forza delle iniziative . Il chiaro razionalismo di Salvemini era tratto invece a vedere esaurite e attuate le iniziative nel momento in cui si conquistavano le riforme ossia si lasciava sfuggire l ' insegnamento più realistico del movimento operaio : un imperativo liberale di intransigenza . Tuttavia Salvemini rappresenta un momento caratteristico e centrale nell ' opera del partito socialista : l ' opposizione costituzionale . Finché il partito socialista si accontentò di ripetere romanticamente motivi di rivendicazione degli oppressi esso poté rappresentare insieme contadini e operai , agire come rivoluzionario e come conservatore . E riducendosi sempre più a un partito di classi medie , con la psicologia caratteristica del consumatore , la via , additata dal Salvemini e seguita da Modigliani , della lotta antiprotezionista poteva anche parere la più coerente e la sola che si venisse a risolvere in una pratica educativa . Le formule gradualiste , integraliste , sindacaliste , anarchiche e rivoluzionarie erano enunciate tutte in termini irreali , echi imprecisi di concetti e di teorie legittime in altri paesi e vani sforzi di nascondere l ' equivoco sostanziale . L ' incapacità , rivoluzionaria si mostrava a mano a mano più evidente con la prevalenza delle organizzazioni settentrionali e col trasformarsi del socialismo del Nord in un partito quasi dominante , analogo per corruzione alle democrazie meridionali alimentate da quella media borghesia , eternamente soffocatrice degli sforzi compiuti dal proletariato agricolo per rinnovarsi , che era stata appunto l ' oggetto delle critiche più acerbe da parte del Salvemini e degli altri intellettuali dedicatisi alla lotta socialista . Allora Salvemini abbandonò il partito e venne chiarendo la sua azione come difesa liberale dei contadini . L ' equivoco riformista Il riformismo socialista era la conseguenza logica delle premesse e delle psicologìe manifestatesi nel primo incomposto sforzo di liberazione compiuto dai ceti popolari in Italia . L ' equilibrio della nostra lotta politica era duramente alterato dall ' eredità del Risorgimento : questo ha creato senza compierla né soddisfarla una specifica situazione rivoluzionaria , che se restò potenziale durante il travaglio dei tecnici e dei diplomatici nell ' opera d ' arte della creazione dello Stato italiano , diventava torbidamente esplicita quando lo Stato compiuto si scorgeva vuoto di significato ideale , incapace di essere vivificato dalle masse . D ' altra parte fuori del governo una mediocrazia pìù o meno sapiente che professa a priori una funzione di assistenza e di aiuto al popolo tenta di corrompere con le riforme e l ' opera di conciliazione ogni azione diretta , per illudere i ribelli con proposte pacifiche che le conservino una illuministica funzione educativa . Il partito socialista non si è accorto del gioco e ha lasciato che si riproducesse nel suo seno , con un ' infiltrazione di conservatori , un ' altra forma dell ' ineluttabile antitesi che separa nell ' immatura Italia popolo e governo . L ' accordo coi liberali conservatori e coi radicali era giustificato di fronte a Crispi e a Pelloux nella difesa delle pìù elementari condizioni di libertà . Ma superato il pericolo i socialisti non riescono più a distinguersi da Giolitti che per una più intensa demagogia : nell ' unità del partito , invano ridiscussa e proclamata si nascondono le più contrastanti sfumature , che riproducono in un linguaggio semi ­ estremista i vari motivi degli altri partiti italiani , dai conservatori ai radicali . La linea d ' azione è identica , non lottano diversi principi , ma diverse persone . Perciò Bissolati è stato più coerente e pìù sincero di Turati accettando una responsabilità di governo che era ineluttabile date le premesse ideali . Le pose antigovernative diventavano anch ' esse nel partito posizioni di governo , modi di lotta parlamentare . Passando dalla piazza a Montecitorio la rivoluzione si è convertita in una diplomazia . Il comizio è solo più l ' arma dell ' illusione dei nuovi capi , oltreché l ' artificio per appagare un istinto di tribuni , è il sistema adottato per rafforzare una posizione personale . La preoccupazione dell ' unità del movimento , al di sopra della coesione delle idee , diventava dominante per la necessità di apparire rappresentanti di una forte organizzazione ; e perciò si mantenne una parvenza di unità ricorrendo a tutte le formule intellettualistiche di nascosto arrivismo . La vuota eristica dei congressi - - dalla negazione delle tendenze ( Imola , Bologna ) all ' integralismo ( Roma ) , al riformismo di destra o di sinistra ( Firenze , Modena ) - - nasconde questo riposto calcolo . Gli sforzi autonomisti delle masse sfuggono alle analisi dei capi , fermentano invano in cerca di un ' espressione , affiorano finalmente nel modo più confuso dopo che la guerra europea sembra aver condotto alla responsabilità sociale nuclei nuovi di operai e di contadini . Ma quando si pone chiaramente il dissidio tra riformisti e rivoluzionari , Livorno è la squallida eredità di un equivoco durato 30 anni e l ' incertezza di Serrati disorganizza definitivamente le forze popolari . Turati Attraverso queste vicende un uomo rimane in campo , costante e senza contraddizioni perché non , mai deciso , animatore di tutta una tradizione politica , anche se alieno dall ' assumerne responsabilità di condottiero : Filippo Turati . Senonché qual valore dovremo dare a questa coerenza di trent ' anni di vita politica ? Il problema pare restringersi nei limiti di un fatto psicologico e questa del resto è la ragione invocata da tutti gli ammiratori di Turati . Ma la coerenza lineare , l ' identità delle parole e dei concetti , la fermezza del carattere annuncia qui un sentimentalismo di visioni dogmatiche , una conclusione prematura , che rimane unilaterale mentre si ritiene perfetta . E del resto qual ' è la natura speculativa , il nocciolo ideale dei luoghi comuni che viene ripetendo Turati ? Il marxismo non è penetrato nel suo spirito , non vi ha alimentato l ' esperienza realistica del condottiero di forze politiche . L ' ideologia turatiana non ha giustificazioni di aperta e vigorosa umanità , ma si limita in un momento caratteristico per la nostra storia , di assenza di lotta . L ' educazione di Turati lo porta assai lontano dai problemi di cultura e di realismo storico : il suo spirito si svolge sin dai primi scritti giovanili nell ' atmosfera spirituale della sociologia positivista e l ' umanitarismo che rese affascinante la sua propaganda tra le masse ha un colore utilitari sta e sostituisce troppo interessatamente le funzioni patriarcali del frate laico . Da Anna Kuliscioff imparò un marxismo di tinta romantica , da Enrico Ferri l ' ottimismo dello scienziato indulgente e l ' abito missionario del difensore dei miseri , da Bissolati la preoccupazione di trovare poche e chiare formule di sentimentalismo sociologico da applicare ai problemi politici . La sua morale non ha nulla di rigoristico , si riduce alla funzione difensiva della vita e dello sviluppo , un atomismo gretto e particolaristico che trasferendosi nel campo politico riduce i problemi di forza a una tattica di astuzie economiche . Del resto anche dove egli accetta l ' esigenza della conquista ( graduale ! ) del potere politico da parte delle masse il suo obbiettivo è di arrivare pacificamente a un mutamento radicale economico . Qui l ' intreccio è assai ingarbugliato e il problema dei rapporti tra economia e politica che il marxismo aveva validamente posto è ingenuamente trattato da una mente aliena dalle più sottili considerazioni di dialettica storica e di realismo della praxis . Al Turati basta salvare i suoi pregiudizi di natura ottimistica e il suo concetto tollerante del progresso : la lotta di classe e l ' importanza idealistica della conquista del potere da parte dei nuovi ceti operai per il rinnovamento del ritmo attivo della storia sfuggono alla sua critica . Di fronte alla grande importanza del comunismo critico e della disciplina rivoluzionaria da esso instaurata , il riformismo di Turati si rivela sterile e diseducatore . Un altro equivoco di cui Turati è responsabile nella nostra incultura politica si nasconde nelle interminabili discussioni sul dilemma : programma massimo o programma minimo . Il programma minimo è un programma di governo , è un espediente tecnico per l ' esercizio dei poteri statali . Ma non spetta , non è mai spettato a un partito di masse il compito di elaborare un tale programma , che non può alimentare se non parzialmente la lotta politica , e in tutti i casi soltanto attraverso metodi di alta maturità , analoghi a quelli proposti dall ' Ostrogorschi e perciò assai lontani dalle possibilità di un partito demagogico . L ' azione del popolo , nel momento storico presente può svolgersi soltanto secondo gli indirizzi di un programma massimo , una concezione della vita e della realtà elaborata come mito suscitatore di opere , e l ' interesse verso le riforme pratiche deve rimanere un interesse di ordine amministrativo , un provvedimento tattico per superare ostacoli contingenti . Ma la preparazione della vittoria in questa grande battaglia eternamente ripresa può venire soltanto dalla decisione del piano strategico . La strategia si risolveva nella tattica , nel decennio ultimo dei secolo scorso , durante il quale si ebbe l ' esperienza politica più vivace del Turati e del primo socialismo italiano . Risolto d ' amore e d ' accordo con radicali ed anarchici il problema materiale dell ' esistenza vennero a mancare fini più coerenti e lontani . Di fronte a Crispi e a Pelloux , Turati seppe condurre la battaglia con singolare arte diplomatica e con grande generosità . Riuscì a conservare al suo partito un ' individualità , pur approfittando del concorso decisivo degli elementi conservatori che gli erano indispensabili . Ma in questo compromesso si è esaurita tutta l ' originalità di pensiero del nostro socialismo . L ' antitesi coi sindacalisti e con gli anarchici significò appunto una pratica conservatrice . Il gradualismo attenuò ogni opposizione al potere costituito . L ' idea internazionalista fu mantenuta per pregiudizi di umanitarismo e di positivismo o , nel caso Treves , per una cruda necessità messianica di razza . Il giolittismo segna lo sfacelo di questa ideologia perché il governo si dimostra più illuminato e più umanitario che il partito . Mentre Salvemini sceglieva una pratica di opposizione ispirata a motivi pratici corrispondenti a una situazione squallida del proletariato rurale del Sud e si salvava così con la fecondità di una critica , Turati e gli altri parlamentari settentrionali del socialismo si riducevano sempre più penosamente ad una complicità non avvertita con le borghesie dominanti e salvavano le loro posizioni personali professando un grossolano pacifismo retorico e una filosofia democratica per cui speravano di procurare anche alle classi operaie organizzate del Nord i privilegi di cui godevano i dominanti . Da questa logica collaborazionista Turati non giunse ad assumere responsabilità di governo per mera timidezza . In realtà predicava alle masse con enfasi demagogica concetti e riforme che Giolitti attuava stando al governo . Il rivoluzionarismo poi serviva per ragioni elettorali e corrispondeva alla psicologia d ' inquietudine alimentata nella città moderna in spiriti non preparati al ritmo della vita industriale , venuti dalla campagna con l ' illusione dell ' avventura . La tragicommedia dell ' indecisione Dopo la guerra appena il popolo ebbe coscienza di esser rimasto esterno alla formazione nazionale , guidato per venti anni dai riformisti a un ' opera anarchica di sfruttamento dello Stato , e volle una sua disciplina sovvertitrice di un ordine impostogli da tradizioni non sue , Turati si trovò a parlare attraverso i fiori della retorica messianica un linguaggio reazionario . Il suo scetticismo verso ogni organizzazione di forze , la sua fede nella diplomazia giolittiana riuscirono in un momento storico solenne gravemente diseducatori . Per un ' opera di governo realizzatrice mancò la capacità degli uomini nel momento in cui le democrazie socialiste avrebbero potuto aggiungersi alle stanche democrazie borghesi . Si può giudicare ormai il fenomeno collaborazionista con animo perfettamente obbiettivo , ma si deve condudere che dopo le esperienze giolittiane e nittiane esso non recava nulla di nuovo nella nostra vita nazionale . Avrebbe consolidato opportunamente uno stato di fatto ormai insopprimibile , avrebbe dato un senso di tranquillità ai ceti medi turbati dall ' attesa seguita alle promesse della guerra . Non potendo animare questa situazione coll ' entusiasmo di un ' iniziativa epica , i socialisti avrebbero dovuto dominare gli eventi con la perizia amministrativa e lo spirito d ' ordine nella giustizia distributiva . Per una politica reale di conservazione bisognava trovare il punto di incontro e di reciproca tolleranza tra gli interessi plutocratici e le incalzanti richieste delle classi inferiori . Con l ' esperimento della guerra e con la politica di Nitti era stata preparata efficacemente la coesistenza delle due correnti mediante un ' opera legislativa che convertiva le contrastanti pretese in nuovi rapporti giuridici . L ' autorità che Filippo Turati e i suoi amici avrebbero potuto recare al governo partecipandovi assicurava la continuazione di questo equilibrio , nel quale il popolo si salvava per l ' avvenire . Invece le aristocrazie sindacali si trovarono svuotate di ogni consistenza politica , vittime di una pratica di corruzione e di caccia ai sussidi governativi . La loro avidità non le poteva assistere in un ' opera di conciliazione diplomatica . L ' organizzazione politica socialista era vittima del suo stesso successo che si era risolto in un ingigantimento burocratico . L ' adesione di larghi strati di malcontenti tolse ogni agilità di movimento al partito . Invece di essere un ' avanguardia disciplinata pronta alla manovra come un esercito , i tesserati riprodussero le incertezze della situazione italiana , divisi tra un nucleo di operai formatisi nella vita della città moderna e una turba di contadini indeboliti più che affrancati dalla breve esperienza vissuta come imboscati nella fabbrica . La partecipazione di nuclei più propriamente agricoli , esasperati dalla guerra , accrebbe la confusione perché non si seppe farli agire al loro posto come gregari inquadrati . Non è qui il luogo di rilevare gli errori insiti nella diagnosi della situazione offerta dai rivoluzionari . Ma bisogna constatare che ai rivoluzionari i riformisti non seppero rispondere con un pensiero chiaro e originale . Non seppero contrapporvi un ' organìzzazione propria . Esplicarono un ' opera corrodente e invece di assumere le loro responsabilità fuori del partito vi agirono come sentinelle avanzate di una tattica che godeva la fiducia degli industriali , aderendo alla rivoluzione colle parole , ma boicottando coi fatti ogni sforzo di chiarimento . Rimasero nel partito soltanto per non diminuire la loro influenza parlamentare che doveva riuscire completamente feconda nel momento in cui essi avrebbero portato a Giolitti o a Nitti il dono di un proletariato acquiescente e addomesticato . Ma questo stesso proposito fu perseguito coi sistemi infantili di una organizzazione da carbonari . Il mestiere del tribuno aveva ucciso in questi uomini tutti i sensi del diplomatico . Le giornate del luglio 1922 resteranno l ' esempio più ingenuo di una battaglia combattuta con tutte le intenzioni di essere sconfitti . Mentre le possibilità immediate della situazione si risolvevano tutte nel collaborazionismo , essi subirono il giuoco della crisi parlamentare , ebbero gli scrupoli più inopportuni nel momento in cui la loro opera era richiesta e poteva ancora salvare il proletariato da una reazione apertamente violenta , smobilitarono le forze definendo legalitario uno sciopero che restava l ' ultima possibilità di vincere la battaglia e finirono umoristicamente col presentarsi candidati al governo quando la borghesia , evitato il pericolo , non si doveva più fare alcun scrupolo di respingerli con le beffe . Lo storico di questo episodio quasi ameno , che fu la prima vittoria , non cercata , dei fascisti , non potrà salvare né le menti né i caratteri : anche nella favola la figura della volpe gabbata riesce una parte priva d ' indulgenza . Turati , Modigliani e i mandarini sindacali s ' illudevano di trovare in tutta Italia la situazione milanese di ottimismo e di bonaria complicità . Nel loro collegio elettorale come in Parlamento non riuscivano a rappresentarsi quella vita di passione e di esasperazione che non erano stati capaci di leggere trent ' anni prima nelle opere di Carlo Marx . Teso verso un ' aspettazione non mai appagata il proletariato restava ormai inerte e senza interesse verso l ' esperimento riformista . Il tono della vita italiana veniva dato da nuovi elementi e la volontà reazionaria dei gruppi più esperti si valse della disoccupazione degli spiriti e della disoccupazione delle braccia per tentare un ' offensiva in grande stile , che si nascose , come accade , sotto la retorica del patriottismo . A guardar bene le cose non era che il secondo termine , identico anche se reciproco , dell ' aspirazione collaborazionista : non dovremo meravigliarci se i gregari della reazione si trovarono ad essere gli stessi che avevano aspettato l ' offensiva di sinistra , né che i capi , se pur dovettero mutare , resultassero negli effetti fratelli di pensiero e di illusioni ; - - insomma che proprio i fascisti si dovessero trovare con la più allegra sventatezza a proporre la palingenesi collaborazionista . Senonché i fascisti erano guerrieri oltre che tribuni e non accadde che si disponessero a recitarci la tragicommedia dell ' indecisione . IV I comunisti La fabbrica Per gli sforzi di un nucleo intelligente di capitani d ' industria ( i soli borghesi che abbia avuto l ' Italia ) c ' era a Torino , almeno inizialmente , prima della guerra europea , una industria moderna . La guerra la ingigantì : per opera di Giovanni Agnelli , si venne creando intorno alle officine Fiat un organismo industriale da cui tutta l ' attività cittadina ritrasse nuova fisionomia . « Si tratta - - per dirla con uno scrittore comunista di un gigantesco apparato industriale che corrisponde a un piccolo Stato capitalista , che è un piccolo Stato capitalista e imperialista , perché detta legge all ' industria meccanica torinese , perché tende , con la sua produttività eccezionale , a prostrare e ad assorbire tutti i concorrenti , un piccolo Stato assoluto che ha il suo autocrate » . L ' importanza delle officine Fiat non si riduceva ai progressi della tecnica o dell ' economia , ma dipendeva da una specifica situazione moderna . Si veniva sviluppando in una grande città la prima industria modello che creava una nuova psicologia del cittadino . Torino fu così la città moderna della penisola , sede di un ' industria aristocratica accentrata , per selezione di spiriti e di capacità , nelle mani di pochi uomini geniali , e divenuta la cellula iniziale di un organismo economico in cui la coordinazione degli elementi e l ' esperienza dei nuovi sistemi produttivi alimentava negli individui una coscienza sociale . Soltanto queste caratteristiche possono spiegare l ' originalità della vita politica torinese , mentre a Milano il dilettantismo commerciale ( Notari ) suscita una psicologia riformista contraria alla politica intransigente della città industriale . Infatti a Torino l ' accentramento industriale venne creando l ' accentramento operaio . La selezione degli spiriti direttivi promosse la selezione delle intelligenze operaie e il raffinamento delle virtù della mano d ' opera . Né questi coefficienti di progresso tecnico possono rimanere inerti di , conseguenze politiche . Il capitalismo seguendo la sua estrema logica ideale , con un processo che sembrava dar ragione a Marx , costringeva il movimento operaio a riprendere le sue premesse ideali , a organizzarsi intorno al suo centro di vita quotidiano e lo aiutava direttamente ad esprimere la sua logica di ribelle . I vecchi miti della socialdemocrazia italiana e straniera ( fragili documenti di rivoluzionarismo o di riformismo secondo i diversi temperamenti che li rivivevano ) caddero inutili di fronte all ' esperienza diretta . Alla visione politica di chi li accettava restò il dilemma tra la confusa agitazione demagogica ( Bombacci ) o il pauroso ripiegamento retrivo del riformismo . Chi avvertendo le nuove esigenze delle classi popolari si provò a studiarle poté constatare che la loro struttura era fondamentalmente mutata . S ' affermavano qua e là vigorose minoranze operaie che , conquistata la propria coscienza di classe , ne deducevano con logica infallibile posizioni pratiche di lotta . L ' ideale di una classe operaia aristocratica , conscia della sua forza , capace di rinnovare se stessa e la vita politica quale era balenato alla visione storica di Marx , intuizione che rimane per noi al disopra delle macchinose costruzioni economiche la parte viva del marxismo , trovava una risonanza concreta per cui inserirsi fecondamente nello sviluppo dell ' economia italiana . La specializzazione quasi tayloristica del lavoro suscitava nell ' operaio la coscienza della sua necessità . D ' altra parte contro l ' umile ideale americano e protestante di un lavoro ridotto a puro fatto meccanico , complesse esigenze di produzione che facevano partecipare un nucleo sempre più numeroso di eletti al segreto e alle difficoltà del lavoro qualificato , generavano nei salariati una coscienza oscura di idealismo aristocratico che fermentava in un bisogno di potere . S ' incontravano così due momenti della civiltà moderna proprio nella fase più tormentosa del loro ascendere . Intorno ai nuclei più veggenti degli operai e degli intraprenditori si raccoglievano dall ' una parte e dall ' altra i gregari recando alimento di complesse esigenze alla lotta . La città divenuta centro della vita e delle aspirazioni che la circondano obbliga gli immigrati ( operai manuali e piccoli borghesi commercianti ) ad accettare il loro posto di combattimento tra le contrastanti esigenze di una dialettica che li sovrasta . Di fronte all ' Italia , indifferente a questo processo improvviso e turbinoso , parve che a Torino dovesse incombere un ' altra volta il compito di riconquistare la penisola alla vita europea . La teoria di questa nuova realtà economica fu tracciata frammentariamente e parzialmente dai giovani dell ' Ordine Nuovo . Essi elaborarono attraverso l ' esperienza politica che si svolgeva dinanzi ai loro occhi , l ' idea di un organismo che raccogliesse tutti gli sforzi produttivi legittimi , aderendo plasticamente alla realtà delle forze storiche e ordinandole liberamente in una gerarchia di funzioni , di valori , di necessità . Il consiglio di fabbrica , nel quale le esigenze del risparmio , dell ' intrapresa e dell ' opera esecutrice si organizzano secondo il pregio che è peculiare di ciascuno , nella misura dell ' attività svolta , fu la loro idea nuova e precisa in nome della quale cercarono di chiamare a raccolta gli operai e di dare loro una personalità politica . Accanto e contro questa caratteristica esperienza torinese si avvertivano intanto in Italia le risonanze imprecise di una nuova situazione internazionale che suscitava complessi ideali nel travaglio di difficili antinomie : le avanguardie rivoluzionarie torinesi si trovarono così di fronte all ' ostacolo dei nuovi problemi di tattica , teoria e psicologia popolare determinati dalla situazione generale . La crisi rivoluzionaria internazionale fatta di aspirazioni messianiche insoddisfatte , di miseria e di impotenza , prevalenti nelle maggioranze , diventava per l ' appunto l ' antitesi dei propositi e dell ' azione alimentati nelle aristocrazie proletarie per un ' esperienza caratteristica e autonoma . Il problema contro cui si spezzarono le energie dei teorici torinesi del consiglio di fabbrica fu il rapporto e la coordinazione tra la confusa incertezza dei riposti impulsi dominanti nelle masse popolari della nazione e il loro istinto rivoluzionario concreto . Gramsci Se si vuole penetrare nelle intime caratteristiche di cultura e di psicologia del gruppo che diresse il movimento comunista torinese bisogna risalire alla storia del giornalismo socialista negli anni di guerra . Nel 1914 il socialismo torinese aveva la stessa impreparazione e superficialità provinciale che vedemmo caratteristica di tutto il movimento italiano . Invece di una politica di ideali , capace di esercitare un ' influenza educatrice , invece di organizzare le idee almeno intorno all ' astratta e pur sempre generosa bandiera dell ' internazionalismo , professarono i più , prendendolo a prestito dai giolittiani , un gretto neutralismo , arido , privo di motivi spirituali , utilitarista , a mala pena giustificabile in una mentalità di governo , ma affatto ripugnante a un partito di popolo . La mancanza di idealità e di intransigenza nel partito corrispondeva alla mancanza di un nucleo di dirigenti colti e operosi . La fisionomia del vecchio socialismo torinese fu data quasi essenzialmente dall ' esistenza dell ' Alleanza Cooperativa , grande organismo economico che si rivelò capace di sostenere la concorrenza del libero commercio nel provvedere alle esigenze del consumo , ma , in sede politica , fu scuola di collaborazionismo e di spirito burocratico . Né alcuna corrente che divenisse dominante nel partito ne poté prescindere , perché questa era la vera base finanziaria del partito , nella sua azione locale . Nofri , tecnico del cooperativismo , nel quale poté anche trovare il suo canonicato , Casalini il missionario dell ' igiene , il medico dei poveri , che lavorando nel suo Comune esauriva tutti i suoi ideali filantropici , Morgari l ' apostolo popolare nella lotta contro i soprusi e i privilegi , furono le figure eminenti e popolari nella psicologia rudimentale delle masse . Il « marchese » Balsamo Crivelli , il raffinato dell ' erudizione , il Pastonchi degli studi storici , e il « professore » Zino Zini recarono al quadro i necessari colori romantici , con la loro adesione aristocratica e filosofica alla causa degli umili e degli oppressi . La preparazione e la fisionomia spirituale di Antonio Gramsci invece apparivano profondamente diverse da queste tradizioni già negli anni in cui egli compiva i suoi studi letterari all ' Università di Torino e si era iscritto al partito socialista , probabilmente per ragioni umanitarie maturate nel pessimismo della sua solitudine di sardo emigrato . Pare venuto dalla campagna per dimenticare le sue tradizioni , per sostituire l ' eredità malata dell ' anacronismo sardo con uno sforzo chiuso e inesorabile verso la modernità dei cittadino . Porta nella persona fisica il segno di questa rinuncia alla vita dei campi , e la sovrapposizione quasi violenta di un programma costruito e ravvivato dalla forza della disperazione , dalla necessità spirituale di chi ha respinto e rinnegato l ' innocenza nativa . Antonio Granisci ha la testa di un rivoluzionario ; il suo ritratto sembra costruito dalla sua volontà , tagliato rudemente e fatalmente per una necessità intima , che dovette essere accettata senza discussione : il cervello ha soverchiato il corpo . Il capo dominante sulle membra malate sembra costruito secondo i rapporti logici necessari per un piano sociale , e serba dello sforzo una rude serietà impenetrabile ; solo gli occhi mobili e ingenui ma contenuti e nascosti dall ' amarezza interrompono talvolta con la bontà del pessimista il fermo rigore della sua razionalità . La voce è tagliente come la critica dissolutrice , l ' ironia s ' avvelena nel sarcasmo , il dogma vissuto con la tirannia della logica toglie la consolazione dell ' umorismo . C ' è nella sua sincerità aperta il peso di un corruccio inaccessibile ; dalla condanna della sua solitudine sdegnosa di confidenze sorge l ' accettazione dolorosa di responsabilità più forti della vita , dure come il destino della storia ; la sua rivolta è talora il risentimento e talora il corruccio più profondo dell ' isolano che non si può aprire se non con l ' azione , che non può liberarsi dalla schiavitù secolare se non portando nei comandi e nell ' energia dell ' apostolo qualcosa di tirannico . L ' istinto e gli affetti si celano ugualmente nella riconosciuta necessità di un ritmo di vita austera nelle forme e nei nessi logici ; dove non vi può essere unità serena e armonia supplirà la costrizione , e le idee domineranno sentimenti e espansioni . L ' amore per la chiarezza categorica e dogmatica , propria dell ' ideologo e del sognatore gli interdicono la simpatia e la comunicazione sicché sotto il fervore delle indagini e l ' esperienza dell ' inchiesta diretta , sotto la preoccupazione etica del programma , sta un rigorismo arido e una tragedia cosmica che non consente un respiro di indulgenza . Lo studente conseguiva la liberazione dalla retorica propria della razza negando l ' istinto per la letteratura e il gusto innato nelle ricerche ascetiche del glottologo ; l ' utopista detta il suo imperativo categorico agli strumenti dell ' industria moderna , regola colla logica che non può fallire i giri delle ruote nella fabbrica , come un amministratore fa i suoi calcoli senza turbarsi , come il generale conta le unità organiche apprestate per la battaglia : sulla vittoria non si calcola e non si fanno previsioni perché la vittoria sarà il segno di Dio , sarà il risultato matematico del rovesciamento della praxis . Il senso epico è dato qui dal freddo calcolo e dalla sicurezza silenziosa : c ' è la borghesia che congiura per la vittoria del proletariato . Come scrittore Gramsci fu una rivelazione dell ' Avanti ! . Nella pagina dedicata alla vita torinese egli ebbe una rubrica sua , Sotto la Mole , di polemica distruttrice e di satira acerba : nei suoi scritti si sentì subito uno stile feroce , incalzante , dialettico , serenamente rude : la lucida disperazione catastrofica di Marx mescolata con le visioni di dialettica storica di Oriani , e l ' arte delle rispondenze e delle costruzioni armoniche attinte dai classici . Ma la sua attività di teorico del processo rivoluzionario incomincia con l ' opera prestata nel Grido del Popolo . Il piccolo settimanale di propaganda del partito diventò nel 1918 una rivista di cultura e di pensiero . Pubblicò le prime traduzioni degli scritti rivoluzionari russi , propose l ' esegesi politica dell ' azione dei bolscevichi . L ' animatore di queste ricerche , benché il direttore apparente sia altri , è il cervello di Gramsci . La figura di Lenin gli appariva come una volontà eroica di liberazione : i motivi ideali che costituivano il mito bolscevico , nascostamente fervidi nella psicologia popolare , dovevano agire non come il modello di una rivoluzione italiana ma come l ' incitamento a una libera iniziativa operante dal basso . Le esigenze antiburocratiche della rivoluzione italiana erano state avvertite dal Gramsci , fin dal 1917 , quando il suo pensiero autonomista si concretò in un numero unico , dal titolo significativo , La città futura , pubblicato come modello e come annuncio di un giornale di cultura politica operaia . L ' Ordine Nuovo La città futura diventa nel 1919 l ' Ordine Nuovo , il solo documento di giornalismo rivoluzionario e marxista che sia sorto in Italia con qualche serietà ideale . Nell ' Ordine Nuovo il tragico dissidio di ogni azione politica italiana - - ineluttabilmente incerta tra una tendenza all ' autonomia e una tradizione riformista - - si avvertì sin dai primi numeri nel contrasto di pensiero tra i fondatori . Bisogna ricordarli per l ' opera singolare a cui si dedicarono : erano , accanto a Gramsci , Tasca , Togliatti e Terracini . Il temperamento di Terracini è politico più che teorico . Antidemagogico per sistema , aristocratico , contrario alle violenze oratorie , ragionatore sottile , fermo nella polemica e nell ' azione fino all ' aridità e alla cocciutaggine . Spregiudicato nel giudizio delle idee , disposto a trattarle come forze , secondo l ' opportunità . Era il diplomatico , il Machiavellico ; ma così privo di simpatia e di qualità incitatrici che quando rimase per ultimo sulla breccia nessuna delle sue qualità diplomatiche gli valse a vincere l ' arida solitudine che lo circondava , per preparare un ' azione . Togliatti , trovatosi anche lui come Terracini in una posizione di responsabilità , fu vittima della sua inquietudine che pare cinismo inesorabile e tirannico ed è indecisione , che fu giudicata equivoco e forse è soltanto un ipercriticismo invano combattuto e che tuttavia deve lasciare sospeso il nostro giudizio obiettivo . Il vero dissidio si ebbe tra il Gramsci e il Tasca , e fu la prova del fuoco che rivelò nel primo l ' uomo maturo a intendere i nuovi problemi . Angelo Tasca veniva al movimento politico da un ' educazione prevalentemente letteraria e con mentalità di propagandista e di apostolo . Collaboratore dell ' Ordine Nuovo lo pensava come una rivista di idee che riprendesse il problema di Antonio Labriola e tracciasse una revisione del marxismo e la storia del movimento intellettuale socialista . Cominciò con una serie di studi su Louis Blanc , scritti con la cura bibliografica di un collaboratore del Giornale storico della letteratura italiana ; il suo interesse , oltreché all ' onestà delle citazioni e dello schedario , si rivolgeva al problema della piccola proprietà con atteggiamenti sentimentali quasi piccolo ­ borghesi : qualcosa di patriarcale , di Bakounine e di Turati insieme , restava nel suo pensiero . Socialismo di un letterato , di un messianico che concepiva la redenzione popolare come palingenesi illuministica e alla civiltà moderna sovrapponeva un suo sogno di virtù operaia piccolo ­ borghese , che si alimentasse di abitudini moderate e ataviche , di una tranquillità raccolta nella casa ­ giardino . La fantasia dell ' intellettuale lottò sempre in lui con l ' equilibrio del latino colto , il messianismo cristiano soverchiò talvolta la serenità calcolatrice del piemontese . Dopo i primi mesi durante i quali l ' Ordine Nuovo visse una vita sterile di tentativi e di enfasi ( le sole cose vive erano alcune brillanti cronache culturali in cui si rivelò il caustico ingegno di Palmiro Togliatti ) il Gramsci impose come problema centrale la discussione dei consigli di fabbrica . Questi dovevano essere nel suo pensiero i quadri del nuovo Stato operaio , e , nel periodo di lotta violenta , i quadri dell ' esercito rivoluzionario ; alle astratte propagande si trattava di sostituire un ' azione concreta , gli operai dovevano abituarsi a una reale disciplina e a un cosciente esercizio d ' autorità , dovevano acquistare a contatto con i loro organismi di lavoro una mentalità di produttori e di classe dirigente . Se nella fabbrica si svolge la vita operaia , nella fabbrica si devono organizzare gli operai per resistere di fronte agli industriali . Il nuovo Stato che non sorge più in nome degli astratti diritti e doveri del cittadino , ma per secondare l ' operosità dei lavoratori , deve aderire plasticamente agli organismi in cui la loro attività si svolge e di qui attingere la conoscenza dei loro bisogni , qui indagare i loro problemi . Comunque si debba giudicare della validità pratica di tali formule questa era finalmente una concezione rivoluzionaria di fronte a cui tutto il bagaglio di astrattismo e di riformismo doveva cadere . Il sindacalismo di Tasca che accettava i consigli per attribuirvi lo stesso valore propagandistico dei sindacati si rivelava inadeguato alla coscienza operaia . Egli rimase estraneo al nuovo esperimento di lotta di classe . L ' Ordine Nuovo diventò il centro intorno a cui affluirono i nuclei più coscienti dei proletari , che ne attesero la parola d ' ordine durante le lotte più gravi , nei momenti più incerti . L ' occupazione delle fabbriche e la campagna elettorale per la conquista del comune furono gli episodi culminanti dell ' offensiva proletaria , diretta dagli uomini che ne avevano dato la teoria . Ma contro l ' azione della nuova aristocrazia stava il peso morto dell ' eredità socialista , l ' incapacità dei dirigenti confederali , gli ideali utilitaristi a cui la massa piccolo ­ borghese era stata educata , lo spirito reazionario dei contadini venuti confusamente al partito , infine la limitatezza stessa chiusa e impotente dei dirigenti , che non riuscirono a dividersi i compiti e a ritrovare nuovi uomini adatti , mentre l ' arrivismo soffocava da tutte le parti il movimento troppo precoce . In questo dissidio l ' opera dell ' Ordine Nuovo si rivelò insufficiente a far prevalere le sue soluzioni . La lotta per i Consigli Per tutto l ' anno 1920 il Consiglio di fabbrica fu il centro dell ' attività rivoluzionaria , il problema intorno a cui si distinsero le varie sfumature del movimento operaio , l ' organo della lotta contro le organizzazioni industriali . Mentre queste seguendo esigenze locali si mostravano fortemente battagliere e si sentivano moralmente e intellettualmente alla testa dello sviluppo industriale della nazione , gli scrittori dell ' Ordine Nuovo alla loro volta capivano di non poter resistere coi vecchi principi di comuni discussioni sindacali , di non poter aderire alla tattica meramente economica della Confederazione Generale del Lavoro , quando il movimento impegnava la personalità degli interessati integralmente e senza tregua : la lotta generale doveva avvenire su un fronte unico di azione . Mario Guarnieri , un riformista , ci ha lasciato i documenti , alquanto tendenziosi per lo stesso eclettismo ostentato , dell ' elaborazione prima di questo pensiero e delle discussioni preliminari tra fautori e avversari dei consigli . Ma il dissidio teorico e pratico ha risonanze assai più complesse di una questione di persone e corrisponde a caratteristiche schiettamente regionali , determinate da condizioni di più raffinato progresso tecnico e di più viva comprensione dei rapporti politici tra le classi sul terreno della produzione . Nell ' agosto del 1919 i gruppi operai della Fiat ­ centro , coi quali il Granisci era in intimo rapporto di discussione e di collaborazione pensarono di creare i nuovi organismi di lotta e di organizzazione proletaria , movendo da un ' istituzione preesistente , le commissioni interne . Queste , sorte da parecchi anni nella città , senza notevoli opposizioni da parte degli industriali , erano destinate secondo il pacifico Colombino a costituire una nuova specie di scuola di arti e mestieri e nel recondito pensiero di Buozzi avrebbero potuto perfino recare incremento alla produzione . Si trattava di rinunciare ai limiti posti all ' organizzazione economica dagli accordi stabiliti esplicitamente o implicitamente coi padroni , e di affermare le commissioni interne come organismi politici , che esercitassero un potere accanto e contro il potere padronale , estendendoli fino a dar loro la struttura dei veri e propri consigli di fabbrica , capaci di imporre agli operai la loro disciplina e di organizzarli secondo le naturali gerarchie di produzione . L ' esperienza insegnò subito che le commissioni interne potevano riuscire un buon punto di partenza per una specie di tradizione psicologica . Ma le funzioni del nuovo consiglio dovevano rimanere distinte dalle antiche della commissione o almeno in ogni reparto bisognava assegnare a nuovi commissari le funzioni direttrici del movimento operaio . L ' Ordine Nuovo , aiutato dall ' edizione torinese dell ' Avanti ! che Ottavio Pastore acconsentiva a far diventare quasi il prolungamento naturale del pensiero del Gramsci , si assunse la direzione e la preparazione degli organismi economici e dell ' opera politica . Dimostrò l ' originalità del nuovo movimento dei consigli e la necessità di tenerli distinti dall ' azione sindacale . Il sindacato è organo di resistenza , non di iniziativa , tende a dare all ' operaio la sua coscienza di salariato , non la dignità del produttore : lo accetta nella sua condizione di schiavo e lavora per elevarlo , senza rinnovarlo , in un campo puramente riformistico e utilitario . Nel Consiglio invece l ' operaio sente la sua dignità di elemento indispensabile della vita moderna , si trova in relazione coi tecnici , cogli intellettuali , cogli intraprenditori , pone al centro delle sue aspirazioni non il pensiero dell ' utile particolare , ma un ideale di progresso e di autonomia per cui egli possa rafforzare le sue attitudini , e cerca di fondare un ' organizzazione pratica attraverso la quale la sua classe conquisti il potere . Lo schema di azione non era più grossolanamente democratico e pedagogico : la nuova società da instaurare non doveva essere la società del popolo indistinto , ma del popolo come proletariato . Il governo sarebbe stato un ' aristocrazia venuta dal basso , capace di ricevere l ' eredità della classe dirigente esausta . Nonché organo di collaborazione il Consiglio appariva come la cellula prima della futura organizzazione economica e politica e come l ' esercito del fronte unico di lotta nel periodo anteriore alla conquista del potere . A capo di questo movimento vi furono gruppi di operai che nel mito dell ' Ordine Nuovo sentirono la loro libertà . Si ebbe l ' esempio di giovani proletari dedicati alla propaganda rivoluzionaria senza messianismi e senza speranze umanitarie , che parlavano un linguaggio di hegeliani inconsci , e mettevano al disopra dei loro pensieri un ideale arido e austero di Stato . E poiché le masse non potevano intendere e partecipare volontariamente alle nuove idee , si assunsero il compito di guidarle dove quelle non sapevano vedere , di farle trovare di fronte ad avvenimenti che le determinassero coscienti o no ad un ' azione precisa . Riuscirono infatti ad organizzare e ad imporre per 10 giorni , a Torino , nell ' aprile 1920 , uno sciopero generale che non si proponeva le solite rivendicazioni di salario , ma uno scopo nettamente ideale : il mantenimento dei Consigli . Lo sciopero fallì perché il Consiglio Nazionale del partito socialista lo volle circoscritto a Torino e perché gli industriali , guidati intelligentemente dall ' Olivetti ( che aveva studiato il pensiero dei nuovi rivoluzionari e ne aveva penetrato lo spirito e i pericoli ) si opposero con tutte le forze . Tuttavia la sconfitta fu uno di quegli ammaestramenti solenni che esperimentano la costanza delle volontà e consentono il calcolo delle forze . Non infranse la disciplina operaia , anzi provò una capacità singolare di sacrificio . Dimostrò l ' inettitudine del partito socialista ad ogni azione diretta ; fece intendere l ' esigenza di imprimere al movimento un ' organizzazione politica nazionale , capace di dire a tutti gli operai la parola d ' ordine necessaria per la difesa dei gruppi più progrediti che si trovano all ' avanguardia del movimento rivoluzionario . Il dissidio , tra l ' Ordine Nuovo e Serrati era sostanzialmente questo : per il primo il fronte unico dell ' azione proletaria doveva essere nelle trincee più avanzate ; per Serrati alla retroguardia . Questi pensava l ' occupazione del potere come coronamento dell ' elevazione generale delle masse ( utopia mazziniana astrattista e indeterminata ) , Gramsci credeva all ' elevamento delle masse solo attraverso l ' occupazione del potere . Tra queste due mentalità , una democratica , l ' altra marxista , l ' antitesi si dimostrò sin dall ' aprile 1920 , e a quella data risale la costituzione effettiva di un partito comunista torinese , distinto e contrastante dal partito socialista . E il battesimo del nuovo partito fu l ' occupazione delle fabbriche del settembre : la rivincita della battaglia perduta nella primavera , la prova del fuoco della maturità degli operai torinesi . Senonché la vittoria segnò insieme la conclusione e la decadenza perché dimostrò l ' impossibilità di estendere il movimento a tutta l ' Italia sia per gli ostacoli economici , sia per l ' inesistenza fuori di Torino di una classe dirigente operaia matura . Di fronte al grandioso movimento dei Consigli qui descritto un liberale non può assumere la posizione meramente negatrice di Luigi Einaudi e di Edoardo Giretti . Siamo di fronte a uno dei fenomeni più schiettamente autonomisti che abbiano saputo prodursi nell ' Italia moderna . Chi fuori di ogni pregiudizio di partito , pensoso degli effetti della crisi postbellica che è crisi di volontà , di coerenza , di libertà , confidi ancora in una ripresa del movimento rivoluzionario interrotto nel Risorgimento che penetri finalmente nello spirito delle masse popolari e le svegli alla libertà , dovrebbe scorgere in questi sentimenti e in queste prove la via maestra della lotta politica futura . I comunisti torinesi avevano superato la fraseologia libertaria e demagogica e si proponevano problemi concreti . Contro la burocrazia sindacale affermavano le libere iniziative locali . Movendo dalla fabbrica si assumevano l ' eredità specifica della tradizione borghese proponendosi non già di creare dal nulla una nuova economia , ma di riprendere e continuare i progressi della tecnica produttrice raggiunta dagli industriali . Sapevano , contro le astrattezze dei programmi di socializzazione , quale importanza debba attribuirsi al problema del risparmio nell ' industria , quale parte spetti nella produzione agli intraprenditori . Il Consiglio di fabbrica poteva soddisfare , nel pensiero dei suoi teorici , anche le esigenze degli impiegati , non in quanto siano piccoli borghesi , ma in quanto sono impiegati , elementi della produzione . Si può concludere insomma che le esperienze concrete dell ' azione politica avevano liberato completamente i giovani comunisti torinesi dalle illusioni e dai luoghi comuni del socialismo e dell ' internazionalismo . Essi videro nel movimento operaio un valore liberistico . Se il loro esperimento è fallito resta tuttavia uno dei più nobili sforzi che si siano tentati per rinnovare la nostra vita politica . Il Partito Comunista Giolitti esperimentò anche di fronte al disperato movimento promosso dai comunisti la sua tattica infallibile e poté addomesticare i ribelli , consegnarli inerti alle vendette della piccola borghesia , cui non parve vero che fosse cessato lo spauracchio del motto « Chi non lavora non mangia » , scritto sulla bandiera dei suoi carnefici . Fu in queste circostanze , dopo il tramonto dell ' ideale di libertà che il solo proletariato era rimasto a difendere con le sue avanguardie , fu in questa crisi di volontà e in questa stanchezza delle forze e dei caratteri che poté nascere il vendicatore e il consolatore degli atterriti ceti medi , il fascismo , armato della sua violenza patriarcale e della sua dannunziana esaltazione . Il sogno tirannico di Mussolini , non diverso dalla piacevole dittatura burocratica e sindacale pensata dai nostri social ­ democratici , ma soltanto più italiano , più umanista , dilettantesco e teatrale , rappresentò appunto la rinuncia degli individui alle loro responsabilità , delle classi alle loro forze schierate in campo e fu la palingenesi di una decadenza in cui le minoranze più battagliere e più degne erano state travolte da una crisi economica di disoccupazione superiore alle loro volontà e fatalmente propizia ai ritorni vagheggiati dai retori a un ' economia schiavista . In queste condizioni ai vinti di Torino non rimaneva che un compito di resistenza . Poiché il fallimento era irreparabile bisognava che le avanguardie scindessero le loro responsabilità dalle turbe infrante e piegate , per riaffermare come una solitaria eresia del futuro il loro fermo pensiero di vendicatori . Così in grande fretta e senza riflettere alle circostanze di opportunità e di tattica fu fondato il partito comunista . Si spiega perfettamente come i veri rivoluzionari italiani non potessero pìù aver fede nel partito socialista che non era stato capace di azione realizzatrice per l ' elefantiasi burocratica del suo ordinamento , per il pregiudizio dell ' unità e per una responsabilità di governo implicita nella sua tattica collaborazionista ; e restava ora impotente di fronte all ' offensiva armata dei cercatori di quiete e di spasso . Il pericolo del partito era che , nella difesa dei privilegi cooperativisti , si venisse a man mano adeguando empiricamente al vecchio Stato , e agisse come forza di conservazione , senza introdurre nella vita nazionale né un ' idea , né una forza nuova , pago di accogliere l ' eredità giolittiana . Se Serrati fosse stato grande politico , come fu , veramente , cuore generoso , la battaglia per l ' unità del partito avrebbe potuto assumere almeno un carattere educativo e sarebbe stato più fecondo lo sforzo di imprimere all ' unico movimento una direzione operosa e libera che stimolasse le forze popolari invece di attenderne lo svegliarsi e che facesse coincidere l ' opera del partito col pensiero della minoranza più attiva , più coerente , più rivoluzionaria . L ' unità di Serrati invece era viziata da un pregiudizio quietistico e democratico . Ora nel partito socialista , per la generica propaganda di messianismo , erano entrati a poco a poco elementi di ceti borghesi e contadini , desiderosi di miglioramenti economici , privi di preparazione politica e di volontà libertaria , fissi a una generica negazione anarchica dello Stato per ragione di utilitarismo , e la psicologia di questi neofiti doveva rivelarsi l ' ostacolo più insuperabile a una netta differenziazione politica . Sistemi democratici erano destinati a portare alla direzione del movimento proprio queste masse impreparate che , incapaci di controllo e di iniziativa , avrebbero poi seguito disegni e condottieri demagogici . Al pari di Serrati anche i comunisti erano privi di attitudini diplomatiche e parve più adeguata ai loro spiriti una modesta questione di sincerità . Così la separazione divenne inevitabile ; il problema della disciplina a Mosca fu la mera occasione per il conflitto dei due sistemi e venne accettata volentieri dai riformisti i quali per collaborare al governo dovevano farsi perdonare parecchi peccati di internazionalismo . Lo sviluppo degli eventi ha dimostrato che i comunisti sacrificarono di fatto a questo problema di sincerità il loro avvenire politico . Il partito che essi immaginarono poteva agire intransigente e solitario , inesorabilmente pronto a instaurare la dittatura , solo nel momento in cui fosse consentita una offensiva in grande stile . Ma alle esigenze della difesa contro il fascismo avrebbe provveduto invece molto più energicamente il fronte unico proletario che fu poi invano invocato . La tattica propizia per una politica intransigente doveva essere ben altrimenti machiavellica : il compito dei comunisti era di far servire alla Resistenza tutte le forze . Naturalmente il partito si sarebbe liberato dalle tendenze meno coraggiose eliminandole e lasciandole agli ultimi posti e non avremmo avuto l ' esempio di un gruppo che va alla battaglia più difficile e definitiva con un esercito improvvisato , sfornito di quadri e coi gregari malcerti . La fisionomia del nuovo partito risultò infatti di elementi discordi e immaturi : i messianici della propaganda rivoluzionaria come Bombacci e Misiano ( i decorativi dell ' estrema sinistra ) accanto a un teorico della catastrofe de l ' economia borghese come Graziadei ; la frazione astensionista di Bordiga , fautrice con esuberanza meridionale di un rivoluzionarismo burocratico che riusciva a sboccare nel socialismo di Stato mentre riduceva sempre più la politica al chiuso dogmatismo della teoria , accanto ai disegni sottili e alle storiche improvvisazioni di Tuntar , prodotto caratteristico di una forte genialità critica svolta con arido intellettualismo in un ambiente internazionale dove tre civiltà si incontrano senza determinare una nuova civiltà , ma producendo soltanto la patologia dell ' irrequietezza . Tra questi dissidi e queste sfumature il pensiero di Gramsci avrebbe potuto imporsi come forza risolutrice se la disoccupazione non avesse fatto mancare improvvisamente i gregari disciplinati alla lotta . Così i comunisti furono un ' eresia solitaria invece che un ' avanguardia caratteristica nell ' equilibrio delle forze . Si chiusero a ogni comunicazione con la vita nazionale , limitandosi ad affermare come una fede sopravissuta la loro politica estera internazionalista . I loro disegni e la loro attività pratica rimasero fedeli a una coerenza astratta e teorica , secondo calcoli meramente dialettici e sillogistici . Poiché il partito socialista era fallito per la mancanza di organismi che aderissero agli strati della produzione e potessero costituire l ' impalcatura del nuovo Stato , il nuovo partito comunista avrebbe dovuto secondo Gramsci e Bordiga organizzare il movimento con una rigida disciplina interna : il popolo avrebbe sentita la superiorità di questa minoranza direttrice e ne avrebbe accettata l ' influenza . Senonché tali ideologie restavano prive di ogni attitudine ad inserirsi nella vita economica italiana quando il problema dei Consigli di fabbrica era diventato definitivamente insolubile ; è curioso parlare di organismi e di organicità quando non c ' è materia da inquadrare . Infatti in tre anni di vita il partito si è chiuso sterilmente in un problema di tattica del quale l ' esercito proletario sconvolto si è appena accorto : scomparsi i consentimenti pratici e ideali l ' eristica delle persone divenne dominante . A questo punto la critica che noi vorremmo offrire al processo teorico e pratico per cui i comunisti furono travolti si stacca notevolmente dalle obbiezioni dominanti . È vero che l ' elaborazione delle idee pratiche e dei problemi empirici rimase alquanto nebulosa e contraddittoria , ma noi sappiamo che un partito d ' opposizione deve avere due programmi pratici , uno mitico che offra la palingenesi agli stanchi combattenti di oggi , i quali sospirano cristianamente il regno della pace , anche se la negano con la loro irrequietezza , un altro politico che si esprimerà soltanto nell ' ora della vittoria . Questa curiosa ironia rimane latente nel movimento rivoluzionario : quando viene la fase risolutiva , i rivoluzionari si trovano a lottare primamente contro se stessi . Fu un caso singolare dei comunisti torinesi , derivante dalla famigliarità della loro coltura col sindacalismo di Sorel , il fatto di aver compreso perfettamente questo processo di contraddizione della storia pur non potendo essi proporsi l ' esame dei rapporti che avrebbero dovuto connettere il mito con l ' azione pratica . Le declamazioni contro lo Stato furono intese originariamente dagli scrittori dell ' Ordine Nuovo come declamazioni contro lo Stato burocratico ; il loro ideale stesso di un ordine nuovo derivò dalla volontà di ereditare le esigenze del Risorgimento non soddisfatte ; la professione di fede internazionalista fu una politica estera contrapposta all ' imperialismo francese ; e la lotta contro il capitalismo sfiorò motivi polemici di rimpianto per l ' insufficienza economica del capitalismo italiano . I motivi della critica non avevano dunque alcuna parentela con le ideologie del socialismo di Stato e i maestri più diretti del Gramsci furono insieme con i rivoluzionari teorici i problemisti liberali da Salvemini a Einaudi , da Mosca a Fortunato : Tasca , Togliatti , Sanna avevano le stesse origini ideologiche . L ' insufficienza del loro esperimento non si può dunque attribuire all ' immaturità delle idee che anzi derivano dalle tradizionali correnti di pensiero liberale e autonomista le quali furono in ogni tempo il pìù caratteristico strumento di critica alla storia italiana . Bisogna risalire a una questione di caratteri e di amministrazione interna . Il partito comunista coi suoi ideali di rivoluzione liberatrice contro la burocrazia borghese fu un esempio pratico di organismo artificiale , cresciuto in regime protezionista . I suoi organi sono uffici burocratici , i suoi uomini funzionari , legati come e più che i mandarini sindacali a uno stipendio . I sistemi amministrativi corrispondono a un metodo di vita parassitaria . Per la sua stessa natura impopolare e aristocratica parve sovrapporsi alle condizioni reali della vita italiana : le sue iniziative furono astratte e non commisurate e controllate dall ' effettiva partecipazione delle masse . Sul tema oro russo si potrebbe anche restare indifferenti alle critiche banali mosse da nazionalisti e patrioti : il vero pericolo e la vera immoralità provengono dal fatto che , mancando una finanza liberistica , aperta alle sanzioni e ai sacrifici dei singoli , viene a mancare lo sprone all ' iniziativa e uno dei criteri fondamentali per i giudizi di validità e di successo . Il partito si volle diffondere seguendo , col metodo più borghese e reazionario , le circoscrizioni amministrative del regno ( una sezione in ogni comune , era il sogno più caro ! ) e non si tenne conto che un partito rivoluzionario deve fondarsi sulle forze più che sugli uffici e la distribuzione geografica delle sezioni deve corrispondere allo sforzo e alla volontà degli aderenti secondo una legge di autonomia non secondo un piano burocratico . Naturalmente quando il mantenere le posizioni divenne impresa ardua , l ' impiegato abdicò di fronte ai vincitori . Mancava lo spirito eroico e non vi poté essere la resistenza disperata . Chiusa la cassa centrale si sbandarono i funzionari . Gli stessi effetti di questo protezionismo si constatarono nell ' attività giornalistica del partito . C ' era un giornale , nato dai sacrifici di una classe operaia matura e agguerrita : l ' Ordine Nuovo . Fu nei primi mesi di vita il giornale più intellettuale d ' Italia in cui tutto era concepito organicamente , fatto con spirito di sacrificio e con un ideale di libertà , dalla manchette alla cronaca teatrale , dalle lettere degli operai agli articoli di Lenin , al romanzo d ' appendice . E si ebbe un miracolo anche più raro : che gli operai lo lessero , lo discussero , quasi fanatici della cultura . Un ordine dell ' esecutivo , non estraneo a piccole questioni personali , fondò all ' improvviso due nuovi quotidiani , Il Lavoratore a Trieste e Il Comunista a Roma , e divise l ' Italia in tre zone inesorabilmente delimitate , ciascuna delle quali doveva avere un giornale e uno solo , per evitare la concorrenza . E poiché gli uomini per tre quotidiani non vi erano si spezzò l ' organica redazione torinese mandando a Roma Togliatti , a Trieste Pastore , col risultato ultimo di tre giornali illeggibili , mentre solo nel proletariato torinese vi erano attitudini specifiche a far vivere un giornale politico proprio imprimendogli la sua stessa vita . Fu chiaro che non è possibile creare aristocrazie e spiriti maturi con disposizioni di comitati direttivi ed esecutivi . I giornali invece di rappresentare psicologie caratteristiche e di rispecchiare tendenze originali diventarono per un malinteso ossequio alla Terza Internazionale antologie noiosissime di scritti di Bucarin o di Zinovief . Siffatte condizioni di protezionismo politico determinarono formazioni artificiose di vita morale . Chiusi in piccoli gruppi , negati all ' azione i comunisti si esaurivano in una sterile critica ai massimalisti , mentre le loro file nonostante la negazione teorica di qualunque suddivisione in tendenze erano sconvolte dalle reciproche diffidenze e da odi personali feroci , come accade solo tra congiurati . Dominava un ' atmosfera romantica intollerante e intollerabile , uno spirito di setta arido e dissolvente . Gli uomini migliori dovettero occuparsi di faccende insidiosamente particolari e vi esaurirono le loro più vivaci attitudini . Si logorarono in meno di due anni . E le persecuzioni fasciste invece di farne dei martiri , e dei simboli di ribellione tolsero ogni efficacia pratica alla loro azione condannandoli , a ricominciare daccapo per l ' esame di coscienza e di maturità . Le organizzazioni non si improvvisano : valgono per le tradizioni che le hanno nutrite , per gli sforzi che costarono . Invece di trovare nelle lotte per la libertà il vigore della rinascita gli organismi comunisti caddero appena i capi ebbero un momento di stanchezza . V I nazionalisti La dottrina nazionalista ha indicato i suoi limiti e i suoi vizi d ' origine in Morasso e in Sighele durante il periodo di preparazione , in Corradini e in Rocco nel momento costruttivo . La praxis esaurì ogni eroicità nell ' avventura tripolina e si ridusse a un fatto personale Federzoni che non è senza interesse per il collezionista di curiosità aneddotiche . Le adesioni del Gentile e del Varisco sono da valutare come casi di accademia e di retorica che non portarono al nazionalismo esperienze nuove ; Coppola è un fenomeno d ' importazione francese , Sillani un documento di archeologia , Siciliani il traduttore degli Erotici , Tamaro un caso di patologia irredentista . Se si guardano le cose nel loro aspetto di tecnica politica , il partito nazionalista è un poco il fratellino del vecchio partito repubblicano , prodotto romagnolo , un capriccio di studenti e di professori , « malattie d ' infanzia » che si ritrovano e si spengono tutt ' e due nel fascismo . L ' uno e l ' altro infatti si sono fermati a pregiudiziali di costituzionalismo , l ' uno e l ' altro hanno incominciato con la poesia ( Carducci e D ' Annunzio ) per continuare con l ' oratoria e finire ... con la filosofia . Già in certe constatazioni c ' è un fondo di amarezza e di condanna ineluttabile che ci lasciano indifferenti ; e l ' esame proposto si muta nell ' adempimento doveroso di un ' indagine storica . Tutti sentiamo di non poter cercare qui orizzonti di scoperta perché le avventure del viaggio sono previste e piccole , né sul cammino troveremo ragione di discordia . Partecipando alla lotta politica i nazionalisti , in venti anni di dottrina e quindici di azione , hanno lasciato dietro di sé un solo insegnamento , negativo : l ' impresa libica . Ignorarono il problema operaio , il problema per eccellenza , intorno a cui avrebbero dovuto impegnarsi , di vita o di morte , i partiti del nostro secolo . Di tutte le questioni pratiche discussero per passatempo quasi compiacendosi di contraddizioni e di ignoranze compromettenti ; combatterono la burocrazia difendendo l ' accentramento ; maledissero l ' emigrazione e ne invocarono la tutela ; disdegnarono il problema meridionale , mentre volevano esaltare la nazione e la sua unità ; annunciatori della religione dello Stato fecero comunella coi clericali ; venerarono la Triplice Alleanza e poi finirono a mostrare la loro finezza nelle leghe di azione antitedesca ; sindacalisti per virtù di imitazione , confusero abilmente i trusts con i sindacati operai ; critici della democrazia e del pacifismo non seppero inserirsi neanche in una tradizione borghese . Il nazionalismo francese , monarchico e reazionario , ha il gusto dell ' arcaico e il sostegno vigoroso di una tradizione militare , religiosa , aristocratica , capace di non confondersi con l ' enfasi demagogica del cosmopolitismo parigino . In Italia un atteggiamento di questo genere che non voglia peccare di copia fotografica dovrebbe riprendere la tradizione sabauda . Invece l ' Idea Nazionale e Politica sono irreparabilmente affezionate al cosmopolitismo e romanamente filistee ; il gusto dell ' arcaico si esprime in tendenze archeologiche , il culto della tradizione nonché dirigersi ai valori morali e agli sforzi di coscienza più istintivi , sdegna i limiti naturali della prudenza storica e si traduce in desideri vibranti senza ascoltare i suggerimenti diplomatici di un realismo elementare . Alfredo Rocco ha inventato il nazionalismo economico , Enrico Corradini la priorità della politica estera sulla politica interna . Guerrieri l ' uno e l ' altro , nelle loro elucubrazioni , ma con l ' anima del giurista o con la maschera del drammaturgo . C ' è tra i Maurras , i Valois , i Barrès , i Daudet da un lato e i Rocco e gli Ercole dall ' altro una differenza di misura e di spirito comico ; quelli sono conservatori per ragioni di stile e francesi di letteratura , questi giuristi sottili , preoccupati di fissare la formula e di allontanare le sfumature , per lungo esercizio diventati famigliari con le entità pseudoconcettuali e del tutto alieni dall ' ironia che è nell ' individuo e dall ' astuzia del particolare ; imperialisti per reagire all ' aridità di un ' educazione astratta , con il fondamentale dogmatismo del costituzionalista . Se a queste deficienze di personalità e a questa frettolosa sicumera di praxis connetterete i limiti del movimento storico avrete collocato il nazionalismo nella sua luce , in quell ' atmosfera d ' ironia che gli aderisce senza essere frutto della crudeltà della satira , che può pacificamente risparmiarlo . I profeti primi , in ordine cronologico , del nazionalismo furono poeti ( Corradini , Papini , Borgese , 1903 ) sognatori di espansione e di attività . La seconda generazione nazionalista si divertì più modestamente a sognare un collegio elettorale ( Federzoni , Bevione ) ; gli ultimi sono operosi giuristi e candidi teorici , votati a un ' opera di società di cultura . Sotto questa varietà di evoluzioni resta , come unica sostanza sentimentale , un patriottismo ora filisteo ora retorico , sempre troppo ingenuo per avere validità politica ( il sentimento della patria può essere un presupposto , non un elemento della politica ) e si perpetua , come aspirazione ideale , l ' ultimo tentativo di un astratto sogno hegeliano . Senonché Antonio Labriola e Benedetto Croce bene avevano avvertito con l ' esempio la poca serietà di chi volesse riprendere il concetto dello Stato hegeliano senza ricordarsi gli approfondimenti di Marx . Così il nazionalismo fu una filosofia della storia ottimistica che parlò enfaticamente di Stato forte dimenticando l ' elaborazione pratica della lotta politica da cui lo Stato scaturisce e teorizzò astrattamente un termine del processo storico senza vederne la natura meccanica e naturalistica . Invero solo per un vizio originario di educazione positivista essi ci parlano di nazione e non di Stato e non bastano le tessere di Giovanni Gentile e di Balbino Giuliano per cancellare le orme di Morasso e di Sighele . Il nazionalismo si oppose al socialismo e al positivismo rimanendo nel loro stesso piano : per parlare un linguaggio famigliare ai nuovi aderenti fu l ' antitesi della tesi . La romantica democrazia reagendo contro il Risorgimento aveva cercato di superare il particolarismo in esso implicito ; poiché la nostra unità ci venne più dalle tradizioni piemontesi che dal liberismo di Cavour e dallo storicismo critico di Cattaneo . Per vie diverse erronee , limitate , Lombroso , Ardigò , Loria reagivano rimanendo provinciali al filisteismo della nostra unità , volgarizzavano esigenze di malcontento , si assimilavano grossolanamente un pensiero europeo che gli Italiani non avevano saputo apprendere dalla serietà di Cattaneo e di Cavour . Opponendosi a questo umanitarismo romantico , i nazionalisti non sentirono la vitalità che vi si nascondeva . Da quella parentesi era nato il movimento operaio e , contro il garibaldinismo di Crispi , una franca coscienza libertaria , premessa necessaria di un serio pensiero politico . I nazionalisti credettero di poter fare a meno della lotta politica e di tornare semplicemente al povero sogno di disperazione del Gioberti . Essi accettarono il Risorgimento come un dato di fatto , senza intendere che si poteva essere davvero unitari solo facendo il processo all ' unità , solo spezzandone il mito eroico per integrare le deficienze e mettere riparo al fallimento . Perciò rimase sterile la loro critica al parlamentarismo , all ' acquiescenza delle classi dirigenti , all ' impreparazione della politica estera , alla superficialità dell ' anticlericalismo , alla pericolosa corruzione della massoneria . Ma non seppero rifare il processo organico che determinava queste condizioni necessariamente , non seppero esprimere una volontà di redenzione aderente a capacità storiche reali . E perciò le loro idee si ridussero alle manifestazioni del malcontento piccoloborghese che con la retorica della patria cercava di consolarsi della sua incapacità economica . Si ripeteva nel partito senza genialità e senza profondità psicologica il caso di provincialismo letterario di Alfredo Oriani . Ad Oriani come a ispiratore dottrinario si rivolgeva Giulio De Frenzi già vicino a trasfigurarsi nell ' eroico clericalismo di Luigi Federzoni . Oriani era stato l ' ammiratore di Crispi e il teorico ottimista dell ' impresa africana : Oriani era il « grand ' uomo del villaggio » come il nazionalismo era il grande partito di un ' Italia desolata e infantile . Ma volgarizzandosi , irreparabilmente si disperdevano le qualità letterarie dell ' eroica solitudine del Romagnolo : restavano la sua mazziniana incultura politica e i suoi arbitrari schematismi hegeliani che , per ignoranza delle forze economiche e della genuina idealità dell ' empiria , lo avevano condotto semplicisticamente a capovolgere Ferrari e a fantasticare di unità italiana compiuta quando il processo era appena incominciato . Alla lotta politica pensata da Oriani resta estranea la complessità dei movimenti economici e delle psicologie : la Rivolta Ideale è il trionfo dell ' astrattismo , un mondo di ideologie senza uomini . E i nazionalisti , che ne assimilarono la superficie , derivarono dai più infelici intellettualismi la pigrizia semplificatrice in cui il loro istinto retorico si appagava . Prezzolini e Papini cercarono , ai tempi del Regno , di far capire ai nazionalisti Mosca e Parere , ma questo tentativo di integrazione culturale trovò gli spiriti impreparati e non era del resto sufficiente alla realtà imprevista che si veniva creando . Poiché la teoria delle élites è un canone valido di interpretazione storica , ma nasconde tutti i pericoli dell ' intellettualismo sociologico e scientifico da cui nasce , se non si trasporta la logica di Mosca e di Pareto sino a Giorgio Sorel il quale considera la teoria delle aristocrazie nel suo ambiente naturale , ossia nella lotta di classe . Nel 1903 una teorica di conservazione si esprimeva necessariamente nella pratica giolittiana , e non la borghesia ma il proletariato si stava schierando sul fronte di combattimento . Ma in quegli anni gli scrittori del Regno davano la prova del loro realismo schernendo gli operai . Se chi parlava nel 1903 di élites e di lotta politica avesse avuto una visione della realtà la rivoluzione operaia del 1919­20 non sarebbe stata stroncata per mancanza di classe dirigente . Il nazionalismo ha perduto in questa ignoranza la sua prima battaglia di politica estera . Mario Morasso definiva allora le rivendicazioni delle classi lavoratrici un eterno rompicapo e levava il suo inno alle imprese di eroismo dilettantesco del Duca degli Abruzzi e del Capitano Cagni . Enrico Corradini non poteva capire che la politica estera è più importante in un certo senso della politica interna solo in quanto è essa stessa politica interna ; senza che sia meno vera la proposizione reciproca . Ma a questa stregua l ' impresa libica invece di preparare una politica imperialista svela la nostra infantilità politica , nello stesso modo della politica adriatica . Il realismo politico più elementare suggerisce ben più precise grandezze ; il problema della nostra emigrazione , la questione meridionale sono problemi di politica estera più importanti del conseguimento di concessioni africane , e una saggia politica di alleanze può servirci meglio di grossi propositi bellici . D ' altra parte l ' esempio inglese e americano insegnano che solo con un proletariato agguerrito e cosciente è possibile una seria politica espansionista . Non basta aver affermato l ' utilità della guerra per esser chiamati realisti in politica . Qui i nazionalisti dichiareranno tutti i meriti loro e il loro coraggio nella lotta e nella resistenza contro le demagogie pacifiste . Ma l ' esaurirsi nella mera critica di una ideologia utopistica può essere la migliore prova di un peccato d ' utopia e di una valutazione erronea della realtà . Lo spirito guerresco dei nazionalisti fu infatti poco più che uno sfogo di esuberanze malate e di illusioni dimentiche . Il giudizio più realistico in tema di militarismo resta sempre quello di Machiavelli : i soldati che vincono le battaglie sono quelli che vogliono la pace e lo spirito d ' avventura mal si concilia con le severe necessità della guerra . La pratica offre le critiche più decisive e inesorabili di certe illusioni storiche senza che se ne diano pensiero i dottrinari . La guerra europea è stata vinta più per opera dell ' astrattismo wilsoniano che del concretismo imperialista e questo concretismo non era meno ingenuo di quell ' astrattismo . La storia è sempre più complessa dei programmi : la politica imperialista degli zar conduce la Russia alla sconfitta ; Trozchi predicando la pace fa la guerra vittoriosa . Nel disconoscimento di queste realtà consiste il dottrinarismo immaturo dei nazionalisti . Espansione coloniale e militarismo non sono in essi specifiche volontà ma vizi dogmatici : progetti innocui con cui si cerca di nascondere penose situazioni non conosciute . Il nazionalismo ha perduto la sua seconda battaglia quando ha dovuto subire il gioco del fascismo e ridursi , esso , il partito della forza e dell ' astuzia , al compito di elaborare una dottrina per i vincitori . Nell ' adesione al fascismo si vide chiaramente quanto vi fosse di piccolo ­ borghese e di enfatico nella Real ­ Politik di Coppola e di Corradini . Con la sua teoria delle aristocrazie il nazionalismo non è stato capace di elaborare neanche una praxis borghese . Il corradiniano regime della borghesia produttiva non ha sostegni di intransigenza , né natura eroica che lo salvi dalla degenerazione del socialismo di Stato . Gli industriali potranno essere condotti alla lotta politica con intollerante coerenza solo da un mito francamente liberista . Il protezionismo è la morale della mediocrità dell ' industria ; stronca la formazione di aristocrazie borghesi adeguando il merito all ' intrigo , negando con lo statalismo il processo libero dell ' industria - - come il cooperativismo spezza le naturali aristocrazie operaie col promuovere costumi da parassita . I nazionalisti non hanno elevato un solo grido contro la mentalità burocratica , anzi sono diventati il partito dei ceti medi per paura della rivoluzione . Nella difesa del protezionismo affiora una vera e propria questione di mentalità che culmina in un mediocre ricatto : il parassitismo è mercanteggiato in cambio di un ' adesione dottrinaria al mito della patria . Eccoci a constatare ancora qui la malattia storica e costituzionale del neo ­ guelfismo : Alfredo Rocco ne è il profeta più tardo . Il Primato giobertiano torna in vigore col suo astrattismo anti ­ liberale da medioevo e l ' hegelismo provinciale della Destra si acqueta con Gentile monarchico e nazionalista , nell ' enfatica palingenesi unitaria del semplicismo conservatore . Si esercitino i letterati nel considerare questi episodi di oratoria arcadica . Nota sul sindacalismo di Alfredo Rocco Le costruzioni teoriche di Alfredo Rocco , filosofo del sindacalismo nazionalista , sono appena un nuovo aspetto della dominante morale protezionista che si è prima analizzata . « Tutta la vita degli organismi sociali - - scrive Alfredo Rocco - - è una lotta incessante tra il principio dell ' organizzazione rappresentato dallo Stato , che tende a consolidarli e ad accrescerli , e il principio della disgregazione , rappresentata dagli individui e dai gruppi , che tende a disintegrarli , e perciò a farli cadere e perire . Quando trionfa lo Stato , la società si sviluppa e prospera : quando riprendono il sopravvento gli individui e i gruppi essa si disgrega e muore » . Non è vera la dottrina del progresso , anzi « la storia si svolge secondo cicli distinti , ma simili e ricorrenti . Ed è naturale : la storia dell ' umanità non è che la storia delle varie organizzazioni sociali che si succedono nei secoli e nei millenni , e ciascuna di queste ha , come tutti gli organismi , una vita , che si inizia con la nascita e termina con la morte , attraverso la giovinezza , la maturità , la vecchiaia . Nessuna meraviglia , pertanto , che la storia si ripeta perché nei vari organismi sociali che si formano successivamente , si ripete con le sue identiche fasi , la vita » ( Politica , vol . VII , pag . 3 ) . Questi concetti sono una rigida applicazione del socialismo di Stato , senonché , più che a Lassalle , bisognerebbe pensare a Campanella e ai regimi teocratici . Dopo Marx solo qualche onesto pievano di paeselli sperduti saprebbe consentire a una anatomia della società ingenua come quella escogitata dal Rocco . Invero il trionfo dello Stato non può essere che trionfo degli individui . La funzione politica non è propria di entità concettuali , ma di persone , le quali per il fatto stesso che operano nella società non dipendono mai dalla grettezza degli egoismi . Se la vita è trionfo di attività e di iniziativa , lo Stato opera come limite ideale , tende a diventare un risultato immanente e necessario nel momento delle affermazioni individuali . Senonché la più elementare prudenza ci suggerisce di metter da parte osservazioni troppo filosofiche inadatte alla schermaglia con un candido giurista inesperto di storia . Gioverà scendere invece dalle premesse alle smaglianti conseguenze . « Lo Stato deve tornare alla sua vecchia tradizione interrotta dal trionfo dell ' ideologia liberale , e comportarsi verso i sindacati moderni come si comportò con le corporazioni medioevali . Deve assorbirli e farli suoi organi . Per ottenere questo risultato il semplice riconoscimento non basta , occorre una trasformazione ben più profonda . Occorre da un lato proclamare la obbligatorietà dei sindacati e dall ' altro porli risolutamente sotto il controllo dello Stato , determinandone con precisione le funzioni , disciplinandone la vigilanza e la tutela in una forma di autarchia non eccessivamente svincolata . Ma , sopratutto , bisogna trasformarli da strumenti di lotta per la difesa di interessi particolaristici in organi di collaborazione al raggiungimento di fini comuni . I sindacati operai e quelli padronali debbono essere riuniti , industria per industria , in un sindacato misto organizzato , s ' intende , in due , anzi , piuttosto in tre sezioni , giacché sarebbe opportuno che anche gli elementi direttivi , ingegneri , tecnici , capi fabbrica , avessero la loro rappresentanza speciale . Ma l ' azione comune del sindacato deve essere ridotta ad unità da un organismo apposito , consiglio e direttorio sindacale per il raggiungimento di fini comuni » ( Politica , VII , p . 10 ) . Qui con l ' ironia viene a contrastare la generosità , e il naturale candore che sta sotto ogni malizia ci consiglia a mitezza verso le illusioni stesse più enfatiche e i progetti più massicci e goffi e sicuri di sé . Usi a pietà verso le deficenze più irreparabili e , per così dire , fisiologiche , dovremo dire che si nasce ottimista come si nasce becco , e se il nazionalismo è bello e ridente invece che serio e doloroso la colpa non sarà tutta della sua infanzia . Il sindacalismo è nato per sconvolgere gli schemi , per stroncare le pretese illuministiche , per far scaturire la verità dalla lotta politica , per ottenere da ognuno la sua dedizione alla praxis , per dominare col realismo i comodi giusnaturalismi . Il sindacalismo organizza delle forze , le conduce al sacrificio , obbliga ognuno ad assumere la sua responsabilità , dà a tutti , senza preoccuparsi di astrattezze dottrinali , un senso elementare di dignità : separa gli attivi dagli inerti , schiaccia inesorabilmente i pigri , fa sentire le differenze dei valori , acuisce l ' esigenza di una aristocrazia e di un eroismo civile , crea i presupposti per la nuova esperienza di una morale di produttori . Qualunque sia il suo mito finale , il suo sogno di palingenesi , il sindacalismo ha la sua realtà attuale come suscitatore di valori . Rocco vuole il sindacalismo senza lotta , come dire Hegel senza dialettica , il collettivismo marxista senza la dittatura del proletariato e il rovesciamento della praxis , il diritto pubblico senza la politica . Il suo sogno è infatti essenzialmente costi tuzionalista ; il suo mondo ideale è una pacifica rinuncia mistica . Vagheggia la riduzione dello spirito e degli individui a una misura amministrativa ; la sua ammirazione per la burocrazia è inesorabile , propugna : « l ' abbandono del pregiudizio dottrinale , ogni giorno smentito dai fatti , che il salario e le condizioni del lavoro siano determinate dalla legge della domanda e dell ' offerta e l ' adozione del principio del giusto salario che la giurisprudenza si incaricherebbe ben presto di precisare e di sviluppare » . Non occorre infierire contro intenzioni tanto candide . L ' inventore del nazionalismo economico è diventato economista non per presunzione ma per esigenza di partito : egli non osa neanche nascondere le equivoche sue derivazioni . La giurisprudenza ? Abbiamo trovato le giuste misure . Ecco perché è necessario abolire i validi strumenti millenari della lotta politica : boicottaggio , sciopero , serrata , ostruzionismo . I sindacati di Rocco sono un ' invenzione di carattere professionale , sono il semenzaio dei nuovi clienti . VI I repubblicani Lo spirito del partito d ' azione Se nel Partito Repubblicano si trovano oggi germi di rinnovamento le ragioni sono da cercarsi nell ' azione storica del fascismo e nel confluire in seno al fascismo dei motivi nazionalisti e retorici dell ' interventismo . La guerra ha liquidato la questione dell ' irredentismo , nella quale i repubblicani rimanevano rigidi e indifferenziati dai partiti dell ' ordine . La monarchia poi , riconoscendo il colpo di mano fascista , ha ripresentato il problema istituzionale . Infine il fascismo ricollegandosi alla parte caduca e donchisciottesca del nostro Risorgimento si assume quel compito di rivendicazioni romantiche , di predicazione di esaltato patriottismo , di sentimentalismo sociale collaborazionista che dopo la fine del partito d ' azione era stato il solo patrimonio continuato dal mazzinianismo . Il ventennio antecedente al '14 ci aveva dato infatti una caratteristica forma di psicologia di altri tempi : la camicia rossa « tendenziale » non mai sazia di leggenda e di cortei , generoso sangue romagnolo , con l ' avventura per ideale e la spavalderia per motto , irredentista per un ripicco a Francesco Giuseppe , rispettosa dell ' ordine borghese come di quello che si lascia bestemmiare , sdegnata con la monarchia per potersi spiegare con semplicità la storia e il proprio perpetuo malcontento , oltre che per altissimi principi di uguaglianza sociale . La guerra , poverissima nel creare sfumature di idealità e di caratteri , ci divertì invece nella figurazione del repubblicano tirannello e del comitato di salute pubblica . Furono i repubblicani primissimi responsabili con i nazionalisti nel creare le famìgerate leghe d ' azione antitedesca e nell ' esasperare quella campagna contro Giolitti , che resta , anche per gli spiriti non teneri verso il giolittismo , uno degli indici più sconsolanti della nostra immaturità durante la guerra . Del resto un partito che non ebbe altra risorsa , per decenni , fuor di una banale campagna moralizzatrice e identificò la lotta politica con la lotta all ' uomo e le accuse di disonestà pratica , doveva logicamente esaurirsi nel modo più allegro , e darci lo spettacolo di parecchi suoi gregari , paladini di purità , implicati nei più disgustosi scandali . Si sa che la storia difficilmente consente che le sfuggano le occasioni della più piacevole ironia : e ci volle riservare l ' estrema prevista sorpresa di un Colaianni persecutore del proletariato e del bolscevismo e di un partito rivoluzionario alleato alla monarchia per salvare i pescicani e le cricche di Montecitorio . Solo a questo punto , mentre la reazione fascista si stava sfrenando in Romagna con la complicità dei repubblicani , e da parte dei più dignitosi , come il Ghisleri e il Facchinetti , non si sapeva suggerir rimedio fuor di una rosea Costituente : alcuni giovani , come Zuccarini , Conti , Schiavetti e Bergamo , riuscirono ad imporre la necessità di un orientamento rivoluzionario . Senonché l ' occasione e il fondamento dell ' opera , il movimento operaio , sono mancati e ai nuovi repubblicani spetterà un mero compito di critica e di eresia d ' avanguardia . I torti del mazzinianismo Resta a vedere se la dottrina mazziniana , su cui questi giovani continuano a fondarsi , non contenga già originariamente quei vizi di comprensione storica e di pratica dei quali Colaianni , Barzilai , Chiesa , Pirolini , non sarebbero che naturali esemplificazioni . Si chiede se l ' equivoco in cui si trovarono i repubblicani di fronte ai tre problemi 1 ) Dalmazia , 2 ) wilsonismo , 3 ) bolscevismo potessero evitarsi o non corrispondessero a pericolosi errori di impostazione e di natura . La politica estera fu il terreno specifico della competenza di Mazzini e si potrebbe citare come una prova del suo realismo nella visione del Risorgimento . Ma , in quanto è valida , ha i suoi limiti aderenti alle occasioni per le quali fu pensata e soltanto per ragionamenti storici si possono giustificare le sue ideologie umanitarie , che i repubblicani hanno inteso invece come premesse su cui esercitare i procedimenti deduttivi . Più compromettente è l ' eredità mazziniana in tema di questione sociale . Infatti quando Mazzini parla del problema sociale come di un problema di educazione delle facoltà umane , egli è in una posizione reazionaria ; la stessa in cui ricade il Ghisleri , intendendo il consiglio di fabbrica come uno strumento di conoscenze economiche per gli operai . E se il concetto d ' associazione come l ' intendeva il genovese ha avuto una grande importanza per creare lo slancio e lo spirito rivoluzionario non ha saputo poi estendersi al campo tattico e strategico e dare agli operai un ordine di lotta e una disciplina di intransigenza . La cooperazione e la mutualità , sorte dall ' iniziativa di difesa delle classi proletarie , diventano una corruzione piccolo ­ borghese delle autonomie e un peso morto per la battaglia se sono alimentate con spirito riformistico come preludio alla società futura . Il movimento operaio ha la sua logica nella sua disperazione ; il futuro non può essere compromesso con piani preconcetti . Ed ecco che invece Zuccarini , in pieno processo di rivoluzione italiana , mentre afferma che il problema politico è problema di forza e che i repubblicani sono rivoluzionari , pone di fronte all ' esperimento russo la domanda : come deve essere organizzata la società dopo la rivoluzione . Preoccupazione caratteristica del dottrinarismo mazziniano che viene a introdurre , nel momento in cui l ' unità della difesa e dell ' attacco deve essere conservata , rigorosa , la scissione delle ipotesi e delle previsioni . Il processo al regime accentratore , autoritario , monopolistico della rivoluzione russa , non si può fare a priori in nome di un ideale di autonomia perché soltanto il futuro ci dirà l ' organizzazione del futuro e in Russia Lenin ubbidisce al suo clima storico e ad esigenze non più astratte ma determinate da una dialettica quotidiana reale . Il problema del movimento operaio è problema di libertà e non di uguaglianza sociale , la critica allo Stato ha un valore dinamico , non ricostruttivo . La classe operaia si migliora tecnicamente da se stessa nella fabbrica ; la sua capacità rivoluzionaria poi è data dalla sua forza morale , dallo spirito di sacrificio . Sono cose che la scuola non può insegnare , anzi l ' idea sola di insegnarle , mentre non ha alcun grado di attuabilità , costituisce un ' umiliazione per l ' operaio . I Doveri dell ' uomo di Mazzini sono un libro immorale in quanto propongono all ' operaio un ideale che non scaturisce dal suo stesso cuore , lo persuadono a tradire sé e i suoi per agire nell ' atmosfera retorica della palingenesi democratica e della virtù piccolo ­ borghese . L ' operaio deve educarsi da se stesso nella fabbrica , deve conquistare la sua coscienza morale nel lavoro , che gli darà virtù di eroismo politico , deve , educato , rimanere operaio . L ' uguaglianza sociale è l ' ideale di tutte le preparazioni e di tutti i sogni ribelli , è l ' aspirazione più tragicamente commossa dell ' uomo di tutti i tempi , ma esaurisce la sua forza nel creare l ' impulso rivoluzionario : solo la differenziazione può alimentare una morale sociale e un senso dei limiti e una responsabilità di sacrificio . Mazzini non ha avvertito la logica di questo processo perché il suo Stato futuro vive in un ' atmosfera romantica ed evangelica aliena da ogni esperienza di modernità e i suoi seguaci non scorgono , al di là della nazione , il travaglio della coscienza statale . Solo per questa considerazione è spiegata la svalutazione dei capi che affiora anche qua e là negli scritti di Zuccarini ; e la assoluta incomprensione dei compiti che spettano alle aristocrazie dirigenti . Infine dove il dottrinarismo mazziniano si rivela più inadeguato è nella completa assenza di cognizioni economiche e nella pretesa di subordinare la complessa realtà dell ' economia al semplicismo preconcetto di uno schema politico . Le idee fisse di Mazzini e dei suoi seguaci sono la cooperazione e la piccola proprietà concepite con una mentalità di primitivi , senza connessione con l ' economia moderna e senza avvertire che la cooperazione , come sistema produttivo , tende a diventare parassitaria e la piccola proprietà floridissima nel Monferrato urta contro ostacoli sinora non superati in Basilicata o in Calabria . Tra Mazzini e Cattaneo Non si può dire dunque come i giovani repubblicani siano per riuscire a conciliare la loro volontà rivoluzionaria con queste malsicure premesse della dottrina mazziniana . La loro critica al fascismo corruttore coincide oggi con la nostra , ma nel momento in cui bisognerà scegliere tra uguaglianza e libertà la guida di Mazzini non li trarrebbe certo dall ' equivoco , perché nel mazzinianismo , mentre si trovano le idee più contraddittorie e confuse , il nucleo centrale resta una dottrina democratica conservatrice rispetto alla quale le sovrapposizioni rivoluzionarie sono una mera derivazione romantica , quasi una malattia del secolo che non è più il nostro . Il disagio di questo equivoco è avvertito dai nuovi repubblicani nell ' atto stesso che non riescono a individuare la loro azione in un senso determinato . I motivi polemici di Critica politica , la bella rivista di O . Zuccarini , potrebbero essere accettati senza discussione da conservatori intelligenti . Tra Sud e Nord il partito non si è deciso . Le nostalgie rivoluzionarie lo avvicinano agli operai , il mazziniano fanatismo per la piccola proprietà lo accosta ai contadini . Qui si nascondono delle contraddizioni per l ' azione futura del partito : se bisogna preoccuparsi della vita agraria in Italia prima di ogni altra cosa ( p . 43 , Il partito repubblicano dopo la guerra ) bisogna combattere non soltanto l ' industria , ma anche gli operai e sognare una rivoluzione fanatica ( di che altro saranno capaci i contadini del Sud ? ) invece di una rivoluzione politica . Che dire del pensiero repubblicano verso il Parlamento per cui li troviamo partecipi della comune aspettazione dal governo tecnico e competente ? La storia recente ha dimostrato in modo inconcusso la superiorità degli incompetenti sui competenti . Giunto a questo punto il nostro processo ai rinati repubblicani apparirebbe tendenzioso e non metterebbe in chiaro la simpatia con cui continuiamo a seguirli se non rilevassimo il punto vivo del loro pensiero e delle loro polemiche rendendo l ' omaggio dovuto ai motivi che ereditano da Cattaneo . Il federalismo per spiriti non negati alla cultura conserva le suggestioni dell ' eresia più accreditata che sia sorta nella nostra storia politica . Il vessillo dell ' autonomia e del decentramento nasconde sfumature e risorse complesse ed impreviste : del regionalismo è facile rinnovare di fronte alle esigenze ricorrenti i sensi e le suggestioni ; la modestia dell ' insegnamento economico non è fuor di luogo nell ' Italia moderna , il mito libertario sta per diventare laborioso e doveroso . In un regime intollerante di critica e di autonomia , sotto un governo paternamente dispotico , queste sfumature di indagini e delicatezze di metodo hanno un compito ben preciso di difesa per l ' avvenire , anche se non ne scaturisca oggi un imperativo di azione tutto chiaro . LIBRO TERZO CRITICA LIBERALE I Problemismo Gaetano Salvemini e Luigi Sturzo sono riusciti a promuovere in Italia il più recente esperimento di illuminismo politico offrendo il metodo e alcuni esempi di problemismo pratico . La natura liberale di questo tentativo non ha bisogno di troppi chiarimenti e le stesse obbiezioni che gli furono rivolte attestano solo l ' immaturità delle condizioni storiche in cui il loro pensiero , alquanto esclusivo , si dovette svolgere . La conoscenza dei problemi pratici non può sostituire , s ' intende , la dialettica delle forze e infatti la critica liberale non ha mai preteso di ridurre la realtà sotto schemi intellettualistici preconcetti : le azioni degli uomini non sono guidate dalla sola logica , anzi la spiegazione offerta dalle pretese razionali è insufficiente quanto quella che si vuol derivare dal riconoscimento degli istinti . D ' altra parte lo scetticismo verso l ' indagine problemistica mostra di non capire che nella complessità della vita sociale i « problemi » riescono degli eccellenti punti di orientamento , e sono talvolta occasioni e strumenti per individuare la crisi e le forze vitali presenti nell ' equilibrio politico . Se la metodologia liberale è la più ripugnante ai dogmi e alle semplificazioni astratte , alle cieche fiducie e alla sicumera dei progettismi , la conoscenza dei problemi pratici si presenta per il politico come una forma e un indice di liberalismo : è un modo di aderire alle sfumature e di prolungare l ' osservazione , una delle vie per cui si prova l ' ascesi del politico . La teoria liberale non ha mai dimenticato che l ' attitudine prima dell ' uomo di governo come dell ' uomo di partito sarebbe quella di sapersi fermare al momento giusto , prima di decidere : la virtù del dubbio e della sospensione di giudizio , la capacità di dar ragione all ' avversario è la miglior preparazione all ' intransigenza e all ' intolleranza operosa . Anzi deriva da questa caratteristica l ' accusa volgare mossa al liberalismo quasi fosse incapace di azione perché obbiettivo e fedele a canoni di indagine teorica prima che a esigenze di interessi : senonché l ' obbiezione mostra di ignorare proprio il fondamento psicologico del liberalismo , che non è soltanto movimento libertario e difesa delle iniziative dei singoli , ma anche un indice di maturità storica , un segno di aristocrazia del sapere e una raffinata diplomazia nei rapporti sociali . Il liberalismo sdegna la politica dei competenti ( degli interessati ) perché ha elaborato un concetto della politica come disinteresse dell ' uomo di governo di fronte al popolo interessato , e perché ha offerto durante il corso storico alcuni modelli assai evidenti della competenza che deve ritrovarsi nell ' uomo di Stato ( Cavour ) . II La lotta di classe e la borghesia La lotta di classe è stata l ' experimentum crucis della pratica liberale ; solo attraverso la lotta di classe il liberalismo può dimostrare le sue ricchezze . Essa rappresenta in politica la parte che in economia spettò al fenomeno dello scambio e del commercio . È lo strumento infallibile per la formazione di nuove élites , la vera leva , sempre operante , del rinnovamento popolare . Soltanto la lotta , mentre condiziona lo scaturire delle iniziative , garantisce le libertà dei singoli . Le classi appaiono chiuse e agiscono come unità distinte e individuate nei momenti più gravi del contrasto : ma errerebbe chi le considerasse schemi o astrazioni mentre corrispondono a uno sviluppo e rappresentano un movimento . Il sogno nazionalista della distruzione o dell ' addomesticamento delle classi ha la stessa natura del sogno pacifista e dimentica la funzione educativa del contrasto nella vita degli uomini . Ci sono buone ragioni per sospettare che la sociologia abbia negato il concetto di classe soltanto per avere esperimentato la difficoltà del definirle . La caratteristica della lotta politica infatti risiede in questo che , mentre separa le classi , le unisce : le sfumature e gli elementi differenziali riescono così mutevoli e dialettici . Uno studioso idealista , avendo voluto intendere rigorosamente la borghesia come un fatto dello spirito , si ridusse a studiarla non nei borghesi , che nel suo giudizio avevano troppo scarsa coscienza ideale di se stessi , ma nel proletariato che la conosce per il fatto stesso che la combatte . Con questo processo metodologico la scienza veniva a fondarsi sui miti , la critica riesciva identica con la polemica . Infatti per suggestioni di questo genere si è continuato a vedere nella figura del borghese l ' uomo che si è fatta una posizione , l ' uomo del ceto dirigente contento di sé . E allora non esisterebbe una borghesia , ma soltanto lo spirito che si imborghesisce ; non una classe , ma una circolazione di classi : un pericolo eterno di stasi , di negazione del progresso , di acquiescenza al passato . La borghesia sarebbe il momento dell ' inerzia , della rinuncia in cui tutte le élites ricadono quando si avvicina il loro tramonto . Senonché si può parlare nel secolo nostro della necessità del tramonto della borghesia ? La civiltà capitalistica , preparata dai comuni sorta trionfalmente in Inghilterra e diffusa negli ultimi decenni , pur nonostante varie attenuazioni in tutto il mondo civile , è la civiltà del risparmio , fondata su intraprese che hanno bisogno per vivere di un capitale mobile . I paesi più arretrati nella civiltà capitalistica , i paesi in cui la borghesia si mostrava meno solida , erano appunto negli anni scorsi quelli in cui la povertà delle condizioni sociali , la difficoltà di iniziative industriali e commerciali ostacolava la formazione di capitale mobile : la Russia , ancora costretta in un ' economia latifondista , l ' impero austriaco dominato dagli agrari ungheresi , l ' Italia , condannata dal dazio sul grano a una politica agraria preistorica . Adriano Tilgher ha cercato la logica di questa civiltà nell ' attivismo assoluto che riconosce in se stesso il principio e il termine dello svolgimento . L ' impulso vitale viene infatti alla vita moderna dalle sue stesse ragioni interiori , per una parte dalla superpopolazione per l ' altra dalla crescente capacità produttiva , dalle inesauribili invenzioni tecniche , dai bisogni sempre nuovi . In questa vita moderna l ' economia si fonda sul liberismo , la politica promuove le esperienze di autonomia con la pratica liberale , la filosofia vuole essere critica e immanentista , la morale si fonda sul realismo e sul valore fondamentale dell ' attività , la logica è dialettica . Ma dove le condizioni obbiettive non sono mature per uno sviluppo rigoroso , abbiamo processi patologici che dagli stessi principi conducono a conseguenze contrastanti ; il liberismo diventa socialismo di Stato , il liberalismo democrazia demagogica o nazionalismo dilettantesco , come in sede culturale il criticismo si dissangua nel sensismo , la dialettica cede all ' eristica e alla retorica . Questi due momenti dello sviluppo di uno stesso mondo , si possono chiamare tutti e due con la stessa legittimità borghesi , se borghese è l ' orientamento di vita cominciato con la rivoluzione francese : solo un esame storico più analitico potrà introdurre nuovi criteri di differenza per spiegare i vari stadi di sviluppo in cui la civiltà borghese si trova presso i vari popoli . La lotta di classe risparmia , nella sua azione presente , la civiltà capitalistica la quale poi è al di sopra delle classi e vuole l ' opera di tutti i ceti che vi partecipano e la creano concordi , pur mentre lottano tra di sé inesorabili nel volere la reciproca sopraffazione . La crisi economica che offrì gli elementi per la critica socialista non fu il segno di un esaurimento definitivo , e le palingenesi socialiste stesse valsero come miti d ' azione , non come annunci di tramonto : il capitalismo moderno oppone ai suoi avversari insuperabili esigenze economiche e pratiche e li obbliga a contribuire al suo successo . Si spiega agevolmente il motivo per cui nel mondo moderno borghese , spettò la definizione di borghesia alla classe dirigente : non in quanto essa si opponga ai moti popolari , ma in quanto ne è l ' espressione diretta e ne rappresenta gli istinti e le deficienze . È giusto però che i partiti d ' opposizione , nella loro volontà di creare la nuova élite di governo , affrontino la lotta seguendo la logica di miti intransigenti e messianici sino al semplicismo . Lasciata l ' elaborazione del concetto di borghesia agli scrittori del proletariato , è naturale che il concetto ne sia stato essenzialmente negativo e che nella borghesia si siano trovati e teorizzati , come specifici di essa , quegli errori e quelle debolezze che il mondo moderno reca in sé e che sono propri nello stesso modo del proletariato , il quale anzi sogna una società nuova , appunto perché ha la coscienza istintiva dell ' immaturità presente . La lotta di classe affina il senso di questa economia borghese e della proprietà privata , promuove nel cittadino la coscienza di produttore , come capitalista , come tecnico e come operaio . Gli stessi operai conservano una psicologia borghese se pure sognano trasformazioni e catastrofi : il concetto marxistico di proprietà dei mezzi di produzione distingue soltanto i ceti che hanno potuto più rapidamente conquistare la loro coscienza di produttori . Il significato rivoluzionario del movimento operaio , come ha dimostrato l ' occupazione delle fabbriche , consiste nella sua attitudine a riuscire più vigorosamente borghese , mentre troppi industriali non sanno adempiere la loro funzione di risparmiatori e di intraprenditori . Il sistema borghese invece di avviarsi al tramonto sarà ravvivato proprio dai declamatori e dai becchini della borghesia . Le classi dunque valgono come miti : forze che sempre si rinnovano e si contendono il potere . Il proletariato potendo affermarsi solo a patto di voler creare un ordine nuovo , ha negato in teoria , col più formidabile paradosso , la sua funzione nella società presente : in uno sforzo tanto più gigantesco quanto più , in apparenza , impotente , nelle umili condizioni spirituali dei proletari , ha acconsentito a identificare la civiltà presente con la classe avversaria ed ha osato affrontare la responsabilità di creare una civiltà nuova . Che cosa vi sarà di nuovo in questa sognata civiltà ci diranno le vicende della storia : le illusioni del socialismo in tanto diventeranno realizzatrici in quanto si cimenteranno intorno al problema specifico di continuare l ' eredità del mondo presente . Il mito marxista nella sua temerarietà avrà saputo far degni i proletari di questo compito . Nella lotta messianica di due principi ideali , vivi l ' uno come sogno e l ' altro come realtà economica e politica , la storia non ammette soluzioni di continuità e si serve dei miti , delle fedi e delle illusioni per rinnovare la sua eternità . Con questa fiducia guarda il liberale la lotta aperta dei ceti e dei partiti chi sa combattere è degno di libertà . III Politica ecclesiastica Le accuse degli idealisti contro il semplicismo e la fiducia con cui la teoria liberale avrebbe considerato il problema ecclesiastico , valgono soltanto contro i massoni del patto Gentiloni . Lo Stato non professa un ' etica , ma esercita un ' azione politica . Non rinuncia di fronte a nessuna Chiesa , ma non ha bisogno di combatterla come una concorrente . Il potere temporale è morto . Lo Stato ( anzi gli individui nello Stato libero ) deve difendersi dall ' assolutismo che reca in se stesso , non dal reazionarismo di altre epoche . Il liberalismo vede nella storia italiana due problemi di politica ecclesiastica : i rapporti tra il Vaticano e lo Stato , complicati dalla questione romana ; e l ' esistenza di uno spirito cattolico tra i cittadini . Prima della fondazione del partito popolare la questione degli italiani cattolici sembrava assai pericolosa per l ' unità e lo Stato risentì di queste paure e dovette ricorrere alternativamente a provvedimenti di politica ora grettamente clericali ora settariamente massonici . Il partito popolare ha migliorato i costumi dell ' Italia liberale allontanando lo spauracchio del pericolo clericale . È ormai lecito pensare a una pratica di governo ispirata da cattolici che rimanga perfettamente estranea alle influenze del Vaticano . In quanto al primo problema è buona tradizione di governo , che risale a Cavour , il considerarlo come un affare di politica estera . Nel regolare i rapporti tra il Vaticano e lo Stato consisterebbe infatti la prova infallibile di maturità per il diplomatico italiano che ha poi il dovere di presentare i risultati della partita come garanzia di serietà politica della nazione agli occhi degli altri governanti . Sostenere cavallerescamente la schermaglia continua con la diplomazia più raffinata del mondo , mantenere intatta una difficilissima posizione di equilibrio senza che la lotta si inasprisca e senza che si venga a una pace compromettente e pericolosa è un esercizio invidiabile di serenità e di astuzia . E non si può escludere che il Vaticano abbia per la nostra politica interna una delicata funzione di liberalismo e di moderazione , capace di frenare i sogni tirannici , i colpi di Stato e le avventure scapigliate con lo spauracchio delle complicazioni internazionali . Ma queste considerazioni valgono soltanto se si immagina costante il presente stato di lotta tra i due organismi ritenuti inconciliabili nonostante il riserbo e la dignità dei reciproci rapporti . Una soluzione della questione romana che assegnasse al pontefice la sovranità su una parte sia pur minima di territorio ( per es . i Palazzi ) significherebbe un regresso evidente : anche l ' ombra e il nome del potere temporale riescono insopportabili a uno spirito moderno ; e il dissidio risorto su una conciliazione siffatta ci riporterebbe vanamente ad altri tempi . La logica cattolica postula in politica il clericalismo assoluto ; ma il cattolicismo del Vaticano è ormai troppo abile , diplomatico , agile per voler essere logico : basta togliere di mezzo le occasioni e le ambizioni dei ritorni . Qui volendo indicare con un nome tutto il cammino di aberrazioni da cui si deve distogliere la politica italiana basterà ricordare Gioberti : nessun programma riuscirebbe oggi più nefasto del neoguelfismo che pur sembra allettare i cuori dei nuovi governanti . Da Federzoni a Mussolini l ' idea di una Chiesa strumento dell ' espansione italiana , custode delle tradizioni nazionali , sacra protettrice del popolo eletto è tornata ostinatamente con ingenue promesse ; e sembra ricorrere con Pio XI , il papa milanese , la nefasta illusione quarantottesca . L ' ingenuità di un siffatto sogno di conciliazione appare evidente se appena si considera che la fine arte politica del Vaticano difficilmente s ' indurrà a concedere senza ricambio : e la situazione è così delicata che qualunque spostamento di equilibrio può far rinascere penosamente le questioni clericali . L ' educazione politica ( dei cattolici è cominciata col partito popolare . L ' opera dei governanti dovrà essere ben cauta se non vorrà interromperla prima della maturità . D ' altra parte il solo sospetto di una complicità italiana nelle decisioni del Vaticano potrebbe determinare un umiliante conflitto internazionale . I rapporti tra Stato e Chiesa dunque si potranno migliorare solo se si manterrà costante la pregiudiziale cavouriana della laicità . Si tratta di liquidare lentamente e insensibilmente gli ultimi residui di clericalismo , se non si vuole veder rinascere con singolare asprezza la lotta anticlericale . Questo programma in Italia è stato rappresentato da Luigi Sturzo , il solo che avrebbe saputo , liquidando il clericalismo con il consenso dei cattolici , evitare una reazione cruenta . L ' accordo di Mussolini col Vaticano contro Sturzo segna certo il ritorno di politiche più avventurose e compromettenti ma non è ancora lecito dire quale dei tre malanni ( neoguelfismo , clericalismo o anticlericalismo ) ci attende in questa parentesi di politica illiberale . IV La proporzionale In Italia le questioni costituzionali continuano ad essere considerate come questioni di forma come se tutti i popoli non avessero fatto la prova delle loro attitudini all ' autogoverno e delle qualità diplomatiche nella creazione dei congegni elettorali più adatti a condizioni storiche specifiche e nella coordinazione degli istituti statali e delle iniziative libere . Il collegio uninominale fu il sistema ideale in un paese ( l ' Inghilterra ) che aveva rinunciato al feudalismo per garantirsi contro un sovrano statolatra ; è ancora economicamente e politicamente una forma feudale , presuppone il voto limitato e l ' esistenza d ' una classe aristocratica , si adatta a un tipo di vita tradizionale e sedentaria , esente dallo spirito d ' avventura ; riesce l ' ideale più accessibile ai contadini , alieni dal partecipare alla vita dello Stato , paghi di eleggere il deputato , incapaci di controllarlo . Dove il deputato non può parlare in nome dei suoi interessi di feudatario la tendenza del collegio uninominale si esprime nella formazione di una classe di politici , facili a degenerare in una pratica di politicantismo parassitario . Questo processo si ebbe , in forme alquanto demagogiche , in Italia , dove gli interessi agrari non riuscirono a stabilizzarsi , e l ' istinto retorico trasformò il rappresentante nel tribuno . Così stando le cose la rappresentanza proporzionale parve segnare giustamente in Italia il periodo in cui la vita unitaria si sarebbe imposta alfine , dopo il tormento della guerra e dell ' ascensione socialista , con una fisionomia di serietà etica e politica . Se ne fece banditore il partito popolare che inaugurò appunto in Italia , nella misura concessa agli italiani , una rivoluzione di carattere protestante sia per la sua etica cristiano ­ liberale , sia per lo spirito laico e cavouriano con cui considera il clericalismo ( Sturzo e Donati ) . L ' utilità della proporzionale non fu quella di uno strumento di conservazione come crede alcuno , ma si rivelò nel creare le condizioni della lotta politica e del normale svolgimento dell ' opera dei partiti . A questo concetto noi dobbiamo dare dei riferimenti alquanto diversi dai consueti . Il dopo ­ guerra fu un fenomeno di dissolvimento dei costumi e di tormenti ideologici : le condizioni generali vi sono assai analoghe a quelle dell ' Europa di Lutero , fortemente favorevoli a un movimento di carattere religioso nel senso di una riforma cristiana del cattolicismo . Il sintomo più importante di queste esigenze non sono i vari episodi mistici o confessionali ( Papini , Manacorda , Zanfrognini , Conscientia ) , ma il tentativo di Sturzo che ha appunto la serietà di un largo movimento sociale . La proporzionale diede a queste voci i mezzi per agire nel terreno nazionale , per presentarsi come programmi e proporre delle discipline . La democrazia trovava la sua atmosfera liberale : la proporzionale obbliga gli individui a battersi per un ' idea , vuole che gli interessi si organizzino , che l ' economia sia elaborata dalla politica . Uno dei più forti segni di disgregamento nel dopo ­ guerra non fu la lotta di classe , ma il pericolo che le classi si spezzassero egoisticamente in categorie ; che gli interessi vincessero le idee , che il corporativismo si sostituisse ai costumi di lotta sindacale rivoluzionaria insegnati da Marx e da Sorel . Il pericolo - - anche se nessuno l ' ha visto - - stava nelle rappresentanze professionali - - concetto che fu caro a tutti gli intellettuali disoccupati da Murri a Rossoni . Solo la proporzionale ebbe la virtù per qualche anno di utilizzare queste forze disgregatrici obbligandole a trasportare gli interessi nel campo politico , dove naturalmente son tratti a coordinarsi rinunciando al loro esclusivismo proprio quanto più ciascuno lo afferma e lo difende . Il fascismo dovette sconvolgere , per vincere , i risultati liberali conservatori di due esperimenti proporzionalisti e oppose all ' esercito degli elettori bande di schiavi ignari dei diritti politici . Il loro istinto di padroni guida assai precisamente i fascisti nella lotta contro la proporzionale . Ora codesti padroni sono tanto più curiosi in quanto ci vogliono presentare i loro stratagemmi di volgare restaurazione come scoperte futuriste . La critica alla proporzionale perché non rende possibile un governo di maggioranza è futurista proprio come le scoperte marinettiane di forme d ' arte alessandrine . L ' importanza dell ' opera moralizzatrice della proporzionale si riconobbe negli esperimenti italiani , nella sua attitudine a liquidare i governi di maggioranza . Dove prevale senza incertezze una maggioranza si ha nient ' altro che un ' oligarchia larvata . La formazione elettorale della maggioranza di governo è poi sempre un risultato di transazioni e di equivoci ( patto Gentiloni ) ; l ' arma del ricatto diventa il sistema con cui il tiranno può asservire ai suoi istinti gli eserciti delle democrazie votanti . La vita moderna si nutre di antitesi e di contrasti non riducibili a schemi ; i blocchi e le concentrazioni sono il sistema del semplicismo in cerca di unanimità ; la logica della vita politica si riposa nella varietà e nel dissenso , il governo ne sorge per un processo dialettico diversamente atteggiato a seconda delle diverse azioni di tutti i partiti . La proporzionale è riuscita a creare le condizioni di vita per un governo di coalizione ( valorizzato dall ' influenza dei partiti che vi collaborano anche quando si contrastano ) , eliminando ogni possibilità di patti Gentiloni . L ' Italia di Nitti dovrà rimanere per questo aspetto , a parte ogni critica che si possa muovere alla figura del ministro , un ideale vanamente vagheggiato e risperato di educazione politica . In quel periodo torbido e difficile mentre la proporzionale aiutò con chiarezza i governi a salvare il paese , ci fu dato il primo esempio della capacità degli italiani a vivere in un regime di democrazia moderna : fuori di quell ' esperimento non ci rimase altra alternativa che il Medio Evo di Mussolini . V La rivolta dei contribuenti Il concetto marxista della derivazione dei rapporti politici da fenomeni di natura economica va inteso e corretto in un senso che escluda ogni rigoroso determinismo e fissi invece connessioni di carattere irrazionale assai più complesse e vorrei dire misteriose . L ' attività economica sarebbe la materia che cerca nella politica la sua forma ; fenomeno rozzo e sfuggente che si tenta di conoscere attraverso leggi di approssimazione meccaniche e in cui l ' opera del politico , mobile , sensibilissima , libera , si esercita come su un terreno di sperimento per sorprendere l ' istante in cui riuscirà ad affermare il suo dominio spirituale . Riesce perciò ricca di notevoli significati l ' osservazione comune che l ' opera del politico , volontà libera e indipendente debba tuttavia incontrarsi con la presenza di condizioni obbiettive favorevoli , o , secondo la frase più generica degli idealisti , inserirsi nella storia . Anzi solo a questo punto si potrebbe riprendere con frutto il vecchio discorso della cultura che si richiede nel politico . Queste pregiudiziali spiegano il nostro scetticismo verso le troppo abusate disquisizioni sulla crisi economica e sui modi di risolverla . Se la parola decisiva spetta , senza appello , al politico l ' indagine economica non ci darà lo specifico infallibile , ma appena dei punti di riferimento . Tutto il valore della tecnica si deve esaurire nel suo carattere di strumento e di coefficiente . L ' uomo di Stato starà attento al consiglio dell ' economista , ma lo subordinerà agli altri fattori storici . Il merito di certa economia liberista consiste essenzialmente nella franca rinuncia al giudizio conclusivo : l ' economista rimane fedele al suo limite scientifico , suggerisce criteri di buona amministrazione , espone i risultati della sua esperienza isolata e ristretta secondo ipotesi e astrazioni quasi matematiche , o secondo misure semplicemente descrittive . L ' economista constata l ' esistenza di un problema finanziario , burocratico , monetario , offre l ' anatomia dei processi di produzione della ricchezza in un determinato momento storico : ma la sua osservazione resta sul terreno delle premesse e dei sintomi . L ' istituire tra questi fatti una gerarchia e una coordinazione è già il compito dello storico e del politico . L ' osservatore realista studia come si comportano rispetto a questi sintomi e rispetto ai problemi le varie forze dell ' equilibrio sociale . Ecco un esempio nel quale si può risolvere tutta la nostra indagine . Il problema del pareggio del bilancio che è il punto più sensibile della crisi economica non può essere risolto con le riforme tecniche perché è un problema di contribuenti : e per chiare ragioni , se non altro psicologiche , si riferisce più alle spese che alle entrate . Non riesce difficile constatare attraverso i tormenti degli economisti l ' esistenza di una più grave questione di coscienza tributaria . Tra la storia inglese dei secoli XII ­ XIII e la storia nostra del dopo ­ guerra si trovano curiose analogie . La conquista normanna aveva necessariamente unito per i sacrifici della guerra vittoriosa re e vassalli : aveva rafforzato l ' autorità statale , come la guerra europea la rafforzò in Italia . I nobili scomparvero dinanzi al Re , divennero tenentes in capite ; come negli anni passati la demagogia finanziaria ha reso incerti i diritti di proprietà dei cittadini . Lo scutagium o l ' auxilium dovuto dai nobili e dal clero non era di natura diversa dalle imposte che industria , commercio , proprietari e capitalisti pagarono per far vivere gli impiegati o per fornire di scuole le classi medie o di pensioni e sussidi le classi proletarie e militari privilegiate favorendo anche attraverso il fascismo le tendenze collaborazioniste . E se la situazione si annunciava in Italia già da trent ' anni la guerra ne ha radicalmente capovolti gli effetti . Il commune concilium regni ( poi Parliamentum ) nacque in Inghilterra non come istituto parlamentare , non come teatro di lotte politiche di partiti ma come strumento pratico diretto ad impedire le dilapidazioni a danno dei baroni . Questi si sentivano contribuenti , si sentivano Stato , classe politica , tanto che imposero al re un vero e proprio contratto bilaterale che fu il fundamentum libertatis Angliae in quanto consolidò la vita economica del paese indipendentemente dalle ingerenze politiche . Il sistema bicamerale ebbe un senso profondo in Inghilterra perché la Camera dei Lords dovette esercitare una specifica funzione finanziaria , che venne poi cedendo alla Camera dei Comuni a mano a mano che la ricchezza affluiva alle classi medie intraprendenti . I conflitti costituzionali dal Reform bill del 1832 al Parliament bill del 1911 coincidendo con un progressivo allargamento del suffragio segnano l ' assorbimento della funzione finanziaria nella più ampia funzione politica . In Italia lo Statuto , che era stato per certi aspetti un frettoloso espediente piemontese nel '48 , non risolse , ma fece appena balenare il problema . In Italia il contribuente non ha mai sentito la sua dignità di partecipe della vita statale : la garanzia del controllo parlamentare sulle imposte non era una esigenza , ma una formalità giuridica : il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato ; non ha coscienza di esercitare , pagando , una vera e propria funzione sovrana . L ' imposta gli è imposta . Il Parlamento italiano , derivato , attraverso la Carta e la costituzione belga , dal modello inglese esercita il controllo finanziario come esercita ogni altra funzione politica . È demagogico , parlamentaristico sin dal suo nascere perché è nato dalla rettorica , dall ' inesperienza , dal mimetisino . C ' è un tentativo non mai interrotto nella legislazione italiana per far diventare la piccola proprietà un fatto universale , per costringere tutti a questa legge : le classi nullatenenti ( primi gli impiegati ) tendono a partecipare alla piccola proprietà attraverso il parassitismo a spese dello Stato . I socialisti italiani hanno aderito a questa politica cercando di ottenere per le classi proletarie la legislazione sociale . Giolitti ha avuto l ' eroico cinismo di presentare come liberale questa politica di saccheggio dello Stato . Sembrò che la guerra tendesse ad abolire la descritta mentalità dei piccoli proprietari meschini , anarchici e sfruttatori , col farli partecipare largamente allo sforzo della Nazione attraverso le sottoscrizioni al prestito . Ma si trattò anche qui della gioia piccolo ­ borghese di carpire allo Stato il grasso interesse . È naturale che sia stato proprio Giolitti ( il quale non ha mai creduto che l ' Italia potesse diventare una Nazione produttrice e l ' ha sempre amministrata con metodi piccoli borghesi ) ad annullare i pochi effetti economici salutari della guerra con la politica finanziaria demagogica reclamata dal popolo unanime . Il problema della pubblica amministrazione era stato risolto in Inghilterra con la creazione di una buro ` crazia non numerosa ferreamente sottoposta alla direzione dei lords insigniti di cariche direttive onorifiche . In Italia il problema della burocrazia non è più solubile dal momento che per fare gli Italiani abbiamo dovuto farli impiegati , e abbiamo abolito il brigantaggio soltanto trasportandolo a Roma . Una rivoluzione di contribuenti in Italia in queste condizioni non è possibile per la semplice ragione che non esistono contribuenti . Nel pensiero di Turati e di Miglioli l ' Italia fu la nazione proletaria : il popolo poi doveva essere educato al parassitismo . Le classi borghesi mancano di una coscienza capitalistica e liberistica , e cercano di difendersi , di non lasciarsi sopraffare partecipando esse pure all ' accordo e facendosi pagare in dazi doganali e sussidi ciò che devono elargire in imposte . L ' operaio e l ' agricoltore non usano avvedersi di questo ultimo anello della catena per cui il beneficio iniziale torna a ricadere su di loro . Mancando di iniziativa coraggiosa hanno bisogno di delegare , anche a proprio danno , allo Stato la funzione di allontanar l ' imprevisto e il pericolo . Qui la crisi si riassume nelle scarse attitudini degli Italiani all ' autogoverno , che le fantasie anti ­ parlamentari favorite dal fascismo teorizzano nel modo più sconsolante e inconscio . Lo spettro del bilancio riesce l ' indice di tormenti più laboriosi che soltanto la rivoluzione dei contribuenti riuscirà a coronare . Senonché con questi discorsi siamo addirittura nei limiti della profezia . Bisogna che nuove condizioni di maturità economica preparino le aristocrazie adatte ( operai , intraprenditori agricoli , capitani d ' industria , principi mercanti ) a sostituire il governo degli impiegati di Colombino , di Rossoni e di Farinacci . Solo con la coscienza di questi fini la rivolta antiburocratica e l ' invocazione alle iniziative regionali potranno migliorare il nostro costume politico . VI Politica estera La caratteristica generale della nuova politica internazionale dopo la guerra è nella volontà esperta di ognuno di non decidersi , di non considerare come punto di partenza nessuno dei risultati raggiunti , di confidare nel futuro . Nel gioco reciproco di nascondersi , la politica estera indica le convulsioni interne ed esclude la mutua confidenza . L ' isolamento reciproco è un sistema per mantenere l ' equilibrio valido come la politica delle alleanze : esige una diplomazia più fine e un ' abilità più spregiudicata . A guardar bene le cose questa incertezza inconcludente non è evitabile e bisogna congratularci coi nostri ministri degli esteri che non si stancano al gioco . La ragione centrale di turbamento potrebbe sembrare l ' entrata dell ' America e del Giappone nella storia e il premere dell ' India sulla politica inglese : ma invece di parlare del tramonto dell ' Europa bisogna vedere il disordine come frutto di una necessaria diffidenza reciproca . Le soluzioni più evidenti sono , in tali frangenti , le più semplicistiche che nulla risolvono e soltanto introducono semi di discordia aprioristici inaderenti ai reali interessi : il blocco delle nazioni proletarie dei progettisti non fa che constatare l ' esistenza di un mondo dilacerato con Russia , Germania , Italia in crisi di depressione e America e Inghilterra in crisi di eccesso di produzione . La lotta dei debitori contro i creditori sarebbe la soluzione estrema e disperata che riaffermerebbe la scissione in modo più doloroso , mentre l ' equilibrio deve mirar a combinare in modo sapiente crteditori e debitori . Una politica wilsoniana dell ' Italia a Versailles avrebbe costituito forse uno dei termini fermi della riorganizzazione , avrebbe offerto un punto di direzione e di convergenza alle nazioni più deboli e isolate ( Piccola Intesa , Penisola balcanica , America del Sud ) . Era la prima volta che si offriva all ' Italia la possibilità di esercitare una grande azione di politica estera . L ' aspirazione nittiana all ' unità del mondo , mossa da intelligenti apprezzamenti sulla Germania , trascura il terreno realistico su cui gli avvenimenti si svolgono ; l ' impossibilità di distruggere certe naturali differenze . Qui non si pretende di condannare i popoli ma è evidente che Francia e Germania sono ridotte per ora a posizioni statiche e predisposte e l ' America pare che ne voglia seguire l ' esempio , sicché solo all ' Inghilterra e all ' Italia , fallito Wilson , viene a spettare , per opposte vie e secondo opposte esigenze , la funzione delicata delle comunicazioni e dei movimenti in un mondo rigido . Versailles è dunque una tregua nel senso più completo e oserei dire normale della parola : e la pace dovrà esser preparata e realizzata a poco a poco in un lavorio di decenni dai diplomatici . Se non intervengono decisioni avventate , nonostante i problemi intricatissimi delle riparazioni , della penisola balcanica , della Russia , della eredità dell ' Austria , l ' Europa s ' avvia appunto a una lunga parentesi di pace duratura . E di ciò la ragione non va ricercata nelle sue stremate forze , ma nell ' estremo buon senso ( non paia ironia ) prevalso in questi anni di dopoguerra , nell ' assenza di ogni posizione intollerante , nell ' effettiva unità dell ' Europa sentita universalmente anche se ognuno dei gover ni crede di fare una politica nazionalista . In effetto dalla politica estera del dopoguerra sono stati esclusi del tutto gli avventurieri ( fatalmente persino Venizelos ! ) e abbiamo avuto per quattro anni l ' esempio di una singolare fermezza di nervi , di uno spirito di ascesi non venuto meno neanche attraverso le inconclusioni di decine di conferenze internazionali ! Tutti son divenuti naturalmente diplomatici , e chiusa la partita di una discussione ne vogliono aperta un ' altra : scopo essenziale non già l ' espandersi , ma il neutralizzar l ' avversario . Veramente sotto il cinismo dei diplomatici bisogna riconoscere che uno spirito di carità cristiana nuovo ha pervaso tutta l ' Europa , né dovremo lamentarci se si mostra come finezza e tatto invece che con dichiarazioni di simpatia : da quattro anni gli uomini di Stato agiscono col più sublime disinteresse e tanto è il fascino di siffatta atmosfera che persino il bellicoso Mussolini fu fatto mansueto a Territet da poche parole di Lord Curzon e da un sorriso di Poincaré . È naturale che ognuno nasconda gelosamente la buona volontà sotto il decoro dell ' occasione , ma in realtà chi osò cogliere una tra le migliaia di occasioni per una nuova guerra manifestatesi dopo Versailles ? La lentezza : questa è l ' arma per cui la diplomazia del dopoguerra viene spiegando i suoi diabolici disegni di pace mentre i popoli non sognano che di uccidersi . Altro che politica estera fatta dai parlamenti ! Solo le aristocrazie e le minoranze sanno realizzare la democrazia . Queste premesse offrono una base organica per chi voglia esaminare criticamente la politica estera dell ' Italia in questi quattro anni . Nel giuoco comune noi avevamo per natura una delle posizioni più mobili e spregiudicate . Non si seppe comprendere abbastanza il forte nostro interesse al disinteresse . È chiaro che la sicurezza dell ' Italia dipende dalla sua politica di alleanze , dalle simpatie che riesce ad alimentare e non dalle concessioni orientali ; è chiaro che anche una politica nazionalista è ammissibile soltanto se noi riusciamo a non esser soli , ad inserirci a un sistema di forze . Ciò fu compreso soltanto dal conte Sforza che realizzò prudentemente la politica d ' accordo con la Piccola Intesa , rovinata poi dai successori . Bisognava saper giuocare sul wilsonismo ; la politica delle nazionalità oppresse che ci aveva fatto vincere la guerra ci avrebbe fatto vincere la pace . Sarebbe poi assurdo non ricordare che il punto fermo della nostra politica estera attraverso vicende secolari rimane la possibilità di contare sull ' accordo inglese : una politica antinglese è sterile per chi non possa disporre della riserva di iniziative e di imprevisti che soltanto la Russia riuscirebbe a far agire in Italia , in Asia Minore e nell ' Europa centrale . Siamo inesorabilmente risoluti a chiamarci pacifisti sin che l ' imperialismo italiano sarà quello di Corradini o di Coppola . L ' Italia che sogna avventure tripoline o pensa alle tradizioni romane è negata a qualunque politica estera efficace . Il fascismo si risolverà in un pacifismo imbelle e astensionista per la sua incapacità di educare gli italiani alla responsabilità , per la sua indulgenza al sogno idillico di un regime paterno . Comunque suoni la retorica dei discorsi , un governo che esalti la milizia nazionale non può creare uno spirito militare . L ' esercito dei volontari fu sempre l ' esercito degli sbandati , con la psicologia di avventurieri o di predoni ; l ' austerità del sacrificio richiesto dalla guerra non s ' impara nelle spedizioni punitive . Solo le democrazie che avranno saputo alimentare un proletariato agguerrito nel suo ideale di lavoro saranno capaci di una politica imperialista , appunto in quanto non ostenteranno infantili programmi di militarismo . Nella Civiltà moderna la guerra per la pace , definita da Machiavelli , diventa una legge di sviluppo dei popoli : il noviziato retorico e l ' iniziazione ai riti più enfatici di Marte fanciullo non si adattano allo spirito laico di questi nuovi combattenti . « Perché questi uomini buoni , e che non usano la guerra per loro arte , non vogliono trarre di quella se non fatica pericoli e gloria , quando e ' sono a sufficienza gloriosi , desiderano tornarsi a casa e vivere dell ' arte loro » . « Ciascuno d ' essi faccia volentieri la guerra per avere pace e non cerchi turbare la pace per avere guerra » . II Il problema della scuola Le tendenze corporative e sindacali del dopo ­ guerra ci hanno procurato tra gli altri esperimenti di politica dei competenti la scoperta non nuova , ma tuttavia non meno allegra , di una politica scolastica proposta , discussa e tentata dai professori . Il più tranquillo liberale o il più modesto psicologo avrebbero potuto indicare agevolmente l ' equivoco di queste abusate sicumere : per chi abbia dimestichezza con la storia non sono invero necessarie nuove esperienze per dimostrare l ' inferiorità della politica dei tecnici in confronto dei tecnici della politica . Invece le cose si condussero sino al fondo e assistemmo , secondo una logica prevista , alle più sottili trasformazioni , che nell ' adeguarsi alla doppia logica del partito popolare , statolatra per favorire la media borghesia e antistatale per seguire le tradizioni cattoliche e autonomiste , cambiarono il programma della libertà della scuola in una discussione professorale sull ' esame di stato . Pare evidente che non debba acconsentire alla metamorfosi chi non ha perduto , nella pratica dell ' insegnamento , il senso delle proporzioni e dei rapporti tra scuola e cultura . Il senso più palese della formula « libertà della scuola » per un liberale è per l ' appunto la necessità e la volontà di una liquidazione del dogmatismo scolastico , di un riconoscimento del valore educativo contenuto nelle libere iniziative culturali che il mondo moderno ha creato intorno alla scuola , istituto caratteristicamente sorto sotto l ' influenza delle concezioni medioevali . La dimostrazione nel nostro pensiero scaturisce dalle considerazioni storiche più elementari che segnalano la coincidenza delle prime affermazioni della libertà scolastica e dei primi istintivi ritrovamenti del pensiero e della civiltà moderna . Senza allontanarci dalla tradizione liberale piemontese potremo indicare agevolmente gli spunti di una concezione originale , anteriore ai cattolici liberali francesi , sulla questione della libertà scolastica . Giambattista Vasco , economista torinese ( 1733­1786 ) , del quale anche il Pecchio loda la chiarezza e l ' evidenza nella trattazione dei problemi tecnici , liberista convinto « non tanto per aver letto e ammirato Smith , per avere pensato da sé » , affermava pochi anni prima della rivoluzione francese che giova « sianvi scuole stabilite dal governo , potendo esse scegliere facilmente i più dotti professori procacciandoli anche da ' lontani paesi , e somministrare agli studenti quei comodi che difficilmente si avrebbero in altre scuole particolari , come macchine di fisica , istromenti di matematiche , ecc . » . Ma « la concorrenza dei maestri privati coi professori ( della scuola pubblica ) può essere utilissima , sia per costringere questi a non trascurare il loro dovere , sia per formare ottimi candidati per le cattedre , quali saranno certamente coloro che con buona reputazione si sono molti anni esercitati ad insegnare nelle scuole particolari ( private ) » . E per regolare questo privato insegnamento fissava due disposizioni : prima « non permettere ad alcuno di aprire scuole in casa senza una permissione speciale del governo che non si accorderebbe che a persone dabbene » , seconda « costringere coloro che vogliono insegnare in propria casa a farlo a porte aperte , cosicché possa intervenire alle loro lezioni chiunque voglia , il che sembra un sufficiente ritegno » . E « giammai non converrebbe spingere le precauzioni più oltre » . Proponendo la pubblicità dell ' insegnamento il Vasco non pensava alle difficoltà didattiche della sua proposta ( se ne preoccupò invece nel 1876 il Bertini e risolse il problema negandolo ) : fu questa della pubblicità idea diffusa e fortunata durante tutto l ' Ottocento e meriterebbe forse un esame approfondito : ma noi dobbiamo piuttosto concludere dalle citazioni fatte la natura antidogmatica del pensiero liberale piemontese . E nel 1846 , agli albori della rivoluzione che doveva in Piemonte liquidare molti resti di medioevalismo , l ' Albini , rosminiano in filosofia , ma in politica costituzionalista , con tendenze alla statolatria , riaffermava con precisione di giurista l ' idea di libertà scolastica corretta mediante un controllo governativo . Tali professioni di fede appaiono generiche anticipazioni dottrinali : tutto il sistema d ' insegnamento vigente in Piemonte era in realtà nelle mani del governo , rigidamente cattolico , e cattolici erano i pochi istituti privati . La concorrenza era un nome . Ma proprio mentre l ' Albini scriveva , nel 1844 , si svegliava quel movimento per le scuole di metodo , da cui nacque poi tutto il giornalismo scolastico dello stato sardo . Fu un vero Sturm ­ und ­ drang pedagogico che ebbe , nonostante la fretta , una forte efficacia nella formazione della classe dirigente che guidò l ' esperienza del '48­49 . Dopo la guerra il problema si presentò nella forma più urgente e imprescindibile . Il nuovo Stato , costituito a democrazia senza partecipazione popolare , doveva prendere la sua posizione e la sua responsabilità di fronte a partiti inesistenti o immaturi , doveva affrontare un compito ideale , non ancora sentito dai cittadini , l ' istruzione del popolo , e preparare una classe di maestri . Per tale esigenza la politica scolastica liberale doveva venir sacrificata provvisoriamente a una politica scolastica unitaria e in mancanza di una morale e di uno spirito nazionale e laico si tentò di creare una scuola di Stato . La psicologia dell ' italiano di fronte alla scuola fu caratteristicamente piccolo ­ borghese e , per l ' impotenza di preparare situazioni storiche concrete di maturità , vagheggiò di sovrapporre sui dissidi delle anime una tinta comune di cultura generale ottimistica e borghese . Il dilettantismo della erudizione e la retorica fiduciosa dell ' autoincensamento sostituivano la coscienza del produttore e le responsabilità realistiche . Bisogna riconoscere tuttavia che tali vizi nacquero originariamente come ripari della necessità ; e l ' espediente della scuola di Stato venne alimentato in coscienze per natura libertarie o liberali . Dalla libertà come da punto di partenza inconcusso movevano per esempio Bertrando Spaventa e Domenico Berti ; ma la libertà del Berti era quella del cattolico diventato liberale per influenza dell ' economia inglese e della recente esperienza storica ; Spaventa cercava la libertà sognata da Cuoco e da Colletta nella giustificazione teorica di Hegel . Non poteva dunque sfuggire allo Spaventa il carattere della civiltà moderna che non chiede organi o istituti per una propaganda dogmatica , ma si serve di tutte le antitesi e di tutte le critiche : egli infatti rifiutava in sede teorica persino il concetto di una scuola di Stato . Ma lo Stato italiano , o per esso lo Stato piemontese , deve difendersi di fronte al pericolo clericale ; perciò anche Spaventa pensa a un insegnamento ufficiale , timoroso della prevalenza cattolica , almeno fino che non sia tolta alla Chiesa la posizione di privilegio in cui la metteva il primo articolo dello Statuto . Il pensiero dello Spaventa nel 1851 era dunque identico al pensiero del Berti nel '49 . Senonché il Berti a due anni di distanza aveva attenuato la polemica anticattolica , e colla libertà della scuola voleva avvicinarsi a Cavour per preparare intorno a lui la nota concentrazione , che fu per il Piemonte non infeconda di successi politici . Anche il liberalismo del Berti dunque nascondeva un equivoco . Egli aveva compreso dall ' esperienza della prima guerra che l ' unità d ' Italia sarebbe avvenuta soltanto mediante la transazione coi cattolici ; perciò verso la scuola cattolica egli non poteva più nutrire timori anzi era tratto a considerarla come fattore primo di nazionalità . Un terribile problema poi incombeva sul nuovo Stato : l ' educazione di tutto il popolo ; e a compiere questo dovere , secondo il Berti , bisognava che si unissero gli sforzi della nazione intera , senza distinzione di partiti : bisognava concedere la libertà d ' insegnamento a tutti , la libera concorrenza avrebbe permesso poi che solo le scuole migliori prendessero sviluppo completo : le scuole limitate , confessionali , non avrebbero avuto mai vita vigorosa : si sarebbero affaticati i liberali al lavoro , a fondare anch ' essi scuole private modello , e a dare l ' esempio ci si era messo il Berti sin dal '50 . Ma un avversario della libertà scolastica poteva obbiettare per le stesse ragioni storiche : di fronte all ' immensità del problema bisogna che da parte del governo venga una parola decisiva : lasciar la scuola alla libera concorrenza vorrebbe dire condannare le regioni più povere a non avere scuole , a non combattere l ' analfabetismo : vorrebbe dire rendere impossibile l ' unità . Bisogna dunque che il nuovo Stato affermi , la sua laicità anche a costo di sovrapporsi alle iniziative private : bisogna che s ' impegni a dare la scuola a tutti i comuni . E se questo non fu il pensiero esplicito di Bertrando Spaventa diventò tuttavia il programma del governo , che non si accontentò di fare , ma volle , e continua a volere , strafare . Nel momento presente un ' attività scolastica troppo invadente dello Stato si riduce a sostituire alla coltura i pregiudizi della burocrazia . Del resto Augusto Monti ha dimostrato che la politica scolastica dello Stato italiano dopo il '70 è stata tutta organicamente diretta , con i pregiudizi della cultura generale , della neutralità del sapere scientifico , ecc . , ad attuare una concezione di classe e a formare uno spirito borghese anzi , diremmo noi , piccolo ­ borghese . La lotta politica intensa del dopo ­ guerra preparando la formazione dei partiti capovolge invece tutto lo spirito della scuola italiana e instaura un nuovo equilibrio di forze , desiderose di combattere su ogni terreno . La formula dei popolari per la libertà scolastica in un ambiente siffatto non ha più nulla di clericale , ma diventa un caposaldo di libera lotta contro lo stato burocratico . D ' altra parte l ' esistenza di grossi nuclei organizzati e di precise tendenze psicologiche , dai socialisti ai popolari , ai combattenti , era , al tempo della lotta per la riforma Croce , la più sicura garanzia contro ogni possibilità di monopolio e di impostazione dogmatica ­ partigiana . In sede speculativa i filosofi potranno anche teorizzare l ' attività scolastica come funzione di Stato inteso quale sintesi delle iniziative dei cittadini . Ma l ' equivoco dei socialisti riformisti e di tutti gli ammiratori della statolatria consiste per l ' appunto nel confondere questo Stato ideale , oggetto delle speculazioni dei filosofi del diritto con lo Stato ­ amministrazione pubblica . Il fatto è che le funzioni del primo Stato non debbono affatto tradursi in organi di quest ' ultimo . Nel momento in cui le funzioni cercano i loro organi entra in gioco il libero contrasto delle forze economiche ed amministrative . Solo uno Stato teocratico può rivendicare il diritto del monopolio scolastico ; lo Stato moderno non ha una funzione patriarcale di educatore e chi parla di un ' etica di Stato parla per metafora , esaurendosi necessariamente la morale pubblica in quella dei cittadini e non potendosi parlare di una civiltà sociale diversa da quella realizzata dagli individui . La scuola e la cultura sono state organizzate e promosse dall ' alto , e si sono sovrapposte alle iniziative dei singoli in momenti storici specifici , e non la filosofia del diritto , ma la psicologia e la politica devono discutere questi limiti dell ' empiria . La Chiesa ha creato l ' Università , e ha realizzato gerarchicamente la sua predicazione umanitaria per opporre alle invasioni barbariche un baluardo conservatore delle antiche civiltà . Le corti umanistiche promovendo la letteratura e la scuola di cultura servivano all ' arte loro di governo in un tempo in cui le plebi italiane sognavano un regime paterno . Oggi di fronte al fascismo , una politica che rivendichi la libertà della scuola , utile ieri , è diventata insufficiente perché non si può fare della tecnica quando il fronte unico della lotta è diventato il terreno politico . La lotta contro la tirannide non si può fare invocando riforme e concessioni dalla tirannide , ma contrapponendole rivendicazioni integrali di dignità . Il fascismo instaurando la sua politica scolastica di classe travolgerà le illusioni pedagogiche di Gentile e di Lombardo Radice e continuerà la scuola piccolo ­ borghese e parassitaria della terza Italia . La pregiudiziale per proporre il vero problema dell ' educazione nazionale è dunque la non ­ collaborazione . È chiaro che in questo senso la nostra scuola non ha bisogno di scuole , e possiamo discutere di problemi pratici soltanto in senso astratto e per un vizio di progettismo . In un ' Italia moderna , quale la veniamo preparando con la nostra lotta , in cui i cittadini sappiano creare la loro scuola aderente alle loro esigenze , contro la monotonia generica della scuola di Stato , l ' esame è naturalmente svalutato in quanto la scuola si fonde con la cultura e con la vita . Invece di allevare impiegati lo Stato si riduce alla sua funzione di controllo . Se può sembrare interessante conoscere i nostri progetti confesseremo che prima del fascismo il problema di questo controllo si riduceva per noi nei termini seguenti : 1 ) Per la scuola elementare : lotta diretta dello Stato contro l ' analfabetismo , mobilitazione di tutte le forze nazionali , preti o massoni , bolscevichi o conservatori , poiché si tratta di preparare gli strumenti elementari della vita moderna indipendentemente da ogni considerazione etica . Affrontare risolutamente il problema nel Mezzogiorno . Non si rinnoverà il popolo meridionale con scuole elementari improvvisate , ma la lotta contro l ' analfabetismo è una imprescindibile esigenza economica per il problema eticamente e politicamente più importante del Sud : l ' emigrazione . 2 ) Per la scuola elementare bisogna formare dei maestri , ossia lo Stato deve istituire delle scuole normali , anzi delle scuole medie modello , limitate di numero e coi posti concessi ad allievi per concorso ; a integrare questa azione di Stato provvederà l ' iniziativa privata : per fornire di scuole poi i paesi rurali non c ' è altra soluzione fuor di quella di Augusto Monti dell ' assunzione di personale non diplomato e dell ' abilitazione . Ma della scuola normale o media non bisogna sopravalutare il significato : la questione dell ' analfabetismo si risolve solo creando una situazione rivoluzionaria delle vecchie abitudini e suscitatrice di nuovi sforzi , come ben insegna Lenin in Russia . L ' affollamento alla scuola media verrà meno non appena lo Stato non darà più ai suoi studenti titoli o lauree : poiché la nostra piccola borghesia è diventata una casta che ha il suo titolo nobiliare nel diploma . Il problema dell ' università è identico con quello delle scuole medie e lo si potrà risolvere solo riconoscendo che da parecchie decine d ' anni la cultura universitaria è inferiore alla cultura del paese , alimentata sopratutto dalle libere iniziative del giornalismo , dei partiti , delle associazioni . 3 ) Poiché queste riforme parranno alla nostra reazionaria e demagogica borghesia troppo antidemocratiche o rivoluzionarie si tratta di prepararle proponendole come riforme essenzialmente economiche . La scuola di Stato infatti è diventata per lo Stato un problema di finanza che non si può risolvere se non sfollando gli istituti , coll ' aumentare le tasse scolastiche ( mettendo a concorso i posti gratuiti ) ed eliminando il parassitismo professorale mediante il solo sistema infallibile di cui si disponga , ossia riducendo gli stipendi . Il fascismo non farà nulla di questo perché ha bisogno di gregari fedeli o non può ottenerli se non in cambio di un impiego governativo ; né può lasciar libertà alla cultura per timore delle conseguenze e perché in ogni tempo l ' oscurantismo burocratico e la morale di Stato furono le migliori armi dell ' assolutismo . LIBRO QUARTO IL FASCISMO Le ragioni dell ' opposizione Lo spirito della nostra indagine ci potrebbe esentare dal compito di discorrere del fascismo , che fu individuato , nelle pagine precedenti , come una parentesi storica , come un fenomeno di disoccupazione nell ' economia e nelle idee connesso con tutti gli errori della nostra formazione nazionale . Il presupposto di questo libro è che l ' Italia riesca a trovare in sé la forza per superare la sua crisi e riprendere quella volontà di vita europea che parve annunciarsi , almeno in certi episodi , col Risorgimento . Quindi accade che le nostre obbiezioni al fascismo siano tutte pregiudiziali e scorgano l ' errore dove gli apologisti indicano i meriti , nella capacità che ebbe il movimento , in un ' ora di sospensione e di incertezze , di porre termine alla tensione degli Italiani e di comprometterli in una banale palingenesi di patriarcalismo quando la solennità della crisi imponeva ai cittadini l ' imperativo categorico della coerenza , della libera lotta politica , dell ' autogoverno . Il ministero Facta apparirà allo storico come la più curiosa delle ironie e quasi la caricatura di un volere provvidenziale che dava agli Italiani un governo debole e rinunciatario perché i cittadini sapessero affrontare le responsabilità inevitabili della lotta politica e dell ' iniziativa statale . Finché la lotta dei partiti nati nel dopo ­ guerra rimaneva indecisa tutte le possibilità del futuro erano salve . Il fascismo ci ha tolto quest ' incubo ; e mentre gli Italiani fallivano al loro esame di serietà moderna il genio della stirpe ha ripreso tra i residui dell ' avventuroso Rinascimento la leggendaria figura del condottiero di milizie che dà ai servi inquieti una paterna disciplina . Elogio della ghigliottina Nella Rivoluzione Liberale del 23 novembre 1922 questo nostro stato d ' animo impopolare era così descritto : Il fascismo vuol guarire gli Italiani dalla lotta politica , giungere a un punto in cui , fatto l ' appello nominale , tutti i cittadini abbiano dichiarato di credere nella patria , come se col professare delle convinzioni si esaurisse tutta la praxis sociale . Insegnare a costoro la superiorità dell ' anarchia sulle dottrine democratiche sarebbe un troppo lungo discorso , e poi , per certi elogi , nessun miglior panegirista della pratica . L ' attualismo , il garibaldinismo , il fascismo sono espedienti attraverso cui l ' inguaribile fiducia ottimistica dell ' infanzia ama contemplare il mondo semplificato secondo le proprie misure . La nostra polemica contro gli Italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere ; né da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti . Il nostro antifascismo prima che un ' ideologia , è un istinto . Se il nuovo si può riportare utilmente a schemi e ad approssimazioni antichi , il nostro vorrebbe essere un pessimismo sul serio , un pessimismo da vecchio Testamento senza palingenesi , non il pessimismo letterario dei cristiani delusione di ottimisti . La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio . Bisogna diffidare delle conversioni , e credere più alla storia che al progresso , concepire il nostro lavoro come un esercizio spirituale , che ha la sua necessità in sé , non nel suo divulgarsi . C ' è un valore incrollabile al mondo : l ' intransigenza e noi ne saremmo , per un certo senso , in questo momento , i disperati sacerdoti . Temiamo che pochi siano così coraggiosamente radicali da sospettare che con queste metafisiche ci si possa incontrare nel problema politico . Ma la nostra ingenuità è più esperta di talune corruzioni e in certe teorie autobiografiche ha già sottinteso un insolente realismo politico obbiettivo . Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell ' imprevisto che seguiteremo a indicare come provinciale per non ricorrere a più allarmanti definizioni . Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo « nipote » di Machiavelli non sapremmo capacitarci , se venisse l ' ora dei conti . Il fascismo in Italia è un ' indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità , della fiducia , dell ' entusiasmo . Si può ragionare del ministero Mussolini : come di un fatto d ' ordinaria amministrazione . Ma il fascismo è stato qualcosa di più ; è stato l ' autobiografia della nazione . Una nazione che crede alla collaborazione delle classi ; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica , dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione . Confessiamo di aver sperato che la lotta tra fascisti e socialcomunisti dovesse continuare senza posa : e pensammo nel settembre del 1920 e pubblicammo nel febbraio del 1922 La Rivoluzione Liberale con fiducia verso la lotta politica che attraverso tante corruzioni , corrotta essa stessa , tuttavia sorgeva . In Italia , c ' era della gente che si faceva ammazzare per un ' idea per un interesse per una malattia di retorica ! Ma già scorgevamo i segni della stanchezza , i sospiri alla pace . È difficile capire che la vita è tragica , che il suicidio è più una pratica cotidiana che una misura di eccezione . In Italia non ci sono proletari e borghesi : ci sono soltanto classi medie . Lo sapevamo : e se non lo avessimo saputo ce lo avrebbe insegnato Giolitti . Mussolini non è dunque nulla di nuovo : ma con Mussolini ci si offre la prova sperimentale dell ' unanimità , ci si attesta l ' inesistenza di minoranze eroiche , la fine provvisoria delle eresie . Certe ore di ebbrezza valgono per confessioni e la palingenesi fascista ci ha attestato inesorabilmente l ' impudenza della nostra impotenza . A un popolo di dannunziani non si può chiedere spirito di sacrificio . Noi pensiamo anche a ciò che non si vede : ma se ci si attenesse a quello che si vede bisognerebbe confessare che la guerra è stata invano . Privi di interessi reali , distinti , necessari gli Italiani chiedono una disciplina e uno Stato forte . Ma è difficile pensare Cesare senza Pompeo , Roma forte senza guerra civile . Si può credere all ' utilità dei tutori e giustificare Giolitti e Nitti , ma i padroni servono soltanto per farci ripensare a La Congiura dei Pazzi ossia ci riportano a costumi politici sorpassati . Né Mussolini né Vittorio Emanuele Savoia hanno virtù di padroni , ma gli Italiani hanno bene animo di schiavi . È doloroso dover pensare con nostalgia all ' illuminismo libertario e alle congiure . Eppure , siamo sinceri sino in fondo , c ' è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito , perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso . C ' è stato in noi , nel nostro opporsi fermo , qualcosa di donchisciottesco . Ma ci si sentiva pure una disperata religiosità . Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica : ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare ( ahimè , con quanto scetticismo ) che i tiranni siano tiranni , che la reazione sia reazione , che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina che si mantengano le posizioni sino in fondo . Si può valorizzate il regime ; si può cercare di ottenerne tutti i frutti : chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli , chiediamo il boia perché si possa veder chiaro . Mussolini può essere un eccellente Ignazio di Loyola ; dove c ' è un De Maistre che sappia dare una dottrina , un ' intransigenza alla sua spada ? La capitis deminutio delle teorie Nessun De Maistre , nessuna dottrina nella letteratura apologetica del fascismo . Per il fascismo le teorie sono ideologie piacevoli che bisogna improvvisare e subordinare alle occasioni . Le avventure riescono più seducenti che le idee , e queste perdendo la loro dignità e autonomia sono ridotte a funzioni servili . L ' uguaglianza fascismo ­ controriforma serve come una risorsa del programma neoguelfo ; il liberalismo di De Stefani può soddisfare le aspettazioni più popolari intorno al mito del pareggio ; il sindacalismo nazionale offre alle masse il pane in cambio della dignità ; il nazionalismo e il patriottismo soddisfano gli istinti più filistei delle classi dell ' entusiasmo . In un libro troppo fortunato nel quale Mussolini lasciò che si riconoscesse , anche all ' estero , il suo programma , un fascista onesto ha finito col trarre tutte le conseguenze piu pacifiche dall ' ammonimento di Missiroli : « Il fascismo sarà la coscienza matura della nuova democrazia , e , come tale , dovrà riconciliarsi col socialismo , o sarà peggio che nulla ; un tardivo e impossibile tentativo reazionario » . Ma il fascismo di Pietro Gorgolini è addirittura il giolittismo di Fera , un ' antologia politica di tutti i programmi di sinistra dopo Depretis . Wilsonismo e socialismo di Stato , liberismo confuso con l ' economia del giusto prezzo , finanza demagogica , difesa della piccola proprietà e lotta contro il latifondo , ecco la demagogia poetica annunciata precocemente dal banditore e non smentita poi dall ' opera dei governanti . Chi non ha adottato queste semplici formule è andato subito troppo vicino all ' eresia e si è preclusa la popolarità . I tentativi mediocri di teoria dei Grandi rimasero un ' ingenuità solitaria . Il proposito di far aderire le masse allo Stato del resto non si realizza inventando nuove formule di sindacalismo nazionale ; mentre spera la religiosità del movimento dall ' adesione popolare , Grandi non si avvede di ripetere le aberrazioni di illuministica eleganza del nazionalismo , del modernismo e del sindacalismo , note critiche di intellettuali . Il pensiero di Agostino Lanzillo poi si potrebbe addirittura consigliare a chi si trovi a corto di argomenti nella polemica col fascismo . Anche se ci spieghiamo senza difficoltà la sua adesione a Mussolini per l ' esaltazione dell ' interventismo e per l ' irrequieta ispirazione antintellettualista la filosofia dell ' intuizione di A . Lanzillo resta infatti alquanto più esperta e preparata di talune grossolane professioni relativistiche di capi e di gregari e riesce persino a consentire certe possibilità di critica e di intelligenza . La profezia del governo fascista appare in questi termini : « Nella società attuale - - ai primi del 1922 - - noi constatiamo che lo Stato sta accrescendo ogni giorno il suo potere . La forza militare che ha ai suoi ordini è assai più temibile ora che non prima della guerra , per la sviluppatissima confidenza con l ' uso delle armi e la diminuita e quasi scomparsa impressionabilità dei cittadini di fronte a fatti di repressione armata . I mezzi di collegamento , di repressione , di organizzazione difensiva sono formidabili e quasi invincibili . Se si suppone , secondo l ' ipotesi avanzata avanti , che possa avvenire una fusione , allo scopo di dominio politico , fra talune categorie operaie e taluni ceti dirigenti , ne verrà una compagine politica così salda , che la forza che questo Stato avrà e potrà usare contro il resto della società , sarà praticamente illimitata » . Si domanda quale sia di fronte a tali prospettive l ' animo di Agostino Lanzillo liberista , nemico dell ' intervenzionismo statale , del nazionalismo e del militarismo dato che il fascismo sta per essere appunto l ' erede , nel senso più cattivo , del socialismo . Dei tre canoni cari al Lanzillo , liberismo , antintellettualismo , esperienza economica non so quale si potrà salvare in un governo paternamente cattolico , in uno Stato disposto a controllare non solo l ' economia privata ma ancora le coscienze e l ' urna elettorale . È vero che egli si può rallegrare ormai della sua antica profezia : La guerra sarà per dare agli uomini la massima spregiudicatezza nell ' usare la forza , ma nei nuovi iniziati alla concezione della vita guerriera cercherà invano gli auspicati requisiti della classe dirigente capace di contemperare la persistenza degli aggregati e l ' istinto delle combinazioni , individualista e liberista contro la mediocrità organizzata . Certo le nuove classi guerriere , che Lanzillo preconizzava istintivamente individualiste , si sono piuttosto rivelate barbaramente burocratiche e i loro istinti di monotonia non consentono la speranza di una risoluzione unitaria del regionalismo col rispetto religioso delle personalità regionali ! L ' invito al fascismo a farsi rappresentante delle classi medie è stato il solo ascoltato , ma a vederne i risultati vorremmo che Lanzillo ci spiegasse come egli scorgesse nel fascismo un ' anima eroica e se la citazione di Sorel a proposito della loro violenza non venisse alquanto a sproposito . Gli offriremo appunto una antitesi liberista dei problemi che egli pone . Il liberismo infatti fissa come limite naturale all ' economia la mediazione politica , la quale ha parimenti le sue necessità ed esigenze autonome : sembrerebbe dunque che la giusta critica agli avventati scioperi di cattivi politicanti e al facilonismo massimalista non autorizzasse senz ' altro l ' esaltazione del sindacalismo giuridico , in omaggio a un vagheggiato governo dei produttori ! Invocare un governo di produttori mentre solo la proporzionale potrebbe agire mirabilmente come strumento di lotta politica e di formazione libera dei partiti significa spaventarsi della libertà e rifugiarsi nelle medioevali consolazioni corporative . Quest ' odio dei fascisti verso la politica in omaggio all ' idillio letterario e al pratico adattamento economico è il peggior indice della decadenza dei nostri costumi e della mollezza dei caratteri che invocano , come riposo , il ritorno del Medio Evo . La costituzione del Carnaro fu il primo avvertimento ; poi collaborazionismo e fascismo , guardia regia e squadrismo furono gli assidui espedienti della tremula fantasia . Il governo di Mussolini esilia nei conventi la critica , offre ai deboli una religione di Stato , una guardia pretoriana , un filosofo hegeliano a capo delle scuole ; nello Stato etico annulla le iniziative . All ' Italia immatura offre una culla che potrebbe essere la tomba delle coscienze civili diventate private dopo aver eliminati provvisoriamente alleandosi ancora una volta con la plutocrazia , i due problemi che sarebbero stati la Bastiglia del popolo italiano : i rapporti tra lo Stato e le classi operaie ; l ' incontro e l ' antitesi tra industria e agricoltura . Chi parla oggi di liberismo e di problema meridionale ? La Monarchia ha seppellito i democratici e la lotta politica . I discorsi sui governi delle competenze e dei tecnici hanno la stessa natura delle prediche sulla grazia divina e lo spirito santo : valsero a rubarci una costituzione che volevano migliorare e a edificare un nuovo monumento di paterna teocrazia . Ma il discorso delle teorie non è necessario quando predomina una questione di istinti assolutamente spensierati . I simboli riescono più significativi delle idee . Così al ritratto dell ' autore che adorna un altro libro apologetico assai curioso poco resterebbe da aggiungere per avere completa la biografia del fascista : parendo che lo sfoggio audace di medaglie militari definisca i confini delle individualità assai meglio che un elenco di testi o la descrizione dello stile . L ' istintivo richiamo , per rozze somiglianze , al capo primitivo di tribù , armato di fisica esultanza corrugata e di piacevoli talismani , non si smentisce nella narrazione vivacemente burocratica , inesperta e palese . Il documento interessa in modo singolare se appena si guardano le cose ad una certa lontananza , sì che prendano il loro rilievo quasi Umberto Banchelli fosse un nuovo vassallo del nuovo re , illetterato e bellicoso come Teodorico , feroce come Alboino . Ma egli terrebbe più della rozzezza di Paolo Diacono , che della felice erudizione di Cassiodoro ; derivando il suo rispetto per intellettuali come Prezzolini e per Soffici dall ' indulgenza costante nei due amici verso la spensieratezza avventurosa , e talvolta persino verso i nuovi barbari . Chissà che Soffici non offra volentieri la sua allegra malleveria alle invettive del Banchelli contro le dottrine « dell ' ebreo ­ germanico Carlo Marx , ovvero di Mordeca , poiché era questo il suo vero nome che si era tolto per essere dalle folle ignoranti dei suoi tempi acclamato e creduto » . In verità solo il pervertimento del senso dei valori nei momenti più notturni può spiegarci le metafore marinesche dell ' umile cronaca dove per la battaglia elettorale di Firenze si attribuisce al fascio il compito di « impedire che otto secoli di arte italiana e di sacrifici cittadini potessero esser lordati dall ' effigie del russo asiatico ebreizzato Lenin » . Del resto l ' ambizione letteraria del rozzo cronista chiama candidamente a riscontro la fiorentina età di « guelfi e ghibellini » per la ripresa sassaiola . Ma non giova sprecare metafore di troppo lusso per fatti che sono tanto banali e cotidiani . Nel fascista non si trova poi se non di rado il rispetto del barbaro per la sapienza che gli è negata , e certe religiose venerazioni crescono male nel cuore monotono del goffo guerriero di mestiere . La cronaca dei giornali parla con più precisione della contraffatta baldanza di generali e deputati « minorenni » . Anche in queste memorie , la venerazione e la profezia dell ' Italia cattolica , il plauso alla monarchia assoluta , la paura degli ebrei e della plutocrazia , le proteste contro Mussolini che non vuole le industrie di Stato descrivono conclusivamente il candore di certe albe spirituali . Si vorrebbero raccogliere esempi di stile : « Ormai tutto questo dilagare di partiti ha fatto conoscere quanto occorra por fine ai partiti stessi , e ridurli numericamente magari ad uno solo » . « E distruggere fino al possibile i dialetti e non permettere la stampa in dialetto che fa alimentare lo spirito di campanile » . « Non vi può essere che una potenza cattolica , non vi può essere che Roma , che un dì si possa decidere a scacciare i turchi dall ' Europa e ridare al tempio di Santa Sofia il significato cristiano per cui esso sorse » . « Guai a colui che ardisse toccare le sacrosante conquiste economiche proletarie ! Se dovrà sorgere la vera e reale monarchia essa dovrà essere per mezzo del suo Re responsabile il padre austero del proletariato » . Il discorso potrebbe farsi più severo se di queste innocenze si chiedesse ragione ai tutori legittimi e responsabili . Allora la critica moralistica del Banchelli alla democrazia si dovrebbe definire la giusta ribellione insolente dello scolaro maleducato al maestro insufficiente . Invero perché non considerare con profonda pietà , questi ragazzi spostati che dai padri democratici e dagli eventi avventurosi poco poterono apprendere fuor della corruzione dei costumi ! Anche il fascismo , come tutte le infanzie , ha per noi le sue penose giustificazioni , come quello cui meglio si adatterebbe il confessore o il predicante che il maestro di politica . Crebbero svagati trovatelli né alcuno insegnò loro qual duro noviziato attenda l ' artiere delle sociali contingenze . Nel gioco della guerra si riconobbero una precocità viziosa . Oggi la sicumera del barbaro cela soltanto la paura , né lo spirito aperto assiste la generosità , anzi la spavalderia alternandosi con l ' obbedienza mostra l ' esaurimento dei nervi , la povertà di inibizione , la decadenza della razza . Il futurismo sarebbe stato dunque l ' annuncio ebbro e sconsolato di questa fondamentale aridezza interiore . Si tratta di sostituire al bastone tedesco il pugnale fascista ( pag . 176 ) , di affidare altrui l ' esercizio della propria libertà . In politica l ' antidemocrazia segna un ritorno nostalgico verso lo Stato paterno ; in critica i procedimenti sono metafore come negli alchimisti . Volta per volta servirebbe , in luogo della pietra filosofale , a spiegar tutto , la plutocrazia non conosciuta , o l ' ebreismo , fantoccio di nuvole che mille venti ingrandiscono , o l ' arrivismo di chi tiene i primi posti , o il commercio e l ' industria addirittura . Il libro di Banchelli è pieno di deplorazioni per la mancanza di fascisti galantuomini , e di domande maligne sulla sorte toccata all ' amministrazione delle finanze del fascio per opera dei capi più accesi . Nelle crude lotte intestine vi appare legge l ' accusa di ladro contro l ' avversario politico . La nostra memoria non è tanto vigile da rimettere in corso certi pettegolezzi , ma il giudizio sarà ben pronto a cogliere il significato storico di siffatti caduti costumi . Nessuno si nasconda le naturali preoccupazioni per la rinuncia alle più elementari dignità , ché l ' immaturo spirito del fascismo sta proprio nel non saper destare neanche il rispetto per il mestiere . Il ricorrere ai miti invece che all ' esperienza , il considerate antropomorficamente le realtà complesse della contingenza , indica senza il pudore dell ' infingimento il suo semplicismo . Con la stereotipia di una disciplina si vorrebbero riparare le deficenze ma non si osa far nascere l ' ordine dal libero disordine . Lo spirito d ' avventura non riesce a scoprire la tradizione e i lamenti sulle degenerazioni morali non intendono che fuori della lotta politica manca il criterio del rinnovamento etico . Mussolini Mussolini è stato l ' eroe rappresentativo di questa stanchezza e di questa aspirazione al riposo . La sua figura di ottimista sicuro di sé , le astuzie oratorie , l ' amore per , il successo e per le solennità domenicali , la virtù della mistificazione e dell ' enfasi riescono schiettamente popolari tra gli Italiani . È difficile immaginarlo altrimenti che sotto le spoglie di un audace condottiero di compagnie di ventura ; o come il capo primitivo di una selvaggia banda posseduta da un dogmatico terrore che non consenta riflessioni . La sua vittoria , tra il disorientamento degli altri , si spiega esaurientemente pensando alle sue qualità risolutive di tattico . Gli manca il senso squisitamente moderno dell ' ironia , non comprende la storia se non per miti , gli sfugge la finezza critica dell ' attività creativa che è dote centrale del grande politico . La sua professione di relativismo non riuscì neppure a sembrare un ' agile mistificazione : troppo dominante vi avvertì ognuno la sconcertata ricerca ingenua di un riparo che eludesse l ' infantile incertezza e coprisse le malefatte . Coerenza e contraddizioni sono in Mussolini due diversi aspetti di una mentalità politica che non può liberarsi dai vecchi schemi di un moralismo troppo disprezzato per poter essere veramente sostituito . Egli rimane perciò diviso e indeciso tra momenti di una coerenza troppo dogmatica per non riuscire goffa e sfoghi di esuberanza anarchicamente ingiustificati . Ha bisogno di un mondo in cui al condottiero , non si chieda di essere un politico . Lottare per una idea , elaborare nella lotta un pensiero , è un lusso e una seccatura : Mussolini è abbastanza intelligente per piegarvisi , ma gli basterebbe la lotta pura e semplice senza i tormenti della critica moderna . Solo gli ingenui si sono potuti stupire dei suoi recenti amori con la Chiesa cattolica . Nessuno più lontano di Mussolini dallo spirito dello Stato laico e dalla vecchia Destra degli Spaventa . Egli non ha nulla di religioso , sdegna il problema come tale , non sopporta la lotta col dubbio ; ha bisogno di una fede per non doverci più pensare , per essere il braccio temporale di una idea trascendente . Avrebbe potuto riuscire il duce di una Compagnia di Gesù , l ' arma di un Pontefice persecutore di eretici , - - con una sola idea in testa da ripetere e da far entrare « a suon di randellate » nei « crani refrattari » . Gli articoli del Popolo d ' Italia erano così : ripetizioni di un ordine , dogmi e spesso stereotipie di un monotono disegno , così sono i comunicati e i discorsi : letterariamente hanno qualcosa di militare e di catechismo - - si deduce l ' opera del boia o dello squadrista dalle verità assolute , trascendenti , e cristallizzate . Infatti i tre momenti centrali della vita di Mussolini hanno coinciso con tre momenti risolutivi , entusiastici , dogmatici della storia italiana : il messianismo socialista , l ' apocalissi antitedesca , la palingenesi fascista : chi vorrà essere così ottuso da ricercare nel condottiero di questi episodi uno sviluppo , e delle ragioni ideali . di progresso ? Perché vedere un problema politico dove si tratta di un fenomeno di psicologia del successo e di una nuova arte economica delle idee ? Sarà legittimo studiare la filosofia politica di Corrado Wolfort , di Giovanni Hakwood o di Francesco Bussone ? La storia giudicherà con indulgenza l ' anacronismo di Mussolini che nonostante il suo orgoglio chiuso di signorotto incompiuto è stato tanto umile da inchinarlesi : garibaldino in ritardo come Crispi , ma forse meno cocciuto di lui e per il suo convinto arrivismo più duttile : rozzo , povero di idee riuscì almeno due volte , per la robustezza e la disinvoltura , l ' ostetrico della storia . Le debolezze intrinsiche di questo temperamento si scorsero quando il condottiero dovette farsi amministratore e diplomatico . In un consesso internazionale di impenetrabili l ' inferiorità di Mussolini , attore più che artista , tribuno più che statista , è palese poiché egli non sa che specchiarsi nella propria enfasi . La sua eloquenza , la forza del polemista , non sanno battersi sul terreno delle ironie e dei sottintesi , restano smontate appena dal comizio e dalla sala di scherma si passi all ' arguta conversazione e alla snervante schermaglia insidiosa delle parole . Mussolini è a suo agio soltanto quando parla al buon popolo e ne ascolta i desideri o lo rimbrotta con fiero cipiglio per le sue monellerie . L ' ordinaria amministrazione con la sua monotonia è un altro fiero nemico del presidente ; se egli non avesse un piacevole divertimento nelle trovate sportive che gli riconciliano la popolarità il compito quotidiano sarebbe snervante e senza risorse . Del resto l ' indole propria del governo avventuroso ed eccezionale vuole che l ' ostacolo insuperabile resti il mondo delle faccende comuni e necessarie su cui invano si dirigono i desideri dei pretoriani e dei subalterni della rivoluzione in cerca di sinecure . La pazienza è più amica dei ritorni e delle rivincite che delle improvvisazioni . Tuttavia restano notevoli le attitudini di Mussolini a conservare il potere tra un popolo entusiasta e desideroso di svaghi , che egli conosce benissimo e cui appresta quotidiane sorprese ( dal telegramma a Spalla all ' esaltazione del raid Baracca ai discorsi domenicali ) . Messa da parte ogni preoccupazione di politica estera egli si è dedicato inesorabilmente a un ' abile tattica reazionaria di liquidazione di tutti i partiti e di tutti gli organismi politici e , aiutato dalla crisi economica , sembra voler ridurre alla sua ragione tutti gli avversari . Anche in questo esperimento il trasformismo giolittiano è stato ripreso con più decisi espedienti teatrali e le doti dei politico si riducono tutte ad astuzie di manovra e a calcoli tattici , indici di un ' arte affatto umanistica e militare . Il mussolinismo è dunque un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l ' abito cortigiano , lo scarso senso della propria responsabilità , il vezzo di attendere dal duce , dal domatore , dal deus ex machina la propria salvezza . La lotta politica in regime mussoliniano non è facile : non è facile resistergli perché egli non resta fermo a nessuna coerenza , a nessuna posizione , a nessuna distinzione precisa ma è pronto sempre a tutti i trasformismi . Dovrà ineluttabilmente l ' Italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica a questi costumi anacronistici e cortigiani ? O le forze della nuova iniziativa popolare e di ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla nostra storia futura ? A questo punto è evidente che una nostra profezia riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta piuttosto all ' iniziativa del lettore .
MOSCA GAETANO ( ELEMENTI DI SCIENZA POLITICA , 1923 )
Saggistica ,
ALLA DOLCE E CARA MEMORIA DI MIA FIGLIA GRAZIELLA DEDICO QUESTE PAGINE ALLE QUALI HO CONSACRATO LE ORE MIGLIORI DELLA MIA VITA . PREFAZIONE Il volume che ora viene alla luce consta di due parti : la prima è la seconda edizione degli Elementi di scienza politica , che furono pubblicati alla fine del 1895; la seconda è completamente nuova e fu pensata e scritta negli ultimi due o tre anni . Essendo infatti da un pezzo esaurita la prima edizione del lavoro sulla scienza politica , pubblicato quasi trenta anni fa , diventava necessario farne una nuova ; ma intanto erano mutati i tempi , nuovi avvenimenti erano maturati ed essi mi fornivano nuovi dati dei quali dovevo tener conto , anche perché modificavano sensibilmente alcuni dei modi di vedere ai quali mi ero conformato quando scrivevo la prima parte del lavoro . Né devo nascondere al lettore che a ciò hanno contribuito quelle variazioni che avvengono nel carattere e nella mentalità di qualunque uomo , finché l ' uno e l ' altra , con l ' età molto avanzata , non si cristallizzano in una forma definitiva . Date queste mie condizioni intellettuali e morali , o dovevo rifare la prima parte dell ' opera o dovevo scriverne un ' altra , che perfettamente corrispondesse alla mia odierna maniera di pensare . Ho scelto quest ' ultima soluzione , aggiungendo alla prima parte del lavoro solo le poche note che sono segnate con un asterisco , anche perché tenevo a mantenere integra l ' interpretazione che molti anni fa avevo dato ad alcuni importanti problemi politici , interpretazione che fatti recentissimi hanno oggi confermato . Ma , tanto nella prima che nella seconda parte del presente lavoro , mi sono sforzato di mantenermi fedele al metodo che , fin da quando ancora giovanissimo scrivevo la Teorica dei governi , ho adottato e che poi ho cercato sempre di praticare apportandovi tutti i miglioramenti di cui ero capace . Da moltissimi anni sono convinto che l ' unico sistema possibile col quale l ' uomo può fino ad un certo punto dominare le proprie passioni e migliorare le proprie sorti consiste nello studio della psicologia umana individuale e collettiva . Fin da un ' epoca molto remota la saggezza ellenica avea giudicato che la maniera più efficace che avea l ' uomo per elevare il proprio carattere e moderare gli effetti di alcuni suoi istinti consistesse nella conoscenza di se stesso . È quindi spiegabile se ho creduto e credo fermamente che un simile metodo possa applicarsi con uguali risultati allo studio della psicologia collettiva . Esso anzi fu già ad essa applicato più di ventidue secoli fa , nell ' epoca cioè nella quale il grande Aristotele scriveva la sua Politica , e ben altri risultati potrebbe dare oggi quando , mercé il progresso degli studi storici , geografici e statistici , conosciamo tanta parte del passato e del presente dell ' umanità . Aggiungerò che l ' esempio dell ' Economia politica la quale , studiando collo stesso sistema i fenomeni economici , ha potuto sicuramente mettere in evidenza alcune delle leggi che li regolano , mi ha oltremodo confortato a persistere nella via che da un pezzo avevo scelto . Naturalmente non mi nascondo le grandi difficoltà che presenta l ' uso del metodo che ho rapidamente accennato , fra le quali occupa uno dei primi posti la quantità di cognizioni esatte che esso richiede su tutto quanto è accaduto ed accade nelle società che hanno una storia ; né io mi lusingo di averle tutte superate . Quindi posso soltanto affermare che ho fatto del mio meglio , fiducioso che , se la civiltà umana saprà superare la procella che oggi la minaccia , la modesta opera mia potrà essere da altri continuata e perfezionata e che potranno essere a poco a poco colmate tutte le grandi lacune che essa oggi presenta . Dirò , per ultimo , che mi sono sforzato di comprimere tutte quelle passioni e quei sentimenti che potevano annebbiare la visione obiettiva dei fatti sui quali dovevo fondare le mie con clusioni . Riconosco che la completa riuscita di questo sforzo esigerebbe che l ' uomo non fosse più tale , ma credo di aver fatto tutto ciò che , mercé la buona fede e la buona volontà , si poteva in questo senso ottenere . Prossimo a chiudere la mia carriera scientifica , ho fermamente voluto esporre , senza odi , senza collera , senza entusiasmi , colla serenità che solo l ' età avanzata può dare , tutto quanto lo studio degli avvenimenti e del carattere umano aveva potuto insegnarmi . Torino , dicembre del 1922 . Dilexi justitiam , quaesivi veritatem . CAPITOLO I . Il metodo nella scienza politica . I . Origini e scopi della scienza politica . - - II . Perché si è scelta questa denominazione . - - III . Il metodo sperimentale e l ' origine delle scienze . - - IV . Varie applicazioni di questa metodo nella scienza politica . - - V . Sistema che dà la prevalenza all ' ambiente fisico ­ nello studio della scienza politica . VI . Della prevalenza dei popoli del settentrione su quelli del mezzogiorno . - - VII . Continua lo stesso argomento . - - VIII . I vari tipi di organizzazione politica e le diversità di clima . - - IX . Importanza della diversa configurazione del suolo . - - X . Sistema che fa dipendere i fenomeni politici dalla diversità delle razze umane . - - XI . Razze superiori ed inferiori . - - XII . Il genio delle razze . - - XIII . Il sistema evoluzionista e la lotta per l ' esistenza . - - XIV . Il progresso politico ed il miglioramento fisico delle razze umane . - - XV . Riassunto delle teoriche evoluzioniste . - - XVI . Il metodo storico fondato sulla identità fondamentale delle tendenze ed attitudini politiche delle grandi razze umane . - - XVII . Nuovi materiali di cui questo metodo dispone . - - XVIII . Obiezioni che ad esso si fanno . - - XIX . Condizioni alle quali questo metodo può essere bene adoperato . - - XX . Continuazione dello stesso argomento e conclusione . I . - - Da molti secoli si è affacciata alla mente dei pensatori l ' ipotesi che i fenomeni sociali , che davanti ad essi si svolgevano , non fossero meri accidenti , né la manifestazione di una volontà soprannaturale ed onnipotente , ma piuttosto l ' effetto di tendenze psicologiche costanti , che determinano l ' azione delle masse umane . Fin da Aristotele si è cercato di scoprire le leggi e le modalità che regolano l ' azione di queste tendenze e lo studio , che ha avuto questo obietto , si è chiamato politica . Nei secoli decimosesto e decimosettimo molti scrittori , in Italia specialmente , si occuparono di politica . Però essi , a cominciare da Machiavelli , che è fra tutti il più famoso , non si occuparono tanto di determinare quelle tendenze costanti in tutte le società umane , che abbiamo già accennato , quanto d ' investigare le arti per le quali un uomo od una classe di persone potevano arrivare a disporre del supremo potere , in una data società , ed a difendersi contro gli sforzi di coloro che li volevano surrogare . Si tratta di due cose , che , sebbene abbiano qualche punto di contatto tra loro , pure sono sostanzialmente diverse . Un esempio , che crediamo molto calzante , dimostra ciò assai meglio di un lungo ragionamento . L ' Economia politica studia le leggi o le tendenze costanti , che regolano nelle società umane la produzione e la distribuzione della ricchezza : ma questo studio non equivale in niun modo all ' arte di arricchirsi e di conservare le dovizie . Un valentissimo economista può infatti essere assolutamente inetto a costituirsi un patrimonio , ed un banchiere , un industriale , uno speculatore , sebbene possano ricavare qualche lume dalla conoscenza delle leggi economiche , non hanno bisogno di esserne maestri e riescono del resto a fare abbastanza bene i loro affari anche se completamente le ignorano . II . - - Ai giorni nostri lo studio iniziato da Aristotele si è sud diviso e specializzato , sicché più che la scienza abbiamo le scienze politiche . Inoltre si è cercato di fare la sintesi , di coordinare i risultati di queste scienze ed é nata così la Sociologia . Anche gli scrittori di diritto pubblico , i quali interpretano e commentano le leggi positive , quasi sempre sono trascinati all ' indagine delle tendenze generali alle quali queste leggi sono inspirate , e gli storici , che narrano gli avvenimenti umani , dall ' esame di questi hanno spessissimo cercato di dedurre le leggi che li regolano e li determinano . Così fecero nell ' antichità Polibio e Tacito , nel secolo decimosesto Guicciardini , nel secolo presente Macaulay e Taine . Filosofi , teologi , giuristi , quanti hanno avuto per fine diretto od indiretto dei loro lavori il miglioramento della umana società , ed hanno perciò esaminato le leggi che ne regolano l ' organizzazione , possono essere considerati , almeno da un lato , come studiosi di scienze politiche . Sicché forse una buona metà dello scibile umano , una somma immensa di sforzi intellettuali , che l ' uomo ha impiegato alla ricerca del suo passato , a scrutare il suo avvenire , a studiare la propria natura morale e sociale , si può considerare come ad esse consacrata . Fra le scienze politiche o sociali una branca ha finora raggiunto una maturità scientifica tale che , per la sicurezza e l ' abbondanza dei risultati acquisiti , si lascia notevolmente indietro tutte le altre . Intendiamo alludere all ' Economia politica . Infatti verso la fine del secolo decimottavo alcuni ingegni potenti hanno isolato i fenomeni riguardanti la produzione e la distribuzione della ricchezza dagli altri fenomeni sociali , ed , isolatamente guardandoli , sono riusciti a determinare molte delle leggi o tendenze psicologiche costanti alle quali ubbidiscono . L ' isolamento dei fenomeni economici dagli altri rami delle scienze sociali , e specialmente l ' uso invalso di considerarli come indipendenti dagli altri fenomeni , che riguardano l ' organizzazione dei poteri politici , se da una parte spiega i rapidi progressi dell ' Economia politica , dal l ' altra è forse la causa principale per la quale alcuni postulati di questa scienza sono ancora soggetti a discussione . Sicché forse , coordinando le proprie osservazioni con altre che riguardano altri lati della psicologia umana , l ' Economia politica potrà fare nuovi e decisivi passi in avanti . È indiscutibile però che non si possono studiare le tendenze che regolano l ' ordinamento dei poteri politici senza tener conto dei risultati , che l ' Economia politica , questa scienza sorella che ha raggiunto più presto la sua maturità , ha di già ottenuto . Noi lo studio delle tendenze suddette , che forma oggetto di questo nostro lavoro , chiamiamo Scienza politica . Ed abbiamo scelta questa denominazione perché fu la prima usata nella storia dello scibile umano , perché ancora non è caduta in disuso , ed anche perché nome nuovo di Sociologia , che , dopo Augusto Comte , si è da molti scrittori , adottato , non ha ancora una significazione ben determinata e precisa e , nell ' uso comune , comprende tutte le scienze sociali , frà le quali anche le economiche e quelle che hanno per obietto lo studio delle leggi che determinano la delinquenza , anziché quell ' una , che ha per suo scopo principale l ' esame dei fenomeni , che più propriamente e specialmente si chiamano politici . III . - - Una scienza risulta sempre da un sistema di osservazioni fatte sopra un dato ordine di fenomeni con speciale cura , con appropriati metodi e coordinate in modo da giungere alla scoperta di verità indiscutibili , che all ' osservazione volgare e comune sarebbero rimaste ignote . Le scienze matematiche forniscono l ' esempio più semplice e più fa cile porre in luce come si forma il procedimento scientifico . L ' assioma è il frutto di un ' osservazione accessibile a tutti e la cui verità salta subito agli occhi anche dei profani ; richiamando e coordinando diversi assiomi si arriva alla dimostrazione dei più facili teoremi , e poi , coordinando ancora le verità ricavate da questi teoremi con quelli degli assiomi , si arriva alla dimostra zione di nuovi teoremi più difficili ancora , e la cui verità non si può intuire né provare da chi in quelle scienze non sia iniziato . Analogamente si procede nella fisica e nelle altre scienze naturali , ma in esse il metodo comincia a complicarsi con nuovi elementi : spesso non basta coordinare parecchie osservazioni semplici per ottenere la dimostrazione di una verità , che chiameremo composta , ossia non percepibile a prima vista , ma , nella maggior parte dei casi , ciò che in matematica è l ' assioma si ottiene per mezzo di un esperimento o di lunghe esperienze . Or sì l ' uno che le altre hanno un valore quando si fanno con metodi speciali ed accurati e da persone che a questi metodi sono state debitamente iniziate . Nei primordi delle singole scienze il vero procedimento scientifico è quasi sempre dovuto ad ipotesi felici , che poi sono state provate dalle esperienze e dalle osservazioni dei fatti , e che alla loro volta hanno spiegato moltissime altre esperienze e moltissimi altri fatti . Quasi sempre un lungo periodo d ' empirismo , dei sistemi sbagliati , che impedivano di coordinare utilmente i dati che si raccoglievano sui singoli fenomeni , dei metodi di osservazione imperfetti od errati hanno preceduto il periodo veramente scientifico di una data disciplina . È così che , per lunghi secoli , l ' astronomia e la chimica si son dibattute negli errori e nei vaneggiamenti dell ' astrologia e dell ' alchimia . Solo dopo che i cervelli umani si sono affaticati per molto tempo sopra un dato ordine di fenomeni , l ' abbondanza dei dati raccolti , il perfezionamento dei metodi e degli strumenti materiali dell ' osservazione , la intuizione e la lunga pazienza di potenti ingegni hanno prodotto quelle ipotesi felici , che abbiamo accennato , ed hanno reso possibile una vera scienza . Da quanto abbiamo detto si deduce facilmente che non basta per ottenere dei veri risultati scientifici che , sopra un dato ordine di fenomeni , si proceda col sistema dell ' osservazione e dell ' esperienza . Francesco Bacone si illuse , e forse anche molti pensatori e scrittori nostri contemporanei si fanno illusioni , sulla capacità assoluta che il detto sistema ha nello scoprire la verità scientifica . In verità perché l ' osservazione dei fatti e l ' esperienza diano buoni risultati sono necessarie le condizioni che abbiamo testé accennato ; malamente usate e quando il procedimento scientifico è errato conducono a scoperte fallaci e possono anche dare un colore di serietà a vere sciocchezze . In fondo l ' astrologia e l ' alchimia , che abbiamo già citato , erano fondate sopra vere o pretese osservazioni di fatti ed esperienze : ma il metodo di osservazione , o meglio il punto di vista che tutte le informava e coordinava , era profondamente errato . Il famoso Martino Delrio quando scriveva il suo libro De disquisitione magicarum , credeva di fondarsi sull ' osservazione dei fatti determinando le differenze fra il maleficio amatorio , l ' ostile ed il sonnifero e rivelando le arti ed i costumi delle streghe e dei maliardi , ed intendeva appunto che la sua esperienza dovesse giovare a scoprirli ed a premunirsene . Credevano di fondarsi pure sull ' osservazione dei fatti gli economisti anteriori ad Adamo Smith , che la ricchezza di una nazione facevano unicamente consistere nel denaro e nella produzione della terra ; e sui fatti e sulle esperienze quasi universalmente riconosciute dai suoi contemporanei si basava don Ferrante , tipo dello scienziato del seicento dipinto così efficacemente dal Manzoni , quando con un ragionamento , nelle apparenze e nella forma perfettamente logico e positivo , volea provare l ' impossibilità che esistesse il contagio della peste bubbonica . IV . - - La scienza politica non crediamo che neanche ora , sia entrata interamente nel vero periodo scientifico . Sebbene uno studioso possa in essa vedere molte cose , che sfuggono all ' attenzione di un profano , pure non ci pare che possa fornire un complesso di verità indiscutibili , riconosciute da tutti coloro che in questa disciplina sono iniziati , e molto meno che abbia già acquistato un metodo d ' indagini sicuro e da tutti universalmente accettato . Le cause di questo fatto son varie , ma noi per ora ci asterremo dallo esporre il nostro pensiero in proposito . Diremo soltanto che ci pare che esse non siano per nulla attribuibili a deficienza degli ingegni , che sopra gli argomenti politici hanno meditato , ma piuttosto alla maggiore complessità dei fenomeni che ad essi si riferiscono , e sopra tutto alla quasi impossibilità , che ci è stata fino a pochi decennii fa , di avere larga ed esatta cognizione di quei fatti , dallo studio dei quali può ricavarsi la nozione di quelle leggio tendenze costanti , che regolano l ' ordinamento politico delle società umane . Per quanto possiamo crederli incompleti o manchevoli , è intanto nostro dovere di fare un rapido esame dei vari metodi o sistemi d ' idee coi quali si è proceduto finora allo studio della scienza politica . Parecchi di essi non sono stati e non sono che una giustificazione più o meno filosofica , teologica o razionale di certi tipi di organizzazione politica , che hanno avuto per secoli una parte importante , e talvolta l ' hanno ancora , nella storia dell ' umanità . Giacché , come vedremo più avanti , una delle tendenze sociali più costanti è appunto questa di spiegare mediante una teoria razionale od una credenza soprannaturale la forma di Governo esistente . Abbiamo avuto perciò una pretesa scienza politica a servizio di quelle società in cui le credenze soprannaturali predominano ancora negli animi umani , e nelle quali perciò l ' esercizio dei poteri politici trova la sua spiegazione nella volontà di Dio o degli Dei , e abbiamo avuto , e abbiamo , un ' altra scienza politica che gli stessi poteri legittima volendone fare una libera e spontanea espressione della libera volontà del popolo , ossia della maggioranza degli individui che compongono una data società . Dobbiamo a preferenza occuparci di due fra tutti questi sistemi e metodi di osservazione politica , i quali hanno un carattere più obiettivo ed universale e tendono a trovare le leggi con cui si spiega l ' esistenza di tutte le varie forme di regime politico , che esistono nel mondo . Questi due metodi sono : quello che fa dipendere la differenziazione politica delle varie società dalla varietà dell ' ambiente fisico , e sopratutto del clima dei paesi in cui esse abitano , e l ' altro che la fa dipendere principalmente dalle differenze fisiche , ed in conseguenza psicologiche , che vi sono fra le diverse razze umane . L ' uno fa prevalere nelle scienze sociali il criterio dell ' ambiente fisico , l ' altro quello etnologico o somatico . Tutti e due hanno una parte troppo importante nella , storia della scienza , ed anche nella scienza contemporanea , ed un carattere apparentemente troppo positivo e sperimentale perché ci sia possibile il dispensarci d ' esaminarne il vero valore scientifico . V . - - A cominciare da Erodoto ed Ippocrate e venendo fino al secolo presente , grandissimo è il numero degli scrittori , che hanno parlato dell ' influenza del clima sui fenomeni sociali in genere e specialmente sui fenomeni politici . Molti hanno anche cercato di provarla ed hanno su di essa fondato interi sistemi scientifici . Fra questi primeggia il Montesquieu , il quale forse più decisamente di ogni altro ha affermato l ' influenza preponderante del clima sul senso morale e sull ' ordinamento politico delle nazioni : « Avvicinandovi ai paesi del Mezzogiorno voi potete credere di allontanarvi dalla morale stessa » scrisse nello Spirito delle leggi , ed in altro brano della stessa opera , sentenziò che la libertà è incompatibile con i paesi caldi e che essa non prospera dove fiorisce l ' arancio . Altri scrittori ammettono che la civiltà sia nata nei paesi caldi , ma sostengono pure clic il suo centro di gravità si sia andato sempre più spostando verso il nord e che ivi oggi sono posti i paesi politicamente meglio organizzati . Cominciando a trattare quest ' argomento ci pare quasi superfluo il rammentare che il clima di un paese non dipende esclusiva mente dalla sua latitudine ma risente anche l ' influenza di altre circostanze , quali sarebbero l ' altezza sul livello del mare , l ' esposizione , i venti dominanti , ecc . Bisogna anche avvertire che non tutto l ' ambiente fisico dipende dal clima , cioè dalle variazioni termometriche ed idrometriche ; concorrono a determinarlo anche altre circostanze , ad esempio la maggiore o minore popolazione , che una contrada può avere , e perciò il grado al quale vi è arrivata la cultura del suolo ed anche il genere di cultura più comunemente in uso . È innegabile poi che l ' influenza , che il clima può esercitare in tutta la vita e sull ' ordinamento politico di un popolo , deve andare continuamente diminuendo col crescere della civiltà . Il regno vegetale è senza dubbio quello più sottomesso alle condizioni atmosferiche e telluriche , perché le piante , tranne che non siano allevate nelle stufe , mancano quasi assolutamente dei mezzi di reagire e difendersi contro le influenze esterne . Gli animali lo sono già di meno , perché per essi la difesa e la reazione non è del tutto impossibile . L ' uomo , anche selvaggio , lo è ancora meno , perché sempre superiori a quelli degli animali sono i suoi mezzi di difesa , e meno di tutti lo è l ' uomo d ' avanzata civiltà , che dispone di tali risorse da risentire relativamente ben poco gli effetti dei cambiamenti di clima , e queste risorse tuttodì va aumentando e perfezionando . Ciò premesso , ci pare un concetto ovvio ed accettevole questo : che le prime grandi civiltà siano nate nei siti dove la natura presentava più facilitazioni o minori resistenze ; sicché generalmente esse hanno prosperato nelle grandi vallate di clima piuttosto caldo e bene irrigue , che , con relativa facilità , permettono la cultura di qualche cereale , cultura necessaria al sostentamento di grandi masse umane in spazii relativamente piccoli . Questa induzione è confermata dalla storia , che ci mostra le prime civiltà essere sorte nello vallate del Nilo , dell ' Eufrate , del Gange e del fiume Giallo , oppure nell ' altipiano di Anahuac , paesi che appunto presentano tutte le condizioni fisiche da noi accennate . Una volta però che l ' uomo è riuscito , in un sito eccezionalmente favorevole , ad organizzare le sue forze in modo da domare la natura , può in seguito vincerla in altri luoghi , nei quali essa si mostra più restia . Ai giorni nostri , tranne le contrade polari e forse qualche regione equatoriale e qualche altra , che , per malaria o soverchia aridità , presenta specialissime condizioni sfavorevoli , tutti gli altri paesi sono o possono diventare suscettibili di albergare popoli civili . VI . - - La regola per la quale la civiltà si espande sempre dal sud verso il nord , o meglio dai paesi caldi ai freddi , ci pare una di quelle formole sempliciste , che hanno la pretesa di spiegare , me diante una causa unica , fenomeni molto complessi . Essa non si fonda che sopra un frammento della storia , su quella di un solo periodo della civiltà europea , ed anche questo superficialmente studiato . Esaminando con metodo analogo una carta geografica , osservando ad es . quella della Germania settentrionale o della Siberia , si potrebbe trarne la legge che tutti i fiumi scorrono da sud a nord , perché ciò avviene in quei paesi , che hanno le alture a mezzogiorno ed il mare a tramontana . La regola potrebbe essere invertita se si osservasse la Russia meridionale , e nell ' America meridionale potrebbe trovarsene una terza : cioè che i fiumi scorrono da ovest ad est . La verità è che i fiumi , senza alcun riguardo alla latitudine od alla longitudine , scorrono sempre dall ' alto in basso , dal monte o dagli altipiani verso il mare od i laghi . E diremmo quasi che , considerando come contrade più basse quelle dove si trova meno resistenza , analoga è la legge che regola l ' espansione delle varie civiltà . Il movimento incivilitore procede indifferentemente da sud a nord e da nord a sud , ma va sempre a preferenza verso quella direzione nella quale incontra minori ostacoli naturali e sociali ed intendo per questi ultimi l ' urto di un ' altra civiltà originale , che si espande in senso inverso alla prima . Difatti la civiltà chinese , nata nelle provincia centrali dell ' impero , a nord è stata fermata dagli sterili e freddi altipiani del l ' Asia centrale , mentre al sud si è potuta estendere non solo nelle provincie meridionali della China propriamente detta , ma anche nell ' Indochina . Anche la civiltà indiana trovando al nord la quasi insuperabile catena dell ' Imalaia si è estesa dal nord al sud , dall ' India settentrionale nel Deccan e poi anche a Ceylon ed a Giava . La civiltà egiziana si estese a nord finché trovò nella Siria settentrionale la potente confederazione dei Khetas , cioè l ' urto di un ' altra civiltà ; potè al contrario espandersi maggio mente al sud , risalendo il corso del Nilo da Menfi a Tebe e da Tebe a Meroe . La civiltà persiana , erede di quelle antichissime della Mesopotamia , si estese da oriente ad occidente , direzione nella quale trovava meno ostacoli naturali , finché non urtò nella civiltà greca . Alla sua volta la civiltà greco ­ romana , abbracciando tutto il bacino del Mediterraneo , limitata al sud da deserti insuperabili , all ' Est dalla civiltà orientale , rappresentata dall ' impero partico e poi dal persiano , si estese a nord finché non incontrò le paludi e le foreste , allora difficilissime , della Germania settentrionale e della Scozia . Anche la civiltà maomettana , limitata al sud dal mare e dal deserto , dovette avanzarsi verso il nord ­ ovest . Nel Medio Evo la civiltà europea , stretta al sud dalla civiltà araba , che le tolse tutta la parte meridionale del bacino del Mediterraneo , si allargò verso il nord , acquistando la Scozia , la Germania settentrionale , la Scandinavia e la Polonia . Al giorno d ' oggi la civiltà europea si estende in tutte le direzioni , dovunque vi sono terreni scarsi di popolazione e facilmente colonizzabili o nazioni di civiltà decaduta che aspettano chi le conquisti . Ed aggiungiamo che anche il centro , il focolare precipuo di una civiltà si sposta , secondo che essa si estende in un senso o nell ' altro , obbedendo alla legge che abbiamo accennato . I paesi che stanno alla frontiera di un tipo di coltura umana non sono ordinariamente quelli che in essa eccellono . Quando la civiltà europea abbracciava l ' intero bacino del Mediterraneo , la Grecia propriamente detta e l ' Italia meridionale stavano al centro del mondo civile e erano i paesi più prosperi , più colti , più ricchi ; quando diventarono la più avanzata avanguardia , che stava di fronte al mondo maomettano , necessariamente decaddero . VII . - - Ipotesi pure molto arrischiata ci pare quella che attribuisce una moralità superiore ai popoli del settentrione di fronte a quelli del mezzogiorno . La moralità risulta da qualità così complesse dell ' animo e della mente , ed hanno tanta parte nelle sue affermazioni positive e negative le circostanze esteriori in cui si svolge la vita umana , che è già un giudizio abbastanza difficile il determinare se un singolo individuo sia potenzialmente più morale di un altro ; e lo stesso giudizio diventa difficilissimo quando lo si vuol fare rispetto a due società , a due masse umane composte di numerosissimi individui . I dati statistici su questo argomento non possono dir tutto e spesso non dicono neanche abbastanza , e le impressioni personali , quasi sempre troppo subiettive sono anche più fallaci delle statistiche . Il vizio , che più comunemente si attribuisce ai meridionali , è la lussuria , mentre la ubbriachezza è più generalmente imputata ai settentrionali . Ma si può invero osservare che i Negri del Congo si ubbriacano più vergognosamente dei contadini russi e degli operai svedesi e quanto alla lussuria pare che le abitudini ed il tipo di organizzazione sociale , che ogni popolo per una serie di circostanze storiche si è creato , vi influiscano più del clima . San Vladimiro , lo czar che santificato diventò il patrono di tutte le Russie , prima di convertirsi al cristianesimo teneva più donne nei suoi serragli di quante ne poteva avere il califfo Harun ­ al ­ Raschid ed Ivan il terribile per la crudeltà come per la lussuria emulò e superò Nerone , Eliogabalo ed i più feroci sultani dell ' oriente . Ai giorni nostri la prostituzione di Londra , Parigi e Vienna ha forse superato quella antica di Babilonia e di Delhi . Nell ' Europa odierna il massimo dei reati di libidine lo presenta la Germania , vengono dopo in ordine decrescente , il Belgio , la Francia , l ' Austria ­ Ungheria ; l ' Italia occupa un posto vicino al minimo , il quale è segnato dalla Spagna . Molti fra i sociologi criminalisti generalmente ammettono che nel Sud prevalgono i reati di sangue , quelli contro le persone , mentre attribuiscono al nord un maggior numero di reati contro la proprietà . Ma il Tarde ed il Colajanni hanno dimostrato al l ' evidenza che le relazioni , che si sono volute trovare tra le varie forme della delinquenza ed il clima sono piuttosto da attribuirsi alle differenze di condizioni sociali , che talora si riscontrano tra le varie regioni di uno stesso Stato . È vero che negli Stati Uniti d ' America , in Francia e anche in Italia si osserva costantemente una prevalenza dei reati di sangue al sud , mentre al nord vi è un numero relativamente maggiore di reati contro la proprietà , ma come fa rilevare benissimo lo stesso Tarde , in tutti questi paesi le contrade meridionali sono più prive di comunicazioni , più lontane dai grandi centri industriali e dai focolari della odierna civiltà delle contrade settentrionali ; or è naturale che la forma violenta della criminalità prevalga , indipendentemente dal clima , nei paesi più rozzi , mentre la criminalità astuta diventa più comune in quelli più colti . E tanto è vero che questa è la migliore spiegazione del fenomeno , che i dipartimenti francesi dove la criminalità violenta è più elevata sono , è vero , nel mezzogiorno della Francia , ma hanno un clima relativamente freddo perché montagnosi . Ciò si osserva anche in Italia , dove la Basilicata , contrada che ha dato uno dei più forti contingenti dei reati di sangue , è un paese montagnoso di clima relativamente freddo , e son coperti di neve per gran parte dell ' anno i gioghi del Matese , del Gargano e della Sila e quelli dove stanno alcuni Comuni della Sicilia famosi per imprese sanguinarie e brigantesche . VIII . - - Venendo poi alla parte strettamente politica della quistione diremo che , prima di sentenziare che i meridionali siano incapaci di libertà , bisogna intendersi sul significato preciso e scientifico di questa parola . Se ammettiamo che paese più libero sia quello in cui i diritti dei governati sono meglio difesi contro l ' arbitrio personale e la voglia di prepotere dei governanti , dobbiamo convenire che istituzioni politiche sotto questo riguardo ritenute migliori , sono state in vigore tanto in paesi freddi quanto in altri temperati molto , come , ad esempio , la Grecia e Roma . Viceversa l ' arbitrio dei governanti innalzato a sistema di governo si può trovare anche in paesi freddissimi come la Russia . Il sistema costituzionale non ebbe inizi più vigorosi nella brumosa Inghilterra che nell ' Aragona , nella Castiglia ed in Sicilia . Ammesso che presentemente le diverse modalità di governo rappresentativo possano essere riguardate come le forme di regime politico meno imperfette , noi le troviamo in vigore in Europa , tanto al nord che al sud , e , fuori d ' Europa , funzionario forse tanto bene nel freddo Canadà che al Capo di Buona Speranza , dove il clima , se non caldo addirittura , è certo temperatissimo . La ragione per la quale i meridionali dovrebbero essere meno atti ad un regime politico libero ed elevato non può essere altra che questa : che essi hanno minore energia fisica e sopratutto minore energia morale ed intellettuale . È infatti una opinione molto comune che i settentrionali siano destinati con la loro superiore energia , che si esplica nel lavoro , nelle armi , nelle scienze , a conquistare sempre i fiacchi meridionali . Ma questa opinione è anche più superficiale e più contradetta dai fatti di quelle che abbiamo precedentemente confutato . Invero le civiltà nate e sviluppate in climi caldi o molto temperati ci hanno lasciato monumenti , che testimoniano di una avanzata cultura e di una incalcolabile energia di lavoro , che riesce più maravigliosa quando si rammenta che esse non disponevano di quelle macchine , che ora centuplicano le forze dell ' uomo . La laboriosità di un popolo più che dal clima pare che dipenda da abitudini che sono in gran parte determinate dalle sue vicende storiche . In generale hanno abitudini laboriose i popoli di antica civiltà , pervenuti da lungo tempo allo stadio agricolo e che pure da lungo tempo hanno goduto di un regime politico tollerabile , il quale assicura ai lavoratori una parte almeno del frutto dei propri sforzi . Al contrario i popoli barbari e semibarbari , o ricaduti in una parziale barbarie , abituati a vivere in parte di guerra e di ladroneccio , fuori della guerra e della caccia sogliono essere pigri ed inerti . Come tali infatti Tacito descrive i Germani antichi , tali sono adesso le Pelli Rosse dell ' America . settentrionale e oltremodo pigri sono pure i Calmucchi , sebbene i primi abbiano abitato e gli altri abitino ancora in paesi molto freddi . Al contrario laboriosissimi sono i Chinesi delle provincie meridionali e con gran tenacia sanno lavorare i Fellah egiziani . E se la mancanza di grandi industrie nella parte più meridionale dell ' Europa ha fatto nascere ed alimenta il pregiudizio che i suoi abitanti siano poco laboriosi , chi conosce bene quelle popolazioni sa benissimo che in generale quest ' accusa è poco meritata . Se ammettiamo che la superiorità militare sia una prova di maggiore energia , in verità è difficile stabilire se i settentrionali abbiano vinto e conquistato i meridionali più di frequente di quello che ne siano stati alla lor volta vinti e conquistati . Eran Egiziani , che nei loro bei momenti percorsero fino alle montagne dell ' Armenia , ed abitavano in un paese di clima temperatissimo quei guerrieri Assiri , dei quali si può detestare la crudeltà ma bisogna anche ammirare l ' indomabile energia bellicosa . Eran meridionali i Greci , che seppero conquistare tutta l ' Asia occidentale , e con le armi , le colonie , i commerci , la superiorità del loro genio , ellenizzarono tutta la parte orientale del bacino del Mediterraneo e gran parte di quello del Mar Nero . Lo erano anche i Romani , le cui legioni coprirono i piani della Dacia , penetrarono nelle inaccessibili foreste della Germania ed inseguirono i Pitti ed i Caledoni fin nei più remoti ricettacoli delle loro fredde e selvagge montagne . Erano meridionali gl ' Italiani del Medio Evo , che fecero prodigi d ' attività militare , industriale , commerciale ; e meridionali erano gli Spagnuoli del cinquecento , quei famosi conquistadores , che in meno di mezzo secolo , esploravano , percorrevano e conquistavano la maggior parte dell ' America . Meridionali erano , rispetto agl ' Inglesi , quei Franco Normanni , seguaci di Guglielmo il conquistatore , che in pochi anni seppero spossessare quasi del tutto gli abitatori della parte meri dionale della Gran Brettagna , e che , colla spada alle reni , perseguitarono gli Angli fino all ' antica , muraglia romana ; e meridionali in senso assoluto quegli Arabi , che , in meno di un secolo , seppero imporre la loro conquista , e , colla conquista la lingua , religione e civiltà loro a tanta parte di mondo quanta ne hanno forse conquistata e colonizzata gli Anglo ­ Sassoni in parecchi secoli . IX . - - Le differenze di organizzazione sociale determinate dalla configurazione del suolo possono essere considerate come appendice di quelle dovute alla varietà dei climi , sebbene siano forse più importanti . Non si può negare infatti che l ' essere un paese più o meno piano o montuoso , il trovarsi sulle grandi vie di comunicazione o l ' esserne appartato , sono elementi che influiscono nella sua storia molto più di alcuni gradi in più o in meno nella sua media termometrica ; ma neppure la loro importanza deve essere esagerata al punto da farne una legge fatale . Certe circostanze topografiche , che , date alcune condizioni storiche , sono favorevoli , in altre condizioni diventano sfavorevolissime e viceversa . La Grecia , quando tutta l ' Europa era ancora all ' età del bronzo e nei primordi di quella del ferro , si trovò in condizione meravigliosamente favorevole per diventare il primo paese civile di questa parte del mondo ; perché , a preferenza di qualunque altra contrada , potè ricevere le infiltrazioni della civiltà egiziana e di quelle asiatiche . Ma nell ' epoca moderna , fino a quando si tagliò l ' istmo di Suez , si può dire che lo stesso paese sia stato fra quelli d ' Europa più sfavorevolmente situati , perché lontano dal centro della coltura europea e dalle grandi vie del commercio transatlantico ed indiano . Altra opinione abbastanza diffusa in questi argomenti è quella che fa i montanari abitualmente superiori ai pianigiani e destinati quasi sempre a conquistarli . Certo essa è meno infondata di quella che attribuisce una grande superiorità ai popoli settentrionali , perché , se è discutibile che un clima freddo sia più salutare di quello temperato o caldo , sembra accertato che i paesi elevati sono quasi sempre più salubri di quelli bassi , e miglior salute vuol dire costituzione fisica più forte e perciò maggiore energia individuale . Ma non sempre una maggiore energia individuale va unita ad una più fonte organizzazione della compagine sociale , della quale in fondo dipende l ' essere una gente dominatrice o dominata . Ora un saldo organismo politico , che riunisca e diriga gli sforzi di grandi masse d ' uomini , è più facile che sorga e si mantenga nelle pianure anziché nelle montagne . Difatti noi vediamo in Oriente i montanari Circassi , Curdi ed Albanesi avere individualmente spesso raggiunta una grande importanza , le loro bande , che entravano al servizio degli imperi limitrofi , essere spesso diventate influenti e temute , ma l ' Albania , la Circassia ed il Curdistan non hanno mai , in tempi storici , formato il nocciolo di grandi imperi indipendenti , anzi sono stati sempre attratti nell ' orbita dei grandi organismi politici , che hanno toccato i loro confini . Anche gli Svizzeri hanno avuto grande importanza come individui e come corpi di soldati mercenari , ma la Svizzera , come nazione , non ha mai pesato sensibilmente nella bilancia politica d ' Europa . Nella storia , poi , in generale , si vede che se le ardite bande dei montanari hanno spesso devastato più che conquistato le pianure , più spesso ancora gli eserciti organizzati dei pianigiani sono riusciti vincitori degli sforzi sconnessi dei montanari e li hanno stabilmente domati . Furono i Romani che conquistarono i Sanniti , mentre questi poterono solo qualche volta vincere i Romani ; e , nella Gran Brettagna , se le bande dei montanari scozzesi scorsero e devastarono qualche volta il nord dell ' Inghilterra , gl ' Inglesi pianigiani vinsero e conquistarono più di frequente la montuosa Scozia e finirono col domarne gli umori riottosi e coll ' assimilarla completamente . Né del resto si può ammettere che i popoli abitanti nelle pianure debbano essere necessariamente destituiti o anche scarsi di energia : basta riflettere che gli Olandesi , i Tedeschi settentrionali , i Russi e gli stessi Inglesi sono in gran parte abitatori di un paese molto basso per comprendere quanto un ' opinione simile sarebbe poco fondata . X . - - Il metodo che fa dipendere , dalla razza alla quale un popolo appartiene oltre che il grado di progresso civile , che genericamente ha raggiunto , anche il tipo di ordinamento politico , che ha adottato , è molto meno antico dell ' altro , che arbitro di tutto fa il clima . Né poteva essere altrimenti , perché l ' antropologia e la filologia comparata , sulle quali è fondata la classificazione scientifica delle razze umane , sono scienze molto recenti Broca e Grimm sono vissuti nel secolo decimonono , mentre una nozione abbastanza approssimativa delle differenze di clima si è potuta avere fin dal tempo di Erodoto . Però , per quanto tardi venuta , altrettanto la tendenza etnologica nelle scienze sociali è stata invadente : e negli ultimi decenni del secolo decimonono con la differenza e l ' azione delle varie razze si è cercata di spiegare tutta la storia dell ' umanità . Si è fatta la distinzione tra razze superiori ed inferiori , attribuendo alle prime la civiltà , la moralità , la capacità di costituirsi in grandi agglomerazioni politiche ; riserbando alle altre la sorte dura , ma fatale , di sparire davanti le razze elevate oppure di esserne conquistate ed incivilite . Alla meno peggio si ammette che esse possano continuare a vivere restando indipendenti , ma senza poter mai raggiungere quella cultura e quel perfetto ordinamento sociale e politico , che sono propri soltanto dei popoli di stirpe privilegiai . Renan scrisse che la poesia dell ' anima , la fede , la libertà , l ' onestà il sacrificio non apparvero nel mondo che con le due grandi razze , che incerto senso hanno formato l ' umanità : cioè la razza ariana e la semitica . Per De Gobineau il punto centrale della storia è sempre là dove abita il gruppo bianco più puro , più intelligente , più forte . Il Lapouge porta la stessa dottrina alle più estreme conseguenze ; secondo quest ' autore non solo la razza veramente morale e superiore in tutto è l ' ariana , ma in questa stessa eccellono solo quegli individui , che il tipo ariano conservano puro ed incontaminato ; coloro che sono alti , biondi e dolicocefali . Anche fra i popoli che passano per indogermanici questi individui non sarebbero che un ' esigua minoranza dispersa fra una maggioranza di bassi , bruni e brachicefali . I veri ariani perciò , piuttosto numerosi tra gl ' Inglesi ed i Nord ­ Americani , comincerebbero a scarseggiare in Germania , dove si potrebbero trovare solo nelle classi superiori , sarebbero rarissimi dell ' Helwald , del De Gobineau ( Essai sur l ' inégalité des races humaines . Paris , 1884 , ed . Didot ) , ecc . in Francia , e nei paesi dell ' Europa meridionale diventerebbero merce quasi sconosciuta . Accanto a questa scuola , che sostiene la superiorità innata e fatale di alcune razze umane , ve ne è un ' altra , che , senza essere con essa in assoluto contrasto , più direttamente si rannoda ; alle teoriche di Darwin , le cui applicazioni alle scienze sociali nella seconda metà del secolo scorso sono state larghissime . Lo Spencer è lo scrittore più in fama di questa seconda scuola , i cui seguaci sono numerosissimi : essi , senza sostenere la superiorità inevitabile e continua di una razza sulle altre , credono che ogni progresso sociale sia avvenuto ed avvenga per via della così detta evoluzione organica e superorganica . Secondo questa scuola entro ogni società avverrebbe una lotta continua , quella per l ' esistenza ; per la quale gl ' individui più forti , migliori , più adatti all ' ambiente , sopravviverebbero ai più deboli e meno adatti e prolificherebbero a preferenza di questi ultimi , comunicando ai loro figli come innate quelle qualità per le quali essi avevano riportato la vittoria e che per loro erano acquisite per via di una lenta educazione . La stessa lotta avverrebbe tra le società stesse , per la quale quelle più solidamente costituite , o composte di individui più forti , vincerebbero le altre meno vantaggiosamente dotate , che , cacciate nei siti meno adatti all ' umano sviluppo , sarebbero condannate a rimanere in uno stato di perenne inferiorità . Note è difficile trovare una differenza sostanziale fra le due dottrine testé ricordate , perché , anche ammettendo la teoria monogenistica , cioè che tutte le razze umane siano derivate da unico ceppo , è certo che i loro caratteri differenziali sono antichissimi , e si dovettero fissare in epoche molto remote , quando l ' uomo non avea oltre passato lo stadio della vita selvaggia ed era quindi più adatto a sentire l ' influenza degli agenti naturali coi quali era in contatto . Stando perciò alla teoria strettamente etnologica , fin dall ' inizio dell ' epoca storica le razze elevate avrebbero già avuto quei caratteri di superiorità , che conservano ancora quasi inalterati ; mentre la teoria propriamente detta evoluzionista , implicitamente od esplicitamente , ammette che la lotta per l ' esistenza abbia avuto i suoi effetti pratici più recentemente e ad essa attribuisce il decadere od il prosperare delle varie nazioni e civiltà durante il periodo storico . XI . - - Prima di parlare della superiorità od inferiorità delle varie razze umane bisogna determinare il valore della parola razza , alla quale si attacca un significato ora molto lato , ora assai ristretto . Si dice la razza bianca , la gialla e la nera , indicando varietà della specie umana distinte non solo dal linguaggio , ma anche da differenze anatomiche abbastanza importanti e palpabili , e si dice pure la razza ariana e la semitica per indicare due suddivisioni della razza bianca , distinte , è vero , dal linguaggio , ma la cui somiglianza fisica è notevolissima . Si dice anche la razza latina , la germanica , la slava , denominando sempre con lo stesso vocabolo tre suddivisioni del ramo ariano della razza bianca ; le quali , sebbene parlino lingue differenti , pure è dimostrato che filologicamente sono legate da una origine comune e le cui differenze fisiche sono minime , tanto che può accadere che un individuo dell ' una sia giudicato come appartenente ad un ' altra . Ora la confusione delle parole porta in questo caso , come sempre , quella delle idee : la differenza di razza si fa valere tanto per spiegare certe diversità , che vi sono nella civiltà e nell ' ordinamento politico dei bianchi e dei negri , quanto per giustificare quelle tra latini , germani e slavi ; mentre , nel primo caso , può veramente il coefficiente etnologico avere molta importanza e , nel secondo , averne una minima . Bisogna anche por mente che , nel periodo storico ed in quello preistorico , gl ' incrociamenti e le mescolanze , specialmente fra popoli di razza molto affine , sono state frequenti . In quest ' ultimo caso , siccome le differenze fisiche fra le razze che si sono incrociate sono poco importanti e sopratutto non facilmente percepibili , nel fare le classificazioni più che ai caratteri anatomici si è data importanza alle affinità filologiche . Ma questo criterio è tutt ' altro che sicuro ed infallibile . Spesso può avvenire ed avviene che due popoli strettamente parenti per sangue parlino lingue , che filologicamente hanno lontani rapporti , mentre popoli di razza diversa possono servirsi di lingue e di dialetti , le radici e la struttura grammaticale dei quali sono molto affini . Per quanto la cosa sembri a prima vista improbabile , pure vi sono molti esempi e circostanze storiche che la spiegano e la provano ; generalmente i popoli conquistati , se sono meno civili dei conquistatori , ne adottano le leggi , le arti , la cultura , la religione e spesso finiscono con l ' adottarne la lingua . Ciò premesso , ci pare un fatto assodato che le razze più misere , quelle che gli antropologhi chiamano più basse , i Fuegiani , gli Australiani , i Boschimani , ecc . , siano fisicamente ed anche intellettualmente inferiori alle altre . Che questa inferiorità sia innata , che sia sempre esistita , o che si debba attribuire alla desolazione delle contrade che quei popoli abitano , alla scarsezza di risorse che esse offrono ed all ' estrema miseria che ne è la conseguenza , è quistione che non è né facile né indispensabile per noi di risolvere . Del resto queste razze non formano che una frazione piccolissima dell ' umanità , frazione che va rapidamente diminuendo avanti l ' espansione della razza bianca , dietro la quale si va in molti luoghi infiltrando anche la gialla . Per spirito di giustizia bisogna riconoscere che il prosperare di queste due razze , in quelle stesse terre dove gli aborigeni potevano solo stentatamente vivacchiare , non è tutto dovuto alla superiorità organica , che esse vantano . Giacché i nuovi abitatori portano seco cognizioni e mezzi materiali , mercé i quali traggono abbondanti sussistenze da quelle zolle , che spontaneamente avrebbero dato quasi nulla . L ' indigeno australiano si contentò per secoli e secoli d ' inseguire i kanguri , di abbattere uccelli col bömerang o , alla peggio , di mangiare lucertole ; ma bisogna confessare che non aveva alcun mezzo di procurarsi le sementi dei grani e delle altre piante commestibili , nei progenitori delle mandrie di montoni , che sono stati a disposi zione dei coloni inglesi . Ben più difficile è il sentenziare sopra l ' inferiorità della razza americana aborigena e della razza nera . Esse sono state da tempo immemorabile in possesso di vastissime contrade , nelle quali potenti civiltà si sarebbero potute sviluppare . In America infatti , nel Messico , nel Perù , in qualche altro sito esistevano od avevano esistito possenti imperi , dei quali però non possiamo esattamente determinare il grado di cultura , perché ebbero il torto di crollare davanti l ' urto di poche centinaia di avventurieri spagnuoli . In Africa qualche volta la razza nera si è politicamente organizzata in vasti imperi , come fu per es . , quello di Uganda , ma nessuno ha raggiunto spontaneamente tal grado di cultura da potere essere paragonato agli Stati più antichi fondati dalla razza bianca o dalla gialla , agli imperi chinese , babilonese o egizio antico , nel quale la razza incivilitrice non era la nera . Parrebbe perciò che tanto per gli Americani indigeni quanto per i Negri una certa inferiorità si possa anche a prima vista stabilire . Ma quando le cose vanno in un modo , non sempre è lecito asserire che dovevano necessariamente ed immancabilmente andare in quel modo . È dubbio che l ' uomo sia vissuto durante il periodo terziario , ma è un fatto scientificamente provato che la sua antichità risale al principio del periodo quaternario , e che perciò va calcolata non per migliaia d ' anni , ma per centinaia e forse migliaia di secoli . Ora le razze , l ' abbiamo già accennato , dovettero formarsi in epoca remotissima , e , trattandosi di periodi così lunghi , l ' essere una razza arrivata , trenta , quaranta , anche cinquanta se coli prima ad un perfezionamento ragguardevole di cultura , non è una prova infallibile di superiorità organica . Delle circostanze esteriori , spesso anche fortuite , la scoperta e l ' uso di un metallo , cosa più o meno agevole secondo i vari paesi , l ' avere o no a portata della mano piante o animali addomesticabili , possono accelerare o ritardare lo sviluppo di una civiltà , ovvero mutarne le vicende . È innegabile che se gli Americani indigeni avessero conosciuto l ' uso del ferro , o se gli Europei avessero scoperto la polvere da sparo due secoli dopo , questi non avrebbero così presto e così completamente distrutto le organizzazioni politiche di quelli . Né bisogna dimenticare che , quando una razza arrivata ad una civiltà matura si trova in contatto con un ' altra ancora allo stato barbaro , se da una parte le fornisce una quantità di strumenti e cognizioni utili , dall ' altra ne disturba profondamente , quando non ne arresta del tatto , lo sviluppo spontaneo ed originale . I Bianchi infatti non solo hanno quasi dappertutto distrutto od asservito gli Americani indigeni , ma per secoli hanno anche abbruttito ed impoverito la razza negra coll ' alcool e colla tratta ; sicché si deve convenire che la civiltà europea finora non solo ha contrastato , ma quasi ha impedito tutti gli sforzi che Negri e Pelli Rosse avrebbero potuto spontaneamente fare per progredire . A diversi rami della razza americana indigena si fa il rimprovero , che si estende anche al Polinesi oltre che agli Australiani e ad altre razze umane delle più misere , di non saper sopportare il contatto coll ' uomo bianco e di scomparire rapidamente davanti l ' avanzarsi di questo . La verità è che i Bianchi tolgono alle razze di colore i mezzi di sussistenza , prima che esse possano abituarsi a far uso dei nuovi mezzi di sostentare la vita , che sono dagli stessi Bianchi introdotti . Ordinariamente i territori di caccia delle tribù selvaggia sono invasi e la grossa selvaggina è distrutta : prima che gl ' indigeni abbiano potuto adattarsi all ' agricoltura . Inoltre le razze civili comunicano alle meno civili le loro malattie , senza che quest ' ultima possano ordinariamente giovarsi dei metodi preventivi e curativi , che il progresso scientifico ed una lunga esperienza hanno a quelle insegnato . La tisi , la sifilide ed il vaiuolo farebbero probabilmente tra noi la stessa strage , che fanno presso alcune tribù selvaggia , se noi queste malattie prevenissimo e curassimo con i soli mezzi che sono alla portata dei selvaggi , che consistono nel non averne alcuno . Sono generalmente le Pelli Rosse ed i Negri inferiori ai Bianchi come individui ? Sebbene i più rispondano subito ed energicamente di si , qualcuno dice con eguale prontezza e risoluzione di no ; a noi pare difficile l ' affermarlo con sicurezza , come il negarlo . Chi rammenta la storia della prima colonizzazione della Virginia deve convenire che la figlia di Powattan , il Sachem che comandava in quelle contrade all ' arrivo dei Bianchi , la gentile ed affettuosa Pocahonta , aveva doti di mente e di cuore non inferiori a quelle di quasi alcuna fanciulla europea dei suoi tempi . Stanley , che i Negri doveva conoscer bene , non sentenzia mai sulla inferiorità assoluta della razza africana , anzi cita parecchi esempi di Negri intelligenti e non privi di qualità morali , specie tra quelli che sono stati educati tra popoli civili : anche tra quelli assoluta mente barbari trova sviluppate certe qualità , che sono state a preferenza coltivate ; ad esempio , dice che nel Congo anche un fanciullo riesce superiore al più astuto sensale europeo nell ' abilità di far valere la sua merce , nel saper vender caro e comprare a buon patto . Gli Americani indigeni , dove si sono mescolati coi Bianchi e ne hanno abbracciato la civiltà , non hanno mancato di dare qualche uomo notevole , come ad esempio Garcilasso della Vega e Benito Juarez . I Negri nelle identiche condizioni possono vantare Toussaint Louverture , il Morton dotto teologo ed umanista , il Firmin e parecchi altri . Dobbiamo però confessare che , nell ' una e nell ' altra razza , la nota delle individualità cospicue è molto scarsa rispetto alla quantità d ' individui , che hanno avuto e hanno la possibilità di fruire dei vantaggi che offre il vivere civile . Però ha qualche peso l ' osservazione che un dotto vescovo di razza negra facea al Gorge : che i fanciulli negri nelle scuole profittano quanto i bianchi e si mostrano egualmente svegli ed intelligenti fino all ' età di dieci o dodici anni , ma , appena cominciano a capire che essi appartengono una razza considerata inferiore , e che a loro non è riservata altra sorte che quella di fare i cuochi ed i facchini , si svogliano dallo studio e cadono nell ' apatia . Non si può infatti negare che in gran parte dell ' America gli uomini di colore siano generalmente considerati come esseri inferiori , che debbono essere necessariamente rilegati negli ultimi strati sociali ; or , se le nostre classi diseredate portassero nell ' aspetto l ' impronta indelebile della loro inferiorità sociale , è certo che tra esse ben pochi sarebbero gli individui i quali avrebbero l ' energia di sollevarsi ad una condizione sociale molto superiore a quella della loro nascita . Ad ogni modo , se qualche dubbio è lecito di elevare sulla attitudine dei Negri e degli Americani indigeni ad una civiltà e ad un ordinamento politico superiore , ogni perplessità vien meno riguardo non solo agli Arii ed ai Semiti , ma a tutta la razza così detta mongolica o gialla ed anche a quella razza bruna , che nel vive ora mescolata con la razza ariana e nella China meridionale , nell ' Indochina , forse anche nel Giappone si è fusa con quella gialla . Il complesso di queste razze forma certamente più dei tre quarti e forse i quattro quinti dell ' intera umanità . I Chinesi hanno saputo fondare una civiltà originalissima , che maravigliosamente è durata e più maravigliosamente ancora ha saputo espandersi . Figlia in gran parte della civiltà chinese è quella del Giappone e quella della Indochina , e pare che abbia appartenuto alla razza turanica quel popolo dei Somiri e degli Akkad , che fondò la più antica civiltà babilonese . La razza bruna pare che fosse autrice dell ' antichissima civiltà dell ' Elam o Susiana , ed una civiltà autoctona pare che esistesse nell ' India prima del l ' arrivo degli Ariani . L ' Egitto deve la sua civiltà ad una razza , che si dice sub ­ semitica o berbera , e Ninive , Sidone , Gerusalemme , Damasco , forse anche Sardi , appartennero ai Semiti . Alla più re cente civiltà degli Arabi maomettani ci pare superfluo accennare . XII . - - Senza ammettere la superiorità o l ' inferiorità assoluta di alcuna razza umana , molti credono che ognuna di esse abbia speciali qualità intellettuali e morali in corrispondenza necessaria con certi tipi di organizzazione sociale e politica , dai quali il suo spirito , o meglio ancora , ciò che si dice il genio stesso della razza non le permettono di allontanarsi . Or fatta la debita parte alle esagerazioni , che facilmente si ammettono su questo argomento , tenuto sempre presente il gran fondo amano , che si ritrova in tutti i popoli ed in tutti i tempi , è innegabile che non diciamo ogni razza , ma ogni nazione , ogni regione , ogni città ha un certo tipo speciale , non dappertutto ugualmente determinato e preciso , il quale consiste in un complesso d ' idee , di credenze , di opinioni , di sentimenti , di consuetudini e di pregiudizi , i quali rappresentano per ogni gruppo dell ' umanità cioè che i lineamenti del viso sono per ogni individuo . Ma questa diversità di tipo sarebbe sicuramente una conseguenza delle diversità fisiche , della varietà della razza , del sangue diverso che scorre nelle vene di ogni nazione , se non trovasse la sua spiegazione in un altro fatto , che è uno dei più sicuri e costanti , che si possono accertare mercé l ' osservazione della natura umana . Intendiamo alludere al mimetismo , a quella grande forza psicologica per la quale ogni individuo suole acquistare le idee , le credenze ed i sentimenti , che sono più comuni nell ' ambiente nel quale è cresciuto . Salvo rare e quasi mai complete eccezioni , si pensa , si giudica , si crede , come pensa giudica e crede la società nella quale viviamo ; delle cose si osserva quel lato , che generalmente è più notato dalle persone che ci circondano , e si sviluppano nell ' individuo a preferenza quelle attitudini morali ed intellettuali , che sono più pregiate e più comuni in quell ' ambiente umano in cui egli si è formato . Infatti l ' unità di tipo morale ed intellettuale si ritrova fortissima in collettività di persone , fra le quali non vi è alcuna speciale comunanza di sangue e di razza . Valga ad esempio il clero cattolico , il quale , sparso dappertutto , conserva sempre una singolare uniformità nelle sue credenze , nelle sue abitudini intellettuali e morali ed anche nei suoi costumi . Il fenomeno si osserva più spiccato nei vali ordini religiosi ; è notoria la maravigliosa rassomiglianza di un Gesuita italiano , con un Gesuita francese , tedesco od inglese . Molta rassomiglianza si trova pure nel tipo militare comune a quasi tutti i grandi eserciti europei ; ed un tipo intellettuale e morale abbastanza costante può anche esistere perfino nei singoli reggimenti della milizia , nelle scuole militari ed anche nei collegi laici , dovunque insomma si è potuto o saputo costituire un ambiente particolare , una specie di forma psicologica , la quale plasma alla sua maniera tutti gl ' individui che vengono in essa gettati . Non indaghiamo per ora come i grandi ambienti nazionali , e meglio ancora , quelle grandi correnti psicologiche , che abbracciano talvolta tutta una civiltà od i seguaci di una religione si siano formate , siano vissute e spesso anche sparite dalla scena del mondo . L ' iniziare questo studio equivarrebbe a richiamare la storia di tutta la parte civile dell ' umanità : questo possiamo con sicurezza asserire che le circostanze storiche speciali ad ognuno dei grandi gruppi dell ' umanità hanno principalmente formato gli ambienti speciali , ai quali abbiamo accennato , e nuove circostanze storiche questi ambienti lentamente modificano o anche distruggono la parte che la consanguineità , la razza , ha nella formazione dei vari ambienti morali ed intellettuali può almeno in certi casi essere piccola e difficilmente apprezzabile , anche quando il coefficiente etnico sembra a prima vista preponderante . Così si cita l ' esempio degli Ebrei , che , sparsi in mezzo ad altri popoli , hanno per secoli e secoli maravigliosamente conservato il loro tipo nazionale . Ma bisogna appunto tener presente che i discendenti d ' Israele sono sempre vissuti moralmente appartati dalle popolazioni in mezzo alle quali abitavano e sono perciò sempre stati in un ambiente speciale . Infatti la prole delle famiglie ebraiche convertite al Cristiane simo od all ' Islamismo di raro conserva lungamente , ossia per molte generazioni , i caratteri dei suoi antenati , e lo stesso Ebreo non convertito , mantiene meglio il suo tipo speciale là dove vive più appartato . Un Ebreo della Piccola Russia o di Costantinopoli è molto più Ebreo di un suo correligionario nato e cresciuto in Italia o in Francia , paesi dove i Ghetti non sono più che una memoria . Anche i Chinesi trasportati in America apprendono molti lati della civiltà dei Bianchi , sebbene moralmente non trasformino il loro tipo ; ma essi in California ed altrove vivono sempre tra loro in un ambiente chinese . Nella Turchia europea ed asiatica convivono nelle stesse città Turchi , Greci , Armeni , Ebrei e Franchi e non si fondono , né le razze si modificano , perché esse , sebbene materialmente in contatto , moralmente sono divise e ciascuna ha il suo ambiente speciale . E si potrebbe perfino osservare che la maggiore tenacia con cui si conserva il tipo nazionale inglese , fra quelli delle altre nazioni europee , è una conseguenza della poca sociabilità che gli Inglesi , stabiliti in paese straniero , hanno verso gl ' indigeni , la quale li costringe a stare fra loro in un embrione di ambiente britannico . Il così detto genio delle razze non è quindi qualche cosa di così fatale e necessario come ad alcuni piace immaginare . Am mettendo pure che le varie razze superiori , suscettibili cioè di creare una propria ed originale civiltà , siano organicamente di verse una dall ' altra , non è la somma delle loro differenze organiche ciò che esclusivamente od anche principalmente ha determinato la diversità del tipo sociale , che esse hanno adottato , ma piuttosto la diversità dei contatti sociali e delle circostanze storiche , alle quali , non solo ogni razza , ma ogni nazione ed ogni organismo sociale son destinati a sottostare . XIII . - - La questione della razza sarebbe qui esaurita se da tutti si ammettesse che i cambiamenti organici e psichici , dai quali una razza umana può essere modificata durante un periodo storico anche lungo , per esempio di venti o trenta secoli , sono poco apprezzabili e quasi trascurabili . Ma , lungi dall ' essere una simile credenza generalmente accettata , prevale ora una scuola , che si fonda su postulati diversi ; giacché , applicando alle scienze sociali le dottrine di Darwin sull ' evoluzione delle specie , ammette che ogni gruppo umano possa nel decorso di pochi secoli raggiungere un notevole miglioramento organico , dal quale fa provenire il perfezionamento politico e sociale . Ora , senza discutere o negare le dottrine di Darwin sulla trasformazione nella specie , ed ammettendo anche la discendenza del l ' uomo da un ipotetico antropopiteco , una cosa ci sembra certa , indiscutibile e percepibile a prima vista : che la famosa lotta per l ' esistenza e la selezione naturale , che ne è conseguenza , come è stata descritta nelle piante , negli animali e negli uomini selvaggi , non esiste nelle società umane pervenute anche ad un mediocrissimo stadio di civiltà . L ' avercela voluta trovare è effetto naturale della fortuna straordinaria che ebbe l ' ipotesi darvinista nello scienze naturali , fortuna che dovea tentare fortemente gli spiriti sistematici ad estenderne l ' applicazione . Ciò è pure effetto di un equivoco , della confusione di due fatti , che , sostanzialmente di versi , hanno apparentemente qualche punto di contatto , la quale confusione è facilmente spiegabile che sia avvenuta nelle menti fortemente prevenute a favore del sistema evoluzionista . Si è , per spiegarsi in poche parole , scambiata la lotta per l ' esistenza con quella per la preminenza , la quale è realmente un fatto costante , che avviene in tutte le società umane dalle più civili a quelle appena uscite dallo stato selvaggio . Infatti nella lotta fra le varie società umane , la vincitrice ordinariamente , anzi quasi sempre , non distrugge la vinta , ma la sottomette , l ' assimila , le impone il proprio tipo di civiltà . Oggidì in Europa ed in America la guerra non ha altro risultato che l ' egemonia politica della nazione , che riesce militarmente superiore , o l ' annessione di qualche provincia ; ma anche antica mente , quando lottavano la Grecia con la Persia e Roma con Cartagine , si distruggeva qualche volta l ' organismo politico , l ' esistenza nazionale dei vinti , ma individualmente , anche nell ' ipotesi peggiore , questi erano ridotti preferibilmente in servitù anziché passati a fil di spada . I casi come quelli di Sagunto e di Numanzia , della presa di Tiro per opera di Alessandro Magno e di quella di Cartagine sono stati sempre assolutamente eccezionali . Gli Assiri nell ' antico Oriente , i Mongoli nel Medio Evo furono i popoli che più frequentemente praticarono l ' uso orrendo dello sterminio sistematico dei vinti , eppure anche essi lo usarono piuttosto come mezzo di raggiungere con il terrore la sottomissione degli altri popoli , anziché come fine ; ed in verità non si può dire che un solo popolo sia stato dalle loro orribili stragi materialmente distratto . Se poniamo mente poi al lavorìo interiore , che avviene nel seno di ogni società , vediamo subito che in esso il carattere di lotta per la preminenza anziché per l ' esistenza è anche più spiccato . La gara fra gl ' individui di ogni nucleo sociale è per arrivare ai posti elevati , alla ricchezza , al comando , per conquistare i mezzi , che dànno la facoltà di dirigere a proprio piacimento molte attività e molte volontà umane . I vinti , che in questa lotta sono naturalmente i più , non vengono già , come sarebbe carattere sostanziale dello struggle for life , né divorati , né distrutti , né tampoco impediti di riprodursi ; essi soltanto godono più scarse soddisfazioni materiali e sopratutto hanno minor libertà ed indipendenza . Si può dire anzi che in generale nelle società colte le classi inferiori , lungi dall ' essere lentamente eliminate per via della così detta selezione naturale , sono più prolifiche delle superiori , ed è certo che , anche in quelle classi , tutti gl ' individui finiscono quasi sempre coll ' avere un pane ed una donna ; per quanto il primo possa essere più o meno nero e stentato , la seconda più o meno leggiadra e desiderabile . La poligamia delle classi superiori è il solo argomento che si potrebbe citare a favore del principio della selezione naturale applicato alle società barbare e civili . Ma anche quest ' argomento è debolissimo , perché alla poligamia umana non corrisponde sempre una maggiore fecondità e perché sono a preferenza poligame quelle società umane , le quali hanno realizzato minori progressi sociali ; sicché la selezione naturale si sarebbe mostrata più impotente colà dove aveva maggiori mezzi d ' azione . XIV . - - Premesse queste osservazioni , che equivalgono quasi ad una questione pregiudiziale , venendo ad altro ordine d ' idee , è facile rilevare che , se il progresso di una razza e di una nazione dipendesse principalmente dal miglioramento organico degli individui che ne fanno parte , le vicende del mondo dovrebbero presentare una trama ben differente di quella che noi cono sciamo . Il progresso morale , intellettuale e quindi sociale di ogni popolo dovrebbe essere più lento , ma più continuo . La legge della selezione naturale combinata con quella dell ' eredità dovrebbe ad ogni generazione far segnare un passo , ma un passo solo , in avanti di quella che l ' ha preceduto ; e non dovrebbe accadere , ciò che nella storia spessissimo vediamo , che un popolo in due o tre generazioni soltanto dia moltissimi passi avanti e , qualche volta , moltissimi indietro . Questi casi di progressi rapidi e di decadenze vertiginose sono così comuni che quasi non varrebbe la pena , di citarli . Da Pisistrato a Socrate non corrono che circa centovent ' anni , ma durante essi l ' arte , il pensiero , la civiltà , ellenica compirono tali incommensurabili progressi da trasformare un popolo di civiltà mediocre , per quanto antica , in quella Grecia , che nella storia del progresso amano scrisse le pagine più splendide , più profonde , più incancellabili . Non citiamo l ' esempio di Roma perché , a dir vero , nel suo rapido passaggio dalla barbarie alla civiltà ebbe moltissima parte l ' influenza ellenica ; ma l ' Italia del rinascimento cronologicamente non dista che un secolo circa dall ' Italia di Dante , eppure in questo spazio di tempo , l ' ideale artistico , morale e scientifico per lavorìo intimo ed originale della nazione cambia interamente , e l ' uomo del Medio Evo si trasforma e scompare . Osserviamo un momento la Francia del 1650 e quella del 1750 . Nella prima vive ancora chi può rammentare la notte di S . Bartolomeo ; le guerre religiose , la lega santa , due Re che consecutivamente cadono sotto il coltello dei fanatici sono fatti , che non hanno ancora acquistato il mistero dell ' antichità , dei quali i testimoni oculari non devono essere rari ; alla presa della Roccella , ultimo episodio del periodo storico che abbiamo accennato , hanno potuto assistere tutti coloro , che appena varcarono la prima gioventù ; quasi nessuno osa esprimere i suoi dubbi sull ' esistenza dei folletti e delle streghe , e trentasette anni sono appena trascorsi dal di che , come strega , fu bruciata la moglie del maresciallo d ' Ancre . Un secolo dopo Montesquieu è già vecchio , Voltaire e Rousseau sono adulti , l ' Enciclopedia , se non pubblicata , è già matura nel mondo intellettuale , la rivoluzione dell ' ottantanove nelle idee , nelle credenze , nei costumi si può dire quasi compiuta . E , senza andar cercando altri esempi lontani , guardiamo i paesi più noti dell ' Europa presente , l ' Inghilterra , la Germania , l ' Italia , la Spagna . Certo la rivoluzione intellettuale e morale , che si svolse nell ' ultimo secolo in queste nazioni , se fosse stata una conseguenza di modificazioni organiche degli individui che le compongono , avrebbe richiesto per lo meno qualche dozzina di generazioni . D ' altra parte anche gli esempi di rapide decadenze di nazioni e di civiltà , intere non sono rari . Si cerca di spiegarle attribuendole alle invasioni ed alle distruzioni dei barbari , ma si dimentica che , perché un paese civile possa diventare preda dei barbari , deve essere caduto in uno stato di grande esaurimento e di grande disorganizzazione , che sono conseguenza della dissoluzione morale e politica ; giacché , nel caso contrario , una maggiore civiltà presuppone sempre una popolazione maggiore e cognizioni e mezzi di offesa e di difesa più potenti ed efficaci . La China è stata conquistata due volte dai Mongoli o Tartari e l ' India parecchie volte dai Turchi , dai Tartari , dagli Afgani , ma la civiltà chinese ed indiana al momento delle invasioni erano già entrate in periodi di decadenza . E questa decadenza spontanea dei popoli civili in alcuni casi si può quasi matematicamente accertare . Tutti gli orientalisti sanno che l ' antichissima fra tutte le antiche civiltà egiziane , quella che canalizzò il Nilo , inventò la scrittura geroglifica , costruì le grandi piramidi , si ecclissò spontaneamente e scomparve senza che sinora se ne siano potute conoscere le ragioni . Vi furono guerre civili , ecco tutto quello che si sa , e poi l ' oscurità e la barbarie , dalle quali , dopo più di quattro secoli , si vede spontaneamente sorgere una nuova civiltà . Babilonia , che per tanti e tanti secoli era stata un focolare di civiltà , non fu distrutta dai suoi conquistatori , né da Ciro , né da Dario , né da Alessandro , decadde e scomparve dalla scena del mondo per lenta consunzione , per disfacimento spontaneo . L ' impero romano d ' occidente si dice che sia stato distrutto dai barbari , ma chi conosce anche mediocremente la storia sa che i barbari non ammazzarono che un cadavere , sa quanto grande sia stata la decadenza nell ' arte , nella letteratura , nella ricchezza , nell ' amministrazione , in tutti i rami insomma della romana civiltà da Marco Aurelio e Diocleziano ; epoca nella quale i barbari non fecero che scorrere temporaneamente qualche provincia , ma non si stabilirono in alcuna parte dell ' impero , né ebbero modo di farvi danni duraturi . Senza che fosse perturbata da alcuna invasione od elemento straniero , la Spagna della seconda metà del secolo de cimosettimo non era più che l ' ombra di quel paese , che , un secolo prima era la Spagna di Carlo V e che mezzo secolo prima , aveva avuto Cervantes , Lopez de Vega e Quevedo . Tutti questi fatti si spiegano molto male o meglio non si spiegano affatto con la teoria dell ' evoluzione organica e superorganica e della selezione naturale . Stando ad essa un popolo più civile dovrebbe essere più epurato e migliorato dalla lotta per l ' esistenza , e per via dell ' eredità avrebbe dovuto acquistare sugli altri un vantaggio , che , nella corsa delle nazioni attraverso i secoli , non si capisce perché poi dovrebbe perdere . Al contrario noi vediamo una nazione , un gruppo di popoli , ora lanciarsi con impeto irresistibile avanti , ora accasciarsi e miseramente restare indietro . Si può invero notare un movimento di progresso , che , nonostante le interruzioni e le lacune , spinge l ' umanità sempre più avanti , e la civiltà odierna , della razza ariana è infatti superiore a tutte le precedenti , ma bisogna riflettere che ogni nuovo popolo , il quale ha , la fortuna di diventare civile , ha molto meno cammino a fare e disperde una quantità infinitamente minore di forze , perché esso eredita la esperienza e le cognizioni positive di tutte le civiltà che l ' hanno preceduto . essa desolò le provincie orientali dell ' impero , paesi dove la civiltà greco ­ romana dovea durare ancora per lunghissimi secoli . Certo che i Germani di Tacito non sarebbero arrivati in diciotto secoli a formare centri di cultura come Londra , Berlino , New ­ York se avessero dovuto inventare essi la scrittura alfabetica , i primi elementi delle matematiche e tutto quel tesoro immenso di cognizioni , che appresero mercé il contatto coi Greci e coi Romani . Né la civiltà ellenica e la civiltà romana avrebbero tanto progredito senza le infiltrazioni delle antiche civiltà orientali , alle quali appunto esse dovettero la nozione dell ' alfabeto e dei primi rudimenti delle scienze esatte . Adunque piuttosto che , per la via del l ' eredità organica la civiltà umana progredisce per quella della eredità scientifica ; possono restare stazionari , o anche diventar barbari , i discendenti di un popolo civile e gli studi dei loro padri feconderanno la civiltà nascente di orde incolte che si troveranno in condizioni favorevoli per accogliere quei benefici germi . A dir vero si riconosce anche dagli evoluzionisti il fatto che , prima della razza ariana e segnatamente del ramo germanico di essa , altre razze sono arrivate alla civiltà ; ma si aggiunge che queste razze sono decadute o rimaste stazionarie perché invecchiate , od , in altri termini , perché hanno esaurito tutta quella somma di energia intellettuale e morale di cui potevano disporre . Veramente questa idea della vecchiaia di alcune razze ci pare l ' effetto di un ' analogia del tatto apparente fra la vita dell ' individuo e quella della comunità ; mentre , stando ai fatti che noi vediamo , siccome i membri di quest ' ultima si riproducono sempre ed ogni nuova generazione ha tutto il vigore della gioventù , un ' intera società non può diventare vecchia come accade all ' individuo quando le sue forze cominciano a declinare . Né , a nostra conoscenza , è stata mai accertata alcuna differenza organica fra gl ' individui di una società che progredisce e quelli di un ' altra società che decade . Le società in decadenza invecchiano perché cambia il tipo dell ' organizzazione sociale ; invecchiano allora , o meglio si sfatano lentamente , le credenze religiose , i costumi , i pregiudizi e le tradizioni sulle quali le istituzioni politiche e sociali sono fondate ma questi sono tutti elementi sociali il cui variare dipende dall ' intervento di nuovi fattori storici coi quali un popolo si può trovare in contatto , o anche da una lenta e spontanea elaborazione intellettuale , morale e sociale , che in seno allo stesso si può produrre . Sicché è molto , ma molto arrischiato l ' asserire che i cambiamenti nella costituzione fisica della razza vi possano entrare per qualche cosa . Del resto questa credenza che tutte le civiltà extra ­ ariane , l ' egiziana , la babilonese , quella chinese antica e moderna , siano state e siano uniformemente immobili ci pare proprio l ' effetto di un errore d ' ottica , proveniente dal fatto che noi le vediamo molto da lontano . È il caso delle montagne , che , da lontano sotto il cielo limpido e trasparente della Sicilia , sembrano belle muraglie azzurre , che , perpendicolarmente ed uniformemente , chiudono l ' orizzonte e che , da vicino , poi si vede che sono tutt ' altra cosa : perché ognuna comprende un piccolo mondo speciale di salite , di discese , di accidentalità di ogni genere . Non possiamo raccontare qui , neppure sommariamente , le vicende di Babilonia , di Tebe , di Menfi , ma lo studio dei monumenti caldei ed egiziani ci ha informato in modo omai non dubbio , che degli alti e dei bassi , delle decadenze e delle epoche di risorgimento e di progresso ce ne furono parecchie , tanto sulle rive del Nilo che su quelle dell ' Eufrate e del Tigri . E quanto alla China , è vero che la sua civiltà è durata meravigliosamente e senza interruzione parecchie migliaia d ' anni , ma non , è a dire che , sia stata , sempre la stessa : quel tanto che sappiamo della storia chinese basta ad assicurarci che l ' organizzazione politica e sociale del Celeste impero ha subìto , nel corso dei secoli , fortissime modificazioni . XV . - - Il Letourneau nel suo libro intitolato « Evoluzione della morale » fa derivare il progresso delle società umane da un processo organico , per il quale le azioni buone , che sarebbero poi le azioni utili , lasciano una traccia nel cervello e nei centri nervosi dell ' individuo che le fa , traccia che , ripetuta diverse volte , produce una tendenza verso la continuazione dello stesso atto , la qual tendenza , si trasmette poi ai discendenti . Si può domandare perché non lasciano la stessa traccia le azioni cattive od inutili . Ma ascoltiamo l ' autore : egli scrive che « come i corpi suscettibili di fosforescenza si ricordano della luce , così la cellula nervosa si ricorda dei suoi atti intimi , ma attenendosi a modi infinitamente più tenaci e svariati . Ogni atto al quale ha presieduto la cellula nervosa , vi lascia una specie di residuo funzionale , che nell ' avvenire ne faciliterà la ripetizione e qualche volta la provocherà . In effetto questa ripetizione diverrà sempre più facile e finirà anche col compiersi spontaneamente ed automaticamente . La cellula nervosa avrà , allora acquistato un ' inclinazione , un ' abitudine , un istinto , un bisogno » . E più avanti : « Le cellule nervose sono per eccellenza degli apparecchi d ' impregnazione ; qualunque corrente d ' attività molecolare le traversi vi lascia più o meno una traccia , che tende a rivivere . Con una ripetizione sufficiente degli atti queste traccie s ' organizzano , si fissano , si trasmettono ereditariamente ed a ciascuna di esse corrisponde una tendenza , un ' inclinazione , che si manifesterà all ' occasione e contribuirà a costituire ciò che si chiama il carattere . Bisogna tener presente questa veduta generale se si vuole capire l ' origine e l ' evoluzione della morale » . E più avanti ancora , ribadendo sempre lo stesso concetto , aggiunge : « Nei suoi tratti essenziali ciò che è etico è utilitario e progressivo . Pertanto una volta formate , impiantate nei centri nervosi , le inclinazioni morali o immorali non si spengono che lentamente come esse si sono formate . Spesso anche riappariscono per atavismo ed allora si vedono sorgere , nel seno di una società relativamente incivilita dei tipi morali dell ' epoca della pietra , ovvero dei tipi eroici in mezzo ad una civiltà mercantile » . Ci pare che questi brani bastino per avere un ' idea abbastanza precisa e coscienziosa del concetto fondamentale dello scrittore . Essi sono inoltre sufficienti per fornire un concetto abbastanza chiaro degli argomenti di tutta quella scuola , che pone le scienze antropologiche a fondamento della sociologia . Le ipotesi però , per quanto belle ed ardite , nella scienza hanno un valore solo quando sono confermate dall ' esperienza , ossia da dimostrazioni a base di fatti : ad ogni modo noi non vogliamo ora discutere l ' autenticità di tutto quel procedimento organico , che , nel libro del Letourneau , troviamo così nettamente e così si curamente esposto . Ma , i fatti sono sempre i fatti , essi hanno lo stesso valore scientifico , sia che siano tratti dallo studio delle cellule nervose , dal colore dei capelli e dalla misurazione dei crani delle varie razze e dalla osservazione delle società animali , oppure dallo studio della storia umana . L ' unica classificazione per ordine d ' importanza , che si possa ammettere tra essi , è quella tra fatti bene accertati , che , ad esempio , non sono stati trovati ed asseriti da coloro stessi , che vi hanno sopra fabbricato le loro teorie , e fatti dubbi , male accertati , che hanno subìto l ' influenza dei preconcetti dell ' osservatore . Or tutta la storia ampiamente dimostra come il progresso delle società umane non segua quel corso che dovrebbe seguire se le teorie della scuola antropologica fossero esatto : sicché per accettarle bisogna che esse subiscano almeno una modificazione . Si deve cioè ammettere che l ' uomo civile o capace di civiltà , il quale non è certo comparso ieri sulla faccia del mondo , ha subito nelle sue cellule nervose tante e così varie impressioni morali da rendergli possibili le tendenze e le abitudini più disparate : tanto quelle che conducono una società verso il progresso intellettuale , morale e politico , quanto le altre , che la portano alla decadenza ed al disfacimento . XVI . - - Ma , così ridotta , la teoria antropologica non ha più alcun valore pratico , non c ' insegna né ci può insegnare alcuna cosa , che già non sappiamo , e val meglio di tentar di raggiungere risaltati scientifici per altra via , per quanto ardua questa possa essere . La verità è che , come fondandosi sulla varietà dei climi , nessuna legge generale si è potuta trovare intorno all ' organizzazione delle società umane ed alla varietà dei tipi , che esse presentano , così non se ne è trovata alcuna che sia basata sulla diversità delle razze e che è impossibile attribuire al loro miglioramento od alla decadenza organica il progresso o la rovina delle nazioni . Chi ha molto viaggiato ordinariamente viene nell ' opinione che gli uomini , sotto le apparenti differenze di costumi e di abitudini , infondo psicologicamente si somigliano moltissimo ; chi ha molto letto la storia acquista una convinzione analoga per quel che riguarda le varie epoche della umana , civiltà : scorrendo i documenti i quali c ' informano come gli uomini di un altro tempo sentirono , pensarono , vissero , la conclusione alla quale si arriva è sempre identica : che essi erano molto simili a noi . Questa somiglianza psicologica , il fatto che le grandi razze , che formano i quattro quinti dell ' umanità , si sono mostrate capaci di svariatissime vicende di progresso e di decadenza , ci induce a porre avanti l ' ipotesi , che è anche il risultato di tutte le indagini negative che abbiamo già fatto , che come l ' uomo o almeno le grandi razze umane , hanno la tendenza costante a costituirsi in società , così devono avere tendenze psicologiche ugualmente forti e costanti , che le spingono verso un grado sempre maggiore di cultura e di progresso sociale , tendenze che però agiscono con più o meno forza , o possono essere anche soffocate , a seconda che trovano più o meno favorevole l ' ambiente fisico , quel complesso di circostanze che si chiama il caso fortuito ed anche a seconda che sono più o meno combattute dall ' ambiente sociale , cioè da altre tendenze psicologiche egualmente generali e costanti . In fondo è un processo organico , per quanto più complicato , simile a quello che avviene in tutta la natura animale e vegetale . Una pianta ha la tendenza fortissima ad espandersi e moltiplicarsi , tendenza che può essere agevolata o combattuta dall ' ambiente fisico , dalle condizioni cioè di umidità e di clima , dal caso fortuito rappresentato dal vento e dagli uccelli , che ne propagano o disperdono i semi , e da qualità proprie , cioè dalla maggiore o minore resistenza , che oppone alle malattie che la colpiscono . Simile pure è il procedimento che avviene in quel ramo dell ' attività sociale , che è stato a preferenza degli altri studiato , cioè nella produzione della ricchezza ; produzione la quale ha una tendenza indefinita ad aumentare , che è più o meno ostacolata dalle difficoltà naturali , fino ad un certo punto dal caso fortuito ed anche dall ' ignoranza , dalla soverchia ingordigia e dai pregiudizi umani . L ' uomo non crea né distrugge alcuna delle forze della natura , però può studiarne il gioco e l ' andamento e dirigerlo a suo profitto . È così che agisce nell ' agricoltura , nella navigazione , nella meccanica ; è così che in questi rami di attività la scienza moderna ha potuto raggiungere risultati quasi miracolosi . Il metodo certo non può essere diverso quando si tratta delle scienze sociali ; e infatti è quello stesso che ha dato finora discreti risultati nell ' Economia politica . Senonché non è da dissimularsi che nelle scienze sociali in genere le difficoltà da superare sono immensa mente maggiori : giacché non solo la più grande complessità delle leggi psicologiche , o tendenze costanti comuni alle masse umane , rende più difficile il determinarne l ' azione , ma è indiscutibile che è più agevole l ' osservazione dei fatti che si svolgono attorno a noi , anziché quella dei fatti , che sono opera nostra . L ' uomo può studiare molto più agevolmente i fenomeni della fisica , della , chimica , della botanica , anziché i propri istinti e le proprie passioni . E bisogna anche confessare che la necessaria obiettività , per condurre con buon risaltato questo genere di osservazioni sarà sempre privilegio di una ristretta frazione d ' individui dotati di attitudini speciali e di una particolare educazione intellettuale , e , dato che questi individui possano raggiungere risultati scientifici , è molto problematico che riescano a modificare in base ad essi l ' azione politica delle grandi società umane . XVII . - - Qualunque possa essere nell ' avvenire l ' efficacia pratica della scienza politica è indiscutibile che i progressi di questa disciplina sono tutti fondati sullo studio dei fatti sociali e che questi fatti non si possono cavare che dalla storia delle diverse nazioni . In altre parole se la scienza politica deve essere fondata sullo studio e l ' osservazione dei fatti politici è all ' antico metodo storico che bisogna tornare . Contro questo metodo si elevano diverse obiezioni più o meno gravi , alle quali brevemente risponderemo . Si dice prima di tutto che moltissimi autori , a cominciare da Aristotile continuando con Machiavelli e Montesquieu fino ai giorni nostri , hanno questo metodo usato , e che , malgrado che molte delle loro osservazioni parziali siano universalmente riconosciute come fondate e come verità scientificamente acquisite , pure un vero sistema scientifico ancora non si è trovato . Ma del metodo storico in particolare si può dire quello che abbiamo già detto del metodo positivo in genere , che per dare buoni risultati deve essere bene applicato . Or per bene applicarlo , con dizione indispensabile è il conoscere la storia largamente ed esattamente , e ciò non era nella possibilità né di Aristotile , né di Machiavelli o di Montesquiou , né di alcun altro scrittore , che fosse vissuto solo più di mezzo secolo addietro . Le grandi sintesi non possono essere tentate che dopo che si ha una collezione grandissima di fatti studiati ed accertati con criterio scientifico ; certo anche nei secoli scorsi delle nozioni storiche non mancavano , ma esse erano quasi unicamente ristrette a singoli periodi : fino agli inizi del secolo scorso si conosceva forse in qualche modo la civiltà greco ­ romana e la storia delle nazioni moderne europee , ma sul passato del resto del mondo non si sapevano se non favole vaghissime ed incerte tradizioni . Ed anche nella ristretta parte della storia , che abbiamo accennato , le nozioni che si possedevano non erano perfette ; non era ancora sviluppato il senso critico , mancava quella paziente ricerca dei documenti , quella minuziosa ed accurata interpretazione delle inscrizioni , che , non solo ha precisato meglio le linee generali delle azioni dei grandi personaggi storici , ma ci ha rivelato tutti quei dettagli delle consuetudini sociali e dell ' organizzazione politica ed amministrativa dei diversi popoli , che sono interessanti per lo studio della scienza politica assai più delle gesta personali dei grandi guerrieri e dei sovrani . La conoscenza esatta della geografia fisica , l ' etnologia e la filologia comparata , che illuminano sulle origini ed i rapporti di consanguineità delle nazioni , la preistoria , che ha posto in evidenza l ' antichità del genere umano e di alcune civiltà , la interpretazione degli alfabeti geroglifico , cuneiforme ed indiano antico , che ci hanno svelato i misteri delle civiltà orientali ora estinte , sono conquiste del secolo decimonono . Ugualmente in questo secolo si sono , almeno in parte , tolti i misteri , che avviluppavano la storia della China , del Giappone e di altre nazioni dell ' estremo oriente , e si sono in parte scoperti , in parte più accuratamente studiati i ricordi delle antiche civiltà americane . In questo secolo infine è invalso l ' uso degli studi statistici comparati , che ci rendono facile la conoscenza delle condizioni di popoli lontanissimi . Indiscutibilmente se lo studioso di scienze sociali poteva prima intuire , ora soltanto ci ha i mezzi per osservare in grande , gli strumenti ed i materiali per provare . Aristotile non conosceva che imperfettissimamente la storia delle grandi monarchie asiatiche ; le sue cognizioni probabilmente si limitavano a quanto ne avevano scritto Erodoto e Senofonte , ed a quanto ne aveva potuto sapere dai seguaci di Alessandro , che poco capivano i paesi che conquistavano . Sicché in fondo altro tipo politico non avea famigliare che lo Stato greco del quarto e del quinto secolo avanti Cristo e poco o nulla di esatto avea potuto apprendere sul resto del mondo : in queste condizioni la sua Politica rappresenta uno sforzo intellettuale maraviglioso e la sua classificazione dei governi in monarchie , aristocrazie e democrazie , che ora si potrebbe giudicare incompleta e superficiale , allora certo era quanto di meglio la mente umana potea escogitare . Machiavelli ebbe per modello quasi esclusivo dello stato il Comune italiano della fine del quattrocento , colle sue alternative di tirannide e di anarchia , nel quale il potere si conquistava e si perdeva per un giunco di violenze e furberie , che facea guadagnare la partita a chi sapea meglio mentire e dava l ' ultimo colpo di pugnale : si comprende che questo modello abbia colpito tanto il suo spirito da fargli scrivere il Principe . La conoscenza quasi esclusiva che avea della storia romana , come si poteva apprendere ai suoi tempi , e di quella delle grandi monarchie moderne , che poco avanti a lui eransi formate , spiegano i Discorsi sulle Decadi , le Storie e le sue lettere . - - Montesquieu non poteva conoscere la storia dell ' Oriente molto meglio di Aristotile , né quella greca e romana assai più pro fondamente di Machiavelli , e le maggiori cognizioni che avea sugli istituti e la storia della Francia , dell ' Inghilterra e della Germania , a preferenza di quelli degli altri paesi , dànno la spiegazione della sua teoria secondo la quale la libertà politica sarebbe solo possibile nei paesi freddi . XVIII . - - Un ' altra obiezione si fa al metodo storico , la quale se non più fondata è certo più speciosa , e tale che agli occhi di alcuni può parere molto grave e perfino insuperabile . Essa si basa sulla poca attendibilità dei materiali storici . Si dice infatti comunemente che tutti gli sforzi degli storici spesso non giungono a scoprire la verità , che frequentemente è difficile accertare precisamente come realmente siano accaduti fatti che si sono svolti nel corso dell ' anno e nella nostra città , sicché si può ritenere come impossibile di ottenere racconti degni di fede quando si tratta di epoche e paesi lontani . Non si manca di rilevare le contradizioni che esistono tra i diversi storici e le smentite , che l ' un l ' altro si dànno , le passioni da cui ordinariamente sono animati e se ne conclude che nessuna deduzione siculi , nessuna vera scienza si può trarre da fatti che sono sempre molto dubbi e imperfettamente conosciuti . A questi argomenti la risposta non è ardua . E prima di tutto osserviamo di passaggio che i fatti contemporanei non appuriamo esattamente solo quando non abbiamo né l ' interesse né i mezzi di conoscere la verità , oppure quando vi sono interessi contrari , che vi si oppongono . Se quest ' ostacolo non vi fosse , ognuno che volesse impiegarvi tempo ed un po ' di danaro , potrebbe sempre , in mezzo alle varie versioni , alle ciarle ed ai si dice , trovare , per mezzo di un ' inchiesta più o meno lunga , come presso a poco un fatto realmente sia accaduto . Or , poi fatti storici , quanto più antichi sono tanto più tacciono gl ' interessi , che mirano ad alterarne la esatta nozione , e si deve supporre che lo storico abbia pazienza e tempo sufficienti per appurare intorno ad essi la verità . Di ben altra importanza è una seconda osservazione , che ora faremo in proposito . I fatti storici sui quali regna e regnerà sempre la maggiore incertezza sono quelli aneddottici e biografici che possono interessare la vanità od il tornaconto di un uomo , di una nazione , di un partito . È su questi principalmente che la passione dello scrittore può essere causa anche incosciente di errori ; ma fortunatamente , questo genere di fatti interessano mediocremente lo studioso di scienze politiche , al quale importerà ben poco se una battaglia sia stata vinta per merito di un tal capitano o per colpa di un altro , o se un assassinio politico sia stato più o meno giustificabile . Al contrario vi sono altri fatti che riguardano il tipo e l ' organizzazione sociale dei vari popoli e delle varie epoche ; e su questi appunto , che son quelli che a preferenza c ' interessano , gli storici , spontaneamente e senza partito preso , ci dicono spesso la verità , e più che gli storici ci illuminano i documenti ed i monumenti . Ad es . probabilmente non sapremo mai quando Omero precisamente visse , in quale città nacque , quali furono i casi della sua vita , ma ciò ha un certo interesse per il critico ed il letterato che amerebbero conoscere i più minuti particolari intorno alla persona dell ' autore dell ' Iliade e della Odissea , e ne ha uno ben mediocre per il politico che studia il mondo psicologico e sociale descritto dal gran poeta , mondo che , per quanto abbellito dalla , fantasia del vate , dovette realmente esistere in epoca poco anteriore ad Omero . Nessuno conoscerà mai precisamente quali siano stati i torti ed i meriti di Temistocle , come siano stati pronunziati i discorsi di Pericle , quale fosse la gamba dalla quale zoppicava Agesilao , la razza del cane di Alcibiade ed il colore del cavallo di Alessandro Magno , ma è indiscutibilmente provato che nell ' Ellade , dal sesto al quarto secolo avanti Cristo , vi era un tipo di organizzazione politica , della quale conosciamo già bene , e sempre meglio conosceremo , a misura che si studieranno le iscrizioni ed i monumenti che mano mano si trovano , le diverse varietà , le specialità ed i particolari della compagine amministrativa economica e militare . Nessuno probabilmente conoscerà mai nulla di esatto sulla vita del Re egiziano Kufro della IV dinastia , malgrado la grande piramide , che egli si fece costruire per tomba , nessuno avrà la biografia di Ramses 2° della XVIII dinastia , malgrado che resti il poema di Pentaur , che ne celebra le vittorie vere o supposte ; ma , nessuno porrà in dubbio che , trenta o quaranta secoli avanti l ' èra volgare , aravi già nella valle del Nilo una società numerosa , organizzata , civile , e che lo spirito umano dovette fare prodigiosi sforzi di pazienza e di originalità per cavarla dalla barbarie . Nessuno può porre in dubbio che questa società , modificandosi sempre nel volger dei secoli , ebbe credenze religiose , cognizioni scientifiche e , talvolta , così maravigliosa organizzazione amministrativa e militare , che si potrebbe quasi paragonare a quella degli Stati più civili dell ' èra odierna . È lecito dubitare che Tiberio e Nerone siano stati così tristi come Tacito li ha descritti , che sfasi esagerata l ' imbecillità di Claudio , la lascivia di Messalina , la passione di Caligola per il suo cavallo . Ma non si può negare l ' esistenza dell ' impero romano e la possibilità negli imperatori di commettere malvagità e pazzie che , in altri tempi ed in altri tipi di organizzazione politica , non sarebbero state tollerate . Né si può mettere in dubbio che , nei primi secoli dell ' èra volgare , una grande civiltà riunita politicamente in un grande stato abbracciava tutto il bacino del Mediterraneo : e di questo stato conosciamo già abbastanza , e sempre meglio conosceremo , la legislazione e la elaborata organizzazione finanziaria , amministrativa e militare . Si può perfino supporre che Sakia ­ Muni sia interamente un mito , che Gesù Cristo non sia stato mai crocifisso , anzi che neppure abbia esistito , ma nessuno negherà mai l ' esistenza , del Buddismo e del Cristianesimo coi dogmi e precetti morali che li costituiscono ; nessuno negherà mai che queste due religioni , poiché tanto si son diffuse e da tanto tempo durano , devono rispondere a sentimenti ed a bisogni psicologici diffusissimi nelle masse umane . XIX . - - In conclusione dunque , pur ammettendo che l ' aneddoto ed il particolare biografico abbiano potuto influire sulla storia delle nazioni , ci pare innegabile che essi possono dare ben poco aiuto nello scoprire le granii ; leggi psicologiche , che si manifestano nella vita delle nazioni stesse . Queste leggi svelano piuttosto la loro azione nelle istituzioni amministrative e giuridiche , nelle religioni , in tutte le abitudini morali e politiche dei vari popoli , ed è quindi in questi ultimi ordini di fatti che dobbiamo concentrare la nostra attenzione . Ed intorno a questi fatti crediamo difficile e scarsamente utile stabilire dei criteri precisi di preferenza . In verità qualunque notizia , sia storica o contemporanea , che riguardi le istituzioni di un popolo politicamente organizzato , che sia cioè riunito in masse piuttosto numerose e che abbia raggiunto un certo grado di una qualunque civiltà , può essere molto interessante . Se una raccomandazione si può fare in proposito è questa : che si sfugga dal ricavare tutte le osservazioni da un gruppo di organismi politici , che appartengono allo stesso periodo storico o presentino lo stesso , o poco dissimile , tipo di civiltà . Lo Spencer , come abbiamo già accennato , nei suoi Primi principi di sociologia ha cercato di premunire gli studiosi di scienze sociali contro quelli che egli chiama pregiudizi ; che consistono in certe abitudini dello spirito umano , per le quali l ' osservatore vede i fatti sociali sotto un punto di vista subiettivo unilaterale e ristretto , che necessariamente produce dei risultati erronei . Or , per riparare a quest ' inconveniente , non basta avvertire chi può cadervi che l ' inconveniente esiste , ma bisogna che il suo spirito sia preparato in maniera da evitarlo . Infatti l ' aver la nozione del pregiudizio politico , del pregiudizio nazionale e di quello religioso o antireligioso non toglie che una persona , la quale è stata educata nella credenza che una data forma di governo basti a rigenerare l ' umanità , che la sua nazione è la prima dell ' universo , che la sua religione è la sola verace o che il progresso umano consista nella distruzione di tutte le religioni , quando viene all ' applicazione pratica delle teoriche spenceriane , non cada in uno o in parecchi dei pregiudizi enumerati . La vera salvaguardia contro questa specie di errori sta nel sapere elevare il proprio criterio al di sopra delle credenze ed opinioni che sono generali nella propria epoca o in quel tipo sociale o nazionale di cui facciamo parte ; il che , riportandoci ad un concetto già accennato , corrisponde all ' avere studiato molti fatti sociali , a conoscer bene e molto la storia , non già di un periodo o di un popolo , ma possibilmente dell ' umanità . XX . - - Ai giorni nostri , od almeno fino a poco tempo fa , è prevalsa negli studi sociali la tendenza a considerare con speciale cura gli organismi politici più semplici e più primitivi , cioè quelli delle tribù selvaggio ; e tutte le circostanze , che ad esse si riferiscono , sono stato attentamente notate e registrate . Le relazioni dei viaggiatori , che fra queste tribù hanno dimorato , hanno perciò acquistato una particolare importanza e riempiono i moderni libri di Sociologia . Or noi non diremo che questi studi siano completamente inutili , giacché è difficile trovare un ' applicazione qualsiasi dello spirito umano , che resti completamente infeconda ; ma certo non ci sembrano i più adatti a fornire solidi materiali alle scienze sociali in genere ed alla scienza politica in ispecie . E , prima di tutto , facciamo osservare che le relazioni dei viaggiatori sono ordinaria mente più subiettive , più incerte e contradittorie dei racconti degli storici e sopratutto meno soggette al controllo dei documenti e dei monumenti . Un individuo , che si trova in mezzo a uomini di una civiltà molto differente di quella alla quale è abituato , generalmente li osserva a preferenza da certi punti di vista speciali , e perciò può facilmente prendere abbagli ed errori . Erodoto , che fu il più gran viaggiatore dell ' antichità ed osservatore ; come ora si è riscontrato , non superficiale e coscienzioso , molte cose riferì erroneamente , appunto perché , abituato alla civiltà greca , mal sapea spiegarsi certi fenomeni delle civiltà orientali ; e se si potessero controllare le relazioni dei viaggiatori moderni su documenti autentici , come si è fatto qualche volta con quelle di Erodoto , non crediamo che le troveremmo più esatte . In secondo luogo poi , e ci par questo argomento decisivo , i fatti sociali non si possono raccogliere che nelle società umane , e per società non si deve intendere un ' agglomerazione di poche famiglie , ma ciò che comunemente dicesi una nazione , un popolo , uno stato . Le forze psicologiche sociali non si possono sviluppare e non possono avere la loro applicazione che nei grandi organismi politici , cioè colà dove esistono numerose riunioni di uomini moralmente e politicamente uniti . Nel gruppo primitivo , nella tribù di cinquanta o cento individui , il problema politico quasi non esiste e quindi non si può studiare . Ad esempio è molto facile spiegarsi la monarchia in una di quelle tribù che abbiamo accennato , nelle quali il maschio più forte e più scaltro facilmente s ' impone ai pochi compagni ; ma soccorrono ben altri elementi per potere darsi ragione dello stabilirsi di questa istituzione in società di milioni di individui , nelle quali un solo non si può materialmente imporre alla totalità degli altri e , per quanto abile ed energico , troverà facilmente nella massa centinaia di individui che , almeno potenzialmente , sono abili ed energici quanto lui . Si comprende pure facilmente come poche decine ed anche poche centinaia d ' individui , che vivono in sieme , restando isolati moralmente , se non materialmente , dal resto del mondo , presentino una data singolarità di tipo morale , ed abbiano vivo il sentimento della tribù e della famiglia . Ma il comprendere ciò ci aiuta ben poco quando si tratta di spiegarci perché una identità di tipo morale , un sentimento vivissimo nazionale , esista in agglomerazioni amane di decine e qualche volta , come nel caso della Russia e della China di centinaia di milioni di persone , nelle quali gli individui quasi sempre vivono lontanissimi gli uni dagli altri , sono nella loro grandissima maggioranza scevri di qualunque reciproco rapporto personale , e , nei loro vari gruppi , presentano condizioni di vita materiale molto differente . Si dice che lo studio degli enti politici minuscoli riesce utilissimo , perché in essi si trovano in embrione tutti quegli organi sociali che poi si vanno mano mano sviluppando nelle società più vaste e più progredite , e si crede che riesca molto più facile esaminarne il meccanismo quando i detti organi sono rudimentali , anziché quando divengono complicati . Ma il paragone , ormai così frequente l ' organizzazione delle società umane e quelle , degli individui del regno , animale , giammai crediamo che sia stato meno calzante e meno opportuno come in questo caso . Esso si può ritorcere facilissimamente contro la tesi a favore della quale fa invocato ; giacché non crediamo che nessun zoologo vorrebbe trar lume dallo studio degli animali inferiori per risolvere le quistioni riguardanti l ' anatomia e la fisiologia dei vertebrati a sangue caldo , e non é certo coll ' osservazione delle monére e dei polipi che si sono scoperte la circolazione del sangue ed accertate le funzioni del cuore , del cervello e dei polmoni nell ' uomo e negli altri animali superiori . Ed ora non manca che un argomento ancora , ma è il più importante di tutti , per provare la bontà del metodo storico da noi preferito . Questo argomento consiste nella buona applicazione del detto metodo ; nel dimostrare con l ' esempio pratico che esso , usufruendo di tutti i materiali storici , che la scienza di questo secolo ha messo a nostra disposizione , può dare risultati veramente scientifici . Ciò tenteremo di fare negli altri capitoli di questo lavoro . CAPITOLO II . La classe politica . I . Predominio di una classe dirigente in tutte le società . - - II . Importanza politica di questo fatto . - - III . Prevalenza delle minoranze organizzate sulle maggio ranze . - - IV . Forze politiche . Il valor militare . - - V . La ricchezza . - - VI . Le credenze religiose e la cultura scientifica . - - VII . Influenza dell ' eredità nella classe politica . - - VIII . Periodi di stabilità e di rinnovamento della classe politica . I . - - Fra le tendenze ed i fatti costanti , che si trovano in tutti gli organismi politici , uno ve n ' è la cui evidenza può essere facilmente a tutti manifesta : in tutte le società , a cominciare da quelle più mediocremente sviluppate e che sono appena arrivate ai primordi della civiltà , fino alle più colte e più forti , esistono due classi di persone : quella e l ' altra dei governati . La prima , che è sempre la meno numerosa , adempie a tutte le funzioni politiche , monopolizza il potere e gode i vantaggi che ad esso sono uniti ; mentre la seconda , più numerosa , è diretta regolata dalla prima in modo più o meno legale , ovvero più o meno arbitrario e violento , e ad essa fornisce , almeno apparente mente , i mezzi materiali di sussistenza e quelli che alla vitalità dell ' organismo politico sono necessari . Nella pratica della vita tutti riconosciamo l ' esistenza di questa classe dirigente o classe politica , come altra volta ebbimo a definirla . Sappiamo infatti che nel nostro paese alla direzione della cosa pubblica vi è una minoranza di persone influenti , di cui la maggioranza subisce , di buon grado o malgrado , la dire zione e che lo stesso avviene nei paesi vicini , e non sapremmo quasi nella realtà immaginare un mondo organizzato diversamente , nel quale tutti ugualmente e senza alcuna gerarchia fossero sot toposti ad un solo o tatti ugualmente dirigessero le cose politiche . Se in teoria ragioniamo altrimenti ciò è in parte l ' effetto di abitudini inveterate nel nostro pensiero ed in parte è dovuto alla soverchia importanza che diamo a due fatti politici , la cui appariscenza è d ' assai superiore alla realtà . Il primo di essi consiste nella facile constatazione che in ogni organismo politico vi è sempre una persona che è capo della gerarchia di tutta la classe politica e dirige ciò che si chiama il timone dello Stato . Questa persona non sempre è quella che legalmente avrebbe il supremo potere , alle volte anzi , accanto al Re od all ' Imperatore ereditario vi è un primo ministro o un maestro di palazzo che ha un potere effettivo maggiore di quello del Sovrano , od , in luogo del Presidente elettivo , governa l ' uomo politico influente , che l ' ha fatto eleggere . Qualche volta , per circostanze speciali , invece di una persona sola sono due o tre quelle che adempiono a quest ' ufficio della suprema direzione . Il secondo fatto è anch ' esso di facile percezione , perché qualunque sia il tipo di organizzazione sociale , agevolmente si può constatare che la pressione proveniente dal malcontento dalla massa dei governati , le passioni da cui essa è agitata possono esercitare una certa influenza sull ' indirizzo dalla classe politica . Ma l ' uomo che è a capo dello Stato non potrebbe certo governare senza l ' appoggio di una classe numerosa , che i suoi ordini fa eseguire e rispettare , e se egli può far sentire il peso della sua possanza ad uno od a parecchi dei singoli individui , che a questa classe appartengono , non può certo urtarla nel suo complesso e distruggerla . Giacché , dato che ciò fosse possibile , dovrebbe subito ricostituirne un ' altra , senza di che la sua azione sarebbe completamente annullata . E d ' altra parte , ammesso anche che il malcontento delle masse riuscisse a detronizzare la classe dirigente , dovrebbe necessariamente trovarsi , come più avanti meglio dimostreremo , nel seno delle masse stesse un ' altra minoranza organizzata , che all ' ufficio di classe dirigente adempisse . Altrimenti qualunque organizzazione e qualunque compagine sociale sarebbe distrutta . II . - - Ciò che poi costituisce la vera superiorità della classe politica , come base di ricerche scientifiche , è l ' importanza preponderante che la sua varia costituzione ha nel determinare il tipo politico ed anche il grado di civiltà dei diversi popoli . Stando infatti a quella maniera di classificare le forme dei governi , che è ancora in voga , la Turchia e la Russia erano fino a qualche anno fa tutte e due monarchie assolute , l ' Inghilterra e l ' Italia monarchie costituzionali e la Francia e gli Stati Uniti andrebbero poste nella categoria delle Repubbliche . Questa classificazione è basata sul fatto che , nei primi due paesi , il capo dello Stato è ereditario ed era nominalmente onnipotente , nei secondi , pur essendo ereditario , ha facoltà ed attribuzioni limitate , negli ultimi infine è elettivo . Ma la classificazione è evidentemente superficiale . Giacché appare subito che ben poco di comune v ' è nella maniera come sono ed erano rette politicamente la Russia e la Turchia , assai diverso essendo il grado di civiltà di questi duo paesi e l ' ordinamento delle loro classi politiche : e , seguendo lo stesso criterio , troviamo il regime dell ' Italia monarchica assai più analogo a quello della Francia repubblicana che a quello dell ' Inghilterra ugualmente monarchica , ed importantissime differenze esservi fra l ' ordinamento politico degli Stati Uniti e quello della Francia stessa , sebbene ambidue i paesi siano retti a repubblica . Come poco , avanti abbiamo accennato , lunghe abitudini di pensiero si sono opposte e si oppongono su questo punto al progresso scientifico . La classificazione da noi accennata , che divide i Governi in monarchie assolute , temperate e repubbliche è opera di Montesquieu che la sostituì a quella classica , che già avea fatto Aristotele , il quale li divideva in monarchie , aristocrazie e democrazie . Da Polibio a Montesquieu molti autori aveano perfezionato la classificazione aristotelica sviluppandola nella teoria dei Governi misti . Poi la corrente democratica moderna , che ebbe il suo inizio con Rousseau , si fondò sul concetto che la maggioranza dei cittadini di uno Stato possa , anzi debba partecipare alla vita politica ; e la dottrina della sovranità popolare , malgrado che la scienza moderna renda sempre più manifesta la coesistenza in ogni organismo politico del principio democratico , del monarchico e dell ' aristocratico , s ' impone ancora a moltissime . Noi qui non la confuteremo direttamente , giacché a questo còmpito adempiamo in tutto il complesso del nostro lavoro , e perché è assai difficile in poche pagine distruggere in una mente umana tutto un sistema d ' idee , che vi si è radicato ; giacché , come bene scrisse il Las Casus nella vita di Cristoforo Colombo , il disimparare è in molti casi più difficile dell ' imparare . III . - - Fin da ora però crediamo utile di rispondere ad una obiezione , la , quale ci pare che molto facilmente si possa fare al nostro modo di vedere . Se è agevole il comprendere che un solo non possa comandare ad una massa senza che ci sia in essa una minoranza che lo sostenga , è , piuttosto difficile l ' ammettere come un fatto costante e naturale , che le minoranze comandino alle maggioranze anziché queste a quelle . Ma è questo uno dei punti , come tanti se ne dànno in tutte le altre scienze , in cui la prima apparenza delle cose è contraria alla loro realtà . Nel fatto è fatale la prevalenza di una minoranza organizzata , che obbedisce ad unico impulso , sulla maggioranza organizzata . La forza di qualsiasi minoranza è irresistibile di fronte ad ogni individuo della maggioranza , il quale si trova solo davanti alla totalità della minoranza organizzata ; e nello stesso tempo si può dire che questa è organizzata appunto , perché è minoranza . Cento , che agiscano sempre di concerto e d ' intesa gli uni cogli altri , trionferanno su mille presi ad uno ad uno e che non avranno alcun accordo fra loro ; e nello stesso tempo sarà ai primi molto più facile l ' agire di concerto e l ' avere un ' intesa , perché son cento e non mille . Da questo fatto si ricava facilmente la conseguenza che , quanto più è grande una comunità politica , altrettanto minore può essere la proporzione della minoranza governante rispetto alla maggioranza governata , e tanto più difficile riesce a questa l ' organizzarsi per reagire contro di quella . Però , oltre al vantaggio grandissimo che viene dall ' organizzazione , le minoranze governanti ordinariamente sono costituite in maniera che gl ' individui che le compongono , si distinguono dalla massa dei governati per certe qualità , che dànno loro una certa superiorità materiale ed intellettuale od anche morale , oppure sono gli eredi di coloro che queste qualità possedevano : essi in altre parole devono avere qualche requisito , vero od apparente , che è fortemente apprezzato e molto si fa valere nella società nella quale vivono . IV . - - Nelle Società primitive , che sono ancora nel primo stadio della loro costituzione , la qualità che più facilmente apre l ' accesso alla classe politica o dirigente , è il valor militare . La guerra , che nelle società di avanzata civiltà è uno stato eccezionale , può essere considerata quasi come normale in quelle che sono all ' inizio del loro sviluppo , ed allora gl ' individui che spiegano in essa migliori attitudini acquistano facilmente la supremazia sugli altri : i più bravi diventano i capi . Il fatto è costante , ma le modalità che può assumere , secondo i casi , sono alquanto diverse . Ordinariamente il dominio di una classe guerriera sopra una moltitudine , pacifica si suole attribuire alla sovrapposizione delle razze , alla conquista , che un popolo bellicoso fa di un altro relativamente imbelle . Qualche volta infatti la cosa avviene precisa così : e ne abbiamo degli esempi nell ' India dopo le invasioni degli Arii , nell ' impero romano dopo quelle dei popoli germanici e nel Messico dopo la conquista azteca ; ma più spesso ancora , in certe condizioni sociali , vediamo formarsi una classe guerriera e dominatrice anche là dove di conquista straniera non vi è assolutamente traccia . Finché un ' orda infatti vive esclusivamente di caccia , allora tutti i suoi individui possono facilmente tramutarsi in guerrieri e vi saranno dei capi , che avranno naturalmente il predominio nella tribù , ma non si avrà la formazione di una classe bellicosa , che sfrutti e tuteli nello stesso tempo un ' altra addetta al lavoro pacifico . Ma , a misura che si va lasciando lo stadio venatorio e si entra in quello agricolo e pastorale , allora , insieme all ' aumento enorme della popolazione ed alla maggiore stabilità dei mezzi d ' influenza sociale , può nascere la divisione più o meno netta in due classi : l ' una consacrata esclusivamente al lavoro agricolo , l ' altra alla guerra . Se ciò avviene , è inevitabile che l ' ultima acquisti poco a poco tale preponderanza sulla prima da poterla impunemente opprimere . La Polonia offre un esempio caratteristico del cambiamento graduale della classe guerriera in classe assolutamente dominatrice . In origine i Polacchi aveano quell ' ordinamento del comune rurale che era prevalso fra tutti i popoli slavi , né Bravi fra loro distinzione alcuna fra guerrieri ed agricoltori , ossia nobili e contadini . Però , dopo che fissaronsi nelle grandi pianure dove scorre la Vistola ed il Niemen , cominciando a svilupparsi fra essi l ' agricoltura e nello stesso tempo continuando la necessità di guerreggiare contro bellicosi vicini , i capi delle tribù o woiewodi si circondarono di un certo numero di individui scelti , i quali ebbero come occupazione speciale quella delle armi . Essi erano divisi nelle varie comunità rurali ed erano naturalmente esentati dai lavori agricoli , pur ricevendo la loro porzione dei prodotti della terra , alla quale , come gli altri comunisti , aveano diritto . Nei primi tempi la loro posizione non era molto ricercata e vi ebbero esempi di paesani , che rifiutavano l ' esenzione dei lavora agricoli pur di non andare a combattere ; ma , gradatamente , come quest ' ordine di cose si fece stabile , come una classe si abituò al maneggio delle armi ed agli ordinamenti militari , mentre l ' altra vieppiù incallivasi nell ' uso dell ' aratro e della vanga , i guerrieri divennero nobili e padroni ed i contadini , da compagni e fratelli , tramutaronsi in villani e servi . Poco a poco i bellicosi signori moltiplicarono le loro esigenze al punto che la parte , che essi prendevano come membri della comunità , si allargò fino a comprendere tutto il prodotto della comunità stessa , meno ciò che era assolutamente necessario alla sussistenza dei coltivatori ; e quando questi tentarono di fuggire , furono con la forza costretti a restar legati alla terra , assumendo così il loro stato i caratteri di una vera e propria servitù della gleba . Evoluzione analoga abbiamo in Russia . Colà i guerrieri che costituivano la droujina , ossia il seguito degli antichi kniaz o principi discendenti da Rürick , ottennero anch ' essi , per vivere , una parte del reddito dei mir , o comuni rurali dei contadini . A poco a poco questa parte crebbe e siccome la terra abbondava e le braccia mancavano ed i contadini ne profittavano per emigrare , lo czar Boris Godounof alla fine del decimosesto secolo diè il diritto ai nobili di ritenere con la forza i contadini nelle loro terre , dando così origine alla servitù della gleba . Però in Russia giammai la forza armata fu costituita esclusivamente dai nobili : i moujiks o piccoli uomini seguivano alla guerra come gregari i membri della droujina , e poi , fin dal secolo sedicesimo , Ivano IV il Terribile costituiva mediante gli strelitzi un corpo di truppe quasi stanziali , che durò fino a quando Pietro il Grande lo sostituì con i reggimenti organizzati secondo il tipo europeo ­ occidentale , nei quali gli antichi membri della droujina , uniti a stranieri , formarono il corpo degli ufficiali , ed i moujiks diedero l ' intero contingente dei soldati . In generale poi , in tutti i popoli entrati recentemente nello stadio agricolo e relativamente civile , troviamo costante il fatto che la classe per eccellenza militare corrisponde a quella politica dominatrice , in qualche parte anzi l ' uso delle armi resta riservato esclusivamente a questa classe , come è accaduto nell ' India ed in Polonia ; più comunemente avviene che anche i membri della classe governata possono essere eventualmente arruolati , ma sempre come gregari e nei corpi meno stimati . Così in Grecia , al l ' epoca delle guerre mediche , i cittadini appartenenti alle classi più ricche ed influenti costituivano i corpi , scelti dei cavalieri e degli ospiti , i meno ricchi combattevano come peltasti o frombolieri e gli schiavi , ossia la massa dei lavoratori , era quasi completamente esentata dal maneggio delle armi . Ordinamento perfettamente analogo troviamo nella Roma repubblicana fino al l ' epoca delle guerre puniche ed anche fino a Caio Mario , tra i Galli all ' epoca di Giulio Cesare , nell ' Europa latina e germanica del Medio Evo , nella Russia testé citata ed in molti altri popoli . V . - - Come in Russia ed in Polonia , come nell ' India e nell ' Europa del Medio Evo , dappertutto le classi guerriere e dominatrici si sono accaparrata la quasi esclusiva proprietà delle terre , che nei paesi non molto civili sono la fonte principalissima della produzione e della ricchezza . A misura poi che la civiltà va progredendo , il reddito di queste terre va aumentando , ed allora , se altre circostanze vi concordano , può avvenire una trasformazione sociale molto importante : la qualità più caratteristica della classe dominante più che il valore militare viene ad essere la ricchezza , i governanti sono i ricchi piuttosto che i forti . La principale condizione necessaria perché questa trasformazione avvenga è la seguente : occorre che l ' organizzazione sociale si perfezioni e si concentri in maniera che il presidio della forza pubblica diventi molto più efficace di quello della forza privata . Bisogna , in altre parole , che la proprietà privata sia sufficiente mente tutelata dalla forza pratica e reale delle leggi in modo da rendere superflua quella del proprietario stesso . Ciò si ottiene me diante una serie di graduali mutamenti nell ' ordinamento sociale , sui quali più avanti ci dovremo piuttosto lungamente intrattenere , e che hanno per effetto di cambiare quel tipo di organizzazione politica , che noi chiameremo lo Stato feudale , in un altro tipo , essenzialmente diverso , che da noi sarà denominato Stato burocratico . Però fin da ora possiamo dire che la evoluzione , alla quale abbiamo accennato , ordinariamente è molto facilitata dal prore dire dei pacifici costumi e da certe abitudini morali , che le società contraggono col progredire della civiltà . Una volta avvenuta la detta trasformazione è certo che , come il potere politico ha prodotto la ricchezza , così la ricchezza produce il potere . In una società già abbastanza matura , nella quale la forza individuale è tenuta a freno da quella collettiva , se i potenti sono ordinariamente i ricchi , dall ' altra parte basta essere ricchi per diventare potenti . Ed in verità è inevitabile che , quando è proibita la lotta a mano armata restando permessa quella a colpi di scudi i posti migliori siano conquistati appunto da coloro che di scudi sono meglio forniti . Ci sono invero Stati di civiltà avanzatissima , che sono organizzati in base a principi morali di un ' indole tale , che sembrano escludere questa preponderanza della ricchezza da noi enunciata . Ma questo è uno dei tanti casi in cui i principî teorici non hanno che una limitata applicazione nella realtà delle cose . Negli Stati Uniti d ' America , ad esempio , tutti i poteri escono direttamente od indirettamente dalle elezioni popolari ed il suffragio è , in quasi tutti gli Stati , universale ; e vi è anche di più : la democrazia colà non è solo nelle istituzioni , ma anche in certo modo nei costumi , e vi è una certa ripugnanza nei ricchi a darsi ordinariamente alla vita pubblica ed una certa ripugnanza nei poveri a scegliere i ricchi per le cariche elettive . Ciò non toglie che un ricco vi sia sempre molto più influente di un povero , perché può pagare i politicanti spiantati , che dispongono delle pubbliche amministrazioni ; non toglie , che le elezioni si facciano al suono dei dollari ; che intieri parlamenti locali e numerose frazioni del Congresso non risentano l ' influenza delle potenti compagnie ferroviarie e dei grandi baroni della finanza . E vi è perfino chi assicura che , in parecchi Stati dell ' Unione , chi abbia molto da spendere possa anche concedersi il lusso di ammazzare un uomo colla quasi sicurezza dell ' impunità . Anche nella China fino a qualche anno fa , il Governo , sebbene non avesse accolto il principio dell ' elezione popolare , era fondato sopra una base essenzialmente egalitaria ; si sa che i gradi accademici aprivano l ' accesso alle pubbliche cariche e che questi gradi si conferivano per esame senza apparente riguardo alla nascita od alla ricchezza . Ma benché la classe doviziosa sia in China meno numerosa , meno ricca , meno strapotente che negli Stati Uniti d ' America , non è men vero che essa avea , saputo notevolmente intaccare la leale applicazione di questo sistema . Non solo si comprava spesso a forza di danaro l ' indulgenza degli esamina tori , ma il Governo stesso talora per danaro vendeva i diversi gradi accademici e permetteva che arrivassero agli impieghi per sone ignoranti , che qualche volta erano venute su dagli ultimi strati sociali . Prima di lasciare quest ' argomento dobbiamo poi rammentare che , in tutti i paesi del mondo , altri mezzi d ' influenza sociale , quali sarebbero la notorietà , la grande cultura le cognizioni speciali , i gradi elevati nelle gerarchie ecclesiastiche , amministrative e militari , si acquistano sempre più facilmente dai ricchi anziché dai poveri . I primi per arrivare devono sempre percorrere una via notevolmente più breve di quella dei secondi , senza contare che il tratto di strada , che ai ricchi viene risparmiato , è spessissimo il più aspro e difficile . VI . - - Nelle società nelle quali le credenze religiose hanno molta forza ed i ministri del culto formano una classe speciale si costituisce quasi sempre un ' aristocrazia sacerdotale , che ottiene una parte più o meno grande della ricchezza e del potere politico . Abbiamo esempi cospicui di questo fatto in certe epoche dell ' antico Egitto , nell ' India braminica e nell ' Europa del Medio Evo . Spesso i sacerdoti , oltre che adempire agli uffici religiosi , hanno avuto anche cognizioni giuridiche e scientifiche e hanno rappresentato la classe intellettualmente più elevata . Conscientemente o inconscientemente però , nelle gerarchie sacerdotali si è manifestata di frequente la tendenza a monopolizzare le cognizioni accennate e ad ostacolare la diffusione dei metodi e dei procedimenti , che rendono possibile e facile l ' apprenderle . Si può invero sospettare che a questa tendenza sia , almeno in parte , dovuta la lentissima diffusione che ebbe nell ' Egitto antico l ' alfabeto demotico , infinitamente più semplice e facile della scrittura geroglifica . In Gallia i Druidi , sebbene avessero conoscenza dell ' alfabeto greco , non permettevano che la copiosa raccolta della loro letteratura sacra fosse scritta ed obbligavano i loro allievi a cacciarla con molta fatica a memoria . Allo stesso scopo può essere attribuito l ' uso tenace e frequente delle lingue morte , che troviamo nell ' antica Caldea , nell ' India e nell ' Europa del Medio Evo . Qualche volta , infine , come è appunto accaduto nell ' India , si è proibito formalmente alle classi inferiori di aver conoscenza dei libri sacri . Le nozioni speciali e la vera cultura scientifica , spoglie di qualunque carattere sacro e religioso , diventano una forza politica importante solo in uno stadio molto avanzato di civiltà ; ed è allora soltanto che esse possono a coloro che le posseggono aprire l ' adito della classe governante . Ma , anche in questo caso , è da tener presente , che ciò che ha un valore politico non è tanto la scienza in sé stessa quanto le applicazioni pratiche che se ne possono fare a vantaggio del pubblico , ovvero dello Stato . Qualche volta non si richiede che il possesso dei soli procedimenti meccanici indispensabili per acquistare una coltura superiore , forse perché è più facile constatare misurare la perizia , che in essi il candidato ha potuto acquistare . Così , in certe epoche dell ' antico Egitto , la professione di scriba conduceva alle cariche pubbliche ed al potere , forse anche perché l ' apprendere la scrittura geroglifica richiedeva lunghi e pazienti studi ; come pure , nella China moderna , la conoscenza dei numerosissimi caratteri della scrittura chinese ha formato la base della cultura dei mandarini . Nell ' Europa presente ed in America la classe , che , applica alla guerra , all ' amministrazione pubblica , alle opere ed alla sanità pubblica i ritrovati della scienza moderna , occupa una posizione socialmente e politicamente ragguardevole ; e , negli stessi paesi , come nella Roma antica , privilegiata assolutamente è , la condizione dei giurisperiti , che conoscono la complicata legislazione comune a tutti i popoli di antica civiltà , massime se alle nozioni giuridiche accoppiano quel genere di eloquenza , che più incontra il gusto dei propri contemporanei . Non mancano esempi nei quali vediamo che , nella frazione più elevata della classe politica , la lunga pratica nel dirigere l ' organizzazione militare e civile della comunità fa nascere e sviluppare una vera arte di governo superiore al gretto empirismo ed a tutto ciò che può suggerire la sola esperienza individuale . È allora che si costituiscono quelle aristocrazie di funzionari , come il Senato romano , il veneto e , fino ad un certo punto la stessa aristocrazia inglese , che formavano l ' ammirazione dello Stuart Mill e che certo hanno dato alcuni dei Governi , che più si sono distinti per maturità nei loro disegni e costanza ed avvedutezza nel metterli in esecuzione . Quest ' arte non è certo la Scienza politica , ma ha precorso senza dubbio l ' applicazione di alcuni suoi postulati ; però , se essa si è in qualche modo affermata in certe classi di persone da lungo tempo in possesso delle funzioni politiche , crediamo che la sua conoscenza non abbia servito mai come criterio ordinario per aprirne l ' accesso a coloro , che dalla loro posizione sociale ne restavano esclusi . storiche alla maniera , ben inteso , come queste discipline erano comprese dai Chinesi . VII . - - In certi paesi troviamo le caste ereditarie ; la classe governante è perciò definitivamente ristretta ad un dato numero di famiglie e la nascita è l ' unico criterio , che determina l ' entrata nella detti classe o l ' esclusione da essa . Gli esempi di queste aristocrazie ereditarie sono comunissimi e non vi è quasi paese di antica civiltà , che , in una data epoca della sua storia , non ne abbia avuto . Una nobiltà ereditaria troviamo infatti in certi periodi nella China e nell ' Egitto antico , nell ' India , nella Grecia anteriore alle guerre mediche , in Roma antica , tra gli Slavi , tra i Latini e Germani del Medio Evo , nel Messico all ' epoca della scoverta dell ' America e nel Giappone fino a pochi anni fa . Su questo proposito dobbiamo premettere due osservazioni : la prima è che tutte le classi politiche hanno la tendenza a diventare di fatto , se non di diritto , ereditarie . Infatti tutte le forze politiche hanno quella qualità , che in fisica si chiama forza di inerzia , cioè la tendenza a restare nel punto e nello stato in cui si trovano . Il valor militare e la ricchezza facilmente per tradizione morale e per effetto dell ' eredità si mantengono in certe famiglie ; e la pratica delle grandi cariche , l ' abitudine e quasi l ' attitudine a trattare gli affari di importanza si acquistano molto più facilmente quando da piccoli si è avuta con essi una certa famigliarità . Anche quando i gradi accademici , la coltura scientifica , le attitudini speciali provate per mezzo di esami e di concorsi aprono l ' adito alle cariche pubbliche , non si distrugge quel vantaggio speciale a favore di taluni , che i Francesi definiscono il vantaggio delle posizioni già prese . Ed in realtà , per quanto esami e concorsi siano teoricamente aperti a tutti , alla maggioranza manca sempre l ' agiatezza necessaria per sopperire alle spese di una lunga preparazione , ed a molti altri fanno difetto le relazioni e le parentele , per le quali un individuo è messo subito sulla via buona e si evitano i tentennamenti e gli sbagli inevitabili quando si entra in un ambiente sconosciuto , nel quale non si hanno ed appoggi . La seconda osservazione consiste in ciò : che , quando vediamo in un paese stabilita una casta ereditaria che monopolizza il potere politico , si può esser sicuri che un simile stato di diritto fu preceduto dallo stato di fatto . Prima di affermare il loro diritto esclusivo ed ereditario al potere , le famiglie o le caste potenti dovettero tenere ben saldo nelle loro mani il bastone del comando , dovettero monopolizzare assolutamente tutte le forze politiche di quell ' epoca e di quel popolo in cui si affermarono ; altrimenti una pretesa di questo genere avrebbe suscitato proteste e lotte acerbissime . Dopo ciò diremo come le aristocrazie ereditarie , spesso hanno vantato una origine soprannaturale o almeno diversa e superiore a quella delle classi governate ; tale pretesa si spiega con un fatto sociale importantissimo , del quale dovremo lungamente parlare nel seguente capitolo , e che fa sì che ogni classe governante tende a giustificare il suo potere di fatto appoggiandolo ad un principio morale d ' ordine generale . Recentemente però la stessa pretesa si è presentata con l ' appoggio di un corredo scientifico . Qualche scrittore , sviluppando ed ampliando le teorie del Darwin , crede che le classi superiori rappresentino un grado più elevato dell ' evoluzione sociale e che esse quindi siano per costituzione organica migliori di quelle inferiori ; il Gumplowicz , già citato , va più avanti e sostiene nettamente il concetto che la divisione dei popoli in classi professionali è fondata , nei paesi di moderna civiltà , sopra una eterogeneità etnica . Or sono notissime nella storia le qualità come anche i difetti speciali , le une e gli altri molto accentuati , che hanno mostrato quelle aristocrazie , che sono rimaste perfettamente chiuse , oppure che hanno reso molto difficile l ' accesso nella loro classe . L ' antico patriziato romano e la moderna nobiltà inglese e tedesca dànno subito l ' idea del tipo che accenniamo . Senonché , di fronte a questo fatto ed alle teorie che tendono ad esagerarne la portata , si può fare sempre la stessa obiezione : che gl ' individui appartenenti a questo aristocrazie debbono le loro qualità speciali non tanto al sangue , che loro scorre nelle vene , quanto alla particolarissima educazione che hanno ricevuto , e che ha sviluppato in loro certe tendenze intellettuali e morali a preferenza di altre . Si dice che ciò può esser sufficiente a spiegare le superiorità nelle attitudini puramente intellettuali , ma non le differenze di carattere morale , come sarebbero la forza di volontà , il coraggio , l ' orgoglio , l ' energia . Ma la verità è che la posizione sociale , le tradizioni di famiglia , le abitudini della classe in cui viviamo , contribuiscono al maggiore o minore sviluppo delle qualità accennate più di quanto comunemente si crede . Se infatti osserviamo attentamente gl ' individui che cambiano di posizione sociale , o in meglio o in peggio , e che entrano in conseguenza in un ambiente diverso da quello al quale erano abituati possiamo facilmente accertarci che le loro attitudini intellettuali si modificano molto meno sensibilmente di quelle morali . Astrazion facendo della maggiore larghezza di vedute , che lo studio e le cognizioni dànno a chiunque non sia assolutamente uno stupido , ogni individuo , resti semplice segretario o diventi ministro , arrivi al grado di sergente od a quello di generale , sia milionario o pezzente , si mantiene immancabilmente a quel livello intellettuale , che la natura gli ha dato . Mentre , col cambiare del grado sociale e della ricchezza , possiamo benissimo vedere ( orgoglioso diventare umile e la servilità cambiarsi in tracotanza ; un carattere franco e fiero , costretto da necessità , imparare a mentire o quanto meno a dissimulare ; e chi si è piegato lungamente a simulare e mentire rifarsene poi adottando una sedicente franchezza ed inflessibilità di carattere . È pure vero che chi dall ' alto viene abbassato spesso acquista forza di rassegnazione , di sacrificio e d ' iniziativa , come puro che chi dal basso viene innalzato qualche volta guadagna riguardo al sentimento della giustizia e dell ' equità . Insomma , si muti in bene o in male , deve essere eccezionalmente temprato quell ' individuo , che , cambiando notevolmente di posizione sociale , conserva inalterato il proprio carattere ( Scrisse Mirabeau che , per qualunque uomo , una grande elevazione nella scala sociale produce una crisi , che guarisce i mali che ha e glie ne crea alcuni , che prima non aveva . Vedi Correspondance entre le conte de Mirabeau et le comte de La Marck , vol . II , pag . 228 . Paris , 1851 , Librairie Le Normant ) . Il coraggio guerresco , l ' energia nell ' attacco , la longanimità nella resistenza sono qualità , che spesso e lungamente sono state credute monopolio delle classi superiori . Certo grande può essere la differenza naturale e , diremo così , innata che su queste qualità può correre fra un individuo ed un altro ; a mantenerle però alte o basse , in media , in una categoria d ' uomini numerosa , concorrono sopratutto le tradizioni e le abitudini dell ' ambiente . Generalmente ci familiarizziamo col pericolo , o meglio ancora con un dato pericolo , quando le persone con cui siamo usi a vivere ne parlano con indifferenza e rimangono calme ed imperturbabili davanti ad esso . Infatti , sebbene molti ce ne siano naturalmente timidi , i montanari affrontano impavidi i pericoli degli abissi ed i marinari quelli del mare , ed allo stesso modo le popolazioni e le classi abituate alla guerra mantengono in sommo grado le virtù militari . E ciò è tanto vero che , anche popolazioni e classi sociali ordi nariamente disusate dalle armi , acquistano rapidamente le dette virtù , purché gl ' individui da esse provenienti vengano incorporati in certi nuclei , dove il coraggio e l ' ardire siano tradizionali ; purché siano , ci si passi la metafora , gettati in crogiuoli umani fortemente imbevuti di quei sentimenti , che ad essi si vogliono trasmettere . Con fanciulli principalmente rubati fra gl ' infiacchiti Greci di Bisanzio Maometto II reclutava i suoi terribili giannizzeri ; il tanto disprezzato fellah egiziano , da lunghi secoli disabituato dalle armi ed avvezzo a ricevere umile ed imbelle le bastonate di tutti gli oppressori , mescolato ai Turchi ed Albanesi di Mehemet ­ Alì diventava un buon soldato . La nobiltà francese ha goduto sempre gran fama per il suo brillante valore , ma , fino alla fine del secolo decimottavo , questa qualità non era ugualmente attribuita alla borghesia dello stesso paese ; le guerre della repubblica e dell ' impero dimostrarono ampiamente che la natura era stata ugualmente prodiga di coraggio per tutti gli abitanti della Francia , e che plebe e borghesia potevano fornire non solo buoni soldati , ma anche , che ciò si credeva privilegio esclusivo dei nobili , eccellenti ufficiali . VIII . - - Infine , stando all ' idea di coloro che sostengono la forza esclusiva del principio ereditario nella classe politica , si verrebbe ad una conseguenza consimile a quella che abbiamo accennato nella prima parte del nostro lavoro : la storia politica della umanità dovrebbe essere molto più semplice di quella che è . Severamente la classe politica appartenesse ad una razza differente o se le sue qualità dominatrici si trasmettessero principalmente per mezzo della eredità organica , non si capirebbe il perché , formata una volta questa classe , essa debba decadere e perdere il potere . È ammesso comunemente che le qualità proprie di una razza sono molto tenaci e , stando alla teoria dell ' evoluzione , le attitudini acquisite nei padri sono innate nei figli e col succedersi delle generazioni si vanno sempre più affinando . Sicché i discendenti dei dominatori dovrebbero diventare sempre più atti a dominare , e le altre classi dovrebbero mano mano vedere allontanata la possibilità di misurarsi con loro e di sostituirli . Or la più volgare esperienza basta a farci sicuri che le cose non vanno precisamente così . Noi vediamo che , appena si spostano le forze politiche , se si fa sentire il bisogno che attitudini diverse di quelle antiche si affermino nella direzione dello Stato e se le antiche quindi non conservano la loro importanza , o se avvengono dei cambiamenti nella loro distribuzione , muta anche la maniera come la classe politica è formata . Se in una società si forma un nuovo cespite di ricchezza se cresce l ' importanza pratica del sapere , se l ' antica , religione decade , od una nuova ne nasce , se una nuova corrente di idee si diffonde , contemporaneamente avvengono forti spostamenti nella classe dirigente . Si può dire st ' asserzione si possono addurre facilmente molti fatti , e fra gli altri quello , tanto ovvio , che spessissimo i rami della stessa famiglia appartengono a classi sociali molto differenti . anzi che tutta la storia dell ' umanità civile si riassume nella lotta fra la tendenza , che hanno gli elementi dominatori a monopolizzare le forze politiche ed a trasmetterne ereditariamente il possesso ai loro figli , e la tendenza , che pure esiste , verso lo spostamento di queste forze e l ' affermazione di forze nuove , la quale produce un continuo lavorio di endosmosi ed esosmosi fra la classe alta e alcune frazioni di quelle basse . Decadono poi immancabilmente le classi politiche ogni qualvolta non possono più esercitare le qualità per le quali arrivarono al potere , o quando non possono rendere più il servizio sociale che rendevano o le loro qualità ed i servizi che rendono perdono ogni importanza nell ' ambiente sociale in cui vivono : così decadde l ' aristocrazia romana quando non forni più esclusivamente gli alti ufficiali dell ' esercito , gli amministratori della repubblica , i governatori delle provincia ; così decadde la veneta quando i suoi patrizi non comandarono più le galere e non passarono più gran parte della loro vita navigando , commerciando e combattendo . Nella natura inorganica troviamo l ' esempio dell ' aria , nella quale la tendenza all ' immobilità , prodotta dalla forza d ' inerzia , è continuamente combattuta dalla tendenza allo spostamento , conseguenza delle ineguaglianze nella distribuzione del calorico . Le due tendenze , prevalendo a vicenda nelle diverse parti del nostro pianeta , vi producono or la calma , or il vento e la tempesta . Senza voler trovare alcuna analogia sostanziale fra questo esempio ed i fenomeni sociali , e solo citandolo perché ci fa comodo come paragone formale , osserviamo che , nelle società umane , prevale ora la tendenza che produce la chiusura , l ' immobilità , la cristallizzazione , per dir così , della classe politica , ora quella che ha per conseguenza il suo più o meno rapido rinnovamento . Le società dell ' Oriente , che noi giudichiamo immobili , in realtà non lo sono sempre state , perché altrimenti , come abbiamo già accennato , non avrebbero potuto fare quei progressi di cui ci lasciarono le irrecusabili testimonianze . È molto più esatto il dire che noi le abbiamo conosciute quando erano in un periodo di cristallizzazione delle loro forze e classi politiche . Lo stesso avviene in , quelle società , che comunemente si chiamano invecchiate , nelle quali le credenze religiose , la cultura scientifica , i modi di produrre e distribuire la ricchezza non hanno subìto da lunghi secoli alcun radicale cambiamento , e che non sono stato turbate nel loro ordinario andamento da infiltrazioni materiali od intellettuali di elementi stranieri . In queste società , le forze politiche essendo sempre le stesse , la classe che le possiede mantiene indisputato il potere , che si perpetua per ciò in certe famiglie e l ' inclinazione verso la immobilità si generalizza anche in tutti gli strati sociali . E così che nell ' India vediamo il regime delle caste stabilirsi rigorosamente dopo che vi fu soffocato il Buddismo . Così vediamo pure che nell ' antico Egitto i Greci trovarono le caste ereditarie , mentre sappiamo che nei periodi di splendore e rinnovamento della civiltà egiziana la ereditarietà degli uffici e delle condizioni sociali non esisteva . Ma l ' esempio più noto e forse più importante di una società che tende a cristallizzarsi l ' abbiamo in quel periodo della storia romana che dicesi il basso impero , nel quale , dopo alcuni secoli di un ' immobilità sociale quasi completa , ve diamo farsi sempre più netta la separazione fra due classi : l ' una di grandi proprietari e funzionari importanti , l ' altra di servi , di coloni , di plebe ; e cosa anche più notevole , stabilita pria dal costume che dalla legge , l ' eredità , degli uffici e delle condizioni sociali si andò in quell ' epoca rapidamente generalizzando . Ma può avvenire al contrario , e avviene qualche volta nella storia delle nazioni , che il commercio con genti estranee , la necessità di emigrare , le scoperte , le guerre , creino nuova povertà e ricchezza nuova , diffondano cognizioni fin allora sconosciute , producano l ' infiltrazione di nuove correnti morali , intellettuali e religiose . Può accadere che , per lenta elaborazione interna o per effetto di queste infiltrazioni , o per ambo le cause , sorga una scienza nuova , o tornino in onore i risultati di quella antica , che era stata obliata , e che le nuove idee e le nuove credenze scuotano le abitudini intellettuali sulle quali si fondava l ' obbedienza delle masse . La classe politica può anche essere vinta e distrutta in tutto od in parte da invasioni straniere e , quando si producono le circostanze dianzi rammentate , può anche essere sbalzata di seggio da nuovi strati sociali forti di nuove forze politiche . È naturale che ci sia allora un periodo di rinnovamento , o , se si vuole definirlo così , di rivoluzione , durante il quale le energie individuali hanno buon giunco ed alcuni fra gl ' individui più passionati , più attivi , più scaltri ed arditi possono dal basso della scala sociale aprirsi la via fino ai gradi più elevati . Questo movimento , una volta iniziato , non si può tutto ad un tratto fermare ; l ' esempio di contemporanei , che , partiti dal nulla sono arrivati a posizioni cospicue , stimola nuove ambizioni , nuove cupidigie , nuove energie , ed il rinnovamento molecolare della classe politica si mantiene attivo finché un lungo periodo di stabilità sociale non lo va di nuovo rallentando . Allora , mano mano che dallo stato febbrile una società va passando a quello di calma , siccome le tendenze psicologiche dell ' uomo sono sempre le stesse , coloro che fanno parte della classe politica vanno acquistando lo spirito di corpo e di esclusivismo ed imparano l ' arte di monopolizzare a loro vantaggio le qualità e le attitudini necessarie per arrivare al potere e per mantenerlo : infine , col tempo , si formala forza conservatrice per eccellenza , quella dell ' abitudine , per la quale molti si rassegnano a stare in basso , ed i membri di certe famiglie o classi privilegiate acquistano la convinzione che per loro è quasi un diritto assoluto lo stare in alto ed il comandare . Ad un filantropo verrebbe certo la voglia di indagare se l ' umanità sia più felice o meno tribolata quando si trova in un periodo di calma e cristallizzazione sociale , in cui ognuno deve quasi fa talmente restare in quel gradino della gerarchia sociale nel quale è nato , ovvero quando traversa il periodo perfettamente opposto di rinnovamento e rivoluzione , che permette a tutti di aspirare ai gradi più eccelsi ed a qualcheduno di arrivarvi . Una simile indagine sarebbe difficile , e si dovrebbe tener conto nella risposta di molte condizioni ed eccezioni e forse essa sarebbe sempre influenzata dal gusto individuale dell ' osservatore . Perciò noi ci guarderemo bene dal darla ; molto più che , se anche potessimo ottenere un risultato indiscutibile e sicuro , esso sarebbe sempre di una scarsissima utilità pratica : attesoché ciò che filosofi e teologi chiamano il libero arbitrio , cioè la scelta spontanea degli individui , ha avuto finora , e forse avrà sempre , pochissima o quasi nessuna influenza nell ' affrettare la fine od il principio di uno dei periodi storici accennati . CAPITOLO III . Nozioni preliminari . I . La formola politica . - - II . Il tipo sociale . - - III . Rapporti tra il tipo sociale e le religioni universali . - - IV . Efficacia di queste religioni . - - V . La formola politica e le religioni universali . - - VI . Lo Stato feudale e lo Stato burocratico . - - VII . Differenze fra questi due tipi di ordinamento politico . - - VIII . Cenno sulle cause della decadenza degli Stati burocratici . I . - - Come abbiamo già accennato nel precedente capitolo , accade immancabilmente , o almeno è accaduto finora in tutte le società discretamente numerose ed appena arrivate ad un certo grado di coltura , che la classe politica non giustifica esclusiva mente il suo potere col solo possesso di fatto , ma cerca di dare i ad esso una base morale ed anche legale , facendolo scaturire come conseguenza necessaria di dottrine e credenze generalmente riconosciute ed accettate nella società che essa dirige . Così , ad es . , in una società fortemente imbevuta dallo spirito cristiano , la classe politica governa per volontà del sovrano , il quale , alla sua volta , regna perché è l ' unto del Signore . Anche nelle società maomettane l ' autorità politica è esercitata direttamente in nome dal califfo , ossia vicario del Profeta , o in nome di colui che dal califfo ha ricevuto una investitura tacita od espressa . I mandarini chinesi reggevano lo Stato , perché si supponeva interpretassero la volontà del figlio del cielo , che dal cielo avea ricevuto il man dato di governare paternamente , e secondo le regole della morale di Confucio , il popolo delle cento famiglie . La complicata gerarchia dei funzionari civili e militari dell ' impero romano si fondava sulla volontà dell ' imperatore , il quale , almeno fino a Diocleziano , per supposizione legale , avea ricevuto dal popolo il mandato di reggere la cosa pubblica . I poteri di tutti i legislatori , magistrati ed impiegati negli Stati Uniti d ' America emanano direttamente od indirettamente dal suffragio degli elettori , ritenuto espressione della sovrana volontà popolare . Questa base giuridica e morale , sulla quale in ogni società poggia il potere della classe politica , è quella che in altro lavoro abbiamo chiamato , e che d ' ora in poi chiameremo formola politica , e che i filosofi del diritto appellano generalmente principio di sovranità . - - Essa difficilmente è identica in società diverse , e due o parecchie formole politiche hanno notevoli punti di contatto , oppure una rassomiglianza fondamentale , solo quando sono professate da popoli che hanno lo stesso tipo di civiltà , o , usando già una espressione che fra poco spiegheremo , appartengono allo stesso tipo sociale . - - Le diverse formole politiche , secondo il diverso grado di civiltà delle genti fra le quali sono in vigore , possono essere fondate o su credenze soprannaturali o sopra concetti che , se non sono positivi , ossia fondati sulla realtà dei fatti , appaiono almeno razionali . - - Non diremo però che , tanto nel primo che nell ' altro caso , rispondano a verità scientifiche ; anzi ci è d ' uopo confessare che , se nessuno ha visto mai l ' atto autentico con il quale il Signore ha dato facoltà a certe persone o famiglie privilegiate di reggere per conto suo i popoli , un osservatore coscienzioso può anche facilmente constatare che un ' elezione popolare , per quanto il suffragio sia largo , non è ordinariamente l ' espressione della volontà delle maggioranze . Ciò però non vuol dire che le varie formole politiche siano volgari ciarlatanerie inventate appositamente per scroccare l ' obbedienza delle masse , e sbaglierebbe di molto colui che in questo modo le considerasse . La verità è dunque che esse corrispondono ad un vero bisogno della natura sociale dell ' uomo ; e questo bisogno , così universalmente sentito , di governare e sentirsi governare non sulla sola base della forza materiale ed intellettuale , ma anche su quella di un principio morale , ha indiscutibilmente la sua pratica è reale importanza . Ha scritto lo Spencer che il diritto divino dei Re fu la grande superstizione dei secoli passati e che il diritto divino delle assemblee elette a suffragio popolare è la grande superstizione del secolo presente . - - Il concetto non si può dire errato , ma certo non contempla ed esaurisce tutti i lati della questione . Pare a noi che sia necessario anche di vedere se , senza qualcuna di queste grandi superstizioni , una società si possa reggere ; se una illusione generale non sia cioè una forza sociale , che serve potentemente a cementare la unità e la organizzazione di un ' intera civiltà . II . - - L ' umanità si divide in gruppi sociali , ognuno dei quali è distinto dagli altri da credenze , sentimenti , abitudini ed interessi , che ad esso sono speciali . Gl ' individui , che di uno di questi gruppi fanno parte , sono uniti fra loro dalla coscienza di una fratellanza comune , e divisi dagli altri gruppi da passioni e tendenze più o meno antagonistiche e repulsive . Come abbiamo già accennato , la formola politica deve essere fondata sulle speciali credenze e sui sentimenti più forti del gruppo sociale nel quale è in vigore , o almeno della frazione di questo gruppo , che ha la preminenza politica . Questo fenomeno dell ' esistenza dei gruppi sociali , ognuno dei quali ha caratteristiche proprie e spesso presumo una superiorità assoluta sugli altri , è stato riconosciuto ed esaminato da molti autori , segnatamente da quelli moderni che trattano del principio di nazionalità . Recentemente il Gumplowicz ha fatto molto bene rilevare l ' importanza che esso ha nella Scienza politica o Sociologia che voglia dirsi . Adotteremmo anche il termine usato a definirlo da questo autore , il quale lo chiama singenismo , se il vocabolo , conformemente alle idee fondamentali dello scrittore , non accennasse ad una preponderanza quasi assoluta dell ' elemento etnico , ossia della comunità di sangue e di razza , nella formazione di ciascun gruppo sociale . Or noi crediamo che in parecchie civiltà primitive , non tanto , la comunità di sangue quanto l ' opinione che essa esisteva , la credenza di un antenato comune , spesso nata dopo che il tipo sociale era formato abbia potuto contribuire a cementarne l ' unità ; ma crediamo pure che le moderne dottrine antropologiche e filologiche abbiano potuto suscitare un risveglio di antipatie tra gruppi sociali e frazioni dello stesso gruppo , le quali hanno per semplice pretesto le differenze di razza . In verità poi nella formazione del gruppo o tipo sociale , oltre alla più o meno sicura affinità della razza concorrono molti altri elementi , come sarebbero la comunità di lingua , di religione , di interessi ed i frequenti rapporti determinati dalla posizione geografica . Anzi , non è neppur necessario che tutti questi fattori coesistano ; giacché la comunità della storia , la vita vissuta per secoli insieme con vicende identiche o simili , determinando la somiglianza delle abitudini morali ed intellettuali , delle passioni e delle ricordanze diventa spesso l ' elemento precipuo per la creazione di un tipo sociale consciente . Una volta questo formato si ha , come già avvertimmo nella prima parte del nostro lavoro , quasi un crogiuolo , che imprime uno stampo comune a tutti gli individui che entrano in esso . Si chiami suggestione , mimetismo o semplicemente educazione , av viene allora quel fenomeno per il quale l ' uomo sente , crede , ama ed odia , secondo l ' ambiente nel quale vive : per il quale si è Cristiani od Ebrei , Maomettani o Buddisti , Francesi od Italiani , meno rarissime eccezioni , per la sola ragione che tali erano coloro fra i quali siamo nati e cresciuti . III . - - Nei primordi della storia ogni popolo civile era quasi un ' oasi in mezzo ad un deserto di barbarie , le diverse civiltà aveano perciò fra di loro o scarsissime comunicazioni o queste mancavano in modo assoluto : tale fu infatti la condizione dell ' antico Egitto durante le prime dinastie e tale quella della China fino ad un ' epoca assai meno remota . Allora naturalmente ogni tipo sociale avea un ' originalità assoluta , quasi in niun modo temperata da infiltrazioni ed influenze straniere . Malgrado però che questo isolamento dovesse fortemente contribuire a rinforzare la tendenza che ha ogni tipo sociale a riunirsi in unico organismo politico , pure fin d ' allora vediamo che essa non prevale che a sbalzi . Stando infatti agli esempi citati , la China all ' epoca di Confucio , si divi deva in molti Stati feudali quasi indipendenti l ' uno dall ' altro e nell ' Egitto spesso vediamo i diversi hiq o re locali dei singoli nomi acquistare la piena indipendenza e qualche volta anche il basso o l ' alto Egitto formavano regni distinti . Più tardi , in civiltà avanzatissime e molto complesse come quella ellenica , vediamo svolgersi a preferenza una tendenza contraria a quella che abbiamo accennato , la tendenza cioè che spinge un tipo sociale a dividersi in organismi politici distinti e quasi sempre rivali . Infatti l ' egemonia , che diversi stati greci tentarono stabilire su tutti i popoli ellenici , fu sempre un concetto molto lontano dalla vera unità politica ; e del resto gli sforzi di Atene , di Sparta e poi della Macedonia per stabilire quest ' egemonia in modo dura turo ed efficace non ebbero mai un completa successo . Ciò che forma il tratto veramente caratteristico di molti popoli dell ' antichità ed in generale delle civiltà che chiameremmo primitive , perché poco hanno sentito l ' influenza di elementi stranieri , è la semplicità e l ' unità dell ' intero sistema d ' idee e di credenze , sulle quali si basava l ' esistenza di un popolo e la sua organizzazione politica . Vediamo infatti fra i veto popoli la formola politica non solo essere appoggiata sulla religione , ma completamente immedesimarsi colla stessa . Il Dio era eminentemente nazionale , rappresentava il protettore speciale del territorio e del popolo , il fulcro della sua organizzazione politica ; il popolo aveva finché il suo Dio aveva forze bastanti per aiutarlo ed , alla sua volta , il Dio durava finché viveva il suo popolo . Gli Ebrei sono l ' esempio più noto di un popolo organizzato secondo il sistema che abbiamo accennato , ma non si deve credere che , nell ' epoca in cui fiorirono , i regni d ' Israele e di Giuda costituissero un ' eccezione . Lo stesso ufficio che Javeh esercitava a Gerusalemme , Kamos lo disimpegnava a Moab ; Marduk a Babilonia , Assur a Ninive ed Ammon a Tebe . Come il Dio d ' Israele comandava a Saul , a David ed a Salo mone di combattere ad oltranza gli Ammoniti ed i Filistei , così Ammon imponeva ai Faraoni d ' Egitto di percuotere i barbari dell ' Oriente e dell ' Occidente ed Assur incitava allo sterminio degli stranieri i sovrani di Ninive e loro concedeva la vittoria . A poco a poco però i rapporti fra popoli relativamente civili si fecero più frequenti ; avvenne la fondazione di grandissimi imperi e questi non poterono sempre essere basati sull ' assimilazione e distruzione completa dei popoli vinti , ma dovettero spesso contentarsi della semplice loro dipendenza . Allora il vincitore frequentemente crede atto politico il riconoscere e l ' adorare il Dio dei vinti : infatti i Re assiri conquistatori di Babilonia spesso resero omaggio a Marduk e pare che lo stesso abbia fatto Ciro ; Alessandro Magno sacrificò ad Ammon , ed in generale a tutte le divinità , dei conquistati , ed i Romani poi le ammisero tutte nel loro Pantheon . A questo punto , reso possibile dai lunghi periodi di pace e dall ' assopimento delle rivalità nazionali , che seguono appunto lo stabilirsi di grandi organismi politici , vediamo apparire nel mondo un fenomeno relativamente recente , cioè le grandi religioni umanitarie ed universali ; che , senza distinzione di razza , di lingua , di regime politico , aspirano ad estendere l ' influenza delle loro dottrine indistintamente su tutta la terra . IV . - - Il Buddismo , il Cristianesimo ed il Maomettismo sono le tre grandi religioni umanitarie comparse finora nel mondo . Comprendono tutte e tre un corpo completo di dottrine a base prevalentemente filosofica nel Buddismo e dommatica nel Cristianesimo e nel Maomettismo : ed ognuna di esse ha la pretesa di contenere la verità assoluta e di offrire una guida sicura ed infallibile , la cui osservanza procaccia il bene in questa vita e nell ' altra . L ' appartenere insieme ad una di queste religioni costituisce un legame grandissimo fra popoli disparati e differentissimi di razza e di lingua e dà ad essi una maniera speciale e comune d ' intendere la morale e la vita , ed oltre a ciò costumi ed abitudini politiche e familiari tali da determinare la formazione di un vero tipo sociale , le cui caratteristiche sono spesso così spiccate , così pro fonde , da riuscire quasi indelebili . Si può dire anzi che dalla comparsa di queste grandi religioni data la distinzione precisa tra tipo sociale e tipo nazionale , che prima quasi non esisteva . Infatti un tempo vi era la civiltà egiziana , la caldaica , la greca , ma non la civiltà cristiana e la maomettana ; non esisteva cioè un complesso di popoli , distinti di lingua e di razza e divisi in molteplici organismi politici , ma uniti da credenze , sentimenti e coltura comune . Il Maomettismo è fra tutte le religioni quella che forse scolpisce più fortemente la sua impronta negli individui , che l ' hanno abbracciato , o meglio che sono nati in una società di cui essa si è impadronita . Il Cristianesimo ed anche l ' Ebraismo sono state e sono finora forme adattissime per modellare , secondo certi determinati disegni , la molle creta dello spirito romano . Più blanda è l ' azione del Buddismo , ma pur sempre molto efficace . È pure da osservare che queste grandi religioni con dottrine e gerarchia religiosa fortemente organizzate , se da una parte servono maravigliosamente all ' affratellamento ed all ' assimilazione dei correligionari , sono dall ' altra parte una forza coibente di una efficacia grandissima fra popolazioni di credenze diverse . Esse bastano a scavare un abisso quasi incolmabile fra penti vicine per razza e per lingua , che abitano in paesi contigui o anche nella stessa contrada . È la differenza di religione infatti che ha reso quasi impossibile la fusione fra le popolazioni che abitano la penisola balcanica e l ' India . È certamente meravigliosa l ' attitudine che mostrarono i Romani ad assimilare i popoli sottomessi vincendo notevolissime resistenze provenienti dalla differenza di razza , di lingua , di grado di cultura ; ma forse non sarebbero ugualmente riusciti se avessero incontrato l ' ostacolo di religioni ostili , esclusive e fortemente organizzate . Difatti il Druidismo nelle Gallie ed in Bretagna , benché avesse una organizzazione assai poco elaborata , pure offri qualche resistenza , ed i Giudei si fecero sterminare e disperdere , ma non furono assimilati . Nel Nord dell ' Africa Roma riuscì a latinizzare e conquidere alla sua civiltà , almeno fino ad in certo punto , i progenitori dei moderni Mori , Arabi e Kabili , ma non si trovò di fronte alla religione mussulmana , come ora accade ai Francesi ed agli Italiani . Giugurta e Tacfarina non potevano fare appello alle passioni religiose come Abd ­ el ­ Kader e Bou ­ Maza . Come bene scrisse il Karamzine la religione cristiana impedì che la Moscovia , sotto la lunga dominazione dei Mongoli , diventasse interamente asiatica ; e d ' altra parte , sebbene i Russi siano alla loro volta potenti assimilatori e nella grande Russia il sangue finnico e mongolo siasi in forti proporzioni mescolato allo slavo , pure i nuclei di Tartari maomettani di Kazan , di Astrakan e di Crimea non si sono fatti assorbire ; essi o hanno emigrato o sono rimasti formando una popolazione a parte , sottomessa ma nettamente distinta dal resto dei sudditi dello Czar . Anche in China i figli del Celeste Impero hanno potuto assai bene assimilare gli abitanti delle provincia meridionali , diversi di razza e di lingua , ma non già i Roui ­ Tze , discendenti dalle tribù turche da circa mille anni residenti nelle provincia del Nord ­ ovest della China propriamante detta ; perché , malgrado che questi abbiano adottato la lingua e le apparenze esteriori dei Chinesi propriamente detti , coi finali vivono mescolati nelle stesse città , pure sono , stati tenuti in un isolamento morale dal Maomettismo , che i loro padri avevano adottato prima che passassero la gran muraglia . V . - - Coll ' apparire delle grandi religioni universali la storia dell ' umanità si complica di fattori nuovi . Già abbiamo visto che , anche prima che esse sorgessero , un tipo sociale , malgrado la sua tendenza all ' unità , si potea dividere in diversi organismi politici . Con le dette religioni questo fatto divenne più generale e meno evitabile e potè cominciare quel fenomeno , che in Europa viene definito la lotta tra lo Stato e la Chiesa . La complicazione nasce principalmente da ciò , che la tendenza all ' unità nel tipo sociale resta , ma è ostacolata da forze molto maggiori . Avviene poi che se da una parte la organizzazione politica tende sempre a giustificare la propria esistenza mercé i principi della religione prevalente , questa , da parte sua , cerca sempre d ' impadronirsi del potere politico e d ' identificarsi con esso per farne strumento ai suoi fini ed alla sua propaganda . È nei paesi maomettani che religione e politica stanno più strettamente unite . Il capo di uno Stato maomettano è stato quasi sempre il pontefice di una delle grandi sétte in cui si divide l ' Islam , oppure dal pontefice ha ricevuto l ' investitura . Vero è che nei se coli scorsi quest ' investitura fu spesso una vana formalità , che il Califfo , ridotto omai senza forze temporali , non potea negare ai potenti ; ma bisogna tener presente che , nel periodo che corre dalla decadenza degli Abassidi di Bagdad fino al sorgere del grande impero ottomano , il fanatismo musulmano era molto minore di quello di oggi . Certo è poi che ogni i primi fecero una guerra di sterminio ai secondi . Dopo avere desolato orribilmente le provincia accennate la guerra civile si restrinse nella Kashgaria al di là della gran muraglia , e non finì che nel 1877 coll ' assassinio del capo dei maomettani Jakoubbeg ( Rousst , opera citata ) . grande rivoluzione o fondazione di nuovo Stato nei paesi maomettani si accoppia e giustifica , quasi sempre con un nuovo scisma religioso ; così fu nel Medio Evo , quando sorsero i nuovi imperi degli Almoravidi e degli Almohaidi , e lo stesso è avvenuto nel secolo decimonono coll ' insurrezione dei Wahabiti e con quella capitanata dal Mahdi di Ondurman . In China il Buddismo vive sottomesso sotto la protezione dello Stato , il quale mostra di riconoscerne e tutelarne il culto per un rigardo alle classi basse della popolazione , che ne sono seguaci . Nel Giappone questa religione è tollerata , ma il Governo cerca attualmente di favorire l ' antica religione nazionale di Sinto . In Europa i diversi riti del Cristianesimo si trovano in condizioni molto differenti . In Russia lo czar è il capo della religione ortodossa e l ' autorità della Chiesa si confonde quasi con quella dello Stato , anzi , agli occhi di un vero russo , un buon suddito tori greci , i Musulmani , per parecchi secoli del Medio Evo , furono assai più spregiudicati dei cristiani contemporanei ( Amari , Storia dei Musulmani in Sicilia ) . Quest ' autore traduce e riporta una corrispondenza fra l ' imperatore Federico II e parecchi dotti musulmani , suoi contemporanei , nella quale si sente un forte sapore di razionalismo . dello czar deve essere greco ortodosso . Anche nei paesi protestanti il rito dominante ha pure un carattere più o meno ufficiale . Il Cattolicismo , dalla caduta dell ' impero romano , ha avuto , ed ha ancora , un ' indipendenza maggiore . Nel Medio Evo aspirò ad asservire l ' autorità laica in tutti i paesi che erano entrati nell ' orbita cattolica , e ci fu un momento in cui il Papa , potè sperare vicina la realizzazione del vastissimo progetto di riunire tutta la Cristianità , cioè tutto un tipo sociale , sotto la sua influenza più o meno diretta . Ora vive di compromessi , dando appoggio ai poteri laici e ricevendone , e , qua e là , in lotta aperta con essi . Un organismo politico la cui popolazione è seguace di una delle religioni universali accennate , o anche divisa fra diversi riti di una di queste religioni , deve avere una base propria giuridica e morale sulla quale poggi la sua classe politica . Deve essere perciò fondato sul sentimento nazionale , sulla lunga tradizione dell ' autonomia , sulle rimembranze storiche , sulla devozione secolare ad una dinastia , su qualche cosa insomma che ad esso sia speciale . Accanto al colto generale , umanitario , deve esistere in certo modo il culto , diremmo quasi nazionale , più o meno bene conciliato e coordinato con quello . I doveri dei due culti vengono spesso cumulativamente osservati dagli stessi individui : ed a questo proposito è bene osservare che non sempre gli uomini sono perfettamente coerenti nello stabilire i principi ai quali inspirano la loro condotta . Sicché in pratica si può essere buoni cattolici e nello stesso tempo buoni Tedeschi , buoni Italiani , buoni Francesi e servire fedelmente un sovrano protestante od una Repubblica , che fa professione ufficiale di anticlericalismo . Qualche volta , come avviene frequentemente in Italia , si può essere anche buon patriotta e ardente socialista , sebbene la democrazia sociale , come il Cattolicismo , sia nella sua essenza contraria al particolarismo nazionale . Però queste transazioni avvengono quando le passioni non sono molto acuite , ed , a rigor di logica , avevano ragione gl ' Inglesi del secolo decimottavo , i quali , considerando che il Re era il capo della Chiesa anglicana e che al Papa dovea anzi tutto obbedienza ogni buon cattolico , credevano che egli non potesse essere nello stesso tempo un buon inglese . Ciò che è veramente necessario , quando esiste un antagonismo più o meno larvato fra una dottrina od una religione che aspira all ' universalità ed i sentimenti e le tradizioni , che sostengono il particolarismo di uno Stato , è che questi ultimi siano veramente forti , che siano anche collegati con molti interessi materiali e che una frazione cospicua della classe dirigente ne sia fortemente imbevuta e li propaghi e li mantenga nelle masse . Quando questa frazione della classe politica è inoltre saldamente organizzata può tener testa a tutte le correnti religiose e dottrinarie , che esercitano la loro influenza nella società che essa dirige . Ma se i suoi sentimenti sono fiacchi , le sue forze morali ed intellettuali deficienti , la sua organizzazione difettosa , allora quelle prevalgono e lo Stato finisce col diventare lo zimbello di qualcuna delle religioni o dottrine universali , ad esempio del cattolicistno o della democrazia sociale . VI . - - Prima di procedere innanzi crediamo opportuno , per rendere più facile l ' esposizione di ciò che appresso diremo , di dare una breve notizia intorno ai due tipi secondo i quali ci pare che si possano classificare tutti gli organismi politici . Questi due tipi sarebbero il feudale ed il burocratico . Cominciamo subito col far rilevare che questa nostra classificazione non è basata su criteri immutabili ed essenziali ; non crediamo perciò che ci sia alcuna legge psicologica , la quale sia speciale ad alcuno dei due tipi ed ignota quindi all ' altro . Ci pare anzi che i due tipi non siano che la manifestazione , in momenti diversi , di una sola tendenza costante , per la quale l ' organizzazione politica delle società , umane diventa meno semplice ossia più complicata , mano mano che ogni società aumenta in grandezza e si perfeziona in civiltà . La seconda di queste condizioni è anzi più indispensabile e di carattere più generale della prima , perché , a dir vero , anche Stati molto vasti possono essere organizzati feudalmente . In fondo uno Stato burocratico non è perciò che uno Stato feudale la cui organizzazione , progredendo e sviluppandosi , si è complicata , come pure uno Stato feudale può provenire da una società già burocratizzata , che , decaduta di civiltà e spesso ridotta in frammenti , è stata costretta a ritornare ad un ordinamento politico più semplice e più primitivo . Ciò premesso , diremo come per Stato feudale intendiamo quel tipo di organizzazione politica nella quale tutte le funzioni direttive di una società , come sarebbero le economiche , le giuridico ammministrative e le militari , sono esercitate cumulativamente dagli stessi individui , e nello stesso tempo lo Stato si compone di piccoli aggregati sociali , ognuno dei quali possiede tutti gli organi necessari per bastare a sé stesso . L ' Europa del Medio Evo ci offre l ' esempio più conosciuto di questa specie di ordinamento , che perciò appunto abbiamo chiamato feudale , ma , studiando la storia degli altri popoli e leggendo i racconti dei viaggiatori contemporanei , ci possiamo facilmente accorgere che esso è molto diffuso . Infatti , come il barone medioevale era proprietario della terra , comandante degli armati , giudice ed amministratore del suo feudo , nel quale godeva il mero e misto imperio , così ora il Ras abissino compartisce la giustizia , comanda i guerrieri e preleva i tributi , ossia toglie al coltivatore tutto quanto non è strettamente necessario al suo mantenimento . In certe epoche dell ' antico Egitto l ' hiq o governatore locale curava la manutenzione dei canali , dirigeva le culture , amministrava la giustizia , esigeva i tributi , comandava gli armati ; anche il curaca del Perù , sotto l ' impero degli Incas , era il capo del suo villaggio ed a questo titolo ne amministrava la proprietà rurale collettiva , vi esercitava le funzioni giudiziarie e , alla richiesta del figlio del Sole , ne comandava il contingente armato . Qualche volta anche le funzioni religiose sono state disimpegnate dallo stesso capo che dirigeva le altre attività sociali , come appunto avveniva nel Medio Evo europeo quando gli abati ed i vescovi erano pure feudatari . È pure da tener presente che si può avere un ordinamento feudale , anche quando la terra , fonte quasi esclusiva della ricchezza nelle società poco avanzate , non è giuridicamente proprietà assoluta della classe governante . Poiché , dato che i coltivatori non siano legalmente vassalli e schiavi e che siano anche nominalmente proprietari del campo che coltivano , certo è che il capo locale ed i suoi satelliti , avendo piena podestà d ' imporre tributi e corvées , lascieranno ai lavoratori dei campi soltanto quello che è necessario per la loro sussistenza . Hanno avuto carattere spiccatamente feudale anche piccoli organismi politici , nei quali la produzione della ricchezza è stata basata non sulla cultura della terra , ma sul commercio e sull ' industria ; giacché ci è stata la stessa fusione della direzione politica ed economica nelle stesse persone . Così i capi politici dei Comuni medioevali erano nello stesso tempo capi delle corporazioni di arti e mestieri ; i negozianti di Tiro e Sidone , come quelli di Genova e di Venezia , di Brema e di Amburgo dirigevano i banchi e le fattorie stabilite nei paesi barbari , comandavano le navi , che a volta servivano al commercio ed a volta alla guerra , e governavano le loro città . Ciò accadeva specialmente quando la città viveva di commercio marittimo , nell ' esercizio del quale chi comandava la nave alla funzione commerciale accoppiava molto facilmente la direzione politica e militare . Altrove , a Firenze ad esempio , dove gran parte dei proventi si traevano dall ' industria e dalle banche , la classe dirigente presto perdette le abitudini guerresche e perciò la direzione militare . Forse si deve in parte a ciò la vita agitata , che visse la oligarchia mercantile di Firenze dalla cacciata del duca di Atene a Cosimo dei Medici . VII . - - Nello stato burocratico non devono necessariamente tutte le funzioni direttive essere accentrate nella burocrazia e da essa venire esercitate : possiamo anzi affermare che ciò fino al momento presente , forse mai è avvenuto . La caratteristica principale di questo tipo di organizzazione sociale crediamo che stia in questo fatto : che , laddove esso sussiste , il potere centrale preleva per via l ' imposte una parte notevole della ricchezza sociale , la quale serve prima di tutto al mantenimento dell ' organizzazione militare , poi a sopperire ad una quantità più o meno grande di funzioni civili . Sicché una società tanto più è burocratica quanto maggiore è la quantità di funzionari , che disimpegnano uffici pubblici e vivono ricevendo un salario dal Governo centrale o dai corpi locali . In uno Stato burocratico poi la specializzazione delle funzioni dirigenti è sempre maggiore che negli Stati feudali : la prima e la più elementare divisione delle attribuzioni è quella che sottrae all ' elemento militare le facoltà amministrative e le giudiziarie . È anche evidente che negli Stati burocratici la disciplina in tutti i gradi della gerarchia politica amministrativa e militare è molto più assicurata . Il paragone fra un conte del Medio Evo circondato da armigeri e vassalli da secoli attaccati alla sua famiglia e mantenuti coi prodotti delle terre del signore ed un prefetto ed un generale moderni , ai quali un colpo di telegrafo può sottrarre di botto ogni autorità e perfino lo stipendio , basta subito a darcene una idea . Nello Stato feudale perciò si richiede una grande energia , un gran senso politico in colui o coloro che stanno al sommo vertice della scala sociale per tenere organizzati , compatti , obbedienti ad un unico impulso i diversi gruppi sociali , che tenderebbero alla disgregazione ed all ' autonomia , e ciò è tanto vero che , spesso , con la morte di un capo autorevole finisce la forza di uno Stato . Solo una grande unità morale , l ' appartenere ad un tipo sociale molto spiccato , può salvare per lungo tempo l ' esistenza politica di un popolo feudalmente organizzato ; e certamente ci è voluto il Cristianesimo per isolare e salvare l ' autonomia delle genti abissine , circondati da pagani e maomettani . Quando però questa forza coibente agisce in modo fiacco e quando lo Stato feudale si trova a contatto con , popoli più saldamente organizzate , allora è molto facile che sia assorbito e sparisca in una delle tante crisi periodiche , alle quali in esso il potere centrale è fatalmente soggetto . Al contrario le qualità personali del capo supremo influiscono relativamente poco sulla durata di uno Stato burocratico ed una società burocraticamente organizzata può conservare la sua autonomia anche quando ripudia una antica formola politica e ne adotta una nuova , ovvero quando modifica , anche profondamente , il suo tipo sociale . VIII . - - L ' organizzazione burocratica non deve essere necessariamente accentratrice , nel senso che comunemente si suol dare a quest ' espressione ; spesso la burocratizzazione si può conciliare con una larga autonomia provinciale , come accade ad esempio , nella China ; dove le diciotto provincie propriamente chinesi hanno una larghissima autonomia , in modo che dal capoluogo di ognuna di esse si provvede a quasi tutti gli affari locali . Gli Stati di civiltà europea , anche ipiù discentrati , sono tutti più o meno burocratizzati : come abbiamo già accennato , la caratteristica : principale di un organismo burocratico è questa : che in esso le funzioni militari ed un numero più o meno grande gli altri servizi pubblici sono esercitati da impiegati salariati . Che i salari siano tutti pagati dal Governo centrale o che in parte ricadano sui corpi locali , che più o meno stanno sotto il controllo di quello , è un dettaglio , che non ha la grande importanza che ad esso si suole attribuire . Nella storia non mancano i casi di organismi politici molto piccoli , i quali , avendo un ' organizzazione burocratica appena ab bozzata o non avendone quasi affatto , hanno compito miracoli di energia in ogni ramo dell ' attività umana . Le città elleniche ed i Comuni italiani del Medio Evo sono esempi che neppure occorre di citare . Ma quando si tratta di vasti organismi umani , che si stendono su tratti grandissimi di territorio e comprendono milioni e milioni d ' individui , pare che solo l ' organizzazione burocratica riesca a riunire sotto unico impulso quegli immensi tesori di forza economica e di energia morale ed intellettuale , coi quali la classe dirigente pub riuscire a modificare profondamente le condizioni interne di una società , ed a renderne efficace e potente l ' azione di là dei proprii confini . Era infatti burocratizzato l ' Egitto nei bei tempi della XVII e XVIII dinastia , quando la civiltà dei Faraoni ebbe una delle più splendide rinascenze ed i battaglioni egiziani dal Nilo Azzurro estesero le loro conquiste fino ai piedi del Caucaso . Era uno Stato fortemente burocratico l ' impero romano , saldissimo organismo sociale che seppe estendere la civiltà della Grecia e dell ' Italia e la lingua dell ' Italia a tanta parte del mondo , compiendo uno dei più difficili lavori di assimilazione sociale . Ed è burocratica la Russia , che , malgrado varie gravissime debolezze interne , ha ancora una potente vitalità e spinge sempre più avanti la sua espansione nei vastissimi territori dell ' Asia . Malgrado questi e parecchi altri esempi , che facilmente si potrebbero trovare , non bisogna dimenticare un fatto importantissimo , che abbiamo già accennato ; cioè che nessuna grande società troviamo nella storia , nella quale tutte le attività umane siano state completamente burocratizzate . È questo forse uno dei tanti indizii della grande complessità delle leggi sociali , la quale fa si che un tipo di ordinamento politico , che produce buoni risultati quando è applicato fino ad un certo punto , sistematizzato e generalizzato , riesce inattuabile e dannoso . Infatti noi vediamo spesso burocratizzata la giustizia , burocratizzata l ' amministrazione , e quel gran burocratizzatore , che fu Napoleone primo , condusse a buon punto anche la burocratizzazione dell ' insegnamento e della gerarchia sacerdotale cattolica ; vediamo spesso eseguiti dalla burocrazia strade , canali , ferrovie , tutti i lavori pubblici , che agevolano la produzione della ricchezza , ma questa produzione stessa non vediamo mai interamente burocratizzata . Sembra che la direzione di questo ramo importantissimo dell ' attività sociale mal si pieghi , come tanti altri , alla regolarità burocratica e che per la classe , che vi è dedicata , il tornaconto individuale sia uno sprone ben più efficace di qualunque salario governativo . Ma vi è di più : abbiamo indizii abbastanza forti che la burocratizzazione estesa alla produzione ed all ' intera distribuzione della ricchezza sarebbe esiziale . Non vogliamo accennare ai danni eco nomici del protezionismo , dell ' ingerenza del Governo nelle banche e del soverchio svolgimento dato ai livori pubblici , e facciamo sol tanto rilevare un atto bene accertato . Il regime burocratico , nel quale chi dirige la produzione economica ed anche il singolo lavoratore sono protetti contro la confisca arbitraria per parte dei forti e dei prepotenti e che severamente reprime ogni guerra privata , offre una grande sicurezza alla vita umana ed anche alla proprietà : con esso mediante una quota parte fissa , che il produttore paga a profitto dell ' organizzazione sociale , egli ha il tranquillo godimento del resto della produzione ; ciò che permette tale uno svolgimento della ricchezza pubblica e privata , il quale è ignoto nei paesi più barbari e più primitivamente organizzati . Ma può accadere , ed è accaduto che , o perché le pretensioni della classe militare e degli altri burocratici sono troppo esagerate o per i soverchi uffici che la burocrazia vuole disimpegnare , o per le guerre ed i debiti , che ne sono la conseguenza , la quantità di ricchezza , che la classe che adempie alle altre funzioni che non siano lo economiche assorbisce e consuma , diventi troppo esagerata . Allora l ' imposta prelevata sulle classi produttrici della ricchezza può aumentare al punto da far diminuire fortemente il tornaconto individuale alla produzione , ed in questo caso viene a scemare immancabilmente la produzione stessa . Colla diminuzione della ricchezza vanno di pari passo l ' emigrazione od una maggiore mortalità nelle classi povere ed infine l ' esaurimento dell ' intero corpo sociale . Sono questi appunto i fenomeni che scorgiamo al declinare degli Stati burocratici ; li vediamo infatti nell ' epoca che segui il massimo svolgimento burocratico dell ' Egitto antico e più visibilmente ancora durante la decadenza dell ' impero romano . CAPITOLO IV . Rapporti tra la classe politica ed il tipo sociale . I . Tendenza degli organismi ad estendere il proprio tipo sociale . - - II . Coesistenza di diversi tipi sociali in unico organismo politico . - - III . Unità e differenze di tipo sociale tra le varie classi dello stesso popolo . - - IV . Rapporti tra la di versità dei costumi e la varietà del tipo sociale . - - V . Psicologia delle plebi . - - VI . Conseguenze della diversità di tipo sociale tra la plebe e la classe di rigente . I . - - Abbiamo già visto nel capitolo precedente come ogni tipo sociale abbia la tendenza a riunirsi in un unico organismo politico ; diremo ora come ogni organismo politico , estendendosi , quasi sempre miri e spesso riesca all ' allargamento del proprio tipo sociale . Questa aspirazione , che troviamo anche nell ' antichità più remota , aveva allora la sua attuazione mercé procedimenti barbari , grossolani e violenti , ma certo efficaci . Gli Assiri , ad es . , costumavano di trapiantare le popolazioni conquistate , le quali strappate a forza dalla madre patria , venivano disseminate fra gemi di spirito e di nazionalità assira colle quali finivano col fondersi ; alla loro volta colonie assirevenivano spesso mandate nelle terre conquistate . Gl ' Incas del Perù costumavano parimenti di trapiantare in massa le tribù selvagge che conquistavano , per poterle più facilmente addomesticare alla civiltà peruviana ed assimilarle agli altri sudditi del figlio del sole . Nel Medio Evo Carlomagno , dopo avere sterminato una buona , parte dei Sassoni , trapiantò nel loro paese delle numerose colonie di Franchi . Alcuni secoli dopo i Cavalieri Teutonici estendevano la lingua germanica e la religione cristiana dalle rive dell ' Elba fino alle foci della Vistola e del Niemen con modi consimili : sterminando cioè una parte dei naturali e trasportando nei paesi conquistati numerose colonie tedesche . I Romani applicarono alle volte metodi analoghi , ma non ne fecero un uso esclusivo . Ad es . , non li impiegarono mai colle popolazioni molto civili dell ' Oriente , ed anche in Gallia , in Spagna , in Britannia ed altrove l ' impero assimilò i barbari basandosi principalmente sulla diffusione della lingua e del diritto latino e su quella della letteratura e della scienza greco ­ italiana , diffondendo infine i benefizi di un ' amministrazione ammirevolmente organizzata e di una civiltà superiore . Generalmente la propaganda religiosa ed una , coltura più avanzata sono i modi più efficaci per assimilare le popolazioni sottomesse . Fu infatti con questi modi clic il Messico , il Perù e moltissimi altri paesi dell ' America meridionale ricevettero in pochi secoli l ' impronta della civiltà spagnuola e portoghese , sebbene buona parte , e qualche volta la gran maggioranza dei loro abitanti , non fossero di origine iberica . II . - - Ma spesso un diverso tipo sociale sopravvive , almeno per alcuni secoli , malgrado che sul popolo che l ' ha adottato pesi l ' egemonia o il dominio di un popolo conquistatore . Nell ' antico impero persiano i Medo ­ persiani , adoratori del fuoco , erano dominatori ed il loro sovrano era il Re dei Re , colui che comandava a tutti i sovrani che facevano parte del vastissimo Stato . Ma le popolazioni sottomesse , rette dai satrapi , ovvero anche dalle antiche dinastie dei sovrani indigeni , conservavano intatte le loro credenze , i loro usi , i loro costumi , né abbandonavano il loro tipo sociale per adottare quello dei Medo ­ Persiani . Anzi per alcune di queste popolazioni , poste in mezzo all ' impero , ma tutelate dalla difficoltà dei siti e dalle abitudini guerresche , la soggezione era più apparente che reale . In questo modo la Corte di Susa potè reggere per quasi due secoli un vastissimo impero nel quale , tranne in Egitto , dalla fine del regno di Dario d ' Istaspe fino all ' invasione di Alessandro Magno non vi furono notevoli ribellioni . È da notare però che al primo urto un po ' forte l ' impero si sfasciò , perché i popoli sottomessi non avevano alcuna vera solidarietà con quello dominatore , né le loro forze erano riunite e cementate da un ' organizzazione amministrativa e militare veramente salda . In altri Stati troviamo anche tipi sociali distinti , che pur vivono mescolati insieme . In Turchia , per es . , vi sono nelle città i quartieri dei Turchi , dei Greci , degli Armeni e degli Ebrei , e nelle campagne i villaggi degli Osmanli spesso confinano con quelli dei Greci e dei Bulgari . In India convivono pure Bramini , Maomettani , Parsi ed Europei ; anzi l ' Oriente pare che abbia questa specialità di essere quasi un museo , dove si raccolgono quei frammenti ed avanzi di tipi sociali che altrove vengono assorbiti e scompaiono . Quando in uno Stato avviene questa miscela di tipi sociali la classe politica deve essere fornita quasi esclusiva mente da quello dominatore , e quando questa regola non è osservata , perché il tipo dominatore non è sufficiente per numero o per energia morale ed intellettuale , allora un paese si può considerare come malato , prossimo cioè a gravi rivolgimenti politici . La Turchia infatti trovasi in queste condizioni , perché , venuta nel secolo scorso in contatto intimo e conflitto d ' interessi colla civiltà europea , ha dovuto impiegare un gran numero di Greci , di Armeni ed anche di Franchi . Or , come è stato bene osservato , se ciò le ha fornito le risorse di una cultura superiore , le ha tolto in compenso una parte della sua selvaggia energia e non ha impedito sopratutto che il gran Sultano perdesse una parte considerevole del suo territorio . Nell ' India i conquistatori britannici sono finora assai superiori di civiltà ; ma , scarsissimi di numero , si fanno coadiuvare , nell ' amministrazione , nella giustizia e nell ' esercito da elementi indigeni . Or , se la parte a questi affidata nelle pubbliche funzioni diventerà tanto importante da rendere non indispensabile l ' opera degli Europei , è dubbio che il dominio di questi possa lungamente durare . Quando in uno Stato vivono mescolati diversi tipi sociali , accade quasi immancabilmente che anche in quelli sottomessi esista una classe , se non dominante , certo dirigente . Avviene qualche volta che questa classe è la prima che si lascia assorbire dal tipo dominatore . L ' aristocrazia gallica infatti fece presto a romanizzarsi , essa in poche generazioni , apprese la cultura classica e giuridica dei latini e brigò il diritto di cittadinanza romana , che le fu facilmente concesso . Anche i begs della Bosnia , per non cascare nel rango dei conculcati raia e non perdere i loro possedimenti , dopo la battaglia di Kossovo si convertirono all ' Islamismo . Ma , nell ' uno e nell ' altro caso , si trattava di aristocrazie che non avevano molta cultura , né sopratutto erano eredi delle memorie di un ' antica e gloriosa civiltà . Più spesso infatti le tradizioni della grandezza passata , la coscienza della propria superiorità , la ripugnanza per il diverso tipo sociale la vincono sull ' interesse personale , ed allora le classi alte del popolo vinto diventano l ' elemento più inassimi labile . Così le nobili famiglie fanariote di Costantinopoli non si sono quasi mai convertite all ' islamismo ; i Cofti attuali , che esercitano ancora la professione di scribi e burocratici , pa ­ re che siano discendenti dell ' antichissima classe letterata , che formava l ' aristocrazia dell ' antico Egitto e si mantengono cristiani , mentre la massa dei coltivatori o fellah è diventata da parecchi secoli maomettana . Pare che anche dall ' aristocrazia persiana discendano gli attuali Guebri , che ancora mantengono il culto del fuoco . In India le caste più elevate hanno date meno conversioni all ' islamismo . III . - - Ed ora accenneremo ad un fenomeno sociale meno apparente , ma forse più importante . Il fatto della coesistenza in unico organismo politico di più di un tipo sociale si può trovare , in modo più o meno larvato , anche in paesi che apparentemente presentano una grande unità sociale . Esso avviene tutte le volte che la formola politica , sulla quale si basa la classe dirigente di una data società , non è accessibile alle classi più basse , oppure quando l ' insieme di credenze e di principi morali e filosofici , del quale detta formola si compone , non è ancora abbastanza penetrato negli strati più numerosi e meno elevati di una società . Lo stesso accade quando una notevole differenza di costumi , di cultura e di abitudini vi è tra la classe dirigente e quella governata . Ci spiegheremo meglio con doli esempi : a Roma e nella Grecia antica lo schiavo era tenuto interamente fuori dalla città , considerata come corpo politico e comunità morale . Egli non partecipava all ' educazione nazionale , non era cointeressato né materialmente né moralmente al benessere dello Stato . Il Paria indiano tenuto fuori da ogni casta , che non deve neppure gli Dei avere comuni coi suoi oppressori , isolato assolutamente dal resto della popolazione , rappresenta pure una classe d ' individui , che sta fuori moralmente dal tipo sociale entro il quale vive . Al contrario gli Ebrei ed altri popoli dell ' antico Oriente consideravano anche il manovale e lo schiavo , una volta che si era per dir così nazionalizzato , come partecipe dei sentimenti della società alla quale apparteneva . La coltivazione accurata dei sentimenti , delle idee e delle abitudini delle classi basse , mercé un ' opportuna catechizzazione , è pure merito grandissimo del Cristianesimo e dell ' Islamismo , i quali sono in ciò più o meno efficacemente imitati dalle moderne nazioni europee . Generalmente sono le formole politiche molto antiche , quell ' insieme di credenze e di sentimenti , che hanno la sanzione dei secoli quelle che riescono a penetrare anche negli strati più bassi delle società umane . Accade invece che , quando un rapido movimento d ' idee agita le classi più alte o alcuni centri intellettuali più attivi , che per lo più si trovano nelle grandi città , molto facilmente le classi più basse e le contrade più remote di uno Stato rimangono indietro e diversi tipi sociali accennano a formarsi nella stessa società . La maggiore o minore unione morale fra tutte le classi sociali spiega la forza o la debolezza che in certi momenti mostrano alcuni organismi politici . È noto , ad esempio , quanto la macchina governativa della Turchia pecchi di venalità , inettitudine e trascuratezza ; flotta , esercito , finanza tutto è andato in malora nei dominî della Sublime Porta ; pare , in certe determinate occasioni , quando la mezzaluna appare in pericolo , il popolo turco ha dato talora segni di tale fiera energia da impensierire anche gli Stati militarmente più forti dell ' Europa . Gli è che il povero nizam stracciato e scalzo , che si fa intrepidamente amnmazzare dietro la trincea , il redif , che all ' appello del Sultano , abbandona il tugurio , sentono davvero la formola politica che son chiamati a servire , e per essa sono pronti a dare l ' ultimo parà e financo la vita . I contadini turchi della Romelia e dell ' Anatolia credono realmente e fortemente nell ' Islam , nel Profeta , nel Sultano , che ne è il vicario , e le credenze , in nome delle quali si domandano loro gli estremi sacrifici , sono le stesse , che ordinariamente riempiono la sua vita e formano il suo mondo morale ed intellettuale . Malgrado la ordinaria mediocrità dei propri ufficiali superiori il soldato russo fu l ' avversario più temuto da Napoleone I ; nella famosa campagna di Russia , la disfatta dell ' esercito invasore , più che dal freddo , forse più che dalla fame e dalla diserzione , fu determinata dall ' odio dal quale esso fu circondato e perseguitato da Vitebsk in poi , appena cioè entrò nei paesi propriamente russi Fu quest ' odio che inspirò la sinistra energia di distruggere le provvigioni nel raggio battuto dall ' esercito nemico , di bruciare tutte le città ed i villaggi , che si trovavano nella strada da Smolensko a Mosca , e che die ' a Rostopckin il coraggio di far bruciare la stessa Mosca . Poiché anche per il moujik russo , Dio , lo czar , la santa Russia formavano parte integrante di quelle credenze e di quei sentimenti dei quali , fin dalla nascita , era stato imbevuto e che per tradizione domestica aveva imparato a venerare . E la stessa unità morale ci dà il segreto di altre resistenze fortunate e quasi miracolose , e , là dove manca , spiega il segreto di certe debolezze vergognose . Fu forte la Vandea , perché nobili , curati e contadini avevano le stesse credenze , gli stessi affetti , le stesse passioni ; fu fortissima la Spagna nel 1808 perché il grande di Spagna e l ' ultimo mandriano ugualmente sentivano l ' odio contro i Francesi invasori , tenuti in conto di miscredenti , la fedeltà verso il loro sovrano , l ' orgoglio di essere una nazione fiera ed indipendente . E questa unanimità di sentimenti , malgrado la mediocrità dei duci , e quella ancora più spiccata degli eserciti regolari , spiega i miracoli delle la istruzione e capacità media dei generali russi fosse , al principiare del secolo scorso , notevolmente inferiore a quella degli ufficiali austriaci o prussiani . II famoso Souvarof conosceva assai bene la psicologia del soldato russo e l ' arte di condurlo alle imprese più arrischiate , ma era del reato un temerario più che dotto condottiero . difese di Saragozza e di Tarragona e la vittoria finale che coronò la campagna per la guerra d ' indipendenza . Al contrario debolissima si mostrò la stessa Spagna all ' epoca dell ' invasione legittimista francese del 1822 , perché allora solo una parte delle classi superiori comprendevano ed apprezzavano il principio in nome del quale si combatteva , quello della monarchia costituzionale , che era incomprensibile per il resto delle classi superiori e per la massa del popolo . E debole si mostrò il Napoletano negli anni 1798 e 1799 , malgrado i numerosi atti individuali e collettivi di disperato valore . Perché , mentre la massa del popolo e la maggioranza delle classi medie e superiori odiavano i giacobini francesi , le idee rivoluzionarie , ed erano fanatici della monarchia legittima e più ancora della fede cattolica , una minoranza esigua delle classi elevate , scarsa di numero , ma forte per intelligenza , esaltazione ed audacia , dispregiava i sentimenti dei suoi compatriotti ed aderiva completamente a quelli dei Francesi . Fu per questo che il tradimento , e forse più che il tradimento il sospetto continuo di esso , disorganizzò ogni resistenza : disorganizzò l ' esercito regolare , già per se stesso mediocre , e rese meno efficace la resistenza spontanea delle popolazioni , che forse , senza le intelligenze vere e supposte cogli invasori , avrebbe trionfato . IV . - - Finora abbiamo quasi esclusivamente accennato alle differenze di credenze religiose e politiche nei diversi strati sociali , ora faremo anche rilevare come il diverso grado di coltura intellettuale e la diversità di linguaggio , di abitudini e di costumi famigliari abbiano la loro importanza . Noi siamo cosi abituati ad ammettere una distinzione fra la classe che ha ricevuto un ' educazione letteraria e scientifica più o meno raffinata e quella che non ne ha ricevuto affatto od è rimasta ai primi rudimenti , fra il ceto civile , che ha le abitudini e le maniere della buona società , e la numerosa categoria di persone che di questi requisiti manca , che facilmente possiamo essere indotti a credere che la stessa distinzione , ugualmente profonda ed ugualmente netta , esista in tutte le società umane ed abbia sempre esistito nei nostri paesi . Ora ciò non è : certo nell ' Oriente maomettano la distinzione accennata o non esiste quasi affatto o è infinitamente meno spiccata che fra noi ; in Russia la profonda differenza , che ci è ora fra la classe che colà si appella l ' intelligenza ed i moujicks ed i mercanti dalla lunga barba , non poteva esistere all ' epoca di Pietro il Grande , quando non v ' erano colà Università , ed i boiardi eran quasi così rozzi ed ignoranti come i contadini . Anche nell ' Europa occidentale solo due secoli fa la differenza della coltura intellettuale e delle abitudini pubbliche e private fra le diverse classi sociali era assai meno spiccata di ora ; essa si è andata accentuando sensibilmente solo nei secoli decimottavo e decimonono . E , per quanto sia strano a prima vista , pure è esattamente vero che questo movimento nei costumi , notato da parecchi scrittori di paesi diversi , coincide col nascere e col crescere di quella corrente d ' idee e di sentimenti , che generalmente va intesa col nome di democrazia , rendendo più stridente la contraddizione fra le teorie adesso più in voga e la loro pratica applicazione . È nelle società burocratizzate che la differenza di educazione fra le varie classi sociali può divenire più accentuata , giacché in quelle a tipo feudale i singoli membri della classe dirigente sono generalmente dispersi in mezzo ai loro seguaci , vivono in continuo contatto con loro , e devono esserne , in certo modo , i capi naturali . A qualcuno può far maraviglia che , durante il Medio Evo , quando il barone stava isolato in mezzo ai suoi vassalli e li trattava duramente , questi non profittassero della loro superiorità numerica per liberarsi . Or certo la cosa non sempre era facile , perché un gruppo di persone , superiore per energia e pratica delle armi al resto dei soggetti , era sempre più o meno legato alla sorte del signore . Ma , indipendentemente da questa considerazione , bisogna tenerne presente anche un ' altra , che ha un peso grandissimo : il barone conosceva spesso personalmente i suoi vassalli , aveva il loro modo di pensare e di sentire , le stesse superstizioni , le stesse abitudini , lo stesso linguaggio ; era per loro un padrone , qualche volta anche duro ed arbitrario , ma era pare l ' uomo , che essi comprendevano perfettamente , alla cui conversazione potevano pigliar parte , alla cui mensa , sebbene in luogo più basso , spesso si assidevano , ed insieme al quale qualche volta si ubbriacavano . Or bisogna mancare di qualunque conoscenza psicologica delle classi plebee per non comprendere subito quante cose questa famigliarità vera , proveniente dall ' uguaglianza dell ' educazione o , se così si vuole , da un ' uguale rozzezza di abitudini , faccia tollerare e perdonare . Difatti le prime rivolte dei contadini scoppiarono non quando la feudalità era più dura , ma quando i nobili impararono a stare fra loro e la gaia scienza e le corti d ' amore cominciarono a dirozzarli e ad allontanarli dalle rustiche abitudini dell ' isolato castello . Ed una osservazione importante fa su questo riguardo Adamo Mickievicz . Secondo quest ' autore la nobiltà polacca fu popolare fra i contadini finché visse in mezzo a loro ; questi si lasciavano allora togliere volentieri il pane dalla bocca , perché il loro signore potesse comprare cavalli ed armi di lusso per la caccia ed anche per andare a sciabolare i Turchi ed i Russi . Ma , quando l ' educazione francese s ' introdusse fra i nobili polacchi , quando essi impararono a dare le feste di ballo all ' uso di Versailles e passarono le loro giornate danzando il minuetto , allora contadini e nobiltà cominciarono a fare due popoli a parte , né i primi sostennero validamente la seconda nelle lotte , che alla fine del secolo decimottavo combattè contro gli stranieri . Anche l ' aristocrazia celtica dell ' Irlanda , la vecchia nobiltà degli O ' e dei Mac era , secondo il Macaulay e tutti gli altri storici , popolarissima fra i contadini , le cui fatiche fornivano al capo del clan il lusso della sua rozza ed abbondante tavola , le cui figlie erano talora prelevate per il suo rustico harem ; ma quei nobili erano considerati quasi come membri della famiglia , essi coi contadini avevano comune , dicevasi , il sangue e certo le abitudini e le idee . Invece odiatissimo fu il proprietario inglese che li surrogò , e che , forse più moderato e certo più regolato e corretto nelle esigenze , era però straniero di lingua , di religione , di consuetudini , viveva lontano , e , anche stando vicino , avea per tradizione acquistato l ' abitudine di stare isolato , senza alcun contatto coi suoi dipendenti , tranne quello strettamente necessario fra padroni e servi . V . - - Gli è che vi sono nell ' umanità sentimenti individualmente forse imponderabili , di analisi difficile e di più difficile definizione , ma il cui insieme è fortissimo e può contribuire alla preparazione di fatti sociali importantissimi . Chi scrisse che l ' uomo si lascia guidare dal solo interesse , diede una massima generale di un valore pratico presso che nullo , la quale riesce a farci apprendere qualche cosa solo a patto di analisi e distinzioni molto minute . Chi crede che l ' interesse sia quello solo che viene materialmente espresso per mezzo del denaro , e che si misura a soldi ed a lire , è una persona di poco cuore e che non ha testa sufficiente per capire gli altri uomini . In verità per ogni individuo l ' interesse equivale al proprio gesto ; ognuno quindi l ' intende in una maniera speciale , e per molti la soddisfazione dell ' amor proprio , del sentimento della dignità personale , di vanità grandi e piccole , di capricci e rancori individuali , vale più dei godimenti puramente materiali . Questi concetti bisogna sopratutto tener presenti quando si vogliono studiare le relazioni fra ricchi e poveri , fra superiori e subordinati , o meglio fra le diverse classi sociali . In fondo , purché i primi bisogni siano abbastanza soddisfatti , ciò che contribuisce principalmente a far nascere ed a mantenere la ruggine fra le diverse classi sociali non è tanto la differenza dei godimenti materiali quanto l ' appartenere a due ambienti diversi giacché , ad una parte almeno delle classi inferiori , ancor più delle privazioni , può riuscire amara l ' esistenza di un mondo superiore dal quale è esclusa : di un mondo il cui accesso , senza esser proibito da leggi né da privilegi ereditari , è ostacolato da un filo di seta : sottilissimo , che difficilmente però si può scavalcare : la differenza di coltura , di maniere e di abitudini sociali . Fin dall ' antichità si è scritto che in ogni città ed in ogni Stato vi sono due popolazioni nemiche , che stanno sempre alle vedette per nuocersi l ' una all ' altra : queste due popolazioni sarebbero i ricchi ed i poveri . Or la massima non ci pare che possa avere un ' applicazione assoluta e sopratutto generale , e quanto già abbiamo detto può servire a spiegare le moltissime eccezioni e restrizioni colle quali la si deve accogliere . Generalmente i poveri seguono i ricchi , o meglio le classi dirette seguono le dirigenti , ogni volta che sono imbevute delle stesse opinioni e credenze ed hanno un ' educazione intellettuale e morale non troppo dissimile ; le plebi inoltre sono fide coadiutrici delle classi elevate nelle lotte contro gli stranieri , quando il nemico appartiene ad un tipo sociale così differente da inspirare uguale ripugnanza a ricchi ed a poveri . Infatti in Spagna nel 1808 ed in Vandea contadini e signori combatterono insieme , né i primi profittarono mai dei disordini dell ' anarchia per svaligiare le case dei secondi . Non ci è quasi esempio che le classi povere di un paese cristiano si siano sollevate per aiutare una invasione maomettana , e molto meno poi le classi povere di un paese maomettano favorirebbero l ' invasione cristiana . La democrazia sociale dell ' Europa centrale ed occidentale si mostra indifferente riguardo al concetto di nazionalità e proclama l ' alleanza dei proletari di tutti i paesi contro i capitalisti di tutto il mondo ; or queste teorie potrebbero forse avere una certa efficacia pratica se avvenisse una lotta fra Tedeschi e Francesi , ovvero fra Italiani ed Inglesi , popoli appartenenti tutti , presso a poco , allo stesso tipo sociale . Ma se si trattasse di respingere una seria invasione tartara o chinese , o semplicemente turca o russa , noi crediamo che la grande maggioranza dei proletari , anche colà dove sono fortemente imbevuti di collettivismo mondiale , darebbero volentieri la loro cooperazione alle classi dirigenti . Chi ha molto viaggiato avrà notato un fatto , che ha la sua importanza : spessissimo i poveri di paese diverso , come del resto fanno anche i ricchi che appartengono a differenti contrade , si affratellano fra di loro assai più che ricchi e poveri dello steseti paese . Però ciò accade finché si è tra popoli i costumi dei quali abbiamo molta affinità con quelli di casa propria ; perché se si va in contrade molto lontane , dove si trovino idee ed abitudini interamente nuove , allora il ricco ed il povero dello stesso paese , o anche semplicemente di paesi vicini , si sentiranno fra di loro assai più legati che cogli stranieri della loro classe . Il che vuol dire che , presto o tardi , arriva un punto in cui la differenza di tipo sociale è assai maggiore con lo straniero che fra le diverse classi dello stesso paese . VI . - - L ' isolamento psicologico ed intellettuale delle plebi , il distacco troppo marcato fra la coltura , le credenze e la educazione delle varie classi sociali possono dare origine a parecchi fenomeni sociali , interessanti certamente per lo studioso di scienze politiche , ma pericolosi per le società ove accadono . Ed in primo luogo , in séguito a quest ' isolamento , quasi necessariamente si forma in mezzo alla plebe un ' altra classe dirigente , spesso in antagonismo con quella , che tiene in mano il governo legale . Quando questa classe dirigente plebea è bene organizzata può dare a chi ufficialmente governa una data società serii impicci . In molti paesi cattolici , ad esempio , l ' influenza morale sui contadini è ancora quasi tutta in potere del clero : questi hanno per il curato tutta quella fiducia che negano al funzionario governativo . In altri , dove il popolo vede in questo funzionario e nel signore degli uomini , se non del tutto nemici , certo completamente estranei , gli elementi più risoluti e maneschi della plebe qualche volta riescono a formare vastissime e tenacissime associazioni , che esigono tasse , amministrano una giustizia speciale per proprio conto , hanno la loro gerarchia , i loro capi , i loro tribunali riconosciuti . Si viene così a costituire un vero Stato entro lo Stato , un Governo occulto spesso più temuto , più obbedito e , se non più amato , certo più compreso del Governo legale . Dappertutto poi dove una frazione della classe politica , o perché convertita ad una nuova formola politica , o per altre ragioni , aspira a rovesciare il Governo legale , essa usa sempre di appoggiarsi sulle classi inferiori , che facilmente la seguono quando sono nemiche od indifferenti verso l ' ordine di cose costituito . È per questa alleanza , così spesso conclusa , che noi vediamo la plebe strumento necessario di quasi tutte le sommosse e rivoluzioni e così spesso stare a capo dei movimenti popolari uomini di una condizione sociale superiore . Accade pure talvolta il fenomeno opposto : cioè che quella parte della classe politica , che ha in mano il potere e resiste alle correnti innovatrici , si appoggi sulle classi basse , che restano fedeli alle antiche idee ed all ' antico tipo sociale . Così avvenne in Spagna dopo il 1822 e fino al 1830 , così nel Napolitano nel 1799 ed in parte fino al 1860 . In questi casi si possono avere periodi di governo goffo , ignorante e plebeo , del genere di quello che fu definito la negazione di Dio . Ma il più pericoloso fra gli effetti , che può produrre la differenza di tipo sociale fra le varie classi sociali e l ' isolamento reciproco fra esse , che necessariamente l ' accompagna , è la mancanza di energia nelle classi superiori , che divengono deficienti di caratteri arditi e pugnaci e ricche di individui molli e passivi . Abbiamo già accennato come nello Stato a tipo feudale questo fatto riesca quasi impossibile : giacché , là dove la società si divide in frammenti quasi indipendenti l ' uno dall ' altro , i capi di ogni singolo gruppo devono essere necessariamente energici , essendo la loro supremazia in gran parte affidata alla propria forza materiale , e morale , che hanno campo inoltre di continuamente applicare ed esplicare nelle lotte cogli immediati vicini . Ma , quando l ' organizzazione sociale è progredita , allora la superiorità della cultura e della ricchezza e sopra tutto la coesione e l ' organizzazione della classe governante , la quale usufruisce dei vantaggi della macchina burocratica , possono , fino ad un certo punto , supplire alla mancanza di energia individuale . Può così accadere che una parte notevole della classe governante , specialmente quella che dà alla società il tono e l ' indirizzo intellettuale , si disabitui dal trattare cogli uomini delle classi inferiori e dal direttamente comandarli . È questa la condizione di cose necessaria perché la frivolezza ed una specie di cultura tutta astratta e convenzionale prendano il posto del senso della realtà e della vera ed esatta conoscenza della vita umana ; perché gli animi perdano ogni virilità e comincino a farsi strada le teorie sentimentali ed esageratamente umanitarie sulla bontà innata della specie umana , specialmente quando non è guasta dalla civiltà , e sulla preferenza assoluta da darsi , nelle arti di governo , ai mezzi dolci e persuasivi piuttosto che a quelli rigidi ed imperiosi . Si crede allora , come scrisse il Taine , che , poiché la vita sociale per secoli ha proceduto blanda ed ordinata , come un fiume delle acque impetuose tra i suoi robusti argini , gli argini siano diventati superflui e si possano impunemente abbattere , perché il fiume è rinsavito . In questi errori tanto più facilmente una classe politica è esposta a cadere quanto più essa è , se non legalmente , effettivamente chiusa agli elementi provenienti dalle classi inferiori ; perché in queste le necessità della vita , la gara continua ed aspra per il pane , la mancanza di coltura letteraria , mantengono sempre svegli gli aviti istinti della lotta e la rudezza inesauribile della natura umana . Ad ogni modo , si aggiunga o no all ' isolamento intellettuale e morale anche quest ' altro coefficiente dell ' isolamento per dir così familiare , certo è che , quando la classe dirigente è degenerata nel modo che abbiamo accennato , perde l ' attitudine a provvedere ai casi suoi ed a quelli della società . , che ha la disgrazia di essere da essa guidata . Allora lo Stato rovina al primo urto un po ' forte che venga dal nemico esterno , chi governa non sa affrontare la minima tempesta , ed i rivolgimenti che una classe politica forte ed avveduta avrebbe attuato con perdite infinitamente minori di ricchezza , di sangue umano e di senso morale pigliano l ' aspetto di cataclismi sociali . to una influenza grandissima su tutte le idee politiche del secolo scorso , dovremo ritornare nei seguenti capitoli . CAPITOLO V . La difesa giuridica . I . Varie opinioni intorno al progresso del senso morale . - - II . La scuola evoluzionista . - - III . Dottrina del Bucale - - Disciplina del senso morale . - - IV , In flnenza delle credenze religiose nella disciplina del senso morale . - - V . Influenza dell ' organizzazione politica . - - VI . Il semplicismo politico in rapporto alla difesa giuridica . - - VII . I Governi misti - - Completamento della teoria di Montesquieu sulla divisione dei poteri . - - VIII . Influenza della separazione del prestigio religioso dal potere laico . - - IX . Influenza della distribuzione della ricchezza . - - X . Rappresentanza ed equilibrio di tutte le forze politiche . - - XI . L ' unità di tipo nella classe politica . I . - - Non sarebbe indispensabile definire che cosa sia il senso morale : giacché si tratta di un concetto , che tutti sentono e capiscono , senza che sia necessario che venga da una formola determinato e circoscritto . Ad ogni modo diremo come per esso generalmente s ' intenda quell ' insieme di sentimenti , per i quali la naturale propensione degli individui umani ad esplicare le proprie facoltà ed attività , a soddisfare i propri appetiti e le proprie volontà , a comandare ed a godere , viene frenata dalla naturale compassione per il danno ed il dispiacere , che altri uomini potrebbero risentirne . Qualche volta questo sentimento arriva al punto che la soddisfazione morale per aver procurato il piacere e l ' utile altrui vince quella materiale di aver provveduto al proprio . re educazione politica che ebbe , fin quasi agli ultimi anni del secolo scorso , la sua classe dirigente . Quando la limitazione all ' appagamento del proprio piacere , di fronte al sacrificio altrui , è determinata dai sentimenti affettuosi verso le persone che ci stanno più vicine e che ci sono ordinariamento care , allora si dice che essa è basata sulla simpatia ; quando essa è inspirata soltanto dal rispetto che si deve agli altri uomini , anche estranei , anche nemici , sol perché uomini , allora si ha il sentimento più delicato e molto meno diffuso della giustizia . L ' idealizzazione e l ' esagerazione di questi sentimenti sono state concretate nelle note formole : ama il prossimo tuo come te stesso , non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te . Esse però hanno piuttosto il significato di uno sforzo per raggiungere un perfezionamento morale , che mai potrà essere toccato , anziché quello di un consiglio pratico ed applicabile alla vita reale . Infatti , tranne le eccezioni dovute quasi sempre all ' amor paterno e materno , ogni individuo è quello che a preferenza di tutti può e sa provvedere meglio ai casi suoi , e , perché vi provveda bene , è necessario che ami sé stesso almeno un po ' più degli altri e che li tratti in modo differente dal proprio io . È una quistione molto discussa quella intorno al progresso od alla stabilità del senso morale . Si sa , che un chiarissimo scrittore del secolo scorso , il Buckle , osservando che i principi etici più puri ed elevati furono già noti e proclamati anche in società antichissime , sostenne che il progresso delle società umane è quasi esclusivamente intellettuale e scientifico , non già morale . A conclusioni essenzialmente diverse viene la moderna e numerosa scuola evoluzionista : secondo questa , il senso morale può e deve continuamente progredire in grazia della lotta per l ' esistenza , in base alla quale entro ogni società sopravvivono a preferenza gli individui più ricchi di sentimenti altruistici , che sono i più utili agli interessi del corpo sociale , e , nella lotta tra società diverse , fini scono sempre per vincere quelle dove gli stessi sentimenti sono in media più forti . Esamineremo brevemente le due dottrine , tanto quanto basterà a dimostrare che nessuna di esse può venire riguardata come base inconcussa di deduzioni scientifiche , e cominceremo dalla seconda che fino ad oggi è la più sparsa e diffusa . II . - - Or , anche non tenendo conto di quanto abbiamo creduto di dimostrare nella prima parte del nostro lavoro , circa la lotta per l ' esistenza , che viceversa fra gl ' individui di una società arrivata ad un grado anche mediocrissimo di cultura , sarebbe piuttosto lotta per la preminenza , ci pare un vero paradosso il principio proclamato dai sedicenti positivisti , secondo il quale , entro ogni gruppo sociale , o ai gradi più elevati , od anche addirittura alla sopravvivenza dovrebbero arrivare preferibilmente gl ' individui più morali e perciò più dotati di sentimenti altruistici . Tutto ciò che in questo proposito possiamo concedere , e concediamo volentieri , è che un individuo specialmente sprovvisto di senso morale , e che non sappia abbastanza mascherare le sue tendenze , avrà a superare difficoltà maggiori degli altri per l ' antipatia e ripugnanza che generalmente inspirerà ; ma anche un individuo di senso morale specialmente squisito si troverà in condizioni svantaggiosissime . In sostanza , in tutti i negozi grandi e piccoli della , vita , egli dovrà lottare con armi assolutamente impari . La maggioranza degli uomini userà contro lui quelle arti , che egli potrà conoscere benissimo , ma che si guarderà bene dall ' adoperare ; e da ciò ricaverà un danno certo maggiore di quello che risentirà dalla malevolenza di cui è circondato un accorto briccone , che sa misurare bene le sue bricconate . In verità si può essere eccezionalmente buoni quasi senza averne conscienza , per naturale semplicità di animo , od anche conscientemente per magnanimità di cuore , per insuperabile ripugnanza al male ed inflessibile dirittura di carattere ; ma non già perché si possa menomamente credere che con la bontà si ottenga più facilmente il conseguimento dei propri fini o ciò che comunemente si dice la riuscita ed il successo nella vita . L ' utilitarismo inteso in questo senso come base della morale , ci si permetta di dirlo , non può essere che la furberia di un ipocrita o il sogno di uno sciocco . È chiaro quindi che , in tutte le società , la così detta evoluzione e selezione dei migliori dovrebbe risolversi in un perpetuarsi e moltiplicarsi dei tipi di moralità media , che sono veramente i più adatti a ciò che si dice la lotta per l ' ' esistenza ; e la sopravvivenza , e forse è più esatto dire la preminenza , dovrebbe a preferenza spettare a quei caratteri , che in ogni ambiente sociale , rappresentano la più aurea mediocrità morale . Senonché ci pare che , neppure così sostanzialmente modificata ; la teoria degli evoluzionisti riesca accettabile ; giacché essa suppone ad ogni modo che l ' elemento morale sia sempre il fattore principale , che contribuisce a preferenza degli altri alla riuscita o al mancamento degli scopi , che ogni individuo si prefigge nella vita . Or praticamente la cosa non va così . A tacere dell ' influenza della fortuna , che è più grande di quello che generalmente si immagina , la ricchezza o la deficienza di certe qualità intellettuali , come sarebbero la prontezza della percezione e la finezza dell ' osservazione , contribuiscono moltissimo a portare un uomo ai più alti gradini della società o a tenerlo nei più bassi . Ma sopratutto vi contribuiscono altre qualità , che dipendono dalla tempra dell ' individuo senza che siano , propriamente parlando , né intellettuali né morali . Esse sono la tenacia nei propositi , la , confidenza in sé stesso , e , sopra tutto l ' attività . Anzi , a voler giudicare in qualunque società se un individuo si farà o no avanti nella vita non si può certo usare un criterio unico , ma volendo tener d ' occhio il criterio principale , si deve guardare se è attivo e se sa bene impiegare la sua attività . Una parte sola della teorica selezionista possiamo ammettere come vera ; crediamo infatti che si possa accettare che nella lotta fra due società ( caeteris paribus ) , debba trionfare quella i cui individui sono in media più provvisti di senso morale , e che quindi saranno più uniti , più fiduciosi gli uni degli altri , più capaci di abnegazione . Ma questa eccezione nuoce anziché giovare al complesso della tesi evoluzionista ; giacché , se in una data società una media più elevata del senso morale non può provenire dalla sopravvivenza dei migliori , ammesso che il fatto esista , non si può attribuirlo che ad una migliore organizzazione della società stessa : a quelle cause cioè d ' indole storica , che sono le peggiori nemiche di coloro , che i fenomeni sociali vogliono precipuamente spiegare mercé i mutamenti dell ' organismo e della psiche individuale . III . - - Sebbene meno lontane dal nostro modo di vedere , pure non possiamo accettare le teorie del Buckle senza modificarle o almeno senza completarle . È verissimo infatti che in società molto antiche troviamo massime e leggi , che dinotano un senso morale molto squisito ; in papiri , ad esempio , che rimontano alla dodicesima dinastia egiziana , si leggono precetti che valgono quasi quelli della morale cristiana e buddistica . Platonici e Stoici nel mondo greco ­ romano , gli Esseni in quello ebraico sono pure i rappresentanti di una morale superiore , e numerose traccie di essa , si possono agevolmente rintracciare nelle civiltà chinese , indiana e persiana anteriori all ' êra volgare . Ma bisogna considerare e notare che , benché la data alla quale rimontano i precetti accennati sia remota , pure essi sono stati escogitati ed accolti da popoli la cui civiltà era già antica ed il cui senso morale avea perciò subìto una lunghissima elaborazione . Invero , se un paragone è possibile fra la morale di una tribù primitiva e quella di un popolo relativamente civile e che per lunghi secoli ha vissuto organizzato in grandi e numerosi organismi politici , è quello stesso che si può fare fra la morale di un bambino e quella di un adulto . La prima rappresenta l ' incoscienza , la seconda la coscienza : nel primo gli istinti buoni e cattivi sono semplicemente abbozzati , nel secondo li osserviamo completamente sviluppati e maturi . Tanto il fanciullo che il selvaggio possono fare il male , e grandissimo male , ma nel loro operato prevarrà sempre il cieco , bestiale impeto al calcolo ed alla premeditazione , e possono anche fare il bene senza mai raggiungere in esso la squisita correttezza , il consciente sacrifizio di sé di cui è capace l ' uomo adulto e civile . Ma non è soltanto nella maggiore perfezione degli istinti morali ed immorali che l ' uomo civile differisce dal selvaggio ; giacché , nelle società di antica cultura e che per secoli hanno goduto di una salda organizzazione politica , la compressione degli istinti immorali , ciò che alcuni penalisti chiamerebbero la contro spinta che li frena , è indiscutibilmente più forte , ed acquista tutta l ' importanza di una inveterata abitudine . In queste società si vanno per lunga e lenta elaborazione creando quegli organi , che fanno si che , in un certo numero di rapporti pubblici e privati , la moralità generale tenga a freno la manifestazione della immoralità individuale . Quasi tutti comprendono , quando non sono interessati ed appassionati , che un dato atto non risponde a quei sentimenti di giustizia , che sono comuni nella società in cui vivono ; ma certo potrebbe darsi che la gran maggioranza commettesse quello stesso atto sotto la spinta della passione o di un forte interesse . Or l ' opinione pubblica , la religione , la legge e tutta l ' organizzazione sociale che la fa osservare , sono l ' espressione della coscienza della moltitudine , che nei casi generali è spassionata e disinteressata , contro l ' uno o i pochi ai quali la violenza dei sentimenti egoistici vela , in un dato momento , il retto intendimento del giusto e dell ' onesto ; il giudice è lo strumento del senso morale di tutti , che , caso per caso , tiene a dovere e frena le passioni e gl ' istinti malvagi di ciascuno . Quindi non solo in una civiltà avanzata gl ' istinti morali , come le passioni egoistiche , si affinano e diventano più coscienti e perfetti , ma in una società la cui organizzazione politica è molto progredita , la disciplina morale è indiscutibilmente maggiore , e sono più numerosi e più specificati gli atti troppo egoistici , che dal controllo e freno reciproco degli individui che la compongono sono proibiti ed ostacolati . In ogni società vi è certamente , un numero di individui relativamente piccolo , che ha tendenze spiccatamente refrattarie ad ogni disciplina sociale . ; ed è pure certo che vi ha un certo numero di coscienze superiori e di caratteri saldamente temprati , per i quali ogni freno , che li mantenga nella retta via , riesce quasi superfluo . Ma fra questi due estremi vi è la maggioranza immensa delle coscienze mediocri , per le quali il timore del danno e della pena , il fatto che delle proprie azioni si è responsabili davanti ad altri , che non sono né complici né subordinati , sono mezzi efficacissimi per far superare vittoriosamente le mille tentazioni , che la vita pratica offre alla trasgressione dei doveri morali . I meccanismi sociali che regolano questa disciplina del senso morale formano ciò che noi chiamiamo la difesa giuridica . Diciamo subito che essi non sono in tutte le società ugualmente perfetti : può darsi anzi , e si è dato il caso , che una società scientificamente ed artisticamente più progredita di un ' altra resti , da questo lato , in uno stato di notevole inferiorità . E può darsi anche che la difesa giuridica si vada infiacchendo e diventi meno efficace in società le quali sono in un periodo di progresso scientifico ed economico . È innegabile poi che una grave catastrofe , come sarebbe una lunga guerra od una grande rivoluzione , produce dovunque un periodo di dissoluzione sociale ; la disciplina dei sentimenti egoisiici allora vien meno , le abitudini colle quali essi sono stati lungamente frenati si scuotono , e gli istinti bestiali , addormentati ma non spenti da un lungo periodo di pace e di civiltà , riappaiono vivaci . Giacché se da una parte la maggiore cultura è riuscita a dissimularli , dall ' altra li ha resi più temprati ed acuiti . È così che vediamo talvolta gruppi di avventurieri appartenenti a popoli civili in contatto con popoli barbari o di tipo sociale differentissimo , credersi sciolti dagli ordinari vincoli morali e perpetrare le azioni per le quali rimasero celebri i conquistatori spagnuoli nell ' America , e Warren Hastings e Clive nell ' India ; ed è ricorrendo agli stessi criteri che si possono spiegare gli eccessi tremendi della guerra dei trent ' anni , della Rivoluzione francese e di altre guerre civili . IV . - - Se noi guardiamo ai principali popoli , che hanno avuto ed hanno una storia , vediamo che in essi la disciplina del senso morale è affidata tanto alle religioni quanto a tutta l ' organizzazione legislativa . In origine anzi presso tutti , ed ancora adesso presso molti popoli , la legge civile e il precetto religioso si sono assolutamente confusi e le sanzioni che li accompagnavano andavano e vanno sempre uniti . Oggi nei paesi di civiltà europea e chinese l ' organizzazione laica o civile e quella religiosa sono più o meno nettaimente separate : e la seconda riesce tanto più efficace quanto più forte è la fede che sa inspirare e mantenere ; mentre la prima fonda la sua perfezione nella se città ed alle lotte civili entro le città stesse , che ebbero luogo durante la guerra del Peloponneso . È da notare che a tutti i cataclismi sociali , che distruggono la disciplina morale , tiene sempre dietro un periodo di rilassamento di questa disciplina , che non si va ricostituendo che lentamente . Il Letourneau nel suo libro « La Sociologie après l ' ethnogrnphie » ha fatto molto bene rilevare come i progressi intellettuali presso i barbari ed i selvaggi , siano assai più rapidi di quelli morali . E questo fatto , che avviene anche nelle società civili che escono da un periodo di disorganizzazione sociale , e che proviene dalla lentezza con cui si stabiliscono e ristabiliscono le abitudini morali , contribuisce a dare un ' apparenza di verità alla dottrina del Buckle sulla stabilità assoluta del senso morale . Il lettore , che è al corrente dei moderni studi sociologici , avrà notato che noi abbiamo affatto evitato ogni indagine sulla origine degli istinti morali od altruistici ; infatti per i nostri studi ci è sufficiente di constatare che essi sono innati nell ' uomo e necessari per la vita sociale . Avrà pure notato che il nostro modo di vedere è opposto a quello sostenuto dal Rousseau , che l ' uomo , cioè , naturalmente è buono , ma che la società lo fa cattivo e perverso . Noi invece crediamo che la organizzazione sociale avendo per conseguenza il freno reciproco degli individui umani , li migliori ; non già distruggendone gl ' istinti malvagi , ma abituando a domarli . sua maggiore conformità a certe tendenze psicologiche , che sarà nostro dovere d ' indagare . Si è lungamente disputato se la sanzione religiosa , quando è separata da quella politica , riesca più efficace di questa ; se il timore dell ' inferno valga in pratica più del carcere e del gendarme : ci pare che una risposta precisa ed applicabile a tutti i casi , che la questione può presentare , difficilmente possa darsi . E ovvio che un paese la cui organizzazione politica , è fiacca e primitiva e nel quale la fede religiosa è ardente , trovasi in condizioni essenzialmente diverse di quelle di un altro paese , nel quale gli entusiasmi religiosi siano intiepiditi ed il regime politico , amministrativo e giudiziario assai perfezionato . Più avanti dovremo trattare lungamente dell ' efficacia etica delle religioni in genere ; ad ogni modo possiamo fin da ora dire , che , sebbene tanto il precetto religioso che le leggi civili siano emanazione di quel senso morale collettivo , che è indispensabile in tutte le associazioni umane , sebbene sia innegabile che un qualche effetto pratico tutte le religioni hanno e devono avere , pure è per lo meno arrischiata l ' opinione di coloro , che ne vorrebbero esagerare l ' importanza . Se chi pensa così avesse ragione , grande , ad esempio , dovrebbe essere la differenza morale fra un popolo cristiano ed uno idolatra . Or certo , se si paragona un popolo cristiano civile ad un popolo idolatra barbaro , il distacco morale è immenso ; ma se poniamo accanto due popoli allo stesso grado di barbarie , dei quali uno abbia abbracciato il Cristianesimo e l ' altro no , allora si trova che , nella pratica , essi si diportano presso a poco alla stessa maniera , o almeno non vi è un distacco molto sensibile nella loro condotta : i moderni Abissini sono un esempio vivente e notorio di quanto affermiamo . Se poi paragoniamo la società ancora pagana , ma politicamente ben ' ordinata , dell ' epoca di Marco Aurelio con quella cristiana ma disordinatissima , che ci viene descritta da Gregorio di Tours , dubitiamo forte che il parallelo non riesca tutto favorevole alla prima . Invero è proprio della natura umana che un danno certo e prossimo , per quanto relativamente piccolo , sia generalmente più temuto di un danno incerto e remoto per quanto grande . Per la massa delle coscienze volgari , nel momento che la cupidità . , la libidine o la vendetta le spinge al furto , allo stupro , all ' omicidio , il timore dell ' ergastolo e del patibolo sono mezzi più potenti e sopratutto più sicuri di prevenzione della possibilità degli eterni tormenti ; e se ciò è vero per i grandi strappi al senso morale , che si fanno solo nei momenti di passione violenta , è verissimo per le piccole violazioni ai precetti più ovvii dell ' equità e della giustizia , alle quali possiamo essere indotti dalla spinta quotidiana dei piccoli interessi e delle piccole bizze . Infatti quale legge morale o religiosa non riconosce che il pagare i debiti è , in massima , una cosa giusta e doverosa ? Eppure dobbiamo confessare che moltissimi buoni credenti si asterrebbero dal farlo , e troverebbero mille cavilli e pretesti per ingannare la propria coscienza , se non vi fossero costretti dalla pubblica vergogna e sopratutto dall ' usciere . Non ci vuole un sentimento troppo delicato per capire che il bastonare un altro è una cosa , per lo meno , scorretta ; eppure l ' abitudine di alzare le mani sul prossimo nei momenti d ' ira , viene nelle masse combattuta efficacemente solo dalla sicurezza che chi dà un pugno si espone a riceverne subito un altro , e che l ' affare può anche terminare col carcere o con la multa . E noi vediamo , purtroppo , che gli esseri più deboli e più incapaci di difesa , le donne ed i fanciulli , i quali appunto per ciò dovrebbero essere maggiormente tutelati dal sentimento religioso e morale , sono le vittime più frequenti delle brutalità manesche . E in paesi molto religiosi , ma nei quali le classi inferiori sono completamente abbandonate all ' arbitrio di quelle superiori , non è cosa straordinaria che i padroni battano servì e vassalli . Certo che la fede religiosa , come l ' entusiasmo patriottico e le passioni politiche , possono , in dati momenti di sovraeccitazione straordinaria , produrre grandi correnti di abnegazione e di sacrificio e spingere le masse a fatti ed a sforzi che , a chi tien conto solo della natura ordinaria dell ' uomo , sembrano quasi sovrumani . I giubilei cattolici e i revivals protestanti ce ne porgono più di un esempio , e , come fatti caratteristici , si possono anche citare il gran movimento di carità e d ' amore , che agitò l ' Umbria al tempo di S . Francesco d ' Assisi , e qualche fugace giornata della rivoluzione francese e dei moti del 1848 in Italia . Ma la possibilità che hanno certi sentimenti di eccitare febbri passeggiare non ci deve indurre in errore intorno alla loro reale efficacia nella vita ordinaria dell ' umanità . Si sono viste città intiere , in momenti di sovraeccitazione patriottica e religiosa , spogliarsi dei propri beni per donarli allo Stato od alla Chiesa : ma certo nessuna organizzazione politica può a lungo sussistere se l ' imposta , non ha un carattere coattivo ; e la Chiesa stessa , quando ha potato , ha reso obbligatorie le decime . Il sentimento patriottico ed ancor più il religioso , e più ancora quando sono combinati in unica passione , bastano a produrre insurrezioni generali e violente , ed in certi momenti hanno indotto intere popolazioni a pigliare le armi per imprendere spedizioni lontane ed arrischiatissime , come ad esempio avvenne nelle prime due o tre crociate . Ma essi non bastano a fornire eserciti saldi e sicuri , che in tutti i momenti siano pronti laddove il bisogno lo richieda ; tranne che non si tratti di popolazioni nelle quali la guerra sia un ' occupazione ordinaria e fornisca lucri abituali . Questa specie di eserciti , fra gemi che vivono ordinariamente d ' agricoltura , d ' industrie e di commercio , sono invece il prodotto di una salda disciplina sociale , che costringe inesorabilmente ogni individuo a fare il suo dovere ed a prestare il suo servizio in dati tempi e in dati modi . V . - - Or è certo che l ' organizzazione propriamente detta politica , quella che stabilisce l ' indole dei rapporti tra la classe governante e quella governata e tra i vari gradi e le diverse frazioni della prima , è il fattore , che contribuisce precipuamente a determinare il grado di perfezione , che può raggiungere la , difesa giuridica di un popolo . Un Governo onesto , un Governo di verità e di giu ­ stizia , un Governo veramente liberale , come l ' intendeva il Guicciardini , è la miglior garenzia che , anche i diritti che più comunemente s ' intendono per privati , la tutela , cioè della proprietà e della vita , saranno efficamente custoditi . Un regime corrotto , nel quale può accadere che chi comanda , in nome di Dio o del popolo poco importa , libito faccia licito in sua legge , è evidente che sarà insufficiente anche nell ' adempiere a questa missione ; e , sebbene ufficialmente possa riguardo ad essa proclamare principii accettabili ed anche elevati , pure nella pratica questi saranno malamente osservati . È un ' osservazione non solo facile , ma diremo quasi banale questa : che i rapporti fra governanti e governati e fra le varie categorie dei primi , sono più o meno inspirati a principii di moralità e giustizia , secondo la diversità dei paesi e dei tempi . Infatti non vi è chi non veda subito la differenza , che corre su questo riguardo fra il governo dei pascià e dei visir turchi del buon tempo antico , dello stampo di Maometto Köproli , Mustafà Bairakdar ed Alì Tebelen , che disponevano alla spiccia delle sostanze , del corpo e della vita dei raiah ed anche talvolta dei credenti da loro governati , e quello dei mandarini chinesi , che in conclusione devono far capo alla corruzione burocratica per potere aggiunger qualche supplemento al loro stipendio ; e per eseguire una sentenza di morte , a meno che una provincia non sia sottoposta a leggi eccezionali , devono spedire il processo a Pekino per esservi riveduto ed all ' occorrenza corretto . Salta subito agli occhi che la Russia sotto Ivano IV il terribile , quando le confische e gli sterminii in massa d ' intere città erano cose ordinarie , era retta , in modo alquanto diverso di come è governata oggi ; né è meno evidente che la Russia d ' oggi , è governata in modo diverso dall ' Inghilterra , dove ogni arresto personale deve essere subito e seriamente legalizzato . E neppure è dubbio che le grandi nazioni dell ' Europa centrale ed occidentale siano rette in modo alquanto diverso delle Repubbliche dell ' America meridionale , dove la fucilazione , che il partito vincitore infligge ai capi del partito vinto , non è ancora andata in disuso , ed in qualcuna delle quali , in epoca non remota , coloro che ressero per qualche anno il potere ebbero modo di rubare non dei milioni ma dei miliardi . Tutte queste sensibilissime variazioni nel grado di bontà del regime politico sono da alcuni molto facilmente spiegate colle differenze di razza . Abbiamo già nella prima parte del nostro lavoro ampiamente trattato quest ' argomento ; ci limiteremo ora a rammentare che il vizio della razza difficilmente si può invocare quando si tratta di popoli , che hanno saputo creare civiltà , molto avanzate e che in altri tempi aveano organizzazioni politiche nelle quali la difesa giuridica era relativamente eccellente rispetto a quella delle nazioni , che ora da questo lato li sopravanzano , e che finalmente , nei loro rapporti privati , non mostrano quella inferiorità , organica del senso morale , che solo nelle pubbliche faccende verrebbe a manifestarsi . Altri la spiegano colla differenza del grado di civiltà : e questi hanno senza dubbio una parte di ragione ; perché , come più avanti dovremo dimostrare , è assai difficile , per non dire impossibile , che una società vasta e numerosa come una nazione moderna abbia molto perfezionato la sua difesa giuridica , se non ha raggiunto uno sviluppo intellettuale ed economico abbastanza notevole . Ma la parte è cosa differente dal tutto : giacché molti sono i popoli che hanno avuto periodi di splendore materiale ed anche intellettuale e che , quasi costretti da una specie di forza fatale , non hanno mai potuto disfarsi da certi tipi di organizzazione politica , i quali sembrano del tutto impropri ad assicurare un vero progresso nella morale delle classi governanti : quindi , ciò che comunemente appellasi civiltà è , evidentemente , una condizione necessaria , ma non sufficiente per il vero progresso politico . Si può invero affermare che le abitudini contribuiscono grandemente nel determinare il grado massimo di perfezione o d ' imperfezione nella difesa giuridica , che un popolo è capace di stabilmente godere o sistematicamente tollerare . Infatti sì può senza stento ammettere che sarebbe impossibile che , in una od anche in poche generazioni , i moderni Persiani , ad esempio , possano diventare adatti al regime che ora vige in Inghilterra , o che i nostri contemporanei Inglesi possano ridursi a tale da essere governati come lo sono i sudditi dello Scià . Abbiamo già , accennato al fatto che le abitudini morali si modificano assai più lentamente di quelle intèllettuali , però esse , per quanto lentamente , pur si modificano ; e possono andar cambiando in senso buono come in senso cattivo . Se è vero quindi che gl ' Inglesi moderni non tollererebbero più un re come Riccardo 3° un lord cancelliere come Francesco Bacone , un giudice come Jeffreys , un generale comandante le truppe nella Scozia come Graham di Claverhouse e probabilmente neppure un lord protettore come Cromwell , se si può ragionevolmente sperare che Bernabò Visconti e Cesare Borgia sarebbero impossibili fra gl ' Italiani d ' oggidì , non è men vero che , a qualche secolo d ' intervallo , i Romani , dei quali Polibio avea ammirato l ' organizzazione politica che era forse la migliore di tutta l ' antichità classica , si adattarono a sopportare la tirannide di Tiberio , di Caligola e di Nerone , e che i discendenti dei Greci contemporanei di Aristide , di Pericle e di Epaminonda stettero per lunghi secoli sotto il governo degli imperatori bizantini . Inoltre è innegabile che vi devono essere delle cause , che determinano il formarsi di alcune abitudini a preferenza di altre ; sicché , ammesso anche che la varietà di regime politico sia dovuta principalmente alla differenza di abitudini politiche , resta integro il problema intorno alla ricerca delle cause per le quali le dette abitudini si sono variamente stabilite . In conclusione noi crediamo di trovarci davanti ad una grande legge psicologica , la quale può sola spiegare perché gl ' istinti morali di un popolo più o meno si affermano e si sviluppano nella sua organizzazione politica ; legge che in fondo non è che una delle tante esplicazioni dell ' altra legge più generale , che abbiamo esposto in principio di questo capitolo , la quale spiega la maggiore o minore forza dei freni morali in tutte le manifestazioni della vita sociale . VI . - - La preponderanza assoluta di una sola forza politica , il predominio di un concetto semplicista nell ' organizzazione dello Stato , l ' applicaziione severamente logica d ' un solo principio ispiratore di tutto il diritto pubblico , sono gli elementi necessari per qualunque genere di dispotismo ; tanto per quello fondato sul diritto divino , che per l ' altro che presume di avere la sua base nella sovranità popolare ; per il fatto che essi permettono a chi ha in mano il potere di sfruttare maggiormente , a beneficio delle proprie passioni , i vantaggi di una posizione superiore . Giacché , quando coloro che stanno alla testa della classe governante sono gli interpreti esclusivi della volontà di Dio o del popolo , ed esercitano la sovranità in nome di questi enti , in società profondamente imbevute di credenze religiose o di fanatismo democratico , e quando altre forze sociali organizzate non esistono all ' infuori di quelle , che rappresentano il principio sul quale si basa la sovranità della nazione , allora nessuna resistenza , nessun controllo efficace sono possibili , che valgano a temperare la naturale tendenza , che hanno coloro che stanno a capo della gerarchia sociale ad abusare dei loro poteri . Una classe governante , che tutto si può permettere in nome di un sovrano , che tutto può fare , subisce una vera degenerazione morale ; quella degenerazione che è comune a tutti gli uomini , i cui atti sono esenti dal freno e dal controllo , che ad essi ordinariamente impone l ' opinione e la coscienza dei loro simili . Le responsabilità dei subordinati , che finiscono col risolversi nell ' irresponsabilità e nell ' onnipotenza dell ' uomo , o del piccolo gruppo di uomini che stanno a capo della gerarchia di tutti i funzionari , si chiamino Czar , Sultano o Comitato di salute pubblica , comunicano a tutta la macchina politica i vizi che l ' assolutismo genera nei capi . Giacché tutto si può osare quando s ' interpreta la volontà , vera o supposta , di chi crede avere il diritto che tutto pieghi ad un suo cenno , senza che abbia la possibilità di tutto vedere e senza che altre coscienze libere e disinteressate possano controllare le sue passioni ed i suoi errori . E gli effetti di un simile sistema sono pronti e tristissimi . Crediamo che nessuno come il russo Dostoiewsky , che visse lungamente nel paese dell ' autocrazia e passò dieci anni nelle miniere della Siberia , abbia fra i moderni descritto con più verità e sentimento la degenerazione del carattere , che il potere assoluto produce negli uomini , sicché non rinunciamo a trascrivere le sue parole . Egli dice : « Chi possiede la potenza illimitata sulla carne ed il sangue del suo simile , chi ha la facoltà di avvilire coll ' avvilimento supremo un altro essere , è incapace di resistere al desiderio di fare il male . La tirannia è un ' abitudine , che diventa alla lunga una malattia . Il miglior uomo del mondo può abbrutirsi così da non distinguersi da una fiera . Il sangue inebria , lo spirito diviene accessibile ai fenomeni più anormali , che possono sembrare delle vere gioie . La possibilità di una tale licenza diviene alle volte contagiosa a tutto un popolo ; eppure la società , che disprezza il carnefice ufficiale , non disprezza codesti carnefici potenti » . Or è appunto questa specie di ubbriachezza morale , rilevata pure da parecchi moderni psichiatri , quella che spiega gli eccessi degli onnipotenti , che ci dà la chiave delle follie criminose di parecchi imperatori romani , di Ivano IV e Pietro il Grande , di tanti sultani dell ' Oriente , di Robespierre , di Barrere , di Carrier e di Lébon . Si può obbiettare che vi sono stati sovrani assoluti buoni , come ve ne sono stati di cattivi , e che nell ' Europa continentale , prima della recente adozione dei Governi costituzionali e parlamentari , l ' assolutismo non produsse risultati così disastrosi da giustificare quanto noi abbiamo sostenuto . Rispondiamo facilmente che l ' assolutismo europeo posteriore al Medio Evo fu tutt ' altro che completo ; perché anche l ' autorità di un Luigi XIV uvea freni possenti nella tradizione di un tempo in cui il Re non era che il primo dei baroni , nei privilegi secolari della nobiltà e delle provincie , e sopratntto nella separazione più o meno completa della Chiesa dallo Stato . Ad ogni modo , tanta è la ricchezza e la varietà della natura umana , che ammettiamo , ciò che del resto è provato dalla storia , che alcuni individui abbiano saputo interamente dominare le proprie passioni e conservarsi puri ed onesti , anche dopo essere stati lungamente investiti di un ' autorità assoluta . Ma l ' influenza benefica di questi fortunati accidenti è meno grande di quello che comunemente si crede : giacché , in un paese abituato stabilmente ad un regime dispotico , la massa della classe politica usa ad essere adulatrice e vile coi superiori , necessariamente deve diventare superba , dispotica , soverchiatrice cogli in inferiori ; gli uomini sciaguratamente essendo così fatti che , quanto più sono soggetti al capriccio ed all ' arbitrio di chi sta in alto , tanto più , in generale , tendono a far pesare il loro capriccio ed il loro arbitrio su chi sta in basso e resta in loro balìa . VII . - - Nell ' antichità Aristotile , Polibio e qualche altro scrittore , dando la preferenza ai governi misti di monarchia , aristocrazia e democrazia , intuirono chiaramente la legge , che abbiamo enunciato . In verità , nello Stato greco , l ' antica monarchia appoggiata al carattere sacro ed alla tradizione , l ' aristocrazia che rappresentava pure la tradizione ed ordinariamente la proprietà territoriale , la democrazia basata sulla ricchezza mobiliare , sul numero , sulle passioni della folla , erano altrettante forze politiche , la cui contemperanza , finché una non prevalse esclusivamente sulle altre , potea dare , e diede , un tipo di organizzazione politica , nel quale la difesa giuridica era , nei tempi ordinari , sufficientemente garantita . Anche in Roma , all ' epoca nella quale la sua costituzione fu tanto ammirata da Polibio , troviamo contemperate le influenze della grande proprietà patrizia e della piccola proprietà plebea con quella della proprietà mobiliare dei cavalieri ; troviamo le tradizioni delle grandi famiglie di ottimati , discendenti dai Numi , mantenere la loro possanza di fronte alle passioni popolari ed ai servizi ed alle ricchezze recenti delle grandi famiglie plebee , e troviamo queste forze politiche diverse estrinsecarsi nelle varie autorità politiche , militari , amministrative e giudiziarie , alleandosi e temperandosi in modo da dar luogo allo Stato giuridicamente più perfetto di tutta l ' antichità . Nel secolo scorso Montesquieu dallo studio della Costituzione inglese ricavò la dottrina la quale insegna che , perché un paese sia libero , è necessario che il potere vi freni il potere e che l ' esercizio dei tre poteri fondamentali , che egli trovava in qualunque Stato , sia affidato ad organi politici diversi . Omai i trattatisti di diritto costituzionale hanno dimostrato che una separazione assoluta dei tre poteri trovati dal Montesquieu non esiste e che non è necessario che essi siano precisamente tre . Ma non è questo forse il difetto principale della dottrina del Montesquieu , difetto del resto piuttosto imputabile ai numerosi scrittori , che ad essa attinsero , che al suo primo autore . Costoro infatti , tenendo gli occhi rivolti alla teoria del maestro , hanno dato importanza piuttosto al suo lato formale , e , diremmo quasi curialesco , anziché a quello sostanziale e politico . Si è dimenticato troppo che un organo politico , per essere efficace a frenare l ' azione di un altro , deve rappresentare una forza politica , deve essere l ' organizzazione di un ' autorità e di un ' influenza sociale , che nel seno della società valga qualche cosa , di fronte all ' altra , che s ' incarna nell ' organo politico , che si deve controllare . È per questa ragione , che , malgrado la lettera degli Statuti e delle Carte fondamentali , noi vediamo in parecchie monarchie parlamentari , il Capo dello Stato non sostenuto né da vecchie tradizioni , né dal prestigio quasi scomparso del diritto divino , né dall ' influenza delle classi economicamente elevate , della burocrazia e dell ' esercito , diventare insufficiente a controbilanciare l ' azione della Camera elettiva ; la quale viene sostenuta dalla credenza che essa rappresenti l ' universalità dei cittadini e riunisce in sé un cumulo notevole di attitudini , di interessi , di ambizioni e di energie . È perciò che vediamo , negli stessi paesi , la magistratura proclamata a parole uno dei poteri fondamentali dello Stato , ma ridotta di fatto ad essere un ramo della burocrazia dipendente dal Gabinetto ligio alla maggioranza della Camera elettiva , mancare di prestigio e d ' indipendenza e non attirare a sé energie morali e intellettuali bastevoli a rilevarne l ' importanza . È sempre per la stessa ragione che vediamo qualche Camera alta , composta di funzionari in riposo , di deputati che rinunziano alla vita politica militante e di qualche ricco del quale il Ministero ha trovato conveniente di soddisfare la vanità , e che non offre perciò un sufficiente pascolo né agli spiriti pugnaci , né a quelli ambiziosi , essere rigettata facilmente in seconda linea dalla Camera bassa , che le siede accanto . VIII . - - Il primo elemento , e diremo anzi il più essenziale , perché un organismo politico possa progredire nel senso di ottenere una difesa giuridica , sempre migliore , è la separazione del potere laico dall ' ecclesiastico ; o , per dir meglio , bisogna che il principio a nome del quale si esercita l ' autorità temporale non abbia nulla di sacro e di immutabile . Quando il potere si appoggia ad un ordine d ' idee e di credenze , al di fuori del quale non è riputato potervi essere né verità , né giustizia , è quasi impossibile che esso nella pratica sia discusso e temperato e che il progresso sociale possa arrivare al punto che le diverse potestà si armonizzino e frenino fra di loro , in maniera che sia evitato l ' arbitrio di chi sta in alto nella gerarchia sociale . L ' immobilità relativa di certi tipi sociali si deve appunto attribuire alla ragione che abbiamo accennato . Il carattere sacro , delle caste ha ad esempio impedito da molti secoli qualunque progresso sociale nella civiltà indiana . E bisogna tener presente che essa in origine dovette avere un brillantissimo sviluppo , altrimenti non si potrebbero spiegare i grandi progressi materiali ed artistici , che raggiunse ; il che fa supporre , ciò che del resto pare confermato da recenti studi , che la divisione e l ' isolamento delle varie caste non siano stati sempre così rigorosi come ora li troviamo . Anche le società maomettane sono colpite dalla stessa debolezza . Questo fatto , parzialmente osservato da molti , è stato con grande esattezza rilevato dal Leroy ­ Beaulieu . Parlando questo autore dei Tartari maomettani , che ancora abitano la Russia nei governi di Kazan , Astrakan e Crimea , li descrive corre agiati , puliti e dediti al commercio , ma aggiunge : « il vero vizio dell ' Islam , la sua vera causa d ' inferiorità politica non è nel suo domma , né nella sua morale , ma nella confusione dello spirituale col temporale , della legge religiosa colla civile . Il Corano essendo insieme Bibbia e codice , le parole del Profeta tenendo il posto del diritto , le leggi ed i costumi sono per sempre resi sacri dalla religione e da questo solo fatto deriva che la civiltà maomettana è necessariamente stazionaria » . Per completare quest ' analisi , così fine e così giusta , potea aggiungere che , nei paesi dove le popolazioni maomettane sono indipendenti , il sovrano è quasi sempre Califfo o vicario del Profeta , o almeno dal Califfo fa derivare nominalmente o realmente la sua autorità ; ed a questo titolo nessuno dei credenti può rifiutargli obbedienza assoluta , a meno che non impugni come illegittima l ' autorità del califfato e non si faccia iniziatore di una riforma religiosa . I popoli cristiani hanno potuto superare il pericolo della confusione accennata dal Leroy ­ Beaulieu ed hanno potuto creare lo Stato laico per un complesso di circostanze favorevoli . In primo luogo il Vangelo contiene fortunatamente poche massime che siano applicabili direttamente alla vita politica ; in secondo luogo non bisogna dimenticare che la Chiesa cattolica , malgrado che abbia sempre aspirato ad avere una parte preponderante nel potere politico , non ha potuto giammai monopolizzarlo interamente per due principalissime ragioni , inerenti alla sua costituzione . La prima è che , generalmente , è stato prescritto il celibato dei preti e , sempre , quello dei monaci ; sicché non si sono potute stabilire vere dinastie di abati e di vescovi sovrani ; e da questo lato anzi dobbiamo essere molto grati a Gregorio VII . La seconda consiste nel fatto che la missione ecclesiastica , malgrado i numerosi esempi con trarci che troviamo nel bellicoso Medio ­ Evo , è stata sempre per sua natura poco conciliabile coll ' esercizio delle armi . Il precetto il quale vuole che la Chiesa aborrisca dal sangue non si è potuto mai interamente obliare , e in tempi relativamente ordinati e pacifici , va finito col prevalere : sicché anche nei secoli che vanno , dal decimoprimo al decimoquarto , gli scrittori guelfi accanto alla supremazia papale hanno dovuto ammettere l ' esistenza di un imperatore , di un sovrano laico , che di questa fosse lo strumento ed il braccio secolare . Non bisogna poi dimenticare che il dispotismo più completo , al quale siano stati sottoposti dei popoli cristiani , lo troviamo a Bisanzio ed in Russia , dove i sovrani laici riuscirono più completamente a ridurre sotto la loro diretta influenza l ' autorità ecclesiastica , e che le la Spagna nei secoli undecimo e dodicesimo e nei recentissimi movimenti , che abbiamo già rammentato . Naturalmente in tutti questi movimenti , accanto ai motivi religioni , non mancarono mai quelli di carattere assolutamente mondano . IX . - - Dopo la separazione dell ' autorità laica da quella ecclsiastica , i coefficienti più potenti di una difesa giuridica più o meno progredita si trovano nel modo come è distribuita in una società la ricchezza e nel mondo come è organizzata la sua forza militare . E qui occorre anzitutto fare una distinzione fra i popoli che sono ancora nel periodo feudale e quelli che già hanno un ' organizzazione burocratica . Nello Stato feudale il monopolio della ricchezza , che , in uno stadio ancor rozzo di civiltà , consiste nel possesso della terra , e la supremazia militare si trovano ordinariamente concentrati nella classe dominatrice ; ma questo stato di cose , pur presentando moltissimi inconvenienti , non produce mai gli effetti , che avrebbe in una organizzazione sociale più perfezionata . Il capo di uno Stato feudale infatti potrà fare un torto a qualcuno dei suoi baroni , ma non potrà mai essere il padrone assoluto di tutti i suoi feudatarii , perché questi disponendo di una parte , diciamo così , della pubblica forza , potranno sempre esercitare di fatto quel diritto di resistenza , che negli Stati burocratici , quando è sancito , resta scritto nelle costituzioni e nei libri di diritto pubblico . Ed anche i singoli baroni hanno un limite alla tirannia , che possono esercitare contro la massa dei loro soggetti , nella disperazione degli stessi , che si può cambiare facilmente in ribellione . Quindi in tutti i paesi veramente feudali , il dominio dei capi , a scatti violento ed arbitrario , è ordinariamente assai limitato dalle consuetudini ; e si sa ad esempio che gli Abissini e sopratutto gli Afgani non prestano che un ' obbedienza molto condizionale ai loro Ras ed ai loro Emiri . Abbiamo già visto come le tradizioni e gli avanzi di un regime feudale valgano a temperare l ' autorità di un capo dello Stato , tanto che , neppure all ' epoca di Luigi XIV e di Federico il Grande di Prussia , la monarchia europea può essere paragonata ai regimi politici , a capo dei quali stavano o stanno gli imperatori di Bisanzio o gli Scià di Persia . Ma quando al contrario la classe , che ha il monopolio della ricchezza e delle armi estrinseca il suo potere per mezzo di una burocrazia accentratrice e di un esercito stanziale onnipotente , allora si può avere il dispotismo nelle sue peggiori manifestazioni : si ha cioè una forma di governo barbara primitiva , la quale tiene a sua disposizione gli strumenti di una civiltà avanzata , un giogo di ferro , che può essere applicato da mani rozze e inconscienti e che difficilmente si può spezzare , perché è temprato da artefici provetti . Che l ' onnipotenza di un esercito stanziale sia una delle forme peggiori di regime politico è cosa così ovvia e conosciuta , che non ci affaticheremo ad insistervi ancora . Si sa pure che il so verchio accentramento della ricchezza in una frazione della classe governante ha prodotto la decadenza di organismi politici relativamente molto perfetti come ad esempio la repubblica romana . È impossibile infatti che leggi ed istituzioni , che garentiscano la giustizia ed i diritti dei deboli , siano efficaci , quando la ricchezza è così distribuita , che di fronte ad un piccolo numero di persone , che possiedono le terre ed i capitali , vi è una moltitudine di proletari , che non hanno altra risorsa che le proprie braccia ed hanno bisogno dei ricchi per non morir di fame dall ' oggi al domani . In questa condizione di cose la massima che la legge è uguale per tutti , la proclamazione dei diritti dell ' uomo ed il suffragio universale non sono che ironie ; ed è pure un ' ironia il dire che ogni plebeo porta nel suo sacco il bastone di maresciallo , cioè che può diventare alla sua volta capitalista . Giacché , anche ammesso che qualcuno lo diventerà , egli non sarà il migliore di animo e di costumi , ma il più infaticabile , il più fortunato e forse anche il più briccone , mentre la massa resterà sempre ugualmente sottomessa a coloro che stanno in alto . Non ci è poi da farsi illusioni sulle conseguenze pratiche di un regime in cui la direzione della produzione economica , la distribuzione di essa ed il potere politico fossero indissolubilmente legati ed attribuiti alle stesse persone . Noi vediamo che , a misura che lo Stato assorbe e distribuisce una parte maggiore della pubblica ricchezza , i capi della classe politica hanno maggiori mezzi d ' influenza e di arbitrio sui loro subordinati e più agevolmente si sottraggono al controllo di chicchessia . Non ci è invero chi non sappia come una delle cause più importanti della decadenza del Parlamentarismo sia la grande quantità di impieghi , di appalti , di lavori pubblici e di altri favori d ' indole economica , che i governanti possono distribuire o ad individui o a collettività di persone ; e gl ' inconvenienti di questo regime sono maggiori colà appunto dove relativamente più grande è la quantità di ricchezza che il Governo ed i corpi elettivi locali assorbono e distribuiscono ; e dove quindi è più difficile procacciarsi una posizione indipendente ed un onesto guadagno senza aver che fare con le pubbliche amministrazioni . Se poi tutti gli strumenti della produzione fossero in mano del Governo , i funzionari , che la produzione dovrebbero dirigere e distribuire , sarebbero gli arbitri della fortuna e del benvivere di tutti ; e giammai oligarchia più possente , camorra più universale si sarebbe avuta in una società di coltura avanzata . Quando tutti i vantaggi morali e materiali dipendessero da coloro che hanno in mano il potere , non ci è viltà che non si farebbe per contentarli ; come non ci è violenza o frode alla quale non si ricorrerebbe per arrivare al potere , ossia per appartenere al numero di coloro che distribuiscono la torta , anziché restare fra i molti altri che si devono contentare della porzione loro attribuita . Una società si trova nelle condizioni migliori per applicarvi una organizzazione politica relativamente perfetta , quando in essa esiste una classe numerosa , in posizione economica presso che indipendente da coloro che hanno nelle mani il supremo potere , la quale ha quel tanto di benessere ; che è necessario per dedicare una parte del suo tempo a perfezionare la sua cultura e ad acquistare quell ' interesse al pubblico bene , quello spirito diremmo quasi aristocratico , che solo possono indurre gli uomini a servire il proprio paese senza altre soddisfazioni che quelle che procura l ' amor proprio . In tutti i paesi , che sono stati e sono all ' avanguardia della difesa giuridica , o come comunemente dicesi della libertà , una classe simile si è sempre trovata . Esisteva a Roma , quando vi era quella , numerosa plebe composta di piccoli proprietari , che , per la frugalità dei tempi , poteva bastare a sé stessa e che seppe , passo passo , con una tenacia maravigliosa , conquistare il diritto di piena cittadinanza . Esisteva nell ' Inghilterra del secolo decimosettimo ed esiste in quella presente ; giacché nell ' una e nell ' altra si è trovata e si trova una numerosa gentry , formata prima a preferenza di medii proprietari , ora a preferenza di medii capitalisti , che ha fornito e fornisce il miglior contingente alla classe politica . Esisteva ed esiste negli Stati Uniti d ' America , dove la classe dei farmers agiati ha fornito e fornisce gli elementi politici migliori ; ed esiste più o meno in tutti gli Stati d ' Europa centrale ed occidentale . Colà dove , per cultura , per educazione , per troppo scarsa agiatezza , questa classe è insufficiente alla sua missione , il governo parlamentare come farebbe qualunque altro regime politico , dà i frutti peggiori . X . - - È indiscutibile poi che col crescere della civiltà aumenta un numero di quelle influenze morali e materiali , che sono suscettibili di diventare forze politiche . Accanto alla ricchezza immobiliare si crea ad esempio quella mobiliare , frutto delle industrie e dei commerci ; gli studi progrediscono , le occupazioni che hanno per base una cultura scientifica acquistano importanza , e si forma una nuova classe sociale , la quale può , fino ad un certo punto , bilanciare il prestigio materiale dei ricchi e quello morale dei sacerdoti . Inoltre la tolleranza reciproca , che può essere effetto di una cultura avanzata , permette la coesistenza di diverse correnti religiose e politiche , che naturalmente si bilanciano e controllano a vicenda , e nello stesso tempo rende possibile la discussione pubblica degli atti dei governanti . La specializzazione stessa delle funzioni pubbliche fa si che influenze diverse possano estrinsecarsi e partecipare al reggimento dello Stato . Senonché è da osservare che ogni forza politica , perché si faccia valere proporzionatamente alla sua reale importanza , è necessario che sia organizzata , e che , perché sia bene organizzata , sono indispensabili diversi coefficienti , fra i quali principalissimi il tempo e la tradizione . È perciò che spesso vediamo un vero disquilibrio prodursi , in diverse epoche ed in paesi diversi , fra l ' importanza che una classe aveva nella società e la sua diretta influenza nel governo del paese . Oltreciò vi è quasi sempre qualche forza politica , che ha la tendenza invincibile a soverchiare , ad assorbire le altre , ed a distruggere quindi l ' equilibrio giuridico legalmente stabilito . Ciò è vero tanto per le forze politiche che hanno un carattere materiale , come sarebbero la ricchezza e la preponderanza mirare , quanto per quelle che hanno un carattere morale , come sono le grandi correnti religiose e dottrinali . Ognuna di queste correnti pretende di avere il monopolio della verità e della giustizia , ed ogni specie di esclusivismo e di bacchettoneria , siano essi cristiani o maomettani , abbiano il carattere sacro o quello razionalista , s ' inspirino all ' infallibilità del papa o a quella della democrazia , sono da questo lato ugualmente perniciosi . Ogni paese , ogni epoca , può avere la sua speciale corrente d ' idee e di credenze che , essendo la più forte , preme sul meccanismo politico e tende a sconvolgerlo . Avviene anzi generalmente che si apprezzino benissimo i danni prodotti dalle correnti già indebolite e passate di moda , che si stigmatizzino con orrore le lesioni gravissime che esse hanno fatto al sentimento della giustizia ; mentre non si scorgono o si scusano o si condannano debolmente i danni analoghi , che la corrente invoga ha fatto o minaccia di fare . Si grida e si proclama che la libertà è raggiunta , che la bufera è passata , mentre in verità essa non ha che cambiato di direzione e , ci si passi la metafora , di forma e di colore . Al giorno d ' oggi in Éuropa due sono le forze morali , che aspirano a rompere l ' equilibrio giuridico : la Chiesa cattolica e la democrazia sociale . La prima , malgrado la sua mirabile organizzazione , può essere per il momento riguardata come meno violenta e pericolosa e continuerà ad esserlo fino a quando le minaccie della seconda non avranno spinto di nuovo le classi alte in grembo a quelle credenze , che esse hanno ora abbandonato o professano molto tiepidamente . Fra le forze materiali , quella che più facilmente si può imporre a tutti i poteri dello Stato e riesce più facilmente a violare , non diciamo le norme della giustizia e dell ' equità , ma qualche volta anche il testo preciso della legge , è la ricchezza mobiliare ; o almeno quella parte di essa che è potentemente organizzata . Il grande sviluppo del credito e del sistema bancario , le grandi compagnie per azioni , che spesso dispongono dei mezzi di comunicazione di estesissime contrade e d ' interi Stati , l ' estensione grandissima che hanno preso i debiti pubblici , hanno creato , negli ultimi cento anni , nuove compagini , nuovi i elementi d ' importanza politica , la cui azione invadente e prepotente parecchi dei maggiori Stati del nuovo e del vecchio mondo hanno avuto già occasione di sperimentare . La relativa facilità di organizzazione della ricchezza mobiliare , la possibilità di accentrare la direzione di una parte ragguardevole di essa in mano di pochi individui contribuisce a spiegare la sua preponderanza . Abbiamo qui uno dei tanti esempi di minoranze organizzate che prevalgono sulle maggioranze disorganizzate . Un piccolissimo numero d ' individui possono dirigere tutte le Banche d ' emissione di uno Stato , oppure tutte le compagnie che esercitano la grande industria dei trasporti ferroviari o marittimi , oppure anche possono essere arbitri delle grandi compagnie per azioni , che esercitano industrie indispensabili alla difesa del paese , come quelle metallurgiche , o compiono opere pubbliche per le quali neppure le finanze dei Governi più ricchi sarebbero sufficienti . Questi individui , che hanno il maneggio di centinaia di milioni , possiedono mezzi svariatissimi per allarmare o lusingare interessi molto estesi , per intimidire e corrompere funzionari , ministri , deputati e giornalismo ; senza che quella parte del capitale nazionale , che è senza dubbio la parte maggiore , la quale si trova impegnata in moltissime industrie mediocri o piccole , ovvero dispersa in una moltitudine di mani , sotto forma di risparmi più o meno grandi , possa menomamente reagire contro di essi . E si noti che anche la parte principale del capitale delle Banche e delle Compagnie industriali per azioni , appartiene ordinariamente ai piccoli e mediocri azionisti , i quali non solo restano completamente passivi , ma spesso sono le prime vittime dei loro duci , che sulle loro perdite riescono a fondare la loro fortuna e la loro influenza . XI . - - È da notare infine che qualunque ordinamento politico semplicista , basato sopra un principio assoluto , il quale fasi che tutta la classe politica sia organizzata sopra unico tipo , rende malagevole la partecipazione alla vita pubblica di tutte le influenze sociali e più malagevole il controllo , che le une possono sulle altre esercitare . Ciò è vero tanto quando il potere è esclusivamente affidato ad impiegati , che si suppongono nominati dal principe , che quando esso è in mano a funzionari elettivi , la cui scelta si dice che appartenga al popolo . Dappoiché i freni che la burocrazia come la democrazia possono imporre a loro stesse , e che si esplicano per mezzo di altri burocratici o di molteplici funzionari elettivi , riescon sempre insufficienti e nella pratica non raggiungono mai interamente il loro scopo . La storia amministrativa dell ' impero romano ci fornisce infatti un esempio opportuno della incapacità d ' una burocrazia accentratrice a frenare efficamente sé stessa . Si sa che in origine , tanto nella capitale che nei municipî , nelle colonie e nelle città di provincia , vi era , sotto la supremazia di Roma repubblicana o imperiale , quello che gl ' Inglesi chiamano un > hi rend = ' italic ' > self ­ goverrnment ; le cariche pubbliche erano cioè gratuitamente esercitate da una numerosa classe agiata . Ma fin dal principio dell ' impero le funzioni , che in Roma fino allora erano state attribuite agli edili ed ai censori , furono date a funzionari speciali stipendiati , aiutati nel loro servizio da un personale numeroso d ' impiegati pure retribuiti . Così la cura dell ' alimentazione della città fu affidata al praeefectus annonae , i lavori pubblici ai Curatores viarum , aquarum , operum pubblicorum , riparum et alvei Tiberis , la sorveglianza dell ' illuminazione e sugli incendi al praefectus vigilum e la polizia al praefectus urbis . Ben presto il sistema della capitale si andò estendendo ai municipî , che andarono perdendo la loro autonomia amministrativa . Infatti , fin dalla fine del primo secolo dell ' impero , vediamo diminuire sensibilmente l ' autorità dei duumviri juris dicendo e degli aediles , ai quali era affidata l ' amministrazione municipale delle singole città , che vennero poco a poco sostituiti da impiegati : juridici , correctores , curatores rerum publicarum .. Per quanto l ' evoluzione fosse lenta , a partire da Nerva e Traiano interpolatamene l ' autorità dei funzionari elettivi veniva sospesa e le loro attribuzioni erano affidate per un dato tempo ad un curator , simile al nostro regio commissario , e nello stesso tempo si andava lentamente accrescendo l ' autorità ispettiva e l ' ingerenza del corrector provinciae , equivalente nel caso al nostro prefetto . Finché , alla fine del secondo secolo , vediamo quasi universalmente spente le autonomie municipali ed una vastissima ed assorbente rete burocratica stendersi per tutto l ' impero . Contemporaneamente decadeva l ' agiata borghesia municipale , che componeva l ' ordo decurionum , la quale partecipava al reggimento delle città e dal cui seno uscivano appunto coloro , che coprivano le cariche di duumviro e di edile . Or , quando l ' accentramento burocratico ed il fiscalismo ebbero creata la società romana del Basso Impero , composta di una classe ristrettissima di grandi proprietari e di alti funzionari e di un ' altra numerosissima di persone assolutamente povere , prive di ogni importanza sociale , e che , sebbene libere di nascita , decadevano facilmente fino a ridursi alla condizione di coloni , noi vediamo comparire un ' istituzione originalissima , un nuovo organo burocratico , che avea appunto la missione di difendere e tutelare le classi disagiate e gli avanzi dei piccoli proprietari contro gli abusi della burocrazia . Il defensor civitatis creato da Valentiniano I ° , nel 364 , era appunto un impiegato , creato apposta per proteggere la plebe urbana contro le soverchierie degli alti funzionari e dei ricchi , che con quelli facevano causa comune ; egli dovea specialmente curare che i reclami dei poveri fossero accolti come di diritto e potessero arrivare ai piedi del trono . Ma questo sforzo , che fece l ' assolutismo burocratico per correggere e controllare sé stesso , malgrado le rettissime intenzioni del legislatore , non dovette avere una sensibile efficacia ; giacché i mali antichi non disparvero e le cause , che conducevano l ' impero alla dissoluzione , continuarono , colla stessa forza ad agire . In Russia l ' assolutismo burocratico trova le sue antichissime radici nell ' influenza bizantina , che fin dall ' epoca di Wladimiro il Grande e dei suoi successori si fece sentire a Kief , e fu certo raf forzato dalla terribile dominazione mongolica , che sopravvenne nel secolo tredicesimo e fece sentire il suo velo fin nel decimosesto . Ed anche quivi la famosa cancelleria segreta organizzata dallo czar Alessio , verso la metà del secolo decimosettimo , non era che una polizia speciale , che facea capo direttamente al sovrano ed era incaricata discrutare gli abusi ed anche i tentativi di rivolta degli alti impiegati e dei boiari , i cali formavano in fondo una unica classe . Or l ' attuale terza sezione , tanto tristemente famosa , discende in linea diretta e legittima da questa cancelleria segreta , più volte nominalmente abolita , ma sempre di fatto conservata ; e pare che , più che a correggere la venalità e la corruttela della burocrazia russa , essa sia stata efficace nell ' aumentare l ' oppressione , che questa fa subire a tutto il resto del paese . Negli Stati Uniti d ' America vediamo al contrario l ' impotenza della democrazia a controllare e limitare sé stessa . Non si può negare che i redattori della Costituzione del 1787 abbiano avuto gran cura di attuare il contrappeso e l ' equilibrio perfetto dei diversi poteri e dei diversi organi politici . Data la base assolutamente democratica del Governo , la mancanza assoluta di un potere , che direttamente non provenga dalle elezioni popolari , difficilmente crediamo che si sarebbe potuto immaginare di meglio . Di fatti , anche non tenendo conto , che colà il Senato , munito di poteri più efficaci delle Camere alte europee e fondato sul sentimento , ancor vivace delle autonomie dei singoli Stati , è certamente molto autorevole , il Presidente , che usa liberamente del diritto di veto , che non può essere buttato giù da un voto della Camera bassa e che riassume nella propria persona la responsabilità del Governo per un intero lustro , come organo della difesa giuridica è superiore ai Gabinetti dei paesi parlamentari : corpi collettivi meno autorevoli , che hanno più bisogno di cattivarsi la simpatia dei deputati e dei politicanti , ed i di cui membri sentono meno il peso della responsabilità personale . Certo si deve anzi a questa larghezza di poteri ed al sentimento della responsabilità personale , che spesso si sviluppa stando in una carica elevatissima , se , nell ' ultimo mezzo secolo , abbiamo visto alcuni Presidenti , come il Johnson , l ' Hayes ed il Cleveland , opporsi con tenacia e coraggio ai peggiori eccessi dei partiti , che li avevano eletti . Ma questa perfezione che chiameremo formale , del meccanismo del Governo federale ed anche dei Governi dei singoli Stati non ha potuto riparare che fino ad un certo punto al vizio fondamentale di tutto il regime politico ed amministrativo dell ' Unione americana . Vizio , che è stato molto aggravato dalla tendenza , che fra il 1820 ed il 1850 cominciò a prevalere e che ora è diventata quasi generale , per la quale il suffragio è quasi in tutti gli Stati divenuto universale ; sicché un ' unica categoria di elettori dà i suffragi in tutte le elezioni e si son rese direttamente elettive e temporanee le nomine dei giudici dei vari Stati , che prima erano a vita e generalmente attribuite ai rispettivi governatori . In questo modo la stessa cricca elettorale elegge infallibilmente le autorità federali e quelle locali ; governatori , giudici e Parlamento sono in fondo gli istrumenti delle stesse influenze , le quali diventano le padrone assolute ed irresponsabili di tutto uno Stato . Tanto più che i politicanti americani , che fanno un mestiere delle elezioni , sono abilissimi nell ' arte di stabilire il Ring ( letteralmente tradotto l ' anello , il circolo ) , cioè il sistema mediante il quale tutti i poteri , che dovrebbero controllarsi e completarsi a vicenda , diventano l ' emanazione di un solo caucus o comitato elettorale . Ma si potrebbe obiettare che , col sistema del suffragio universale , tutte le forze e tutte le influenze politiche possono essere rappresentate nella classe governante proporzionatamente alla loro importanza numerica , e che riesce perciò impossibile ad una minoranza di monopolizzare il potere a proprio vantaggio e farne così uno strumento alle proprie vedute ed alle proprie passioni . A quest ' obiezione , che riflette un sistema d ' idee ancora molto in voga , ma che noi non abbiamo accettato ed abbiamo fin qui indirettamente combattuto , risponderemo direttamente nel capitolo venturo . CAPITOLO VI . Polemiche . I . La teoria democratica . - - II . Rapporti fra il regime rappresentativo e la difesa giuridica . - - III . Significato della così detta azione dello Stato . - - IV . Questioni intorno ai limiti di questa azione . - - V . La dottrina del Comte sui tre stadi intellettuali e politici . - - VI . Valore pratico del parallelismo stabilito dal Comte . - - VII . Classificazione degli Stati , secondo lo Spencer , in militari ed industriali . - - VIII Debolezze e lacune di questa classificazione . I . - - Nei precedenti capitoli abbiamo esposto quali siano , secondo il nostro modo di vedere , alcune delle leggi e tendenze costanti che regolano le società umane . Ora possiamo più agevolmente fare la critica di alcune opinioni e teorie politiche , ancora o almeno fino a poco tempo fa , molto in voga , le quali vengono , secondo noi , dalle leggi che abbiamo ricordato più o meno sfatate . Molte fra le dottrine sulla libertà e sull ' uguaglianza , come ancora sono comunemente intese , dottrine che il secolo decimottavo ha escogitato , che il diciannovesimo ha maturato e tentato di applicare e che il ventesimo probabilmente liquiderà o modificherà sostanzialmente , si riassumono e si concretano nel concetto che vuole a base di ogni Governo suffragio universale . Si crede in infatti molto comunemente che Governo libero , egalitario , legittimo , sia esclusivamente quello basato sulla volontà della maggioranza , la quale coi suoi suffragi trasmette per un dato tempo i suoi poteri ai propri mandatari . Fino a qualche generazione addietro e per parecchi scrittori ed uomini politici anche oggi , tutte le imperfezioni dei Governi a base rappresentativa sono state attribuite alla incompleta o falsata applicazione di questi principii . Una scuola così vasta , credenze cotanto diffuse , non si sfatano con qualche pagina , quindi noi ora non faremo una confutazione in regola delle teorie sulle quali si fonda il suffragio universale . Del resto , indipendentemente da quanto abbiamo già detto su questo argomento nel presente lavoro , di esso ci siamo occupati anche in altri scritti ; sicché ora accenneremo semplicemente a qualcuno degli argomenti fondamentali che meglio possono minare le basi dell ' edificio intellettuale , sul quale il suffragio universale è poggiato . Ci basterà quindi di dimostrare che la supposizione per la quale l ' eletto è ritenuto l ' organo della maggioranza dei suoi elettori ordinariamente non è conforme alla verità . E , fondandoci sull ' esperienza dei fatti e ricordando alcune osservazioni pratiche , che tutti hanno presenti e che riguardano il modo come si svolge il fenomeno elettorale , facilmente proveremo il nostro assunto . Quel che avviene colle altre forme di Governo , che cioè la minoranza organizzata domina la maggioranza disorganizzata , avviene pure , e perfettamente , malgrado le apparenze contrarie , col sistema rappresentativo . Quando si dice che gli elettori scelgono il loro deputato , si usa una locuzione molto impropria ; la verità è che il deputato si fa scegliere dagli elettori , e , se questa frase sembrasse in qualche caso troppo rigida e severa , potremmo temperarla dicendo che i suoi amici lo fanno scegliere . Accade nelle elezioni , come in tutte le altre manifestazioni della vita sociale , che gl ' individui , che hanno la voglia e sopratutto i mezzi morali , intellettuali e materiali per imporsi agli altri , primeggiano su questi altri e li comandano . Il mandato politico è stato quasi assimilato a quello civile già noto nel diritto privato . Ma , nei rapporti privati , la delegazione di poteri e di facoltà presuppone sempre nel mandante la più ampia libertà nella scelta del mandatario . Or appunto questa libertà di scelta , ritenuta amplissima in teoria , diventa necessariamente quasi nulla ed irrisoria nella pratica delle elezioni politiche . Infatti se ogni elettore dasse il suo voto al candidato del suo cuore , sicuramente non ne risulterebbe altro , nella quasi totalità dei casi , che una grande dispersione di voti ; poiché è quasi impossibile che molte volontà , non coordinate e non organizzate , s ' incontrino nella scelta spontanea di un individuo , la quale può essere determinata da criteri diversissimi e quasi tutti subiettivi . Per dare al suo voto qualche efficacia ogni singolo elettore è perciò costretto a limitare la scelta in un campo ristrettissimo , cioè fra le due o tre persone che hanno qualche probabilità di riuscita ; e questa probabilità hanno ordinariamente solo coloro che sono sostenuti da un gruppo , da un comitato , da una minoranza organizzata , che ne propugna la candidatura . Abbiamo altrove ragionato lungamente dei modi come si formano queste minoranze organizzate attorno ai candidati singoli , od ai gruppi di candidati . Ci basterà ora ricordare che esse sono ordinariamente fondate sull ' influenza del censo , sopra cointeressamenti materiali o sui legami di famiglia , di classe , di setta o di partito politico . Buona o cattiva che sia la loro composizione , è innegabile che i comitati ed i deputati , che alle volte sono i loro strumenti , alle volte i loro duci e padroni , rappresentano l ' organizzazione di un numero rilevante di valori e di forze sociali . La vera conseguenza pratica del regime rappresentativo è perciò non già il governo della maggioranza , ma la partecipazione di un certo numero di valori sociali al reggimento dello Stato , la influenza e l ' organizzazione di molte forze politiche , che in uno Stato assoluto , cioè retto dalla sola burocrazia , sarebbero rimaste inerti ed escluse . II . - - Esaminando i rapporti che il regime rappresentativo ha con la difesa giuridica si possono fare le seguenti distinziomi ed osservazioni . Se è verissimo che la gran maggioranza degli elettori è passiva , nel senso che non ha libertà di scegliere il suo rappresentante , ma solo un limitatissimo diritto di opzione fra i diversi candidati , pure questa facoltà , per quanto sia limitata , fa sì che i pretendenti alla deputazione , cerchino di attirare a sé quella forza che può dare il tracollo alla bilancia in prò dell ' uno o dell ' altro ; e perciò fanno ogni sforzo per adulare , carezzare ed attirarsi le simpatie delle masse . In questo modo certi sentimenti e certe passioni della folla devono necessariamente avere influenza sull ' animo dei deputati , e l ' eco di un ' opinione molto sparsa , di un malcontento molto forte si fa facilmente sentire fin nelle più alta sfere dei governanti . Si può obiettare che quest ' influenza della maggioranza degli elettori necessariamente è ristretta alle grandi linee dell ' indirizzo politico ; che essa si fa sentire solo in pochissimi argomenti di carattere generale e che , entro questi limiti , anche nei Governi assoluti , le classi dirigenti sono obbligate a tener conto dei sentimenti delle masse . È certo infatti che il Governo più dispotico deve procedere molto cautamente quando si tratta di urtare i sentimenti , le convinzioni , i pregiudizi della maggioranza dei governati , o quando deve imporre ad essa sacrifici pecuniari ai quali non è abituata ; ma la cautela , nell ' offenderla sarà anche maggiore quando ogni singolo deputato , il cui voto può essere tanto utile e necessario al potere esecutivo , sa che il malcontento delle turbe può , a breve scadenza , procacciare il trionfo di un aborrito rivale . Il regime rappresentativo ha poi effetti molto diversi a seconda che varia la composizione molecolare del corpo elettorale . Se tutti gli elettori , che hanno qualche influenza per coltura e posizione sociale , sono entro i Comitati , e se al di fuori di questi non resta che una massa di poveri e di ignoranti , è impossibile che essa possa esercitare con qualche serietà ed efficacia il suo diritto di controllo ed opzione , ed in questo caso fra le diverse minoranze organizzate , che si disputano il campo , vince infallibilmente quella che più spende e più inganna . Lo stesso avviene se entro il corpo elettorale le persone che hanno capacità ed indipendenza economica , rappresentano una minoranza sparuta , la quale non ha modo d ' influire direttamente sul voto delle maggioranze ; perché , come ordinariamente accade nelle grandi città , queste si sottraggono alla loro azione morale e materiale . Mentre quando le capacità politiche dispongono esse direttamente dei voti della maggioranza e riescono a sottrarla alla azione dei Comitati e dei galoppini , può avvenire che il controllo sull ' opera di costoro sia efficace . Sicché il paragone fra i meriti e le dottrine dei diversi candidati sarà relativamente serio e spassionato solo quando le forze elettorali non sono interamente in potere di coloro che delle elezioni fanno un ' occupazione abituale od un mestiere . Ma la vera garanzia giuridica nei Governi rappresentativi sta nella discussione pubblica , che ha luogo in seno alle assemblee . Dentro queste possono penetrare forze ed elementi politici disparatissimi e basta una piccola minoranza indipendente per controllare l ' operato di una grande maggioranza e sopratutto per limitare l ' onnipotenza della organizzazione burocratica . Ma quando le assemblee , oltre ad essere organi di discussione e di pubblicità , diventano , come accade nei Governi parlamentari , il corpo politico che riassume in sé tutto il prestigio e tutto il potere dell ' autorità legittima , allora , malgrado il freno delle pubbliche discussioni , su tutta la macchina amministrativa e giudiziaria può pesare la tirannia irresponsabile ed anonima degli elementi che prevalgono nelle elezioni e parlano a nome del popolo : si può avere cioè uno dei peggiori tipi di organizzazione politica che la maggioranza reale di una società moderna possa tollerare . Il referendum nei Governi a base quasi esclusivamente rappresentativa può essere un modo abbastanza efficace col quale quel complesso di odii ed amori , entusiasmi e disgusti , che , quando sono veramente sparsi e generali , formano ciò che più verisimilmente si appella la pubblica opinione , può reagire contro l ' operato e l ' iniziativa della minoranza governante . Difatti , trattandosi non di fare una scelta od un ' elezione , ma di dire un sì od un no sopra una determinata questione , ogni singolo voto non può an dare disperso , ed ha la sua pratica importanza indipendentemente da ogni organizzazione e coordinazione di setta , di partito , di comitati . È certo però che col referendum non si avvera neppure l ' ideale democratico del Governo della maggioranza , poiché il governare , più che nel consentire o proibire le modificazioni della Costituzione od anche della legislazione , consiste nel dirigere tutta la macchina militare , finanziaria , giudiziaria ed amministrativa , o nell ' influire su chi la dirige . Inoltre il referendum se da una parte limita il potere della classe governante , dall ' altra non è men vero che può seriamente ostacolare tutti i miglioramenti dell ' organismo politico ; i quali saranno sempre più facilmente apprezzati dalla classe governante , per quanto possa essere interessata e corrotta , che dalla maggioranza dei governati . III . - - Una quistione , che si agita molto tra gli scrittori di scienze sociali , è quella relativa alla maggiore o minore ingerenza che spetta allo Stato . Noi cercheremo di dimostrare che essa non è una questione sola , ma un complesso di questioni , ed , applicando le teorie che nei capitoli precedenti abbiamo esposte , forse contribuiremo a dissipare alcuni equivoci e malintesi , che finora ne hanno ostacolato il retto e , preciso intendimento , ed hanno perciò impedito che si venisse , almeno in qualcuna di esse , a conclusioni precise . È molto sparso ancora quel modo di vedere , che fa della so società e dello Stato due enti perfettamente separati e distinti e spesso li considera anche come antagonisti . Or , prima di tutto , noi crediamo che occorra determinare chiaramente che cosa si intende per Società e che cosa s ' intende per Stato . Stando alle regole dei Codici ed alle concezioni del diritto amministrativo , lo Stato è certamente un ente distinto , capace di vita giuridica , il quale rappresenta gli interessi della collettività ed amministra il demanio pubblico ; e che , come tale , può venire in conflitto d ' interessi con i privati e con gli altri enti giuridici . Politicamente parlando però lo Stato non è che l ' organizzazione di tutte le forze sociali , che hanno valore politico . Esso , in altre parole , rappresenta il complesso di tutti quegli elementi , che in una società sono atti alla funzione politica e sanno e vogliono ad essa partecipare ; è quindi il risultato della loro coordinazione e della loro disciplina . Questo è il vero punto di vista da cui lo Stato va considerato dai cultori delle scienze sociali ; giacché è brutto e pericoloso errore , che dura ancora nel nostro secolo ed impedisce il retto apprezzamento dei problemi politici , la tendenza curialesca a riguardarli dal lato , non diciamo giuridico , ma prettamente ed esclusivamente giudiziario . Sicché , secondo il nostro modo di vedere , antagonismo fra Stato e Società non può esistere , potendosi riguardare lo Stato come quella parte della Società , che disimpegna la funzione politica , e tutte le questioni riguardanti la , ingerenza o non ingerenza dello Stato vengono ad assumere un nuovo aspetto , per il quale , piuttosto che studiare quali debbano essere i limiti dell ' azione dello Stato , si deve cercare quale sia il miglior tipo di organizzazione politica ; quello cioè che consente a tutti gli elementi , che hanno valore politico in una data Società , di essere meglio utilizzati e specializzati , meglio sottoposti al reciproco controllo ed al principio della responsabilità individuale per gli atti che compiono nelle loro rispettive mansioni . Comprendiamo che quando si hanno certe abitudini intellettuali non è facile il mutarle rapidamente ed adattarsi a nuovi metodi di osservazione e ad una nuova maniera di considerare un dato argomento . Però confidiamo che basterà un semplice accenno alle pratiche applicazioni che può avere il sistema da noi esposto , è il lettore si familiarizzi con esso e ne scorga anche i vantaggi . Ad esempio , quando si contrappone l ' azione dello Stato all ' iniziativa privata spesso non si fa elle un paragone fra l ' opera della burocrazia e quella che possono esercitare altri elementi direttivi della Società , che , in qualche caso , possono anche , senza essere impiegati stipendiati , rivestire un carattere ufficiale . Nelle nostre società di tipo europeo , per quanto burocratizzate , la burocrazia non è lo Stato , ma soltanto una parte di esso . Sicché quando si dice comunemente che in Italia ed in Francia , in Germania ed in Russia , lo Stato fa tutto ed assorbe tutto , bisogna interpretare la massima nel senso che la burocrazia francese , italiana , tedesca e russa hanno molte più attribuzioni di quelle di altri paesi , ad esempio , di quella inglese e dell ' americana . Come , quando si parla del famoso Self govermnent inglese , del popolo dell ' Inghilterra che si governa da sé stesso , non bisogna supporre , come se ne potrebbe avere la tentazione stando alla dizione usata , che nei paesi del continente europeo , i Francesi , gl ' Italiani , i Tedeschi ed i Russi non si governino da loro stessi e che essi affidino a stranieri la direzione delle rispettive funzioni politiche ed amministrative ; ma bisogna intendere semplicemente che certi uffici , che in Inghilterra sono affidati a persone nominate dagli elettori o anche nominate dal Governo , ma scelte fra i notabili dei diversi luoghi e non retribuite né traslocabili a volontà , sono negli altri paesi d ' Europa disimpegnati da burocratici . IV . - - Abbiamo già accennato come , sebbene la burocrazia e le assemblee che dispongono del supremo potere politico , abbiano avuto ed abbiano ingerenza in certi rami della produzione economica , quali sarebbero , ad esempio , la manutenzione e costruzione delle opere pubbliche e le banche di emissione , pure sembra accertato che la direzione di questo ramo dell ' attività sociale non sia stata mai , in nessuna società pervenuta ad un certo grado di coltura e prosperità , completamente burocratizzata . Questa direzione è stata ed è in massima sempre affidata ad elementi , che cento fanno parte delle forze direttrici della società e quindi sono vere forze politiche , ma non entrano nei quadri della pubblica amministrazione . Si potrebbe anche ricordare quanto sia stata in generale dannosa l ' ingerenza degli elementi che hanno la direzione propriamente politica , cioè legislativa , amministrativa e giudiziaria , della società , nelle faccende economiche , e quanta parte del depauperamento , che affligge qualche nazione moderna , si debba a quest ' ingerenza attribuire . Generalmente coloro che vogliono restringere le funzioni dello Stato dovrebbero inspirarsi a questo pratico e semplicissimo concetto : che , in tutti i rami dell ' attività sociale , nell ' istruzione pubblica , nel culto , nella beneficenza , nell ' amministrazione dalla giustizia , nell ' organizzazione militare , ecc . la funzione direttiva è sempre necessaria e che deve essere affidata ad una classe speciale , che abbia le attitudini necessario a disimpegnarla . Or quando si vuole togliere , in tutto od in parte , una di queste attribuzioni alla burocrazia od ai corpi elettivi bisogna tener presente che è necessario che esista in seno alla società una categoria di persona , che possieda le attitudini , ossia abbia la necessaria preparazione morale ed intellettuale ed anche la posizione economica sufficiente per adempire al nuovo ufficio che le viene affidato . Spesso anche non basta che in una società vi siano gli elementi adatti a ciò , ma bisogna che siano bene scelti e bene coordinati , altrimenti l ' esperimento può fallire e produrre risultati dannosi . Noi crediamo , ad esempio , che questa sia stata la vera ragione per la quale l ' istituzione dei giurati non ha fatto buona , prova in molti paesi del continente europeo . I così detti giudici popolari infatti rappresentano l ' intervento di elementi sociali estranei alla magistratura regolare nell ' amministrazione della giustizia penale ; ma sono troppo numerosi per poter essere tutti intellettualmente e moralmente preparati al loro ufficio , e perché il farne parte dia tale iena soddisfazione di amor proprio da fare loro acquistare quello spirito di corpo , quel sentimento , diremmo quasi aristocratico , che è necessario per rialzare il carattere medio di uomini ai quali così delicate mansioni sono affidate . Dall ' altra parte coloro che invocano un maggiore intervento dello Stato dovrebbero pensare al significato pratico e positivo di questa parola , spogliandola di tutto ciò che essa ha di vago , di indeterminato , diremmo quasi di magico e di soprannaturale nell ' uso comune . Spesso ai giorni nostri contro tutti i danni della concorrenza privata , come rimedio a tutte le cupidigie , alla libidine del prepotere , a tutti gli eccessi dell ' individualismo , o meglio dell ' egoismo , s ' invoca l ' intervento dello Stato . Il quale , organo del diritto e del progresso morale , dovrebbe sollevare gli umili e debellare i superbi ; e , puro di tutte le volgari preoccupazioni degli interessi personali , dovrebbe reprimere tutte le iniquità , provvedere a tutti i bisogni materiali e morali , avviare l ' umanità sui floridi sentieri della giustizia , della pace , dell ' armonia , universale . Quanto scemerebbe questa fiducia se , invece di pensare alloStato ente astratto , posto quasi al di fuori della società , si tenesse presente ciò che esso è in fatti , vale a dire l ' organizzazione concreta di una gran parte degli elementi dominatori di una società . Se si pensasse che , nella nostra società europea , quando si parla di azione dello Stato , la frase si riferisce all ' azione che pos sono esercitare ministri , deputati ed impiegati ; tutta bravissima gente , che , per quanto possa essere migliorata o frenata dal sentimento della responsabilità , dalla disciplina , e dallo spirito di corpo , ha tutte le facoltà e tutte le debolezze umane . Eccellenti persone , che però , come tutti gli uomini , hanno gli occhi , che si possono all ' occorrenza aprire o chiudere , e la bocca , che può , se condo i casi , parlare , tacere ed anche mangiare ; e le quali possono peccare anch ' esse di orgoglio , di accidia , di cupidigia e di vanità , ed avere le loro simpatie ed antipatie , le loro amicizie ed avversioni , le loro passioni ed i loro interessi , e fra questi anche quello di restare al proprio posto , ed all ' occorrenza di conseguirne uno migliore . V . - - Sarebbe opera impossibile , od almeno assai difficile , il rispondere a tutte le teorie e le dottrine , che si allontanano dal nostro modo di vedere intorno alle tendenze costanti ossia le leggi , che regolano l ' organizzazione delle società , umane . Fra queste dottrine due però ve ne sono , strettamente connesse e legate , che , per la loro odierna diffusione , hanno tale importanza , che di esso non possiamo assolutamente tacere . Intendiamo alludere alle teorie del Comte ed a quelle dello Spencer . Il primo , come si sa , ha messo in rilievo i tre stadi dell ' intendimento umano : il teologico , il metafisico ed il positivo , ai quali fa corrispondere tre tipi diversi di ordinamento sociale : il militare , il feudale e l ' industriale . Il secondo classifica invece semplicemente le società umane in Stati militari , fondati sulla coercizione , ed in Stati industriali , basati sul contratto e sul libero consenso di coloro che li compongono . Sulle orme di questi illustri sociologhi , ora gran parte di coloro che , specialmente in Italia , si occupano di scienze sociali e politiche , fanno di questi concetti la pietra angolare dei loro ragionamenti e dei loro sistemi . In linea generale sulla classificazione dei tre stadi intellettuali fatta dal Comte ci pare che ci sia poco da obiettare . L ' uomo infatti può spiegarsi tutti i fenomeni , tanto dell ' universo inorganico che di quello organico , compresi quelli sociali , attribuendoli ad enti soprannaturali , all ' intervento cioè di Dio o degli Dei , di genî , benefici o malefici , che sono autori della vittoria e della sconfitta , dell ' abbondanza e della carestia , della salute e della pestilenza , ed allora si ha il periodo detto teologico . Li può anche spiegare attribuendoli a cause prime , frutto della sua imaginazione oppure di un ' osservazione superficiale e sconnessa dei fatti , come quando credeva dipendesse dal moto e dalla congiunzione dei pianeti la sorte degli individui e delle nazioni , dalle combinazioni degli umori la sanità del corpo umano , e dalla quantità di metalli preziosi posseduti la ricchezza dei popoli , ed allora è nello stadio aprioristico o metafisico . Può infine , rinunciando a conoscere le cause prime di questi fenomeni , studiarne , con rigoroso sistema d ' osservazione , le leggi naturali che li regolano e farne suo prò , ed allora è nel periodo scientifico o positivo . Dove cominciano ­ le obiezioni e le critiche al sistema , del Comte è quando si vuole fare una distinzione cronologica netta e precisa fra le varie società , umane , assegnandole ad uno dei tre periodi accennati . Poiché è impossibile negare elle tatti e tre i periodi intellettuali coesistano in tutte le società umane , dalle più mature a quelle che sono ancora , per dir così , nello stadio selvaggio . Infatti la Grecia antica ci diede Ippocrate ed Aristotile , Roma Lucrezio , la moderna civiltà europea ci ha dato la fisica , la chimica , l ' economia politica , ha inventato il telescopio ed il microscopio , si è impadronita della elettricità , ed ha scoperto i microbi , che cagionano le pestilenze e le malattie ; eppure non si può non riconoscere che ad Atene come a Roma antica , a Parigi come a Berlino , a Londra come a New ­ York , la maggioranza defili individui erano e sono in pieno periodo teologico , o almeno in quello metafisico . Come non ci fu epoca alcuna della classica antichità nella quale non si consultassero auguri ed oracoli , non si facessero sacrifici e non si credesse ai presagi , così vediamo ancora le religioni rivelate avere una parte importantissima nella vita dei nostri contemporanei e , dove esse s ' indeboliscono , vediamo svilupparsi le superstizioni spiritistiche e gli assurdi metafisici della democrazia sociale . E d ' altra parte il selvaggio che nella pianta e nel sasso vede un feticcio , che crede che lo stregone della tribù possa produrre la pioggia e scongiurare il fulmine , non potrebbe vivere se non possedesse alcune vere nozioni positive . Quando egli studia le abitudini della selvaggina , quando impara a distinguerne le orme e tien conto della direzione del vento per sorprenderla ed impadronirsene , fa suo prò di osservazioni accumulate e coordinate da lui e dai suoi maggiori , agisce perciò secondo i dettami di una vera scienza . Ma vi ha di più : come si può già intuire dagli esempi accennati , non solo nella stessa epoca e nello stesso popolo possono coesistere i tre periodi intellettuali del Comte , ma anche nello stesso individuo . Diremo anzi che questa è la regola generale , della quale gli esempi a centinaia saltano agli occhi di tutti , e che il contrario è l ' eccezione . A chi infatti non è accaduto di conoscere qualche capitano di nave buon credente , che presta fede anche ai miracoli della Madonna di Lourdes o della Madonna di Pompei , che in politica o nelle scienze economiche si trova incompleto stadio metafisico e che , quando si tratta di dirigere la rotta e comandare la manovra della sua nave , fa uso di criteri rigorosamente scientifici ? Tutti o quasi tutti i medici , fino a due secoli fa , erano credenti nelle loro religioni , e perciò non negavano l ' efficacia delle preghiere e dei voti nella guarigione delle malattie ; inoltre sul funzionamento dei diversi organi del corpo umano e sulle virtù di certi semplici avevano svariate credenze assolutamente metafisiche , dovute in gran parte all ' influenza di Galero e dei medici arabi , ma nello stesso tempo non mancavano certo di cognizioni positivo , che rimontano ad Ippocrate , e che , lentamente elaborate dall ' esperienza di tanti secoli , permettevano in certi casi una cura razionale . Similmente le preghiere per invocare la vittoria dell ' Altissimo ed i Te Deum per ringraziarlo furono in uso in Europa , assai tempo dopo che Gustavo Adolfo , Turenne e Montecuccoli aveano cominciato a condurre le guerre con norme scientifiche . Senofonte , per citare un caso concreto , quando credeva che un sogno fosse un avvertimento degli Dei era in pieno periodo teologico ; sulla forma della terra e sulla composizione dei corpi aveva certamente delle idee , che i geografi ed i chimici dei giorni nostri avrebbero giustamente caratterizzato per metafisiche ; ma , nel condurre la famosa ritirata dei diecimila , quando , ad esempio , per riparare la colonna principale , che marciava coi bagagli , dai continui assalti della cavalleria persiana la faceva coprire da due linee di fiancheggiatori armati alla leggiera , si regolava secondo criteri , che , dato il sistema d ' armamento allora in uso , anche uno stratega moderno avrebbe trovato scientifici e positivi . Lo stesso autore se nella Ciropedia si mostra prevalentemente teologico e metafisico , diventa di nuovo positivo nel suo trattato sull ' arte di cavalcare , perché su quest ' argomento , come farebbe un moderno , trae i suoi precetti dallo studio della natura del cavallo . VI . - - La verità è che in questo , come in tanti altri casi , il semplicismo non si adatta bene alle scienze che riguardano la psicologia dell ' uomo , animale molto complesso , pieno di contraddizioni , e che non sempre si cura di esser logico e coerente ; e che perciò anche quando crede e spera che Dio possa intervenire in sostegno della sua causa , ha cura contemporaneamente di tenere asciutte le polveri , di valersi cioè del sussidio dell ' intelletto e dell ' esperienza propria e degli altri . Il solo argomento veramente valido , che si potrebbe addurre a favore della classificazione del Comte , è questo : che , sebbene i tre stadi intellettuali coesistano in tutte le società umane e si possano rintracciare nella maggioranza degli individui che le compongono , pure possono essere , secondo i casi , assai inegualmente distribuiti ; sicché un popolo può avere un corredo di cognizioni scientifiche indiscutibilmente superiore a quelle di un altro , e , secondo le varie epoche della sua storia , può su questo riguardo grandemente progredire o decadere ; come pure è innegabile che le dottrine metafisiche e le credenza soprannaturali hanno generalmente maggiore presa ed influenza sulle nazioni e sugli individui maggiormente sprovvisti di cultura scientifica . Ma , così ridotta , la teoria del Comte rassomiglia molta a quest ' altra , per verità alquanto banale : che quanto più una società è scientificamente progredita , meno campo resta alle dottrine aprioristiche , e di altrettanto diminuisce in essa l ' influenza del soprannaturale . Dove poi i concetti del padre della moderna sociologia ci sembrano anche più lontani dalla verità è nella parte che si riferisce al parallelismo fra i tre stadi intellettuali ed i tre tipi di organizzazione politica che egli stabilisce : il militare , cioè , il feudale e l ' industriale , - - corrispondenti il primo alla infanzia , il secondo all ' adolescenza , il terzo alla maturità delle società umane . La funzione militare , l ' organizzazione cioè di una forza armata per la difesa interna ed esterna di un popolo , e se si vuole , secondo portano gl ' interessi , i pregiudizi e le passioni umane , anche per l ' offesa , fino ad oggi è stata ed è una necessità di tutte le società umane . La preponderanza politica maggiore o minore dell ' elemento militare dipende , in parte , da cause che abbiamo già studiato , dall ' essere cioè o no questo elemento una forza politica più o meno indispensabile ed assorbente , più o meno da altre forze politiche bilanciata , ed in parte da altre cagioni , che quando sarà il momento opportuno non mancheremo di esporre . Intanto possimo fin d ' ora con sicurezza affermare che non vediamola necessità del connubio indissolubile che , secondo il Comte , vi dovrebbe essere fra la prevalenza politica del militarismo e la prevalenza , nel mondo intellettuale e morale , del periodo teologico . Diremo anzi di più : che non ci pare cioè in niun modo provato , che il tipo di organizzazione , che il citato autore chiama militare , debba esclusivaunente prevalere solo in quelle società , che si trovano al primo stadio del loro sviluppo , e , per parlare il linguaggio dei moderni positivisti , nello stato d ' infanzia . La società ellenica , ad esempio , dopo Alessandro Magno si trovava evidentemente organizzata secondo un tipo , che qualunque sociologo avrebbe caratterizzato per quello militare . Le leghe repubblicane della Grecia propriamente detta , posteriormente alla conquista macedone , non ebbero che una importanza politica molto limitata ; esse , fino alla conquista romana , furono sempre nella clientela o nel vassallaggio dei grandi regni ellenizzati d ' Egitto , d Siria e sopratutto di Macedonia , i quali erano vere monarchie militari assolute e fondate sulla forza degli eserciti . Eppure , proprio in quell ' epoca , la società greca era tutt ' altro che in uno stato d ' infanzia o in un periodo teologico , perché poco prima di allora si erano formate ed allora fiorivano quelle scuole filosofiche , che rappresentano il massimo sforzo del pensiero ellenico verso la scienza positiva . Lo stesso si può osservare nella società romana , quando , dopo Cesare , si affermò l ' assolutismo imperiale sorretto dai pretoriani e dalle legioni . La prevalenza delle credenze religiose , la fede ardente che in esse un popolo può avere , producono poi immancabilmente la preponderanza politica delle classi sacerdotali . Ora queste non sempre sono fuse interamente colle classi militari , né sempre hanno con esse completa comunanza di sentimenti e d ' interessi . La stessa unione fra il trono e l ' altare , che ebbe luogo in Europa al principio di questo secolo dopo la Santa Alleanza , fu dovuta alla peculiare circostanza che entrambi erano direttamente minacciati dalla corrente razionalista e rivoluzionaria . Ma questo fatto , lungi dal formare una regola generale , che possa esser presa come legge universale , è da riguardarsi piuttosto come uno dei tanti fenomeni transitori che nella storia si producono . Non mancano certo gli esempi in contrario ; e sono facili a portarsi quelli dell ' India , dove ci fu un ' epoca , nella quale la casta dei Bramini si trovò in lotta con quella dei guerrieri , e l ' altro dalle lotte avvenute in Europa fra il Papato e l ' Impero . Ci pare poi impossibile trovare una giustificazione qualsiasi , fondata sui fatti , di quella parte della dottrina del Comte , che , alla prevalenza della metafisica nel pensiero umano , fa corrispondere la prevalenza del sistema feudale nell ' ordinamento palifico . Abbiamo già visto come , ciò che comunemente si chiama l ' organizzazione feudale , sia un tipo politico relativamente semplice , che si riscontra spessissimo nell ' inizio dello grandi società umane e si riproduce quando un grande Stato burocratico viene a dissolversi . Quantunque il progresso politico e quello scientifico non procedano sempre di pari passo , come è provato dalla storia d ' Italia nel Rinascimento , pure si può ammettere con molte riserve che , in generale , ad uno stadio politico primitivo o ad un periodo di decadenza e dissoluzione politica , corrisponda uno stato d ' ignoranza quasi generale od un periodo di accasciamento intellettuale . Ma , non si sa proprio vedere il perché questo debba essere caratterizzato dal prevalere dei concetti metafisici anziché di quelli teologici ; come pure non si può ammettere che , durante , il fiorire di un ordinamento feudale , l ' attività scientifica debba , essere necessariamente spenta . Confucio , che visse in un ' epoca nella quale la China era ordinata feudalmente , non fu certo un metafisico ; e dall ' altro lato la scienza del trivio e del quadrivio , come del resto qualunque altra specie di cultura che non sia affatto superficiale , è ignota agli Afgani ed agli Abissini moderni . Il Comte si fonda sull ' esempio del Medio Evo europeo : quest ' e poca ebbe senza dubbio i suoi grandi scrittori metafisici , come ne ebbe pure la classica antichità ; però il voler fare del pensiero medioevale quasi un ponte di passaggio fra l ' antichità teologica ed il moderno pensiero scientifico è un concetto falso , come è falsa la credenza che il feudalismo sia stato la forma politica organicamente intermedia fra gli antichi imperi ieratici e lo Stato moderno . Ma basta leggere gli scrittori medioevali , specialmente quelli delle epoche che si allontanano un poco dalla caduta dell ' Impero d ' occidente e non sono troppo vicine al Rinascimento , per capire subito quanto il pensiero medioevale fosse assai più profondamente , assai più costituzionalmente teologico di quello antico . Quegli scrittori ed i loro contemporanei sono immensamente più lontani , più diversi da noi , di quanto lo siano stati i contemporanei di Aristotile e di Cicerone . E l ' ordinamento feudale si formava e fioriva proprio in quei secoli nei quali la paura continua delle carestie e della peste , le frequenti apparizioni di Enti celesti ed infernali , turbavano , imbecillivano completamente i cervelli umani ; quando il terrore del demonio era lo stata permanente di quelle povere anime , in cui , per mancanza di qualunque cultura , la ragione deperiva ed il maraviglioso , il soprannaturale diventavano un elemento familiare come l ' aria respirabile . VII . - - Resterebbe a dimostrare come il terzo rapporto necessario , che pone il Comte fra il regime industriale e la scienza positiva , sia anch ' esso fallace . Ce ne dispensiamo , perché , in quest ' ultima parte , i concetti dell ' autore del sistema di politica positiva non hanno avuta molta eco , essendo essi troppo diversi da quelli che finora sono più in voga fra i nostri contemporanei , e non offrendo sufficiente appiglio a giustificare , con una parvenza di metodo scientifico , passioni ed interessi che finora hanno molta forza . Infatti si sa che l ' industrialismo secondo il Comte è un tipo di organizzazione sociale di là da venire , nel quale la funzione direttiva della società dovrebbe essere affidata ad un sacerdozio scientifico positivista e ad un patriziato bancario ed industriale , fra i quali non dovrebbe essere facile ai membri delle classe inferiore di penetrare . Perché l ' autore , prevedendo il caso , non dimenticò di scrivere che « il sacerdozio disporrà i proletari a disprezzare qualunque tendenza ad uscire dalla propria classe , come contraria alla dignità dell ' ufficio popolare e funesta alle giuste aspirazioni del popolo , che sempre è stato tradito dai suoi disertori » . Altra idea fondamentale dell ' A . è che tutto il movimento intellettuale e politico della fine del secolo decimottavo e della prima meta del decimonono sia stato un movimento rivoluzionario , che ha avuto per risultato l ' anarchia morale e politica proveniente dalla distruzione del regime monoteista feudale al quale nulla si è saputo sostituire . Coerentemente a questo modo di vedere , il regime parlamentare è severamente condannato dal Comte , come un effetto del periodo anarchico nel quale siamo ; la stessa funzione rappresentativa , per la quale gl ' inferiori scelgono i superiori , è definita da quest ' autore come una operazione rivoluzionaria . Piuttosto ci converrà fermarci sulla seconda teoria , che abbiamo già accennato ; sulla modificazione cioè che lo Spencer , e dopo lui moltissimi moderni sociologhe , hanno apportato alle dottrine del loro maestro , classificando le società umane in due tipi , rappresentati dallo Stato militare e dallo Stato industriale . Qualunque classificazione deve essere fondata sopra caratteri distintivi netti e precisi e lo Spencer infatti non manca di avvertirci che , sebbene « durante l ' evoluzione sociale si vedano i caratteri dei due tipi mescolarsi , pare , nella teoria come nei fatti è possibile di seguire con tutta la chiarezza desiderabile i caratteri opposti , che distinguono ciascuna delle due organizzazioni nel loro completo sviluppo » . Or , trattandosi di un autore così reputato , anzi addirittura cose celebre , si può ammettere che egli sia il migliore giudice dell ' opera propria ; ma tuttavia avremmo desiderato una chiarezza e certo una precisione maggiore in quei due capitoli dei principii di sociologia nei quali l ' illustre scrittore tratta ex professo di questo argomento ; e non esitiamo a confessare che , certo per colpa nostra , non ci siamo formato un concetto del tutto determinato delle idee che egli espone in proposito . Il criterio fondamentale della classificazione dello Spencer , quello che non solo è esposto nei due capitoli accennati , ma al quale continuamente si allude , in tutte le sue opere ed in quelle dei suoi numerosi seguaci , è questo : che la società militare è fondata sul regime degli statuti , sulla coercizione che i governanti esercitano sui governati , mentre quella industriale è basata sul contratto , sul libero consenso di coloro che ne fanno parte , né più né meno come una società letteraria , industriale e commerciale , la quale non è possibile senza il libero assentimemto dei soci . Ora , ci perdonino tutti coloro che hanno abbracciato questo concetto , ma a noi sembra , e non possiamo fare a meno di confessarlo , che esso si fondi sopra presupposti eminentemente aprioristici e che non reggono alla prova dei fatti . Qualunque organizzazione politica crediamo invece che sia contemporaneamente spontanea e coercitiva ; spontanea poiché essa proviene dalla natura dell ' uomo , come è stato osservato fin da Aristotile , e nello stesso tempo coercitiva , perché è un fatto necessario , l ' uomo non potendo vivere altrimenti . È naturale quindi , ed è spontaneo , e nello stesso tempo è indispensabile , che , dove ci sono uomini , ci sia una società , e che , dove vi è una società , ci sia anche uno Stato ; cioè una minoranza dirigente ed una maggioranza che da essa è diretta . Si potrebbe obiettare che noi spostiamo la quistione in modo artificiosamente a noi vantaggioso , e che , sebbene l ' esistenza di un ' organizzazione sociale sia un fatto naturale e necessario là dove ci sono gruppi o moltitudini umane , pure ci possono essere alcuni Stati i cui ordinamenti riscuotono l ' assentimento , o almeno l ' acquiescenza completa , della gran maggioranza degli individui che ne fanno parte , mentre altri questa condizione non raggiungono . Non neghiamo che la cosa sia precisamente così , ma non vediamo però perché i primi si debbano chiamare Stati industriali ed i secondi Stati militari . Infatti il consenso della maggioranza di un popolo in una data forma di regime politico , dipende unicamente dal fatto che questo regime è fondato sopra credenze religiose o filosofiche universalmente accettate ; o , per parlare il linguaggio nostro , dipende dalla diffusione e dall ' ardore della fede , che la classe governata ha nella formola politica con la quale la classe governante giustifica il suo potere . Ora questa fede , in generale , è certo maggiore in quegli Stati , che lo Spencer classificherebbe fra gli Stati militari e che presentano tutti i caratteri che egli ad essi suole attribuire ; cioè negli Stati dove un Governo assoluto ed arbitrario si fonda sul diritto divino . Infatti nelle monarchie orientali spesso si congiura contro la persona del sovrano , ma fino a pochi anni fa è stata rara ( aspirazione ad una forma diversa di Governo ; e fra i popoli della moderna Europa noi vediamo che i Turchi ed i Russi , ad eccezione di una piccola minoranza istruita , sono stati quelli fra i quali il regime che esisteva fino a pochi anni fa era più in armonia coll ' ideale politico della gran maggioranza della nazione . Del resto in tutti i paesi barbari la popolazione può essere malcontenta del capo o dei capi , ma ordinariamente non concepisce e non desidera un regime politico migliore . Senza che sia mai tassativamente detto , da alcuni esempi citati dallo Spencer e dal capitolo che segue i due già rammentati , e che tratta del passato e dell ' avvenire delle istituzioni politiche , si potrebbe arguire che per lui gli Stati industriali sono quelli nei quali il Governo ha una base rappresentativa , o nei quali vi è almeno la tendenza a non riconoscere altra autorità legittima se non quella che emana dai popolari comizi . Però malgrado gl ' indizi che abbiamo accennato , non possiamo ammettere che sia precisamente questo il concetto del chiarissimo autore . Perché altrimenti tutti i suoi volumi di Sociologia , non servirebbero che a rinforzare quella corrente d ' idee già tanto diffusa , che comunemente appellasi radicale , e che dallo stesso Spencer e da molti dei suoi seguaci è stata più o meno direttamente combattuta . Inoltre egli non può ignorare quanto il sistema elettivo sia stato diffuso nelle repubbliche dell ' antica Grecia , a Roma e persino fra gli antichi Germani , che tumultuariamente sceglievano i loro capi innalzandoli sugli scudi , e tutti questi popoli , stando ai suoi criteri , andrebbero classificati fra quelli che avevano un tipo accentuatamente militare . Né infine si può ammettere che alla sua alta mente siano sfuggite totalmente le considerazioni già più o meno accennate in altri libri e da altri autori , e che noi abbiamo sommariamente svolte nel principio di questo capitolo . Or dalle considerazioni ricordate risulta che la partecipazione del popolo ai comizi elettorali non significa che esso diriga il Governo e che la classe dei governati scelga quella dei governanti , ma piuttosto che la funzione elettorale , quando si svolge in buone condizioni sociali , equivale ad un mezzo col quale alcune forze politiche controllano e limitano l ' azione delle altre . VIII . - - Lo Spencer stabilisce altri caratteri distintivi fra i due tipi militare ed industriale , che ci sembrano ugualmente vaghi ed indeterminati . Scrive egli , ad esempio , che colla decrescenza del militarismo e l ' accrescimento relativo dell ' industrialismo , si va da un ordinamento sociale nel quale gl ' ìndividui esistono a profitto dello Stato ad un altro ordinamento nel quale lo Stato esiste a profitto degl ' individui . Distinzione sottile , che ci rammenta quella che si farebbe qualora si disputasse se nell ' uomo il cervello esista a profitto del resto del corpo o il resto del corpo esista a vantaggio del cervello . Altrove asserisce che l ' azione dello Stato militare è regolatrice positiva , nel senso che impone una quantità di atti da compire , mentre quella dello Stato industriale è regolatrice negativa , limitandosi essa a prescrivere gli atti che non si possono commettere ; non avendo presente che non esiste organizzazione sociale nella quale l ' azione dirigente non sia nello stesso tempo positiva e negativa , e che , siccome l ' attività emana è limitata , moltiplicando la regolamentazione negativa , si ottiene , riguardo all ' inceppamento dell ' iniziativa individuale , quasi lo stesso risultato di quello che produce una soverchia regolamentazione positiva . Alcuni caratteri poi dello Stato militare che lo Spencer enumera si riferiscono alle società soverchiamente burocratizzate , come sarebbero quelle che l ' autore ritrova nell ' antico Perù ; dove gli ufficiali pubblici dirigevano le colture e distribuivano l ' acqua ( probabilmente a scopo d ' irrigazione oppure in paesi ed in tempi di estrema , siccità ) ; mentre altri al contrario si riscontrano nei popoli , dove l ' autorità sociale è ancora , od è stata recentemente , debole , e che si trovano in quel periodo di organizzazione rozza e primitiva che noi abbiamo definito l ' ordinamento feudale o ne sono usciti da poco . Fra quest ' ultimi va messa l ' usanza della vendetta privata , che il chiarissimo autore , il quale crede opportuno citare in proposito l ' autorità di Brantôme , trova ancora diffusa in Francia alla fine del Medio Evo perfino fra gli ecclesiastici . Inoltre , dove vige quest ' usanza , e quindi presso tutti i popoli barbari , o la cui organizzazione sociale è molto indebolita , è naturale che il valore personale sia qualità molto pregiata e così va spiegata quest ' altra caratteristica che lo Spencer attribuisce alle società militari . Aggiungiamo che lo stesso accade in quelle società che , per svariate ragioni , hanno dovuto sostenere molte guerre offensore e difensive , e che è naturale che la bravura sia l ' unico attributo che conferisce prestigio ed influenza , là dove la rozzezza non permette alle attitudini scientifiche , od a quelle che mirano a produrre la ricchezza , di svilupparsi . Finalmente non possiamo tacere che la tendenza , che lo Spencer attribuisce alle società militari , di vivere delle proprie risorse economiche ricorrendo il meno possibile agli scambi internazionali , è più che altro una conseguenza della rozzezza e dell ' isolamento di molti popoli e , presso altri già più civili , dei pregiudizi delle masse sfruttati dagli interessi dei pochi , che sanno raggiungere il loro tornaconto a danno dei molti . È molto probabile infatti che ben poco abbiano profittato degli scambi cogli altri popoli quelle tribù che lo Spencer cita così spesso come tipi di società industriali primitive ; ed al giorno d ' oggi le correnti protezioniste pur troppo non si sono fatte sentire meno forti nell ' industriale America del Nord che nella militare Germania . Né vuolsi per ultimo dimenticare che mal si apporrebbero coloro i quali volessero distinguere le società industriali dal grado di sviluppo economico che hanno raggiunto , o quelle militari dall ' energia e dalla prevalenza guerresca che hanno saputo ottenere . Giacché lo stesso Spencer direttamente od indirettamente ci avverte che questo criterio , forse superficiale ma certo molto semplice e facilmente percepibile , è da scartare . Difatti , riguardo alla prima ipotesi , l ' egregio l ' autore non manca di far rilevare che « non bisogna confondere una società industriale con una società industriosa » e che « le relazioni sociali che caratterizzano il tipo industriale possono coesistere con un ' attività produttrice molto limitata » ; e riguardo alla seconda , lo Spencer non vorrà ammettere che la Repubblica romana abbia avuto una organizzazione più militare e meno industriale , nel senso che egli dà a quest ' espressione , degli Imperi Orientali che furono da essa conquistati , o che i conquistatori inglesi siano stati meno inoltrati nel tipo industriale dei conquistati indiani . Malgrado queste e malgrado altre obiezioni , che si potrebbero muovere alla classificazione dello Spencer , non possiamo però negare , che , diremo così , nascosta ed ottenebrata da un equivoco , con essa una grande verità non sia stata intravista . È certo che , oltre ai criteri di classificazione che abbiamo già accennato e che ci siamo sforzati di confutare , molti altri se ne possono desumere da tutte le affermazioni sue , dall ' insieme delle sue opere e sopratutto dallo spirito che le anima . Dal complesso di quanto questo autore ha scritto non si può infatti fare a meno di ricavare che egli per Stato militare intende quello in cui la difesa giuridica è meno progredita , e per Stato industriale un altro tipo di società , in cui la giustizia e la morale sociale sono maggiormente tutelate . L ' equivoco , di cui teste abbiamo parlato e che ha impedito allo Spencer di procedere oltre nello scoprire una grande verità , scientifica , consiste in ciò : che egli , preoccupato dal fatto che la violenza materiale è stata ed è uno dei maggiori ostacoli al progredire della difesa giuridica ' ' ha creduto nello stesso tempo che la guerra e la necessità di un ' organizzazione militare sia di ogni violenza l ' origine . Così concependo il problema , si è confusa la causa con uno dei suoi effetti . Si è creduto che la guerra sia l ' esclusiva origine della tendenza , che ha la natura umana a prepotere sui propri simili , mentre non è che una delle sue tante manifestazioni . Ora questa tendenza , che , nei rapporti esterni fra popolo e popolo , non può essere frenata che dalla prevalenza sempre maggiore degli interessi materiali ben intesi , nei rapporti interni fra gl ' individui dello stesso popolo , abbiamo già visto che viene , fino ad un certo punto , neutralizzata solo dalla moltiplicità delle forze politiche che in una società si possono affermare e dal controllo che le une sulle altre possono esercitare . Su quanto abbiamo scritto già sopra quest ' importante argomento nella abbiamo da togliere , ma certo molto ci resta da aggiungere . È infatti nostro compito l ' esaminare come mai fra le classi dirigenti , fra le forze politiche , quella frazione che rappresenta appunto la forza materiale , che tiene in mano le armi , non rompa l ' equilibrio giuridico a suo vantaggio e non s ' imponga sistematica mente alle altre . Certo la possibilità che questo fatto avvenga è un pericolo continuo , al quale tutte le società sono esposte e che suole minacciare specialmente quelle che si trovano in un periodo di rapido rinnovamento di forze e di formole politiche . Senonché l ' esame dei rapporti fra gli ordinamenti militari e la difesa giuridica , la ricerca dei metodi migliori affinché il detto pericolo sia scongiurato , è tema così arduo che a trattarlo consacreremo un apposito capitolo del nostro lavoro . Per ora solo dobbiamo far rilevare che le idee dello Spencer su questo argomento , delle quali abbiamo cercato di porre in luce i lati deboli per quel che riguarda la generalità sistematica , non sono neppure tali da potersi approvare rispetto a quelle applicazioni pratiche , che , più o meno direttamente , l ' autore suggerisce . Egli infatti fra gli ordinamenti militari mostra di prediligere quelli nei quali « il soldato , volontariamente arruolato a certe condizioni determinate , partecipa in qualche maniera delle condizioni di un libero operaio » e crede che un tale ordinamento convenga ad una società « in cui il tipo industriale si è già affermato » . In altri termini ciò significa che quella frazione della società , che ha più gusto per il mestiere delle armi , dovrebbe assumere volontariamente , mediante compenso , che , per questo come per gli altri mestieri sarebbe determinato dalle condizioni del mercato , l ' incarico della difesa militare sì interna che esterna . Ora pare a noi , e molto prima di noi era parso a Machiavelli ed a tanti altri scrittori , che a meno di circostanze speciali ed eccezionali , sia appunto questo il sistema , che , nei popoli di coltura avanzata , dà peggiori risultati ; che più facilmente sviluppa nella classe militare la tendenza ad opprimere le altre e toglie a queste la possibilità di ogni rimedio efficace e di ogni riparo . CAPITOLO VII . Chiese , partiti e sette . I . Istinto della lotta fra le collettività umane . - - II . Altri coefficienti delle gare religiose e politiche . - - III . Qualità dei fondatori di nuove religioni e dottrine politiche . - - IV . Nuclei dirigenti di ogni nuova religione o dottrina politica . - - V . Condizioni transitorie per l ' adattabilità delle dottrine religiose e politiche ai vari momenti storici . - - VI . Condizioni permanenti per la loro adattabilità alla natura umana . - - VII . Transazioni pratiche di certe dottrine . - - VIII . Organizzazione stabile dei nuclei dirigenti . - - IX . Contemperanza dei sentimenti generosi e degli interessi materiali . - - X . Sistemi per attirare e dominare le masse . - - Efficacia della forza materiale . - - XI . Altre arti adoperate allo stesso scopo . - - XII . Conclusione del capitolo . I . - - Narra Buffon che , racchiudendo un certo numero di daini in un parco , avviene immancabilmente che dividonsi in due truppe sempre in guerra fra loro . Pare che un istinto molto simile a questo faccia sentire la sua influenza sugli uomini . Essi hanno infatti la naturale inclinazione alla lotta , ma questa solo sporadicamente assume il carattere individuale , di un solo cioè in guerra contro un solo ; perché , anche lottando , l ' uomo resta un animale eminentemente sociale . Vediamo perciò abitualmente gli uomini formarsi in nuclei , fra i quali vi sono capi e gregari ; e gl ' individui , che ogni nucleo compongono , sono fra di loro specialmente affratellati e concordi e sfogano gli istinti pugnaci contro coloro che fanno parte degli altri nuclei . Questo istinto di attrupparsi e di combattere contro gli altri attruppamenti è la prima base ed il fondamento più primitivo tanto delle lotte esterne , che accadono fra società diverse , che delle fazioni , delle sette , dei partiti , ed in certo modo anche delle varie chiese e di tutte le divisioni e suddivisioni che sorgono in seno ad una stessa società e vi occasionano lotte morali e qualche volta , materiali . Esso , nelle società molto piccole e primitive , nelle quali vi è molta unità morale ed intellettuale ed ogni individuo ha gli stessi costumi , le stesse credenze e le stese superstizioni , può bastare da solo a mantenere le abitudini discordi e bellicose . Gli Arabi e i Kabili della Barberia , ad esempio , hanno tutti le stesse credenze religiose , lo stesso grado e lo stesso tipo di cultura intellettuale e morale , eppure , quando non combattevano contro l ' infedele in Algeria , ed a Tunisi , contro i Turchi a Tripoli , e contro il Sultano nel Marocco , erano sempre in lotta , fra loro . Ogni confederazione di tribù , era in rivalità od in lotta aperta contro la confederazione vicina ; nel seno della stessa confederazione vi erano discordie e spesso si faceva parlare la polvere fra le tribù che la componevano ; dentro la tribù vi erano ininnieizic fra i vari douars , e spesso il douar era diviso dalle contese fra le singole famiglie . Altre volte , quando gli ambienti sociali sano piccoli , anche tra minuscole frazioni di popoli abbastanza civili le lotte interne possono nascere senza che siano giustificate da differenze morali ed intellettuali delle parti nemiche , o , se pure queste differenze si accampano , non sono che un puro pretesto . Così i nomi di Guelfi e Ghibellini fornirono piuttosto la giustificazione e l ' occasione anziché la causa alle lotte intestine dei nostri Comuni medioevali ; e lo stesso si può dire generalmente dei nomi di liberale , clericale , radicale e socialista , che assumono oggi le fazioni , che si contendono il potere amministrativo nei piccoli Comuni dell ' Italia meridionale . In momenti poi di eccezionale apatia intellettuale , pretesti , anche frivolissimi , possono dare occasione a lotte abbastanza importanti in seno a società molto grandi e progredite . A Bisanzio , ad esempio , durante e dopo l ' impero di Giustiniano , i due partiti dei Verdi e dei Turchini o dei Prasini e dei Veneti , che spesso insanguinarono con lotte molto cruenti le vie della città , ebbero origine dal parteggiare che facevano gli spettatori del circo per i cocchieri di differente colore . Un pallido ricordo di queste lotte si ebbe , prima del 1848 , in qualche città italiana , dove una parte della gioventù si accalorava per la preminenza di qualche prima donna o prima ballerina . II . - - Prima di procedere oltre apriamo una brevissima parentesi e facciamo osservare che , tanto nelle società piccole che nelle grandi , quando il bisogno di lottare trova il suo sfogo nelle gare e nelle guerre esteriori , esso è in certo modo appagato ed è men facile che si esplichi nelle discordie e nei certami civili od interni . Ciò premesso , diremo come , guardando attentamente alla natura dei partiti , delle sette , delle fazioni politiche , filosofiche e religiose , che si manifestano in generale in seno ai popoli civili , facilmente ci possiamo accorgere che in esse all ' istinto pugnace di attrupparsi e combattere , che è il più primitivo e , se ci fosse lecita la parola , diremmo il più animalesco , si mescolano altri coefficienti intellettuali e psicologici più complessi e più umani . Nelle società grandi e civili tenute insieme , oltre che dalla affinità morale ed intellettuale anche da una forte e complicata organizzazione politica , vi è la possibilità di una libertà speculativa ed affettiva molto maggiore che in quelle piccole e rozze . Perciò in un gran popolo le lotte politiche e religiose sono anche determinate dalla moltiplicità delle correnti d ' idee , di credenze e di affetti , che riescono ad affermarsi ; dalla formazione di crogiuoli intellettuali e morali diversi , entro i duali le convinzioni ed i sentimenti dei singoli individui sono variamente elaborati . Così noi vediamo il Buddismo svilupparsi in seno alla società bramanica , il Profetismo e posteriormente le varie scuole dei Saducei e degli Esseni e la setta degli Zelanti tenere agitata la vita d ' Israele , lo Stoicismo , il Manicheismo , il Cristianesimo ed il culto mitriaco contendersi la supremazia del mondo romano ­ ellenico , il Mazdeismo propagarsi nella Persia dei Sassanidi , il Maomettismo nascere in Arabia e diffondersi rapidamente in Asia . , Africa ed Europa . Fenomeni perfettamente analoghi , sebbene adattati all ' indole più razionalista della moderna civiltà europea sono il liberalismo ed il radicalismo del secolo decimonono , e meglio ancora la democrazia sociale , che , nata quasi contemporaneamente al liberalismo , ha mantenuto più a lungo la sua forza di propaganda e come è stata uno dei fattori storici più importanti della fine del secolo decimonono , continuerà ad esserlo nei primi decenni del ventesimo . Accanto a queste che abbiamo nominato , nella storia dei popoli civili sarebbe facile rintracciare moltissime altre correnti minori , le quali , con più o meno fortunata diffusione , hanno tutte raggiunto una certa importanza , ed hanno tutte contribuito a dar pascolo agli istinti della disputa , della lotta , del sacrificio e della persecuzione , che sono così radicati nei cuori degli uomini . Il modo come nascono tutte queste dottrine o correnti di idee , di sentimenti , di convinzioni , ha sempre qualche cosa di costante , che dà all ' esordio di ognuna di esse alcuni caratteri comuni . L ' uomo , essere debole assai davanti le sue passioni ed anche davanti quelle degli altri , egoista spesso più che necessità il comporti , ordinariamente vano , invidioso , meschino , conserva nella quasi totalità degli individui due grandi aspirazioni , due sentimenti che lo nobilitano , lo elevano , lo purificano : cerca la verità , ama la giustizia ; e qualche , volta è capace di sacrificare a questi due sentimenti anche una parte più o meno grande dell ' appagamento delle sue passioni Te dei suoi interessi materiali . L ' uomo civile , essere assai più complesso e delicato del selvaggio e del barbaro , può , in qualche caso , elevarsi fino ad una concezione assai raffinata dei sentimenti accennati . In certi momenti storici , in una data società un individuo può sorgere , che acquisti la convinzione che egli ha qualche cosa di nuovo a dire riguardo alla ricerca della verità , una dottrina più elevata da insegnare per la migliore attuazione della giustizia ; quest ' individuo è il piccolo seme , che può , date alcune doti di carattere , il favore dell ' ambiente e molteplici circostanze accidentali , produrre la pianta che stenderti , i suoi rami in gran parte del mondo . III . - - La storia non sempre ci ha conservato i particolari biografici di questi fondatori di religioni e di scuole politico ­ sociali , che in fondo sono pur esse quasi religioni spoglie dell ' elemento teologico . Di alcuni però sappiamo abbastanza ; e ad esempio Maometto , Lutero , Calvino e sopratutto Rousseau , possono essere con una relativa facilità analizzati . La qualità fondamentale , che tutti debbono avere , è una profonda convinzione della propria importanza o meglio dell ' efficacia , dell ' opera loro . Se credono in Dio si stimeranno sempre destinati dall ' Onnipotente a riformare la religione e la umanità intiera . Indiscutibilmente poi non è in essi che si potrà ricercare il perfetto equilibrio di tutte le facoltà intellettuali e morali , ma neppure possono essere considerati come pazzi ; giacché la follia è un male che presuppone nell ' individuo che ne è colpito uno stato anteriore e normale di sanità . Vanno piuttosto classificati fra coloro che ordinariamente sono chiamati originali o esaltati ; nel senso che attribuiscono a certi lati della vita o dell ' attività umana una importanza esagerata , e che tutto il loro essere , tutto lo sforzo di cui sono capaci , giuocano sopra una carta , cercando di raggiungere l ' ideale della loro esistenza per una via inusitata che dai più sarebbe ritenuta assurda . Ma evidentemente chi ha il perfetto equilibrio di tutte le sue facoltà , chi fa il conto esatto dei risultati da raggiungere di fronte agli sforzi ed ai sacrifici che sono necessari per ottenerli , chi giudica modestamente e sensatamente dell ' importanza del proprio individuo e dell ' efficacia reale e duratura che la sua azione , dato il corso ordinario degli eventi umani , può esercitare nel mondo , chi calcola esattamente e freddamente le probabilità prò e contro la riuscita , non intraprenderà mai un ' iziativa originale e ardita e non farà mai grandi cose . Se tutti gli uomini fossero normali ed equilibrati , la storia del mondo sarebbe molto diversa , e , conviene anche confessarlo , sarebbe molto monotona . Qualità fondamentale del capo partito , del fondatore d ' una setta o di una religione ed in generale , si può dire , di qualunque pastore di popoli , che voglia far sentire la propria personalità ed indirizzare una società secondo le sue vedute , è il sapere infondere in altri le proprie convinzioni e sopratutto i propri sentimenti , il riuscire a far si che molti vivano della sua vita intellettuale e morale e compiano dei sacrifici per gli ideali , che egli ha concepito . Questa facoltà comunicatrice dei sentimenti e delle passioni proprie non è comune à tutti i riformatori ; quelli che ne mancano , anche che abbiano una forte originalità di pensiero e di sentimento , riescono inefficaci nella vita pratica e spesso finiscono coll ' entrare nella categoria dei novatori senza seguito , dei geni incompresi , i quali difficilmente possono evitare il ridicolo . Al contrario coloro che la posseggono non solo sanno inspirare agli apostoli ed alle turbe i loro entusiasmi e persino suscitarne il delirio , ma finiscono anche col far nascere una specie di vene razione per la loro persona e col diventare l ' oggetto di un vero culto , per il quale ogni loro minimo atto acquista importanza , ogni loro parola è senza discussione creduta , ogni loro cenno ciecamente obbedito . Attorno ad essi si forma un ambiente di esaltazione , che è sommamente contagioso e che è padre di atti arditi e sacrifici , che certamente non sarebbero possibili se gli uomini che ne sono gli autori fossero nel loro stato normale . È così che si spiega il successo enorme di certe predicazioni ed insegnamenti e la fortuna straordinaria che , ad esempio , ebbero nel Medio Evo due tipi , così diversi in tante altre cose ma così simili nell ' arte di interessare gli uomini , come furono San Francesco d ' Assisi ed Abelardo . Così si spiega come Maometto fosse tenuto in tale venerazione dai suoi discepoli ed adepti , che conservavano quali reliquie i peli della sua barba e ( bisogna far la parte alla rozzezza dei tempi ) raccoglievano con venerazione i suoi sputi , e come bastasse una sua insinuazione perché i suoi più pericolosi avversari fossero assassinati . E così si spiega pure come , ad un cenno di Mazzini , non siano mancate quasi mai persone disposte ad assumere le imprese più arrischiate e perigliose , e come in tutti i tentativi di comunismo pratico , che si sono fatti nel secolo decimonono da Owen e da Fourier fino a David Lazzaretti , siansi trovate sempre un certo numero di persone disposte a sacrificare la loro sostanza . Quando qualcheduno di questi fondatori o capi di scuole politiche o religiose è anche uomo di guerra , come fu Giovanni Ziska , riesce ad infondere nei suoi seguaci una sicurezza di vincere e quindi un coraggio poco comuni . Non si deve poi cercare in tutti i caratteri originali , che si fanno iniziatori di un movimento d ' idee e di sentimenti , un senso morale assolutamente squisito che presieda uniformemente a tutti gli atti della loro vita , perché non sempre lo si troverebbe . Preoccupati quasi esclusivamente di raggiungere il loro ideale , per il conseguimento di questo scopo sono quasi sempre pronti a soffrire essi ed a far soffrire anche gli altri . Generalmente anzi hanno un alto disprezzo o almeno una gran trascuranza per tutto ciò che si riferisce ai bisogni quotidiani ed agli interessi materiali ed immediati della vita , e , anche che non lo dicano espressamente , biasimano sempre in cuor loro la gente dedita a seminare , mietere e conservare il raccolto , perché pensano che , una volta stabilito quello che essi credono il regno di Dio o della verità e della giustizia , i bisogni degli uomini saranno così facili ad essere appagati come quelli degli uccelli dell ' aria o dei pesci delle acque . Quando vivono in tempi razionalisti , ed apparentemente più positivi , non tengono conto dell ' esaurimento della pubblica ricchezza che il solo tentativo di attuare i loro ideali potrebbe produrre . Su questo riguardo , del resto , conviene distinguere tre periodi attraverso i quali la vita di ogni grande riformatore può passare . Il primo è quello durante il quale egli concepisce la sua dottrina e questa si va elaborando nell ' intimo della sua coscienza , e , durante questo stadio , egli può conservarsi in perfetta buona fede e potrà essere accasato di fanatismo , ma non già di doppiezza e ciarlataneria ; il secondo comincia quando inizia la sua predicazione , ed allora la necessità di impressionare gli altri lo spinge fatalmente a caricare alcune tinte e quindi alla posa ; il terzo periodo si ha quando è così fortunato da poter tentare l ' attuazione pratica dei suoi insegnamenti . Arrivato a quest ' ultimo stadio e trovandosi necessariamente in contatto diretto con tutte le imperfezioni e le debolezze della natura umana , deva se vuole riuscire , moralmente decadere . Allora tutti i riformatori convengono nell ' interno della loro coscienza che il fine giustifica i mezzi , che non si possono guidare gli uomini senza alcun poco ingannarli , e , di transazione in transazione , si arriva al punto che riesce malagevole anche al più acuto psicologo il distinguere dove finisca in essi la sincera convinzione e dove cominci la messa in scena e la fufarnteria . Certo è che svariatissimi elementi morali possono coesistere nello stesso individuo , come ad esempio in Enfantin , il secondo sommo pontefice del Sansimonismo , ed in Maometto , nel quale non si può negare l ' aspirazione sincera ed onesta verso una religione meno rozza e materiale di quella che gli Arabi praticavano prima di lui , mentre è pure certo che qualche volta i versetti del Corano , che l ' Arcangelo Gabriele mano mano gli comunicava , giungevano opportuni per liberarlo da impegni presi e perfino per esentarlo dall ' osservanza di certi freni morali , che in versetti precedenti erano stati stabiliti . IV . - - Accanto all ' individuo , che primo concepisce una nuova dottrina , vi è sempre un greppo più o meno numeroso , che riceve direttamente la parola dal maestro e che dei suoi sentimenti è profondamente imbevuto . Ogni Messia deve avere i suoi apostoli , dappoiché l ' uomo ha in quasi tutte le manifestazioni della sua attività morale e materiale bisogno della società ; non c ' è entusiasmo che non si spenga , non ci è fede che non si scuota se restano in un prolungato isolamento . La scuola , la chiesa , l ' agape , la loggia , il convegno abituale , comunque si chiami , di un gruppo di persone , che sentono e pensano nello stesso modo , che hanno gli stessi entusiasmi , gli stessi odî , gli stessi amori e comprendono ugualmente la vita , fortifica , esalta e sviluppa i loro sentimenti e produce tale un ' assimilazione di questi nel carattere di ogni singolo individuo da renderne la traccia indelebile . È in questo gruppo dirigente che d ' ordinario la inspirazione primitiva del maestro viene sviluppata , raffinata , completata tanto da diventare un vero sistema politico , religioso o filosofico scevro da incongruenze e contraddizioni troppo apparenti . È dentro di esso che si mantiene il fuoco sacro della propaganda anche dopo che il primo autore della dottrina è scomparso ; ed è a questo nucleo , che si recluta da sé per coaptazione , che l ' avvenire della nuova dottrina è affidato . Giacché per quanto l ' originalità di vedute , la forza dei sentimenti , l ' attitudine alla propaganda di un maestro siano grandi , tutte queste qualità riescono inefficaci se , prima di materialmente o moralmente morire , egli non ha fondato la scuola ; mentre , al contrario , quando il soffio che anima questa è energico e potente , tutti i difetti e le imperfezioni , che posteriormente si possono scorgere nell ' opera , del primo autore della dottrina , possono essere mano mano corretti o dimenticati e la propaganda può continuare attiva ed efficace . Al di fuori del nucleo dirigente resta la folla dei proseliti , ma questa , mentre numericamente forma l ' elemento maggiore e dà e fornisce alla Chiesa od al partito la forza materiale ed anche economica , intellettualmente e moralmente è il fattore più trascura bile di qualunque dottrina politica e religiosa . Le masse , difficili ad essere conquistate da una dottrina nuova , non l ' abbandonano poi che con difficoltà ; e , quando ciò avviene , la colpa è quasi sempre del nucleo dirigente ; giacché è quasi sempre in mezzo ad esso che prima s ' insinuano l ' indifferentismo e lo scetticismo . La miglior maniera di far credere è quella di essere profondamente convinto , l ' arte di appassionare consiste nell ' essere fortemente appassionato . Quando il sacerdote non sente la sua fede il popolo diventerà indifferente ed abbraccerà un ' altra dottrina , che avrà ministri più zelanti ; se l ' ufficiale non è imbevuto di spirito militare , se non sarà pronto a dar la vita per il decoro della propria bandiera , il soldato non si batterà ; se il settario non sarà infanatichito non potrà trascinare le turbe alla ribellione . Se si tratta di dottrine o credenze antiche , da un pezzo formate , che si sono già tradizionalmente imposte , ed il cui campo d ' azione è omai fissato e circoscritto , è generalmente la nascita che ascrive un individuo nelle file dei loro seguaci . In Germania o negli Stati Uniti , ad esempio , quasi sempre si è cattolici , protestanti od israeliti a seconda che si nasca in una famiglia che professi una di queste religioni ; in Spagna ed in Italia chi ha ancora una religione è quasi sempre cattolico . Se però in un paese vi sono diverse dottrine , ancora nello stadio di formazione e di propaganda attiva , che si fanno vicendevolmente la concorrenza , allora la scelta individuale , nelle persone di media levatura , dipende da un cumulo di circostanze , in parte accidentali , in parte frutto dell ' abilità con cui la propaganda di una data dottrina , vien fatta . In Francia ed anche in Italia il giovinetto può diventare conservatore o radicale socialista a seconda delle idee del padre , del professore o del compagno , che esercita più influenza , sopra di lui nel momento che i suoi principii cominciano a formarsi ; un libro che capita nelle sue mani , un giornale che si legge quotidianamente , in un ' età in cui i concetti generali non sono ancora precisati e si ha principalmente bisogno di entusiasmarsi , amando od odiando qualche cosa e qualche uomo , possono determinare l ' intiero indirizzo di una vita . Giacché , siccome le convinzioni politiche , religiose o filosofiche sono in fondo per molti uomini una cosa molto secondaria , specialmente dopo che è trascorsa la prima gioventù ed è venuta l ' età delle occupazioni pratiche e degli affari , così un po ' per indolenza . , un po ' per abitudine , un po ' per malinteso amor proprio e per la così detta coerenza di carattere , si finisce spessissimo , quando l ' interesse fortemente nel contrasta , col conservare per tutta la vita quelle dottrine , che si sono abbracciate in un momento d ' impeto fanciullesco , consacrando ad esse quel po ' di energia e di attività , che anche gli uomini comunemente detti positivi sogliono riserbare per ciò che si reputa l ' ideale . Dal fatto però che la scelta individuale di una credenza o di un colore politico può essere determinata dal caso non si deve indurre che questo sia la causa principale che contribuisce alla riuscita delle varie scuole o chiese . Vi sono invece dottrine molto adatte al proselitismo , ed altre ve ne sono assai meno adatte . Tre infatti sono i fattori dai quali quasi esclusivamente dipende la larga diffusione di un insegnamento politico o religioso . Il primo consiste nella sua adattabilità ad un dato momento storico . Il secondo corrisponde alla sua attitudine a soddisfate un maggior numero di passioni , di sentimenti e d ' inclinazioni umane , di quelle specialmente che sono più diffuse e radicate nelle masse . Il terzo finalmente è costituito dalla buona organizzazione del nucleo dirigente , formato di tutti gl ' individui specialmente dediti al mantenimento ed alla diffusione dello spirito , che informa una data dottrina . V . - - Perché una dottrina sia adatta ad un dato momento storico di una data società , bisogna anzitutto che corrisponda allo stato di maturità che lo spirito umano ha raggiunto in quel momento ed in quella società . Una religione monoteista trionferà , facilmente quando gli intelletti saranno abbastanza progrediti per comprendere come tutti i fenomeni naturali si possano attribuire ad unica causa ed unica sia la forza che regge l ' universo . Il razionalismo potrà essere il fondamento di altre dottrine , quando il libero esame ed i risultati delle scienze naturali e storiche avranno infirmato il contenuto delle religioni rivelate , e la concezione di un Dio , fatto ad immagine e somiglianza dell ' uomo , che interviene arbitrariamente negli eventi umani , apparirà assurda alle classi dirigenti . Nei secoli durante i quali il Cristianesimo si diffuse nell ' impero romano , ancora quasi tutti , pagani e cristiani , credevano nel soprannaturale e nel miracolo ; ma il soprannaturale pagano era già divenuto troppo grossolano ed incoerente , mentre quello cristiano , che , oltre a rispondere meglio ai bisogni dell ' animo umano , era , più sistematico e meno fanciullesco , doveva trionfare . Luciano , perfettamente scettico , che ride di tutti , pagani e cristiani , nel secondo secolo dell ' èra volgare è un ' eccezione . Il pubblico colto di allora nella sua media intelligenza era meglio rappresentato da Celso , che , deista e credente nel soprannaturale e nei miracoli , pure attaccava col ridicolo il Vecchio ed il Nuovo Testamento . Ma , giacché si era posto in questa , via tanto conveniente ad un razionalista , e che , sedici secoli dopo , in circostanze diverso , dovea riuscire così bene a Voltaire , avrebbe dovuto facilmente accorgersi come fosse molto più facile provocare il ridicolo ed anche il disgusto sulle turpi azioni e le puerili baruffe di cui davano spettacolo gli Dei dell ' Olimpo . Ed in verità riesce evidente che da parecchio tempo il paganesimo classico non potea bastare più né al sentimento , né all ' intelletto degli uomini e , come bene osserva il Renan , il mondo romano ed ellenico se non fosse divenuto cristiano si sarebbe convertito al culto di Mitra , o a qualche altra religione asiatica più mistica del Paganesimo classico e meno incoerente . Similmente Rousseau apparve ed ebbe fortuna quando , prima l ' Umanesimo e la Riforma , poi i progressi delle scienze esatte e naturali , infine Voltaire e l ' Enciclopedia , avevano sfatato tatto il mondo cristiano e medioevale , sicché poteva riuscire accetta una , nuova spiegazione razionale , se non ragionevole , delle istituzioni politiche . Se noi esaminiamo la vita di Lutero e di Maometto facilmente possiamo vedere che la Germania e l ' Arabia erano , quando essi apparvero , preparate ad accogliere le loro dottrine . Se teniamo presente che l ' uomo , quando ha una certa cultura , e soprattutto quando non è sotto la pressione assorbente dei bisogni materiali , ha generalmente la tendenza ad interessarsi a qualche cosa di superiore , che riguardi gl ' interessi della società alla quale appartiene e si elevi al di sopra delle cure ordinarie della vita , facilmente ci possiamo accorgere che è assai più facile che una nuova dottrina , possa attecchire colà dove questa tendenza non trova , il suo pascolo nell ' organizzazione politica già esistente ; dove perciò gli entusiasmi , le ambizioni , il desiderio di lottare e primeggiare più difficilmanle riescono ad avere uno sfogo . Certo , ad esempio , il Cristianesimo non si sarebbe rapidamente diffuso quando Roma repubblicana potea offrire ai suoi cittadini le emozioni delle lotte elettorali o quando essa faceva il suo terribile duello con Cartagine ; sicché fu la pace dell ' impero che , attutendo le guerre fra le nazioni , riserbando tutte le pubbliche funzioni ai soli impiegati , preparando un lungo periodo di sicurezza e di ozio politico , rese alla nuova religione il miglior servizio possibile . Similmente la consolidazione dello stato burocratico , che avvenne nel secolo passato , la fine delle guerre religiose , la formazione di una classe colta ed agiata che era esclusa dalle funzioni politiche , fornirono il sostrato che rese possibile prima il movimento liberale e poi quello radicale socialista . Conviene anche ammettere che una nazione si può trovare , di remo così , psicologicamente esaurita o riposata . È lo stesso concetto che , forse con meno proprietà di parola , si esprime quando si dice che un popolo è vecchio o giovane . Quando una società da parecchi secoli non ha subìto rivoluzioni o gravi rivolgimenti politici e si prepara , ad uscire da questo suo lungo torpore , riesce più facile di convincerla che il trionfo di una nuova dottrina , l ' inizio di una nuova forma di governo debbano segnare il principio di un ' èra nuova , dell ' età dell ' oro o del regno della cuccagna , all ' avvento del quale tutti gli uomini debbono diventare buoni e felici . Al contrario è naturale che , dopo una serie di rivolgimenti , l ' entusiasmo e la fede che inspirano i novatori e le novità politiche , diminuiscano di molto e che un certo senso di scetticismo e di stanchezza si diffonda nelle masse . Però questo esaurimento della facoltà di credere e di entusiasmarsi si produce assai più difficilmente di quanto a prima vista possa sembrare . Non solo infatti sfuggono in gran parte alla influenza deleteria della disillusione tutte le dottrine religiose , che si fondano sul soprannaturale , sulla soluzione del problema che riguarda la causa , prima dell ' universo e che rimandano ad un ' altra vita l ' attuazione di un ideale di felicità e di giustizia ; ma anche quelle apparentemente più positivo , che dovrebbero dare i loro frutti in questa vita , resistono assai bene alle smentite che dà loro l ' esperienza quotidiana dei fatti . In fondo le illusioni durano perché , per la quasi totalità degli uomini , l ' illudersi è un bisogno meno materiale , ma non meno sentito di tanti altri ; perciò un sistema di illusioni non si sfata facilmente finché non lo si sostituisca con un sistema nuovo . Alle volte , quando ciò non è possibile , neppure una serie di sofferenze , delle prove terribili , frutto di più terribili esperienze , bastano a far ricredere un popolo ; o meglio l ' accasciamento , più che la delusione , dura finché vive la generazione , che è stata personalmente desolata e decimata ; ma poi , appena le energie sociali si rinfrancano alquanto , se l ' indirizzo delle idee e l ' educazione dei sentimenti non mutano , le stesse illusioni produrranno nuove lotte e nuove sventure . VI . - - L ' attitudine di una dottrina a soddisfare i bisogni dell ' anima umana , oltreché dalle necessità di tempo e di luogo alle quali abbiamo già accennato , dipende anche da condizioni permanenti , da vere leggi psicologiche , che è necessario siano da essa osservate . Anzi è questo il secondo ed importantissimo fattore del successo delle nuove dottrine politiche e religiose deh quale veniamo ora a parlare . Come regola generale un sistema d ' idee , di credenze , di affetti per essere accolto da grandi masse umane , deve rispondere da una parte ai sentimenti più elevati dell ' animo , deve perciò promettere il regno della giustizia e dell ' uguaglianza in questo mondo o nell ' altro , e proclamare che i buoni saranno premiati , i malvagi puniti . Ma nello stesso tempo non sarà male se darà un po ' di soddisfazione all ' invidia ed a quel rancore , che generalmente si , ha contro i forti ed i fortunati , e sarà molto opportuna l ' affermazione che , in questa vita o nell ' altra , verrà un momento in cui gli ultimi saranno i primi ed i primi saranno gli ultimi . Gioverà molto se qualche lato della dottrina che si vuole propagare potrà offrire un rifugio agli animi dolci e buoni , che dalle lotte e dalle delusioni della vita cercano un conforto nel raccoglimento e nella rassegnazione ; sarà pure utile ed anzi indispensabile che essa abbia modo di usufruire e di indirizzare lo spirito di abnegazione e di sacrificio , che in alcuni individui è preponderante , ma la dottrina stessa deve lasciare anche una qualche base all ' orgoglio ed alla vanità . Sicché i credenti devono essere sempre il popolo o la classe degli eletti o almeno devono rappresentare l ' avanguardia del vero progresso . Il Cristiano quindi deve poter pensare con soddisfazione che , al di fuori della propria fede , tutti saranno dannati ; il Bramino deve poter rallegrarsi che egli solo discende dalla testa di Brama ed ha l ' altissimo onore di leggere i libri sacri ; il Buddista deve apprezzare altamente il privilegio di raggiungere più presto il Nirvana , il Maomettano deve con soddisfazione rammentare che egli solo è il vero credente e che tutti gli altri sono cani infedeli in questa vita e dannati nell ' altra , il radicale socialista infine deve esser convinto che sono putridi ed egoisti borghesi o pecoroni ignoranti e servili coloro che non pensano come lui . Così si provvede al bisogno di stimare se stesso ed il proprio culto o le proprie convinzioni e nello stesso tempo a quello di disprezzare ed odiare gli altri . Dall ' odio alla lotta non vi è che un passo , e difatti non vi è setta politica o credenza religiosa che non l ' ammetta , cruenta od incruenta secondo i casi , contro coloro che non accettano i suoi dogmi . Se la scansa assolutamente e predica in tutti i casi mansuetudine e sottomissione è segno che si sente del tutto debole e che troppo rischierebbe ad intraprenderla . Nella lotta , poi trovano pascolo tutti gli appetiti meno nobili ma non meno diffusi del cuore umano : l ' amore del lusso , la libidine di sangue e di donne , l ' ambizione di comandare e prepotere . Certo non si può fare una ricetta con i quantitativi che esigo la soddisfazione di ogni sentimento umano per la fondazione di una duratura setta politica o dottrina religiosa , ma si può affermare con sicurezza che a raggiungere questo scopo è necessaria l ' alleanza di una certa quantità di sentimenti elevati e di passioni basse , di metallo prezioso e di metallo vile ; altrimenti la lega non riesce resistente . Ogni dottrina che non tiene abbastanza conto delle qualità diverse e contraddittorie delle masse umane , ha poca forza di propaganda e , se si vuole diffondere , deve essere nella pratica modificata . Anzi la mescolanza del bene e del male è così ingenita nella natura umana , che un po ' di metallo fino deve esistere anche nella lega di cui sono impastate le associazioni di malfattori e le sette misteriose ed assassine , ed un po ' di metallo basso deve entrare anche in quel complesso di sentimenti , che inspira le comunità degli asceti , che fanno completo sacrificio di sé stessi , ed i gruppi degli eroi . La soverchia scarsezza dei due elementi ha sempre però lo stesso risultato di impedire la larga diffusione della dottrina o della , disciplina speculo , che un dato instituto impone ai suoi membri . Infatti è accaduto ed accade che si formi una setta brigantesca , che predichi il furto , l ' omicidio e la distruzione ; ma , anche in questo caso , noi vediamo che la perpetrazione di questi fatti è colorita con qualche speciosa dottrina politica o religiosa , che serve ad attirare nel sodalizio qualche illuso non del tutto spregevole , il quale col suo briciolo di rispettabilità rende più tollerabile agli altri la loro turpitudine e introduce nel sodalizio quel tanto di senso morale , che è indispensabile perché le bricconate riescano . Esempio di società di questo genere abbiamo negli Assassini , che nel Medio Evo funestarono la Siria e l ' Irak ­ Arabi , nei Thugs o strangolatori dell ' India , negli anarchici militanti d ' Europa e d ' America e forse anche in qualche società secreta della China . Vediamo pure d ' altra parte , che associazioni di uomini si sono costituite nelle quali si è stabilito di rinunciare ad ogni vanità e ad ogni godimento di questo mondo e si è accettato il sacrificio completo della propria personalità in pro del sodalizio o della umanità intera . I conventi dei bonzi e gli ordini religiosi del cattolicesimo sono esempi abbastanza noti di istituti di questa specie . E nondimeno , sebbene essi siano in generale reclutati fra gl ' individui i quali , o per circostanze speciali della vita o per naturale vocazione al sacrificio ed alla rassegnazione , sono più adatti al loro speciale ufficio , pure non si può dire che siano del tutto esenti dalle passioni mondane ; giacché il desiderio di riscuotere l ' ammirazione dei devoti , la voglia che hanno molti individui di primeggiare nell ' ordine e quella , forse ancora più forte , che l ' ordine primeggi sopra i sodalizi rivali , sono molle potentissime , che contribuiscono alla durata di simili associazioni ed alla loro prosperità . gli altri . Non sappiamo se il fatto sia rigorosamente vero , ma la conseguenza che ne trae lo scrittore inglese è certamente esatta . Ma nell ' uno e nell ' altro caso , oltre che un briciolo di bene si è trovato sempre mescolato al male e che un briciolo di male ha sempre intossicato il bene , siamo di fronte costantemente a sodalizi non troppo grandi , e che sopratutto non hanno mai compreso tutti i membri di una grande società umana . Malgrado tutte le speciose giustificazioni del delitto , che si sono escogitate , le sette assassine e ladre non sono state finora che delle vere malattie sociali , che sono riuscite per qualche tempo a terrorizzare ed anche ad influenzare vaste contrade , ma non hanno mai convertito un gran popolo ai loro principii . Anche il convento è stato sempre un ' eccezione e , dove la vita monacale si è estesa ed è diventata un mestiere abituale di una parte notevole della popolazione , essa ha rapidamente tralignato . Le Chiese ebionite , che nei primi tempi del Cristianesimo esigevano che ogni fedele mettesse in comune i propri guadagni e volevano estendere il tipo monacale all ' intera società cristiana , vissero sempre vita stentata e presto dovettero scomparire . Giacché se tesori di abnegazione si possono ottenere da un piccolo numero d ' individui scelti ed educati con acconcia disciplina , lo stesso non è possibile quando si abbia da fare con un ' intiera massa umana , nella quale necessariamente il bene è me scolato al male ed i bisogni e le passioni di ogni genere si fa uno sentire . È perciò che qualunque esperimento di palingenesi sociale per provare qualche cosa dovrebbe essere applicato ad un popolo intero ; dato che se ne trovi uno che si presti ad un simile studio . VII . - - È per queste ragioni che una religione la cui morale è troppo elevata produce tutto al più quei buoni risultati , certo non disprezzabili , che spesso si ottengono quando gli uomini si sforzano di raggiungere un ideale di bene , che è al di sopra delle loro forze l ' attuare , ma nella pratica deve finire sempre coll ' essere poco scrupolosamente osservata . L ' urto continuo fra la credenza religiosa e le necessità umane , fra ciò che si riconosce santo e conforme alla legge divina e ciò che si fa , costituisce la eterna , contradizione , la inevitabile ipocrisia della vita , di molti popoli e non soltanto dei popoli cristiani . Poco prima , che il Cristianesimo diventasse , mercé Costantino , la religione ufficiale dell ' impero romano , il buon Lattanzio esclamava : « Se il vero Dio soltanto fosse onorato ( cioè se tutti si fossero convertiti al Cristianesimo ) , non vi sarebbero più dissensioni né guerre . Gli uomini sarebbero tutti uniti con i legami di pila carità indissolubile , perché essi si riguarderebbero tutti come fratelli . Nessuno macchinerebbe più agguati per disfarsi del suo vicino , ciascuno si contenterebbe di poco e non vi sarebbero più frodi e latrocinii . Come diventerebbe fortunata la condizione degli uomini , che età dell ' oro comincierebbe per il mondo ! » . Doveva essere questa infatti l ' opinione di un cristiano , convinto che ogni credente dovesse porre interamente in pratica i precetti e lo spirito della sua religione e che reputava possibile che questi fossero osservati da un ' intiera società , come lo erano da quelle anime elette che , col sacrificio della loro vita , non rinnegavano la fede davanti le persecuzioni di Diocleziano . Se Lattanzio fosse vissuto solo cinquant ' anni più tardi , forse si sarebbe accorto come nessuna religione basti ad elevare sensibilmente e rapidamente il livello morale di tutto un popolo ; se fosse rinato nel Medio Evo avrebbe potuto accertarsi come adattandosi sempre più alle mutevoli condizioni storiche ed alle esigenze perenni dell ' animo umano , la stessa religione , che aveva dato il martire e che dava il missionario , era buona a produrre pure il crociato e l ' inquisitore . I Maomettani , in generale , osservano il Corano assai più scrupolosamente di come i Cristiani obbediscono al Vangelo . Ma ciò non proviene soltanto dalla loro fede più cieca , che è un effetto della loro maggiore ignoranza scientifica ; ma anche dal fatto che le prescrizioni di Maometto sono moralmente meno elevate , e quindi umanamente più realizzabili di quelle di Cristo . Coloro che praticano l ' Islam si astengono , in generale , molto severamente dal vino e dalla carne di maiale , ma un individuo , che non ne abbia mai gustato , non risente un disagio apprezzabile se è privo di questi alimenti . L ' adulterio è anche fra i seguaci dell ' Islam assai più raro che fra i Cristiani , ma il divorzio è fra i primi molto più facile e Maometto permette di prendere diverse mogli , né proibisce di praticare le schiave . È raccomandato assai ai credenti nell ' Islam di fare l ' elemosina ai compagni di fede e il essere con essi larghi di ogni sorta di aiuti , ma è anche loro inculcato di far la guerra agli infedeli , ed è anzi riputata opera meritoria lo sterminarli in guerra ed il sottoporli a tributo in pace . In fondo nel Corano si trovano perciò prescrizioni per tutti i gusti e , restando fedeli alla sua lettera , ed al suo spirito , si può andare in paradiso per parecchie strade maestre . Non è da dimenticare che qualche credenza islamitica , la quale urta uno degli i istinti più forti e radicati nella natura umana , è quella appunto che meno facilmente riesce ad influenzare la condotta dei Musulmani . Maometto infatti promette il paradiso a tutti coloro che soccombono nella guerra , santa . Ora , se ogni credente conformasse la sua condotta a quanto assicura , il Corano , ogni volta che un esercito maomettano si trova di fronte ai miscredenti dovrebbe vincere o perire fino all ' ultimo uomo . Non si può negare che un certo numero di individui si comporti conforme al detto del Profeta , ma la maggioranza preferisce per ordinario la sconfitta alla morte , benché accompagnata dall ' eterna beatitudine . I Buddisti sono , in generale , osservantissimi dei precetti esteriori della loro religione , però nel metterne in pratica lo spirito e le prescrizioni sanno , come i Cristiani , togliersi di imbarazzo facendo col cielo opportuni accomodamenti . Penultimo re di Birmania fu il saggio ed accorto Meudoume ­ Men : oltre a governare bene i suoi sudditi , egli era molto appassionato per le discussioni religiose e filosofiche , né mancava mai di far venire alla sua presenza tutti gli Inglesi e gli altri Europei di distinzione , che passavano per Mandalay capitale dei suoi Stati . Discorrendo con costoro si sforzava sempre di sostenere la superiorità , della morali buddista su quella delle altre religioni , e non mancava mai di richiamare l ' attenzione dei suoi interlocutori sul fatto che la condotta dei Cristiani non rispondeva ordinariamente ai precetti della loro religione ; e certamente non dovea stentare molto a dimostrare che la maniera come gl ' Inglesi avevano tolto il suo predecessore una parte dei suoi Stati non era in nulla conforme al Vangelo . Egli dal canto suo , essendo stato educato in un monastero di bonzi , era rigido osservatore delle prescrizioni buddistiche ; alla sua corte non era affatto permesso di macellare alcun animale , e gli Europei che lungamente vi soggiornavano , ai quali la dieta esclusivamente vegetale riusciva ostica , erano costretti a cercarvi di nascosto un supplemento nei boschi , dove andavano in traccia d ' uova d ' uccelli . Non avrebbe poi dato giammai , e per nessuna ragione al mondo , l ' ordine di una esecuzione capitale . Infatti , quando la presenza di qualcuno lo incomodava troppo , l ' arguto monarca si limitava a domandare replicatamente al suo primo ministro : il tale è ancora in questo mondo ? E , quando il primo ministro rispondeva finalmente di no , Mendoume ­ Men sorrideva placidamente . Egli non aveva offeso i precetti della sua religione , ma non per questo aveva ottenuto meno il suo scopo , cioè , che un ' anima umana avesse anticipato il cominciamento di quella serie di trasmigrazioni , che la devono condurre alla fusione nell ' anima universale preconizzata dalle credenze buddistiche . Una dottrina essenzialmente virile che ben poco , anzi quasi nulla , concedeva alle passioni , alle debolezze ed anche ai sentimenti umani fu quella stoica . Ma appunto per questo lo stoicismo limitò la sua influenza ad una frazione della classe colta , e le masse restarono completamente estranee alla sua propaganda . La scuola stoica potè quindi in una data epoca contribuire alla formazione del carattere di una parte della classe dirigente dell ' impero romano e ad essa senza dubbio si deve una serie di buoni imperatori ; ma dal momento che i suoi adepti non sedettero più sui gradini di un trono restò completamente inefficace . Impotente a trasformarsi , perché la parte intellettuale e strettamente filosofica aveva in essa quasi totalmente assorbito quella dommatica ed affettiva , non potè contendere l ' impero del mondo romano al Cristianesimo , come non sarebbe riuscita a contenderlo al Mosaismo , all ' Islam ed al Buddismo . Certo non si può affermare che sia indifferente per un popolo l ' abbracciare una qualsiasi religione o dottrina politica . Anzi difficilmente si potrà sostenere che gli effetti pratici del Cristiane simo siano uguali a quelli del Maomettismo o della democrazia sociale . È quindi indiscutibile che una credenza alla lunga può determinare una certa piega nei sentimenti emani le cui conseguenze possono essere grandissime . Ma ciò che ci pare ugualmente i indiscutibile è che nessuna credenza riuscirà a render l ' uomo sostanzialmente diverso da quello che è ; e , per parlare un linguaggio compreso da chiunque , oltre che dagli adepti delle scienze sociali , nessuna lo renderà del tutto buono o del tutto cattivo , completamento altruista od assolutamente egoista . Un adattamento a quella mediocrità morale ed affettiva , che risponde alla media dell ' umanità , è in tutte indispensabile . Coloro che questa verità non vogliono riconoscere ci pare che agevolino il còmpito a quegli altri che , dalla inefficacia relativa dei sentimenti religiosi e delle dottrine politiche , traggono argomento per proclamarne l ' inefficacia assoluta . VIII . - - Resta a parlare dell ' organizzazione del nucleo dirigente e dei mezzi che esso usa per convertire le masse , o mantenerle fedeli ad una data credenza o dottrina . Come il lettore rammenterà , è questo il terzo dei fattori dal quali dipende la riuscita e la durata di qualunque sistema religioso o politico . Come abbiamo già visto , la prima formazione del nucleo dirigente di una nuova dottrina politica o religiosa avviene per coaptazione spontanea ; in seguito la sua organizzazione è basata principalmente su quel fenomeno dello spirito umano , al quale abbiamo pure accennato , che chiameremo mimetismo e consiste nella tendenza che hanno le passioni , i sentimenti e le credenze di un individuo a svilupparsi secondo la corrente , che prevale nell ' ambiente in cui egli moralmente si forma e viene educato . È un fatto perfettamente naturale che , in un popolo arrivato ad un certo grado di cultura , un certo numero di giovani abbia la facoltà di entusiasmarsi per ciò che crede vero e morale , per quelle idee ; in apparenza almeno , generose ed elevate , che riguardano il destino della nazione e dell ' umanità . Questi sentimenti e lo spirito di abnegazione e di sacrificio , che ne è la conseguenza , possono restare allo stato puramente potenziale ed atrofizzarsi od avere uno splendido sviluppo a seconda che siano o no coltivati ; e possono dare frutti diversissimi secondo la maniera diversa come sono coltivati . Nel figlio di un mercante a minuto , che non ha altro contatto che cogli avventori ed i commessi della bottega paterna , è probabile che non abbiano mai occasione di affermarsi o manifestarsi ; a meno che non si tratti di uno di quegli individui superiori e rarissimi , che riescono a formarsi da sé ; mentre un giovane allevato fin dai primi anni religiosamente ed educato in seguito in un seminario cattolico potrà diventare un missionario , che tutta la sua vita consacrerà al trionfo della fede . Un altro , nato in una famiglia blasonata , educato in un collegio militare , e che poi entrerà come sottotenente in un reggimento , dove troverà compagni e superiori imbevuti delle stesse convinzioni , crederà suo dovere primo ed esclusivo d ' obbedire per tutta la vita agli ordini del Sovrano ed all ' occorrenza farsi ammazzare per lui . Un altro infine , venuto su fra antichi congiuratori e rivoluzionari , che da bambino avrà provato entusiasmi e fremiti al racconto di persecuzioni politiche e di episodi delle barricate , la cui cultura intellettuale si sarà formata sugli scritti di Rousseau , di Mazzini o di Marx , crederti : santo il lottare sempre contro l ' oppressione dei Governi costituiti e per la rivoluzione affronterà il carcere ed il patibolo . Tutto ciò accade perché , una volta formato l ' ambiente cattolico ­ ecclesiastico , il burocratico ­ militare , il rivoluzionario , un individuo , un giovane specialmente , che non sia assolutamente d ' intelletto superiore o di animo del tutto volgare , presto entro quell ' ambiente darà alle sue facoltà affettive quella direzione che da esso gli viene indicata ; sicché , a seconda dei casi , si svilupperanno nell ' alunno certi sentimenti anziché altri , lo spirito di ribellione e di lotta , ad esempio , a preferenza di quello di obbedienza passiva e di sacrificio . L ' educazione ( i Francesi direbbero il dressage ) riesce , l ' abbiamo già accennato , sui giovani a prefe rema che sugli adulti , sui caratteri entusiasti e passionati , anziché su quelli freddi , ponderati e calcolatori , sui docili anziché sui ribelli ; tranne nel caso che la dottrina si trovi in un periodo , o sia per la sua essenza tale , che riesca utile di coltivare e sviluppare l ' istinto della ribellione . Una condizione sopra tutte è opportuna e quasi indispensabile perché si raggiunga lo scopo , che abbiamo accennato , dell ' assimilazione cioè degli individui all ' ambiente : che quest ' ambiente sia chiuso a tutte le influenze esteriori , che nessun sentimento e sopratutto nessuna idea al di fuori di quelle che portano la marca , della fabbrica vi penetri . Nel seminario non deve entrare nessun libro posto all ' indice , la filosofia si deve riassumere in S . Tommaso d ' Aquino , la cultura deve esservi essenzialmente teologica e patristica , i racconti che desteranno l ' interesse e serviranno di pascolo alla curiosità dei giovani saranno tolti dalla storia dei martiri e confessori . Nel collegio militare si narreranno le gesta dei grandi capitani , le glorie del proprio esercito e della propria dinastia , l ' educazione e l ' istruzione saranno quelle strettamente necessarie per far conoscere il mestiere delle armi ed apprezzare altamente l ' onore di essere officiale , gentiluomo e servire fedelmente il Re e la patria . Nella conventicola rivoluzionaria non si parlerà che delle vittorie e delle glorie del popolo impeccabile , delle nefandezze dei tiranni e dei loro satelliti , della cupidità e viltà dei borghesi e sarà proscritto qualunque libro elio non sia redatto secondo lo spirito e le vedute dèi maestri . Ogni barlume di equanimità , ogni raggio che porti la luce di altri mondi morali ed intellettuali , il quale penetri in uno di questi ambienti chiusi , vi produce dubbi , titubanze , diserzioni . La storia vera , sincera , obiettiva dei fatti , quella che insegna a conoscere ed a valutare gli uomini indipendentemente dalla loro casta , religione o partito politico , che solo tien conto delle loro debolezze e delle loro virtù , che educa e forma il senso dell ' osservazione e del reale , deve esservi assolutamente interdetta . In fondo non si tratta dunque che di un vero squilibrio dello spirito , che ogni ambiente procaccia , alla recluta elio entro il suo seno viene attirata , alla quale si offre della vita un ' immagine parziale , accuratamente riveduta , circoscritta e corretta , che il neofita prende per quella iutiera e reale . Si esagerano certi sentimenti si comprimono certi altri , si dà del giusto , dell ' onesto , del dovere una idea , se non fondamentalmente errata , certo del tutto incompleta . Però bisogna anche riconoscere che le persone perfettamente equilibrate , che conoscono ed apprezzano tutti i doveri e ad ognuno di essi annettono la giusta importanza , è difficile assai che consacrino tutta la loro vita e la loro energia ad uno scopo particolare e determinato . E la forza di una esagerazione e , se così si vuole , di una illusione collettiva quella che produce i grandi fatti storici e fa muovere il mondo . Se un Cristiano ammettesse che anche senza battesimo si può essere ugualmente onesto e che fosse possibile salvarsi l ' anima rinnegando la propria fede , si sarebbe spento l ' ardore dei missionari e dei martiri ed il Cristianesimo non sarebbe divenuto uno dei grandi fattori della storia umana . Se molti tra i fautori di una rivoluzione fossero ben persuasi che l ' indomani della vittoria lo stato della società non potrebbe essere gran fatto migliorato , e se dubitassero che vi è anche il rischio di peggiorarlo , sarebbe difficilissimo trascinarli sulle barricate . Le nazioni infatti in cui lo spirito critico abbonda e che sono ( in fondo giustamente ) scettiche sugli effetti pratici che possono avere dottrine nuove , non si fanno mai iniziatrici di grandi movimenti sociali e finiscono coll ' essere trascinate a rimorchio dalle altre più facilmente entusiasmatili ; ed , a guardar bene , lo stesso accade fra gl ' individui di ulto stesso popolo , entro il quale i più riflessivi finiscono spessissimo coll ' esser trascinati dai più impulsivi . Dappoiché non sempre accade che i pazzi siano trattenuti dai savi , spesso anzi i primi costringono gli altri a tener loro compagnia . IX . - - Ma una volta passato il periodo eroico di ogni istituzione , quello della prima propaganda , allora la riflessione e gl ' interessi presto reclamano i loro diritti . L ' entusiasmo , lo spirito di sacrificio , la unilateralità di vedute , bastano a fondare religioni e partiti politici , ma non sono sufficienti a diffonderli molto ed a durevolmente conservarli . Allora il reclutamento del nucleo dirigente si modifica o meglio si completa ; poiché accade sempre che fra gl ' individui che lo compongono si entri per considerazioni puramente idealiste , ma l ' età nella quale l ' idealismo è tutto passa presto nella gran maggioranza degli individui umani , e bisogna trovare anche qualche cosa che soddisfi l ' ambizione , la vanità , la sete di godimenti materiali . In una parola , insieme ad un centro d ' idee e di sentimenti , bisogna creare un centro d ' interessi . E qui riappare e ritroviamo di nuovo la teoria della lega del metallo puro col metallo vile , che abbiamo precedentemente enunciata . In un nucleo dirigente veramente bene organizzato tutti i caratteri devono trovare il loro posto : chi vuol sacrificarsi agli altri e chi vuole sfruttare il prossimo a favor suo , chi vuol sembrare potente e chi vuole esserlo effettivamente senza curarsi delle apparenze , chi ama soffrire le privazioni e chi vuol godere i piaceri della vita . Tutti questi elementi fusi e disciplinati sotto un regime forte ed autoritario , entro il quale ogni individuo sa che , finché resterà fedele allo scopo ed all ' indirizzo dell ' istituzione , le sue tendenze saranno appagate , e , se ad essa si ribella , potrà essere moralmente ed anche materialmente distrutto , formano quegli organismi sociali , che sfidano le più svariate vicende storiche e durano per decine di secoli . E la mente ricorre spontanea alla Chiesa cattolica , che di tutti questi organismi è stato ed è il più saldo ed il più tipico , e non si può non restare ammirati di fronte alla complessità ed alla sapienza del suo ordinamento . Il seminarista , il novizio , la sorella di carità , il missionario , il predicatore , il frate mendicante , l ' opulento abate ed il convento aristocratico , il curato di campagna , il ricco arcivescovo , qualche volta anche principe sovrano , il cardinale che prende il passo sui primi ministri , il Papa , fino a qualche secolo fa uno dei più potenti sovrani temporali , tutti in essa hanno il loro posto e la loro ragione d ' essere . Il Macaulay ha fatto rilevare un grande vantaggio , che ha il Cattolicesimo sul Protestantesimo e che sarebbe il seguente : quando in seno al secondo nasce uno spirito entusiasta e squilibrato finisce sempre col trovare una nuova spiegazione della Bibbia e col fondare quindi un ' altra delle tante sette in cui si divide la Riforma ; mentre lo stesso individuo dal Cattolicesimo sarebbe stato perfettamente utilizzato e sarebbe divenuto un elemento di forza anziché di disgregazione . Avrebbe infatti vestito un saio di frate , sarebbe divenuto un famoso predicatore e , nel caso che fosse stato un carattere veramente originale , un cuore davvero caldo , e che i tempi avessero aiutato , se ne sarebbe potuto fare anche un San Francesco d ' Assisi od un Sant ' Ignazio di Lodola . Ora questo esempio , pur così calzante , ci svela solo uno dei tanti modi con cui la gerarchia cattolica sa mettere a profitto tutte le attitudini umane . Si dice che il celibato degli ecclesiastici sia contro natura , e veramente per un certo numero di uomini è sacrificio grandissimo il restar privi di una famiglia legale ; ma d ' altra parte bisogna riflettere che a questo prezzo soltanto si può avere una milizia scevra di affetti privati ed isolata dal resto della società ; e per i caratteri che ad esso sono proclivi , il celibato stesso non esclude certe soddisfazioni materiali . Credono anche molti che la Chiesa sia tralignata e che abbia perduto forza ed influenza perché si è allontanata dalle sue origini e non è stata più unicamente l ' ancella dei poveri . Ma anche questo è un modo di vedere superficiale e quindi erroneo . Forse alla fine del secolo decimonono o al principiare del ventesimo , quando tutti parlano e s ' interessano , o mostrano d ' interessarsi , delle classi diseredate , può convenire anche al Sommo Pontefice di rammentarsi un poco di più che Egli è il servo dei servi di Dio . Ma , tolte certe epoche transitorie , la Chiesa cattolica non sarebbe divenuta quella che è stata , né sarebbe durata tanto tempo in auge , se si fosse conservata sempre una istituzione a puro beneficio dei miseri e popolare soltanto fra gli straccioni . Essa al contrario accortamente ha trovato il modo di farsi apprezzare tanto dal povero che dal ricco : al primo ha offerto elemosine e consolazioni , il secondo ha conquistato colla magnificenza e colle soddisfazioni , che ha saputo procacciare alla sua vanità ed al suo amor proprio . E tanto quest ' indirizzo è stato bene scelto , che tutti i nemici della Chiesa , mentre da una parte le hanno rimproverato il suo lusso e la sua mondanità , d ' altra parte , se sono stati accorti , hanno avuto sempre cura di toglierle , per quanto è stato possibile , influenza e ricchezze ; ed un ' altra , istituzione , che ora in parecchi paesi a combatter la Chiesa cattolica si è tutta consacrata , dal canto suo non manca , di procacciare , per quanto può , soddisfazioni personali e vantaggi materiali ai suoi aderenti . X . - - Organizzato il nucleo dirigente , i sistemi da esso adoperati per conquistare le masse e mantenerle fedeli alla dottrina possono essere vari . Quando non s ' incontrano forti ostacoli esteriori o nella natura stessa di un sistema politico o religioso , possono dare beoni risaltati tanto i metodi di propaganda fondati sulla persuasione e l ' educazione graduale delle turbe , quanto gli altri che ricorrono alla violenza . La violenza è anzi forse il modo più spiccio di far prevalere convinzioni ed idee , ma naturalmente per usarla è ovvio che bisogna essere i più forti . Nel secolo decimonono si è molto diffusa la persuasione che la forza e la persecuzione non valgano a combattere le dottrine fondate sulla verità , alle quali è riserbato l ' avvenire , e che sono del pari inutili contro quelle sbagliate , delle quali la ragione popolare fa giustizia da sé . Or , ci si conceda di esser sinceri , è difficile trovare un concetto più erroneo , perché fondato sopra una maggiore superficialità di osservazioni e sopra una maggiore inesperienza dei fatti storici , di questo che abbiamo ora esposto : esso ci pare uno di quelli che faranno più ridere i posteri alle nostre spalle . Che un simile modo di vedere sia predicato da tutti i partiti e da tutte le sette , che non hanno ancora nelle mani il potere , lo comprende benissimo ; perché l ' istinto del proprio interesse le deve indurre a professare questa opinione ; ma la stoltezza incomincia quando essa è accettata dagli altri . Quid est veritas ? diceva Pilato , e noi cominciamo col domandare che cosa sia una dottrina vera e una dottrina falsa ? Scientificamente parlando , tutte le dottrine religiose , anche quelle più diffuse , sono false , e certo non si sosterrà che il Maomettismo , ad esempio , che ha conquistato tanta parte del mondo , sia fondato sulla verità scientifica . È quindi molto più esatto il dire che vi sono dottrine le quali soddisfano i sentimenti più sparsi e radicati nei cuori umani e che quindi hanno una gran forza di diffusione , e dottrine le quali posseggono in minor grado la qualità accennata , e che quindi , benché dal lato intellettuale possano essere più accettabili , si diffonderanno meno . E , se si vuole , si possono anche distinguere le dottrine la cui diffusione è giovevole agli interessi della civiltà e della giustizia e produce una maggior somma di pace , di moralità , di benessere , dalle dottrine colle quali si può ottenere un effetto contrario ; le quali pur troppo non sono quelle che sempre presentano meno i caratteri della diffusibilità . Noi , ad esempio , crediamo che la democrazia sociale minacci l ' avvenire della civiltà moderna , eppure bisogna riconoscere che essa si fonda sul sentimento della giustizia , sulla invidia e sulla sete dei godimenti ; qualità così diffuse negli uomini , specialmente in quelli presenti , che sarebbe errore grandissimo negare alle dottrine socialiste una gran forza di propaganda . Si rammenta sempre l ' esempio del Cristianesimo che trionfò malgrado le persecuzioni , e del liberalismo moderno che vinse i tiranni che lo comprimevano . Ciò dimostra soltanto che una persecuzione condotta male non può bastare a tutto , e che vi sono forse dei casi in cui la forza stessa non basta ad arrestare una corrente d ' idee ; ma l ' eccezione non può servire di fondamento ad un principio generale . La verità è che quasi sempre se le persecuzioni mal fatte , tardivamente intraprese , condotte con mollezza ed oscitanza , possono anche giovare al trionfo di una dottrina , la persecuzione spietata , energica , che colpisce la dottrina avversaria appena essa si manifesta , è il modo più adatto per combatterla . Il Cristianesimo non sempre nell ' impero romano fu perseguitato energicamente , ebbe lunghi periodi di tolleranza , e le persecuzioni stesse furono di frequente parziali , limitate cioè in qualche provincia ; infine non trionfò definitivamente se non quando un imperatore , che aveva in mano la forza costituita , cominciò a favorirlo . Similmente la propaganda liberale non solo non fu ostacolata , ma fu quasi aiutata dai governi dalla metà del secolo decimottavo fino alla Rivoluzione francese . Combattuta in seguito con intermittenza e non mai contemporaneamente in tutto il mondo europeo , trionfò quando i Governi stessi si convertirono o furono colla forza , interna od esterna , abbattuti . Di fronte a questi due esempi dubbi quanti altri ve ne sono decisamente contrari . Lo stesso Cristianesimo nei suoi inizi difficilmente si diffuse fuori dei confini dell ' impero romano ; in Persia , ad es . , non fu accolto , non solo perché trovò ostacolo nella religione nazionale , ma anche perché vi fu energicamente perseguitato . Colla spada e col fuoco Carlo Magno , durante lo spazio di una generazione , lo impiantò fra i Sassoni . L ' evangelizzazione dell ' impero romano avea richiesto secoli ; pochi anni bastarono a quella di molti paesi barbari , perché una volta convertiti i Re ed i grandi , il popolo in massa chinava la cervice al battesimo . In questo modo molto spiccio la croce fu impiantata nei diversi regni anglo ­ sassoni , in Polonia , in Russia , nei paesi scandinavi ed in Lituania . Nel secolo decimosettimo la religione cristiana , fu quasi spenta nel Giappone mediante una persecuzione spietata e quindi efficace . Colla persecuzione il Buddismo fu sradicato dall ' India sua patria , il Mazdeismo dalla Persia dei Sassanidi ed il Babismo dalla Persia moderna , la nuova religione del Taeping dalla China . mercé la persecuzione sparirono gli Albigesi dalla Francia meridionale ed il Maomettismo ed il Mosaismo furono sbarbicati dalla Spagna e dalla Sicilia . La Riforma religiosa in fondo non trionfò che in quei paesi in cui fu appoggiata dai Governi ed in qualche caso da una rivoluzione vittoriosa . La stessa rapida diffusione del Cristianesimo , che si attribuisce a miracolo , è nulla di fronte a quella ben più rapida del Maomettismo . Il primo in tre secoli si estese per tutto il territorio dell ' impero romano ; il secondo in soli ottanta anni allargò i suoi confini da Samarcanda ai Pirenei . Ma il primo agiva unicamente colla predicazione e la persuasione , il secondo impiegava a preferenza la scimitarra . Del resto il fatto che tutti i partiti politici e tutte le credenze religiose tendono ad esercitare un ' influenza su chi comanda , e , quando possono , a monopolizzare il comando , è la miglior prova che essi , anche se non lo confessano apertamente , hanno l ' intima convinzione che il disporre di tutte le forze più efficaci di un organismo sociale , e specialmente di lino Stato burocratico , sia il modo migliore per diffondere e sostenere le loro dottrine . XI . - - Indipendentemente dall ' uso della forza materiale , sugli altri modi che usano le varie religioni ed i partiti politici per attirare le turbe , per conservare sopra di esse il predominio e sfruttarne la credulità , ci sono da fare osservazioni analoghe a quelle che abbiamo già fatte , relativamente alla necessità che hanno i fondatori di dottrine e le dottrine stesse di adattarsi ad una certa mediocrità morale . I seguaci di ogni sistema politico o religioso usano su questo riguardo rilevare accuratamente le pecche degli avversari , avendo la pretensione di esserne mondi , ma in fatti tutti sono , con molte gradazioni è vero , più o meno intinti della stessa pece . In verità , come abbiamo già accennato , si può essere perfettamente morali finché non si viene in contatto cogli altri uomini e sopratutto finché non si ha la pretensione di gridarli , ma quando si vuole dirigere la loro condotta , allora è necessario far giuocare tutte le loro molle sensibili , sfruttare tutte le loro debolezze , e chi volesse soltanto fare appello ai loro sentimenti generosi sarebbe assai facilmente vinto da altri meno scrupoloso . Gli Stati non si governano coi paternostri , diceva Cosimo dei Medici ( il padre della patria ) : ed invero è difficile assai il condurre le moltitudini secondo certe vedute , quando non si sa all ' occorrenza lusingare le passioni , soddisfare fantasie ed appetiti ed incutere paura . A guardarci bene si vede che le arti usate per adescare le turbe , in tutti i tempi ed in tutti i luoghi , hanno avuto ed hanno una grande analogia , perché è occorso sempre di mettere a profitto le stesse debolezze umane . Tutte le religioni , anche quelle che rinnegano il soprannaturale , hanno il loro speciale stile declamatorio , con cui si fanno le prediche , i discorsi od i sermoni ; tutte hanno per colpire la fantasia il loro rituale e le loro pompe esteriori ; le processioni alcune le fanno coi ceri e salmodiando litanie , altre dietro le bandiere rosse al suono della marsigliese o cantando l ' inno dei lavoratori . Religioni e partiti politici mettono ugualmente a profitto i vanitosi e creano per loro gradi , uffici e distinzioni , ed ugualmente sfruttano i semplici e gli ingenui e gli avidi di sacrificio o di notorietà per creare il martire , e , una volta ottenuto il martire , hanno cura di mantenerne vivo il culto , che serve tanto a rafforzare la fede . Altra volta nei conventi si soleva scegliere il più baccellone dei frati e lo si accreditava come santo , attribuendogli anche miracoli , e ciò allo scopo di aumentare la celebrità e quindi la ricchezza e l ' influenza del sodalizio , le quali erano sapute ben adoperare da coloro che aveano diretto la commedia . Ai giorni nostri sette e partiti politici sono abilissimi nel creare l ' uomo superiore , l ' eroe leggendario , il carattere che non si discute , il quale serve anche esso a mantenere il lustro della congrega e procaccia ricchezze e potere ai furbi che ne fanno parte . Quando il conte zio rammentava al padre provinciale dei cappuccini le marachelle che il padre Cristoforo avea commesse in gioventù : è la gloria dell ' abito , rispondeva di botto il padre provinciale , che uno che al secolo ha potuto far dire di sé , con quest ' abito indosso diventa tutt ' altro . Questa è senza dubbio risposta prettamente fratesca , ma agiscono peggio dei frati partiti e sette politiche , che , purché i loro adepti siano fedeli alla bandiera , ne coprono e ne scusano le peggiori ribalderie . Per essi chiunque porta l ' abito indosso diventa di botto tutt ' altro . Quel complesso di dissimulazioni , artifici e furberie , che va comunemente inteso col nome di gesuitismo , non è proprio soltanto dei seguaci di Loyola ; forse questi ebbero l ' onore di dargli il nome perché lo coordinarono , lo perfezionarono e quasi lo costituirono a sistema ; ma in fondo lo spirito gesuitico non è che una esagerazione dello spirito settario portato alle ultime conseguenze . Tutte le religioni e tutti i partiti , che , con più o meno sincerità iniziale d ' entusiasmo , si sono prefissi di condurre gli uomini secondo un dato scopo , hanno , con maggiore o minor temperanza , usato modi analoghi a quelli dei Gesuiti e qualche volta forse anche peggiori . Il principio che il fine giustifica i mezzi si è adottato per il trionfo di tutte le cause e di tutti i sistemi sociali e politici ; per tutti i partiti , come in tutti i culti , vige l ' usanza di giudicare uomini grandi solo quelli che militano nelle loro file , gli altri tutti essendo bricconi o cretini ; e , quando peggio non si può fare , si mantiene un ostinato silenzio sui meriti degli individui , che stanno fuori della chiesa o della chiesuola . Tutti i settari praticano l ' arte di mantenere formalmente e letteralmente la parola data violandola nella sostanza ; tutti conoscono il modo di torcere la narrazione dei fatti a loro profitto ; tutti sanno trovare i caratteri semplici e timorati e conoscono le vie di cattivarsene la fiducia ed averne aiuti e sussidi per l ' idea e per le persone che la rappresentano e ne sono gli apostoli . Purtroppo perciò anche se i Gesuiti sparissero il gesuitismo resterebbe ; e basta guardarsi un poco attorno per essere convinti di questa verità . XI . - - E difficile assai che venga un giorno in cui le lotte e le gare fra religioni e partiti diversi debbano finire ; ciò sarebbe possibile quando tutto il mondo civile appartenesse ad unico tipo sociale , ad unica religione , e non vi fossero più dispareri sul modo di raggiungere un miglioramento sociale . Or , senza accogliere le teorie di qualche autore tedesco che ammette la necessità dei partiti politici , perché rispondono alle varie tendenze , che si manifestano nelle diverse età , dell ' uomo , noi possiamo facilmente constatare che qualunque nuova religione , qualunque nuovo indirizzo politico , che arrivano a raggiungere un certo successo , si suddividono ordinariamente in altre sette ; nelle quali gli istinti della disputa e della lotta trovano il loro sfogo , e che combattono fra loro collo stesso zelo e lo stesso accanimento , che prima adoperavano contro le religioni ed i partiti avversari . I numerosi scismi e le eresie continuamente ripullulanti del Cristianesimo , del Maomettismo e di tante altre religioni , lo divisioni che già , nascono in seno alla democrazia , sociale , ancor lontana , dal suo trionfo , che forse non raggiungerà mai , provano la difficoltà straordinaria di attuare quell ' universalità , di un solo mondo morale ed intellettuale , alla quale abbiamo accennato . Del resto , ammesso anche che essa , si possa facilmente conseguire , non ci pare desiderabile : finora la libertà , di pensare , osservare e giudicare serenamente e spassionatamente uomini e cose è stata possibile , sempre , s ' intende , per pochi individui , solo in quelle società il dominio delle quali è stato conteso da diverse correnti religiose e politiche . Questa stessa condizione , abbiamo già visto al capitolo quinto , essere indispensabile quasi per ottenere quella maggior giustizia nei rapporti fra governanti e governati , che è compatibile coll ' imperfetta natura umana , il che sarebbe ciò che comunemente viene inteso per libertà politica . Nelle società infatti nelle quali la scelta fra più correnti religiose e politiche non è più possibile , perché una sola è riuscita ad imporsi esclusivamente , il pensatore isolato ed originale deve tacere , e , al monopolio morale ed intellettuale , si unisce infallibilmente quello politico a pro di una casta o di una sola forza sociale . Base delle moderne dottrine massoniche è la credenza , che l ' uomo tende a divenire fisicamente , intellettualmente e moralmente sempre più sano ed elevato , e che solo l ' ignoranza e la superstizione , che hanno generato le religioni dommatiche , lo hanno allontanato e lo allontanano dal seguire questa via , che sarebbe per lui la più naturale , e lo hanno spinto alle persecuzioni , alle stragi , alle lotte fratricide . Un simile modo di vedere non ci pare accettabile . Quelle che ora molti chiamano superstizioni , tutte le religioni rivelate , non sono state certo insegnate all ' uomo da un Ente extra umano , ma furono create dagli uomini stessi e nella natura umana hanno trovato il loro alimento e la loro ragion d ' essere . Esse non sono che solo in parte , e qualche volta minima , responsabili delle lotte , delle stragi e delle persecuzioni , dovute spesso più alle passioni degli uomini che ai dommi che le religioni insegnano . Anzi crediamo che la scusa dei tempi e dei fanatismi religiosi e politici non valga a togliere , innanzi la storia imparziale , che una piccola frazione della responsabilità individuale per gli eccessi di ogni genere ; perché in ogni tempo , in ogni religione , in ogni dottrina , ciascuno può e sa trovare quella tendenza , che alla sua indole è più confacente . E tanto ciò è vero che il Maomettismo non impedì a Saladino di essere umano e generoso anche cogli infedeli , come il Cristianesimo non mitigò la ferocia di Riccardo cuor di leone ; che la stessa religione , che diede Simone di Monfort e Torquemada , diede pure S . Francesco d ' Assisi e Santa Teresa , che nello stesso anno 1793 , in cui vissero ed operarono Marat , Robespierre e quel convenzionale Carrier , che a Nantes faceva annegare a migliaia i bambini dei Vandeisti , il capo vandeista Bon champs , ferito , al letto di morte implorava ed otteneva la vita e la libertà di quattromila prigionieri repubblicani , che i suoi commilitoni volevano moschettare . Del resto lotte vivissime si sono avute , e persecuzioni e stragi , nell ' ultimo secolo , si sono perpetrate in nome di altre dottrine , che non hanno alcun fondamento nel soprannaturale e proclamano la libertà , l ' uguaglianza e la fratellanza di tutti gli uomini . In verità il sentimento , che nasce spontaneo da una rapida e spregiudicata sintesi della storia dei popoli , è la , compassione per le qualità contradittorie della povera razza umana : così ricca di abnegazione , così pronta alle volte al sacrificio individuale e nella quale , nello stesso tempo , ogni tentativo più o meno indovinato , e qualche volta non indovinato affatto , per raggiungere un miglioramento morale e quindi materiale , va unito allo sfrenarsi di odii , di rancori , delle passioni peggiori . Tragico destino quello degli uomini : i quali , pur aspirando sempre a conseguire ed attuare il bene , trovarono nello stesso tempo il modo di scannarsi e perseguitarsi a vicenda , fino a ieri , per l ' interpretazione di un dogma o di un passo della Bibbia ; hanno continuato a scannarsi ed a perseguitarsi oggi per inaugurare il regno della libertà , dell ' uguaglianza e della fratellanza ; e forse si scanneranno , si perseguiteranno , si martirizzeranno atrocemente domami , quando , in nome della democrazia , sociale , si vorrà fare sparire dal mondo ogni traccia dì violenza e d ' ingiustizia . CAPITOLO VIII . Le rivoluzioni . I . Carattere delle rivoluzioni nelle città elleniche e nei Comuni medioevali . - - II . Guerre civili e rivoluzioni in Roma antica , nell ' Europa feudale e nei paesi maomettani . - - III . Rivoluzioni in China . - - IV . Insurrezioni di carattere nazionale . - - V . Insurrezioni rurali in Europa . - - VI . Rivoluzioni tipiche della Francia moderna . - - VII . Condizioni per la riuscita di queste rivoluzioni . I . - - Abbiamo esaminato i modi come si formano e si affermano le correnti d ' idee , di sentimenti e di passioni , che ordinariamente influiscono a mutare l ' indirizzo delle società umane . Resta a vedere in qual maniera queste correnti riescano talora materialmente ad imporsi : mediante l ' uso della forza , cambiando anche gli individui che stanno al potere e facendo si che essi rappresentino i loro principii . Simili mutamenti , nelle società che hanno raggiunto un certo sviluppo nella loro organizzazione , possono avvenire o per iniziativa o almeno col consenso di quella frazione della società , alla quale suole essere affidata la tutela di tutto il corpo politico e che , nei casi ordinari , ha il monopolio delle armi , oppure per opera di altri elementi e forze sociali , che quella frazione riescono a vincere . Allora ha luogo quel fenomeno , abbastanza frequente nella storia contemporanea , che comunemente chiamasi rivoluzione e che sarà ora nostro cómpito di brevemente analizzare . I rivolgimenti dei piccoli Stati , nei quali l ' organizzazione burocratica non esiste o è assolutamente embrionale , non hanno che un ' analogia del tutto apparente con quelli dei grandi e sopratutto colle rivoluzioni moderne . Nell ' antichità classica , ad esempio , quando un tiranno diveniva padrone di una città , oppure un ' oligarchia si sostituiva alla democrazia , e spesso anche quando il tiranno o l ' oligarchia venivano rovesciati , in fondo si trattava sempre di una cricca , più o meno numerosa , che , nella direzione della cosa pubblica , ne sostituiva un ' altra . Rasando lo Stato greco funzionava regolarmente , tutta la classe governante , cioè tutti coloro che non erano né schiavi , né stranieri domiciliati , né operai manovali partecipavano alle funzioni politiche . Quando si stabiliva il regime tirannico , ovvero oligarchico , o anche duella degenerazione della democrazia che dicevasi oclocrazia , allora una frazione di questa classe usurpava per sé tutto il potere a detrimento del l ' altra , che veniva in parte uccisa , in parte spogliata dei beni ed esiliata . Alla loro volta i vincitori dovevano temere le rappresaglie dei vinti , i quali se riuscivano a superarli li trattavano alla stessa maniera . La lotta era quindi condotta a base di forza e di furberia , cogli assassinii e le sorprese , e le parti in lizza spesso ricorrevano all ' appoggio degli stranieri o di qualche pugno di mercenari e , una volta vittoriose , usavano occupare la rocca e togliere le armi a tutti coloro che non erano fra i loro accoliti , e queste , essendo allora abbastanza costose , non si potevano facilmente rimpiazzare . Raro avveniva , come nel caso delle imprese condotte da Pelopida ed Epaminonda a Tebe e da Timoleone a Siracusa , che si profittasse della vittoria per stabilire un regime meno sanguinario e violento , ed in questo caso la benefica innovazione durava solo quanto l ' influenza personale o la vita di colui , che ne era stato autore . Qualche altra volta invece la fazione usurpatrice riusciva a mantenersi al potere per più di una generazione , come avvenne per i Pisistraditi e per i due Dionigi . Agatocle , uno dei peggiori tiranni del mondo greco , mori vecchio ed era , arrivato al potere da giovane , e pare che solo il veleno sia riuscito ad abbreviare la sua vita ed il suo governo . Nei Comuni italiani , la cui organizzazione politica somigliava a quella della classica Grecia , rivissero le abitudini dell ' antico Stato ellenico : una fazione con a capo un signore sbandiva gli avversari o li assassinava , e in tutti e due i casi s ' impadroniva dei loro beni ; spesso bisognava sopraffare per non essere sopraffatti . Ordinariamente le due famiglie più ricche e potenti del Comune se ne contendevano armata mano la supremazia ; anche esse , come gli antichi capi ­ parte greci , appoggiandosi , quando potevano , agli aiuti stranieri ed ai mercenari . Così Torriani e Visconti si disputarono il possesso di Milano e la scena , con poche varianti , si ripetè nei Comuni minori . Paci , tregue , intenerimenti religiosi , provocati da frati e da cittadini dabbene , come quello che racconta il buon Dino Compagni , non ottenevano che un effetto momentaneo e , peggio ancora , spesso non erano che arti colle quali i più ribaldi sopraffacevano i meno malvagi assalendoli quando erano impreparati e indifesi . Col Rinascimento i costumi si fecero meno armigeri , la lotta in campo aperto più rara , ma la perfidia ed il tradimento diventarono ancor più sottili e con il lungo uso furono quasi innalzati all ' altezza di scienza . In qualche città prevalsero i così detti modi civili : in Firenze i potenti , ad esempio , si strinsero fra loro con parentadi , mantennero un certo equilibrio e conservarono la preponderanza riempiendo le borse ( ora sarebbero le liste elettorali ) con i loro clienti . Questa fu la politica che segui l ' oligarchia mercantile con a capo gli Albizzi finché fu vivo Niccolò d ' Uzzano e quella che segui Cosimo dei Medici coi suoi consorti , sebbene , all ' occorrenza , sapesse usare altri mezzi . Altrove , nelle Romagne e nell ' Umbria , le lotte si prolungarono fin dopo il 1500 , come tra veri masnadieri . A Perugia gli Oddi , cacciati dai Baglioni , li sorpresero di notte ; ma i Baglioni combatterono perfino in camicia e non si fecero sopraffare ; vittoriosi poi si sterminarono fra di loro . Oliverotto da Fermo ottenne la signoria della sua città trucidando , a capo della sua compagnia di ventura , suo zio ed i maggiorenti del luogo , che l ' avevano invitato ad amichevole banchetto . Tanto nelle lotte civili delle città greche , quanto in quelle dei Comuni italiani , la temperanza e l ' umanità poco potevano giovare , la prevalenza dovea ordinariamente restare ai più pronti ed ai più furbi , a coloro che meglio sapevano fingere e meno pativano di scrupoli . Anche il caso fortuito avea una gran parte nella buona riuscita di un ' impresa e si raccontano in proposito molti episodi romanzeschi . Un cane che latrava , un ' ubbriacatura presa qualche ora prima o dopo , una lettera letta a tempo o rimandata chiusa per l ' indomani , decidevano del successo di un colpo di mano ; come avvenne quando Epaminonda e Pelopida s ' impadronirono di Tebe ed Arato di Sicione . È da notare poi che , tanto le lotte civili che tormentarono gli Stati greci , quanto quelle che dilaniarono i Comuni italiani non contribuirono sensibilmente a maturare alcun vero cambiamento sociale . Mutavano i governanti , ma la società , chiunque trionfasse , rimaneva quasi sempre organizzata alla stessa maniera . I grandi fattori storici , la scienza e l ' arte ellenica , l ' emancipazione dei servi della gleba , il rinascimento artistico e letterario , si svolsero indipendentemente dalle gare sanguinose , che turbarono la Grecia e l ' Italia . Tutto al più le guerre civili non poterono influire che a ritardarne lo sviluppo , simili in ciò alle guerre esteriori , rendo ed abbattendo un paese ne ostacolano economici ed intellettuali . Qualunque scienza politica , basata poi esclusivamente sull ' osservazione dei periodi storici ai quali abbiamo accennato , non potea riuscire che incompleta e superficiale . E tale è appunto quella che si rivela nella famosa opera di Machiavelli intitolata il Principe , troppo vituperata , troppo lodata , ed alla quale in ogni caso si è attribuita soverchia importanza .. Al giorno d ' oggi un osservatore , che tenesse mente al modo come nelle Borse , nelle Società anonime , e nelle Banche si fanno e si disfanno le fortune private , potrebbe facilmente scrivere un libro sull ' arte di arricchirsi , nel quale dovrebbe probabilmente dare consigli tali sui modi di parere onesto e di non esserlo e di rubare scansando la Corte d ' assise , da far diventare facezie innocenti i precetti che si trovano nel libro del segretario fiorentino . Ma , l ' abbiamo già accennato , un simile lavoro non farebbe parte della scienza economica , come l ' arte di arrivare al potere e restarci , in date condizioni sociali , non è la scienza politica . E che non si tratti di scienza , cioè di grandi leggi psicologiche che si ritrovano in tutte le grandi società umane , è provato dal fatto che i suggerimenti del Machiavelli potevano giovare forse a Ludovico il Moro od a Cesare Borgia , come probabilmente avrebbero servito a Dionigi , ad Agatocle ed a Giasone di Fere , ai dey di Algeri , ad Ali Tebelen ed anche a Mehemet Alì , quando questi esclamava che l ' Egitto era all ' asta e sarebbe rimasto a colui che avrebbe speso l ' ultima somma e dato l ' ultimo colpo di sciabola ; ma agli uomini politici dell ' Europa moderna od a quelli della Repubblica romana avrebbero apportato un sussidio molto scarso . Sebbene , a scanso di equivoci , convenga confessare che la rettitudine , l ' abnegazione e la buona fede forse in nessun luogo ed in nessun tempo siano state e siano le qualità più adatte per conseguire il potere e conservarlo . Dopo guanto abbiamo già esposto non occorre neppure di far rilevare che negli Stati moderni , di organizzazione molto complicata , assai più vasti degli antichi e poggiati sulla burocrazia e gli eserciti stanziali , è impossibile compire le rivoluzioni mediante uno o più colpi di pugnale od organizzando bene una sorpresa od un ' imboscata : perciò i rivoluzionari moderni inspirandosi a quelli classici commettono un grossolano anacronismo . Ciò non vuol dire però che le reminiscenze classiche siano affatto inutili , perché esse sono sempre molto adatte a riscaldare i cervelli dei giovani ed a mantenere l ' ambiente rivoluzionario , e , fin dall ' epoca del Rinascimento , furono in questo senso abilmente sfruttate . Se il regicidio infatti ora non basta a rovesciare un Governo , l ' assassinio politico può sempre servire a spargere la titubanza ed il terrore nei capi della classe governante ed a renderne meno energica l ' azione ; inoltre , siccome quasi tutti gli assassini politici soccombono nell ' esecuzione delle loro imprese , così diventano martiri di un ' idea , ed il culto che loro si viene ti tributare è uno dei mezzi meno onesti , ma non meno efficaci , per mantenere una propaganda rivoluzionaria . II . - - Roma repubblicana fu in complesso lo Stato antico in cui la difesa giuridica fu meglio assicurata e le lotte civili perciò meno sanguinose e più rare . Durante i lunghi contrasti fra patrizi e plebei , nel foro non mancarono i tumulti e qualche volta si trascorse anche fino alle pugnalate , qualche altra volta accadde che una mano di facinorosi occupasse di sorpresa il Campidoglio , ma , per secoli interi , non ci furono fazioni che usurpassero violentemente il potere trucidando ed esiliando gli avversari . Quando furono uccisi i Gracchi per ben due volte lo svolgersi legale delle votazioni fu impedito col sangue , e quando poi fu violentemente rivocata la deliberazione dei comizi , che affidava , il comanda della guerra d ' Asia a Silla , avvenne che questi , con esempio nuovo , entrasse in città a capo di un esercito . Giacché le legioni , militando lungamente fuori d ' Italia , aveano acquistato il carattere di eserciti stanziali ed erano divenuti tali da potere essere strumenti ciechi in mano dei loro capi . Sicché fra eserciti regolari si combatterono poi le guerre civili , ed il capo dell ' ultimo esercito che in queste guerre fu vittorioso , Ottaviano Augusto , mutò stabilmente la forma di governo e diè principio alla monarchia burocratica e militare . D ' allora in poi le soldatesche regolari si arrogarono il diritto di mutare non già la forma , ma il Capo del Governo . Nell ' Europa feudale , ed in generale in tutti i popoli feudalmente organizzati , le lotte civili e le rivoluzioni assunsero ed assumono sempre il carattere di guerre fra le fazioni in cui si dividevano o si dividono i baroni o capi locali . Così avveniva che in Germania all ' elezione di un nuovo imperatore spesso si formassero fra i baroni e le città , libere due partiti , che si combattevano a vicenda , ognuno seguendo il sovrano di sua scelta che proclamava legittimo . Altrove , come in Sicilia all ' epoca delle lotte fra la nobiltà latina e la catalana , le parti contendenti si disputavano il possesso persona del Re o del principe o principessa ereditaria , giacché questo possesso dava il modo ad una fazione di mettersi sotto lo scudo della legittimità o di proclamare ribelli e felloni gli avversari . Per analoghe ragioni in Francia Borgognoni ed Armagnacchi si contendevano il possesso della persona del Re o del Delfino . Altre volte i baroni si schieravano sotto gli stendardi di due dinastie rivali , come avvenne in Inghilterra durante la guerra delle due Rose . Quando poi tutta o quasi tutta la nobiltà si sollevava unanime contro un sovrano , allora la rivoluzione era presto compiuta ed il Re veniva , agevolmente sbalzato e ridotto all ' impotenza ; quest ' ultimo caso , non raro in tutti i regimi feudali , accadde con una certa frequenza nella Scozia . Come nelle lotte civili degli Stati greci e dei Comuni italiani , così pure in quelle intestine fra i baroni dello stesso regno , la parte vincitrice soleva , quando ciò era possibile , spossessare i vinti dei loro feudi , che distribuiva fra i suoi accoliti . Se gli assassinii e sopratutto gli avvelenamenti erano più rari , ai vinti , quando non perivano sul campo di battaglia , sovrastava spesso la scure del carnefice . Tutta la nobile famiglia Chiaramonti peri a Palermo sul palco fatale ; sul palco e sui campi di battaglia fu sterminata quasi tutta la vecchia nobiltà inglese durante le successive vittorie e sconfitte delle due case di Yorck e di Lancaster . In Francia parecchi capi Armagnacchi furono assassinati , altri uccisi a furor di popolo dalla plebe di Parigi , ed assassinato alla sua volta moriva Giovanni senza paura duca di Borgogna . Nei paesi maomettani , non tenendo conto degli intrighi di serraglio , che producono la deposizione e la morte di un sultano e ne elevano un altro , le rivoluzioni propriamente dette , mentre da un lato hanno molta analogia con le lotte che si combattevano nell ' Europa feudale , dall ' altro racchiudono spesso i germi di un movimento , che ora chiameremmo socialista , nascosto e dissimulato da una riforma religiosa . Difatti , malgrado che gli sforzi di molti sovrani orientali ed africani per circondarsi di truppe regolarmente assoldate siano alle volte abbastanza riusciti , pure , nella maggioranza delle popolazioni musulmane , specialmente in quelle che abitano la campagna e che menano una vita più pastorale che agricola , l ' antichissima organizzazione delle tribù si è conservata , e l ' insurrezione dei capi di esse , come quella dei baroni europei , per sostenere un pretendente al trono od i diritti di una nuova dinastia è rimasta sempre un fatto possibile . Fra le tribù stesse poi può sempre sorgere un novatore , il quale pretenda di ricondurre l ' Islam alla primitiva purezza e predichi una riforma religiosa , ed allora , se la sua propaganda è seguita dal successo , si ha la rivoluzione religiosa e sociale . Giacché nei paesi orientali ed anche nel nord dell ' Africa , se non vi é la lotta di classe fra capitalisti e proletari , che si vorrebbe inaugurare nell ' Europa moderna , si è mantenuto per diecine di secoli e dura sempre il sordo antagonismo fra le tribù povere e brigantesche del deserto e della montagna e quelle più ricche , che abitano i fertili piani , e più ancora fra le prime , e le imbelli e doviziose popolazioni delle città . Né si può dire che l ' Islam non offra appiglio al risorgere del vecchio spirito egalitario dispregiatore delle ricchezze e dei godimenti , che già troviamo in alcuni profeti ebraici , in Isaia ed in Amos il mandriano di Tecoa . Se Maometto non disse che era più facile che un carrello passasse attraverso la cruna di un ago anziché un ricco andasse in Paradiso , era però assai amante della semplicità dei costumi , e delle gioie di questo mondo non pregiava che le donne ed i profumi . Una volta che si presentarono a lui come ambasciadori ottanta cavalieri dei Beni ­ Kende , tribù recentemente convertita all ' Islamismo , in magnifico arnese con abiti di seta , egli fece subito loro osservare che la nuova religione non permetteva il lusso , e quelli stracciarono subito le ricche vestimenta . Il secondo califfo Omar , che conquistò tante terre e tanti tesori , desinava frugalmente per terra , e , quando morì , lasciò per eredità personale un solo abito e tre dramme . Così si spiega facilmente come nella Barberia , durante l ' undecimo e dodicesimo secolo , le vecchie dinastie arabe venissero vinte e spossessate dalla riforma religiosa degli Almoravidi , che alla loro volta furono rovesciati da una nuova riforma religiosa , detta degli Almohaidi . In tutti e due i casi le tribù del deserto o della montagna caldeggiarono le dottrine riformatrici e si sovrapposero alle popolazioni più colte e più ricche del Tell o zona marittima . Elementi consimili si possono facilmente trovare nella setta dei Wahabiti dell ' Arabia e nelle più recenti fortune del Mahadismo dell ' alto Nilo . Va da sé che come i prischi Saraceni , una volta padroni delle ricche contrade della Siria , della Persia , e dell ' Egitto , dimenticarono la frugalità dei Sarabehoni , ossia degli uomini che avevano conosciuto il Profeta , qualcuno dei quali nella sua vecchiaia ebbe campo di scandalizzarsi per il fasto spiegato dai califfi Ommiadi di Damasco , che fu poi superato dai califfi Abbassidi di Bagdad ; così anche nel caso degli Almoravidi ed Almohaidi , la natura umana presto trionfò dell ' ardore settario . Anche questi infatti , una volta in possesso delle reggie di Fez e di Cordova , obliarono la vita semplice che avevano praticato e predicato negli altipiani al di là dell ' Atlante , ed adottarono tutte le raffinatezze del lusso orientale . Se risultati perfettamente identici non hanno dato i Wahabiti , i Mahdisti ed altre sette maomettane , ciò è avvenuto per la minor fortuna che finora esse hanno avuto . III . - - In China le rivoluzioni ed i rivolgimenti violenti non sono stati rari , ci riesce però ancora difficile di apprezzare le cause sociali di quelli molto antichi . Sappiamo che l ' Impero Celeste è passato attraverso regimi economici e politici diversi , che da Stato feudale , che era prima , è diventato uno Stato burocratico ; a seconda di questi cambiamenti hanno dovuto , certo cambiare i motivi e le forme delle ribellioni . Ci è noto gusto : che , quando l ' educazione di una dinastia era molto decaduta , quando principi fiacchi facevano governare le donne e gli eunuchi o perdevano il tempo a cercare la bevanda dell ' immortalità , e gli abusi dei funzionari oltrepassavano certi limiti , allora qualche governatore ribelle o qualche ardito avventuriero , posti a capo di bande d ' insorti , battevano qualche volta le truppe del Governo , aiutati dall ' universale malcontento , spossessavano la vecchia e fondavano una nuova dinastia . La quale conservava una maggiore energia per qualche generazione , finché anch ' essa s ' infiacchiva e di nuovo si accentuavano gli antichi abusi . Le invasioni dei barbari del settentrione e dei Tibetani occasionarono ed agevolarono spesso questi cambiamenti . Quando poi il paese intiero cadde sotto la dominazione dei Mongoli , col tempo maturò una di quelle potentissime reazioni dello spirito nazionale , che spesso si accentuano fra i popoli di antica civiltà , come avvenne nell ' antico Egitto colla cacciata degli Hiqsos , e come in questo secolo è accaduto in Grecia ed in Italia . Alla fine del secolo decimoquarto un gruppo di uomini entusiasti ed energici , con a capo il bonzo Rong ­ ou , sollevò lo stendardo della rivolta contro i Mongoli ed , aiutati dall ' esplosione del sentimento nazionale , che avvenne in tutta la China , riuscirono a ricacciare i barbari al di là della grande muraglia . Rong ­ ou fu il fondatore della dinastia dei Ming , che governò il paese fino allo scorcio del secolo decimosettimo . Durante il secolo decimonono la China , diventata uno Stato quasi completamente burocratizzato , ebbe un ' altra , rivoluzione che , sebbene non sia riuscita , pure merita , di essere ricordata , ed è importante sopratutto per l ' analogia che offre con quella che aveva messo sul trono il bonzo Rong ­ ou . In seguito al disordine che la guerra cogli Inglesi , terminata cogli svantaggiosi trattati del 1842 e 1844 , produsse in tutto l ' impero , una rivolta contro la dinastia straniera dei Tartari Manschù scoppiò nelle vicinanze di Nankin , l ' antica capitale dei Ming , il cuore del nazionalismo chinese . La cacciata dello straniero e la fondazione di una nuova religione , nella quale i dorami del Cristianesimo erano curiosamente mescolati ed adattati alle idee filosofiche ed alle superstizioni popolari dei Chinesi , fornirono la base morale della rivoluzione . Un maestro di scuola , letterato d ' infima classe , una specie di spostato , che rispondeva al nome di Rong ­ Sieou ­ Tsien , ne fu il capo supremo ; attorno a lui un gruppo di uomini energici , intelligenti , ambiziosi ne secondarono i primi movimenti e lo aiutarono tanto nell ' escogitare il sistema religioso e filosofico accennato , quanto nel dirigere le prime imprese dell ' insurrezione . La macchina burocratica chinese era allora profondamente scossa per le sconfitte toccate e la inferiorità manifestata di fronte agli Europei , i popoli erano malcontenti , sicché i primi successi dei ribelli furono rapidissimi . Entrati in Nankin nel 1853 , essi vi proclamarono il Taè ­ ping , cioè l ' éra della pace universale , e nello stesso tempo Rong ­ Sieou ­ Tsien , che certo non era un uomo volgare , fu assunto al grado di Imperatore Celeste e capo ­ stipite della nuova dinastia nazionale . Siccome però , anche in China , la forza bruta necessaria alla riuscita delle rivoluzioni si trova a preferenza nella feccia della società , i gregari dell ' esercito che dovea inaugurare la pace universale si reclutarono a preferenza fra i soldati disertori , i delinquenti sfuggiti alla giustizia , e , in generale , fra tutti i vagabondi e gli spostati , che abbondano nelle grandi città tanto chinesi che europee . Ben tosto i capi furono impotenti a frenare gli eccessi dei loro seguaci , e le bande del Taè ­ ping portarono dappertutto il saccheggio , la desolazione , la strage . Le mosse stesse della insurrezione non furono più dirette da un pensiero politico , ma dalla libidine del furto e del sangue , ed i paesi che essa dominava subirono tutti gli orrori di una vera anarchia . La nuova guerra coll ' Inghilterra e colla Francia scoppiata il 1860 e la insurrezione dei Maomettani del nord ­ ovest prolungarono per parecchi anni questo stato di cose , ma appena il Governo chinese , liberatosi in parte dai suoi imbarazzi , potè spedire forze considerevoli contro i ribelli , questi , che ornai aveano per duto interamente la simpatia delle popolazioni , si trovarono ridotti a mal partito . Nankin fu accerchiata , quasi tutti i primi compagni di Rong ­ Sieou ­ Tsien , i soli capaci di vedute politiche e larghi concetti , erano periti , e questi , attorniato da una massa raunaticcia pronta a saccheggiare come a tradirlo , disperando di resistere ancora , si avvelenò nel suo palazzo il 30 giugno 1864 . Venti giorni dopo le truppe imperiali , padrone di Nankin , decapitavano il giovane figlio del defunto capo dei ribelli , e soffocavano atrocemente nel sangue una rivolta che tra il sangue si era mantenuta . Adunque , anche nel Celeste Impero , come nei paesi maomettani e come in gran parte è accaduto in Europa , l ' idealità della concezione politica , in nome della quale nacque la rivoluzione , si turbò e si perdette quasi interamente appena si entrò nel periodo della sua attuazione . Ed un altro punto di contatto possiamo trovare fra la insurrezione del Taè ­ ping e quelle europee nel fatto che anche in China il movimento rivoluzionario fu preceduto e preparato dalle società secrete . Infatti , fin dal secolo decimottavo , si è avvertita colà l ' opera di associazioni occulte , che mantengono vivo il malcontento del popolo e l ' odio contro la dinastia straniera . Esse del resto sono sopravvissute alla rivolta , che avevano contribuito a suscitare . Pare anzi che all ' opera loro si debbano gai assassinii di parecchi europei , diretti a suscitare al Governo di Pechino imbarazzi colle Potenze occidentali , e che a queste società siano affiliati , proprio come accade in paesi molto più noti della China , patrioti ardenti e disinteressati , malfattori che del legame settario si valgono per procacciarsi l ' impunità , e perfino funzionari che ne approfittano alle volte per far carriera . IV . - - Fra le rivoluzioni europee hanno un carattere speciale quelle che rappresentano la reazione di un popolo sottomesso verso il popolo oppressore . Tali furono l ' insurrezione della Svezia contro la Danimarca sotto Gustavo Wasa , quella dell ' Olanda contro la Spagna , della Spagna stessa contro la Francia nel 1808 , della Grecia contro la Turchia , dell ' Italia contro l ' Austria , della Polonia contro la Russia . Queste insurrezioni somigliano più alle guerre esteriori fra due popoli anziché alle lotte civili , e sono quelle che più facilmente riescono . Oggi però coi grossi eserciti stanziali che abbiamo , il popolo che insorge , per avere forti probabilità di vittoria , deve già godere di una semi ­ indipendenza , in maniera che una parte di esso sia militarmente bene organizzata . Nella Spagna nel 1808 , oltre alle famose guerrillas , anche gli eserciti regolari presero parte attivissima a favore dell ' insurrezione ; in Italia al 1848 l ' esercito piemontese ebbe la parte principale nella lotta contro lo straniero , e le truppe regolari del Piemonte insieme agli alleati francesi diedero nel 1859 i colpi che decisero della sorte della penisola . Anche la Polonia , nel 1830 e 31 , potè lottare quasi un anno contro il colosso russo , perché esisteva fino allora un esercito polacco che sposò la causa nazionale . L ' insurrezione del 1863 e 1864 condotta da sole bande irregolari ebbe infatti risultati assai meno importanti e fu repressa mercé sforzi assai minori . Nella stessa classe di rivoluzioni va messa quella degli Stati Uniti contro l ' Inghilterra . Si sa che le colonie anglo ­ americane godevano , anche prima del 1776 , una larghissima autonomia ; sicché quando si strinsero in confederazione e proclamarono l ' indipendenza , poterono facilmente , un po ' colle antiche milizie dei vari Stati , un po ' coi volontari , organizzare una forza armata colla quale tennero in bilico le truppe mandate dalla madre patria a soggiogarli , finché , soccorsi dalla Francia , riuscirono ad emanciparsi interamente . Quando scoppiò la rivoluzione inglese del 1613 l ' Inghilterra non era ancora uno Stato burocratico , ed il Re Carlo I non poteva disporre che di uno scarsissimo esercito stanziale . Sicché dalla parte del Parlamento combatterono in principio le milizie dei Comuni , dalla parte del Re sostennero principalmente il peso della lotta i nobili di campagna , ossia i Cavalieri . Questi erano assai più esercitati nelle armi e furono sulle prime facilmente vittoriosi , ma quando Cromwell seppe formare pria un reggimento e poi un esercito di truppe stanziali e disciplinate , allora la lotta non fu più possibile ; ed alla testa di quell ' esercito il lord protettore non solo vinse i Cavalieri , ma sottomise la Scozia e l ' Irlanda , tenne a posto i Livellatori , mandò a casa poco garbatamente il lungo Parlamento e divenne il padrone assoluto delle isole britanniche . Certo la memoria di questi fatti per lungo tempo rese diffidenti gl ' Inglesi , amanti delle costituzionali franchigie , verso le truppe stanziali ; essa fece si che si lasciassero mancare a Carlo II e Giacomo II i mezzi per mantenere un grosso esercito stanziale , che si cercassero tutti i modi di tenere esercitate le milizie delle contee , e che si costringesse lo stesso Guglielmo d ' Orange a rinviare nel continente , con suo grande rammarico , quei vecchi reggimenti olandesi alla testa dei quali aveva rovesciato l ' ultimo degli Stuardi . V . - - Altro fenomeno sociale importante troviamo nelle insurrezioni contadinesche piuttosto frequenti in diverse contrade di Europa nella seconda metà del secolo decimottavo e nella prima metà di quello decimonono . Tali furono , a tacere di quelle che scoppiarono in Russia al principio dell ' impero di Caterina II , sotto colore di rimettere sul trono diverse persone che si spacciavano per lo Czar Pietro III morto assassinato , e di quella spagnuola del 1808 alla quale prese parte tutta la nazione , la grande insurrezione della Vandea nel 1793 , quella del Napoletano nel 1799 contro la repubblica partenopea , l ' altra dei calabresi contro Giuseppe Bonaparte del 1808 , quella del Tirolo nel 1809 e le diverse insurrezioni carliste della Biscaglia e della Navarra . Il Macaulay , parlando della insurrezione rurale che fu capitanata da Monmouth all ' epoca di Giacomo II , osserva che essa fu possibile , perché allora in Inghilterra i contadini erano tutti un po ' militari . E veramente una seria insurrezione delle plebi agricole è solo possibile dove esse hanno una certa abitudine alle armi ; o almeno dove la caccia , o il brigantaggio , o le lotte di famiglia e di campanile mantengono la famigliarità coi colpi di fucile . Nella Russia i moti che abbiamo già accennati , dei quali il più importante venne capitanato da Pugatcheff , furono una conseguenza dell ' odio che i contadini , i cosacchi , e tutti gli scorridori abituati alla libertà della steppa nutrivano per l ' accentramento burocratico , che allora , si andava accentuando e contro gli impiegati tedeschi , che di questo accentramento erano ritenuti principali autori . Però gl ' insorti mantennero sempre un carattere , che ora si direbbe lealista , percbè sostenevano che il vero Czar si trovava nel loro campo , e che la Czarina , che risiedeva a Pietro burgo ed a Mosca , era una usurpatrice . Sentimenti , da un lato conservatori e dall ' altro lato avversi alla soverchia ingerenza dello Stato , troviamo anche in tutte le insurrezioni contadinesche , generalmente avvenute quando i partiti novatori trionfanti , in nome della civiltà e del progresso , hanno voluto imporre sacrifici nuovi . I Vandeisti , infatti , per quanto malcontenti della Repubblica , che perseguitava i loro curati , benché irritatissimi per il supplizio di Luigi XVI , si sollevarono in massa soltanto nel marzo 1793 quando la Convenzione decretò una leva generale . I contadini del Napoletano nel 1799 , oltreché lesi dai novatori nelle loro abitudini e nelle loro credenze , furono dalle truppe francesi taglieggiati e saccheggiati in malo modo . Nella Spagna nel 1808 , oltre al sentimento cattolico e nazionale altamente offeso , diceva si e credevasi che gl ' invasori francesi venissero provveduti di gran numero di manette , che dovevano servire a condurre fuori del paese tutta la gioventù destinata ad essere arruolata negli eserciti napoleonici . Nella Biscaglia e nella Navarra spagnuola le diverse insurrezioni carliste sono state in gran parte causate dalla gelosia colla quale queste provincie hanno tutelato il mantenimento degli antichi fueros , che loro assicuravano molte immunità rispetto ai pubblici pesi ed un ' amministrazione locale quasi indipendente . I primi capi delle insurrezioni rurali sogliono essere per cultura e condizione sociale di poco superiori ai contadini . Il famoso cabecilla spagnuolo Mina era un mulattiere ; nel Napoletano al 1799 il solo Rodio era un leguleio di provincia , ma Pronio , Mammone e Nunziante facevano prima i mugnai o i sotto ­ ufficiali . Andrea Hoffer , il capo della insurrezione tirolese del 1809 , era un agiato oste : i moti iniziali dell ' insurrezione vandeista furono diretti dal barbiere Gaston , dal vetturale Cathelinau e dal guardacaccia Stofflet . Se però le classi superiori aderiscono all ' insurrezione , dando ad essa forza e consistenza , presto sorgono altri capitani di una condizione sociale superiore . Fu così che in Vandea i contadini andarono ai castelli dei signori , naturalmente esitanti perché capivano meglio le difficoltà dell ' impresa , e li persuasero o li costrinsero quasi a mettersi alla loro testa . Così furono trascinati nell ' azione i gentiluomini Lescure , Bonchamps , Larochejacquelin e Charette . Quest ' ultimo , freddo , astuto , di un ' attività e di un ' energia indomabili , spiegò subito tutte le doti di un perfetto capoparte ; sicché , invece di frenare gli eccessi dei suoi seguaci , fece loro commettere tutte le vendette che vollero , al fine di comprometterli e le garli irrevocabilmente alla causa della ribellione . Fra i capi delle rivolte rurali e conservatrici il solo che posa essere paragonato a lui è il biscaglino Zumalacarreguy , capo supremo della prima insurrezione carlista , che anch ' egli era un piccolo gentiluomo campagnuolo . Un carattere comune alle insurrezioni conservatrici dei contadini , come a quelle che in nome della libertà e del progresso si fanno nelle grandi città , è il seguente : per poco che esse durino presto si forma una classe di persone che vi prende gusto ed ha interesse a continuarle . Il primo movimento può avere un carattere di universalità , ma ben tosto nella massa si distinguono coloro che , una volta lasciate le abituali occupazioni , non vogliono tornarvi , perché sentono svilupparsi l ' istinto della lotta e delle avventure . Vi sono infatti uomini , che non attitudine per farsi molto avanti nei momenti ordinari della vita sociale , ma al contrario sanno farsi valere nei momenti eccezionali , come sono le guerre civili ; costoro hanno naturalmente la tendenza a che l ' eccezione diventi regola generale . Così vediamo che , dopo la prima fase , la più grandiosa , dell ' insurrezione vandeista , che si chiuse colla terribile rotta di Savenay , la guerra si prolungò ancora per anni , perché , attorno ai capi , si erano formati nuclei di uomini risoluti , che altro mestiere non volevano esercitare che quello del partigiano . Più si accentua questa tendenza quando la rivoluzione è un mezzo di far rapida fortuna , come avvenne a Rodio ed a Pronio , che diventarono di botto generali , ed a Nunziante e Mammone , che furono riconosciuti colonnelli . Nella Spagna il lievito rivoluzionario lasciato dai sei anni della guerra d ' indipendenza fermentò nelle successive guerre civili , nelle quali il nocciolo delle insurrezioni fu sempre formato da avventurieri che speravano fortune ed avanzamenti ; poiché molti gradi furono colà guadagnati servendo ed abbandonando in tempo le diverse parti combattenti . VI . - - Le rivoluzioni che rappresentano fatti sociali apparentemente più strani , perché dovuti a condizioni politiche più speciali , sono senza dubbio quelle scoppiate in Francia durante il secolo decimonono . Esse sono state infatti rese possibili solo da una eccessiva burocratizzazione e da altre circostanze peculiari alle quali brevemente accenneremo . Non mettiamo nel novero la grande rivoluzione del 1789 , che fu una vera dissoluzione delle classi e delle forze politiche che fin allora avevano diretto la Francia . Si sa che allora l ' amministrazione e l ' esercito , disorganizzati completamente dall ' inesperienza dell ' Assemblea nazionale , dall ' emigrazione e dalla propaganda dei clubs , non furono per parecchio tempo più al caso di far rispettare le decisioni di qualunque governo . Sicché il potere caduto dalle mani del Re non fu raccolto da un ministero che aveva la fiducia dell ' Assemblea costituente , ed appartenne volta per volta alla setta od all ' uomo che , in un dato giorno , sapea farsi seguire a Parigi da un nucleo di forza armata ; fosse questi La Fayette a capo della guardia nazionale o Danton colla plebe dei sobborghi armata di picche . Però fin d ' allora comincia a manifestarsi una tendenza che si andrà vieppiù accentuando nella prima metà del secolo decimonono . Coloro che dirigevano le insurrezioni cercavano sempre di impadronirsi della persona o delle persone , che rappresentavano il simbolo o l ' istituzione alla quale la Francia , o per antica tradizione o per fede nei principii nuovi , obbediva ; ed , una volta riusciti nel loro intento , erano realmente padroni del Paese . Così fecero gli insorti al 6 ottobre 1789 , quando , obbedendo evidentemente ad una parola d ' ordine , andarono a Versailles e s ' impadronirono del Re . Abolita la monarchia , fu contro la Convenzione nazionale che si diressero i colpi di mano , come quello del 31 maggio 1793 che fece l ' Assemblea la quale rappresentava la Francia , schiava di un pugno di marmaglia parigina . La provincia tentò allora di reagire , ma invano , perché l ' esercito restò obbediente ai comandi che venivano dalla capitale in nome della Convenzione , per quanto fosse notorio che questa era coartata . La stessa generale acquiescenza per tutto ciò che avveniva nella sede del Governo contribuì molto al felice risultato dei diversi colpi di stato , che avvennero sotto il Direttorio e fino allo stabilirsi dell ' impero napoleonico . Ma forse ancora più caratteristico è quello che avvenne nel 1830 , nel 1848 e nel 1870 . Dopo un combattimento più o meno lungo , qualche volta relativamente insignificante , con quella frazione di truppe , che difendeva nella capitale i fabbricati dove stavano i rappresentanti del supremo potere fin allora riconosciuto legittimo , la folla armata e disarmata fece fuggire sovrani e ministri , sciolse le assemblee e tumultuariamente formò un Governo , composto di uomini più o meno noti al paese , i quali s ' insediarono nei luoghi dove gli antichi capi del Governo erano soliti a governare , e di là , coadiuvati quasi sempre dai soliti funzionari , telegrafarono alla Francia che , grazie al popolo vittorioso , essi erano diventati i padroni del Paese ; e Paese , amministrazione ed esercito prontamente li obbedirono . Pare la storia della lanterna maravigliosa di Aladino , la quale quando , per caso od astuzia , capitava in mano ad uno , fosse egli anche un semplice ed ignorante fanciullo , subito i gemi lo servivano ciecamente e rendevano il possessore più ricco e potente dei sultani dell ' Oriente , senza che nessuno gli domandasse come e perché il prezioso talismano fosse pervenuto nelle sue mani . Si può obiettare che nel 1830 il Governo era diventato cieco strumento del partito legittimista , che era uscito dalla legalità , che una gran parte della Francia era decisamente contraria , all ' indirizzo politico che esso seguiva e che una parte stessa delle truppe agì mollemente o non agì del tutto nel momento decisivo . La catastrofe del 1870 contribuisce pure a spiegarci il cambiamento di Governo , che allora in Francia ebbe luogo . Ma nessun elemento di questo genere abbiamo per renderci ragione della subitanea rivoluzione del 1848 : né le Camere , né la burocrazia , né l ' esercito avevano allora simpatie per il Governo repubblicano , la maggior parte dei dipartimenti vi era contraria ; a Parigi stessa la guardia nazionale , in febbraio oscillante , perché desiderava la caduta del Ministero Guizot , nel marzo e nell ' aprile successivi fece manifestazioni reazionarie . Eppure bastarono poche ore di titubanza , perché Luigi Filippo , la sua famiglia ed i suoi ministri dovessero fuggire non da Parigi , ma dalla Francia , le Camere fossero annullato ed un Governo provvisorio , i cui membri furono , in mezzo ad una folla tumultuante , proclamati al Palazzo Barbone , assumesse , di punto in bianco , la direzione politica della Francia . Il cittadino Caussidière , fino al giorno avanti perseguitato dalla polizia , alla testa di un gruppo d ' insorti e con le mani ancora sporche di polvere , andò nel pomeriggio del 24 febbraio 1848 alla Prefettura di polizia e , fin dalla stessa sera , ne divenne il capo ed il direttore . L ' indomani tutti i capi servizio gli promisero la loro fedele cooperazione e , volenti o nolenti , mantennero la promessa . Il Blanc , nella prefazione dell ' opera testé citata , dice che Luigi Filippo cadde principalmente perché i suoi fautori lo sostenevano per interesse non già per devozione personale . Secondo quest ' autore , aveva il Re borghese pochi nemici , molti cointeressati , ma al momento del pericolo non si trovò un amico . Questa ragione crediamo che abbia un valore molto limitato ; giacché non ci pare che tutti coloro che sostengono una forma di governo debbano avere affezione personale od amicizia disinteressata per l ' individuo , che di questa forma sta a capo . Anzi questi sentimenti non possono essere sinceramente sentiti che dalle poche persone o poche famiglie , che stanno nella sua intimità . La devozione politica per un sovrano o anche per il capo di una repubblica è tutt ' altra cosa . Piuttosto , come abbiamo già accennato , ci pare invece che la causa principale dei subitanei rivolgimenti della Francia sia il soverchio accentramento burocratico , peggiorato dal regime parla mentare , il quale fa sì che gli impiegati siano già abituati ai cambiamenti di padrone e d ' indirizzo e sappiano per esperienza che a contentare chi sta in alto ci si guadagna molto e che a scontentarlo ci si perde assai . Con un simile regime ciò che abbisogna alla gran maggioranza dell ' esercito , della burocrazia ed anche a quella parte dalla popolazione che per interesse od istinto ama l ' ordine , è un governo ; non un dato governo ; sicché coloro che di fatto stanno a capo della macchina dello Stato trovano sempre le forze conservatrici pronte a sostenerli e l ' intiero organismo politico si muove quasi ugualmente , qualunque sia la mano che lo faccia , agire . Certo con questo sistema si può ottenere piuttosto un cambiamento nelle persone che hanno in mano il sapremo potere , anziché nel vero indirizzo politico di una società ; e ciò appunto è accaduto in Francia , dopo il 1830 , il 1818 ed il 1870 : giacché , se si vuole tentare un mutamento più radicale , gli stessi governanti usciti dalla Rivoluzione sono trascinati ad impedirlo , come avvenne nel giugno 1818 e nel 1871 , dagli elementi conservatori che sono i loro strumenti e nello stesso tempo i loro padroni . È pure indiscutibile che un forte sentimento della legalità e della legittimità del Governo preesistente ostacolerebbe l ' obbedienza passiva ad un nuovo regime sorto dalle barricate , ma un sentimento di questo genere per nascere ed affermarsi ha bisogno del tempo e della tradizione , ed in Francia troppo rapidi furono i cambiamenti avvenuti fino al 1870 perché la tradizione vi potesse attecchire . Bisogna finalmente tener presente che , durante il secolo decimonono , in Francia ed in gran parte d ' Europa le minoranze rivoluzionarie hanno potuto fare assegnamento non solo sulla simpatia delle masse povere ed incolte , ma anche , e principalmente forse , su quelle delle classi , che pure hanno una certa cultura . A torto od a ragione , si è , per tre quarti di secolo , insegnato alla gioventù che molte fra le più importanti conquiste della vita moderna si sono ottenute in seguito alla grande rivoluzione o colle rivoluzioni . Data una simile educazione , non è da maravigliare se i tentativi e le vittorie dei rivoluzionari non siano vedute con ripugnanza dalla generalità , fino a tanto almeno che non ne minacciano o danneggiano seriamente gli interessi materiali . Naturalmente i sentimenti ai quali abbiamo accennato devono essere per un pezzo più forti e diffusi in quei paesi nei quali gli stessi Governi di fatto o legali sono usciti da una rivoluzione ; in modo che , pur condannando le ribellioni in genere , devono pur celebrare quella buona , quella santa insurrezione dalla quale ripetono la loro origine . VII . - - Uno dei modi principali mercé i quali la tradizione e le passioni rivoluzionarie si sono mantenute in molti paesi d ' Europa sono le società politiche , specialmente quelle segrete . È nel loro seno infatti che si educano i gruppi dirigenti , che sanno poi fomentare le passioni delle masse e condurle verso un dato fine . Quando si potrà scrivere imparzialmente la storia del secolo decimarono essa si dovrà molto occupare dell ' efficacia colla quale qualche società segreta molto diffusa ha saputo spargere le idee liberali e democratiche , modificando profondamente e rapidamente l ' indirizzo intellettuale di una gran parte della società europea . Giacché , se non si tenesse conto di una propaganda attiva , organizzata e ben diretta , difficilmente si potrebbe spiegare come certi modi di vedere , che sulla fine del secolo decimottavo erano patrimonio dei salotti eleganti e di una società ristrettissima , ora si sentono ripetere in fondo ai più remoti villaggi da persone ed in ambienti , che certo non si sono modificati in forza di una cultura propria . Se però nella preparazione intellettuale e morale delle rivoluzioni le associazioni , sia palesi che segrete , ordinariamente eccellono , lo stesso non si può dire quando si tratta di spingere le masse all ' azione immediata , di suscitare un movimento a mano armata in un dato punto ed in un giorno stabilito ; perché allora società e congiure , per una volta che riescono , dieci volte almeno falliscono . La ragione è evidente : per lanciare una rivoluzione non bastano gli spostati pronti ad ogni rischio , che si trovano in tutte le grandi città europee , ma bisogna anche la cooperazione di una parte notevole delle masse . Or queste non si commuovono senza che vi sia un gran fermento negli spiriti causato da avvenimenti , che i Governi spesso non sanno o non possono evitare , ma che nello stesso tempo le socìetà rivoluzionarie non possono creare , e dei quali perciò possono soltanto trarre abilmente profitto . Una grande speranza delusa , un rapido peggioramento delle condizioni economiche , una sconfitta toccata all ' esercito nazionale o una rivolta vittoriosa di un paese vicino sono tutti fatti molto adatti a sovraeccitare una moltitudine già preparata dall ' educazione rivoluzionaria . Allora il nucleo dei ribelli stabilmente organizzato , se sa profittare del momento , può sperare un successo ; ma se al contrario si lancia solo nell ' azione , senza alcun sussidio di circostanze eccezionali , viene infallibilmente e con facilità sopraffatto , come accadde in Francia in occasione dei moti del 1832 , 1832 , e 1840 . Perciò le Polizie , che d ' ordinario si preoccupano poco della propaganda dei principii e stanno solo attente a prevenire e sventare i colpi di mano dei gruppi rivoluzionari , dei quali riescono abbastanza facilmente a conoscere i progetti e le intenzioni immediate mercé qualche spia che insinuano nel loro seno , dànno prova di quella meschinità di vedute , che pare una qualità comune e quasi fatale in tutte le presenti istituzioni conservatrici . In Francia , in Spagna ed anche in Italia si trova qualche città , nella quale è più facile trascinare le masse selle barricate . È questo uno dei tanti effetti dell ' abitudine e della tradizione , per le quali una popolazione , che una volta ha fatto alle fucilate ed ha rovesciato il Governo costiuito , crederà , per una generazione almeno , possibile di rinnovare con buon esito il tentativo , a meno che ripetuti e sanguinosi in accessi non la disingannino . Aggiungiamo che gl ' individui , che panno parecchie volte affrontato il fuoco , acquistano una specie d ' educazione guerresca e diventano capaci di battersi meglio . Malgrado però tutti i vantaggi di tempo , di luogo , di circostanze , dei quali un movimento rivoluzionario può fruire , certo ai giorni nostri , coi grossi eserciti stanziali che abbiamo e mercé i mezzi pecuniari e gli strumenti bellici , che solo i poteri costituiti sono al caso di procurarsi , nessun Governo può essere colla forza rovesciato se gli uomini stessi che lo dirigono non sono per i primi scossi ed esitanti , o se almeno non sono trattenuti da una forte paura di assumere la responsabilità repressione sanguinosa . Le concessioni all ' ultima ora , gli e contrordini , le titubanze di coloro che hanno in mano la legale e che la debbono adoperare , sono i veri e più efficaci della riuscita di una rivoluzione e la storia delle giorno febbraio 1848 è su questo riguardo molto istruttiva . Ed è dannosa illusione il credere che , mentre nei posti più elevati tenna e si ha paura di compromettersi , si possano trova ufficiali subalterni che assumano la responsabilità di una energica iniziativa o anche di una energica esecuzione di ordini perplessi e contradittori . Resta ora ad esaminare in che modo si siano costituiti citi stanziali e quali siano le condizioni perché non dei questi organismi complessi e delicati , che , senza turbare riamente l ' equilibrio giuridico delle altre forze sociali , saputi ben adoperare , strumenti così efficaci in mano dei legali . Di ciò tratteremo nel seguente capitolo . abbia contribuito , come spiega il Blanc nella sua storia della rivoluzione del 1848 , quella certa organizzazione che aveano avuto negli opifici nazionali . L ' elemento rivoluzionario si battè anche meglio nel 1871 , perché , facendo esso parte della guardia nazionale parigina , era stato accuratamente armato , organizzato ed esercitato . CAPITOLO IX . Gli eserciti stanziali . I . La funzione militare nelle civiltà primitive . - - II . Lo Stato burocratico e gli eserciti mercenari e stanziali . - - III . Preponderanza politica abituale dell ' elemento militare . - - IV . Ragioni per le quali questa preponderanza è stata limitata e distrutta nei paesi di civiltà europea . - - V . Importanza pratica delle moderne milizie cittadine . - - VI . Diversità di classe fra la bassa forza e gli ufficiali in molti eserciti stanziali . - - VII . Giudizi e pregiudizi intorno alle speciali attitudini militari dei vari popoli . - - VIII . Gli eserciti stanziali , la guerra e l ' avvenire della civiltà di tipo europeo . I . - - Nei paesi selvaggi o molto barbari , nei quali la produzione economica è rudimentale , nel caso abbastanza frequente che si venga alla guerra , tutti gl ' individui maschi ed adulti sono soldati . Giacché nelle società primitive , dato che esista la pastorizia nomade o che vi sia anche un embrione di agricoltura e d ' industria , queste non sono mai così sviluppate da assorbire interamente l ' attività emana ; sicché restano sempre tempo ed energia sufficienti per darsi alle scorrerie avventurose , le quali forniscono un ' occupazione non solo piacevole ma quasi sempre lucrosa . Nelle popolazioni dunque alle quali accenniamo , le arti pacifiche sono lasciate volentieri alle donne o tutto al più agli schiavi e gli uomini si dànno a preferenza alla caccia ed alla guerra . Così è accaduto ed accade fra tutte le razze ed in tutti i climi , quando si trovino le condizioni che abbiamo rilevate : così vivevano gli antichi Germani e fino a pochi anni fa gli avanzi delle odierne Pelli Rosse , gli Sciti dell ' antichità classica ed i Turcomanni dell ' êra moderna , e così vivono fino ad oggi una parte dei Negri dell ' interno dell ' Africa e le tribù ariane , semitiche o mongole , che , nelle regioni più inaccessibili dell ' Asia , hanno potuto conservare un ' indipendenza di fatto . Un coefficiente favorevole alla durata di questo stato di cose è la esistenza di organismi politici minimi , l ' autonomia di fatto di ogni piccola tribù o minuscolo villaggio , che può rendere diuturna la guerra e continui il ladroneggio e le rappresaglie fra vicini . Difatti anche le tribù barbare sottomesse ad un Governo regolare che impedisce le guerre intestine , alla lunga diventano pacifiche ; come , ad esempio , è accaduto in gran parte alle popolazioni nomadi dell ' Asia da lungo tempo sottoposte al Governo chinese ed a quelle fra il Volga e gli Urali , che pure da un pezzo subiscono il giogo della Russia . Al contrario , nel Medio Evo , vediamo in Germania ed anche in Italia popolazioni relativamente colte mantenere costumi molto guerreschi , perché divise in feudi e Comuni fra i quali di fatto durava il diritto del pugno . Appena però grandi organismi politici , anche rudimentali ed imperfetti , si vanno costituendo , e sopratutto appena lo sviluppo economico è più avanzato e la guerra non fornisce più l ' occupazione maggiormente lucrosa , allora vediamo consacrarsi al mestiere delle armi una classe speciale , la quale ritrae il proprio sostentamento non tanto dalle prede , che fa sugli avversari , quanto dai tributi , che , sotto diverse forme , preleva sui lavoratori pacifici del paese che essa tutela e difende . Generalmente , siccome in un periodo di mediocre civiltà e cultura la produzione è quasi esclusi vamente agricola , i guerrieri o sono proprietari delle terre , che fanno da altri coltivare , o dai lavoratori della terra ritraggono pesanti ed onerose contribuzioni . Così accadde durante quel periodo primitivo della classica antichità nel quale la paure dominatrice e militare della città era costituita unicamente dai proprietari di terre , e lo stesso fenomeno si ha più spiccatamente in tutti i paesi feudalmente organizzati . Lo troviamo perciò tra i Latini ed i Germani del Medio Evo come anche fra gli Slavi ; presso i quali si determinò più tardi , perché più tardi abbandonarono la vita nomade ed entrarono nel periodo stabilmente agricolo ; e lo troviamo pure , in certe epoche , in China , nel Giappone e nell ' India , nella quale era rientrato in pieno vigore durante quell ' epoca di decadenza e di anarchia , che segui la dissoluzione dell ' impero del Gran Mogol . Organizzazioni analoghe si possono rintracciare in Turchia , nell ' Abissinia , in Afganistan e nei periodi di decadenza . , che si frappongono fra le diverse fasi dell ' antichissima civiltà egiziana ; in tutte quelle società , insomma , che non panna ancora abbandonato quel primo e più rozzo periodo di cultura , che possiamo in una grande nazione trovare , ovvero che , dopo avere raggiunto una civiltà molto più avanzata , per ragioni interne ed esterne decadono , si decompongono , e , come tipo sociale , si trasformano e periscono , come fu il caso dell ' Impero romano . II . - - Quando però la civiltà degli Stati feudali va aumentando , non tarda a manifestarsi in essi la tendenza verso la centralizzazione e perciò verso l ' ordinamento burocratico . Dappoiché il potere centrale cerca costantemente di emanciparsi dalla necessità di ricorrere alla buona volontà dei piccoli organismi politici , che formano lo Stato ; buona volontà che non è sempre pronta e disinteressata . Quindi , anche per tenerli ubbidienti e disciplinati , cerca di fornirsi direttamente dei mezzi coi quali efficacemente si impone la propria volontà agli altri uomini : il denaro , cioè , ed i soldati . È così che si vanno creando i corpi mercenari , che sono a servizio diretto del capo dello Stato , e questo fatto è così naturale e costante , che , in embrione almeno , lo troviamo in tutti i paesi feudalmente organizzati . Al giorno d ' oggi infatti il Negus d ' Abissinia , oltre il contingente che gli forniscono i vari Ras , ha un primo nucleo di armati formato dalle guardie addette alla sua persona che egli mantiene direttamente colle requisizioni che affluiscono a Corte , ed anche dai servitori della sua casa , beccai , palafrenieri e panattieri , che seguono l ' Imperatore dappertutto ed all ' occorrenza diventano soldati . Anche nella Bibbia troviamo che il primo nucleo dell ' esercito di David e dei suoi successori era composto dai guerrieri che mangiavano alla mensa del Re e dai mercenari Cretesi e Filistei ; tutta gente molto provetta nelle armi , la quale represse la rivolta capitanata da Assalonne sebbene fosse secondata dalla maggioranza del popolo . Il Rénan crede anzi che questo fatto di un nucleo di sbirri stranieri presi al servizio del Governo centrale sia proprio soltanto dei popoli semitici , presso i quali lo spirito di tribù e di famiglia è così forte , che gli elementi indigeni non riescono adatti a far rispettare i diritti dello Stato , che vengono sempre posposti agli interessi della propria fazione . Ma in verità pare a noi che ciò accada dappertutto dove l ' aggregato sociale si componga di piccoli nuclei provvisti di tutti gli organi necessari ad una vita indipendente e che quindi possono facilmente ribellarsi al potere centrale . Sicché il Re d ' Inghilterra , che nel Medio Evo procurava di assoldare Fiamminghi e Brabanzoni , il Re di Francia che si circondava di Svizzeri , il signore italiano che stipendiava i Tedeschi , in fondo obbedivano alle stesse necessità politiche che spingevano i Re di Giuda ad assoldare Filistei e Cretesi , e spinsero più tardi i Califfi di Bagdad ad assoldare la guardia turca . A nostra conoscenza solo il genio organizzatore di Roma portò a tale perfezione l ' ordinamento degli eserciti cittadini reclutati nella classe dominatrice ed agiata e composti d ' individui che pigliavano le armi solo in caso di bisogno , da renderne possibile , senza scosse e quasi insensibilmente , la trasformazione in un vero e proprio esercito stanziale formato di soldati di mestiere . Generalmente però l ' inizio degli eserciti stanziali si deve trovare nei nuclei di mercenari indigeni o stranieri che il potere centrale assolda per avere un punto di appoggio di fronte alle altre forze militari feudalmente organizzate . La nazionalità dei mercenari stessi può qualche volta essere stata determinata da ragioni politiche e forse anche da abitudini ed attitudini tradizionali , ma il criterio che più comunemente ha prevalso è senza dubbio quello economico del minimo mezzo col massimo risultato : cioè di avere il maggior numero possibile di soldati colla minima , spesa . Perciò sono stati sempre i paesi relativamente poveri di capitali e ricchi di popolazione , nei quali il tempo e la vita degli uomini si possono avere a più buon patto , quelli che hanno fornito , come regola generale , i contingenti più importanti alle truppe assoldate . III . - - Stranieri o indigeni i mercenari stabilmente organizzati , una volta diventati la forza preponderante di un paese , hanno sempre cercato d ' imporsi al resto della società . Come la classe feudale , essi , una volta conseguito il monopolio delle armi , ne hanno profittato per ottenere privilegi , per vivere quanto più grassamente è stato possibile alle spalle dei lavoratori , e sopratutto per ridurre alla loro dipendenza il supremo potere politico ; e la loro influenza è stata tanto più esclusiva quanto più perfetta era la loro organizzazione e quanto più completa la disorganizzazione militare del resto della nazione . Alcuni esempi in proposito sono a tutti familiari e , senza rammentare i pretoriani e le legioni che disponevano dell ' Impero romano , diremo che quasi ogni volta che i Governi , per reagire contro l ' anarchia feudale o per altre ragioni , hanno creato corpi di truppe stanziali , si sono poi trovati quasi sempre in balia di questi . Ivano IV di Russia , per non dipendere interamente dai contingenti forniti dai boiardi e poter governare più assoluto , formò il corpo degli strelitzi stabilmente assoldato , e che dipendeva direttamente dal Sovrano ; e ben tosto gli strelitzi fecero e disfecero gli czar , diventarono quasi i padroni della Russia , e Pietro il Grande non se ne potè liberare altrimenti che mitragliandoli e decapitandoli a migliaia . A Costantinopoli i Sultani vollero anch ' essi avere una milizia completamente fida , che all ' occorenza marciasse senza scrupoli , non solo contro gl ' infedeli , ma anche contro gli scheiks degli Arabi e dei Kurdi , i begs albanesi e bosniaci ed i kan dei Turcomanni e dei Tartari , perché formata da gente senza patria e senza famiglia , educata esclusivamente nella devozione all ' Islam ed al Padischiàh ; e crearono i giannizzeri reclutati con fanciulli circassi , greci e di altre nazioni cristiane , comprati o rapiti giovanissimi alle loro famiglie . E ben tosto i giannizzeri crearono e deposero i Sultani , furono i veri padroni dell ' Impero degli Osmanli , strangolarono l ' infelice Selim III , che primo volle frenare la loro onnipotenza , ed il sultano Mahmud dovette sterminarli per vincerli . Ed i sultani di Costantinopoli avrebbero potuto far tesoro dell ' esperienza degli Abbassidi di Bagdad , loro predecessori nel califfato . Costoro fin dagli inizi del nono secolo , e forse anche prima , per avere una milizia fida , che non avesse la tentazione d ' innalzare lo stendardo dei Fatimiti o degli Ommeiadi , come non di rado facevano le truppe arabe , avevano formato la guardia turca . A partire dal califfo Motasem ( 833­842 ) , questa guardia divenne onnipotente ed i mercenari turchi commisero in Bagdad ogni sorta di eccessi . Il successore di Motasem , di nome Vatek , fu dai Turchi deposto e surrogato col fratello Al ­ Motavakel e poi in quattro anni ( 866­870 ) essi fecero e disfecero tre altri califfi ; finché il califfo Motamed , dopo la morte di Musa loro capo , potè alquanto imbrigliarli e , sparpagliatili sulle frontiere del Khorasan e della Dsungaria , riguardava come proprie vittorie le sconfitte che essi toccavano . In conclusione la storia c ' insegna che ordinariamente la classe che ha portato la lancia od il fucile si è imposta all ' altra , che ha maneggiato la vanga o la spola . Appena una società è tanto progredita che la produzione economica debba assorbire un gran numero di braccia e d ' intelligenze , fra popoli civili dati abitualmente alle occupazioni pacifiche , il dichiarare in principio che tutti sono soldati , quando non vi è una salda organizzazione militare ed un nucleo di capi e di ufficiali particolarmente consacrati al mestiere delle armi , equivale in pratica a non avere nel momento del pericolo alcun soldato e ad esporre un paese popolatissimo a restare in balia di un piccolo esercito , nazionale o straniero , purché sia ben esercitato ed organizzato . Dall ' altro lato l ' affidare il mestiere delle armi esclusivamente a quella frazione della società , che spontaneamente vi è più adatta e volontariamente lo assume , sistema che pare il più naturale ed ovvio , e che molti popoli nel passato hanno adottato , presenta pure gravissimi e vari inconvenienti . In una società disorganizzata , in ogni villaggio si formerà una banda di uomini composta da coloro , che avranno più ripugnanza al lavoro metodico e più inclinazione alle avventure ed alla violenza , e questa banda ed il suo capo tiranneggeranno i pacifici lavoratori senza regola né legge . In una società semi ­organizzata., l ' insieme di queste bande costituirà la classe dominatrice , che sarà signora e padrona di tutta la ricchezza , e l ' influenza politica , come fu il caso della feudalità medioevale nell ' occidente di Europa , e della nobiltà polacca fino a poco più di un secolo fa . In uno stato burocratico , che rappresenta il tipo di organizzazione sociale più complicato , l ' esercito stanziale , che comprenderà tutti gli elementi più belligeri e saprà facilmente e prontamente obbedire ad unico impulso , facilmente s ' imporrà al resto della società . Il gran fatto moderno , quasi generale nelle nazioni di civiltà europea , di grossi eserciti stanziali rigidi custodi della legge , ossequenti agli ordini dell ' autorità civile , e la cui importanza politica è scarsa ed indirettamente esercitata , se non è assolutamente senza esempio nella storia umana , rappresenta quindi una fortunata eccezione . Solo l ' abitudine di poche generazioni e la dimenticanza del passato fanno sì che esso sembri normale a noi , che abbiamo vissuto sulla fine del secolo decimonono e sul principio del ventesimo e che troviamo strano quando questo stato di cose subisce qualche eccezione . Ma in verità un simile risultato si è potuto ottenere solo in grazia , ad un grande e sapiente sviluppo di quei sentimenti sui quali è basata la difesa giuridica , e sopratutto mercé una serie di circostanze storiche eccezionalmente favorevoli , che sarà nostra cura di brevemente rammentare . Accenniamo fin da ora che non è impossibile che altre circostanze sto riche , che si vanno elaborando , riescano ad indebolire ed a sfasciare il complicato , delicato e sapiente meccanismo degli eserciti moderni ; ciò che ci ricondurrebbe ad un tipo di organizzazione militare , forse più naturale e più semplice , ma certo anche più barbaro e meno adatto ad una difesa giuridica perfezionata . IV . - - La lenta elaborazione storica per la quale si è arrivati alla costituzione dei moderni eserciti stanziali rimonta alla fine del Medio Evo . Fu durante il secolo decimoquinto che , in Francia dapprima , e poi nelle altre regioni d ' Europa la monarchia accentratrice , madre dello Stato burocratico moderno , andò sostituendo le truppe stanziali alle milizie feudali . Se fin d ' allora l ' Europa ebbe relativamente poco a soffrire dalle insurrezioni e dalle sovrapposizioni militari , ciò si deve al fatto che la sostituzione avvenne lentamente , gradatamente e che , anche sulla , fine del Medio Evo , la costituzione degli eserciti europei fu complicata in guisa che diversi e disparati elementi sociali vi erano rappresentati e si bilanciavano a vicenda . La cavalleria infatti , al principiare del periodo storico al quale abbiamo accennato , era in generale formata dagli uomini d ' arme , gentiluomini di nascita , profondamente imbevuti di spirito aristocratico e feudale , che stavano però al soldo del Re ; mentre la fanteria era una raccolta di avventurieri di vari paesi . Poco a poco prevalse il sistema di affidare anche il comando dei reggimenti e poi delle compagnie di fanteria a gentiluomini , per nascita ed indole diversi dai loro soldati . Inoltre , fino a Luigi XIV ed anche dopo , si prolungò l ' antico uso che un signore raccoglieva per conto suo uno squadrone , un reggimento , una compagnia fra gli uomini delle sue terre , e con il corpo già formato si metteva : al soldo di un sovrano . In caso di bisogno poi si supponeva sempre che il Re potesse convocare sotto le armi tutta la nobiltà del Reame . Malgrado però che la mescolanza , dei vari elementi sociali e delle varie nazionalità avesse impedito agli eserciti del cinque cento e della prima metà del seicento di diventare padroni degli Stati che servivano , pare non era cosa facile il mantenere una tollerabile disciplina fra truppe formate dagli avventurieri di ogni paese ed in gran parte dalla zavorra della società . Se restarono proverbiali gli eccessi dei lanzichinecchi tedeschi e dei micheletti spagnuoli , non è a credere elio i reggimenti francesi , svizzeri od italiani , croati o valloni , si diportassero molto meglio . Bisogna leggere la corrispondenza di don Giovanni d ' Austria per vedere con quanti stenti , con quanta destrezza ed energia del capitano e degli ufficiali fosse mantenuta una disciplina molto relativa fra le truppe che repressero la rivolta dei Mori negli Alpuxarres , che s ' imbarcarono nelle galee che vinsero a Lepanto e che servirono nella guerra di Fiandra . Già nei primi anni del secolo decimosesto il cardinale Ximenes all ' udire che un esercito spagnuolo , sbarcato per conquistare Algeri , era stato sconfitto o quasi di strutto , dicesi elio abbia esclamato : « Dio sia lodato ; ecco finalmente liberata la Spagna da tanti mali arnesi ! » . Ed alla fine dello stesso secolo , fra le cose impossibili che Cervantes faceva desiderare al curato ed al farmacista del villaggio dove nacque il cavaliere della Mancia , ci era anche questa : che i soldati , che dall ' interno del paese si avviavano ai porti per imbarcarsi per l ' estero , non saccheggiassero per la via i contadini loro connazionali . Sono note poi le gesta delle milizie di tutti i paesi , che combatterono nella famosa guerra dei trent ' anni . In Inghilterra una delle cause principalissime per le quali si mantenne a lungo l ' avversione agli eserciti stanziali fu la paura della vita licenziosa che menavano i soldati di mestiere . Sotto Giacomo II fu famoso per stupri e rapine un reggimento inglese tornato in patria dopo avere servito alcuni anni in Tangeri sotto il colonnello Kirke . Siccome questo reggimento portava nella bandiera per insegna un agnello , i soldati che di esso facevano parte furono , con umorismo britannico , soprannominati gli agnelli di Kirke . Una disciplina migliore non si ebbe che nella fine del secolo decimosettimo e sopratutto nel secolo decimottavo , durante il quale vediamo sparire quasi generalmente le milizie feudali e cittadine e cominciare l ' êra dei veri e propri eserciti stanziali alla moderna . Allora la necessità di tenere molti uomini in arme e la difficoltà di pagarli tanto quanto bastava per averli volontarii , fecero si che si cominciasse ad introdurre la coscrizione nella maggior parte dei paesi del continente europeo . Inoltre poi i soldati non vennero più raccolti fra gli avventurieri e la feccia della società , ma furono piuttosto scelti fra i contadini ed operai , che , anziché dedicarsi per tutta la vita al mestiere delle armi , tornarono dopo pochi anni alle loro ordinarie occupazioni e gli ufficiali continuarono ad appartenere ad una classe totalmente distinta . Essi infatti divennero sempre più dei gentiluomini burocratizzati , che , all ' ordine ed alla puntualità gelosamente la prerogativa di custodire le mura e i fortilizi delle città con milizie cittadine . Ad esempio in Palermo , sotto la dominazione spagnuola , sebbene gli abitanti si conservassero quasi sempre fedelissimi sudditi di Sua Maestà Cattolica , pare non poteva entrare che un numero ben piccolo di soldati stranieri per custodire il Palazzo reale ed il Castello a mare , ed i baluardi con le artiglierie restavano in potere della milizia cittadina formata dalle onorate maestranze . Qualche volta che si trattò d ' introdurre altre soldatesche in città , le dette maestranze , sempre professando devozione e fedeltà al Re , barricarono le strade e puntarono i cannoni dei baluardi sul palazzo reale . La rivolta di Messina del 1676 fu in parte occasionata dal tentativo , che fece lo stratigoto don Luigi dell ' Hoyo , di sorprendere i forti che erano custoditi dalla milizia cittadina . Il timore che inspirava la soldatesca era fondato sulla condotta li cenziosa , che si supponeva dovessero tenere i soldati . dell ' impiegato , accoppiarono lo spirito cavalleresco ed il sentimento dell ' onore tradizionale nella nobiltà . Solo nell ' Inghilterra e negli Stati Uniti d ' America durò e dura l ' antico sistema di reclutare i soldati volontariamente ed a preferenze tra gli spostati delle classi più povere della società . In questi due paesi , e specialmente negli Stati Uniti , le truppe stanziali si sono mantenute relativamente scarse ; perché , per la loro posizione geografica , la loro difesa esteriore può in gran parte essere affidata alla marina da guerra , mentre l ' ordine interno è in parte mantenuto da milizie cittadine e sopratutto dalla numerosa e bene organizzata polizia . Inoltre vi si conserva negli eserciti regolari più rigorosamente che negli eserciti del continente europeo la distinzione di classe fra gli ufficiali e la bassa forza ; distinzione la quale fa si che i primi per attinenze di famiglia e per educazione siano strettamente legati a quella minoranza , che , per nascita , cultura , e ricchezza , sta al vertice della piramide sociale . V . - - Il valore pratico della milizia cittadina americana finora si è dimostrato molto mediocre . Già lo stesso Washington diceva che , se fosse stato invitato a rispondere con giuramento a questa domanda : se le milizie erano utili od inutili , non avrebbe esitato a rispondere che erano inutili . Le guerre esterne infatti ed anche quelle di secessione si sono combattute quasi esclusivamente dall ' esercito federale aumentato da , arruolamenti volontari e , nei disordini interni , è dubbio almeno se la milizia sia più efficace a sedarli che ad accrescerli . Essa non ha saputo impedire i frequenti linciaggi , e davanti gli scioperanti si è dispersa o è venuta a patti , come accadde nel 1887 ed in altri scioperi più recenti , nei quali l ' ordine è stato ristabilito dall ' esercito federale . Ad ogni modo la milizia americana diede il modello e fu in certo modo la madre della guardia nazionale europea , alla quale fino a quaranta o cinquant ' anni addietro si attribuiva una grande importanza , principalmente per lo scopo politico che credevasi dovesse disimpegnare : si voleva infatti costituire con essa un corpo armato , il quale , emancipato dalla cieca disciplina militare , custodisse le istituzioni parlamentari contro gli attentati del potere esecutivo sostenuto dalle truppe stanziali . Già fin dalla grande rivoluzione francese Mirabeau avea rivelato molto bene gl ' inconvenienti della formazione di un simile corpo , il quale favoriva , o reprimeva la rivolta secondo gli umori del momento e si costituiva in certo modo arbitro armato fra le autorità costituite ed i rivoluzionari . Malgrado ciò nel 1830 , quando si fece la revisione della Carta , non si trascurò di sancire con un articolo speciale che « la Carta e tutti i diritti che essa consacrava restavano affidati al patriottismo ed al coraggio delle guardie nazionali » e , quando Garibaldi entrò in Napoli , per salvare dalla distruzione il Castel S . Elmo , da dove fino allora le truppe regie avevano tenuto la città sotto il loro cannone , dovette promettere che esso sarebbe stato sempre custodito dalla guardia nazionale napoletana . In Francia , a dir vero , non sempre l ' opera delle guardie nazionali riuscì inefficace ; nel 1832 e 1834 e nelle giornate di giugno 1848 la paura del socialismo produsse scatti di coraggio nei pacifici borghesi parigini , e la guardia nazionale coadiuvò l ' esercito nella repressione delle rivolte ; ma nel febbraio 1848 , scontenta del Ministero Guizot , e non comprendendo che si faceva una rivoluzione , fu dapprincipio ostile alle truppe , poi dubbiosa ed inerte , e la sua condotta fu causa principalissima della caduta della monarchia di luglio . Non seppe poi ostacolare il colpo di Stato del 2 dicembre 1851 , e nel 1870­71 , essendo stati ammessi a servire nelle sue file anche gli operai socialisti , gli elementi di disordine ebbero , com ' è naturale , il disopra sopra quelli d ' ordine , e la milizia cittadina di Parigi fornì i pretoriani alla Comune . Ai giorni nostri , in parte perché la poca efficacia e solidità dell ' istituzione sono diventate coll ' esperienza troppo evidenti , in parte perché ogni professionista , o bottegaio , avendo servito qualche tempo nell ' esercito permanente , ha perduto l ' entusiasmo per le parate e per l ' uniforme , la guardia nazionale è stata abolita in tutti i grandi paesi d ' Europa . VI . - - Prima di concludere sull ' argomento dell ' organizzazione militare della moderna Europa e sui suoi rapporti colla difesa giuridica dobbiamo ancora fare due osservazioni . La prima riguarda la divisione della forza armata in due classi , delle quali l ' una comprende gli ufficiali , reclutati quasi sempre nella classe politicamente dirigente e che hanno una educazione ed istruzione speciale e cominciano il loro servizio con un grado abbastanza elevato , mentre l ' altra viene composta dai gregari e dai graduati inferiori i quali difficilmente hanno aperto l ' adito ai gradi maggiori . Or questa distinzione , che patirebbe a prima vista oltremodo convenzionale ed arbitraria , si ritrova più o meno precisa in tutti quei grossi eserciti stanziali , di epoche e paesi differentissimi , che sono stati meglio organizzati . Essa era già applicata in certe epoche dell ' antico Egitto , giacché i papiri che rimontano a quelle dinastie , durante le quali le armi egiziane più si distinsero , ci parlano di officiali dei carri di guerra e di ufficiali di fanteria educati in speciali collegi militari , dove erano iniziati a tutte le durezze della vita delle armi , e per entrare nei quali si doveva pagare abbastanza , non già in danaro , che allora non esisteva , ma in schiavi ed in . È stata applicata in certo modo nella China moderna , dove il mandarinato militare ha avuto qualche analogia colla nostra ufficialità ; giacché il mandarino militare doveva superare un esame davanti alle autorità militari della provincia ed entrava poi con un grado abbastanza elevato nelle milizie di una delle diciotto provincie chinesi . Ma era sopratutto in vigore nelle legioni romane degli ultimi secoli della repubblica e dei primi secoli dell ' impero , nelle quali si mantenne lungamente la distinzione fra la milizia comune e quella detta equestris , che si iniziava servendo come contubernalis ( oggi si direbbe aiutante di campo ) del console o del comandante la legione , il quale poi apriva l ' adito al grado di tribuno militare ed agli altri gradi superiori ; mentre , chi iniziava la sua carriera da semplice soldato nella milizia comune , potè per lunghissimi secoli solo arrivare a centurione primipilare , ufficio che costituiva quasi il bastone di maresciallo della bassa forza . Organizzazione questa che assicurava il possesso dei gradi elevati nell ' esercito alla stessa classe sociale che occupava le alte magistrature civili e che , avendo la ricchezza ed il potere politico , formava l ' aristocrazia dell ' antica Roma . VII - - L ' altra osservazione riguarda uno dei giudizi e pregiudizi più sparsi nel mondo : che le qualità militari siano cioè assai inegualmente distribuite fra i popoli , dei quali alcuni sarebbero naturalmente timidi e poltroni ed altri arditi e valorosi . Certo non si potrà mai dimostrare che qualche cosa di vero non vi sia in questi pregiudizi . Ma d ' altra parte ci pare indiscutibile che sono principalmente le abitudini più o meno guerresche di un popolo , la solidità ed il tipo dell ' ordinamento militare che ha adottato , gli elementi che più contribuiscono ad accrescere la sua fama bellicosa . La verità è che la guerra , come tutti i mestieri pericolosi , richiede una certa abitudine per essere affrontata con calma e sangue freddo ; quando quest ' abitudine manca , non può essere supplita che o da quei momenti d ' orgasmo , che si producono in rarissimi periodi della vita dei popoli , o da quel sentimento del dovere e dell ' onore che , in una classe molto ristretta ed eletta , può essere suscitato e mantenuto vivo da una educazione speciale . Or nelle nazioni civili , nelle quali la gran maggioranza non può stabilmente dedicarsi alle lotte cruente , l ' organizzazione militare deve tendere allo scopo di distribuire fra le masse una piccola minoranza che a queste lotte è abituata o che è preparata dall ' educazione speciale , che abbiamo accennato , in modo che possa padroneggiare i gregari , esercitare sopra di essi un ' influenza decisiva ed indurli ad affrontare un pericolo , che altrimenti avrebbero evitato . Siccome l ' organizzazione , alla quale abbiamo accennato , può essere più o meno perfetta e può anche completamente mancare , siccome la classe dirigente può essere familiare col mestiere delle armi e può anche esserne , per circostanze diverse , completamente schiva , noi vediamo , percorrendo la storia dei popoli civili , che quasi tutti hanno avuto i loro momenti di gloria militare , e quasi tutti hanno avuto i loro periodi di debolezza materiale . Gl ' Indiani , tante volte saccheggiati e conquistati da Turchi , Mongoli , Afgani e Persiani e che nel secolo decimottavo si fecero sottomettere da poche migliaia d ' Inglesi , furono il popolo asiatico che resistette più valorosamente ai Macedoni . Gli indigeni dell ' Egitto per lunghi secoli hanno avuto fama di soldati poco valorosi , eppure si reclutavano fra gli abitatori della bassa valle del Nilo le truppe degli Ahmes e dei Touthmes , che ai loro tempi erano i primi eserciti del mondo . Da Leonida ad Alessandro Magno i Greci furono considerati soldati valorosissimi , ed all ' epoca di Senofonte parlavano col massimo disprezzo dei Siri e degli abitanti della Mesopotamia , ma quando sorse l ' Islam , le popolazioni semitiche dell ' Asia ripresero il sopravvento e fecero scempio delle pacifiche popolazioni che ubbidivano all ' impero di Bisanzio . Gl ' Italiani del Rinascimento erano cattivi soldati , perché disabituati della vera guerra , ma fra i loro padri si erano reclutati i legionari di Roma , valore sufficiente aveano mostrato all ' epoca dei Comuni e , solo qualche secolo dopo Machiavelli , i reggimenti italiani emularono per la solidità quelli spagnuoli nella famosa giornata di Rocroy . I Na poletani , nel passato specialmente imputati di codardia , dovettero questa loro fama piuttosto alla mancanza di coesione ed unità morale , che hanno mostrato in diverse occasioni , che a deficienza di valore personale , ed in Spagna ed in Russia , sotto Napoleone I ed in altre occasioni le truppe napolitane si sono assai bene comportate . VIII . - - Ai giorni nostri ci è una reazione contro i grossi eserciti stanziali e si adducono a carico di essi le braccia , che tolgono agli opifici ed all ' agricoltura , i vizi che inspirano alla gioventù e sopratutto l ' intollerabile spesa di cui sono cagione Vero è che questi lagni sono a preferenza mossi da quegli elementi sociali che in ogni tempo hanno avuto più la tendenza a farsi valere ed imporsi colla forza al resto della società , da quelli che avrebbero naturalmente e spontaneamente più gusto per il mestiere delle armi e che trovano ostacolo all ' esplicazione dei loro istinti , forse incoscienti , nella presente organizzazione militare delle masse pacifiche e lavoratrici ; ma è pur vero che le necessità , che hanno condotte le diverse nazioni europee alla organizzazione degli eserciti moderni , hanno ora l ' effetto di allargare sempre più l ' applicazione di quei principii sui quali essi sono fondati in maniera da snaturarne la compagine . Le guerre napoleoniche prima e poi sopratutto quella del 1870 avendo dato la vittoria a quelle nazioni , che hanno armato e mobilizzato eserciti più numerosi , hanno condotto a tale esagerazione , in quasi tutti i paesi del continente europeo , il sistema del servizio militare obbligatorio , che ora si è arrivati al punto da aver la pretesa di raccogliere , in caso di bisogno , nei quadri dell ' esercito tutta la popolazione valida di uno Stato di trenta , quaranta o più milioni di abitanti . Ma per rendere possibile l ' attuazione di una simile pretesa si è dovuto da una parte accorciare tanto la durata del servizio da rendere dubbio che i coscritti abbiano il tempo di acquistare quelle abitudini , quello speciale spirito di corpo , che devono distinguere il soldato dal resto della società , e che , per ragioni tecniche e sopratutto politiche , è necessario che non siano soverchiamente indebolite . E , d ' altra parte , si è dovuto aumentare tanto la spesa per gli uomini , per i quadri e per gli armamenti , che sono in continuo rinnovamento , da renderne sempre più difficile la continuazione e da produrre quel mostruoso accumulo del debito pubblico , che è una delle principalissime piaghe di molti paesi moderni e sotto il quale qualcuno di quelli economicamente meno forti rischia di soccombere . Né ciò è tutto : la macchina militare , a forza di essere ingrandita , è diventata sempre più complicata e delicata ed il dirigerne il funzionamento in tempo di mobilitazione e di guerra è divenuta opera irta di sempre maggiori difficoltà . Ed è lecito anche domandarsi se la guerra stessa sarà un fatto possibile , quando ogni giorno di ostilità , fra i danni economici del paese e le spese dell ' erario , costerà ad ogni nazione parecchie decine di milioni ; quando , il giorno in cui sarà dichiarata , saranno turbati gl ' interessi e gli affetti di tutte le famiglie di un popolo civile . - - Or , se gli interessi economici e le ripugnanze morali , che si oppongono ad uno scoppio bellicoso fra nazioni civili , riescono ad evitarlo solo per sessanta o settanta anni di seguito , è dubbio se fra le nuove generazioni potrà durare ancora quello spirito militare e patriottico sul quale sono fondati gli eserciti moderni e che solo rende possibili gli enormi sacrifici materiali , che essi costano . Quando il decadere dei sentimenti accennati e la lunghissima pace avranno di fatto abolito o reso parvenza vana e senza subbietto gli eserciti stanziali , rinascerà il pericolo che la prevalenza militare ritorni ad altre razze , ad altre civiltà , che hanno sunto ed avranno svolgimento diverso da quella europea e se ne saranno appropriati i mezzi ed i metodi di distruzione . - - E se anche questo pericolo parrà ad alcuni troppo lontano e chimerico , nessuno potrà negare che , nel seno stesso delle popolazioni europee , vi saranno sempre i caratteri violenti e quelli timidi , le discrepanze d ' interessi e la voglia d ' imporsi con la forza materiale . - - Sicché , sciolta una volta od indebolita la grande organizzazione per la quale il monopolio della funzione militare è stato tolto a quella categoria di persone che naturalmente vi ha più gusto ed attitudine , chi impedirà alle piccole organizzazioni dei forti , degli arditi e dei violenti di ricostituirsi per opprimere i deboli ed i pacifici ? E la guerra , morta all ' ingrande , non rinascerà a minuto nelle contese tra le famiglie , le classi ed i villaggi ? In verità dai dubbi , che abbiamo espresso , si può trarre una conclusione , che noi non osiamo quasi nettamente formulare : che la guerra stessa cioè , nella sua forma presente causa ancora di tanti mali e madre di tante barbarie , sia un fatto che di tanto intanto si rende necessario , affinché non decada ciò che ci ha di meglio nel funzionamento delle odierne società europee ed esse non ritornino ad un tipo di difesa giuridica meno elevato . Grave e terribile conclusione , che non sarebbe del resto che un ' altra di quelle conseguenze della natura umana , così complicata e contradittoria , alle quali abbiamo già accennato alla fine del capitolo settimo ; di quella natura umana per la quale il bene , nello svolgimento della storia dei popoli , è sempre fatalmente connesso col male , ed il miglioramento giuridico e morale di una società va unito con lo sfogo delle passioni più basse ed egoistiche e degli istinti più brutali . CAPITOLO X . Conclusione . I . Scopo della conclusione . - - II . I tre problemi della vita moderna - - Il problema religioso . - - III . L ' avvenire del Cristianesimo . - - IV . Il Cristianesimo e la scienza positiva . - - V . Il problema politico . - - VI . Esame critico del Parlamentarismo . - - VII . Le riforme del Parlamentarismo . - - VIII . Quale sarebbe la riforma fondamentale - - Ostacoli che incontra . IX - - Esame critico del collettivismo . - - XII . La giustizia nell ' organizzazione sociale . - - XIII . Esame critico dell ' anarchia . - - XIV . La lotta di classe . - - XV . Effetti pratici della democrazia sociale . - - XVI . Cause della stessa . - - XVII . Probabilità di trionfo della democrazia sociale . - - XVIII . Rimedi atti a combatterla . - - XIX . Missione della scienza politica . I . - - Il chiudere questo nostro lavoro sarebbe cosa assai breve e facile se ci potessimo limitare ad una semplice e sommaria enumerazione degli argomenti che abbiamo finora trattati . Basterebbe infatti rammentare che nel primo capitolo abbiamo esposto le ragioni per le quali crediamo che solamente mercé lo studio dei fatti storici si possano scoprire le tendenze costanti , ossia le leggi , che regolano l ' ordinamento delle società umane , e che nei seguenti capitoli ci siamo appunto occupati di determinare la natura e l ' azione di alcune delle dette leggi . Abbiamo voluto infatti dimostrare che , in qualunque aggregato umano che abbia raggiunto un certo grado di cultura , esiste una minoranza dirigente , la quale si recluta in modi diversi , ma , sempre fondati sul possesso delle molteplici e variabili forze sociali ; cioè di quelle qualità , che , secondo i tempi ed i luoghi , dànno agli individui chele posseggono prestigio morale e preminenza intellettuale ed economica , e forniscono i modi di dirigere le volontà altrui . Abbiamo anche cercato , di porre in chiaro che ogni società si fonda sopra un complesso di credenze e principii religiosi e filosofici , che ad essa sono speciali , e in base ai quali spiega e giustifica il suo ordinamento . Ciò ci ha dato occasione di occuparci della diversità dei tipi sociali , dovuta principalmente alla fondamentale diversità di alcuni di questi sistemi filosofici e religiosi o formole politiche , che si dividono l ' impero di quella parte massima dell ' umanità , che ha raggiunto un certo grado di cultura . Due poi sono i punti di questa parte del nostro lavoro , che ci sembrano più specialmente suscettibili di applicazioni scientifiche e pratiche di qualche importanza . Quello nel quale ci siamo sforzati di provare che la migliore difesa giuridica , il maggior rispetto del senso morale da parte dei governanti si può ottenere solo mediante la partecipazione al Governo ed il controllo reciproco di molteplici forze politiche . E l ' altro che consiste nella dimostrazione , che ci sembra di aver sufficientemente dato , della incapacità che ha qualunque dottrina filosofica o religiosa a cambiare radicalmente e durevolmente la natura umana ; specialmente quando , invece di limitare la , propria propaganda ad un piccolo numero di individui scelti , di anime elette , la estende a tutta intera una grande società e pretende governarla informandola ai suoi principii ; senza con ciò negare la notevole efficacia pratica che può avere la prevalenza di un dato indirizzo dottrinario o religioso . Infine i capitoli ottavo e nono riguardano l ' applicazione delle teorie precedentemente esposte ad un fenomeno cosi comune nei tempi moderni come è stata la rivoluzione violenta e ad un altro fenomeno in contraddizione col primo , che è l ' ordinamento dei moderni eserciti stanziali , il quale impedisce a quella frazione della società , che potrebbe naturalmente assumere il monopolio militare , di imporsi colla violenza alle altre forze sociali . Però noi crediamo che in quest ' ultimo capitolo un còmpito un po ' più delicato e difficile ci resti ancora da esaurire . Crediamo che sia nostro dovere l ' esaminare al lume dei principii , che abbiamo già esposto , i problemi più importanti che agitano ora le nazioni di civiltà europea . Forse con ciò da un lato determine remo meglio la natura di questi problemi e potremo anche indagare più agevolmente quali siano le soluzioni più probabili , che essi avranno ; e dall ' altro lato potremo meglio scientificamente precisare i nostri concetti e porre in luce ancora più le conseguenze pratiche , che se ne possono trarre . Aggiungiamo che all ' indagine predetta siamo pure spinti da quello stimolo , tanto naturale ed umano , che certamente agisce tanto sul lettore che sullo scrittore , e che fa si che siamo indotti ad interessarci sommamente a quei fatti ed a quelle quistioni , che si svolgono intorno a noi , nel paese e fra la generazione fra i quali viviamo . II . - - Diciamo subito che i problemi di cui ci occuperemo sono tre . In primo luogo esamineremo se le presenti religioni a base dommatica o , per precisare meglio il nostro concetto , se le diverse forme del Cristianesimo riusciranno a sopravvivere alla presente corrente rivoluzionaria ed a resistere al movimento razionalista , che tende a distruggerle . In secondo luogo vedremo se la prevalenza delle autorità politiche elettive , e sopratutto quel sistema di governo che è comunemente chiamato Parlamentismo , siano suscettibili di una lunga durata , e , nel caso che si debbano necessariamente modificare , esamineremo in che senso le modificazioni potranno o dovranno avvenire . In terzo luogo finalmente getteremo lo sguardo sull ' avvenire della nostra civiltà di fronte alla democrazia sociale , di questa grandiosa corrente di sentimenti e d ' idee , che invade tanti paesi d ' Europa e d ' America , e che , mentre da un lato è una vera conseguenza della loro storia più recente , dall ' altro è un fattore attissimo a modificare il loro avvenire . Il primo di questi problemi può a prima vista sembrare il più facile dei tre , ma certo non lo è : infatti contiene forse una parte maggiore d ' imprevedibile e d ' imponderabile che il secondo ed il terzo , che sembrano , giustamente , casi complicati e coi quali del resto è intimamente connesso . Diciamo perciò fin da ora che , specialmente su questo primo problema , una risposta precisa , netta e sicura non la daremo , e che ci limiteremo piuttosto ad ipotesi ed a previsioni cautamente generiche e pensatamente incerte . Molti con sicurezza affermano che la scienza ammazzerà il dogma . Questa opinione , superficialmente considerata , è senza dubbio per diversi lati accettabile . Non si può negare infatti che le scienze fisiche e chimiche , la geologia , la preistoria , la critica degli stessi documenti storici , battano in breccia tutto il soprannaturale del Vecchio e del nuovo Testamento e l ' inspirazione dei santi Padri . Diciamo anzi di più ; che , anche se la scienza non intaccasse direttamente le credenze religiose , una mente educata alle sue severe indagini ed ai suoi metodi rigorosi deve sentire , se è spassionata , una invincibile ripugnanza ad accettare dottrine ed asserzioni dommatiche , che deve considerare come gratuitamente affermate . Però d ' altra parte è da tener presente che le credenze religiose non hanno mai risposto ad un bisogno del nostro raziocinio , ma piuttosto ad altre necessità della psicologia e sopratutto del sentimento umano . Se da un certo punto di vista possono essere considerate come illusioni , bisogna pure riconoscere che esse son mantenute non tanto dalla loro apparenza di verità , quanto dal bisogno che hanno gli uomini d ' illudersi . E questo bisogno è così generale , così forte , specialmente in certi momenti della vita , che noi vediamo spesso individui d ' intelletto robusto , abituato al senso della realtà , corredato di studi positivi , e talvolta anche di carattere calmo ed equilibrato , pagare ad esso un largo tributo . Né in proposito dobbiamo attribuire troppa importanza ad un fenomeno al quale ora assistiamo , segnatamente nei paesi cattolici , e che può condurre ad apprezzamenti erronei . Le pratiche del Cristianesimo nelle grandi città della Francia , in parecchie della Spagna e dell ' alta Italia , forse anche in taluna della Germania e dell ' America settentrionale , vanno scomparendo , e scompaiono ivi a preferenza nelle plebi anziché nelle classi che hanno una certa agiatezza e cultura . Or non deve da ciò dedursi che l ' educazione razionalista e positiva abbia fatto fra quelle plebigrandi progressi . Si può non solo dubitare della verità delle dottrine religiose , ma esser convinti che esse sono tutte fenomeni storici prodotti però da bisogni innati e profondi dello spirito umano , perché una educazione positiva della mente , nutrita di larghi studi , l ' ha a poco a poco abituato a non ritenere per vero se non ciò che sia scientificamente provato . In questo caso l ' individuo , perdendo un sistema di illusioni , resta cosi bene equilibrato che non è certo disposto ad abbracciarne un altro , e sopratutto il primo che capita . Ma la totalità dei miscredenti plebei ed anche , bisogna dirlo , la gran maggioranza dei miscredenti di qualche cultura , che abbiamo ora nelle nazioni di civiltà europea , non arriva al razionalismo per questa strada : non crede , e schernisce , semplice mente perché è cresciuta in un ambiente nel quale le hanno insegnato a non credere ed a schernire . Ed , in queste condizioni , la mente , che respinge il Cristianesimo perché è una credenza basata sul soprannaturale , è sempre disposta ad accoglierne altre certo più grossolane e volgari . L ' operaio di Parigi , di Barcellona o di Milano , il bracciante delle Romagne o il piccolo commerciante di Berlino in fondo non sono emancipati dall ' ipse dixit , più di quanto lo sarebbero se andassero a messa o frequentassero la predica del pastore protestante o la Sinagoga . Invece di credere ciecamente al prete credono con uguale cecità all ' agitatore rivoluzionario . Si stimano all ' avanguardia della civiltà ed hanno lo spirito accessibile a tutte le ubbie ed a tutti i sofismi . Lo stadio morale ed intellettuale che hanno raggiunto , lungi dall ' essere un illuminato positivismo , non è che un volgare , sensuale e degradante materialismo , o indifferentismo religioso che voglia dirsi . Prima di ridere del lazzarone , che ha fede nella liquefazione del sangue di San Gennaro , dovrebbero rendersi capaci di non ammettere per vere cose ugualmente assurde e certo più dannose . III . - - Ora , così stando le cose , prevalendo in parte delle masse non già un positivismo od agnosticismo per dir così , organico , ma un volgare ateismo d ' imitazione , il terreno che le credenze , religiose hanno con rapidità perduto , può essere , almeno per un certo spazio di tempo , prima cioè che l ' indifferenza religiosa diventi tradizionale , con una relativa rapidità riguadagnato . Può darsi benissimo che le dottrine socialiste e gli istinti rivoluzionari abbiano fra qualche generazione manifestamente dichiarato la loro bancarotta , può anche darsi che a questo risultato si arrivi dopo lotte civili , dopo sofferenze morali ed economiche grandissime ; paragonabili , non già a quelle che si ebbero a patire dopo le piccole rivoluzioni passeggiere del secolo decimonono , ma alle altre , che provarono così duramente la generazione che assistè alla grande rivoluzione francese . È risaputo intanto che il Cristianesimo è a preferenza la religione dei tempi difficili anziché di quelli prosperi ; di Esso si può fare facilmente a meno quando la vita è facile ed agiata , quando l ' avvenire si presenta ridente , quando i godimenti materiali non fanno difetto ; ma si sente al contrario urgente il bisogno delle sue speranze e dei suoi conforti quando si è colpiti da disillusioni amare e da catastrofi , quando le privazioni ed i dolori rendono amaro l ' oggi e più amara la prospettiva dell ' indomani . Bisogna rammentare che già una volta trionfò definitivamente quando le classi alte e medie del mondo antico subirono quella tremenda catastrofe , quelle inenarrabili sofferenze , che furono la conseguenza delle vittorie definitive dei barbari e della caduta dell ' impero romano d ' occidente . Se , sulla fine del secolo decimono od all ' alba di quello venturo , molte vite fossero sacrificate , ed una buona parte del capitale europeo fosse sciupato in lotte ed in vani tentativi di riforme sociali , non è improbabile che al fasto ed allo sperpero , che sono stati una delle caratteristiche degli ultimi decenni del secolo decimonono , non debba succedere un ' èra di abbattimento e di relativa miseria , durante la quale le dottrine cristiane troverebbero propizio il terreno per riguadagnare il cuore delle masse . Finora , nei paesi cattolici , essendo appunto la Chiesa catto lica quella che gode di una maggiore autonomia e che pretende una più grande ingerenza nelle cose dello Stato , la propaganda anti ­ religiosa è stata direttamente od indirettamente favorita dalle autorità laiche con le quali il Papato si è trovato in violenti conflitti d ' interessi . Ciò è avvenuto specialmente in Francia , nei primi anni della monarchia di luglio e durante un certo periodo della terza repubblica , ed in Italia , durante e dopo la caduta del potere temporale dei Papi . Ma è erroneo scambiare queste lotte , che sono episodii che di quando in quando si sono rinnovati nella vita dei popoli cattolici , con l ' essenza stessa ; della loro storia , dando ad esse il carattere di guerre a morte non interrotte né da paci né da tregue . Come è accaduto spessissimo nei secoli scorsi , dopo essersi accanitamente disputata una posizione , bisogna che quella delle due parti in contesa che l ' ha perduta si abitui alla nuova condizione delle cose e si rassegni , almeno tacitamente , ad accettarla . Di queste ore di tacita rassegnazione la Chiesa cattolica ne conta parecchie nella sua lunga storia . Non è possibile poi che tanto la Chiesa che lo Stato non finiscano coll ' accorgersi che nelle loro lotte presenti , il vero tertius gaudens , come ebbe a scrivere lo Schäffle e come vede da sé chiunque sia spassionato ed abbia appena appena un zinzino di senno politico , è la democrazia sociale . Non è possibile che questi due Enti non vedano alla lunga il gran bene , che , camminando con un certo accordo , si possono scambievolmente fare . Ormai in Francia pare che un movimento nel senso da noi indicato si vada sempre più eccentuando . Ed anche in Italia il tempo è e sarà il miglior maestro , e molta gente va vedendo , e vedrà sempre più chiaramente , che , se da un lato il Cattolicesimo dura e facilmente non si distrugge , dall ' altro neppure è possibile distruggere la storia ; annullare cioè quei fatti ai quali un lungo volgere di anni ha apposto il suo incancellabile suggello ed ha dato l ' autorità di cosa giudicata . Corre ormai il ventiseiesimo anno dal di nel quale le ultime traccio del potere temporale dei papi furono distrutte , ed era già un pezzo che gli ultimi suoi avanzi non si potevano più reggere per forza propria . Chiunque vive nel mondo europeo , e specialmente in quello italiano , e non vuole affettare vani timori né pascersi d ' inconsulte speranze , deve scorgere chiaramente l ' impossibilità materiale della sua restaurazione ; e tutto fa preveder che la quistione , che ad essa si riferisce , va posta tra quelle che il secolo ventesimo dimenticherà , incalzato , come sarà , da tante altre questioni più nuove , più calde , più urgenti . IV . - - Meno conciliabile è , a dir vero , il dissidio fra il metodo scientifico positivo e quella base soprannaturale e dogmatica che si trova in tutte le religioni , quella cristiana compresa , e che il Cattolicesimo segnatamente ha di recente esagerato . Ma bisogna tener presente che la fede è cosa vecchia e la scienza relativamente nuova . Essa avea già mostrato qualche barlume di sé nell ' antico Egitto , in Babilonia , nell ' India braminica , in China ; barlumi però non coordinati , avvolti quasi sempre nel mistero ed interrotti da lunghi secoli di oscurità . Più forte fu la luce che sviluppò la civiltà greco ­ romana ; ma anch ' essa si spense quasi al declinare del mondo antico ; altri sprazzi ne vediamo apparire durante l ' epoca più splendida della civiltà araba , che fecondò germi preparati dalla Grecia e dalla Persia dei Sassanidi ; ma anch ' essi furono soffocati dall ' imbarbarimento progressivo del mondo maomettano . Come base integrante di una civiltà , come vero portato di un periodo storico , la scienza positiva comincia nel secolo decimosesto e non si affermò che nel decimottavo in questa Europa , che ereditò e fecondò dottrine e nozioni elaborate da tanti popoli e da tante civiltà . Ora , la guerra fra questa nuova forza sociale , che si volea affermare , e la religione che si voleva difendere , e che per prima cosa cercò di soffocare nelle fasce il nuovo concorrente , fu naturale e spiegabile . E la religione prima cercò di negare , e poi colpì d ' anatema i risultati della scienza , e d ' altra parte la scienza assunse con particolare impegno la missione di sbugiardare agli occhi delle masse i dogmi della religione . Tante istituzioni però e tante persone sembrano incompatibili , le quali , dalla impossibilità di eliminarsi a vicenda e dalla necessità , che ne viene in conseguenza , di far vita insieme , sono costrette a compatirsi . Se la scienza poi attacca direttamente od indirettamente il dogma , almeno essa si svolge in un campo differente da quello delle religioni ; il pensiero scientifico infatti spiega la sua azione sul raziocinio umano , mentre la fede ha la sue base nel sentimento . Il primo necessariamente è accessibile solo a quel piccolo numero di individui , che hanno la capacità e la possibilità di menare una vita fortemente intellettiva , mentre l ' altra estende la sua azione sulle masse . Certo più incompatibili assai che la scienza ed una religione sono due religioni diverse , che necessariamente si devono sbugiardare a vicenda e si fanno la concorrenza sullo stesso terreno . Eppure noi vediamo che , parecchie volte , dopo lunghe ed atroci lotte , due religioni , una volta convinte della impossibilità di distruggersi , finiscono col tollerarsi a vicenda . Così è avvenuto ed avviene dovunque cattolici e protestanti , cristiani e maomettani , maomettani ed idolatri hanno convissuto e convivono pacificamente nello stesso paese . Ma forse la China ci offre su questo argomento un esempio , che fa più al caso nostro . Colà le classi colte e governanti seguono un vago Deismo , che in fondo è un vero e proprio positivismo razionale , mentre il popolo è buddista , seguace della religione di Lao ­ Tze , o maomettano . Il Buddismo è anche in certo modo legalmente riconosciuto e l ' autorità partecipa ufficialmente alle sue feste . Or potrebbe avvenire qualche cosa di molto analogo in Europa . Quivi ci pare assai improbabile che in un prossimo avvenire religioni nuove possano , non diciamo nascere , ma diffondersi ; sicché le varie forme del Cristianesimo manterranno la loro preponderanza in quei paesi dove attualmente la hanno . Alla lunga una reciproca tolleranza potrebbe stabilirsi fra il positivismo o meglio l ' agnosticismo scientifico degli individui più colti e le credenze seguite , non solo dalle masse povere ed incolte , ma anche da tutta quella gran parte delle classe agiata , che per sesso , per abitudine , per l ' educazione ricevuta o per temperamento , è più ossequente agli impulsi del sentimento . V . - - I primi dovrebbero comprendere che non si ottiene alcun vantaggio sociale facendo la propaganda della miscredenza fra coloro che sentono il bisogno delle credenze religiose , o che son troppo ignoranti per arrivare a formarsi una concezione originale e propria intorno a certi problemi naturali e sociali . E d ' altra parte , coloro che dirigono il movimento cristiano , e specialmente quello cattolico , dovrebbero pure persuadersi . , e questa persuasione a dir vero è alquanto difficile che acquistino , che ormai la scienza è diventata tanta parte della vita dei popoli civili , che non può riuscire facile , e diremmo quasi che non può riuscire possibile , di soffocarla e distruggerla . Però le soluzioni , alle quali abbiamo ora accennato , dei problemi moderni riguardanti i rapporti tra lo Stato e la Chiesa e fra la scienza e le religioni dommatiche , sono soltanto da ritenersi come possibili ; il che non vuol dire che siano facili e sopratutto che sian le più probabili . Perché fossero adottate , dovrebbero avere molto senno politico le parti che attualmente sono in conflitto , e purtroppo , a preferenza del senno , le passioni , i rancori ed i fanatismi dirigono gli avvenimenti umani . Non bisogna poi dimenticare che attualmente la corrente democratica socialista rappresenta quasi un ' altra religione , che fa una , terribile concorrenza a quella cristiana , ed è con essa , quasi assolutamente incompatibile . Or , è pure possibile che , nell ' urto fra queste due correnti , non resti più la libertà , la tolleranza sufficiente perché continui a prosperare ed a vivere quel piccolissimo strato sociale capace di conservare l ' indipendenza del pensiero davanti i grandi problemi sociali e politici . Pur troppo le epoche nelle quali è stato permesso di liberamente esprimere il proprio pensiero , di non esser servo di alcun fanatismo , di altana superstizione , sono epoche privilegiate e piuttosto eccezionali nella storia dei popoli , ed esse non hanno durato ordinariamente molto a lungo . Spesso le società umane si sono adagiate per secoli in un sistema di credenze , e ad esso hanno sacrificato la libertà di discutere e di pensare , oppure si sono dilaniate aspramente perché due diverse correnti di dottrine e di credenze hanno conteso in tutti i modi perla preponderanza sociale . I momenti di pace , di tolleranza relativa , nei quali le passioni sono state alquanto imbrigliate e l ' intelletto ha potuto con calma osservare e ragionare , sono stati in fondo fortunate parentesi , divise fra loro da lunghi periodi di cieco ed esclusivo fanatismo o di selvaggia lotte e persecuzioni . E , che ognuna di queste parentesi possa essere chiusa , è provato dai tipi di civiltà che troviamo ora decaduti od immobilizzati , e che dovettero avere anch ' essi dei momenti in cui il pensiero umano fu relativamente libero , altrimenti non si potrebbe spiegare il grado di progresso intellettuale , che bure un giorno raggiunsero . E , anche restando nell ' Europa , si può rammentare che da Aristotile si andò indietro fino al bizantinismo , dalla civiltà splendida e positiva dei primi secoli dell ' impero romano , che solo nei secoli decimottavo e decimonono le più colte nazioni hanno sorpassato , si andò , con una decadenza ora lenta ora rapida , alla barbarie , che troviamo descritta da Gregorio di Tours e Paolo Diacono ed a quella , forse ancora più supina e degradante , che troviamo documentata nella cronaca di Raul Glaber . È ripensando a queste grandi eclissi dell ' intelletto amano che , senza fare pronostici la cui difficoltà è evidente , sorgo nell ' animo il triste sospetto che all ' epoca presente potrà succederne un ' altra in cui non sarà libero per ogni individuo il professare o il non professare pubblicamente la religione cristiana ed in cui la spontanea e sincera espressione del pensiero umano , la piena indipendenza dell ' indagine scientifica potrà essere limitata dalla necessità di conservare intatto quel tipo sociale , che , dopo lunghe ed accanite lotte , sarà riuscito vittorioso . V . - - Legato al problema religioso e sopratutto al terzo problema , cioè all ' avvenire della nostra civiltà di fronte allo svolgimento della democrazia sociale , è il secondo problema elle ora imprendiamo a trattare , che riguarda la crisi che traversano i Governi rappresentativi e sopratutto quelli parlamentari ; crisi che , ristretta oggi nel campo delle idee e delle opinioni , può allargarsi domani in quello dei fatti e determinare mutamenti graduali o repentini nelle istituzioni che reggono tanta parte d ' Europa . Cominciamo coll ' osservare infatti che , non tenendo conto delle nuove forze sociali , che si affermarono durante il secolo decimottavo , forze basate sopra la produzione di nuore ricchezze e sulla diversa , distribuzione delle ricchezze stesse e sul sorgere di una classe media colta ed agiata , due furono le correnti intellettuali che produssero i movimenti politici , i quali hanno condotto alla loro volta quasi tutti i popoli di civiltà europea ai governi rappresentativi e spesso anche ai governi parlamentari . La prima è quella basata sulle dottrine del Montesquieu , e che chiameremo la corrente liberale , la quale , mercé la divisione dei poteri , ha voluto fare un argine all ' assolutismo burocratico , ed abbiamo già visto come , benché incompleto , il sistema d ' idee al quale ora accenniamo non si possa dire fondamentalmente errato . La seconda è la corrente democratica , il cui padre intellettuale è indiscutibilmente il Rousseau , la quale pone come base legale di ogni potere politico la sovranità popolare , il mandato che i governanti ricevono dalla maggioranza dei cittadini , e fa dipendere dalla sincera attuazione di questo presupposto non solo la legittimità dei governi , ma anche la loro bontà , ossia la loro attitudine a soddisfare gli interessi e gli ideali delle masse ed a condurle verso il miglioramento economico , intellettuale e morale . Or , come più avanti cercheremo di dimostrare , questa seconda corrente d ' idee , venendo alle sue ultime esplicazioni e conseguenze , ha prodotto anche la moderna democrazia sociale . Le numerose obiezioni che ora si muovono ai governi rappresentativi , e sopratutto a quelli nei quali , per la larga base data al suffragio popolare , e più ancora per la preponderanza che ha politicamente l ' organo elettivo detto comunemente camera bassa , l ' ideale democratico si potrebbe dire a preferenza attuato , sono di tre ordini : Una prima categoria di attacchi e di critiche infatti si riferisce ai pettegolezzi , alle lungaggini , alle futilità di cui spesso si occupano le assemblee parlamentari . Un ' altra , che fin d ' ora crediamo di potere affermare che è meglio fondata , viene a preferenza formulata dai socialisti avanzati e dagli anarchici , e si può riassumere nell ' accusa che , dato il presente sistema d ' ineguale distribuzione della ricchezza , i parlamenti non rappresentano gli interessi e le aspirazioni della maggioranza , ma piuttosto quelle delle classi ricche e dirigenti . La terza finalmente , certo più fondata di tutte , riguarda la soverchia ingerenza , non tanto della Camera come corpo politico , quanto dei singoli deputati , nella giustizia , nell ' amministrazione , nella distribuzione di tutta , quella , parte grandissima di ricchezza sociale , che è , sotto forma di imposte e di tasse , assorbita dallo Stato e da esso impiegata nei diversi servizi pubblici e di quell ' altra parte , pure grande , concentrata nelle banche e nelle grandi speculazioni industriali , nelle Opere Pie , la quale non sfugge ordinariamente alla influenza e sorveglianza dei governi moderni . Non ci è infatti chi non veda a prima , vista quanto sia dannosa la continua ingerenza , la faccenderia dei deputati in un regime fortemente burocratizzato quale sua origine feudale avea tratto il principio della rappresentanza e l ' avea conservato e sviluppato . è il nostro ; ad essa si è dato un nome speciale , recente e pure già odioso : si chiama infatti comunemente il Parlamentarismo . VI . - - Or gl ' inconvenienti insiti a qualunque regime di discussione , la lungaggine delle assemblee , la vacuità di molti discorsi nei quali è facile scorgere che lo sfogo di piccole ambizioni e del piccolo amor proprio individuale ha una parte maggiore che la devozione al pubblico interesse , la leggerezza con cui spesso si compilano nuove leggi , l ' ostruzionismo che qualche volta ritarda provvedimenti necessari , le stesse violenze di linguaggio non sempre giustificate , sono tutti senza dubbio difetti gravi ; ma possono sembrare gravissimi e di capitale importanza solo a chi ha la persuasione che il regime politico di un popolo possa andare esente dalle debolezze inerenti alla natura umana . La capacità che ha l ' uomo di concepire il bene , la giustizia assoluta , il modo migliore di adempiere al proprio dovere , e la difficoltà grandissima che poi prova nel regolare le proprie azioni conformandosi scrupolosamente a questi suoi concepimenti , producono la conseguenza inevitabile che non vi è uomo di Stato e forma di Governo che non possano essere oggetto di censure numerose ed , astrattamente considerate , anche giuste . L ' unico criterio pratico per giudicare tanto gli uomini che i regimi politici è dunque quello di paragonarli con gli altri , e sopratutto con quelli che li hanno preceduti e , quando si può , con quelli che li hanno seguito . Or , valutati a questa stregua , i vizi delle Assemblee , le cattive con seguenze che il loro controllo e la loro partecipazione al potere può produrre in tutti i regimi rappresentativi , compresi quelli costituzionali , sono ben poca cosa di fronte ai danni innegabili che si avrebbero dal loro annullamento o dalla loro completa esautorazione . Infatti , nelle presenti condizioni della società , alla soppressione della assemblee rappresentative seguirebbe immancabilmente quel regime , che si chiama comunemente assoluto , e che noi crediamo che si potrebbe meglio battezzare come esclusivamente burocratico , perché ha come caratteristica principale l ' allontanamento dalla vita pubblica , di tutte le forze politiche , di tutti i valori sociali , che non fanno parte della burocrazia e , se non altro , la loro subordinazione assoluta all ' elemento burocratico . Certo non escludiamo interamente che il disgusto sempre crescente del parlamentarismo e sopratutto la paura della democrazia sociale , là dove essa assume un carattere minacciosamente rivoluzionario , possano spingere parecchi popoli della moderna Europa verso un tale regime ; ma non possiamo ammettere che ciò sarà un bene ; e non occorre una lunga dimostrazione per questa nostra tesi , dopo quanto abbiamo esposto , nel capitolo quinto , sui pericoli e gli inconvenienti della preponderanza assoluta , non soggetta a limitazione ed a discussione alcuna , di una sola forza politica . E che non si tratti di un ' obiezione puramente teorica e dottrinale , ma di un valore pratico grandissimo , è facilmente provato dall ' esempio di qualche paese di civiltà europea , dove il regime rappresentativo ancora molto imperfettamente funziona , come ad esempio sarebbe la Russia , e forse meglio ancora dalle ricordanze dell ' antico regime francese e da quelle più recenti che gl ' Italiani , specialmente quelli del Mezzogiorno , possono facilmente rievocare . Solo l ' abitudine ai vantaggi di un regime di discussione pubblica di tutti gli atti dei Governi può non fare scorgere a prima vista agli osservatori superficiali della giovane generazione quale sarebbe là rovina morale che verrebbe dalla sua caduta ; rovina che si esplicherebbe in una serie di attentati alla difesa giuridica , alla giustizia , a tutto ciò che comunemente dicesi la libertà , assai più perniciosi di tutti quelli che possono essere addebitati , non diciamo ai governi rappresentativi in genere , ma anche ai meno corretti fra i Governi parlamentari . Le obiezioni che i socialisti molto avanzati e gli anarchici fanno comunemente al sistema rappresentativo hanno fondamento in una osservazione già da noi esposta nel capitolo VI del presente lavoro ed altrove , che molti altri scrittori hanno pare formulato e che è da maravigliare soltanto che non sia più diffusa ed accreditata . Alludiamo al fatto evidente che i membri di una Camera elettiva non sono quasi mai scelti liberamente e spontaneamente dalla maggioranza dei loro elettori , perché questi non hanno che una limitatissima libertà di opzione tra i pochissimi candidati , la riuscita dei quali presenta una certa probabilità . Certo questa contraddizione flagrante tra il fatto ed il diritto , fra la base giuridica del mandato politico e la sua pratica esplicazione , è una debolezza grandissima di qualunque sistema rappresentativo . Però essa può fornire un argomento di capitale importanza contro al detto sistema solo a coloro , e sono ancora moltissimi , che accettano la teoria della sovranità popolare secondo la interpretazione ristretta e precisamente circoscritta , che ne hanno dato Rousseau ed i suoi seguaci della scuola democratica , poi quali significa che il Governo di ogni società debba emanare dalla maggioranza numerica dei cittadini . Ma se , come noi crediamo , la sola cosa importante e possibile in un regime politico è che vi prendano parte tutti i valori sociali , che in esso trovino un posto tutti coloro che hanno qualcuna delle qualità , che , in un dato tempo e in un dato popolo , determinano il prestigio e l ' influenza delle classi e degli individui , allora si può ammettere che , come non va combattuta una religione per la scarsa veridicità dei suoi dogmi quando moralmente produce buoni risultati , così le applicazioni di una dottrina politica si possono accettare finché hanno per conseguenza un miglioramento della difesa giuridica , benché la dottrina stessa offra facilmente il fianco ad una critica inspirata a criteri positivi . Or è innegabile che il sistema rappresentativo dà a molteplici forze sociali il modo di partecipare al regime politica , controllando e limitando l ' azione di altre forze sociali , cioè , della burocrazia . E certamente , se queste sole fossero le conseguenze e le applicazioni possibili della dottrina della sovranità popolare , converrebbe accertarle , pur riconoscendo la scarsa base scientifica della corrente d ' idee e di sentimenti che le ha prodotte . Né si dica che il fatto che le maggioranze vere e reali hanno un ' influenza molto limitata nella scelta dei rappresentanti dipenda esclusivamente dalle presenti disuguaglianze sociali . Indiscutibilmente , quando queste esistono , è naturale che la scelta degli elettori cada a preferenza su coloro che nella disuguaglianza rappresentano i punti più elevati della scala sociale ; ma , anche se per un ' ipotesi , che crediamo impossibile , la scala fosse livellata in modo da diventare un piano , resterebbe sempre la prevalenza inevitabile delle minoranze organizzate e facili ad organizzare , di fronte alle maggioranze disorganizzate . La moltitudine degli elettori sarebbe perciò sempre costretta a scegliere i suoi rappresentanti fra i candidati sostenuti dai gruppi di persone per gusto ed interesse più attivamente dedite alla vita politica . Adunque , ciò che vi è di più fondato nelle critiche , che ormai da più di un ventennio si fanno contro i Governi rappresentativi , sta tutto nella soverchia ed esclusiva prevalenza degli elementi elettivi , che si verifica in molti di essi e specialmente quando degenerano nel Parlamentarismo . Il fatto che , dove questo è in vigore , esce dal seno della Camera elettiva il Ministero , che dirige tutta la vasta ed assorbente macchina burocratica , e quello più grave ancora che Presidenti del Consiglio e Ministri restano in carica finché piaccia alla maggioranza della detta Camera il conservarli , sono le prime e vere radici dei mali così comunemente lamentati . È per essi che nelle Camere la discussione degli atti del Governo ed il controllo , che sopra l ' azione governativa i deputati dovrebbero esercitare , sono quasi sempre traviati da ambizioni personali ed interessi di parte . È per essi che il desiderio naturale nei governanti di fare il bene viene efficacemente e costantemente combattuto dal desiderio , non meno naturale , di fare il proprio interesse , che il sentimento del dovere professionale è nei ministri e nei deputati sempre bilanciato da tutte le ambizioni e da tutti gli amor propri giustificati ed ingiustificati . È per essi che la macchina amministrativa e giudiziaria viene mutata in grande agenzia elettorale col relativo sperpero di pubblico danaro e di senso morale , che le pretese di qualunque grande elettore , attraverso il deputato che ha bisogno di lui , e del ministro che ha bisogno del deputato , bastano talvolta a far rinnegare qualunque rispetto all ' equità ed alla legge . È infine per questa costante , procurata , flagrante contraddizione fra il dovere e l ' interesse di chi governa e di chi deve limitare e giudicare l ' azione del Governo , che la burocrazia e l ' elemento elettivo , che dovrebbero controllarsi a vicenda , finiscono col corrompersi e a vicenda . VII . - - Prima di studiare i rimedi proposti e da proporre ad un simile stato di cose conviene fermarsi un momento per esaminare cosa accadrebbe se esso durasse immutato per un certo spazio di tempo , se , ad esempio , per mezzo secolo ancora nulla di sostanziale fosse mutato nelle istituzioni che reggono tanta parte della società europea e non avvenissero in essa nuovi rivolgimenti talmente violenti da spostare le influenze e le fortune personali . Or , dato che questa ipotesi , cosa che ci pare difficile , possa avverarsi , respingiamo formalmente quell ' opinione , un tempo abbracciata da molti ed ora seguita da pochi , secondo la quale le istituzioni parlamentari avrebbero in sé stesse una virtù riparatrice dei mali che producono negli inizi della loro applicazione . Possiamo però ammettere che questi mali cambierebbero un po ' di natura per quel fenomeno della stabilità o cristallizzazione delle influenze politiche , che avviene in tutti i paesi il cui regime politico non è per un lungo tempo cambiato da infiltrazioni straniere o da un lavorìo interiore d ' idee e di passioni . I figli delle notorietà presenti del Parlamento , della Banca e della burocrazia arriverebbero infatti sempre più facilmente ai posti già occupati dai padri , e si formerebbe un piccolo mondo , una consorteria di famiglie influenti , entro la quale sarebbe difficile agli uomini nuovi di penetrare . Accadrebbe ciò che è accaduto in Roma repubblicana , dove le diverse generazioni delle famiglie più cospicue si succedevano nelle cariche più elevate e nell ' Inghilterra del secolo decimottavo e dei primi decenni del decimonono fino alla riforma del 1832 , quando le antiche famiglie parlamentari erano alternativamente alla testa dell ' Opposizione o del Gabinetto , e si accentuerebbe ciò che già accade in Francia ed in Italia , paesi dove il sistema rappresentativo è ancora recente , nei quali spesso vediamo i figli , i fratelli ed i generi degli uomini politici ereditare i collegi dei loro parenti . mercé questa maggiore stabilità della classe che avrebbe l ' alta direzione politica si renderebbe più difficile il farsi avanti agli nomini di merito e di nascita oscura , ma crescerebbe la difficoltà anche por coloro elle escono dalla folla e salgono i primi gradini della notorietà e dell ' influenza politica lusingando e acuendo le più basse o le più insensate aspirazioni della folla . Il tempo farebbe pure dimenticare la prima origine impura di molte fortune e molte influenze , ai figli nati in elevata fortuna sarebbero risparmiate le bassezze e le contraddizioni che , per arrivarvi , furono necessarie ai padri , ma diventerebbe sempre più flagrante la contraddizione fra lo spirito delle istituzioni e coloro , che sarebbero chiamati a rappresentarle , e l ' oligarchia , che governerebbe a nome del popolo , e che non potrebbe mai ripudiare interamente le arti e lo ipocrisie necessarie in qualunque regime parlamentare , starebbe sempre più lontana ed appartata dai sentimenti e dalle passioni del popolo . E per popolo non intendiamo solo le masse dei contadini e degli operai , ma , anche quelle numerose classi medie , fra le quali si svolge tanta parte dell ' attività economica ed intellettuale del paese . Prescindendo quindi dagli effetti naturali , che eserciterebbe l ' azione del tempo , la quale , come abbiamo visto , sarebbe di dubbia utilità , non è difficile escogitare quelle modificazioni degli istituti presenti , che attenuerebbero i danni del Parlamentarismo . Non ci è infatti chi non veda quanto riuscirebbe utile l ' aumentare le guarentigie d ' indipendenza della magistratura , assicurando ai magistrati in tutti i paesi quella vera e reale inamovibilità di grado e di luogo , che ora è praticata soltanto in alcuni , ed elevando , a fatti non a parole , la loro posizione sociale ed il loro prestigio . Non ci è chi non veda quanto gioverebbe in Francia ed in Italia ed altrove l ' introdurre il sistema della responsabilità di tutti gli impiegati dello Stato al modo tedesco , in guisa che tutti i pubblici funzionari di grado elevato rispondessero dell ' opera loro da vanti tribunali amministrativi realmente indipendenti , e sottraendo nello stesso tempo i detti funzionari agli arbitrii dei Ministri e quindi dei deputati . Si potrebbe anche organizzare meglio il controllo finanziario , aumentando l ' indipendenza della Corte dei Conti . Disgraziata mente tutti questi rimedi , che attenuerebbero la gravità di alcuni sintomi del male senza toglierne la radice , sono pure di difficile attuazione per la resistenza che gli elementi dominatori che hanno il battesimo del suffragio popolare , e che vengono comunemente appellati democratici , oppongono tacitamente od apertamente , in nome degli intangibili principii della sovranità nazionale , ogni qual volta si tratta di aumentarti il prestigio e le attribuzioni di quegli istituti , che limitano la loro onnipotenza . Più radicale ed efficace rimedio sarebbe senza alcun dubbio quello , che è stato vagheggiato da molti , e che consiste in un ritorno al sistema costituzionale del quale il Governo parlamentare non è che una trasformazione e , secondo alcuni , una degenerazione . Non bisogna nascondere che un movimento politico che cercasse di arrivare a questo resultato , avrebbe una certa facilità di pratica attuazione , perché realmente , stando alla lettera degli Statuti e delle Carte fondamentali sulle quali posa l ' edificio giuridico dei Governi moderni , non si può scorgere alcuna differenza fra il regime parlamentare e quello costituzionale , anzi tutti i testi ammettono esclusivamente l ' esistenza di un regime costituzionale non già di quello parlamentare . Questa forma di Governo non si è perciò stabilita se non in base ad una serie di concessioni tacitamente richieste dalla pubblica opinione e tacitamente con sentite dai Capi degli Stati ; sicché basterebbe un cambiamento nell ' opinione pubblica per tornare ad una interpretazione più autentica dei principii codificati nelle Costituzioni . Aggiungiamo non essere esatto ciò che alcuni credono , che il Governo parlamentare cioè abbia avuto in Inghilterra la sanzione di una durata parecchie volte secolare ; perché realmente esso cominciò colà a delinearsi soltanto poco prima della metà del secolo decimottavo e non ha funzionato secondo le norme , che i trattatisti credono corrette , se non durante il secolo decimonono e specialmente durante il lungo regno della regina Vittoria e durante quelli dei suoi successori . Malgrado ciò confessiamo che una evoluzione politica , nel senso indicato ci parrebbe ora di una opportunità molto dubbia . In Francia , in Italia e negli altri paesi parlamentari del continente europeo il funzionamento di tutti gli istituti politici è ormai le gato al presupposto che debba vigere in fatto il regime parlamentare . E discutibile se sia stato giovevole il passaggio diretto dal regime burocratico assolato a quello parlamentare , senza fermarsi prima , almeno per un certo tempo , nel periodo semplice mente costituzionale ; ma , poiché gli eventi hanno così proceduto , bisogna subirne le conseguenze . Or principalissima conseguenza delle teorie e delle consuetudini politiche , che hanno finora prevalso in tanta parte d ' Europa , è stata questa : che la Camera elettiva , sicura che il Gabinetto potea essere sempre rovesciato da un suo voto contrario , non ha curato abbastanza la necessità di limitarne i poteri e le attribuzioni . Sicché essa è stata larghissima nell ' aumentare le risorse , le funzioni , le inframmettenze dello Stato , ed è stata forse poco gelosa della intangibilità di alcuni dei suoi poteri ; perché ha pensato che coloro che dello Stato sono a capo sarebbero sempre gli strumenti della sua maggioranza . Così stando le cose , è evidente che il passaggio rapido dal regime parlamentare al costituzionale , nei paesi che sono al primo abituati , condurrebbe ad un sistema di Governo molto più autoritario e ristretto di quello che vediamo in vigore in quelle nazioni nelle quali il costituzionalismo puro non si è mai trasformato e le funzioni di tutti i poteri sono rimaste sempre conformi alla lettera degli Statuti fondamentali . Senza farsi illusioni , si può con quasi sicurezza affermare che una simile evoluzione , decapitando la Camera dei rappresentanti , togliendole cioè la principale delle sue attribuzioni e nello stesso tempo conservando intatta tutta quell ' assorbente organizzazione burocratica , tutti quei mezzi e quelle abitudini di corruzione coi quali ora i Governi parlamentari sanno modificare i responsi delle urne , toglierebbe almeno per molto tempo ogni spontaneità di azione , ogni importanza politica ai Parlamenti e ci condurrebbe ad un regime molto simile a quell ' assolutismo burocratico , del quale abbiamo poco sopra accennato i vizi e gl ' inconvenienti . Ed è anche da tener presente che questi sarebbero più sentiti , più amari , più gravi se il Gabinetto , che inaugurerebbe il nuovo sistema , fosse uscito , come è molto probabile , dal Parlamentarismo e fosse quindi inquinato da tutte le corruttele e le ipocrisie inerenti alla sua origine . VIII . - - Il rimedio più efficace e più sicuro ai mali del Parlamentarismo starebbe in un discentramento largo ed organico , il quale non dovrebbe solo consistere in un passaggio di attribuzioni dalla burocrazia centrale a quella provinciale , e dalle Camere del Parlamento nazionale ai corpi elettivi locali , ma nell ' affidare gran parte delle mansioni , che ora sono esercitate dalla burocrazia e dai corpi elettivi , a quella classe di persone , che per cultura ed agiatezza ha capacità , indipendenza , prestigio sociale assai superiore a quello delle masse ; la quale non si dà ai pubblici impieghi e che ora , quando non riesce o non vuole farsi eleggere alla deputazione , o non entra a far parte dei Consigli provinciali o di quelli dei grandi Comuni , resta completamente lontana dalla vita pubblica . È in questo modo soltanto che si possono lenire i mali del Parlamentarismo o rendere meno pericoloso per le pubbliche libertà il passaggio da esso al regime costituzionale . Se non fosse noto altrimenti , si potrebbe rilevare da quanto noi abbiamo già scritto che le magagne dei Governi parlamentari hanno quasi tutte origine dall ' indebita ingerenza che la burocrazia , per mezzo principalmente dei Prefetti , esercita nella formazione degli elementi elettivi centrali e locali e da quella , ugualmente indebita , che gli elementi elettivi centrali , ossia i deputati , esercitano alla loro volta sella burocrazia . Da ciò proviene un indecente ed ipocrita mercimonio di tolleranze reciproche e di scambievoli favori , che è la vera cancrena di parecchie nazioni europee . Or questo cerchio non si rompe aumentando i poteri della burocrazia o allargando le attribuzioni dei corpi elettivi , ma si spezzerà soltanto chiamando nuovi elementi politici , nuove forze sociali al servizio della cosa pubblica , perfezionando la difesa giuridica mediante la partecipazione ai pubblici uffici di tutte le persone , che hanno attitudine a ciò e che non sono impiegati salariati promovibili e traslocatili a beneplacito di un Ministro , né devono attendere la riconferma della loro carica dalla sollecitazione dei voti , dal beneplacito di un comitato o di un faccendiere elettorale . In Francia , in Italia ed altrove , in ogni provincia o dipartimento si potrebbe applicare il concetto testé esposto , facendo la lista di tutti coloro che hanno una laurea universitaria e pagano un dato censo , e formandone una categoria speciale di funzionari gratuiti , la quale , sebbene aperta a tutti coloro che arrivassero a conquistare i titoli enunciati , pare per l ' omogeneità della condizione sociale e per la naturale tendenza che ha l ' uomo per le distinzioni sociali , acquisterebbe presto solidità e spirito di corpo , e dedicherebbe volentieri una parte del suo tempo ai pubblici negozi . Fra gl ' individui appartenenti a questa categoria si dovrebbero scegliere a sorte o nominare a vita , secondo i casi , i giudici conciliatori , gli ufficiali incaricati di redigere le liste degli elettori politici e comunali e alcuni nuovi funzionari , che dovrebbero essere incaricati di certe mansioni di polizia giudiziaria . Nella stessa classe dovrebbero essere scelti i componenti dei tribunali amministrativi di primo grado , che dovrebbero surrogare , là dove esistono , le presenti Giunte amministrative e che potrebbero essere anche presieduti da un magistrato di carriera . Lo stesso elemento potrebbe , anzi dovrebbe , essere rappresentato nei Consigli di prefettura . Certo non possiamo qui esporre minutamente tutto un sistema di riforme delle istituzioni politiche ed amministrative della società europea e diamo quindi soltanto l ' idea fondamentale , che del resto non è esclusivamente nostra , alla quale le riforme dovrebbero essere inspirate , tracciamo la via che ci pare opportuno e necessario di seguire . Non ci dissimuliamo neppure le obiezioni , che alla immediata applicazione dei nostri concetti si potrebbero opporre . Anzi , sebbene non abbiano tutte la stessa gravità , è nostro dovere farne un sommario esame . Si può dire infatti che la presente istituzione della giuria è organizzata secondo il metodo da noi propugnato e che pure essa fa cattiva prova e si va di giorno in giorno sempre più discreditando . Ma , in primo luogo , osserviamo che le accuse contro la giuria sono forse esagerate nel senso che d ' inconvenienti , che ad essa esclusivamente si attribuiscono , sono forse a preferenza il frutto di una tendenza generale del secolo verso una soverchia mitezza nella repressione dei reati comuni ; tendenza contro la quale , presto o tardi , dovrà affermarsi una forte reazione . In secondo luogo poi gli elementi che entrano nella giuria non sono esclusivamente quelli da noi indicati , perché , essendosi allargata molto , anzi troppo , la base di questo istituto , ne fa parte una maggioranza di persone , che non ha la preparazione intellettuale e morale sufficiente al delicato ufficio elio deve esercitare . Or gli organismi sociali spesso funzionano male , non già perché il principio al quale devono la loro origine sia sostanzialmente falso , ma perché è male applicato . Certo , ad esempio , è giusto il principio propugnato dal Machiavelli , che la forza armata a tutela dell ' ordine e dell ' indipendenza di uno Stato debba essere composta di cittadini , che a turno prestino il loro servizio , anziché di stranieri e di mercenari , che della milizia fanno un mestiere . Ma , mentre una sapiente ed accorta applicazione di questo principio ha prodotto i moderni eserciti stanziali , un ' applicazione inorganica e leggiera dello stesso avrebbe risultati identici a quelli che diedero l ' ordinanza fiorentina creata secondo i suggerimenti del segretario fiorentino e la guardia nazionale che funzionò in Italia fino a quarant ' anni fa . Si può anche obiettare che la formazione di una classe di funzionari come quella da noi accennata avrebbe qualche cosa di artificiale e di arbitrario . Non neghiamo che ad un osservatore superficiale la critica possa sembrare giusta , perché nessun istituto umano , nessuna legge , si sottrae alla necessità di stabilire limiti che hanno qualche cosa di artificioso e convenzionale ; ma , nel caso nostro , se guardiamo alla sostanza delle cose , ci pare che sia perfettamente il contrario . Nei nostri costumi e nelle nostre abitudini private facciamo infatti sempre una notevole distinzione tra colui che ha un ' elevata cultura e per la sua posizione economica fa parte della buona società , e l ' uomo povero ed ignorante ; e , se politicamente sono ambidue considerati alla stessa stregua , ciò dipende appunto dal fatto cha nel nostro ordinamento politico prevalgono criteri arbitrari e convenzionali . Se una cosa ci deve perciò far maraviglia è la nullità politica come classe di coloro che hanno i requisiti accennati . E diciamo pensatamente come classe , perché poi , individualmente , escono ora quasi tutti dagli strati sociali che hanno una certa agiatezza ed una certa cultura coloro che coprono le cariche elettive di qualche importanza , cioè i deputati , i consiglieri provinciali o dipartimentali ed i sindaci ed i consiglieri comunali delle grandi città . Il male è che ne escono dopo esser passati , meno rare eccezioni , attraverso un sistema di selezione alla rovescia , che esclude dai posti di maggiore importanza quanti non vogliono o non possono comprare i voti degli elettori , oppure coloro che hanno carattere troppo elevato per sacrificare all ' ambizione la dignità , e troppa lealtà e correttezza per profondere promesse che sanno di non poter mantenere , o che si mantengono soltanto col sacrificio dell ' utile pubblico a quello privato . Più grave , più reale è l ' ostacolo che all ' attuazione pratica dei nostri concetti verrebbe dalle presenti condizioni economiche di molti paesi d ' Europa . Nel secolo scorso e nella prima metà di quello presente , la gentry inglese ha esercitato quasi tutti gli uffici equivalenti a quelli che noi vorremmo affidati alla classe , che ad essa corrisponde nella società del continente europeo ; e li ha esercitato in base ad un sistema analogo a quello che vorremmo introdurre nei nostri paesi , sistema che purtroppo , è bene che lo dichiariamo fin da ora , per l ' influenza delle moderne idee democratiche , ha perduto negli ultimi decenni molto terreno anche al di là della Manica . Ma l ' Inghilterra è stata negli ultimi secoli un paese relativamente ricco e , fino a cinquant ' anni fa , la scienza non avea una così larga applicazione nei varii rami dell ' attività sociale : perciò a stabilire il prestigio di un individuo bastava una certa agiatezza ed una certa educazione morale e non era , come oggi , quasi indispensabile che a questi fattori si aggiungesse una cultura superiore . Ora le necessità dei tempi e soprattutto il bisogno di mantenere la propria influenza possono indurre la classe più ricca , quella che possiede le grandi fortune , a scuotere la tradizionale ignavia , della quale ha dato in molti paesi spettacolo , ed a seguire i corsi universitari ; ma questa classe è e sarà sempre molto ristretta , e non potrà bastare a tutti gli uffici che abbiamo enumerato , se non è unita a quell ' altra , che possiede solo una onesta e mediocre agiatezza . Intanto questo strato sociale è appunto quello , che più stenta a mantenere il proprio rango , colpito come è , forse a preferenza degli altri , dai pesantissimi e depauperanti sistemi tributari moderni . Sicché esso difficilmente in molti paesi conserva quel margine di benessere economico , che è indispensabile per adire la cultura superiore quasi esclusivamente a scolo di decoro individuale , di lusso di famiglia , di utilità sociale ; ma a preferenza la consegue con uno scopo professionale , costretta come è ad avere quei diplomi , che sono necessari per l ' esercizio delle carniere dette liberali . E fin qui il danno sociale sarebbe forse tollerabile , ma il peggio è che l ' ingombro di queste carriere spinge sempre più questa classe verso la ricerca affannosa dei pubblici impieghi , i quali per le pressioni degli aspiranti si moltiplicano non solo nulle amministrazioni centrali , ma anche in quelle locali , occasionando nuove spese e nuove ingerenze burocratiche . Sicché si stabilisce un cerchio fatale di cause ed effetti reciproci , per il quale la rovina della media proprietà e dei capitalisti mediocri , dovuta al soverchio peso delle imposte , rende quasi necessario di aumentare ancora le imposte : e vengono così trasformati in funzionari di carriera , quegli stessi elementi sociali , che , in un paese più prospero , resterebbero liberi cittadini e costituirebbero il più efficace controllo all ' azione della burocrazia . Ma anche le difficoltà economiche si potrebbero gradatamente superare , se , alla formazione di una nuova aristocrazia a basi larghe , di una classe numerosa , che racchiuderebbe quasi tutte le energie morali e le forze intellettuali delle nazioni e che sarebbe lo strumento più atto a contrappesare le oligarchie burocratiche , bancarie ed elettorali , non fosse più forte e meno vincibile ostacolo quella corrente democratica , ancora tanto in voga , la quale nessuna legittimità di azione politica , nessuna prerogativa , ammette , che non emani direttamente o indirettamente dal suffragio popolare . Questa corrente , che , come abbiamo già accennato , ha contribuito potentemente a diminuire , negli ultimi decenni , le attribuzioni della gentry inglese e le ha affidate in cambio all ' elemento elettivo od alla burocrazia , spiegherebbe tutta la forza di cui è ancora capace per impedire che una evoluzione in senso inverso si compisse nel continente europeo . In fondo perciò la maggiore difficoltà nei rimedi da applicare ai mali del parlamentarismo sta tutta nelle condizioni intellettuali delle società , che sono rette a sistema parlamentare , nelle dottrine cioè e nelle opinioni che in esse sono più diffuse ; e , nella ricerca di questi rimedi , finiamo col trovarci di fronte a quello stesso ordine d ' idee e di passioni al quale deve la sua origine la democrazia sociale . IX . - - Cominciando l ' esame di quest ' ultimo ed importantissimo degli argomenti , che ci eravamo prefissi di trattare , sarà opportuno premettere un po ' di storia . In parecchi movimenti religiosi e sociali , che poi hanno assunto grandi proporzioni , può riuscire difficile il rintracciare esattamente e determinare la parte precisa che il primo fondatore ed i suoi prischi collaboratori hanno avuto nella maniera come i detti movimenti praticamente si sono svolti ; diciamo di più che non è agevole l ' accertare la fede di nascita dei primi maestri ed i caratteri che , fin dalla nascita , erano loro speciali . La personalità di Sakya Muni resta confusa infatti tra il vago e l ' incerto delle leggende buddistiche e forse non si potrà mai determinare la parte che Manete , primo fondatore del Manicheismo , ebbe in quelle credenze che poi produssero in Persia sulla fine del secolo quinto una specie di tentativo di rivoluzione sociale . Ma , quando spuntò l ' alba del socialismo odierno , eravamo già in un periodo intellettualmente assai più maturo , nel quale le dottrine nuove ed i ricordi personali venivano subito raccolti e fissati in libri pubblicati a migliaia di copie , che non saranno mai forse interamente distrutti e perduti . I primordi perciò delle attuali dottrine riformatrici sono noti e possono essere seguiti passo per passo ; ed , arrivando alle loro non lontane origini , facilmente constatiamo che Voltaire e i suoi seguaci ebbero una parte importantissima nel distruggere il mondo antico , ma non accennarono quasi mai a sistemi sociali nuovi che a quello allora vigente si potessero sostituire . Sicché il vero padre di quei sentimenti , di quelle passioni , di quel modo di comprendere e giudicare la vita sociale , che hanno avuto per conseguenza pratica la nascita e lo sviluppo della democrazia sociale , è indiscutibilmente , per come molti hanno già osservato prima di noi , Giangiacomo Rousseau . Certo è facile trovare nella China , nell ' India , per fino nell ' antico Egitto , in qualche scrittore greco e romano , nella Persia dei Sassanidi , fra i Profeti d ' Israele e fra i Santi Padri della Chiesa cattolica , negli eresiarchi cristiani del Medio Evo e del principio dell ' éra moderna e fra i riformatori della religione maomettana , idee , sentimenti , giudizi staccati e talvolta anche sistemi completi di credenze , che si avvicinano mirabilmente a duelli dei moderni socialisti . Ciò è molto naturale perché i sentimenti sui quali poggiano tanto le scuole socialiste propriamente dette , quanto quelle anarchiche , non sono certo esclusivi delle odierne generazioni europee ed americane . Inoltre l ' applicazione dello spirito critico all ' analisi delle istituzioni sociali contemporanee , collo scopo di fornire una base razionale e sistematica , almeno apparente , alla esplicazione dei sentimenti accennati , è pure un fatto antico ed abbastanza ovvio , che può accadere in tutte le società umane arrivate ad un certo periodo della loro maturità . Però ciò non significa che il socialismo odierno discenda per filiazione morale ed intellettuale diretta e non interrotta da alcuna delle dottrine che hanno con esso qualche analogia , e che fiorirono nelle diverse parti del mondo in secoli più o meno remoti , e perirono dopo aver lasciato nella storia traccie più o meno profonde della loro propaganda . Le odierne scuole riformatrici , tanto socialiste che anarchiche , che non si riattaccano ad alcun principio religioso ed hanno una base puramente razionale , sono invece un parto spontaneo delle condizioni intellettuali e morali del secolo decimottavo e del secolo decimonono . Il loro germe è tutto in quella dottrina che proclama l ' uomo naturalmente buono , e sostiene che la società lo rende cattivo , dimenticando che la struttura di una società non è che un risultato delle transazioni e degli equilibri fra gli svariati e , complicatissimi istinti umani . Or il primo che formulò nettamente questa dottrina , colui che ne fu il propugnatore più illustre , è senza dubbio il filosofo ginevrino , nelle cui opere , del resto , non solo appare esplicitamente il concetto che pone la giustizia assoluta a fondamento di tutte le istituzioni politiche e condanna perciò ogni disuguaglianza politica ed economica , ma anche agevolmente si riconoscono quei sentimenti di rancore verso i prediletti della fortuna , i ricchi , i potenti , che entrano per tanta parte nel bagaglio polemico dei socialisti delle generazioni passate e della presente . Il lavoro sull ' origine della ineguaglianza fra gli uomini , nel quale il Rousseau poneva quei germi che , fecondati maravigliosamente dall ' ambiente , doveano tanto svilupparsi , fu pubblicato nel 1754 e già l ' anno dopo , nel 1755 , dai principii posti si traevano le naturali conseguenze in un libro lungamente oscuro , attribuito per un pezzo al Diderot , ma il cui vero autore è certo Morelly , e nel quale già sono grossolanamente ma chiaramente tracciate le linee fondamentali di una riforma sociale in senso collettivista ; ed ugualmente per l ' abolizione della proprietà privata conchiudeva nel 1776 uno scrittore , ai suoi tempi abbastanza celebre e conosciuto , cioè l ' abate Mahly , e la famosa frase di Proudhon che la proprietà è un furto la troviamo già in un opuscolo pubblicato nel 1718 da quel Brissot di Warville , che divenne poi uno dei cali più noti del partito grondino . Si è molto disputato e si disputa ancora se gli uomini che diressero il gran movimento rivoluzionario francese alla fine del secolo XVIII fossero stati o no intinti di dottrine socialiste . Anteriormente al 1848 il Blanc lo ha affermato ed il Quinet , fondandosi principalmente sulle memorie del convenzionale Baudot , lo ha negato . A noi pare evidente che il socialismo debba essere una conseguenza necessaria della democrazia pura , se almeno per democrazia devesi intendere la negazione di ogni superiorità sociale che non sia basata sul libero consenso della maggioranza ; e su questo punto non esitiamo a dar perfettamente ragione allo Stahl e torto al Tocqueville e ad altri , che hanno sostenuto il contrario . Però una conseguenza necessaria , non vuol dire che debba essere immediata , ed è naturale anzi che corra un certo tempo fra il tentativo di attuare l ' uguaglianza assoluta nel campo politico e l ' altro col quale si cerca , di applicarla anche nel campo economico , giacché ordinariamente solo l ' esperienza insegna che la prima è del tutto apparente se non è completata dalla seconda . Sicché , durante il periodo che corre dal 1789 al 1793 , un po ' perché l ' esperienza mancava . , un po ' perché le dottrine socialiste erano ancora nella loro infanzia e non erano state ancora bene elaborate e concretate in sistemi che avessero almeno l ' apparenza scientifica , sopratutto poi perché i capi dei rivoluzionari d ' azione , se erano soldati , si contentavano di arrivare in un par d ' anni da sergenti a generali , se avvocati , si limitavano a diventare ( quando non morivano sulla ghigliottina ) legislatori , proconsoli , membri dei Comitati di salute pubblica , o alla peggio altissimi funzionari , e perché tutti costoro , insieme ai contadini , trovavano assai comodo acquistare dallo Stato le proprietà private degli emigrati mercé un pugno di assegnati senza valore , le teorie che ufficialmente prevalsero nelle varie Assemblee legislative e costituenti furon quelle che i socialisti odierni chiamano individualiste e borghesi . Vero è che se tali furono le dottrine prevalenti , ben altra intonazione ebbero gli istinti e le passioni che allora si scatenarono , e che , se non si fece ufficialmente la guerra alla ricchezza ed alla proprietà privata in genere , la si fece , in generale con molta efficacia , ai proprietari ed ai ricchi . Quindi di fatti e discorsi dei rivoluzionari d ' allora , perfettamente all ' unisono colle aspirazioni dei socialisti rivoluzionari di mezzo secolo fa e d ' oggi , se ne possono citare a dovizia . Nondimeno , quando il movimento rivoluzionario era già al suo declinare , troviamo un tentativo per attuare l ' uguaglianza assoluta e porre termine alle oppressioni ed ai privilegi , mediante l ' abolizione della proprietà privata e la concentrazione di tutta la ricchezza nelle mani dello Stato . Questo infatti era il fine , che , come è notorio , si proponeva di raggiungere il famoso Caio Gracco Baboeuf . La cospirazione degli Eguali , della quale costui era a capo , comprendeva tutta quella parte dei sopravvissuti giacobini , che nelle idee socialiste , come abbiamo visto non ignote alla fine del secolo scorso , volevano attingere la forza ravvivatrice della rivoluzione , che accennava a spegnersi nell ' anarchia o nel cesarismo . Compagno del Baboeuf , che , sventata la sua congiura , fu ghigliottinato tomo si sa nel 1797 , era l ' Italiano Buonarroti , anello di congiunzione fra i socialisti del secolo scorso e quelli della prima metà del presente . Egli infatti espose chiaramente le dottrine del suo maestro in un libro che comparve nel 1828 , che contiene tutta la parte essenziale delle dottrine secondo la quali lo Stato deve diventare unico proprietario delle terre e dei capitali . Questo libro ebbe una grandissima influenza nell ' educazione in tellettuale di tutte le conventicole rivoluzionarie che si formarono in Francia poco prima e sopratutto doto della rivoluzione del 1830 , quando le passioni e gl ' intelletti cominciarono ad agitarsi nel senso di una radicale riforma della società e si costituì il primo grande ambiente socialista . Pochi anni prima del Buonarroti aveano cominciato le loro pubblicazioni il Fourier ed il Saint ­ Simon , e nei dieci o quindici anni che seguirono il 1830 il socialismo veniva fecondato dalle pubblicazioni di Pietro Leroux , di Luigi Blanc e di Proudhon , per tacere degli astri minori . E , a stare bene attenti , nella feconda fioritura d ' idee riformatrici che ebbe luogo in Francia dal 1820 al 1848 , troviamo già , accennate tutte le varietà o le gradazioni del socialismo presente . Abbiamo infatti già il socialismo legalitario di Fourier e quello rivoluzionario di Blanc , ci sono già in Proudhon i germi delle dottrine anarchiche e nel Buchez è già abbozzato il socialismo cristiano ; e , se guardiamo ai metodi coi quali si faceva la propaganda , constatiamo anche allora la pubblicazione del romanzo collettivista che mena grande rumore . X . - - Se una lettura attenta degli scrittori socialisti anteriori al 1848 , che sono quasi tatti Francesi , ci può facilmente convincere che essi poco o nulla lasciarono da inventare ai Tedeschi che vennero dopo , se si può agevolmente scorgere che Marx non ha fatto , che sviluppare sistematicamente , in una forma più strettamente logica e valendosi di una conoscenza più ampia dell ' economia politica , classica ed anche della filosofia hegeliana , quegli stessi principii , che già avevano posato il Buonarroti , il Leroux , il Blanc e sopratutto il Proudhon , non è men vero che il socialismo contemporaneo è un fenomeno sociale assai più grave di quello di sessanta anni fa . La sua diffusione , infatti , è senza paragone maggiore , perché , invece di essere ristretto quasi unicamente alle grandi città della Francia e sopratutto a Parigi , abbraccia quasi tutta l ' Europa oltre agli Stati Uniti d ' America ed all ' Australia , sicché si può dire che sia un bene od un male comune a tutti i popoli di civiltà europea . Né in profondità ha guadagnato meno che in estensione ; giacché gl ' istinti rivoluzionari ed i propositi generosi , che prima trovavano un obbiettivo ed uno sfogo nel movimento semplicemente democratico o in quello per la ricostituzione di alcune nazionalità , ora che i governi rappresentativi a larga base sono stati introdotti quasi dappertutto ed hanno avuto spesso per risultato le delusioni del Parlamentarismo , ora che l ' unità italiana e quella tedesca sono da un pezzo quasi compiute e che la quistione polacca può sembrare tristamente giudicata , si sono tutti concentrati nell ' aspirazione di riforme sostanziali del presente ordinamento sociale . È venuto un momento in cui sono molti al mondo che hanno sete di giustizia e nutrono la speranza di poterla , presto soddisfare . Ormai non è più un pensatore , un uomo di cuore isolato « che ha veduto tutte le oppressioni che si fanno sotto il sole , ha veduto le lagrime degli oppressi , i quali non hanno alcun consolatore , né forza da potere scampare dalle mani dei loro oppressori » e , colla constatazione generale del danno , va unita la fiducia nella possibilità di un sollecito rimedio . La credenza che i primi Cristiani avevano nel prossimo avvento del regno di Dio , che dovea fare sparire il male , premiare i giusti , punire i malvagi , trova il suo riscontro nella persuasione , diffusa in tutti gli strati sociali , che la parte maggiore delle iniquità , che si trovano nel mondo , sia imputabile alla maniera come è ora organizzata la società , e che esse potrebbero essere evitate se coloro che hanno nelle mani il potere sociale non fossero lo strumento dei ricchi e dei forti ed intervenissero efficacemente a favore dei deboli . Questa persuasione , che omai ha conquistato tante menti e riscalda tanti cuori , la convinzione omai tanto sparsa che vi sia una quistione sociale , che fra poco siano inevitabili importanti riforme del diritto di proprietà , della famiglia , di tutta la presente organizzazione industriale e capitalistica , i tentativi e le promesse , che gli stessi governanti ed i Sovrani non mancano talvolta di fare su questo argomento , contribuiscono a formare quell ' ambiente intellettuale e morale in cui il socialismo militante vive , prospera , si diffonde . Col favore infatti di quest ' ambiente , attorno ai più reputati maestri ed organizzatori , si sono formate due numerosissime organizzazioni politiche , ognuna delle quali ha le sue aspirazioni , i suoi programmi , le sue dottrine abbastanza circoscritte e determinate , quasi due vere Chiese : esse sono costituite dai seguaci del collettivismo e da quelli dell ' anarchia . Ambedue hanno , a somiglianza delle comunità religiose , una certa tendenza all ' universalità e , se non spediscono missionari a convertire i barbari , esercitano però la loro propaganda in quasi tutti i popoli di civiltà europea ; in una di esse più specialmente , cioè in quella collettivista , vediamo che , malgrado i numerosi eresiarchi ed i frequenti scismi , fenomeno comune a tutti gli organismi giovani e pieni di vita , i capi , gl ' ispiratori , si riuniscono in frequenti concilii nazionali ed universali , e discutono intorno ai dogmi , alla disciplina , alla linea di condotta elle il partito deve tenere , e fissano norme e metodi , che poi sono dalla moltitudine dei credenti universalmente accettati . XI . - - L ' esporre succintamente i postulati del collettivismo è cosa abbastanza facile , essendo essi già abbastanza noti a tutte le persone di qualche cultura dopo che , da non pochi anni a questa parte , i suoi seguaci son diventati tosi numerosi da essere rappresentati nei Parlamenti dell ' Italia , della Francia e sopratutto della Germania , dove essi assumono il titolo , che noi crediamo il più scientificamente adatto a designarli , di democrazia sociale . Secondo dunque la dottrina universalmente riconosciuta per ortodossa , lo Stato rappresentante della collettività dei cittadini dovrebbe essere l ' unico proprietario di tutti gli strumenti di produzione , siano essi capitali propriamente detti , macchine o terreni , e dovrebbe essere l ' unico direttore e l ' unico distributore della produzione economica . Non essendovi più né proprietari d ' immobili , né capitalisti privati , tutti lavorerebbero per conto dell ' intera società , e l ' organismo sociale provvederebbe a tutti o in ragione del bisogno di ogni individuo , come avrebbe voluto una formola più semplice e più , antica , o in ragione del lavoro compiuto , come vorrebbe la formola più nuova ed ora più generalmente accettata . Tutta la macchina così organizzata sarà poi amministrata e di retta da capi scelti dal popolo a suffragio universale , che avranno cura di attribuire ad ognuno quella qualità di lavoro di cui è più capace , faranno in modo che i prodotti del lavoro e dei capitali sociali non siano sciupati né indebitamente sottratti o goduti , e nello stesso tempo ne distribuiranno ad ogni individuo , con perfetta equità e giustizia , quella quota esatta , che gli spetta o come prodotto del proprio lavoro onestamente ed infallibilmente calcolato , o per i propri bisogni , dei quali con eguale imparzialità i governanti si saranno formato un esatto criterio . Or noi non vogliamo tener conto delle lotte civili , delle violenze , che molti giustamente ritengono indispensabili per l ' attuazione di questo programma e che certo non farebbero che esasperare gli odi e rancori e le cupidigie e , dividendo la popolazione in vincitori e vinti e mettendo i secondi in balìa dei primi , darebbero agio di sfrenarsi ai più malvagi tra gl ' istinti umani . Ammettiamo anzi che le riforme accennate siansi potute compiere pacificamente e di comune accordo , o che i secoli col loro volgere abbiano già spento l ' ultima eco delle guerre fratricide , con le quali il nuovo tipo di organizzazione sociale si era inaugurato . Ammettiamo anche di più , che la produzione e la ricchezza totale della società non sia , come vogliono gli economisti , e come ci pare che essi abbiano indiscutibilmente provato , col nuovo sistema notevolmente diminuita . Anzi siamo prontissimi a riconoscere che il lato etico del problema sociale debba avere un ' assoluta prevalenza su quello esclusivamente economico e che giustamente per molte menti e molte coscienze il poco , ben diviso , sia preferibile al molto , diviso male . Ma , dopo aver tanto conceduto , abbiamo il diritto ed il dovere di proporre un ' altra quistione , che chiameremo politica , perché è la più larga , la più comprensiva che si possa immaginare ; perché è un prodotto spontaneo dell ' esame sintetico di ogni ordine di rapporti sociali ; perché la sua soluzione deve interessare non meno gli economisti ortodossi che i socialisti , non meno i capitalisti che gli operai , i ricchi che i poveri ; perché essa è la prima , la più importante per tutti i cuori nobili , per tutti gl ' intelletti spregiudicati , che , al disopra di qualunque formola e di qualunque partito , pongono la ricerca spassionata di un assestamento sociale che rappresenti il massimo del bene che sia lecito alla nostra povera umanità di raggiungere . Abbiamo dunque il diritto ed il dovere di chiedere se , con l ' attuazione del sistema comunista o di quello collettivista , la giustizia , la verità , l ' amore ed il compatimento reciproco fra gli uomini avranno nel mondo un posto , maggiore di quello che ora vi occupano : se i forti , che staranno sempre in alto , saranno meno soverchiatori ; se i deboli , che rimarranno sempre in basso , saranno meno soverchiati . A questa domanda rispondiamo fin d ' ora recisamente , ma osiamo dirlo ponderatamente , con un no . Un uomo di mente ci disse una volta che era impossibile allo studioso di scienze storiche e politiche di prevedere esattamente ciò che avverrà in un futuro prossimo o remoto nelle società umane , perché vi è sempre negli eventi umani una parte dovuta a ciò che comunemente si chiama il caso fortuito , la quale non potrà mai essere in anticipazione calcolata ; aggiungeva però che si può al contrario prevedere molto bene ciò che non avverrà mai , l ' in dagine negativa avendo una base sicura nella conoscenza della natura umana , la quale mai permetterà che si attui realmente ciò che ad essa fondamentalmente ripugna . La seconda di queste massime ci pare molto applicabile al caso che ora stiamo studiando , e la sua applicazione deve riuscire tanto più facile che in gran parte non si tratta già di prevedere ciò che potrà o no accadere , ma di constatare semplicemente ciò che è accaduto e tutti i giorni accade ; sicché il moltissimo già per esperienza noto ci rendo agevolissimo lo stabilire ciò che sarà il poco , che alcuni credono ancora un ignoto . Infatti le società comuniste e collettiviste sarebbero senza dubbio rette da magistrati eletti esclusivamente a suffragio universale , e noi sappiamo già come funzionino i poteri politici dove essi sono in mano quasi esclusivamente ai così detti mandatari del popolo . Sappiamo già come le maggioranze non abbiano che un semplice diritto di opzione fra i pochi candidati possibili e come non possano perciò esercitare sopra di essi che un controllo saltuario , limitato e spesso inefficace ; sappiamo come l ' indicazione dei candidati stessi sia quasi sempre l ' opera di minoranze organizzate per gusto o per mestiere dedite alla politica elettorale , di caucus e di comitati i cui interessi sono spessissimo in contradizione con quelli delle maggioranze . Conosciamo già quali siano le astuzie usate dai peggiori per falsare a loro profitto i verdetti delle urne , quali siano le bugie che si dicono , le promesse fallaci e le violenze che si fanno , per carpire i voti degli elettori . Ma , possono obiettare i comunisti e collettivisti , tutto ciò avviene perché esiste la presente organizzazione capitalistica , perché ora i latifondisti ed i proprietari delle grandi fortune mobiliari hanno mille modi diretti ed indiretti di coartare e comprare i voti dei poveri , dei quali si giovano per rendere il suffragio universale una menzogna ed assicurarsi la preponderanza , politica ; ed è appunto per evitare gl ' inconvenienti testé enumerati che bisognerebbe , quando non ci fossero altre ragioni , cambiare radicalmente l ' ordinamento sociale . Coloro che ragionano in questo modo dimenticano però un particolare della questione , che a noi non pare trascurabile ; dimenticano cioè che , anche nelle società organizzate come essi vorrebbero , vi sarebbero sempre coloro che amministrerebbero la pubblica ricchezza e vi sarebbe la grande massa degli amministrati , che si dovrebbero contentare della parte che loro verrebbe attribuita . Or gli amministratori della repubblica sociale , che sarebbero nello stesso tempo i capi politici ; diverrebbero indubbiamente molto più potenti dei ministri e dei milionari d ' oggidì . Poiché l ' uomo , che avrà la facoltà di costringere gli altri ad un dato lavoro e di fissare la porzione di godimenti e di soddisfazioni morali e materiali , che dovrà essere il correspettivo di questo lavoro , per quanto possa essere frenato da leggi e regolamenti , sarà sempre il despota dei suoi fratelli e potrà sempre far piegare a suo vantaggio la loro coscienza e la loro volontà . E tutte le menzogne , tutte le viltà tutte le violenze e le baratterie , che ora non servono soltanto per brigare i suffragi del popolo ma si adoperano anche per farsi avanti nei pubblici impieghi o semplicemente per far quattrini presto e con modi poco scrupolosi , in un regime collettivista sarebbero tutte consacrate allo scopo di diventare amministratori dell ' azienda sociale . Unica , sarebbe la mèta degli avidi , dei furbi e dei violenti , unica la tendenza delle cabale e delle combriccole , che non mancherebbero di formarsi a scapito dei caratteri più miti , più giusti , più leali . E la differenza sarebbe tutta a vantaggio della società presente ; poiché la distruzione della pluralità delle forze politiche , della diversità dei modi e delle vie con cui ora si acquista l ' importanza sociale , toglierebbe ogni indipendenza ed ogni possibilità di controllo reciproco . Ora almeno l ' impiegato può ridersi del milionario ; un buon operaio , che sappia bene guadagnarsi la vita colle proprie braccia , nulla ha da temere dal capo ­ divisione , dal deputato o dal ministro ; chiunque abbia una posizione discreta come proprietario , industriale o professionista può portare la fronte alta dinanzi a tutti i poteri dello Stato ed a tutti i latifondisti ed alti baroni della finanza che stanno nel mondo . Col collettivismo nessuno potrà fare a meno di essere sottomesso agli uomini che saranno al governo , essi soli potranno dispensare i favori , il pane , la gioia ed il dolore della vita . Una tirannide unica , assorbente e schiacciante graverà su tutti ; i grandi della terra saranno i padroni assoluti di tutto , e la parola indipendente di chi da loro nulla teme e nulla spera non verrà più a frenarne gli eccessi . Cita il George frequentemente , nel suo libro intitolato Progresso e Povertà , un passo dei Vedas nel quale è detto che gli elefanti folli d ' orgoglio ed i parasoli ricamati d ' oro sono il frutto della proprietà privata della terra . Al giorno d ' oggi , che la civiltà è più raffinata e la vita più multiforme , la ricchezza può procacciare ben altro che elefanti e parasoli ; ma in fondo i privilegi che essa conferisce a chi la possiede consistono nel render più facile il conseguimento dei piaceri intellettuali , nel più abbondante godimento di quelli materiali , in soddisfazioni di vanità , e d ' amor proprio e sopratutto nel poter disporre delle volontà altrui , conservando indipendente la propria . Or i capi di una repubblica comunista o collettivista disporrebbero più che mai tirannicamente delle volontà degli altri e , potendo distribuire privazioni o favori , avrebbero mezzo di godere , forse più gesuiticamente ma con eguale abbondanza , di quei piaceri materiali e di quei trionfi della vanità , che ora sono patrimonio dei potenti e dei milionari ; come questi , e meglio di questi , potrebbero avvilire la dignità dègli altri uomini e potrebbero corrompere la virtù delle donne . XII . Più che nella parte positiva , la forza delle dottrine socialiste e di quelle anarchiche sta nella parte negativa , cioè nella critica acuta , minuziosa , spietata , che fanno degli ordinamenti presenti . Or che la distribuzione della ricchezza , così come si è fatta per il passato e come avviene ai nostri tempi , considerata dal punto di vista della giustizia assoluta , offra margine a molti e gravissimi appunti , perché consacra grandi e flagranti ingiustizie , è cosa tanto evidente che l ' affermarla ci pare quasi una vera e propria banalità . In verità non ci volevano il sottilissimo ingegno del Proudhon , non le lunghe ed algebriche deduzioni del Marx , né la potente e sanguinosa ironia del Lassalle , per provare ciò che salta tanto agevolmente agli occhi di tutti , anche dell ' osservatore più superficiale e profano : che il godimento individuale dei beni della vita non è proporzionato , non diciamo allo stento , ma neppure al merito del lavoro , che è stato impiegato a produrli . Accade nella vita economica ciò che osserviamo tutti i giorni nella vita politica , in quella scientifica , in tutti i rami , insomma , dell ' attività sociale : che il successo , cioè , quasi mai è proporzionato al merito ; che fra il servizio reso da un individuo alla società ed il guiderdone che ne ricava vi è quasi sempre un grande e spesso stridente squilibrio . Il combattere il socialismo volendo negare o semplicemente attenuare la verità del fatto testé da noi accennato , equivale a porsi sopra un terreno nel quale si è sicuri di avere la peggio . Gli economisti ortodossi , che qualche volta l ' hanno tentato ed hanno cercato dimostrare che la proprietà privata delle terre e dei capitali non solo è indispensabile o utile per la convivenza sociale , ma risponde anche ai dettami assoluti della morale e della giustizia , ci pare che abbiano prestato il fianco a poderosissimi attacchi ; e la loro tesi , che in ogni tempo potrebbe essere giudicata difficile , anzi quasi disperata , raggiunge l ' evidenza dell ' assurdità nei tempi che corrono , quando tutti sappiamo con quali modi si costituiscano di frequente le grandi fortune . Tutto ciò che si può e si deve obiettare alla critica demolitrice dei socialisti si riassume in una verità , che può sembrare crudele ed alla quale abbiamo già accennato , ma elle è utile e morale che sia altamente e ripetutamente proclamatati Questa verità consiste nella constatazione che non vi può essere organizzazione sociale che sia basata esclusivamente sul sentimento della giustizia e che da questo lato quindi non lasci molto a desiderare . Ed è naturale che sia tosi , perché ogni individuo non è mai nella sua condotta privata e pubblica guidato esclusivamente dal senso del giusto , ma anche dalle sue passioni e dai suoi bisogni . Solo chi si isola dal mondo , chi rinuncia ad ogni ambizione di ricchezza o di potere , ad ogni vanità mondana , ad esplicare in qualsiasi modo la propria personalità , può lusingarsi che i suoi atti siano inispirati dal sentimento assoluto della giustizia ; ma l ' uomo d ' azione , che sta nella vita politica o in quella degli affari , sia egli commerciante o proprietario , professionista o manuale , sacerdote di una religione od apostolo del socialismo , mira sempre a raggiungere il successo , e perciò la sua condotta sarà sempre il risultato di una transazione , consciente od inconsciente , fra il sentimento della giustizia ed i suoi interessi . Il volere , con sentimenti così fatti , costituire un tipo di organizzazione sociale corrispondente in tutto a quell ' ideale di giustizia che l ' uomo può concepire ma , non sa attuare , è un ' utopia che in certe circostanze può diventare pericolosa ; quando essa cioè riesce a far convergere una quantità di forze intellettuali e morali verso il conseguimento di uno scopo che non sarà mai una verità e che il giorno che si tenterà di realizzare non potrà produrre che il trionfo dei peggiori e lo sconforto e la delusione dei buoni . I dottori del socialismo affermano che tutte o almeno gran parte delle imperfezioni umane , delle ingiustizie che ora , si commettono sotto il sole , non sono un effetto delle naturali condizioni etiche della nostra specie , ma piuttosto di quelle che ad essa vengono imposte dalla presente organizzazione borghese . Uno di questi dottori in un suo recente lavoro ha detto esplicitamente che « cambiando le condizioni sociali , secondo gl ' intenti che si propone il socialismo , avremo una profonda trasformazione della natura umana » . Or noi non faremo il torto ai riformatori odierni di supporre che essi vogliano riprodurre sotto una forma nuova il vecchio aforisma di Rousseau : che l ' uomo nasce buono e la società lo rende cattivo . Poiché , per accettare incondizionatamente questo giudizio , bisogna nuche ammettere che la società non sia il risultato della naturale e spontanea attività degli uomini , ma sfasi costituita per influenza di un ente sovrumano od extraumano , che sì è divertito a darci leggi , istituti e consuetudini , che hanno attossiccato e sconvolto la bontà , la generosità , la magnaminità innate della stirpe di Adamo . Non crediamo neppure che i socialisti moderni pensino che la presente organizzazione sociale risponda solo agli istinti di altre razze , di altre generazioni umane , il cui senso morale dovea essere molto più basso di quello della generazione contemporanea , la girale , nobile ed elevata come è , sentirebbe urgente il bisogno di liberarsi , come da una tunica di Nesso , degli istituti ereditati dai suoi poco scrupolosi maggiori . Dappoiché , ammesso questo modo di applicare le teorie evoluzioniste alle società umane , ammesso che la selezione abbia da qualche secolo ad ora sensibil mente rialzato il livello medio della moralità , bisogna anche ammettere che il progresso morale già ottenuto avrebbe dovuto sensibilmente diminuire , anziché aumentare , gl ' inconvenienti della organizzazione borghese . Or ciò non è evidentemente accaduto : gli uomini non sono diventati , stando anche a quello che dicono i socialisti , meno egoisti e duri di cuore . Giacché , se il contrario fosse vero , se un atomo dell ' utile proprio non avesse spesso per loro ugual peso di una gran somma d ' interessi e di dignità altrui , se tutta una società fosse nella sua gran maggioranza composta di persone giuste e compassionevoli , di gente retta ed intera , come piaceva al Signore d ' Israele e come certo sarebbe piaciuta ai signori Marx e Lassalle , verrebbero ridotti ai minimi termini tutti quei funesti risultati del rapace capitalismo e della disperata concorrenza , i quali dagli autori ora citati sono stati con sì rara maestria rilevati . Sicché l ' interpretazione più positiva , che si possa ora dare all ' antica dottrina di Rousseau , è quella che viene appunto seguita da moltissimi fra coloro che militano nelle file del partito collettivista o anche fra gli anarchici . Essi credono infatti che il lavorio naturale della selezione sia profondamente disturbato e pervertito nelle presenti società borghesi e che esso potrà liberamente agire ed avere i suoi benefici effetti solo quando saranno attuati quei programmi , che variano secondo le diverse scuole riformatrici . Ragionando in questo modo è evidente che si scolata , una speranza , che non si potrà mai provare anticipatamente se sarà , realizzata che si calcola sopra un progresso morale che si asserisce che si raggiungerà , per attuare un tipo di organizzazione sociale , che lo suppone di già raggiunto e che potrebbe forse funzionare soltanto quando fosse raggiunto . Non si farebbe infine che rinnovare , in grande e con effetti più disastrosi , l ' errore al quale dobbiamo principalmente i danni presenti del Parlamentarismo . Ma in verità , se lo studio spassionato della storia ci può dire qualche cosa , esso c ' insegna , come crediamo di avere dimostrato al capitolo VII di questo lavoro , che è assai difficile il modificare sensibilmente il livello morale medio di tutto un popolo ché abbia già raggiunto da un pezzo un grado elevato di civiltà , e che l ' influenza , che i diversi tipi di organizzazione sociale e politica possono avere in queste modificazioni , è certo minore di quanto immaginano i novatori d ' oggidì . C ' insegna inoltre che tutte le volte che , nel corso dei secoli , quest ' influenza si è esplicata in modo benefico , questo si è ottenuto perché l ' arbitrio individuale e collettivo di coloro che avevano in mano un potere è stato frenato e controllato da altri uomini posti in condizioni di assoluta indi pendenza e di nessuna , comunanza , d ' interessi con coloro che dove vano controllare . È stato necessario ed indispensabile perciò che sfasi potuta avere la moltiplicità delle forze politiche , che parecchie fossero le vie colle quali si arrivava ad acquistare l ' importanza sociale e che le diverse forze politiche fossero rappresentate nel reggimento dello Stato . Il collettivismo ed il comunismo , come tutte le dottrine basate sulle passioni e la fede cieca delle masse , tendono a distruggere l ' accennata moltiplicità delle forze politiche e , riducendo ogni potere in mano ai soli eletti del popolo , abolendo per giunta , la ricchezza individuale , che in tutte le società mature ha fornito spesso il mezzo d ' acquistare indipendenza e prestigio senza il concorso dei reggitori dello Stato , non possono condurre che alla menomazione della difesa giuridica , a ciò che in linguaggio povero si chiama la tirannia dei governanti sui governati . Quella tirannia , ch ' è stata sempre il risultato pratico di tutte le dottrine politiche sempliciste , che , non osservando quanto vi sia di complicato e difficili nella natura umani , hanno voluto adattare l ' organizzazione sociale ad un sole concetto unilaterale ed assoluto ed hanno voluto stabilirla sopra un principio esclusivo , sia stato esso quello della volontà di Dio , interpretata dai suoi ministri e dai suoi vicari terrestri , o quello della volontà del popolo , esercitata per mezzo dei suoi rappresentanti . Certo , per quanto una sana dottrina politica possa suggerire rimedi legislativi ed indicare quell ' indirizzo atto a diminuire al quanto le ingiustizie sociali ; per quanto i congegni della difesa giuridica possano esser migliorati in modo da moderare l ' oltracotanza , degli nomini investiti dei pubblici poteri ; i benefici che da tutte le riforme inspirate a questi criteri si potrebbero avere sono tempre ben poca cosa di fronte a quell ' êra di felicità , di uguaglianza , di giustizia , universale , che le varie scuole socialiste implicitamente od esplicitamente promettono ai loro seguaci . I detti benefici corrispondono ai pochi e dubbi anni di discreta sanità fisica che un coscienzioso medico può , con le debite riserve , garantire ai suoi clienti ; premio , invero , molto scarso di una diuturna osservanza di tutte le norme igieniche , specialmente se vien paragonato alla pronta e sicura guarigione di tutti i malanni ed alla vita quasi secolare elio viene promessa dall ' elisir del ciarlatano . Chiediamo sinceramente venia di un ravvicinamento , che certo dal lato morale non è applicabile ad uomini che in buona fede sostengono le loro idee ; ma osserviamo che potrebbe darsi benissimo che il medico dimostrasse la fallacia dell ' elisir e che il ciarlatano lo sfidasse di rimando ad inventarne un altro , che avesse realmente quella virtù che dovei esser contenuta nel suo . Siamo certi che il medico risponderebbe che , appunto perché egli conosce quale sia la moltiplicità dei germi patogenici e quanto siano varie e numerose le cause che possono deteriorare il delicato organismo del corpo umano , non pretenderà mai di trovare il rimedio universale e sicuro di tutte le malattie , poiché , se semplicemente lo tentasse , scenderebbe subito al livello del ciarlatano . XIII . Gli anarchici , come abbiamo già notato , fondano la loro critica demolitrice delle istituzioni vigenti sulle stesse passioni , sullo stesso ordine di osservazione e d ' idee che costituiscono la basi della propaganda collettivista ; con questa differenza soltanto , che essi sono ordinariamente più violenti , e qualche volta addirittura feroci , non solo negli atti , ma anche nelle parole . Negli ideali che si propongono di attuare , si distinguono però profondamente da tutte le scuole socialiste . Mentre queste , in fatti , per abolire od attenuare notevolmente le ingiustizie e le disuguaglianze che si lamentano nel mondo , vorrebbero modificare , sia pure radicalmente , l ' organizzazione presente della società , gli anarchici , saggiamente argomentando che , con qualunque tipo di organizzazione sociale , vi sarebbero sempre le disparità di condizione fra gli nomini , e continuerebbero a coesistere i dominatori ed i dominati , o , come essi dicono , gli sfruttatori e gli sfruttati , propugnano la distruzione di ogni società organizzata . Fanno come colui che , avendo scoperto che nessun morigerato tenore di vita può assicurare una salute perfetta , ricorre , come rimedio sicuro contro ogni possibilità di malattia , al suicidio . Seguaci più logici e più rigorosi del padre di tutti i novatori moderni , ossia di Giangiacomo Rousseau , i partigiani dell ' anarchia ritengono dunque che , essendo la società organizzata l ' origine di tutti gli abusi , questi non possano venir altrimenti eliminati che con una disorganizzazione completa del consorzio ornano , ossia con un ritorno allo stato di natura . Ma con ciò non fanno che ripetere , force inconsciamente , un errore del loro maestro ; poiché la verità è che lo stato naturale dell ' uomo , come del resto quello di molti altri animali , non è il disgregamento individuale , ma la società , che può esser soltanto più o meno vasta , più o meno organizzata . Il supporre quindi che un fatto tosi universale , come è quello tanto facilmente constatabile che tatti gli nomini vivono socialmente , sia dovuto all ' interesse ed alla furberia di pochi , è un concetto che , certo non noi per i primi , ci permettiamo di definire come assurdo ed infantile . Aristotile , che visse ventuno secoli prima del filosofo e romanziere ginevrino , ebbe una percezione infinitamente pia chiara e precisa , della vera natura dell ' uomo quando scrisse che questi è un animale politico . Ma le facoltà intellettuali del peripatetico greco probabilmente non furono mai turbate né da un puntiglioso amor proprio , né dalla vanità letteraria ; e si può anche supporre che la protezione dei sovrani di Macedonia , o il saper bastare ai propri bisogni , lo abbiano sottratto alla necessità di inasprirsi il carattere e guastarsi il fegato stando vicino a persone spesso frivole , qualche volta pettegole , quasi sempre di condizione sociale superiore . Nel fatto , ammesso che l ' ipotesi anarchica si avverasse , che fosse distrutto perciò il tipo odierno di organizzazione sociale , che non ci fossero più nazioni né Governi , che fossero spazzati via gli eserciti stanziali , la , burocrazia , le Camere e sopratutto i poliziotti e le carceri , resterebbe sempre la necessità di vivere , e perciò di usare delle terre e degli altri strumenti di produzione e resterebbero sempre le armi ed i caratteri intraprendenti ed arditi disposti ad usarne per asservire altri . Dati questi elementi , si costituirebbero subito piccoli nuclei sociali , in cui molti lavorerebbero e pochi armati ed organizzati li spoglierebbero o tutelerebbero , vivendo in ogni modo alle loro spalle ; si tornerebbe elce a quel tipo di organizzazione semplice e primitivo , nel quale ogni gruppo di armati è padrone assoluto di un cantuccio di terra e dei suoi coltivatori , dato che lo sappia conquistare e difendere con le proprio armi ; tipo che noi abbiamo chiamato feudale . Accadrebbe , infine , ciò che accadde in Europa , quando la dissoluzione dell ' impero di Carlo Magno finì di disgregare quel tanto di organizzazione sociale che era sopravvissuto alla caduta dell ' Impero romane , ciò che accadde nell ' India quando i successori del Gran Mogol furono ridotti all ' impotenza , ciò che accadrà in ogni società di cultura avanzata che , per cagioni interiori od esteriori , si disgrega e discioglie . Certo coloro che si sentono baldi e forti e non hanno nulla da perdere si avvantaggerebbero di un simile rivolgimento , che da rebbe la preponderanza come forza politica solo alla violenza ed al valor personale ; ma ne sarebbe danneggiata l ' immensa maggioranza , dei pacifici , forse il novanta per cento degli nomini , che al regno del bugno preferisce anche una imperfettissima giustizia sociale , un po ' di tranquillità e la sicurezza di godere almeno una parte dei frutti del proprio lavoro . Per non far nascere fallaci speranze dobbiamo intanto osservare che i risultati , che il trionfo dell ' anarchia ci farebbe raggiungere , non si possono ottenere in pochi anni , o anche in qualche generazione . Giacché , se occorsero molti secoli per arrivare dalla barbarie al grado presente di civiltà , ne deve passare pure qualcuno perché una società vada perdendo le altitudini civili e ritorni in uno stato di relativa barbarie . Che se poi si volesse addirittura tornare alla barbarie assoluta , allo stato delle tribù , che vivono di caccia , di pesca , di agricoltura nomade , allora ci vorrà un tempo anche maggiore ; quello cioè che occorre perché la vecchia e popolatissima Europa ci riduca ad una popolazione che sia appena un ventesimo di quella presente . A meno che , per far presto , i fautori dell ' anarchia , oltre a sterminare i borghesi e , come essi dicono , i loro satelliti e sicofanti , non vorranno pure distruggere violentemente la grandissima maggioranza di quegli sfruttati , sulla sorte dei quali ora spargono tante lagrime . XIV . - - Una dottrina comune a tutti i partiti novatori , siano essi anarchici o semplicemente socialisti , è quella della così detta lotta di classe . Questa , dottrina , svolta abbastanza largamente per la prima volta dal Marx , è uno dei migliori cavalli di battaglia di tutti coloro che attaccano l ' ordinamento presente della società ; occorre perciò dirne qualche cosa . E prima di tutto facciamo rilevare che essa è fondata sopra un esame incompleto , unilaterale e tendenzioso della storia , col quale si vorrebbe provare che tutta l ' attività delle società civili siasi finora esplicata negli sforzi che hanno fatto le classi dominatrici per mantenersi al potere e sfrattarlo a loro vantaggio e in quelli delle classi basse tendenti a scuotere questo giogo . Or ritroviamo nel passato di tutti i popoli importantissimi fatti sociali , che non possono essere contenuti in verun motto nella vernice angusta di questo quadro . Ad esempio , la lotta della Grecia contro la Persia , quella di Roma contro Cartagine , l ' immensa diffusione del Cristianesimo e del Maomettismo , le Crociate e lo stesso risorgimento della nazionalità italiana , che , come diceva un arguto e coltissimo economista , piuttosto che a fattori economici , fu dovuto alla influenza esercitata dai poeti e dai romanzieri . Venendo poi alle gare civili , che dovrebbero a preferenza essere determinate dalla lotta di classe , osserviamo che anche in questo punto il fenomeno sociale è posto in luce dai socialisti in modo parziale e quindi errato . Troviamo di quando in quando nella storia , esempi di insurrezioni violente delle classi più povere o di frazioni di queste , come furono , ad esempio , le ribellioni degli Iloti a Sparta e quelle degli schiavi a Roma , le Jacqueries della Francia ed altri moti contadineschi e dei minatori , che sono scoppiati nei secoli scorsi in Germania , in Inghilterra ed anche in Russia . Essi sono stati occasionati o la oppressioni inusitate e veramente intollerabili o , più di frequente , da disordini degli Stati all ' origine dei quali gli insorti erano rimasti estranei , ma elle avevano loro offerto il destro di avere delle armi e un principio di organizzazione . Ad ogni modo però è certo che tutti i movimenti ai quali hanno preso parte esclusivamente le sole classi che vivono di lavoro manuale , sono stati sempre con una relativa facilità , e talvolta con crudeltà , repressi , e che quasi mai hanno contribuito a migliorare stabilmente le condizioni di queste classi . Le sole lotte , cruenti od incruenti , che hanno avuto il risultato pratico di modificare l ' ordinamento delle società e sopratutto la composizione delle classi dirigenti , sono state quelle che nuovi elementi d ' influenza e nuove forze politiche , sorte nel seno della classe governata ma che rappresentavano numericamente una frazione minima di essa , hanno impegnato per ottenere duella partecipazione al Governo dello Stato , che esse credevano , e forse era , loro ingiustamente ostacolata . Fu così che le famiglie più ricche della plebe romana , escluse dal consolato e da altre cariche cospicue , ingaggiarono nel quinto e quarto secolo avanti l ' êra volgare quella lotta con l ' antico patriziato , che ebbe per effetto la costituzione di una classe dirigente più larga , fondata sul criterio del censo anziché su quello esclusivo della nascita , classe che formò la nobiltà degli ultimi secoli della Repubblica . Fu pure così che quella parte del terzo stato francese , che , durante il secolo scorso , aveva acquistato ricchezze quasi uguali e cultura ed attitudine di governo anche superiore a quelle della nobiltà ebbe , dopo la Rivoluzione , aperto l ' accesso a tutte le cariche pubbliche . E , se è vero che , tanto nell ' uno che nell ' altro caso , la massa dei governanti ebbe a godere i vantaggi di una maggiore difesa giuridica , ciò avvenne perché i suoi interessi si trovarono concordi con quelli delle nuove forze politiche , che richiedevano l ' ammissione nella classe governante ; avvenne perché queste nuove forze , per ottenere il loro intento , dovettero propugnare principii di utilità , sociale e di giustizia , l ' applicazione dei quali , se giovava più direttamente a loro , giovava pare ai membri più umili del civile consorzio . Certo anzi non si pro disconoscere che questo che abbiamo accennato sia tino dei tanti modi coi quali il sorgere di nuovi elementi d ' influenza sociale può migliorare e rendere più equi i rapporti fra governanti e governati ; ma ciò non vuol dire che qualche volta sia avvenuto , o possa avvenire , che l ' intiera massa dei governati , di fatto non di diritto , si sostituisca o venga messa a pari alla minoranza governante , che finisca perciò la distinzione fra duella che i socialisti chiamano classe sfruttatrice e la classe che essi dicono sfruttata . Resta a vedere poi se sia esatta questa divisione della società , di cui tanto scrivono e che tanto vanno predicando , in una classe parassita , che nella contribuisce alla produzione ed al benessere sociale e ne gode la parte migliore , ed una classe , che tutto fa , tutto produce e che viene rimunerata appena col necessario alla vita e qualche volta neppure con questo . Ora , neppure isolando completamente , come fanno spesso gli economisti ed i loro avversari socialisti , i fenomeni riguardanti la produzione e la distribuzione della ricchezza da tutti gli altri fatti sociali , questo modo di vedere risulta perfettamente conforme alla verità . Giacché se è vero che è il capitale , non il capitalista , quello che fornisce agli operai i mezzi e la possibilità di un lavoro proficuo , se è pur vero che è la terra , non il proprietario di essa , ciò che è necessaria al contadino , non si può negare che l ' individuo , che sa riunire nelle sue mani una forte quantità di capitale e sa impiegarlo proficuamente a scopo industriale , ed il proprietario che sa dirigere bene la cultura dei suoi fondi , non rendano un vero servizio sociale aumentando la produzione e la ricchezza ; servizio del quale e perfettamente giusto che abbiano una rimunerazione . Che se poi guardiamo l ' insieme dei fenomeni sociali , se teniamo presente che la produzione della ricchezza è strettamente legata al grado di coltura che un paese ha raggiunto , alla bontà , del suo ordinamento politico ed amministrativo , allora l ' accusa di parassitismo leggermente lanciata all ' intiera classe dirigente composta di proprietari , di capitalisti , d ' industriali , d ' impiegati , di professionisti , di tutti coloro , insomma , che non vivono di lavoro manuale , ci parrà supremamente ingiusta e tale che soltanto dalla più cieca , passione può essere accolta . Ora infatti che la grande industria e l ' agricoltura hanno bisogno ogni giorno di più delle applicazioni della scienza , ora che la produzione economica è basata quasi tutta sugli scambi fra paesi lontanissimi , che non sono possibili se gli nomini non sono riuniti in grandi nazioni e sotto governi sapientemente organizzati , è assurdo l ' asserire che tutto è prodotto dai lavoratori manovali e tutto debba loro legittimamente appartenere ; è iniquo dimenticare i servizi che rende quella classe che mantiene la pace e l ' ordine , dirige tutto il movimento politico ed economico , conserva e fa progredire l ' alta cultura scientifica e rende possibile che grandi masse umane vivano e collaborino insieme . In piena giustizia non si può negare a questa classe che una parte non disprezzabile della produzione economica , sia consacrata a sostentarla con tutta quell ' agiatezza , che è necessaria affinché conservi e sviluppi la propria superiorità intellettuale e morale . Giacché se è certo , che senza la cooperazione dei lavoratori manovali , essa sarebbe condannata a decadere e forse anele a perire , è pure certo che , senza gli elementi dirigenti , i lavoratori manovali cadrebbero subito in uno stato di barbarie , che farebbe immensamente diminuire la produzione economica e deteriorerebbe quindi in modo grandissimo il loro stato morale e materiale . Su questo argomento la più antica lezione di sociologia , l ' apologo delle membra e dello stomaco , che Menenio Agrippa recitava , circa ventiquattro secoli fa , avanti la plebe romana adunata sul Monte Sacro , resta sempre quella che meglio risponde alla verità delle cose . Ciò che tutti debbono riconoscere , e che nessuno potrà negare , è che nelle classi elevate vi è buon numero di parassiti o sfruttatori , che molto godono e molto consumano senza rendere alcun vero servizio sociale , né di direzione , né di esecuzione ; e che vi sono in esse anche elementi che profittano della loro posizione per trarre una rimunerazione dei loro servizi infinitamente superiore ai loro meriti reali . A questi elementi abbiamo già . Accennato fin dal capitolo V del presente lavoro , quando abbiamo parlato di quelle tali forze sociali , che tendono sempre con la loro soverchia preponderanza a rompere l ' equilibrio giuridico a loro vantaggio ; e se mal non ci apponiamo , abbiamo nominato come particolarmente pericolosi a questo riguardo i banchieri , alcuni grossi industriali e speculatori e generalmente coloro che riuniscono in unica mano grosse frazioni di capitale mobiliare . Però , osservando questi sfruttamenti , che avvengono in molti paesi mediante le famose tariffe protezioniste , ed in alcuni altri anche mediante i privilegi bancari , dobbiamo convenire che essi sono esercitati tanto a danno delle classi lavoratrici che a pregiudizio delle frazioni più grosse della classe dirigente ; sicché anche questa , nella sua grande maggioranza , paga largamente il fio della sua debolezza ed ignoranza , sopportando sacrifici che vanno a pro di un numero piccolissimo d ' individui . Del resto parassiti e sfruttatori esistono in tutti gli strati sociali , come pure in tutti i gradini della scala economica e gerarchica vi sono gli sfrattati . È uno sfruttatore colui che sciupa in lusso , giuochi e bagordi una fortuna , e disfà in questo modo il capitale ereditato , ed è uno sfruttato quegli che laboriosantente ed onestamente l ' ha accumulato , faticando molto , consumando poco e forse godendo niente . È sfruttatore l ' uouno politico , che arriva ai primi posti profittando della facilità che hanno i popoli a lasciarsi ingannare , lusingando le borie e le vanità delle masse , comprando le coscienze , usando ed abusando di tutte le cattive qualità e le debolezze dei suoi simili , ed è uno sfruttato l ' uomo di Stato che , più che all ' effetto ed all ' applauso , mira al vantaggio reale dei governati ed è sempre pronto a lasciare il potore quando questo vantaggio crede di non poter più raggiungere . È sfruttatore l ' impiegato che ha conquistato il suo posto ingannando gli esaminatori o rendendo servizi loschi ai politicanti e lo conserva e fa carriera e lavora , il meno possibile , adulando i suoi superiori o tradendo il suo dovere d ' ufficio , ed è uno sfrattato il suo collega che fa ... precisamente tutto il contrario . E uno sfruttatore il soldato , che si eclissa nel momento del pericolo ma si fa vivo quando si tratta di avere la medaglia o la ricompensa , ed è uno sfruttato il suo commilitone , che affronta la morte e le ferite senza pensare a farsene un titolo per posare ad eroe e chiedere posti di favore e sussidi per tutta la vita . Sono sfruttatori quei contadini e sopratutto quegli operai pigri , viziosi , e disonesti , che cominciano coll ' essere i parassiti dei loro parenti più laboriosi , continuano coll ' essere i parassiti dei loro compagni , ai quali scroccano aiuti dando in cambio chiacchere e cattivi consigli , e dei padroni ai quali scroccano il salario dando in cambio un lavoro mal fatto ed incompleto , e finiscono spesso coll ' essere parassiti della società intera nel carcere ; e sono sfruttati tutti quei lavoratori manovali , che coscienziosamente e tacitamente adempiono al loro dovere , che mai si sottraggono al disagio ed alla fatica , o vivono stentatamente senza poter migliorare la propria posizione o mettere qualche cosa da parte per la vecchiaia . È uno sfruttatore colui che , restando pensatamente celibe , insidia all ' onore delle donne altrui , ed è uno sfruttato chi , dopo essersi sobbarcato ai pesi ed alla responsabilità di una famiglia regolarmente costituita , diventa bersaglio alle insidie del primo . Finalmente è uno sfruttatore lo scienziato che consegue la cattedra scrivendo il libro che piace a coloro che devono essere i suoi giudici , o consegue la celebrità o la popolarità pubblicando l ' opera che piace alle turbe , perché lusinga la passione del giorno ; ed è uno sfruttato quegli che all ' amaro della verità sacrifica buona parte del suo successo e si rassegna perciò a rimanere in un rango inferiore a quello in cui , se meno onesto , il suo ingegno ed i suoi sardi l ' avrebbero chiamato . Un tempo gli sfruttati si chiamavano i buoni , gli onesti , i galantuomini , i bravi , i laboriosi ed i morigerati , e gli sfruttatori venivano definiti come viziosi , scioperati , poltroni , intriganti , farabutti e delinquenti . - - Si chiamino pure come si vogliono , e forse non è male che ci siano due espressioni sole , che sintetizzino le molteplici categorie delle quali sono formate le due classi di cui ci siamo occupati , che ci sono sempre state e purtroppo sempre ci saranno nel mondo . - - L ' importante è che si tenga presente che , se più miseri e più da compiangere sono gli sfruttati delle classi più basse , un buon numero pure ne deve esistere nelle classi medie ed alte ; altrimenti verrebbe meno quel tanto di abnegazione e di sentimento del dovere che è indispensabile nella minoranza dirigente affinché il consorzio civile possa durare . XV . - - Resta a vedere se tutta questa gran corrente di idee e di passioni , che complessivamente va designata col nome di socialismo , pur non essendo fondata sopra un ' osservazione esatta delle leggi che regolano la vita sociale , pur mirando ad un ideale , che non si potrà , raggiungere se non quando sarà , radicalmente mutata la natura umana , abbia almeno l ' effetto pratico di migliorare le condizioni morali e quindi materiali della , maggioranza . - - La sua azione in questo caso sarebbe benefica e potrebbe paragonarsi a quella di altre grandi illusioni collettive , che , rendendo gli uomini più buoni , più scambievolmente tolleranti , meno impazienti di fronte alle ingiustizie del mondo , fanno , nei limiti del possibile , meno dura l ' esistenza per tetti coloro che restano negli ultimi gradini della scala economica e contribuiscono con ciò a fortificare la compagine della società . - - Fin da ora dichiariamo che l ' indagine sommaria , che faremo su questo importante argomento , ci darà un risultato tutt ' altro chee positivo . Si sa che tutti i libri , oltre ad avere una influenza , intellettuale , che si esplica mercé le dottrine in essi contenute ed a seconda del modo come certi problemi della vita umana vengono studiati e presentati al lettore , hanno pure un ' influenza che chiameremo morale , la quale dipende dalle passioni e dai sentimenti che gli autori consciamente ed inconsciamente sovraeccitauo od attutiscono . Or , se cominciamo ad esaminare sotto quest ' ultimo punto di vista le opere dei maggiori dottori del socialismo e specialmente di quelli della seconda metà del secolo decimonono , che sono più noti , certamente troviamo che un soffio di pace , d ' amore di concordia sociale spira da quelle di Rodbertus , di Carlo Marlo e sopratutto di Enrico George , nel quale più che l ' odio contro i forti si sente una nobile e tenera compassione per i deboli ; ma in altri più numerosi , ed a tacere di Bakounine , in qualcheduno degli autori più divulgati e più ortodossi , in Marx , ad esempio , nello stesso Lassalle , il sentimento che predomina , attraverso la facilità polemica ed il brio o l ' aridità e la pesantezza con cui è condotto il ragionamento scientifico , è l ' avversione contro il ricco ed il potente , che si esplica di continuo coll ' ironia , col sarcasmo , coll ' invettiva . Nei loro scritti il capitalista viene sempre considerato e dipinto quasi come un uomo di altra razza , di altro sangue , che il povero non deve riguardare come un suo simile , il quale ha fondamentalmente le sue stesse debolezze e la sue virtù , che si manifestano in modo un po ' diverso , solo perché diverso è per lui l ' ambiente , diverse sono le tentazioni e le necessità della vita , ma , come un rivale ed un nemico , come un essere infesto , oppressore , degradato e degradante , la cui rovina soltanto può rendere possibile la propria redenzione e la propria salvezza . Indiscutibilmente un movimento così vasto e complesso come la democrazia : sociale non si può fondare unicamente sui buoni istinti della natura umana ; sicché riconosciamo come naturale e necessario che , accanto al sentimento della giustizia ed all ' aspirazione verso una società migliore , anche le passioni basse , antisociali e selvaggie vi trovino il loro pascolo . Il male è che precisamente a quest ' ultime le dottrine socialiste offrono un campo troppo fertile e vasto dove possono oltremodo moltiplicarsi e lussureggiare . Si è insegnato al povero che il ricco gavazza col frutto dei suoi sudori , che gli viene rapito mediante una artificiosa organizzazione della società basata sulla violenza e la frode . Questa credenza in tutte le coscienze , che non siano assolutamente nobili e pure , serve mirabilmente a giustificare lo spirito di ribellione , la sete dei godimenti materiali , la bestemmia l ' odio , la maledizione ; essa feconda il sentimento della vendetta e l ' invidia istintiva verso quelle superiorità naturali e sociali , che solo una lunga abitudine e la convinzione che sono fatti necessari ed inevitabili possono rendere universalmente indiscusse ed accettate . Debolezza innegabile di tutto il movimento socialista è poi la soverchia materializzazione del concetto della felicità umana e quindi della giustizia sociale . - - I socialisti , dopo aver idealizzato troppo l ' uomo , credendolo migliore di quello che è , giacché attribuiscono all ' ordinamento sociale gran parte dei vizi e delle debolezze che sono inerenti alla natura umana , mostrano poi un concetto troppo basso dei loro simili quando credono , o mostrano di credere , che la ricchezza sia compagna inseparabile del godimento e la povertà vada fatalmente unita alla sofferenza . Leggendo i loro scritti ed ascoltando i loro sermoni parrebbe che la felicità indivisuale sia esattamente proporzionata alla quantità di danari che ognuno possiede . - - Or , per quanto un simile sistema sia polemicamente comodo per tutti i novatori , facendo apparire maggiore assai di quella che realmente sia l ' ingiustizia della società odierna , esso non corrisponde alla verità , perché , fortunatamente , le cose non vanno così . Infatti , sebbene il poter mantenere quel tenore di vita al quale siamo abituati e sopratutto la sicurezza del domani , siano condizioni indispensabili di un certo benessere , pure non è men vero che alla felicità individuale contribuiscono molti altri elementi obiettivi e subiettivi . - - In fondo chi è buono ed ha l ' animo ben temprato può essere molto più soddisfatto di un altro che gli è assai superiore in ricchezza ed anche di posizione sociale , ed il riconoscere che fa generalmente il mondo che il primo è stato mal rimaritato può , insieme all ' intima soddisfazione della sua coscienza , essere uno degli elementi della sua maggiore felicità . Altre dottrine , altre credenze si sono trovate davanti al grave e tormentoso problema della vita . , nella quale spesso il giusto ed il buono soccombe , l ' iniquo ed il malvagio trionfa , ma l ' hanno risoluto in modo diverso di come pretende risolverlo il socialismo . Gli stoici , ad esempio , non potendo fare sparire dal mondo il dolore , educavano i loro adepti a sopportarlo fortemente ; non potendo promettere a tutti il godimento dei beni materiali , ne inculcavano il disprezzo anche a coloro elle erano nella possibilità di largamente fruirne . Lo stesso disprezzo delle gioie della carne , del piacere materiale troviamo negli inizi ed in tutti i momenti di fervore del Cristianesimo . E se è vero che l ' esagerazione di questo indirizzo può produrre quel misticismo , che aliena dal mondo e dalla vita , i caratteri più nobili e più proclivi al sacrificio di sé , non è men vero che un insegnamento così fatto è non solo moralmente più elevato , ma anche più pratico di quello diametralmente opposto che tengono in generale i socialisti ; il quale può avere per conseguenza , il momentaneo decadimento di alcuni dei sentimenti più elevati della natura umana . L ' uguaglianza fra tutti gli uomini e l ' aspirazione verso la giustizia assoluta non è la prima volta che sono predicate per il mondo . Ma esse possono essere bandite poggiandosi sull ' amore , sulla tolleranza , sul compatimento reciproco , e possono anche essere proclamate facendo appello all ' odio ed alla violenza . Si può intimare al ricco ed al potente di considerare il povero ed il misero come suo fratello e si può anche far credere al povero ed al misero che il ricco ed il potente sia il suo nemico . La prima maniera è quella seguìta da Gesù , dagli apostoli , da S . Francesco d ' Assisi , che dicevano ai ricchi : date . La seconda è quella osata dalla maggioranza dei socialisti presenti , che , descrivendo i godimenti dei ricchi come il prodotto dei sudori furati ai poveri , implicitamente od esplicitamente dicono a questi : prendete . Non è chi non veda come tale differenza sostanziale di metodo debba avere in pratica , conseguenze incalcolabili . XVI . - - Dopo guanto abbiamo scritto non occorrerà lunga mente soffermarsi per esporre quali siano le cause della corrente socialista . Il lettore avrà già compreso che la causa delle cause è quella che abbiamo combattuto in tutto il presente lavoro , cioè l ' indirizzo intellettuale del secolo nelle dottrine che riguardano la organizzazione della società , i modi di vedere che finora prevalgono , nelle persone di mezzana e qualche volta di elevata cultura , circa le leggi che regolano i rapporti politici . Naturalmente poi questa causa prima si presenta in mille forme e genera quelle molteplici cause secondarie e dirette , che sono state da parecchi scrittori più o meno completamente rilevate . Noi ne accenneremo soltanto alcune , alle quali forse non si è data finora l ' importanza che meritano ; notando che spesso esse assumono l ' apparenza , e anche la realtà di malattie del senso morale anziché di errori di discernimento e del giudizio . Giacché per la strettissima connessione che vi è in tutto ciò che riguarda l ' ordinamento sociale fra il mondo morale e quello intellettuale , di frequente avviene che il falso indirizzo nel campo speculativo , l ' apprezzamento sbagliato sulla natura e le tendenze sociali degli uomini , si traducano in pratica nel mettere questi in una posizione moralmente falsa ; e quindi nel renderli più facili alle transazioni ed alle colpe , diminuendo l ' efficacia degli istinti più nobili e avendo per necessaria conseguenza , un abbassamento del livello medio del carattere e della coscienza . Ad esempio , una delle cause prossime ed immediate , un coefficiente importante del progresso della propaganda socialista è l ' allargamento del suffragio politico , e meglio ancora il suffragio universale , che , in omaggio ai principii della scuola radicale ed alla logica democratica , si è venuto adottando in tanta parte di Europa . Ora il suffragio a larga base può riuscire pericoloso , non tanto perché , come molti sperano o temono , dando ai proletari il diritto di deporre la scheda nell ' urna , i loro rappresentanti genuini possano formare la , maggioranza delle assemblee politiche ; giacché in fondo , con qualunque sistema elettorale , la preponderanza resterà , sempre alle classi più influenti anziché a quelle più numerose ; ma piuttosto per l ' omaggio che la maggior parte dei candidati , per superare più facilmente i rivali , si affretta a rendere ai sentimenti ed ai pregiudizi popolari . Omaggio che porta facilmente a fare professioni di fede e promesse fondate sui posturati del socialismo . Naturalmente il sistema fa sì che i caratteri più schietti ed energici vengano a preferenza allontanati dalla vita pubblica , che le transazioni e le restrizioni morali diventino sempre più comuni , e , colpe risaltato ultimo , fa imbecillire sempre più , moralmente ed intellettualmente , le schiere dei così detti conservatori . Altro elemento importantissimo nella elaborazione dei partiti socialisti è la tradizione rivoluzionaria ancora vivissima nei paesi latini , nei quali le classi dirigenti hanno fatto di tutto per tenerla viva e perpetuarla . Come ha osservato il Villetard e come già abbiamo accennato nel capitolo VIII , in Francia , almeno fino a pochi anni addietro , ad eccezione forse dei clericali ­ legittimisti , solo gl ' interessi sono stati conservatori , ma le idee ed i sentimenti inspirati non solo dall ' istruzione e dall ' educazione privata , ma sopratutto da quella ufficiale , sono stati eminentemente rivoluzionari . E lo stesso si può dire dell ' Italia negli ultimi cinquanta anni . Si sa quanto sia naturale nella gioventù il bisogno di entusiasmarsi e di avere davanti un tipo , un modello , che rappresenti l ' ideale della virtù e della perfezione , che ognuno cerca , per quanto può , di imitare . Or il modello che si è posto davanti ai giovani moderni , tanto da noi elle oltre Alpe , non è , e non può essere , il cavaliere che si fa uccidere per la sua bella , la sua fede ed il suo Re ma molto meno è stato il funzionario , il magistrato , il militare rigido custode della legge e della consegna ; esso è puramente e semplicemente il rivoluzionario d ' azione : l ' uomo che , in nome della libertà e dell ' eguaglianza , ha combattuto i tiranni , si è ribellato al potere costituito , e che , vinto , ne ha subìto intrepido lo persecuzioni , vincitore lo ha rovesciato e spesso lo ha sostituito . Dopo che si è così studiosamente coltivata la simpatia per i ribelli , dopo che si è insegnato che tutto quanto essi hanno fatto è stato nobile e generoso , è naturale che la corrente dei sentimenti e delle idee della nuova generazione siasi spinta verso quella dottrina , che può giustificare e render necessaria la ribellione . Dappoiché , non essendoci più una Bastiglia da espugnare , non potendosi più cacciare dal Louvre gli Svizzeri , di Carlo X , compita presso a poco l ' unità d ' Italia diventato quel Governo , che fu definito come la negazione di Dio , una memoria talmente remota che lo si comincia a giudicare con imparzialità , lo spirito di ribellione non si può applicare che contro le istituzioni , che dalle antiche rivoluzioni sono venute fuori , e contro gli uomini che di queste istituzioni stanno a capo e che sono stati spesso gli antichi rivoluzionari . È ciò parrà anche più naturale e ovvio se si pop mente che , in parte per le imperfezioni inseparabili da qualunque regime politico , in parte per la loro debolezza intrinseca , le nuove istituzioni non hanno potuto appagare tutte quelle speranze di rigenerazione sociale che in esse si erano riposte , e che gli antichi congiuratori e rivoluzionari diventati uomini di Stato e reggitori di popoli certo non sono stati immuni da errori e peccati . Così stando le cose , chi si potrà maravigliare se quegli elementi giovani che credono possibile una più radicale riforma della società , I se coloro che sperano con essa di acquistare importanza politica , se buona parte di quanto vi è di nobile , di attivo , di generoso ed ambizioso nella generazione che si prepara a raccogliere l ' eredità dei vecchi , abbia abbracciato le dottrine socialiste ? Ha acquistato una certa popolarità fra le persone di qualche cultura una massima del Machiavelli , il quale scrisse che per salvare o rinvigorire le istituzioni antiche bisognava richiamarle ai loro principii . Leggendo la storia dei principi mongoli discendenti da Gengiskan ne abbiamo trovata un ' altra , che può avere un significato diametralmente opposto a quella del segretario fiorentino e che ci pare più vera , perché applicabile ad un numero maggiore di casi pratici . Secondo gli storici dunque , Yeliui ­ Cutsai , primo ministro di Octai figlio di Gengi ­ skan , avrebbe di frequente detto al suo padrone e signore : il vostro impero fu conquistato a cavallo , ma non lo potete governare restando a cavallo . Nessuno vorrà negare l ' intuito politico del ministro mongolo ; perché veramente , e lo potremmo con facilità dimostrare , i modi con cui si conservano gli Stati , le religioni ed i partiti politici , i sentimenti e le passioni che bisogna a quest ' uopo coltivare , sono di frequente essenzialmente diversi di quelli che hanno servito a fondarli . Tornando al caso nostro , facilmente riconosciamo che uno Stato nuovo , un nuovo regime politico possono esser fondati mediante la rivoluzione , ammettiamo anzi che qualche volta ciò possa essere necessario ; ma è certo però che nessuno Stato si consolida , nessun regime dura se continua lo spirito rivoluzionario , e peggio ancora se coloro che hanno nelle mani il potere proseguono a fomentarlo , invece di coltivare quei sentimenti , quelle passioni , quei modi di vedere , che ad esso sono diametralmente opposti . Prima di terminare questo argomento rammenteremo di volo altre cause , che contribuiscono indubbiamente ai progressi del socialismo e che sono state già da altri autori ampiamente svolte . Tali sarebbero le improvvisate ricchezze di tanti speculatori , quasi sempre disonestamente guadagnate e più malamente spese nell ' acquisto di immeritata ed ingiustificata influenza politica , oppure in un lusso volgare ed appariscente , che offende le mediocrità degli onesti ed insulta quasi alla inopia dei più miseri . Tutto l ' andazzo del secolo , del resto , congiura ad aumentare questo danno , perché , mentre si predica uguaglianza , democrazia e che tutti gli uomini hanno gli stessi diritti , mai forse ci è stato tanto pubblico squilibrio nei godimenti materiali , mai la ricchezza , comunque raggiunta , ha servito meglio ad aprire tutte le porte , mai essa è stata più stupidamente ostentata . Altri fattori del socialismo sarebbero la guerra , inconsulta che si è fatta al sentimento religioso , la povertà pubblica , prodotta dalle imposte eccessive e sovratutto dai soverchi debiti e dalle troppe spese improduttive , le immoralità notorie dei governanti , le ingiustizie e le ipocrisie del Parlamentarismo , le fabbriche di spostati , che si sono istituite mediante l ' ordinamento presente dell ' insegnamento secondario e superiore . Finalmente occupa un posto distinto in questa enumerazione l ' uso invalso di servirsi dell ' influenza che si ha sull ' opinione pubblica e sui governi per ottenere concessioni di monopolii o dazi così detti protettori dell ' industria e dell ' agricoltura nazionale . Giacché in questa maniera si giustifica qualunque altra forma di socialismo , avendone già adottato una veramente pessima che fa servire L ' autorità dello Stato ad avvantaggiare alcuni pochi , per lo più doviziosi , a danno di tutti gli altri poveri e ricchi . Si sa che la trascuranza delle norme igieniche , la penuria di buoni viveri , buona acqua e sane abitazioni , se non hanno l ' effetto di generare il bacillo del cholera , indebolendo però gli organismi umani ed ostacolando le difese contro il morbo , ne agevolano la diffusione colà dove esso è entrato , e producono lo sviluppo della epidemia . Analogamente tutti i coefficienti che abbiamo enumerato , tutti gli atti di mal governo , se non sono rettamente responsabili di aver dato origine a quell ' infezione intellettuale che è il socialismo , certo , aumentando il malcontento o diminuendo quindi la resistenza organica della società , ne agevolano il progresso . Sarebbe perciò molto opportuno il consigliare alle classi dirigono una più stretta igiene sociale , il che vuol dire l ' abbandono dei vecchi errori . Disgraziatamente il consiglio facile a dare è piuttosto difficile ad eseguire ; perché sia accolto e messo in pratica , le dette classi dovrebbero avere maggiore moralità e sopratutto preveggenza e capacità maggiori di quelle di cui finora hanno dato , in molti paesi , spettacolo . XVII . - - Forse ben pochi fra coloro che oggi seguono con un certo interesse lo svolgimento della vita pubblica in Europa ed in America , non si sono fatta la domanda se la democrazia sociale sia o no destinata a trionfare in un avvenire più o meno prossimo . Dobbiamo sinceramente confessare che molti , i quali certo non hanno simpatia per le dottrine socialiste e che non hanno alcun interesse a favorirle , sono però inclinati a rispondere affermativamente alla domanda accennata , e questo è uno dei fratti di quell ' educazione intellettuale per la quale la gran maggioranza delle persone di qualche coltura è abituata a considerare la storia dell ' umanità come un cammino continuo verso la realizzazione di quelle idee , che ora diconsi comunemente avanzate . La credenza cieca , poi nel trionfo fatale , inevitabile e più o meno prossimo del loro programma è comunissima nei seguaci del collettivismo e dell ' anarchia , ed è per essi un grandissimo elemento di forza , rendendo loro lo stesso servizio che ai Cristiani primitivi rese la fede nel prossimo avvento del Regno di Dio o nella vita futura . Come questi , infatti , fondati sulla fiducia che avevano nella rivelazione divina , affrontavano intrepidi il martirio , così i novatori odierni sopportano volentieri le noie , i disagi , le persecuzioni , quando per caso debbono qualcuna patirne , pregustando anticipatamente la gioia della sicura , e molti credono , della vicina vittoria . Dopo quanto abbiamo già scritto nessuno si meraviglierà se noi affermiamo recisamente che , anche nell ' ipotesi che collettivisti ed anarchici fossero vittoriosi in parecchi Stati e s ' impadronissero dell ' autorità politica , sarebbe sempre impossibile la realizzazione del loro programma ; poiché i postulati del collettivismo , del comunismo e dell ' anarchia non potranno mai avere una pratica , attuazione . Resta però a vedere quanta probabilità di divenire una realtà abbia la ipotesi che abbiamo accennata . Giacché il semplice tentativo , continuato per qualche anno , di porre in vigore , ad esempio , la teorie collettiviste , se non altererà le leggi costanti , che regolano la organizzazione delle società umane , leggi che finiranno sempre coll ' imporsi e col trionfare , graverà terribilmente sulla sorte della generazione sulla quale l ' esperimento sarà fatto . Essa , sbattute fra la rivoluzione e la inevitabile reazione ; sarà ad ogni modo costretta , a ritornare verso un tipo di governo assai più rozzo ed assoluto di quello al quale siamo omai abituati e dovrà subire necessariamente una decadenza nella . Difesa giuridica e un vero disastro morale e materiale , i quali fra qualche secolo potranno essere studiati con interesse e forse anche con diletto , come un bel caso di patologia sociale , ma intanto procacceranno sofferenze inenarrabili a coloro , che ne saranno stati gli spettatori e le vittime . Ma , anche posta in questi termini , la questione non è di quelle che si possono risolvere con sicurezza , perché molti sono gli argomenti che si possono addurre pro e contro il trionfo tempo raneo di una rivoluzione sociale , e gli elementi del giudizio variano abbastanza da uno Stato all ' altro di Europa , e variano ancora di più se si tien conto delle colonie inglesi e degli Stati Uniti d ' America . Certo è assai meno facile l ' attuazione di un semplice tentativo di collettivismo che l ' abbattere la più salda delle dinastie regnanti . Non bisogna infatti dimenticare che , nel presente ordinamento sociale , le due redini di cui si serve qualunque Governo per condurre una nazione , sono la burocrazia , e l ' esercito stanziale . Or , come abbiamo già accennato nel capitolo VIII , nelle rivoluzioni precedenti , fatta eccezione della grande rivoluzione francese , si è cambiato il cavaliere , male redini non si sono spezzate , esse anzi hanno continuato a funzionare . Or se trionfasse una grande rivoluzione sociale , è assai dubbio se il presente corpo d ' impiegati ed ufficiali potrebbe continuare nelle sue funzioni , e sopratutto è oltremodo dubbio se nelle fila dei vincitori si troverebbe il personale adatto a surrogarli . Non agendo più i consueti organi del Governo , si avrebbe un periodo d ' anarchia dal quale non si sa che cosa potrebbe uscire , ma che intanto renderebbe impossibile persino la continuazione momentanea di un saggio qualunque di collettivismo . L ' ordinamento presente della società fornisce poi forze di resistenza immense e di cui ancora non si è esperimentato il valore . Incalcolabile è il numero di uomini e d ' interessi la cui sorte è legata alla continuazione del regime che oggi prevale . Banchieri , commercianti , industriali ; impiegati pubblici e privati , possessori di titoli di credito pubblico , depositari di risparmi anche piccoli , proprietari grandi e piccini , formano un esercito numerosissimo , i cui gregari se possono anche simpatizzare colle idee di , uguaglianza sociale , quando si tratta di progetti vaghi ed a lunga scadenza , certo penserebbero altrimenti se ne vedessero immediata l ' esecuzione ed imminente fosse la lesione dei loro interessi . Bisogna anche calcolare che un Governo può in certi momenti avere il monopolio di mezzi d ' azione efficacissimi , quali sarebbero la posta , il telegrafo e le ferrovie , che esso può disporre dei milioni che si trovano nelle pubbliche casse , senza pregiudizio di quelli che in un momento grave possono fornigli le Banche ed il corso forzoso , e che esso infine ha a sua disposizione la polizia e l ' esercito stanziale , che , se non è stato già disorganizzato dalle concessioni fatte allo spirito democratico , quando è saldo e risolutamente adoperato può , anche ridotto ad un numero relativamente scarso , comprimere sempre qualunque tentativo d ' insurrezione armata . D ' altra parte si deve tener conto della propaganda continua che , in tutti gli strati sociali , anche in quelli che dovrebbero essere più inclinati alla difesa dell ' ordine presente , fa la democrazia sociale . Propaganda , che se raramente ottiene delle conversioni piene ed intere fra gli uomini di una certa età e di una certa posizione sociale , rende dubbiosi della giustizia della propria causa molti di coloro , che , per interesse o per ufficio , dovrebbero combattere la nuova corrente rivoluzionaria , e che nel momento del pericolo può far diventare oscillanti buona parte di quelle forze , che hanno la missione di arrestarla . E questa titubanza può diventare un grave fattore di sconfitta se è complicata colla lenta azione dissolvente , che in tutti gli organi dello Stato esercita il regime parlamentare . Come si può esigere infatti fermezza , nel pericolo , ed un servizio scrupoloso e leale senza debolezze ed esitazioni , da una macchina burocratica abituata al mutevole arbitrio dei successivi Ministeri ; da Prefetti ed ufficiali di polizia cambiati periodicamente in agenti elettorali ? Quale affidamento potranno dare uomini , che , par obbligo quasi di ufficio , non devono avere fedeltà e devozione sincera per alcun principio , per alcuna persona , che devono combattere oggi colui al quale ubbidirono fino a ieri , e il cui studio principale deve esser quello di non incorrere nella collera del padrone presente , senza farsi troppo nemico il padrone futuro ? In questo modo si potranno formare buoni equilibristi , adatti tutto al più per i momenti ordinari della vita amministrativa , ma che non avranno né l ' abitudine alla cieca obbedienza , né il coraggio di ardite iniziative e di assumere gravi responsabilità , e che sopratutto mancheranno della fermezza di mente e di cuore , così rara negli uomini abituati a transazioni ed a ripieghi , e che pure è la qualità più indispensabile per gli alti funzionari di un Governo nei momenti straordinari in cui avvengono le rivoluzioni . Ciò che sopratutto poi rende difficile qualunque presagio è il fatto che il giorno in cui lo scoppio rivoluzionario avverrà ( e non è secondo noi sicuro che debba avvenire ) , non sarà determinato né dai capi della democrazia sociale , né dagli uomini che staranno al governo dei vari Stati . Esso sarà la conseguenza o di errori in volontari dei governanti , o di avvenimenti inconsciamente provocati , che nessuno avrà avuto la forza d ' impedire e che produrranno in una data società una scossa ed una agitazione grandiosa . Or non sappiamo , né possiamo sapere , se l ' occasione che si presenterà e nella quale il partito rivoluzionario sarà in certo modo forzato ad agire , potrà essere per questo la migliore possibile ; se allora cioè le sue forze saranno del tutto organizzate e quelle dei suoi avversaria abbastanza disorganizzate . D ' altra parte bisogna tener presente che se il momento favorevole di iniziare la rivoluzione dovesse ancora per molto tempo tardare , ciò sarebbe dannoso ai rivoluzionari stessi . Perché è difficilissimo mantenere a lungo fra le masse una agitazione qualsiasi , quando non si fa alcuno sforzo concreto affinché queste possano sperare che vedranno l ' attuazione di quegli ideali , che l ' agitazione stessa si propone di raggiungere ; e perché in Francia ed in qualche altro paese , dove si conservano le abitudini e le tradizioni della lotta a mano armata , esse andrebbero interamente perdute , e mancherebbero del tutto quei capi , che , coll ' autorità e l ' esperienza acquistate nei precedenti cimenti , potrebbero meglio dirigire l ' andamento delle future rivoluzioni . Infine il valore personale degli uomini , che reggeranno il potere supremo nei grandi Stati d ' Europa e d ' America nel momento che si giocherà la partita decisiva , se pure questa sarà giocata , costituirà un fattore non indifferente di vittoria o di sconfitta per la democrazia sociale rivoluzionaria . XVIII . - - Ad ogni modo è certo che , anche che sia evitato un movimento violento , ammesso pure che tra le file dei novatori il partito detto evoluzionista abbia a conservare sempre tale preponderanza da poter impedire , per ora e per qualche generazione ancora , una lotta a mano armata , non per questo la democrazia sociale cesserà di essere un violento agente dissolvitore della società moderna . Sicché se la nuova dottrina non sarà debellata , l ' ordine di cose ora prevalente rimarrà sempre in uno stato di equilibrio instabile , e non sarà in gran parte custodito che dalla forza materiale . Or questa può bastare ad impedire , giorno per giorno lo scoppio di una catastrofe violenta , ma non può ridare al consorzio civile quell ' unità morale senza la quale esso non può godere di uno stabile assetto . Ci pare perciò indiscutibile che la civiltà europea , se sarà costretta a stare lungamente e diuturnamente sulle difese contro le tendenze delle scuole socialiste , sarà , per questo solo , costretta a decadere . E la decadenza si manifesterà tanto se vorrà con esse transigere , far concessioni e quasi venire a patti , come fra poco meglio vedremo , quanto se adotterà un sistema di coazione e di resistenza assoluta , per mantenere il quale dovrà abbandonare buona parte delle sue idealità , diminuire la libertà del pensiero ed adottare nuovi tipi di governo , che segneranno una vera diminuzione nella tutela della giustizia e nella difesa giuridica . Rimedi se ne sono suggeriti molti e certo buona parte di essi non è da respingere ; ma , anche i migliori , se accrescono , come già abbiamo visto , la forza di resistenza del malato , non tolgono la vera causa della malattia . Di questa specie di farmachi abbiamo testé parlato e non crediamo opportuno di ritornarci sopra . Se si migliora l ' economia nazionale , se si diminuiscono le imposte , se si rende più equa ed efficace la giustizia , se si tolgono tutti gli abusi che si possono fare scomparire , sarà certo per la società un bene non disprezzabile ; ma la democrazia sociale , che aspira alla giustizia assoluta , ed all ' uguaglianza assoluta , le quali mai si potranno ottenere , non disarmerà certo per questo e non perdonerà alla società borghese solo perché essa confesserà in parte le sue colpe e farà penitenza ; giacché , diversamente del Dio dei cristiani , il vero socialista di fronte all ' ordinamento economico presente vuole la morte del peccatore , non giacche si converta e viva . Un secondo ordine di rimedi nel quale molto hanno sperato uomini di Stato e qualche sovrano moderno , consiste nell ' applicare l ' intervento dello Stato a sanare o diminuire molte delle ingiustizie , delle sofferenze , che sono il prodotto dell ' individualismo economico , della concorrenza spietata che si fanno proprietari e grandi industriali , e che hanno per effetto la miseria e l ' incertezza del domani per i proletari salariati . Anche su questo punto noi ci siamo già abbastanza spiegati nel capitolo VI del presente lavoro . Abbiamo infatti già detto che non vi è una questione sociale , ma vi sono molte questioni sociali , e che , caso per caso , l ' intervento dello Stato , ossia della burocrazia e delle altre classi dirigenti organizzate , può essere giustificato o respinto . Certo vi sono esempi in cui quest ' intervento , moderatamente usato , può essere accolto , come avviene per la limitazione di certi lavori per le donne ed i fanciulli . Non negheremo anche che per quel che riguarda la carità , l ' assistenza pubblica o la mutua assistenza , l ' organizzazione moderna sia affatto insufficiente ; poiché fra lo Stato ed il grosso Comune , strumento dello Stato , enti troppo grandi , entro i quali l ' individuo sparisco ed è dimenticato , e la famiglia moderna ridotta ornai alla massima semplicità , alla minima espressione possibile , nella quale neppure i fratelli sentono spesso il dovere di aiutare i loro consanguinei , non vi sono organismi intermedie . Tali erano fra noi nell ' antichità , nel Medio Evo e fino a qualche secolo fa , le corporazioni e le fratellanze d ' arte e di professione , e organismi consimili si trovano anche ora in tutto le altre civiltà . Essi impongono certi obblighi a coloro che ne fanno parte ; ma riconoscono pure in essi certi diritti e sopratutto impediscono che l ' individuo o la famiglia , colpiti da un momentaneo disastro , siano lasciati nell ' abbandono e ridotti alla disperazione . Indiscutibilmente quindi da questo lato qualche cosa vi è da rifare , e forse basterebbe che i Governi lasciassero fare perché spontaneamente si andassero ricostituendo quelle solidarietà naturali , che per formarsi hanno principalmente bisogno di un lungo periodo di stabilità nelle popolazioni e negli interessi economici . Ben altro però è ciò che ordinariamente si pretende dall ' intervento dello Stato ; perché si vorrebbe da molti che questo direttamente influisse sulla distribuzione della ricchezza , togliendo , mediante le imposte , ai ricchi il superfluo per darlo ai poveri . Or questo concetto , che raccoglie molte simpatie anche tra i conservatori , come quello che tende a contentare tutti i numerosissimi socialistoidi , cioè quella turba grandissima , che , senza essere ascritta al partito collettivista od all ' anarchico , forma quell ' ambiente di simpatia nel quale i detti partiti possono prosperare e propagarsi , è veramente pericoloso . Non bisogna infatti dissimularsi che una sua applicazione alquanto larga , colpendo troppo gravemente il capitale , o pretendendo , ad esempio , d ' imporre un dato tipo di cultura delle terre , ucciderebbe ciò che i Francesi chiamano la vacca da latte ; cioè farebbe diminuire grandemente la produzione della ricchezza e quindi aumenterebbe la miseria ed il malcontento in tutti gli strati sociali . Inaugurando un simile sistema , non si avrebbe il collettivismo , non sparirebbero le disuguaglianze sociali , e quindi resterebbe sempre ai novatori qualche cosa di sostanziale da chiedere , ma si turberebbe oltremodo tutta l ' economia della società detta borghese e se ne disorganizzerebbe del tutto il funzionamento . Che i seguaci del Marx caldeggino transitoriamente l ' applicazione del sistema accennato è naturale ed è logico ; perché è il solo che possa ridurre la società al punto da rendere desiderabile un esperimento di collettivismo ; ma ci pare molto strano che quelli , che le loro teorie non accettano , sperino di neutralizzarle e combatterle agendo in modo da peggiorare le condizioni economiche di tutti e riducendo quasi tutti nella condizione di attendere un miglioramento dal collettivismo . Il socialismo cristiano , e più specialmente quello cattolico , è infine ritenuto da molti mezzo adattissimo a neutralizzare quello ateo , materialista e rivoluzionario , e sforzi lodevolissimi , e non del tutto inefficaci , si sono fatti e si fanno in questo senso . Non bisogna però avere una fiducia illimitata in questa diversione . Come abbiamo già accennato , il Cristianesimo ed il socialismo , sebbene ambidue profittino di quella sete di giustizia e d ' ideale , che è così comune negli uomini , pur costretti a vivere in un mondo dove esistono tante nequizie delle quali essi stessi sono gli autori , si appoggiano poi , ad altri sentimenti , che nelle due dottrine sono tutt ' altro che identici . I loro metodi di propaganda , le loro aspirazioni sono anche essenzialmente diverse , e diversissimo è l ' ambiente intellettuale , che è loro necessario per prosperare . Giacché la base del Cristianesimo è la fede nel soprannaturale , in un Dio che vede le lacrime dei miseri e li consola in questa vita e li premia nell ' altra ; mentre il socialismo , nato dalla filosofia razionalista del secolo passato , si fonda sulle dottrine materialiste , che insegnano tutta la felicità consistere nell ' appagamento degli istinti e delle passioni terrene . Sono perciò due piante di natura differentissima , che possono benissimo contrastarsi gli umori del suolo , ma delle quali è impossibile tentare lo scambievole innesto . È vana perciò la speranza che il ramoscello cristiano inserito nel tronco socialista ne possa modificare i frutti , togliendo loro ogni sapore aspro , ogni virtù nociva , e rendendoli dolci e salubri ; ed il socialismo cristiano invero altro non è e non può essere che un nome nuovo applicato ad una cosa vecchia , cioè alla carità cristiana . La quale può senza dubbio rendere ancora grandissimi servigi alla società europea , ma potrebbe interamente distruggere il socialismo ateo e rivoluzionario solo quando il mondo divenisse di nuovo talmente imbevuto di spirito cristiano come lo fu nei secoli meno colti del Medio Evo . XIX - - Nelle condizioni presenti della civiltà europea , il rimedio che può colpire il male alla radice , quello che , facendo sparire i succhi vitali dei quali l ' albero si nutre , può solo farlo disseccare , è ben altro . La democrazia sociale , come crediamo di aver già dimostrato , è principalmente una malattia intellettuale del secolo nostro . E , sebbene essa abbia trovato propizio anche l ' ambiente morale , preparato da tutti i rancori , le ambizioni è le cupidigie , che sono la necessaria conseguenza di un lungo periodo rivoluzionario e dagli spostamenti di fortuna che a questo vanno uniti , sebbene le sia stata sommamente giovevole la disillusione prodotta dalla democrazia parlamentare , che dovea inaugurare nel mondo il regno della giustizia e dell ' uguaglianza ed ha così male adempiuto ai suoi impegni , pure l ' origine della nuova dottrina , è dovuta ad un dato sistema d ' idee , che in fondo è la conseguenza logica di quello al quale l ' antica democrazia pura si era inspirata . La credenza nella possibilità che il Governo emani dalla maggioranza , la fede nella incorruttibilità di questa maggioranza , la fiducia assoluta che gli uomini emancipati da ogni principio d ' autorità , che non abbia la sua base nel consenso universale , da ogni superstizione aristocratica , monarchica e religiosa , potranno inaugurare quel regime politico , che più risponde agli interessi generali ed a quelli della giustizia , hanno formato quel complesso di idee e di sentimenti , che ha combattuto e combatte le credenze cristiane nel popolo ed è il principale ostacolo a qualunque compromesso con la Chiesa . Lo stesso ordine d ' idee e di sentimenti ha prodotto la democrazia parlamentare e , come abbiamo visto , impedisce ora che si applichino al parlamentarismo rimedi radicali ; e lo stesso infine è quello che ci porta inesorabilmente verso il socialismo ed in ultimo verso l ' anarchia . Poiché , dopo che l ' esperienza ha dimostrato che la semplice uguaglianza politica , estrinsecata col suffragio universale , non produce l ' uguaglianza di fatto e mantiene la preminenza di una data classe n di certe influenze sociali , è naturale ed è logico che si escogiti un sistema , che distrugga le disparità delle fortune private e ponga in condizioni uguali coloro che , aspirando a reggere la società , domandano il suffragio del popolo . E , dopo che un ' esperienza un po ' più matura avrà accertato , o semplicemente fatto intuire , che neanche in questo modo si avrà un Governo che sia la sincera emanazione della volontà della maggioranza , e che molto meno si avrà la giustizia assoluta , sorgerà , come ultimo portato di un concetto metafisico che invano ha corso verso la sua realizzazione , la dottrina che caldeggia la fine di qualunque tipo di organismo sociale , e perciò l ' anarchia . La verità è quindi che la dottrina democratica , che pure ha reso innegabili servigi alla civiltà , e che , incarnandosi nel sistema rappresentativo del quale ha trovato il modello in Inghilterra , ha contribuito alla realizzazione di importantissimi miglioramenti nella difesa giuridica , ottenuti merce un regime di libera discussione che si è applicato in tante parti d ' Europa ora che si è arrivati alle sue ultime deduzioni logiche , e che i principii sui quali è fondata si vogliono attuare fino alle loro ultime conseguenze , produce la disorganizzazione ed il decadimento dei paesi nei quali prevale . Ed è necessario che sia così ; perché la detta dottrina , sotto apparenze pseudo ­ scientifiche , è in fondo perfettamente apriorista . Infatti le sue premesse non sono in nulla giustificate dai fatti , giacché , nelle società umane , l ' uguaglianza assoluta non è mai esistita , ed il potere politico non è stato e non sarà mai fondato sul consenso esplicito della maggioranza ; perché esso è stato e sarà sempre esercitato da quella minoranza organizzata che ha avuto od avrà i mezzi , variabili secondo i tempi , di imporre la sua supremazia alla moltitudine . Abbiamo già visto che solo un ' organizzazione sapiente ed un numero veramente grande di circostanze storiche favorevoli hanno potuto rendere questa preponderanza della classe dirigente meno pesante ed abusiva . Scrisse Rénan che l ' Impero romano avrebbe potuto arrestare il propagarsi del Cristianesimo ad una sola condizione : diffondendo cioè quell ' insegnamento positivo delle scienze naturali che solo può sviluppare il senso del reale e che , col porre in chiaro che nei fatti naturali il nostro mondo ubbidisce a leggi immutabili , riesce a sradicare dallo spirito umano , la credenza nei miracoli e nell ' intervento continuo del soprannaturale . Ma allora le scienze naturali erano appena in uno stato embrionale , ed il Cristianesimo trionfò . Ora , nel mondo in cui viviamo , il socialismo sarà solo arrestato se la scienza politica positiva arriverà nelle discipline sociali a schiacciare del tutto gli attuali metodi aprioristici ed ottimisti , se cioè la scoperta e la dimostrazione delle grandi leggi costanti , che si manifestano in tutte le società umane , metterà a nudo l ' impossibile attuazione della concezione democratica . A questo patto , ma a questo patto soltanto , le classi intellettuali saranno interamente sottratte all ' influenza della democrazia sociale e formeranno un ostacolo invincibile al suo trionfo . Finora , questo o quell ' altro postulato dei socialisti è stato dagli studiosi di scienze sociali , e sopratutto dagli economisti , studiato in modo da farne rilevare l ' evidente fallacia . Ma ciò non basta , perché equivale a dimostrare falsi uno o parecchi miracoli senza distruggere la fede nella possibilità dei miracoli . Ad un intero sistema metafisico si deve opporreun intero sistema positivo . Scrisse pure recentemente un altro egregio autore che « nell ' insegnamento superiore , agli errori del marxismo bisogna contrapporre le teorie dell ' Economia politica e della sociologia positiva , perché gl ' intelletti giovanili non restino in balìa di chimere ad essi presentate come gli ultimi risultati della scienza » . Saggie e giuste parole , ma che finora contengono più l ' espressione di un lodevole desiderio che l ' indicazione di un rimedio di pronta e sicura efficacia . Eccellente cosa è invero lo studio dell ' Economia politica , ma non basta da solo a bandire dalla mente le chimere alle quali si accenna . Perché questa disciplina , che ha acutamente indagato le leggi che regolano la produzione e la distribuzione della ricchezza , non si è consacrata eziandio a studiare i rapporti che hanno con le altre leggi che spiegano la loro azione sull ' organizzazione politica delle società umane ; perché gli economisti non si sono dedicati ad osservare quelle credenze , quelle illusioni collettive , che possono diventare , in una data società , generali e formano tanta parte della storia del mondo ; essendoché è risaputo che l ' uomo non vive di solo pane . E in quanto poi alla sociologia positiva , l ' egregio autore che abbiamo citato ci permetta di credere che finora non sfasi manifestata , almeno nella maggioranza delle sue dottrine , come scienza matura ed indiscutibile . Ci pare infatti che , nella seconda metà del secolo decimonono , la concorrenza alla metafisica democratico ­ socialista sia stata fatta solo da altri sistemi sedicenti positivi , ma ugualmente metafisici , che hanno anche meno riscontro nella vita reale dei popoli e sono anche meno suscettibili di pratiche applicazioni . Fra le diverse metafisiche è naturale che la prevalenza sia rimasta a quella che meglio sa lusingare le passioni più vive e più generali . Arduo quindi è il còmpito che resta alla scienza politica . E lo sarà tanto più , perché le verità , che è sua missione di rivelare , non saranno generalmente gradite ed urteranno molte passioni e molti interessi . È quindi molto probabile che , malgrado l ' abitudine alla libera discussione , che distingue i nostri tempi , la diffusione dei nuovi risultati scientifici incontrerà ancora una volta quegli ostacoli , che hanno ritardato i progressi degli altri rami dello scibile . Né è da credere che le nuovissime dottrine potranno trovare un appoggio nei Governi , in quelle classi dirigenti , che dovrebbero pure sostenerle . Perché gli interessi , di qualunque natura siano , amano la polemica , non la discussione spassionata , e sostengono solo la teoria che serve ad un fine particolare ed immediato , che giustifica un uomo , sostiene un dato Governo od un partito ; non già quella che potrà portare pratiche conseguenze solo in momenti relativamente lontani e nell ' interesse generale della società . Se la scienza quindi finirà col trionfare , la sua vittoria sarà , ora come sempre , dovuta alla coscienza degli studiosi onesti , per i quali , sopra ogni altra considerazione , sta il dovere di ricercare ed esporre la verità .
IL SANGUE D'EUROPA ( PINTOR GIAIME , 1943 )
Saggistica ,
1939 I . È difficile crescere Infanzia del cuore . Podbielski esplora , con quel timido amore che guidò prima di lui Rilke e Alain - Fournier , l ' anima giovanile . E al suo sguardo , come a quello dei maestri , si offrono paesaggi autunnali : i paesaggi ricchi d ' ombre su cui autore e figure si confondono insensibilmente . Ma in questa uniformità di orizzonti è il segno di un ' attitudine genuina più che di una scuola , nell ' incapacità a separare il disegno dal gesto è l ' impronta di nature costrette a un esclusivo lirismo . Podbielski ignora la catarsi perché ignora il dramma . Fra Klaus e Dedalus , ritratti di giovani artisti , ogni somiglianza è esclusa . Dove Joyce dispone vigorosi contrasti o si rifugia nell ' ironia e così drammatizza , Podbielski contamina , traduce sempre in un invariato lamento . Perenne contaminazione , viva e umana nell ' adeguarsi della storia interiore del protagonista alla vita esterna nei suoi quotidiani eventi . Alain - Fournier aveva scoperto per l ' anima giovanile quel « domane inconnu » che è il suo intatto regno . Ma l ' inquieta anima del ragazzo di Podbielski non ha un suo regno . Klaus cade in città da semplici consuetudini di villaggio e il suo destino è sommerso nel turbine dei destini altrui . Sono pochi giorni di esperienze . Il ragazzo ha assistito per caso a un ' opera teatrale in cui crede di vedere rappresentati i propri dubbi e le proprie ansietà , il dramma di chi teme di non poter affrontare la vita senza una guida . Scrive all ' autore , Hesber , che lo riceve benevolmente , esperto di queste angosce giovanili , ma sa che non potrà aiutarlo . Semplicissima trama : gli incontri successivi del ragazzo con lo scrittore e i suoi amici , l ' interessamento febbrile a questa nuova vita , l ' amore che si matura per Gela , l ' amica di Hesber , e l ' inevitabile distacco che pone una precisa moralità . Solo il ritorno alla solitudine , la dolorosa indipendenza da ogni legame faranno del ragazzo inquieto un artista . Messaggio non nuovo . Ho ricordato in principio un maestro , Rilke , e altri nomi dovrei aggiungere , primo fra tutti quello di Gide . Il breve romanzo è condotto sui temi cari a Rilke e a Gide ( la ricchezza della sorte , il figliol prodigo , la riconoscenza delle cose , il ritorno alla solitudine ) . Certo Podbielski non è un novatore . Così i modi del suo stile sono spesso legati a esempi di un decadentismo primitivo ; quello delle inani bianche sul nero lucido del pianoforte , quello delle frasi interrotte da ambigui puntini . Posizioni stilistiche e morali cui siamo avversi . Non perché predica il ritorno alla solitudine o per amore a certe sue faticose immagini , ci siamo rivolti a Podbielski . Ma perché nuova e pura è in lui la precisa volontà d ' arte . Volontà che talvolta , come nel secondo dei frammenti tradotti , pienamente si attua . Per queste rare pagine l ' autore ventiduenne merita l ' augurio più giusto : che egli possa seguire la via del maggiore fra i suoi maestri , Rilke , il quale dai primi versi indulgenti alla più semplice curva del sentimento e del ritmo seppe educare il canto alla dignità delle ultime espressioni . Perché , come dice Gela al ragazzo inquieto : « Nichts ist schwerer als wachsen » ( Niente è più difficile che crescere ) . II . Viaggio a interlaken Il vangelo dei milionari . Partimmo dalla dormente cittadina francese mentre l ' alba si annunziava appena dietro i tetti delle vecchie case . Davanti all ' agenzia di viaggi , punto di ritrovo e di partenza , attendevano alcune persone ; un giovanotto sollevava la saracinesca con il rumore stridulo e isolato delle ore notturne . Il mio amico disse che erano mercanti di buoi . Mi sorprese dapprima una conoscenza così profonda delle classi sociali , ma vidi poi un cartello che annunziava per quel giorno la grande fiera bovina di Thun e riconobbi che il loro aspetto non ammetteva equivoci . Vicino ai mercanti aspettavano pazientemente mogli e figlie . Dopo un quarto d ' ora arrivò l ' autobus , una vettura grande e traballante non senza lussi di arredamento . Nostra meta non era la fiera di Thun ; era il grande congresso internazionale degli Oxford Groups , che riuniva quel giorno a Interlaken uomini e donne di tutti i paesi : santi crociati in veste moderna , coperti di una spirituale armatura . Il mio compagno di viaggio , un giovane giornalista tedesco che aveva citato questa elegante definizione , mi dava ora ampie notizie sulla setta che io conoscevo solo attraverso letture e conversazioni casuali . Confuso spesso , fuori del mondo anglosassone , con il movimento di Oxford che nel secolo scorso tentò di riavvicinare la Chiesa anglicana a quella di Roma , il movimento attuale ha compiti molto più vasti . Si propone , secondo le parole di uno dei suoi capi , di « portare nel mondo la realizzazione dei poteri dello Spirito Santo » . A raggiungere uno scopo così complesso , il fondatore ritiene che basti la pratica della dottrina da lui insegnata , dottrina nata in seguito a circostanze soprannaturali e ricca di elementi mistici assai più che di logica coerenza . Il dottor Frank Nathan D . Buchman , pastore luterano , era tornato dall ' America in Inghilterra , una trentina di anni fa , deluso dalla vita e senza più fede nell ' efficacia della propria missione spirituale . A Oxford un ' improvvisa rivelazione della Divinità , non sappiamo precisamente in che forma , lo illuminò . Dedicatosi all ' apostolato , strinse intorno a sé una prima schiera di giovani studenti , che più tardi , estendendosi , divenne l ' Oxford Group . L ' Oxford Group , spiega il fondatore , non è una chiesa , è un ' associazione di uomini che si propongono di vivere secondo certi principi morali . Doveri dei seguaci sono l ' apostolato e la confessione pubblica . Colonne dell ' edificio i quattro « assoluti » insegnati dal fondatore : assoluta onestà , assoluta purità , assoluto altruismo , assoluto amore . Norme , come si vede , piuttosto generiche . Ma da questi vaghi precetti il dottor Buchman passò più tardi a maggiori programmi . Dichiarò che l ' Oxford Group era una forza mondiale e decise di condurre la lotta contro le potenze malefiche . Un nuovo Islam si mosse alla conquista del mondo . Da tutte le terre britanniche , dall ' Olanda , dalla Scandinavia vennero le adesioni . Mr . Bennett , ex primo ministro canadese , disse : « Come Wesley salvò l ' Inghilterra dagli effetti della Rivoluzione francese , così le forze che voi rappresentate possono sole salvare la civiltà » . Questi piani grandiosi sono esposti in un opuscolo intitolato La marea montante , che sfogliai durante il viaggio . Alcune pagine contengono solo fotografie . Mussolini mentre parla alla folla , Hitler che passa in rivista i reparti nazisti , la flotta americana in manovra : ecco che cosa si vede in tutto il mondo , dice il titolo . Ma altro si prepara nei cuori . Infatti da queste immagini di guerra si passa alla grande fotografia centrale , quadro sensibile della « marea montante » . La gioventù di tutti i paesi , levate in alto le bandiere , marcia verso una meta , invisibile per noi , ma certo allettante a giudicare dagli sguardi dei giovani . L ' Oxford Group guida la rigenerazione del mondo . Cercate in Dio la liberazione dei vostri mali . Adesso il mio amico , che era del resto un giovane di molto spirito , mi raccontava i progressi dalle origini , e una grave sonnolenza cominciava ad avvolgermi . Distiguevo la parola « pazzi » , ripetuta spesso , e rispondevo con cenni di approvazione . Ma la nebbia uguale sui prati , il rombo della macchina e il tepore che mi separava dal freddo esterno mi addormentavano insensibilmente . Dopo poco la marea montante del sonno mi aveva raggiunto . Mi svegliai alla frontiera . Ci avevano fermato due pacifici doganieri svizzeri che si fidavano della nostra onestà , ma volevano disinfettarci . Con risate e lazzi i bovari scesero e esposero le loro grosse suole al diligente spruzzo delle guardie ; noi li seguimmo e l ' autobus partì liberato da ogni impurità . Poi prati , per ore di seguito , cascinali , e Neuchâtel e Berna gaie e luminose in quelle prime ore del mattino . Solo verso le dieci si arrivò allo smagliante lago di Thun che i bovari fotografarono , montando in piedi sui sedili . Ne seguimmo la costa e l ' autista ci depose tutti a Interlaken . Il mio amico e io scendemmo , piuttosto inebetiti dalle sei ore di macchina , e ci avviammo alla posta , luogo di tutti gli appuntamenti nelle città sconosciute ( Interlaken veramente non è una città , è una fila di alberghi tra due laghi ) . Due congressisti inglesi ci dovevano attendere e guidare poi nella tumultuosa folla dei mistici . Ma già l ' Inghilterra ci stringeva da ogni parte : vecchie signore passeggiavano al sole in uniformi quasi coloniali ; altre contrattavano con piccole grida sulle porte dei negozi , altre passavano affannatissime trascinandosi dietro mariti e fratelli . Capii di trovarmi di fronte alla gioventù di tutto il mondo che aveva deposto momentaneamente le bandiere . I due che aspettavano erano giovani davvero . Ci ricevettero con molta cortesia e siccome il mio amico , venuto col segreto proposito di polemizzare , si era dichiarato un ammiratore dei gruppi , lo accolsero benignamente come un neofita . Io , timido di fronte a uomini che fluttuavano fra il terrestre e il soprannaturale , non osai affrontare argomenti elevati . Dopo vaghe parole di ammirazione per la Jungfrau , osservai che i congressisti dovevano essere numerosi . - Certo . Siamo già qualche migliaio . E oggi ne arrivano altri cinquecento . Ma ad Amsterdam eravamo anche di più . Le ultime parole , pronunciate con tono di rimpianto , mi fecero ripensare a quello che aveva detto il mio compagno di viaggio . Nei primi congressi l ' eccitazione era tale che chi aveva ottenuto di comunicare con la Divinità , immediatamente , assetato di purezza , passava alla confessione pubblica . Lo spettacolo di uomini e donne « invasi dal dio » , come personaggi virgiliani , e declamanti a gran voce i loro fatti personali richiamava un pubblico enorme . Poi si capì l ' inopportunità di questi sistemi e ora i congressi non si occupano più di questioni private ; anzi , mi spiegò una delle nostre guide , preferiscono intressarsi solo di problemi internazionali . Tuttavia la pratica della confessione pubblica resta uno dei cardini della vita religiosa dei gruppi . Malvolentieri uno dei loro teorici riconosce che l ' idea della confessione non è del tutto originale : - È anzi uno dei rudimenti della cristianità primitiva , da lungo tempo scomparso eccetto che in alcune fedi in cui sussiste la confessione a Dio attraverso un prete . Non feci commenti a questa strana affermazione e chiesi quale fosse l ' attività dei gruppi nelle questioni internazionali . Mi fu spiegato che in tutte le sedute si discutono i problemi che sembrano più importanti per il benessere dei popoli . Si conclude generalmente con la decisione presa all ' unanimità di inviare un telegramma ; per esempio a Stalin , esortandolo alla pratica delle virtù cristiane . Dopodiché i partecipanti si separavano convinti di aver esercitato un influsso decisivo sugli avvenimenti europei . Queste notizie ci dava lungo la strada uno dei due inglesi che ci disse poi di essere addirittura l ' organizzatore della propaganda fotografica . Doveva avere molto da fare , perché davanti a ogni albergo gruppi teatralmente disposti attendevano di essere fotografati e cantavano inni . Serenità e letizia occupavano gli animi . Percorso il lungo viale entrammo nel più grande albergo di Interlaken , momentaneamente trasformato in quartier generale dell ' Oxford Group . Una folla agitata riempiva il giardino , i corridoi , le sale ; vi si svolgeva un movimento continuo e senza meta . Mi mostrarono la sala dedicata alle pubblicazioni e mi condussero poi in giardino , mentre il mio compagno , che doveva restare qualche giorno , si occupava della propria sistemazione . Per distrarmi mi presentavano a tutti come un amico . Conobbi così l ' uomo più ricco del Giappone , il ministro delle Finanze di uno stato scandinavo e altri personaggi non meno illustri . Finalmente mi gettarono fra le braccia di un signore serio , professore di letteratura italiana in una grande università . Mi aggredì subito : - Cerchiamo un italiano come uno spillo . Abbiamo bisogno di qualcuno che traduca i nostri manifesti . Sareste disposto voi ? Risposi con un ' accettazione generica spinto dalla curiosità e dalla segreta speranza che mi pagassero ( un giovane italiano in Svizzera e così ossessionato dai prezzi che accetta qualunque lavoro purché sia retribuito - Però , - aggiunsi , - bisogna che sia un lavoro breve oppure da continuarsi per corrispondenza . Fra qualche ora devo ripartire per la Francia . - Non partirete , - dichiarò tranquillamente . - Vi accompagneremo noi in automobile quando avrete finito , fra tre , quattro giorni . Lo spettro del franco svizzero mi si presentò di nuovo . Giacché a Interlaken gli alberghi si pagano . Ma il mio amico arrivò a tempo a prelevarmi e a farmi sospendere gli accordi col professore . Il tedesco si era sistemato in pochi minuti e ammirava l ' organizzazione perfetta . Evidentemente gli albergatori svizzeri avevano intuito nei congressisti una facile preda e li avevano accerchiati completamente . Erano adottati sistemi quasi militari . Due tagliandi ci davano diritto a un pasto a prezzo ridotto e alla compagnia di altri venti congressisti . Erano quasi tutti studenti o professori , una tavola di intellettuali . Ogni tanto un signore anziano si alzava , dava l ' annunzio di un discorso o di una assemblea per il pomeriggio e poi mandava in giro un foglio per raccogliere le adesioni . Ma l ' avvenimento più importante del giorno era il grande discorso che avrebbe pronunciato il dottor Buchman . Si attendeva una sua parola sulla situazione politica . Si commentava intanto , come di mirabile esempio , questa sua frase : - Io lavoro diciotto ore del giorno : nove sto in raccoglimento , e nove le impiego a scrivere e a ripetere quello che ho sentito - . Sentii pronunciare a proposito di questo duro orario di lavoro le parole « dinamo spirituale » . Il raccoglimento ( « quiet time » ) che udivo citare per la prima volta , è uno dei precetti del dottor Buchman . Ogni tanto i fedeli devono raccogliersi in meditazione per una diecina di minuti e poi scrivere quello che hanno sentito . - Così , - disse una volta il fondatore , - io ho trovato Dio . Quando i fogli di adesione da firmare me ne davano il tempo , guardavo attentamente la cameriera che ci serviva , una sana ragazza svizzera sul cui viso credevo di scorgere un accenno d ' ironia . Preoccupato di questo atteggiamento , che certo giudicava contrario al principio dell ' assoluta purità , l ' organizzatore della propaganda fotografica iniziò su di me un cortese , ma risoluto tentativo di conversione . - Vediamo , - disse con tono insinuante , - voi avete una fede , credete in Dio ? - Sono cattolico romano - risposi solennemente costringendolo al silenzio . - Anzi , - aggiunsi poi , - in che rapporti siete voi con la Chiesa di Roma ? - Ottimi . Noi consideriamo uguali tutte le Chiese purché vi sia purità di fede nei credenti . - Già , ma io vorrei sapere come la Chiesa cattolica considera voi . - Ah , bene , - disse con incertezza . - Qualche tempo fa un prete cattolico ha pubblicato un articolo di lode del gruppo . La risposta non mi convinse , ed ebbi più tardi conferma della sua inconsistenza . Domandai anche se avessero fra di loro persone di modesta condizione . Non avevo visto che milionari accompagnati da una larga clientela e mi stupivano i frequenti richiami al Vangelo da parte di una compagnia di ricchi . - Certo che abbiamo dei poveri . Vedete , per esempio due operai di Londra , gente che avrà forse tre , quattro scellini in tasca , volevano venire al congresso . Era un desiderio vivo , ma , naturalmente , mancavano i denari . Eppure sono qui . Sapete come hanno fatto ? Hanno pregato . - Sì , ma il viaggio avranno dovuto pagarlo . - Hanno pregato . La prima riflessione , immediata , fu che le mie traduzioni sarebbero state pagate con preghiere ; la seconda che un prete cattolico e due operai sono un esiguo peso di fronte a quello di cinquemila congressisti e della loro scorta d ' oro . In compenso il gruppo si estende . La marea sale e dilaga . Mi parlarono dei nuovi seguaci in Africa del Sud , delle crescenti fortune della dottrina insegnata dal fondatore . Ascoltavo in silenzio questa gente discorrere con serena fatuità delle questioni più gravi , e ne avevo un senso di stanchezza . Volli uscire , subito dopo colazione , alla ricerca di un mondo più reale . Ma , fuori , i suoni aspri delle inglesi e le vocali trascinate delle olandesi riempivano l ' aria . Un vecchietto che vendeva i giornali era l ' unico sottratto a quell ' atmosfera da teatro . E una corrente di simpatia si stabilì fra noi , quando dandoci i giornali , borbottò con gratitudine : - C ' è ancora qualcuno che parla tedesco a Interlaken . III . Incontro con Goethe Werther italiano . Spaini ha tradotto per l ' edizione bellissima di Einaudi il Werther ( Torino 1938 ) . Impresa non singolare . Dai foschi giovani del primo romanticismo fino ai contemporanei ogni generazione letteraria ha avuto i suoi traduttori del Werther . La prima versione girava per l ' Italia negli ultimi anni del Settecento ; fu tra le mani di Ugo Foscolo che poi negò di averla letta , e certo inclinò al suicidio qualche fervido adolescente e preoccupò più di un marito alle corti provinciali . Poi guerre e catastrofi resero giuoco da salotto il lontano colpo di pistola del giovane Werther . Studiosi tradussero ancora il breve romanzo per collezioni di classici . L ' anima fraterna a cui il libro si rivolge sembrò smarrita . Ma dall ' accusa di lavoro superfluo Spaini si difende nella vivace prefazione che apre il volume A un Werther lontano inattuale , ormai estraneo , egli ha voluto dedicare la sua opera . A un Werther che da questa insuperabile distanza ha ripreso giovanilità , e qui è veramente il pericolo per il traduttore . Che si possa contaminare l ' immagine remota che a noi resta del testo goethiano . Se sia lecito cioè dare linguaggio moderno a un romanzo che appunto nella sua grazia rigida ha ritrovato evidenza letteraria . Così si rimpiangono certi amabili costrutti settecenteschi dei primi traduttori e quegli imperfetti in « a » che bastano ad evocare atteggiamenti perduti . « Il celebre signor dottor Goethe - dice l ' autore di una edizione veneziana del 1811 - è un avvocato di Francoforte sul Meno che scrisse varie altre cose degne di essere lette , ma queste lettere particolarmente gli hanno assicurato la stima universale » . Certo costoro potevano accostarsi a un Goethe che aveva scritto varie altre cose degne di esser lette con una castità che a noi non è data . Ma di questa circostanza non seppero il valore . Li preoccupavano gli ardimenti del giovane poeta , e quel linguaggio impetuoso che ridussero a modi composti e sordi . Goethe scrittore li precedeva di troppo . Questa versione di oggi invece è stata compiuta con intelligenza . Spaini ha cercato uno stile scorrevole e insieme piuttosto sostenuto , senza arcaismi fittizi e senza asprezze moderne . Nella seconda parte per una maggiore concitazione del testo la versione italiana ha qualche frase opaca . Ma è una lettura piena di dignità . Bellissima lettura , il Werther . Romanzo cauto , misurato nei suoi impeti , nei rivelati entusiasmi : « Mi piace ! » ecco una frase che odio a morte . Che razza di uomo deve essere uno al quale Lotte piace , per il quale essa non occupa tutti i sensi , tutti i sentimenti ! Mi piace ! Giorni fa un tale mi chiese se mi piaceva Ossian ! » Anche qui dove l ' entusiasmo è voluto non si abbandona a una facile scia di parole . Ritento i brani polemici , che allora scossero una giovinezza e che ora giungono a noi molto attenuati : l ' invocazione al genio . « Oh , amici miei ! Perché mai il fiume del genio prorompe così raramente , così raramente investe con le sue acque in piena e scuote le vostre anime meravigliate ? » Ormai fievole , questo richiamo eroico è entrato nella leggenda , come leggendarie sono certe immagini del giovane Napoleone . Il fiume del genio da Coleridge a Rimbaud e da Rimbaud al surrealismo ha percosso tutti gli argini e a noi resta se mai la cura di ricostruire e moderare . Di qui le facili ironie . Ma l ' Europa letteraria del 1774 non era la nostra , era una specie di giardino olandese . E certi gesti di Goethe , come più tardi il viso crucciato del giovane generale , riprendono in quello sfondo la loro esatta misura . Sussiste tuttavia qualche intemperanza per dar ragione alle censure di una lunga critica , qualche grido improvviso , qualche immoderata effusione . E sorprendono rari accenni piacevolmente frivoli ( il migliore è un breve biglietto : « Sì , cara Lotte , mi mandi più spesso commissioni . Soltanto una preghiera . Non metta più spolverino sui biglietti che mi scrive . Oggi l ' ho portato in fretta alle labbra e poi mi scricchiavano i denti » ) . Ma rimane la grande prontezza di Goethe , il suo sguardo umano . Si pensi alla lettera del primo incontro , alle ultime scene concitate , a certe rapide ironie . Rimane la misura del suo lavoro ( si pensi alle pistole annunciate una prima volta , proposte di nuovo all ' arresto del servo , dominanti alla fine del libro ) . Rimangono le immagini piene di nobiltà che percorrono tutta l ' opera : la fontana , la festa con il temporale , le visioni di Omero e di Ossian . Bellissima lettura . Il Settecento francese e inglese aveva avuto romanzi di indagine preziosa a cui ha riportato più tardi la curva della storia letteraria . I romantici nella piena liberazione del sentimento fantastico raggiunsero luoghi di rara poesia ( l ' Hyperion di Holderlin segna forse in questo senso uno sviluppo estremo ) . Ma Werther , nella facilità dei suoi moti , è una delle figure che ancora illumina meglio il nostro gusto . Vive in una bella luce uniforme , sia che si sdegni o versi lacrime , che danzi nel frac giallo e turchino o si affidi al temibile giuoco delle pistole . IV . Miti nordici I canti dell ' Edda . I miti nordici sono noti per lo più agli italiani attraverso le tortuose vicende della tetralogia wagneriana . Si è fissata un ' immagine sanguigna di quegli eroi e dèi e giganti , che dal teatro traggono come un seguito musicale e luci e colori non veri . Immagini deformate , certo , queste che Wagner vedeva attraverso inevitabili schermi e che a noi trasmise . I romantici avevano spesso amato miti tragici ma casti , e assaporavano ancora nelle loro troppo fresche tragedie il recente gusto dell ' idillio . Più tardi , in un paese letterario avviato al decadentismo , Wagner e Hebbel trovarono nella cruda barbarie dei miti nordici materia preziosa . E li incitò alla loro opera la perenne ambizione germanica al poema nazionale . Comparve allora Siegfried visto attraverso Schopenhauer e quei torbidi fratelli Siegmund e Sieglinde e il tragico fato degli dèi . Immagini alterate ma nobilissime . Perché invano nei testi originali si cercherebbe l ' alato linguaggio del viandante che risponde agli enigmi nel Siegfried di Wagner : « Qual stirpe regna fra le nubi del cielo ? » « Su quelle nubi stanno gli dèi » . ( Ma qui si trascina inevitabile la suggestione musicale ) . Ora gli dèi dell ' Edda ci tornano nella loro genuina figura attraverso la traduzione italiana che di alcuni canti islandesi ha fatto con molta dottrina la signorina Olga Gogala ( Utet , Torino 1939 ) . I frammenti tradotti sono presi appunto dai Canti degli dèi che con i Canti degli eroi formano l ' Edda più antica , quella in versi . Per lungo tempo la raccolta , confinata in un ' Islanda semibarbara , fu ignota all ' Europa . Nel 1643 il vescovo Bryniolf Sveinsson trovò il codice che la conteneva e lo inviò al re di Danimarca , a Copenhagen , dove ancora adesso si trova con il nome di Codex Regius . Prima si conosceva solo l ' Edda in prosa , una raccolta di precetti assai posteriore a questi canti . Dell ' origine dei canti poco si sa . Probabilmente sono opera di profughi che , cacciati dalla Norvegia verso il secolo IX , si rifugiarono nella deserta isola del Nord . Mentre in Scandinavia si diffondeva il cristianesimo , gli esuli dell ' Islanda conservarono quasi immune dall ' influsso cristiano la tradizione delle loro saghe . Più tardi trascrissero i canti e a essi si deve se ci rimane una testimonianza dell ' antichissima poesia europea . Poesia dobbiamo chiamarla per consuetudine di definire così le strofe ritmiche . Ma ora , remota la fede romantica in una presunta arte , voce immediata di popoli , nessuno cercherebbe più nei rozzi testi del Codex Regius un suggerimento poetico . E vedemmo che anche Wagner e Hebbel si limitarono a trarne una grezza materia umana . In verità , l ' interesse umano oltre quello particolarmente culturale dei canti , è sempre grande . Come nota giustamente la traduttrice , questi poemi degli dèi non hanno affatto carattere religioso . Stretti alla terra , ai monti , alle foreste del Nord , gli dèi sovrastano appena una rude umanità . E non li liberano a immagini più pure le favole che i mediterranei inventarono per i loro numi . Restano gravi di vino e di sangue , negati a ogni agilità . E certo si deve questo all ' abbandono dei miti che non furono mai , come i greci , ripresi in epoche colte , ma caddero e lasciarono solo una traccia primitiva . Si leggono storie di facili inganni , come più tardi si ritroveranno nella prima letteratura borghese , di risse e di memorabili banchetti . Poi , confuse nei componimenti , raccolte di proverbi , leggende di uomini saggi , insegnamenti morali . Un gruppo che ha per titolo Hávamál è una specie di codice della vita sociale . E a porre subito in una giusta luce il mondo dei canti basta la prima strofa : Tutte le porte pria d ' entrare in casa son da guardarsi e da provare bene . Non si sa mai se dietro quella soglia non attenda un nemico . Precetti di solito duri , di un compiaciuto e barbarico egoismo . Qualche bella frase hanno le strofe sull ' amicizia , e quelle sulla fama che accade di vedere spesso citate : Muoion le greggi , muoiono le stirpi moriamo anche noi stessi , ma non muore giammai la buona fama e chiunque col bene se l ' acquista . Presentimenti ingenui di un mondo morale , a cui seguono subito curiose norme come quelle che consigliano a chi vuole assassinare di alzarsi presto e di agire di buon mattino . Ma quasi tutti i testi hanno come argomenti imprese gloriose o sono documenti della più antica saggezza . Si sente una grande venerazione per le forze spirituali , forze ancora magiche e nubilose . Così Odino vuote scendere a una gara di dottrina con il più saggio dei giganti . E un ' altra volta ascolta il vaticinio della profetessa che narra l ' origine del mondo e delle stirpi e annuncia la fine degli dèi . ( È il Völuspá , un canto famoso che veramente ha singolari immagini ) . Simbolo preciso del mondo nordico sono le rune , i caratteri magici , segno originario d ' intelligenza . E il più bello dei miti per una suggestione di significati nascosti e per la sua analogia con il simbolo cristiano della croce è quello narrato nel canto runico di Odino : Io so che dall ' albero al vento per ben nove notti pendei ferito da spada , a Odino immolato , io stesso a me stesso ; quell ' albero niuno conosce da quale radice ei germogli . Poi , con uno slancio , Odino si curva a terra dall ' albero , raccoglie dei pezzetti di legno , su cui incide le rune , e per mezzo delle rune , cioè della saggezza , si libera dal segreto martirio . Strani paesaggi questi del Nord . Li animano inconsuete allegorie , estranee a uno spirito che ormai hanno penetrato il simbolo ellenico e quello cristiano . E tutela il mistero un linguaggio inaccessibile . La traduttrice aveva dinanzi a sé un compito molto severo . Noi non possiamo che ammirare silenziosamente la sua erudizione . Ma dobbiamo dire molto bene , come lettori del commento e delle brevi introduzioni ai testi . I canti sono tradotti in versi italiani . In versi duri , ingenui , zoppi , che ci sono molto piaciuti . Perché crediamo che abbiano reso la cadenza barbara dei testi . ( In questi casi i tentativi di versioni rigidamente metriche sono illusori ) . E ancora abbiamo nell ' orecchio certe cadenzate parole . I solenni versi di Odino che ci hanno invitato alla lettura . Perché i detti di Odino sono inutili ai giganti ma preziosi ai figli dell ' uomo : salute a colui che li impara salute a colui che li ascolta . V . Cronache semiserie 1 . Dignitari di Francia . L'8 giugno il gran vecchio , Charles Maurras , è stato ricevuto all ' Accademia di Francia . Maurras , che molti dei suoi compatrioti definiscono con quelle brevi ingiurie di sapore osceno che sono una delle maggiori grazie della lingua francese , è ritenuto da altri addirittura il più grande uomo vivente oggi in Francia . Comunque una figura di molto rilievo . Forse troppo irregolare per la solenne assemblea , questo polemista difensore di una Chiesa che lo ha condannato , di un re che lo trascura e di un ' idea della Francia che i più dei francesi rinnegano . E per molto tempo dall ' Accademia fu escluso . Dice l ' articolo primo dello statuto del 1635 : « Nessuno sarà ricevuto all ' Accademia che non sia gradito al protettore » . Allora il protettore era Richelieu . Ora , secondo le norme , sarebbe il presidente Lebrun . Naturalmente , notre Albert , come dicono i francesi , accetta chiunque con grande cordialità . E il diritto di velo in pratica era passato al defunto segretario perpetuo , uomo bizzosissimo che tenne lontani per molto tempo candidati autorevoli . Morto lui ci fu la corsa degli esclusi : Jérôme Tharaud , Maurois , Maurras . Marraus ha commemorato nella sua orazione Henri - Robert , il grande avvocato che egli sostituisce . Gli ha risposto con l ' elogio tradizionale Henri Bordeaux . Noi non apprezziamo molto l ' opera poetica di Maurras . Ancora meno apprezziamo il suo pensiero politico . Ancora meno i romanzi di Bordeaux . Tuttavia il vecchio e il nuovo immortale hanno fatto due bei discorsi . Una piacevole conversazione , almeno . Maurras ha ricordato con molto spirito le sue visite forzate al Palazzo di giustizia , le sue varie esperienze umane . Bordeaux ha parlato della Provenza , dei doni portati dai parenti al piccolo Carlo con l ' augurio paesano : « Che tu possa essere pieno come un uovo , buono come il pane , saggio come il sale e dritto come un fiammifero » . Poi ha ricordato una serie di gloriosi accademici che conobbero il carcere . Purtroppo , resta la parte dottrinale dei due discorsi . L ' evocazione di un mondo di morti a cui Maurras crede fervidamente , dai firmatari della lontana Enquête sur la monarchie fino al precursore De Bonald . La stanca polemica contro i nemici tradizionali : il barbaro germano , le idee dissolvitrici , la libertà democratica come l ' autorità dello stato totalitario . Un ' aria onesta di destra monarchica in paese repubblicano . Un maresciallo di Francia padrino di questo nemico della costituzione . « Quando cadono le foglie , quando migrano gli augelli » , ha scritto colui che Maurras chiama « le divin Carducci » . Meno macabro della cavalcata di Enrico Quinto , ma forse non meno fantastico , sembrerà a chi guardi oggi la vera Francia quest ' incontro di letterati in abito verde intenti a rievocare nella gran sala dell ' Accademia i lontani santi della patria e il nazionalismo letterario e sanguigno di Maurice Barrès . 2.Nozze sul fiume . Si è risposato Sacha Guitry . Non ce ne importa nulla . Ma siccome tutti i giornali parlano di questo matrimonio e sembrano giudicarlo un avvenimento importante , diamo anche noi qualche notizia , per fissare lo squallore di fatti considerati notevoli . Sacha Guitry , con gli anni che ha , ha sposato una diciannovenne . E questo non vorrebbe dire , perché cose simili fecero Cicerone e tanti altri . Ma ha prescelto modi assurdi . Alle nozze fissate per un certo giorno erano stati invitati tutti i giornalisti di Francia . Il matrimonio fu celebrato invece un giorno prima , appunto per evitare la stampa . E ora il carosello coi giornalisti continua : piacevole inseguimento . Erano testimoni il principe Poniatowski ( perché questi nomi da bollettino della Grande Armata al matrimonio di un attore ? ) e René Benjamin della Accademia Goncourt . Alle undici una telefonata all ' Eliseo invitava il cittadino Lebrun alle nozze del cittadino Guitry . E il presidente si è fatto rappresentare da un alto funzionario . Rinunziamo a descrivere tutte le piacevolezze della cerimonia . A noi questi gesti fanno l ' effetto di certi sorridenti inchini dei giocolieri per un esercizio che non abbiamo capito . Si mette una mano in tasca , si dà qualcosa e ci si allontana smarriti . Non per ripetere un tardo elogio della vita rustica , ma giudichiamo molto più serio il contegno di due giovani contadini dei dintorni di Pisa da noi conosciuti . Siccome non avevano il denaro per il viaggio di nozze a Firenze , si misero su una barca e andarono su e giù fra le canne lungo i greti dell ' Arno . Finché i ragazzini del paese li scoprirono e rievocarono per loro gli antichi fescennini , così da far coprire di rossore il volto della sposa e ridere di timido orgoglio il giovane maschio . 3.Ore in teatro . « Ora viene fuori il diavolo » . Scura e opprimente come le acque notturne , la musica del primo quadro dell ' Oro del Reno invadeva la sala . Dietro un velo di nebbia s ' intravedeva il fondo del fiume , un paesaggio desolato di rocce e contorte vegetazioni . - Ora viene fuori il diavolo , - ripeté il signore accanto a me a una donna e a un bambino che erano con lui . Allora il bambino , che questi ripetuti annunci del diavolo tenevano in agitazione , cominciò a impazientirsi . - Ah eccolo , - disse . Invece comparve Alberico che , dopo aver strisciato sui sassi umidi , prese a dimenarsi e a cantare cupamente . Vidi un certo smarrimento sul viso dei vicini . Poi , d ' improvviso , il sospetto negli occhi del padre . - Scusate , - mi chiese esitante , - ma questo non è il Mefistolele ? - No , è l ' Oro del Reno . - Ah , l ' Oro del Reno - . ( Aveva una voce addolorata , di uomo colpevole ) . Poi non disse nulla . Notai solo che guardava con disprezzo Alberico e i suoi tentativi amorosi . Trattenni il nome di Wagner , che per lui doveva giungere da lontani regni di noia . Mi pareva inutile amareggiare ancora di più una sera scelta per le gioie lucenti del Mefistofele , e naufragata senza rimedio in quelle torbide acque wagneriane . Un ' altra volta davano la Valchiria . Vicino a me stava , seduto per terra , un uomo entrato col favore colpevole del custode . Era vistosamente vestito e aveva in mano un ' arancia . Quando spensero le luci lo vidi affaccendarsi con un temperino sulla sua arancia . Il sipario si aprì , comparve Siegmund lacero e tenebroso : intorno a me vagavano freschi odori di frutta . Poi vidi un ' ombra muoversi al mio fianco . La mano del vicino batteva il tempo con la scorza d ' arancia . Si era disteso sui gradini ; portava lentamente alla bocca gli spicchi e intanto con la mano destra e con la rossa lista della scorza si abbandonava alla musica . Poche persone nella sala erano penetrate da Wagner come lui . Quando al canto dei due amanti si spalancò la porta dell ' oscuro maniero sui prati di primavera , mi tornò più acuto un odore di giardini siciliani . Accettai la bellissima suggestione . Il vicino , tacitamente , aveva tirato fuori un ' altra arancia . Della Lucia di Lammermoor mi piace molto una scena . L ' ingresso dello sposo . In una sala favolosamente illuminata come se ne vedono solo ai teatri d ' opera , una folla di signore e signori molto ben vestiti , attendono e passeggiano . In fondo « una porta praticabile » , dice la didascalia . Dalla Porta praticabile entra , annunciato da una musica festosa , Enrico , e lo saluta il bellissimo coro « Per te d ' immenso giubilo » . Ma lo spettacolo è prezioso . Enrico attraversa la scena con passo risoluto e a viso aperto . Dalle due parti gentiluomini , armigeri e signore si piegano in un concorde inchino . Qualche comparsa , che ha per l ' inchino una particolare disposizione , continua a genuflettersi con leggiadria e a sventolare il cappello , benché il nobile signore sia già entrato e abbia salutato tutti . Intanto lo sposo è arrivato alla ribalta . Il Pubblico , anche se molto accorto , è inconsciamente soggiogato dall ' aspetto autorevole di Enrico , dal suo passo trionfale . Si stabilisce un silenzio rispettoso . Allora Enrico , che è generalmente un cantante di terz ' ordine , attacca con voce di agnello : Per poco fra le tenebre sparì la vostra stella , io la farò risorgere più fulgida e più bella . Anche ho un ricordo piuttosto gaio dei teatri a cui si andava con la scuola . Ci facevano sentire cattivi concerti oppure drammi . Drammi storici , spesso . Poi a scuola qualche atteggiamento di immoderato eroismo aveva chiare origini teatrali . Generali che spezzavano spade come fossero lapis , altri che pronunciavano frasi nette , definitive . Gridavamo come ossessi se ci si concedeva la fortuna di una rissa sulla scena . Fu lì , in quei clamorosi teatri , che vidi per le prime volte la ragazza bionda e mite che conobbi più tardi . Ancora adesso la prima memoria di lei è legata al ricordo di cattive musiche e parole declamate , da cui mi distraeva , nella mezza luce della sala , il suo profilo sereno e l ' arco leggero dei capelli sulla fronte . 4.Paesaggi estivi . Vittoriosa la lotta di un pastore contro un ' aquila . I pastori guerrieri scendono dalle loro montagne in queste calde stagioni per raggiungere il triste popolo dei giornali estivi . Sono figure di un teatro a maschere fisse , personaggi che vengono a ritrovare i compagni inevitabili . Le numerose vittime del maltempo , i giovinetti sedicenni che fanno in barca il giro del Mediterraneo , le ragazze uccise per gelosia , occupano in ordine i titoli delle pagine faticosamente composte . Si scorrono , le pagine , senza speranza di una lettura , completando a mente i titoli intravisti . Non tutti , perché qualcosa avviene , e quando non avviene nulla i giornalisti richiamano l ' attenzione con i loro titoli . « Lupi sovietici invadono la Lituania » , annunziava qualche tempo fa un giornale autorevole , certo senza comprendere l ' importanza di questa notizia , la prima che sia arrivata a noi , di bestie , anzi di bestie selvagge , politicamente organizzate ( « Una certa assemblea di vermi politici » , diceva Amleto ) . Ma sono comparse fugaci . I personaggi ricorrenti prevalgono , per pigrizia di giornalisti o per assenza di novità , nella storia dei mesi estivi . Ogni tanto qualche nome splende di una luce più intensa , trascorre come una meteora e sparisce nel buio . « Il ministro sudafricano Pirow visiterà l ' Europa » , scrisse una volta timidamente un quotidiano . « Il ministro Pirow in Germania » , si cominciò a leggere poi più spesso . Dopo qualche giorno fu la vertigine : il ministro Pirow nei Balcani , il ministro Pirow in Francia , in Inghilterra il ministro Pirow dappertutto . I giornali avevano trovato un uomo . Poi quel vecchio vestito di nero col collettino bianco da pastore si imbarcò su un bastimento e naufragò per i giornali europei senza lasciare una traccia , un ricordo . Così fu di un veliero , la Girl Pat se riusciamo a ricordare il nome , che scomparve e riapparì fantasticamente fra le onde dell ' Atlantico . Per qualche giorno i giornali furono soddisfatti e in quel periodo nessun bambino mangiò pezzi di bottiglia o cascò in una caldaia . Ma inevitabilmente si ritorna allo squallore . Sulle terze pagine dei quotidiani francesi si vedono visi preoccupati di gendarmi in cheppì e poi , macilento e distratto , l ' uomo che ha ucciso ventidue donne . In Inghilterra si presentano al pubblico i nuovi baronetti . Nessuna vanità appare tanto intelligente da meritare un commento . Rimangono le miserie di P . G . Wodehouse a Le Touquet e tenuissimi pettegolezzi europei . Nelle vanità dobbiamo rifugiarci quando oltre i confini di un atlante circoscritto , nelle pagine a cui la nostra ricerca non arriva , si succedono notizie sempre più gravi . E ogni giorno la lettura rinnova il monito di Romeo : « Peace , peace , Mercutio , peace ! Thouthalk ' st of nothing » ( Basta , basta , Mercutio , tu parli di nulla ) . VI . La stagione di Aci Trezza I Malavoglia . Si è sempre insistito sulla sorte di Verga , autore mal compreso , autore che ogni nuova critica ha voluto spogliare di soprastrutture e pregiudizi anteriori per porre finalmente in una luce onesta e definitiva . Questo lavoro generoso anche se spesso illusorio e la convinzione dei critici più autorevoli degli ultimi trent ' anni hanno costruito ormai intorno al romanziere siciliano un muro di fama intoccabile . Scaduto il tempo della sua più umile popolarità , quella delle opere giovanili , Verga è passato alle antologie scolastiche e al freddo decoro delle commemorazioni senza un conforto di letture estese e intelligenti , senza cioè una riconoscenza ( che è cosa diversa dal riconoscimento o forse del riconoscimento è la forma più diffusa ) . Ora , questo accade per tutti e sarebbe assurdo rammaricarsene ( si pensi a D ' Annunzio e alle diverse maschere che la sua opera ancora sopporta ) . Ma per esistono ragioni più gravi di distanza , di ostilità . Certo egli sopravvisse ai suoi anni , fu confuso poi con altri vicini a lui per coincidenza di date e d ' interessi più che per la loro natura letteraria , e accomunato nel rifiuto di una poetica così fiera di velleità e di pretese come la verista . Da parte del pubblico il rifiuto naturalmente è disinteresse e fastidio ; per la storia letteraria , Verga non poteva sparire e in fondo mantenne sempre il rispetto dei lettori più consapevoli . Attento ad altre voci , in tempi d ' inquietudine , Serra diede quel giudizio un po ' distante : « Passano gli anni e la sua figura non diminuisce ; il maestro del verismo si perde , ma lo scrittore grandeggia » . Il grande scrittore : era già l ' esilio del romanziere vivente fra i maestri non letti . La stessa severità dell ' opera , la sua durezza dovevano respingere un pubblico conquistato ai fulgidi romanzi dannunziani e a quella che si chiamava arte spiritualista contro il tenace positivismo verghiano . Ora sorprende ritrovare I Malavoglia in una nuova edizione ( Mondadori , 1939 ) , romanzo destinato a larghe letture , accanto a opere assai più facili e d ' interesse immediato , legate al cinema e a un costume americano così diverso da quello della remota Italia di Verga . E forse è utile rileggerlo disinteressatamente , come se fosse libero da una storia di decenni , per scoprirne ancora la ricchezza di suggerimenti spontanei e il poco caduto , artificio o polemica . « Non volli fare opera polemica ma opera d ' arte » , aveva scritto già Verga in quella breve pagina che precede la prima edizione . Ma queste sono parole comuni e si sa come egli fosse legato a una dottrina e come ogni formula mantenga un contenuto polemico : più una formula come quella dei veristi che accoglieva accanto ai motivi tecnici e alla naturale predilezione per una materia circoscritta addirittura motivi extraletterari di critica e di testimonianza sociale . Certo Verga fu lontano da qualunque concessione a esigenze temporali , fu naturalmente protetto dal suo sicuro animo letterario . E in lui erano impossibili quei risultati deteriori che diede certo naturalismo tedesco o l ' opera più clamorosa di un Blasco Ibañez . Ma il freddo di una « educazione poetica » sussiste in altre pagine , sussiste anche nei Malavoglia che sono probabilmente l ' opera più sorvegliata e matura . Il disegno , prima di tutto . Da altri si vide nell ' ampio svolgimento una misura di umanità . A noi questa umanità non giova ora ; interessa solo l ' altra umanità , la vita lettera dei personaggi , e i limiti che a questi personaggi possono venire da qualsiasi rigidezza . Lo sforzo di un programma era già nella idea iniziale : i cinque romanzi collegati da richiami esteriori , ma uniti nel comune significato zoliano di documento sociale . Poi gli ultimi non furono scritti e I Malavoglia e Mastro don Gesualdo rimangono come risultati autonomi , quasi liberi da ogni peso sensibile . Del resto quel piano dell ' opera non era che uno schema esteriore la cui traccia letteraria sarebbe stata probabilmente assai debole . Il disegno invece ritorna nel corpo dei Malavoglia per oscurarne la solenne libertà , e precisamente in quell ' addensarsi di conclusioni che , secondo noi , vizia la seconda parte . ( Si accettino queste note a un momento dell ' opera soprattutto come mezzo per chiarirne la più giusta grandezza e insieme come segno di una divergenza dal giudizio comune ) . A tutti i personaggi nel risolversi del racconto è assegnata una sorte : uomini e donne che in principio vivevano della loro libertà non sfuggono a una definizione e a una sentenza Assumono cioè la loro parte , secondo il proposito dell ' autore e i suggerimenti della dottrina : entrano a costituire il quadro sociale . Sono anche le pagine in cui Verga cede di più al colore , quel colore meridionale e sanguigno , scenario inevitabile della nostra prosa verista , che in opere assai meno ricche come i romanzi della Serao e in parte i bozzetti di Di Giacomo , doveva prevalere sul dramma o avviarlo a soluzioni facili . Qui indebolisce solo il dramma di ' Ntoni , in cui altri vide il centro dell ' opera come quello in cui l ' umanità di queste creature pone più evidenti i suoi problemi ; che per noi invece segna già la deriva del racconto . Con la malavita di ' Ntoni e quella sua coltellata , con la caduta di Lia declina a un ' avventura carnale e romanzesca il fato terrestre dei Malavoglia . Si è detto fato , e quest ' accenno al declino potrebbe autorizzare interpretazioni mitiche molto lontane dal nostro pensiero . I richiami alla tragedia greca , come quelli al mondo letterario russo , hanno qui il solito debole valore di suggestione critica . Il fato dei Malavoglia è solo la dura traccia della loro vita , la necessità della loro esistenza e , letterariamente , la ragione dell ' opera . Anzi , occorre insistere sull ' aggettivo « terrestre » . Fino da principio la sorte si annuncia ai Malavoglia in una sua esemplare materializzazione : il carico dei lupini . E i lupini torneranno nel discorso e nell ' azione come una guida inesorabile alla vita dei protagonisti . Poi questi elementi terrestri si ripeteranno , saranno come i nodi dell ' azione , quasi idoli per i personaggi , e per noi simboli letterari di una straordinaria evidenza ( i lupini , la chiusa della Vespa , la barca ) . La casa è forse il più gentile di questi simboli e il più ricco , quella casa del nespolo che il distacco e l ' amore dei Malavoglia rendono a una umana presenza . Sulla felicità non casuale di certi nomi che disegnano le immagini più care ( la casa del nespolo , la Mena detta Sant ' Agata ) , ci si potrebbe fermare per misurarne il difficile peso . Così un altro elemento non trascurabile sono le sentenze che ricorrono fino all ' ultimo . Sembrano faticosi e inutili , quei proverbi , o se mai debolmente pittoreschi . Ma la loro funzione di architettura nel povero mondo logico dei pescatori si precisa quando padron ' Ntoni infermo e sfinito non sa più parlare che attraverso un parossismo di proverbi , e il rompersi delle frasi nei detti consueti segna barlumi di pensiero e disperati tentativi di aggrapparsi alla vita di prima . È anche difficile riconoscere la simpatia verghiana , l ' amore ai personaggi nella loro astrazione e quindi nella lettera . L ' unica vicenda narrata con amore è quella di Alfio e Mena , e ai due giovani viene come una casta nobiltà : sono senza colpa , ma nessuna piega di simpatia li accompagna . Del resto i Malavoglia si possono chiamare i veri uomini del romanzo perché i loro motivi costanti sono la povertà e il dolore ; gli altri vivono solo in funzione di sentimenti inferiori e precisi . Fu la grande paura del preteso verismo : cedere a effusioni benevole ; per cui , se Verga accettò inconsciamente formule negative , si tenne sempre lontano nel tempo della maturità da ogni possibile indulgenza di maniera . Fu anche , questo , più volgarmente , il suo pessimismo . Si sa che in questo libro poco zoliano mancano le descrizioni . L ' unica nel senso tradizionale è quella della tempesta che in verità non conta tra le pagine migliori . ( Invece le poche soste in cui si accenna alla natura hanno da questa loro rara presenza una strana freschezza : orti e giardini nel paese di mare , i campi , le strade siciliane ) . Ma il racconto incalza sempre con la sua necessità . Di solito i « fatti » decisivi sono riferiti in fretta , senza una dichiarata attenzione . E si è detto prima del decadere degli ultimi capitoli perché essi appunto contrastano con la misurata intelligenza di questa introduzione . Contro il precipitare della vicenda dei Malavoglia nel clamore del processo e nelle luci più fosche sta l ' origine della loro disgrazia , quel naufragio appena ricordato e la decisione dei due compari di agire contro la famiglia . Qui , nell ' incerto muoversi della sorte , la pretesa d ' imparzialità , trasfigurata e resa concreta , ha quasi una sua reale giustificazione . O almeno si ha di fronte uno degli esempi più persuasivi della funzione del narratore rispetto all ' opera ( e si pensa a Manzoni , qui come altrove ) . Così , spoglia di ogni eccesso di sentimento è la morte della Maruzza , momento dell ' opera tragica , non incontro di spunti emotivi . E l ' annunzio è introdotto tranquillamente con uno di quei brevi racconti che servono anche in altre pagine : « Ma ella non sapeva che doveva partire anche lei ... che doveva lasciarli per via tutti quelli cui voleva bene e che gli erano attaccati al cuore e glielo strappavano a pezzetti ora l ' uno ora l ' altro » . È la conclusione di una lunga scena fra la madre e il figlio e nella sua indifferenza dice l ' ora più dolorosa dei Malavoglia . Ma in questo annullare i fatti alla sola dignità letteraria del racconto , nella piena vittoria del testo sulla cronaca è forse il merito più grande di Verga narratore , è anche per noi la sua vera modernità . Padrone poi Scarfoglio di dire che Verga non aveva portato nulla alla tecnica del racconto , se per tecnica intendeva , come ancora s ' intende , un giuoco di buoni accorgimenti . Forse l ' intelligenza dei motivi esteriori prevale in certe scene bellissime , come quella dell ' annunzio di Lissa , che del resto giovano a distendere la forza del racconto , e riposano , come riposa sempre il breve e aspro umorismo verghiano . ( In autori meno tenuti a un disegno o addirittura vaganti come Proust , la stessa necessità di riposo e di esercizio porta a quei lunghi intermezzi ironici che in Proust , appunto per la loro autonomia , hanno un valore quasi di « cadenza » ) . Certo nessun accorgimento avrebbe potuto aggiungere nobiltà alle parole che salutano la partenza dalla casa : « Maruzza guardava la porta del cortile dalla quale erano usciti Luca e Bastianuccio e la stradicciola per la quale il figlio suo se n ' era andato coi calzoni rimboccati mentre pioveva e non l ' aveva visto più sotto il paracqua d ' incerata » . È una sosta appena voluta fra due riprese del racconto , ma quel ragazzo nella pioggia sotto il paracqua d ' incerata porta su di sé tutta la stremata poesia dei Malavoglia . Si è detto in principio della minore intensità dell ' ultima parte , al declinare della vicenda . Che ha poi un esito felice , perché l ' impallidire dei personaggi , quel chiudersi di ciascuno nella propria maschera , segna veramente il congedo . E benché il romanzo volutamente abbia la sua fine in un giorno come tutti gli altri ( « Ma il primo di tutti a cominciare la sua giornata è stato Rocco Spatu » ) , si sente che la stagione di Aci Trezza è trascorsa , che quegli uomini e quelle donne sono partiti come Padron ' Ntoni per il loro viaggio , più lontano di Trieste e di Alessandria d ' Egitto . 1940 VII . Letture italiane 1 . Il pericolo dell ' inconcludenza . La nostra lettura di Morovich fu continuamente interrotta da rabbiose ricerche . Queste ricerche riguardavano « le fonti » della sua prosa ; erano dovute alla presenza nella nostra memoria di un preciso stile che Morovich richiamava con insistenza ma che non riuscivamo a identificare . I primi capitoli del suo nuovo libro ( I ritratti nel bosco , Parenti , 1939 ) bastano a suggerire qualche barlume , ma poi ogni tentativo di definizione è subito smentito . Se mai i nomi tentati possono valere come una parentela momentanea e forse inavvertita . Il racconto che ha per titolo I ritratti nel bosco , per esempio , potrebbe far pensare a Chesterton ; se Chesterton non fosse più vivace e definitivo . Qualche altro ricorda sicuramente un certo umorismo russo ( La paura dei ladri è costruito sullo schema preciso di una novella di Cecov ) . Ma , a parte l ' evidente animo antirusso di questi personaggi ( e in loro non resta nulla del lungo tremito di Cecov ) , qui era proprio il racconto di Morovich , o addirittura la sua sintassi che ci premeva di riconoscere . Finché ci parve di trovare questo esempio sfuggente non in un autore , ma in una maniera , non in una fonte quindi ma in una ragionata analogia . I racconti di Morovich sono scritti come quegli intrecci di opere insigni che si leggono nei libri di testo , sono canovacci , riassunti . Sono in un certo senso il racconto essenziale e lo scheletro del racconto . E questo vale sia che egli narri una vicenda esteriore , sia che discenda a perplessi stati d ' animo . Procede sempre con la sua naturale speditezza di cronaca e con quelle brevi , lucide osservazioni . Tanto che da questa particolare natura derivano alla sua prosa segni inconfondibili . Per esempio l ' assenza totale dal suo racconto di elementi descrittivi . Ogni capitolo è preceduto da una immaginaria didascalia : la scena si svolge in un giardino ( o in una casa ) e se mai qualche accenno sommario ha un interesse immediato di inquadratura ( « Gli uccelli volavano nella notte stridendo di terrore mentre i tuoni rotolavano in cielo » ) . Ma manca qualsiasi riposo , qualsiasi attesa nel periodo , che conceda una tranquilla diversione e apra un nuovo respiro , al contrario di tanta prosa moderna italiana che si nutre solo di queste pause . Poi a un esame più attento del testo si distinguono i diversi aspetti di Morovich e sono anch ' essi lucidi e precisi . Probabilmente l ' esempio migliore del suo scrivere sono quei racconti brevissimi in cui una fantasia fredda e leggera si sostiene sempre a un ' armatura di stile . « Antonio si svegliò bruscamente disturbato da un rumore come di zoccoli . Accese la lampadina e vide che era la Morte la quale passeggiava in su e in giù per la stanza e che , vedendosi osservata , si fermò e indicò col dito il cassetto del tavolino da notte » . L ' uomo si preoccupa per il rumore dei piedi scarni che può svegliare i vicini . « - Se vuoi che prenda la rivoltella , - le disse Antonio indicando le ciabatte sul tappeto , - mi devi fare il piacere di calzare le mie pantofole . - Sta bene , - rispose la Morte , e subito le calzò . Ora passeggiava senza alcun rumore . Antonio spense la luce . Pareva proprio che nella stanza non ci fosse nessuno . Si guardò bene dal prendere dal cassetto la rivoltella e dopo un poco dormiva di nuovo profondamente » . Qui la favola veramente ha una conclusione che non è solo nell ' umorismo raggiunto ma nella misura della narrazione , nei suoi limiti così chiaramente mantenuti . Non meno intelligente la storia degli spettri che per far morire di paura Silvestro lo avevano aspettato la notte su una corda fra due pali . Silvestro torna brillo , si accorge che la moglie ha lasciato la biancheria senza fermarla , e con due fermagli di legno assicura gli spettri alla corda . Sono giuochi molto rischiosi , anch ' essi sospesi sulla corda , ma in questi casi prendono agilità dalla libera fantasia . Che dà anche , a lui scrittore affrettato , le sue rare immagini : « Giorgio invece era inquieto . Verso la mezzanotte uscì dalla casa dove gelava . Gli ci volle poco per scoprire la Morte , immobile nella luce lunare accanto a una botte piena di ghiaccio » . Sarà facile riconoscere il valore di quella botte piena di ghiaccio almeno per una scenografia ( e poi l ' incontro dell ' uomo con la Morte sarà commentato benissimo e avrà un seguito molto ricco ) . Meno buoni i racconti allegorici : se la storia della fortuna non dispiace per una sua strana crudezza , quell ' altra dell ' ispirazione è sicuramente fredda . Del resto il pericolo costante di Morovich è l ' inconcludenza . Certe storie si svolgono con molta precisione e serietà , ma in fondo occupano molto più spazio di quanto non ne meriti il loro vago significato . Perché è certo che queste prose si leggono un poco come apologhi e si vuole una conclusione qualunque . Anche se l ' intensità sarà data da elementi esteriori come la morte della ragazza nel Cartoccio di funghi o la malattia in quella pagina di cui ci restava un sottile ricordo di quando fu pubblicata in « Omnibus » : I signori bevevano il cognac . Un ultimo aspetto di Morovich si può cercare in quei pochi racconti più ampi che dovrebbero reggersi da sé , senza l ' ausilio di una moralità o un intervento fantastico . Il più notevole forse è quello intitolato Una donna di quindici anni , che , discutibile tutto , ha qualche momento assai bello ( basterebbero le esitazioni della ragazza , la fine calma e quel sottile umore di parodia che circola nei racconti borghesi di Morovich ) . Del resto è un autore molto diverso ; proprio alla fine si trova un curioso racconto con certi particolari vivaci che era difficile aspettarsi . Ma si potrà riconoscere quasi sempre . E questo , anche se per il critico è una conclusione facile e comune , resta per l ' autore il risultato più sicuro . Qui per Morovich il merito più difficile . Degli altri suoi meriti la freschezza e i nitidi contorni , nessuno vorrà discutere . Come i suoi pericoli , si è detto , sono l ' inconcludenza e la geometria , il gusto del disegno ben misurato anche se inutile e l ' orgoglio di una lucida intelligenza . 2 . Involuzione della satira Questo libro ( Mosca , Ricordi di scuola , Rizzoli , 1939 ) è stato preceduto da una intelligentissima pubblicità . Non so se Mosca si renda conto che egli compie opera assai più elevata quando scrive accanto ai suoi buffi disegni : « Uom colla barba al libraio non garba » , e fa poi intervenire « il dottor Newmann che tanto può sull ' animo dei librai » per indurlo a vendere i Ricordi di scuola agli uomini colla barba , di quando scrive con animo raccolto e serietà di propositi gli stessi Ricordi di scuola . È questa una questione molto importante perché riguarda , oltre i limiti personali di Mosca , la misura dell ' autocritica nello scrittore di parodie e la possibilità di trasferire su un piano creativo quelle doti di attenzione e di vivacità che sono proprie appunto di un certo umorismo . Le risposte suggerite dal nostro esempio sono assai sconfortanti . Confermano l ' antica opinione che l ' esercizio sullo stile altrui per una ripresa ironica annulli qualsiasi tentativo di un ' espressione propria . L ' esempio di Mosca poi è particolarmente interessante perché testimonia la possibilità di una strana involuzione . Dimostra cioè che , partiti da De Amicis per una spietata parodia , si può andare a finire a De Amicis e riviverlo seriamente . Chi , prima di ogni considerazione tecnica , cercasse alle origini dell ' umorismo di Mosca un dato sicuro , troverebbe probabilmente l ' insofferenza di un certo mondo borghese facilmente atteggiato a cui egli reagisce rappresentandolo in formule rigide e grottesche . La figura astratta del « vecchietto » di Mosca , per esempio , vale come una delle migliori prove di questo procedimento . Poi , con una notevole intelligenza , egli seppe trovare ai suoi personaggi scenari ugualmente astratti e un linguaggio convenzionale e arbitrario di grande efficacia . ( Qui si potrebbero fare i soliti nomi troppo seri per Mosca . Incontri col surrealismo ci sono certamente , ma non sappiamo che peso abbiano ) . Comunque , si era detto di De Amicis . E De Amicis rappresentava appunto in Italia , in un ' Italia non troppo lontana , la tutela di quella educazione sentimentale da cui nasce l ' umorismo di Mosca . ( Per molti riguardi il mondo della scuola ; e Mosca ha ancora qualcosa di scolaresco ) . Poi la polemica si estende a tutto un tardo Ottocento provinciale e piccolo - borghese che eccita in vario modo la fantasia dei nostri umoristi . ( E un gusto chiarissimo in certi disegnatori e soprattutto nei tipografi ) . Ma ecco che ora Mosca , posto di fronte a un ' esperienza sentita , si trova a una curiosa incapacità d ' espressione . E finisce col riecheggiare ingenuamente quei modi di cui era parso vittorioso e distruttore nelle sue cose ironiche . Non che i Ricordi di scuola siano un libro propriamente mancato ; hanno qualche scaltrezza e qualche merito , ma in fondo inclinano pericolosamente a De Amicis e sono degni di una affrettata condanna . Mosca scrittore non avrebbe nemmeno meritato questo discorso se noi non avessimo in grande considerazione Mosca parodista . E se abbiamo insistito sulla parodia è appunto perché giudichiamo il suo genio esclusivamente parodistico . Finora il risultato più importante è probabilmente il « Bertoldo » , un giornale a cui si deve dedicare qualche attenzione non fosse altro per il peso che ha ormai sul costume italiano . Ed è veramente l ' unico giornale che eserciti una funzione attiva di critica al costume . Coglie nell ' avvenimento quotidiano il margine comico , riconosce soprattutto il momento in cui la notizia o la persona sono divenute familiari al pubblico , hanno assunto cioè quella rigidità che permette una efficace parodia . Qui è appunto il valore del « Bertoldo » : commento alla moda e al gusto di un popolo . A questo risultato i redattori del « Bertoldo » sono arrivati con grande precisione di gusto . ( E anche onestamente . Si veda come sono sfruttati gli elementi umoristici nella guerra attuale senza mai un accento d ' immoralità Ma dove altri si ferma a uno scherzo occasionale , Mosca ha coscienza di svolgere opera di cultura . E qui si possono ricordare due suoi saggi . Il primo è quella storia della scienza che si pubblica a puntate sul « Bertoldo » e che è una magnifica satira delle opere di divulgazione scientifica . E questo ci pare il Mosca migliore . L ' altra rubrica , che pure ha molta fortuna , è quella dedicata alla poesia moderna , e per diverse ragioni è opportuno citarla . Sarà facile riconoscere anche lì il significato umoristico in uno spunto di parodia , nella ripresa cioè di un linguaggio accademico intessuto di citazioni e di richiami ad autorità . Sarebbe invece perfettamente assurdo accogliere l ' opinione diffusa che la critica di Mosca i rappresenti una sana reazione agli estremisti della poesia contemporanea . Una simile funzione potrebbe anche essere utile contro gli sfruttatori di una cifra , se esercitata da persona molto saggia e capace di discriminare . Ma una tale maturità critica manca naturalmente a Mosca il quale , splendidamente ignaro , condanna alle stesse facezie testi di poesia come quelli di Ungaretti , di Gatto , di Luzi , o addirittura di Rilke , e testi degli ultimi cretini . Una volta poi messa bene in chiaro l ' assoluta nullità del suo metodo critico , non c ' è niente di male che si diverta con la poesia . Quello che importa è che egli rinunzi a diventare « poetico » . Gli elementi crepuscolari che ingentilivano la sua ironia rivelano , messi a nudo , una grande povertà letteraria . Riportano soprattutto Mosca a quelle angustie del sentimento borghese che egli aveva spezzato col suo dono d ' umorismo elevando a disegno astratto l ' ingenua visione dell ' uomo comune . 3 . Sui limiti di Pirandello . L ' unica immagine che ci restava di Pirandello era quella del vecchio curvo dinanzi a un sipario con le braccia un po ' aperte , e nel viso a punta e negli occhi il segno di una carnale affinità coi suoi personaggi . L ' altro , il professore e il polemista di questi saggi , non viveva più che in una memoria attardata . E da una scelta così sommaria l ' uomo aveva pochissimo danno . Infatti il sostegno che l ' opera critica porta all ' intelligenza di Pirandello è minimo ; direi che queste pagine giovano piuttosto a mettere in luce i limiti di un pensiero altrimenti forte di qualche ragione nella sua riconosciuta ambiguità ( Saggi di Pirandello , a cura di M . Lo Vecchio Musti , Mondadori , Milano 1939 ) . Certo l ' ingegno che trascinava l ' autore drammatico a crudeli giuochi sugli uomini e poteva suscitare intorno ai suoi volubili problemi una estrema tensione intellettuale , qui , di fronte a un impegno critico preciso , manca . Il dialogo allusivo e bizzarro dei suoi racconti , scritto su una tela continua di amarezza , aveva raggiunto un alto valore di espressione letteraria . Costretto a un ' argomentazione serrata , Pirandello trasporta sul terreno critico i suoi modi discorsivi e ne trae pessimi effetti di stile e risultati critici assai deboli . « Bella consolazione , la filosofia ! » Questa conclusione esclamativa segna a un certo punto l ' insofferenza di un metodo che da altri gli veniva proposto come esempio di critica matura e insieme un suo modo di evadere che a tutti apparirà alquanto primitivo e sommario . Interessano ormai poco quei lunghi discorsi col D ' Ancona e col Rajna , interrotti da citazioni di Alfredo Binet . E si nota che il lavoro non ha mai un suo centro . Scritti in un tempo di fiere polemiche sulla natura della critica , questi saggi rimangono incerti fra esempi contrastanti : l ' estetica nuova di Croce , la tradizione erudito - filologica delle università nostre e tedesche e un certo positivismo di origine francese e di scarsa utilità letteraria . Mantengono cioè un carattere composito sconcertante . Così il celebre saggio sull ' umorismo che in verità non è degno di grande fama . Il disordine , l ' imprecisione e l ' inettitudine a concludere tolgono qualunque ragione di utilità all ' opera . Non si può condurre un lungo studio su antitesi così approssimative come quella stabilita fra umorismo in senso stretto e umorismo in senso largo , o arbitrarie come quella fra umorismo e ironia . E s ' intende che , nella polemica con un avversario della lucida forza di Croce , Pirandello , anche nei suoi motivi ragionevoli , finisce col dibattersi in disperate conclusioni . Altri saggi cadono per la stessa povertà della materia ( come quello su Alberto Cantoni o quello sul verso di Dante , contro Garlanda ) . E dove l ' impegno è più serio , negli scritti su attore e traduttore su teatro vecchio e teatro nuovo , si sente il gusto delle affermazioni facili e una certa tendenza a risolvere i problemi più gravi in maniera sbrigativa e arrogante . Ma forse i saggi non sarebbero ebbero tutti da respingere se non ne rendesse faticosa la lettura una triste assenza di fantasia . Le pagine migliori restano quelle dei discorsi su Verga ( specialmente del secondo , detto all ' Accademia d ' Italia nel '31 ) . Qui si perdonano arbitrî e giudizi non veri per un franco tentativo di accostamento all ' opera , un principio di dialogo fra Pirandello e Verga . Ed è il meno che si dovrebbe chiedere alla critica di uomini della statura di Pirandello : una notizia personale e sommaria sui fatti dell ' arte . 4 . L ' onore d ' Italia . La preparazione alla guerra intesa come necessità politica della Nazione e ultimo dovere del nostro Risorgimento fu opera , nei primi anni del secolo , di uomini maturi alla visione politica o devoti a una ideologia ; trovò più tardi il suo momento cruciale nell ' impeto delle lotte che precedettero l ' intervento . Ma la preparazione alla guerra come fattore spirituale , alla guerra esperienza di uomini , era stata il lavoro inconsapevole di una generazione quanto mai fervida a rivedere i valori della nostra tradizione , a cercare per la prima volta il senso di una cultura italiana moderna . Questa opera di rielaborazione e di rinnovamento fu merito in Italia soprattutto della « Voce » . Pochi anni prima D ' Annunzio aveva scritto le sue canzoni civili e , scoppiata la guerra nel '14 , l ' altro gruppo degli intellettuali fiorentini , quello raccolto intorno a « Lacerba » , iniziò una furiosa campagna per l ' Intervento . Ma queste due voci , pure clamorose e ascoltate , non significarono in fondo molto più di un proclama letterario : troppo lontano D ' Annunzio dalla umile realtà dei problemi e perduto in una sua visione retorica ; e gli altri , i lacerbiani , troppo soggetti a umori personali e strettamente impegnati in una polemica sui fatti . I valori profondi che potevano sostenere una prova così severa si dovevano cercare altrove . Fu allora che l ' opera educativa intrapresa dalla rivista di Firenze trovò la sua più ardua conferma . I giovani educati su quelle pagine a una nozione della cultura che fosse approfondimento spirituale e scuola di giusto rigore , abbandonarono senza gesti le loro letture , il loro orgoglio , e l ' aspirazione a una più civile vita d ' Europa , per portare un contributo alla comune fatica del popolo . E nella guerra portarono con questa umiltà di soldati la loro letteratura , non come ornamento inutile e offensivo ma piuttosto come modo di vivere , necessità inseparabile . Più tardi ebbero quasi tutti dalla prova vissuta un preciso insegnamento o addirittura una nuova vita . Su uomini come Soffici la guerra doveva agire da elemento chiarificatore , disperdere tutto quello che i frivolo ed esterno si agitava nella sua letteratura e ridurre lo scrittore a una lucidità e a una severità prima non raggiunte . Su altri , come un Jahier , l ' esempio fu certamente diverso . Jahier portava alla guerra la sua intransigenza , la sua sincerità , il suo rigore di moralista . Era , come temperamento , il più adatto a sentire l ' austerità di una esperienza di quella natura e a ricavarne i significati meno scoperti . Tanto che , se mai , il suo pericolo era una coscienza troppo severa della prova che si affrontava , un ritegno che limitasse l ' espressione letteraria e riuscisse alla sua diffidenza di protestante verso il fatto estetico . E Con me e con gli alpini porta la traccia di questo stato d ' animo . Ogni tanto la pagina letteraria devia insensibilmente diventa discorso ai soldati o meditazione religiosa . Forse perché egli si sentiva un maestro e una guida ( diresse dopo la ritirata « L ' Astico » , giornale per i soldati ) , il figlio di quei pastori calvinisti che evoca in Ragazzo , rigidi e sicuri sopra la comunità genuflessa . Certo Jahier aveva bisogno dell ' artificio , della costrizione letteraria . ( E in Ragazzo le parti migliori sono appunto quelle più letterarie dove si cercano chiari effetti di stile e la pagina non si affida solo alla generosità di un temperamento ) . Ma , con queste riserve , rimane il suo un libro bellissimo . Quello fra i nostri libri di guerra più nudo e sincero , quello più aderente in ogni pagina alla moralità e alla realtà degli avvenimenti . E insieme il più militare . Stuparich andò in guerra con la stessa castità ma con un animo sperduto e una tenue sensibilità giovanile . Jahier scrisse veramente un diario militare , di uno che ha abdicato a ogni altra forma di vita per vivere secondo un dovere . Forse perché fu anche il nostro scrittore più vicino ai soldati , quello che li guardò con animo meno letterario . Li rappresentò sempre nella loro povertà umana , ripetendo il loro linguaggio dialettale , le loro canzoni di guerra . E in quei montanari veneti inconsapevoli del loro compito egli vide a un tratto il soldato , trovò i lineamenti più difficili della virtù . E li descrisse in quelle pagine bellissime che si chiamano Ritratto del soldato Somacal e che chiude un ' affermazione da non scordare : « Ho trovato vicino a te l ' onore d ' Italia , Somacal Luigi » . 5 . La rivolta di Jahier . Ormai dovrebbe essere facile a una critica avveduta riconoscere negli anni della « Voce » l ' unico nostro romanticismo . Che ebbe , come dovunque in Europa , i suoi gilets rossi e i suoi capelli dipinti di verde ; tutto l ' aspetto cioè meno ingenuo e felice . Fu anzi un romanticismo particolarmente animoso . Lo scontro a Firenze fra vociani e futuristi e la breve brutalità delle bastonature diedero un sapore di avventura militaresca a questi miti giovanili . Ma , mentre gli elementi estremi si fissarono poi in « Lacerba » e continuarono ad accendere razzi sempre più smorti nel tardo futurismo , ai nomi della « Voce » rimase un crisma di severità e il predicato di moralisti . Piero Jahier fu appunto di questi ; anch ' egli trovò nella guerra un suo naturale destino e lo seguì con l ' obbedienza e la penetrazione dell ' uomo di fede . Ma se la guerra poté scoprire certe sue virtù e suggerirgli quel quaderno Con me e con gli alpini , ch ' è tra i nostri più nobili diari , lo scrittore aveva dato altre prove , era affidato alle pagine di questa disperata autobiografia , Ragazzo , e ai primi scritti vociani , che ora Vallecchi ristampa dopo venti anni di silenzio ( Ragazzo e prime poesie , Vallecchi , Firenze 1939 ) . Testi di questa natura possono ancora suscitare diffidenze e incomprensioni . Perché rappresentano forse l ' ultima sommossa tentata dallo scrittore contro la letteratura , i suoi ordini e le sue tradizioni . In Ragazzo questa violazione non è soltanto un fatto di lingua , il quale sarebbe meno difficile a definire e in fondo più volgare ed esterno . Ma è piuttosto , secondo il moto romantico , una rivolta dell ' individuo , una violenza di contenuti polemici che spesso sovrasta e travolge la letteratura . In Ragazzo deve apparire tutto : la miseria più vile , rappresentata con una fiera virilità di linguaggio , la cronaca e il sentimento teso e scoperto . Ed è qui appunto , e non sugli ardimenti esteriori , che si può esercitare una prima censura . Chiedersi cioè se questa generosità trovi sempre una vera espressione letteraria o talvolta non viva solo del proprio slancio . Ma in fondo Jahier riuscì quasi sempre . Poteva correre lungo limiti estremi , scrivere senza ritegno della famiglia povera e della morte del padre , perché aveva raggiunto quel grado d ' intensità che giustifica la nuda confessione e spiega il sentimentalismo e l ' angoscia . Si leggano quelle pagine bellissime che aprono il libro , con la corsa del ragazzo via da scuola e l ' ansietà bruciata nelle ultime righe : Devi essere te , sorella , vero . Via quel piccione . Ma è una donna alla finestra presto : una donna alla finestra ... Ma è una donna alla finestra ... ma è la mia mamma colle braccia tese . È questo un procedimento molto semplice , e il raccontare si risolve in un grido . Ma qui sarà appunto il grido ad affermarsi come fatto di stile , avrà nella pagina di Jahier il valore che aveva nei testi di uno scrittore a lui caro : Péguy . Non si possono unire , questi due uomini , solo sotto il segno di un temperamento . Perché essi avevano appunto in comune uno stile , il dono cioè che la critica più rigida dichiara di non trovare dietro un ' opera tuttavia generosa . Erano , sì , tumultuari , ma si dovrà riconoscere sotto quel tumulto una ferma ragione letteraria . ( E sono certamente risultati di stile le ossessionanti ripetizioni di Péguy e i periodi costruiti su un « ma » iniziale di Jahier ) . Del resto bastano a confermare questo dono le poche pagine in cui il discorso si placa , come in quelle parole che ricordano l ' origine del ragazzo e chiudono un capitolo torbido e concitato nella calma bellezza di queste immagini : « Dietro le sue spalle ribelli ci sono le nonne calviniste coi capelli lisci spartiti intorno al viso austero ; ci sono i Pastori che s ' alzavano sul pulpito rigidi nella toga nera e lasciavan cadere sull ' assemblea genuflessa l ' invocazione sicura : ' Notre aide est au nom de Dieu ' » . E nelle ultime parole si troverà anche un ' altra delle ragioni essenziali di Jahier . La sua religiosità , quel rigore calvinista che guidò ogni suo gesto e si scoprì sempre anche nell ' opera letteraria . Così i versi raccolti in fondo al volume , e che si chiamano « prime poesie » , non sono probabilmente poesia ( sebbene qualcuna si possa citare con sicurezza ) . Sono , in mezzo a un ' esaltazione verbale , certo caduca , brani di preghiera . E anche qui la preghiera non è genere letterario , ma piuttosto inconsapevole deviazione da un intento diverso . Errore proprio di un tempo come quello dei vociani in cui talvolta il fervore delle intenzioni confondeva le pagine . Ma con questi difetti essi ebbero meriti poi non più ritrovati . Furono dalla parte giusta , videro molte cose e ne scoprirono altre . Furono i primi in Italia a saper gridare . Gridare non come un maestro che provi il proprio sdegno o come grida l ' auriga eretto su un finto cocchio ( perché la nostra tradizione era ricca e aveva anche questo ) ; ma come gridano gli uomini , i quali , contro un ' opinione letteraria corrente , non possono sempre parlare piano . 6 . Fantasie convenzionali . L ' ingenuità di certe storie in cui giovinette si offrono alla divinità del fiume e sono subito divorate dai coccodrilli era ormai confinata al cinema ; a questa regione subalterna del pittoresco . Ma in fondo diverte , dopo una prima sorpresa , ritrovare vicende , che di solito accompagna l ' urlo e il clamore del pubblico , nelle pagine nitide di un « narratore italiano » ( Guelfo Civinini , Vecchie storie d ' oltremare , Mondadori , 1940 ) . Uno apre il volume e trova subito l ' avorio nero , i vecchi filibustieri , le schiave tredicenni e le donne di tutti gli oceani . Poi , veramente , non trova altro . Protagonisti e paesaggio annunziano un mondo letterario chiuso che rapidamente si precisa . Restano vagamente intorno al testo le memorie di una nobile letteratura , ma sono ancora distanti . Kipling , Conrad , Stevenson , London , autori a noi molto cari , si presentano dietro le pagine con un ' aria un po ' smorta . E forse su questi Angli minori si potrebbe non insistere , fingere di non riconoscerli . Ma altri tentativi sono più arditi : Shakespeare , per esempio , si poteva lasciarlo da parte . E invece anche Shakespeare vi è compreso : la storia di Romeo e Giulietta trasportata in Somalia è uno degli ornamenti del libro . Qui conviene fermarsi sul momento criticamente più notevole dell ' opera . Civinini è una persona intelligente e si accorge benissimo della instabilità letteraria dei suoi racconti . Ma ha creduto di trovare un rimedio in quel tono bonario e familiare che era naturale ai suoi bozzetti toscani . Procedimento che a noi pare sbagliato : perché , se ci si rassegna a leggere racconti di pirati , di avvoltoi e di tribù somale , si preferisce vederli presi sul serio , da qualcuno che ci creda . Civinini invece sta in mezzo : un po ' crede ai suoi racconti , e un po ' ci scherza . I libri di questo genere si reggono poi su una nozione convenzionale del bello . Così , le schiave dal seno d ' ambra devono essere bellissime , gli uomini valorosi e i paesaggi ardenti o desolati . Qui invece gli uomini hanno gli occhi pieni di mosche , le donne sono grasse e il paesaggio noioso . Se , escluso qualunque risultato d ' arte , il bello convenzionale può avere un valore decorativo , il brutto convenzionale non ha assolutamente ragione di esistere . Con questo non si vuole affatto mettere in dubbio la buona fede di Civinini . Sono gli argomenti , i fatti , che trascinano inevitabilmente al falso con i loro nomi corruttori : Oriente , avventura . Così è da escludere , per esempio , che Civinini voglia passare i suoi ultimi anni in un faro fra i marosi . È anche difficile che egli abbia sognato di diventare cantibai , e in questa veste di compiere le peggiori atrocità . A Civinini queste fantasie sembrano belle e una presunzione di bellezza sostituisce benissimo una presunzione di verità . Ma la nostra critica è fondata su un atteggiamento iniziale , su una forte divergenza di gusto . 7 . L ' Italia sofferta . Il volgere degli entusiasmi di Papini dalla mania devastatrice dei primi anni a questa sua fierezza di maestro delle esperienze spirituali , braccio della Chiesa e capo delle lettere , doveva convincerlo a prendere un ' ultima figura , a divenire col tempo scrittore celebrativo . Così due tradizioni della nostra società letteraria , e non le migliori , si chiudono in lui : quella dell ' autore di invettive , pronto a percuotere , e quella del dignitario celebrante secondo un linguaggio comune i fasti riconosciuti . Questo occorreva dire subito per riportare alla sua giusta misura l ' ultimo Papini , distinguerlo da quei Machiavelli e Foscolo e Carducci a cui egli si richiama in una esteriore dignità di gesti e da cui lo separano tuttavia altro vigore e fermezza d ' animo . Italia mia , ha scritto Papini , è un libro di passione . E di queste parole vorremmo tener conto come del più sicuro merito . Perché è l ' unico punto che abbiamo in comune con Papini , il punto su cui potremmo incontrarci se il suo discorso agisse su di noi oltre il segno di una breve esaltazione verbale . Ma anche Papini sa che una passione affidata a parole sorde e logore non brucia , rimane appena un impegno . E questa è la vera conclusione della lettura : quel linguaggio disperato e violento è ancora lontano , non nostro . Tuttavia si potrebbe accogliere senza rammarico la parte più propriamente oratoria dell ' opera . Quegli Appunti per un inno all ' Italia , che sono scritti con molta enfasi e certo servirebbero a un inno non bello . Ma , quando non si voglia prenderli per poesia e neanche per appunti di poesia , potranno valere come notevoli brani celebrativi . Così la Lettera a uno straniero e i Lineamenti spirituali d ' Italia , pagine di un respiro polemico acceso , utili come segni di un gusto , documenti di un entusiasmo . Dove Papini è inaccettabile nel suo impegno critico . Quando afferma di fare storia o addirittura filosofia della storia . Quando traccia le grandi linee di un evento secondo criteri stranissimi e si fa obiezioni scolastiche a cui risponde da sé . Certo egli è sicuro ormai delle sue verità e della freddezza e della miseria degli studi tradizionali . Ma , nonostante questo disprezzo , la storia e la filosofia non accennano a tornare a Plutarco . Restano discipline a cui si porta forse tanta passione quanta Papini ne chiede ora a gran voce , ma una passione assai più chiara e severa , e insieme l ' obbligo di un estremo rigore intellettuale . Così è ancora difficile sollevarsi oltre i limiti di un fermo lavoro di studi , a « volo d ' aquila » . ( La simbologia di quest ' opera ha una ricchezza ritrovabile appena in certe insegne del cinema : aquile e querce , campane , fiamme ) . Soprattutto quando questo volo si sostiene a notizie e riferimenti di una meravigliosa ingenuità . Del resto la storiografia di Papini , come i versi di alcuni suoi amici , ci confermano sempre più a un nostro antico sospetto . Che l ' animo liceale sia una forma insopprimibile nella vita dello spinto e che dove intemperanze giovanili lo hanno oscurato per una ansietà di precoci rivoluzioni , quest ' animo ritorni più tardi , spoglio di ogni sereno albore , viziato dalla vecchiaia . Dispiace scrivere con tanta sicurezza , quasi con oltracotanza . Dispiace dover parlare così di un uonio di cui altre volte si riconobbe la voce calda e vicina ; non sentire più , noi giovani , l ' empito della sua frase , la sua persuasione , questa sua clamorosa Italia ( « l ' Italia non è già la matrona da teatro , - dice a un certo punto , - né la balia ... » ; e poi cedendo a una peggiore allegoria : « È quella giovane , e eretta che guarda dalle sue montagne ... » La nostra è più dura e sofferta e non si piega alle immagini ) . Ma forse non è questa nemmeno la sua Italia . Per noi la patria di Papini resta quella che egli credette di riconoscere nei lineamenti spirituali di qualche alta figura di maestro e di amico , di cui ritrovò il volto terreno lungo i muri e le strade della sua estiva Toscana . 8 . Il rischio dell ' isolamento « E di fronte al freddo che dai più lontani limiti della campagna , dalle crete , dalle colline , dalla valle del fiume , sembrava stringerla per un lungo assedio , la villa si chiuse nella solita passiva resistenza di tutti gli anni » . Parole che meglio di qualunque introduzione preparano al romanzo aprendo quegli orizzonti fermi in cui poi il racconto stagnerà come in un suo naturale grigiore , al freddo degli eventi . Dalla natura astratta e rigida di queste terre si spiegherà una storia non meno chiusa in un duro riserbo . E come il paesaggio fissato nelle « crete » intorno alla villa superi i lineamenti della campagna toscana , così questo racconto andrà molto oltre i confini di una breve cronaca provinciale . « Un lungo assedio » . Ecco il motivo che regola i personaggi e le immagini di Bilenchi , e definisce la sua letteratura . L ' infanzia di Sergio , il bambino intorno a cui si snoda il romanzo , sarà un seguito di esitazioni e di angosce da cui insensibilmente si precisa la coscienza , nel raccogliere il filo di queste deboli vicende per dare un ' unità nell ' ordine della memoria , e l ' impegno di Bilenchi . Un libro uscito un anno fa , San Silvano di Dessì , può dare in parte i termini di un giudizio . In Dessì l ' ansietà , gli abbandoni e perfino la presenza d ' influssi culturali immediati portavano al libro un vigore di immagini che qui resta estraneo . In Conservatorio tutti gli impulsi sono ridotti a un ostinato silenzio : nessun frastuono esterno passa il giardino della villa e i muri di santa Teresa . E se l ' esecuzione risulta ferma e precisa oltre ogni attesa , non si può vincere un dubbio iniziale sulla validità di questo atteggiamento . Domandarsi cioè se un impegno tanto preciso trova la giusta resistenza dei fatti . Cosa rimane , in fondo , a una memoria immediata ? Su quel lavoro continuo i capricci delle due donne , Marta e Vera , la loro ambigua realtà . Perché esse sono ancorate a un ' esperienza precedente , a una vita di cui arriva solo una vaga notizia allusiva . E il romanzo probabilmente è in quelle memorie rimaste inutili negli anni di santa Teresa che affiorano dalle conversazioni e dai giuochi . Così santa Teresa diventa il centro della vicenda , un paese pieno di attesa , quello che era nel libro di Alain - Fournier « le domaine inconnu » . Poi , quando Sergio entra anche lui al Conservatorio e si aspetta la cifra che risolva l ' intreccio , tutto diventa più vicino e sbiadito ; si affronta un ' assoluta assenza di risultati . L ' attenzione potrà riaccendersi , ma si riaccenderà al primo esitare del racconto , quando sorge il pericolo di un ' avventura ( al primo errore cioè nello svolgimento dell ' opera ) . E le avventure verranno e saranno terrestri e di una sconcertante durezza . Così resta nel libro un dissidio fra la presenza fisica di questi episodi ( la cura dei muli , pure molto bello , i prigionieri , la barbara uccisione alla fine ) e il disegno dei primi capitoli . Un dissidio fra gli uomini e le donne del libro : Bruno , Giulio , Carlo hanno su di sé la guerra , il socialismo , e biografie precise e carnali ; le donne , Vera , Clara , vivono in una regione fantastica , separata e diversa . Dissidio che si può risolvere se si riportano i termini alla memoria di Sergio , se si fa di lui il vero autore dell ' opera . Così i personaggi spariscono e resta un diario grigio e unito , l ' unica forma possibile , in fondo , per chi abbia accolto una certa esigenza di stile . Conservatorio è scritto molto letterariamente . La narrazione ha trovato un suo tono continuo nella spezzatura dei periodi ; ma il dialogo di Bilenchi resta secondo me un fatto incerto : è ancora troppo serrato oltre i limiti della verità . Tuttavia questa somma di esitazioni e di censure e qualche deciso contrasto devono essere considerati soprattutto come una testimonianza di stima per Bilenchi . Il quale resta nelle sue discutibili prove uno dei nostri scrittori più sicuri , uno dei pochi a cui si possono riportare con certezza i modi di una nuova narrativa indipendente . 9 . La polemica su Pascoli . I poeti , consumate le prime ragioni che giustificavano la loro presenza nel secolo , sopravvivono in virtù di motivi inferiori , di fatti che toccano appena i confini dell ' arte . Prima cioè che la loro opera sia diventata un esempio duraturo e dopo che la scomparsa dell ' uomo ha trascinato con sé gli interessi meno precisi , resta ai poeti un valore provvisorio : un nome , in fondo , e una funzione sociale . La funzione sociale di Pascoli è per ora quella di dare agli ignari una poesia tutta avvilita al dato del sentimento , una cronaca offerta con i motivi del canto , e il mito inerte ma necessario della « cosa poetica » . Così egli sarà ancora per molti anni il signore delle nostre antologie , ripeterà il suo grande nome a capo di quei verseggiatori inutili che hanno un ciclo vitale simile alle farfalle e bastano appena a nutrire una generazione di tranquilli scolari . Questa che parrebbe considerazione esteriore , intesa a limitare un Pascoli tutto decorativo e scolastico , ha invece un significato letterario . Riguarda cioè il fatto più importante nella storia della poesia pascoliana , la diserzione dello scrittore dalla linea dei suoi maestri e la pretesa di una poesia autoctona . Serra accennò a questa pretesa quando volle insistere su un Pascoli non umanista . E Pascoli stesso diede la definitiva conferma in quei suoi scritti di dottrina e di sentimento che sono tutti una magra polemica contro la tradizione letteraria italiana , la poesia che sa di chiuso , che non sa mai di guazza e d ' erba fresca . Egli avrebbe scritto per primo in un paese accademico la poesia che sa di guazza . E si dice che fu un disertore , non un novatore , perché questa pretesa si fermò alle prime conquiste , cadde con tutti i residui della poetica pascoliana appena scosso quel labile mondo di cultura e di gusto da cui la dottrina nasceva . Tuttavia il suo inganno d ' ingenuità e d ' infanzia restò a fondamento della fede dei discepoli e bastò allora a convincere i lettori meno avveduti . Si pensi a Thovez , a quel suo libro clamoroso che minava gli ordini della letteratura per una impossibile rivincita . Pascoli è quasi salvo dalle accuse di Thovez : a lui si riconoscevano volentieri la franchezza e il decoro di un ' altra età , quei pregi che la nostra cultura aveva ormai oppressi e perduti . Del resto , libri come quello di Thovez servono appena a provare lo sgomento di uno spttatore giovanile di fronte all ' ordine perpetuo della tradizione : sono uno specchio esemplare della rivolta . Ma accanto a Thovez le due voci più autorevoli del suo tempo accolsero Pascoli in modo diverso . Croce con una severità di procedere che sotto apparenze polemiche nascondeva un vero interesse di lettura . E benché si senta già all ' inizio di quel moto che avrebbe portato il critico , secondo un ' antica espressione , a mettere tappi quadrati dentro bottiglie rotonde ( a lavorare cioè su testi che gli eran ormai sfuggiti ) , il suo saggio propone alcune questioni che sono certamente in vigore . Serra scrisse il più vago e assorto dei suoi saggi , le pagine distratte dalla chiara visione della Romagna e dal saluto all ' amico poeta . E concluse con una affermazione di impossibilità , una rinuncia alla critica ( che era poi il termine definitivo di tutto il suo lavoro ) . Tuttavia l ' intero svolgimento del suo saggio , qualche nota ( « l ' intelligenza imperfetta » ) e la stessa citazione del giudizio sono dati indispensabili alla critica pascoliana ; così valgono le citazioni , e scoprono un Pascoli quasi nostro , certo assai diverso e distante dallo scrittore d ' allora . La critica successiva continuò in questo dubbio proponendo la questione di fede . Anche il referendum indetto dalla Ronda nel '21 fu assai poco definitivo . Rimase un sospetto reciproco a dividere le due parti e il rammarico da una parte e dall ' altra di argomenti non riconosciuti . Se mai , i rondisti contribuirono con la loro opera a segnare i veri limiti che separavano ormai dal poeta le nuove generazioni . Ma ora , dopo ancora vent ' anni , nessuno potrà togliere a Giovanni Pascoli il suo vero nome di poeta . Ora che la coerenza del suo linguaggio si ritrova intatta e felice nelle poche pagine riuscite ; che dai libri riconosciuti , i Canti o Myricae , è facile estrarre ogni giorno termini di imprevista bellezza . Così si è scoperto il vero significato dei Poemi conviviali , la dignità letteraria e il gusto preciso di quell ' opera . Si discusse un tempo per sapere se i Poemi erano o no greci . E sono se mai sulla linea più pura della poesia moderna , testi utili a una poesia del decadentismo europeo come forse nessun altro in Italia . Perché il Pascoli di Barga , lui che visto di spalle sembrava un fattore , è ancora il più europeo dei nostri poeti della fine del secolo . Carducci è tradotto dagli ungheresi e dai romeni e piace a Maurras ; ma è sempre un impegno difficile quello di assegnarlo a una qualunque tradizione moderna . D ' Annunzio confuse nelle sue disperate invenzioni il dialetto di Pescara a voci delle più remote capitali d ' Europa . Ma se mai il poeta europeo è quello dei romanzi e del Poema paradisiaco ; quello nostro , lo scrittore del terzo libro , è un fenomeno difficile e raro , come la sua lingua e i suoi gesti ; e non so chi fuori d ' Italia potrebbe capire l ' Alcione e risentirlo poesia . Pascoli invece fu coerente nel suo errore e nelle sue scoperte , sempre teso a una vera interpretazione dei fatti . È appunto per essere stato così unito al suo tempo , così tenace , che egli ancora ci preoccupa e che la nostra polemica verso di lui non è esaurita . Egli rimane , certo , dei nostri veri poeti , quello che ha scritto più brutte poesie . Si scoprono , a leggere , oscure derivazioni . Tutta la più trista scultura del primo Novecento è pascoliana ; le donne che da piedistalli di marmo si sporgono sui fiumi della patria e hanno i capelli simili a fiamme e sui capelli la spada del guerriero , sono pascoliane . Così fu Pascoli l ' ultimo a evocare Mazzini con procedimenti quasi pirotecnici all ' urto delle strofe . Ma queste sono censure facili , accettate dai custodi meno rigidi della sua fama . È più grave che tutto il suo mondo sia caduto a un giro così rapido , quel mondo governato da supreme antitesi di riso e di pianto , fitto di oggetti inutili al nostro bisogno di poesia . ( Si pensi alla presenza insopportabile degli uccelli nei libri pascoliani ) . Così tutto un residuo polemico doveva manifestarsi all ' incontro con una letteratura tanto coerente e imperiosa . Baldini , il quale ha premesso un avvertimento alla raccolta di tutte le Poesie ( Mondadori , 1939 ) , ha dovuto superare tali animosità . E , in età più pacata , ha risolto quasi tutte le antinomie ; pur avvertendo gli errori , ha cercato di dissimularli in un ampio panneggiamento critico . Ha dato cioè il giudizio più equanime che si possa dare su un Pascoli ormai classico , affidato al rispetto dei minori . Pure , estranea a questi contrasti di umore e di età , la poesia segue una sua calma traiettoria . Vive di trapassi e di suggerimenti che il tempo protegge da ogni discussione nel silenzio della tecnica . E di questa eredità tecnica dell ' opera pascoliana non si potrà dubitare quando si legga qua e là qualche rigo della più vitale poesia di oggi : « il lungo colloquio coi poveri morti , la cenere , il vento - il vento che tarda , la morte , la morte che vive » , o , leggermente alterato : « non recidere , forbice , quel volto » ( Eugenio Montale , Le occasioni ) . VIII . I « poeti » nazisti Un ' antologia tedesca La vicenda della poesia nella Germania del dopoguerra è un difficile esempio . Il volgere delle esperienze letterarie , alcune torbide e false , altre certamente valide , trovò una brusca fine nel 1932-33 coll ' avvento del nazional - socialismo , la condanna dei tentativi d ' avanguardia e il proclamato ritorno alla tradizione . Ma una tradizione , si badi , intesa in senso niente affatto letterario : il richiamo accademico dei nostri conservatori sarebbe accolto con sicura indifferenza dai teorici della nuova arte tedesca . Per il nazionalsocialismo tradizione è una somma di valori presi alla storia del popolo , elementi essenziali nell ' anima della razza . E questi valori non hanno origine naturalmente nella struttura tecnica della pagina ; ma in fatti primordiali e mitici , governati dal ritmo di quelle diadi che sono quasi le formule sacre della dottrina tedesca ( « Blut und Boden , Blut und Ehre » ) . « Come vi fu un ' arte figurativa degenerata , così per gli anni trascorsi si può parlare di una poesia degenerata largamente diffusa » . Queste parole aprono la prefazione che due giovani autori , H . Gerstner e K . Schworm , hanno scritto per l ' antologia dei poeti contemporanei edita dal « Zentralverlag » del Partito ( Deutsche Dichter unserer Zeit , 1939 ) . Un ' opera certamente notevole ; se non altro per la coerenza e il rigore con cui sono stati applicati principî altre volte rimasti a una vaga enunciazione . E molto utile a chi voglia cercare nella letteratura gli ultimi motivi della polemica culturale tedesca . Dopo i rivolgimenti di qualche anno fa la letteratura tedesca sembrò trovare i suoi valori più sicuri in quegli scrittori che , usciti dalla guerra senza una crisi di dissolvimento , potevano difendere alcune ragioni essenziali e insieme appoggiarsi a una vera dignità letteraria . Autori come Carossa o anche Binding , e fra i più giovani Alverdes , rappresentavano appunto questa forza . Ora gli autori citati e tutti quelli vicini a loro come posizione sono esclusi dell ' antologia , o perché i loro nomi sono già entrati nella storia letteraria o perché si considera superato il momento che essi rappresentavano . È sopravvenuta una generazione assai più rigida e coerente nelle sue pretese . Una generazione che , secondo le parole del testo , « ha superato l ' idealismo estetico per vivere di un idealismo politico » . Attraverso la formula alquanto rozza ( perché certo , nella patria di Hegel quell ' idealismo estetico è molto indeterminato ) si intravede l ' ambizione affermata da questi principî : confondere a una sola misura l ' esito letterario e politico dell ' opera d ' arte . Dato il significato strettamente nazionale di quasi tutte le opere raccolte , citare non sarà molto utile . Anche perché gli autori sono nella maggior parte giovanissimi . Dei vecchi è compreso solo qualcuno che vanta meriti particolari ( nemmeno H . F . Blunck o H . Grimm , scrittori pure autorevoli ) . È compreso Dietrich Eckart , l ' amico del Führer e di Rosenberg , uno dei maestri spirituali del terzo Reich , il cui grido « Deutschland erwache » è scritto sugli stendardi delle SA . Se egli fu un mediocre letterato nelle sue prove continue , a qualche canto patriottico , al « Deutschland erwache » si deve riconoscere un certo maschio vigore . Accanto a lui pochi altri : Johst presidente della Reichsschrifttumskammer ; Hohlbaum ; il vecchio Bartels che per primo introdusse nella storia letteraria la distinzione tra arte tedesca e arte giudaica . I giovani sono molti e vicini fra loro . Celebrano temi comuni : il combattimento , la caduta e la rinascita della Germania , la liberazione attraverso il Führer . Si riconosce qualche figura notevole : il Reichsjugendführer Baldur von Schirach , che pubblica i suoi versi fra quelli dei gregari ; e si possono isolare per una maggiore compiutezza formale quelli già più noti e letterariamente più esperti : Schumann , E . W . Möller , Anacker . Anzi qualcuno dei migliori , Schumann per esempio , è arrivato ormai a una rigidezza di stile che ha un suo significato letterario ( e ricorda vagamente l ' aria poetica del primo Impero francese ) . Ma la parte più utile del volume è rappresentata dalle note che precedono i testi . La valutazione critica nel senso tradizionale è completamente abbandonata . Dopo le notizie biografiche , il giudizio riguarda dati estranei all ' arte o certamente marginali : gli argomenti esposti , qualche nuovo criterio di scelta ( esita quindi fra una retorica dei contenuti e un commento celebrativo ) . Hermann Gerstner , uno dei compilatori dell ' antologia , ha tra i suoi meriti letterari quello di avere scritto un romanzo , La strada nel bosco , in cui « ci conduce nel bosco tedesco e mostra come la costruzione di una potente autostrada libera dalla miseria materiale e morale un villaggio sperduto e i suoi abitanti » . Lo scrittore è giudicato quindi in ragione delle sue scoperte , dei motivi che ha saputo trovare e svolgere a sostegno di una tesi . E la letteratura ritorna una gara su argomenti comuni . Sono anche interessanti i criteri di scelta . Molti irredenti nel volume : austriaci , tedeschi dei Sudeti , tedeschi di Danzica . E nelle biografie accenni insistenti alle origini umili dei nuovi scrittori . Un altro dato letterario importante è la larga parte data agli autori di opere per radio , ai giornalisti , agli scrittori di propaganda . Un ' immagine della letteratura che sia sempre più strumento di educazione popolare , attività coordinata ( e a questo si è arrivati ormai senza esitazione e senza polemiche ) . La riduzione di ogni categoria al principio del « Volk » trova qui una sua estrema conseguenza . E come per il diritto si ripete la frase del ministro Franck : « È giusto ciò che giova al popolo , è ingiusto ciò che gli nuoce » , sarà per la letteratura bello ciò che esalta il popolo , brutto ciò che lo abbassa . Fenomeno , mi pare , straordinariamente importante nella cultura dell ' Europa contemporanea . Tuttavia , siccome chi scrive di un libro di poeti non può ignorare la poesia , resta il dovere di un giudizio sui testi . Che può essere solo distante e severo : alla luce di una nostra nozione di poesia queste cinquecento pagine sono bianche e nitide come i fogli di un calendario . E sarà anche lecito chiudere la lettura di un libro tutto dedicato al « deutsch » e al « volksdeutsch » con una professione di nazionalismo . Con un calmo ritorno ai valori della nostra ultima poesia . Una poesia che ad altri apparirà forse debole e astratta , ma che certo vive di una sua sostanza umana , se oltre questo breve impiglio di nomi e di fatti non consuma la propria fortuna e la propria verità . IX . Gusto e giuoco di Jünger Capricci e figure . L ' opera letteraria di Ernst Jünger ha una sua origine precisa e le stesse ragioni di vita negli anni dell ' immediato dopoguerra tedesco . Il suo primo libro : In Stahlgewittern , era dedicato al combattimento come esperienza virile . Traditi i motivi del sentimento e ogni partecipazione umana ai fatti che si svolgevano , Jünger tentava il saggio sulla guerra come realtà di numeri ; irrigidiva qualunque moto spirituale nell ' astrazione del fatto meccanico e cercava il senso di una civiltà nei rapporti fra gli uomini sorti da quella strenua condizione di vita . Esempio di qualche interesse in una letteratura in gran parte travolta da ragioni d ' affetto e pochissimo disposti a seguire un freddo sguardo documentario . Tuttavia l ' errore di Jünger , il suo estetismo e la fede nelle cifre dell ' intelligenza si scoprivano già in questa rinuncia a un intervento morale , nel tentativo di ridurre la guerra a una rivoluzione del mondo sensibile e a un fenomeno della coscienza . Le opere successive , fino a Feuer und Blut , che è del 1926 , confermarono queste doti : la precisione del giudizio critico e , nelle pagine più meditate , una rara fermezza di stile . Così si accentuò la preoccupazione politica . ( « Politica » per Jünger è sempre stata considerazione delle masse e ha suggerito notizie vigorose dove il rifiuto di un approfondimento razionale non deviava i problemi a soluzioni evidentemente sommarie ) . Benché quindi la sua opera non contenesse mai dichiarazioni di partito e fosse lontana dall ' apologia volgare dei nazionalisti , il rigore del suo atteggiamento e l ' assenza nei suoi libri di qualunque polemica umanitaria lo fecero considerare scrittore di destra . Il nazionalsocialismo riconobbe più tardi in lui il primo interprete della guerra tedesca . Le facoltà propriamente letterarie di Jünger , il gusto saggistico e l ' ordine freddo della prosa riapparvero in uno spazio di aperta fantasia nell ' Abenteuerliche Herz , uscito nel 1928 . Questa prima serie di saggi e l ' altra di scritti più ampi intitolata Blätter und Steine spostavano il campo d ' interesse a un mondo di rapporti fantastici ; dalle spiagge dalmate e dal valore delle vocali Jünger traeva i temi di disordinate avventure . Più tardi i paesi divennero solo un punto di riferimento astratto al viaggio dello scrittore ; le sue rigide analisi toccarono i confini del surrealismo . Rimase su queste libere basi il gusto della costruzione intellettuale che le letture di Jünger sorreggono e difendono dal pericolo d ' ingenuità . Ma rimase anche un freddo sapore di giuoco . Così se si vuol chiedere un risultato definitivo a qualche pagina di Jüer credo che si debbano scegliere quelle di minore impegno critico : i frammenti allucinati e percossi dove la prosa si tende e il ritmo accetta i suggerimenti di uno spazio immaginario . Jünger pensatore invece ha se mai valore politico . Nel 1932 era uscito il suo più importante saggio di contenuto sociale , Der Arbeiter . Esaltazione di una società futura fondata sul lavoro come forza religiosa e cardine di una disciplina totalitaria , il libro , che pure segnava un deciso orientamento a sinistra , fu condannato dai marxisti ortodossi per il suo residuo letterario . Sembrò esprimere cioè l ' inquieto « animus » rivoluzionario che portava con sé il giovane movimento nazionalsocialista ; e influì certamente su alcuni dei più autorevoli dottrinari del partito ( Karl Schmitt , per esempio ) . Solo in seguito dissensi d ' interpretazione e un preciso interesse d ' arte allontanarono Jünger dall ' attività politica diretta . I suoi ultimi libri sono di pura invenzione letteraria . Un romanzo autobiografico , Afrikamische Spiele evoca le sue doti migliori di ordine e di chiarezza . Partito da un fragile spunto ( la storia di un ragazzo - la sua storia - che fugge da casa per arruolarsi nella legione straniera ) , Jünger è riuscito a mantenere il respiro e la giovanile libertà del libro d ' avventure su uno sfondo continuo d ' intelligenza e d ' ironia . Così nitido e scarno Afrikanische Spiele è uno dei più piacevoli romanzi che si siano scritti in Germania in questi ultimi anni . Nel 1938 uscì una seconda edizione del Cuore avventuroso riveduta e portata a un più severo impegno letterario . Da quel volume che per ora è l ' ultimo , sono state scelte le pagine tradotte . Capricci e figure , il sottotitolo del libro , spiega alcuni indefinibili motivi di Jünger . Qui , trascurati i saggi più ampi , dove una pretesa d ' intelligenza non sempre riesce a chiudere il suo cerchio , si sono raccolte pagine staccate , giorni di un diario metafisico . In particolare alcuni esercizi sul macabro , che dalla naturale assenza dello scrittore , dal suo distacco , sulla pagina prendono un rilievo e una luce deserta non confondibili . Dei difetti più palesi , dell ' estetismo di alcune raffigurazioni e del respiro frigido che percorre il testo , si e già detto . Comunque merita attenzione in Italia il rigore di una tale prosa e questi primi tentativi di deformazione fantastica : tentativi ora così rari in una letteratura tutta intenta al più umile lavoro documentario e celebrativo . Ernst Jünger è nato a Heidelberg nel 1895 e ha vissuto negli ultimi anni a Ueberlingen sul Bodensee . Allo scrittore politico ha dedicato un ottimo saggio Delio Cantimori . L ' opera letteraria non è ancora conosciuta in Italia . X . Fin edella seconda vigilia La freccia di carta . I giornali della Svizzera francese hanno raccolto un ' eredità che nessuno vorrà toccare , quella di una stampa mediocre e orgogliosa che gli ideali della borghesia nutrivano nella Francia d ' anteguerra . Un simile passaggio non era difficile a prevedere . Sono lontani i tempi in cui Ginevra rappresentava una civiltà ribelle e vigorosa . Col decadere del protestantesimo a religione per i moderati , ogni vestigio di forza è sparito dalle rive di quei laghi e le grandi statue dei riformatori sono rimaste a guardare un popolo lontano più di ogni altro da propositi rivoluzionari . È sorto a Ginevra un palazzo e la solennità degli atri e dei portici ha finito col sopravvivere a ogni concreta realtà ; finché la sigla S.d.N. si è cancellata pianamente dalla zona dei nostri interessi e una incerta fuga in automobile ha travolto con sé le ultime speranze della collaborazione europea . Provincia intellettuale della Francia , Ginevra non ripete i motivi di lotta che pure agitavano la Francia d ' anteguerra . Il dovere della neutralità incombe su ogni parola che si pronuncia in Svizzera , obbliga i giornali a occuparsi nelle prime pagine di curiosità zoologiche e attenua e diminuisce le reazioni più pure . Sussiste un tema che supera probabilmente i limiti della tradizione pittoresca fondata sulle frecce e le mele e sostiene la dignità del popolo elvetico : la volontà d ' indipendenza . E la calma risoluta con cui gli svizzeri si preparano a difendere l ' unità politica della loro nazione è una prova che basta a cancellare molti errori . Del resto è certo che l ' attività migliore del popolo svizzero , l ' opera dei suoi studiosi e dei suoi tecnici , vale a riscattare gli esempi di mediocrità che ci troveremo di fronte . « Pour que le Parthénon ne soit pas touché » . Così la « Gazette de Lausanne » del 30 ottobre si rivolge ai suoi lettori . Ora , scrivere un articolo su questo argomento , nel paese che fu una delle patrie di Nietzsche , significa avere al posto del senso tragico il senso scolastico della vita . E le ragioni sono immediate . Gli aviatori italiani non toccheranno certamente il Partenone . Non hanno nessuna ragione per farlo . Se lo toccassero sarebbe una sventura : il Partenone è tuttavia un segno di opere illustri e di tempi esemplari ; e ci auguriamo con tutti che il giorno della sua rovina non debba venire . Ma è il linguaggio del giornale svizzero a cui vogliamo replicare . « Est ­ il possible , - scrive la ' Gazette de Lausanne ' , - que un jour funeste l ' Acropole soit atteinte ? Cela ne se peut pas , cela toucherait au sacrilège » . Si sente che il redattore di questo articolo nei suoi riposi scrive versi alessandrini . La sua commozione è sincera e documentata ; si appoggia naturalmente a ricordi storici di papi che fermano il barbaro e di statue della divinità davanti a cui l ' orda si arresta e si inchina . Il signor V . parla insomma in nome della civiltà e dello spirito . Ora , è su questa questione della civiltà che senza intenti polemici si vorrebbe discutere , tanto ci pare incerta la visione che hanno gli Svizzeri della guerra attuale . Crede veramente la « Gazette de Lausanne » che in questo momento in Europa nulla sia più importante dell ' Acropoli ? I popoli europei si affrontano in una lotta da cui molti usciranno distrutti ; principî che hanno sorretto la vita delle nazioni e per cui i migliori sono caduti sul campo o sul patibolo rischiano di perdere ogni valore ; gli uomini di buona volontà combattono da anni per la loro salvezza . Giunge dalle città d ' Europa il rumore delle fucilazioni . Ma tutte queste sono contingenze del secolo , risponderebbe probabilmente il signor V . , mentre l ' Acropoli è eterna . Ed è questo il senso scolastico della vita . Noi non speriamo di convincere il signor V . E ci importa poco in fondo , tanto siamo sicuri delle nostre idee e fermi a una nostra nozione di civiltà . Una civiltà i cui valori siano da cercare solo negli animi degli uomini e non nelle pietre squadrate , sorgano pure queste pietre sull ' Acropoli di Atene . Un altro slogan dei giornali svizzeri i di questi giorni è quello dell ' « uomo provvidenziale » . L ' uomo provvidenziale sarebbe il maresciallo Pétain . È lontanissima da noi l ' idea di mancare di rispetto a un vecchio che ha raccolto su di sé il peso di tante sciagure e porta tuttavia il contributo delle sue forze a una causa difficile e precaria . Ma non riusciamo a vedere in lui alcunché di provvidenziale . Durante la grande guerra egli rese splendidi servizi come capo ; in seguito portò alla Francia la sua devozione , la sua esperienza e un ingegno lucido e sicuro . Fu capo di stato maggiore dell ' esercito e successore di Lyautey nel Marocco . Finita la guerra di Spagna il suo prestigio personale e la sua autorità di vecchio maestro di Franco lo fecero scegliere a rappresentante della repubblica presso la Spagna nazionale . E anche questa non fu una missione precisamente gloriosa . Ora la stampa francese e quella svizzera si commuovono a descrivere l ' incontro Hitler - Pétain . Quando il vecchio soldato portò la sua divisa turchina e le sette stelle di maresciallo davanti alla compagnia d ' onore dei soldati germanici i vecchi contadini alzarono le braccia e i giornalisti piansero . Così l ' uomo che regge oggi la Francia e porta il grado che fu di Turenne e di Massena si presentava al vincitore per accettarne le condizioni . Era certo uno spettacolo grave , ma non tale da suscitare l ' entusiasmo dei francesi presenti . Pure allora parve un trionfo . Il Führer ricevette il maresciallo « avec une déférence marquée » ; e su questo dato di pura curiosità i commentatori si fondarono per una celebrazione insensata . La Francia aveva ritrovato se stessa e il suo prestigio . Non si poteva procedere alla ricostruzione europea senza tener conto della sua voce . Solo i successivi comunicati tedeschi riportarono la realtà . Ma soprattutto irragionevole e fondato solo su dati di stato civile è il paragone che si istituisce fra Pétain e Clemenceau . Che cosa abbiano di comune questi due uomini contrari per origini e per tendenze non si capisce . Entrambi raccolsero nelle loro mani in un momento decisivo la sorte della Francia . Ma , se questo non è un particolare superfluo , Clemenceau vinse la guerra e Pétain la perdette . E un solco più profondo resta fra le due figure . Perché , qualunque fosse stato l ' esito della guerra del '14 , il vecchio radicale avrebbe scelto un ' altra chiusa alla propria vita politica : non la pia invocazione alla Madonna di Lourdes con cui il maresciallo Pétain salutò la rovina della Francia . 1941 XI . Dalle ore dell ' angoscia Commento a un soldato tedesco . Dietro gli schemi universali offerti dalla propaganda , la gioventù d ' Europa cerca dalle due parti una ragione e uno scopo alla guerra che si combatte . E non può trovarli nelle statistiche e nei discorsi , nei dati dell ' economia e della storia diplomatica , perché in realtà questo suo lavoro si traduce in una ricerca interiore , nella ricerca delle proprie possibilità e dei propri mezzi , della propria misura personale di fronte alla guerra . Opera di puro egoismo come sono le opere migliori della giovinezza , questa ha un valore politico immediato : di indice sulle future esperienze . Perché , quando la generazione di cui si discorre sarà arrivata a governare , il senso dell ' avventura ora attraversata dominerà le sue decisioni . Su una parola , « generazione » , si innesta la polemica . Tutti ricordano probabilmente il fervore con cui furono salutati in Francia e in Germania i giovani chiamati a rompere una lunga teoria di pace e a sostenere per primi in Europa la guerra . Il chiasso discorde dei letterati e tutta la triste eloquenza degli uomini politici non bastarono allora a nascondere una imminente realtà di sventure . Ma certo l ' attesa era minore e guastata da fantasie profane , se le conseguenze maturate a poco a poco nei quattro anni di guerra portarono un così grave turbamento negli spiriti . Tornati alla Germania agonica del dopoguerra , alla Francia esaltata di Poincaré , molti dei sopravvissuti si affrettarono a proclamare la loro rovina . I compagni di Psichari , quelli che dovevano riscattare le virtù francesi nella prova del combattimento e ridare una giovinezza alla patria , portavano solo amarezza e squallore , l ' inutilità della esperienza vissuta . Dalla guerra non tornavano i cavalieri del Santo Sepolcro , ma una borghesia sperduta e diffidente che esitava ancora fra l ' uniforme abbandonata nelle trincee di ieri e i compiti insostenibili di una nuova vita civile . Questa fu la « generazione perduta » . Il mito nato dallo sgomento di quegli anni si è trascinato fino a noi e ancora occupa i fasti di una mediocre letteratura . Ma la generazione perduta non è un ' invenzione letteraria . È un duro problema , e ogni guerra ne ripropone i termini alla nostra cura e alla nostra inquietudine . Venti anni fa , non senza una coda retorica , gli uomini più sensibili alla gravità degli eventi trascorsi si domandavano il perché di così alte sciagure e alludevano al sacrificio delle vite e al peso inevitabile sulle generazioni avvenire . Qualunque risposta allora sarebbe stata falsa o inutile perché in verità le accuse premevano sugli uomini e escludevano ogni tentativo di apologia . Ma i tempi sono ora rivolti ad altre considerazioni , e si misura con altri metri il valore delle esperienze , se occorre affrontare inattese risoluzioni e valutarne per una nostra storia la portata improvvisa . Così , senza attendere i rimorsi di un ' altra età e gli scrupoli della cauta riflessione , altri prevengono le requisitorie future e chiudono ogni esitazione con un breve atto di forza . Allo stesso modo sono sorti quei procedimenti i giuridici che hanno distrutto un ' antica Europa e travolto con sé l ' autorità delle consuetudini . « Denn wir sind Soldaten geworden » : « Perché siamo divenuti soldati » . A questa conclusione sommaria Heinz Oertmann , soldato del Reich , riduce l ' ansietà di un popolo e tutti i confusi propositi dei suoi coetanei in Europa . Una risposta così provvisoria può offendere probabilmente chi crede a un giusto dovere di responsabilità e all ' obbligo continuo di vigilanza e di controllo sulla propria opera ; ma porta con sé una nozione tanto precisa e concreta del proprio stato che non è facile rifiutarla . E vale , se mai , come un esempio di difficile coerenza . Io non mi esagero l ' importanza di un documento individuale ( è una lettera a un compagno pubblicata da un grande giornale tedesco ) . Ma ho raccolto queste parole perché credo che riportino un senso più largo di quello originario , e perché l ' intelligenza delle citazioni e il rigore della scrittura fanno presumere nell ' autore qualità non mediocri . L ' inizio è il solito , di un giovane intellettuale tedesco cui è rimasto degli anni delle esperienze romantiche il gusto della confessione e il senso precario di certi valori . Le notti passate a discutere nel fumo dei bicchieri , quando un vago disegno d ' Europa si presentava alle coscienze e poneva problemi fino allora ignorati , l ' aria pesante dei caffè letterari segnano i confini di questi episodi . Ma venti anni fa un simile teatro borghese sarebbe caduto alla prima invocazione di guerra e le ragioni patriottiche sarebbero accorse a fare di questo « clerc » esitante un fedele vassallo dell ' imperatore . Qui neppure una parola è sacrificata a tali antiche figure ; la giustificazione è fredda e distante e non richiede la fede che per un grazioso complemento finale . Le opere bastano altrimenti a condurre avanti , e la divisa grigio - ferro protegge dalle tentazioni del mondo . Così si può rifiutare tutto un bagaglio faticoso e inutile , contentarsi del proprio mestiere , della propria giornata , divenire soldati . L ' idea germanica , le insegne dell ' impero a Norimberga e i discorsi di Fichte non sono importanti qui . Importante è vivere coi soldati la loro vicenda quotidiana , muoversi da un paese all ' altro secondo gli ordini che si ricevono e lentamente accondiscendere a questa abitudine di vita così da farne la propria e da sentirla familiare e necessaria , più che un dovere . Chi non veda l ' importanza di questo passaggio per la storia attuale è piuttosto maldisposto . Perché la traduzione di un tale stato d ' animo sul terreno politico è chiara e precisa : significa adozione della guerra come modo di vita e conquista di un mito a cui sorreggersi con la stessa forza che si dedicava un tempo ai voti religiosi . Durante l ' altra guerra l ' ideologia della pace e della giustizia non ebbe in fondo altro nemico che un vecchio nazionalismo finito , ancorato a memorie inutili . Ma le polemiche fra Hauptmann e Romain Rolland sono ora così dimenticate da far sorridere chi le riesumasse a paragone . Quando il vecchio drammaturgo scriveva , al Reichstag tedesco parlavano contro i crediti di guerra Liebknecht e Haase , e un grande poeta affrontava dubbioso il nuovo dio : « Per la prima volta ti vedo sorgere sentito dire , distante , incredibile dio della guerra » . Ora non esiste un grande poeta tedesco . I poeti del Reich si adunano a Weimar sotto la presidenza di un tenente colonnello e formulano curiose proposizioni di estetica di guerra . Ma chi dinanzi a questi fatti sorridesse condannando , commetterebbe una grave leggerezza . Perché i cattivi poeti del Reich sono i buoni soldati del Reich . E da questa confusione di propositi , da queste false dottrine si stacca un fatto preciso : il sorgere attraverso la guerra di una coscienza militare . Per la prima volta dopo Napoleone si assiste in Europa a questo fenomeno : il formarsi non di una casta di militari , ma di un ceto a cui l ' esperienza di combattimento vissuta a lungo in comune presterà caratteri non cancellabili . Negli anni turbinosi che seguirono al 1815 cosa significò in fondo il bonapartismo ? Nulla come pensiero politico : dottrinari rigidi ai loro principî quali i teorici della restaurazione e gli eredi del più intransigente dogmatismo repubblicano dovevano trovare una debole resistenza nei vecchi colonnelli e nei baroni dell ' impero . Ma dietro gli interessi materiali che univano poche famiglie restava , comune a un più largo popolo , il mito del soldato , e alle coscienze individuali quell ' età tornava 66 attraverso il ricordo di un ' impresa ininterrotta e gloriosa , presente nei discorsi degli uomini e nel rammarico di quelli venuti tardi . Il paragone è provvisorio . Pure è probabile che qualunque sia l ' esito della guerra i tedeschi non dimentichino l ' anno che ora è trascorso . « Wir sind Menschen von Position ... torneremo ai nostri uffici , alle nostre scuole , alle nostre redazioni ... » Ma chi potrà cancellare dal ricordo fisico di questi uomini il senso dell ' avventura vissuta in comune , le ore nelle città conquistate in Fiandra o in Polonia , le pianure orientali traversate col moto violento dei carri armati e lo sbarco invernale in Norvegia ? Chi potrà convincerli che il loro passato è falso e convertirli a una dottrina diversa ? « Cosa volete , sono un filologo , ho creduto nell ' Inghilterra e sono del 1906» . Parole raccolte da Oertmann nel colloquio con un giovane olandese , che è citato come uno dei due episodi a cui si deve la lettera . Nella grande città di mare , battuta dalla guerra , questo colloquio doveva dire l ' antagonismo di due formazioni spirituali e spiegare la vittoria della gioventù tedesca . E infatti se nelle parole dell ' olandese è facile riconoscere una resa opaca e tranquilla , assai più notevole è il commento del soldato tedesco . « Vedi , non è vero più niente di quello che abbiamo pensato . Quest ' epoca può averci resi più critici , più diffidenti verso le parole e i libri , ma noi non siamo una generazione di trapasso , non siamo una generazione perduta . Abbiamo la nostra missione come ogni gruppo di giovani , la missione che c ' impongono l ' età e le circostanze , non più facile né più difficile di altre ... » E qui mi pare che s ' incontri l ' opera decisiva , in questo tremito che accompagna le parole più sicure e tradisce una imprevedibile ansia . Pesa curiosamente su questa dichiarazione il senso del pericolo corso , la paura imminente di perdersi . 67 Generazione 1906 . Erano gli uomini che si ritenevano troppo giovani per la storia gia cresciuta , troppo vecchi per quella che si preparava . La guerra li ha sottratti a questi dubbi e a questa sfiducia , li ha buttati sul terreno a cui cautamente si avvicinavano . Esistevano dei problemi individuali e non esistono più : l ' ordine militare non tollera simili strascichi . Esistevano i problemi e i doveri di una generazione e sono stati messi da parte e dimenticati : con gli individui e le loro fortune anche la generazione è sopraffatta , non conta . « Wir sind nicht mehr eine Generation ... » Così comincia l ' ultimo , più duro paragrafo : « Noi non siamo più una generazione . Noi siamo una classe . Un apporto all ' esercito . La classe 1906 » . Arrivati a questo punto è lecito accogliere con qualche incertezza la soluzione scelta . Perché , portato a un tale rigore il culto della disciplina , la vittoria confina con l ' abdicazione ; la scelta di una missione con il rifiuto delle responsabilità . Come sempre , i due poli della forza estrema e della debolezza sono vicinissimi ; e a chi voglia giudicare tra i due limiti rimane solo una misura di paragone : l ' esito dell ' impresa . Perché è facile dall ' altra parte affermare che si tratti di fenomeni secondari di reazione e raccogliere sotto un giudizio di estetismo militare certe dichiarate preferenze . Ma finché il successo accompagnerà le grige armate del Reich e sulle città conquistate sventolerà la bandiera bianca e rossa , non vi sarà posto in Europa per altri uomini e per un ' idea contrastante . XII . Poesia e documento Pretesto americano . In Europa ( e per i fatti letterari l ' Europa moderna comincia nel 1636 ) i poeti affrontano un ' età minore col sopraggiungere della fortuna ; e questo loro deperire ha più tardi una sua fine retorica dietro i vetri delle accademie 68 o nel rispetto unanime di uomini altrimenti viziati . In America l ' irrigidimento e quella morte anteriore che si rivelano nel cadere delle polemiche intorno a un nome ormai ripetuto seguono corsi probabilmente diversi . La fama condanna laggiù ai rapidi sussulti delle macchine , l ' orgasmo dei numeri invade l ' agile spazio della fantasia e impone i ritmi di una responsabilità insostenibile . Ma , dietro gli esempi della corruzione umana , sono assai più importanti quelli che insegnano la corruzione dell ' opera d ' arte , la sua breve decadenza di fronte e contro la folla . L ' opera non resiste al logorio di una interpretazione collettiva , assume presto i valori di chi le confida un interesse mediocre e da parola diviene proverbio , simbolo astratto di bellezza . Così , per coloro che credevano a una poesia di Biancaneve di Disney , la degenerazione di quei motivi sarà stata palese quando i sette nani apparvero su tutti i muri della città , confusero la loro persona fantastica ai simboli minori della vita borghese . ( Come se un mottetto di Montale dovesse servire per la pubblicità ; e , credo , morirebbe subito . I valorosi giovani parlano sempre della pagina e dell ' eterno mentre è probabile che la poesia non duri oltre il disegno dei fatti accidentali ) . Di queste forze risolutive il cinema è ora la più attiva ( nella sua struttura attuale , non per necessità di origine ) . Esso consuma il primo significato dell ' opera accelerando il moto diversivo ; compie la mediazione fra il personaggio vitale dell ' autore , la sua libertà senza limiti e l ' automa necessario alla memoria passiva del pubblico . Così sono morti Anna Karenina e Poil de Carotte e basterebbe un solo film per ridurre Faust a pochi gesti senza spazio . Per questo sarebbe stolto ormai chiedere un voto di poesia alla signora Pearl S . Buck . Ella ha scritto un libro La buona terra , che il pubblico ammira , e il cui senso è giunto agli ignari attraverso una macchinosa riduzione cinematografica . Le sue opere sono tradotte in tedesco e 69 in spagnolo ; il suo nome ha raggiunto la costellazione astrale dei manifesti ( quel popolo virtuoso di cui un poeta moderno ha detto : « De nos affiches les noms adorés » ) . Così Pearl S . Buck ha un suo feudo letterario , la Cina , come la Deledda aveva il suo piccolo feudo sardo e altri in un tempo più ingenuo le pianure erbose dell ' Ovest o le isole dei mari del Sud . Ma la Cina è più ricca : la Cina è drammatica , pittoresca , didascalica . Da questo paese inesauribile la Buck ha tratto tutte le ragioni del suo lavoro e ora lo organizza e lo divide secondo un criterio incensurabile . Alla Cina ella deve la sua fortuna , una fortuna popolata di draghi . La scrittrice merita questa fortuna : è una donna umana e giusta , di integra intelligenza ; fedele alla sua educazione americana tanto da non capire probabilmente valori di altra origine . ( Anche la sua Cina , credo , è solo una traduzione illuminata ) . Scrittori di questa natura cadono nel premio Nobel come altri per necessità si abbandonano al vizio o diventano pazzi . Assumono quindi un valore convenzionale nei quadri della società e a essi non si può chiedere altro che di rappresentare degnamente la parte loro affidata . Il colonnello Lindberg , Ford , il senatore Borah potrebbero starle accanto , uomini rappresentativi di una effimera società secolare . Pure nessuno di noi avrebbe letto un libro del colonnello Lindberg . Io ho letto invece Angelo guerriero di Pearl S . Buck , che gli editori presentano arbitrariamente come romanzo . Fedele a un intento documentario , deserto di fantasia , Angelo guerriero è la biografia del padre della scrittrice , missionario in Cina . Per molto tempo , fino a Emile Faguet circa , la critica letteraria francese si fondò principalmente sulla « peinture des caractères » . E per « la peinture des caractères » , Angelo guerriero è un ottimo libro . Isola questo vecchio dagli occhi chiari su una indefinita folla cinese e dai moti dei protagonisti trae un discreto colore , quasi il nerbo di una narrazione . Ma il clima rievocativo del libro , la sua accensione letteraria non superano i limiti di una intelligente pietà filiale . Libri cosiffatti uccidono qualunque apprezzamento critico . Si devono tuttavia considerare onesti se riescono a suggerire riflessioni disinteressate , a deviare il pensiero a nuovi argomenti ( secondo una nozione della letteratura ormai abbandonata dai tecnici ) . Qui la presenza di una figura che vive di sue ragioni morali e il ricordo di miti così distanti dai nostri quali sono quelli del protestantesimo americano bastano a far convergere sul libro interessi non mediocri . XIII . Per una cultura unitaria Le Università e la cultura . Con profonda soddisfazione dei buoni , in Italia , la sede naturale della cultura resta l ' Università . Credo che questo stato di cose corrisponda a una antica consuetudine italiana e soprattutto sia l ' esito di una tradizione recente . E credo che in fondo conferisca al nostro terreno culturale una solidità e una compattezza di qualche valore . Il progressivo svincolarsi della cultura europea dal costume universitario ( fenomeno tutto esterno , si badi , e di un interesse se mai sociale ) , che occupa in varie figure i primi decenni del secolo , in Italia è certo assai meno sensibile che altrove . In Francia fu carico di significati politici quando i professori rappresentarono una classe e una educazione politica d ' intransigenza e obbligarono gli astanti alla reazione . Del resto la Francia , paese delle libere esperienze , doveva accogliere con naturalezza questa estrema ventata romantica e autorizzare i più svagati tentativi . La Francia era il paese dove i Cahiers di Péguy rappresentavano ancora un ' affermazione positiva contro le memorie inutili della Sorbona , e ove doveva nascere umilmente e quindi prosperare « La Nouvelle Revue Française » , il migliore documento di cultura antiuniversitaria che finora ci abbia dato l ' Europa . ( E qui soccorrerebbero moltissimi esempi ; ma ricordo un numero della rivista dedicato a Tocqueville e Gobineau , i due compagni d ' ufficio , in cui chiaramente si lasciava intendere che Tocqueville era uno storico limitato e di vedute accademiche , mentre Gobineau era davvero un pensatore libero da impacci : opinione manifestamente ridicola ) . Da questi cenni è facile capire cosa s ' intenda qui per cultura antiuniversitaria . Ma in un senso più largo , polemica antiuniversitaria vuol dire polemica antiistituzonale ; quindi il significato di ultimo clamore romantico che viene a un tale atteggiamento di spirito . Di qui anche i diversi aspetti del problema nelle nazioni civili . In Inghilterra , dove anche l ' Università è un centro di studi semiprivato , il problema non deve essere quasi sensibile . In Francia fu appunto clamoroso ; mentre in Germania e da noi urta contro il senso fortissimo della istituzione universitaria . Così fra i tedeschi il padre di questa cultura eroica e dissipata , spregiatrice delle biblioteche e amante delle montagne , fu appunto filologo e professore d ' università , si adattò a vivere qualche volta in pianura e solo alla sua tarda pazzia deve ora l ' approvazione dei reprobi . Da noi la situazione non mi pare diversa . L ' unico movimento serio che abbia intrapreso una polemica culturale è stato , credo , « La Voce » . E il senso di quella polemica fu chiarissimo : combattere per un ' Università contro un ' altra Università , procedere a una sostituzione secondo i quadri e non all ' abbattimento dei quadri . Si pensi del resto agli uomini che erano al centro di quella polemica , a maestri della tempra di Lombardo Radice in cui il senso sociale della scuola fu continuamente a capo di ogni preoccupazione . E più di tutti ai due uomini intorno ai quali si è svolta la nostra maggiore cultura : così rigidamente universitario Croce , nel suo sdegnoso antiaccademismo , e così fervido di discepoli Gentile dai primi anni d ' insegnamento fino alle ultime attività politiche . Già il fatto che siano stati , dopo De Sanctis , ministri questi due uomini , è un curioso privilegio della cultura italiana . Si provi a trasferire la stessa esperienza in Francia o in Germania per immaginarne i disastrosi risultati . La Repubblica del dopoguerra si è procurata molti guai , ma non quello di fare Alain ministro dell ' Educazione ; e Ludwig Klages non ha inflitto ai fanciulli di Germania la sua filosofia dell ' anima . Così il senso della nostra esperienza mi pare certamente benefico per una unità di criteri che non vuol dire unità d ' intenti , ma significa forse di più in un terreno che è dominato dal metodo . Non solo alcune scuole o alcuni canoni d ' interpretazione , ma addirittura alcune forme di pensiero sono scomparse dal nostro orizzonte culturale . Tutto quel vario rigoglio sociologico che dà ancora frutti in Francia e in America da noi non riuscì a produrre un libro leggibile . ( E così per quasi tutti i derivati della vecchia cultura positivistica : i nostri teorici sono passati come falciatrici meccaniche e non hanno lasciato traccia di culture estranee ; tanto che quasi si desidera di vedere un sociologo o un evoluzionista , sia pure confinato in una riserva di caccia ) . Finalmente l ' Università assicura il tranquillo decoro dei concorsi e delle opere : esclude fino a un certo limite l ' avventura intellettuale . All ' influenza della cultura universitaria dobbiamo la fortuna di avere un solo storico di tipo aquilino come Papini e un buon numero di professori onesti e addottrinati . Questo per quanto riguarda il nucleo più virile della nostra cultura , quegli orientamenti di pensiero da cui dipendono le discipline storiche e filosofiche e ai quali è legata anche l ' alta cultura giuridica . Restano due grandi ali : la cultura strettamente scientifica e quella letteraria . Della prima non è necessario parlare perché è ovvio che i veri scienziati sono i professori d ' università e non gli inventori delle macchine da scrivere . L ' altro argomento da considerare in margine , è quello , da noi prediletto , della civiltà letteraria . Su questo terreno il distacco è sensibile , e siccome i letterati , oltre che per il numero , per il loro immenso rumore occupano una parte assai estesa delle nostre province spirituali , questo dissidio ha preso l ' aspetto di una cirsi severa . È aperta una libera discussione per l ' attribuzione delle responsabilità : il professor Russo giudica che sia colpa dei dilettanti , i letterati fiorentini pensano che sia colpa dei marci residui idealistici . In realtà se un dissidio esiste è di natura probabilmente fisiologica e non tale da preoccupare . Personalmente sono convinto che la nostra società letteraria , attraverso certe sue debolezze e certe evidenti inanità rappresenti uno stadio assai progredito . E che elabori con notevole coraggio i temi di una cultura indipendente . Ma trovo naturale che non possa essere seguita dall ' Università in questo compito di pattuglia . ( E del resto l ' Università è una categoria molto incerta : a Roma per esempio , accanto a maestri di vecchia formazione , occupano le cattedre di letterature straniere uomini aperti a qualsiasi moderna suggestione ) . Non capisco quindi perché critici come Falqui si agitino tanto per dimostrare che non siamo capiti . ( Dico « siamo » perché essendo nato nel 1919 aspiro anch ' io alla protezione di Falqui ) . Uno scrittore della natura di Bo , che in altri tempi sarebbe stato tenuto in quarantena per almeno vent ' anni , è professore di università . Non lo hanno capito , ma lo hanno fatto professore d ' università ; quasi per fiducia . Pretendere ora che lo capiscano per forza mi pare un abuso . Senza contare che non vedo l ' utilità di essere così largamente capiti . Il giorno in cui Carlo Emilio Gadda fosse incluso nelle antologie scolastiche e la gente in treno leggesse Montale a noi resterebbe un mediocre compito di chiosatori e di cronisti . Così , dissipato questo breve fermento letterario , credo che si possa aver fede nella struttura unitaria della nostra cultura . Questo non vuol dire naturalmente che si debba aver fede nei valori che la nostra cultura afferma o tradisce : l ' inchiesta graziosamente ci esime da un giudizio . E in questi limiti credo anche che il problema università anti - università non sia ora al colmo dei nostri dissidi . Ma se mai altri di ordine diverso : il significato che hanno assunto , per una generazione procedente da principî rivoluzionari , valori di origine oscura e lontana ; il limite , arduo problema , dei rapporti tra cultura e politica . XIV . La sconfitta della Francia L ' abito verde . Qualche anno fa di questa commedia francese fecero un film , e in occasione del tricentenario dell ' Accademia francese il pubblico europeo rise signorilmente dei vecchi generali e dei filologi sordi , di un mondo che le ambizioni delle donne sospingevano al culto dell ' immortalità . Era la rivincita piuttosto infelice della corruzione borghese su un mito di cultura e di arte che anche nella sua ultima decadenza restava inaccessibile a quelle categorie . Ma era anche un sintomo di reazioni più larghe , di un gusto diffuso . Perché certo in Francia nessuno credeva più all ' immortalità . Nessuno credeva in Francia all ' immortalità ; neppure quel sergente che guidava noi giovani per le cripte del Panthéon , e accompagnando le parole con un largo gesto funebre annunziava : « Ici repose Victor Hugo , grand poète et écrivain » . Scandiva metricamente la frase , ma in fondo era del tutto estraneo al seguito . « Ici repose Jean Jaurès ... » E chi sa cosa diceva di Jean Jaurès . Già allora le sentinelle , ferme a gambe larghe sulla Piazza Reale di Monaco , facevano capire che sarebbe successo qualcosa di grave . Un paese può disprezzare le accademie quando ha il modo di sostituirle . Così in Germania furono travolte le istituzioni , e un popolo che credeva nelle corone di lauro e negli archi di trionfo fu incoraggiato a questa innocua passione dalle diplomazie europee . Caduta la grande struttura dell ' esercito , il mito della forza militare prussiana sembrava destinato a sparire con gli ultimi residui dell ' impero , e l ' elmo a chiodo di Guglielmo non era più vicino ai programmi di Stresemann del lungo granatiere di Brandeburgo . Ma le trovate retoriche dei tribuni , anche rivoluzionari , colpiscono ogni tanto il senso dei fatti storici meglio di un paziente lavoro di indagine e di una severa volontà di elaborazione . « La guerra è l ' industria nazionale della Prussia » , aveva detto Mirabeau . A Stresemann , che aveva studiato la storia economica ed era amico di Ugo Stinnes e di industrie si intendeva veramente , quelle parole dovevano suonare come un felice ricordo scolastico , qualcosa come le notizie sui Germani di Tacito . Pure il suo temperamento politico , la sua preparazione tecnica e una volontà indubbia di condurre il paese su nuove strade non bastarono a evitare il risorgere di energie molto più elementari , come l ' alta tradizione di pensiero socialista e la pratica diffusa fra gli operai dei grandi centri industriali non avevano impedito nel 1914 la vittoria di altre passioni , di altri moti . Molti fatti sono intervenuti nella struttura politica ed economica della Germania moderna . Ma nel 1940 , dopo i discorsi di Goering sul burro e i cannoni , la proposizione di Mirabeau era vera anche nel suo più stretto significato economico . A tali delusioni vanno incontro gli uomini più accorti e preparati di fronte alla complessità di certe esperienze . « Non è agitando pochi scalmanati nelle birrerie di Monaco che si fa la nuova Germania » , aveva scritto Stresemann nel suo diario a proposito del putsch Hitler - Ludendorff . E con lui erano d ' accordo gli uomini più eminenti del paese e i politici stranieri . Ora , dopo quindici anni , i pareri saranno discordi sul valore di novità che rappresentò la Germania nazista . Ma è chiaro anche per i diplomatici inglesi che dal 1933 la Germania agisce sulla storia contemporanea attraverso gli scalmanati delle birrerie . Così un equivoco formale ha retto per molti anni le relazioni fra l ' Europa democratica e la Germania . L ' equivoco fra l ' accademia e l ' azione diretta , fra il grido di rivincita e gli uomini che per la rivincita lavoravano tranquillamente in silenzio . « Invictis victi vestiti » , scrivevano i tedeschi sui monumenti . E anche questo gusto per l ' epigrafe latina sembrava in quei tempi una prova del loro insuperato accademismo . Altri fatti si svolgevano in sottordine , che parevano non interessare le diplomazie . Il lavoro paziente di riarmo , il giuoco delle fabbriche con presunti scopi civili , tutta la tacita organizzazione per la nuova vittoria appartengono alla storia politica e ormai sono noti al pubblico . Ma quella che interessa a noi è la sorte degli uomini ; almeno di un gruppo di uomini che a un certo punto trovò chiusa la propria strada e disperso e abbattuto il mondo dei propri interessi : i militari tedeschi . Alcuni evidentemente si diedero all ' avventura . La repubblica del dopoguerra era il paese ideale per le più disordinate aspirazioni ; e le bande di guerrieri baltici , le comunità di mistici della tradizione , i raggruppamenti reazionari raccolsero questa marea di disoccupati . Ma la parte più adulta cercò una via pacifica per sopravvivere . Gli ufficiali effettivi divennero maestri di scuola , diedero lezioni di inglese e si occuparono di commercio con la stessa ostinata sicurezza con cui avevano compiuto il loro primo servizio ; soprattutto con la persuasione di lavorare per la Germania . E su questa via avrebbero dato probabilmente il meglio delle loro forze ; avrebbero mostrato cosa significa per l ' Europa quell ' enorme riserva che essi chiamano con orgoglio il lavoro tedesco . Solo una serie di sbagli da parte degli avversari e il corso tetro e vertiginoso della storia europea del dopoguerra potevano indurli a tornare con tanta rapidità sul terreno che si erano scelto in principio . Non fu necessario aspettare il solito salto delle generazioni ; gli stessi uomini , invecchiati , ripresero le uniformi di guerra e alcuni di loro , lasciati gli uffici e le occupazioni degli anni di attesa , accettarono le bande rosse di ufficiali di stato maggiore , si sedettero a un tavolo di comando , e in tre settimane liquidarono il piccolo Belgio , Gamelin e il suo Quartier generale , e il corpo di spedizione del visconte Gort . Vicenda sconcertante e non ancora conchiusa per gli individui ; a cui nemmeno i consueti ricordi napoleonici danno un paragone valido . Ma ora , ripensando alla sorte di questi uomini , viene spontanea una domanda . Cosa sarà di una classe che non era meno orgogliosa e compatta della casta militare tedesca , di quella « France militaire » che occupava i cuori dei buoni repubblicani , anche quando la Camera e la stampa riesumavano contro i generali vecchi argomenti polemici ? Cosa sarà del nostro amico Jean , che era devoto alle accademie e credeva in Saint - Cyr ? Il problema di questi uomini è serio . Il sottotenente Jean , il quale una volta ha giurato di servire le istituzioni della repubblica , su quale istituzione terrà fermo ? Tutta la sua geografia era costruita intorno ad alcuni punti fissi , ad alcuni nomi . Gamelin , il vecchio ufficiale di Joffre , era il più illustre ; altri nomi saranno bastati un giorno a incutergli il severo rispetto del grado : Corap , Giraud . Erano i capi , allora , e dei capi non era lecito dubitare a un giovane sottotenente , ma solo a parlamentari corrotti e incompetenti . Ora questo scheletro è precipitato . Gamelin è sotto inchiesta , i generali travolti ; il giovane colonnello di stato maggiore che rappresentava con particolari qualità « l ' Armée future » è condannato a morte in contumacia . Potranno rialzarsi i più giovani da questa scossa e ripristinare i valori a cui si affidavano ? E quali saranno le vie per giungere a una così ardua rigenerazione ? Jean saprà risponderci ; se a quest ' ora egli non ozia in un campo di qualche cittadina tedesca o non è da molto tempo caduto sulla Somme o sull ' Aisne con al petto uno dei distintivi che portano il motto e lo stendardo dei reggimenti di Francia . Questa vicenda individuale , si è detto , non è nuova . Ma alcune considerazioni di carattere militare sono ora fresche e valide , piene di insegnamenti Quando i professori di ginnastica diventarono colonnelli di stato maggiore , e gli ex sottufficiali presero il comando dei corpi d ' armata celeri , i capi delle varie accademie militari in Europa guardarono con molta commiserazione ai nuovi quadri dell ' esercito tedesco . Qualche ufficiale poteva ancora portare con sé l ' educazione dello stato maggiore di Ludendorff , e i giovani formati dal nazismo erano certamente preparati ; ma i quadri vitali , la massa degli ufficiali superiori e generali si potevano giudicare insufficienti . La radice di un giudizio così sicuro è facile a ritrovare in un solo punto : la formazione accademica di certe classi militari . In tutti gli scritti che sono apparsi sulla campagna di Francia l ' evidenza di alcuni fatti ampiamente riconosciuta urta ancora contro una terminologia legata a vecchie abitudini , difficile da sopprimere . I tedeschi possono vincere tutte le battaglie che vogliono ; ai critici militari d ' Europa non sarà mai chiaro perché i capi dell ' esercito francese , uomini formati alla scuola di Foch e di Joffre , hanno perduto la guerra . Un articolo recente di Pertinax , dedicato a Gamelin e apparso su una grande rivista americana , porta a questo problema dei generali elementi notevoli d ' informazione e un giudizio che in linea di massima è da condividere . E insieme rivela per vari trapassi di linguaggio l ' evoluzione che alcune idee hanno subito nella mente di un uomo certo informato e capace . « Ottimi generali sono stati alla testa dell ' esercito tedesco dal 1919 a oggi » ; dice a un certo punto Pertinax , e cita von Seeckt , von Hammerstein , von Fritsch . « Nessuno di loro vi è rimasto . Nessuno di loro , una volta dimesso è stato richiamato » . Questo è appunto il fatto essenziale . Von Fritsch era certo un ottimo generale ; ma era ottimo com ' è ottimo Weygand , e probabilmente non avrebbe battuto Weygand . Aveva al suo attivo un eccellente passato e tutti i requisiti per comandare degnamente un esercito . Invece è morto ( è stato detto ) come un oscuro ufficiale combattendo a fianco del suo reggimento in Polonia . Altri sono caduti presto nella triste dimenticanza che avvolge i generali della riserva . Nel gennaio del 1938 , quando Hitler eliminò bruscamente alcuni dei capi militari del Reich ( fra cui appunto von Fritsch ) , si disse da più parti ch ' era un suicidio e che i nazionalsocialisti si tagliavano le gambe da soli . Cosa potevano valere i generali quasi ignoti sostenuti dal partito ? La questione è rimasta sospesa per due anni ; ora è risolta definitivamente dal corso delle vicende militari . I non persuasi possono formulare solo ipotesi di terzo grado : cosa sarebbe avvenuto se ... Così come sono andate sinora le cose , i generali di questa guerra saranno Keitel , Brauchitsch , List o chi sta dietro a loro . E a von Fritsch si potranno dedicare solo pagine commoventi come quelle che si dedicano al generale Hoche . Il quale era la spada della repubblica e se fosse vissuto avrebbe fermato Napoleone ; ma ebbe la sventura di morire giovane e non fermò Napoleone . Chi era Gamelin di fronte a simili avversari ? Egli era un uomo di grande intelligenza , secondo il parere di quasi tutti i tecnici che lo hanno avvicinato ; un uomo dotato di una sicura capacità di giudizio e di un ' autorità tale da fargli presiedere naturalmente le più importanti riunioni d ' Europa . L ' irresolutezza latente del suo carattere non preoccupava ministri come Daladier , la cui fama di energia e di vigore si appoggiava soprattutto a discorsi vibrati e a qualche atto di violenza in materia di politica sociale . A dire il vero Gamelin non fu mai considerato con molto entusiasmo da Paul Reynaud , ma quando Reynaud salì al potere i tempi erano già precipitosi . Quello che si vorrebbe ribadire ora è che la presenza di Gamelin a capo di tutte le forze combattenti francesi non fu certo il fattore determinante della sconfitta . I difetti personali del generalissimo influirono in modo sensibile sul corso delle operazioni ; ma un peso altrimenti importante ebbero difetti che non erano dell ' uomo Gamelin , bensì del sistema di cui egli faceva parte . È quella che si è indicata prima come formazione accademica . Accademia significa soprattutto conservazione di valori tramandati . E tale compito , che può essere difficile e alto in tempi di cauta elaborazione , diventa pericoloso in epoche che sono attraversate da nuovi principî , come , per la tecnica della guerra , tra il 1918 e il 1940 . Questo ormai lo sa chi scrive , lo sa chi legge , lo sanno tutti , insomma . Ma fino alla primavera 1940 tale convinzione era molto meno diffusa . Nel campo militare , educazione accademica voleva dire fede nel principio della difensiva , e in Francia fede nella linea Maginot . E si deve riconoscere che una simile disposizione d ' animo non era proprio solo di Gamelm : era divisa da Weygand , era divisa da Pétain . Quando uscì un libro del generale Chauvineau intitolato : Une invasion est - elle encore possible ? , che considerava appunto il problema di un nuovo attacco tedesco e concludeva per i sicuri vantaggi di un sistema difensivo , a tutti fu dato leggere una prefazione firmata Pétain e pienamente d ' accordo . Il libro di De Gaulle sulla guerra futura fu accolto con curiosità dallo Stato Maggiore , secondo Pertinax , ma in fondo non convinse nessuno . E Weygand lo rimandò indietro con una nota fredda e cortese : « Mi ha molto interessato , ma non sono d ' accordo » . Questo l ' atteggiamento unanime degli alti gradi militari nella Francia d ' anteguerra . E non era che il riflesso su una data mentalità di stati d ' animo più diffusi , il sintomo del grave ritardo con cui la repubblica di Albert Lebrun seguiva la storia concitata del secolo . Una di quelle mediocri frasi che fanno fortuna in tempi di crisi , « perdere l ' autobus » , è applicata ora a volta a volta , e con esito disuguale , dagli inglesi ai tedeschi e dai tedeschi agli inglesi . In realtà , l ' unico paese che aveva irreparabilmente perduto l ' autobus era la Francia . La Francia dei militari e dei borghesi , delle rivendicazioni sociali e dell ' impero africano . Quando si è cercato un solo motivo a cui congiungere queste diverse aspirazioni , nulla è parso utile . Non il tema della nazionalità che in questa guerra sembra avere una parte sempre più secondaria . Non la coscienza di difendere un interesse acquisito ( un diritto , in altre parole , un ordinamento giuridico ) , che sostiene valide e unite le forze dell ' Impero britannico . Soprattutto non la fede in quei principî a cui solo si può richiedere da una nazione moderna il sacrificio della vita e della salute dei propri sudditi . La mistica della repubblica , a cui si afferrava disperatamente Péguy , da molto tempo aveva lasciato il suolo di Francia . Quei diritti che egli citava con un continuo entusiasmo : « quel diritto di voto che ora è così facile per voi combattere e deridere , ma per cui altri uomini sono morti , quel gesto comune dell ' urna per cui malati esausti si sono alzati dai loro letti mossi dalla sola volontà di realizzare il diritto ... » Tutte queste erano parole inevitabilmente superate dall ' esperienza recente . La mistica della repubblica non si alimenta di compromessi . E quale compromesso più palese di quello che fu posto alla base del regime Pétain : salvare insieme la pace dei « foyers » normanni e l ' integrità dell ' impero ? La Francia sconfitta poteva essere travolta da una crisi e scoprire tuttavia un paese più profondo , un suolo meno colpito nelle sue virtù produttive . In altri tempi , questi trapassi si erano svolti sotto il segno miracoloso dei santi di Francia . Ma ora né santa Giovanna , né santa Genoveffa potevano rigenerare il loro popolo : solo quelle robuste crisi che hanno scosso altri popoli moderni sul loro cammino . E ancora una volta si è creduto nell ' intervento personale , nel gesto della Madonna di Lourdes e nella gloria senile di un uomo . Ma solo cronisti molto più ingenui e infelici dei vecchi maestri medioevali , storici della forza del signor di Montigny potevano credere sul serio che a salvare la Francia caduta bastassero le forze di Pierre Laval , senatore della Senna . Così la vecchia struttura sopravvive malata e resistente . Sopravvive il vecchio costume che ha assunto una nuova autorità , ora che l ' abito verde è salito al più alto seggio della repubblica nella persona del maresciallo Pétain . « Philippe Pétain Chef de l ' État » , sta scritto sulle monete . Potrebbero anche metterci , piccolo piccolo , « de l ' Académie Française » . E sotto un così alto simbolo la vita accademica ha ripreso nella Francia del dopoguerra un vigore che non si aspettava . Tutti ne sono partecipi in qualche modo : gli intellettuali che lealmente riconoscono la loro responsabilità di fronte alla guerra , gli uomini politici che costituiscono partiti , vuoi di raggruppamento , vuoi d ' isolamento , e soprattutto i giudici e gli imputati della surreale corte di Rion . I giudici condannano a morte i contumaci con la più alta tranquillità , ma per evitare disordini si astengono dal giudicare i presenti . Gli imputati trascorrono il loro tempo nella lettura e nella meditazione e sono stranamente simili a quei coetanei di La Rochefoucauld che vivevano perduti nel ricordo di un ordine antico dove tutto era aperto all ' intrigo e al giuoco delle qualità personali , e il giuramento prestato alla regina scioglieva da quello prestato al re . Spettacolo triste nella sua indecisione , come sarebbe tragico e doloroso se mai dovesse volgersi al serio . Anche lì , tra quegli uomini , vi sono alcune visibili differenze . Così l ' unico governante non accademico che abbia avuto la Francia negli ultimi tempi , Paul Reynaud , si distingue dai compagni per la sua attività giovanile . E mentre gli altri scrivono le loro memorie o leggono Boezio , egli si esercita , a quanto si dice , al salto della siepe . Scuola di indubbio vigore per un uomo di cinquant ' anni e , se si vuole , esercizio pieno di significati allusivi . XV . L ' allegoria del sentimento Conversazione in Sicilia . Da parte degli uomini liberi , di coloro cioè che nutrono la loro presunzione di una totale assenza di confronti , ricorrono accuse alla nostra letteratura ; e si definisce un mondo chiuso e mediocre dove il denaro regola le ambizioni e le giovani personalità sono soffocate con terrore asiatico . Il problema delle giovani personalità angustia in particolare il crescere dell ' ultima generazione . Questa visione è soltanto pittoresca , ed è chiaro che un simile bakuninismo della cultura non ha grandi ragioni a suo vantaggio oltre la personale impazienza degli autori che lo proclamano . Pure la struttura attuale della nostra società letteraria giustifica in certo modo il sorgere di tali leggende , e il vigore polemico con cui si difendono alcune posizioni raggiunte accresce la distanza fra i gruppi , determina un incolmabile vuoto . A Firenze , a Milano e a Roma i giovani che hanno rappresentato in questi anni un tentativo di ricerca letteraria indipendente si trovano naturalmente isolati contro la sorpresa del pubblico e l ' ostilità rigorosa di altre attitudini critiche . Nasce da questo contrasto un senso di solidarietà che li stringe su interessi comuni ed eccita la parte avversa all ' uso di termini spregiativi quali setta , consorteria e camorra . Accuse evidentemente di futile peso . Ma quella solidarietà , se non ha origini massoniche come presume una parte dell ' opinione pubblica , induce certo il germe di altri pericoli : la beatitudine critica e la tendenza all ' indiscriminazione . Ignara delle nuove norme di guerra la giovane letteratura avanza come la falange macedone , in ordine chiuso , portando avanti un certo numero di inetti e di disertori sostenuti dalla fiducia generale . E il vero pericolo di una cultura orientata in questo senso non risiede nel sostituire le nebbie del Nord alla tradizione solare , ma nel difendere , protetto dalle nebbie del Nord , l ' assoluto cretino accanto allo scrittore dotato . La prosperità dei cretini non è diminuita infatti col sorgere di una letteratura che richiede alla sua base un più complesso esercizio . Questo preambolo doveva solo servire qui a isolare un libro che vorremmo difendere dalla confusione polemica perché , portandosi subito oltre la « terra di nessuno » dei programmi e delle esperienze , si aggiunge al nostro patrimonio reale , crea miti e figure che , vivi ora al nostro sentimento , entreranno per questa porta nella storia della recente poesia . È il romanzo che uscì sulla rivista « Letteratura » sotto il conteso titolo di Conversazione in Sicilia e che ora dal nome di un breve racconto che lo precede si chiama Nome e lagrime . Nome e lagrime dura il giro di poche pagine , è un racconto inquieto e sensibile dove le immagini si succedono con la rapida tristezza delle apparenze e hanno la stessa futile attrattiva . La corsa nella città dietro l ' occhio rosso del gasogeno , la presenza ambigua di una ragazza di cui non si saprà il nome bastano a suscitare l ' angoscia che penetra ogni parola del giuoco . I tempi di Nome e lagrime hanno la durata esatta del balletto , le sue immagini lo stesso penetrante nitore . Tuttavia per questa assoluta simultaneità di movimenti quelle pagine sono alla conclusione di una maniera di Vittorini , definiscono un poco la sua recente esperienza formale . E per questo crediamo sia bene leggerle dopo quel libro profondamente imperfetto e pieno di terribili astrattezze che è Conversazione in Sicilia . « Io ero quell ' inverno in preda ad astratti furori » . Così comincia la prima parte di Conversazione in Sicilia , il viaggio « nel cuore puro della Sicilia » , l ' evocazione di un paese che non vuol essere paragonato ad alcuna immagine terrestre e che proprio da questa sua distanza trae una singolare verità . « La quiete nella non speranza » , il primo stadio del dolore virile , avvia il libro alle sue tristi avventure , e il corrispondente di questa condizione umana è una ammirevole prosa che introduce lo stile di Vittorini : « Pioveva intanto e passavano i giorni , i mesi , e io avevo le scarpe rotte , l ' acqua che mi entrava nelle scarpe , e non vi era più altro che questo : pioggia , massacri sui manifesti dei giornali , e acqua nelle mie scarpe rotte , muti amici , la vita in me come un sordo sogno , e non speranza , quiete » . ( Più tardi nel libro altri esempi di questa felice oratoria confermeranno il valore concreto della prosa di Vittorini ) . In quel viaggio si annunziano intanto i primi simboli del paese Sicilia : « un po ' di malaria un po ' di tisi » , e a sopportarli intervengono le prime figure umane . Sono uomini poveri e donne avvolte negli scialli , « siciliani con la visiera del berretto molle sul naso » , ma i loro gesti rigidi e le parole astratte ( dicano New York , dicano pesceduovo ) introducono sicuramente all ' allegoria . Occorrerà qui spiegare questa parola bizzarra ; ma nessun ' altra potrebbe definire il rapporto esatto che corre fra le figure del romanzo e la passione poetica che le agita . In nessun libro recente il dolore o l ' angoscia , il dato umano insomma , che è all ' origine della creazione , sono apparsi così evidenti , meno oscurati dalla trama letteraria . E per questo Conversazione in Sicilia ha un valore assoluto di allegoria , unica allegoria possibile del sentimento , discorso in cui gli uomini e le cose portano segni a noi familiari e tuttavia sono sempre molto remoti , oltre i limiti della cronaca . Certo , per accettare un termine così antico occorrerà togliergli qualunque significato informativo : allegorici sono i personaggi di Vittorini non come i monumenti della città di Torino , ma come le figure di Alice nel paese delle meraviglie , per fare un nome a caso , come gli attori del melodramma o i personaggi di un ideale teatro shakesperiano . A quest ' ultimo paragone teatrale riconducono del resto alcuni tecnici , come quel gran finale dove tutte le figure sono radunate sotto la grande statua di donna e ciascuna riprende il proprio discorso nell ' affermazione conclusiva . L ' ultima scena risente forse , nella pesantezza dei simboli , di un gusto un po ' carico e diminuito : così l ' episodio finale del padre , che ricorda i sogni arbitrari dei romantici . Ma poco prima sono le pagine più intense del libro , il colloquio col soldato morto e l ' improvviso rivelarsi del dono più puro di Vittorini , quella immediata evocazione di miti che i gesti più semplici risolvono nella verità quotidiana . ( « Insomma la volete o no ? - gridai . - La voglio , la voglio , - il soldato rispose » ) . Altrove le stesse felici illuminazioni ricorrono nelle pagine più oscure del libro , traversano tutta quella parte centrale dove temi ricchi e preziosi si alternano con altri di incerta interpretazione . E dovunque lo stesso accento di verità batte sulle parole che ricordano l ' assunto lontano del libro : il dolore del « mondo offeso » e la presenza di « nuovi doveri » . « Non fu sul campo che morirono i suoi Gracchi » , dice la madre al figlio salutandolo dopo i loro strani colloqui . E questo commiato inatteso è una delle chiavi possibili per capire il molto tenebroso che in questo libro , come nel secondo Faust , l ' autore ha messo deliberatamente . Ma decifrare non è indispensabile a un lettore ingenuo . Leggere basterà a chi voglia seguire il corso poetico della vicenda , scoprire un mondo che è vivo e puro ai confini non mutabili della fantasia e della memoria . Altri diranno ora dei rapporti che pongono quest ' opera nel cielo astratto della poesia . A noi piace concludere una volta con il nobile rischio del giudizio letterario . E così per finire un discorso incominciato vorremmo dire che il romanzo di Vittorini è un libro molto importante per la nuova letteratura . Il più importante forse che sia venuto nelle nostre mani da quando ci portarono , con una bella ape disegnata sopra , il volume scuro delle Occasioni : poesie di E . Montale . XVI . Contro i miti romantici Il nuovo romanticismo . Le questioni male impostate hanno sempre uno straordinario successo e in definitiva sono il mezzo più utile per giudicare del proprio atteggiamento e delle idee altrui . Così su questa rivista è nato un seguito di note assai vive su un argomento in origine scialbo e ozioso quale era quello del « nuovo romanticismo » . A un titolo di questo genere non si può non opporre una prima obiezione di carattere formale : romanticismo è un termine che ha una accezione storica precisa . Col tempo si è formato poi intorno a questa parola un alone discreto ; romantico e romanticismo hanno preso a significare cose diverse e fantastiche come avviene di tutti i vocaboli che dal linguaggio dottrinale passano all ' uso volgare e acquistano in colore e varietà quanto perdono in determinatezza . Ora , una discussione che abbia qualche pretesa culturale non può adoperare la parola « romanticismo » come l ' adoperano gli industriali del cinema per i loro compiti pubblicitari ( e parlano di una giovane attrice dotata di temperamento « romantico e sensibile » ) . È se mai l ' errore da evitare con più cura . Invece mi pare che questa contaminazione non fosse del tutto lontana dall ' animo di Angioletti quando , in termini di amabile dilettantismo , egli sollevò la questione . Un vento leggero come il favonio gli pareva apportatore di una nuova vita spirituale e alcuni segni egli vedeva già impressi sull ' opera dei maggiori fra i nostri scrittori viventi . Io non credo che il favonio , per esempio , di Ungaretti , susciti mai più che una leggera increspatura sul mare dei sentimenti contemporanei ( la responsabilità di questa immagine ricade tutta su Angioletti che ha incominciato ) . Ma , a parte questa riduzione del quadro visivo - Angioletti vede grande dove io vedo piccolo - , credo di riconoscere il suo orientamento e di apprezzarlo . Sviluppi molto diversi ha avuto la questione portata in altri campi . A un pacifico voto formulato da Manlio Lupinacci il quale domandava per la generazione futura simpatia umana e coraggio morale , Galvano della Volpe e Mario Alicata hanno risposto con due vivaci articoli , il primo avvertendo che la civiltà futura in quanto civiltà della tecnica non ammette coraggio e simpatia ma solo lavoro ( conclusione che sembra piuttosto malinconica ) , e il secondo postulando la necessità di più rigorose esigenze morali . Quindi Spirito in un articolo molto preciso ha esaminato i motivi reazionari che perdurano nell ' Europa contemporanea , e poiché egli giudica che questi motivi siano di natura illuministica , ha invocato a superarli un nuovo romanticismo . Ognuno di questi scrittori , dunque , intende a modo suo il termine romanticismo , ma tutti sono concordi nell ' auspicare il sorgere di un nuovo lievito spirituale che modifichi la struttura odierna e dia all ' Europa l ' ordine di cui ha bisogno . Io non mi rendo conto chiaramente di questa esigenza ; o meglio , non vedo perché questa rivoluzione , o ritorno , debba chiamarsi romantica ; tutte le mie tendenze mi portano se mai a credere il contrario e a combattere nella discendenza romantica il primo fattore di reazione . Inoltre gli scritti che ho citato e in particolare i primi tre hanno accentuato il carattere moralistico della disputa : a me preme fissare alcuni aspetti culturali perché chi vuole ne tragga poi delle conclusioni attive . Innanzi tutto : cos ' è il romanticismo per noi ? Io penso che convenga restringersi al significato limitatamente storico della parola . So benissimo che è possibile tracciare linee di contatto all ' infinito e stabilire alberi genealogici simili alla quercia di Arturo ; ma in questo modo si disperde soltanto il contenuto delle proprie affermazioni . Così non sono d ' accordo con il mio amico Alicata quando chiama romantico san Bernardo e romantici i Vangeli , e mi pare che sia anche quello un indulgere a cattive consuetudini . Di fronte all ' esempio storico e liberi da qualunque categoria arbitraria sarà forse più facile venire a un ' intesa . Le derivazioni romantiche nella nostra vita spirituale sono ora così complesse e intricate che è in certo modo impossibile discriminarle . Ma è tuttavia necessario compiere un lavoro di vaglio sulle singole esperienze che giorno per giorno si presentano , saggiarne l ' utilità particolare al di fuori di ogni valutazione complessiva . Così i frutti buoni del romanticismo , quelli che hanno un sapore vivo per noi , saranno la poesia di Keats e il teatro di Kleist , la filosofia di Schelling e la musica di Schumann . Saranno nell ' ordine politico i moti rivoluzionari che vanno dal '21 al '48 e le affermazioni di indipendenza e di dignità personale che svilupparono i teorici del liberalisimo europeo . I frutti cattivi ( per noi ) saranno la poesia di Byron e la teoria politica di Adam Müller , il vago empito religioso che accompagnò tante manifestazioni del secolo scorso e la parte eccessiva attribuita alle forze incoscienti e in genere alla sfera dell ' irrazionale . Sono tutti esempi presi a caso , forse reversibili . Comunque , si tratti di ideologie o di opere realizzate , siamo sempre sul piano delle tracce concrete , dei dati esatti . Al di fuori di questa che è l ' eredità storica di un tempo , il tempo romantico , si vuole abbracciare ora uno stato d ' animo , un pathos , risuscitare tutti quei fattori imponderabili che preparano lo sfogo , « l ' éclosion romantique » . E questa tendenza io credo che si debba combattere , non solo perché geneticamente irrealizzabile ( questo lo sa bene anche chi si propone un tale compito ) ma perché falsa e oziosa nei suoi motivi . Sono proprio i residui di quel pathos romantico il più grave peso morto che l ' Europa intellettuale si trascina . I miti romantici splendono con tutto il loro vigore sul nostro cielo ; e romantici sono gli idoli a cui sacrifica la patte più corrotta d ' Europa . Di fronte a questa unanime decadenza la Dea Ragione di Robespierre , già oggetto di molti sarcasmi , appare in una luce nobile e calma ; e uomini e momenti del secolo XVIII dimenticati o condannati come antistorici riprendono la loro funzione esemplare . La tesi di Spirito appare così capovolta : proprio quei temi che sembravano a lui esauriti e disfatti , noi pensiamo che una generazione più giovane possa riprenderli e farne il cardine di un ' opera rivoluzionaria . S ' intende che con questo giudizio il terreno delle considerazioni storiche è abbandonato , e si passa a un altro problema : di scelta e di polemica attiva . Il problema della strada da scegliere , in cui le soluzioni individuali hanno un peso secondario . A sostegno della mia tesi io ho solo una certa esperienza dei miei coetanei ; un ' esperienza abbastanza importante perché la mia generazione ( quella nata fra il '10 e il '20 ) è l ' ultima arrivata alla consapevolezza e in questo senso quella che ha in mano i fili . So che è difficile determinare le pretese e i compiti di una generazione prima che essa sia giunta al suo punto di maturità , abbia affrontato le circostanze che serviranno a definirla . Ma sui sintomi che fin d ' ora si annunziano nei migliori e nei più capaci mi pare che da molte parti ci si inganni . Che l ' attuale generazione abbia sete di trascendenza , di lotta col demone , di miti eroici e di sublimi orrori , io non credo . Essa lascia ai vecchi intellettuali delusi questa confusione di propositi ; le conversioni religiose e il distacco dal mondo . Posta di fronte a dei problemi vitali , educata fra avversità precise e sensibili , l ' ultima generazione non ha tempo di costruirsi il dramma interiore : ha trovato un dramma esteriore perfettamente costruito . Solo sfruttando le armi di questa sua esperienza , unendo una estrema freddezza di giudizio alla volontà tranquilla di difendere la propria natura , essa potrà sfuggire alla condizione di servitù che si prepara per le minoranze inutili . I segni di questa reazione sono ancora lontani ; ma certo non bastano a ingannare le molte prove di smarrimento che capitano sotto gli occhi ( perché sono appunto prove di smarrimento , non indice di un qualsiasi futuro ) . Gli autori politici che parlano del Mediterraneo in termini spirituali , i critici letterari che scrivono di Eugenio Montale in termini agiografici sono gli ultimi mostri di un tempo che ha sofferto molte crisi . Il rosso crepuscolo di questi dèi non riuscirà a commuoverci , quando la chiarezza delle idee e l ' onestà dei propositi avranno ancora una volta ragione dei mistici , dei taumaturghi e dei profeti . XVII . La guerra esperienza subita Wieckert o del martirio . Da una letteratura incerta sui dati della tradizione e in gran parte soffocata dall ' impegno politico e divulgativo , emergono quegli scrittori che una vaga disposizione naturale sorregge nel loro lavoro : quelli cioè che vedono ancora nella poesia un dono da custodire e da difendere , e non un ufficio da assumere di fronte al pubblico . È così che il nome di Carossa , altrimenti destinato a non superare una breve cerchia di ammiratori , sembra oggi rappresentare i valori più genuini della poesia tedesca . Accanto a Carossa una posizione particolare in quest ' ordine di serietà spetta a Ernst Wiechert , i cui libri trovano in Italia accoglienza sempre più favorevole . Dopo La signora e La vita semplice pubblicati da Mondadori e La serva di Doskocil Jürgen , che uscì per i tipi di Sperling e Kupfer , è ora la volta di Ognuno , romanzo di guerra che l ' editore Frassinelli presenta in accurata veste tipografica nella buonissima versione di Massimo Mila . Ognuno è il protagonista del libro , uno dei tanti che la guerra ha colpito nella loro sorte giovanile e definitivamente asservito alle proprie leggi , staccandoli da ogni altra promessa . Questa che fu l ' esperienza principale della generazione di Wiechert e che è poi tornata con diversi significati nelle pagine e nei diari dei superstiti , ha mantenuto qui il suo valore originario di destino , avventura individuale . Ogni contatto col mondo inteso come rapporto polemico o tentativo di giudizio è evitato da Wiechert con la cura più assidua ; sembrerebbe una contaminazione su queste pagine a cui non si può chiedere altro messaggio che quello di una vaga solidarietà umana . Nella sua volontaria abnegazione è il pregio principale dello scrittore Wiechert , nell ' avere egli rinunciato all ' opera celebrativa come al pamphlet , alla vendetta . ( Molti libri di guerra sono in realtà solo vendette ) . Ma in questa rinuncia è anche il suo limite : e chi legge vedrà di pagina in pagina sfaldarsi la storia e l ' umanità dei personaggi svanire dietro un leggero velo di lagrime . In realtà Wiechert non è un narratore . È un uomo capace di tenere evocazioni e di un ' ammirevole chiarezza di linguaggio , ma non si preoccupa affatto di sostenere il racconto con i mezzi più elementari . È uno scrittore a tesi , secondo una formula comune , ma le sue sono tesi sentimentali e guardinghe che stentano a precisarsi . Così la tesi di questo libro è il dolore , il dolore dei giovani che consumano e perdono la loro età , il dolore delle madri , il dolore delle donne . Altri hanno elevato su queste basi meravigliose costruzioni polemiche e affrontato i più ardui argomenti ; Wiechert è lontanissimo da un impegno di questo genere : a lui basta condividere l ' esperienza e riconoscerne le ultime ripercussioni nell ' animo dei protagonisti . I personaggi di Ognuno sostengono la loro parte con il martirio , non con un qualsiasi argomento , e alla fine lasciano il lettore incerto sulla loro fisionomia leggermente ribelle . Questa inclinazione dell ' autore si riconosce del resto nella stesura del libro , nel suo progressivo staccarsi da ogni interesse concreto . Seguendo una rapidissima deriva passa dalle chiare evocazioni delle prime pagine , da quelle caserme di pace dove si logora la giovinezza dei protagonisti , a una regione di mito sempre più confusa . La guerra è già un mito nell ' animo dei ragazzi , un mito assai più nobile di quello che propone la propaganda ufficiale , ma tuttavia un termine irreale e distante . La madre , la madre sposa , la madre amante , le mani , i flauti , le notti con i fili d ' erba in bocca : tutto questo tumulto di immagini complementari precipita nella seconda metà del volume e soffoca qualsiasi libertà di parola . È il dannunzianesimo dell ' anima , la tabe essenziale della prosa tedesca moderna . Da noi quella forma di eccitazione sentimentale ha esaurito la propria fortuna nei primi anni del secolo ; in Germania si perpetua con un ' incredibile varietà di toni e di argomenti e sembra rispondere a una necessità dei tempi . Il destino più comune dei personaggi letterari tedeschi è dunque quello di essere creature o demiurghi , quasi mai uomini . Questo sfuggire alla misura umana nella rappresentazione d ' arte mi pare un segno notevole di debolezza , certo un segno assai più grave di quella corruzione che si voleva riconoscere in altre forme d ' arte ormai condannate . Qui la prova più certa è data dalla reazione tipicamente virile , dalla reazione al fatto politico . Tutte le volte che la parola « patria » ritorna nel libro è un diffondersi di lunghe ripercussioni . Questi personaggi non si alzano in piedi battendo i tacchi come avviene nella maggior parte dei romanzi tedeschi contemporanei . Soffrono o sorridono , sanno che alcune parole devono essere pesate ogni volta per essere comprese , e finalmente obbediscono o rinunciano , ma sempre in una curiosa distanza fantastica . Che si possa andare oltre una tale separazione di fantasia e risalire all ' origine dei miti per discuterli non è conciliabile con la fede di Wiechert . E questo valutare il fatto storico e politico come un idolum , come un fatto naturale che deve essere preso nella coscienza ma non alterato , mi pare il sintomo più grave di smarrimento . Un seguito di smarrimenti è tutta la storia di questi giovani ; una fitta vicenda spirituale che non tocca mai i limiti della personalità individuale . La guerra e i suoi simboli sono motivo di un continuo approfondimento interiore , ma non si vede dove questo approfondimento possa portare uomini sforniti di ogni centro morale . Sensibili e accorti , essi subiscono le esperienze , e credono così di assolvere una missione ; non si accorgono che « subire » l ' esperienza , qualsiasi esperienza , significa colare a picco . Questa digressione , s ' intende , non tocca il significato letterario dell ' opera di Wiechert . Direi anzi che le cose dette sopra confermano la sua felice disposizione ; in questa totale assenza di giudizio è il primo presupposto di una pura sensibilità ( chi vuole può anche tradurre vichianamente in termini eletti ) . Ma le digressioni non sono inutili . Soprattutto quando a distrarre dall ' opera letteraria intervengono elementi così forti come quelli attuali . Qui si parlava di soldati tedeschi : di uomini a cui è impossibile non pensare nelle giornate dell ' agosto 1941 . XVIII . Sul disordine ideologico tedesco Scrittori tedeschi . Bonaventura Tecchi continua a svolgere i temi di una narrativa indipendente e personale e ha dato ancora l ' anno scorso con Giovani amici una prova della sua freschezza d ' animo e della sua chiara fantasia . Il suo valore critico restava invece consegnato al volume su Wackenroder , che apparve più di dieci anni fa nelle edizioni di Solaria ; piace ora veder raccolti in un grosso volume edito da Parenti i saggi e gli articoli da lui dedicati in questi ultimi venti anni agli scrittori della Germania contemporanea . Il libro non ha pretese di rivelazione critica né di presentazione organica di un periodo ( sulle doti più mature di Tecchi critico illuminerà meglio il secondo volume , in cui sono annunciati cinque lunghi saggi anch ' essi già apparsi su riviste di studio o nati dall ' insegnamento universitario ) . Qui note semplicemente informative e recensioni di vario impegno si alternano a brevi saggi in cui il discreto moralismo di Tecchi illumina aspetti imprevisti dell ' opera d ' arte . La nota più interessante del libro mi pare che sia appunto questa : la reazione costante del critico sicuro di un gusto e di una regola umana all ' effusione sentimentale e al disordine ideologico di una letteratura come quella tedesca del dopoguerra , a cui si potrebbe applicare in blocco il giudizio che Goethe dava di Arnim : « È come una botte senza cerchi che perde vino da tutte le parti » . Perdeva anche del buon vino ; ed è motivo di rammarico che tutto quel fermento di programmi e di opere non sia arrivato a una pacificazione naturale . Finita di morte violenta quella letteratura non ha lasciato un segno delle sue ultime intenzioni e una traccia precisa da seguire . Già da qualche anno la nuova poesia tedesca procede infatti su strade diverse e non riconosce alcuna parentela con quella che l ' ha preceduta . Secondo questo schema il libro di Tecchi si può dividere in due parti : una dedicata agli scrittori di Weimar e l ' altra a quelli del terzo Reich . La prima ha più un andamento di cronaca : i libri e gli autori vi sono avvicinati secondo motivi spesso occasionali e nelle pagine del critico interessa soprattutto l ' attenzione rivolta a qualche fenomeno di massa , a quelle reazioni psicologiche e di gusto che sono lo sfondo naturale dell ' epoca . Questa parte , pur felice nei suoi svolgimenti , non offre quindi dati nuovi per la soluzione del problema a cui accennavo prima : la determinazione dei veri valori poetici della Germania negli anni dal '18 al '33 . Il miglior contributo critico che si può ricavare in questo senso dai saggi di Tecchi è se mai nei limiti che egli pone ad autori di più vasta fama : Werfel , Wassermann , Heinrich Mann . Tutti sono considerati con molta attenzione ; e di quasi tutti si scopre il difetto emergente , quel compromesso con le ragioni dell ' arte che ha finito per suscitare intorno alle loro opere più un fervore di intelligenti discussioni che il calmo silenzio della poesia . Del resto agisce in queste pagine anche una sottintesa polemica personale ; e da uno scrittore così poco ideologico come è Tecchi è giusto aspettarsi queste esitazioni e queste riserve . Più decisamente critico il tono della seconda parte del volume che comprende gli scrittori degli ultimi anni . Anche qui per uno studioso straniero il primo compito è quello di valutare a una misura di intelligenza e di civiltà europee i tentativi compiuti in Germania . E Tecchi assolve con giusta severità il suo compito ricordando le pregiudiziali dogmatiche che vietano agli scrittori tedeschi un completo abbandono alla loro arte . Preoccupati quasi tutti di esprimere un ideale non solo umano ma germanico , di restituire alla sua purezza la tradizione nazionale e di altre istanze ugualmente fantastiche , essi smarriscono il senso delle loro possibilità letterarie . L ' equivoco degli scrittori di grandi propositi è denunciato con molta precisione da Tecchi : autori come Kolbenheyer o Grimm suscitano in noi la stessa impressione di disagio che si ritrova in queste pagine , e alla giovane poesia di Gerhard Schumann nessuno che abbia una educazione letteraria moderna può prestar fede . Così è facile concludere che , se le ambizioni di molta letteratura di Weimar sono cadute presto nell ' effimero gusto della « rivoluzione permanente » , il ritorno all ' ordine bandito dagli scrittori del terzo Reich ha chiuso in un ' aura provinciale alcune delle aspirazioni più generose e ha obbligato al silenzio i non conformisti . Tecchi indica con mano sicura i nomi di coloro che sfuggono a questa scolorita atmosfera : Jünger , Carossa , Wiechert fra i prosatori , Britting per qualche poesia . Si può sottoscrivere quasi interamente a questi giudizi e insieme constatarne l ' esattezza attraverso le ripercussioni che la qualità dell ' autore ha sulle pagine del critico . Mentre altrove il giudizio di Tecchi appare sommario e affrettato proprio per una mancanza di materia da penetrare , si veda come il suo linguaggio critico si fa subito pieno quando egli ha di fronte un testo ricco di possibilità , un autore per cui senta qualche affinità elettiva . Per quest ' ultimo carattere vorrei indicare i capitoli su Wiechert e le pagine molto belle su Thomas Mann . L ' analisi di un libro così importante per il suo tempo come è Unordnung und frühes Leid è condotta da Tecchi con una leggerezza di mano veramente ammirevole . Del resto se prima ho indicato una costante nell ' accorto moralismo di Tecchi recensore , vorrei anche rilevare il progresso tecnico che si riconosce nel corso di questo libro . Dai saggi del '24-25 agli ultimi del '40 il cammino compiuto dal critico è grande . Non resta che augurarsi altre prove di questa maturità di giudizio e di questa chiarezza ideale , raggiunte da Tecchi in venti anni di continuo e disinteressato esercizio d ' intelligenza . 1942 XIX . L ' esempio di Pisacane Prefazione al Saggio sulla Rivoluzione . Per la maggior parte degli italiani il nome di Carlo Pisacane non suscita altro ricordo che quello scolastico e vago dell ' impresa di Sapri . Ma questo episodio rischia di non essere compreso da chi volesse vedervi solo il gesto disperato di un ribelle : in realtà esso fu la conclusione di una vita governata da ideali concreti , tutta unita in uno sforzo di coerenza e di chiarezza interiore . Tenente del genio nell ' esercito borbonico , più tardi disertore e perseguitato ; volontario nella campagna del '48 , capo di Stato Maggiore nella difesa della Repubblica Romana , rifugiato in Piemonte e occupato nella preparazione del movimento insurrezionale , egli cercò una ragione dottrinale a questa sua opera di rivoluzionario e la trovò in una teoria della storia della politica che anima tutta la sua polemica nazionale e che lo allontana singolarmente dalle idee dei contemporanei . Resta da vedere quanto nel suo pensiero così poco incline agli svolgimenti astratti fosse estraneo ad aspirazioni più diffuse , a un moto che , contenuto per molto tempo in forme rozze e provinciali , sarebbe riuscito solo più tardi a manifestare la propria vitalità e a imporre le ragioni che lo guidavano accanto ad altre ormai accettate e potenti . Ma è certo che fra i dottrinari del Risorgimento ( fra coloro cioè che affidarono il loro nome a una concezione politica ampiamente riconosciuta ) Pisacane non ha compagni . Devoto a un tempo a Mazzini e a Cattaneo , partecipe dei moti dei contemporanei e sensibile a tutti i loro problemi , egli si stacca dai federalisti come dai mazziniani ortodossi , per formulare il pensiero più audacemente rivoluzionario che abbia dato il suo tempo : è l ' unico socialista intransigente dell ' Italia pre - unitaria , e un socialista per temperamento e per metodi assai più vicino ai moderni teorici che ai vecchi dottrinari di un ' utopia collettivista . L ' affinità dei motivi svolti nel Saggio sulla Rivoluzione e già in alcune pagine di Guerra combattuta con i temi fondamentali del marxismo è così evidente che ha procurato a Pisacane il nome di materialista storico e la fama di precursore di Sorel . Tali avvicinamenti possono sorprendere chi è rimasto all ' immagine leggermente sfocata dell ' eroe di Sapri ; tuttavia essi trovano una precisa conferma nel linguaggio politico dello scrittore napoletano . L ' affermazione così frequente in Pisacane che le idee derivano dai fatti , e non questi da quelle , corrisponde nella sua sommaria enunciazione al cosiddetto « rovesciamento della dialettica hegeliana » operato da Marx . La subordinazione dei fatti di natura politica a quelli di natura economica , che sarà più tardi il cardine del materialismo storico , ritorna con chiarezza in queste pagine ( p . 116 : « la ragione economica nella società domina la politica » ) . Perfino alcuni aspetti strettamente economici del processo storico , come la legge del concentramento dei capitali , sono noti a Pisacane ; e il gusto delle formule di battaglia ( « distruzione di chi usurpa » ) fa pensare alle formule divulgate più tardi dal marxismo ( « espropriare gli espropriatori » ) . Queste affinità di linguaggio hanno indotto gli studiosi a domandarsi se Pisacane avesse letto a Londra il Manifesto dei comunisti . Dai dati che si posseggono non risulta un contatto diretto fra il nostro esule e il gruppo di emigrati internazionali che faceva capo a Marx e a Engels ; comunque quello che preme sottolineare qui non è un problema di scuole , ma il singolare interesse che la polemica sociale di Pisacane ha tuttora nei riguardi del movimento rivoluzionario europeo . A quel movimento egli appartiene per l ' intensità e il rigore delle sue convinzioni , ancor più che per lo sviluppo del suo pensiero . Pisacane non fu un grande teorico . I principî che sopra si sono citati e che attraverso il diffondersi del marxismo dovevano diventare la più forte leva rivoluzionaria d ' Europa sarebbero rimasti nelle sue opere a uno stadio letterario probabilmente infecondo . Nelle pagine dei Saggi si trovano mescolate a intuizioni felici vecchie e screditate dottrine ; e bisogna riconoscere che , se egli aveva raccolto la tradizione del pensiero politico italiano del Settecento , ne aveva anche avuto in eredità costruzioni artificiose e caduche , ora tanto più vuote dopo un secolo di vita . Ma quello che non può non colpire lettori avvezzi al linguaggio dei nostri scrittori del secolo scorso è il tono nuovo di Pisacane , la sua spregiudicatezza di fronte a problemi da altri appena sfiorati e il vigore ideologico che si rivela nelle pagine più penetranti . La parte veramente notevole dì questo saggio è quella dedicata alla demolizione dei miti borghesi : il capitolo sulla proprietà , quello sulla religione e sulla fratellanza . Rare volte nella nostra letteratura si sono affrontati con tanta sicurezza e con tanta libertà di linguaggio argomenti che la tradizione e il sentimento degli italiani rendevano difficilissimi . Solo questo nobile borbonico , della famiglia dei duchi di San Giovanni , poteva arrivare a proposizioni così radicali come quelle che si leggono nella Rivoluzione . « Ostacoli all ' umana felicità , come scogli di sicuro naufragio , il diritto di proprietà ed il governo » , è scritto a pag . 128; e più avanti i giudizi sul cristianesimo provano un ' avversione irreducibile non solo alla Chiesa di Roma ma a ogni forma di vita religiosa . Quanto fosse radicata in lui questa pregiudiziale laica si vede del resto anche nei giudizi su Mazzini che , più o meno benevoli secondo i tempi , insistono tutti con molta acutezza sul motivo del distacco religioso . Infine notevolissime le pagine del capitolo IV in cui il mito della fratellanza è rifiutato con parole che sono piuttosto di un contemporaneo di Sorel e di Pareto che di un discepolo dell ' umanitarismo settecentesco : « Il fine è l ' unità d ' interessi , la fratellanza , mezzo la riforma completa degli ordini sociali operata con la forza » ( dove l ' accento è da mettere evidentemente sulla seconda proposizione , sul mezzo e non sul fine ) . Così Pisacane si stacca dai moderati , da quei dottrinari i quali « badano che la scienza non esca dalla sua innocenza » e a cui si rivolge il suo sarcasmo come più tardi quello di Marx . Egli afferma risolutamente la propria natura rivoluzionaria ; si pone sulla via di quei « riformatori » che ha indicati poco prima come l ' aristocrazia delle nazioni moderne e in cui vede rappresentato l ' esempio della più alta virtù civile . Questo coraggio ideologico mi pare che rappresenti il maggior contributo di Pisacane alla storia del pensiero politico italiano . E che insieme documenti la sua maturità di uomo , il grado di persuasione a cui era giunto attraverso letture e contatti personali un individuo per altro destinato a una vita non certo di studio ( la sua era prima di tutto una vocazione militare ) . A questa maturità di coscienza e a questa chiarezza interiore non corrispose in lui una maturità politica . I singoli problemi gli sfuggono nella loro formulazione immediata : giudicava secondo gli schemi della propria ideologia e si affidava al difficile esempio di una natura generosa e impulsiva . Di fronte al problema italiano la soluzione scelta da Pisacane fu fin dal principio quella mazziniana ; e da questo atteggiamento iniziale deriva in gran parte il suo errore politico . Meno fiducioso di Mazzini nelle virtù messianiche dei popoli , addirittura sprezzante quando accenna nel Testamento all ' « ignobile volgo » che segue la fortuna dei vincitori , egli divide tuttavia l ' indifferenza degli ideologi del suo partito per le possibilità individuali nell ' uomo politico : « La vanità dell ' uomo lo induce a credersi creatore di quei concetti che ha semplicemente svolto , ispiratore di quelle imprese che dall ' universale volontà sospinto produsse a fine » ( p . 180 ) . Dinanzi ai problemi del Risorgimento prendere una tale posizione significava non prevedere il fenomeno Cavour . Il « fenomeno » , ché verso l ' uomo Pisacane non ebbe né poteva avere alcuna simpatia , persuaso com ' era che il costituzionalismo dei governanti piemontesi fosse più dannoso all ' Italia dell ' assolutismo borbonico . La sua tesi doveva essere smentita dai fatti almeno per quanto si riferisce alla capacità del Piemonte di promuovere l ' unità nazionale ; essa non è ancora del tutto vinta nell ' ordine delle affermazioni ideali , e da molto tempo le conseguenze e i pericoli denunciati dai mazziniani provano la loro realtà di fronte all ' Italia unita . Comunque contro il politico Cavour Pisacane non poteva cedere . Egli apparteneva a un ' altra razza , alla razza di coloro che nella storia del secolo scorso dovevano sostenere una parte diversa e difficile : non quella di chi raccoglie e ricostruisce , ma quella di chi abbatte e sacrifica . Solo tra questi suoi compagni di lotta egli appare nella luce che lo spiega , e trova la sua misura storica . Altra forza educativa ( almeno come capacità di convincere e di guidare ) ebbe Mazzini , e diversa capacità di teorico e di sistematore Marx . Ma inevitabilmente fra questi due nomi si pone quello di Pisacane come un esempio di rara indipendenza di giudizio e di coerenza interiore . Così vicino a Marx nella capacità di adoperare al servizio di una ideologia tutti i mezzi di una forte dialettica , nella assoluta spregiudicatezza e nel rifiuto di ogni compromesso ; così fedele a Mazzini nella persuasione che ogni problema politico si riduce in definitiva a un problema di coscienza , egli attinge alle due maggiori forze rivoluzionarie del suo tempo . Comporre il dissidio fra il determinismo economico dell ' uno e il volontarismo etico dell ' altro era compito troppo alto per Pisacane ; ma da questa apparente contraddizione egli trae il vero significato della sua opera . Resta , la sua , soprattutto una lezione morale . E non si può non riconoscere una raggiunta maturità umana a chi prima di partire per l ' impresa di Sapri poteva dettare le ultime parole del Testamento . Non solo Dio e la sua legge sono lontani da quelle righe , ma vi appare superata qualunque ipostasi che possa soccorrere i morenti ; la patria , il popolo , la gloria sono appena nominati in quel saluto : « Tutta la mia ambizione , tutto il mio premio lo trovo nel fondo della mia coscienza e nel cuore di tutti quei cari e generosi amici che hanno cooperato e diviso i miei palpiti e le mie speranze » . XX . Indipendenza e ignoranza Sul protezionismo della cultura . Due anni fa , agli ultimi littoriali della cultura , ricordiamo che si discuteva sul tema « Indipendenza della letteratura italiana » e che furono coperti d ' ingiurie e di fischi i pochi che tentarono di dare una interpretazione reazionaria all ' argomento . Reazionari erano allora quelli che domandavano l ' esclusione dal nostro orizzonte culturale di un complesso di opere e di modi espressivi che erano giudicati falsi solo perché stranieri . Tutti eravamo d ' accordo nel deprecare la facile fortuna che trovano in Italia libri spesso mediocri ; ma nessuno credeva seriamente che questo male si potesse eliminare adottando misure repressive , chiudendo la porta a ogni esperienza che fosse nata fuori d ' Italia e cercando una facile immunità e nella inerzia spirituale . In quegli anni noi ci eravamo proposto un ideale d ' indipendenza alquanto più alto : che fosse consapevole elaborazione di una materia discorde , riduzione a un unico linguaggio e a un ' unica dignità italiana dei motivi più diversi . Così ci fu facile dimostrare che la cultura non è un prodotto da misurare in termini da bilancia commerciale , che ogni scambio è produttivo in un mondo dove non valgono le leggi dell ' economia e che , in genere , la censura prefettizia è un efficace mezzo di controllo , ma non basta a promuovere una letteratura indipendente . Del resto i littoriali avevavo un vivo carattere di assemblea rivoluzionaria e quando i contraddittori si fermavano su tesi così semplici e meschine era lecito disfarsene in modo brusco e abbandonarli all ' ironia del pubblico . Da allora non sentimmo più parlare di protezionismo della cultura . Leggemmo qualche tempo fa la candida proposta di un noto drammaturgo italiano il quale suggeriva di escludere dai nostri repertori tutte le opere drammatiche di autori stranieri , compresi Shakespeare e Goethe , perché diseducative ; ma quella proposta , in cui non si sapeva dove finisse il civismo e dove cominciasse un ' energica tutela dei propri interessi , fu accolta molto freddamente ; e crediamo che Shakespeare si reciti ancora nei nostri teatri senza alcuna offesa per i soldati che combattono e con probabile vantaggio per l ' educazione popolare . Questa necessità di distinguere secondo valori e soprattutto di non temere il contagio è stata bene intesa , almeno come arma di propaganda , dai tedeschi ; e ricordiamo che ancora pochi mesi fa , nella vetrina di una grande libreria di Monaco spiccava l ' orgogliosa scritta : « Le ultime novità inglesi e francesi » , e i libri di Lawrence erano allineati in buon ordine accanto a quelli di Carossa e di Binding . Si poteva dunque sperare che la tesi dell ' indipendenza come ignoranza fosse definitivamente abbandonata ; ma essa riaffiora in un articolo di Goffredo Coppola apparso sul « Popolo d ' Italia » il 15 gennaio , in cui si chiede un provvedimento di polizia contro Dostojevskij e si considera traditore della patria e d ' intesa col nemico chi si avventuri a tradurre il vecchio Charles Dickens . Ci pare , questo , un atteggiamento così equivoco e dannoso da meritare una breve discussione . Esaminando il bilancio per il 1941 di una casa editrice italiana , Goffredo Coppola nota che il catalogo di quella casa comprende alcune opere anglosassoni e russe . Soprattutto lo colpisce il fatto che sia stata pubblicata quest ' anno una nuova edizione di Guerra e pace di Leone Tolstoi , anzi di « Lev Tolstòj come Casa Einaudi stampa con giudaica scrupolosità di forestiero » . Ora si vorrebbe domandare a Goffredo Coppola perché adoperi parole così compromettenti . Che cosa vuol dire « giudaica scrupolosità di forestiero » ? Il nome Tolstòj si scrive così , e il fatto che l ' Italia fascista sia in guerra con la Russia bolscevica non è una buona ragione per sbagliare l ' ortografia dei nomi propri . Allo stesso modo chi scrivesse Churchill con una elle sola non darebbe prova di un particolare odio all ' Inghilterra , ma solo di una scarsa conoscenza dell ' ortografia . Goffredo Coppola se la prende con le traduzioni e non sa che solo paesi di alta cultura possono tradurre molto ; che la traduzione , quando è veramente opera letteraria , non significa atto di soggezione ma presa di possesso . Tutte queste opere che entrano in Italia saranno un fecondo terreno di prova per chi sappia affrontarle con intelligenza critica e riconoscere in questo continuo confronto la misura della propria originalità . Quanto agli altri , gli imitatori della commedia francese e i succubi di Körmendi , essi potranno forse essere tratti in inganno ; ma perché dovremmo preoccuparci di salvare uomini così evidentemente predestinati all ' errore ? La vera cultura italiana non ha bisogno di censori . Questa è la nostra certezza , fondata sulla fiducia nel lavoro dei migliori contemporanei , sulla loro maturità di giudizio . Guerra di religione è intitolato l ' articolo di Goffredo Coppola . Certo ; ma questa che si combatte è una guerra di religione a cui rivendichiamo un senso e una dignità nuovi , se deve rispondere all ' idea che ce ne siamo formata in un ' epoca di faticoso rinnovamento . Mentre il Coppola - certo per amore di polemica - tenta far credere di avere un ' idea alquanto diversa delle guerre di religione . Press ' a poco quella che doveva avere il califfo Omar , « intransigente » anche lui , il quale , compiuto il meritorio gesto di bruciare la biblioteca di Alessandria , aggiunse la nota frase sull ' utilità dei libri che non fossero il Corano . Ma non possiamo credere che Goffredo Coppola , di cui conosciamo l ' impegno di studioso e la spregiudicatezza di polemista abbia voluto riferirsi a questa forma di facile intransigenza che più volte ha ripudiata nei suoi scritti . XXI . La decomposizione di una società I rivoluzionari decadenti . Lo spettacolo delle nazioni oppresse e divise , questo antico tema biblico è ormai troppo familiare ai nostri occhi perché il primo sgomento non debba cedere a una più fredda passione e risolversi nel severo giudizio della storia contemporanea . Pure , se i paesi provinciali e discordi continuano la loro vicenda di spartizioni e minacciano una interminabile storia di rappresaglie e di crisi , non si può accettare la scomparsa di una grande nazione come un incidente di guerra . Nessuna guerra e nessuna ideologia potranno cancellare dalla storia d ' Europa il nome Francia o il nome Germania . Per questo si guarda oggi con particolare cura alla Francia che è al principio del 1942 il paese più smembrato d ' Europa . Questa definizione non considera affatto lo stato del territorio francese . La linea di demarcazione , la sottile linea verde che corre da Ginevra a Baiona , è appena un simbolo geografico di questa sorte . È il confine più astratto d ' Europa : passa in mezzo ai campi , taglia le strade e solo al cadere della sera assume una sua realtà sensibile , quando da una parte si accendono le fioche luci della Francia di Pétain e dall ' altra scende il buio che avvolge l ' Europa in guerra . Altre linee , meno visibili ma più profonde , dividono i francesi fra loro ; ne fanno un popolo smarrito e discorde che cerca senza tregua una via al riscatto dei propri errori ed esita con sconcertante facilità fra soluzioni opposte . Il primo tentativo , subito dopo la disfatta , fu quello di ricomporre l ' unità ideale del paese , quella figura di donna tante volte mutata nel tempo che ha trovato la sua ultima espressione in un puro e bel disegno di Matisse , « Gardez votre confiance dans la France éternelle » . Così si chiudono i discorsi del maresciallo : ma invocazioni e figure non bastano a coprire uno stato di profondo squallore , e l ' incubo del provvisorio grava sulle storiche decisioni di Vichy . Dietro questa « France éternelle » , che ha un po ' l ' irrealtà dei vecchi simboli repubblicani , esistono molti paesi che portano il nome di Francia . Esiste la Francia di Pétain , piena di ritratti del Maresciallo nelle vetrine , di striscioni tricolori , di preghiere per la Vergine , di ceri e di famiglie savoiarde leali . Esiste una Francia dissidente , di piccoli borghesi , di ascoltatori di radio straniere , occupati a scrivere sui muri e a comprare di nascosto distintivi degaullisti . Esiste ancora la Francia in qualche isolotto che ubbidisce a De Gaulle e nelle riunioni segrete di individui votati alla resistenza . Nella povertà generale di carbone e di burro , di olio e di benzina , la Francia del 1941 ha visto nascere qualche libro . Pochi libri , scritti in fretta e stampati male , semibruciati come quel manoscritto di Petitjean che un proiettile tedesco colpì a Forbach , mentre un bombardamento ne distruggeva le bozze a Tours . Ma sono i segni di una lenta ripresa : le vetrine hanno di nuovo l ' aspetto rigoglioso di una volta e i frontespizi bianchi della NRF si affacciano dai chioschi delle stazioni a portare il consueto saluto della civiltà francese . Degli editori risorti il maggiore è Grasset , e a lui si deve con i Cahiers di Montesquieu l ' opera più importante dell ' annata . Strano libro , quei Cahiers . Diffuso dopo quasi duecento anni dalla morte dell ' autore e composto in modo da sorprendere gli studiosi , il libro è stato subito tradotto in tedesco e ha avuto quasi più successo in Germania che in Francia . Molte parti sono ormai invecchiate : notizie di corte o moralità settecentesche ; ma non si può ascoltare senza qualche sgomento la voce del vecchio magistrato tornare sulla terra per portare al suo popolo un messaggio di rassegnazione . « La France n ' est plus au milieu d ' Europe , c ' est l ' Allemagne » . Questa l ' unica voce di un grande del passato venuta a confortare i francesi del nostro secolo : dai viventi non si poteva aspettare maggiore conforto e non si è avuto . Una specie d ' ombra è scesa sugli uomini che rappresentavano fino a pochi mesi fa l ' intelligenza francese . Al tempo dell ' invasione corsero oscure voci sulla sorte degli intellettuali : si disse che Gide era morto e che altri erano scomparsi sulle strade dell ' esercito tedesco . In realtà Gide è vivo e pubblica tutte le settimane delle curiose interviste sul « Figaro » ; dopo un primo momento di disordine fisico e di ripugnanza morale quasi tutti gli altri sono tornati alla superficie e cercano di riprendere le antiche fila nell ' aria diversa dell ' armistizio . Ma un fenomeno più grave ha colpito con Gide gli uomini che formavano il senato della cultura francese . Quella letteratura che occupava con abbastanza dignità gli ultimi venticinque anni e che aveva i suoi capi nella triade Gide - Claudel - Valery ha trovato in questa guerra la sua fine spirituale . I futuri storici che ameranno , come Thibaudet , la divisione per epoche , potranno servirsi di questa approssimazione con sufficiente chiarezza . Un libro come Les nourritures o come Monsieur Teste non avrebbe più ragione di uscire dopo questa guerra . E del resto lo stesso Gide lo ha riconosciuto , illuminato forse dal suo estremo egoismo , quando a una domanda sull ' avvenire della letteratura ha risposto che solo la sorte dei giovani lo interessa : quanto a lui e ai suoi coetanei , essi hanno già detto la loro parola , il loro messaggio non è di questo mondo . Sarebbe facile fare del moralismo su una tale scomparsa : più onesto indicare il limite cronologico , la conclusione formale di un periodo . E il migliore esempio è forse l ' ultimo libro di Valéry : Mélange , una informe raccolta di annotazioni in prosa e in versi dove sembra che si estinguano tutti i temi di un ' ultima poetica simbolista . « Mélange c ' est l ' esprit » è la triste conclusione di questo libro di cui non resta altro ricordo che il segno di una ornata vecchiaia e l ' eco fresca di qualche verso . ( « Quel silence , battu d ' un simple bruit de bêche ! - Je m ' éveille attendu par cette neige fraîche - qui me saisit au creux de ma chère chaleur » ) . Molto più vivo nei suoi limiti di confessione letteraria un breve fascicolo di versi pubblicato da Aragon con il titolo di Crève - coeur . Dopo molte traversie politiche e ideologiche , dopo esser stato combattente in Spagna e direttore di un grande giornale , l ' autore di Anicet ha ritrovato un ingenuo linguaggio poetico per accennare ai motivi della sua guerra . Gide ha indicato in questo libro , che ripete i modi della vecchia canzone , una possibile via di salvezza per la poesia francese ; certo accanto a effimere scoperte formali l ' opera di Aragon annunzia una non comune vitalità umana e un ' alta dignità di linguaggio . Ma i libri di poesia si perdono nella voce confusa della moltitudine : la letteratura di questo tempo è rivolta ad altri fini , documentari e apologetici . Come sul terreno politico l ' armistizio è stato la rivincita degli esclusi , il ritorno di aspirazioni e programmi che da settant ' anni lottavano contro la repubblica democratica , senza che un uomo nuovo abbia potuto raccogliere l ' eredità dei nonagenari , così nessun giovane è venuto a sostenere le sorti dell ' intelligenza francese . Ma voci che fino a ieri erano ascoltate con curiosità come ornamento di una libera discussione , hanno trovato a un tratto dei consensi e rappresentano , almeno di fronte agli estranei , l ' ultimo dato della cultura contemporanea . Un uomo che pareva destinato a compiere questa parte di demolitore delle rovine repubblicane è Henri de Montherlant . Ancora indeciso fra la poesia civile e il romanzo erotico , padrone di una nitida intelligenza e viziato nelle sue radici profonde , Montherlant è più di ogni altro l ' uomo della crisi . Il suo libro Solstice de juin rappresenta il vero « désarroi » della Francia , la velleità rivoluzionaria e il triste spirito di reazione che animano le classi uscite intatte da questa guerra . La repubblica è caduta e la repubblica ideale che invocava Péguy è un nome troppo borghese per gli esteti della rivoluzione individuale . Il « bushido » , gli ordini cavallereschi medioevali , il disprezzo per la donna e altre cretinerie di questo genere sono i miti che propone al suo popolo un soldato reduce dalla più dura delle sconfitte . La guerra non ha insegnato a Montherlant nulla delle sue semplici virtù : la rassegnazione e il coraggio , la pietà di fronte al pericolo . È stata una specie di corrida per intellettuale disoccupato : « J ' avais pour ces armées déconfites la même indifférence qu ' on a pour le cheval du picador , atterré , qui s ' empêtre dans ses tripes . Déjà le jeu était ailleurs » . Abbastanza vicino a lui nell ' ideologia è Drieu La Rochelle , l ' ambiguo Drieu , ultimo direttore della NRF e attivo propugnatore della collaborazione con la Germania . ( Con Chardonne , Jouhandeau e qualche altro minore , egli ha rappresentato la Francia al recente convegno degli scrittori europei a Weimar ) . Drieu ha raccolto un anno fa le sue Notes pour comprendre le siècle ; ed è anche questo un libro assai utile per capire la « Weltanschauung » da decadenti rivoluzionari che anima gli ultimi superstiti di una classe vinta . L ' esaltazione della barbarie risorta fa da sfondo alla vecchiaia di tutto un mondo , una vecchiaia così povera di contenuto genuino da appoggiarsi a deboli trovate pubblicitarie e al gusto mediocre del paradosso . Nelle note di Drieu si può leggere fra l ' altro che l ' omosessualità è una conseguenza della pace , e più tardi questa singolare proposizione : « La révolution philosophique et religieuse qui ne fait que de commencer fait ses premiers pas par le sport . Quelqu ' un a - t - il songé à écrire une histoire du sport ? Cette histoire serait plus importante que celle du marxisme qu ' elle implique un moment , puis noie dans son flot » . Più ingegnoso un tentativo di interpretare la recente cultura francese attraverso una contrapposizione di tipi letterari . Da una parte : France , Duhamel , Giraudoux , Mauriac , Maurois , i tentatori ; dall ' altra i custodi dell ' intelligenza virile : Sorel , Barrès , Maurras , Péguy , Bernanos , Céline , Giono , Malraux , Petitjean . E fra i contemporanei con valore esemplare Gide e Valéry contro Claudel . Schema che , oltre ai difetti di tutte le classificazioni letterarie , ha il torto di mettere accanto sotto un pretesto di affinità elettive uomini di diversi propositi . È chiaro che il problema di un paese come la Francia è un problema di coscienza assai prima che un problema di stile . E basta risalire al ricordo di Dreyfus per convincersi che quella scelta andrebbe mutata di fronte a un fatto concreto : quasi nessuno nella Francia di oggi sarebbe dreyfusardo . Petitjean è citato da Drieu come l ' ultimo rappresentante della tradizione virile . In verità non è dubbio che egli sia un uomo dotato di una certa risolutezza ; ma io non saprei dire fino a che punto la sua coerenza verbale si traduca in forza politica e dove il suo inquieto animo rivoluzionario si plachi in una ferma convinzione . Petit ­ jean ha l ' aria di coloro che per avere tutto compreso e superato sfociano in un generico attivismo e finiscono per esaurire la loro vitalità nel puro virtuosismo critico . Dei suoi Combats préliminaires « dedicati a tutti coloro che queste sconfitte preliminari hanno lasciato assetati di vittoria finale » , la parte veramente concreta è un breve diario di guerra ; tutto il resto è aspirazione e leggenda , mito dell ' uomo inattuale e profezia disarmata . Accanto a questi libri che portano su un piano ideologico la rivolta della borghesia francese , altri puramente documentari o autobiografici hanno avuto maggior fortuna di pubblico . È il caso di Vingt - six hommes di Baroncelli , un romanzo di guerra inteso a esaltare la più alta virtù militare : il cameratismo . È il caso di un libro di Paul Mousset : Quand le temps travaillait pour nous ( proibito in zona libera ) , in cui il risentimento del francese medio contro l ' alleato britannico più fortunato e più forte trova argomenti vivaci e la penna di un abilissimo giornalista . Altri infine hanno raccontato la loro campagna e i giorni confusi dell ' armistizio con intenti diversi . Bénoist - Méchin ha raccolto in un austero diario le sue impressioni di prigionia ; brutale e caotico Céline ha descritto ai francesi i fasti della « retraite motorisée » . Da questi libri raccolti a caso è difficile trarre una definizione che serva al nostro giudizio . Il loro valore letterario è spesso mediocre : ragioni esterne premono da vicino sull ' opera d ' arte e impediscono il libero formarsi di una cultura . Ma i libri dell ' armistizio restano per il loro valore documentario : provano la civiltà di un popolo che sa analizzarsi fino nelle sue pieghe più profonde , e insieme provano la crisi severa che attraversa la Francia . Questa vivida intelligenza e questo gusto ancora insuperato dell ' opera d ' arte non varcano mai i limiti della natura individuale ; si confondono nelle tenebre più fitte appena sfiorano un problema umano , cessano di apparire « gratuiti » per divenire « strumentali » . Crisi in un paese come la Francia può voler dire soltanto questo : distanza fra il fine e i mezzi , contrasto fra l ' eredità intellettuale e le forze che dovrebbero plasmarla , fra la maturità del gusto e il vigore creativo . L ' impressione generale che si ricava dalla lettura di questi documenti è che gli intellettuali francesi non sanno che cosa vogliono . I comunisti hanno un loro programma , i degaullisti anche . Perfino i puri del regime di Pétain vivono di una loro convinzione arcaica ma ferma . Solo i « clercs » che parlano in nome dell ' intelligenza francese sfuggono a ogni precisazione , si difendono dietro il comodo riparo della crisi individuale . Se due partiti esistono ancora in Francia sono quello dei rimasti e quello dei fuggiti ; fra gli attuali collaboratori della NRF e uomini come Malraux o Benda si è creato un distacco che non è soltanto ideologico . Nella madrepatria i contrasti spariscono : la necessità del compromesso ha creato quella tendenza politica che va sotto il nome straordinario di « attesismo » e che esprime una situazione spirituale nuova nella storia . Gli intellettuali cercano di conciliare le esigenze del loro mestiere con i tempi tragici , come gli uomini di Vichy tentano di salvare il salvabile nel vecchio giuoco delle diplomazie . Ma abbandonati fra il paternalismo cattolico del maresciallo e il cinismo degli ideologi di destra i francesi rischiano di perdere qualcosa che è più importante delle colonie atlantiche e della flotta : rischiano di perdere il senso umano della virilità . Virili erano ancora quelli che la guerra ha sorpresi , piccoli borghesi di Parigi e contadini della provincia , partiti « pour faire peur à Hitler » con le loro goffe divise e con i loro vecchi aeroplani . Alcuni di loro sono morti ; altri scontano ora nei campi di concentramento e nel lavoro obbligatorio l ' ingenuità di un tempo in cui tutto sembrava troppo vicino . Al loro posto sono apparsi i profeti della reazione , i 128 piccoli Machiavelli che genera ogni sconfitta . La scritta « liberté , égalité , fraternité » è scomparsa dai frontoni dei palazzi , indice di un tempo che bisogna scordare ; e Montherlant detta ai contemporanei i precetti di un ' etica nietzschiana . Forse tutto questo non è che fermento del dopoguerra , e in Germania lo « spenglerismo » non fu meno orgoglioso e funesto , Ma per la nostra chiarezza e senza alcuna animosità occorre definire i valori della Francia di oggi . Riconoscere che quel mondo appare povero , debole e corrotto di fronte alle vere forze che combattono in Europa , di fronte a un solo soldato russo o tedesco caduto nella pianura orientale per la difesa di un ordine che serva all ' Europa futura . XXII . Un messaggio sbagliato Sulle scogliere di marmo . Ernst Jünger , di cui si comincia a parlare ora in Francia e in Italia e che anche in Germania è considerato con grande disparità di giudizi , è forse il maggiore scrittore tedesco di oggi . Una definizione così brusca deve essere presa con cautela : emergere nel mondo letterario della Germania contemporanea non significa portare un messaggio nuovo e positivo , ma affermare con un certo diritto la propria validità letteraria . In questo senso Ernst Jünger ha un ' importanza già chiara : il suo posto nella prosa tedesca è quello di un maestro ; e fra coloro che scrivono e pubblicano entro i confini del grande Reich forse il solo Carossa può stargli a pari per naturale dignità di scrittore . A Carossa , che gli si potrebbe contrapporre come uomo e come « Weltanschauung » , lo apparenta anche la posizione che essi occupano di fronte alla storia letteraria tedesca . Provenienti da mondi di dottrina e di gusto affatto diversi essi sono i più illustri epigoni della tradizione letteraria tedesca , e in questo rappresentano meglio di ogni altro le sorti di una cultura che non ha saputo rinnovarsi oltre certi limiti e vive in modo assai precario di un patrimonio ereditato . Carossa ripete nella sua calma e nobile maturità il mito di Goethe , molto attenuato e impoverito ; Jünger si può considerare l ' ultimo episodio della tradizione romantica e precisamente di quella via orfica e tumultuosa che passa nei suoi ultimi « detours » attraverso Nietzsche e George . Tale qualifica gli viene dal suo gusto di prosatore e di stilista non meno che dal suo atteggiamento di pensiero , che fa di lui una figura estremamente rappresentativa per indicare la crisi odierna . Gli inizi di Jünger sono caratteristici . Egli si rivelò al pubblico come scrittore di guerra nel 1919 , e dai primi diari di quegli anni fino alle ultime meditazioni dell ' uomo maturo , la guerra è rimasta il motivo inspiratore della sua arte , le leggi e i valori del combattimento i termini della sua moralità . Questa esperienza si è riflessa prima di tutto in una forma letteraria nuova ; la prosa rigida del giovane scrittore , il taglio netto del suo discorso lo hanno separato subito dalla marca di retori tornati dal fronte e hanno elevato i suoi saggi di guerra sopra molte pagine celebrative o patetiche nate in Germania dopo la disfatta . L ' annullamento delle più forti emozioni in una immagine fredda e perfetta , il riscatto della povertà umana attraverso la visione fantastica , sono stati la sua scoperta originaria e hanno dato alle sue prime opere il sigillo formale della « Stahlhartromantik » . Più tardi questa dote naturale si è progressivamente affinata sino a produrre quei liberi giuochi della fantasia che con il nome di Capricci e figure e di Foglie e pietre costituiscono il più autorevole contributo di Jünger alla letteratura moderna europea . D ' altra parte la sua intelligenza costruttiva si esercitava su temi politici e sociologici , e negli ultimi anni di Weimar Jünger pubblicava un saggio sulla Mobilitazione totale e l ' opera teorica Il lavoratore in cui è annunciato il sorgere di una società futura fondata , come un moderno ordine cavalleresco , sulla disciplina del lavoro . Questi saggi , che pure hanno avuto un notevole influsso sulle tendenze più avanzate della Germania del dopoguerra , portano i segni della vocazione letteraria dell ' autore , e sono importanti piuttosto come indicazione di un interesse culturale che per il loro contenuto di dottrina . All ' infuori delle divagazioni politiche Jünger torna sempre all ' autobiografia ; e pura autobiografia è un piacevolissimo romanzo Giuochi africani in cui è raccontato con molta vivacità di colori un episodio avventuroso della sua adolescenza . Salvo che per uno studio di Delio Cantimori sullo scrittore politico e per alcuni saggi di traduzione apparsi sulla rivista romana « La Ruota » , l ' opera di Jünger non era conosciuta in Italia . Alessandro Pellegrini ha raccolto ora in un volume della « Medusa » di Mondadori il libro più significativo della sua recente evoluzione : Sulle scogliere di marmo e alcuni capitoli tolti dai precedenti volumi di saggi . In quelle ultime pagine di Capricci gli amatori del giuoco fantastico potranno trovare i più raffinati esempi dell ' intelligenza da acquario di Ernst Jünger . La sua crudeltà cerebrale , il suo gusto del nitido e del levigato si esprimono in quei brevi capitoli con grande forza persuasiva , e la traduzione veramente notevole di Pellegrini permette di seguirne tutte le asperità e le dolcezze con una mano delicatissima . Lo stesso mondo di superbo estetismo , ma più compatto e uniforme , riappare nelle Scogliere di marmo , unito a una insolita profondità di significati . In una regione fantastica , che per i suoi aspetti fisici ricorda la Dalmazia , mentre per i nomi dei luoghi e la natura dei personaggi appartiene a una curiosa mitologia , si svolge la lotta fra l ' ordine umano , impersonato in alcune figure di saggi e di eremiti , e l ' irrompere oscuro della violenza e della follia . Il pregio letterario del libro è nella sapiente descrizione di questa marea montante dell ' angoscia e nella libertà stilistica di alcune pagine , mentre altrove il linguaggio ricercato e purissimo non riesce sempre a sostenere lo sforzo di uno stile così prezioso . Tuttavia l ' interesse del libro , il suo valore di curiosità è , piuttosto che in queste qualità letterarie , nel suo significato di confessione personale , Jünger ha tradotto la sua esperienza del dopoguerra in una allegoria che non si sa se più ingenua o temeraria . I riferimenti sono così chiari che si potrebbe quasi compilare un glossario : così i mauretani , politecnici della potenza , sono i militari , la guerra di Alta Piana è la grande guerra ; e altrettanto facile sarebbe riconoscere Bracquemart e le tetre bande del Forestaro . Questo premere dell ' esperienza sulla fantasia prova la serietà con cui Jünger ha sentito certi problemi del suo tempo ; insieme sollecita a un dialogo e propone alcune soluzioni per i giovani venuti dopo . Pellegrini sottolinea nella sua intelligente prefazione il motivo di riscatto religioso che dà al libro un valore apostolico ; e in realtà molti in Germania credono al messaggio di Jünger . Ma nonostante i suoi significati religiosi e guerrieri Jünger appartiene per noi a una letteratura decadente o , se si preferisce , decaduta . Egli non ha nulla da dire alla nostra generazione , e i soldati tedeschi che si sono portati al fronte Auf den Marmorklippen accanto ai testi di Goethe hanno commesso un grave errore di scelta . Nello stesso anno in cui usciva in Germania Auf den Marmorklippen , Elio Vittorini pubblicava in Italia Conversazione in Sicilia . I due libri portano due messaggi assolutamente diversi e significano nelle loro evidenti allegorie il contrasto di due tempi fra cui forse si iscriverà il segno di una vera rottura . XXIII . Il mondo offeso Scrittori a Weimar . « A nome del suo presidente Hans Carossa ho l ' onore di invitarvi al Convegno dell ' Unione degli scrittori europei che avrà luogo a Weimar dal 7 all'11 ottobre » . Seguivano a queste parole frasi di circostanza , promesse di vita facile e la firma di un funzionario dell ' Ambasciata tedesca . Poco dopo arrivò un biglietto di Vittorini che era stato invitato anche lui e questa presenza di un amico mi mise di buon umore ; mandai un corretto telegramma di ringraziamento e preparai le valige . La Germania è solenne quando si arriva dal Brennero la mattina : i prati sono freschi e le montagne imminenti , contadine lavorano curve sulla terra e i vecchi sono immobili accanto alle loro case aguzze . Qualche prigioniero si intravede lungo i binari e alle stazioni salgono giovani soldati , ma non entrano nel paesaggio inumano della montagna e nulla ricorda il respiro affannoso e l ' ansia precoce di altri paesi in guerra . Anche a Monaco poco era mutato dalle ultime volte : soltanto qualche vetrina era sostituita da parti di legno , segno probabile della incursione inglese , e su quelle ancora rotte una scritta annunziava con brevità tedesca : « Wer plündert wird erschossen » ( Chi rapina è ucciso ) . Poi venne la Franconia calma e deserta , i tetti di Norimberga sotto il sole e le piccole stazioni popolate di donne . Solo la sera la terra diventò « nigra » , quando il treno entrò in Turingia in mezzo alle foreste e si avvicinarono le città dai nomi claustrali , Bebra , Fulda , Apolda . Bisognò allora cambiare in piccole stazioni e io caddi cercando di prendere il treno in corsa ; peregrinai per Jena in un buio terribile alla ricerca dell ' Orso nero , e finalmente mi addormentai fra le braccia dello stesso Orso nero , rimandando al giorno dopo l ' ultimo breve tragitto . La prima sorpresa la mattina furono le facce familiari e assonnate degli italiani : Cecchi , Baldini e Falqui che aspettavano allo stesso binario , accompagnati da un inviato del Ministero della Propaganda tedesco . Il barone Von Hutten , discendente dell ' umanista e uomo compitissimo e spiritoso , fu per tutto il nostro soggiorno un tutore estremamente sollecito del nostro benessere . Quel giorno dovette subito placare un piccolo incidente con un signore di aspetto professorale che non voleva riconoscere il nostro diritto allo scompartimento riservato e protestava , in lingua aulica . Alla minaccia di fare intervenire gli agenti costui si alzò pronunciando con dignità la frase : « Cedo alla violenza » , e Cecchi insistette per portarlo con noi a Weimar e presentarlo al congresso , ma la severità e l ' ordine del convegno non l ' avrebbero tollerato . Di quell ' ordine severo e esemplare riconoscemmo i primi segni quando , arrivati all ' Albergo dell ' Elefante , luogo già famoso in tempi parlamentari e ora rinnovato per i fasti nazionalsocialisti , ci buttarono addosso marchi , tagliandi per il vitto , programmi , biglietti d ' ingresso e carte per il fumo . Restava appena il tempo per farsi la barba e poi Cecchi dovette pronunciare un discorso sullo stato della presente letteratura in Italia . Disse cose intelligenti con voce sommessa e affrettata e il semicerchio degli ospiti riuniti nella Sala del Camino si mosse concorde ad applaudirlo . Avevamo tanta gente intorno a noi che era difficile riconoscere con chi si aveva a che fare . Solo più tardi le successive relazioni permisero di tracciare i confini nella complicata geografia della nuova Europa ; le facce corrisposero ai visi , gli interpreti gettarono i primi ponti . Mancava il Presidente , Carossa , malato in Italia , e mancava Papini ; li sostituiva un piccolo professore finlandese , Koskenniemi , e dirigeva le discussioni il segretario generale della società , il romanziere Rothe , uomo intelligente e preciso , molto idoneo al suo compito . Le discussioni non dovevano toccare per ora argomenti letterari , su cui sarebbe stato difficile trovare un linguaggio comune , ma ciascuna delegazione si limitava a riferire sull ' attività svolta dalla società nel proprio paese . La delegazione italiana era una delle più numerose . Farinelli , magnificamente spettinato , generoso di parole e di abbracci , pronto a rispondere in qualsiasi lingua a qualsiasi allocuzione , era un capo esemplare e fu uno dei maggiori successi del convegno . Cecchi e Baldini , ritrosi e incuriositi , tradivano la loro sorpresa di fronte a una folla insolita : a volte impaziente Cecchi , placido e acuto Baldini ( confessò una sera che mai come in mezzo agli scrittori europei si era sentito Rione Flaminio ) . In realtà la loro educazione rondista non corrispondeva al clima di folclore cosmopolita che inevitabilmente si era creato a Weimar ; e Falqui aggiungeva alla reazione dei due maestri un rapido e vivace commento . Accanto agli accademici completavano la delegazione Sertoli , in rappresentanza del Ministero , e due professori non propriamente letterati , Acito e Cogni provati amici della Germania . Due giorni prima della fine arrivò Vittorini col suo aspetto saraceno e il suo sorriso di uomo dritto . Con lui , che non parlava la lingua ma faceva ugualmente amicizie e si intendeva con tutti , si passò una piacevole serata in compagnia dei francesi e di una giovane e civilissima editrice di Berlino , Toni Muller . Per la Francia erano venuti Chardonne e Drieu La Rochelle ; svagato e mondano il primo , chiuso il secondo in un ironico riserbo come conveniva all ' uomo che si proclamava il più intelligente del congresso . Li accompagnavano Thérive , il critico del « Temps » , e due giovani , Blond e Fraigneau : gente vivace e in complesso civile , per quanto di una civiltà più di costume che di cultura . La Spagna era rappresentata da tre signori in uniforme nera , coperti delle più rutilanti decorazioni che io avessi mai visto , parchi di parole e animati nei gesti ( si facevano il segno della croce a ogni partenza di treno ) . Per la Svizzera c ' era Knittel , sanguigno e massiccio come i suoi libri ; per il Belgio , d ' Hubermont , qualche olandese e qualche fiammingo . Ma il tono fondamentale era dato dai balcanici e dagli scandinavi i quali riempivano tre quarti dei seggi con le loro donne e i loro costumi , le loro barbe e i loro premi Nobel . Intendersi con questa gente sul piano letterario non era facile . Gli interpreti riducevano in italiano e in tedesco i diversi idiomi europei , ma la diversità degli accenti restava fortissima , e fra il discorso moderato di Cecchi e quello successivo di uno scrittore norvegese il quale compose una specie di rapsodia sulla storia della sua terra e parlò delle rune e degli scaldi e della futura Norvegia come grande potenza dello spirito , i punti di contatto erano minimi . Così l ' augurio finale di Karl Rothe che nella prossima riunione si potesse parlare di libri e di programmi culturali senza uniformi e senza fotografi , fu accolto con un applauso amichevole e sfiduciato . A Weimar i fotografi imperavano . E tuttavia la parte delle uniformi e delle insegne non fu senza interesse per chi sapesse subire il difficile tirocinio del cerimoniale tedesco . Ci furono innumerevoli brindisi e innumerevoli discorsi , gite e concerti . ( Una gita molto bella a Eisenach per visitare la Wartburg che come edificio ha la caratteristica di molti monumenti storici tedeschi , di essere cioè una rocca medioevale fatta quasi interamente nel secolo scorso , ma conserva il ricordo di Lutero e domina bellissime foreste ) . E sullo sfondo di queste fitte giornate vedemmo muoversi e funzionare la grande macchina tedesca . Diretti egregiamente dal dottor Hövel del Ministero della Propaganda , pochi fiduciari e qualche ragazza provvedevano ai compiti della giornata , organizzavano viaggi e partenze , distribuivano denaro , subivano i capricci degli ospiti . Cameriere energiche e veloci servivano a tavola con l ' impeto delle truppe d ' assalto , e alle porte montavano la guardia ragazzi della Hitler - Jugend , dritti sulle gambe lunghe , silenziosi e ubbidienti nelle loro uniformi nere . Quella era la Germania , un ' immagine ridotta e familiare dell ' altra più aspra che combatte a Oriente , ma simile nella struttura interiore e nei caratteri umani . Quanto ai poeti , i tedeschi che erano numerosissimi , svolgevano le loro riunioni separati e noi eravamo loro ospiti solo nelle occasioni più solenni ; così non fu sempre possibile raggiungere chi si voleva conoscere e vedere i pochi a cui era giusto attribuire un valore letterario . Mancavano i due maggiori , Carossa e Jünger , e qualche altro non era stato invitato : dei nomi più noti in Italia c ' erano Mechow e Alverdes , Biscoff , Britting , la Miegel . C ' erano i due capi della letteratura ufficiale , Blunck e Johst , e c ' era il giovane lirico Gerhard Schumann in uniforme di generale delle SA . Uno dopo l ' altro i veri protagonisti delle riunioni salivano sul podio nella casa del partito e pronunciavano un discorso ; le loro relazioni , ascoltate con molto rispetto e definite , spesso non a torto , « fabelhaft » , avevano carattere prevalentemente politico : così Dwinger parlò sul bolscevismo come minaccia per la civiltà e Schumann sulla poesia di guerra . Finalmente domenica 11 ottobre , ultimo giorno del congresso , scrittori tedeschi e ospiti stranieri si riunirono per partecipare all ' atto ufficiale di chiusura . Lo scenario cambiò di colpo come nell ' epilogo di un dramma barocco : il tono dimesso e democratico delle sedute in albergo cedette al più rigido stile totalitario e i signori che erano stati accanto a noi in comune abito grigio si coprirono a un tratto di aquile e di nastrini . La grande sala della Weimarhalle era pavesata di bandiere : il rosso e l ' oro dei generali splendevano nelle prime file tra le giacche nere degli scrittori europei . Un ' orchestra si era disposta immobile intorno all ' arengario e lampi di magnesio diffondevano brividi dalle gallerie in alto . « Soldaten und Fahnen , hoch ! » gridò il più elevato dei gerarchi presenti ed entrò Goebbels col suo passo strascicato e un seguito di personaggi in uniforme . Quindi la sala si ricompose lentamente mentre l ' orchestra suonava musiche militari . Parlò per primo il Gauleiter della Turingia , Sauckel , il quale , salutato il ministro , definì i nemici contro i quali combatte l ' Asse : bolscevismo , democrazia , giudaismo , americanismo . Poi parlò Johst , presidente della Camera degli scrittori del Reich e ripeté l ' assicurazione del Führer che da questa guerra non sarebbero usciti stati borghesi . L ' orchestra eseguì i preludi di Liszt che simboleggiano la campagna orientale , e finalmente salì sul podio Goebbels e con la sua voce misurata e precisa espose agli scrittori le direttive del terzo Reich . La parte più importante del discorso fu quella polemica : in Germania si disprezzano gli scrittori che scrivono per fini estetici , lo scrittore che resta accanto o dietro al proprio tempo non ha diritto di esistere . Il ministro si rallegrò quindi del gran numero di libri e di altri scritti pubblicati sulla guerra e concluse con l ' affermazione più volte ripetuta che questa che si combatte non è solo una guerra di forze materiali ma soprattutto un conflitto di spiriti . Così la guerra , che per qualche giorno era stata tenuta lontano dai discorsi cosmopoliti , ma che era ancora alta su quegli uomini e dominava il loro avvenire , tornò fra noi come l ' ospite principale . Il giorno fu ancora preso da riunioni e concerti , ma la mattina dopo rimasi solo a Weimar con Vittorini , e nella città vuota di ospiti e priva di bandiere i simboli della crisi apparvero più scoperti e palesi . Goethe e Schiller erano nascosti sotto una casupola di mattoni , finti libri erano esposti nelle vetrine e le donne passeggiavano sole nel vecchio parco di Weimar . Con Vittorini che conosce « il mondo offeso » fu facile parlare di quegli argomenti che un congresso della letteratura europea non può affrontare ; della letteratura come una onesta vocazione , e soprattutto dell ' Europa : una cosa che ci pareva troppo grande e incerta e afflitta perché trecento signori riuniti a Weimar nell ' ottobre 1942 potessero parlare in suo nome . 1943 XXIV . L ' ultima esperienza francese I . Profeti senza fede . Vichy , gennaio Mentre il fascismo francese manifesta la sua inanità nelle modeste prove dei partiti totalitari di Doriot e di Déat e la situazione politica della Francia si precisa sempre meglio come una situazione di puro attesismo ( a Vichy si parla di « quelques chefs indignes » ; ma è opportuno ricordare che tutti i capi militari del Nord Africa , gli uomini cioè meglio qualificati per il loro lealismo e la loro devozione a Pétain sono passati in massa alla dissidenza dopo lo sbarco americano ) , si va affermando in alcuni ceti della cultura francese un fascismo ideologico , una dottrina o tendenza fascista , che ha ormai una breve tradizione e si appoggia a qualche nome significativo . Montherlant e Drieu La Rochelle sono i due esempi più notevoli di questo atteggiamento intellettuale e Bénoist - Méchin è l ' uomo che lo ha sostenuto con più fortuna sul terreno politico fino alla sua recente caduta . A questi maestri e precursori si ispirano diversi gruppi di giovani i quali , anche se divisi dai loro programmi immediati , sono però riconoscibili per certi caratteri comuni : irrazionalismo , culto della forza e dell ' onore , sentimenti antidemocratici , imperialismo come meta ultima e collaborazione con la Germania come meta vicina . Non si può dire in complesso che si tratti di un fenomeno imprevedibile né di forze nuove venute ora a maturazione : sono piuttosto voci della vecchia Francia che si perdevano un tempo nel confuso clamore della terza repubblica e che , per essere ora le sole autorizzate e quelle che corrispondono alla congiuntura politica , hanno preso un tono più alto e s ' impongono all ' attenzione del pubblico . Un tipico esponente di questa sitoazione è Alfred Fabre - Luce . Fabre - Luce è un isolato nella vita politica e un signore nella vita civile . Ancora di recente Drieu La Rochelle in un corsivo della « Nouvelle Revue Française » , intitolato chi sa perché Libéraux , faceva delle varianti su questa condizione di patrizio di Fabre - Luce , che per molto tempo gli ha alienato la simpatia della critica e lo ha confinato in un ' aura di dilettantismo . Egli stesso del resto contribuiva a questa fama disperdendo la sua attività in tutte le zone della cultura e dedicandosi alla narrativa , al teatro e alla critica , con esito sempre discutibile . Solo dopo la guerra Fabre - Luce ha puntato decisamente sul suo talento politico e , oltre a qualche saggio minore , ha scritto quella fortunatissima cronaca della vita francese dal '39 al '42 che si chiama appunto Journal de la France ed è uno dei libri più venduti e più letti degli ultimi anni . Il Journal è un libro prezioso per seguire l ' evoluzione degli avvenimenti e delle idee nella Francia di Pétain e , benché scritto in modo un po ' ornato e pittoresco ( letterariamente Fabre - Luce è un adepto di Giraudoux ) , rivela una mano di giornalista non comune . Quanto ai sentimenti dell ' autore , si avverte quella inclinazione a destra che , variamente mascherata , è poi l ' impronta caratteristica degli uomini della sua classe e dei suoi gusti . Tuttavia per indicare con esattezza una situazione spirituale il Journal non basta ; la stessa abilità con cui è scritto lo rende evasivo e sfuggente . Fabre - Luce ha rimediato a questa lacuna dandoci ora un libro che dovrebbe essere il documento migliore per intendere ragioni e propositi dei suoi compagni di dottrina ; questa Anthologie de l ' Europe nouvelle ( Plon , 1942 ) , che raccoglie le pagine più significative dei nuovi classici , indica i profeti e le guide a cui dovrebbe rivolgersi la gioventù del dopoguerra . Il libro si apre con un capitolo che è intitolato Realismo e che con il solito Machiavelli e il solito Nietzsche e un insolito e ambiguo Pascal mette insieme una professione di fede di pessimismo generico . Ora , è bene forse chiarire un punto che trascende di molto l ' importanza del signor Fabre - Luce e delle sue idee sull ' avvenire d ' Europa . Si può essere pessimisti riguardo ai tempi e alle circostanze , riguardo alle sorti di un paese o di una classe , riguardo a questi o a quegli uomini , ma non si può essere pessimisti riguardo all ' uomo . Non lo si può , almeno quando si vuol fare della politica sul serio , essere cioè uomini prima di tutto . Un tale atteggiamento che una moda in decadenza si ostina a considerare sano e virile , è soltanto stupido : noi abbiamo superato , sì , l ' ottimismo dogmatico di Rousseau , come questa gente non si stanca di ripetere , ma non abbiamo scordato che tutte le grandi rivoluzioni sono state fatte da uomini i quali credevano nell ' uomo , che volevano mutarlo e costringerlo , ma che in definitiva volevano aiutarlo . A che scopo altrimenti fare una rivoluzione e non legarsi una pietra al collo e buttarsi in mare ? Così il vero elemento discriminatore fra rivoluzione e reazione , questo sottile sostegno del giudizio storico , potrà apparire alla nostra coscienza chiuso nella più semplice delle formule : la sorte dell ' uomo di fronte ai suoi simili . Il preteso realismo dei rivoluzionari decadenti li porta invece a scegliersi come maestri sociologi invecchiati e politici senza fortuna , uomini che dalla loro stessa inerzia hanno tratto ispirazione a fantasie e progetti di potere . Dopo un inizio così netto la scelta di Fabre - Luce non lascia molte sorprese . I nomi che si susseguono nei diversi capitoli del libro appartengono a una medesima costellazione politica o vi sono assunti con atto arbitrario ( Péguy e Georges Sorel , secondo la distinzione che si è fatta prima , restano come rivoluzionari di fronte alla storia , Nietzsche è troppo vario e complesso per servire da trampolino a questi esercizi ; ma H . S . Chamberlain , Spengler , Unamuno , Maurras appartengono a una sola categoria di disordine intellettuale e di debolezza umana e Jacques Chardonne , che Fabre - Luce cita coraggiosamente sotto il titolo Socialismo antimarxista , è soltanto un romanziere di second ' ordine che fa ridere contrapposto a Marx ) . Il compilatore nota nella prefazione che la parte degli anglosassoni nella formazione delle nuove ideologie sembra essere molto modesta , mentre Francia e Germania vi avrebbero contribuito più di tutte le altre nazioni . E il merito concreto di un libro di questo genere dovrebbe essere almeno quello di riavvicinare la cultura francese alla tedesca , di colmare così un lungo e dannoso silenzio . Ma a tutti è chiaro che la cultura tedesca non è quella rappresentata in queste pagine da due brani di Goethe e di Nietzsche e da tutte le povere apparizioni del momento : i Grimm , i Kolbenheyer , gli Dwinger , che Fabre - Luce presenta con l ' ingenua soddisfazione del neofita . E come l ' autore e i suoi compagni di dottrina non hanno riconosciuto la vera tradizione della civiltà tedesca nelle sue forme storiche , così non sono riusciti a penetrare l ' essenza della Germania di oggi , di quella Germania di cui pure cercano l ' appoggio e ammirano l ' esempio . Essi si sono fermati nella loro ricerca a una zona tutta esterna di polemica ideologica , che corrisponde se mai alla fase preparatoria del nazionalsocialismo . Con i tedeschi in casa non si sono accorti del grande mutamento che la guerra , vera prova di una rivoluzione , ha portato in Germania , semplificando i rapporti e riducendo il paese a uno stato elementare di tensione da cui è lontano ogni schema ideologico . I soldati che traversano le stazioni d ' Europa carichi d ' inverosimili bagagli , obbedienti e tranquilli , quegli ufficiali delle SS i quali trascorrono le loro vacanze pilotando apparecchi da bombardamento , hanno superato Möller van der Bruck non meno di Kant , non sono soltanto fuori di un ' ideologia , ma fuori dell ' ideologia . Per comprendere questo fenomeno non è necessario forse leggere tutto Il tramonto dell ' Occidente , ma piuttosto rivivere lo stato febbrile , la povertà , l ' angoscia da cui è nato il terzo Reich . Esperienze tutte estranee e incomprensibili per gli uomini educati nella Francia fra le due guerre , paese delle violenze verbali e delle caute attese . 2 . La decadenza comune . Vichy , maggio Se questi anni di confusione e di equivoci , di povertà e di paura , vorranno tuttavia essere ricordati nella storia di Francia , se questo paese , percorso da soldati stranieri e logorato dall ' opportunismo , vorrà lasciare un suo magro segno ideologico , il nome di Drieu La Rochelle vi sarà certo legato . Come tutti i protagonisti della « Révolution nationale » , egli è un rappresentante genuino dei tempi che si vogliono negare ( giacché la caratteristica di questa curiosa rivoluzione , dove i marescialli nonagenari hanno avuto la meglio sui generali settantenni , è di essere fatta di « refou - lements » e di risacche : una rivoluzione di cui tutti i capipopolo sono Philippe Égalité ) . Come la maggior parte di loro egli è un protagonista involontario , e credo che sarebbe per il primo molto scontento di sentirsi citare in questi termini e in questa compagnia . Pure , quando nella propria vita si fa della politica intellettuale , bisogna rassegnarsi ai pericolosi soprassalti della macchina politica , e oggi Drieu La Rochelle si trova auotomaticamente al centro di un mondo di interessi e di opinioni a cui è forse lontano dal dare il proprio consenso . Soravvissuto al crollo dei monumenti repubblicani , invocato ai giovani come maestro , direttore del maggiore organo della cultura francese militante , la « Nouvelle Revue Française » , egli deve assumere per forza certi impegni e certe responsabilità . Questa è la giusta conclusione di una carriera intellettuale sempre leggermente pervertita , che lo ha portato a credere in formule negative e a vedere in Jacques Doriot il vero rivoluzionario dei nostri tempi . Pure la sua eresia non merita una condanna sommaria , perché nel corso della sua lunga avventura Drieu ha avuto almeno un merito : ha salvato una lucidità di idee e una esattezza di termini che mancano di solito agli eresiarchi e che permettono una precisa valutazione del suo errore . Rifacevo questa constatazione leggendo la prefazione scritta nel '42 alla nuova edizione integrale di Gilles , una lucida e intelligente prefazione a un brutto romanzo . Gilles è brutto per molte ragioni : intanto è uno degli esempi più cospicui di quella che si potrebbe chiamare « l ' illusione del romanzo » prosperata con la NRF . Si sa l ' importanza preponderante che quel gruppo di scrittori accordò al romanzo attraverso una discutibile poetica : praticamente il romanzo , portato a un limite estremo di ibridismo , divenne il pretesto buono a tutti per raccontare le proprie faccende private o per esporre le proprie idee generali . Gilles è un caso tipico di questa doppia deviazione ; e del resto la critica più avveduta l ' ha riconosciuto fin dal primo momento negandogli ogni merito come opera narrativa . Ma questa constatazione indurrebbe semplicemente a non parlarne : io credo invece che di Gilles si debba parlare , perché questo libro , che racconta la vita di un francese fra le due guerre e in cui evidentemente molti francesi si sono riconosciuti ( se ne sono fatte 27 edizioni ) , è uno dei documenti più precisi e convincenti sul costume francese degli ultimi venti anni . Drieu stesso si rende conto dell ' importanza principalmente polemica del suo libro quando nella prefazione porta prima di tutto la discussione sul terreno morale . « Mi sono trovato come tutti gli altri scrittori contemporanei di fronte a un fatto schiacciante : la decadenza » . Questo è il presupposto del libro a cui è indispensabile risalire per comprenderne certi aspetti essenziali . La povertà di sangue e la miseria morale di una società a cui l ' uomo solo non può sfuggire sono i motivi su cui Drieu ha costruito il suo romanzo saggio . E questa povertà di sangue , questa miseria morale risultano benissimo dalla triste vicenda di Gilles , dalla celebrazione di una gente erotica e finanziaria , annegata nell ' adulteno e nel traffico politico , sempre più lontana da un ' immagine concreta dell ' uomo . Ma quello che forse Drieu non sospetta è quanto egli stesso sia complice di quella miseria , indissolubilmente legato ai suoi personaggi da una comunità di linguaggio e di gusti che lo tradisce come una somiglianza fisionomica . Egli pretende di scrivere la satira della borghesia francese , ma la satira presuppone un distacco netto , l ' appartenenza a una sfera che ha già rotto i ponti con il mondo che si vuole rappresentare . Hemingway ha descritto ambienti e persone in preda a un ' orribile decadenza , ma vi è passato attraverso netto come il suo linguaggio , e chi chiude The Sun Also Rises si sente fresco e tranquillo come dopo la più onesta delle letture . Così in Francia il pessimismo totale di Jean - Paul Sartre , in Italia l ' acredine del primo Moravia sono molto meno corrotti di questo libro politico , perché suppongono appunto una satira risoluta e sincera . Drieu al contrario è profondamente radicato in un mondo di cui vede l ' insufficienza : vi dedica la sua amara ironia , ma non osa fare un gesto per liberarsene . E qui è la nozione stessa di decadenza che viene in causa e determina una variazione . La decadenza non è mai un fatto « écrasant » per l ' individuo , è sempre un fatto possibile che si tratta di subire o di respingere . Nella sua prefazione Drieu rimprovera ad altri scrittori contemporanei l ' evasione dal loro mondo naturale per paura di cedere ai pericoli circostanti . Ma quella evasione indica appunto la vitalità delle reazioni di un uomo contro le insidie sociali : Malraux che cerca in Cina e in Spagna quei motivi umani che non trova in Francia è un esempio positivo , ed è per questo che L ' espoir resterà come un libro edificante , mentre Gilles sarà appena l ' ultima celebrazione di una crisi senza uscite . Tale problema della decadenza di un uomo e di una società è immanente sull ' orizzonte politico europeo , e il desiderio di discuterlo la sola origine di questo commento . Esso ci tocca tutti in quanto figli e partecipi di una civiltà borghese , ed è tanto più necessario meditarlo di fronte a uomini come Drieu , Montherlant o Ernst Jünger che ce ne offrono soluzioni ingannevoli e vestono di ambigue parole la semplice figura della rivoluzione . XXV . La lotta contro gli idoli Americana . Un libro conta sempre per quello che non si propone , per quel margine di imprevisto che contiene in sé come una riserva di energia e di vigore . Così l ' antologia di Vittorini , Americana , apparsa in una raccolta di opere di carattere divulgativo e facile a confondersi in una nozione critica comune . Quando si parla di narrativa tedesca o di teatro religioso si allude a un ' unità scolastica , a un pretesto di cultura . Ma il libro di cui vogliamo parlare conta per un significato diverso : vale come il messaggio disinvolto di un popolo a chi è lontano dalle sue rive e la risposta orgogliosa dell ' America ai problemi del mondo nuovo . Questa è stata almeno la riuscita di Vittorini , e su questa riuscita polemica si può iniziare un discorso più vivo di quello che spetterebbe a una semplice antologia di testi . Americana : la brevità del nome suggella la ricchezza delle intenzioni , evoca la fantasia dei viaggiatori piuttosto che lo studio dei filologi . L ' America è stata sempre da noi oggetto di una valutazione unitaria : forse la sua compattezza geografica e la distanza sul mare hanno contribuito a creare questo mito di un paese che cresce come un unico corpo e si configura e si atteggia secondo abitudini proprie . Emigranti arrivavano da tutte le terre d ' Europa , ma la grande voce dell ' America copriva presto il frastuono delle lingue diverse e confondeva in un ' unica razza i popoli lontani . Architetture sorgevano di fronte ai due oceani diverse da quelle delle nostre città . E quando questo slancio del vivere superò la sua fase iniziale , uscì dalle praterie e dalle miniere per farsi industria e potenza , la curiosità indulgente degli europei si coprì di un tono polemico , finché parve a qualcuno che un vero conflitto fosse sorto tra le due civiltà , simile all ' urto violento e inevitabile delle età successive . Questo complesso di diffidenza e di curiosità trovò altrove la sua espressione naturale in una ricca sociologia ; soprattutto dopo la guerra , quando l ' America entrò da vicino nella vita europea e impose i propri gusti e le proprie tendenze . Allora si studiò questo astratto nei suoi fenomeni più appariscenti , la democrazia totale e il cinematografo , la musica negra e i cartelli industriali ; altri processi restarono indistinti nell ' ombra , troppo embrionali o discosti per colpire occhi non esercitati . Da noi in Italia la sociologia non fiorisce , e le relazioni fra i due popoli rimasero allo stato grezzo dei rapporti di massa : influenzate dalla povertà degli emigranti , dagli aspetti più chiassosi della pubblicità . Pure la forma America era ormai troppo netta all ' orizzonte per non suscitare la curiosità degli intellettuali ; e accanto a libri lirici , come quello di Soldati , e ai documenti inespressivi del giornalismo politico , uscì qualche anno fa America amara , primo saggio importante delle reazioni della nostra intelligenza alle forme ormai mature della cultura americana . America amara è un libro esemplare . Puro di linguaggio come pochi scrittori europei e sensibile al valore della parola attraverso una sottile educazione letteraria , Cecchi porta con sé i limiti della « regione » : subisce lo spazio come un ostacolo invalicabile . La Toscana , questa regione troppo civile , è presente in ogni suo giudizio , e le figure ormai consuete del paesaggio toscano sono il limite di ogni altra terra . Viaggiatore instancabile , egli è uno degli uomini meno capaci di adattarsi alle sorprese del viaggio , uno dei più ostinatamente rinchiusi nei pregiudizi di una sola patria . Accanto a questa inferiorità geografica Cecchi è trattenuto nel suo giudizio politico da un ' altra remora : la caratteristica inettitudine della sua generazione a comprendere tutti quei valori che sfuggono all ' apprezzamento estetico , la tendenza a convertire i fatti del costume in pura curiosità e le situazioni sociali in moti della fantasia . Questa disposizione può essere in uno scrittore motivo di superiorità e infatti ha liberato la letteratura del nostro secolo da faticosi complessi ideologici e le ha dato un nuovo respiro ; ma è insieme il primo sintomo di oscuri pericoli . Da noi ha coinciso , dopo l ' esaurimento di poche esperienze più coraggiose ( « La Voce » , Gobetti ) , con l ' affermazione di una scuola la cui eredità si è presto consumata e il cui maggior torto storico sarà di aver vissuto in pacifica contemporaneità col fascismo . In Francia , madrepatria di tutte le colonie letterarie moderne , lo stesso fenomeno ha conosciuto casi più cospicui e convincenti . Si pensi all ' assoluta infondatezza delle pretese politiche di Gide , alla debolezza di Valéry quando si avventura a discutere di cose temporali , all ' amabile e infruttuoso arabesco tracciato da Giraudoux in Pleins pouvoirs . La critica di Cecchi , come quella di tutti costoro , rigorosa e talvolta perfetta sul piano orizzontale della pagina , non ha alcuna validità quando cerca di svilupparsi in altre dimensioni , quando abbandona il terreno familiare della variazione per tentare quello , più aspro del giudizio . Si assiste allora al vano spettacolo dello scenografo che vuol rendere abitabili le sue pareti , del matematico indotto a portare le sue formule sulle sabbie mobili dell ' economia politica . Solo ragioni così forti , e un ' altra che non possiamo discutere , ma che decide in definitiva di ogni controversia - l ' età che ci separa - possono spiegare il contrasto nato fra le nostre intelligenze su questo nome di America . Perché dove Cecchi ha raccolto scrupolosamente un museo di orrori , dove ha isolato malattie e decadenza e riconosciuto un mondo a cui è impossibile prestar fede , noi abbiamo sentito una voce profondamente vicina , quella di veri amici e dei primi contemporanei . Vuoti e oscurità sono stati colmati nella nostra anima dalla presenza di questa America . I miti dell ' infanzia , logorati in una scolorita tradizione dialettale e bonaria , risorgono più candidi e freschi sulle autostrade d ' America . L ' infanzia di Saroyan , armeno d ' America , è la nostra , con le stesse scoperte e gli stessi desideri , un ' infanzia dove biciclette e giornali hanno la presenza incantevole che è negata agli oggetti consunti delle fiabe . E la nuova leggenda nasce fra pianoforti e canzoni in un tremante cinematografo . Le donne astratte di un tempo , le prime apparse all ' orizzonte dell ' adolescenza , erano protagoniste di avventure decise su uno schermo di provincia , e i nomi impronunciabili delle dive americane segnavano le gloriose tappe di un ' educazione sentimentale . E dopo che la guerra del 1914 aveva confuso la nostra fantasia attraverso un ' ambigua leggenda , prima che un ' altra guerra tradisse il vero significato di quell ' episodio da cui doveva scaturire la nostra maturità , Hemingway aveva scritto A Farewell to Arms , primo sicuro esempio di come l ' uomo solo possa ottenere la liberazione da un costume ormai scaduto , sottrarsi con le proprie energie alle imboscate della storia . Cecchi non può rendersi conto dell ' enorme importanza di tutto questo , del valore del prezioso carico di spezie e di oro che i nuovi vascelli hanno riportato dall ' America . Egli si accanisce nella sua critica ai narratori americani su discutibili motivi filologici per giustificare quella che è prima di tutto una incompatibilità esistenziale : l ' incompatibilità di chi è cresciuto in un ' aria condizionata con i liberi terreni d ' America e di chi ha confessato troppo francamente il proprio rispetto dei « carabinieri a cavallo » per poter comprendere gli impulsi e le reazioni di una folla in tumulto . Il suo nome torna ora in testa a questa antologia a firma di una prefazione che è veramente amara per il suo rifiuto di ogni intesa con l ' avversario . Ma subito dopo , le pagine che Vittorini ha dedicato ai diversi momenti della cultura americana rappresentano l ' antitesi più netta alla formula di Cecchi , ne rovesciano insieme il contenuto ideologico e il metodo critico . Vittorini sa che una pura lettura musicale dei testi non ci serve più , che dopo i saggi più recenti della critica europea , insistere su quella strada significa perdere il sapore genuino della parola scritta per arrendersi alla pura sensibilità . ( E in Francia , dove la stessa evoluzione storica ha raggiunto un grado più maturo , la critica non giornalistica è precipitata in un vortice da cui è difficile salvarsi ) . Vittorini compie quel rovesciamento di valori che era necessario per tenere in piedi una storia letteraria che sia ancora storia universale , propone senza accorgersene una tesi radicale , una via di salvezza , per cui sarà proprio l ' oggetto , l ' origine concreta dell ' ispirazione , a determinare una scala di valori e a dirigere l ' interesse del critico . Una tale formula potrebbe provocare le più facili condanne e richiamare polemiche ormai sepolte se fosse appunto una formula , se corrispondesse a una dottrina , a una qualsiasi estetica neorealistica . Ma essa è prima di tutto un ' invenzione e uno sfogo , un rivolgersi a quello che cresce intorno i noi con la disinteressata ricerca della creatura viva e con quella pura curiosità da cui nasce ogni giudizio valido . Perché , che cos ' è in fondo una rivelazione poetica se non la scoperta di un nuovo paese , lo sguardo che improvvisamente si ferma su figure prima indistinte , l ' emergere dal buio di parole sconosciute ? Tutti i veri poeti , i veri maestri del passato sono rimasti nella nostra memoria come governatori di una provincia , scopritori di tesori che ci hanno lasciati in eredità . A loro appartengono certe ore del giorno come ai pittori appartengono i paesaggi che l ' arte ha riscattato : ogni libro , ogni opera compiuta resta come un segno dell ' uomo piantato nella giungla circostante . In questa progressiva opera di conquista e di incivilimento , in questo espandersi dell ' uomo oltre i confini della sua esperienza primitiva , l ' America si trova ora come la terra più fertile e generosa . Un secolo e mezzo fa la Germania usciva definitivamente dalla preistoria culturale e mostrava ormai un profilo inconfondibile nella geografia dei popoli europei . Cinquant ' anni or sono un gruppo di intellettuali e di scrittori di genio portava a termine una faticosa opera di riavvicinamento storico e faceva dono al mondo occidentale della Russia , del suo paesaggio e della sua esperienza religiosa , delle sue esaltazioni collettive e delle sue malattie . L ' America ha ora raggiunto quel punto di equilibrio in cui la letteratura cessa di essere materia vissuta e non è ancora tradizione accademica : gli scrittori che vivono in questo periodo hanno il diritto di chiamarsi classici perché in loro si precisa per la prima volta una figura dell ' America che non ha bisogno di alcun richiamo . Hawthorne , Melville , i nomi maggiori del secolo scorso , avevano già raccolto il materiale per una storia americana , avevano parlato a momenti con una voce che non è possibile confondere , ma in loro erano ancora presenti i residui di una storia più antica : sentivano i vincoli di una tradizione religiosa , potevano intuire forse le ragioni di una nuova legge , non porre i fondamenti di un nuovo costume . Soltanto la generazione attuale ha fatto dei suoi mezzi d ' espressione , dei suoi film e dei suoi libri un ' arma di guerra totale , ha accompagnato con lo slancio della propria parola il progresso di un secolo che chiedeva l ' impegno di tutte le proprie energie , ha saputo celebrare le nuove opere dell ' uomo nell ' atto stesso in cui venivano compiute . Come in ogni vero rivolgimento letterario , i nomi che contano fra gli scrittori americani d ' oggi , Hemingway , Faulkner , Saroyan sono soprattutto gli inventori di uno stile ; ma il loro è uno stile sotto cui è ancora fresca la materia terrestre , che deve la sua pienezza alla presenza di nuovi oggetti : di nuove macchine e di nuove case , di nuove relazioni fra gli uomini . Sentire questo assoluto privilegio non è ancora esaurire il compito del critico , ma è la prima condizione per non fraintendere lo sforzo che un popolo e una generazione fanno per esprimersi . E , questa consapevolezza si trova nelle note che Vittorini ha anteposto a ogni gruppo di scrittori . Libere da ogni influsso scolastico , sorrette da una fantasia vigorosa e sicura , esse sono uno dei più notevoli esempi di storia letteraria vissuta da uno scrittore ; certo più vicine a esempi classici , come L ' Allemagne della Staël o Die romantische Schule di Heine , che al consueto lavoro dei critici di mestiere . Il fatto che Vittorini abbia scritto queste pagine qualche mese dopo Conversazione in Sicilia prova quale forza egli sia per la nostra cultura , come il suo nome abbia già varcato i limiti di una viva amicizia per iscriversi in una storia più duratura e profonda . Forse perché mentre leggevo questo libro la campagna bavarese passava davanti ai miei occhi dai finestrini di un treno , la Germania si è a poco a poco presentata nella riflessione come l ' antitesi naturale di questo mondo e in un significato più esteso il suo specchio in Europa . Nessun popolo è più vicino a quello americano per la giovinezza del sangue e il candore dei desiderî e nessun popolo celebra con parole tanto diverse la propria leggenda . Le vie della corruzione e quelle della purezza sono anche qui paurosamente vicine ; ma una continua follia trascina i tedeschi fuori della loro strada , li opprime in avventure disumane e difficili . Così questi due popoli , che pochi anni fa lottavano vicini nel caldo degli stadi e cercavano il migliore esempio di un lavoro organizzato , si affrontano ora come i protagonisti di una lotta cruenta : essi hanno preso su di sé la responsabilità di dirigere il mondo e colpiscono senza ritegno gli ultimi ostacoli alla loro impetuosa natura . Perché questo è il senso maggiore della guerra che si combatte . Alla consuetudine diplomatica e alla fantasia dei generali si presentano ancora vecchie figure : l ' equilibrio europeo e la « France éternelle » , la monarchia asburgica e gli stati cuscinetto . Ma queste figure appartengono alla pace di Wesfalia quella di Versailles : dietro la loro vacillante realtà chi bisogno di corpi vivi e di parole senza inganno vede altri nomi : America e Germania , Russia , Cina . Da una parte e dall ' altra sono impegnate forze capaci di correggere il corso della nostra esperienza , di buttarci in un angolo come rottami inutili o di condurci in salvo su una riva qualsiasi . Ma l ' America vincerà questa guerra perché il suo slancio iniziale obbedisce a forze più vere , perché crede facile e giusto quello che si propone . Keep smiling , « conserva il tuo sorriso » : questo « slogan » di pace veniva dall ' America con tutto un seguito di musiche edificanti , quando l ' Europa era una vetrina vuota e l ' austerità di costumi imposta ai paesi totalitari scopriva soltanto il volto disperato e amaro della reazione fascista . L ' estrema semplicità dell ' ottimismo americano poteva indignare quanti erano persuasi del dovere di portare il lutto in segno d ' umanità , quanti anteponevano l ' orgoglio per i propri morti alla salute dei propri vivi . Ma il grande orgoglio dell ' America per i suoi figli di oggi sarà la consapevolezza che essi hanno corso sulla strada più ripida della storia , che hanno evitato i pericoli e le insidie di uno sviluppo quasi senza soste . L ' arricchimento e la corruzione burocratica , i gangster e le crisi , tutto è diventato natura in un corpo che cresce . E questa è la sola storia dell ' America : un popolo che cresce , che copre con il suo continuo entusiasmo gli errori già commessi e riscatta nella buona volontà i pericoli futuri . Le forze più ostili potevano incontrarsi sul suolo americano , le malattie e la miseria ; ma la media di questi rischi e paure era sempre una positività , ripeteva ogni volta l ' esaltazione dell ' uomo . Certo una simile avventura non poteva essere proclamata ad alta voce , doveva trovare una maschera qualsiasi , una cifra divulgabile : troppo vecchio sangue inglese restava nella razza americana per permettere un ' esposizione così impudica di propositi morali e un gusto dell ' astratto decisamente riprovevole . Allora il benessere , la ricchezza o semplicemente il danaro coprirono questi astratti furori , diedero un contenuto concreto allo slancio verso l ' uomo che animava la gioventù americana . E tutti gli esteti oziosi che si sentivano contemporanei di Pericle , gli pseudo - filosofi avvolti in distinzioni metafisiche , i giornalisti che avevano assunto la difesa dell ' occidente volsero le spalle a un popolo così manifestamente degenere . Grava sulla civiltà americana la stupidità di una frase : civiltà materialistica . Civiltà di produttori : questo è l ' orgoglio di una razza che non ha sacrificato le proprie forze a velleità ideologiche e non è caduta nel facile trabocchetto dei « valori spirituali » ; ma ha fatto della tecnica la propria vita , ha sentito nuovi affetti nascere dalla pratica quotidiana del lavoro collettivo e nuove leggende sorgere dagli orizzonti conquistati . Qualunque cosa pensino i critici romantici , un ' esperienza così profondamente rivoluzionaria non è rimasta senza parole ; e mentre nell ' Europa del dopoguerra si riprendevano i temi di una cultura decadente o si adottavano formule come quella surrealista , necessariamente sprovviste di futuro , l ' America si esprimeva in una nuova narrativa e in nuovo linguaggio , inventava il cinematografo . Che cosa sia il cinema americano molti sentono , con quell ' ambivalenza di simpatia e di fastidio che è stata descritta come uno dei nostri irriducibili complessi di europei , ma nessuno forse ha posto in luce con il necessario vigore . Ora che un ' astinenza obbligatoria ci ha guariti dagli eccessi di pubblicità e dal fastidio dell ' abitudine si può forse ricapitolare il significato di quell ' episodio educativo e riconoscere nel cinema americano il più grande messaggio che abbia ricevuto la nostra generazione . Certo il cinema è nato in Europa e in Europa ha fatto le sue prime prove ; ma appena uscito dallo stadio infantile , è diventato una mediocre appendice delle nostre letterature . L ' equivoco di una estetica rigida su presupposti discutibili ha fatto sì che per anni si agitassero i problemi più fatui : chi sia l ' autore del film , in che rapporto si trovi l ' attore col regista . Solo in Russia il cinema aveva riconosciuto la sua strada e la seguiva con la naturalezza di chi non cerca una giustificazione araldica , ma si affida allo slancio delle proprie forze . E quando qualche anno dopo rinacque in America con la stessa facile spontaneità ma dotato di una molto maggiore capacità di espansione , i custodi del gusto letterario incorrotto cominciarono a piangere sulla industrializzazione , sulla decadenza dell ' arte muta e su altre sciagure da laboratorio . Pure anche qui capitalismo americano e proletariato russo si incontravano nella loro risoluta volontà di provare un mondo non ancora scoperto , di servirsi con fiducia e con energia dei nuovi strumenti dell ' uomo . Nato come industria di lusso , sottoposto alle più dure leggi dell ' economia capitalistica , il cinema americano doveva presto diventare il nutrimento di una massa anonima , esprimere i suoi bisogni e le sue preferenze , instaurare il primo colloquio tra le grandi folle di tutto il mondo e una cultura unitaria . Allora il cinema entrò nella nostra vita come una presenza insostituibile ; cresciuto con la nostra stessa giovinezza ci insegnò a vedere e a comporre secondo nuove misure , modificò la storia e la geografia nei nostri cervelli , fu insieme scuola e polemica , divertimento e mitologia . In questo sforzo di espansione la sua importanza era soprattutto sociale in quanto , arma serenamente rivoluzionaria , aboliva le frontiere politiche e collaborava alla presa di coscienza più urgente per il nostro tempo , quella dell ' unità della razza . Ma nell ' ordine estetico il suo significato non era minore , perché senza il cinema i nostri occhi vedrebbero il mondo in un ' altra luce , e oggi è sicuro che gli anonimi autori del film americano furono i primi a rispondere all ' appello rivolto da Baudelaire agli artisti moderni , i primi a mostrare come siamo giovani e belli con le nostre scarpe di vernice e con le nostre cravatte borghesi . Questa certezza era indispensabile per uscire da un mediocre estetismo e , più o meno palesemente secondo le affinità del gusto , la lezione americana fu assimilata da tutti i popoli civili . Sola ostinatamente chiusa nei suoi complessi medioevali , la Germania di oggi rifiuta di accettarla . Il corno del postiglione di Eichendorff suona ancora nei versi dei cattivi poeti del terzo Reich : nessuno di loro potrà riconoscere dei valori visivi fuori di una cornice tradizionale , sentire una musica non consacrata da ragioni accademiche . Ogni ragazza tedesca rinnova le scoperte che una sua bisavola fece in un crepuscolo d ' autunno , si estasia di fronte agli stessi paesaggi , trova « fabelhaft » e « wunderbar » le stesse reliquie archeologiche . Il fascino del deserto , l ' esotismo , il cielo azzurro d ' Italia restano i limiti di una poetica che da oltre un secolo basta a nutrire questi irriducibili filistei : nessuno di loro ha capito che una fabbrica della periferia di Berlino può essere non meno « natura » degli scogli di Capri e che una finestra intravista dalle vetture dell ' U . Bahn ha molto più diritto a essere ammirata di un « point de vue » riconosciuto , come nei giardini barocchi . L ' universo romantico , questo pericoloso giocattolo per uomini difesi da una superiore ironia , è passato tale e quale nelle mani dei nipoti , ridotto a una formula comune e venerato come un oggetto da museo . Tutte le reazioni tentate in più di un secolo dall ' intelligenza europea , da Heine a Thomas Mann , non hanno potuto correggere questo vizio fondamentale dell ' anima tedesca . Così l ' estetica romantica agisce come un ingorgo nello sviluppo di una libera sensibilità e la politica romantica copre col suo equivoco la sostanziale incertezza di un popolo cresciuto attraverso prove durissime , ma a cui è sempre mancata una vera esperienza politica . In virtú di quell ' equivoco è nato il regime nazionalsocialista , assurda perversione a cui si deve se un paese proletario vive secondo ideali piccolo - borghesi . Per quell ' equivoco il più forte paese produttore d ' Europa ha posto uno iato incolmabile fra produzione e cultura , dirige la sua industria verso scopi di guerra , mette nelle mani dei militari il miracolo dell ' organizzazione . La Germania di oggi perpetua la retorica dell ' uomo inattuale ; sulle più povere derivazioni nietzschiane celebra la rivolta del mito contro l ' uomo concreto , si avvolge in insanabili contrasti . Il sangue e la terra sono diventati gli emblemi di un popolo che nella confusione del sangue e nell ' indifferenza ai problemi territoriali aveva trovato la sua civiltà ; il paese che per primo ha conosciuto il grande sforzo dell ' industria centralizzata moderna non ha altro esempio da proporre alle generazioni future che la comunità di villaggio . Su un tale inconciliabile antagonismo di fedi e di dottrine ereditate si basa ora il conflitto fra America e Germania . L ' importante è viaggiare , risponde un popolo di pionieri ai mistici del focolare domestico ; e l ' antico idolo di patria s ' infrange , ritorna memoria dell ' uomo , terra a cui si crede e si pensa , ma che non può renderci schiavi . Con lui periscono altre sovrastrutture radicate nel profondo delle nostre abitudini , molte viltà e pigrizie mascherate da nobili parole . L ' America non ha cimiteri da difendere . In questa lotta contro gli idoli può riconoscere la sua missione : nella lotta contro i gentili che continuamente riproducono il loro errore e oppongono all ' uomo un ' ortodossia o un rito , una macchina politica o dottrinale . A contatto di questa generosa missione l ' utopia del mondo nuovo riprende coraggio ; ancora pura enunciazione nell ' ideologia marxista , si fa prova concreta dovunque l ' uomo non cede agli oscuri pericoli della mistica e del rimpianto , non si rifugia nella neutralità e nel disinteresse , ma affronta liberamente e con i propri mezzi i compiti di un ' esistenza problematica . Questo può avvenire in America , può avvenire in Russia . Nelle nostre parole dedicate all ' America molto sarà ingenuo e inesatto , molto si riferirà ad argomenti forse estranei al fenomeno storico Usa e alle sue forme attuali . Ma poco importa : perché , anche se il Continente non esistesse , le nostre parole non perderebbero il loro significato . Questa America non ha bisogno di Colombo , essa è scoperta dentro di noi , è la terra a cui si tende con la stessa speranza e la stessa fiducia dei primi emigranti e di chiunque sia deciso a difendere a prezzo di fatiche e di errori la dignità della condizione umana . XXVI . Il monito dell ' altro dopoguerra Il sangue d ' europa . Sarà bene che tutti gli italiani i quali esercitano in virtuose recriminazioni la loro fantasia politica leggano un libro destinato a scuotere chi non è ancora persuaso della natura essenzialmente vulcanica del sottosuolo d ' Europa , I proscritti di Ernst von Salomon ( Einaudi , 1943 ) . Probabilmente questo nome non dirà molto ai lettori di oggi ; ma quando il libro uscì in Germania , una quindicina di anni fa , fu accolto con un enorme rumore di giudizi contrastanti e divenne il centro di una discussione non soltanto letteraria . Molti giovani , cresciuti nello smarrimento del dopoguerra , vi trovarono la materia di cui nutrire la loro impaziente ambizione ; altri , fedeli a una tradizione di costume o impegnati dall ' altra parte nella lotta politica , lo salutarono come il manifesto dell ' Apocalisse . Il motivo spicciolo , la ragione immediata di questo interesse e della violenza delle reazioni era un dato biografico : l ' autore del libo era uno degli assassini di Rathenau e la sua spietata confessione aveva un forte sapore di scandalo . Ma lo scandalo Salomon varca di molto i confini di un episodio giudiziario , è lo scandalo della Germania , lo scandalo di un paese che l ' Europa aveva messo al bando mentre la guerra si spegneva ai suoi confini e tutte le fibre tese per oltre quattro anni si spezzavano . Lo stesso assassinio di Rathenau , episodio centrale del libro , si confonde in un clima di arbitrî e di terrore che il grande incendio d ' Europa domina coi suoi riflessi . Vera ragione del libro è il dopoguerra , quel dopoguerra che solo la Germania conobbe , quando il crollo delle istituzioni significò la rottura di un equilibrio difficilmente recuperabile , e la prima scossa provocò una vertiginosa caduta di valori veri e fittizi . La polemica contro l ' antico ordine divenne allora negazione di ogni ordine , i contrasti di classe raggiunsero uno stadio di violenza improduttiva e i soldati del più disciplinato esercito del mondo portarono le loro armi a una lotta senza disciplina . Stretta in questo vortice di contraddizioni la Germania si logorava senza trovare una via d ' uscita e le forze chiamate a soccorrerla esaurivano una dopo l ' altra le loro possibilità . I proscritti furono coloro che accettarono questo stato di cose come una condizione insopprimibile , che , nutriti di odio e di disprezzo , vollero portare alle ultime conseguenze il germe della rovina e varcarono senza esitare le soglie dell ' Apocalisse . Reduci dal fronte , che la guerra aveva consunti ma che dalla guerra , come un vizio insanabile , non sapevano più staccarsi , adolescenti cresciuti lontano da ogni scuola di umanità , idealisti e avventurieri , si riconobbero una missione comune . Si costituirono bande armate con compiti indefiniti : il nemico era l ' Intesa che imponeva condizioni di pace vessatorie , erano i popoli finitimi stretti come bestie da preda intorno alle spoglie del Reich , ma era anche la debole repubblica di Weimar e le forze che in essa si esprimevano : la socialdemocrazia e il marxismo . Quale fosse invece il motivo comune che stringeva queste azioni e la meta positiva che questi uomini si proponevano è molto più difficile definire . L ' importante era agire : organizzare la guerriglia nei territori di confine , promuovere il sabotaggio contro le potenze occupanti , punire con atti di terrorismo gli incerti e i traditori . In nome di che cosa avvenne tutto questo ? Una parola torna spesso nei discorsi esaltati dei capi e nei proclami dei corpi franchi : « Germania » ; ma è facile accorgersi che si tratta di un vessillo mistico più che di una concreta insegna politica , e i canoni del nazionalismo tradizionale indicano malissimo le pretese e le intenzioni dei proscritti . Così la qualifica di reazionari puri che si suole dare ai corpi franchi , se risponde alla funzione storica assolta in definitiva da quelle formazioni , quando la lotta si polarizzò fra loro e gli elementi di sinistra , esprime molto vagamente le oscure forze che guidarono i più generosi fra i proscritti , quelli di cui Salomon è l ' interprete autorizzato e convinto . Reazionari di sinistra , se si può tentare una definizione di questo genere , si assunsero una posizione nuova nella storia del nostro secolo : combatterono le forze progressiste perché rappresentavano il maggior tentativo di dire alla Germania un nuovo volto e nuove leggi , ma non ebbero che ironia e disprezzo per le destre tradizionali a cui erano osservati . Dalla guerra portarono lo spirito estremamente libero dei soldati di ventura e il bisogno di combattere per qualcosa e contro qualcuno , ma se in qualcosa credettero , fu nella caduta della civiltà borghese e in una specie di rigenerazione mistica che la Germania avrebbe raggiunto attraverso il sangue e il sacrificio . Le confuse dottrine sul tramonto dell ' Occidente sono un altro aspetto di questa mentalità insieme alle ripetute contraddizioni per cui Rathenau , il più vicino a loro degli uomini politici tedeschi , fu scelto a vittima esemplare , e di tutti gli avversari gli unici a essere considerati con una certa benevolenza furono i più aspri : i comunisti . Certo nulla di conservatore rimase in costoro : più pericolosi dei reazionari comuni , essi gettarono il seme dell ' anarchia nel campo della reazione , colpirono i vivi per difendere il fantasma di una patria perduta e adoperarono tutte le loro forze perché si affermasse sovrano « il primo , istinto dell ' uomo : la distruzione » . Quanto di questo spirito sia passato nella ideologia nazionalsocialista è noto a tutti coloro che hanno seguito lo sviluppo del movimento . Gli uomini della tempra di Salomon , che ne costituivano l ' estrema ala sinistra , esaurirono la loro funzione quando il partito entrò nel suo secondo momento , passò dalla fase rivoluzionaria alla fase organizzativa : ma a loro resta legato il germe più vitale dell ' ideologia e l ' origine di una dottrina che nella guerra ha le sue radici e nella guerra dovrà concludere le sue dure vicende . Così credo di non sbagliarmi se dico che i testi più signifcativi dell ' hitlerismo sono ancora oggi questo libro di Salomori e gli scritti di Ernst Jünger . L ' accostamento è insolito e ha valore solo per quel che riguarda il sostrato ideologico e di costume , non certo un ' affinità letteraria . Jünger è infatti uno scrittore letteratissimo , e proprio questa sua armatura culturale lo ha portato a poco a poco a spegnere i motivi rivoluzionari e a rifugiarsi nelle ultime opere in un virtuoso e disperato estetismo . Quanto alle qualità letterarie dello scrittore Salomon , esse costituiscono in fondo un argomento secondario . Chi ha visto in lui un grande narratore ha torto : Salomon si muove vagamente nel clima dell ' espressionismo ; il suo trucco consiste nel creare un ' atmosfera concitata attraverso l ' evocazione di orrori fisici e psicologici , cervelli spappolati sui muri , voluttà che nascono dal contatto con una canna di mitragliatrice . Dove manca un motore esterno di agitazione , per esempio nell ' ultima parte che descrive la prigionia , l ' interesse langue rapidamente e le formule di Salomon si scoprono in tutta la loro facilità . D ' altra parte rifiutare all ' autore dei Proscritti ogni dote di scrittore e farne semplicemente un delinquente esibizionista , come ha preteso qualcuno , è un errore . L ' evocazione delle ore più febbrili del dopoguerra , la Berlino desolata del '19 , gli assalti alle case operaie sono resi con una superba crudezza : Ci battemmo dappertutto con le guardie che tiravano dai tetti ; scivolammo incollati ai muri delle case , intorno agli angoli , fucile imbracciato , cercando qualche spiraglio aperto ; rimanemmo in agguato dietro barricate costruite in fretta , ci allungammo in terra dietro colonne di avvisi e fanali , sfondammo porte e ci precipitammo su per scale oscure , sparammo su tutto ciò che portava armi e non apparteneva alla truppa , e qualche volta stendemmo nelle strade anche uomini disarmati , anche donne , anche bambini qualche volta , e sui loro corpi fischiavano le pallottole , e accadeva qualche volta che i morti fossero colpiti : sembrava allora che trasalissero un ' ultima volta e noi sentivamo in bocca un cattivo sapore ( P . 39 ) . Altrove questa eloquenza si gonfia di un pathos polemico , quando è rivolta al mondo circostante dei bonzi e dei politicanti di mestiere e crea quadri di un vigoroso rilievo . Ma non per questo bisogna considerare Salomon uno scrittore da antologia . La sua importanza è altrove , è nell ' avere tentato un genere di narrativa documentaria di cui oggi gli scrittori americani , Hemingway alla testa , ci mostrano le ragioni profonde . Alla tendenza tutta introvertita della più recente narrativa europea questa letteratura contrappone una violenta « contaminatio » col cinematografo e col giornalismo , ma soprattutto rivendica allo scrittore , all ' uomo di cultura , il diritto di discutere apertamente i presupposti della condizione umana . Libri come Im Westen nichts Neues di Remarque , L ' espoir di Malraux o il recente The Moon is Down di Steinbeck sacrificano palesemente i problemi di stile a una fedeltà giornalistica umile e polemica insieme . In questo senso I proscritti è uno dei pezzi centrali di un documentario costruito con le testimonianze di tutti i partiti e di tutte le scuole e dotato per noi di un valore essenziale , perché illumina meglio di ogni testo di storia il destino di un ' epoca in cui la tolleranza doveva diventare una colpa e la morte fisica scendere con inaudita violenza su intere generazioni . Se questo ciclo parossistico sia per concludersi noi non possiamo dire . Certo oggi , all ' avvicinarsi della fine di un ' altra guerra mondiale , la fucilata dei proscritti suona come un ' eco sinistra all ' orecchio dei cittadini d ' Europa , e chiama ancora una volta a raccolta le forze più segrete che difendono la nostra civiltà . XXVII . L ' ora del riscatto Il colpo di stato del 25 luglio . Nella primavera del 1943 l ' opposizione clandestina al fascismo aveva esaurito praticamente la sua funzione originaria . Questa funzione era stata importantissima : aveva tenuta viva per oltre vent ' anni l ' unica linea di pensiero politico indipendente in Italia , aveva mostrato al fascismo la sua sostanziale debolezza e aveva preparato attraverso la lotta e il sacrificio i quadri di un avvenire migliore . Ma non poteva superare un certo limite : a ogni tentativo di uscire dal chiuso delle cellule e delle amicizie rispondeva immediata la reazione poliziesca , e il più maturo dei centri di opposizione , il partito comunista , che si sforzava di portare la lotta dal gruppetto clandestino all ' azione di massa , vedeva inesorabilmente repressi i propri tentativi , strozzato sul nascere ogni movimento più esteso , colpiti i quadri che era difficile sostituire . Certo , vent ' anni di storia non erano passati inutilmente . La corruzione interna di un regime inizialmente bacato , la stanchezza per le continue avventure militari , il disagio per una politica economica disordinata e pazzesca avevano influito potentemente sull ' animo delle masse e avevano portato il popolo italianoa una condizione ben diversa da quella di illusoria concordia che aveva accompagnato , per esempio , la conquista dell ' Etiopia . La condotta rovinosa della nuova guerra diede il colpo definitivo a questo stato di cose , precipitando dalla parte dell ' opposizione insieme a pochi fascisti delusi tutta la folla dei pigri e degli opportunisti . L ' antifascismo dispose allora di una forza che non aveva mai posseduto prima ; l ' enorme maggioranza del popolo italiano , contrario al regime e alla guerra , si trovò schierata contro una esigua minoranza di fascisti stretti senza più convinzione ai loro privilegi e alle loro prerogative . Eppure proprio questo grado di maturità nello sviluppo dell ' opinione pubblica corrispondeva a un punto morto nella sfera dell ' azione politica . Perché uno squilibrio così evidente non tendeva a risolversi , il peso delle masse disorganizzate e inesperte non bastava a capovolgere la bilancia del potere politico e , secondo ogni probabilità , se non fossero intervenuti agenti esterni la guerra fascista sarebbe continuata fino alla sconfitta completa , il popolo si sarebbe piegato sotto un peso sempre maggiore di lutti e di sventure , e soltanto le armi degli alleati avrebbero liberato l ' Italia dall ' assurdo fardello che l ' opprimeva . Le ragioni di questo stato di fatto in apparenza paradossale sono da ricercare in condizioni tecniche che la scienza politica contemporanea ha largamente studiato . Lo stato totalitario moderno è una macchina che si muove con poche leve e pochissime persone . Chi non è in possesso di queste leve potrà svolgere una azione più o meno feconda , ma è destinato a spezzarsi appena giunto a un certo limite , è condannato a restare irrimediabilmente lontano dalla iniziativa politica . In Italia lo stato fascista era una macchina che funzionava malissimo , i suoi congegni erano rozzi e imperfetti e a ciò si deve se , a differenza di quanto avvenne in Russia o in Germania , larghe sfere della vita pubblica rimasero in sostanza immuni dalla sua azione . Tuttavia questa macchina imperfetta sarebbe bastata a spezzare ogni resistenza interna se il fascismo non avesse commesso l ' errore di lasciare alcune delle leve di comando in mano a forze apparentemente controllate , in realtà estranee . Dopo vent ' anni di regime la più importante di queste forze era ancora la monarchia ; e al vecchio istituito giustamente condannato da tutti gli italiani responsabili e privo di ogni consistenza e prestigio morale , era riservato il compito di dare la spinta finale all ' edificio marcio del fascismo , di assumersi cioè l ' iniziativa che nessuna forza sana in Italia poteva rivendicare . Pronta a tutti i compromessi per salvaguardare la propria posizione , priva di vero contatto col paese , Casa Savoia aveva vissuto per vent ' anni in perfetto accordo col regime che aveva salvato nel '22 il trono pericolante e che permetteva ai suoi dignitari una sicura e comoda vita . Essa aveva avuto però l ' abilità di mantenersi esteriormente staccata dal fascismo , conservando una vaga veste di irresponsabilita costituzionale e dando credito a voci di dissidenza da parte del principe ereditario o di altri principi del sangue . In sostanza la dinastia poteva contare sull ' attaccamento degli strati meno evoluti della popolazione e sulla fedeltà della maggior parte dell ' esercito : dato quest ' ultimo molto importante , perché l ' esercito divenuto strumento debolissimo contro il nemico esterno , era tuttavia la organizzazione più efficiente rimasta in piedi nel paese . Era quindi naturale che da varie parti si guardasse a Casa reale come a uno dei possibili perni del futuro rivolgimento , da alcuni con sincera fiducia , da altri con la speranza di servirsi della pedina monarchica per un più vasto giuoco . Per molto tempo la monarchia non sembrò incoraggiare questi sentimenti . Ma col volgere della guerra verso una fine disastrosa , il suo atteggiamento di cauta riserva di fronte al regime si accentuò . Nell ' autunno del '42 due grandi avvenimenti militari , il fallimento dell ' offensiva tedesca in Russia , culminata nella battaglia di Stalingrado , e lo sbarco angloamericano nell ' Africa francese del nord col successivo crollo del fronte africano dell ' Asse , avevano dato la sensazione che la guerra fosse perduta per la Germania . Da quel momento l ' azione di sganciamento della monarchia dal fascismo acquistò un moto progressivo . Membri della Casa reale presero contatto direttamente e attraverso emissari con esponenti dell ' opposizione , e fu stabilita tutta una rete di sondaggi destinata a identificare le forze favorevoli e a valutare le possibilità di successo di un ' iniziativa monarchica per l ' eliminazione di Mussolini e la fine della guerra . Fu facile convincersi che l ' enorme maggioranza del popolo avrebbe accolto come una liberazione qualunque gesto contro il fascismo e che tutti gli elementi politici , dai conservatori ai comunisti , avrebbero o sostenuto chi se ne fosse fatto l ' iniziatore . Così nella primavera del '43 il disegno del colpo di stato passò dallo stadio di ipotesi a quello di progetto . Era convenuto che la corona avrebbe avuto l ' iniziativa e che i gruppi politici l ' avrebbero appoggiata con tutte le loro forze . Le modalità non importavano molto ; restava da stabilire il momento della attuazione . Cominciò allora quella ridda d ' incertezze , di rinvii , di contraddizioni che caratterizza molto bene la mentalità degli uomini preposti alla esecuzione del piano e che fino da allora ne prefigurò il mediocre esito . Qualunque fosse stato infatti il giudizio dei singoli sulla via da seguire , una cosa era certa : che ogni momento che passava rendeva più grave la situazione e diminuiva il valore del gesto . Occorreva non perdere tempo : questo principio era ammesso in teoria da tutti gli interessati ma praticamente trovava dovunque ostacoli e resistenze . I tardivi scrupoli costituzionali del re , l ' insufficienza dei capi militari , le esitanze di alcuni degli nomini politici consultati furono altrettante remore alla sollecita realizzazione del progetto . La paura dei tedeschi impose tali cautele , anche di fronte ai collaboratori più fidati , che si fini col dare l ' impressione , soprattutto ai gruppi di sinistra , che si trattasse di una mistificazione e che in realtà il colpo di stato non sarebbe mai avvenuto . Questa prima conseguenza non sarebbe stata in sé molto temibile , in quanto il colpo doveva avvenire con l ' intervento diretto di pochissime persone ed era inutile farne partecipi elementi destinati comunque ad appoggiarlo . Ma purtroppo le incertezze non erano solo apparenti : esse corrispondevano a una effettiva mancanza di idee negli organizzatori e incidevano su due aspetti essenziali della situazione : le trattative con gli alleati e la resistenza alla reazione tedesca . Le trattative con gli anglosassoni furono condotte per vie molteplici e vaghe , con sondaggi a lunghissima distanza e soprattutto senza mai rendersi conto di un fatto decisivo : gli alleati avevano costituito con la loro caratteristica lentezza e metodicità un piano militare destinato a riuscire in ogni caso , e molto difficilmente lo avrebbero modificato per venire incontro alle esigenze italiane . Occorreva dunque fornire loro tutti gli elementi necessari e quindi metterli di fronte al fatto compiuto , senza presumere di poter strappare da essi più di quanto ci consentisse la nostra debole posizione . Per il resto provvedere noi ad assicurarci la possibilità di sopravvivere nel periodo che sarebbe trascorso fra la richiesta di armistizio e l ' arrivo degli angloamericani in Italia . Il problema fondamentale non era quello diplomatico , era quello di predisporre la resistenza alla reazione tedesca . Ora , i militari assicuravano di averlo preso in esame , ma diversi indizi lasciavano supporre che la preparazione morale e tecnica in quel settore fosse ancora a uno stadio molto arretrato . Del resto continuava a trovare credito l ' assurda tesi che i tedeschi si sarebbero ritirati spontaneamente e che all ' Italia sarebbe stata risparmiata la triste sorte di campo di battaglia e all ' esercito quella di dover combattere contro l ' antico alleato . Intanto la situazione si evolveva rapidamente e le occasioni più favorevoli passavano senza che si osasse sfruttarle . La prima di queste occasioni poteva essere la caduta dell ' ultimo baluardo dell ' Asse in Tunisia , episodio che ebbe una profonda ripercussione in Italia in quanto mise in evidenza i contrasti ormai acuti fra il nostro soldato e quello tedesco e soprattutto diffuse la sensazione che la penisola sarebbe stata il prossimo obiettivo degli alleati . Si trovavano allora nel paese pochissime forze tedesche ed erano tornati dalla Russia i resti del corpo di spedizione italiano , togliendo così uno dei più spinosi ostacoli al nostro distacco dalla Germania . Tuttavia l ' occasione fu giudicata prematura perché gli anglosassoni non erano ancora pronti a intervenire in Europa e le nostre forze da sole non sarebbero riuscite a contenere i tedeschi . Si entrò allora nel periodo cruciale , quello che intercorse fra la fine dei combattimenti in Tunisia e lo sbarco alleato in Sicilia ( 12 maggio - 10 luglio ) . Tutti coloro che avevano una responsabilità politica ed erano al corrente della situazione adoperarono ogni mezzo per convincere il re della necessità di attuare senza più ritardi una decisione da cui poteva dipendere la salvezza del paese . Vale la pena di esaminare quali erano le prospettive che si aprivano ai loro occhi e quale significato avrebbe avuto allora il rovesciamento della posizione italiana . Un paese condotto per venti anni da una banda di avventurieri , impoverito delle sue migliori energie , compromesso in tutte le avventure internazionali , si trovava dopo tre anni di guerra sul punto di dover pagare con la sconfitta totale le responsabilità dei suoi capi . Tuttavia , per un concorso di circostanze eccezionalmente fortunate , gli si apriva una via di salvezza che nessuno avrebbe osato sperare più facile e sicura . L ' eliminazione del regime fascista e il conseguente distacco dalla Germania sarebbero apparsi a tutto il mondo come il naturale esaudimento dei voti del popolo italiano , e l ' elemento di rischio che il gesto comportava ne avrebbe garantito la sincerità . D ' altra parte la nostra forza militare , che rappresentava ormai un peso morto per la Germania , sarebbe stata assai notevole gettata dall ' altra parte della bilancia , in quanto un accordo con l ' Italia avrebbe aperto agli alleati le porte della fortezza europea , allora ancora intatta , e avrebbe capovolto la situazione nei Balcani , dove era lecito sperare che le nostre truppe , d ' intesa con i patrioti , avrebbero avuto il predominio e dove gli altri stati vassalli della Germania non aspettavano che un esempio per uscire da una crisi insostenibile . Gli alleati erano pronti a imbarcarsi : occorreva soltanto prevenirli perché il gesto apparisse un ' iniziativa spontanea e non una resa di fronte all ' inevitabile . Quanto alla situazione interna , tutte le forze importanti in Italia avevano uguale interesse al buon esito dell ' impresa : le masse non più disposte a tollerare il peso di una guerra senza speranze ; i partiti politici che nella caduta del fascismo vedevano la condizione preliminare di ogni futura attività e che contavano evidentemente di passare presto oltre l ' iniziativa monarchica ; ma soprattutto la stessa monarchia che , mettendosi alla testa della resistenza popolare contro la reazione tedesca , poteva evidentemente ricostituirsi una base di prestigio altrimenti perduta . Perché questo complesso di vantaggi non fu sfruttato ? Alcuni aspetti particolari sono tuttavia oscuri e mancano ancora oggi , per poter valutare con esattezza la situazione , elementi assai importanti , come quelli che concernono le trattative segrete e che coprono in sostanza le responsabilità anglosassoni . Ma il quadro generale è nettissimo e un elemento ne emerge con assoluta evidenza : l ' inadeguatezza degli uomini che diressero il colpo di stato di fronte al compito rivoluzionario a cui erano chiamati . La cricca dei generali che manovrò in definitiva i comandi non vide mai nella liberazione dal fascismo un gesto rivoluzionario ; essa concepì sempre il colpo di stato come un espediente necessario a tirarsi fuori da una cattiva situazione . Le sue obiezioni al fascismo furono sempre tecniche , non di principio , e i discorsi che Badoglio pronunciò dopo l ' armistizio , accusando Mussolini soprattutto di aver trascurato la preparazione della guerra , sono una prova evidente di questo stato d ' animo . Partendo da simili premesse non si poteva che avviarsi su una strada nettamente equivoca di fronte alle esigenze del paese , cercare dovunque compromessi e garanzie e vagheggiare l ' assurda idea di un colpo di stato senza rischi . Infatti per convincere i congiurati a muoversi non bastarono le sollecitazioni e le promesse : ci volle lo sbarco alleato in Sicilia che rivelò la schiacciante superiorità aereo - navale degli angloamericani e nello stesso tempo svalutò la portata della nostra iniziativa ; ci volle il primo bombardamento di Roma con i fischi che salutarono l ' automobile reale nei sobborghi colpiti . Soltanto allora , quando anche i più ottimisti avevano deposto le loro speranze , la macchina fu messa in moto . Bisogna riconoscere che l ' esecuzione tecnica del colpo è l ' unico episodio riuscito dell ' intera vicenda . Con accortezza degna più della Sublime Porta che di un sovrano costituzionale , Vittorio Emanuele riuscì ad attirare nel giuoco i capi del fascismo dissidente , probabilmente promettendo loro la successione , provocò il voto di sfiducia del Gran Consiglio e finalmente fece catturare a casa sua e trasportare in un ' autoambulanza l ' uomo che da venti anni compariva al suo fianco come il padre della patria . Così una rivoluzione che si era dovuta adattare a presentarsi come un colpo di stato si risolse in una brillante manovra di palazzo . Gli sviluppi politici ne apparvero subito negativi . Il 25 luglio , alla notizia delle dimissioni di Mussolini , data dalla radio nella forma più cauta alle undici di sera , in tutte le città d ' Italia la folla si era riversata nelle strade e aveva celebrato con clamoroso entusiasmo la fine dell ' èra fascista . L ' Italia di Mussolini si era disfatta in un giorno come una facciata di cartapesta ; ma quel primo giorno aveva provato anche l ' immaturità organizzativa delle masse italiane . Pace era la parola che in tutte le dimostrazioni aveva coperto le altre grida e che i partiti avevano fatta propria nelle prime manifestazioni ufficiali . Ma il proclama di Badoglio conteneva la formula : « la guerra continua » , e il nuovo governo non ebbe difficoltà a imporre la sua linea : già la sera del 26 luglio lo stato d ' assedio e severissime disposizioni di ordine pubblico vietavano ogni inopportuna manifestazione di dissenso . Così il rivolgimento si fermava a mezza strada : il fascismo era caduto , ma restava in piedi la sua struttura burocratico - militare , continuava l ' alleanza con la Germania e continuava la guerra che nulla poteva ormai giustificare . Evidentemente , se le masse italiane avessero avuto un ' effettiva maturità politica , se i partiti antifascisti avessero potuto contare su di una base larga e disciplinata , nessuna misura repressiva sarebbe bastata a imporre la continuazione della guerra , e al colpo di stato sarebbe seguita la rivoluzione antifascista e antitedesca . Ma questo non era : le masse , dopo la prima ubriacatura , tornarono a una condizione di passività , e i partiti , ancora privi dei loro quadri migliori e sorpresi dal passaggio dalla fase clandestina a quella legale , non ebbero la forza di padroneggiare la situazione . D ' altra parte Badoglio aveva dalla sua un argomento a cui non si poteva controbattere : quello della sicurezza militare . La tesi del governo , che del resto non fu mai enunciata esplicitamente ma solo sottintesa , era pressappoco questa : gli anglosassoni non sono ancora pronti a intervenire sul continente ; dal canto loro i tedeschi hanno concentrato in Italia forze preponderanti e una nostra iniziativa ufficiale per la pace separata provocherebbe una reazione a cui non potremmo resistere . Occorre dunque , sotto pena di perdere una parte del territorio e di compromettere l ' esito di tutta l ' impresa , temporeggiare finché gli accordi con gli alleati non saranno maturi e non ci consentiranno di denunciare il patto con la Germania . Questa soluzione , tipica della mentalità dilatoria e pseudo - diplomatica dei nostri generali , non teneva conto di fattori politici molto importanti : l ' entusiasmo degli italiani nei primi giorni , durante i quali la resistenza ai tedeschi sarebbe stata vista come il corollario indispensabile della liberazione dal fascismo e quindi sostenuta da tutti , e per contro la demoralizzazione dei tedeschi , veramente sconvolti da un cataclisma politico che erano lontanissimi dal prevedere . Inoltre non si valutava abbastanza il fatto che raccogliere , sia pure provvisoriamente , l ' eredità del fascismo metteva il nuovo governo e tutto il popolo italiano in una posizione terribilmente falsa di fronte all ' opinione pubblica mondiale : era assurdo abbattere un regime totalitario e proclamare il ritorno alle tradizioni del Risorgimento per restare impegnati a fianco della Germania in una guerra contro le democrazie . Queste obiezioni erano abbastanza facili e furono subito rivolte al governo dalla stampa tuttora clandestina dei partiti e dagli stessi uomini politici che avevano accesso al Quirinale e alla Presidenza del Consiglio ; ma poiché non vi era mezzo di sostenerle con argomenti più energici della persuasione , si dovette trovare un « modus vivendi » che permettesse alle forze antifasciste di non perdere interamente contatto col centro . Si stabilì allora un rapporto di natura insolita fra il governo e l ' opposizione , rapporto che durò all ' incirca inalterato nelle sei settimane del regime Badoglio . Alla base , la grande massa del popolo era rimasta profondamente delusa dalla continuazione della guerra : vedeva peggiorare la situazione economica e ripetersi i bombardamenti sulle città . In queste condizioni gli sproloqui della stampa sulla ripristinata libertà non avevano molto successo e la gente si domandava a che cosa fosse servito il colpo di stato e finiva col confidare in soluzioni miracoliste . Era abbastanza diffusa per esempio l ' idea che a una nostra richiesta d ' armistizio tedeschi e inglesi avrebbero lasciato il territorio italiano per andare a combattere altrove , e anche elementi vicini al governo sgomento . Quando , pochi giorni dopo il colpo di stato , si sparse la notizia che Hitler si era ucciso , vi furono impressionanti manifestazioni di gioia da parte dei militari tedeschi che in diverse città fraternizzarono con i nostri soldati . Subito dopo cominciò l ' afflusso in Italia di SS e di reparti speciali per « rafforzare il morale delle truppe » . non si peritavano di diffondere simili sciocchezze . Solo una minoranza era convinta che pace « tout court » non aveva più senso e che pace con gli anglosassoni voleva dire guerra alla Germania . Si vedevano i gravi inconvenienti di questa soluzione ( mutilazione del territorio , dominio tedesco almeno su una parte dell ' Italia del Nord , forse guerra civile ) , ma essa era accolta ugualmente come il punto di arrivo inevitabile della politica fascista e insieme il punto di partenza per il rinnovamento ideologico e civile del nostro paese . Espressione di questo elemento politicamente più evoluto erano i partiti . Per tutto il periodo che va dal colpo di stato all ' armistizio si può parlare di partiti in senso collettivo , perché effettivamente l ' opera dei sei partiti riuniti nella concentrazione antifascista ( liberale , democrazia del lavoro , democrazia cristiana , partito d ' azione , socialista e comunista ) per la parte che ci interessa fu condotta in comune . C ' erano naturalmente differenze grandissime di metodi e di programmi e contrasti che ritardarono e intralciarono l ' azione collettiva , ma in sostanza la linea politica fu imposta dalle circostanze piuttosto che scelta in base a presupposti ideologici e si può riassumere in una formula : premere sul governo e sospingerlo in ogni modo ad agire senza rompere definitivamente con esso . In realtà il governo aveva molto bisogno di essere sospinto . Già la scelta dei ministri , merito quasi esclusivo di un cortigiano ambizioso e senza idee , il duca Aquarone , era stata infelicissima . Il criterio prevalso di formare un gabinetto di funzionari , criterio di per sé discutibile , era stato applicato nel modo più elementare ; si era preso un direttore generale per quasi ogni ministero e lo si era messo a capo dell ' amministrazione . Non solo così il governo non aveva una fisonomia politica , ma molti dei ministri non si potevano neanche dire generici antifascisti . Essi erano legati , per gli uffici occupati fin allora , a persone e a interessi del passato regime e non erano in grado di intervenire con la necessaria energia per produrre una situazione nuova . La stampa , che era passata solo in parte in mano di uomini veramente spregiudicati , avrebbe potuto tuttavia essere un efficace stimolo se non fosse stata imbrigliata da una censura severissima e dalle disposizioni per nulla mutate dell ' antico Ministero della Cultura popolare ( anche in questo privi di fantasia , gli autori del colpo di stato non avevano capito che quello della propaganda era uno dei posti più importanti da assegnare e avevano chiamato a coprirlo un funzionario senza rilievo , fino al giorno prima direttore generale del ministero fascista ) . In queste condizioni , l ' opposizione , rappresentata ormai dal comitato nazionale dei partiti antifascisti , iniziò la sua opera fra notevoli difficoltà . Tutti i provvedimenti di un certo coraggio rivolti a mostrare che la fine del fascismo non era stata una data qualsiasi nella storia degli ultimi anni , che qualche cosa era cambiato nella vita italiana , furono il frutto dei laboriosi interventi del comitato presso il governo . Occorreva l ' ordine del giorno controfirmato dai sei partiti per convincere Badoglio che il regime di terrore instaurato in varie città dai comandi militari non rispondeva alla nuova situazione ; la visita di un ex presidente del Consiglio al Ministero dell ' Interno per ottenere la sostituzione di un prefetto squadrista ; un seguito di lettere e telefonate perché si desse finalmente corso all ' ordine di liberazione di un confinato politico . Senza questa pressione ininterrotta dell ' opinione pubblica , costretta a esprimersi per bocca di pochi autorizzati , il fascismo sarebbe stato sepolto onorevolmente , macchiato solo di un lieve sospetto di concussione , e la legge sull ' arricchimento dei gerarchi e i fasci scalpellati sugli edifici pubblici sarebbero rimasti l ' unica vendetta del popolo italiano per venti anni di soprusi . Le due battaglie più importanti combattute dall ' opposizione su questo terreno dei provvedimenti rivoluzionari furono quella per l ' immediata liberazione dei detenuti politici e quella per l ' eliminazione dei fascisti pericolosi . La prima fu vinta faticosamente ed ebbe il merito di riportare nella vita pubblica uomini di grande valore che gli anni di carcere non avevano piegato e che poterono subito riprendere il loro posto alla testa dei partiti . La seconda si trascinò miseramente senza che si riuscisse mai a vincere i ritegni del governo e l ' ostilità della polizia rimasta fondamentalmente fascista . Soltanto quando , verso la fine di agosto , fu scoperto un vasto complotto appoggiato alla ambasciata tedesca , Badoglio si decise a far eseguire diversi arresti fra i fascisti più facinorosi . Ma se questi erano problemi molto urgenti ed era giusto dedicarvi le prime energie , era chiaro che la loro soluzione definitiva e quella di ogni altra questione dipendevano in realtà da un problema più ampio : quello della posizione internazionale dell ' Italia e dell ' uscita dalla guerra . Col 25 luglio il popolo italiano aveva ripudiato definitivamente il fascismo e aveva condannato la sua opera , ma era rimasto formalmente contro le Nazioni Unite e alleato della Germania nazionalsocialista . Come ora si potesse uscire da questo equivoco ed evitare la rovina totale del paese era l ' unica seria preoccupazione del momento . Purtroppo , proprio su questo terreno dove sarebbe stato più necessario , era difficilissimo intervenire . Consapevole della forza che gli dava la gravità della situazione e mascherandosi dietro il vecchio armamentario retorico degli interessi supremi del paese e della necessità di stringersi tutti intorno a un solo responsabile , Badoglio aveva praticamente inibito ogni controllo sulla sua politica estera che conduceva con criteri di stato maggiore , senza neppure farne parte agli altri membri del governo . Di fronte alle pressioni e alle insistenze dei gruppi politici , il maresciallo rispondeva assumendo un contegno enigmatico , lasciando capire che sentiva le loro esigenze e che il governo era già avanti sulla via di soddisfarle , ma che la terribile gravità del momento gli imponeva un riserbo assoluto , anzi lo costringeva a fingere spesso atteggiamenti non suoi . Le sue dichiarazioni si concludevano generalmente con vaghe promesse e con accenni altrettanto vaghi agli ostacoli che trovava la sua opera . Tutto l ' interesse della situazione politica italiana si concentrò così intorno ad un solo dilemma : il governo fa o non fa le trattative , farà o non farà la pace . Da una parte e dall ' altra di questa alternativa militavano ragioni piuttosto forti . Evidentemente Badoglio non aveva preso il potere in modo così rischioso per assumersi il compito di portare a termine una guerra già perduta . Era inoltre notoriamente antitedesco ; e tutto faceva supporre che avrebbe cercato di staccarsi dalla Germania appena gli fosse stato possibile . In questo caso , se cioè erano in corso trattative militari con gli alleati e si aspettava solo il momento buono per renderle pubbliche , un gesto intempestivo dell ' opposizione diventava un grande errore , poteva far precipitare tutto e dare ai tedeschi il pretesto di prendere in mano la situazione . D ' altra parte , se le trattative non esistevano o erano destinate a fallire , come altri indizi lasciavano supporre , lo starsene in attesa rappresentava una gravissima perdita di tempo e un tradimento di fronte al popolo italiano . Decidere in base a semplici indizi era molto rischioso : si finì col restare sulla linea già adottata di premere sul governo evitando una rottura , e fu solo accentuata la pressione . Questa linea ebbe del resto la sua sanzione pubblica quando , dopo lunghe trattative , gli esponenti dei partiti accettarono le cariche sindacali offerte loro dal ministro delle Corporazioni , Piccardi , a condizione che fosse pubblicato un comunicato in cui dichiaravano di assumere la carica nell ' interesse della categoria , ma di scindere le loro responsabilità sindacali dalla responsabilità politica . Una volta concluso tale patto , mentre i tempi della guerra si affrettavano e incombeva la minaccia di un colpo di mano tedesco con successiva restaurazione fascista , sarebbe stato facile al governo guadagnarsi , se non la collaborazione completa , la fiducia dei gruppi d ' opposizione . Non era necessario per questo tradire nessun segreto militare : bastava mostrarsi più aperti verso le esigenze dell ' opinione pubblica e desistere da una politica interna fatta di compromessi e di paure . Fedele al suo piccolo machiavellismo di generale travestito da uomo politico , Badoglio intensificò invece le contromanovre , moltiplicò gli equivoci e riuscì a produrre un disorientamento totale del paese . Ai primi di settembre , mentre il suo rappresentante era tornato in Sicilia con pieni poteri per firmare l ' armistizio , il maresciallo prometteva in segreto ai capi dell ' opposizione la formazione di un governo politico per la guerra antitedesca , ma intanto faceva spargere voci d ' imminenti soluzioni di compromesso e assicurava i rappresentanti di Hitler della sua indefettibile lealtà . Questa superiore strategia ebbe l ' esito che si meritava : la sera dell'8 settembre la dichiarazione d ' armistizio trovò impreparati tutti quelli che avrebbero dovuto avere una funzione positiva e preparatissimi gli avversari . Poche ore dopo l ' annuncio ufficiale , le colonne tedesche marciavano su Roma e il re e Badoglio fuggivano precipitosamente abbandonando il paese all ' anarchia e allo sfacelo . Le giornate che seguirono l'8 settembre furono le più gravi che l ' Italia abbia attraversato da quando esiste come paese unito . Caduto Mussolini , Badoglio non aveva voluto andare oltre e rompere l ' alleanza nazista per timore di sviluppi che non avrebbe saputo dominare . I suoi seguaci rappresentavano allora le terribili conseguenze di un gesto cosìtemerario : Torino e Milano distrutte , l ' Italia del Nord invasa , un ritorno di elementi fascisti con programma vendicativo . Per evitare questi mali il governo aveva obbligato gli italiani a reprimere il loro primo slancio rivoluzionario e trasformato quella che sarebbe stata una sincera esplosione di popolo in una ambigua manovra diplomatica . I capi militari avevano avuto quaranta giorni di tempo per predisporre la resistenza e ancora cinque giorni dopo la conclusione dell ' armistizio per dare gli ultimi ritocchi alla loro sapiente opera . È questo era il risultato di tante precauzioni : Torino e Milano veramente distrutte , non dai bombardamenti tedeschi ma da quelli alleati , l ' Italia occupata dai tedeschi non fino alla valle del Po ma fino al Mezzogiorno , Mussolini liberato , i fascisti al potere . In una guerra che aveva visto la tragedia della Polonia , il crollo della Francia e della Jugoslavia , nessuno spettacolo fu più tragico del disfacimento della compagine italiana . Delle forze armate , la sola marina eseguì ordini precisi e raggiunse in gran parte i porti alleati ; l ' aviazione praticamente non esisteva più ; l ' esercito entrò nel caos . In tre giorni la resistenza organizzata fu soffocata quasi dovunque . Roma , intorno a cui Badoglio aveva concentrato cinque divisioni , si arrese a due divisioni tedesche ; abbandonata all ' arbitrio dei comandanti militari , senza un responsabile politico , senza una voce che la sostenesse , la città visse tre giorni di angoscia e di entusiasmo , ma la volontà di resistere della popolazione non servì contro gli intrighi dei generali . Nelle altre città manifestazioni d ' inettitudine , viltà , aperti tradimenti dei capi sabotarono la resistenza . L ' armata dei Balcani , forte di quasi trenta divisioni , si sfasciò come un frutto marcio : immense colonne di fuggiaschi raggiunsero la costa sotto la protezione dei patrioti jugoslavi i quali si limitarono a toglier loro armi e vestiario . Tutte le strade d ' Italia si coprirono di sbandati che portarono da un capo all ' altro della penisola l ' immagine vivente dell ' umiliazione e della sconfitta . Le responsabilità dirette di questi avvenimenti , le ragioni dei singoli episodi saranno discusse ancora per molto tempo . Certo il re e i capi militari ne portano il peso maggiore : la loro viltà e la loro inettitudine sono costati all ' Italia quasi quanto i delitti dei fascisti . Certo un intervento più generoso , soprattutto più fiducioso , degli alleati avrebbe modificato notevolmente la situazione : Roma , per esempio , si poteva tenere ed evitare così il senso della catastrofe totale . Ma le responsabilità storiche che confluiscono in questa crisi di pochi giorni superano il gruppetto di uomini che si trovavano momentaneamente in primo piano ; e la lezione diretta che noi possiamo trarne , oltre a un generico sdegno , è la certezza del fallimento della classe dirigente italiana : questo fatto , mascherato per anni dietro ogni sorta di equilibrismi , oggi scoperto e evidente come una piaga incurabile . I soldati che nel settembre scorso traversavano l ' Italia affamati e seminudi , volevano soprattutto tornare a casa , non sentire più parlare di guerra e di fatiche . Erano un popolo vinto ; ma portavano dentro di sé il germe di un ' oscura ripresa : il senso delle offese inflitte e subite , il disgusto per l ' ingiustizia in cui erano vissuti . Ma coloro che per anni li avevano comandati e diretti , i profittatori e i complici del fascismo , gli ufficiali abituati a servire e a farsi servire ma incapaci di assumere una responsabilità , non erano solo dei vinti , erano un popolo di morti . La caduta dell ' impalcatura statale scoprì le miserie che ci affliggevano , scoprì che il fascismo non era stato una parentesi , ma una grave malattia e aveva intaccato quasi dappertutto le fibre della nazione . Poteva scomparire in modo pacifico e i suoi postumi potevano essere curati : le giornate di settembre esclusero questa possibilità e gettarono il paese nelle estreme convulsioni . Tornò il terrore sulle città italiane , appoggiato all ' agonizzante potenza hitleriana , e il fantomatico Duce di Verona cancellò il Duce dell ' autoambulanza , restituì alla reazione la sua maschera tragica . Ormai l ' Italia uscirà da questi crisi attraverso una prova durissima : la distruzione delle sue città , la deportazione dei suoi giovani , le sofferenze , la fame . Questa prova può essere il principio di un risorgimento soltanto se si ha il coraggio di accettarla come impulso a una rigenerazione totale ; se ci si persuade che un popolo portato alla rovina da una finta rivoluzione può essere salvato e riscattato soltanto da una vera rivoluzione . L ' ULTIMA LETTERA Per mio fratello . Napoli , 28 novembre 1943 Carissimo , parto in questi giorni per un ' impresa di esito incerto : raggiungere gruppi di rifugiati nei dintorni di Roma , portare loro armi e istruzioni . Ti lascio questa lettera per salutarti nel caso che non dovessi tornare e per spiegarti lo stato d ' animo in cui affronto questa missione . I casi particolari che l ' hanno preceduta sono di un certo interesse biografico , ma sono troppo complicati da riferire : qualcuno degli amici che è da questa parte vi potrà raccontare come nella mia fuga da Roma sia arrivato nei territori controllati da Badoglio , come abbia passato a Brindisi dieci pessimi giorni presso il Comando Supremo e come , dopo essermi convinto che nulla era cambiato fra i militari , sia riuscito con una nuova fuga a raggiungere Napoli . Qui mi è stato facile fra gli amici politici e i reduci dalla emigrazione trovare un ambiente congeniale e ho contribuito a costituire un Centro Italiano di Propaganda che potrebbe avere una funzione utile e che mi ha riportato provvisoriamente alle mie attività normali e a un ritmo di vita pacifico . Ma in tutto questo periodo è rimasta in sospeso la necessità di partecipare più da vicino a un ordine di cose che non giustifica i comodi metodi della guerra psicologica ; e l ' attuale irrigidirsi della situazione militare , la prospettiva che la miseria in cui vive la maggior parte degli italiani debba ancora peggiorare hanno reso più urgente la decisione . Così , dopo il fallimento , per ragioni indipendenti dalla nostra volontà , di altri progetti più ambiziosi ma non irragionevoli , ho accettato di organizzare una spedizione con un gruppo di amici . È la conclusione naturale di quest ' ultima avventura , ma soprattutto il punto d ' arrivo di un ' esperienza che coinvolge tutta la nostra giovinezza . In realtà la guerra , ultima fase del fascismo trionfante , ha agito su di noi più profondamente di quanto risulti a prima vista . La guerra ha distolto materialmente gli uomini dalle loro abitudini , li ha costretti a prendere atto con le mani e con gli occhi dei pericoli che minacciano i presupposti di ogni vita individuale , li ha persuasi che non c ' è possibilità di salvezza nella neutralità e nell ' isolamento . Nei più deboli questa violenza ha agito come una rottura degli schemi esteriori in cui vivevano : sarà la « generazione perduta » , che ha visto infrante le proprie « carriere » ; nei più forti ha portato una massa di materiali grezzi , di nuovi dati su cui crescerà la nuova esperienza . Senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari : avrei discusso i problemi dell ' ordine politico , ma soprattutto avrei cercato nella storia dell ' uomo solo le ragioni di un profondo interesse , e l ' incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbero contato per me più di ogni partito o dottrina . Altri amici , meglio disposti a sentire immediatamente il fatto politico , si erano dedicati da anni alla lotta contro il fascismo . Pur sentendomi sempre più vicino a loro , non so se mi sarei deciso a impegnarmi totalmente su quella strada : c ' era in me un fondo troppo forte di gusti individuali , d ' indifferenza e di spirito critico per sacrificare tutto questo a una fede collettiva . Soltanto la guerra ha risolto la situazione , travolgendo certi ostacoli , sgombrando il terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo inconciliabile . Credo che per la maggior parte dei miei coetanei questo passaggio sia stato naturale : la corsa verso la politica è un fenomeno che ho constatato in molti dei migliori , simile a quello che avvenne in Germania quando si esaurì l ' ultima generazione romantica . Fenomeni di questo genere si riproducono ogni volta che la politica cessa di essere ordinaria amministrazione e impegna tutte le forze di una società per salvarla da una grave malattia , per rispondere a un estremo pericolo . Una società moderna si basa su una grande varietà di specificazioni , ma può sussistere soltanto se conserva la possibilità di abolirle a un certo momento per sacrificare tutto a un ' unica esigenza rivoluzionaria . È questo il senso morale , non tecnico , della mobilitazione : una gioventù che non si conserva « disponibile » , che si perde completamente nelle varie tecniche , è compromessa . A un certo momento gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell ' utilità comune , ciascuno deve sapere prendere il suo posto in una organizzazione di combattimento . Questo vale soprattutto per l ' Italia . Parlo dell ' Italia non perché mi stia più a cuore della Germania o dell ' America , ma perché gli italiani sono la parte del genere umano con cui mi trovo naturalmente a contatto e su cui posso agire più facilmente . Gli italiani sono un popolo fiacco , profondamente corrotto dalla sua storia recente , sempre sul punto di cedere a una viltà o a una debolezza . Ma essi continuano a esprimere minoranze rivoluzionarie di prim ' ordine : filosofi e operai che sono all ' avanguardia d ' Europa . L ' Italia è nata dal pensiero di pochi intellettuali : il Risorgimento , unico episodio della nostra storia politica , è stato lo sforzo di altre minoranze per restituire all ' Europa un popolo di africani e di levantini . Oggi in nessuna nazione civile il distacco fra le possibilità vitali e la condizione attuale è così grande : tocca a noi di colmare questo distacco e di dichiarare lo stato d ' emergenza . Musicisti e scrittori dobbiamo rinunciare ai nostri privilegi per contribuire alla liberazione di tutti . Contrariamente a quanto afferma una frase celebre , le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori , purché i poeti e i pittori sappiano quale deve essere la loro parte . Vent ' anni fa la confusione dominante poteva far prendere sul serio l ' impresa di Fiume . Oggi sono riaperte agli italiani tutte le possibilità del Risorgimento : nessun gesto è inutile purché non sia fine a se stesso . Quanto a me , ti assicuro che l ' idea di andare a fare il partigiano in questa stagione mi diverte pochissimo ; non ho mai apprezzato come ora i pregi della vita civile e ho coscienza di essere un ottimo traduttore e un buon diplomatico , ma secondo ogni probabilità un mediocre partigiano . Tuttavia è l ' unica possibilità aperta e l ' accolgo . Se non dovessi tornare non mostratevi inconsolabili . Una delle poche certezze acquistate nella mia esperienza è che non ci sono individui insostituibili e perdite irreparabili . Un uomo vivo trova sempre ragioni sufficienti di gioie negli altri uomini vivi , e tu che sei giovane e vitale hai il dovere di lasciare che i morti seppelliscano i morti . Anche per questo ho scritto a te e ho parlato di cose che forse ti sembrano ora meno evidenti ma che in definitiva contano più delle altre . Mi sarebbe stato difficile rivolgere la stessa esortazione alla mamma e agli zii , e il pensiero della loro angoscia è la più grave preoccupazione che abbia in questo momento . Non posso fermarmi su una difficile materia sentimentale , ma voglio che conoscano la mia gratitudine : il loro affetto e la loro presenza sono stati uno dei fattori positivi principali nella mia vita . Un ' altra grande ragione di felicità è stata l ' amicizia , la possibilità di vincere la solitudine istituendo sinceri rapporti fra gli uomini . Gli amici che mi sono stati più vicini , Kamenetzki , Balbo , qualcuna delle ragazze che ho amato , dividono con voi questi sereni pensieri e mi assicurano di non avere trascorso inutilmente questi anni di giovinezza . SAGGI CRITICI I . Introduzione a « Kätchen di heilbronn » di Kleist La storia della poesia vive di una continua scoperta , del ricordo mutevole e perenne dell ' opera compiuta . Nessun poeta moderno serve più di Kleist a questa valutazione dell ' arte , e il cammino che resta da compiere per portare la sua opera nel quadro della nostra esperienza è la conclusione di una lunga disputa , l ' ultimo capitolo a una storia accidentata e diversa . Comprendere Kleist significa penetrare nel folto degli equivoci , giungere alla mediazione diretta fra il suo gusto e i contemporanei . E se tale passo è indispensabile per intendere il significato di ogni poesia , qui la ricerca non sarà inutile : non darà scoperte archeologiche ma una mediazione feconda , perché Kleist , come Stendhal o Leopardi , non ha esaurito il giro delle sue ripercussioni , la sua opera è scoperta al gusto dei contemporanei , la sua leggenda non si è ancora estinta nel facile disegno di una mitologia ufficiale . La leggenda di Kleist : il tema è così evidente che ha fornito il titolo di un libro a uno dei suoi critici più recenti . E in realtà la leggenda investe tutto Kleist : procede dalla complessità della sua figura umana e dal significato della sua apparizione letteraria . La critica patetica ha raccolto in lui tutti i motivi di una vita delirante e ha scoperto in quella morte senza esempio la formula per infinite divagazioni . La critica allegorica ha trovato nell ' uomo posto dalla sorte di fronte a Goethe e apparso nel pieno fervore del romanticismo tedesco , un terreno straordinariamente fertile per ogni abuso d ' interpretazione . Tutti gli schemi coincidono con la geometria arbitraria della sua mente : l ' erotismo e la metafisica cristiana , il mito nazionale e quello umanitario . E tutte le formule sono buone per indicare l ' uomo che fu a volta a volta portatore del genio tragico tedesco ed erede della psicologia settecentesca , profeta della Germania liberata e guida ai sentieri dell ' inconscio . Così la « confusione dei sentimenti » di cui parlava Goethe a proposito dell ' autore , si è fortemente arricchita della successiva confusione critica , e il disordine si perpetua nell ' odierna controversia sul valore della sua opera . La poesia resta come un ' intatta ricchezza su questa corrente di notizie e di inganni e offre la sua fortuna mutevole alla nostra ostinata ricerca . Al centro delle varie ambizioni critiche si trova , come si è detto , la vita di Kleist . Una povera vita : di uomo trascinato dalla malattia e sempre angosciato da problemi e miti senza risposta , ma ricca di un oscuro impulso , chiusa in questa orgogliosa follia che fa della sua fine il più singolare episodio dell ' avventura romantica . Forse questo rapporto continuo tra la creazione letteraria e la esperienza di vita - documentato nelle lettere che sono una delle parti indispensabili dell ' opera di Kleist - questo scambio perenne fra il motivo personale che anima gli scritti e l ' invenzione fantastica che egli infuse nella propria esistenza , giustificano un ' attenzione altrimenti superflua ai casi della biografia . Comincia con Kleist una storia che occuperà tutto il secolo XIX , quella storia che ha come sua prima insegna le pistole da viaggio di Werther e giunge fino ai torbidi casi di Rimbaud e al mito moderno del figliuol prodigo . Nasce il ritratto dell ' artista come profugo ; e la sua prima rivelazione coincide col sorgere di una società nuova . Il romanticismo , riconosciuto più tardi nei suoi limiti espressivi , è allora tumulto e passione : cresce nel sangue degli uomini prima che nei loro libri , cambia il destino dei viaggi prima di modificare il corso degli studi . Si trasforma il paesaggio in cui gli europei sono vissuti fino a quel giorno e l ' esatta misura di Palladio cede alle oscure selve medioevali . Prima che gli Schlegel diffondano il verbo della chiesa romantica e quando il libro della Stäel è ancora limitato a un pubblico di lettori colti , la vita orgogliosa di Lord Byron annuncia all ' Europa la scoperta di un mondo nuovo . La vita di Kleist è assai più limitata , porta ancora i segni della provincia prussiana in un ' Europa civile e cosmopolita . I tentativi di interpretazione titanica suggeriti più tardi dai critici deformano notevolmente la realtà : il suo odio per Napoleone , l ' antagonismo con Goethe , la reazione non naturale a Kant , non sono esempi di un positivo orgoglio di fronte ai maggiori uomini del suo tempo , ma piuttosto la prova della sua natura di velleitario . Quello che importa nella sua storia è la capacità di accogliere i motivi biografici più diversi , di fare di una vita privata il perfetto paradigma del secolo . Kleist era nato il 18 ottobre 1777 da una famiglia di nobili della Marca Orientale . Indotto dalla tradizione domestica a entrare nell ' esercito , lascia il servizio a ventidue anni per insofferenza di una disciplina che limita la sua natura , e si dedica allo studio e alla educazione delle persone care con incostante passione . Ma quasi subito comincia l ' irrequietezza che dominerà la sua esistenza . Nel 1800 abbandona una prima volta Francoforte , i corsi universitari e la fidanzata per un misterioso viaggio a Würzburg in compagnia di un amico . Scrive da Würzburg delle lettere esaltate e da quel momento non ritrova più un ordine esteriore da imporre alla propria vita . Ottiene a Berlino un ufficio provvisorio , ma dopo pochi mesi lascia Berlino per Parigi dove spera di potersi dedicare all ' insegnamento del tedesco e della nuova filosofia . La grande città lo sgomenta : deluso dai francesi e dalla loro civiltà cade nell ' episodio rousseauiano e tenta un esperimento di vita primitiva in una piccola isola del lago di Thun . Quando nell ' autunno del 1802 torna in Germania , Kleist ha scoperto la vocazione letteraria e ha riconosciuto una meta a cui rivolgere le proprie disordinate ambizioni . La gloria , il mito settecentesco inteso in tutto il suo candore , lo attira con una forza primitiva , e il giovane quasi sconosciuto parla di aggiungere onore alla tradizione familiare e di strappare dalla fronte di Goethe il lauro del poeta germanico . Conosce a Weimar Goethe e Schiller , è accolto con amicizia da Wieland . Ma in tutto questo periodo matura in lui l ' angoscia che lo trascinerà come un malato o un demente per le città d ' Europa . L ' opera incompiuta , il Guiscardo , lo ossessiona come una febbre fisica : si esalta a ogni riconoscimento del suo stato e traversa ore di pericolosa prostrazione . Nel gennaio del 1803 lascia la casa di Wieland dopo un laconico annuncio alla sorella : « Ho trovato qui più amore che non fosse giusto e presto o tardi devo fuggire : strano destino ! » Soggiorna a Lipsia e a Dresda : propositi di suicidio e confuse aspirazioni per il futuro si mescolano stranamente nell ' esperienza di quei mesi . Nell ' ottobre dello stesso anno , dopo un ultimo colloquio con i suoi , riparte senza una ragione precisa , traversa la Francia in preda a un freddo delirio , e arrivato a Parigi compie il primo gesto tragico della sua vita : brucia tutti i suoi scritti e si congeda dalle persone che amava con una lettera alla sorella in cui annuncia il suo prossimo trapasso : « Mi rallegra la vista della tomba infinitamente bella » . Aveva deciso di arruolarsi nell ' esercito francese raccolto sulla Manica per lo sbarco in Inghilterra e di morire « la bella morte delle battaglie » . Un amico lo trovò qualche giorno dopo mentre errava lungo la costa della Normandia , sospettato di spionaggio e in pericolo di vita , e lo fece rimpatriare . Dal suo ritorno in Germania ( novembre 1803 ) al giugno 1804 non si sa più nulla di Kleist : una malattia che lo colse a Magonza sembra consumare in un ' unica febbre tutte le energie sprecate e gli astratti furori della sua giovinezza . La seconda parte della sua vita porta la stessa impronta di disordinata avventura . Königsberg , Dresda , Praga , Berlino , sono le tappe di un viaggio che non conosce tregua e che non consola il poeta della sua sfortuna e l ' uomo della sua povertà . La sua vicenda è nella corsa precipite dei cavalli , nel distacco doloroso dalle insegne a cui in ogni nuova sosta sembra chiedere rifugio . Traversa come un sonnambulo i campi di battaglia , è arrestato e messo in fortezza , e appena libero torna a cospirare e ad agitarsi . Sempre sprovvisto di denaro vive degli aiuti della sorella e per un certo tempo di una pensione della regina Luisa ; si illude di poter tornare agli uffici pubblici e ricade come in un vizio antico nel mestiere letterario . Riferimenti esterni di qualche importanza per questo periodo sono i giornali che successivamente egli diresse : il « Phoebus » , fondato a Dresda con Adam Müller , che fu per tutto il 1808 uno dei più notevoli fogli del movimento romantico ; la « Germania » appena progettata a Praga nel l ' estate del 1809 come una bandiera di raccolta del nazionalismo tedesco e morta subito dopo la vittoria napoleonica di Wagram ; infine i « Berliner Abendblätter » , quotidiano di opposizione alla politica liberale di Hardenberg , in cui ritorna l ' influsso di Adam Müller e l ' interesse molteplice e insoddisfatto dello scrittore Kleist . Tutte queste imprese , iniziate con grande spreco di programmi , caddero presto quasi travolte dalla instabilità naturale dell ' uomo . E le opere letterarie non ebbero maggior fortuna : editori e direttori di teatro furono costantemente in conflitto col poeta di difficile umore , e dei suoi drammi due soli furono rappresentati in vita e senza successo . Così disgusto e passione si alternarono nel governare gli ultimi anni della vita di Kleist . Nell ' agosto del 1811 scrive ancora : « Appena sarò libero da quest ' impegno , mi proverò di nuovo a scrivere opere di fantasia . A volte durante una lettura o a teatro sento come un soffio della mia prima giovinezza . La vita che posa deserta di fronte a me mi appare d ' improvviso in una luce splendida e sento agitarsi nel mio animo forze che credevo estinte » . Ma poco dopo l ' ultima ondata di disgusto avrà un effetto più duraturo . A Berlino , attraverso amici comuni , aveva conosciuto Henriette Vogel , moglie di un funzionario prussiano e vagamente appassionata di letteratura e di musica . Questa donna non giovane e non bella doveva essere la prima a subire fino in fondo la suggestione di Kleist e doveva dividere con lui il passo più difficile della sua esistenza . Le lettere scambiate fra i due nel periodo della loro breve amicizia testimoniano di una rara esaltazione , contengono frasi che ricordano il linguaggio più acceso di Käthchen , e spumeggiano di tutta l ' enfasi che era nella natura di Kleist . Ma l ' ultimo atto di cui essi furono protagonisti è un modello di consapevolezza e di virtù , la più notevole eccezione all ' inettitudine tecnica di Kleist , il primo capolavoro nella storia segreta dei suicidi . Tutta la barbarie fisica che aveva accompagnato la vita dell ' uomo , il rigurgito di sangue che acceca i suoi personaggi , si placano nella tranquilla visione della morte ; e la tragedia romantica spinta così ai suoi ultimi limiti supera se stessa e ricade in un leggero velo di nebbia e di lacrime . Per il modo in cui fu compiuto quel suicidio non appartiene alla moda transitoria di Werther ma risale agli esempi di una più antica civiltà e si adorna di tutto l ' orgoglio della tradizione stoica . Il 20 novembre 1811 i due amanti partono in carrozza sulla via di Potsdam diretti a una piccola osteria sulle rive del Wannsee . Là si dispongono a una breve villeggiatura e preparano la scena della loro fine con una cura che tradisce la vocazione teatrale di Kleist . Scrivono agli amici le ultime lettere , lettere che resterebbero in ogni caso come un prezioso documento psicologico , tanto l ' ironia e la tenerezza crescono di significato in quello stretto contatto con la morte . Poi , scelto un luogo adatto nel cavo di un vecchio albero , allontanano per un istante la cameriera e si uccidono con la stessa arma : Kleist con un colpo alla bocca , Henriette al cuore , per non turbare in un atto così solenne i lineamenti del viso . Nel corso di questa vita , agitata da un demone così violento , poche cose ebbero un ' importanza non puramente biografica , utile cioè anche per noi . Gli amici erano personalità di secondo piano : meno Adam Müller che ebbe un influsso durevole sulla sua attività intellettuale , tutti gli altri furono piuttosto episodi della vita di Kleist che figure dotate di una esistenza propria . Le sue relazioni letterarie con i contemporanei sono assai curiose : dai rapporti con Wieland , Goethe , Arnim , Fouqué , Tieck , risulta che essi erano colpiti soprattutto dagli aspetti bizzarri della personalità di Kleist , dalle sue tare fisiche e insieme dal singolare fascino che contrastava con la mediocrità apparente dell ' uomo . Quando Goethe , molti anni dopo la morte di Kleist , volle raccogliere il suo giudizio sull ' uomo , disse : « Egli mosse sempre in me , con le più pure intenzioni d ' affetto , sgomento e orrore , come un corpo ben dotato dalla natura che soffra di una malattia incurabile » . Queste parole spesso interpretate come un segno di inimicizia sono la prova migliore dell ' equanimità penetrante di Goethe . Di fronte al male che assillava Kleist egli non poteva esprimere meglio il proprio distacco , e se più tardi una cattiva letteratura ha preso origine da questo giudizio , la colpa è di chi non ha saputo distinguere fra patologia normale e critica della persona . La lettera che Goethe scrisse a Kleist dopo la lettura della Pentesilea tocca come un ferro di chirurgo i punti morti della fantasia kleistiana , e nessuna interpretazione allegorica può aggiungere qualcosa alla chiarezza dei rapporti letterari che essa pone fra i due uomini . Nietzsche indicò più tardi con parole precise il vero dissidio che li separava quando disse che Goethe aborriva in Kleist « i lati incurabili della natura » , quella zona segreta da cui nasce la tragedia e da cui Goethe volle sempre tenersi lontano come gli animali dal buio . Goethe , per cui il solo pensiero di scrivere una tragedia era stato un tempo un ' angoscia e un pericolo , non poteva accettare la natura tragica di Kleist ; e pieno di sgomento di fronte a quella favolosa creatura , Pentesilea , non poteva riconoscere l ' uomo il quale confessava di aver posto nella storia inumana dell ' amazzone « tutto il dolore e tutto lo splendore della propria anima » . Sul significato di Kleist come uomo politico le opinioni sono discordi . La politica dei romantici è sempre stata una categoria molto imprecisa , e Kleist , così vicino a Adam Müller , ne divise tutte le incertezze e i pericoli . Ma egli era cresciuto in un ' epoca in cui certi valori di civiltà e di vita politica europea erano stati troppo chiaramente enunciati perché si potessero subito scordare , e il nazionalismo a cui si convertì negli ultimi anni non è affatto comparabile ad altre manifestazioni più recenti dello spirito tedesco . Le espressioni del suo odio verso la Francia furono sì acerbe e terribili , come tutto quello che veniva da Kleist , ma la Germania del 1810 , ora confusa in un mito comune di sangue e di suolo , non era la Germania del 1870 , né quella del 1933 , e l ' esaltazione patriottica che ebbe tanta parte negli ultimi anni di Kleist non intaccò mai la sua coscienza di uomo . Così anche i suoi scritti più feroci , come il Catechismo di un tedesco , conservano le tracce di una sana educazione illuministica e sono penetrati da un linguaggio di libertà e di giustizia a cui l ' empito retorico non toglie ogni accento generoso . Infine l ' ultimo elemento che non si può trascurare perché in certo modo circoscrive tutta la personalità di Kleist è quello erotico . È stato detto che la sua vita è il problema erotico personificato , e certo una gran parte dell ' interesse rivolto a Kleist da alcuni strati della cultura moderna si deve a questa singolare posizione sessuale . Fino dai primi anni le donne occupano interamente la sua esistenza : Ulrike , la sorella , è l ' unica ad accompagnarlo anche nelle più infelici avventure , e la fidanzata di Francoforte , Wilhelmine von Zenge , è strettamente legata al suo sviluppo intellettuale . Poi figure concrete : le sorelle von Schlieben , Luoise Wieland , Maria von Kleist , Henriette Vogel , e altre persone appena intraviste , come la leggendaria contadina del lago di Thun , determinano crisi e rinascite nella vita di Kleist , sono protagoniste della sua avventura terrena e insieme episodi della sua storia fantastica . Ogni tentativo di far coincidere questi due mondi è destinato a fallire : resta il fatto , soltanto importante per noi , che a eccezione di Kohlhaas tutti i drammi e tutti i racconti di Kleist hanno come sfondo un tema erotico . Una così forte concentrazione di sentimenti basta a far presumere una natura anormale , e in realtà i rapporti che Kleist ebbe con tutte queste donne furono tempestosi e ambigui . La chiave biografica della sua situazione sessuale è nel viaggio a Würzburg del 1800 : di là egli scrisse a Wilhelmine von Zenge alcune strane lettere in cui accennò più volte al gran mutamento intervenuto nella sua vita , all ' atto che lo aveva reso degno di lei , e al loro avvenire di felicità matrimoniale . Dopo le prime indulgenti interpretazioni ottocentesche , secondo cui il poeta avrebbe avuto nel suo viaggio la rivelazione della natura , i biografi sono ora quasi tutti d ' accordo nel ritenere che Kleist abbia subito a Würzburg una cura intesa a guarirlo di una debolezza di origine nervosa sopravvenuta per eccessi giovanili . Un simile dato di fatto riempì naturalmente di giubilo la cultura positivista della fine del secolo scorso , e da allora tutta la critica di orientamenti psicanalitici ha fatto di Kleist il suo eroe , confondendo valori letterari e curiosità biografiche e tentando di stabilire impossibili determinismi . Ora , dissipato forse l ' errore freudiano , non sfuggirà il valore letterario di questo episodio . Alcmena , la marchesa di O . , Toni del Fidanzamento a San Domingo , sono i personaggi di un mondo di cui Käthchen di Heilbronn e Pentesilea rappresentano i due poli estremi e che è stato rivelato da Kleist con una intensità senza pari . La dilatazione dell ' erotismo fino ai suoi limiti morbosi , il furore del sangue e del sesso danno l ' accento più deciso all ' opera di Kleist e la mettono così violentemente in contrasto con l ' ambiente in cui nacque . Il mondo morale dell ' uomo del Settecento dominato da alcuni universali , la virtù o la grazia , si dissolve e scopre enormi piaghe e passioni insoddisfatte . Su questa via si eserciteranno poi innumerevoli altri nei cento anni che vanno da Kleist a Baudelaire e da Baudelaire a Joyce . Parlare di decadentismo qui è forse superfluo : certo Kleist è legato a un determinato momento della nostra sensibilità ; e queste conclusioni a cui si giunge attraverso un esame sommario della sua vita trovano la loro conferma più chiara nell ' analisi del suo sviluppo interiore . All ' origine della personalità culturale di Kleist non sta un letterato ma un moralista . Tutti i documenti che si posseggono della sua giovinezza provano che i suoi interessi erano prevalentemente morali , quasi mai orientati in senso tecnico . Occupò molti anni nello studio delle scienze , uno studio concepito in modo illuministico e sempre rivolto al perfezionamento della personalità umana ; si dedicò alla matematica e alla filosofia con l ' eclettismo proprio del suo tempo . Direi che il livello medio dell ' educazione illuministica è rappresentato benissimo dal giovane Kleist , con la mania pedagogica e il gusto delle affermazioni morali , il vago empito religioso che accompagnava ogni sua certezza . Le lettere giovanili alla sorella e alla fidanzata sono un terribile esempio di questa serietà di autodidatta ; si sentiva successivamente attirato dai vari rami della , scienza settecentesca e voleva versarla con ordine nel grembo delle due donne . Organizzava corsi e dava lezioni ; una volta , scrisse che non concepiva come si potesse vivere senza costituirsi un piano di esistenza . E già il senso della malattia affiora in quest ' ordine trascendentale , lo rende così distante dall ' ordine umano di Goethe . Più tardi anche il suo maggior incontro nel campo della cultura tedesca , quello con la filosofia kantiana , fu dominato dallo stesso squilibrio . Credette di trovare nell ' affermazione kantiana dell ' inconoscibilità del noumeno la condanna di tutti i suoi sforzi di adolescente e fu preso da una disperazione quasi fisica . Lasciò allora i progetti e le ambizioni che lo avevano occupato fino a quel giorno , prese a viaggiare e a scrivere con lo stesso dissoluto entusiasmo . Ora si discute dai critici se Kleist abbia capito Kant e addirittura se lo abbia letto nel testo . Ma l ' incontro col pensiero kantiano è certo un momento decisivo nella storia del poeta Kleist . Esso segna lo sfasciarsi della costruzione razionalistica , la prima crepa in un sistema di pensiero che aveva difeso come una corazza il giovane scrittore . Le affermazioni di libertà dell ' individuo e di trionfo delle passioni succedono agli atti di fede nella scienza e nella virtù , l ' enfasi del sentimento sostituisce l ' enfasi della ragione . La tesi kantiana , ingenuamente tradotta in termini personali , non sparirà più dall ' opera di Kleist e il conflitto fra verità e apparenza ritornerà come un tema ossessivo nelle vicende dei drammi e dei racconti . Ma un processo descritto in termini così rigorosamente intellettuali rischierebbe di ingannare sulla natura dell ' evoluzione di Kleist . Il viaggio a Würzburg del 1800 aveva destato in lui un vago bisogno di azione , e alla certezza distrutta nel dominio dell ' intelletto egli doveva sostituire un nuovo credo . Le dottrine filosofiche e pedagogiche che avevano rivelato la categoria del sentimento furono il migliore impulso a uscire da questa crisi , e nelle Confessioni di Jean - Jacques egli trovò quello che non potevano dargli la critica kantiana e l ' alto esempio di Goethe : una spiegazione della propria natura . Così i motivi della sua fede giovanile cadono fra i residui scolastici e il nome che da allora ricorre più spesso nelle lettere di Kleist è quello di Rousseau . In un simile passaggio da una circoscritta educazione illuministica , attraverso la nuova filosofia , alla scoperta di un mondo che si pone come il mondo della libertà e dell ' individuo creatore , è facile riconoscere uno splendido paradigma del secolo , oltre che la migliore guida per seguire l ' evoluzione del poeta . La vittoria del motivo sentimentale coincide in Kleist con la conquista dell ' espressione letteraria : il mondo che egli ritrova nell ' intimo della propria natura è quello che Rousseau ha scoperto e che i romantici difendono nel loro fervore rivoluzionario . Debole e irruento Kleist doveva esprimere meglio di ogni altro questo capovolgimento di valori : la lettera a Rühle von Lilienstern dell ' agosto 1806 è la più netta smentita ai precetti contenuti nella dissertazione di sette anni prima al maestro Martini . Il lavoro intellettuale esaltato allora come unica strada alla felicità è ora respinto come un peso inutile : « O l ' intelletto ! Lo sciagurato intelletto ! Non studiare troppo , mio caro . La tua traduzione di Racine ha brani eccellenti . Segui il tuo sentimento . Quello che ti pare buono , daccelo , e alla buon ' ora . È come e un colpo di dadi , ma non esiste altro » . Un passo ulteriore su questa via sarà compiuto qualche anno dopo con il saggio Sul teatro delle marionette , il più importante scritto teorico di Kleist . Due interlocutori immaginari nel giardino pubblico di una città tedesca espongono la tesi della superiorità del burattino sull ' attore : libero il primo dalla legge di gravità , gratuito e perfetto in ogni suo gesto ; ancora avviluppato il secondo nel giro delle proprie intenzioni . Con quest ' ultimo saggio Kleist pone i fondamenti di un ' estetica irrazionalista che potrà essere compresa solo in tempi molto vicino a noi : perché l ' esaltazione della marionetta come mezzo espressivo implica il rifiuto di ogni verosimiglianza esteriore e la scoperta del surreale . È notevole che una storia così elaborata non contenga quasi elementi letterari . I nomi che contano sono Kant e Rousseau , nomi di filosofi e di moralisti ; e gli scritti teorici a cui si è accennato valgono appena come rare intuizioni o si limitano a fornire notizie sulla genesi del suo linguaggio drammatico . Ogni altro tentativo di istituire rapporti di scuola o di tendenza è destinato a fallire di fronte a una personalità così violentemente autoctona . Le sue letture giovanili furono probabilmente scolastiche : i classici latini e greci , i maestri di retorica e gli scrittori francesi del gran secolo . Più tardi conobbe i contemporanei e , certo molto bene , le opere di Wieland e di Goethe e il teatro di Schiller . Per rintracciare un influsso preciso sull ' opera di Kleist al di fuori di questo cerchio limitato di interessi bisognerà arrivare a un curioso teorico dei sogni , E . G . von Schubert , o risalire all ' esempio di Shakespeare , dove ogni riferimento ai testi diventa problematico e una vaga parentela spirituale conta ancora più di qualsiasi derivazione provata . Da Goethe , così raffinatamente letterato pur nei suoi vari interessi , lo distacca questa mancanza di interessi formali . La storia delle opere di Goethe è una storia di esperienze letterarie e i suoi diari e le sue conversazioni provano una continua attenzione alle cose dell ' arte . In Kleist non ci fu mai una precisa natura di letterato : soprattutto non si può parlare per la sua opera di progresso stilistico . Quando nel 1800 egli dichiara di aver dinanzi a sé una carriera letteraria , questa affermazione non suona diversa da altre precedenti , cadute nel rapido corso delle ambizioni kleistiane . Ma aveva scoperto quel giorno la propria vocazione maggiore e la sua prima opera ha già tutti i segni di una necessità rigorosa , è l ' immagine giovanile di un ' opera classica . Da allora tutti i drammi e i racconti di Kleist vivranno di questa fortissima impronta senza che una sensibile evoluzione formale accompagni il loro crescere , modifichi oltre alla tecnica e i dati esteriori le più profonde qualità del linguaggio . Necessità non vuol dire facilità ; e la lunga fatica sul Guiscardo , le ricorrenti crisi di disperazione basterebbero a provare la serietà del suo impegno di poeta . Quello che si sa del suo modo di comporre conferma la nostra ipotesi . Arnim e Brentano derisero la sua diligenza di letterato , l ' interminabile lavoro di correzione a cui si dedicava sui testi ; e tutti gli altri critici più acuti hanno sottolineato l ' elemento di pedanteria senza di cui non è spiegabile la personalità di Kleist . Probabilmente egli trasportò nelle cose dell ' arte un ' abitudine giovanile : quel complesso scolastico , quel bisogno di perfezione e di ordine che avevano accompagnato i suoi fallimenti di uomo e che dovevano trovare la loro giustificazione proprio nell ' opera letteraria . Tali notizie contrastano con l ' immagine fantastica che è rimasta del poeta . Ma la tendenza all ' interpretazione puramente dionisiaca di Kleist , oltre che piuttosto volgare nei suoi motivi , è inesatta letterariamente . Lo spirito dionisiaco penetra certo Pentesilea ( che infatti è giudicata l ' opera capitale da quegli interpreti ) , ma non spiega la costruzione rigida dei racconti , non giustifica gli ultimi documenti della sua vita : quelle lettere che annunciano il suicidio e cominciano come Kohlhaas o la Marchesa di O . , col freddo gelo di un enunciato : « Giacciamo uccisi sulla via di Potsdam ... » . In realtà nessuna interpretazione univoca basta a esaurire la vitalità di un poeta ; e dove altri hanno seguito il flusso di follia che penetra in apparenza tutto il suo mondo , a noi converrà tracciarne i limiti , salvare ciò che d ' ingenuo e pittoresco continua al crescere fra quelle rive tempestose . Solo in questa involontaria dialettica si potrà riconoscere una nuova immagine dello scrittore e dare alla sua figura storica una più profonda ragione . Come il fenomeno culturale Kleist è il rompere di energie sentimentali da un involucro razionalista e settecentesco , così il fenomeno letterario è il brivido che a un tratto percorre l ' unità ragionata della sua opera . E lo sgomento che da Goethe ai contemporanei coglie i lettori di Kleist nasce dal pensiero che il suo volto nasconde la perenne ambiguità della maschera tragica , che il giovane malaticcio e balbuziente porta dentro di sé l ' urlo feroce di Pentesilea e la desolata follia di Käthchen . Quando nel 1821 Tieck raccolse e pubblicò le opere di Kleist , si fermò nella sua prefazione sul Principe di Homburg , che vedeva allora la luce per la prima volta e che definì un dono incomparabile per il teatro tedesco , e subito dopo sulla Famiglia Schroffenstein e su Käthchen di Heilbronn . Da allora il furore critico che Kleist ha sempre attirato su di sé si è ripercosso nella diversa valutazione delle opere . In particolare delle due grandi correnti ideologiche che si dividono la critica kleistiana , quella psicanalitica e letteraria ha preferito Anfitrione e Pentesilea , mentre quella eroica e celebrativa , ancora molto forte in Germania , ha messo l ' accento soprattutto sulla Battaglia d ' Arminio . Ora dopo oltre un secolo di diverse contese è forse giusto tornare sul giudizio di Tieck e , lasciando da parte il Principe di Homburg che è l ' opera meno discussa , mettere di nuovo a fuoco gli altri due drammi . Appunto perché sottratte all ' ideologia , la Famiglia Schroffenstein e Käthchen di Heilbronn sono per noi le opere che restituiscono più chiara l ' immagine di Kleist . Meno immediate di Pentesilea , più deboli del Principe di Homburg , esse rispondono meglio di quei drammi al nostro vivo bisogno di poesia . E in questo caso l ' accordo col giudizio di Tieck non sarebbe casuale perché indicherebbe un avvicinamento alla misura originaria del poeta attraverso le soprastrutture e gli inganni di una lunga epoca critica . La Famiglia Schroffenstein , edita nella forma attuale nel 1803 ma in quel tempo già più volte rielaborata , ha caratteri evidenti di immaturità su cui tutti i giudizi sono concordi . Tuttavia è con Käthchen l ' opera che illumina meglio il momento shakespeariano nel dramma di Kleist e resta , nella grande confusione di stile e di motivi , un ' opera straordinariamente vitale . I grandi conflitti di virtù astratte e di sentimenti che si ripeteranno poi fino a Kohlhaas sono presentati con molta chiarezza nei primi atti di quel dramma . Ma quando l ' impostazione retorica e ogni tanto la tecnica del verso farebbero pensare a Schiller , un ' ondata di entusiasmo kleistiano travolge i limiti apparenti , crea una atmosfera di desolato stupore nuova nel teatro tedesco . Il desiderio e l ' angoscia , gli stadi elementari della passione , risolvono le virtù astratte dei personaggi : le figure si cancellano ai nostri occhi e l ' azione si perde in un vago clamore verbale . Qualche edizione tedesca conserva ancora il quadro degli « Hauptcharaktere » nella Famiglia Schroffenstein . Un simile lavoro , perfettamente ozioso , mostra come non si sia capito nulla del significato dell ' opera e in genere dell ' ispirazione romantica . Le categorie psicologiche inventate per il teatro francese si applicano ancora benissimo a Schiller , ma diventano uno stupido strumento scolastico per chi voglia misurarvi i personaggi di Kleist . Descrivere i caratteri della Famiglia Schroffenstein è press ' a poco come fissare in una formula psicologica i protagonisti dei Fratelli Karamazoff . Con Kleist , almeno con il Kleist più ardito di Kätchchen e della Famiglia Schroffenstein , comincia quella dissoluzione del personaggio che porterà ai più sconcertanti esempi moderni : ora marionette , ora esseri profondamente razionali , gli uomini e le donne di quei drammi sfuggono a qualsiasi modulo esteriore , vendicano nella loro assoluta libertà il lungo asservimento a una poetica classica . La vicenda si snoda e si perfeziona , tocca episodi di un tragico temerario e si perde in battute gratuite e superflue : l ' interesse lascia sempre più la rappresentazione dei fatti per guidarci a una segreta e fortissima « orchestra » . E qui soccorre un ultimo esempio che probabilmente non è stato mai fatto e che è forse il più significativo per Kleist : quello dell ' opera lirica . Pare che Kleist mostrasse da giovane un notevole talento musicale , ma questa può essere una coincidenza senza valore : quello che è certo è che il suo genio drammatico ha i suoi veri eredi soltanto nei grandi operisti dell ' Ottocento . Il senso del tragico , presto scaduto nelle formule del teatro borghese , doveva trovare soluzioni inattese nello scenario confuso dell ' opera in musica . Hebbel e Ibsen sono lontanissimi da Kleist e come in genere tutta la letteratura ottocentesca trasportano in un linguaggio moderno problemi e miti ereditati da Schiller . Ma per capire Kleist è molto più utile seguire la linea che da Weber e Berlioz porta a Wagner e considerare in ultima analisi il nome sorprendente di Verdi . Chi trovasse arbitrario l ' ultimo riferimento pensi alla concitazione di certe scene di massa , al continuo alternarsi di episodi patetici e di effetti brutali , infine a quell ' assurda conclusione del quinto atto dove in un ' apoteosi di vestiti scambiati , di personaggi inutili e di omicidî non commoventi tutti i nodi del dramma , si sciolgono come per caso . Un senso , così eroico dell ' assurdo è rintracciabile solo nell ' opera lirica italiana , e Rigoletto e Un ballo in maschera sono il più bell ' epilogo di un dramma avviato per queste strade . Accanto a questo aspetto ideologico , la Famiglia Schroffenstein interessa per un altro motivo : filologico . Nasce in quel dramma il linguaggio di Kleist , quel verso fatto di spezzature e di ripetizioni , che dà al dialogo un carattere fortemente antiaccademico e interrompe ogni voluta retorica in un improvviso singhiozzo . Il sonnambulismo dei personaggi si esprime naturalmente in questa forma concitata e contrasta nel modo più netto con la lucida visione del mondo degli eroi schilleriani . Per la prima volta si parla sul teatro tedesco un linguaggio che non ha nulla a che fare con la tradizione letteraria , né col basso realismo della commedia volgare . Sarà appunto questo linguaggio , portato a un alto grado di perfezione , che tornerà in Käthchen con tutti i segni della maturità di Kleist . Quale sia il vero messaggio di Käthchen , religioso e umano , è stato discusso fra gli interpreti che hanno voluto riconoscervi una complicata allegoria kleistiana . Per noi il messaggio poetico è molto chiaro ed è contenuto nel rapporto , altrove enunciato dallo stesso autore , fra l ' azione come giuoco istintivo di sentimenti e il linguaggio come giuoco istintivo di parole . Nel suo saggio Sulla elaborazione progressiva delle idee Kleist dà alcuni splendidi esempi di quello che egli intendesse per fantasia letteraria : capacità di segnare su un libro aperto i moti della immaginazione , sviluppo autonomo del linguaggio da una facoltà non controllata . A questo irrazionalismo estetico corrispondeva nell ' ultimo periodo della vita di Kleist un profondo irrazionalismo etico . Così la verità e il bene si manifestano solo attraverso gli aspetti notturni della nostra natura , nei momenti in cui cade ogni schermo e sorgono immagini che l ' intelletto non spiega . Di qui l ' importanza del sogno in Käthchen , il contrasto fra quello che si manifesta alla luce del giorno e le assorte figure della notte , il rompersi dei piani degli uomini sotto l ' impero di una più forte volontà . Käthchen è il dramma dell ' imprevedibile ; nel colmo delle scene risolutive i personaggi si mettono a discutere degli argomenti più impensati e suscitano un ' improvvisa tensione come acrobati che si affannino nel vuoto ( vedi il bellissimo episodio dei servi che litigano per appoggiare la scala nel terzo atto ) . Scene assolutamente gratuite come il dialogo fra il Burgravio di Friburgo e Giacomo Pech , pure nel terzo atto , hanno per molto tempo provocato lo sdegno dei critici . Eppure il genio del teatro romantico tedesco è proprio in questa libertà di parola , nel nobile sdegno di ogni compiutezza esteriore . Dal Gatto con gli stivali di Tieck , a Scherzo , satira , ironia di Grabbe , al Woyzeck di Büchner , corre una tradizione in cui l ' amore della « licenza » è diventato motivo di una nuova e libera maniera poetica . Kleist fu l ' assertore teorico di questo mondo quando nella conclusione del saggio Sul teatro delle marionette accennò a coloro che per aver mangiato di nuovo all ' albero della saggezza sarebbero tornati nella primitiva innocenza . Solo alla luce di questo paradosso , romantico si può comprendere il valore positivo di molte ingenuità che turbano Käthchen e risolvere le contraddizioni di un tale « sorprendente miscuglio di cose sensate e insensate » , ( Goethe ) . Così le figure del dramma non sono uomini e donne legati a una vicenda corporea , ma attori di una storia fantastica . Cunegonda è essenzialmente « personaggio » , quasi marionetta che i fili dell ' immaginazione sottraggono a ogni peso terreno . La sua parte è strettamente verbale , i suoi gesti non corrispondono a una premessa psicologica , ma avvengono , secondo le parole di Kleist , nel dominio astratto della legge del pendolo . Perfino l ' assurdo particolare della sua composizione fisica è una garanzia di naturalezza in quanto toglie ogni pretesa di veridicità alla favola di cui essa è protagonista . E del resto ogni inverosimiglianza non è salvata dal riso che corre per tutto il dramma , da quel raro e difficile impiego dell ' umorismo nell ' opera tragica ? A questa estrema rarefazione intellettuale corrisponde in Käthchen di Heilbronn una grande semplicità di sentimenti e di visione . Kleist confessò più tardi di aver ceduto in quell ' opera a suggestioni esteriori , e normalmente si riconosce in Kätchen un traviamento del gusto in senso popolare . Ma esiste qualcosa di più di una semplice adesione alla moda dominante e il consiglio di Goethe conta per qualche cosa accanto agli applausi del pubblico . Una delle espressioni più felici che Goethe abbia trovato per indicare il suo distacco da Kleist è quella del « teatro invisibile » . E il voltafaccia più notevole nel corso dell ' opera di Kleist è appunto quello che precede i due ultimi drammi : Käthchen di Heilbronn e il Principe di Homburg . Dopo la Famiglia Schroffenstein lo scrittore Kleist si era inoltrato per strade assai difficili . Il Guiscardo , iniziato press ' a poco nello stesso tempo ma con diversi propositi , porta già l ' impronta di un altro ingegno . È il tipico esempio dell ' ambizione umana di Kleist , della grandiosità imperfetta della sua natura . Wieland disse per primo la frase famosa che « se Eschilo , Sofocle e Shakespeare si fossero riuniti in una sola persona , non avrebbero potuto scrivere qualcosa di più alto del Guiscardo » . E da allora è rimasta intorno a quell ' opera un ' aura di commosso stupore . Gran parte di questa fortuna si deve probabilmente alla mania tedesca dell ' opera incompiuta , dell ' abbozzo come dato metafisico . In realtà del frammento il Guiscardo ha tutti i difetti : resta come opera tragica fermo a una promessa iniziale che nasconde la sorte matura del dramma , e vive di questa incerta promessa e del linguaggio straordinariamente vigoroso delle prime scene . La Brocca rotta è completamente isolata nell ' opera di Kleist e in fondo nella letteratura tedesca . Gli imitatori hanno cercato invano di riprodurre la straordinaria vitalità di questo episodio e i fedeli di Kleist non persuadono nel loro tentativo di allegorizzare il breve quadro di genere oltre i suoi limiti di perfetto esercizio tecnico . Molto più ricco di significati certi è Anfitrione in cui i sottili veleni kleistiani agiscono già in profondo . Da un testo così condizionato dal gusto di una società moderna , come quello di Molière , Kleist è riuscito a ricavare una storia senza tempo , un ' avventura profondamente allusiva in cui gli effetti dell ' intrigo sono sacrificati a una complicata ricerca umana . La « confusione di sentimenti » è palese in quel dramma : l ' abbandono della norma universale per una pericolosa eresia . Già ai contemporanei parve ripugnante quel miscuglio di sacro e di profano , e Goethe si sdegnò del « travestimento cristiano » dei personaggi . Infine con Pentesilea i motivi che urgono nei drammi precedenti si rivelano con una forza inaudita : la volontà di Kleist di scendere negli angoli più remoti della coscienza rompe ogni freno e celebra la sua vittoria nella sanguinosa visione dell ' amazzone . Non solo la leggenda antica è violata nei suoi sensi , ma un mondo nuovo è scoperto negli impulsi e nelle passioni di quegli eroi . Dopo la discesa agli inferi che è Pentesilea , il poeta non poteva che perdersi nelle nebbie del « teatro dell ' avvenire » o per la via opposta tentare una soluzione liberatrice con una fuga nel visibile . Käthchen di Heilbronn serve proprio per questo , per ritrovare la purezza discreta dell ' opera d ' arte , la sua dolce invenzione . I castelli che ardono nello sfondo di questo dramma , i fiumi passati a guado , le notti di tempesta non sono vuoti scenari , ma i simboli di un mondo esterno che si ricompone lentamente . In questo gusto della visione immediata Kleist ritrova una dote essenziale della sua natura di poeta : la capacità di scorgere e di rappresentare . Heine lo definì « scrittore plastico » , e in realtà egli che si lamentava dei propri « mezzi talenti » fu l ' unico a possedere un vero talento espressivo fra i suoi contemporanei . Fouqué è pallido e mediocre , Arnim artificioso , Friedrich Schlegel paurosamente astratto , accanto a questo animatore di figure e di gesti . E mentre i suoi personaggi si muovono con assurda evidenza e la favola confina sempre più col puro giuoco fantastico , Käthchen di Heilbronn porta su queste scene fittizie il respiro di una più pura umanità . Essa traversa la storia come una creatura di un ' altra razza , una creatura di carne in mezzo a creature di legno , e il suo linguaggio d ' amore tocca una zona più profonda della nostra coscienza e lega l ' intero dramma di Kleist alla storia della vera poesia . II . Saggi sul teatro tedesco I . Introduzione . È consuetudine che ogni antologia si presenti al pubblico con una serie di precisazioni e di limiti iniziali che valgono in sostanza come una difesa dalle accuse più facilmente prevedibili . In realtà il compito di riunire opere e collaboratori diversi , per uno scopo già difficile , è tale che quasi sempre si sopporta malvolentieri la responsabilità dell ' esito e si preferisce disperderla nel numero o imputarla alle circostanze . Ma , al di fuori di questa comprensibile premura giustificativa , un onesto dialogo col lettore è indispensabile per chiarire le intenzioni di chi ha contribuito al lavoro e per sopperire al difetto di unità e di coerenza nella struttura esterna dell ' opera . Scopo di questa raccolta è dunque di introdurre il pubblico italiano alla storia del teatro tedesco , una storia tortuosa e ricchissima , da cui molte sorprese potranno derivare a chi non ha consuetudine con quella civiltà letteraria . Nessun popolo come il tedesco , salvo forse gli spagnoli , ha sentito il teatro con tanta vitale necessità , ne ha fatto il suo più illustre mezzo d ' espressione e insieme la platea di tutti i disordini e gli entusiasmi popolari . La lingua tedesca nasce in opere dialogate : Il villano di Boemia , che diamo come introduzione alla nostra raccolta , è uno dei primi monumenti della prosa letteraria in Germania , e il passaggio dal linguaggio di curia a quello di una libera espressione artistica vi si avverte in tutta la sua rozza purezza . Hans Sachs sarà un secolo più tardi il corifeo di una società borghese matura e vigorosa per cui la letteratura è svago e distrazione , prima testimonianza seritta di una civiltà che si riconosce e si scopre . Ma il teatro quale noi lo intendiamo comincerà col barocco . In quell ' epoca consacrata all ' eloquenza il teatro è molto più che un genere letterario , è la più completa rappresentazione della vita e la sua celebrazione nobile e popolare insieme . Gli uomini che lo creano , Opitz , Gryphius , sono i legislatori di un gusto che si riproduce deformandosi fino nei più umili strati sociali , i maestri di un tempo che essi sorvegliano dall ' alto della loro dottrina come dal sommo di una scalinata barocca . Intorno a loro pullula tutta una serie di manifestazioni minori ma vivacissime , spettacoli di comici vagabondi e teatro edificante degli ordini religiosi , farsa popolare nella polvere del retrobottega e lucida e armoniosa opera di corte . La satira sociale si alterna con la trattazione di soggetti sacri in questo bisogno di vedere e di esprimere , e personaggi contrastanti si schierano in un ' unica parata allegorica . Così sulle scene di legno , oltre le povere vicende dei mimi , si svolgono le controversie che animano tutta la vita spirituale tedesca e gli ideali dei dotti trovano nel teatro il loro specchio concreto , il loro punto di contatto con la folla mutevole delle città . Quando più tardi anche in Germania si fa sentire la grande ventata di rinnovamento , il bisogno di uscire dagli idoli barocchi , per seguire le vie diritte della ragione e quelle tortuose e ambili del sentimento , due scuole si fronteggiano , ricche di tesi e di programmi : ma insieme Lessing dà l ' esempio più insigne di quello che sarà il teatro moderno e dedica il suo ingegno sagace e attivo al lungo lavoro della Drammaturgia amburghese . Finalmente , quando la cultura tedesca , già antica e gloriosa , trova la sua vera pienezza , si libera delle pastoie dell ' imitazione straniera , per fare della Germania la più ricca provincia letteraria d ' Europa , i nomi che portano più lontano questo messaggio sono Goethe e Schiller ed è ancora dalle tavole di un palcoscenico che i loro attori parlano all ' Europa la lingua di una epoca nuova . Accanto a questo rigoglio letterario e conseguenza naturale di tanta ricchezza e di tanto fervore si sviluppa il mezzo tecnico , il teatro , voglio dire , come complesso di artifici e di esperienze , come scuola e come spettacolo . Questo privilegio dura fino a oggi , e chiunque abbia mai varcato la soglia di un teatro tedesco sa quale atmosfera di nobile tradizione si respiri in quelle sale venerabili come accademie . La linea che è stata scelta da noi per seguire questa complicata vicenda è naturalmente quella che ci è parsa più dritta : la linea della poesia . In una rassegna destinata a indicare sommariamente i termini di un ' evoluzione che dura qualche secolo , stabilire rapporti esatti e definire momenti culturali con giusta approssimazione sarebbe stato un compito impossibile . Si è voluto tuttavia uscire dall ' anonimo dei passaggi obbligati per segnare risolutamente alcuni filoni , quelli più ricchi , secondo noi , di genuine possibilità poetiche . Nei limiti consentiti dallo spazio e con l ' obbligo di non cancellare episodi la cui importanza culturale sia indiscutibile , scelte e omissioni vogliono indicare cioè un deciso atteggiamento di gusto e si propongono come esemplari . I primi testi contenuti nella raccolta hanno ancora l ' aspetto grezzo dei monumenti arcaici , ma sono , come quelli , pietre su cui edificheranno le civiltà successive . Lo spazio più ampio è dedicato invece agli anni che vanno dall ' irrompere dello « Sturm und Drang » fino al più maturo romanticismo : in quegli uomini che , secondo l ' espressione di Goethe , ebbero vent ' anni quando la Germania aveva vent ' anni , riposa ancora il germe più fecondo dell ' intelligenza tedesca e gli echi suscitati dalle loro parole non sono ancora spenti ai nostri orecchi di moderni . Di Goethe e Kleist sono date rispettivamente due opere , segno di una supremazia che è facile riconoscere al nostro gusto e che risulta nella sua polarità molto più istruttiva di quella tradizionalmente rappresentata da Goethe e Schiller . Subito dopo , il nucleo principale dell ' antologia è costituito dai romantici e da una categoria di romantici a cui da qualche tempo si rivolge un ' attenzione più meditata e fruttuosa . Tieck , Arnim , Büchner , un certo Grabbe rappresentano valori che solo alla luce di esperienze poetiche molto più approfondite si rilevano in tutta la loro ricchezza , e il fervore di ricerca che da parte della critica moderna viene spiegato intorno alla loro opera è un segno non fortuito di affinità letteraria . Per contro il periodo che va da Hebbel ai contemporanei è quasi completamente trascurato . I drammi degli autori che popolano quel periodo sono ancora nelle biblioteche dei nostri padri in cattive traduzioni italiane e continuano a essere recitati nei nostri teatri da cattive compagnie . Essi non meritano per ora un riscatto ed è giusto che rimangano avvolti in questa atmosfera di indeterminatezza . Hofmannsthal chiude la raccolta : l ' epoca che viene dopo di lui è ancora un terreno troppo accidentato e malsicuro perché ci si possa avventurare con animo sereno , e la grazia e il vigore delle sue immagini sono un addio più conveniente alla storia che abbiamo trattata dei gesti parossistici e interrogativi di molta letteratura che lo ha seguito . Queste le nostre convinzioni letterarie ; in altri casi la scelta è stata determinata da ragioni d ' indole tecnica : opere di importanza minore sono state preferite ad altre di maggior significato , perché difficilmente di queste ultime si sarebbe potuto dare una traduzione adeguata . Così è per Gryphius : uno dei grandi drammi , Cardenio e Zelinda o Leone Armeno lo avrebbero certo assai meglio rappresentato del Peter Squenz , il quale non è che un momento felice della sua produzione minore . Ma ci si domanda quale traduttore avrebbe saputo rendere con dignità e senza noia il faticoso passo degli alessandrini seicenteschi . Per la scelta dei testi prevale dunque assolutamente il criterio della leggibilità : gli errori di prospettiva che potrebbero derivarne al lettore saranno corretti dalle note che precedono ogni capitolo . Finalmente l ' ultimo criterio che ci ha guidati nella compilazione è stato quello di dare , finché fosse possibile , opere sconosciute in Italia . Gran parte di questo materiale è nuovo per noi : Il villano di Boemia , la cui importanza è stata illustrata soprattutto da studiosi recenti , come il Burdach , non è molto noto in Italia , nonostante i suoi chiari rapporti con la cultura umanistica del Trecento . Nuovi sono i Fastnachtsspiele e nuovo è naturalmente Christian Reuter , la cui scoperta , come quella di tanti scrittori del tardo barocco , si deve alla curiosità e allo zelo della critica post - romantica . Anche per i moderni si è voluto seguire lo stesso criterio , dando la preferenza fra le diverse opere di uno scrittore a quelle che avessero meno probabilità di essere conosciute dagli italiani . Per Goethe , di cui non si potevano dare evidentemente delle novità , è stata scelta la prima versione della Stella , quella del 1775 , che si distacca dalla versione definitiva per alcune particolarità di linguaggio e soprattutto per il finale , tipico delle convinzioni umanitarie e anticonformiste del giovane Goethe . Inedite , cioè scritte appositamente , sono tutte le traduzioni , meno quella della Vendetta di Crimilde del Donadoni , a cui si è voluto rendere omaggio come all ' opera di un morto recente che ancora ci appartiene . Agli altri traduttori , che con vario successo hanno assolto il loro compito e alleggerito quello del compilatore , va il nostro amichevole ringraziamento . Un ringraziamento speciale rivolgiamo al professor Leonello Vincenti , dell ' Università di Torino , che fino dal principio ha dato al nostro progetto l ' appoggio prezioso del suo consiglio e della sua dottrina . 2 . Teatro barocco . Finora si è parlato di teatro con il leggero abuso che autorizza una convenzione lungamente stabilita . Ma in realtà questa parola , tolta alla tradizione classica e grave di significati culturali , rappresenta male il succedersi di fenomeni profondamente diversi , legati ai bisogni di epoche che non conoscono « nuances » . La rappresentazione medioevale , sacra e profana , è piuttosto un rito con un contenuto rigido che un ' opera drammatica quale noi siamo disposti a vederla attraverso la nostra esperienza di moderni . La Riforma rivalutò la parola : le preoccupazioni di ordine pedagogico e religioso che animavano quegli autori diedero alle loro opere un sigillo di eloquenza , rimasto poi come l ' unica impronta del loro passaggio nel mondo ; la mancanza di forti personalità letterarie mantiene infatti tutta quella produzione in un rango minore di scuola e polemica da cui appena si stacca qualche nome più significativo , come quelli di Waldis e di Rebhuhn . Ma è solo con la Controriforma , con le prime avvisaglie di un ' estetica e di un gusto barocco che il teatro che noi conosciamo fa il suo ingresso nella cultura tedesca . Verso la fine del Cinquecento sono presenti in Germania tutti gli elementi che condizionano la nascita di una vera letteratura drammatica . Prima di tutto si fa sensibile l ' influsso straniero : compagnie di comici italiani danno spettacoli in varie corti tedesche , ma il loro passaggio non sembra avere grandi ripercussioni . Molto più importante è invece l ' esempio dato dai comici vaganti inglesi . Questi attori , venuti dall ' Inghilterra con un repertorio illustre ( Shakespeare , Marlowe , e altri più oscuri ) , che le necessità della traduzione e l ' obbligo di adattarsi al gusto di un pubblico più rozzo di quello inglese , trasformano fino a renderlo irriconoscibile , insegnano tuttavia una concezione del teatro singolarmente adatta ai tempi nuovi . Sul loro esempio si formano in Germania compagnie drammatiche , di cui presto fanno parte anche le donne , il gusto dello spettacolo si diffonde in tutte le classi del popolo , si cominciano a costruire teatri . Non meno esteso e immediato è l ' influsso delle mode letterarie che essi portano dall ' Inghilterra . I loro drammi , veri canovacci intessuti di episodi violenti e incredibili ( bisogna vedere che cosa quegli ingenui attori riescono a fare dell ' Amleto ) diffondono un gusto dell ' azione visibile e ingegnosa che il pubblico tedesco raccoglie con avidità . Prima ancora dello scadere del secolo autori tedeschi si provano nel nuovo genere d ' arte , e uno spirito particolarmente aperto alle suggestioni del momento , il duca Heinrich Julius von Braunschweig , dà i primi esempi del dramma barocco in Germania . Le opere di Heinrich Julius , atroci vicende di peccati commessi e scontati , con conclusioni edificanti , non basterebbero ad assicurare al loro autore un grande nome di poeta ; ma la figura dell ' uomo è certo notevole . Protettore di poeti e di artisti , fautore dell ' assolutismo monarchico , assertore della diffusione del diritto romano in Germania , egli è uno dei personaggi che rappresentano meglio gli orientamenti dell ' età nuova . Del resto il solo fatto che il nome di un principe succeda negli annali della poesia tedesca a quello del ciabattino Hans Sachs , è un segno della trasformazione che la società tedesca ha subito in questo scorcio di secolo . Il centro della cultura si è spostato verso le corti : la borghesia protestante che finora ha tenuto in mano il governo , si è logorata nelle contese di religione e si trasforma lentamente in un corpo di funzionari . È piuttosto nei territori mantenuti al cattolicesimo , dove si sono fermamente stabilite le vecchie dinastie , che si può cercare uno sviluppo libero e generoso di manifestazioni d ' arte . Un fortissimo impulso a questo rinnovamento dei valori sensibili è dato dalla milizia che incarna la volonta combattiva della reazione cattolica : la compagnia di Gesù . Non solo l ' Ordine domina il mondo della cultura , riservandosi la disciplina dell ' insegnamento , e modifica l ' architettura delle città con le sue innumerevoli chiese , ma si fa promotore attivo di un ' arte come quella drammatica sempre sospetta di spiriti profani . Nato dalla pratica scolastica della esercitazione o « declamatio » , il teatro dei Gesuiti , attentissimi anche in questo alle fluttuazioni del secolo , si sviluppa soprattutto come spettacolo , fino a raggiungere proporzioni di una ricchezza e di una complessità mai viste . Al di fuori di questa genialità scenica , il valore letterario dei loro testi , scritti in latino , non supera quasi mai quello di una esercitazione scolastica , ma alcuni nomi meritano di essere ricordati , soprattutto quello di Jacob Bidermann , che fu acclamato dai contemporanei quale sommo tragico e il cui Cenodoxus , riesumato qualche anno fa in Germania , potè trovare ancora caldi ammiratori . La grande importanza assunta da fenomeni come il teatro degli ordini religiosi e l ' architettura dei Gesuiti ha indotto qualche critico moderno a parlare del barocco come di arte della Controriforma . In realtà , se la culla del barocco è stato il mondo cattolico , e alcune città del Sud , che ancora ne conservano fortissima l ' impronta , sono rimaste i fortilizi di quella tradizione e di quel gusto , una tesi così radicale non regge oltre la prima approssimazione ; e a dimostrare che il barocco penetra a poco a poco tutti gli spiriti del Seicento , basterebbe il fatto che la successiva evoluzione sposta di nuovo il centro della cultura tedesca verso nord , in Sassonia e in Slesia . In quelle province si riproducono con forme appena diverse i fenomeni che si sono visti nelle capitali cattoliche : agli spettacoli di Vienna e di Monaco succedono quelli non meno splendidi di Breslavia , al teatro degli ordini religiosi si contrappone quello dei ginnasi protestanti che si evolve verso forme sensibilmente vicine . Infine nella terra protestante di Slesia nasce la scuola che darà la formula definitiva alla poetica del barocco tedesco e comprenderà i nomi maggiori della letteratura del Seicento . Il fondatore della scuola , destinato ad avere una autorità incontestata sul gusto del tempo , Martin Opitz , è una di quelle figure che la fama goduta in vita compromette di fronte ai posteri . Poco dotato come poeta egli seppe guadagnare la supremazia su tutti i letterati del tempo attraverso l ' esercizio di facoltà che corrispondevano perfettamente ai bisogni della cultura tedesca di allora . In un ' età in cui la Germania , come tutta l ' Europa , organizza il proprio gusto sulla base della tradizione umanistica ma con una netta volontà di indipendenza nazionale , negli anni che vedono sorgere le prime accademie , in cui la lingua stessa si definisce e con essa i generi letterari , l ' attività di Opitz , traduttore , critico , autore di una poetica che accoglie tutti i motivi del Rinascimento letterario europeo , è un vero paradigma delle tendenze del secolo . Egli adempie in un paese molto più arretrato della Francia , alle funzioni di un Malherbe e in parte di un Boileau , e non c ' è da stupirsi che la gratitudine alquanto confusa e declamatoria dei contemporanei gli abbia attribuito il titolo di nuovo Orazio e di nuovo Marone . Ma se Opitz con i suoi precetti e con l ' esempio dei suoi rifacimenti e traduzioni indica la strada , il creatore originale nasce solo venti anni dopo nella stessa provincia slesiana : è Andreas Gryphius . Avvicinarsi a Gryphius con l ' intenzione di una immediata partecipazione poetica è un ' impresa temeraria : i suoi componimenti elegiaci e didascalici , i suoi sonetti scritti in sonori alessandrini , sono enormemente distanti dalla nostra sensibilità educata ad altre voci dall ' esperienza romantica ; e i suoi drammi storici , carichi di eroismi solenni , di azioni macchinose e di figure allegoriche , hanno la rigida e desolante struttura di edifici inabitabili . Ma questa inaccessibilità di gusti è una conseguenza della poetica estremista del Seicento ( e il mondo classico di Corneille , con i suoi sublimi fantocci , non ci appare altrettanto povero di contenuto umano ? ) L ' opera di Gryphius merita un ' attenzione più meditata perché nel soffocante abito barocco egli porta una vera natura di scrittore , un temperamento tragico ed elegiaco che si rivela soprattutto in quelle opere , come Cardenio e Zelinda dove è meno palese l ' influsso della moda dominante . Del resto anche la celebrazione dei motivi consueti del tempo - fatuità di ogni cosa umana miseria delle passioni e trionfo delle virtù morali - trova in lui accenti profondi e spontanei ; e le altre qualità che lo imposero alla ammirazione del pubblico , la maestria tecnica e l ' elevata dottrina , sono appena il coronamento di una naturale superiorità del poeta . Accanto al bizzarro Simplizissimus e alle raccolte dei lirici e dei mistici slesiani i drammi di Gryphius restano certo come il monumento maggiore della civilta letteraria del Seicento . Un solo drammaturgo , fra quelli che lo seguono , è degno di essere menzionato accanto a lui : il giurista e magistrato David Caspar di Lohenstein . In questo autore che al teatro dedicò solo gli ozi di una vita presa dagli uffici pubblici ( fu anche sindaco di Breslavia ) , l ' inclinazione , già palese in Gryphius , a passare dal rigido classicismo a una atmosfera più carica di colorito barocco , diviene dominante . L ' intrigo è l ' elemento principale dei suoi drammi ; la psicologia dei personaggi vi è trattata in modo più realistico , ma insieme l ' atroce e il meraviglioso vi si incontrano con un compiacimento sensuale che resterà come il sigillo del più maturo barocco . A Gryphius e a Lohenstein succedono gli epigoni che rimaneggiano la materia ereditata senza alcuna intelligenza ; ma fra quei due nomi maggiori si può chiudere tutta l ' evoluzione del teatro del tempo . Già in Gryphius sono presenti elementi culturali definiti ; all ' influsso primitivo , dei comici inglesi , che concerne soprattutto l ' azione scenica , si affiancano altri motivi , frutto dell ' esperienza di un uomo che ha viaggiato l ' Europa e ha conosciuto le letterature antiche e quelle contemporanee . Prima di tutto i classici . Le traduzioni opitziane da Seneca e Sofocle restano il modello della dignità tragica per tutta la Germania e hanno un ' importanza che è appena possibile sopravvalutare in un ' epoca tanto bisognosa di esempi e di regole . Fra i moderni i quali hanno seguito la buona via , i francesi , destinati ad avere un influsso determinante sul teatro successivo , non hanno per ora molto seguito ( anzi , Gryphius polemizza con Corneille nella prefazione al Leone Armeno ) ; in Italia domina già l ' opera lirica , e gli spagnoli , affini per diversi aspetti , non sono conosciuti . Più importante è invece l ' Olanda , che con gli scritti umanistici di un Heinsius e con i drammi biblici di un Vondel offre gli esempi meglio rispondenti al gusto tedesco ed è per le condizioni generali della sua cultura e della sua vita religiosa il paese meno distante dalla giovane Germania . Perché la situazione della Germania nella prima metà del Seicento è affatto particolare in Europa . La guerra dei trent ' anni ha finito di distruggere quello che le lotte di religione hanno lasciato in piedi : la strage , la disperazione , l ' abbandono diventano l ' esperienza quotidiana del popolo . La religiosità tormentata del secolo trae dalle sventure subite impulso a severe meditazioni e a sfoghi mistici , ma il bisogno di esteriorizzare e di celebrare traduce presto questi sentimenti in cerimonie e visioni . Nasce così il teatro barocco , moralistico e allegorico , ricco di svolgimenti , di avventure e di immagini . La tragedia è movimento di emozioni : il meraviglioso , talvolta lo sfondo esotico o curioso fanno da cornice alla vicenda dell ' uomo insigne che cede ai colpi del fato : i grandi personaggi storici , la cui sorte può avere un significato edificante , sono i legittimi protagonisti di un teatro di cui è stato detto che lo stoicismo romano e lo spirito protestante sono le leve morali . L ' alessandrino recentemente codificato e imposto dalla scuola slesiana veste del suo ricco paludamento quei magnanimi discorsi . Mentre dunque la tragedia , genere nobile , si perfeziona e si svolge secondo i canoni descritti , un ' evoluzione parallela dà la sua impronta agli altri generi . Il pubblico dei ginnasi e delle corti , il pubblico che ha letto i classici latini non vuol più saperne delle piatte rappresentazioni dei « Meistersinger » . Dagli intermezzi della tragedia , che col suo fosco moralismo doveva opprimere gli animi , nasce una commedia colta destinata a distrarre e a ingentilire , di cui ancora Gryphius dà gli esempi più illustri . La satira grossolana delle epoche precedenti cede il posto a una vera commedia d ' intrigo imitata dai latini : finché la nuova società non è abbastanza matura e definita per giustificare a sua volta una satira più moderna di costumi e di caratteri . Ma a questo punto , con Christian Reuter e Christian Weise , il secolo barocco è giunto al suo crepuscolo . Le commedie di Christian Reuter , studente libertino di Lipsia , portano in scena una società che ha già disfatto le trame della dignità barocca e si riconosce piuttosto nel mondo di Molière che in quello convenzionale dei classici ; il ciclo dei romanzi di « Schelmuffsky » consuma la parodia del romanzo d ' avventure , genere amatissimo in tutto il secolo e di cui ancora pochi anni prima un altro duca di Braunschweig , Anton Ulrich , aveva dato gli esempi più significativi . La stessa tendenza è rappresentata con forza anche maggiore dal poligrafo Christian Weise , il quale nei suoi romanzi politici , nelle sue commedie e nei suoi scritti si fa banditore di un nuovo verbo destinato a scuotere dalle fondamenta tutti i cardini della poetica barocca : la naturalezza . Così si compie l ' ultima scomposizione del mondo culturale del Seicento : nuove regole disciplinano la fantasia degli artisti , nuove distinzioni governano i generi letterari . Mentre il romanzo , ricchissimo di futuro , si avvia su strade intentate , da avventuroso e didascalico si fa galante e sentimentale , il teatro , trascinato dal suo stesso impulso al visibile e al meraviglioso , trova formule sempre più complesse di rappresentazione e di gioco . È l ' ora della commedia musicale , del « Singspiel » , il cui testo ha appena funzione di libretto e che ha soprattutto fortuna presso le piccole corti . La musica , la coreografia diventano ingredienti sempre più necessari al buon funzionamento di uno spettacolo : sotto la formula ancora seicentesca del « Gesamtkunstwerk » barocco si profila l ' idolo dei tempi nuovi , l ' opera in musica . 3 . Da Lessing a Goethe . Da Opitz in poi il grande sforzo dell ' epoca del razionalismo era stato di portare a unità teatro e ordine : « queste due parole inconciliabili in Germania » ( Gundolf ) . Ma la battaglia per la ragione è segnata da continue eresie , da fughe verso il sensibile e da ritorni alla natura , finché l ' edificio sempre incerto del razionalismo tedesco precipita travolto da un movimento che nel proprio nome ha conservato l ' impeto di forze contenute e violente : lo « Sturm und Drang » . Nella prima metà del Settecento Johann Christoph Gottsched è l ' ultimo e il più autorevole rappresentante di quella volontà ordinatrice : la sua opera di legislatore e di critico completa l ' opera appena iniziata da Opitz , ma in un clima di cultura molto più maturo , arricchito dall ' esperienza moderna e da uno studio più approfondito degli antichi . Gli scrittori del gran secolo francese hanno dato l ' esempio di come si possa far rivivere un teatro classico ai nostri giorni , e alla luce delle regole da loro definitivamente affermate la grossolanità medioevale e il turgore barocco appaiono ugualmente condannabili come tentativi di epoche incivili . Anche il gusto troppo diffuso dell ' opera lirica e dello spettacolo popolare è combattuto da questo retore intransigente , deciso a ricondurre il teatro a una superiore aritmetica di regole e ai precetti di Aristotele . La letteratura drammatica guadagna in dignità verbale quanto perde in vigore spontaneo e rischia di chiudersi in una desolata accademia . Ma l ' illusione dell ' immobilità si frantuma sotto l ' impulso di nuove forze : il razionalismo nutre dentro di sé i propri nemici e offre continuamente il fianco a obiezioni e proteste . Così a Gottsched e ai suoi seguaci si contrappone la scuola svizzera di Bodmer , non meno pedantesca nelle sue premesse dottrinali , ma animata da un pathos religioso che potrà consentire fruttuose evasioni nel fantastico e da cui si svilupperà un giorno l ' opera poetica di Klopstock . Altrove il rigore classicistico inclina verso il rococò , si fa tenero e grazioso . E del resto la vera nemica delle regole , la fantasia , si insinua da più parti , se anche il maestro del classicismo europeo , Voltaire , di cui Gottsched non è che un luogotenente provinciale , indulge alla barbarie inglese di Shakespeare a cui perdona le molte stravaganze per amore del suo genio nativo . Shakespeare , questo nome impronunciabile , che ancora poco tempo prima era citato in Germania come Saspar , comincia a diventare in quegli anni il centro di dispute e di considerazioni feconde . Nuovi nomi , la natura , il genio , si arrogano diritti di fronte alla pretesa irrevocabilità del gusto e alle regole degli antichi . Finalmente il più grande avversario di Voltaire in Europa , Lessing , riprende con diversa consapevolezza il tema della natura razionale del bello e dedica al problema particolare del teatro la sua Drammaturgia amburghese . Con Lessing la cultura del Settecento entra nella sua fase più viva . Come individuo egli non esce dall ' ambito del razionalismo : il suo sforzo intellettuale consiste nel trovare alla creazione artistica regole più profonde di quelle scolastiche proposte da Gottsched e dagli svizzeri , e il suo sforzo creativo non lo porta a introdurre una nuova sensibilità , ma a vedere con chiarezza un nuovo mondo umano , i limiti di un gusto che i contemporanei intuivano confusamente . Le preoccupazioni moralistiche e intellettuali di questo grande illuminista fanno sì che il più bello dei suoi drammi sia ancora Nathan il saggio , pura parabola della saggezza ; ma come scrittore , come uomo di cultura , come dottrinario , egli realizza una sua missione . Se i vari Weise , Gottsched , Bodmer contano nel regno delle intenzioni , Lessing scende nel concreto : i suoi personaggi vivono di una vita reale e il suo ingegno naturalmente libero lo porta a conclusioni molto lontane dai punti di partenza . Così la Drammaturgia amburghese può contenere la tesi rivoluzionaria che : « se il teatro tedesco dovesse seguire la propria naturale tendenza somiglierebbe più all ' inglese che al francese » , e aprire in tal modo le dighe all ' irrompente romanticismo . A questa rara lungimiranza Lessing deve la sua singolare posizione di mediatore fra due mondi , quello circostante dell ' « Aufklärung » e quello prossimo dello « Sturm und Drang » ; e di lui si è potuto dire giustamente che i contemporanei ne ammirarono la capacità di pensare la vita e i posteri il dono di vivere il mondo del pensiero . Con la poesia di Klopstock e la critica di Lessing la cultura del Settecento è arrivata al suo punto di estrema maturazione : sospinta da altri impulsi ( l ' eclettismo di Wieland , che con le sue traduzioni da Shakespeare e le sue letture romantiche doveva influire in modo sensibile sulla generazione successiva ) , il mondo dell ' « Aufklärung » si consuma a poco a poco ; dalle sue ceneri sorge un nuovo e strano universo : lo « Sturm und Drang » . Come molti movimenti di grande risonanza culturale lo « Sturm und Drang » è un movimento preletterario . Senza Goethe e Schiller i suoi banditori resterebbero appena come confusi ideologi nella storia della letteratura : essi vivevano in fondo di un ' eredità tramandata che un ' improvvisa parola d ' ordine aveva permesso di dilapidare . Essi furono i primi a gettare nel campo dell ' arte le fiaccole incendiarie che il pensiero settecentesco aveva acceso : le dottrine di libertà dell ' individuo e di trionfo delle passioni , le proteste contro l ' ordinamento sociale , il disprezzo delle convenzioni e delle regole estetiche . Coerenti in questo loro indirizzo instaurarono il disordine per odio della legge scritta e si avviarono con passo deciso sulla strada dell ' anarchia . Canone critico e giustificazione della loro opera sediziosa era la dottrina del genio . Ma il genio faceva appunto difetto alla maggior parte degli « Stürmer und Dränger » e a questo squilibrio interiore , a questo equivoco pregiudiziale si deve l ' impressione di vuoto e di velleità che danno spesso le loro opere . Essi si valsero dei materiali incendiari che avevano scoperto senza grande fantasia , adoperarono la lingua plebea di Shakespeare , i costumi della società borghese , le formule del titanismo come contenuti grezzi , che dovevano valere per la loro sola presenza . Tipico rappresentante di questo semplicismo è Heinrich Leopold Wagner , autore di una fosca parodia del primo Faust , L ' infanticida ; e non molto più resistente sembra oggi l ' opera di Klinger , che con uno dei suoi drammi diede il nome al movimento e che tradusse in termini letterari il bisogno di passione e l ' ansietà di delirio attinti all ' opera più tumultuosa di Shakespeare . Più dotato degli altri due , vero esempio del genio mancato in cui confluiscono correnti di creatività e vene di follia , è Lenz , l ' amico di Goethe , al quale è necessario tornare oggi per gustare gli aspetti meno caduchi dello « Sturm und Drang » . I suoi capricci intellettuali colpiscono come bizzarre fantasie e l ' empito di rivolta contro le convenzioni e gli abusi si esprime nei suoi drammi sociali con un vigore che accende una volta tanto i nuovi contenuti e dà loro una vera giustificazione estetica . Oltre a questi che furono i banditori più consapevoli della dottrina , al movimento di rivolta e di scoperta parteciparono in modo diverso tutti gli scrittori della fine del secolo , dal sensuale e colorito Heinse , in cui si avvertono le prime tracce di un rinascente paganesimo , a Friedrich Müller autore di teneri e plastici idilli . Ma il vero significato , la gloria storica dello « Sturm und Drang » è che a quella giovanile infatuazione presero parte Goethe e Schiller . In Goethe e Schiller il messaggio del secolo , il grande appello all ' individuo , che Herder aveva tradotto mirabilmente nel dominio della cultura e che doveva nutrire tutta la generazione romantica , trova per la prima volta la sua vera pienezza . Insieme essi ricreano nel corso della loro opera una nuova legge sulle rovine delle vecchie norme : dal mondo inerte del classicismo fanno nascere la letteratura classica tedesca . Tuttavia il loro ingresso nella storia avviene sotto i segni dello « Sturm und Drang » . Goetz von Berlichingen è del 1772 , Werther del 1774 , I masnadieri del 1781 . In quelle opere i motivi correnti dell ' epoca trovano una vitalità improvvisa : la tradizione è veramente travolta dalla furia disgregatrice di Karl Moor , il quadro della storia tedesca si popola di figure e di emblemi nella vicenda di Goetz e un nuovo simbolo traversa il ciclo della mitologia moderna col suicidio di Werther . In seguito l ' evoluzione letteraria e umana dei due scrittori doveva portarli ad allontanarsi sempre più da quegli accenti iniziali , e il rifiuto finale dell ' avventura dello « Sturm und Drang » segnare la condanna di un movimento che l ' impotenza dei suoi segnaci aveva già consumato . Ma il cammino di Goethe e Schiller indicava anche la via d ' uscita verso un costume letterario più alto . Nella loro esperienza il superamento della barbarie preromantica avveniva attraverso una consapevole riduzione alla realtà interiore di quelle antitesi e di quei miti che i loro coetanei avevano brandito come torce fumose . E in una tale opera di approfondimento e di riscatto umano l ' amicizia dei due uomini , del resto diversi e contrastanti , ha anche oggi la sua ragione storica e le loro opere contraddittorie trovano un sicuro equilibrio . Schiller , debole poeta , affida a una superba eloquenza la soluzione di quei problemi che agitano la sua natura di moralista e di storico . Il suo pathos non è mai lirico , non è in fondo che una violenza retorica , ma sorregge nel suo movimento sincero l ' azione drammatica e fa del sublime e del patetico non solo dei magri surrogati della poesia , ma i cardini di una concezione del mondo e i fattori di una educazione morale a cui tutto l ' Ottocento s ' inchina . Goethe vive invece un ' evoluzione assolutamente creatrice . L ' esperienza che trascina Schiller a meditare più profondamente i temi del suo entusiasmo giovanile determina in lui nuove figure , preme sulla fantasia e si traduce naturalmente in nuovi ritmi e nuove immagini . Clavigo , Stella , Egmont , personaggi e creature che vivono ciascuno di una particolare atmosfera , sono gli incontri del poeta in questa discesa verso il reale e l ' umano e preparano alla nitida visione degli ultimi drammi . Faust e Wilhelm Meister esprimono nella loro vicenda esemplare il corso di questa perfetta « Bildung » . L ' esperienza raccolta , l ' acquisizione umana in una tale avventura sono così grandi che fanno dimenticare facilmente i dati tecnici . Ma il teatro è ormai irriconoscibile nei suoi termini . Attraverso le selve germaniche e le vicissitudini borghesi Goethe e Schiller ritrovano la Grecia : una Grecia che non ha più nulla in comune con l ' imitazione classicistica , un paese che vive secondo leggi proprie e sorge chiaro e distante accanto alla Grecia antica . La sposa di Messina e Ifigenia in Taurine segnano gli episodi conclusivi di un destino poetico che abbraccia nel suo temerario sviluppo tutti i motivi della cultura moderna . Ma se quelle opere terminano un lavoro individuale e placano l ' ansietà di due esistenze , un mondo è rimasto scoperto dietro il loro passaggio , che nessuno potrà più ignorare . Forse soltanto il Faust , l ' opera tedesca , nella sua complessità formale e nel suo significato recondito , dice quanto profonda sia stata questa ricerca e come abbia arricchito di parole e di miti il mutevole orizzonte dell ' esperienza poetica . 4 . I romantici . Romanticismo , questa parola seducente e imprecisa domina da molto tempo il nostro orizzonte culturale , ma nessuno può dire di possedere il suo significato storico che , come la struttura di certe regioni vulcaniche , esita ancora sotto l ' impulso di forze incontrollabili . Al tempo della Stäel romanticismo era la visione di paesaggi nostalgici , l ' edera che saliva alle finestre di castelli in rovina , l ' amore di nature ingenue ed esaltate per un mondo senza leggi , tutto percorso da sotterranee vene di poesia . Una nuova visione della storia , un gusto pronunciato del primitivo e del favoloso e l ' esplosione di sentimenti che la civiltà settecentesca aveva represso diedero la loro impronta all ' evoluzione successiva di quel nome . Ora la ricerca critica è rivolta a zone più segrete , a quelle che circoscrivono i moti elementari della creazione e in cui l ' individuo stesso , centro instabile dell ' universo romantico , talvolta si annulla e scompare per lasciare al suo posto voci indistinte . Una sensibilità particolare ai rapporti tra la vita e il sogno ( fortuna non casuale di Calderón ) , l ' attenzione concessa a fenomeni psicologici anormali o addirittura morbosi , sono stati i principali indizi su cui si è mossa questa tendenza critica che porta a escludere dall ' episodio romantico uomini come Walter Scott o Manzoni ( in verità legati ai loro coetanei solo da esteriori affinità di contenuti ) , e mette in dubbio la validità del primo romanticismo francese , quello dei panciotti rossi , per celebrare l ' altro , la rivoluzione espressiva e metafisica che va da Nerval e Baudelaire al surrealismo . Una tale concezione , che tende a isolare i dati essenziali dell ' « anima romantica » , è nata evidentemente sotto l ' impero di poetiche molto più moderne e rischia di alterare i presupposti storici di quell ' esperienza ; tuttavia essa ha per noi il pregio di mettere in luce uno dei caratteri peculiari di ogni letteratura romantica : la sua antiplasticità , la sua mancanza di limiti formali e tecnici . Il teatro è visione e misura . Ora , il romanticismo tedesco fin dalle sue prime formulazioni fu avverso per principio a ogni visione netta ( non per nulla la più grande gloria tedesca è la musica romantica , mentre pittura e scultura di quel periodo sono terribilmente mediocri ) . La negazione della legge era veramente negli scrittori romantici una vocazione interiore : corrispondeva all ' assenza di ogni misura istintiva , al bisogno di vivere e di respirare nell ' indeterminato . Si pensi alla dissolutezza formale di un Jean Paul , alle nebbie perenni in cui si nuove un Novalis , forse le due nature più genuinainente romantiche . In altri l ' impulso creatore si manifestò addirittura in forme riflesse , critiche o filosofiche , senza arrivare mai a concretarsi in un ' immagine . Così , dei fondatori della prima scuola romantica , uomini chiamati a esercitare un influsso tanto profondo su tutta la sensibilità del secolo , nessuno si può dire uno scrittore riuscito . Friedrich Schlegel , fortissimo ingegno di critico e di storico , consumò tutte le sue ambizioni letterarie in un disgraziato romanzo , Lucinda , che è il colmo della confusione espressiva ; suo fratello August Wilhelm dedicò le sue migliori energie alla traduzione di Shakespeare , opera esemplare ma tipicamente di mediazione culturale , non creativa . Più dotato artisticamente degli altri due , Tieck scrisse drammi e racconti che importano nella storia della letteratura : tuttavia anche essi non sfuggono mai a un certo sapore di genericità e la fama dello scrittore è legata piuttosto agli articoli critici , talvolta estremamente penetranti , e a quelle rare opere in cui l ' alleanza della fantasia con una intelligenza ironica raggiunge effetti di sorprendente ricchezza . Il gatto con gli stivali è un superiore giuoco d ' intelligenza , ma per la sua stessa natura non può costituire un modello . Di fronte al teatro contemporaneo i romantici si espressero meglio per negazione , attraverso la satira e la polemica . Schiller è il bersaglio indiretto di questa polemica per la fantasia , che scopre facilmente quanto di meccanico fosse rimasto nella sua concezione del dramma , ma soprattutto gli pseudo - Schiller , i vari Iffland , Kotzebue , dominatori del gusto popolare e perduti in orribili macchine teatrali . La coscienza critica di quello che non doveva essere il nuovo teatro è dunque lucidissima : manca soltanto l ' esempio positivo da contrapporre a quelle deviazioni . Solo Tieck intuì , col suo sicuro ingegno , qual era l ' uomo che poteva rispondere al difficile compito ; ma quest ' uomo , il più grande scrittore , forse l ' unico grande scrittore il cui nome si possa associare a quello del teatro romantico , Heinrich von Kleist , visse al di fuori della fitta società del suo tempo e divise con Hölderlin , come lui solitario e profugo , una sorte particolarmente severa e la gloria tardiva dopo la morte . In Kleist l ' ondata shakespeariana che agita il teatro tedesco dalla metà del Settecento trova finalmente uno sfogo . Wieland aveva tratto dall ' inglese i motivi fiabeschi e faritastici , Herder e Goethe ne avevano scoperta la vastità umana e la ricchezza espressiva , Kleist rievoca la passione , primo impulso dell ' opera tragica , e la traduce in parole di una sconcertante evidenza . Il suo linguaggio , rotto e incoerente , dichiara per la prima volta le paurose lacune dell ' anima romantica . L ' isterismo e la malattia , figure estreme di questa visione del mondo , sono stati celebrati in modo esclusivo dalla critica moderna come il patrimonio di Kleist ( mentre Il principe di Homburg e già Käthchen di Heilbronn provano l ' esistenza di altri motivi discreti o addirittura idillici ) . Ma l ' importante è riconoscere in lui una vera natura di tragico e una delle guide certe sullo sviluppo della sensibilità moderna . Che questo risultato non fosse casuale , che egli vedesse quale svolta rappresentava la sua concezione del dramma , prova il breve e mirabile scritto Sul teatro delle marionette , uno dei pochi convincenti saggi di estetica irrazionalistica che ci siano rimasti nella forma paradossale propria del gusto romantico . Accanto a Kleist gli altri scrittori contemporanei tradiscono una carenza vitale . Il più importante è Zacharias Werner , autore applauditissimo e fondatore di un dramma che si è convenuto di chiamare fatalista . Il suo teatro , basato su effetti di una tragica brutalità , non porta alcuna seria innovazione di ordine letterario , ma ha una notevole portata come indice di un gusto che si mantiene attraverso le discordi evoluzioni del secolo . A lui , oltre che a Schiller , si può far risalire un senso teatrale che , riconosciuto come deteriore dalle intelligenze più avvedute , è tuttavia all ' origine della manifestazione centrale del teatro ottocentesco : l ' opera lirica . Di coloro che ne perpetuarono la tradizione strettamente letteraria , l ' unico degno di essere ricordato è Christian Dietrich Grabbe . Natura profondamente bizzarra , egli ebbe il merito di scrivere accanto ai soliti drammi storici sproporzionati e pazzeschi una commedia satirica : Scherzo , satira , ironia e altre cose più profonde , in cui rivive in un ' atmosfera di assoluta libertà tutta la geniale ironia della Germania romantica . Altri scrittori venuti dopo si contentarono di rielaborare senza grande intelligenza la materia ormai consueta di un falso medioevo , riducendo a un repertorio comune la superba mitologia del sentimento tedesco . Intanto la giovane scuola romantica , quella di Heidelberg , più ricca di genuini temperamenti artistici , aveva ripreso l ' equivoco dei suoi padri trasportando sulla scena la storia e la leggenda con pretese non sempre fondate di scoperta e di rivelazione poetica . Brentano , puro temperamento lirico , scrisse un grande dramma : La fondazione di Praga , e una commedia : Ponce de Leon , ugualmente fallite come opere teatrali . Altrettanto priva di una struttura attendibile è la maggiore opera drammatica di Arnim : Gerusalemme e Halle , rielaborazione su motivi shakespeariani del Cardenio e Zelinda di Gryphius . Si sa quale è oggi l ' importanza di Arnim per l ' interpretazione più recente della poetica romantica : si tende a vedere in lui l ' assertore consapevole della impersonalità del fatto artistico e il precursore di molte formule moderne fino al surrealismo . In realtà la sua opera , confusa e inorganica , contiene rare bellezze e , oltre che nelle novelle , sprazzi di una fredda e sconcertante poesia si trovano nel drammi minori e in alcuni frammenti di romanzi . Ma con Arnim il gratuito e l ' assurdo sono ormai il dominio esclusivo dell ' intelligenza romantica , il giuoco iniziato da Jean Paul e continuato attraverso Hoffmann e altri minori ha raggiunto i limiti della legittimità . Bisogna arrivare alle soglie di quel mondo perché altro sangue alimenti il corpo dell ' arte tedesca e perché un vero poeta trovi nuove realtà fuori dell ' ambito angusto di un ' immaginazione ormai soltanto tecnica . Questo poeta è Georg Büchner : in lui l ' esperienza romantica si traduce giustamente in maturità espressiva , ma alle formule intellettuali e alle facili mode del tardo romanticismo egli sostituisce un pathos che nasce da una nuova visione del destino umano , dalla scoperta del fatto sociale in cui si annullano le pretese di assoluto della fantasia letteraria . Mentre nella maggior parte dei suoi coetanei questa rivelazione del mondo esterno si traduce in forme eminentemente pratiche , crea una generazione di rivoluzionari e di polemisti , Büchner mantiene un ' alta purezza espressiva e , morto giovanissimo , lascia col frammento di novella : Lenz , e col Woyzeck due fra le opere maggiori della poesia tedesca moderna . 5 . Teatro viennese . Uno dei caratteri essenziali dell ' episodio romantico in Germania è la stretta interdipendenza , non soltanto letteraria e ideologica ma biografica , in cui si muovono i protagonisti . In un paese pieno di frontiere interne e di tradizioni locali invitte i romantici vivono come una unica stirpe , i loro destini s ' incrociano continuamente , fanno nascere amicizie e rivalità , collaborazioni , adulterî . Chiusa a questo fermento di avventure individuali , come presto estranea al lo sviluppo politico della nuova Germania , l ' Austria degli Absburgo vive allora la sua insigne vecchiaia : tramonta il sacro romano impero della nazione tedesca , e Vienna rinuncia per sempre a essere la capitale del Reich , per ridursi a un rango di città cosmopolita o di provincia tedesca . Il poeta di questa Austria civile e dialettale in cui riposano i germi di vecchie culture si terrà anch ' egli discosto dall ' esaltazione contemporanea e , benché attentissimo alle ragioni e alle mode del secolo , non uscirà da un costume di dignitoso riserbo . La sua lunga vita sarà divisa fra il teatro e il lavoro burocratico , senza che mai i draghi della fantasia notturna levino il capo a turbarlo nelle ore d ' ufficio . Grillparzer è tipicamente un contemporaneo dei romantici : ne divide le inclinazioni intellettuali e a volte ne imita l ' accento , ma attraverso la sua natura le pretese romantiche escono talmente deformate che è impossibile riconoscerle . I suoi drammi risentono degli stessi modelli letterari ( così l ' interesse prevalente per il teatro spagnolo ) , ma la loro importanza è di ordine affatto diverso . Mentre il teatro romantico vive di una incoerente genialità , le opere di Grillparzer devono il posto notevole che esse occupano nella storia della letteratura tedesca alle virtù tecniche del drammaturgo , rimaste forse insuperate , e a certi passaggi in cui la discreta umanità dell ' autore trova felici e rare espressioni poetiche . Grillparzer è un fenomeno isolato difficilmente definibile in una situazione culturale . Ma nella « terra dei feaci » austriaca un ' altra tradizione si era mantenuta che prima di estinguersi darà ancora saporosi frutti : la tradizione barocca . Il teatro che avevano creato i poeti visionari e accademici del Seicento tedesco trova a Vienna la sua patria definitiva , diventa gloria particolare di quella città che per tutto il secolo successivo doveva accogliere la più europea delle corti in una cornice vivissima di tradizione popolare . Il primo elemento a cui si allaccia il nuovo teatro viennese è ancora l ' « Ordensdrama » , la rappresentazione scolastica di cui i Gesuiti avevano fatto una grande cerimonia per il pubblico barocco . Nella seconda metà del secolo XVII un italiano di Trento , Niccolò Avancini , aveva portato al loro massimo splendore i « Ludi cesarei » , come ormai si chiamavano quelle avventurose storie allegoriche di principi e di virtù . Ma già il suo spettacolo , splendido e raffinato , fitto di intermezzi , luminarie , apoteosi , è ai margini della tradizione letteraria viva . Da allora si precisa quel distacco che sarà uno dei fattori determinanti della cultura del Settecento . Gli elementi barocchi , cacciati dall ' alta letteratura sempre più dominata da spiriti razionalistici , si rifugiano nell ' opera lirica e nello spettacolo popolare , che alimentano con una rara vitalità . Mentre in tutta l ' Europa il nuovo teatro d ' imitazione inglese e francese offre le sue ragionevoli vicende borghesi e cosmopolite , la tradizione barocca attinge alle fonti locali e mantiene contro tutte le volontà di riforma i lazzi dei buffoni e i gorgheggi delle prime donne . In Italia si sviluppa la commedia dell ' arte , questo singolare prodotto che risale alle forme più antiche della comicità indigena e non ha alcun rapporto con la tendenza contemporanea del teatro letterario . A Vienna , legata all ' Italia per tante ragioni di cultura , i protagonisti di una simile vicenda sono pure attori e uomini di teatro : Stranitzky , il creatore della figura di Hanswurst , tipica maschera della comicità grossolana contro cui si accanisce l ' ira degli « Aufklärer » ; il comico Kurz , detto Bernardone , autore di burleschi e pantomime : fino a Schikaneder , il librettista e impresario di Mozart , che col Flauto magico doveva dare la sua ultima e più felice espressione a un genere ormai consunto . Non bisogna illudersi sull ' importanza letteraria di queste manifestazioni che , sepolte sotto il disprezzo degli illuministi , hanno poi goduto di una effimera rivalutazione . I creatori del teatro popolare viennese sono uomini che contano per il loro attaccamento al mestiere , per qualità tecniche e mimiche , ma il teatro scritto risulta molto povero e soprattutto una manifestazione di maniera , non meno delle più complicate finzioni dell ' accademia settecentesca . Il significato storico della loro esistenza è nella lotta contro il razionalismo , che mantiene viva una tradizione fantastica e permette agli spiriti indigeni più genuini di restare desti sotto l ' uniformità del gusto neoclassico . Verso la fine del Settecento questa tradizione è solamente popolare . L ' opera lirica ha subito le severe riforme dei teorici dell ' arte pura , conosce le nobili forme di un Gluck , di uno Spontini ; gli intermezzi sono quasi completamente aboliti dalla tragedia classica ; e musica , coreografia e spiriti bizzarri si rifugiano fra le quinte del teatro popolare viennese . Intanto l ' elemento fondamentale del dramma barocco , l ' allegoria , subisce nel corso degli ultimi decenni una curiosa evoluzione . Nata per rappresentare l ' ordine rigido e solenne dell ' universo barocco , l ' allegoria si è fatta razionale quando il mondo ha voluto a tutti i costi somigliare a una macchina , è diventata eudemonistica col trionfo delle ideologie umanitarie , e finalmente , esaurita ogni sua funzione accademica , serve a un gusto ingenuo di figure e di illusioni per consumare il proprio destino nella parodia . Nella Vienna del Congresso la parodia raggiunge una incredibile prosperità : ogni avvenimento politico , ogni successo letterario è seguito da un corteo di parodie e gli autori più fortunati nel nuovo genere acquistano una vera celebrità . Tuttavia questo tipo di rappresentazione sarebbe rimasto puramente un episodio pittoresco legato alla storia dei gloriosi teatri viennesi se , ai primi dell ' Ottocento , in un mondo ormai lontano dalle visioni barocche , non fosse comparso con Ferdinand Raimund un autore dotato di virtù e di ambizioni tali da risvegliare a breve vita la tradizione morente . Attore comico , Raimund comincia a scrivere opere nel gusto dell ' epoca , fiabe e commedie fantastiche , ricche di uno spirito genuino ma non diverse nel tono da quelle dei maggiori drammaturghi popolari : un Bäuerle , un Meisl . Ma presto , consapevole della propria dignità e sospinto da una natura in fondo più drammatica che comica , Raimund tenta forme nuove : nascono così gli « Original Zauberspiele » , bizzarre opere in cui lo stile giocoso della farsa viennese cerca di sollevarsi ad altezze tragiche ed il vecchio repertorio dei geni , delle virtù e degli dèi , ormai ridotto a una funzione di puro divertimento , è adoperato con le intenzioni edificanti del teatro barocco . Il pubblico non accolse con favore questo tentativo di distrarlo dalle sue preferenze abituali e la carriera di Raimund , le cui ultime opere sono quasi commedie di carattere estranee alla tradizione barocca , è un continuo contrasto fra le aspirizioni letterarie dello scrittore e le leggi e i gusti di un mondo a cui l ' uomo non poteva sottrarsi . L ' impresa di Raimund era in definitiva destinata a fallire , ma il suo passaggio lascia una traccia nella storia del teatro viennese che si libera da certi schemi facilmente convenzionali e sulla via di un vivace realismo vanta almeno due nomi di importanza europea : Nestroy , anche egli attore e ultimo erede della pura comicità indigena , e , già sullo scadere del secolo , Anzengruber , scrittore di più vaste ambizioni in cui la satira politica prevale sulla materia tradizionale e i temi del realismo popolare confluiscono nella grande corrente del naturalismo europeo . 6 . Ultimo atto . Il secolo scorso è diviso in Germania in due tempi ben distinti . L ' impulso vitale dei romantici , la loro genialità , il loro coraggio fanno balenare gli ultimi riflessi del grande incendio fino alla metà del secolo : poi il singolare fenomeno si compone e si acqueta e le ultime scintille si perdono in un crepuscolo che annuncia l ' avvento senza speranza di un ' èra borghese . Eichendorff , che vive la sua esistenza di alto funzionario ornandola appena delle lievi figurazioni dei suoi racconti , delle ombre che popolano le sue notti italiane , Mörike , perduto in tenere reminiscenze , lirico e novellista minore , Lenau , a cui manca la voce per fare della storia della sua anima un ' esperienza assolutamente umana , sono i maggiori epigoni della grande avventura . Lontano a forza da questa Germania dolorante , che si dibatte senza risolversi fra il vecchio e il nuovo , l ' intelligenza più lucida di quegli anni , Heine , può salutare l ' esperienza trascorsa nel suo saggio sulla Scuola romantica e concluderla nella sua persona con singolare evidenza . Intanto le energie più vive del tempo si volgono ad altro : crescono nelle attività mediate , nella politica , nel giornalismo . Il processo che con la comparsa della « Giovane Germania » è ancora alla sua fase letteraria , sia pure di crisi , scivolerà rapidamente su un altro terreno , investirà tutta la civiltà tedesca per trasformare quello che cento anni prima era il paese dei musicisti e dei filosofi nello stato degli industriali e nel Reich dei politici . Nei primi anni del secolo il punto di fuoco della vita tedesca , il peso stesso della parola Germania era a Weimar , fra Goethe e Schiller ; gli uomini di stato avevano la nobile statura di Humboldt e i sovrani la liberalità di Carlo Augusto e la grazia della regina Luisa . Poi , negli anni che sono intorno al '48 , il centro di gravità si sposta fra gli alunni delle nuove scienze naturali e tecniche , i politici di Francoforte , gli ideologi e i polemisti della « Rheinische Zeitung » . Ma dopo il '70 è la Berlino di Bismarck che incarna la Germania unitaria e imperialista , e una grande svolta si è compiuta nella storia dei popoli europei . Gli intellettuali di questo tempo , i maestri della Germania uscita dalla sua crisi di adolescenza , sono gli storici e i sociologi capaci di sceverare gli elementi costanti nella tumultuosa preistoria del popolo tedesco , di dare una base concreta alle aspirazioni e alle velleità che già si delineano . Più in alto , forti della loro pretesa inattualità , ma profondamente radicati nell ' atmosfera del secolo , padri di tutti gli errori e i benefici che ne deriveranno , stanno i profeti : Wagner , sempre circondato da incendi e incantesimi è già disposto a corrompere nell ' estetismo della missione individuale le sue superbe scoperte ; Nietzsche , rivolto a un futuro che gli sfuggirà sempre come un ' essenza metafisica , ma che anima la sua visione e dà a ogni sua parola un pathos non confondibile . Nonostante il grande apporto che questi due uomini daranno alla cultura europea , o forse appunto in virtù della loro soffocante personalità , il contributo diretto che essi recano all ' arte è esiguo . La prosa di Zarathustra arriva solo dopo molti anni a turbare le coscienze letterarie europee e la formula estetica di Wagner , fonte di infinite discussioni , non si traduce in realtà fuori della cerchia sacra di Bayreuth . L ' arte , dissoluta delle sue leggi antiche attraverso tanti attacchi e tanti titanismi , va alla deriva : si perde in avventure metafisiche o approda a infeconde spiagge borghesi . Il teatro la segue in questi viaggi senza meta . Pure un grande scrittore compare ancora sulla scena del teatro tedesco , il più grande forse che la Germania abbia avuto accanto ai due che abbiamo nominato per ultimi : Friedrich Hebbel . Non legato ad alcuna scuola , solitario e insoddisfatto , Hebbel è il simbolo del vigore tedesco in un ' ora di profonda inquietudine . In quest ' uomo mal cresciuto e condannato a una perpetua infelicità , rivivono la passione di Kleist e l ' eloquenza di Schiller e si trasformano in parole d ' arte le turbinose ideologie di un secolo che tocca la sua maturità . È compiuta in lui quella elaborazione dei contenuti romantici che darà un nuovo fondo alla sensibilità moderna : i temi del decadentismo europeo , gli alti temi del sesso e del sangue , dominano i suoi drammi , che essi rievochino il crepuscolo di antichi idoli e il sorgere di nuove civiltà , o discendano , come Maria Maddalena , nella dura legge dell ' esistenza borghese . Ma Hebbel mantiene in questa inclinazione già morbida una robusta figura di scrittore e di uomo e costruisce la sua opera su un fortissimo sostrato ideologico e critico che non ha ancora perduto la sua validità . Accanto a lui gli altri contemporanei fanno una debole parte di comparse . Otto Ludwig è l ' unico che merita di essere citato con onore : natura anch ' egli riflessiva e critica ( importanti sono i suoi studi su Shakespeare ) , tocca con una forza grave e sorda temi biblici e episodi di vita quotidiana e nel suo dramma Il guardaboschi , scritto in una lingua povera e quasi dialettale , mostra come sia ormai matura l ' esigenza di una tragedia popolare nel senso più semplice e immediato . Con Hebbel e Ludwig una nota nuova è entrata nella letteratura tedesca : l ' istanza realistica , che un Büchner aveva sentito con istintiva purezza ( superandola del resto nell ' impeto dell ' espressione ) , e che ora dietro l ' esempio francese e quello di Ibsen si estende a tutta l ' Europa e crea una scuola ricca di presupposti teorici e intimamente legata al trionfante positivismo . Teatro e romanzo diventano presto il campo della nuova battaglia che in Germania , dopo i furori romantici , è particolarmente sentita . ( Ma l ' equivoco realista sarà svelato anche prima dell ' equivoco romantico , e l ' episodio del chirurgo che , assistendo a un dramma verista dove un ' attrice si dispone a partorire di fronte al pubblico , scaglia il proprio forcipe sulla scena fra la gazzarra generale , è una bella leggenda , degna di Muzio Scevola e delle storie antiche ) . Molti nomi prendono parte a questa battaglia che ha appunto il torto di essere una vera battaglia , con veri cadaveri e veri trionfatori : da Sudermann , nome ingiallito , solo consegnato a una esteriore abilità di drammaturgo , a Wedekind , nome che è già rivolto all ' intelligenza , ma ancora impigliato in fumosi complessi eretico - sociali . La nostra intenzione è di lasciarli da parte in attesa che altri distingua quello che è degno di ricordo da quello che si è disfatto con la carta e la colla dei cartelloni pubblicitari . Per il nostro compito d ' informazione un solo nome riassume tutta questa vicenda nel suo orgoglioso disordine : quello di Gerhard Hauptmann . Autore di oltre cento opere che vanno dal realismo brutale alla rigidezza neoclassica e indicano come il pendolo delle mode letterarie batta ormai oscillazioni corte e rapidissime , proteso verso Goethe nell ' universalità degli interessi e perfino in una assurda somiglianza fisica , Hauptmann è soprattutto il più glorioso esempio della confusione che può albergare nella testa di un intellettuale tedesco . La sua opera vale come repertorio di tutti i temi drammatici apparsi nella storia del teatro , i suoi personaggi , che vanno dalla proletaria slesiana a Ifigenia e da Gesù Cristo in veste di maestro di scuola a Till Eulenspiegel , esauriscono ogni possibile fantasia di vestiarista . Successi e contrasti accompagnano naturalmente questa carriera ricca di frequenti ritorni : la critica si limiterà a sottolineare che i risultati più attendibili di Hauptmann sono legati alla prima polemica per il realismo e a qualche delicata leggenda ripresa nella maturità . Da un tale caos si doveva uscire , come in tutta l ' Europa , attraverso un consapevole ritorno ai valori lirici , a quel primato dello stile che i teorici dell ' arte documentaria avevano creduto di poter facilmente sopprimere . E in questo la Germania fu particolarmente fortunata : la triade George , Hofmannsthal , Rilke è una delle costellazioni più luminose sul cielo della fine del secolo , e una di quelle che possono meglio orientare sulle rotte della poesia . Rilke fu un solitario , la cui voce arriva forse più lontano di quella di ogni altro contemporaneo , ma il cui passaggio nel mondo fu troppo discreto per provocare reazioni diffuse ; degli altri due , in principio collaboratori diretti nella vittoriosa polemica contro il naturalismo , Hofmannsthal è quello che ci interessa di più per i fini di questa raccolta . La sua opera drammatica , contemporanea della temibile inflazione letteraria ora descritta , si distingue nella giungla circostante per la rigorosa unità dello stile , per la presenza di un gusto che è perfettamente definito benché tragga la sua ricchezza dalle fonti più disparate . Vero europeo , Hofmannsthal fa confluire in sé tutte le tendenze e le aspirazioni di un ' epoca profondamente riflessiva , che ha ripreso i suggerimenti romantici con un sapore più torbido e maturo , e conosce l ' inquieto estetismo di Swinburne e di Debussy , di Maeterlink e di D ' Annunzio . Tutti i motivi di una poetica decadente ( quella delle città morte e delle campane sommerse , materia mostratasi poi così fragile ) sono filtrati nei drammi e nelle liriche di Hofmannsthal ; ma più civile d ' un D ' Annunzio , anche se meno fortemente dotato , questo austriaco sa trasformare i temi più pericolosi in misurate occasioni di poesia e si distacca dai contemporanei per la maggiore consapevolezza dei limiti di un gusto , per la lucidità intellettuale che lo assiste tanto nel comporre quanto nel teorizzare sulle cose dell ' arte e sui moti di una civiltà in crisi . Dopo Hofmannsthal il teatro tedesco è tutt ' altro che finito . Wedekind aveva già rimosso zone oscure e segrete : col dopoguerra sopravviene un fortunoso arrembaggio , un nuovo « Sturm und Drang » , che a differenza dell ' antico non intacca solo i contenuti sociali , la sfera esterna dell ' arte , ma si riflette altresí sui modi del canto e risale alle fonti ultime della immaginazione . Il teatro si trasforma prodigiosamente sotto questi impulsi sediziosi e la struttura tradizionale dell ' opera crolla come un castello di carta . Un pubblico stordito dalla guerra e dalla rivoluzione assiste alle sconcertanti imprese dei nuovi registi e scenografi , vede incontrarsi sulla scena la psicanalisi e il marxismo , ascolta le promesse di un ' èra di prosperità e i ragionati deliri degli espressionisti . Mirabili sforzi di intelligenza segnano la strada che conosce i nomi di Fritz von Unruh , Franz Werfel , Ernst Barlach , e ancora qualche nome rispettabile , come quello di Billinger , sopravvive alla reazione politica in cui quel fervore di invenzioni è soffocato senza aver potuto dare la propria misura definitiva . Ma , vista a distanza , l ' esperienza di Hofmannsthal sembra conclusiva perché nessuno degli scrittori citati regge a lungo a un severo controllo e nessuno ha portato nelle sue invenzioni il segno di una vera necessità . Del resto il teatro , come macchina e come mito , non sembra suscettibile di molti sviluppi . Dopo tutti gli sfoghi e le scoperte di un secolo tecnico ( tecnico , s ' intende , anche nel regno della fantasia ) , Pirandello lo riprende dove lo aveva lasciato Tieck ( anzi , nessuna opera moderna raggiunge la perfetta consapevolezza di giuoco del Gatto con gli stivali ) e tutte le formule sceniche succedutesi in questi vent ' anni , dalle più complesse dell ' immediato dopoguerra fino a quella recente e semplicissima dell ' americano Thornton Wilder , indicano piuttosto la stanchezza di un mezzo di espressione che non genuine possibilità di futuro . In verità si tratta di un fenomeno che penetra più profondamente di quanto sembri a prima vista e che solo l ' abitudine , madre degli uomini , nasconde . Attraverso le disperate contorsioni e i tentativi di ringiovanimento degli ultimi decenni il teatro , tutto il teatro , non quello in lingua tedesca o francese , ma quello che da secoli vive nei suoi elementi primordiali , la maschera e l ' attore , un fondale fra due quinte , comincia a vacillare . Naturalmente attori e registi , drammaturghi e scenografi , tutti coloro che vivono con passione questa vicenda e che sono gli eredi di una storia cosìillustre ed antica , non lo riconoscono , si rifiutano sdegnosamente di prendere sul serio i sintomi della malattia . Ma il teatro non è più per gli uomini quello che era stato il dramma allegorico per il pubblico barocco e la commedia sentimentale per la società del Settecento , quello spettacolo che sorretto dalla musica aveva attirato il mutevole genio dell ' « ancien régime » e commosso la gioventú romantica . Le sale sono ancora affollate di un pubblico borghese , ma sempre più la scena diventa possesso dei virtuosi e il libretto cade in mano dei mestieranti ; le vecchie forme durano troppo per non far sospettare della vitalità delle nuove ; lo spettacolo ha un tono di commemorazione più che di celebrazione . I veri scrittori del Novecento che producono per il teatro : Shaw , Pirandello , Giraudoux , O ' Neill , fanno sempre più della letteratura dialogata : crescono nelle loro opere le ragioni culturali , sparisce la leggenda . Così si estende a tutto un mondo il complesso della vecchiaia : le quinte si coprono di polvere , il legno e il cartone si uniscono male alle nuove macchine di acciaio . E mentre i più gloriosi teatri d ' Europa si trasformano insensibilmente in musei e accademie e i mediocri scadono a un rango culturale di terz ' ordine , il nostro bisogno di parole e di immagini si volge ad altre zone : la nuova leggenda , proletaria e cosmopolita , nasce di là dall ' oceano in un tremante cinematografo .
SOCIALISMO LIBERALE ( ROSSELLI CARLO , 1928 )
Saggistica ,
PREFAZIONE Questo libro ha una piccola storia che vale a spiegarne le più evidenti lacune e la mancanza di note e di corredo bibliografico . Lo scrissi nascostamente a Lipari , isola di deportazione fascista , pochi mesi prima della mia evasione . Risente quindi dello stato di particolare tensione in cui io venni scrivendo , costretto com ' ero a tutte le astuzie per sottrarlo alle frequenti perquisizioni ( un vecchio pianoforte lo ospitò lungamente ) . Più che un libro organico vuol essere la confessione esplicita di una crisi intellettuale ch ' io so molto diffusa nella nuova generazione socialista . Questa crisi è pur sempre la crisi del marxismo , ma ad uno stadio infinitamente più acuto che non fosse trent ' anni or sono quando apparve il noto libro di Bernstein . Sono in giuoco ormai i fondamenti primi della dottrina , e non le sole pratiche applicazioni . È la filosofia , la morale , la stessa concezione politica marxista che ci lascia profondamente insoddisfatti e ci sospinge per nuove strade verso più ampi orizzonti . Ho espresso il mio pensiero con franchezza assoluta , convinto che solo la coraggiosa revisione delle sue premesse morali e intellettuali potrà ridonare al socialismo quella freschezza e quella forza espansiva che da troppi anni gli mancano . Nella parte ricostruttiva del libro mi sono proposto di offrire , sia pure di scorcio , il quadro di una rinnovata posizione socialista che io amo chiamare socialista liberale . Dal punto di vista storico questa formula sembra racchiudere una contraddizione , poi che il socialismo sorse come reazione al liberalismo - - soprattutto economico - - che con traddistingueva il pensiero borghese ai primi dell ' ottocento . Ma dall ' Ottocento ad oggi molto cammino si è fatto e molte esperienze si sono accumulate . Le due posizioni antagonistiche sono andate lentamente avvicinandosi . Il liberalismo si è investito progressivamente del problema sociale e non sembra più necessariamente legato ai principi della economia classica , manchesteriana . Il socialismo si va spogliando , sia pure faticosamente , del suo utopismo ed è venuto acquistando una sensibilità nuova per i problemi di libertà e di autonomia . È il liberalismo che si fa socialista , o è il socialismo che si fa liberale ? Le due cose assieme . Sono due visioni altissime ma unilaterali della vita che tendono a compenetrarsi e a compenetrarsi . Il razionalismo greco e il messianismo d ' Israele . L ' uno domina l ' amore per la libertà , il rispetto delle autonomie , una concezione armoniosa e distaccata della vita . L ' altro una giustizia tutta terrena , il mito della eguaglianza , un tormento spirituale che vieta ogni indulgenza . Nella sua prefazione all ' Histoire du peuple d ' Israel , Renan , grandissimo ammiratore della civiltà greca , confessa che « Le libéralisme ( grec ) ne sera plus seul à gouverner le monde . L ' Angleterre et l ' Amérique garderont longtemps des restes d ' influence biblique , et , chez nous , les socialistes , élèves sans le savoir des prophètes , forceront toujours la politique rationnelle à compter avec eux » . Ma è possibile qualificare una politica come razionale , se non tien conto in primissimo luogo dell ' idea di giustizia ? CAPITOLO I IL SISTEMA MARXISTA L ' orgoglioso proposito di Marx fu quello di assicurare al socialismo una base scientifica , di trasformare il socialismo in una scienza , anzi nella scienza sociale per definizione . Di qui il disdegno per i predecessori e il ripudio d ' ogni posizione moralistica . Con le due grandi scoperte , dice l ' Engels in Evoluzione del socialismo dall ' utopia alla scienza , della concezione materialistica della storia ed il segreto della produzione mediante il plus valore , « il socialismo divenne una scienza , che occorre adesso elaborare più ampiamente in tutti i suoi particolari » . Al socialista Marx non chiedeva più atti di fede e romantiche dedizioni : anzi egli diffidava dei cavalieri dell ' ideale . Al socialista chiedeva il sano impiego della fredda ragione , il coraggioso riconoscimento della realtà storica . Il socialismo era nei fatti , nel meccanismo intimo della società capitalistica : non nei cuori degli uomini . Doveva avverarsi , non poteva non avverarsi ; e si sarebbe avverato non per opera di una immaginaria volontà libera degli uomini , ma di quelle forze trascendenti e dominanti gli uomini e i loro rapporti che sono le forze produttive nel loro incessante svilupparsi e progredire . Il socialismo scientifico , usava dire Antonio Labriola , autorevolissimo interprete del marxismo , afferma l ' avvento della produzione comunista non come un postulato o un oggetto di libera scelta , ma come il risultato del processo immanente della storia . I principî di cotesta scienza marxista sono così universalmente noti che qui basterà farne un semplice richiamo : Marx assume come fondamentale negli uomini il bisogno economico . Per la progressiva soddisfazione di questo gli uomini sono costretti a ricorrere a metodi e rapporti di produzione che sono indipendenti dalla loro volontà . Le forze produttive sono il fattore determinante del processo storico . Tutti i fenomeni della vita sociale , politica , spirituale , hanno carattere derivato , relativo , storico , in quanto sono un prodotto del modo e dei rapporti di produzione . Il processo storico è la risultante di una immanente legge dialettica , di un ritmo delle cose ; si svolge cioè in virtù e attraverso un perenne contrasto , che nei momenti critici si fa drammatico , tra le forze espansive della produzione e le forze conservatrici simbolizzate dai preesistenti rapporti sociali . Il passaggio da una fase produttiva all ' altra si avvera per una ferrea intrinseca necessità ad opera di leggi storiche , correlative ai vari sistemi produttivi . Espressione di questo contrasto tra forze di produzione e forme cristallizzate di vita sociale è la lotta di classe . Tutta la storia si risolve in una indefinita serie di lotte di classi . Questa lotta è sempre terminata col trionfo delle esigenze della produzione , cioè con la vittoria politica della classe che queste esigenze , anche inconsapevolmente , impersona . Il sistema capitalistico di produzione è anch ' esso lacerato da una contraddizione intima insuperabile tra il carattere sempre più collettivo del sistema produttivo e quello individuale e monopolistico del sistema di appropriazione dei mezzi di produzione e di scambio . I rapporti borghesi di produzione , di traffico e di proprietà , condizione della vita e del dominio della classe borghese , urtano sempre più fortemente contro le necessità di vita e di sviluppo delle forze produttive . Questa contraddizione , per effetto della legge dinamica che presiede allo svolgimento capitalistico , condurrà necessariamente alla negazione del regime borghese ( categoria del valore che genera quella del plusvalore , che a sua volta genera l ' accentramento dei capitali , l ' immiserimento progressivo dei proletari , la scomparsa dei ceti medi , la sovraproduzione , la crisi ) . Manifestazione di questo contrasto è la lotta sempre più risolutiva tra proletariato e borghesia . Essa terminerà necessariamente - - a meno di una catastrofe sociale - - con la vittoria del proletariato che si fa portatore delle esigenze espansive delle forze di produzione . Il proletariato conquisterà violentemente il potere politico e abolirà il modo borghese di appropriazione , contraddittorio con le necessità di una produzione sempre più collettiva , socializzando i mezzi di produzione e di scambio . Lo Stato e tutte le differenze di classe scompariranno . Dalle rovine della società borghese sorgerà una società di liberi e di eguali in cui lo sviluppo prodigioso della produzione , non più ostacolato dal sistema monopolistico dei rapporti sociali , fornirà a ciascuno la possibilità di soddisfare pienamente i suoi materiali bisogni e libererà l ' umanità dalla schiavitù delle forze materiali . Questo , in succo , il pensiero costante di Marx , proclamato nel Manifesto dei Comunisti ( 1847 ) , riaffermato con frasi lapidarie nella prefazione alla Critica dell ' economia politica ( 1859 ) , svolto e illustrato nel Capitale ( 1867 ) , riconfermato sino alla morte . Pensiero nettamente deterministico , rispetto al quale gli sforzi interpretativi di un Sorel , di un Labriola , di un Mondolfo per avvalorare una interpretazione che faccia posto ad una autonoma funzione degli uomini nella storia , sono sempre naufragati . Il sistema marxistico è determinista , o non è . Non è , intendo , come sistema organico di pensiero . Ogni qualvolta Marx ha voluto di proposito riassumere i suoi intendimenti e la portata delle sue tesi , lo ha fatto con parole che non lasciano adito a dubbi . Tralascio il famoso brano del 1859 nella prefazione alla Critica dell ' economia politica che anche i più modesti cultori di studi marxistici hanno presente per ricordare che Marx , nella prefazione al Capitale , avverte che la società moderna non può saltare e sopprimere con decreti niuna delle fasi del suo sviluppo naturale ; può solo accorciare il periodo della gestazione e del parto . A queste fasi presiedono leggi naturali e tendenze che si adempiono con ferrea necessità . Sul carattere necessario , addirittura fatale , della evoluzione delle forze produttive e di tutto il processo storico , Marx ritorna meditatamente con lo squarcio famoso contenuto nell ' ultimo capitolo del I volume del Capitale che termina con la frase « ... la produzione capitalistica genera essa stessa la propria negazione con la fatalità che presiede alle metamorfosi della natura » . Proprio in questa pagina conclusiva Marx sente il bisogno di richiamare , a prova della sua perfetta coerenza , le pagine parallele del Manifesto , fornendone così , a venti anni di distanza , una interpretazione decisiva . Sei anni dopo , rendendo conto di una lunga geniale recensione della sua opera , fu sua esplicitamente la frase del finissimo critico russo : « Marx considera il movimento sociale come una naturale concatenazione di fenomeni storici , concatenazione sottoposta a leggi che non solo sono indipendenti dalla volontà , dalla coscienza e dai disegni dell ' uomo , ma che invece determinano la sua volontà , la sua coscienza e i suoi disegni ... » Bernstein certo protesterebbe in modo veemente contro questa sintetica interpretazione . Ma Marx , che è l ' unico e più vero giudice in materia , non solo non protestò , ma la fece sua con compiacenza , lodando l ' autore per la sua acutezza . Si potrebbero citare innumeri brani di Marx a conforto di questa interpretazione deterministica . Ma più che le parole vale lo spirito generale che pervade l ' opera sua , la impostazione di tutti i problemi che egli ebbe ad affrontare . Le necessità della polemica contro gli utopisti e gli ideologi borghesi , potranno avere indotto Marx - riteneva Engels nella sua vecchiaia - ad accentuare l ' aspetto deterministico del sistema : non mai però a capovolgerne l ' aspetto essenziale . Certo il determinismo marxista ha un valore tutto convenzionale e relativo . Quando Marx dichiara le forze materiali di produzione fattore determinante del processo storico , egli si arresta consapevolmente ad un anello della catena deterministica . Ma non è che ignori le maglie antecedenti : Marx ha insistito più volte sull ' influsso dei fattori naturali e ambientali , e , in special modo , sulla razza . Solo che assume questi dati come costanti . Ciò che lo interessa sono le variazioni dei fenomeni sociali all ' interno di questo ambiente che assume come fisso , e la legge di queste variazioni . Ad esempio : i caratteri naturali e antropologici della regione britannica possono a buon diritto considerarsi come costanti nel periodo 1760­1830 . Si domanda a che sono dovute le profondissime trasformazioni seguite nei rapporti sociali inglesi , e , più in generale , i fondamentali eventi storici del periodo . Marx senza esitazione risponde : alla trasformazione del modo di produzione . È ben noto quale enorme influenza esercitò su di lui e su tutti gli scrittori del periodo l ' esperienza della rivoluzione industriale , in cui veramente la macchina e il sistema di fabbrica si rivelarono come i demiurghi . Ma è anche ben noto come Marx non azzardò mai la dimostrazione della sua tesi storiografica generale , la quale è frutto di una arbitraria estensione analogica delle conclusioni cui era pervenuto nella possente analisi dei primordi del sistema capitalistico . Ora il problema centrale del marxismo , come dottrina del moto proletario , sta nel ruolo che esso assegna all ' elemento umano , al fattore volontà . Nel periodo giovanile Marx , sotto l ' influsso di Feuerbach , aveva rivendicato il carattere puramente umano della storia contro ogni alienazione a favore di forze trascendenti . Ma questa rivendicazione , dapprima piena e sostanziale , perde via via di contenuto e di significato col precisarsi della sua dottrina , sino a ridursi ad un residuo tutto polemico e formale . Nel sistema marxista abbiamo a che fare con una umanità sui generis , composta di uomini per definizione non liberi , operanti sotto la spinta del bisogno , costretti a ricorrere a metodi produttivi indipendenti dal loro volere e ad accedere a rapporti sociali imperativi . Essi hanno un solo titolo per essere considerati fattore efficiente del processo storico : l ' essere parte integrante del meccanismo produttivo . Gli altri aspetti sono derivati e secondari , funzione dello sviluppo delle forze produttive . E solo acquisteranno pieno valore e autonomia funzionale in una società comunista , perché allora , e solamente allora , si libereranno dalla schiavitù verso le forze materiali . Psicologicamente parlando , l ' uomo di Marx non è che l ' homo oeconomicus di Bentham . Questa è la sua costante psicologica , allo stesso modo della razza , del clima , ecc . Le reazioni che questo homo oeconomicus offre non sono reazioni spontanee ed autonome , ma determinate dal modificarsi dei rapporti produttivi e quindi dei rapporti sociali . È appunto partendo da questa costante psicologica che Marx assume come pacifico che i proletari si rivolteranno non appena si saranno loro rivelati lo stato di soggezione in cui versano e le cause di questa soggezione . Ma è chiaro che la causa determinante di questa rivoluzione interiore non risiede in loro , ma nel meccanismo esteriore della produzione capitalistica . L ' intimo fuoco del marxismo sta tutto in questo concetto della necessità storica dell ' avvento della società socialista , in virtù di un processo obbiettivo e fatale di trasformazione di cose . ( Anche le coscienze si modificheranno , ma secondo una linea necessaria e prestabilita dalla « costante » psicologica ) . Togliere o attenuare questo concetto significa far crollare l ' intero sistema . Se davvero Marx avesse assegnato alla volontà umana una influenza autonoma nello svolgersi del processo storico ; se , come vogliono i revisionisti , avesse affermato che tra forze materiali di produzione e coscienza sociale il rapporto è di interdipendenza e non di causa e effetto - - come avrebbe potuto enunciare con tanta categorica certezza la sua legge di sviluppo del capitalismo ? ( Per farlo avrebbe dovuto possedere una eguale categorica certezza intorno alle leggi dominanti la vita intima e il meccanismo psicologico degli uomini . Ma donde avrebbe tratto questa certezza ? La psicologia sperimentale è una scienza giovane ; e anche oggi siamo ben lungi dal possedere certezze categoriche in materia . Mentre Marx si è sempre disinteressato dei problemi di psicologia individuale e collettiva . ) Sarebbe assurdo che Marx avesse dedicato tutta la sua vita a studiare una faccia del problema - - quella relativa al mondo esteriore - - e si fosse invece totalmente disinteressato dell ' altra faccia , relativa al mondo della coscienza . È chiaro che l ' introduzione del fattore « volontà umana » nel processo storico , significa escludere a priori ogni valore scientifico a una previsione sociologica . Infatti o si ammette una sfera di libertà , per quanto condizionata , nella vita dello spirito , nel modo d ' essere della coscienza , o non la si ammette . Se la si ammette cade il concetto di necessità storica , e sorge l ' alternativa . Si introduce cioè quell ' elemento di dubbio che nel sistema marxista difetta totalmente . O non si ammette questa sfera di libertà , cioè si ritiene che la volontà umana , date le circostanze , debba dirigersi in un senso determinato e allora la volontà umana , nel suo manifestarsi , viene ricacciata al rango di effetto e non più di concausa . In ambo i casi il tentativo di conciliare il sistema marxista con una interpretazione non deterministica , cade . Ci sono inoltre varie altre prove indirette del determinismo implicito nel sistema marxista . Se Marx avesse assegnato una influenza autonoma e determinante alla volontà umana , non si spiegherebbe il suo scherno per tutti coloro che appoggiavano le rivendicazioni proletarie sul terreno della morale e del diritto . Se la volontà deve intervenire , tutti gli stimoli che concorrono a volgerla nel senso auspicato debbono essere potentemente incoraggiati . Invece egli considera come profondamente errata e pericolosa una propaganda socialista facente appello a un principio di giustizia . In Marx è sempre presente la preoccupazione di tradire , nell ' impeto della polemica , il fondo storicistico del suo pensiero . Egli ha sempre cura di avvertirci che il suo punto di vista « meno di qualsiasi altro » può rendere l ' individuo responsabile dei rapporti dai quali egli socialmente deriva , « checché faccia per districarsene » . Le leggi immanenti della produzione capitalistica si impongono ai capitalisti come « leggi coercitive esterne » . La loro volontà è fuori giuoco . È bene anzi che essi non tentino di ribellarsi al ruolo che loro impone la dialettica storica . Perderebbero il loro tempo e ritarderebbero i futuri svolgimenti . Il proletariato , dal suo canto , non può accusare il capitalismo in linea morale e giuridica . Morale e diritto sono categorie storiche , puri riflessi delle correlative strutture economiche . I capitalisti hanno le carte in regola con la morale e il diritto propri dell ' era capitalistica . Se sfruttano i proletari , cioè se pagano loro solo una frazione del valore che producono , non fanno che obbedire alle « leggi immanenti » di scambio in regime capitalistico . Per essere a posto coi principi economici , giuridici e morali del capitalismo il capitalista non ha che da fornire al salariato i mezzi - - in moneta - - per vivere e riprodursi . Se si comportasse diversamente egli verrebbe meno alla sua funzione sociale di « fanatico agente dell ' accumulazione » . Il lavoratore non può protestare . Se egli perde il soprappiù di valore che il lavoro umano - - e solo esso - - ha la virtù di produrre , lo perde per una necessità storica inderogabile . Il profitto è altrettanto naturale , in questa fase storica , quanto il macchinismo , la divisione del lavoro , il sistema di fabbrica , il salariato , il mercato mondiale , le crisi ... I borghesi , scrive sempre Marx , hanno perfettamente ragione di sostenere che l ' odierna ripartizione è « giusta » , perché in realtà « essa è l ' unica « giusta » ripartizione sulla base della odierna forma di produzione » . Non a torto si definì il Capitale la più intransigente apologia del Capitalismo ! Il Manifesto dei Comunisti , commenta il Labriola , è tutto prosaico ; non v ' è in esso né retorica né proteste . Esso è ora una scienza . Non lamenta sul pauperismo per eliminarlo . Non sparge lacrime su niente . Le lacrime delle cose si sono trasformate per se stesse in forza rivendicatrice spontanea . L ' etica e l ' idealismo consistono ormai nel mettere il pensiero scientifico al servizio del proletariato . In verità Marx è così convinto del fatale avvento della società comunista ad opera della legge di sviluppo del capitalismo che , allo stesso modo dello scienziato nei suoi esperimenti , sommamente si preoccupa di eliminare dal giuoco sociale tutti i fattori capaci di turbare o rallentare il pieno esplicarsi di quella legge . E , in primo luogo , i residui sentimentali e moralistici . Tutte le norme tattiche e tutto il programma pratico da lui consigliato ai partiti socialisti rispondono a quello scopo fondamentale : accelerare , facilitare , il processo di sviluppo capitalistico . Il suo discorso sul libero scambio fornisce un esempio tipico . Una sola forte obbiezione si oppone alla interpretazione deterministica del marxismo : la teoria della lotta di classe . Come si spiega lo sforzo di Marx per svegliare la coscienza di classe nei proletari , la sua stessa invocazione rivoluzionaria , se la parte riservata agli uomini nel processo storico è puramente passiva ? Qui è d ' uopo distinguere tra la formulazione generale della teoria della lotta di classe - - in nulla contraddicente alla linea deterministica del suo pensiero - - e la applicazione particolare che egli ne ha fatto al caso della lotta tra proletariato e borghesia . In linea generale Marx si limita ad affermare che la lotta di classe è il risultato necessario del contrasto esistente nelle cose stesse ; la faccia umana della dialettica immanente nelle cose . Egli avverte che la rivoluzione formale , esteriore , nei rapporti sociali , scoppia solo quando quella sostanziale , nel modo e nella tecnica produttiva , è già avvenuta . Per Marx la reazione psicologica è un posterius , segue il fatto economico come l ' ombra la luce ; e il fatto economico , ricordiamolo , non è il frutto di una volontà libera , ma di una volontà istintiva , schiava , dominata dal bisogno . Sarà una concezione psicologica molto semplicista e volgare , ma indubbiamente essa sta alle radici della costruzione marxista . E Marx vi annette tanta poca importanza che mai ne parla di proposito . Nella applicazione della teoria generale al caso particolare della lotta tra proletariato e borghesia , non si può invece negare che Marx abbia abbandonato talvolta , specie negli scritti di propaganda , la posizione deterministica , salvo tornarvi nelle esposizioni più pacate e riassuntive del suo sistema di pensiero . Ma ciò , oltre che esser dovuto all ' intimo contrasto tra la sua natura di scienziato e di agitatore , era in funzione anche del dubbio che egli nutriva intorno alle conseguenze della lotta che appena cominciava a disegnarsi . Mentre per il passato egli poteva sicuramente affermare che il contrasto era sempre terminato col trionfo della classe che , interpretando le esigenze produttive , esplicava una funzione rivoluzionaria , per l ' avvenire il suo senso storico gli vietava una ipoteca troppo assoluta . Cosicché a lato della ipotesi normale egli affacciava anche l ' ipotesi che la lotta potesse risolversi con l ' esaurimento dei due contendenti , magari per difetto di consapevolezza storica nel proletariato . Con questo dubbio si concorreva a legittimare lo sforzo per la propaganda , l ' organizzazione e l ' azione insurrezionale ; e in questo dubbio - - dovuto a cause ben complesse - - sta invero l ' unico momento volontaristico del sistema . Si osservi inoltre che questo momento finale volontaristico è , psicologicamente , il prodotto della assiomatica credenza di Marx che l ' ora ultima del capitalismo , almeno in Inghilterra , stesse per suonare : cioè che si fossero maturati in seno alla vecchia società , sempre più incapace a risolvere i massimi problemi della vita sociale , gli elementi obbiettivi che soli avrebbero assicurato le possibilità di vita alla società comunista . Lo stimolo fondamentale del processo rivoluzionario , anche nella sua ultima drammatica fase , non sta davvero nella propaganda e nel progressivo schiarirsi della coscienza proletaria , ma nel drammatico cozzo degli elementi contraddittori che il capitalismo rinserra . È il catastrofismo , - - cioè il fenomeno della universale proletarizzazione , del progressivo immiserimento , dell ' accentramento dei capitali in poche mani , delle crisi sempre più incontenibili - - che provoca eccita esaspera la ribellione proletaria e consente al profeta una sicurezza messianica . La propaganda ha l ' ufficio di accelerare il processo , eliminare gli ostacoli ; non mai di determinarlo . È il coronamento di un complesso di cause anteriori e da essa indipendenti : senza di che risulterebbe impotente e sterile . Il posto che Marx fa all ' elemento volontà è quindi limitatissimo ; è più un suggello formale che una impronta sostanziale . ( Ripeto : il sistema marxistico è deterministico o non è . Per lo meno come sistema organico di pensiero . ) CAPITOLO II DAL MARXISMO AL REVISIONISMO [ La religione marxista . ] La letteratura socialista , ricca a migliaia di volumi , difetta di una seria storia ideologica del socialismo contemporaneo ; vale a dire di una storia del marxismo e delle correnti revisionistiche , su su sino alle posizioni attuali di critica e di superamento . I marxisti puri questa storia l ' hanno sempre trascurata , et pour cause ; ma non possiamo rimproverare gli ortodossi di non averci dato la storia dell ' eresia . Essi son fermi come l ' ostrica allo scoglio , si illudono di possedere la verità assoluta , integrale , intangibile , hanno l ' occhio sempre e solo rivolto alla « sottostante struttura economica » e ostinatamente negano vi sia nulla di sostanziale da rivedere nel corpus dottrinario marxista . Ma lo strano si è che questa storia non ce l ' hanno saputa fornire neppure i revisionisti , ancorché tanto ansiosi , come di regola gli eretici , di negare la loro eresia rivendicando una stretta parentela marxistica . Eppure sarebbe una storia singolarmente ironica e suggestiva , specie se la si conducesse sulla scorta dei criteri storiografici marxistici : giacché costringerebbe il marxismo , in quanto dottrina del moto socialista , a divorar se stesso , riabilitando il tanto bistrattato revisionismo . Ammesso infatti per un istante che le posizioni ideologiche siano il riflesso dello stato di sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di classe , ne viene che dopo le profonde trasformazioni economiche avveratesi dal tempo di Marx ai giorni nostri , anche la sua dottrina sul moto proletario reclama una sostanziale revisione . A meno di ritenere che il relativismo marxista a tutto s ' applichi - - economia , diritto , arte , politica e morale - - dottrina marxista esclusa ... Nella storia del marxismo si possono distinguere tre fasi : la fase religiosa , la fase critica e la fase attuale di netto superamento . Nella prima che si può arrestare intorno al 1900 , il sistema marxista , nella sua interezza , ricevette la quasi unanime ed entusiastica adesione della élite socialista continentale . Per i Bebel , i Kautsky , i Liebknecht , i Guesde , i Lafargue , i Plekhanoff , ecc . , il rapporto tra socialismo e marxismo si fece presto di identità completa . Il marxismo appariva loro come un tutto monolitico , come una visione nuova del mondo e della vita , come la filosofia specifica del moto socialista . Non si faceva allora questione di interpretazione , ma di applicazione . Il movimento , ancora alle prime armi e nel periodo della predicazione messianica , si distingueva per una intransigente orgogliosa professione di fede intesa a segnarne il distacco e la superiorità su tutte le altre scuole sociali e socialiste . Nonostante il suo prepotente realismo , la nuova dottrina esercitava una suggestione quasi religiosa . Essere marxisti era come appartenere a un ' altra razza , alla razza eletta per la quale il mistero della vita era squarciato . L ' umanità si trovava ancora avvolta nelle nebbie delle false ideologie bandite da falsi pastori per interesse di classe , ignara del suo essere e del suo avvenire . Solo il marxista vedeva chiaro nel passato e nel presente , ed era in grado , per la conoscenza che aveva delle leggi di sviluppo della società capitalistica , di sollecitare razionalmente l ' avvento dei tempi nuovi . Il marxismo era come una seconda coscienza , ma una coscienza tutta critica , lucida , razionale , che affidava con matematica certezza della bontà e dell ' inevitabile trionfo dell ' ideale socialista . Il marxismo trionfava non tanto per gli intrinseci contributi recati alla conoscenza del mondo capitalistico , quanto per la sicurezza che riusciva a instillare nei militanti della natura razionale della loro fede e per il suo appello a quel metodo positivo allora tanto in onore . Tutto in Marx e nell ' opera di Marx congiurava a questo fine : l ' estrema difficoltà di penetrare i suoi scritti , la mancanza di un ' opera sistematica e riassuntiva , la sua cultura ad un tempo enciclopedica ed aristocratica , il suo stile apodittico ed astruso , la misteriosità della vita , il lungo esilio , ma soprattutto la coscienza che egli aveva , ad un grado senza precedenti , della propria grandezza e della verità inconfutabile della propria dottrina . Basta rileggere il Manifesto , uno dei più potenti pamphlets della storia , per comprendere le ragioni della sua immensa fortuna . Difficile resistergli e addirittura impossibile per uno spirito semplice che acquisti per la prima volta la nozione dello stato di soggezione in cui versa . Nessun volontarista , nessun uomo d ' azione , mai , seppe suscitare più ribellioni e fanatiche dedizioni di questo iroso topo di biblioteca con le sue venti pagine famose . Egli vi imprigiona con la sua dialettica seducente e , quando vi ha tra le sue mani , vi percuote il cervello con sentenze degne del Dio della vendetta . Il Manifesto , che fu poi il solo mediatore tra lui e le folle , possiede in grado eminente tutti i caratteri della rivelazione . Premesse apodittiche , concatenazione logica formidabile e trascinante , sincerità brutale e fremente , fede travestita in scienza e scienza trasformata in macchina polemica , visione ciclopica della vita e del ritmo sociale . Nel Manifesto Marx parla il linguaggio della Nemesi . Nulla è più drammatico di quella sua volutamente fredda analisi del sistema capitalistico di sfruttamento che termina con la visione della catastrofe inevitabile dalla quale solo potrà sortire la società nuova , di liberi e di eguali , la società socialista . Un sogno romantico in nome della ragione ! La giustizia alleata con la scienza , anzi la scienza che è di per sé giustizia ! Quale potere di attrazione ! Come resistergli , perché resistergli ? D ' altronde bisogna riconoscere che i canoni marxistici di propaganda e di tattica mirabilmente rispondevano al compito immediato delle prime avanguardie socialiste , che era poi quello di svegliare il grande dormiente - - il proletariato - - per dargli una prima rudimentale coscienza di sé , della sua forza , del suo diritto a non vivere servo e affamato . Che importavano il determinismo fatalistico , la erronea visione apocalittica , la dolorosa irrisione degli eterni valori morali , contrassegno e impotenza , dicevasi , dei socialisti « piccoli borghesi » ? Che importavano , quando Marx , come Giosuè dinanzi alle mura di Gerico , lanciava l ' annuncio dell ' imminente trionfo ? Quale pace , quale certezza dava il suo linguaggio profetico ai primi apostoli perseguitati ! Batti ma ascolta , essi potevano dire alla società borghese . Ascolta , perché noi possediamo il segreto della tua vita mortale . Noi non ci erigiamo contro di te in una negazione cieca e totale ; anzi riconosciamo , come nessuno mai per l ' innanzi , la tua grandiosa , indispensabile funzione storica . Anzi vogliamo che tu conduca sino in fondo la tua esperienza , svolga intero il ciclo che il Dio della produzione ti ha assegnato . Ciò è necessario per la nostra stessa vittoria . Ma ricordati che dopo , che presto , dallo sconquasso immane che segnerà la tua fine , saremo noi i tuoi unici legittimi eredi . Tu stessa ci fornirai il materiale umano per la nostra battaglia - - il proletariato - - assieme a tutte le condizioni che renderanno la tua fine inevitabile ; tu stessa ti scaverai la fossa ingigantendo all ' infinito le contraddizioni che già sottilmente ti rodono ; tu stessa accumulerai la ricchezza , la potenza produttiva , la sapienza tecnica , che consentiranno a quella che oggi è utopia di farsi realtà . Inutile la ribellione , vano ogni sforzo per sottrarsi alle inderogabili leggi dello sviluppo capitalistico . Noi parliamo il linguaggio del Fato ; e il Fato nel nostro secolo si chiama Scienza . Con straordinaria rapidità , per un processo psicologico elementare , le nuove supposte verità si tramutarono in dogmi cui tutti professarono generico ossequio , ben convinti che il genio di Marx ne avesse consegnato nei libri famosi la irrefutabile dimostrazione . Le masse si impadronirono della parte più caduca , antiscientifica , ma terribilmente suggestiva del pensiero di Marx ( rigida contrapposizione delle classi , visione catastrofica , apocalissi ) e ne fecero altrettanti canoni di fede che era peccato grosso discutere . I pochi che si incaricarono di ripercorrere tutte le tappe della laboriosissima dimostrazione marxista o rimasero vittime , prigionieri del sistema , troppo deboli per confutarlo e troppo timidi per criticarlo , o , ribellandosi , si misero fuori automaticamente dal movimento . La feroce persecuzione borghese attestava che si procedeva nel giusto solco , avvalorava gli articoli della nuova religione marxista . Sulle barricate , nei carceri , la fede si rinsaldava , i principi si irrigidivano , la speranza che il gran sogno fosse per avverarsi , si ingigantiva . Invece ... , invece fu ben altro , come i più cauti e lungimiranti avevano avvertito . Anziché la rivoluzione sociale espropriatrice venne al mondo il movimento operaio . E col movimento operaio le libertà politiche , la legislazione sociale , i partiti di massa . Il movimento operaio . La prassi riformista - - meglio direbbesi : antimarxista - - del movimento operaio socialista , si è affermata in tutti i paesi quasi in sordina , più per forza maggiore e per la lezione delle cose , che per consapevole elezione ; e sovente contro i disegni dei teorici . I quali , a cominciare da Marx , che quasi lo ignorò , hanno sempre diffidato un poco del movimento sindacale . Nel sistema marxista la sfera di azione utile assegnata al sindacato è ristrettissima e vale solo per i suoi riflessi politici . In tutta Europa , esclusa l ' Inghilterra dove il partito sorse come espressione politica delle Trade ­ Unions , si verificò sin dagli inizi un contrasto tra partiti e sindacati , a spese apparentemente del moto sindacale che si volle subordinare al partito , ma in realtà a tutto danno dei partiti che si videro costretti a conciliare l ' inconciliabile : cioè il momento pratico col teoretico , il semplicismo messianico del loro programma finalistico con le concrete rivendicazioni sindacali , la tattica rivoluzionaria e la pratica intransigente della lotta di classe , con i quotidiani fenomeni di transazione e di collaborazione dei sindacati . In nome dei fini ultimi i partiti socialisti si vedevano costretti a intervenire a favore di modeste frazioni operaie o di rivendicazioni di dettaglio , compromettendo la loro purezza rivoluzionaria per una indefinita serie di piatti di lenticchie . Ma non v ' era possibilità di scelta . La marea proletaria , cadute le dighe reazionarie , era salita incontenibile , invadendo territori sconosciuti , abbattendo muraglie teoretiche , superando tutti gli ostacoli logici , i non possumus , le scomuniche e i sinaistici bagliori del Manifesto . O accompagnare questo moto , sacrificando le formule , o restarne travolti . Saggiamente anche i marxisti più intransigenti si appigliarono al primo corno del dilemma , salvo nascondere nell ' equivoco verbale la resa avvenuta . In sostanza il movimento sindacale non ha mai aderito al programma e , più che al programma , allo spirito e alla forma mentis marxistica . Di tutte le tesi marxistiche non ha salvato - - coi dovuti temperamenti - - che il principio della lotta di classe e della autoemancipazione proletaria . Principio tattico e pedagogico certo fondamentale , che Marx più di ogni altro scrittore ha contribuito ad illustrare , ma che non può considerarsi monopolio della scuola marxista ( Marx rubò di peso la formula a Blanqui ) , non foss ' altro perché fu sempre regola istintiva delle organizzazioni operaie . Per il resto esso ha rinnegato implicitamente tutte le tesi marxiste affermando la possibilità e la desiderabilità di una trasformazione graduale della società borghese con le armi del voto , della contrattazione , dell ' agitazione , cioè col ricorso al metodo democratico . Pur facendo leva sulla forza del numero e sul peso degli interessi , si è guardato bene dall ' irridere , secondo vuole il marxismo , la vecchia piattaforma giusnaturalistica e moralistica ; e non in vano ha fatto appello agli innati diritti della personalità e a un principio superiore di giustizia . Lungi dal legittimare in linea storica il potere e la funzione borghese , e dall ' inchinarsi di fronte alla necessità , sia pur transeunte , delle leggi di scambio della forza lavoro in regime capitalistico , ne ha contestato la validità in sede etica e ne ha iniziata la erosione in sede contrattuale . Alla visione drammatica e pessimistica del processo sociale ha sostituito una visione ottimista , costruttiva , repugnante dai semplicismi e dalle contraddizioni lineari in cui si compiaceva il marxismo . Al posto dei piccoli clan rivoluzionari , vegetanti nell ' ombra in attesa della crisi finale , sono subentrate le possenti organizzazioni sindacali muoventesi alla luce del sole , dirette da uomini dal cervello quadro e dalle capacità realizzatrici , che hanno dato il colpo di grazia alle figure romantiche del cospiratore e del rivoluzionario ; uomini che , provenendo dalle stesse fila operaie , si rifiutano ad ogni astratta contemplazione del moto sociale , ad ogni eccessiva idealizzazione delle virtù proletarie . Avvocati delle masse , espressione dei valori , delle speranze , dei bisogni medi , e non alfieri di piccoli gruppi d ' eccezione , si battono per fini concreti e immediati , come l ' aumento salariale , la diminuzione della giornata lavorativa , l ' allargamento del suffragio , la democratizzazione del regime di fabbrica ; e così facendo vanno talvolta anche troppo oltre nel loro pragmatismo . Dal partito politico non attendono più il comando per l ' insurrezione , ma pretendono invece la organica azione in Parlamento e nei corpi pubblici per la difesa di una atmosfera di piena libertà e il conseguimento di una legislazione protettrice del lavoro . La progressiva consapevolezza dei limiti dell ' azione sindacale , il contatto con la realtà economica , l ' abito del contraddittorio e della responsabilità , la stessa imponenza dei risultati via via conseguiti , che creano una inattesa anche se parziale solidarietà col mondo circostante , tutto coopera così a spegnere nel movimento operaio le facili illusioni sulla possibilità e soprattutto sulla convenienza di un rivolgimento improvviso e violento . Il proletariato , dopo il sorgere del moto sindacale e cooperativo e la conquista delle libertà politiche , sente sempre più chiaramente che non è più vero che abbia tutto da guadagnare e nulla da perdere da una catastrofe sociale . Specie nei paesi più progrediti esso sa di essersi assicurato un tenore di vita e un complesso di istituti e di diritti che si conservano solo preservando l ' organismo sociale da scosse violente e soprattutto mantenendo immutato il livello di produttività e il ritmo del progresso . E ' , in una parola , il capovolgimento della posizione marxista , ciò che gli estremisti chiamano la « degenerazione » riformistica dei sindacati . Ma è una « degenerazione » che dura da più di mezzo secolo , che si accentua ogni anno che passa , una « degenerazione » con la quale ormai sono costretti a fare i conti i più puritani . A questa decisa deviazione nella sfera pratica ne corrispose un ' altra in sede ideologica . Il blocco dottrinale marxista che era rimasto saldissimo sotto la furia delle persecuzioni , rivelò ben presto , in una atmosfera di libera critica , profondissime crepe . Sorgeva il revisionismo , commento critico di tutta la nuova imponente fenomenologia . Il revisionismo Il revisionismo , più che sforzo sistematico di critica e di integrazione del marxismo ad opera di una corrente solidale di scrittori , deve considerarsi come la protesta , variamente atteggiata e motivata , della nuova generazione socialista contro il piatto conformismo dei marxisti puri incapaci di adattare la teoria alla nuova prassi operaia e di concepire un socialismo non strettamente legato alla posizione materialista in filosofia . Tra Bernstein , Sorel , Jaurès , Croce , Labriola , Mondolfo - - per limitarsi ai più noti - - il rapporto è più d ' ordine psicologico e polemico , che positivo : l ' esigenza che li spingeva era comune , ma le conclusioni cui pervennero intorno all ' essenza e al significato dell ' insegnamento marxista spesso divergevano e financo si contraddicevano . Ciascuno di questi scrittori avanzò una propria personale interpretazione , non di rado dando vita a una « tendenza » e a una « scuola » , come il Bernstein in Germania e il Sorel in Francia e in Italia . Pure , nonostante la tanta discordanza di voci , un quid comune li lega e ci permette di parlarne come di un movimento unitario . Tutto il revisionismo , sia di destra che di sinistra , può infatti riassumersi nello sforzo di far posto , nel sistema marxista , alla volontà e all ' ottimismo del moto operaio . Anche i rivoluzionari sono dominati dallo stesso motivo : romperla col concetto di necessità storica , così severamente affermato da Marx , o ridurlo ad una formula così elastica da piegarlo alle esigenze di un volontarismo blanquista . Lo stesso leninismo , pure tanto rispettoso per la lettera marxista , non ha fatto che sviluppare in modo autonomo e originale tutti gli aspetti volontaristici dei sistema , vale a dire la dottrina relativa ai periodi di transizione e alla funzione della dittatura e del terrore . Non sempre i revisionisti furono consapevoli della portata delle loro critiche . Bisogna anzi riconoscere che agli inizi i loro propositi erano stati più che modesti . Si trattava solo di correggere alcune unilateralità , di combattere atteggiamenti troppo assoluti in materia di tattica e soprattutto di dare un valore relativo e secondario al catastrofismo . Nessuno pensava di attentare ai fondamenti del sistema cui tutti professavano ossequio . Bernstein non ha mai pensato di contrapporsi a Marx . La revisione voleva mantenersi interna al sistema e procedere cautamente con l ' aiuto di innumeri citazioni marxiste , per sostituire al Marx tutto angoli e spigoli della tradizione ortodossa , un Marx più complesso ed umano . Non bisogna credere che a questo risultato essi siano giunti solo per abilità dialettica , attraverso aprioristiche interpretazioni . Essi furono potentemente aiutati - - e sino a un certo punto giustificati - - dalla straordinaria complessità della personalità di Marx , il cui svolgimento intimo ebbero il merito di rivelare . Marx non si esaurisce nel marxismo e per molti lati anzi lo confuta . In tutta la vita di Marx - - e di riflesso anche nei suoi scritti - - fondamentale è il contrasto tra sentimento e ragione , scienza e fede . C ' è in Marx uno spirito eternamente giovane e ribelle - - spirito di moralista , di apostolo , di combattente - - che pare prendersi beffe del gelido scienziato . Secondo il classico dramma di tutti gli intellettuali cui è preclusa l ' azione , gli stimoli repressi reagirono sulla sfera teoretica , degenerandola . Nonostante la condanna d ' ogni slancio etico e d ' ogni impeto di fede , Marx non pervenne mai , anche nei ragionamenti più aridi e astrusi del Capitale , a celare il calore religioso di una fede preesistente al sistema . Col risalire dal sistema all ' autore , col ricostruire le fasi attraverso le quali il suo pensiero passò , coll ' insistere abilmente sulle esperienze e influenze giovanili , e coll ' interpretare poi , alla luce di questi più complessi elementi , i secchi teoremi marxisti , non riuscì difficile ai revisionisti dimostrare il semplicismo e l ' unilateralità della interpretazione sino allora corrente . Vagliando ogni parola , richiamando ogni precedente , gli stati d ' animo , le concrete situazioni storiche , finirono per complicare inverosimilmente le discussioni ; e dove Marx aveva usato parole lapidarie e proposizioni perentorie , introdussero il bacillo del dubbio . Ma ... chi gladio ferit , gladio perit . Il marxismo è una costruzione dogmatica , non sopporta il bacillo critico . Anche il revisionismo , nonostante tutte le cautele , attenuazioni , riserve , non poté sottrarsi al fato di tutte le eresie : che cominciano appunto con riserve di carattere marginale per finire con la totale sovversione . Ciò che conta in questi casi non è il proposito , ma il metodo . E il metodo impiegato dai revisionisti fu singolarmente distruttivo . In poco tempo le divergenze , che erano secondarie , si fecero insuperabili . Dalle questioni d ' ordine pratico e tattico fu giuocoforza passare alle questioni più generali fino a che non si giunse ad impugnare la stessa teoria del materialismo storico , perno del sistema . Invano i revisionisti tentarono di attenuare la profondità dall ' erosione compiuta , rifiutandosi di erigere un bilancio conclusivo e continuando a proclamare il loro sostanziale conformismo . Il bilancio lo fecero gli ortodossi e specialmente gli scrittori borghesi : ed era un bilancio quasi fallimentare . Per rendersi conto della gravità della frana basterà fare un cenno sommario della posizione che vennero assumendo intorno al '900 i due più tipici esponenti del movimento revisionistico : Bernstein e Sorel . Bernstein iniziava il suo libro famoso ( Die Voraussetzungen des Sozialismus ) dichiarando di condividere le premesse filosofiche del marxismo e rivendicandone il carattere altamente scientifico . Suo scopo era solo quello di « chiarirne » ed « allargarne » la portata , fondando su basi infrangibili i principi della nuova scienza socialista . In questa scienza marxista distingueva una parte pura , intangibile - - il materialismo storico - - da una parte applicata , la quale invece era suscettibile di modificazioni senza danno ai principi . Quando però passò alla determinazione di questa parte pura cominciarono i guai . Col pretesto che Marx era stato talvolta tradito dall ' espressione e che , come tutti i novatori , aveva esposto in modo troppo unilaterale la nuova teoria , la adulterò siffattamente da renderla irriconoscibile . Bernstein ad esempio affermava « la necessità di rendere piena ragione , accanto alle forze e ai rapporti produttivi , alle idee di diritto e di morale , alle tradizioni storiche e religiose , agli influssi geografici , a quelli della natura e del tempo in cui rientrano » - - si noti l ' abilità di questa inclusione in sordina - - « la natura e le tendenze spirituali dell ' uomo » . Sosteneva inoltre che nella società moderna va ognora crescendo la capacità di guidare lo sviluppo economico , appunto per la maggiore conoscenza che abbiamo di questo sviluppo ; così che individui e gruppi riescono a sottrarre una parte sempre maggiore della loro esistenza all ' influsso di una necessità affermantesi contro o senza il loro volere . E concludeva asserendo che in fatto di ideologia , altrettanto reale dell ' economia , la società moderna è più ricca delle società preesistenti , appunto perché il nesso causale tra sviluppo tecnico ­ economico e sviluppo delle tendenze sociali si fa sempre più indiretto . Osservazioni sacrosante , ormai accettate tacitamente da tutti i socialisti contemporanei ; ma verità che davvero non possono dedursi dalle premesse marxiste . Ma non basta . Bernstein , che pure si professava , nella sostanza , marxista al cento per cento , patrocinava nel suo libro nientemeno che l ' abbandono ... dell ' idea di necessità storica . Di quella idea , egli commentava , che dà l ' illusione che il mondo cammini verso un regime predestinato . E la sosteneva , naturalmente , sulla base di quelle troppo famose note giovanili di Marx a Feuerbach , che sono il punto di partenza e d ' arrivo di tutto quanto il revisionismo . La ingenuità di Bernstein rasentava addirittura l ' incredibile quando faceva mostra di credere che la sua non era che « una interpretazione diversa , una forma attenuata di esposizione , che non intaccava in nulla l ' unità del sistema e anzi ne aumentava la « scientificità » ( sic ! ) « Il problema starebbe ormai solo - - così egli concludeva - - nell ' assodare con precisione il rapporto quantitativo dei fattori , delle forze storiche predominanti » . Caspita , ma se era proprio questo il problema che Marx si vantava di aver risolto categoricamente . Sorel ( mi riferisco al Sorel gradualista , prima dei suo passaggio al sindacalismo ) è ancora più franco e radicale . Egli addirittura negava l ' esistenza di un « sistema » marxista e si prendeva beffe dei credenti nel socialismo « scientifico » . Respingeva l ' interpretazione deterministica della dottrina materialistica della storia , non accettava la teoria della omogeneità della classe proletaria - - anzi negava che le classi fossero due e necessariamente contrastanti - - insisteva sulle influenze della razza , delle condizioni storiche , dello sviluppo intellettuale , si rifiutava di credere ad una incorreggibile anarchia capitalistica , negava la teoria catastrofica , stimava erronea la teoria del valore , rivendicava la somma importanza dei problemi morali , rivelava i residui utopistici nelle previsioni marxiste , giudicava Marx storico deficientissimo dal lato metodologico e psicologico e addirittura metteva in dubbio l ' originalità del Maestro ... Anch ' egli stimava di poter fare queste critiche nel nome stesso di Marx , o per lo meno in nome dello spirito della sua dottrina , incompreso dagli sciocchi scolari . Era contrario allo « spirito » di Marx voler determinare , in modo universale , l ' influenza delle forze produttive nella storia . Tanto più che il marxismo nulla spiega intorno allo sviluppo della tecnologia , la cui storia è piena di contingenza e di azzardo . Ma quando pure si possedessero tali principi , essi non servirebbero gran che , perché bisognerebbe poi scoprire gli altri principi in virtù dei quali le forze produttive fanno la loro apparizione . Non bisogna dimenticare - - egli ammoniva - - che le forze produttive sono generate dagli uomini . Per Sorel il valore del materialismo storico era solo d ' ordine pratico , tattico . Volendo essere una filosofia dell ' azione , era utile che esagerasse l ' importanza delle cose obbiettive , onde evitare le false manovre dei rivoluzionari . Marx , dice Sorel , voleva dare un consiglio di prudenza ai rivoluzionari . Per ragioni tattiche e psicologiche , per raggiungere cioè il massimo effetto , gli dette « la forma di una legge assoluta che governa la storia » . Spiegazione indubbiamente ingegnosa che Marx avrebbe fatto assai bene a fornirci : se non altro per risparmiarci una intera biblioteca esegetica . Ma che - - sia detto con tutto rispetto per Sorel - - convince assai poco . In verità codesta assurda « spiegazione » , al pari delle altre molte di cui è ricca la letteratura revisionistica , sta a documentare in modo evidente l ' impaccio e il disagio sempre più gravi in cui era venuta a trovarsi la nuova generazione , posta di fronte al problema di una incondizionata accettazione dell ' eredità marxista . [ È opportuno non trascurare , accanto alla critica dei filosofi e dei sociologi , quelle degli economisti , da Böhm - Bawerk a Pareto . Essi attestano i numerosi errori , sofismi e contraddizioni del Capitale , e anche la parte importante avuta da Rodbertus nell ' elaborazione delle più famose teorie . Si mise in discussione la definizione del valore come funzione del solo lavoro ; si provò l ' insanabile contraddizione inerente alla fondamentale tesi marxista ( cioè che il capitale variabile produca da solo il plusvalore ) ; si negò che i salari fossero connessi al minimo di sussistenza . In apparenza le critiche degli economisti qualificati in blocco come « borghesi » , non provocarono mai altro che sdegni e ironie nel campo dei socialisti « scientifici » . Ma in realtà nessun socialista serio , dopo queste critiche riprese da Bernstein , osò più fare suoi i teoremi economici di Marx . La critica era stata così decisiva , che nella sua Prefazione alla miseria della filosofia Engels giunse fino ad ammettere che il principio del plusvalore non era essenziale alla concezione scientifica del socialismo , dal momento che Marx aveva fondato la rivendicazione comunista sulla rovina necessaria del sistema di produzione capitalista . La nuova scuola dell ' utilità marginale , ignorata da Marx benché nata molto tempo prima della sua morte , aveva convertito la maggior parte degli economisti socialisti . Tuttavia Engels fini con l ' ammettere che era ugualmente possibile costruire il socialismo sulla teoria del grado dell ' utilità finale . Si contentava di aggiungere che si trattava di un socialismo volgare . ] Che rimaneva in piedi , dopo l ' ondata critica , del sistema marxista ? L ' unità del sistema risultava spezzata . Il materialismo storico era trasformato in una eclettica quanto generica teoria storiografica che abbracciava tutto e non stringeva nulla , il cui valore , come guida del concreto moto socialista si riduceva pressapoco a pzero . Il revisionismo rigettava il determinismo , dichiarava gli uomini , nella totalità del loro essere - - e non quali meri elementi del processo produttivo - - al centro del processo storico ; sostituiva al rapporto di dipendenza tra economia e ideologia e , più precisamente , tra forze e rapporti produttivi e rapporti sociali , un legame di complessa interdipendenza , pur riconoscendo , specie per le epoche trascorse , la estrema importanza del fattore economico ; rigettava la teoria del valore pur in sede di stretta economia pur difendendone l ' assunto in sede etica e giuridica ; non credeva alla fatalità dell ' avvento , né alla funzione levatrice della violenza e della dittatura ; statistiche alla mano dimostrava errate le famose leggi di concentramento della ricchezza in poche mani , di immiserimento crescente , di proletarizzazione ; negava l ' inasprirsi dei rapporti sociali e anzi segnalava in tutti i paesi una trasformazione in senso democratico cui non rimaneva estranea la borghesia , vieppiù aperta alle necessità nuove . La socialdemocrazia , diceva Bernstein in conclusione , dovrà preoccuparsi più dei compiti prossimi che dei fini ultimi ; i quali fini ultimi - - conquista del potere politico , espropriazione dei capitalisti - - non sono per nulla fini ultimi , ma semplici mezzi per il conseguimento di determinate mete e aspirazioni . La nuova formula è : il moto è tutto , il fine è nulla . « Occorre - - egli scriveva - - che la socialdemocrazia abbia il coraggio di emanciparsi dalla fraseologia del passato per voler apparire ciò che essa è in realtà : un partito di riforme democratiche e socialiste » . Questo per il revisionismo di destra . V ' era poi - - anche se meno profondo e originale - - un revisionismo di sinistra . Insomma il marxismo come sistema organico , dal significato categorico e univoco , era finito . Ormai molteplici correnti politiche e culturali potevano legittimamente richiamarsi a Marx ; l ' attributo « marxista » si faceva sempre più generico e vago . Deterministi e volontaristi , riformisti e rivoluzionari , si contendono aspramente l ' eredità del Maestro . Più accessibili allo stretto determinismo gli economisti ; più disposti alle tesi volontaristiche i filosofi e gli agitatori . Marxista Loria , marxista Sorel ; marxista Lenin , marxista Turati , marxista il politico che addita nella teoria della lotta di classe il contributo essenziale , marxista lo storico e il sociologo che accetta il materialismo storico spoglio d ' ogni connessione con la fede nell ' avvento socialista . Per gli uni si tratta di una concezione che illumina di nuova luce tutti i lati della speculazione umana , dando vita a una filosofia , una economia , una storia , un diritto , una estetica ... marxisti ; per altri di un mero canone storiografico oppure di un insieme di osservazioni e di previsioni tendenziali non degne di assurgere al rango di filosofia . Una piccola torre di Babele che ha permesso a tesi e a correnti contraddittorie di ornarsi della paternità illustre di Marx , alimentando una polemica ognora più sterile e inconcludente . Per noi , della generazione successiva , venuti al socialismo e al marxismo attraverso tutta una letteratura critica e con la precisa nozione di una somma grandiosa di esperienze , ciò riesce tutt ' altro che nuovo e non suscita né smarrimenti né crisi . Ma per i vecchi conformisti del tempo , usi a ragionare solo e sempre con la mediazione marxista , fu una mezza rivoluzione spirituale . Essi non potevano adattarsi a rivedere quel patrimonio intellettuale che aveva formato la gloria della loro giovinezza ; e anche quando convenivano nel loro intimo della necessità di una sia pur cauta revisione , si sentivano rattenuti , prigioni della propaganda iniziale , necessariamente mitica secondo il bisogno delle folle ancor vergini . Di fronte alla frana così minacciosa reagirono energicamente col Kautsky alla testa . Sostenuti dal conservatorismo ideologico e , più che ideologico , fraseologico , dei militanti presso i quali immenso era il prestigio di Marx , accusarono i revisionisti di attentare al mito , compromettere i fini ultimi , cancellare ogni sostanziale differenza col radicalismo borghese , spegnere la fede e l ' entusiasmo delle masse col rimandare alle calende greche la possibilità della emancipazione integrale , condividere le critiche interessate degli scrittori « borghesi » , dando così nuova vita a quelle correnti degenerate del socialismo piccolo borghese , già tanto aspramente fustigate da Marx . I revisionisti , travolti , specie in Germania , Mecca del marxismo , dalla condanna quasi unanime dei congressi , e sinceramente desiderosi di mantenere l ' unità del movimento operaio - - che era poi ciò che loro più premeva , ben sapendo che esso si sarebbe presto incaricato di fare le loro vendette - - ripiegarono su posizioni teoriche meno attaccabili e si arresero disciplinatamente al verdetto della maggioranza . Anziché proseguire la battaglia sino alle conseguenze ultime per liberare il socialismo politico dall ' incapsulamento marxista , preferirono tacere o nascondere le loro gravi riserve entro le pieghe sottili di una mera quistione interpretativa . Dal loro canto i marxisti puri , pur dominando nei congressi , sentivano chiaramente che era impossibile scomunicare il moto operaio e la nuova realtà economica su cui questo si innestava ; né conveniva abbandonare a loro stessi i giovani , col rischio di farli precipitare nella eresia più completa . Anche agli occhi loro la conciliazione si imponeva . Urgeva la saldatura . Se non bisognava avvalorare la tesi peccaminosa che la dottrina marxista fosse superata nei suoi fondamenti essenziali , non bisognava neppure restare tetragoni alle nuove esperienze . Le posizioni revisionistiche ed ortodosse vennero così artificiosamente riavvicinandosi . Gli uni e gli altri consentirono nel riconoscere che il marxismo non era una teoria perfettamente definita e rifinita in tutti i suoi particolari . C ' era un nocciolo fondamentale intangibile che nessuno si incaricava di fissare chiaramente ; ma da esso potevansi derivare conclusioni pratiche discordanti che non impegnavano i principi . Si era predicata alle masse la rivoluzione a breve scadenza , l ' intransigenza , la sfiducia nelle armi legali e nelle riforme in nome di Marx . Ebbene ora si predicherebbe il gradualismo , la fede nelle istituzioni democratiche e nelle riforme , in nome di Marx , di un Marx riveduto , integrato , ammansito . L ' importante era pur sempre potersi richiamare a Marx : salvare la tradizione , evitare che gli estremisti potessero monopolizzare il suo nome , dimostrare ai fedeli che nulla di sostanziale era mutato , che si sacrificava talvolta la lettera , ma per salvare lo spirito immortale . Ciò avveniva nei primi anni del nuovo secolo per un processo talmente spontaneo e diffuso che evidentemente rispondeva a profonde ragioni d ' essere del movimento che vano sarebbe qui criticare troppo acerbamente . Solo è lecito considerarne sinteticamente gli effetti . E gli effetti furono che i frutti della battaglia revisionistica andarono in gran parte perduti . Quando proprio sembrava che la élite della nuova generazione fosse per emanciparsi dalla servitù marxista , essa rientrava , solo armata di qualche riserva formale , nel solco tradizionale . Fu una conciliazione ( tra teoria e realtà , e tra revisionisti e ortodossi ) tutta esteriore , apparente , in funzione delle contingenze e del prevalere delle tendenze : e non il superamento di una crisi che avrebbe dovuto svolgersi , prima e soprattutto , nell ' intimo delle coscienze . Nei rivoluzionari fu un fenomeno di ipocrisia o di cecità ; nei riformisti di debolezza . Fu imboccata la via della minor resistenza , la via equivoca degli adattamenti e della casuistica . La querela si fece scolastica , scontentò e allontanò i migliori , diseducò , o meglio , non educò le masse , e vietò per troppi anni ancora quella coraggiosa chiarificazione ideologica che è oggi condizione sine qua non per una gagliarda ripresa socialista . CAPITOLO III MARXISMO E REVISIONISMO IN ITALIA Il socialismo italiano nasce , come moto di masse , tra il '90 e il '900 , nel segno di Marx . Prima s ' erano avuti conati di rivolta tra le miserabilissime plebi rurali e una larga , tumultuosa propaganda internazionalistica a carattere anarchicheggiante in molti centri italiani , specie del meridione . Il moto operaio , aspramente perseguitato e incompreso , solo nel nord aveva compiuto qualche progresso fornendo , col partito operaio , una prima timida esperienza di movimento politico autonomo della classe operaia . Eccettuata l ' infanzia , si può dire che la storia ideologica del socialismo italiano si svolga sulla medesima linea dei movimenti socialisti d ' oltr ' Alpe , di quello germanico in particolare . Con questo notabile : che il marxismo in Italia fu , tutto sommato , fenomeno di artificiosa importazione che mai riuscì ad impregnare nel profondo il moto socialista . Nel moto italiano vi fu sempre un distacco tra teoria e pratica , programmi e azione ; e quando finalmente si adeguò l ' una all ' altra , ci si avvide che la teoria si era volatizzata e la pratica tendeva a risolversi in un riformismo fiacco e analitico , viziato da una paternalistica concezione dello Stato . L ' eresia si alimentò dapprima nelle cose , nel moto , in quello contadino in specie ; e solo col nuovo secolo investì - - attraverso violente ed inesauste polemiche - - la teoria , spezzando la compagine del socialismo politico . L ' Italia male si prestava ad un innesto di socialismo marxista . Immensa plebe rurale , legata ancora alla gleba e al prete , con vastissime oasi artigiane e rare avanguardie proletarie e capitaliste , il problema per essa non consisteva nell ' avviamento al socialismo , ma nell ' avviamento al capitalismo e alla vita moderna . Il popolo , corrotto da servitù secolari , rimasto estraneo a tutto il processo del Risorgimento , galleggiava al livello della sussistenza fisica e morale . Difettava nel cittadino , costretto a una lotta asprissima con la natura , il senso primordiale della dignità e della libertà , e la adesione attiva , per via di lunghe esperienze e fecondi contrasti , alla vita collettiva . La stessa élite intellettuale del tempo , ricca di valori originali , era viziata da una educazione prevalentemente letteraria ed era costretta , dai troppo chiusi e miseri quadri provinciali , ad una vita stentata . Economia , psicologia , tradizione , tutto opponevasi ad una comprensione piena e ad una fruttuosa applicazione del socialismo marxista . Garibaldi assertore del materialismo storico , ecco il socialismo marxista trasportato in Italia ! Garibaldi è l ' ultima generazione romantica , l ' epigone di quella larga schiera di giovani che si ricollegavano idealmente alla epopea del Risorgimento , il combattente di tutte le « cause » da Roma a Digione a Domokos , dove morirono volontari socialisti , il prototipo dell ' italiano generoso , ribelle , squattrinato ed utopista , che a vent ' anni sputa sul mondo e sulla vita che non gli concedono la degna causa per la bella morte . Il materialismo storico è Marx , la scienza , la sapienza , la disciplina tedesca , la ragione armata di tutti i diritti , Bentham e Ricardo , Feuerbach e Hegel , l ' economia classica e l ' aritmetica utilitaria , il determinismo e la dialettica ; ma più ancora che Marx è il quadro dell ' Inghilterra vittoriana , industriale e potente , che avea fornito a Marx gli elementi induttivi per la sua costruzione . È da cotesto impasto che nacque il socialismo politico italiano , ad opera di un gruppo di giovani universitari di grandissimo ingegno e generoso cuore , raccolti attorno a una rivista - - « La Critica sociale » - - che fu per trent ' anni l ' autorevole divulgatrice del verbo marxista e certo una delle più belle riviste sociali d ' Europa . Eran venuti al socialismo per impulso sentimentale , offesi dalle ingiustizie e bassezze della vita italiana ancora avvolta nelle spire di un feudalesimo economico e politico , e dal rapido corrompersi degli uomini e degli ideali del Risorgimento ; ed eran bramosi di una luce dall ' alto , di un fuoco per le loro anime , di un fine che avesse valore universale ed etico . Ma erano altrettanto ansiosi di giustificarsi razionalmente in omaggio allo scientificismo e positivismo di moda , e per la repulsione che in loro provocava il facilonismo e la demagogia dei rivoluzionari allora imperanti . Non li poteva soddisfare l ' angusta ed empirica visione che aveva dominato il piccolo partito operaio e tanto meno l ' utopismo libertario dei seguaci di Bakunin ; Mazzini era morto da un pezzo , e il suo astratto moralismo , reso insopportabile dal settarismo degli scolari e dalla tragedia fisica e morale in cui versava la più gran parte dei lavoratori , non reggeva alla loro critica realistica scaturente dai fatti ; la piccola nobile vena del socialismo maloniano , con la sua onesta povertà di motivi e la eccessiva ecletticità e vacuità di contorni , non era certamente fatta per acquetare palati cosi fini e scaltriti , aperti alle nuove correnti della cultura . Il marxismo , riassumendo in sé i più audaci sviluppi del pensiero del secolo , soddisfece ampiamente la loro sete . Esso portava nella piccola vita italiana l ' eco viva e sovvertitrice dei problemi e delle lotte europee , colmando , almeno nel regno delle idee , quel penoso distacco tra Italia ed Europa che esisteva nel regno dei fatti e della ricchezza . Darsi al marxismo equivaleva a tuffarsi in mare aperto dopo aver starnazzato nello stagno , tanto sostanzioso riusciva quello spregiudicato realismo dopo tutto il fumo ideologico e patriottardo . Come sempre avviene degli ideali che la loro effettuazione contamina , alla grande fiammata del Risorgimento aveva tenuto dietro in Italia una delusione immensa . Per la nuova generazione l ' unità era un dato acquisito di cui ogni giorno di più si criticavano il processo e i risultati : altr ' esca , altro ideale , si richiedeva in quegli anni . L ' ideale universale del socialismo permetteva di trascendere i magri confini dell ' orizzonte italiano per ricollegarsi tangibilmente alle più solenni esperienze sociali e socialiste in corso , a quella germanica in specie , che la lotta vittoriosa contro le leggi di eccezione cingeva in quegli anni di fulgida aureola . Si aggiunga inoltre una certa tal quale disposizione italica ad accogliere con straordinario interesse i prodotti spirituali stranieri e non sarà difficile spiegarsi la conversione clamorosa al marxismo di tutto il meglio della giovane generazione . Benedetto Croce , nella Storia d ' Italia , ha dato di questa conversione un quadro inobliabile . Egli ha reso un alto omaggio al marxismo che venne in quegli anni a riempire il vuoto che vaneggiava nel pensiero e negli ideali italiani , contribuendo possentemente alla rinascita morale e culturale del paese . A quarant ' anni di distanza , evoluto verso un conservatorismo illuminato , egli non esita a confessare che pur non accettando oggi il marxismo , è lieto di esserci passato attraverso e che , se non vi fosse passato , avvertirebbe come una lacuna nella mente . Si comprende quindi agevolmente come tutta la nuova generazione si convertisse d ' emblée al marxismo . Ma mentre in lui l ' esperienza marxista ebbe soprattutto un valore critico e si risolse in una lezione di realismo storico , per gli altri , militanti entusiasti , assurse al rango di filosofia ultima , definitiva , al servizio di un programma di partito . Il bandolo dell ' umana matassa sembrava ritrovato una volta per sempre , ogni dubbio eliminato . Non si trattava ormai che di passare alla pratica applicazione , di lavorare in una direzione ben nota . Grado a grado anche i migliori si abituarono a ragionare sempre con la mediazione marxista e persero ogni vera autonomia e originalità di pensiero . Coll ' inserirvi preoccupazioni e metodi che vi repugnavano si perse gradualmente anche l ' intimo contatto con la realtà del paese ; e si ruppe bruscamente quella sia pur scarna tradizione socialista paesana che aveva avuto nel Mazzini e nel Cattaneo i suoi principali esponenti . Nella furia dell ' ora e delle persecuzioni i giovani , sopraffatti dalle necessità dell ' apostolato , che fu davvero mirabile in quegli anni , non ebbero modo di approfondire i nuovi valori . La fantasia , sollecitata dalle sciabole e dalle manette durante la duplice reazione di Crispi e di Pelloux ( '94 , '98 ) , precipitò naturalmente agli estremi del mito , al sogno di una trasformazione apocalittica nel breve spazio di una generazione . Era , se si vuole , un marxismo spurio , codesto ; ma la degenerazione , se vi fu , non fu certo nel senso di una maggiore elasticità ed indulgenza nell ' applicazione ; ché anzi si basò gran parte della propaganda sul tallone d ' Achille del sistema , il catastrofismo . Ciò che colpiva le menti non era la nota relativistica , storicista ; bensì l ' aspetto messianico , la certezza nel rapido inevitabile trapasso . Anche il Turati accedette sin verso il '98 a questa visione schematica e ingenua ; e quando poi tentò di placare tanto ardore di illusioni , si trovò ad urtare contro la incrostazione pseudo ­ teoretica e la messianica attesa che egli stesso , in perfetta buona fede , aveva concorso a creare . La crisi del '900 , dopo la uccisione di re Umberto , pose fine drammaticamente a un eccezionale stato di tensione che assai aveva contribuito ad alimentare l ' assolutezza del mito . L ' orizzonte che pareva chiuso , si squarciò ; il moto operaio , sino allora compresso e perseguitato , ricevette , col memorando sciopero di Genova , consacrazione quasi ufficiale ; le libertà politiche parvero definitivamente assicurate . Dal 1900 sin verso il 1904 si assiste in Italia a un dilagare di agitazioni e di scioperi , mentre una febbre di vita invade il paese . Le orribili condizioni di esistenza dei lavoratori grandemente migliorano , una nuova coscienza sorge in ceti sino allora abbrutiti , parlamenti e comuni si aprono alle nuove forze prementi , la borghesia si mostra sensibile alle esigenze dei tempi . Il partito passa quasi di colpo dal bando e dall ' ostruzionismo al ministerialismo . Nello spazio di pochi anni Filippo Turati , condannato alla galera per quattordici anni , si vede sollecitato ad assumere il potere ; e Andrea Costa , da habitué di guardine , viene promosso alla vicepresidenza della Camera . Il mutamento di clima fu tale che non poté non determinare fortissimi squilibri e contraccolpi , specie tra i giovani improvvisamente disincantati e , com ' è naturale , restii a far proprio , senza le dovute esperienze , il subitaneo ottimismo e legalitarismo à tout prix del Turati e dei capi del moto operaio . Una generazione che aveva impostato la lotta su un terreno semplicistico , intransigente , rivoluzionario , si trovava posta alla testa , per miracoloso concorso di eventi , del più grande movimento di masse con la prospettiva di salire al governo . Quel che in Inghilterra era costato un secolo di battaglie dure e pazienti in un ambiente già inciso dalle rivoluzioni del secolo XVII e dalle riforme del '32; quel che in Francia era frutto della formidabile ondata dell'89 e delle successive crisi rivoluzionarie o morali del '30­'48­'71­'93­'900 ( una rivoluzione , in sostanza , ogni generazione ) ; quel che in Germania si ottenne solo nel 1918 dopo lo sconquasso immane della guerra ; in Italia si era ottenuto - - o ci si illudeva di avere ottenuto - - nell ' éspace d ' un matin con la complicità di un sovrano che si diceva aperto ai tempi nuovi e di un paio di ministri coraggiosi . In questo contrasto nel tempo , che costringeva i pionieri a far opera di raccoglitori , in questa fatale immaturità psicologica e tecnica a fronteggiare i compiti nuovi e positivi - - immaturità di cui non si saprebbe accusare nessuno - - sta probabilmente la prima ragione della crisi che , a cominciare dal 1907­908 circa , roderà sempre più gravemente il socialismo italiano . Io mi occupo qui della crisi intellettuale . Revisionismo . Anche la storia , breve ma intensa , del revisionismo italiano , ha il suo inizio intorno al '900 . Per l ' innanzi si erano avuti notevoli contributi , ma per lo più da parte di elementi estranei al movimento , che non influirono gran che sulla communis opinio socialista del tempo , ancora pienamente aderente alla lettera del sistema marxista . Il filosofo napoletano Antonio Labriola si fece in Italia , in due memorabili saggi , l ' apologista del materialismo storico . Egli ebbe soprattutto riguardo agli aspetti filosofici della dottrina , e i suoi lavori , più che a rivelare o a superare una crisi del marxismo di cui cominciavasi a discorrere in quegli anni , furono diretti a spazzar via gli equivoci ( Loria ) , le grossolane interpretazioni ( la materialistica ) , i fallaci raccostamenti ( con Darwin e Spencer ) . La sua fu una lezione di aristocratica prudenza ai neofiti del marxismo che credevano di possedere nella teoria del materialismo storico un facile talismano . Egli ammonì che la famosa sottostruttura economica , determinatrice di tutti gli altri fenomeni sociali , non è un semplice meccanismo dal quale emergono , quasi fossero effetti meccanici immediati , le istituzioni , le leggi , i costumi , i pensieri , i sentimenti , le ideologie . Con molta finezza dimostrò come il processo di derivazione e di mediazione fosse assai complicato , spesso sottile e tortuoso , non sempre decifrabile . Persuaso di essere l ' unico marxista rigido e conseguente che contasse l ' Italia , nella sua corrispondenza con l ' Engels non risparmiò strali ai suoi compagni di partito accusati di non penetrare lo spirito della dottrina . Il che non gli vietò più tardi di annoverarsi tra i precursori dell ' espansionismo coloniale italiano , spostando sul piano nazionale l ' interesse che aveva portato per un decennio ai problemi della lotta di classe ; e giustificandolo con la tesi , molto diffusa in Germania , che il colonialismo fosse una fase necessaria dello sviluppo capitalistico , a sua volta premessa sine qua non dell ' avvento socialistico . La sua influenza si accrebbe assai dopo la morte prematura e dei suoi fini - - forse troppo fini e talora formali - - contributi esegetici , si ritrovano ampie le tracce negli studi posteriori , specie del Mondolfo . La critica più profonda al marxismo è dovuta in quegli anni ai filosofi ( Croce , Gentile , Chiappelli ) che preferirono , alla discussione logorante sui testi , lo studio sulle derivazioni ideologiche del Marx ( Feuerbach , Hegel ) e sull ' intrinseca natura della sua posizione . Benedetto Croce , maestro della nuova generazione e simpatizzante col nascente movimento , rimane indubbiamente lo spirito più vigoroso che si sia occupato di problemi marxisti . Col Bernstein e col Sorel ( che introdusse in Italia ) egli costituisce la triade che massimamente contribuì al progressivo sgretolamento del sistema . Avendo spogliato il materialismo storico d ' ogni sopravvivenza di finalità e di disegni provvidenziali , e ridottane la portata a quella di un semplice canone interpretativo , ancorché ricco di suggestione , dimostrò come esso non potesse dare appoggio né al socialismo né a qualsiasi altro indirizzo pratico della vita . Per diventare azione - - sosteneva Croce - - esso abbisognava di una serie di complementi etici e sentimentali , di giudizi morali ed entusiasmi di fede : e giustamente criticò l ' assurdo relativismo morale professato dai socialisti . Egli smantellò le posizioni Loriane , tanto in voga in Italia negli ambienti socialisti , corresse arditamente alla luce della filosofia idealistica la teoria della lotta di classe ( la storia è lotta di classi quando vi sono le classi e hanno coscienza dei loro interessi antagonistici ) , e recò una serie di classici saggi alla comprensione e alla critica della teoria del valore , a cui negò giustamente valore scientifico . La revisione crociana , che il suo autore stranamente si ostinò a considerare pura e semplice interpretazione , anticipò in sintesi quasi tutti gli svolgimenti posteriori della critica marxista in Italia e all ' estero ; e , specie dopo il 1900 , contribuì ad allontanare dal movimento , ancora ufficialmente aderente al vangelo marxista e materialista , non pochi elementi di élite . Mentre , in ragione stessa della sua arditezza , del suo carattere non sistematico , e soprattutto della non ortodossa sua provenienza , non incise , come logicamente avrebbe dovuto , lo stato maggiore socialista . Nessuno parve anzi preoccuparsi delle ripercussioni che quel forte pensiero avrebbe avuto sui giovani ; nessuno si attentò a rispondere al critico suggestivo e dissolvente ; era idealista ... e tanto bastava . E così avvenne che i suoi scritti , diffusissimi in Italia , siano restati a tutt ' oggi inconfutati , probabilmente perché inconfutabili . I due tentativi revisionistici di qualche importanza che si ebbero dopo il '900 , furono il riformista e il sindacalista rivoluzionario , che , a malgrado le profonde discordanze pratiche , erano mossi da preoccupazioni di ordine simile . Entrambi - - ma più il secondo che il primo - - dichiaravano necessaria una profonda revisione che per certi lati equivaleva ad un abbandono ; entrambi , antideterministi , tendevano ad una rivalutazione delle forze e dei valori morali . Ma entrambi troppo politici , troppo settari , troppo in funzione delle accanite lotte di tendenza , troppo preoccupati di ricavare ad ogni costo dal marxismo elementi di conforto delle proprie tesi pratiche . In una prima fase , sotto l ' impressione della libertà di fresco conquistata e del prorompente moto operaio , si tentò di affermare , ad opera dei migliori elementi della vecchia guardia socialista ( Bissolati , Bonomi , Cabrini e , solo in parte , il Turati ) una revisione di stile bernsteiniano , con qualche accenno a una possibile esperienza laburista che adeguasse più strettamente il movimento alla realtà della situazione italiana . Ma , se si prescinde da studi pregevoli su questo o quell ' aspetto della dottrina e da una lodevole preoccupazione per i problemi pratici , si deve riconoscere che la revisione riformista italiana , professata a mezza bocca , e accompagnata , specie dai capi politici , da prudenti riserve e distinzioni , non solo non aggiunse nulla di sostanziale a quanto già aveva detto il Bernstein , ma non incise menomamente le masse . Trattenuta dal timore di crisi disincantatrici e di speculazioni estremiste , si ostinò , ancor più del Bernstein , in una insostenibile rivendicazione della propria purità marxista , rifiutando di condurre le critiche alla loro logica conclusione . Sul terreno pratico , forse indebolita dal rumoroso e sterile atteggiamento negativo dei rivoluzionari , finì per adattarsi ad una azione frammentaria di riforme , ad una politica di compromessi e transazioni , perdendo ognora più di vista i fini più generali e lontani della lotta . D ' altronde per trionfare essa avrebbe necessitato l ' adesione di larghe correnti giovanili ; mentre i giovani , in quegli anni , se socialisti , gravitavano quasi tutti verso l ' ala rivoluzionaria e , in particolar modo , verso quella sindacalista . Inoltre il Bissolati , il Bonomi e il Salvemini , che della revisione erano stati i più decisi esponenti , si allontanarono o furono espulsi dal partito e persero ogni influenza sulle masse . Rimase quasi unico il Graziadei , fedele alle tesi revisionistiche anche quando , dopo vent ' anni , passerà al comunismo . Il merito di una larga ripresa di studi marxistici risale in quegli anni soprattutto ai sindacalisti rivoluzionari , e ai due giovanissimi leaders del movimento , Arturo Labriola ed Enrico Leone . Sulle pullulanti riviste dilagarono gli scritti esegetici e le discussioni che , se pur viziate da troppo evidente apriorismo e disinvoltura di metodi , innegabilmente rivelarono indipendenza di giudizio e genialità di spunti . Labriola più d ' ogni altro si sforzò , con le risorse di un ingegno brillantissimo , di coniare una interpretazione nettamente volontaristica volta a fare di Marx un precursore delle tesi sindacaliste . Ma se fu eloquente fu assai poco convincente , e mai riuscì a dimostrare che Marx avesse , non dico scritto , ma anche solo pensato , ciò che egli così audacemente attribuivagli in materia di idealismo rivoluzionario , azione diretta , federalismo , ecc . Purtroppo il movimento si risolse , in pratica , in una disordinatissima avventura di intellettuali disoccupati che non sapevano piegarsi alla necessaria disciplina di un moto di masse ; fuoco fatuo di importazione , come rapidamente fiorì , cosi rapidamente decadde , lasciando scarse tracce , all ' infuori di una travolgente rivendicazione della libertà umana nella storia , comprensibile reazione al piatto fatalismo dei marxisti puri . Molte giovani energie che vi avevano entusiasticamente aderito , anche per certo suo garibaldinismo e fede nella violenza creatrice , andarono alla deriva o passarono ad altri movimenti di estrema , come l ' anarchico e il sindacalistico . Svalutato dal clamoroso insuccesso pratico e dal volgare arrivismo di troppi suoi capi , cadde così nel vuoto questo unico tentativo revisionistico condotto su ampio fronte senza infingimenti e calcoli meschini ; e di tanto ne sortì rivalutato il vecchio conformismo che additava nella scapigliatura teoretica le ragioni del fallimento in sede pratica . Dopo di esso , cioè dopo il 1908 , non è più il caso di parlare di movimenti revisionistici ; quella vivacità di studi marxisti che si era avuta sino allora decadde ; e solo di tanto in tanto è dato imbattersi in qualche libro , come ad esempio quello del Salucci , che riprendeva i motivi del revisionismo bernsteiniano con maggiore aderenza alle cose italiane , tentando una conciliazione tra Marx e Mazzini , tra economia e morale . Dal 1910 ai giorni nostri un solo nome di vero rilievo si incontra nel campo della esegesi marxista : Rodolfo Mondolfo , tempra serena e conciliativa di studioso , cui è doveroso dedicare qualche pagina meno frettolosa per due motivi egualmente importanti : che egli riassume in sé tutti i motivi della critica anteriore e che la sua esegesi costituisce tuttora lo strumento massimo , per non dire unico , della educazione marxista delle nuove generazioni italiane . Anche il Mondolfo non si è saputo sottrarre al difetto tipico di tutti gli scrittori revisionisti : di confezionare un Marx di maniera , estremamente riveduto e corretto , di far rientrare di contrabbando nel suo pensiero - - mercè dialettiche acrobazie e sfoggio di erudizione - - le proprie idee e le nuove esigenze , rinunciando a priori ad ogni sviluppo originale ; di rivedere quel pensiero alla luce unilaterale della posizione giovanile del suo autore , rigettando tacitamente tra le « scorie » quanto non quadra nel nuovo schema interpretativo , ancorché Marx , a quelle « scorie » , mostrasse di annettere fondamentale importanza . Al pari di tutti i revisionisti , Mondolfo risolve il marxismo nella teoria materialistica della storia , e questa nel concetto centrale di rovesciamento della prassi . Teoria del valore , catastrofismo , sono gettati ad bestias . Lo scopo di Mondolfo è quello di estrarre dal marxismo una filosofia del socialismo che si concili pienamente con una visione attivistica del processo storico , senza cadere negli eccessi del volontarismo estremo . Il rapporto tra l ' uomo e il suo ambiente storico ­ sociale , egli dice in sostanza , non è un rapporto tra due cose esterne l ' una all ' altra , ma è un rapporto di azione ­ reazione , rapporto dialettico , all ' interno di un ' unica realtà . Il soggetto conosce l ' oggetto in quanto lo produce ; il soggetto è l ' uomo sociale che , spinto dai suoi bisogni , da una perpetua insoddisfazione della realtà in cui vive , si sforza di mutare le forme e i rapporti sociali dapprima esistenti . È in questo sforzo , e solo mercè questo sforzo , che egli acquista coscienza della realtà e della sua insufficienza . Per interpretare il mondo , diceva appunto Marx in una delle sue glosse a Feuerbach , bisogna cangiarlo . Il concreto processo storico consiste nello svolgersi della attività umana in una continua lotta interiore , in cui l ' avverarsi continuo di contraddizioni da superare costituisce la condizione e l ' essenza stessa della storia . L ' attività precedente , nei suoi risultati , diventa condizione e limite dell ' attività successiva , che si afferma come opposizione a ciò che preesiste e tende a superarlo dialetticamente . Il passato condiziona il presente e questo l ' avvenire , ma al tempo stesso è anche stimolo e impulso all ' azione ulteriore modificatrice . L ' umanità lotta dapprima contro le condizioni naturali e poi contro le condizioni sociali da essa stessa create che divengono col tempo impedimento allo sviluppo ulteriore . La lotta si svolge tra forze di espansione e forze di conservazione , sotto l ' aculeo del bisogno . Quali sono queste forze di espansione ? Sono , risponde Mondolfo , tutte le energie e attività degli uomini e si possono ricondurre tutte ( ecco il punto delicato mai dimostrato , e l ' artificioso allacciamento a Marx ) al concetto di forze di produzione . Le forze di conservazione sono invece rappresentate dai gruppi ceti classi interessati alla conservazione delle forme e dei rapporti sociali esistenti . La lotta assume perciò nella realtà l ' aspetto di un urto di classi contro classi ; in questo senso può dirsi che la lotta tra le classi sia l ' essenza della storia . Lo sviluppo storico risulta dunque dalla confluenza e dal contrasto insieme di due elementi : le condizioni reali e la volontà umana . Nella storia non c ' è posto così per azioni e creazioni arbitrarie : l ' azione ha contro di sé le sue condizioni e i suoi limiti . Lo stesso scoccare dell ' ora delle rivoluzioni è segnato da una intrinseca necessità , la quale , allo stesso modo che le rende inevitabili quando siano mature , le rende impossibili quando manchi la pienezza delle loro condizioni . Questo concetto di necessità storica - - conclude Mondolfo - - è il concetto stesso del rovesciamento della praxis , ed è il nucleo essenziale del materialismo storico . Disgraziatamente però la posizione del Mondolfo non e conciliabile con quella di Marx . Finché Mondolfo si limita a porre in luce la visione genericamente dialettica del processo storico insita nel marxismo , non v ' è nulla da obbiettare . Ma tutto da obbiettare quando tenta di introdurre , tra i termini della opposizione , la volontà umana , facendo degli uomini , in quanto esseri consapevoli , volenti ed operanti , i veri attori della storia . Perché nel sistema marxista i termini di opposizione sono puramente e semplicemente lo sviluppo tecnico ( in senso lato ) e i rapporti sociali . Se manca il contrasto tra questi due elementi dell ' ambiente , viene anche meno , negli uomini , la volontà di opporsi alla forma sociale in cui vivono ( Longobardi ) . Per avvalorare la tesi contraria - - che in sé è perfettamente accettabile , ma non è conforme al pensiero marxista - - Mondolfo è costretto a sforzare sino all ' inverosimile le formule marxiste , sostituendo alle espressioni « forze produttive » , « sistema di produzione » - - inequivocabili in Marx - - gli « uomini » nella totalità del loro essere . Lo fa con grande apparato erudito e lusso di svolgimenti , sulla base di rare frasi faticosamente carpite , di tardive resipiscenze dell ' Engels , e soprattutto delle famose quattordici glosse a Feuerbach , due paginette di appunti giovanili che Marx mai pubblicò in vita , e che fissavano una sua interessantissima ma poi superata posizione ; ma la dimostrazione manca , e non può che mancare , dato che Marx è sordo ad ogni appello in questo senso . Un tipico esempio di questo metodo lo si ha nel tentativo del Mondolfo di conciliare quel benedetto Capitale , tetragono alle più modeste sollecitazioni volontariste , col concetto della praxis che si rovescia , appunto affermato da Marx giovane . Dice Mondolfo : Marx , scrivendo che i rapporti di produzione sono indipendenti dalla volontà degli uomini , intendeva riferirsi alle singole fasi della vita economica , nelle quali gli uomini trovano precostituiti i rapporti stessi , e non possono modificarli e foggiarli a loro talento . Ma non appena , da simile considerazione anatomica e separata delle età singole Marx passa a considerare la continuità del processo storico di sviluppo , ecco che i già definiti « rapporti di produzione necessari » , base e condizione determinante della vita sociale e spirituale , si convertono non in demiurghi della storia , ma in materia cristallizzata e inerte , contro la quale si svolge la vera forza viva in movimento e bisogno continuo di sviluppo , cioè l ' uomo ( Sulle orme di Marx , 3a ed . , vol . II , p . 221 ) . Di dimostrazione neppur l ' ombra . Affermazione gratuita . Marx non ha mai lasciato lontanamente supporre di far propria una simile incomprensibile concezione . Quasi potesse darsi una legge vera pel generale e non più vera pel particolare , un uomo libero in astratto e non nel concreto , nell ' eternità e non nell ' attimo . D ' altronde se questa del Mondolfo dovesse essere l ' autentica interpretazione del marxismo ; se davvero tutto il marxismo stesse nel concetto della prassi che si rovescia , a me par chiaro che esso si risolva nel liberalismo . Al marxismo , così come lo interpreta Mondolfo , e con lui tutto il revisionismo , repugna infatti sempre più ogni elemento finalistico ; o meglio , da quella interpretazione , non ne discende alcuna conclusione pro o contro la soluzione socialista . Si può accettare la teoria della lotta di classe come un fatto e ritenere che avrà uno sbocco diverso da quello previsto da Marx o che costituirà in eterno il lievito della vita associata . Viene meno cioè quello che era ed è - - in realtà - - il fulcro e la ragion d ' essere di tutto il sistema : vale a dire la scientifica dimostrazione della necessità storica di una soluzione socialista . La necessità del socialismo si trasforma nella necessità del moto socialista , della lotta tra proletariato e borghesia e questa lotta appare ormai aperta a tutte le possibilità e a tutte le conclusioni . La crisi intellettuale . Col Mondolfo si chiude - - speriamo provvisoriamente - - la storia del revisionismo italiano . Storia triste , ahimè , perché la doppia corrente critica che , in un primo tempo , era sembrata affermarsi , non riuscì a pervenire a risultati conclusivi , a influenzare le masse , e tanto meno a impregnare le tavole programmatiche del partito . Come certe correnti desertiche essa finì per perdersi per misteriose vie sotterranee , che non di rado erano poi le vie dell ' ignoranza , dell ' indifferenza , dell ' insincerità , o di un piatto utilitarismo . Liberato il partito dalla doppia eresia di destra e di sinistra , concorde in una spregiudicata valutazione del marxismo , eliminate cioè le forze più giovani , vivaci e spiritualmente indipendenti , della crisi marxista non si parlò più , quasi fosse stata definitivamente risolta . Si continuò a discorrere allegramente di « socialismo scientifico » , si avvalorarono ancora le proprie tesi con indistinte citazioni marxiste , si dichiarò pur sempre il Capitale libro magno e intangibile del socialismo , ma reale approfondimento , consapevole accettazione , non si ebbero più . Nei rivoluzionari fu un fenomeno di ipocrisia o di superficialità ; nei riformisti di debolezza . L ' élite socialista , in così breve lasso di tempo sortita dalle tenebre delle congiure alla luce delle tribune parlamentari , si sentiva prigioniera della propaganda iniziale e del bisogno religioso delle folle . Ciascuno si abbandonò passivamente al moto che ormai procedeva con leggi sue , ben diverse da quelle codificate nella dottrina , e ci si guardò bene dal « fare il punto » , all ' uso dei navigatori , rivelando con la propria , l ' altrui crisi . Si costruirono tanti « marxismi puri » quante erano le tendenze ; ci si accapigliò periodicamente sui testi : e si inventarono formule sapienti più o meno « integralistiche » , « centristiche » , « unitaristiche » per evitare scismi e controbattere le minoranze rivoluzionarie nei congressi ; i quali congressi , da rassegne di forze vive ed operanti vennero sempre più riducendosi ad accademie nelle quali di tutto discutevasi fuorché dei problemi vitali del movimento . In meno di venti anni si era passati dalla tonante rivelazione di Marx a un coro monotono di ripetitori . Le parole continuavano a frullare , ma i fatti erano scarsi e lo spirito sempre più utilitario e meschino . Alle apocalittiche previsioni quasi nessuno , nel suo intimo , credeva più . il Verbo s ' era trasformato in lettera , la fede in rito , il ribelle in prete . Dopo il 1908 la crisi intellettuale e morale aveva assunto un carattere così allarmante da richiamare invano l ' attenzione di alcuni tra i migliori , come Rigola , Salvemini , Modigliani , e lo stesso Turati , che avvertiva essere le forze del partito scemate d ' importanza e di numero , la vita dei circoli anemica , le idee incerte , il fervore dei propagandisti sbollito e generale il senso di rilassamento . Era la paralisi generale , progressiva ; lo sciopero dei pochi cervelli ancora in funzione . La gioventù - - intendo la intelligencija - - corse tutte le esperienze , fuor che quella socialista che , nella serra calda giolittiana , appariva intellettualmente conclusa e priva di vera passione . La gioventù fu volta a volta crociana , vociana ( dal giornale « La Voce » ) , liberale , futurista , nazionalista , cristiana , ma non fu più socialista . Il socialismo non interessava più . Quando ne chiesi la spiegazione ad uno dei rappresentanti più cospicui del movimento socialista del tempo , n ' ebbi una risposta ultradeterministica che dimostra la incapacità di molta gente a rendersi ragione delle cause prime e più profonde della sconfitta subita . I giovani intellettuali - - così mi rispose - - quasi sempre di provenienza borghese ( al pari , del resto , del mio interlocutore ) disertarono le nostre fila , per essere il socialismo passato dalla fase ingenua , romantica , entusiasta , ma inefficiente , alla fase molto prosaica ma positiva e realizzatrice della lotta per i salari incidente i portafogli dei loro papà . Non diversamente si pronuncia il Longobardi , anche se con maggiore complessità di analisi , nel suo volume sulla Conferma del marxismo . Ora questo giudizio è assurdo : può essere un motivo di ripicco , non la conclusione di una serena valutazione del problema . Non ha senso immaginare che solo tra il '90 e il '900 siano esistiti giovani entusiasti , capaci di sacrificare a una idealità il loro personale interesse , la loro carriera . Il Risorgimento vide profondi sommovimenti e folla di sacrifici tra i giovani , e non fu davvero presieduto da una visione meschina dell ' interesse della borghesia all ' unificazione . E dopo il '900 mancarono proprio fenomeni di dedizione a cause che in nessun modo si spiegano ricorrendo a mobili egoistici ? Ma al contrario , è opinione quasi unanime che nella generazione intellettuale che doveva immolarsi nella guerra , si notasse un crescente stato di insoddisfazione e di insofferenza morale ; il bisogno , buono o cattivo che fosse , di sortire da quella vita raffinata e cerebralizzante , di immolarsi corpo e anima ad una causa - - quale si fosse - - purché capace di trascendere i meschini motivi della vita d ' ogni giorno . Se i giovani intellettuali disertarono il socialismo non si fu perché essi divenissero tutti d ' un tratto utilitari e filistei . Si fu all ' inverso perché proprio il movimento socialista , nelle persone di troppi suoi dirigenti , nello spirito che presiedeva all ' opera sua , andò perdendo gran parte del fuoco etico primitivo . Non è da credere che sfuggisse ai giovani lo stato di profondo disagio e insincerità dei leaders del movimento , la superficialità colpevole con la quale avevano creduto di superare la cosiddetta « crisi del marxismo » . I giovani hanno bisogno di credere alla nobiltà , alla purezza , alla chiarezza degli ideali professati . Il transigere , che troppi fecero , con la propria coscienza , o il sottrarsi ai richiami e reclami della ragione seppellendo l ' interno affanno sotto la formula equivoca , desta in loro repulsione profonda . E repulsione profonda destò in loro il balbettio dei giornali e libri socialisti in cui era venuto meno il vigore del pensiero e la fiamma morale . A questa insofferenza morale si accoppiava una crescente insofferenza d ' ordine intellettuale contro il marxismo dogmatico e materialista , e più ancora contro le posizioni mentali e culturali che distinguevano gli esponenti massimi del socialismo ufficiale e lo stesso partito . La nuova generazione tutta idealista , volontarista , pragmatista , non capiva il linguaggio materialistico , positivistico , scientificistico dei vecchi . I quali , anziché sforzarsi di penetrare le ragioni intime di questa reazione , si chiusero in una incomprensione cieca e settaria , e irrisero i nuovi atteggiamenti , negando a priori un socialismo non positivistico e definendo semplicisticamente i filosofi idealisti servi della borghesia . Già dal Congresso di Roma si era dichiarato solennemente che il programma portava « l ' impronta specifica del socialismo democratico e positivista » , cosicché l ' aderirvi significava implicita accettazione di quella determinata filosofia . Accanto alla tessera amministrativa si richiedeva la tessera filosofica : e chi non avesse avuto tutti i timbri in regola , chi non avesse mostrato di nutrire ammirazione piena per Comte o Spencer , Darwin o Ardigò , eran tirate d ' orecchi , larvati boicottaggi , denegata cittadinanza , finché l ' interessato , sentendosi pesce fuor d ' acqua , filava via verso più aereati lidi e vasti orizzonti . E almeno la posizione intellettuale della vecchia generazione fosse stata salda , fresca , professata con vera passione e profonda convinzione . Mentre era tutta rosa e corrosa da una critica sostanziale di cui la gioventù era perfettamente consapevole . Ora non si giunge alla fede attraverso la critica ; e quella critica , quelle poderose confutazioni del marxismo ortodosso e del positivismo nessuno s ' era mai preoccupato di controbattere con solidi argomenti , oltre che con facili ironie e stupide accuse . Così fu che i vecchi non compresero nulla del segreto travaglio dei giovani , e i giovani abbandonarono la vecchia gloriosa corrente , segnando un distacco che fu fatale alle fortune del socialismo italiano ; fatale , dico , perché contiene in potenza molte delle ragioni della futura sconfitta . L ' unico tentativo pratico di rinnovamento avutosi all ' interno del partito innanzi la guerra è dovuto al Mussolini . Avventuriero nel mondo della cultura non meno che in quello della politica , in lui difettava un pensiero saldo e coerente e una onesta preoccupazione intellettuale ; alla sua frenetica volontà d ' azione e di comando una cosa sola premeva : l ' affermazione della sua persona . Le idee , i valori , le fedi in tanto valevano in quanto potevano farsi strumento della sua ambizione . Ma , dotato di intuito non comune , egli - - quasi unico - - sentì come la vecchia posizione socialista non soddisfacesse il bisogno dei giovani e si dette tutt ' uomo a rinfrescarla facendo larga parte all ' idealismo da un lato e al volontarismo pragmatista e bergsoniano dall ' altro . Malgrado la sua intrinseca immoralità e la estrema superficialità della sua posizione rivoluzionaria egli riuscì in breve a trascinarsi dietro gran parte della gioventù socialista e a impadronirsi clamorosamente del partito . La vittoria di Mussolini fu dovuta in buona parte alla costituzionale incapacità di rinnovamento dei vecchi quadri dirigenti del movimento ; i quali condannavano bensì questo improvviso quanto assurdo ritorno all ' insurrezionismo blanquista , ma non erano poi in grado di contrapporgli un programma costruttivo che fosse animato da una visione ampia e lungimirante dei problemi della vita italiana . Il loro riformismo , guasto dalla tabe elettoralistica e dalla lotta per riforme sociali di dettaglio , echeggiava , o pareva proprio echeggiare , un profondo scetticismo , come di gente che non crede più negli ideali della propria giovinezza , ma non osa confessarlo . Né è a dire che difettassero in quegli anni tra i giovani sane correnti realistiche capaci di alimentare un riformismo virile e realizzatore . Ma esse furono sistematicamente compresse e eliminate . L ' esempio più tipico resta « l ' Unità » del Salvemini che riuscì a raccogliere attorno a sé un autentico stato maggiore di giovani tendenzialmente socialisti : fornendo così la riprova che la decadenza non era dovuta alla fuga della nuova generazione dal socialismo , ma piuttosto alla incapacità del partito a farsi eco delle sue esigenze . Si affermava la urgente necessità di un programma d ' azione che sostituisse alle lotte per le riforme prevalentemente economiche che interessavano solo ristrette categorie di lavoratori , la lotta per una serie di grandi riforme politiche di interesse generale ( riforma tributaria , doganale , comunale , militare ) solo capaci di creare nel popolo quella coscienza politica che è la premessa indispensabile per il nascere di una moderna democrazia . Il Salvemini esagerò spesso nelle sue critiche e finì per cadere , per amore di concretezza , in un puro problemismo . Ma è indubbio che egli , più acutamente d ' ogni altro , diagnosticò la crisi che rodeva alla base il socialismo italiano . In verità negli ultimi anni innanzi la guerra il socialismo italiano era , intellettualmente , una cosa morta . Se da un stimolo parve esso animato , fu , se mai , quello della autodistruzione , tanto esso fece per coalizzare contro di sé tutte le correnti giovanili . Esso fece sì che la reazione intellettuale antimarxista si incontrasse con quella convergente antidemocratica , antiparlamentare , che in Italia significava poi antigiolittismo . Il socialismo riformista , non realista ma transazionista , venne esso pure identificato col parlamentarismo degenerante ; influendo su questa reazione e traendone nuovo vigore e giustificazione , si alimentarono le correnti rivoluzionarie , da Sorel a Mussolini , e le correnti nazionaliste ; le quali poi , convergendo il dì della guerra , dettero potenzialmente vita al fascismo . L ' atteggiamento del partito durante la guerra , con la infelice formula « né sabotare né consentire » conferma la incertezza e lo spirito compromissorio che l ' animavano . La guerra travolse come valanga il già fragile edificio intellettuale . Il febbrile dopoguerra , col suo ciclo vorticoso di esperienze , venne vissuto alla giornata , con un drenaggio a rovescia che polarizzò le scorie ed eliminò gli elementi più vitali . Accanto ai pochi ma saldi rappresentanti del vecchio gruppo dirigente non si intravide neppur l ' ombra di qualche autentica energia giovane . Si marciava ormai stancamente nei vecchi solchi , presentendo il pantano finale , incapaci di sortirne . E ora da sette anni non si marcia più e sui campi deserti spesseggia la gramigna e neppure le fioche voci antiche riescono a giungerci . Occorre finalmente una rude scossa intellettuale che sottragga i socialisti italiani al loro passivismo ideologico , costringendoli a pensare autonomamente e a conquistare con duro personale travaglio di ricerca , di dubbi e di contrasti i nuovi valori da sostituire alla fede cieca nelle virtù taumaturgiche degli specifici marxisto ­ materialisti . Tempo è venuto . Anche la Chiesa socialista reclama la ribellione del libero esame e la fine di tutti i catechismi . 5 CAPITOLO IV CONCLUSIONE DEL REVISIONISMO Da quanto si è detto nei capitoli precedenti appare che se il revisionismo ebbe il merito di rompere la incrostazione dogmatica , sforzandosi di adeguare la teoria alla nuova prassi del moto operaio e sceverando nel marxismo gli aspetti ancor vivi e fruttuosi da quelli sterili e superati , non seppe o non osò condurre il processo di revisione alle sue logiche conclusioni e finì per arenarsi in una polemica interpretativa che annullò gran parte dei benefici che aveva apportato . Quel che esso non fece è compito della nuova generazione di fare , con piena sincerità e indipendenza di giudizio , senza tema di infrangere idoli di cartapesta o stampata e senza illusioni di larghi immediati consensi . Il materiale critico accumulatosi nel trentennio è tale - - così nel regno dei fatti che delle idee - - che non si tratta tanto di dir cose nuove o di avanzare una ennesima interpretazione di Marx ; quanto di mettere in chiaro i risultati obbiettivi e in gran parte concordanti cui era giunto il revisionismo . In breve , si tratta di erigere un bilancio del marxismo in rapporto al movimento socialista . Il compito è urgente , urgentissimo . Particolarmente in Italia . Da troppi anni le posizioni ideologiche del socialismo si sono cristallizzate rompendo con la pratica . Siamo oggi ancora a Bernstein , alle posizioni e alle discussioni del '900 . Mentre il mondo , dal '900 ad oggi ha , più che camminato , precipitato . È sorto , o si è fatto formidabile , il moto operaio ; i partiti socialisti stanno trasformandosi in partiti di governo e sono sulla via di strappare maggioranze ; la democrazia politica è ormai patrimonio non esclusivo ma certo fondamentale delle masse lavoratrici ; lo Stato è andato perdendo progressivamente il suo carattere di classe ; l ' economia borghese si è andata organizzando e razionalizzando ; la ricchezza è moltiplicata , anche per le classi operaie ; una guerra e una rivoluzione immani sono sopravvenute fornendo formidabili esperienze nuove ... Tutto è mutato intorno a noi . Tutto , fuorché il programma e l ' ideologia socialista , che si vorrebbero sbocciate complete e perfette nei secoli , per opera del profetico genio di Marx . La scissione comunista in tutto il mondo ha certo concorso non poco a chiarire la fisionomia socialista , se non altro per la necessità reciproca di distinguersi e di affermarsi su posizioni del tutto autonome ; ma il chiarimento fu tutto d ' ordine pratico e polemico , imposto dalle circostanze , e non vi corrispose davvero una egualmente chiara sistemazione ideologica . I dirigenti dei partiti socialisti d ' Europa - - Inghilterra esclusa - - rivendicano oggi ancora col Kautsky una del tutto inesistente e risibile purità marxistica . Si direbbe anzi che la scissione e le sopravvenute responsabilità di governo abbiano accentuato nei capi - - sotto l ' assillo della concorrenza comunista - - un equivoco conservatorismo ideologico che li rende più riluttanti che per il passato ad un serio esame ideologico . È incredibile il timore che pervade i più di fronte alla eventualità di doversi discostare apertamente dalla tradizione marxista , e il sabotaggio più o meno consapevole d ' ogni sia pur timida corrente non marxista . Marx è il tabou . Meno se ne parla meglio è . Ci si affida alla pratica , maestra di vita , e si tira a campare . Il cervello socialista oscilla tra la ortodossia formale e il piatto empirismo . Io conosco molti socialisti , anche giovani , che condividono nel loro intimo le punte più estreme del pensiero revisionista ; che riconoscono la necessità di un serio sforzo di rinnovamento ideologico ; che giungono financo a proclamare Marx superato . Ma ciò sono disposti normalmente a concedere in camera charitatis , tra quattro mura e pochi amici . Ché non appena si tratti di assumere una posizione responsabile si fanno reticenti ed equivoci e scivolano via volentieri sulla superficie liscia del solito ordine del giorno standardizzato . Pigrizia ? Insincerità ? Timore di perdere le masse ? Sensazione oscura e vile dei pericoli e delle responsabilità che ci connettono ad una più autonoma e quindi più soggettiva , faticosa e critica posizione ? Probabilmente tutte queste cose assieme . Il fatto è , insomma , che coloro che dovrebbero esercitare funzione dirigente , coloro cui spetta il compito di pensare per gli altri infiniti troppo assorbiti dal problema dell ' esistenza , han finito per ridursi prigionieri dell ' ingenuo feticismo delle masse , da essi stessi creato , e che , con non molta fatica , si potrebbe distruggere . Basterebbe volere . E pazienza ancora se ciò seguisse in modo particolare là dove il moto socialista è in progressivo ordinato sviluppo , sulla via di conquistare o rassodare posizioni di comando : ché là è più scusabile il desiderio di evitare discussioni troppo accese nell ' ora delicata del trapasso dalla critica negativa all ' azione positiva . Ma il grave si è che ciò si avvera soprattutto in Italia dove il moto socialista è stato letteralmente spazzato , e dove domani si dovrà ricominciare ab ovo , con animo nuovo adeguato alla grande esperienza vissuta e alla generazione mutata . Bisogna ribellarsi a questo fatale andare - - che non è un « andare » , ma un retrocedere o un agonizzare - - ; e combattere ogni forma di ipocrisia intellettuale , di debolezza senile , ogni fuga per la linea di minor resistenza , e di massima diseducazione . Ai giovani , di anni o di spirito , corre l ' obbligo di imporre una decisa chiarificazione ideologica che abbatta finalmente tutti i rami secchi che impacciano assurdamente il cammino , che ci liberi di tutto il vecchio pesante bagaglio catechistico che tanto concorse alla nostra sconfitta . Saremo dapprima in pochi , e molto ci sarà da lottare . Ma la lotta è vitale ed assurge addirittura ad obbligo di coscienza per chi creda di avere identificato nello spirito di compromesso e nella pavidità dei teorici e dei capi una delle ragioni massime della crisi che il socialismo attraversa . , La conclusione logica cui conduce il revisionismo è la rottura tra socialismo e marxismo . Il revisionismo ha difatti confutato o tacitamente abbandonato tutte le tesi marxiste che più strettamente si collegavano alla posizione socialista ; mentre ha valorizzato le tesi più propriamente filosofiche o sociologiche ( materialismo storico , lotta delle classi ) che , per il valore sempre più universale e obbiettivo che vanno assumendo , non possono essere monopolio di nessuna parte politica . Dalla interpretazione che del marxismo dànno i revisionisti , discendono logicamente queste conseguenze : 1 ) che si può essere marxisti senza essere socialisti ; 2 ) che si illudono quei socialisti che ancora credono di ritrovare nel marxismo il principio informatore , la guida , del concreto movimento socialista . La dimostrazione di queste tesi apparentemente paradossali non è difficile . Vedemmo già come la vera originalità della posizione marxista rispetto alle altre posizioni socialiste non stesse né in una diversa prospettazione del fine né in una sostanziale divergenza di metodi , ma nel concetto della necessità storica dell ' avvento socialista per effetto della legge intima di sviluppo della società capita ­ lista . Mentre il socialista premarxista denuncia le ingiustizie sociali e postula la società socialista in nome di un principio astratto e assoluto di giustizia , Marx , storicista , si sforza di dimostrare che questa soluzione socialista vive già in potenza nella società attuale e costituisce la necessaria sintesi superatrice della contraddizione che mina alle basi il sistema capitalistico di produzione . A questa conclusione egli arriva attraverso lo studio obbiettivo del processo storico , con l ' ausilio del metodo materialistico di interpretazione della storia . La catena del pensiero marxista , ricostruita logicamente - - a posteriori - - diventa : metodo materialistico , applicazione di esso allo studio della società capitalistica , previsione oggettiva della necessità della soluzione socialista . Il marxista veramente conseguente è dunque socialista per deduzione . Se cade la premessa - - cioè la teoria del materialismo storico - - o se mutano i risultati cui porta l ' applicazione del metodo - - cade automaticamente la conclusione socialista . Ora quale è stato il senso della reazione revisionista ? Essa ha detto : c ' è nel marxismo un nucleo primo fondamentale , il materialismo storico . Attorno a questo nucleo si è formata una incrostazione pseudo teoretica che non è che il risultato di una prima grossolana applicazione del metodo materialistico fatta da Marx alla società del suo tempo . Essa era piena di significato allora ; ma oggi , dopo il perfezionamento apportato al metodo e tutte le trasformazioni seguite , non resiste più alla critica . In questa incrostazione , in queste scorie , rientrano la teoria della crisi , dell ' immiserimento progressivo , della concentrazione delle ricchezze in poche mani , dell ' esasperarsi delle lotte di classi sino al violento cozzo finale . Abbandoniamo le incrostazioni , cioè le fallaci applicazioni del metodo , e salveremo il nucleo primo , il nucleo puro del marxismo . Ma abbandonare la incrostazione equivaleva buttare a mare la conclusione socialista del marxismo : e siccome il marxismo è una teoria socialista solo per le conclusioni , significava relegare il marxismo fuori dal novero delle teorie socialiste . In verità così era . Da quel giorno il marxismo perse l ' attributo socialistico . Ma un risultato così paradossale non era davvero dichiarabile , data la strettissima identificazione che si era ormai abituati a fare tra socialismo e marxismo . Caduta la conclusione socialista , bisognava reintrodurre il socialismo nelle premesse . Ed ecco i revisionisti affannarsi a far posto nel materialismo storico al momento della libertà , ad una visione attivistica del processo storico . Ed ecco sorgere o risorgere la teoria del rovesciamento della praxis . La quale non è in sé socialista , non contiene nulla che accrediti una soluzione socialista . Ma facendo posto alla volontà umana nella storia , fa posto al socialismo . È chiaro però che il rapporto tra materialismo storico e socialismo veniva ad essere capovolto . Ciò che per l ' innanzi costituiva una conclusione necessaria diventa ora una premessa eventuale . I revisionisti hanno fatto a ritroso il cammino di Marx e dalla scienza socialista sono tornati alla fede , cioè alla posizione delle scuole premarxiste . È appena necessario dire che di questo capovolgimento non hanno avuto chiara coscienza ; e hanno continuato a sostenere assurdamente il marxismo come la teoria socialista per eccellenza facendo del principio del rovesciamento della prassi il pilastro essenziale del loro socialismo . Col melanconico risultato che non appena il socialista approfondisce i fondamenti teorici della sua posizione sente sfuggirsi il terreno sotto ai piedi e si trova ad oscillare tra il vuoto e il dogmatismo . Per passare infatti dalla teoria del rovesciamento della prassi alla prassi ... immobile della società socialista , i socialisti revisionisti debbono rinnegare se stessi accedendo a quel determinismo economico volgare e a quella estrema semplificazione di diagnosi sociologica contro cui giustamente avevano reagito . Cioè debbono a ) ricondurre tutte le contraddizioni sociali a quell ' unica tra sistema di produzione e sistema di appropriazione ; b ) imporre un ruolo obbligato alla volontà umana ; c ) fissare una direzione categorica all ' evoluzione produttiva ; d ) postulare uno stato sociale statico e perfetto . Vale a dire debbono rinnegare quella visione dialettica della storia - - indefinita serie di lotte , non solo e sempre di classi , e non solo e sempre economiche - - che è alla base della loro revisione e che , anche per Marx ­ Engels , è l ' unica legge a priori della storia . Cioè negare la storia stessa . In verità al marxismo dei revisionisti ripugna ogni preciso elemento finalistico ; o meglio , dalla loro posizione teoretica non discende alcuna conseguenza pro o contro il socialismo . Si può accettare la storia come eterno contrasto di classi , e ammettere una pluralità di sbocchi o addirittura non considerare la funzione borghese come funzione di sola conservazione . Per una conclusione socialista si richiede l ' intervento di dati empirici ( catastrofismo marxista ) o di un elemento di fede . D ' altronde occorre tener presente che nella dialettica storica il momento della tesi non è meno importante di quello dell ' antitesi ; anzi l ' uno non è pensabile senza l ' altro . Una concezione politica che voglia derivarsi dalle posizioni del materialismo storico deve far proprie , giustificare e comprendere assieme e la funzione conservatrice borghese e la funzione rivoluzionaria proletaria , ponendosi sempre sulla diagonale delle forze . Io reputo sterile il tentativo di voler collegare troppo strettamente le posizioni filosofiche con quelle pratiche . Ma se questo collegamento si vuol fare per la teoria del materialismo storico , con la interpretazione revisionista non è nel socialismo che si sbocca , ma in pieno liberalismo . In un liberalismo più concreto e realistico , che guarda alla sostanza del moto sociale e alla dialettica delle cose , che identifica con maggior precisione e realismo gli agenti del progresso , le forze animatrici del movimento , che fa i conti con i gruppi e con le classi e che oggi , in questo stato sociale , con questa forma di produzione , questa psicologia , questi bisogni , questa sedimentazione ideologica , dà un posto preminente al problema sociale , alla lotta tra proletari e capitalisti , ma pur sempre nel liberalismo . Col revisionismo viene dunque meno quello che era il carattere distintivo del sistema marxista : cioè la dimostrazione obbiettiva e rigorosa di una soluzione socialista . Dal marxismo si passa al revisionismo , e dal revisionismo al liberalismo . Queste tappe sono fatali . Già Bernstein , trent ' anni fa , lasciò intendere che questa sarebbe stata la conclusione . Il moto socialista è tutto , egli disse , e il fine è nulla . ( O il fine in tanto vale in quanto alimenta il moto . ) La sua formula era quella di un socialista liberale . Parve scandalo allora . Si avvia oggi ad essere la posizione caratteristica di tutta la nuova generazione socialista . Intorno al valore del materialismo storico si è molto discusso in questi ultimi anni . Molti scrittori marxisti sono disposti a concedere che esso non fornisce appoggio ad una tesi finalistica socialista ; ma tutti però insistono nel rilevare il valore immenso che esso ha come guida , come « bussola » del moto socialista , tanto che parlano di esso come della filosofia specifica del moto socialista . Solo il materialismo storico , solo il concetto del rovesciamento della praxis , proclama Mondolfo , può conciliare i due estremi del materialismo fatalistico e del volontarismo antistorico e salvare il movimento così dal facilonismo rivoluzionario come dall ' impaludamento riformista . Esso solo dà al rivoluzionario la consapevolezza delle possibilità e dei limiti dell ' azione in ogni momento dato . Mondolfo non esita a dichiarare che il fondamentale difetto dei socialisti italiani è consistito nella incongruenza delle premesse filosofiche , nella mancanza di una coerente orientazione teorica , nella trascuranza del principio essenziale di quel realismo storico , al quale pure han creduto appoggiarsi , che consiste nel rovesciamento della praxis . Ora io confesso che in tutte le formule famose care ai revisionisti marxisti , dalla « prassi che si rovescia » alla « realtà condizionante e condizionata » , dall ' « uomo creatore della sua storia nei limiti delle condizioni preesistenti che sfuggono al suo controllo » , al « presente figlio del passato e padre dell ' avvenire » , non vedo nulla di specifico capace di soddisfare le esigenze del moto socialista , nulla che possa guidare l ' azione socialista in ogni concreta situazione storica . In essa non vedo che una generica trasposizione del principio dialettico dalla sfera concettuale a quella del reale e un consiglio generico di prudenza ai rivoluzionari , infinitamente meno suadente di quello che viene dai fatti e dalle libere esperienze . Osservo però che mentre nel sistema marxista questa dialettica di cose aveva un significato perfettamente chiaro e una direzione ( soluzione socialista ) ben precisata , nel revisionismo essa assume un valore sempre più vago ed evanescente . La bussola tanto decantata è uno strumento che , all ' atto pratico , si rivela sordo alle influenze magnetiche della storia che si fa . Per applicare , in ogni concreta situazione storica , il metodo materialistico , tutto sta , evidentemente , nella valutazione dello stato delle cose ( meccanismo produttivo ) e delle coscienze ( uomini che lottano contro l ' ambiente fisico ed economico ) . Ora questa interpretazione sarà sempre , entro certi limiti , viziata da soggettivismo e apriorismo . L ' antitesi tra volontarismo e fatalismo che si crede di aver superata in sede teoretica col concetto della prassi che si rovescia , risorge in pieno nella pratica . Anche il volontarista sfrenato , quando proclama tesi semplicistiche e invoca salti miracolosi può , in buona fede , reputarsi pieno di senso storico . Se nel processo storico si fa posto alla volontà , il volontarista può sempre , nella maestà della sua intuizione , ritenere non vano l ' appello alla volontà . E magari pensare che occorra esagerare volutamente il ruolo della volontà per forzare gli uomini , pigri e ciechi , a farne un uso ragionevole . Quando si entra nei regni complessi della psicologia , il materialismo storico si rivela impotente . In sostanza tutto il materialismo storico , dopo la sostituzione dell ' interdipendenza al determinismo , si risolve in sede pratica in una lezione di realismo storico , in una verità banale che fu acquisita da secoli per gli uomini d ' azione : non fare il passo più lungo della gamba . Quando questa lezione fu impartita , cioè al tempo di Marx , fu veramente salutare , perché reagì alle orge utopistiche e a tutti i disegni aprioristici di palingenesi sociale , frutto del razionalismo astratto del secolo XVIII ; ma oggi tende a farsi nociva . Tutti i movimenti socialisti europei , sotto l ' incubo di questa necessità che tanto hanno concorso a rivelare , hanno perso ogni fiducia nello slancio creativo delle masse . È forse venuta l ' ora di mettere l ' accento sul momento della libertà , di ricordare che in ogni caso è ai partiti riformatori che spetta esagerare l ' elemento volontaristico , mentre è a quelli conservatori che spetta di esagerare le resistenze . Il determinismo marxista , e anche la interpretazione corretta che di esso dànno i revisionisti , induce alla accettazione o per lo meno a un eccessivo rispetto a priori della realtà esistente , appunto perché esistente . Esso umilia l ' umanità ricordandole di continuo la sua pochezza di fronte alle formidabili forze ambientali , naturali e sociali ; e può facilmente condurre a forme di rassegnazione sul tipo di quella cattolica . Tutti gli dei sono pericolosi , compreso quello delle forze produttive . Dirò una cosa che può sembrare paradossale ; ma a me sembra che , nello stadio attuale dei rapporti sociali , il materialismo storico è filosofia che assai meglio si addice alla classe capitalistica , che alla classe proletaria . Il capitalista , in particolare l ' imprenditore , essendo alla testa del processo produttivo , dominandone e combinandone gli elementi , prendendo una parte attiva al progresso tecnico , possiede la coscienza della sua attiva partecipazione alla trasformazione del processo produttivo ; riesce cioè a concretamente inserire la sua volontà nella storia , e il suo rapporto con la vita economica è tipicamente di azione ­ reazione . Il proletario ( e per lui l ' intellettuale che aderisce alla causa dei lavoratori ) , subendone invece solo i contraccolpi o essendo obbligato ad aderire passivamente al processo produttivo , non vede nelle forze di produzione che delle determinanti contro le quali , oggi , è impotente a reagire . Il materialismo storico diventa nelle sue mani non una filosofia liberatrice , ma una filosofia che gli disvela le sue catene e , disvelandogliele , lo induce a vani conati per liberarsene . Può servire in periodi di eccezionale esaltazione per calmare troppo ardore di illusione ; ma non può essere la filosofia base di un movimento operaio che è ancora in stato di minorità nella direzione dell ' economia . Psicologicamente parlando è fatale che il materialismo storico assuma , presso le masse , un colorito deterministico . Più in generale si può dire che a tutti i dominatori occorre ricordare continuamente i limiti , mentre a tutti i soggetti bisogna negarli o ridurne la portata . Il partito comunista in Russia ha sete di materialismo storico ; gli scientifici partiti socialisti marxisti europei hanno sete di volontarismo . Di un volontarismo non parolaio , beninteso , che sia nutrito da una fede virile nella capacità costruttrice e sostanzialmente rinnovatrice della volontà . Le esperienze del socialismo italiano costituiscono ahimè la più lampante conferma di quanto sopra . I filosofi del materialismo storico lamentano la insufficiente preparazione teoretica e filosofica e la scarsa consequenziarità dei socialisti italiani ; e credono di ritrovare in ciò una delle cause della sconfitta . Io oserei lamentare il contrario . Troppa preoccupazione teoretica o pseudoteoretica , troppa cura di mettersi in regola coi « canoni » marxistici , troppa paura di mostrarsi empirici , risoluti e pragmatisti . Insopportabile alle volte , soprattutto nei periodi in cui s ' imporrebbe l ' azione e la rapida decisione , insopportabile quella falsa preoccupazione storicistica che ci viene da Marx e , ancor più che da lui , da tutta la coorte marxista . Si teme sempre di essere antistorici , di uscire dalla grande rotta segnata sulle carte marxiste , di non aderire perfettamente alla fisionomia storica del proprio tempo . Storici quando si tratta di far della cronaca , cronisti quando si tratta di far della storia . Di qui analisi , studi , discussioni , lambiccamenti , per fissare con esattezza chimerica e scolastica lo « stato civile » del proprio tempo , diagnosi e prognosi dei fenomeni cui si assiste . Mentalità professorale , che non ha nulla a che fare con quella degli uomini d ' azione che si propongono di attivamente collaborare al processo storico . In Italia la casa comune bruciava , le fiamme degli edifici operai arrossavano il cielo , e gli inquilini - - i socialisti - - si accapigliavano tra loro per stabilire se quello era proprio un incendio , da quali cause fosse originato , se rientrasse in questa o quella categoria , se fosse stato o meno previsto nei testi sacri , se fosse limitato all ' Italia . ecc , ecc . Nei periodi dinamici soprattutto ci si avvede quanto illusoria e fatale sia la pretesa di voler seguire il filo conduttore fornito dal materialismo storico . Una vera condanna all ' impotenza . L ' azione richiede tempestività , intuizione , adattamento , creazione . Il concreto processo storico , così come lo delineano i cultori del materialismo storico , è una storia non vissuta , una storia a posteriori , una storia da professori . La famosa bussola serve solo quando si è raggiunto il porto . Potrà rendere grandi servigi allo storico ; ma è spesso inutile , e talvolta dannosa , al facitore di storia . I grossolani errori di previsione in cui incorse Marx nella applicazione del suo metodo , confermano quanto sopra . Il materialismo storico ha troppo radicato nella mente dei più la tesi che il processo storico sia un processo meccanico , composizione automatica di forze ben determinate , quantitativamente stimabili e non modificabili per azione volontaria dell ' uomo . Ricordate Bernstein che ammonisce stare ormai il problema solo nell ' assodare con precisione il rapporto quantitativo dei fattori , delle forze storiche preponderanti ! L ' atteggiamento di troppi socialisti eminenti di fronte al fenomeno fascista nascente , fu o buddistico o stoico . Essi allargarono le braccia desolatamente e si disposero al martirio , convinti che poco o nulla vi fosse da opporre all ' avanzarsi del fatto che avevano analizzato in tutti i suoi elementi componenti . Essi avevano già razionalmente giustificata la loro sconfitta , quando gli altri non si illudevano neppure di vincere . È tanto facile rassegnarsi alla sconfitta quando essa pare venire dalla « forza delle cose » , dalla « immaturità di sviluppo capitalistico » , dalla « fase di necessaria crescenza borghese » , ecc . ecc . E quando queste formule reggono poco , allora serve egregiamente l ' hegelianesimo di basso rango con la sua razionalizzazione del reale , di tutta la realtà , anche di quella realtà che , contraddicendo alla legge intima dello sviluppo storico , dovrebbe espellersi dalla realtà . Di nuovo torna opportuno il paragone col cattolico . Il credente colpito nell ' affetto dei suoi cari attribuisce la prova anche la più atroce a segreti motivi del Signore . Allo stesso modo parla il materialista storico che si inchina al Dio tenebroso del capitalismo . Soprattutto grave è la costante sottovalutazione che i marxisti fanno delle ideologie e dei cosiddetti fattori « irrazionali » ( le passioni ) . Basti riflettere al grado veramente notevole con cui il nazionalismo resiste alle necessità economiche . In tempi di bonaccia il danno di cotesta sottovalutazione è relativo ; ma in tempi dinamici , di crisi o di rivoluzione , le conseguenze possono essere decisive . La vita politica si trova allora come in stato di incandescenza e si presta ad essere plasmata nei sensi più contraddittori , appunto per il ruolo immenso che vi giuocano gli elementi « irrazionali » . Al materialista storico ciò normalmente sfugge , talché finisce per giungere a un apprezzamento erratissimo delle forze in giuoco . Ciò si verificò in modo tipico agli inizi del movimento fascista . I primi nuclei fascisti non si può dire che si muovessero per esclusivo interesse o suggestione di classe , e neppure erano composti da soli borghesi . Erano gruppi di spostati , di allucinati , di idealisti ( di criminali anche ) , in preda a un delirio patriottardo e romantico . Solo più tardi essi diverranno strumento della reazione agrario ­ plutocratica . I materialisti storici ( o presunti tali ... ) , abituati a commerciare con l ' uomo ­ tipo , il processo storico ­ tipo , le cause prime e le grandi onde del moto storico ; accostumati a considerare le idee come travestimenti degli interessi e rapporti di classi , non quando si tratta di far della cronaca , cronisti quando si tratta di far della storia . Di qui analisi , studi , discussioni , lambiccamenti , per fissare con esattezza chimerica e scolastica lo « stato civile » del proprio tempo , diagnosi e prognosi dei fenomeni cui si assiste . Mentalità professorale , che non ha nulla a che fare con quella degli uomini d ' azione che si propongono di attivamente collaborare al processo storico . In Italia la casa comune bruciava , le fiamme degli edifici operai arrossavano il cielo , e gli inquilini - - i socialisti - - si accapigliavano tra loro per stabilire se quello era proprio un incendio , da quali cause fosse originato , se rientrasse in questa o quella categoria , se fosse stato o meno previsto nei testi sacri , se fosse limitato all ' Italia . ecc , ecc . Nei periodi dinamici soprattutto ci si avvede quanto illusoria e fatale sia la pretesa di voler seguire il filo conduttore fornito dal materialismo storico . Una vera condanna all ' impotenza . L ' azione richiede tempestività , intuizione , adattamento , creazione . Il concreto processo storico , così come lo delineano i cultori del materialismo storico , è una storia non vissuta , una storia a posteriori , una storia da professori . La famosa bussola serve solo quando si è raggiunto il porto . Potrà rendere grandi servigi allo storico ; ma è spesso inutile , e talvolta dannosa , al facitore di storia . I grossolani errori di previsione in cui incorse Marx nella applicazione del suo metodo , confermano quanto sopra . Il materialismo storico ha troppo radicato nella mente dei più la tesi che il processo storico sia un processo meccanico , composizione automatica di forze ben determinate , quantitativamente stimabili e non modificabili per azione volontaria dell ' uomo . Ricordate Bernstein che ammonisce stare ormai il problema solo nell ' assodare con precisione il rapporto quantitativo dei fattori , delle forze storiche preponderanti ! L ' atteggiamento di troppi socialisti eminenti di fronte al fenomeno fascista nascente , fu o buddistico o stoico . Essi allargarono le braccia desolatamente e si disposero al martirio , convinti che poco o nulla vi fosse da opporre all ' avanzarsi del fato che avevano analizzato in tutti i suoi elementi componenti . Essi avevano già razionalmente giustificata la loro sconfitta , quando gli altri non si illudevano neppure di vincere . È tanto facile rassegnarsi alla sconfitta quando essa pare venire dalla « forza delle cose » , dalla « immaturità di sviluppo capitalistico » , dalla « fase di necessaria crescenza borghese » , ecc . ecc . E quando queste formule reggono poco , allora serve egregiamente l ' hegelianesimo di basso rango con la sua razionalizzazione del reale , di tutta la realtà , anche di quella realtà che , contraddicendo alla legge intima dello sviluppo storico , dovrebbe espellersi dalla realtà . Di nuovo torna opportuno il paragone col cattolico . Il credente colpito nell ' affetto dei suoi cari attribuisce la prova anche la più atroce a segreti motivi del Signore . Allo stesso modo parla il materialista storico che si inchina al Dio tenebroso del capitalismo . Soprattutto grave è la costante sottovalutazione che i marxisti fanno delle ideologie e dei cosiddetti fattori « irrazionali » ( le passioni ) . Basti riflettere al grado veramente notevole con cui il nazionalismo resiste alle necessità economiche . In tempi di bonaccia il danno di cotesta sottovalutazione è relativo ; ma in tempi dinamici , di crisi o di rivoluzione , le conseguenze possono essere decisive . La vita politica si trova allora come in stato di incandescenza e si presta ad essere plasmata nei sensi più contraddittori , appunto per il ruolo immenso che vi giuocano gli elementi « irrazionali » . Al materialista storico ciò normalmente sfugge , talché finisce per giungere a un apprezzamento erratissimo delle forze in giuoco . Ciò si verificò in modo tipico agli inizi del movimento fascista . I primi nuclei fascisti non si può dire che si muovessero per esclusivo interesse o suggestione di classe , e neppure erano composti da soli borghesi . Erano gruppi di spostati , di allucinati , di idealisti ( di criminali anche ) , in preda a un delirio patriottardo e romantico . Solo più tardi essi diverranno strumento della reazione agrario ­ plutocratica . I materialisti storici ( o presunti tali ... ) , abituati a commerciare con l ' uomo ­ tipo , il processo storico ­ tipo , le cause prime e le grandi onde del moto storico ; accostumati a considerare le idee come travestimenti degli interessi e rapporti di classi , non si resero conto della forza autonoma e potentissirna che la passione , bella o brutta che fosse , destava negli animi dei loro rivali . Non intesero che nell ' urto non è tanto il grado di consapevolezza critica che conta , quanto la spontaneità , la forza viva , la interna persuasione , lo spirito attivo di lotta e di sacrificio . Così avvenne che mentre da un lato si potenziava sino all ' inverosimile la forza esplosiva del movimento fascista , dall ' altro prevaleva nei dirigenti una mera capacità critica . Tra i lottatori e gli storici la partita non fu dubbia : vinsero i primi . In conclusione , l ' affidarsi che i socialisti fanno alla bussola storico ­ materialista è una ingenua illusione e una contraddizione . Illusione , perché con essa , nella migliore delle ipotesi , si potrà tracciare una generalissima linea di sviluppo avente riguardo alla vita non di una ma di molte generazioni ; e sempre la si dovrà accompagnare da fortissime riserve , non fosse altro perché nessuno è in grado di stabilire quali saranno i futuri sviluppi della tecnica , e quindi i caratteri del « sistema produttivo » . Ogni previsione che noi faremo , essendo una mera proiezione nel futuro delle condizioni attuali , che certamente si modificheranno , è errata . Nel migliore dei casi il fedele lettore della bussola storico ­ materialistica riuscirà a tracciare una rotta virtuale , non una rotta reale : quella rotta cioè che la società eseguirebbe rebus sic stantibus , con questo grado di tecnica , di rapporti sociali , cultura , ideologia , sensibilità , ecc .. Quindi una previsione generica ed errata incapace di fornire serio aiuto nell ' azione concreta . E magari fosse sempre una proiezione del presente nel futuro ! Che troppo spesso invece si tratta di una proiezione del passato nel futuro , di quel passato sulle cui esperienze Marx , ottanta anni fa , costruì il suo sistema e le sue previsioni . Ma l ' affidarsi alla bussola storico ­ materialistica è per dei socialisti anche una contraddizione . Essi vorrebbero portare una coscienza tutta critica e razionale nel moto , e nel metodo che presiede al moto , e non nel fine . Il quale fine , il socialismo , postulano sentimentalmente e spesso in modo affatto dogmatico in base a un principio di fede . Se vogliono applicare una visione critica comincino coll ' applicarla al fine , e poi al metodo . Scomodare tutta la filosofia per decidere questioni pratiche che l ' empiria e il buon senso son chiamati a risolvere , salvo poi guardarsi bene dal conservare questa coscienza critica quando si tratti dei massimi problemi finalistici del socialismo , è un grottesco bello e buono . Ma il colpo di grazia alle posizioni del socialismo marxista non è venuto peraltro dalla teoria . In teoria tutte le tesi , anche le meglio fondate , sono opinabili ; e tutte le soluzioni possono riuscire accettabili . Quand ' anche fossimo riusciti a dimostrare in modo categorico che il revisionismo ha rotto il legame logico tra socialismo e marxismo , vi sarà pur sempre chi , attraverso esegesi abili e sapienti , tenterà di sostenere il contrario . Ma la rude smentita è venuta invece dalla pratica , dalla progressiva erosione di due miti che stanno alla base di tutta la propaganda marxista e che ne hanno costituito la ragione massima di successo : 1 ) il comunismo imposto da una inderogabile necessità del sistema produttivo , conclusione fatale delle contraddizioni e delle crisi che minano l ' organismo capitalistico ; 2 ) il comunismo considerato come il solo assetto sociale capace di assicurare , per il suo razionale ordinamento produttivo e distributivo , un immenso aumento di produttività e di benessere , sottraendo l ' umanità alla schiavitù dei bisogni materiali . Il primo mito è stato fortemente intaccato dalle profonde trasformazioni subite dal capitalismo dai tempi di Marx ai giorni nostri . Il secondo dall ' accumularsi di una serie grandiosa di esperienze operaie in sede economica e politica . La razionalizzazione capitalista , da un lato , e la esperienza russa dall ' altro , non hanno fatto che accentuarne l ' erosione . Cominciamo dal primo . Marx aveva fissato nelle sue opere una fase tipica dello sviluppo capitalistico : la fase anarchica ed esplosiva degli inizi , come si disegna in Inghilterra : con l ' individualismo sfrenato , la libera concorrenza , il feroce sfruttamento della manodopera . In questa fase la produzione è terribilmente sregolata , il sistema di fabbrica funziona con sprechi e attriti enormi , a prezzo di sofferenze inenarrabili delle masse spogliate violentemente dei loro mestieri e strumenti di lavoro , ridotte al rango di merce , vittime delle crisi economiche ricorrenti e di una disoccupazione che appare una necessità funzionale del capitalismo . L ' errore di Marx fu di aver scambiato il prologo con l ' intero svolgimento , di aver prolungato nel tempo fenomeni transitori , di aver fatto dell ' immiserimento progressivo delle masse e della accumulazione della ricchezza in poche mani la « legge generale e [ assoluta » dell ' accumulazione capitalistica , compromettendo l ' intera sua concezione con un apriorismo teoretico e con lo schematismo dialettico caro agli hegeliani . Il capitalismo riuscì difatti a superare la posizione senza uscita a cui sembrava condannato . Il movimento operaio , la legislazione sociale , le infinite forme di intervento della società posero fine , nei paesi più progrediti , agli abusi più rivoltanti ; il perfezionarsi della produzione e della mentalità capitalistica dimostrò che l ' incremento del profitto chiedeva operai più qualificati , meglio nutriti , meglio pagati , capaci , oltreché di produrre , anche di consumare le sempre più gigantesche masse di prodotti che inondavano i mercati ; le società per azioni democratizzarono , entro certi limiti , il capitale , e le coalizioni capitalistiche reagirono ai danni di una produzione affidata al capriccio del profitto e del criterio individuale . Dalla politica di astensione dello Stato in materia economica si passò , per gradi insensibili , a una politica di intervenzionismo intenso e progressivo : nazionalizzazione di servizi pubblici essenziali ( ferrovie , poste , banche , assicurazioni , ecc . ) , controllo sui prezzi di molti generi ( illuminazione , pane , acqua , alloggi , ecc . ) , controllo su mercati , corpi professionali , commercio estero , premi e sovvenzioni , espropriazioni per pubblica utilità , lavori pubblici , regolamentazione coattiva dei salari e delle condizioni di lavoro ... fu tutto un fiorire di iniziative da parte degli enti pubblici di cui non si possiede una idea adeguata . Tipica l ' esperienza dell ' Inghilterra , Mecca del liberismo individualistico . Abbiamo là attualmente un servizio grandioso di opere sociali che assorbe quasi metà del bilancio , sussidi ai disoccupati e ai proprietari di miniere , tariffe doganali , fissazione di salari , ecc . ; un complesso di imprese per 315 miliardi di lire , equivalenti a due terzi circa del capitale totale delle grandi imprese inglesi , fa parte ormai delle imprese nazionalizzate , seminazionalizzate o controllate dallo Stato . Ma ancora più caratteristico è il processo che ha condotto - - nei più importanti rami industriali - - alla sostituzione delle imprese private individuali con le grandi aziende anonime , gigantesche coalizioni di capitali e di competenze , collegate tra loro da nessi orizzontali o verticali ( trusts , cartelli , ecc . ) su scala internazionale , costrette assai più spesso di quanto non si creda a ricercare l ' aumento del profitto nella riduzione dei costi attraverso la produzione in massa e il progresso vertiginoso dei metodi produttivi . In America soprattutto il processo di razionalizzazione economica ha assunto in questi ultimi anni un ritmo così accentuato da eliminare i peggiori effetti della concorrenza sfrenata e dell ' atomismo , realizzando un livello altissimo di produttività . Il vecchio argomento marxista contro gli sprechi colpevoli del capitalismo ha perduto , con questi progressi , buona parte della sua presa . La produttività raggiunta da molte imprese americane o germaniche è tale che difficilmente è concepibile possa superarsi con forme statali o collettivistiche di gestione . Si pensi ad esempio ad una socializzazione brusca dell ' industria chimica tedesca . Il massimo sperabile da una socializzazione sarà di poter mantenere inalterato il livello della produzione e il ritmo del progresso . I salari operai beneficierebbero solo di quella parte del profitto che non viene reimpiegata nell ' industria e che si dirige a consumi voluttuari . Certamente questo processo di riorganizzazione cui è stata costretta la grande industria capitalistica conferma la acutezza di molte critiche marxistiche , e in genere di tutte le scuole riformatrici del secolo scorso , al regime anarchico della concorrenza , e rappresenta un notevole pas so verso una produzione razionale non più dominata dal cieco egoismo di una infima minoranza ; ma appunto perciò è fatale che perdano in efficacia ed attualità le adusate requisitorie di Marx , al pari della sua concezione del moto socialista che da quella anarchia capitalista , dichiarata inguaribile , prendeva le mosse . Le stesse esperienze della guerra e del dopoguerra hanno capovolto le previsioni marxiste . La rivoluzione sociale è scoppiata nel paese più arretrato , la Russia ; mentre il paese più progredito , gli Stati Uniti , superava la crisi col minimo di scosse . Altro esempio , l ' Inghilterra : da dieci anni un decimo della sua popolazione lavoratrice è disoccupata . Fenomeno mostruoso , che ai tempi di Marx avrebbe provocato il caos sociale , o un tentativo di rivoluzione espropriatrice . Invece nulla di tutto ciò . L ' alto tenore di vita della popolazione - - cioè la emancipazione dal margine di sussistenza che Marx negava potesse effettuarsi - - ha permesso all ' Inghilterra di fronteggiare la crisi . Questo non toglie che il regime capitalistico riveli tuttora gravissimi inconvenienti e non solo dal lato economico : la guerra e le lotte di classe sono ombre fosche nel quadro . Ma bisogna abituarsi a considerare l ' insieme del quadro , e non solo le ombre . Ora invece la mentalità dei marxisti è troppo dominata dal pregiudizio critico : essi inevitabilmente ricercano nel mondo moderno solo gli aspetti negativi che permettano di confermare il pessimismo di Marx . Si veda ad esempio la loro attitudine di fronte al fenomeno della razionalizzazione . Essi non si rendono conto che le forme veramente progredite del capitalismo tecnicizzato e razionalizzato non sono ormai molto lontane dalle forme che assumerebbe un socialismo applicato all ' industria . Le differenze non stanno più ( come in Marx ) nella sfera della produzione , ma in quella della distribuzione e della morale . La razionalizzazione capitalista contiene in sé molti elementi di quella socialista ; le distanze , grandissime nello spirito e nelle intenzioni , si attenuano assai nei pratici risultati . Oggi è possibile concepire che il passaggio dall ' una all ' altra si compia con processo graduale e pacifico : con un processo che , salvando i pregi ormai assicurati dell ' una , li rafforzi progressivamente coi pregi dell ' altra . Ma perché il processo si compia occorre che i socialisti abbandonino la vecchia posizione aprioristicamente critica e prendano seria nota della nuova realtà capitalistica . Per chi anela ad un compito costruttivo è un errore pericoloso l ' ostinarsi a contrapporre una forma sociale pura , ideale ( la società socialista ) ad una forma tutta e solo applicata ( la società capitalista attuale ) . Per definizione tutte le forme pure sono superiori alle applicate . In teoria anche il liberismo assoluto - - la armonia newtoniana degli egoismi individuali , celebrata da Bentham - - è capace di assicurare il maximum di benessere collettivo . Bisogna passare dalla teoria alla realtà e rassegnarsi alle inevitabili delusioni . La vita è ricolma di attriti e di incognite , e non produce che valori relativi . La forma sociale ideale cui si riferiscono i socialisti marxisti scaturì per contraccolpo critico e sentimentale dalle analisi delle deficienze e delle miserie morali e materiali di una fase superata del capitalismo nei paesi più progrediti . Nella misura in cui il capitalismo ha risolto i problemi e le contraddizioni segnalate da Marx , o ha realizzato postulati della scuola socialista , la critica marxista è superata . Cento anni fa il quadro di una produzione razionalizzata , sottratta al capriccio degli egoismi individuali , era altamente suggestivo . Oggi , di fronte alla razionalizzazione delle grandi industrie capitalistiche , il fascino è immensamente diminuito ; e solo l ' affezione a vecchi luoghi comuni e la ignoranza della nuova realtà economica può conservarlo agli occhi dei socialisti europei . In una discussione tra Marx e un filatore di cotoni del Lancashire o un produttore di caldaie di Birmingham , Marx avrebbe riportato indubbiamente la palma . Nonostante le esagerazioni , lui e non il suo avversario precorreva i tempi ed era sulla linea del progresso economico . Ma immaginate oggi un marxista ortodosso alle prese con Ford e sentirete come tutte le sue rivendicazioni e requisitorie nell ' ordine produttivo si spuntino contro le realizzazioni di Ford . Il marxista si trova infatti costretto a spostare la sua requisitoria sul piano dei fattori morali , a ri vendicare , contro la spaventosa uniformità e la disciplina livellatrice di una produzione standardizzata , i valori qualitativi , i fattori morali , i diritti all ' autonomia e alla intelligenza degli operai ; a farsi , in una parola , liberale , a risuscitare le vecchie formule del socialismo utopista e della rivolta libertaria . L ' ironia della storia non ha mai fine ... ! La grande debolezza dei socialisti contemporanei consiste appunto nel restare tetragoni all ' evoluzione della realtà , nel riferirsi sempre , anche nella illustrazione della loro forma ideale di società , ad elementi di fatto superati , nell ' impiegare vecchie e consunte argomentazioni che hanno ben scarsa presa sulla realtà della vita economica moderna . Bisogna si convincano che i vecchi latinetti sulla superiorità indiscutibile di una produzione sottratta allo stimolo del profitto non bastano più . Bisogna che scendano all ' analisi dettagliata e adeguino le soluzioni ai problemi , gli ideali ai fatti . Bisogna infine che prendano atto dele infinite esperienze operaie che si sono compiute in questi decenni , e soprattutto della esperienza russa . In Russia , dodici anni dopo la rivoluzione , si è raggiunto a malapena il livello di produzione prebellica nell ' industria ; mentre in agricoltura la produzione vi resta ancora inferiore . Anche nelle aziende industriali meglio organizzate siamo lontanissimi dai livelli di produttività e di retribuzione delle corrispondenti aziende nei paesi capitalistici . La psiche operaia non è certo mutata - - per confessione stessa dei Soviet - - con la rapidità desiderata e prevista , tanto che dopo un primo periodo di rigida applicazione delle formule comunistiche , si è stati costretti a ristabilire buona parte del vecchio meccanismo disciplinare , con le conseguenti differenziazioni gerarchiche e salariali . Ci si è dovuti convincere , insomma , che la previsione ottimista dei vecchi socialisti potrebbe avverarsi solo se la sua realizzazione dipendesse dall ' opera di quelle esigue minoranze nelle quali la trasformazione delle aziende da private in sociali determina il sorgere di uno squisito senso di responsabilità , di quel senso che gli anglosassoni chiamano del « servizio sociale » . Ma le sorti della produzione dipendono invece dal livello medio di sensibilità e capacità delle grandi masse : livello che si modifica con estrema lentezza , attraverso una profonda e diuturna opera di educazione . Del che d ' altronde fanno riprova le molteplici interessantissime esperienze italiane in materia di cooperazione rurale . Per dieci esperimenti fortunati , dieci almeno fallirono . E i dieci che riuscirono , riuscirono per meravigliosa abnegazione di dirigenti , attraverso sforzi e sacrifici di decenni , ai quali tutta indistintamente la massa fu chiamata a partecipare . Dopo la esperienza russa non è più permesso a un socialista di considerare la razionalizzazione socialista con gli occhi ingenui ed utopisti di un tempo . Essa chiaramente rivela - - anche indipendentemente dalla dittatura - - quale enorme peso vi abbiano gli elementi politici e psicologici . Il piano quinquennale russo è dominato dal criterio tutto politico di favorire l ' industria , e con l ' industria lo sviluppo del proletariato , nerbo del regime , a danno dell ' agricoltura e della immensa maggioranza della popolazione . I prezzi dei prodotti industriali sono fissati a un livello artificiosamente superiore a quelli agricoli , così da grandemente ridurre la capacità d ' acquisto dei ceti rurali . La stessa ripartizione delle risorse è fatta con criteri politici , in vista di uno sviluppo dell ' industria pesante e delle risorse di materie prime . Mai più deliberatamente si sacrificarono gli evidenti interessi dell ' economia a un dogma politico ; e mai più artificiosamente si costruì un conflitto che ha bene il diritto di chiamarsi di classi . Il contadino non è più sfruttato dal grande proprietario terriero , a cui doveva consegnare una parte del raccolto ; ma oggi quella parte del raccolto la deve consegnare ai rappresentanti dello Stato e dei ceti urbani , sotto forma di una brutale riduzione del suo potere d ' acquisto . Dalla esperienza russa - - esperienza comunque fondamentale per la storia del socialismo mondiale - - sgorga una grande lezione che nessuno potrà contestare : e cioè che una rivoluzione violenta e uno sconvolgimento subitaneo dell ' intero sistema produttivo , se consente apparentemente di riedificare ex novo l ' organizzazione produttiva in base a un principio razionale , porta di conseguenza una tremenda crisi , tanto più tremenda quanto più sviluppato e perfezionato è il meccanismo finanziario e industriale , che impone sacrifici e sofferenze senza nome alla generazione rivoluzionaria . Il Paradiso è vietato alla generazione rivoluzionaria . Essa lavorerà e si sacrificherà per i figli . Ma - - e qui sta il punto cruciale - - la massa proletaria in Russia è andata incontro ai sacrifici coscientemente ? Quando gli operai conquistarono le officine intuivano che cosa li avrebbe attesi ? E se lo avessero intuito , se avessero avuto dinanzi ai loro occhi - - come hanno invece oggi gli altri proletariati dopo la loro esperienza - - il quadro inenarrabile delle sofferenze avvenire avrebbero sostenuto attivamente il movimento rivoluzionario , il partito della socializzazione integrale e subitanea ? Per rispondere sì , bisogna ammettere che la classe operaia russa fosse dotata di una sublime forza morale , di una eroica volontà di immolazione - - propria in genere solo di pochi spiriti privilegiati - - , avesse insomma aderito ad una concezione della vita risolutamente antitetica a quella che instilla il marxismo . Il che torna a dire che dopo l ' esperienza russa non sarà più consentito ai facili propagandisti della rivoluzione di muovere e commuovere le masse con la visione del paradiso comunista a portata di mano . Dovranno ripetere il proclama di Garibaldi innanzi Aspromonte - - io vi prometto fame , dolori , morte - - e , abbandonando la vecchia piattaforma marxista , fare appello prima e soprattutto alle idealità morali . CAPITOLO V IL SUPERAMENTO DEL MARXISMO Il titolo del capitolo non deve trarre in inganno . Quando noi diciamo che Marx è superato non intendiamo davvero dire con questo che nulla rimanga di vivo e di vitale del suo pensiero . Al contrario . Nessuno può sognarsi di patrocinare un totale quanto assurdo rinnegamento di Marx , per un ritorno all ' utopismo , o a correnti solidaristiche , o a teorie storiografiche , giustamente obliate per il loro formalismo . L ' esperienza secolare del moto proletario non si cancella . Il figlio si emancipa , ma non può rinnegare il proprio padre . I socialisti moderni sono figli di Marx , anche se oggi si rifiutano di ricevere la sua eredità senza un larghissimo beneficio d ' inventario . Dirò di più e cioè che non si concepisce oggi un uomo moderno , dotato cioè del senso vivo dei problemi del suo tempo - - che non sia , entro certi limiti , marxista ; che non abbia fatte proprie , sangue del suo sangue , tutto un insieme di verità che , se al tempo di Marx potevano apparire giustamente rivoluzionatrici , sono oggi quasi banali tanto sono acquisite alla scienza e coscienza moderna . Così la importanza preminente riconosciuta alle forze economiche e , tra queste , alle forze di produzione e loro organamento ; gli stretti legami esistenti tra sistema produttivo e rapporti sociali , e conseguente loro relatività storica ; lo sviluppo organico del modo di produzione e la impossibilità di saltare fasi essenziali dello sviluppo economico ; il progressivo prevalere del macchinismo e dell ' industrialismo ; la realtà delle lotte di classe , la parte che queste lotte hanno avuto per il passato , l ' avanzarsi del proletariato per effetto dello sviluppo capitalistico e la preminenza del contrasto tra capitalisti e proletari , il frequente modellarsi delle ideologie sulla base degli interessi di classe o di ceto , ecc . In fondo il più vero trionfo di Marx sta proprio qui : nell ' aver permeato del suo pensiero , del suo prepotente realismo tutta quanta la scienza sociale moderna ; di contare tra i suoi scolari i suoi stessi più acerrimi avversari , di veder trattati come luoghi comuni molte delle sue intuizioni divinatrici . Fatte le debite proporzioni , si può dire che egli occupi nella scienza sociale il posto di Kant nella filosofia . Come dopo Kant , così dopo Marx talune posizioni sono superate per sempre e l ' indirizzo degli studi subisce una svolta decisiva . Ma c ' è più uno storico che possa scrivere di storia senza tener sempre presenti e le forme della produzione , e il grado della tecnica , e i rapporti economici , e la struttura della classe ; cioè senza rintracciare , oltre gli aspetti politici , morali , religiosi , quella che Marx chiamava la struttura economica ? E c ' è più un politico che possa prescindere dalla sua visione realistica e dialettica della vita sociale , e veramente illudersi di chiudere , col sussidio di declamazioni solidaristiche e di repressioni poliziesche , le cateratte della lotta o delle lotte di classe ? Anche la reazione antiproletaria , oggi , si fa nello spirito di Marx , cioè con una ben più perfetta conoscenza delle forze che si vogliono incatenare . E la polemica politica è ancor oggi intessuta per tre quarti intorno a posizioni che del pensiero di Marx recano il potente suggello . Ma , ecco il punto , queste verità , appunto perché verità , non possono più dirsi monopolio socialista , e ancor meno possono valere a caratterizzare il moto socialista e a indirizzarlo . Sono verità , e come tali non sono né borghesi né proletarie . Il problema vero per i socialisti non consiste dunque nel rinnegare Marx , ma nell ' emanciparsene . Accettare ciò che è vitale : respingere , apertamente , definitivamente , quanto nel marxismo v ' ha di erroneo , di utopistico , di contingente . Il richiamarsi , che ancora tanti socialisti fanno , a Marx , come al faro supremo che dovrà guidarli , saecula saeculorum , lungo la travagliata rotta negli oceani della storia , è supremamente equivoco ed anacronistico : perché , se intendono richiamarsi agli aspetti più propriamente tattico ­ politici , cioè alla sua specifica teoria del moto e dell ' avvento socialista , non fanno che richiamarsi agli errori già confutati da trent ' anni di critica e , più che di critica , di prassi socialista ; e se intendono invece richiamarsi alla sua teoria centrale del materialismo storico , si richiamano ad una posizione che non è più specificatamente socialista , o , per lo meno , ad una posizione che , per la sua genericità , non è più in grado di fornire una guida precisa nell ' azione concreta . , Marx per primo riderebbe di questa buffa pretesa degli epigoni suoi di voler arrestare la storia della dottrina sociale in genere , e socialista in specie , ai parti del suo cervello : ( egli , che negava anche a Mosè e a Giosuè gli « arresti » più sensazionali della storia ) egli , che fornì l ' esempio più tipico di ribellione contro le posizioni tradizionali , acquisite , del suo tempo . L ' esempio di Marx giovinetto , ecco la migliore difesa contro coloro che ci accuseranno di lesa patria marxista . È proprio a lui , alla sua prosa corrosiva , alla sua feroce intransigenza , che si deve il disprezzo tuttora imperante per tutte le correnti socialiste non marxiste ( e quel sistema così settario e violento di combatterle che così bene hanno ereditato i comunisti . Nessuno , mai , fu più crudele , dimentico , ingiusto di lui . ) Dopo aver pescato a larghe mani nei suoi predecessori e nei suoi rivali , non esitò , pur di imporre il suo deciso superamento , ad ingigantire le antitesi , a raddoppiare in violenza polemica , affinché in un deserto colmo solo di macerie , meglio sovrastasse in tutto il suo splendore il suo scientifico edificio . [ Che tutto ciò sia umano è comprensibile ; che , in fin dei conti , in un uomo del suo genio questo orgoglio prepotente ed esclusivo sia stato magari utile , è possibile ammettere ; ma che proprio s ' abbiano a prendere ancora per oro colato tutte le sue fantasie e bizze e ripicchi e incomprensioni di polemista malizioso , è stupefacente . In Europa , per fortuna , non tarda a disegnarsi una reazione ; e l ' amore per Marx non è più un amore cieco e va anzi trasformandosi in un lento ma inesorabile distacco . Ma in Italia l ' adorazione per lui , almeno sino a pochi anni or sono , faceva il paio con quella per la Vergine di Pompei o la reliquia di san Gennaro ; né mancava chi pretendeva che l ' ampollina marxista avesse a bollire eternamente , in ogni caso ed occasione , quando dentro ormai c ' era rimasto ben poco di bollibile ... Quanti giovani ho io conosciuto che senza conoscere l ' abc dell ' economia politica si perdevano ancora nei garbugli della teoria del valore ; o che allo studio della realtà attuale preferivano l ' esegesi sottile degli infiniti e contraddittori passi dell ' opera marxista o che tutto il loro studio ponevano nell ' ereditare non il suo spirito ma il suo stile , fatto di opposizioni saisissantes e di giudizi tranchants ... Ma ciò , speriamolo , appartiene ormai al passato . Concludendo : il Marx socialista è un Marx confutato nella teoria e progressivamente abbandonato nella pratica ; esso appartiene a una fase certo essenziale ma oltrepassata nella storia del movimento socialista . ] Il suo pensiero costituisce uno dei filoni - - forse il più prezioso - - del sottosuolo intellettuale socialista ; e sui suoi dati ci sarà sempre chi continuerà a costruire ; ma non può più aspirare a quella posizione esclusiva e monopolistica che lo contraddistinse sino ai giorni nostri . Egli ha fatto fare al moto socialista il primo gigantesco passo , avviandolo sulla strada maestra della politica , fornendogli la piattaforma di partenza , additandogli la materia prima , gli strumenti e la tattica essenziali . Il triplice denominatore tattico dei partiti socialisti - - lotta di classe , autoemancipazione proletaria , conquista del potere politico - - Marx più d ' ogni altro agitatore contribuì a diffonderlo . Ma la sua resta pur sempre una posizione di partenza : richiamarsi ancor oggi a lui è avvolgersi in un cerchio chiuso , arrestando il processo storico a uno stadio superato . Il marxismo fu la pedagogia elementare del proletariato , la dottrina appropriata per la sua infanzia tormentata , quando il porro unum et necessarium consisteva nel risveglio delle masse abbrutite e derelitte . Indubbiamente esso rispondeva in modo mirabile a quelle esigenze preliminari . L ' edonismo , il materialismo , l ' utopismo che tutto lo penetrano , riflettevano esattamente lo stato materiale e mentale delle masse . Nessun tentativo di forzare l ' angusto ambito in cui la vita della massa era costretta ; nessuno sforzo di spalancarle più vasto e adeguato orizzonte spirituale ; ma , al contrario , assunzione in pieno della forma mentale proletaria , teorizzazione ed estensione all ' universale degli interessi e degli stati d ' animo proletari , linguaggio visuale sensibilità proletari . Le due faccie dell ' animo vergine e ribelle delle folle - - indistinta religiosità e appetiti materiali - - trovavano pieno riconoscimento nella dottrina . Da un lato una visione mitica , apocalittica , col balenio di una società felice e ricca , senza lotte e senza storia . Dall ' altro un brutale realismo di premesse , una critica spietatamente negativa di un mondo già segnato dal fato . Elementi tutti che concorrevano ad accrescere il senso dell ' oppressione e quindi della ribellione . Sappiamo , sì , che nella mente dei dioscuri la sollevazione proletaria acquistava un valore altissimo e simbolico , talché essi usavano parlare negli anni giovanili di un proletariato erede della filosofia classica tedesca , cioè di un proletariato che nel suo moto di emancipazione avrebbe progressivamente realizzata l ' idea di libertà . Ma questa loro posizione era comprensibile solo a piccole minoranze di iniziati , non mai alle masse . Dileggiando tutte le categorie dell ' etica , sconoscendo i problemi della coscienza , rinviando i problemi di educazione all ' indomani della rivoluzione ( cioè della trasformazione ambientale ) , negando financo un principio di libertà , il marxismo precludeva alle masse ogni slancio idealistico , ogni sforzo di perfezionamento interiore , ogni capacità di intuire in un ordine più elevato il vaticinato paradiso . Coloro che si ostinano a contestare il carattere intrinsecamente materialistico , deterministico , edonistico del marxismo , e si dànno a ogni sorta di sforzi interpretativi per dimostrarci che l ' umanismo marxista lascia posto ad una valutazione etica , bisogna bene riconoscano che per lo meno nella propaganda la posizione marxista corre fatalmente alla degenerazione : l ' inevitabile equivoco che si stabilisce tra propagandista e propagandati fa sì che questi ultimi , nonostante tutte le riserve e gli avvertimenti , valorizzino , nel corpus dottrinario marxista , soprattutto gli aspetti più volgari , unilaterali ed erronei che più facilmente si riconnettono alla loro sensibilità inferiorizzata ; cioè quelle famose « scorie » ( determinismo economico , catastrofismo , teoria del plusvalore ) che i revisionisti invano si sforzano di eliminare . Basta avere assistito a conferenze di propaganda marxista per comprendere qual sorte sia riserbata ad esempio al meschino che si proponga di spicciolare una concezione così cerebrale e complessa come la teoria della prassi che si rovescia . Io vi assistetti e ne rimasi erudito . Ora è chiaro che il marxismo che a noi veramente interessa , non è il marxismo più o meno puro di una eletta di iniziati , ma quello spurio dei gregari . Ciò che conta , in ultima analisi , è quel tanto di verità , di stimoli , di idealità , che si riesce , con l ' ausilio di una dottrina , a far giungere a una massa . Il marxismo non è la dottrina della contemplazione platonica . È la dottrina del moto proletario . E , come tale , deve far fronte alla psicologia , ai bisogni , e alle deficienze proletarie . Che importa a me , dopo tutto , che le quattordici glosse al Feuerbach o la Critica alla filosofia del diritto di Hegel siano l ' antitesi della posizione meramente materialistica e fatalistica e schiudano l ' orizzonte del filosofo ai più aurei campi della speculazione ? Che importa ? Le masse leggono e intendono il Manifesto , non le glosse . E il Manifesto si spiega da sé , senza tanti commenti . E chi infine cercasse di presentare il Manifesto attraverso la mediazione delle glosse , compirebbe opera vana . Marx depennato del catastrofismo , del determinismo , del profetismo , non è più mezzo di propaganda , ma oggetto di studio . Il Manifesto seduce cento volte di più le masse di tutti i libri esegetici ed equilibristici dei marxisti revisionisti , in cui a forza di dialettica delle cose , di praxis capovolgentesi , di naturalismo antropologico - - concezioni intravasabili , impropagandabili , generiche , incerte - - il bel mito a portata di mano si dissipa come neve d ' agosto ... Insomma il marxismo non è più ai giorni nostri una forza benefica . Fu un tempo l ' unica leva efficiente per sottrarre la povera gente al suo passivismo e incanalarla in un civile organico moto di liberazione . Ma oggi la sua influenza si è fatta deviatrice e diseducatrice . Deviatrice , perché aggancia le fantasie e i cervelli ad una realtà di fatto superata ; diseducatrice , perché fa appello ad una concezione volgare della vita , a moventi d ' ordine inferiore - - tipici di masse cui sia ancora preclusa ogni luce spirituale - - in antitesi assoluta a quelli che una società socialista presuppone . Evocato il demone utilitario , non riesce a scacciarlo : più se ne vale e più schiavo si fa . Il demone corrompe i proletari , annulla gli sforzi liberatori , imborghesisce - - nel senso peggiore della parola - - il movimento imprigionandolo progressivamente nelle posizioni avversarie . Henry De Man , nel suo celebre libro Au delà du marxisme ha dato di questa nemesi un quadro che non potrebbe essere più suggestivo e potente . In verità si potrebbe applicare alla ideologia marxista il suo principio della praxis che si rovescia . Anche essa ideologia , un tempo elemento di propulsione , si è andata trasformando in ostacolo e in freno . La filosofia marxista - - proclama De Man - - non è che il risultato dello stato sociale proletario , l ' indice della sua inferiorità e della sua soggezione allo spirito del capitalismo . L ' etica marxista - - in realtà inesistente , ché di etica ve n ' è una sola , senza aggettivi : l ' etica di Socrate , di Cristo e di Kant - - non è che l ' etica liberale ( utilitaristica ) fondata sull ' homo oeconomicus . La religione mascherata del cinismo e del materialismo proletario non è che un capitalismo di segno contrario . I marxisti non hanno mai capito che il rafforzamento del movente economico , cui conduce fatalmente la loro dottrina , se dapprima ha risposto pienamente al suo ufficio , oggi impedisce la costruzione di una civiltà nuova e porta il movimento alla corruzione . In troppi casi la élite operaia socialista , sotto l ' influsso del materialismo marxista , anziché esser l ' annunciatrice di una civiltà nuova , di nuovi valori culturali , corre il rischio di trasformarsi in una nuova borghesia in potenza , assai in ritardo , quanto a gusti intellettuali , al grosso dell ' esercito borghese . Non voglio dire che a questo risultato ci abbia condotti solo e solamente l ' ideologia marxista . Prima dell ' ideologia sta la bestia uomo , proletaria o borghese che sia , col suo bagaglio triste di debolezze e di miserie . Ma certo la dottrina marxista , via via che il moto socialista passava dalla fase ingenua , utopistica , negativa a quella positiva e realizzatrice , anziché aiutare il proletariato ad innalzarsi spiritualmente e a sprigionare dei valori originali e puri , lo ha rattenuto , impedito , fornendo al suo istintivo grossolano materialismo , un alibi razionale di straordinaria suggestione . Conclusione di questo discorso ? È semplice . Il socialismo deve correggere , pena la paralisi , la sua piattaforma nazionale , materiale , determinista , economicistica . Deve tornare alle origini e ridiscendere nel cuore delle masse e abbeverarsi di nuovo a quella che è la linfa vitale del movimento . Gradualista o rivoluzionario che sia - - ha bisogno di una integrazione etica , di una impostazione volontaristica . Ha parlato sinora quasi esclusivamente di interessi , di diritti , di benessere materiale . Deve ora parlare più spesso di idealità , di doveri , di sacrifici . Si è troppo divinizzato il proletariato , facendone il rappresentante di tutte le più pure virtù ; e troppo semplicisticamente si sono fatte risalire tutte le sue deficienze e miserie alla malvagia organizzazione sociale . L ' uomo allo « stato di natura » di Rousseau è diventato , nel secolo XIX , il « popolo » di Mazzini e il « proletariato » di Marx . Il « proletariato » è assurto al rango di categoria filosofica ; la Storia è diventata un epico poema in cui l ' eroe proletario abbatte il mostro borghese ; i proletari sono apparsi tutti naturalmente buoni e giusti , corrotti solo dall ' ambiente e dalle ingiustizie sociali . Ragionando per astrazione si è perso il contatto con l ' umanità concreta , coi viventi proletari . Accanto alla organizzazione sociale - - senza dubbio grandemente responsabile - - si è dimenticato che la imperfezione , limitatezza , debolezza del proletario , prima e indipendentemente da ogni stato sociale o divisione di classe , deriva dalla sua qualità di uomo . L ' homo homini lupus ha radici ben più profonde di quel che non supponga l ' ingenua psicologia marxista ignorante tutti i problemi di coscienza e di educazione morale . Illusione che lo si possa vincere sul solo piano esteriore , con riforme puramente ambientali . Il marxismo , facendo delle formule deterministiche - - che voglion l ' uomo in funzione dell ' ambiente - - la base di tutta la sua propaganda , ha finito per non vedere che il problema dei mezzi e delle trasformazioni materiali , e ha così troppo spesso scambiato i mezzi coi fini , compromettendo o annebbiando quello che è l ' autentico finalismo socialista . Da cinquant ' anni in qua tutto il socialismo sembra risolversi nel dogma socializzatore . Tanto di socializzazione e tanto di spirito socialista . Non si vuole ammettere il dubbio che possa darsi socializzazione senza che necessariamente ne segua la trasformazione psichica e morale . Eppure non v ' è più socialista e anche comunista che seriamente pensi alla possibilità di una integrale soppressione della proprietà privata nell ' ordine della produzione . Ma tant ' è , si continua a ripetere la formula mitica quasi contenga in sé racchiuso l ' ideale supremo . Come per il fine , anche per il mezzo . Come il socialismo si è risolto nella socializzazione , così il moto socialista si risolve troppo facilmente nel principio della lotta di classe , in cui si sostanzierebbe , secondo taluni , tutto il processo di emancipazione proletaria . Anche qui si è scambiato un principio tattico di indubbio valore pedagogico e strumentale con l ' essenza del moto che sta in qualcosa di più profondo e positivo che non sia l ' opposizione , la lotta , sia pur consapevole . Si è rinserrato il più gran moto di massa della storia entro il quadro limitato di una breve esperienza storica eternandone i dati e motivi contingenti ; e non ci si è avvisti che il gran fiume plebeo , nel suo avanzare verso la foce arricchito da sempre nuove correnti , non è più in grado di scorrere negli angusti limiti del letto antico . Occorre . insomma , una riaffermazione libera , alta e schietta della essenza della idealità socialista , fuori da ogni pregiudizio di scuola e di metodo . Il socialismo non è né la socializzazione , né il proletariato al potere e neppure la materiale eguaglianza . Il socialismo , colto nel suo aspetto essenziale , è l ' attuazione progressiva della idea di libertà e di giustizia tra gli uomini : idea innata che giace , più o meno sepolta dalle incrostazioni dei secoli , al fondo d ' ogni essere umano ; sforzo progressivo di assicurare a tutti gli umani una eguale possibilità di vivere la vita che solo è degna di questo nome , sottraendoli alla schiavitù della materia e dei materiali bisogni che oggi ancora domina il maggior numero ; possibilità di svolgere liberamente la loro personalità , in una continua lotta di perfezionamento contro gli istinti primitivi e bestiali e contro le corruzioni di una civiltà troppo preda al demonio del successo e del denaro . [ Ma - - si dirà - - tutto ciò non è socialismo . Il socialismo vuole l ' abolizione delle classi e l ' uguaglianza economica . Qui invece , per superare il marxismo , si scivola nel vago , si riesumano delle posizioni estrose , non si fissa che una sola cosa : delle tendenze . Non abbiamo nessuna difficoltà ad ammettere che la posizione sopra illustrata non permette più la fede ingenua come quella nelle invariabili repubbliche o città del sole . L ' adepto di questo finalismo categorico e utopistico non può che escludersi dal seno del socialismo . Ma si scomunicherebbe soltanto qualche infelice non conformista , o non piuttosto tutto il socialismo ? Perché questa è la domanda che si pone . Se invece di affidarci a una definizione astratta del socialismo , ci sforziamo di giungervi per induzione sulla scorta di un secolo di esperienze , a quale definizione arriveremo ? Se invece del socialismo analizziamo i partiti socialisti concreti , le organizzazioni concrete , le esigenze e gli stimoli effettivi delle masse , la mentalità dei capi politici e sindacalisti , siamo ben sicuri di poterci riallacciare alla definizione classica del socialismo ? A mio avviso la domanda porta in sé la risposta . Il semplicismo utopistico dei partiti è proporzionale al livello di educazione delle masse . Le masse non potevano destarsi che in virtù di una propaganda estremamente elementare . Ma , attualmente , una gran parte delle masse , almeno in Germania , in Francia e in Inghilterra , si trova in condizioni di potere aderire a una concezione meno primitiva della lotta politica . I comunisti sono oggi ciò che erano i socialisti cinquant ' anni fa , con questa differenza : allora la massa era ineducata ed estremamente miserabile , mentre oggi solo una parte lo è ancora . Nella misura in cui il progresso economico e l ' educazione politica di questa parte , ancora notevole , potranno realizzarsi , il movimento comunista perderà di forza , e il movimento socialista potrà liberarsi dai suoi residui utopistici . ] Anche per i socialisti , l ' ultimo e solo fine appare l ' uomo , l ' individuo concreto , cellula prima e fondamentale ; ovvero la società , ma solo in quanto con questo nome si designi un aggregato di individualità e si abbia riguardo al maggior numero . Ché la società in quanto organizzazione , è mezzo a fine , è strumento al servizio degli uomini , e non di entità metafisiche , siano esse la Patria , o il Comunismo . Non esistono fini della società che non siano , al tempo stesso , fini dell ' individuo , in quanto personalità morale ; anzi questi fini non hanno vita se non quando siano profondamente vissuti nell ' intimo delle coscienze . La giustizia , la morale , il diritto , la libertà non si realizzano se non per quel tanto che si realizzano nelle singole individualità . Uno Stato giusto non è quello le cui leggi si ispirano a un astratto criterio di giustizia , ma quello in cui i suoi componenti si ispirano nella loro attività concreta a una regola di giustizia . Uno Stato libero vuole prima e soprattutto uomini liberi . E uno Stato socialista spiriti socialisti . Io non esito a dichiarare che la rivoluzione socialista sarà tale , in ultima analisi , solo in quanto la trasformazione della organizzazione sociale si accompagnerà ad una rivoluzione morale , cioè alla conquista , perpetuamente rinnovantesi , di una umanità qualitativamente migliore , più buona , più giusta , più spirituale . Il problema che confronta tutti i moti riformatori è proprio tutto in questa alternativa : trasformazione delle cose o delle coscienze ? Il marxismo che , per la sua visione edonistica e deterministica , ha sempre posto in primo piano il problema del mezzo , risponde categoricamente : trasformazione delle cose , trasformazione dell ' assetto produttivo e distributivo . Del fine ultimo quasi si disinteressa . Il suo storicismo combinato col suo utopismo gli fanno teorizzare il mezzo - - la socializzazione - - e dispregiare il fine : l ' umanità . I problemi di educazione e di cultura li rimanda tutti a potere conquistato , a trasformazione avvenuta . Perché allora solo comincerà la vera storia , allora solo si verificherà il famoso passaggio « dal regno della necessità a quello della libertà » , e gli uomini diventeranno padroni della loro storia , che non sarà più storia ma stasi . Prima non v ' è che il problema della lotta e del riscatto , l ' educazione del combattente . Niente di più utopistico e meccanico di questo improvviso rovesciarsi di posizione filosofica che si spiega solo col carattere messianico del profetismo marxista . Ma noi che coi problemi della trasformazione d ' ordine materiale ci troviamo confrontati , noi che vediamo la trasformazione , sia pur lentamente , svolgersi sotto gli occhi nostri , noi non possiamo più aderire a questa soluzione negativa e semplicista e sentiamo tutto il tormento e la attualità dei problemi di moralità e di coltura . La trasformazione delle cose deve procedere di pari passo con quella delle coscienze ; ché ben poco valgono le conquiste materiali , soprattutto quando impongono responsabilità nuove e gravi ai vittoriosi , senza una adeguata preparazione spirituale . In questa reazione al marxismo tutto sta , come è evidente , a non oltrepassare il giusto segno ; a non cadere a nostra volta nelle esagerazioni etiche degli utopisti e dei socialisti cristiani - - spesso inconsapevoli alleati dei ceti reazionari - - che annullarono ogni differenza tra fine e mezzo col ridurre tutta la questione sociale ad un problema morale . Occorre trovare il giusto mezzo , la fusione tra i due punti di vista , l ' equilibrio armonico tra fine e mezzo . Accettiamo la realistica critica marxista della società capitalista , con le riserve che le sopravvenute trasformazioni ci impongono ; ma non dividiamo il suo finalismo e affermiamo la necessità di una integrazione morale che corregga le degenerazioni cui conduce un attaccamento troppo assoluto al canone della lotta di classe . Se in sede politica - - o tecnica - - il problema della distinzione tra mezzo e fine è essenziale , e anzi il successo di ogni movimento dipende dalla esatta scelta dei mezzi , in sede morale la distinzione non ha ragione di essere posta , dappoiché il mezzo si confonde col fine . Il mezzo non solo deve essere conveniente al fine ( problema tecnico ) , ma esserne penetrato . Questo principio , che è l ' abc dell ' idealismo , fu svolto con somma maestria dal Lassalle e , oggi , dal De Man . Esso porta di conseguenza a riconoscere che il principio della lotta di classe - - nel quale , secondo molti socialisti moderni , starebbe tutto il moto socialista - - non è di per sé sufficiente a dare una intuizione del fine ; specie quando predicato in forma troppo assoluta . La universalità del fine , ecco ciò che assicura del valore etico . Ora la rigida contrapposizione di classe può da sola dare ai proletari l ' intuizione del valore universale , etico , del socialismo ? È per lo meno dubbio . Per le masse , non accostumate a queste proiezioni nei cieli della filosofia , è probabile che il linguaggio strettamente classistico determini un abbassamento , una contaminazione del fine . Il concetto di classe sorge in loro più da una comunanza di interessi e di destino , che di ideali . La classe è , nel fatto , qualche cosa di palpabile , di distinguibile dalla umanità tutta quanta . Difficile per chi ne fa parte e partecipa alle sofferenze connesse alla sua appartenenza , idealizzare la classe sino a comprendervi , in uno slancio idealistico , l ' umanità intera . È interessante a questo proposito notare come i laburisti si siano sempre rifiutati di fare della lotta di classe quel punto programmatico assoluto che invece tipicamente contraddistingue i partiti socialisti continentali . Essi non fanno attore il solo proletariato , ma la società , che tutta e in tutte le sue parti si sforzano di trasformare . E ciò tanto più facilmente perché il concetto della separazione di classe non è e non può essere , tra gli inglesi , cosi assoluto come da noi , per il sussistere di un patrimonio religioso e morale comune tra uomini di classi diverse . Il De Man va così oltre nella sua dimostrazione , da negare addirittura l ' importanza del fine ultimo , in sé considerato ; o da riconoscergliela solo per quel tanto che esso fine riesce a vivere attualmente . « È il movente presente , e non il fine futuro - - egli scrive - - il solo decisivo . Ciò non implica nessuna negazione del fine finale ; perché questo , per quel tanto di valore che ha , è rappresentato allo stato di motivo nel movente attuale ; ora esso , in questo caso , non vale se non quello che valgono le azioni che esso determina . Io sono socialista - - egli conclude - - non davvero perché creda a una visione socialista dell ' avvenire piuttosto che a quella di un qualunque altro ideale , ma perché sono convinto che il mobile socialista rende gli uomini più felici e migliori » . Egli esce a questo punto in una meravigliosa sentenza : « L ' uomo non può calmare la sua nostalgia più profonda , la vittoria sul tempo , che trasformando i suoi fini futuri in mobili attuali incorporando così un frammento dell ' avvenire nel presente » . Proprio così . De Man ha detto bene e ha perfezionato , innalzandola , la famosa formula di Bernstein : il moto ètutto , il fine è nulla . Sì . Il moto socialista è tutto , in quanto però le volizioni , i motivi che vi presiedono siano tutti penetrati dal fine socialista . Il fine vive così nelle nostre azioni presenti . Ciò equivale a dire che il socialismo non è un ideale statico e astratto , che potrà un giorno compiutamente realizzarsi . È un ideale limite irraggiungibile che si realizza per quel tanto che riesce a permeare la nostra vita . Il socialismo , più che uno stato esteriore da realizzare , è , per il singolo , un programma di vita da attuare . CAPITOLO VI SOCIALISMO LIBERALE La lenta ma fatale erosione del socialismo marxista non si è accompagnata , putroppo , ad un vigoroso sforzo ricostruttivo . La vecchia fede è scossa , ma la nuova non è sorta . Si è andati lentamente alla deriva ; e quando si è trattato di fissare la nuova posizione , i più sono arretrati , spaventati dal cammino compiuto . La vecchia guardia si è riafferrata con gli uncini dialettici ai sacri testi ; i giovani hanno oscillato tra un mortificante dogmatismo e la più penosa delle incertezze . Il monopolio goduto dal marxismo per quasi mezzo secolo ha disabituato troppa gente dal ripensare originalmente , in piena indipendenza di giudizio , i problemi del socialismo . Sicché oggi l ' emancipazione forzata dà le vertigini . Ancora una volta la critica si dimostra più facile della ricostruzione . Ma che valore ha una critica che non si accompagni per lo meno ad un tentativo di ricostruzione ? Qui non siamo nei regni della scienza pura . Il moto socialista è , prima e indipendentemente da ogni teoria e da ogni teorica giustificazione . Venticinque milioni di uomini sono organizzati sotto le bandiere del socialismo e in nome del socialismo lottano per la loro emancipazione . Non basta negare , bisogna ricordarsi sempre di questa positiva grandiosa realtà . In breve : sino a che noi non sapremo sostituire alla vecchia consunta posizione marxista una posizione nuova che soddisfi egualmente , sia pure con le necessarie correzioni , le fondamentali esigenze delle masse lavoratrici , avremo fatto opera , se non vana , per lo meno di interesse assai relativo . Ora questa più fresca e fruttuosa e attuale posizione non ha bisogno di essere inventata attraverso cerebrali meditazioni . Essa vive già in potenza nella critica revisionista e si attua progressivamente nel moto operaio . Il problema consiste piuttosto nel rendere esplicito ciò che è implicito , di liberarsi di troppi residui che ancora gravano sulla ideologia , di avere il coraggio di chiamare le cose col loro vero nome . Neomarxismo revisionista e prassi operaia sono la faccia teorica e la faccia pratica di una nuova concezione socialista liberale in cui i problemi di giustizia sociale e di vita associata possono e debbono porsi sullo stesso piano di quelli di libertà e di vita individuale . Il socialismo deve tendere a farsi liberale e il liberalismo a sostanziarsi di lotta proletaria . Non si può essere liberali senza aderire attivamente alla causa dei lavoratori ; e non si serve efficacemente la causa del lavoro senza fare i conti con la filosofia del mondo moderno , fondata sull ' idea di svolgimento per via di contrasti eternamente superantisi , nei quali celasi appunto il succo della posizione liberale . Tutta la socialdemocrazia europea , e non solo europea , si muove verso una forma di rinnovato liberalismo , che riassorbe in sé i motivi di movimenti apparentemente opposti ( illuminismo borghese e socialismo proletario ) . Dovunque essa si batte per le libertà individuali , politiche , di voto e di coscienza . Gli aspetti messianici , finalistici , passano al secondo piano , mentre si impongono i problemi del concreto moto di emancipazione operaia . L ' ideale di una società perfetta di liberi e di eguali , senza classi , senza lotta , senza Stato , si trasforma ogni giorno di più in un ideale limite che vale non in sé , quanto come stimolo e fuoco dello spirito . La nuova fede si alimenta nel fatto della lotta e della ascensione proletaria , nello sforzo della società tutta quanta per superare i termini angusti ed ingiusti della società borghese , nella perenne sete di giustizia e ansia di libertà . E , più in generale - - elevandosi ad una contemplazione distaccata del moto sociale - - nella visione della vita come inesausto cozzo di forze e ideologie che negandosi si superano per accedere a forme superiori di assetto sociale e di attività spirituale . La formula socialismo liberale suona all ' orecchio di molti , usi alla terminologia politica corrente , come una stonatura . La parola liberalismo ha servito purtroppo a contrabbandare merci di così varia specie e natura , e fu a tal punto per il passato orto borghese , che mal si piega oggi il socialista ad impiegarla . Ma qui non è che si voglia proporre una nuova terminologia di partito . Si vuol solo ricondurre il moto socialista ai suoi principi primi , alle sue origini storiche e psicologiche . Si vuol solo dimostrare come il socialismo , in ultima analisi , sia filosofia di libertà . Passò d ' altronde il tempo in cui politica borghese e politica liberale ­ liberista si identificavano . In tutto il mondo le borghesie non sono più liberiste e non sono più necessariamente liberali . Quanto più il moto proletario s ' afferma e si rafforza nelle masse il senso attivo della libertà , e tanto più la borghesia , nelle sue frazioni più retrive , tenta di sottrarsi alla disciplina e al metodo della libertà . Gli stessi nuovi orientamenti della produzione moderna - - razionalizzata meccanicizzata teocratica - - sacrificatrice della personalità umana nell ' operaio , costringono i socialisti a una funzione , anche nel senso tradizionale della parola , liberale . Verrà giorno in cui questa parola , questo attributo , sarà rivendicato con orgogliosa consapevolezza dal socialista : [ sarà quello il giorno della sua maturità , della sua conseguita emancipazione almeno nella sfera dello spirituale . ] Nella sua più semplice espressione il liberalismo può definirsi come quella teoria politica che , partendo dal presupposto della libertà dello spirito umano , dichiara la libertà supremo fine , supremo mezzo , suprema regola della umana convivenza . Fine , in quanto si propone di conseguire un regime di vita associata che assicuri a tutti gli uomini la possibilità di un pieno svolgimento della loro personalità . Mezzo , in quanto reputa che questa libertà non possa essere elargita od imposta , ma debba conquistarsi con duro personale travaglio nel perpetuo fluire delle generazioni . Esso concepisce la libertà non come un dato di natura , ma come divenire , sviluppo . Non si nasce , ma si diventa liberi . E ci si conserva liberi solo mantenendo attiva e vigilante la coscienza della propria autonomia e costantemente esercitando le proprie libertà . La fede nella libertà è al tempo stesso una dichiarazione di fede nell ' uomo , nella sua indefinita perfettibilità , nella sua capacità di autodeterminazione , nel suo innato senso di giustizia . Il liberale veramente tale è tutt ' altro che uno scettico . È un credente , anche se combatte ogni affermazione dogmatica ; è un ottimista , anche se ha della vita una concezione virile e drammatica . Questo in sede astratta . In sede storica il discorso si complica perché il liberalismo ha una storia ideale e pratica che , nel suo svolgersi , ha dato vita a una straordinaria messe di esperienze e di provvisorie teorizzazioni . Nato dal pensiero critico moderno , ebbe la sua prima affermazione con la Riforma religiosa . Nelle atroci guerre di religione , in cui gli uomini si dilaniarono in nome delle opposte fedi e degli opposti dogmi , nacque , come il fiore sulle rovine , la libertà di coscienza religiosa . Cattolici e protestanti , incapaci di sterminarsi a vicenda , acconsentirono alla tregua e riconobbero a tutti gli uomini il diritto di professare il culto che più loro conveniva . Il principio di libertà si allargò alla vita della cultura nei secoli XVII e XVIII per effetto del progresso scientifico e di quel movimento di ascensione economica e intellettuale della borghesia che culmina nell ' Enciclopedia ; e trionfò finalmente in sede politica con la rivoluzione dell'89 e la sua Dichiarazione dei diritti dell ' uomo ; per tendere infine ai tempi nostri ad informare di sé tutta la vita sociale , in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue parti , nella sfera economica in particolare , per far sì che la libertà , teorica proclamazione universale , rispondente in fatto all ' interesse di pochi , diventi veramente patrimonio di tutti . Il socialismo non è che lo sviluppo logico , sino alle sue estreme conseguenze , del principio di libertà . Il socialismo , inteso nel suo significato più sostanziale e giudicato dai risultati - - movimento cioè di concreta emancipazione del proletariato - - è liberalismo in azione , è libertà che si fa per la povera gente . Dice il socialismo : l ' astratto riconoscimento della libertà di coscienza e delle libertà politiche a tutti gli uomini , se rappresenta un momento essenziale nello sviluppo della teoria politica , ha un valore ben relativo quando la maggioranza degli uomini , per condizioni intrinseche e ambientali , per miseria morale e materiale non sia posta in grado di apprezzarne il significato e di valersene concretamente . La libertà non accompagnata e sorretta da un minimo di autonomia economica , dalla emancipazione dal morso dei bisogni essenziali , non esiste per l ' individuo , è un mero fantasma . L ' individuo in tal caso è schiavo della sua miseria , umiliato dalla sua soggezione ; e la vita non può avere per lui che un aspetto e una lusinga : il materiale . Libero di diritto , è servo di fatto . E il senso di servitù aumenta in pena ed ironia non appena il servo di fatto acquista coscienza della sua libertà di diritto e degli ostacoli che la società gli oppone per conseguirla . Ora di questi individui , dice il socialista , era piena la società moderna allorquando il socialismo nasceva ; di questi individui ancor oggi è composta in regime capitalistico buona parte della classe lavoratrice , priva d ' ogni diritto sui suoi strumenti di lavoro , d ' ogni compartecipazione alla direzione della produzione , d ' ogni senso di dignità e di responsabilità sul lavoro - - dignità e responsabilità primi scalini della scala che conduce dalla schiavitù alla libertà . È in nome della libertà , è per assicurare una effettiva libertà a tutti gli uomini , e non solo a una minoranza privilegiata , che i socialisti chiedono la fine dei privilegi borghesi e la effettiva estensione all ' universale delle libertà borghesi ; è in nome della libertà che chiedono una più equa distribuzione delle ricchezze e l ' assicurazione in ogni caso ad ogni uomo di una vita degna di questo nome ; è in nome della libertà che parlano di socializzazione , di abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio , della sostituzione del criterio di socialità , dell ' utile collettivo , al criterio egoistico , dell ' utile personale , nella direzione della vita sociale . Tra una libertà media estesa all ' universale , e una libertà sconfinata assicurata ai pochi a spese dei molti , meglio , cento volte meglio , una libertà media . Etica , economia , diritto concordano in questa conclusione . Il movimento socialista è dunque il concreto erede del liberalismo , il portatore di questa dinamica idea di libertà che si attua nel moto drammatico della storia . Liberalismo e socialismo , ben lungi dall ' opporsi , secondo voleva una vieta polemica , sono legati da un intimo rapporto di connessione . Il liberalismo è la forza ideale ispiratrice , il socialismo la forza pratica realizzatrice . La borghesia fu , un tempo , l ' antesignana di questa idea di libertà , la depositaria della funzione liberale : quando , rompendo il quadro chiuso e gelido della vita feudale , vi portò germi fecondi di vita . Nella sua lotta contro il dogmatismo della Chiesa e l ' assolutismo dei re , contro i privilegi dei nobili e i privilegi del clero , il mondo morto di una produzione immobile e coatta , la borghesia impersonò per una lunga teoria di secoli le esigenze di progresso della intera società . Oggi non più . La borghesia ha trionfato , ha conquistato tutte le posizioni dominanti ; ma per il suo stesso trionfo la sua funzione rivoluzionaria , di levatrice del progresso , volge al tramonto . Essa non è più incalzata da una perpetua ansia di libertà , di progresso , di superamento delle posizioni acquisite ; né la assiste più un ideale universale , come nell'89 , che trascenda il suo interesse di classe . Il sedicente liberalismo borghese si è forgiato un sistema rigido , chiuso , puntellato da quell ' insieme di principî economici , giuridici , sociali , che si riassumono sinteticamente con la formula : Stato capitalistico borghese . Esso si richiama ancora ai vecchi principî della Rivoluzione francese , ma questi principi appaiono come cristallizzati , mummificati , privati del loro intimo significato , contraddicenti a quello che era lo spirito animatore di coloro che , in un impeto di generoso entusiasmo , cotesti principî proclamarono . Il liberalismo borghese tenta di arrestare il processo storico allo stadio attuale , di eternare il suo dominio , di trasformare in privilegio quello che fu un tempo un diritto derivante da una incontestabile opera novatrice ; e si oppone all ' ingresso sulla scena della storia delle nuove forze sociali prementi . Col suo dogmatico attaccamento ai principi del liberismo economico ( proprietà privata , diritto di eredità , piena libertà di iniziativa in tutti i campi , lo Stato organo di polizia e di difesa ) ha come imprigionato lo spirito dinamico del liberalismo entro lo schema transeunte di un sistema sociale . Il liberalismo è invece per definizione storicista e relativista , vede nella storia un perpetuo fluire , un eterno divenire e superamento ; nulla è più repellente alla sua essenza della stasi , della immobilità , della categorica certezza , della fede nel possesso di verità assolute , definitive , che contraddistingue i liberali borghesi . Il liberalismo borghese è impotente a intendere il problema sollevato dal movimento socialista : non comprende cioè che la libertà politica e spirituale non è in grado , da sola , di realizzare l ' esigenza liberale . Arbitrariamente estende la propria esperienza storica al proletariato , e assurdamente ritiene che il problema della libertà possa porsi in modo eguale per tutte le classi . È chiaro ad esempio che mentre la conquista della libertà politica costituì per la borghesia la sublimazione , il coronamento della sua potenza , già affermatasi in sede economica e culturale ; per il proletariato , privato d ' ogni effettiva influenza sulla direzione della vita economica , la rivendicazione e successiva conquista della libertà politica [ nulla ] rappresentò se non l ' inizio della lotta per la emancipazione anche economica . Il processo è nettamente inverso . E in ciò probabilmente sta una delle ragioni massime della crisi che tormenta tutti i movimenti socialisti europei , specie nel dopoguerra : in questa terribile sproporzione tra forza economica , capacità tecnica , livello culturale , e forza politica ; nell ' essersi trovato , il proletariato , a disporre di un ' arma politica formidabile , cui non corrispose a tempo ( e ancora non corrisponde ) un adeguato braccio per impugnarla . Solo alcune frazioni della borghesia esercitano ancora una utile , diciamo anzi , pressoché indispensabile funzione progressista . E quali ? Quelle che , indipendentemente dal privilegio della nascita , realizzano nella vita nuovi valori nella sfera della intelligenza pura e del lavoro di direzione : gli intellettuali , gli scienziati , la parte più sana e più attiva della borghesia industriale ed agraria , e quelle figure formidabili del mondo moderno che sono gli imprenditori , i grandi capitani di industria , i politici dell ' economia ; coloro che , in qualunque regime economico , avranno il compito di coordinare i vari fattori produttivi e di mantenere inesausto il ritmo del progresso economico . Riprova di questa funzione liberale che ancora esercitano alcune frazioni borghesi è l ' esistenza , presso tutte le democrazie moderne , di partiti di democrazia borghese che non restano sordi alle esigenze del progresso e dànno la mano , sia pure una cauta e dubbiosa mano , al movimento di ascensione della classe lavoratrice . Ma la borghesia come classe , come quella classe ( che più che classe è categoria sociale e categoria mentale ) che ricava la maggior parte dei suoi redditi da capitali e privilegi accumulati , o che comunque questo sistema privilegiato difende considerandolo come il più adeguato alla conservazione del proprio dominio e il più favorevole allo svolgersi della vita sociale , non è più liberale , non può più essere liberale . Perché la borghesia potesse ancora oggi rivendicare in modo persuasivo la funzione liberale , bisognerebbe che essa e il sistema economico che ai suoi interessi si ricollega , si dimostrassero capaci , per virtù intrinseca dei principî animatori , di soddisfare le esigenze della nuova classe , del Quarto Stato . Bisognerebbe che la borghesia si dimostrasse capace , pur di restare fedele alla sua grande tradizione storica , di sacrificare le posizioni di ricchezza e di comando conquistate , per far posto volontariamente alle nuove forze sociali prementi . Ma quale disinteresse , quale eroismo , pretenderemmo da essa ! Una simile sete di autoimmolazione potrà ritrovarsi in qualche raro spirito superiore , distaccato dal destino della propria classe al punto da pervenire alla serena obbiettività del filosofo , meglio ancora , ad abbracciare la causa degli oppressi ; non mai in una classe , saldamente afferrata ai suoi beni , ai suoi privilegi , e al potere . Dove vive , dove si attua dunque il liberalismo ? In tutte le forze attive , rivoluzionarie ( nel senso sostanziale della parola ) della storia ; in tutte le forze sociali che - - sia pure senza averne sempre piena consapevolezza - - esercitano una funzione rinnovatrice , in tutte le forze che intendono superare lo stato sociale attuale e aprire alla libertà e al progresso sempre nuovi territori , sempre nuovi orizzonti . I poveri , gli oppressi , coloro che non possono adattarsi allo stato attuale , perché in questo stato soffrono e si sentono come limitati , mutilati , e hanno coscienza della loro mutilazione ; ecco il formidabile campo di reclutamento del liberalismo . La classe lavoratrice nella moderna società capitalistica , ecco la classe che sola , come classe , può essere rivoluzionaria ; il socialismo che ne interpreta le esigenze , che lotta contro l ' assetto attuale in nome dei bisogni del maggior numero e di un principio superiore di libertà e di giustizia , che risveglia le masse dalla servitù antica dando loro coscienza della inferiorità in cui si trovano , ecco il movimento politico liberale e liberatore . « Il proletariato - - scrive uno tra i più acuti rappresentanti del nuovo socialismo italiano - - Saragat - - non ricrea la storia dalle fondamenta , ma al contrario non fa che portare a compimento un vecchio lavoro iniziato da quando esiste la società umana ... L ' idea di libertà non nasce col proletariato ma con la nascita dell ' uomo , col primo bagliore di autocoscienza nello spirito dell ' uomo . Al proletariato spetta di portare più alto e più avanti questa fiaccola che ha ricevuto nel moto drammatico della storia dalle classi che lo hanno preceduto ... » Il proletariato può dirsi dunque l ' erede della funzione liberale . A una condizione però : che i poveri , che la classe lavoratrice , che il movimento socialista , in tanto reclamino la trasformazione della società borghese in quanto si pongano in grado , e per la teoria cui si richiamano e per le capacità che posseggono , di effettivamente migliorarla . La lunga opposizione ha troppo abituato i socialisti a concepire il socialismo in termini polemici e in termini di pura forza . La società borghese è marcia , la società borghese è ricolma di attriti , di vizi , di ingiustizie : quindi , la si abbatta . Piano . In materia sociale abbatte solo chi sa costruire , anzi si abbatte solo nella proporzione in cui si è ricostruito , non foss ' altro perché la vita sociale non può conoscere soste e regressi ; soste e regressi dei quali i primi a soffrire sono i proletari . Non basta più dimostrare sulla carta che la società socialista è più giusta e razionale . Bisogna farla funzionare in pratica : e per farla funzionare occorrono le capacità ; e le capacità non si improvvisano , e neppure basta che esistano in una esigua minoranza . Il socialismo da problema astratto di giustizia sta trasformandosi ogni giorno di più in un problema di capacità . Torna Proudhon ... Contro questo tentativo di esprimere il socialismo in termini di libertà , di riconoscere nel movimento socialista l ' erede della funzione liberale , si è obbiettato che il liberalismo male si concilia col programma ricostruttivo così preciso e categorico che distingue i partiti socialisti moderni . I liberali , si dice sempre , non possono per definizione sapere come si determineranno gli equilibri a venire . Al pari dei conservatori borghesi , sedicenti liberali , anche i socialisti finirebbero per imprigionare il liberalismo entro i limiti di un sistema chiuso e predeterminato , entro i limiti del sistema collettivistico . Ora lo spirito liberale è essenzialmente dialettico e storicista ; per esso la lotta è l ' essenza stessa della vita ; la storia è la risultante di un perpetuo confluire ed urtarsi di forze ; nulla quindi di più illiberale ed utopistico che volerle assegnare un percorso obbligato . Per il liberale nessun principio , nessun programma , per quanto mitico e lontano nel tempo , può assumere quel sapore assoluto , categorico , che assume invece nei socialisti il loro programma finalistico . Il prevedere e , addirittura , lo stesso auspicare che essi fanno , di un futuro regno di Dio su questa terra , di un regno di giustizia , di pace e di eguaglianza , di uno stato sociale , cioè , statico e perfetto , repugna profondamente alla concezione liberale della vita . L ' obbiezione è giustissima se si rivolge contro la vecchia posizione mitica e utopistica socialista e contro la mentalità ancora assai diffusa nelle fila socialiste . Il Manifesto dei Comunisti , pur avendo tanto contribuito a diffondere l ' esigenza emancipatrice , e quindi liberale , nelle masse , è in sé , nel pensiero messianico che lo informa , profondamente illiberale . Lo stesso dicasi per la concezione marxista tradizionale e per la più gran parte dei programmi finalistici e ricostruttivi dei partiti socialisti . Ma qui occorre distinguere , e ricordare che una cosa è il concreto moto socialista , un ' altra cosa il suo programma , anzi il suo vecchio programma . Quel che si vuole qui sostenere è che il moto socialista , per i suoi effettivi moventi e i risultati che sino ad ora ha avuti nello sviluppo sociale , esercita ordinariamente oggi , nella concreta società in cui viviamo , una indubbia funzione liberale . Il proletariato può dichiarare nei suoi programmi ciò che vuole ; ma , sino a tanto che esso continuerà a trovarsi in una situazione di inferiorità morale e materiale e sentirà prepotente il bisogno di liberarsene , e , nel liberarsene , farà uso di mezzi , di strumenti adeguati , cioè posti sulla via del progresso , compierà - - lo voglia o non lo voglia , lo sappia o non lo sappia - - opera sostanzialmente liberale . Nessuno può negare che in tutti i paesi il moto operaio abbia dato prova , passato il periodo di disperata ribellione degli inizi , di una notevole comprensione delle esigenze del progresso . Non solo esso non lotta più contro la introduzione di metodi più perfezionati di produzione e contro le macchine , ma arriva addirittura a reclamarne la introduzione , ben comprendendo che le possibilità di miglioramento e di ascensione sono strettamente collegate a una più alta produttività sociale . [ Marx ha sempre ammonito i socialisti che la società socialista non sorgerà da una riforma interna della società capitalistica , del suo sistema di distribuzione , ma dalla evoluzione delle forze di produzione . Sviluppare queste forze di produzione , svilupparle il più rapidamente e integralmente , ecco il mezzo migliore per avvicinare la società nuova . Marx però riteneva che questo processo di sviluppo fosse rapidissimo e determinasse in breve volgere di tempo una crisi catastrofica nel sistema dei rapporti capitalistici ; mentre la realtà ha dimostrato come questo sviluppo non conducesse necessariamente a conclusioni socialiste . Di qui la crisi della dottrina socialista , la sensazione che la macchina economica non segna una direzione obbligata , la revisione dei programmi , il subentrare di una visione più complessa e realista in tutti i movimenti socialisti . Come il viandante che in distanza scorge sull ' orizzonte la montagna con contorni netti e regolari e poi , avvicinatosi , la scopre sinuosa e tormentata , tutta pieghe e ondulazioni , così il socialista , seguendo da presso la vita economica e sociale , si è reso conto dell ' eccessivo semplicismo e unilateralità dei programmi iniziali . ] In tutta Europa stiamo assistendo in questi anni a una profonda trasformazione del movimento socialista , nel senso di una sempre maggiore aderenza alla realtà , di una sempre più decisiva prevalenza riconosciuta al moto operaio e ai programmi concreti , immediati . Uno dopo l ' altro i residui utopistici e messianici , che tanto posto occupavano ai primordi , vengono abbandonati ; mentre nella letteratura cadono nel giusto oblio i vecchi libri catechistici o apocalittici che si proponevano di delineare l ' ipotetico Stato socialista nei più risibili dettagli . Anche per i socialisti le formule semplicistiche , le ricette univoche e miracolose che dovevano fornire il segreto dell ' avvenire , hanno fatto il loro tempo . Ormai sono molti i socialisti che concedono che solo per grandissime linee si può fissare la meta , anzi una meta , una tappa ; che occorre adattarsi alle circostanze e a un mondo in continua vertiginosa trasformazione ; che è necessario adeguarsi all ' esperienza , tenendo presenti solo alcuni punti saldi di orientamento ; perché solo dal moto , dalla esperienza liberamente attuata , scaturiranno le indicazioni per il domani . Le esperienze della guerra e del dopoguerra - - la russa in specie - - hanno condotto all ' abbandono del vecchio programma accentratore , collettivista , che faceva dello Stato l ' amministratore , il gerente universale , il controllore dei diritti e delle libertà universali . Non si pensa più , come un tempo , che il semplice fatto della espropriazione , il passaggio delle attività produttive alla collettività , determinerà una trasformazione apocalittica - - produzione e ricchezza moltiplicate , lavoro ridotto e reso gioioso , l ' uomo libero alfine dalla schiavitù della materia , soppresse automaticamente le lotte , le classi , le guerre ; trionfanti la fratellanza , la giustizia , la pace ... Per i socialisti seri , colti , preparati - - dirò di più : per tutta la élite dirigente - - coteste sono ormai favolette delle quali è più igienico non parlare . A tutti appaiono , oltretutto , chiari , i pericoli della elefantiasi burocratica , della invadenza statale , della dittatura dell ' incompetenza , dello schiacciamento d ' ogni autonomia e libertà individuale , del venir meno dello stimolo nei dirigenti come negli esecutori . Non parliamo poi del problema della felicità . Ormai la tendenza predominante , nel campo socialista , è in favore di forme di conduzione per quanto possibile autonome , sciolte , correlative ai vari tipi di imprese , che ne rispettino le tanto varie esigenze : forme municipali , cooperative , sindacali , gildiste , trustiste , forme miste , con innesto dell ' interesse generale sul particolare , forme individuali e famigliari , a seconda delle tradizioni , della tecnica , dell ' ambiente , ecc . Dello Stato industriale , commerciante , agricoltore , tutti hanno uno scarso concetto , a meno non si tratti di servizi pubblici essenziali . Diciamo di più : nessun socialista si attenta più a sostenere a priori , in forma generale , la formula socializzatrice . Comincia a farsi strada in molti studiosi eminenti ( vedi la recente clamorosa conversione di G . D . H . Cole , uno dei più acuti socialisti britannici ) la convinzione che per certi rami di industria il problema più importante è quello della democratizzazione del regime di fabbrica e del controllo della direzione tecnica e sociale nell ' interesse della collettività . E anche per quei rami più progrediti e routiniers in cui è evidente sin d ' ora la possibilità e la utilità di una socializzazione , si ha anche cura di avvertire che non vi si potrà giungere comunque di colpo , ma gradualmente , a passi mediati , con adeguato corredo di esperienze e di capacità . Insomma pare a me che quella giusta riserva che , in nome del liberalismo , si poteva avanzare contro l ' astrattismo e l ' utopismo degli antichi programmi socialisti , sia sulla via di essere superata per il trionfare del buon senso , dell ' esperienza , delle lezioni pratiche del moto , e soprattutto per le sopravvenute responsabilità di governo . Si è detto che la posizione liberale è contrassegnata dalla fede nella libertà non solo come fine , ma anche come mezzo . La libertà non saprebbe conseguirsi attraverso la tirannia o la dittatura , e neppure per elargizione dall ' alto . La libertà è conquista , autoconquista , che si conserva solo col continuo esercizio delle proprie facoltà , delle proprie autonomie . Per il liberalismo , e quindi per il socialismo , è fondamentale la osservanza del metodo liberale o democratico di lotta politica ; di quel metodo che , per la sua intima essenza , è tutto penetrato dai principio di libertà . Esso può riassumersi con una sola parola : autogoverno . Il metodo liberale vuole che i popoli e le classi , al pari degli individui , si amministrino da sé , con le loro forze , senza interventi coercitivi o paternalistici . La sua grande virtù pedagogica consiste appunto nell ' assicurare un clima che sospinga tutti gli uomini ad esercitare le loro più alte facoltà nell ' approntare istituti che li inducano a partecipare attivamente alla vita sociale . Esso reca come premessa fondamentale il principio che la libera persuasione del maggior numero allo stesso modo che è il miglior mezzo per raggiungere la verità , così è il miglior mezzo per garantire progresso sociale e assicurare la libertà . Sul terreno politico si potrebbe definire come un complesso di regole di giuoco che tutte le parti in lotta si impegnano a rispettare ; regole dirette ad assicurare la pacifica convivenza dei cittadini , delle classi , degli Stati , a contenere le lotte fatali e anzi desiderabili , entro limiti tollerabili , a consentire la successione al potere dei vari partiti , ad incanalare nella legalità le forze innovatrici via via insorgenti . Prima ancora di essere un sistema di meccanica politica , esso vuol essere una sorta di patto di civiltà che gli uomini di tutte le fedi stringono fra loro per salvare nella lotta gli attributi della loro umanità . Per quanto non sia suscettibile di definizione rigida , si può dire che si concreti nel principio della sovranità popolare , nel sistema rappresentativo , nel rispetto dei diritti delle minoranze ( in pratica nel diritto all ' opposizione ) , nel solenne riconoscimento di taluni diritti fondamentali della persona definitivamente acquisiti alla coscienza moderna ( libertà di pensiero , di riunione , di stampa , di organizzazione , di voto , ecc . ) , nel rinnegamento esplicito del ricorso alla violenza . Il metodo liberale di lotta politica non tollera attributi ; esso non è e non può essere né borghese né socialista , né conservatore né rivoluzionario , per quanto la sua natura lo porti a favorire le forze del progresso . Vincolo anteriore ad ogni tendenza politica , richiede in coloro che vi accedono , la fede nella ragione , il rispetto sacro dell ' uomo , il riconoscimento di una sfera invarcabile di autonomia nel cittadino , la convinzione radicata che nulla di saldo e durevole si edifica con la forza brutale , ancorché posta al servizio di grandi ideali . Come tutti gli strumenti perfezionati , esso implica naturalmente un alto grado di civiltà ; anzi , è il prodotto stesso della civiltà . Basta infatti il sabotaggio di una sola delle parti in giuoco per impedire il retto funzionamento del metodo . Ne viene però la conseguenza che la violenza che usassero le altre per ridurre all ' ordine quell ' una , sarebbe pienamente legittima . La violenza cui si vedesse ad esempio costretto a ricorrere un proletariato che si vedesse attaccato da forze reazionarie all ' indomani di una grande vittoria elettorale che gli aprisse le vie del potere , sarebbe una sacrosanta e liberalissima violenza . Il liberalismo non esclude la violenza : solo la trasforma in forza , dandole la sanzione della morale e del diritto . Il riconoscimento del metodo liberale , la fedeltà al metodo , ecco in che si sostanzia praticamente il liberalismo politico . Purtroppo non sono rari i casi di socialisti che svalutano o irridono il metodo democratico . Facendo pompa di real ­ politik , essi ricordano che tutte le grandi trasformazioni storiche furono accompagnate dalla violenza , e che è ingenuo illudersi che la classe borghese si lasci spogliare senza offrire resistenze , in omaggio al dogma liberale . Aggiungono che il metodo democratico è il metodo proprio alla società borghese , rispondente agli interessi di conservazione e di governo della borghesia . Che sì , il proletariato può e deve servirsi delle istituzioni democratiche fintanto che è debole e ha bisogno di farsi le ossa ; ma il giorno in cui esso sarà sufficientemente forte per affrontare la battaglia , dovrà saper dare un bel calcio a tutto l ' armamentario democratico , utopistico , umanitario , e fare ricorso alla violenza , unica risolutrice nei periodi supremi di crisi e di trapasso . Questo discorso che i socialisti democratici si sentono ripetere da trent ' anni dimostra , in chi lo tiene , una completa incomprensione dello spirito e dell ' essenza del metodo liberale , una fisiologica incapacità a sortire da posizioni che se avevano una ragione d ' essere ai primordi del moto socialista , quando il proletariato era privo dei diritti politici e non aveva da perdere altro che le sue catene , non hanno più ragione d ' essere oggi che il proletariato ha conquistato in tutti i paesi la sua maggiorità politica . La classe operaia si trova oggi , in Europa , di fronte ad una borghesia che , trascinata dalla logica dei suoi principi e soprattutto dalla irresistibile pressione proletaria , è stata costretta a darsi - - ché non l ' aveva originariamente - - una costituzione democratica . La borghesia ammette oggi esplicitamente che l ' unica fonte di legittimità del potere risiede nel popolo , in tutto il popolo , il quale esprime il suo volere nei parlamenti , attraverso il suffragio universale . Il partito e i partiti che hanno la maggioranza governano ; e , forti del consenso dei più , hanno , in principio , il diritto di modificare a loro talento la costituzione sociale , con la sola riserva che si rispetti il diritto di opposizione . Non occorre sapere in questa sede se la borghesia aderisca oggi in buona o mala fede , per convinzione o per necessità , a questo principio . Ciò che sappiamo in modo preciso è che questo principio non può non venire accolto con gioia profonda dai socialisti . Non dicono essi di voler servire l ' interesse della grande maggioranza della popolazione ? Non rivendicano essi la rappresentanza specifica delle esigenze e delle idealità della intera classe lavoratrice ? Come dunque possono esitare nell ' accettazione piena di un criterio di lotta politica che è diretto , tosto o tardi , a dar loro il potere nelle mani , e che a priori legittima tutte le loro rivendicazioni ? Nessuna riforma sarà abbastanza audace , pur che riceva l ' adesione della maggioranza , sollecitata coi mezzi della propaganda . Nessuna trasformazione sarà troppo radicale , purché si appoggi su uno stabile consenso . Il problema dei problemi , per tutti i partiti socialisti , diventa ormai quello di darsi un programma che possa soddisfare le necessità di una maggioranza organica delle popolazione dei rispettivi paesi . Coll ' affidarsi al metodo democratico nessuno crede di espellere miracolosamente la violenza dalla storia , né si culla nella illusione che la borghesia si rassegni placida al tramonto . Non è all ' indomani di una così tragica guerra , non è all ' indomani dell ' esperienza fascista , che si può pensar questo . Nessuno può escludere che la borghesia , o la frazione più retriva di essa , terrorizzata dalla marea proletaria che sale implacabile , stretta nella morsa di un moto operaio reso formidabile proprio dal suo gradualismo , dalla saggia adesione alla realtà del suo tempo e dal rispetto dei metodi legali , ricorra alla sopraffazione armata . Ma , si badi : 1 ) la borghesia non è un blocco uniforme ; molto più spesso di quanto non si creda la sua pretesa unità è un sogno di astrattisti . È proprio questa dicotomia volgare di molti socialisti , che concorre a creare in momenti di crisi un artificioso blocco borghese ; 2 ) queste armi vogliono delle coscienze , delle volontà che le impugnino . Sino a prova in contrario , esercito e polizia , sono popolo , proletariato , non borghesia ; 3 ) in questa eventualità proprio la più ortodossa dottrina liberale , da Blackstone a Mill , non solo legittima l ' impiego della forza da parte della maggioranza , ma addirittura glielo impone . Dunque , niente serafico sogno di cherubini che vivono nel segno dell ' utopia , ma consapevolezza del peso della morale e del diritto nei grandi urti delle classi e dei popoli . Ciò che a noi preme è di legittimarla questa eventuale violenza , di mettersi in condizione di non essere noi i trasgressori del patto di civiltà , di ricorrere alla violenza solo se costretti , e di ricorrervi in nome di quel principio di legalità , di maggioranza , che i nostri stessi avversari , finché di una maggioranza disponevano , avevano dichiarato di accettare e anzi imponevano di rispettare . Non son rari coloro che a questo punto sorridono e accusano i « formalisti » del metodo democratico di perdersi in distinzioni bizantine . Ma col far ciò dimostrano di essere ancora di là del bene e del male ; non sanno che in queste distinzioni sta precisamente tutto il diritto , e neppure lontanamente immaginano la suggestione che circonda il diritto violato , e quale energia esso sappia ispirare ai suoi difensori . [ Il bello si è poi che coloro che tanto amano riempirsi la bocca di sonanti invocazioni all ' insurrezione , alla violenza parificatrice , necessaria , storica , sono normalmente i più incapaci , anche per la loro educazione e i moventi umani rari che li sospingono , a seriamente organizzare un moto rivoluzionario . La loro mentalità barricadiera è per lo più un ricordo libresco , una sentimentale tradizione romantica , giacobina , tratta dai fasti della Rivoluzione francese , quando pure non è una astrazione di filosofi cerebralizzanti . Ché non appena la borghesia , abilmente profittando delle loro dichiarazioni sconvolgitrici , passa all ' azione illegale , essi non sanno ordinariamente far nulla di meglio che appellarsi alle sacre carte costituzionali violate , ai diritti innati calpestati , al senso di umanità rinnegato , solennemente rimproverando i randelli borghesi - - ahimè troppo spesso manovrati da autentici proletari - - di non restar fedeli allo spirito della loro civiltà che deve - - chi sa poi perché - - essere sempre e solo fedele al metodo democratico . ] Pare impossibile , ma da parte di molti socialisti non si è ancora compreso che la riserva con cui essi sogliono accompagnare l ' adesione al metodo democratico - - riserva per la quale dichiarano di valersene sin tanto che tornerà loro comodo , salvo poi rinnegarlo - - non serve altro che ad autorizzare i ceti reazionari a ricorrere subito ai mezzi illegali per stroncare tempestivamente un movimento operaio che minacci di farsi pericoloso . L ' esempio italiano del 1919­20 è dolorosamente probante . Il partito socialista , pur avendo ottenuto un grandissimo successo elettorale , aveva raccolto non più , e anzi meno , di un terzo dei voti : non disponeva perciò della maggioranza , malgrado le elezioni si fossero svolte , per la prima e ultima volta in Italia , in guisa del tutto regolare . Pure esso dichiarò solennemente alla borghesia che l ' ora sua ultima era suonata , che si preparasse a scomparire , che la rivoluzione nelle strade stava per scoppiare , che alla rivoluzione sarebbe seguita la dittatura , con la soppressione morale e fisica di tutte le minoranze dissenzienti . È vero che si limitò poi , salvo sporadici episodi , ad erigere barricate di schede e di ordini del giorno . Ma intanto fece in pieno il giuoco degli elementi reazionari i quali , facendosi forti delle scioccherie degli estremisti , riuscirono a travestirsi da agnellini restauratori delle libertà offese e del diritto violato . Con quali conseguenze è inutile dire . Che la lezione almeno serva , che la si smetta di fare i machiavellici , i filosofi della storia ; che ci si astenga nell ' avvenire dal voler inserire nei programmi socialisti di tutto un po ' - - legalità e violenza , pace e guerra , democrazia e dittatura - - pur di non farsi trovare « impreparati » . In politica bisogna parlare sempre chiaro , anche a costo di far la figura di semplicisti . E che la si smetta anche di fare gli eterni scettici , di credere che la legge di Caino , la legge della violenza e del sangue , debba in eterno regnare tra uomini di una stessa terra . Agli eterni scettici si può domandare quale risposta dessero in Grecia , in Roma , nelle stesse colonie schiaviste del Sette ­ Ottocento i proprietari di schiavi , i sociologi e gli schiavi stessi sulla possibilità che un giorno l ' istituto della schiavitù sparisse ; e quale risposta avrebbero dato l ' ugonotto di Francia e l ' ebreo di Spagna a chi avesse loro profetato che il giorno sarebbe venuto per una pacifica convivenza dei culti . Facili sorrisi di scherno , lezioni di realismo . Eppure l ' umanità può oggi registrare queste due sublimi vittorie : abolizione della schiavitù , libertà di coscienza . [ Certo se si fossero ascoltate le voci degli scettici di tutti i tempi nessuno sforzo , mai , si sarebbe compiuto per superare le vecchie posizioni . E così oggi , se dovessimo dar peso all ' aprioristico scetticismo di molti estremisti reazionari e rivoluzionari , dovremmo perdere la speranza nella definitiva conquista di quel minimo di civiltà che è il metodo democratico . Ma nulla è più grottesco di questo pessimismo ostinato e radicale in coloro che , come i socialisti intransigenti , si propongono nientemeno che la realizzazione del socialismo , l ' attuazione di una perfetta eterna giustizia tra gli uomini . L ' ottimismo nel fine dovrebbe rendere un poco meno pessimisti sui metodi . ] Ma a risolvere le ultime tergiversazioni e i machiavellismi dei teorici è ormai sopravvenuto in questi ultimi anni il fatto sovrano . La forza delle circostanze , più ancora che una esplicita adesione , ha fatto sì che i socialisti diventassero in tutta Europa i più intransigenti difensori delle istituzioni democratiche . Essi si trovano a difendere tutto un gigantesco patrimonio materiale , giuridico e morale acquistato in lunghi decenni di lotte e sacrifici ; il loro movimento trova le sue più solide basi non nel partito politico ma in una gigantesca rete di interessi ( leghe , cooperative , società mutue , ecc . ) che chiedono e impongono costante vigilanza e tutela . I socialisti bene intendono che , non ottemperando a questa funzione tutelatrice , finirebbero per essere soppiantati da altre correnti verso cui fatalmente graviterebbero le forze sindacali e cooperative . Inoltre , nelle esperienze dell ' immediato dopoguerra , si sono resi conto che , comunque la si pensi in argomento , il momento di sfidare la borghesia sul terreno della forza è ben lontano dall ' essere giunto ; essendo il proletariato , come forza politica , ancora una minoranza , meglio vale richiamarsi esplicitamente ai diritti che il liberalismo borghese riconosce alle minoranze . Ma il più grande ammonimento è venuto ai socialisti dall ' esperienza comunista . Il sorgere , alla loro estrema ala sinistra , di un movimento che nega ogni diritto di espressione e di vita alle forze socialiste in nome della dittatura , e la persecuzione che i socialisti hanno subito in Russia , ha dimostrato loro froebelianamente il valore essenziale , intrinseco , non solo come strumento , ma come clima , della libertà e delle istituzioni democratiche . Trotsky , dal suo forzato esilio turco , che impreca contro la tirannia di Stalin e la dittatura di un pugno di burocrati , dopo aver irriso per tanti anni le libertà « borghesi » e i metodi democratici , non è forse la più consolante riprova della vitalità insopprimibile della esigenza liberale ? Qualche anno ancora e l ' adesione socialista al metodo e al clima liberale - - adesione esplicita , integrale , definitiva - - sarà un fatto compiuto . Rimarrà allora un ultimo passo da compiere perché i socialisti entrino nella logica e nello spirito del liberalismo ; passo anche questo inevitabile , ma che richiederà lungo lavoro di educazione presso le masse : e cioè che i socialisti riconoscano che il metodo democratico e il clima liberale costituiscono una conquista così fondamentale della civiltà moderna , che dovranno rispettarsi anche e soprattutto quando sarà padrona del governo una stabile maggioranza socialista , anche quando i punti essenziali del programma riformatore saranno sulla via di essere realizzati . Ciò non significa davvero rinuncia al finalismo socialista , ma solo rispetto per alcune forme essenziali di vita associata . Anche i socialisti dovranno impegnarsi a rispettare i diritti delle minoranze dissenzienti , il diritto di opposizione , a qualunque titolo compiuto . Col riconoscerlo non temano di apparire scettici o deboli . Al contrario . Nessuna fede è tanto solida come quella che non teme la critica degli avversari , e che anzi questa critica sollecita come stimolo e limite ad un tempo . Nessun partito , nessun movimento è tanto forte come quello che riconosce il diritto alla vita dei suoi avversari e che dichiara di non voler rinnegare , nel giorno della vittoria , lo spirito di quel metodo liberale che permise ad esso , da piccola debole minoranza , di crescere e di dominare . [ Il socialismo sarà liberale il giorno in cui saprà dire una alta definitiva parola su questo argomento . ] Concludendo , se si chiedesse di illustrare in sintesi le conseguenze pratiche che sgorgano dalle osservazioni svolte nel corso di questi due capitoli , io mi esprimerei così : Sinora l ' azione socialista ebbe carattere prevalentemente economico . Ciò fu probabilmente necessario , giacché è utopia l ' andar cianciando di morale , di autonomia spirituale , di doveri , di adesione e rispetto al metodo democratico , a chi versa nella miseria e riesce a malapena , con un lavoro logorante e abbrutente , a soddisfare i bisogni primari della vita . Conditio sine qua non è la conquista permanente di un grado relativo di benessere . Tutto cozza contro la miseria . La miseria è la gran nemica , né più né meno come la ricchezza privilegiata . Le plebi miserabili furono sempre serve dei potenti . La fame equivale a sordità morale e gli appelli moralistici si risolvono fatalmente in prediche . Ma via via che le condizioni economiche migliorano - - e si sono grandemente migliorate - - via via che la classe operaia procede nella sua affermazione politica , via via che lo Stato si apre alle esigenze nuove , e la stessa borghesia , nelle sue frazioni più progressiste , non contrasta più con l ' ostinazione tradizionale il processo di emancipazione proletaria , i problemi di cultura e di moralità debbono salire al primo piano , pena lo smarrirsi e il corrompersi del movimento . Il socialismo non può più limitarsi alla riforma degli aspetti esteriori della vita associata . Una emancipazione che mirasse solo a eliminare o ridurre la oppressione ambientale ; una libertà che fosse tutta e solo negativa , e non si accompagnasse con la riaffermazione dei valori eterni dello spirito , sarebbe la liberazione da una schiavitù in nome di un ' altra schiavitù . L ' emancipazione o sarà integrale - - corpo e anima - - o non sarà . È consolante perciò rilevare come in questi ultimi anni queste esigenze d ' ordine spirituale siano venute , sia pure timidamente , affacciandosi nel seno stesso della classe operaia , per merito di quello stesso moto sindacale che sembrava sensibile alle sole quistioni di orario e di salario . La richiesta sempre più insistente per il controllo operaio , per la compartecipazione alla direzione della produzione , per la costituzionalizzazione del regime di fabbrica , le battaglie su questioni di principio e di dignità , rivelano il sorgere di una dignità nuova nell ' operaio medio , che non si accontenta più dei soli miglioramenti materiali , ma intende affermare la sua personalità autonoma entro e fuori la fabbrica , non solo come cittadino ma anche come produttore . La stessa tesi socializzatrice non viene più prospettata in termini puramente utilitari e produttivistici . La critica che dalle fila socialiste si leva contro la concezione tradizionale del socialismo accentrato e collettivista , documenta le esigenze nuove di autonomia e di libertà . Il nostro compito deve consistere nello svolgere queste prime oscure intuizioni dell ' anima proletaria , rivelandone tutto il grande valore ai fini di una revisione della impostazione teorica del moto socialista . Aiutare il proletariato a conoscer se stesso , rivelargli le vere cause e gli effettivi rimedi allo stato penoso di inferiorità psichica e sociale in cui versa , concretare in formule politiche il risultato di questo processo di introspezione nell ' ordine collettivo . Insistere perché al movimento socialista sia sempre più di guida un ideale di autonomia e di libertà . Spiegare che , affinché una rivoluzione sia fruttuosa , non basta la conquista dei centri di comando . Procedere non dall ' alto al basso , ma inversamente . Concepire il socialismo non come risultato di imposizione di una minoranza illuminata , ma come risultato di persuasione attraverso una lunga catena di esperienze positive . Non avere troppa fede nelle leggi . Si possono fare tutte le leggi , ma se esse non sanzionano uno stato di fatto in via di affermazione e non riposano già sul costume , si risolvono troppo spesso in conati infruttuosi . Avere più fede nelle proprie forze , lavorare , sperimentare , lottare , senza pregiudiziali e programmi troppo rigidi , solo conservandosi fedeli ad alcune direttive fondamentali . Ciò che in ultima analisi veramente importa è il processo di elevazione della massa e la riforma dei rapporti sociali in base a un principio di giustizia che si armonizzi col rispetto delle libertà degli individui e dei gruppi ; e davvero il rispetto convenzionale verso un programma ormai vecchio di cent ' anni è in troppe parti superato . Prima di chiudere questo breve saggio sul socialismo liberale vorrei indicare sommariamente quelli che mi appaiono come gli estremi dell ' abito mentale e dello stato d ' animo del socialista liberale . Il socialista liberale , fedele alla grande lezione che sgorga dal pensiero critico moderno , non crede alla dimostrazione scientifica , razionale , della bontà delle empiriche soluzioni socialiste e neppure alla storica necessità dell ' avvento di una società socialista . Non si illude di possedere il segreto dell ' avvenire , non si crede depositario della verità ultima , definitiva , in materia sociale , non china la fronte dinanzi a dogmi di nessuna specie . Non crede che il regime socialista sarà e si affermerà nei secoli per una legge trascendente la volontà degli uomini . Anzi , considerata la cosa freddamente , può anche ammettere in via di ipotesi che le forze del privilegio , della ingiustizia , della oppressione dei molti nell ' interesse dei pochi , possano continuare a prevalere . Il suo motto è : il regime socialista sarà , ma potrebbe anche non essere . Sarà se noi lo vorremo , se le masse vorranno che sia , attraverso un consapevole sforzo creatore . In questo dubbio , in questo virile relativismo , che spinge prepotente all ' azione e vuole fare ampio posto alla volontà umana nella storia ; in questo demone critico che obbliga di continuo a rivedere , alla luce delle nuove esperienze , la propria posizione ; in questa fede nei valori supremi dello spirito , e nella meravigliosa forza animatrice della libertà , fine e mezzo , clima e leva , sta lo stato d ' animo di un socialista sortito fuor dal pelago marxista alla riva liberalistica . L ' azione è la sua più vera divisa . Egli è socialista per tutto un insieme di principî e di esperienze ; per la convinzione tratta dallo studio dei fenomeni sociali ; ma lo è soprattutto per fede , per sentimento , per adesione attiva - - ecco il punto , ecco il vaglio - - alla causa dei poveri e degli oppressi . Chiunque questa causa faccia propria non può muoversi nello spirito del liberalismo e nella pratica del socialismo . CAPITOLO VII LA LOTTA PER LA LIBERTÀ Il problema italiano è , essenzialmente , problema di libertà . Ma problema di libertà nel suo significato integrale : cioè di autonomia spirituale , di emancipazione della coscienza , nella sfera individuale ; e di organizzazione della libertà nella sfera sociale , cioè nella costruzione dello Stato e nei rapporti tra i gruppi e le classi . Senza uomini liberi , nessuna possibilità di Stato libero . Senza coscienze emancipate , nessuna possibilità di emancipazione di classi . Il circolo non è vizioso . La libertà comincia con l ' educazione dell ' uomo e si conchiude col trionfo di uno Stato di liberi , in parità di diritti e di doveri , in uno Stato in cui la libertà di ciascuno è condizione e limite alla libertà di tutti . Ora è triste cosa a dirsi , ma non per questo meno vera che in Italia l ' educazione dell ' uomo , la formazione della cellula morale base - - l ' individuo - - , è ancora in gran parte da fare . Difetta nei più , per miseria , indifferenza , secolare rinuncia , il senso geloso e profondo dell ' autonomia e della responsabilità . Un servaggio di secoli fa sì che l ' italiano medio oscilli oggi ancora tra l ' abito servile e la rivolta anarchica . Il concetto della vita come lotta e missione , la nozione della libertà come dovere morale , la consapevolezza dei limiti propri ed altrui , difettano . Gli italiani hanno più spesso l ' orgoglio della loro persona , nei suoi valori e rapporti esterni , che della loro personalità . La loro vita intima è ricchissima , ma unilaterale ; ricchissima soprattutto nella sfera sentimentale in cui erompe in forme istintive ed esasperate . La pacata riflessione sui massimi problemi della vita , l ' abitudine al commercio col proprio foro interno , quel fecondo tormento spirituale che crea lentamente tutto un prodigioso inondo interiore che solo può dare la coscienza di sé come unità distinta e autonoma , mancano nei più . L ' educazione cattolica - - pagana nel culto e dogmatica nella sostanza - - e la lunga serie dei paterni governi hanno esentato per secoli gli italiani dal pensare in persona prima . La miseria ha fatto il resto . Ancor oggi l ' italiano medio abbandona alla Chiesa la sua autonomia spirituale ; ed ora si vede costretto ad abbandonare allo Stato , elevato al rango di fine , anche la sua dignità di uomo , degradato a semplice mezzo . Disposto alla servitù nel dominio della coscienza , lo si forza ora alla servitù nel dominio sociale e politico . Logica conclusione di un processo di passive rinunzie . Il dolce far niente degli italiani - - leggenda insultante nell ' ordine materiale - - ha purtroppo qualche fondamento nell ' ordine morale . Gli italiani sono pigri moralmente , c è in loro un fondo di scetticismo e di machiavellismo di basso rango che li induce a contaminare , irridendoli , tutti i valori , e a trasformare in commedia le più cupe tragedie . Abituati a ragionare per intermediari nei grandi problemi della coscienza - - un vero appalto spirituale - - è naturale che si rassegnino facilmente all ' appalto anche nei grandi problemi della vita politica . L ' intervento del Deus ex machina , del duce , del domatore - - si chiami esso papa , re , Mussolini - - risponde sovente ad una loro necessità psicologica . Da questo punto di vista il governo mussoliniano è tutt ' altro che rivoluzionario . Si riallaccia alla tradizione e procede sulla linea del minimo sforzo . Il fascismo è , contro tutte le apparenze , il più passivo risultato della storia italiana . Gigantesco rigurgito di secoli e abbietto fenomeno di adattamento e di rinunzia . Mussolini trionfò per la quasi universale diserzione , attraverso una lunga rete di sapienti compromessi . Solo alcune ristrette minoranze di proletari e di intellettuali ebbero l ' ardire di affrontarlo con radicale intransigenza sin dagli inizi . Mussolini fornisce la misura della sua banalità quando considera il problema della autorità e della disciplina come il problema pedagogico essenziale per gli italiani . Vivaddio , non è questo che occorre insegnare agli italiani ! Da secoli si piegarono a tutti i domini e servirono tutti i tiranni . La nostra storia non offre sinora nessuna vera rivoluzione di popolo . In tutte le epoche della sua storia il popolo italiano ha sprigionato dal suo seno punte altissime , solitarie , inaccessibili ; minoranze eroiche , ferrei caratteri ; ma non ha saputo mai realizzare se stesso . L ' Italia fu la grande assente nelle lotte di religione , lievito massimo del liberalismo , atto di nascita dell ' uomo moderno . Il cattolicesimo italico , ammorbato dalla corte romana e dalla passiva unanimità , rimase estraneo anche al processo di purificazione che seguì la Riforma . Il cattolicesimo in terra di monopolio non ha nulla a che fare col cattolico in terra di concorrenza . Per secoli vivemmo , nel mondo della politica , di luce riflessa e stanche e frastagliate ci arrivarono le grandi ondate della vita europea . La stessa lotta per l ' indipendenza fu opera di una minoranza , non passione di popolo . Solo alcuni centri urbani del settentrione parteciparono attivamente alla rivolta contro lo straniero . Nel centro e nel meridione i Savoia , passato il primo periodo di entusiasmo , equivalsero al Lorena e al Borbone . La burocrazia piemontese avvolse nelle sue spire ordinate ma soffocatrici tutta quanta l ' Italia , spegnendo gli estremi aneliti di autonomia . Il trionfo della corrente monarchica e diplomatica valse , come in Germania , a separare violentemente il mito unitario da quello libertario . Mazzini e Cattaneo furono i grandi battuti del Risorgimento . La stessa libertà politica , che verrà lentamente col passare dei decenni , sarà figlia di transazioni e taciti accomodamenti . La conquista della libertà non è legata in Italia a nessun moto di masse capace di adempiere ruolo mitico e ammonitore . La massa fu assente . Il proletariato non si conquistò le sue specifiche libertà di organizzazione , sciopero , voto , a prezzo di prolungati sforzi e sacrifici . Il suo tirocinio , attorno al '900 , fu troppo breve ; e il suffragio universale apparve , e fu , calcolata elargizione paternalista . La regola secondo cui non si ama e non si difende se non ciò per cui molto si è lottato e sacrificato , ha avuto la sua riprova più tipica nella esperienza fascista . L ' edificio liberale crollò come cosa morta al suo primo urto e le classi lavoratrici assistettero inerti alla negazione di valori estranei ancora alla loro coscienza . Quando Mussolini elenca oggi le cifre delle sue greggia e delle sue mute di cani e vanta la unanimità , il partito unico , la scomparsa d ' ogni sostanziale contrasto , d ' ogni libera iniziativa di minoranze combattive , in nome di una rivoluzione carnevalesca , in realtà non fa che rinnovare i fasti del borbonismo , senza neppure lasciarci la consolazione di saperlo straniero e padrone per virtù di milizie preponderanti . È bensì vero che la sua faziosità romagnola lo porterebbe alla battaglia ; ma la battaglia egli non sa concepirla che in termini di forza bruta ; l ' orgoglio dispotico del dittatore lo costringe a spegnere sistematicamente ogni ardore di contrasto e di lotta . Pure la sua intransigenza settaria serve la causa della libertà . Coi randelli e le manette , con le raffinate persecuzioni , Mussolini sta costruendo a diecine di migliaia gli italiani moderni , volontari della libertà . La sua furia persecutrice e la logica tremenda degli strumenti repressivi di cui è ormai prigioniero , stanno diventando i nostri migliori alleati . Per la prima volta nella storia d ' Italia la rivendicazione dei diritti inalienabili della persona e del principio dell ' autogoverno , si pone come problema di popolo , e non più come problema di una setta di iniziati . Nessun italiano , per incolto e misero che sia , può ignorare il fascismo e i problemi di vita e di morte dal fascismo sollevati . L ' ultimo infelice bracciante della Calabria può oggi soffrire e sperare per la stessa causa che fa soffrire e sperare il più raffinato intellettuale e lo stesso industriale moderno del settentrione . Attraverso tanti patimenti e umiliazioni la coscienza del valore della libertà sta sorgendo in modo drammatico in vaste zone del popolo italiano . Gli italiani sono forse psicologicamente più liberi oggi , in questa lotta disperata per la conquista delle autonomie essenziali , di quel che non fossero ieri con lo pseudo Stato costituzionale giolittiano e le migliaia di associazioni indipendenti . Ciascuno vede il problema - - com ' è giusto - - attraverso la lente del suo interesse e del suo partito , ma il fuoco va diventando unico : la libertà . Gli stessi comunisti , nonostante tanti facili schemi , si vedono costretti a spiegare la dittatura in termini di libertà . L ' oppressione fascista prepara l ' unità morale del popolo italiano . Qual è la posizione dei socialisti di fronte al problema della libertà ? La dottrina marxista cui in maggioranza ancora aderiscono permette loro di giungere ad una visione integrale della questione italiana , con quella assolutezza ideologica ed etica che è premessa indispensabile per un serio moto rinnovatore ? Non direi . Il socialismo marxista ignora la libertà . Esso assegna alla libertà un valore tutto relativo e storico . Scambiando la sua essenza esterna e immutabile con le sue transeunti manifestazioni , nega addirittura la libertà e non vede che le singole , concrete , provvisorie libertà di classe , truccature più o meno sapienti degli interessi di classe . Per esso il problema , fondamentalissimo , della libertà morale dell ' uomo , non esiste neppure o è tutto e solo in relazione alla soggezione degli uomini al meccanismo economico . Gli uomini di Marx sono , dicevamo , uomini per definizione non liberi , operanti solo e solamente sotto la spinta del bisogno economico , costretti a ricorrere a metodi produttivi e a darsi rapporti politico ­ sociali ­ spirituali imperativi . L ' intimo fuoco del marxismo sta nel concetto della necessità storica dell ' avvento della società socialista in virtù di un processo obbiettivo e fatale di trasformazione di cose . La volontà umana compare con ruolo secondario , per non dire determinato . I problemi di coscienza , di autonomia , di formazione di libere personalità , non esistono per Marx . Essi sono rimandati all ' indomani della trasformazione sociale . Niente è più utopistico e antiliberale di questo rovesciamento brusco e messianico di posizioni di questo passaggio da un regno dove la necessità domina inesorabile a un regno dove la libertà trionfa sovrana . La morale , come la libertà , sarebbero prodotti storici , meri riflessi della evoluzione del mondo esteriore . Tanto di libertà nel mondo esterno della produzione , e tanto di libertà nel mondo interiore . Solo emancipando gli uomini dalla schiavitù dei rapporti capitalistici essi diventerebbero liberi . Togliete il monopolio nel campo della proprietà , abolite il sistema attuale dei rapporti sociali - - dice Marx - - e voi vedrete sorgere automaticamente una generazione di uomini liberi . Errore e illusione , o per lo meno grandissima unilateralità . Come sempre accade alle tesi innovatrici , il marxismo ha posto in risalto un dato , sia pure essenziale , del problema ; ma per affermare quello ha sacrificato tutti gli altri . Vi sono dei valori essenziali nella vita così degli uomini come della società che non dipendono da una semplice trasformazione ambientale , che si pongono sempre e dovunque ci si innalzi sopra la vita animale , e che richiedono , per essere compresi , l ' educazione e gli sforzi di una lunga serie di generazioni : anzi si può dire che essi costituiscono il presupposto indispensabile per quella stessa trasformazione ambientale dai socialisti auspicata . Se gli uomini non hanno radicato né il senso della dignità né quello della responsabilità , se non sentono la fierezza della loro autonomia , se non si sono emancipati nel loro mondo interiore , non si fa il socialismo . Si fa lo Stato caserma , lo Stato prussiano , uno Stato che è libero nell ' etichetta , ma schiavo nella sostanza . Senza la tappa del libero esame e la tappa dell'89 , tappe che ad ogni generazione spetta peraltro di ripercorrere , il socialismo si riduce ad un melanconico sogno di burocrati . L ' impotenza del socialismo marxista di fronte ai problemi di libertà e di moralità , si rivela anche nella sua relativa incapacità a penetrare il fenomeno fascista . Esso non vede nel fascismo altro che un fatto brutale di reazione di classe , la forma moderna , tipica , di reazione capitalistica . Il fascismo è , tout court , la borghesia che ricorre alla violenza per opporsi all ' ascesa proletaria . Tutto il resto è fumo ideologico , dicono i marxisti . Con un facile semplicismo che vorrebbesi gabellare per realismo , si sorvola su tutto il lato morale della questione , su tutto ciò che di caratteristicamente italiano rivela il fenomeno fascista . Ma l ' errore è grossolano . Col solo interesse di classe il fascismo non si spiega . Le squadre d ' azione non sorsero solo per l ' ira cieca dei ceti retrivi sovvenzionatori . Faziosità , spirito d ' avventura , gusti romantici , idealismo piccolo borghese , retorica nazionalista , reazioni sentimentali della guerra , inquieto desiderio del nuovo , qualunque esso fosse , - - senza questi motivi il fascismo non sarebbe stato . Dalle sedimentazioni nascoste della razza , dalle esperienze delle generazioni , il fenomeno fascista è venuto fuori quasi per esplosione , stimolato da un evidente interesse di classe , ma profondamente inciso da caratteri che sono indipendenti dai criteri di classe . Nel bolscevismo diciannovista molti degli aspetti non solo estrinseci del fascismo si ritrovavano in pieno . Il fascismo va innestato sul sottosuolo italico , e allora si vede che esso esprime vizi profondi , debolezze latenti , miserie ahimè del nostro popolo , di tutto il nostro popolo . Non bisogna credere che Mussolini abbia trionfato solo per la forza bruta . La forza bruta , da sola , non trionfa mai . Ha trionfato perché ha toccato sapientemente certi tasti ai quali la psicologia media degli italiani era straordinariamente sensibile . Il fascismo è stato in certo senso l ' autobiografia di una nazione che rinuncia alla lotta politica , che ha il culto dell ' unanimità , che rifugge dall ' eresia , che sogna il trionfo della facilità , della fiducia , dell ' entusiasmo . Lottare contro il fascismo non significa dunque solo lottare contro una feroce e cieca reazione di classe , ma lottare contro un certo tipo di mentalità , di sensibilità , di tradizione italiana che sono proprie , purtroppo , inconsapevolmente proprie , di larghe correnti di popolo . Perciò la lotta è difficile e non può consistere in un semplice problema di meccanico rovesciamento del regime . È innanzitutto problema di educazione morale e politica nostra e altrui , dei nostri avversari soprattutto , in ogni caso di tutti gli italiani , indipendentemente da ogni divisione di classe . Ben lungi dal terminare il giorno della rovina fascista , è anzi solo allora che si porranno i problemi costruttivi ... Ma perciò la lotta è bella , la lotta è vitale , la lotta è degna veramente di tutti i sacrifici . Ora non sono rari i socialisti che , fisso lo sguardo alla sottostante « struttura economica » , ci tengono ad ignorare puramente e semplicemente questi problemi . Che cosa diventa ai loro occhi la lotta per la libertà ? Una lotta strumentale , una lotta per la conquista di istituzioni e di posizioni tattiche che hanno un valore transitorio , di convenienza , perché saranno poi negate con l ' avvento della società socialista . L ' abitudine a considerare il problema economico come il problema chiave , il problema determinante , e a misurare tutti i valori in termini utilitari , fa sì che sfuggano loro i valori profondi e permanenti che solo un regime di libertà è capace di suscitare . Ciò che ad essi interessa è unicamente la forma della lotta politica , e non la sostanza del clima liberale . Quando i marxisti rivendicano la libertà non lo fanno per il suo valore in sé , ma solo perché ritengono che essa favorisca il risveglio proletario e lo stesso sviluppo capitalistico . Posti così in contrasto tra il liberalismo nei metodi e l ' illiberalismo del fine , è fatale che si sentano a disagio nella lotta per la libertà , e vi partecipano con una infinità di riserve , attenuazioni , sottili interpretazioni , che tolgono alla loro rivendicazione , utilitaria e transitoria , ogni forza di suggestione e di proselitismo . Come si fa infatti ad incitare la classe lavoratrice alla lotta rivoluzionaria in nome della libertà , quando nel momento stesso la si ammonisce che la libertà non esiste , che il metodo democratico è utile oggi ma potrà negarsi domani , che la lotta che facciamo non è , se non molto indirettamente , una lotta socialista ? Una vera quadratura del circolo . Da che c ' è storia non si sono mai fatte rivoluzioni coi valori relativi . La tattica , il calcolo , possono bensì alimentare una disputa accademica , non mai una battaglia nelle strade . Senza il balenio di un ideale supremo che permei nel profondo la sostanza e i fini della lotta attuale , senza una coscienza vivissima e abbagliante del valore dei beni pei quali si combatte , non si crea una temperatura rivoluzionaria . Finché i socialisti non affermeranno il valore assoluto , in sé , del clima liberale , delle istituzioni democratiche , delle stesse concrete libertà di stampa , di riunione , di pensiero , saranno impotenti ad affrontare vittoriosamente la lotta per la libertà . Trattenuto da mille perplessità anche per questo motivo si spiega come il socialismo italiano , nonostante disponga delle leve massime per determinare una sollevazione antifascista , non sia riuscito ancora a ottenere un serio risveglio tra le masse . Gli manca la fede profonda nella libertà , e si consuma nella contraddizione tra mezzo e fine . La superiorità della posizione socialista liberale delineata nel capitolo precedente , pare a me che stia in ciò : che per essa noi ci sentiamo perfettamente a posto in questa lotta per la libertà , che in nulla dobbiamo rinunziare o transigere sul nostro programma , prendendo a prestito motivi propri alla ideologia borghese . Per noi il mito della libertà impregna tutto il nostro programma , perché anche le più avanzate trasformazioni sociali , le sollecitiamo e le giustifichiamo in nome di un principio di libertà : di libertà piena , effettiva , positiva , per tutti gli esseri umani , in tutti gli aspetti dell ' esistenza . Libertà politica e spirituale oggi , perché costituisce la premessa , lo strumento , l ' atmosfera indispensabile per la nostra battaglia , anzi un momento immanente della nostra battaglia ; e libertà , autonomia nell ' economia e nello Stato , domani . Libertà come mezzo e come fine . Lottiamo per il mezzo - - il metodo democratico - - in quanto esso è tutto penetrato dal fine . La nostra posizione non è che lo svolgimento logico , sino alle ultime conseguenze , del principio di libertà . Il socialista liberale non ha programmi da sospendere , dottrine da tenere in riserva , rivendicazioni da sottacere , perché in contrasto con la impostazione attuale della lotta . Pare a me di scorgere una mirabile armonia , una perfetta rispondenza tra fini e mezzi , tra pensiero e azione , tra lotta di oggi e lotta di domani . E mai come oggi - - in cui ogni parvenza di libertà è morta in Italia - - io sento la suprema bellezza di una lotta che si svolge intorno ai principi primi della nostra vita e della nostra fede . Si leva a questo punto la voce del « praticone » , del vecchio socialista positivo , realista , ad annunciarci che questi son tutti bei sogni di poeti e di intellettuali ; che l ' ideale di una lotta per la libertà può animare contro il fascismo solo una piccola minoranza di aristocratici ; che la massa , oppressa dal problema del vivere e abituata a guardare al sodo , all ' utile , al positivo , si muoverà solo per ragioni economiche ; che se le sorti della battaglia antifascista potessero dipendere dall ' azione di infime minoranze avremmo forse ragione noi ; ma dipendono invece dalla riscossa della massa e quindi è ai bisogni e alla psicologia della massa che è necessario riferirsi ; che dunque occorre dare alla opposizione al fascismo un fondamento soprattutto economico , dimostrando che in tanto si reclama la libertà in quanto solo con la libertà i lavoratori vedranno migliorare le loro condizioni di vita e rispettati i loro diritti fondamentali . In questo ragionamento , in apparenza suadente , si cela una gravissima debolezza ed una contraddizione . Nessuno evidentemente nega la necessità di spiegare in termini positivi il contenuto e le conseguenze della lotta per la libertà , apportatrice di maggiore benessere , di più pane e di più companatico . Solo attraverso il reale si arriva all ' ideale , ricordava Jaurès . Quanto più premono le condizioni sociali e ambientali e tanto più si è negati ad una contemplazione pura dell ' ideale . Ma da questo elementare riconoscimento ad arrivare al cliché di una massa sensibile solo agli aspetti materiali dell ' esistenza , ci corre ; giacché nel passaggio si perde tutto il valore ideale , tutto l ' aspetto finalistico della lotta per la libertà . Bisogna spezzare il facile ricatto della Massa , che si vorrebbe elevare al rango di nuovo Moloch , sacrificatore della nostra migliore umanità ; tanto più che esso nasconde , assai più spesso che non si creda , un comodo alibi per la propria impotenza spirituale o uno stupido orgoglio . Sono proprio i presunti avvocati della massa , che vorrebbero impartirci lezioni di umiltà , a peccare per aristocraticismo . Con che diritto essi affidano ad una piccola minoranza - - alla quale beninteso si ascrivono - - il monopolio di tutti i sentimenti disinteressati ? Con che diritto operano questo taglio feroce , ponendo da un lato i pochi , gli eletti ; e dall ' altro i molti , i paria dello spirito ? Non capiscono che così facendo condannano precisamente il diritto della massa , il diritto della maggioranza , che verrebbe automaticamente a cedere di fronte a quello degli eletti , della minoranza , appunto perché essa minoranza esprime dei valori qualitativi superiori ? Il giudizio pessimistico sulla massa è un giudizio pessimistico sull ' uomo , dappoiché la massa non è che una somma di concreti individui . Quando si dichiara la massa incapace di affermare , sia pure attraverso rozze e primitive intuizioni , il valore della lotta per la libertà , si dichiara l ' uomo chiuso ad ogni istinto che non sia di natura strettamente utilitaria ; ma si taglia contemporaneamente alle radici ogni sogno di palingenesi e di redenzione sociale e si scuote la stessa fede negli istituti democratici , fede che è fondata sulla tesi di una fondamentale identità degli uomini e su un ragionevole ottimismo nell ' uomo . Oppongono i moderni utilitari che è solo nella misura in cui si riescono ad emancipare gli uomini dalla schiavitù dei bisogni materiali che sorge l ' apprezzamento per i valori ideali . Ma il ragionamento è falso e pericoloso assieme . Falso , perché per il passato , quando il livello medio di esistenza era infinitamente inferiore all ' attuale e la pressione dell ' ambiente assai superiore , si ebbero giganteschi fenomeni di esaltazione collettiva per cause religiose , politiche , sociali , che non si spiegano assolutamente col solo motivo economico . Pericoloso , perché ciò equivarrebbe a riconoscere che la borghesia , che è dotata di assai maggiore autonomia economica del proletariato , dovrebbe essere assai più disposta alla professione di fedi disinteressate . Il che , è quasi ozioso dirlo , urta clamorosamente con la verità e con tutto il pensiero socialista . In verità la massa non è vero sia negata ad ogni appello che faccia leva su motivi non strettamente utilitari . Nella vita di tutti gli uomini , anche i più poveri , anche i più abbrutiti , c ' è posto per momenti di riscatto e di catarsi . Nell ' ambito familiare questi momenti idealistici tutti li riconoscono : è assurdo negarli nella sfera sociale . La storia di tutti i popoli conosce attimi , sia pure , ma di sublime bellezza , in cui folle intere si apersero ad una visione elevata e disinteressata . Il movimento operaio e la stessa guerra ce ne fornirono degli esempi . Perché supporre che la classe lavoratrice non giunga a sentire la bellezza di una lotta per la libertà , di una lotta che implica come primo sentimento il rispetto di sé e dei propri simili ? Non v ' è maggiore schiavitù di coloro che , raggiunta la consapevolezza della loro condizione servile , vi si rassegnano . Non v ' è maggiore impotenza di quella di coloro che , intuito il valore ideale della libertà , si inducono a contaminarla , a farne una rivendicazione tutta solo prosaica e utilitaria , in omaggio a una pretesa insensibilità delle masse . Se davvero le masse ( cioè l ' uomo medio ) fossero così negate al senso del valore superiore della libertà , sarebbe questa la migliore ragione per reagirvi con una opera paziente di educazione e di proselitismo . I marxisti invece hanno sempre trovato un particolare diletto a spengere in germe i motivi idealistici , sprezzandoli e riconducendoli sempre alle loro pretese origini utilitarie . Ma nella posizione dei marxisti di fronte al problema della libertà si rivela , oltretutto , una contraddizione . Sostengono da un lato che la massa si potrà muovere solo per interessi materiali ; mentre dall ' altro le chiedono oggi , nella concreta situazione italiana , di rovesciare violentemente il fascismo . Non intendono che con la molla dell ' interesse nessuno sarà indotto ai sacrifici indispensabili di una battaglia rivoluzionaria . Non basta dimostrare alle masse che da un regime di libertà ricaveranno dei vantaggi ; bisogna dimostrar loro che i sacrifici di prigione , di esilio , di sangue saranno compensati nell ' atto stesso in cui saranno compiuti anche per coloro che li compiono . Il che è manifestamente assurdo . Una lotta rivoluzionaria , a qualunque fine indirizzata , richiede nella massa una disposizione altruistica e idealistica , la capacità di esprimere dal suo seno una minoranza eroica che si sacrifica . Ora in nome di che si sacrificherà la massa se davvero non può muoversi che sul piano assegnatogli dai nostri utilitari ? Mistero dei misteri . È doveroso dirlo , i socialisti che si mantengono ancora legati alla concezione formalistica e strumentale della lotta per la libertà , sono fatalmente tagliati fuori dalla battaglia e precipitano al compromesso . A un compromesso che potrebbe magari assicurare l ' apparenza della libertà ma ne ucciderebbe in germe la sostanza animatrice . Noi intendiamo dunque chiamare il popolo italiano , la massa , a una lotta rivoluzionaria in nome del principio di libertà . Questo principio di libertà non esclude , anzi include , rivendicazioni di carattere più positivo e ardite riforme sociali ; la lotta per il pane e più umane condizioni di vita si identifica per tutte le classi e soprattutto per la classe operaia , con la lotta per la libertà ; ma il mito animatore della rivoluzione italiana sarà rappresentato dal principio di libertà . Coloro che ci rimproverano il carattere intransigente dato alla lotta ricordino che nella vita degli individui come dei popoli vi sono ore drammatiche in cui il cozzo di due principi e di due mondi morali reciprocamente escludentisi vieta ogni posizione di compromesso . La regola pratica del liberalismo , la regola del giusto mezzo , cade , potendosi essa applicare solo laddove regna un accordo sui fondamenti essenziali della vita sociale . Il fascismo per primo ha spazzato via il terreno da tutte le comode e quietistiche posizioni intermedie , irrigidendosi in una settaria e categorica proclamazione di principi , scavando un abisso ideologico e pratico tra italiani e italiani , tra Italia fascista ed Europa moderna . Il fascismo è , prima e soprattutto , antiliberalismo : impossibile quindi transigere . In tutti i paesi la libertà è figlia di rivoluzione . L ' Inghilterra col 1648 , la Francia col 1798 , la Germania e la Russia con le rivoluzioni del '17 e del '18 , conquistarono il loro definitivo atto di emancipazione . Sembra quasi che una fatalità storica leghi , attraverso i secoli , la emancipazione dei popoli . Se il popolo d ' Inghilterra - - ebbe a dire una volta Gladstone - - avesse obbedito al precetto della esclusione della violenza e del mantenimento dell ' ordine , le libertà d ' Inghilterra non sarebbero mai state ottenute . Coloro che appartenendo a popoli liberi che hanno nel sangue da molte generazioni la religione della libertà , ci invitano al compromesso , non intendono nulla della lotta che si svolge in Italia e sono , inconsapevolmente , i migliori alleati del fascismo . Il fascismo non teme le mezze fedi e le posizioni di transazione imposte dalla sua intransigenza ; in otto anni di pratica di governo ha sempre trionfato di tutti i tentativi di aggiramento e di corruzione . Ciò ch ' esso teme sono le coscienze rettilinee e la fede pura nei principi ; ciò ch ' esso ha colpito , barbaramente colpito , sono gli uomini che tutta la loro vita stoica e puritana indicava come i simboli di quest ' opera di rigenerazione . È senza dubbio molto disturbante avere in Europa un problema così tragico come quello italiano ; ma è inutile illudersi : esso sarà eliminato solo quando sarà risolto . Esiste ormai in Italia o fuori d ' Italia una generazione di uomini che hanno scelto il loro destino e per nulla al mondo rinunceranno a condurre la battaglia sino al suo logico sbocco . Sono essi ormai che impongono rotta obbligata alla dittatura e imprigionano il fascismo nella logica orribile del suo sistema repressivo ; [ il giorno che il fascismo concederà loro uno spiraglio , essi da quello spiraglio faranno passare un esercito . ] Nulla questi uomini chiedono agli stranieri , all ' infuori di quella comprensione e solidarietà morale che dovrebbero sentirsi come dovere nella comunità dei popoli liberi . CAPITOLO VIII PER UN NUOVO SOCIALISMO I . L ' ideologia . Nel precedente capitolo abbiamo per sommi capi delineata quella che dovrebbe essere la impostazione della battaglia antifascista da parte di un socialismo penetrato da una più alta esigenza di moralità e di libertà . In questo cercheremo di stabilire qualche punto di orientamento per il movimento socialista di domani . La questione è tutt ' altro che bizantina . Il domani vaticinato non può essere lontano e giungerà comunque improvviso ; e la storia non ammette previsioni e dilazioni . Se i problemi della ripresa socialista non verranno sin d ' ora virilmente affrontati , il movimento socialista correrà il rischio , come dopo la guerra , di restar travolto dal ciclone demagogico improvvisatore . Ma prima ancora di scendere all ' esame di codesti problemi , è utile chiedersi quale carattere assumerà questo ritorno alla vita del socialismo . Ripresa pura e semplice nei solchi tradizionali , oppure fresca e originale rinascita ? Coloro che la vita intera spesero sempre nel movimento non si rendono conto della gravità della crisi che stiamo attraversando e si illudono che nulla di sostanziale sia mutato . Consapevoli della profonda penetrazione operata dal socialismo in Italia , e dei vasti residui sentimentali che sono nelle masse , non vedono soluzione di continuità . Pare a loro che i problemi di ieri saranno ancora quelli di domani , che la continuità , assicurata dalle loro persone , sarà confermata dalle cose ... A questa conclusione sono tratti dalla stessa considerazione del fenomeno fascista - - che definiscono parentesi irrazionale dovuta a fattori estrinseci e superficiali - - e una vena scettica e fatalistica . Ciò che è avvenuto , essi dicono , doveva avvenire . Il movimento socialista è stato quello che è stato non per volontà di uomini , ma per forza di cose e di imperscrutabili eventi . Le « cose » non si processano . Se lungo il suo glorioso cammino il socialismo ha subito questo brusco colpo d ' arresto , ciò non significa che lo si potesse evitare o che i socialisti ne portino colpa . È l ' alterna vicenda della lotta tra proletariato e borghesia . Se la reazione ha vinto non è per gli errori commessi dai suoi avversari , ma per gli immensi progressi compiuti e consolidati ; progressi che han determinato la reazione con la stessa fatalità con cui la condensazione atmosferica determina la pioggia . Nulla perciò di sostanziale da rivedere Attendere , sperare , e riprendere coraggiosamente il cammino a via di nuovo aperta . Il fascismo non è che un episodio , I vinti di oggi saranno i vittoriosi di domani . Non così la pensa la nuova generazione . I giovani non amano le comode autoassoluzioni coi ricorso a un determinismo a posteriori . Essi pretendono un virile esame delle cause della sconfitta , un serio processo di revisione e di autocritica . Credenti nel ruolo della volontà umana nella storia , non son disposti ad attribuire la sconfitta alla inimicizia degli dei o al ritmo delle forze produttive . Essi sentono chiaramente che il fascismo è ormai una esperienza che lascerà il suo solco nella vita italiana ; non può trattarsi alla stregua di un mero accidente o di una semplice parentesi sospensiva . Combatterlo non significa annullarlo . Anzi , tanto meglio lo si combatte e lo si supera , quanto meglio lo si è compreso . Comprendere è superare . Il fascismo è quasi del tutto sfornito di valori costruttivi ; ma ha un valore di esperienza , di rivelazione degli italiani agli italiani , che non può trascurarsi . Pur non risolvendoli o risolvendoli male , il fascismo inoltre ha sollevato problemi che non si possono ignorare . Il problema dei rapporti tra socialismo e nazione , il problema del governo in regime di democrazia , il problema dell ' autonomia politica , si porranno , a fascismo caduto , con una intensità e uno stile affatto nuovi . Ma più ancora che l ' esperienza fascista - - tremendamente negativa , ma pur sempre incisiva - - il deciso rinnovamento sarà imposto al movimento socialista dall ' esistenza delle nuove generazioni con le quali sarà necessario prepararsi a fare i conti . Lo stesso prolungarsi del fenomeno fascista - - che vieta sotto qualsiasi forma un allacciamento al passato - - e le fondamentali esperienze della guerra e dopoguerra , hanno creato nei giovani una mentalità nuova e un penoso distacco cogli elementi della vecchia generazione . Questo distacco è di tutti i tempi e di tutti i luoghi ; ma la guerra lo ha reso in Europa più acuto ; e in Italia - - per le ragioni accennate nel capitolo sul socialismo italico - - addirittura drammatico . [ Per chi alla guerra partecipò nel fiore degli anni , o nella sua arroventata atmosfera si formò , la guerra è il tragico punto di partenza , la cresima , la impronta indelebile . Per noi , innanzi il '14 , non v ' è storia vissuta , ma solo storia appresa sui libri , che non suscita in noi echi profondi . Per i nostri vecchi , invece - - tolto qualche raro spirito eternamente giovane - - il fulcro della loro vita utilmente vissuta è tutto compreso nel venticinquennio 1890­1915 . Dopo vengono le tenebre . La violenta negazione successiva , culminata nel fascismo , si presenta necessariamente come una offesa recata al meglio di loro stessi e all ' opera tenace e paziente in cui cercarono di estrinsecarsi . Il domani si presenta loro non come lo sboccare fremente verso un avvenire ricolmo di azzardo e di ignoto , ma come un ritorno , dopo tanto deviare , alle esperienze della loro giovinezza . Il loro sguardo accorato si volge così nostalgicamente a un passato che non può tornare e che è fatalmente muto pei giovani . La rottura è stata troppo brusca . Il cozzo delle mentalità vieta ogni stretto rapporto . Vecchi e giovani socialisti possono amarsi , stimarsi , lavorare assieme ; ma non si comprendono più . È fatale che non si comprendano più . Parlano due lingue diverse . In questo stato d ' animo dei giovani c ' è probabilmente anche molta ingiustizia verso la vecchia generazione ; e quando verrà il tempo di fare la storia , la correzione si imporrà e l ' allacciamento per qualche via si compierà . Ma per intanto non è male che li assista questa aspra volontà di rinnovamento e di purificazione ; la fede - - fosse pure illusoria - - di fare per l ' avvenire meglio di quel che si fece per il passato , ricavando dalla dura lezione di questi anni tutto l ' insegnamento ch ' essa contiene . ] Definiamoci dunque in funzione d ' avvenire . Il problema ideologico . Sul problema ideologico abbiamo già detto l ' essenziale nel capitolo sui socialismo liberale , perché occorra qui ripetersi . Il socialismo europeo si avvia decisamente verso una concezione e una pratica laburista liberale e verso responsabilità di governo . In Italia seguirà altrettanto . È desiderabile che questo movimento sia consapevole , cioè preveduto e voluto , e non appaia dettato dalle circostanze ; e si accompagni a un serio sforzo di rinnovamento ideologico . Il marxismo non può più aspirare a conservare il ruolo che ebbe per il passato . Se continuasse ad esercitarlo ciò avverrebbe per pigrizia e insincerità . Nessuno , più , tra i capi socialisti , aderisce intimamente al marxismo ; o , se vi aderisce , lo fa con tali riserve e distinzioni da togliergli gran parte del valore pedagogico e normativo . Queste cose vanno dette , alte e forti , senza tema di provocare disincantamenti . E chi non si sente di dirle tolleri in buona pace che altri le dica , senza per questo espellerlo dal socialismo . Bisogna farla finita coll ' assurdo timore reverenziale verso tutto ciò che si riferisce a Marx . Dissociare - - o per lo meno concedere che si possa dissociare - - socialismo e marxismo , riconoscendo nel marxismo una delle molteplici e transeunti teorizzazioni del moto socialista ; di un moto che si afferma spontaneamente e indipendentemente da ogni teoria , e che riposa su motivi e bisogni elementari dell ' uomo . Tocco un punto che reputo fondamentale . Si parla di libertà , ci si batte per la libertà . Ma la prima libertà che occorre instaurare è quella all ' interno del movimento , rompendo le incrostazioni dogmatiche e i grotteschi monopoli . Il moto socialista deve avere la coerenza di applicare prima di tutto a se stesso le regole ideali che lo ispirano nella riforma della società tutta quanta . La disciplina è propria dell ' azione , ma guai a imporla nel dominio delle idee e delle ideologie . La pretesa di voler imporre , attraverso il partito , un abito intellettuale a serie , è quanto di più mortificante e pericoloso si possa immaginare . Ho già avuto occasione di dire quale gelo , quale paralisi avesse arrecato al partito socialista italiano il monopolio marxista . Questo monopolio - - sì , d ' accordo , sovente più formale e fraseologico che sostanziale , perché i più restano , in fatto di marxismo , al di là del bene e del male - - ha bisogno urgente di essere spezzato , per favorire il più libero estrinsecarsi di tutte le correnti onde si è alimentato per il passato il gran moto di emancipazione sociale . Tra i socialisti italiani si sono andate perpetuando divisioni e incomprensioni che non hanno più ragione di esistere quando l ' adesione ai principi marxistici non sia più considerata come testo di fede , e quando accanto alla concezione tradizionale del socialismo si ammetta la vitalità o per lo meno la utilità di altre correnti particolarmente sensibili ai problemi morali ( socialisti mazziniani , etici , cristiani ) , o ai problemi di autonomia e di forma politica ( repubblicani , autonomisti ) , o ai problemi di libertà e di dignità individuale ( socialisti liberali e non pochi sedicenti socialisti anarchici ) , ecc . ecc . Negli ultimi trent ' anni il movimento socialista italiano si è come cristallizzato e ha perduto progressivamente ogni virtù di assorbimento e di intera ricomposizione . Esso si è ritagliato una fetta , certo cospicua , nel panorama sociale italiano ; ma ha finito per accontentarsi di lavorare su quella , rinunziando implicitamente ad estendere la propria influenza e a rinnovarsi ; e ha così favorito singolarmente il trionfo di altri movimenti , come tipicamente quello democratico cristiano , o ha allontanato da sé ogni fervore di vita culturale . Un movimento socialista italiano che sapesse imporsi la fatica di una profonda revisione di valori , son certo riuscirebbe a convogliare seco - - nonostante le diversità di origine - - tutte le forze giovani che aderiscono e ancor più aderiranno , in una Italia libera alfine , alla causa dei lavoratori ; e a determinare nello stesso suo seno un impetuoso rigoglio di vita e di discussioni , necessità ineliminabile dei giovani che , entrando nel mondo delle idee , hanno il dovere di fare i conti coi problemi del loro tempo . Il discorso sulla necessità di un rinnovamento ideologico e di un maggiore liberalismo all ' interno del movimento , si allarga a tutto quanto il problema della cultura . I socialisti in genere , e quelli italiani in particolare , sono terribilmente in ritardo in fatto di cultura ; in ritardo - - intendo - - sulle posizioni in cui trovasi il meglio della nuova generazione . Ciò deriva in parte dalla pesantezza dei movimenti di massa , assai conservatori in fatto di ideologia e di cultura ; ma in parte , in somma parte - - almeno in Italia - - dall ' attaccamento feticistico alle posizioni del materialismo positivista che contrassegnava la élite socialista trent ' anni fa . Essa ha sempre violentemente combattuto ogni deviazione dal socialismo ateo , materialista , positivista ; e ha dispregiato come borghesi tutte le correnti giovanili che non aderivano allo schema abituale . Nel suo misoneismo c ' era , in verità , oltre a una notevole incomprensione , una discreta dose di presunzione . Perché essa non solo non aveva innovato , al tempo della sua formazione , le posizioni culturali della borghesia tutte dominate dai pontefici positivisti ; ma le aveva anzi abbracciate entusiasticamente , seguendo a molti decenni di distanza l ' esempio di quelle correnti democratiche borghesi che si accingeva a soppiantare in sede politica . Non avrebbe quindi dovuto meravigliarsi che le nuove couches giovanili socialiste evolvessero in rapporto ai tempi . Ma no . Si trasportò in sede culturale lo stesso abito dogmatico che si portava in politica , e si pretese d ' esser giunti in filosofia a verità assolute , definitive , senza possibilità di ritorni e di contraddizioni . La dialettica , tanto celebrata nel moto sociale , si negò nel mondo delle idee , o vi si rimbalzò in una forma meccanica . Il socialista doveva essere e non poteva che essere , positivista ! L ' idealismo e lo spiritualismo erano degenerazioni « borghesi » ! Ebbene , bisogna che i socialisti , vecchi e nuovi , si convincano che alcune posizioni dello spirito umano , per contraddittorie che siano , sono insuperabili , eterne come il pensiero , connaturate alla nostra intelligenza , e sfuggono a ogni e qualsiasi rapporto di classe . Non è vero che il socialismo stia in una relazione necessaria con le filosofie materialistiche e positiviste . È ridicolo pensare che verrà giorno in cui gli uomini , concordi sui massimi problemi della vita e dell ' essere , abbatteranno religioni e metafisiche per vivere solo e sempre nel regno dell ' esperienza sensibile . Quel giorno , che per fortuna non verrà mai , sarebbe un gran brutto giorno . Da che mondo è mondo , questa varietà , questo alternarsi , questo perenne procedere per contraddizioni e per sintesi , è sempre esistito , e non c ' è uomo non volgare che non l ' abbia provato in se medesimo . I socialisti troppo audacemente trasportano in sede culturale e spirituale la terminologia politica e le divisioni di classe . Altro frutto del determinismo marxista , altro grossolanissimo errore . La cultura non è né borghese né proletaria ; solo la non cultura è tale , o taluni aspetti estrinseci o secondari della vita culturale . Si possono avere dei riflessi di classe sull ' arte , ma non un ' arte di classe . La cultura di un ' epoca , di una nazione , è un patrimonio di valori che trascende il fenomeno economico della classe , per affermarsi come universale . E anche per quanto si attiene a quegli aspetti estrinseci e secondari , a quei riflessi di classe nella cultura , ai socialisti si impone molta prudenza . Perché , è doloroso dirlo , in fatto di attaccamento alla tradizione , al costume , ai gusti , alla morale corrente , il proletario medio non si distingue dal borghese medio . Il proletariato , come tale , si è dimostrato sinora incapace di dar vita a seri movimenti rinnovatori nella sfera della cultura ; esso non fa che seguire , a distanza di una o due generazioni , le mode letterarie , artistiche , filosofiche della borghesia colta . Per trovare dei movimenti o dei tentativi seriamente emancipatori nella sfera intellettuale , è piuttosto alle avanguardie di provenienza borghese che bisogna rivolgersi . Di provenienza borghese , non borghesi esse stesse ; giacché esse , meno di chiunque altro , aderiscono alla mentalità e ai pregiudizi propri della borghesia . Tanto è vero che è dal loro seno che proviene quasi tutta la élite socialista . Il lungo discorso comporta una precisa conclusione . Questa : il movimento politico socialista deve adottare , per quanto si attiene all ' indirizzo filosofico e culturale , un principio di larga intelligente tolleranza ; se per il singolo è comprensibile , anzi doveroso , ogni sforzo per collegare teoria e pratica , pensiero e azione , lo stesso proposito , riferito al movimento nel suo complesso , è un fatale errore . Guai a legare un moto dallo svolgimento secolare e dalla molteplicità insopprimibile dei motivi , a un dato credo filosofico . Guai a voler fissare , come altra volta si fece , una filosofia « ufficiale » del socialismo . Significa o far sorgere tanti socialismi quante sono le correnti o , ipotesi più verosimile , inceppare , inaridire , isolare il movimento . Significa non rendersi conto della straordinaria complessità e intensità di vita del mondo moderno , dove continuo è l ' alternarsi delle posizioni , delle scuole , dei metodi , dove rapidissimo è il logoramento di credenze ritenute incontrovertibili , dove neppure si concepiscono posizioni di riposo . Significa soprattutto dimenticare che l ' onda del pensiero , della scuola , dei gusti culturali è assai più corta e frastagliata dell ' onda del moto sociale e socialista ; o che per lo meno l ' una non coincide con l ' altra . Le premesse da cui scaturisce il moto socialista sono così elementari ed universali da non implicare nessuno specifico e necessario rapporto con questa o quella filosofia . Una vera filosofia , appunto perché filosofia , potrà sempre giustificare , secondo i casi , e la conservazione e la rivoluzione e la restaurazione . Il caso di Hegel prova per tutti . La impossibilità , oltre che l ' errore , di legare il grande moto socialista a un determinato indirizzo teoretico e , in particolar modo , all ' indirizzo marxista , si rivela chiaramente attraverso l ' analisi del socialismo contemporaneo . Esso non solo si va emancipando dalla servitù marxista , ma , col crescere in estensione e profondità , si viene colorando in modo diverso nei rispettivi ambienti nazionali . Anche i più ciechi credenti nell ' internazionalismo assoluto della classe proletaria - - tipico dei bohémiens e dei perseguitati , proprio di una fase romantica iniziale - - sono costretti a riconoscere le sostanziali differenze tra i principali movimenti socialisti del mondo . Differenze che non si spiegano davvero col diverso grado di sviluppo economico dei vari paesi - - secondo vorrebbe il marxismo - - ma col ricorso a complesse serie causali , la cui sintesi trovasi nella fisionomia delle singole collettività nazionali . Di tutti i grandi movimenti socialisti , solo la socialdemocrazia austro ­ germanica si dichiara ancora formalmente aderente al marxismo , nonostante la netta correzione in senso democratico apportata dalla rivoluzione del 1918 e il diffondersi dell ' eresia nel movimento giovanile . La tradizione socialista francese - - romantica , umanistica , libertaria - - è sempre rimasta estranea all ' influenza marxista . La conciliazione fallì sempre , anche nei più grandi , come Jaurès , che sol nell ' impeto oratorio riuscì a superare il dualismo dei motivi . Nei socialisti francesi non si smarrirono mai il culto dell ' individualità , la fede nella libera iniziativa operaia , la adesione alla realtà nazionale , il riconoscimento dei fattori morali , il rispetto per la piccola proprietà rurale e artigiana . Proudhon , Sorel , Jaurès , e non Lafargue e non Guesde , sono i legittimi rappresentanti della mentalità socialista francese . Ancora più spiccata la originalità del socialismo britannico , decisamente antimarxista , antideologo , antilaico , insensibile o quasi alle lotte di tendenze , amante , per la mentalità empirica così tipica negli inglesi , dei problemi concreti . Il partito laburista - - geniale sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della giustizia e del lavoro - - pratica la lotta di classe , ma si è sempre rifiutato di elevarla a supremo canone tattico . Esso mira alla riforma graduale e pacifica della società tutta quanta , senza tragiche opposizioni e soluzioni di continuità . Non intende il socialismo britannico e il fiasco che vi hanno incontrato tutte le correnti a tipo continentale - - da Rousseau a Lenin - - chi non ponga mente , oltre all ' insularità , al cemento religioso che lega tutti i britanni . L ' interesse che tutti portano ai problemi dello spirito favorisce la mutua comprensione e tolleranza , e delimita strettamente la divisione e l ' urto di classe nella sfera materiale , ammortizzandola . La Camera dei Comuni vede spezzarsi i partiti e ricomporsene dei nuovi , indipendenti dal criterio economico , non appena debba discutere di questioni religiose ... I socialisti italiani - - parlo specialmente dei leaders politici - - nel loro zelo internazionalistico e nella loro pedissequa accettazione dei canoni marxistici ( il marxismo ignora le frontiere e conosce solo la classe ) , hanno invece troppo spesso forzate le caratteristiche inconfondibili dell ' ambiente e della storia italiana . [ La sia pur scarna tradizione socialista italiana ( Pisacane , Cafiero , Ferrari , Mazzini ) fu quasi del tutto trascurata . Se non fosse per il movimento sindacale e cooperativo che viene arricchendosi , specie nelle campagne , di magnifiche originali esperienze , bisognerebbe quasi negare al socialismo politico italiano ogni seria aderenza alla vita italiana . ] Il socialismo italiano dovrà in avvenire preoccuparsi assai di più degli specifici problemi nazionali , rompendo l ' assurdo monopolio patriottardo dei partiti cosiddetti nazionali . Nel progressivo specificarsi e individualizzarsi dei vari movimenti socialisti europei , non si deve scorgere il sintomo del fallimento dell ' ideale universalistico del socialismo . Al contrario , vi si deve riconoscere il segno del trapasso dall ' astratto al reale , un momento fondamentale e ineliminabile nel cammino ascensionale delle masse , le quali non sono in grado di passare di colpo dallo spirito di categoria e di campanile , alla comprensione piena e vissuta di una solidarietà mondiale . La comunità dei popoli postula i popoli come entità a sé stanti , coi loro originali motivi di sviluppo : solo una sintesi organica delle varie comunità nazionali porterà un giorno alla federazione delle nazioni . Tutto il resto è utopia . La negazione iniziale dei valori nazionali da parte dei precursori socialisti fu la naturale reazione allo stato di profonda inferiorità e oppressione fatta alle masse . Il loro internazionalismo fu soprattutto polemico e non costruttivo . La classe lavoratrice , accostumata a vedere nello Stato lo strumento di una oppressione di classe , coinvolse fatalmente nella condanna e nell ' odio anche quella patria che è invece espressione simbolica di una comunanza innegabile di storia e di destino . Oggi che le masse , nei paesi più progrediti , si vedono riconosciuta piena parità di diritti politici , e sono venute in possesso di mezzi potentissimi per permeare di sé , dei propri bisogni materiali e ideali , lo Stato ; oggi , il vieto internazionalismo che nega o rinnega la patria è un controsenso , un errore , una delle tante palle di piombo che il feticcio marxista ha appeso al piede dei partiti socialisti . La guerra ha dimostrato di quale forza il mito nazionale sia dotato . Popoli nolenti sono stati lanciati contro popoli nolenti in una guerra atroce durata degli anni , senza che nei paesi democraticamente organizzati si sia verificato un solo serio tentativo di ribellione . E più che il mito vale troppo spesso il pregiudizio nazionale . Basta una partita di football o uno scontro pugilistico , ahimè , per dimostrare quanto può sulle masse , anche le più disincantate , l ' istinto patriottardo . Esse si trovano in una fase ancora primitiva e pericolosissima di patriottismo che le rende facili prede d ' ogni avventura che si ammanti del falso orpello dell ' onore nazionale et similia . Se i socialisti , pur di combattere queste forme primitive o degenerate o interessate di attaccamento al paese , si ostineranno a ignorare i valori più alti della vita nazionale , non faranno che facilitare il giuoco delle altre correnti che sullo sfruttamento del mito nazionale basano le loro fortune . II . La pratica . Il socialismo italiano ha bisogno - - che dico ? - - necessità estrema di un bagno di realismo , di una più intima presa di contatto col paese , rinunziando alla mediazione per troppi lati deformatrice dello schema marxista . Indubbiamente la teoria materialistica della storia rese inizialmente preziosi servigi col reagire alle considerazioni troppo formalistiche e unilaterali del processo storico ; ma , esaurito il suo compito critico , e costretta a servire troppo pedissequamente una tesi preconcetta , finì per condurre a sua volta ad esagerazioni funeste . Assai più spesso che non si creda il realismo dei marxisti è un falso realismo . Esso inganna sul peso delle varie forze in giuoco , sui loro rapporti relativi e soprattutto sullo svolgimento storico cui assegna un tema e uno sbocco fissi . Il socialismo marxista ha superato l ' utopismo nel fine , rinunciando ai piani di società perfette : ma lo ha trasportato nello svolgimento . Lo svolgimento deve essere sempre necessariamente verso forme di economia collettiva , attraverso una esasperazione progressiva dei contrasti di classe . Variazioni sostanziali nel programma non ne contempla , o , se si verificano , tutto lo sforzo è diretto a svalutarle riducendole al rango d ' eccezione . La storia è un gigantesco dramma a tesi , a ruoli obbligati . L ' attenzione del socialista marxista è sempre polarizzata sui problemi del capitalismo industriale . Le uniche forme veramente legittime di produzione sono quelle della grande industria razionalizzata e della grande agricoltura razionalizzata . L ' unica categoria lavoratrice all ' altezza dei tempi è il salariato . Popolo e salariato sono sinonimi nel pensiero marxista . Le altre forme di produzione e le altre categorie lavoratrici sono forme e categorie anfibie , transitorie , retaggio di un mondo economico destinato a scomparire rapidamente ; il marxista le considera già sin d ' ora come acquisite , assorbite dal grande capitalismo e dall ' esercito proletario . Solo il salariato dell ' industria è il degno milite della battaglia socialista , perché egli solo può assurgere a una perfetta coscienza di classe e dei suoi compiti rivoluzionari . Il grado del progresso è fornito dal grado di proletarizzazione . Da questa visione pregiudiziale e sommaria della evoluzione economica sorgono gravi inconvenienti per il moto socialista , specie in paesi agrario ­ industriali a lenta trasformazione economica , come tipicamente l ' Italia . Il più grave è l ' incapacità di darsi un programma costruttivo in questa fase cosiddetta di trapasso , che pure chiede essa pure di essere vissuta in tutta la sua pienezza . Quel che sorridendo si dice dei grandi pensatori negati ai piccoli problemi della vita d ' ogni giorno , si può ripetere per il socialista marxista : abituato a commerciare con le « categorie economiche » , i « modi di produzione » , il « capitalismo » e il « socialismo » non riesce più a comprendere i meschini ma pur vitali problemi che si riferiscono alla piccola industria , piccola proprietà agraria , mezzadria , artigianato , fittanza . È un nuovo aspetto del suo illiberalismo , questa volta diretto non più contro le ideologie ma contro le cose ; e non è certo l ' ultima causa della rapida fortuna che riuscirono ad avere in Italia altri movimenti politici - - come ad esempio il cristiano ­ sociale - - assai meno legati a formule rigide aprioristiche . Sombart ha posto in luce l ' errore di coloro che prevedono nel futuro l ' esclusivo dominio di un unico sistema economico . Tutta l ' esperienza del passato e la natura stessa della evoluzione economica vi contrasta . Nel corso della storia il numero delle forze economiche simultaneamente viventi è andato costantemente aumentando , anche se si è modificata la posizione rispettiva . Sombart prevede che nell ' avvenire coesisteranno , accanto a economie di tipo capitalistico , economie cooperative , collettiviste , individuali , artigiane , e la piccola proprietà rurale . Egli pensa - - e qui si può discutere - - che il capitalismo dominerà ancora a lungo importanti rami della vita economica , specie quelli che ancora si trovano in uno stadio di rivoluzione tecnica , e quelli che sono rivolti alla fabbricazione di prodotti complicati . Ma egli per primo prevede notevoli modificazioni . È probabile che il capitalismo debba rinunciare alla sua egemonia , sottomettendosi sempre più a limitazioni e interventi da parte dei pubblici poteri ; mentre si andranno estendendo le forme di economia regolata , nelle quali il principio del soddisfacimento del bisogno prevale sul principio del lucro . Queste grandi imprese non dominate dai capitalisti si affermeranno soprattutto là dove il bisogno è stabilizzato , la tecnica della fabbricazione è uscita dallo stadio rivoluzionario iniziale , e quindi la vendita e la produzione si aggirano su vie ben note ; onde sempre più superfluo diviene lo spirito d ' iniziativa . Questa concezione così variegata della vita economica del prossimo avvenire , è assai meno brillante di quella di Marx , ma è assai più rispondente alle linee su cui si sviluppa effettivamente la realtà attuale . Si potrà discutere sulla rapidità della evoluzione , sul peso delle forme rispettive , e sul grado dell ' intervento ; ma non sui fenomeni in sé . I socialisti che vogliono incidere sul serio la realtà del loro tempo e influire su questa evoluzione , non possono continuare a isterilirsi in una critica a priori e lineare , contrapponendo alla evoluzione di fatto una evoluzione ideale che in nessun luogo , Russia compresa , si realizza . La ignoranza , voluta o non voluta , dei fatti può ammettersi ancora per coloro che credono a una rivoluzione prossima di tutto intero l ' ordinamento produttivo : non per coloro che hanno una visione organica dello sviluppo , e per coloro cui spettano ormai responsabilità positive . Questo ragionamento , dicevamo , si applica particolarmente all ' Italia . Se v ' è un paese in cui le formule facili ed univoche si spuntano contro la insormontabile varietà dei climi , delle culture , delle forme e delle forze economiche , questo paese è l ' Italia , madre di almeno due Italie : di un ' Italia moderna , cittadina , industriale , e di un ' Italia antica e rurale , ancora straniata alla civiltà occidentale , dalle masse ancor vergini e serve , che vive fuori , ostinatamente fuori da quelle condizioni di esistenza che sono premessa indispensabile per il sorgere e l ' affermarsi di un solido movimento socialista a carattere marxista . Anche a prescindere da ogni intrinseca valutazione del marxismo , è indubbio che esso si presta a fornire la base solo a un movimento politico che faccia pernio sulle categorie operaie della grande e media industria e su una parte del bracciantato rurale . Cioè , per tornare all ' Italia , a un movimento politico che per lungo tempo ancora interesserà solo una frazione , una minoranza della classe lavoratrice italiana , per di più concentrata in un terzo del territorio . Secondo i dati del censimento del '21 , tuttora valevoli , risulta : a ) che il 56 per cento della popolazione classificata come lavoratrice , era addetta all ' agricoltura , e solo il 33 per cento all ' industria e commercio ; b ) che più della metà degli occupati nell ' agricoltura costituiscono l ' esercito imponente dei piccoli proprietari , fittavoli e mezzadri ; c ) che almeno un terzo degli occupati nell ' industria e commercio sono proprietari , conduttori o gerenti - - proporzione altissima , che attesta le piccole dimensioni della maggior parte delle industrie ; d ) che la trasformazione dell ' Italia da paese prevalentemente agricolo in paese agricolo industriale si è svolta senza sensibile aumento della quota della popolazione occupata nell ' industria e nei commerci ( 227 / 000 nel 1882 , 219 / 000 nel 1901 , 200­210 / 000 attualmente ) . Risulta cioè che , sulla base del programma e della tattica marxista , non si conquista una maggioranza in Italia . O rassegnarsi allo stato di minorità per un numero indefinito di anni e fors ' anco di generazioni , o invocare la dittatura . I comunisti italiani , attaccati alla lettera del marxismo , sono logici al pari dei russi nel reclamare la dittatura della avanguardia del proletariato e la fine della libertà . Dove sono meno logici è quando pretendono di dare ad intendere che la loro dittatura risponda all ' interesse di tutta la classe lavoratrice . Il mito socializzatore e il fato proletarizzatore non sorridono infatti a due terzi dei concreti lavoratori italiani . In questi settori l ' appello comunista , e anche il socialista vieux style è fatale che risuoni a vuoto , salvo periodi di crisi e di orgasmo . Soprattutto in materia agraria i socialisti marxisti non sono mai riusciti ad interpretare le aspirazioni profonde della gran massa dei contadini italiani . Dominati da pregiudiziali politiche e da pregiudizi economici , essi finirono per infeudare tutto il movimento socialista agli interessi delle categorie operaie del Nord , sollevando le proteste vivacissime dei socialisti meridionali . Ora i socialisti italiani debbono decidersi . Vogliono rimanere in eterno i rappresentanti specifici di una frazione del proletariato italiano , attendendo buddisticamente che l ' evoluzione economica trasformi l ' Italia in una Germania o in una Inghilterra con l'80 per cento di salariati industriali ? Oppure vogliono mettersi in grado sin da ora , con un programma adeguato e realistico , di cattivarsi la fiducia di tutti , o per lo meno di una grande maggioranza dei concreti lavoratori italiani , onde attuare finalmente loro una politica decisamente favorevole agli interessi del lavoro , della pace e della libertà ? Se essi tengono più ai programmi che ai fatti , ai fini astratti che al moto , alle promesse mitiche che alle realizzazioni , non hanno che da proseguire per la vecchia strada : stiano pur certi che l ' ora delle responsabilità positive di governo non suonerà mai per loro , o , almeno , per il loro partito . Anche se saliranno al governo sarà più per compiervi opera negativa che costruttiva , più per controllare e prevenire che fare ; e , senza volerlo , finiranno al rimorchio dei gruppi borghesi progressisti , non legati da formule rigide e da pregiudiziali estemporanee . In ogni caso essi tradiranno per questa via la loro più vera missione : perché il movimento socialista deve , per definizione , investirsi degli interessi e dei problemi della intera classe lavoratrice e non di una frazione , grande o piccola che sia . Se viceversa sentono che anch ' essi non potranno sottrarsi nel vicino domani a quella che è ormai una necessità per tutti i partiti socialisti del mondo - - vale a dire la responsabilità del potere - - si preparino sin d ' ora ad una profonda revisione del loro programma , della loro tattica , della struttura stessa del movimento , in guisa da crearsi la possibilità di conquistare una salda maggioranza . Col dir ciò non si chiede ai socialisti di rinunziare ai loro ideali , di gettare tra i ferrivecchi della propaganda il sogno di una società regolata su un principio di giustizia e di libertà . Tutt ' altro . Si chiede anzi di non compromettere la possibilità di reali progressi in quel senso con l ' attaccamento morboso a formule , a programmi , a metodi superati ; si chiede di non trasformare i mezzi tecnici , strumentali , in fini , ovvero di usare mezzi sempre adeguati ai fini parziali che ci si propone di raggiungere ; si chiede insomma di mettersi al passo con la realtà economica e psicologica del loro paese , di non baloccarsi coi sogni delle apocalittiche trasformazioni e di non contare su improvvise quanto inconcepibili conversioni di masse . Sostituire al vecchio programma marxista un programma anche dal lato finalistico più ampio , meno storicamente e socialmente condizionato , che facendo appello a motivi e ideali universali sia capace di avvincere non questa o quella frazione di lavoratori , ma tutti indistintamente i lavoratori italiani . Al mutamento del programma dovrà corrispondere un mutamento nelle forme organizzative . L ' antico dualismo tra partito e movimento operaio non potrà prolungarsi . Quanto più si porranno al primo piano i problemi del moto , e tanto più dovrà farsi sentire il peso anche politico delle organizzazioni operaie . La democrazia operaia vive nei sindacati , non nel partito : il partito tende sempre in una certa misura alla dittatura in nome di una ideologia e di fini lontani che si vogliono imporre non per la loro concordanza col sentimento dei più , ma per la loro presunta bontà intrinseca . Io sono esplicitamente favorevole ad una riorganizzazione del movimento socialista su basi affini a quelle del partito del lavoro britannico : far centro cioè sul moto operaio , tendente per legge fisiologica all ' unità ed efficacissimo smorzatore degli urti interni , specie se di origine ideologica ; e accompagnar quello con una costellazione di gruppi politici , di associazioni culturali , di organismi cooperativi , mutualistici , ecc . Concepire cioè il partito di domani con uno spirito ben più largo e generoso di quel che ieri non fosse , come sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa del lavoro sulla base di un programma costruttivo di lavoro . Esso dovrebbe aver riguardo soprattutto ai compiti immediati , ai fini conseguibili in uno spazio ragionevolmente breve di anni . Un solo punto dovrebbe restar fermo : e cioè accettazione nel fatto ( sui libri si sbizzarriscano pure i filosofi della storia ) del metodo liberale di lotta politica . Qui non saprebbero ammettersi equivoci o contraddizioni . Non si può organizzare la rivoluzione e pretendere contemporaneamente dagli avversari che si rassegnino a una graduale penetrazione dello Stato sino alla pacifica conquista del potere . Una riorganizzazione del movimento socialista italiano sulle linee più sopra accennate - - riorganizzazione che vive già in potenza nella alleanza delle sinistre italiane nella lotta per la libertà e la repubblica del lavoro - - contribuirebbe immensamente a risolvere quello che sarà il più delicato problema del domani postfascista : assicurare un saldo governo all ' Italia . Non c ' è dubbio che una delle cause del trionfo fascista fu dovuta alla degenerazione della vita parlamentare , alla impossibilità di raggruppare attorno a un programma costruttivo un nucleo omogeneo di forze . I socialisti , che saranno inevitabilmente al centro del governo di domani , dovranno mettersi in grado di valorizzare con un programma realista e una organizzazione elastica i vasti consensi che certamente avranno in larghi strati della popolazione . Dico di più : il passaggio alle responsabilità di governo imporrà ai socialisti di attenuare il troppo rigido concetto di classe , incompatibile con un normale funzionamento delle istituzioni democratiche . I partiti , quando salgono al potere , non debbono governare per sé , ma per tutti , acquistando un valore di universalità . Sulla base di un programma di classe il socialismo in Italia né avrà una maggioranza , né avrà il potere . Esso dovrà prepararsi a dilatare il suo fronte a tutta quanta la classe lavoratrice , e a governare in nome di un valore - - il lavoro - - [ che a buon diritto può dirsi interessi tutti gli uomini , poi che tutti gli uomini , o quasi , concorrono , in un modo o nell ' altro , all ' opera della produzione . Anche da questo punto di vista sarebbe augurabile il sorgere di una nuova formazione politica . Non essendo più legata formalmente al passato , essa sarebbe assai più sciolta da ogni obbligo di coerenza coi programmi e metodi antichi , e potrebbe più liberamente elaborare , sulla base delle straordinarie esperienze del quindicennio , un programma rinnovatore . ] APPENDICE I MIEI CONTI COL MARXISMO Li vado facendo da parecchi anni sotto la scorta di molti nemici e carabinieri dottrinali , in compagnia di pochi eretici amici . Voglio renderne conto qui prima di tutti a me stesso , poi a quei miei compagni di destino che non credono terminate alle Alpi le frontiere del mondo . Sarò chiaro , semplice , sincero e , poi che i libri mi mancano , procederò per chiaroscuri senza i famosi « abiti professionali » e i non meno famosi « sussidi di note » . Intanto , chi sono . Sono un socialista . Un socialista che , malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo , sente ancora il sangue circolar nelle arterie e affluire al cervello . Un socialista che non si liquida né con la critica dei vecchi programmi , né col ricordo della sconfitta , né col richiamo alle responsabilità del passato , né con le polemiche sulla guerra combattuta . Un socialista giovane , di una marca nuova e pericolosa , che ha studiato , sofferto , meditato e qualcosa capito della storia italiana lontana e vicina . E precisamente ha capito : Che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale , e in secondo luogo trasformazione materiale . Che , come tale , si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori , senza bisogno di aspettare il sole dell ' avvenire . Che tra socialismo e marxismo non v ' è parentela necessaria . Che anzi , ai giorni nostri , la filosofia marxista minaccia di compromettere la marcia socialista . Che socialismo senza democrazia è come volere la botte piena ( uomini , non servi ; coscienze , non numeri ; produttori , non prodotti ) e la moglie ubriaca ( dittatura ) . Che il socialismo , in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa , misera , oppressa , è l ' erede del liberalismo . Che la libertà , presupposto della vita morale così del singolo come delle collettività , è il più efficace mezzo e l ' ultimo fine del socialismo . Che la socializzazione è un mezzo , sia pure importantissimo . Che lo spauracchio della rivoluzione sociale violenta spaventa ormai solo i passerotti e gli esercenti , e mena acqua al mulino reazionario . Che il socialismo non si decreta dall ' alto , ma si costruisce tutti i giorni dal basso , nelle coscienze , nei sindacati , nella cultura . Che ha bisogno di idee poche e chiare , di gente nuova , di amore ai problemi concreti . Che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti , ma organismo nuovo dai piedi al capo , sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro . Che è assurdo imporre a così gigantesco moto di masse una unica filosofia , un unico schema , una sola divisa intellettuale . Il primo liberalismo ha da attuarsi all ' interno . Le tesi sono tredici . Il tredici porta fortuna . Chi vivrà vedrà .
PENSIERO E AZIONE DEL RISORGIMENTO ( SALVATORELLI LUIGI , 1943 )
Saggistica ,
Alla memoria di CESARE DE LOLLIS maestro di scienza e di vita per acutezza d ' indagine e libertà di spirito per amore intrepido della giustizia e della verità . I IL PROBLEMA DEL RISORGIMENTO Concezione materiale e concezione spirituale Che cosa si debba intendere per Risorgimento italiano , e innanzi tutto che cosa sia che « ri ­ sorga » ; in quale relazione esso si trovi con la storia europea moderna , di cui rappresenta l ' equivalente nella storia d ' Italia ; se e in quale misura esso sia di carattere politico o etico o culturale ; se esso sia una formazione puramente indigena , o presenti apporti e influenze straniere , e di che natura e misura ; quando abbia inizio e quando termini : sono tutte questioni , di cui talune sono state trattate con insistenza e risolte - - specie in tempi recenti - - con asseveranza dogmatica non rispondente sempre alla solidità della trattazione ; ma non altrettanto esaminate nell ' insieme , sistematicamente . In ciò è una differenza col Rinascimento , tanto discusso negli ultimi decenni precisamente in quanto concetto d ' insieme , e su un piano di storiografia europea ; mentre il Risorgimento si è seguitato prevalentemente a considerare come fatto di interesse quasi puramente italiano . Checché si debba pensare , per ora , di quest ' ultimo punto , certo è che il risorgimento : è per noi Italiani parte capitale della nostra storia , storia di ieri che proietta la sua ombra sull ' oggi , librandosi tra passato e avvenire . L ' interesse del tema appare già nelle valutazioni contrastanti delle forze varie che operarono nel Risorgimento , dei procedimenti di esse , e fin dei risultati del Risorgimento medesimo . Negli apprezzamenti relativi si notano oscillazioni giungenti fino al capovolgimento , dovute non solo a contrasti di pensiero e alternanze di indirizzo storiografico ­ politico , ma a condizioni politiche contingenti e a calcoli pratici . Accenneremo a un punto solo : la prevalenza spiccata nel periodo 1870­914 dell ' ortodossia « ghibellina » , a cui successe nei vent ' anni fra le due guerre ( e in parte dura ancora ) una altrettanto spiccata tendenza guelfa , o addirittura di ancien régime . V ' è una rappresentazione ingenua - - largamente e inconsciamente diffusa - - del Risorgimento per cui esso si ridurrebbe alla formazione del regno d ' Italia , avvenuta fra il 1859 e il 1861 , e completata nel 1866 e 1870 . Per una tale rappresentazione non ha senso parlare del Risorgimento come di un problema . Non esiste nessuna problematica del Risorgimento : non c ' è che da snocciolare la litania dei fatti per cui le diverse parti d ' Italia furono aggregate al regno sabaudo di Vittorio Emanuele II . Si tratta di una serie di avvenimenti esteriori : battaglie , occupazioni militari , trattati , plebisciti , voti parlamentari , decreti reali . Se questa rappresentazione ingenua si tenta , comunque , di ragionarla , essa si risolve in una interpretazione del Risorgimento come un fatto puramente politico ­ territoriale ­ statale ; e ne vien fuori qualcosa che in sede filosofica possiamo chiamare positivismo materialistico , in sede politica assolutismo monarchico . È stata infatti sostenuta , nel periodo fascista , la tesi che il processo del Risorgimento consista nell ' assorbimento dei diversi stati italiani , o regioni della penisola , da parte del regno sabaudo di Sardegna , la formazione del quale costituirebbe il prologo - - l ' unico prologo - - della nuova Italia . Una simile tesi , mentre per un verso è strettamente abbarbicata alla concezione che abbiamo detto ingenua , per un altro viene essa medesima a superarla e negarla , in quanto è pur costretta ad affermare un ' idea centrale , un criterio direttivo , interpretativo , e cioè a porsi il Risorgimento non solo come fatto materiale da constatare e da accettare puramente e semplicemente , ma come una questione da discutere , un processo da interpretare . Il criterio interpretativo sarebbe appunto quello dello stato , come formazione e consistenza puramente autoritarie . Il tentativo , però , di elevare la concezione ingenua a riflessa , compiuto da quella che , per comodità di linguaggio , chiameremo scuola sabaudistica , fallisce già all ' inizio , mostrandoci l ' immediato ricadere della tesi riflessa sul piano dell ' ingenua . Sono , infatti , d ' importanza capitale la parte e il modo di partecipazione della monarchia sabauda nel Risorgimento ; ma , se questo si riassume nell ' ampliamento dello stato monarchico sabaudo a regno d ' Italia , tanto vale dire che il Risorgimento si riduce all ' aggregazione esteriore delle diverse regioni italiane al Piemonte , cioè al fatto materiale delle annessioni : le quali , allora , non concludono un processo storico , non rappresentano la manifestazione della volontà del paese ma si riducono a un puro atto di impero . Si nega nel Risorgimento l ' elemento nazionale , popolare , spirituale : e nessuna vera differenza esiste più tra la formazione dell ' unità italiana e una qualsiasi conquista straniera . Possiamo dunque metter tranquillamente da parte quella concezione ingenua , che ci si rivela intrinsecamente nulla , e rifiutarne sin d ' ora la forma riflessa , che tuttavia esamineremo man mano nei suoi diversi tratti ; qui aggiungiamo solo , per meglio far risaltare l ' inconsistenza della seconda forma , due considerazioni . La prima è che la concezione territoriale , o sabaudistica , è inetta a comprendere entro di sé tutta una serie di episodi indubbiamente « risorgimentali » . Se il Risorgimento si riduce , puramente e semplicemente , alla formazione territoriale del regno sabaudo d ' Italia , che posto possono averci la rivoluzione napoletana del 1820 o quella dell ' Italia centrale del 1831 , le quali mirarono semplicemente a trasformare la costituzione interna di taluni stati italiani ? Altrettanto si dica dei diversi moti di Romagna fra il 1840 e il 1846 , o di quelli tra il 1821 e il 1848 nel regno di Napoli ; mentre tutta l ' azione mazziniana , unitaria bensì , ma repubblicana , rischierebbe addirittura di figurare come « Anti ­ risorgimento » ( e tale figurazione era l ' aspirazione ultima , più recondita , dei sostenitori di quella teoria , uno dei quali ebbe a parlare di « lebbra repubblicana » ) . Che anzi , perfino una gran parte del 1848 , con i moti riformistici immediatamente precedenti , rimarrebbe fuori della soglia del Risorgimento . L ' altra considerazione è che da quando il termine « Risorgimento » si è cominciato ad usare per un dato periodo della storia d ' Italia , e più precisamente per indicare i nuovi destini del nostro paese , esso non è stato preso mai in senso puramente statale ­ territoriale . Da Bettinelli a Carducci , da Alfieri a Gioberti , dai patrioti giacobini a Santarosa , da Mazzini a Cavour , tutti - - sia che usassero il termine specifico , sia che con altre parole esprimessero il concetto - - hanno inteso per Risorgimento d ' Italia un fatto , o meglio un processo , di carattere spirituale , una trasformazione intima e completa della vita italiana , una affermazione di autonomia nazionale e individuale . Se mai , il nome ha avuto prima un significato esclusivamente o prevalentemente letterario ­ culturale , per poi assurmerne anche uno politico territoriale . Italia e Risorgimento italiano sono stati ambedue intesi innanzi tutto come un fatto di coscienza , come atto spirituale . « Nova et vetera » E già lo stesso termine « Risorgimento » esclude quel significato puramente territoriale , materialistico sotto apparenza politica ( anche la politica è atto dello spirito ) . Ri ­ sorgimento significa qualche cosa che c ' è stata già , che ha cessato temporaneamente di esserci e che ritorna ad esserci . Ora , uno stato italiano , prima del regno d ' Italia proclamato nel 1861 , la storia non lo conosce . La cosidetta confederazione romano ­ italica non merita questo nome , avendo essa consistito in una serie di vincoli bilaterali fra Roma e i singoli popoli dell ' Italia peninsulare , anziché in una organizzazione politica comune . L ' estensione del diritto di cittadinanza romana a tutta l ' Italia in seguito alla guerra sociale non portò - - per essere il funzionamento della vita politica rimasto essenzialmente cittadino - - a una effettiva partecipazione paritaria e unitaria di tutta la popolazione italiana alla vita statale : fra le autonomie municipali italiche e la politica centrale in Roma non vi fu alcun legame organico , costituzionale . Con l ' istituzione dell ' impero , e la sua evoluzione universalistico ­ assolutistica , gli spunti per uno stato italiano rimasero frustrati , e dallo stato cittadino si passò senz ' altro a quello imperiale . L ' Italia rimase nella sua totalità parte dell ' impero romano ( dipendente da Costantinopoli nell ' ultimo periodo ) fino all ' invasione di Alboino , per scindersi poi in due , Italia bizantina e Italia longobarda : nell ' una e nell ' altra il popolo italiano non partecipa alla direzione politica , è ( come si dice ) oggetto e non soggetto di storia . Il regno d ' Italia , continuazione di quello longobardo , fu subordinato al nuovo impero d ' occidente , e non comprese mai in diritto - - e tanto meno in fatto - - tutta l ' Italia ; e per la sua costituzione politico ­ sociale rappresentò per qualche secolo , piuttosto che uno stato italiano , una molteplicità di feudatari stranieri sovrapposti alla popolazione italiana . Il popolo italiano riprese il governo di se stesso con i comuni , che però si presentano come tante formazioni autonome locali entro il sussistente regno ­ impero , senza legame statale fra loro . Né il regime comunale , nella sua piena efficienza , si estese oltre l ' Italia centrale : ­ nettamente distinto , anche se strettamente connesso per l ' attività politica , fu il regno del Mezzogiorno , in cui si succedettero una serie di dinastie di origine straniera e mantenenti ( eccettuata la prima ) legami politico ­ dinastici e statali con l ' estero . Col secolo decimoquinto si ha un assetto politico dell ' Italia più definito , con taluni grandi stati indipendenti di fatto , anche se con legami di sudditanza formale ( il ducato di Milano , feudo imperiale ; il regno di Napoli , feudo della Chiesa , ecc . ) : questi stati sono completamente autonomi l ' uno rispetto all ' altro , e accanto ad essi rimangono una quantità di stati più piccoli . Seguirono dal principio del secolo XVI le dominazioni straniere , le quali , senza sopprimere totalmente la personalità dei precedenti stati italiani , si estesero a una parte considerevole ( ora più ora meno grande ) della penisola , ed esercitarono una preponderanza sul serio . Queste dominazioni straniere cessano con la costituzione e il completamento del regno d ' Italia del 1861 , il quale dunque rappresenta , pur con l ' assorbimento di tanti elementi storici , una formazione nuova . Invece , quanti in Italia , dalla fine del Settecento in poi , sperarono , invocarono , preconizzarono il Risorgimento , tutti , anche se in diverso modo e misura , dettero importanza a quella particella « ri ­ » ; tutti , anelando al futuro , guardarono indietro al passato ; tutti ricercarono nella storia d ' Italia fatti , istituti , uomini che fossero esempio , incoraggiamento , monito , preparazione . Tutti hanno mirato a riprendere un ' opera imperfetta , a riattaccare fili interrotti : chi ha invocato ( Mazzini ) una terza Roma ; chi ha mostrato ( Balbo ) come trama unitaria della storia italiana l ' indipendenza ottenuta , perduta , riacquistata , perduta ancora , e che bisognava tornar a ricuperare definitivamente ; chi ha parlato ( Gioberti ) di un primato storico italiano da rivendicare e reintegrare ; e se non un primato , almeno una condizione onorevole dell ' Italia , pari a quella delle maggiori nazioni europee . Che in queste concezioni diverse del Risorgimento ci fossero esagerazioni , confusioni , illusioni ; che , alla prova dei fatti , l ' una o l ' altra parte di esse sia risultata manchevole , non è dubbio , e avremo occasione di vederlo . Ma non sembra possibile gettar via - - come dicono i Tedeschi - - « col bagno il bambino » : e cioè rifiutare , per gli errori parziali , il nucleo di verità ad esse concezioni comune . Il quale era , che per il popolo italiano non si trattasse di un cominciamento assoluto , ma di un ricominciamento , poiché esso popolo aveva dietro a sé una lunga e grande storia . Che questa convinzione sia stata una forza operante del Risorgimento , è indubbio ; e se anche si volesse chiamarla mito , converrebbe ugualmente tenerne conto appunto perché il Risorgimento non è puro fatto esteriore , ma creazione spirituale . Sarebbe sempre la storia passata d ' Italia , che , attraverso l ' interpretazione « mitica » , avrebbe agito a preparare la futura . Non sembra quindi accettabile una interpretazione del Risorgimento puramente « modernistica » , la quale consideri il processo di questo e il suo risultato - - l ' Italia nuova e una - - come la fondazione di qualche cosa che prima non c ' era stata mai , in alcun modo . In altri termini : la storia d ' Italia non comincia col Risorgimento ; il Risorgimento bensì è un periodo capitale di questa storia . La concezione modernistica estrema sarebbe verità inconfutabile ( per quel che si è detto già ) solo se del Risorgimento si accettasse il concetto puramente politico ­ territoriale . Prima della costituzione dello stato italiano unitario esisteva da secoli un popolo italiano . La molteplicità politica ineliminabile dell ' Italia medievale non significa che non esistesse in quel tempo l ' idea e la realtà di una nazione italiana , poiché non deve confondersi il concetto di nazione con quello di Stato , tanto meno di stato unitario del tipo moderno . I nuclei di vita politica costituiti dalle città italiane non erano estranei tra loro come lo sono stati di nazioni diverse . Dal confronto tra le relazioni dei comuni italiani , sia pure in guerra tra loro , e quelle di Francia e Inghilterra , di Francia e Germania nello stesso periodo storico , la realtà di una storia ( anche politica ) d ' Italia balza irresistibile . Non solo i comuni italiani sapevano perfettamente di appartenere a una stessa nazione ; non solo al di là della vita politica interna specifica ad ogni comune , al di là delle lotte fra i comuni , c ' era l ' unità del sangue , della lingua , della coltura , della vita familiare , economica , religiosa ; ma vi erano anche problemi politici identici nelle diverse città le cui soluzioni o tentativi di soluzione si intrecciavano strettamente dall ' una all ' altra : istituti comunali e loro svolgimento e trasformazione , relazioni fra le diverse classi politico ­ sociali , posizioni rispetto all ' Impero e alla Chiesa . La vita politica nell ' Italia settentrionale e centrale presenta dappertutto la stessa fisionomia , e relazioni dirette si stringono nel campo politico , non solo da città a città , ma da regione a regione : gli avvenimenti della Lombardia hanno le loro ripercussioni in Toscana , quelli del Veneto in Piemonte o nella Liguria ; il regno di Sicilia è strettissimamente associato ai destini del resto d ' Italia . Le grandi città marittime , nonostante il loro sviluppo autonomo nei mari anche lontani dall ' Italia , sono strettamente interessate agli avvenimenti della penisola , e vi prendono spesso parte diretta . È un tessuto fittissimo di relazioni che rende assolutamente impossibile fare la storia di una grande città italiana del tempo , o anche di una regione , senza trattare contemporaneamente quella di tutte le altre . E tanto più ciò vale per il periodo delle signorie e dei principati , quando pochi stati maggiori reggono , nella collaborazione o nel contrasto delle loro politiche intrecciate perpetuamente l ' una all ' altra , i destini di tutta l ' Italia . Quando passiamo al periodo delle dominazioni straniere , quel filo unitario non s ' interrompe , anzi si fa più solido , sebbene il popolo italiano perda il governo di se stesso . Se , cioè , è lecito parlare di storia d ' Italia ( e non solo di Milano , Firenze o Napoli ) al tempo dei comuni , delle signorie e dei principati , a più forte ragione si può parlarne nel periodo delle dominazioni straniere . È proprio allora che l ' Italia , come un tutto politico , prende più visibilmente corpo , e incomincia a porsi nella storia d ' Europa quel problema unitario italiano che per adesso è trattato dalle potenze straniere , e che sarà poi sciolto dal popolo italiano nel Risorgimento . Nel Seicento si perorò e si discusse , in prosa e in versi , intorno alle sorti comuni d ' Italia come non mai per l ' addietro . Chi - - è il caso più frequente - - pensa per lei a una confederazione di principi , e chi abbozza già l ' idea ( che allora appariva utopistica ) della sua riunione sotto il governo di un solo . Chi avversa la preponderanza spagnuola , e vorrebbe equilibrarla con l ' intervento francese ; chi invece ritiene che quella preponderanza assicuri la tranquillità e la concordia italiane ; chi , più generoso , vorrebbe fare a meno di tutti gli stranieri . Ma quel che è comune a tutti - - alla letteratura politica del tempo di Carlo Emanuele I come a quella del tempo di Luigi XIV , a Girolamo Muzio , propugnatore di una confederazione italica nella seconda metà del Cinquecento , come a Vittorio Siri , che verso la metà del Seicento sosteneva la necessità di un ' occupazione francese in Italia per l ' equilibrio - - è la considerazione dell ' Italia come unità ­ totalità politica , con interessi e destini comuni , a cui occorre provvedere secondo un ' idea direttiva unica , un piano politico unitario . Pure tutto questo , da solo , potrebbe non rappresentare altro che ideologia politica , o anzi letteratura retorica , simile a quella dell ' anonimo « gentiluomo italiano » che nei primi del Seicento parlava di un ' Italia « vera e legittima signora del mondo » . Se , però , questa pubblicistica politica la si mette in relazione con gli avvenimenti reali , allora essa assume altro aspetto . Precisamente le invasioni straniere , cominciate con Carlo VIII , contribuirono a porre in termini concreti la questione d ' Italia , come entità politica unitaria . Quelle che furono da principio gare per il possesso di questa o quella parte isolata d ' Italia ( ducato di Milano , regno di Napoli ) si trasformarono ben presto in contese per la preponderanza in Italia , e quindi per un assetto generale della penisola italiana . Grande portata ebbe la riunione avvenuta sotto un solo dominio - - e durata fino al 1734 - - del Milanese e del Napoletano , cioè del Nord e del Sud d ' Italia . Per trovare qualcosa di simile bisogna risalire indietro fino ai Longobardi e ai Goti , perché neanche Federico II ( alto signore in Lombardia , non dominatore diretto ) ci offre nulla di equivalente . La riunione di Nord e Sud sotto Spagna e poi sotto Austria era evidentemente una grande iattura per l ' indipendenza italiana ; ma rafforzava l ' unificazione politica della penisola . Questione dell ' indipendenza e questione dell ' unità coincidono nella loro soluzione finale , ma non nei loro svolgimenti . E del resto la riunione di Milano e di Napoli sotto la stessa dominazione straniera portava ad associare anche gli sforzi indirizzati a liberare da quella le due regioni . I duchi di Savoia aspiravano alla Lombardia ; ed era pure un Savoia il principe Tommaso , che si progettò da parte francese di mandare nel Napoletano , e che anzi , sotto Mazarino , avviò l ' impresa attaccando lo Stato dei presidî . Alcuni anni prima , al tempo di Vittorio Amedeo I , di cui Tommaso era fratello , fu ordita una congiura che avrebbe dovuto dare al duca il regno di Napoli , passando il Piemonte all ' altro fratello , il cardinal Maurizio , e il Milanese al duca di Mantova . Ogni piano di cacciata degli Spagnuoli importava necessariamente un riordinamento generale d ' Italia , cioè la posizione del problema politico unitario italiano . Ma se non è accettabile una interpretazione modernistica estrema del Risorgimento - - che del resto non mi sembra sia stata sostenuta espressamente da nessuno , poiché l ' opposizione alla « unità della storia d ' Italia » ha diverso significato , - - ancor meno accettabile sarebbe una interpretazione puramente « passatistica » . Sarebbe assurdo cioè considerare il Risorgimento come pura e semplice continuazione della precedente storia italiana , come processo puramente di evoluzione interna , privo di rivoluzione , come un fatto puramente autoctono , indipendente nella sua trama essenziale della storia generale europea . V ' è il ricominciamento , v ' è il riattacco al passato ; ma v ' è , altrettanto e più , l ' elemento nuovo sovvertitore , l ' inquadramento nella nuova realtà europea , formatasi dopo il Rinascimento in massima parte indipendentemente dall ' Italia . Nova et vetera : l ' Italia del Risorgimento , mentre fa appello alle tradizioni paesane , mentre aspira a tornar degna della grandezza passata , ha perfetta coscienza che appelli e aspirazioni debbono avere per ultimo scopo di ricongiungerla e riportarla alla pari con l ' Europa , andata avanti per conto suo . Anche qui la pubblicistica del Risorgimento è concorde ; i moderati gareggiano con i radicali , gli economisti con i politici . Gli uni parlano ( Balbo ) del governo rappresentativo di tipo inglese da introdurre in Italia senza vane preoccupazioni di originalità ; gli altri constatano ( Ferrari ) che il « risorgimento » dall ' Italia era passato alla Germania con la Riforma e alla Francia con la Rivoluzione , e ora si trattava di farlo tornare in Italia ; altri ancora insistono sulla inferiorità della coltura o della vita economica in Italia rispetto ad altri paesi europei . Non fa eccezione l ' italianissimo Mazzini ; poiché il suo ideale di un ' Italia protagonista , conduttrice dell ' Europa , nazione ­ apostolo , nazione ­ Cristo , presuppone la piena accettazione e assimilazione da parte di essa Italia di tutto il precedente progresso europeo , conclusosi nella rivoluzione francese . Ogni periodo successivo dell ' umanità per il Mazzini deve mantenere i valori del periodo antecedente aggiungendovi i nuovi : « nella serie delle sintesi , l ' ultima deve necessariamente comprendere tutti i termini delle anteriori più in proprio ; quindi la sintesi unitaria non può rigettare i termini conquistati dalle sintesi anteriori di libertà ed eguaglianza » . Bensì il suo prepotente idealismo , la sua lungimiranza eroica non gli facevano scorgere interamente la portata e la difficoltà di questa inclusione delle conquiste precedenti nelle successive , e lo inducevano a bruciare le tappe . Del resto , egli si spingeva nel suo universalismo fino a considerare l ' idea della patria nazionale come stadio transitorio accettato realisticamente , che doveva sboccare in una organizzazione unica dell ' umanità . Italia vecchia ed Europa nuova La tesi modernistica estrema possiamo chiamarla europeista pura ; quella « passatistica » , nazionalista . Unilaterali ambedue , ma più sbagliata e pericolosa per fraintendimenti la seconda . La tesi europeista pura non sopprime i dati reali del Risorgimento , non sfigura il processo effettivo di questo ; solo impedisce la visione completa degli uni e dell ' altro . La tesi nazionalistica , invece , mentre pretende ricondurre tutto a un processo autoctono , ignora o falsifica quella stessa storia dell ' Italia prerisorgimentale che dovrebbe essere la sua più salda base . Poiché è proprio dalla considerazione della continuità fra Italia prerisorgimentale e risorgimentale che balza fuori l ' ispirazione europea , l ' esigenza europea a cui il Risorgimento risponde . Questo riprende il filo della storia italiana precisamente in quanto riconduce l ' Italia nel cerchio della civiltà europea , sulla linea del progresso europeo da cui si era appartata , abbandonando le tradizioni di libertà e universalità di pensiero che avevano formato la sua grandezza autentica : e così , la più vera italianità fa tutt ' uno con questo spirito europeo . Le stesse formulazioni estreme del Gioberti ( « primato » ) e del Mazzini ( « missione » ) non sono se non manifestazioni o trasformazioni - - e sia pure parziali travisamenti - - di questa esigenza europea che si impone all ' Italia . Lasciando ora da parte i periodi preromano e romano - - che può discutersi se appartengano alla preistoria o alla storia d ' Italia : noi pensiamo che almeno al tempo della guerra sociale riluca un ' alba di storia italiana - - la vita del nostro popolo prende forma definita , uscendo dalla mescolanza romano ­ barbarico ­ cristiana e dallo sminuzzamento feudale , nel secolo duodecimo , e cioè nell ' età comunale e per opera dei comuni , ai quali risponde , e contraddice a un tempo , la formazione ( non a caso contemporanea ) del regno di Sicilia . Dalla fine del secolo undecimo al principio del decimosesto è il grande periodo della storia italiana , quello in cui tutte le nostre energie economiche , politiche , culturali , morali , religiose hanno pieno e armonico sviluppo , in cui il tenor di vita si eleva e si raffina , le forme statali si complicano e si perfezionano , letteratura , arte , scienza fioriscono ; e tanta pienezza di civiltà innalza l ' Italia a un livello superiore a quello delle altre nazioni europee . È il periodo che il Bettinelli chiamò Risorgimento , e che poi si disse Rinascimento ; il secondo termine , però , fu applicato più propriamente al Quattro e Cinquecento , che presentano taluni caratteri distintivi rispetto ai tre secoli anteriori . Non occorre qui inoltrarci nelle discussioni recenti sui rapporti fra i due periodi , discussioni che fanno tutt ' uno con quella sul rapporto di opposizione e di continuità fra medioevo e Rinascimento ; quel che importa a noi qui è di segnare nettamente questo periodo di circa quattro secoli e mezzo che dal nostro punto di vista possiamo e dobbiamo considerare unitario , e che è quello del pieno sviluppo della vita italiana : il periodo che in politica va dalla fioritura dei comuni alla « bilancia » dei principati ; nel pensiero , dalla prima scolastica di Anselmo d ' Aosta a Ficino e a Pico attraverso san Tommaso d ' Aquino e san Bonaventura : in letteratura , dal Cantico delle creature all ' Orlando Furioso passando per la Divina Commedia e il Decamerone ; nell ' arte , dall ' Antelami , per i Pisano , Giotto e i quattrocentisti fiorentini , a Michelangelo . Fioritura di vita superba , integrale e ininterrotta , di fronte a cui conviene solo rilevare - - cosa essenziale per il nostro proposito - - che nella prima parte di questo periodo più che quadrisecolare lo svolgimento della civiltà italiana rimane ancora sostanzialmente racchiuso entro i confini della nazione , mentre nel secondo trabocca al di fuori , e l ' Italia diviene maestra all ' Europa . Ma sino alla fine del periodo la storia italiana , pur collegata al resto d ' Europa , ha carattere autonomo ; gli stati italiani sono indipendenti , il popolo italiano è soggetto , non oggetto , di storia , ha in mano il governo dei propri destini . Alla fioritura e alla preponderanza culturale risponde la personalità politica autonoma della nazione , anche se appare una superiorità del momento culturale ­ spirituale su quello politico ­ territoriale . Tutto cambia nel corso del secolo XVI , il secolo della grande crisi italiana , il secolo del trapasso dagli splendori del Rinascimento alle tristezze e bassure del Seicento . Con la fine del Rinascimento e con la maturazione della Controriforma la coltura italiana perde la posizione di predominio tenuta per circa due secoli in Europa . Nei paesi transalpini , e specialmente in quelli dell ' Europa occidentale , le nuove colture , sorte sul suolo nazionale smosso e fecondato dalla civiltà del Rinascimento italiano , si sviluppano adesso autonome e rigogliose , e a poco a poco , in un rovesciamento di parti , acquistano influenza preponderante sulla coltura italiana . Soprattutto nel campo del pensiero filosofico ­ scientifico lo spostamento è radicale . Il periodo della Controriforma fuori d ' Italia presenta elementi positivi e negativi in contrasto , con prevalenza dei primi soprattutto nei due grandi paesi occidentali , Francia e Inghilterra . Le lotte politico ­ religiose tengono vivi e pungolano gli spiriti . Da noi , quiete di ristagno : la doppia cappa di Impero e Chiesa grava sulla penisola . La prigionia del Campanella , il rogo del Bruno , la condanna di Galileo segnano lo spegnersi di una speculazione indipendente in Italia . Il nostro paese non solo perde il primato intellettuale , ma esce dal circuito della coltura produttiva europea e si racchiude nell ' erudizione pura e nelle logomachie scolastiche . Il pensiero moderno vive e si svolge al di fuori . La filosofia moderna prende le mosse da Descartes , e quando in Italia , verso la fine del Seicento , si ebbe una prima ripresa di vita culturale , questa nel campo filosofico e scientifico si svolse in gran parte sotto l ' influenza del cartesianesimo , mentre anche in quello dell ' erudizione altri stranieri furono maestri , specialmente i Benedettini della congregazione francese di San Mauro ( Mabillon ) . All ' influenza di Cartesio successe quella di Newton ; e mentre nell ' erudizione e nella ricerca storica già ai primi del Settecento l ' Italia ha maestri suoi , nel mondo del pensiero il filosofismo inglese e il francese tengono lo scettro . Questo nell ' ordine della coltura : in quello politico non occorre spendere parola a mostrare l ' abbassamento intervenuto . Perduta l ' indipendenza nazionale nella tragedia del primo trentennio del Cinquecento , l ' Italia è bensì più che mai ( come accennammo già ) al centro della politica europea , ma in quanto materia di contrasto per la preponderanza fra le grandi potenze , che ne decidono i destini . Anche le forme politiche nuove - - monarchia assoluta parificatrice e accentratrice , monarchia costituzionale ­ parlamentare - - si svolgono fuori d ' Italia . Spuntano ogni tanto nella storiografia italiana contemporanea velleità di rivalutazioni della Controriforma e del Seicento italiani : ora nel campo dell ' arte , accentuando l ' elemento positivo del barocco , esaltandone in blocco i rappresentanti , scoprendo ogni tanto genî ignorati ; ora in quello della politica , ricantando le doti , per l ' ennesima volta , di Carlo Emanuele I « campione dell ' indipendenza italiana » , o presentando il principato mediceo come precursore dello stato moderno , o facendo l ' apologia del dominio spagnuolo ( apologia che si riduce in sostanza a mostrare che il diavolo non era tanto brutto quanto si dipinge ) ; ora - - ed è il caso più frequente - - in quello religioso , esaltando il merito dell ' Inquisizione romana di aver mantenuto l ' unità religiosa d ' Italia e di averla preservata dall ' eresia , senza far distinzione , ovvia e fondamentale , fra unità religiosa spontanea , vivente , e uniformità imposta dall ' esterno , senza neanche domandarsi quali risultati profondi la Controriforma italiana abbia avuto per la vita dello spirito , e cioè per la stessa coscienza religiosa , e senza fare il confronto con il diverso stato di cose , con la vitalità ben più ricca e intima che mostra la vita religiosa nella Francia , pur cattolica , dello stesso periodo . Ma in queste apologie controriformistiche si tratta , appunto , di semplici velleità , che si spengono contro l ' evidente realtà d ' insieme della decadenza spirituale , politica , economica d ' Italia in quel periodo ; realtà illuminata in tutta la sua imponenza dal doppio confronto , con lo stato precedente d ' Italia e con quello contemporaneo delle altre nazioni europee . Rimane inconcusso e incontrovertibile il fatto che la linea della vita italiana , ascendente dal 1110 al 1300 , mantenutasi poi ad un alto livello , ma non senza discese parziali , fino al principio del secolo XVI , scende precipitosamente dopo il 1530 sino alla fine del secolo , per rimanere nella bassura durante tutto il secolo seguente . Nell ' ordine politico è inutile discutere sull ' opera più o meno saggia dell ' uno o dell ' altro sovrano , accentuare enfaticamente i contrasti che i principi sabaudi hanno avuto con i dominatori stranieri d ' Italia , gonfiare le voci d ' indipendenza italiana nel Seicento . Quel che conta è la mancanza di partecipazione , in quei contrasti , in quelle voci , e in generale in tutta la vita politica del popolo - - intendendo per popolo anche le classi elevate , - - e la conseguente indifferenza , diseducazione , cristallizzazione e depauperamento dei ceti dirigenti , con il fatto dominante della la soggezione al dominio straniero . Nel campo culturale , una produzione erudita abbondante e varia , e lampi fuggevoli di personalità , non riparano all ' assenza di una vita vera di pensiero . In quello religioso , il valore individualmente e socialmente apprezzabile della credenza sinceramente professata , del costume morale osservato , o almeno riconosciuto , non può celare l ' aduggiamento delle formule ripetute passivamente , l ' esaurimento dell ' impulso intimo irraggiato nei secoli precedenti dalla religione nella vita quotidiana per trasformarla ed elevarla . Il tratto comune è l ' abbassamento del tono vitale , la dissociazione fra i diversi elementi della vita nazionale , dissociazione per cui la politica si riduce a ragion di stato , la coltura a erudizione professionale o capriccio di virtuosi , la religione a osservanza formale dei riti tradizionali e obbligatorî . Per un secolo e mezzo , nelle tre grandi nazioni sorelle dell ' italiana - - Francia , Inghilterra , Germania - - uscite com ' essa dalla elaborazione e trasformazione dell ' individualismo e universalismo medievali , evoluzione politica , economica , culturale , e trasformazione e lotte religiose procedono di pari passo ; e l ' elemento religioso è anzi quello dominatore e unificatore , tanto che anche i manualetti storici hanno tutti il loro bravo periodo de « le guerre di religione » . E dopo queste guerre , dopo la pace di Vestfalia , la rivoluzione inglese e il ritiro dell ' editto di Nantes , il problema religioso permane , sotto altre forme , alla ribalta : giansenismo e gesuitismo in Francia , deismo e razionalismo ( il così detto Illuminismo ) in Inghilterra , Francia e , in grado minore , in Germania . Il consolidamento definitivo del protestantesimo in Germania di fronte alla Controriforma e l ' avviamento alla libertà religiosa fanno tutt ' uno con lo sgretolamento del Sacro Romano Impero e lo sviluppo degli stati tedeschi , dalla cui unione dovrà poi sorgere l ' unità nazionale germanica . In Francia la riduzione del protestantesimo in limiti ristrettissimi , l ' instaurazione ufficiale delle « libertà gallicane » e la repressione del giansenismo sono strettamente connesse con l ' onnipotenza regia e l ' accentramento statale preparanti , per reazione e derivazione a un tempo , il filosofismo e la rivoluzione . Pascal e Bossuet , principi della prosa francese , sono altresì maestri di morale e di teologia , come mutatis mutandis si potrà dire più tardi di Voltaire e Rousseau . E in Inghilterra l ' unità fra lo sviluppo costituzionale e sociale e le guerre religiose , il nesso fra queste e la posteriore filosofia di Locke e del deismo sono ancora più evidenti . Con formula sintetica diciamo che nella Francia , Inghilterra , Germania moderne ( e specialmente nelle due prime ) regna fra i vari aspetti della vita , o fra le varie attività dello spirito , una profonda unità morale . Questa unità morale anche l ' Italia l ' aveva conosciuta . Nel Due e Trecento , arte e pensiero , vita politica e religiosa s ' intrecciano in Italia in un fascio potente di sentimenti e di energie . La Divina Commedia è , tutt ' insieme , la suprema espressione artistica del giovane popolo italiano , lo specchio delle discussioni e delle lotte politiche del tempo , l ' enciclopedia scientifica e religiosa del medioevo italiano maturo . Giotto non dipinge per sé , né per una conventicola o una clientela particolare , ma per tutto un popolo , a cui ammaestramento e conforto rappresenta accanto ai fatti di Cristo quelli del suo grande imitatore , eroe religioso del popolo italiano . Nel Quattrocento l ' unità incomincia ad allentarsi : i dotti del Rinascimento sono ben più lontani dal popolo di quel che non fossero Dante o san Bonaventura ; nella letteratura e nell ' arte s ' inizia una tendenza estetizzante . Poi , l ' unità , si scinde nettamente . I grandi artisti del Cinquecento vivono nell ' Italia invasa e straziata , passante di mano in mano , assistono all ' agonia e alla morte dell ' indipendenza nazionale , alla condanna di Lutero e al concilio di Trento , senza che nel loro mondo di linee e di colori si rispecchi la realtà circostante . Nella suprema crisi politica e morale d ' Italia , la maggiore opera di poesia non è che un lungo divertimento , una grande , geniale risata . Michelangelo risente in sé tutti i contrasti e i dolori dell ' età sua , ma non ne esprime se non il chiuso e impotente corruccio della sua anima individuale . Alla fine la rottura spirituale è consumata . L ' arte diviene estetismo e retorica ; la scienza ( se anche con più lentezza e toccando per via vette supreme ) , tecnica professionale ; la religione , confessionalismo esteriore e abitudinario . È l ' unità di vita morale quella che fa il carattere religioso o meno di un popolo , nel senso profondo della parola « religione » . Si è discusso sulla ragione e il significato del fatto che la Riforma non abbia attecchito in Italia ; e chi ha dato di ciò valutazione negativa , chi positiva , secondo le persuasioni individuali , le parti militanti , o semplicemente l ' andazzo del tempo e i comodi , fruttuosi opportunismi . Ma la mancanza della Riforma in Italia è effetto e non causa ; e il punto essenziale non è che l ' Italia non si sia fatta protestante , ma che di fronte alla grande crisi religiosa sia rimasta , come nazione , indifferente . La religiosità era già divenuta affare individuale , l ' osservanza religiosa comportamento sociale : fra religione , morale e politica , al disotto delle concordanze superficiali ed ipocrite , erano sorti muri divisionali . Perciò il popolo italiano non reagì alla Riforma , né assorbendola o trasformandola , né eliminandola volontariamente e coscientemente . La Controriforma in Italia fu essenzialmente superstruttura autoritaria all ' indifferentismo delle coscienze individuali , decorazione barocca ricoprente il vuoto religioso e morale . La crisi dissociativa della vita morale italiana , maturata appieno nella Controriforma e nel Seicento , si era iniziata - - l ' accennammo già - - nel Rinascimento . Di fronte all ' organicità di vita morale dell ' Italia nell ' età dei comuni , il Rinascimento appare un periodo di crisi spirituale , di cui taluni grandi artisti , da Botticelli a Michelangelo , hanno dato le espressioni più penetranti . Nell ' Italia del Rinascimento la fede medievale , la concezione tradizionale del mondo e della vita sono scosse ; ma la nuova fede umana , sicura di sé , non è raggiunta ancora ( lo sarà solo nel Settecento ) . Soprattutto , la liberazione spirituale dell ' individuo , imperfetta già di per sé , non si inquadra in una nuova concezione e organizzazione sociale : l ' individuo si sente senza appoggio morale , come sospeso in aria ; e se taluni da questo stato d ' animo traggono l ' impulso ad affermazioni sfrenate di egoismo dominatore ( il tiranno del Rinascimento , Cesare Borgia ) , altri , moralmente migliori , ma di volontà più fiacca e incerta , si ripiegano su se stessi e soffrono di smarrimento , di solitudine e di nostalgia ( la melanconicità malata di Botticelli , l ' estasi crepuscolare di Giorgione ) . La crisi politica della nazione italiana risponde a quella morale individuale . Troppo preponderantemente si è insistito finora sulla divisione dell ' Italia in vari stati , sulla politica estera discorde ed egoistica di questi , per spiegare la catastrofe dell ' indipendenza italiana ai principî del Cinquecento . Occorre portare una maggiore attenzione sull ' immaturità e l ' inorganicità di ciascuno degli stati stessi . Mancava una fusione vera delle varie città e delle diverse classi , una struttura amministrativa salda e profonda , una vita politica della collettività , una coscienza popolare ­ statale , e , in una parola , una sufficiente base morale . Il popolo , già presente nel comune , nel principato era assente . La pace pubblica , l ' ordine materiale erano maggiori : la vitalità intima , nutritasi nelle lotte comunali , era diminuita . Anche per la « tragedia italiana » la chiave della politica estera si trova nella politica interna . I principati italiani ( compreso il mediceo a Firenze ) conservavano in larga misura il carattere d ' improvvisazione per forza , destrezza e fortuna , senza una vera base politico ­ morale né nel diritto divino e nel prestigio tradizionale di un ' antica dinastia , né in una volontà popolare liberamente e organicamente espressa . Le investiture imperiali e papali erano pure formalità giuridiche , senza effetto profondo sulla coscienza di principi e di popoli . Nell ' assenza dei secondi dalla vita pubblica , la gestione dello Stato era divenuta cosa puramente professionale del principe e dei suoi funzionari . Il gran significato del Savonarola nella storia italiana è di aver sentito la crisi e di aver fatto un tentativo per superarla , reagendo a quella dissociazione morale . Il Savonarola mirò , attraverso un risveglio religioso , a riportare la moralità nella vita pubblica e privata , e a santificare la politica come opera di Dio . Dopo di lui - - a distanza non soltanto di tempo - - occorre ricordare Paolo Sarpi , che non fu un politico e giurisdizionalista puro quale è ritenuto dai più ; come non lo fu il suo successore cronologico e ideale , Pietro Giannone . Anche Sarpi e Giannone hanno i loro interessi religiosi , per quanto dalla loro conformazione di spirito , tra scientifica e politica , a quella profetica del Savonarola la distanza sia grande . Le loro battaglie contro la curia romana sono accompagnate da una motivazione religiosa , la cui sincerità non v ' è ragione d ' impugnare , checché si pensi del valore intrinseco , storico o teologico , delle loro tesi . Ambedue credono che la chiesa romana odierna abbia degenerato dalla chiesa cristiana originaria , alterando le istituzioni di Cristo , in quanto ha trasformato in temporale , giuridico , politico quel che doveva rimanere spirituale , morale , religioso . Questo è il concetto fondamentale tanto della Istoria del Concilio tridentino quanto del « regno papale » del Giannone , terza parte del Triregno . Non si tratta dunque per loro di semplici tesi giuridiche in favore dello Stato , ma di una concezione organica della Chiesa e della religione cristiana : il punto della controversia è essenzialmente religioso , ed essi intendono combattere in nome del Vangelo e nell ' interesse di questo . Il Giannone ha accenti di vivo sdegno per quella che ritiene degenerazione e paganizzazione della Chiesa , inseguita da lui anche sul terreno più strettamente religioso , come il culto dei santi e la dottrina della transustanziazione . Il Sarpi afferma con forza che la difesa dello Stato contro ciò che egli giudica usurpazione clericale importa supremamente alla religione , appunto perché si tratta di combattere la degenerazione fondamentale della Chiesa , la sua mondanizzazione . Si sa che il Sarpi è imputato - - e proprio dagli scrittori più ortodossi - - di protestantesimo nascosto : e senza entrare adesso a decidere la questione ( di cui bisognerebbe cominciare per stabilir esattamente i termini ) si può in ogni caso tener per certo che le sue idee vanno bene al di là dell ' ambito politico ­ ecclesiastico , spingendosi su un terreno schiettamente religioso . Basta ricordare ( anche senza tener conto dei suoi accenni alle questioni della giustificazione per la fede e della predestinazione ) il suo concetto della Chiesa comunità di credenti , e non organizzazione gerarchico ­ ecclesiastica , concetto che ha implicazioni religiose di vasta portata . Vi è di più : questo presunto politico puro è tutto pieno dell ' idea della volontà divina , la quale agisce continuamente nella storia e determina con potere sovrano il corso degli avvenimenti , all ' infuori di ogni disegno e prudenza umana . È una religiosità ben diversa , nella sua rassegnazione passiva , da quella del Savonarola ; ma è pur sempre vera e profonda religiosità . Tra Savonarola e Sarpi potrebbero inserirsi quelli ché sono stati chiamati recentemente « eretici italiani » ( Curione , Gribaldi , Gentile , Ochino , i due Socini ) , prendendo la parola « eretici » non nel senso abituale , ma in quello di ribelli non meno alla vecchia chiesa cattolica che alle nuove protestanti , e in generale a qualunque ortodossia . Certo è che il passaggio diretto dall ' umanesimo al mondo moderno si trova in questi eretici italiani : le chiese protestanti formano , in confronto , una specie di gran « détour » , anche se storicamente necessario e di valore religioso ­ sociale proprio . Attraverso la divisione della chiesa cattolica operata dal protestantesimo passò la corrente di pensiero sboccante nel deismo e nel razionalismo settecenteschi , generatrice del mondo moderno fondato sulla libertà di pensiero e di coscienza , sulla ragione e la moralità individuali . L ' importanza storica di questi eretici italiani appare così veramente di prim ' ordine : ed essa viene rilevata qui non per una qualsiasi intenzione apologetica di confessionalismo anticattolico ( come malamente intesero , per sbadataggine o impreparazione , taluni quando io espressi altrove questo apprezzamento ) , ma precisamente in sede di storia obiettiva delle idee e delle correnti spirituali . Senonché tale importanza degli « eretici italiani » rappresenta piuttosto un apporto , fra i meno notati e fra i più importanti , dell ' Italia all ' Europa , in prosecuzione del Rinascimento , che non un precedente del rivolgimento culturale e morale italiano agli inizi del Risorgimento , poiché l ' Italia fu precisamente il paese che rimase più estraneo alla loro influenza . Il risveglio del problema religioso ( fondamentale nella storia di un popolo ) in Italia si ha nel Settecento , per tutt ' altre vie , con l ' anticurialismo e il giansenismo congiunti fra loro . II IL SETTECENTO Date politiche e realtà storiche Tutti sono d ' accordo oggi nello spostare gli inizi del Risorgimento dal 1815 al secolo XVIII : e già quando uscì ( un quarto di secolo fa ) il primo volume della Storia del Risorgimento del Raulich , fece effetto anacronistico ch ' essa cominciasse con la data antica . Il Carducci , nello studio « Del Risorgimento italiano » premesso alle Letture del Risorgimento , e che è del 1895 , introdusse la data del 1748 come termine del periodo prerisorgimentale . Era una data politica ( pace d ' Aquisgrana ) ; ma il Carducci le dava un senso più ampio , molto ampio , dicendo che nella seconda metà del secolo XVIII tutta la vecchia società italiana si era avviata a sparire per dar luogo a un novo ordine di cose . Un ' altra corrente invece ha insistito sul fattore politico puro , mettendo in rilievo nel trattato di Aquisgrana la riduzione al minimo del dominio straniero in Italia ( solo Milano e Mantova ) e l ' ingrandimento ulteriore del Piemonte . Ma la concezione politica pura - - che meglio potremmo chiamare politico ­ territoriale - - celebra i suoi trionfi , e potremmo dire i suoi saturnali , con l ' altra data ( venuta in voga principalmente negli ultimi anni del fascismo ) del 1713 , cioè del trattato di Utrecht : e , anche a chi scrive , è accaduto vari anni fa di aver accordato a questa data maggiore importanza di quanto meriti realmente . La tendenza politica insita nella scelta di quest ' ultima data è diversa da quella della data 1748 . Per la seconda potremmo parlare di una concezione federalistica , in quanto si dà rilievo al fatto che l ' Italia , dopo la pace di Aquisgrana , si trovò quasi tutta sotto principi suoi , tornando cioè ad una situazione simile a quella anteriore al 1494 , inizio delle invasioni straniere . La data del 1713 , invece , ha carattere unitario ­ sabaudo : essa vede nella pace di Utrecht soprattutto l ' ingrandimento , l ' accresciuta preminenza in Italia dei Savoia , assurti alla corona regale . Ad ambedue le date è comune l ' intenzione di riportare il processo del Risorgimento a prima della rivoluzione francese , presentandolo più o meno indipendente da essa . La data del 1748 , come s ' è visto nel Carducci , è capace di una interpretazione larga degli inizi risorgimentali , tale cioè da associare politica e coltura , riformismo e filosofismo : il Risorgimento allora appare come un movimento di idee , una trasformazione politico ­ sociale , prima ancora che una innovazione politico ­ territoriale . E solo in questo largo senso la data del 1748 ha un vero valore dal punto di vista del Risorgimento ; mentre invece essa risulta scarsamente significativa , se ci si restringe a considerare la nuova struttura politico ­ territoriale dell ' Italia dopo la pace di Aquisgrana . Abbiamo già richiamato la vecchia osservazione sulla somiglianza notevole di tale struttura con quella dell ' Italia dopo la pace di Lodi ( 1454 ) nella seconda metà del secolo XV ; e un elemento capitale di tale somiglianza è precisamente la poca solidità della struttura medesima , che ne prepara in un caso e nell ' altro il crollo a distanza di meno che mezzo secolo . Da un punto di vista puramente nazionale ­ statale , fu per l ' Italia catastrofe , o inizio di catastrofe , l ' invasione francese del 1796 non meno di quella del 1494 . Ma poi anche i sanfedisti più ostinati difficilmente possono negare che il periodo rivoluzionario iniziato nel 1796 abbia un rapporto positivo col Risorgimento , mentre quello iniziato nel 1494 sbocca irremissibilmente nella perdita dell ' indipendenza italiana e nell ' abbassamento politico ­ morale del nostro paese . Ora , per risolvere l ' apparente contraddizione contenuta nel riconoscimento di quella positività a una occupazione straniera e alla demolizione degli stati indigeni ( a cominciare dal sabaudo ) , occorre per l ' appunto superare il punto di vista puramente nazionale ­ statale . L ' anno 1713 , con la pace di Utrecht , apportò all ' Italia due novità politico ­ territoriali : la sostituzione dell ' Austria alla Spagna in Lombardia e nel Mezzogiorno , e l ' elevazione di casa Savoia al regno insieme con l ' ingrandimento dei dominî . La prima novità , dal punto di vista nazionale ­ statale , dovrebbe considerarsi come negativa , come una passività , poiché l ' Austria rappresentò un governo migliore dello spagnuolo , cioè più adatto a conciliarsi e conquistarsi i sudditi ; senza contare che in Lombardia il dominio straniero veniva anche ad essere più solido per la vicinanza al nucleo degli stati absburgici . I fautori , infatti , della data 1713 insistono sulla seconda novità . Si tratta , insomma , di quella interpretazione del Risorgimento che abbiamo chiamata « sabaudistica » , appunto perché compendia e risolve nell ' ampliamento dello stato sabaudo dal Piemonte a tutta l ' Italia il processo del Risorgimento . Senonché coloro che associano quella data a questa concezione incappano subito in una grave difficoltà . L ' acquisto del regno di Sicilia da parte di Vittorio Amedeo II poté sembrare un avviamento all ' egemonia sabauda su tutta la penisola : Vittorio Amedeo veniva a premere su di essa dai due estremi , nord e sud , e quasi ad anticipare il 1860 . Ma , senza stare ora a discutere quanto vi sia di reale e quanto di apparente o fantastico in una simile rappresentazione , il punto è che questo nuovo avviamento durò l ' espace d ' un matin . Già nel 1720 Vittorio Amedeo II dovette rinunciare alla Sicilia - - in seguito al colpo di testa dell ' Alberoni per la rivincita spagnuola - - e contentarsi in cambio della Sardegna , non solo ben più piccola e meno importante , ma priva di quella posizione geografica dominante o suggestiva che abbiamo rilevato nella Sicilia . Non era un vero scambio , ma poco meno di una detronizzazione . Il possesso della Sardegna non ebbe importanza per gli ulteriori destini sabaudo ­ italiani , se non si volesse rilevare che essa fu il rifugio della dinastia durante il periodo napoleonico sotto la protezione della flotta inglese , in comunanza di destino con i Borboni accantonati in Sicilia . La rapidità con cui il cambio avvenne , a un olimpico aggrottar di sopracciglia delle grandi potenze , mostra quanto poco lo stato sabaudo contasse ancora nel gioco politico internazionale . Si può dire anzi che , in quel secondo decennio del Settecento , lo stato sabaudo perdesse per arrotondamenti locali e acquisti eccentrici di dubbio valore , il suo maggiore obiettivo politico ­ territoriale , l ' acquisto della Lombardia ; e di arrotondamenti locali , invece di quest ' acquisto capitale , dovette altresì contentarsi nelle ulteriori guerre di successione polacca e austriaca . Dimodoché alla fine del cinquantennio , dopo Aquisgrana , di fronte ai modesti ampliamenti locali del Piemonte , troviamo che l ' impero absburgico aveva incamerato Milanese e Mantovano come suoi feudi e riaffermato di fatto il suo alto potere su Parma e Piacenza , sulla Toscana , e più in generale sulle cose italiane ; e anzi in Toscana governava , sia pure con un governo separato , lo stesso imperatore , a cui sarebbe successo un membro della famiglia imperiale . La repubblica di Venezia era priva ormai nelle faccende italiane di ogni influenza , di ogni voglia e capacità di contrastare od equilibrare il potere straniero ; anzi il suo stesso territorio era stato impunemente violato dai belligeranti . In misura ancor maggiore questa sorte era toccata allo stato pontificio , che aveva perduto fin l ' ultimo resto d ' importanza politica . Nel regno di Napoli ( come a Parma e Piacenza ) la nuova dinastia era portata dallo strettissimo vincolo dinastico a stringersi alla Spagna e a seguirne le direttive . Infine , il fatto principale era che le trasformazioni avvenute nell ' assetto d ' Italia non erano state se non in minima parte opera di forze indigene : ancora una volta le sorti della penisola erano state decise dalle potenze straniere , che ne avevano fatto il proprio campo di battaglia . In conclusione : i risultati politico ­ territoriali della prima metà del Settecento per l ' Italia sono ben lontani dal presentare per il processo del Risorgimento quell ' importanza che molti credono , o affettano di credere . Il mito sabaudo I sostenitori della data 1713 , con la motivazione che conosciamo , partono da questo presupposto ingenuo : che , essendo lo stato piemontese ­ sabaudo l ' elemento centrale nella conclusione del processo del Risorgimento - - in cui non vedono , come sappiamo , se non la formazione politico ­ territoriale - - esso debba trovarsi necessariamente nella stessa posizione dominante anche al principio . La centralità del Piemonte nella storia d ' Italia fra il 1850 e il 1861 viene anticipata , proiettata all ' indietro ; e il 1713 non è il termine della proiezione , ma semplicemente una delle sue tappe capitali . Da Vittorio Amedeo II , primo re di Sardegna , si risale naturalmente a Carlo Emanuele I , campione dell ' indipendenza italiana ( « Carlo , quel generoso , invitto core » , con quel che segue ) , e da lui a Emanuele Filiberto , ricostruttore dello stato sabaudo ; da Cateau ­ Cambrésis si salta ( poiché con la prima metà del Cinquecento non c ' è proprio nulla da fare , per la tesi ) ai secoli XV e XVI , per mostrare già allora l ' importanza primaria del Piemonte sabaudo nella storia d ' Italia . Siamo nel campo del mito politico : mito formatosi nel periodo finale del Risorgimento , sistemato e divenuto ufficiale principalmente nell ' insegnamento scolastico elementare e secondario del Postrisorgimento , ripreso nel periodo fascista con accentuazione dottrinaria ( statalistica ) , e più d ' una volta con ostilità virulenta contro quasi tutte le tradizioni e i valori del Risorgimento , ponendo il Carlo Alberto del '33 al posto di Mazzini , e il generale Galateri a quello di Andrea Vochieri . I miti politici hanno la loro spiegazione , la loro ragion d ' essere , in sede di azione , di propaganda , di libera lotta politica ; ma la storia è un ' altra cosa . E la storia dice che fino alla seconda metà del secolo XVI l ' importanza dello stato sabaudo pei la vita politica generale d ' Italia - - nel periodo massimo della storia italiana , dai comuni al Rinascimento - - è pressoché nulla ; nel sistema dei principati e della loro « bilancia » , sistema giunto a formazione completa alla metà del secolo XV , esso non ha parte ; la funzione immaginosamente attribuitagli di « guardiano delle porte d ' Italia » esso non l ' ha assunta affatto nel periodo delle invasioni straniere ( il piemontesissimo e sabaudissimo Galeani Napione riconosceva che Carlo VIII era passato alla conquista del regno di Napoli « coll ' aiuto dei principi nostri » ) , mentre più tardi - - a conclusione di una delle tante guerre infruttuose di Carlo Emanuele I - - è stato proprio il duca di Savoia , con la cessione di Pinerolo alla Francia nel trattato di Cherasco , a riaprire quella porta ; la ricostruzione territoriale dello stato da parte di Emanuele Filiberto fa onore alla tenacia e alla sagacia del principe , ma fu altresì effetto dell ' equilibrio stabilito tra Francia e Spagna , né modificò sostanzialmente l ' asservimento d ' Italia nel periodo spagnuolo ; la politica di Carlo Emanuele I , celebrata come affermazione di nazionalità indipendente , fu soprattutto aspirazione d ' ingrandimento in qualsiasi direzione , in Francia e Svizzera alla pari che in Italia ; il programma d ' unione della Lombardia al Piemonte fu un espediente di Enrico IV e in generale della politica francese più ancora che idea direttiva dei Savoia ; dalla morte di Vittorio Amedeo I ( 1637 ) , per un cinquantennio , lo stato sabaudo , ridotto a dipendenza francese , subisce una eclissi quasi totale ; nelle guerre europee dalla fine del secolo XVII a metà del secolo XVIII , il Piemonte - - possiamo ripetere quel che dicemmo per Emanuele Filiberto : con tenacia e sagacia , - - si mantenne , ricuperò l ' autonomia , effettuò ampliamenti territoriali , conquistò la corona regia , ma non si sostituì in Lombardia alla dominazione straniera né trasformò sostanzialmente la situazione politica inferiore dell ' Italia , nel quarantennio 1749­1789 subì di nuovo un parziale esautoramento , per l ' accordo austro ­ francese che gli toglieva la base principale della sua politica estera attiva . Il mito sabaudo ha fatto sì che episodi della storia d ' Italia perfettamente analoghi fra loro siano stati posti in luce del tutto differente secondoché si trattasse del Piemonte o di altro stato . Le aspirazioni dei Savoia su Genova non avevano natura diversa e valore ideale superiore a quelle , poniamo , di Austria e Spagna sulla Valtellina ; le congiure del Vachero e del Della Torre , in cui pescarono infelicemente a danno di Genova il primo e il secondo Carlo Emanuele , non valevano più di quella del Bedmar a danno di Venezia , dietro cui sarebbe stata la Spagna ; l ' assorbimento sabaudo del Monferrato non era un fatto sostanzialmente diverso da quello di Ferrara e Urbino da parte del papa . Carlo Emanuele I , lanciantesi sulle orme del capo della Controriforma , Filippo II , alla preda nella Francia dilaniata dalle guerre di religione , lavorava contro l ' equilibrio europeo e a danno dell ' Italia , mentre Ferdinando I di Toscana e Sisto V seguivano una politica più italiana ; e l ' uomo che intorno al 1615 si era atteggiato a campione dell ' indipendenza italiana contro gli Absburgo è lo stesso che una dozzina d ' anni più tardi si schierava con loro nella guerra per la successione del Monferrato , incappando nella disgrazia di trovarsi insieme con gli autori di quel sacco di Mantova che pose fine a uno dei centri della coltura italiana . Insomma , fino alla rivoluzione francese la politica sabauda è quella di uno stato di terz ' ordine che cerca con tutti i mezzi di mantenersi e di ingrandirsi , e riesce a passare dal terz ' ordine al secondo . Si ammirano giustamente in quest ' opera tenacia , arte politica , forza guerresca ; non ci si ritrova un nesso particolare con la politica nazionale , salvo quello generico e lontano dell ' utilità per quando il Piemonte si sarebbe rivolto a una simile politica , che per allora gli rimaneva ignota . La linea ascendente del Risorgimento segue - - come vedremo ora - - tutt ' altra traiettoria : quella del rinnovamento culturale e delle riforme interne , in cui il Piemonte , e particolarmente il governo piemontese , non hanno nessuna parte direttiva o soltanto ragguardevole . Il risorgimento spirituale del Settecento La tesi sabaudistica tenta spostare il significato del Settecento , per la storia d ' Italia e del Risorgimento italiano , dal terreno riformistico ­ culturale a quello territoriale ­ statale . Ma è tentativo vano , contro l ' eloquenza dei fatti e l ' unanimità della tradizione del Risorgimento . Tutta la vita italiana si concentra nel corso del secolo sul primo terreno . Nella seconda metà del secolo XVIII , anteriormente alla rivoluzione , nessuno pensa in Italia a cacciare l ' Austria dalla Lombardia , mentre il regno borbonico governato dal Tanucci riceve da Madrid il verbo di Carlo III , « in quo vivimus , movemur et sumus » , come scriveva l ' abate Galiani al Tanucci medesimo . La configurazione territoriale della penisola è considerata stabile , definitiva ; e nella pace duratura gli animi si rivolgono ad esaltare la superiorità dei tempi e dei governi nuovi sugli antichi ( si vedano le conclusioni del Muratori ai suoi Annali ) . Questa superiorità si esplica nelle riforme governative , in cui i primi posti spettano alla Lombardia austriaca , alla Toscana lorenese ( cioè anch ' essa sotto principi austriaci ) , a Napoli dei Borboni spagnuoli . I vecchi stati - - quelli a cui storicamente meglio spetterebbe l ' epiteto di nazionali o indigeni - - passano in secondo piano ( Piemonte ) , o addirittura non entrano in linea di conto ( Venezia , Genova , Stato pontificio ) . La tesi del Risorgimento puramente autoctono , aborigeno ; si trova già a mal partito di fronte a simili constatazioni ; ma non siamo ancora al centro della questione , che è nella natura di quel riformismo . Possiamo dire che i suoi caratteri essenziali siano : antifeudalesimo , massimo in Lombardia , minimo nel Napoletano ; organizzazione amministrativa uniforme e accentratrice , sopra il caos delle legislazioni e degli istituti e le stratificazioni delle consuetudini privilegiate ; anticlericalismo , o meglio anticurialismo , cioè riduzione del potere della Chiesa , e più precisamente del pontefice , a favore dello Stato , con spunti di riformismo ecclesiastico che verso la fine del periodo presero in Toscana quegli sviluppi che tutti sanno ( Scipione de ' Ricci e sinodo pistoiese ) ; tolleranza religiosa e incipiente laicizzazione dello Stato e della vita sociale ; umanitarismo spiegantesi soprattutto nell ' addolcimento delle leggi penali , fino alla abolizione leopoldina della pena di morte . Sono gli stessi caratteri che riscontriamo , dal più al meno , nelle riforme degli stati fuori d ' Italia . Che cosa è tutto questo se non l ' applicazione dei principî di quel filosofismo o razionalismo formatosi in Inghilterra tra la fine del Seicento e i primi del Settecento , trapassato in Francia che ne divenne la roccaforte col Voltaire e gli enciclopedisti , e propagatosi in Germania , in Italia e nel resto d ' Europa ? L ' Italia tiene un posto assai onorevole nella pratica riformistica con Bernardo Tanucci , con Pier Leopoldo e con gli ottimi coadiutori di questo . Altrettanto onorevole è il suo posto nel campo delle idee : gli scrittori italiani rimangono piuttosto timidi nella parte filosofico ­ religiosa , pur mostrandosi impregnati di razionalismo e di sensismo ; sono assai più arditi nel campo economico ed amministrativo , e loro caratteristica è soprattutto il cambiato concetto della politica ( esso affiora già insistentemente negli Annali del Muratori ) superante la vecchia ragion di stato per l ' utile sociale , per la liberazione e l ' elevazione dell ' individuo . Ma questo moto italiano , nel campo pratico e nel teorico , è schiettamente europeo : l ' Italia lo riceve dal di fuori con i principi riformatori stranieri ( anche se coadiuvati vigorosamente dai ministri paesani ) , e soprattutto con la diffusione della scienza , della filosofia e della Weltanschauung di oltralpe . È impresa vana , tentata per pregiudizi mentali o fini pratici , quella di cercare nel pensiero italiano del Settecento una originalità intesa come singolarità e opposizione rispetto al pensiero contemporaneo , cioè al razionalismo settecentesco . Parliamo , s ' intende , del pensiero italiano che conta , di quello di Beccaria , Filangieri , Verri e simili ; né possiamo dare importanza alle spigolature erudite tratte dalla farragine di scritti accademici di quei « benpensanti » che nella storia del pensiero non hanno mai , in nessun tempo , contato nulla ( è piuttosto comico parlarci dei Filopatridi piemontesi che al Montesquieu , al Rousseau , al Diderot , al Condillac , al Voltaire , amavano contrapporre « la propria storia , la tradizione sabauda , se stessi » ) . Di fronte a quelle spigolature erudite contano molto di più certe semplici battute goldoniane contro la superbia tradizionale e l ' influenza corruttrice della nobiltà , e a favore della borghesia e del popolo lavoratore . Filosofia e ragione sono le dèe del pensiero settecentesco italiano come di quello inglese , francese , tedesco ; e l ' Italia va a scuola almeno dal primo e dal secondo . L ' Italia riceve il pensiero di oltralpe , lo assimila , lo rinforza con i succhi del proprio terreno , stimolati dall ' innesto esterno . L ' Italia del Settecento ripiglia i fili interrotti della sua tradizione ; il Risorgimento si riattacca al Rinascimento . Ma il riattacco non è fatto direttamente , rimanendo sul suolo nazionale ; esso si compie attraverso l ' Europa . Ricongiungendosi all ' Europa , dopo l ' isolamento controriformistico e seicentesco , l ' Italia comincia a ritrovare se stessa . La ripresa del problema religioso Ciò si vede particolarmente bene sul terreno ecclesiastico ­ religioso . Abbiamo riavvicinato sopra Savonarola , Sarpi , Giannone , mostrando come essi formino una catena paesana di tradizioni riformistico ­ religiose , attraverso due secoli e mezzo . Ma il Savonarola e il Sarpi erano rimasti isolati e finalmente impotenti : l ' uno finì sul patibolo sanzionato dal legato pontificio , l ' altro sfuggì a malapena agli attentati curiali . Il Giannone personalmente non fu più fortunato , poiché terminò i suoi anni nella lunga prigionia sabauda , ove fu attratto e tenuto per compiacere alla corte di Roma . Ma , mentre egli moriva in carcere , le sue idee - - portate su un piano più alto di quello puramente giuridico a cui egli si era tenuto nella Storia del regno di Napoli ( il Triregno , in cui a questo piano superiore si era elevato egli stesso , rimase inedito per più di un secolo ) - - si avviavano al successo . Gallicanesimo e giansenismo , provenienti dal di fuori , avevano cominciato a trasformare l ' ambiente ecclesiastico ­ religioso italiano , ridando forza alle correnti riformistiche indigene . Il gallicanesimo era un movimento politico ­ ecclesiastico tendente all ' autonomia nazionale della Chiesa e alla sua stretta associazione con lo Stato ; il giansenismo era un movimento dommatico ­ etico i cui elementi principali erano una teoria intransigente della grazia divina e il rigorismo morale . Ma il primo , fondandosi su una certa idea dell ' antica organizzazione ecclesiastica , in opposizione alla curia romana , saliva sul piano teorico ecclesiastico ­ religioso ; il secondo dalla teoria dommatica scendeva a investire la prassi ecclesiastica e la politica ecclesiastica dei governi . Già il Sarpi era stato in stretto contatto con il gallicanesimo , e aveva preso vivo interesse all ' inizio di quelle polemiche sulla grazia da cui scaturì poco dopo il giansenismo ; e , se questo fu nel primo periodo un fenomeno soprattutto francese , parallelo ad esso vi fu un agostinianismo italiano in lotta con il molinismo e il lassismo dei Gesuiti . Il giansenismo aveva in sé molto di antimoderno , di arcaico e si potrebbe dire di reazionario : suo fondamento era un concetto rigido del domma rivelato e tramandato ; suo àmbito , la vecchia teologia con le proprie dispute antichissime ; suo obbiettivo , la restaurazione della morale ascetica e dell ' antica disciplina ecclesiastica . Gli avversari principali dei giansenisti , i gesuiti , erano per vari aspetti più moderni , più accomodanti verso la nuova civiltà . Ma due elementi essenziali di rinnovamento si ritrovano nel giansenismo : il primo e maggiore , la restaurazione dell ' intimità della coscienza morale , attraverso la fede nella grazia di Dio signora onnipossente dell ' eletto ; il secondo , la lotta contro l ' assolutismo della chiesa romana ( donde poi i contatti e l ' alleanza con il gallicanesimo ) , la quale portava - - attraverso l ' appello alle antiche tradizioni ecclesiastiche - - a un ringiovanimento della società religiosa , a una prevalenza della Chiesa ­ comunità di coscienze sulla Chiesa ­ istituto e apparato ecclesiastico . Inoltre in Francia le lotte ripetute contro il potere regio affiancante e talora stimolante l ' intervento romano - - con l ' appello , anche qui , alla superiorità della coscienza contro il potere esterno - - contenevano in sé germi di liberalismo politico che si sarebbero sviluppati alla fine del secolo nel contatto con la rivoluzione francese , in Francia e in Italia . Nella prima metà del Settecento - - attraverso le contestazioni sulla validità e l ' applicazione della bolla Unigenitus ( 1713 ) e l ' appello al Concilio , - - giansenismo e gallicanesimo si associarono strettamente in Francia , e così associati si diffusero in Italia , congiungendosi all ' agostinianismo italiano di cui rafforzarono l ' innato carattere antigesuitico . Parteciparono al moto , in Italia , la Lombardia , la Liguria , la Toscana , Napoli , Roma stessa ( circolo Bottari ) ; più debolmente il Piemonte . Gallicanesimo e giansenismo stimolarono fra noi il giurisdizionalismo dei governi , fornendogli un allargamento della base teorica e un impulso morale . La limitazione del potere della Curia venne a far tutt ' uno con l ' indipendenza dei governi da essa e con l ' abolizione dei privilegi ecclesiastici ; l ' idea di una chiesa nazionale si associò con il controllo e l ' ingerenza dei governi nelle cose ecclesiastiche ; l ' una e l ' altra alimentarono speranze e suscitarono piani di riforme ecclesiastiche , di valore non più soltanto politico ­ sociale , ma religioso . In quei conflitti giurisdizionali , nelle lotte anticuriali dei governi italiani settecenteschi , una parte notevole della società ecclesiastica - - probabilmente non la più numerosa , ma certo la più colta e , così a occhio e croce , si direbbe anche la più religiosa ( in ogni caso , non meno religiosa dell ' altra ) - - stette per i sovrani contro il pontefice . Non erano solo i funzionari , i giuristi , gli scrittori laici , a fare del « regalismo » : ne facevano , prima e meglio di loro , ecclesiastici canonisti e studiosi di patristica e di storia della Chiesa , dottori in teologia , vescovi . Il regalismo non si riduceva a semplice assolutismo regio , e tanto meno a spirito di adulazione verso il sovrano ( come in uno dei suoi impeti di polemica irosa sentenziò e condannò l ' Alfieri ) : c ' erano in esso coscienza dei diritti della società civile , della nazione , del popolo dei credenti , desiderio d ' indipendenza dal dominio clericale , aspirazioni di progresso economico e civile , cura dell ' elevazione del popolo , e - - ripetiamolo - - tendenza alla riforma interiore , alla purificazione ed elevazione della chiesa cattolica , a riportare il cristianesimo verso la purezza originaria . Quest ' interesse religioso affiora nel Tanucci ; si afferma nei giansenisti di Lombardia ; si realizza praticamente in Toscana con l ' opera di Scipione de ' Ricci fatta propria da Pier Leopoldo . Non si tratta qui di valutare legittimità e risultati di quei movimenti e di quelle aspirazioni da un punto di vista confessionale o anticonfessionale , ma di constatare che essi risuscitarono in Italia il problema religioso dormiente dal tempo della Riforma , risvegliarono e smossero nel profondo la coscienza italiana , avviando la restaurazione di quella unità morale che vedemmo perduta fra il Risorgimento e la Controriforma , e contribuirono sostanzialmente al sorgere di una nuova Italia , in armonia con il progresso generale europeo . Una limitazione essenziale , tuttavia , conviene fare al riformismo settecentesco italiano , teorico e pratico , per quel che riguarda l ' avviamento dato da esso al Risorgimento . Mancò ad esso una partecipazione popolare , e quindi una larga base nazionale . I pensatori italiani del Settecento parlarono ad un cerchio ristrettissimo , ben più ristretto che in Francia o in Inghilterra : episodi come quelli delle agitazioni di Wilkes in Inghilterra o per i processi Calas e De La Barre in Francia ( Voltaire ! ) in Italia non si ebbero . Alle riforme dei governi i popoli rimasero indifferenti o addirittura si mostrarono ostili : si ricordino le avversioni popolari ­ devote toscane alle riforme ricciane ­ leopoldine . Al che si aggiunge che , se il regalismo non si ridusse a puro assolutismo regio , pure non può negarsi che il rafforzamento di questo ne fosse non solo lo scopo diretto , ma il risultato principale . I sovrani cercarono nella loro opera riformatrice di migliorare l ' amministrazione rendendola più uniforme , la giustizia rendendola più spedita e più umana , la condizioni economiche e intellettuali dei loro popoli favorendo industrie e commerci , abolendo taluni dazi e vincoli alla libertà del lavoro , promovendo e diffondendo la coltura . Ma in conclusione essi non affrontarono i problemi fondamentali posti esplicitamente dal filosofismo , o derivanti necessariamente dalle premesse di questo , e pertanto già maturi nelle coscienze superiori : uguaglianza civile , libertà civile e politica , regolamento costituzionale dello Stato , controllo e partecipazione del popolo al governo . E perciò è nettamente da respingere la tesi ( Botta , Manzoni ) secondo la quale , se il corso delle riforme settecetesche italiane non fosse stato interrotto dalla rivoluzione francese , esso avrebbe condotto di per sé , per vie pacifiche e puramente indigene , alla resurrezione nazionale . Europeismo del Settecento italiano Se , dunque , dobbiamo far capo al Settecento per gli inizi del Risorgimento , risulta chiara la necessità di accogliere , così facendo , il concetto culturale ­ politico del Risorgimento medesimo , al posto di quello politico ­ territoriale . Bisogna salire , cioè , di piano , e allargare l ' orizzonte : si tratta di ben altro che del trattato di Utrecht o di quello di Aquisgrana , di qualche territorio o pezzo di territorio ottenuto dal Piemonte , di qualche cambiamento di sovranità nell ' una o nell ' altra regione della penisola . Si tratta - - insistiamo sull ' idea fondamentale - - del ricongiungimento d ' Italia al corso generale della civiltà europea , all ' indirizzo generale della vita politico ­ sociale europea . Ciò posto nessun vantaggio alla tesi del Risorgimento puramente indigeno può venire da questa inclusione in esso del Settecento . Col tirare indietro gli inizi del Risorgimento dalla rivoluzione francese alla metà o ai primi del Settecento , il problema delle relazioni fra il Risorgimento ed Europa , cioè delle influenze estere sul primo , si sposta nel tempo e nei termini specifici ; ma ritorna ugualmente , inevitabilmente , e vedemmo già come si risolva . All ' influenza politico ­ pratica della Rivoluzione subentra quella politico ­ ideologica del filosofismo . Ricerche compiute negli ultimi tempi sul Settecento italiano ( più precisamente piemontese ) per mettere in luce contributi italiani poco noti alle lettere e alle scienze si sono rivelate fruttuose nei particolari eruditi e meritorie per l ' abnegazione della ricerca , ma non hanno punto cambiato il quadro generale . Se mai , l ' hanno ingombrato , non distinguendo l ' importante dal meno importante , il pensiero originale dal luogo comune . Un Settecento italiano autoctono , da contrapporre alle correnti predominanti all ' estero , non è venuto fuori , e si può giurare che non verrà fuori mai . È assurda in radice , del resto , per qualsiasi paese , l ' autoctonia della vita del pensiero e dello spirito , in cui esiste sempre circolo e accomunamento . Assurda particolarmente per il Settecento , secolo cosmopolita per eccellenza , di scambi intensissimi e di conguagliamento , visibile anche ai ciechi , fra i diversi paesi , con predominio nettissimo di una mentalità indivirdualistico ­ universalistica . Risultato precipuo della elaborazione ideale del Settecento italiano ed europeo è il concetto di umanità , nel doppio senso dello sviluppo individuale e di una civiltà comune a tutti i popoli . Individualismo , universalismo , umanitarismo , razionalismo sono caratteristiche del Settecento italiano non meno che del francese , inglese o tedesco , quando pure taluna di esse non si trovi fra noi più accentuata . Il Muratori chiamava la ragion di stato « fiera turbatrice del riposo de ' popoli » , ed esaltava i saggi principi che sanno cercare la vera via della gloria soprattutto nel bene dei loro sudditi . Il Beccaria dichiarava che il criterio della legislazione deve essere « la massima felicità divisa nel maggior numero » , e proclamava che la volontà generale è l ' aggregato delle particolari . Il Filangieri constatava non dominare più al tempo suo lo spirito bellicoso degli antichi : dappertutto non si pensava che « ad essere in pace e ad arricchirsi » . Anche per il Verri l ' interesse pubblico era la somma degli interessi privati . Egli prevedeva un tempo , forse non lontano , in cui la ragione universale avrebbe dilatato il suo impero ; e intanto osservava che gli uomini presentemente in Europa vivevano con usi e opinioni poco dissimili e formavano piuttosto diverse famiglie di uno stato che nazioni diverse ; ed esaltava le « anime nobili » che « mirano la terra come la patria dello spirito umano , e gli uomini una famiglia divisa in buoni e malvagi » . Questo universalismo ripigliava le tradizioni italiane , sia del Rinascimento sia del medioevo , ma con spiriti nuovi e con posizione diversa nei riguardi degli altri paesi . Sullo scorcio del medioevo l ' Italia , dopo aver raggiunto uno dei primi posti accanto alla Francia precedentemente dominante , era passata addirittura al primo nel Rinascimento . Poi era avvenuta la discesa , il distacco dal resto d ' Europa . Ora , gli Italiani sapevano benissimo che si trattava per loro di risalire la china , e guardavano con emulazione , ma senza invidia , chi stava più in su di loro . Nel carteggio di Pietro Verri col fratello Alessandro , Locke , Voltaire , gli enciclopedisti sono nominati ripetutamente come maestri . Più tardi il Verri associava il ricordo di Montesquieu a quello di Beccaria . Non per questo i nostri scrittori del Settecento mancavano di sentimento nazionale , che talora , anzi - - per esempio nel noto articolo del « Caffè » Della Patria degli italiani , attribuito un tempo al Verri , e invece del Carli - - giunge alla formulazione precisa di un patriottismo italiano fondato sull ' unità e la coscienza nazionali . Ma solo nei minori , in quelli che contavano meno - - eruditi puri , compilatori , redattori di atti accademici , ecc . - - il sentimento nazionale prendeva aspetto di rivalità ostile verso l ' estero , di tentativo ( vano ) per affermare superiorità italiane allora inesistenti . È proprio questa parte deteriore , infeconda , passata senza traccia , quella su cui taluni studiosi del Settecento italiano amano oggi sostare . I più illuminati sentivano allora la nostra inferiorità , la proclamavano , e desideravano rimediarvi , non col respingere il progresso estero , ma con l ' assimilarlo . Nel campo della speculazione politica , la prevalenza assoluta delle questioni interne era in rapporto circolare con l ' europeismo e l ' universalismo del pensiero . Vedemmo come le linee fondamentali del pensiero politico italiano fossero le stesse che nel resto d ' Europa : ciò non impediva visioni di problemi particolari nostri e applicazioni speciali a situazioni italiane , ma senza nessuna pretesa di inalberare principî originali . Scarsamente sentito era il problema dell ' indipendenza ; veniva posto invece talora quello dell ' accordo tra le riforme e l ' opinione pubblica : « tutto fa l ' opinione , essa è la direttrice della forza » , diceva il Verri . Ignorato era tuttora il problema dell ' unità ; anche l ' idea della confederazione ebbe solo apparizioni saltuarie ed occasionali . V ' era piuttosto , talora , un certo scontento della posizione italiana presente , un certo rimpianto della grandezza passata ; e con questi sentimenti comparivano sporadicamente valutazioni e vagheggiamenti non in perfetto accordo con l ' ideologia generale . Il Filangieri esponeva l ' idea di una educazione pubblica formante il carattere nazionale ; il Verri ammetteva l ' ipotesi di un rafforzamento del sistema papale come benefico all ' Italia , affermando così un nesso positivo fra la grandezza del papato e le sorti della nazione italiana ; e nel conflitto fra papa Clemente XIV e i Borboni diceva di sentirsi guelfo , spiegando però : « per quella naturale propensione che abbiamo nel cuore di prendere il partito del debole coraggioso » . E il Baretti - - scrittore peraltro di idee conservatrici - - nella stessa occasione si sdegnava che il papa , principe italiano , fosse violentato a fare a modo delle potenze oltremontane , senza riflettere che nella questione gesuitica non si trattava del papa come principe temporale , ma del capo della chiesa cattolica ; e che , fra le potenze che gli facevano violenza , ce n ' erano due italiane . Superiore a tutti questi accenni vaghi e occasionali di risveglio patriottico è , per forza e nettezza di sentimento , l ' Alfieri , il quale - - attraverso , si noti bene , un riconoscimento più pieno che mai dell ' inferiorità italiana rispetto alle altre nazioni - - arrivò nella chiusa di Del Principe e delle Letterre alla famosa profezia sulla rivoluzione e l ' unità d ' Italia . Qui veramente il Settecento è oltrepassato , e suona la squilla del Risorgimento . Alfieri e Parini : rivoluzione morale Squilla di risorgimento politico . Occorre intenderne bene il timbro , per non prendere equivoco circa lo strumento da cui proviene . Chi credesse di concludere , da quel finale politico e dalla profezia unitaria dell ' opera alfieriana , che l ' Alfieri smentisce il nostro concetto del Settecento come risorgimento etico ­ culturale in senso europeo , farebbe doppio errore . Intanto , l ' Alfieri appartiene tutto alla seconda metà del Settecento , e in particolare quel capitolo di Del Principe e delle Lettere è stato scritto nel l784 , cioè appena qualche anno prima della Rivoluzione . Se il Rousseau , nato quasi quarant ' anni avanti all ' Alfieri , si stacca dal Settecento puro , enciclopedistico , e tuttavia ne continua l ' opera sul terreno etico ­ politico , altrettanto si può dire dell ' Alfieri riguardo al Settecento italiano . La prima radice dell ' italianità dell ' Alfieri - - e di quel certo nazionalismo , di quel cero astio verso le altre nazioni ( particolarmente la Francia ) che sentiamo in lui a differenza dello spirito dominante nei predecessori - - è morale e culturale , o più precisamente letteraria . Da una parte l ' Alfieri constata l ' inferiorità presente italiana rispetto alle altre nazioni , se ne sente tocco nella sua personalità e ci s ' infuria . Dall ' altra , egli è conquistato dall ' entusiasmo per l ' armonia della lingua italiana ( rispetto alla quale i suoni delle altre sembravano ai suoi nervi facilmente eccitabili quasi gridi bestiali ) e per le bellezze della nostra letteratura : gli pare che nulla si ritrovi d ' uguale ai nostri quattro grandi poeti , vicino ai quali nutre speranza di ottenere un posto . L ' affermazione prepotente della propria individualità è motivo dominante dell ' Alfieri , che da solo rende vano e risibile qualsiasi tentativo di trovare in lui un propugnatore di concezioni statalistiche , sia per l ' Italia , sia per la società in generale . E il capitolo finale di Del Principe e delle Lettere , che si cita generalmente come se fosse isolato , è invece in stretta connessione con tutta l ' opera : ben più stretta che nell ' altro finale , ancor più famoso e di qualche affinità , quello del Principe machiavellico . Tutta la tesi dell ' opera è nella nobiltà suprema dell ' ufficio di scrittore , purché compiuto senza nessun legame con i governi , in piena libertà d ' ispirazione e di espressione . A tali scrittori l ' Alfieri considera affidato in prima linea il destino delle nazioni , perché sono essi a formarne e risvegliarne la coscienza morale : ed egli sostiene espressamente e diffusamente la superiorità del grande scrittore sul gran principe , così come nella Vita afferma che i dispacci e la diplomazia del governo piemontese « mi pareano , ed erano per certo , assai meno importante ed alta cosa che non le tragedie mie o le altrui » . Quando le lettere in Italia abbiano compiuto il loro ufficio civile , e in seguito a questo compimento , l ' Alfieri afferma la possibilità della risurrezione politica italiana . Risurrezione che sbocca ( i più non lo ricordano , o nol sanno ) non nell ' unità monarchica , ma nella repubblica , poiché si prevede che l ' unico sovrano subentrato alla dualità ( essa stessa uscita dalla molteplicità ) degli stati italiani , « oltre ogni limite abusando anche in casa del suo eccessivo potere , dagli Italiani ( che allora riuniti tutti ed illuminati avranno imparato a far corpo ed a credersi un solo popolo ) , dagli Italiani riuniti verrà poi allora quell ' uno , e la sua fatale unità , abolito , e per molte generazioni abborrito e proscritto » . L ' Alfieri dunque è il più energico assertore della preminenza del morale sul politico , del Risorgimento come processo spirituale , anziché come fatto politico ­ territorale . Né poteva essere diversamente , poiché il suo superamento ( in quanto superamento c ' è ) del Settecento deriva appunto dell ' accentuazione dell ' elemento etico . Al posto dell ' umanitarismo utilitaristico settecentesco l ' Alfieri pone l ' individualismo morale , la formazione e affermazione della personalità umana , che peraltro sono svolgimento e integrazione del primo . La critica che vedremo ( p . 57 ) formulata da altri scrittori italiani del Settecento all ' educazione italiana del tempo , suona in lui più forte , più sprezzante . Essa è il punto di partenza della Vita , ove all ' « Epoca seconda » è posto come sotto titolo riassuntivo : « otto anni d ' ineducazione » . Negli Annali egli scrive di avere avuto da sua madre , « come pur troppo si suole in Italia , una pessima educazione » . Contro l ' istruzione del collegio , i « non studi » e i sistemi pedagogico ­ disciplinari , l ' Alfieri vibra continuamente la sua sferza . Al disdegno per quella educazione egli accoppia , nel corso della Vita , due altri aborrimenti : quello per la disciplina militare , l ' « infame mestiere militare » , « la male detta genia soldatesca » , e l ' altro per i vincoli vassallatici verso i sovrani e per la servilità della corti ; motivi che ambedue confluiscono nella condanna assoluta , passionale , irosa e sprezzante al tempo stesso , di ogni « tirannide » . Tutti questi sentimenti alfieriani rampollano da un senso fondamentale di libertà e dignità individuali , e ad esso ritornano . Questo sentimento è alimentato in lui da ogni esperienza e lo ispira in ogni giudizio : si tratti della monarchia militare prussiana o del dispotismo moscovita , della visita all ' Inghilterra a diciannove anni o della lettura di Plutarco ( a cui associa Montaigne e Montesquieu ) , della proibizione di allontanarsi dal Piemonte senza permesso del sovrano o dell ' altra di non stampare fuori del Piemonte medesimo . E così egli concede , con sacrificio delle sue proprietà e della sua posizione sociale , al « disvassallamento » , cioè al suo trapiantamento definitivo fuori del Piemonte e alla rescissione di ogni vincolo feudale verso il sovrano ; e uscendo dal Piemonte dice di essersi inteso « come allargato il respiro » ; e aggiunge così se stesso al grande Lagrange e al minor Denina nell ' espatrio , con una coscienza così risoluta da rendere per lui senza oggetto qualsiasi apologia « sabauda » che si possa tentare in quegli altri due casi , poiché qui è la coscienza e la volontà recisa dell ' uomo che si contrappongono a un ambiente e a un sistema . Non si tratta infatti in lui di risentimento personale verso i suoi sovrani , di cui dice bene ; ma del fatto che « quando si pensa e vivamente si sente che il loro giovare o nuocere pendono dal loro assoluto volere , bisogna fremere e fuggire » . È la condanna definitiva di ogni assolutismo , appunto perché la radice si ritrova in una incompatibilità morale . Né l ' opposizione posteriore alla rivoluzione francese ( celebrata ai suoi inizi : Parigi sbastigliato ) , la condanna furiosa di essa rivoluzione e della Francia cambiano nulla a questa sostanziale posizione alfierana , poiché esse sono sempre pronunciate in nome della « sacra e sublime causa della libertà » e contro « la prepotenza militare » posta a base della « sedicente repubblica » . E ai Francesi , « schiavi malnati » , egli rinfaccia che , se la Francia tiene in schiavitù l ' Europa , è tenuta essa stessa « da un perpetuo console » in schiavitù « più dura ed infame » . Sopra un piano morale si muove dunque l ' Alfieri : e sopra un piano morale - - poco prima o contemporaneamente a lui - - si muove anche il Parini , sebbene non sia identico l ' orizzonte dei due scrittori . Il Parini , nonostante la sua formazione letteraria arcadica , aveva assorbito molto più direttamente e largamente dell ' Alfieri il razionalismo e l ' utilitarismo sociale settecenteschi . Ma anch ' egli ( L ' impostura , La caduta ) afferma l ' imperativo supremo della personalità morale ; anch ' egli rivendica la dignità umana individuale contro pregiudizi tradizionali e istituti sociali ; bensì , non dominato come l ' Alfieri dal prepotente bisogno d ' affermazione del proprio io e impregnato ben più profondamente di lui di umanità filosofica e cristiana , valica i confini del riformismo politico settecentesco col suo sentimento di giustizia sociale spinto fino alla vera e propria contrapposizione di classe , e potremmo dire quasi odio di classe , manifestantesi nei dittici sanguinosamente ironici della vita nobiliare e della plebea . Anche certi accenni nel Giorno , che potremmo dire conservatori o nazionalistici , non sono in realtà se non altre manifestazioni di questo sentimento fondamentale : sia che egli satireggi l ' affettazione della nobiltà a parlar francese e rivendichi « l ' italian Goffredo » , rispetto all ' Henriade di Voltaire ; sia che derida il lusso nobiliare nella sua caccia ai prodotti esotici ; sia infine che , nel parlare delle tendenze antireligiose dei « novi sofi » , attacchi il ripugnante egoismo di classe col quale la nobiltà intende riserbare per sé i lumi della ragione , mantenendo il volgo obbediente entro i legami tradizionali ; mentre invece esalta , con l ' ironico biasimo , le dottrine sociali di uguaglianza e di umanità del filosofismo . E la religiosità cristiana del Parini si associa alla condanna dei gesuiti , dell ' intolleranza religiosa ( i versi contro gli autodafé ) , e della superstizione dominante a Roma . Anche nel Parini , come nell ' Alfieri , si passa dal riformismo alla rivoluzione : rivoluzione politica per questo , sociale per quello . Era il passaggio che aveva già effettuato fuori d ' Italia il Rousseau , e che la rivoluzione francese si apprestava a tradurre dal pensiero al fatto . E , se l ' Alfieri trovò nella rivoluzione francese chi attuò il suo programma tirannicida tanto pienamente da attirarsi i suoi fulmini , il sentimento sociale del Parini appare , rispetto alla seguente rivoluzione italiana , un « futuro » che neppure nel corso ulteriore del Risorgimento trovò piena soddisfazione . Si potrebbe dire che egli è per la rivoluzione italiana alla fine del secolo XVIII quello che il Pisacane fu rispetto al Risorgimento nel suo apogeo . Checché sia di ciò , certo è che l ' Alfieri e il Parini ribadiscono in pieno il carattere etico ­ culturale del Risorgimento e il suo legame con l ' ideologia del Settecento europeo , di cui essi medesimi rappresentano lo svolgimento ulteriore . III LA PRIMA CRISI RIVOLUZIONARIA Dai riformisti ai giacobini Nel Settecento italiano abbiamo incontrato un periodo di accordo fra il pensiero innovatore degli scrittori e l ' azione riformatrice dei governi . Questo accordo non fu mai e in nessun luogo perfetto , perché il pensiero dei primi si spingeva ben più avanti dell ' azione dei secondi , e rimaneva fra le due categorie la diversità intima d ' ispirazione : i governi non avevano superato veramente il principio della ragion di stato , a cui i pensatori avevano volto decisamente le spalle assumendo un concetto dello Stato come di strumento del benessere individuale e sociale . Verso la fine del secolo l ' accordo si ruppe affatto : gli uomini di governo sostarono e indietreggiarono , i teorici proseguirono innanzi . La rottura avvenne in coincidenza e in relazione con la rivoluzione francese ; ma si era preparata già prima , per ragioni che non erano senza analogia con quelle che produssero in Francia la rivoluzione stessa . Due cose mancarono al riformismo settecentesco italiano : la partecipazione del popolo , e cioè una coscienza veramente nazionale , e lo sbocco in un nuovo assetto organico dello Stato , cioè in una nuova costituzione . Non sono mancanze rilevate oggi , a fatti compiuti da tanto tempo , col « senno di poi » : i pensatori italiani se ne resero conto già allora . Il Verri nell ' aprile 1796 notava che quanto si era avuto di progressivo negli anni precedenti non solo era avvenuto per volere assoluto del sovrano , senza impulso del popolo , ma in contrasto con i sentimenti di questo , « che avrebbe voluto conservare inclusivamente la barbarie della tortura e il supplizio della ruota » . Quando nel 1790 Leopoldo II invitò i consigli provinciali di Lombardia a raccogliere ed esporre le rimostranze e i bisogni dello Stato , il Verri giudicò che si sarebbe dovuta chiedere una costituzione , e stese una memoria in questo senso ; e più tardi formulò un rimprovero ai rappresentanti lombardi per non averlo fatto . Tali prese di posizione del Verri sono posteriori all ' inizio della rivoluzione francese ; ma questa dovette far manifestare al Verri disposizioni d ' animo già maturate nel decennio precedente , come possiamo congetturare altresì per la sua critica ( anch ' essa posteriore al 1789 , ma relativa a fatti precedenti ) al rivoluzionarismo dall ' alto di Giuseppe II : il progresso politico per imposizione sovrana , egli scrive , non è vero progresso ; è un governo assoluto di polizia , « smascherato dispotismo » ; l ' imperatore non era padrone degli uomini più di quello che lo fosse dell ' erario pubblico . Anteriore , in ogni caso , alla Rivoluzione è lo scritto Decadenza del papato , ecc . ( 1783 ) , rimasto inedito fin dopo la morte del Verri , in cui questi attacca a fondo il « fratismo » e « l ' impostura » dominanti in Italia , cioè il metodo di educazione clericale , tutto fondato su credenze imposte dal di fuori e supinamente accettate , senza critica personale , e su osservanze esteriori di pratiche e di riti , senza intima vita morale . A questa educazione egli attribuiva l ' inferiorità degli Italiani per la quale - - egli diceva - - dappertutto fuori d ' Italia era ormai una vergogna il dire : sono Italiano . Evidentemente a tale educazione andava anche ricondotto quell ' indifferentismo e oscurantismo della coscienza popolare , quella mancanza di coscienza nazionale di cui abbiamo parlato sopra , e che isterilì e fece fallire il riformismo indigeno italiano . Le querele contro il « fratismo » sono diffuse nei nostri scrittori ( Parini , Baretti ) . Era posto così il problema spirituale del Risorgimento , come autonomia interiore e vita morale che il popolo italiano doveva conquistarsi come avevano fatto gli altri popoli europei . Il giansenismo si rivelò insufficiente in proposito , o almeno non fece in tempo ad agire : esso incominciava appena a penetrare nell ' insegnamento universitario quando scoppiò la bufera rivoluzionaria . Il Giorno del Parini , e anche la Vita dell ' Alfieri , sono le maggiori manifestazioni di questa esigenza di rinnovamento morale , e al tempo stesso della sua mancata soddisfazione . Una evoluzione non compiuta , e di cui tuttavia rimanga l ' esigenza negli spiriti superiori , contiene in sé un germe di rivoluzione : il distacco fra il pensiero e l ' azione , fra l ' ideale e il reale agisce , a lungo andare , esplosivamente . I principi italiani intorno all ' inizio della rivoluzione francese , e per contraccolpo di essa ( ma non solo per questo ) , si arrestarono ; quelli , s ' intende , che si erano mossi . Ma non si arrestarono le idee di quegli Italiani che guardavano innanzi : pochi , ma in essi erano le forze dell ' avvenire . Nulla di più caratteristico dell ' atteggiamento , rispetto agli svolgimenti rivoluzionari francesi , tenuto dal Verri , temperamento per null ' affatto rivoluzionario , fautore di una placida filosofia , patrizio milanese obbediente al governo austriaco , anche se non sempre soddisfatto di esso . Egli prese le difese della Rivoluzione contro coloro che si scandalizzavano per i suoi primi eccessi ; si augurò la diffusione del moto , sperando che ne venisse un cambiamento di faccia alla politica ; contestò alle classi privilegiate l ' imparzialità necessaria per giudicarne ; e se dopo il supplizio del re e di fronte al Terrore formulò biasimi ed ebbe accenti di esecrazione , non prese però neanche allora una posizione puramente negativa di fronte alla Rivoluzione , e vi si adattò quando essa giunse a Milano . Egli cercò di accogliere i nuovi concetti politici , sforzandosi di precisarli secondo i suoi criteri razionali e morali ; e lo stesso fanatismo rivoluzionario , tanto contrario alla sua indole , fu da lui valutato come una possibilità di scossa della nazione italiana dal « torpore » . Se tanto avanti giunse il patrizio riformista Verri , altri non si contentarono in quegli anni di pensare , ma si volsero per loro conto a tentar di ristabilire l ' accordo tra pensiero e azione . Donde la formazione qua e là in Italia di nuclei di « giacobini » , le prime congiure , i primi processi politici , le prime esecuzioni capitali : Emanuele De Deo , Francesco De Stefanis , Giovan Battista De Rolandis , ecc . , oltre l ' espulsione dalla Toscana di un discendente di Michelangelo , Filippo Buonarroti , divenuto poi compagno del Babeuf in Francia . Antirivoluzionarismo sabaudo Il sistema politico ­ territoriale italiano al momento della rivoluzione francese era ( s ' è detto già ) simile a quello di tre secoli addietro , all ' inizio delle invasioni straniere : di bella apparenza , ma di scarsa solidità . I novatori in Italia erano pochi , la grande maggioranza delle popolazioni era composta di sudditi fedelissimi ; ma era fedeltà prevalentemente inerte , passività . Come tre secoli addietro , mancò tanto l ' accordo fra i principi quanto la solidarietà fra principi e popoli . Il progetto di confederazione , tanto vantato , dal Galeani Napione ( 1791 ) non solo rimase dissertazione accademica , ma anche come puro pensiero rispondeva , piuttosto che a un ' idea nazionale , alla preoccupazione di resistere alla Rivoluzione , di conservare lo statu quo ; era rivolto al passato , non al futuro . Esso rientra assai più nella storia dell ' Antirisorgimento che in quella del Risorgimento . Comunque , il progetto non venne effettuato . Il Piemonte sabaudo fu l ' unico a svolgere una politica attiva , guerresca , contro la Rivoluzione premente alle porte d ' Italia . Dopo quasi quarant ' anni di accordo franco ­ austriaco , che aveva paralizzato la politica estera sabauda , si tornava alla posizione classica di Casa Savoia , in bilancia fra le due grandi potenze confinanti . Vittorio Amedeo III però non scorse la situazione sotto questo angolo visuale ; e , nonché un ' idea nazionale , non gli arrise neppure quella tradizionale dell ' acquisto lombardo propostogli dalla Francia , già rivoluzionaria ma ancora monarchica , nell ' aprile 1792 . Egli si strinse invece all ' Austria , prima per difendere , poi per ricuperare i possessi oltremontani , e per sbarrare la strada alla Rivoluzione ; giunse anzi - - in senso direttamente contrario ai destini italiani della Casa - - a contemplare una retrocessione all ' Austria del Novarese in cambio di acquisti in Francia . La lotta armata fu sostenuta dal Piemonte non senza tenacia per qualche anno ; ma poi finì precipitosamente sotto i colpi del Bonaparte , nel disastro militare , nell ' umiliazione dell ' armistizio e della pace imposti e dell ' occupazione francese , e infine nell ' espulsione della dinastia . Nella prima crisi rivoluzionaria del Risorgimento lo stato sabaudo fece allora il naufragio più completo fra gli stati italiani salvo la decrepita Venezia : i Borboni fra il 1799 e il 1814 ebbero una parte più attiva dei Savoia , sebbene anche questi partecipassero prima dell ' eclissi quindecennale , alla reazione dell ' Antirisorgimento ( appresso , p . 68 ) . Primo Risorgimento politico Le armi francesi trovarono in Italia un terreno in qualche misura preparato dai giovani « giacobini » , da quelli morti sul patibolo come dai sopravvissuti . E accanto alla nuova generazione giunta di un balzo al rivoluzionarismo erano i riformisti divenuti giacobini , o almeno disposti a collaborare con essi , come Verri a Milano , Pagano a Napoli . L ' effetto sulle condizioni italiane fu grandioso . Si ebbe nell ' incipiente Risorgimento il passaggio dal piano culturale al politico , dal riformismo governativo alla democrazia , dal cosmopolitismo alla nazionalità . Questo passaggio si effettuò sotto l ' azione diretta della rivoluzione francese , cioè delle sue idee , della sua propaganda , delle sue campagne vittoriose . Ecco un fatto , di quelli massicci , contro cui si spunta ogni abilità sofistica di fautori dell ' autoctonia pura ; mentre la teoria sabaudistica perde addirittura il filo conduttore . Spazzati via i vecchi governi - - quasi senza resistenza , salvo quello piemontese , - - dalle armi vittoriose della repubblica , si riebbe in Italia quel che da secoli ( dalla fine del medioevo ) non si era più visto : la discussione e la lotta politica , il formarsi e il cozzare dei partiti , il governo di popolo con le assemblee rappresentative : in poche parole , la risurrezione di una vita politica nazionale . Il popolo italiano ritornò sulla scena , ridivenne soggetto di storia . Vi fu coscienza del ritorno , del risorgimento ; anzi fu netta e persino ostentata , nelle reminiscenze classiche dei nomi e degli istituti . Si rievocò il passato d ' Italia , cioè una sezione di esso , l ' Italia romana o Roma antica , ricongiungendo idealmente i due estremi della catena : la novissima realtà rivoluzionaria e la remota classicità repubblicana . E coloro che , come il Gioia , erano contrari all ' antica Roma , risalirono ancora più indietro , all ' Italia preromana . Anche in questo ritorno classicistico l ' influenza della rivoluzione francese fu diretta , decisiva : precisamente essa rivoluzione aveva fatto appello all ' antichità classica , ai ricordi greco ­ romani , soprattutto romani , i due Bruti , Scipione , Catone . Il classicismo trionfava nelle lettere e nelle arti non meno che nel pensiero politico . In quest ' ultimo esso segna il passaggio dal cosmopolitismo umanitario , non privo di indeterminatezza e mollezza , al patriottismo , entusiastico , irsuto , fanatico . Se vi fu cambiamento radicale in Francia - - che pure aveva secoli dietro di sé di coscienza nazionale ­ statale completamente formata e robusta - - tanto più la rivoluzione delle idee fu grande in Italia , con precedenti così diversi . La nascita del patriottismo moderno , e l ' inizio del suo trapasso nel nazionalismo , si hanno con la rivoluzione francese in Francia e subito dopo in Italia . Sorge così - - contemporaneamente in Gioia , Cuoco , Foscolo - - l ' idea dello « spirito pubblico » , o « virtù » , per cui il cittadino si sente tutt ' uno con lo Stato ; l ' idea che la patria è qualche cosa da realizzare e difendere con le proprie azioni , con l ' arma in pugno ( sulla necessità di una milizia nazionale insisté particolarmente il Foscolo ) , con tutto se stesso ; l ' idea della necessità , per la salvezza e la vita della nazione , di uno stato forte , unitario , con la tendenza a porre questa necessità , e in genere le esigenze statalnazionali sopra ogni altra cosa . Il concetto dell ' unità italiana si pone così in una forma concreta , come esigenza attuale , sotto il pungolo dell ' esperienza immediata . La Francia rivoluzionaria aveva trionfato della coalizione europea , grazie allo stato unitario rinnovato nella sua compattezza , esaltato nella sua energia dal giacobinismo . Perciò il Gioia nella sua famosa dissertazione Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell ' Italia ( 1798 ) , combatté l ' ipotesi di un assetto dell ' Italia in tante repubbliche indipendenti , che riuscirebbero discordi e deboli contro l ' estero ; e fa anche appello alle esperienze negative dell ' età comunale e signorile . Non per questo il Gioia abbandonava menomamente la libertà : l ' Italia , egli dice , dovrà la sua rigenerazione alla filosofia rivoluzionaria che ha liberato l ' America e la Francia ( si noti il senso netto della connessione fra le due rivoluzioni , di là e di qua dell ' Atlantico ) ; e anzi , cura precipua della dissertazione è di mostrare la capacità dell ' Italia a un governo libero non meno di qualsiasi altro popolo , sia perché gli uomini sono dappertutto uguali , sia perché nella storia italiana vi sono prove di una tale capacità . « Fu il genio italiano che gettò in Europa il primo grido di libertà » , nel Rinascimento , e prima ancora nel movimento repubblicano dell ' Italia medievale al secolo XII , e anzi già nell ' Italia antica , prima della conquista romana . Riferimento quest ' ultimo tanto più notevole , in quanto viene ad associarsi con la riprovazione che - - in parziale reazione , come s ' è detto , al classicismo rivoluzionario - - il Gioia manifesta nei termini più espliciti contro le conquiste romane : « Non m ' arresterò per altro a far l ' elogio dell ' antica Roma , né chiamerò dalla tomba i suoi eroi . Io vorrei anzi fare in pezzi le pagine della storia romana , perché le veggo tinte di sangue de ' popoli e vi leggo scritta la schiavitù delle nazioni » . È questo il primo , o quasi primo , anello di una catena che costituirà un filone caratteristico del pensiero risorgimentale , mostrante la centralità del concetto liberale , e quanto fortemente radicata fosse l ' idea che l ' italianità nuova doveva sorgere con il concorso di tutte le parti della nazione , e non per sovrapposizione dittatoriale di una di esse . Nella formazione di una coscienza nazionale additava il Gioia ( in altro scritto ) il punto decisivo : « Vi sentite voi veramente Italiani tutti figli di una stessa patria , cittadini di una stessa città ? Allora voi sarete un popolo ; tutto allora vi sarà lecito sperare ... Obliate le abitudini servili , e mostratevi degni di essere governati da uomini liberi » . La fecondità di quei tre anni 1796­99 , del pensiero nazionale italiano - - di un pensiero che si volgeva all ' azione e si faceva azione - - è mirabile ; e mostra da sola l ' effetto prodotto dalla frantumazione violenta della vecchia Italia , che il riformismo principesco del Settecento aveva poco più che scalfito . Un punto caratteristico : ancora nel 1791 il già menzionato progetto di confederazione italiana ( antirivoluzionaria ) del Galeani Napione trovava necessario discutere ripetutamente le pretese tuttora mantenute in piedi dall ' Impero sull ' Italia , e additava come una possibilità della confederazione l ' ottenerne « solenne rinuncia » . Ora , con l ' irrompere armato della Rivoluzione in Italia e in Germania , ogni concetto di alta signoria imperiale ( avanzo del medioevo feudale ) venne spazzato via ; finché crollò miseramente , per abdicazione seguita all ' esautoramento , lo stesso Sacro Romano Impero , e l ' Italia fu liberata da una delle più gravi schiavitù reali e ideali gravante da secoli su di lei , e da cui i vecchi stati italiani non erano per sé riusciti a liberarla mai . Una volta inteso il Risorgimento come processo politico ­ spirituale , non come puro fatto politico ­ territoriale , tutta la positività del periodo rivoluzionario - - che insieme con quello napoleonico Cesare Balbo assegnò all ' èra delle preponderanze straniere , ciò che equivaleva a farne un nuovo Cinquecento , passività politica pura , - - appare chiara , imponente . Nel corso di tre anni vennero posti tutti i problemi del Risorgimento : libertà , democrazia , indipendenza , unificazione federale o unità ( ambedue con regime repubblicano ; la soluzione unitaria fu quella che prevalse nello spirito dei patrioti ) . E furono posti in forma concreta , storica e attuale a un tempo , in relazione al presente e al passato d ' Italia . Dal Verri al Gioia , dal Cuoco al Foscolo , è un fervore di idee , di discussioni : la pubblicistica politica e i periodici politici fiorirono , specialmente a Milano , ove si accorse da ogni parte d ' Italia facendone il centro ideale dell ' avviata unità della nazione , espressa fin nelle canzonette cantate per la strada . L ' unità si può dire venisse concretamente propugnata per la prima volta , come autogoverno del popolo italiano coscientemente unito . È un poderoso avviamento di fatto ci fu nel moto di unione della Cisalpina , tanto da parte del Veneto e di Venezia stessa quanto del Piemonte ( in quest ' ultimo paese però vi fu una corrente « allobroga » che propugnò l ' annessione alla Francia , ricordando che i Piemontesi erano stati « Galli un tempo » e imprecando contro il trattato di Cateau ­ Cambrésis che aveva consegnato il Piemonte al tiranno « Emanuele Filiberto » ) . Sventolò all ' aura per la prima volta il tricolore , bandiera nazionale ; e per la prima volta si ebbero legioni italiane , portatrici in armi dell ' idea nazionale . Uomini insigni entrarono nella vita pubblica , capaci d ' incarnare l ' idea nazionale e di tenere testa ai Francesi . La questione religiosa fu agitata più che mai , affermandosi una relazione di intima affinità tra Vangelo e democrazia , cristianesimo e libertà del popolo . È il momento in cui il giansenismo , svincolandosi dai ceppi regalistici si fa schietto liberalismo . Al tempo stesso l ' esempio degli errori francesi nella politica ecclesiastica ( Costituzione civile del clero con le lotte religiose conseguenti ) ispirò moderazione , o per dir meglio suggerì il concetto che il problema religioso non poteva essere risolto , se non nella libertà e per la libertà , attraverso un ' opera educativa . L ' antinomia del moto « giacobino » italiano Il fatto che la rivoluzione italiana del 1796­99 avvenisse per opera dell ' intervento straniero , sotto il controllo sovrano di capi di eserciti stranieri , di esecutori delle istruzioni politiche di un governo estero , fu una realtà grave di conseguenze . L ' efficacia della risurrezione politica fu minorata in radice , il gioco politico normale alterato , le libertà politiche inceppate nel momento stesso della loro proclamazione , la democrazia resa largamente fittizia e talora direttamente calpestata ; in quanto all ' indipendenza nazionale , essa poteva apparire a prima vista in condizioni peggiori assai di prima , quando solo una regione della penisola era soggetta al dominio straniero . Di qui il carattere antinomico del periodo , per cui esso da un lato ci si presenta come il primo delle realizzazioni politiche del Risorgimento , mentre dall ' altro prende figura di un nuovo periodo di preponderanza straniera . Di questa antinomia ebbero chiara coscienza , per primi , i patrioti italiani del tempo o « giacobini » , quelli della repubblica cisalpina come quelli della partenopea . Ne ebbero coscienza perché il loro programma politico non era una improvvisazione opportunistica , dovuta al successo delle armi francesi , ma convinzione germogliata nel loro spirito alla luce delle idee e delle esperienze : gli uomini della Cisalpina e della Partenopea erano gli stessi o gli affini di coloro che precedentemente avevano meditato , scritto , fatto propaganda , congiurato , per il risorgimento d ' Italia . A coloro che prima della venuta dei Francesi avevano per le nuove idee salito il patibolo si aggiunsero , qualche anno più tardi , le centinaia di vittime cadute in Piemonte innanzi ai moschetti sabaudi , o immolate a Napoli sulle forche borboniche , o dalla Lombardia deportate in Dalmazia dal governo austriaco anticipante i fasti dello Spielberg . I patrioti italiani di questo primo periodo rivoluzionario realizzarono anticipatamente la formula mazziniana « pensiero e azione » ; le loro sofferenze , il loro sacrificio basterebbero a costituire un grosso valore positivo del periodo , nonostante ogni stridula querimonia di nazionalistica ortodossia . I patrioti italiani non erano stati loro a crear quella situazione per cui l ' Italia si dibatteva fra due prepotenze straniere . Non erano stati i « giacobini » a costringere la repubblica di San Marco in quella stolta e vile neutralità disarmata , che non poteva non procurarne , in contingenze tragiche come quelle , la rovina . Non furono essi a far scappare il Borbone in Sicilia , lasciando soli i lazzari a battersi contro i Francesi , ma altresì ad inferocire contro i loro concittadini migliori . Non fu colpa dei giacobini , insomma - - già per il fatto che erano tanto pochi , - - se i vecchi governi italiani crollarono come castelli di carta all ' avvicinarsi delle truppe francesi , perdendo tutto a cominciar dall ' onore . L ' indipendenza italiana alla fine del secolo decimottavo cadde con tanta vergognosa facilità perché non era più solida che alla fine del decimoquinto : mancava all ' una come all ' altra non tanto ( come pensò il Balbo ) la compiutezza territoriale o giuridica dell ' indipendenza , quanto là spina dorsale di una coscienza nazionale , l ' autocreazione della nazione da parte del popolo . L ' una e l ' altra si ritrovano nelle idee e nell ' opera dei « giacobini » italiani . I quali accettarono l ' appoggio francese perché non potevano farne a meno ; ma mirarono a costruire , a realizzare per conto proprio l ' Italia . Uguaglianza civile , libertà di pensiero , rinnovazione delle strutture amministrative , politiche , sociali , erano intanto fondate : fortificandosi le nuove strutture , col favore delle circostanze attentamente spiate , essi pensavano che sarebbe venuto il momento di congedare i precettori e di fare veramente l ' Italia libera e una . Questa non fu solo l ' idea segreta della Società dei Raggi , ma il pensiero intimo , la molla ultima di tutta quell ' azione rivoluzionaria italiana . Ché anzi fino da allora , in cospetto dei francesi occupanti , i patrioti resistettero e reclamarono i diritti italiani , con una energia che può sembrare perfino esagerata a chi consideri freddamente la realtà della situazione : la quale era che l ' esistenza delle repubbliche italiane riposava unicamente sulle armi francesi . Si veda il movimento di proteste ( in cui il Gioia e il Foscolo ebbero i primi posti ) contro il trattato di alleanza , o di vassallaggio , imposto dal Direttorio alla Cisalpina ; si ricordi soprattutto il torrente furioso di indignazione contro Campoformio , e precedentemente i tentativi molteplici di unione del Veneto e di Venezia medesima alla Cisalpina . L ' idea dell ' unità italiana prese corpo definitivo precisamente come reazione contro la doppia , contemporanea esperienza di dominio straniero ; e nel 1799 fu affermata più solennemente che mai in proposte ufficiali al governo francese . Con idealismo e realismo politico insieme , i patrioti italiani si sforzarono di mostrare l ' utilità e la necessità per la Francia dell ' indipendenza unitaria d ' Italia , secondo il concetto europeo ( derivante dalla rivoluzione genuina e anticipante Mazzini e il liberalismo radicale di Ferrari e Cattaneo ) della solidarietà e dell ' affratellamento fra i popoli liberi . Il primo scoppio dell ' Antirisorgimento Poiché i Francesi erano stranieri invasori e spogliatori , coloro che insorsero contro di essi nel 1799 , e lottarono per la restaurazione della vecchia Italia , hanno assunto presso certi pubblicisti odierni figura di patrioti . Ma la figurazione non regge . Non basta pronunciar certi nomi perché la cosa ci sia : Non omnis qui dicit mihi : Domine , Domine , intrabit in regnum coelorum . Non tutti i movimenti antistranieri ( forse meglio si direbbe « antiforestieri » ) sono senz ' altro movimenti nazionali . La preoccupazione per il proprio pezzo di terra , l ' avversione al fiscalismo o alla coscrizione , l ' attaccamento agli usi e magari alle superstizioni locali , il desiderio di salvare i propri poteri , privilegi e guadagni , non bastano perché si possa parlare di sentimento e movimento nazionali : possono anzi significare tutto l ' opposto . Parlare di indipendenza non basta , di avversione allo straniero neppure : bisogna vedere per chi e per che cosa si domanda l ' indipendenza , per chi e per che cosa si lotta contro lo straniero . L ' indipendenza , non è un fatto materiale ­ territoriale , ma un atto politico ­ spirituale . Occorre che dietro ci sia un popolo cosciente e padrone di sé , in marcia verso l ' avvenire . Dietro il patriottismo sanfedista non c ' era che l ' Italia debole , arretrata , serva : la vecchia Italia che doveva scomparire perché la nuova sorgesse davvero . Ciò per cui lottavano quei lazzaroni napoletani , che eccitarono l ' ammirazione degli stessi giacobini per il loro valore , era l ' assolutismo , l ' intolleranza religiosa , i privilegi nobiliari ed ecclesiastici , la schiavitù del pensiero ; essi ripudiavano per l ' appunto tutto l ' elemento positivo della Rivoluzione . E i controrivoluzionari o sanfedisti del 1799 si appoggiavano allo straniero né più né meno dei giacobini . Non era l ' Italia contro la Francia a combatter con loro , ma l ' Austria contro la Francia : straniere le parti ambedue , si annullavano reciprocamente sul piano dell ' indipendenza materiale ; rimaneva la differenza etico ­ politica fra il vecchio mondo e il nuovo . Non vi può essere neppure un momento di esitazione nell ' assegnare le parti storiche : i giacobini del 1796­99 continuavano il riformismo italiano del Settecento e rappresentavano il Risorgimento ; i loro avversari , l ' Antirisorgimento . Altrimenti occorrerebbe fare di Fra Diavolo e Brandaluccioni i precursori di Garibaldi ; e sarebbe logico da parte di chi vorrebbe espellere Mazzini ( « lebbra repubblicana » ) dal Risorgimento italiano . Aggiungiamo che , se le vittime della reazione borbonica sono , nella giusta coscienza comune , precursori del Risorgimento , occorrerà pur dare lo stesso posto alle vittime della reazione monarchica in Piemonte nel 1797­98 , anteriormente all ' espulsione della dinasta , anche se ai moti piemontesi non spetti lo stesso grado di elevazione di quello partenopeo , e se più atroce , più sprezzante della giustizia e dell ' umanità , fu la reazione borbonica . È in quelle vittime che trova inizio la partecipazione effettiva del Piemonte all ' azione del Risorgimento . Reazione napoleonica Di contro al periodo rivoluzionario , quello napoleonico rappresenta un netto regresso , in relazione diretta con tutta la mentalità napoleonica e la politica imperiale . Vi è tuttora qualche varietà interpretativa circa la posizione di Napoleone rispetto all ' Italia , sia per la coscienza nazionale dell ' uomo , sia per la politica italiana concreta del governante . Pure , due cose sono evidenti : che Napoleone Bonaparte si è considerato francese , e ha subordinato nettamente , totalmente , gli interessi dell ' Italia a quelli della Francia ; le istruzioni al viceré Eugenio parlano chiaro prima ancora dei suoi atti . Tutt ' al più si può trovare che nel 1796­97 il Bonaparte mostrò , in confronto del Direttorio , un interesse più specificamente italiano , perché considerava allora l ' Italia una base per la sua fortuna , una riserva o un punto di lancio . Così egli fece la parte di eccitatore delle popolazioni padane , di promotore della Cispadana e della Cisalpina : attivo controbilanciato in larga parte sia dall ' assolutismo con cui si governò nei confronti della nuova repubblica , sia dal mercato di Campoformio , odioso in sé e più ancora per gli sprezzi e i raggiri con cui piacque al Bonaparte di accompagnarlo . Una volta compiuto il salto fino al governo e al trono di Francia , questo interesse specifico , predominante , di Napoleone per l ' Italia venne meno . Si potrebbe dire che la parte positiva della politica napoleonica in Italia risale alla Rivoluzione , quella negativa è sua propria ; o , con formula più ampia , che in Italia come altrove Napoleone agì a guisa di un grande fenomeno naturale che sconvolge e trasforma l ' ambiente con la sua azione violenta e schiude la via , anche senza volerlo e saperlo , a forze non di sua creazione . Gli avviamenti all ' autonomia politica furono da Napoleone troncati in Italia come lo furono in Francia . La costituzione del regno italico si risolse subito in parodia : basti ricordare la sorte del Corpo legislativo , il quale , essendosi permesso di proporre modificazioni ad un disegno di legge inviatogli da Parigi , nonostante la sua pronta sottomissione , venne soppresso di fatto , come soppressa di fatto fu la libertà di stampa , in diritto esistente . Si ebbe così un ristagno anche culturale , dopo i fervori e gli splendori della fine del secolo : man mano una cappa di piombo si stese sull ' Italia napoleonica . La depressione ebbe i suoi effetti anche nel campo del pensiero nazionale , ove Cuoco e Gioia si adattarono a giustificare con argomenti di opportunità l ' assolutismo napoleonico : necessità di protezione , di governo centrale forte per un popolo che ha grandi interessi da preservare e corre grandi pericoli . A questo adattamento pratico , mascherato di ragionamenti , si unisce una vera e propria involuzione di idee . Il Cuoco sbocca in un fatalismo spegnitore di energie , con la sua bilancia matematica del bene e del male in perpetuo equilibrio : la forza che anima la natura è unica ed eterna ; gli uomini cambiano , ma l ' umanità è sempre la stessa , e non può resistere all ' ordine superiore che la trascina ; una egual somma di virtù e di verità si contrappone sempre a un ' egual somma di vizi e di errori . Il Foscolo , con realismo crudo fino all ' ingenuità , mette in trono il concetto della forza dominatrice , che , fondendosi col naturalismo e materialismo residui del secolo XVIII , assume un valore universale , cosmico , approdando anch ' esso a una concezione fatalistica e pessimistica . L ' universalità dei mortali non può essere né quieta né libera , ma deve sottostare alla mente dei saggi o all ' impero del forte ; così il genere umano si divide in molti servi e in pochi signori . Egli schernisce « le sublimi contemplazioni » , che confondono « le verità di fatto con la visione metafisica » , e proclama , con linguaggio precocemente hegeliano : « Tutto quello che è , deve essere ; e se non dovesse essere non sarebbe » . L ' equità naturale è introvabile ; il diritto delle genti si risolve con la forza , lo stato di guerra tra i popoli è fondamentalmente perpetuo . Come unico rimedio al bellum omnium contra omnes il Foscolo pone lo stato nazionale , concludendo che « la giustizia sta nelle società particolari de ' popoli , ma non nella società universale del genere umano » , e che il giusto è racchiuso nei termini della ragion di stato . Così , appena sorta , la nazionalità sembra precipitare nel nazionalismo e nello statalismo . E , alla fine del periodo napoleonico , nei discorsi Della servitù d ' Italia del l8l5 , il Foscolo vagheggia una monarchia in cui i nobili tengano la bilancia tra i re e i cittadini , mentre la plebe è esclusa da ogni officio politico , e si potrebbe dire dalla società nazionale . Effetto forse , quest ' ultimo , delle esperienze sanfedistiche alla fine del secolo precedente e più ancora dell ' eccidio del Prina a Milano , al momento della caduta del regno italico . L ' anfibio « Regno d ' Italia » Come massimo elemento positivo del periodo napoleonico , dal punto di vista del Risorgimento , appare il regno d ' Italia , per la sua vastità e organizzazione e per il suo stesso nome . Ci si ingannerebbe però assai , se si pensasse Napoleone intento a creare un regno d ' Italia compatto e ben difeso . Già dopo Marengo , il primo console aveva ordinato un programma di edilizia militare per cui la difesa della Francia era accresciuta e diminuita quella d ' Italia . Più significativo ancora è il fatto che Piemonte e Liguria vennero uniti definitivamente alla Francia , di modo che le porte d ' Italia da quel lato erano , non aperte , ma spalancate . E Napoleone teneva tanto a questo punto che perfino nel marzo 1814 , allorché si vide costretto a lasciare che Eugenio e Murat si accordassero se ci riuscivano , per dividersi l ' Italia , ne eccettuò ancora quelle due regioni cui non intendeva rinunziare . Dalla Liguria l ' impero napoleonico diretto si spingeva a cacciare un cuneo nel regno d ' Italia tra Lombardia ed Emilia , col ducato di Parma e Piacenza occupato , e finalmente annesso , da Napoleone . E a rinforzo del cuneo stava il granducato di Toscana , feudo dell ' Impero , sotto Elisa Bonaparte Baciocchi . Toccarono invece al regno d ' Italia le Marche , tolte al papa , ma non l ' Umbria , riunita anch ' essa con Roma e il Lazio all ' Impero . Di modo che il regno d ' Italia , escluso dal Tirreno , assunse un aspetto particolarmente curioso : un quadrilatero irregolare a nord , con una lunghissima coda tra Appennino e Adriatico sino al confine napoletano . Configurazione e delimitazione eminentemente arbitrarie , che da sole dimostrano come il regno d ' Italia fosse un espediente , più che uno scopo , per Napoleone . Subito dopo il Diciotto brumaio , Francesco Melzi d ' Eril , che fu poi un buon vicepresidente della repubblica italiana - - ma non viceré del regno , perché ormai Napoleone non collocava che membri della sua famiglia , - - scrisse al Bonaparte lamentando che non si fosse compiuto il rinnovamento italiano con un programma preciso : « Ce n ' era ben uno , e grande , il solo grande : riunire tutti questi popoli e ricreare una nazione ; ma l ' imponenza del risultato ha fatto paura ! » Naturalmente , Napoleone aveva in pronto l ' argomento solito in questi casi : l ' Italia non era matura . Sarà una spiegazione più calzante il ripetere che Napoleone era sovrano di Francia , e dal punto di vista francese ( preso nella direzione tradizionale della vecchia politica ) guardò sempre le cose d ' Italia . A proposito di una questione di tariffe doganali egli scriveva al viceré Eugenio : « Bisogna che l ' Italia non faccia calcolo alcuno prescindendo dalla prosperità della Francia ; essa deve confondere i suoi propri interessi con quelli francesi ; bisogna soprattutto che essa si guardi bene dal dare alla Francia un appiglio a un ' annessione , giacché se la Francia vi trovasse il suo interesse chi potrebbe impedirla ? » In realtà , politicamente parlando , l ' annessione c ' era già nel fatto , completa . Pure , si andrebbe errati a concludere che , imperando così dispoticamente Napoleone , tutto fosse passiva obbedienza nel regno d ' Italia . Intanto , c ' era il gran fatto che l ' amministrazione di questo regno - - lo stato più esteso che il settentrione d ' Italia avesse visto da molti secoli , - - era quasi totalmente in mano d ' Italiani . E non era un ' amministrazione inattiva , né tale che si limitasse a provvedimenti conservatori . Essa svolse invece , sotto l ' impulso di Napoleone , un ' opera intensissima , la quale , per quanto riguarda i rapporti civili e le condizioni economiche , si può dire compisse rivoluzionariamente ciò che in via riformistica il Settecento italiano aveva incominciato : sparizione dei vincoli feudali ed economici , della manomorta , dei privilegi di primogenitura , delle legislazioni e dei tribunali particolari , uguaglianza civile , regolarità ed accentramento amministrativi , unità di pesi e misure . E inoltre , provvedimenti per l ' istruzione pubblica e per l ' igiene , propulsione all ' industria e al commercio con la caduta delle barriere doganali e dei pedaggi , sviluppo grandioso della rete stradale e in genere dei lavori pubblici , ampliamento delle città , progressi dell ' industria e dell ' agricoltura . Non poca importanza ebbe la creazione di un esercito del regno d ' Italia . Anche questo era da secoli un fatto nuovo . Furono stranieri a crearlo e ad averne il comando supremo , e per gli interessi stranieri ( chi non ricorda i versi del Leopardi sugli Italiani caduti in Russia ? ) esso combatté quasi sempre . Ma i quadri , fino a quelli dei generali compresi , oltreché le truppe , erano italiani ; ed esso fu un addestramento tecnico , una scuola di energie , un focolaio ( piacesse o no a Napoleone ) di sentimento nazionale , un crogiuolo di unità . Non per nulla nei primi anni della Restaurazione gli ex ufficiali di quell ' esercito furono in prima linea fra gli agitatori e i cospiratori per l ' indipendenza e la libertà d ' Italia ; e ancora nel Quarantotto superstiti di esso agirono per la causa nazionale . L ' equivoco del napoleonismo In conclusione , per l ' Italia come per la Francia e il resto d ' Europa , Napoleone presenta una doppia faccia . Nell ' eredità settecentesca e rivoluzionaria egli aveva fatto una scelta che rispondeva alla sua indole e alle sue fortune personali , accettandone una parte ( uguaglianza e incremento economico ­ tecnico ) e respingendo il resto . Simili scelte , però , le fa la storia , e non la volontà prestabilita di singoli individui , per grandi che siano . In fatto , Napoleone non riuscì a sbarazzarsi del principio rivoluzionario della volontà popolare , che anzi fu costretto a fondare formalmente su di esso il proprio edificio ( plebisciti ) , pur provvedendo a farlo funzionare come pareva a lui ; e mentre non riuscì a spegnere le opposizioni individuali , espresse o tacite , si vide sorgere contro le esigenze nazionali ­ liberali dei popoli , e a Sant ' Elena riconobbe di avere sbagliato . D ' altra parte , anche l ' uguaglianza napoleonica , col ristabilimento di una corte imitante le pompe della Versailles di Luigi XIV , con l ' istituzione della nobiltà imperiale , fino ai principati forniti di appannaggi territoriali , e con la moltiplicazione dei regni vassalli , finì per assumere caratteri ben strani , tanto da potersi parlare di un nuovo feudalismo . Da questa ambiguità sostanziale del napoleonismo provenne una gran confusione di idee e di sentimenti nel mondo politico italiano , e non nell ' Italia soltanto . La reazione al dispotismo napoleonico fu altrettanto ambigua quanto il napoleonismo a cui si reagiva : la faccia progressista dell ' opera napoleonica ne fu investita non meno di quella reazionaria . La controrivoluzione si poté nel periodo napoleonico vestire di patriottismo assai più agevolmente che nel periodo repubblicano . La confusione arrivò al punto che , al momento della caduta del regno italico , il partito austriacante ( bisogna ricordare che gli alleati antinapoleonici parlavano di libertà e di indipendenza dei popoli ) poté far figura di rappresentante dell ' indipendenza italiana ; e dall ' equivoco risultarono frustrate le possibilità del mantenimento , o meglio dell ' istituzione , di un regno italiano veramente indipendente , o almeno seriamente autonomo . Le radici morali del dominio austriaco in Italia furono poste da Napoleone : al principio e alla fine della sua carriera , egli si trovò ad aver lavorato per quel dominio . Al confusionismo sul terreno politico propriamente detto rispose quello politico ­ religioso , potentemente favorito dal conflitto fra Napoleone e Pio VII , che restaurò moralmente il papato : spunti di neoguelfismo e neo ­ ghibellinismo s ' intrecciarono , per esempio , nel pensiero del Foscolo , che per una parte disegnò la giustificazione di Gregorio VII e parlò di educazione degli Italiani alle armi e alla libertà effettuata dai papi ; per l ' altra , ricordò le chiamate dello straniero fatte dai pontefici e rimproverò al Bonaparte di non aver lasciato il papato « vivere di elemosine e languire di consunzione » . Questo confusionismo non fu l ' ultima causa della passività con la quale il popolo italiano nell ' insieme assistette ai grandi avvenimenti del 1814­1815 , e in particolare al tentativo unitario murattiano . Restaurazione austriaca L ' Italia politico ­ territoriale del 18l5 presenta una somiglianza spiccata con quella del 1784 , com ' è naturale trattandosi di « restaurazione » . Tuttavia , una differenza capitale è nell ' aumento della potenza austriaca , preponderante ora nettamente in tutta la penisola . Ricuperata la Lombardia e riottenuto con essa anche il Veneto - - che invece nel 1797 aveva avuto in cambio della prima , - - padrona del nord d ' Italia con l ' appoggio poderoso di tutto l ' impero contiguo ( mentre nel Settecento la Lombardia era vicina , ma staccata ) , l ' Austria alla posizione ampliata univa una più decisa volontà di controllo e di comando . Questa volontà si esplicò nei trattati conclusi con Toscana e Napoli ( il secondo dei quali le dava diritto di ingerenza nel regime interno napoletano ) , e nel principio di intervento che essa fece accettare dalle altre grandi potenze , le quali , nell ' insieme , si adattarono a considerare le cose italiane come interesse e competenza austriaci . Era un ' alta sovranità imperiale ristabilita in forma ben più concreta ed efficace dell ' antica . Alla preponderanza austriaca non faceva più contrappeso la Francia , o almeno in misura assai inferiore di prima , perché era uno stato sconfitto , in margine della grande politica , controllato dall ' alleanza antinapoleonica perdurante sotto il nome di « Santa Alleanza » . L ' influenza della Spagna nel Mezzogiorno , già diminuita nel periodo di Maria Carolina per far posto a quella austriaca , era adesso cessata , come era sparita la posizione di grande potenza della Spagna medesima . Piuttosto , la Russia rappresentava un elemento nuovo di contrappeso all ' Austria , estendendosi la sua rivalità con essa dall ' Oriente e dalla Germania all ' Italia , ove già alla fine del secolo precedente le guerre di coalizione antifrancese l ' avevano condotta a metter piede . Allora gli zar avevano preso la difesa del regno piemontese contro gli appetiti dell ' Austria , e lo stesso fecero nella Restaurazione . Nella protezione del Piemonte era d ' accordo l ' Inghilterra , che però guardava di più , per i suoi interessi mediterranei , al Mezzogiorno , e specialmente alla Sicilia , a cui un proconsole inglese aveva ottenuto per qualche anno una costituzione ( quella del 1812 ) imposta ai Borboni : questi , legati famigliarmente a Francia e Spagna , erano sospetti all ' Inghilterra . Nell ' insieme , l ' interessamento delle altre potenze , all ' infuori dell ' Austria , alle cose italiane era limitato e secondario : nessuna per ora si trovava in grado o in disposizione di contestare la supremazia austriaca ; non v ' era niente di simile all ' equilibrio tra Francia e Absburgo su cui i Savoia avevano fondato la propria politica fino al 1748 . Patrioti italiani ( come il Foscolo ) agitavano già l ' idea dell ' utilità di un ' Italia ricostituita in nazione per l ' equilibrio e la pace d ' Europa - - forma deteriore dell ' altra , formulata dai repubblicani italiani nel 1799 , dell ' associazione tra i popoli liberi ; - - ma essa non trovava per allora eco sensibile nelle cancellerie europee . Piemonte « ancien régime » Escluse iniziative estere a pro dell ' indipendenza italiana , rimaneva in astratto la possibilità di un ' intesa fra gli stati italiani per contrappeso all ' Austria . Ma era , appunto , possibilità puramente astratta , poiché i governi italiani della Restaurazione sentivano bene di far parte d ' un sistema che aveva la sua base nell ' Austria , mentre una coalizione antiaustriaca avrebbe significato cozzare contro l ' Europa del Congresso . Senza contare che due principi italiani erano austriaci , e che lo stato italiano più grande , Napoli , si era legato per trattato all ' Austria . Tanto poco questa aveva da temere allora una confederazione italiana contro di lei , che promosse essa medesima , pur senza riuscirci , una confederazione degli stati italiani per farsene capo . Contrario all ' alleanza ed alla confederazione fu il Piemonte , senza che tale contrarietà avesse carattere di politica nazionale . Altrettanto può dirsi della politica territoriale di un certo attivismo fatta al momento della restaurazione da Vittorio Emanuele I : essa fu diretta a conservare i propri dominî di qua e di là delle Alpi ugualmente ( Savoia , Novarese ) , e ad ampliarli con Genova e la Lombardia : quest ' ultimo obiettivo più grande di tutti , l ' unico che potesse assumere un carattere nazionale , fallì . Vittorio Emanuele I e i suoi ministri non fecero appello diretto alle nuove forze nazionali , ma si limitarono a mostrarle nello sfondo alle grandi potenze per ripigliare fra di esse il gioco di contrapposizione : Russia ­ Austria , Inghilterra ­ Francia ; e fecero ricorso anch ' essi al concetto di equilibrio . L ' assorbimento di Genova realizzò un vecchio postulato della politica sabauda , non senza suscitare nei Genovesi resistenze , rimpianti e avversioni : se vi furono , al di là dell ' incremento territoriale piemontese , conseguenze nazionali positive ( apporto di spiriti più liberi in seno al corpo sabaudo , correnti giansenistiche , elementi sociali differenti dalla chiesa e vieta aristocrazia pedemontana ­ savoiarda ) , esse furono indirette e non volute certamente dai governanti , di Torino . Sostanzialmente , Piemonte e Napoli erano sullo stesso piano riguardo alla politica generale italiana . Se in Piemonte era più sentito il problema dell ' indipendenza dall ' Austria , Napoli aveva al suo attivo , come fermento di rivolgimenti , le tradizioni murattiane , e in particolare l ' esercito di Murat , fuso bensì con quello legittimistico , ma con mantenimento degli antichi capi . Un altro elemento specifico di sovversione nel Mezzogiorno era l ' autonomismo o separatismo siciliano , che però aveva carattere strettamente regionale senza ripercussione sul continente , e si fondava su appelli giuridici al passato ( a un passato , per verità , in parte assai vicino : la costituzione del 1812 ) , anziché su una volontà di autocostruzione nuova . Gli altri stati italiani non contavano per la politica generale italiana . Restaurazione ­ Antirisorgimento Riguardo alla politica interna degli stati europei dopo il 1815 , è stata fatta la questione se ad essa convenga veramente il nome di reazione cioè se vi fosse restau ­ razione pura e semplice del passato prerivoluzionario , dell ' ancien régime . Si è ormai d ' accordo che i sovrani del congresso di Vienna non intesero compiere una simil restaurazione integrale . Anch ' essi vollero fare una scelta , o una sintesi , tra vecchio e nuovo , e proprio secondo i criteri napoleonici , anche se con attenuazioni . La loro novità di fronte a Napoleone - - cioè il loro più deciso ritorno all ' antico - - fu il principio di legittimità , che Napoleone non aveva potuto invocare ( e non se n ' era dato mai pace ) , per ragione evidente . Essi , però , accomodarono il principio di legittimità come Napoleone aveva accomodato quello di sovranità popolare . Gli uni e l ' altro , in conclusione , vollero riprendere l ' opera dei sovrani del Settecento , l ' assolutismo illuminato ; e non si resero conto dell ' anacronismo . L ' assolutismo illuminato aveva rappresentato l ' applicazione parziale di idee , e l ' esplicazione di forze , che avevano poi trovato lo sbocco storico finale nella Rivoluzione : e non si poteva quindi tornare ad esso , riportando al corso modesto della sorgente il fiume sboccato largamente nel piano . Quello che nell ' assolutismo illuminato del Settecento era stato progresso storico , diveniva , con Napoleone e i suoi antagonisti ­ continuatori del 1815 , reazione antistorica , priva di forza morale perché non fondata su principî coerenti . Avevano ragione , nelle loro critiche consequenziarie alla restaurazione , il principe di Canosa e Monaldo Leopardi . Riguardo all ' Italia , il problema si pone specificamente in questa forma : se fra Restaurazione e Risorgimento ci sia rapporto puramente di antitesi , o se invece l ' opera dei governi restaurati non vada inclusa almeno parzialmente anch ' essa nel processo risorgimentale . In altri termini : il Risorgimento rispetto alla Restaurazione fu rivoluzione o evoluzione ? In generale , coloro che inclinano per la seconda alternativa - - e cioè tendono a valorizzare la Restaurazione sul piano del Risorgimento - - sono i medesimi che idoleggiano l ' interpretazione politico ­ territoriale del Risorgimento stesso . Senonché , proprio da questo punto di vista politico ­ territoriale il Risorgimento appare rivoluzionario : come chiamare altrimenti un processo per cui sette governi si riducono ad uno con l ' abbattimento degli altri sei ? ma anche sul terreno politico ­ istituzionale e ideologico non si può dare altra risposta ; e l ' abbiamo già data anticipatamente con quel che abbiamo detto circa il carattere anacronistico dell ' assolutismo « illuminato » dei restauratori . Gli uomini del Congresso , pure accettando talune trasformazioni politico ­ sociali e perfino ( in qualche caso particolare fuori d ' Italia ) istituti costituzionali , non ammettevano le idee di nazionalità e di libertà , implicanti un diritto dei popoli e degli individui a disporre del proprio destino , e ritenevano spettasse , solo ai re il còmpito di provvedere al benessere dei sudditi , senza ingerenza di questi e senza che di fronte ad essi fossero responsabili in alcun modo i governanti , che da Dio direttamente ed unicamente traevano il loro potere . I principî fondamentali della Restaurazione e quelli del Risorgimento erano dunque antitetici : se poi i secondi trionfassero in pieno - - se cioè la rivoluzione politico ­ ideologica riuscisse altrettanto completa quanto quella politico ­ territoriale , - - è cosa che in seguito cercheremo di vedere . Non solo l ' Italia della Restaurazione è in regresso sostanziale rispetto alla precedente Italia rivoluzionaria , ma anche rispetto all ' Italia napoleonica , che pure era stata già essa una reazione . Vedemmo come Napoleone , con tutto il suo dispotismo e in parte , anzi , grazie ad esso , avesse rimescolato tutto il vecchio mondo , portato nuove forze , nuovi ceti nel campo dell ' azione pubblica , e mantenuto ( nonostante le sue tendenze intime ) il principio della sovranità popolare al posto dell ' antico diritto divino . Le sue stesse necessità cesaree lo avevano costretto a mortificare , ma altresì ad eccitare , il fremito della vita nuova . Tutto questo venne meno con la Restaurazione . E anzi , perfino rispetto all ' Italia prerivoluzionaria , a quella cioè del riformismo settecentesco , l ' Italia della Restaurazione si presenta come reazionaria . Anche quando le conquiste singole del riformismo furono mantenute , cambiò l ' orientamento , lo spirito : quel che era una spinta in avanti si trasformò in un colpo d ' arresto , il punto di partenza divenne quello d ' arrivo , colonna d ' Ercole non superabile . L ' opera del riformismo settecentesco , come quella del periodo rivoluzionario ­ napoleonico , fu mantenuta , quando fu mantenuta , per paura di sconvolgimenti e in quanto strumento di assolutismo , cioè con spirito conservatore ­ reazionario . « Tra le restaurazioni fatte non si tralasciò se non la restaurazione dello spirito riformatore e progressivo del secolo decimottavo » ( Balbo ) . Il cambiamento si vede particolarmente bene nella politica ecclesiastica . Poiché il diritto divino dei principi era stato scosso dalle idee e dagli eventi rivoluzionari , i governi della Restaurazione trovarono necessario rivolgersi alla Chiesa per rinsaldarlo , e quindi la favorirono ed esaltarono in cospetto ai popoli . Di qui una spiccata reazione al liberalismo religioso e al laicismo settecenteschi , l ' abbandono delle velleità di riformismo ecclesiastico e di ogni spirito anticlericale governativo . Di qui , anche , una molteplicità di trattative fra i governi , italiani e non italiani , e la Santa Sede - - trattative approdate a concordati o ad altri atti analoghi - - per sistemare le situazioni ecclesiastiche nei vari paesi e sanare il più possibile i dissidi fra i due poteri . Fu insomma un netto ritorno all ' alleanza fra trono e altare , in cui il prestigio maggiore toccava al secondo , sia per la sua resistenza a Napoleone , sia per i nuovi atteggiamenti degli spiriti ( romanticismo , medievalismo ) indipendenti dagli indirizzi governativi . Un episodio caratteristico di questo cambiamento sul terreno politico ­ religioso fu il ristabilimento dell ' ordine dei gesuiti , compiuto da Pio VII fin dal 1814 senza ostacolo o protesta alcuna da parte dei governi , borbonici o non borbonici , italiani o non italiani , sebbene taluni di essi mantenessero per allora le misure settecentesche contro l ' Ordine . Questo riacquistò rapidamente la sua diffusione e importanza , e all ' antica devozione per il papato associò una strenua lotta contro le idee liberali . Austria e Toscana serbarono per allora in maggioranza le tradizioni giuseppino ­ leopoldine ; ma cambiò anche lì lo spirito , nel senso di un giurisdizionalismo puro , senza più aspirazioni a un superamento dell ' ecclesiasticismo nel senso d ' una società civile e religiosa nuova . Di più , lo svolgimento ulteriore anche di fatto andò in senso curiale , fino ai concordati toscano del 1851 e austriaco del 1855 . Pure , nell ' insieme , quei due stati si tennero a un livello più elevato degli altri italiani ; lo stato pontificio con il cardinal Consalvi tentò un certo riformismo settecentesco ; Napoli conservò sostanzialmente l ' eredità murattiana ; il Piemonte sabaudo fu il più « restauratore » , cioè il più reazionario . IV L ' ELABORAZIONE DECISIVA Il liberalismo carbonaro La differenza capitale fra il Settecento e il periodo della Restaurazione è che in quello vi fu accordo tra i governi ( o almeno taluni governi ) e l ' opinione pubblica progressista , mentre ora fra i due elementi dominò un disaccordo profondo , un dissidio pregno di capacità rivoluzionarie . Le correnti progressiste italiane rimasero completamente deluse dal nuovo assetto ; e la condotta successiva dei governi non fece che intensificare la delusione . Così al riformismo dei principi succedeva il rivoluzionarismo dei popoli ; o , se non ancora dei popoli , della parte , più illuminata e più viva di essi . Quale che fosse il carattere delle innovazioni domandate ( e cioè anche se queste erano per sé temperate e modeste ) , la richiesta assumeva fisionomia rivoluzionaria , di fronte all ' atteggiamento negativo dei governi . Dei vari problemi posti alla coscienza politica italiana negli anni rivoluzionari alla fine del secolo XVIII , quello dell ' unità nei primi anni della Restaurazione si ritirò piuttosto nello sfondo . Per quanto il Manzoni avesse affermato già nel 1815 : Liberi non sarem se non siam uni , e più tardi , nel 1821 , insistesse sull ' idea fondamentale dell ' unità d ' Italia , Una d ' armi , di lingua , d ' altare , di memorie , di sangue e di cor , nel concetto dei patrioti cospiratori fra il 1815 e il 1830 l ' unità si presentava piuttosto come un ' aspirazione generica di associazione , di unificazione , che non come programma di uno stato unitario abbracciante tutta l ' Italia . Le richieste essenziali erano quelle della libertà e della costituzione : postulati provenienti dal moto rivoluzionario e imposti più che mai dalla rivolta al dispotismo napoleonico e ai suoi continuatori . Di questa esigenza liberale si fece interprete la carboneria . Sorta nel Mezzogiorno contro il Murat che non voleva dare una costituzione , e alleatasi per un certo tempo e in una certa misura con i Borboni , essa divenne poi - - per la delusione di cui abbiamo parlato - - logicamente antiborbonica , e si diffuse nella penisola . L ' importanza della carboneria consisté precisamente nell ' aver propagandato l ' esigenza liberale ­ costituzionale , con unità di aspirazioni , in tutta Italia , e anzi sopra un piano europeo . Il carbonarismo fiorì in Francia non meno che in Italia , e stretti furono i legami fra le due carbonerie . Uno dei principali elementi dei tempi nuovi , prodotto specialmente dalla rivoluzione francese è che l ' opera della Restaurazione non soppresse o piuttosto alimentò fu la formazione in Europa di una opinione pubblica e di uno stato d ' animo comuni , al di sopra delle barriere dei singoli stati , di modo che i movimenti d ' idee e gli avvenimenti dell ' uno avevano efficacia e ripercussione immediata negli altri . E a questo proposito occorre ricordare un fatto , oggi scarsamente presente alla coscienza storica comune e a prima vista alquanto strano : e cioè , che Napoleone , detronizzato ed esiliato dalla Santa Alleanza , si trasformò in simbolo di libertà in Francia e in Italia e nel resto d ' Europa ; trasfigurazione non senza nesso con l ' altro fatto , che gli eserciti furono focolai di movimenti liberali . Così i moti rivoluzionari non si produssero isolatamente in un singolo paese , ma assunsero l ' aspetto di crisi europee . L ' idea fondamentale di questa opinione pubblica liberale ­ carbonara europea fu quella della rispondenza , dell ' accoppiamento fra libertà individuale e libertà o indipendenza nazionale . Si considerava che la libertà di sviluppo dell ' individuo era diritto incontestabile di ogni uomo , così come il libero sviluppo della propria nazionalità era diritto incancellabile di ogni popolo . Il diritto dei singoli era considerato della stessa natura di quello delle nazioni , e il secondo appariva - - settecentescamente - - come la somma dei primi . I popoli avevano il loro diritto in quanto constavano di persone umane : il diritto nazionale non era qualcosa di trascendente a quelli individuali , ma la somma o il risultato di questi . Debolezza della carboneria fu l ' indeterminatezza del programma politico , che infatti è poco noto a tutt ' oggi ; e inoltre una certa tendenza al compromesso con i governi , tendenza che si spingeva fino a vagheggiare l ' appoggo di questo o di quel governo antiliberale ( Austria di Metternich , Francia di Carlo X ) . Alla debolezza contribuì certo il fatto ( o piuttosto ambedue i fatti ebbero la stessa origine ) che nel periodo 1815­1830 il pensiero politico italiano notevolmente sviluppato dalla metà del Settecento ai primi anni dell ' Ottocento , rimase nella fase d ' arresto del periodo napoleonico . Di fronte al positivismo individualistico e al costituzionalismo giuridico del Romagnosi ( continuazione non senza impoverimento del pensiero settecentesco ) , troviamo una corrente o anzi più correnti che potremmo chiamare « antipolitiche » , non nel senso che questo termine aveva nel gergo poliziesco del tempo ( cioè di tendenza sovversiva contro l ' ordine costituito ) , ma in quanto , attraverso alla negazione o all ' abbassamento dei valori politici in generale , giungevano a una svalutazione pessimistica dell ' attività umana . In quella svalutazione , peraltro , erano elementi di efficacia notevole per il processo ideale del Risorgimento : negazione radicale della ragion di stato su cui tornavano a fondarsi i governi e il pensiero conformista ; netta subordinazione degli interessi politici all ' esigenza morale ; affermazione del valore puramente strumentale di governi e stati rispetto all ' umanità . Questi sentimenti li troviamo così nel cristiano Manzoni come nell ' incredulo Leopardi . Il riformismo lombardo e il « Conciliatore » Le tendenze al compromesso politico nel carbonarismo erano suscettibili di accordo con il movimento riformistico sociale ­ economico che si affermò specialmente in Lombardia nei primi anni della Restaurazione . Esso si presenta più che mai come continuazione del Settecento : soltanto , con ben più larga derivazione dalla teoria alla pratica e , in questo campo , come esplicazione di energie private anziché di governi , e cioè con carattere di iniziativa popolare ­ nazionale . Tale fu l ' azione del Confalonieri e del Porro , con gli altri del loro gruppo , che introdusse i battelli a vapore , la filatura meccanica , ecc . ; promossero l ' istruzione elementare ( cui poi seguirono gli asili d ' infanzia ) ; si schierarono col movimento letterario romantico contro i classicisti appoggiati dall ' Austria che « difendevano la grammatica , il principio di autorità , il papato » , e fondarono il « Conciliatore » . Questo movimento riformistico sociale ­ culturale continuò in Lombardia fino al Quarantotto , ed ebbe importanza notevole per l ' elaborazione delle forze risorgimentali . Gli scrittori del « Conciliatore » sono i continuatori dei settecentisti italiani , del Verri e del Beccaria , esaltati da loro come « eroi della ragione » . Essi dichiarano di mirare all ' utilità generale , facendosi guidare dalla ragione dall ' esperienza . I loro criteri giudizio e obiettivi d ' azione rispondono costantemente al riformismo progressista , eredità del secolo precedente . E , come quel riformismo , il « Conciliatore » e tutta la corrente in cui esso rientra sono nettamente « europeisti » ; il ricongiungimento dell ' Italia all ' Europa è più che mai il loro problema . Diceva il Di Breme in quel giornale : « L ' Italia è ancora addormentata , come ognuno sa , nella filosofia di Aristotele , e intanto il pensiero europeo progredisce ... corrono pel mondo tante idee , tanti concetti , tante cognizioni che gli italiani non hanno ancora rivestito di forma , e così per la morale , per l ' economia , per la metafisica , per la vita domestica , esse non hanno parole e forme che si possano trovare nel nostro dizionario ... Per noi è molto meno urgente parlare come faceva il cardinale Bembo , e come fanno certi bonzi moderni della santa Crusca , che partecipare pienamente al beneficio della cultura umana e della civiltà intellettuale ... » Parole quest ' ultime che si dirigono contro la corrente puristica dell ' abate Cesari e simili ; e se contengono una certa ingiustizia di fronte ad essa , tuttavia possono servire come reazione equilibratrice di fronte alla esaltazione eccessiva che del purismo talora vien fatta come apporto capitale alla coscienza nazionale italiana . L ' Austria avrebbe potuto tentar di utilizzare la corrente riformistica , tanto più che non mancavano in seno all ' opinione liberale ­ progressista italiana e alla stessa carboneria disposizioni a riconoscere la superiorità civile del governo austriaco rispetto agli altri della penisola , e perfino vagheggiamenti di un ' estensione del suo dominio ad altre regioni d ' Italia ( particolarmente alle Legazioni ) . Invece essa entrò subito in lotta con quella corrente ; e il « Conciliatore » , nonostante il suo carattere letterario , fu soppresso dopo un solo anno di vita . Ebbe inizio così da parte della classe dirigente austriaca quell ' irrigidimento reazionario , quella paralisi della volontà e del cervello , che seguitò a contraddistinguerla , salvo brevi sussulti , per un secolo , fino alla catastrofe dell ' impero absburgico . Prevalse nettamente nella coscienza nazionale italiana , a differenza di quanto era avvenuto nel Settecento , la considerazione del governo austriaco quale straniero e oppressore ; e la sua preponderanza su tutta l ' Italia contribuì a rafforzare l ' impostazione del problema unitario , legandolo a quello dell ' indipendenza . Fin d ' ora si ebbe un ' accentuazione dell ' orientamento politico novatore con le cospirazioni e i primi moti insurrezionali . Negato il terreno legale , necessariamente l ' azione si riversò su quello illegale . L ' Italia non era « la terra dei morti » . Ciò vale non solo per il Lombardo ­ Veneto austriaco , ma per tutta l ' Italia . I moti del 1820­21 I moti del 1820 e 1821 in Italia ( rivoluzioni di Napoli e di Piemonte ) furono la prima vera iniziativa rivoluzionaria del Risorgimento , poiché i rivolgimenti alla fine del secolo XVIII erano avvenuti in seguito e in forza dell ' intervento francese . In questo carattere d ' iniziativa sta la loro importanza , e altresì nell ' inquadramento internazionale . Il 1820­1821 è un episodio primario del carbonarismo europeo : il moto , incominciato in Ispagna , si propagò in Italia , ebbe anche in Francia i suoi episodi , e finì per spegnersi al punto di partenza , in Ispagna , quasi in circolo , sotto i colpi dell ' esercito franco ­ borbonico venuto a ristabilire l ' assolutismo e in cui la reazione italiana fu rrappresentata da Carlo Alberto di Carignano , principe ereditario di Sardegna . Italianità ed europeismo furono dunque strettamente associati in quei moti ; il Risorgimento italiano venne concepito e tentato come elemento di una Europa nuova . Il problema italiano si pose così come questione europea innanzi ai governi delle grandi potenze , che nel congresso di Vienna ne avevano presso a poco ignorata l ' esistenza , e su di esso incominciano le prime scissioni della Quintuplice conservatrice : Francia e Inghilterra si differenziano , nel contegno rispetto alla Santa Alleanza propriamente detta , dalle tre potenze del Nord , pur restando passive di fronte all ' azione austriaca . Maturò poco dopo , negli affari dell ' America spagnuola e della Grecia , il distacco definitivo dal blocco conservatore dell ' Inghilterra , e quello temporaneo e parziale di Francia e Russia . Largamente europei sul piano politico ­ geografico , i moti italiani del 1820­21 furono assai ristretti su quello politico sociale . Vi partecipò essenzialmente l ' esercito , in Italia come in Ispagna e in Francia : si trattò , cioè , di « pronunciamenti » . Ma occorre osservare che gli eserciti nel periodo precedente avevano cambiato natura , in Francia con la difesa e la conquista rivoluzionaria , in Spagna con la guerra d ' indipendenza , in Italia con la formazione di un esercito della repubblica e del regno d ' Italia . Essi cioè erano entrati in stretta relazione col nuovo ordine di cose rivoluzionario ­ nazionale , e contro la vecchia Europa avevano fatto le loro prove . L ' esercito non era più il mercenario strumento regio ­ governativo dell ' ancien régime : esso scendeva in campo come la rappresentanza della nazione , come il portatore dell ' idea nazionale , al di sopra e all ' occorrenza contro i re e i governi , con una coscienza etico ­ politica propria capace d ' infrangere i vincoli della disciplina professionale per un più alto imperativo . Però questa partecipazione protagonistica dell ' esercito al Risorgimento fu un fenomeno passeggero ( mentre in Spagna degenerò nella consuetudine deleteria dei pronunciamenti veri e propri , di carattere fazioso e personale ) : esso , dopo aver ceduto con grande facilità di fronte alle armi straniere , si riassettò rapidamente a Napoli come in Piemonte entro i limiti statali ­ dinastici : e ciò ebbe i suoi vantaggi e i suoi svantaggi , che ora non è nostro còmpito delineare . Rimane , dunque , che i moti del 1820­21 ebbero un certo carattere di casta , non senza infiltrazione di interessi particolaristici e una base sociale ristretta : non solo il popolo non prese vera parte al movimento , ma neanche le classi medie ; furono in sostanza ufficiali e nobili a insorgere . La carboneria era penetrata nell ' esercito , ma non aveva rinnovato la coscienza del paese : la setta entrò in azione , il popolo rimase in disparte ; e i pronunciamenti ebbero un certo carattere di imposizione al paese . Anche entro quella ristretta zona si notano incertezze , contrasti , incompiutezza di idee . A Napoli il murattismo residuo , che ebbe parte capitale nel nuovo governo , e il carbonarismo propriamente detto furono in divergenza e in rivalità . Non vi furono accenni all ' unità nel movimento napoletano , mentre la Sicilia riaffermò il suo separatismo ; la giunta insurrezionale di Alessandria parlò di federazione italiana e di regno d ' Italia , ma per questo intendeva un regno dell ' Alta Italia . Lo squillo unitario del Manzoni non uscì dallo studio del poeta : tornò tuttavia a sventolare il tricolore che era già un simbolo di unità nazionale ; e il fatto di un moto nazionale rivoluzionario quasi contemporaneo a sud e a nord anticipò in certo modo , ( in senso inverso ) la situazione del l860 . Ambedue i moti , però , erano conservatori della rispettiva dinastia , e perciò stesso si precludevano la via a uno svolgimento unitario . Se a Napoli il carbonarismo accettava i Borboni purché costituzionali , a Torino non solo era fedele alla dinastia sabauda , ma ne assodava strettamente l ' ingrandimento alla causa nazionale , con il programma del regno costituzionale dell ' alta Italia . Santarosa e i suoi riprendevano cioè il programma tradizionale sabaudo , sublimandolo nella luce della nazione e della libertà : l ' interesse dinastico ­ territoriale veniva innalzato a postulato etico ­ politico . A Napoli la dinastia accettò la rivoluzione e poi tradì , iniziando la politica dello spergiuro . A Torino la dinastia non accettò l ' innalzamento offertole , prima ancora che per la considerazione del rischio , perché legata alle concezioni dell ' ancien régime : essa attendeva l ' ingrandimento da conquiste , da trattati , dal diritto tradizionale , non da una volontà nazionale ­ rivoluzionaria . Coloro che avevano chiesto la Lombardia allo zar Alessandro non intendevano riceverla da Santarosa e Confalonieri ; per conservare l ' assolutismo del diritto divino preferivano lo statu quo territoriale con la rinuncia all ' ingrandimento , e fecero appello alle armi austriache contro i loro devoti , desiderosi della loro grandezza . La monarchia sabauda era ancora , non solo estranea , ma ostile al Risorgimento . Vittorio Emanuele I e Carlo Felice furono logici e onesti ambedue , pur con tono di umanità assai diverso , e procedettero senza esitazioni ; non così il giovanissimo Carlo Alberto , pencolante fra il diritto vecchio e il nuovo . La luce dello Spielberg A differenza della carboneria napoletana , quella lombarda aveva avuto legami con la piemontese , associando libertà , indipendenza , regno dell ' alta Italia . Unico risultato apparente della azione carbonara lombardo ­ veneta , i processi di Salvotti e lo Spielberg . Ma la catastrofe fu un trionfo , il carcere un ' apoteosi . Lo Spielberg , illuminato nei suoi martirî dalla bianca , pura luce delle Mie prigioni , dette alla causa italiana la base più salda , più potente : quella dell ' umanità offesa e ribelle . Esso drizzò la coscienza morale contro la legge positiva , proclamando che la legalità è un conto e il diritto un altro , che l ' umanità è al disopra dei governi e dell ' « ordine pubblico » . Nulla di più legale dei processi politici austriaci di questi anni , ove poté bastare a taluno mantenersi negativo per venire assolto . Neppure l ' applicazione delle pene - - aveva avuto riguardo ai codici - - poté dirsi particolarmente rigorosa , poiché tutti i condannati ebbero commutata la sentenza capitale in prigionia a tempo , e furono dopo vari anni liberati . Eppure , la coscienza morale italiana ed europea si ribellò al trattamento inflitto a quei patrioti , a quei lottatori per un ideale , chiusi in celle anguste , malsane , male illuminate , con una panca per letto , pesantemente incatenati , coperti di vesti aspre come cilizi , nutriti , se si può dir così , di cibo scarso e nauseabondo , perquisiti tre volte al giorno , privi di libri e di ogni occupazione altra da quella di spaccar legna e di far calzette e filacce . La coscienza morale si ribellò , e iniziando la protesta che dopo la metà del secolo Gladstone doveva continuare contro i Borboni ; e pronunziò inappellabilmente che un regine inumano è decaduto in diritto . Confalonieri fu più forte di Metternich , Silvio Pellico giudicò Francesco I . Fu il fallimento del diritto divino dei governi , della vecchia ragion di stato ; e ne fu neutralizzato l ' appoggio che clero e papato apportavano alla causa dell ' ordine legale austriaco . La bolla pontificia del 13 settembre 1821 aveva pronunciato la scomunica contro i carbonari e contro chi non li denunciava : essa dette luogo a disgustosi episodi da parte di un sacerdote , confessore allo Spielberg , e segnò un netto distacco morale fra la curia romana e la causa umana dei patrioti italiani , distacco a cui non fece equilibrio sufficiente il rifiuto da parte di Roma di condannare Le mie Prigioni . Il 1831 e il 1833 Il 1831 ebbe somiglianze e differenze con il 1821 . Anch ' esso fu un moto regionale , anzi una molteplicità di moti che volle rimaner tale fino all ' assurdo : si ricordi l ' episodio del disarmo dei Modenesi , in ritirata di fronte agli Austriaci , da parte del governo di Bologna , che li qualificò stranieri . Intanto , però , dopo Napoli e il Piemonte , l ' Italia centrale entrava in scena : la macchia d ' olio rivoluzionaria si allargava a tutta la penisola . Se mancò l ' associazione dell ' indipendenza alla libertà che c ' era stata nel Ventuno piemontese , ci fu un passo avanti in altra direzione ; invece d ' imporre la costituzione ai governi , questi furono senz ' altro deposti . Si affermò l ' autodecisione dei popoli , anche se non senza residui del vecchio diritto ( appello alla convenzione del 1447 fra Bologna e Nicolò V , violata dai pontefici ) . L ' unitarismo mancò ancor più che nel Ventuno ; ma vi fu allargamento notevole nello strato sociale insorgente : al posto dell ' esercito e della nobiltà scese in campo la borghesia ; non si arrivò ancora ai popolani . Vi fu un nesso europeo come nel Ventuno , ma di carattere diverso . Prima della rivoluzione di luglio c ' era stato un legame di cospirazione carbonara tra i liberali francesi e italiani : ma , avendo la rivoluzione italiana ritardato un semestre sulla francese , al legame cospiratorio subentrò , da parte degli insorti italiani , la speranza o anzi la fede nell ' appoggio del nuovo governo francese , fondata sulla proclamazione da parte di questo della teoria del non intervento . Si ripose in ciò una sicurezza miracolosa ; e questa sicurezza prevalse sulla fiducia in se medesimi , sullo sforzo proprio . Ma la rivoluzione di luglio divenuta governo aveva ora interessi propri conservatori ; e si ebbe il « tradimento » di Luigi Filippo e del capo moderato Casimir Périer . La parte d ' iniziativa rivoluzionaria in Italia non fu presa più dalla Francia fino al secondo impero ; e questo giovò all ' iniziativa italiana , mentre rappresentò per allora un colpo al liberalismo monarchico europeo . Vi fu tuttavia un modesto intervento francese nello Stato pontificio , ad Ancona , in contrappeso di quello dell ' Austria nelle Romagne . Esso dette nuovo momentaneo alimento alle speranze liberali italiane nell ' appoggio francese : in realtà , non fu che un piccolo anticipo del '49 , un rafforzamento dell ' ancien régime italiano , anziché un principio di cose nuove . Unico risultato positivo dell ' occupazione francese d ' Ancona fu di mantenere la tradizione della rivalità franco ­ austriaca nella penisola . Precedentemente , il memorandum collettivo delle sei potenze ( le cinque potenze più la Sardegna ) al governo pontificio , proponente riforme , fu anch ' esso privo di risultati essenziali ; ma accentuò , rispetto al '21 , il carattere europeo del problema italiano . Che le speranze del liberalismo monarchico non fossero morte neppure dopo la delusione del '31 , lo mostrò la lettera del Mazzini a Carlo Alberto . Se anche essa non rappresentò una convinzione personale , una vera fiducia del nuovo capo cospiratore nel re , pure fu significativo che egli ritenesse necessario adattarsi ancora in pratica a quella mentalità carbonara contro cui già si ergeva in teoria . E in realtà , il primo periodo dell ' azione mazziniana mostra sopravvivenze carbonare , ideologiche e pratiche . È notevole in particolare che la propaganda mazziniana nello stato piemontese si dirigesse nei primi anni prevalentemente all ' esercito : e gli episodi del 1833 e 1834 possono ricollegarsi ai moti precedenti del 1821­1831 , anche per il loro carattere militare . Il contegno di Carlo Alberto di fronte ai rivoluzionari fu perfettamente . analogo a quello dell ' Austria e del Borbone , anzi più crudo . I tentativi di riabilitazione recenti - - simbolico quello a pro del Galateri , nient ' altro che capo brutalmente zelante di inquisitori e di sgherri - - tendono non solo a rivedere i giudizi pronunciati durante il Risorgimento , ma addirittura a capovolgerli , attribuendo a quelle repressioni di Carlo Alberto un significato storico ­ patriottico , perché avrebbe salvato lo stato che doveva compiere l ' opera risorgimentale . È intanto da vedere se quello fosse l ' unico o il miglior modo di salvarlo , se il modo e la misura della repressione fossero necessari ; e il confronto accennato con l ' Austria e il Borbone è istruttivo in proposito . Ma il punto pricipale è che tutto il ragionamento apologetico riposa sopra un idoleggiamento astratto dello Stato in sé , sopra un concetto statico , materialistico , della monarchia sabauda . La monarchia di Vittorio Emanuele II e di Cavour , e quella stessa di Carlo Alberto nel 1848 , non sono le medesime della monarchia di Carlo Alberto nel 1833; ed è evidente che , se il nuovo re avesse fatto solo qualche accenno nel senso del programma nazionale ­ liberale ( secondo l ' invito di Mazzini ) , differente sarebbe stato il contegno dei patrioti cospiratori , come più tardi fu differente rispetto al Carlo Alberto del 1848 e a Vittorio Emanuele II . Il nuovo re , invece , non solo non amnistiò i condannati del 1821 , nonostante i suoi legami innegabili , almeno morali , con essi ; non solo non compì nessun avviamento liberale ­ costituzionale ; ma si strinse in alleanza con l ' Austria , e , oltrepassando a ritroso l ' Austria stessa , si fece il campione del legittimismo puro in Francia , Spagna e Portogallo . Nessun sovrano mostrò in Italia di aver fatta propria così completamente la causa della reazione , salvo Francesco IV di Modena . I liberali patrioti italiani del 1833 e 1834 e degli anni seguenti non potevano vedere in Carlo Alberto se non la incarnazione dell ' Antirisorgimento ; non potevano se non trovare una verità superiore - - nonostante le inesattezze materiali varie , e nonostante il giudizio più equo che oggi può dare la storia , - - nelle famose quartine del Giusti rappresentanti Carlo Alberto genuflesso dinanzi all ' imperatore Ferdinando d ' Austria , novellamente coronato re d ' Italia . Immobilità politica e movimento ideale Dal fallimento della rivoluzione del ' 31 all ' amnistia di Pio IX del 46 corre un quindicennio di elaborazione ideale dalla quale uscì l ' opera definitiva del Risorgirmento . In questa elaborazione è il significato principale del periodo , quantunque anche le congiure e i moti vi avessero la loro importanza , secondo il principio mazziniano : « Pensiero e azione » ; quel poco o tanto che ci fu della seconda servì di riprova , o di pietra di paragone , al primo . Tre correnti si distinguono nettamente : il mazzinianesimo , il liberalismo moderato , il liberalismo radicale ( o federalismo repubblicano ) . Loro carattere comune è quello di riflessione su quanto era accaduto finora e sulla realtà presente italiana ed europea , a fin di reagire alle insufficienze dei moti precedenti e additar le vie dei futuri . E risultato comune fu di accentuare il carattere ideologico ­ etico del Risorgimento di fronte a quello politico puro , di prospettare il problema italiano sotto tutti gli aspetti , concorrendo per diverse vie alla formazione di una coscienza nazionale , di un programma nazionale , e altresì a porre il problema italiano innanzi alla coscienza europea . Completamente estranea a questa elaborazione fu l ' attività dei governi italiani , di tutti i governi , che non andò mai al di là di miglioramenti amministrativi e provvedimenti paternalistici . In contrasto con questa valutazione negativa si accampa la tesi - - risaliente alla storiografia ufficiosa del Risorgimento dopo l ' unità , ma gonfiata con grande strepito in tempi recenti - - che l ' opera carlalbertina nel primo quindicennio di regno sia stata una preparazione all ' azione patriottica seguente . Ancora una volta , una simile tesi appare viziata irrimediabilmente di materialismo . Poiché - - si suppone - - quell ' opera di riformismo regio avrebbe fortificato lo stato sabaudo , e cioè fornito ad esso i mezzi materiali per l ' impresa nazionale , essa dovrebbe esser giudicata preparazione vera e propria , diretta e primaria , del Risorgimento ; e ne risulterebbe la continuità perfetta fra il Carlo Alberto alleato dell ' Austria e quello di Goito ( in quanto allo Statuto , questa interpretazione non se ne cura troppo ) . Ma i mezzi debbono essere consoni al fine , sono fini essi stessi : ecco ciò che non comprende la dottrina banale del fine che giustifica i mezzi . Entro la materia occorre guardare allo spirito . Dell ' attività di Carlo Alberto nel quindicennio si può dire in modo particolare quel che abbiamo detto in generale dell ' opera dei sovrani della Restaurazione : che essa fu una ripresa dell ' assolutismo illuminato del secolo XVIII , e per ciò appunto viziata di anacronismo . E peggio , che anacronistica fu l ' educazione politico ­ morale delle classi dirigenti , civili e militari , allontanate , segregate da tutte le idee di libertà e di autogoverno ( inseparabili dalla causa nazionale , elementi essenziali di questa ) , aggrappate al binomio trono ­ altare , strettamente solidali con l ' Europa del congresso di Vienna , e orientate verso l ' Austria , sostegno di questa Europa e di quel binomio . È stato opportunamente ricordato che gli ufficiali dell ' accademia di artiglieria e genio di Torino si sentirono magnificare per anni da un loro professore la Santa Alleanza e i trattati di Vienna , e vilipendere non solo la rivoluzione francese , ma anche i moti piemontesi del 1821 . A questa completa reazione politica corrispose la ristrettezza castale della classe dirigente aristocratica , nettamente separata dalla borghesia ; e il coronamento di tutto fu la mortificazione e l ' asservimento della coltura con il predominio sanfedistico ­ gesuitico . È un detto di Cavour ( pur così ostile ai rivoluzionari e al mazzinianesimo ) che Torino era in quel tempo un « inferno intellettuale » ; ed è stato Massimo d ' Azeglio , ancor più moderato di Cavour , a confessarci che per respirare ogni tanto egli andava a Milano , sotto l ' Austria . Quando questi testi saranno cancellati , potrà cambiare anche il giudizio della storia sul quindicennio carlalbertino . Il mazzinianesimo Le tre correnti che abbiamo indicato si svolsero per il maggior tratto in contemporaneità cronologica . La prima a scaturire e ingrossare fu tuttavia la mazziniana , mentre le prime manifestazioni del liberalismo radicale precorrono appena di qualche anno quelle del liberalismo moderato . Ma poiché quest ' ultimo fu in buona parte una reazione cosciente al mazzinianesimo , noi lo esamineremo subito dopo di esso , lasciando per ultimo il liberalismo radicale , che fa fronte tanto ai moderati quanto ai mazziniani . Il Mazzini ha un pensiero già pienamente formato e largamente propagandato prima del '40 con gli scritti della « Giovine Italia » con gli altri opuscoli , con le lettere numerosissime e ricche di vita e di pensiero , strumento efficace e intenso di propaganda . Il liberalismo moderato e il radicale hanno invece dopo il 1840 le loro espressioni sistematiche . S ' intende che noi esaminiamo qui ( a differenza di quanto facemmo altrove ) queste correnti non come pensiero politico puro , ma in quanto concorsero al processo del Risorgimento , senza tuttavia una separazione recisa dei due aspetti che sarebbe impossibile . Il Mazzini partì dalla critica alla carboneria . Egli rimproverava al liberalismo carbonaro di non vedere che umanità e individui , ignorando la nazione e la società ; di non tener conto del popolo ; di essere utilitaristico anziché morale , affermando solo i diritti e non i doveri . Tale critica egli estendeva a tutto il movimento liberale uscito fino allora dalla rivoluzione francese : nel che entrava per qualche cosa , almeno come fattore psicologico , precisamente l ' origine francese di quel liberalismo , essendo stato il Mazzini , per passione nazionale , sempre geloso dell ' iniziativa francese e diffidente dell ' influenza francese sull ' Italia . In realtà , proprio dalla rivoluzione francese era sorto il concetto moderno di nazione , in tutta la sua potenza e prepotenza , subordinante l ' individuo fino al sacrificio totale di esso . Tuttavia , di fronte al liberalismo carbonaro il Mazzini aveva ragione di porre in rilievo energico l ' elemento nazionale ­ sociale , effettivamente trascurato da quello . Non altrettanto giusto , neppure di fronte alla carboneria , egli era nella parte negativa della sua critica , cioè nella sistemazione del valore della libertà come parziale e strumentale . Il Mazzini inclinava , con qualche precipitazione , a intendere la libertà come qualche cosa di preliminare , un presupposto già acquisito almeno in linea ideale e su cui non occorresse fermarsi più oltre a riflettere : né riuscì forse mai a coglierne il concetto in tutto il suo valore positivo , finale , sintetico , che appare quando si intenda ( come si deve intendere ) per libertà il pieno sviluppo della personalità umana . È anzi quest ' ultimo concetto di personalità che a lui , tutto fiso nell ' associazione , nella solidarietà , nel dovere , non apparve in tutta la sua portata e natura : l ' idea collettiva , non completamente scevra di mitologismo , della nazione e della società portò nel suo spirito un certo oscuramento . In ciò i radicali e gli stessi moderati ebbero su lui qualche superiorità . Tuttavia , a guardar bene , il concetto fondamentale mazziniano del progresso indefinito dell ' umanità non era se non una formulazione diversa di quella esigenza dello sviluppo personale . L ' uomo serve all ' umanità , ma « l ' umanità non è che la scala per la quale l ' uomo si accosta a Dio » ; al limite , i due termini si confondano : l ' avvenire ultimo dell ' individuo è identico a quello dell ' umanità ... Checché si pensi circa la natura e le imperfezioni del concetto di libertà nel Mazzini , sta il fatto che per lui patria , o nazione , e libertà sono termini inscindibili . Egli dice una volta , con incertezza caratteristica di espressione : « Amo la libertà , l ' amo fors ' anche più che non amo la patria ; ma la patria io l ' amo prima della libertà » ; dove il « prima » bilancia il « più » , e viceversa . L ' esigenza della libertà e gli istituti delle libertà singole sono alla base della sua costruzione nazionale . Egli rinnega bensì , più compiutamente di ogni altro scrittore italiano del tempo , la tendenza settecentesca a concepire la società come un semplice aggregato , o somma , d ' individui ; e pone la nazione come un tutto organico al centro del suo concetto del Risorgimento . Ma nazione è per lui il popolo , tutto il popolo , che prende in mano esso medesimo - - anziché affidarli a un ceto o a un individuo privilegiati - - i suoi destini . Il concetto d ' iniziativa popolare , di autoattività e autogoverno nazionali , è per il Mazzini , fondamentale : si potrebbe dire l ' alfa e l ' omega del suo sistema politico . In questo concetto organico e dinamico della nazione italiana come autocreazione popolare è uno dei massimi apporti del Mazzini al processo del Risorgimento , ideale e pratico : da esso scaturisce il binomio mazziniano « pensiero e azione » , necessario a formare una vera coscienza nazionale . La nazione italiana ha per il Mazzini un passato , un presente , e soprattutto un futuro . Il passato italiano non è per lui qualche cosa da restaurare , da rimettere « in pristino » , un modello da copiare ; ma un incitamento , un auspicio per sollevarsi dalle bassure presenti e metter mano alla ricostruzione dell ' Italia . Ricostruzione , o piuttosto costruzione : poiché , se il Mazzini fa appello alla Roma antica repubblicana ­ imperiale , e a quella papale ­ medievale , ambedue dominatrici e maestre del mondo , e in nome loro invoca e profetizza una Terza Roma , non con altrettanta precisione parla di una prima e seconda Italia a cui succederebbe una terza ; bensì nella nazione italiana nuova vede la condizione necessaria per quella Terza Roma , e al tempo stesso - - in una specie di processo circolare - - nel fatto di Roma italiana vede una ragion d ' essere particolarmente potente per la futura missione dell ' Italia . Il concetto di missione nazionale è una delle idee fondamentali - - si sarebbe tentati qualche volta di chiamarla idea fissa - - del Mazzini ; ma anche una di quelle che rimangono più indeterminate . Si tratta di un còmpito speciale che ciascuna nazione deve adempiere ; ma quale esso sia , per l ' Italia o per le altre nazioni , il Mazzini non indica ( solo più tardi disse qualche cosa in proposito ) . Insomma quel che è il dovere per l ' individuo , è la missione per la nazione ; soltanto , il Mazzini non sembra aver avvertito sufficientemente che il dovere ­ missione non può aver nulla di stabile , di determinato a priori , di specifico e riservato per qualsiasi individuo o collettività : doveri e missioni rampollano sempre nuovi e diversi dalla varietà delle situazioni . Né la missione può consistere in un « principio » di cui una sola nazione sia interprete privilegiata ; poiché se di principî , cioè di elementi essenziali , davvero si tratti , essi occorreranno tutti a ciascuna . Di fatto , il Mazzini non precisa per l ' Italia altra missione se non quella di iniziatrice della resurrezione e confederazione dei popoli , missione corrispondente alla situazione storica d ' allora , e che ogni nazione avrebbe potuto assumere a seconda delle circostanze . Senonché la sua fede che all ' Italia in prima linea spettasse un così alto còmpito , era adatta a risvegliare e a tendere all ' estremo le energie nazionali , e al tempo stesso a render solidale la causa italiana con quella di tutte le altre nazioni . Solidarietà a cui corrispose l ' azione effettiva del Mazzini , creatore della Giovine Europa e in contatto costante con gli altri movimenti nazionali europei . Come s ' è accennato già , nel concetto mazziniano di nazione v ' è un detrito di mitologismo sociologico . Ma esso non deve celare il nucleo vitale , cioè il concetto morale , ideale , di nazione , anziché puramente politico ­ territoriale : concetto che rappresenta un ' aspirazione cosciente a ristabilire nella vita italiana quell ' unità morale che era venuta meno dal Rinascimento in poi . Ogni materialismo statale è incompatibile con lo spirito mazziniano . L ' Italia per lui è una tradizione storica , è più ancora una vita morale , uno spirito , una vocazione al servizio dell ' umanità ; ed esigenza morale , realtà spirituale è l ' unità italiana invocata dal Mazzini . L ' unità territoriale è strumento per la riunione delle forze morali , per l ' esplicazione della solidarietà nazionale ; è manifestazione sensibile dell ' unita di coscienza , giusta effettuazione della volontà del popolo . L ' idea di un ' Italia che si facesse per assorbimento politico ­ militare da parte di uno degli stati esistenti , ripugnava al Mazzini , non meno ( anche se non per ragioni del tutto uguali ) che ai federalisti repubblicani . E come l ' unità , così la repubblicana ; la quale non è per il Mazzini una semplice forma di regime contrapposta ad un ' altra - - sullo stesso piano , per esempio , della monarchia costituzionale - - e neppure semplice esplicazione ( come per i federalisti repubblicani ) del principio di libertà ; ma è unità di coscienza e di azione , coronamento necessario della formazione nazionale , strumento indispensabile per la missione nazionale . Tutto questo viene rafforzato per l ' Italia dalle tradizioni storiche del suo grandioso passato , che sono - - dice il Mazzini - - repubblicane e non monarchiche . Il valor ideale , morale , della repubblica unitaria italiana , doveva concretarsi , innanzi tutto , nel contenuto sociale di questa . Il problema sociale fu sentito vivissimamente dal Mazzini per l ' Italia come per il resto d ' Europa ; e , se egli combatté la soluzione comunistica ( intaccata ai suoi occhi di utopia , antiliberalismo , e soprattutto di materialismo ) , la sua esigenza sociale era tuttavia radicale non meno del socialismo : il principio d ' eguaglianza esigeva per lui che ogni uomo partecipasse in ragione del suo lavoro al godimento dei prodotti dell ' attività sociale . Un giorno - - dice il Mazzini - - saremo tutti operai , cioè vivremo dell ' opera nostra . Anche per il problema sociale l ' iniziativa e l ' azione spettano per il Mazzini al popolo stesso e allo stato popolare ; è estraneo al suo pensiero ogni paternalismo , corporativistico o meno . L ' impostazione e il tentativo di soluzione del problema sociale rappresentano una grande superiorità del Mazzini rispetto al liberalismo moderato , che si può dire ignorasse quel problema ( esso è posto energicamente dal Gioberti nel Rinnovamento ; ma il Gioberti del Rinnovamento è ben al di là del moderatismo ) . Il concetto di umanità è coordinamento , o meglio superamento di quello della nazione , e ne corona il carattere ideale . Esso pone una barriera insormontabile , un vero abisso , fra il mazzinianesimo e ogni dottrina di etnicismo nazionalistico . Non si tratta del dominio di una nazione , l ' Italia , ma di costruire un mondo delle nazioni ; e se si attribuisce ripetutamente all ' Italia una missione iniziatrice ( di popolo ­ Cristo ) , è missione politico ­ spirituale , non politico ­ territoriale , da svolgere con mezzi conformi alla legge morale , in affratellamento con tutti i popoli , in azione solidale fra tutti « i buoni » . Le singole cause nazionali sono collegate indissolubilmente fra loro , e insieme debbono trionfare per opera dei popoli associati contro i governi . Questo è l ' europeismo mazziano , al di fuori e contro ogni diplomazia , ogni combinazione di interessi particolaristici di governi o dinastie . Ogni concezione nazionalistica presuppone il primato della politica su ogni altra attività dello spirito . Il concetto mazziniano del Risorgimento approda invece a un superamento completo del politico nello spirituale . Non solo ogni ragione di stato è negata in radice , ma la politica è subordinata integralmente alla morale , e la morale non è se non l ' applicazione di una fede religiosa . Il problema religioso italiano è ripreso dal Mazzini in vista di una soluzione radicale . Con esso tocchiamo al vero fondo della rivoluzione mazziniana , che non è nell ' assetto politico - - in cui non sono esclusi gradualità e temperamenti , - - ancor meno nell ' insurrezione , semplice strumento temporaneo ; ma è in questa intima trasformazione religiosa . Egli parla esplicitamente di una nuova fede , che superi così le vecchie confessioni cristiane , ormai per lui impotenti , come l ' incredulità scettica e materialistica del secolo XVIII . Egli respinge nettamente gli sforzi dei neocattolici o neoguelfi italiani : la loro scuola , secondo lui , non è giovevole al progresso italiano , di cui fraintende l ' idea predicando una fede non sentita veramente . Per il papato e il cattolicismo non vi è posto nel Risorgimento mazziniano : ciò che non significa , naturalmente , ch ' egli pensasse ad abolizioni forzate , a persecuzioni ( nulla di più estraneo al suo pensiero ) , ma che non attribuiva loro una funzione positiva . Il cristianesimo stesso per il Mazzini è esaurito , non perché falso , ma perché il vero che c ' era in esso ( la redenzione individuale ) ha già trionfato . Rimane necessaria la fede ultraterrena , che è per il Mazzini quella in Dio manifestantesi per successive rivelazioni nell ' umanità , destinata un giorno ad esser chiamata tutta intera a Lui , come vi ascendono gli individui attraverso le loro vite successive . Finché l ' unità sociale non è fondata , autorità ecclesiastica e autorità politica devono rimanere indipendenti il più possibile l ' una dall ' altra . Una volta però costituita veramente la società nuova , questo separatismo fra Stato e Chiesa , fra istituti politici e principî religiosi , non avrà più ragion d ' essere : come alla fede corrisponderà la morale , che si attuerà nella politica , così lo Stato sarà la Chiesa , e la Chiesa sarà lo Stato . Nessun divorzio fra la terra e il cielo : occorre agire su questa terra per un còmpito sacro , per la realizzazione del regno di Dio . Per camminare verso un tale ideale , il Mazzini conta sull ' educazione nazionale : a lei spetta far sentire fratelli tutti gli uomini di una nazione , toglierli dall ' isolamento in cui si trovano , imbeverli delle stesse credenze e dello stesso spirito , render possibile un pieno sviluppo delle loro facoltà , superando le condizioni d ' inferiorità sociale in cui tanti di essi si trovano . Questa educazione è còmpito dell ' autorità sociale , e cioè di un insegnamento pubblico politico morale , con carattere uniforme . Concezione che potrebbe essere grave di conseguenze , ma sostanzialmente corretta , o integrata , da quel che dice il Mazzini sulla coesistenza dell ' educazione nazionale e dell ' insegnamento libero , per cui alla prima spetta l ' insegnamento del dovere sociale , del programma nazionale , al secondo la libera diffusione di nuovi programmi , di nuovi ideali , che assicurino la libertà di progresso , protetta e confortata dallo Stato . La formazione dell ' unità morale è dunque per il Mazzini graduale e non subitanea , libera e non imposta , e , dato il progresso continuo , mai definitiva . E di questa unità morale l ' interpretazione e l ' applicazione spettano al popolo . Il punto fondamentale , di fronte ad autoritari e moderati , è per il Mazzini che il governo nuovo dev ' essere non solo per il popolo , ma per mezzo del popolo . Egli afferma una capacità politica generale del popolo , quella di scegliere spontaneamente i più capaci . Non ammette che la politica nazionale e popolare possa essere incarnata da individui dominatori : non bisogna attribuire agli individui un ' autorità che appartiene solo ai principi . Non si tratta per una nazione di usare momentaneamente la libertà di scelta per abbandonarla di nuovo , ma di organizzare con le istituzioni l ' esercizio continuato della sua libertà e sovranità , assicurandola così saldamente da non poter essere perduta per sbagli di un individuo o di una dinastia . Tutto questo fa da contrappeso - - e fino a un certo punto da superamento - - al pericolo insito nella riduzione mistica mazziniana della politica a religione : il pericolo cioè , che , con un rovesciamento facile a verificarsi negli spiriti intellettualmente o moralmente deboli , la politica - - e quindi l ' utilità contingente di una data situazione , un programma , un istituto , un partito particolari , - - si innalza a morale , imposta dall ' alto e consacrata nell ' immobilità . Che il pericolo sia completamente superato non potrebbe dirsi , appunto per quel misticismo che ignora le necessarie distinzioni . Nella concezione mazziniana del Risorgimento è innegabile un residuo dogmatico , trascendente , e ben lo sentirono i contemporanei e i seguaci stessi del Mazzini : e l ' opposizione aperta , o la repugnanza intima , ad esso fu uno dei più gravi ostacoli all ' efficacia dell ' azione mazziniana . Reagì in particolare il liberalismo radicale , con l ' assolutezza del suo umanesimo ignorante ogni trascendenza ; ma anche il liberalismo moderato oppose al mazzinianesimo il suo senso realistico ed empirico . Ambedue associarono in questa opposizione le tradizioni del pensiero settecentesco , che il Mazzini non aveva compreso a fondo , al nuovo pensiero storico ­ scientifico . Rimase pur sempre al Mazzini il vanto della concezione più integrale del Risorgimento , quella che più strettamente associava il pensiero all ' azione escludendo ogni infecondo dilettantismo ideologico , la risurrezione politica all ' elevazione morale sradicando ogni macchiavellismo , le sorti dell ' Italia a quelle di tutta l ' Europa eliminando ogni tentativo d ' isolamento , ogni pretesa di dominio . Se al popolo italiano occorreva per il suo Risorgimento superare definitivamente le bassure spirituali a cui lo aveva condotto la decadenza secolare successa al Rinascimento , la spinta morale a quel superamento gli venne principalmente dall ' afflato mistico mazziniano . Né si saprebbe additare , nella propaganda patriottica del Risorgimento , nessun altro che abbia come il Mazzini lanciato tanti fili , tessuto tante trame , illuminato , eccitato tanti spiriti , formato e tenuto insieme tanti nuclei di azione , fatto appello a tanti ambienti diversi , posto mano a tanti strumenti differenti ; e , più in breve , speso tutta la sua intelligenza , tutte le sue energie , ogni suo respiro per la causa dell ' Italia e dell ' umanità . Il liberalismo moderato Il moderatismo del Balbo , dell ' Azeglio , del primo Gioberti e degli altri affini , ebbe , accanto all ' ispirazione politica , una radice culturale . Esso fu strettamente legato al rifiorire degli studi storici , più precisamente di storia italiana . L ' erudizione settecentesca venne fecondata fra noi nella prima metà del secolo dalla nuova coscienza storico ­ nazionale , alimentata questa a sua volta dallo spirito di umanità e di socialità ereditato dal Settecento . Si può dire che dallo studio della storia d ' Italia nasca la scuola moderata : Manzoni , Troya , Capponi , Balbo lo mostrano chiaramente . Unica grande eccezione sarebbe il filosofo ­ oratore Gioberti , ed eccezione solo parziale perché egli si nutrì di studi storici ( sebbene la sua mentalità non potesse propriamente dirsi storica ) , e su fondamenti storici pretese costruire il suo Primato . Non sarebbe facile trovare nella storia di un ' altra nazione un periodo in cui movimento politico e movimento culturale siano così strettamente associati come nel Risorgimento : constatazione inoppugnabile , e fatale a ogni interpretazione puramente territorialistico ­ politica del Risorgimento medesimo . Lo studio della storia nazionale fu coltivato non solo da individui eminenti , ma da organismi collettivi , come la Deputazione di storia patria fondata a Torino da Carlo Alberto , e ancor meglio l ' « Archivio storico italiano » fondato da un privato , oriundo svizzero , il Vieusseux , il medesimo che prima aveva messo al mondo l ' « Antologia » . E l ' istituzione di una cattedra di « Storia d ' Italia » fatta da Carlo Alberto nel 1846 all ' università di Torino , può indicarsi come uno dei segni dell ' evoluzione carlalbertina . Due risultati dettero gli studi di storia nazionale per il Risorgimento : una migliore conoscenza del passato italiano , con ammaestramenti e auspicî per il futuro ; una coscienza più chiara delle relazioni fra l ' Italia e l ' Europa , con una visione migliore dell ' aspetto europeo del problema italiano . Erano sempre i due elementi nazionale ed europeo intrecciati insieme . Il Risorgimento non poteva non essere poderosamente alimentato dal ricordo e dal racconto delle grandezze passate d ' Italia , mentre l ' analisi della sua decadenza additava le difficoltà della resurrezione e i mezzi per superarle . Nella scelta e nella valutazione dei vari periodi storici entrava un forte elemento politico . È stato già posto in piena luce da un maestro insigne il fatto che tutta una scuola di storici Italiani , i quali furono anche patrioti e politici moderati o neoguelfi o cattolici ­ liberali che dir si voglia , si concentrò non su Roma antica , - - anche in ciò fu un contrasto dei moderati con il Mazzini , - - e neppure sul Rinascimento , ma sul medioevo , sull ' età dei comuni . Così i valori da essa estratti dalla storia italiana furono l ' indipendenza e la libertà , piuttosto che l ' unità statale . Si sa come il Balbo , tra indipendenza e libertà , desse la precedenza assoluta , e si può dire l ' esclusività , alla prima , fino a domandare che la passione dell ' indipendenza spegnesse le altre passioni nazionali ( porro unum est necessarium , secondo l ' epigrafe delle Speranze d ' Italia , poi tolta per scrupolo religioso ) . Ma in ciò egli fu isolato in seno alla stessa scuola moderata . Il Durando polemizzò apertamente con lui , pur senza nominarlo , affermando esser gravissimo errore sostenere che si dovesse pensare soltanto all ' indipendenza e non curarsi della libertà , mentre un riordinamento politico italiano in senso costituzionale era l ' unica via per ottenere un concentramento morale della nazione . Il Balbo stesso , del resto , faceva questione di opportunità e non di principio ; mentre per la passata storia italiana egli non è inferiore a nessun altro nel mettere in rilievo la libertà come autrice delle più splendide civiltà nostre . La conoscenza della storia italiana ed europea accoppiata all ' esame della realtà presente , fece ben chiaro a questi studiosi politici il processo di decadenza attraversato dall ' Italia dopo l ' inizio dell ' età moderna , mentre le altre nazioni europee salivano ; perciò il loro orientamento generale fu quello del risollevamento dell ' Italia in adeguazione alla civiltà europea . Poiché v ' era per essi una civiltà europea , o cristiana , comune che costituiva il vincolo e il valore delle nazioni moderne : partecipare a questa civiltà era condizione di vita . fondamentale , pregiudiziale per ciascheduna di esse . Nessuno insistette più recisamente , si potrebbe dire più crudamente , dell ' italianissimo Balbo sull ' inferiorità presente dell ' Italia rispetto alle altre nazioni , biasimando i vanti delle glorie antiche italiane i quali , inducendo a vagheggiare un ' passato d ' impossibile ritorno , distraevano dalla realtà presente . L ' Italia , per allora , mentre non poteva isolarsi dalla vita europea , non poteva avere in essa se non uno degli ultimi posti . E una ragione primaria della sua inferiorità era la sua inesperienza presente e la sua scarsa produttività passata in fatto di quei governi rappresentativi in cui il Balbo vedeva il progresso politico maggiore d ' Europa . Allo stesso « europeismo » si arrivava da un altro ordine di studi , che viene subito dopo gli storici in serie d ' importanza per il moto del Risorgimento : quelli economico ­ tecnici , dei quali furono principali organi taluni periodici lombardi , come gli « Annali universali di statistica » del Romagnosi e il « Politecnico » del Cattaneo . Della politica del Cattaneo diremo fra poco ; ma qui occorre dire come anche questi studi alimentassero il pensiero moderato e la formazione di un programma riformistico : sviluppo delle industrie , costruzioni di ferrovie , abbassamento di dazi , unioni doganali . Altrettanto può dirsi dei congressi degli scienziati italiani . Si trattava , in generale , di mettere in valore , sviluppare le energie nazionali in tutti i campi associandole fra loro , nelle diverse specie e da regione a regione , nella ben chiara coscienza che ciò significava costruire la nuova Italia . Nel campo degli studi economici compì le prime affermazioni , pur esse di valore politico e nazionale , colui che da uomo politico attivo doveva portare il moderatismo alle sue fortune supreme , superandolo attraverso l ' alleanza con la rivoluzione : Camillo di Cavour . E l ' europeismo è un tratto fondamentale del pensiero cavouriano già prima del Quarantotto : sia per quella coscienza di una civiltà europea comune di cui abbiamo parlato e che faceva chiamare al Cavour i diversi popoli europei « branches de la grande famille chrétienne » , sia in quanto problema di ricongiungimento dell ' Italia all ' Europa civile . Alla pari o anche più degli altri moderati , Cavour teneva fissi gli occhi specialmente su Francia e Inghilterra ; e il Balbo esprimeva un pensiero fondamentale anche di lui quando parlava della « civiltà anglo ­ francese , la civiltà occidentale d ' Europa » come identica con « la civiltà progrediente » . Un ' eccezione all ' europeismo dei moderati è costituita dal Gioberti nel Primato : unica , ma a prima vista imponente , poiché l ' idea comune è che quel libro fondasse la scuola moderata e ne fosse il vangelo . Idea comune , ma errata , in quanto confonde il processo ideologico moderato con le fortune del moderatismo nell ' opinione pubblica italiana . Il Primato ruppe il silenzio italiano , conciliò al movimento nazionale una quantità di elementi fino allora in disparte od ostili ; ma fu ben lontano dal rappresentare il pensiero comune della scuola moderata . Vi erano in esso elementi reazionari e utopistici strettamente associati : una critica prevalentemente negativa ( almeno nell ' intonazione , se non nelle intenzioni recondite dell ' autore ) della civiltà moderna ; un collocamento dei destini d ' Italia , anzi della civiltà europea , nelle mani del papa e del clero ; una esaltazione retorica del primato italiano non solo come realtà passata o possibilità futura , ma come virtualità già presente . Su tutti questi punti il pensiero di Gioberti fu respinto dagli altri della scuola , e talora perfino con scherzi e ironie ; ed egli stesso si affrettò a interpretarlo , cioè ad abbandonarlo , accettando le posizioni europee degli altri . Anche il programma politico costruito dai moderati per la nuova Italia è fatto di un ' associazione di tratti nazionali e tratti europei . Dall ' esame del passato e del presente della nazione essi deducono il loro federalismo monarchico ; constatano la realtà dei diversi stati italiani formatisi gradualmente attraverso i secoli , e si propongono di conservarli riformandoli sul modello dei più progrediti europei . Si tratta per essi di fabbricare su ciò che esiste : « sola buona mutazione è il progredir dalle cose presenti alle future » ( Balbo ) . Al criterio storico risponde quello politico moderato : desiderio di produrre il minimo sconvolgimento possibile per l ' Italia e per la civiltà europea ; timore dell ' iniziativa popolare ; negazione teorica e avversione pratica della democrazia . Negazione , tuttavia , che non fu l ' unica ed ultima parola della scuola , poiché tanto il Balbo quanto il Cavour parlarono di vittoria democratica finale . All ' ordinamento monarchico costituzionale , vagheggiato per ciascuno degli stati italiani , più che mai la Francia e l ' Inghilterra fornivano il modello . II significato del programma nazionale moderato per il Risorgimento consistette nella propaganda dell ' idea nazionale presso vasti ceti che altrimenti sarebbero rimasti ad essa estranei ; nella favorita convergenza a pro del Risorgimento di forze politiche , economiche , culturali , religiose ; nella dimostrazione che era possibile un programma minimo immediato , senza rivoluzione ; nell ' avvicinamento delle forze conservatrici in Europa e dei governi europei alla causa italiana . Il liberalismo radicale Il programma politico del Cattaneo e del Ferrari non fu svolto apertamente e completamente prima del 1848 . Ma esso riuscì imbevuto di tutto il loro spirito ; e questo si manifesta a pieno già negli scritti anteriori . Del Cattaneo già le Interdizioni israelidiche , scritte nel 1835 , sono rivelatrici di tutta una mentalità , che trovò ampia occasione di manifestarsi nella collaborazione agli « Annali di statistica » ( cominciata già nel 1832 ) e soprattutto nella redazione del « Politecnico » , dal 1839 al 1844 . Il Ferrari offre già elementi caratteristici ne La mente di Giandomenico Romagnosi del 1835 , e dispiega le sue idee negli scritti pubblicati in Francia , in lingua francese , fra il 1843 e il 1848 . Le prime contraddizioni al Mazzini vennero da essi , non dai moderati . Attraverso il Cattaneo - - testa ben più quadra del caotico e paradossale Ferrari - - il liberismo radicale è strettamente legato con la produzione scientifico ­ tecnica del tempo , a cui abbiamo fatto ripetuto accenno . Si può dire che all ' inquadramento storico ­ letterario del liberalismo moderato risponda quello scientifico ­ positivo del liberalismo radicale , sebbene il prima elemento non manchi ai radicali come trovammo il secondo presente ai moderati . Da notare in particolar modo è la rivalutazione del medioevo italiano comune agli uni e agli altri , anche se con qualche diversità di spirito . Ambedue i gruppi furono composti di uomini di pensiero , prima e più che di azione , nettamente differenti dal blocco pensiero ­ azione mazziniano , non proclivi a mescolarsi con le moltitudini , anche se queste ( come era il caso dei radicali ) facevano parte integrante del loro programma teorico . Ambedue - - sempre in contrasto col Mazzini - - vollero fondarsi sul presente , su ciò che esisteva già , e procedere evolutivamente , non rivoluzionariamente . Il Ferrari e il Cattaneo erano pronti non meno dei moderati ad accettare , e anzi a promuovere , le riforme da parte dei governi , nei singoli stati : il Cattaneo anzi , ancora alla vigilia delle Cinque giornate , era disposto ad adattarsi con l ' Austria , contando sopra una evoluzione federale dell ' impero absburghese . Il federalismo di moderati e radicali ha un punto di partenza comune in questa accettazione della realtà presente , in questa adozione del metodo riformistico . Ambedue altresì furono contrari alle società segrete e alle cospirazioni . Ambedue hanno una mentalità positiva , razionale , amante delle distinzioni , di contro al misticismo ardentemente unificatore del Mazzini . Qui , però , finiscono le somiglianze e cominciano le differenze . Per i moderati il riformismo è scopo a se stesso , punto d ' arrivo , ciò che significa conservazione modificata del presente ; per i radicali esso è semplice strumento di una rivoluzione progressivamente attuantesi . Il federalismo dei primi significa rispetto delle sovranità esistenti ; quello dei secondi è una garanzia per la piena , verace attuazione della libertà e della sovranità popolare , da erigere sulla rovina di quelle altre sovranità . Gli uni sono Cristiani cattolici , gli altri scienziati positivisti , liberi pensatori . Per gli uni il Risorgimento è essenzialmente un riordinamento monarchico costituzionale operato dai governi , e l ' eliminazione del dominio straniero ; per gli altri è liberazione totale , politica , sociale , soprattutto intellettuale . Il loro radicalismo , prima che politico , è ideologico , e ispira di sé anche le riforme entro il quadro degli organi esistenti , le quali , a contenuto materiale uguale , sono perciò imbevute di tutt ' altro spirito da quello dei moderati : il loro radicalismo si colloca faccia a faccia degli istituti e delle credenze tradizionali , svuotando i primi e rinnegando le seconde . La luce della scienza e della ragione , ecco la loro guida . Scienza e coltura sono per essi i valori supremi , che non conoscono nessuna trascendenza metafisica o religiosa . Lo Stato è per essi una creazione dell ' intelligenza ; e , prima dell ' associazione politica dei popoli vagheggiata dal Mazzini , il Cattaneo pensa all ' associazione internazionale delle intelligenze . In questa affinità universale fondata sulla ragione ogni nazionalismo è negate in radice , e l ' europeismo dei moderati è largamente superato . Non si tratta di porre l ' Italia alla testa dei popoli per una missione europea , ma di far risplendere a pieno sul nostro paese quella luce della scienza e della ragione che già si spande sul resto d ' Europa . Il Cattaneo nulla sa di missioni particolari dei popoli , mentre il Ferrari attribuisce l ' iniziativa del progresso e del rivolgimento europeo alla Francia democratica ; ma quel che importa ad entrambi è il libero sviluppo di tutti gli individui associati , dappertutto simile . La libertà nei moderati si riduceva ad un insieme di istituti giuridici che garantivano le libertà particolari ; nel Mazzini era un presupposto e uno strumento della solidarietà sociale , della nuova costruzione nazionale e dell ' associazione dei popoli ; per il Cattaneo e il Ferrari essa è il valore primario contenente tutti gli altri . La pregiudiziale del Balbo a pro dell ' indipendenza è rovesciata da loro a pro della libertà , fino al punto che il Ferrari parla di un dualismo fra le due idee , dimostrato dall ' assolutismo piemontese ; e sostiene , ancora dopo il '48 , che occorre far la guerra alle servitù nostrane prima di combattere lo straniero . La libertà ha per essi valore religioso , è la loro nuova religione , proclamata esplicitamente tale : in suo nome , il Ferrari nega l ' antica ( con particolare crudezza dopo il 1848 ) , considerandola come fondamento principale dell ' ordine vecchio che deve scomparire , mentre il Cattaneo preferisce ignorarla . Al disopra dello Stato il Ferrari proclama , riferendosi a Kant , la necessità di una chiesa universale , la quale non è se non l ' associazione degli spiriti razionali di cui parla il Cattaneo . La nazione non è punto ignorata da questo cosmopolitismo razionale ; essa però è concepita non quale realtà trasmessa dal passato , ma quale nuova creazione della civiltà europea e mondiale . Tuttavia , a questa concezione il Ferrari , più storicista del Cattaneo , associa l ' altra del Risorgimento come ripresa da parte dell ' Italia dell ' opera di progresso avviata in passato e quindi continuata dagli altri paesi . È una sua idea fondamentale quella che il risorgimento europeo sia cominciato in Italia con i comuni e proseguito con il Rinascimento ; sia passato quindi in Germania come Riforma , in Francia come Rivoluzione ; si tratta ora per l ' Italia di riprendere ciò che si era lasciata sfuggire . Concezione storicamente fondata e idealmente integrale come quella che associa , pur senza confonderli , sviluppo culturale , religioso e politico , e restaura pertanto anch ' essa , in altra forma da quella del Mazzini , la unità morale italiana . In questa concezione , storia italiana e storia europea , risorgimento italiano e sviluppo europeo erano organicamente legati in circolo . L ' idea , e potrebbe dirsi la fissazione del Ferrari - - che non ha giovato alla sua fama - - del legame indissolubile tra Risorgimento italiano e politica francese , derivava da ciò che la Francia era ai suoi occhi l ' incarnazione della rivoluzione : modo di vedere che il 1789 , il 1830 e il 1848 rendevano plausibile . Il Ferrari non guardava allo stato francese qualsiasi , ma alla Francia progressista e rivoluzionaria : alleandosi con questa e ricevendone l ' appoggio , l ' Italia per lui riprendeva la sua eredità . Ferrari ­ Cattaneo e Primato del Gioberti rappresentano l ' antitesi massima : gli uni volevano la piena assimilazione dell ' Italia vecchia all ' Europa nuova , l ' altro vagheggiava , o mostrava di vagheggiare , la riduzione dell ' Europa nuova all ' Italia vecchia . Nel Rinnovamento il Gioberti , facendo dipendere la realizzazione nazionale italiana dall ' espansione del moto democratico , innanzi tutto francese , accettò sostanzialmente la concezione del Ferrari . A questo punto il federalismo dei due pensatori appare nella sua vera luce , anche nei confronti del Mazzini : e cioè non come moderatismo , ma come radicalismo . Essi non vogliono lo stato unitario abbracciante tutta l ' Italia , perché lo considerano come una imposizione dal di fuori e dall ' alto a danno dei singoli popoli italiani , di cui impedirebbe il libero sviluppo . Il federalismo repubblicano assicura l ' iniziativa popolare , e le libertà locali e individuali . Di fronte al federalismo monarchico dei moderati , quello repubblicano di Ferrari e Cattaneo rappresenta l ' esatta antitesi ; un minimo e un massimo di libertà , di rivolgimento , di modernità . Solo al modo della Svizzera e degli Stati Uniti - - diceva il Cattaneo - - si può accoppiare unità e libertà ; il popolo per conservare la libertà deve tenerci sopra le mani . Si aggiunge nel Ferrari una spiccata nota sociale , accentuata dopo il '48 come quella antireligiosa , e che il Pisacane porterà al massimo svolgimento , ponendo il socialismo come obbiettivo della rivoluzione italiana . Il federalismo italiano s ' inquadrava poi nell ' europeo , anzi nel mondiale , poiché il Cattaneo aveva l ' occhio anche all ' impero britannico e all ' America . Egli descriveva il moto universale dei popoli risorti , che riconquistavano ciascuno la propria coscienza , accorgendosi che la libertà di ciascuna nazione era condizione necessaria per quella delle altre . Convergenza nazionale In sede puramente teorica , le antitesi fra le tre scuole prevalgono forse sulle coincidenze . Qui però noi dobbiamo valutarle storicamente , nella concretezza effettuale del Risorgimento . Allora , esse ci appariscono prevalentemente complementari . Nei moderati troviamo il senso e la conoscenza del reale , e la tecnica politica diretta ad utilizzarlo ; nei radicali , la posizione netta dell ' esigenza liberale , innovatrice , affrancatrice ; nel Mazzini lo spirito morale , religioso , l ' apostolicità della propaganda , l ' unità mistica del pensiero e dell ' azione . Volendo caratterizzare con una sola parola ciascuna delle tre scuole potremmo dire : politica , pensiero , fede ; o anche : indipendenza , libertà , solidarietà . Il risultato dell ' opera contemporanea delle tre correnti fu grandioso : si ebbe un assalto dalle più diverse parti all ' intelligenza e al sentimento degli Italiani , una penetrazione nei più diversi strati della società nazionale . Il problema italiano fu posto sotto tutti gli aspetti , in Italia e fuori ; tutte le forze nazionali furono risvegliate , eccitate , mobilitate - - fino all ' azione ponente a repentaglio la libertà e la vita , come nel sacrificio eroico dei fratelli Bandiera , o nel moto di Rimini , conato estremamente significativo del riformismo moderato per attuarsi attraverso l ' insurrezione ; - - e si effettuò il collegamento con quelle internazionali . Si dice spesso che Risorgimento fu opera di una minoranza . È questione d ' intendersi . La parte politica attiva tocca sempre alle minoranze , poiché la maggioranza ha altro da fare : essa ha il còmpito del lavoro quotidiano , di assicurare la continuità della vita , senza di cui l ' opera superiore della minoranza non potrebbe esistere . Perché ci sia Maddalena ad accendere la lampada dello spirito occorre che Marta provveda alle faccende domestiche . Tutto sta a vedere qual è il rapporto fra la minoranza che dirige e la maggioranza che segue : di persuasione o di costrizione , di partecipazione intima o di adesione passiva , nella luce della coscienza o nelle tenebre dell ' ignoranza . La minoranza che fece il Risorgimento appartenne al primo tipo , l ' unico che permette le costruzioni durature . E ciò fu dovuto precisamente a quella triplice scuola , a quella triplice propaganda , la quale fornì al moto politico del Risorgimento una base ideale così salda e profonda , quale pochi altri moti politici possono vantare . Quelle correnti di pensiero non furono la preparazione o l ' occasione o l ' aiuto del Risorgimento : esse ne furono l ' anima stessa , che nelle congiure , nelle insurrezioni , nelle guerre , nelle dimostrazioni di popolo , nei plebisciti , nei voti parlamentari trovò il suo corpo . Solo l ' imponenza di quei movimenti di pensiero spiega le proporzioni assunte d ' un tratto dal moto popolare italiano nel 1846­48 , quasi subito fiammeggiare d ' incendio vastissimo ; e , dopo il fallimento di quello , la ripresa e il rapido , travolgente successo finale . V LA RIVOLUZIONE NAZIONALE Fisionomia del Quarantotto La rivoluzione europea del 1848 ha un prologo nel moto riformistico italiano del 1846­47; la rivoluzione siciliana del gennaio 1848 è intermedia . Quel moto riformistico ebbe ( fatto non sufficientemente avvertito ) carattere nettamente prerivoluzionario . Le riforme furono date dai sovrani , ma sotto la pressione immediata e continua dei popoli : si confronti il comportamento diversissimo del moto riformistico nel Settecento . Fu mobilitata allora , ampiamente , sistematicamente , in tutta la penisola , la « piazza » : cosa tanto disgustosa per re Carlo Alberto , e anche per il conte Balbo , che contro quell ' uso e abuso delle dimostrazioni di popolo rivolse uno dei suoi scritti dottrinario ­ polemici , così vivi e illuminanti anche quando sono sbagliati . L ' indole aristocratico ­ conservatrice non permise al Balbo di rendersi conto che le riunioni di piazza in sé non erano né buone né cattive ; tutto stava a vedere quel che c ' era dentro e dietro : un movimento effettivo di spiriti e di volontà , o tumulti occasionali incomposti ed effimeri , o anche , semplicemente , parate su comando , per illusionismo plebiscitario giacobino o napoleonico ( oggi potremmo aggiungere , « ducistico » o totalitaristico ) . I moti di piazza del 1846­48 , checché sia di certi loro aspetti ( « quarantottate » ) , inseparabili in una certa misura da ogni movimento popolare , furono nell ' insieme manifestazioni fisiologiche di un organismo nuovo , o rinnovato , affacciantesi alla vita nuova . E se il Quarantotto fallì , il fallimento non fu dovuto già a quei moti , ma all ' assenza o scarsezza di altri elementi ; e potrebbe anche dirsi che esso si verificò in coincidenza con il venir meno dell ' agitazione popolare manifestatasi nei moti stessi . Questi furono il risultato naturale di tutte le precedenti elaborazioni di pensiero e delle diverse propagande ( compresa quella dei moderati medesimi ) , le quali sarebbero riuscite inutili se non fossero arrivate al popolo e non avessero promosso una sua partecipazione attiva . Dalla quale non si poteva pretendere la compostezza e la discrezione di un congresso di scienziati o di una tornata accademica . I moti popolari del 1846­48 rappresentano non solo l ' effetto , ma la fusione in atto delle tre correnti di pensiero che abbiamo delineate . Il programma iniziale fu quello dei moderati , attuato ( secondo i principi moderati ) dai governi , ma sotto la pressione popolare rispondente all ' esigenza d ' iniziativa nazionale propugnata dal Mazzini , anche se in modi non graditi da lui ; i moti si effettuarono nei diversi stati autonomamente e condussero alla trasformazione di ciascuno di questi , come volevano i federalisti repubblicani ; gli svolgimenti ulteriori portaron dal programma moderato a quello mazziniano e radicale . Nel Quarantotto c ' è « l ' Italia farà da sé » , e il collegamento con l ' insurrezione degli altri popoli , con gli interventi della diplomazia europea ; l ' azione dei governi , della borghesia illuminata e del popolo ; guelfi e ghibellini , federali e unitari , liberali , democratici e socialisti . Il Quarantotto ripeté il 1796­99 , il 1821 e il 1831 , preparò il 1859­70; e tuttavia ebbe fisionomia sua , e fu il moto più comprensivo di tutti . Il trionfo del neoguelfismo Tutto questo movimento grandioso cominciò da un fatto modesto , quasi banale : l ' amnistia politica promulgata da papa Pio IX per solennizzare il suo avvento al trono . Se non proprio banale , il fatto poteva almeno dirsi normale : otto anni prima anche l ' imperatore Ferdinando I d ' Austria aveva dato una generale amnistia al momento dell ' incoronazione regia in Milano ; anche i predecessori di Pio IX avevano dato amnistie in occasioni analoghe , sia pure più ristrette . Inoltre l ' amnistia di Pio IX era subordinata a una confessione umiliante ; il manifesto che l ' annunciò parlava di « perdono » , e terminava con una minaccia per il caso in cui le speranze del sovrano negli effetti di questo perdono risultassero vane . Da due circostanze derivarono i risultati grandiosi dell ' atto : esso cadde in una situazione profondamente carica di elementi novatori , e provenne dal papa . L ' amnistia , cioè , fu intesa come un indice di cambiamento della politica papale : tutto il problema politico ­ religioso del Risorgimento apparve posto in nuovi termini . Quel che fino allora era stato ostacolo , sembrò divenuto il più potente motore . Triplice era stata sino allora l ' opposizione fra papato e Risorgimento . Il papato aveva unto con il sacro olio della religione la legittimità dei governi ; l ' altare si era collocato innanzi al trono , e per andar a toccar questo sembrava necessario l ' abbattimento di quello : cosa spaventosa , inconcepibile per l ' opinione pubblica italiana , composta quasi tutta di credenti , e quando non credenti , per lo meno rispettosi della tradizione religiosa nazionale . E il papato ( secondo punto ) , mentre consacrava la legittimità dei governi assoluti , condannava i principî liberali , cioè vietava ai sudditi di domandare cambiamenti in quel senso anche in via regolare , e ai governi di concederli . Già dal 1832 l ' enciclica di Gregorio XVI Mirari vos contro La Mennais aveva pronunciato formalmente quella condanna che poi il Sillabo di Pio IX doveva codificare . Condannato e uscito dalla Chiesa La Mennais - - che anche in Italia aveva trovato seguaci , - - era tuttavia risorto in Francia , dopo il 1840 , un liberalismo cattolico , ma incerto nel pensiero tra l ' opportunismo e l ' affermazione di principio , confessionalistico negli atteggiamenti pratici ( apologia dei gesuiti ) , e tuttavia sospettato nella sua ortodossia dottrinale ; comunque , moto francese e non italiano , inquadrato nella politica ecclesiastica della Francia . Il nostro cattolicismo liberale fu il neoguelfismo , che attraverso lo studio della storia d ' Italia aveva cercato dimostrare come nel medioevo il papato fosse stato intimamente congiunto alla storia della nazione , avesse favorito l ' indipendenza e la libertà italiane . Rimaneva a vedere se altrettanto potesse avvenire adesso ; e qui si paravano innanzi i due ostacoli che abbiamo indicato , a cui si aggiungeva un terzo , che poteva sembrare il più grande di tutti : il potere temporale pontificio . Si trattava anche qui di un governo « legittimo » , ma in più « sacro » , secondo quel carattere conferito nel medioevo dalla Chiesa e dal clero a ogni loro pertinenza , per cui un diritto feudale , un possesso territoriale , se di ecclesiastici , diveniva un noli me tangere , poco meno che gli articoli del Credo ; si congiungeva coll ' idea di questo carattere sacro il concetto della Chiesa « società perfetta » , a cui cioè spettavano i possessi materiali e i poteri coercitivi come parte integrante della sua costituzione . S ' intende che a casa sua il governo pontificio non poteva ammettere quegli stessi principi liberali ( per es . la tolleranza relgiosa , la libertà di stampa ) che condannava in casa altrui . I mazziniani e i radicali , in forza dei loro anti ­ o acattolicesimo , liquidavano senz ' altro l ' ostacolo , non lasciando nessun posto al papato nella loro costruzione del futuro italiano ; non così i moderati , i quali , d ' accordo con l ' opinione media nazionale , facevano del mantenimento di esso nel quadro della nazione un punto fondamentale . Essi sostenevano perciò anche la conservazione del potere temporale , ma ritenevano necessaria la trasformazione interna del governo pontificio ( innanzi tutto una larga laicizzazione ) , e invocavano l ' adesione del pontefice come sovrano temporale alla causa italiana dell ' indipendenza e della federazione . Ora , con la politica di Pio IX in qualche mese parvero superati tutti gli ostacoli . Egli si mise sulla via delle riforme liberali , e sembrò così sciogliere il papato dai vincoli dell ' alleanza con l ' assolutismo ; lasciò sfogo al sentimento nazionale dei sudditi , e mostrò egli stesso sentimenti d ' italianità sino a pronunciare il famoso « Benedite , Gran Dio , l ' Italia ! » , almeno come fu inteso da tutta la penisola . Così Pio IX fu al tempo stesso il Papa Angelico dei sogni mistici e apocalittici del medioevo , che doveva effettuare il rinnovamento della Chiesa ; e il papa del Primato , che egli , ancora cardinal Mastai , avrebbe portato con sé in conclave . Gioberti fu acclamato « maestro del papa » , fu considerato profeta , nuovo Battista del nuovo Cristo . Si ebbero una laicizzazione parziale del governo con la formazione di un ministero regolare ; una discreta libertà di stampa , per legge e più nella pratica ; una consulta di stato che fece intravvedere ( nonostante la protesta del papa ) una costituzione ; la guardia civica , che significava inizio di autogoverno , protezione contro l ' arbitrio poliziesco . Soprattutto , il popolo poté dimostrare , agitarsi , tornare attivo , protagonista , sulla scena politica , ben più di quanto non lo fosse stato al tempo della rivoluzione portata dalla Francia in Italia . Questa era la cosa di cui giustamente più si preoccuparono Metternich e Solaro della Margarita : l ' iniziativa passava dai governi ai popoli . Dal riformismo alla rivoluzione Dallo Stato pontificio il moto dilagò in gran parte della penisola , sempre con la tolleranza dei governi : la Toscana , per opera calcolata e organizzata dai patrioti , si fece il primo centro della propagazione . Prese il terzo posto il Piemonte , ove già prima delle elezioni di Pio IX si erano avuti inizi di risveglio e di cambiamento regio : nella seconda metà del '46 furono manifestazioni importanti il congresso dell ' Associazione agraria a Mortara , quello degli scienziati italiani a Genova e la celebrazione del centenario di Balilla . Perfino il Lombardo ­ Veneto , sotto la polizia austriaca , trovò modo di agitarsi dietro il paravento dell ' entusiasmo religioso per Pio IX o per il nuovo arcivescovo di Milano Romilli , successo all ' austriaco Gaysruck ( che forse , in fatto di liberalismo , avrebbe potuto dar dei punti al suo successore ) . Fu un rimescolio grandioso della propaganda liberale ­ patriottica in tutta Italia ; essa , parte per abile direzione di dietroscena , parte per impulso spontaneo , per l ' affiorare esplosivo della lenta , molteplice germinazione , seppe utilizzare qualsiasi circostanza , qualsiasi occasione o pretesto perla mobilitazione degli spiriti italiani . Non mancarono resistenze dei governi . Pio IX cercò ripetutamente di porre un termine alle dimostrazioni di plauso che volevano trascinarlo sempre più avanti ; ma egli si compiaceva al tempo stesso di quelle dimostrazioni , per una certa vanità personale che fu coefficiente non trascurabile della situazione . In Toscana la polizia procedette a vere retate di persone sospette , a sfratti , ad ammonizioni . Carlo Alberto si mantenne ancora tenacemente aggrappato a Solaro e negò le riforme a cui avevano già acceduto il papa e il granduca , finché , travolto , nell ' ottobre 1847 ne dette assai larghe . E i tre stati riformisti si accostarono insieme : fra Roma , Firenze e Torino si trattò per una lega doganale , e ne corse la notizia per l ' Italia suscitando entusiasmi e speranze . Era l ' abbozzo di una confederazione italica , e tutto il programma riformista veniva messo sul telaio . La spinta finale si ebbe non da una iniziativa di governo ( come era avvenuto al principio con l ' amnistia papale ) , ma da una insurrezione di popolo : la rivoluzione siciliana . Fu una rivoluzione tipicamente locale , indigena , nella impostazione e nello spirito : rientrò in iscena l ' autonomismo siciliano , nella forma e nella portata assunte dal 1812 in poi . Ma c ' erano elementi « europei » nella costituzione siciliana di quell ' anno , reclamata dagli autonomisti ; soprattutto , la rivoluzione siciliana divenne avvenimento nazionale attraverso la sua ripercussione a Napoli . Tra le « due Sicilie » l ' iniziativa fu capovolta : l ' insurrezione siciliana promosse il moto napoletano e la concessione , il 29 gennaio 1848 , della costituzione da parte di Ferdinando II . Non per questo la Sicilia si unì a Napoli più di quel che avesse fatto nel 1820; e in nome del suo autonomismo si spinse fino a proclamare la decadenza dei Borboni . Con la proclamazione dello statuto , Napoli non solo si univa ai tre stati riformisti , ma li sorpassava d ' un balzo : e furono essi costretti a seguirlo . Perfino il papa dovette combinare in qualche modo la teocrazia e il governo costituzionale . Fu un rivolgimento nazionale da cui rimasero assenti soltanto il Lombardo ­ Veneto e i ducati , per la forza straniera austriaca : appariva nitido il nesso fra la causa dell ' indipendenza e quella della libertà . L ' Italia e l ' Europa In meno di due anni , il paese politicamente più arretrato dell ' Europa centro ­ occidentale aveva assunto un aspetto simile a quello di Francia , Inghilterra , Svizzera . Grande fu l ' interesse suscitato in Europa da questo fatto ; e allora si cominciò ad avere una nozione concreta della personalità nazionale italiana , a sentire veramente la questione nazionale italiana come problema europeo . Si sarebbe potuto perfino parlare di un ' iniziativa europea dell ' Italia , sogno del Mazzini , che però non era soddisfatto delle forme assunte da essa : egli trovava che il popolo non era sufficientemente protagonista del movimento , mostrava troppo scarsa dignità di fronte ai sovrani ; e seguitava ad essere contrario alla transazione della monarchia costituzionale . Di fronte alla Francia di Luigi Filippo , sempre più chiusa nella sua oligarchia borghese , l ' Italia degli inizi del '48 , con il popolo agitantesi nelle piazze e con le sue recise affermazioni di indipendenza e libertà , poteva apparire in avanti . La Francia si era rivolta allora decisamente - - in seguito al conflitto con l ' Inghilterra per i « matrimoni spagnuoli » - - all ' intesa con l ' Austria : fioriva l ' idillio Guizot ­ Metternich , in cui apparve lo sbocco logico di certo moderatismo , degno del nome di liberale secondo l ' etimologia : lucus a non lucendo . Nel conflitto svizzero del Sonderbund , l ' intesa franco ­ austriaca trovò la sua applicazione in senso contrario al liberalismo svizzero , che tuttavia trionfò nella guerra civile e nella costituzione federale del 1848 . Anche in Italia quell ' intesa funzionò di fronte al movimento riformistico italiano : solo sfumature di atteggiamento distinsero in proposito la politica austriaca dalla francese , resti di pudore del « re cittadino » ormai totalmente acquisito al conservatorismo , sebbene non pensasse mai a violare la costituzione . Di contro a Francia e Austria , procedenti a braccio l ' una dell ' altra , stava l ' Inghilterra , che avrebbe potuto indulgere a un ' Austria antagonista della Russia , ma non all ' unione austro ­ russa nella Santa Alleanza ; mentre verso la Francia , non solo rivale mediterranea , ma accodantesi all ' intesa austro ­ russa , non poteva più avere nessuna simpatia . Il Palmerston ; tornato al ministero degli Esteri proprio contemporaneamente alla elezione di Pio IX , favorì i moti liberali in tutta Europa e particolarmente in Italia : un ' Italia pacificata e fortificata in contrappeso all ' Austria e alla Francia gli appariva desiderabile . Ora veramente questo concetto dell ' Italia nazione utile all ' equilibrio e alla pace europea , che i patrioti italiani avevano già formulato alla fine del periodo napoleonico , irrompe nel chiuso della diplomazia . Il Palmerston con la sua politica si intonava all ' opinione pubblica inglese , lavorata efficacemente dal Mazzini . Si ebbe allora la missione in Italia di lord Minto ; venne altresì fra noi , libero da ogni vincolo ufficiale , Cobden , l ' apostolo del libero scambio , e fece un giro trionfale per l ' Italia , festeggiato perfino a Milano con la tolleranza delle autorità austriache . Il movimento economico liberista si univa , come era logico , a quello politico liberale ; e anche così veniva consacrato l ' europeismo dell ' italianissima rivoluzione del Quarantotto . Italia e Austria Il Metternich , nonostante l ' intesa col Guizot , temporeggiava mordendo il freno : conosceva la poca solidità dell ' Austria , già scricchiolante , ed egli stesso sapeva di non esser più così padrone come al tempo di Francesco I . Nessuno meglio di lui si rendeva conto che il moto liberale ­ nazionale italiano rischiava di sfociare nell ' insurrezione lombarda e nella guerra italiana all ' Austria : esso era già colorito largamente di antiaustriacantismo . Su questo terreno era più facile l ' accordo fra quel moto e la politica di Carlo Alberto , che già aveva assunto atteggiamento risoluto di contro l ' Austria , per questioni doganali , al principio del 1846 . Per nessuno come per Carlo Alberto ebbe tanta importanza il rivolgimento della politica papale : religioso fino all ' ascetismo e al bigottismo , solo attraverso l ' impostazione neoguelfa egli poteva accedere al movimento nazionale italiano . Le dimostrazioni per il centenario di Balilla si ebbero non solo in Liguria e in Piemonte , ma in tutta Italia , dimenticandosi naturalmente che alleato dell ' Austria cacciata da Genova era stato il re di Sardegna . Il sentimento nazionale maturato e l ' orgoglio nazionale ridesto si appuntavano contro l ' Austria ; il neoguelfismo evocava le lotte dei pontefici contro gli imperatori tedeschi e Alessandro III alleato della lega lombarda ; la storia di questa , scritta dal monaco di Montecassino Tosti , incarnazione del neoguelfismo , fu annunciata proprio alla vigilia della guerra di Lombardia . L ' agitazione nel Lombardo ­ Veneto era sempre più intensa ; allora uscì ed ebbe un grandioso successo di propagazione clandestina L ' Austria e la Lombardia del Correnti ; accanto alle dimostrazioni e ai conflitti si ebbe l ' avviamento di una resistenza legale ( secondo le idee del Cattaneo ) , particolarmente efficace di fronte a un governo assolutistico e poliziesco , ma legalitario , che difficilmente ricorreva a violenze puramente arbitrarie . Forse anche allora una politica austriaca più agile , più intelligente di quella del dottrinario e ormai anchilosato Metternich , avrebbe potuto almeno rinviare l ' urto , con abili concessioni . Tanto più che la rivoluzione italiana - - così ormai dobbiamo chiamarla - - presentava rispetto all ' Austria tendenze , avviamenti , possibilità diverse . Non mancava certo la corrente guerresca , e ricominciavano i contatti del '21 fra Lombardia e Piemonte . Il conflitto austro ­ pontificio per l ' occupazione di Ferrara ­ città nell ' estate 1847 aveva avuto ripercussione in tutta Italia , e aveva fatto balzare il cuore di Carlo Alberto . Però era intervenuto nel dicembre l ' accomodamento diplomatico : da una parte e dall ' altra si temporeggiava , e si temeva la soluzione forte . La rivoluzione italiana , avendo presa la piega della trasformazione interna e avendola sempre più accentuata , conteneva in sé qualche cosa che la tratteneva da complicazioni estere guerriere : l ' improvvisata Italia costituzionale sentiva il bisogno di consolidarsi e attuarsi praticamente , mentre dovevano ancora prender corpo gli avviamenti federativi . Il Ferrari deprecava un urto con l ' Austria che avrebbe rischiato di arrestare il movimento riformista ­ liberale , necessariamente non favorito da una guerra . Il Cattaneo pensava sempre ad una evoluzione possibile entro un ' Austria federale ; anche in lui il radicalismo liberale agiva in senso favorevole ad una trasformazione non bellicosa . Dall ' estero venne la spinta decisiva alla guerra . La rivoluzione europea La rivoluzione italiana , per quanto avesse trovato simpatia nelle correnti liberali europee e avesse interessato anche l ' Europa diplomatica ( con aumento notevole di prestigio e importanza per il nostro paese ) , non era capace , direttamente da sé , di rivoluzionare l ' Europa . Essa contribuiva bensì , col suo carattere moderato ­ guelfo , a riconciliare con le idee nuove i ceti conservatori cattolici ; era cioè una delle forme più cospicue del cattolicismo liberale in Europa . Si videro i progressi di quella riconciliazione in Francia , quando la rivoluzione di febbraio abbatté il trono di Luigi Filippo . Né il clero né le alte classi si levarono a sostenerlo o a rimpiangerlo : la repubblica popolare fu accettata all ' unanimità , e particolarmente pronta e clamorosa fu l ' adesione ecclesiastica ; si ebbe un vero idillio clerico ­ repubblicano , in un ' atmosfera quasi di medioevo . A differenza dell ' italiana , la rivoluzione francese si diffuse immediatamente per l ' Europa : ancora una volta l ' iniziativa europea ( contro simpatie e speranze del Mazzini ) fu della Francia . Dalla rivoluzione francese uscì la rivoluzione germanica , a Vienna non meno che a Berlino . Fatto capitale nuovo , si pose il problema austriaco in tutta la sua ampiezza , cioè quello dell ' autonomia dei diversi popoli riuniti sotto lo scettro absburghese . L ' idea mazziniana parve trionfare , se anche non per l ' iniziativa dell ' Italia ; egli già da tempo vedeva la liberazione italiana dall ' Austria come parte nella liberazione generale dei popoli austriaci e nel dissolvimento dell ' impero absburghese : anche in ciò discorde dai moderati italiani , che tenevano a parte la causa dell ' indipendenza italiana , e spingevano ( Balbo ) a vagheggiarne una soluzione pacifica attraverso non solo il mantenimento , ma l ' ampliamento dell ' Austria in altra direzione ( Balcani ) . Con i moderati s ' incontrava qui il Cattaneo : il federalismo comune veniva trasportato dall ' Italia al mondo danubiano . E in seno all ' Austria stessa una gran parte dei popoli ridesti si movevano nella stessa direzione , principalmente gli slavi : è dell ' apostolo cèco Palacky il motto che , se l ' Austria non ci fosse stata , sarebbe occorso inventarla . Di contro al federalismo stava l ' unitarismo nazionale mazziniano , che voleva bensì la federazione europea , ma dopo la ricomposizione integrale di ciascuna nazionalità : senza domandarsi troppo se ciò fosse antropogeograficamente possibile , e soprattutto se l ' esasperazione nazionale provocata dalle dissociazioni e dalle riunioni con i relativi contrastanti programmi , fosse la preparazione morale migliore per l ' auspicata federazione dei popoli . L ' intervento e la sconfitta piemontesi , e il fallimento del federalismo Per l ' Italia lo scoppio della rivoluzione austriaca troncava di fatto ogni tergiversazione tra soluzione pacifica e bellicosa , tra sistemazione federale del Lombardo ­ Veneto entro l ' impero e il suo distacco da questo . Una volta insorti i diversi popoli soggetti all ' Austria , ai Lombardo ­ Veneti non rimaneva che ricongiungersi in qualche modo al resto d ' Italia : il dilemma « federalismo o unità » si poneva più soltanto entro i confini italiani . Scoppiata l ' insurrezione delle Cinque giornate , anche il Cattaneo comprese immediatamente la nuova situazione , e si fece dirigente illuminato e intrepido del popolo in armi . Quale lo sbocco del movimento ? I più dei combattenti non andavano nel loro pensiero oltre il còmpito immediato , la cacciata dell ' Austria ; taluni già prima dell ' insurrezione pensavano all ' unione col Piemonte , specie nelle classi elevate ; il Cattaneo , e non lui solo , avrebbe voluto adesso una repubblica lombarda . Non v ' era però una tradizione , o tutt ' al più era una tradizione milanese interrotta da secoli , dal basso medioevo . Diverso fu il caso di Venezia , ove la proclamazione della repubblica di San Marco si presentò da sé : buona parte dei Veneziani viventi erano nati sotto di essa . Ma anche a Venezia la risurrezione del passato non risolveva il problema delle relazioni con il resto del Veneto , che non potevano più essere di dominante a dominati ; e in Lombardia si poneva un problema analogo tra la provincia e Milano . La complicazione principale , però , venne dal di fuori , con l ' intervento del Piemonte . Carlo Alberto , sollecitato da una parte dei Milanesi , aveva rotto gli indugi , non prima però che Milano si fosse liberata da sé ; e scendeva contro l ' esercito austriaco in ritirata verso il Quadrilatero . Egli proclamò di venir a portare il soccorso del fratello al fratello ; l ' adozione del tricolore , cui fu sovrapposta la croce sabauda , fu simbolo dell ' adesione regia alla causa italiana . Presentandosi in lizza quale campione dell ' indipendenza italiana , Carlo Alberto era sincero ; ma quel motivo non era il solo . S ' intrecciavano con esso altri due almeno altrettanto potenti . Il re pensava alla ripresa del programma tradizionale sabaudo per l ' annessione della Lombardia ; e forse gli tornava in mente l ' opinione espressa verso la fine del Settecento dal Galeani Napione , per il regno sabaudo esser meglio che la Lombardia fosse parte dei domini di un altro stato piuttosto che stato autonomo . A quella aspirazione territoriale si associava il timore della repubblica : una Lombardia indipendente sarebbe riuscita , con ogni probabilità , repubblicana . Carlo Alberto si trovava tra due fuochi : una probabile repubblica lombarda , una già esistente repubblica francese ; ne derivava per lui il timore di esser preso in mezzo , schiacciato . Era tutt ' altro che un semplice pretesto diplomatico la giustificazione per l ' intervento in Lombardia addotta dal suo governo alle grandi potenze monarchiche , cioè la necessità di prevenire il pericolo repubblicano . Anche all ' Austria , invece della dichiarazione di guerra , fu diretta questa giustificazione . Innanzi all ' Europa , Carlo Alberto , nell ' atto stesso che iniziava la guerra d ' indipendenza , nascondeva sotto il moggio monarchico ­ conservatore la fiaccola dell ' idea nazionale . I repubblicani federali ( Giuseppe Ferrari venne temporaneamente dalla Francia a Milano ) erano recisamente contrari all ' iniziativa monarchico ­ sabauda , per il doppio motivo della libertà e della federazione . Il Cattaneo nel febbraio 1848 aveva detto ai Piemontesi di far prima la rivoluzione a casa loro e di non venire « con la vostra corte e coi vostri confessionali a farci cadere ancora al di sotto delle tartarughe » . Il Mazzini invece si acconciò all ' intervento piemontese ; accettando da Carlo Alberto il motto « l ' Italia farà da sé » , osteggiando cioè , alla pari del re , un intervento francese ; e anticipando il contegno del 1860 , si dichiarò disposto ad appoggiare pienamente il re , purché si accingesse a realizzare l ' unità d ' Italia . L ' unità già allora passava per il Mazzini avanti alla repubblica , ed egli vedeva giustamente l ' opposizione intrinseca fra l ' intervento sabaudo e il movimento federale , opposizione che a tanti non appariva ancora ( Carlo Alberto stesso sarebbe rifuggito dall ' idea di detronizzare il papa ) . Non era , infatti , solo il federalismo repubblicano ad essere scosso alla radice dall ' intervento piemontese , ma anche quello monarchico . La guerra vittoriosa avrebbe portato al Piemonte la Lombardia e il Veneto , oltre i ducati : padrone di tutta l ' alta Italia , esso sarebbe diventato lo stato egemonico della penisola . In che condizione si sarebbero trovati gli altri , e particolarmente l ' altro stato principale , il regno di Napoli ? Unico modo di rifarsi per questo sarebbe stato di gettarsi sulle terre pontificie , al che si opponevano il legittimismo e ancor più il clericalismo di Ferdinando II . Altri atteggiamenti del Piemonte ( principalmente la tiepidezza verso il progetto della lega ) non poterono che confermare gli altri principi italiani nei sospetti verso le sue aspirazioni . Unico rimedio alla crisi federale sarebbe stato che il Veneto si fosse riunito intorno alla repubblica di San Marco e la Lombardia si fosse costituita repubblica e ambedue avessero posto in piedi forze tali da apparire veramente alleate e non vassalle del Piemonte . Senonché repubbliche ed eserciti repubblicani non potevano riuscir graditi ai sovrani , a Carlo Alberto e agli altri . Grossa questione per la storiografia del '48 è quella dell ' insufficienza nell ' organizzazione e nell ' azione dei volontari contro l ' Austria ; ma non par dubbio che cause principali di quell ' insufficienza fossero l ' ostilità del Piemonte e il poco interesse dei moderati o fusionisti lombardi . Ci si doveva domandare se , in caso di proclamazione della repubblica lombarda , il Piemonte sabaudo avrebbe seguitato ancora a combattere e , se mai , con quale energia ; e certo la soluzione negativa del quesito dovette avere una parte precipua nel trionfo strepitoso del partito annessionista a Milano , oltre tutti gli interessi conservatori che si schieravano con esso . Il plebiscito si fece - - contro l ' impegno primitivo di rimandare ogni decisione a guerra finita , e a parte ogni questione circa il modo con cui fu effettuato - - , in situazione eminentemente coatta : la scelta agli occhi della moltitudine venne a porsi non tra l ' annessione al Piemonte e lo stato autonomo , ma tra la difesa piemontese contro l ' Austria e l ' isolamento di fronte a questa . La condizione della costituente posta dal plebiscito per l ' unione - - condizione che poi dette luogo a molte controversie in Piemonte - - nulla cambiava al punto principale , perché era pregiudizialmente stabilito il mantenimento della monarchia costituzionale sabauda . Il fallimento della federazione e il trionfo dell ' annessionismo piemontese ebbero conseguenze capitali . Sciolta l ' associazione incipiente dei principi italiani contro l ' Austria e fra loro ; posto fine alla tregua dei partiti - - a Milano anche il Mazzini , giudicando violato l ' impegno , rialzò la bandiera repubblicana , tuttavia senza atteggiamenti rivoluzionari , - - si scatenò quella lotta inasprita da sospetti e da accuse reciproche , poco meno che bellum omnium contra omnes , di cui poi fece il bilancio ( con grandiosità di linee e incisività di segno , ma non senza deformazioni della realtà ) il Gioberti nel Rinnovamento ; mentre prevalse nella guerra d ' indipendenza sul carattere nazionale ­ popolare quello regio ­ piemontese . Promovendo , imponendo i plebisciti annessionistici , da Milano a Venezia , Carlo Alberto era venuto a dire : « I ' mi sobbarco » ; non più « l ' Italia farà da sé » , ma « Piemonte farà da sé » . Apparve tosto che la soma era superiore alle spalle . Non è qui il luogo per un ' analisi militare delle campagne piemontesi del 1848­49 . Incontestabile è l ' impreparazione militare del Piemonte : prova - - accanto alle altre - - che l ' interpretazione della politica di Carlo Alberto nel quindicennio assolutistico quale preparazione alla guerra d ' indipendenza non regge . Più grave fu l ' impreparazione morale , o anzi preparazione alla rovescia . Tutta l ' ispirazione regio ­ governativa del quindicennio era stata nel senso della Santa Alleanza e dell ' intesa con l ' Austria ; come , d ' improvviso , l ' Austria poteva divenire , per coloro che erano stati educati così , il nemico mortale ? La guerra fu fatta dall ' alta ufficialità piemontese per dovere d ' ufficio , per fedeltà dinastica , ben più che per sentimento nazionale . Da alte personalità piemontesi ( perfino dallo stesso Carlo Alberto ) ci viene testimoniato che l ' esercito rimase sorpreso per « la subitanea irruzione » contro l ' Austria , ed era tutt ' altro che entusiasta della causa italiana . La sostituzione del tricolore italiano ( fino allora bandiera rivoluzionaria ) all ' antica bandiera sabauda produsse sull ' ufficialità un senso spiacevole . È il duca di Genova , cioè il fratello di Vittorio Emanuele , a dirci , nella sua relazione finale sulla guerra , che ufficiali e soldati andarono a combattere per una causa contraria del tutto ai principi nei quali erano stati allevati fino allora . Le condizioni morali produttrici di tenacia eroica non s ' improvvisano ; gli spiriti non si possono muovere a destra e a sinistra , avanti e indietro , alla battuta di una bacchetta governativa . Si deve aggiungere che non ci fu nella penisola un moto travolgente di volontarismo bellicoso per la cacciata dello straniero ; ma occorrerà domandarsi se moti simili si effettuino quando non ci sia un impulso deciso dei governi e delle classi dirigenti , o una vera e propria rivoluzione sostituente gli uni e le altre , come nella Francia della prima repubblica . Capitali per l ' esito infelice della guerra furono la caccia mancata all ' esercito di Radetzky nella difficile ritirata da Milano , e più il mancato avviluppamento e superamento del Quadrilatero e la mancata presa di posizione agli sbocchi alpini , con le conseguenze della tattica prevalentemente difensiva , passiva , inerte al Quadrilatero stesso e dell ' abbandono del Veneto . Queste deficienze militari furono altresì errori politici gravissimi , che fecero sospettare un tradimento : Carlo Alberto , si fantasticò , non aveva voluto scacciare l ' esercito austriaco e assicurare la libertà del Veneto per ottenere tanto più facilmente la Lombardia da trattative con le potenze . L ' accettazione da parte del re dell ' idea di trattare coll ' Austria attraverso la mediazione franco ­ inglese - - dietro cui era veramente l ' inclinazione di Carlo Alberto a contentarsi della linea dell ' Adige - - parve confermare quei sospetti . Con la mediazione si abbandonava la guerra popolare per la diplomazia , e il problema italiano diveniva , sì , europeo , ma era rimesso nelle mani dei governi , non in quelle dei popoli . Tanto più fece gridare al tradimento la capitolazione di Milano subito dopo la promessa della difesa a oltranza ( promessa fatta , pare , mentre era prestabilita la ritirata ) . Non di tradimento si può parlare , bensì di gravi insufficienze e incongruenze rispecchianti i vari interessi , divergenti fino alla contrarietà , che avevano presieduto alla guerra . Anche il movente della ritirata infelicissima su Milano fu probabilmente la preoccupazione di un pronunciamento repubblicano nella capitale lombarda , pregiudicante il diritto sabaudo derivante dal plebiscito . Crisi rivoluzionaria incompiuta . Negli altri stati ritiratisi dalla guerra nazionale ( i volontari non impegnavano i governi ) , scoppiò la crisi interna : liberali moderati contro democratici , monarchici contro repubblicani , federalisti contro unitari . La brillante unione di governi e popoli andò all ' aria quando i primi cessarono dal mostrarsi arrendevoli alle pressioni dei secondi , e nei popoli stessi vi fu dissidio circa la direzione da dare alla pressione medesima . Nei governi parte fu irresolutezza , parte mala volontà , in diversa misura nei diversi stati . Massima fu la mala volontà a Napoli , ove non par dubbio il calcolo del Borbone di cogliere la prima occasione ( che fu quella dei tumulti del 15 maggio ) per arrestare il moto liberale e tornar padrone , accantonando e liquidando lo statuto . Tutti i paladini del borbonismo non valgono a mutare questa diagnosi . Il lazzaronismo bigotto di Ferdinando II si precipitò , appena poté , nella direzione che gli era naturale . In Toscana fu piuttosto inettitudine senza premeditazione maligna del granduca e dei moderati , e confusione parolaia di partiti e maggiorenti : si ebbero un pietoso avvicendarsi di governi tutti incapaci di dirigere l ' opinione pubblica - - il tanto vituperato Guerrazzi non si portò affatto peggio dei moderati vituperatori , - - la fuga del granduca ( qui all ' inettitudine cominciò ad associarsi la doppiezza ) , una proclamazione indeterminata di costituente , il colpo di stato granduchista dei moderati , i quali non videro che , per evitare l ' Austria , le si gettavano in bocca . Più fatale , e per ciò stesso più istruttivo , fu lo svolgimento delle cose nello Stato pontificio . C ' era colà una doppia antitesi : del capo religioso universale e del principe italiano , della teocrazia e della costituzione liberale . La prima condusse alla crisi del 29 aprile , palliata ( e non più ) con la sistemazione dell ' esercito del Durando al seguito di Carlo Alberto . La seconda si svolse attraverso una serie di crisi ministeriali , fino all ' assassinio di Pellegrino Rossi , alla fuga del pontefice , alla costituente e alla repubblica . La costituente romana fu l ' unica attuazione dell ' idea di autodeterminazione popolare propugnata da varie parti e in vari modi : la più alta affermazione della sovranità nazionale si ebbe a Roma . La fuga di Pio IX e il suo contegno a Gaeta erano un ' abdicazione morale e peggio ; ma il gioco politico normale fu alterato dalla pretesa del legittimismo sacrale per cui il popolo avrebbe dovuto aspettare passivamente le decisioni del pontefice e gli esecutori di esse , e si pretendeva vietare ai cittadini di pronunciarsi attraverso la costituente , sia pure a favore del papa : pretesa a cui i moderati , o almeno la parte più cospicua di essi , si acconciarono astenendosi . La restituzione del « sacro deposito » il papa l ' attendeva non dal popolo , ma dal diritto teocratico , cioè in pratica dalle armi straniere . A queste Pio IX affidò la sua causa ripigliando la serie degli appelli papali per l ' invasione dell ' Italia , da quello di papa Stefano a Pipino a quello di Giulio II agli Svizzeri . Fu il divorzio definitivo fra Italia e papato temporale : la caduta di questo non data dal 20 settembre 1870 , ma dal 9 febbraio 1849 . Anche il Piemonte attraversò , sebbene meno grave , la sua crisi politica interna . Si ebbe un timido costituzionalismo parlamentare dei moderati , fra i primi timori del socialismo ( gli avvenimenti francesi accrescevano peso agli accenni italiani , più numerosi di quel che si crede comunemente , ma tuttavia di scarsa portata ) e le affermazioni verbali dei democratici , a cui fece accessione temporanea ed incerta il Gioberti . La costituente monarchica non fece in tempo a realizzarsi , avendola resa senza obietto la riconquista austriaca della Lombardia . La ripresa della guerra d ' indipendenza fece diversivo ai contrasti interni ( Cavour le fu favorevole per questo ) , neutralizzando l ' opposizione democratica che se ne fece propugnatrice . La testimonianza del sangue Il moto del Quarantotto finì con tre episodi guerreschi : Novara , Roma , Venezia . Meschino , e peggio che meschino fu il primo , sotto il puro aspetto militare : inettitudine e disfattismo gareggiarono insieme , forse con prevalenza del secondo . Ma ebbe valore morale l ' iniziativa quasi disperata , quando ormai l ' Austria era consolidata e il Piemonte solo in Italia e in Europa . Qui fu la grandezza del gesto di Carlo Alberto , terminato col sacrificio della corona , a cui pensava già anche in caso di vittoria , e col silenzioso esilio . E come un poeta del Risorgimento lo segnò con la sua sferza nel tempo della massima umiliazione , così un altro poeta più grande del Post ­ risorgimento ne raffigurò l ' esaltazione finale , rappresentandolo condotto innanzi a Dio dai martiri della patria , che ormai potevano ascriverlo alla propria schiera . Roma , entrata nel Risorgimento con le agitazioni del 1846­47 , s ' inalzò alla vetta di esso con la difesa del 1849; e con Roma l ' Italia , poiché da ogni parte gli italiani accorsero a combattere per lei contro lo straniero , servitore e complice della reazione europea . Quanto è bassa la guerra di dominazione , di preda e di oppressione , tanto è alto il sacrificio della vita a testimonianza suprema di una causa di valore morale . Tale fu il sacrificio dei difensori di Roma nelle ultime disperate lotte del giugno 1849 , sicuri com ' erano che solo nella morte poteva essere la loro vittoria , contro un nemico materialmente certo di sopraffarli . Ma essi intendevano appunto testimoniare con la vita la realtà della nazione italiana . E lo stesso valore di testimonianza ­ martirio ebbe la difesa di Venezia , quasi ancora più disperata di quella di Roma , poiché vi mancava fin l ' ultima speranza di un rivolgimento di politica nello stato nemico . Roma e Venezia , abbandonate a se stesse , consacrarono in faccia al mondo l ' indipendenza e la libertà italiane , difendendole con la tradizione dei comuni cittadini medievali , con gli spiriti della religione moderna della libertà , con quella fede nell ' ideale che persiste e trionfa contro ogni barbara prepotenza , purché trovi persone disposte a dare per esso la vita . La diagnosi del Quarantotto Il Gioberti nel suo ultimo libro , Del Rinnovamento civile d ' Italia - - di tanto superiore al Primato di quanto la speculazione storico ­ politica vi prevalse sull ' abilità propagandistica e l ' eloquenza avvocatesca o sacerdotale , - - contrappose al « Risorgimento » , cioè ai moti del Quarantotto testé conclusi e falliti , il « Rinnovamento » , e cioè il processo futuro per cui l ' Italia sarebbe risorta davvero . Il primo - - egli dice - - ha avuto carattere indigeno , procedimento evolutivo , programma federale ; il secondo sarà europeo , rivoluzionario , unitario . Diagnosi e prognosi sono tracciate con sagacia grande , la quale si esprime in uno stile ben più conciso e robusto di quello del Primato . La concezione giobertiana dei due periodi ( anche se non con l ' accettazione dei due diversi termini , essendo rimasto comune ad ambedue il nome di Risorgimento ) entrò fin da principio in quella che possiamo chiamare la storiografia media o ufficiosa nazionale ; e poiché l ' alleanza francese e l ' unità monarchico ­ sabauda furono i due connotati essenziali del periodo conclusivo del Risorgimento , si trovò una corrispondenza perfetta con la prognosi giobertiana , che ne acquistò fama incontrastata di profezia . Alcuni anni addietro uno dei più acuti studiosi del Risorgimento , ripreso in esame caratteri e successi della profezia giobertiana , giunse a conclusioni notevolmente diverse dalle comuni , e sostanzialmente giuste . Diremo appresso qualche cosa di ciò : ora , per conto nostro , vorremmo rivedere , prima della prognosi del « Rinnovamento » , la diagnosi del « Risorgimento » . Il moto del 1846­48 è stato presentato dal Gioberti nella luce del Primato : com ' era naturale , anche se non si fosse trattato di un avvocato della propria infallibilità , abile fino alla sofisticheria . Di qui l ' affermazione risoluta del carattere indigeno , evolutivo ­ conservatore , federale di quel moto . Così facendo , il Gioberti ha insistito sul punto di partenza trascurando quello di arrivo ; o piuttosto , ha considerato il secondo come deviazione , degenerazione del moto originario : considerazione tanto più ovvia in quanto quel punto d ' arrivo rappresentava un fallimento visibile . Ma occorre guardare un po ' dentro quel fallimento per decidere se davvero esso fosse dovuto a un processo degenerativo , o se non ci fossero , nella presunta degenerazione , una logica intima , esigenze reali , che si tratterà anche di vedere se e come furono appagate in seguito . Tanto che alla fine ci si potrebbe domandare se , accettando la terminologia giobertiana nel senso da lui dato ai vocaboli , non convenga rovesciare almeno parzialmente le posizioni , e chiamare proprio il moto del Quarantotto col nome di Rinnovamento . Il riformismo del 1846­48 - - vedemmo già - - ebbe , nel fondo , carattere d ' iniziativa popolare , fu dovuto alla pressione del popolo ; e se il contenuto fu moderato , il modo d ' attuazione ( che in politica conta assai ) si può dire semirivoluzionario . Un solo atto governativo pienamente spontaneo , precedette quella iniziativa e quella pressione popolari : l ' amnistia di Pio IX ; e anche questo atto in tanto acquistò quello straordinario valore propulsivo in quanto cadde in una situazione nazionale preparata , e non certo per opera dei governi . La fase decisiva delle riforme - - quella statutaria - - successe a una vera e propria rivoluzione , anche formale , la siciliana . Seguì la guerra d ' indipendenza , che non era più un fatto riformistico od evoluzionistico , ma rivoluzionario , come è già nella natura stessa di ogni guerra , che è il contrario di un ' evoluzione o transazione pacifica ; e tanto più in una guerra di principi quale fu quella dell ' indipendenza italiana contro la monarchia legittimistica austriaca e i trattati di Vienna . Vedemmo come la guerra venisse a interferire nel processo evolutivo ­ confederale , alterandolo e deviandolo . Ma ancora , questa guerra non fu se non la conseguenza delle Cinque giornate , cioè della rivoluzione lombardo ­ veneta , contraccolpo a sua volta della rivoluzione francese e parte della rivoluzione europea scatenata da quella . Così , anche il carattere prettamente indigeno del Quarantotto va all ' aria , senza che si possa parlare di traviamento dei singoli o di degenerazione del processo : abbiamo un ferreo legame di avvenimenti superiore ad ogni iniziativa individuale , e corrispondente agli spiriti del Risorgimento medesimo , alla sua logica , alle sue esigenze ideali . La prima fase del Quarantotto non ha dunque il carattere puramente evolutivo voluto dal Gioberti ; e per converso lo sbocco rivoluzionario del Quarantotto non può esser rappresentato come brusco capovolgimento , alterazione arbitraria del processo iniziale . Il Gioberti , nel Rinnovamento , è acerbo contro i « puritani » , e cioè i repubblicani intransigenti o di principio ; e non occorre rievocare i suoi giudizi , ingiusti sino all ' oltraggio , sul Mazzini , che appartengono alla politica contingente . Il punto è se il programma repubblicano fu davvero , nel 1848­49 apriorismo dommatico , intrusione premeditata , faziosa e rovinosa . Vedemmo già che non fu affatto così . Furono la carenza , la defezione dei principi ( riconosciute , non senza contraddizione , dal Gioberti stesso come causa maggiore del fallimento ) , l ' incapacità del moderatismo a inquadrare e dirigere il movimento , dopo averlo spinto in piazza , a porre la questione repubblicana . Tutti i governi , salvo il Piemonte , fallirono nel còmpito interno d ' instaurare un nuovo ordine liberale e popolare ( alla monarchia autonoma siciliana mancò il sovrano , per il rifiuto del duca di Genova ) ; e tutti , salvo il Piemonte , ritirarono la mano dal còmpito esterno , quello della guerra d ' indipendenza contro l ' Austria . Il Piemonte , infine , che questo còmpito assunse , per due volte falli alla prova : la riduzione della guerra nazionale ­ popolare a guerra regio ­ sabauda non risultò fortunata . In condizioni simili la rivoluzione nazionale , se avesse dovuto avere svolgimento logico sino in fondo , avrebbe dovuto approdare alla caduta di tutti i governi e allo stabilimento di democrazie repubblicane , unite contro l ' Austria e i sovrani , salvo poi a vedere se avrebbe trionfato il programma unitario del Mazzini o quello federale dei radicali ( il Mazzini , capo a Roma , era disposto di fatto ad accettare la federazione anche col Piemonte monarchico ) . Oltre alla repubblica romana e a quella di Venezia , avviamenti repubblicani ci furono in Toscana , e perfino nello stato piemontese , con l ' insurrezione di Genova . L ' intervento straniero soffocò l ' esperimento , su cui non è possibile pertanto pronunciare un giudizio definitivo . E si noti che la questione della repubblica fu posta dai capi democratici - - anche dai più decisi , idealisti e dommatici , - - non come imposizione a priori , dittatoriale , ma sulla base dell ' appello al popolo attraverso la costituente . Le costituenti , o la costituente italiana ( di cui la romana intendeva essere la prima sessione ) , non erano se non lo sbocco naturale del moto nazionale : era il popolo italiano che , presa coscienza di sé , si poneva nettamente il problema dei suoi destini , e - - abbandonato da principi in fuga e spergiuri - - si accingeva a risolverlo con l ' autodeterminazione . Che nel movimento fossero immaturità e inesperienza , che le masse fossero ancora scarsamente penetrate di coscienza nazionale , scarsamente educate alla vita politica , è tutto vero ; ma rimane in ogni caso lo stato di necessità , che nessun demagogo - - come piaceva supporre al Gioberti - - aveva creato per volontà deliberata ; e del resto non c ' è rivoluzione in cui non si possano ritrovare quei connotati negativi . Se per agire politicamente si dovesse aspettare la piena maturità del popolo , o anche soltanto quella delle cosidette classi dirigenti , azione politica non si farebbe mai ; e la storia si pietrificherebbe nell ' immobilità dello statu quo . La mancata internazionale dei popoli Rivoluzione fu dunque veramente il Quarantotto ; e anzi la più vera rivoluzione nazionale del Risorgimento , l ' unica che , almeno in uno dei suoi episodi , sia arrivata alla completa estrinsecazione , cioè alla piena autodeterminazione popolare . E questa rivoluzione non fu degenerazione , ma sviluppo logico il cui fallimento ebbe conseguenze durature , producendo nel processo del Risorgimento nazionale ­ popolare una frattura , che ci si può domandare se sia mai stata interamente e definitivamente sanata . È verissima la diversità fra il primo periodo di attuazione del Risorgimento , terminato nelle catastrofi del '49 , e il secondo , quello della realizzazione unitaria ; l ' aver posto così nettamente la distinzione fra i due periodi è un merito capitale del Gioberti , tanto più rilevante in quanto la storiografia successiva ha capito ben poco in proposito . Ma dei due periodi il più veramente rivoluzionario fu il primo , mentre il secondo portò a evoluzione e compromesso ; e ciò in connessione con gli sviluppi non solo italiani , ma europei . Poiché - - punto capitale su cui torneremo - - non fu solo la storia d ' Italia a prendere altro avviamento dopo il 1848 , ma quella di tutta l ' Europa . È forse la maggior lacuna nella critica giobertiana del Quarantotto , che egli non ne consideri quasi affatto l ' aspetto internazionale , mentre invece dà inquadramento internazionale così netto al periodo successivo . Anche in ciò egli è partito dalla sua « categoria » del Risorgimento indigeno . Avviamento e svolgimento infatti del moto quarantottesco furono nettamente nazionali , sino alla rivoluzione siciliana compresa ; ma nell ' insieme la doppia esplosione rivoluzionaria , contro l ' Austria e contro i principi indigeni , fu successiva alla rivoluzione europea e causata da questa . II 25 febbraio parigino produsse il 13 marzo viennese , e questo scatenò le Cinque giornate ; e la repubblica francese ebbe la sua influenza sui movimenti e le realizzazioni repubblicane a Venezia , Milano , Firenze , Genova , Roma , anche se quell ' influenza non fu così diretta come si potrebbe supporre guardando le cose all ' ingrosso e da lontano . La repubblica francese di febbraio ebbe carattere moderato , idilliaco all ' interno , e conservatore , timido , all ' estero ; rinunciò alla propaganda europea ; fu quasi una riedizione della monarchia di luglio , nella fase della « resistenza » . Ciò rappresentò una debolezza fondamentale , fatale , per gli sviluppi europei , ritardati di un secolo e resi immensamente più faticosi , complicati , sanguinosi e distruggitori . Vi furono bensì le agitazioni socialiste , fino allo scoppio rivoluzionario del giugno '48; ma il loro schiacciamento fu rapido , deciso , e Cavaignac , non Luigi Napoleone , dette il colpo mortale alla rivoluzione , illudendosi di salvare la libertà . Il 13 giugno 1849 fu il sussulto di un morente ; e allora già in tutta Europa la rivoluzione poteva dirsi spenta . Il Quarantotto , come è la vera rivoluzione nazionale italiana , così è la vera rivoluzione internazionale europea , poiché l ' Ottantanove fu rivoluzione francese , con ripercussioni europee e occupazioni e dittature franco ­ rivoluzionarie in varie parti di Europa al di fuori della Francia . Nel '48 , pur cominciando il moto dalla Francia , il sollevamento avvenne quasi contemporaneamente in gran parte d ' Europa ; e se la scintilla fu francese , la preparazione di lunga mano , ideale e pratica , ciascun paese l ' aveva fatta per conto proprio e al tempo stesso in contatto con gli altri . È anche ragionevole pensare che , se la rivoluzione si fosse consolidata in Francia , Germania , Austria , Italia , gli effetti non sarebbero mancati nelle penisole iberica , balcanica , scandinava , mentre la Svizzera ebbe appunto nel '48 la sua trasformazione da Staatenbund in Bundesstaat , per non parlare di altre ripercussioni minori in altri paesi . E tuttavia un moto così vasto e profondo fallì . Quale la ragione ? I soliti discorsi di immaturità , eccessi , ecc . , non spiegano nulla ; sono troppo generici , e denunziano fenomeni comuni alle rivoluzioni fallite come a quelle riuscite ; non sono altro che piagnistei moralistici O paternali di moderatucoli . Occorre venire a spiegazioni più concrete . Le quali sembra possano ridursi a due : l ' interferire di socialismo e liberalismo , e quello di democrazia e nazionalismo . Il primo ebbe importanza decisiva in Francia , il secondo nel resto d ' Europa ; ma anche il secondo ebbe influenza sul fallimento francese , come il primo sugli altri fallimenti europei . La bandiera rossa , levatasi nel Quarantotto a simbolo del proletariato , della repubblica sociale , fu lo spavento e il ribrezzo della borghesia , di quella liberale non meno che della conservatrice , e il « pericolo rosso » pose la borghesia contro il proletariato , dividendo nettamente in due la massa di manovra liberale ­ democratica , e spingendone la metà borghese indietro fino alla reazione e alla dittatura . Pochi spettacoli sono più impressionanti , ancora oggi a distanza di quasi un secolo , di un Montalembert e - - che è ben più - - di un Cavour , i quali rabbrividiscono di paura o schizzano livore dagli occhi di fronte al pericolo per « l ' ordine sociale » ; e son pronti , per scongiurare quel pericolo , a inchinare la sciabola e a baciare l ' aspersorio . Solo dopo lo schiacciamento del socialismo in Francia , Cavour riprende decisamente la sua evoluzione liberale . Non sono stati studiati sufficientemente per lui , e tanto meno per tutto il moto liberale italiano del Quarantotto , gli effetti della paura del socialismo , come manca uno studio adeguato sui movimenti socialisti italiani in quel periodo . Nell ' insieme , sembrerebbe che quella paura non abbia avuto nel Quarantotto italiano l ' importanza primaria che ebbe indubbiamente nel francese ( e ciò perché il « pericolo rosso » fu meno grave fra noi ) , ove generò la maggioranza conservatrice dell ' Assemblea legislativa , la presidenza di Luigi Napoleone e il colpo di stato . Comunque , da allora le borghesie europee , poste fra l ' amore della libertà e il timore per la borsa , hanno inclinato , ogni volta che questo timore è salito a un certo livello , a dar retta al secondo piuttosto che al primo , senza domandarsi troppo se , in fin dei conti , non cumulassero i due pericoli insieme . Più decisivo , sul piano europeo , appare l ' altro fattore del fallimento quarantottesco . Le diverse nazioni insorte non si accordarono fra loro secondo il fideistico presupposto mazziniano . Taluna ( quella francese ) , sicura della propria antica esistenza , rimase in disparte a contemplare la lotta delle altre più giovani ( interventi diplomatici e velleità d ' interventi militari non cambiarono nulla a questo fatto , e per la loro inconcludenza e perché rimasero sul piano della vecchia politica ) ; e non comprese che quella lotta non era indifferente per la propria libertà interna , per il proprio avvenire in Europa . Le nazionalità giovani non solo non si aiutarono reciprocamente , ma si contrastarono e combatterono . I nazionalisti tedeschi si posero contro Slavi e Italiani ; e invano si tentò dai nostri di ottenere dall ' assemblea di Francoforte il riconoscimento del Trentino italiano . Il maresciallo Radetzky - - restauratore del dominio austriaco in Italia in attesa di esserne il boia qualche anno più tardi - - fece figura di eroe nazionale tedesco . Gli Ungheresi non si portarono meglio di fronte ai Croati ; e questi fornirono all ' imperatore absburgico i battaglioni più bellicosi contro l ' Ungheria . Mancò quasi totalmente la solidarietà dei popoli contro l ' oppressore comune : qualche contatto diplomatico fra Italia e Ungheria , qualche desiderio italiano di intesa con Slavi e Rumeni - - in Gioberti , Cavour , oltre , naturalmente , Mazzini , - - non cambiarono questo stato di cose . Si ebbe invece la solidarietà nel campo opposto : lo zar fece marciare l ' esercito russo contro gli Ungheresi , rendendo possibili le impiccagioni di Arad ; il re prussiano preferì - - « regalmente » , avrebbe detto il Giusti , - - l ' umiliazione di Olmütz sotto la ferula austriaca e russa alla parte di capo della libera nazionalità germanica , e il giovane Bismarck plaudì . Il 13 giugno 1849 , fallì l ' ultima insurrezione democratica parigina ; il 18 giugno vide la dispersione dell ' assemblea costituente germanica da parte della polizia di Stuttgart ; il 4 luglio Roma cadde innanzi all ' attacco delle truppe di Luigi Napoleone ; il 13 agosto fu la capitolazione ungherese a Vilagos ; il 23 , quella di Venezia . Era mancata la coalizione dei popoli ; aveva vinto quella dei governi . Non fu vittoria definitiva . Quella solidarietà dei governi fu sconvolta ben presto dalla politica di Napoleone III . Ma non tornò più un momento come quello del Quarantotto , di sforzo solidale dei popoli per la liberazione e la federazione . L ' ideale di Mazzini e Cattaneo rimase inattuato . E la profezia del Gioberti nel Rinnovamento - - che il moto della democrazia europea avrebbe generato e incluso il « Rinnovamento » italiano - - non si avverò , almeno in quella forma diretta e integrale . VI L ' UNIFICAZIONE Il nuovo Piemonte La reazione governativa italiana al Quarantotto ebbe svolgimento logico nella revoca degli statuti , nell ' intervento e nell ' occupazione straniera ( l ' Austria nelle legazioni , nei ducati , in Toscana , la Francia a Roma ) . Lo svolgimento finale repubblicano non era riuscito il federalismo monarchico ­ costituzionale era scomparso ; il secondo fallimento appariva ben più definitivo del primo , che almeno poteva vantare le difese di Roma e di Venezia . Una delle soluzioni possibili del problema italiano , quella appunto del federalismo monarchico , era eliminata , anche se tutti non se ne resero conto e tentativi di ripresa ci furono , perfino in sede internazionale . Insieme col federalismo ; monarchico veniva colpita a morte la concezione neoguelfa del Risorgimento : l ' illusione del Papato nazionale , e anzi duce della nazione , era caduta . Si trattava , nel processo del Risorgimento , di un punto capitale a favore dell ' europeismo liberale , poiché era eliminata una delle principali forze indigene rappresentante per eccellenza delle tradizioni conservatrici e autoritarie . Se anche il Piemonte fosse passato nel campo della reazione - - e fu li per li per passarci ; la classe dirigente locale e il re erano forse pencolanti a favore del passaggio , - - la soluzione democratica repubblicana , cioè quella della pura e semplice iniziativa popolare , per quanto battuta , provvisoriamente dalle preponderanti forze avversarie , sarebbe rimasta unica in campo . Il Piemonte avrebbe dovuto rinunciare all ' espansione italiana e tornare alla politica delle « foglie di carciofo » , cioè dei piccoli ampliamenti occasionali ( per es . i ducati , o parte di essi ) , secondo la prospettiva di Solaro della Margarita : prospettiva attraverso cui , ancora oggi , taluni vedono il Risorgimento italiano . Poiché invece il Piemonte fu l ' unico a mantenere lo statuto , esso poté seguitare , anche dopo la seconda vittoria austriaca , ad apparir campione della nuova Italia . Là dove tutti gli altri stati , abbracciando la reazione e lo straniero indissolubilmente congiunti , compivano la rinuncia alla nazione e all ' avvenire , il Piemonte manteneva la sua candidatura . E la manteneva precisamente con la politica interna liberale : esso cioè obbediva all ' intimazione che già conosciamo di Cattaneo , accettava la tesi radicale delle riforme interne prima dell ' indipendenza , e lo stesso Balbo riconosceva ora la necessità della posposizione dei due termini . Chi formulò il programma della nuova politica piemontese - - che era veramente rivoluzionaria rispetto a quella di Carlo Alberto - - fu il Rinnovamento del Gioberti . Il Piemonte doveva farla finita col « municipalismo » , che induceva tanti Piemontesi a considerare il destino del loro paese a parte da quello dell ' Italia , in cui non vedeva se non occasione di ingrandimenti per lo stato sabaudo . Di « municipalismo » , diceva il Gioberti , era stata afflitta anche la guerra d ' indipendenza , donde pure il mancato accordo con gli altri stati e popoli italiani . Il Piemonte doveva sposare francamente , totalmente , la causa italiana : esso avrebbe avuto parte direttiva , egemonica , negli sviluppi di questa causa , purché la mira finale fosse l ' assorbimento del Piemonte nell ' Italia , e non viceversa . La monarchia sabauda avrebbe dovuto metter mano risolutamente ai tre problemi moderni , progresso delle intelligenze , nazionalità , elevazione della plebe . « La monarchia sarda , stata finora impropizia all ' ingegno , aristocratica e municipale , deve rendersi al possibile progressiva , democratica , nazionale » . Prima , cioè , di capitanare l ' Italia , il Piemonte doveva trasformare se stesso : proprio quello ( occorre ripetere ) che il Cattaneo gli aveva richiesto alla vigilia della guerra d ' indipendenza . Il processo dell ' egemonia piemontese in Italia per realizzare lo stato italiano appariva dunque al Gioberti non come prosecuzione di una politica secolare , ma come un capovolgimento secondo la direttiva delle nuove idee europee . La libertà - - diceva pure il Gioberti - - era il principio antitetico del Piemonte odierno rispetto all ' Austria e agli altri principi italiani ; e il principio doveva esplicarsi nelle riforme civili . La legge Siccardi era stata un « preludio lontano » ; ma il Gioberti trovava che non si proseguiva con sufficiente alacrità per quella via . Egli legava ( sappiamo ) le probabilità future dell ' Italia a un rivolgimento democratico europeo promosso dalla Francia ; la repubblica francese avrebbe rispettato il regno sabaudo suo alleato ; tuttavia , era da credere che l ' Europa intera sarebbe divenuta repubblicana , e in Italia il regno popolare avrebbe fatto da passaggio . Checché fosse di queste previsioni - - simili profezie in bocca di uno storico filosofo quale il Gioberti , come in quella di un apostolo religioso quale il Mazzini , vanno prese piuttosto come prospettive generiche e lontane , - - il Gioberti sbagliò nel supporre l ' alleanza della repubblica francese con la monarchia sabauda , ma non nel dare un posto primario alla alleanza franco ­ sarda , o meglio all ' assunzione da parte del governo francese della causa italiana ; e ( ciò che tempera lo sbaglio di previsione giobertiano , senza eliminarlo ) Napoleone III fece in Europa , almeno in una certa misura , la parte che la repubblica del '48 non aveva saputo o voluto eseguire . Vittorio Emanuele II e Cavour Il Gioberti , terminando il bilancio delle sue previsioni su Italia e Piemonte , diceva di osare appena sperare nell ' avveramento dell ' egemonia piemontese ; tanti erano gli ostacoli che vi trovava in seno al Piemonte stesso . Sperava solo nel giovane re , al quale toccava dare un indirizzo personale alla politica del suo governo . Si sa da notizie del tempo che Vittorio Emanuele lesse con attenzione il Rinnovamento ; il che sembrò gran fatto , perché legger libri non era una sua occupazione abituale . Gli dovette fare una grande impressione : una di quelle impressioni che si hanno quando si incontrano espresse nettamente da altri idee intraviste già in confuso per conto proprio , o sonnecchianti nei recessi del subcosciente . La personalità di Vittorio Emanuele II non è stata ancora studiata sufficientemente , non si è fatto lo sforzo necessario per penetrare il suo « segreto » , anche per la scarsezza di documenti intimi . Egli è stato detto ( secondo un aneddoto poco noto ) « l ' ultimo dei conquistatori » ; e la definizione , al primo suono strana - - come parve a chi la sentì e la riferì , - - potrebbe colpire nel segno , e a fondo . Una intuizione fondamentale deve aver guidato il sovrano , intuizione che spiega la sua azione personale , connaturata d ' altra parte al suo temperamento . Egli comprese più nettamente , forse , di ogni altra personalità piemontese dirigente del tempo ( anche dello stesso Cavour , almeno nel suo primo periodo presidenziale ) che egli non aveva scelta fra il salire a re d ' Italia o lo scendere a « monsù Savoia » ; che era proprio la tesi giobertiana . Mettersi perciò alla testa del moto nazionale , dirigerlo , promuoverlo e controllarlo , perché lo sbocco fosse monarchico e non repubblicano , e trasformare così di un colpo , o quasi , il piccolo regno sabaudo in una grande potenza europea : ecco la sua direttiva . Mentre in Vittorio Emanuele prevalse sin dall ' inizio il programma politico ­ territoriale in funzione dinastica e di potenza politica , attraverso l ' assunzione della causa nazionale , nel Cavour fino al congresso di Parigi almeno sembrano aver predominato gli interessi di politica interna , per lo svolgimento liberale ­ costituzionale del Piemonte come stato autonomo . Particolarmente acuto è il giudizio del Gioberti nel Rinnovamento sul Cavour , allora semplice ministro : da una parte , egli accusa anche in lui la tendenza municipale ; dall ' altra , apprezza il fatto che il municipalismo piemontese prende nel Cavour fisionomia europea , in quanto egli vuol portare il Piemonte , da sé , sul piano delle grandi potenze : assunto eccelso , che però il Gioberti non reputa attuabile . È qui intuita una gran parte almeno della psicologia del Cavour , che era sempre andata fino allora piuttosto dal Piemonte all ' Europa e dall ' Europa all ' Italia , che non dal Piemonte direttamente all ' Italia . Psicologia che lo avvicinava come forma mentale ai federalisti repubblicani , nonostante la differenza nelle teorie politiche e nel punto d ' arrivo : come per essi , per il Cavour l ' esigenza essenziale era lo sviluppo entro il singolo stato italiano della libertà e della civiltà moderna . Nel Cavour questa tendenza era di eredità moderata , non radicale ; ma , più che nei moderati del '48 per cui le riforme interne , nonostante ogni importanza ad esse sinceramente attribuita , avevano in larga misura valore strumentale o di opportunità , nel Cavour del 1850­1855 la libertà e la costituzione erano sentite come valore intrinseco primario , come qualcosa che valeva di per sé la pena di conquistare e sviluppare , anche se per avventura dovesse rimanere entro i confini del Piemonte . La libera attività politica era per il Cavour il bisogno supremo , come conquista necessaria della civiltà e come espansione gioiosa della personalità , innanzi tutto , naturalmente , della propria . Già in questo Cavour del primo periodo c ' è pertanto qualcosa che supera il moderatismo sul piano della personalità umana , qualcosa che nel gioco parlamentare si estrinsecò attraverso il « connubio » , così ostico ai moderati autentici come l ' Azeglio . Più tardi venne il superamento del moderatismo sul piano politico nazionale nell ' alleanza con la rivoluzione , da cui il Cavour accettò il principio della deposizione e proclamazione dei sovrani per voto popolare . La politica del « connubio » La realizzazione della nuova politica piemontese si ebbe innanzi tutto sul terreno confessionale con la legge Siccardi per l ' abolizione del fòro ecclesiastico ; e Cavour vi partecipò in prima linea , sebbene non ancora ministro . Si trattava di un ' applicazione della politica liberale , e cioè di attuare la parità innanzi alle leggi ; e si trattava altresì di una conseguenza logica del fallimento neoguelfo . Si ebbe ora per la prima volta un conflitto aperto fra politica nazionale governativa e curia romana . Alla politica ecclesiastica liberale si associò quella di rinnovamento economico : libero scambio , stimolo di energie produttive , incremento di ricchezza del paese , ferrovie , banche , lavori pubblici , trasformazione moderna dell ' agricoltura . Liberalismo e liberismo si associarono secondo le direttive europee del Risorgimento anteriore al '48 . Strumento parlamentare di questa politica fu il « connubio » , per il quale la vituperata Sinistra , nonostante la ripetuta solenne scomunica di demagogia , salì al governo , se non tutta , almeno in un suo nucleo politicamente cospicuo , quello del Rattazzi . Vi fu un allargamento , una trasformazione della classe dirigente : allora veramente cessò nello stato piemontese il monopolio dell ' aristocrazia , e la borghesia assunse il governo . Non si arrivò ancora a una vera e propria democrazia , con la quale non si accordavano il suffragio ristretto e le tendenze , oltreché del Cavour , dello stesso Rattazzi , che dopo le affermazioni democratiche del '48 andò svolgendo un temperamento piuttosto di conservatore . Ma se non si realizzò la democrazia - - ciò che doveva essere còmpito dell ' Italia una , - - se ne ebbe l ' avviamento , se ne collocò la base : come non poteva non avvenire in uno svolgimento effettivamente liberale , dato il legame inscindibile - - dialettico e dinamico , e non di statica identità - - fra democrazia e liberalismo . Mancò in Piemonte , a stimolare il processo democratico , la presenza di un vero e proprio Partito repubblicano : c ' era a Genova , ma senza grande influenza sulla situazione politica generale ; e fu combattuto rabbiosamente , e non sempre degnamente , dal Cavour , che accennava a divenire dommatico , antiliberale nei suoi confronti , tendendo a fare della forma monarchica un « tabù » , e cioè a negare al repubblicanesimo un posto entro il libero gioco delle forze politiche : equivoco protrattosi a lungo anche dopo la formazione del regno d ' Italia . Nonostante queste limitazioni , l ' esperimento di governo libero in Piemonte dal 1850 al 1859 , compiutosi essenzialmente sotto la direzione di Cavour , fu serio e fruttuoso . Esso fa parte integrante e capitale del Risorgimento , sia perché in grazia sua il Piemonte mantenne e rafforzò l ' iniziativa conseguita con la guerra del '48­49 , sia - - ed è il punto più importante - - perché realizzò la capacità degli Italiani all ' autogoverno , e la mostrò all ' estero , confermando il loro diritto all ' indipendenza che dell ' autogoverno è al tempo stesso premessa e risultato . Se , infatti , prima condizione perché un popolo si governi da sé è che non sia soggetto allo straniero , vano sarebbe tuttavia per lui sottrarsi a questa soggezione quando dovesse trovarsi schiavo in casa . La presenza degli esuli delle altre regioni italiane , la loro partecipazione al giornalismo , al parlamento e a tutte le forme della vita pubblica , fino al governo , promossero efficacemente lo spiemontesizzamento del regno subalpino invocato dal Gioberti , e ne fecero una rappresentanza embrionale di tutta Italia . E anzi ( come di recente è stato opportunamente rilevato ) furono proprio la nuova coscienza nazionale e l ' elevazione della vita politica nel regime liberale a realizzare una vera fusione dell ' aggregato degli stati sabaudi cisalpini . Ne fu promossa la modernizzazione dello stato , la cui legislazione era riconosciuta dal Cavour medesimo inferiore a quella di Napoli . In altre parole : se il Piemonte assunse la causa italiana e , con la seria e posata indole della sua popolazione , con la sua compattezza statale ­ dinastica , agevolò l ' esperimento costituzionale ­ liberale , l ' Italia del Risorgimento in cammino verso l ' unità promosse la perfetta realizzazione dello stato piemontese , la sua elevazione politica , culturale , morale . Funzione capitale del Partito d ' azione Conseguenza di questa politica fu l ' elevazione del Piemonte sul piano italiano e su quello internazionale : piccolo stato che manteneva la libertà e la costituzione ai confini dell ' impero austriaco , in un periodo di reazione della politica europea . Si accresceva da ciò la necessità per esso di condursi prudentemente sul terreno del programma nazionale . Il Piemonte doveva far da campione d ' Italia tacitamente , con l ' esempio . Lo statu quo dei trattati era la base dei rapporti fra il Piemonte e le potenze , e l ' Austria vittoriosa si accampava sul Ticino . Fu già molto che il Piemonte si avanzasse a protestare contro Vienna per i sequestri illegali dei beni ai lombardi emigrati in Piemonte e divenuti cittadini sardi , protesta spinta fino al richiamo del ministro sardo . La politica liberale interna poteva essere enunciata e attuata ( con prudenza anch ' essa ) ; quella liberale estera , o nazionale , doveva essere sottintesa , o tutt ' al più accennata , dal governo piemontese : chi l ' esprimeva in Italia e fuori era il Partito d ' azione , e prima di tutti il Mazzini . Non si trattava solo di propaganda fatta all ' estero e all ' interno , ma anche di tentativi insurrezionali . Le iniziative mazziniane possono essere criticate una per una , i colpi di mano giudicati folli : rimane pur sempre vero che senza il comitato di Londra e i suoi manifesti , senza le cartelle del prestito mazziniano e i martiri di Belfiore , senza il Sei febbraio milanese , Pier Fortunato Calvi e i tentativi di Lunigiana , non sarebbe stata mantenuta innanzi all ' Europa la questione italiana . Se non fossero state le teste calde - - come disse il giovane Finali a Cavour ( che dovette consentire ) - - Cavour non avrebbe potuto al congresso di Parigi propugnare la causa italiana . Né era solo affare di relazione fra implicito ed esplicito , fra la condotta di chi ha la responsabilità di governo e di chi è libero delle proprie azioni . Si trattava di ben più : il programma del Risorgimento in tutta la sua interezza , cioè come rivolgimento totale e ricostruzione integrale d ' Italia , sopra un piano politico ­ etico , lo si ritrova in Mazzini e - - con larga diversità di spirito e di struttura , ma con non minore ampiezza d ' ispirazione - - nei liberali ­ radicali , incalzanti l ' azione del governo piemontese ; mentre il pensiero moderato si opportunizza e si diplomatizza sempre più , perdendo d ' importanza rispetto al periodo anteriore al '48 . Anche nel parlamento e nella pubblicistica subalpini una funzione propulsiva , ignorata dai più e trascurata dagli studiosi - - di fronte al fulgore della stella Cavour - - è esercitata dalla Sinistra , che non è mazziniana né ferrariana , si muove entro l ' ambito monarchico ­ costituzionale , ma dal mazzinianesimo e dal liberalismo radicale trae la propria ispirazione . Il tentativo maggiore e più fruttuoso di fondere insieme Partito d ' azione e politica piemontese , Mazzini , o almeno i mazziniani , e Cavour , fu quello della Società Nazionale . Il significato di questa era contenuto in quella specie di ultimatum rivolto dal fondatore Manin alla monarchia di Savoia : « Fate l ' Italia e sono con voi : se no , no » . Nonostante la nettezza vibrata del dilemma , esso si prestava ancora a qualche equivoco : si trattava di unità , o semplicemente di unificazione ? Manin preferiva usare il secondo termine ; ma altre dichiarazioni e tutto l ' indirizzo della Società scioglievano la riserva , e il programma societario consisteva nel domandare al Piemonte di assorbirsi nell ' Italia , rinunciando all ' esistenza e alle tradizioni particolaristiche , e nel domandare contemporaneamente a tutti gli Italiani di rinunciare al federalismo , repubblicano o monarchico , in pro della monarchia sabauda . A parte quest ' ultimo punto , l ' uno e l ' altro elemento del programma erano schiettamente mazziniani ; e anzi anche per quel punto v ' era un precedente favorevole del Mazzini , nel suo contegno del 1848 di fronte a Carlo Alberto . Si poteva ben dire che il Piemonte e Cavour , accettando il programma della Società Nazionale , aderivano al programma mazziniano . Tra la linea politica sabauda fino a tutto il 1849 , e anzi fin dopo il congresso di Parigi e quella dal 1859 in poi , non vi è continuità , ma salto . A quel salto la spinta decisiva venne dal Mazzini , e più in generale dal Partito d ' azione repubblicano . Dalla guerra di Crimea a quella di Lombardia Anche la ferrea e aurea catena della comune storiografia risorgimentale : ministero Cavour - - guerra di Crimea congresso di Parigi - - alleanza franco ­ sarda e guerra del '59 , va controllata in ciascuno dei suoi anelli . Di chi fosse la prima idea di far partecipare il Piemonte alla guerra di Crimea , se maggiore fosse in ciò l ' iniziativa di Vittorio Emanuele o di Cavour , sono questioni non ancora perfettamente chiarite , ma che qui importano poco . Importa invece l ' inquadramento esatto , nazionale e internazionale , di quella partecipazione . La guerra delle due potenze occidentali contro la Russia presentò due stadi dal punto di vista ideologico . Nel primo ci furono un ' accentuazione di idealità liberali in contrapposto allo zarismo , e accenni a fare appello al movimento di liberazione dei popoli : a riprendere cioè il Quarantotto . Se l ' Austria avesse fatto causa comune con la Russia , anche solo con una neutralità spiccatamente benevola , nessun ' altra via avrebbero avuto Francia e Inghilterra tranne quella di suscitare tutte le nazioni oppresse , dai polacchi ai serbi , contro la Santa Alleanza ripristinata . Ma l ' Austria « stupì il mondo con la sua ingratitudine » : la sua neutralità fu ostile alla Russia , sino alla minaccia di trasformarsi in intervento contro di essa ; intervento in cui riposero le loro speranze le potenze occidentali . La partecipazione del Piemonte , in queste circostanze , fu la garanzia offerta dalle potenze occidentali all ' Austria che essa non aveva nulla da temere in Italia , ebbe cioè un aspetto filoaustriaco ; e si comprende benissimo , anche senza altri motivi , l ' opposizione non solo del Mazzini , ma della Sinistra piemontese . Rimane la riaffermazione militare del Piemonte dopo Novara ; rimangono le relazioni ribadite e fortificate con le potenze occidentali , la partecipazione del Piemonte al congresso di Parigi e la discussione colà della questione italiana . Ma chi da questo concludesse che dalla guerra di Crimea è uscita l ' indipendenza e l ' unità d ' Italia commetterebbe peggio che una esagerazione . Non c ' è una linea unica ascendente dal congresso di Parigi alla guerra del '59 . A Parigi il Cavour tentò veramente di trasformare l ' alleanza militare temporanea per la guerra in intesa generale permanente per la soluzione della questione italiana , guadagnando soprattutto l ' Inghilterra ( al tempo stesso accarezzò la Russia , con un difficile equilibrismo ) ; ma , dopo le sanguigne speranze del primo momento , il tentativo risultò nettamente fallito . Il periodo dalla chiusura del congresso alla battaglia di Magenta non è affatto sotto il segno dell ' intesa franco ­ inglese contro l ' Austria , a fianco del Piemonte : l ' Inghilterra invece si staccò dalla Francia e si avvicinò all ' Austria , mentre la Francia e il Piemonte si avvicinarono alla Russia . La guerra del '59 scoppiò sotto il duplice segno dell ' intesa franco ­ russa e della contrarietà alla guerra da parte del ministero inglese Derby ­ Disraeli ; solo il ritorno del Palmerston al potere , nel giugno 1859 , avviò il cambiamento della politica inglese . Anche l ' atteggiamento comune della Francia e dell ' Inghilterra rispetto ai Borboni in quegli anni non portò un vero contributo al Risorgimento , non rappresentò un attivo cospicuo della politica cavouriana . Sotto la comunanza della protesta contro i sistemi borbonici c ' era la differenza d ' interessi delle due potenze , la rivalità mediterranea . Acquistò importanza in quegli anni il murattismo , il partito cioè che avrebbe voluto sostituire a Napoli i Borboni con un Murat , e il cui trionfo avrebbe segnato l ' infeudamento completo dell ' Italia alla Francia , con un principe alleato ­ subordinato a nord e un altro ancor più strettamente legato a sud , anche per vincoli di famiglia . Aver visto il pericolo mortale del murattismo per il Risorgimento italiano , e aver fatto quanto era in lui per scongiurarlo , è merito capitale del Mazzini . Anche al Cavour quel pericolo non rimase ignoto ; ma egli non si sentiva la forza di combatterlo direttamente , e se ne rimetteva all ' Inghilterra . Il Mazzini e il Pisacane con la spedizione di Sapri ( tanto maledetta dai liberali moderati , almeno nel suo episodio di Genova ) lanciarono fra le gambe murattiste un bastone che ebbe il suo effetto , e per l ' opinione patriottica italiana e per la politica di Napoleone III , che ne ricevette nuovo incitamento a provvedere per l ' Italia . L ' incitamento finale venne con l ' attentato Orsini , sia che per esso si voglia insistere sull ' aspetto politico ­ ideale , sia su quello della preoccupazione personale del Cesare per la sua incolumità . Il fatto è che di lì è uscito il convegno di Plombières , il quale è il vero punto di partenza del '59 , e cioè del periodo di realizzazione del Risorgimento politico italiano . Non si tratta di una continuazione diretta della guerra di Crimea e del congresso di Parigi , bensì di un cominciamento nuovo . Cominciamento di Napoleone III , ma sotto l ' influenza decisiva del Partito d ' azione e del Mazzini . Il fatto che questi non avesse nessuna parte nell ' attentato Orsini non cambia nulla in proposito : per Napoleone III l ' attentato s ' inquadrò lo stesso - - e giustamente - - nell ' insieme dell ' azione mazziniana . Mazzini e Cavour Non per ciò conviene concludere senz ' altro a una complementarità perfetta , se non personale , reale , fra il Cavour dell ' ultimo periodo e il Mazzini , a meno di ricadere nella concezione territorialistico ­ sabauda del Risorgimento . Per questa , infatti , il combinare insieme l ' opera di Mazzini e di Cavour , il far abbracciare in sede storica i due uomini che , come individui viventi , si odiarono così cordialmente , sarebbe assai facile ( in pratica i seguaci di quella concezione preferiscono eliminare il più possibile Mazzini ) . Nessuno può pensar di negare che il Mazzini sia stato il propagandista più antico e tenace dell ' unità d ' Italia , dello stato unitario italiano . Nessuno può contestare , né contesta , l ' efficacia primaria dell ' opera sua in questo senso . E nessuno , altresì , può mettere in dubbio che uno stato italiano unitario sia sorto fra il 1859 e il 1861 ( Venezia e Roma furono completamenti fatali di un edificio già esistente ) intorno al nucleo dello stato piemontese ; e che questa opera di aggregazione unificatrice si sia compiuta sotto la direzione politica e governativa del conte di Cavour . Posta così la questione , tutto si ridurrebbe a discutere il come e il quando , il più e il meno dell ' azione dei due : quand ' è che Cavour si convertì alla causa dell ' unità italiana ; quale parte avesse nella spedizione dei Mille ; a chi risalga l ' idea , l ' iniziativa della spedizione nelle Marche e nell ' Umbria ; come si arrivasse alla proclamazione di Roma a capitale d ' Italia , e via dicendo . Sono quesiti particolari che hanno indubbiamente un grande interesse , ma le cui diverse soluzioni non cambiano radicalmente la visuale complessiva . Considerando il Risorgimento come fatto realizzatosi compiutamente nel 1870 secondo l ' unica realizzazione possibile , tutti i programmi e le forze che vi hanno concorso appaiono puramente e semplicemente assorbiti e « superati » . Ove , però , si vada al di là della semplice considerazione politico ­ territoriale , devesi constatare che lo stato italiano unitario ­ monarchico ­ costituzionale ­ parlamentare , formatosi nel 1860­70 , presenta alcune caratteristiche in opposizione con le idealità e il programma mazziniani . Non sarebbe esatto dire che Mazzini e Cavour abbiano concorso entrambi ( salvo a discutere la parte di ciascuno ) a un risultato , che , unificando l ' opera loro , li ha interamente trascesi , assorbiti ambedue . In realtà ci fu nella lotta un vincitore e un vinto : il vincitore fu Cavour , il vinto Mazzini . O , per essere più esatti , il Mazzini vinse in un primo tempo imponendo il programma unitario al « municipalismo » piemontese ; ma nell ' attuazione di questo programma toccò al Mazzini soccombere . E ancor più di lui ( diciamolo subito per non doverci tornare più sopra ) soccombette il liberalismo radicale , o autonomismo federale repubblicano . Facendosi l ' unità italiana , il punto era come , da chi , per chi , l ' unità si sarebbe fatta . La questione tra monarchia e repubblica conteneva un contrasto più profondo tra Cavour e Mazzini . L ' idea fissa mazziniana era quella dell ' iniziativa popolare italiana : e se nei riguardi esteri essa significava che l ' Italia doveva far da sé e prima degli altri popoli , nei riguardi interni voleva dire che al popolo italiano spettava insorgere lui e far l ' unità : « le rivoluzioni hanno ad esser fatte pel popolo e dal popolo » . Onde egli rimproverava a re Vittorio , nella lettera aperta da Firenze , il 20 settembre 1859 : « Voi non v ' affratellaste al Popolo d ' Italia , né lo chiamaste ad affratellarsi con voi . Sedotto dalla triste politica di un ministro che antepose l ' arte di Lodovico il Moro alla parte di rigeneratore , Voi rifiutaste il braccio del nostro Popolo , e chiamaste senza bisogno , in un ' ora infausta , alleate ad un ' impresa liberatrice l ' armi di un tiranno straniero » . E anche qui , daccapo , non bisogna ridurre il dissidio Mazzini ­ Cavour a una semplice differenza di valutazione pratica , per la quale il primo avrebbe creduto che l ' Italia poteva far da sé contro l ' Austria ( come aveva affermato Carlo Alberto ) e il secondo no ; e neppure , semplicemente , al dottrinarismo mazziniano , rifiutante il concorso di un « tiranno » , in contrapposto dell ' opportunismo cavouriano . Al di là di tutto questo il Mazzini intuiva , con la chiaroveggenza della sua passione , che l ' alleanza francese era qualcosa più di un espediente pratico , era il mezzo per trasformare in impresa monarchico ­ governativa la causa nazionale ­ popolare italiana . Disse il Cavour in Senato , il 9 giugno 1860 , nella discussione sul trattato di cessione di Nizza e Savoia : « Il senatore Pallavicino ama principalmente l ' alleanza della Rivoluzione e poi quella della Francia dopo » . Non era un attestato di lode che il Cavour intendeva dare al Pallavicino con queste parole , appunto perché per lui , Cavour , l ' ordine delle preferenze era il contrario : di rivoluzione , sia pure nazionale , bisognava farne il meno possibile . Più volte , anzi , egli oppone « nazionale » a « rivoluzionario » , intendendo col primo aggettivo il movimento nazionale ­ monarchico in favore di casa Savoia . Si sa come il Cavour giungesse a prospettare quale decisione già presa quella , audacissima , che il Piemonte rinnovasse da solo la guerra con l ' Austria nel caso che Garibaldi e il Partito d ' azione trionfassero nel regno di Napoli ; e ciò , per ridare alla monarchia l ' iniziativa perduta del movimento nazionale . « Per un principe di casa Savoia è meglio perire in una guerra che in una rivoluzione » . Fra Mazzini e Cavour , dunque , si trattava di una lotta fra due iniziative : quella popolare ­ rivoluzionaria ( che il Mazzini intendeva rimanesse tale , anche accettando la monarchia ) , e quella monarchico ­ governativa . In ciò era la loro inconciliabilità . Il programma del Mazzini , tra Villafranca e il plebiscito napoletano , sarebbe stato di mantenersi neutrale tra repubblica e monarchia , di ottenere che la decisione finale fosse demandata al voto di un ' assemblea nazionale costituente . Sull ' esito del voto egli stesso non aveva dubbi ; ma riteneva che altro fosse una monarchia istituita ex novo dal voto popolare , altro l ' aggregazione delle varie parti d ' Italia ad una monarchia preesistente . Anche Cavour e Vittorio Emanuele riconoscevano la diversità ; ma ne traevano una norma di condotta pratica opposta . Non bisogna credere che il Cavour , per il fatto di aver detestato Carlo Alberto e di esserne stato ricambiato , e per non essersi inteso mai perfettamente con Vittorio Emanuele , fosse non compiutamente saldo nel suo sentimento monarchico e dinastico . L ' antirepubblicanesimo costante di Cavour ( dopo un breve periodo , o piuttosto un momento , della prima giovinezza ) faceva tutt ' uno col suo antirivoluzionarismo , la sua avversione ai governi e alle iniziative popolari ; e certamente si collegava anche col suo timore del comunismo . Tuttavia quell ' antirivoluzionarismo di Cavour , quella decisa avversione all ' iniziativa popolare , quella preoccupazione dominante di mantenere nelle mani del governo monarchico la direzione del moto nazionale , non rispondevano in lui unicamente a interessi dinastici e conservatori . V ' era in tutto questo anche un momento liberale . Nel settembre 1860 , al tempo del conflitto acuto con Garibaldi , egli diceva che non si trattava solo di una questione di persone , ma di due sistemi in contrasto : Garibaldi sognava una specie di dittatura , senza parlamento e con poca libertà . ( Di fatto , questa tendenza di Garibaldi alla « dittatura nazionale » di cui parleremo appresso fu utilizzata da Vittorio Emanuele e da Cavour a pro della monarchia ) . Poco dopo , nella famosa lettera del 29 dicembre 1860 alla contessa di Circourt , egli presenta pure in antitesi la libertà e la dittatura di origine popolare e , respingendo il consiglio del generale Filangieri di farsi dittatore , proclama la sua fede liberale ­ parlamentare con parole eloquenti , quasi in uno slancio lirico . Il Mazzini invece , di fronte alla fede parlamentare di Cavour , manteneva la sua avversione alla monarchia costituzionale . Il suo primo pensiero in proposito egli l ' aveva manifestato fin dal 1834 : « La monarchia costituzionale è il governo più immorale del mondo : istituzione corrompitrice essenzialmente ; perché la lotta organizzata che forma la vitalità di quel governo solletica tutte le passioni individuali alla conquista degli onori o della fortuna che sola dà l ' adito agli onori » . Qui tocchiamo a un contrasto fondamentale d ' idee , diciamo pure di « visione del mondo » , fra i due uomini . Il Cavour non rifuggiva punto dalla « lotta organizzata » - - anche se talvolta , come nella persecuzione all ' « Italia del Popolo » , gli accadesse in pratica di alterare le regole del gioco ; - - e non era punto disposto a scandalizzarsi di quel « solleticamento » delle passioni individuali ; come se ne scandalizzava il moralista Mazzini . Egli disse una volta in parlamento che non era possibile immaginare uno stato di cose fondato sulla libertà dove non fossero partiti e lotte ; la pace completa , assoluta , non era compatibile con la libertà , che bisognava saper accettare con i suoi benefizi , « forse anche co ' suoi inconvenienti » . Anche il Mazzini intendeva mantenere la libertà , ma si prefiggeva come meta uno stato di cose in cui la lotta ( dei partiti ) naturalmente cessasse : « Il dovere , ammesso una volta , esclude la possibilità della lotta » . Era l ' ideale mazziniano dell ' unità , il « dogma » dell ' unità , com ' egli stesso dice , che ( sappiamo ) andava per lui ben oltre l ' unità politica : questa non era che un elemento o una condizione dell ' unità morale e religiosa . Vi è dunque un doppio aspetto nel dissidio Mazzini ­ Cavour ; e se per un verso , in quanto il primo propugna l ' iniziativa popolare di fronte al secondo , custode geloso di quella governativo ­ monarchica , il più liberale , il più radicalmente innovatore è il Mazzini , per l ' altro - - cioè per l ' ideale di uniformità vagheggiato dal Mazzini , come punto d ' arrivo in contrapposto alla lotta politica incessante del Cavour - - l ' apprezzamento dovrebbe piuttosto rovesciarsi . Questo secondo contrasto fa capo alla stessa struttura mentale dei due uomini , per cui il Cavour razionalisticamente distingue politica e religione ( o morale ) , mentre il Mazzini unifica misticamente . Laicità razionalistica e misticismo religioso sono indubbiamente spiccate caratteristiche contrapposte di Cavour e di Mazzini , senza che tuttavia si possa parlare per il primo d ' indifferenza verso i problemi religiosi ; che anzi su questo terreno vedremo com ' egli compisse la sua massima ascensione ideale . Né questa antitesi di struttura mentale e di aspirazioni spirituali nei due uomini significa necessariamente un ' opposizione intrinseca irriducibile delle loro diverse aspirazioni , che rappresentano invece esigenze ugualmente profonde , ugualmente necessarie nel corso del processo storico . Da questo punto di vista si può tornar a parlare ( sopra un piano ben più alto di quello delle realizzazioni politiche immediate ) di una complementarità fra Mazzini e Cavour . Garibaldi Chi , tra Mazzini e Cavour , tra la costituente realizzatrice dell ' iniziativa popolare e il sistema plebiscitario consacrante in forma democratica l ' iniziativa monarchica , fece pendere la bilancia a favore del secondo , fu Garibaldi : e ciò sebbene egli si proclamasse repubblicano e avversasse Cavour poco meno di quel che l ' avversava Mazzini . Garibaldi , nel famoso brindisi di Londra , del 1864 , proclamò il Mazzini suo maestro : più tardi , invelenitosi e incancrenitosi il dissidio con lui e ancor più con i mazziniani , volle disdirsi affermando di essere stato italiano e repubblicano dall ' infanzia , senza doverlo a Mazzini . Maestro di Garibaldi , come di tanti altri , il Mazzini lo fu veramente ; ma la struttura spirituale del discepolo era e rimase profondamente diversa dalla sua . Garibaldi fu il capo ideale della guerra di popolo , il condottiero capace di trascinare e guidare sui campi di battaglia i singoli cittadini , di infiammarli e soggiogarli a pro della causa nazionale , con un disinteresse personale nativo , ingenuamente eroico . Egli incarnò lo spirito nazionale ­ popolare italiano anelante all ' indipendenza , alla libertà , alla giustizia , in tutta la sua forza primitiva , in tutta la sua purezza immediata : fu molto più vicino al popolo di Mazzini , lo comprese e ne fu compreso assai meglio . Ma , appunto perché incarnava così bene la coscienza popolare nella sua ingenuità , egli non era capace di superarla , di dirigerla verso le mete lontane ed ultime . Realizzò meravigliosamente la seconda parte del dittico mazziniano « pensiero e azione » , ma non altrettanto la prima . Di temperamento assai più realistico del Mazzini , era altresì di ben minor profondità di pensiero e lungimiranza di visione : il concetto mazziniano dell ' autocreazione popolare gli sfuggiva , e il fondamento ultimo religioso del programma mazziniano gli rimase estraneo . Professando sinceramente la superiorità ideale della repubblica , Garibaldi si fermò alla constatazione di buon senso che proclamar la repubblica italiana nel 1860 era impossibile ; e poiché al tempo stesso egli allargava il concetto di repubblica comprendendovi qualsiasi governo consentito dal popolo ( se gli Inglesi , egli diceva , sono contenti del governo della regina Vittoria , questo deve considerarsi repubblicano ) , trovò senz ' altro nei plebisciti la consacrazione della monarchia di Vittorio Emanuele , senza fermarsi né sulle condizioni particolari di questi , né sulla esigenza politica ulteriore rappresentata dalla richiesta mazziniana della costituente , che a lui parve una semplice perdita di tempo . Una volta riconosciuto che da Napoli non si poteva procedere a Roma e a Venezia , non c ' era più ragione per Garibaldi di ritardar le annessioni ; la portata politica del problema scompariva per lui dietro quella territoriale . A questa maniera di vedere contribuì la sua persuasione che per fondare la nazione italiana ( e non solo questa ) occorresse la dittatura temporanea : nella fattispecie , la dittatura di Vittorio Emanuele , senza considerare che non di una dittatura temporanea si trattava , ma di una fondazione dinastica permanente . Solo più tardi , dopo il 1870 , Garibaldi parlò come Mazzini della insufficienza dello statuto sardo e della necessità di sostituirlo con un patto nazionale . La politica europea dopo il Quarantotto : dai popoli ai governi Il contrasto fra Mazzini e Cavour circa le direttive per la soluzione della questione italiana si collega , o s ' inquadra , in un metodo e una visione diversi di politica europea ; diversità che fa capo anch ' essa , come quella precedente , alla diversità di temperamento morale fra i due uomini , ma si connette a tutto lo svolgimento europeo prima e dopo il 1848 . Debbo ripeter qui quanto scrissi in un articolo del febbraio del 1935 , e tornai poi a scrivere più volte . Parziale e superficiale è la concezione comune secondo cui il periodo dal 1859 al 1870 , con le sue realizzazioni dell ' unità italiana e germanica , sarebbe stato nient ' altro che la prosecuzione e l ' adempimento dei programmi nazionali impostati nel periodo antecedente , fino al 1848 compreso . Tra questi programmi e quelle realizzazioni esiste invece una differenza profonda . Nel primo periodo i promotori dei diversi movimenti nazionali avevano sognato un ' Europa libera tutta e riorganizzata solidamente per opera dei popoli fratelli . Il Mazzini dette le formulazioni più classiche , più splendide di questo programma , e lo trasportò sopra un piano metafisico e religioso , con la sua concezione dei popoli come delle varie membra di un unico corpo , quello dell ' umanità ; concezione affine - - e l ' affinità era a lui ben nota - - a quella del Nuovo Testamento , dei cristiani costituenti il corpo di Cristo . Ma , anche senza salire a queste altezze vertiginose , gli agitatori nazionali e sociali contemporanei del Mazzini sentirono come lui intensamente ed espressero questa solidarietà fra i popoli europei , questa unità delle singole cause nazionali . Vedemmo anzi come , anche fuori del campo degli agitatori , negli scrittori moderati italiani , si ritrovi - - sia pure sopra un piano non più democratico ­ rivoluzionario - - l ' idea fondamentale dell ' unità spirituale europea , del legame strettissimo fra le cose d ' Italia e d ' Europa , del còmpito italiano di ricongiungersi all ' Europa e di servire allo sviluppo della civiltà europea . Dopo il 1850 , i movimenti nazionali , da popolari e solidali , tendono a divenire governativi e a muoversi ciascuno entro la propria limitata sfera . Alle iniziative popolari succedono quelle dei capi di stato e di governo , i quali seguitano a vedere le connessioni internazionali , a tenerle d ' occhio , ma solo come opportunità politiche da sfruttare per i singoli fini nazionali ­ statali . Caratteristico , per esempio , nel 1859 è il contrasto fra Kossuth , che mirava a fare dell ' indipendenza ungherese un obiettivo di guerra autonomo per la Francia e il Piemonte , e Napoleone III , per il quale l ' Ungheria non è se non una pedina da giocare per la vittoria della guerra in Lombardia . Sempre nel 1859 , Napoleone III e Cavour non hanno altra preoccupazione che di rassicurare lo zar che in Lombardia volontari polacchi a combattere non andranno . Così ogni causa nazionale procede ormai per suo conto , e l ' abbandono dell ' una si fa servire a vantaggio dell ' altra . Il Mazzini rimase sempre fedele alla concezione europeo ­ democratica delle nazionalità . Egli seguitò sempre a guardare a tutta l ' Europa contemporaneamente ; e non già al solo fine di scrutare qualsiasi possibilità di sfruttamento delle diverse situazioni europee a pro dell ' Italia , ma per una coscienza profonda della solidarietà fra le sorti delle diverse nazioni . Si trattava sempre per lui della internazionale dei popoli contro l ' internazionale dei re . Anzi , questa tendenza in Mazzini si può dire che si accentui col passare degli anni : dopo il 1860 v ' è una lettera di lui in cui dice , presso a poco , che la testa gli fa male per la gran confusione che c ' è in essa di popoli , movimenti popolari e insurrezioni in corso od in aspettativa in mezza Europa . Fino alla morte , il Mazzini seguitò a considerare il Risorgimento italiano come solidale con la dissoluzione dell ' impero absburgico , e questa congiunta a sua volta con quella dell ' impero turco . Egli così vedeva in un unico quadro la liberazione e la ricostruzione nazionale dei popoli dalla Polonia alla Grecia ; e riteneva in particolare che fosse missione precipua dell ' Italia favorire la liberazione e la costituzione nazionale dei popoli slavi e stringersi con essi . Anche su questo terreno la concezione e il metodo Napoleone III ­ Cavour trionfò di Mazzini ; e , come sempre succede a chi trionfa , ebbe gli applausi unanimi del « fatto compiuto » . Pure , conseguenza capitale di quel trionfo fu che taluni problemi nazionali venissero risolti , altri rimandati : Italia e Germania si costituirono in unità ; il grande piano europeo per la dissoluzione dell ' impero absburgico e di quello turco , e la loro ricostruzione come federazione di popoli , fu messo da parte . Ma i problemi rinviati rimanevano : essi si fecero più tardi acuti , improrogabili , e fu la guerra europea del 1914 . Napoleone III e Mazzini Vi fu dunque per il Mazzini una triplice ragione di combattere la politica regio ­ cavouriana dell ' alleanza con Napoleone III : 1 ) iniziativa straniera , anziché nazionale ; 2 ) alleanza col dispotismo ed esclusione dell ' iniziativa popolare ; 3 ) mutilazione del programma europeo delle nazionalità . Uno dei punti di vista sotto cui si può considerare la storia d ' Europa nella seconda metà del secolo XIX è quello dell ' antitesi , e insieme di una certa affinità , fra Mazzini e Napoleone III . Luigi Napoleone fu uomo assai superiore moralmente - - e forse non inferiore come importanza storica - - a Napoleone « il Grande » . Là dove il secondo non aveva pensato che alla sua carriera e grandezza ( o tutt ' al più alla grandezza materiale della Francia ) , il primo ebbe sinceri interessi europei e umani , sentì veramente taluni ideali . Un controllo della sua sincerità è la mancanza delle pose e delle messe in scena tanto care allo zio . Luigi Napoleone intravide più di un aspetto capitale del problema europeo : liberazione delle nazionalità come base di un nuovo pacifico assetto europeo , elevazione delle masse operaie , sanità feconda del libero scambio internazionale ( il trattato di commercio anglo ­ francese del 1860 rimane una delle cose più belle compiute in quel periodo in Europa ) . Il primo e il secondo punto erano gli obiettivi stessi del Mazzini : e insomma - - l ' abbiamo già accennato - - il programma che la democrazia francese del Quarantotto aveva rifiutato di assumere fu Napoleone III a farlo suo , almeno in una certa misura . Ma tra Napoleone III e Mazzini v ' era una differenza capitale di spirito , autoritario e cesareo nell ' uno , democratico e religioso nell ' altro . Si considerarono reciprocamente come antagonisti massimi ; e per Napoleone III l ' esule di Londra , povero e apparentemente isolato e inerme , fu tra le più costanti e maggiori preoccupazioni . Fra loro si contendeva l ' iniziativa europea , se dovesse essere del cesarismo o di « Dio e popolo » ; se la nuova Europa dovesse sorgere solo a pro del popolo , o anche per mezzo del popolo . La contesa massima fu intorno all ' Italia : nella fase decisiva della questione italiana , se si guarda attentamente e spassionatamente , due furono le iniziative propriamente dette , di Mazzini e di Napoleone III : la monarchia sabauda e lo stesso Cavour seguirono , e la loro azione fu il risultato e come la diagonale delle due iniziative ; bensì , da terzi divennero primi , grazie alla capacità di combinazione e di realizzazione , all ' equilibrio sovrano , all ' ispirazione liberale di Cavour . Napoleone III sentiva che alla soluzione del problema italiano erano legati i suoi destini ; e infatti egli cadde per essersi arrestato all ' ultimo passo , rimanendo vittima del clericalismo assolutistico e del potere temporale . Il Mazzini fremeva all ' idea che un despota , per giunta straniero , dovesse foggiare la nuova Italia aggregandola al suo carro , togliendole , per il corpo , l ' anima . Di questo asservimento e tradimento furono complici necessari ai suoi occhi Cavour e la monarchia sabauda . Napoleone III , tenendo l ' occhio al Mazzini e stimolato non solo dal desiderio di prevenirlo , ma ( noi crediamo , nonostante ogni altra opinione in proposito ) anche dal timore di esser tolto di mezzo dal Partito d ' azione , strappò l ' iniziativa di mano al cospiratore londinese . ( Notammo già che il colloquio di Plombières seguì solo di alcuni mesi l ' attentato di Orsini ) . Ma l ' iniziativa strappata non poté essere svolta da lui integralmente per il vizio intrinseco del suo regime , che avrebbe voluto attuare il liberalismo democratico europeo con mezzi nazionalistici e autoritari . Analisi dell ' unificazione plebiscitaria Fra l ' aprile '59 e il marzo '61 - - si dovrebbe anzi dire l ' ottobre '60 - - in un periodo , cioè , favolosamente breve , fu realizzata l ' unità italiana , non più esistita territorialmente da tredici secoli , dall ' invasione longobarda in poi , e come autonomia politica unitaria non esistita mai . Basta questa sola considerazione a mostrare l ' assurdità della tesi ( seppur non è troppo onore chiamarla con questo nome ) che vorrebbe ridurre il Risorgimento al processo di espansione territoriale progressiva dello stato sabaudo . Questo , dopo aver messo settecento anni per arrivare dalle Alpi al Ticino , avrebbe da sé , per sua miracolosa forza intrinseca , ingoiato in due anni tutto il resto d ' Italia . La sproporzione enorme non si spiega se non intendendo che ben altre e più profonde forze hanno giocato nell ' unificazione , tutto un processo secolare etico ­ politico il quale per un concorso di circostanze realizzò nel corso di un biennio il risultato politico territoriale , parte essenziale , ma non unica né suprema , del Risorgimento . Piuttosto , la rapidità prodigiosa di questa realizzazione sarà un motivo di più per indagare se in essa non si celasse qualche imperfezione costituzionale . Quelle circostanze straordinariamente concorrenti furono : iniziativa popolare ( rivoluzioni dell ' Italia centrale , spedizione dei Mille , progetti e tentativi per l ' abbattimento di tutto il potere temporale ) ; azione politico ­ militare della monarchia sabauda ; elementi molteplici della situazione europea , e cioè , oltre l ' alleanza franco ­ piemontese e tutta la politica di Napoleone III , la politica di Palmerston e Russell favorevole all ' unità italiana , la crisi interna austriaca , il dissidio austro ­ prussiano , e più ancora l ' austro ­ russo . Nel biennio fatidico , la monarchia , e per essa Cavour , agisce come elemento mediatore ( nel proprio interesse , oltreché in quello dell ' Italia ) fra l ' iniziativa popolare e la politica europea . La mediazione fu opera di straordinaria capacità politica , superiore per la complessità di elementi conciliati alle più belle realizzazioni diplomatiche di Bismarck ; ma mediazione non avrebbe potuto esserci senza i termini da mediare . Ora , l ' iniziativa popolare fu del Mazzini , o d ' ispirazione e provenienza , diretta o indiretta , mazziniana ( si ricordi quel che abbiamo detto circa la Società Nazionale ) ; e se un ' altra influenza possiamo indicare accanto ad essa , è quella del liberalismo radicale . È dunque prettamente antistorico considerare , in onore del demiurgo o deus ex machina Vittorio Emanuele o Cavour , l ' azione mazziniana dopo il 1849 - - e in particolare nel biennio decisivo - - come inefficace o addirittura dannosa , come ostacolo all ' opera realizzata . Il fatto capitale per l ' unità italiana non fu la guerra franco ­ piemontese contro l ' Austria del 1859 , che per sé non avrebbe prodotto ( e nelle intenzioni formali di Napoleone III non avrebbe dovuto produrre ) che il regno dell ' alta Italia e la confederazione : un ritorno , cioè , alla prima fase quarantottesca . I fatti capitali per l ' unità furono tre : le insurrezioni dell ' Italia centrale , la spedizione di Sicilia , la spedizione delle Marche e dell ' Umbria . Sono tre pensieri ­ azioni mazziniani , e in ogni caso popolari ­ rivoluzionari . Di essi , i primi due furono altresì realizzati , almeno nella spinta iniziale , come rivoluzione popolare ( si tenga presente che la rivoluzione toscana del 27 aprile , la più importante fra quelle dell ' Italia centrale , fu opera precipua del Partito d ' azione ) ; la spedizione dei Mille , anzi , è il tipo stesso dell ' insurrezione e della guerra popolari , con l ' eroe popolare per eccellenza , Garibaldi . Il terzo fatto fu realizzato dalla monarchia , la quale fece sua l ' idea , con inizi di fatto , della rivoluzione popolare . E la fece sua - - si leggano le lettere di Cavour del tempo - - perché ritenne che questo fosse l ' unico mezzo per salvare se stessa , perché l ' unità italiana non si facesse repubblicanamente . Ancora una volta , anzi proprio al momento buono , giocò il dilemma ben visto da Vittorio Emanuele II : o re d ' Italia o « monsù Savoia » . Il Mazzini si piegò ad accettare la partecipazione direttiva della monarchia e anzi la promosse , pur prevedendo il risultato contrario al suo ideale repubblicano , perché in lui prevalse su ogni altra cosa il desiderio dell ' unità , che in questo caso era proprio l ' unità territoriale a preferenza di quella politico ­ morale . Egli bensì riservò per sé e per i suoi il diritto di opposizione politica , e cioè di seguitare la propaganda per gli ideali repubblicani . Anch ' egli , dunque - - considerato da tanti come l ' intransigente settario , il puro oppositore , l ' idealista col capo nelle nuvole , - - vide la realtà politica , e seppe adattarvisi nell ' interesse supremo della nazione ; anzi dal suo punto di vista la questione da farsi sarebbe se non vi si adattò anche troppo . Fu un sacrificio magnanimo , un caso grandioso di sic vos non vobis . Donde , allora , il dissidio persistente fra lui e il nuovo ordine di cose , dissidio che fece del maggiore apostolo dello stato unitario , una volta questo realizzato , un cospiratore e un reprobo fino alla morte ? Il Mazzini intendeva che il popolo italiano dovesse pronunciarsi , quale comunità nazionale , liberamente , direttamente e integralmente , sul suo regime politico ; egli reclamava « un patto nazionale » dettato da una costituente . Anche il Gioberti del Rinnovamento aveva detto che , dopo la dittatura piemontese , occorrente alla liberazione e costituzione d ' Italia , l ' ordinamento politico ­ giuridico della nazione avrebbe dovuto essere opera di una dieta universale della nazione . I plebisciti non furono agli occhi del Mazzini un equivalente della costituente e del patto , perché non preceduti da discussione in sede di libera lotta politica , perché le formule loro non ponevano altra ipotesi concreta che l ' unione al regno costituzionale di Vittorio Emanuele II , perché infine essi implicarono l ' accettazione pura e semplice per tutta Italia di uno statuto puramente piemontese , e di concessione regia . Ai suoi occhi tutto ciò si risolveva in una aggregazione esteriore e quasi in una conquista , al posto della creazione popolare di una nuova Italia . E non poté non confermarsi in questa idea allorché il Parlamento , votando il regno d ' Italia ( e si trattava di un parlamento eletto a suffragio assai limitato ) , proclamò Vittorio Emanuele secondo e non primo . Era , cioè - - pensò il Mazzini e con lui il federalismo repubblicano e in generale la democrazia , - - la continuazione della monarchia sabauda , non la creazione di una nuova monarchia italiana : diritto divino , non diritto popolare ; quel diritto divino che , sia pure accoppiato con la « volontà della nazione » ( e sia pure col sottinteso di escludere la teocrazia papale ) , faceva aperta e primaria mostra di sé nella formula d ' intitolazione per gli atti del nuovo regno . Questo giudizio del Mazzini non può affatto essere considerato - - come piacque e piace fare ai « liberali moderati » - - un semplice apriorismo dommatico , o anzi stortura settaria . Occorre distinguere in esso il giudizio sul procedimento di unificazione del '60­61 , considerato hic et nunc , nella sua sostanzialità politico ­ giuridica immediata , dall ' altro apprezzamento : quello sul risultato futuro dell ' unificazione così avvenuta , cioè sulle virtualità contenute o meno nello stato italiano così costituito , insieme con le derivanti conseguenze di condotta politica in confronto dello stato medesimo . Sul primo punto , il giudizio storico viene a coincidere sostanzialmente con quello politico mazziniano ( o anche repubblicano federale ) . È un fatto da constatare - - rimanendo poi libero ciascuno di valutarlo come gli piace , dal punto di vista del Risorgimento o dell ' Antirisorgimento - - che il procedimento annessionistico plebiscitario ­ parlamentare , con cui fu costituito il regno d ' Italia , rappresentò non una costituzione fatta dal popolo italiano con piena illuminazione di coscienza e libertà di volere , ma una improvvisazione di necessità , un compromesso fra forze popolari e poteri conservatori dinastici , sotto la triplice pressione dell ' unico stato italiano rimasto in piedi , della diplomazia europea , e della mancanza , nella prospettiva immediata , di ogni altra soluzione accettabile ( che non fosse cioè il ritorno allo stato di cose precedenti o l ' occupazione straniera o l ' anarchia ) . Si agi da tutti - - da Vittorio Emanuele e da Cavour , come da Garibaldi e da Mazzini adottanda il principio « capo ha cosa fatta » , che Gioberti aveva inculcato nel Rinnovamento . L ' improvvisazione di necessità si tradusse nel carattere imperfetto dei plebisciti e nella convalida di essi da parte di un parlamento eletto a suffragio ristretto , e nell ' adozione pura e semplice dello statuto octroyé nel '48 da Carlo Alberto al Piemonte ; cioè in quei connotati contro i quali si diresse l ' opposizione mazziniana . Pertanto , questa improvvisazione , di necessità non fu , hic et nunc , nell ' immediata realtà politico ­ giuridica , una creazione vera e propria del nuovo stato nazionale , ma , precisamente , l ' annessione a uno degli stati italiani preesistenti di tutti gli altri . Da queste constatazioni esatte il Mazzini dedusse , per la sua mentalità dommatica e statica , un giudizio di condanna definitiva e una pregiudiziale d ' intransigenza assoluta nei rispetti del nuovo stato , tornando così , in confronto del regno d ' Italia , alla posizione d ' intransigenza rivoluzionaria tenuta verso gli antichi stati italiani . Egli non vide ( per quella certa deficienza di mentalità liberale che fu sempre in lui ) come , attraverso tutti i rabberciamenti dell ' antico , ci fosse nella costruzione improvvisata una novità sostanziale , includente in sé la virtualità di sanare il vizio d ' origine . La novità era il regime liberale , che , superiore alla lancia d ' Achille , sanava le ferite altrui oltreché le proprie . Esso permetteva nella lotta politica quotidiana di saggiare , modificare , e trasformare anche radicalmente la costruzione medesima . Dalla lotta politica quotidiana sarebbe derivata la convalida o meno di quanto era stato operato nella costruzione improvvisata di necessità . Vero è che la mentalità dommatica e statica , rispetto al regno d ' Italia , non fu solo del Mazzini , ma altrettanto , se non più , dei suoi avversari liberali moderati e perfino dei ralliés del Partito d ' azione , i quali , facendo dei plebisciti non un atto politico in svolgimento , ma un feticcio immobile , considerarono la costruzione del 1860­61 come un noli me tangere ; e nel giuramento parlamentare videro la consacrazione giuridica di questa intangibilità , mutilando e falsando il concetto della sovranità e dell ' iniziativa nazionali , base del Risorgimento . Una conseguenza capitale della « costruzione di necessità » , cioè della formazione del regno d ' Italia attraverso il procedimento annessionistico ­ parlamentare che abbiamo caratterizzato , fu che le classi popolari , non avendo partecipato direttamente alla costruzione , non poterono neppure far valere in essa i loro interessi specifici ; e perciò il programma sociale del Risorgimento - - impostato dal Mazzini , dal Ferrari , dal Gioberti del Rinnovamento , e più arditamente di tutti dal Pisacane , mentre i moderati e lo stesso Cavour lo avevano sostanzialmente ignorato - - rimase fuori dalla nuova costruzione . Fu l ' aspetto negativo sociale del « moderatismo » , del carattere di compromesso insito alla formazione del regno d ' Italia , aspetto complementare di quello politico , o piuttosto ( come si è accennato già ) conseguenza necessaria di questo , poiché è sempre vero il principio « politique d ' abord » . Ma anche per questa lacuna particolare valeva , come per quella generale , la possibilità di rimedio insita nel regime liberale . Destra e sinistra Dopo il 1861 una divergenza capitale fra il Mazzini e il governo monarchico ( dietro cui la Destra , che Cavour aveva allargato e trasformato , tornò a prender carattere di partito oligarchico ) fu quella circa il metodo per il compimento dell ' unità nazionale : divergenza che non era se non un caso particolare del dissenso generale preesistente . Se il Mazzini aveva sostenuto sempre il principio « l ' Italia farà da sé » , a maggior ragione lo sosteneva adesso che lo stato italiano comprendeva la quasi totalità della penisola , con più di venti milioni di abitanti . Tutt ' al più egli ammetteva una certa prudenza riguardo a Roma , non ignorando la possibilità di un urto armato con la Francia e di una guerra su due fronti , che avrebbe potuto segnare la rovina della formazione unitaria appena realizzata . Di fronte all ' Austria , per il Veneto , nessun dubbio per lui ; occorreva il duello diretto fra il vecchio e il nuovo stato , con l ' insurrezione popolare come battistrada e la congiunzione al movimento generale di liberazione dei popoli sottomessi agli Absburgo . Alla solidarietà dei popoli ( l ' abbiamo già avvertito ) il Mazzini in quest ' ultimo periodo è più che mai fedele , nonostante l ' evoluzione in senso contrario della politica europea : egli inquadra sempre l ' Italia nella ricostruzione generale europea sulla base delle nazionalità affratellate , ed è sempre contrario ad ogni isolamento nazionalistico . Con il Mazzini conveniva in queste idee tutto il Partito d ' azione , che si distingueva appunto dai moderati di governo per il suo ricorso all ' iniziativa popolare , senza attendere il cenno governativo . Il Partito d ' azione , però , non aveva una volontà così risoluta e compatta come quella del Mazzini ; soprattutto , non era risoluto e compatto nella pregiudiziale repubblicana che il Mazzini tornò a impiantare dopo la convenzione di settembre , e soprattutto dopo gli scacchi del '66 . Principale personaggio del Partito d ' Azione accanto a Mazzini - - e anzi praticamente più influente di lui - - era Garibaldi . Ma questi , di fronte a « Dio e Popolo » , seguitava a dar la preferenza a « Italia e Vittorio Emanuele » : era insomma assai più disposto ( anche dopo Aspromonte e Mentana ) ad aspettare l ' iniziativa , se non del governo moderato - - che avversava non meno di Mazzini , - - del re , per cui ebbe sempre fiducia e simpatia . In quanto alla repubblica , Garibaldi la rimandava alla volontà futura del popolo italiano . La questione romana Riguardo alla questione romana , vi era tra il governo e il Partito d ' azione un dissidio non solo circa il modo di togliere Roma al papa , ma anche intorno all ' atteggiamento da prendere di fronte al papato e alla situazione da fargli in una Roma divenuta italiana . Era una questione non più solo politica , ma religiosa : tornava il problema religioso del Risorgimento e di tutta la storia italiana . Il neoguelfismo era praticamente finito , salvo certe velleità conciliatrici tuttora esistenti in gruppi di cattolici nazionali , che ebbero influenza , se non per una soluzione della questione romana , per il modus vivendi di fatto realizzato . La soluzione governativa era stata formulata da Cavour poco prima della morte e lasciata in eredità alla Destra , la quale peraltro non l ' accolse se non con beneficio d ' inventario . Era la parte più elevata della concezione politica cavouriana , quella con cui il Cavour , staccandosi più arditamente dall ' empirismo moderato , s ' innalzò verso le vette dell ' ideale . Il suo concetto era che l ' applicazione dei principî liberali alle relazioni con la società religiosa ( libera Chiesa in libero Stato ) avrebbe avuto per effetto la conversione del cattolicismo e del papato ai principî di libertà , la loro riconciliazione con la società moderna . Egli era fisso nell ' idea che l ' antiliberalismo pontificio fosse un effetto del potere temporale ; i concordati e i principî giurisdizionalistici erano una necessità , finché il pontefice riuniva nelle sue mani i due poteri : scomparsa la causa , sarebbe scomparso l ' effetto . II Cavour non aveva una nozione chiara dei principî cattolico ­ romani sulla Chiesa società perfetta , dotata di poteri completi e autonomi , legislativi , giudiziari , coercitivi , e sulla natura intima del diritto canonico , per cui il giure , con le sue implicazioni esteriori , fa parte integrante del cattolicismo . Perciò la soppressione del potere temporale con la libertà concessa alla Chiesa gli fa balenare , non come ideale lontano e vago , ma come possibilità concreta già esistente , l ' accordo fra i due principî morali fondamentali della società : religione e libertà . Per tal modo , il Cavour , così realistico , così empirico , così diplomatico sul piano della questione nazionale puramente politica , si innalza , su quello della politica ecclesiastica , a una concezione diversa nel concreto da quella mazziniana , ma di spirito affine , poiché si tratta anche qui di una grande suprema missione riserbata all ' Italia per la civiltà europea e umana . La differenza fra il binomio « Dio e Popolo » e quello « Religione e Libertà » consisteva in ciò : che nel binomio mazziniano v ' era l ' ideale di una umanità totalmente , misticamente associata , di una religione dell ' umanità assorbente la politica ; mentre nel binomio cavouriano s ' intravede una società futura di cui , ricondotto il potere statale alla sua funzione di semplice strumento per la convivenza umana pacifica , ordinata e sicura , la libera collaborazione degli individui si svolgerebbe senza più ostacoli , diretta al pieno sviluppo dei valori spirituali . La Destra cavouriana , dopo la morte del maestro , abbandonò questo idealismo di lui ( qualche tentativo di mantenerlo vi fu , invano , da parte del Ricasoli ) , e riportò la sistemazione della questione romana sul piano del compromesso politico ­ ecclesiastico . In quanto al Partito d ' azione , anticlericale e antipapale , esso non voleva sapere di guarentigie in favore del pontefice , e neppure , propriamente , di libera Chiesa in libero Stato : esso parlava di annullamento totale del papato politico , considerato come nemico irriducibile , e vagheggiava la distruzione del papato spirituale , non propriamente per un atto diretto di forza , ma come conseguenza dell ' abolizione del potere temporale e della riduzione del papato a un regime di diritto comune . Anche il sistema di Cavour , in ultima analisi , approdava al diritto comune , ma con spirito profondamente differente , in quanto si riprometteva dal regime di questo un rifiorire del cattolicismo , anziché una sua sparizione . Contro il papato e il clero sono note le escandescenze di Garibaldi , che non debbono essere prese alla lettera ; più in generale , il Partito d ' azione non lavorò effettivamente a realizzare il suo programma anticlericale , e una volta arrivato al potere come Sinistra , seguitò la politica ecclesiastica della Destra . Un concetto organico di politica ecclesiastica , di fronte a quello del Cavour , l ' ebbe solo il Mazzini . Per lui era assurda la separazione della Chiesa dallo Stato , salvo come espediente provvisorio . Chiesa e Stato per lui erano come anima e corpo ; al cattolicismo papale invecchiato egli opponeva la nuova religione di « Dio e Popolo » , la nuova rivelazione che doveva scaturire per opera diretta divina dalla coscienza popolare , e che doveva dare il significato supremo al Risorgimento italiano . Il Mazzini perciò fu un reciso oppositore della formula « libera Chiesa in libero Stato » , da lui giudicata vuota e atea . Egli la giudicava così perché , al solito , la trasportava senza neppure avvedersene - - o piuttosto in conformità al suo principio solito di unità mistica - - dalla sfera dei rapporti giuridici e politici a quella delle relazioni morali ultime . E così , non si rendeva conto che l ' ordinamento di separazione fra Chiesa e Stato vagheggiato da Cavour non impediva punto quell ' azione della religione sulla politica , dello spirituale sul temporale , dell ' ideale sulla realtà , da lui , Mazzini , giustamente reclamata ; ma poteva anzi favorire quell ' azione , era diretto a renderla più libera e pura . Era cioè un tentativo per attuare ciò che il Mazzini medesimo , nel suo sforzo teoretico per conciliare autorità e libertà , domandava quando scriveva : « Desideriamo che un pensiero comune ci colleghi in attività verso un oggetto comune ; ma vogliamo che unione siffatta abbia il libero nostro consenso ; vogliamo che oggetto siffatto sia di tutti , non di classe o di setta » . Dal 1861 al 1870 Nell ' insieme , il tono politico generale in Italia dopo il 1861 si abbassa . La partecipazione del popolo alla vita pubblica , e più particolarmente al compimento dell ' edificio nazionale , diminuisce invece di accrescersi . Abbiamo da una parte una politica segreta di gabinetto , che in conclusione si riduce ad aspettare i contraccolpi dei cambiamenti internazionali ; dall ' altra , moti ristretti , isolati , colpi di testa , come quelli che condussero ad Aspromonte e Mentana . L ' elaborazione interna del nuovo stato si compie per opera quasi unicamente governativa , con ben scarso concorso dell ' opinione pubblica e dello stesso parlamento ( che seguita ad essere eletto a suffragio ristrettissimo ) . Questo fenomeno , che potremmo chiamare di involuzione oligarchica , non è speciale del Risorgimento italiano , anzi è ancor più accentuato altrove , particolarmente in Germania ; e si collega con quella trasformazione del moto politico europeo dopo il '48 , di cui abbiamo discorso sopra . Trionfarono di fatto , in tutto e per tutto , le soluzioni monarchico ­ governative . Non vi fu insurrezione a Roma , non a Venezia , né rivolgimento generale dell ' impero austriaco . La liberazione del Veneto fu un fatto puramente diplomatico ­ militare di governi , spoglio di qualsiasi elevazione etico ­ politica : esso si compì attraverso le sconfitte militari ( non vergognose né rovinose per sé , ma divenute tali per l ' inettitudine dei comandi supremi ) , l ' umiliazione nazionale della consegna da parte dello straniero , la rinunzia al Trentino e tanto più alla Venezia Giulia . Per Roma si ebbero due iniziative fallite , senza reazione popolare italiana ; si mantenne la sudditanza a Napoleone III che prese corpo nella convenzione di settembre ( oggetto delle imprecazioni di Mazzini e di tutto il Partito d ' azione ) ; fallirono le trattative con l ' Austria e la Francia per la soluzione diplomatica della questione romana ; solo la guerra del 1870 portò Roma all ' Italia , e perfino allora in primo tempo il governo riconfermò la convenzione di settembre . Neppure all ' ultimo momento vi fu a Roma l ' insurrezione popolare : si rimase in attesa delle truppe regie . Seguì l ' ultimo plebiscito , il trasporto della capitale , e all ' esigenza mazziniana della costituente nessuno prestò ascolto . Per la sistemazione del pontefice la legge delle guarentigie adottò la soluzione cavouriana , ma riducendola a semplici termini di modus vivendi , con la rinunzia agli ideali di riforma del cattolicismo . Il Post ­ risorgimento Dopo il 1870 quell ' abbassamento di tono , di cui abbiamo già parlato dopo il 1861 , diviene una constatazione generale . Due apprezzamenti si contrastano in suo confronto . Il primo trae dalla constatazione conseguenze svalutative per tutto il periodo di vita politica italiana dal 1870 alla guerra , mirando a stabilire una opposizione fra il Risorgimento , che non si vuol rinnegare , e il regime liberale ­ democratico che ne fu il risultato . L ' altro considera che ormai le questioni più grosse , i problemi fondamentali erano risolti : quelli che rimanevano , o anzi che sarebbero sempre sorti di nuovo , non erano così gravi e urgenti , così pregiudiziali : era la vita ordinaria che succedeva a quella eroica del Risorgimento . La seconda valutazione è sostanzialmente la vera ; ma occorre distinguere e precisare . La costruzione politico ­ morale non poteva esser terminata con quella politico ­ territoriale . Anche senza accettare il semplicismo della formula azegliana ( « L ' Italia è fatta : restano a fare gli Italiani » ) , già il fatto che la seconda costruzione fosse avvenuta così in fretta poteva far sospettare che ci fosse ancora parecchio da fare per la prima . Il Mazzini , che tanto accoratamente espresse la sua delusione innanzi all ' Italia realizzata , così diversa da quella del suo sogno , concretava politicamente questa delusione un po ' vaga - - che per sé poteva significare semplicemente il divario esistente tra ideale e realtà - - seguitando ad auspicare , al di là dello stato unificato , la società nazionale realizzante un nuovo grado del disegno divino , mentre in seno ad essa società la libera propaganda delle idee avrebbe preparato i gradi ulteriori . Era la concezione sostituente per il Mazzini , sopra un piano più alto , quella liberale ­ costituzionale dei due partiti alternantisi al potere . Anche per chi non accetta nelle sue particolarità l ' ideologia etico ­ politica mazziniana , si pone il problema della continuità fra Risorgimento e Post ­ risorgimento ; e più precisamente , se le premesse dello svolgimento successivo siano state poste effettivamente e sufficientemente coll ' unificazione , e se ad esse abbia corrisposto lo sviluppo medesimo . È un problema che conviene concretare in tre punti : culturale , etico ­ religioso , politico propriamente detto . Qui dobbiamo limitarci a cenni rapidissimi , esaminandolo innanzi tutto per il cinquantennio che va dall ' unificazione alla prima guerra mondiale . Che la vita culturale italiana in questo periodo abbia partecipato effettivamente , fruttuosamente , alla vita culturale europea , su un piede di eguaglianza spirituale e strutturale , non c ' è dubbio : potrà discutersi il quanto e il come , non la cosa in se stessa . Fra il processo del Risorgimento e l ' europeizzazione della coltura italiana non vi è semplice relazione cronologica , ma legame intimo : si tratta appunto di quel programma europeo che abbiamo visto comune a tutte le correnti di pensiero e di azione del Risorgimento ; sia che , nel prepotente patriottismo di Mazzini e nella costruzione baroccamente grandiosa del Primato giobertiano , si formulasse come riconducimento dell ' Europa all ' Italia ; sia che , come nei moderati , nei radicali , nel Gioberti del Rinnovamento e nel pensiero più spassionato e nel comportamento pratico del Mazzini stesso , si presentasse come esigenza di ricongiungimento dell ' Italia all ' Europa . Possiamo dunque dire che nel campo culturale il Risorgimento pose le premesse necessarie e sufficienti allo sviluppo dell ' Italia unita , e che alle premesse risposero le conseguenze : fioritura della vita letteraria , artistica , scientifica , sopra un piano europeo , con sempre maggiore avvicinamento al livello dei paesi più progrediti . Che in talune parti , confrontando l ' ispirazione ultima , il tono spirituale della coltura italiana della seconda metà del secolo XIX con quella della prima metà , potrà riscontrarsi piuttosto una discesa , occorre tener conto innanzi tutto che si tratta di un fenomeno non solo italiano , ma europeo ; e , in secondo luogo , che ogni processo di diffusione della coltura si associa quasi fatalmente a un certo abbassamento qualitativo , almeno temporaneo , e non per ciò quel processo risulta meno fisiologico , meno progressivo . L ' aspetto etico ­ religioso è quello per cui sono più facili e frequenti i lagni di abbassamento dopo il 1870 , e a cui più si rivolgevano le recriminazioni del Mazzini ; ma è altresì quello a cui maggiormente conviene l ' osservazione di massima fatta sopra , che un certo abbassamento era nella natura stessa delle cose , e perciò deve considerarsi come un processo fisiologico , di crescita e non di decadenza . Il periodo della lotta intensa , continua , mortale - - nelle congiure , nelle insurrezioni , nelle guerre , negli scritti e nella propaganda orale che erano pure battaglie , nei contrasti necessari fra i diversi indirizzi nazionali - - doveva naturalmente avere ritmo di vita più intenso , battito di polsi più accelerato , voli più eccelsi di idee e impeti più magnanimi di azione che non il periodo successivo della vita nazionale quotidiana entro la costruzione già realizzata , con la sua parte inevitabile di « routine » , quantitativamente grande . Il punto vero , se si vuol compiere fruttuosamente una valutazione spirituale del Post ­ risorgimento , senza perdersi nel moralismo e nelle querimonie temporis acti , è se l ' unità morale italiana , alla cui costruzione o ricostruzione aveva lavorato , come ultimo obiettivo , il Risorgimento , appaia o no mantenersi e progredire nel periodo successivo . Noi diamo risolutamente risposta affermativa . Dal 1870 al 1914 la coscienza nazionale italiana non solo ha retto alla prova del còmpito quotidiano , tanto spesso monotono e grigio , ma si è consolidata e dilatata . Chiunque ricordi la vita italiana al principio del secolo non potrà non sottoscrivere a questo apprezzamento . Naturalmente non contrastano , prima o dopo il 1900 , episodi singoli , momenti di depressione , perché occorre guardare alla linea complessiva . Tanto meno contrastano le lotte di partito anche vivaci , che sono anzi condizione e conseguenza al tempo stesso di una vera vita nazionale , poiché - - come bene spiegava il Balbo quasi un secolo fa - - non è possibile vedere l ' utile della patria italiana al medesimo modo da un capo all ' altro d ' Italia , e le parti altro non sono che queste opinioni diverse sull ' utile nazionale , la cui libera espressione è tra i primi e più utili risultati della libertà della nazione . Il punto più delicato , per la coscienza nazionale italiana e per l ' unità morale della nazione nel Post ­ risorgimento , fu il conflitto fra la Chiesa e lo Stato , culminante nella questione romana . Nei primi anni dopo il 1870 , e specialmente in Roma capitale , poté sembrare davvero che fosse aperta una scissura irrimediabile , un abisso , fra due società , la « bianca » e la « nera » , fra due Italie . Eppure non era così . Anche allora , anche in Roma , nel mondo agitantesi tra Vaticano e Quirinale , e perfino in Pio IX e nella Curia , la scissione era meno profonda di quanto apparisse ; permaneva una volontà ultima di modus vivendi , abbozzato fin dai primi giorni ; v ' era il senso che altro fossero le necessarie impostazioni giuridico ­ diplomatiche , altro la vita quotidiana complessiva e i sentimenti intimi . Col tempo , la cicatrizzazione fu sempre più rapida , la fusione sempre più larga e intima . Nel regime delle « parallele » - - cioè di una effettiva separazione della Chiesa dallo Stato senza bisogno di proclamazione , col rispetto delle esigenze ecclesiastiche essenziali , della vita religiosa del popolo italiano , e insieme dell ' aconfessionalità governativa , - - nell ' ambiente della libertà di coscienza e di pensiero , di una libera e pacifica discussione di tutte le idee , nel fiorire progressivo della coltura e della coscienza moderna , da una parte i patrioti italiani si spogliarono dell ' anticlericalismo ispido e settario che era stato un ' arma per i tempi di combattimento ; dall ' altra , i cattolici italiani - - anche i « clericali » - - deposero , in diritto o in fatto , i loro pregiudizi e le loro pregiudiziali ; riconobbero che dalla perdita del potere temporale la Chiesa aveva guadagnato , che la legge delle guarantigie non era stata e non era espediente diplomatico o illusione giuridica , ma realtà effettuale assicurante piena libertà al papato ; si accostarono sempre più alla vita italiana , fino a parteciparvi pienamente in posizione di primo piano nell ' immediato dopoguerra . Altro ostacolo principale all ' unità morale italiana provenne dalla « questione sociale » , dalla lotta di classe . E anche qui si ebbe un primo periodo di contrapposizione violenta , intransigente : i patrioti gridavano addosso al socialismo come se fosse anarchia o alto tradimento , i socialisti parlavano del proletariato che non ha patria . Ma anche qui la scissione intransigente era piuttosto nell ' immaturità reciproca , nella lotta politica occasionale e nella retorica di partito , che nella necessità delle cose e nei sentimenti ultimi ; i quali , in ogni caso , si modificarono da una parte e dall ' altra , e con loro i metodi di lotta e le realizzazioni di questa . La possibilità di enunciare nettamente , crudamente , contrasti e rivendicazioni , di agire per il riconoscimento delle proprie esigenze , chiarificò le posizioni reali e avvicinò gli spiriti . Il regime liberale si mostrò sempre più imparziale nei conflitti sociali , sempre più accogliente verso le nuove classi e le nuove forze politiche ; e queste presero sempre più coscienza dei loro vincoli con la patria comune e assunsero sempre maggiormente il loro posto entro il quadro nazionale . Parlando dell ' entrata proletaria nella vita nazionale siamo già passati al terzo punto , all ' evoluzione politica propriamente detta del Post ­ risorgimento . Il punto capitale era infatti , su questo piano , l ' immissione effettiva del popolo nel nuovo stato . Si può trovare che a questa esigenza si provvedesse assai imperfettamente , specie nel primo decennio . Una questione importantissima in Italia , date le sue tradizioni storiche , la sua struttura cittadina , la sua configurazione geografica , era quella delle autonomie locali , o decentramento , secondo il termine comune e infelice . Essa fu posta da parte quasi senza esame ; e con questo il processo del Risorgimento ebbe una grave lacuna . La semplice estensione del suffragio tardò fino al 1882 , sebbene Francia e Germania avessero da tempo il suffragio universale , e in Inghilterra si fossero successe le riforme elettorali . L ' indifferentismo del corpo elettorale , spesso rilevato in base al numero degli astenuti , mostrava come la maggiore consapevolezza delle classi superiori avesse dei limiti , e rendeva quindi più forte l ' esigenza dell ' ampliamento . Si ritornava qui al fallimento italiano ed europeo del '48 , a quella frattura nello svolgimento nazionale , a quel cambiamento nell ' indirizzo della politica europea , a quel tanto d ' incompiuto e d ' imperfetto nel processo plebiscitario unificatore , di cui abbiamo discorso . Tuttavia non conviene esagerare . Lo strumento fondamentale per la partecipazione alla vita politica e per l ' elevazione delle classi popolari era assicurato e funzionò , con le libertà pubbliche e la vita parlamentare . La monarchia costituzionale fra il 1870 ed il 1914 mostrò nell ' insieme una sua vitalità , nonostante arresti e crisi gravi ( secondo ministero Crispi , Novantotto , secondo ministero Pelloux ) , perché queste furono di breve durata e non intaccarono la struttura del regime liberale , non pregiudicarono cioè le condizioni necessarie per correggere le deviazioni e riprendere il cammino in avanti . Sia pure lentamente , la partecipazione dei nuovi strati alla vita politica andò sempre aumentando ; dopo il 1900 , essa si fece rapida e intensa coll ' entrata in scena del proletariato , di cui abbiamo già fatto cenno , alla quale si accompagnò il miglioramento economico e l ' elevazione generale nelle condizioni di vita delle classi popolari . Il tono della vita politica tornò a innalzarsi , la lotta politica riprese con intensità feconda ; già prima della guerra si arrivò al suffragio quasi universale . Poiché la monarchia costituzionale , dopo le incertezze e deviazioni temporanee , accennate sopra , si adattava e anzi presiedeva allo sviluppo liberale ­ democratico ­ sociale , nella fedeltà alla lettera e allo spirito dello statuto e dei plebisciti , si veniva corrispondentemente risolvendo e assorbendo la pregiudiziale mazziniana della costituente e del patto nazionale , donde la quasi sparizione del Partito repubblicano . In tutti e tre gli ordini , culturale , religioso , politico , l ' Italia alla vigilia della guerra del 1914 mostrava di possedere nelle realizzazioni del Risorgimento gli elementi necessari per proseguire il suo processo di sviluppo politico ­ spirituale . Le tradizioni del Risorgimento e la politica internazionale dello stato italiano Sul piano internazionale , il Risorgimento politico ­ territoriale giunto a conclusione tramandò al nuovo stato una base materiale , una tattica politica e talune direttive generali . La base materiale era l ' Italia unificata , con i suoi ventisei milioni di abitanti cresciuti rapidamente a trenta e oltre , e dotata man mano degli apprestamenti economici e tecnici e della forza militare corrispondenti . Non era una base sufficiente per primeggiare rispetto alle grandi potenze preesistenti , e neppure per gareggiare fin dal principio con esse : tuttavia , l ' Italia era una grande potenza , anche se all ' ultimo posto e non sempre riconosciuta come tale ; aveva in sé gli elementi necessari per difendersi , per far valere i suoi diritti essenziali , per prendere posto man mano nel concerto europeo , come di fatto avvenne . Il giudizio complessivo sulla posizione internazionale raggiunta dall ' Italia nel cinquantennio unitario ( nonostante ogni episodio meno felice , ogni divergenza su questo o quell ' indirizzo di politica estera ) sembra debba essere coscienziosamente positivo : la generazione post ­ risorgimentale non tradì il deposito affidatole , anche se non sempre l ' abbia amministrato nel modo migliore . Nel periodo della realizzazione politico ­ territoriale del Risorgimento , il governo piemontese e poi italiano si era appoggiato principalmente all ' alleanza francese ; anche il '66 non portò un cambiamento sostanziale perché l ' alleanza prussiana fu inquadrata bene o male in quella francese , e dopo la guerra non ebbe seguito . Tuttavia Mentana e l ' ostinazione successiva di Napoleone III sulle sue posizioni romane allentò il vincolo ; la guerra del '70 rovesciò l ' impero napoleonico e cambiò radicalmente la situazione . Si ebbe allora un nuovo contrasto fra moderatismo e Partito d ' azione : il primo preferì una politica della mano libera , mentre il secondo propugnò l ' alleanza germanica . Le visite regie del 1873 a Vienna e a Berlino rappresentarono un compromesso fra le due tendenze . Dopo le rapide , vaghe illusioni del 1877 ( alleanza con Germania e Russia contro Austria ) e le disillusioni del congresso di Berlino , le parti - - in corrispondenza con il cambiamento avvenuto in Francia - - furono quasi rovesciate : da sinistra vennero le maggiori contrarietà all ' alleanza con gli imperi centrali , da destra il maggior favore , anche se fu la Sinistra al potere ad effettuare l ' alleanza . Decisero la volontà e il criterio regi , entrando in gioco preoccupazioni dinastico ­ conservatrici contro il repubblicanesimo alleato della Francia e , al tempo stesso , irredentista contro l ' Austria . Un quindicennio di triplicismo puro finì nei disastri del secondo ministero Crispi : e allora vi fu un lento ritorno nell ' altro senso , a cui parteciparono direttamente elementi di Destra che riprendevano le antiche tradizioni . Si ebbe l ' intesa con la Francia , e poi anche con la Russia , mentre la Triplice si ridusse a puro elemento di statica europea . Attraverso questi cambiamenti rimase punto fisso , non contestato da alcuno , l ' amicizia coll ' Inghilterra , basata sulla coincidenza d ' interessi per l ' equilibrio nel Mediterraneo ( contro la Francia , eventualmente anche contro la Russia ) e risalente idealmente all ' atteggiamento favorevole dell ' opinione pubblica inglese e dello stesso governo verso la rivoluzione e l ' unità italiane ( la famosa nota Russell del 27 ottobre 1860 in favore dell ' autodeterminazione dei popoli ) . Sostanzialmente la politica estera italiana nelle sue diverse fasi ( ma specialmente nell ' ultima ) fu una politica di equilibrio . La più piccola fra le grandi potenze europee e la più giovane , collocata sull ' orlo del continente , aveva per necessità primaria l ' assenza di un dominio o predominio europeo . Era la traduzione in termini di politica strumentale del retaggio prezioso del Risorgimento , l ' indipendenza nazionale . Questo interesse aveva preminenza assoluta rispetto a qualsiasi ampliamento parziale . Di qui la cautela verso l ' irredentismo anche quando ne fu neutralizzato il carattere repubblicano antidinastico . E tuttavia , nonostante ogni prudenza , si ebbero conseguimenti importanti per Tripoli , per i Balcani , per il Mediterraneo orientale . L ' alleanza con l ' Austria aveva un elemento di contrasto con le tradizioni e le idealità del Risorgimento . Non si trattava solo della rinunzia all ' irredentismo , che in ogni caso si sarebbe dovuto accantonare per la situazione generale europea ( neanche la Francia poté avere la sua guerra per l ' Alsazia ­ Lorena ) . Oltre l ' irredentismo , era in gioco la politica verso i popoli balcanici e le nazionalità slave e rumena dell ' Austria ­ Ungheria . Le due direttive , moderata ( Balbo ) e mazziniana , tornarono ad urtarsi . Una specie di diagonale fu rappresentata dall ' articolo 7 della Triplice ( compensi all ' Italia in caso di occupazioni austroungariche nei Balcani ) ; in realtà , con quell ' articolo si rimaneva sul terreno della vecchia politica . Eravamo impegnati alla politica di conservazione dell ' Austria Ungheria e della Turchia , le cui sorti erano legate più che mai secondo l ' intuizione mazziniana . Se alla conservazione fosse andata unita una evoluzione , preparante la libertà e l ' assetto nazionale dei popoli nei due imperi , niente di meglio . Così non fu ; né all ' Italia può spettare in questo la parte di responsabilità maggiore . Ne derivarono la guerra del 1914 e le rivoluzioni danubiano ­ balcaniche del 1918 . VII CRISI DEL POST ­ RISORGIMENTO Mussolinismo e nazionalismo Lo scoppio della guerra europea al principio dell ' agosto 1914 sconvolse dalle fondamenta la politica estera italiana , basata sull ' alleanza con uno dei due gruppi di potenze in guerra e sulle intese con i membri dell ' altro gruppo ; E lo sconvolgimento si propagò quasi immediatamente alla politica interna . Ebbe inizio , per lo stato italiano del Post ­ risorgimento , una crisi ; crisi che maturò negli anni 1915­22 , scoppiò apertamente in quelli seguenti , e volse a catastrofe . Chi avesse fatto il punto dello svolgimento politico italiano alla vigilia della guerra europea - - il cinquantenario del Regno ne offriva l ' occasione migliore - - avrebbe trovato che esso era un punto culminante . L ' Italia stava realizzandosi come democrazia nazionale , liberale e sociale . Vi era tuttavia un fattore generale di debolezza nella ancor limitata diffusione dell ' educazione politica , e nella conseguente ristrettezza di base della classe dirigente . La vita politica italiana somigliava a un adolescente di complessione delicata , che presenta un rigoglio giovanile , ma non è assicurato ancora contro malattie di costituzione , pericolose per la sua esistenza . Precisamente a malattie costituzionali del genere si potevano paragonare due nuovi fattori della vita politica italiana , entrati in campo alla vigilia della guerra e in considerazione dei quali si deve affermare che la crisi interna italiana precedette , in realtà , quella estera . I due nuovi fattori erano il socialismo mussoliniano e il nazionalismo , allora in antitesi estrema apparente , in realtà affini e destinati in pochi anni a confondersi insieme . La ripresa rivoluzionaria del socialismo italiano , durante e subito dopo la guerra di Libia , fu qualcosa di assai diverso dalla tendenza intransigente che nel decennio anteriore aveva lottato , in seno al partito socialista , contro il riformismo . Benito Mussolini non faceva questione di collaborazione o meno con i partiti e i governi borghesi , ma propugnava ( contro tutto lo svolgimento del socialismo , da Marx in poi ) l ' azione diretta come metodo normale di lotta politica . Il mussolinismo veniva a rinnegare il gioco normale dei partiti , la vita parlamentare , il metodo liberale , l ' evoluzione progressiva e consensuale . Esso si incontrava col precedente sindacalismo , trasponendone metodi e spirito dalla lotta sindacale a quella politica : ispiratore comune Georges Sorel , il cui verbo ebbe allora larga diffusione in Italia , dai pulpiti più diversi , e da cui molta gente apprese il culto della violenza e l ' odio della democrazia . In quel culto e in quest ' odio il neorivoluzionarismo mussoliniano si trovò appunto a comunicare col nazionalismo . Questo movimento sorse fra noi negli anni immediatamente precedenti alla guerra libica , e crebbe durante essa a importanza nazionale . Gli iniziatori provennero dalle più diverse parti : dal campo conservatore ­ liberale , dalla democrazia irredentistica , dal sindacalismo , e fraternizzarono dapprima in un generico slancio patriottico per l ' elevazione e la grandezza d ' Italia . Dietro questo patriottismo generico , però , c ' erano una dottrina politica , una ideologia e un metodo di lotta politica , che andarono assumendo lineamenti sempre più precisi , con un processo parallelo di secessione e di ricomposizione nel corpo degli adepti . L ' ideologia del nazionalismo italiano era una combinazione di positivismo spenceriano ( lotta per l ' esistenza , selezione , trionfo del più forte ) e di statalismo tedesco hegeliano o neohegeliano , fusi nello stampo dottrinario del nazionalismo francese di Daudet e Maurras ; e la fusione era impregnata di retorica patriottarda e imperialistica , e di nietzscheismo bellicistico , eroicizzante , antiumanitario : maestro nell ' una e nell ' altro Gabriele D ' Annunzio . Era dunque un ' ideologia di molteplici impronte , quasi tutte estere , completamente estranea alle tradizioni italiane del Risorgimento , direttamente opposta al suo spirito liberale e umanitario . Questo spirito , il nazionalismo italiano coscientemente lo rinnegava , dichiarando che l ' unica cosa importante nel processo risorgimentale era stata la formazione territoriale ­ statale , di cui le idealità del Risorgimento dovevano considerarsi semplici strumenti occasionali , da gettar via , a formazione compiuta , come inutili ingombri , o piuttosto da eliminare come fermenti di dissoluzione . Ideale politico del nazionalismo era la distruzione del liberalismo , della democrazia , del socialismo , per il dominio dispotico dello Stato ­ nazione , ente puramente astratto e formale nei suoi lineamenti teorici , ma che in pratica assumeva le funzioni di un idolo : Moloch ingoiante i cittadini sacrificati al suo nume . Era una risurrezione dell ' antico Stato assoluto , ma assai peggiorato , perché se ne estendeva illimitatamente il potere e l ' arbitrio , abbandonandone il vecchio contenuto morale ; e così il nazionalismo si costituiva come ripresa inasprita e peggiorata dell ' Antirisorgimento . Con questa ideologia il nazionalismo non poteva trovare i suoi appoggi che negli elementi più retrivi della nazione ; e tali appoggi furono i denari dei siderurgici e i voti dei clericali . Questi erano allettati dalla lotta antimassonica e antiliberale del nazionalismo , dalla larga parte ch ' esso riserbava all ' influenza ecclesiastica , dall ' esaltazione del papato ( in quanto potenza politica , non in quanto fattore religioso ) come elemento costitutivo , fondamentale della grandezza italiana . L ' alleanza con i clericali più spinti completava e svelava il carattere nettamente antirisorgimentale del nazionalismo . E tuttavia esso , ostentatamente antiliberale , penetrò anche largamente nel campo liberale , in quanto i liberali italiani erano divenuti in gran parte dei semplici antisocialisti conservatori e anzi reazionari ; e , inaciditi per l ' esclusione dal potere , non pensavano che a riprenderlo con tutti i mezzi , non rifuggendo neppure da un ' opera disgregatrice che meritò ai più estremisti di loro la qualifica di anarchici . A questi simpatizzanti « liberali » , e in genere ai « benpensanti » , il nazionalismo si imponeva con i suoi metodi di lotta presi in prestito ai « sovversivi » : linguaggio e gesti violenti , aggressività personale , tumultuarietà piazzaiuola . Il contenuto reazionario , cioè , si realizzava attraverso il metodo demagogico : alleanza che , con la complicità dei « conservatori anarchici » , doveva divenire nel dopoguerra una chiave della politica italiana . Dalle giornate di maggio alla marcia su Roma La politica estera dei nazionalisti era imperialistica , diretta puramente all ' espansione materiale della nazione , senza riconoscimento dei principî ideali e di valori universali per l ' ordinamento internazionale ; e cioè , anche qui , in antitesi diretta col Risorgimento sia quello di Cavour , sia , e ancor più , quello di Mazzini . Erano fautori dell ' alleanza germanica , e anzi la consideravano come qualcosa di permanente e necessario , perché da essa attendevano una guerra di conquista mediterranea e coloniale a spese della Francia e dell ' Inghilterra , senza curare il problema fondamentale di un soddisfacente assetto europeo . La dichiarazione di neutralità italiana e le disposizioni degli spiriti in Italia li indussero , senza troppi scrupoli , a rovesciare le loro posizioni , e a passare dalla parte antigermanica , cercando di farsene i capi . Con l ' attacco dell ' Austria alla Serbia e la guerra europea derivatane , la politica triplicistica dell ' Italia , dopo un trentennio , si trovava scossa alle basi . La preoccupazione di difesa contro la Francia era ormai svanita , mentre ingigantiva la preoccupazione per l ' espansione austriaca nei Balcani . In quanto al motivo conservatore ­ dinastico , che tanta importanza aveva avuto per la fondazione della Triplice , esso aveva già perduto ogni efficacia , di fronte agli svolgimenti interni italiani : riprendeva invece , trionfante , l ' irredentismo , non più legato al repubblicanesimo antidinastico , e con esso la tradizione del Risorgimento e l ' ideologia nazionale democratica ( di cui la Triplice Intesa si faceva paladina ) , non senza forte concorso della francofilia massonica largamente diffusa in Italia . A questa ideologia parvero aderire i nazionalisti italiani , abbandonando le loro concezioni imperialistiche e reazionarie : in realtà , essi portarono intatto nel campo democratico il loro spirito , e particolarmente il loro demagogismo . Altrettanto può dirsi dell ' altro passaggio , quello di Mussolini , dal neutralismo del partito socialista all ' interventismo , passaggio in cui egli poté affiancarsi con i sindacalisti rivoluzionari . In tutti e tre i casi , lo spiritus rector , o motivo conduttore , era quello della guerra per la guerra , e cioè della violenza , demolitrice del vecchio mondo liberale ­ democratico ­ pacifistico . Era uno spirito in diretto contrasto con quello dell ' altra ala dell ' interventismo , la democratica : numericamente assai superiore , e anche politicamente , ove si guardi alle posizioni acquisite ; ma che , nella lotta per l ' intervento e nei successivi contrasti col neutralismo , fu largamente dominata dal « dinamismo » demagogico degli alleati ­ nemici . Di fronte all ' amalgama interventistico , quello neutralistico non era molto più omogeneo : conservatori che potevano definirsi neutralisti della paura ; cattolici , largamente ispirati da motivi confessionali ; socialisti , di un pacifismo dommatico e obbedienti a una disciplina meccanica di partito ; infine nazionali puri , « apartitici » , che volevano la neutralità indifferenziata e manovrata , rivolta a cogliere le migliori occasioni per la tutela e l ' ingrandimento d ' Italia , senza rendersi conto delle forze ideologiche , passionali , necessariamente di carattere universalistico , scatenate dal conflitto europeo . Tutto lo schieramento politico italiano e la struttura stessa dei partiti rimasero sconvolti dalla nuova spartizione fra interventisti e neutralisti , con arresto e compromissione dello svolgimento politico post ­ risorgimentale , e cioè della formazione di una democrazia nazionale . Le giornate di maggio portarono lo sconvolgimento all ' estremo . Con la vittoria clamorosa , schiacciante , dell ' interventismo sul neutralismo - - vittoria che annullò quanto di proficuo , proprio dal punto di vista di una politica nazionale , era pur contenuto nel secondo - - si ebbe anche il trionfo della « piazza » sul parlamento , e il bando dalla nazione del capo della maggioranza parlamentare , Giolitti , infamato come traditore . Crollò così tutta la situazione politico ­ parlamentare formatasi dopo il 1900 , situazione che aveva sostenuto lo sviluppo politico ­ sociale del paese , congiungendo democrazia liberale e socialismo nei « blocchi popolari » e in parlamento . Il socialismo si ritrasse in una passiva opposizione di principio alla guerra , ai margini della vita nazionale , e la corrente conservatrice ­ reazionaria , che avrebbe voluto addirittura estrometterlo da questa vita , prese il sopravvento . La maggioranza interventista della democrazia rinnegò il suo capo ed i suoi alleati di ieri , accettandone la scomunica nazionale , mentre la minoranza neutralistica si chiuse , per lo più , in un ' acida politica di punzecchiature recriminatorie . Dominò la commistione di nazionalismo e mussolinismo ( cioè il fascismo già nato ) ; e così quella che fu detta , e in un certo senso fu , l ' ultima guerra del Risorgimento , si aprì con una profonda scissione morale , entro cui cacciò il suo ferro avvelenato L ' Antirisorgimento . Sarebbe potuta e dovuta intervenire la monarchia , pronunziando la parola pacificatrice e riparatrice , a difesa e salvezza di quella che era pure stata la sua politica , e di colui che era pure stato il suo uomo . Essa disertò , per incomprensione morale o per calcolo machiavellico , il suo còmpito : e fu la prima delle sue diserzioni nel trentennio fatale che vide il passaggio dal Post ­ risorgimento all ' Antirisorgimento . La scissione e la rissa interventistico ­ neutralistiche serpeggiarono durante tutta la guerra ; la corrente di patriottismo , che pure scorse larga e impetuosa specie dopo Caporetto , non valse ad eliminarle , e le dispute sulle cause di quella sconfitta e poi sui risultati della guerra le ravvivarono . Si ebbe tuttavia qualche tempo dopo la fine della guerra una riconciliazione tra democrazia interventistica e neutralistica ; ma non si riformarono una maggioranza in parlamento , e una situazione politica nel paese , di democrazia liberale e sociale . Vi fu uno sfaldamento miserabile di gruppi parlamentari , con vecchie e nuove scissioni personali . Nel polverizzamento di liberali e democratici si contesero il campo le nuove forze del socialismo massimalista , del popolarismo , del fascismo . Le due prime erano riuscite trionfanti dalle elezioni del 1919 , che segnarono l ' esautorazione della vecchia classe dirigente senza sostituirne una nuova . Il socialismo massimalista , rivoluzionario a parole , nullo nei fatti , perpetuò la divisione tra proletariato e democrazia formatasi per la guerra . I popolari , che avevano attratto a sé buona parte delle truppe liberali ­ conservatrici , non superarono l ' orizzonte della politica particolaristica e confessionale . Dalla moltitudine accozzata , senza coscienza politica e senza consistenza di classe , dei senzapartito , trasse le sue reclute il fascismo , sfruttando i sentimenti e gli interessi più diversi . Esso fece leva sul malcontento dei « combattenti » piccolo ­ borghesi ; sul patriottismo apolitico ( anch ' esso prevalentemente piccolo ­ borghese ) esasperato da qualche eccesso , artificiosamente ingrandito , del postumo neutralismo socialista , e più ancora dal mito - - di fabbrica machiavellico ­ demagogica del nazionalismo - - della « vittoria mutilata » o « tradita » ( in realtà , da un punto di vista puramente politico ­ territoriale , nessun paese aveva tanto guadagnato dalla guerra quanto l ' Italia , e i danni reali , non suoi soltanto , ma di tutta l ' Europa , andavano cercati in tutt ' altra direzione ) ; e soprattutto sulla paura del bolscevismo . Fu spalleggiato vigorosamente da agrari , industriali , massoni , « liberali » , e innanzi tutto dai nazionalisti . Questi ultimi divennero sempre più i veri ispiratori del movimento , che andò perdendo rapidamente quel tanto o quel poco che c ' era originariamente in esso di democratico ­ nazionale , e assunse fisionomia schiettamente reazionaria ­ antirisorgimentale . Dal nazionalismo , dal sindacalismo , e soprattutto dall ' arditismo di guerra il fascismo trasse - - duce Mussolini - - il metodo dell ' azione diretta ( cioè della violenza materiale ) , applicato contro il socialismo , e poi contro tutti gli avversari ; e nell ' applicazione di questo metodo si sostanziò la sua attività politica , inerti o complici le autorità statali e i ceti dirigenti . Si arrivò così alla « marcia su Roma » : che tuttavia sarebbe fallita - - e con essa si sarebbe avuta la liquidazione del fascismo - - se il monarca non avesse spezzato in mano al governo legale l ' arma di difesa , e chiamato al potere il capitano della rivolta contro lo Statuto e contro lo stato nazionale del Risorgimento . Dalla marcia su Roma al fascismo totalitario Con quella chiamata , re Vittorio Emanuele III di Savoia ­ Carignano si costituì responsabile diretto e primo di tutti gli svolgimenti anticostituzionali , antiliberali e antirisorgimentali del regime fascista . Questo ebbe dapprima qualche ambiguità di atteggiamento , grazie al gioco di equilibrio mussoliniano tra il fascismo puro e filofascismo « liberale » : ambiguità che ebbe la sua manifestazione tipica nel « listone » governativo per le elezioni del 1924 . Dopo il delitto Matteotti e le reazioni antifasciste - - immobilizzatesi nella passività dell ' « Aventino » , - - ogni ambiguità scomparve , tanto da costringere all ' opposizione , tardiva e impotente , anche quasi tutti i « liberali » . Mussolini allora , sgominati con la forza statale e con quella di partito tutti gli avversari , costruì integralmente lo stato fascista , dittatoriale ­ totalitario ; e il nazionalfascismo ( nazionalisti e fascisti si erano fusi anche formalmente all ' indomani della « marcia su Roma » ) si realizzò pienamente come Antirisorgimento , con la soppressione di tutte le libertà , l ' esautorazione e la distruzione del parlamento , la giustizia sottomessa al potere politico , il privilegio di partito annullante l ' eguaglianza fra i cittadini , lo sfruttamento dell ' economia nazionale a favore di bande di profittatori , l ' asservimento e l ' inquinamento della coltura nazionale per opera di concezioni grossolane e inconsistenti , che rinnegavano i principî umanistici fondamento della nuova Italia . Complice necessaria in quest ' opera di distruzione fu la Corona , la quale lasciò mano libera al fascismo e moltiplicò le manifestazioni spontanee di adesione ad esso . Così facendo , re Vittorio Emanuele III venne meno al giuramento e agli impegni della sua ascesa al trono , capovolse la politica da lui seguita nell ' anteguerra , abbandonò i fondamenti giuridici e le tradizioni morali della monarchia italiana uscita dal Risorgimento , e di questa monarchia distrusse la sostanza stessa , che era appunto nell ' associazione della dinastia sabauda con la libertà e con l ' autogoverno della nazione . Tra il 1922 e il 1926 la monarchia esistente in Italia dal 1861 venne meno , sostituita da un istituto indefinito e indefinibile , privo in pari grado di base legale e di consistenza politico ­ morale . Non si trattò di un ritorno ( che del resto non avrebbe avuto alcuna legittimità o giustificazione ) alla vecchia monarchia assolutistica dei Savoia del primo ramo . Il regime fascista era anzi , nella sua effettività politica e nei suoi incerti e rozzi tentativi di formulazione ideologica , la negazione di una simile monarchia ; bensì , attribuendo al monarca , e al monarca soltanto , la nomina e il congedo del capo del governo e la sanzione degli atti governativi , combinava ibridamente il totalitarismo di partito e la dittatura ducista con l ' arbitrio regio , in modo tale che sul re veniva a cadere la responsabilità finale di tutto . In pratica , sebbene il re fosse ridotto a una funzione di timbratura degli atti del regime , egli copriva questi atti con l ' autorità e il prestigio della monarchia . Ciò valeva soprattutto per l ' esercito , i cui capi non avevano mai superato il concetto feudale ­ assolutistico della fedeltà personale al monarca , e trovarono quindi nella sanzione data da lui al regime la giustificazione per tollerare o promuovere quella fascistizzazione dell ' esercito nazionale di cui si videro nel settembre 1943 i risultati finali . Dopo la monarchia , l ' alta borghesia , e più specialmente la cosidetta plutocrazia , fornì pure al regime un complice sostegno . Abdicando a quella che era stata la ragion d ' essere dell ' impresa capitalistica ( l ' iniziativa economica responsabile per l ' incremento della produzione ) , essa accettò tutti i capricci e gli aborti dell ' economia fascista , in cambio dei propri personali profitti conseguiti in un ' economia chiusa e dittatorialmente regolata , e in cambio della distruzione del sindacalismo operaio e della stessa personalità morale del lavoratore . Potremmo aggiungere , a questa enumerazione dei complici del fascismo , i conservatori , ciechi per settarietà e per paura ' ' rinneganti ogni autentico principio di conservazione ; e una gran parte del mondo dell ' alta coltura , datasi a praticare un opportunistico conformismo nei riguardi del regime , seminando la confusione nei cervelli e la demoralizzazione nei cuori . A rafforzare lo stato di asservimento del popolo italiano venne l ' intesa tra il Vaticano e il fascismo , fondata , o manifestatasi , con i patti del Laterano ( 1929 ) . Occorre nettamente distinguere in questi il contenuto materiale dalle condizioni politico ­ morali in cui furono stretti , e dai risultati che ne provennero per la situazione generale italiana . Il componimento della questione romana nella sua sostanza ( Città del Vaticano ) corrispondeva a soluzioni vagheggiate nel Risorgimento e nel Post ­ risorgimento , ed era poco più che una sistemazione bilaterale della legge delle guarentigie . Più vario e complesso giudizio sarebbe da fare - - ma non è qui il luogo , - - del Concordato , a seconda delle diverse clausole e di certi enunciati di principio . Ma il punto capitale , in questo nostro scorcio storico , è il momento politico in cui i patti del Laterano furono stretti , il loro Sitz im Leben ( secondo l ' efficace espressione tedesca ) , cioè il collocamento da essi trovato e la funzione vitale assunta nella crisi totale della vita politica italiana . L ' avviamento delle trattative venne a coincidere con l ' instaurazione piena della dittatura fascistico ­ mussoliniana , erigentesi sulla caduta del vecchio regime liberale ­ democratico , che era altresì l ' unico legale , l ' unico che potesse pretendere di rappresentare la libera volontà degli Italiani . Così gli accordi furono conclusi sul corpo dell ' Italia serva e dolorante , venendo ad affiancarsi alla cacciata dal parlamento dei legittimi rappresentanti del popolo , alla soppressione definitiva di tutte le libertà , al confino politico e al tribunale speciale . L ' effetto morale inevitabile fu di una sanzione ecclesiastico ­ papale all ' operato del fascismo e di colui che il pontefice , all ' indomani degli accordi , giudicò uomo provvidenziale : effetto confermato dall ' intervento ufficiale dei cattolici a favore del regime nelle « elezioni » che seguirono immediatamente . Risultato naturale fu l ' intesa che si stabili in tutta Italia fra le gerarchie ecclesiastiche e fascismo , la quale , mentre ribadì potentemente i ceppi del popolo italiano , dette , con il « clericofascismo » , l ' ultimo efficacissimo tocco al carattere antirisorgimentale del nuovo regime . Né il violento , ma breve conflitto fra governo fascista e Santa Sede ( 1931 ) per l ' Azione cattolica , né i contrasti occasionali fra i due poteri cambiarono questo stato di cose . Solo negli ultimi tempi del pontificato di Pio XI si ebbe la sensazione di un allontanamento tra Palazzo Venezia e Vaticano . La catastrofe Il regime liberale aveva lasciato a quello fascista , in politica estera , una eredità preziosa , il trattato di Rapallo : preziosa per le stipulazioni specifiche del trattato , e per le virtualità e gli additamenti in esso contenuti . Quel trattato , insieme al precedente di Saint ­ Germain , aveva completato per l ' Italia l ' opera del Risorgimento , e le aveva assicurato una sistemazione territoriale sufficientemente favorevole per far giudicare antinazionale qualsiasi tentativo da parte nostra di rimetterla in questione . Al tempo stesso erano poste le premesse di quella collaborazione fra l ' Italia e le giovani nazionalità balcaniche , additata già dal genio di Mazzini come la via maestra per la sicurezza e la grandezza del nostro paese . Il fascismo accettò materialmente l ' eredità di Rapallo senza farne proprio lo spirito , per esso inintelligibile ; e in questa inintelligenza trovò un compagno nel nazionalismo jugoslavo , più particolarmente croato . Le relazioni con la Jugoslavia si andarono facendo sempre più cattive ; il restringimento graduale dei vincoli fra le nazioni balcaniche ( compresa la Turchia ) si effettuò non sotto , ma contro l ' influenza italiana , lasciandole come solo campo d ' attività l ' irredentismo bulgaro , in contrasto con il còmpito pacificatore che essa avrebbe dovuto espletare ; con la Piccola Intesa , i buoni rapporti avviati al tempo di Rapallo fecero luogo a uno spirito di ostilità e all ' esclusiva influenza francese . Nei riguardi della Germania e del problema germanico , Mussolini iniziò il suo governo ponendosi a rimorchio della inintelligente politica di Poincaré ; quindi serbò un contegno di passività rispetto alla politica di Locarno , si tenne distante dalla Germania repubblicana e da Stresemann , come si mostrò ostile o almeno sprezzante verso la Società delle nazioni e gli ideali di pacificazione e collaborazione europee . Dopo il 1930 il fascismo si dette a sventolare demagogicamente la bandiera del revisionismo , proprio quando lo sgombero renano e la nuova sistemazione , o liquidazione , delle riparazioni , avevano sanato le piaghe maggiori di Versailles , e l ' ascensione del nazionalsocialismo tedesco - - favorita dal fascismo - - minacciava la pace europea e quello stato di cose che garantiva i frutti della vittoria italiana . Quando però Hitler mostrò i suoi appetiti verso l ' Austria , Mussolini ebbe un momento di lucido intervallo , con la « politica di Stresa » , cioè l ' intesa con le potenze occidentali . Ma l ' irrimediabile miopia del nazionalfascismo fece concepire e praticare anche quella politica sulla base dello spicciolo e opportunistico do ut des : quello che era interesse italiano primario , vitale , fu posposto , con l ' avventura etiopica , alla smania della conquista coloniale e al sogno grottesco di una « risurrezione dell ' impero » . Da quell ' avventura derivò la rimilitarizzazione renana , preludio della seconda guerra europea . Alle realizzazioni dell ' imperialismo hitleriano Mussolini prestò man forte con la politica dell ' « asse Roma ­ Berlino » , ispirata dagli interessi di partito del fascismo , fino all ' alleanza offensiva e difensiva del « patto d ' acciaio » , che pose l ' Italia alla mercé di Hitler , e fino alla partecipazione alla guerra scatenata da questo per il dominio nazional - socialista sull ' Europa e sul mondo , e per la distruzione della civiltà latina , europea e cristiana . L ' Italia era così costretta ad una guerra in cui , sconfitta , avrebbe perduto molto , vittoriosa , avrebbe perduto tutto : l ' indipendenza , la libertà , l ' onore e la sua stessa ragion d ' essere . Fu l ' apostasia finale del Risorgimento , il tradimento supremo verso la nazione . Dell ' apostasia e del tradimento fu complice necessaria , ancora una volta , la monarchia sabauda , che suggellò così la sua sentenza , scritta già da un quindicennio . Per opera della monarchia sabauda il Post ­ risorgimento si era concluso nell ' Antirisorgimento . La sospensione nello sviluppo istituzionale italiano avvenuta coi plebisciti cessava , il compromesso attuato mediante la monarchia costituzionale veniva meno . Al popolo italiano , abbandonato a se stesso dal tradimento dinastico , non rimaneva che prendere in mano da solo il proprio destino .
LA TERRA E L'IMPOSTA ( EINAUDI LUIGI , 1942 )
Saggistica ,
PARTE PRIMA IL PROBLEMA STORICO Capitolo primo Nel censimento milanese I . Il problema storico sta nell ' indagare quale sia l ' oggetto della imposta fondiaria secondo le norme della legge I marzo 1886 . Ma , guardando soltanto al testo della legge , dei regolamenti e delle istruzioni catastali , non si giunge ad una soluzione . Legge , regolamento ed istruzioni sono il frutto di una lunga elaborazione dottrinale , di vive discussioni parlamentari e , forse più che tutto , di una pratica secolare , di cui si potrebbero studiare le origini assai indietro nel tempo . Basti , per non risalire troppo oltre , fermarci al documento capitale in materia catastale , che è la celebre Relazione dello stato in cui si trova l ' opera del censimento universale del Ducato di Milano nel mese di maggio dell ' anno 1750 redatta dall ' economista Pompeo Neri , presidente dal 1749 della ristabilita Giunta del censimento . Ben dice il Messedaglia , nella classica relazione che da lui prende il nome , che il modello - - quale istituto tributario - - degli odierni catasti va ricercato nel celebre censimento milanese decretato nel 1718; né punto si esagera asserendo che questo è stato veramente l ' esemplare a cui si sono poscia conformate , così pel concetto , come per il disegno generale e i principii direttivi , tutte l ' altre istituzioni tributarie di questo genere : e non soltanto tra noi , ma anche in qualche altro paese . E prima Ruggero Bonghi , scrivendo di Valentino Pasini , che era stato nel 1863 , come poi si dirà ( cfr . § § 27 , 31 e 34 ) relatore della legge di imposta di ricchezza mobile , accennava a taluni i quali si credono essere molto più innanzi degli altri , solo perché disprezzano tutta la migliore e più reputata sapienza dei padri nostri , solo per soggiungere come il Pasini quantunque riputasse che la scienza non avesse ancora dilucidati i principii e le norme della stima censuaria , ed ammettesse che , anche dilucidati dalla scienza , non potrebbero essere ammessi subito dai governi , giacché tra la dimostrazione scientifica delle verità economiche e la loro applicazione pratica è necessario ed utile che passi un intervallo in cui quelle si maturino e si divulghino , pure credeva che in alcuni paesi il senno pratico avesse già prevenuto la scienza , e se non colte sempre da per tutto , né rigorosamente applicate in ogni parte le sue proprie divinazioni , ad ogni modo scoverte e seguite quelle migliori norme , a cui nella compilazione dei catasti bisogna attenersi . E questi paesi erano stati la repubblica veneta ed il ducato di Milano . La repubblica veneta abolì esenzioni , fissò il censo al territorio del fondo ; il censo milanese estendeva le venete scoperte , creava le mappe e quanto alla stima sostituì « ai dati somministrati dalle affittanze e dalle contrattazioni , quelle più ragionevoli del prodotto » . Il censimento milanese non fu solo l ' esemplare dei catasti moderni ; ma al tempo in cui il Messedaglia scriveva la relazione intorno al disegno di legge per la perequazione fondiaria , che divenne poi legge fondamentale nostra dal 1° marzo 1886 , esso era ancora in corso di attuazione tra noi . Ed invero una filiazione diretta dell ' antico censimento milanese può considerarsi senz ' altro - - scrive il Messedaglia a carte 29 (Mess., 43 ) della sua relazione - - il nuovo censimento lombardo ­ veneto , la cui opera si viene ancora continuando in alcune provincie in sostituzione a quel primo . Era nel 1886 ancora in vita la giunta del censimento in Milano ; e da quella giunta furono tratti alcuni tra i dirigenti del nuovo catasto . Delle idee informatrici della prima giunta del 1718 che prende il nome dal napoletano presidente don Vincenzo De Miro , vero creatore del catasto lombardo , della seconda del 1749 presieduta dal toscano Pompeo Neri e di quelle successive erano imbevuti gli uomini che presiedettero nel 1886 alla elaborazione della legge catastale italiana , primo fra tutti Angelo Messedaglia . Tanto ne erano imbevuti , da essere perciò fatti segno a critiche acerbe , come quando l ' on . Plebano , nella tornata del 18 gennaio 1886 , volendo tacciare di antiquato il metodo catastale proposto alla approvazione della camera , diceva : Il sistema di catasto che ci si propone , in sostanza non è altro che il famoso censo lombardo , né più né meno , splendidamente illustrato con una monografia , degna di tutta la considerazione , questo è vero ; ma non è in sostanza che il censo lombardo ; di guisa che io credo che coloro i quali dovranno applicare questa legge non avranno molte difficoltà da incontrare nel fare gli studi preparatori e le circolari , perché non avranno che da prendere la raccolta delle circolari della giunta del censo e troveranno là quanto occorre per applicare la legge stessa che oggi stiamo discutendo . 2 . Si può affermare che , se dal 1718 al 1886 erano mutate profondamente le dottrine degli scrittori intorno alla natura ed alla partizione dei redditi agricoli , la pratica estimativa dei redditi stessi era rimasta invariata , quale don Vincenzo De Miro la aveva codificata nelle sue prime istruzioni . Racconta il Neri , storico accuratissimo dei lavori della prima giunta , che questa , compiuta che ebbe la misura dei terreni , commesse a quattro dei più accreditati ingegneri di proporre un metodo , acciò tale operazione restasse eseguita con tutta la giustizia , e con tutti i riflessi convenienti alla generale uguaglianza , che per lo scopo del censimento si doveva stabilire . Sulla base della relazione dei periti ( 1724 ) , sentita la Congregazione dello stato e le rappresentanze dei pubblici , la prima giunta formò il 10 marzo 1725 le istruzioni alli stimatori . Colla scorta di queste , narra il Neri , fu eseguita la stima per mezzo delle persone più pratiche e più sperimentate , che in questo genere di perizia avesse il paese , calcolando il valore capitale dei terreni in ragione di quattro per cento sopra la rendita di essi , purificata dalla parte colonica , e da qualunque altra spesa di coltura e di reparazione , e da qualunque altra legittima deduzione da farsi per causa d ' infortuni celesti , e altre cause , secondo la pratica comunemente dalli stimatori ricevuta , e generalmente dalla giunta a quest ' effetto regolata nel modo più mite , e più benigno , e più favorevole al possessore ( pp . 127 e 128 ) . Pubblicata la stima con editto del 30 settembre 1726 , a decidere sui reclami , la giunta , in ubbidienza all ' imperiale dispaccio del 12 maggio 1728 , elesse sei periti che già avevano avuto parte nella formazione della stima , insieme ad altri otto , detti imparziali perché alla stima medesima estranei , affinché rivedessero la fatta stima per ben due volte , la prima in confronto ai singoli possessori e la seconda in contraddittorio con le pubbliche rappresentanze dei comuni e delle provincie dello stato . Del metodo tenuto nella stima e nella revisione dà conto una relazione delli 22 gennaio 1732 , dalla quale qui si traggono i brani relativi al punto che ci interessa , omesse le parti relative a punti singolari , come acque , gelsi , molini , ecc . ecc . ( da p . 136 a 139 ) : Erano le generali instruzioni ... Primo . Una attenta ricognizione oculare di ciascun fondo per individuare la sua intrinseca attitudine , ed assentarli la squadra ... Un diligente esame della rendita , osservando colla perizia dello stimatore la quantità e qualità del frutto , che una pertica di ciascuna qualità di fondo può produrre , non tralasciando di prendere esatte informazioni dalle persone più pratiche del luogo , e riconoscere ancora le investiture , acciò coll ' oculare ispezione e pluralità delle notizie si assenti maggiormente la cavata con chiarezza ed accerto . Ricavata la vera rendita , farvi ogni e qualunque deduzione sì per il lavorerio , come per le spese degli edifizi , riparazioni ecc . Nella valutazione dei grani , regolare il loro prezzo massimo , mediocre , ed infimo . Il riso bianco a lire 15 , 14 e 13 Il formento a lire 12 , 11 e 10 La segala a lire 8 e 7 Il miglio ed il melgone a lire 6 e 5 per ogni moggio di misura milanese . E per tutti gli altri frutti , come varj di qualità , e valore , apprezzarli a giudizio dello stimatore , secondo le circostanze dei luoghi . Che la rendita d ' ogni fondo da valutarsi , s ' intenda quella porzione di frutto , che di netto va al padrone , dedotto l ' intero lavorerio , la semente ed ogni altra ecc . , servendosi perciò in ogni parte dello stato di quell ' ordine di lavorerio , che venga costumato in tal sito . Ove i terreni sono affittati a denaro , servirsi di detto ordine di lavorerio , ed indi confrontare la risultanza coll ' affitto , per accertarsi , se la cavata costituita a quel fondo sia sussistente , avvertendo , che il prodotto della rendita non debba uguagliarsi rigorosamente all ' affitto in denaro , sul riflesso , che tali affitti sono per lo più stabiliti colli prezzi maggiori assegnati ai frutti : pure , quando colla sua perizia lo stimatore comprenda che il prodotto del fondo uguagli od ascenda lo stesso fitto , starà alle sue certe risultanze . Se s ' incontrino fondi , che produchino frutti diversi o d ' incerto valore , come lo sono le ortaglie , e simili , ai quali non può fissarsi vero prodotto , si abbia presente il fitto , e da quello se ne ricavi la rendita , avvertendo di servirsi dell ' equità , essendo fitto a denaro . Per li fondi di tenue cavata , come sono i pascoli , brughiere , zerbi e simili , che per lo più sono nei monti , ai quali non può fissarsi precisa minuta per la stima , se li darà un più verisimile valore , senza l ' obbligo di calcolarli la rendita , e questo dovrà essere a giudizio dello stimatore , premesse le dovute informazioni . Il ceppo nudo , e sito affatto sterile , ed infruttifero ( come che non dà prodotto ) si lasci senza valutazione . Ricavata la rendita dei fondi colle misure predette , se li faccino le debite deduzioni . Per quello riguarda il lavorerio , si ritenga in tutto il costume del paese , come sopra si è detto , affine di giustificare la parte dominicale da valutarsi , osservando anche quanto distintamente è stato coll ' approvazione della real giunta assentato dalli stessi periti circa i terreni nei monti , ed altre qualità nelle rispettive provincie . Per le deduzioni degli infortuni celesti si osservi , cioè : Alli coltivi , ed agli avvitati nei siti in pianura , se gli deduca il nono . Al lino il settimo . Ai prati il decimoquinto . Ed ai boschi il decimo ottavo . E nelle parti montuose , alle selve , agli avvitati ed agli coltivi se li deduca il settimo , nel resto come sopra . Per le spese dell ' adacquazione nei terreni adacquatori , siccome in un solo territorio possono esservi diversità di acqua , e di spesa tra possessore e possessore a proporzione di pertica , si assenti di regolare tale spesa colla maggior risultanza , cioè della maggiore che risulterà da uno dei primi estimati , e ciò affinché in un solo territorio si faccia la stessa deduzione perché ne risulti una sola stima . Siccome nel ricavare la rendita deve considerarsi ogni sorta di frutto , così nelle deduzioni non deve lasciarsene alcuna . Perciò si abbia presente qualsiasi altro riflesso che possa minorare la cavata , acciò questa resti del tutto pura , avvertendo , che non deve farsi alcuna deduzione di qualsiasi carico regio camerale o locale . Ridotta in netto la rendita dei frutti , si valutino alli prezzi fissati dall ' eccellentissima giunta , ritenendo il prezzo massimo nei siti , ove il frutto riesce di miglior perfezione , ed ha maggior esito , e con minore spesa , così declinando con quelli di minor perfezione , meno esito , e maggior spesa , la qual notizia facilmente si potrà avere . Per stabilir poi detti prezzi , dovranno convocarsi tutti li stimatori , che opereranno in una stessa provincia , o situazione , acciò vadino concordi . Se si volesse riassumere in una definizione il contenuto del concetto di rendita imponibile osservato dagli stimatori milanesi , non si saprebbe trovarne altra migliore di quella del codice : hoc fructuum nomine continetur quod justis sumptibus superest ( VII­51 ) . Dal pensiero degli stimatori milanesi è assente qualunque accenno a distinzioni del reddito in varie parti od a derivazioni indipendenti di queste parti del reddito da certe forze produttive del terreno ( ad esempio , dal terreno per sé , dai capitali fissi , dal capitale circolante o dal lavoro ) . Lo stimatore conosce solo i « frutti » del suolo o la « cavata » o la « rendita » , che sono tutte parole sinonime , usate ad indicare il prodotto lordo della terra . Dal prodotto lordo devono essere dedotte « tutte » le spese , nessuna esclusa . Come il prodotto deve essere calcolato nella sua interezza , così le spese devono essere valutate in modo da rendere la cavata netta « del tutto pura » . Le spese possono essere di lavorazione , di semente , di riparazione agli edifici , di perdite per infortuni . La cavata netta , o rendita imponibile o parte dominicale si identifica con quella porzione di frutto che di netto va al padrone , dedotta cioè dalla cavata lorda « la parte colonica » e le altre spese che sopra furono indicate . Lo stimatore concepisce cioè il frutto lordo del fondo diviso in due parti , di cui una sono le spese , principale fra esse la quota colonica , ed il resto « quod superest » è la parte dominicale che va al padrone ed è oggetto della imposta fondiaria . Ancor oggi l ' articolo II della legge I marzo 1886 dichiara che « rendita imponibile è quella parte del prodotto totale del fondo che rimane al proprietario netta dalle spese e perdite eventuali » . E l ' on . Messedaglia , nella tornata del 10 dicembre 1885 , a scagionarsi dalla accusa mossa al progetto da lui difeso di inspirarsi a teorie fisiocratiche , osservava : La fisiocrazia comincia col Tableau économique di Quesnay , che è del 1758 e il censimento milanese , il tipo normale di tutti i moderni catasti , data dal 1718 . La fisiocrazia non era allora ancor nata . Il prodotto netto di cui parliamo noi , il reddito catastale , non ha che vedere col prodotto netto dei fisiocratici ; come non ha che vedere con la rendita di Ricardo e di altri economisti . La relazione 1750 , della giunta del censimento , che si sa esser opera di Pompeo Neri , non ha una linea che si possa accusare di fisiocrazia ( pp . 15601 o II , 107 ) . Le parole del Messedaglia , capitali per la interpretazione della legge nostra , meritavano di essere ricordate dapprima qui , perché confermano come gli stimatori milanesi si fossero esclusivamente inspirati alla pratica corrente dell ' estimo rurale , in uso ai loro tempi , circostanza già rilevabile dal racconto del Neri . Tutti i calcoli sulla cavata o rendita lorda , sulle spese e sull ' « ordine » del lavorerio , ossia sui metodi di conduzione , se a mezzadria ( colonato ) o ad affitto o ad economia , sui prezzi da usarsi per le varie specie di terreni e di frutti , devono essere condotti secondo « ciò che venga costumato in ogni sito » , osservando « in tutto il costume del paese » , « la pratica comunemente dalli stimatori ricevuta e regolata nel modo più mite e più benigno e più favorevole al paese » . Le quali istruzioni furono dappoi sapientemente riassunte nell ' art . 11 della nostra legge fondamentale , secondo cui i fondi devono essere « considerati in uno stato di ordinaria e duratura coltivazione , secondo gli usi e le consuetudini locali » , né si deve tener conto « di una straordinaria diligenza o trascuranza » . Le quali ultime non sarebbero invero conformi a quel « costume del paese » a cui lo stimatore deve sempre riferirsi nei suoi calcoli di prodotti e spese . 3 . Se meglio non potevano essere espressi i due concetti fondamentali , dell ' essere la rendita imponibile uguale ai frutti totali dedotte tutte le spese e nel doversi calcolare frutti e spese in condizioni ordinarie secondo gli usi locali , non vi è dubbio altresì qual fosse il tipo prevalente di conduzione dei fondi che gli stimatori milanesi avevano sott ' occhio . Essa è la colonia - - la prima istruzione del 1725 parla solo di rendita ( o cavata o frutto ) purificata dalla parte colonica - - con divisione dei prodotti in parti aliquote tra proprietario e colono . In altra parte della relazione , dove si ragiona della immunità dei beni ecclesiastici dai tributi , e si accenna alla necessità in cui si trovarono « le comunità a dirigere le loro molestie contro i coloni di essi ecclesiastici , come persone più deboli e notoriamente laicali , lasciando immuni i padroni da tutto ciò , che da loro si poteva pretendere » è chiarito come alla tassa colonica siano soggetti i coloni « parziari » dei beni ecclesiastici esenti , e non altre specie di coltivatori di essi beni . Il contratto di colonato appare il più frequente tra quelli osservati dagli stimatori milanesi ; sicché la parte dominicale del prodotto del fondo poteva , sotto deduzione delle spese sostenute dal proprietario e delle perdite per infortuni , essere considerata senz ' altro come imponibile . Che il contratto di colonato fosse quello prevalente , si deduce altresì dall ' accenno all ' affitto a denaro , che ne dimostra la singolarità . Ed invero le istruzioni ordinano che , pur accertando l ' ammontare dell ' affitto , allo scopo di assicurarsi se « la cavata costituita a quel fondo » ossia se il prodotto calcolato dagli estimatori sia « sussistente » ossia conforme al vero , « il prodotto della rendita non debba uguagliarsi rigorosamente all ' affitto in denaro » . Ossia le istruzioni comandano che nei casi di affitto , il prodotto della rendita , poco sopra definita come « quella porzione di frutto che di netto va al padrone » , oggi si direbbe la rendita imponibile , si debba calcolare in somma inferiore al canone di affitto . La regola poggia « sul riflesso , che tali affitti sono per lo più stabiliti colli prezzi maggiori assegnati ai frutti » . Soltanto per eccezione , quando si accerti che davvero il prodotto normale del fondo è uguale o supera il canone di affitto , dovrà lo stimatore attenersi alle « sue certe risultanze » . Il canone di affitto certo può dunque essere maggiore della rendita calcolata dallo stimatore ; ovvero uguale o minore . Se è maggiore , lo stimatore potrà tener conto , ma non « rigorosamente » , del fatto . Se è minore , lo stimatore si atterrà alle « sue » certe risultanze ; ossia , come pare si debba interpretare dal contesto del discorso - - [ Pure quando colla sua perizia lo stimatore comprenda che il prodotto del fondo uguagli o ascenda lo stesso fitto , starà alle sue certe risultanze , ] - - baderà piuttosto ai suoi calcoli che al dato del fitto . Sembra dai testi di poter concludere che , secondo l ' opinione dei periti del censimento milanese , il contratto di fitto non solo era eccezionale ma , quando aveva luogo , il canone stipulato era una somma superiore alla parte dominicale del prodotto del fondo , superiore cioè a quanto il proprietario poteva ricavare di rendita netta col dare il fondo a colonato o coll ' amministrarlo in economia . Il fitto invero « per lo più » stipulavasi « colli prezzi maggiori assegnati ai frutti » , ossia , sembra interpretarsi , quando , in anni buoni , i fittaioli lusingavansi di ottenere redditi elevati . Il fitto era considerato un fatto eccezionale , che solo in circostanze speciali di mercato ascendente aveva luogo . Poiché gli stimatori cercavano la rendita media ordinaria , essi non si dovevano occupare di sovrarendite , fossero esse dovute a prezzi di eccezione od a perizia singolare dell ' affittuario . Il caso comune era quello del proprietario diretto coltivatore a mezzo di coloni o mezzadri . Costui normalmente pare non riuscisse ad ottenere una rendita uguale al fitto che gli sarebbe stato pagato , in circostanze eccezionali , da affittuari , classe allora appena agli inizi della sua formazione . I periti perciò , attenendosi all ' osservazione della pratica ordinaria agricola , consigliavano moderazione nelle stime . E per implicito si può dedurre che essi non concepissero neppur l ' esistenza di un reddito del proprietario coltivatore diverso dalla parte dominicale netta del prodotto totale ed in aggiunta ad esso , fortunati dicendo quasi quei tali i quali potevano crescere alquanto tale parte dominicale , profittando di momenti favorevoli di prezzi alti , che potevano indurre qualche fittaiolo a promettere un canone superiore alla rendita dominicale ordinaria ! Capitolo secondo Nella legge catastale 4 . Il concetto « quod justis sumptibus superest » , ancora indistinto nel censimento milanese e nei catasti fatti a sua imitazione e lasciati in eredità al nuovo regno d ' Italia , ebbe una duplice elaborazione legislativa . Una è ancora « catastale » ed ha il documento suo principale nella relazione Messedaglia . L ' altra è quella « mobiliare » , la quale , dopo il naufragio del tentativo Scialoja di unificare la tassazione diretta in una imposta sulla rendita generale , cercò di trasformare ed unificare le vecchie imposte di patente o classificate le quali negli antichi stati italiani colpivano i redditi non fondiarii . Sebbene cronologicamente lo sforzo di costruzione legislativa mobiliare preceda ( 1863­64 ) quello fondiario ( 1885­86 ) , dirò prima di quest ' ultimo . L ' ordine storico ideale è talvolta diverso da quello cronologico ; e le discussioni stesse del 1863­64 si riferiscono frequentemente a premesse poste negli antichi catasti e codificate poi nella legge del 1886 . Sebbene venuta dopo , la legge del 1886 si informò nel suo spirito al sistema d ' idee primamente accolto nel censo milanese e trasmesso da questo ai catasti posteriori ; sicché a giusta ragione possiamo considerarla prima nell ' ordine ideologico dei precedenti legislativi . 5 . I documenti e le discussioni concernenti il disegno di legge sul riordinamento dell ' imposta fondiaria presentato il 21 dicembre 1882 dall ' on . Magliani , ministro delle finanze , vanno segnalati per la chiarezza con la quale affermano la distinzione tra la rendita fondiaria o reddito dominicale e il reddito agrario . Le teorie di Ricardo e di Thünen , la tesi statica e quella dinamica o storica della formazione della rendita rivivono nelle pagine delle relazioni e negli articoli del disegno di legge . Il ministro proponente , Magliani , dà principio alla sua relazione , ponendo appunto in risalto l ' oggetto particolare o la fonte dell ' imposta fondiaria , la quale colpisce , non l ' intiero prodotto agrario , ma quella parte di esso che dicesi rendita , o in senso più largo reddito dominicale ; ed assume perciò un carattere speciale , per cui si distingue dalle altre imposte dirette . Infatti il prodotto dei terreni , posto in coltivazione , comprende due parti distinte : l ' una è il risultato del capitale di esercizio e del lavoro dell ' impresa agricola , e costituisce il profitto agrario ; l ' altra è l ' effetto della terra medesima e del capitale di miglioria investito stabilmente in essa , e forma il reddito dominicale , cioè il reddito del proprietario . Lasciando da banda la prima parte , che si riferisce all ' industria agraria , propriamente detta , e che è comune a tutte le altre industrie , ciò che rimane si può considerare come cosa distinta , e fonte speciale di ricchezza privata , ed è il vero oggetto imponibile della fondiaria ... Il profitto agrario è variabile di anno in anno e subisce i rischi e le sorti degli ordinari prodotti industriali ; ... la rendita conserva una certa stabilità ed ha inoltre una tendenza all ' aumento . Se il profitto agrario varia di anno in anno e la rendita fondiaria è stabile nel tempo , diversamente si comportano i due elementi dal punto di vista statico , considerati ad un dato momento : il profitto agrario è la parte ordinaria e la rendita fondiaria quella differenziale del prodotto del fondo . Deducendo rigorosamente dalle dottrine ricardiane , il Magliani osserva che ne le terre più fertili e in quelle più vicine al mercato , il lavoro e il capitale impiegati nel suolo di prima mano in condizioni più favorevoli e le produzioni che hanno un costo minore godono di un grande vantaggio , ed ottengono , oltre dell ' ordinario profitto , un guadagno eccezionale , un estraprofitto e una rendita la quale segna la differenza tra il costo più basso e il più alto su cui è regolato il valore normale dei prodotti . Poiché , aggiungasi , la popolazione crescente costringe a coltivare terreni sempre meno fertili e più lontani dal mercato , la rendita fondiaria tende nel corso ordinario dell ' economia ad elevarsi , indipendentemente dal valore e dall ' opera degli uomini , perché le cause da cui deriva sono d ' ordine generale , ed operano , non senza interruzioni , ma con forza crescente . Non la sola terra nuda o naturale dà origine alla rendita fondiaria ; fa d ' uopo aggiungervi il capitale investito indissolubilmente nella terra , ma che pure segue le vicende e le tendenze della rendita e con essa si eleva . Perciò , soggiunge il ministro , non giovano le diminuzioni dell ' imposta fondiaria per venire in aiuto dell ' agricoltura ; ché le diminuzioni dovrebbero avvantaggiare il profitto agrario , il guadagno ordinario di chi mette in opera lavoro e capitale per coltivare le terre , non già la rendita del proprietario puro e semplice , la quale è cosa ben diversa e trae origini da tutt ' altre cagioni . Ogni diminuzione del tributo fondiario arrecherà un beneficio ai proprietari , ma non varrà a migliorare le condizioni dell ' industria agraria , ad accrescere il profitto dei coltivatori di terreni senz ' altri provvedimenti . E tutte le obbiezioni che si fanno all ' imposta in discorso , desunte dai bisogni , dagli interessi e dalle condizioni dell ' agricoltura , cadono a vuoto quando si osserva che il carico grava su quella parte del prodotto agrario , la quale non è retribuzione ordinaria del capitale e del lavoro messi in opera dal coltivatore , ma principalmente un guadagno eccezionale , dovuto a circostanze peculiari di natura e di società . Per favorire gli interessi e promuovere l ' incremento dell ' industria agricola potranno giovare altri espedienti , e sovratutto un alleviamento del tributo che colpisce il profitto vero e proprio di essa , come quello delle altre industrie affini . Ma l ' imposta fondiaria , riferendosi alla rendita del proprietario , non tocca direttamente la parte spettante all ' agricoltore , non riguarda l ' interesse e la condizione di esso . E differisce dalle imposte dirette somiglianti che colpiscono il prodotto delle industrie manifattrici e commerciali , per due caratteri essenziali , perché viene prelevata non sul reddito intero della produzione agraria , ma sovra una parte di esso , attribuita ad una classe determinata di persone ; e perché questa parte istessa deriva da cause peculiari e presenta una forma propria e qualità speciali . La rendita o il reddito , dominicale dei terreni non soggiace alle alterne vicende , alle fluttuazioni incessanti ed ai rischi di ogni qualsiasi industria , compresa l ' agricola : non è mutabile essenzialmente ed è incerta di anno in anno , al pari di ogni altra specie di reddito e di profitto ; ma conserva una certa stabilità relativa , come si vede segnatamente nel sistema degli affitti , e manifesta in una serie di anni una tendenza costante all ' aumento . In riassunto , il Magliani faceva derivare dal prodotto totale due sorta di redditi : l ' uno fondiario e l ' altro agrario . Il primo è frutto della terra e dei capitali di miglioria stabilmente investiti nella terra ; il secondo è frutto del capitale d ' esercizio e del lavoro dell ' imprenditore agricolo . Il primo è un guadagno eccezionale e differenziale uguale alla differenza tra il costo variabile dei prodotti sui terreni più o meno fertili o bene situati o vicini al mercato e il prezzo di mercato , a sua volta uguale al costo massimo di produzione sui terreni coltivati ; il secondo è variabile di anno in anno e subisce i rischi e le sorti degli ordinari prodotti industriali . Il primo è dovuto a circostanze peculiari di natura e di società e può essere tassato coll ' imposta fondiaria , senza nuocere all ' agricoltura ; mentre il secondo , partecipando alle alterne vicende , alle fluttuazioni incessanti ed ai rischi dell ' industria , può talora formare oggetto di alleviamenti tributari , quando faccia d ' uopo venire in soccorso all ' agricoltore . Vi è , in questa netta contrapposizione dei due redditi , la manifestazione di un istintivo sforzo del ministro delle finanze per salvaguardare la imposta fondiaria « la base più salda della finanza » ( p . 4 ) contro le richieste di alleviamenti venute fuori durante le discussioni allora cominciate sulla crisi agraria e delle indagini contenute nei volumi della inchiesta agraria del Iacini , che andavano via via uscendo alla luce ; ma vi è anche l ' eco degli insegnamenti teorici , secondo cui la terra dava luogo ad un reddito singolare chiamato reddito fondiario , che non aveva riscontro in nessuna altra industria e diverso dal reddito dell ' industria agraria esercitato sulla terra stessa . 6 . Si dirà poi se e come il Magliani abbia tradotto in proposte legislative i principii regolatori da lui esposti nella relazione . Per ora basti averli notati ; e si aggiunga subito che gli stessi principii , in forma ancor più netta , erano esposti da Angelo Messedaglia nella relazione , che è uno dei documenti fondamentali della storia della finanza italiana . A parecchie riprese , egli accenna all ' oggetto proprio dell ' imposta fondiaria ; ma in modo particolare ne tratta il capitolo XI della parte seconda , di cui qui si riprodurrà perciò tutto ciò che tocchi l ' argomento . Argomentando dapprima in dottrina , il Messedaglia così scrive ( p . 213 o Mess . , 276 ) : L ' imposta fondiaria è destinata a colpire il prodotto dei fondi , in quella misura che questo può spettare al proprietario , ossia il reddito del proprietario come tale , stimato al netto di ogni spesa di produzione e conservazione . Il prodotto fondiario ( parlando sempre di terreni ) è il risultato di tre fattori , che sono quelli della produzione economica in generale : la natura , ossia la terra , il capitale , e il lavoro . Il capitale assume esso medesimo , rispetto alla terra , due modi diversi , che lo differenziano sostanzialmente . Vi è da distinguere il capitale di miglioramento ed il capitale di esercizio : immobile il primo al pari della terra in cui viene ad investirsi , e di cui segue poi la vicenda ; mobile l ' altro , e che resta da sé . Perloché il prodotto fondiario può decomporsi in quattro parti , le quali corrispondono : « quella porzione del reddito fondiario che ha carattere più specialmente industriale , e che a tutto rigore e a questo titolo , dovrebbe ritenersi immune dall ' imposta prediale , ossia il reddito agrario in contrapposto al fondiario propriamente detto » . E più sotto ( p . 163 o Mess . , 207 ) , esponendo le ragioni per cui si volle abbandonare il metodo della denunzia , osserva : « Costituiscono ( le denunzie ) la forma prima e dominante dappertutto e fino a quando l ' imposta riveste un carattere più propriamente personale e quindi pure dove il reddito da tassarsi vuolsi colpito , comunque , al netto , nella sua totalità , ossia non soltanto per la parte del proprietario , come tale , ma anche per quella del coltivatore ; cessano via via , passando in seconda linea , e da ultimo scomparendo del tutto , col distinguersi del reddito fondiario propriamente detto in confronto a quello che chiameremo il reddito industriale della terra , e col farsi più spiccata la realità dell ' imposta prediale » . Dove si potrebbe leggere esposta questa idea che per lo più la tassazione distinta della rendita fondiaria e l ' esistenza di un catasto geometrico , particellare , per classi e tariffe siano due fatti concomitanti . I . Alla terra nel suo stato originario , naturale ; 2 . Al capitale di miglioramento che vi si investe ; 3 . Al capitale d ' esercizio ; 4 . Al lavoro . Sono i primi due elementi che forniscono il prodotto fondiario propriamente detto , il frutto della ricchezza immobile . Gli altri due somministrano un reddito che è specificatamente di natura industriale , il reddito agrario in senso proprio , come lo si è talvolta chiamato , e che va ascritto di sua natura alla ricchezza mobile . Comparando altresì la terra e il capitale in essa investito , è facile ravvisare come l ' importanza massima , in una condizione avanzata di cose , sia di quest ' ultimo . La terra è l ' elemento fisso , il capitale è l ' elemento progressivo . A lungo andare , è questo che soverchia sull ' altro in proporzione enorme , e di più in più . In molti casi , il suolo produttivo esso medesimo non è se non una creazione del capitale : testimonio le culture irrigue delle nostre pianure , e quelle a scaglioni dei nostri poggi . Né l ' anzidetta distinzione ha un valore soltanto teorico di scienza , ma di applicazione pratica altresì , e sta alla base di ogni sistema razionale d ' imposta . L ' imposta fondiaria è destinata a colpire il prodotto soltanto nei suoi due primi elementi , il prodotto fondiario in stretto senso , il solo che costituisca la parte del proprietario come tale , risparmiando per proprio conto quello degli altri due fattori , di carattere più propriamente industriale , e che rappresenterebbe la parte del conduttore , di chi esercita l ' industria agraria , sia poi esso persona distinta da quella del proprietario , o faccia tutt ' uno con esso . Il primo soltanto , convenientemente appurato , ossia al netto , è quello che porge la materia dell ' imponibile fondiario . 7 . Più sotto ( a p . 217 o Mess . , 281­84 ) , il Messedaglia chiarisce ancor meglio il contenuto dell ' imponibile fondiario , dimostrando che esso non si identifica con quella che dagli economisti viene chiamata « rendita della terra » . Questa sarebbe quella parte del prodotto che corrisponde alla differenza tra terre d ' ineguale produttività , e di cui le infime rimunerano appena alla ragione ordinaria il capitale e il lavoro ad esse applicato . Se una terra non rende che in quest ' ultima proporzione , si dice che la sua rendita in proprio senso , quale semplice terra , è nulla ; se rende invece di più , cosicché , compensati nella misura ordinaria corrente il capitale e il lavoro , ne soverchi ancora qualcosa , la rendita consiste in questo soverchio . La differenza stessa può dipendere da vari elementi : la naturale feracità delle terre , la posizione , la più o meno grande agevolezza alle comunicazioni , e la maggiore o minore prossimità dei mercati , il sistema e il movimento dei prezzi : ogni circostanza , insomma , da cui possa andarne modificata , a pari spese di produzione , la quantità e qualità dei prodotti , o il loro valore , e sorgere così un divario nel reddito delle singole terre , che altrimenti non avrebbe sufficiente ragione di essere . Il Messedaglia vede però subito , contrariamente al Magliani , il quale a questi elementi differenziali aveva dato grande importanza , sino ad attribuire all ' oggetto dell ' imposta fondiaria un carattere distinto da quello di tutte le altre imposte dirette , che il concetto puramente ricardiano della rendita fondiaria non basta a caratterizzare l ' oggetto dell ' imposta fondiaria . Non basta in primo luogo , ché anche di altri redditi « anzi talvolta in forma assai più spiccata e più facilmente e generalmente avvertita » si può dire la stessa cosa , come accade per le aree fabbricabili nei centri popolosi , dove la rendita può formarsi e crescere smisuratamente anche all ' infuori di ogni spesa o dispendio da parte del proprietario . Questi non ha che da attendere . La rendita si forma ed aumenta per un processo che si compie attorno a lui nello svolgimento economico della società ; egli viene a mietere gratuitamente il frutto spontaneo della fortuna ; raccoglie , a meglio dire , il prodotto di una generale operosità , alla quale potrebbe anche non avere partecipato egli stesso in alcuna misura . Il Messedaglia nota che a tale specie di rendita quasi spontanea ed indipendente dall ' uomo , non si limita affatto l ' oggetto dall ' imposta : Sulle terre in coltura specialmente si può avere una vera creazione di rendita , anche per atto e fatto del coltivatore . Basta a tale uopo supporre un ' applicazione di capitale e lavoro che rimuneri con qualche larghezza , al di là della misura ordinaria , i miglioramenti che si investono nella terra . Vi può essere , cioè una rendita non soltanto per la terra , quale area nuda , ma anche per il capitale di miglioramento ; il più alto fitto che dalla terra deriva al proprietario potrebbe anche non rappresentare che il profitto più o meno lauto dei fatti dispendii , essere la remunerazione di un ' impresa più o meno fortunata , intelligente e solerte da parte sua . Il proprietario d ' oggi , alla sua volta , il quale mostra godere del beneficio , potrebbe anche non essere che un semplice acquirente , il quale ha pagato il beneficio stesso in libero mercato , né più né meno di quello che vale . In qualche caso può pur avvenire che il reddito tutto intero nemmeno pareggi l ' ordinario profitto del dispendio incontrato ; perloché dovrebbesi dire che non soltanto non vi è positivamente alcuna rendita , ma ve n ' ha una , se mai , da qualificarsi di negativa . Vi sono insomma intraprese e dispendi , che rimunerano , e al di là , il costo attuale di produzione , e quel tanto di un tal costo passato che poté rimanerne stabilmente in esse investito ; ve ne ha che lo remunerano a mala pena e alla ragione ordinaria corrente ; ve ne ha infine che non toccano nemmeno a questo limite , e ne rimangono più o meno al disotto . E quest ' ultimo effetto , si avverta bene , potrebbe esso pure derivare da cause generali , indipendenti dall ' opera del proprietario , al pari del primo ; essere il prodotto di movimenti e spostamenti che avvengono nel generale organismo economico , e che alterano e modificano a un dato momento quello che altrimenti sarebbe stato l ' aspetto ordinario , normale della produzione . Al Messedaglia pare in conclusione non potere essere parola di estimo esclusivamente ordito sul concetto di una cosidetta rendita della terra , per quanto pure non sieno altre volte mancati economisti che ne hanno variamente discusso . Bisogna stimare senz ' altro l ' intiero reddito netto fondiario per la parte che spetta al possessore ( terra e miglioramenti compresi ) e nel quale si trova a diverso grado compenetrata la rendita essa medesima ; è questo il solo modo , pratico e razionale , che possa seguirsi . Perseguire la pura rendita della terra avrebbe scopi diversi da quello fiscale . Vorrebbesi trovar modo di trasferire allo stato tutta quella parte del maggior valore degli immobili che può riguardarsi come il prodotto indiretto dal lavoro collettivo della società , anziché di quello esclusivo del possessore , e comporgli con ciò un fondo che andrebbe a scarico delle rimanenti imposizioni . Non sarebbe neanche a titolo d ' imposta , ma di un virtuale condominio , la parte dovuta alla società in corpo nella creazione comune del valore , e che si ravvisa dover andare indefinitamente crescendo , così in via assoluta che relativa . Comunque si voglia di siffatta teoria giudicarsi , essa nulla ha a vedere con lo stabilimento dell ' imposta fondiaria in senso proprio . 8 . Due soli oratori , durante l ' ampia discussione accaduta alla Camera , esposero concetti degni di nota intorno al concetto teorico della rendita imponibile : il Di San Giuliano e il Cagnola . L ' on . Di San Giuliano accentua le critiche implicitamente mosse dal relatore della legge alla posizione singolare fatta dal Magliani al reddito terriero . Egli non ignora che gli economisti del tempo suo avevano cominciato ad estendere il concetto di rendita a tutti i campi dell ' umana attività ed osserva ( 26 novembre 1885 , p . 15321 o I , 115­17 ) : La cooperazione della natura non è una specialità dell ' agricoltura , ma è un fattore comune a tutti i rami della produzione , tanto che un insigne economista , lo Schaeffle , volle perfino applicare la teoria della rendita di Ricardo , al lavoro intellettuale e manuale dell ' uomo . Il calore , il vapore , l ' elettricità , di cui nella produzione industriale ammiriamo i miracoli , che cosa sono se non forme della cooperazione gratuita della natura ? E ogni nuova invenzione che cosa è se non una nuova e maggior copia di forze naturali gratuite che si mette a servizio dell ' industria ? E non è appunto l ' industria a preferenza dell ' agricoltura il campo nel quale maggiormente trionfa sulle forze fisiche l ' ingegno umano , frutto anch ' esso della cooperazione gratuita della natura ? ... Insomma non v ' ha ragione di distinguere nella produzione agricola una fonte d ' entrata qualitativamente diversa che in ogni altro reddito ... La rendita netta della terra non differisce dal profitto netto che gli imprenditori ottengono in tutte le altre industrie ed è regolata dalle medesime leggi . Il proprietario d ' un opificio qualunque , nel chiudere i suoi conti al termine dell ' anno , dopo aver dedotto l ' interesse e l ' ammortamento del capitale fisso , il premio d ' assicurazione , le spese d ' esercizio ed il salario della direzione , trova una somma che non appartiene ad alcuna delle predette categorie , e che è il profitto , l ' equipollente esatto della rendita fondiaria , dalla quale differisce solo a tutto suo vantaggio nella misura perché , per solito , è più elevato . Ed è un errore supporre che la natura partecipi più intensamente alla produzione agraria che a quella industriale . D ' accordo con lo Stuart Mill , il Di San Giuliano nota che la parte della natura in ogni opera umana è indefinita ed incommensurabile . È impossibile il definire che in una cosa la natura faccia più che in un ' altra . Dopo avere confutato le teoriche del Magliani secondo cui la rendita non sarebbe la retribuzione ordinaria del capitale e del lavoro , ma principalmente un guadagno eccezionale dovuto a circostanze di natura e di società , l ' oratore prosegue ( p . 25233 o I , 119­20 ) : E come può affermare la relazione ministeriale che l ' imposta colpisce il reddito dominicale e non l ' intiero prodotto agrario ? Ciò dipende dall ' ammontare dell ' imposta , poiché , ammessa anche la teoria fisiocratica , è difficile dire in ciascun prodotto agrario quanta sia la parte del reddito dominicale , quanta quella che è retribuzione del lavoro e del capitale e tanto più ciò è difficile anzi addirittura impossibile , nei fondi migliorati e non dati in affitto . Per attuare realmente questo concetto della relazione ministeriale , il catasto dovrebbe farsi soltanto per classi , e non per qualità e classi , poiché le colture diverse sono appunto il frutto del capitale e del lavoro . 9 . Il critico più acuto della possibilità di distinguere tra reddito fondiario e reddito industriale , secondo la concezione sopra esposta dal Messedaglia , fu il Cagnola , del quale si riferiscono soltanto le proposizioni le quali hanno tratto alla formulazione teorica del problema . Il voler distinguere - - osservò egli nella tornata del 14 dicembre 1885 ( pp . 15728­30 o II , 213­16 ) - - la parte del prodotto che va assegnata alla cooperazione della terra e delle migliorie e quella che va assegnata alla industria agraria è una questione insolubile . La commissione per stimare il reddito fondiario imponibile , tien conto in primo luogo della qualità e della classe dei terreni . Ora , la qualità dipende essenzialmente o principalmente dalla natura del suolo o non piuttosto si deriva dalla lavorazione stessa agricola ? ... L ' arrivare alle superiori qualità dei fondi per causa di piantagioni , quali viti o gelsi , l ' arrivare alle qualità dei terreni a coltura continua dipendenti dall ' avvicendamento , deriva esclusivamente da quei contratti più o meno lunghi , i quali dànno fiducia ai conduttori di fruire almeno in parte delle migliorie , che essi hanno in animo di intraprendere . Così si opera oggi stesso nelle migliorie del mezzodì con coltivazioni arboree . Tale origine ebbe la più parte delle stesse marcite dell ' Alta Italia . Persino nella economia forestale oggi il determinare se essa debba essere a ceduo basso , a ceduo medio , a ceduo alto od a fustaia , dipende dall ' imprenditore e dal capitale che vuol mantenere investito nella foresta . A seconda dell ' entità di esso è possibile la usufruizione nell ' uno o nell ' altro , o nel terzo o nell ' ultimo dei modi che ho indicato . Quindi la qualità della terra essenzialmente dipende dall ' industria agraria , dalla potenza del capitale , dalla abilità tecnica e dagli avvicendamenti che il coltivatore vi adopera . Se poi veniamo alle classi , io credo che nelle coltivazioni intensive la classe onninamente dipenda dalla qualità delle colture e degli avvicendamenti . Per esempio , la classe prima dei nostri prati avvicendati si ottiene esclusivamente con la coltivazione fine , con concimazione a stallatico e continuità e diligenza in uniforme coltura , per modo che la terra produca un prato a trifoglio spontaneo , ladino e ad altre erbe pure scelte e di qualità costante . Se si alterano le coltivazioni e le concimazioni , se si prolunga la risaia , la classe del terreno si degrada . Ogni data classe deriva , si può dire , esclusivamente dall ' azione del lavoro e del capitale impiegatovi . Né ad altra conclusione si arriva se si bada ai dati speciali di cui si deve tener conto nella stima . Bisogna , osserva la Commissione , « aver riguardo alla intrinseca attitudine dei fondi e alla loro situazione non soltanto fisica , ma anche economica » . Questa tuttavia , commenta il Cagnola , oggi dipende soprattutto dall ' esistere una classe di coltivatori , la quale per le attitudini tecniche e per i mezzi materiali possa procurare nella coltivazione una data intensità . Anche « l ' ordinaria e duratura coltivazione , secondo gli usi e le pratiche del luogo » è un concetto che implica « l ' entità delle scorte e l ' attitudine professionale del lavoratore » . Aggiungasi che « nel periodo della formazione del catasto milanese la massima parte delle scorte anche vive era data dalla proprietà al coltivatore , e quindi il valor capitale era incluso nei fattori delle rendite di censo . Anche oggi una parte rilevante di scorte si deve dare dalla proprietà ; tali sono i letami , i faletami , le terre , le scorte di fieno , gli erbatici che si trovano nel fondo e si devono consumare su di esso . Proprietà ed industria quivi si consociano nel fornire il capitale circolante e non si possono certo separare nella estimazione delle rispettive cointeressenze . 10 . Le critiche temperate del Messedaglia e quelle più pungenti del Di San Giuliano valsero a persuadere il Magliani a non insistere sul carattere differenziale e gratuito della rendita fondiaria e sulla sua natura peculiare , opposta a quella degli altri redditi soggetti ad imposta . Nella relazione al Senato non vi è più traccia della concezione della rendita fondiaria « come un guadagno eccezionale , dovuto a circostanze peculiari di natura e di società » , che era sembrata il preludio ad una progressiva sua confisca da parte dello stato . La rendita imponibile diventa puramente quella parte del prodotto totale del fondo , che rimane al proprietario netta dalle spese e perdite eventuali , o , in altri termini , il reddito dominicale senza alcun riguardo al profitto dell ' industria agraria . La dottrina messedagliana diventa così la ispiratrice pacifica della legge d ' imposta . Il Messedaglia la ripete , quasi con le stesse parole , alla Camera ed al Senato ; ed , evitando di affermare la peculiarità del concetto di rendita all ' agricoltura , anzi affermandolo esteso a tutti i redditi , ed insistendo nel comprendere sotto il nome di reddito fondiario il frutto della terra e dei capitali stabilmente impiegati in essa , toglie valore alle critiche che il Di San Giuliano logicamente aveva mosso all ' idea , forse inavvertitamente esposta dal ministro , secondo cui l ' imposta fondiaria avrebbe dovuto colpire un reddito peculiare , dono gratuito « di natura e di società » al proprietario . Il Messedaglia non si impaccia di tali astrazioni ; assume ad oggetto imponibile dell ' imposta un che di concreto , frutto misto di fattori naturali e di capitali investiti . Si limita a dire che egli vuol giungere solo a quel che nel prodotto della terra ha natura fondiaria , stabile , proveniente dalla terra e dai capitali fissi ; escluso ogni frutto dell ' industria agraria . Le critiche del Cagnola non lo scuotono ; dai verbali delle discussioni alla Camera dei deputati non risulta che egli abbia posto attenzione al punto essenziale sollevato dal Cagnola : non essere possibile distinguere tra terra e migliorie da una parte e capitali circolanti e lavoro dell ' uomo dall ' altra . Il Cagnola in sostanza , precorrendo teorie agronomiche ed economiche venute di poi in grande onore , osserva che non esiste un reddito fondiario separabile concettualmente dal reddito agrario ; che tutto quel che di più stabile e fisso vi è nel prodotto terriero , che la « qualità » del terreno , la sua « classe » , la sua maniera « ordinaria » medesima di coltivazione , la sua « attitudine » a produrre , tutto è collegato indissolubilmente con la quantità delle scorte , con i metodi di coltura , con i sistemi di conduzione , con l ' esistenza di una classe di coltivatori costituita in un certo modo ovvero in un altro . Essere quindi assurda concettualmente e non solo praticamente ogni distinzione tra reddito fondiario e reddito agrario e formare questi due pretesi redditi separati un tutt ' uno . Queste osservazioni che oggi appaiono senz ' altro degne di attenta meditazione , per lo meno ai fini pratici della valutazione dei redditi in sede di imposta , a chiunque conosca appena le dottrine dell ' equilibrio economico , passarono allora del tutto inosservate e non esercitarono alcuna influenza su coloro i quali avevano predisposto i disegni di legge e stavano elaborando , attraverso a successive variazioni , il testo legislativo vigente . 11 . Ora vediamo come la dizione usata nella formulazione della legge del 1886 attui il principio . Giova all ' uopo leggere il brano della relazione del Messedaglia che fa seguito immediatamente a quello già citato ed in cui egli passa ad esporre il metodo col quale voleva fosse attuata la regola del tassare soltanto il reddito fondiario e non quello agrario . Per configurare concretamente quel reddito fondiario che egli voleva colpire , il Messedaglia parte dall ' ipotesi semplice del fondo affittato ( p . 214 o Mess . , 277­78 ) : Supponendo che un fondo sia affittato , e che il capitale di esercizio appartenga per intero al conduttore , senz ' altri oneri a carico di questo , la divisione viene a farsi in modo spontaneo , e il prezzo dell ' affitto rappresenta la parte del proprietario . Non sarebbe però esatto il ritenere che esso ne rappresenti senz ' altro anche il reddito netto . A tal uopo vi sarebbe ancora una detrazione da fare ; ed è quella richiesta dalle spese di mantenimento e amministrazione del fondo , e di quanto riguarda la necessaria reintegrazione del capitale di miglioramento . Vi è da pensare alla conservazione delle strade , degli argini , degli scoli e canali , degli edifizi rurali ; vi è da provvedere alla restaurazione delle piantagioni e delle culture ; vi è insomma da mantenere il fondo qual è , nelle sue condizioni ordinarie , anche all ' infuori di altri e possibili miglioramenti , i quali sarebbero una novità . Oltreché , anche l ' azienda stessa dominicale ha le sue spese di amministrazione . Bisogna , inoltre , aver l ' occhio a certe perdite eventuali , come sarebbe per infortuni e regolare il conto corrispondente . A questo punto il Messedaglia , il quale finora aveva semplicemente supposta una divisione del prodotto lordo in due parti : quella che il fittuario ritiene per sé e quella che , a titolo di fitto , paga al proprietario , fa un rilievo essenziale per la interpretazione dei testi legislativi : La considerazione del capitale di esercizio e del lavoro occorrente non somministra pertanto se non una prima detrazione , nella quale si compendiano le spese ordinarie industriali di produzione . Ciò che residua pel proprietario va ancora depurato da altri elementi , da altre spese , allo scopo di averne il reddito netto ; il fitto , anche nei termini sopradetti , non fornisce nella sua integrità se non un reddito lordo , e non ancora il netto assoluto della parte che spetta al proprietario come tale . Accade pei terreni ciò che accade più spiccatamente per gli edifici , i quali si stimano sulla pigione reale o presunta , ma con forti detrazioni pel naturale deperimento , che in qualche catasto sonosi anche vedute salire ad un terzo della pigione stessa . E in generale , non si dà capitale impiegato , il quale non esiga un qualche fondo più o meno rilevante di reintegrazione , giusta la natura del suo impiego e le trasformazioni materiali che è destinato a subire . Qui , abbandonando l ' ipotesi del fitto , il Messedaglia pone il problema della ricerca dell ' imponibile fondiario partendo dalla conoscenza del prodotto lordo : In altri termini , l ' imponibile fondiario risulta dal prodotto totale del fondo , detratta ogni perdita eventuale , e depurato da tutte le spese . Le quali , alla loro volta , possono comprendersi in due categorie generali : I ª Spese di produzione propriamente dette , ossia indispensabili alla creazione e realizzazione del prodotto , comprese pur quelle di custodia e trasporto . 2ª Spese di conservazione e mantenimento del fondo , comprese pur quelle di amministrazione . E può dirsi che tale per massima sia il concetto al quale mostrano informarsi i vari catasti , e che somministra la norma per la rispettiva base estimale . Tant ' è vera questa conclusione , aggiungasi , che veruna differenza potrebbesi discernere fra l ' enunciazione riassuntiva del Messedaglia e quella , sopra riprodotta , della prima giunta del censimento milanese . Fatta ragione al diverso linguaggio usato , le due enunciazioni coincidono perfettamente , sì come poteva aspettarsi da colui che aveva proclamato il censimento milanese essere « il modello degli odierni catasti » . 12 . Memore dell ' insistenza con cui la giunta milanese aveva ordinato badarsi al « costume del paese » , alle pratiche agricole « costumate in ogni sito » , ed aveva consigliato di seguire « la pratica comunemente dalli estimatori ricevuta e regolata nel modo più mite e più benigno e più favorevole al possessore » , il Messedaglia passa a dire ( pp . 214­15 o Mess . , 278­79 ) di altri elementi di determinazione i quali stanno in rapporto con quella stabilità che si desidera in un catasto , e che servono di riscontro a meglio assegnarne il concetto . Si mira , non al reddito netto attuale di un dato momento , ma al reddito ordinario , normale , e che può riguardarsi come il prodotto continuativo , duraturo del fondo , nelle condizioni in cui questo si trova ; ad una specie di reddito astratto , ideale , se mai così piacesse dire , ma che deve essere esso medesimo l ' espressione di una realtà . Il reddito , cioè , va calcolato mediamente , e sopra un tratto di tempo abbastanza lungo da poter rappresentare con qualche larghezza tutte le ordinarie vicende della coltivazione . Ed è questo altresì il solo , sul quale possa a lungo andare contarsi anche dal proprietario medesimo . Può anche darsi nel fatto che un tal reddito riesca alquanto diverso nel rilevamento , e di regola più moderato della realtà ( e giova anzi per più riguardi che siasi disposti a moderazione ) ; ma ciò non infirma ancora il concetto ; e basta all ' uopo che le norme secondo cui si opera , abbiano , oltre il resto , anche il necessario carattere di uniformità . Il reddito , poi , andando espresso in danaro , la sua determinazione dipende naturalmente da due elementi : la specie e quantità dei prodotti , e il prezzo che vi corrisponde . Vuolsi la normalità ordinaria , così per l ' uno come per l ' altro elemento . Ed ove , come ordinariamente accade , si assume per i prodotti e per i prezzi un certo periodo di riferimento , il periodo stesso s ' intende fissato collo stesso criterio , che sia un periodo da potersi considerare come normale . La normalità non deve osservarsi solo oggettivamente , con riflesso alla sufficienza del tempo considerato a mettere in luce tutte le variazioni di stagioni , di annate , di avvicendamenti agricoli , di prezzi ; ma deve anche essere soggettiva , e badare ai metodi di coltivazione ( pp . 260­61 o Mess . , 342 ) : I terreni , cioè , secondo la rispettiva qualità , si considerano in stato di ordinaria e duratura coltivazione , secondo gli usi e le pratiche del luogo . Non si ha riguardo a quel maggiore prodotto che può dipendere da una coltivazione eccezionalmente accurata , ossia da una straordinaria diligenza , attività o copia di mezzi del coltivatore ; né , viceversa , a quel prodotto minore che deriva da una insolita trascuranza . Nessun riguardo parimenti a culture eccezionali , di carattere transitorio , ossia che escono dall ' uso e dalla destinazione ordinaria e stabile del fondo . E resta poi sempre che lo stato materiale dei fondi e delle culture va riferito all ' epoca censuaria prestabilita . Il prodotto , di regola , va considerato in natura , allo stato greggio , ammesso soltanto quel primo stadio di manufazione che può essere necessario a renderlo commerciabile . E quindi il grano e non le farine , l ' uva e non il mosto od il vino , le ulive e non l ' olio . Il che pure concorda colla nozione del reddito fondiario in proprio senso , quale si è più sopra definito , e da cui resta escluso ogni reddito della terra di carattere industriale . Se tale regola affermasi dal Messedaglia « concordante » con la nozione teorica sua del reddito fondiario , concorda altresì con quella che « trovasi espressamente sancita in alcuni catasti , come il milanese o il lombardo ­ veneto e venne colà rigorosamente osservata nella pratica » ( p . 261 o Mess . , 343 ) . Forse in altri catasti , meno perfetti di quelli al cui modello egli sempre si ispira , la regola è meno esplicita . Essa , invero , presenta alcune difficoltà di applicazione , rispetto a singoli generi , allorché non esista per essi allo stato greggio , naturale , un proprio mercato ; nel qual caso sarebbe da supplirsi con una conveniente detrazione sul valore del prodotto portato ad un certo grado di manufazione . Gioveranno , ad attenuare le difficoltà , « il prudente discernimento dei periti e delle giunte tecniche » ed « un metodo uniforme ed esattamente determinato nel regolamento e nelle istruzioni particolari per la stima » . Finalmente , come la giunta milanese non si era peritata , nell ' elencare le spese da detrarsi , di usare amplissime espressioni come « ogni e qualunque » e neppure di inserire l ' indeterminato «ecc.»: Ricavata la vera rendita , farvi ogni e qualunque deduzione sì per il lavorerio , come per le spese degli edifizi , riparazioni , ecc . Così il Messedaglia , nel capitolo XXII delle detrazioni , insiste nell ' escludere che la legge abbia voluto fare un elenco tassativo delle detrazioni medesime . La legge ne specifica alcune ( p . 265 o Mess . , 349­50 ) all ' oggetto di meglio chiarirne la natura , ovvero , in qualche caso , anche il modo e lo scopo indiretto . Tale è specialmente il caso per gli infortuni , e parimenti pei fabbricati rurali , e per i fitti delle acque di irrigazione ... Alcune detrazioni trovansi già implicite nella determinazione del prodotto lordo , in quanto che scemano il prodotto stesso qual è da considerarsi in misura ordinaria ; come sarebbe il caso delle malattie ricorrenti a cui vanno soggette le culture o le piantagioni . In altre , le detrazioni influiscono direttamente sulla classe o graduazione dei fondi , come avviene per i terreni soggetti a servitù militare od a vincolo forestale , od a frane o lavine . Se nella legge si indicano espressamente , ciò si fa , non perché sia necessario , ma « a maggiore evidenza e guarentigia » . Per ogni detrazione proposta o richiesta dai contribuenti , badisi al principio generale che è « quello del reddito fondiario debitamente appurato » . Badando allo scopo , la specificazione contenuta nella legge deve andare considerata quale semplicemente indicativa , anziché tassativa ; vale a dire che non è tolto di aver riguardo anche a qualche altro titolo di detrazione , che fosse per avventura rimasto inavvertito . A completare il quadro della natura del reddito soggetto ad imposta , fa d ' uopo per ultimo , ricordare come esso , già assunto nella sua ordinarietà rispetto ad un sufficiente tempo trascorso ed ai metodi usuali di cultura , debba conservarsi immutato per il tempo di trent ' anni , durante il quale nessuna mutazione può essere operata nella qualificazione , classificazione e tariffa e nell ' applicazione di qualità e classe ai singoli terreni ( art . 35 della legge I ° marzo 1886 ) . Senza di ciò , - - spiega il relatore , - - i possessori potrebbero in qualche caso andarne forse avvantaggiati , ma in qualche altro pure danneggiati ; e fallirebbe lo scopo a cui si mira colla stabilità dell ' estimo , di promuovere e premiare i miglioramenti mediante la guarentigia di una corrispondente immunità dall ' imposta ( p . 307 o Mess . , 406 ) . Se ben si riflette , la immunità temporanea dei miglioramenti dall ' imposta è una conseguenza logica del principio generale posto sopra , per cui non si deve aver riguardo al maggior prodotto che può dipendere « da una straordinaria diligenza , attività o copia di mezzi del coltivatore , né a quel prodotto minore che deriva da insolita trascuranza » . Non si dà diligenza straordinaria , senza miglioria del fondo ; né insolita trascuranza , senza sua degradazione di qualità o di classe o di amendue ; ed ove subito si facesse perciò luogo a variazione in più od in meno , si verrebbe a tassare quella straordinaria diligenza o a tener conto , con minorazione di tributo , della insolita trascuranza , da cui invece si volle fare astrazione , affinché il reddito tassato fosse quello normale , ordinario , conforme al costume del paese . 13 . La discussione avvenuta alla Camera dei deputati , essendo rivolta ad approfondire od a dibattere altri punti che parevano allora di maggior momento e vivamente appassionavano per diversi e contrastanti motivi l ' opinione pubblica del settentrione , del centro e del mezzodì d ' Italia , non analizzò a fondo i metodi proposti per attuare il concetto di tassare unicamente il reddito fondiario , ad esclusione di quello agrario . L ' on . Luigi Ferrari manifestò invano i suoi dubbi sulla possibilità di far sì « che con un catasto non solo per classi ma per colture , venga colpita soltanto la rendita fondiaria e rimanga esente l ' industria » ( tornata dell'11 dicembre 1885 , p . 15624 o II , 143­44 ) e su quella « che una tariffa , se desunta da una media dodicennale , possa mantenere una distinzione tra il reddito del proprietario ed il profitto dell ' industria » (ibid.) . Notò egli , che se la distinzione sia esatta ed applicabile , « l ' industria debba essere colpita da una imposta diversa , da un ' imposta personale » . Ma in tal caso come spiegare « l ' invincibile ripugnanza » che il sistema dell ' imposta generale sull ' entrata proposto dall ' on . Scialoja incontrò « nel pubblico italiano , il quale lo ha sempre considerato , lo considera e lo considererà in avvenire come una tassa duplicata » ? ( p . 15625 o II , 146 ) . Osservazione non pertinente , come è palese a chiunque conosca il progetto Scialoja , il quale accantonava , fissandola per sempre e dichiarandola riscattabile , l ' imposta fondiaria , e istituiva una imposta generale su tutti i redditi e quindi nuovamente sui redditi fondiari e agrari insieme . Ma qui la si volle ricordata , poiché il Ferrari ne trae argomento a citare un dato di fatto storico e cioè « l ' agitazione dei fittabili lombardi , i quali la [ vuol dire l ' imposta di ricchezza mobile ] ritengono assolutamente un duplicato della imposta fondiaria » (ibid.) . Dubbi ugualmente vivi e più precisi manifestò l ' on . Villa sulla possibilità di fare la distinzione tra i due redditi ( pp . 15639­40 o II , 173­74 ) : Il catasto stabilisce l ' imposta ; ma su di che ? Sul reddito padronale . Che cos ' è questo reddito padronale ? In qual rapporto sta con l ' altro reddito di cui voi parlate , il reddito agrario ? Come fate a distinguere l ' uno dall ' altro ? In qual rapporto il fisco tassatore considera i capitali che concorrono alla produzione agricola ? Su questo punto conviene chiarire le idee . Questa teorica mi spaventa per le conseguenze alle quali può giungere . Voi colpite da una parte il proprietario sul reddito così detto padronale , e colpite dall ' altra il fittaiuolo sul reddito agrario . Ma quando il proprietario è insieme proprietario e coltivatore ; quando i due redditi sono raccolti dalle stesse mani , non ci è dubbio che voi veniate un giorno a chiedergli la doppia imposta ? E l ' imposta del fittaiuolo , del coltivatore , su di che la commisurate ? Le preoccupazioni dell ' on . Villa non sono importanti dottrinalmente , se pur lo siano politicamente e fiscalmente ; poiché , se i due redditi esistono , debbono amendue essere tassati , ove non si adducano ragioni di immunità che il Magliani adombrava quando , come si vede sopra , sforzavasi a dimostrare che l ' imposta fondiaria , tassando la sola rendita della terra , non nuoceva all ' agricoltura , né attardavane il progresso ; ma il Villa su di ciò tace . Anzi egli , proseguendo , nega la possibilità di distinguere tra i due redditi e vuole considerarli come un tutt ' uno . Perché non parleremo noi invece di prodotto agrario che è il risultato del capitale impiegato nella terra , capitale che io veggo funzionare nell ' industria agricola nel modo stesso che funziona in qualunque altra industria ? In qualunque altra industria manifatturiera voi trovate il capitale fondatore , e questo capitale fondatore voi lo potete in qualunque industria considerare come nella industria agricola sotto un doppio aspetto : in quello che non si esaurisce che in un più o meno lungo volgere di tempo , e capitale circolante , il quale serve ad un solo ciclo di produzione . Come fate voi a separare e distinguere separatamente gli uffici e i prodotti di questi due capitali ? Potrete scientificamente distinguere il capitale per i varii modi con cui si manifesta , ma non certo per gli effetti che esso determina nella produzione . Quando voi raccogliete un grappolo di uva , voi non sapete e non riuscirete a percepire in qual modo e in quali proporzioni abbiano concorso a produrlo il capitale del proprietario o il capitale del fittaiuolo . Quindi , quando voi mi dite che coll ' imposta fondiaria colpite il reddito padronale , voi mi date una formula indeterminata , la quale può condurre a gravissime conseguenze . Cercate invece di accertare il prodotto agrario , quello che realmente si raccoglie dal podere . Voi potete considerarlo questo prodotto agrario in relazione agli sforzi ed al lavoro che fu diretto ad ottenerlo . Voi sapete allora quali sono le detrazioni da farsi per compensare i capitali che hanno concorso a preordinarlo e a produrlo . Voi avete facile e sgombra la via a poter stabilire quale sia il reddito , il prodotto netto della terra . E allora su quel prodotto netto voi potete benissimo chiedere la parte che spetta allo stato . 14 . L ' immagine del grappolo d ' uva , in cui invano l ' agricoltore si sforza di distinguere quel che è reddito fondiario da quella parte che è reddito agrario è calzante per indicare le difficoltà di attuare la bipartizione messedagliana dei redditi ; e su questa difficoltà insiste quell ' onorevole Cagnola , di cui sopra si riportarono le obbiezioni teoriche alla distinzione medesima e che fu il solo oratore , il quale su questo punto diede alla discussione un contributo veramente importante di osservazioni personali ( nella tornata del 14 dicembre 1885 , pp . 15730 sgg . o II , 212 sgg . , 217­18 ) . Dopo essersi posto il problema teorico dell ' assurdità concettuale della separazione dei due redditi , il Cagnola si domanda : viene davvero il reddito agrario detratto dal prodotto lordo , sicché il residuo imponibile sia solo e tutto reddito « fondiario » ? La legge , così come è formulata , permette di concludere che la « industria viene messa fuori di interesse nelle deduzioni , operate le quali , si ha il reddito netto imponibile ? » Dalla lettura dell ' art . 14 del disegno di legge ( e della legge vigente ) , e dai precedenti rintracciati nelle istruzioni del vecchio e del nuovo censimento milanese , egli è tratto a due osservazioni capitali : la prima è che tutte le detrazioni elencate nell ' art . 14 sono sostenute « esclusivamente dall ' assuntore dell ' industria agricola » ; non sono cioè quelle sole che sosterrebbe il proprietario per ridurre il fitto da lui percepito al puro netto , ma quelle che deve sostenere l ' industriale agricolo per ridurre il prodotto lordo della terra al netto . E la seconda è che negli elementi di detrazione indicati nell ' art . 14 non si scorge vi sia un cenno qualunque né degli interessi del capitale , né del profitto dell ' industriale agricoltore od almeno di un compenso al suo lavoro ; deduzioni che sole giustificherebbero il sottoporlo separatamente ad un modo speciale di tassazione . Il Cagnola dunque rimprovera al governo ed alla commissione di non essere stati logici nella attuazione del loro concetto : volevano ridursi a tassare il solo reddito della terra , sia pure dotata di fabbricati rurali e di migliorie ; e non riuscirono invece a togliere dal prodotto « onninamente tutto che appartiene all ' azienda agricola » . L ' obbiezione di doppia tassazione che si udì dopo il decreto del 4 gennaio 1923 pare l ' eco di quella che nitidamente aveva mosso il Cagnola al Messedaglia allorquando si discuteva il testo che divenne poi la legge del 1886 . A rincalzar l ' obbiezione , il Cagnola osserva che il censimento milanese non fu introdotto allo scopo di togliere « da una inestricabile anarchia gli oneri della rendita dominicale , della rendita padronale » . Questo fu forse il risultato della grande riforma . Lo scopo vero era di « venire in sollievo delle condizioni delle popolazioni agricole » angariate da ogni sorta di tributi reali e personali . Sottoponendo ad imposta di ricchezza mobile gli affittuari rustici , si ritorna a quelle antiche vessazioni , a quei duplicati . Egli cita ( p . 15737 o II , 227­29 ) l ' esempio del coltivatore proprietario che giustamente , logicamente non soggiace a questa tassa e che , pure , esercita l ' industria nelle identiche condizioni dell ' assuntore a titolo di affittanza , e forma una viva e permanente protesta contro l ' odioso privilegio da cui sono colpite le proprietà e le popolazioni delle terre coltivate con affittanza . Tanto più odioso è il privilegio di tassazione da cui sono colpiti gli affittuari , in quanto nessuno degli agenti delle imposte indaga quale sia di fatto l ' eventuale loro profitto netto , sibbene riducono la tassa sull ' agricoltura ad una seconda tassa reale in proporzione del perticato o del capitale o del canone di affitto . Ecco due accuse , che , risorte ai giorni nostri , si possono formulare così : la tassazione degli affittuari coll ' imposta di ricchezza mobile non è l ' indice di un privilegio dei proprietari coltivatori diretti , ma di un ' odiosa doppia tassazione degli affittuari ; tanto più odiosa in quanto gli affittuari non sono tassati sul loro eventuale profitto netto , ma su un ipotetico reddito desunto per via di coefficienti empirici , sicché essi chiaramente pagano una seconda imposta reale . A togliere la giusta ragione di querela , il Cagnola formalmente chiede che nelle detrazioni contemplate dall ' art . 14 si includano « l ' interesse del capitale agrario ed il profitto dell ' industriale » . 15 . Che il ministro Magliani , il relatore Minghetti ed il commissario regio Messedaglia avessero compreso a pieno la portata delle osservazioni del Cagnola , non si può affermare o negare con sicurezza , sulla base dei documenti parlamentari . Appare soltanto che , quando si viene alla discussione dell ' art . 11 , il relatore Minghetti sorse a proporre , a nome della commissione , che laddove era detto : La rendita imponibile è quella parte del prodotto totale del fondo che rimane netta dalle spese e perdite eventuali ; si aggiungessero le parole al proprietario , sicché l ' articolo suonasse , come poi fu votato : La rendita imponibile è quella parte del prodotto totale del fondo che rimane al proprietario netta dalle spese e perdite eventuali ( tornata del 20 gennaio 1886 , p . 15993 o III , 29 ) . Il Minghetti non dà ragione all ' emendamento proposto ; ma l ' on . Parpaglia , il quale di buon grado lo accetta , spiega che coll ' aggiunta delle parole al proprietario si è voluto chiarire che si deve tener conto unicamente del reddito padronale o dominicale ; così , a modo di esempio , se un fondo fosse tenuto a mezzadria od a colonia non si terrà conto della parte di rendita che spetta al colono , ma unicamente di quella che viene attribuita al proprietario , poiché questa è la rendita dominicale ( p . 15994 o III , 30 ) . E il Messedaglia , rispondendo in seguito ad una domanda di spiegazione dell ' on . Billia , ricorda che ministro e commissione sono concordi nel voler tassare solo quella porzione dei frutti del fondo che appartiene al proprietario in tale qualità , non nella sua qualità eventuale di coltivatore , di conduttore del fondo ( p . 16003 o III , 48­49 ) . Egli riconosce che questo concetto , introdotto nella relazione , accettato dal ministro è stato esposto forse « troppo teoricamente » ; ma non ammette che esso sia un errore economico e che dia luogo ad equivoci . A dimostrare ciò egli si rifà alla sua « esperienza » ed alla conoscenza che egli ha delle minute di stima del Lombardo ­ Veneto . Una minuta di stima è così fatta : prodotto totale , per unità di misura , ... in una prima colonna , specificando i generi ; seconda colonna , parte padronale , distinguendo questa dalla parte colonica a sistema partitario , che è quello che venne generalmente adottato nella stima : la metà , i due terzi , od altro , per i singoli generi , secondo gli usi locali ; e della parte colonica non si parla poi più . In una terza colonna si segnano prezzi unitari da applicarsi alla parte padronale ; eppoi in altra colonna si indicano le detrazioni per depurare la rendita stessa e quindi ottenere la rendita netta che spetta al proprietario in tale sua qualità . Questo è il procedimento del catasto lombardo ­ veneto . Altrove , come a Napoli ed in Sicilia , si è partiti dai canoni di affitto ; in qualche altro caso dai prezzi di acquisto ; ma qualunque sia il sistema adottato , sempre si volle e si vuole ancora adesso che la rendita netta che costituisce l ' imponibile catastale debba rappresentare soltanto la parte padronale , non già il totale della rendita netta del fondo (ibid.) . Al chiarimento non si acqueta l ' on . Cagnola , ché egli osserva non bastare la detrazione della « parte colonica » , di cui nella minuta di stima citata dal Messedaglia , ad esaurire la detrazione degli elementi di reddito industriale : Il commissario regio sa meglio di me che la parte colonica corrisponde alla tassa personale e non a quella di ricchezza mobile per le industrie , il che , tradotto in linguaggio odierno , vuol dire che la parte colonica è reddito puramente di lavoro manuale , da tassarsi in quella che noi chiameremmo categoria C dell ' imposta di ricchezza mobile e non comprende nessuno dei due elementi - - interessi del capitale di esercizio e profitto dell ' industria agraria - - che costituiscono il reddito « agrario » , il quale si vorrebbe distinguere dal reddito « fondiario » . Dunque , nonostante la deduzione della « parte colonica » , il reddito industriale od agrario continua a far parte della porzione dominicale o padronale dei prodotti del fondo ; il che risponde altresì alle condizioni storiche in cui si formarono quelle minute di stima del censo lombardo ­ veneto , a cui alludeva l ' on . Messedaglia : Nel formare i censimenti passati non si poteva neppur pensare a sottrarre dal prodotto lordo né l ' interesse né il profitto per l ' industria agraria , dacché le scorte del fondo in attrezzi ed anche in bestiami erano date in gran parte dalle proprietà medesime , mentre le condizioni sono oggi mutate . Nella valutazione quindi del reddito fondiario , prendendo a base l ' ordinario modo di coltivazione , si considerava appunto il fondo istrutto proveniente dal proprietario , e quindi la rendita del fondo istrutto . Ma il criterio sul quale ebbero a calcolare la rendita dominicale l ' on . commissario regio ed il ministro per giustificare questa espressione è precisamente quello del fondo non istrutto . Dunque il capitale d ' esercizio , il suo frutto e profitto vanno dedotti dal prodotto lasciando il residuo del solo reddito netto padronale ( tornata del 21 gennaio 1886 , pp . 16034­35 o III , 107­8 ) . Più innanzi , non persuaso da una brevissima replica del relatore Minghetti , il quale , supponendo che il Cagnola avesse dimenticato l ' aggiunta fatta delle parole al proprietario nell ' art . 11 , confidava che , osservandola , se ne contentasse , ( p . 16049 o III , 137 ) , questi insiste nel chiedere che almeno la commissione ed il ministro dichiarino espressamente intendersi compresi nelle spese di produzione della parte dominicale gli interessi del capitale di esercizio ed i profitti dell ' industria agraria , che vengono d ' altra parte sottoposti alla tassa di ricchezza mobile ( p . 16051 o III , 141 ) . Ma , tra i rumori dell ' assemblea , impaziente di venire al voto su questo , per altre ragioni , tormentatissimo art . 14 , la proposta cade ; e null ' altro più di rilevabile occorre di leggere su questo punto nei verbali delle discussioni alla Camera ed al Senato . 16 . Ed ora , innanzi di riassumere sulla base di documenti legislativi quale sia stata la volontà espressa dal legislatore ; pare opportuno mettere a confronto i testi , che riguardano l ' oggetto dell ' imposta , quali furono proposti dal ministro , riformati dalla commissione della Camera e votati dal parlamento : Disegno del ministero . ( Magliani ) . Disegno della commissione della Camera . ( Relatori : Minghetti e Messedaglia ) . Testo approvato dal parlamento . Art . 3 . La stima avrà per oggetto di determinare la rendita netta dei terreni , sulla base della quale sarà fatta la distribuzione dell ' imposta , mercé l ' applicazione di tariffe per qualità e classi . Art . 9 . La stima dei terreni ha per oggetto di stabilire la rendita imponibile sulla quale è fatta la ripartizione della imposta , mediante la formazione di tariffe di estimo , nelle quali è determinata , comune per comune , la rendita stessa per ogni qualità o classe . Art . 9 . Identico . Le tariffe esprimeranno la rendita di un ettaro per ciascuna specie di coltura e per ogni grado di feracità del suolo . Art . 11 . La tariffa esprime , in moneta legale , la rendita imponibile di un ettaro per ciascuna qualità e classe . Art . 11 . Identico . La rendita imponibile è quella parte del prodotto totale del fondo che rimane netta dalle spese e perdite eventuali . La rendita imponibile è quella parte del prodotto totale del fondo che rimane al proprietario netta dalle spese e perdite eventuali . I fondi saranno considerati in uno stato di ordinaria e duratura coltivazione , secondo gli usi e le condizioni locali , e il prodotto sarà calcolato sulla media del dodicennio che precede l ' anno della pubblicazione della presente legge . I fondi saranno considerati in uno stato di ordinaria e duratura coltivazione , secondo gli usi e le condizioni locali , e la quantità del prodotto sarà determinata sulla base della media del dodicennio che precede l ' anno della pubblicazione della presente legge , ovvero di quel più lungo periodo di tempo che per alcune speciali colture fosse necessario a comprendere le ordinarie vicende delle medesime . Non si terrà conto di una straordinaria diligenza o trascuranza . Identico . Disegno del ministero . ( Magliani ) . Disegno della commissione della Camera . ( Relatori : Minghetti e Messedaglia ) . Testo approvato dal parlamento . Art . 4 . La rendita netta dei terreni si determinerà sulla base del loro affitto reale o presunto , e in mancanza di questa colla valutazione dei prodotti dell ' ordinaria coltivazione . Soppresso . Soppresso . Art . 5 . I contratti di affitto , da cui si desumerà la rendita dei terreni , a sensi dell ' articolo precedente , dovranno riferirsi all ' ultimo decennio ; essere di data certa e di una durata non superiore a quella ordinariamente in uso nel comune . Soppresso . Soppresso . Dove gli affitti siano in numero sufficiente da rappresentare le varie gradazioni della proprietà si presumeranno per analogia nei terreni non affittati mediante la classificazione e la tariffa . Soppresso . Soppresso . Art . 13 . La rendita dei terreni si determinerà in base ai prodotti medii della ordinaria coltivazione . Art . 13 . Soppresso . Ogni particella sarà considerata da sé , senza riguardo alla sua connessione con altri fondi o con esercizi industriali e a rapporti personali del possessore . Identico . Disegno del ministero . ( Magliani ) . Disegno della commissione della Camera . ( Relatori : Minghetti e Messedaglia ) . Testo approvato dal parlamento . Art . 14 . La valutazione dei prodotti sarà fatta secondo prezzi medii dell ' ultimo dodicennio , giusta le norme da stabilirsi nel regolamento , esclusi i due anni di massimo e due di minimo prezzo , e tenuto conto del disagio medio della carta . Art . 14 . La valutazione di ciascun prodotto sarà fatta sulla media dei tre anni di minimo prezzo compresi nel dodicennio 1874­85 , tenuto conto del disagio medio della carta e giusta le norme da stabilirsi nel regolamento . La commissione centrale , di cui all ' art . 23 , sentite le commissioni provinciali , potrà , in vista di speciali circostanze , modificare la media dei prezzi dei singoli prodotti . Identico . Art . 6 . Nei comuni , nei quali non sono in uso gli affitti o trovansi così rari da non offrire sicura norma per la determinazione della rendita territoriale , questa sarà valutata , conformemente all ' art . 4 , sui prodotti depurati : Saranno detratte cogli stessi criteri : Identico . I . dalle spese di coltivazione secondo gli usi e le condizioni di ciascun luogo ; I . le spese di produzione , conservazione e trasporto , secondo gli usi e le condizioni di ciascun luogo ; Identico . 2 . da una quota per il reddito attribuita ai fabbricati rurali ; 2 . le spese e i contributi per opere di difesa e di scolo , compreso il contributo per opere idrauliche di seconda categoria ; 2 . Le spese e contributi per opere permanenti di difesa , compreso il contributo per opere idrauliche di seconda categoria ; 3 . dalle spese relative alle opere di difesa e di scolo ; 3 . le spese di manutenzione del fondo e di reintegrazione delle colture ; 3 . Le spese di manutenzione del fondo e dei fabbricati rurali occorrenti e di reintegrazione delle colture ; Disegno del ministero . ( Magliani ) . Disegno della commissione della Camera . ( Relatori : Minghetti e Messedaglia ) . Testo approvato dal parlamento . 4 . dai danni provenienti da infortuni atmosferici ; 4 . una quota per le spese di amministrazione ; Identico . 5 . dalle spese di amministrazione ; 5 . una quota per danni provenienti dagli infortuni ; Identico . 6 . dai danni provenienti da inondazioni periodiche o ordinarie a cui i terreni siano soggetti ; 6 . una quota pei fabbricati rurali occorrenti e loro accessori considerati in istato ordinario e secondo gli usi e i bisogni della coltura . Soppresso . 7 . dai danni provenienti da lavine . Si terrà conto anche dei danni provenienti dalle inondazioni ordinarie , dalle lavine , dalle servitù militari , e dal vincolo forestale . Si terrà conto , con una proporzionale detrazione dal reddito imponibile , anche dei danni provenienti dalle inondazioni ordinarie , dalle lavine e frane , dalle servitù militari , dal vincolo forestale e , per terreni prossimi a vulcani in attività , dai fenomeni vulcanici e metereologici propri di quelle contrade . La valutazione dei prodotti sarà fatta , determinandone colle statistiche ufficiali il prezzo medio dell ' ultimo dodicennio , esclusi i due anni di massimo e minimo prezzo . Come criterio di stima o per gli opportuni confronti potranno assumersi le risultanze dei contratti di compra e vendita , avuto riguardo al saggio dell ' investimento del capitale nell ' acquisto dei fondi in ogni comune . Art . 15 . Per gli opportuni confronti si potrà ricorrere ai contratti di affitto dell ' ultimo dodicennio e ai contratti di compera e vendita dello stesso periodo , avuto riguardo al saggio dell ' investimento del capitale nell ' acquisto di fondi in ogni comune e al disaggio medio della carta al tempo dell ' affitto o della compravendita . Soppresso . 17 . Se , ora , dall ' esame dei materiali legislativi si vuole giungere ad una conclusione intorno a ciò che il legislatore volle e disse in merito all ' oggetto dell ' imposta fondiaria , non pare che sul « volle » possa sorgere alcun dubbio . Il legislatore volle indubbiamente tassare soltanto il reddito fondiario , distinto dal reddito agrario . Negò esplicitamente il Messedaglia , e , dopo avere usato qualche indulgenza verbale alla teoria contraria , si adattò anche il Magliani a negare che l ' imposta fondiaria volesse colpire soltanto la rendita pura della terra , ricardiana o di monopolio , dono gratuito di natura o di società , oggetto specialissimo di imposta e in tutto differente dall ' oggetto delle altre imposte sui redditi . È pacifico che nell ' intenzione dei legislatori del 1886 , il reddito soggetto all ' imposta fondiaria non è un reddito singolare ; ma partecipa della natura degli altri redditi dipendenti da capitali investiti , i quali , non potendosi ritrarre dall ' impiego prescelto , possono a volta a volta essere uguali , inferiori o superiori al frutto netto dei capitali nuovi . Ma è certamente , in quella intenzione , reddito puramente « fondiario » , ossia reddito di capitali fissi , terra e migliorie stabili , escluso ogni reddito « agrario » derivante dall ' impiego dei capitali mobili e del lavoro dell ' imprenditore . Che tale chiarissima intenzione del legislatore sia stata concretata nel testo della legge non risulta però da alcuna dichiarazione esplicita , la quale non si sarebbe forse potuta fare senza offesa alla tecnica legislativa , bisognosa di precetti e non di principi . Importa all ' uopo interpretare logicamente le parole dei relatori , degli oratori , del testo . Durante la discussione che ebbe luogo nel 1923 intorno al punto dibattuto , gran conto si fece , oltrecché delle dichiarazioni dottrinali del Messedaglia , delle norme contenute nelle istruzioni I ° giugno 1907 le quali ordinano di detrarre l ' interesse del capitale scorte vive e morte e le spese relative alla direzione delle culture e dei lavori , al reparto dei prodotti ed alla esecuzione dalle vendite . Dovendo qui , tuttavia , interpretare non le istruzioni , ma la legge , quel che importa è di sapere se quelle detrazioni non indicate esplicitamente siano per implicito contenute nella legge ed in caso affermativo , quale ne sia la esatta portata . Già fu osservato sopra , riferendo quel che disse ripetutamente il Messedaglia e fu riaffermato da molti oratori , che il modello del catasto italiano fu il primo censimento milanese . Lo fu anche su questo punto della definizione del reddito imponibile ; poiché , quali che fossero le convinzioni scientifiche del Magliani , del Minghetti e del Messedaglia intorno alla natura dei varii redditi terrieri , essi non seppero se non riprodurre le formule del catasto milanese . Ridotto a spiegare con precisione quale oggetto abbia voluto assoggettare all ' imposta , il Messedaglia non sa far meglio che ricorrere alla sua esperienza ed alla sua pratica delle minute di stima del censo lombardo ­ veneto ; e spiega come in questa minuta , diviso il prodotto lordo in parte colonica ed in parte dominicale , e messa da parte la prima , si depurasse la seconda dalle spese ad essa afferenti per ridurla a netto imponibile . Dalle osservazioni fatte dal Messedaglia nelle pagine e nei punti dei suoi discorsi che hanno tratto alla stima , si possono ricavare parecchie uguaglianze interessanti : 1 ) Prodotto lordo = parte colonica + parte dominicale ; 2 ) Prodotto lordo = spese ordinarie industriali di produzione + canone di fitto ; 3 ) Parte colonica = spese ordinarie industriali di produzione ; 4 ) Parte dominicale = canone di fitto ; 5 ) Spese ordinarie industriali di produzione = compenso del capitale d ' esercizio e del lavoro + spese diverse industriali di produzione ; 6 ) Parte dominicale = reddito fondiario imponibile + spese relative alla conservazione ed amministrazione del fondo . Le uguaglianze significano che nelle condizioni normali od ordinarie supposte dal legislatore , è indifferente per il proprietario utilizzare i suoi fondi col metodo del colonato o mezzadria ( uguaglianza prima ) o con quello del fitto ( uguaglianza seconda ) . Il Messedaglia non fa cenno della conduzione diretta ; ma anche in tal caso le conclusioni sarebbero state le stesse . Supponendo una situazione di terreni , di prodotti , di mercati e di mano d ' opera , per cui il coltivatore si contenti della metà del prodotto lordo , è indifferente al proprietario ricevere la parte a lui spettante in natura , a titolo di parte dominicale ( in I ) , o in denaro , a titolo di canone di fitto ( in 2 ) ; in ambi i casi la quota a lui spettante essendo la parte dominicale lorda ( uguaglianze 4 e 6 ) . Quindi la parte colonica del primo contratto è uguale alla somma delle spese ordinarie industriali del secondo contratto ( uguaglianza 3 ) . Ambe le quote , dominicale e colonica , sono lorde , la prima delle spese che il proprietario deve sostenere per la conservazione e amministrazione del fondo ( in 6 ) ; la seconda delle spese che il colono ( mezzadro od altro partitante ) o fittuario deve sostenere per la coltivazione del fondo , fra quali spese non è detto esplicitamente , ma pare si possano supporre comprese le spese altresì del proprio lavoro manuale . 18 . Tutto ciò che di certo si può ricavare dalle dichiarazioni del ministro , del relatore , del regio commissario e del testo della legge , è che l ' imposta deve colpire solo la parte dominicale del prodotto lordo . L ' aggiunta più caratteristica , anzi la sola caratteristica , consentita dalla commissione per calmare le apprensioni di coloro i quali , come il Cagnola , trovavano oscuro ed equivoco il testo legislativo , fu appunto quella delle parole al proprietario nell ' art . 11 , sì da indicare chiaramente che l ' imposta colpiva solo la « parte del prodotto totale del fondo che rimane al proprietario » . Risulta altresì chiaramente che questa « parte dominicale » deve essere netta . « Netta dalle spese e perdite eventuali » dice l ' art . 11; « netta dalle spese di mantenimento ed amministrazione del fondo e di quanto riguarda la necessaria reintegrazione del capitale di miglioramento » dice il Messedaglia ed illustra ampiamente a p . 214 della relazione , nel brano riportato integralmente sopra , dove sono pur ripetute le parole « perdite eventuali » che figurano nel testo di legge . Ma spese e perdite tutte da dedursi sono evidentemente quelle soltanto che si riferiscono alla parte dominicale ; non già quelle che toccano la parte colonica od industriale ; ché sarebbe manifestamente erroneo dedurre prima dal prodotto lordo la parte colonica e quindi sia il compenso del capitale di esercizio e di lavoro sia le spese industriali di produzione , per ottenere la parte dominicale e poi dedurre ancora dalla parte dominicale qualcuna delle spese e perdite già contenute nella parte colonica . Il che chiarissimamente spiega il Messedaglia quando si fa ad esporre il congegno delle minute di stima del censo lombardo ­ veneto e dichiara che , dopo averla detratta dal prodotto totale una prima volta , « della parte colonica non si parla più » ; ma soltanto si depura la parte padronale dai pesi e perdite che a questa sono relative . Dal fin qui detto si deduce : a ) che il reddito « agrario » si può supporre , a norma della legge del 1886 , detratto dal prodotto lordo e quindi esente dall ' imposta fondiaria soltanto in quanto esso faccia parte della « parte colonica » o degli equivalenti di questa in altri metodi di conduzione , i quali equivalenti furono indicati nell ' art . 14 al n . I con la frase , applicabile a qualunque tipo di conduzione o di contratto agrario : « spese di produzione , conservazione e trasporto ( dei prodotti del fondo ) , secondo gli usi e le condizioni di ciascun luogo » ; b ) che « le spese di amministrazione » di cui al n . 4 del medesimo articolo , come pure quelle indicate ai nn . 3 , 5 e 6 sono quelle spese le quali debbono essere compiute dal proprietario , come tale , per la conservazione della sua quota dominicale . Hanno esse a che fare con il lavoro che il proprietario stesso eventualmente compiesse in qualità di coltivatore diretto o sorvegliante o direttore ( in contratto di mezzadria ) dei propri fondi ? Alla domanda non è agevole rispondere con sicurezza . Dopo più matura riflessione sembra potersi concludere che gli autori della legge , supponendo metodi ordinari di coltivazione e prodotto ordinario , reputarono doversi dedurre , col titolo di spese di amministrazione , anche l ' ordinaria somma occorrente al proprietario per remunerare se stesso od un suo agente per quell ' opera di direzione dei lavori agricoli e di sorveglianza sulla loro buona esecuzione che nella regione agraria considerata fosse compito comunemente a lui attribuito , per la necessità ed il dovere in cui egli si trovava di mantenere integra la sostanza fisica ed economica del fondo . La ipotesi essendo quella di cultura tradizionale e invalsa , le esigenze di direzione delle culture e dei lavori erano mediocri e si ristringevano ai pochi consigli ed ordini usuali all ' epoca della divisione dei raccolti , delle semine , delle mutazioni negli avvicendamenti culturali , ed , occorrendo , là dove il bestiame era fornito dal proprietario od a metà da lui e dal colono , al momento degli acquisti e delle vendite relative alla stalla . Quando dedussero le spese di amministrazione i legislatori del 1886 non credettero di dedurre qualcosa che facesse parte del reddito « agrario » , bensì soltanto di « depurare » il reddito « fondiario » dalle spese ad esso attinenti . Nella mente di quei legislatori , come di quelli milanesi del '700 , il reddito dominicale doveva da lordo essere fatto diventar netto , depurandolo delle spese di amministrazione . Ad essi non balenò l ' idea che il proprietario potesse toccare parte del reddito « agrario » o d ' impresa ; questo apparendo proprio del colono od affittuario o , se del proprietario , solo in quanto questi si facesse imprenditore di se stesso e facesse perciò propria la parte colonica . A torto od a ragione , gli autori della legge del 1886 ritennero di avere dedotto dal prodotto lordo il reddito « agrario » semplicemente perché dedussero la parte colonica . Invano il Cagnola si affannò a spiegare che la parte dominicale , e cioè una metà od i due terzi od un terzo del prodotto lordo si trovava di fatto ingrossata di elementi spettanti al reddito agrario . Invano disse : « badate che il colono paga ad es . , la metà del prodotto lordo al padrone , in quanto egli , in tale o tal ' altra situazione , riceve il « fondo istrutto » , ossia provveduto di scorte , di bestiame , di attrezzi , di invernaglie » . Invano , con altre parole , rilevò che la parte padronale poteva essere fissata in quella tale percentuale , perché il proprietario dirigeva egli stesso i lavori del suo fondo e comprendeva quindi una quota di reddito agrario . Le proteste non furono ascoltate , perché si era fermamente persuasi che , dicendosi « parte del prodotto totale del fondo che rimane al proprietario » , si fosse escluso tutto ciò che non era reddito dominicale propriamente detto . E da ciò si può ancora dedurre che : c ) volendosi obbedire al comando del legislatore fu necessario agli esecutori del catasto scrutare volta per volta se la quota dominicale fosse , a norma delle consuetudini locali , lorda , oltrecché delle spese di conservazione e di amministrazione dei fondi e del compenso del lavoro di direzione delle culture o della azienda agraria assunto , secondo le consuetudini locali , dal proprietario , anche di spese di carattere industriale , come interessi di capitali di conduzione , scorte vive e morte , anticipazioni salari ecc . ; d ) in tal senso deve essere interpretata la dichiarazione del Messedaglia intorno al carattere « non tassativo » delle detrazioni dell ' art . 14 . La dichiarazione non consentiva di operare detrazioni non menzionate per spese effettivamente sostenute , ma lo consentiva solo quando quelle spese sminuissero la parte dominicale del reddito . Sarebbe stata quindi illogica la detrazione dell ' interesse sulle scorte vive nelle regioni agrarie in cui il bestiame era di proprietà del colono ; mentre dovevasi concedere in tutto od in parte nelle regioni in cui il bestiame medesimo fosse in tutto od in parte di proprietà del proprietario ; e ) non esiste nella legge e nei suoi lavori preparatori alcun indizio che la detrazione di una quota generica per spese di amministrazione possa ritenersi tale da comprendere anche un compenso per il lavoro spettante al coltivatore od imprenditore agricolo . Qualunque ne sia stato l ' ammontare , che di fatto fu mantenuto in una misura assai moderata e confacente alla sua natura , quella quota di spese di amministrazione altro non è e non doveva essere se non quella ritenuta opportuna a compensare il proprietario , come tale , per il lavoro di amministrazione dei suoi fondi , sorveglianza e conservazione loro e per quello di direzione delle culture e dei lavori , in quanto ordinariamente secondo le usanze locali a lui spettasse allo scopo di salvaguardare la integrità fisica ed economica del fondo . Nel sistema della legge , la parte dominicale soggetta all ' imposta fondiaria non è il compenso del proprietario inerte . Tale concezione è affatto esclusa dalle critiche che il relatore stesso non si peritò di muovere alle avventate dissertazioni del Magliani sulla gratuità della rendita fondiaria . Il « proprietario » della legge del 1886 è una persona attiva , la quale partecipa alla produzione agraria , con media diligenza , non straordinaria certo , ma neppure trascurata , ed attivamente attende a conservare i suoi fondi ed i capitali stabilmente investiti in buono stato . Non solo . Il proprietario , come tale , deve compiere il lavoro necessario a far sì che la terra , da altri o da lui medesimo , « sia coltivata con quei metodi culturali che valgano a conservarla in stato di ordinaria e duratura coltivazione » . Il lavoro , ad esempio , necessario ad impedire che l ' affittuario o mezzadro depauperi con una cultura di rapina la terra , è lavoro specificamente spettante al proprietario come tale e sarebbe illogico supporre che esso debba essere compiuto da coloro - - i coltivatori - - al cui danno , sia pure giusto danno , esso deve essere compiuto . La quota dominicale lorda non è dunque un reddito di capitale puro ; bensì deve essere depurata per giungere a tal punto ; ma il dover essere depurata dimostra che essa comprende , insieme a quote di rischio ( infortuni ) e di reintegrazione , anche quote che possono essere di reddito di lavoro ( spese di amministrazione ) . Lo stipendio cioè che eventualmente il proprietario assegna all ' agente , al guardiano , al guardaboschi non è , nel sistema della legge del 1886 , parte del reddito agrario , ma parte del reddito dominicale e necessario alla produzione e conservazione di questo reddito e non alla produzione del reddito agrario . Questi redditi ( per l ' agente o guardiano ) o spese ( per il proprietario ) non sono cioè fattori di un reddito industriale od agrario , ma fattori o conservatori del reddito dominicale . La legge che ne consentì la detrazione da quest ' ultimo , non attribuì perciò al proprietario la figura , neppure attenuata , di coltivatore che percepisce o potesse percepire un reddito agrario . Nel sistema della legge del 1886 , il proprietario poteva conferire alla conduzione del fondo in tutto od in parte le scorte vive e morte e conferiva sempre , personalmente od a mezzo di agente o fattore , un qualche lavoro di direzione . Non perciò si supponeva che egli diventasse imprenditore agricolo e godesse di reddito agrario , oltreché di quello dominicale . Egli conferiva scorte e lavoro nei limiti della consuetudine ed ordinarietà ; ed otteneva prodotto ordinario . Quando fossero da questo detratti la parte colonica , l ' interesse corrente sul capitale scorte da lui conferito , il compenso per il lavoro di direzione ( spese di amministrazione ) e le altre spese pertinenti a lui come proprietario , la quota padronale lorda diventava rendita dominicale netta . Anche quand ' era lorda , non comprendeva , secondo la mente del legislatore del 1886 , un qualsiasi elemento di reddito agrario . 19 . Le prove che l ' imposta codificata dalla legge del 1886 non colpì i redditi « agrari » sono dunque le seguenti : I ) le dichiarazioni dottrinali che questa era la volontà del legislatore . Il valore della quale prima prova per sé è scarso , in primo luogo perché il ministro proponente ed i relatori usarono per lo più un linguaggio differentissimo l ' uno dagli altri ; ed in secondo luogo perché manca qualsiasi addentellato tra le premesse dottrinali ed i comandi legislativi ; anzi il Messedaglia insiste nel rilevare come il censo milanese , prototipo e modello di tutti i catasti , era stato concepito quando di fisiocrazia , ed aggiungasi di rendita ricardiana e simili , e quindi di distinzione di redditi , fondiario ed agrario , ancor non si parlava ; 2 ) l ' espresso comando dell ' art . 11 di considerare come imponibile « la parte del prodotto totale del fondo che rimane al proprietario » . Questa è la prova dominante , che le dichiarazioni del relatore vogliono interpretata nel senso già esposto : considerare tassabile questa parte dominicale non nella sua misura concreta , ma in quella che sarebbe se in essa non si comprendessero quote di parte colonica ; 3 ) la deduzione delle spese di amministrazione . Anche se , come fu sopra chiarito , nella intenzione del legislatore , essa aveva solo per iscopo di « depurare » la rendita dominicale lorda e farla diventare netta , la logica propria di ogni istituto tributario riuscì ad attribuire a quella deduzione un valore proprio . Essa volle dire : siano pure le spese di amministrazione afferenti al reddito dominicale , esse devono essere dedotte , perché sono reddito non del proprietario in quanto puro proprietario , ma in quanto uomo attivo il quale vuole curare la cosa sua e farla vivere e produrre . Perciò quelle spese di amministrazione sono un reddito non del capitale terra , anche instrutta , ma del lavoro del proprietario o di un suo agente e come tale non sono reddito « fondiario » . Forse sono reddito spettante al dominus , ma non alla terra per sé ; tanto è vero che il dominus può attribuirlo ad altri che custodisca e sovraintenda per conto suo . C ' era qui più che un barlume di una verità : essere quelle « spese di amministrazione » qualcosa di mezzo fra il reddito dominicale e quello agrario ; e , se mai , più vicine al primo che al secondo ; reddito di chi doveva tutelare il primo reddito contro le eventuali usurpazioni o dilapidazioni del secondo , o meglio di chi doveva tutelare la perpetuità del reddito della terra - - di quello fondiario ed insieme di quello agrario - - contro gli errori o gli egoismi a corta veduta del proprietario e del colono , eventualmente intesi , l ' uno e l ' altro , a depauperare il fondo per trarne vantaggio immediato ed a renderlo incapace di produrre il reddito suo proprio ordinario ; 4 ) il comando di considerare i fondi « in uno stato di ordinaria e duratura coltivazione , secondo gli usi e le condizioni locali » , senza tener conto di una straordinaria diligenza o trascuranza . In tal modo si escludono dalla tassazione quegli utili industriali , che si possono cavare dalla terra con metodi perfezionati di cultura , con diligenza straordinaria o con culture speciali , non usate nella località ; 5 ) da questo stesso comando e forse anche da quello contenuto nell ' art . 13 , doversi ogni particella considerare in se stessa , senza aver riguardo alla sua connessione con altri fondi o con esercizi industriali , deriva la esenzione di quei redditi industriali che possono conseguirsi da una combinazione specialmente fruttifera di particelle , fuor delle combinazioni comuni nella zona agraria , di cui trattasi , o dalla manipolazione dei prodotti del fondo con metodi industriali più perfezionati di quelli bastevoli a porre i prodotti stessi in stato commerciabile . La prova seconda ha natura permanente e si applica a tutte le imprese agricole ; ché in tutte fa d ' uopo essere provvisti di capitale circolante e compiere un lavoro di direzione e di organizzazione dell ' impresa ; la prova terza dimostra la finezza dell ' analisi catastale , la quale giunge a scoprire redditi di difesa del dominus contro il colono o di tutela della terra ; la prova quarta e quinta hanno carattere eccezionale e toccando soltanto le imprese , poste al di sopra della impresa media contenta dei metodi ordinari e dei guadagni normali , riguarda il problema dell ' imposta sui redditi agrari soltanto in quanto si ritenga che essa debba per l ' appunto colpire codesti redditi o guadagni eccezionali . Tra le prove della esclusione dei redditi agrari dalla tassazione fondiaria non si annovera invece il lungo periodo di tempo che sta a base della stima dei prezzi e dei prodotti . La legge catastale , sia che , col Magliani e col Messedaglia , assumesse la media di un dodicennio , esclusi i due anni di minimo ed i due anni di massimo prezzo , sia che , nel testo votato dal parlamento , si fondasse sulla media dei tre anni di prezzo minimo per ciascun prodotto del dodicennio , ebbe sempre il medesimo intento : raffigurare lo stato medio passato ( Magliani e Messedaglia ) o quello medio probabile futuro ( testo votato ) . Prevedevasi invero , e la previsione risultò in generale corretta , che i prezzi medi del tempo susseguente al 1886 avessero a risultare non superiori e forse inferiori alla media dei tre anni di prezzo minimo , e questa perciò fu scelta a raffigurare la media probabile futura . Appunto perché trattasi di valori medi , si deve presumere che essa abbracci gli scarti dalla media e che quindi l ' elevazione straordinaria dei prezzi in un anno sia annullata dalla depressione straordinaria di essi in altri anni e non eserciti alcuna influenza sull ' ammontare né della rendita dominicale ordinaria imponibile , né del reddito agrario che si sarebbe potuto assoggettare all ' imposta mobiliare . Si leggono qua e là considerazioni intorno alla maggior variabilità dei redditi agrarî in confronto a quelli fondiari ; ed alcune furono sopra riassunte . Ma esse non sono una prova che il reddito agrario sia stato escluso dalla stima fondiaria ; bensì soltanto che per esso non è forse agevole ottenere un dato medio che comprenda gli scarti nei due sensi ; mentre all ' ordinarietà dei metodi culturali corrisponde naturalmente anche l ' eliminazione delle circostanze transitorie nel calcolo del reddito soggetto all ' imposta fondiaria . 20 . L ' interpretazione che l ' amministrazione catastale nei regolamenti e nelle istruzioni diede della legge fondamentale , fu quale potevasi sperare da un corpo a cui presiedettero , specialmente sugli inizi , uomini di gran fama , come il generale Annibale Ferrero , primo esecutore della legge di perequazione . Giova , per eliminare viemmeglio un elemento perturbatore intervenuto nel dibattito sorto al momento dell ' istituzione dell ' imposta sui redditi agrari , vedere come il regolamento e le istruzioni abbiano interpretato la detrazione di quella « quota per spese di amministrazione » ( articolo 15 , n . 4 della legge ) , che sopra fu dimostrato riferirsi , a norma dei lavori preparatori e della legge , esclusivamente al reddito dominicale . La interpretazione è data dall ' art . 148 del regolamento per l ' esecuzione della legge sul riordinamento dell ' imposta fondiaria , approvato con R . Decreto 26 gennaio 1905 , n . 65 . Art . 148 . Le spese di amministrazione da dedursi nella stima sono quelle relative alla custodia e alla vigilanza dei fondi e dei prodotti , alla direzione delle colture e dei lavori ed al trasporto dei prodotti stessi nei luoghi di custodia , in quanto siano a carico del proprietario , al riparto , ove occorra , dei prodotti fra il proprietario ed il coltivatore e alla esecuzione delle vendite . La misura dell ' anzidetta deduzione si determina , come per gli infortuni , in una quota parte della rendita lorda ed in proporzione alle diverse qualità di coltivazione , istituendo all ' uopo gli opportuni studi , e assumendo in luogo i dati e le informazioni relative dai più esperti conoscitori delle aziende agrarie , dai principali possessori e dalle rappresentanze locali . L ' articolo definisce per l ' appunto quelle spese che il Messedaglia chiamava spese di amministrazione « dell ' azienda dominicale » . Il proprietario , il quale percepisce la « rendita lorda » ossia la sua quota parte dei prodotti del fondo , il 50 od il 40 od il 60 per cento , deve pensare a custodirla , a farla trasportare , ove le spese di trasporto non siano già a carico del colono , a venderla . Deve , ancor prima , provvedere alla divisione del prodotto totale col colono ; e , soprattutto , a custodire e vigilare i fondi e dirigere le colture ed i lavori , cosicché il colono non deteriori i fondi e li coltivi secondo le norme del buon padre di famiglia . Il regolamento , ordinando che tale detrazione sia determinata in una quota parte della « rendita lorda » ha inteso parlare di « rendita lorda padronale » ; ché ove parla della produzione complessiva adopera altre espressioni : « prodotto totale dei terreni » - - « prodotti » - - « rendita totale » - - ; mentre la parola « rendita lorda » o « rendita padronale lorda » viene usata a significare la parte dominicale dei prodotti , la quale , in ubbidienza ai precetti messedagliani , deve intendersi lorda di quelle spese di reintegrazione , di amministrazione e di infortuni che la incidono peculiarmente . La istruzione ( XV ) per la qualificazione , la classificazione ed il classamento dei terreni e per la formazione delle tariffe di estimo , in data I ° giugno 1907 ripete quasi testualmente il regolamento . Al § 147 essa dice invero : « Le spese di amministrazione da dedursi nella stima sono quelle relative alla custodia ed alla vigilanza dei fondi e dei prodotti , alla direzione delle culture e dei lavori ed al riparto , ove occorra , dei prodotti fra il proprietario e il coltivatore e alla esecuzione delle vendite » . Dove l ' unica differenza sta nell ' omissione dell ' inciso , contenuto nel regolamento : « ed al trasporto dei prodotti stessi nei luoghi di custodia , in quanto siano a carico del proprietario » , inciso il quale fu trasportato invece nel § 140 , relativo alle spese di produzione , senza tuttavia la riserva dell ' « in quanto siano a carico del proprietario » essendosi probabilmente riflettuto che , a norma delle consuetudini universalmente osservate , il trasporto dei prodotti nei luoghi di custodia fa sempre carico al coltivatore ed è perciò spesa di produzione propriamente detta . 21 . Che le spese di amministrazione incidano la parte dominicale lorda del prodotto non si deduce soltanto dalle dichiarazioni del Messedaglia e dalla loro commisurazione , alla « rendita lorda » ossia padronale , ma pur dal modo che fu praticamente tenuto nelle minute d ' estimo . Chi ricordi la espressiva descrizione fatta alla Camera dal Messedaglia delle minute d ' estimo del censo lombardo ­ veneto , della divisione del prodotto nelle due parti dominicale e colonica , di cui « non si parla poi più » , e della detrazione « dalla parte dominicale » dei varii oneri su essa incidenti , non stupisce più della forza di conservazione connaturata ad un corpo burocratico imbevuto di insegnamenti tradizionali secolari quando rivede quelle minute di stima ricomparire invariate nella pratica catastale nostra . La istruzione IX , del 30 luglio 1891 , la quale nel testo , riferendosi semplicemente all ' art . 137 del regolamento del 14 novembre 1886 , sopra citato , non contiene nulla di diverso dalla istruzione XV che poi la sostituì , è fornita di numerosi istruttivi allegati , i quali chiariscono praticamente il modo tenuto dalla amministrazione nostra per calcolare le spese di amministrazione . Riprodurrò due minute di stima relative a tutte le quote di detrazione ed un esempio analitico , riguardante le sole spese di amministrazione . La minuta di stima n . I si riferisce ad un ettaro di seminativo di prima classe , amministrato col sistema di colonia parziaria ( mezzadria ) . La minuta di stima n . 4 si riferisce ad un ettaro di seminativo irriguo di prima classe , amministrato col sistema della conduzione diretta . La osservazione fondamentale che vuolsi fare intorno a queste minute di stima è che le detrazioni ivi contenute hanno per iscopo di ridurre al netto non il prodotto totale , in cui è contenuto potenzialmente il reddito agrario od industriale del coltivatore , ma la quota dominicale lorda , da cui tale reddito agrario è escluso . Che se , come si vede , nella minuta di stima n . 4 è dedotto anche l ' interesse 5% del capitale scorte , questa è l ' unica detrazione di carattere industriale . Importa , in proposito , notare la differenza tra la minuta n . I ( mezzeria ) in cui la detrazione è fatta e quella n . 4 , in cui non è fatta . Ciò dimostra che in quei casi in cui , trattandosi di amministrazione diretta ( minuta n . 4 ) , lo stimatore era in grado di separare razionalmente la parte dominicale da quella colonica ( spese di produzione ) nella rendita totale , l ' interesse del capitale scorte fu compreso nelle spese di produzione ( parte colonica ) , sicché la parte dominicale lorda era già netta di tale onere . Nei casi invece in cui , essendo la conduzione a colonia parziaria , ( minuta di stima n . I ) , lo stimatore deve adattarsi alle convenzioni usate nella località , egli assume la parte dominicale , ad ipotesi del 50% , al lordo anche dell ' interesse sulla metà del capitale scorte e questo deduce per avere la rendita imponibile . Ma in ambi i casi , sia di amministrazione diretta che a mezzeria , lo stimatore nelle sue minute ha assunto l ' identica percentuale per il capitolo delle spese di amministrazione ( 12ª deduzione ) : e cioè il 4% della rendita padronale lorda ( lire 7,52 su 187,94 nella minuta n . I e II,79 su 294,77 nella minuta n . 4 ) . Poiché è indubbio che , se questa detrazione avesse avuto indole industriale , essa avrebbe dovuto essere calcolata in una percentuale maggiore nel caso di amministrazione diretta che in quello di colonia , essendo il lavoro di direzione delle colture e degli affari rurali , ben più gravoso ed assorbente nel primo che nel secondo caso , l ' uguaglianza nella misura delle due detrazioni dimostra che gli stimatori , bene interpretando lo spirito della legge , ritennero che non dovesse osservarsi misura diversa nei due casi , dovendo amendue rispecchiare l ' ipotesi di ordinarietà ; ed in questa ipotesi le spese di amministrazione sono quelle che spettano al proprietario come tale per assicurarsi che i suoi fondi siano bene amministrati , che i prodotti siano divisi secondo le convenzioni pattuite , riposti in luogo sicuro , venduti convenientemente ; ed i lavori e le colture avvengano secondo le regole dell ' ordinaria coltivazione da buon padre di famiglia . Tuttociò e non meno è compito del proprietario , come tale . Che se questo talvolta viene trascurato dai proprietari , ben si dice che essi mancano ai doveri inerenti al possesso fondiario e si invocano da molti sanzioni di espropriazione . La legge catastale doveva supporre e suppose di fatto che il proprietario da essa contemplato soddisfacesse ai doveri elementari della proprietà ; e gli concesse perciò una detrazione della rendita dominicale lorda a compenso dell ' opera sua di amministratore , sicché l ' imposta fondiaria colpisse la pura rendita dominicale netta a lui spettante come proprietario . 22 . Che questo fosse il concetto che gli stimatori si fecero delle spese di amministrazione risulta ancor meglio dall ' analisi particolareggiata che di tale capitolo di deduzione fu fatta per il sistema di amministrazione diretta nell ' esempio undicesimo « di analisi per la determinazione delle deduzioni contemplate in questa ( IX ) istruzione » . L ' esempio assume , in un podere esteso su 140 ettari , le spese di amministrazione qui indicate : Stipendio ad un agente per la direzione e la sorveglianza dell ' azienda per tutto l ' anno Lire 1000 Per guardia dei prodotti all ' epoca dei raccolti : giornate di guardiano a lire 2 l ' una » 120 Spese diverse » 200 _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ Totale Lire 1320 L ' importo totale così calcolato è ripartito fra le diverse qualità e classi di terreno componenti il podere nella maniera indicata nello specchietto seguente : Dall ' esempio riportato di analisi risulta che per spese di amministrazione s ' intendono appunto : a ) quelle sostenute per un agente o fattore di campagna incaricato della direzione e sorveglianza dell ' azienda per tutto l ' anno pagato con lo stipendio di L . 1000; b ) quelle sostenute per la guardia dei prodotti all ' epoca dei raccolti ; giornate 60 di guardiano a lire 2 ed in totale L . 120; c ) spese diverse , L . 200 . II carattere di spese vere e proprie gravanti sull ' amministrazione del proprietario dell ' azienda rurale e quindi sulla parte dominicale lorda vera e propria , risulta chiaramente da questa prova , la quale sembra definitiva . Le minute di stima concordano dunque con il regolamento di applicazione della legge e con le istruzioni nel dedurre dalla quota dominicale lorda valutata in una situazione ordinaria l ' interesse delle scorte vive e morte ed il compenso del lavoro di direzione e di amministrazione valutati secondo il medesimo criterio , in quanto riguardino il proprietario . Poiché le prove stanno , come si dimostrò sopra (cfr.§ 19 ) , nell ' essere la tassazione fondiaria limitata alla parte del prodotto che rimane al proprietario , e nell ' essere la stima fondata su uno stato di coltivazione ordinaria e duratura : e sono quindi esclusi dalla tassazione fondiaria i redditi dipendenti da straordinaria diligenza , da culture particolarmente redditizie e da combinazioni eccezionali di fattori produttivi , noi possiamo concludere che il reddito agrario è , secondo la legge del 1886 , escluso dalla tassazione fondiaria , perché compreso nella parte colonica , e ne è escluso anche il reddito di tutela e garanzia del reddito dominicale perché da esso dedotto , a titolo di spese di amministrazione . 23 . L ' amministrazione catastale , nel redigere gli articoli 124 a 128 del regolamento vigente 17 , ispirandosi al concetto della normalità , si è riferita al metodo di conduzione che nei nostri paesi è il più antico , forse ancora il più diffuso e certamente quello più tradizionale e tipico , il quale permetteva di inquadrare le stime nel sistema milanese della eliminazione preliminare di una parte colonica e 17 Regolamento citato , approvato con regio decreto 26 gennaio 1905 , n . 65; il quale riproduce testualmente le norme degli articoli 112 a 116 del regolamento precedente cit . 20 gennaio 1898 . nella detrazione susseguente di tutte le spese afferenti alla quota dominicale : la colonia parziaria . Ecco gli articoli : Art . 124 . Per quei territori , dove è in uso il sistema di colonia parziaria , le spese di produzione si ritengono consistere in quella quota parte di ciascun prodotto , che comunemente viene accordata al colono in compenso delle sue prestazioni e delle spese che deve sostenere per tutti i lavori occorrenti ad ottenerlo , compreso il collocamento nei luoghi di custodia . Detratta questa quota dall ' intiero prodotto , la residua parte spettante al possessore , valutata coi prezzi stabiliti come sopra , costituisce la rendita padronale lorda . Da quest ' ultima si detrae l ' interesse del capitale fornito dal proprietario per scorte vive e morte , secondo le consuetudini locali . Art . 125 . La ripartizione dei prodotti fra colono e possessore deve farsi in base al sistema colonico generalmente adottato in ciascun territorio , con riguardo alla entità dei lavori e delle spese incombenti ai coloni per le varie coltivazioni ed i diversi prodotti , secondo le consuetudini e le condizioni locali . Art . 126 . Con criteri analoghi si determina la parte padronale dei prodotti di quei territori , nei quali , quantunque non sia praticato un sistema di colonia propriamente detto , si usa però generalmente dai possessori di far coltivare per proprio conto i terreni , pagando le opere non con effettivo denaro , né con una quantità determinata di generi , ma con la cessione ai lavoratori di una data parte del prodotto che effettivamente si raccoglie . Art . 127 . Nei territori dove i possessori fanno coltivare i loro fondi per economia , a proprie spese , o li coltivano essi medesimi , la valutazione « delle spese di produzione può farsi col sistema che viene adottato per quello fra i territori più prossimi che si trovi in condizioni analoghe , tanto riguardo alla qualità di coltura , quanto riguardo ai prodotti ed alle relative spese di coltivazione . Art . 128 . Per i territori , o per singole qualità di colture , cui non siano applicabili le disposizioni degli articoli precedenti , la valutazione delle spese di produzione si fa per analisi diretta . Punto di partenza delle stime è il sistema della colonia parziaria , nel quale le spese di produzione si considerano eguali alla parte del prodotto del fondo assegnato al colono . L ' art . 124 espressamente definisce la rendita padronale lorda , come quella parte dei prodotti del fondo la quale rimane al possessore del fondo stesso dopo detratta la parte colonica . Questo stesso sistema viene applicato in virtù dell ' articolo 126 in quei territori nei quali pur non essendo applicato un sistema di colonia parziaria propriamente detto si rimunerano i lavoratori del fondo con una quota parte del prodotto raccolto . Ed all ' art . 127 si ordina che negli stessi luoghi dove è in uso la coltivazione diretta , la valutazione delle spese di produzione si faccia , a quanto si sottintende , per analogia al sistema di colonia applicato nei territori più prossimi . E l ' art . 128 incalza affermando che la valutazione delle spese di produzione per analisi diretta si debba fare soltanto nei territori e per le colture alle quali sia assolutamente inapplicabile il sistema di detrazione per analogia a quello usato nella conduzione per colonia . Tutto ciò ha per iscopo di riaffermare il principio della normalità e della ordinarietà . Se vi ha chi coltivando direttamente i suoi fondi , in una zona agraria dove si usano dare le terre a coltivare al 50 per cento , riesce a ridurre le spese di produzione al 40 per cento , buon per lui : questa è una diligenza straordinaria della quale non si deve tener conto per aumentare il suo imponibile ; ed il regolamento provvede a ciò , col guardare alla regola seguita generalmente . Si procede per tal modo verso la meta , che è la formazione della tariffa , in modo spiccio , senza i calcoli complicati della analisi diretta e si rende ossequio all ' ordine del legislatore di considerare i fondi in stato ordinario di coltura e di manutenzione . Se normalmente l ' intiero capitale scorte è fornito dal colono , non v ' ha luogo a deduzione dell ' interesse sulle scorte medesime ; se sono fornite in tutto od in parte dal proprietario , la parte dominicale del prodotto deve essere depurata dell ' interesse del capitale così provveduto . 24 . Che cosa si intenda per « scorte vive e morte » , non è detto esplicitamente dalla istruzione ( XV ) : ma la istruzione IX , la quale di fatto , per la evidenza dei criteri a cui si inspira , si impone all ' osservanza degli stimatori , dice al paragrafo 33 che « il capitale delle scorte vive e morte è costituito dagli animali di lavoro , dalle macchine , dagli strumenti ed attrezzi necessari per la coltivazione del fondo e la raccolta dei prodotti » . Non sono quindi comprese nelle scorte vive e morte , il cui interesse viene detratto dalla rendita padronale lorda ai fini dell ' imposta fondiaria , né le scorte di fieno e paglia costituenti la dotazione ordinaria del fondo né il capitale di semenza e concimi , né il capitale anticipazione dei salari ai lavoratori agricoli , e neppure , finalmente , il capitale costituito dagli animali di allevamento , non cioè utilizzato per la coltivazione del fondo . La istruzione ( XV ) , la quale è tecnicamente compilata in guisa da indicare allo stimatore le notizie ed i dati che egli deve procurarsi e le regole da osservare in questa raccolta per giungere a dati medi , ma non dà più esempi del modo tenuto nell ' utilizzare questi dati ed è aliena da definizioni , consiglia , al paragrafo 151 , di raccogliere i seguenti dati : a ) distintamente , per il bestiame da lavoro e per quello da rendita : la consistenza , il peso vivo per capo e totale , il valore per capo e totale , le variazioni che normalmente avvengono da periodo a periodo dell ' anno nella consistenza del capitale bestiame , la quota annua media di ammortamento e quella per infortuni , la spesa media annua pel veterinario e per medicine ; b ) distintamente , a seconda che siano destinati alla diretta coltivazione del fondo , al governo degli animali da lavoro , al perfezionamento , al trasporto ed al governo nei luoghi di custodia dei prodotti naturali del fondo oppure alla trasformazione dei prodotti naturali in altri di maggior pregio : la conoscenza ed il valore unitario e complessivo degli strumenti , degli arnesi e delle macchine esistenti normalmente nel podere , la loro quota annua di ammortamento e le spese medie annue di riparazione e di manutenzione ; g ) la quantità complessiva di ciascuna specie di mangimi e di lettimi prodotti nel fondo e nel fondo stesso consumati : la quantità complessiva di ciascuna specie di mangimi e di lettimi acquistati fuori del podere ed il valore di essi ; la quantità complessiva di ciascuna specie di mangimi e di lettimi prodotti nel fondo e venduti ed il prezzo di vendita ; h ) gli stessi dati pei concimi , per le sementi e per gli altri materiali occorrenti per la coltivazione , quali ad esempio le canne ed i pali per viti ; i ) quando i mezzi propri del podere non siano sufficienti per compiere tutti i lavori : il numero , la specie , il nolo ed il tempo pel quale si noleggiano strumenti , macchine od animali , e le spese di operazioni nelle quali gli strumenti , le macchine e gli animali sopraindicati si impiegano . Appare abbastanza chiaro dal complesso delle norme ora riprodotte , quale sia il metodo seguito dagli stimatori del catasto italiano . Bisogna distinguere il capitale scorte , a seconda che esso è necessario alla coltivazione del fondo ed al trasporto dei prodotti , ovvero esso è destinato , se si tratta di bestiame , ad allevamento da rendita ( carne , latte , lana ecc . ) o , se si tratta di macchinari , alla trasformazione dei prodotti naturali in altri di maggior pregio . In questo secondo caso , come non si tiene conto , nel prodotto lordo , della rendita relativa , così non si tiene conto , nelle detrazioni , della spesa corrispondente . Il catasto valuta l ' erba ricavata dai prati e non la carne o il latte o la lana , e perciò non si occupa , in nessun caso , del bestiame da rendita . Il catasto tassa le olive e non l ' olio , l ' uva e non il vino , e perciò non si occupa del capitale strumenti e botti per la fabbricazione dell ' olio e del vino . Quanto al capitale scorte vive e morte necessario per la coltivazione dei fondi e per il trasporto dei prodotti , si deve supporre che la parte colonica , calcolata secondo i metodi usuali , comprenda il rimborso delle spese di mantenimento del bestiame , di reintegrazione delle perdite per infortuni e per usura dei macchinari . Essa comprende altresì l ' interesse del capitale fornito dal colono ; perché , se il 50 per cento non bastasse , ad esempio , a comprenderlo , il gioco della concorrenza non tarderebbe a far elevare la quota colonica al 55 o al 60 per cento . Essa comprende altresì le spese di mantenimento e di ammortamento suddette , anche quando il capitale scorte è provveduto dal proprietario , perché si suppone tacitamente - - se la supposizione sia conforme o lontana dalla realtà , qui non giova indagare - - che il colono sia obbligato alla fine dell ' anno a riconsegnare al proprietario il valore identico di scorte ricevuto al principio dell ' anno , rimanendo a suo carico ogni spesa o perdita . La parte colonica non comprende invece l ' interesse del 5 per cento sul capitale scorte fornito dal proprietario , poiché il colono non paga questo interesse a parte come si trattasse di un mutuo , ma rimunera il capitale scorte , come il capitale terreno e il capitale migliorie tutt ' insieme , con la consegna della quota dominicale dei prodotti del fondo . Dunque , se si vuole tassare solo , come si fa con la fondiaria , il reddito del capitale terreni e migliorie fisse , occorre dedurre dalla quota dominicale l ' interesse sul capitale scorte . E così fanno , anche senza statuizione esplicita della legge , il regolamento e le istruzioni , perché osservanti dello spirito della legge . Non deducono invece nulla per il capitale semenze , concimi chimici , scorte fieno e paglia , anticipazione salari , perché si suppone che tutto ciò avvenga nel campo della produzione e tocchi al colono . La parte colonica è supposta cioè di tali dimensioni da consentire la costanza nel fondo di paglia e fieno - - subordinatamente alle vicende stagionali - - e il rimborso , con gli interessi eventuali , delle anticipazioni salari , sementi e concimi . Dove queste ipotesi non si verificano , basta guardare alle due minute di stima sopra riprodotte , per vedere come gli stimatori concedono , senza uopo di disposizione esplicita regolamentare , la detrazione corrispondente dalla quota dominicale o rendita padronale lorda . 25 . Con apposite norme il regolamento del 1905 disciplina ulteriormente il concetto della ordinarietà , sì da escludere qualunque reddito , il quale abbia carattere eccezionale ed industriale . Art . 115 . Il prodotto totale dei terreni di ciascuna qualità e classe , che deve servire di base alla determinazione della rispettiva rendita imponibile da stabilirsi nella tariffa , è costituito dal complesso dei prodotti naturali e propri del fondo , e cioè che si ottengono spontaneamente dal fondo stesso , o immediatamente dalla sua coltivazione , oppure nei casi indicati nell ' art . 121 , che risultano da una prima manipolazione dei prodotti naturali . Non si tiene conto di qualsiasi vantaggio che il possessore del fondo può procurarsi convertendo con operazioni industriali i frutti naturali in prodotti di maggior pregio . Art . 116 . Vengono per altro calcolati nella determinazione dei prodotti quei vantaggi che sono stati procacciati al fondo , anche artificialmente , e coll ' impiego di mezzi eccezionali , ogni qualvolta questi vantaggi siano stabili e permanenti . Art . 118 . La specie e la quantità dei prodotti da determinarsi è quella che d ' ordinario s ' ottiene coi metodi di coltura , che sono più comunemente in uso nel territorio . Non si ha perciò nessun riguardo , giusta il disposto dell ' art . 11 della legge I ° marzo 1886 , alle diverse e non ordinarie produzioni , che si ottengono dai terreni di eguale natura coltivati con diligenza straordinaria e con metodi singolari , né alle produzioni troppo scarse di altri terreni dell ' eguale natura , nei quali la coltivazione è straordinariamente trascurata o cattiva . Art . 121 . I prezzi del dodicennio 1874­1885 , in base ai quali deve farsi la valutazione di ciascun prodotto sulla media dei tre anni di minimo prezzo , giusta l ' art . 44 della legge , vengono desunti , di regola , dalle mercuriali dei mercati ordinari di vendita e , in mancanza delle mercuriali , dai registri di amministrazione degli enti morali o dei principali possessori , senza tener conto di quei maggiori vantaggi che possono derivare da speculazioni di commercio . Per quei prodotti che non si vendono allo stato naturale ma soltanto dopo una prima manipolazione , la valutazione si fa sulla base dei prezzi dei prodotti trasformati , deducendo da questi le spese della trasformazione , tenuto conto del capitale impiegato e di ogni altro coefficiente dei prezzi medesimi , in guisa da ricavarne il valore del prodotto allo stato naturale . Nella determinazione dei prezzi anzidetti si ha riguardo alla spesa che può occorrere per il trasporto dei prodotti dai luoghi di custodia al mercato ordinario di vendita , dal quale i prezzi sono desunti . I prezzi si esprimono in lire e quarti di lira . Art . 131 . La determinazione delle anzidette spese ( quelle indicate agli articoli da 124 a 128 ) deve farsi cogli stessi criteri stabiliti per la determinazione del prodotto medio , e cioè sulla base della media delle spese sostenute dalla generalità dei possessori per ciascuna qualità e classe , senza tener conto di quelle eccezionali , in più od in meno , derivanti da cure e diligenze straordinarie , o da cattiva amministrazione , non avendosi riguardo , giusta l ' articolo 118 , nemmeno alla maggiore o minore produzione che ne consegue . Una sola glossa si può aggiungere agli articoli per sé perspicui del regolamento . Potrebbe parere che l ' articolo 116 , coll ' ordinare di tener calcolo dei vantaggi procurati artificialmente al fondo e coll ' impiego di mezzi eccezionali , violasse la regola della ordinarietà posta dall ' art . 118 , la quale comandava di non tener conto delle diligenze straordinarie e dei metodi singolari usati nella coltivazione . In realtà non è così , perché la straordinaria diligenza , i metodi singolari e la coltivazione straordinariamente trascurata e cattiva devono essere apprezzati in relazione a terreni « di uguale natura » . Ma non sono più di uguale natura i terreni i quali furono , con mezzi anche artificiali , ed eccezionali , trasformati in guisa che in essi sieno stati incorporati vantaggi « stabili e permanenti » . Questi vantaggi oramai sono immedesimati nel terreno e più non se ne possono staccare . Il proprietario buon padre di famiglia , il quale nella coltivazione del fondo usa i metodi comunemente osservati nella località , non può fare astrazione dalle opere eccezionali ed artificiali le quali hanno trasformato il suo fondo ; e lo coltiva non come si farebbe per un seminativo asciutto o nudo o per un pendio scosceso e semi ­ incolto , bensì come ivi stesso si usano coltivare i terreni irrigui e quelli provveduti di vigne specializzate , o gli incolti produttivi ridotti con terrazzamenti e sostegni di mura e cisterne a fascie pianeggianti ricche di fiori o di agrumi . I mezzi artificiali ed eccezionali mutarono l ' indole del terreno e l ' innalzarono di qualità e di classe ; sicché quando sia trascorso il periodo di franchigia e le stime si rivedano ( od al 1° gennaio 1886 si compiano la prima volta ) , i suoi prodotti devono essere valutati in rapporto alla condizione nella quale il fondo si trova ed ai metodi ordinari di coltivazione che ad esso , quale è , sono congrui . 26 . Gioverebbe ancora trarre dalle relazioni delle commissioni censuarie le prove della diligenza con la quale si esclusero dalle stime fondiarie i redditi industriali o straordinari . Se ne addurrà una sola tratta dai lavori per la formazione delle tariffe d ' estimo per la provincia di Cuneo . Aveva la Commissione censuaria provinciale di quella provincia proposto la soppressione della voce « frutteto » ; poiché , essa ragionava , un vero frutteto fa necessariamente presupporre l ' occupazione totale del fondo da parte delle piante fruttifere , e solo per questo esso non può essere perpetuato ; essendo noto che una pianta non può vegetare e produrre nello stesso terreno , o in un punto a contatto con quello in cui sia vissuta e deperita altra pianta di uguale essenza . Perciò , tenuto conto che il coltivatore deve rinunziare alla produzione diretta del terreno per alcuni anni e prodigare speciali ed assidue cure agli alberi da frutta ; tenuto conto che in breve volgere di anni capitale e lavoro investiti nel frutteto sono annientati dal naturale deperimento della piantagione ; quel genere di coltura non può essere considerato come ordinario e duraturo , il reddito che esso produce essendo più industriale che agricolo , in tutto paragonabile a quello dato dallo sfruttamento di una miniera . La sotto ­ commissione centrale non contesta che , nell ' ipotesi configurata dalla commissione cuneese , il reddito del frutteto debba reputarsi industriale . Nega che tale sia la pratica ordinariamente osservata e quella in particolare modo seguita nella provincia . La pratica ordinaria non esclude che la « distanza ( delle piante fruttifere l ' una dall ' altra ) sia tale da consentire al momento opportuno la reintegrazione del frutteto sopra terreno non ancora sfruttato dall ' arboratura » . Di fatto osserva poi che la coltivazione delle piante da frutta nella provincia di Cuneo è sempre consociata a quella diretta del suolo ... La occupazione delle piante varia dal 15 al 72 per cento della superficie e il loro numero per ettaro , considerato nel calcolo delle tariffe , in due soli casi è superiore a 200 e discende fino a 50 : mediamente è 125 . Il che vuol dire che la stima ha considerato condizioni ordinarie di sfruttamento del terreno investito a piantagioni fruttifere , la cui perpetuazione non è resa impossibile dal soverchio numero degli alberi . E in armonia con questo concetto la giunta ha considerato le spese che occorrono pel mantenimento perpetuo del soprassuolo ammettendo che il valore delle piante abbattute compensi le somme richieste per la reintegrazione e l ' allevamento ... La pianta da frutto più costantemente allevata è il melo . Esso è tenuto a pieno vento e perciò ha una durata mediamente assai superiore al periodo di quindici o vent ' anni ammesso dalla commissione provinciale . Le cure di coltivazione , salvo casi eccezionali , si riducono a quelle che ordinariamente si richiedono per la produzione diretta del suolo , e le frutta sono vendute sull ' albero . Date queste condizioni , è chiaro che , dei quattro fattori da cui risulta la rendita totale dei fondi , il capitale di esercizio e il lavoro non soverchiano gli altri di natura propriamente fondiaria a segno , da imprimere alla rendita dei frutteti un carattere industriale . Non è qui il luogo di dare un giudizio sul problema specifico discusso tra le due commissioni ; ma questo si può dire che gli organi incaricati dell ' applicazione della legge videro ben chiaro che il reddito imponibile fondiario finiva là dove cessava la cultura ordinaria e cominciava quella eccezionale od industriale ed assai finemente indagarono intorno ai confini tra l ' una e l ' altra specie di cultura , sforzandosi di non varcare il limite imposto dal legislatore . Capitolo terzo Nella legge d ' imposta mobiliare 27 . Il dibattito legislativo intorno alla tassazione dei redditi agrari risale al disegno di legge sui redditi della ricchezza mobile presentato alla Camera dei deputati dall ' on . Sella , ministro delle finanze , il 18 novembre 1862 . Nel testo della commissione , presentato il 23 giugno 1863 alla Camera con relazione Pasini , i redditi dell ' industria agraria erano trattati ( art . 9 ) alla pari di quelli di ogni altra industria : « Vi saranno compresi non solo i redditi certi e in somma definita , ma anche i variabili ed eventuali derivanti dall ' esercizio di qualsiasi professione , industria od occupazione agraria , manufattrice o mercantile , materiale , intellettuale o morale » . L ' art . 7 del progetto Sella , il n . 3 dell ' art . 1 del progetto compilato da una commissione ministeriale creata con r . decreto 11 agosto 1861 ed il § E dell ' art . 9 della proposta di legge del Consiglio di stato del 20 marzo 1861 contenevano il medesimo precetto . Il quale non si tradusse in comando legislativo per l ' opposizione vivissima che suscitò nella Camera e di cui si fece capo specialmente l ' insigne agronomo on . De Vincenzi , con una proposta di cancellazione della parola « agraria » . Nonostante le difese del relatore Pasini , dell ' antico ministro proponente Sella , del ministro in carica Minghetti e degli on . De Cesare , Pica , Panattoni , Ciccone e Michelini , l ' emendamento De Vincenzi , sostenuto dagli on . Mancini , Minervini , Sineo , Cadolini , Mellana , Marchetti e Fiorenzi , trionfò nella tornata della Camera del 15 luglio 1863 . Senonché , a discussione finita , la commissione , richiamandosi in parte ad una proposta Torrigiani , appoggiata dall ' on . Castagnola ed a riserve fatte il 16 luglio dagli on . Minghetti , Depretis e Sella , proponeva un articolo aggiuntivo , il quale nella parte che qui ci interessa diceva : « I redditi agrari non vanno soggetti a tassa se non in quanto sono profitti di persone estranee alla proprietà del fondo , o che derivano da commerci o industrie accessorie alla cultura del medesimo » . Sorse subito una discussione vivacissima , d ' indole pregiudiziale , sulla costituzionalità di una proposta la quale veniva a negare una deliberazione presa dalla Camera nel corso della discussione dello stesso progetto di legge ed insieme sostanziale , sulla opportunità dell ' articolo aggiuntivo . Tuttavia nella forma modificata proposta con emendamento Biancheri : « I redditi agrari non vanno soggetti a tassa se non in quanto siano profitti di persone estranee alla proprietà del fondo » l ' articolo aggiuntivo fu approvato dalla Camera il 21 luglio ed , accolto dal Senato , diventò l ' art . 9 della legge 14 luglio 1864 , n . 1830 e resta , con aggiunte che non ci interessano , invariato nel T . U . 24 agosto 1877 , n . 4021 ( Serie 2° ) , il quale regolò la materia sino al decreto 4 gennaio 1923 . 28 . I problemi di principio , dibattuti in quella memoranda discussione , furono principalmente due : se esistesse in generale un reddito agrario distinto da quello fondiario e perciò meritevole di tassazione mobiliare e se , esclusa la esistenza o la tassabilità in genere , tale reddito fosse imponibile soltanto per i coltivatori di terreni altrui . 29 . Il De Vincenzi , il quale riusci dapprima a far trionfare la tesi piena della non tassabilità del reddito agrario , così ragionava : Se il fittaiolo dovrà pagare una tassa , cioè aggiungere una tassa al suo affitto , è ben naturale che debba detrarre questa tassa dalla rendita della terra , ossia in ultima analisi questa tassa andrà ad essere convertita in una vera duplicazione dell ' imposta fondiaria . La quale incidenza è tanto più probabile avvenga in Italia , dove i fittaioli provveduti di congrui capitali sono pochissimi e tra loro non si fanno concorrenza . E quel che è più , la rendita fondiaria può essere bensì concepita in astratto come un ente a sé stante , non mai in concreto . La rendita deriva dalle forze naturali della terra e dal lavoro che vi si impiega . Sieno quante si vogliano le forze naturali , se non vi interviene l ' elemento che si rivela sia sotto forma di lavoro , sia sotto forma di capitale , non si otterrà mai alcuna rendita ... Per conseguenza , quando noi tassiamo la rendita fondiaria , non tassiamo propriamente ciò che viene da natura , ma l ' accumulamento del lavoro , che per secoli e secoli si è applicato alla terra , tassiamo il necessario capitale mobile senza di cui non vi sarebbe possibilità di avere rendita fondiaria . Senza capitali accumulati e circolanti , e senza lavoro non vi è rendita fondiaria ; questa non è una astrattezza , ma la combinazione delle forze della natura e del lavoro dell ' uomo sotto diverse forme . La rendita sarà pure un concetto virtuale , ma soggetto delle imposte sono le realtà e non le astrattezze . E ancorché si volesse considerare il lavoro e il capitale circolante come accessori , è da por mente che senza questi accessori non vi sarebbe alcuna rendita reale , e che però sono condizioni sine qua non della rendita che costituisce il subbietto dell ' imposta fondiaria . La terra senza questi fattori della rendita è come il vapore senza la macchina di Watt , e non so come possa considerarsi astrattamente in questo eminentemente pratico concetto dell ' imposta fondiaria . Potremo dir noi di voler tassare come ricchezza mobile gli animali inservienti alle coltivazioni , i salari necessari ai lavori ? Eppure ciò avviene col mezzaiuolo sovente e col fittavolo . Ma senza questi , che avreste voi imposto colla tassa fondiaria ? Ove sarebbe la rendita ? . Con altri esempi l ' on . Sineo rafforza la tesi del De Vincenzi , secondo cui l ' imposta sui fittabili e mezzadri ricadrebbe sui proprietari : Vi porto per un momento in Sardegna dove è determinato che l ' imposta prediale debba rappresentare il decimo del prodotto del predio ridotto a coltura , quale esso si ritrova attualmente . Voi vedete che la misura è già alta ; quando il proprietario paga la decima parte , egli ha diritto di godere il suo fondo , di coltivarlo egli stesso , o di farlo coltivare da agenti , da affittavoli , da coloni coi migliori patti possibili . Ora se voi imponete quelli i quali trattano col proprietario per le colture dei beni , voi necessariamente rendete più incomoda , rendete deteriore la condizione del proprietario . Se il proprietario che paga il decimo della sua rendita a titolo di tributo prediale trova un fittaiuolo il quale per cagione dell ' affittamento non sarà tenuto ad alcuna imposta , allora egli è sicuro di avere tuttociò che eccede quel discreto profitto che il fittaiuolo può proporsi ; ma se voi imponete il fittaiuolo , egli non avrà più quel profitto , salvo detraendo dal fitto ciò che gli chiamate d ' imposta ... Questo si rende ancora più manifesto in quelle parti d ' Italia in cui sono in uso altri modi di lavorare : le colonie parziarie , per esempio . Se io trovo un colono che fa tutti i lavori intorno ai miei beni colla prospettiva di avere la metà dei prodotti , se questo colono lo venite ad imporre , egli non si contenterà più della metà dei prodotti ... Se a queste famiglie che ( specialmente in Piemonte ) stentavano già ad accettare a titolo di colonia parziaria la coltura dei nostri beni , aggiungete il peso dell ' imposta , naturalmente queste famiglie abbisognerà che ottengano dal proprietario migliori condizioni ... Qualunque imposta voi mettiate sull ' industria agraria è sempre un aumento al tributo prediale . Né il proprietario , né il colono , comunemente non possono lavorare la terra essi soli , hanno bisogno di uomini salariati ! Ora , se su questi salariati voi mettete ancora un ' imposta bisognerà aumentare il salario . Il salariato comunemente si contenta del necessario per la sua vita ; ma domanderà un aumento di soldo se sarà soggetto all ' imposta . Così dunque rendete più difficile la coltura , per cui le braccia grandemente scarseggiano (ibid., p . 1121 ) . Anche l ' on . Torrigiani , che pure accetta l ' imposta sui fittaiuoli , nega al pari del De Vincenzi che esista una rendita fondiaria derivante esclusivamente da « forze di produzione insite nel suolo » ed afferma essere di fatto impossibile « l ' immaginare che vi sia una rendita del suolo , la quale non sia più o meno colpita dalla tassa fondiaria » . E cita Mac Culloch contro la pretesa di supporre un reddito della terra nuda separato da quello dei miglioramenti ed Esquirou de Parieu il quale , in un discorso alle camere francesi sostenne che « un ' imposta sui benefici dell ' impresa agricola sarebbe sino ad un certo punto una ripetizione dell ' imposta fondiaria » , per concludere all ' impossibilità pratica che un proprietario desideroso di contribuire per quanto è in lui ai carichi dello stato ... riesca a decomporre nella sua mente questa rendita totale e stabilire la parte che proviene dall ' industria agricola da lui esercitata (ibid., 1128 sgg . ) . Gli argomenti addotti contro la tassazione mobiliare dei redditi dell ' imposta agraria sono dunque sostanzialmente : 1 ) che la rendita fondiaria dominicale esiste nella misura attuale ed accertata agli scopi della tassazione perché la terra si trova in una data combinazione con i miglioramenti stabili , con il capitale mobile di scorte e con il lavoro ; che se questi altri fattori variassero o non ci fossero , varierebbe o cesserebbe di esistere anche la rendita fondiaria . Il quale argomento reca logicamente solo alla conseguenza che si debba indagare quale sia il prodotto normale totale della terra istrutta , nella combinazione dettata dagli usi locali , mercé l ' impiego degli altri fattori produttivi di capitale e di lavoro ; e questo prodotto totale - - dopo fatta la detrazione di ciò che spetti a fattori produttivi estranei al fondo , come macchine , concimi , mangimi e sementi acquistate ecc . ecc . - - si tassi compiutamente sia nel suo complesso sia , come si usa allo scopo di potere esentarne qualcuna , ad es . quella spettante al lavoro , distintamente nelle sue varie parti di rendita dominicale , reddito industriale , reddito di lavoro , 2 ) che la tassazione del reddito dei fittabili o coltivatori manuali si ripercuoterebbe sui proprietari , falcidiandone il reddito . Osservazione , la quale , se ammessa , non porterebbe alla illazione di esentare un reddito reputato esistente qua le quello agrario , ma all ' altro di dichiararne debitore legale il proprietario , quale rappresentante del fondo , lasciando agli interessati il compito di ripartirne fra di loro l ' ammontare ; 3 ) che la tassazione del reddito agrario separatamente da quello fondiario è quasi assurda in pratica , per la difficoltà somma di distinguere l ' un reddito dall ' altro . 30 . I difensori dell ' imposta , pur toccando tutti gli aspetti della disputa , vedono che in quest ' ultimo argomento sta la difficoltà del loro assunto . Primo il Sella : Il criterio dal quale fu condotta la maggioranza della commissione nella sua proposta fu puramente e semplicemente questo , che cioè si dovesse con questa legge tassare ogni specie di rendita proveniente da capitali , da opera di mano , da industrie od altrimenti da professione , da impiego , a meno che si trattasse di quella rendita speciale che ha nome di fondiaria imperocché si credette più utile che questa specie particolare di rendita fosse regolata da una imposta speciale che ha nome d ' imposta fondiaria ... Ora si tratta di vedere se l ' industria agraria debba essere colpita . Per rispondere a tal quesito basta osservare che cosa è la rendita fondiaria che serve di base al catasto ... Se noi esaminiamo che cosa essa è ... vedrete che consiste puramente e semplicemente nel frutto del capitale terra , come è oggi , al momento in cui si considera , qualora se ne dia la lavorazione ad un terzo . Vedrete per conseguenza che quando fate i catasti per mezzo dell ' estimo si dedurranno sempre , oltre a tutte le spese di produzione , anche gli interessi dei capitali impegnati nell ' industria agraria propriamente detta : voi vedrete che quando i catasti si fanno per consegne , si piglia sempre per base il fitto , vale a dire il reddito che questa terra darebbe a un cotale che allo scopo di lavorarla vi portasse del suo il capitale a ciò occorrente ... Questa terra come oggi è , non rappresenta le forze della natura ma anche i frutti dei capitali che nel passato vi sono stati spesi , e un ' accumulazione talvolta ingente di lavori che furono l ' opera di parecchie generazioni . So benissimo che non devo considerare la terra nuda , come fu in certi periodi geologici ma la terra munita di strade , di canali , di bonifiche , di drenaggio ... ; la quale , quando la rimettete ad un terzo , vi può dare un certo reddito . Questo reddito è veramente quello che è stato preso per base della catastazione , è il reddito fondiario sul quale l ' imposta fondiaria veramente e propriamente si asside . Ciò non basta , io ne convengo , a dare un frutto ; vuolsi ancora che intervenga un capitale mobile ; vuolsi avere scorte vive , scorte morte , con bestiami con semente , e di più si richiede ancora il lavoro manuale . Noi vediamo per conseguenza che qui entrano due fattori : l ' uno è il reddito della terra , come è oggi , propriamente detto ; l ' altro è il reddito derivante da questi capitali mobili che sono nel terreno importati , ed il reddito spettante come rimunerazione del lavoro , delle fatiche , dell ' industria di coloro che lavorano il fondo . Ora io dico , e sostengo , e sono certo di avere con me tutti coloro che si sono occupati di catastazione , che veramente la imposta fondiaria vuolsi riferire a quella parte di reddito che spetta al capitale terra , puramente ed esclusivamente considerata , e che quella parte di reddito invece che risulta dal capitale mobile e dall ' industria di chi lavora il terreno è cosa la quale si debba intieramente sottrarre dal reddito fondiario . E qui il Sella si fa ad esaminare i tre casi principali dell ' affittuario , del mezzadro e del proprietario coltivatore . Quando vi è un affittuario cioè a dire una persona , la quale va dal proprietario del fondo e dice : io darò a voi tante migliaia di lire come corrispettivo del capitale terra che vi spetta e poi esercita un ' industria propria impiegandovi capitali proprii , e viene in questo modo a trarre un reddito , col quale non solo può pagare il fitto che spetta al proprietario del fondo , ma ne ricava ancora un lucro , in questo caso come si fa a sostenere che questo affittuario non debba pagare un ' imposta sulla rendita che trae da questa sua industria , quando noi ammettiamo il principio generale che vogliamo tassare con questa imposta tutti i redditi che già non sono colpiti dalla fondiaria ? Il mezzadro , a sua volta , prende dal proprietario del fondo questo capitale terra , ci mette la sua opera ed una parte più o meno notevole del capitale necessario per la coltivazione di questa terra , quindi prende per conto proprio una parte aliquota più o meno notevole di questo prodotto ed il rimanente lo dà al proprietario , come remunerazione del suo capitale terra . Ora , soggiunge il Sella noi i quali vogliamo tassare la più piccola , la più meschina , la più miserabile industria ; noi i quali abbiamo già ammesso che tutti coloro che non sono dall ' autorità comunale dichiarati indigenti debbono pagare in proporzione dei redditi che hanno , vorremo esentare dall ' imposta , questi mezzadri , i quali talvolta hanno rendite non spregevoli , i quali , per esempio , oggi , in Toscana , pagano la tassa di famiglia ; in Romagna , se non vo errato , vanno sottoposti a parecchie tasse comunali ? Per conseguenza io credo che sarebbe mostruosa ingiustizia , quando noi venissimo ad eccettuare l ' affittuario ed il mezzadro . Quanto al caso « a primo aspetto più complicato » del proprietario , il quale lavora per proprio conto i terreni , si potrebbe alla commissione d ' imposta porre il seguente quesito : Tizio ha il tal terreno , lo coltiva per conto proprio , se ne occupa personalmente , vi esercita egli personalmente questa industria , vi ha dei capitali giranti ; se pigliasse questo fondo come sta , e lo desse in affitto , ritirando ben inteso l ' opera sua e il suo capitale girante , che frutto ne ritrarrebbe ? Credete voi che sia molto difficile il determinare questo dato ? Egli è evidente che quando questo dato fosse noto , facendo la differenza tra la rendita che oggi ritira il proprietario e quella che ricaverebbe quando desse questo fondo a lavorare ad altri , è evidente , dico , che facilmente si troverebbe la parte da attribuirsi ai capitali giranti ed all ' industria personale ( pp . 1134­35 ) . Nella letteratura attinente al problema qui discusso sarebbe difficile trovare una pagina nella quale più chiaramente di come fece il Sella si dimostrasse l ' assunto della tassazione universale dei redditi agrari ; se non fosse quella che poco dopo ( 1867 ) , lapidariamente , come soleva , dettò il Pescatore . L ' imposta , egli scrive , deve applicarsi così sull ' industria , come sul capitale mobile inserviente allo esercizio industriale ; né la ragione consentirebbe privilegio alcuno all ' industria agraria in confronto della commerciale e della manifattrice . Imperocché se il manifattore e il commerciante , dedotte le spese dell ' esercizio , ritrovano ancora nel rimanente prodotto l ' interesse dei loro capitali e il profitto propriamente industriale , similmente il fittaiuolo capitalista dedotte le spese di coltivazione e prelevato il fitto dovuto al proprietario del podere , deve pur ricavare ( se non abbandona l ' impresa ) l ' interesse de ' suoi capitali d ' ogni forma applicati alla coltivazione , e il profitto dell ' impresa e della sua industria personale . Adunque appariscono come nel commercio e nelle manifatture , così nell ' industria agraria , gli stessi elementi tassabili . Estenderemo noi la medesima tassazione anche all ' industriale proprietario ? E perché no ? Tra il fittaiolo capitalista ed il capitalista proprietario che assume la medesima impresa , facendosi , per così dire , affittuario del proprio fondo , non corre veramente differenza alcuna : l ' uno e l ' altro debbono ricavare dal provento lordo della coltivazione le spese di esercizio , l ' interesse dei capitali , il profitto dell ' impresa e della industria personale , e finalmente la rendita locativa del fondo che il fittaiuolo paga al proprietario e il proprietario a se stesso . Certamente quest ' ultimo soggiace in particolare al tributo prediale : ma se questo tributo , nell ' ordinamento razionale dell ' imposta , non è altro che la tassa inerente alla rendita locativa del fondo , ossia al provento del capitale fondiario : così l ' uno e l ' altro deve sopportare in comune la tassa industriale e quella inerente al capitale mobile ; e se inoltre al solo industriale proprietario incombe specialmente il tributo fondiario , ciò gli deriva dalla proprietà di capitale immobile che si possiede da lui , e che dall ' industriale , affittuario di altrui poderi , non si possiede . Antonio Scialoia , incaricato dalla commissione permanente di finanze del Senato di riferire sul disegno di legge già approvato dalla Camera , opinava altresì , a nome di tutti i membri della commissione , eccettuato uno solo di essi , che l ' entrata derivante dall ' industria agraria , sia da sottoporre alla tassa come qualsiasi altra entrata . La terra fa per codesta industria l ' ufficio che fanno in altre le macchine . La sola differenza è che per l ' uso di questa macchina ch ' è detta terra , si paga un prezzo o si preleva un profitto , sia in denaro sia in natura il quale profitto o prezzo è come una spesa di produzione per l ' industria agraria . La quale spesa , cioè la rendita fondiaria , è prelevata dai frutti dell ' industria agraria . I frutti netti di questa industria sono perciò distinti dalla rendita ; sono entrata non fondiaria e quindi è giusto che paghino . In tutti i paesi dove una tassa sull ' entrata è in vigore , i redditi dell ' industria agraria sono tassati distintamente dalla rendita del fondo . 31 . All ' opinione del Sella aderiva il Pasini , relatore del disegno di legge dinnanzi alla Camera , quando diceva : Se voi consultate le istruzioni che diedero norma alla formazione di questo catasto ( quello fatto per istima diretta ) ; se voi consultate più specialmente l ' istruzione data per un celebre catasto , qual è il censimento milanese fatto alla metà del secolo scorso , voi trovate che in essa chiaramente si prescriveva che la rendita da censire al proprietario dovesse essere quella che risultava dopo detratte tutte le spese e tutti i profitti del coltivatore . Al coltivatore era attribuita una quota parte del prodotto brutto , perché si considerava che questa quota rappresentasse le spese e i profitti della sua industria , rappresentando il resto la rendita del proprietario , e generalmente si attribuiva all ' imprenditore dell ' industria agricola la metà del prodotto brutto , e l ' altra metà si considerava che rappresentasse quello che gli economisti chiamano rendita , estaglio , insomma l ' utilità che viene spontanea dalla terra ... In via pratica e positiva il catasto milanese e gli altri che si sono fatti sulle orme del medesimo con maggiori o minori variazioni hanno sempre inteso di censire al proprietario quella rendita la quale restasse dopo detratte tutte le spese e i profitti relativi all ' impresa dell ' industria agraria ( p . 1149 ) . 32 . Perché allora il parlamento si rifiutò ad accogliere il principio ritenuto corretto da uomini preclari per dottrina e per esperienza ? Perché fu accolta la proposta di tassare soltanto quei redditi agrari « che siano profitti di persone estranee alla proprietà del fondo ? » Tra chi negava e chi affermava l ' esistenza d ' un reddito agrario non pareva aver logicamente posto l ' opinione intermedia di chi la negava per il proprietario coltivatore e la affermava nel tempo stesso per il fittaiuolo ed il mezzadro . Questa opinione tuttavia prevalse per ragioni che a tutta prima paiono contingenti . Le riassume Antonio Scialoia a nome della commissione senatoria : Le ricerche necessarie a farsi per distinguere la rendita dai profitti agrari quando il proprietario coltiva il suo fondo , o per distinguere la parte che il proprietario prende da questi profitti agrari unitamente alla rendita , quando egli fa andare co ' suoi capitali l ' industria agraria , ma compensa l ' opera altrui con una parte di quei profitti , condurrebbero a gravi questioni pratiche e difficili a risolversi in tante combinazioni di contratti che sono in Italia tra i proprietari e i coloni che coltivano per essi , con condizioni che variano da provincia a provincia . A questa prima difficoltà del distinguere , si aggiunga quella del gran carico da cui son già gravati i proprietari : Né par che convenga molestare tanto i proprietari , nel tempo medesimo che il prossimo conguaglio della fondiaria verrà in alcune provincie a scompigliare momentaneamente i loro interessi . Finalmente , non giova andar contro alla classe dei proprietari fondiari , potentemente rappresentata nella Camera elettiva : Infine la maggioranza della commissione è stata pur indotta in questa sentenza dal riflettere che questo articolo 9 - - quello che sancì la tassazione delle sole persone estranee alla proprietà del fondo , mentre in origine la Camera voleva escludere anche questa - - fu vinto nell ' altra Camera dopo lunga e grave discussione , fatta nell ' interesse dei proprietari e in quello dell ' agricoltura ( Stampati cit . , p . 57 ) . 33 . Quest ' ultima , della prevalenza degli interessi fondiari contrari alla tassazione , fu la ragione più sovente ricordata in appresso da coloro i quali ricordarono le vicende dell ' art . 9 della legge d ' imposta sui redditi mobiliari . Chi rilegga attentamente le pagine degli atti parlamentari non sa tuttavia adattarsi a quella esclusiva semplicistica interpretazione . Le idee governano alla lunga i legislatori ; ed , a tratti , spunta in quelle pagine il germe della idea la quale dovrà infine generare la soluzione adottata . Il Sella medesimo , a riprova della tesi così nitidamente posta da lui della tassazione universale , si indugia a citar casi di ingiustizie stridenti le quali nascerebbero dalla esenzione : Vi sono delle parti d ' Italia dove attualmente questi fittaiuoli fanno rapidamente delle fortune cospicue . E parecchi in questa Camera sapranno come vi sia tal parte d ' Italia in cui una porzione non piccola delle fortune oggidì esistenti si è formata con quest ' industria agraria . Vi sarà qualcuno che voglia sostenere che questi fittaiuoli non debbano pagar nulla per quest ' industria agraria ? Ve ne sono pur di quelli che fanno eccellenti affari ( Atti cit . , 1863­64 . Discussioni , vol . I , p . 843 ) . Lo spunto ritorna , insistente , sulla bocca degli oratori favorevoli ad una tassazione più o meno larga dei redditi agrari : « bisogna colpire coloro i quali di fatto ottengono vistosi profitti dall ' esercizio dell ' industria agraria » . L ' on . Torrigiani , autore dell ' emendamento che , modificato dall ' onorevole Biancheri , divenne l ' art . 9 della legge , mentre esclude la tassazione del proprietario coltivatore , « perché si tratterebbe di una assoluta duplicazione d ' imposta » afferma che deve pagare il fittaiuolo « perché con un capitale suo proprio sceglie di esercitare una particolare industria e ne ricava profitti » ; perché egli deve essere considerato « un industriale che si presenta in un fondo con un determinato capitale , ed esce da quel fondo con questo capitale accresciuto dalla sua industria » ( p . 1130 ) . Ma bisogna arrivare all ' on . Panattoni , per avere una prima formulazione dell ' idea che in genere era contenuta nelle argomentazioni e negli esempi addotti dagli oratori . Il Panattoni vuole la tassazione dei redditi agrari per tutti ; ma vuole definito chiaramente che cosa si intenda per reddito agrario : L ' escludere dal contributo qualunque occupazione agraria sarebbe lo stesso che volere esentare dalla tassa sulla rendita mobile anche coloro i quali fanno nel terreno intraprese straordinarie e speculazioni di coltura grandiosa , e che rinvestendo con nuovi trovati il loro capitale non solamente si avvantaggiano in piccoli affitti , ma giungono col denaro e con arti più spinte a superare il prodotto ordinario della terra . La questione non è sull ' in genere della tassa , ma sopra le giuste esenzioni . La legge che impone una tassa sulla rendita della ricchezza mobile non ne colpisce i capitali , ma investe la rendita da qualunque fonte scaturisca . Non la investe però di fronte ai prodotti ordinari delle opere agrarie , perché la rendita che viene dalla terra coltivata è già colpita da un ' altra tassa , è colpita dalla tassa fondiaria . Dunque , tutto questo che appartiene all ' ordinario esercizio dell ' agricoltura , siccome è già colpito dalla tassa fondiaria , così non può altrimenti cadere sotto la tassa che è invece imposta per la rendita della ricchezza mobile . Evidentemente non può cadere sotto due tasse il frutto naturale della terra ; ma questo sarebbe il meno perché la terra tutta , eccettuati pochi luoghi che restano incolti , rende un prodotto misto , vale a dire , il frutto che verrebbe dalla forza naturale del suolo , e quello che risulta dal lavoro e dai capitali impiegati . Ma i capitali già impiegati , e che hanno mutata la faccia del terreno , sono tassati fino dal momento in cui viene fatto il catasto , e quindi la imposizione fondiaria corrisponde ormai alla rendita del terreno , quale trovavasi migliorata all ' epoca del catasto . Io dunque credo che si deve esentare la rendita fondiaria , in quanto essa è già gravata dal catasto . Così insieme alla rendita fondiaria bisogna esentare anche quella porzione che potrebbe credersi derivante dal capitale impiegato negli animali e strumenti necessari per questa rendita . Infatti il capitale che non è impiegato , né frutta in altro , se non nella ordinaria coltura , ossia a far produrre la terra , ed a mantenerla in quel grado di coltura che essa aveva , a cui era predisposto ; codesto capitale non è un elemento d ' industria speciale , non è un capitale di speculazione , e non fornisce un prodotto diverso da quello della terra , su cui esso costantemente s ' impiega . Ma , indipendentemente dai giusti riguardi che merita l ' occupazione agraria , perché la rendita ordinaria di essa è ormai tassata , si possono nella terra impiegare industrie e capitali , e imprendere occupazioni tali da eccedere il consueto sistema dell ' agricoltura comune ; cosicché alla ricchezza immobiliare si soprammetta una ricchezza mobile , la rendita della quale può e deve in tal caso essere tassata . Perciò l ' on . Panattoni , mentre non vuole che i redditi agrari siano tassati in generale , si accosta all ' emendamento Torrigiani diventato poi legge , come sopra si disse , nella forma datagli dall ' on . Biancheri . Se amendue affermano che di reddito agrario può parlarsi solo in determinate circostanze , l ' on . Torrigiani aveva veduto il criterio di distinzione nella circostanza che l ' opera o i capitali fossero impiegati nella terra dal proprietario , ed allora li voleva esenti , ovvero da persone estranee alla proprietà del fondo ed allora li voleva tassati . L ' on . Panattoni riteneva invece dovesse accogliersi un criterio oggettivo , invece che soggettivo , tratto dal rendimento ordinario o eccezionale dell ' opera e dei capitali impiegati . Quando il rendimento fosse ordinario , negava l ' esistenza e quindi la tassabilità del reddito agrario , mentre la tassazione , a suo avviso , s ' imponeva appena il capitale avesse acquistato importanza eccezionale . Nota egli infatti : Col dire - - come si faceva dall ' on . Torrigiani : - - saranno soltanto esenti i redditi che il proprietario ricava dall ' opera e dai capitali impiegati da lui nelle proprie terre già soggette alla contribuzione fondiaria o prediale , si esprime , a mio avviso , un ' idea troppo lata , una cosa troppo indefinita , e che potrebbe affrancare dalla tassa i capitali anche grandiosi ed insoliti . Questi s ' impiegano al certo sulle terre , ma o ne mutano la coltura o formano un ' industria speciale , ed al di là delle consuetudini agrarie . Se dunque ne risulta una ricchezza mobile , e che accresca la rendita al di sopra della produzione ordinaria della terra , essa è una fonte di rendita mobile e non prevista nelle computazioni catastali . Io quindi vorrei pregare l ' on . Torrigiani a venire nel mio concetto , ed allora io accetterei il suo emendamento ; allora mi parrebbe che non ferisse i principi fondamentali della legge , e così forse darebbesi termine alla presente questione . Vorrei pertanto ch ' egli consentisse la semplice modificazione che io vado a leggere in questi termini : « Saranno esenti dalla tassa soltanto : I ° i redditi che il proprietario ricava dall ' opera e dai capitali necessari per mantenere la coltura della terra , di già gravata con la tassa fondiaria » . Infatti , quando si parla del capitale che è necessario alla coltura , si parla di un capitale istromentato del fondo , e perciò non tassabile . Di questo genere sono non solamente gli istromenti meccanici , ma anche gli animali necessari alla coltivazione del fondo , e il solito corredo di letame , e quanto altro abbisogna all ' esercizio dell ' agricoltura . Io tutto questo non lo credo equamente tassabile come una fonte di rendita mobile . Ma se poi la coltura del fondo si aumenta con industrie speciali , se vi si stabiliscono mandre ed armenti , se vi introducono colture d ' alta speculazione , per esempio , il tabacco , il cotone e cose simili , allora si esercita un ' industria nuova , e si procaccia una rendita mobile , la quale va fuori dell ' ordinaria produzione della terra . Quindi , se non vado errato , col mio temperamento si concilierebbero le opinioni , si salverebbero anche i piccoli affittuari , e rimarrebbero soggetti alla tassa sulla rendita mobile quei capitalisti e quegli industriali che fanno della terra un argomento speciale di coltivazione . Così non si aggrava l ' agricoltura , così resta intero il principio della legge , e così non emancipiamo dalla tassa quei capitali ingenti , che , quando non fossero occupati nella terra , potrebbero produrre una rendita industriale su cui lo stato avrebbe l ' incontestabile diritto di percepire un tributo ( pp . 1145­46 ) . Quel criterio che nel Sella era ancora incerto e prendeva le forme di accenni alle « fortune cospicue » di certi fittaiuoli od agli altri « eccellenti affari » di taluni mezzadri , nel Panattoni diventa norma di distinzione rigorosa . Non più il sofisma del De Vincenzi , per cui non vi sarebbe reddito agrario industriale , perché se venissero meno il lavoro dell ' imprenditore agricolo e le scorte vive e morte , non esisterebbe neppure la rendita fondiaria ; ma la segnalazione del limite tra la cultura « ordinaria » la quale , utilizzando le forze naturali del terreno , i capitali in esso stabilmente investiti e quelli mobili che vi si debbono impiegare secondo le locali consuetudini agrarie , dà luogo unicamente alla rendita fondiaria catastale , e la coltura « straordinaria » con caratteristiche industriali la quale soltanto aggiunge un profitto alla rendita fondiaria . Questo profitto è il vero oggetto dell ' imposizione mobiliare , chiunque ne sia il percettore : fittaiuolo , mezzadro o proprietario coltivatore . 34 . Se ben si riflette la soluzione a cui si ricorse , se poté in parte riferirsi a ragioni contingenti di difficoltà nel separare i due redditi nel caso dei proprietari ­ coltivatori , fu anche un espediente empirico per attuare il criterio teorico addotto dal Panattoni , di distinguere tra la coltivazione e produttività ordinaria e quella eccezionale . Nella seduta del 16 luglio 1863 , successiva a quella in cui la Camera aveva , votando l ' emendamento De Vincenzi , cancellato l ' aggettivo « agraria » alla parola « occupazione » , sorgeva il ministro delle finanze Minghetti a fare espressa riserva di ripresentare il quesito se , nonostante il reddito in genere delle occupazioni agrarie non potesse più assoggettarsi ad imposta mobiliare , potessero invece tassarsi « quei redditi , specialmente di traffici e di commerci , che hanno una qualche relazione coll ' agricoltura » ( p . 1167 ) . L ' articolo aggiuntivo che nella tornata del 20 luglio , a nome della commissione , l ' on . Pasini propose , traduceva in atto appunto il concetto , dapprima invano difeso dal Panattoni , di colpire i guadagni industriali aventi carattere eccezionale : I redditi agrari non vanno soggetti a tassa se non in quanto sono profitti di persone estranee alla proprietà del fondo o che derivano da commerci o industrie accessori alla coltura del medesimo . Per gli affittuari che non lavorano il fondo colle loro mani , il profitto si considera uguale a tre volte l ' imposta fondiaria principale pagata dal fondo secondo la legge di conguaglio . Per gli affittuari che lavorano il fondo con le loro mani e per i coloni parziari ( individui o famiglie ) che impiegano bestiame di loro proprietà , il profitto si considera uguale al semplice importo dell ' imposta predetta . Esponendo le ragioni dell ' articolo aggiuntivo , l ' on . Pasini osservava che esso era reso indispensabile dalle regole della più comune giustizia . Come mai ammettere , per esempio , che l ' affittuario il quale fa grandi profitti e che li fa indipendentemente dall ' imposta fondiaria che non è pagata da lui , ma dal proprietario ; come mai ammettere che questo affittuario abbia i suoi grandi profitti esenti da imposta , mentre il suo falegname , i suoi dipendenti sarebbero obbligati a pagare l ' imposta medesima sui loro profitti tanto meno importanti ? Per conseguenza la commissione è venuta nel pensiero di proporre un articolo col quale , confermando che l ' imposta non può cadere sui proprietari , fosse poi dichiarato che l ' industria che , per occasione del fondo viene esercitata da persona estranea alla proprietà del fondo medesimo , per esempio , dall ' intraprenditore di affittanza , dall ' intraprenditore di mezzadria o da qualsiasi altro intraprenditore di industria la quale ha nel fondo la sua occasione , dovesse essere colpita . Chi non pretende una precisione di linguaggio , la quale può essere soltanto il frutto di una lunga elaborazione legislativa e scientifica , vede qui nuovamente traccie evidenti di quella preoccupazione , che aveva inspirato le parole del Sella e la proposta del Panattoni , non doversi cioè lasciar sfuggire « i grandi profitti » , i profitti di ogni « imprenditore di industria » , tutto ciò che in sostanza , come diceva il ministro Minghetti , era reddito non della terra ma di industrie e di commerci attinenti all ' agricoltura . Se il concetto fu attuato in modo claudicante , se , ad imitazione dei metodi tenuti in Inghilterra per la imposta sul reddito degli affittaiuoli , sovente citati nel corso della discussione parlamentare , si propose dapprima un rapporto empirico tra imposta fondiaria e profitto e , abbandonatolo per apparente semplicità , ci si ricorse di nuovo nel 1870 ( art . 9 della legge 11 agosto 1870 , n . 5784 , allegato N ) per i soli coloni agrari , ciò nulla muta alla sostanza della conclusione . Questa è egregiamente riassunta dal Quarta , il quale a giusta ragione ne dà il merito primo all ' on . Panattoni : reddito investito dal tributo prediale e perciò non imponibile colla tassa di ricchezza mobile essere esclusivamente il reddito che il proprietario del fondo riceve dall ' ordinario esercizio dell ' agricoltura , e che risulta dal frutto che viene dalla forza naturale del suolo e dal capitale e dal lavoro , che non è impiegato né frutta in altro che nell ' ordinaria coltivazione della terra , ossia a farla produrre e mantenerla in quel grado di coltura che essa aveva , od a cui era predisposta ; reddito non investito dal tributo prediale , e da assoggettarsi perciò all ' imposta mobiliare , aversi a considerare tutto quello che , sotto forma qualsiasi , si ritragga da coloro che sono estranei alla proprietà del fondo , dove l ' industria si esercita , e quello ancora che il proprietario ritragga nello esercizio dell ' agricoltura da forze produttive estranee al suo fondo , ovvero dall ' esercizio di industrie e commerci che , sebbene si connettano coll ' agricoltura , importano tuttavia lo impiego ed il rinvestimento di lavori e di capitali indipendentemente dall ' esercizio dell ' industria agraria . Dalle discussioni parlamentari e dalla illustrazione che ne diede il più chiaro commentatore della legge d ' imposta mobiliare si deduce che il legislatore del 1863 non volle far opera di privilegio a favore del proprietario - coltivatore . Lo si esentò dall ' imposta mobiliare , perché si riteneva che la rendita fondiaria già tassata dall ' imposta sui terreni comprendesse quel frutto che la terra ed i capitali fissi in essa investiti davano in funzione dei capitali mobili e del lavoro impiegati nell ' ordinaria coltivazione dei fondi . Il profitto tassabile dell ' imposta mobiliare si ha in dipendenza di un non ordinario esercizio dell ' industria agricola , sia che questo tragga origine dall ' intervento di persone estranee alla proprietà del fondo , come fittaiuoli o mezzadri - - e qui il legislatore fa una tacita presunzione generale di eccedenza di produzione sull ' ordinaria - - sia che nasca dall ' impiego da parte del proprietario medesimo di forze produttive estranee al fondo o dall ' esercizio suo di industrie e commerci , connessi bensì colla agricoltura ma implicanti lo impiego di lavoro e di capitali eccedenti l ' industria agricola propriamente detta . Se tutte queste presunzioni fossero adeguate alla situazione dell ' economia agricola italiana nel 1863 , sarebbe un fuor d ' opera qui indagare . È probabile che la ripugnanza di reputati politici a riscontrare reddito o profitto agrario nella quota riservata al proprietario conduttore diretto od a mezzadria rispondesse alla realtà , così come era allora sentita , e che percettori di redditi agrari fossero in verità solo pochi fittaioli ed agricoltori progressivi . Talché non si sentirono proteste quando , in ubbidienza a tale concetto , il potere esecutivo dichiarò nel secondo capoverso dell ' art . 45 del regolamento del 24 agosto 1877 ( ora art . 50 del regol . 3 novembre 1894 , n . 493 ) , che tra i redditi iscritti in categoria B sono compresi anche i redditi di tutte le industrie agrarie esercitate da persone estranee alla proprietà del fondo ; ed anche i redditi di quelle industrie agrarie che sono esercitate dal proprietario del fondo , come l ' armentizia , la serica , quella della produzione del carbone , dell ' olio , del vino , ma unicamente in quanto eccedano i prodotti del fondo stesso . 35 . Poteva di questa conclusione criticarsi non la logica , ma la difettosa sua applicazione amministrativa . Poteva cioè dirsi non che fosse un privilegio esentare il proprietario coltivatore dall ' imposta mobiliare , ma che fosse un eccesso , non consentito dal legislatore del 1864 , tassare affittuari in via normale , quasiché essi sempre ottenessero un reddito d ' industria agraria , laddove anche per essi avrebbe fatto d ' uopo distinguere i casi di coltivazione ordinaria da quelli di vera industria ; e procedere a tassazione solo in questo secondo caso . Che si sia errato in questo senso , non lo si può escludere . L ' onorevole Cagnola , tenace avversario della tassazione mobiliare dei redditi agrari , discutendosi alla Camera della crisi agraria , nella tornata dell'8 febbraio 1885 , mentre reclamava contro l ' ingiustizia della tassazione , più insorgeva contro la scorretta applicazione che ne era stata fatta . Ingiusta la tassazione mobiliare , perché : I ) essa nuovamente cade su ciò che non era stato escluso dalla tassazione fondiaria ; Non è vero che non venissero calcolati , all ' epoca del censimento ( catasto ) , i capitali esistenti nel fondo : poiché , se risaliamo solo al primo quarto del secolo nostro , noi troviamo che le scorte vive e morte dei fondi erano fornite dai proprietari ; troviamo che nei criteri di deduzione per desumere la entità del reddito di un fondo stanno soltanto le spese ( mai è calcolata una deduzione di un profitto a chichessia ) e il mantenimento dei lavoratori ; ed infine noi troviamo che è in prima classe , per esempio , la classe dei prati , appunto perché essi richieggono una larga dotazione di scorte per essere utilizzati . Ora che il prodotto di un terreno soggiaccia ad una sola tassa fondiaria , quando è tenuta dal proprietario ; a due , quando due persone si uniscono , il proprietario e il conduttore ; e soggiaccia anche a tre , quando vi si associano i lattai che affittano il latte od i mandriani che affittano il fieno , e se volete perfino a quattro quando assumono speciali coltivazioni sul terreno stesso , è cosa che rasenta , a mio parere , l ' assurdo ; 2 ) è contraria a tutti i criteri informatori del catasto e in ispecial modo alla stabilità sua : Si è affermato che dalla inalterabilità della tassa fondiaria siano derivate grandi conseguenze per la riduzione dei fondi e pel progresso agricolo , ed in gran parte è vero . Ma dividendo la tassa fondiaria dall ' industria , si toglie affatto l ' effetto della stabilità nel censimento . Si offende poi il legale sistema nella constatazione del reddito , che posa sulle medie dei prezzi e dei prodotti sicché si compensino le variazioni nei prezzi e più le vicende delle perdite dei frutti per le così frequenti eventualità del clima . Solo la media giustifica la costanza della tassa . Ma le due aleatorietà dei prezzi e delle vicende atmosferiche cadono tutte ed esclusivamente sulla industria agricola . Se questa si tassa a sé , che vale la media per determinare la fondiaria ? La tassa di ricchezza mobile riflette rendite di indole ben più costante che non le agricole tanto variabili per la loro natura . Essa non consente quella compensazione delle medie che è riconosciuta essenziale alla equità nella tassa sui prodotti del suolo ; 3 ) necessariamente degenera , poiché estesa ad un ente che non la tollera per sua natura , è onninamente mutata nel suo carattere , e diventa una tassa di arbitrio , che si misura all ' entità dell ' affitto , all ' entità del perticato , alla somma delle scorte , si misura su tutto , meno che al ricavo vero reale di quanto si sia ottenuto dal coltivatore negli anni antecedenti . Io ho qui un fascio di reclami e di decisioni degli agenti delle tasse . Potendoli esaminare voi vedreste che le ragioni addotte per mantenere le tassazioni in corso , si risolvono nel dire che non si può calcolare a meno di lire 3 la pertica il guadagno ; che se si calcolasse in meno si violerebbe la legge ; che non si può ritenere meno del quarto del fitto pagato ; che la rendita assegnata si trova già in corso e non sopravvennero circostanze nuove . Questo si oppone anche per tre casi , nei quali gli accertamenti invano reclamati sono in corso dal 1873; si adducono all ' uopo l ' importanza dell ' affittanza e il combinato esercizio di fittanza e di caseificio . Queste ragioni si oppongono a conduttori che hanno due , tre semestri di affitto in sofferenza , dei quali è notorio nel mandamento , che sono avviati alla rovina . Nonostante a carico loro si mantiene la tassa . Citerò anche il caso di un fittabile che ebbe a soffrire d ' epizoozia gravissima , il quale avendo un reddito accertato di 3800 lire , se lo vide ridurre di 250 lire per lo ammesso fatto della epizoozia sofferta , la quale può dirsi essere il principio della rovina di qualunque conduttore . Dunque è evidente che l ' accertamento del reddito non è più secondo le prescrizioni della legge , ma è tramutato in una tassa fissa , d ' arbitrio , una seconda tassa fondiaria inalterabile . Delle tre critiche del Cagnola , la prima non contrastava con la soluzione data dal legislatore nel 1864 , poiché , come vedemmo , l ' articolo 9 votato dal parlamento implicitamente riconosceva , secondo il suggerimento del Panattoni , la non tassabilità dei redditi ordinari della terra ; la seconda lamentava che l ' oggetto della imposizione mobiliare fosse divenuto un qualcosa di variabile ed accidentale , dunque non ordinario , dunque non frutto medio conguagliato del capitale e del lavoro impiegati nell ' impresa , e con la terza si affermava che di fatto i tassatori ragionavano su medie , su fatti costanti e non seguivano di anno in anno la variabilità effettiva dei redditi agrari ; ma le medie erano arbitrarie ed oppressive . Qui si vollero ricordare tutte tre le critiche , poiché ponevano sin d ' allora in luce i pericoli diversi a cui va incontro la tassazione dei redditi agrari , che sono di usurpare il terreno proprio dell ' imposta fondiaria , annullando colla sua variabilità il vantaggio massimo di questa , o di convertirsi in una seconda fondiaria su redditi i quali , ove esistano , sono lontanissimi dalla stabilità . Forse , il vizio - - vizio , si noti , in relazione alla chiara volontà del legislatore - - veramente operante era il terzo , perché esso è troppo connaturale all ' indole dei tassatori , i quali , per fuggire la frode dei contribuenti , si acconciano quasi sempre a ragionare sui redditi « presunti » , ossia su quelli che in media i contribuenti « avrebbero dovuto » godere , invece che su quelli « effettivamente » goduti . Il Cagnola avrebbe voluto che si accertassero i redditi reali , diguisaché l ' imposta votata nel 1863 a causa del « fiorire allora del lavoro dei nostri fittabili » ( loc . cit . , p . I1582 , I ° colonna ) fosse mitigata nel 1885 quando , per la crisi agraria imperversante , i redditi agrari erano scomparsi . Egli , pur contrario in principio alla tassazione , avrebbe voluto che almeno questa seguisse secondo la logica sua , che era di colpire il differenziale , il variabile eccedente oltre il reddito ordinario colpito dalla fondiaria . Ed irritavasi contro i tassatori che invece ambivano a procacciare all ' erario un provento costante e scimiottavano la fondiaria , non solo per i coloni parziari , per i quali la legge del 1870 aveva ordinato la tassazione nel 5 per cento dell ' imposta erariale pagata dal fondo , ma anche per i fittaioli . Ma vane furono le proteste sue e di altri ; ché la tendenza delle imposte sui redditi effettivi a trasformarsi , quando non sia frenata dalle certe norme catastali , in imposte sul tipo di quelle di patente o per indizi certi è insopprimibile . Coll ' andar degli anni l ' imposta mobiliare questo aveva finito di diventare : un addizionale trascurabile del 5 % sull ' imposta fondiaria erariale , per i coloni parziari , pagata dai proprietari e spesso non trasferita sui coloni ; ed una specie di patente annua , in ragione di superficie , o di capi di bestiame o di canone locatizio per i fittaiuoli . Pagavanla non tutti i fittaiuoli ; ma quelli soli che per la loro maggior importanza o per aver celebrato in atto pubblico il contratto di affitto erano noti ai funzionari . Vi sfuggivan quasi sempre i fittaiuoli modesti o che tenevano il fondo per accordo verbale ; il che attenuava alquanto l ' offesa che , al criterio informatore della legge , di tassare solo i redditi eccedenti o straordinari , facevasi con il metodo prevalente di tassazione su indizi certi . Capitolo quarto Nella legge d ' imposta sui redditi agrari 36 . Dall ' antica disputa sull ' esistenza e la tassabilità dei redditi agrari si potrebbero trovare traccie frequenti nella letteratura finanziaria posteriore al 1864 ed al 1886; ma solo con la guerra europea e le esigenze di riforma dell ' assetto tributario che questa aveva fatto sorgere , il problema tornò ad essere discusso nel campo legislativo . Non si può affermare che il problema venisse nuovamente proposto dopo una adeguata meditazione di tutti i precedenti che qui sopra furono esposti . Il documento più significativo in materia è la relazione al disegno di legge presentato dal ministro delle finanze ( Meda ) col titolo « Riforma generale delle imposte dirette sui redditi e nuovo ordinamento dei tributi locali » . La relazione parte sostanzialmente dalla nozione messedagliana dei due redditi dominicale ed agrario : A ) reddito dominicale spettante al proprietario come tale , e come compenso del fattore terra , costruzioni , piantagioni ed altri miglioramenti stabilmente incorporati nel fondo . Questo reddito è colpito con l ' imposta sui terreni , regolata con i vecchi ed il nuovo catasto ; B ) reddito agrario industriale , spettante a chi impiega , insieme con l ' opera propria di direzione , i capitali mobiliari , asportabili dal fondo , consistenti in scorte vive e morte . Questo reddito è colpito con l ' imposta di ricchezza mobile , categoria B , nel solo caso in cui sia goduto da una persona estranea alla proprietà del fondo . Ove perciò il proprietario del fondo lo coltivi egli stesso in economia , egli è colpito dalla imposta terreni sul solo reddito dominicale ; mentre se il fondo è dato in affitto , il proprietario paga l ' imposta terreni sul reddito dominicale e l ' affittuario l ' imposta di ricchezza mobile ( cat . B ) sul reddito agrario industriale ( p . 23 ) . Discute quindi la relazione se convenga meglio far cessare i difetti di tal ordinamento - - catasti antiquati per il reddito dominicale ed esenzione del reddito industriale percepito dal proprietario - - piuttosto col considerare il reddito terriero nella sua unità di reddito dominicale ed insieme agrario industriale ovvero con la tassazione separata dei due redditi . La relazione preferisce il secondo sistema sia perché il primo importerebbe la denunzia del reddito dominicale agrario da parte dei titolari di ben 7 milioni di articoli di ruolo , impresa difficoltosa e di dubbia riuscita , sia perché non fu ritenuto opportuno lasciare arbitre le parti di dividersi tra di loro l ' imposta complessiva quando una parte percepisce il reddito dominicale e l ' altra il reddito industriale e quando talvolta quest ' ultimo è frazionato in variabili quote tra diversi interessati . Quindi , conservata l ' imposta fondiaria per i redditi dominicali , si assoggetta il reddito agrario all ' imposta di ricchezza mobile qualunque sia il percettore del reddito stesso . Perciò fa d ' uopo sopprimere il privilegio dei proprietari coltivatori di fondi . Notissimo e principale fra i privilegi ( fiscali ) è quello portato dall ' art . 9 del testo unico 24 agosto 1887 ( n . 4021 ) il quale dispone : « I redditi agrari non vanno soggetti a tassa se non in quanto sono profitti di persone estranee alla proprietà dei fondi » . Siffatto privilegio fu difeso con due ordini di argomenti : si disse , in primo luogo , non essere corretto colpire una seconda volta con l ' imposta di ricchezza mobile il proprietario del fondo che è già perseguito con l ' imposta fondiaria sui terreni . Ma questo è un evidente sofisma . La imposta sui terreni , come fu già chiarito sopra , colpisce il reddito dominicale del fondo , quella parte cioè del prodotto lordo che è fatto suo dal proprietario a titolo di fitto o di rendita fondiaria propriamente detta . Accanto a questa porzione del prodotto lordo , vi è una seconda porzione la quale è il compenso non più del capitale investito nell ' acquisto del fondo , bensì del capitale e del lavoro che il proprietario o l ' affittuario impiegano nella coltivazione del fondo stesso ( scorte vive e morte : bestiame , attrezzi , macchine , carri , botti , fondo di anticipazioni sementi , concimi , salari , ecc . ) . A meno di supporre che i proprietari coltivatori diretti siano tutti incapaci , il che sarebbe ingiurioso e disforme dal vero , fa d ' uopo ammettere che il proprietario coltivatore , il quale si è fatto , per così dire , affittuario di se stesso , debba ottenere , dall ' identico fondo , l ' identico reddito che si ha quando è coltivato da altri . Opinare diversamente , equivale a dire che i proprietari diretti coltivatori amino buttare fatica , tempo e denaro nella coltivazione diretta senza alcun compenso . E neppure il privilegio si giustifica col secondo argomento , che fu addotto talora in sua difesa , ossia con l ' interesse dello stato a promuovere la coltivazione in economia , a preferenza dell ' affitto . È sempre un errore ed un danno lasciar guidare la legislazione finanzaria da criteri extra ­ finanziari ; poiché la violazione dell ' uguaglianza di trattamento di redditi uguali è un danno assai più grave di quel qualunque beneficio che il legislatore da tale violazione si ripromette . Ma vi è poi davvero il beneficio ? Chi oserebbe asserire che le magnifiche colture della pianura piemontese e lombarda siano state danneggiate dal sistema dell ' affitto ivi preponderante ? O non è invece sicuro che la creazione di una classe operosa , intraprendente di affittuari esperti nella difficile industria agraria ha grandemente giovato al progresso dell ' agricoltura ; più che non vi avrebbe contribuito la conduzione diretta dei ricchi proprietari , il più delle volte , del resto , assenteisti e rappresentati da agenti non interessati al miglioramento del fondo ? In verità , nulla può dirsi di assoluto in tale materia ; poiché , variando le condizioni di luogo , di ambiente , di tempo , di cultura , qui conviene più la cultura diretta , là l ' affitto ed altrove la mezzadria . Il legislatore , il quale non voglia compiere opera antieconomica , oltreché sperequata fiscalmente , deve mantenersi imparziale di fronte ai vari metodi di conduzione della terra : tutti trattando alla medesima stregua dove esiste il reddito imponibile ; tutti esentando dove il reddito è minimo ; e tutti alleggerendo dove il reddito è mediocre , senza preoccuparsi se chi ottenga il reddito sia proprietario , od affittuario o mezzadro . Per questo stesso motivo si è ritenuto doversi abolire l ' attuale metodo di valutare il reddito dei mezzadri e degli altri coloni parziari , i quali sono colpiti con un ' imposta di ricchezza mobile uguale al 5 per cento dell ' imposta terreni pagata sul fondo che essi coltivano . Non vi è nessuna relazione logica fra l ' imposta pagata dal proprietario ed il reddito ottenuto dal mezzadro . Anche supponendo che l ' imposta principale sui terreni sia nelle provincie a nuovo catasto uguale all'8 per cento del reddito dominicale , l ' imposta colonica corrisponderebbe al 0,40 per cento del reddito dominicale : ora perché il mezzadro deve pagare un ' aliquota di imposta così diversa da quella normale e per giunta calcolata su un reddito non suo ? Nel disegno di legge si propone quindi il ritorno al regime comune , e la imposizione del mezzadro o del colono parziario nella categoria C dell ' imposta normale , considerandosi , con particolare benevolenza , il suo reddito come reddito di puro lavoro , e poiché i redditi di categoria C sono esenti fino alle 1200 lire , così accadrà che i soli mezzadri coltivatori di importanti fondi saranno chiamati a pagare . Nell ' art . 5 , che disciplina questa materia , si è chiaramente indicato che cosa s ' intende per reddito agrario del proprietario coltivatore in economia : « la differenza fra il valore del prodotto del fondo ed il valore locativo corrente dello stesso , aumentato delle spese e perdite ammesse per la classe dei redditi industriali , in quanto abbiano inerenza con la produzione del reddito agrario medesimo » . Dal valore del prodotto lordo , ad esempio di lire 25 000 , di un fondo , si dedurranno tutte le spese di produzione ( salari , semenze , concimi , ammortamenti , macchinario , ecc . ecc . ) ; e si otterrà così il reddito netto di lire 13 000 . Da queste deve dedursi ancora il valore locativo corrente del fondo , ossia la somma che il proprietario ­ coltivatore avrebbe dovuto pagare a titolo di fitto , se invece di coltivare il proprio fondo , l ' avesse dovuto affittare da altri : ad esempio , 10 000 lire ; ed il reddito imponibile in categoria B della imposta normale resta per tal modo uguale alla differenza di lire 3000 . Si noti che il proprietario coltivatore ha diritto di dedurre dalle 13 000 lire di suo reddito netto , non la cifra di reddito dominicale accertato ai fini dell ' imposta terreni , bensì il valore locativo corrente del fondo . Non si volle che la cifra da detrarsi fosse quella accertata ai fini dell ' imposta terreni , perché questa è spesso una cifra antiquata , come sopra fu dimostrato , e , quand ' anche moderna , ottenuta con criteri differenti da quelli che si devono tenere in conto per la valutazione del fitto . Se si detraessero solo le 3000 o le 6000 lire , ad es . , accertate come rendita imponibile per i terreni , il proprietario coltivatore verrebbe ad essere colpito oltre misura , su somma ben superiore a quella su cui sopporta l ' imposta l ' affittuario : questi paga invero solo sul reddito netto ( 13 000 lire ) meno il fitto da lui pagato al proprietario ( lire 10 000 ) ossia su 3000 lire ; mentre il proprietario ­ coltivatore pagherebbe su 13 000 lire meno le 3000 o le 6000 lire accertate ai fini dell ' imposta terreni , ossia su 10 000 o 7000 . Ora , se è ingiusto il privilegio attuale , bisogna accuratamente evitare che il proprietario coltivatore venga ad essere trattato peggio dell ' affittuario e ad ottenere l ' uguaglianza di trattamento giova dare all ' uno - - affittuario - - il diritto di detrarre il fitto reale da lui pagato , ed all ' altro - - proprietario ­ coltivatore - - il fitto presunto ch ' egli paga a se stesso . Spetterà al legislatore dell ' avvenire di avvicinare , il più che sia possibile , i redditi accertati in categoria A ( terreni ) , ai valori locativi corrente o fitti reali o presunti ricavabili dai terreni . Per le ragioni già esposte non si credette opportuno di mutare ora l ' assetto dell ' imposta fondiaria : né gioverebbe complicare una eventuale futura riforma , colpendo oggi in B parte del reddito dominicale , il quale razionalmente dev ' essere accertato nella categoria A . 37 . La lettura attenta degli atti parlamentari del 1863 e del 1864 esclude che l ' intendimento di favorire la coltivazione in economia a scapito delle affittanze e delle colonie parziarie sia stata causa che allora si tassassero soltanto i coltivatori di terreni altrui . Questa giustificazione a posteriori è della specie di quelle che , in tempi nuovi , non di rado si adducono di istituti giuridici sorti in altre condizioni di vita sociale . Neppure si può asserire che il legislatore del 1864 abbia voluto esentare il proprietario coltivatore , nonostante questo avesse un reddito industriale uguale a quello dell ' affittuario . Risulta dalle discussioni sopra riassunte che altra fu l ' ipotesi ­ base della tassazione degli affittuari , e precisamente quella posta innanzi dall ' on . Panattoni , che non dovessero tassarsi i redditi « ordinari » , anche se provenienti da lavoro e da scorte vive e morte , ma soltanto i redditi ottenuti in seguito a speciali applicazioni di capitale e lavoro ; e parve che la coltivazione a mani altrui fosse appunto indice di siffatta specialità di applicazione . 38 . Invece la relazione al disegno di legge Meda configura l ' esistenza « normale » od « ordinaria » di due redditi separati , l ' uno dei quali è il frutto della terra e dei capitali stabilmente investiti in essa , e l ' altro è il frutto del lavoro e dei capitali mobiliari , esportabili dal fondo , consistenti in scorte vive e morte . I due redditi , dominicale ed agrario , non solo coesistono , ma esistono sempre , ordinariamente . Così poteva dedursi dalla relazione Messedaglia ; e così è implicito nella relazione Meda . Poiché tutti i redditi agrari e non solo quelli spettanti a persone estranee alla proprietà del fondo debbono venire tassati , essi seguono la stessa sorte di quelli già contemplati nel testo unico del 1877 e sono fatti rientrare tra i redditi misti di capitale e lavoro della ordinaria imposta di ricchezza mobile . Le differenze fra i successivi progetti Meda ( prog . 6 marzo 1919 , stampato cit . n . 1105 ) , decreto legge Tedesco ( 14 novembre 1919 , n . 2162 ) , disegno di legge Soleri ( 25 novembre 1921 , stampato n . 966 della legislatura XXVI , sessione 1921 ) , e regio decreto De ' Stefani 4 gennaio 1923 , n . 16 , si riferiscono : 1 ) alla collocazione nei primi tre progetti dei redditi agrari degli affittuari , dei proprietari coltivatori e dei proprietari nel sistema della colonia parziaria in categoria B ( redditi di capitale e di lavoro ) e dei coloni parziali in categoria C ( redditi puro lavoro ) , per ragioni di « particolare benevolenza » ; mentre il decreto De ' Stefani colloca tutti i redditi in categoria B , ma assoggetta i redditi degli affittuari all ' aliquota normale della categoria medesima , che con gli addizionali e col centesimo di guerra può ben salire al 25 e più per cento , quelli dei proprietari coltivatori e dei proprietari a mezzadria all ' aliquota speciale del 10 per cento e quelli dei coloni parziari pure al 10 per cento sui soli tre quarti del reddito netto : 2 ) alla riunione disposta nel solo decreto ­ legge Tedesco dei redditi agrari e di quelli dominicali , i quali avrebbero , scaduto un quinquennio dal 1° gennaio 1921 , dovuto essere tassati congiuntamente nella categoria B . La profonda novità così introdotta nell ' ordinamento dell ' imposta giustificavasi col considerare le imprese agricole come vere e proprie aziende industriali , produttrici di un unico reddito netto , il quale poi poteva essere diviso fra proprietario , affittuario e colono parziario , ma doveva essere tassato sempre come frutto di capitale e lavoro . La terra , al pari delle migliorie stabili e delle scorte , era considerata come uno dei fattori della produzione industriale . Tolte le spese , risultava il reddito netto dell ' impresa , che era trattato alla stessa stregua di tutti i redditi industriali . Il concetto di riunire i due redditi in uno solo , tassabile , invece che in sede di imposta fondiaria o nella speciale categoria A della normale Meda , nella categoria generale B della imposta mobiliare o di quella normale , deve essere rilevato per mettere in luce il carattere informatore di tutta l ' elaborazione legislativa , la quale procede dal disegno Meda al decreto De ' Stefani : essere la terra feconda normalmente di un reddito dominicale e di uno agrario , e tale normalità giungere a tanto da potersi fondatamente ritenere utile riunire i due redditi in uno solo , reddito netto dell ' impresa agraria , fornita di terra , di migliorie stabili , di scorte vive e morte , di lavoro di organizzazione e direzione . La riunione avrebbe forse avuto per effetto di togliere alla valutazione della quota dominicale del reddito netto complessivo la caratteristica tradizionale sua di stabilità , assoggettandola alle norme comuni di stima dei redditi industriali , mutevoli a norma delle vicende dei prezzi , dei rendimenti , dei mercati ; ed accentuava certamente l ' universalità del carattere industriale del reddito , reputando impossibile che vi fosse una terra produttiva di reddito unicamente per il proprietario nudo . Non aveva forse detto la relazione Meda essere impossibile immaginare che si ami « buttare fatiche , tempo e denari nella coltivazione diretta senza alcun compenso » ? 39 . La definizione del reddito agrario è rimasta invariata dal primo progetto Meda al decreto De ' Stefani ( art . 5 del disegno Meda , del decreto ­ legge Tedesco e del disegno Soleri , e I del decreto De ' Stefani ) . Il reddito agrario ricavato dal puro proprietario che coltiva i suoi fondi in economia è costituito dalla differenza tra il valore del prodotto del fondo ed il valore locativo corrente dello stesso aumentato delle spese e perdite ammesse in detrazione per la classe dei redditi industriali in quanto abbiano inerenza con la produzione del reddito medesimo . Il reddito agrario del proprietario che coltiva i suoi fondi col sistema della colonia parziaria è costituito dalla differenza tra la quota parte del prodotto spettante al proprietario ed il valore locativo corrente dell ' intiero fondo aumentato dalle spese e perdite inerenti alla produzione del reddito agrario , le quali facciano carico al proprietario . Il reddito agrario del colono è la parte del prodotto del fondo che spetta al colono depurata delle spese e perdite che fanno carico a lui . 40 . A chiarire il concetto del reddito agrario secondo il decreto 4 gennaio 1923 , giova ricordare quel brano delle istruzioni ministeriali dove si ferma la distinzione tra il reddito agrario medesimo e l ' ulteriore reddito industriale da trasformazione dei prodotti del suolo : Quando si parla di reddito agrario secondo le norme contenute nel nuovo decreto intendesi sempre fare riferimento al reddito stesso quale può ricavarsi senza ulteriore trasformazione del prodotto già commerciale , dappoiché già in base alla legislazione vigente poteva ugualmente colpirsi di imposta il proprietario per quella « industrializzazione » dell ' agricoltura dipendente da trasformazione ed elaborazione dei prodotti mediante l ' impiego di nuovi capitali e di nuovo lavoro che accrescessero notevolmente il valore dei prodotti stessi . In altre parole , il reddito agrario , oggi dichiarato tassabile , è quello stesso che l ' articolo 9 della legge del 1877 dichiarava esente e che dovrà , pertanto , d ' ora innanzi sopportare il nuovo onere tributario , ferma ed impregiudicata restando ogni altra forma di tassazione già dalla preesistente legge autorizzata per le industrie di trasformazione dei prodotti agricoli ; quali , ad esempio , i mulini che trasformano in farina il grano , le distillerie di alcool tratto dal vino , dalle uve e dai cereali , ed altre industrie simili , che , pure esercitate sui prodotti del fondo , non hanno a che vedere con ciò che rientra nell ' orbita della pura industria agricola in quanto vanno oltre l ' esercizio della industria stessa . Lo stesso concetto viene precisato ancor più per esempi speciali : quando il contribuente eserciti la vera e propria industria armentizia per la quale sia separatamente tassato agli effetti dell ' imposta di ricchezza mobile , non dovrà certo il relativo reddito comprendersi in quello agrario che ora si deve denunziare . Ma se la tassazione per industria armentizia è stata operata solo parzialmente per essere stata esclusa quella parte di reddito che poteva derivare dall ' alimentazione del bestiame sui fondi del proprietario , dovrà ora quest ' ultima parte rientrare nella tassazione del reddito agrario a norma delle disposizioni introdotte col nuovo decreto (ibid., p . 34 ) . Notisi tuttavia che nel novero delle industrie di trasformazione dei prodotti agricoli non pare sia compresa quella che dalla legge del 1886 è chiamata « prima manipolazione » dei prodotti agrari . Come fu ricordato sopra ( cfr . § 26 ) la valutazione dei prodotti , « che non si vendono allo stato naturale , ma soltanto dopo una prima manipolazione » si fa , ai fini dell ' imposta fondiaria , deducendo « dai prezzi dei prodotti trasformati le spese della trasformazione , tenuto conto del capitale impiegato e di ogni coefficiente dei prezzi medesimi , in guisa da ricavarne il valore del prodotto allo stato naturale » . Dunque , l ' imposta fondiaria colpisce non il reddito che c ' è nel vino , ma quello che si ricava dalle uve . Invece la nuova imposta sui redditi agrari si basa senz ' altro sui prezzi che il contribuente « abbia realizzato nello effettuare la vendita dei prodotti » ( art . 3 del regolamento ) . Quindi , spiegano le istruzioni , per quei prodotti i quali siano stati venduti o consumati non allo stato naturale , ma dopo una prima manipolazione , il reddito lordo deve essere determinato in base al valore dei prodotti manipolati e non allo stato naturale . Così , se il proprietario abbia venduto l ' uva o le olive , il suo reddito lordo dovrà determinarsi in base al prezzo di vendita dei suddetti generi ; se invece il proprietario avrà venduto i prodotti suddetti , dopo la loro trasformazione in vino ed in olio , sarà il prezzo di questi ultimi a determinare il reddito lordo . 41 . La delineazione della figura del reddito agrario assoggettato a tributo con il decreto 4 gennaio 1923 , non sarebbe compiuta se non si tenesse conto che : - - se il proprietario conduce i suoi fondi ad economia valendosi dell ' opera di braccianti , il reddito agrario imponibile è il compenso del capitale scorte vive e morte e del lavoro personale di direzione e di organizzazione dell ' impresa agricola ; - - se il proprietario , nella conduzione in economia , presta , oltre ad un lavoro personale di direzione , anche la propria opera manuale o quella della moglie e dei figli con lui conviventi , ed a carico suo , il reddito agrario imponibile comprende altresì il salario che per tale opera manuale spetterebbe a lui ed alle persone ora indicate . Sono escluse e detraibili « soltanto le spese che il contribuente abbia effettivamente sostenute per lavori compiuti da estranei all ' azienda e quindi : lo stipendio del dirigente , del fattore , del sorvegliante ed i salari pagati ai braccianti giornalieri assunti per speciali lavori » ; - - se il proprietario conduce i suoi fondi col sistema della colonia parziaria , il reddito agrario imponibile è il compenso di quella parte del capitale scorte vive e morte che egli possegga e del suo contributo di lavoro personale alla direzione ed organizzazione dell ' impresa ; - - se si tratti di mezzadro o colono parziario , il reddito agrario imponibile è il compenso di quella parte del capitale scorte vive e morte che egli abbia immesso nel fondo , del suo contributo di lavoro personale alla direzione ed organizzazione dell ' impresa e del lavoro manuale per la coltivazione del fondo , prima manipolazione , trasporto e vendita dei prodotti compiuto da lui e dagli « altri componenti la famiglia colonica » . Dove è notabile la differenza di dizione rispetto a quella usata per i proprietari coltivatori diretti di terreni proprii , i quali sono tassabili soltanto sul compenso per l ' opera manuale propria , della moglie e dei figli con essi conviventi ed a carico . Il concetto di « famiglia colonica » pare più ampio , comprendendo tutti coloro , siano ascendenti o discendenti o fratelli o sorelle o collaterali , di ambo i sessi , i quali dipendano dal « capoccia » e siano da lui rappresentati di fronte al proprietario , anche se per avventura costituiscano due o più « famiglie » nella accezione comune del vocabolo . 42 . Per ultimo , giova ricordare che il contenuto e la figura del reddito agrario imponibile ai fini del decreto furono , forse più che da ogni altra causa , precisate dalla facoltà data , in virtù dell ' art . 14 del regolamento 12 marzo 1913 , n . 505 , ai contribuenti di presentare dichiarazioni prive della analitica descrizione del prodotto o reddito lordo , del valore locativo , delle spese e perdite e delle annualità passive , ma con la semplice indicazione del reddito netto ; e più dalla pubblicazione di tabelle ministeriali contenenti , per ogni provincia e per le tre zone della montagna , della collina e della pianura , la valutazione del reddito agrario netto per ciascun tipo di cultura , esclusione fatta della parte di reddito attribuibile al bestiame . Lo studio delle tabelle consente di formarsi un ' immagine concreta del modo con cui furono concepiti e valutati i redditi agrari . I ) Le culture , le quali si ritennero capaci di fornire il reddito agrario , furono le seguenti : Seminativo asciutto - - Seminativo irriguo . Pascolo naturale irriguo . Prato asciutto - - Prato asciutto non in rotazione - - Prato irriguo non in rotazione . Risaie . Vigneti - - Seminativi prevalentemente vitati . 1 Oliveti - - Seminativi prevalentemente olivetati - - Seminativi olivetati . Seminativo a tabacco - - Seminativo a tabacco ( pesante ) . Orti stabili - - Orti a grande cultura . Terreni per floricultura . Castagneti da frutta . Frutteti . Agrumeti - - Mandorleti - - Noccioleti - - Pistacchieti - - Carrubeti . Terreni a podere . Tutti i terreni destinati alle culture ora indicati si reputarono suscettibili di reddito agrario - - Furono esclusi perciò soltanto i pascoli , i boschi di alto fusto , cedui e misti , gli incolti produttivi e simiglianti qualità che non possono reputarsi soggetti a cultura agraria propriamente detta . 2 ) Tutti i terreni agrari furono divisi in tre classi , sebbene talvolta in date provincie e per alcune zone di esse non sempre si sia reputato esistessero terreni della prima e seconda classe . 3 ) Tutti i terreni agrari furono collocati in quella zona di pianura , di collina e di montagna a cui appartenevano . 4 ) Il reddito agrario fu considerato , salvo le eccezioni di cui sotto , costante per tutti i terreni che , essendo situati nella stessa provincia , appartenevano alla stessa qualità , zona e classe . Fu accolto cioè il principio della stima per classi e tariffe e non quello della stima individuale per imprese agricole . Principio il quale si identifica con quello di considerare oggetto di tassazione non il reddito effettivamente ottenuto dai singoli imprenditori agricoli , bensì quello che è ordinariamente il frutto della applicazione dei capitali e del lavoro secondo le consuetudini locali . Se l ' applicazione è del capitale terra e dei capitali stabilmente investiti nel suolo , si ha il reddito dominicale ordinario tassabile con l ' imposta terreni ; se è del capitale scorte vive e morte e del lavoro di direzione dell ' impresa o manuale di coltivazione si ha il reddito agrario ordinario tassabile col nuovo tributo . Se i pascoli , gli incolti produttivi od i boschi sono sottratti al nuovo tributo , ciò accade perché si presume che a queste culture non si applichino capitali mobili e lavoro direttivo degni di rilievo . Né l ' esistenza di una categoria intitolata « terreni a podere » può far dubitare che si tratti di stime individuali per imprese ; poiché le cifre di reddito scritte per quella categoria sono medie ponderate delle stime di culture per poderi - - prevalentemente nell ' Italia centrale - - i quali hanno una composizione quasi tipica , in cui le culture diverse entrano in proporzioni quasi costanti . 5 ) Alla obbiezione che il sistema per classi e tariffe adottato per le tassazioni dei redditi agrari ordinari era di tanto meno vario di quello accolto per i redditi dominicali , dove non solo si distingue fra monte , colle e piano , ma ogni comune amministrativo ed , occorrendo , ogni zona agraria spiccata di un comune ha una fisionomia propria , e le stime variano per graduazioni lentissime , sicché per ogni cultura non tre classi per ognuna delle tre zone ossia nove classi per ogni provincia si ammisero , ma un numero grandemente superiore , con scarti assai più forti tra gli estremi dei territori meno e di quelli più floridi , fu procurato di rispondere con « annotazioni » . Vogliono queste « annotazioni » significare che i redditi presunti per ogni cultura , classe e zona in ogni provincia possono essere cresciuti o scemati quando esistano circostanze peculiari . Ad esempio , e citando solo alcune delle annotazioni : I redditi dei seminativi asciutti devono essere aumentati del 50% quando le piante tessili o le barbabietole non siano coltivate a semplice scopo di rotazione , ma costituiscano la più importante fra le colture alternate . Quando nei seminativi asciutti esistono filari e corone di gelsi o di altre piante fruttifere , i redditi della tabella debbono essere aumentati del 25% . I redditi dei seminativi irrigui saranno aumentati del 15% quando vi esistano filari o corone di gelsi e del 50% quando i filari o le corone siano costituite da altri alberi fruttiferi . I redditi degli orti avranno un aumento del 50% quando siano prossimi alle città . I redditi dei vigneti si aumenteranno del 50% nel caso di produzione di uva per vini speciali , e del 75% nel caso di produzione di uve da tavola . Si comprenderanno nella categoria degli orti a grande cultura i terreni adibiti alla coltivazione del pomodoro per usi industriali ed alla coltivazione industriale delle patate speciali . I redditi della tabella si aumenteranno dell'80% nel caso di prevalente produzione di olive da conserva . Gli agrumeti a produzione di verdelli avranno il reddito di tabella aumentato del 30% . Per la baraggia ( in zone di risaia ) i redditi di tabella saranno ridotti ad un quinto . Se le « annotazioni » forniscono utili specificazioni , esse nulla tolgono al carattere di generalità delle stime ; trattandosi soltanto di un metodo peculiare atto a non ingombrare le tabelle di categoria troppo minute . I terreni che appartengono alla sotto ­ categoria creata in virtù di « annotazione » sono uniformemente tassati , qualunque sia la abilità , la diligenza e il successo del coltivatore . Il che è caratteristica del metodo di stima per classi e tariffe di redditi « ordinari » . Né ad altra sentenza si arriva , guardando alle sotto ­ categorie create in virtù del seguente e diverso tipo di « annotazioni » . Ai vigneti di nuova costruzione non sarà attribuito reddito alcuno per i primi quattro anni , e nei successivi due i redditi della tabella saranno ridotti a metà . Pei fillosserati oltre un terzo sarà ammessa una congrua diminuzione dei redditi . Gli oliveti di nuova piantagione non hanno il reddito del frutto fino al diciottesimo anno di età e lo hanno ridotto a metà nei sette anni successivi . Gli agrumeti di nuova formazione non avranno assegnato reddito alcuno fino al diciottesimo anno di età ( decimo per i frutteti misti e i mandorleti , dodicesimo per i castagneti , settimo per i noccioleti , diciottesimo per i pistacchieti e carrubeti ) ed i redditi di tabella saranno ridotti a metà nei sei anni successivi ( sei altresì per i castagneti , sette per i pistacchieti ed i carrubeti , quattro per i frutteti misti , cinque per i mandorleti , tre per i noccioleti ) . Se poteva dubitarsi della opportunità di istituire sottoclassi in ragione d ' età ai fini del catasto , la cui vita era presunta dalla legge nel minimo di trent ' anni , e per cui potevasi quindi fare il calcolo del reddito medio , tenuto conto dei periodi iniziali di nulla o scarsa produttività , non così per l ' imposta sui redditi agrari , la quale nei primi due anni ha carattere provvisorio . Di qui le differenziazioni dei redditi nel tempo , uguali però per tutti coloro i quali si trovano in circostanze uguali . 43 . Di una speciale « annotazione » fa d ' uopo tener nota ed è quella che prende la forma di una tabellina aggiunta sui « redditi netti del bestiame » . Oltre al reddito agrario ordinario del prato , asciutto od irriguo , dei seminativi a foraggiere e dei pascoli naturali irrigui , ottenuto colla vendita dei foraggi o colla loro utilizzazione per il bestiame da lavoro , le tabelle configurano un reddito ulteriore agrario derivante dalla utilizzazione di eventuali eccedenze di foraggi - - oltre il fabbisogno per il bestiame da lavoro - - nell ' allevamento di bestiame da carne , da latte e da lana . Esclusi dalle tabelle i buoi , i cavalli ed i muli addetti alla coltivazione del fondo , la stima non poteva più farsi per unità di superficie , essendo la possibilità degli allevamenti diversa a seconda delle dimensioni del podere e della proporzione dei prati alla superficie totale . La stima si fa dunque per capi di bestiame : ad es . : lire 125 per vacche da latte o da allevamento , 60 per i cavalli ed i muli , 30 per i suini , 10 per le pecore e le capre . Si vuole colpire il reddito derivante da questa speciale industria , sempre però entro i limiti della potenza produttiva del fondo . Che se la stalla è mantenuta con foraggi e mangimi estranei al fondo , la ragion del tributo , come fu dichiarata , vuole che il reddito relativo sia soggetto alla ordinaria imposta di ricchezza mobile . Anche per l ' aggiunta dei redditi netti del bestiame , le tabelle non si dipartono dal criterio della ordinarietà . I redditi sono medi , uniformi anzi per l ' intiero territorio provinciale e si suppongono ricavati dai coltivatori tutti , qualunque sia il risultato effettivo dell ' impresa . 44 . Poiché il concetto di « normalità » od « ordinarietà » del reddito non si identifica con quello di « realità » , così non può considerarsi che esso venga menomato : dalla detrazione delle annualità passive , ossia degli interessi dei mutui contratti per la produzione del reddito agrario ( acquisto sementi , concimi , bestiame , macchine ecc . ) ; - - dalla esenzione dei redditi fino a 533,34 lire , dalla riduzione per i redditi fra le 533,34 e le 1066,66 lire , dalla attenuazione di aliquota per i redditi non superiori a lire 5000 e dalla riduzione a tre quarti del reddito dei mezzadri . Questi tenui fattori di personalità nel tributo non vietano che il reddito agrario sia stato prima stimato con criteri uniformi e generali ; sicché potrà ben darsi che il coltivatore diligentissimo venga esentato dal tributo , perché le tabelle dicono che egli , possedendo tanto terreno di tal classe , di tal coltura , in tal zona , non arriva alle 533 lire di reddito , mentre di fatto notevolmente lo supera ; laddove nessuna esenzione spetta al contribuente disavventurato od ignavo il quale sta al di sotto del limite di esenzione , ma dalle tabelle è posto al di sopra . 45 . Sul fondamento dei connotati fin qui elencati del nuovo tributo si può ora tentare un quadro delle imposte vigenti ( 1041 ) in Italia sui redditi dominicali ed agrari dei fondi rustici . Notisi che , dopo il 1923 , le sole variazioni degne di nota nell ' imposta sui redditi agrari riguardarono l ' aliquota , ridotta dal 1° gennaio 1925 al 5% per i coloni , il cui reddito si osservò , deriva prevalentemente dal lavoro e viene ripartito fra tutti i componenti la famiglia colonica ; ed ulteriormente ridotta al 5% per i proprietari ed al 2,50% per i coloni a partire dal 1° gennaio 1927 ( r . d . l . 12 agosto 1927 n . 1463 ) . Si adotta , nei limiti del possibile la terminologia usata nella nostra legislazione si indica con F ( fondiaria ) l ' imposta fondiaria sul reddito dominicale , con B l ' imposta di ricchezza mobile di categoria B sui redditi degli affittuari , con C l ' imposta di ricchezza mobile di categoria C sui redditi degli agenti o fattori salariati , con Ra l ' imposta sui redditi agrari istituita col decreto del 4 gennaio 1923 , con - - ( lineetta ) i luoghi dove , non esistendo il reddito , non c ' è ragione di tassazione e con « esente » i luoghi , dove pur esistendo il reddito , non si fa luogo a tassazione : Dal quadro risulta che il legislatore espressamente volle o dalla successione degli atti legislativi in tempi diversi fu condotto a statuire alcune disuguaglianza di trattamento fra redditi uguali od assai simiglianti . Le disuguaglianze si possono elencare come segue : I ) Il reddito dominicale è tassato dall ' imposta fondiaria assai più aspramente che non i redditi agrari ed industriali . Poiché la tassazione di questi è già dura , l ' asprezza della fondiaria , in quanto non sia apparente per ragioni monetarie o non giustificata dal principio della diversificazione , deve reputarsi accidente storico . 2 ) Il reddito del lavoro di amministrazione dominicale dei fondi rustici , detratto dal reddito lordo dominicale , è tassato , quando sia goduto da agenti o fattori salariati , in categoria C dell ' imposta di ricchezza mobile . In questo caso , il reddito stesso o fu compreso nel « valor locativo » detratto dal prodotto lordo in sede di tassazione sui redditi agrari e il proprietario , il quale amministri da sé , lo gode immune da imposta ; - - o di fatto non fu compreso e fa perciò parte del reddito agrario senza che , a questo riguardo , sia fatta distinzione nelle tabelle tra conduzione con o senza agenti , e il proprietario , il quale amministra per mezzo di agenti , è colpito di nuovo dall ' imposta sui redditi agrari su quel reddito per cui l ' agente paga già l ' imposta in categoria C della ricchezza mobile . 3 ) Il reddito di direzione dell ' impresa agraria può essere goduto dal solo proprietario diretto gerente dell ' impresa , nei casi di conduzione in economia o a mezzadria ; ed allora è tassato coll ' imposta relativa ( Ra 1 ed Ra 3 ) ; od è in parte trasferito dal proprietario al suo agente ; ed in tal caso questi paga l ' imposta in cat . C della imposta di ricchezza mobile e quegli , a norma delle tabelle , è tassato dall ' imposta sui redditi agrari , alla stessa stregua di colui che amministra da sé e paga quindi nuovamente sullo stesso reddito l ' imposta ( Ra 1 ed Ra 3 ) . 4 ) Il reddito misto del proprietario coltivatore in economia od a mezzadria e quello del mezzadro sono tassati colla speciale imposta sui redditi agrari ; ma quello , pur misto , dell ' affittuario è tassato dalla assai più dura imposta di ricchezza mobile , cat . B sia pure ad aliquota , per particolare favore , dimezzata . 5 ) Il reddito di lavoro manuale è , a quando a quando , tassato od esente ; e quando vien tassato , la tassazione ha luogo a saggi differenti . La tassazione o l ' esenzione dall ' imposta dei redditi del lavoro manuale sembra ubbidire a questo criterio : tassare i redditi di lavoro ottenuti in congiunzione con redditi di altra natura tassati a carico della stessa persona od idealmente collegabili con redditi di altre persone tassate ed esentare i redditi di lavoro a sé stanti . Quindi : è tassato il reddito del lavoro manuale prestato dall ' affittuario , dal proprietario coltivatore diretto e dal colono , perché ritenuto congiunto con quello misto goduto dalle stesse persone ; è tassato il reddito del lavoro manuale della moglie e dei figli conviventi a carico dell ' affittuario , del proprietario coltivatore diretto e del mezzadro , perché collegabile con i redditi già menzionati goduti dal marito e padre rispettivo ; è tassato il reddito del lavoro manuale prestato dagli altri membri ( diversi dalla moglie e dai figli ) della famiglia colonica del mezzadro , poiché collegabile con i redditi tassati al nome del mezzadro ; è esente il reddito del lavoro manuale prestato da questi altri membri della famiglia coltivatrice nel caso degli affittuari e dei proprietari coltivatori diretti , reputandosi per essi inesistente il vincolo della famiglia colonica ; è esente il reddito del lavoro manuale prestato da braccianti estranei , non compresi in questa definizione di famiglia , perché non collegabile con altri redditi tassati . Questa parve almeno la ragione della distinzione tra alcuni redditi tassati ed altri esenti , perché né la legge , né il regolamento né le istruzioni ministeriali ne dànno ragione . A completare la delineazione dei redditi tassati , giova ricordare che anche le dimensioni della famiglia in senso stretto o proprio e della famiglia in senso largo o famiglia colonica obbediscono al concetto della ordinarietà . L ' esame delle tabelle ministeriali persuade invero che l ' amministrazione ha calcolato tariffe di reddito diverse per proprietario coltivatore diretto e mezzadro sull ' ipotesi di una media consistenza di famiglia propria o colonica e di una media opportunità o necessità di ricorrere all ' aiuto di braccianti estranei . PARTE SECONDA IL PROBLEMA TEORICO Capitolo primo Analisi dei redditi derivanti dalla terra 46 . Qui di seguito si userà una terminologia la quale si uniformi , entro i limiti imposti dalla tradizione scientifica , a quella comunemente usata nella nostra legislazione fondiaria . Chiamando perciò : Po ( prodotto ordinario ) il ricavo medio in un numero ragionevole di anni del prodotto naturale che si ottiene dalla terra considerata in uno stato di ordinaria e duratura coltivazione secondo gli usi e le consuetudini locali ; Pmo ( maggior prodotto ordinario ) il maggior ricavo che oltre Po si può ottenere in conseguenza di una prima manipolazione necessaria per renderlo commerciale secondo gli usi locali ; R il sovraprodotto il quale , depurato dei suoi costi di produzione , si riduce alla « rendita » che si può ottenere dalla terra coltivata , sia pure osservando le regole apprese dagli avi , con abilità o diligenza eccedenti l ' ordinario , ovvero applicando metodi tecnici ed economici perfezionati oltre le consuetudini locali , od ancora giovandosi di congiunture eccezionalmente favorevoli di prezzi e di mercati ; H le « pseudo ­ rendite » che derivano da coltivazioni di rapina , variazioni apparenti monetarie , vincoli legali e simili ; V il valore economico dei vantaggi psicologici derivanti dal possesso terriero ; e considerando che Po e Pmo nella media di un numero di anni sufficiente allo scopo di stabilire il prodotto medio normale del fondo hanno sempre un valore positivo , mentre R ed H possono avere , oltreché valori positivi , anche valori negativi per straordinaria trascuranza o metodi cattivi di coltivazione o congiunture eccezionalmente sfavorevoli e V ha sempre , quando esiste , valore positivo , ricaviamo per il prodotto totale della terra P la seguente equazione : ( 1 ) P = Po + Pmo ± ( R + H ) + V 47 . Decomponendo ora Po nei suoi elementi , chiamiamo : c i costi che non si risolvono in remunerazioni delle classi agricole considerate ai fini della tassazione terriera : semenze , concimi chimici , rimedi cuprici e diversi , consumo attrezzi e macchine agrarie , ecc . ; r t la « rendita » , o canone di fitto del fattore « terra » considerata nello stato in cui in concreto mediamente si troverebbe se si facesse astrazione dai capitali di miglioria ; r c la « quasi rendita » o canone di fitto dei capitali di miglioria ( costruzioni rustiche , strade d ' accesso , piantagioni , canali irrigatori , opere di bonifica , ecc . ) stabilmente investiti ed incorporati nella terra ; i l ' interesse corrente dei capitali mobili investiti nella coltivazione : scorte vive e morte e capitale d ' anticipazione di semenze , concimi , ecc . ; s d il salario o remunerazione corrente del lavoro di amministrazione dominicale diretto a conservare il fondo rustico e ad assicurarne la coltivazione secondo gli usi e le consuetudini locali ; s il salario o remunerazione corrente del lavoro dell ' imprenditore agricolo rivolto a dirigere ed organizzare i fattori dell ' impresa agricola ; s m il salario corrente dei lavoratori manuali del fondo ; Dobbiamo porre : ( 2 ) Po = c + r t + r c + i + s d + s i + s m La terminologia adottata è quella che più si avvicina all ' uso corrente ; e non ha per iscopo di risolvere problemi diversi da quelli che qui ci interessano . Così sarebbe forse stato opportuno attribuire ad r t ed r c il significato di « frutto » o « reddito » rispettivamente dei fattori « terra » e « capitali di miglioria » ; ma furono preferite le parole « rendita » e « quasi ­ rendita » perché « rendita » è vocabolo il quale sembra avere con la terra attinenza più diretta del « reddito » che è vocabolo genericamente usato per ogni specie di remunerazione di un qualunque fattore produttivo , e per la maggiore attinenza con la terra fu largamente usato nella dottrina e nelle leggi relative al catasto ; e perché occorreva usare per la remunerazione dei capitoli di miglioria un vocabolo che non si discostasse troppo da quello usato per la remunerazione del fattore terra nella quale quei capitali sono stabilmente incorporati . Né si poteva usare « frutto » perché questo vocabolo conviene più al prodotto totale del fondo che ad una parte sola di esso . L ' uso dei vocaboli « rendita » e « quasi ­ rendita » ha il vizio di rievocare discussioni note nella scienza economica e di lasciar supporre che si dia alla « rendita » caratteri residuale o gratuito in confronto alle remunerazioni degli altri fattori produttivi . Il vizio si elimina dichiarando che le due parole « rendita » e « quasi ­ rendita » sono qui usate nel mero significato che sopra ad esse convenzionalmente si è attribuito . Significato che si volle accentuare aggiungendo a quelle due parole l ' indicazione del sinonimo « canone di fitto » , che è sinonimo perfetto quando si faccia l ' ipotesi che il canone sia depurato delle spese spettanti al proprietario e l ' imprenditore sia quello ordinario il quale affitti disgiuntamente i fattori produttivi terra e capitali di miglioria , capitali mobili , lavoro di amministrazione , lavoro di se stesso e lavoro degli operai manuali e ad ognuno di essi paghi il proprio compenso . Ma poiché l ' ipotesi è alquanto astratta , si preferì usare il vocabolo alternativo « canone di fitto » solo ad affermar meglio che parlandosi di rendite e quasi rendite , non si vuole far cenno dei concetti astratti proprii degli economisti , ma di quelli concreti noti nella pratica agraria . Similmente , allo scopo di non usare vocaboli diversi da quelli più comuni , colla denominazione di « salario » si intende non solo la remunerazione corrente dei lavoratori manuali , ma anche quella degli amministratori ( fattori , agenti , segretari ) e degli imprenditori agricoli ( variamente incarnati a volta a volta nei fittaiuoli , proprietari conduttori diretti , mezzadri e simili ) . Poiché costoro , vivendo in un ambiente di ordinarietà , compiono lavori normali , con abilità e diligenza ordinarie , non si vede perché il loro compenso meriti di essere qualificato altrimenti che col vocabolo , del resto nobilissimo , che si usa per il lavoro manuale . Nessuno di questi fattori può mancare all ' uguaglianza , poiché altrimenti la produzione non potrebbe aver luogo ; e non fa d ' uopo aggiungerne alcuno , perché in condizioni di ordinaria coltivazione , secondo gli usi e le consuetudini locali , non esiste la possibilità di una remunerazione i , s d , s i ed s m la quale ecceda i compensi correnti per tal sorta di impieghi di capitale e di lavoro . Se il compenso fosse maggiore o minore , non ci troveremmo in una situazione di « ordinarietà » ed usciremmo perciò dall ' ipotesi fatta . Anche r t ed r c sono quantità determinate in funzione dell ' ipotesi di un impiego ordinario , da buon padre di famiglia , dei fattori produttivi esistenti . La terra di cui si parla non è la terra quale sarebbe in un mitico stato naturale , ma quale è di fatto , separandosi solo mentalmente il suo valore in due parti : quello totale , meno il valore delle migliorie ed è il capitale che dà luogo alla quasi rendita . La rendita della terra ( r t ) e la quasi rendita dei capitali incorporati nella terra ( r c ) sarebbero maggiori o minori se i metodi di coltivazione fossero specialmente diligenti o trascurati , progrediti od antiquati . Ma , fatta l ' ipotesi di una coltivazione ordinaria , le quantità r t ed r c sono perfettamente determinate . Esse sono , inoltre , in stretta interdipendenza con certe quantità i , s d , s , s m e c . Se non si impiega capitale o lavoro in quella data misura , r t od r c , non si ottengono o si ottengono in misura differente . Di qui segue che non è concepibile il proprietario « puro » e neppure il coltivatore « puro » . Il proprietario , deve vegliare , personalmente o per mezzo dei suoi agenti ( cfr . § 23 ) a che la terra sia dal coltivatore usufruita in modo da garantirgli la continuità del suo reddito dominicale ; ed il coltivatore non ha dal canto suo convenienza ad impiegare capitale e lavoro se la terra non è in grado di riceverne convenienti dosi . Perciò la valutazione dei redditi dominicali è assurda ove avvenga disgiuntamente , con diversità di tempi e di modi , da quella dei redditi agrari e viceversa . 48 . In aggiunta a Po , il coltivatore buon padre di famiglia ottiene spesso un maggior ricavo Pmo , dovendo egli per necessità tecnologiche o commerciali , effettuare una prima manipolazione dei suoi prodotti , trasformando l ' uva in vino , le ulive in olio , l ' albero in tronchi grossolanamente segati e squadrati . A formare Pmo non entrano più i fattori terra e capitali stabilmente incorporati in essa . Tutto il maggior ricavo si risolve in mc , costi ( consumo di strumenti , edifici o materie prime necessari per la manipolazione ) , mi interessi di capitali mobili ( botti , torchi , frantoi , capitali anticipazioni salari ) , ms i , salari del lavoro di direzione dell ' impresa , ed ms m , salari del lavoro manuale necessario all ' uopo . Possiamo perciò porre : ( 3 ) Pmo = mc + mi + ms i + ms m rispetto alla quale uguaglianza si può ripetere che l ' esistenza di tutti i fattori indicati è necessaria e sufficiente nell ' ipotesi di una coltivazione ordinaria . 49 . Ma noi dobbiamo anche far l ' ipotesi di una coltivazione la quale si svolga fuori dei limiti dell ' ordinarietà , sì che l ' imprenditore agricolo ottenga sovraredditi o « rendite » . Possono usarsi metodi culturali nuovi o più perfezionati , adottarsi nuove culture , introdursi piantagioni diverse dalle consuete . Può l ' imprenditore essere specialmente esperto nell ' acquisto dei fattori produttivi e nella loro organizzazione ; e può giovarsi di variazioni di prezzi più favorevoli di quelli di cui si tenne conto nel calcolare , nel lasso di tempo sufficiente , il prezzo medio . Possono i mercati allargarsi in modo subitamente propizio , al di là delle favorevoli previsioni considerate . In tutti questi casi l ' imprenditore otterrà un sovrareddito o rendita , che è di natura affatto diversa dalla rendita o quasi ­ rendita ( r t ed r c ) che sopra si vide essere ottenuta in condizioni di coltivazione ordinaria . Le qualità agronomiche del terreno , la sua posizione , la sua vicinanza al mercato sono rimaste invariate ; ma quegli imprenditori , i quali le sanno utilizzare meglio di quanto faccia la media dei loro colleghi ovvero godono di sbocchi o prezzi particolarmente favorevoli , ottengono sovraredditi . Ed ottengono invece sottoredditi o rendite negative coloro i quali non arrivano alla media attitudine osservata dalla località o sono colpiti da congiunture di prezzi o mercati eccezionalmente sfavorevoli . Le specie delle rendite positive o negative sono infinite e vana sarebbe la pretesa di un elenco compiuto . La sola distinzione generale possibile pare sia quella fra le rendite prevalentemente derivanti dai fattori « personali » della capacità organizzatrice e tecnica dell ' imprenditore ( r p ) e quelle derivanti da fattori esterni ( r e ) all ' imprenditore , come le eccezionali variazioni di prezzi o di mercati . Laonde si può mettere : ( 4 ) R = r p + r e L ' equazione ( 4 ) è stata formulata in modo abbreviato , allo scopo di mettere in evidenza soltanto i fattori peculiari di sovrareddito , interessanti ai fini della tassazione . In verità farebbe d ' uopo tener conto che R non è un reddito netto ; ma è lordo degli interessi , salari e costi diversi necessari a produrlo . E l ' equazione dovrebbe essere scritta così : ( 5 ) R = ( r p + r e ) + ( n c + n + ns i + ns m ) dove n qualifica i costi vari ( n c ) , gli interessi di capitali ( n ) ed i salari di intrapresa ( ns i ) e manuali ( ns m ) necessari ad ottenere r p ed r e . Diversamente che in ( 2 ) , non occorre spendere salari di direzione dominicale ( s d ) , perché al domino basta spendere salari di questa natura entro i limiti dell ' ordinario prodotto . Il coltivatore diligente , che ottiene sovraredditi , migliora per definizione il fondo ; ed una spesa ulteriore di sorveglianza sarebbe perciò superflua . La equazione ( 5 ) , sebbene più compiuta della ( 4 ) non esige particolare illustrazione , poiché ni , ns , ns m ed nc non differiscono in se stessi dalle analoghe rimunerazioni di ( 2 ) e ( 3 ) ; e se meritano particolar trattamento tributario , esso è la conseguenza di quello che spetta alle rendite r p ed r e , che sono i valori caratteristici in questa equazione . 50 . Fatta sempre l ' ipotesi di non ordinarietà della coltivazione , nel prodotto « totale » possono comprendersi altresì « pseudo - rendite » . Chiamo con questo vocabolo quegli incassi che l ' imprenditore può ottenere danneggiando in primo luogo il fondo con una coltivazione di rapina ( raub ­ bau ) . La ragione del fattore s d del prodotto ordinario ( Po ) del fondo , sta appunto nell ' impedire i metodi di rapina . Il proprietario paga ad un agente o a se stesso un salario per vietare che il coltivatore depauperi il terreno con una successione di culture depauperatrici di azoto o di fosforo , o asporti le piante innanzi al momento della maturazione economica o con una potatura artificiosa acceleri la produzione dell ' anno a scapito delle produzioni avvenire . Ma nonostante ogni diligenza , può darsi che una coltivazione di rapina venga a crescere in un anno o diminuire in un altro il prodotto normale . In secondo luogo può darsi che l ' inflazione monetaria venga ad aumentare il ricavo monetario apparente ed una legislazione vincolistica dei fitti o dei contratti agrari cresca il guadagno dell ' imprenditore . In questo secondo caso non si tratta di aumento o diminuzione effettiva del prodotto totale , ma di una distribuzione diversa del medesimo prodotto , crescendo i valori di i ( interesse dei capitali mobiliari , crescente in tempi di prezzi crescenti ) ed s ( salario del lavoro d ' intrapresa ) a scapito sovrattutto di r t ed r c ossia dalle rendite dominicali . Ma giova tenerne conto a questo punto , sia perché ai fini tributari è grandemente utile essere avvertiti da un qualche segno trattarsi di variazioni momentanee ( raub ­ bau ) od apparenti ( inflazione monetaria ) di reddito , sia perché le variazioni nella distribuzione del prodotto esercitano per lo più una efficacia secondaria sulla quantità della produzione , che esse possono momentaneamente incoraggiare o deprimere . Perciò chiamando h r il frutto positivo o negativo della coltivazione di rapina , h m il risultato delle variazioni monetarie , h v quello dei regimi vincolistici ed h n l ' eventuale risultato di altri consimili fattori artificiosi , possiamo porre : ( 6 ) H = h r + h m + h v + h n Dove h v non fa doppio con r e e cioè coi sovraredditi o rendite derivanti da fattori esterni come le eccezionali variazioni di prezzi e di mercati del paragrafo precedente , sotto cui si compresero tutte le variazioni all ' infuori di quelle da inflazione monetaria . La distinzione non è sempre netta , ma in concreto pare lo sia abbastanza da legittimare una distinta nomenclatura . 51 . Oltre al prodotto economico , la terra produce anche vantaggi ( V ) non consistenti in frutti propriamente detti distaccantisi dal terreno : il piacere fisico del possesso , che consiste nel camminar sopra il fondo , nel contemplarlo , nel toccarne le piante e vederle crescere ; la gioia del lavoro che consiste nel non lavorare ad ore fisse , sempre uguali in tutti i giorni dell ' anno , ma ad ondate , con momenti di ansia e di intensità grandissime e lunghi intervalli di ozio e consiste altresì nel lavorare per uno scopo , che è di riempire il granaio di frumento dorato e sonante , la cantina di vino , dal bel colore , largitore di letizia ; il piacere psicologico , che sta nell ' immaginazione del miglioramento futuro del fondo , nell ' assaporamento dell ' invidia provata dal vicino o dall ' amico a cui l ' acquisto proprio negò il soddisfacimento dell ' uguale desiderio ; il piacere sociale , di preminenza sulla gente priva di terra , di ossequio da parte dei minori proprietari o dei clienti ; il piacere famigliare di sapere i figli forniti di un mezzo di esistenza , di uno strumento di lavoro indipendente dalla buona grazia altrui ed assicuratore contro i rischi di disoccupazione ; sicché il genitore si lusinga che la sorte della famiglia sia sicura , perché legata ad una casa e ad una terra in cui vivrà per qualche generazione il ricordo di lui , quasi fondatore di una dinastia entro certi limiti sovrana ; il piacere politico , che è di acquistare clientela nel paese per conseguire cariche pubbliche . Tutto ciò si paga , perché ha valore ; epperciò di questi vantaggi , che si potrebbero dire psicologici , del possesso terriero si ha ragione di discorrere sovratutto nel trattato della « capitalizzazione » dei redditi fondiari e dei criteri di stima dei valori della terra ; perché con essi massimamente si spiegano le frequenti capitalizzazioni della terra a saggi di interesse inferiori , talvolta d ' assai , al saggio corrente per impieghi d ' uguale natura . Ai fini della presente memoria , dove non si disserta di imposte patrimoniali , ma di imposte sui redditi , potrebbe porsi il quesito , se anche i « vantaggi » siano opportuno oggetto di imposta . Perciò se ne fece menzione . 52 . Nel prodotto della terra non occorre considerare i ricavi « delle industrie agrarie , come l ' armentizia , la serica , quella della produzione del carbone , dell ' olio , del vino ... in quanto eccedano i prodotti del fondo » che sono contemplati dall ' art . 50 del regolamento 3 novembre 1894 n . 493 per l ' applicazione dell ' imposta di ricchezza mobile , quei ricavi che una istruzione ministeriale chiama redditi delle « industrie di trasformazione dei prodotti agricoli , quali , ad esempio , i mulini che trasformano in farina il grano , le distillerie di alcool tratto dal vino , dalle uve e dai cereali , ed altre industrie simili , che , pure esercitate sui prodotti del fondo , non hanno a che vedere con ciò che rientra nell ' orbita della pura industria agricola in quanto vanno oltre l ' esercizio dell ' industria stessa » . Quando il prodotto naturale , o assoggettato ad una prima manipolazione è commerciabile , è terminato il compito dell ' impresa agricola propriamente detta che qui si considera ; e si entra nel campo dell ' impresa industriale . Sono talvolta stretti i legami fra le due specie di imprese e non di rado si fondono in una sola ; ma fa qui duopo precisare un punto che separi l ' una dall ' altra ai fini tributari . Si osservi che nel novero delle industrie di trasformazione industriale sottratte alla indagine presente non vanno comprese le coltivazioni « nuove » o « speciali » o condotte con capitali straordinari , come ad esempio i frutteti intensivi , i campi a tabacco , gli orti , i terreni destinati a fiori e simili , anche se presentano spiccatissimi i caratteri della eccezionale industriosità agricola o della applicazione insolita di capitali . È questo il caso specifico delle coltivazioni , le quali , sinché non si siano generalizzate e perciò divenute in date località ordinarie , dànno luogo a « rendita » ( r p ) , oltre l ' ordinario prodotto ; ma trattasi pur sempre di coltivazioni aventi natura prettamente agricola . 53 . Per l ' impresa marginale , la quale si svolge di fatto entro i limiti dell ' ordinarietà , l ' equazione ( 1 ) si riduce alla ( 7 ) P = Po + Pmo Mancano i fattori di R ( rendita ) , perché l ' imprenditore ordinario non adotta metodi culturali diversi da quelli consuetudinari e locali , non gode se non dell ' abilità comune di direzione e di organizzazione , non intraprende culture speciali nuove e non si giova di prezzi o mercati eccezionali . Si chiama imprenditore ordinario anche quegli che coltiva terreni « non marginali » , ossia dotati di fertilità o posizione migliori di quelle dell ' ultimo terreno conveniente a coltivarsi ; perché egli paga per ottenere l ' uso di quei terreni una rendita e quasi rendita ( fitto ) superiore a quella che pagherebbe per altri terreni meno felicemente situati ; e rendite ( r t ) e quasi rendite ( r c ) entrano a costituire il prodotto ordinario ( Po ) del fondo . L ' imprenditore ordinario non gode di rendita personale ( r p ) o di congiuntura ( r e ) esterne , perché nella media di un sufficiente periodo di anni egli è capace appena di compensare se stesso od i suoi agenti con « salari » sufficienti a compensare una abilità ordinaria di conservatori della proprietà ( s d ) o di direttori dell ' impresa rustica ( s i ) . L ' imprenditore ordinario non fa né guadagni né perdite , intendendosi per guadagni o perdite le eccedenze oltre e le deficienze al disotto del salario ordinario spettante al lavoro da lui prestato per la direzione e l ' organizzazione dell ' impresa . Non esiste cioè un « profitto agrario » , il quale nell ' ipotesi di ordinarietà non possa risolversi in una delle remunerazioni che furono elencate sopra : i ed mi , interesse del capitale mobiliare impiegato nella coltivazione del fondo o nella prima manipolazione dei prodotti naturali ; s d salario di conservazione della proprietà ; s ed ms i , salario di direzione ed organizzazione dell ' impresa rustica , prima manipolazione inclusa . Per ottenere un ' eccedenza , fa d ' uopo uscire dall ' ipotesi di ordinarietà , e supporre un imprenditore capace di organizzare l ' impresa in guisa da ottenere rendite ( r p ed r e ) . Nell ' ipotesi fatta , non esistono nemmeno pseudo - rendite ( H ) . L ' imprenditore marginale non ha modo di esercitare culture di rapina , perché lo vieta la sorveglianza del proprietario , intento a serbare integro il valore della sua proprietà ( perciò egli paga s d ) ; né usufruisce di vincoli legali , in quanto mancherebbe la condizione della concorrenza tra imprenditori e della libera trasferibilità dei capitali da un ' impresa all ' altra . Delle pseudo rendite monetarie non occorre parlare essendo apparenti . 54 . La ripartizione economica del prodotto totale in quote corrispondenti ai fattori economici della produzione ( terra , capitali incorporati , capitali mobili , lavori di direzione e di conservazione , lavoro manuale ) non coincide con la ripartizione di essa tra le classi sociali di fatto esistenti . Le categorie create per comodo di studio dagli economisti non hanno esatta corrispondenza nelle classi sociali agricole . Difficilmente si trova il proprietario puro , il quale non serbi per sé tutto o parte del lavoro di direzione della proprietà ; spesso il proprietario è anche il conduttore e in moltissimi casi il lavoratore manuale . Nelle zone di grande proprietà , come ad esempio nella bassa Lombardia irrigua , si ha il massimo frazionamento delle figure economiche : il proprietario che percepisce la rendita terriera e la quasi rendita dei capitali fissi ( r t ed r c ) ; il suo agente che è remunerato con un salario dominicale s d ; il fittaiuolo che gode l ' interesse dei capitali mobili e il compenso del lavoro di impresa ( i ed s i ) ed infine i lavoratori manuali , obbligati od avventizi , a salario fisso ( s m ) . Nelle zone tipiche della mezzadria pura ( Toscana , Marche , Umbria ) il proprietario fornisce anche metà del capitale mobile e quindi gode della metà di i ; l ' agente invece di fruire del solo salario dominicale ( s d ) gode anche di parte del salario d ' intrapresa ( s i ) , l ' altra parte spettando al mezzadro . Al fittaiuolo si sostituisce il mezzadro , il quale non percepisce tutto l ' interesse del capitale mobile e il salario del lavoro d ' intrapresa , parte di questi spettando invece al proprietario ed al suo agente , in proporzione delle contribuzioni rispettive alla formazione delle scorte vive e morte ed al lavoro di intrapresa ; ma il mezzadro gode del salario ( s m ) dell ' opera sua manuale , mentre il resto dei salari pagati dal fondo va principalmente a beneficio della sua famiglia colonica , impiegata nel fondo . In regime di concorrenza , le remunerazioni si equivalgono , sebbene riscosse sotto nomi ed in frazioni differenti . Il canone percepito dal proprietario in regime di affitto equivale alla porzione dominicale del prodotto spettantegli in regime di mezzadria , meno l ' interesse sulla sua quota del capitale scorte ed anticipazioni , che egli impiega in caso di mezzadria e non impiega in caso di fitto . La quota mezzadrile , dedotti i salari spettanti al mezzadro ed alla famiglia colonica , ed aggiunte la metà di i e parte di s , equivale ad i + s ossia al reddito del fittaiuolo . Ma il fittaiuolo può anche lavorare , lui e la famiglia , il fondo manualmente e godere delle rispettive remunerazioni ; ed i contratti di colonia hanno mille figure diverse nelle varie regioni d ' Italia e sono spesso misti di affitto e di mezzadria . Ed è noto che vi sono in Italia milioni di proprietari coltivatori , i quali sono nel tempo stesso proprietari , direttori dominicali , direttori d ' impresa , lavoratori manuali e , dedotti i costi vivi , godono di tutto il prodotto del fondo come di remunerazione propria netta . Ancora : la famiglia talvolta non partecipa alla produzione , perché il solo capo famiglia è proprietario o dirigente o fittaiuolo ; tal ' altra vi partecipa con il lavoro della moglie e dei figli minori ed ancora con la famiglia colonica , più ampia della famiglia in senso stretto . 55 . Accade altresì che l ' impresa rustica sia talora accessoria ad occupazioni industriali o commerciali esercitate dal capo famiglia o da taluni membri di essa : sicché il prodotto della terra appena equivale ad una parte del salario manuale che il coltivatore otterrebbe se lavorasse per mercede alla dipendenza altrui . Trattasi di terreni sub marginali , i quali sarebbero abbandonati , se il coltivatore pretendesse di ricavarne il rimborso dei costi vivi , degli interessi normali sui capitali circolanti e dei salari di direzione e di coltivazione . Ma i costi vivi e gli interessi si riducono a zero , utilizzandosi i rifiuti della economia domestica ed attrezzi di costo trascurabile e da tempo ammortizzato ; ma i salari si ragguagliano a quelli minimi che possono assegnarsi a vecchi ed a donne o ragazzi che altrimenti rimarrebbero in ozio . La diminuzione delle remunerazioni economiche al disotto del normale è per lo più spiegata dall ' esistenza di vantaggi psicologici ( cfr . sopra § 51 ) . Il proprietario continua ad impiegare stabilmente capitali di miglioria , sebbene egli sappia che la terra non gli dà rendita ( r t ) e che i capitali di miglioria saranno remunerati con una quasi rendita ( r c ) inferiore all ' interesse che altrimenti potrebbe ricevere da essi . Il coltivatore si contenta di interessi ( i ) e di salari di direzione ( s d ) o di intrapresa ( s i ) inferiori a quelli correnti . Persino il salario del lavoro manuale è parziale o parassitario . Se ciò accade in luoghi dove è diffusa la proprietà coltivatrice , ed è il caso più frequente , possiamo dire che le remunerazioni maggiormente colpite sono la rendita e la quasi rendita . Ma talvolta anche i fittaiuoli si contentano di un profitto ( i + s i ) minore di quello corrente , pur di non esser espulsi dal fondo ; e così può accadere per i mezzadri . I periodi di crisi agraria sono caratteristici per tal rispetto , stentando talvolta i canoni di fitto a discendere al livello che sarebbe dettato dai prezzi e talvolta scendendo a livelli inferiori , a cagione dell ' ansia dei proprietari di non lasciarsi sfuggire fittaiuoli capaci , solvibili ed onesti . L ' equazione della ( 7 ) si trasforma nella ( 8 ) P = v ( Po + Pmo ) + V dove v è un coefficiente di riduzione , a cui gli interessati si rassegnano in vista dell ' aggiunta di V . Quale sia dei fattori componenti di Po e di Pmo quello su cui la riduzione opera o se siano parecchi , può desumersi soltanto dallo studio particolare delle singole economie agricole . Capitolo secondo La scelta della base imponibile 56 . La tassazione dei redditi terrieri può farsi in tre maniere principali : per classi sociali , per impresa o per categorie economiche . Avviene « per classi sociali » , quando l ' imposta colpisce il proprietario , il fittuario , il mezzadro , il coltivatore ad economia , il coltivatore diretto , il partecipante , l ' obbligato fisso , il bracciante giornaliero . Opera « per impresa » , quando l ' imposta cade sull ' imprenditore agricolo e lascia a lui la cura di ripartirne l ' ammontare tra i diversi partecipanti al prodotto totale . Si fa « per categorie economiche » , quando l ' imposta colpisce la rendita del fondo , la quasi rendita dei capitali fissi , l ' interesse del capitale circolante , i salari di direzione dominicale o d ' impresa , i salari del lavoro manuale . Ognuna di queste maniere ha vantaggi e dà luogo ad inconvenienti , che qui si vogliono esaminare . 57 . La maniera di tassazione per « classi sociali » può essere considerata la prima nell ' ordine cronologico dei sistemi di tassazione sui redditi netti . Lo fu tuttavia , non perché deliberatamente si siano voluti in modo distinto tassare i redditi per classi sociali , sibbene perché , al tempo della istituzione delle varie imposte , alcune classi sociali si identificavano abbastanza bene con le principali categorie economiche allora configurabili . Al tempo del censimento milanese , l ' imposta fondiaria colpì i proprietari , quali percettori di rendite , quasi ­ rendite ed interessi delle poche scorte vive e morte usate per la coltivazione e l ' imposta colonica tassò i coloni quali coltivatori manuali del fondo . Quando , nel 1864 , si istituì l ' imposta di ricchezza mobile sui fittaioli , si volle in essi colpire i percettori di sovraredditi ( R ) eccedenti l ' ordinario prodotto ottenuto con capitali ed abilità eccezionali . Più recentemente ( 1923 ) , quando si colpirono i redditi agrari dei proprietari coltivatori a mezzadria e dei mezzadri , più che ai redditi di distinte classi sociali si pose mente a certi redditi ( i , s i e s m ) ottenuti , in proporzioni variabili , da quelle classi . La tassazione per classi sociali fu dunque un mezzo empirico adottato dal legislatore per tassare distintamente i redditi di talune categorie economiche : non i proprietari , ma le rendite e quasi ­ rendite fondiarie , non gli affittuari , ma i sovraredditi agricoli , non i proprietari coltivatori od i mezzadri , ma i profitti agricoli , ossia il frutto della combinazione , secondo lo schema caro alla legge d ' imposta mobiliare , del capitale e del lavoro : ( i + s + s m ) . 58 . È tratto peculiare dei sistemi empirici di essere una approssimazione indiretta ed imperfetta dei sistemi razionali , tanto indiretta ed imperfetta che per lo più i risultati ottenuti sono affatto diversi da quelli ordinati dal legislatore . La sola branca delle imposte terriere che si sia salvata dal rimprovero è quella fondiaria : poiché essa volle colpire le rendite e quasi ­ rendite e sostanzialmente si restringe , nonostante qualche occasionale deviazione , entro i confini prestabiliti . Ma l ' imposta colonica divenne , dopo il 1864 , una mera addizionale all ' imposta fondiaria , pagata da certi proprietari , senza riguardo ai redditi effettivi dei coloni ; ed a giusta ragione oggi è obliterata . Ma l ' imposta mobiliare sui fittaiuoli , già si vide sopra ( paragr . 35 ) che cosa fosse divenuta nel 1885 quando l ' on . Cagnola lamentava che essa colpisse non i sovraredditi effettivi , ma un presunto reddito normale ordinario che l ' affittuario « doveva » ricavare ogni anno in ragione della superficie coltivata , delle scorte possedute , del canone di fitto pagato al proprietario . Tale essa rimane anche oggi , sicché può dirsi che essa colpisca i , s i ed in parte s m , ma lasci esente R ossia il profitto differenziale dell ' imprenditore agricolo che doveva essere , nell ' intenzione del legislatore , il peculiare obbietto suo . Come la vecchia imposta di ricchezza mobile non riuscì a tassare R , così non sembra meglio fortunato il nuovo balzello . Il regolamento , le istruzioni , le tabelle , le annotazioni , la pratica seguita dai funzionari tassatori e dalle commissioni : tutto concorre a dimostrare che quel che si colpì di fatto non fu il sovrareddito differenziale , ma il reddito normale , calcolato per medie e per confronti e per criteri generali , ossia nuovamente una combinazione , mutevole da classe a classe , di i , s i ed s m . Fu molto bene , come sarà dimostrato in seguito , che sia l ' imposta di ricchezza mobile per gli affittuari sia l ' imposta sui redditi agrari per le altre classi agricole siano state condotte dall ' esperienza a colpire i redditi normali invece dei sovraredditi o rendite ; ma la loro natura originaria di imposte volte a percuotere redditi di « classi » sociali più che di « categorie » economiche ha prodotto alcuni effetti non commendevoli . 59 . Innanzitutto , poiché si volevano colpire affittuari , proprietari coltivatori in economia , o , come si esprimono le tabelle , a bracciantato , proprietari coltivatori diretti , proprietari con fondi a mezzadria e mezzadri , il legislatore fu tratto alle disuguaglianze di trattamento che sopra furono già descritte : a ) rispetto all ' aliquota , la quale è più grave per gli affittuari e per i dirigenti salariati ( fattori , campari ecc . ) che per le altri classi sociali agricole ; b ) rispetto al campo di tassazione ; ristretto nel caso del proprietario conduttore ad economia con bracciantato ed a mezzadria , per il quale si suppone che tutto il lavoro manuale di coltivazione sia prestato da braccianti estranei e per conseguenza l ' imposta colpisce soltanto , in tutto per il conduttore ad economia e in parte per il conduttore a mezzadria , l ' interesse delle scorte ( i ) ed il salario del lavoro di direzione dell ' impresa ( s i ) ; maggiore per il fittaiolo , per cui la tassazione può ( non deve , potendosi nelle grandi affittanze escludere che un lavoro manuale sia prestato dal fittaiolo e dalla sua famiglia ) estendersi inoltre al salario ( s m ) del lavoro manuale prestato da lui , dalla moglie e dai figli occupati nell ' azienda ed al cui mantenimento egli sia obbligato ; maggiore del pari per il proprietario coltivatore diretto ; e , finalmente massimo per il mezzadro sino a colpire altresì il salario del lavoro manuale prestato dagli altri membri della famiglia colonica . Chiamasi per l ' appunto tassazione « per classi sociali » quella ordinata nelle due imposte di ricchezza mobile e sui redditi agrari , non perché tale denominazione sia usata nella legge , la quale anzi in apparenza si inspira a principî di uguaglianza di trattamento , ma perché tale sua indole risulta chiarissima dalla diversità dell ' oggetto dell ' imposta nei differenti casi . 60 . Varie sono le conseguenze derivanti dalla diversità dell ' oggetto colpito : la prima delle quali è che lo stesso reddito , salario del lavoro manuale , viene tassato nei casi nei quali il lavoro sia prestato dal capo dell ' azienda o da suoi familiari , nelle diverse accezioni , giuridica od economica , del vocabolo di famiglia , e rimane esente invece dall ' imposta quando sia prestato da estranei : offesa al canone dell ' uguaglianza tributaria . 61 . La seconda è l ' incentivo per tal modo dato alla frode fiscale , essendo ovvio l ' interesse del fittaiolo di apparire immune , lui e la famiglia , dalla lebbra del lavoro manuale , del proprietario coltivatore a farsi ritenere piuttosto coltivatore ad economia che diretto , e del mezzadro a parere invece lavoratore obbligato ad anno ; ed essendo ovvia la tendenza opposta del funzionario finanziario a negare le detrazioni , supposte sempre frodolente , anche laddove esse sono conformi a realtà : offesa al canone della certezza dell ' imposta . 62 . La terza è l ' incentivo effettivamente fornito , nei casi marginali , a passare dal tipo di conduzione più tassato a quello meno tassato . Conviene di più , a parità di ogni altra condizione , la coltivazione ad economia con bracciantato di quella diretta , perché si risparmia l ' imposta sul salario del lavoro manuale ; e per tal modo si dà , entro i limiti modesti del peso dell ' imposta sui redditi agrari , l ' ultimo tratto alla risoluzione dei dubbi in cui qualche proprietario si trova , se far seguire ai figli qualche mestiere cittadino piuttostoché il rude lavoro dei campi . Conviene di più la coltivazione ad economia , con braccianti obbligati ad anno , piuttostoché là coltivazione a mezzadria , perché la somma delle imposte che proprietario e mezzadro pagano nel secondo caso è maggiore dell ' imposta che il solo proprietario paga nel primo caso ; e così si dà un colpo al sistema della partecipazione nelle campagne . Né vale il dire che il reddito del proprietario coltivatore diretto o del mezzadro sia più sicuro di quello del bracciante agricolo o dell ' operaio cittadino ; poiché questa , se è ragione valida per tassare con aliquote meno aspre i redditi meno sicuri - - che è criterio pacifico di differenziazione - - , non giustifica la esenzione e sovratutto lascia insoluto il quesito : quale tra le due specie di reddito è meno sicura ? Il quesito pare debba risolversi guardando non alle opinioni arbitrarie dei dottori e dei legislatori , bensì alla scelta che le due classi interessate fanno tra le varie specie di reddito . Quasi mai accade in verità che un cittadino si trasformi in contadino ; mentre è grave la lagnanza contro la propensione dei contadini ad inurbarsi . Il che dipende da molte cause ; ma , se s ' interrogano i contadini medesimi , è frequente , insistentissima fra tutte , la risposta che essi vanno in cerca di un salario sicuro , periodico , in cifra fissa , su cui non geli o piova o grandini o si abbatta la stretta di caldo o la peronospora od altro malanno consueto nella campagna . Opinione che , essendo seguita dal fatto , annulla le escogitazioni dei dottori intorno alla felicità del vivere agreste . Dunque l ' imposta , favorendo una mutazione di metodi culturali , che altrimenti non si sarebbe avverata con uguale frequenza , aggiunge a se stessa il costo di una scelta economicamente meno feconda tra i metodi di conduzione terriera : offesa al noto canone , pur smithiano , per cui i tributi debbono essere ordinati in modo che il costo di esazione sia il minimo ossia che al costo del tributo pagato all ' erario non si aggiungano falsi costi accessori derivanti dalla mala sua organizzazione . I danni della incertezza e della differenzialità dall ' imposta sono attenuati soltanto dal lieve peso delle aliquote ripetutamente ridotte . A che vale un tributo il quale , per non nuocere , è costretto ad annullare se stesso ? 63 . Così grande è la diversità dei metodi di conduzione nelle diverse regioni agricole italiane che pare vano il tentativo di volere adeguare tutte le figure di classi sociali agricole da noi esistenti ad alcune poche fondamentali . Le tabelle governative contemplano un solo contratto di partecipazione : la mezzadria pura , in cui il proprietario conferisce metà dei capitali circolanti e l ' opera di direzione , il mezzadro l ' altra metà dei capitali medesimi e l ' opera manuale ed i prodotti si dividono per esatta metà . I redditi imponibili delle tabelle furono calcolati su questa base e , ove siano stati esattamente accertati , possono essere considerati equi entro i limiti della fatta ipotesi . Ma se l ' ipotesi di fatto muta , la distribuzione dell ' imposta diventa iniqua . Se il capitale è tutto del proprietario o tutto del mezzadro e se , per conseguenza , i prodotti della stalla od altri spettano soltanto all ' uno od all ' altro o sono divisi altrimenti che per metà , le tabelle avrebbero dovuto essere variate . Il che in concreto non accade quasi mai . Come furono tassati i coloni terziari od i semplici partecipanti a qualche prodotto ? Il sistema della tassazione per « classi sociali » inevitabilmente pone problemi quasi insolubili . 64 . Dà luogo a confronti odiosi tra redditi uguali . Vivono in zone agrarie vicine l ' uno accanto all ' altro contratti di fitto e di mezzadria , in cui il canone di fitto pagato per il primo fondo è uguale alla media della quota padronale nel secondo caso , depurati amendue delle spese attinenti al domino del fondo . Si usa il primo contratto per fondi di pianura a cereali ed a prati ; si usa il secondo per fondi collinosi a vigna o ad altre culture arboree . Il proprietario non contribuisce né all ' uno né all ' altro caso con capitali scorte ed anticipazioni ; e in amendue presta o fa prestare il lavoro di vigilanza sulla coltivazione che è richiesto per la conservazione della proprietà ( s d ) . Nel secondo caso , il proprietario ha scelto la conduzione a mezzadria , non perché sia più redditizia del metodo del fitto , ma perché questo sarebbe troppo pericoloso per lui . Si applica l ' avvertenza citata sopra ( § 3 ) di Pompeo Neri , quando insegna agli stimatori che « il prodotto della rendita non debba uguagliarsi rigorosamente all ' affitto in denaro » ; ché , se il proprietario affittasse , il fittaiolo potrebbe ben pagare 100 quando la rendita dominicale è solo 60 , perché egli si ripromette di sfruttare le viti e le piante fruttifere nei pochi anni di sua conduzione ( H da cultura di rapina ) . Quindi il proprietario è costretto a scegliere la mezzadria per assicurare la conservazione del fondo , ma , non volendo correre tutte le alee della conduzione , affitta al mezzadro , per lo più ad un canone nominale , inferiore a quello corrente , la superficie a prato , rinunciando agli utili della stalla . Tuttavia , sebbene la quota padronale sia in media uguale al canone di fitto « normale » che egli percepirebbe , se potesse scegliere un diverso metodo non rapinatore di conduzione , ed eguale al fitto che i proprietari di zone vicine di pianura riscuotono a parità di capitale impiegato , egli è colpito , mentre il vicino è esente dall ' imposta sui profitti agrari . La tassazione « per classi sociali » ha invero configurato il proprietario che affitta quale persona « passiva » nel processo produttivo e quindi non tassabile , mentre il proprietario che dà a mezzadria è persona « attiva » , procacciatrice di profitti tassabili . 65 . Il sistema dà inoltre occasione a confondere il reddito normale derivante dalla produzione ottenuta in condizioni ordinarie di cultura ( Po e Pmo ) con i sovraredditi eccezionali ( R ) o con le pseudo - rendite da rapina o da vincoli legali o da variazioni monetarie ( H ) , e persino con i vantaggi ( V ) morali , famigliari , sociali , politici attinenti al possesso ed al godimento della terra . Toccasi qui un punto intorno a cui è impossibile fornire dimostrazioni precise , essendo rimasti ignoti i procedimenti seguiti nella formazione delle tabelle governative per i redditi agrari . Ma vi sono alcuni indizi , i quali mettono in rilievo il pericolo di cadere nei vizi ora detti e la necessità di seguire un metodo che ce ne tenga lontani . Antica era invero la richiesta di assoggettare i redditi agrari all ' imposta ; ma , nonostante i precedenti del 1864 e del 1885 e le ripetute proposte concretate finalmente nel disegno di legge Meda , essa non avrebbe forse trovato ascolto , se non fosse sopravvenuta la guerra a concedere profitti , che parvero cospicui , ai proprietari coltivatori ed ai mezzadri . Parvero cospicui sovratutto facendo il confronto tra il fittaiuolo , colpito dall ' imposta sui sopraprofitti di guerra , e le altre classi agricole , esenti . Sia aumentato , ad ipotesi , durante la guerra il prodotto netto pel fittaiolo , detratte tutte le spese , ad eccezione del canone di fitto , da 100 a 400 . Prima il prodotto netto 100 dividevasi in 80 canone al proprietario e 20 profitto del fittaiuolo . Dopo , rimanendo invariato il canone di fitto , a causa delle leggi di vincolo o dei contratti vigenti , in 80 , il profitto del fittaiuolo crebbe a 400 meno 80 ossia a 320 . Poiché 320 è una quantità sedici volte superiore a 20 , fu concluso che i profitti agricoli fossero aumentati da 1 a 16 . Non si può escludere del tutto , nel leggere le tabelle governative , che un residuo della mentalità bellica non fosse vivo ancora , sia pure in misura attenuata , in coloro che ne fissarono le cifre , non di rado discordanti con quelle che vanno oggi d ' altro canto determinandosi per le rendite dominicali . Il pericolo di scambiare H per una parte di P è infatti grave . Pure essendo il reddito netto 400 divisibile per « categorie » economiche in : 320 reddito dominicale tassabile con l ' imposta fondiaria ed 80 reddito agrario tassabile con l ' imposta di ricchezza mobile ( o con la nuova sui redditi agrari ) , di fatto il fittaiuolo o coltivatore si appropria , a causa dei vincoli e delle convenzioni , 240 delle 320 unità di reddito dominicale e le aggrega alle 80 , che sono vero reddito agrario . Quelle 240 sono una pseudo ­ rendita ( h v ) transitoriamente spettante al coltivatore , invece che una rendita ( r t ) od una quasi rendita ( r c ) spettante al proprietario ; e l ' imposta mobiliare può colpirle in quanto il metodo di tassazione « per classi sociali » induce il funzionario tassatore a considerare come un ' ingiustizia che le 240 siano esenti , benché percepite dal coltivatore , solo perché l ' analisi economica le dichiara appartenenti ad una categoria economica ( reddito dominicale ) già tassata da un ' altra imposta . 66 . Ove anche si faccia astrazione dai vincoli legali , la tassazione « per classi » pecca non di rado contro il principio della contemporaneità delle valutazioni . Non è necessario che le lustrazioni dell ' imponibile dei proprietari terrieri avvengano contemporaneamente a quelle dell ' imponibile dei coltivatori , fittaiuoli , mezzadri . Le une erano o avrebbero dovuto essere trentennali ; le altre seguono le variazioni più frequenti dei redditi mobiliari . Finché la moneta è stabile , gli errori possono non essere gravissimi . Non così quando la moneta del paese muta nel tempo di pregio . È accaduto in Italia che , fermo rimanendo il reddito imponibile fondiario ad 80 , l ' aliquota dell ' imposta dovesse essere spinta al 100 per cento e più , il che equivaleva a quadruplicare l ' imponibile fondiario a 320 , mantenendo ferma l ' aliquota al 25 per cento . Nel frattempo , poiché formalmente l ' imponibile fondiario rimaneva invariato ad 80 lire , poté accadere che la differenza tra 80 e 320 fosse in parte considerata reddito del coltivatore agricolo e tassata con l ' imposta mobiliare ; sicché questa , la quale vorrebbe colpire redditi « normali » può essere tratta a colpire per la seconda volta quel medesimo reddito che già , attraverso l ' aumento d ' aliquota , era stato colpito dalla fondiaria , e che dovrà ben presto , dalla lustrazione catastale , essere acquisito anche formalmente alla imposizione fondiaria . 67 . Un ' ultima ragione di disuguaglianza deve ancora essere menzionata rispetto al sistema di tassazione per classi sociali ; ed è il pericolo che si consideri prodotto ordinario del fondo quello che invece è un vantaggio morale o familiare o sociale o politico connesso col possesso della terra . Il punto di partenza del ragionamento è corretto : per qual ragione un imprenditore a parità di superficie , di cultura e di qualità dovrebbe guadagnar meno di un altro ? Da questa osservazione discende il concetto del reddito « ordinario » dominicale , assunto dai catasti e di quella tassazione per categorie economiche , che più sotto , si dichiarerà doversi preferire anche per i redditi agrari . La terra deve pagare cioè , a parità di condizioni agronomiche ed economiche , uguale imposta qualunque sia il metodo di conduzione , siano molti o pochi i membri della famiglia , sia il concetto della famiglia colonica più ristretto od esteso di quella della famiglia giuridica . Ma nel sistema della tassazione per classi sociali , il confronto non si fa obbiettivamente fra terreni diversamente produttivi per diverso stato di fatto nel quale si trovano , astraendo da sovraredditi , pseudo ­ rendite e vantaggi extra ­ economici , elementi che non rientrano nel prodotto ordinario della coltivazione . Esso si impernia invece sul prodotto ottenuto dall ' imprenditore tipico , il quale è capace di ottenere un prodotto ordinario . Tutti gli altri imprenditori , che per condizioni obbiettive di terreno e subiettive di composizione familiare , di numero di braccia gli si uguagliano , sono reputati avere lo stesso reddito , anche se in realtà il terreno non ne è capace e il coltivatore si acconcia al minor prodotto in vista di vantaggi extra ­ economici . Col sistema della tassazione per categorie economiche si paga solo sul prodotto ordinario ( Po + Pmo ) ; con quello per classi sociali può accadere che si paghi inoltre sui vantaggi ( Po + Pmo + V ) . Non è naturalmente agevole di calcolare il peso concreto di questa possibilità ; ma , pur supponendolo scarso , la mera possibilità medesima è nuovo argomento a pro di un diverso metodo di tassazione . 68 . La seconda maniera di tassazione dei redditi terrieri è quella « per impresa » , per cui l ' imposta cade sull ' imprenditore agricolo e lascia a lui la cura di ripartire l ' ammontare tra i diversi partecipanti al prodotto agricolo . Questa maniera può adottarsi tanto se si vogliono colpire solo i redditi ordinari ( contenuti in Po e Pmo ) ovvero ancora le rendite ed i vantaggi psicologici ( R , H , e V ) . La tassazione « per impresa » è in apparenza semplice , poiché un solo contribuente risponde dinnanzi alla finanza ; si fa un solo accertamento , si riducono al minimo gli attriti di esazione . Ma tale semplicità si ottiene a scapito : - - della educazione politica e tributaria dei contribuenti , poiché , con la figura del contribuente esattore coatto dell ' imposta gravante su altri , il proprietario , il contadino , il mezzadro non hanno notizia diretta dell ' imposta che su di essi grava , non ne sentono la gravezza e quindi non sono interessati al controllo sulla cosa pubblica . Molte imposte e cioè quasi tutte quelle sui consumi e quelle esatte all ' origine hanno cotal vizio . Fu lodato il legislatore italiano quando cercò di ridurlo facendo obbligatoria la rivalsa dell ' imposta di ricchezza mobile nella categoria C2 dei redditi da stipendi o salari . Epperciò pare biasimevole quel metodo di tassazione , come quello per impresa , al quale quel vizio è connaturato ; - - della economicità , poiché l ' imposta dovrebbe seguire le vicende variabili delle imprese economiche , le quali cambiano dimensioni ad ogni compra ­ vendita , successione , variazione di famiglie agricole . Già ora che l ' imposta sui redditi agrari è congegnata per classi sociali , la variazione sopravvenuta da un anno all ' altro nel modo di conduzione di un fondo , col conseguente passaggio di categoria e di tariffa , per es . , da coltivazione diretta a quella a bracciantato , o da mezzadria ad affitto , dà luogo a complicati lavori di accertamenti nuovi e di rimborsi . Se l ' imposta fosse distribuita « per imprese » , ad ogni variazione della dimensione e della qualità dei parecchi milioni di imprese agricole esistenti in Italia , dovrebbe aver luogo una rivalutazione del reddito . Il costo sarebbe altissimo , gli errori frequenti ; il malcontento dei contribuenti grande ; nullo il vantaggio dell ' amministrazione ; - - della equità , poiché un fattore non trascurabile della distribuzione dell ' imposta è il luogo su cui primamente questa è assisa . Sia 100 l ' imposta pagata dall ' imprenditore agricolo ( fittaiuolo , mezzadro , o proprietario coltivatore diretto ) , gravato dal carico di ripartirla tra se stesso , il proprietario , gli agenti a stipendio , i braccianti giornalieri . E sia anche 100 la somma delle imposte che , adottando una delle altre tre maniere di tassazione distintamente graverebbero le diverse persone partecipanti alla produzione . La distribuzione finale dell ' imposta dovrebbe , in teoria pura economica , essere uguale nei due casi ; ma non è , perché nel passaggio dal contribuente percosso a quello inciso si debbono superare attriti molteplici , i quali scemano la fluidità del movimento . Ad impedire il danno , il legislatore può attribuire all ' imprenditore diritto ed anzi far obbligo di rivalsa contro gli altri partecipi , per determinate parti aliquote del carico totale ; ma se le parti aliquote debbono essere determinate dalla legge , se si vuole escludere ogni sospetto di profitto per l ' imprenditore , o per qualsiasi altra persona ( proprietario , mezzadro , agente ) alla quale fosse affidato il compito della ripartizione a danno degli altri partecipanti al prodotto totale , il metodo si risolve nell ' uno o nell ' altro dei due metodi rivali delle classi sociali e delle categorie economiche . A che pro , dunque , scegliere proprio quel metodo il quale impone alla finanza il duplice compito ed ai contribuenti il duplice costo della attuazione sua e quella nel tempo stesso di un altro metodo ? 69 . Rimane da esaminare l ' ultimo metodo di tassazione « per categorie economiche » , il quale si attua quando l ' imposta colpisce la rendita e la quasi rendita dominicale , l ' interesse del capitale scorte ed anticipazioni , i salari di direzione dominicale o d ' impresa , i salari del lavoro manuale e simiglianti quantità economiche astratte , senza curarsi delle persone e delle classi sociali tra cui i redditi medesimi vanno distribuiti . Consiste il metodo in ciò che non si ha riguardo alla diversa natura dei contratti agrari con cui si conducono i fondi rustici . Essendo in condizioni « normali » , il reddito dominicale , quello industriale e quelli di lavoro uguali , sia che appartengano ad un proprietario coltivatore in economia o diretto o ad un fittaiuolo o ad un mezzadro o a un obbligato fisso o bracciante , la tassazione dei redditi ordinari ( che fanno parte di Po ed Pmo ) può aver luogo separatamente da quella delle rendite ( R ) , pseudo ­ rendite ( H ) e dei vantaggi extra ­ economici ( V ) . Ciò è opportuno sia per tassare soltanto quelle tra le qualità indicate che si giudichi opportuno sottomettere a tassazione , sia per adattare ad ogni tipo di reddito la maniera più conveniente di accertamento e di tassazione . Ove si ritenga corretto tassare soltanto i redditi ordinari , è possibile , con questo metodo , eliminare l ' involontario equivoco tra essi e le rendite o pseudo ­ rendite o vantaggi . Mentre si tassano o si esentano ugualmente uguali redditi e non si dà perciò alcun premio ad una maniera speciale di conduzione di terreni contro le altre , è possibile applicare alle diverse categorie di reddito il trattamento particolare che il legislatore reputi opportuno , degradando , ad esempio , dall ' aliquota massima per le rendite dominicali e le quasi rendite ad aliquote via via minori per gli interessi di capitale , ed i salari di direzione dominicale d ' impresa e di lavoro manuale . 70 . A questa maniera di tassazione si può muovere il rimprovero di essere ordinata per categorie astratte e non per persone concrete ; sulla rendita e sulla quasi rendita e non sul proprietario di terreni ; sul salario dominicale e non sul fattore ; sul salario di impresa e sul salario del lavoro manuale e non sul bracciante . C ' è qualche forza in questo rimprovero ; ma essa è tutta contenuta in due punti , che fa duopo eliminare preliminarmente . La prima è la tassazione del reddito del lavoro manuale . È grave macchia dell ' imposta mobiliare italiana di avere seguito nella tassazione del lavoro manuale criteri incerti e contraddittori . Il salario del lavoro manuale è tassato : - - quando esso è misto col compenso del lavoro di direzione e coll ' interesse del capitale impiegato dall ' industriale e dal commerciante ( cat . B ) . Di qui una sperequazione stridente tra le piccole imprese , a cui unicamente tale tassazione si applica perché il titolare , la moglie ed i figli prestano l ' opera loro nell ' azienda e le medie e grandi imprese , in cui il lavoro manuale è riservato a salariati avventizi esenti dall ' imposta ; - - quando esso è riscosso da salariati dipendenti dallo stato , dalle provincie , dai comuni , da società sovvenzionate , da enti pubblici e somiglianti contribuenti , i cui redditi comodamente si possono accertare , laddove gli operai e manovali non legati da contratto di lavoro stabile ne vanno di fatto immuni . Tutto ciò è incongruo ; e non può fornire argomento valido per importare le sperequazioni vigenti dal campo industriale al campo agricolo . Il problema dell ' imposizione sui salari agricoli deve , al par di quello sui salari industriali , essere risoluto armonicamente ed equamente in relazione alla speciale natura del reddito ­ salario rispetto alla periodicità ed ai rischi di disoccupazione , malattia , infortuni , vecchiaia , ecc . ecc . Né può dirsi , come già fu chiarito sopra , che il salario di lavoro manuale acquisti certezza quando esso sia misto con quello di interesse di capitale e di salario . L ' ipotesi di costanza si fa per i redditi dominicali e di industria sia perché i soggetti di questi redditi sono normalmente capaci di compensare gli scarti al disotto con quelli al disopra della media , sia perché il criterio dell ' ordinarietà è utilissimo al raggiungimento di fini economici . Sarebbe eccessiva pretesa chiedere al lavoratore di pagare imposte costanti anche in tempo di disoccupazione e di crisi ; e tal pretesa , che giova verso il proprietario e l ' imprenditore agricolo , non si vede quale spinta possa dare alla produttività del lavoro . Nessuna differenza esiste tra salari agricoli e salari industriali ; ché entrambi sono soggetti a vicissitudini stagionali , a crisi di disoccupazione e tendono ogni giorno più a diventare intercomunicanti tra di loro . La localizzazione di molte imprese industriali nelle campagne , la facilità nelle comunicazioni , la diversità delle occupazioni a cui attendono i membri delle stesse famiglie hanno fatto sì che siano frequenti i casi di persone che or attendono a lavori agricoli ed ora a lavori industriali e che nelle stesse famiglie siano facili i confronti tra salari dell ' una e quelli dell ' altra specie . Esiste una popolazione marginale , la quale agevolmente si sposta e con i suoi spostamenti palesa a tutti il danno delle sperequazioni tributarie . Questa popolazione si sposta altresì da tipo a tipo di lavoratore agricolo ; il piccolo proprietario , nei momenti lasciatigli liberi dalla sua minuscola azienda , si fa bracciante al soldo altrui ; il mezzadro ritorna ad essere obbligato fisso o servitore di campagna , ove non si collochi in un fondo condotto a mezzadria ; il piccolo fittaiuolo non di rado lavora qualche giornata a salario od assume terreni a partecipazione . Il salario di intrapresa ( s i ) è connesso coll ' interesse ( i ) del capitale scorte ; non così il salario del lavoro manuale ( s m ) il quale , quand ' anche sia goduto da piccoli proprietari , fittaiuoli o mezzadri , segue le sorti incerte proprie della sua natura . Ragioni di opportunità fiscale e di giustizia tributaria impongono dunque che i salari di lavoro manuale siano trattati tutti alla medesima stregua , senza badare alla loro natura agricola od industriale , tutti esenti o tutti tassati , e nel caso di tassazione , si adottino metodi adatti al particolare tipo di reddito considerato . Quale possa essere questo metodo , non è qui il luogo di dire . Tenuità dell ' aliquota , per compensare l ' incidenza grave delle imposte sui consumi ; esazione comoda , compiuta col ministero dei datori di lavoro , per facilitare gli accertamenti e la riscossione , ma senza anticipazione da parte di essi , per non eliminare la consapevolezza del pagamento del tributo da parte dei lavoratori : questi paiono essere i caposaldi della tassazione dei salari . Qui basti di aver chiarito che le imposte terriere non debbono aver nulla a che fare con la tassazione dei salari agricoli , da chiunque goduti . 71 . Si rimprovera in secondo luogo al metodo della tassazione per categorie economiche che esso reca offesa al principio della personalità dell ' imposta . La tassazione per classi sociali consente invero che il contribuente detragga dal proprio reddito gli interessi su debiti contratti per la produzione del reddito medesimo ed a lui siano attribuite esenzioni o minorazioni d ' aliquota nei casi di redditi minimi e mediocri . Così si fa per l ' imposta di ricchezza mobile sui fittaiuoli e per l ' imposta speciale sui redditi agrari . Invece l ' imposta sui terreni , la quale è « per categorie economiche » e colpisce la rendita e la quasi rendita dei terreni , senza preoccuparsi delle persone dei proprietari , non concede detrazione di annualità passive , né esenzioni o minorazioni d ' imposta . Se anche l ' imposta su s d e s i fosse repartita per categorie economiche dovrebbe seguire le regole rigide dell ' attuale imposta sui terreni . L ' osservazione è esatta . Ma la detrazione degli interessi sui debiti attualmente concessa ai fittaiuoli , ai proprietari coltivatori ed ai mezzadri è scritta sulla carta , non operante nella realtà . L ' adozione delle tabelle ha impedito che si tenesse conto , ai fini dell ' imposta sui redditi agrari , delle situazioni particolari , le quali sole rendono possibile la detrazione dei debiti . Quando il reddito tassato è quello ordinario , corrente , come constatare il rapporto di causa ed effetto che deve intercedere tra il mutuo contratto e la produzione ottenuta ? La produzione , essendo ordinaria , resta invariata , sia che un capitale assunto a mutuo di fatto sia stato o non impiegato . A che pro impacciarsi di debiti produttivi ? Poiché il mutuo deve inoltre risultare da atto scritto e si deve conoscere il nome e il domicilio del creditore nel regno , allo scopo di tassare a suo carico l ' annualità attiva , chiaro è come rarissimi , limitati a qualche mutuo concesso da enti esercitanti il credito agrario a contribuenti tassati in base al reddito effettivo agrario risultante da bilanci , debbono essere stati i casi di effettuata detrazione di interessi sui debiti . Ugualmente appaiono scritte sulla carta le esenzioni e minorazioni d ' imposta per redditi minimi . Si pensi che esenti dall ' imposta sui redditi agrari furono soltanto i redditi non superiori a lire 535 all ' anno e tali furono presunti tutti quei redditi i quali derivavano da fondi assoggettati ad un tributo fondiario erariale principale non superiore a lire dieci . Cifre , nella odierna svalutazione monetaria , impalpabili e che rimarrebbero tali anche se esse fossero moltiplicate per quattro o sei volte ; perché corrispondenti appena a quello che è il salario corrente del bracciante agricolo . Colui il quale gode di tali redditi è nulla più che un bracciante e sarà avvantaggiato nel miglior modo quando a lui si faccia quel trattamento particolare che deve essere riservato in genere ai salariati manuali . Non dovrebbe essere difficile escogitare all ' uopo spedienti grazie ai quali fossero eliminate dai ruoli delle imposte sugli interessi delle scorte ( i ) e sui salari di direzione ( s d ) e d ' impresa ( s ) tutte le quote non superiori ad un minimo stabilito . Si gioverebbe così nel tempo stesso agli uffici tributari , esonerandoli del carico di un lavoro defatigante e produttivo di centesimi ed ai contribuenti , i quali a ben poco od a quasi nulla rinuncerebbero quando perdessero gli illusori benefici della personalità . 72 . I benefici stessi sono ben poca cosa in confronto dei vantaggi di certezza e di comodità di pagamento che sono inerenti alla tassazione per categorie . L ' imposta fondiaria sui terreni , che già segue questa regola , corre le sorti della terra , si fraziona , si cumula agevolmente ad ogni trapasso ; non richiede nuovi accertamenti quando muta il proprietario . Paga la terra in quanto costituisce particella catastale di tal classe e qualità , in ragione di tariffa nota e di superficie ; qualunque notaio o perito sa fare in occasione di vendite o divisioni ereditarie il calcolo di quanto spetti pagare ad ognuno degli aventi causa del presente possessore . La voltura catastale può tardare e sui ruoli può per qualche anno figurare ancora l ' antico proprietario ; ma l ' imposta viene già di fatto soluta dai successori , senza uopo che intervenga subito l ' amministrazione e senza alcun errore . Tra una lustrazione e l ' altra , sovratutto se l ' intervallo legale sia di decenni , non occorrono contatti fra contribuente e finanza ; e , quando la lustrazione del catasto ha luogo , opera per criteri generali , senza discussioni irritanti , e senza sperequazioni accidentali dovute all ' abilità dei contraenti . Questi vantaggi paiono tanto grossi da fare apparire irrilevante il risparmio che a taluni contribuenti potrebbe forse consentire il metodo personale di tassazione . La procedura defatigante che occorrerebbe osservare per ottenere la detrazione dei debiti e la esenzione o minorazione d ' imposta per le quote inferiori al minimo esente per la ragion sopradetta della improduttività fiscale imporrebbe un dispendio per curiali patrocinatori e per tempo perduto di gran lunga maggiore della imposta condonata . Il legislatore , il quale vuole recare beneficio sostanziale ai contribuenti e deve tenersi lontano delle mere apparenze , può , assai acconciamente , giovare alla classe dei minori contribuenti , ristringendo il campo tassabile alle rendite , quasi rendite , interessi di scorte , e salari di direzione e d ' impresa e largheggiando nei criteri di accertamento ed esenzione dei salari del lavoro manuale , da chiunque prestato . 73 . I criteri di personalità , possono , oltreché pei salari del lavoro manuale , acconciamente applicarsi , ove si reputi possano formare oggetto di tassazione , ai sovraredditi o rendite ( R ) , nonché ed a maggior ragione alle pseudo - rendite ed ai vantaggi ( H e V ) . Mentre il reddito ordinario è quello che si presume ottenersi in condizioni normali e può universalmente tassarsi , secondo criteri generali , il sovrareddito è un fatto differenziale , personale che , secondo l ' intima sua natura , deve essere individuato al nome dell ' imprenditore particolarmente abile o perito o diligente che lo consegue . La sua tassazione deve necessariamente essere personale , né può aver luogo per presunzioni generali secondo la regola che a data terra ed a dato capitale deve conseguire tale o tale reddito . Al criterio del « deve essere » fa d ' uopo sostituire il criterio dell ' « è » , e la esistenza del sovrareddito non può essere accertata se non mediante accertamenti individuali , scrutinio scrupoloso di conti , indagini su capitali impiegati e quindi su debiti contratti . Esistono dunque , per i sovraredditi , le condizioni opportune affinché la indagine fiscale assuma indole personale . S ' intende che la tassazione personale dei sovraredditi è subordinata alla condizione che si voglia tassarli ; il qual punto finora non fu discusso . 74 . Cominciando ora a discuterlo , si elimini innanzitutto il quesito della possibile tassazione dei vantaggi sociali , morali , famigliari e politici attinenti al possesso della terra . Questi vantaggi si pagano bensì ( ved . § 51 ) ; ma sarebbe sommamente arbitrario soggettarli ad imposte ; poiché , per la stessa ragione , bisognerebbe tassare tutti gli altri piaceri della vita , che spesso non si traducono in moneta : il rapimento dell ' asceta , le sublimi soddisfazioni dell ' artista creatore di capolavori artistici , dello scienziato scopritore di veri , del politico dominatore di popoli , del capitano vincitore di battaglie . L ' imposta colpisce , per tutti , il risultato concreto dell ' opera compiuta , il frutto , il reddito ; non può colpire le soddisfazioni puramente psicologiche . Se , per i vantaggi psicologici derivanti dalla terra , si avrebbe l ' opportunità di tassarli attraverso la capitalizzazione che del valore annuo di essi fa il mercato , la tassazione esclusiva di essi sarebbe scorretta , qualora contemporaneamente non fossero percossi tutti i vantaggi psicologici che , nei campi più svariati , si aggiungono al reddito monetario e non sono suscettibili di valutazione di mercato . Impresa di fatto sommamente arbitraria . La tassazione dei soli vantaggi psicologici derivanti dalla terra sarebbe , oltreché scorretta rispetto ai vantaggi simiglianti di altri redditi inafferrabili attraverso la valutazione economica , sperequata in se stessa ; ché , se ben si guarda , i vantaggi psicologici della terra , dei quali dianzi ( § 51 ) si diede un elenco parziale , sono di fatto apprezzati sul mercato sovratutto per la media e la piccola proprietà ; epperciò il legislatore preferisce per lo più tassare i redditi , sulla cui valutazione quegli elementi non influiscono , a preferenza dei valori capitali , che soli ne subiscono il contraccolpo . Rimarrebbero immuni le grosse proprietà le quali si negoziano , per unità di reddito , a prezzi capitali più vili nonostante i vantaggi sociali che gli acquirenti si ripromettono dall ' acquisto . La tradizione tributaria ripugna a tassare quel che è mero godimento sociale famigliare politico intellettuale e morale ; e , se non si voglia cadere nell ' arbitrio proprio dei tiranni , fa duopo a quella tradizione render omaggio . 75 . Più complicato è il punto della tassazione delle pseudo - rendite , derivanti da variazioni apparenti monetarie , vincoli legali , coltivazioni di rapina e simili . Par certo che i sovraredditi derivanti dal deprezzamento monetario non possono formare oggetto di tassazione particolare . La mutazione del reddito da 100 lire del tempo A a 400 lire del tempo B è puramente nominale se nel frattempo la potenza di acquisto della lira è caduta da 1 a 0,25 . Essa può dar motivo ragionevole alla finanza di mutare gli imponibili di ogni reddito terriero , dominicale o industriale , come di qualsiasi altro reddito da 100 a 400; ovvero di applicare un coefficiente di moltiplicazione al contingente od aliquota dell ' imposta , cosicché , seguitando a pagare il 10 per cento su cento lire del tempo A , le 10 lire d ' imposta siano moltiplicate per il coefficiente 4 . Questi , ed altri che si potrebbero escogitare , sono ragionevoli avvedimenti per continuare ad esigere l ' imposta antica . Non si può dalla variazione nominale dedurre che la differenza tra 400 e 100 sia un maggior reddito effettivo , tassabile come se fosse un nuovo cespite . Può darsi che al legislatore , allo scopo di sormontare l ' ostacolo di una opposizione troppo vivace da parte dei contribuenti , torni conveniente immaginare l ' esistenza di un nuovo cespite , degno di tassazione . Forse è accaduto , come fu dianzi supposto ( ved . § § 65 e 66 ) , che a facilitare la tassazione di altri redditi , come sarebbero quelli agrari , si colga l ' occasione in cui essi e quelli dominicali sono nominalmente ingranditi . Tutto ciò rientra nel novero di quei metodi di illusione tributaria , di cui ragionava Amilcare Puviani , i quali non si può pretendere siano banditi dalla pratica dei finanzieri . Tolta l ' illusione , resta il fatto che le mutazioni monetarie debbano dar luogo a riaggiustamenti di imposta , antiche o nuove , spiegabili per altra guisa , non a imposizione sostanzialmente nuova . Fu asserito che le pseudo ­ rendite da variazioni monetarie sono degne di particolar tributo , inteso ad uguagliare od avvicinare la sorte di chi vide crescere nominalmente i proprî redditi o valori capitali a quella di chi li osservò invariati . Se la potenza d ' acquisto dell ' unità monetaria scemò , come si disse sopra , da 1 a 0,25 , colui il quale vide il proprio reddito aumentare da 100 a 400 nulla perdette ; chi lo vide crescere da 100 a 200 lo sentì dimezzato e finalmente colui il quale lo conservò stazionario a 100 dovette rassegnarsi di fatto a riscuotere la quarta parte del reddito originario . Se , ora , il legislatore « definisce » sovrareddito tutta la eccedenza oltre 100 e la tassa con un tributo del 50 per cento , il primo paga la metà di 300 , differenza fra 100 e 400 , restando con 250 , il secondo paga la metà di 100 restando con 150 ed il terzo non paga nulla . In assenza di imposta , i tre avrebbero goduto rispettivamente un reddito di 400 , 200 e 100 unità monetarie nuove , uguali a 100 , 50 e 25 unità vecchie ; dopo l ' imposta conservano redditi di 250 , 150 e 100 unità vecchie pari a 62,50 , 37,50 e 25 unità nuove . In assenza di imposta essi avrebbero perduto in unità monetarie costanti , rispettivamente zero , 50 e 75; dopo l ' imposta perdono 37,50 , 62,50 e 75 . L ' imposta non grava dunque i guadagni o redditi , ma le « minori perdite » ed ha lo scopo di ridurre tutti i contribuenti a condizione simile a quella del contribuente , il quale dalla svalutazione monetaria fu massimamente danneggiato . Lo scopo si raggiunge pienamente quando l ' aliquota del tributo giunga al 100% e questo si chiami « avocazione » . Ma è palese altresì che qui non si discorre di imposta propriamente detta , bensì di uno strumento immaginato dal principe , il quale abbia , con la svalutazione monetaria , ridotto il reddito ed i patrimoni dei cittadini , suppongasi , alla quarta parte , per assicurarsi che nessuno possa sfuggire alla sorte da lui decretata alla generalità . È chiaro che sia lo scopo voluto quanto lo strumento all ' uopo immaginato non possono essere oggetto di analisi critica sulla base dei consueti canoni tributari , sibbene debbono essere giudicati sul fondamento dei criteri politico ­ sociali dai quali il legislatore è stato mosso : uguagliamento dei redditi , espropriazione di talune classi sociali , avocazione forzata senza indennità di una parte della ricchezza privata alla collettività . Epperciò , qui dove si ragiona di imposte sui redditi e non di decapitazione dei papaveri più alti , più non se ne discorre . È parimenti estranea alla ragion tributaria la tassazione dei sovraredditi temporanei derivanti da vincoli legali . Che il reddito dominicale ( r t + r c ) sia goduto tutto dal proprietario od in parte sia appropriato , in regime di vincolo , dal fittaiuolo , è fatto che non muta la grandezza del reddito medesimo e l ' ammontare del tributo che esso deve e può sopportare . È lamentevole che , mentre il reddito dominicale è temporaneamente goduto per un quarto dal proprietario e per tre quarti dal fittaiolo , l ' imposta cada soltanto sul primo e lo riduca all ' inopia . Ma l ' ingiustizia per tal modo creata non è tolta coll ' istituire un nuovo tributo sui tre quarti spettanti al fittaiuolo , quasi questi fossero un nuovo reddito o sovrareddito di congiuntura . Esso altro non è se non il reddito dominicale , il quale deve unicamente tassarsi colla sua propria imposta . Colpire il quarto del proprietario coll ' imposta fondiaria come se fosse il tutto ; e tassare poi , come se fossero un sovrareddito , i tre quarti del fittaiolo con una imposta particolare , è commettere peccato di doppia tassazione . Ragion vorrebbe che l ' imposta fondiaria colpisse secondo l ' aliquota sua il reddito presso il proprietario , come se tutto fosse da lui goduto , con diritto di rivalsa sul fittaiuolo per la quota del reddito dominicale di cui egli gode . Possono darsi difficoltà di applicazione ; ma , poiché esse nascono dalla legislazione vincolatrice , questa , che è adusata a magistrature arbitrali , deve ordinare espedienti provvisori atti grossolanamente a risolverle . 76 . Sostanziale invece e non formale è il quesito della tassabilità delle pseudo ­ rendite derivanti da coltivazione di rapina . Se il fittaiuolo , non contento degli interessi sul capitale scorte e del salario di intrapresa ( i + s i ) , ed impaziente delle rendite ( R ) che potrebbe procacciarsi con la sua intraprendenza ed abilità tecnica , depaupera , in isfregio alle convenzioni di affitto , la terra affidatagli ed ottiene guadagni particolari , la pseudo ­ rendita da cultura di rapina così ottenuta deve essere assoggettata a tributo ? Qui non basterebbe dire , in contrario , come si fece per le pseudo ­ rendite da variazioni monetarie o da vincoli legali , che il reddito totale non è aumentato , poiché il lucro del fittaiuolo è ottenuto a spese del proprietario . Questi si troverà , al termine della locazione , il valor capitale della terra diminuito di una somma forse superiore all ' importo dei canoni di fitto ricevuti ; ed è certo che la pseudo ­ rendita da rapina non è frutto , ma diminuzione di valor capitale . L ' imposta che colpisce le pseudo ­ rendite da rapina colpirebbe dunque bensì l ' arricchimento del fittaiuolo , ma l ' oggetto suo sarebbe non un reddito , ma la parte del capitale che , in frode al proprietario , va distruggendosi . Non si dica che l ' equità tributaria vorrebbe la tassazione del fittaiuolo sulla pseudo ­ rendita di rapina ( h r ) e la detrazione di questa dal reddito dominicale del proprietario . Questa detrazione non compete al proprietario , essendo regola principalissima dell ' imposizione fondiaria che il proprietario sia amministratore della cosa sua almeno tanto oculato da impedire la rapina del fittaiuolo . Se egli tale non è , ne subisca le conseguenze ; ma non pretenda di addossarle allo stato . Della regola si dirà subito il fondamento ; qui si assume come premessa pacifica . Se la detrazione non deve essere concessa , l ' erario è sicuro di riscuotere , mediante l ' imposta fondiaria , il tributo dovuto su tutto il reddito , comunque ripartito , sia intieramente a favore del proprietario , in una coltivazione ordinaria , sia in parte a favore suo ed in parte a pro del fittaiuolo rapinatore . Resta il quesito : se sia conveniente che l ' erario , oltre l ' imposta sul reddito dominicale , prelevi altresì tributo su una quantità che economicamente è arricchimento del fittaiuolo , socialmente è distruzione di capitale . La tassazione non potrebbe certamente operarsi sulla base di presunzioni generali ; la rapina non potendo presumersi , ma dovendo essere scrupolosamente accertata caso per caso . Trattasi di qualcosa che potrebbe chiamarsi « reato » contro la terra ; e che dovrebbe essere accertato con perizie in contraddittorio con l ' imputato , nascendo dalla colpa del fittaiuolo ragion non solo d ' imposta per lo stato , ma di giusto indennizzo per il proprietario . Lo stato dovrebbe farsi giudice dei metodi di coltivazione dei fondi e sentenziare quando essi rispondano alle esigenze della buona agricoltura e quando invece depauperino il terreno . Bastano queste riflessioni ad escludere la tassazione dei guadagni di rapina , come difficoltosissima nella sua applicazione , e perciò costosa ed improduttiva per l ' erario , inefficace alla consecuzione dello scopo economico di punizione contro i cattivi coltivatori . L ' azione dello stato sarebbe di tormento per i coltivatori ordinari , soggetti a denunce di invidiosi e nemici . Se contro la cultura di rapina non si ribella il proprietario danneggiato , se il proprietario stesso ha così corta vista da distruggere il capitale proprio , non certo l ' amministrazione finanziaria , con i suoi metodi di generalità e di imparzialità , può impedire il danno . Altri avvedimenti , usati da corpi tecnici , possono invocarsi all ' uopo ed , attuati da agronomi competenti invece che da ufficiali tributari ad altri compiti intesi , possono essere congrui all ' intento voluto . 77 . La finanza da gran tempo ha scoperto la via regia la quale conduce al perfezionamento nei metodi culturali ed all ' incremento nella produzione agricola ; ed è la esenzione dall ' imposta delle rendite ( R ) che si possono ottenere dalla terra coltivata con abilità eccedente l ' ordinaria o con diligenza straordinaria o con metodi tecnici ed economici perfezionati oltre le consuetudini locali o per congiunture eccezionalmente favorevoli di prezzi e di mercati . Notisi di nuovo che , quando qui si parla di « rendite » non si vogliono includere quelle che in linguaggio economico si chiamano rendite o quasi rendite della terra e sono il compenso differenziale o di limitazione delle terre migliori , ed insieme dei capitali stabilmente investiti in esse , in confronto delle terre marginali o di queste in confronto al saggio di rendimento normale dei risparmi nuovi . Le rendite e quasi rendite nel significato usato nella scienza economica fanno parte , come fu osservato dianzi ( cfr . § 47 ) , del reddito ordinario , che il coltivatore buon padre di famiglia , il quale usi i metodi culturali invalsi secondo le consuetudini locali , deve ricavare dal fondo . Se così non fosse , egli non sarebbe un coltivatore medio ed il prodotto sarebbe inferiore all ' ordinario . I sovraredditi ( R ) sono invece fatti eccezionali ; dovuti a circostanze transitorie o personali . La loro caratteristica non è di esistere sempre laddove vi sono terreni coltivabili , come accade per le rendite e le quasi rendite ; ma di venire alla luce solo quando coltivatori dotati di qualità non comuni ottengono un prodotto ultra ordinario . 78 . Ragioni di carattere prettamente tributario hanno in primo luogo consigliato la esenzione dei sovraredditi o rendite in agricoltura . È contrario all ' indole dell ' amministrazione finanziaria di cercare il fatto singolo , eccezionale . Ciò può accadere quando documenti precisi , come un bilancio di società , avvisano il finanziere dell ' esistenza del guadagno eccezionale . Dinnanzi al fatto preciso , si possono abbandonare le regole generali . Ma quando il fatto preciso non esiste od è sospetto come non attendibile , il funzionario è tratto naturalmente a seguire una norma generale . Come seguire altra via in agricoltura , dove , se fosse ammessa la indagine particolare , tutti pretenderebbero di essere stati danneggiati da brine , gelate , grandini , siccità , strette di caldo , piogge intempestive , malattie dei bachi , delle viti , mancanza di mano d ' opera e così via ? Come potere , non disponendo di un esercito agguerrito di investigatori , constatare se di fatto il tal fondo sia coltivato con abilità e con successo più che ordinario ? La tassazione delle rendite , sia personali ( r p ) che di congiuntura od estranee ( r e ) si risolverebbe fatalmente in una tassazione generale , applicabile a tutti . Sarebbe assurdo persuadere di fatto l ' amministrazione a tassare solo uno su dieci possibili contribuenti , come vorrebbe il principio della tassazione dei sovraredditi ( rendite ) da abilità personale ( r p ) o solo alcuni contribuenti fortunati in alcuni anni , come vorrebbe il principio della tassazione dei sovraredditi ( rendite ) da congiunture favorevoli di prezzi o di mercato ( r e ) . La tassazione avrebbe una tendenza fatale a convertirsi in tassazione ordinaria , negando la sua propria natura . A che pro , dunque , creare una imposta che sarebbe un mero duplicato di quelle sui redditi ordinari ? Se poi non si volesse cadere in questo errore , il tentativo riuscirebbe , a prezzo di spese eccessive per l ' erario , a colpire ingiustamente quei pochi contribuenti che , per il loro obbligo di tenere contabilità veritiere , da sé medesimi andassero a presentarsi ai colpi della finanza . Per le quali ragioni , di rendimento scarso e sperequato o di fatale degenerazione in una addizionale ai tributi fondiari ordinari , la tassazione delle rendite è assolutamente esclusa per chi ragioni dal puro punto di vista tributario . 79 . Altra e ben più grave fu tuttavia la ragione per la quale i nostri maggiori avevano ristretta la tassazione terriera al reddito ordinario , esclusa ogni pretesa di colpire i sovraredditi . Troppo agevolmente noi ci siamo dimenticati che gli ideatori del censimento milanese , più volte ricordato nel corso del presente scritto , avevano compiuto una scoperta che , per la grandezza dei benefici arrecati all ' economia pubblica , ben può paragonarsi alle maggiori di che si vanti la scienza economica : essere oggetto proprio di tassazione non il reddito « effettivo » ma il reddito « ordinario » . Bene è noto lo stato miserando in che giaceva l ' agricoltura lombarda al principio del secolo XVIII : abbandonate le terre al pascolo ed alla palude ; in fuga i coltivatori eppure tassati col nome di « teste morte » e di « teste finte » ; angariati i popoli dai gabellieri intenti alla scoperta di qualche indizio di agiatezza ; scoraggiati gli abitanti dal lavorare , per non fornire presa ad immediata tassazione . Il miracolo di trarre la terra lombarda dalla profonda sua abbiezione fu compiuto dal nuovo catasto , che si intitola a Maria Teresa ma fu ordinato da Carlo VI primo sovrano austriaco ; che fu illustrato da Pompeo Neri , ma era quasi condotto a termine sin dal 1733 , quando la guerra di successione d ' Austria lo interruppe , dal napoletano Don Vincenzo De Miro . Dopo aver descritto la miseria del contado di Lodi dove « crudeli appaltatori erano arbitri della roba e delle persone : un povero bracciante pagava fino a 20 scudi di annua taglia ; i piccoli proprietari , non bastando loro i frutti a pagare la metà delle gravezze , abbandonavano i poderi o li vitaliziavano a potenti privilegiati , che non pagavano tasse e non temevano tribunali » , Carlo Cattaneo scolpisce il rivolgimento operatosi in brevi anni colle seguenti parole lapidarie : Il nuovo governo chiamò successivamente a cooperare alla grande rinnovazione della Lombardia le belle e generose intelligenze di Pompeo Neri , di Gianrinaldo Carli , di Cesare Beccaria , di Pietro Verri . Si stabilì un nuovo censimento , che mirava a collocare l ' imposta sul valore fondamentale del terreno , anziché sul variabile annuo reddito , e sulla personale condizione dei possessori . Il nuovo catasto , decretato nel 1718 , ritardato con infiniti artifizii da molte magistrature e da molte classi privilegiate , ottenne il sacro vigore di editto perpetuo al 1° gennaio 1760 . Il suo principale effetto fu di pesare sull ' inerzia ed alleviare l ' industria ; poiché , ferma stante la proporzione della tassa all ' estimo una volta pronunciato , le migliorie successive rimangono esenti ; e il fondo , quanto meglio è coltivato , viene a pagare una tanto minor quota del frutto . Non passarono dieci anni , che vasti tratti sterili si videro coperti di ubertose messi . Alla fine del secolo il valor venale fondiario dell ' agro lodigiano era già quasi raddoppiato ! Prima che da Carlo Cattaneo , i mirabili effetti del censimento milanese erano stati messi in luce da uno scrittore del tempo : Gianrinaldo Carli , il quale , giunto alla chiusa del classico rendiconto dell ' opera compiuta da lui e dai suoi antecessori , sotto il titolo di « Conseguenze felici » così scrive : Ma si ottenne ancora di più , cioè un incoraggimento grandissimo per l ' agricoltura , il che ordinariamente sfugge dall ' occhio degli osservatori comuni . Questo incoraggimento consiste non solo nella sicurezza della giustizia , nel pagamento della vera e reale quotizzazione del tributo , ma altresì nella provvida agevolezza per cui i miglioramenti delle terre , sia per nuova coltura delle incolte , sia per nuove piantagioni di gelsi ed altre utili piante , sono esenti da ogni aumento di censo ; cosicché quel terreno , che è stato posto in estimo come incolto e però aggravato da minima tenue porzione di carico , divenendo colto e fruttifero seguita a pagare senza aumento alcuno il medesimo carico di prima . All ' incontro que ' terreni i quali al tempo della stima si sono ritrovati colti , se mai per incuria o per negligenza divengono di peggiore condizione , rimangono senza diminuzione alcuna sotto il medesimo tributo . Così con una operazione sola si punisce l ' inerzia e si premia l ' industria ; il che è stato sempre presso i politici un problema di difficile soluzione . Quanto abbia prodotto di bene questo sistema è incredibile . Nel solo Lodigiano a ' tempi della generale stima si son trovate incolte pertiche circa 23 000 , ed ora non ve ne saranno cento . Infatti nel 1733 si numerarono , secondo la relazione del notaio Masera , caselli , ossiano bergamine ove il formaggio si fabbrica num . 197; nel 1767 se ne sono contate n . 236 , ognuna delle quali comprende vacche circa 120 , fabbrica forme grandi di formaggio 290 circa . Sicché di quel tempo in qua sono aumentati caselli num . 39 nel Lodigiano , ossiano vacche n . 4680 , e formaggi num . 11310 , i quali nella provincia formano un ingresso intorno a Lire 848.250 . Così in tutte le città le case sono raddoppiate , perché anche in questa classe l ' alzamento ed ingrandimento non porta aumento di tassa . Stefano Jacini in un classico libro segnalava nel catasto stabile una causa potente del rifiorimento dell ' agricoltura lombarda : Il nuovo catasto segna il principio di quella che si potrebbe chiamare l ' età eroica del nostro moderno sviluppo economico , nella quale rifulgono d ' imperitura gloria i nomi dei Beccaria , dei Verri , dei Neri , dei Carli . Prima d ' allora le pubbliche gravezze venivano ripartite in modi arbitrari ed ingiusti . L ' imperatore Carlo VI , con dispaccio 7 settembre 1718 , istituiva una giunta di censimento che compilasse un nuovo estimo generale , ossia una diligente misura , stima e delineazione dei terreni , e degli edifici , in guisa che restassero fissate a perpetua memoria la posizione , l ' estensione ed il valore di ciascun fondo censibile in ogni territorio . Su tali basi poi si regolasse l ' imposta , scompartendola in proporzione del valore capitale indicato in scudi . Ritardati i lavori , con ogni specie di artifizi , da alcune magistrature e dalle classi privilegiate , e sospesi per le guerre del 1733 e del 1749 , furono poi riattivati . Nel 1760 il nuovo censo fu messo in vigore e quindi applicato anche al Ducato di Mantova . ( E dopo l ' aggregazione del Bergamasco , del Bresciano , del Cremasco , della Valtellina e dei distretti mantovani di Asola e di Volta , avvenuta in tempi posteriori , anche a questi ultimi territori ) . Tale provvedimento , oltre di essere proficuo all ' erario ed ai privati , pel modo semplice e sicuro di riscuotere le imposte dirette , fu di grande giovamento all ' agricoltura , perché i proprietari , determinato una volta il valor d ' estimo dei loro fondi , si affrettarono a migliorarli per accrescerne la rendita reale , e rendere così relativamente meno gravosa l ' imposta . In altri paesi fu preferito fissare l ' imposta sulla proporzione variante della rendita del suolo in ciascun anno . Con questo metodo si evita l ' inconveniente che le pubbliche gravezze , distribuite in origine con equità , in breve tempo non corrispondano più alla ricchezza dei fondi ; ma d ' altra parte l ' industria agricola , seguita d ' appresso e colpita dall ' imposta in ogni suo sviluppo , è molto meno stimolata ai miglioramenti . L ' esito dimostrò quanto fosse saggio il sistema censuario introdotto fra noi . Poiché la ripetizione giova , quando il medesimo concetto sia nuovamente esposto da penne sovrane , riprodurrò ancora due brani che si leggono in opere giustamente celeberrime di Carlo Cattaneo . Nell ' introduzione al saggio famoso presentato agli scienziati italiani convenuti a Milano nel 1844 , il Cattaneo noverò il nuovo catasto tra i fattori precipui del rifiorimento economico lombardo : S ' intraprese il censo di tutti i beni , dietro un principio che poche nazioni finora hanno compreso . Si estimò in una moneta ideale , chiamata scudo , il valor comparativo d ' ogni proprietà . Gli ulteriori aumenti di valore che l ' industria del proprietario venisse operando , non dovevano più considerarsi nell ' imposta ; la quale era sempre a ripartirsi sulla cifra invariabile dello scudato . Ora , la famiglia che duplica il frutto de ' suoi beni , pagando tuttavia la stessa proporzione d ' imposte , alleggerisce d ' una metà il peso , in paragone alla famiglia inoperosa , che paga lo stesso carico , e ricava tuttora il minor frutto . Questo premio universale e perpetuo , concesso all ' industria , stimolò le famiglie a continui miglioramenti . Tornò più lucroso raddoppiare colle fatiche e coi risparmi l ' ubertà d ' un campo , che posseder due campi , e coltivarli debolmente . Quindi il continuo interesse ad aumentare il pregio dei beni fece sì che col corso del tempo e coll ' assidua cura il piccolo podere pareggiò in frutto il più grande finché a poco a poco tutto il paese si rese capace d ' alimentare due famiglie su quello spazio che in altri paesi ne alimenta una sola . Qual sapienza e fecondità in questo principio , al paragone di quelle barbare tasse che presso culte nazioni si commisurano ai frutti della terra e agli affitti delle case , epperò riescono vere multe proporzionali , inflitte all ' attività del possessore ! Più ampiamente , lo stesso Cattaneo , nelle lettere in cui trasse argomento dall ' esperienza lombarda per proporre riforme utili a sollievo dell ' Irlanda , così additava allo studio degli stranieri il memorando canone di tassazione scoperto dai censitori milanesi : Il censo è quella descrizione generale del paese , nella quale ogni campo è designato nelle sue dimensioni e nella forma , e classificato giusta la condizione nella quale era al tempo in cui fu censito e il valore che allora aveva . È una istituzione che influì oltremodo nel miglioramento perenne delle terre , perché provocò un indefinito investimento di capitali . In altri paesi la tassa fondiaria e le altre imposte su le proprietà ( land ­ tax , property ­ tax ) per lo più sono assestate sul reddito presente effettivo del podere , e crescono o diminuiscono col reddito . Questa proporzione delli aggravi alla ricchezza , ossia alla forza di sopportarli , sembra un atto di giustizia , ed è un errore d ' economia . Infatti : se il lavoro delle terre altamente coltivate corrisponde alla quantità del capitale investito ; se il capitale in tal modo investito produce ben tenue interesse , cioè un tenue aumento di reddito ; se all ' aumento di reddito corre dietro un ' imposta proporzionale ; è assai facile che l ' interesse tenue diventi tenuissimo , diventi nullo . Mancherà dunque nel proprietario ogni spinta ad aggiungere altri capitali , e la tassa proporzionale nell ' improvida e ignara sua giustizia arresterà il miglioramento . Questa profonda verità fu avvertita nello scorso secolo dai grandi economisti , che , ignoti all ' Europa , reggevano le oscure sorti del nostro paese . Essi vollero adunque che nel censo fosse numerato e contrassegnato ogni campo , secondo il suo valore , ossia col numero degli scudi che esso valeva . La tassa fondiaria si riparte ancora oggidì sopra l ' estimo allora stabilito . Quindi la provincia di Milano essendo estimata circa 24 milioni di scudi e quella di Cremona 14 , le tasse si distribuiscono fra queste due provincie nella proporzione di 24 a 14 . In ciascuna provincia poi e in ciascun comune ogni campo vi contribuisce in ragione del numero degli scudi a cui fu estimato . Ciò vale anche per le sovrimposte comunali ( parish rates ) , che servono a sostenere in parte le spese delle strade , delle scuole , del medico , ecc . In un comune che ha per esempio l ' estimo di venti mila scudi , se si mettesse una sovrimposta di due mila lire , risulterebbe nella proporzione di un centesimo per ogni scudo ; e un campo estimato 70 scudi pagherebbe 70 centesimi , e così discorrendo . Due campi d ' eguale superficie , ch ' erano d ' egual valore al tempo in cui furono censiti , cioè un secolo fa , sostengono una parte d ' imposta fra loro eguale , benché l ' uno d ' essi siasi nel frattempo migliorato e dia reddito maggiore . Così l ' aumento industriale del reddito rimane franco d ' imposta . Quindi ognuno è spinto ad aumentare il reddito anche col più tenue impiego del capitale . Aggiunger parola a queste pagine memorande di uomini davvero grandi sarebbe irriverente . Al pari di coloro che , ignoti all ' Europa , reggevano le oscure sorti della Lombardia , i reggitori degli stati moderni debbono ricordare ognora che l ' imposta sui sovraredditi ( rendite positive e negative ) non solo è una impossibilità tecnica , ma sarebbe una gravissima sciagura economica . 80 . Debbono anche ricordare che la ordinarietà del reddito da assoggettarsi all ' imposta non vuol dire catasto « perpetuo » . Su ciò i moderni legislatori si discostano dalle affermazioni dei creatori del censo milanese ; bastando , a conseguire i benefici effetti della ordinarietà « un intervallo più o meno lungo di tempo e che giova sia determinato da principio » . Così il Messedaglia , il quale poi seguita : Si tratta di un reddito di lenta e travagliosa formazione ; i capitali impiegati in imprese agricole non rendono generalmente che a lontane scadenze , e importa in sommo grado di poter misurare fin da principio i carichi da cui possono andarne gravati ; importa ad ogni modo che gli aumenti eventuali di carico non vengan che tardi , e quando il maggior reddito sia per essere definitivamente conseguito e consolidato . Vi è un interesse maggiore di economia nazionale di corrispondere a cosifatta esigenza , di lasciar respirare l ' agricoltura , di non turbarla o vessarla con estimi ripetuti a troppo brevi intervalli , di promuoverne i miglioramenti col premio di una temporanea immunità . I possibili deterioramenti si verificano , alla volta , in via ordinaria , alquanto a rilento , e possono perciò consentire , senza eccessiva sofferenza , una revisione a qualche distanza di tempo , purché questa non sia eccessiva . Per altra parte , ogni operazione , anche di semplice revisione o rettifica generale di un catasto , è affare lungo , dispendioso , difficile , che s ' incontra in ostacoli di ogni guisa , e ingenera perturbazioni che interessa di provocare il meno frequentemente che sia possibile : e ne abbiamo noi stessi la dimostrazione in questo momento . Il modo medesimo e la norma secondo cui si procede in un catasto alla determinazione della materia imponibile , non si accordan bene che col concetto di una ragionevole stabilità , e ne sono la naturale conseguenza . Si cerca un reddito relativamente costante , calcolato bensì sullo stato attuale , ma per un adequato , che comprenda in termini di alquanta larghezza tutte le ordinarie vicende della coltivazione . I due concetti vanno perciò necessariamente connessi , e l ' uno è il naturale correlativo dell ' altro . Bensì è stata già fatta l ' osservazione che oggi si è assai meno inchinevoli ad una troppo lunga durata degli estimi , e propensi invece ad abbreviare i termini prestabiliti per la loro revisione periodica . Vi si avvisa il vantaggio di proporzionare meglio l ' imposta , in un ' epoca sopratutto come la nostra , dove le mutazioni sono comparativamente forti anche a non lungo intervallo di tempo , e di moderare le resistenze che possono altrimenti conseguire da troppo inveterati interessi o rapporti . Anche ad altre epoche noi non abbiamo presente alcun caso in cui la stabilità del catasto sia stata espressamente garentita per la perpetuità . Si faceva calcolo di un termine assai lungo e non prestabilito , che poteva anche protrarre indefinitamente l ' eventualità di una revisione ; ma non si andava più in là . Il lungo intervallo di tempo tra una lustrazione e l ' altra , ché a tanto si riduce la « perpetuità » degli estimi agrari , è cagione di un altro benefico effetto . L ' agricoltore , stimolato dall ' esenzione dei sopraredditi oltre l ' ordinario reddito catastale per i rimanenti anni a correre del tempo fra una lustrazione e l ' altra del catasto che la legge italiana del 1886 fissava in un trentennio , migliora la tecnica agricola , cresce la produttività dei campi . Gli sperimenti di novità , prima isolati , si moltiplicano . In capo al trentennio la terra è trasformata ; e son diversi i metodi culturali , i prodotti , gli uomini . Quel che era prodotto « ordinario » al momento della lustrazione precedente è divenuto l ' infimo ricavo degli agricoltori più ignoranti o meno capaci . L ' agricoltore medio , buon padre di famiglia si trova spinto ben più in su nella scala della produttività ; ed il prodotto « ordinario » è ora uguale a quello che trent ' anni prima era il sogno degli sperimentatori più ardimentosi . Ecco d ' un tratto la finanza raccogliere il frutto della sapiente sua prudenza nel perseguire i redditi eccezionali . Ecco dimostrato che l ' adeguare l ' imposta ai frutti della terra non è solo , come esclamava Carlo Cattaneo , un barbaro errore economico , ma è anche un gravissimo errore finanziario . PARTE TERZA IL PROBLEMA TECNICO Capitolo primo L ' oggetto dell ' imposta sui redditi agrari 81 . L ' analisi condotta nelle pagine precedenti ci consente di eliminare dalla equazione : ( 1 ) P = Po + Pmo ± ( R + H ) + V i termini R , H e V , come quelli a cui la tassazione non deve applicarsi . La somma dei restanti termini decomponendosi come dalle equazioni ( 2 ) e ( 3 ) , così : ( 9 ) Po + Pmo = ( c + r t + r c + i + s d + s + s m ) + ( mc + mi + ms i + ms n ) possiamo ulteriormente eliminare i termini c ed mc corrispondenti ai costi di fattori produttivi estranei all ' impresa agricola o che sono una partita di giro della contabilità di questa : sementi , concimi chimici , consumo di attrezzi e macchine agricole , fieno che serve all ' alimentazione del bestiame da lavoro e da allevamento e ricompare sotto specie di altri prodotti agricoli o di animali da macello , letame destinato al fondo , pali destinati alle vigne ecc . ecc . Questi termini in quanto provengano da fornitori estranei all ' azienda , dànno luogo ad autonoma tassazione mobiliare dei redditi dei fornitori medesimi . Le osservazioni fatte a suo luogo consentono di eliminare altresì i termini s m ed ms m , ossia i salari del lavoro manuale prestato sul fondo e per la prima manipolazione dei suoi prodotti naturali . La tassazione deve aver luogo con metodi appropriati alla particolare natura dei salari del lavoro , senza distinzione fra le varie persone le quali lo prestano . Residuano i termini : r t e r c rendita della terra e dei capitali stabilmente investiti nella terra s d salario del lavoro dominicale i interesse delle scorte vive e morte e del capitale d ' anticipazione dell ' imprenditore agricolo mi interesse del capitale impiegato dall ' imprenditore agricolo per la prima manipolazione dei prodotti naturali del fondo s salario del lavoro di intrapresa prestato per la direzione e l ' organizzazione dell ' impresa agricola ms i salario del lavoro di intrapresa prestato per la prima manipolazione dei prodotti naturali del fondo . Furono riuniti i due termini r t ed r c , perché inscindibili fra di loro , sicché nella pratica delle stime catastali non ci si attenta a separare l ' uno dall ' altro ed ambi si stimano congiuntamente guardando alla terra nella situazione nella quale essa di fatto si trova . Rimangono fuori di questo schema , come già accade presentemente , i redditi delle industrie di trasformazione industriale dei prodotti agricoli . La tassazione agricola comprende i redditi contenuti nell ' uva e nelle olive ( r t , r c , s d , i ed s i ) , quelli derivanti dalla trasformazione delle uve e delle olive in vino ed olio ( mi ed ms ) , ma non si estende alla distillazione del vino in alcool o alla trasformazione dell ' olio in prodotti medicinali od industriali . La norma è pacificamente accolta nella giurisprudenza tributaria italiana ed è razionale . Problemi sottili possono sorgere intorno alla esatta linea di distinzione fra il vino tassabile con le imposte agricole e l ' alcool o altre bevande tassabili con l ' imposta mobiliare ; ma qui non occorre discuterle , bastando riaffermare il principio . 82 . Importa invece discutere se sia conveniente includere nel campo di tassazione agricola il reddito ricavato dalla prima manipolazione dei prodotti naturali del fondo . La legge fondamentale del 1886 li ha esclusi dalla tassazione « fondiaria » , la quale si arresta al prodotto naturale ( uva ) e non si estende al maggior valore del vino in confronto all ' uva , sicché , quando sia conosciuto soltanto il valore del prodotto manipolato ( vino ) prescrive che , con adatti calcoli , si ritorni indietro sino al valore del prodotto naturale ( uva ) : Per quei prodotti che non si vendono allo stato naturale , ma soltanto dopo una prima manipolazione , la valutazione si fa sulla base dei prezzi dei prodotti trasformati , deducendo da questi le spese della trasformazione , tenuto conto del capitale impiegato e di ogni altro coefficiente dei prezzi medesimi , in guisa da ricavarne il valore del prodotto allo stato naturale ( Art . 121 del regolamento 26 gennaio 1905 , n . 65 ) . Ed è logico che così si fosse opinato , perché il reddito della trasformazione non deriva né dal capitale terra , né dai capitali stabilmente impiegati nella terra , di cui unicamente l ' imposta fondiaria voleva colpire i frutti ( cfr . ora il § 129 ) . L ' imposta sui redditi agrari non dà una soluzione unica . L ' istruzione 20 marzo 1923 così scrive : Per quei prodotti i quali siano stati venduti o consumati , non allo stato naturale , ma dopo una prima manipolazione , il reddito lordo deve essere determinato in base al valore dei prodotti manipolati e non allo stato naturale . Così , ad es . , se il proprietario abbia venduto l ' uva o le olive , il suo reddito lordo si dovrà determinare in base al prezzo di vendita dei suddetti generi ; se invece il proprietario avrà venduto i prodotti suddetti dopo la loro trasformazione in vino ed in olio , sarà il prezzo di questi ultimi a determinare il reddito lordo ( p . 35 ) . La soluzione è corretta , ove si parta dalla premessa che il reddito agrario tassato sia quello che risulta dalle dichiarazioni dei contribuenti , dei quali gli uni possono dichiarare di avere venduto i prodotti alla stato naturale e gli altri dopo una prima manipolazione . Ma , di fatto , alle dichiarazioni si diede scarsissimo peso e gli accertamenti furono fondati sulle « tabelle » ministeriali . Queste perciò avrebbero dovuto recare per ogni cultura od almeno per gran parte di esse , una distinzione fra il caso in cui il coltivatore usasse vendere i prodotti allo stato naturale e quello in cui facesse prima loro subire una qualche manipolazione . La distinzione non fu invece osservata ; sicché è incerto quale dei due redditi , se solo quello derivante dai prodotti naturali o anche quello della manipolazione , sia oggetto di tassazione ; sebbene sia forte la presunzione in favore della seconda ipotesi . In un solo caso appare dalle tabelle un tentativo di distinzione tra i due redditi , laddove si tassa prima il prato e poi il reddito del bestiame d ' allevamento od altrimenti non destinato al lavoro del fondo . La distinzione non appare tuttavia , neppure in questo caso , ben netta , sembrando da qualche frase della istruzione : ... qualora si tenesse conto nella determinazione del reddito sia del prodotto del suolo che il bestiame consuma , sia del prodotto del bestiame , si cadrebbe evidentemente in una duplicata valutazione di reddito che invece si sia voluto tassare alternatamente il reddito agrario o a titolo di reddito del prato o a titolo di reddito del bestiame , sebbene il metodo all ' uopo tenuto non sia ben chiaro . 83 . È superfluo insistere , dopo le cose lungamente discorse nel presente saggio , sulla convenienza di adottare una soluzione unica , generale , la quale possa essere considerata come quella ordinariamente osservata nella pratica agricola . La consuetudine , la quale va ogni giorno più radicandosi , sembra rispondere alla esigenza dei coltivatori di non subire le momentanee condizioni del mercato nel momento dei raccolti . Si tende sempre più , sia individualmente sia collo sforzo collettivo di cooperative rurali , a vendere il bestiame invece che il fieno , il vino piucché l ' uva , l ' olio piucché l ' oliva . Ogni coltivatore tende a possedere i mezzi tecnici per la prima manipolazione dei prodotti naturali del suo fondo ; contravvenendo per tal modo alla legge economica della divisione del lavoro , la quale consiglierebbe di vendere i prodotti naturali ad industriali specializzati , ma sottraendosi altresì alla iugulazione di prezzi eccezionalmente bassi correnti nel momento in che da tutti si sarebbe costretti a vendere ad ogni costo per la impossibilità di tenere a lungo prodotti deperibili . La regola non vale per e annate di eccezionale raccolto , superiore alla potenza degli impianti esistenti nel fondo ; ma vale per i raccolti che non si scostano troppo dalla media ordinaria . La regola è conforme al concetto della « ordinarietà » , poiché applica a tutti i contribuenti il criterio di tassazione che è equo per il contribuente medio buon padre di famiglia . Essa conduce al consueto risultato benefico dell ' ordinarietà ; poiché gli agricoltori incapaci ad utilizzare i prodotti naturali del fondo ed abituati a venderli appena raccolti sul mercato sono tassati come se ricavassero il reddito della prima manipolazione ; ed è questa una circostanza la quale contribuisce , sia pure con peso assai piccolo , ad eliminarli a poco a poco dal mercato . Nel momento della nuova lustrazione dei redditi agrari sarà divenuto , anche se non lo era del tutto prima , comune il tipo dell ' agricoltore provveduto dei mezzi tecnici necessari per sottrarsi alle avverse oscillazioni dei prezzi nel momento del raccolto ( cfr . sopra § 80 ) . Possiamo perciò concludere che meriti di essere accolta in principio la tesi , che sembra essere altresì quella seguita dalle « tabelle » ministeriali per la imposta sui redditi agrari : dovere l ' imposta « agraria » considerare i prodotti non nello stato « naturale » , bensì in quello « commerciabile » che si ottiene , ove faccia duopo , dopo una prima manipolazione . L ' osservanza di questa regola richiede una cautela del resto semplice , in sede di tassazione mobiliare . Nel calcolo del reddito netto dell ' industriale o commerciante , il quale a sua volta usi i prodotti del suolo come materia prima od oggetto della sua industria o del suo commercio , sarà necessario iscrivere al passivo sempre il costo del prodotto « manipolato » : del vino e non dell ' uva , dell ' olio e non dell ' ulivo . Altrimenti si verificherebbe una doppia tassazione del medesimo reddito della manipolazione , una prima volta presso l ' agricoltore ed una seconda presso l ' industriale . La cautela sembra agevole ad osservarsi , poiché l ' accertamento mobiliare ha luogo per casi singoli e per discussioni individuali , nelle quali , per quanto si proceda per confronti e per regole uniformi , si può fra le altre , anche tener conto della regola di non tassare due volte il medesimo cespite . Ben si può aggiungere che il maggior reddito della manipolazione , accollato sempre all ' agricoltore , è reddito ordinario ; e non comprende quei redditi commerciali che possono essere goduti dall ' industriale o negoziante in vino , in olio , in bozzoli , in virtù delle favorevoli condizioni del mercato , della sua capacità a serbare il prodotto a lungo prima di venderlo , della sua organizzazione di vendita . Tutto ciò è fuori dell ' industria agraria della prima manipolazione e può seguitare ad essere tassato al nome dell ' industriale o commerciante . La finanza , la quale riscuote tutto ciò che le è dovuto , può lasciare agli interessati e specialmente al processo di traslazione delle imposte sul mercato il compito di rivalersi eventualmente dell ' imposta sul reddito ordinario di prima manipolazione che talvolta l ' agricoltore avesse anticipato per conto dell ' industriale . 84 . Ferma tal soluzione , il quadro della tassazione agricola si presenta nettissimo . Trattasi di valutare ad un momento dato , tenuto conto dei metodi culturali osservati in ogni località , quale sia il valore lordo ordinario del prodotto vendibile del fondo , ridotto , dopo una prima manipolazione eventualmente necessaria , in stato commerciabile . Le operazioni catastali dovrebbero cioè subíre una modificazione , non sostanziale e non costosa . Invece di calcolare soltanto la rendita dominicale ( r t + r c ) , considerando tutti gli altri termini del totale come termini di costo , lo stimatore dovrebbe considerare taluni di questi altri termini come termini di reddito . La variazione nella tecnica della stima sarebbe formale . Oggi la stima della rendita dominicale soggetta alla imposta fondiaria avviene secondo la seguente formula , ricavata da ( 2 ) : ( 10 ) r t + r c = Po ­ ( c + i + s d + s i + s m ) . In altra sede , di tassazione dei redditi agrari , si calcolano i valori , di i , s d , s , s m , mi , ms i , ms m e si tassano separatamente o congiuntamente , a seconda di situazioni ipotetiche variabili e disformi della realtà . Esistono cioè , sebbene ottenuti in maniere indipendenti e quindi erronee per pericolo di sovrapposizione , tutti gli elementi del calcolo necessario per una conosciuta e perfetta tassazione . Qui si propone di utilizzarli attraverso i seguenti passaggi da ( 9 ) : ( 11 ) Po + Pmo = ( c + mc + sm + ms m ) + ( r t + r c ) + s d + ( i + mi + s + ms i ) . Da cui si ricava : ( 12 ) Po + Pmo ­ ( c + mc + s m + ms m ) = ( r t + r c ) + s d + ( i + mi + s + ms ) . La variazione proposta in confronto al vigente sistema di stima catastale consisterebbe unicamente nel dedurre dal valore lordo del prodotto commerciabile i soli costi vivi ed i salari del lavoro manuale . Gli altri termini di costo che or si deducono - - salario della direzione dominicale , interessi del capitale scorte vive e morte , salario del lavoro d ' impresa , e interessi e salari d ' impresa della prima manipolazione sarebbero invece considerati come termini di reddito tassabile . 85 . Questo sarebbe diviso in tre parti : A . Rendita dominicale ( r t + r c ) da tassarsi a nome ed a carico del proprietario del fondo , senza diritto di rivalsa su altri collaboratori alla produzione . È l ' attuale imposta fondiaria , nettamente delineata nel suo contenuto . Potrebbe anche chiamarsi categoria A dell ' imposta sui redditi agrari . B . Salario dominicale ( s d ) , da tassarsi a nome del proprietario con diritto di rivalsa sul fattore od agente a cui il proprietario abbia affidata la direzione della sua proprietà e la conservazione di essa in confronto dei coltivatori e dei terzi . Attualmente questo reddito viene tassato in categoria C dell ' imposta di ricchezza mobile , se la direzione o custodia della proprietà è affidata ad un fattore od agente . Se essa è tenuta dal proprietario , sfugge a tassazione , ancora oggi , dopo la istituzione dell ' imposta sui redditi agrari . Potrebbe denominarsi categoria B dell ' imposta sui redditi agrari . La tassazione dovrebbe aver luogo al nome del proprietario , essendo frequentissimo il caso che le due persone , di proprietario e direttore dominicale , siano fisicamente la stessa persona . Deve essere data facoltà di rivalsa sul fattore od agente ; ed anzi deve essere fatto obbligo al proprietario di fare denuncia del nome dell ' agente ai fini dell ' imposta complementare progressiva sul reddito . Quando la denuncia non sia fatta , si presume che il salario dominicale sia goduto dal proprietario ed esso , ai fini della detta complementare , deve esser compreso nel suo reddito complessivo . L ' adozione del proposto congegno suppone la esclusione di questi redditi dalla tassazione mobiliare . C . Reddito industriale agrario ( i + mi + s i + sm i ) . È l ' attuale imponibile dell ' imposta sui redditi agrari , con l ' esclusione dei salari del lavoro manuale e con l ' inclusione generalizzata dei redditi procedenti dalla prima manipolazione dei prodotti del fondo . Calcolato contemporaneamente alle altre due specie di reddito , e con gli stessi metodi di stima , non correrebbe il pericolo di sovrapporsi ad esse o di essere espresso in monete differenti . L ' imposta sul reddito industriale agrario sarebbe conosciuta sotto il nome di categoria C dell ' imposta sui redditi agrari . Essa si sostituirebbe intieramente all ' imposta di categoria B di ricchezza mobile sul reddito dei fittaiuoli , a quella di categoria C , pure di ricchezza mobile , sui salari non dominicali dei fattori ed agenti di campagna ed infine all ' odierna imposta sui redditi agrari , le quali dovrebbero perciò senz ' altro venire soppresse . 86 . Al nome ed a carico di chi l ' imposta sul reddito industriale agrario dovrebbe essere iscritta ? La soluzione al quesito è la risultante di vari fattori : - - la semplicità degli accertamenti e della riscossione . Poiché , come fu dimostrato sopra , tutte le imposte o tutte le categorie dell ' unica imposta sui redditi agrari debbono avere carattere reale ed universale , senza detrazione di interessi di debiti , esenzioni di minimi , salvo quelle che si reputino opportune per ragioni di economia amministrativa ( cfr . § 71 ) , e minorazioni di aliquota , la massima semplicità si ottiene iscrivendo l ' ammontare del reddito e dell ' imposta al nome del proprietario del fondo . L ' imposta sui redditi agrari , sia di categoria A o B o C , colpisce il reddito ordinario , accertato per ogni particella coi metodi catastali , divisibile perciò , con le successive volture , fra gli aventi causa nella proprietà e nel godimento al pari dell ' odierna imposta fondiaria ; - - la equità nella percussione legale . È socialmente e politicamente utile che la imposta sia iscritta al nome del contribuente che il legislatore ha voluto colpire . Poiché nel caso nostro il contribuente è , nell ' intenzione del legislatore , il coltivatore del fondo , la iscrizione dovrebbe essere fatta al nome del coltivatore : proprietario in economia , fittaiuolo , proprietario e mezzadro pro ­ quota parte . Sarebbe politicamente dannoso che si generalizzasse l ' impressione che grandi schiere di contribuenti non fossero soggetti all ' imposta . Il pagamento diretto personale dell ' imposta è condizione di efficace interessamento dei tassati alla amministrazione della cosa pubblica . La incidenza effettiva non segue le sorti della percussione legale e dipende dalle curve di domanda e di offerta dei terreni e degli altri fattori produttivi . Poiché queste non possono essere calcolate dal legislatore per il lungo intervallo di tempo futuro durante il quale debbono rimanere fisse le stime dei redditi delle diverse categorie economiche , giova parlare invece di « coincidenza presunta dalle parti fra la percussione legale e la incidenza effettiva » . Se l ' imposta è iscritta al nome del proprietario è probabile che costui reputi di restarne definitivamente inciso , postoché il coltivatore ­ imprenditore , meglio capace di spostarsi da luogo a luogo e di destinare capitale e lavoro ad altri impieghi , si suppone possa pretendere alla remunerazione netta corrente sul mercato , laddove il proprietario , legato alla sua terra , è convinto di doversi contentare del « residuo » , detratte le spese , fra cui le imposte . Sia o non fondata siffatta convinzione o sia fondata un ' altra , secondo cui l ' imposta , in uno stato perfetto , non è sofferta da nessuno , è opportuno che il proprietario non ne sia amareggiato ; e che la imposta percuota il coltivatore , vero contribuente legale . Questi , al più , potrà lusingarsi di essere riuscito , grazie alla sua abilità nel contrattare , a trasferirla sul proprietario . 87 . La necessità di soddisfare contemporaneamente a queste tre condizioni , di cui le ultime due contraddicono alla prima , persuade che forse la soluzione migliore è una soluzione di compromesso . La prima condizione , che è d ' ordine tecnico , è forse la più importante di tutte , perché ha per iscopo di ridurre al minimo il costo di esazione , rendere quasi automatico il lavoro di ripartizione dell ' imposta ed applicare i medesimi metodi a tutte le tre branche dell ' imposta . Rispetto all ' imposta sui redditi agrari ( 1923 ) , l ' amministrazione ha reso omaggio a queste esigenze tecniche , consentendo che non fosse osservata la prescrizione in virtù di cui « il proprietario , il quale abbia più fondi , coltivati direttamente o a colonia , in più comuni , compresi in diversi distretti di agenzia , avrebbe dovuto presentare una dichiarazione per tutti i fondi , dovunque situati , alla agenzia della quale dipende il comune in cui egli è domiciliato » . Questa prescrizione , tratta dalla legge d ' imposta mobiliare , è logica quando l ' imposta ha carattere personale , consente esenzione per minimi e riduzioni di imponibili . Ma è costosa ed ingombrante , perché implica un lavoro minuto di corrispondenza tra i diversi uffici finanziari , per accertarsi che tutte le particelle che un proprietario possiede nel comune A siano state da lui denunciate nel comune B dove egli ha la residenza . Se invece tutte le particelle del comune A sono tassate in A e in B quelle di B , le possibilità di errori e di rimborsi diminuiscono a dismisura . Se , in avvenire , fosse concessa ai comuni una , sia pure moderatissima , facoltà di sovrimposizione sulle categorie B e C dell ' imposta generale sui redditi agrari , ogni particella dovrebbe essere necessariamente tassata nel comune dove essa è situata ; così come si fa ora per l ' imposta fondiaria . Altrimenti , i comuni rurali sarebbero depauperati a vantaggio dei comuni cittadini e dei grossi borghi di mercato , i quali avrebbero interesse a facilitare , con basse aliquote , la residenza sul proprio territorio dei coltivatori di fondi rustici , specie dei maggiori proprietari in economia e fittaiuoli . Pompeo Neri , discorrendo dei disordini che nello Stato di Milano aveva recato la pretesa dei cittadini di pagare nella città di loro residenza l ' imposta anche per i beni rurali posseduti nelle campagne , chiama « legge chiara ed immutabile » quella del territorio , « che la natura ha prefinito » , e dichiara che dalla legge del territorio non si può recedere senza cadere in mille assurdità e in un mare d ' incertezze ; poiché volendo descrivere , e censire i beni , non secondo la regola del sito , dove sempre sono stati e in eterno staranno , ma secondo qualunque altra regola fondata nelle qualità personali del possessore , ogni regola resta turbata dalle variazioni giornaliere , che seguono in queste qualità personali , e nel passaggio dei beni da un nome all ' altro ; sicché il catasto resta sempre vacillante , e si privano le comunità di quel naturale patrimonio , da cui nei loro bisogni devono ricevere aiuto . Se ogni particella o fondo deve essere censito nel comune del luogo dove si trova , ogni particella deve altresì pagare l ' imposta , nelle sue tre branche , in ragione di quel reddito che essa « ordinariamente » deve produrre , non in ragione di quello che « effettivamente » se ne ricava . Quindi è indifferente , dal punto di vista tributario , percuotere legalmente il proprietario o il fittaiuolo o il mezzadro : sempre la terra paga l ' identico tributo , che la segue nelle mani di chiunque si trovi . Quindi ancora il metodo di gran lunga più semplice , meno costoso , più sicuro è di intestare ad ogni ditta proprietaria di terreni tre redditi imponibili , per ciascuna delle categorie A , B e C , in cui la progettata unica imposta agraria si divide . Di anno in anno , a seconda che il numero o la superficie delle particelle intestate alla ditta cresce , per acquisti , o diminuisce , per vendite , cresce o diminuisce la cifra dei tre redditi imponibili , con operazioni ovvie di voltura e con possibilità di parificazione dei totali per categoria e per comuni , cosicché neppure una lira d ' imponibile sfugga al tributo . Soltanto in questo modo si raggiunge la perfezione tecnica nella imposizione agraria . 88 . Rimane da escogitare qualche spediente , per cui si possa , nei limiti del possibile e subordinatamente alla perfezione tributaria , conseguire altresì il vantaggio politico e sociale di far pagare l ' imposta direttamente ai coltivatori . Nella grandissima maggioranza dei casi , l ' effetto si raggiunge automaticamente : secondo il censimento del 1930 di 4 196 226 aziende agricole esistenti in Italia il 59,1 per cento in numero ed il 57,5 per cento in superficie era condotto direttamente in economia dai proprietari : sicché per questa notabile maggioranza la iscrizione dell ' imposta nelle sue tre categorie A , B e C al nome del proprietario soddisfa automaticamente alle tre condizioni della perfezione tecnica , della tassazione diretta del vero contribuente e della difficoltà di traslazione su altri . 89 . Per la minoranza dei casi in cui la proprietà è separata dalla coltivazione , il metodo seguente parrebbe quello più semplice ed efficace : abbia il proprietario diritto di denunciare , entro il 31 luglio di ogni anno , il nome del fittaiuolo o mezzadro a cui spetta il reddito di categoria C assegnato alle singole particelle catastali da lui possedute . A quella data , è noto , secondo le più generali consuetudini osservate in Italia , il nome del fittaiuolo o mezzadro che coltiverà il fondo nell ' anno successivo . Se , in qualche caso di rinnovazione di fitto , il nome del nuovo fittaiuolo non è ancora conosciuto , si può , senza alcun inconveniente , dare al proprietario il diritto di chiedere la sospensione dell ' iscrizione del reddito di categoria C dai ruoli principali ed il rinvio della iscrizione ai ruoli suppletivi di prima serie del gennaio . La concessione del rinvio dovrebbe essere subordinata alla presentazione della ricevuta del pagamento , a titolo di rimborso di maggiori spese di distribuzione , al locale esattore delle imposte dirette di una somma uguale al 4% dell ' ammontare dell ' imposta di cui si chiede il rinvio di iscrizione ed alla comunicazione entro l'11 novembre del nome del nuovo fittaiuolo o mezzadro a carico di cui l ' iscrizione dovrebbe essere fatta . L ' imposta di categoria C dovrebbe essere iscritta per intiero al nome del fittaiuolo e pure per intiero al nome del mezzadro nei casi di mezzadria mista a fitto , reputandosi , come è di fatto , che , in questi casi misti , il vero coltivatore sia il mezzadro ­ fittaiuolo e la partecipazione del proprietario alla direzione dei lavori si limiti a quella che è remunerata col salario dominicale tassato alla categoria B dei redditi agrari . Quando invece trattisi di mezzadria pura , in cui tutti i prodotti , anche quelli della stalla , sono divisi per metà , ed il capitale scorta è pure contribuito per metà dalle due parti , viene iscritto al nome del mezzadro soltanto la metà dell ' imposta di categoria C . Poiché il 13,5 per cento delle aziende comprendente il 12,7 per cento della superficie è coltivato in regime di affitto ed il 12,6 per cento delle aziende per il 15,8 per cento della superficie è coltivato in regime di mezzadria o colonia parziaria , la iscrizione a ruolo di persona diversa da quella del proprietario sarebbe facoltativa per circa un quarto delle aziende agricole italiane . Per il rimanente 14,8 per cento delle aziende estese sul 14 per cento della superficie , trattandosi di conduzione mista , si può supporre che il proprietario non richiederebbe la iscrizione a ruolo dei contadini , partecipanti in proporzioni variabili ai diversi prodotti della terra . Anzi , tal diritto ed anche quello della rivalsa potrebbero essere consentiti solo nei casi di affitto e di mezzadria pura o mezzadria con affitto , nei quali al coltivatore deve essere riconosciuto il carattere di imprenditore vero e proprio . Il metodo proposto è , notisi , diverso da quello della rivalsa , il quale difficilmente viene applicato , per l ' odiosità gravante sul contribuente legale , il quale tenti di farsi rimborsare dal contribuente vero un tributo pubblico . La rivalsa pare a quest ' ultimo un sopruso , e quasi un tentativo del proprietario di farsi rimborsare dal coltivatore l ' imposta dovuta dal primo allo stato . Vano è spiegare , con il testo delle leggi alla mano , la verità del contrario ; nelle menti dei contadini imperando il sospetto verso le genti vestite civilmente . Destò gran rumore nelle campagne e querela gravissima la circostanza che , nell ' odierna imposta sui redditi agrari , il mezzadro risultò gravato di un imponibile e di una imposta maggiore di quella a carico del suo proprietario . Né valse il dire che il proprietario sulla sua metà del prodotto pagava due imposte : quella fondiaria e quella sui redditi agrari e che si doveva tener conto di altre circostanze , fra le quali la tassazione del reddito del lavoro della famiglia colonica . La differenza parve un sopruso architettato dai « signori » contro i contadini . La rivalsa diretta crescerebbe a dismisura l ' animosità fra le classi rurali ed è assolutamente da sconsigliarsi , salvo che per l ' imposta di categoria B per i salari « dominicali » rispetto ai quali il rapporto è tra persone - - proprietario ed agente - - amendue istruite , capaci di studiare testi legislativi tributari , esperte in contabilità e l ' una nell ' altra fiduciose . Il metodo proposto , scansa , a quanto sembra , la massima parte degli inconvenienti possibili . Dà al proprietario l ' iniziativa della iscrizione a ruolo in categoria C di persona diversa da lui . Assicura la finanza che di quanto scema la somma iscritta a carico del proprietario di altrettanto cresce , nello stesso comune , l ' imposta iscritta a nome del fittaiuolo o del colono mezzadro . Accerta che le trasposizioni di iscrizione avvengano tempestivamente per i ruoli principali o al più tardi , ed in questo caso con largo rimborso di spese per la finanza , per i ruoli suppletivi di prima serie . Ad impedire eventuali soprusi dei proprietari si può statuire che il fittaiuolo mezzadro abbia diritto di trattenersi sul canone di fitto o sulla parte padronale dei prodotti del fondo la somma indebitamente da lui pagata a titolo d ' imposta ; attribuendo al giudice conciliatore del luogo la facoltà di sentenziare intorno all ' indebito di iscrizione . Siccome è interesse pubblico che le imposte siano iscritte al nome del vero percettore del reddito , la denuncia da parte del proprietario del nome del fittaiuolo o mezzadro deve essere dichiarata obbligatoria . Contro il proprietario , il quale d ' accordo col fittaiuolo o mezzadro , trascuri di denunciare tempestivamente alla finanza il nome del coltivatore a carico di cui l ' imposta agraria di categoria C deve essere iscritta si applichino due sanzioni : l ' una di una multa del 10% dell ' ammontare dell ' imposta e l ' altra del cumulo del reddito agrario di categoria C con gli altri suoi redditi agrari di categoria A e B e con tutti quelli , di fabbricati , mobiliari e diversi che egli possegga concorrendo così a crescere il suo reddito complessivo netto , assoggettato all ' imposta progressiva complementare sul reddito . Nel tempo stesso , alla finanza sia lecito di accertare , se ne ha notizia , come dovrebbe averla , per l ' obbligo di denuncia di ogni contribuente , il reddito medesimo una seconda volta nel calcolo del reddito complessivo del fittaiuolo o del mezzadro , da assoggettare eventualmente a nome di questi alla imposta progressiva complementare sul reddito . Se , nonostante tutte queste agevolezze e sanzioni , il proprietario non denuncierà che il reddito agrario di categoria C è goduto dal fittaiuolo o mezzadro , sarà chiaro che le due parti avranno trovato convenienza a concordare un canone d ' affitto o un criterio di divisione dei prodotti che rimuneri il proprietario del danno del totale pagamento dell ' imposta agraria in tutte le categorie . In tal caso , perché dovrebbe inquietarsene la finanza , la quale risparmia qualche scritturazione e serba il diritto di tassare , in sede d ' imposta complementare progressiva , il fittaiuolo o mezzadro , quando il reddito suo complessivo superi il minimo esente ? Capitolo secondo Il metodo di accertamento 90 . V ' ha un rapporto necessario fra il metodo scelto rispetto alla tassazione dei redditi agrari e la procedura da osservarsi per l ' accertamento dell ' oggetto dell ' imposta . Possiamo porre su di ciò la seguente proposizione : che ove si scelga il metodo di tassazione per classi sociali , si deve dare la preferenza all ' accertamento « per denuncie » ; mentre la scelta del metodo per categorie economiche senz ' altro fa preferire l ' accertamento « per catasto » . La differenza sostanziale fra le due specie di accertamento è questa : che colle denuncie si chiede al contribuente di dichiarare individualmente caso per caso il prodotto lordo , le spese e perdite inerenti alla produzione ed il reddito netto effettivamente ottenuto anno per anno e nella media di due o più anni ; ed invece col catasto non si chiedono al contribuente denuncie ed il reddito lordo , le spese ed il reddito netto sono accertati per via di un ' analisi condotta , con uniformità di criteri , da autorità all ' uopo delegate , composte di tecnici in parte delegati dalle rappresentanze di contribuenti e locali ed , in parte maggiore , delegati dalla suprema autorità finanziaria dello stato . Il metodo delle denuncie va d ' accordo col metodo della tassazione per classi sociali . Il proprietario , il fittaiuolo , il mezzadro , il colono parziario , non sono invero figure le quali abbiano un contenuto oggettivo ed uniforme . L ' analisi del prodotto lordo , condotta coi criteri uniformi del catasto , ci può dire quanto in media del prodotto medesimo bisogna destinare per remunerare la terra ed i capitali in essa investiti , il capitale scorte , il lavoro di direzione e manuale , che sono categorie economiche ; non ci dice quali siano le remunerazioni di persone le quali godono in misura variabilissima , da luogo a luogo , da contratto a contratto , di date quote parti dei compensi anzidetti dei fattori di produzione , spettanti ora all ' una ora all ' altra , od in parte all ' una ed in parte all ' altra classe sociale . Un catasto per classi sociali è impensabile ; fa d ' uopo ricorrere forzatamente alle denunzie degli interessati . Il catasto è invece proprio del metodo di tassazione per categorie economiche . Il tecnico , il quale fa parte delle magistrature catastali , calcola rendite , quasi ­ rendite , interessi , salari sulla base di analisi peritali , senza uopo di sapere quali sono le persone che di fatto godono di tutte o di parecchie o di una sola o di parte di una sola o di parecchie di tali rimunerazioni . Chi ritenga dimostrata la preferenza da darsi alla tassazione per categorie economiche su quella per classi sociali , deve dunque ritenere altresì necessario preferire il metodo del catasto a quello delle denuncie . Ma alla dimostrazione indiretta si può aggiungere la dimostrazione diretta . 91 . II dibattito è antico , e non fanno difetto documenti memorandi , degni di essere ancora una volta riprodotti per l ' autorevolezza degli scritti e la fondatezza delle argomentazioni . Il problema odierno non è diverso da quello che si presentava alla osservazione passata ; sicché i ragionamenti fatti intorno alla esperienza d ' un tempo sono veri anche oggi . Marco Minghetti , presidente del consiglio e ministro delle finanze , presentando alla Camera dei deputati il 21 maggio 1874 un progetto per la « perequazione dell ' imposta fondiaria » così scriveva nella relazione intorno al vizio del catasto napoletano di essere fondato sulle denunzie dei contribuenti . Anche nelle provincie meridionali si tentò di giungere per via di denunzie e di controlli alla formazione di un catasto per il riparto della imposta fondiaria ; ma anche qui la forza delle leggi non poté vincere quella della natura delle cose , ed i risultati conseguiti da operazioni e revisioni molte volte ripetute valgono a conferma della impossibilità di raggiungere per questa via l ' intento . Intorno a simile intrapresa si adoperarono in quelle provincie tutti i governi che si succedettero nell ' ultimo secolo , da Carlo III alla restaurazione , ma nessuno ha potuto riuscire . Un primo catasto vi fu ordinato con due prammatiche di Carlo III del 17 marzo 1741 e 28 settembre 1742 . Il mezzo scelto consisteva nel fare ad un tempo le denunzie dei contribuenti e la visita dei fondi per parte dei periti , confrontando poi l ' esito delle visite colle denunzie per accertare se queste fossero esatte . Il lavoro fu in parte abbandonato per esserne riconosciuti i gravissimi difetti . Una rettificazione ordinata nel 1795 non condusse ad alcun risultato . L ' operazione fu ripresa sotto Giuseppe Bonaparte in esecuzione a legge dell'8 settembre 1806 che ordinò il reparto di un contingente d ' imposta in base ad un catasto descrittivo . I lavori vi furono spinti con intelligenza e con l ' energia che si osservavano in tutte le altre parti del pubblico servizio ai tempi della dominazione francese ; eppure ecco in quali termini è quel lavoro giudicato dall ' illustre storico Colletta : Senza catasto , censo o statistica per dividere il peso fra tributari , si ebbe ricorso a ripieghi e compensi con fraudi ed errori innumerevoli . Un catasto amministrativo , cominciato nel 1806 , terminò ( più per la lassezza degli operatori che per compimento dell ' opera ) nel 1818; e però , con poco più di tempo e di spesa , componevasi il catasto geometrico , che a noi manca , e qui lo dico a vergogna e stimolo della civiltà napoletana . Quel tributo in sé grave , i disordini nel ripartirlo , il rigore all ' esigere , furono scontentezze che dipoi scemarono per lo accresciuto prezzo delle granaglie e il celere passaggio di mano in mano dei beni stabili . Con più particolare riguardo al sistema delle denunzie applicato in Francia ed in Piemonte , il Minghetti proseguiva : I catasti per dichiarazione o fatti altrimenti che per mezzo di rilevamento geometrico parcellare , non hanno solamente una storia in Italia , ma anche presso altri paesi . Per non estendermi soverchiamente mi limiterò ad accennare alla Francia , paese le cui condizioni , quanto alla proprietà fondiaria , hanno colle nostre una grande analogia . Le vicende ivi subite dalla legislazione in materia di catasto sulla fine del secolo scorso e nel principio del presente sono forse la miglior prova che volendo conseguire un giusto riparto dell ' imposta , non è possibile evitare la misura e la stima dei terreni . Ivi infatti si cominciò dal prescrivere le dichiarazioni dei contribuenti da riscontrarsi per via di perizie e di commissioni ; poi si dette facoltà ai comuni di rilevare le mappe ; in seguito si ordinò il rilevamento per masse di cultura di alcuni comuni , da servire , per via di confronto , a sindacare le dichiarazioni negli altri comuni ; dopo ciò si vide la necessità di estendere la misura per masse di cultura a tutta la Francia ; e finalmente , dopo 16 anni di inutili sforzi per evitare tale necessità , si fu pure costretti ad ordinare la formazione di un catasto geometrico parcellare per la Francia intera . Qual grave errore commetteremmo noi se , ripetendo le stesse fasi , volessimo cominciare l ' opera di un catasto senza misura dei terreni , per essere poi costretti a ricominciare da capo con perdita di tempo e di spesa ! In Italia però è tanto difficile che prevalga un concetto di simil genere in quanto abbiamo una esperienza recentissima fatta , appunto per il riparto dell ' imposta sui terreni , nel compartimento che per le sue condizioni dava forse maggiore garanzia di riuscita . Voglio parlare del compartimento ligure ­ piemontese ... L ' articolo 4 della legge del 14 luglio 1864 ordinò che l ' imposta in quel compartimento si ripartisse in base alla rendita dei fondi da determinarsi nelle forme stabilite per l ' accertamento dei redditi di ricchezza mobile . Quest ' accertamento si eseguì ma non vi ha forse operazione la quale abbia dato luogo a maggiori sperequazioni ed a più vive lagnanze , tantoché si dovettero dare eccezionali provvedimenti ed in ispecie autorizzare i comuni a far rilevare le mappe a loro spese , e dare facoltà al ministro delle finanze di permettere ai medesimi il ritorno agli antichi allibramenti catastali . Sopra 1865 comuni , 1527 ( poi crebbero , ma il Minghetti scriveva nel 1874 ) , nonostante tutte le rettificazioni che si erano fatte agli accertamenti delle rendite dal 1864 al 1868 , deliberarono di ritornare al riparto in base ai catasti antichi , sebbene questi fossero formati da oltre mezzo secolo per lo meno , ed in grandissima parte tutt ' altro che perfetti . Questo risultato dimostra nel modo il più eloquente che l ' accertamento della rendita dei fondi col mezzo di dichiarazioni dei contribuenti e di giudizi di commissioni , anziché segnare un progresso , crea una condizione di cose peggiore dell ' attuale . Ma l ' Italia oltre a questo esperimento speciale , ne ha fatto un altro i cui risultati pure non sono tali da incoraggiarci a continuare sulla stessa via . Se vi era imposta nella quale le occultazioni di enti soggetti a tassa e le contestazioni sul reddito dovessero parere difficili , era senza dubbio quella sui fabbricati . I fondi erano per la maggior parte riuniti in centri , posti sotto gli occhi dell ' agente delle imposte e delle commissioni , numerati dai municipi stessi , affittati per lo più con prezzi quasi costanti in ciascuna località ; eppure dopo un lavoro di cinque anni per scoprire i fabbricati sfuggiti all ' imposta , si fu costretti ad intraprendere la formazione del catasto geometrico dei centri abitati , e la sola revisione degli accertamenti ordinata dall ' allegato F alla legge dell'11 agosto 1870 , ha dato luogo a 624 103 contestazioni innanzi alle commissioni . La formazione dei catasti geometrici del resto è stata compiuta da tutti gli stati più civili d ' Europa , come la Francia , l ' Austria , il Belgio , l ' Olanda , gran parte della Prussia , la Baviera , Amburgo , i Cantoni svizzeri di Ginevra e di Vaud , il granducato di Baden e quasi tutti gli stati già componenti la Confederazione germanica . La impossibilità di dare per sicura base ad una imposta le dichiarazioni dei contribuenti , deriva dalla natura dell ' uomo , e contro difficoltà di simil genere difficilmente si lotta . Che si ricorra a questo mezzo per le imposte per le quali non si riescì a trovarne un altro , come per quella sulla ricchezza mobile , è giustificato ; ma che si abbia ricorso ad un sistema così incerto mentre se ne ha uno certissimo e di uso universale , sarebbe cosa ormai incomprensibile . Aggiungasi che non solo la frode ma anche l ' ignoranza è causa frequente di erronee dichiarazioni del reddito dei terreni . Il contadino che coltiva il proprio fondo raramente sa calcolare il valore in denaro dei prodotti da lui consumati in natura , e l ' equivalente in denaro dell ' opera sua e di quella dei suoi figli , delle sementi , degli ingrassi e di tutti i numerosi elementi che concorrono alla produzione e che devono detrarsi per determinare il reddito netto . Questa difficoltà è minore assai riguardo ai redditi di ricchezza mobile , sia perché i possessori di redditi minori sono quasi tutti esenti da tassa , sia infine perché i redditi mobiliari sono in maggior parte posseduti dalla classe più colta . Riassumendo in un solo concetto questa quistione , è evidente che per conoscere quanto rende la terra bisogna necessariamente conoscerne la estensione e la coltura . Ora , o gli agenti e le commissioni chiamate a giudicare mandano in tutti i casi a fare la perizia , ed allora tanto vale addirittura fare il catasto , ovvero credono a qualche contribuente e giudicano senza cognizione di causa , e si hanno enormi ingiustizie . 92 . Non poteva mancare il Messedaglia nella sua celebre relazione sul nuovo catasto italiano di trattare a fondo il problema : e lo fece così : Le denunzie ( notifiche , rivele , dichiarazioni o dichiare , consegne , assegne , ed anche portate nel vecchio linguaggio censuario fiorentino , la professio censualis a Roma ) sono per lo più il modo originario con cui si comincia e lo si incontra in tutti i più antichi estimi , a Roma , a Firenze , a Venezia , e in generale nei nostri comuni medioevali , o dove più tardi perdurano i medesimi ordini . Costituiscono , cioè , la forma prima e dominante dappertutto e fino a quando l ' imposta riveste un carattere più propriamente personale : e quindi pure dove il reddito dei terreni vuolsi colpito , comunque al netto , nella sua totalità , ossia non soltanto per la parte del proprietario come tale , ma anche per quella del coltivatore ; cessano via via , passando in seconda linea e da ultimo scomparendo del tutto , col distinguersi del reddito fondiario propriamente detto in confronto a quello che chiamerebbesi il reddito industriale della terra , e col farsi più spiccata la realità dell ' imposta prediale . Trovansi ancora al fondo dei catasti descrittivi , ma più spesso ( come a Napoli , in Sicilia o a Modena ) per il dato dell ' estensione , anziché per l ' estimo in proprio senso ; suppliscono , come in Francia altre volte , alla deficienza di un catasto geometrico particellare , ossia che si limiti alla sola determinazione dei contingenti comunali , senza scendere fino alla ripartizione individuale ; non se ne parla più del tutto col sopravvenire dei catasti particellari e con estimo in classi e tariffe , per quanto più specialmente riguarda i terreni , così fra noi , come all ' estero in tutti i catasti geometrici più recenti . Bensì esse tornano in generale a grandeggiare d ' importanza nei tempi nostri , per effetto di quell ' enorme sviluppo della ricchezza mobile , alla cui censuazione di lor natura confannosi , e al carattere più spiccatamente industriale che viene assumendo , per molteplici guise , il reddito generale della società . Noi lasciamo ogni considerazione sugli inconvenienti generali del metodo anche per non istare a ripetere una volta di più ciò che è stato esposto da altri a più riprese in tale argomento . Richiamiamo soltanto , per la relazione che ha col soggetto nostro , il fatto verificatosi nel compartimento ligure ­ piemontese , dove il maggior numero dei comuni a vecchio censo , che per la legge di conguaglio del 1864 avrebbero dovuto regolare il proprio estimo sul dato delle denunzie finirono ciononostante per profittare della facoltà loro accordata di ritornare agli antichi allibramenti , per quanto pure imperfettissimi , ma che avevano ad ogni modo il vantaggio inestimabile di offrire una base certa e sottratta interamente all ' arbitrio . Noi agiremmo precisamente all ' opposto , accogliendo la proposta di fondare la perequazione sulle denunzie , e rinunciando con ciò al beneficio di catasti relativamente buoni , laddove questi già esistono , ad estimi senza paragone migliori di quelli cotanto imperfetti del vecchio Piemonte , e che potrebbero ancora più migliorarsi e perfezionarsi sulla medesima base . Anche l ' idea , che è stata suggerita da più parti alla commissione , se non sarebbe per avventura espediente di cominciare dall ' esigere le denunzie come una prima base di fatto , sia a meglio accertare la misura ed il grado della perequazione esistente , sia ad agevolare più oltre il provvedimento definitivo , ci sembra meno adatta allo scopo , superflua per i risultati che se ne attendono , od anco del tutto fallace . Le denuncie non possono aversi per serie , non si può contare sulla loro qualsiasi veridicità , se non in quanto siano destinate a ricevere una applicazione immediata , e vengano come tali assoggettate al necessario sindacato , ossia a fornire davvero e per sé stesse la base voluta e imperativa dell ' estimo ; altrimenti , e per sé sole , esse non fanno che complicare il procedimento , ed è meglio addirittura di farne senza . Posto che si ha modo di compulsare direttamente la cosa , con metodi assai più certi e sicuri , come accade nell ' estimo dei terreni , non vi è necessità od utilità alcuna di starsene ad interrogare la persona , sapendola d ' altronde sì poco inchinevole a dire la verità . Si verifica in qualche grado per la stima quello che si verifica per la misura . Cessa motivo di chiedere la denunzia del reddito , o quella del prodotto , come cessa quello di chiedere la denunzia dell ' estensione , dal momento che si ha modo di accertarli con assai maggiore sicurezza per altra via , misurando nell ' un caso e valutando direttamente nell ' altro . 93 . Nel corso di lezioni svolte all ' università di Roma , Antonio De Viti De Marco risponde alle critiche le quali , contro l ' adozione del metodo catastale , argomentano dal cosidetto progresso tecnico ed economico nell ' agricoltura e dal sedicente insuccesso dell ' opera di perequazione iniziata e non ancora condotta a termine in Italia . Furono sempre aspre le critiche mosse al catasto considerato come mezzo di stima del reddito fondiario , ossia quale mezzo per perequare l ' imposta fondiaria . In primo luogo , dato il lunghissimo tempo che occorre per completare il catasto e data , invece , la rapidità con cui oggi i terreni cambiano di proprietario e le colture si rinnovano e si trasformano , il catasto diventa un metodo sempre più insensibile a seguire le vicende dei redditi fondiari . Un catasto completato è un catasto che non rispecchia più la realtà . In secondo luogo , il catasto richiede spese ingenti , non giustificate dall ' imperfetto risultato fiscale . Ma a quest ' ultima critica è facile rispondere , che il catasto può avere anche funzioni giuridico ­ civili e che le spese vanno messe in rapporto anche con questa seconda e relativamente maggiore utilità che si attende dal catasto . Senonché , per il « catasto giuridico » le operazioni necessarie e sufficienti sono quelle della delimitazione dei possessi e della triangolazione del territorio . Il che rafforza , se mai , la prima critica , in quanto sull ' accertamento delle proprietà e dei proprietari si può impiantare il sistema della dichiarazione del contribuente . Se , infatti il sistema della dichiarazione funziona da molto tempo per i redditi mobiliari , a fortiori funzionerà per l ' accertamento del reddito fondiario , poiché per questo è più facile controllare la verità della dichiarazione . Dall ' altro canto la dichiarazione dovrebbe esser fatta da parecchi milioni di proprietari e controllata rispetto a milioni di dichiaranti . Né deve credersi che col sistema della dichiarazione si avrebbe maggiore affidamento di perequazione nei riguardi dei singoli proprietari . Poiché , è vero che il catasto compiuto non risponde all ' effettivo reddito attuale dell ' intero paese , ma non è sperequato nei riguardi dei singoli proprietari il cui reddito fu stimato riferendosi per tutti alla stessa epoca censuaria . Val la pena di riportare una ministeriale del 6 marzo 1808 , con cui il governo napoletano dava istruzioni per le operazioni estimali : « Se gli estimatori fossero obbligati di fare un apprezzamento distinto di ciascuna proprietà , e di dichiarare con un giudizio separato ciò che questa proprietà offre di materia imponibile , non si vedrebbe mai la fine di questo lavoro ; e ciò sarebbe il male minore . Il gran male sarebbe , che ciascun proprietario potrebbe tentare di corrompere l ' arbitro o gli arbitri delle valutazioni . Ciascuno di questi arbitri , anche il più incorruttibile , non potrebbe essere sicuro della sua imparzialità , poiché il nome del proprietario , l ' interesse dei parenti , degli amici , dei grandi , dei ricchi , dei potenti , dei nemici , dei malevoli spingerebbe inevitabilmente ai riguardi , agli arbitrii , ai favori , ai rigori » . A questa considerazione bisogna aggiungere l ' altra , che i proprietari fondiari , a differenza dei proprietari di case e dei possessori di redditi mobiliari , sono disseminati e troppo disorganizzati per tentare qualunque legittima difesa contro le sopraffazioni degli agenti del fisco , che sono invece armati dalla legge di mezzi che di fatto sottraggono il contribuente al suo giudice ordinario . Queste ultime considerazioni a nostro avviso superano la forza delle altre contrarie , e persuadono che il sistema catastale , cioè la tariffa generica di qualità e classe , obiettiva ed uniforme , rappresenti per l ' accertamento del reddito fondiario il sistema ancora preferibile . A rafforzare questa conclusione soccorre un ' ultima osservazione . Ciò che veramente rende inadeguato il sistema catastale è la difficoltà delle rapide revisioni degli estimi originari . Ora per l ' aggiornamento della tariffa generica di qualità e classe non occorre rifare ex novo le operazioni catastali ; ma basta modificarla a periodi più brevi , seguendo le oscillazioni dei prezzi . E similmente si possono seguire le trasformazioni delle culture , obbligando alla denunzia i proprietari fondiari e modificando il relativo classamento . Il catasto rifatto a comodo , a periodi più lunghi . 94 . Riassumo : - - il sistema delle denuncie non vive di vita propria . Esso suppone in primo luogo il catasto geometrico . Le denuncie dei contribuenti devono essere controllate sulla base della conoscenza sicura delle superficie . Estensioni grandissime di terreno sfuggirebbero in caso diverso all ' imposta ; - - esso deve essere controllato altresì sulla base di un catasto per culture e per qualità . Da lontano , nel suo ufficio , il funzionario finanziario non può appurare se la particella che il contribuente denuncia seminativo vitato di quarta classe non sia invece un vigneto di prima classe . Non può recarsi , ad ogni volta , sul luogo ; e mancherebbero a lui , alle guardie ed agli ufficiali di finanza , ai messi comunali , agli ufficiali generici assunti all ' uopo le cognizioni necessarie per una definizione precisa delle circostanze di fatto . Il controllo delle denuncie dovrebbe essere fatto per mezzo di periti , dovrebbe avvenire per ogni zona agraria contemporaneamente , dovrebbe compiersi con criteri di equità perequativa tra comune e comune e tra provincia e provincia . Tutto ciò ha nome di « catasto estimativo » ; - - la differenza veramente sostanziale , la sola esistente tra il catasto e le denuncie è che le denuncie sono una brutta copia del catasto . Sono un catasto sbagliato , con errori derivanti dall ' arbitrio dei singoli funzionari e dalla diversa abilità dei contribuenti nel contrattare . Se si vuole un catasto necessariamente sperequato , si debbono adottare le denuncie ; - - l ' esperienza fatta nel 1923 di applicazione dell ' imposta sui redditi agrari sarebbe dessa stata possibile se non si fosse posseduto un catasto e se le dichiarazioni dei contribuenti non avessero potuto essere controllate ottimamente dove era in vigore il nuovo catasto , malamente dove esistevano solo catasti descrittivi ? - - che cosa furono le tabelle governative per la applicazione dell ' imposta se non una sorta di catasto grossolano ? Altri le definì « pidocchi sulla pianta del catasto » e forse aveva ragione . Con più casto linguaggio qui si volle esporre il medesimo concetto . 95 . Le critiche che si muovono ai catasti , - - di costo sproporzionato ai risultati finanziari , di eccesso nel tempo occorrente alla sua formazione , di stime già antiquate o sperequate prima che il catasto entri dappertutto in attivazione - - sono : - - ingiuste per quanto tocca il preteso eccesso nel costo . Il catasto ha un duplice intento , finanziario e giuridico ; e questo secondo intento , sebbene imperfettamente raggiunto in Italia , basterebbe da solo a giustificare ampiamente la spesa sostenuta fin qui , e quella da sostenersi in avvenire . Può darsi che il costo , stimato prima in 60 e poi in 80 e poi in 100 e salito in fatto a parecchie centinaia di milioni di lire , superi il miliardo ed , in lire più minute , i parecchi miliardi . Sarà pur sempre tenue spesa in confronto alla sicurezza nella proprietà , alla agevolezza nelle tassazioni , alla facilità nel credito , che il catasto assicura alla terra , specie dopo il trentennio di pacifico possesso da parte degli intestatari e dei loro aventi causa . È lamentevole che non si siano dettate le norme più urgenti per avviare a soluzione compiuta il problema degli effetti giuridici del catasto ; ma pur in tanta non necessaria imperfezione dell ' istituto , la spesa è pienamente giustificata dai risultati già ottenuti . Dal punto di vista del costo , il catasto finanziario è un sovrappiù , quasi si direbbe un prodotto secondario della grande impresa , ottenuto con costo minimo o nullo ; - - erroneo per quanto riflette l ' eccesso del tempo . Qual colpa ha il principio del catasto , se , dopo averlo iniziato con tanto fervore di entusiasmo , con sapiente direzione e con fondi adeguati , al primo insorgere di difficili condizioni nel bilancio italiano ( 1894 ) , invece di insistere nell ' impresa che doveva fruttare col tempo equa messe all ' erario , si diede subito ascolto alle querele dei lesinatori a cui volentieri fecero eco i proprietari timorosi della perequazione e i fondi si ridussero alla somma a mala pena sufficiente alla conservazione del catasto là dove , per l ' anticipazione della spesa da parte delle provincie , esso era stato attivato ? Qualunque sia il giudizio che dar si voglia della revisione ordinata con decreto 7 gennaio 1923 , n . 17 , essa dimostra con l ' evidenza dei fatti che , con mezzi sufficienti , il catasto avrebbe potuto essere compiuto , se non nei dieci , certamente nei venti anni di cui si discorreva all ' epoca del grande dibattito legislativo intorno ad esso ; - - inesistenti addirittura per quanto si riferisce alla sperequazione con cui il catasto verrebbe alla luce . La critica è strettamente connessa a quella precedente ; poiché se il catasto , la prima volta che viene impiantato con criteri uniformi in un grande paese , è attuato entro i vent ' anni dalla fine del periodo ( secondo la legge del 1886 questo sarebbe stato il dodicennio 1874­85 ) a cui si debbono riferire le stime dei prodotti e dei prezzi , esso ha adempiuto in modo perfettissimo alle esigenze per soddisfare le quali fu costruito . Le imposte terriere ( fondiaria ed agraria ) non debbono colpire i redditi effettivi , variabili di anno in anno ; ma un reddito medio calcolato su un lungo periodo di tempo ed ordinario , ossia conforme alle usanze localmente seguite dai coltivatori buoni padri di famiglia . Il reddito così accertato non può essere variato ad ogni tratto , poiché la fissità del reddito imponibile per un lungo periodo di tempo , trent ' anni secondo il nostro legislatore , fu anzi una delle più feconde verità « scoperte » nei due ultimi secoli nel campo finanziario . A che dunque si va cianciando di difetti a proposito di una circostanza che è il vanto maggiore del catasto ? di un principio , appetto al quale il Cattaneo chiamò addirittura « barbari » quelli che gli si opponevano di imposte proporzionate ai redditi effettivi correnti delle terre ? 96 . La lunghezza veramente scandalosa , ed imputabile ai denigratori ed ipocriti oppositori del catasto , del tempo occorso in Italia dal 1886 ad oggi a non conchiudere l ' impresa , non fornisce argomento valido ad abbandonarla : poiché conchiudere si può ancora , volendo , entro una ragionevole mora . Quando , nel 1930 , a ragion d ' esempio , il catasto del 1886 fosse stato attivato in tutta Italia , qual rimprovero di sperequazione gli si sarebbe potuto muovere ? Di essere sperequato in rapporto ai redditi effettivi del 1930 ? Ma ciò appunto voleva e doveva volere il metodo catastale ; ma ciò era il suo più chiaro pregio . Tutto ciò che si sarebbe nel 1930 potuto ragionevolmente ammettere , era di venire in parte meno alla solenne promessa di tenere gli estimi invariati per trent ' anni . La legge del 1886 non disponeva che l ' attivazione dovesse essere contemporanea in tutto lo stato ; e leggi successive disposero la attivazione provincia per provincia . Poiché l ' indugio troppo forte alla conclusione dei lavori derivò senza dubbio , oltrecché dall ' accidia dei governi , dalla sorda opposizione delle provincie timorose della perequazione , ragion vorrebbe che il termine dei trent ' anni si fosse fatto decorrere non dalla compiuta attivazione del catasto , ma dal momento in che le operazioni avrebbero , pur tenuto conto di ogni più largo motivo di ritardo , essere conchiuse : suppongasi dal 1910 . Ecco che la prima lustrazione sarebbe caduta nel 1940; e qui potrebbe compiersi in brevissimi anni , coll ' ausilio di un catasto geometrico perfettissimo , e sulla base di rilevazioni di cultura e di qualità sostanzialmente invariate nel maggior numero di casi , e facilmente aggiornabili nel rimanente . Di trenta in trent ' anni le lustrazioni per la stima si potrebbero susseguire , col minimo costo e col massimo vantaggio per la finanza . Poiché la quiete trentennale concessa prima ai coltivatori li avrebbe incoraggiati a migliorar le culture , a crescere i prodotti , a far diventare regola ordinaria quello che prima era l ' eccezionale ardimento dei coltivatori più diligenti ; a ripetere insomma , in campo più vasto e con i mezzi moderni più perfezionati , il solenne sperimento lombardo descritto dal Carli e dal Cattaneo . 97 . La revisione generale degli estimi fondiari ordinata dal decreto 7 gennaio 1923 , n . 17 , ha impedito che il programma sopra delineato possa attuarsi . Essa non si è limitata , come era ragionevole e giusta punizione per i ritardi artificiosi del passato , ad ordinare una stima provvisoria accelerata nelle provincie a catasto vecchio , allo scopo di facilitare l ' applicazione , anche in questa , dell ' imposta nuova sui redditi agrari . Fu ordinata invece una nuova revisione generale dei soli estimi fondiari , variando la base di riferimento dall ' epoca catastale 1874­75 a quella del I ° gennaio 1914 , che si seppe poi essere il decennio , se i prezzi in quel tempo furono oscillanti senza tendenza chiara , od il triennio anteriore a quella data , se i prezzi ebbero tendenza al rialzo od al ribasso . La revisione doversi compiere sia nelle provincie a catasto nuovo che in quelle a catasto vecchio ; e doversi condurre a termine in tutta Italia in meno di un anno . La revisione così anticipata ha necessariamente indole provvisoria . Può essere utile ad attivare un estimo , certamente erroneo rispetto al tempo presente , ma preferibile agli estimi sperequati tramandatici dai secoli scorsi , allo scopo della ripartizione delle vecchie e nuove gravezze sulla terra . Non dimentichiamo tuttavia mai quel che al parlamento subalpino nella tornata del 18 dicembre 1854 diceva Camillo di Cavour intorno ai catasti provvisori , che egli pure aveva in un primo momento vagheggiato per la tenuità della spesa e la rapidità dell ' esecuzione : « essere impossibile giungere a fare un catasto provvisorio con mezzi economici e colla speranza di risultati praticamente utili » ( Discorsi parlamentari , IX , 35 ) . Giova il catasto provvisorio per sostituire ad uno pessimo un men peggiore stato di cose ; non evita la necessità di un catasto stabile , condotto con le norme che l ' esperienza ha giudicate necessarie in siffatta impresa . 98 . La revisione è chiarita provvisoria altresì dal momento in cui è condotta e da quello a cui si riferisce . Condotta nel 1923 , in un anno di prezzi in lire carta non ancora stabilizzati , si riferisce al decennio anteriore al 1914 , che fu epoca di prezzi oro con tendenza all ' aumento . Sarebbe continuata la tendenza all ' aumento ? Alla domanda era allora impossibile dare una risposta sicura , nemmeno colla esperienza del poi , essendo così profondamente mutate , in seguito alla guerra , le condizioni monetarie dell ' Italia e del mondo , che riusciva arduo calcolare la parità della lira ­ carta corrente colla lira ­ oro quale correva prima della guerra ; e nulla essendo più malagevole del prevedere se vi sarebbe stato un ritorno e di quali paesi al tipo oro o quale altro tipo monetario finisse per essere adottato dai due paesi , gli Stati Uniti e la Gran Bretagna , dalle cui decisioni dipendeva l ' orientamento monetario degli altri paesi . Nemmeno negli Stati Uniti , dove pure i dollari ­ carta si mutavano alla pari col dollaro ­ oro , la unità monetaria attuale non era paragonabile a quella antebellica , ché trattavasi di oro regolato dal Consiglio per la riserva federale . I paragoni dei prezzi postbellici con quelli del decennio catastale 1904­13 , resi assai sottili dai rivolgimenti monetari , sarebbero dunque stati possibili soltanto dopo accurati studi ed elaborate discussioni . Eppure quei prezzi esercitarono una influenza profonda sui giudizi che le commissioni censuarie comunali e quelle provinciali diedero sugli estimi apparecchiati dagli uffici catastali . È assurdo supporre che uomini vissuti nell ' ambiente dei prezzi del 1923 , in mezzo all ' equilibrio tra costi , salari , profitti , rendite sorto sulla base della inflazione monetaria , si siano potuti d ' un tratto , senza le cautele molteplici ed i sussidi di studi e di controlli preordinati dalla legge del 1886 , spogliare della esperienza vissuta per rivivere in un ambiente tutto diverso e ricrearsi i prezzi , i salari , i costi , le rendite esistenti prima del 1914 . Lo sforzo mentale , necessario all ' uopo , è possibile forse per uomini adusati alla investigazione scientifica ; è inconcepibile nella grande maggioranza dei periti di campagna e dei rustici , i quali componevano le commissioni consultive . Gli estimi del 1923 debbono perciò essere sostituiti da estimi definitivi , redatti in momenti di moneta stabilizzata . Perciò urge più che mai che l ' operazione di revisione del 1923 non sospenda neppure un istante l ' opera della catastazione normale , condotta secondo la legge del 1886 . Essa potrà ora essere proseguita con maggiore celerità , essendo ormai svincolata dalla procedura della stima dei prodotti lordi e netti , la quale , fino alla nuova revisione generale ( ad ipotesi 1940 ) si terrà ferma alla revisione del 1923 . Basterà dunque proseguire nelle provincie a vecchi catasti le operazioni puramente geometriche di misura della superficie , insieme con quelle di qualificazione , classificazione e classamento , astrazion fatta dalla stima . Il catasto geometrico ­ particellare richiede infatti che sia configurata nettamente la « particella » , il che non si può fare senza constatarne il possesso , la qualità o cultura e la classe . Nelle more della nuova revisione generale , queste notizie saranno utilissime , perché alle singole particelle così qualificate e classate si applicheranno senz ' altro , le tariffe provvisorie del 1923 , le quali per ora necessariamente hanno dovuto cadere a caso su vecchie qualifiche e classi , malamente rivedute per denuncie e per controlli sommari . 99 . La revisione odierna fu estesa dalle provincie a vecchi catasti , per cui essa si imponeva , a scopo di grossolana rapida perequazione , anche alle provincie a catasto nuovo , per cui essa era superflua , disponendosi di estimi recenti , forse perché la ragion politica consigliava a non dare l ' impressione di una diversità di trattamento tra un gruppo di provincie ( prevalentemente settentrionali , a catasto nuovo ) ed un altro gruppo ( prevalentemente centrali e meridionali , a catasto vecchio ) . Se gli estimi provvisori , anche nel secondo gruppo , si fossero riferiti al medesimo periodo catastale fino a ieri usato , 1874­85 , l ' impressione non avrebbe avuto ragion d ' essere . Ma si sa che , nelle cose politiche , la forma ha , bene o male , spesso maggior peso della sostanza . Tuttavia , quel vantaggio politico , fu ottenuto a spese di un mancamento di fede alla solenne promessa dell ' art . 36 della legge del 1886 : « La revisione generale del catasto non potrà farsi prima che siano trascorsi trent ' anni dall ' epoca della sua attuazione » . Il legislatore del 1886 , dopo lunghe discussioni , non aveva creduto di andare sino al « sacro vigore di editto perpetuo » che Carlo Cattaneo celebrava nel censimento milanese del I ° gennaio 1760; ma aveva reputato che la durata trentennale degli estimi fosse la colonna più salda dell ' edificio catastale . Nella invariabilità degli estimi per un periodo abbastanza lungo di tempo sta l ' essenza del metodo ; sta la possibilità dei benefici economici e sociali che dal catasto rampollano . Dir ciò non vuol dire , si noti , che debba rimanere invariato il carico della terra . Invariata deve rimanere la proporzionale ripartizione del carico sul territorio agricolo . Se gli studi statistici sulle variazioni della produzione agricola dal 1874­85 ad oggi , se le constatazioni sul peso relativo della produzione agricola e di quella industriale e commerciale , se la convinzione di dover chiamare a contributo tutti i percettori di redditi ( i + s i ) e non soltanto i fittaiuoli , convincono il legislatore che la massa dei redditi terrieri imponibili è cresciuta da 1000 milioni di lire ­ oro 1874­85 a 6000 milioni di lire ­ carta 1923 , l ' ammontare dell ' imposta totale , al saggio voluto per gli altri redditi analoghi , ad es . , del 10 per cento , deve essere elevato da 100 milioni in lire ­ oro a 600 milioni in lire ­ carta . Qui imperano le necessità dell ' erario e l ' equità comparativa con i redditieri mobiliari , le quali sono indipendenti dalla invariabilità degli estimi . Questa richiede soltanto , ma richiede imperiosamente , che i 600 milioni odierni siano ripartiti sui singoli contribuenti terrieri , non come sono ripartiti gli odierni 6000 milioni di reddito in lire ­ carta 1923 , ma come erano ripartiti i 1000 milioni di lire ­ oro 1874­85 . La differenza non ha importanza per quella parte dell ' incremento di reddito che è apparente e deriva dalla svalutazione monetaria ; ne ha una grandissima per quella parte che è incremento « reale » e rispetto a cui i proprietari diligenti hanno diritto di continuare ad essere tassati per un trentennio sulla base del reddito antico , mentre i proprietari negligenti acconciamente pagano il fio di un ' imposta gravissima in confronto di un reddito non migliorato e forse peggiorato . Il progresso nelle industrie manufatturiere si compie nonostante che siffatta norma benefica della invariabilità delle stime sia inapplicabile ; ma la condizione infelice , e , direbbe Cattaneo , barbara , in che giacciono le industrie non è ragione bastevole affinché , senza vantaggio alcuno per l ' erario , si tragga l ' agricoltura dal luogo eminente in che l ' aveva posta la sapienza dei nostri padri giù nella barbarie degli estimi mobiliari . 100 . La revisione provvisoria degli estimi fondiari - - e fu forse questo il suo vizio più grave - - non fu collegata con l ' estimo dei redditi agrari assoggettati alla nuova imposta portata dal decreto 4 gennaio 1923 . Il collegamento era in verità difficile , sinché le due tassazioni avvengono in maniera cotanto disformi : quella fondiaria sulla base di categorie economiche e quella agraria per classi sociali ; la fondiaria con criteri di pura realità e l ' agraria con accenni , formali sostanzialmente , ma ingombranti , a detrazioni personali per debiti e per redditi minimi ; la fondiaria con accertamenti e riscossioni territoriali , l ' agraria con velleità , non osservate sempre , di accertamento e riscossione nel comune di residenza ; la fondiaria fondata sui periodi lunghi , l ' agraria necessariamente rivedibile di anno in anno , finché si ostini a tassare , variabilmente e solo per alcuni contribuenti presi di mira , i redditi del lavoro manuale ; la fondiaria la quale risale al decennio 1904­13 , l ' agraria la quale si fonda sul biennio 1921­22; la fondiaria distribuita su base catastale ; la agraria repartita coi metodi delle denuncie corretti a metà dalle tabelle ; la fondiaria per cui i ricorsi per la stima sono collettivi ed agiscono uniformemente ed automaticamente per l ' intiero comune , anzi , in sede di perequazione intercomunale ed interprovinciale , per tutta la provincia e per lo stato , l ' agraria , dove i ricorsi sono individuali ed ebbero effetto per i soli ricorrenti , con scandalo ed ira dei non ­ ricorrenti i quali pur si trovavano in condizioni perfettamente analoghe ; la fondiaria , per cui gli accertamenti hanno luogo , senza denuncie , ad opera di uffici tecnici , con decisioni di commissioni composte di uomini competenti in agricoltura ; l ' agraria per cui i contribuenti debbono far denuncie e queste sono controllate da funzionari scelti e da commissioni create per tutt ' altro compito . Tutte queste sconcordanze rendono pressoché assurdo l ' innesto dell ' una sull ' altra imposta , immancabili ed odiosissime le sovrapposizioni , necessaria la soluzione del conflitto con la vittoria dell ' uno o dell ' altro principio - - catasto o pseudo ­ denuncie - - che si contendono il campo . APPENDICE Nota bibliografica 101 . La presente monografia fu pubblicata per la prima volta da pagina 37 a 215 ( pp . 37­38 occhio di frontespizio , 39­44 introduzione , 45­203 testo , 204 errata corrige , 205­11 sommario analitico , 212­14 indice dei nomi , 215 indice ) del volume primo ( 1924­25 ) degli « Annali di economia » pubblicati dalla Università commerciale Luigi Bocconi . Ne furono fatti estratti , con qualche leggero spostamento dell ' indice e del sommario analitico dal fondo al principio , e con numerazione distinta ( pp . 13­5­173 per l ' edizione in carta comune e pp . 13­169 per l ' edizione in carta distinta ) . Gli estratti non furono messi in commercio . La presente può quindi considerarsi , secondo il costume bibliografico , come prima edizione propriamente detta . 102 . Alla stampa seguita negli « Annali di economia » era premessa la seguente introduzione : La pubblicazione del regio decreto 4 gennaio 1923 , n . 16 , che dichiara i « redditi agrari » soggetti all ' imposta di ricchezza mobile m ' indusse a promuovere , nell ' Istituto di economia della Università commerciale Luigi Bocconi , tra gli studenti iscritti al mio corso di scienza delle finanze durante l ' anno scolastico 1922­23 , alcune esercitazioni intorno ai problemi nascenti dalla nuova imposta . La letteratura scientifica , posteriore al decreto , da cui in quelle esercitazioni potevasi prendere le mosse , era compresa in due articoli del prof . Antonio De Viti De Marco ed in un comunicato ufficioso diramato dopo la pubblicazione del primo di quei due articoli . In questo , pubblicato sul « Giornale d ' Italia » del 31 dicembre 1922 , il De Viti scriveva : « L ' imposta è un debito che grava sul prodotto o reddito totale di ogni impresa . Questo debito tributario globale dell ' impresa ha potuto essere diviso in imposta sul proprietario , sul capitalista , sul lavoratore ecc . in quanto di fatto questi agenti della produzione sono diventati persone distinte . Questo è , correttamente , il principio informatore della nostra legislazione tributaria . Se il capo dell ' azienda ( imprenditore o proprietario ) dimostra che una o più parti del prodotto spettano , per esempio , al capitalista o al lavoratore , il fisco deduce queste quote dal reddito globale , in quanto può ritrovarle e colpirle nelle mani dei rispettivi aventi diritto . Ma quando questa divisione personale non esiste ancora , il fisco colpisce il tutto nelle mani di chi è ritenuto capo dell ' azienda , lasciando a lui di sbrigarsela con gli altri agenti della produzione , sia scontando l ' imposta sul prezzo che pagherà al capitalista e al lavoratore , sia esercitando verso costoro una azione di rivalsa » . Dalla premessa generale , il De Viti traeva correttamente la deduzione che tutta la questione stava nel sapere « se il legislatore italiano ha compreso il profitto agricolo nel reddito soggetto alla fondiaria o se lo ha escluso » . Ed egli , argomentando dalla legge catastale nostra del I ° marzo 1886 e dal suo regolamento d ' applicazione , concludeva : « Il nostro catasto prima fa la stima analitica del totale prodotto medio in natura ; poi ad esso attribuisce il prezzo medio e così si ha il reddito totale della terra o reddito lordo . Da questo totale si deducono quelle quote , che non fanno parte del reddito - - così detto dominicale - - che di fatto si attribuisce al proprietario . Le elucubrazioni intorno a quel che è o dovrebbe essere il puro reddito dominicale , non contano di fronte alla definizione positiva della legge e riguardano il sistema tributario dell ' avvenire . Ora le deduzioni tassativamente consentite dalla legge e dal regolamento si riferiscono alle spese di coltivazione e quindi di salari ; si riferiscono all ' interesse del capitale rappresentato dalle scorte vive e morte , alle spese di amministrazione , a quelle di manutenzione dei fabbricati rurali , ai contributi per opere idrauliche , di bonifica e via dicendo . Ma non una sola deduzione è consentita a titolo di ciò che è il profitto agricolo ! Dunque questo è compreso nel reddito dominicale colpito dalla fondiaria . In altre parole , il legislatore italiano considera il proprietario fondiario come il capo responsabile dell ' azienda agricola . Egli non è soltanto il proprietario della terra e dei capitali permanentemente investiti in essa , ma è anche il direttore e l ' imprenditore dell ' industria agricola . Il che risponde alla realtà . Dunque è una fantasia che il proprietario non paghi l ' imposta sui profitti agricoli » . Né , osservava il De Viti , nasce una sperequazione dalla circostanza che « il proprietario fondiario non paga imposta di ricchezza mobile sul reddito dell ' industria agricola quando egli stesso dirige l ' azienda ; mentre , se la cede in locazione , il fittuario paga la ricchezza mobile » perché , quest ' ultima « colpisce il profitto agricolo spettante all ' imprenditore , che sia persona distinta dal proprietario » . Questa disposizione in via di massima deve ritenersi corretta , perché essa non mira a colpire il profitto agricolo del proprietario , ma un profitto che si stacca da quello o si aggiunge ad esso , per l ' opera specifica di un nuovo più capace imprenditore , che crea un maggiore o nuovo reddito » . All ' articolo del De Viti rispondeva immediatamente ( vedi « Giornale d ' Italia » del 5 gennaio ) un comunicato governativo , che , per la identità dell ' argomentazione con le istruzioni 20 marzo 1923 , da lui firmate , si può fondatamente presumere dettato dal ministro per le finanze Alberto De Stefani . Si preferisce citare qui il comunicato , sia perché anteriore nel tempo , sia perché , per ragioni di immediata ritorsione , più efficacemente persegue il De Viti nella critica . Anche il De Stefani poneva una premessa : « La nostra legislazione parte dal presupposto della separazione , in due parti distinte , del reddito che si ricava dalla terra : il primo è quello che può attribuirsi alla naturale forza produttiva del suolo ed al capitale stabilmente investito nella terra ; il secondo è quello attribuibile all ' attività industriale che si esplica con l ' impiego del capitale circolante e col concorso dell ' opera dell ' uomo » . E , dopo aver ricordato le dichiarazioni contenute in proposito nella classica relazione Messedaglia , che qui si omettono perché ampiamente furono ricordate nel testo della presente memoria e secondo cui il primo reddito , detto fondiario , era il solo da colpirsi con l ' imposta fondiaria sui terreni , mentre il secondo è specificatamente di natura industriale , chiamasi reddito agrario e va soggetto all ' imposta di ricchezza mobile , anche il De Stefani continuava argomentando dalla legge vigente : « A questi concetti si inspirano la legge 1 marzo 1886 ed il relativo regolamento 26 gennaio 1905 in quanto dispongono che il reddito fondiario o dominicale si ottiene detraendo dal prodotto lordo le « spese e perdite eventuali » di produzione , tra le quali si comprendono gli interessi del capitale di esercizio e l ' opera dell ' uomo , così come meglio precisano le istruzioni 1° giugno 1907 dettate per la pratica applicazione della legge e del regolamento predetti . Si legge , infatti , nelle istruzioni medesime ( paragrafo 140 ) che « sotto la denominazione di spese di produzione si raggruppano tutte le spese , compreso l ' interesse del capitale scorte vive e morte che il proprietario deve sostenere mediamente ogni anno pei lavori e per le materie prime occorrenti alla coltivazione del fondo » . E più innanzi si rileva ( paragrafo 147 ) che le spese di amministrazione indicate agli articoli 14 della legge e 148 del regolamento « sono quelle relative alla custodia ed alla vigilanza dei fondi e dei prodotti , alla direzione delle culture e dei lavori , al reparto , ove occorra , dei prodotti fra proprietario e coltivatore ed alla esecuzione delle vendite » . Resta così chiaro , non soltanto secondo il pensiero espresso dal relatore on . Messedaglia , ma anche in base alla legge ed al regolamento e più ancora alle norme riguardanti la pratica applicazione che di quella legge e di quel regolamento vien fatta , che la ricerca del reddito dominicale soggetto all ' imposta fondiaria si deve compiere e si compie detraendo l ' interesse del capitale d ' esercizio e la retribuzione spettante all ' opera dell ' uomo . Il reddito costituito dal concorso di questi ultimi due elementi detratti : capitale d ' esercizio ed opera dell ' uomo , è ciò che l ' on . Messedaglia chiamava reddito agrario o reddito di ricchezza mobile , affatto distinto ed indipendente dall ' altro reddito di natura prettamente fondiaria : il reddito dominicale . Così , nel caso tipico dei terreni coltivati ad affitto , i due redditi predetti , si identificano nelle due quote di prodotto netto che proprietario e fittabile rispettivamente si attribuiscono . E questi due redditi , dominicale il primo , agrario il secondo , sopportano ciascuno l ' aggravio della relativa imposta , che per il primo reddito è quella fondiaria , per il secondo reddito è quella di ricchezza mobile . Ma quando accade che il fondo , anziché essere dato in affitto , viene coltivato dal proprietario , nelle cui mani i due redditi si concentrano , la vigente legislazione sull ' imposta di ricchezza mobile ( art . 9 ) non consente l ' applicazione delle due imposte : essa consente che il proprietario coltivatore continui a pagare l ' imposta fondiaria sul reddito dominicale , ma lo lascia esente dalla ricchezza mobile sul reddito agrario . Il provvedimento , quindi , è destinato a perequare la condizione dei diversi reddituari , in quanto dispone che il reddito agrario paghi sempre la imposta di ricchezza mobile , appartenga esso al fittabile , al proprietario o al mezzadro » . Al comunicato governativo rispondeva subito il De Viti ( « Giornale d ' Italia » del 7 gennaio 1923 ) , dichiarandosi dolente di dover rilevare che l ' articolista ufficioso confondesse « le spese di amministrazione col profitto dell ' imprenditore » e poi confondesse ancora « l ' interesse del capitale rappresentato dalle scorte vive e morte col profitto agricolo » . L ' autore del comunicato « è indotto nella confusione dalla letterale dizione del regolamento , che pone tra le spese di amministrazione anche quelle relative alla « direzione delle culture e dei lavori ! » . Donde egli inferisce che quella detrazione sia il profitto ! E non avverte che « la direzione delle culture e dei lavori » di cui parla il regolamento e che viene esercitata dall ' amministrazione , dai fattori , dai guardiani ecc . non è « la direzione dell ' impresa » che dà luogo al profitto . L ' amministratore , il fattore , il guardiano , l ' enologo e via dicendo , non sono imprenditori , ma sono stipendiati dal proprietario , che è il capo dell ' azienda , e operano per eseguire gli ordini di costui . Essi ricevono salari , che debbono essere dedotti dall ' estimo catastale , perché il fisco li ritrova nelle mani degli aventi diritto e li colpisce con l ' imposta di ricchezza mobile , se crede . Il mio amministratore , infatti , paga la ricchezza mobile . Tutti gli altri dipendenti dovrebbero o potrebbero pagarla . Ma , se io faccio a meno dell ' amministratore e del fattore e del guardiano ecc . , nulla debbo ( a differenza di come avviene nell ' imposta mobiliare ) ; perché la legge catastale , per la sua tecnica , deduce quote medie ; cioè quote che sono maggiori del vero rispetto ad alcuni ed inferiori al vero rispetto ad altri . Ma le differenze individuali , che non modificano la media , non interessano più il fisco » . Alla sola deduzione degli interessi del capitale scorte vive e morte , che appartengono al proprietario , il De Viti riconosce il carattere di concessione di favore . « Essa proviene dai vecchi catasti ed è stata conservata probabilmente come incoraggiamento ad aumentare il capitale di esercizio , per perfezionare i metodi di cultura . Se il nuovo legislatore vuole togliere questo trattamento di favore , nulla i proprietari potrebbero opporre . Ma l ' ammontare di questi interessi che , secondo le mie conoscenze di agricoltore , sono una quantità piccola e forse trascurabile - - non costituisce il profitto agricolo , alla cui caccia si è lanciata l ' amministrazione fiscale . Comunque , questa deduzione concessa dalla legge , potrebbe essere facilmente restituita al reddito catastale , là dove il nuovo catasto è da farsi . Non occorre per questo il congegno della nuova imposta sul profitto agricolo , che si aggiunge alla vecchia , complicando il sistema tributario e aumentando la burocrazia » . A questo punto ha termine il dibattito tra l ' insigne maestro della scienza finanziaria nell ' ateneo romano ed il valoroso economista chiamato , in momenti gravi , a governare la finanza italiana . Solo indirettamente dalle mentovate istruzioni 20 marzo 1923 ( p . 28 ) si può desumere che nel pensiero del ministro fosse infondata l ' accusa del De Viti di avere egli attribuito senz ' altro il carattere di profitto agricolo alle spese di direzione delle culture e dei lavori ed all ' interesse del capitale scorte vive e morte , perché se in queste due detrazioni per se stesse e distintamente considerate non può ritenersi consistere il profitto agricolo , « il reddito di carattere agrario » che è quello soggetto alla nuova imposta , risulta appunto « dal concorso » di due elementi costitutivi : « l ' interesse del capitale di esercizio e la retribuzione del lavoro » ( pp . 29 e 30 ) . Nelle istruzioni , a dimostrare la infondatezza della pretesa identificazione ministeriale , assunta dal De Viti , del profitto o reddito agrario con le spese di direzione e gli interessi del capitale scorte , è implicito il richiamo al concetto fondamentale della legge di imposta sui redditi di ricchezza mobile , per cui i redditi misti , tassati in categoria B , non provengono né dal capitale né dal lavoro , disgiuntamente considerati , ma dalla loro combinazione . E si afferma che , in sede catastale , fu appunto dal prodotto lordo detratto il frutto di tale combinazione allo scopo di ottenere il reddito dominicale . Dalla esposizione fatta sopra risulta che i problemi posti erano due : - - se sia conforme ai principii della scienza e della pratica legislativa distinguere il reddito dominicale dal reddito agrario e tassarli ambedue e separatamente l ' uno dall ' altro ; al quale quesito il ministro rispondeva di sì , mentre il De Viti consentiva solo che si procedesse a tassazione separata nel caso del fittuario , perché soltanto in tal caso esisteva il reddito nuovo e meritevole di separata imposta ; - - se di fatto la nostra imposta fondiaria , secondo le norme della legge I ° marzo 1886 , non tassi già anche il reddito agrario ; al che il ministro rispondeva negativamente , mentre il De Viti affermava potersi tutt ' al più ammettere che la predetta imposta lasci immune il solo interesse del capitale scorte vive e morte . Gli appunti , che alcuni studenti presero , delle osservazioni da me fatte sui due testi ora citati e sulle fonti loro segnalate ad illustrare il problema storico , furono oggetto di commenti da parte di egregi studiosi . Una successiva memoria da me dettata per fissare meglio alcuni concetti fondamentali fu comunicata altresì ad uomini periti in materie tributarie ed estimative . Ringrazio in particolar modo il prof . Arrigo Serpieri , ora sottosegretario di stato all ' agricoltura , il comm . L . Galata , direttore generale del catasto , il prof . P . D ' Aroma , direttore generale delle imposte al ministero delle finanze per le osservazioni critiche , scritte e verbali , da essi ricevute . Ho cercato di trarre , oltreché da queste conversazioni private , il maggior frutto possibile dalle memorande discussioni che nel parlamento italiano ebbero luogo , intorno alla materia qui esaminata , tra il 1863 e il ' 64 e il 1885 e l'86 , quando furono costruite , ad opera di uomini insigni , le due imposte sulla ricchezza mobile e sui fondi rustici . 103 . La memoria fu pubblicata sullo scorcio del 1924 nel testo che si riproduce nella presente edizione , con quelle varianti soltanto le quali valgano a correggere sviste ( inverosimile quella che mi fece nel testo e nell ' indice scambiare il nome del nipote e biografo Luigi con quello dell ' autore del catasto italiano Angelo Messedaglia ) , rendere più perspicuo il dettato e ad eliminare taluni pochi accenni a dibattiti o disposizioni che ebbero interesse effimero in quel momento . Una sola variante di rilievo fu recata al testo nei § § 18 e seguenti per attenuare l ' opinione manifestata nel 1924 che le spese di amministrazione dedotte dalla quota padronale secondo la legge del 1886 comprendessero unicamente le spese di conservazione del fondo e non anche quelle di direzione dei lavori . Accedendo in parte alla contraria opinione del Serpieri è sembrato all ' autore di dover ammettere che in quelle spese di amministrazione si comprendesse una quota di compenso per l ' opera di direzione dei lavori , opera dominicale però , rivolta ad assicurare che i lavori si compiano secondo le usanze locali in modo da conservare l ' integrità fisica ed economica del fondo . 104 . Chiudendo la memoria del 1924 scrivevo : « La presente scrittura sarebbe stesa invano , se essa non fosse riuscita a persuadere il lettore almeno di questa verità : che un unico metodo deve essere accolto per distribuire l ' imposta sui diversi redditi i quali derivano dalla terra ; che questo metodo deve essere logicamente congegnato in guisa da dare , col minimo costo , il massimo risultato per la finanza , contribuendo , nel tempo stesso , in virtù del suo proprio congegno , al più sicuro incremento della produzione agricola . Le soluzioni messe innanzi dal progetto Meda in poi e quelle attuate non furono se non approssimazioni successive verso la meta . Sarebbe un danno gravissimo se questa si reputasse toccata . Laddove invece non è ; ed il problema merita di essere ancora approfondito , allo scopo di eliminare gli errori commessi in passato e giungere ad una soluzione la quale , se forse non perfetta , sia logica e coerente in tutte le sue parti » . 105 . Al necessario approfondimento la mia memoria ha contribuito , se debbo credere a quanto ne scrissero insigni cultori di economia agricola , offrendo ad essi ed alle rappresentanze degli agricoltori lo spunto per ridiscutere il problema ed avviarlo a soluzione . Quasi subito dopo la comparsa della mia memoria , Arrigo Serpieri dedicava ad essa , col medesimo titolo La terra e l ' imposta , negli « Annali del R . Istituto superiore agrario e forestale » un ampio esame critico , nel quale tutto il problema veniva ripreso in esame in guisa indipendente . In quel saggio il Serpieri diceva che la mia monografia portava « un contributo notevolissimo alla determinazione di un migliore ordinamento dei tributi sulla terra e in particolare della nuova imposta sui redditi agrari » ed affermava che quand ' anche non tutte le conclusioni sembrassero accettabili , « chi d ' ora innanzi vorrà parlare non superficialmente di questi argomenti dovrà far capo a [ quello ] studio » . Quel che sovratutto importa , è ricordare che l ' idea fondamentale , della quale i germi si leggono qua e là sparsi nei testi e nei discorsi parlamentari ricordati sopra nella parte storica , ma fu , ritengo , la prima volta esposta in maniera sistematica e ragionata in questa memoria , - - che cioè le imposte fondiaria e mobiliare sui diversi redditi tratti dalla terra , esclusi soltanto da questi i redditi di lavoro , dovessero essere insieme coordinate e quasi fuse in una sola , sia pure diversificata , imposta regolata con le norme catastali , quell ' idea fece a poco a poco la sua strada . La faceva sua nel 1930 la Confederazione nazionale degli agricoltori , chiedendo che i due redditi dominicale ed agrario industriale fossero contemporaneamente valutati , estendendo il metodo del rilevamento catastale anche al reddito agricolo industriale . 106 . Ma era riservato al dottor Paolo Thaon di Revel , ministro alle finanze dal 1931 , il compito ed il merito di tradurre in norma legislativa quello che era divenuto il voto concorde degli studiosi e dei ceti agricoli . Il regio decreto legge 4 aprile 1939 , n . 589 , concernente la revisione generale degli estimi dei terreni attua una riforma degli ordinamenti tributari , la quale per la sua portata sta degnamente a fianco di quella che porta il nome di legge Messedaglia del 1886 . La nuova legge , che ben si potrà intitolare al Thaon di Revel , instaura nella nostra legislazione i principî della unificazione dei due tributi fondiario ed agrario , amendue valutabili e tassabili secondo la norma catastale della ordinarietà e della esclusione dall ' imposta medesima dei redditi del lavoro manuale , da chiunque prestato . È questa la sostanza delle conclusioni alle quali giungevo nel 1924 . Le istruzioni 25 luglio 1939 emanate dallo stesso ministro attuano oltre quei due , un altro principio , di cui si era fatto da tempo paladino il Medici , quello dell ' abbandono della stima particellare in favore della stima per azienda . Della portata di questo principio e delle conseguenze sue relative al momento della valutazione che divenne , invece di quello dello stacco dei frutti della terra , l ' altro della loro attitudine ad essere commerciati ( e su di ciò veggasi sopra al § 83 ) si discorrerà poi . Basti qui aggiungere che dalla riforma del decreto del 4 aprile 1939 trae motivo l ' aggiunta di una appendice alla memoria del 1924 . L ' appendice non è soltanto di consenso , ma pur di critica . Il che è dovere dello studioso , il quale non sa e non può in altra maniera manifestare il suo consenso , che è vivo , all ' opera sapiente compiuta col decreto del 1939 dal legislatore se non coll ' additare vizi , i quali ancora persistono o si sono , sotto l ' impero di circostanze effimere , nuovamente introdotti nell ' armonico edificio il quale si sta costruendo , e col segnalare le vie atte a porvi rimedio . Capitolo primo Sui vizi della imposizione agraria e della revisione degli estimi fondiari decretate nel 1923 107 . L ' opera compiuta nel 1923 per la revisione della rendita ai fini della tassazione fondiaria e per la costruzione dell ' imposta sui redditi agrari lasciò insoddisfatti nel tempo stesso uomini di governo e contribuenti . Talun mio corrispondente qualificò le tabelle pubblicate nel primo momento della applicazione della nuova imposta , oltrecché « pidocchi sulla pianta del catasto » , « lavoro senza capo né coda ... resultato di contrattazioni fra uffici della finanza ed organizzazioni di contribuenti , in cui giocarono considerazioni politiche , influenze personali ecc . » . Con parola più garbata il giudizio è in sostanza confermato dal ministro delle finanze Thaon di Revel : Quando nel 1923 l ' amministrazione finanziaria venne a trovarsi nella necessità di provvedere alla prima applicazione del tributo e di trattare con una massa di circa 2 milioni di contribuenti , per lo più ignari delle leggi fiscali e trattandosi di contadini e agricoltori , abitanti in centri lontani da quelli ove hanno sede gli uffici delle imposte , si ritenne opportuno , e ciò per la prima volta in regime fascista , di accettare la collaborazione delle organizzazioni rappresentanti gli agricoltori . Si adottò allora una procedura speciale e rapida che sostituì agli accertamenti ed alle decisioni contenziose individuali , accertamenti e decisioni collettive . Allo stesso fine di conseguire rapidità ed economia nei lavori di accertamento , che mettevano in moto simultaneamente una enorme massa di contribuenti , oltre che per assicurare uniformità di criteri nel lavoro degli uffici delle imposte , furono compilate dall ' amministrazione , in concorso con esperti di agricoltura , designati dalla Confederazione generale degli agricoltori , apposite tabelle per provincia , indicanti cifre di reddito per unità di misura , in relazione alla posizione dei terreni , alla loro qualità , alla loro coltura , al sistema della loro conduzione . Sicché il sistema posto in essere nel primo accertamento dell ' imposta sui redditi agrari , che avrebbe dovuto effettuarsi per denuncia individuale , non solo per la parte riguardante la consistenza del fondo , ma anche per il lato estimativo , venne a risolversi per forza di cose in una rudimentale catastazione , ché altro non rappresentano le suddette tabelle governative . I risultati parvero subito così poco soddisfacenti che , a detta del ministro , a decorrere dal 1° gennaio 1925 l ' applicazione dell ' imposta fu restituita al metodo ordinario della imposta di ricchezza mobile ; « con la sola facoltà alla finanza di ricorrere alla speciale procedura di accertamento collettivo quando e dove speciali esigenze tecniche lo imponessero » . Della quale facoltà non fu però mai fatto uso . 108 . Del modo tenuto nell ' estendere ai redditi agrari le norme di denuncia e di discussione individuale proprie dell ' imposta di ricchezza mobile , così giudicò Arrigo Serpieri : Con l ' imposta sul patrimonio e con quella sui redditi agrari , accertate per denuncia , gli agricoltori italiani , per la prima volta , hanno dovuto entrare in diretto ed aspro dibattito con i funzionari dell ' amministrazione finanziaria . Gli effetti sul loro animo , assai più che sulla loro borsa , ne sono stati veramente disastrosi . Chi ricordi che all ' aspro dibattito erano chiamati non solo agricoltori borghesi , ma anche moltitudini di semplici contadini ; chi sappia quanto i più di essi siano lontani dalle infinite arti ed astuzie che altri ceti sanno mettere in opera e sulle quali si è , da sua parte , plasmata la mentalità dei funzionari delle finanze ; chi consideri la effettiva difficoltà e complessità delle valutazioni di cui si tratta e la non minore incompetenza dei funzionari in fatto di stima di redditi agricoli , campo per essi quasi nuovo ; non può non comprendere il senso di malcontento , di astio , di ribellione gettato a piene mani nell ' anima rurale , non tanto dalla maggior pressione fiscale , quanto proprio dal modo di accertamento per denunce . Chi abbia una qualche pratica dei metodi tenuti nell ' accertamento dei redditi detti agrari sa che i contribuenti si dividono in gruppi , ai due estremi dei quali stanno : da un lato i contadini ingenui , ma , a proprio credere , saputi , i quali sono dal procuratore alle imposte incoraggiati ad ingrossare le cifre delle spese di mantenimento proprie e della famiglia : « che cosa volete mi avanzi di reddito quando il frumento e il granturco prodotti sul fondo non mi bastano e devo comprarne ancora , e tanto e tanto spendo per sale , olio e petrolio , per il poco companatico e per vestiti e scarpe ? Ahi ! quante scarpe , signor procuratore , mi consumano i ragazzi per andar a scuola » e alla fine si accorge con scorno ed ira di essere stato messo nel sacco dal procuratore , il quale quetamente gli spiega che il reddito agrario imponibile non è uguale al « risparmio » che l ' agricoltore può fare ogni anno , ma a questo più il totale della spesa « per la famiglia » che egli ebbe a sostenere . Bontà sua , il procuratore non indaga sui risparmi ; si contenta di prendere atto della confessione che la « spesa ­ reddito » non fu minore della somma dichiarata . All ' altro estremo sono i pochi agricoltori periti , i quali sanno di certe tabelle , compilate riservatamente comune per comune con la collaborazione degli uffici catastali , nelle quali sono , come nelle vecchie tabelle 1923 , indicati i redditi spettanti ad ogni qualifica di terreno a seminativo , semplice , alberato , asciutto , irriguo , a vigneto misto o specializzato , ad oliveto , a prato stabile , asciutto od irriguo , di prima o seconda o terza classe ; ed , agguerrito in merito , conduce artatamente la schermaglia del classamento delle particelle dei suoi fondi , così da ottenere il risultato a lui più favorevole possibile . Tra le due schiere estreme , sono i più che nel discutere posseggono abilità mediocre o che , diffidenti , preferiscono non farsi vedere o mandare l ' azzeccagarbugli e sprecano quattrini nel far redigere ricorsi inconcludenti . Sicché gli accertamenti sono divenuti la più bizzarra cosa che immaginar si possa ; bizzarria accresciuta dai continui spostamenti delle particelle catastali , per compre ­ vendite , eredità , donazioni , mutazioni di famiglie mezzadrili dall ' uno all ' altro fondo . Alle mutazioni tiene dietro per l ' imposta fondiaria il catasto , sebbene con alquanto ritardo , assai lamentato dagli interessati e dal ministro alle finanze , il quale cercò porvi riparo con una sua riforma degli uffici tecnici catastali ( Revel , p . 7 ) . Ma nessuno pone riparo , ai fini dell ' imposta sui redditi agrari , ai ritardi nella registrazione degli avvenuti trasferimenti di particelle dall ' uno all ' altro contribuente ; ché , trattandosi di tributo mobiliare , all ' inconveniente dovrebbe provvedere la denuncia individuale del contribuente ; la quale è lenta a venire , incerta nella specificazione della superficie e delle culture trasferite ( « seminavo dieci quintali ed ora ne semino nove od otto » è quanto di più preciso si può cavar di bocca ad un contadino ; ma non sempre costui è d ' accordo con chi ne seminava sette e dovrebbe seminarne ora otto o nove ) ; e quando è meglio redatta è opera dei soliti praticanti di conciliatura o pretura , ovvero , nel caso migliore , di geometri , che sul luogo , per risparmio di spese , non hanno potuto recarsi e giudicano a lume di naso . Sicché è ricominciato , per l ' imposta sui redditi agrari , l ' andirivieni privato delle bollette esattoriali tra contribuente vecchio e contribuente nuovo , che s ' usa per l ' imposta fondiaria per il tempo tra l ' avvenuta traslazione della proprietà e la registrazione delle volture sui libri catastali con effetto per i ruoli di imposta . La confusione delle lingue è già grande ; e potrà porvi riparo solo l ' abolizione , della quale si discorrerà più avanti , dell ' imposta medesima così come è oggi congegnata . Non fu tuttavia inopportuna l ' esperienza , ché essa valse a persuadere gli interessati , i funzionari finanziari e gli studiosi dei danni seguenti al voler applicare , anche là dove altri metodi si sono dimostrati opportuni , i cosidetti principî della giustizia tributaria , i quali insegnano ad accanirsi a forza alla scoperta del reddito effettivo , con tormento inutile dei contribuenti , con scarso provento per la finanza e con danno della economia del paese . 109 . Della revisione generale degli estimi delle rendite dei terreni ai fini della applicazione dell ' imposta fondiaria ordinata col regio decreto legge 7 gennaio 1923 , n . 17 , non può darsi giudizio benigno . Scrive l ' ing . Nino Famularo , egregio funzionario catastale : Per il tempo brevissimo concesso alla revisione degli estimi , i metodi variarono da regione a regione , in relazione alle condizioni dei catasti vigenti , ai sistemi di conduzione dei fondi , o per altre speciali circostanze ; allorché i catasti non erano per classi e tariffe si ricorse ai coefficienti di correzione . In linea di massima , si esaminarono numerosi contratti di affitto , per dedurne i valori tariffari , nell ' Italia meridionale , in qualche parte della Lombardia e del Veneto ; si adottò la stima in base alla mezzadria nell ' Italia centrale ; in qualche regione si usarono procedimenti sintetici , con l ' adozione di rapporti fra prodotto lordo e rendita imponibile , ottenuti in altre zone mediante accurati studi ; in molti casi si procedette , per via analitica , alla determinazione dei prodotti , spese di produzione , prezzi e deduzioni , dopo aver suddivisa la provincia in zone omogenee , limitando le indagini a territori assunti come tipo per inserirvi i rimanenti , e calcolando per ciascuna qualità il valore del merito massimo e minimo , intercalando poi a criterio peritale i valori delle classi intermedie . La diversità dei metodi usati nelle varie regioni italiane per giungere alla determinazione delle tariffe fu causa di sperequazione non certo piccola . Sul vizio proprio di taluni di questi metodi e particolarmente del criterio del canone di affitto vivacemente si espresse Arrigo Serpieri , nella riunione straordinaria del 5 luglio 1939 della Commissione censuaria centrale nella quale si inauguravano i lavori della nuova revisione elogiando l ' odierno ritorno all ' antico , ossia al metodo dell ' analisi dei redditi aziendali , un antico che ha per sé profonde ragioni , non abbastanza apprezzate allorché nel 1923 si vollero assumere i canoni di affitto come base , spesso prevalente , delle determinazioni delle tariffe di reddito fondiario . La verità ... è invece questa , che i canoni di affitto , con la specifica loro dinamica , con i fattori che li influenzano e rapidamente li modificano portano nella stima catastale una causa di profondo turbamento , in perfetto contrasto coi fini proprii di essa , che è volta a determinare imponibili relativamente stabili e sovratutto perequati . Il dato « canone di affitto » è invece instabile e tale da portare elementi di profonda sperequazione » ( in Revel , p . 70 ) . 110 . Oltre ai vizi della sperequazione e della fretta , nimicissima della giustizia , con cui fu nel 1923 compiuta la revisione , questa appare , agli occhi dei più , guasta altresì dal riferimento ad un ' epoca la quale non ha alcuna somiglianza con quella odierna . Secondo il ministro di Revel : Si tratta perciò di estimi che si riferiscono ad una situazione ormai onusta di un quarto di secolo , che ha richiesto o richiederebbe l ' esame , per gli estimi delle provincie in cui procedono le operazioni per il catasto nuovo , di un ' epoca lontana e sorpassata di venticinque anni , per lo più in contrasto con la realtà presente . Contrasto reso tanto più stridente dal fatto che , nel venticinquennio , l ' evoluzione dei metodi culturali è stata particolarmente rapida , mentre la guerra mondiale e la situazione che si è verificata in tutto il mondo in seguito ad essa , ha pure alterato profondamente la fisionomia della nostra economia nazionale . Infine diciassette anni di regime fascista , con la battaglia del grano , la bonifica , i miglioramenti fondiari , la politica di stabilizzazione nei prezzi dei prodotti agricoli , e , in epoca recente , la battaglia per l ' autarchia , hanno fatto assumere alla nostra economia , particolarmente a quella agraria , un orientamento finora sconosciuto e del tutto diverso da quello che era servito di base , con riferimento al 1° gennaio 1914 , alla revisione del 1923; questa revisione non era riuscita a spogliare le vecchie tariffe dalle influenze che le derivavano dalla precedente catastazione la quale era riferita , a sua volta , ad un ' epoca assai più lontana qual ' era quella del dodicennio catastale 1874­85 (ibid., p . 12 ) . Da uno specchio delle produzioni comparative nel 1913 e nel 1937 agevole è osservare un notabile progresso nelle colture cerealicole e particolarmente in quelle del frumento ( passato da 58,5 ad 80,6 milioni di quintali e da 12,3 a 15,6 quintali per ettaro ) , del risone ( da 5,4 a 7,4 milioni di quintali e da 37,1 a 51,2 per ettaro ) , del granoturco ( da 26,6 a 30,5 milioni quello primaverile e da 0,9 a 3,5 milioni quello estivo , e rispettivamente da 17,9 a 23,9 e da 10,3 a 18,5 per ettaro ) , delle patate ( passate da 17,9 a 32,1 milioni di quintali e da 61,3 a 76,1 per ettaro ) , delle fave ( da 4,5 a 7,3 milioni e da 7,7 a 11,1 per ettaro ) , degli ortaggi di grande coltura e dei legumi freschi in genere ( e basti citare i cavoli e cavolfiori , i quali nel 1913 giungevano in tutto a 2,6 milioni di quintali , laddove nel 1937 a questa cifra giungono da soli i cavolfiori ed i cavoli sono balzati a 4,4 milioni ; ed i pomodori da 6,3 a 10,6 milioni di quintali ) , le frutta , l ' olivo ( l ' olio da 1,7 a 3 milioni di ettolitri ) , il tabacco , che inesistente o quasi nel 1913 dà oggi 429 235 quintali di foglia ed i foraggi , passati da 202,6 a 263,6 milioni di quintali , mentre la produzione accessoria di foraggi cresceva da 35,5 a 60,8 milioni di quintali . Nel tempo stesso la produzione del vino calava però da 52,2 a 34,0 milioni di ettolitri , gli agrumi dagli 8,8 milioni di quintali forniti tutti insieme nel 1913 , scendevano nel 1937 ad appena 3 milioni di aranci , 0,5 i mandarini e 2,8 i limoni , la barbabietola da zucchero poco progrediva da 27,3 a soli 33,1 milioni di quintali , la canapa stentava a portarsi da 900 000 a 1 106 040 quintali ed i bozzoli rimanevano stazionari sui 32 milioni di chilogrammi . Poiché le stime fiscali non hanno per iscopo di accertare quantità assolute , bensì relazioni proporzionali fra di esse , accade che gli spostamenti avvenuti tra il 1913 ad oggi hanno determinato gravi sperequazioni : Il fatto del regresso della coltura gelsicola e viticola , ad esempio , sposta completamente la base degli estimi dei cosidetti seminativi arborati od a coltura promiscua , in genere considerati nelle operazioni di catasto quali suscettibili di redditi notevolmente maggiori che non i seminativi semplici , mentre in effetti le differenze dei rispettivi redditi si sono oggi attenuate in modo sensibile ed in alcuni casi annullate o talora invertite , così da provocare da parte dei proprietari l ' abbattimento delle arborature (ibid., p . 12 ) . L ' ing . Michele Tucci , direttore generale del catasto , lapidariamente riassume il giudizio dei competenti affermando che « la revisione del 1923 , alla quale fu assegnato un brevissimo tempo , non ha raggiunto i suoi fini » (ibid., p . 73 ) . Capitolo secondo La scelta fra ordinarietà e normalità nel decreto del 1939 III . Il decreto legge 4 aprile 1939 , n . 589 , convertito , con alcune modificazioni , nella legge 29 giugno 1939 , n . 976 , ordinava perciò « la revisione generale degli estimi dei terreni , mediante aggiornamento delle tariffe e dei valori ­ base dei vigenti catasti » . Quali i criteri informatori della revisione , dedotti dal testo della legge , dalle « istruzioni di servizio » pubblicate dal ministro il 25 luglio del 1939 e dalle illustrazioni fornite nelle relazioni e negli studi ministeriali e nelle discussioni delle commissioni legislative ? Rimane fermo il principio della « ordinarietà » ché all ' art . 2 la legge odierna , conformandosi alle tradizioni nostre dichiara doversi la quantità annua media ordinaria dei prodotti e dei mezzi di produzione « determinare » sulla base dei metodi di coltivazione che siano giudicati ordinari all ' atto della revisione , per il comune preso in considerazione e sulla base di un periodo di anni sufficiente per tenere conto delle vicende ordinarie della produzione , esclusi i minimi ed i massimi attribuibili a cause straordinarie . Nulla è variato rispetto al contenuto del principio della ordinarietà per quanto tocca il divieto di tener conto della « coltivazione eccezionalmente accurata , frutto di straordinaria diligenza , attività e copia di mezzi del coltivatore » né della « coltivazione straordinariamente trascurata o cattiva » . In verità , pur rendendo ossequio al principio della ordinarietà , potevasi , osserva il Revel , definirlo in due maniere assai diverse , dette della ordinarietà in senso stretto e della normalità . Quest ' ultimo sancirebbe per l ' agricoltore il dovere morale di applicare fra i metodi di coltivazione quei sistemi che , allo stato della tecnica agraria attuale , sono da considerarsi normali e quindi sufficientemente progrediti . Il che non corrisponde sempre ai metodi ordinariamente applicati , come osservò il Messedaglia , « secondo gli usi e le pratiche del luogo » , né corrisponde al citato art . 113 del regolamento il quale considera « i metodi di coltura che sono comunemente in uso nel territorio » . Troppo spesso e in troppe regioni ancora i terreni , con i metodi di coltura ordinariamente praticati , sono assai meno produttivi e redditizi di quanto potrebbero , se ad essi fossero applicati semplicemente sistemi di coltivazione considerati oggi normali . Il criterio della normalità avrebbe perciò un contenuto etico assai maggiore che quello della ordinarietà , poiché verrebbe a dare una sanzione più grave a quell ' agricoltore che meno si adeguasse ai tempi moderni . Esso però , oltre ad essere di non facile applicazione , richiederebbe in tutta Italia una conoscenza assai più diffusa di quei metodi di coltivazione , che per molte provincie , sono oramai considerati del tutto normali , ed in pari tempo ordinariamente in uso . Per le provincie in cui non vi fosse corrispondenza fra i metodi di coltivazione ordinaria e quelli ritenuti normali per la generalità del regno , tale metodo determinerebbe una pressione fiscale eccessivamente gravosa . Si è perciò mantenuto il criterio dell ' ordinarietà a cui può riconoscersi del resto un sufficiente contenuto dinamico , poiché , come risulta dall ' esperienza passata , attraverso una certa fissità della imposizione , ottenuta a mezzo del catasto , si è riusciti ugualmente a conseguire lo scopo di premiare l ' agricoltore che ha elevato i suoi metodi di coltivazione al di sopra di quelli ordinariamente praticati , e di far pressione su chi invece si è tenuto al disotto di quest ' ultimo livello ( Revel , pp . 16­17 ) . La controversia fra « ordinario » e « normale » sembra avere una parentela logica non lontana con quella fra la stima per attualità dei redditi effettivamente esistenti o per suscettività dei redditi di cui il fondo può essere ritenuto capace . Se quest ' ultima stima è corrente nei contratti liberi di compra ­ vendita , essendo logico che il venditore debba insistere ed il compratore fermarsi , pur tenendo conto delle spese e del tempo occorrenti a ciò , colla mente ai prodotti dei quali il fondo è suscettibile ; essa è pericolosissima per il suo arbitrio illimitato nelle stime pubbliche e ne deve essere fatto uso assai prudente e parco . L ' adozione del criterio della « normalità » sarebbe stato inoltre contrastante con quello della ordinarietà la quale esclude che l ' agricoltore si uniformi a quelli che la scienza agronomica moderna può reputare metodi « normali » . Che cosa è invero la « scienza » , applicata ad una esperienza così ricca e varia come è quella agricola ? Dei tanti cattedratici e dei tanti canoni da essi professati quale dovrà essere preferito ? La scienza diventa « classica » ossia universalmente accettata e formulata in maniera non equivoca , quando essa non è più dei tempi nostri ed è superata da nuove teorie , controverse e contrastanti nella loro precisa formulazione , sebbene concordi nella ammirazione verso i classici dalle quali esse derivano per filiazione di ragionato assenso o dissenso . È probabile che la pratica « ordinaria » dell ' oggi sia conforme all ' insegnamento della scienza « classica » che è necessariamente dell ' ieri ; sicché , coincidendo in questo senso il « normale » e « l ' ordinario » bene si è fatto a tenersi stretti alla tradizionale formula dell ' ordinarietà , la quale si riferisce non ad un ordinario ideologico , ad un giudizio astratto di quel che normalmente dovrebbe essere , ma all ' ordinario di fatto , a quella pratica che in quel luogo e tempo è universalmente osservata . Capitolo terzo L ' abbandono dell ' epoca censuaria unica 112 . Non altrettanto univoca fu la conclusione di un ' altra ripetuta controversia : quella intorno alla unicità od attualità del momento delle stime . Che la stima debba essere riferita ad un unico istante è manifesto dall ' esigenza della perequazione , alla quale essa deve soddisfare . Come potrebbe essere distribuita correttamente l ' imposta , se l ' un fondo fosse stimato secondo il reddito che esso forniva al 1° gennaio 1900 e l ' altro o gli altri secondo il reddito del 1910 , o del 1920 o 1930 o 1940 ? L ' equità proporzionale sarebbe osservata solo formalmente , quando tutti e quattro i redditi risultassero di 100 lire ; perché ben potrebbe darsi che i primi tre redditi , ove fossero stimati nel 1940 , sarebbero accertati in lire 60 , 80 o 120 . L ' unità del tempo di stima è condizione necessaria per ottenere perequazione dinnanzi alla imposta ; e se a quella esigenza è giuocoforza fare qualche lieve strappo per l ' impossibilità di assolvere nell ' attimo di tempo tutte le operazioni di stima , uopo è che lo strappo sia ridotto al minimo . Perciò la legge fondamentale del I ° marzo 1886 , n . 3682 , comandava bensì che i terreni fossero rilevati nello stato di coltura o destinazione nel quale si fossero trovati all ' atto del rilevamento ; ma subito aggiungeva che non si dovesse tuttavia aver riguardo a quei miglioramenti che il possessore dimostrasse di aver compiuto posteriormente al 1° gennaio 1886 , né a deterioramenti intenzionali a frode del catasto o dipendenti da circostanze affatto accidentali e transitorie . Ed il regolamento per la esecuzione della legge , approvato col regio decreto 2 agosto 1887 , n . 4871 , precisava che i miglioramenti dai quali bisognava fare astrazione , erano quelli suscettivi di far variare i terreni di qualità o anche di classe . Al proprietario erano consentite agevolezze per dimostrare , per mezzo di certificati di tre uomini probi convalidati dalla giunta municipale , l ' esistenza dei miglioramenti o l ' intenzione di compierli durante le more delle operazioni catastali . Né al criterio dell ' unicità contraddiceva l ' art . 101 del medesimo regolamento nel quale si ingiungeva di tener conto nella determinazione dei prodotti di quei vantaggi che fossero stati procacciati al fondo , anche artificialmente e coll ' impiego di mezzi eccezionali , ogni qualvolta questi vantaggi fossero stabili e permanenti ; ché l ' articolo si riferiva chiaramente agli effetti delle migliorie le quali si fossero già immedesimate nel terreno al 1° gennaio 1886; e , se fossero state introdotte posteriormente , al contribuente era offerto il mezzo di denunciarle ed ottenere se ne facesse astrazione . 113 . Recò invece offesa grave all ' applicazione razionale del principio della epoca unica nelle stime il disposto dell ' art . 1 del regio decreto 16 dicembre 1922 , n . 1717 ( divenuto art . 14 del T . U . 8 ottobre 1931 , n . 1572 ) il quale ordinò di iscrivere in catasto i terreni nello stato delle colture o di destinazione nel quale si troveranno « all ' atto del classamento » , ossia nei momenti successivi , dilungatisi nel tempo forse per decenni , nei quali per ognuno di essi si procederà al classamento . E , poiché si sarebbe potuto ritenere rimanesse in vigore , se non fosse stata espressamente abrogata , la norma relativa alla esenzione del reddito delle migliorie introdotte posteriormente al 1° gennaio 1886 , questa fu modificata dichiarando espressamente che i miglioramenti dovessero avere effetto in catasto « soltanto dopo cinque anni dall ' epoca in cui il possessore dimostrerà di averli introdotti , senza pregiudizio delle maggiori esenzioni accordate da leggi speciali » . L ' offesa non fu recata al « principio » dell ' epoca censuaria fissa , come parve al Ciarrocca , il quale ha il merito di avere per il primo rilevato la mutazione grave avvenuta nei nostri ordinamenti catastali ; ché il Messedaglia , dopo aver discusso i pregi ed i difetti comparativi dei due metodi dell ' attualità e dell ' epoca censuaria fissa , aveva già concluso , - - e così aveva pur concluso la legge del 1886 - - « ad una specie di contemperamento dell ' uno e dell ' altro a tutto vantaggio dei possessori . Si parte per massima dall ' attualità , che è il solo metodo pratico ( si accerta lo stato dei fondi quale al momento del rilevamento si trova e non occorre di più ) e come del resto vediamo farsi anche nel censo lombardo ­ veneto , e si riserva poi ai possessori di dimostrare che lo stato dei loro fondi fosse diverso all ' epoca censuaria prescritta » ... e l ' epoca di riferimento si intese dovesse essere fissa « in vista principalmente di non difficultare i miglioramenti durante la esecuzione del catasto » . Ma l ' applicazione del principio fu poi profondamente mutata . Il sistema della legge del 1886 era chiaro : - - i terreni dovevano uniformemente essere stimati nello stato di coltura e destinazione nel quale si trovavano al 1° gennaio 1886; - - si presumeva che lo stato nel quale essi si trovavano all ' atto del rilevamento fosse anche quello del I ° gennaio 1886; - - a meno che i proprietari dimostrassero di avere introdotto migliorie posteriormente al 1° gennaio 1886; e di queste non doveva tenersi conto ; - - od a meno che la finanza dimostrasse che i terreni erano stati intenzionalmente deteriorati dai possessori dopo la stessa data per recar danno fraudolento al catasto ; - - od a meno che i terreni risultassero deteriorati per circostanze « affatto accidentali e transitorie » . Col passar degli anni , anzi dei decenni , riusciva invero ognor più difficile ai possessori ed alla finanza risalire allo stato delle colture e destinazioni all ' inizio del 1886; ma il vizio il quale faceva degenerare il principio dell ' epoca fissa in quello della attualità era vizio di fatto , simigliante a quello rimproverato dal Messedaglia al catasto francese « per effetto principalmente della lunga durata del catasto » ( Relazione cit . , p . 222 ) ; al quale si sarebbe potuto e si potrebbe porre riparo con una revisione generale riferita ad un unico momento . Il sistema della legge del 1922 è tutto diverso , poiché espressamente comanda : - - che le stime si riferiscano allo stato dei terreni al momento del classamento , ossia a momenti successivi nel tempo e distanziati variamente a seconda della varia durata delle operazioni catastali ; - - che , se anche al difetto potesse porsi riparo ad occasione di una revisione generale , non limitata alle tariffe , ma estesa al classamento , la perequazione per un istante raggiunta , sarebbe ad ogni momento guasta , non appena scaduto per ogni fondo o particella il quinquennio dalla introduzione della miglioria . La direzione generale del catasto , a detta del Ciarrocca , giustificava la novità col dire che se restassero ferme le disposizioni di legge , mentre per un tempo indeterminato , ma valutabile a decenni , continuerebbero a pagare tenue imposta i terreni migliorati dopo il I ° gennaio 1886 ... , nessuna riduzione d ' estimo verrebbe invece concessa ai terreni dei quali venisse a diminuire la potenza produttiva per causa di forza maggiore ( loc . cit . , p . 4 ) . La spiegazione non giustifica l ' abbandono di uno dei principî fondamentali della stima catastale , che è quello di serbare invariate le basi della ripartizione del tributo per « lungo » periodo di tempo , sicché i possessori godano dei frutti delle migliorie introdotte e patiscano i danni dei deterioramenti consentiti o procacciati dalla propria trascuranza . Scrollato questo caposaldo , vien meno uno dei pregi maggiori del sistema catastale e la tassazione fondiaria si avvicina troppo a quella mobiliare . Quali siano i deterioramenti dovuti a forza maggiore , dei quali si mostrò tanto preoccupato il legislatore del 1922 , non si intende agevolmente ; ché non può trattarsi di mere mutazioni di prezzi e di convenienze colturali o di correnti commerciali interne od estere , dietro le quali è assurdo debba affannarsi a correre lo stimatore catastale , tanto esse sono fuggevoli e capricciose ; e se sono permanenti , sono anche lente a manifestarsi e se ne terrà conto automaticamente alla prima revisione generale . Né può trattarsi di mutazioni dovute ad alluvioni od avulsioni o nuove servitù militari o vincoli di interesse pubblico , ad esempio forestali ; ché se ne tien già conto nella legge catastale ( T . U . art . 43 ai n.ri I , 2 , 3 , 6 , 7 in aumento e I , 2 , 4 , 5 , in diminuzione ) . 114 . A che giova che nell ' art . 44 del testo unico si sia mantenuto , quasi fosse idolo adorato nel sacello più nascosto del tempio catastale , il principio che la revisione generale non possa farsi prima che siano trascorsi trent ' anni dall ' epoca della sua attivazione , quando all ' art . 43 tra le cause che possono dar luogo a variazioni nell ' estimo catastale vi è in aumento « la revisione del classamento dei terreni migliorati di qualità di coltura o di classe » ed in diminuzione la stessa revisione per « i terreni per i quali alla qualità di coltura allibrata in catasto risulti sostituita una qualità di coltura di minor reddito imponibile » e quando l ' amministrazione del catasto ha ( art . 45 T . U . ) la facoltà in ogni momento di « accertare se la qualità di coltura attribuita in catasto ai singoli terreni corrisponda all ' attuale e di correggere le scritture catastali per ottenere tale corrispondenze » ? È evidente che l ' unico limite alle continue revisioni catastali è l ' obbligo di esentare i miglioramenti durante il quinquennio dal momento in che il possessore dimostrerà di averli introdotti . In pratica pochi possessori usano di fatto le diligenze necessarie a denunciare i miglioramenti che si vogliono introdurre o si sono introdotti ; e solo la difficoltà tecnica e il costo finanziario degli accertamenti consigliano la finanza a far trascorrere cinque anni da una revisione all ' altra ( art . 211 della « Istruzione per la conservazione del nuovo catasto » ed . del 1936 ) . Poco monta che le revisioni siano dette « verificazioni » e che queste si distinguano in « periodiche » compiute di regola a turno ad ogni quinquennio nei comuni di ogni circoscrizione per le variazioni denunciate dai possessori o dall ' autorità comunale entro il 31 dicembre dell ' anno precedente ovvero accertate direttamente dai tecnici catastali all ' atto dei sopraluoghi ; ed in « straordinarie » chieste dagli interessati , i quali ne sopportino le spese . La sola , invero rilevantissima , salvaguardia dei possessori contro le revisioni troppo frequenti è di fatto : i periti catastali , i quali durante le operazioni di campagna non dovrebbero « omettere di rilevare le variazioni in aumento o in diminuzione anche non denunciate , delle quali vengono a conoscenza » in verità sono troppo preoccupati dal lavoro di controllo delle denuncie presentate , naturalmente tutte soltanto intese a chiedere variazioni in meno , e da quello , spesso gravoso , d ' ufficio per la revisione dei frazionamenti di proprietà , per il rilievo dei terreni di nuova formazione ( alluvioni , terreni prima occupati da strade , canali , fortificazioni , cimiteri , ecc . ) , o dei terreni perenti o che hanno perduto la potenza produttiva , o furono occupati da strade , canali , fortificazioni , cimiteri , arginature , giardini o parchi di proprietà di provincie e comuni aperti al pubblico , o furono inutilizzati dalla destinazione a suolo stradale ferroviario o tranviario , o da servitù militari o vincoli forestali , per l ' accertamento dei passaggi dal catasto urbano a quello rustico e viceversa , delle nuove costruzioni rurali ed adiacenze e delle demolizioni relative e per la revisione delle domande ineseguibili di voltura , che ben poco tempo rimane disponibile per le passeggiate che essi dovrebbero fare , mappe e registri alla mano , per controllare in campagna le variazioni non denunciate di coltura o quelle , ancor più ardue ad appurare senza accurato sopraluogo , di classe . La salvaguardia infrangibile che la terra aveva prima contro la persecuzione immediata del maggior reddito derivante dai miglioramenti nell ' art . 36 della legge fondamentale : - - « la revisione generale del catasto non potrà farsi prima che siano trascorsi trent ' anni dalla sua attuazione » - - oggi riposa melanconicamente sulla impossibilità di fatto nella quale si trova l ' amministrazione , per scarsezza del personale , ad attendere al dover suo delle revisioni o verificazioni periodiche . I15 . La situazione creata dall ' abbandono del principio dell ' epoca censuaria fissa è dannosa medesimamente al progresso dell ' economia agraria ed alla finanza . Quel progresso è ostacolato dalla preoccupazione in che vivono i possessori di veder colpiti subito i redditi delle migliorie e di vederli colpiti a caso , a seconda che l ' occhio linceo del perito catastale li abbia durante le quinquennali peripatetiche visite scorti oppure no , od a seconda che egli abbia destato oppure no l ' invidia del vicino negligente e questi abbia inviato all ' ufficio catastale caritatevole denuncia della miglioria altrui . La finanza a sua volta è costretta a tener conto delle denuncie che le vengono inviate e sono sempre soltanto quelle di diminuzione di reddito per peggioramento di qualità o declassamento ; e poiché queste sono per lo più veridiche , ne segue un lento degradar degli estimi imponibili . L ' amministrazione , da altre ragioni pur mossa , reagisce con le revisioni generali , di cui due furono decretate , nel 1922 e nel 1939; le quali di fatto tendono a ricuperare i maggiori redditi dovuti alle migliorie , passando sopra alle promesse esenzioni . Il Ciarrocca ha ( nello studio citato , pp . 6­8 ) mostrato come per i terreni dell ' agro romano la revisione operata nel 1923 sia passata sopra alla esenzione speciale ventennale promessa a quei terreni di bonifica . Nel 1911 , secondo i dati del catasto agrario , la superficie produttiva dell ' agro era distribuita così : 29,2% seminativi , 60,3% prati e pascoli permanenti ed incolti produttivi , 1,4% colture specializzate di piante legnose , 9,1% boschi e castagneti . La distribuzione agli effetti catastali avrebbe dovuto durare invariata essendo nel 1923 ben lungi dallo scadere la esenzione ventennale concessa da leggi speciali a quei terreni bonificati . Invece la distribuzione risultante dal nuovo classamento fu : seminativi 61,04% , orti 1,43% , prati 3,49% , colture legnose specializzate 1,36% , boschi 9,87% , prati ed incolti produttivi 22,81%; manifesto essendo perciò che la imposta fu distribuita in proporzione ai redditi nuovi migliorati e non a quelli antichi innanzi alla miglioria . Se ciò accadde per l ' agro romano , al quale la legge speciale riconosceva il diritto all ' esenzione delle migliorie senza uopo di istanza dei possessori , altrettanto e peggio necessariamente accadde per la comune dei terreni , le cui migliorie godono di esenzione temporanea solo quando i possessori diligentemente abbiano provveduto a precise formali denuncie , alle quali la psicologia rustica repugna . 116 . Il regio decr . legge 4 aprile 1939 , n . 589 , il quale nel titolo avrebbe dovuto soltanto intendere ad una revisione generale degli estimi , in verità pare abbia aggravato la instabilità degli estimi medesimi , aggiungendo alle cause « individuali » di variazioni « continue » nell ' estimo catastale sancite dall ' art . 43 del T . U . del 6 ottobre 1931 , delle quali si disse sopra , un ' altra occasione di variazioni che , per distinguerla , si potrebbe dire « comunale » . L ' art . 18 del decreto attribuisce invero all ' amministrazione del catasto la facoltà di rivedere , d ' ufficio o su richiesta delle commissioni censuarie comunali , in qualunque tempo la qualificazione la classificazione e il classamento in determinati comuni , quando la revisione si renda opportuna per soppravvenute variazioni di carattere permanente nello stato delle colture , e di proporre , per gli stessi comuni , nuovi elementi censuari , in sostituzione di quelli in vigore . È vero che « una nuova revisione non può effettuarsi se non sono trascorsi almeno cinque anni da quella precedente » ; ma poiché il quinquennio è il minimo tempo tecnico occorrente per effettuare a turno la revisione in ogni circoscrizione catastale , così noi possiamo concludere che oggi il principio dell ' epoca censuaria fissa è distrutto dalla possibilità di rivedere , senza limite di intervallo , il classamento dei terreni singolarmente migliorati di qualità di coltura o di classe o peggiorati di qualità ; e da quella di rivedere ad ogni quinquennio comune per comune la qualificazione , la classificazione ed il classamento di tutta la superficie agricola e forestale quando si ritengano sopravvenute variazioni di carattere permanente nello stato delle colture . Vista alla luce di codeste norme , la revisione generale ordinata col regio decr . legge del 4 aprile 1939 appare limitata ad uno solo dei fattori dai quali deriva l ' ammontare dell ' imposta fondiaria ; poiché , rinnovati gli estimi e recati al livello adeguato alla situazione degli anni 1937­40 , sarà sempre in facoltà dell ' amministrazione di spostare le singole particelle da una qualità ad un ' altra , da seminativo semplice a vigneto od oliveto o viceversa , e da una classe ad un ' altra , dalla prima alla terza , o dalla quarta alla seconda , sia comune per comune . Col qual metodo si annulla il beneficio che il legislatore del 1886 aveva voluto assicurare alla terra ed allo stato , ossia la stabilità per lungo periodo di tempo non dell ' ammontare dell ' imposta pagata , ma delle proporzioni « rispettive » in cui l ' imposta è pagata dalle singole particelle , e quindi dai fondi e dalle più ampie zone e regioni agrarie italiane . 117 . Le norme del decreto del 1939 nel precisare l ' epoca censuaria appaiono a primo tratto razionalmente formulate ; sebbene si discostino da quelle prima accolte . La legge fondamentale del 1886 aveva ordinato che i prodotti fossero valutati su la media dei tre anni di minimo prezzo compresi nel dodicennio 1874­85 , tenuto conto del disaggio medio della carta e collo stesso criterio si tenesse conto delle spese inerenti alla produzione del reddito dominicale . Il criterio era dettato dall ' impressione che i prezzi del dodicennio fossero alti in relazione alla tendenza al ribasso la quale cominciava a manifestarsi verso la fine del periodo scelto . Nella revisione del 1923 si assunse a base la media dei prezzi annui del decennio 1904­13 se i prezzi oscillarono in quel tempo senza decisa tendenza ; ovvero sulla media degli ultimi tre anni se i prezzi manifestarono una tendenza al rialzo od al ribasso . Nella revisione ordinata col decreto del 1939 si stabilì ( art . 2 ) che la quantità dei prodotti e dei mezzi di produzione ( spese ) fossero valutate in base alla media dei prezzi correnti nel periodo compreso fra il I ° gennaio 1937 e la fine delle operazioni di revisione . Poiché poteva rimproverarsi alla norma di riuscire sperequata tra le diverse regioni agrarie , se la fine delle operazioni d ' estimo fosse variata , come necessariamente varierà , da regione a regione , le « istruzioni » dichiararono ( § 17 ) che un termine ad quem unico debba essere a suo tempo fissato dalla direzione generale del catasto . 118 . Parve alla sottocommissione senatoria incaricata dell ' esame del decreto che l ' epoca censuaria non fosse veramente unica , ma quasi priva di un punto di riferimento preciso , per la sconcordanza dei tempi da osservare da un lato per la determinazione dei prodotti e dei mezzi di produzione e dall ' altro per quella dei prezzi . I prodotti invero debbono essere assunti « sulla base di un periodo di anni sufficiente per tener conto delle vicende ordinarie della produzione , esclusi i minimi ed i massimi attribuibili a cause straordinarie » laddove i prezzi sono quelli « correnti nel periodo compreso fra il I ° gennaio 1937 e la fine , suppongasi , 1940 , delle operazioni di revisione » . Il senatore Francesco Rota osservò che poiché tutti i catasti hanno sempre compreso in un unico periodo quantità e prezzi , la legge è innovatrice . La mobilità e la disassociazione dei periodi , con esclusione dei minimi e dei massimi , può dar luogo ad arbitrî . Il ministro alla critica rispose non essere necessario che i due periodi coincidano , né che siano della stessa lunghezza , perché si tratta di ricercare elementi diversi ed indipendenti fra loro . Quando si vuole stabilire l ' entità della produzione si ha riguardo alla intensificazione delle colture e al loro andamento , tenendo conto anche dei cicli meteorici . Quando invece si vuole stabilire il prezzo , ci si può riferire a un diverso periodo , che può essere influenzato da tutt ' altri fattori . Per la quantità si deve avere chiaramente presente il progresso agrario di quest ' ultimo secolo , anzi di quest ' ultimo ventennio . L ' andamento dei prezzi è invece dominato da altri fattori , quali sono stati , per esempio , l ' allineamento della lira e la stabilità delle quotazioni che il regime vuole assicurare per mezzo degli ammassi e della disciplina dei mercati , che sempre più si va estendendo . Uno dei mercati più difficili da regolare era , per esempio , quello del bestiame ; eppure lo scopo si sta raggiungendo con la costituzione dello speciale ente per l ' importazione del bestiame dall ' estero , il quale disciplina l ' immissione della quantità di carni nei mercati . Non si deve dimenticare che , per le necessità della nostra difesa , si vive in regime di economia chiusa ( Revel , p . 64 ) . Ed il senatore Arrigo Serpieri rincalzò osservando che se in passato i due periodi si facevano coincidere , si trattava di tempi in cui le condizioni del mercato erano diverse , perché le variazioni produttive rappresentavano il maggior coefficiente per la determinazione dei prezzi . Oggi la situazione economica è del tutto cambiata ; le cause che fanno variare i prezzi sono completamente diverse e quasi non hanno nulla a che vedere con il volume della produzione . Si deve cercare di adottare quotazioni che presumibilmente dureranno anche nell ' avvenire , in quell ' avvenire prossimo in cui le nuove tariffe saranno applicate . Data la stabilizzazione dei prezzi , si deve far riferimento ad un periodo il meno lontano possibile per avere un maggiore accostamento ai prezzi effettivi (ibid., p . 66 ) . Le argomentazioni del ministro e del Serpieri apparvero alla commissione senatoria persuasive , sì da consigliarla a respingere due emendamenti del senatore Francesco Rota intesi a rendere identici i periodi indicati per la determinazione rispettivamente delle quantità e dei prezzi . Una lieve deviazione dal criterio della unicità si avvertiva già nella legge del 1886 , poiché per i prezzi era assunta la media dei tre anni di minimo prezzo compresi nel dodicennio 1874­85 , laddove per la quantità si assumeva la media dell ' intero dodicennio , e questo poteva anzi diventare « quel periodo più lungo di tempo che per alcune speciali colture fosse necessario a comprendere le ordinarie vicende delle medesime » . Ma la deviazione aveva una propria logica , poiché , volgendo dal 1874 al 1885 i prezzi al ribasso , la Camera dei deputati aveva reputato che i tre anni di minimo prezzo , diversi per ogni prodotto , rispecchiassero meglio che la media generale di tutti gli anni , anche esclusi i massimi ed i minimi , la « tendenza » dei prezzi in quello stesso periodo 1874­85 , quella tendenza che di fatto si accentuò negli anni successivi . Del resto la constatazione di una eventuale lievissima incongruenza antica non scema la illogicità della norma nuova . Non si comprende invero come le novità moderne degli ammassi , della disciplina dei mercati , dell ' esistenza dei mercati chiusi , delle variazioni monetarie e delle aspirazioni alla stabilità dei prezzi , ammesso che siano novità e siano durature , del che si discuterà in seguito ( cfr . § § 158 sg . ) possano annullare la interdipendenza necessaria delle quantità prodotte , dei costi e dei prezzi . Il problema vero sta nella scelta di un periodo sufficientemente lungo di tempo , durante il quale si possano effettuare le necessarie compensazioni per le variazioni dovute alle vicende atmosferiche e stagionali . Ma scelto il periodo , la correlazione fra quantità prodotte , costi e prezzi esiste oggi come nel 1923 o nel 1886 . I produttori , nel decidere le superfici da seminare a frumento od a granoturco od a segala o da piantare a vigneto od oliveto tengono conto dei prezzi , sia di mercato libero o regolato o monopolizzato , sia d ' impero e variano la distribuzione delle colture e la intensificazione dei lavori a seconda della convenienza comparativa ragionata sulla base dei prezzi probabili . Se la disciplina del mercato del bestiame , a cagion d ' esempio , consiglia di allevare buoi da lavoro , i cui prezzi si aggirino sulle 1000 lire al quintale piuttosto che buoi o vitelli grassi da macello che le commissioni d ' ammasso stimino dalle 500 alle 1000 lire , cresce la quantità dei primi e scema quella dei secondi , medesimamente come in altri tempi di mercato tutto libero . La sola disparità logicamente ammissibile nel tempo di stima adatto da un lato alle quantità ( prodotte od erogate ) e dall ' altro ai prezzi potrebbe essere quella di un lieve sfasamento in ritardo delle quantità rispetto ai prezzi . Scelto ad ipotesi , il decennio 1929­38 per i prezzi , si potrebbe accogliere il decennio 1931­40 per le quantità . La psicologia rustica , simile in ciò a quella industriale e commerciale , sebbene , a quel che osservo , in misura più accentuata , dà gran peso , quasi sempre eccessivo , al passato . Crescono dal 1914 al 1942 i prezzi del frumento da 25 a 200 lire al quintale ? e la coltura del frumento si estende a danno di quella dei prati a vicenda , se nel frattempo i mercati o raduni scontentarono i contadini , o di quella delle vigne , se la filossera distrusse le vigne vecchie e i prezzi del vino sono trattenuti a limiti non remuneratori . Il rustico non pensa che , appunto perché rinvilì prima , quel prodotto rincarirà poi ; né applica l ' adagio , che è di pochi , di andar contro corrente , ma al pari delle pecore di Panurgio , corre dove tutti vanno ed opera come a tutti consiglia la più recente esperienza passata . Capitolo quarto La stima per unità d ' impresa 119 . Elencando le novità introdotte nella legislazione catastale dal decreto legge del 4 aprile 1939 l ' istruzione del 25 luglio 1939 aggiunge che quelle novità comandarono : 1 ) di procedere nella esecuzione delle stime per unità d ' impresa ( azienda ) agraria anziché per unità di superficie ( particella catastale ) e quindi ancora , 2 ) di assumere i prodotti agricoli nello stato di trasformazione in cui vengono commerciati dall ' impresa e 3 ) di assumere la produzione lorda vendibile anziché quella totale . Ad abbandonare il metodo della stima per unità di superficie o particella catastale il legislatore fu consigliato da gravi ragioni . La particella catastale è , giusta l ' art . 2 del T . U . dell'8 ottobre 1931 quella porzione continua di terreno ( o di fabbricato ) che sia situata nel medesimo comune , appartenga allo stesso possessore , sia della medesima qualità ( di coltura ) o di classe ( di bontà o produttività ) od abbia la stessa destinazione ( od uso , anche non di coltura ) . Date le cinque condizioni ( continuità , unicità del comune , del possessore , della qualità e della classe ) , alle quali deve soddisfare una qualunque superficie di terreno per diventare « particella » catastale ossia unità di misura e di stima , questa deve definirsi creazione artificiale della mente umana e non fatto storico o concreto economico . Sebbene creata dall ' artificio la particella catastale è tuttavia comoda ai fini della misura , essendo più agevole misurare separatamente una superficie la quale possegga quei requisiti di quella che ne sia priva , e necessaria ai fini della ripartizione dell ' imposta nel tempo tra i successivi diversi possessori di parti aliquote di essa . Se la stima fosse fatta per podere ; poiché il podere è composto di appezzamenti o particelle di differenti qualità e classi , ad ogni mutazione di consistenza del podere - - e questi mutano continuamente or crescendo or diminuendo per acquisti , vendite e divisioni ereditarie - - farebbe d ' uopo procedere a nuova stima del podere o dei poderi nati dall ' antico o cresciuti o diminuiti a vantaggio od a spese di questo , per assegnare ad ognuno dei poderi interessati la propria stima . Lavoro improbo , di Sisifo , al quale nessuna amministrazione catastale potrebbe reggere . Laddove , se la stima sia particellare , poiché in ogni suo punto la particella è supposta produttiva di identico reddito , la particella può frazionarsi le più e più volte , aggregarsi in tutto od in parte a poderi diversi da quello originario e la stima del suo reddito non varia . Gli uffici catastali prendono atto della divisione avvenuta secondo i tipi di frazionamento presentati dagli interessati ; e nelle medesime proporzioni dividono l ' imposta , sino ad una revisione delle stime , con la quale la qualità o la classe delle nuove particelle sia opportunamente variata . Catasto e particella catastale sono perciò come due fratelli siamesi , inseparabili l ' uno dall ' altra . 120 . Istituto necessario , la particella rimane pur sempre artificio creato dalla mente umana ; e ha suoi difetti che bene erano stati veduti dagli autori della legge fondamentale del 1886 . Il Messedaglia così paragonava il metodo della stima particellare - - detto anche per classi e tariffe - - con quello della stima diretta del reddito dei poderi o fondi assunti nella loro integrità fisica ed economica : Il metodo della stima particellare « costituisce un procedimento astratto , nel quale viene scissa la naturale integrità dei poderi , e le particelle si trovano accozzate e messe insieme in ragione di qualità e bontà , come altrettanti individui indipendenti , senza altro nesso o rapporto tra loro ; il valore a cui si mira o che può conseguirsi , ragionato com ' è per termini medii , non rappresenta più il valore , la rendita effettiva di ciascun fondo , ma una specie di valore o rendita astratta essa pure , che anche considerata in complesso si discosta sempre più o meno dalla realtà ; vale a dire che la rendita censuaria non corrisponde o può comunque non corrispondere alla reale , sia singolarmente fondo per fondo , sia anche nella rispettiva totalità ; la brevità stessa dell ' operazione , relativamente parlando , va poi elisa dalla necessità di ripetute revisioni e conguagli per eliminare gli errori sistematici e gli screzi inevitabili del procedimento , e ottenere da ultimo la richiesta uniformità dei risultati . Il che sottrae altresì grandemente alla presunta semplicità del sistema . Tuttociò è notorio anche ai fautori di esso ; e si ha torto di farne talvolta un appunto assoluto , e come se altro non fosse da considerarsi . Ed anzitutto , il ragionare per termini medi è una necessità pratica universale , tutte le volte che si ha a fare con elementi troppo numerosi e molteplici , per poterli comodamente trattare uno per uno ; non vi è oramai alcun ordine di fatti economici ed altri , dove non siasi più o meno costretti di aver ricorso ad un tale espediente ; dappertutto si argomenta per valori e termini medii , unitari , adeguati ; basta solo che i gruppi ai quali si riferiscono , sieno abbastanza omogenei , e gli estremi abbastanza raccostati , perché le divergenze coi valori individuali abbiano a contenersi in limiti di una tollerabile approssimazione . Tolleranze , approssimazioni più o meno ristrette ; non si può mai pensare ad altro nelle applicazioni pratiche di qualsiasi natura , e financo nel campo di quelle discipline sperimentali e di osservazione che pur si annoverano , relativamente parlando , fra le esatte . È la condizione universale , la legge indeclinabile , in tutto il dominio della esperienza , e spesso in quello della scienza teorica essa medesima . La rendita censuaria , è vero , può non corrispondere anche in complesso alla reale , ma nemmeno ciò è assolutamente necessario , e basta che essa si trovi , se non in un rapporto esattamente definito colla medesima ( ché tanto varrebbe quanto averla coincidente con essa ) , in un rapporto che possa ritenersi abbastanza uniforme , né punto più discrepante , o non in modo notevole , rispetto a quello che potrebbe praticamente attendersi operando per altra via . Si rischiano bensì errori sistematici , i quali si estendono ad intere categorie ; ma di riscontro coll ' altro metodo si moltiplicano gli errori individuali ; e non vi è nel fatto guarentigia alcuna che non possano commettersi anche in esso errori sistematici , per intere classi o territori ; stante la diversità degli operatori , la difficoltà di mantenere ed applicare la necessaria uniformità dei criteri , tanto più , come avvertivasi , col finire che si fa più o meno a procedere per caratteristiche generiche , e suppergiù come farebbesi in un estimo per classi e tariffe . Ad ogni modo , e tutto considerato , il metodo per classi e tariffe presenta dei vantaggi , che valgono , come dicevasi , più che a compensarne i possibili inconvenienti . I . Esso è impersonale ed obbiettivo , perciò stesso imparziale . Si guarda direttamente alle cose nella loro generalità ; si evitano in maggior grado i contatti colle persone interessate , gli attriti , le seduzioni altresì e le corruzioni possibili , o quanto meno le deferenze e le arrendevolezze non giustificate o men che legittime . Ne scapita la sorveglianza immediata degli interessati stessi ; ma questa pure può essere in buona parte supplita dall ' intervento e dalla cooperazione delle rappresentanze locali . Lo stato , nella formazione generale dell ' estimo , può rimanere in una sfera elevata , all ' infuori del contatto immediato coi singoli interessati . 2 . Più ancora , il processo è il solo che consenta o lasci sussistere dei termini di confronto da classe a classe e da luogo a luogo ; il solo pertanto che ammetta la possibilità di verifiche o correzioni metodiche , e quindi pure di una perequazione più o meno completa dell ' estimo . È metodo perequativo per eccellenza . Si possono paragonare dei valori dipendenti da caratteristiche generiche ben definite ; si possono inoltre fissare per ciascun gruppo dei termini precisi e sempre riconoscibili e valutabili di riferimento , come i cosidetti fondi ­ tipo o modello per ciascuna qualità e classe ; non si può fare altrettanto per valori individuali , tanti di numero quanti sono gli elementi singoli a cui si riferiscono , e dove ogni elemento , ogni ente individuo , conta interamente ed esclusivamente da sé . Che anzi il processo medesimo riposa del tutto , e fino dai primi suoi passi , sulla necessità di codesto paragone continuo ; e la relativa perequazione si compie bensì all ' ultimo , ma comincia per la natura stessa del metodo fin dal principio . Non si può comporre altrimenti una tariffa , se non paragonando e conguagliando di continuo il valore delle singole poste da cui risulta ; più oltre , ad operazione terminata , non si fa che riprendere lo stesso procedimento , in base ai reclami degli interessati . Nella stima diretta invece , o bisogna rinunziare da ultimo ad ogni tentativo di conguaglio , sopra il supposto puramente speculativo , non pratico , che non siavene alcun bisogno ; o volendo pure riuscirvi , converrebbe rifare da capo l ' intero procedimento . Ci troviamo , cioè , nuovamente condotti alla considerazione degli errori temibili in un estimo , e alla possibilità della loro correzione . Operando per classi e per tariffe s ' incontrano errori sistematici , che si ha tuttavia , e fino ad un certo punto , la possibilità di accertare e correggere ; possibilità che non esiste del tutto , o non certo in egual grado , col metodo di stima diretta , che pur moltiplica gli errori individuali , e non sottrae del tutto , come dianzi avvertivasi , nemmeno ai sistematici da classe a classe o da territorio a territorio ( Messedaglia , pp . 170­72 ) . 121 . La campagna contro il metodo di stima particellare o meglio a favore di un contemperamento di esso , così comodo e necessario , con quello della stima per podere fu iniziata da Giuseppe Medici in un saggio del 1933 . A quelle già addotte dal Messedaglia egli aggiunse nuove critiche : Se si pone mente al fatto che gran parte del nostro paese organizza l ' azienda in unità colturali formate da terreni di diverse qualità di coltura e classe di produttività , si comprende come queste particelle siano economicamente congiunte tra di loro e formino una unità economica , ben definita nei suoi rapporti di produzione e di distribuzione . E se sono moltissime le aziende collinari e montane formate da due , quattro , dieci ettari di terreno naturalmente frazionati e dispersi , in sei , dieci , venti particelle , bisogna pur ricordare che anche in questi casi i singoli appezzamenti adempiono ad una loro precisa funzione nell ' economia aziendale , non facilmente surrogabile , come dimostrano gli elevatissimi prezzi pagati per poche are di bosco , o di vigna , o di prato , o di seminativo , dall ' imprenditore che ne è privo . Così è d ' uopo concludere che anche in questo caso la particella catastale , che sembra identificarsi economicamente con particelle di prato , di bosco , ecc . rimane ancora un ' astrazione , perché i fatti economici non si possono meccanicamente separare conservandoli nella loro purità : essi sono congiunti , cioè complementari , e quindi se vengono separati si modificano profondamente , cosicché non valgono né i criteri di proporzionalità , né più complesse relazioni analitiche per ricostituire l ' intero . Di fronte a queste critiche si potrà chiedere : perché non si può eliminare la particella ? Perché ritagliare una particella e porla a base del catasto come unità fondamentale , quando si ha già l ' azienda , che è una entità economica ben definita , precisamente individuata , anche fisicamente ? Perché , infine , voler dimenticare nella stima l ' esistenza dell ' azienda per inseguire l ' astrazione ( che talora diviene anche arbitrio ) della particella ? ( Medici , pp . 361­62 e ristampa pp . 6­7 ) . Alla radice del vizio della stima particellare sta un errore di principio : La stima censuaria insegna a giungere alla tariffa ( reddito fondiario imponibile per unità di superficie ) attraverso un bilancio , nel quale la particella tipo viene considerata come un ' azienda , dove si organizza la produzione . Naturalmente i valori , cui si giunge dopo aver redatto codesti bilanci , sono fuor dalla realtà , perché non esistono aziende agrarie formate da una particella di seminativo asciutto di terza classe o di prato marcitoio di prima . Quindi , se si sommano i redditi imponibili attribuiti alle particelle formanti una data unità di coltura , si otterrà un reddito fondiario imponibile che , in generale , sarà diverso dal reddito fondiario imponibile calcolato , con lo stesso sistema , per tutta l ' unità di coltura . E ciò , non avverrà soltanto perché il reddito delle aziende è individuale , mentre quello delle particelle ha carattere medio , ma specialmente perché i bilanci condotti per giungere alla tariffa fanno astrazione dall ' azienda (ibid., p . 363 e ristampa , pp . 8­9 ) . Riconosciuto l ' errore e riconosciuta nel tempo stesso la necessità di conservare la particella come unità di misura sia nella rilevazione topografica come ai fini della ripartizione dell ' imposta , il Medici proponeva : - - di sostituire nella stima alla particella tipo la azienda tipo ; - - di scegliere le aziende tipo « previo accurato studio delle condizioni economico ­ agrarie del territorio » , nel numero determinato dal « grado di approssimazione che si intende raggiungere e cioè nei limiti di tolleranza fissati » ; - - di formare il bilancio dell ' azienda tipo allo scopo di determinare il relativo reddito fondiario imponibile ; - - ripartendo poscia cotal reddito fra le singole particelle , sicché la tariffa delle particelle tipo sia il risultato di un calcolo condotto sull ' azienda o podere tipico . Il Medici non ignorava le imperfezioni del metodo proposto . In sostanza , adottando il metodo esposto , la determinazione delle tariffe viene ad essere in dipendenza di due scelte : - - scelta delle aziende tipo ; - - scelta del criterio di ripartizione del reddito fondiario imponibile . La prima scelta può essere compiuta in modo definitivo e razionale quando sia stabilito il grado di tolleranza , cioè l ' approssimazione alla quale si vuole giungere . È bene subito notare che la scelta di aziende tipo è molto più complessa e difficile di quanto comunemente si ritenga , perché siccome l ' azienda tipica - - in senso rigorosamente statistico - - non esiste , bisogna scegliere aziende che abbiano una costituzione che sia intermedia ai limiti fissati della tolleranza , e siano anche tali da comprendere tutte le qualità di coltura e classe di produttività del circolo censuario . La seconda scelta non può avere nessuna soluzione razionale , perché di fatto , le particelle non hanno un reddito loro proprio e quindi la ripartizione rimane un fatto arbitrario . O meglio , vi sarebbe una soluzione razionale qualora si potesse misurare la parte che ciascuna particella ha avuto nel determinare il reddito fondiario imponibile dell ' azienda . È per questo che se la ripartizione rimane arbitraria è certo però che l ' arbitrio può essere contenuto , poiché vi sono indici di ripartizione più o meno idonei ad attuarla . Ad esempio , se si prende a considerazione un ' azienda formata da quattro particelle del tipo seguente : prato irriguo , seminativo , vigneto , gerbido , la ripartizione compiuta in base alla superficie è evidentemente grossolana perché trascura l ' attitudine produttiva della particella ; da cui se ne deduce che vi sono degli indici economici ( produzione lorda , ecc . ) che sono più perfetti , anche se determinati dallo stesso sistema di prezzi che concorre a formare l ' unità da ripartire . Gli indici cui si può ricorrere nella ripartizione vertono essenzialmente sui seguenti : I ) produzione lorda vendibile che si può determinare , con buona approssimazione , per ciascuna particella , senza però evitare alcune trascurabili astrazioni . Per le colture di cereali , leguminose , ecc . compiute nel seminativo e le colture specializzate di piante legnose , gli orti stabili , ecc . , la valutazione è semplice e rapida , perché basta moltiplicare per il prezzo le quantità prodotte ; più difficile riesce per le colture foraggere , dove bisognerà stabilire il prezzo di trasformazione dell ' unità foraggera ; 2 ) prodotto netto ( o reddito globale ) la cui determinazione per particelle incontra difficoltà notevoli , dovendosi stabilire qual ' è la somma di spese assorbite nella reintegrazione dei capitali , per ogni particella ; 3 ) coefficiente d ' investimento , riflette l ' entità degli investimenti fondiari esistenti per unità di superficie coltivata ; esso trova sostegno in un ragionamento estimativo , assai fine , secondo il quale l ' investimento fondiario , essendo un impiego capitalistico , viene fatto tenendo presente l ' entità del saggio di interesse percepito ; da ciò si deduce che se un ettaro della particella A ha avuto x investimenti fondiari in più di un ettaro della particella B , vuol dire che la particella A permetterà di conseguire un reddito fondiario proporzionalmente maggiore . Ma il ragionamento è specioso sia per la grande varietà della psicologia degli imprenditori agrari , che talvolta agiscono nel modo più imprevisto e contrario ad ogni deduzione dottrinale , sia perché alcuni investimenti fondiari , tra cui spiccano le strade poderali e i fabbricati rurali , non possono riferirsi alle particelle , ma a tutto il podere . D ' altro lato bisognerebbe risolvere un altro problema , irto di difficoltà , quello della determinazione del coefficiente di investimento . Si segnala , infine , il più rozzo dei sistemi : la ripartizione del reddito in proporzione alla superficie delle singole particelle . Scartati gli ultimi due sistemi indicati , rimangono i criteri della produzione lorda vendibile e del reddito globale , i quali possono entrambi trovare applicazioni ; certo è che il secondo è meno imperfetto del primo , qualora per la sua determinazione non presupponga il ricorso a nuove astrazioni . È appunto per questo motivo che la scelta dell ' uno e dell ' altro indice deve essere stabilita caso per caso . Ma sia detto un ' altra volta che il problema della ripartizione del reddito imponibile fondiario , dal punto di vista razionale , rimane insolubile ; esso è del tutto analogo a quello dei costi congiunti . Soltanto nel caso limite in cui una particella non abbia reddito , perché sterile , si vede come certi criteri - - quello della superficie - - siano errati e come altri siano meno errati , perché nei casi limite non divengono assurdi ; si noti , meno errati , ma non razionalmente esatti (ibid., pp . 364­66 e ristampa , pp . 10­13 ) . 122 . Vivacemente si oppose alla proposta di sostituire la stima poderale a quella particellare l ' ing . Alfredo Grandi , antico direttore del catasto : se tutta l ' Italia fosse suddivisa in poderi o comunque in unità agricole , ben definite , la stima particellare avrebbe potuto essere abbandonata . Ma non in tutta Italia la proprietà rurale ha la struttura agricola quale si riscontra nella valle del Po , nella pianura veneta ed emiliana , nella Toscana , ed in poche altre regioni . A catasto compiuto , le particelle censite risulteranno in numero di circa 45 milioni e di queste soltanto un terzo , forse , appartengono ad unità agricole con fisionomia spiccata . Gli altri 300 milioni circa di particelle , proprie dell ' alta collina , della montagna , insomma delle regioni a proprietà frazionata , o addirittura polverizzata , oppure di zone in particolari condizioni per popolazione o per produzione specializzate , la Liguria , la Campania , la Conca d ' Oro , sono quasi sempre cellule di organismi a forma indistinta , che continuamente si scompongono e si ricompongono e che possono vivere e vivono anche mediante i raggruppamenti i più imprevisti . Come si sarebbe potuto procedere alla stima censuaria , sistematica , di un sì gran numero di possessi fondiari io non vedo davvero . Cosicché anche per questo problema la legge adottò la soluzione pratica migliore , la stima particellare . Tanto più che dove l ' unità agricola ha fisionomia ben definita , essa vien presa in esame nel suo complesso per la stima censuaria e le tariffe per qualità e classi non rappresentano in ultima analisi se non un giudizioso riparto particellare . Così appunto come il diligente coltivatore fa sì il computo a fin d ' anno di quanto in sostanza gli ha reso il podere , ma ricerca e vuol conoscere quanto ciò sia dovuto al campo , quanto al prato , quanto al frutteto , quanto alla vigna . Già nella memoria su La stima dei beni fondiari pubblicata dal 1914 al 1917 il Serpieri , constatando l ' esistenza in Italia di due tipi ben distinti di poderi od aziende agricole , notava che in talune regioni agrarie italiane , per es . in certe parti del grande altipiano prealpino e anche in non poche regioni dell ' Italia meridionale , è possibile rilevare i prezzi di fatto di appezzamenti distinti di terreno : Sono territori nei quali - - in conseguenza sopratutto del tipo di colonizzazione , con costruzioni rurali concentrate in villaggi - - la proprietà fondiaria si presenta , se non fisicamente , almeno economicamente , molto frammentata . L ' azienda agricola , spesso condotta da affittuari , coloni , ecc . , non dal proprietario stesso , si compone con appezzamenti assunti da varie parti , spesso staccati fra loro , non di rado appartenenti anche a diversi proprietari . Gli appezzamenti si congiungono , secondo le convenienze della produzione , dando anche luogo , generalmente , a una grande varietà di tipi d ' azienda . Allora avviene , non per eccezione , ma quasi come regola , che i singoli appezzamenti sono per se stessi oggetto di scambio sul mercato , sia nel loro uso ( affitto ) , sia nella loro proprietà . I singoli appezzamenti scambiati sono appunto costituiti da una sola qualità di coltura ; essi si comprano e vendono distintamente dai fabbricati , che a loro volta si vendono per se stessi , a un prezzo loro proprio ; talora le piante arboree esistenti sulle quantità miste , come viti , ulivi , ecc . , sono sul mercato pagate anche esse a parte , con un prezzo loro proprio , per pianta o per altra unità di misura . In altre regioni il mercato fondiario non si presenta così economicamente frammentato : Sono , allora , territori , nei quali i terreni si trovano per lo più riuniti in determinati e ben caratterizzati tipi di azienda . È per es . il podere colonico , a coltura mista proporzionato alla capacità di lavoro di una famiglia associata all ' impresa ( mezzadria , ecc . ) , che copre tanta parte dell ' Italia centrale . È l ' azienda irrigua lombarda , dove l ' indirizzo del caseificio impone certi determinati caratteri di ampiezza , di ordinamento colturale , ecc . È la piccola azienda viticola di certe parti del Monferrato ; è il latifondo dell ' Agro romano o della Sicilia , e via dicendo . Sono unità agrarie , che si presentano più o meno nettamente caratterizzate e , per dir così , compatte ; il loro indirizzo produttivo , i rapporti fra imprenditore e lavoratori , ecc . , impongono anche determinate modalità del capitale fondiario . I fabbricati necessari , per es . , a un podere colonico , risultano , in molti loro caratteri , imposti dal sistema agrario che vi è applicato ( necessità di stalle in relazione ai foraggi e quindi al bestiame , ecc . ) : la stessa proporzione fra le diverse qualità di coltura non può uscire da certi determinati limiti . Così , i poderi colonici della montagna hanno spesso una determinata scorta di bosco , che serve ai bisogni familiari di legna da fuoco , ed è quindi in proporzione determinata coll ' ampiezza del podere : i poderi colonici di certe parti dell ' altipiano lombardo hanno una scorta di brughiera , che giova a dare la lettiera necessaria , ed è quindi in proporzione determinata col bestiame e coll ' ampiezza del fondo : i gelsi che si trovano in questi stessi poderi sono tanti quanti occorrono per dar la foglia sufficiente ad alimentare quella quantità di bachi da seta che la famiglia colonica può allevare , ecc . , ecc . Lo studio dell ' ordinamento delle aziende rivela un grandissimo numero di fatti analoghi , di questi casi di proporzioni definite . Talché il concetto di azienda normale , di azienda che in tutte le sue parti rivela quelle proporzioni e quei caratteri che sono imposti dall ' indirizzo produttivo di essa , non è , in queste regioni , un concetto astratto ; è una realtà vivente . E come possiamo riconoscere se una di quelle unità di quegli organismi , è normale , possiamo d ' altra parte riconoscere se essa è per contro anormale , se cioè in talune sue parti ( per es . nella deficenza o sovrabbondanza di fabbricati , in un ' anormale proporzione della qualità di coltura , ecc . ) non ubbidisce a quei rapporti che sono impliciti nell ' ordinamento produttivo considerato : più ancora , può essere oggetto di calcoli abbastanza sicuri il costo occorrente per ricondurla allo stato normale . Il Medici , il quale aveva già implicitamente cercato di rispondere osservando che , anche nelle regioni a distribuzione frammentaria della proprietà della terra , i frammenti dispersi sono dai possessori od affittuari riuniti in guisa da costituire unità , sicché ciascun frammento ha quel reddito o valore individuo non perché esso sia individuo , ma perché esso è valutato dal possessore o affittuario in congiunzione con altri frammenti dei quali egli ha la disponibilità , chiedeva : e che perciò ? Se davvero la particella è unità economica a sé stante sarà , come tale , più facilmente stimata agli effetti catastali . Ma dove le particelle sono riunite in poderi , questi sono l ' unica realtà vivente e da essi dobbiamo prendere le mosse per la stima . 123 . L ' errore proprio dell ' astrazione « particella catastale » consiste nella necessità di istituire conti colturali , essi pure astratti , per singole particelle , anziché conti colturali concreti per poderi . Poiché i prodotti della particella scelta possono diventare mezzi di produzione per altre particelle , è necessario supporre che queste altre ne paghino il prezzo alla prima ; e questa a sua volta deve ad esse pagare il prezzo dei mezzi di produzione che le siano fornite . In realtà , la prima non riscuote nulla dalle seconde , né queste dalla prima ; ma la logica del sistema obbliga a determinare prezzi di prodotti non venduti e di mezzi di produzione non acquistati ; ossia ad adoperare prezzi di mercato che l ' agricoltore non potrebbe forse riscuotere o non vorrebbe pagare se , invece di transazioni immaginarie , si trattasse di effettivi acquisti e vendite . Il Medici dà delle incongruenze alle quali si va incontro un esempio calzante : Si debba determinare la rendita catastale di un ettaro di prato irriguo di prima classe , condotto a mezzadria . Ecco come si procede con il consueto metodo catastale : Prodotti : Prodotto di fieno q.li 100 per ha Prezzo per q.le lire 8 Valore totale » 800 » » Spese : Totale Parte padronale Concimazione chimica q.li 6 a lire 6,50 39 19,50 Mangime per il bestiam da lavoro quintali 4 alire 5 20 10 Lettima q.li 1 alire 3,60 3,60 1,80 _ _ _ _ _ _ 62,60 31,30 Assicurazione contro gli incendi del foraggio : 3% di lire 800 24 12 Manutenzione , assicurazione ed ammortamento dei fabbricati e spese di amministrazione : 5% di lire 800 40 40 _ _ _ _ _ _ 126,60 83,30 Interesse del capitale e spese di esercizio : 5,50% su la somma precedente di lire 83,30 4,60 4,60 _ _ _ _ _ _ 131,20 87,90 Quindi la tariffa , cioè la rendita catastale del prato irriguo di prima classe , sarà data dal prodotto di parte padronale , diminuito dalle spese , e cioè : L . 400,00 - - L . 87,90 = L . 312,10 . Se invece valutiamo il foraggio su la base dei prodotti trasformati e delle spese occorse alla trasformazione , e cioè del latte e della carne che si realizza alimentando il bestiame , avremo : Latte q.li 40 per ha , a L . 13,00 il q.le 520,00 Vitelli q.li 1 per ha , a L . 100 il q.le 100,00 620,00 E cioè il prodotto di parte padronale sarà di lire 310 per ettaro . Le spese di parte padronale sono le seguenti : Mangime e lettime per il bestiame da lavoro : come nel caso precedente 11,80 Assicurazione , manutenzione ecc . : come nel caso precedente 52 Spese di trasformazione 60 Interesse del capitale d ' esercizio 45 _ _ _ _ 168,80 In questo caso la tariffa , cioè la rendita catastale del prato irriguo di prima classe , sarà data da L . 320,00 - - 168,80 = 151,20 . La spiegazione della notabilissima divergenza fra il valore ottenuto con il consueto metodo catastale per la rendita dominicale fondiaria in lire 312,10 ed il valore della medesima rendita ottenuto valutando il foraggio sulla base dei prodotti trasformati in lire 151,20 è data dall ' indole astratta di ambe le valutazioni . Col primo metodo si parte dall ' attribuzione del prezzo di 8 lire per ogni quintale di foraggio . Il prezzo pare « effettivo » , perché di mercato . Ma che cosa significa prezzo di mercato del fieno in una zona agraria nella quale nessuno vende fieno , salvo per eccezione rarissima di vendite a commissariati militari od a vicini premuti da mancanza di foraggio quando , per temporanee vacanze nella stalla , il proprio foraggio sia esuberante ? Che cosa è un prezzo di mercato là dove le contrattazioni sono rare , saltuarie e dovute ad esigenze specialissime di venditori o compratori ? Nel capitolo spese , altre astrazioni . Si passi sopra a quelle proprie delle quote di manutenzione , ammortamento dei fabbricati , delle spese di amministrazione e degli interessi del capitale di esercizio ; ché è incertezza propria di ogni bilancio . Quale la attendibilità concreta dei prezzi attribuiti al mangime ed al lettime per il bestiame da lavoro , occorrente per la consecuzione del prodotto , fieno , mangimi e lettimi che l ' agricoltore nella stragrande maggioranza dei casi non compra , ma trova sul fondo ? Il risultato combinato di dati , che non si sa quale relazione abbiano con la realtà , ossia con i prezzi quali si avrebbero se sul serio si acquistassero e si vendessero fieni , mangimi e lettimi , in quale rapporto è con i fatti veri ? Gli agricoltori dicono : noi non vendiamo foraggi , ma latte e vitelli ; questi sono i nostri veri prodotti e da questi dobbiamo partire . Ma anche qui le astrazioni ossia i dati dedotti da ipotesi non fanno difetto : occorre calcolare quante vacche in media possano essere alimentate con i foraggi di quella particella e quanto latte le vacche alimentate con il prodotto di un ettaro forniscano in media all ' anno e quanti vitelli mediamente ogni anno possano essere allevati e venduti ; ed occorre poi calcolare mangimi e lettimi per il bestiame da lavoro necessario alla utilizzazione del prato ; e quali le spese di trasformazione del foraggio in latte . Attraverso a questi calcoli complessi del dare e dell ' avere della astratta particella catastale , la realtà è agevolmente perduta di vista . Il caso dei foraggi è forse quello che più ha attratto l ' attenzione dei pratici agricoltori e dei teorici del catasto . I primi e particolarmente quelli viventi nelle regioni agricole nelle quali l ' allevamento del bestiame ha gran peso pensano che il prezzo dei foraggi assunto a base della valutazione del reddito delle particelle a prato sia non solo un dato di eccezione , ma sia normalmente più alto e per lo più notevolmente più alto del prezzo effettivo ottenuto in seguito alla trasformazione dei foraggi in latte e carne , vero prodotto del podere agricolo . Sono istruttivi i ripetuti memoriali presentati dalla Unione provinciale degli agricoltori di Parma ( presidente Guido Marasini ed assiduo animatore il dott . Angelo Bocchi ) alla Commissione censuaria centrale per mettere in luce le diverse conseguenze dei due sistemi . Da una Nota dimostrativa delle conseguenze della valutazzione foraggera con i prezzi mercantili ( Parma 1935 ) ricavo i seguenti confronti : Con i prezzi mercantili dei foraggi Con valori dei prodotti trasformati Rendita dominicale per ha del prato irrigui di I ª classe 346,70 118,20 Rendita dominicale del seminativo di I ª classe 225,85 137,82 Rendita dominicale dell ' arborato di I ª classe 225,75 169,50 La Commissione censuaria provinciale ( presidente ing . Carlo Brizzolara ) di Parma , in un Parere sulla richiesta di una decisione di massima da parte delle Commissioni censuarie comunali dei distretti di Parma , Fidenza , San Secondo e Busseto incalzava il 14 ottobre 1936 osservando che in provincia di Parma è generale l ' uso di fissare il canone sulla base del valore dei prodotti della stalla e non sul prezzo mercantile dei foraggi . È bene ripetere che da noi tutto il foraggio prodotto viene consumato dal bestiame il quale dà carne e latte ; a tale proposito si nota che tutti i contratti di affitto fanno obbligo al conduttore di consumare tutto il foraggio sul fondo ; che la quantità prodotta in provincia non è sufficiente per mantenere tutto il bestiame contenuto nelle nostre stalle ; che le piccole quantità poste sul mercato servono per forniture militari o mantenimento di bestiame da lavoro ( cavalli per carrettieri ed agenzie di trasporti ) o per integrare le piccole deficienze stagionali di qualche azienda agricola per cui il loro prezzo , riportato dalle mercuriali del consiglio dell ' economia , non può essere preso a base della valutazione del normale prodotto dei terreni . La stalla è nella provincia di Parma , la parte principale della gestione agricola , e la trasformazione del foraggio in carne e latte rappresenta la normale attività della nostra agricoltura . Seguendo tale concetto , la dottrina dell ' estimo rurale insegna di procedere alla stima dei fondi introducendo nella determinazione della rendita il valore dei prodotti della stalla , perché esso rappresenta il vero e reale reddito proveniente dalle coltivazioni foraggere che nella rotazione agraria in uso investono la metà della estensione del fondo . Superfluo osservare che anche il letame è prodotto di consumazione interna e nella provincia di Parma non viene mai venduto . Se da tale indirizzo si dovesse derogare e si valutasse la produzione di foraggio a prezzo di mercuriale , si giungerebbe a valori non corrispondenti a quelli reali ( pp . 9­10 ) . Ed a sostegno della propria tesi riportava una lettera del professor Giovanni Savazzini , direttore della Cattedra ambulante di agricoltura della provincia : La produzione foraggera complessiva della provincia di Parma che per il decennio 1923­32 si può calcolare sui dati della statistica ufficiale ammontante a q.li 6 293 170 , non è sufficiente alla necessità del patrimonio zootecnico della provincia stessa rappresentato dalle categorie equini , bovini , e caprini secondo l ' ultimo censimento ufficiale del 1930 , per q.li 597 695 di peso vivo e per il quale occorre un fabbisogno di circa q.li 6 694 163 di foraggio ridotto in fieno normale . Da tali cifre risulta che il consumo in foraggio eccede di circa 400 000 quintali la produzione foraggera provinciale . A tale deficienza foraggera si provvede mediante l ' uso di mangimi concentrati , sia di acquisto presso enti e ditte commerciali , che di produzione interna delle singole aziende rurali , ammontanti in annate normali a circa 50 000 quintali corrispondenti a 200 000 quintali di fieno normale . Ne viene di conseguenza che di abitudine la provincia di Parma annualmente da altre provincie italiane importa intorno a 200 000 quintali di fieno occorrenti a saldare il suo fabbisogno . Che la produzione foraggera della stessa provincia sia contenuta entro i limiti sopra esposti , già insufficienti al fabbisogno , se ne ha una conferma nelle annate di siccità nelle quali appena la produzione foraggera si abbassi anche di lieve misura sotto la normale , si manifesta una immediata svendita del bestiame e l ' aumento , in talune annate , notevolissimo delle importazioni di foraggio da altre regioni e un concomitante aumento di prezzo del foraggio stesso . Il prezzo di mercuriale dei foraggi è costantemente , anche in annate di normale raccolto , superiore al prezzo degli stessi foraggi che può derivare dalla loro trasformazione attraverso l ' industria zootecnica . Tale maggior prezzo è poi oltremodo evidente nelle annate di siccità e scarsa produzione foraggera , come la presente annata 1935 . A questo proposito mi sembra superfluo far rilevare che fra prezzo di mercuriale del foraggio e prezzo derivato dalla sua trasformazione , non esiste alcun rapporto e che sarebbe ben noto errore voler calcolare il reddito dei terreni , il loro rispettivo valore sulla base del prezzo mercantile dei foraggi prodotti nelle aziende agricole . Quanto asserisco è messo in facile evidenza dal seguente esempio : la produzione massima di un ettaro a prato di medica si calcola in questa provincia di q.li 110 di fieno normale , che valutata al prezzo odierno di L . 40 porta ad un valore della produzione lorda vendibile per ettaro di lire 4400 . La stessa produzione di q.li 110 di fieno può essere consumata nella alimentazione di due vacche per ottenerne un rendimento in latte di q.li 44; valutando tale latte a lire 45 , presumibile prezzo di riferimento del latte in quest ' anno , si arriva ad un valore di produzione lorda vendibile per ettaro di L . 1980 . Relativamente poi a questo valore di produzione lordo ottenuto con la trasformazione del foraggio in latte devesi tener presente che tale trasformazione è gravata da notevolissime voci passive di spese , rischi , ecc . di cui non risente invece il valore della produzione vendibile in semplice foraggio . 124 . In verità , l ' assunzione dei prezzi di mercato per i foraggi , non era conseguenza necessaria della stima particellare ; ché l ' art . 118 del regolamento 12 ottobre 1933 per l ' applicazione del T . U . del 1931 prescriveva che « per quei prodotti che non si vendono allo stato naturale , ma soltanto dopo una prima manipolazione , la valutazione » dovesse farsi « sulla base dei prezzi dei prodotti trasformati , deducendo da questi le spese della trasformazione , tenuto conto del capitale impiegato e di ogni altro coefficiente dei prezzi medesimi , in guisa da ricavarne il valore del prodotto allo stato naturale » . Ma pare che nel caso dei prati non si sia per lo più seguito il metodo prescritto dall ' art . 118 , non ritenendosi forse che , dando a questo una interpretazione letterale , si possa parlare di latte e di vitelli come prodotti risultanti da una « prima manipolazione » del prodotto naturale foraggio . Ed invero al § 162 della Istruzione XV ( modificata ) per ... la formazionedelle tariffe d ' estimo , quando si volle dare un esempio di applicazione del criterio ordinato dall ' art . 118 , l ' amministrazione catastale pensò non al fieno ed ai prodotti della stalla , bensì all ' uva ed alle ulive , prescrivendo che i prezzi di queste si dovessero dedurre da quelli del vino e dell ' olio tenendo conto delle spese di vinificazione o di quella di oleificazione , del valore dei prodotti secondari e della quantità di uva o di olive necessaria per ottenere l ' unità di misura del prodotto trasformato . Così posto il problema , parrebbe di applicazione e non di principio ; nulla vietando che , anche nel sistema della stima particellare , ogniqualvolta si constatasse di fatto che in una data regione agraria il fieno non è oggetto ordinario di vendita da parte dei produttori , che per conseguenza i prezzi , anche certi , di mercato rispecchiano circostanze eccezionali e sono disadatti a rispecchiare la ­ realtà comune , si possa accogliere il criterio del prezzo di trasformazione derivato opportunamente dai prezzi del latte e dei vitelli attraverso un corretto conto colturale della stalla . Il caso dei foraggi giovò tuttavia a mettere in luce la complicazione grande e la irrealtà del metodo della stima particellare la quale costringe - - ed in ciò sta il suo vizio essenziale - - gli stimatori ad istituire , in luogo di un bilancio concreto dei ricavi e dei costi di un podere , assai bilanci astratti di unità agrarie di fatto inesistenti . Al luogo del podere , che è entità concreta , visibile , con i suoi prodotti venduti o vendibili , con le sue spese effettivamente erogate o che dovrebbero erogarsi , si creano per ogni podere dieci , venti o più imprese distinte , quante sono le particelle catastali ; e per ogni impresa si deve istituire un conto colturale separato , con entrate e spese le quali sono in gran parte immaginarie . La particella di seminativo è , a cagion di esempio , accreditata per la paglia che essa fornisce alla stalla come lettime o per l ' erba medica o il trifoglio che le dà come foraggio ; ed è addebitata per il valore del letame che riceve dalla stalla ; ed in realtà né la paglia né l ' erba medica od il trifoglio sono venduti , né il letame è acquistato . 125 . Bene quindi operò l ' amministrazione catastale ad affermare nelle nuove « Istruzioni di servizio per la revisione generale degli estimi dei terreni e per la determinazione delle tariffe di reddito agrario » del 25 luglio 1939 il principio della stima per azienda agraria anziché per unità di superficie . Le istruzioni e non la legge . Così il ministro delle finanze : La questione non è stata esaminata né risolta nel recente provvedimento di legge , ma è stata affrontata nelle Istruzioni di servizio per la revisione degli estimi nel senso che , di norma , l ' amministrazione catastale procederà a mezzo di studi analitici delle aziende . Per tale indagine si varrà anche dell ' esame dei registri di amministrazione dell ' azienda o fondo preso nel suo complesso . In via normale quindi l ' analisi estimale avrà per punto di partenza l ' azienda , intendendosi per essa un appezzamento o un complesso di appezzamenti di terreno formanti una unità economica di coltivazione contigui o disgiunti , destinati a una sola o a parecchie forme di coltura , qualunque ne sia il metodo di conduzione . Si dovrà invece ricorrere alle analisi per unità di superficie e fare quindi capo alla particella tipo , solo nei casi in cui , per il forte frazionamento della proprietà e per la mancanza di vere e proprie unità economiche , e di informazioni concrete , sarebbe artificioso ricorrere a indagini globali che non avrebbero significato . Le nuove tariffe , sia di reddito dominicale che di reddito agrario , saranno quindi d ' or innanzi ricavate mediante il calcolo dei redditi dominicali ed agrario di aziende scelte con opportuni criteri di ordinarietà e mediante successiva ripartizione di tali redditi fra le varie qualità e classi che compongono l ' azienda . Tutto ciò è ben lontano dalla vera e propria stima aziendale in quanto la tariffa dovrà pur sempre risultare come media dei valori ricavati dallo studio di terreni appartenenti a diverse aziende ( Revel , pp . 42­43 ) . 126 . La scelta delle « aziende » da studiare è cosa non agevole . Giunto alla fine di un rigoroso studio sull ' azienda agraria tipica , Giuseppe Medici a confortare le sue conclusioni scettiche intorno al concetto teorico e statico della azienda tipica ricordava uno scritto che si può attribuire con certezza al Pantaleoni del quale il seguente brano merita di essere qui riprodotto : Invero l ' idea madre del sistema Le Play consiste nell ' aver applicato alle scienze sociali i metodi di osservazione delle scienze naturali . Ma , l ' osservare è un processo che in parte non ha regole . È in parte intuizione . Si nasce osservatori , o anche lo si diventa a forza di esercizi . Si tratta di percepire con finezza e con precisione coi proprii sensi . Si tratta anche di sapere cosa s ' ha da osservare ; perlocché occorrono cognizioni dell ' argomento , sagacia , amore della verità , qualità mentali queste che nessuna regola impartisce . E quando esaminiamo le regole dettate dal Le Play , discusse rivedute e perfezionate dal Focillon e dal Cheysson in Francia , e dal Bodio e dall ' Ipp . Santangelo Spoto in Italia , ognora ci troveremo dinnanzi a questo fatto , che , in ultima analisi , la riuscita della monografia dipende dalle qualità di chi la scriva . Infatti , è perno di tutta l ' indagine la descrizione di una famiglia tipica . Ma cosa è una famiglia tipica ? Quale è la famiglia tipica tra le migliaia di famiglie che costituiscono l ' ambiente di cui si fa la ricerca ? A che segni la riconosceremo ? Ci si dice che la famiglia tipica è una famiglia media . Ciò vuol dire tale , che per i suoi caratteri morali ed economici riesca intermedia fra la pessima e la migliore . Ma , ci sono infiniti punti intermedi fra due estremi qualsiasi . Quale dunque scegliere ? Si tratterà di scegliere quella famiglia di cui i caratteri corrispondono a quelli della maggioranza delle famiglie che appartengono all ' ambiente in cui si lavora , cioè , a colpire quello che dicesi il valore di massima densità , ossia , in altri termini ancora a fotografare la famiglia che corrisponde all ' ordinata massima , supponendole tutte allineate in file di profondità varia , a modo di soldati , lungo una linea retta , e ogni fila composta delle famiglie aventi caratteri pressoché identici ? Se si trattasse anziché di famiglie e delle loro condizioni economiche e morali , di oggetti suscettibili di misurazione col metro , o con la bilancia , la determinazione dell ' ordinata massima non presenterebbe difficoltà di sorta , né lascerebbe aperto il varco ad alcun arbitrio . Ma nell ' argomento presente , e la formazione dei gruppi per l ' allineamento in file omogenee e la scelta del punto di massima densità , è questione di intuito , ossia di occhio artistico . Né havvi , in quanto ai risultati , prova e controprova possibile . Le monografie di famiglia del Le Play ricordate dal Pantaleoni si distinguono dalle altre monografie venute di poi numerosissime , ad opera di osservatori di uffici statistici , perché esse sono , osservavo altrove , un documento storico e non statistico . Storia è ricostruzione di fatti individui , compiuta da chi vede gli avvenimenti col « suo » occhio , sceglie con la « sua » logica i fatti da narrare in mezzo agli altri innumerevoli fatti a lui indifferenti , e li colora secondo la visione delle cose umane che è « sua » . Lo statistico non ha diritto di scelta fra i 100 od i 1000 bilanci di famiglia a lui offerti entro i limiti del gruppo che deve studiare ... Può , nella scelta , essere guidato dalla opportunità di tener conto di quei bilanci , i quali mettono in luce certe caratteristiche : ad es . esercizio di un dato mestiere , numero dei figli , possesso della casa , ecc . , ecc . ; ma i casi in cui quella caratteristica esiste non possono essere oggetto , entro i limiti in cui l ' indagine è tecnicamente e finanziariamente possibile , di scelta arbitraria da parte sua . Fra le tante famiglie , lo storico osserva quella che a lui sembra la più rappresentativa o tipica . Perché a lui sembri tale , forse neppure egli è in grado di dire . Un ' impressione , una sentenza , un modo di vivere , la opinione di persone stimabili del luogo hanno contribuito alla scelta . Allo storico può accadere altresì di combinare insieme le osservazioni relative a due o tre famiglie in un grado che a lui sembri veramente tipico . Celeberrimi dipinti di grandi maestri non sono forse un ' astrazione ? Eppure essi fanno vivere un ' epoca meglio di fotografie fedelissime . Le Play immaginava di fare opera di statistico ed invece scrisse storie . « Intuito » , « occhio artistico » , « astrazioni atte a far rivivere una situazione meglio di fotografie fedelissime » , ecco le qualità necessarie per scegliere , nei 300 comuni principali e nei comuni sussidiari di studio , alla loro volta scelti con lo stesso occhio nelle 20 zone agrarie italiane , le « aziende » degne di essere considerate « ordinarie » . Poiché non si può umanamente pretendere che i tecnici incaricati delle stime siano sempre forniti dell ' occhio artistico atto a « scoprire » o ad « inventare » la azienda rappresentativa ordinaria , giuocoforza è rassegnarsi a guidare i tecnici con istruzioni , consigli , raccomandazioni . L ' incertezza nei criteri della scelta e la fatale arbitrarietà delle scelte fatte non valgono però a far condannare il metodo della stima per aziende . Non occorre forse ugual potenza di occhio per discernere , fra le tante , la particella tipo nel sistema concorrente della stima per unità di cultura ? 127 . L ' arbitrio inevitabile , contenuto dai vincoli delle istruzioni , nella scelta dell ' azienda ordinaria o della particella tipo non ha del resto al punto di vista catastale quella portata che potrebbe avere ai fini di altre ricerche . La stima che si faccia del reddito dell ' azienda ordinaria o della particella tipo non ha per iscopo di constatare valori assoluti , ma posizioni relative . Non si vuole scoprire se una data azienda fornisca un reddito di 5000 o di 6000 lire ; ma invece sapere se il reddito di esso si trovi nel rapporto di 5 ad 1 ovvero di 6 ad 1 rispetto al reddito di un ' altra azienda . Epperciò se l ' occhio dello stimatore si fissa , come se fosse rappresentativa od ordinaria , su un ' azienda il cui reddito deve essere stimato a lire 6000 , mentre un occhio più esperto o più visivo avrebbe considerato tale l ' azienda il cui reddito è di lire 5000 , l ' errore non produrrà conseguenza alcuna se lo stimatore , paragonando le altre aziende ( o particelle ) a quella tipica ne valuterà il reddito ad un sesto invece che ad un quinto , ad una dodicesima invece che ad una decima parte . Il metodo catastale , il quale mette in opera tutto un delicato congegno di stimatori periti , di commissioni censuarie comunali , provinciali e centrali , è certamente atto a compiere paragoni e perequazioni assai più di ogni altro metodo basato su investigazioni individuali alla maniera usata per gli accertamenti mobiliari . 128 . La scelta dell ' azienda come unità di stima impone allo stimatore di valutare la « produzione lorda vendibile » invece del « prodotto totale » . Le due quantità divergono tra loro perché la prima esclude e la seconda comprende quella parte del prodotto la quale è reimpiegata nell ' azienda come mezzo produttivo : fieno , avena ed altri mangimi consumati nella stalla ; paglia , foglie ed altri lettimi trasformati in letame ed usati per concimare il fondo ; sementi tratte dalla produzione propria . La produzione lorda della quale si tiene conto non è quella « venduta » , ma , naturalmente , quella « vendibile » ed include perciò , oltre i venduti , quelli consumati dal conduttore e dalla sua famiglia e quelli dati ai lavoratori come salario . Le stime , eliminati gli andirivieni di prodotti dai seminativi ai prati , dai prati ai seminativi , da ambi ai vigneti e alle colture arboree ecc . , ecc . , risultano grandemente semplificate ; minore diventa il ricorso a prezzi di mercato per prodotti , come i foraggi , che non sono oggetto ordinario di contrattazioni ; minore la necessità di derivare prezzi di taluni prodotti ( uva , olive , foglia di gelso ) da quelli dei prodotti trasformati ( vino , olio , bozzoli ) che effettivamente sono venduti dalla azienda . 129 . L ' accoglimento del concetto di « produzione lorda vendibile » consiglia invero a guardare il prodotto nel momento nel quale esso diventa vendibile . Non impera quindi più in modo tassativo , come sinora , il momento della produzione agricola , ossia della separazione del frutto dalla terra ( uva e non vino , oliva e non olio , foraggio e non vitello , ecc . ) , ma or questo momento or quello della vendita , a seconda delle consuetudini localmente osservate . Giova riprodurre la pagina delle « istruzioni » : Il sistema più diffuso , cioè ordinario , nel comune , stabilirà , di regola , il prodotto da considerare . Ci si riferirà cioè a quello stato di manufazione in cui il prodotto agricolo è prevalentemente commerciato . In Toscana , ad esempio , è comune vendere il vino e l ' olio ; in alcune zone del Piemonte , invece , si usa vendere l ' uva ( esiste cioè un ben definito mercato d ' uva , che manca in Toscana ) ; nell ' Abruzzo litoraneo si usa vendere le ulive ( ed esiste un mercato di ulive ) ; in moltissime regioni si suole vendere il latte ; in altre , specialmente nei pascoli del Tavoliere e di altri luoghi , si effettua nel fondo la caseificazione e si vende il formaggio . La scelta si riduce dunque , nella maggior parte dei casi , ad una semplice constatazione di fatto . Vi potranno tuttavia essere zone dove un sistema più diffuso non è chiaramente identificabile od anche dove il sistema cambia da un anno all ' altro , in relazione alle mutevoli convenienze . Nel secondo caso sarà opportuno considerare i prodotti trasformati anziché i grezzi , anche in considerazione del fatto che le aziende saranno attrezzate per effettuare la trasformazione . Nel primo caso , può esservi una certa libertà nella scelta che dovrà orientarsi secondo la tendenza avvenire e , in mancanza , verso i prodotti grezzi . Essenziale è che , per il prodotto considerato , esista un mercato e quindi un prezzo chiaramente identificabile . Il prodotto dei prati , degli erbai e dei pascoli è generalmente reimpiegato totalmente nell ' azienda e non deve quindi comparire nella produzione lorda vendibile . La vendita del foraggio può costituire una pratica eccezionale , e perciò da non considerarsi , dovuta a contingenze particolari ( mortalità del bestiame ) , oppure può essere un sistema ordinario in determinate zone . In quest ' ultimo caso il foraggio , per la porzione ordinariamente destinata alla vendita , costituisce un elemento della produzione lorda vendibile . Fra i prodotti sono da includersi , naturalmente , quelli animali . Alcuni di essi ( latte , burro , formaggio , lana , lavoro eseguito fuori della azienda , ecc . ) non offrono difficoltà speciali di determinazione ; la valutazione della carne richiede , invece , attente indagini . A tal proposito si avverte che i prodotti di tal genere sono costituiti dal bestiame di allevamento venduto mediamente ogni anno , considerato per il suo valore all ' atto della vendita , se nato nel fondo , per la differenza fra il valore alla vendita , e il valore d ' acquisto , se acquistato . Nel caso in cui la reintegra della stalla si effettui mediante allevamento e graduale sostituzione del bestiame da scartarsi , si considererà fra i prodotti anche il ricavo degli animali scartati ; in tal caso non si dovrà far luogo ad applicazioni di quote di deperimento ( rimonta ) . Si ricorrerà però a questo metodo di valutazione solo nei casi in cui il rinnovamento della stalla mediante gli allevi sia regolare e continuo ; quando invece , ad esempio , a causa della piccola consistenza della stalla , il suo rinnovamento sia saltuario , è più sicuro calcolare gli allevi come venduti ed applicare quindi la quota di deperimento . Nel caso di transumanza , i prodotti delle greggi verranno calcolati per tutta la durata dell ' anno , indipendentemente dai diversi luoghi di pascolo , mediante analisi speciali da eseguirsi sul mod . 22 . Dedotte le spese , all ' infuori di quelle per il pascolo , si deteminerà il valore complessivo dell ' erba pascolata , che verrà ripartito in ragione delle diverse permanenze e in ragione del diverso costo del pascolo estivo e invernale , ripartizione che potrà essere fatta sulla base del rapporto degli affitti . Il letame verrà considerato nella produzione vendibile solo nei casi , poco frequenti , in cui ne sia ordinata la vendita . La mutazione nel « momento » considerato per la valutazione poteva essere reputata illogica ( cfr . sopra il § 82 ) nel sistema della stima particellare , poiché questa si doveva fermare all ' istante in cui il prodotto esce dalla particella individua . Invece nel sistema della stima per podere od azienda , dalla quale si escludono le partite di giro fra particella e particella , non pare si rechi offesa al comando supremo della perequazione se si giunge sino al momento nel quale il prodotto , compiute le trasformazioni « interne » al podere , diventa « vendibile » . Se gli agricoltori di una località usano vendere ulive ed altri di altre località olio , la perequazione non comanda di innalzare artificiosamente le ulive ad olio o di abbassare l ' olio ad ulive . La diversa usanza è indice di altre diversità : nel primo luogo probabilmente l ' agricoltore non possiede casa fornita di trappeti e di macchinario e recipienti adatti alla oleificazione , nel secondo sì . Or , i fabbricati rustici e le dotazioni di macchinari e recipienti ad essi inerenti sono immuni dall ' imposta sul reddito dei fabbricati non già perché essi godano di un privilegio , ma perché si è riconosciuto che i fabbricati rustici e le loro dipendenze non dànno reddito autonomo , ma sono meri strumenti della produzione agricola ed il loro reddito è compenetrato ed immedesimato nel reddito della terra istrutta . Se dunque in una località il terreno è istrutto di fabbricati rustici , con stalle , trappeti , cantine , esso dà un reddito maggiore di quello possibile in altra località dove il terreno è nudo di fabbricati od istrutto di semplici ricoveri per il bestiame ed i coltivatori . Epperciò la valutazione catastale deve adeguarsi allo stato di fatto nel quale si trovano i due diversi fondi ; e stimare di più il fondo istrutto e di meno quello nudo di fabbricati . Se , per ipotesi , i due fondi sono ugualmente coperti da vigne o da oliveti , ugualmente produttivi , il risultato si ottiene per due diverse vie : 1 ) in primo luogo per le maggiori detrazioni per spese di trasporto dal luogo di produzione a quello di consumo del prodotto naturale ( olive o uve ) del secondo fondo in confronto a quelle del prodotto derivato ( olio o vino ) del primo fondo ; 2 ) in secondo luogo per il minor valore delle olive del secondo fondo in confronto all ' olio del primo . Del primo fattore differenziale si teneva già conto nella valutazione particellare ; ma del secondo no , dovendosi far risalire le valutazioni al momento dello stacco del frutto dalla terra , poiché la particella produce olive e non olio ; ma se ne può tener conto nella valutazione per impresa , se questa produce e vende olio e non olive . Sicché anche sotto questo rispetto , il trapasso dalla valutazione per particelle a quella per podere appare un ossequio reso alla regola della uguaglianza o perequazione tributaria . 130 . Quale sia il metodo tenuto per distribuire il reddito totale del podere fra le singole particelle che lo compongono è problema tecnico sul quale qui occorre dire soltanto che il contrasto essenziale fra esso ed il metodo particellare sta in ciò : che in quest ' ultimo per la indipendenza delle analisi dei ricavi e dei costi la somma dei redditi delle singole particelle componenti il fondo può non essere uguale al reddito totale del fondo ; laddove il metodo dell ' analisi per podere costringe a fare e rifare il conto sinché il totale noto del reddito del fondo non sia ripartito interamente , senza eccesso o difetto , tra tutte le particelle che lo compongono . 131 . La valutazione per impresa giova a risolvere le controversie intorno all ' impiego delle notizie ricavate dai contratti di affitto . Esse sono attendibili laddove , come nella pianura padana , il contratto di affitto è prevalente , ed i fondi sono condotti da una classe di imprenditori specializzati , forniti di capitali e di perizia talvolta ereditaria . In queste zone il canone di affitto si approssima alla rendita dominicale che è oggetto dell ' imposta fondiaria , fatte , si intende , le aggiunte e le detrazioni degli altri proventi , che il proprietario ricava dal fondo e , rispettivamente , delle spese le quali rimangono a suo carico ; e può giovare acconciamente come strumento di controllo delle analisi dei bilanci delle imprese ordinarie tipiche . Ma dove i fondi sono affittati direttamente dai proprietari o mediatamente da intermediari o gabellotti a piccoli coltivatori , spesso per la viva concorrenza insorta fra questi , il canone di affitto è notevolmente superiore alla rendita dominicale corretta o valor locativo ordinario ed include una parte del prodotto totale la quale spetta normalmente al lavoro ; né è escluso che , per la scarsezza della mano d ' opera , il canone di fitto sia inferiore al valor locativo normale . Sicché la conoscenza del canone di affitto poco giova e , nella più parte delle terre italiane , dove il metodo delle affittanze ad imprenditori specializzati è l ' eccezione , nuoce . Le « istruzioni di servizio » sono assai incerte in proposito limitandone l ' uso , dove il fitto , benché assai esteso , non sia prevalente , a mero ufficio di controllo « comparativo » ed affermandolo là dove esso sia invece prevalente . Ma giova supporre che la recisa opposizione all ' uso di tale criterio da parte del vice ­ presidente ( presidente ordinario , con la presidenza eccezionale del ministro delle finanze ) della Commissione censuaria centrale , Arrigo Serpieri , abbia virtù di ridurre al minimo l ' impiego del criterio , che egli giudica « causa di profondo turbamento » nella stima catastale « in perfetto contrasto coi fini proprii di essa , che è volta a determinare imponibili relativamente stabili e sovratutto perequati » ( Revel , p . 70 ) . Alla perequazione giova il criterio del canone di affitto solo se esso è assunto non per trarne valori assoluti , ma ragioni di confronto . Anche se lo studio degli affitti - - correttamente osservano le istruzioni di servizio ( cfr . § 31 ) - - conduce a redditi divergenti da quelli determinati per analisi aziendali , il rapporto tra i valori di affitto di fondi diversi può rispecchiare con sufficiente approssimazione il rapporto fra i corrispondenti redditi analitici ; fatto che potrà essere di grandissimo giovamento , sia nel controllo nella scala di merito delle qualità e classi di un comune , che nel collegamento delle tariffe tra comuni e comuni . Capitolo quinto L ' unificazione catastale della tassazione terriera 132 . L ' accertamento del reddito per « impresa » non implica tassazione medesimamente per impresa ( cfr . § 68 ) . Già vedemmo ( cfr . § § 126 e 130 ) che si accerta il reddito dell ' impresa ordinaria o tipica non allo scopo di assidere l ' imposta sul podere od impresa od azienda , che è fatto variabilissimo ed incompatibile con la stabilità del catasto , ma allo scopo tecnico ­ contabile di scansare il pericolo che la somma dei redditi delle particelle superi o stia al disotto del reddito del podere , di cui le particelle si compongono . Quando dalla valutazione del reddito del podere tipico si sia giunti alla valutazione corretta della particella ­ tipo , il podere scompare . Rimangono in vita soltanto le singole particelle , ognuna in se stessa coerente e in tutti i suoi punti uguale , e queste si possono combinare e separare e ricombinare a volontà dei possessori ; e l ' imposta pedissequamente segue , senza alcuna difficoltà , codeste combinazioni e disgiungimenti e ricongiungimenti . Ma nonostante l ' « impresa » viva nel sistema odierno di accertamento del reddito della terra solo in un momento anteriore a quello della effettiva distribuzione dell ' imposta , il concetto medesimo di essa ha reso più evidente l ' incongruenza dei metodi separati usati fin qui per la tassazione dei redditi fondiario ed agrario ; e la necessità di accogliere un unico metodo , e precisamente quello catastale , per la tassazione contemporanea ed omogenea di tutti i redditi derivanti dalla terra . 133 . Accogliendo in massima i criteri proposti nel presente saggio per la costruzione di un sistema corretto di imposte sulla terra , il Serpieri era rimasto peritante rispetto alla possibilità teorica e pratica di distinguere il reddito nelle tre sue parti costitutive di reddito dominicale da tassarsi con l ' attuale imposta fondiaria , di salario dominicale ( remunerazione del lavoro di amministrazione dominicale rivolto a conservare il fondo rustico e ad assicurare la coltivazione secondo gli usi e le consuetudini locali ) e di reddito industriale agrario ( interesse dei capitali mobiliari investiti nella coltivazione ed , eventualmente , nella prima manipolazione dei prodotti del fondo e remunerazione del lavoro dell ' imprenditore agricolo rivolto a dirigere ed organizzare i fattori dell ' impresa agricola fino al momento della vendita dei prodotti , manipolati o non , del fondo , con l ' esclusione del salario del lavoro manuale , da chiunque fornito , anche dal proprietario od imprenditore , sia questi fittaiolo o mezzadro o colono parziario ) . Pur non negando che il salario dominicale possa distinguersi dal reddito industriale agrario in determinate zone agrarie , e precisamente in quelle dove vige il sistema del fitto da parte di imprenditori specializzati ( fitto cosidetto capitalistico ) , il Serpieri negava che in generale il salario dominicale avesse vita autonoma : Il lavoro « intellettuale » può essere più o meno intenso ( cioè può richiedere maggiore o minore attività e spesa ) , a seconda dei rapporti esistenti fra le varie « persone economiche » cooperanti alla produzione , che astrattamente si distinguono in imprenditore , proprietario , capitalista ( possessore del capitale di esercizio ) , lavoratore manuale , lavoratore intellettuale . Quando queste cinque « persone economiche » si fondono in una sola persona fisica , - - il che avviene nel caso del contadino che nella terra di sua proprietà attua la produzione per conto proprio e con proprio capitale di esercizio - - quel lavoro si riduce a un minimo ; ma a mano a mano che le « persone economiche » o , se si preferisce dire così , le funzioni economiche si scindono in varie persone fisiche , il complesso del lavoro intellettuale va aumentando , in quanto sorge la necessità di un lavoro di sorveglianza e controllo reciproco . Così avviene che il proprietario distinto dall ' imprenditore affittuario deve compiere un lavoro di sorveglianza e controllo su quest ' ultimo , e via dicendo . Insomma : la categoria economica « reddito di lavoro intellettuale » è una , come una è quella « reddito di lavoro manuale » ; quel lavoro intellettuale può essere - - naturalmente - - più o meno intenso , può essere fornito da una sola o da più persone fisiche , a seconda dei singoli ordinamenti agrari . Dalla negazione teorica derivava la illazione pratica semplificatrice della opportunità di fondere insieme le due categorie della rendita e del salario , ambi dominicali : Il punto di partenza della stima è , come vedemmo , il valore del prodotto medio del fondo realizzabile con metodi ordinari di coltivazione , al netto delle « spese vive » e del compenso del lavoro manuale . Il reddito ordinario di ciascun terreno , così determinato per differenza , va successivamente scisso nei suoi elementi . Se si accetta la riduzione a due sole categorie di imposta , questi elementi sono due : I ) il reddito agrario industriale ; 2 ) il reddito dominicale . Determinato il primo in base all ' interesse ordinario del capitale mobile di esercizio e alle spese di organizzazione e direzione dell ' impresa ( in pratica , una percentuale del valore del prodotto lordo ) , residua per differenza il reddito dominicale . Tutto ciò è molto semplice . Se si conserva la tripartizione dell ' Einaudi , occorre in primo luogo determinare la spesa che il proprietario dovrebbe sostenere per amministrare e custodire la sua proprietà , quando la desse in affitto ; poi il reddito agrario ­ industriale , e infine - - per differenza - - il residuo reddito dominicale . Poiché gli elementi del reddito agrario ­ industriale sono nei due metodi gli stessi , è chiaro che la tripartizione dell ' Einaudi porta in sostanza a scindere quella categoria economica che col primo metodo si era chiamata « reddito dominicale » , in due categorie , la spesa dominicale di amministrazione e il reddito residuo , che diremo dominicale in stretto senso . Ciò risponde , se non erro , alla realtà di un mercato normale nella ipotesi base di ordinarietà o impresa marginale . In tale mercato infatti , se il proprietario dà in affitto il fondo , e perciò è costretto a un lavoro di amministrazione e vigilanza che non esisterebbe ove egli gestisse direttamente l ' impresa , la conseguenza sarà che il reddito dominicale di cui in questo secondo caso godrebbe come proprietario , risulterà decurtato del compenso per detto lavoro , se affidato ad altra persona ; o , altrimenti , detto reddito dovrà compensare il proprietario non solo come tale ma ancora come prestatore di detto lavoro , se questo è compiuto da lui stesso . Per ciò mi pare più semplice , e più corrispondente ai fatti , che la stima si limiti a determinare , nei modi detti , il reddito agrario industriale e il reddito dominicale ( in largo senso ) . Ove effettivamente il proprietario , al cui nome quest ' ultimo è iscritto , debba sottrarne una parte per retribuire altra persona cui egli affidi il lavoro di amministrazione e custodia della proprietà , gli si dovrebbe dare un diritto di rivalsa ( Serpieri , pp . 126­27 ) . Nel pensiero del Serpieri si sarebbero dunque dovuti fondere insieme la rendita dominicale , spettante al proprietario come tale , ed il reddito o salario del lavoro dominicale . Egli accoglieva così implicitamente il concetto da me proposto della disgiunzione delle due specie di reddito di lavoro , dominicale e di direzione dell ' impresa , di cui il primo ha lo scopo di conservare la rendita dominicale ed il secondo quello di cooperare col capitale di esercizio alla consecuzione del reddito industriale . La osservazione del Serpieri , che il reddito dominicale risulta decurtato del compenso per il lavoro di amministrazione e di vigilanza che il proprietario non avrebbe bisogno di pagare altrui se egli gerisse direttamente l ' impresa , dimostra che il reddito o salario del lavoro dominicale fa parte della categoria della rendita dominicale e dovrebbe perciò essere accuratamente distinto dal reddito industriale , il quale deriva dal capitale e dal lavoro prestati dall ' imprenditore . 134 . La critica esposta nei saggi dello scrivente e del Serpieri e più la esperienza di quasi un ventennio di applicazione del sistema mobiliare alla tassazione dei redditi dell ' industria agraria persuasero l ' amministrazione finanziaria a porsi il problema . Fin dal 1927 il ministro Volpi nominò una commissione allo scopo di suggerire se il metodo vigente di accertamento dei redditi agrari dovesse essere modificato o corretto o , se sì , quali nuove norme ptessero essere accolte per conseguire i fini di esatta valutazione del reddito , perequazione tra contribuenti , rapidità , semplicità ed economia di accertamento . La commissione , pur riconoscendo i difetti del sistema vigente , sconsigliò del pari gli spedienti empirici della determinazione del reddito agrario mediante coefficienti da applicarsi agli estimi censuari e della sostituzione dell ' imposta con un aumento dell ' imposta fondiaria , ed il rimedio della assimilazione compiuta dell ' imposta agraria a quella di ricchezza mobile , perché gli spedienti per loro indole provvisoria apparvero disadatti a modificare in meglio un ' imposta che aveva trovato un suo tollerabile assetto , ed il rimedio fu giudicato incongruo all ' indole del reddito agrario . La Confederazione nazionale fascista degli agricoltori accedeva nel frattempo al principio della contemporanea valutazione dei due redditi fondiario ed agrario ed insisteva affinché il metodo del rilevamento catastale fosse esteso anche al reddito agricolo industriale . Due registri avrebbero dovuto essere istituiti per i due redditi e mantenuti in costante riferimento fra di loro , così che la valutazione dell ' uno non potesse avvenire senza la contemporanea valutazione dell ' altro . Al proprietario del fondo mobiliare avrebbe dovuto essere attribuito il diritto di rivalsa sul fittaiolo o , per la quota , sul mezzadro o colono parziario . Ma la Confederazione non escludeva che al metodo della rivalsa potesse essere sostituito quello della annotazione sul registro mobiliare agrario . Con ciò verrebbe ad aversi la diretta iscrizione a ruolo del fittavolo e del mezzadro e verrebbe rispettato quel più giusto indirizzo della politica e della tecnica tributaria , che vuol soggetti all ' imposta tutti i cittadini , individualmente e direttamente considerati , e si eviterebbe al proprietario dei terreni il fastidio della rivalsa . Il ministro alle finanze di Revel essendosi persuaso della convenienza di « abbandonare , quale base fondamentale di accertamento , il reddito effettivo , accertamento che spesso è un mito , ed attrezzare invece la finanza in modo da porla in grado di appurare periodicamente quale sia il reddito presumibilmente percepito in una situazione ordinaria o normale » comunicava alla Camera nella esposizione finanziaria del 23 maggio 1939 di avere accolta la proposta replicatamente formulata dai tecnici e sostenuta dalle organizzazioni sindacali interessate : quella cioè di estendere il sistema dell ' accertamento per catasto anche ai redditi agrari percepiti dagli agricoltori proprietari , conduttori o coltivatori diretti ( Revel , pp . 33­34 ) . 135 . Provvide all ' uopo il regio decreto legge 4 aprile 1939 , n . 589 , per la revisione generale degli estimi dei terreni ( artt . 4 a 6 ) , il quale , modificando il contenuto dell ' imposta sul reddito agrario , lo definisce come costituito « dal reddito del capitale di esercizio e del lavoro direttivo , quali risultano dalla formazione delle tariffe d ' estimo , escluso sempre il reddito del lavoro manuale da chiunque prestato » . Il reddito soggetto all ' imposta sul reddito agrario include dunque i seguenti elementi : a ) l ' interesse del capitale di esercizio , che le istruzioni fissano nella misura del 6% e per capitale di esercizio si intendono le scorte vive ( bestiame ) , le scorte morte fisse ( attrezzi e macchine ) e circolanti ( mangimi , lettimi , concimi , materiali varii ) . Il capitale di esercizio è quello occorrente in relazione allo stadio di trasformazione del prodotto proprio dell ' azienda , indipendentemente dal fatto se esso appartenga in tutto od in parte o per nulla affatto al possessore del fondo . Al capitale di esercizio è assimilato il capitale di anticipazione che è il numerario occorrente a fronteggiare le necessità dell ' azienda agraria in attesa della realizzazione dei prodotti ; b ) il compenso ai lavori direttivi , di sorveglianza e di amministrazione , relativi alla gestione dell ' azienda . 136 . Non si distingue qui fra il salario dominicale e il compenso del lavoro di impresa , accogliendosi così la critica del Serpieri a quanto era stato chiarito nel testo del presente saggio . La fusione dei due redditi accentua la bruttura rilevata dal senatore Francesco Rota durante la discussione dinnanzi alla commissione legislativa del Senato : « Bisogna pensare - - osservò egli - - che ci sono molti proprietari , che non possono dirigere personalmente l ' azienda , come le vedove , gli orfani ecc . » ( Revel , p . 66 ) , ed ammessa dal Serpieri ( p . 70 ) . Infatti accadrà che il proprietario del fondo sarà tassato in avvenire sul reddito del lavoro direttivo in sede di imposta sul reddito agrario ; ed il fattore od agente , al quale egli abbia affidato il compito della direzione del fondo sarà di nuovo tassato sullo stesso reddito in sede dell ' ordinaria imposta di ricchezza mobile . Duplicazione evidente ; la quale avrebbe potuto essere più facilmente evitata , se il fattore b del reddito agrario fosse stato scisso nei due componenti del reddito del lavoro dominicale e di quello di direzione dell ' impresa , concettualmente l ' uno all ' altro quasi opposti ( cfr . sopra § § 85 e 133 ) . Se i due redditi fossero stati disgiunti , cosa in verità agevole nella esecuzione delle stime , la rivalsa sul fattore per il salario dominicale e sul fittaiuolo o mezzadro o colono parziario per la sua quota parte del reddito d ' impresa avrebbe occasionato minor copia di recriminazioni e di invidie . Nel sistema accolto , la duplicazione d ' imposta sul salario dominicale del fattore è certa . Poiché l ' estimo catastale include tutto il reddito fondiario ed agrario fornito dalla terra , su qual fondamento può elevarsi nuova tassazione a carico di una parte di quel reddito , già colpito dall ' imposta agraria , solo perché quella parte è riscossa da una persona diversa dal possessore del fondo ? e per giunta la nuova imposta è pagata in seguito ad accertamento operato con metodo diverso da quello catastale , cosicché si rinnova il vizio rinfacciato sinora all ' imposta sul reddito agrario , di riferirsi ad una quantità la quale può essere superiore od inferiore ed è certamente eterogenea alla quantità la quale ha già sopportato l ' imposta terriera sul reddito agrario ? Non persuade la spiegazione data dal ministro : Il rilievo , dato e non concesso che esso sia fondato , è inerente alla realità dell ' accertamento del reddito agrario a mezzo del catasto , e d ' altra parte non vi sarebbe possibilità , né convenienza , di porvi riparo ; non riterrei infatti ammissibile un rimborso dell ' imposta di ricchezza mobile pagata dall ' agente , a favore del proprietario che rinuncia al lavoro direttivo , poiché si verrebbero in tal modo a premiare i proprietari assenti dalla missione che è implicita nel diritto di proprietà e cioè quella di custodirla e di potenziarla , con tutti i mezzi , nella sua efficienza produttiva ( Revel , p . 38 ) . La realità dell ' accertamento agrario a mezzo del catasto comandava invece la esclusione del reddito del fattore dalla tassazione di ricchezza mobile ; né questa sarebbe stata « esenzione » , che vuol dire privilegio , ma soltanto un evitare ingiusta duplicazione . Esclusa l ' imposta , non vi sarebbe stata occasione ad alcun rimborso al proprietario , col rischio di rimborsargli più o meno dell ' imposta agraria da lui pagata . Un rimborso di imposta non è mai un premio , a meno che , per errore , il rimborso ecceda l ' imposta pagata . Nel qual caso conviene evitare l ' errore e non commettere ingiustizia col tentare di correggerlo parzialmente . Se poi voglionsi punire i proprietari assenteisti , ciò si faccia con mezzi congrui e nei casi nei quali esiste assenteismo . Il che non si può affermare solo perché il proprietario ricorre alla collaborazione di un fattore od agente . Se questi è un tecnico , è invece augurabile che , dovunque ciò , per la dimensione opportuna dell ' impresa , si possa convenientemente fare , i proprietari ricorrano alla collaborazione di agenti forniti di perizia , appresa nelle scuole agrarie e nella pratica , sì da crescere , con vantaggio universale , la produttività della terra . 137 . È escluso dalla tassazione agraria il reddito del lavoro manuale . Si pone così termine , per i redditi del lavoro manuale applicato alla terra , alle incongruenze , che vogliono dire sperequazioni , segnalate nel testo ( cfr . § § 41 e 70 ) , a cagion delle quali il reddito era accertato ora al netto del salario del lavoro manuale ( conduzione in economia ad opera di braccianti ) , ora al lordo del salario del lavoro manuale proprio , della moglie e dei figli con lui conviventi ed a carico ( proprietari lavoratori diretti ed affittuari ) , ora al lordo del salario proprio e di quello della famiglia colonica , ossia , oltrecché della moglie e dei figli conviventi ed a carico , altresì degli ascendenti o discendenti o fratelli o sorelle o collaterali di ambo i sessi , i quali dipendano dal « capoccia » e siano da lui rappresentati di fronte al proprietario . Accogliendo il principio qui ( § 70 ) posto , il salario del lavoro manuale è , per logica illazione delle definizioni dei redditi che sono oggetto dell ' imposta , considerato in tutti i casi come spesa deducibile e quindi escluso sia dall ' imposta fondiaria come da quella agraria . L ' ammontare della detrazione non è lasciato all ' arbitrio variabile dei fatti effettivamente accaduti ; ché il piccolo proprietario , il quale abbia acquistato il fondo ad alto prezzo perché ha valutato il proprio lavoro a basso livello od il mezzadro il quale adibisce al lavoro vecchi e ragazzi otterrebbe scarsa detrazione di salario individuale in confronto al conduttore il quale paga i braccianti a prezzo di mercato ; ma è uniformemente calcolato per tutti sulla base dei salari stabiliti dai contratti collettivi di lavoro . Se il contratto di lavoro collettivo non contempli la concessione dell ' uso dell ' abitazione esistente sul fondo , vale a dire se il salario sia dal contratto collettivo valutato in un importo lordo del costo dell ' abitazione per il lavoratore , la detrazione del salario intero , suppongasi 6000 lire all ' anno , condurrebbe alla detrazione altresì del canone di fitto , ad es . 500 lire , pagate dal lavoratore per mezzo del predetto salario di lire 6000 . Ma poiché il lavoratore non paga fitto , fruendo dell ' abitazione gratuita , la detrazione si riduce a 5500 lire ( salario 6000 meno la partita figurativa , 500 lire , del canone di fitto non pagato ) . La qual regola risponde alla esigenza di tassare , non detraendole , le 500 lire come reddito dominicale della terra . La esclusione invero del reddito della casa rustica insiememente dall ' imposta fondiaria e da quella sui fabbricati non vuol dire esenzione ; ma vuol dire divieto di duplicazione , essendo quel reddito implicitamente già compreso nel reddito dominicale soggetto all ' imposta fondiaria ( cfr . sopra § 129 ) . 138 . Accanto a quella del trattamento fiscale dei fattori od agenti , di cui si discorse sopra , altra più grave incongruenza guasta l ' edificio armonico costruito col decreto del 4 agosto 1939 . Voglio accennare al trattamento del reddito dei fittaioli . Ma , dovendosi della incongruenza render ragione , giova far posto alla pagina giustificatrice del ministro proponente : L ' articolo 5 stabilisce che il provvedimento , che estende il sistema di accertamento catastale al reddito agrario , in confronto dei proprietari conduttori o coltivatori diretti , non è suscettibile di estensione ai redditi realizzati dagli affittuari di fondi rustici , i quali permangono soggetti all ' imposta di ricchezza mobile ( ai sensi dell ' art . 9 della legge 24 agosto 1877 , n . 4021 ) . Questa norma , a prima vista , sembra determinare una situazione di particolare sfavore per la benemerita categoria degli agricoltori affittuari , la quale verrebbe esclusa dal beneficio dell ' accertamento del reddito col procedimento catastale , poiché perdurerebbe per essa il procedimento della denuncia individuale . La diversità nel metodo di accertamento potrebbe anzi apparire senza giustificazione per chi si limitasse a considerare che in entrambi i casi , della conduzione o coltivazione diretta e dell ' affittanza , non muta la natura del reddito e che spesso le due forme di conduzione si alternano nel tempo sullo stesso fondo . La questione è stata pertanto oggetto di profondo e maturo esame da parte dell ' amministrazione finanziaria ; quest ' ultima ha però dovuto infine riconoscere che ragioni plausibilissime impongono una diversità di trattamento tra le due categorie in esame : queste ragioni fondamentali sono le seguenti : a ) La catastazione dei redditi agrari , nei confronti dei proprietari fondiari diretti conduttori , parte da una ipotesi che , come tutte le ipotesi , non ha una corrispondenza effettiva in ogni caso concreto , ma rappresenta un punto di riferimento medio , tale da determinare il minimo di sperequazioni possibili . L ' ipotesi , nel caso del reddito agrario , è che tra capitale fondiario e capitale d ' esercizio corra , per intere zone , un rapporto costante . Ma poiché sia la tecnica che la pratica agraria riconoscono che il proprietario possa ottenere un medesimo reddito fondiario con il sussidio di un capitale di esercizio il cui ammontare può essere alquanto variabile , è necessario che , nell ' ipotesi che sarà posta a base dell ' operazione di una prima catastazione dei redditi agrari , sia assunta , come entità di capitale di esercizio , quella media e ordinaria in una determinata zona , impiegata dai proprietari conduttori , indipendentemente dall ' ammontare di capitale di esercizio che nella stessa zona trova ordinariamente impiego da parte degli affittuari . Questa entità « capitale d ' esercizio » è normalmente assai minore per il proprietario diretto conduttore che per l ' affittuario e ciò per ovvie ragioni : il capitale di esercizio rappresenta per il proprietario un accessorio , a cui questi ricorre nella misura minima sufficiente a garantirgli il massimo reddito dominicale del proprio capitale fondiario , che è per esso il principale ; per l ' affittuario invece il capitale d ' esercizio è il principale ; egli pertanto farà ricorso ad un capitale fondiario di terze persone , mediante l ' affitto , nella misura minima consentita dal massimo sfruttamento economico del proprio capitale d ' esercizio . I criteri di sfruttamento del proprio capitale , nel caso del proprietario diretto conduttore e dell ' affittuario , trovansi quindi ai due poli estremi della convenienza economica . Per cui l ' ipotesi media ordinaria che l ' amministrazione dovesse formulare nei riguardi del ricorso al capitale d ' esercizio determinante il reddito agrario nel caso del proprietario , non può sussistere , né prendersi a riferimento della determinazione del reddito agrario nel caso dell ' affittuario . Se si volessero confondere i due casi in uno solo , come vorrebbero i critici dell ' art . 5 , si verrebbe a pregiudicare la categoria dei proprietari conduttori , poiché si dovrebbe tener conto , nella tariffazione degli estimi del reddito agrario , di una situazione di reddito degli affittuari che è normalmente maggiore di quella della categoria anzidetta . b ) Ma a questo argomento se ne aggiunge un altro di particolare importanza che discrimina senza possibilità di obiezioni la categoria degli affittuari da quella dei proprietari conduttori diretti : ci riferiamo alla formazione di alcuni redditi di congiuntura particolare negli affittuari , e cioè a quelle che possono chiamarsi quasi ­ rendite e che possono essere originate specialmente nei due casi seguenti : I ) quasi ­ rendita derivante da sistemi di coltivazione di rapina , che , nel caso del proprietario , costituisce bensì un momentaneo accrescimento del reddito , ma che fatalmente si tradurrà più tardi in una diminuzione di valore del capitale fondiario . Non così per l ' affittuario il quale può trarre beneficio dalla coltivazione di rapina , senza essere costretto a subirne le conseguenze passive ; 2 ) quasi ­ rendita derivante da particolare situazione di favore del canone di affitto determinato , per speciali circostanze , in misura inferiore a quello medio e ordinario praticato per terre di pari valore e reddito nella zona . È però doveroso che gli uffici distrettuali delle imposte dirette siano messi sull ' avviso , affinché non assumano , quale base degli accertamenti dei redditi degli affittuari , il canone da questi corrisposto al proprietario del fondo in quanto il reddito imponibile deve spesso ritenersi valutabile in ragione inversa all ' elevatezza del canone stesso . A canone basso e particolarmente favorevole corrisponde di solito un reddito agrario dell ' affittuario più alto ; a quello elevato e sfavorevole corrisponde invece un reddito imponibile più basso ( Revel , pp . 34­36 ) . La norma rimase invariata nonostante le critiche venute fuori durante le discussioni nelle commissioni legislative dei due rami del parlamento . L ' on . Brizi , relatore della commissione della Camera rilevò la disparità del metodo di accertamento , obbiettivo e catastale per i redditi agrari dei coltivatori diretti e dei mezzadri e soggettivo e mobiliare per i fittaioli , dei quali i minori non sono preparati a sostenere l ' incerta discussione con gli agenti fiscali ; esenti i primi e tassati i secondi per il reddito del lavoro proprio e dei componenti la famiglia (ibid., pp . 60­61 ) . Il ministro ribadì i concetti esposti nella pagina sopra riportata ; ma la sottocommissione senatoria , poco persuasa , si fece eco delle proteste degli agricoltori e soprattutto della federazione dei fittaioli contro il trattamento differenziale ; ed a proposito dei guadagni di congiuntura i quali possono essere lucrati dal grande fittaiolo industriale , osservò che « ci sono vastissime zone d ' Italia e specialmente del Mezzogiorno , in cui è molto diffusa la piccola affittanza , dove il lavoro viene personalmente eseguito dal fittaiolo » (ibid., p . 65 ) , proponendo perciò che all ' imposta di ricchezza mobile rimanessero assoggettati solo i redditi realizzati dai fittaioli di fondi rustici che non fossero coltivatori diretti . Il ministro non disconobbe la equità delle argomentazioni oppostegli e promise di tenerne conto ad occasione della revisione della legge d ' imposta sui redditi mobiliari la quale dichiarò essere allo studio . Frattanto , non potendosi d ' un tratto applicare il nuovo sistema di tassazione dei redditi agrari , sarebbe stato scorretto esentare i fittaioli dall ' imposta sul reddito del lavoro proprio e della famiglia quando i proprietari ed i mezzadri temporaneamente , fino al compimento della revisione degli estimi fondiari , vi sarebbero stati soggetti . In conclusione , sembra che , ad estimi riveduti ed a imposta mobiliare riformata , il sistema , in ossequio ad esplicito voto del Senato , accettato dal ministro , sarà il seguente : I ) i proprietari diretti coltivatori , i mezzadri ed i coloni parziari saranno tassati col metodo catastale e con esclusione del reddito di lavoro manuale ; 2 ) il reddito dei fittaioli se anche dovrà ancora essere tassato con l ' imposta di ricchezza mobile , dovrà essere valutato al netto dal reddito di lavoro , sia che questo sia prestato da salariati , ovvero dallo stesso fittaiolo coltivatore diretto e dai componenti la sua famiglia ; 3 ) il reddito dei fittaioli , anche se valutato in contradditorio con i procuratori all ' imposta di ricchezza mobile , dovrà essere determinato sulla base del reddito agrario catastale , pur con le variazioni suggerite da circostanze particolari e di congiuntura . 139 . Quando i voti ora elencati come secondo e terzo saranno tradotti in norma legislativa , la differenza fra il trattamento fiscale dei fittaioli e quello degli altri coltivatori agricoli si ridurrà : - - in primo luogo , al diverso collocamento dei primi nelle finche dell ' imposta mobiliare e dei secondi in quelle della imposta terriera . Che è differenza la quale non varrà la pena sia serbata in vita per se stessa , trattandosi di mera disputa di inquadramento in questo o quell ' ordine burocratico ; - - in secondo luogo , alla diversa gravezza del tributo , probabilmente più pesante quello sui fittaioli . Ma neanche questa differenza meriterà di essere osservata ; ché il più leggero gravame dei proprietari coltivatori diretti e mezzadri sarà di gran lunga compensato dalla realità dell ' imposta agraria , e quindi dalla sua generalità , dalla mancata esenzione dei minimi e dalla maggiore facilità della sovraimposizione a favore degli enti locali ; - - diguisaché la sola sostanziale differenza per la quale potrà in avvenire essere spiegato il mantenimento dell ' incongruo metodo della tassazione mobiliare per i redditi agrari dei soli fittaioli , sarà la speranza di colpire talun reddito che , si dice , solo i fittaioli ottengono in più di quello ottenuto dai proprietari coltivatori diretti . Cotal reddito sarebbe , a detta del ministro proponente , tratto dal maggior capitale di esercizio del fittaiolo in confronto a quello consueto per il proprietario coltivatore diretto : Il capitale d ' esercizio , - - riproduco di nuovo le parole medesime del testo ministeriale - - rappresenta per il proprietario un accessorio , a cui questi ricorre nella misura minima sufficiente a garantirgli il massimo reddito dominicale del proprio capitale fondiario , che è per esso il principale ; ed egli pertanto farà ricorso ad un capitale fondiario di terze persone , mediante l ' affitto , nella misura minima consentita del massimo sfruttamento economico del proprio capitale d ' esercizio ( Revel , p . 35 ) . Dalla quale argomentazione si dedurrebbe che , essendo i due criteri di sfruttamento del capitale d ' esercizio situati ai poli estremi della convenienza economica , e dovendo l ' amministrazione catastale assumere , a base del calcolo del reddito agrario , la quantità del capitale d ' esercizio impiegata ordinariamente nella zona dai proprietari coltivatori diretti , rimarrebbe immune dall ' imposta quella maggior quantità che nella stessa zona fosse ordinariamente impiegata dai fittaioli . La illazione sembra in se stessa infondata , ché il criterio della ordinarietà impone di tener conto di quei metodi colturali e di quei mezzi di produzione che ordinariamente sono osservati ed impiegati nella zona agraria , né le istruzioni distinguono affatto fra una ordinarietà dei proprietari coltivatori diretti ed un ' altra dei fittaioli . Se in una regione agraria come nella bassa lombarda domina la conduzione ad affitto , i metodi ed i capitali dei fittaioli dànno il tono all ' intiera economia agricola . Le aziende tipiche scelte per lo studio dei redditi saranno ivi aziende condotte da fittaioli ; ed il reddito agrario ivi determinato sarà non quello proprio dei pochi proprietari coltivatori diretti ma quello dei molti fittaioli . Ed è risultato massimamente utile del catasto che i proprietari coltivatori diretti , se infingardi , siano stimolati anzi punti a progredire dall ' alta valutazione che del loro reddito dominicale ed agrario - - di amendue , badisi , e non solo del secondo - - si faccia sulla base dei più progrediti , ma ordinari , metodi ed investimenti accolti dai fittaioli . L ' infondatezza della illazione fa dubitare dell ' argomentazione , da cui essa è dedotta . La quale invero appare incomprensibile . Perché invero proprietario coltivatore diretto e fittaiolo dovrebbero seguire due regole diverse nell ' investimento dei capitali ? Si parta dalla premessa che in ambi i casi si voglia accertare il reddito , sia dominicale come agrario , il quale può essere conseguito nell ' ipotesi di ordinarietà . Certo può farsi ipotesi diversa ; e supporre che per il proprietario coltivatore diretto si tratti di conseguire il reddito ordinario e per il fittaiolo un reddito superiore all ' ordinario . Ma anche questa ipotesi si riduce all ' altra col semplice avvedimento di scindere il più vistoso reddito del fittaiolo in due parti , il reddito ordinario e l ' eccedenza . Per ora occupiamoci solo del reddito ordinario . Esiste una sola combinazione di fattori produttivi , terra istrutta , capitale d ' esercizio , lavoro direttivo e lavoro manuale , la quale sia capace di produrre « quel » reddito ordinario . Non si vede alcun motivo plausibile per il quale sia il proprietario coltivatore diretto sia il fittaiolo abbiano convenienza ad impiegare meno o più di quella combinazione di fattori , ché essi scemerebbero nell ' un caso il reddito od impiegherebbero nel secondo inutilmente quantità addizionali di fattori produttivi . Perché l ' uno o l ' altro dovrebbero seguire una condotta illogica e perché soprattutto il legislatore dovrebbe supporla ? 140 . Quindi , la disputa si riduce all ' altra , se convenga usare , per i soli fittaioli , un metodo di accertamento , il quale valga a colpire gli extra ­ redditi , che solo essi , si allega , conseguono . I sovraredditi sarebbero di diverse specie ed il ministro ne elenca esplicitamente due ed implicitamente , come si disse or ora , un ' altra . La prima è il sovrareddito derivante da coltivazione di rapina ( cfr . sopra § 50 ) , la quale non avvantaggia mai il proprietario , ma può arrecare lucro al fittaiolo . Ho discusso dianzi ( § 76 ) il quesito , giungendo alla conclusione che il mezzo fiscale sia strumento disadatto al raggiungimento del fine della tutela delle risorse nazionali . 141 . La seconda è il sovrareddito derivante dal favore di fitti più lievi di quelli medii ed ordinari praticati nella zona . Sembra che non sia da escludersi l ' ipotesi contraria di sottoredditi a cagion di canoni di fitti superiori all ' ordinario ; e la relazione ministeriale sembra ammettere che , come nel primo caso gli affittuari dovrebbero essere tassati sul sovrareddito , nel secondo caso dovrebbe il loro reddito ridursi al disotto dell ' ordinario di quanto è l ' importo del sottoreddito di cui soffrono . Suppongasi che la rendita imponibile dominicale , che è quantità uguale al fitto o valor locativo depurato e corretto , sia di 1000 lire per ettaro e che il reddito agrario ordinario sia uguale esso pure a 1000 lire . Nel caso del proprietario diretto coltivatore queste sarebbero le quantità accertate e tassate ai fini delle due imposte fondiaria ed agraria . Nel caso di fitto il proprietario pagherebbe l ' imposta sulla rendita dominicale di 1000 lire . Se il canone di fitto è esso pure di 1000 lire , epperciò uguale al reddito agrario ordinario , l ' imposta di ricchezza mobile colpisce il fittaiolo su 1000 lire e non sorge alcun problema . Nell ' uno e nell ' altro caso le due imposte ( quella unificata fondiaria ed agraria nel caso della conduzione diretta , ovvero le due imposte separate fondiaria e di ricchezza mobile nel caso dell ' affittanza ) colpiscono 1000+1000=2000 lire , non lasciando immune alcuna parte del reddito totale del fondo , che è per l ' appunto di 2000 lire e non eccedendo col tassare più delle 2000 lire . Soddisfa alla esigenza di non tassare né più né meno del totale dei due redditi dominicale ed agrario la tesi che vorrebbe colpito coll ' imposta di ricchezza mobile l ' intero reddito del fittaiolo quando questo , invece della quantità normale 1000 , giunga a 1300 lire , perché costui paga , per errore od altra causa , un fitto inferiore per 300 lire a quello normale ? Evidentemente no . Invero il proprietario seguita a pagare l ' imposta fondiaria sul reddito dominicale di 1000 lire , nonostante egli riscuota un fitto di sole 700 lire ; ma il fittaiolo dovrebbe pagare l ' imposta di ricchezza mobile su tutte le 1300 lire che gli restano . Il totale del reddito imponibile risulta di lire 2300 , laddove in realtà esso è di sole 2000 lire . Vi è peccato di doppia imposizione per l ' ammontare di 300 lire . Suppongasi che l ' errore sia a vantaggio del proprietario e che questi riceva un fitto di 1300 lire , invece di quello normale , uguale alla rendita imponibile di lire 1000 . Il proprietario , ciononostante , continua ad assolvere l ' imposta fondiaria sulla invariabile rendita dominicale di lire 1000 . Il fittaiolo , il quale , pagando un fitto eccessivo di lire 1300 , vede ridotto il suo reddito industriale agrario a lire 700 , ha ragione di pagare e , non essendovi motivo di usare due pesi e due misure ( Revel , p . 36 , nota 2 ) , effettivamente paga su 700 lire . Qui il reddito imponibile è di 1000+700=1700 lire , che è somma inferiore al reddito totale del fondo di 1000 reddito fondiario più 1000 reddito agrario =2000 lire ; e si ha , con danno per la finanza , mancamento di imposta per l ' ammontare di 300 lire . Il peccato di doppia imposizione nell ' un caso partorisce il vizio di mancamento di imposta nell ' altro caso ; e sono amendue da schivarsi . Schivandoli si procaccia anche il vantaggio della collettività , la quale è avvantaggiata quando il proprietario consapevole di continuare a pagare l ' imposta fondiaria su tutte le 1000 lire della sua rendita dominicale si sforza di non lasciar ridurre il fitto al disotto di quella cifra ; e quando il fittaiolo , sapendo di dover seguitare a pagare l ' imposta su tutte le 1000 lire del reddito agrario catastale , si sforza di non elevare il fitto da lui pagato al di sopra del normale . Le rendite da errore di fissazione del canone di fitto , turbano a volta a volta l ' economia del proprietario o quello del fittaiuolo , alienando il primo dalla buona conservazione del fondo e inducendo il secondo a coltivazioni di rapina ; epperciò deve essere lodato il metodo , il quale osserva la giusta bilancia oggettiva tra i due redditi , ed è dannabile quello , il quale si industria a tassare la rendita e ad esentare la sottorendita da errore . 142 . La terza specie di sovraredditi fu dichiarata dal ministro quando , affermando che i fittaioli usano sfruttare al massimo il proprio capitale di esercizio , implicitamente suppose che essi , oltre il reddito agrario ordinario dei proprietari coltivatori diretti , conseguano un sovrareddito dovuto al miglior impiego del lavoro e del capitale nell ' impresa da essi condotta . Ho discusso nel presente saggio il problema , giungendo ( cfr . § § 78­80 ) alla conclusione che la tassazione dei sovraredditi da miglior utilizzazione dei fattori produttivi , che vuol dire da iniziative coraggiose , da perizia tecnica , da educazione ereditaria , da genio amoroso per la terra , sia condannabile perché contraria all ' interesse della collettività ed insieme a quello della finanza . Nulla debbo aggiungere alle cose allora osservate ; sicché , per la mancanza di ogni ragionato fondamento teorico e pratico , acquista forza l ' augurio formulato dal Serpieri , a nome della Commissione censuaria centrale , che presto si giunga alla totale sostituzione dell ' imposta di ricchezza mobile sul reddito dei fittaioli con l ' imposta sul reddito agrario a base catastale . 143 . È probabile , del resto , che il punto della particolare intensità dei capitali impiegati dai fittaioli abbia stretta attinenza e debba risolversi nell ' altro dei limiti fra il reddito « agrario » , che la nuova legge assoggetta in gran parte ed è augurabile che presto debba essere assoggettato per tutti , compresi i fittaioli , ad imposta secondo il metodo catastale ed il reddito « industriale » ottenuto con la trasformazione di prodotti della terra . È l ' antica questione : reddito terriero quello ottenuto dalla produzione del vino , pur se conciato come il marsala ; reddito industriale quello ottenuto dalla ulteriore trasformazione del vino in liquori o da speciali manipolazioni nelle quali la concia , come per il vermut , acquista importanza preponderante . Ma la linea di distinzione fra l ' agrario e l ' industriale fu mai sempre incerta ed oscillante fin da quando il criterio dominante di distinzione era l ' eccesso sulla capacità produttiva del fondo . Erano nate incongruenze diverse : agrario il reddito da vino prodotto con uve del fondo , ed industriale quello da vino ottenuto con uve acquistate ? E se il proprietario , in annate avverse , acquista una qualche uva forestiera per correggere le proprie calanti di gradazione zuccherina ? Agrario il reddito da miele di api , le quali pascolano su fiori situati nel fondo proprio ed industriale quello da miele prodotto da api avventurose ? Quale e da chi accertato il limite dei chilometri consentiti al vagabondaggio mellifero ? Agrario il reddito della stalla fornita di fieno proprio ; ed industriale quello della stalla dove sono introdotti mangimi speciali estranei al fondo o dalla quale il bestiame esce alla buona stagione per andar ad estatare sulle Alpi o sugli Appennini ? Fu osservato che la tecnica agricola consiglia spesso agli agricoltori di integrare i prodotti ottenuti nel fondo , sia per la manipolazione , sia per l ' alimentazione del bestiame , con prodotti o sostanze importate dal di fuori ; e questa è divenuta pratica ordinaria , dalla quale è impossibile fare astrazione nella determinazione catastale dei redditi dominicale ed agrario . Sicché l ' art . 30 della legge 8 giugno 1936 , n . 1831 , affermando essere parte del reddito agrario « anche i redditi che , dopo la prima manipolazione dei prodotti agricoli , sono realizzati con manipolazioni e lavorazioni successive » escludeva invece il reddito di quelle operazioni « che rappresentino una industria diversa dal normale ciclo produttivo agrario secondo i principî o entro i limiti della tecnica che lo governa » . Qui si vede una prima formulazione del sistema corretto il quale dovrà essere accolto ad integrar l ' edificio logico che or si costruisce . Il punto decisivo della contesa non è il successo particolare dell ' imprenditore , chiunque egli sia , proprietario coltivatore diretto o fittaiolo ; non è l ' eccedenza del suo reddito su quello normale . Se l ' imprenditore agricolo ottiene eccedenze di reddito anche notabili entro i limiti dell ' industria agraria , l ' eccedenza , per la indole propria del metodo catastale , è esclusa dall ' imposta , sinché essa non si sia generalizzata e , divenuta ordinaria , faccia parte , ad occasione della prima lustrazione , dell ' imponibile fondiario od agrario . Se invece l ' imprenditore va al di là del normale ciclo produttivo agrario ed , in connessione colla impresa agraria , dà origine ad un ' impresa industriale , il reddito di questa è mobiliare e deve essere accertato secondo i criteri proprii della imposta mobiliare . Se anche per l ' imposta di ricchezza mobile verrà , come fa prognosticare ( Revel , p . 32 ) la relazione ministeriale , accolto il principio dell ' accertamento periodico del « reddito presumibilmente percepito in una situazione ordinaria e normale » , l ' imprenditore , sia proprietario o fittaiolo , di industrie agricole sarà tassato solo sul suo reddito ordinario ; se invece continuerà a valere il criterio dell ' accertamento del reddito effettivo , anche gli eventuali sovraredditi individuali dovranno essere caso per caso accertati e tassati . Quel che qui importa di affermare è il canone secondo cui si deve guardare non all ' altezza del reddito , ma all ' indole tecnica delle operazioni compiute per distinguere tra agricoltura ed industria . Un margine di arbitrio rimane pur sempre nel distinguere ; ma può essere , senza intollerabile offesa alla equità tributaria , eliminato con espedienti empirici , dei quali uno è , a cagion di esempio , quello per cui si considera agraria la vinificazione sino a che la percentuale delle uve o dei mosti forestieri usati ad intento correttivo non superi il 30 per cento della massa totale vinificata ed industriale quella in cui le materie prime per vinificazione o concia superino quella percentuale . Non pare impossibile che uomini periti rappresentanti dei ceti interessati e della finanza giungano a concordare criteri adatti alle singole industrie ed atti a risolvere le questioni eventuali di attribuzione all ' uno o all ' altro ramo , agrario od industriale , della attività umana . 144 . L ' imposta agraria - - di quella dominicale non occorre discorrere essendo pacifico che essa debba essere iscritta al nome del proprietario od usufruttuario od utilista del fondo - - al nome di chi deve essere iscritta ? Alla domanda , si era nel testo ( § § 86­89 ) risposto riconoscendo l ' opportunità della iscrizione , in principio , al nome del proprietario , salvo l ' obbligo a questi di denunciare per tempo il nome del fittaiolo o mezzadro da iscrivere , in vece sua , per l ' imposta agraria . Prevalse il criterio della massima semplicità e comodità per la finanza e fu ordinato che « l ' imposta sia dovuta dal proprietario o possessore del fondo , salvo il diritto della rivalsa verso coloro che partecipano nella ripartizione del reddito stesso » ( art . 6 del R.D.L. 4 aprile 1939 ) . Dinnanzi alla commissione legislativa della Camera il relatore Brizi si contentò di dire che all ' uopo « dovranno provvedere opportunamente le pattuizioni sindacali » . Ma nella commissione senatoria fu proposto si sopprimesse l ' accenno al diritto di rivalsa e l ' iscrizione a ruolo avvenisse direttamente al nome « di coloro che partecipano alla ripartizione del reddito stesso , in proporzione del rispettivo reddito » . Il ministro respinse la proposta « per ragioni tecniche , cioè per l ' impossibilità di determinare caso per caso le quote del colono e del proprietario . Infatti non tutti i contratti di colonia parziaria sono a metà e l ' entità delle quote costituisce un rapporto interno tra i due partecipanti al reddito » ; ed , avendo il senatore Sarrocchi proposto di sostituire le parole « salvo il diritto di rivalsa » con quelle più proprie « con diritto di rivalsa » , l ' emendamento , meramente formale , fu approvato . 145 . La disputa non ha importanza sostanziale in prima approssimazione . Chiunque sia il contribuente legale dell ' imposta agraria e del resto di qualunque altra imposta , questa si distribuisce di fatto a seconda del gioco dei prezzi dei diversi fattori produttivi sul mercato . L ' imposta è uno dei tanti fattori i quali intervengono a determinare l ' equilibrio dei prezzi sul mercato . In sua assenza , i prezzi dei fattori terra istrutta , capitale d ' esercizio , lavoro direttivo e lavoro manuale sono tali e tali ; in sua presenza non solo i prezzi dei medesimi fattori ma anche il prezzo dei fattori estranei al fondo e quello dei prodotti del fondo variano , tutti o alcuni di essi , nella misura necessaria a determinare un nuovo equilibrio . Ho affermato altrove , che nella ipotesi di stato perfetto l ' imposta ottima - - e tali , a parer mio , sarebbero , ove ad esse si arrecassero ancora le lievi modificazioni segnalate sopra , le due imposte fondiaria ed agraria - - non grava su nessuno dei partecipanti al prodotto , ma anzi cresce , in misura variabile , come comanda l ' equilibrio del mercato , il reddito di ognuno di essi . Nell ' ipotesi di imposte non ottime e di stati non perfetti l ' imposta si distribuirà variabilmente sui proprietari , fittaioli , coloni , lavoratori manuali , venditori di fattori produttivi estranei al fondo e compratori e consumatori di prodotti del fondo in quella misura che sarà necessaria a consentire il formarsi di un nuovo equilibrio dei prezzi , tenuto conto della elasticità della curva di domanda e di offerta di ognuno dei fattori produttivi e dei prodotti che intervengono su quel mercato . 146 . La conclusione ci potrebbe consigliare all ' indifferenza di fronte a qualunque distribuzione legale dell ' imposta , se dalla indifferenza non ci distogliessero parecchie considerazioni dalle quali l ' economista puro usa , ragionevolmente , astrarre . In primo luogo l ' imposta ha tendenza a fissarsi ; almeno temporaneamente , sul contribuente legale . Là dove la legge o la consuetudine fissa le remunerazioni dei partecipanti al prodotto , e ciò accade massimamente nelle conduzioni a mezzadria od a colonia parziaria , come potrebbe il proprietario , a cui venga addossato , senza diritto di rivalsa , l ' imposta agraria , rimbalzarla sul mezzadro ? Le quote della metà o del terzo sono fissate dalla consuetudine e sono inviolabili . Il proprietario , il quale tentasse di mutarle , andrebbe incontro a commenti ostili e sarebbe disertato dai contadini rispettosi di sé e buoni lavoratori . Di qui l ' importanza della clausola del diritto alla rivalsa , intesa a facilitare una transazione che il legislatore ritiene sia conforme alla realtà economica , come definita dianzi , o all ' archetipo della giusta distribuzione dei carichi pubblici che egli si è prefisso di conseguire . Ma nemmeno quella clausola basta ; e là dove è possibile , come ritengo sia nella più parte dei casi , senza apprezzabile scomodo per la finanza ( cfr . nel testo il § 89 ) , è bene che la tassazione avvenga a nome del fittaiuolo o mezzadro o colono , ad evitare il rancore privato che si attacca a colui il quale si faccia o sia costretto a farsi esattore di imposta per conto dello stato . Il contadino si rassegna a recarsi a pagare il balzello all ' ufficio dell ' esattore ; si ribella , come a sopruso privato , a rimborsarne l ' ammontare , anche minore , al proprietario . Se si può , è bene evitare il diffondersi di siffatti sentimenti di odio fra classi costrette a continui rapporti vicendevoli di dare e di avere . È vero che , salvo il caso della conduzione ad affitto , nel quale tutta l ' imposta agraria spetta al fittaiolo , nei casi di mezzadria e di colonia parziaria la imposta dovrebbe essere ripartita fra proprietario e mezzadro in quote variabili , praticamente tutta sul mezzadro dove questi conferisca tutte le scorte vive e morte e l ' opera del proprietario si limiti alla vigilanza dominicale , ovvero metà sull ' uno e sull ' altro , ove le scorte siano di proprietà comune e la vigilanza del proprietario o fattore sia assidua e precisa . Anche in tal caso , la rivalsa dal mezzadro sul proprietario di metà del carico è socialmente più agevole e moralmente meno risentita di quanto non sia la procedura inversa . Parrebbe colpevole di sopruso agli occhi di tutti il proprietario il quale alla resa dei conti si rifiutasse alla dovuta rivalsa . 147 . Più della ragion di superamento di attrito ora discorsa , vale , a decidere il punto , la ragion politica . Nell ' epoca nostra è diffusa la convinzione che le imposte debbano essere ripartite in proporzione del reddito dei singoli ; e trattandosi , come è vero per le due imposte fondiaria ed agraria di cui si discorre , di imposte reali , la convinzione vuol dire che i contribuenti debbono pagare in ragion proporzionale al proprio reddito . Questa è convinzione politica e non economica . Nel gran tramestio dei prezzi sul mercato , nel gran gioco delle forze economiche , chissà mai dove quelle povere imposte andranno a finire e chissà se non si attui miracolosamente l ' ipotesi di stati perfetti e di imposte ottime e perciò le imposte non vadano a finir su nessuno ! Frattanto , è d ' uopo che si ottemperi al comandamento politico che chi riceve 1000 cavi egli 100 fuor di tasca sua e chi ha 100 cavi 10; sia perché l ' uno vegga che anche l ' altro fa quel che egli è costretto a fare , sia perché amendue ragionino : perché i 100 ed i 10 ? a qual fine li paghiamo ? a fin buono od a fin malvagio ? ed a chi le paghiamo ? sono costoro onesti amministratori del denaro altrui o pessimi malversatori ? Può darsi che le domande ora poste se le facciano troppo pochi o nessuno ; ma qui si scrive facendo l ' ipotesi che il legislatore intenda a promuovere l ' educazione politica dei cittadini , e fra le condizioni della buona educazione è il sapere quanto e perché si paghi ed il pagare direttamente e non per interposta persona . Massime che non possono , purtroppo , essere osservate sempre ed in tutto ; ché il leviatano statale moderno ha bisogno in ogni paese di somme di denaro tanto enormi , da non poterle ottenere chiedendole apertamente ed ha d ' uopo ricorrere ad espedienti , come le imposte sui consumi e sugli affari , delle quali talune sono in verità ottime , pur difettando del requisito della consapevolezza politica . Tanto più è urgente che l ' esigenza della consapevolezza sia soddisfatta dovunque la si possa . E poiché nella imposta agraria è possibile soddisfarla , non si vede la ragione per la quale si chiami il proprietario a pagare un ' imposta con cui il legislatore intende invece percuotere il fattore o il fittaiolo o il mezzadro od il colono . Capitolo sesto L ' intervallo di franchigia per le migliorie 148 . Furono chiarite sopra ( § § 113 a 116 ) le ragioni per le quali si deve lamentare sia obliterata la norma del lungo intervallo - - un trentennio - - fra una revisione e l ' altra degli estimi fondiari ed il trentennio sia stato ridotto ad un quinquennio . Il ritorno ad una più lunga durata dell ' intervallo di franchigia per le migliorie , vario a seconda dell ' indole di queste , fu , a nome della Commissione censuaria centrale , oggetto di augurio da parte di Arrigo Serpieri . Qualche passo su questa via fu già compiuto dal legislatore ; ad esempio , quando , stabilita in cinque anni l ' esenzione per la vite bassa , la allungò ( R . D . L . 31 dicembre 1923 , n . 3071 ) a 10 anni per la vite alta ( a spalliera , maritata ad albero o appoggiata a grosso palo , a pergolato , a raggi o simili ) , per il melo e il pero di alto fusto ( oltre m 1,40 ) , per il ciliegio , l ' albicocco , il nocciolo , il melograno , il susino , il nespolo del Giappone , il kaki , il frassino da manna , a 15 anni per gli agrumi , il mandorlo , il gelso di alto fusto , il pistacchio , a 20 anni per il castagno da frutto , il noce , il carrubo , il pino da pinoli , il sorbo , per i terreni bonificati sulle paludi e sui terreni paludosi ( R . D . 30 dicembre 1923 , n . 3256 ) , a 40 anni ( 15 se cedui ) per i boschi di alto fusto compresi nei perimetri dei bacini montani , rimboschiti dai proprietari . 149 . La discussione non verte sul punto della durata della esenzione per miglioramenti , sul quale tutti sono d ' accordo nel ritenere troppo breve il quinquennio oggi stabilito in generale e necessario mutarlo in tempo più lungo , che dai più autorevoli si propende a ritenere non minore del ventennio , ma sull ' altro se giovi di più a promuovere le migliorie agricole il metodo , che possiamo dir « generale » , della invariabilità degli estimi per x anni , e d ' or innanzi dirò per trent ' anni riferendomi alla legge fondamentale del 1886 , invariabilità dovuta al divieto di revisione degli estimi prima di una certa scadenza , ovvero quello « particolare » concesso per numero variabile di anni ai singoli miglioramenti , più o meno a seconda dell ' importanza ad ognuno assegnate dal legislatore . Un confronto giova a mettere in luce le caratteristiche diverse dei due metodi . 150 . La prima è che il metodo particolare concede l ' esenzione unicamente al maggior reddito dovuto alle migliorie , laddove quello generale la attribuisce a questo ed insieme a quello derivante dalle variazioni relative dei prezzi intervenute durante il trentennio . Il Serpieri vuole siano in proposito trascurate le variazioni apparenti di prezzo dovute a rivalutazioni monetarie , delle quali agevolmente si può tener conto con opportune variazioni delle aliquote delle imposte , e le oscillazioni di breve durata , che si debbono ritenere conguagliate nei prezzi medi assunti nei calcoli di stima . Paiono importanti invece le variazioni di prezzi reali di indole permanente ; le quali conducano ad una mutazione notabile nel ricavo relativo delle varie colture ( crisi cerealicola la quale diminuisce il reddito dei seminativi in confronto ai prati , ai vigneti , uliveti , ecc . ; rottura del trattato colla Francia , la quale scema il reddito dei vigneti non suscettivi di protezione doganale in confronto ai seminativi protetti dal dazio sui cereali , ecc . ecc . ) , nel reddito di un ceto agricolo in confronto all ' altro ( aumento dei salari , che cresce la remunerazione dei lavoratori manuali della terra in confronto alla rendita dominicale ) , nel reddito della terra in confronto al reddito delle industrie o dei commerci . La fissità trentennale degli estimi sembra scorretta , perché costringe coloro i cui redditi sono scemati a pagare eccessivo tributo in confronto a coloro i cui redditi non sono diminuiti . Ma un ' analisi più attenta conduce invece a conclusioni favorevoli alla fissità trentennale . Scema il reddito della terra , per variazione dei prezzi sfavorevole alle derrate agricole e favorevole ai manufatti , in confronto al reddito delle industrie ? Il fenomeno non riguarda i rapporti relativi delle rendite dominicali o dei redditi agrari ; ai quali soltanto badano gli estimi catastali . Il problema non è di revisione di questi estimi , bensì di variazione del carico della terra in confronto a quello delle industrie ; ed essa si consegue col maneggio delle aliquote relative dei redditi fondiario ­ agrari e dei redditi mobiliari . Parimenti , se diminuiscono le rendite dominicali in confronto ai redditi agrari , od ai compensi del lavoro , non giova , a rimediare al vizio , mettere in subbuglio gli estimi catastali ; ma può giovare una riduzione dell ' aliquota del tributo fondiario ed un innalzamento di quella per i redditi agrari . Rimane , sola rilevante , la variazione relativa « interna » dei prezzi e dei redditi dominicali o di quelli agrari a profitto od a danno dei terreni cerealicoli in confronto ai prativi od ai vitati od a quelli destinati ad altre colture . Anche qui , pare grandemente dubbia la opportunità di una frequente mutazione degli estimi , allo scopo di porre rimedio alla sperequazione . Ché questa è temporanea e dipendente in notabil parte dalla volontà umana . Certamente non si può d ' un tratto trascorrere dalle colture arboree ( viti , uliveti , agrumeti ) a quelle sative o prative . Ma non sono sempre impossibili consociazioni di colture , ad es . , negli interfilari ; e la maggior diligenza nelle colture redditizie insieme con una tal quale trascuraggine in quelle divenute poco remunerative fa sì che si possano seguire gli allettamenti dei prezzi variabili . Anzi , se v ' ha connotato proprio dei rustici è quello di badare sin troppo ai prezzi . Salgono sul mercato le stime dei porci ? E tutti si affannano a procurarsene e si pagano prezzi assurdi per gli allevi . Ribassano ? E gli allevatori non riescono a collocare a nessun conto i porcellini da latte . Le variazioni dalle colture sative alle prative , dal frumento al granoturco sono agevoli ; e non presentano difficoltà insormontabili le mutazioni nei rapporti tra le colture dei seminativi a vicenda . La fissità delle stime catastali sembra qui essere vantaggiosa ; ché essa , tenendo alto il tributo sui terreni destinati a colture divenute meno vantaggiose , spinge i coltivatori a cercare nel tempo stesso , con una appropriata mutazione di colture , l ' aumento di reddito e la diminuzione relativa del peso tributario . Anzi , se ben si guarda , la fissità trentennale delle stime adempie anche qui al suo ufficio essenziale ; che è di incoraggiare le migliorie e di punire gli agricoltori pigri ed inabili . Che è infatti il passaggio dalla coltura passiva o poco redditizia ad una più remunerativa se non una miglioria agricola , la quale merita di essere incoraggiata col mantenere invariato il carico tributario ? e questa invariabilità non è punizione acconcia per l ' agricoltore tardo a scorgere la convenienza di scemare o abbandonare una coltura poco remunerativa ? Questa prima differenza tra i due metodi sembra dunque far pendere la bilancia a favore della esenzione generale trentennale , la quale incoraggia , oltre alle migliorie tecniche , che l ' altro metodo unicamente contempla , anche quelle economiche , che sono condizione e premessa di quelle tecniche . 151 . Il metodo generale , dirò inoltre con le parole stesse del Serpieri , « assicura a tutti i miglioramenti , di qualunque natura essi siano , l ' immunità tributaria per un lungo periodo di tempo ; il metodo particolare lo assicura per un tempo assai breve - - soli 5 anni - - in generale , salvo più lunghe esenzioni per determinate categorie di miglioramenti » . Poiché della insufficienza del quinquennio nessuno dubita ; e poiché il trentennio può sembrare ai più eccessivo , tenuto conto della maggiore rapidità con la quale gli agricoltori odierni si decidono a mutare o migliorar colture , il terreno del contendere non pare grande e forse non è difficile che il ventennio finisca di apparire il più ragionevole , ad eccezione unicamente dei terreni di montagna che si vuole siano rimboschiti , per i quali un periodo anche più lungo del trentennio si impone . La disputa quindi si muta in altra ed è la seguente : 152 . Giova meglio concedere l ' immunità tributaria a tutti coloro i quali compiano quella qualunque miglioria ad essi piaccia o soltanto a coloro i quali compiano quelle migliorie che al legislatore piacque incoraggiare ? La prima specie di immunità piace sovratutto agli agricoltori , come quella la quale non richiede formalità , dichiarazioni , visite preliminari e successive di ispettori , dimostrazioni e spese , laddove la seconda impone tutto ciò e riesce fastidiosissima e odiosa al rustico , il quale sospetta nei visitatori anche benevoli l ' uomo foriero di angherie e di balzelli . Ed i più compiono perciò le migliorie , ma si astengono dal denunciarle , fidando nella loro buona stella , affinché l ' ufficiale del catasto non le veda troppo presto e non li sottoponga a cresciuta imposta . 153 . Ma la differenza ora detta non si limita a cotale vantaggio psicologico , pur di fatto rilevantissimo ; ma pone una domanda capitale : è meglio lasciar la scelta delle migliorie all ' agricoltore ( metodo generale trentennale ) od attribuirla al legislatore ( metodo particolare dell ' esenzione alle singole colture ) ? Il quesito appena posto , è , agli occhi di chi scrive , risoluto . Abbia fiducia , chi vuole , nella sapienza del legislatore in punto a faccende economiche , non io certo . L ' ufficio del legislatore è gravissimo anche in queste faccende ed il suo intervento deve essere quotidiano , minuzioso e lungimirante ; ma non è quello del maestro di scuola , il quale insegna ai bambini a compitare ed a formar lettere e parole , sibbene quello del giudice il quale pone i limiti di quel che è lecito di fare e di quel che , nell ' interesse generale , è vietato . A costruire strade nazionali , comunali , poderali , a bonificar paludi , a rimboschir montagne , ad arginare fiumi e torrenti , a rassodar terreni semoventi , a dar sicurezza , lo stato ha tanto da fare da non bastar generazioni . Non occorre che esso si impacci ad insegnare ai rustici a coltivar frumento invece di patate , ulivi invece di viti , cavoli al posto di fiori . Tutte cose che il rustico , ammaestrato dall ' esperienza e dai cattedratici - - queste sì , le scuole agrarie , sono compito degli enti pubblici ! ! - - e spinto dal tornaconto conosce meglio degli uomini pubblici . Se poi lo stato voglia incoraggiare taluna coltura o miglioria particolare , reputata essenziale a determinati fini pubblici , usi , come del resto fa , invece dello strumento tributario , quello ben più efficace del premio : ad abitazioni rustiche , a silos , a concimaie , a condotte d ' acqua , a bonifiche . Il premio può essere commisurato al costo dell ' opera compiuta , il premio è finanziariamente onesto , perché mette in luce e fa discutere l ' onere imposto all ' erario , mentre l ' esenzione par lieve cosa e può essere onerosa ; il premio non scoraggia dalle formalità e dalle visite il rustico , il quale sa di dover dimostrare di aver compiuto l ' opera atta a fargli conferire il premio atteso . Pur sotto questo rispetto il metodo generale trentennale pare preferibile al metodo particolare delle esenzioni date a scelta del legislatore . 154 . Il metodo generale osserva meglio la regola imperativa dell ' epoca unica catastale ( cfr . sopra § § 112 sg . ) ; ma urta contro l ' ostacolo della impossibilità di compiere le revisioni nell ' attimo di tempo a ciò occorrente . Il vizio pare dovuto più che al principio in se stesso , alla lunghezza interminabile della formazione del nuovo catasto in base alla legge del 1886 . Compiuto questo , nulla vieta che le revisioni tecniche ( per alluvioni , avulsioni , divisioni ereditarie e compre ­ vendite ) delle mappe catastali non proseguano ininterrottamente , sì da tener la mappa sempre aggiornata ; e nulla vieta che ad ogni vent ' anni si proceda ad una revisione generale . La prestezza con la quale si compie l ' odierna revisione generale , a catasto non del tutto ultimato , è prova che le revisioni non sono impresa alla quale si attagli necessariamente il connotato della lunga durata . 155 . Resta il rimprovero sostanziale al metodo « generale » , che si potrebbe dire « della ghigliottina » . L ' approssimarsi della scadenza del trentennio o ventennio significa la cessazione di ogni stimolo alle migliorie , anzi il nascere di un interesse ad aspettare trascorra la data fatale . Chi migliori il fondo uno o due o cinque anni prima della scadenza del trentennio godrà dell ' immunità per il maggior reddito della miglioria solo per uno o due o cinque anni ; e poiché talune migliorie ( impianto di vigneti , frutteti , agrumeti , uliveti ) dànno frutto solo dopo trascorsi tre o cinque o dieci anni , cessa del tutto lo stimolo a migliorare ; e giova attendere la fine della revisione trentennale per fruire della esenzione per lungo periodo . Né si può rendere mobile il trentennio , datandolo dall ' inizio della miglioria , perché ciò importerebbe rinuncia al principio dell ' epoca catastale unica . 156 . Il vizio ora detto non è peculiare alle revisioni a lunghi intervalli , con fissità intermedia delle stime . Esso si riscontra anche in altri casi , ad esempio in quello delle concessioni di pubbliche imprese . La società , la quale abbia ottenuto la concessione di tranvia o gazometro o forza idraulica per trent ' anni , non ha interesse , a mano a mano che si avvicina la scadenza , ad impiegar nuovi capitali , a fare impianti nuovi costosi , dei quali non potrebbe godere i frutti per un periodo bastevole di tempo . Gli ultimi cinque o dieci anni della concessione sono tempi di inerzia e di decadenza tecnica , di sfruttamento di quel che si è costruito in passato , di assenza di nuove iniziative . Si provvede con espedienti varii , quali la rinnovazione anticipata della concessione , il diritto di riscatto anticipato da parte dell ' ente , la garanzia di parziale rimborso per gli investimenti di capitali compiuti dopo una certa epoca e simili . 157 . Parimenti si può pensare ad espedienti atti ad eliminare il danno dell ' avvicinarsi della scadenza , con una acconcia combinazione del metodo generale con quello particolare . Rimanendo in vita il primo , con la garanzia dell ' esenzione universale di tutte le migliorie senza uopo di dichiarazioni , formalità , visite , collaudi , si può attribuire all ' agricoltore il diritto di denunciare in qualsiasi momento le migliorie che egli intenda apportare al fondo e per il cui maggior reddito egli godrà dell ' immunità tributaria trentennale o ventennale . Ognuno farà suoi conti e giudicherà , avvicinandosi l ' epoca della revisione catastale , se gli convenga compiere la miglioria , standosi zitto e correndo il rischio della tassazione intera dopo la revisione , ovvero denunciandola e sottoponendosi alle formalità necessarie per ottenere un congruo prolungamento del nuovo trentennio catastale della esenzione per l ' eccesso di reddito dovuto alla miglioria . L ' espediente è già in uso per le esenzioni particolari ora vigenti e non turba le revisioni periodiche . L ' art . 14 del r . d . l . 4 aprile 1939 stabilisce invero che « le esenzioni temporanee dalla maggiore imposta sugli incrementi di reddito , comunque concesse , non possono dar luogo alla iscrizione in catasto di estimi non rispondenti allo stato di fatto , ma hanno effetto solo nei confronti dell ' imposta » . Nel catasto si iscrive cioè l ' estimo corretto 1000 risultante dalla revisione , ma l ' imposta si applica , sino alla fine del periodo di esenzione , solo su x . A quanto ammonta x ? a 500 estimo vecchio ovvero a 600 , quale sarebbe l ' estimo nuovo se si facesse astrazione del maggior reddito dei miglioramenti esenti ? A ragion veduta pare si debba dire 600 , perché il legislatore promise l ' esenzione solo al reddito della specifica miglioria denunciata , che è 400 , e non all ' aumento generale di reddito ( e potrebbe essere diminuzione ) dovuto al complesso delle variazioni economiche verificatesi nel trentennio , che si vuole colpito allo scadere preciso di ogni trentennio . Non deve tacersi che la differenza fra l ' imponibile nuovo e quello vecchio è quantità facilmente calcolabile , laddove la differenza fra due imponibili nuovi , quello rispondente allo stato di fatto e quello che esisterebbe in assenza della miglioria denunciata è quantità teorica che al rustico può sembrare arbitraria . Ma l ' ossequio alla perequazione comanda di scegliere questa seconda quantità , la quale del resto non sarà ardua fatica rendere plausibile all ' agricoltore alacre e progressivo , solo atto a fare migliorie e più a denunciarle agli uffici catastali . Capitolo settimo Proposta di una immaginaria unità catastale di stima 158 . Un ultimo , forse il più arduo e perciò non avvertito , problema deve ancora essere posto . Discutendo la data della revisione in corso , il ministro alle finanze ricordava che la revisione generale degli estimi fondiari ordinata nel 1923 presentò « il grave difetto di essere stata condotta in un periodo in cui i prezzi non solo erano instabili , ma avevano subíto il massimo di oscillazioni , in cerca di un nuovo equilibrio relativo alla situazione economica post ­ bellica » ; e , citando la prima stesura del presente scritto , ricordava le mie osservazioni intorno alla impossibilità nella quale si trovarono gli ufficiali stimatori del 1923 , vissuti in mezzo all ' equilibrio di costi , salari , profitti e rendite formatosi sulla base dell ' inflazione monetaria , di rivivere i prezzi , i salari , i costi , le rendite esistenti prima del 1914 in un ambiente tutto diverso , ed il mio auspicio che agli estimi del 1923 si sostituissero estimi definitivi , calcolati in momento di moneta stabilizzata , momento che dovevasi presumere dovesse cadere verso l ' anno 1940 . Il ministro ritiene che la odierna stima trovi ambiente propizio alla buona condotta delle operazioni di stima ed elenca varie ragioni in suffragio della sua opinione : I ) La politica di stabilizzazione dei prezzi in agricoltura , che , iniziata nel 1934 , è ora integrata dal sistema degli ammassi e della fissazione dei prezzi per la maggioranza oramai dei prodotti della terra , consente di dare agli estimi una base sufficientemente stabile ( Revel , p.12 ) . 2 ) La stima riferendosi al periodo compreso tra il I ° gennaio 1937 e la fine delle operazioni catastali ( presumibilmente 31 dicembre 1941 ) è fondata su prezzi i quali hanno raggiunto , in conseguenza dell ' allineamento della lira decretato il 5 ottobre 1936 , un livello bastantemente stabile (ibid., p . 21 ) . 3 ) La necessità della nostra difesa costringendoci a vivere in regime di economia chiusa (ibid., p . 64 ) ha facilitato quella disciplina del mercato interno la quale è condizione necessaria della politica di stabilizzazione dei prezzi . 159 . Par dubbio che le circostanze ora citate contribuiscano effettivamente a quella stabilità dell ' equilibrio dei prezzi e dei costi , la quale è detta condizione necessaria per la formazione di estimi catastali duraturi . Alcune sono evidentemente contingenti e determinate dallo stato presente di guerra . Non è affatto probabile che il livello dei prezzi e dei costi esistenti in regime di mercato chiuso a causa di blocchi e controblocchi , di divieti e di impossibilità di importazione e di esportazione , di scambi compensati e contingentati possa durare quando , col ritorno della pace , necessariamente si riattivino le correnti dei traffici internazionali , sia che esse siano limitate a taluni ampi continenti od estese di nuovo a tutto il mondo . La politica degli ammassi e delle pedisseque determinazioni d ' impero dei prezzi è anch ' essa collegata con lo stato di guerra . Ma se una situazione di pace dovesse ristabilirsi , la necessità in cui si troveranno tutti i paesi di riprendere i rapporti commerciali reciproci , renderà pressoché impossibile il funzionamento di così rigide economie chiuse . Commercio vuol dire pieghevolezza ed elasticità . Ammassi e prezzi d ' impero significano rigidità e mercato chiuso . L ' uno è incompatibile con l ' altro . Il mercato chiuso è logico in una economia bellica ; è inverosimile ed instabilissimo in un ' economia di pace . Dunque , se non si voglia supporre perpetuo lo stato di guerra , ossia impossibile il conseguimento degli scopi per cui un paese si deliberò alla guerra , uopo è supporre che ritorni il tempo di pace e diventi allora palese la incompatibilità del mercato chiuso e del regime di prezzi in quello prevalente col nuovo ordine pacifico internazionale . 160 . Che l ' equilibrio dei prezzi del periodo catastale di stima 1937­41 seguito all ' allineamento della lira decretato il 5 ottobre 1936 con la riduzione del 41 % del contenuto aureo della lira possa essere considerato stabile è ipotesi della quale il fondamento appare assai fragile . Basta gittare lo sguardo sull ' assai istruttivo riassunto riprodotto ( p . 26 ) nella relazione del ministro alle finanze delle « proposte della confederazione fascista degli agricoltori per assicurare prezzi equamente remunerativi per i principali prodotti agricoli » , per convincersi nulla essere più labile dei prezzi giudicati stabilmente remunerativi dai competenti : Ad appena tre anni di distanza quanto appaiono antiquati ed irreali i prezzi che erano attuali od erano reputati remunerativi nel 1939 ! Rendita dominicale e reddito agrario sarebbero annullati , se gli agricoltori dovessero vendere a codesti prezzi i loro prodotti . Muteranno ancora , non si sa se in più o in meno e , sovratutto , nonostante vincoli e grida , sembrano irremissibilmente destinati a variare ancor più , sinché non abbia tregua la incertezza politica ed economica che travaglia il mondo . 161 . Non che avviarci verso il 1940 ad un equilibrio stabile di prezzi , siamo giunti in ogni paese del mondo a siffatto grado di instabilità da non conoscere più il significato dell ' unità monetaria . Nessuno sa che cosa significhino lira sterlina , franco , marco , lira , corona . Queste sono parole le quali hanno significazione quando si sappia con esattezza quale sia il contenuto in oro , argento , rame od altra qualsivoglia materia definita per peso e titolo ; e non basta la definizione , ma occorre che la unità monetaria sia in qualunque istante senza alcuna difficoltà od investigazione permutabile dalla forma cartacea alla forma materiale ( aurea , argentea , ecc . ) . Ma questa condizione senza la quale nessuna unità monetaria è pensabile non era soddisfatta fin da prima della guerra presente in verun paese del mondo . Difettava altresì quel surrogato della permutabilità in una qualsiasi materia che è la permutabilità , a rapporto fisso , in altra unità monetaria . Se il marco tedesco si mutasse , o si fosse mutato innanzi che la guerra interrompesse i rapporti commerciali , in un multiplo o quoziente fisso della lira sterlina , del dollaro , del franco , della lira si sarebbe potuto lamentare la mancanza della permutabilità diretta del marco e delle altre specie di monete , ma si sarebbe almeno potuto constatare che le diverse unità monetarie dei diversi paesi del mondo erano legate tra loro da un rapporto determinato , sicché , conosciuto quello , si sarebbe avuto un ' idea approssimativa della generale loro podestà d ' acquisto . Mai no . È risaputo che il marco tedesco ha , in virtù di precise norme legislative , rapporti variabili con le altre monete , a seconda dell ' uso a cui esso è fatto servire ; sicché accanto al marco ­ tipo , il quale acquista lire italiane 7,60 , vi sono altri marchi , identici nella forma e nel nome , dei quali si leggono sui giornali quotazioni ufficiali degradanti sino ad una sesta parte di quello . Sono note in Italia le lire cosidette turistiche ed operaie , di cui sono ufficialmente pubblicati e variati i rapporti con le altre monete ; ed in pratica sono o furono conosciute altre specie di lire : lira ­ cotone , lira ­ seta , lira ­ lana , delle quali se non si pubblicano ufficialmente i corsi , sono o furono dalle autorità ministeriali o corporative competenti comunicate a chi di ragione le norme regolatrici osservando le quali è o fu legale ed anzi consigliato procurarsi , per ogni lira , una quantità di lire sterline o dollari o marchi diversa da quella ordinaria ; ma queste lire sterline o dollari o marchi non servono o servirono per fare acquisti in generale , ma solo per comprare o vendere cotone o lana o seta . La procedura con cui i variabili rapporti con le unità monetarie si attuano è complicata assai ; ma qui la si ricorda a riprova della quasi impossibilità nella quale ci avvolgiamo e ci avvolgeremo non si sa per quanto tempo ancora di definire l ' unità monetaria , la quale pur dovrebbe essere il metro misuratore di tutte le contrattazioni . In verità , sembra che la maniera amministrativa dell ' intervento dello stato nelle faccende economiche abbia recata la conseguenza della scomparsa del metro misuratore monetario . L ' intervento giuridico , invero , pone le condizioni , talvolta minutissime , dell ' azione degli uomini ; ma entro i limiti posti , gli uomini liberamente operano e per operare hanno necessità di un metro monetario col quale definire le contrattazioni reciproche . Ma se l ' intervento statale ha indole amministrativa , lo stato può dire , a seconda dei fini suoi pubblici , a tale industriale : tu venderai le tue cotonate nel paese X ed io ti darò 10 lire per ogni unità monetaria di quel paese ; e se le vendi nel paese Y ti darò 15 lire per la relativa unità monetaria ; anche se tra di loro le unità monetarie X ed Y sono uguali . In regime di intervento giuridico , la cosa non potrebbe continuare , perché l ' industriale si rivolgerebbe senz ' altro tutto al paese Y , sicché ivi i prezzi cadrebbero e salirebbero in X sino ad uguagliarsi . Ma in regime di intervento amministrativo , l ' industriale non può far ciò , ché lo stato , con ordini peculiari - - ed in ciò si distingue l ' intervento amministrativo da quello giuridico - - stabilisce con un piano produttivo di tempo in tempo variato , quanto egli debba produrre , e quanto esportare nel paese X e , rispettivamente , in Y . 162 . Sebbene le mie preferenze siano per l ' intervento giuridico , uopo è constatare che oggi prevale e probabilmente prevarrà per molto tempo il metodo amministrativo . A voler usare linguaggio di paragone , direi che il metodo amministrativo tende ad allargare alle cose monetarie ed in genere a quelle economiche il metodo tradizionalmente usato nelle cose tributarie . Qui , si è sempre usata una regola diversa di misurare il prezzo dei pubblici servizi diversa da quella usata per misurare i beni privati . Del pane di quella forma e di quella qualità tutti , poveri mediocri e ricchi pagano sul mercato privato il medesimo prezzo , ad ipotesi 2 lire al chilogrammo . Ma del bene pubblico « difesa nazionale » , anche se il vantaggio sia identico per ogni cittadino , il povero può essere chiamato a pagare il prezzo di una lira , il mediocre in 50 , il ricco in 1000 lire . Prevale il criterio che il prezzo pagato non sia uguale per l ' identica unità dello stesso bene , ma diversissimo a seconda delle facoltà del cittadino . Lo stato giudica , secondo regole da lui poste , quale sia la attitudine a pagare dei cittadini , e secondo il suo giudizio li chiama a pagare . È chiaro che , rispetto ai beni pubblici , la unità monetaria non ha il medesimo significato per tutti i cittadini ; ma se si trova in mano al povero essa compra ad ipotesi una unità di beni pubblici , se in mano al mediocre una cinquantesima e se in mano al ricco una millesima parte della medesima unità dell ' identico bene pubblico . A mano a mano che il metodo dell ' intervento amministrativo acquista forza , il criterio usato per i tributi si estende a campi più vasti . Quasi non ne siamo fatti accorti , perché i modi di applicazione di esso sono variabilissimi ed insospettati . Si disse già delle diverse specie di unità monetaria nei rispetti dei rapporti internazionali di viaggio , di emigrazione , di esportazione ed importazione . Che cosa vogliono dire , inoltre , gli obblighi fatti ai fabbricanti di scarpe e di vestiti di destinare tanta parte delle materie prime , che essi conseguono a mezzo di enti pubblici a ciò destinati , alla produzione di scarpe o vestiti tipici da cedersi a dati prezzi , inferiori a quelli praticati per scarpe o vestiti esenti dal vincolo o poco diversi ? Voglion dire che la unità monetaria in mano di colui il quale acquista quelle scarpe e quei vestiti ha una capacità d ' acquisto diversa da quella che essa ha in mano di chi , per definizione del legislatore o per autoelezione ( determinata a sua volta dalle facoltà economiche proprie o dal costume ) acquista altri tipi di vestiti o di scarpe . Le considerazioni ora fatte non hanno per iscopo di criticare il trapasso , il quale sta verificandosi sotto i nostri occhi dalla unità monetaria unica alla unità monetaria molteplice . Sebbene l ' esperienza sinora fatta in proposito non sia conclusiva , non si può escludere che il nuovo sistema si radichi , e , divenuto stabile , sia ritenuto conforme agli ideali di giustizia che gli uomini si propongono di conseguire . O non ritengono forse essi corretto che il povero paghi 1 lira , il mediocre 50 ed il ricco 1000 lire per ottenere dallo stato i medesimi servigi ? Perché dovremmo ritenere illogico che gli uomini vogliano che la unità monetaria abbia , nonostante la uguale denominazione , una potenza d ' acquisto diversa in mano a Tizio ed a Sempronio , e diversa ancora per lo stesso Tizio a seconda che egli acquisti la medesima unità di merce sul mercato X o su quello Y ? 163 . Intendo dalle cose dette trarre invece un ' altra deduzione : non potersi presumere che le stime delle rendite dominicali e dei redditi agrari oggi in corso rispondano ad una situazione di equilibrio stabile dei prezzi e dei costi , quale , a moneta stabilizzata , mi auguravo potesse essere l ' anno 1940 . Esse saranno stime proprie del tempo 1937­1940 , tempo diverso da quello precedente e probabilmente da quelli che stanno per seguirlo . Il tempo scelto non è privo di pregi ; poiché non era , per la più parte , di grossa guerra guerreggiata in Europa ; né era posto nei tratti più bassi o più alti della curva del ciclo economico iniziato verso il 1929 . Erano passati gli anni della crisi più acerba e non erano accentuati i segni di rialzi eccessivi di prezzo ; sicché poteva , quel tempo , considerarsi di una certa prosperità agricola , senza troppo slancio tuttavia . Alcuni prezzi erano vincolati , ma altri no ; e la libertà di movimento di questi ultimi contrappesava quel che di artificioso poteva essere nei primi . Tutto sommato , poiché i tempi di perfetta stabilità sono come l ' araba fenice che tutti sanno che c ' è ma nessuno ha mai visto , non vedo perché il tempo del 1937­40 non dovesse essere scelto per la nuova stima dei redditi dominicali ed agrari . Esso non ha l ' attributo di conformità alla situazione dei prezzi , dei costi e dei redditi posteriori al 1940; ma qual mai epoca può pretendere a possedere siffatto dono profetico ? Le stime catastali costruite su quella base segnaleranno rendite dominicali e redditi agrari quali esistevano nel 1937­40; e non avranno se non un rapporto ognora più tenue con le rendite ed i redditi dei tempi che son già venuti e di quelli che verranno in seguito . 164 . La conclusione può turbare coloro i quali opinano che le stime tributarie debbano rispecchiare la realtà effettiva in cifre monetarie assolute dei redditi dei contribuenti ; non turba me , che ho opinione tutt ' affatto diversa . Che monta se il reddito di quel tal fondo stimato in 1000 lire all ' ettaro nel 1937­40 , sarà nel 1945 cresciuto a 2000 lire o ribassato a 500 ? Nulla , al punto di vista tributario . Teniamo ben fermo : - - che la corretta ripartizione dell ' imposta non esige affatto la conoscenza dei redditi reali effettivi dei contribuenti ; bensì quella dei redditi relativi . Non ha nessunissima importanza sapere che Tizio e Caio hanno redditi di 1000 e 5000 ovvero , rispettivamente , di 10 000 e 50 000 lire ; ed importa invece esclusivamente sapere che quei due redditi stanno fra di loro nel rapporto di I a 5 . Se noi conosciamo il rapporto , saremo sempre in grado di far pagare a Caio imposta quintupla di quella attribuita a Tizio ; che è tutto quel che si deve fare in argomento di imposte reali ; - - che la corretta ripartizione dell ' imposta non esige affatto di conoscere le variazioni quotidiane o annuali o quinquennali di quel rapporto . Se la scoperta della invariabilità delle stime catastali e della ordinarietà della base imponibile è davvero , come ho cercato dimostrare nel presente saggio , la conquista più alta della scienza e della legislazione tributaria italiana ( cfr . § § 79­80 , ed in questa appendice il capitolo quarto ) è pregio massimo del catasto mantenere invariato quel rapporto per lungo periodo di tempo , che è il trentennio od almeno il ventennio . 165 . Dalle premesse ora poste , discende logicamente che , trascorso l ' istante 1937­40 e chiuse le stime , noi possiamo fare astrazione dall ' unità monetaria , nella quale le stime sono state compiute . Muti la capacità d ' acquisto della lira , scemi o cresca , si compiano o non altri allineamenti , si sostituisca alla lira ­ oro la lira ­ lavoro od altra specie qualsiasi di moneta , ai fini catastali non importa . L ' unità monetaria nella quale sono espresse le stime catastali ha cessato ipso facto di essere una quantità concreta . Essa è divenuta un simbolo , un mero indice di rapporto . Essa serve a segnalare le situazioni rispettive dei varii contribuenti , dei varii fondi , delle varie particelle relativamente l ' uno all ' altro . Sarebbe anzi opportuno di trovar maniera di staccare il simbolo dalla cosa materiale che fu per un istante alla sua radice . Nei vecchi catasti la verità fondamentale che le valutazioni erano meramente relative era stata ben compresa . La lira catastale non era una lira effettiva , ma di conto od immaginaria . Come prima della rivoluzione francese era nota e dappertutto usitata nelle cose monetarie la lira immaginaria o lira di conto , così usitavasi nei vecchi catasti una lira immaginaria . Carlo Cattaneo lapidariamente aveva scolpito ( cfr . sopra nel § 79 ) il metodo tenuto nel catasto milanese : « Si estimò in una moneta ideale , chiamata scudo , il valor comparativo d ' ogni proprietà » . Nei catasti piemontesi del Settecento , non si faceva menzione della lira , come quella che avrebbe fatto sorgere ricordi delle monete effettivamente correnti e delle tradizionali divisioni della lira in 20 soldi e di questi in 12 denari ; e , ragionandosi diversamente da luogo a luogo , in talun luogo si cominciava dal soldo e questo si divideva in 10 denari , ed il denaro in 10 punti ed il punto in 10 atomi . « Il totale registro » od estimo del comune - - recitava la ricapitolazione degli estimi del catasto di un comune piemontese nel 1793 - - « rileva a soldi 1819 , denari 8 , punti 2 ed atomi 1» . Dove è manifesto che chi avesse voluto ridurre le cifre a numeri meno grossi avrebbe potuto dividendo i soldi per il divisore tradizionale 20 , scrivere lire 90 , soldi 19 , denari 8 , punti 2 ed atomi 1» . Ma forse non si era voluto , e s ' era adottato un sistema decimale allora ignoto in Piemonte a bell ' apposta per far penetrare bene nella testa dei proprietari che allora si chiamavano registranti , essere quelli numeri immaginari o di conto , soldi di registro , ossia indici della quota parte che ad essi toccava di assolvere delle spese comunali , fra le quali spese si noverava il pagamento all ' erario della imposta fondiaria o tassa . 166 . La separazione della lira immaginaria catastale 1940 dalla lira corrente oggi e nei tempi avvenire partorirebbe effetti vantaggiosi non pochi e non piccoli . Dei quali il primo e non di minor rilievo , sarebbe quello di evitare l ' impressione di tenuità o atrocità eccessiva della gravezza dell ' imposta fondiaria in confronto agli altri tributi . Oggi , quando l ' uomo della strada sente dire che l ' aliquota dell ' imposta fondiaria è del 10% ha l ' impressione di tenuità eccessiva e l ' impressione cresce quando gli si dice che la rendita imponibile è ragionata in lire 1914 che son lire grosse e l ' imposta è pagata in lire 1942 che son lire piccole , meno che un sesto delle altre , sicché l ' aliquota si riduce all'1,61% . Il contribuente , il quale bada al cumulo delle imposte , erariale , provinciale , comunale , sindacale ecc . ecc . e sa che spesso il cumulo sale al 100 , 120 , 150% della rendita imponibile , si inquieta quasi l ' imposta andasse veramente al di là del reddito ; e solo con uno sforzo , riducendo quelle percentuali ad un sesto , le ricalcola al 16 , 20 , 24% circa . Ciò non accadrà più , par di sentir replicare ; ché le lire con cui la imposta sarà pagata saranno uguali a quelle in base alle quali i redditi sono stati estimati . Dimostrai sopra come sia improbabilissima una siffatta coincidenza tra le due unità monetarie , quella 1940 e quella futura ; diguisaché la gravezza dell ' imposta apparirà or tenue or eccessiva a seconda delle variazioni monetarie avvenire . A dissociare pienamente la lira catastale immaginaria dalla lira corrente futura gioverebbe dare alla prima un altro nome , il quale non avesse con la lira alcun rapporto nel linguaggio comune . Nella Lombardia di Maria Teresa s ' era adottato lo scudo , in Piemonte il soldo ; ma poiché ambi questi nomi corrono ancora nell ' uso comune il primo come un multiplo ( 5 ) , il secondo come un sottomultiplo ( 1 / 20 ) della lira , propenderei per il denaro , parola oramai affatto obliterata nel linguaggio corrente . La particella stimata per un reddito di lire 1547,25 si direbbe estimata per 1547 denari 2 punti e 5 atomi e si scriverebbe 1547.2.5 . Dopo un po ' , nessuno ricorderebbe o potrebbe pretendere di ricordare che quei numeri si riferiscono a lire correnti di reddito e tutti comprenderebbero che essi vogliono significare semplicemente che quella particella deve pagare il quintuplo di imposta dell ' altra , il cui estimo sia di denari 309 , 4 punti e 5 atomi . Quanto debba pagare in lire correnti , è altro discorso . 167 . Ed il discorso sarebbe fatto ogni anno dagli organi legislativi a ciò deputati in sede di preparazione del bilancio e di discussione delle proposte del ministro alle finanze . Preso in esame il fabbisogno dello stato , fissata la distribuzione dell ' intiero carico tributario tra le diverse grandi categorie di imposte , sui consumi , sugli affari , sui redditi e sui capitali , determinata la quota spettante alle imposte sui redditi , valutato il peso rispettivo delle grandi branche di attività umana , agraria industriale commerciale impiegatizia , tenuto in considerazione altresì il carico rispettivo delle imposte a favore degli enti locali , si conclude , a cagion di esempio , che l ' attività agraria debba per equità versare all ' erario dello stato un miliardo di lire correnti ? Basta repartire il miliardo sul totale dei denari componenti l ' estimo fondiario ed agrario ; e se questo risultasse di 6 miliardi di denari per l ' estimo fondiario e 3 per quello agrario , e se ancora si giudicasse che , trattandosi di redditi in parte da lavoro , l ' estimo agrario debba patire , denaro per denaro , imposta uguale alla metà di quello fondiario , in quella medesima proporzione dovrebbe essere diviso il carico totale : 6 parti all ' imposta fondiaria ed 1,5 a quella agraria ; ossia 800 milioni di lire correnti all ' imposta fondiaria e 200 a quella agraria . Dividendo ulteriormente gli 800 milioni di imposta fondiaria per i 6 miliardi relativi di denaro d ' estimo fondiario ed i 200 milioni di imposta agraria per i 3 miliardi corrispondenti di estimo agrario , risulterebbe in fine che ogni proprietario dovrebbe pagare lire 0,133 d ' imposta ed ogni imprenditore agricolo lire 0,066 per ogni denaro d ' estimo . In fondo lo stesso calcolo si conclude oggi ; ma è viziato dall ' idea della percentuale fra due unità monetarie che si pretendono e non sono e non saranno omogenee . Trasformando la lira d ' estimo catastale 1940 in denari catastali immaginari , scompare il concetto della percentuale tra quantità omogenee , e vi sottentra quella , durata per secoli , senza fastidio di nessuno , del carico d ' imposta ( tante lire o centesimi di lira ) per ogni unità immaginaria o contabile di reparto . Il conteggio , che a dirlo pare lungo , è in realtà semplicissimo e dovrebbe essere compiuto e pubblicato ogni qualvolta il legislatore ritenesse opportuno mutare il carico delle imposte sulla terra . Non si tratterebbe di applicare un sistema di contingente ; ché , fissato il carico , ad esempio 13 o 50 o 100 centesimi di lira corrente per ogni denaro d ' estimo , la distribuzione dell ' imposta avverrebbe sulla base delle rendite fondiarie e dei redditi agrari valutati in catasto in denari punti ed atomi , come si fa per ogni altro tributo sui redditi . Il criterio del contingente sarebbe usato solo nella prima fase della distribuzione del carico totale tributario fra categorie di imposte , e poi fra specie di reddito nella categoria o gruppo di imposte sui redditi . Ma è cosa che già si fa oggi e non si può non fare , dovendosi pure adoperare una certa regola per ripartire le imposte fra grandi gruppi di contribuenti . Facilissima cosa sarebbe adottare il metodo alle esigenze delle imposte personali - - sul reddito complessivo , sui celibi , sul patrimonio - - rispetto alle quali si deve poter sommare i redditi terrieri con quelli mobiliari e di lavoro . Già oggi la rendita fondiaria imponibile si moltiplica per 4 per renderla omogenea e sommabile alle altre specie di redditi ; ma un residuo di illusione rimane nell ' operazione , immaginandosi che i redditi sommati siano omogenei , laddove sono diversi per i metodi di accertamento e per le epoche alle quali si riferiscono . Il metodo delle unità immaginarie catastali è più onesto , perché non lascia dubbio alcuno sul punto non trattarsi di quantità omogenee a quelle usate di tempo in tempo per le altre imposte . Esso impone apertamente al legislatore il travaglio di cercare modo di rendere di tempo in tempo comparabili dati eterogenei . Poiché la difficoltà esiste , né v ' ha modo di eliminarla mai , sinché siano , come sempre saranno , diversi i metodi e diverse le epoche di accertamento nelle diverse imposte , è bene che essa sia palese e debba essere a volta a volta senza requie affrontata . Coll ' augurio che siano abolite le tassazioni mobiliari a carico degli affittuari ed agenti di campagna e costoro siano assoggettati alla tassazione agraria ; che si trovi maniera , con la iscrizione a ruolo dei veri contribuenti , di ridurre al minimo la necessità della rivalsa ; che si unifichino le epoche di accertamento delle quantità prodotte , dei mezzi di produzione e dei prezzi relativi ; che si ritorni alla rigida norma dell ' epoca censuaria , fissa ed alle lustrazioni trentennali od almeno ventennali , con esenzioni particolari alle migliorie le quali travalichino il momento della revisione degli estimi ; e finalmente che si obliteri l ' anacronistico ricordo delle unità monetarie correnti in materia ad essa estranea e si ritorni al costume antico delle unità catastali di conto , si chiude questa appendice consacrata all ' illustrazione critica dell ' opera degnamente intrapresa dal ministro alle finanze Paolo Thaon di Revel di unificazione dei tributi gravanti sulla terra . Poiché il decreto del 4 aprile 1939 si inspirò alle tradizioni italiane migliori ed agli insegnamenti della dottrina che dal catasto lombardo trasse origine , parve opportuno indagare per quali rispetti ancora l ' edificio oggi quasi compiuto non raggiunga la perfezione ; sicché questa possa essere toccata con quel graduale andare che è proprio delle imprese destinate a durare nei secoli .
STORIA D'EUROPA NEL SECOLO DECIMONONO ( CROCE BENEDETTO , 1932 )
Saggistica ,
LA RELIGIONE DELLA LIBERTÀ Alla fine dell ' avventura napoleonica , sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava , e mentre i suoi vincitori s ' intendevano o procuravano d ' intendersi fra loro e di procedere d ' accordo per dare all ' Europa , mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali , uno stabile assetto che sostituisse quello fortemente tenuto ma sempre precario dell ' Impero della nazione francese , - in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d ' indipendenza e di libertà . E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni ; e le speranze presto si ravvivavano , e i propositi si rafforzavano , attraverso le delusioni e le sconfitte . Erano in Germania , in Italia , in Polonia , nel Belgio , in Grecia e nelle lontane colonie dell ' America latina , sforzi e moti di oppresse nazioni contro dominatori e tutori stranieri ; o di nazioni e di mutilate membra di nazioni costrette all ' unione politica con stati che dovevano la loro origine e conformazione a conquiste , a trattati , a diritti patrimoniali di famiglie principesche ; o di nazioni tenute scisse in piccoli stati , che , per siffatto sminuzzamento , si sentivano impedite , fiaccate e rese impotenti alla parte che loro spettava di esercitare nella comune vita mondiale , e mortificate nella loro dignità di fronte alle altre unite e grandi . Erano , in quegli stessi e in altri popoli , bisogni di garanzie giuridiche , di partecipazione all ' amministrazione e al governo mercé istituzioni rappresentative nuove o rinnovate , di varia associazione tra cittadini per particolari fini economici , sociali e politici , di aperta discussione delle idee e degli interessi mercé della stampa , di " costituzioni " , come allora si diceva ; e in quelli che avevano ottenuto queste costituzioni in forma di " carte " concesse , come in Francia , necessità di assicurarle e di renderle più larghe ; e in altri , infine , in cui i regimi rappresentativi già erano in atto per lunga e graduale formazione , come in Inghilterra , esigenza di togliere superstiti vincoli e disuguaglianze , e di un generale ammodernamento e razionalizzamento per un più snodato e largo modo di vita e di progresso . Diversi gli antecedenti storici e le condizioni presenti dei vari popoli , e i loro animi e i loro costumi , quelle richieste variavano , secondo i vari paesi , nell ' ordine , nella misura , nei particolari e nel tono . La precedenza era data in uno all ' affrancamento dal dominio straniero o all ' unità nazionale , e in un altro alla sostituzione dell ' assolutismo di governo col costituzionalismo ; qui si trattava di semplici riforme nell ' elettorato e di estensioni della capacità politica , e là , invece , di fondare per la prima volta o su nuove basi il sistema rappresentativo ; in un paese , possedendosi già per l ' opera delle generazioni anteriori , e segnatamente per quella della Rivoluzione e dell ' Impero , l ' eguaglianza civile e la tolleranza religiosa , si prendeva a contendere per la partecipazione al governo di nuovi strati sociali , e altrove conveniva preliminarmente attardarsi a combattere privilegi politici e civili di classi feudali e persistenti forme di servaggio , e a levarsi di su le spalle l ' oppressura ecclesiastica . Ma , varie d ' importanza e varie nell ' ordine di successione in cui si presentavano , tutte queste richieste si legavano tra loro , e le une tiravano prima o poi con sé le altre , e ne facevano sorgere altre ancora , che si profilavano in lontananza ; e su tutte sormontava una parola che le compendiava e ne esprimeva lo spirito animatore : la parola " libertà " . Non era , di certo , una parola nuova nella storia , come non era nuova nella letteratura e nella poesia , e nella rettorica finanche della letteratura e della poesia . Grecia e Roma avevano tramandato le memorie d ' innumeri eroi della libertà , e di gesta sublimi e di tragedie nelle quali si era , magnanimamente , per la libertà " che è sì cara " , rifiutata la vita . Libertà avevano invocato i cristiani e , nei secoli , le loro chiese ; libertà , i comuni contro gl ' imperatori e i re , e libertà da parte loro i feudatari e baroni contro gli stessi re e imperatori , e questi a lor volta contro i baroni e i grossi vassalli e contro le comunità usurpatrici di diritti sovrani ; libertà , i regni , le provincie , le città , solleciti dei propri parlamenti e capitoli e privilegi , contro le monarchie assolute che si sbarazzavano o tentavano di sbarazzarsi di questi ostacoli e limiti alla loro azione . La perdita della libertà era stata sempre considerata cagione o segno di decadenza nelle arti , nelle scienze , nella economia , nella vita morale , o che si guardasse alla Roma dei Cesari o all ' Italia degli Spagnuoli e dei Papi . Pur testé , la " libertà " , in compagnia dell ' " eguaglianza " e della " fratellanza " , aveva scosso e sparso in rovine , con la forza di un terremoto , tutto l ' edificio della vecchia Francia e quasi tutto quello della vecchia Europa ; e l ' impressione paurosa ancora ne durava , e parrebbe avesse dovuto togliere a quel nome l ' aureola di cosa bella e l ' attraenza di cosa nuova . E , in effetto , il trinomio , di cui aveva fatto parte , - l ' " immobile triangolo immortale della Ragione " , come lo aveva chiamato il poeta Vincenzo Monti , - cadde in discredito e quasi venne in aborrimento ; ma la Libertà riascese da sola sull ' orizzonte , ammirata come stella d ' impareggiabile fulgore . E quella parola era pronunziata dalle giovani generazioni con l ' accento commosso di chi ha pur ora scoperto un concetto d ' importanza vitale , rischiaratore del passato e del presente , guida nell ' avvenire . La novità del concetto onde si riempiva quell ' antichissima parola non isfuggì , nonché al sentimento , alla riflessione dei contemporanei , come si vede dal problema , a cui assai presto esso diè origine , circa il carattere differenziale della libertà che era propria dei moderni rispetto a quella degli antichi greci e romani e dei recentissimi giacobini : un problema che fu proposto e trattato , tra i primi , dal Sismondi e da Beniamino Constant ( che tenne sull ' argomento un discorso all ' Ateneo di Parigi nel 1819 ) , ed è stato molte volte ripreso fino ai nostri giorni . Ma , se il problema aveva il suo nocciolo di realtà , non era posto rettamente con quel contrasto di antico e di moderno , in cui da una parte stavano Grecia , Roma e la Rivoluzione francese , che avrebbe seguito gli ideali greco ­ romani , e dall ' altra , il tempo presente : come se il presente non fosse la confluenza di tutta la storia e l ' ultimo atto di essa , e si potesse , con una statica contrapposizione , spezzare quel che forma un ' unica serie di svolgimento . Di conseguenza , la ricerca , che sopra l ' asserito contrasto s ' istituiva , correva rischio di sperdersi in astrattezze , dividendo individuo e stato , libertà civile e libertà politica , libertà del singolo individuo e libertà degli altri tutti singoli nei quali quella trova il suo limite , e via discorrendo , e assegnando agli antichi la libertà politica e non quella civile , e ai moderni la civile e non la politica , o quella politica solo in grado subordinato , o anche invertendo questi giudizi e attribuendo agli antichi maggiore libertà dell ' individuo verso lo stato che non si sia avuta dai popoli moderni . Errore di astrattezza che si rinnova sempre che si cerca di definire l ' idea della libertà per mezzo di distinzioni giuridiche , le quali hanno carattere pratico e si riferiscono a particolari e transeunti istituti , e non a quell ' idea superiore e suprema che tutti li comprende e tutti li supera . Ricercando il contenuto di quel concetto nella storia a cui appartiene , e che è la storia del pensiero o della filosofia che si dica , la coscienza che allora si ebbe della sua novità si ritrova non esser altro che la coscienza di quel che di nuovo era sorto nel pensiero e per esso nella vita , il nuovo concetto dell ' umanità e la visione della via che le si apriva dinanzi , ampia e chiara quale non era apparsa prima . Non si era pervenuti a questo concetto per caso e di un subito , e all ' entrata di questa via per un salto o per un volo , ma ci si era arrivati per virtù di tutte le esperienze e le soluzioni della filosofia nel suo lavorio secolare , che sempre più avevano avvicinato la distanza e composto il dissidio tra cielo e terra , Dio e mondo , ideale e reale , e , conferendo idealità alla realtà e realtà all ' idealità , ne avevano riconosciuto e inteso l ' inscindibile unità , che è identità . E , dicendo della storia del pensiero e della filosofia , intendiamo insieme di tutta la storia , anche di quella che si chiama civile e politica ed economica e morale , che dà e riceve alimento dall ' altra ; e perciò non solo di Platone , Aristotele , Galileo , Cartesio e Kant , ma e della grecità che si pose contro la barbarie , e di Roma che incivilì i barbari stessi facendoli romani , e della redenzione cristiana , e della Chiesa che lottò con l ' Impero , e dei comuni italiani e fiamminghi nell ' evo medio , e più particolarmente del Rinascimento e della Riforma che rivendicarono l ' individualità nel suo duplice valore fattivo e morale , delle guerre di religione , del " lungo parlamento " inglese , della libertà di coscienza asserita dalle sètte religiose nell ' Inghilterra e nell ' Olanda e nelle colonie americane , delle dichiarazioni che in queste ultime si fecero dei diritti dell ' uomo , e di quella a cui la Rivoluzione francese diè singolare efficacia , e altresì delle scoperte tecniche e delle conseguenti trasformazioni industriali , e di tutti gli altri avvenimenti e creazioni storiche , che tutti concorsero a formare quel concetto della realtà e della umanità , e a riporre nelle cose la legge e la regola delle cose , e Dio nel mondo . Ma l ' ulteriore avanzamento che si era compiuto allora , tra la fine del sette e i principii dell ' ottocento , era stato più fortemente risolutivo e quasi conclusivo , perché aveva criticato il dissidio , che si era acuito nel razionalismo settecentesco e nella Rivoluzione francese , tra ragione e storia , onde s ' inviliva e condannava questa al lume di quella : l ' aveva criticato e risanato mercé la dialettica ; che non distacca l ' infinito dal finito , né il positivo dal negativo , e con ciò aveva fatto coincidere la razionalità e la realtà nella nuova idea della storia , ritrovando il senso pieno del detto di Giambattista Vico , che la repubblica , cercata da Platone , non è altro che il corso delle cose umane . L ' uomo , ora , non si vedeva più schiacciato dalla storia o vindice di sé stesso contro di essa e respingente lungi da sé il passato come il ricordo di un ' onta ; ma , vero e infaticato autore , si contemplava nella storia del mondo come in quella della sua vita medesima . La storia , non appariva più deserta di spiritualità e abbandonata a forze cieche , o sorretta e via via raddrizzata da forze estranee , ma si dimostrava opera e attualità dello spirito , e , poiché spirito è libertà , opera della libertà . Tutta opera della libertà , suo unico ed eterno momento positivo , che solo si attua nella sequela delle sue forme e conferisce ad esse significato , e che solo spiega e giustifica l ' ufficio adempiuto dal momento negativo della illibertà , con le sue compressioni , oppressioni , reazioni e tirannie , le quali ( come altresì avrebbe detto il Vico ) paiono " traversie " e sono " opportunità " . Era questo il pensiero e la filosofia dell ' età che s ' iniziava , una filosofia che sbocciava dappertutto , che si diffondeva dappertutto , che si coglieva sulle bocche di tutti , attestata dalle strofe della poesia e dai motti degli uomini dell ' azione non meno che dalle formole dei filosofi di mestiere . Trascinava dietro di sé scorie del passato , si rivestiva talvolta di vesti non confacenti , si avvolgeva e si dibatteva in contraddizioni , e tuttavia sempre si faceva strada e avanzava ogni altra . È dato rinvenirne le tracce anche presso gli avversari , i retrivi , i reazionari , i preti e i gesuiti ; e non è senza ironia il fatto che il nuovo atteggiamento spirituale ricevesse il suo battesimo donde meno si sarebbe aspettato : dal paese che , più di ogni altro europeo , era rimasto chiuso alla filosofia e alla cultura moderne , dal paese per eminenza medioevale e scolastico , clericale e assolutistico , dalla Spagna , che allora essa coniò l ' aggettivo " liberal " col suo contrapposto di " servil " . Anzi giova osservare ( a fin di scansare uno scoglio nel quale spesso si urta ) che la filosofia di un ' età , non solo non deve ricercarsi unicamente nei filosofi o nei grandi filosofi , e deve invece desumersi da tutte le manifestazioni di quell ' età , ma può perfino non trovarsi , o trovarsi in modo meno spiccato , appunto nei filosofi specialisti , e nei grandi tra questi . I quali sono pur sempre singole persone , e se , oltre taluni problemi del loro tempo , ne pongono e risolvono , anticipando i tempi , altri che l ' età loro non sente ancora e non intende o non ben comprende , accade anche talvolta , per i limiti che ogni individuo ha , che certi problemi posti e risoluti al loro tempo non raccolgano nei loro sistemi e al luogo di essi serbino concetti invecchiati ed erronei . I grandi filosofi , come del resto gli uomini di ogni qualità , non hanno il loro posto destinato e fisso né nell ' avanguardia né nella retroguardia né nel mezzo delle schiere dei contemporanei , ma a volta a volta si ritrovano in ciascuno di questi diversi posti . Anche i grandi filosofi della libera Atene , i più splendidi fiori di quella libertà , tra le agitazioni democratiche che offendevano il loro senso dell ' armonia , e legati com ' essi erano alla loro logica naturalistica , non si mostrarono nelle loro teorie pari a quella realtà di vita che vivevano ; ma meglio calza al caso nostro l ' esempio del massimo filosofo dell ' età di cui discorriamo , Hegel , che più profondamente di ogni altro pensò e trattò dialettica e storia , definendo lo spirito per la libertà e la libertà per lo spirito , e tuttavia , per certe sue tendenze e teorizzamenti politici , meritò di esser designato piuttosto come " servil " , che come " liberal " . Tanto più alto di lui stanno per questa parte , e tanto meglio di lui rappresentano il pensiero della nuova età , ingegni filosoficamente minori o che addirittura si sogliono considerare non filosofici : per esempio , una donna , la signora di Staël . La concezione della storia come storia della libertà aveva suo necessario complemento pratico la libertà stessa come ideale morale : ideale che , infatti , era concresciuto con tutto il pensiero e il moto della civiltà , ed era passato nei tempi moderni dalla libertà come complesso di privilegi alla libertà come diritto di natura , e da questo astratto diritto naturale alla libertà spirituale della personalità storicamente concreta ; e si era fatto via via più coerente e saldo , avvalorato dalla corrispondente filosofia , per la quale quella stessa che è legge dell ' essere è legge del dover essere . Negarlo non si poteva se non da coloro che in qualche modo ancora straniavano il dover essere dall ' essere , conforme alle viete filosofie della trascendenza , o che di straniarlo non si avvedevano e pur questo operavano nelle loro argomentazioni . Così , per esempio , quando si obiettava che l ' ideale morale della libertà non permetteva e non prometteva di scacciare il male dal mondo , e perciò non era veramente morale ; e in ciò dire non si considerava che , se la moralità distruggesse il male nella sua idea , dissolverebbe sé medesima , che solo nella lotta contro il male ha realtà e vita , e solo mercé di essa si estolle . Così parimente quando si lamentava che cotesta affermazione e accettazione della lotta di continuo rinascente precludesse all ' uomo la pace , la felicità , la beatitudine a cui egli sempre anela , non considerando che per l ' appunto la grandezza del concetto moderno stava nel ­ l ' aver convertito il senso della vita da idilliaco ( e , di conseguenza , elegiaco ) in drammatico , da edonistico ( e , di conseguenza , pessimistico ) in attivo e creativo , e della libertà medesima fatto un continuo riacquisto e una continua liberazione , una continua battaglia , in cui è impossibile la vittoria ultima e terminale , perché significherebbe la morte di tutti i combattenti , ossia di tutti i viventi . Dopo di che , si scorge agevolmente in qual conto siano da tenere altre obiezioni , che allora pur si proposero e che furono dipoi , e sono , molte volte ripetute , come questa : che l ' ideale della libertà , per la sua stessa eccellenza , sia dei pochi e non dei molti , degli eletti e non del volgo , il quale ha uopo d ' imposizioni dall ' alto , di autorità e di sferza : obiezione che troverebbe pieno riscontro nella sentenza , di cui è evidente l ' assurdo , che la verità sia dei pochi e ai più si convenga la non ­ verità e l ' errore , come se la verità non fosse tale per la sua intrinseca forza , espansiva e avvivatrice e trasformatrice nei modi che via via le sono consentiti . O come quest ' altra , anche più stravagante : che la libertà appartenga in proprio a certi popoli , che in condizioni singolarissime l ' hanno elaborata , quale l ' insulare Inghilterra , o a stirpi dal sangue generoso , quali le germaniche , che la coltivarono nell ' incoltura delle loro foreste : obiezione che a sua volta abbassa lo spirito a materia e lo sottomette a meccanico determinismo , e che , d ' altra parte , il fatto smentisce , mostrando che l ' Inghilterra molto insegnò ma anche non poco apprese nei concetti liberali dai popoli del continente , e che la Germania assai a lungo dimenticò la libertà nelle sue foreste e idoleggiò l ' autorità e la sudditanza . Era , dunque , affatto ovvio che alla domanda quale fosse l ' ideale delle nuove generazioni si rispondesse con quella parola " libertà " senz ' altra determinazione , perché ogni aggiunta ne avrebbe offuscato il concetto ; e torto avevano i frigidi e i superficiali che di tal cosa si meravigliavano e la facevano oggetto di scherno , e , tacciando di vuoto formalisino quel concetto , interrogavano ironici o sarcastici : " Che è mai la libertà ? la libertà da chi e da che cosa ? la libertà di fare che cosa ? " . Essa non pativa aggettivi né empiriche determinazioni per la sua intrinseca infinità ; ma non perciò non si poneva da sé di volta in volta i suoi limiti , che erano atti di libertà , e così si particolareggiava e si dava un contenuto . La distinzione , molte volte fatta , delle due libertà , di quella al singolare e di quella al plurale , della libertà e delle libertà , si svela antinomia di due astrattezze , perché la libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale . Se non che essa non si adegua mai e non si esaurisce in queste o quelle delle sue particolarizzazioni , negli istituti che ha creati ; e perciò non solo , come si è notato , non si può definirla per mezzo dei suoi istituti , ossia giuridicamente , ma non bisogna porre un legame di necessità concettuale tra essa e questi , che , essendo fatti storici , le si legano e se ne slegano per necessità storica . Le richieste politiche , che di sopra abbiamo per sommi capi enumerate , formavano allora , a un dipresso , il suo corpo storico e , in certo senso , il suo corpo fiorente di bellezza e di rinato vigor giovanile , e di congiunta baldanza e spensieratezza . Spiritualità corporificata , e , per ciò stesso , corporeità spiritualizzata , il loro significato si traeva unicamente dal fine a cui tendevano e che era di un più largo respiro alla vita umana , di una sua maggiore intensità ed estensione . L ' idea della nazionalità , opposta all ' astratto umanitarismo del secolo precedente e all ' ottusità che verso l ' idea di popolo e di patria dimostravano persino scrittori quali Lessing , Schiller e Goethe , e alla poca o nulla ripugnanza che si era allora sentita verso gl ' interventi stranieri , intendeva promuovere l ' umanità nella sua forma concreta che era quella della personalità , come dei singoli uomini così dei complessi umani legati da comuni origini e memorie , costumi e attitudini , delle nazioni storicamente esistenti e attive o da svegliare all ' attività ; e intrinsecamente non poneva barriere a sempre più larghe e comprensive formazioni nazionali , ché " nazione " è concetto spirituale e storico e perciò in divenire , e non naturalistico e immobile , come quello di razza . La stessa egemonia o primato che si rivendicava per questo o quel popolo , dal Fichte e da altri al germanico , dal Guizot e da altri al francese , dal Mazzini e dal Gioberti all ' italiano , e da altri ancora al polacco o agli slavi in genere , era teorizzato come il diritto e il dovere di mettersi alla testa di tutti i popoli per farsi antesignano di civiltà , di umano perfezionamento , di grandezza spirituale . Anche i nazionalisti tedeschi dicevano , bensì , che il popolo tedesco era un popolo eletto , ma si affrettavano ad aggiungere che era tale perché cosmopolitico e non puramente nazionale . Le costituzioni e i governi rappresentativi dovevano portare all ' efficacia e all ' operosità politica uomini e ceti sociali di maggiore capacità e di migliore volontà rispetto a quelli che le avevano fino allora esercitate o in emulazione di quelli . La libertà di stampa era il campo aperto allo scambio delle idee , allo scontro e alla misura delle passioni , allo schiarimento delle situazioni , alle dispute e agli accordi , e , come altri ha ingegnosamente avvertito , voleva , nei grandi stati , nell ' Europa e nel mondo , tenere l ' ufficio che nelle piccole città antiche aveva tenuto l ' agorà . II favore di cui fu circondato il sistema dei due grandi partiti che componevano i parlamenti , il conservatore e il progressista , il moderato e il radicale , la destra e la sinistra , conteneva l ' intenzione di graduare l ' impeto del moto sociale e di evitare i danni degli scotimenti rivoluzionari e gli spargimenti di sangue , rendendo mite e umana la lotta degli interessi . Il trepido affetto e il desiderio delle autonomie locali contro l ' accentramento e il dispotismo amministrativo della Rivoluzione e dell ' Impero , e delle stesse monarchie assolute restaurate , erano mossi dal timore che l ' accentramento , uniformando , impoverisse e inaridisse la pienezza della vita , laddove le autonomie meglio conseguivano la buona amministrazione e coltivavano un vivaio di capacità politiche . Le monarchie costituzionali , sull ' esempio inglese , mediavano tra quelle assolute , troppo storiche , e le repubbliche , troppo poco storiche , e venivano proposte quasi sola forma di repubblica adatta ai tempi ; ché , del resto , repubblica e non monarchia tenevano i politici di vecchia scuola l ' Inghilterra dopo la sua rivoluzione . Similmente , in generale , tutta la ripresa delle tradizioni storiche era animata dal desiderio di raccogliere e serbare quanto di vivo e adoperabile per la vita moderna , o per un buon tratto ancora di questa vita , fosse in istituti e costumanze paesane , nella vecchia nobiltà e nei contadini , nelle ingenue credenze religiose . La rottura dei vincoli , che avevano impacciato o ancora impacciavano industrie e commerci , ubbidiva al bisogno di dare impulso alla inventiva e alla virtù individuale e alla gara , e di accrescere la ricchezza che , da chiunque prodotta e da chiunque posseduta , era pur sempre ricchezza dell ' intera società , e a vantaggio di questa e del suo innalzamento morale finiva , in un modo o in un altro , un po ' prima o un po ' dopo , col servire . E così per tutti gli aspetti e le particolari determinazioni di quelle varie richieste . Poteva accadere , e sarebbe di certo accaduto , che alcuni o molti di cotesti istituti liberali , nel corso ulteriore della storia , sarebbero morti , venendo meno le loro condizioni di fatto , e altri di essi sarebbero diventati inefficaci , insufficienti o inadatti , e si sarebbe dovuto modificarli o addirittura rovesciarli e sostituirli ; ma ciò appartiene alla sorte di tutte le cose umane , che vivono e muoiono , si trasformano e ripigliano vita , o si meccanizzano e conviene disfarsene , e , a ogni modo , l ' agente di quelle modificazioni , di quei riadattamenti e abolizioni , sarebbe stata pur sempre la libertà , che si formava , in tal guisa , un nuovo corpo , dotato di nuova gioventù o pervenuto ad adulta robustezza . Così niente impediva di pensare - nella rigorosa e preveggente logica che si attiene all ' essenza del concetto liberale , - che il sistema dei due partiti , antiquati i contrasti che gli avevano dato vita , si sarebbe cangiato in quello dei vari e mobili aggruppamenti su particolari problemi , e l ' autogoverno avrebbe ceduto al bisogno di maggiore regolarità e accentramento , e le monarchie costituzionali alle repubbliche , e gli stati nazionali si sarebbero composti in stati plurinazionali o stati uniti ( col formarsi , cioè , di una più larga coscienza nazionale , per esempio europea ) , e il liberismo economico sarebbe stato temperato e ridotto in più stretti confini da leghe d ' industriali o da statificazioni di servizi . Certo , quei liberali delle prime generazioni non pensavano in generale a tali possibilità , e anche talvolta o per solito le negavano ; ma non però esse non erano contenute nel principio posto da loro , e bisogna tenerle presenti , così come possiamo ora scorgerle noi dopo oltre un secolo di molteplice esperienza e di lavorio mentale : avvertenza che vale per tutto quanto andiamo dicendo di quel periodo germinale , nel quale , com ' è necessario , noi guardiamo , nel germe , anche l ' albero di cui era germe e che solo faceva che esso fosse plastico germe e non cellula abortita . E poteva anche accadere ( e perciò si era allora delineata la nuova e goethiana figura del progresso non più in linea retta ma secondo spirale ) che , nelle crisi dei ringiovanimenti , i regimi liberali sarebbero soggiaciuti a reazioni e a regimi autoritari di varia origine e di più o meno larga estensione e lunga durata ; ma la libertà avrebbe seguitato ad operare dentro di questi e a corroderli e , infine , ne sarebbe tornata fuori più sapiente e più forte . Anche allora , del resto , alla corporeità che abbiamo detta spiritualizzata , se ne accompagnava talvolta un ' altra non spiritualizzata e perciò malsana ; e il culto della nazionalità dava qualche segno , in qualche suo torbido apostolo , di trapassare in boria e prepotenza di dominio materiale , o di chiudersi verso gli altri popoli in una cupa libidine di razza ; e il culto della storia e del passato , di pervertirsi in insulsa idolatria , e la riverenza per le religioni in riscaldamenti pseudoreligiosi , e l ' attaccamento alle istituzioni esistenti in timidezza conservatrice , e l ' osservanza delle forme costituzionali in mancanza di coraggio dinanzi al necessario modificarsi di esse , e la libertà economica in protezione degli egoistici interessi di questo o quel gruppo sociale ; e così via . Ma queste debolezze , questi errori , questi annunzi di futuri danni erano inseparabili dal pregio stesso delle richieste che allora si facevano e delle istituzioni che si proponevano , né scemavano al movimento liberale la sostanziale sua nobiltà , la sua possente virtù etica , che s ' irraggiava di poesia , era armata di logica e di scienza , tornava tenace all ' azione e si preparava alla conquista e al dominio . Poeti , teorici , oratori , pubblicisti , propagandisti , apostoli e martiri attestavano la profonda serietà di quell ' ideale , e poiché sorgevano e si moltiplicavano intorno ad esso , e non già o assai più radi e meno risoluti e meno gagliardi si vedevano intorno ad altri ideali , il suo vigore prevalente e la sicura vittoria che l ' attendeva . E non solo il fatto , ma anche la dottrina confutava ormai quella separazione , che era stata grave segno di abbassamento e di decadenza , fra la teoria e la pratica , la scienza e la vita , la vita privata e la vita pubblica , come se sia cosa possibile cercare e trovare la verità senza insieme patirla e viverla nell ' azione o nel desiderio dell ' azione , e cosa possibile staccare l ' uomo dal cittadino , l ' individuo dalla società che lo forma e che esso forma . Il mero letterato e filosofo , imbelle e trasognato , l ' intellettuale e il retore che maneggiavano le immagini del sublime ma rifuggivano dalla fatica e dal periglio dei doveri che quelle immagini richiamano e richiedono , ed erano proni al servilismo e alla cortigiana adulazione , diventarono oggetti di disprezzo ; e oggetto di riprovazione lo scrivere per incarico e il farsi mantenere dalle corti o dai governi , invece di aspettare dal solo consenso del pubblico il favore e i mezzi stessi del vivere , il compenso al proprio lavoro . Si volle la sincerità della fede , la coerenza del carattere , l ' accordo tra il dire e il fare , si rinnovò moralmente il concetto della dignità personale , e con essa il sentimento dell ' aristocrazia vera , con le sue regole , le sue rigidezze e le sue esclusioni , dell ' aristocrazia che era diventata oramai liberale e perciò affatto spirituale . La figura eroica , che parlava ai cuori , era quella del poeta milite , dell ' intellettuale che sa combattere e morire per la sua idea : una figura che non rimase nei rapimenti dell ' immaginazione e nei paradigmi educativi , ma apparve in carne ed ossa sui campi di battaglia e sulle barricate in ogni parte d ' Europa . I " missionari " ebbero compagni i " crociati " della libertà . Ora chi raccolga e consideri tutti questi tratti dell ' ideale liberale , non dubita di denominarlo , qual esso era , una " religione " : denominarlo così , ben inteso , quando si attenda all ' essenziale ed intrinseco di ogni religione , che risiede sempre in una concezione della realtà e in un ' etica conforme , e si prescinda dall ' elemento mitologico , pel quale solo secondariamente le religioni si differenziano dalle filosofie . La concezione della realtà e l ' etica conforme del liberalismo erano , come si è mostrato , generate dal pensiero moderno , dialettico e storico ; e a conferirgli carattere religioso non vi bisognava altro , perché personificazioni , miti , leggende , dommi , riti , propiziazioni , espiazioni , classi sacerdotali , paludamenti pontificali e simili , non appartengono all ' intrinseco e malamente vengono astratti da particolari religioni e posti come esigenze di ogni religione . Nel che è l ' origine delle parecchie religioni artificiali o " religioni dell ' avvenire " , escogitate nel corso del secolo decimonono , cascate tutte , come meritavano , nel ridicolo , essendo contraffazioni e caricature ; laddove quella liberale dimostrò la sua essenza religiosa con le sue proprie forme e istituzioni , e , nata e non fatta , non fu un ' escogitazione a freddo e di proposito , tantoché , dapprima , credé persino di poter convivere con le vecchie religioni o di venir loro compagna , complemento ed aiuto . In verità , si contrapponeva ad esse , ma , nell ' atto stesso , le compendiava in sé e proseguiva : raccoglieva , al pari dei motivi filosofici , quelli religiosi del passato prossimo e remoto , accanto e sopra di Socrate poneva l ' umano ­ divino redentore Gesù , e sentiva di aver percorso le esperienze del paganesimo e del cristianesimo , del cattolicismo , dell ' agostinismo e del calvinismo , e quante altre erano state , e di rappresentare le migliori esigenze , e di essere purificazione , approfondimento e potenziamento della vita religiosa dell ' umanità . Perciò non segnava punti cronologici del suo inizio e nuove ere che la distaccassero con taglio netto dal passato , come aveva fatto la chiesa cristiana , e poi l ' islamismo , e come rifece , imitando quelle chiese e sètte , la Convenzione nazionale , con un decreto che rispondeva alla sua astratta concezione della libertà e della ragione , e che , dopo aver trascinato vita parimente astratta , fu dimenticato prima che abolito . E nondimeno diffuso risuonava dappertutto il grido della palingenesi , del " secol si rinnova " : quasi saluto augurale a quella " terza età " , l ' età dello Spirito , che nel secolo dodicesimo Gioacchino da Fiore aveva profetata , e ora si schiudeva dinanzi all ' umana società che l ' aveva preparata e aspettata . II LE FEDI RELIGIOSE OPPOSTE A questa religione dell ' era nuova , facevano riscontro e contrasto religioni rivali e nemiche , le quali , quantunque da lei espressamente o virtualmente criticate e sorpassate , noveravano fedeli e raccoglievano proseliti , e componevano cospicue realtà storiche , corrispettive a taluni momenti ideali , che in perpetuo si ripresentano . Prendeva o avrebbe meritato di prendere il primo luogo tra esse il cattolicesimo della Chiesa di Roma , la più diretta e logica negazione dell ' idea liberale , e che tale si sentì e si conobbe e volle recisamente porsi fin dal primo delinearsi di quell ' ideale , tale si fece e si fa udire con alte strida nei sillabi , nelle encicliche , nelle prediche , nelle istruzioni dei suoi pontefici e degli altri suoi preti , e tale ( salvo fuggevoli episodi o giuochi di apparenze ) operò sempre nella vita pratica , e può per tal riguardo considerarsi prototipo o forma pura di tutte le altre opposizioni e , insieme , quella che , col suo odio irremissibile , mette in luce il carattere religioso , di religiosa rivalità , del liberalismo . Alla concezione per la quale il fine della vita è nella vita stessa , e il dovere nell ' accrescimento ed innalzamento di questa vita , e il metodo nella libera iniziativa e nella inventività individuale , il cattolicesimo oppone che , per contrario , il fine è in una vita oltremondana , alla quale la mondana è semplice preparazione , che si deve adempiere con l ' osservanza di ciò che un Dio che è nei cieli , per mezzo di un suo vicario in terra e della sua chiesa , comanda di credere e di fare . Ma , per logica e coerente che questa concezione autoritaria oltremondana sia nel filo delle sue deduzioni o comparata ad altre simili e di men salda contestura , nondimeno le fa difetto quella logicità e coerenza che è accordo con la realtà . L ' azione della Chiesa cattolica , guardata nella storia , o si attua anch ' essa ai fini della civiltà , del sapere , del costume , dell ' ordinamento politico e sociale , della vita mondana , del progresso umano , come si vide spiccatamente nella sua grande epoca , quando serbò gran parte del retaggio del mondo antico e difese i diritti della coscienza e della libertà e della vita spirituale contro genti barbariche e contro le prepotenze materialistiche di imperatori e di re ; ovvero , perduto quest ' ufficio o perduta l ' egemonia che in esso esercitava e soverchiata dalla civiltà che essa stessa aveva concorso a generare , si restringe a tutrice di forme invecchiate e morte , d ' incultura , d ' ignoranza , di superstizione , di oppressione spirituale , e si fa a sua volta , dal più al meno , materialistica . La storia , che è storia della libertà , si comprova più forte di quella sua dottrina o di quel programma , e lo sconfigge e lo sforza a contradirsi nel campo dei fatti . Il Rinascimento , che non fu un ' impossibile ripristinazione dell ' antichità precristiana , e la Riforma , che del pari non fu quella , non meno impossibile , del cristianesimo primitivo , ma l ' uno e l ' altra avviamento alla concezione moderna della realtà e della idealità , segnano la decadenza interiore del cattolicesimo in quanto potenza spirituale ; e questa decadenza non diè luogo a rigenerazione e non fu arrestata , ma , anzi , resa irrimediabile dalla reazione della Controriforma , quando venne salvato il corpo e non l ' anima della vecchia Chiesa , il suo dominio mondano e non quello sugl ' intelletti , e si compié opera politica ma non religiosa . La scienza , che col porglisi a fianco sostenitrice e cooperatrice dimostra la superiorità di un determinato ideale morale e politico , disertò la Chiesa cattolica ; e tutti gl ' ingegni originali e creatori , filosofi , naturalisti , storici , letterati , pubblicisti , passarono o furono costretti a passare o furono accolti ed ebbero seguaci nel campo avverso ; ché , nel suo proprio , essa non poté se non restaurare l ' edificio della scolastica medioevale e , per necessità o per politico accorgimento , introdurvi quelle secondarie variazioni o aggiungervi a mo ' d ' ornato quant ' altro , senza troppo dare all ' occhio , poteva prendere dalla scienza e dalla cultura eterodosse . La cessazione delle guerre di religione , il nuovo principio della tolleranza , il deismo inglese , il concetto della storia naturale delle religioni , il razionalismo e l ' illuminismo , l ' antigiurisdizionalismo e l ' anticurialismo erano venuti sempre più distruggendo le condizioni a lei favorevoli ; cosicché la Rivoluzione francese la trovò estenuata e , anche politicamente , quasi disarmata . Vero è che da quella rivoluzione stessa , dai danni e dai dolori che inflisse e dalle rivolte e resistenze che le si formarono e levarono contro , venne alla Chiesa cattolica un inaspettato afflusso di forze , sia politiche per il rinnovato appoggio degli stati e delle classi vinte o minacciate e lottanti a propria difesa , sia sentimentali per la nostalgia che s ' insinuò nei cuori verso le placide e molli immagini del passato a rifugio dal turbinoso e duro e arido presente . Ma le prime forze erano pur sempre puramente politiche e adoperabili solo per le riuscite politiche ; e le altre , malsicure e facili a tramutarsi nel diverso e nell ' opposto , come sempre le ondeggianti fantasie e i mobili desideri , e da diffidarne , come la Chiesa assai presto e , si può dire , in generale , ne diffidò . Il pensiero e la scienza continuarono a sfuggirle ; il suo grembo era in ciò colpito di sterilità come a divino castigo per aver essa peccato contro lo spirito che è spirito di sincerità ; e tutt ' al più , in mezzo a quelle burrasche e a quelle paure , vide ergersi a suo campione qualche scrittore dottrinario bensì e polemico , ma fanatico e astrattamente logico e consequenziario , e amante dell ' estremo e del paradossale , dal quale altresì ebbe piuttosto cagione di diffidenza che effettivo aiuto , fiutandone lo spirito estraneo e la pericolosa indipendenza . Soprattutto , la storiografia di parte cattolica , messa al confronto con quella di parte liberale , svelava nel modo più evidente la povertà a cui il pensiero cattolico era ridotto , e perfino la sua trivialità o puerilità ; perché , laddove quella ricostruiva e intendeva e ammirava la storia del cristianesimo e della Chiesa negli ultimi secoli dell ' Impero e nel medioevo , e anche , per taluni rispetti , nell ' età moderna delle missioni oltreoceaniche e dei martirii per la fede , essa , com ' è risaputo , tutto il moto della storia moderna considerava nient ' altro che orribile perversione , e autori e colpevoli di tanto male accusava i Luteri e i Calvini , i Voltaire e i Rousseau , e gli altri " corruttori " , e la " setta " , che a suo dire , tessendo secretamente una tela d ' insidie , aveva riportato temporaneo e diabolico trionfo ; e , insomma , invece di storia , se ne stava a contare fole di orchi da spaurire bimbi . Ma assai più grave di tutto ciò era la penetrazione dell ' avversario nella cerchia stessa dei fedeli , nella parte di questi più eletta per elevatezza intellettuale e purezza d ' intenzioni , i quali sentirono l ' attrattiva verso le libertà politiche , l ' indipendenza dei popoli , la nazionalità e unità degli stati , la libertà della coscienza religiosa e della Chiesa stessa , la diffusione della cultura , gli avanzamenti tecnici e industriali , provarono moti di consenso e palpiti di simpatia per le creazioni dei filosofi , degli scrittori e dei poeti moderni , e presero a studiare e pensare diversamente la storia , e anche la storia della Chiesa , che amarono soprattutto nei tempi in cui fu diversa da quella che era stata dal cinquecento in poi e che era nel presente . Questo sforzo di avvicinamento e di conciliazione , vario e talora diverso di spiriti nei vari paesi e variamente temperato o frammischiato , si chiamò " cattolicismo liberale " , nella quale denominazione è chiaro che la sostanza era nell ' aggettivo , e la vittoria era riportata non dal cattolicismo ma dal liberalismo , che quel cattolicismo si risolveva ad accogliere e che introduceva un lievito nel vecchio suo mondo . La Chiesa cattolica lo guardò con sospetto e lo condannò a un dipresso come aveva usato col giansenismo , al quale , per più riguardi , succedeva e di cui continuava l ' opera anche nel campo civile e politico ; sebbene , prudente e diplomatica com ' essa suole essere , cercasse di astenersi , quanto più poteva , dal colpire personalmente taluni degli uomini che vi appartenevano , e che erano spesso scrittori di grande fama e popolarità , e cattolici sinceri e stimati , la cui condanna avrebbe recato troppo scandalo e disorientamento nelle anime . Per tutte queste ragioni , la concezione cattolica , e la dottrina che la sistemava e ragionava e propugnava , non era , nella sfera ideale , un ' opposizione che desse pensiero al liberalismo ; e di ciò la più sicura riprova stava nella rinunzia , e anzi nella ripugnanza , da parte di esso , a proseguire la guerra che si era combattuta nei secoli precedenti con le armi e con gli scritti , particolarmente dal Voltaire e dagli enciclopedisti , e della quale si era raccolto il frutto , ma appunto perciò sarebbe stato sconveniente quanto superfluo insistervi , bastando per il rimanente dar tempo al tempo . E sconveniente non soltanto , ma sarebbe stato poco fine e poco umano , perché , cosa a cui il Voltaire e i suoi non avevano badato , la vecchia fede era pure un modo , mitologico quanto si voglia , di lenire e placare le sofferenze e i dolori e di risolvere il problema angoscioso della vita e della morte , e non si doveva strapparla con la violenza né offenderla con lo scherno . E poco politico altresì , perché su quelle credenze , e sul conforto che ne veniva e sugli insegnamenti che davano , si fondava , per molti uomini , la formola e l ' autorità dei doveri sociali , e ne nascevano opere e istituti di provvidenza e di beneficenza , e motivi di ordine e di disciplina : tutte forze e capacità da assimilare e trasformare gradualmente , ma non da abbattere senza sapere in qual modo sostituirle o senza sostituirle nel fatto . Come verso ogni passato e sorpassato , l ' atteggiamento si faceva , verso il cattolicesimo e la Chiesa , imparziale , riguardoso , rispettoso , e anche reverente . D ' altro lato , l ' ideale liberale , consapevole della propria genesi storica , non rifiutava il legame col cristianesimo , che sopravviveva pur nella Chiesa cattolica , per utilitaria e materiale che fosse diventata , e le anime evangeliche considerava sorelle , con le quali era dato reciprocamente comprendersi di là dai diversi involucri dottrinali e lavorare nel medesimo sentimento . La poesia dipinse volentieri , da quel tempo , le figure del buon frate o del buon vescovo o del buon curato , semplici e retti e coraggiosi ed eroici , ai quali rese omaggio non meno fervido che alle sue eroine di bellezza e di virtù e agli altri suoi eroi : quantunque si compiacesse di contrapporli sovente al restante clero e alla Chiesa romana , e in particolare alle figure dei prelati e dei gesuiti . La necessità della severa vigilanza e della guerra si rivolgeva contro il cattolicesimo politico , che serbava non piccolo peso per gli appoggi che dava ai regimi conservatori e reazionari , e per le plebi , specialmente rurali , che era in grado di sommuovere e che già aveva eccitate , inebriate e guidate tra le tempeste della Rivoluzione e dell ' Impero , come vandeani , masse di Santa Fede e di Viva Maria , armate cristiane e apostoliche , e che , in diverse condizioni , poteva demagogicamente rieccitare e scatenare , e per intanto valersene , come se ne valeva , per minaccia e impedimento allo svolgersi della libertà e al progredire della civiltà . A segnare il carattere di questa lotta e a differenziarla da quella contro il cristianesimo o contro il cattolicesimo in quanto cristiano , si finì col coniare , o col volgere a nuovo o più frequente uso ( e fu verso il 1860 ) , la parola " clericalismo " ; e si disse che l ' avversione era non al cattolicesimo , ma al " clericalismo " , al " nero clericalismo " . Non è il caso di soffermarsi sulle altre chiese e confessioni religiose che o erano chiese di stato e operavano di unita coi governi , o , diventate prima razionalistiche e illuministiche , e in ultimo idealistiche e storicizzanti , non avversavano e piuttosto favorivano il movimento liberale - tanto che la Chiesa romana metteva in un sol fascio protestantismo , massoneria e liberalismo , - e che perciò non rappresentavano , o solo talvolta in forma meno perfetta , l ' opposizione radicale che era del cattolicesimo verso il liberalismo . E del pari meno radicale di questa , e anzi solamente di tecnica e di tattica politica , e pertanto priva di sfondo religioso , sembrava l ' altra opposizione che il liberalismo si trovò di fronte e contro cui impegnò la sua prima e principale ed aspra battaglia : quella degli stati o meglio delle monarchie assolute , che sole importa qui tener presenti , perché rare e piccole erano le sopravvivenze degli stati aristocratici e patrizi , i quali sostanzialmente , d ' altronde , si riconducevano a quelle . Ma non v ' ha ideale che non si appoggi , in ultimo , a una concezione della realtà e perciò non sia religioso ; e il monarcato assoluto concepiva i re come pastori dei popoli e i popoli come greggi da menare al pascolo , all ' accoppiamento e alla prolificazione , e da proteggere contro le intemperie e contro i lupi e le altre bestie feroci . " Mulets " li chiamava infatti il Richelieu , ministro di Luigi XIII , e il filantropico marchese d ' Argensor , ministro di Luigi XV , similmente li trattava e voleva formarne " une ménagerie d ' hommes heureux " ; e un pari concetto ne aveva il principe di Metternich , quando dichiarava che solo ai principi spettava di condurre la storia dei popoli ; o quel ministro prussiano della restaurazione , che alle rimostranze della città di Elbing rispondeva essere i provvedimenti del governo " al disopra della intelligenza limitata dei sudditi " . Quel concetto , per miscredenti che fossero molti dei suoi rappresentanti , si richiamava all ' istituzione divina delle monarchie e al carattere sacerdotale dei primitivi re ; e già quando , nel medioevo , Chiesa e Impero entrarono in conflitto , i teorici dell ' Impero non abbandonarono il punto della sua istituzione divina , come si vede , tra gli altri , in Dante e nella sua dottrina dei due Soli ; né , più tardi , il luterismo si mostrò meno ossequente verso i principi e verso lo Stato , che esso , facendolo procedere da un ordine divino , fortemente contribuì a consacrare con effetti che durarono tenaci nel pensiero e nel costume tedesco . Perciò anche l ' assolutismo , particolarmente nella forma che prese in Francia con Luigi XIV , si compieva giuridicamente con la teoria del diritto divino dei re ; e i sovrani della Restaurazione , per disegno del più ideologo e del più mistico tra i vincitori di Napoleone , si strinsero in una Santa Alleanza per governare " comme délégués par la Providence " ( è detto espressamente nell ' atto costitutivo ) i popoli che erano " les branches d ' une même famille " , applicando in tal governo " les préceptes de la sainte religion " , precetti di giustizia , di carità e di pace ; e il principe di Metternich , nella sopra ricordata sua sentenza , soggiungeva che i re erano delle azioni loro " responsabili solo a Dio " . Ma la virtù delle monarchie assolute non consisteva in questa ideologia , che la scienza politica aveva da lungo tempo dissipata e i rivoluzionari inglesi e francesi tradotta in assai rude prosa col giudicare e mandare al patibolo Carlo Stuart e Luigi Capeto , senza che quel sangue fosse battesimo e cresima di nuovi re dal diritto divino . Uno dei grandi uomini , ma dei meno religiosi che siano mai apparsi nella storia ( se tale deficienza è comportabile , come può dubitarsi , con la grandezza vera ) , aveva , senza questa ideologia , o ricorrendovi solo in qualche frase ad effetto , riplasmato testé una monarchia , la quale in più cose , e specialmente nel suo assolutismo , fu modello a quelle restaurate . La stessa Santa Alleanza non ritenne l ' alone religioso di cui aveva voluto circonfonderla il suo ideatore ; e re e ministri ne mossero la macchina , non curando o ironicamente sorridendo della professione di fede che ne formava la teorica prefazione . La virtù vera era anche qui , come nella Chiesa cattolica , nei servigi che le monarchie assolute avevano resi e rendevano alla civiltà , perché esse avevano buttato giù il feudalismo , domato il potere ecclesiastico , raccolto i piccoli in grandi stati e anche in stati nazionali o di prevalenza nazionale , semplificato e migliorato l ' amministrazione , provveduto all ' aumento della ricchezza , difeso l ' onore e acquistato gloria ai popoli , e , nel tempo che precedette la Rivoluzione e l ' Impero , spontaneamente o per imitazione , costrette o volenterose , avevano portato presso al termine l ' opera di abolizione dei privilegi e delle costumanze feudali , e si erano riformate in monarchie , come si dissero , " amministrative " . L ' esperienza della Repubblica francese e delle altre che la seguirono aveva disgustato delle repubbliche , e l ' esempio dell ' Impero rinvigorito il sistema monarchico . Erano , dunque , le monarchie ancora capaci di storia , e di soddisfare i bisogni dei popoli che chiedevano rappresentanze e compartecipazione al governo , d ' imprendere o compiere indipendenze e unificazioni statali , di dare grandezza alle nazioni e impersonarne le aspirazioni ; e l ' ideale liberale si disponeva a informarle del suo spirito , facendo in ciò la maggior prova di quel suo concetto che lo portava a disposare l ' avvenire col passato , il nuovo con l ' antico , e a mantenere la continuità storica , impedendo la dispersione di istituti e di attitudini faticosamente acquistate . Ma , invece di una Santa Alleanza delle nazioni indipendenti e libere , era apparsa allora quella che si è già mentovata , composta di monarchie assolute , in parte di formazione patrimoniale e comprendenti nazioni diverse , e in parte nazionalmente incomplete ; e le promesse e le speranze , fiammeggianti nei petti di molti dei combattenti contro l ' egemonia e il dispotismo napoleonico , non furono tenute e non si attuarono , passato il pericolo ; e quasi dappertutto si era iniziata dalle monarchie restaurate la difesa e l ' offesa contro l ' antico alleato e il nuovo nemico , il patriottismo nazionale e il liberalismo , che lo animava e ne era animato . Stavano , dalla parte delle monarchie forze retrive e reazionarie , gente di corte , ceti nobiliari e semifeudali , clericalume , plebe di città e di campagna , e , soprattutto , quella forza che è di ogni governo stabilito per il solo fatto di essere stabilito . Ma stavano anche forze di migliore qualità , tradizioni amministrative e diplomatiche , eserciti forti e ricchi di glorie , uomini esperti e devoti servitori dello stato , dinastie che avevano accompagnato il crescere dei loro popoli per secoli e sembravano inseparabili dalle loro fortune e davano ancora principi degni per virtù personali e per il prestigio che li circondava : forze conservatrici che avevano le radici nel passato , ma non per questo si poteva lasciarle dissolvere e perire . Il problema era di persuadere o di costringere le monarchie assolute a farsi costituzionali , compiendo il passo al quale riluttavano , uscendo dalla situazione contradittoria in cui si ostinavano , giacché né potevano tornare , dopo quello che era accaduto nel mezzo , alle monarchie illuminate del settecento , o più indietro , dove volentieri le avrebbero risospinte gli aristocratici , alle monarchie semifeudali e nobiliari , né adottare appieno i procedimenti dell ' assolutismo napoleonico senza il congiunto impeto militare e imperiale , che li aveva fatti accettare o sopportare avvolgendoli e ricoprendoli di gloria ; onde erano ridotte ad accozzare malamente l ' antico e il moderno , e a stringerli tra loro per mezzo della polizia , della censura e delle severe repressioni . Con le costituzioni liberali tutto quello che meritava di essere conservato sarebbe stato conservato e , insieme , tutto rinnovato : la figura del re , cancellate le ultime tracce del sacerdote e del pastore di greggi , sarebbe diventata non propriamente , come s ' era detto nel settecento , quella di " primo servitore dello stato " , ma l ' altra di custode dei diritti della nazione e poetico simbolo della sua storia vivente . La " volontà della nazione " , che li rifaceva re , non discordava dalla " grazia di Dio " , che li aveva prima eletti e sorretti : a quel modo che l ' accettazione del passato non contrasta col presente né con le speranze dell ' avvenire . Come , nonostante l ' affinità di alcuni elementi del cattolicesimo e delle monarchie assolute col liberalismo , e nonostante la disposizione di questo a riceverli in sé e farli suoi , i due sistemi gli rimanevano contro nemici ed esso nemico a loro , così accadeva di un terzo sistema e di una terza fede , che pareva confondersi col liberalismo o per lo meno unirglisi in diade indissolubile : l ' ideale democratico . Qui le concordanze erano non soltanto negative , nella comune opposizione al clericalismo e all ' assolutismo ( il che spiega il frequente confluire dei loro sforzi ) , ma anche positive nella comune richiesta di libertà individuale , di eguaglianza civile e politica , e di sovranità popolare . Ma qui per l ' appunto , in mezzo a queste somiglianze , si annidava la diversità , perché altrimenti concepivano individuo , eguaglianza , sovranità , popolo i democratici , e altrimenti i liberali . Pei primi , gl ' individui erano centri di forze pari a cui bisognava assegnare un campo pari o un ' eguaglianza , come dicevano , di fatto : per i secondi , gl ' individui erano persone , la loro eguaglianza quella sola della loro umanità , e perciò ideale o di diritto , libertà di movimento e di gara , e il popolo non era già una somma di forze eguali , ma un organismo differenziato , vario nei suoi componenti e nelle loro associazioni , complesso nella sua unità , con governati e governanti , con classi dirigenti , aperte bensì e mobili ma sempre necessarie a quest ' ufficio necessario , e la sovranità era dell ' intero nella sua sintesi e non delle parti nella loro analisi . I primi , nel loro ideale politico , postulavano una religione della quantità , della meccanica , della ragion calcolante o della natura , com ' era stata quella del settecento ; gli altri , una religione della qualità , dell ' attività , della spiritualità , quale si era levata ai primi dell ' ottocento : sicché , anche in questo caso , il contrasto era di fedi religiose . Che l ' una fede fosse l ' antecedente e la genitrice dell ' altra , si deve consentire , nel senso generale in cui antecedenti del liberalismo erano stati anche la teocrazia cattolica e il monarcato assoluto , e in quello più particolare e prossimo che il pensiero moderno dal naturalismo e razionalismo passò progressivamente e dialetticamente all ' idealismo , e Galileo e Cartesio avevano dato la mano a Kant e a Hegel ; e nell ' altro che , anche nella vita di ciascuno , si rinnova di solito una fase giovanile radicale , di negazione e affermazione del pari astratte . Ma , una volta effettuato il passaggio , le due fedi , la vivente e la sopravvivente , stavano e stanno l ' una a fronte dell ' altra , guardandosi con occhi a volta a volta amici ed ostili . La filosofia idealistica respingeva il giusnaturalismo , il contrattualismo , l ' atomismo sociale del Rousseau , la sua " volontà generale " che mal rappresentava la volontà provvidenziale e la ragione storica , l ' opposizione dell ' individuo allo stato e dello stato all ' individuo , i quali sono termini di un ' unica indissolubile relazione . Sul terreno più propriamente politico , il liberalismo aveva compiuto il suo distacco dal democratismo , che , nella sua forma estrema di giacobinismo , perseguendo a furia e ciecamente le sue astrazioni , non solo aveva distrutto vivi e fisiologici tessuti del corpo sociale , ma , scambiando il popolo con una parte e con una manifestazione , la meno civile , del popolo , con la inorganica folla schiamazzante e impulsiva , ed esercitando la tirannia in nome del Popolo , era trascorso nell ' opposto del suo assunto , e , in luogo della eguaglianza e libertà , aveva aperto la via all ' eguale servitù , e alla dittatura . Il ribrezzo per la rivoluzione , che si sentì allora e che percorre tutto intero il secolo decimonono , il quale pur doveva fare tante rivoluzioni , era , in realtà , il ribrezzo per la rivoluzione democratica e giacobina , con le sue convulsioni spasmodiche e sanguinarie , con gli sterili suoi conati di attuare l ' inattuabile , e col conseguente accasciamento sotto il dispotismo , che abbassa gl ' intelletti e abbatte le volontà . Il terrore del Terrore passò tra i fondamentali sentimenti sociali ; e indarno taluni presero le difese di quel metodo , ragionandolo come necessario , che solo aveva assicurato i benefici della Rivoluzione francese e solo poteva assicurare quelli delle nuove che si preparavano ; perché altri e più critici ingegni furono presti a scoprire e a dimostrare il sofisma dell ' argomentazione . Se l ' immagine della Rivoluzione francese , più tardi , gettò in ombra il suo peggio e diè rilievo al mirabile delle passioni e delle azioni , mercé l ' effetto della lontananza e più ancora delle storie tendenziose e abbellitrici , allora quell ' avvenimento era troppo vicino e con troppi testimoni diretti e troppo vive impressioni della sua prosaica e volgare realtà perché l ' ideale democratico potesse attingervi forza e splendore : ché anzi questo ideale ne era uscito assai malconcio e veniva generalmente , e dalle più diverse parti , rinnegato . Parecchi dei superstiti attori della Rivoluzione e autori del Terrore , i meno inetti , tra i vecchi giacobini , a opere fattive , o quelli che nella esperienza avevano raddrizzato ed educato la naturale capacità , erano passati ai servigi di Napoleone , e poi dei regimi assolutistici della restaurazione , e contavano tra i loro uomini più spregiudicati e i loro strumenti più inesorabili nella guerra contro la democrazia e contro la libertà : conforme a quel che il più sereno dei poeti osserva , che bisognerebbe mettere in croce , a trent ' anni , ogni fanatico , perché colui che è stato un illuso , rinsavito , si converte in briccone . Altri , di animo candido , avevano serbato l ' illusione e sopravvivevano come storditi , oscuramente ripercorrendo nel rimpianto gli errori e le perfidie e gli accidenti che avevano tolto al puro e bellissimo loro ideale di eguaglianza e di sovranità popolare di raggiungere il segno che stava per toccare , e all ' attimo felice di fermarsi per sempre , beatificando il genere umano . E , quantunque la parola " repubblica " in quel tempo sonasse male , ora stridente ora sorda , taluni , anche della giovane generazione , avevano sempre cara la repubblica per i venerandi ricordi classici o per vaghezza razionalistica e semplicistica . Ma né repubblicani né democratici contavano allora tra le maggiori forze in giuoco ; e il liberalismo , che li aveva sorpassati in filosofia e in politica , e aveva anche fatto tra essi molte conversioni , poteva , da una parte , valersi dei perduranti democratici e repubblicani per certe alleanze che gli si facevano incontro spontanee , e , dall ' altra , star vigile a impedire che , nei momenti risolutivi e nei giorni dei rivolgimenti , non compromettessero il frutto dei suoi sforzi con gli eccessi , con le insanie e col disordine , e non preparassero , inconsapevoli e involontari , i ritorni offensivi e vittoriosi del clericalismo e dell ' assolutismo . Ancor meno contava tra le forze in giuoco , in quel principio di secolo , un ' altra opposizione , che proprio allora ebbe il suo nascimento e doveva presto farsi sentire e diventar sempre più fiera e minacciosa , e perciò conviene sin da ora ricercarne la fisionomia , penetrarne il carattere e intenderne la genesi : il comunismo , che così chiamiamo col suo nome proprio e classico , e non già con quello di " socialismo " , col quale fu temperato e man mano divenne altra cosa , risolvendosi nel liberalismo , nel democratismo e perfino nel cattolicesimo . Abbiamo detto che nacque a quel tempo , perché allora quella vecchia idea , che ha accompagnato sempre il genere umano ed è rispuntata più volte nel corso dei secoli , prese forma moderna e si riattaccò non a quelle utopie e fantasie del passato ma alle condizioni create dal pensiero e dalla operosità nuova . Diversamente dai comunismi del passato , e anche da quelli settecenteschi , e perfino da quello del Babeuf e della sua cospirazione degli Eguali , nel quale persistevano tratti ascetici - tendenze alla rinunzia , al costume semplice , elementare e rozzo , avversione alle città , ritorno ai campi , - esso , quale si presentò ai primi del secolo decimonono , al pari del liberalismo faceva propria la concezione immanentistica e terrena della vita , voleva il godimento dei beni e l ' accrescimento incessante della ricchezza , promoveva la scienza e le invenzioni tecniche , le macchine e tutti gli altri mezzi del progresso economico . Stava in ciò la sua affinità col liberalismo , che includeva gli stessi oggetti ; né il liberalismo sostanzialmente gli si opponeva , come si crede e come credettero taluni teorici , in quanto il comunismo mirasse alla socializzazione di questi o quelli strumenti della produzione o di tutti ( se parlare , proprio , di tutti ha un senso , il che non è ) , e il liberalismo , invece , mantenesse tra i suoi principii costitutivi la irremovibile proprietà privata di questi o quelli strumenti , e la illimitata libera concorrenza . Come oramai dovrebbe essere pacifico , il liberalismo non coincide col cosiddetto liberismo economico , col quale ha avuto bensì concomitanze , e forse ne ha ancora , ma sempre in guisa provvisoria e contingente , senza attribuire alla massima del lasciar fare e lasciar passare altro valore che empirico , come valida in certe circostanze e non valida in circostanze diverse . Perciò né esso può rifiutare in principio la socializzazione o statificazione di questi o quei mezzi di produzione , né l ' ha poi sempre rifiutata nel fatto , ché anzi ha compiuto non poche opere di tal sorta ; e solamente esso la riprova e la contrasta in casi dati e particolari , quando è da ritenere che arresti o deprima la produzione della ricchezza e giunga al contrario effetto , non di un eguale miglioramento economico dei componenti di una società , ma di un impoverimento complessivo , che spesso non è neppure eguale ; non di un accrescimento di libertà nel mondo , ma di una diminuzione e di un ' oppressione che è imbarbarimento o decadenza : giacché solo nella capacità o meno di promuovere libertà e vita è il criterio di giudizio per qualsiasi riforma . La " proprietà " stessa ha questo doppio aspetto e questo doppio senso , che ne fa a volta a volta due cose diverse , cioè , da una parte , è un semplice ordinamento economico , modificabile e assai volte modificato al fine di elevare la personalità morale e umana , e , dall ' altra , è necessario strumento e forma di questa personalità , che non è dato distruggere o conculcare senza distruggere e conculcare la vita morale e progrediente ; senza andare , come si dice , contro la natura dell ' uomo , e si dovrebbe dir meglio contro l ' ufficio e la missione dell ' umanità , che non è di adagiarsi nei comodi ma di creare più alte forme di sé stessa , e , simile al poeta e all ' artista , di tessere l ' eterno poema della storia . Del resto , il comunismo stesso , dopo avere , nella prima epoca , proposto , per la sua pratica ed integrale attuazione , governi di scienziati e di tecnici , o la fondazione di piccole società - tipi che avrebbero esercitato irresistibile attrattiva col porre innanzi agli occhi degli uomini esempi d ' incantevole felicità ; dopo essere più volte tornato ai mezzi del democratismo e del giacobinismo ideando o tentando instaurazioni violente e colpi di mano , professò che la sua attuazione aveva per condizione che il corso storico delle cose portasse al bivio o di danneggiare e scemare la produzione della ricchezza , conservando l ' ordinamento capitalistico , cioè della proprietà privata , o di garantire e aumentare la produzione , abolendo la proprietà privata ; della qual cosa credette di trovar conferma e prova nelle crisi economiche e nelle distruzioni di ricchezza , a cui l ' ordinamento capitalistico darebbe luogo necessariamente per ristabilire di volta in volta , mercé di quelle scosse e di quei fallimenti , il suo equilibrio . E , se così stessero o andassero le cose , il liberalismo non potrebbe se non approvare e invocare per suo conto quella abolizione ; e il punto è solamente se così vadano in realtà o così vadano con la regolarità e rapidità che quei teorici immaginavano , ossia è questione di esperienza e non di ideali . Il contrasto ideale del comunismo col liberalismo , il contrasto religioso , consiste in altro : nell ' opposizione tra spiritualismo e materialismo , nell ' intrinseco carattere materialistico del comunismo , nel suo far Dio della carne o della materia . Materialistico esso nacque già nei primi suoi apostoli dell ' ottocento , sebbene quel suo nome filosofico gli fosse riconosciuto e conferito solo più tardi , e non dagli avversari ma dal più forte dei suoi teorici . Il suo principio è la concezione della economia come fondamento e matrice di tutte le altre forme della vita , che sarebbero derivazioni o apparenze o fenomenologia di quella , unica realtà . Ora , se l ' attività economica , nel vivo sistema dello spirito nel quale essa sorge dalle altre e mette capo alle altre , è attività anch ' essa spirituale , avulsa che sia da quel sistema , isolata , posta a base come una pietra , si cangia in materia , e sull ' aridità della materia non possono sorgere e fiorire né morale né religione né poesia né filosofia , e neppure , alla lunga , l ' economia stessa , che richiede calor vitale , alacre intelligenza ed appassionamento . In effetto , già i primi comunisti dell ' ottocento , i cosiddetti utopisti , dettero prova di estraneità alla vita spirituale , tutti intenti ai miracoli delle macchine , ai vantaggi dell ' organizzazione industriale , a vagheggiare l ' assetto stabile e felice che la società otterrebbe mercé della riforma economica ; sicché , ignari o inintelligenti della storia , presto impresero a falsificarla , interpretando il liberalismo come maschera di interessi capitalistici , togliendo alla civiltà moderna il carattere di civiltà umana e considerandola classistica e borghese , riducendo la lotta politica a lotta di classi economiche e le religioni trattando come invenzioni per mantenere schiavi e assonnati i proletari , e le filosofie come costruzioni di concetti innalzate allo stesso fine di presidio degli sfruttatori ; e via per consimili stravaganze . Ma una società , configurata secondo quel concetto materialistico , non potrebbe esser mai altro se non un meccanismo ; e poiché un meccanismo , diversamente dalla vita organica e spirituale , non lavora da sé e ha bisogno di chi lo metta in moto e lo regoli , essa , di necessità , verrebbe regolata da una perpetua dittatura , che costringa i suoi componenti ad aggirarsi in certi cerchi segnati e a professare certe credenze e a tenersi lontani da certe altre e a flettere o a comprimere i loro intelletti , i loro desideri e le loro volontà . Che se una simile società non è un cenobio che così si mortifichi pel regno dei cieli , sarà un esercito per fini che sono nella mente di coloro che la tengono sotto dittatura , o una ciurma di schiavi , ancorché ben nutriti e bene addestrati , che eleveranno stupefacenti piramidi ; cioè le mancherà in ogni caso l ' autonomia , per la quale una società è una società . E se anche il suo lavorare senza gli attriti , ma anche senza gli stimoli della concorrenza , accrescesse eventualmente i prodotti della terra e della mano dell ' uomo , impoverirebbe pur sempre le anime che di quella ricchezza dovrebbero giovarsi , e , in ultimo , essiccherebbe la fonte della vera ricchezza , che è la libertà dello spirito umano , e gli uomini vi diventerebbero pari a quelli che Leonardo definiva " transiti di cibo " : ideale religioso anche questo , ma di vero e proprio e non metaforico abêtissement . Certo , il diavolo non è mai così brutto come si dipinge e come abbiamo dovuto dipingerlo qui per andare a fondo della sua teoria e della sua logica e dedurne le conseguenze ideali ; e il comunismo , fin quando non giunge alla pienezza del suo rifabbricare che è un demolire la vita umana , e non si fa dittatura continuata e tirannia , quando , invece , con le sue censure e con le sue richieste , e altresì con le sue minacce , combatte gli egoismi degli interessi economici privati e conferisce al vantaggio comune , quando , coi suoi miti , pur anima di un qualsiasi ideale politico classi sociali estranee alla politica e le sveglia e le disciplina e ne inizia una sorta di educazione , dimostra anch ' esso le sue virtù , e sarebbe stolto rigettarlo o volere che non fosse al mondo , come invece ben si rigetta e teoricamente si annulla il suo principio direttivo e la sua materialistica religione . Tali sono le opposizioni , o già formate o iniziali , che il liberalismo si trovò contro al suo sorgere e ai primi suoi moti . E come alcune di queste declinarono e quasi disparvero , e altre presero maggior consistenza e vigore , così altre ancora ne vennero nuove , delle quali sarà da parlare più innanzi , non solo perché entrarono in campo più tardi , ma anche perché non hanno il carattere originale delle prime , e possono considerarsi derivate , eclettiche e variamente combinate . Le opposizioni anzidette , fondamentali , di diversa religione , esprimibili nel motto mors tua , vita mea , non sono da confondere , in quest ' aspetto , con le varietà che il liberalismo racchiudeva nel suo seno , e coi contrasti e coi partiti che ne derivavano : cose conformi alla sua natura , e , anzi , questa natura stessa , la regola del suo giuoco , consistente nella ricerca dell ' adatto e del meglio , e svolgentesi in discussioni , associazioni e contrassociazioni , persuasioni e risoluzioni mercé del prevalere di una o altra maggioranza , che determinava ciò che era possibile chiedere e ottenere in condizioni date e pur modificabili . Quelle opposizioni , invece , impedivano e si volgevano ad abbattere il sistema stesso liberale , e non si poteva vincerle se non nel solo modo a cui , in ultima istanza , nella politica si fa ricorso , con la extrema ratio della forza , la quale è momento necessario di ogni atto e di ogni assetto politico : con la forza delle rivolte popolari e delle guerre , dell ' armata vigilanza e della repressione . È strano che si usi da più d ' uno descrivere il metodo liberale come quello del profeta disarmato , laddove , anche senza risalire al suo concetto e al concetto di ogni politica , il fatto mostra che per nessun ' altra idea si sono affrontate e vinte più aspre battaglie , si è versato sangue con più larga vena , si è combattuto con maggiore ostinazione , si è stati più pronti e lieti al sacrificio . Ma quella taccia di mitezza e mollezza accennava ad altro , che era invece la ragion d ' essere del liberalismo e sua ragione d ' orgoglio : cioè alla legge , che esso osservava , di tener ferma bensì , anche con la forza , quella che abbiamo chiamata la regola del suo giuoco , ma avere per regola di giuoco appunto la libertà , che vuole rispetto delle altrui opinioni , disposizione ad ascoltare e imparare dagli avversari e , in ogni caso , a ben conoscerli , e perciò a far sì che non debbano nascondersi nascondendo il loro pensiero e le loro intenzioni . Onde , con l ' instaurato ordine liberale , tutti gli ideali , il cattolico , l ' assolutistico , il democratico e il comunistico , avrebbero avuto libera la parola e la propaganda , col solo limite di non rovesciare l ' ordine liberale : le loro contradizioni si sarebbero per questa via mostrate evidenti , e tutte le particolari esigenze legittime , tutti i motivi di bene , che quegli ideali di volta in volta prendevano con sé e di cui si facevano propugnatori , avrebbero potuto fruttificare al pari di ogni altra varietà di richieste e di proposte ; e , in ogni caso , la presenza e l ' opposizione di quegli avversari avrebbero potuto operare da stimolo a tener vivace e vigile la fede , al modo delle eresie e delle sètte in ogni religione . Che era , come si è detto , ragione di orgoglio del liberalismo , ma si fondava altresì sopra una ragione di modestia e di umiltà : perché gli ideali possono ben sceverarsi teoricamente in buoni e cattivi , in superiori e inferiori , ma gli uomini - e la lotta effettiva è di uomini contro uomini - non si possono così discernere e contrapporre , e ciascuno di essi variamente racchiude in sé il vero e il fallace , l ' alto e il basso , lo spirito e la materia ; ciascuno , per reazionario che si professi o che si vanti , può , in concreto , difendere o diffondere libertà , e , per liberale che si creda , può incorrere nel contrario ; e tutti , insomma , cooperano , in guisa positiva e in guisa negativa , al bene , che li adopera e li sorpassa , in quanto individui , tutti . Come aveva detto Giovanni Milton negli incunaboli della moderna libertà , soffocare , dove che sia e presso chiunque , una verità o un germe o una possibilità di verità , è peggio assai che spegnere una vita fisica , perché la perdita di una verità è spesso pagata dal genere umano con tremende sciagure e ricomprata con indicibili dolori . Se la superiorità di un sistema filosofico si misura dalla sua capacità a dominare gli altri sistemi col riceverne le verità nella sua cerchia più ampia , collocarle ai loro posti propri e farne sue proprie verità , e insieme col riconsiderare le loro parti arbitrarie e fantastiche per convertirle in logici problemi e soluzioni , la superiorità di un ideale morale e politico è in un simile accoglimento , inveramento e adoperamento e conversione delle virtù e delle esigenze che sono negli ideali opposti , la cui condanna è segnata , per contro , dalla loro incapacità a compiere un ' opera pari , dallo sterile e totale rigettare i loro opposti . A questa misura l ' ideale liberale non voleva sottrarsi , e le si sottometteva con piena consapevolezza , sicuro di sostenerne la prova . III IL ROMANTICISMO A un tempo stesso col nascere e crescere dell ' idealismo e del liberalismo , e sovente nelle stesse persone , nasce e si espande il romanticismo : contemporaneità che non è una giustapposizione ma una relazione o una molteplicità di relazioni , come giova mettere in chiaro e non perdere di vista . A questo fine è necessario , anzitutto , ribadire una distinzione quasi sempre trascurata da coloro ( e sono stati moltissimi negli ultimi anni e sono ancora ) che discorrono del romanticismo e ne scrivono storie : una distinzione senza la quale non si può evitare che sopra alcune manifestazioni spirituali di carattere positivo cada come un ' ombra di riprovazione , e sopra altre , che hanno carattere negativo , piova una luce di favore , e la storia , che si vuol narrare , venga fuori contradittoria e ingarbugliata . La distinzione è tra romanticismo in significato teoretico e speculativo , e romanticismo nel campo pratico , sentimentale e morale : che son due cose , per chi non voglia fermarsi alla superficie e alle apparenze , diverse e perfino opposte . Il romanticismo teoretico e speculativo è la rivolta , la polemica e la critica contro l ' accademismo letterario e l ' intellettualismo filosofico , che avevano dominato nell ' età illuministica . Risvegliò , dunque , il senso della genuina e grande poesia e ne diè la dottrina nella nuova scienza della fantasia , chiamata Estetica ; intese quanto importassero la spontaneità , la passione , l ' individualità , e diè loro posto nell ' Etica ; conobbe e fece conoscere il diritto dell ' esistente e dell ' effettuale in tutte le sue varietà secondo luoghi e tempi , e fondò la storiografia moderna , non più spregio e irrisione gettati sulle età passate , ma intelligenza di queste come parti del presente e dell ' avvenire ; e della storia stessa reintegrò e rinfrescò tutti gli aspetti , come storia civile e politica non meno che religiosa , speculativa ed artistica ; rinserrò nei loro limiti le scienze naturali e matematiche e le correlative forme mentali , dimostrando che , fuori del campo loro proprio , esse sono impotenti a risolvere le antinomie nelle quali urta il pensiero come quelle che debbono rimanersene nelle astrazioni e nelle separazioni ; sentì la vita nel suo valore attivo e combattivo , e pose così le premesse teoretiche del liberalismo . Anche nei suoi concetti irrazionalistici , come nel primato talora conferito al sentimento o al mistico rapimento , c ' era una giustificata polemica contro l ' astratto intellettualismo , e , in forma irrazionale e provvisoria , un nucleo di verità razionale ; anche nei suoi tentativi errati , come quelli di una filosofia della storia disopra alle storie e di una filosofia della natura disopra alle scienze naturali , operavano le profonde esigenze di una storia che sia nell ' atto stesso filosofia e di una natura che sia intesa anch ' essa come svolgimento e storicità , e tale si ritrovi di là o nel fondo delle classificazioni e delle convenzioni con cui e su cui debbono lavorare gli scienziati propriamente detti . Insomma , questo romanticismo non solo non discorda in nulla dalla filosofia moderna , idealismo o assoluto spiritualismo che si dica , ma è questa filosofia medesima , o talune particolari dottrine di questa filosofia , e perciò in questo caso un doppione onomastico coi correlativi equivoci e paradossi verbali , come quando si definisce " romantica " la filosofia che va dal Kant allo Hegel , e si dà luogo a immaginare che essa sia la forma dottrinale del romanticismo morale . Il romanticismo del quale si parla nel campo pratico , sentimentale e morale è altra cosa , pertinente ad assai diversa sfera ; e , se quello speculativo risplende di verità , se i conati per confutarlo riuscirono e riescono vani , se è stato bensì più volte giudicato estremo e temerario , e con ciò tuttavia non mai abbassato ad infermità , a debolezza e a insania , l ' altro , invece , ha preso subito questo sembiante morboso ed è stato sempre oggetto di riprovazione etica , variamente accentuata , ora indulgente e compassionevole , ora severa e satirica , e si è sempre avvertita la necessità di medicarlo e procurarne la guarigione . I maggiori affrancatori dalle catene dell ' intellettualismo , i maggiori autori dell ' idealismo e romanticismo nei concetti critici e speculativi , Goethe e Hegel , guardarono a quel modo , e scansarono e biasimarono , dicendolo patologico e vergognoso , il romanticismo morale ; e non certamente ad esso andavano le lodi che furono rivolte più tardi al romanticismo col definirlo il " protestantesimo nella filosofia " o il " liberalismo nella letteratura " . Il divario dei due concetti , positivo l ' uno e negativo l ' altro , si affaccia altresì nella distinzione , che si è presa a fare dagli storici , tra " prima " e " seconda " generazione romantica , tra periodo di fioritura e periodo di turbamento e decadenza del romanticismo ; ma , in verità , la distinzione propria non è , o non è soltanto , di persone e di cronologia , ma ideale ed interna . Ancor meno nitidamente la differenza si rispecchia nella usuale contrapposizione tra sanità latina e morbosità germanica ; perché , se tra i tedeschi si ebbero alcune delle prime e delle maggiori manifestazioni di quella malattia morale , tra i tedeschi si levarono altresì gli assertori del pensiero e dell ' etica che potevano soli risanarla , e così questo pensiero e la congiunta etica come quella malattia ebbero precursori e seguaci fuori di Germania , in quanto creazioni mentali le une , condizioni psichiche le altre che appartenevano all ' età moderna e si trovavano o potevano trovarsi in ogni popolo . E , in effetto , il male ricevette altresì la denominazione , meglio rispondente a verità , di " male del secolo " . Non era già esso , quale si è voluto più volte interpretarlo e presentarlo , un effetto del distacco dalla fede avita e secolare nella quale il sentire e il volere avevano fruito certezza e riposo ; perché , quando a un ' antica succede una fede nuova , il calore e l ' entusiasmo di questa lasciano appena avvertire il dolore e la malinconia del distacco e dello strappo da quella . Nel secolo decimottavo , la società si era largamente scristianizzata nei suoi ceti intellettuali e dirigenti , senza che perciò si formasse uno stato d ' animo diviso e morboso , come fu quello romantico , e anzi il processo si svolse perfino con una tal quale lietezza e allegria . Gli stessi violenti rivoltosi contro la legge , il costume e il pensare della società esistente , gli Stürmer und Dränger , che per taluni rispetti vengono considerati protoromantici , nell ' empito delle loro negazioni e delle loro furie di distruzione davano prova piuttosto di forza disordinata che di smarrimento e debolezza . Ma il romanticismo morale , il romanticismo come malattia , il " male del secolo " , non possedeva né la vecchia né la nuova fede , né quella tradizionale del passato né quella razionale del presente , coi correlativi comportamenti pratici e morali , e si dimostrava , per l ' appunto , una mancanza di fede , travagliata dall ' ansia di foggiarsene una , e con l ' impotenza di ciò fare o di soddisfarsi in quelle che a volta a volta venivano asserite e di tenerle ferme come principii del pensare e del vivere ; ché la fede nasce spontanea e necessaria dalla verità che si fa ascoltare nel fondo della nostra coscienza , e non la si ottiene mai andandone in cerca con le inquiete combinazioni del desiderio e della immaginazione . Piuttosto che col distacco dalla fede tradizionale , questa malattia era in relazione con la difficoltà di appropriarsi veramente e vivere la nuova , che richiedeva , ad essere vissuta e attuata , coraggio e abito virile , e talune rinunzie a vecchi motivi , diventati impossibili , di lusinghe e di conforti , e , ad essere compresa e ragionata e difesa , esperienza e cultura e mente esercitata . E se ciò veniva fatto agli intelletti e alle tempre robuste , che ne ripercorrevano senza lasciarsene travolgere il processo genetico , e , attraverso le interiori tempeste , arrivavano al porto , e , per un altro verso , agli intelletti semplici e chiari e ai cuori diritti che ne apprendevano immediatamente e ne adottavano e praticavano le conclusioni , vinti e avvinti dalla loro luce di bontà e di bene ; non ne venivano a capo le anime femminee , impressionabili , sentimentali , incoerenti , volubili , che stimolavano ed eccitavano in sé medesime i dubbi e le difficoltà e non sapevano poi padroneggiarli , amavano e cercavano i pericoli e vi perivano dentro . E , non ritrovando più il centro naturale , che avevano messo in questione , erravano attaccandosi ora a uno ora ad un altro punto , che non poteva formare centro ; avendo rotto il nesso del finito con l ' infinito , del senso con l ' idealità , identificavano disperatamente l ' infinito con questo o quel finito , l ' idealità con questo o quel sensibile ; avendo smarrito il vero Dio , si fingevano idoli , che poi esse stesse disfacevano o che si disfacevano da sé , perché né la parte può stare per l ' intero , né il fantasma , tessuto dal farnetico e dal capriccio , per il saldo concetto , che è lume e sostegno . Ed eccole queste anime femminee , questi " romantici " , a sognare ritorni alla trascendenza religiosa e alla pace che sembrava promettere , alla cessazione , nel silenzio e nella rinunzia , dei dubbi e delle ansie del pensiero , alla norma accettata per il suo carattere stesso di norma che s ' impone , ed esonera dal risolvere da sé i conflitti della propria coscienza ; e , poiché somma espressione di questa sorta di trascendenza e di questa regolamentazione imperativa appariva la fede cattolica , ecco , non solo quelli di essi che appartenevano a popoli cattolici e nel cattolicesimo erano stati dall ' infanzia allevati , ma anche protestanti , luterani o di altre confessioni , e anche uomini provenienti da più lontane religioni o di nessuna religione , rifarsi o farsi cattolici , e convertirsi anche coi debiti riti , e pur nondimeno non diventare mai intimamente e genuinamente cattolici , e mostrare un volto ambiguo agli occhi dei cattolici genuini . Quel loro cattolicesimo troppo abbondava nel senso e nella immaginazione , troppo spasimava per colori , musiche , canti , antiche cattedrali , figure di madonne e di santi , troppo si crogiolava nella voluttà del peccato , della penitenza e del pianto ; e , dommaticamente , si dava arie bensì di ultracattolico , ma non era altrettanto ossequente e ligio al pontefice di Roma e ai suoi dettami e alla sua politica ; e si diceva o si credeva antiprotestante , ma non sì che non accennasse di frequente alla necessità di una nuova forma o di una riforma che fosse fondamentalmente cattolica , ma risolvesse in sé e il protestantesimo e il cattolicesimo . Altri , o gli stessi , erano ripresi a volte da furore contro il cattolicesimo , e finanche contro il cristianesimo , e si davano a propugnare un restaurato paganesimo , opponendo alla figura della Santa Vergine quella della dea Venere , ora della ellenica ora della germanico ­ medioevale ; e altri , invaghiti degli studi allora iniziati circa le lingue e letterature dell ' Oriente , toglievano di colà idee di antichissimi culti , o ne combinavano ecletticamente di nuovi e bizzarri , o ritentavano le pratiche della magia ; e altri , infine , si tuffavano in una sorta di panteismo , adorando la natura , dissolvendosi nelle sensazioni che essa sembrava procurare , tornando , come dicevano , alla primitiva religione delle genti germaniche . A costoro , che erano più metafisicamente o sacerdotalmente disposti , seguivano , e talvolta si univano , quelli più eroticamente intonati , che cercavano la redenzione nell ' amore e la divinità nella donna amata , non tanto con riviviscenza di motivi che erano stati dello stil nuovo del dugento e del platonismo del Rinascimento , quanto con affinamento e sublimazione sensuale , che è il proprio della religione romantica dell ' amore . La figura , che ne veniva fuori , non era più la donna forte della sua virtù e della sua castità , che respinge e castiga ed educa l ' uomo che l ' ama e lo sforza a purificare la sua passione da ogni bassa e terrena voglia e lo innalza , così purificato , con sé alla Somma Bellezza e alla Somma Bontà , che è Dio ; ma una creatura anch ' essa sensibile ed amante , fatta per soffrire e morire di amore , creatura adorata e pertanto divinizzata , emanante tal fascino che solo dava calore e significato alla vita umana . Talvolta , questa creatura di amore s ' innalzava , solenne nel gesto , come sacerdotessa del suo Dio , e celebrava atti d ' iniziazione e di culto . Patetica era la vicenda delle attese , dei rapimenti , degli inebriamenti e delle delusioni e disperazioni , dalle quali pur sempre rinasceva l ' idea di quella forma di amore e di quella figurazione muliebre , che discendeva di volta in volta a coronare di un nimbo celeste il biondo o bruno capo di questa o quella terrena donna , incontrata sulla terrena aiuola . In altri spiriti , o in altri momenti , la disposizione fantastica era prevalentemente etica e politica - di " fantasia politica " , perché una " politica romantica " , cioè del male romantico , suona contradizione in termini , - e si cercava in tal caso la fede e la beatitudine in modi di vita sociale diversi dal presente e segnatamente nella restaurazione delle età passate . E poiché il passato prossimo , quello dell ' ancien régime , stava ancora troppo chiaro nei ricordi , troppo preciso nei suoi limiti e non docile alla idealizzazione e alla sacra sublimazione , la bramosia si trasportò a quello più remoto , e - anche qui per effetto degli studi che , intendendo a ristabilire la continuità dello svolgimento storico , avevano indagato e meglio compreso il medioevo , - all ' età medioevale , nella quale si vedevano o travedevano ombre come cose salde , meraviglie di fedeltà , di lealtà , di purezza , di generosità , e di disciplina e indisciplina insieme , e il consueto alternante con l ' inaspettato , la semplicità del vivere in piccola e pacifica cerchia con l ' incanto delle avventure pel vasto sconosciuto mondo , pieno di sorprese . A questa religione del medioevo si devono i restauri più o meno accademici dei vecchi castelli e delle vecchie cattedrali , il falso gotico che imperversò dappertutto in Europa , la falsa poesia che prendeva a ricalcare dilettantescamente le forme medioevali dell ' epica , della lirica e delle sacre rappresentazioni , la letteratura amena che narrava di cavalieri e di tornei , di castellane e di paggi innamorati , di menestrelli e di giullari , le mascherate romantiche , e qua e là gli atteggiamenti che si procurò di dare a talune delle vecchie monarchie restaurate , le quali si videro a volte grottescamente camuffarsi di emblemi e vesti e costumi ripescati nelle botteghe degli antiquari , e gli spiriti di cui si sentirono invasati il principe di Prussia , che fu poi re Federico Guglielmo IV , e , con certa contemperanza , re Luigi I di Baviera . Ma se la religione del medioevo era la principale e la più divulgata , non era la sola ; e accanto a lei , e dividendo con lei le parti , già s ' innalzava e incombeva la religione della stirpe e della gente , di quella gente che , per iscarsa notizia e meditazione storica , era stimata creatrice e dominatrice del medioevo , la germanica , la cui virtù si veniva ora ricercando e scoprendo e celebrando in ogni parte dell ' Europa - dove , storicamente parlando , si sarebbe dovuto ritrovare piuttosto , come fondamento comune , la romanità che le diè per prima unità e coscienza , - e la si esaltava elemento giovane e puro , che aveva prodotto le storie della Spagna e dell ' Italia ; non meno che della Francia e dell ' Anglia , e tutt ' ora , estenuato e imbastardito in queste terre , si manteneva sempre giovane e gagliardo , e pronto a rigenerare il mondo , in tedescheria , nella Germania moderna . Meno fortunate furono le altre stirpi o pretese stirpi pure , che , istigate dall ' esempio , si avanzarono all ' arringo latine e celtiche e iberiche e slave . Altre religioni di tendenza etica e politica avevano anche i loro fedeli più o meno numerosi , come quella idilliaca del ritorno alla natura e alla campagna e al semplice costume contadinesco , in cui soffiava l ' ispirazione di uno dei principali precorritori del romanticismo , il Rousseau ; e , opposta ad essa , quella tempestosa e frenetica e titanica , in cui persisteva invece l ' impulso dello Sturm und Drang . Ma soprattutto è da notare , per la sua capacità a far proseliti e per le svariatissime propaggini che mise , la concezione estetizzante , della vita da vivere come passione e immaginazione , bellezza e poesia , che era poi il contrario del vivere , che vuole la distinzione e con ciò l ' armonia di tutte le sue forme , e non ammette la patologica sovrapposizione e sopraffazione di una singola forma alle altre tutte , parimente necessarie nell ' ufficio loro proprio ; ed era anche il contrario della poesia , la quale è superamento dell ' azione nella cosmica contemplazione , pausa indetta all ' attività pratica , se anche preparazione di nuova attività ; e perciò il romanticismo , corrompendo la vita , corruppe anche più o meno estesamente la forma poetica , riducendola a cosa pratica , a espressione immediata e convulsa della realtà passionale , a grido , urlo e delirio . Tutte coteste , considerate nella loro scaturigine , erano perversioni in quanto sostituivano il particolare all ' universale , il contingente all ' eterno , la creatura al creatore ; ma in tal diverso e complicato e intricato sentire s ' insinuarono anche quelle che si chiamano più propriamente perversioni , cioè non solo esagerazioni e usurpazioni , ma capovolgimenti di valori : la libidine e la lussuria messe al posto dell ' idealità , il crudele e l ' orrendo assaporati di voluttà , il gusto dell ' incesto , del sadismo , del satanismo e di altrettali dilettazioni , tutt ' insieme enormi e stupide ; come si vede o s ' intravede in poeti e letterati anche dei più insigni , lo Chateaubriand , il Byron , lo Shelley , nei quali , per fortuna , non c ' è solo questo , e questo stesso c ' è di solito in modo incidentale o evanescente . Qui non si vuole indugiare a dipingere nelle sue svariate combinazioni e gradazioni , che vanno all ' infinito , il quadro del " male del secolo " , che d ' altronde è stato assai volte , più o meno bene , dipinto da altri ; perché occorreva solamente schiarirne la genesi in relazione con la filosofia e la religione della libertà . Genesi che è , come si è mostrato , nella sua impotenza ad appropriarsi questa filosofia e religione , e insieme nel prendere da essa alcuni elementi che nell ' atto stesso corrompeva , falsificando la storicità nel sentimentalismo del passato e nella nostalgia restauratrice , la nazionalità nel fanatismo della stirpe e della razza , la libertà nella egoarchia e nell ' anarchismo , e il valore della poesia per la vita nella poesia ­ vita e nella vita ­ poesia . Ma non bisogna , d ' altra parte , trascurare tutto quel molto che la fede liberale poté su questo romanticismo , e come essa , secondo i casi , variamente lo sorpassò o lo infrenò o lo asservì a sé stessa . Era quel morbo sentimentale un pericolo per ogni forma d ' ideale e di schietta religiosità , e non solo per il liberalismo ma per le sue stesse antitesi e opposizioni , che tutte avrebbe disciolte se fosse prevalso , e ogni forza di pensiero e di volontà fiaccata e guasta nella sensualità , nell ' incomposto desiderio , nella sfrenata passionalità , nell ' inerte fantasticare , nell ' irrequietezza capricciosa : un pericolo che doveva farsi di tanto maggiore quanto minori le forze di resistenza che lo fronteggiassero ; un pericolo che , nella sua essenzialità morale , è di tutti i tempi , ma che nella società moderna prende particolare consistenza e , con la grandezza e complessità di essa , si dilata , e , col crescere dei suoi contrasti , e col diminuire della loro nobiltà , acquista più maligna natura . Più tardi , infatti , si allargò nell ' arte , nel pensiero , negli affetti , nei costumi , nella politica nazionale e internazionale ; e , fatto più evidente e mostruoso , ricevette , e sovente se ne fregiò , il nome di " decadentismo " , che non è poi altro che il vecchio romanticismo morale , esasperato e imbruttito , e di quello ripete i motivi fondamentali applicandoli a materia meno degna e tenendo maniere meno elette . Ma , nei primi decenni dell ' ottocento , la religione della libertà era fresca di entusiasmo giovanile , e le opposizioni stesse contro le quali combatteva - la religione tradizionale , la monarchia tradizionale , il giusnaturalismo democratico - avevano un che di maestoso e di rispettabile , che mancò ai contrasti che si levarono più tardi . Il romanticismo morale si trovava in mezzo a un rigoglio di speranze , di propositi , di opere generose , che lo contenevano , lo temperavano , lo rivolgevano sovente al bene . I migliori spiriti , partecipi com ' erano al dramma del loro tempo , soffersero bensì anch ' essi , dal più al meno , quella malattia , ma come un male di crescenza , del quale risanarono e ne trassero frutti di esperienza , virtù di disciplina , capacità di più larga comprensione umana . E da essi vennero i più acuti conoscitori e i più severi critici del romanticismo , come il Goethe che abbiamo già ricordato , il quale definì la poesia romantica " poesia da ospedale " , e manifestò la sua avversione per la " gente sentimentale " , che , messa alla prova , fallisce sempre e si dimostra piccola e cattiva , e lo Hegel , anche ricordato , che diè la più varia analisi e la più caustica satira della fatuità e della vanità romantiche , alle quali tenne innanzi , perché vi si mirassero come in magico specchio , la buona e sapida prosa della vita reale col suo operare indefesso , coi suoi fisiologici dolori e le sue fisiologiche gioie . Certo , non pochi romantici , che non giunsero né a domare e placare per virtù mentale lo sconvolgimento che avevano eccitato nei loro petti né a passarvi sopra col dimenticarlo e riprendere la modesta vita borghese , andarono in perdizione : taluni terminando nella follia e nel suicidio fisico , altri nel suicidio morale , nelle dissolutezze o nelle pratiche insincere di una non seria e non sentita religione , i più inoperosi e gementi nella solitudine e nel tedio , somiglianti al Manfredo del Byron , che definiva la guisa del suo sentire " antipatia alla vita " , e che sarebbe potuto essere ( dice uno che lo sta a osservare ) una nobile creatura ed era invece un " caos spaventoso , un confuso miscuglio di linee " . Ma ci furono di quel li che , pur non sapendo né trionfare del nemico né dimenticarlo , non vollero così chiudere o vergognosamente trascinare la vita , e praticamente nell ' azione o al momento di risolversi per l ' azione , si appigliarono a quell ' ideale della libertà che non avrebbero saputo teoricamente ragionare e sentimentalmente assimilare , ma che solo aveva , per il suo puro lume di bellezza , qualche potere sulle loro anime . Così alcuni di essi , pessimisti per non avere sbrogliato l ' imbroglio delle loro idee , o disperati per tradito o deluso amore , o insofferenti dell ' inerzia e del tedio , andarono a combattere e a morire per le cause dei popoli oppressi , e altri avvicendavano alle romantiche follie e agli avvilimenti l ' ardore patriottico e civile . In generale , i tratti romantici sono assai fortemente segnati in tutti gli uomini di quel tempo , come si vede nei loro carteggi e nelle loro biografie , e già quasi soltanto col guardare le loro immagini dipinte , con quelle fisionomie , quegli sguardi , quelle chiome , quelle pose della persona e fogge delle vesti . E se in qualche paese dove il sentimento e l ' azione per la libertà non stavano in prima linea , i romantici ( che politicamente non erano nulla , perché erano , semplicemente , malati dei nervi e dell ' immaginazione ) poterono , per le loro parole di consenso e di dissenso , per le manifestazioni del loro umore e del loro malumore , passare per conservatori e per reazionari , presso i popoli nei quali i cuori battevano con più rapido ritmo e il fiore delle intelligenze era liberale , quel loro nome diventò quasi sinonimo di " liberale " , e preti e polizie sospettarono e tennero d ' occhio la gioventù romantica . Il dolore del mondo , il mistero dell ' universo , gli impeti verso il sublime dell ' amore e dell ' eroismo , le desolazioni e disperazioni per le sognate e inconseguibili beatitudini , le passeggiate sotto la luna amica , le amletiche visite ai cimiteri , il pallore romantico , le barbe e le chiome romantiche , lo stile romantico , queste e altrettali cose fornivano indizi di spiriti indocili , dai quali era da aspettare e da temere che cospirassero nelle sètte e che si solleverebbero in armi tostoché ne venisse l ' occasione . Le forze spirituali , che così abbiamo visto sorgere e disporsi ad affrontarsi e combattere ai principii del secolo decimonono , solo esse sono di tal qualità da porgere il filo conduttore per la storia europea in questo secolo : per la storia della sua anima religiosa e morale , che informa e regge e corregge e trasforma le azioni pratiche che si chiamano politiche , militari , amministrative , diplomatiche , agricole , industriali , commerciali , e , insomma , variamente indirizzate alle particolari utilità , e perciò da lei dipendenti . Certamente , coteste operazioni pratiche si possono anche prendere a considerare ciascuna per sé , nel loro ufficio utilitario ed economico , mettendo ciascuna di esse al centro del racconto e facendone il principale soggetto , e si avranno allora , come di fatto si hanno , storie per militari , per diplomatici , per amministratori dello Stato , per agricoltori , per industriali , e via discorrendo ; ma non quella storia , o quella prospettiva storica , che propriamente interessa l ' uomo di sopra della sua particolare professione , l ' uomo come uomo , nella sua vita più alta e intera . E questa , a ogni modo , è storia , e non già quella , pur così denominata , degli eventi messi l ' uno dietro all ' altro , e che è , tutt ' al più , cronaca ; perché gli eventi , ripercorsi che siano risalendo alla loro genesi , si discoprono non altro che o prodotti di azioni antecedenti ( e sia pure delle azioni della cosiddetta natura ) , o azioni concomitanti e concorrenti e contrastanti , le quali cose tutte , dal punto di vista dell ' azione di cui si è presa a fare la storia , sono o la materia sua o lo stimolo al suo concreto determinarsi e al suo vario configurarsi e svolgersi , senza le quali quell ' azione non sarebbe in niun modo , come un mulino non macina se non ha niente da macinare . Chi non si attiene a questo concetto , finisce sempre col dire ( come dicono gl ' intelletti poveri ) che la storia è mero incontro e intreccio di eventi , o che essa offre , per una parte , " evoluzioni regolari " e , per un ' altra , " evoluzioni interrotte " , turbate , sconvolte o portate a segni impensati , diversi e opposti a quelli a cui originariamente s ' indirizzavano . Conclusione quanto illogica altrettanto disanimante ; né c ' è più sicura prova di nullità storica che l ' effetto disanimante che esce da queste pretese narrazioni dell ' accaduto : ché la storia vera dà sempre suono guerriero per le battaglie della vita . Per un altro verso , cioè per la chiara consapevolezza , che oramai bisognerebbe possedere , circa l ' improprietà di ogni determinismo storico , non si vuole , a capo della storia di cui trattiamo , porre , come s ' usa , uno o altro avvenimento , la cosiddetta rivoluzione industriale , o le mirabili scoperte della tecnica , o il cangiato rapporto tra le terre dell ' Europa americana e quelle della vecchia Europa , o la formazione dei moderni imperi coloniali , o il rapido aumentare della popolazione , e simili , i quali sono fatti e non fattori di quella storia . Ma bisogna guardarsi , altresì , dal mettere in campo una serie di fattori spirituali , l ' uno indipendente dall ' altro e limitante l ' altro o anche in cosiddetta azione reciproca tra loro : che sarebbe , sotto parvenza idealistica , un ' altra sorta di naturalistico determinismo . Le forze , che abbiamo di sopra descritte , se si attende al modo della nostra interpretazione ed esposizione , non stanno come fattori , non sono una molteplicità , ma compongono un ' unità : un unico processo , nel quale quella che abbiamo definita la religione della libertà si afferma lottando con le proprie e necessarie opposizioni , e crescendo e atteggiandosi in nuovi modi con gli elementi che dalle opposizioni assimila o con le forme che crea in questa lotta ai fini della vittoria : come le opposizioni , da lor parte , si afforzano di nuovi elementi o dispongono diversamente gli antichi , e dimostrano anch ' esse un certo spirito d ' invenzione nelle nuove difese ed offese , nelle nuove resistenze ed ostacoli ; e , in questo lavorio spirituale , quella religione soffre e sorpassa di continuo la correlativa malattia , che è il romanticismo , mutevole anch ' esso di sembianti . E si esaurisce , siffatto processo , nel corso del secolo decimonono ? Ed è oggi , nel ventesimo secolo , esaurito , sicché si possa parlare di questo secolo non solo come di una partizione cronologica , ma come di un ' entità morale , dell ' inizio di un processo nuovo , con una nuova anima ? Il che val quanto domandare se è nata , nell ' estremo corso del secolo decimonono o nel primo tratto del seguente , una nuova religione che sia religione , e più larga e possente dell ' altra , tanto da sorpassarla e sostituirla . - Rispondere a questa domanda è il sommo compito di una narrazione della storia europea nel tempo indicato ; e , in effetto , volenti o no , consapevoli o no , intorno a siffatto problema , più o meno oscuramente proposto , si aggirano tutte le narrazioni che ne sono state date e che si leggono in tanti libri e manuali di storia . Le quali narrazioni non pensiamo certamente di rifare da capo e per minuto , ché sarebbe vana fatica , quando basta richiamarle per accenni , o addirittura sottintenderle , tanto i fatti e le sequele e serie di fatti , di cui esse s ' intessono , sono noti e familiari ; ma vogliamo procurare maggior chiarezza e risalto a quel problema , continuando e particolareggiando l ' esposizione cominciata di sopra e segnando le attuazioni e gli ulteriori contrasti e le successive forme del motivo fondamentale già descritto , l ' opera e le fortune dell ' ideale liberale , cioè la storia di una guerra dello spirito , che è veramente la " grande guerra " . IV RESISTENZA E OPPOSIZIONE AL PREDOMINIO ASSOLUTISTICO E VITTORIA CONTRO DI ESSO ( 1815­1830 ) Il quindicennio , che dalla caduta di Napoleone mette capo alla rivoluzione del luglio 1830 , forma , nel comune giudizio , un periodo storico , con un proprio tema dominante che svolge portandolo a relativa conclusione . Questo tema è fatto consistere nell ' opera ricostruttrice delle restaurazioni e nella correlativa azione della Santa Alleanza , che contrastò e ricacciò indietro e si sforzò di disperdere il moto liberale ; ma , guardando nel fondo del processo che allora ebbe corso , e al suo momento positivo e all ' avvenimento nel quale si attuò , si dirà con maggior esattezza che , in quel quindicennio , l ' ideale liberale resistette contro l ' assolutistico , lo combatté senza tregua , e alfine ebbe sovr ' esso una vittoria definitiva perché sostanziale . In certo senso , la Santa Alleanza non esisté mai altrove che nella fantasia dello czar Alessandro I , come un sogno o un ' utopia su motivi conservatori , pacifistici , liberali anche , ma di un liberalismo paternamente permesso e vigilato , e religiosi , o almeno di religiosa unzione . In questa stessa cerchia , che è ideologica , troppo se ne rialza il significato quando vi si scorge il presentimento di un necessario avvenire nel quale i popoli europei siano per dare alla loro unità culturale una corrispondente forma federale o unionistica : idea meglio adombrata in quel tempo stesso dal Saint ­ Simon , ma che , per diventare un concetto politico , richiedeva l ' estensione del sistema liberale , l ' indipendenza e unità delle singole nazioni , e , dopo ciò , una lenta e difficile elaborazione attraverso illusioni e delusioni e traviamenti e prove dolorose . Così incoerente e fiacco era il pensiero di quella Santa Alleanza che essa non suscitò alcun moto d ' intelletto , non si propagò per larghi cerchi tutt ' intorno e non ebbe una sua originale pubblicistica e letteratura . Ciò che di reale si coprì di quel nome , o lasciò che quel nome gli venisse aggiunto , erano i propositi dei sovrani restaurati di conservare il loro sistema di governo e impedire la rivoluzione o trasformazione che si annunciava nei desideri e nelle domande di costituzioni , e nelle sètte , cospirazioni e rivolte per ottenerle : propositi che si consociavano e si davano appoggi reciproci per ispegnere i focolari rivoluzionari dovunque covassero o divampassero , affinché dalla casa del vicino l ' incendio non si attaccasse alla propria . Che si sottoscrivesse o no , il 26 settembre del 1815 , dai due monarchi di Austria e di Prussia per compiacere a quello di Russia , la dichiarazione di Parigi che costituì la Santa Alleanza , niente di sostanziale era dato o tolto alla presenza e alla forza di quegli interessi e alle pratiche conformi . L ' Inghilterra , che non accedette a quel patto per ostacoli costituzionali , oltreché per la chiaroveggenza scettica e realistica dei suoi uomini di stato ; il Papa , che ne rimase fuori per non potersi assidere , in none della religione , accanto a sovrani ortodossi e protestanti ; cooperarono del pari a quella difesa internazionale contro la rivoluzione , l ' una durante alcuni anni e alquanto passivamente , l ' altro per intrinseca affinità in modo più continuo ; e l ' Austria , senza uopo di una Santa Alleanza , aveva già provveduto a mettere il morso agli stati italiani , sia per mezzo dei principi appartenenti alla sua casa imperiale , sia con gl ' impegni che volle da altri di essi , come il re delle due Sicilie , di non mai largire costituzioni ai loro popoli . Né , per aver annodato quel legame , la Russia , l ' Austria e la Prussia sacrificarono al fine comune i loro interessi particolari e divergenti , come si vide non tanto negli atteggiamenti personali liberaleggianti di Alessandro I , presto dismessi , quanto nei dissensi e nella diversa politica delle tre potenze verso i greci sollevatisi contro il dominio turco e verso le colonie dell ' America spagnuola e portoghese , che avevano dichiarato o via via dichiararono la loro indipendenza , e , più apertamente , poi , di fronte alle rivoluzioni della Francia e del Belgio . L ' Inghilterra , prima delle altre , per la maggiore grandezza e complessità dei suoi interessi politici e commerciali , per l ' opinione pubblica del suo popolo , pel suo profondo sentimento politico che non temeva la libertà coi congiunti contrasti e pericoli , disse per bocca del Canning nel 1823 : " Ciascuno per sé e Dio per tutti , e fate intendere all ' imperatore di Russia che il tempo degli areopaghi è passato " ; e abbandonò da sua parte l ' ufficio di guardiana delle restaurazioni . Per altro , il disegno , proposto dal Metternich al congresso di Verona , di una polizia delle polizie , ossia di una lega delle polizie dei vari stati italiani sotto unico direttore - disegno che era del pari inculcato da un reazionario più di lui forse animato da schietto convincimento e buona fede , il ministro napoletano principe di Canosa , - se non prese corpo proprio a quel modo , qualche corpo prese tuttavia : quelle polizie ebbero tra loro intelligenze e lavorarono d ' accordo . Azioni militari per mandato internazionale , deliberate in comune se anche non sempre unanimi , si erano eseguite e si eseguirono contro i costituzionali di Napoli , del Piemonte e della Spagna ; e provvedimenti restrittivi furono imposti ai singoli stati di Germania per volontà dell ' Austria , che si tirava dietro la Prussia e finì col tirare anche lo czar , nonostante le sue velleità di attuare le varie parti del programma della Santa Alleanza : e quest ' opera di vigilanza e di pressioni si stese finanche nella Svizzera . Ma i liberali non avevano da guerreggiare né contro il fantasma della Santa Alleanza , né contro le non fantastiche intese delle monarchie assolute , alle quali non era dato loro opporre unioni di stati liberali come un tempo il protestantismo aveva opposto leghe di principi a leghe di principi e , di recente , la Rivoluzione francese ai re le repubbliche , che andava fondando intorno alla sua repubblica . Essi primamente si travagliavano , con tutti i mezzi di cui disponevano e che riuscivano a procacciarsi , contro l ' assolutismo degli stati di cui erano sudditi e non cittadini ; e , lasciando che il contrasto tra quell ' interesse comune delle monarchie conservatrici e gli altri interessi loro particolari aprisse falle nella compagine reazionaria della cosiddetta Santa Alleanza e porgesse all ' azione liberale occasioni propizie ed agevolezze ( e già assai grave per quella , e assai favorevole a questa , era la tepidezza e poi il distacco dagli alleati dell ' Inghilterra , della maggiore potenza marittima ) , avevano concluso , a lor modo , un ' alleanza , non di stati ma di spiriti , l ' " alleanza dei popoli " , come si venne allora chiamando o invocando . E questa loro unione si saldava con la forza intellettuale e morale , che faceva difetto nell ' altra o addirittura vi cedeva il luogo al suo contrario ; e si manifestava con la spontaneità di quel ch ' è vitale , ritrovando e raccogliendo i suoi componenti in tutti i paesi , attuandosi con l ' opera dell ' ingegno e del sapere , la polemica , l ' oratoria e la poesia , con la simpatia tra i parimente sofferenti e lottanti , col generoso aiuto scambievole , col porre a contrasto dei mercenari internazionali , degli svizzeri - ancora assoldati da talune delle monarchie assolute , - i volontari internazionali della indipendenza e libertà . Le società segrete , di carattere nazionale e internazionale , che preparavano gli animi alle azioni , non potevano certamente mancare , come non erano mancate nel settecento né durante l ' impero napoleonico , e , coi nomi di sanfedisti , calderari , apostolici , erano altresì nel clericalismo e nell ' assolutismo : e specialmente importante , fra quelle liberali , fu allora la Carboneria , che dall ' Italia meridionale si diffuse in Italia , e rifiorì in Francia , ed ebbe imitazioni persino in Russia ; e società consimili si formarono , nei paesi oppressi , come la Polonia . Ma l ' efficacia delle società segrete fu di gran lunga minore di quel che s ' immaginò e si credette da coloro che se ne impaurivano , e quasi trascurabile a petto della grande coalizione e cospirazione spirituale ed effettuale , e non celata né celabile , alla quale esse resero qualche servizio ma anche molto disservizio . Un consigliere del Metternich , informando nel 1820 circa lo stato degli animi in Lombardia , diceva , a proposito della credenza che l ' opposizione consistesse nella Carboneria , che sarebbe stato desiderabile che quella fosse cosa di una setta , ma che , disgraziatamente , si trattava , invece , di un vero partito politico , composto dalla maggior parte del ceto medio e da quanto nella nobiltà era di meglio per intelligenza , per cognizioni e per forme sociali . L ' assolutismo , a cui falliva genio costruttore originale , non possedeva nemmeno tale forza reazionaria ricostruttrice da sopraffare gli ordini liberali dove già esistevano , e toglier via i mutamenti effettuatisi nell ' economia , nel costume , nella cultura , che ne davano il bisogno dove non esistevano ancora , e riportare , insomma , la società europea a una statica di tempi lontani , che poi non era stata mai , neppur essa , una statica , quale pareva alle immaginazioni . Gli convenne , dunque , accettare tutte o quasi tutte le riforme economiche e giuridiche introdotte in quei popoli sui quali si era già distesa , direttamente o indirettamente , la potenza della Francia conquistatrice e di Napoleone : riforme che proseguivano l ' opera di agguagliamento delle vecchie monarchie ed erano insite nel principio loro , ma che perciò stesso premevano e incalzavano quelle monarchie verso l ' avvenire . Rimasero aneddoti , dei quali , secondo i casi e gli umori , si sorrise , si rise o si prese sdegno , il restaurato re di Sardegna , che pensò di rimettere senz ' altro in vigore le costituzioni reali del 1770 e ( salvo i vuoti fatti dalla morte ) il calendario di corte del 1798 , come se niente fosse avvenuto in quel paese e nel mondo ; e il duca di Modena , che volle dar di frego a tutte o a quasi tutte le leggi posteriori al 1791; e il principe dell ' Assia elettorale , odioso per gli arbitrii e le sconcezze di cui diè spettacolo , che abolì tutte le riforme del tempo francese , dichiarò nulle le vendite dei beni demaniali , nullo il debito pubblico , restaurò anch ' esso il calendario di corte del 1806 , rimise il codino ma pur conservò le accresciute imposte ; e il papa , che similmente abolì codici e tribunali istituiti dai francesi e volle tornare agli ordini del vecchio tempo , e rinchiuse daccapo i giudei nei ghetti e li astrinse ad assistere a pratiche di una religione che non era la loro , e perfino proibì l ' innesto del vaiuolo , che mischiava le linfe delle bestie con quelle degli uomini : vani sforzi che poi cedettero dal più al meno alle necessità dei tempi . Nel congresso di Vienna si era raccomandata dai diplomatici la moderazione nel disfare e si erano suggerite riforme amministrative e rappresentanze d ' interessi al pontefice Pio VII per le Legazioni , che gli venivano restituite ; e l ' Austria , col trattato di Casalanza , garantì al regno di Napoli , contro il re che tornava dal suo rifugio siciliano , tutta l ' opera compiuta da Giuseppe Bonaparte e da Gioacchino Murat . Il fanciullo era cresciuto , e si vedeva , o ci si accorgeva alla prova , che non poteva rientrare negli abiti di una volta . Solo i più stolidi o i più fantasiosi dei reduci emigrati si davano a credere che si potesse ridurlo alle proporzioni di prima per una sorta di operazione magica e con la bacchetta della forza ; ma quelli di essi che nelle loro dimore in paesi stranieri avevano osservato e confrontato e meditato , e si erano politicamente e moralmente educati , come il ministro duca di Richelieu , sapevano che ciò non era né possibile né desiderabile . Sicché l ' assolutismo prese forma non propriamente reazionaria ma conservatrice , e reazionaria solo ai fini di questa conservazione . Costretto a transigere contro il suo ideale , non solo aveva dovuto lasciar sussistere antichi regimi politici opposti al suo ed esempi sempre pericolosi , ma consentire che se ne formassero altri , che addirittura sarebbero stati stimoli e incoraggiamenti ai novatori e ai ribelli . Nonostante la parte esercitata contro la Rivoluzione e l ' Impero e la sua collaborazione con le vecchie monarchie , l ' Inghilterra non scompose d ' una linea la sua secolare costituzione ; e nessun più duro tory avrebbe mai sul serio ricalcato le vie dell ' assolutismo , e gli Stuart si erano estinti non solo nella loro discendenza fisica , ma in quella spirituale . E , nonostante che la Francia fosse stata due volte battuta e prostrata dalla coalizione assolutistica , non le si era potuto negare quella carta costituzionale che , concessa nella prima restaurazione e da Napoleone sostituita con l ' altra carta ch ' egli chiamò l ' atto addizionale , fu confermata , dopo Waterloo , con la seconda restaurazione . Come ricondurre la Francia alle con dizioni precedenti al 1789 ? E altri regimi costituzionali s ' impiantarono nel regno di Olanda con l ' unito Belgio , in alcuni stati minori della Germania , e , per volontà dello czar Alessandro , che per alcun tempo favorì anche il costituzionalismo tedesco , in Polonia . La potenza demoniaca , il liberalismo , stava sempre nel mondo e lo insidiava ; ma , quel che era peggio , le si conoscevano sfere di dominio , con flagrante contradizione ai principii predicati unicamente salutari . E se i regimi costituzionali germanici e polacchi erano fittizi e più o meno impotenti e contavano poco , e quello , tutt ' altro che largo , olandese ­ belgico si trovò subito impigliato nel contrasto preliminare e primeggiante del Belgio con l ' Olanda , in Inghilterra e in Francia , invece , il liberalismo riprese o prese il suo cammino ascendente . L ' Inghilterra , nei primi anni dopo la pace , si era trovata astretta in taluni casi a ricorrere a leggi eccezionali , sospendendo l ' habeas corpus e infrenando la stampa ; aveva compiuto atti repressivi , talora sanguinosi , di disordini e di sommosse eccitate dalla disoccupazione e da altre difficoltà economiche , e che più volte si sfogarono allora , da parte degli operai contro le macchine ; si era unita , col Castlereagh , alle potenze dell ' assolutismo continentale ; perfino ricercò , come queste , appoggi nel clero , spendendo grosse somme per costruire chiese e porre riparo alla miscredenza e all ' irreligiosità , considerate rivoluzionarie . Ma , anche nel breve tempo della contrazione conservatrice , il parlamento coi suoi dibattiti , i tribunali con le loro sentenze e gli altri istituti di garanzia stettero saldi e limitarono e talora annullarono i procedimenti straordinari ; e intanto lo spirito pubblico si agitava e lavorava per un indirizzo politico che risolvesse i problemi sociali con diverso od opposto metodo . Letteratura e poesia si riempivano di polemica antireazionaria e parteggiavano pei popoli che insorgevano contro gli stranieri dominatori e contro i despoti domestici ; si formavano a loro aiuto comitati , partivano volontari , si coscrivevano legioni , s ' inviavano ufficiali esperti : Giorgio Byron , che proseguì la sua poesia verseggiata con quella reale andando a soccorso dei Greci , e la terminò e suggellò con la morte a Missolungi , divenne simbolo di quest ' impeto generoso , e non solo filellenico , e non solo britannico . In un altr ' ordine , il pensiero del Bentham , e il partito dei " radicali " , sorto tutt ' insieme contro quello tory e quello whig , proponevano riforme in ogni parte della vita inglese , che era appesantita da troppi residui del passato , così del remoto e medioevale come dell ' età delle lotte di religione : privilegi politici della proprietà fondiaria , leggi penali draconiane , ineguale distribuzione della rappresentanza parlamentare , esclusione di talune categorie di cittadini dall ' esercizio dei diritti politici . Lo svolgimento economico , che portava al primo piano l ' industria e il commercio , era ostacolato dall ' esistente sistema doganale , protettore dell ' agricoltura ; e del 1820 fu la petizione dei mercanti , che precorse le posteriori e veementi agitazioni dei libero ­ scambisti . L ' opinione pubblica aveva vietato che l ' Inghilterra partecipasse con le armi a soffocare i moti costituzionali e d ' indipendenza nazionale . La crisi reazionaria fu , dunque , presto sorpassata : nel '24 , un deputato dei Comuni poteva esclamare con meraviglia : che , pochi anni innanzi , tutto era " restrizione " , ed ora tutto " libertà " . Il trapasso si effettuò col ministero del Canning , dal '22 al '27 , quando all ' interno si riformarono le leggi penali , si abolirono molti dazi e si secondò la tendenza verso il libero scambio , si ammise la libertà delle unioni operaie , seguita da gran numero di scioperi e perciò ristretta ma tuttavia serbata nel '25 , si fecero le leggi contro i diritti di caccia e altrettali ; e , verso l ' estero , si rifiutò di concorrere alla impresa contro la rivoluzione spagnuola , si porse favore al partito costituzionale in Portogallo , si riconobbero i nuovi stati nati dal distacco delle colonie spagnuole d ' America , si appoggiò diplomaticamente e militarmente la rivolta dei Greci , si diè nuovo assetto alle proprie colonie e vi si abolì la schiavitù dei negri . Che in questa azione estera l ' Inghilterra proteggesse e promovesse la sua potenza e la sua economia , allargando il traffico ultraoceanico e mantenendo l ' esclusione della Russia da Costantinopoli e dal Mediterraneo , non è già , come i miopi materialisti e gli idealisti a vuoto interpretano , la prova del carattere egoistico di quella politica , ma unicamente delle possibilità e agevolezze che un ' idea morale trova di volta in volta nel corso dei fatti e nell ' intreccio degl ' interessi , e che presuppongono perciò l ' esistenza di quell ' idea direttiva : al modo stesso che sarebbe sofisma dire di un uomo , il quale compia un ' opera buona consentitagli dalle sue condizioni di fatto , e che in queste non solo non lo danneggia ma anche lo avvantaggia , che abbia coltivato il proprio egoismo . Nel '29 si perveniva , proprio sotto il ministero conservatore del Wellington , all ' emancipazione dei cattolici , i quali dovettero questa così a lungo ritardata giustizia al sentimento liberale ; e intanto si accentuava il lavoro , si faceva molteplice e generale il dibattito per la fondamentale riforma , quella elettorale . Dove si poté assistere a un altro e spiccato caso di mediazione liberale , di fronte all ' astrattismo del Bentham e dei radicali , che , nel romperla con la superstiziosa intangibilità dell ' antica costituzione inglese , andavano all ' eccesso contrario e tracciavano i nuovi ordinamenti su calcoli di matematica utilitaria ; laddove gli spiriti liberali , avversi bensì alle superstizioni ma non per questo avversi al passato stesso , fecero prevalere concetti temperati , che dovevano metter capo alla riforma del 1832 . La Rivoluzione francese rioperava , con la sua logica razionalistica , sulla sua maggiore nemica , che aveva anch ' essa bisogno , in certa misura e per certi casi , di quella logica , ma , per altro , possedeva tradizioni e acquisite attitudini , che ne rendevano inoffensivo lo sterile e pericoloso consequenziarismo , e un ' educazione della coscienza morale , che il metodismo , così largamente efficace nella società inglese , aveva contribuito a tener viva e a ritemprare . La Francia si era trovata in assai diversa situazione , costretta fin dai primi giorni a difendere la sua carta costituzionale contro un baldanzoso partito che vi s ' era acconciato di malavoglia e in malafede senza consentirvi interiormente , e che , sebbene non pensasse , salvo per parte di qualche suo esaltato , ad abolirla formalmente , mirava a impedirne o intralciarne le conseguenze e le attuazioni , a lasciarla legge senza corrispondente costume , e , sopra di essa o attraverso di essa , a governare effettivamente col re , con la nobiltà , col clero , e anche , all ' occorrenza , con le plebi . Era una differenza giuridica e formale che la carta fosse stata semplicemente concessa e non pattuita ; ma diventava differenza politica e sostanziale in quel contrasto , in cui la prevalenza dell ' una o dell ' altra parte le conferiva il vero carattere : onde il problema della parte liberale consisteva nel saper conquistare ciò che era stato soltanto concesso e nel cangiare , se non formalmente , effettivamente , in costituzione di popolo la carta octroyée . Le vicende della Francia in quel quindicennio hanno quest ' unico senso . L ' offensiva fu rappresentata , anzitutto , dalle più volte rinnovate restrizioni poste alla stampa e dal ristabilimento della censura , dai vari tentativi di modificare l ' elettorato per mettere il potere nelle mani della grande proprietà fondiaria e per essa della nobiltà e della corte ; né discordava da ciò il mezzo , direttamente opposto , a cui avrebbero volentieri dato di piglio gli estremisti della nobiltà , il suffragio universale , calcolato a sommergere la borghesia e la classe colta e a portare sugli scudi il clero e i nobili . I compensi pecuniari agli emigrati per le loro terre confiscate e vendute , la reintroduzione dei maggiorascati e gl ' impedimenti alle divisioni della proprietà , servivano allo stesso fine . Concorrevano sussidiariamente l ' istruzione e l ' educazione affidate al clero , le congregazioni favorite , i ben accolti gesuiti ; e procuravano di dare o ridare prestigio al modo di governo , che così si voleva stabilire , i rievocati cerimoniali monarchici , come quello che si mise in iscena della consacrazione e unzione di Carlo X nella cattedrale di Reims , e più ancora le rinnovate guerres de magnificence , come quella del '23 a rifare sovrano assoluto un re della famiglia borbonica , e l ' altra per la cristianità greca lottante contro l ' islamismo , e l ' ultima contro i barbareschi e il dey di Algeri . La difensiva ebbe anch ' essa la sua ala estrema nel gruppo repubblicano del Lafayette e della carboneria francese , senza dire delle cospirazioni e delle insurrezioni a mano armata che , per opera soprattutto di antichi giacobini e di militari napoleonici , qua e là si macchinarono e si tentarono , specialmente nei primi anni della restaurazione ; ma il vero suo nerbo stava nei parlamentari del centro , che fecero costante opposizione alle modificazioni elettorali in senso reazionario , alla censura e alle persecuzioni contro la stampa , al clericalismo e alla sua direzione delle scuole , alle indennità , ai premi e ai favori chiesti dalla nobiltà e dai reduci emigrati , alle trasgressioni piccole o grandi della carta statutaria , e che , con sentimento diverso da quello degli assolutisti , difesero come loro propria la causa dell ' indipendenza greca e celebrarono come proprio trionfo la distruzione della flotta turca a Navarino . L ' andamento di quegli anni della politica francese fu una varia sequela , e quasi un ' altalena , di costituzione più o meno osservata e riverita , e più o meno violata e offesa , di suffragio regolato a uno o altro intento , di camere aristocratiche e di camere liberali , piene di nobili o piene di borghesi , di censure e processi di stampa e di sciolta stampa , di tutela clericale nell ' educazione e di riscossa laica , di destituzioni d ' insegnanti e di richiami di questi alle loro cattedre ; ed ebbe il periodo in cui si mantenne un certo equilibrio , sia pure instabile , durante il regno di Luigi XVIII e i ministeri del Richelieu e del Decazes , e quello in cui lo squilibrio si accrebbe , durante il regno di Carlo X e il ministero del Villèle , e , dopo l ' intermezzo moderato del Martignac , traboccò con quello del Polignac . Nel lungo contrasto , si vuotarono del loro non molto contenuto gli aristocratici dell ' antico regime , gli ultras , dei quali lo stesso re Luigi XVIII e i suoi ministri provavano inquietudine e fastidio , e li chiamavano " veri disturbatori della pace " e " giacobini bianchi " , proclivi , com ' erano , infatti , ad allearsi con quelli rossi contro i liberali e i moderati ; si rese odioso il partito clericale o parti prêtre ; si logorò la dinastia borbonica del ramo primogenito ; e caddero in discredito i metodi e gli espedienti della reazione e del conservatorismo , uscendone , per contrario , rinvigoriti gli uomini del ceto medio , che avevano condotto la lunga battaglia non solo con ingegno , eloquenza e costanza ( delle quali cose neppure l ' altra parte , nel suo attaccamento al passato , era sfornita ) , ma anche con quella coscienza di esprimere una necessità dei tempi , che fascia l ' animo di fortezza , gli dà fiducia , persistenza e ardire . " Aiutati , che il cielo ti aiuterà " , era il titolo di una delle società allora operose di giovani liberali , diretta dal Guizot . Altresì nei paesi in cui le restaurazioni avevano tenuto fermo il loro sistema di governo o abbattuto i regimi costituzionali rivoluzionariamente istituiti , il processo , che era delle cose stesse , progrediva irrefrenabile , se anche non apparisse agli occhi o si credesse di averlo interrotto e spento . In Italia , posta sotto la sua diretta vigilanza , l ' Austria aveva col suo esercito distrutto la libertà costituzionale che Napoli si era data , soccorso a reprimere la simile rivoluzione del Piemonte , sventato e severamente punito le cospirazioni carbonare nella Lombardia e nel Veneto , spinto e assicurato il papa e gli altri minori principi a simili effetti , e stabilito dappertutto una sorta di terrore , che non poteva esser pace , giacché è impossibile fondare sulla paura un tranquillo e fidente abito di vita , ma non ingenerava neppure , se non a tratti , disperazione e avvilimento , come accade , del resto , di questi sentimenti , che nell ' uomo non durano , se pure durano nelle bestie sottomesse al bastone e allo sguardo del domatore . Prosecuzioni o tentate ricostituzioni di sètte , congiure , vampate d ' insurrezioni , per isolate e deboli che fossero , e presto soffocate , davano indizio del bollore che ferveva nel sottosuolo . Ma più attiva e fattiva era l ' opera degli intelletti , perché si volgeva al generale e sostanziale . Da ogni terra d ' Italia erano partiti per gli esili , e si raccoglievano in Inghilterra , in Francia , nel Belgio e dovunque potessero , uomini prodi e animosi , colti e capaci , ricchi di fede , e formavano fuori d ' Italia un ' Italia e mandavano combattenti per la libertà in Ispagna , in Grecia , in America , in Polonia , dei quali , accanto al Byron , è rimasto nelle memorie , rappresentante di tutti gli altri italiani , Santorre di Santarosa , caduto combattendo a Sfacteria . E quegli esuli , che erano il minor numero , e il maggior numero rimasto in Italia dei loro compagni di fede , vessati dai governi e dalle loro polizie , si ripreparavano agli eventi , e , ripensando alle passate fortune e nutrendosi di quelle amare esperienze , meditavano migliori concetti e si disponevano a meglio appropriati modi di azione . Il rivolgimento costituzionale napoletano del 1820­21 , e quello anche del Piemonte , sebbene vi si agitasse la face della libertà , non erano stati rivolgimenti dal profondo , cioè per rinnovamento di tutta l ' anima : voluto , specialmente il primo , da uffiziali delle guerre napoleoniche , mortificati e malcontenti e anche inquieti delle loro sorti , e da proprietari similmente malsicuri circa la conservazione dei possessi di recente acquisto ; messo in opera da una rete settaria che mal teneva il luogo del consenso morale e dell ' accordo tra gli uomini migliori , interpreti dei bisogni del loro popolo ; scompagnato da saggezza politica per l ' ideologico prescindere dalla situazione internazionale e dalle forze politiche effettive . C ' era , dunque , un grande lavoro da compiere per l ' educazione della gioventù italiana , un lavoro difficile perché doveva farsi tra i sospetti e gli impedimenti e divieti dall ' alto , e perciò con molte cautele ; e pur tuttavia questo lavoro fu intrapreso . Appariva ora , netta , come non era stata innanzi o non era stata generalmente conosciuta , la verità che condizione di libera vita e di civile progresso , in ogni parte d ' Italia , era di scuoter via quel dominio austriaco , non solo straniero , ma intrinsecamente illiberale ; e bisognava perciò che l ' educazione politica fosse insieme educazione nazionale e italiana , e che per essa si acquistasse coscienza di tutta la storia italiana e della sua linea di svolgimento . E si aprirono e si presero a percorrere nuove vie , prima neppur immaginate ; e allora si gettò il seme del cattolicismo liberale d ' Italia , indirizzato all ' indipendenza nazionale e alla libertà e agitante i ricordi dei pontefici del medioevo che difesero la latinità contro i longobardi e si strinsero in lega coi comuni contro gl ' imperatori tedeschi : ricordi e ricollegamenti di grande importanza in un paese cattolico come l ' Italia , perché vennero acquistando al liberalismo larghe parti della società che prima gli erano ostili , gli tolsero il sospetto di antireligioso e anticristiano , ossia di volteriano e materialistico , gli permisero d ' inserirsi e crescere in zone dove , senza quella conciliazione col cattolicismo , non sarebbe agevolmente penetrato . D ' altra parte , gli stessi regimi assolutistici non si adagiavano né nella soggezione all ' Austria , rivali come le erano in questioni territoriali e gelosi , in ogni caso , della propria indipendenza , né nella reazione , a cui dapprima si erano appigliati , perché essi dovevano pur governare e , alla lunga , ciò non era possibile senza il concorso degli uomini capaci , che non si trovavano certamente fra i retrivi ; e perciò aspettavano il momento di allentare i freni , di largire amnistie , richiamare gli esuli , compiere riforme desiderate e opere di civiltà e dar prove di buone intenzioni e di buon volere ; e , se a ciò non sapevano o non poterono risolversi i Carli Felici di Sardegna e i Franceschi delle due Sicilie , si sperava che sarebbe avvenuto coi loro eredi e successori . In qualche parte d ' Italia , nella Toscana , si respirava , perché il governo dei lorenesi era ragionevole e mite ; e qui non solo presero dimora esuli degli altri stati italiani e vi si affiatarono di sentimenti e di pensieri , ma vi fu pubblicata per più anni una rivista , l ' " Antologia " , che continuò il lombardo " Conciliatore " , e nella quale convenivano come a una conversazione molti nobili intelletti . L ' Austria la fece sopprimere , ma quando già aveva esercitato la sua efficacia benefica e prodotto i suoi frutti . La Spagna aveva fondato per la prima volta il suo ordine costituzionale nel pieno stesso della guerra nazionale per i suoi re e contro i francesi , con la costituzione giurata a Cadice nel marzo 1812 , che istituiva un ' unica camera , in parte per la tradizione persistente delle antiche cortes e in parte per l ' esempio francese del 1791 , e che poi i carbonari di Napoli adottarono senza ben conoscerne l ' origine e l ' indole . Parallelamente , la Sicilia , che anche era in guerra contro i francesi , aveva , nello stesso anno 1812 , stabilito una costituzione , in parte riattaccandosi alla tradizione del suo antico parlamento e in parte sull ' esempio inglese , e con l ' aiuto e quasi col protettorato dell ' Inghilterra : la prima , quella spagnuola , annullata formalmente dal re borbonico che risaliva al trono già da lui disertato e dal suo popolo difeso , e la seconda annullata di fatto dall ' altro re borbonico , quando poté tornare alla sua capitale napoletana . Erano , l ' una e l ' altra , venute al mondo troppo all ' improvviso ; e nella Spagna , se il sentimento nazionale viveva fortissimo da secoli e di recente aveva dimostrato in modo mirabile questa sua vitalità , difettavano pensiero e cultura moderni ( ché la vecchia cultura e scienza spagnuola erano finite nel settecento con la cacciata dei gesuiti ) , e mancava la forma moderna della nazionalità ; cosicché può dirsi che la nazionalità vi era istintiva e la costituzione liberale astratta , e il grosso del paese non l ' intendeva e non sapeva che cosa farne . Tuttavia , come per la Sicilia , che della sua costituzione si ricordò sempre e si sforzò di riaverla , così per la Spagna la costituzione del '12 , improvvisata che fosse , segnò un cominciamento , quello del suo formarsi a popolo nuovo . La proclamazione di Cadice era stata seguita dall ' abolizione del Sant ' Ufficio dell ' Inquisizione , da soppressioni di conventi , ripartizioni di demani , riduzione dei beni della Corona , sottomissione di tutti gli ordini di cittadini all ' imposta , e altrettali provvidenze ; e il re , Ferdinando VII , annullandola , non poté fare che l ' accaduto non fosse accaduto per lo meno negli animi , non estinse i bisogni che in essa si erano manifestati , né seppe dare a questi , per altre vie , un contentamento ancorché temporaneo e provvisorio . Invano egli decretava , nel '16 , che s ' intendevano cancellati i due partiti opposti e che persino dovessero sparire dall ' uso le parole " liberal " e " servil " ; ché non sono cose queste che si attuino per decreti . Il suo governo , dei più cattivi e goffi tra quelli delle restaurazioni , maneggiato da una famosa " camarilla " di preti e frati e buffoni e basso servitorame , ripristinò il Sant ' Ufficio , richiamò i gesuiti , ristabilì conventi , esentò di nuovo il clero dalle imposte , incarcerò personaggi che avevano servito sotto il re francese , e anche taluni che avevano partecipato alle cortes di Cadice , offese la fede pubblica spogliando coloro che avevano comprato beni di provenienza ecclesiastica . Che era quanto occorreva per apparecchiare una rivoluzione , e , infatti , nella cattolica Spagna , come nella Francia sotto la pressione del parti prêtre , ridivennero attuali e furono avidamente letti i libri del Voltaire e degli enciclopedisti e di altri pubblicisti e polemisti francesi . E impazienti e frementi guardavano gli uomini dell ' azione , i militari che , combattendo per l ' onore e l ' indipendenza della vecchia Spagna , si erano riempiti di alti spiriti e di fulgide speranze , e ora vedevano a quell ' epopea succedere così brutta prosa ; ed essi , che vivevano in inconsuete angustie economiche , furono in Ispagna come altrove , a quel tempo , il materiale infiammabile , l ' elemento disposto a dar mano alle rivolte . La rivolta , in Spagna , scoppiò nel 1820 , per un moto di militari che proclamò la costituzione del '12; e questa venne ristabilita e fu giurata qualche mese dopo dal re , e le cortes furono riunite , e per oltre tre anni e mezzo la Spagna non trovò requie , tra l ' ostilità del clero e degli assolutisti e del loro re e delle potenze europee e del papa , e l ' indisciplina dei militari , gli eccessi demagogici , l ' immaturità degli uomini del regime costituzionale , finché a quell ' agitarsi incomposto pose termine l ' intervento francese . Ma l ' orrenda reazione che seguì , andando contro natura cioè contro storia , non solo fece amare quel che si era per breve tempo posseduto , ma finì col mettere in impaccio , difficoltà e distrette lo stesso re che l ' aveva operata , il quale si vide in balìa di una fazione , soverchiato e comandato dagli ultrarealisti , dagli " apostolici " , dai " carlisti " ( come si chiamavano , dal nome del fratello di lui , segnacolo di oscurantismo ) , e fieramente contrastato anche nella legge di successione che egli aveva pubblicata a favore della figlia natagli dall ' ultimo suo matrimonio . E , sentendo la mancanza di quelle forze di opposizione onde si ristabilisce l ' equilibrio e si governa , dové pensare a premunirsi contro i sostenitori dell ' assolutismo e studiare qualche provvedimento di giustizia e , in ultimo , esso proprio , a non considerare più del tutto assurde le idee costituzionali , a intravedere che quelle avevano del buono : sentimento del proprio interesse che si fece attuale nella giovane regina e presto reggente Maria Cristina . Per vicende analoghe passò il confinante Portogallo , dai pronunciamenti fatti da ufficiali e liberali per ottenere le cortes al rovesciamento del regime costituzionale per l ' azione del fratello del re , don Miguel , acclamato dalle plebi , e alla riscossa liberale per l ' azione opposta di don Pedro , e tutto ciò intrecciato con una questione di successione tra la linea femminile e quella maschile . Nel corso di questi avvenimenti , il Brasile si rese indipendente , similmente a quel ch ' era accaduto delle colonie spagnuole : indipendenze che l ' assolutismo per difetto di forze , e il liberalismo altresì per ragioni di logica coerenza , non poterono validamente contrastare e alle quali dovettero acconciarsi . Discontinua e fiacca fu , senza dubbio , la formazione liberale della Germania , per non parlare dell ' Austria , tutta corte , esercito , burocrazia e amor di vita quieta . La ragione è da riportarne a quel che già si è accennato della Riforma e del luterismo , che col libero esame e la restituita intimità della coscienza avevano precorso la libera ricerca , la critica e la filosofia , ma nel tempo stesso avevano stabilito il culto del principe e dello Stato , lasciando le due diverse forme di attività , quella speculativa e quella politica , in una sorta di dualismo , rispettose l ' una dell ' altra e senza stretta relazione e vivace ricambio tra l ' una e l ' altra . Il liberalismo , la sua irrequietezza e le sue rivoluzioni - diceva lo Hegel , e si può consentire nella sua osservazione senza consentire nel giudizio reprobativo e dispregiativo - sono un malanno dei popoli che non hanno avuto , come la Germania , la rivoluzione luterana ; ed egli credeva che , dopo l ' avvenuta restaurazione del ben ordinato stato prussiano , non ci fosse altro da fare in politica , e convenisse ritornare all ' interiorità , al regno di Dio , al filosofare . Quella che si chiamava in Germania libertà interiore era amplissima e , non urtando in ostacoli politici , non era posta al punto di convertirsi , a propria tutela , in azione politica . L ' azione politica si accettava bella e fatta dal principe e dai suoi impiegati , prestandole soltanto ubbidienza e cooperazione da buoni sudditi ; e il pensiero procedeva ardito per la sua strada , senza avvertire come questo suo non urtare in ostacoli politici fosse anche un non volervi o non sapervi urtare , per l ' accettato limite ed ossequio : la filosofia tedesca non conobbe martirii , come , per esempio , quella italiana , che ha da ciò il suo stemma gentilizio . E non si avvertiva neppure che dall ' accettata separazione e astensione veniva alla scienza tedesca quanto di accademico e scolastico , di pedantesco e di pesante , di poco concreto e poco pratico si tacciava in essa dagli altri popoli , nel suo contenuto e nella sua forma , e poneva alla sua diffusione europea impedimenti , che furono poi vinti solo in parte per essersi compresa la profondità e l ' importanza di certi suoi concetti , e per la buona volontà e l ' opera di coloro che si fecero a tradurli , a chiarirli , a svolgerli e particolareggiarli . Qualche forestiero udì con meraviglia dai dotti tedeschi argomentazioni contro la libertà di pensiero , ragionate non su motivi politici ma sui rischi che essa , col giornalismo che portava con sé , avrebbe fatto correre alla severa scienza , di cui avrebbe compromesso la pudicizia . Il pedante Wagner viveva veramente in quei dotti , nel cuore di quei dotti , e colà il poeta l ' aveva ritrovato , ascoltando i loro detti , osservando i loro costumi , e l ' aveva goduto e fatto godere col riso e col sorriso . Né , da sua parte , lo stato si rendeva conto di quel che sudditi così sottomessi e devoti e così astinenti dalle baruffe politiche gli facessero difettare di agile forza ; ed esso attendeva alla propria difesa e alla buona amministrazione , alla burocrazia e all ' esercito , per modo che , quando uno storico tedesco , che è stato uno degli ultimi e più fervorosi rappresentanti di quella concezione statale , vuol dire ciò che l ' umanità e la civiltà debbono alla Prussia , esalta la legge del 3 settembre 1814 sul servizio militare obbligatorio , come " uno di quegli atti legislativi che segnano un ' epoca e fanno intendere in che cosa veramente consista la storia " ( quasi poi che questa stessa legge fosse potuta nascere senza il precedente della rivoluzione francese e della sua coscrizione , e , dunque , del pensiero democratico ) . Ma , se fra la libertà interiore e l ' esteriore , fra la teoria e la pratica non c ' erano comunicazione e passaggio adeguati , anche una particolare manifestazione di libertà , che allora si fece strada , procedé in certo qual modo disgiunta e per sé stante : l ' impeto nazionale , il sentimento dell ' individualità germanica e la volontà di darle o accrescerle potenza nel mondo . Questo impeto turbò a volte la serenità della scienza tedesca e della letteratura , contaminando l ' una di passione estranea e l ' altra di tendenza ; arrecò altre volte imbarazzi e timori ai singoli stati e governi ; ma non si fuse , o assai di rado e instabilmente , con l ' ideale della libertà politica , come sarebbe stato nella natura delle cose e come accadeva presso altri popoli , non saliti , al pari del germanico , alle più alte vette della speculazione , e che non vantavano quant ' esso saldi istituti militari , ma che , in luogo di ciò , possedevano più semplice e più limpido e più coerente concetto della realtà e della vita . Perciò fu detto che , mentre il patriottismo allargava il petto a tutti gli altri popoli , ai tedeschi lo restringeva e lo immeschiniva , e li chiudeva alla comprensione e alla simpatia . In verità , persino nel loro interessamento per gli altri popoli , essi rispecchiavano le loro proprie tendenze o immaginazioni : cosicché il filellenismo tedesco , diversamente da quello inglese , francese o italiano , non si volse tanto ai greci della realtà presente quanto all ' Ellade e ai Ioni e ai Dori costruiti dalla filologia classica , ed essi non videro in Italia gli uomini del Risorgimento ma si trastullarono a ritrovare fra i ruderi dei monumenti e nei costumi delle classi popolari , i vestigi degli antichi romani e pagani , e a guardarli con soddisfazione da archeologi , e anche ad ammirarli in quanto persistenze della stirpe , quale che fosse . La restaurazione , e il principe di Metternich , che la tutelava e dirigeva in Austria e in tutta la Germania e nella stessa Prussia , si scontrarono colà , non propriamente e in prima linea coi liberali , ma con cotesti accesi patrioti e nazionalisti , che avevano coniato la parola " Deutschheit " , che si compiacevano nella ispidezza e nella rozzezza , e di cui i forestieri , osservandoli , notavano stupiti il furore e la mania onde sembravano presi e che fu battezzata " germanomania " . Un giovane liberale italiano , poeta e goethiano , Alessandro Poerio , andato in Germania nel '25 con mente avida e aperto cuore generoso , pieno di affetto per il pensiero e la poesia tedesca , si ritrasse , al contatto dei fanatici studenti di colà , offeso , tra sdegno e disgusto . I governi della restaurazione repressero quel movimento , punirono le sue manifestazioni , sospesero o vietarono i suoi giornali , perseguitarono e incarcerarono i suoi capi , non risparmiarono taluni di quegli stessi che erano stati gli oratori e gli eroi della guerra di liberazione ; sia perché , pure in quella forma incondita e aberrante , sentivano l ' aura , a loro avversa , dei tempi nuovi , sia perché l ' effettivo problema , che stava nel fondo di quel bollore , il problema dell ' unità germanica , minacciava tutto l ' assetto faticosamente elaborato nel congresso di Vienna e non era risolubile se non con una guerra tra gli stati germanici , che nessuno di essi avrebbe allora arrischiata . In quel problema , e nella stessa guerra inevitabile che portava con sé , gli agitatori , che non lo congiungevano al problema della libertà politica , non erano buoni a segnare un indirizzo sicuro ; e si spaziavano e si avvolgevano in idee vaghe e confuse , e molti architettavano un quissimile di Sacro Romano Impero , e , poiché al centro o al coronamento di questo edifizio mal si adattava la semislava e recente Prussia , guardavano alla vecchia Austria , che era stata per secoli sede di quell ' impero , e altri miravano agli stati della Germania meridionale , che furono stimati i più schiettamente tedeschi , " alemanni " , a differenza dai nordici e " prussiani " . Quanto di più concreto si conseguì allora in questa parte , non fu opera loro , ma precipuamente della Prussia : l ' unione doganale germanica , certamente una premessa e una promessa di unità statale , e un notevole passo su questa via . Con tutto ciò , anche quel pigro organismo politico cominciava ad esser percorso da guizzi di libertà ; e , poca cosa che fossero i parlamenti , riformati o istituiti dopo il '15 , docili , ripieni di burocrazia , disciolti ai primi segni di resistenza , quelli della Baviera e del Württemberg e del Baden ( il re di Prussia non diè la sperata e promessa costituzione ) , e gli altri minuscoli e talora ridevoli , e tutti osteggiati di continuo dalla Dieta federale e dall ' Austria , che la presiedeva e li avrebbe , se le fosse venuto fatto , rasi dal suolo tedesco ; inesperto che fosse il giornalismo politico , esercitato da professori e scienziati , e sempre sospettato e tenuto d ' occhio e talora messo in penitenza o addirittura soppresso , come accadde , tra l ' altro , per effetto delle deliberazioni di Karlsbad del '19; tuttavia , pur così com ' erano , stavano a significare l ' impossibilità di escludere del tutto simili ordinamenti e d ' impedire i bisogni che vi si manifestavano e che li avrebbero via via rinvigoriti e ampliati . Nelle unioni dei giovani nazionalisti , all ' irruente teutonismo si frammischiava l ' odio alla tirannia e la tempestante passione per ogni sorta di libertà ; che era , a dir vero , uno stato d ' animo un po ' antiquato , da Sturm und Drang , o ( come diremmo noi italiani ) " alfieriano " , libertario piuttosto che liberale , e nondimeno era vita di affetti da cui poteva nascere vita politica . D ' altra parte , nelle sfere dottrinali e pubblicistiche si cominciava a illustrare e inculcare un più pratico e politico concetto di libertà ; e se taluni vagheggiavano istituzioni all ' inglese tra medioevali e moderne , con autonomie locali e privilegi feudali e rappresentanze di stati o classi , - cioè avrebbero voluto far ripercorrere alla Germania nel secolo decimonono lo sviluppo delle istituzioni inglesi , proprio quando in Inghilterra quello sviluppo giungeva a una crisi di razionalizzamento , - altri , invece , preferivano esempi francesi , sebbene anche qui non senza qualcosa di ritardatario , ricordando la costituzione del 1791 e non vedendo o non accompagnando con tutta l ' anima la feconda lotta costituzionale della Francia ai loro giorni . Le popolazioni renane e quelle della Germania meridionale , che avevano avuto le riforme e conosciuto l ' amministrazione francese , non celavano il loro amore per la Francia e per il suo modo di vita , e ardirono talora esortare alla " conquista dei diritti neolatini " , con iscandalo e orrore dei teutonici , e si professavano altrettanto " liberali " quanto i prussiani erano " feudali " , e ( tale era la conseguenza dell ' avere scisso il moto nazionale da quello liberale ) diffidavano dell ' unità germanica per avversione all ' Austria o alla Prussia , entrambe diversamente ma parimente illiberali . La Polonia , intanto , faceva sopra sé stessa la prova della inconciliabilità tra regime costituzionale e dipendenza nazionale , con la sua dieta che l ' imperatore di Russia aveva concessa ma di cui sospendeva per più anni le sessioni e vietava la pubblicità dei dibattiti , e con le altre sue libertà , che anche erano , secondo le occasioni , ora godute e ora sospese , ristrette o abolite . Ma , poiché non si rassegnava né accomodava a questa sorte , e tendeva sempre all ' indipendenza e a un ' assicurata sua vita di libertà , la Polonia , che aveva ricevuto forte l ' influsso prima della cultura italiana e poi di quella francese , apparteneva all ' Europa , nonostante la sua singolare e arretrata composizione sociale , e i popoli dell ' Europa si accoravano per lei , partecipando alle sue sventure e alle sue speranze e assimilandole , certo non senza qualche illusione , alle loro medesime . Invece , non si poteva ancora dire che all ' Europa appartenesse la Russia , nonostante tutto quanto lo czarismo aveva imitato dall ' assolutismo europeo negli istituti amministrativi e militari , e nonostante il vario dilettantismo europeo della sua aristocrazia e certe imitazioni delle sètte europee tra gli uffiziali , e il generoso ma folle tentativo del '25 , detto dei " decembristi " , in cui i reggimenti della guardia , mossi da ufficiali congiurati aristocratici e idealisti , acclamarono la " costituzione " credendola , com ' è risaputo , la moglie del granduca Costantino . Anche il " panslavismo " dei reazionari , del quale si posero allora talune premesse ideali e sentimentali , nacque dal romanticismo europeo , e in particolare dalle " filosofie della storia " germaniche , di cui fu imitazione e quasi parodia . Un sostenitore dell ' assolutismo , che avesse passato in rassegna i popoli dell ' Europa negli anni immediatamente precedenti il 1830 , e in quelli che parevano con maggiore letizia sorridere ai suoi ideali , quando le rivoluzioni costituzionali erano state domate , e l ' Austria , e per essa il suo principe di Metternich , dominava in Germania e in Italia , e regnavano in Ispagna Ferdinando VII , in Portogallo don Miguel , in Sardegna Carlo Felice , nelle due Sicilie Francesco I , in Russia Nicola I e in Francia governava il principe di Polignac , - difficilmente avrebbe potuto trarre da ciò motivo di soddisfazione e di gioia e argomento di tranquillità . L ' intima voce gli mormorava che non si era fatto tutto , e perciò non si era fatto niente : la restaurazione aveva mantenuto le sue posizioni , ma lo spirito europeo non era mutato . Il Metternich confessava , circa quel tempo , che la pubblica opinione stava contro di lui e contro il partito che egli rappresentava ; e che le loro vittorie erano riguardate come delitti , le loro concezioni come errori e i loro disegni come follie . Lo Chateaubriand , visitando l ' Italia nel '29 , l ' Italia cinta e recinta da ogni sorta di grosse e di sottili catene , la giudicava " matura per una rivoluzione " . E che cos ' era poi quello strano riscaldamento per popoli stranieri e lontani , e l ' idealizzazione , a cui tutti di buona lena portavano il loro concorso , dei greci briganti e pirati , barbari e crudeli ( come talora non si poteva non avvertire ) da quanto i turchi ? E che cos ' era l ' altra mirabile trasformazione idealizzatrice , l ' ammirazione , il fanatismo , il rimpianto , l ' intenerimento , che si osservava in tutti i paesi , per Napoleone , per cotesto despota conculcatore di libertà , diventato ora , non soltanto nei giovani ma in coloro che l ' avevano visto all ' opera , quasi un eroe di libertà o tale che avrebbe donato ai popoli , come tante altre utili e grandi cose , anche la libertà ? e a fronte di ciò l ' avversione per le paterne figure dei legittimi sovrani , e la freddezza verso le altre dei valenti capitani che avevano vinto l ' avventuriere còrso , i Wellington e i Blücher ? Perché il vinto era posto sugli altari e i vincitori lasciati in disparte , se non per il ricordo che quell ' uomo aveva , con le sue armi , ringiovanito l ' Europa , versato eroismo nei cuori , e scosso e gettato a terra costumi e istituzioni che non si sarebbe dovuto neppur pensare a più ripristinare e che , dopo lui , conveniva calpestare per progredire verso nuove forme , delle quali in lui , e non nelle monarchie restaurate , si vedeva l ' antecedente , e quell ' antecedente si cangiava , per virtù d ' immaginazione , in una promessa o addirittura in un inizio ? La vita intellettuale , d ' altra parte , ferveva tutta negli uomini e nei circoli liberali , perché , come si è detto , la maggiore e più diretta e sistematica opposizione , quella cattolica , oltre la sua filosofia e teologia e apologetica da seminario , non dava fuori se non invettive , deprecazioni e confutazioni degli " errori del secolo " . Qualche pensatore , non privo di temperamento , che le provenne dal mondo laico , le servì , sulle prime , per certi fini occasionali , ma non entrò a far parte della sua tradizione , e non modificò né accrebbe il corpo delle sue dottrine . Tali , per esempio , Giuseppe de Maistre e lo Haller , che , del resto , non sono notevoli , il primo per la dottrina del Papa sovrano assolutissimo sopra tutti i sovrani assoluti della terra , e il secondo , per la sua anacronistica restituzione del concetto patrimoniale dello stato , sibbene l ' uno e l ' altro per la critica che fecero di taluni aspetti del giusnaturalismo e del contrattualismo settecentesco , per aver ridato autorità al fatto e alla storia , e alla forza che genera gli stati , e alla provvidenza che educa i popoli suscitando a tal fine le rivoluzioni e tutti gli altri orrori : sui quali punti dottrinali essi concordavano con le analoghe dimostrazioni e teorie dei liberali , e talora le anticipavano , onde presso questi , forse più che tra i clericali , ebbero lettori e studiosi , che riportarono a miglior significato e intesero con maggiore obbiettività e compiutezza le loro dottrine tendenziose e unilaterali . In quel tempo , per opera della Staël , di alcuni emigrati francesi e di altri intermediari , acquistarono reputazione in ogni parte d ' Europa la filosofia e la storiografia e l ' estetica della Germania , e la poesia e letteratura dello stesso popolo , carica anch ' essa di problemi e d ' idee filosofiche : Kant e Fichte e Schelling e Hegel , e Giovanni Müller e Niebuhr e Savigny furono tradotti o variamente esposti , compendiati e commentati ; e si lessero e diventarono popolari le tragedie dello Schiller e si cominciò ad assaggiare il difficile Faust , e insieme si formò , per la prima volta in paesi neolatini , il culto dello Shakespeare , e si trapiantò in Francia e altrove quella conoscenza dei poeti di tutti i popoli e di tutti i tempi , invocata col nome di Weltliteratur ; e fu quella veramente la grande età europea del germanesimo , assai meglio e assai più che non fosse stata l ' altra delle invasioni barbariche , quando , checché se ne favoleggiasse dipoi , i germani non potevano apportar molto di pregio e si dovettero lasciar istruire e dirozzare alla scuola di Bisanzio e di Roma . Quel pensiero germanico , che raccoglieva l ' eredità della Riforma e dell ' umanesimo e risaliva da Roma all ' Ellade e ora dall ' Ellade agli Indoeuropei e all ' antichissimo Oriente , per ridiscendere , con ampliato sguardo , alla conoscenza del mondo moderno , dava , come si è notato , la solida base speculativa e storica all ' edifizio della libertà , quantunque parecchi dei suoi nazionali autori e cultori su quella base ponessero vecchi e mal restaurati idoli politici o statali , e , soprattutto , quello del conservatorismo , e i più non vi ponessero nulla , considerandola compiuta in sé stessa , termine di arrivo , inerte dottrina e contemplazione . Ma che nel suo intrinseco quel pensiero fosse progressivo , e altresì rivoluzionario , veniva inconsapevolmente confessato dal parallelismo in cui il Fichte , lo Hegel e altri con loro collocarono le due rivoluzioni , quella politica dei francesi e , contemporanea , quella mentale dei tedeschi : parallelismo che , non potendo restar tale , logicamente menava alla conseguenza , non veduta o scansata o taciuta , che , come dal razionalismo astratto era nata la rivoluzione giacobina , così dal nuovo e concreto razionalismo o idealismo un ' altra , di altro spirito e di altro ritmo , doveva nascere , e forse era già in atto . Nella Francia , infatti , che allora accolse largamente il pensiero germanico , e nell ' Italia , che , per mezzo di essa e poi direttamente , se ne giovò e se ne accrebbe , la conseguenza fu ricavata ; e quei filosofi e storici , che erano in Germania conservatori e anche reazionari , presero negli altri paesi , se non proprio il berretto frigio , certo le insegne della libertà , innalzati , per quel che avevano pensato , a maestri di quello stesso che essi non avevano voluto e avevano respinto praticamente . Questa fusione del pensiero speculativo e della pratica politica conferisce un ' efficacia storica a uomini come il Cousin , quantunque sia da ammettere che la fusione non avvenisse in lui per approfondimento critico e per via speculativa , ché egli era debole filosofo , ma per le condizioni stesse del diverso ambiente , e , persino , che avesse del fraintendimento . Parole come queste che il Cousin pronunziava nelle sue lezioni , rapendo nell ' entusiasmo il suo uditorio di giovani francesi , e che sono a un dipresso le medesime dello Hegel : " La storia , nel suo principio come nel suo fine , è lo spettacolo della libertà , la protesta dell ' uman genere contro chi lo pone in ceppi , l ' affrancamento dello spirito , il regno dell ' anima , e il giorno in cui la libertà venisse meno nel mondo , sarebbe anche quello in cui la storia si arresterebbe " , - altrimenti sonavano e operavamo in Francia che in Germania ; onde lo Heine celiava della " provvidenziale ignoranza " del Cousin , salutare ai francesi , i quali ( egli spiegava ) , se avessero veramente conosciuto e compreso la filosofia germanica , non avrebbero fatto la loro rivoluzione di luglio : celia , del resto , perché non andava al fondo di quella logica oggettiva che , di là dalle immaginazioni degli individui , conduce dove deve condurre . Così anche s ' intende come dalla Germania venissero tutt ' insieme correnti e aspetti di pensiero che l ' assolutismo e il cattolicismo salutavano come forze alleate , e altri pensieri o gli stessi che poi quelli deprecavano come perniciosa opera corruttrice esercitata dalla mente germanica nei paesi cattolici . Al pensiero germanico , e alla sua efficacia immediata o variamente mediata , si doveva principalmente il nuovo avviamento degli studi storici , e al lievito della libertà il loro accrescersi dappertutto , dopo che erano rimasti affatto sterili nell ' età del dispotismo napoleonico , perché solo chi spera e opera per l ' avvenire si guarda indietro , cauto in quel che disegna e vuole , consapevole della propria responsabilità , e solo la patria per la quale si lavora o a cui si partecipa con l ' ansia del desiderio , è quella che si ama , e , poiché la sua persona è la sua vita storica , se ne ricerca la storia . In Francia , in quel quindicennio , Agostino Thierry pubblicava le sue lettere sulla storia della Francia , e la sua storia della conquista normanna dell ' Inghilterra , e il fratello Amedeo la storia dei Galli prima del dominio romano , e il Thiers e il Mignet le loro della Rivoluzione francese , e il Guizot quelle delle origini del governo rappresentativo e della civiltà in Francia e in Europa , ricollegando espressamente il passato al presente , e l ' altra storia della Rivoluzione inglese , cioè della prima grande rivoluzione liberale , e il Quinet traduceva l ' opera dello Herder sull ' umanità , e il Michelet la Scienza nuova del Vico e componeva i saggi sulla filosofia della storia e sull ' età moderna , e il Cousin e il Villemain e il Sainte ­ Beuve i loro primi lavori di storia filosofica e letteraria . Parimente in Italia , dove già erano state assai lette le Repubbliche italiane del Sismondi e ascoltati gli ammonimenti che ne concludevano il racconto , il Manzoni e il Troya indagavano la storia longobardica e le origini del popolo italiano , e innumeri altri li accompagnarono e li seguirono alacremente in questa via , e il Vico e le sue speculazioni e interpretazioni vennero in onore ; e in Inghilterra si vedeva nello Hallam in certo modo la transizione dalla storiografia settecentesca a quella dell ' ottocento , e s ' introducevano colà presso gli eruditi i metodi elaborati dai filologi tedeschi , e il Grote imprendeva la sua ricostruzione della storia greca , e il Macaulay scriveva i primi suoi saggi nella " Rivista di Edimburgo " . Era questa la scienza del nuovo secolo , come fu presto avvertito e promulgato , laddove quella del precedente era stata la fisica : il che non vuol dire che la fisica e le altre scienze della natura venissero trascurate e non ricevessero impulsi , e non risentissero altresì la virtù del pensiero storico , come si vide nelle dottrine del Lamarck , e , soprattutto , che se ne disconoscesse l ' ufficio baconiano per il potenziamento dell ' umana attività ; ché , in quegli anni , le applicazioni industriali , e particolarmente i nuovi mezzi di trasporto e di comunicazione , furono segno di fervido interessamento e di alate speranze quasi al pari dei problemi e degli ideali politici , come modi anche quelli di ampliare l ' umanità : tantoché il Byron diceva , nel Don Giovanni , che , allora , il genere umano sembrava tutto assorto e rapito nel meditare " on constitutions and steam ­ boats of vapour " , sulle costituzioni e sui battelli a vapore . I nostri primi liberali o carbonari non trattarono solo argomenti di letteratura , storia e filosofia nel " Conciliatore " , ma , come il Confalonieri , si occuparono di macchine , e di navigazione fluviale a vapore , e tenevano l ' occhio ai progressi che per queste parti si compievano in Inghilterra . Simili fremiti di libertà percorrevano tutta la letteratura , per la quale intendiamo , come qui si deve , non soltanto le opere genialmente poetiche ( e anzi queste stesse solo in taluni loro aspetti , perché , appunto per il loro alto carattere di cose belle , mal si prestano a manifestare , e poi a documentare , tendenze storiche ) , ma il complesso delle opere poetiche e non poetiche , di effusione , di confessione , d ' immaginazione , di esortazione e di trattenimento . Colui che regnò allora sulle immaginazioni fu il Byron , focoso declamatore e giocoso discorritore , polemizzante e satireggiante e motteggiante , con rare faville di poesia propriamente detta , ma sempre o irruente o mordace contro ogni genia di tiranni : odiatore dei conservatori inglesi , dei preti e dei militari e delle guerre , ché altre guerre egli non ammetteva se non per la libertà e altri guerrieri che non fossero i Leonida e i Washington . L ' affetto furioso per la libertà è anche nelle sue figurazioni di corsari e avventurieri e gente reietta e uomini rei di colpe e di delitti , come fu poi nelle tante altre di simil genere che fornirono per un secolo protagonisti ed eroi a drammi , romanzi e poemi : banditi dal gran cuore , omicidi per virtù , donne che gridano i diritti della passione e spezzano la fede maritale , cortigiane che si purificano nell ' amore e sanno morire per amore , buffoni dal profondo sentire che a un tratto discoprono l ' intima loro tragedia , dissoluti geniali , e via dicendo . Le quali figure sono state aspramente censurate come incoerenti , assurde e moralmente mostruose , quasi fossero persone di carne e ossa , laddove , essendo creature del sentimento , bisogna soltanto ricercare i sentimenti che le generarono , tra i quali non si può negare che fosse , insieme con altri meno degni o addirittura malsani , e di solito primeggiante sopr ' essi , l ' affetto che si è detto , così violento da sformare gli oggetti a cui s ' indirizzava , così rivoltoso contro le leggi inique da rivoltarsi anche contro le buone e sante , così dalla sua brama furente accecato da non avvedersi di stringere talvolta insieme , e di avvolgere del medesimo desiderio , cose tra loro essenzialmente contradittorie . Perfino il candido Silvio Pellico disegnava allora il personaggio , che ebbe lunga progenie , dell ' adultero ­ patriota , elevando a questa dignità il dantesco amante della cognata , che si porgeva all ' ammirazione per questa duplice ribellione contro l ' asservimento dell ' Italia agli stranieri e contro il perfido vincolo che aveva legato la gentile Francesca al brutto e ruvido Gianciotto , per cotesta duplice e del pari generosa passione . Lo stesso mistico matrimonio si celebrava tra il romanticismo della tristezza e della desolazione , del quale il Byron era altresì uno dei più spiccati rappresentanti , e il nobile sentire politico ; e ciò avveniva particolarmente nel romantici dei paesi latini , in letteratura come nella vita diversi da quelli tedeschi , i quali ultimi in quegli anni , dopo esser passati attraverso le più affannose follie , si dissolvevano mentalmente e perdevano il loro fascino , già attorniati non solo da critici ma da schernitori e parodisti . Lo Chateaubríand , che in certi sentimenti morbosi era affine ai tedeschi , e per dippiù monarchico e legittimista , quando si trovò dinanzi la censura e le altre oppressioni del pensiero , prese risolutamente le parti della libertà di stampa . Il Constant , che aveva la medesima affinità e non poté mai dare armonia e pace alla sua vita affettiva , fu tra i primi e più fini ed eloquenti propugnatori e teorizzatori del sistema liberale . Ugo Foscolo , premuto dall ' incubo della morte e del dissolversi delle cose tutte nel buio del nulla , salvava , uniche realtà , quelle che chiamava illusioni , la bellezza e l ' eroismo , e non solo il suo canto fu virile , ma la sua vita fu altamente ispirata ed egli la chiuse con la rivolta contro la restaurazione austriaca e col volontario esilio . Giacomo Leopardi , che irrise civiltà e progresso , e considerò pensiero libero solo quello che , libero da queste ubbie , riconosce la disperata nullità del tutto , fu , a malgrado di ciò , dai giovani suoi contemporanei considerato liberale inconsapevole ; e questa era forse non tanto illusione quanto chiaroveggenza per simpatia , e in ogni caso fu la conclusione che i giovani per loro conto trassero dal suo canto doloroso . I romantici , che non redensero l ' interiore disordine e rimasero nell ' affannoso sognare , erano pochi a quel tempo e non trovarono seguito , nemmeno taluno geniale come lo Stendhal , non inteso dai contemporanei e di cui perciò non fu gustata l ' arte a tratti squisita . Intenzioni politiche conservatrici o reazionarie o di monarchico legittimismo c ' erano bensì in romanzieri e poeti che rievocavano e adornavano il medioevo , come Walter Scott , e , nei primi anni della restaurazione , anche presso alcuni francesi , e poi anche in Victor Hugo e nel Lamartine , allora assai giovani ; ma in questi giovani furono presto sostituite da altre affatto diverse , e le intenzioni dello Scott non s ' incorporavano nei suoi romanzi , e certamente poi non passarono nei suoi lettori , che si può dire fossero allora tutti quelli che sapevano leggere , dei quali il maggiore o il miglior numero non ne ritraeva altro che un cresciuto interessamento e una sorta di amorosa pietas per i costumi e le vicende del passato , e l ' ammirazione per gli uomini prodi e per le donne gentili e la simpatia per la gente savia , bonaria ed arguta . Purissima , tra eroica e malinconica , trepida e virile , si levò la poesia della patria e della libertà e dell ' indipendenza nazionale da animi commossi come quello dell ' italiano Giovanni Berchet . Il cattolicesimo del Manzoni si disposò con gli stessi sentimenti ; ed esso e gli altri della sua scuola appartengono , a dir vero , alla cerchia liberale e non a quella cattolica o clericale , la quale , come non produsse pensatori o li produsse eterodossi o poco ortodossi , così non ebbe in Italia poeti né scrittori di qualche conto . Priva perciò del suo elemento vivificatore , e incapace di generare nuove forme e persino nuovi ordini religiosi , come ancora ne aveva generati nel cinquecento , tanto che non seppe far di meglio che ristabilire i gesuiti da essa stessa aboliti , la Chiesa cattolica non poteva inseguire i suoi avversari nelle alte sfere in cui si movevano , e vieppiù si riduceva a potenza prevalentemente politica . Sotto quest ' aspetto , non era , certamente , piccola né trascurabile , ché anzi aveva acquistato possibilità che prima le mancavano , e modi di offesa e di difesa , e capacità di prestar servigi o d ' infligger danni , e , insomma , molteplici mezzi per negoziare e strappare concessioni e favori e guadagnare il guadagnabile . Rivoluzione ed Impero , mettendo fine al gallicanismo e alle chiese nazionali , abolendo il feudalismo ecclesiastico e i privilegi del clero e con esso i legami che lo annodavano alle altre classi della nazione e ai sovrani temporali , mediatizzando i territori dei vescovi ­ principi , e compiendo altrettali operazioni , ma non per questo abolendo il cattolicismo , avevano inconsapevolmente concorso a generare quello che si chiamò l ' " ultramontanismo " e indirizzato il clero dei vari popoli e stati verso Roma e posto nelle mani del papa una nuova e mondana potenza . Con la quale la Chiesa cattolica , in primo luogo e nei primi tempi , come si è detto , appoggiò , da esse appoggiata , le monarchie assolute contro i conati rivoluzionari e liberali : quelle monarchie , che aveva tenute per nemiche quando rappresentavano lo stato moderno in gestazione , ma che ora , fattesi conservatrici e deprimendo perciò la vivacità intellettuale e morale , piacevano a lei , che , da più secoli in condizioni d ' inferiorità intellettuale , provava la stessa necessità e praticava la stessa depressione . Così essa concluse una sequela di concordati , con proprio vantaggio e ripigliando posizioni che aveva perdute nel settecento , persino con la Napoli che era stata dei Giannoni , dei Tanucci e dei Caraccioli , e qualcuno segnatamente scandaloso , come quello con la Baviera . Così i gesuiti e i criptogesuiti , e la congregazione che istituirono in Francia , e i loro maneggi con gli ultras , e le cosiddette missioni di propaganda , di penitenza e di espiazione , e i Frères de la doctrine chrétienne , procurarono alla Chiesa molteplici successi e , per qualche tempo , le assoggettarono il pubblico insegnamento . Peggio assai fu in altri paesi , come l ' Italia , dove il prete ricomparve accanto al principe e ai suoi ministri , e alla censura politica si aggiunse la vescovile , e dappertutto si sentì un misto odore di polizia e sacrestia ; per non parlare della Spagna , in cui il comportamento della Chiesa cattolica fu così stolto nell ' ostinato aggrapparsi al passato da far prorompere dalle viscere restie di quella terra un feroce anticlericalismo , stranissimo tra quella gente e con quelle tradizioni . Ma gli accordi con gli stati , poiché erano politici , celavano , come tutte le transazioni della stessa natura , il disaccordo e l ' ostilità : e già in Germania si era cercato a più riprese di opporre alla curia romana una chiesa nazionale tedesca , e la Prussia aveva avuto grandi conflitti col papa e fatto ricorso a imprigionamenti ed espulsioni di vescovi e arcivescovi ; e in Austria , dove si proibivano i libri degli scrittori non ortodossi e finanche la Bibbia , persisteva col governo del Metternich , il giuseppismo ; e in Inghilterra una delle obiezioni all ' emancipazione dei cattolici era la dipendenza loro da un potere politico straniero ; e , tra i legittimisti francesi , si alzò nel '26 la protesta del legittimista e feudale conte di Montlosier contro l ' alleanza del trono con l ' altare e contro le mene dei gesuiti . Contraria ma analoga protesta venne dalla parte di un cattolico e sacerdote , il Lamennais , il quale , colpendo di grave riprovazione l ' alleanza del cattolicismo con le monarchie assolute e coi particolari loro interessi , e richiedendo dapprima la libertà per la Chiesa , doveva finire col segnare a questa un nuovo compito , l ' alleanza col liberalismo e con la democrazia , certo com ' egli era , nell ' assolutezza della sua fede , che quell ' alleanza , con la conseguente piena separazione tra Chiesa e Stato , avrebbe , per la via della libertà , procurato nuovo trionfo e conferito nuova vita al cattolicesimo . " Il liberalismo ( egli scriveva nel '29 ) ha ragione : la libertà salverà il mondo ; non certamente la sua , ma quella che esso prepara senza che se ne accorga " . Il pensiero del Lamennais trovò subito , in Francia e fuori di Francia , largo consenso ; ma la Chiesa , dopo un primo tempo di compiacimento , doveva , com ' era da prevedere , trarsi indietro , consapevole del pericolo di quella proposta , e , in ultimo , condannare recisamente il troppo zelante e troppo arrischiato suo difensore . Ma , intanto , la convenienza reciproca , operando su diverso terreno , dava un primo strappo al buon accordo della Chiesa con l ' assetto politico della restaurazione , e costringeva a intese e unioni coi patrioti , coi liberali , coi rivoluzionari : il che accadeva , non tanto nelle frequenti alleanze dei cattolici coi radicali e democratici in Inghilterra per le riforme includenti la loro emancipazione e nelle proteste per le condizioni intollerabili dell ' Irlanda , quanto , spiccatamente , e non senza efficacia delle dottrine del Lamennais , nel Belgio , nella comune resistenza , e nella comune preparazione alla rivolta , dei cattolici e dei liberali contro l ' Olanda , con la quale il Belgio era stato legato in unico stato . Altre alleanze simili si sarebbero vedute più tardi , ma tutte di carattere politico , consigliate o imposte dagli eventi , e che come tali riconfermavano l ' evidente natura affatto politica della Chiesa ; la quale trovava la sua formola nella dottrina della indifferenza verso le forme dei governi , formola che si coglie già sulla bocca di papa Leone XII , e che è poi la medesima massima utilitaria praticata dagli stati l ' un contro l ' altro nei loro rapporti internazionali , e , per quanto cerchi di giustificarsi col detto evangelico dell ' obbedienza da prestarsi a Cesare , è rinunzia al vero carattere morale di una fede religiosa , alla quale niente può esser mai indifferente . Assai meno equivoche di queste alleanze e , come più leali , più feconde , erano quelle che il liberalismo stringeva con la democrazia , la quale , per effetto di esse , si venne trasformando , non già nella sua idea ma nel fatto , nei suoi uomini e nella loro tattica , e diventò quasi un ' ala estrema dello stesso liberalismo , che col suo radicalismo aiutava a combattere vecchiumi ed abusi , e a respingere e gli attentati agli istituti liberali , e , con la sua risolutezza a scendere in piazza , era pur necessaria nei casi disperati . Il che si mostrò in Francia col gruppo del Lafayette , e con parlamentari e oratori come il generale Foy , e poi nelle giornate di luglio , quando i Cavaignac e i Raspail e gli altri giovani repubblicani ruppero gl ' indugi dei moderati e seppero muovere studenti e operai a prendere le armi e a costruire le barricate ; ma si vide altresì in più occasioni in Italia , in Ispagna e nel corso delle agitazioni e delle riforme inglesi . Il comunismo non assorgeva ancora alla forza di un movimento sociale e di un corrispettivo partito ; ma nelle agitazioni operaie inglesi già talune voci chiedevano il ritorno dei campi al dominio comune e affacciavano consimili proposte radicali , e , quel che è più importante , già maturavano il pensier loro i primi teorici ed estensori di programmi comunistici , il Saint ­ Simon , il Fourier , l ' Owen , e cominciavano ad attirare l ' attenzione . Lo stimolo era offerto dalle condizioni effettive della società moderna , e in particolare dell ' economia moderna : tanto che , a quel tempo stesso , uno scrittore liberale , il Sismondi , si trovava anch ' esso dinanzi quelle condizioni e ne sentiva la gravità e quasi rimaneva smarrito per i mali e i pericoli che scorgeva e prevedeva ; e , tra i non liberali , le toglievano a oggetto di osservazione , di confronti , di deplorazioni e di sarcasmi gli aristocratici e feudali . Il Saint ­ Simon , svolgendo il pensiero delle Lettres d ' un habitant de Génève del 1802 , dava fuori nel '21­22 il Système industriel ; e aveva intorno a sé , ascoltatori e discepoli , uomini di scienza e di tecnica e giovani storici e filosofi , come Agostino Thierry e il Comte , e , poco dopo la sua morte , la sua scuola cominciò una rumorosa propaganda , con a capo l ' Enfantin . Il Fourier , che sin dal 1808 aveva pubblicato la Théorie des quatre mouvements , pubblicava nel '22 il Traité de l ' association domestique e nel '29 Le nouveau monde industriel et sociétaire ; e anche lui aveva una scuola , più ristretta ma entusiastica . L ' Owen , dopo avere per più anni col suo cotonificio di New Lanark dato esempio di provvide cure per gli operai , si era innalzato a riformatore sociale col libro del 1812 A new view of society e col Book of the new moral world , del '20 , aveva esercitato un ' assidua e varia azione di apostolato , e fondato , nel '25 , la colonia di New Harmony , in Indiana . Tutto ciò formava argomento ora di semplice curiosità , ora di più seria considerazione , ed era riguardato generalmente con benevolenza ; ma restava ancora fuori della cerchia più propriamente politica ed attiva . Non , dunque , in antitesi a questa opposizione ancora embrionale , ma alle tre prime , il liberalismo si venne , in questi anni , sviluppando nel suo principio , nei suoi concetti particolari , nei suoi istituti ; e questo , insieme col disgregamento dell ' assolutismo monarchico , fu il fatto più importante di quell ' operoso e creativo quindicennio , dal quale non solo il liberalismo uscì vittorioso ma assodato in un complesso di dottrine e di corrispondenti abiti e pratiche , di cui visse a lungo e si può dire che viva ancor oggi . Che tale sviluppo teorico non potesse aver luogo in Germania e in Italia , è chiaro ; ma non ebbe luogo neppure in Inghilterra , la quale possedeva già in atto quel sistema , che nessuno contestava , e perciò aveva poco bisogno di adoperarvi intorno l ' argomento della mente e di darne giustificazioni dottrinali , bastandole ricavarne le ulteriori conseguenze . Per le altre questioni in cui essa soprattutto si travagliava , incremento industriale , imposte , dazi , l ' Inghilterra coltivò di preferenza la scienza che meglio le serviva , l ' economia politica , che ebbe allora il Malthus e il Ricardo . La filosofia inglese , rappresentata dal Bentham e da pensatori di simile indirizzo , operava tuttavia coi concetti dell ' interesse dell ' individuo e dell ' interesse del tutto e della loro armonia , e manteneva al liberalismo , in teoria , molto di quell ' astrattismo e utilitarismo che derivava dal razionalismo settecentesco , e non lo dialettizzava e storicizzava come richiedeva il pensiero del nuovo secolo . La religiosità delle varie sètte era affatto pratica e morale , e i dibattiti circa i cattolici e la chiesa anglicana , anche nel movimento detto di Oxford , notevole per un certo sentire romantico ­ medioevale , non ebbero importanza speculativa . Non che l ' Inghilterra avesse scemato o perduto lo zelo per gl ' ideali , rivoltasi tutta alla pratica e agli affari , come allora e poi fu detto ; ma la sua attenzione si era trasportata dalle questioni generali alle particolari . Il paese , in cui quello sviluppo dottrinale veramente si effettuò , fu la Francia , la quale era assillata dalla necessità di difendere la libertà contro assolutisti , feudali , clericali e repubblicani , ed era preparata a quel lavoro per aver accolto il pensiero speculativo e storico della Germania , e datogli l ' appropriato compimento politico . L ' opera venne intrapresa calorosamente dalla Staël e proseguita dal Constant , che in ciò fu quasi un alunno di lei , e portata innanzi dal gruppo detto dei " dottrinari " , che si formò appunto nel salotto della figliuola della Staël , la duchessa di Broglie , i cui principali uomini , ardenti di passioni politiche e cacciati dentro le lotte parlamentari e giornalistiche , avevano , parecchi di essi , al pari della Staël e del Constant , dimorato in Germania e in Isvizzera , e altri per altre vie si erano versati nella letteratura e nella scienza tedesca o ne risentivano indirettamente l ' efficacia . Quando si leggono i libri di teoria e di storia e i discorsi politici del Royer ­ Collard , del Guizot , del Broglie , del Jordan , del Barante , del De Serre , vi si trova , splendidamente espressa , la piena consapevolezza di quel che il liberalismo fosse e volesse , e delle sue differenze da quel che gli altri sistemi erano e volevano . La tradizione del 1791 si era dispersa in Francia tra le vicende della Convenzione , del Direttorio e dell ' Impero , e la generazione nata ai primi del secolo - come racconta nella sua autobiografia il Quinet - non sapeva più che cosa significassero " costituzione " , " girondini " e " giacobini " , " statuti " e " garanzie " , quasi parole di una lingua morta , e non udiva , dal popolo , dai soldati , da tutti , parlare altro che la lingua del dispotismo , così facilmente intelligibile perché semplice e di poche parole . Né era il caso di provarsi a ripigliare quei concetti di un quarto di secolo innanzi , tanti cangiamenti erano accaduti nell ' ordine dei fatti e in quello delle idee ; ma bisognava rifarsi da capo , come appunto fecero quegli scrittori , dando , dopo i giacobini , un ' idea non giacobina della libertà e del processo stesso delle rivoluzioni , e , dopo Napoleone , un ' idea non usurpatoria e non dispotica della monarchia , e , dopo tante rozzezze e violenze , un ' idea non violenta e non rozza dell ' operare politico , e , dopo tanta orgia di guerre , un ' idea civile dell ' ufficio dei popoli , e infine , dopo tanta arida irreligione e tanta vuota ortodossia chiesastica abbassata a instrumentum regni , un ' idea umano ­ religiosa , rispettosa degli spontanei svolgimenti e attenta a serbare gli elementi etici anche delle vecchie religioni . Ciò adempirono i " dottrinari " , che ebbero tal nome uggioso dagli avversari , e anche dalla leggerezza di molti spiriti del loro paese , impazienti di quanto era solido e che sentivano pesante ; e forse più tardi lo meritarono in certa misura , perché si arrestarono , si chiusero nei loro primi concetti e decaddero . Ma la storia , guardando al loro momento efficace e creativo , deve pronunziare quel nome con diverso sentimento e riempirlo di gratitudine . " Sostener la restaurazione , combattendo la reazione " : ecco , nella formula che ne dà il Guizot nelle sue memorie , come si configurò per loro , nel 1815 , il problema e il dovere : un problema di storia da raccogliere e da proseguire , di conservazione e di progresso , che rispondeva alla necessità della situazione allora sorta . In relazione a questo dovere e a questo problema , approfondendo e sistemando l ' esperienza e la dottrina politica inglese , elaborarono in particolar modo l ' istituto della monarchia costituzionale , com ' essi la pensavano , forte del passato e viva del presente , e l ' istituto dell ' elettorato , che concepirono ristretto alle forze sociali mature , capaci d ' intendere quel che sia governo e interesse nazionale , le quali si trovavano allora nella cosiddetta borghesia e nella cultura , che , pur fiorendo in quella cerchia sociale , l ' oltrepassava sempre , pel suo stesso carattere di cultura . E perciò essi si opposero così ai tentativi di suffragi indiretti o di doppio grado come alle proposte di suffragio tanto allargato da diventare strumento di reazione in mano agli ultras e al clero ; e perciò curarono di serbare le forze storiche e conservatrici , e persino la parìa ereditaria ; ma , insieme , difesero in prima linea il primo e fondamentale di tutti gl ' istituti liberali , la libertà di stampa , e con essa la libertà di coscienza , senza perciò dar favore al crudo illuminismo anticattolico . Questi e gli altri istituti allora formati o delineati , e che meglio si determinarono in seguito e si sveltirono e adattarono a nuove condizioni e bisogni , e la casistica della vita costituzionale e parlamentare , e i dibattiti delle camere francesi , furono la scuola del liberalismo per gli altri paesi d ' Europa ancora privi di regime costituzionale , pei quali tutti lavorò allora la Francia , valendosi della carta che le era stata concessa e che non si lasciò più involare o strappare . Gli statuti del 1848 , e , per esempio , quelli italiani e tra essi l ' albertino che divenne lo statuto del regno d ' Italia , raccolsero il frutto di quel lavoro perché si modellarono sul suo risultato , lo statuto del 1830 . Se , dunque , come risulta da questa rapida rievocazione dei fatti e degli eventi di quel quindicennio , l ' ideale liberale ebbe allora l ' effettiva , e non soltanto teorica , preponderanza sugli altri , e dalla sua parte stavano le forze migliori e più pugnaci , le quali piegavano e dominavano le avversarie non dall ' esterno ma dall ' interno , che cosa fu la rivoluzione di luglio ? Fu , secondo che giudicano alcuni storici , la conseguenza di un errore , che si sarebbe potuto evitare se il re Carlo X non si fosse lasciato consigliare dai suoi Polignac , che attingevano alla lor volta i consigli nelle fervide preci alla Madonna , o se , dopo aver fermato quel suo qualsiasi proposito di sciogliere ancora una volta la Camera di maggioranza liberale e dar fuori le ordinanze , avesse preso anche , come non prese , le adeguate precauzioni militari ? O , secondo che giudicano altri , un accidente , che poteva non accadere e il liberalismo avrebbe vinto egualmente , per diversa via ? Cotesti almanaccamenti sopra astratte possibilità , che , così qualificati , sono , implicitamente confutati , non debbono distrarre dalla realtà , che è soltanto quella che è accaduta . E , considerate nella loro realtà , le giornate di luglio furono nient ' altro che quel che tutti vedono e sanno : il momento in cui la lotta , che con vario ritmo e varie forme durava da anni , tra il liberalismo e l ' assolutismo , pervenne a un conflitto armato , nel quale le due parti opposte asserirono rispettivamente lo stesso carattere che già era apparso nel corso precedente , e in quell ' atto stesso , e attraverso il conflitto , l ' una accrebbe l ' energia che possedeva , e l ' altra scemò e smarrì la sua , e fu sconfitta . Con essa , fu sconfitto moralmente tutto l ' assolutismo europeo e , per contrario , al liberalismo europeo , che si dibatteva o fremeva represso , venne un esempio di come si affronti nei casi estremi l ' avversario , una prova che a quel modo è dato vincere , un aiuto nel fatto stesso che una grande potenza era assorta a pienezza di libertà , una fiducia di prossimi rivolgimenti . Dopo quindici anni , dopo tante industrie di governi , tante arti di polizie , tanti sforzi di gendarmi e di milizie , l ' assolutismo , che nel campo intellettuale aveva dimostrato la sua debolezza e la sua illogica , si lasciava battere anche nel campo che era più suo , e in cui si teneva più sicuro , in quello della forza che si suol chiamare materiale . E , in quei quindici anni , il liberalismo aveva fatto così grande avanzamento da mettere alla sua dipendenza la democrazia e attirare gli elementi migliori della stessa aristocrazia e del cattolicismo . Quei combattimenti per le strade di Parigi ascesero al significato di una battaglia mondiale e parve agli ansiosi riguardanti che le dense e scure nuvole , che premevano sull ' orizzonte della vita politica europea , fossero state a un tratto fugate dal sole , dal " sole di luglio " . V PROGRESSI DEL MOTO LIBERALE PRIMI CONTRASTI COL DEMOCRATISMO SOCIALE ( 1830­1847 ) Una più vivida temperie spirituale in Europa fu quel che si suol chiamare l ' " effetto " o gli " effetti " della rivoluzione di luglio , ossia un fervore di azioni e reazioni dopo quell ' avvenimento solenne , che era stato il relativo risolversi di una tensione , una grossa battaglia vinta , ma non una guerra terminata , non dandosi mai nella vita morale guerre propriamente terminate . Ripigliarono l ' azione loro i liberali con impetuosa fiducia , e corsero ai ripari gli assolutisti con lo schierare in campo forze ancora intatte , con accorgimenti e astuzie consigliate dai casi . Le proporzioni reciproche non erano più quelle di prima , né tra le due parti né nel rapporto loro con le altre ; e lo sforzo intrapreso dall ' assolutismo nel 1815 per assidersi nel mondo europeo e riplasmarlo secondo i suoi concetti , se fin da principio era stato non tanto un ' offensiva sicura di sé quanto una difensiva , ora restringeva di molto il suo ambito , sicché si poté parlare del " fallimento della Santa Alleanza " ; e , per contro , il liberalismo otteneva non pochi vantaggi e prendeva sempre più il carattere di offensiva : mentre , d ' altra parte , nei vari assetti liberali che si erano formati , si affacciavano problemi e contrasti di diversa natura . Il primo degli " effetti " che si sogliono attribuire alla rivoluzione di luglio , fu la rivendicata indipendenza nazionale del Belgio , e il nuovo regno che ne sorse con costituzione assai più liberale non solo di quella alquanto antiquata che il Belgio aveva nella sua unione con l ' Olanda ma di quella stessa francese del 1830 , specialmente nell ' ordinamento dei comuni e delle provincie . Il dissidio tra i due popoli era in corso fin dai primi tempi dell ' unione , nonostante i non piccoli benefici commerciali che da essa venivano alle provincie belgiche ; e riguardava la inadeguata rappresentanza dei belgi nell ' assemblea olandese , la ripartizione dei pesi finanziari , gl ' impiegati olandesi nel Belgio , i supremi tribunali che erano stati accentrati all ' Aia , ma , soprattutto , il trattamento della religione e della lingua , e il regime della stampa , cose che offendevano e ribellavano gli animi dei cattolici e dei liberali insieme . Di un paio d ' anni prima del '30 fu l ' intesa tra questi due partiti per i comuni fini nazionali e per quelli esternamente coincidenti , se anche internamente assai diversi , che l ' uno e l ' altro perseguivano . Né le giornate di luglio ebbero colà ripercussione immediata , né precipitarono alla soluzione radicale del distacco dall ' Olanda , che era un pensiero non ancora maturato . L ' insurrezione belga del 25 agosto diè luogo dapprima a negoziati d ' accordi ; e , solo dopo i combattimenti nelle strade di Bruxelles dal 23 al 26 settembre e le respinte armi olandesi , il governo provvisorio e il consiglio nazionale convocato dichiararono , il 19 novembre , l ' indipendenza del Belgio e , il 24 , la decadenza della casa degli Orange . E , passandosi per varie vicende militari e diplomatiche , sotto il patronato della Francia e dell ' Inghilterra e con l ' intervento dell ' esercito francese che scacciò gli olandesi da Anversa , fu fondato il regno del Belgio con la dinastia dei Coburgo , e , per volontà delle cinque potenze , neutralizzato : un regno che presto fiorì per traffici e industrie , e tra i primi diè opera a una fitta rete di ferrovie . L ' acceleramento di un processo in corso si vide altresì nella grande riforma elettorale inglese , domandata con crescente insistenza da industriali e operai , dopo gli avvenimenti di Parigi , mercé agitazioni e dimostrazioni , comizi e cortei , che talora presero atteggiamento minaccioso , e alla quale indarno si oppose il ministero del Wellington , che cadde nel novembre '30 , e indarno le votarono contro una volta la Camera dei Comuni e un ' altra quella dei Signori , perché nel '32 fu alfine legge , e accrebbe di oltre trecentomila il numero degli elettori e ne modificò la qualità , sicché le elezioni che seguirono dettero larga rappresentanza alle nuove classi e una maggioranza di liberali non senza un certo numero di radicali . Anche in minori paesi , come la Svizzera , prevalse , contro il regime di patrizi riaffermato col 1815 e che la critica e la polemica corrodevano , l ' avviamento liberale ; e nel novembre del '30 una dimostrazione in Zurigo fu segno alla trasformazione costituzionale e all ' introduzione degli istituti corrispettivi in dodici cantoni , laddove in altri pochi si tennero in piedi i vecchi ordinamenti e in altri si divise , secondo i vecchi e ì nuovi la città dalla campagna . Ciò accadeva tra il '30 e il '33; e , poco stante , il Portogallo vedeva la fine della lotta tra i costituzionalisti della giovine regina Maria , sostenuta dal padre don Pedro , e gli assolutisti di don Miguel , dando a costui , che il Wellington non aveva mal visto e Carlo X e Ferdinando VII avevano riconosciuto , l ' ultimo colpo le forze congiunte della Francia di Luigi Filippo , dell ' Inghilterra col suo ministero liberale , e della Spagna . La quale , da parte sua , dopo che Ferdinando VII , ostile all ' Orléans , aveva sofferto un ' incursione preparata in Francia dai fuorusciti spagnuoli , e , respintala , aveva inacerbito i castighi e stretto tutti i freni , anch ' essa , morto quel re , attraverso una lotta di successione tra la regina madre Cristina , reggente per la figliuola Isabella , e il cognato don Carlos , si venne discostando dall ' assolutismo . La reggente , cercando appoggio nei liberali , promulgò nel '34 un estatuto real o una prima carta costituzionale , e , con l ' aiuto dei liberali , scacciò non solo il pretendente portoghese ma anche quello spagnuolo dal Portogallo , dove s ' era annidato . Così la Spagna entrò nella sequela delle sue vicissitudini , che , affannose e scompigliate che fossero , e , a cagione dei frequenti pronunciamientos militari , retaggio venutole dall ' immediato periodo post ­ napoleonico , e delle frequenti e più o meno larvate dittature , tutt ' altro che liberali nel loro andamento , non la riportarono più mai , almeno in guisa formale , all ' assolutismo . Altrove , si tentò e non si riuscì , come in Italia , nel '31 , con le sollevazioni di Modena e di Parma , di Bologna , della Romagna , delle Marche e di parte dell ' Umbria , che inalberarono il vessillo tricolore , stabilirono governi provvisori e legiferarono in senso liberale , ma che furono presto buttate giù dall ' intervento austriaco . Le modeste , le elementari riforme che , dopo la repressione , le potenze in un loro memoriale consigliarono al governo pretesco , rimasero deserte di effetti . In Germania , alcuni piccoli stati , come il Brunswick e l ' Assia , mandarono via i loro stolidi principotti e dai successori ottennero carte costituzionali ; alla medesima concessione fu astretto il re di Annover ; la Sassonia , nel '31 , riformò la sua assemblea di stati ; le camere , dove già c ' erano , e particolarmente quelle della Baviera e del Baden , si rianimarono , le opposizioni presero coraggio ; nella camera di Karlsruhe l ' oratoria dottrinaria dei Rotteck e dei Welcker si fece ammirare da tutta la Germania , e il granduca Leopoldo ebbe plausi per aver lasciato controllare da quell ' assemblea le finanze e le altre parti dell ' amministrazione e per aver ampliata la libertà di stampa ; nella Baviera renana , il Wirth e il Siebenpfeifer pubblicavano giornali arditi e quasi repubblicani . Segni di ripresa si erano avuti da qualche anno nelle associazioni della gioventù universitaria , che in parte avevano tendenze politiche . Ma la Prussia rimase immota , e il suo re , seguendo al solito il Metternich , e unito coi due imperatori , cooperò alla più aspra repressione e compressione , tostoché ne porse la desiderata occasione l ' adunata di Hambach del maggio '32 per l ' anniversario della costituzione bavarese , in cui trentamila , che vi concorsero , in massima parte dalla Baviera renana , proclamarono il principio della sovranità popolare , l ' unità e repubblica germanica , e la confederazione degli stati liberi dell ' Europa . Oltre i processi e le condanne che il governo bavarese dové eseguire per questi eccessi , la Dieta federale , nel giugno , vietò le società e adunanze e feste popolari e l ' esibizione dei colori nazionali , rinnovò i provvedimenti di Karlsbad circa le università , e , quel che era più , ingiunse ai principi di respingere ogni tentata diminuzione della loro sovranità , ogni richiesta di costituzione , e proibì qualsiasi legislazione discordante dalle massime che guidavano la Dieta , ordinando che a una istituita commissione permanente di questa fossero date in esame le proposte legislative dei singoli stati . In conseguenza di ciò , il Baden dové sospendere la sua legge sulla stampa . L ' attentato di Francoforte dell ' agosto '33 , da parte di un manipolo di congiurati , per spazzar via la Dieta e porre in suo luogo un governo provvisorio , portò allo scioglimento della camera dell ' Assia , del paese donde quei congiurati in gran parte provenivano , e all ' accresciuta vigilanza su tutti gli stati . Le tre potenze assolutistiche , nel trattato di Berlino dello stesso anno , ribadirono il loro diritto di porgere soccorso per affari esterni o interni a ogni sovrano che lo richiedesse , e senza che altre potenze avessero a impacciarsene . Ben altrimenti grave e terribile fu la sconfitta della Polonia , sollevatasi nel novembre del '30 e che sostenne tenaci ed eroici combattimenti fino al settembre dell ' anno appresso contro il soverchiante esercito russo ; perché , dopo quell ' immenso sforzo di liberazione tornato vano , la spietata vendetta imperversò sul popolo polacco , che perse tutte le istituzioni concesse o semiconcesse dall ' imperatore Alessandro e quel tanto di autonomia che serbava , e non poté per più decenni nemmeno tentar di scuotere il giogo impostogli e reso più pesante . Questa riscossa e queste vittorie delle potenze assolutistiche , questo arresto nell ' estensione del moto rivoluzionario per l ' indipendenza e la libertà ; l ' Austria piombante sull ' Italia , senza che alcuno la contrastasse , a soffocarvi ogni respirò di vita ; la Russia , che riduceva sotto la sua piena autocrazia la Polonia e mandava al palco e ai luoghi di pena i patrioti ; lo spettacolo dei fuggiaschi polacchi , che si raccolsero principalmente in Francia , aggiungendosi e affratellandosi agli italiani esuli delle recenti e delle anteriori rivoluzioni ; lo sdegno per le straziate e conculcate nazionalità , la tristezza pei dolori ai quali si assisteva , la pietà per le vittime , l ' ammirazione per il coraggio sfortunato ; fecero succedere alla letizia dei primi momenti un sentimento di amara delusione , e pensare e credere e dire che la rivoluzione di luglio aveva mancato al suo fine . Ed era naturale che così avvenisse nei contemporanei spettatori , e più ancora nei lottanti e sofferenti ; ma quel sentimento non può essere il giudizio dello storico , che non commisura i fatti alle speranze , rispetto alle quali ( che sono sconfinate ) essi riescano sempre piccoli o minori , ma unicamente ai fatti che li precessero , e osserva in qual senso le condizioni si sieno modificate e che cosa sia nato di nuovo e di positivo . E di nuovo era nato questo , che l ' assolutismo era crollato in tutta l ' Europa occidentale , e i regimi liberali si erano rinvigoriti e fatti meglio rispondenti alle condizioni economiche e sociali : tantoché la quadruplice alleanza del 1834 contro don Carlos e don Miguel poté sembrare per alcun tempo una risposta alla triplice costituita l ' anno innanzi dalle potenze centrali e orientali . Il legittimismo ivi decadeva da ideale pratico e operoso a ideale d ' immaginazione e a sospiro idilliaco ; da partito politico a circoletti della buona società , di decorose vecchie dame e di squisiti gentiluomini , che si segregavano dal presente ritirandosi nei loro salotti del Faubourg Saint ­ Germain e in altri simili angoli eletti della terra . Talora l ' immaginazione si provava a discendere nella realtà , come nella impresa della duchessa di Berry in Vandea , della quale si disse che la colpa spettava a Walter Scott , e a cui l ' ironia del caso tolse l ' incanto mercé la prosa di una particolare condizione fisiologica che l ' eroina dei gigli d ' oro si era procacciata come povera debole donna che non resiste a lungo al freddo della vedovanza . Qualcuno seppe , in quell ' avventura , versare il sangue per i vecchi suoi re : altri attesero a dar soccorso di armi e di danaro ai pretendenti di Spagna e di Portogallo ; altri ( e tra questi il Bourmont e parecchi con lui ) offrirono a quei monarchi del legittimismo le loro spade , come più tardi all ' Austria , che rappresentava il buon vecchio tempo o , magari , ai briganti , che in nome dei principi spodestati rapinavano e trucidavano : ultimi strascichi o tarde e alquanto artificiali imitazioni delle legioni degli emigrati e delle Vandee al tempo della grande rivoluzione . Nella stessa Spagna , che un ventennio innanzi si era levata in ogni sua regione contro i francesi apportatori di razionalistica civiltà , ora le sole provincie basche , affezionate ai loro fueros e costumi medioevali , parteggiavano in modo diretto per don Carlos e gli offrivano un punto di sostegno . La polemica dell ' assolutismo si era invelenita per quelle rovine accadute , che lasciavano prevedere le altre non lontane : come si osservava in Italia nei libri del principe di Canosa e in quei dialoghetti del conte Monaldo Leopardi che inondavano di rossore il volto del figlio e strappavano gridi di stupore e di orrore al Lamennais . Le tre potenze assolutistiche avevano dovuto accettare , fremendo e con dispetto , e non senza che taluna di esse , e in particolare la Russia , avesse avuto il serio pensiero di correre alle armi , il parziale disfacimento dell ' opera tessuta dai trattati del '15 , e in Francia la sostituzione degli Orléans ai Borboni maiorum gentium , nel Belgio l ' indipendenza dall ' Olanda , nella Spagna e nel Portogallo la cacciata dei pretendenti , campioni delle loro sacre idee e da loro riconosciuti o che s ' apprestavano a riconoscere ; e , in tutti quei paesi , la formazione o il progresso delle costituzioni liberali . Esse , che avevano un vincolo particolare tra loro in quello che alla nuova coscienza dei popoli pareva un pactum sceleris , la dilacerazione e spartizione della Polonia , potevano ancor molto coi loro saldi eserciti , e con le loro diplomazie ; e l ' austriaca aquila grifagna , alcuni anni dipoi , giunse perfino a mettere gli artigli sulla libera città di Cracovia e a imbrattarsi del sangue dei signori polacchi , contro i quali , in Galizia , disfrenò alle stragi i contadini ruteni . Ma erano trionfi che valevano disfatte , e sempre più l ' opinione del mondo civile stava contro di loro , contro i loro sovrani , contro i loro ministri , contro quegli stessi loro eserciti , le cui virtù , i cui atti di bravura erano oggetto non di ammirazione ma di commiserazione e di tristezza , e non muovevano i cuori , quei cuori che si struggevano sulle pagine del piccolo libro di un italiano , che narrò allora , senza enfasi e senza polemica , le sue " prigioni " , la prigionia sofferta per causa di libertà sotto l ' oppressione austriaca . Senonché non ci fu solo , in quegli anni , l ' amarezza di delusione che si è detta , ma un altro sentimento , una rivolta d ' animo per mancata fede , un ' accusa quasi di tradimento , di cui fu oggetto la Francia : la Francia , sulla quale avevano fatto assegnamento gl ' insorti italiani del '31 , sicuri che essa avrebbe posto il veto col detto e col fatto all ' Austria d ' intervenire a favore del governo papalino ; gl ' insorti polacchi , che da lei , e altresì dall ' Inghilterra , attendevano i battaglioni in loro aiuto e avevano mandato in giro i loro rappresentanti a sollecitarli ; i liberali tedeschi del Reno , che alla festa di Hambach brindarono al Lafayette . Le speranze si fondavano non soltanto su simpatie di singoli e di privati , e su giudizi di scrittori , ma su incitamenti e affidamenti che erano partiti dai comitati francesi per l ' emancipazione italiana e per la ricostituzione della Polonia , e da uomini autorevolissimi di quel mondo politico , e anche da qualche ministro in carica , e nei primi tempi anche dal re Luigi Filippo , il quale lasciò preparare una spedizione di fuorusciti italiani , che doveva raccogliersi a Marsiglia e fu poi contrammandata . E più largamente si fondavano su quel che la Francia si vantava di essere stata nella sua lunga storia , e soprattutto nella sua gloriosa rivoluzione , la liberatrice dei popoli , la nemica delle oppressioni , e che oramai diceva di essere ridiventata con la sua ultima rivoluzione , che avrebbe ripigliato l ' opera dell ' altra , avrebbe continuato con diverso spirito quella di Napoleone , e spezzato le catene dei popoli e , col concorso di essi tutti , creato una nuova Europa . Pur testé i suoi storici , i Guizot e i Michelet , le avevano conferita per questa parte il primato , come quella che era " il centro e il focolare della civiltà europea " ( diceva il primo ) ; come quella ( diceva l ' altro ) che avrebbe attuato , dopo la rivoluzione cristiana , un ' altra , non meno grandiosa , affatto sociale e umana ; come quella ( soggiungeva il Buchez ) che " sola era in grado di comprendere e compiere un ' opera disinteressata " . Ed ecco che a questo primato , a quelle promesse , a quella fiducia essa era venuta meno e , dopo aver eccitato i popoli a sollevarsi , li aveva abbandonati ai loro carnefici , aveva patteggiato coi re , e aveva detto per bocca dei suoi ministri che " il sangue dei francesi appartiene solo alla Francia " , e annunziato freddamente che " l ' ordine regnava a Varsavia " . C ' era , in quell ' atteggiamento francese , una realtà e un ' illusione , o piuttosto la realtà di un certo genere che , trasferita in un altro genere , si mutava in illusione . La realtà era l ' effettiva disposizione dello spirito francese , che già la sua lingua così agile e conversevole attesta , a diffondere e a far valere praticamente la raison , che è tutt ' insieme umanità ed eguaglianza e libertà e giustizia ; e un impulso generoso , se anche talvolta frammischiato di autocompiacenza nella ricerca della gloire , un impulso che si potrebbe rintracciare già nel medioevo della cavalleria e delle crociate e che proruppe col prorompere della rivoluzione del 1789 e formò tradizione e scuola . Ma il popolo francese , che nutriva questo modo di sentire e in parte lo praticava , non poteva coincidere col popolo francese in quanto componeva lo stato francese , che , come ogni stato , obbediva alle leggi della politica , e perciò della propria salvezza e conservazione ; e sebbene i modi del sentire non rimangano inoperosi neppure nella politica , vi operano solo in quanto a questa è dato riceverli e farli suoi , cioè mediatamente e non già immediatamente , come stranamente si pretende quando li si vuol chiamare a dettare le norme alla politica o a mettersi al suo luogo . La differenza era stata già praticamente sperimentata e sofferta dai patrioti e giacobini italiani , alla calata dei francesi in Italia col Bonaparte e con gli altri loro generali , sospirati e invocati e aspettati redentori , e che invece smunsero le popolazioni italiane a profitto della Francia , le lasciarono talora in asso , ne fecero perfino materia di negozio , come di Venezia a Campoformio . Il Lafayette e gli altri suoi amici e correligionari unificavano troppo questi due diversi aspetti delle cose , e promettevano o lasciavano sperare quel che non era dato né a essi né ad altri attenere . Lo stato francese , uscito dalla rivoluzione di luglio col nuovo suo re , aveva pericoli interni ed esterni , che doveva fronteggiare o scansare , difficoltà ed interessi a cui doveva provvedere . La Russia , che tardò a riconoscere Luigi Filippo , sarebbe entrata in guerra , e forse avrebbe trascinato l ' Austria , se l ' insurrezione polacca non l ' avesse al momento buono occupata , e se l ' Austria non fosse stata richiamata agli affari d ' Italia ; e l ' Austria , per intanto , avendo in mano il figlio di Napoleone , minacciava di suscitare , contro gli Orléans , il bonapartismo : all ' interno , i repubblicani erano baldanzosi ed eccitavano a rivolgimenti . Il principio del non ­ intervento , che il nuovo regime aveva affermato contro quello della Santa Alleanza e che aveva fatto mettere le ali a tante speranze , era , e non poteva non essere , una formola politica , coi sussistenti equivoci e con gli effetti oratori delle formole politiche , e voleva dire ( come all ' occasione fu poi spiegato ) che la Francia avrebbe respinto ogni intervento straniero nelle faccende sue interne , lo avrebbe tenuto lontano dai paesi che erano nella cerchia dei suoi prossimi interessi , e che qui sarebbe anche intervenuta quando la sua politica ciò permettesse o richiedesse , come fece nel Belgio e nel Portogallo , e avrebbe lasciato invece intervenire la Russia in Polonia e l ' Austria in Italia , quando non le era possibile impedirlo senza impigliarsi in una disastrosa o assai rischiosa guerra , e tutt ' al più , come fece in Italia , avrebbe occupato Ancona per significare all ' Austria che non intendeva consentirle di estendere il suo dominio in Italia e per indurla , compiute le sue operazioni militaresche e poliziesche , a sgombrare le terre occupate . Non per questo alla politica francese mancavano tratti civili e liberali e umanitari , come non mancavano all ' Inghilterra , che similmente intendeva l ' intervento e il non intervento , e alla quale - sebbene tante volte sia stato imprecato alla " perfida Albione " - non si vorrà certamente negare il molto che ha fatto per l ' indipendenza , la libertà e la civiltà dei popoli . Ogni altra forma di partecipazione alle cause dei popoli asserviti e oppressi era e doveva restare , in Inghilterra come in Francia , cosa di privati ; e in ciò il Lafayette e i suoi amici bene si adoperarono , e quegli italiani e quei polacchi , che lo stato francese non poté soccorrere nelle loro patrie , trovarono in Francia , come in Inghilterra e nel Belgio e bella Svizzera , presso i liberali , amicizie e conforti , e furono spesso protetti contro certe durezze che i governi della Francia e degli altri paesi esercitavano , e formarono colà il drappello dei militi della nazionalità e della libertà , il simbolo della fratellanza dei popoli di sopra alle lotte di esistenza dei singoli stati . Ma , riguardando poi quell ' idea del primato francese nei popoli che vi avevano creduto e che in tale fede erano stati confermati dalle barricate di luglio , e che avevano aspettato l ' adempimento di quell ' obbligo di nobiltà , se è da tener conto delle condizioni disperate in cui essi si trovavano , divisi e sparsi e disarmati sotto la pressura di potenti stati militari che li stringevano in una rete di fortezze e di guarnigioni e ne invigilavano con le loro polizie ogni atto e ogni parola , e se il loro spiare ansiosi , come degli italiani disse il Manzoni , l ' apparire sulle Alpi di un amico stendardo , era la necessità di un evento che rompesse in qualche punto quel cerchio di ferro e aprisse l ' adito al loro insorgere e combattere , è da ammettere anche , d ' altra parte , che essi peccavano di sfiducia nelle proprie forze , e dalla giustificata prudenza cadevano nell ' ingiustificato avvilimento e nell ' ignavia , dimenticando che la linea del possibile si sposta grandemente mercé l ' audacia inventrice e la forza creatrice della volontà che veramente vuole . Alla saggezza di non più cullarsi in illusioni aspettando dalla politica degli stati quel ch ' essa non fornisce o non fornisce per proprio istituto , di non più contare sul primato francese e sul dovere francese dell ' " iniziativa " , doveva andare congiunto un risveglio di quella fiducia in sé medesimi , nella propria " iniziativa " , l ' educazione della volontà con l ' azione , e il tentare e ritentare e non darsi mai per vinti , insorgere , accettare l ' eventuale o anche la sicura sconfitta e insorgere di nuovo , la generosità del sacrificio nella sicura coscienza della vittoria finale , la quale era da cercare per questa , che è la sua via regia , e non nelle combinazioni degli interessi particolari e nel fantasticare su possibili accidenti fortunati . È nella percezione di questa verità , e nella risolutezza inflessibile di comportarsi in guisa ad essa conforme , la grandezza vera di Giuseppe Mazzini , che nel '31 il governo piemontese lasciava partire per l ' esilio , inconsapevole di dare con quell ' esilio all ' Italia , e a tutti i popoli cercanti libertà , il loro maggior maestro di vita . Ma non tardò ad accorgersi di lui e a conoscerlo la polizia austriaca , e il Metternich , che lo qualificò " uno degli uomini più pericolosi " della fazione giovanile e irrequieta . Il Mazzini vide che c ' è qualcosa di più fondamentale che non sia la politica maneggiata dagli uomini di stato , qualcosa che deve farsi quando non si può far questa , e prima di far questa ; ed è di svegliare nell ' uomo il sentimento dell ' universale , l ' ideale , e con esso la coscienza della missione che a ciascuno è assegnata , e del dovere che ne sorge , e della dedizione di tutto sé stesso a questo dovere , che potenzia le forze e rende possibile quel che agli uomini di poca fede sembra impossibile . Perciò contro l ' antiquata Carboneria , ancora qua e là sopravvivente in Italia e alla quale egli stesso era appartenuto , usa ai calcoli politici e alla ricerca degli espedienti , contro gl ' invecchiati in quelle idee e in quegli abiti , fondò nel '32 la Giovine Italia , che risaliva alle fonti religiose del carattere virile e combattente ; contro l ' aspettazione della " iniziativa " francese , e nella delusione che anche a lui aveva data la rivoluzione di luglio , contro tutte le speranze riposte nei governi stranieri , inculcò all ' italiano e agli altri popoli l ' " iniziativa " di ciascuno ; e abbozzò , in contrasto con l ' egemonia francese , una Giovine Europa . " L ' albero della libertà non fruttifica ( egli ripeteva ) se non impiantato da mani cittadine e fecondato da sangue cittadino e tutelato da spade cittadine " . Questa sua grandezza ( come , del resto , viene generalmente sentito e riconosciuto ) è grandezza morale , di un apostolo che vive quel che crede e opera del pari con la parola rischiaratrice e infiammatrice e con l ' esempio , e similmente consiglia e spinge a comportarsi quelli a cui s ' indirizza e che raccoglie attorno a sé . Tutto il rimanente , nel suo complesso d ' idee , o non gli è proprio , o è secondario , o è vago ed errato . L ' idea dell ' unità repubblicana d ' Italia apparteneva già alla tradizione , dalla quale egli forse l ' attinse , dei giacobini italiani , che , come lui , dalla delusione e dal disgusto per l ' opera della Francia direttoriale in Italia furono condotti a disegnare la repubblica italiana una e indivisibile , allora , al tempo delle repubbliche batava ed elvetica , certo meno lontana dalla realtà di quel che era diventata nel secolo decimonono : senonché quelli non vi portarono , come lui , sentimento religioso e ardore d ' apostolato , e la loro idea non attecchì e non ebbe , come si dice , efficacia dinamica . Il concetto delle nazioni , e della missione che spetta a ciascuna , era stato dei filosofi e storici tedeschi , e apparteneva al comune patrimonio intellettuale , se anche fu da lui validamente promosso e impiantato nella coscienza europea e reso popolare . La sostituzione , che egli accennò a fare , del primato italiano al primato francese non serba altro valore che di un mito a conforto di orgoglio per un popolo che deve rialzarsi e combattere ; ed era stato preceduto , oltreché da quello francese , dal mito del primato tedesco , asserito in condizioni analoghe dal Fichte , e fu accompagnato e seguito dal diverso " primato d ' Italia " del Gioberti e dal primato polacco del Cieszkowski e , se si vuole , dallo svizzero di Melchiorre Hirzel , che nella Svizzera profetava il centro generatore della repubblica europea , libera dal cristianesimo e governata dalla moderna filosofia . Maggiore restrizione è da fare circa le sue costruzioni dottrinali , dove , animato com ' esso era da un vigoroso sentimento della libertà , e dalle forze liberali facendo scaturire il moto d ' indipendenza e di nazionalità , per difetto di approfondimento speculativo e di senso storico non riuscì a formolare e dedurre teoricamente il concetto di libertà , e anzi teoricamente lo compromise , e quasi lo negò , accogliendo dal sansimonismo il principio dell ' associazione contro quello della gara , e la nuova religione umanitaria con dommi , teologia , culto e disciplina , e , se non proprio con un papa , con un concilio religioso messo a capo dei popoli , e la poesia e l ' arte inservienti ai fini sociali , e simili ; come dall ' ideologia democratica accolse la vaga idea di Popolo , oscillante fra il tutto e la parte , e , in fondo , una rappresentazione generale a cui porgevano gli elementi i contadini spagnuoli della sollevazione contro i francesi e i volontari e i soldati delle guerre della repubblica del '93 , onde egli sognò la sua insurrezione di guerriglie da accendere da un capo all ' altro d ' Italia come di ogni altro paese da liberare . Nonostante tutto questo , nonostante che egli non fosse né un coerente pensatore né un uomo di stato , il Mazzini ascese a potenza intellettuale , morale e altresì politica nella vita europea , e a lui facevano capo i patrioti e rivoluzionari d ' ogni paese e contro di lui conducevano una quotidiana guerra , coi mezzi dello spionaggio e delle insidie , i governi assolutistici e conservatori . E se , in quegli anni dopo il '30 , si formò o piuttosto si accrebbe ( perché non è mancata mai e non manca neppur ora del tutto ) una comune coscienza europea , un comune fondo di idee , un comune giudicare , una comune opinione , una comune sensibilità , e quasi un tribunale i cui pronunciati non si trascurano senza grave sanzione , certo non fu , questa , opera di un uomo solo , e anzi nasceva all ' intimo del moto liberale , in quanto prosecuzione di quello illuministico ; ma il Mazzini vi contribuì nel generale e nel particolare , con l ' afflato del suo spirito religioso e con l ' amore onde sentì e comprese e abbracciò tutti i più diversi popoli , e con l ' italiano il tedesco , e quelle popolazioni slave meridionali che pel primo egli scoperse e alle quali segnò l ' avvenire . Le voci di scoraggiamento , incidenti naturali in tutte le guerre e in tutte le imprese , e , per la loro logica inconcludenza e pratica sterilità , destinate ad essere via via sommerse dalla necessità del fare e dell ' andare innanzi , erano altresì rintuzzate da voci opposte , come quella del Lamennais , che nel '35 scriveva allo stesso Mazzini : " Prenez courage , monsieur ; les mères enfantent pour vous " . E tanto bene le madri attesero a quest ' ufficio che in Italia , nel '46 , il poeta Giusti , ammonendo un personaggio della reazione che il tempo galantuomo aveva preso l ' aìre verso la libertà , soggiungeva : Se non lo crede , il campanil del Duomo è là che parla a chi lo vuol capire : a battesimo suoni o a funerale , muore un brigante e nasce un liberale . In Italia , i giovani sovrani dei due principali suoi stati , il regno delle due Sicilie e quello di Sardegna , erano entrambi antiliberali , legati da giuramenti e trattati a non concedere ordinamenti costituzionali e avversi a questi per la mente loro di clericali e addirittura di bacchettoni , sebbene l ' uno , Carlo Alberto , di temperamento e di educazione militare , nutrisse ambizioni d ' ingrandimenti e perciò riguardasse come naturale nemica l ' Austria , e l ' altro , Ferdinando II , non avesse di coteste ambizioni , e non avversasse l ' Austria , pur geloso di governare senza ingerenze austriache né di altre potenze . Meno fanatico e più avveduto , egli diè amnistie ai condannati politici , richiamò esuli , si valse degli uomini del decennio napoleonico e della rivoluzione del '20 , fu indulgente verso coloro che cospirarono e tentarono insurrezioni e attentarono alla sua vita , non volle sapere d ' intrighi assolutistici internazionali , laddove Carlo Alberto favorì il carlismo e il miguelismo , e , in odio della monarchia di luglio , diè appoggio alla duchessa di Berry , e punì spietato e crudele i primi cospiratori della Giovine Italia , suoi sudditi . Ma l ' uno e l ' altro intrapresero riforme amministrative , curarono le finanze dello stato e la vita economica dei loro paesi , negoziarono trattati di commercio , costruirono ferrovie , con più estesi e più intensi effetti , correlativi alla situazione geografica e agli antecedenti storici , nel Piemonte che non nell ' Italia meridionale . Così l ' uno e l ' altro , indirettamente e inconsapevolmente , aiutavano e preparavano il progresso della libertà , come da parte loro quei gentiluomini e quella borghesia colta , che in Piemonte , in Toscana e altrove si occupavano di esperimenti agrari , di scuole ed asili d ' infanzia , di mutuo insegnamento , di provvidenze per il popolo . I congressi degli scienziati italiani , che si susseguirono regolarmente dopo quello di Pisa del '39 , e che i principi ( tranne il papa ) non vietarono e anche favorirono , concorrevano allo stesso effetto . Nello stato della Chiesa , dove ai moti del '31 era succeduto un lurido governo di cardinali legati che adoperavano assoldate bande di malfattori , tutto stava immobile a segno che , dopo circa un quindicennio , i liberali potevano , per mezzo del Farini , adottare a propria richiesta , nel Memorando di Rimini del '45 , il memoriale presentato dalle potenze , nel '31 , al cardinal Bernetti ; e , quanto a progressi economici , famoso è rimasto il detto del papà , Gregorio XVI , che le ferrovie e la trazione a vapore fossero opere di Satana : che era , del resto , un detto non privo , a suo modo , di acume e di logica coerenza . La Giovine Italia si sparse rapidamente , soprattutto nell ' Italia settentrionale e nella media , e si contavano a decine di migliaia i suoi adepti , e gli scritti del Mazzini , sfuggendo agli occhi delle polizie , circolavano e , sebbene non convertissero gli animi a quei concetti sociali e religiosi , e neppure v ' inserissero fortemente l ' idea politica repubblicana , li disponevano alla rivoluzione e li tempravano agli ardimenti e ai sacrifizi . Ma l ' auspicata insurrezione popolare e generale non scoppiò , e , dopo il disgraziato tentativo nel '34 di una spedizione in Savoia , anche i tentativi abortiti si fecero radi , come quello della Romagna nel '43 e l ' altro di Cosenza nel '44 , e , qualche mese dopo , lo sbarco in Calabria dei Bandiera ; quantunque il Mazzini da Londra , dove , allontanato dalla Svizzera , aveva preso dimora , non cessasse di pensarvi e ne studiasse di nuovi coi suoi emissari e corrispondenti , tra i quali il Fabrizi a Malta . A contrasto del Mazzini e dei suoi concetti politici e del suo metodo , e fuori delle sètte e cospirazioni , si formava e cresceva in Italia l ' altro partito , che allora grandeggiò , dei liberali moderati , i quali , diversamente dal Mazzini e dai suoi , erano , nei convincimenti religiosi , tutti o quasi tutti cattolici , e , per reminiscenze di storia medioevale , ebbero il nome di " neoguelfi " . Furono essi quei cattolici ­ liberali , ai quali ci siamo riferiti nel delineare la dialettica delle fedi politiche all ' inizio del secolo decimonono , e che bisogna accuratamente distinguere dagli altri dello stesso nome , che contemporaneamente si levarono e fecero parlar di sé in Francia , nel Belgio e altrove , i quali meriterebbero di esser chiamati piuttosto , a significare la loro genuina natura e vero carattere , clericali ­ liberali o clericali liberaleggianti . È tanto più necessario staccarli da costoro in quanto , non solo spesso sono stati messi insieme alla rinfusa , ma per tal confusione furono malamente giudicati da uomini come il Quinet , che accusò i Balbo , i Troya , i Rosmini , i Gioberti di lavorare a distruggere l ' ultimo rifugio dello spirito italiano , il pensiero , dando il colpo di grazia al loro popolo , e di esser seguaci dei De Maistre , dei De Bonald , dei Görres , dei Günther , e simili . Basta por mente , quanto a idee religiose , che il loro cattolicismo o era semplice ravvivamento dei motivi etici e spirituali del cristianesimo , o continuazione e riflesso del giansenismo , che così fortemente aveva operato sui regalisti e riformisti e rivoluzionari alla fine del secolo precedente , e il cui influsso era giunto anche al Mazzini ; e che essi si dimostrarono costantemente antigesuitici e che c ' erano tra loro di quelli che avrebbero volentieri tolto al papa ogni dominio temporale , restituendolo a un ufficio unicamente spirituale , e che tutti , dal più al meno , ebbero in mente una più o meno radicale " riforma della Chiesa " . La loro moderazione era senno politico , al quale appariva campata in aria l ' idea della Repubblica italiana , e quella stessa dell ' unità statale di tutta la nazione , fantastici gli appelli al fantastico popolo che dai campi e dalle officine si sarebbe levato a scacciare con armi improvvisate lo straniero e i despoti indigeni , poco conducenti le cospirazioni e dannoso il metodo del tutto o nulla ; onde pensavano ché si dovesse far fondamento sulle classi colte , e non disperare affatto dei re e degli altri principi , e preferire alle segrete la cospirazione all ' aria aperta , e chiedere via via quel che c ' era speranza di ottenere , riforme amministrative , rappresentanze d ' interessi , consulte , e , più in là , costituzioni politiche , e considerare la situazione internazionale e valersi delle occasioni che offriva o che avrebbe offerto per mandar via gli austriaci dall ' Italia e per comporre una federazione di stati italiani : ché in questi due fini supremi , indipendenza italiana e libertà politica , concordavano coi mazziniani e coi democratici e anticlericali , differendo da essi nell ' immagine del desiderato avvenire e nei mezzi da usare nel presente , e nell ' intonazione della polemica e della propaganda . Il De Sanctis osservò che i due partiti o " scuole " manifestavano tutta la loro diversità nella loro prosa : nei moderati o liberali , stile analitico , lingua prossima alla parlata , popolarità , piano discorrere , ragionata persuasione , uso dell ' ironia ; nei mazziniani e democratici , stile sintetico , lingua aulica , modi solenni e talvolta retorici , l ' invettiva , il sarcasmo : gli uni avevano innanzi un popolo reale da educare , gli altri un popolo immaginario da eccitare . Ma , nella realtà , l ' un partito non abbatteva né diradicava l ' altro , e piuttosto ne compieva le manchevolezze : il che apparve nel corso degli avvenimenti , e si vedeva per intanto nel trapasso di taluni dei loro uomini dall ' uno all ' altro , nei bisogni che gli uni provavano talvolta di maggiore ardimenti e gli altri di maggiore moderazione ( più conservatore il Balbo , tendente a democrazia il Gioberti , pronto a rompere gl ' indugi il D ' Azeglio e a richiedere indipendenza e libertà insieme ) ; e , infine , nelle cooperazioni a cui si trovavano indotti ; senza dire che lo stesso Mazzini , sia pure per brevi momenti , non ripugnò a cedere il passo a Carlo Alberto , e forse finanche a Pio IX , e alla monarchia che sciogliesse il voto nazionale . Tutti erano tratti praticamente , quali che fossero le loro illusioni , a quel che era pratico e attuabile ; e , quanto all ' inattuabile , l ' idea mazziniana della Repubblica italiana contrastava alle condizioni di fatto , che sono mutevoli , ma quella giobertiana del papa nazionalistico e liberale era contradittoria nella logica , che non muta . Nondimeno , anche questa idea giobertiana , che aveva dell ' ambiguo nell ' alquanto ambiguo autore , odiatore dei gesuiti ma non alieno dal loro fare tortuoso e dai loro infingimenti , e , in ogni caso , confuso o perplesso nei suoi concetti e trasmutabile in molte guise , produsse effetti benefici ; e , se i chiaroveggenti ne scorgevano la fallacia , per molti cattolici , per molti giovani preti e anche per alcuni personaggi dell ' alto clero , quel mito papale fu il varco aperto all ' intenso loro desiderio di risorgimento nazionale , di progresso civile e di rinnovata vita religiosa . La scuola moderata del cattolicismo liberale produsse allora quasi tutti i libri di filosofia , di storia , di romanzi , di versi , che coltivarono questi desideri negli italiani : dai trattati del Rosmini e del Gioberti , dalle storie del Troya e del Balbo , del Capponi e del Tosti , al romanzo e alle tragedie del Manzoni , che era stato il precursore , agli Ettore Fieramosca e Niccolò dei Lapi del D ' Azeglio , alle satire del Giusti ; ma , per l ' unità di intenti fondamentali nelle due opposte scuole , furono altresì letti quelli meno sostanziosi dei cosiddetti " ghibellini " , come le tragedie antipapali e antistraniere del Niccolini , o meno educativi , come i romanzi convulsi del byroniano Guerrazzi , e se ne assimilò quel che di buono e di vero se ne poteva assimilare . Anche alla scuola moderata si deve il più realistico avviamento dato alle discussioni politiche , nelle Speranze d ' Italia del Balbo , nei Casi di Romagna del D ' Azeglio , e nei libri del Durando , del Galeotti e di altri ; e nel suo seno si ebbe qualche primo accenno di un orientamento della politica nazionale verso il Piemonte . Fuori della scuola cattolico ­ liberale , nel puro pensiero filosofico e critico moderno , che in quella si trovava commisto e conciliato alquanto estrinsecamente con la religione tradizionale , pochi ingegni , e di giovani , cominciavano a muoversi ; e altresì fuori di essa , nel pensiero liberale e laico , uno , che era anche lui un giovane , si veniva formando , Camillo di Cavour , che ricevé forte la scossa della rivoluzione di luglio , e non seguì gli ideali del Mazzini e accettò la politica media o temperata . Il Cavour scriveva a quel tempo : " Non vi è uomo grande che non sia liberale : il grado dell ' amore della libertà è in ciascun uomo proporzionato all ' educazione morale a cui è giunto ; e scriveva ancora , nel suo Diario : " Nous autres qui n ' avons pas de foi religieuse , il faut que notre tendresse s ' épuise au profit de l ' humanité " . E a lui sarebbe toccato di svolgere in forma concreta e attuare gran parte di quanto la scuola moderata aveva desiderato e voluto e preparato , anche nei rapporti religiosi , con la libera chiesa nello stato libero e con la proclamazione della Roma , che era del papa , a capitale del regno d ' Italia . L ' altro popolo , che , al pari dell ' italiano , doveva tutto insieme risolvere il problema della libertà e quello , se non dell ' indipendenza , dell ' unità nazionale , il tedesco , non solo non ebbe questa fortuna che i suoi vari partiti , sotto diverse apparenze e con diversa accentuazione , andassero verso un unico fine , ma continuò nel dualismo , onde non gli riuscì di unificare i due problemi : la forza unificatrice di carattere liberale era sempre in esso alquanto scarsa e intermittente . I tedeschi ( osservava in quel tempo il Balzac , dando forma scherzosa a un comune convincimento europeo ) , " s ' ils ne savent pas jouer des grands instruments de la Liberté , savent jouer naturellement de tous les instruments de musique " ( Une fille d ' Ève , 1839 ) . La " Giovine Germania " , che , precorsa per certi aspetti dal Börne e dallo Heine , richiamò l ' attenzione nei primi anni dopo il '30 , non ebbe se non il nome simile a quello dell ' associazione mazziniana , e fu di mediocri letterati , scrittori di romanzi e di cose varie , che gridarono contro la separazione di letteratura e politica , e professarono una letteratura di tendenza , ma erano privi di concetti e di vera passione politica , e , messi talvolta alla prova della vita e dell ' azione , fecero meschina figura . I letterati tedeschi , che per transitori riscaldamenti abbracciavano le idealità della libertà e del progresso , facilmente ridiventavano il contrario , come il Menzel che , nel suo periodo di riscaldamento , tra i primi istruì processo contro il Goethe per il suo apoliticismo ( ed è strano che proprio sopra un gran poeta e un genio della contemplazione si volesse far pesare una taccia che era , se mai , della cultura tedesca in generale ) , e poi si cangiò in nazionalista tedeschissimo e antifrancese , monarchico e assolutista , avversario dei liberali . In un paese di dotti , ammirevole per la copia e il valore dei suoi insegnanti e pedagogisti , non c ' erano scrittori che indirizzassero quel popolo nei grandi problemi della vita nazionale , come pur ce n ' erano in Italia . Del resto , anche la poderosa ala del pensiero speculativo si veniva allora ripiegando , e agli ingegni originali e ai creatori succedevano colà gli epigoni , e fioriva quasi soltanto la critica storica , in ogni parte della storia e specialmente in quella del cristianesimo , che metteva a frutto alcuni concetti dell ' anteriore filosofia . E se i francesi avevano saputo prendere tanto vital nutrimento dalla filosofia e storiografia e poesia germaniche , niente o assai poco i tedeschi appresero di sostanziale dal popolo loro vicino , assai più innanzi di loro in quel che erano i bisogni morali e l ' esperienza politica dell ' età moderna . I francesi avevano di molto rettificato , mercé gli studi storici , l ' astrattezza dei loro ideali settecenteschi di libertà , eguaglianza e fratellanza ; ma i tedeschi , fuggendo e non correggendo quell ' astrattezza , si versavano in una sorta di misticismo del passato , in un ' adorazione dell ' irrazionale che dal passato promana sempre che venga disgiunto dal vivo presente , in una delle varie forme , che si sono descritte , del malsano romanticismo , il quale aveva in essi maggior potere delle chiare idee , e presto le sopraffaceva e le travolgeva , impedendo che acquistassero forza nel sentire generale . Liberali erano sempre alcuni studiosi e professori , sette dei quali , il Dahlmann , i due Grimm , il Gervinus , il Weber , l ' Albrecht e l ' Ewald , seppero lasciarsi destituire per aver protestato , nel '37 , contro il re di Annover , che annullò la costituzione concessa dal suo predecessore ; e tra essi il Gervinus , coi suoi libri di storia , divenne il principale rappresentante dottrinale di quel partito . I parlamenti dei minori e dei piccoli stati costituzionali , sorpassata la bufera delle repressioni , procurarono di ripigliare una certa efficienza ; e continuava a segnalarsi il parlamento del Baden , che risentiva della vicinanza della Francia e della Svizzera . In qualcuna delle provincie prussiane , ossia , oltre che nelle terre renane ( dove dal '42 al '43 si pubblicò , critica e mordace , la " Rheinische Zeitung " , presto soppressa ) , nella Prussia orientale e nella Slesia , si udirono di tanto in tanto ragionate richieste di partecipazione del popolo al governo , non potendo soddisfare all ' uopo le otto assemblee , una per provincia , e meramente consultive , che erano state stabilite nel '23 . I bisogni delle istituzioni conformi ai tempi , sebbene non trovassero la loro via di manifestazione e di attuazione , covavano di certo in Germania come altrove , perché nascevano dalle cose stesse . Ma il re Federico Guglielmo IV , la cui ascesa al trono fu sperata e salutata principio di età nuova , era , come abbiamo detto , e come dagli stessi contemporanei venne notato con meraviglia , l ' impersonamento del romanticismo politico medioevalizzante . Alla sua romantica immaginazione la monarchia amministrativa . e fridericiana non parlava , perché troppo vi avvertiva il freddo intellettualismo e razionalismo settecentesco ; ma neppure le gradivano i moderni parlamenti , che già un altro romantico sul trono , e verseggiatore per giunta , Luigi I di Baviera , in un suo carme aveva fastiditi come sommamente prosaici . Egli volgeva in mente un parlamento bensì , ma di qualità medioevale , formato dalle rappresentanze degli stati , e col relativo cerimoniale e il relativo andamento ; e indugiava in questa sua diletta immaginazione senza raccogliere il coraggio o senza trovare il modo di recarla in atto , e tentennava nel suo contegno verso i liberali , dapprima largendo amnistie e mitigando la censura della stampa , e poi facendo processare o costringendo a esulare quelli che sostenevano proposte che contrariavano il suo sentimento . In queste condizioni , l ' altro problema , l ' unità tedesca , non potendosi risolvere mercé un paese reso politicamente omogeneo e con la volontà nazionale espressa dalle sue assemblee , non aveva altra via che quella della conquista e dell ' assimilazione da parte di uno dei singoli stati ; e poiché , dei due più forti , l ' Austria rappresentava l ' opposto del principio di nazionalità , non rimaneva se non guardare alla Prussia , e alla ripresa che essa avrebbe fatta per questa parte della tradizione del suo Federico II . Ma cotesta tradizione era antiromantica al pari di quella dello stato burocratico , e il re se ne ritraeva con un brivido d ' orrore , perché egli riveriva nell ' Austria il segno del Sacro Romano Impero e la rivedeva a capo di uno stato cristiano ­ gerrnanico , nel quale il re di Prussia avrebbe preso il posto e la figura di grande e primo vassallo , insigne per fedeltà e prodezza ; e in siffatta disposizione di spirito egli , protestante , risentiva altrettanta tenerezza e riverenza verso la Chiesa cattolica , ombra , al pari dell ' Austria , della smarrita unità medioevale europea , e s ' incontrava con le consimili fantasie che erano fiorite nella Germania meridionale o " alemanna " . Quanto incerte e inerti le idee politiche circa l ' unità nazionale , altrettanto facile a prorompere era , pei ricordi del 1813 , il sentimento d ' indipendenza ossia l ' odio contro la Francia , che un tempo l ' aveva conculcata , che possedeva ancora antiche terre dell ' Impero e che sembrava agognare alla riva sinistra del Reno ; e quest ' odio esplose in modo formidabile nel '40 , pei sospetti destati dalla politica del Thiers , e si espresse in canti che furono i soli canti politici veramente popolari in Germania , la " marsigliese " di un popolo che non ebbe mai l ' altra , la genuina , contro i tiranni e per le genti oppresse . E poiché dominazione straniera in Germania non sussisteva , quel sentimento d ' indipendenza , solo in piccola parte giustificato come difesa contro possibili minacce , sarebbe stato a vuoto se non avesse contenuto un motivo non propriamente patriottico ma nazionalistico e imperialistico , comprovato non solo dall ' immagine idealizzata del Sacro Romano Impero della nazione germanica , ma anche dal fatto che quei patrioti tedeschi non pensavano ai diritti d ' indipendenza degli altri popoli , e , nei loro disegni , includevano , con l ' Austria , la continuazione del suo dominio sulle terre italiane e sulle altre delle altre nazionalità comprese in quello stato : di che si rividero le intenzioni finanche nel '48 , e nel parlamento di Francoforte . In effetto , gli Ottoni ( alte memorie ! ) avevano tentato la discesa fin nell ' Italia meridionale , e gli Svevi avevano posseduta questa insieme con la Sicilia . Liberali d ' ispirazione , sebbene non del tutto scevri di germi imperialistici , erano i moti d ' indipendenza che si cominciavano a disegnare in altri popoli ; e tutti , in Ungheria , in Boemia , nella Croazia , nella Serbia , ebbero il loro sintomo iniziale nello studio di rimettere in onore le lingue nazionali , di elaborarle letterariamente , di rivendicarle all ' uso ufficiale , e , in genere , nel culto del costume e della storia patria : al qual proposito , poiché si è già rammentato il Mazzini , che prontamente colse le nascenti aspirazioni di questi popoli e se ne fece banditore , sarà da ricordare altresì che , con lo stesso sentimento , un italiano di Dalmazia , il Tommaseo , intorno al '40 , raccoglieva e traduceva i canti popolari dell ' Illiria . Fuori dell ' impero austriaco , tra le popolazioni soggette alla sovranità turca , la Serbia si procurava una forma di autonomia mercé gli abili maneggi degli Obrenovi ? , il piccolo Montenegro godeva di fatto una sua autonomia col proprio principe , e la venivano acquistando man mano la Moldavia e la Valacchia , protette dalla Russia e ammodernate dalla cultura occidentale e particolarmente dalla francese . La Polonia era schiacciata dalle tre potenze assolutistiche e rappresentata quasi soltanto dai numerosi suoi profughi ; la Russia non si sottraeva alla forza dell ' idealità nazionale , la quale , priva in lei del suo significato liberale , si era modellata sul pangermanismo dei romantici medioevalisti tedeschi e di altrettali politici o utopistici reazionari , facendosi panslavismo e imperialismo . Anche l ' Europa occidentale assisteva a uno sforzo doloroso d ' indipendenza proprio nel seno del più libero dei suoi stati , nella Gran Bretagna , in quella Irlanda che divisioni religiose , insurrezioni e conquiste avevano messa in una condizione patologica , di assai difficile cura , nonostante le parole infocate del suo O ' Connell e le iniziali riforme proposte dal Peel ma respinte dalla Camera dei Signori , e che nel '45 , devastata dalla fame , perdeva un quarto della sua popolazione e non trovava altro sollievo che nello spopolamento del paese con l ' emigrazione dei suoi figli verso le terre americane . L ' Inghilterra non poteva vivere né con essa , in una tranquilla e prosperante unione , né senz ' essa , per il pericolo che le avrebbe portato il distacco di quell ' isola che la natura le aveva posta a lato . Dovunque il movimento era schiettamente nazionale , non tardava ad accompagnarvisi e a informarlo quello per le costituzioni liberali ; e nella Boemia , la dieta del '40 cominciò a insistere perché le fosse riconosciuto il voto delle imposte ; e in Ungheria , nel '32 , il Kossuth si dava a richiedere non solo riforme economiche ma politiche nell ' antica costituzione , per iscuotere la preponderanza dei magnati e far largo alla piccola nobiltà , e la Grecia , dopo un sollevamento in Atene , nel '43 ebbe dal re Ottone una costituzione con camera e senato . Nell ' Austria , dove il moto delle riforme era stato arrestato alla fine del secolo precedente coi Giuseppi e i Leopoldi , gli esempi della Germania meridionale , e quel che dei libri e giornali dei paesi occidentali penetrava nonostante le proibizioni , svegliavano un qualche spirito di critica e desideri di novità . Su questi e altrettali indizi , che dimostravano l ' estensione , più o meno sciolta e rapida , del pensiero liberale , non è qui il caso d ' indugiare ; come , per diversa ragione , bisognerà sottintendere tutta l ' azione che l ' Europa , e in primo luogo l ' Europa liberale , allora esercitò e che venne sempre più crescendo , coi colonizzamenti e con le conquiste dei paesi storicamente passivi ; e perciò l ' opera dell ' Inghilterra nell ' India , dove , sostituendosi man mano alla Compagnia , tolse costumanze barbariche e abolì la schiavitù ; e il nuovo impero , guidato da nuovi principii , che la stessa Inghilterra si venne formando in luogo di quello che aveva perduto nel settecento ; e l ' inizio , con la conquista e l ' ordinamento dell ' Algeria , dell ' impero coloniale francese ; e quel che accadde in Egitto con Mohamed Alì , e via discorrendo . Tutto questo fermento , che c ' era nel mondo , d ' idee , di sforzi , di tentativi , di aspettazioni generò nel 1846 , tra la commozione universale , una creatura nella quale si esprimeva paradossalmente la necessità ineluttabile e la virtù dell ' idea liberale , capace di attrarre a sé e piegare ai propri fini uomini e istituzioni che avrebbero dovuto unicamente intendere ad abbatterla : generò un papa liberale , Pio IX . Un impossibile , nella logica e nella realtà ; e che a ragione il principe di Metternich diceva essere la sola cosa alla quale egli , nella sua antiveggenza e nei suoi calcoli , non aveva mai pensato ; e che , in effetto , fu reale solo in quanto l ' impeto di quel moto ideale gli prestò la sua anima e gli fece compiere gesti e atti come a un trasognato e trascinato e travolto , ma che , sostanzialmente , era una proiezione del sentimento , una fantasia attuata in una rappresentazione teatrale a cui diè la scena Roma , l ' Italia e il mondo , e i popoli fornirono le masse corali . Ci fu chi già allora vide in barlume quel che accadeva , e fu allora composto uno stornello , che diceva : Pio nono non è un uomo , e non è quello che trincia l ' aria assiso in faldistoro : Pio nono è figlio del nostro cervello , un idolo del cuore , un sogno d ' oro ; Pio nono è una bandiera , un ritornello , un nome buono da cantarsi in coro ... E il Gioberti si compiacque di avere , col suo " quadro ideale del pontificato cristiano " , dato l ' avviata all ' autosuggestione del vescovo Mastai ( il quale , nei suoi momenti di smarrimento , si protestava nient ' altro che un " povero curato " ) , e alla più forte suggestione collettiva ; e certamente il Primato d ' Italia fu il libro galeotto , ma non avrebbe operato la seduzione se non fosse stato preceduto da tutto il lavorio dei cattolici liberali , e specialmente dall ' epopea liberale ­ nazionale ­ papale che essi tesserono sulla Lega Lombarda e la battaglia di Legnano . Per intanto , la forza rivoluzionaria , che si sprigionò attraverso quel simbolo poetico , fu grandissima , in Italia e nel mondo : i liberali , di qualsiasi confessione religiosa o fuori di ogni confessione religiosa , acclamandolo , videro cadere obiezioni alle loro richieste , ostacoli all ' opera loro ; una gran parte del clero aperse le braccia a quelli che fin allora era stato in obbligo di considerare nemici suoi e della religione ; ai regimi assoluti vennero meno gli aiuti che ricevevano dall ' alleanza con la Chiesa . Amnistie , abolizioni o addolcimenti di censura della stampa , domande e promesse di consulte , domande e istituzioni della guardia civica o nazionale , si susseguirono e si intrecciarono , tra il '46 e il '47 , in Roma , in Toscana , nel Piemonte , e già si passava ad espresse richieste di carte costituzionali e di parlamenti ; e in Napoli , dove il Settembrini dava fuori la sua Protesta , i liberali rialzavano il capo e il governo doveva procedere a precauzioni d ' imprigionamenti , mentre in Reggio e in Messina s ' insorgeva , e nel Lombardo ­ Veneto le congregazioni uscivano dalla consueta docilità , le popolazioni cantavano inni a Pio IX e si fregiavano dei suoi nastri , per protesta contro l ' Austria non si fumava , e le soldatesche austriache ricorrevano alle consuete brutalità . Il congresso degli scienziati , tenuto a Genova nel settembre del '46 , aveva inneggiato a re Carlo Alberto e alla libertà , all ' indipendenza e al risorgimento d ' Italia ; l ' anno dopo , si studiava una lega commerciale degli Stati romani , della Toscana e del Piemonte ; ogni incidente , i funerali del Gonfalonieri o un arcivescovo italiano che in Milano succedeva a quello austriaco , dava occasione di dimostrare i sentimenti che tumultuavano negli animi . L ' occupazione che l ' Austria , diventata nervosa , fece di Ferrara nell ' agosto del '47 , eccitò un ' immediata reazione , e diè luogo all ' offerta di Carlo Alberto in difesa del diritto del papa . Il Garibaldi , un mazziniano esule del '33 , delle cui gesta nell ' America meridionale era pervenuta l ' eco , vagheggiava di farsi guerriero del papa liberale , e si disponeva a tornare in Italia ; e tornavano altri ufficiali che , profughi per le passate rivoluzioni e cospirazioni , avevano combattuto , non potendo pel proprio , per altri popoli . Il Cobden , con gli allori della vittoria riportata per la libertà dei commerci , percorreva l ' Italia , festeggiato . Il Palmerston , fattosi promotore di libertà contro l ' assolutismo , mandava i suoi agenti alle varie capitali d ' Italia per consigliare e incoraggiare i principi a riforme e costituzioni . Il fremito si propagava negli altri paesi , per quell ' esempio italiano o per i medesimi motori che avevano generato quell ' esempio italiano . In Isvizzera giungeva alla crisi il dissidio e conflitto coi sette cantoni , ligi all ' assolutismo , ai clericali e ai gesuiti e che si erano scissi nel '45 dalla confederazione stringendo il Sonderbund , la cui resistenza , nella seconda metà del '47 , fu rotta con le armi , ristabilendosi l ' unità della confederazione e scacciandosi dalla Svizzera i gesuiti . In Germania , il Metternich , fiutando l ' aria , si accorgeva che non era il momento di commettere imprudenze , e , d ' accordo con la Prussia , frenava le velleità del nuovo elettore dell ' Assia , che si disponeva a cangiare la costituzione concessa dal padre . Nel Baden saliva al governo un gabinetto liberale e si aveva un primo caso colà di partiti di opposizione democratici e radicali . Il re di Prussia si determinava , intanto , a convocare , nel febbraio del '47 , il parlamento delle diete riunite , che , secondo la legge istitutiva del '23 , doveva decidere su operazioni di prestiti da contrarre dallo stato ; e , nel discorso di apertura , egli confermava che giammai avrebbe consentito a frapporre tra i suoi sudditi e Dio ( ossia il sovrano investito da Dio ) una carta che governasse con le sue formalità e occupasse il luogo dell ' antico lealismo . Senonché quelle diete riunite , che avevano legalmente solo il diritto di petizione negli affari interni e il voto deliberativo sui disegni di legge che al re piacesse sottoporre a loro , iniziarono un ' opposizione , condotta principalmente dai rappresentanti delle provincie renane e di quelle orientali della Prussia , per ottenere l ' adempimento della costituzione promessa nel '15 e le regolari sessioni dell ' assemblea . Contemporaneamente , la questione successoria dello Schleswig ­ Holstein , che minacciava alla patria tedesca la perdita di un territorio tedesco , faceva ribollire i sentimenti nazionali e rendeva più acuto il problema dell ' unità . Così si andava compiendo , dopo il primo grande rivolgimento della storia moderna , che fu il superamento della teocrazia medioevale mercé la lotta dell ' Impero con la Chiesa e la formazione dei grandi stati e il Rinascimento , il secondo di pari grandezza , che era cominciato a mezzo il seicento in Inghilterra ed era diventato europeo con la Rivoluzione francese , la sostituzione dei regimi liberi ai monarcati assoluti , nel qual processo era stato anche sorpassato il primo e semplicistico ideale di quei regimi , che era astrattamente democratico o giacobino . Gli uomini dei vecchi ideali , teocratici della supremazia della Chiesa o dell ' accordo dello Stato con la Chiesa , fautori dell ' assolutismo regio o patrizio , antichi giacobini e terroristi , si tirarono in disparte per intransigenza di fede , per sentimento di dignità , per disdegno e dispetto , ripetendo a sé stessi che la causa vincitrice era piaciuta agli Dei ma la vinta a Catone ; o si adattarono all ' accaduto , cioè parteciparono ai regimi liberi per raccoglierne quel che di meno peggio potevano loro offrire , chiudendo in cuor loro la speranza e l ' attesa del meglio e dell ' ottimo , che sarebbe ritornato , e intanto animavano le ali estreme dei partiti liberali o , praticando quel meno peggio e riflettendovi sopra , si facevano a poco a poco un nuovo amnio e una nuova mente , e si educavano e si mutavano in ischietti liberali . Questa triplice vicenda ( che , naturalmente , non escludeva il passaggio dei singoli individui dall ' una all ' altra delle tre situazioni descritte ) fu anche dei clericali , dei quali una parte , che non si ritrasse a pregare e a imprecare , fece finta di accettare la nuova condizione politica , tenendola provvisoria e da disfare con l ' arma stessa della libertà , e un ' altra finì con l ' accettarla lealmente e sinceramente come buona e sana . La quale ultima cosa non poteva accadere senza una sorta di segreta e quasi inconsapevole riforma in senso razionalistico e idealistico , relegati i dommi in un angolo dell ' anima , rispettati per attaccamento al proprio passato , ma resi sempre più inattivi e , in realtà , sostituiti da un diverso sistema di pensiero , che era quello veramente efficace e operoso . La Riforma , nei paesi nei quali non aveva avuto luogo nel cinquecento , si attuava per questa via , saltando o abbreviando gli stadi altra volta più o meno lentamente percorsi ; e anche in Italia questo processo appariva , più o meno ardito , più o meno rilevato , nel Manzoni , nel Rosmini , nel Gioberti , nel Lambruschini , nel Ricasoli , e in altri . Ma c ' era pur sempre la Chiesa di Roma , salda in quei dommi , che interveniva a rammentare a tutti che il nemico del cattolicismo era stato un tempo il catarismo e l ' evangelismo ed era adesso il liberalismo : come accadde con la enciclica Mirari vos del '32 , contro il Lamennais , la quale condannò espressamente la libertà di coscienza , di culto , di stampa , la separazione dello Stato dalla Chiesa e tutti i congiunti deliramenta , e mise in grande impaccio i cattolici dei paesi liberali , i francesi , gli irlandesi e , più di tutti , quelli del Belgio , che solo mercé l ' unione coi liberali avevano potuto scuotere la dipendenza dalla protestante Olanda , e con tal patto avevano accettato la costituzione liberale , e di questa si valevano e la sostenevano . Questa unione aveva carattere di necessità nazionale ; e , d ' altra parte , evidenti erano i vantaggi che gli amici cattolici del Lamennais , che non lo seguirono nel suo distacco dalla Chiesa , i Montalembert e i Lacordaire e gli altri , ricavavano o avrebbero ricavato dal negoziare il loro appoggio ai ministeri liberali , che era di salvare alcuni istituti ecclesiastici e soprattutto gli istituti di educazione , e dell ' usare a tutela degli interessi ecclesiastici la libertà di stampa , secondo che il Lamennais ne aveva dato esempio con l ' " Avenir " , imitato dal Montalembert e , con violenza e virulenza , dal Veuillot . E i cattolici ossequenti alla Chiesa , e la Chiesa irremissibile contro il liberalismo , politici gli uni e l ' altra , dettero soddisfazione ai diritti della coscienza e a quelli dell ' autorità con l ' abituale espediente della casistica e degli accomodamenti , distinguendo tra " intolleranza dommatica " , da tener fermissima , e " tolleranza civile " , da consentire , e tra il " principio della libertà " , che la Chiesa e ogni buon cattolico deve riprovare e aborrire , e le " libertà pratiche e limitate " che le costituzioni stabiliscono , e che si possono approvare . Erano sofismi in logica e offese alla coscienza morale in etica , e uno spirito sincero che legga certi discorsi tenuti allora da monsignor Dupanloup o i Cas de conscience del vescovo Parisis , non può trattenere un moto di ripugnanza , e , nondimeno , erano politica . Anche si videro allora i primi segni dell ' accostamento ( che il Cavour giudicava inevitabile ) dell ' ultramontanismo al socialismo , nei cattolici democratico ­ sociali , come l ' Ozanam , e nel Buchez , il quale dal sansimonismo era passato al cattolicismo ; e questo nel tempo stesso in cui nella chiesa anglicana il Kingsley foggiava il motto di " socialismo cristiano " . Come nel clericalismo liberaleggiante , anche qui si combinavano concezioni sostanzialmente opposte , ricoprendo dapprima l ' eterogeneità con coloriture medioevali di restaurate gilde e corporazioni , e passando poi francamente a disegni meno anacronistici . Il " partito popolare " , che si formò in Italia ai giorni nostri , e gli altri col medesimo o con diverso nome simili in altri paesi , prendono la loro lontana origine dall ' effetto che ebbero sui clericali la rivoluzione di luglio , la disfatta dell ' assolutismo e il sorgere dei nuovi contrasti sociali : ché , in quegli anni , si posero veramente tutti i termini capitali della lotta politica ancor oggi in atto . Il comunismo , che allora per la prima volta occupò gli animi e le immaginazioni , e li scosse e sconvolse , antiveduto trionfatore nel prossimo avvenire , salutato con luce di gioia , respinto con orrore , formò , altresì allora , il suo sistema e i suoi metodi , e pensò tutto il suo pensiero , cosicché niente di essenziale vi fu di poi mutato o aggiunto . La materia per esso era data dalla rivoluzione accaduta e in corso nelle industrie e nei commerci mercé l ' uso delle macchine e i mezzi rapidi di trasporto , la quale , imprimendo al processo produttivo un ritmo incalzante , sconvolgeva gli assetti delle classi economiche , addensava nelle città grandi masse di operai , premeva sui salari mercé i disoccupati , adoperava a vil prezzo e per lunghe giornate il lavoro delle donne e dei fanciulli , arricchiva di subiti e grossi guadagni gl ' imprenditori e i capitalisti e , in correlazione , i proprietari di terre , dava origine alla strapotenza dei finanzieri e banchieri ( che i Rothschild , di fama mondiale , rappresentavano ) , e , con ciò , sfrenava una gara di concorrenza con vicende di crisi e fallimenti e miserie : oltre i tumulti e le rivolte operaie che non di rado insorgevano , e i pericoli che ne venivano all ' ordine sociale . Questi fatti e queste condizioni non producevano , come piace mitologizzare , di per sé il comunismo o altro sistema politico , deterministicamente , quasi ripercussione immediata delle sofferenze degli operai , ma proponevano agli uomini di pensiero ( e questi e non gli operai furono gli autori del comunismo come di ogni altro sistema politico ) problemi economici e morali , di migliore ordinamento nella produzione , e di giustizia e umanità e civiltà , e di sollecitazione e di educazione di nuove classi sociali al sentire e al volere politico : sostanzialmente , senza dubbio , i medesimi di cui s ' intesse in perpetuo la vita delle società umane e su cui corre la loro storia , ma che , per le condizioni a cui si riferivano , si presentavano con nuova prospettiva e nuova fisionomia . Risolverli era il compito politico del presente , ma risolverli in relazione al presente , alle forze intellettive ed etiche in atto , alle vie che si offrivano o che era dato aprire , e perciò con la consapevolezza che , per l ' ulteriore cangiamento delle cose e per l ' effetto stesso di quelle soluzioni , essi si sarebbero di volta in volta ripresentati in altri modi e con altre possibilità pratiche ; giacché pretendere di risolverli tutti radicalmente e per sempre sarebbe valso pretender di dar fondo alla vita umana e termine alla storia . Senonché , se non ci fosse questa pretesa , se essa non risorgesse sempre negli animi , non si avrebbe quel che si chiama " utopia " , che è appunto l ' idea di siffatta risoluzione integrale e definitiva , e la dilatazione dei problemi particolari e circostanziati , che soli sono effettivi e solubili , a un insussistente problema totale , che si chiamerà , per esempio , la " questione sociale " , una questione " qui n ' existe pas " , com ' ebbe a esclamare una volta un uomo politico francese , e aveva ragione , e più facilmente gli si sarebbe riconosciuta questa ragione se si fosse tradotta la formola di " questione sociale " nell ' altra , e sinonimica , di " questione storica " , o " questione della storia umana " : che è chiaramente una questione che non esiste . Ed utopisti furono quelli che , colpiti allora dall ' accrescimento di produzione e di benessere che , in condizioni date , era venuto dall ' abolizione dei vincoli nell ' industria e nei commerci , e in particolare e di recente dagli effetti della grande e vittoriosa battaglia combattuta in Inghilterra contro il dazio sul grano , si dettero a credere che la questione sociale o la " questione della storia " sarebbe stata bella e risoluta con l ' innalzare gli espedienti economici liberistici a principii assoluti , a legge dell ' umana convivenza , ripromettendosi da ciò la pacificazione di tutti i contrasti , l ' appianamento di tutte le difficoltà , la felicità umana ; il che non si poteva pensare se non ponendo in ultima analisi , la legge della storia di là della storia , come si osserva infatti nel più popolare di cotesti propugnatori e utopisti del liberismo , nel Bastiat , il quale aveva un fondo religioso tra di fede nella natura , conforme alla filosofia del settecento , e di fede in un Dio provvidente . Diversi ed opposti utopisti , in quanto disegnavano a lor volta un assetto definitivo della società e della vita umana , e un governo soprastorico , erano i comunisti , che cangiavano in assoluta la relativa e particolare e circostanziata negazione che si può fare della libera concorrenza , e in assoluta l ' affermazione , altresì relativa , della bontà dell ' intervento autoritario a regolare la produzione , e alla concorrenza pensavano di sostituire , alcuni un ordinamento che consegua il fine dell ' armonia non col mezzo del contrasto e della gara , ma della spontaneità e della dilettazione , e altri , una sapienza dei sapienti che regoli scientificamente il tutto . Nobili che fossero i sentimenti e le intenzioni che movevano i Saint ­ Simon , i Fourier , gli Owen , nelle concezioni loro difettava la coscienza della vita umana nella sua interezza spirituale e morale ; e , infatti , l ' Owen si atteneva a presupposti materialistici , e il Fourier aborriva la " morale " e il " dovere " , non volendo saper d ' altro che di " passione " e di " attrazione " , senza travagli , senza lotte , senza dialettica ; e tutti , ma segnatamente il Saint ­ Simon e la sua scuola , si misero contro la libertà , che è ( diceva il Saint ­ Simon ) " un ' idea vaga e metaforica " , che impaccia " l ' azione della massa sugl ' individui " , e designa un " ordine di sentimenti " e non già una " classe d ' interessi " , ed è buona , tutt ' al più , come mezzo di lotta contro il vecchio sistema teologico , ma nociva nella vera società , interamente scientifica e razionale , nella quale l ' individuo dev ' essere " legato e dipendente dal complesso " , e non può concepirsi per lui né libertà politica né libertà di coscienza , allo stesso modo che non sussiste libertà in chimica , fisica e astronomia . La libertà , ( ripeteva Luigi Blanc ) è una " parola " , è un ' " esca per gli ingenui " , non essendovi altra vera libertà che quella che si ottiene nello Stato con l ' " organizzazione del lavoro " . I sansimoniani erano perciò ammiratori del cattolicesimo , ponendo anch ' essi , a capo della loro ideata società , una sorta di papato , sebbene di carattere scientifico ; e l ' Enfantin assai riveriva l ' Austria , che " sola aveva resistito ai dommi imperfetti della libertà e dell ' eguaglianza , e che sola rappresentava l ' ordine , e aveva un ufficio sacerdotale " : sicché , non dissimili da una certa genia di clericali , quando la rivoluzione di luglio ebbe fatto trionfare il liberalismo , i sansimoniani si proposero di richiedere e sollecitare tutte le libertà , di associazione , di stampa , d ' insegnamento , di culto , non per amor della libertà , ma per giungere , attraverso i mezzi offerti da questa , al suo contrario . E nemmeno alla scienza e all ' arte concedevano libertà , ancelle o impiegate quali le volevano del loro governo , composto di nuovi sacerdoti , di scienziati e d ' industriali . Non è meraviglia che , con siffatto concetto dell ' anima umana , tendessero a dar la prevalenza al godimento e predicassero il domma della " rigenerazione della carne " , che fu quel che soprattutto piacque del sansimonismo a Enrico Heine e ai letterati della " Giovine Germania " ; e neppure è meraviglia che il meglio che il sansimonismo ideò e precorse e produsse fossero istituzioni e opere economiche , come le società per azioni , le banche di sconto , le reti ferroviarie , e che , dopo che i suoi adepti ebbero rappresentato una bizzarra commedia religiosa , nella quale non mancò accanto al " Padre " la " Madre " , cioè la donna , e furono cascati nel ridicolo e si furono disciolti come scuola , i superstiti sansimoniani , e il loro capo , l ' Enfantin , proveniente , come molti tra essi , dagli studi politecnici , si dessero agli affari e alle speculazioni , a lavori d ' ingegneria come il disegnato taglio dell ' istmo di Suez , e , indifferenti alle cose politiche , si accomodassero assai bene col Bonaparte del secondo Impero , mentre il loro filosofo , Augusto Comte , giustificava il colpo di stato e quel che ne seguì , meditando la sua " politica positiva " . Quanto diversi da Giuseppe Mazzini , che aveva accolto dal sansimonismo quel che di deteriore introdusse nel suo sistema , l ' avversione alla concorrenza , l ' associazione , la religione dell ' avvenire , e simili ; eppure instancabilmente si travagliò per la libertà , sostenendo ogni sorta di fatiche e di stenti , sfidando ogni sorta di pericoli , e dalla polizia bonapartistica , e dalle altre tutte europee , fu perseguitato senza tregua e attorniato come fiera in cacciai ! E il Mazzini , che sempre giudicò il comunismo " materialismo " , vedeva nella storia , lessinghianamente , l ' educazione del genere umano e , herderianamente , l ' epopea delle nazioni ; laddove il Saint ­ Simon ne inaugurò l ' interpretazione economica o materialistica che si dica , vedendo nella Rivoluzione francese nient ' altro che la salita della borghesia al potere e contribuendo a dilatare il concetto di " borghesia " in senso economico a quello di forma spirituale dell ' età moderna , che era una falsificazione o una grossolana confusione di concetti disparati . Dai comunisti e socialisti e , per imitazione , anche fuori della loro cerchia , si proseguì quest ' abuso di concetto ( in obbedienza al quale si sarebbe dovuto logicamente dire che gl ' inventori del comunismo furono " borghesi " , o addirittura che quella idea , tutta economica , è " quintessenza di borghesismo " ) ; e , per effetto dello stesso impulso , si diè risalto , nella contemporanea storiografia francese , alla lotta delle classi , e si prese a scoprire sotto i velami delle ideologie il nocciolo degli interessi economici , nel che concorse la reminiscenza della spiegazione , usuale nel secolo decimottavo , delle religioni come invenzioni dei preti ai loro fini di dominio . La filosofia della storia con disegno predeterminato , che risaliva al sogno di Daniele dei quattro imperi ed era passata nel pensiero medioevale ed era stata rimessa a nuovo nella filosofia idealistica germanica , porse altresì ai comunisti e socialisti la cornice del loro quadro di storia universale , nel quale , sul corso delle anteriori età , si ergeva , ultima e terminale , la palingenesi dell ' umanità finalmente redenta nell ' associazione del lavoro . Ma quei primi teorici o programmisti del comunismo , concependo i loro programmi al modo di un ' intrapresa economica , di una riforma igienica , di un istituto educativo , per una parte ebbero fede nella propaganda fatta con la parola e con l ' esempio di talune esperienze in piccolo , e , per l ' altra , sperarono di trovar favore presso re e despoti , e il Saint ­ Simon levò gli occhi successivamente a Napoleone , ad Alessandro di Russia , a Luigi XVIII . Diversamente sentirono il problema del metodo quegli altri comunisti che si riattaccavano alla tradizione giacobina , e segnatamente al ricordo del Babeuf , della cui cospirazione narrò in quel tempo uno che vi aveva preso parte , il Buonarroti , e fece scuola . Questi che avevano spiriti rivoluzionari , in Francia e altrove , guardavano , invece , agli operai , ai proletari , alla forza che era in loro , e che , rischiarata e indirizzata , avrebbe con violenza gettato in aria tutti gli ordinamenti esistenti , distrutto il capitalismo , stabilito la società dei lavoratori partecipanti in misura eguale al lavoro e alla retribuzione . A uso di cotesta particolare propaganda , che aveva bisogno del virus dell ' odio , non bastando il vago concetto di oppressione e sfruttamento , si venne preparando , specialmente in Inghilterra , sotto l ' efficacia della dottrina ricardiana della rendita , una dottrina sull ' origine del profitto dedotta dal lavoro non pagato all ' operaio . Come si vede , tutto quel che confluì nel sistema sociale del Marx esisteva sparso , e anche in parte sistemato , prima di lui : materialismo storico , pensiero e arte e religione come fenomenologia dell ' economia , antiliberalismo , lotta di classi , successione di epoche storiche con la finale proletaria , sopralavoro e sopravalore , critica del disordine della produzione capitalistica e delle sue crisi , e via . Ma il Marx prestò singolare vigore a tutti questi concetti e a questi abbozzi di concetti , rielaborandoli e sintetizzandoli mercé la dialettica della scuola hegeliana : dialettica , che , da universale ; formale ed ermeneutica qual è di sua natura , già nel maestro , e più ancora negli scolari , si era commista di empirismo e d ' immaginazione e aveva condotto a strane costruzioni etiche e sociali , segnatamente nella cosiddetta sinistra della scuola , alla quale il Marx appartenne , e in Germania si era spinta fino alla disperata egolatria e all ' anarchismo dello Stirner . Quando qualche lume ne venne in Francia al Proudhon , gli suggerì la critica delle contradizioni economiche , con tesi e antitesi , e la sintesi , anche in lui , a suo modo , anarchica . Il Marx , svolgendo le contradizioni dell ' età capitalistica o borghese , succeduta a quella feudale , e facendo nascere dal seno di essa , da lei generati ed educati , i suoi sepellitori e successori , i proletari , ne ricavò la sintesi comunistica , che verrebbe attuata da cotesti esecutori della necessità storica ; e su tale schema dialettico distese e formulò , sul finire del '47 , il Manifesto dei comunisti . In ciò è la sua originalità , non di filosofo né di economista ( ché , per questa parte , appena qualche frammento del suo pensiero rimane adoprabile ) , ma di creatore d ' ideologie politiche o di miti , perché egli diè al movimento comunistico , se non un fondamento , certo un rivestimento di filosofia e di storia , e lo fornì di un libro , il Capitale , di molto prestigio sul pensiero poco critico , sulle immaginazioni e sulle passioni e sulle aspettazioni , di un prestigio che , pur nel disgregamento che è accaduto di tutti i concetti di cui quel libro s ' intesse , perdura e opera ancora . Nell ' atto stesso , egli la faceva finita col moralismo e col sentimentalismo , e si volgeva a più elementari e facili moventi : e , se ancora il Weitling aveva dato alla sua " Federazione dei Giusti " il motto : " Tutti gli uomini sono fratelli " , egli diè l ' altro : " Proletari di tutto il mondo , unitevi " ; unitevi nell ' odio e nella lotta di distruzione . Ma con la dialettica da lui introdotta , se pareva che si acquistasse la certezza razionale dell ' avvenire , cangiava profondamente il metodo dell ' attuazione ; e cadeva non solo quello dei primi comunisti che egli definì " utopisti " , ma anche l ' altro delle insurrezioni e dei colpi di mano , fanciulleschi l ' uno e l ' altro a petto del metodo filosofico e dialettico , che comandava di accompagnare col pensiero e con l ' azione l ' oggettivo processo storico , vivendone le consecutive fasi , e di far intervenire la violenza solo al momento buono , per cogliere il frutto giunto a maturità . Il fine era comunistico e materialistico , ma il metodo , per contrario , voleva essere storico e , secondo che fosse stato o no seriamente tale , si sarebbe , nella pratica , configurato o in una forma di attività politica concreta e graduale , e perciò sostanzialmente liberale , o in un fatalismo naturalistico , negazione della storicità e dell ' attività ; e questi dissidi , allora invisibili o non visti e ancor oggi poco chiaramente riconosciuti , tra ideale e metodo dovevano configurare la posteriore storia del comunismo e del marxismo nei suoi aspetti contrastanti e nelle varie sue vicende . Che il comunismo fosse la " novità " , che primeggiava sulle altre nel generale interessamento degli spiriti , è confermato dalla letteratura , la quale , se nei popoli che ancora lottavano e anelavano alla libertà si aggirava sui temi corrispondenti , patriottici , civili , eroici , e su quelli sentimentali ­ romantici , nei popoli che possedevano ormai i liberi ordinamenti si andava distaccando da quei temi o li continuava in modo solamente estrinseco e decorativo , come fu nella maggior parte del romanticismo francese seguito al 1830 , e si riempiva , in quella vece , delle immagini e degli affetti di varia sorta , che corrispondevano alla nuova sollecitudine e inquietudine sociale . Giorgio Sand dalla novellante rivendicazione dei diritti dell ' amore ­ passione passava al Compagnon du tour de France , a Consuelo , al Meunier d ' Angibault , e simili ; il Balzac faceva larga parte nelle scene della sua Commedia umana alla plutocrazia , ai banchieri , agli speculatori , e ai contrasti delle classi sociali , e si conferiva da sé il titolo di " dottore nelle scienze sociali " ; il dramma e la commedia similmente trattavano problemi sociali ; il Sue ammanniva Les mystères de Paris e gli altri suoi romanzi , che , sebbene destituiti di ogni pregio d ' arte , furono avidamente letti . In Inghilterra , il Dickens componeva Oliver Twist , e poi Hard times ; il Disraeli dava in Sybil or the two nations ( 1845 ) il romanzo delle due nazioni straniere e nemiche sullo stesso suolo , i " ricchi " e i " poveri " , descrivendo le condizioni degli operai nel Lancashire ; la Gaskell raccontava in Mary Barton lo sciopero dei tessitori di Manchester ; simili argomenti trattava il Kingsley nei suoi drammi e romanzi , e Tommaso Hood e la Barrett cantavano canti umanitari , e il Carlyle si poneva contro il liberalismo e la democrazia , e di lì a qualche anno sarebbe apparsa l ' Uncle Tom ' s cabin della Beecher Stowe sulla vita dolorosa dei negri , schiavi in America . La filosofia , particolarmente nella già ricordata scuola hegeliana di sinistra , accoglieva i concetti del Saint ­ Simon e del Fourier , e si sforzava di tradurli in termini speculativi e dialettici . Le trattazioni delle forme politiche cedevano a quelle dei problemi sociali ; e Augusto Comte inventava la parola " sociologia " , e cercava di dar corpo alla scienza da lui battezzata con questo nome ; e il Quételet pubblicava la Physique sociale , e si susseguivano i quadri delle condizioni delle classi lavoratrici ( uno di questi , relativo all ' Inghilterra , si dovette al compagno del Marx , Federico Engels ) , e le disquisizioni sulla " questione sociale " , alla quale tutti arrecavano il loro grande o piccolo contributo di pensieri o di parole : anche il futuro autore della storia di Giulio Cesare , Luigi Bonaparte , portatovi da certo suo spirito umanitario , dissertava sulla Extinction du paupérisme . Il comunismo è nel fondo delle preoccupazioni del Tocqueville ed è il tacito punto di riferimento delle sue accorate indagini sull ' argomento della libertà , ch ' egli ama d ' infinito amore , e dell ' eguaglianza , che in pari tempo ammira e teme . Egli vedeva , durante gli ultimi settecento anni di storia , la società correre irrefrenabile verso l ' eguaglianza , e , in questa contemplazione , una sorta di terrore religioso pervadeva il suo animo . Dopo avere abbattuto la società feudale , vorrà la spinta verso l ' eguaglianzà arrestarsi innanzi ai borghesi e ai ricchi , e rispettare il diritto di proprietà ? E nondimeno questa corsa all ' eguaglianza , se par segnata dal dito di Dio , minaccia alla società umana l ' anarchia e con essa il dispotismo e la servitù . Sarà possibile mantenere o ricostituire istituzioni locali a difesa della sempre crescente centralizzazione ed egualizzazione , e quasi a scuola di libertà ? Si potrà affrontare e superare il pericolo per mezzo dell ' educazione delle democrazie , ravvivando in loro la fede , purificando il loro costume , correggendo la loro inesperienza con l ' istruirle nella scienza delle cose umane ? Tuttavia , questi timori e speranze , questi desideri in opposti sensi , queste previsioni di varia sorta , queste immaginazioni e questi calcoli , queste molteplici proposte , se disponevano diversamente gli animi e dividevano le opinioni , erano cose ben lontane da un partito politico , che vuol dire un ' azione determinata sul governo e pel governo , sia che miri a rovesciare rivoluzionariamente una forma statale , sia che operi dentro le possibilità di questa cercando di attuare i propri fini . Le colonie comunistiche furono tentate nel fatto , e non solo dall ' Owen , ma dal fourierista Considérant , che nel '32 fondò , con l ' aiuto di un ricco inglese , il falansterio di Condè sur Vesgre e nel '49 quello della Réunion nel Texas , e dal Cabet , che nel '48 fondò la colonia di Nauvoo nell ' Illinois , ma fallirono tutte miseramente e tra violenti dissidi , e , se anche non fossero finite così , avrebbero operato nell ' opinione e non già nel campo propriamente politico . La diversa escogitazione di Luigi Blanc degli Ateliers sociaux , cioè di associazioni di operai in cooperative di produzione con lo stato in accomandita , se anche fosse stata messa in atto per legge , avrebbe similmente avuto valore di esperimento , dell ' esperimento di quel che si chiamò poi " socialismo di stato " . Le insurrezioni non solo furono predicate , ma più volte attuate , in Inghilterra , in Francia e altrove , e nel '34 gli operai di Lione si levarono al grido " Vivre en travaillant ou mourir en combattant " , e nel '39 a Parigi si ebbe la sommossa della società delle Stagioni , e non solo furono sempre domate , ma non si può dire che intendessero a dar inizio al comunismo , che , come non era capace di formare un partito , così neppure di condurre un ' eventuale insurrezione a un rivolgimento sociale conforme ai propri principii ; il Blanqui , che fu tra i capi della sommossa del '39 , dichiarava nettamente che egli non possedeva un " preciso sistema politico " , e che disprezzava la " dommatica " , e , insomma , cercava la rivolta per la rivolta pensando che dalle viscere di essa sarebbe nato qualcosa di cui nessuno antivedeva i lineamenti . Era rifiorita , dopo il '30 , la teoria del terrorismo , o della " ghigliottinomania " , formulata già nel 1797 in un opuscolo del De Lezay ( che il Constant confutò ) , come metodo necessario per assodare le rivoluzioni e renderle irrevocabili ; e gli operai dei sobborghi parigini leggevano le ristampe dei discorsi del Robespierre e del Marat , e il racconto della congiura del Babeuf e il comunistico Viaggio in Icaria del Cabet , ed opuscoli politici rosseggianti di fiamme e di sangue , e cantavano canzoni similmente sanguinarie e incendiarie , e si dipingevano spettacoli apocalittici di mondi da distruggere e mondi da edificare . Ma , poiché le vie della realtà non sono quelle dei sogni , o non sono altrettanto diritte e agevoli , e la realtà erano i governi parlamentari ed elettivamente costituiti , e la classe dirigente che , avendo dalla sua le forze della ricchezza e della cultura , li difendeva , non restava ai bramosi di profondi rivolgimenti sociali , quando dalle teorie e dai programmi passavano alla pratica , se non chiedere allargamenti sempre maggiori dell ' elettorato fino a giungere al suffragio universale . Così fecero , in effetto , i cartisti in Inghilterra nel '38 , i quali volevano appunto una carta contenente il suffragio universale , i deputati eleggibili senza condizioni di censo e pagati per il loro ufficio , scrutinio segreto , circoscrizioni elettorali eguali e parlamento annuale . Ma con tali richieste i comunisti venivano , in Francia , a farsi gregari o alleati del partito democratico e repubblicano , il quale , dopo aver cooperato coi liberali all ' abbattimento dell ' assolutismo , chiedeva maggiore partecipazione del popolo al governo ; e , per siffatta confluenza , quest ' ultimo partito a sua volta modificava alquanto la sua fisionomia , si colorava di riflessi del comunismo , e altresì , di conseguenza , si veniva distinguendo in una serie di gradazioni , da quella moderata , che si sarebbe contentata di un non grande allargamento dell ' elettorato nel presente e di maggiore da eseguirsi con lo stesso avvedimento e discrezione nel futuro , a quella estrema , che si cominciava a denominare " democrazia sociale " o " socialismo " . Con questo nome si enunciava un ' unione e insieme una distinzione del socialismo dal comunismo , che era di gran momento , come sentirono i comunisti , i quali , valendosi della terminologia invalsa , lo definirono " partito borghese " , cioè sostanzialmente liberale e idealistico , e non punto " proletario " , ossia antiliberale e materialistico , come voleva essere quello loro proprio . Per tal modo in Francia alla vecchia formola del repubblicanesimo , che aveva avuto il suo personaggio rappresentativo nel Carrel , e ancora noverava fedeli , si aggiunse quella che fu rappresentata da uomini come il Ledru ­ Rollin , che voleva arrivare al suffragio universale , e di là alle riforme sociali . Nella democrazia sociale andò a finire il Lamennais , già autore dell ' Essai sur l ' indifférence , e ora delle Paroles d ' un croyant e del Livre du peuple , e che , fallitogli l ' intento di fondere Chiesa e liberalismo , non seppe restare né cattolico né liberale , ma focosamente si tramutò in democratico e socialista . La lotta politica con questi cangiati termini , ossia non più di liberalismo e assolutismo , ma di liberalismo e democrazia , dalla moderata alla estrema e socialistica , questa lotta che fu quella veramente attuale e progressiva del secolo decimonono , si svolgeva , come si è avvertito , nei paesi che godevano della libertà : ché negli altri , intesi a farne il sospirato acquisto , lo sforzo per tale acquisto non faceva sorgere o ricacciava indietro quella lotta , della quale appena si vedeva qualche lineamento nelle diverse sembianze , conservatrici o democratiche , dei combattenti e nei dissidi sulle vie da seguire , le riforme graduali o la rivoluzione , e in qualche manifestazione sporadica . Il comunismo , a cui i pubblicisti tedeschi recarono gran contributo e in ultimo dettero la sistemazione dottrinale che ancora gli rimane , era opera di esuli tedeschi in Inghilterra , in Francia , nel Belgio , ché sul suolo patrio non poteva crescere , sebbene se avesse colà qualche sciopero e qualche rivolta di tessitori e di altri operai ; ed esuli erano il Marx e l ' Engels , e in un congresso internazionale della Federazione comunistica , composto in buona parte di esuli , fu discusso e approvato a Londra , nel dicembre del '47 , il Manifesto dei comunisti ; e adepti di queste idee estreme , e di altre estremissime e che appena si possono chiamare idee , cominciò a fornire ai conciliaboli rivoluzionari internazionali la Russia dello czar Nicola , coi suoi arruffati profughi . Nei paesi non ancora liberi , repubblicanesimo , giacobinismo , e soprattutto le nuove parole " comunismo " e " socialismo " , erano argomenti d ' inquietudine anche per molti avversari dei regimi assolutistici , e venivano da questi regimi adoperate per intimidire e dividere ; e il Metternich insinuava che , sotto finte specie di libertà , la guerra si combatteva semplicemente tra coloro che possedevano e gli altri che bramavano possedere , e che il diritto stesso di proprietà era in questione : anche in Italia si agitavano questi spauracchi , in Firenze , in Roma , nel Napoletano , segnatamente da quando Pio IX aveva dato la spinta al moto liberale e nazionale , e ci furono di coloro che esitavano perplessi a por mano ai cangiamenti nell ' assetto esistente , timorosi di rovine e di precipizi sociali . E , dicendo dei paesi liberi , la mente si rivolge all ' Inghilterra e alla Francia , ché non gioverebbe osservare la lotta in piccoli stati , dove parrebbe di vedere la tempesta in un bicchier d ' acqua : e neppure nel Belgio , dove per la composizione sociale e politica della sua popolazione , di cui una parte era legata all ' antica tradizione strettamente cattolica delle Fiandre spagnuole e austriache , e l ' altra alla più recente del Belgio francese e repubblicano , come si era avuto un necessario compromesso tra partito cattolico e partito liberale nell ' opposizione all ' Olanda e nel distacco seguitone , così si avvicendarono nel governo clericali e liberali , e clericali moderati e liberali moderati , e solo molto più tardi il processo fu complicato dal socialismo e dal clericalismo democratico ­ sociale ; né , infine , nella Spagna , dove già si è notato il frequente interferire di dittature larvate o scoperte , la qual cosa rendeva poco fruttuosi e poco istruttivi i suoi contrasti tra liberali e radicali . Per diversa ragione gli Stati Uniti d ' America , che in quegli anni il Tocqueville studiava e faceva conoscere all ' Europa qual tipico paese della democrazia , non offrivano documenti e insegnamenti per questo contrasto , a causa del loro persistente carattere di paese coloniale , in cui la democrazia , portatavi dalle sètte religiose , si era svolta senza lotte contro monarchie assolute e patriziati , e senza altri ostacoli , e la differenziazione sociale non era né profonda né forte , e la produzione economica formava quasi l ' unico oggetto dell ' attività , e la fortuna degli arricchimenti circolava in guise assai rapide . Colà non si presentavano , dunque , due grandi partiti col contenuto politico che conosciamo , ma aggruppamenti che contendevano pel governo ciascuno con le sue clientele ; mentre vi si profilava sempre più grave il conflitto tra schiavisti e antischiavisti , che fu la grande questione americana , sorta sempre per il processo specialissimo di quello svolgimento economico . L ' Europa , da un millennio e mezzo , aveva superato la schiavitù , e ora finiva di abolirla nelle sue colonie , come aveva superato quasi dappertutto , tranne quel che ne persisteva residualmente in alcune parti dell ' Impero austriaco e ancora in pieno nella Russia , la servitù personale e della gleba . L ' Inghilterra si mantenne salda nel regime stabilito con la riforma elettorale del '32 , e che era stata già un ' effettiva , se anche lenta e cauta rivoluzione nel suo costume e nella composizione della rappresentanza popolare , e aveva portato alla Camera dei Comuni molti uomini nuovi , industriali e commercianti , e avviato gli antichi partiti dei tories e dei whigs a rinnovarsi in partito conservatore e partito liberale , con l ' aggiunta di un nuovo partito di radicali , e aveva cangiato la qualità dei dibattiti parlamentari da dottrinali e su principii generali in tecnici e particolari , e s ' era tirata dietro altresì la riforma dell ' amministrazione municipale , con ordinamenti uniformi e il voto a tutti coloro che pagavano imposte . Di una seconda rivoluzione dl questa sorta non si sentiva il bisogno profondo e irreprimibile ; e , quantunque le domande dei cartisti , i loro sei punti , contenessero cose che si dovevano tutte attuare nell ' avvenire e sono ora attuate , cioè non erano punto cose intrinsecamente impossibili , non si adattavano allora alle condizioni reali del paese e alle sue disposizioni mentali e morali , e perciò le petizioni , che se ne presentarono al parlamento , furono respinte . I governi , lasciando che i cartisti tenessero i loro meetings o riunioni , pubblicassero i loro tracts ossia opuscoli , facessero la più vivace propaganda , furono fermi a reprimere ogni tentativo di tumulto e d ' insurrezione . Nel '33 l ' Owen cominciò la sua agitazione per le otto ore di lavoro , nel '36 fu fondata a Londra l ' associazione degli operai , nel '37 concertate le domande che nel maggio del '38 vennero formolate nella Carta , con un crescendo che nel '39 parve portare alla guerra civile , ma che fu arrestato altrettanto dai provvedimenti militari e di polizia , a cui il governo ricorse , quanto dall ' incertezza degli stessi conduttori di quel moto ; e sebbene l ' agitazione si ravvivasse nel '40 , e nel '41 indicesse uno sciopero generale , dopo di quell ' anno si poté considerare esaurita e disparve dall ' arena politica , facendosi rinunzia alle domande di democrazia sociale . Gli operai compresero che a loro conveniva appoggiarsi ai radicali delle classi medie , e , tentando per loro conto associazioni cooperative , delle quali alcune fallirono e altre , formate con migliore esperienza , si mantennero e prosperarono , attesero nelle loro trade unions ai propri interessi economici e a farli valere nei modi legali . Era , questo risultato , non l ' effetto dell ' imposizione di una classe sociale , armata delle forze dello stato , o di un aggruppamento di materiali interessi conservatori , ma , per così dire , dell ' anima inglese , del modo di pensare , di sentire e di comportarsi di tutto quel popolo , del suo sentimento morale di responsabilità , della educazione alla libertà , della devozione alla patria , della acuta percezione degl ' interessi inglesi nel mondo , del pratico attaccamento alla continuità storica , della diffidenza per tutto quanto si presentasse astratto ed eccessivo , della disposizione a quello che ne i contrasti era l ' equitable adjustment , la soddisfazione dei bisogni effettivi e il rimedio a quei mali ai quali era dato apportare rimedio , e , infine , e in conseguenza di tutto ciò , della coscienza politica generalmente diffusa , e della qualità e del numero di uomini di stato che l ' Inghilterra produceva superiori a quelli degli altre paesi . In queste virtù trovano il loro significato giudizi correnti , come il detto che il liberalismo inglese sia " aristocratico " , di un ' aristocrazia per altro aperta e sempre rinnovata , o l ' altro , che pare accusa ed è , almeno sotto un certo aspetto , lode , che gli operai francesi si muovano per le " idee " e quelli inglesi solo per i " bisogni " . Quest ' anima era anche nei suoi radicali , nei democratici sociali , nei cartisti e socialisti , e operava da freno ; cosicché , per esempio , quando dal congresso nazionale dei cartisti in Londra e in Birmingham nel '39 sembrava dovesse uscire il grido della rivolta , i capi respinsero il ricorso alla violenza e deliberarono un semplice sciopero , non sentendosi appoggiati né dalla generalità del paese , né da quella degli operai , né dal loro stesso interiore convincimento . Il Mazzini conosceva questi limiti che gli inglesi si ponevano da sé , e scriveva in una sua lettera del '39 , che assai spesso egli si vedeva rifiutare gli articoli che offriva agli editori inglesi , i quali si tiravano indietro a " ogni idea troppo generale , troppo sistematica , troppo continentale , come essi dicono " . Ma la classe politica dirigente sapeva non solo tener fermo e reprimere , o con la saggezza lasciar disgregare , i moti incomposti e inattuali , ma metter mano al miglioramento e progresso delle classi lavoratrici ; e in quegli anni fece compiere le grandi inchieste , che tante miserie e durezze e tormenti svelarono , e , limitata con molto ritardo negli altri stati , iniziò in Europa la sistematica legislazione proteggitrice dei lavoratori . Del '33 fu la prima legge sul lavoro dei fanciulli , del '42 quella per i fanciulli e le donne impiegate nelle miniere di carbone e di ferro , del '43 l ' altra sul lavoro dei fanciulli in tutti i rami dell ' industria ; e molteplici provvidenze seguirono per l ' igiene e per altri simili oggetti . Anche seppe adottare provvedimenti , di cui le classi operaie non scorgevano il beneficio che sarebbe a loro venuto , e a cui altre classi , offese nei loro interessi particolari , facevano opposizione , come fu l ' abolizione del dazio sul grano , richiesta da un quarto di secolo , e che , dopo la vigorosa opera per sette anni dell ' anti ­ corn ­ law league , fu votata nel '46; e l ' indirizzo liberistico in genere , dato alla politica commerciale , non tolse , per altro , il sagace intervento dello stato dove fosse necessario . Pensatori e politici , che allora entrarono nell ' agone , avrebbero voluto maggiore questo intervento e più diretta l ' azione dello stato , e primi tra essi l ' antidemocratico Carlyle , romantico alla tedesca , e fantastico e paradossale , e il Disraeli , il quale promoveva e annunziava una " nuova generazione " , con un rinnovato torysmo , che prendesse a cuore gli interessi del popolo come non facevano abbastanza i liberali e i liberisti , avversi questi ultimi , col Cobden , perfino alle difese che gli operai si venivano foggiando , fin dal '34 , nelle loro trade unions . La monarchia accettò definitivamente e lealmente il governo parlamentare , dopo che nel '35 il re Guglielmo IV , che aveva rinviato i liberali e chiamato i conservatori , venne dal risultato delle indette elezioni persuaso a richiamare senz ' altro il capo dei liberali Melbourne ; e alla giovane regina Vittoria il principe consorte fu consigliere a procedere in costante accordo col parlamento . Proprio l ' opposto di quel che si svolgeva in Inghilterra accadde in Francia , la quale , con la rivoluzione di luglio e con la sostituzione della linea degli Orléans a quella dei Borboni , aveva innalzato la sua carta costituzionale concessa a costituzione pattuita , tolto al monarca la facoltà di emettere ordinanze , che erano state l ' incentivo della insurrezione di luglio , trasformato la camera dei pari ereditaria in camera vitalizia di nomina regia , dato al parlamento l ' iniziativa legislativa , diminuito il censo richiesto per l ' elettorato raddoppiando il numero degli elettori che salirono a dugentomila e crebbero poi a dugentoquarantamila , ristabilito la guardia nazionale , soppresso l ' articolo sulla religione dello stato , abolito la censura sui libri e giornali . Ma diversamente intendevano la vita dell ' organismo così formato i due partiti che lo avevano messo al mondo , i quali presero gli opposti nomi del " movimento " e della " resistenza " . Per gli uomini del " movimento " , lo stabilimento della monarchia di luglio era un necessario ma primo passo , che doveva esser seguito senza indugio da altri verso riforme liberali in ogni parte della società e nell ' indirizzo di una sempre maggiore partecipazione del popolo al governo , e doveva favorire il simile movimento in tutta Europa , e anzi capitanarlo , ridando alla Francia in questa parte l ' egemonia che non solo sarebbe stata la sua grandezza morale , ma le avrebbe recato grandezza di potenza , e disfatto o corretto , anche nei riguardi di lei , i trattati del '15 . Essi volevano , insomma , la dichiarazione di guerra alla Santa Alleanza , e perciò salutarono con gioia le insurrezioni del Belgio , dell ' Emilia , della Polonia , considerandole come la causa stessa della Francia . Certamente , in questo programma di vigoroso impulso che si sarebbe voluto dare alla politica interna ed estera francese , e che era sollecitato e minacciosamente richiesto da uomini che si agitavano fuori del governo e non ne sopportavano la responsabilità , si racchiudevano difficoltà e impossibilità di fatto , e pericoli di disastri e di rovine ove si fosse voluto prenderle di assalto andando a battervi contro . Gli uomini del governo dovevano in certa misura raffrenarlo e fargli resistenza e moderarlo ; ma non per ciò soffocarlo , o pensar di deviarlo , o condursi come se quell ' impeto non esistesse negli animi . Reprimendo tumulti e sommosse , come quella del '32 nell ' occasione dei funerali del generale Lamarque e le altre che si rinnovarono a più riprese , ricusandosi a interventi e a guerre che i rapporti di potenza della Francia con le altre potenze e con gli aggruppamenti di esse non consentivano , adempievano il loro dovere verso la loro patria ; ma non pertanto le tendenze che si esprimevano in quelle brame e in questi incitamenti , e le altre che si manifestavano nei desideri di repubblica , di democrazia sociale e altresì di comunismo , quali che ne fossero le esagerazioni e le forme stravaganti , s ' indirizzavano anch ' esse al bene , erano germi di vita che si sforzavano di prorompere dal terreno e di aprirsi al sole , e che conveniva coltivare ed educare . Un governo liberale mentisce al proprio carattere e viola la sua intima legge se non è un governo per l ' acquisto di sempre maggiore libertà ; e le stesse necessità politiche di cui esso deve tener conto nelle relazioni con gli altri stati , e che costringono a rispettare regimi antiliberali e perfino talora ad allearsi a questi per fini internazionali e a lasciar loro mano libera nell ' interna politica conservatrice e reazionaria , non valgono a giustificare l ' abbandono della difesa della libertà nel mondo , che è il principio animatore della sua vita , una difesa che deve persistere anche negli eventuali ripiegamenti , nelle temporanee rinunzie , pronta sempre a riavansarsi non solo profittando del corso degli eventi ma preparandolo : ché altrimenti la politica di un governo perde quella che si suol chiamare la sua " linea " , che è poi la linea della storia di un popolo . Gli uomini di governo della monarchia di luglio considerarono , invece , la libertà come una res condita e non in perpetuo condenda , e il regime istituito come tale che soddisfaceva le esigenze della ragione segnando il mezzo tra gli estremi , un mezzo , a dir vero , non sintetico e dialettico , cioè mobile nel moto , ma analitico e statico e arbitrario limite al moto , che era quello che fu detto " juste milieu " e divenne oggetto di disistima e di satira . E questo loro irrigidimento , a cui si opponeva del pari rigido e astratto il radicalismo e repubblicanesimo con la persistente sua fiducia nei procedimenti spicci dei giacobini e convenzionali , che preparava inevitabili scoppi rivoluzionari e paurosi scotimenti e un oscuro avvenire , non veniva , come fu immaginato , da scarsa attitudine naturale del popolo francese al governo libero , ma da condizioni storiche e , si potrebbe dire , da una esperienza , insieme , e da un ' inesperienza storica . L ' esperienza dei rivolgimenti che la Francia aveva sofferti da un mezzo secolo , trabalzata di rivoluzione in rivoluzione e di dittatura in dittatura , dalla rivoluzione dell'89 alla dittatura giacobina , da termidoro alla dittatura napoleonica , e poi al ristabilimento della monarchia con una carta di libertà , e poi all ' eversione di questa monarchia ; e l ' attesa , riuscita sempre vana , di una chiusura di questo processo , così diverso da quello secolare della storia francese e della sua monarchia ; portavano a stringersi , dopo tante affannose vicende , al regime che si era stabilito e che pareva tale da appagare ogni spirito temperato , e a scansare le innovazioni , che avrebbero potuto metterlo in pericolo dando da capo la stura al torrente rivoluzionario . E la inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una , che il popolo inglese possedeva , non certo per dono di natura , ma per formazione storica ; onde si era troppo pavidi dei contrasti , troppo poco consapevoli della forza che rifluisce dagli oppositori e dell ' utilità dell ' avvicendarsi dei partiti al governo , troppo poco persuasi della necessità di rinfrescare a volta a volta le menti e gli animi , e di rinnovare la classe politica dirigente . Così quegli uomini , che rifulgevano d ' ingegno e di sapere e di personale probità e di schietto amore per la cosa pubblica , rigettarono ogni domanda di riforma elettorale , che contro l ' esclusiva norma del censo avrebbe aperto l ' adito a quelle che si chiamavano le " capacità " , e rigettarono finanche la modesta riforma parlamentare rivolta a diminuire nella Camera il numero dei deputati impiegati e perciò dipendenti dal governo o aspettanti dal governo favori nelle loro carriere . Essi non vollero o non seppero allevare e educare gli oppositori e i successori . I Périer , i Molé , i Thiers , i Guizot , e gli altri che presiedettero i vari ministeri , per quanto riguardava l ' immutabile conservazione dell ' ordinamento esistente non differivano tra loro o assai poco . Il Thiers , per esempio , aveva diverso temperamento rispetto al Guizot , più individualista lui , più statalista l ' altro , più disposto esso ad alleanze coi radicali e l ' altro coi cattolici ; ma il Thiers , come il Guizot , non riconosceva niente fuori del " paese legale " e aborriva il principio della " sovranità del popolo " , che pure ha la sua verità , se non giuridica , morale , e nel '40 fece rinviare la proposta riforma elettorale , e ancora nel '45 , quando era alleato col Barrot e con gli altri radicali , ottenne da questi suoi alleati che fosse differita ; e l ' opposizione " costituzionale " sua e dei suoi amici si provò fiacca e malcerta . Parimente nelle altre parti della legislazione e dell ' amministrazione predominava questa ritrosia a muovere le acque e a fare scontenti nel corpo elettorale , o che si trattasse di conversione della rendita o di dazi o , finanche , della schiavitù nelle colonie . Avversi ai clericali e ai gesuiti nei primi anni , presto essi inclinarono alla considerazione della religione come baluardo di conservazione sociale e di Dio come il miglior gendarme : dottrina napoleonica , ma che con disprezzo era stata rifiutata , nella generazione precedente , da Beniamino Constant . Nel '33 il Guizot concedeva libertà alle scuole primarie cattoliche , piacendogli che il popolo fosse così educato , e pago di serbare l ' alta istruzione , in cui doveva formarsi la classe dirigente , al pensiero laico e indipendente ; e , negli anni appresso , il Molé accontentava più largamente il Montalembert e i cattolici o clericali liberali , finché si venne al fragoroso contrasto tra l ' università dei Quinet e dei Michelet e i gesuiti . La politica estera , da prudente che era , si fece timida e conservatrice , al pari di quella interna ; e , quantunque il Molé dichiarasse ancora , nel '37 , detestazione ai regimi assoluti e pietà per le nazioni che conoscono così poco le loro forze da sottostare ad essi , nel fatto il governo francese accettò tutto quel che le potenze assolutistiche vollero e finì con lo staccarsi dall ' Inghilterra e indirizzarsi verso l ' Austria . E poiché il re Luigi Filippo , liberatosi man mano , con molta astuzia e finezza , degli uomini politici a lui incomodi o ridottili a suoi strumenti , maneggiava personalmente gli affari esteri , quella politica prese sempre più carattere di azione diretta al solo fine di mantenere sul trono gli Orléans . Se una chiusa oligarchia , con una ristrettissima base elettorale , riteneva per sé il governo escludendone la grandissima parte del popolo francese , la stessa oligarchia era , in realtà , sopraffatta da un potere extraparlamentare ; e invano furono tentate coalizioni parlamentari per rimuovere questo potere personale , e invano il Thiers ragionò la dottrina che " il re regna e non governa " , la quale non passò nella pratica francese , laddove , circa lo stesso tempo , veniva a piena attuazione in Inghilterra . Si erano spenti l ' ardore , l ' ardimento , l ' impeto , la fede , che avevano animato i liberali negli anni della restaurazione . Dei " dottrinari " , quelli che non erano morti , si erano come raffreddati ed estenuati , quasi che agli uomini non sia possibile sostenere nella loro vita individuale , l ' una dopo l ' altra , due grandi lotte e si logorino nella prima . Il Royer ­ Collard , che si era tratto in disparte , non riconosceva più i suoi scolari di un tempo , non si rassegnava alle cose che si vedeva dinanzi , e accusava " gli scaltri attacchi contro la libertà " , la scuola che si era aperta d ' " immoralità " , e la politica " destituita di ogni grandezza " , e il " sonno senza sogno " , in cui era immersa la Francia . E se per questa monarchia , se per il suo modo di governo , nacque spontanea la qualificazione , che le è rimasta , di " borghese " , la ragione non è già , come teorizzano i materialisti della storia , nella natura economica e classistica di ogni governo , ma appunto in quella mancanza di vitalità politica , che lasciava occupare il primo piano del quadro agl ' interessi economici della grande borghesia , dei finanzieri e banchieri , soli consistenti , soli visibili . Di un governo che faccia veramente opera politica è impossibile o affatto arbitrario dire che esso sia aristocratico o borghese o piccolo ­ borghese , perché comprende di necessità queste e tutte le altre classi e le supera o tende a superarle tutte , come si vede col confronto dei governi inglesi . L ' impressione , che la monarchia di luglio destava per questo riguardo , fu la medesima negli uomini della più diversa origine . Con la sua penna intinta nel veleno e nel fiele , Carlo Marx la descriveva come " una compagnia di azioni per lo sfruttamento della ricchezza nazionale francese , i cui dividendi si ripartivano tra ministri , camere , dugentoquarantamila elettori e il loro seguito , e Luigi Filippo ne era il direttore , vero Roberto Macaire sul trono " , ma non dissimilmente il ponderato ed equo e gentiluomo Tocqueville , il quale pensava che la posterità forse non avrebbe saputo mai " fino a qual grado il governo d ' allora , al suo dichino , avesse l ' andamento di una compagnia industriale , in cui tutte le operazioni si fanno per conto del beneficio che i soci possono ritrarne " . Ed Ernesto Renan , ricordando quel tempo e quegli uomini , giudicava che " non mai una generazione era entrata nella storia con più inesatti concetti dei propri doveri e con così pochi pensieri circa i fini da perseguire , e al tempo stesso con quella avidità che fa che ci si getti sulla vita come sopra una preda " . In mezzo alla prosperità del paese e all ' accumularsi della ricchezza , si sentiva il vuoto . Vinta l ' aristocrazia , tenuto lontano il popolo , senza opposizioni nel suo seno la classe dirigente , l ' oratoria del parlamento , nonostante i fulgidi ingegni che facevano parte di quella assemblea , non s ' indirizzava ad alcun segno e si avvolgeva su sé stessa : " i nostri grandi oratori ( dice altresì il Tocqueville ) si annoiavano assai ad ascoltarsi tra loro e , quel che è peggio , l ' intera nazione si annoiava a udirli " . La noia : il Lamartine lanciò il suo motto , che esprimeva il sentimento generale : " La Francia s ' annoia " . Certo , il malcontento fremeva nelle altre classi , nella piccola borghesia , nei contadini e anche in una parte degli industriali : la guardia nazionale era piena di piccoli borghesi e non dava sicurezza in caso di sollevazioni ; i giurati avevano assolto più d ' una volta , per protesta , gli accusati politici : le idee propugnate dai democratici non ottenevano quel minimo di soddisfazione al quale avevano certamente diritto . Ma , poiché la classe dirigente non compieva azione politica , anche l ' opposizione era vaga e confusa e disordinata . All ' insoddisfatto bisogno di progresso politico si aggiungeva l ' insoddisfatto sentimento dell ' amor proprio nazionale , della grandezza , della gloire della Francia ; e non solo insoddisfatto ma offeso , segnatamente nel '40 , quando la Francia si trovò a un tratto isolata e umiliata nella questione egiziana , nella sua politica di appoggio a Mohamed Alì , e costretta ad accettare quanto l ' Inghilterra aveva stabilito in separato accordo con l ' Austria e con la Russia . Il culto napoleonico , che nella generazione precedente aveva significato insofferenza contro i restaurati assolutismi e ansia di libertà , ora prendeva questo nuovo significato di nostalgia verso la smarrita potenza e gloria militare ; e il governo lo favoriva come sfogo dell ' immaginazione che si pasce di memorie , e il re faceva dipingere i quadri storici per la galleria di Versailles , e la statua di Napoleone riprendeva posto sulla colonna di piazza Vendôme , e le ceneri dell ' imperatore erano riportate in Francia e collocate agl ' Invalidi , mentre il Thiers , con intenti d ' opposizione allo stesso governo senza gloria , componeva la sua Storia del Consolato e dell ' Impero . E , intanto , si disegnava nell ' ombra la figura del futuro dittatore , in quel Luigi Bonaparte , che nel '31 si era trovato coi carbonari insorti in Italia e , dopo la morte del duca di Reichstadt , era il capo della famiglia napoleonica , il pretendente , e aveva pubblicato quasi programma , nel '36 , il libro sulle Idées napoléoniennes , e per due volte , a Strasburgo e a Boulogne , aveva tentato di sollevare la Francia al grido del suo nome . Nel 1847 , mentre in tutta l ' Europa le acque s ' increspavano nell ' imminenza della tempesta , il ministero Guizot , che nella politica estera corteggiava il Metternich ed aveva ostile il Palmerston , faceva rigettare la proposta della riforma elettorale , che le opposizioni riunite domandavano in limiti moderati , con l ' accrescimento di altri dugentomila elettori ; onde s ' iniziava sull ' esempio inglese l ' agitazione dei " banchetti " , che prendeva aspetto inquietante , sebbene non inquietasse il governo , al quale le elezioni dell ' anno prima avevano ridato una larga maggioranza . Profeta mal gradito e inascoltato , il Tocqueville , il 27 gennaio del '48 , avvertiva l ' avvicinarsi della rivoluzione , dichiarava necessaria la riforma elettorale e le altre connesse , ma soprattutto raccomandava e augurava che si cangiasse " lo spirito stesso del governo " . L ' inerzia e l ' insensibilità del governo preparavano in Francia una rivoluzione , e un ' altra di diversa natura preparavano l ' operosità e l ' entusiasmo che si erano allora accesi in Italia e negli altri paesi bramosi d ' indipendenza e di libertà . E lo scoppio delle due diverse qualità di rivoluzione e il loro intrecciarsi e mescolarsi , e le varie riuscite delle une e delle altre , furono gli avvenimenti dell ' anno 1848 . VI RIVOLUZIONI LIBERALI ­ NAZIONALI , RIVOLUZIONI DEMOCRATICO ­ SOCIALI E REAZIONI ( 1848­1851 ) Nel significato che ritiene nel comune discorso e nelle immagini che risveglia , questa data , " il 1848 " , sta a segnare in primo luogo il complesso delle rivoluzioni liberali ­ nazionali , che allora scoppiarono in Italia , Germania , Austria , Ungheria : rivoluzioni che ebbero certamente forte impulso e nuovo alimento dalla rivoluzione di Parigi del febbraio , - onde la monarchia degli Orléans fu rovesciata e proclamata la Repubblica , - ma delle quali non sarebbe esatto , né in senso cronologico né in senso ideale , riportare senz ' altro a quella l ' origine e il nascimento . In effetto , già il 12 gennaio Palermo si era sollevata , chiedendo autonomia siciliana e parlamento ; e il 29 dello stesso mese il re di Napoli aveva concesso uno statuto , che modellato su quello francese del 1830 e approvato il 1 febbraio , aprì la sequela degli statuti liberali di quell ' anno ; anzi , già prima l ' Italia era entrata nel fervore , che si è ricordato , di aspettazioni e di riforme , e aveva chiesto ed ottenuto molteplici istituti che preparavano il regime liberale ; e i conati insurrezionali nella Calabria avevano fornito a tutta l ' Europa un ' insegna di libertà nel " cappello calabrese " , mezzo secolo addietro simbolo di reazione e di sanfedistico brigantaggio . Cosicché , se si volesse segnare alle rivoluzioni liberali ­ nazionali del '48 un principio cronologico in un particolare avvenimento , meglio forse converrebbe a questo fine l ' elezione a papa del vescovo Mastai ­ Ferretti . Il vero è che esse furono la prosecuzione del moto cominciato nel 1815 , e l ' allargamento della rivoluzione del 1830 a due popoli , l ' italiano e il germanico , nei quali allora quell ' impulso era stato impedito e represso , e che non avevano per questo cessato di fremere e di ritentare , o almeno di bramare e cercare ; e ad altri popoli che allora erano rimasti tranquilli e poi avevano dato a lor volta segni d ' impazienza e manifestato desideri d ' innovazioni . Sotto l ' aspetto ideale , infine , la rivoluzione parigina del febbraio , nonostante alcune affinità di toni psicologici e certi consensi di particolari , ebbe materia e spiriti affatto diversi da quelle liberali ­ nazionali , e prese subito andamento diverso . Un ' impressione tra di ebrezza , sogno , follia giovanile e consecutivo disebriamento e ritorno alla realtà e delusione , lasciò di sé quell ' anno nei tardi sopravvissuti , sulle cui labbra ci è accaduto più volte di cogliere la sorridente e pur malinconica ammissione : - In quell ' anno , tutti avevamo perduto la testa . - E , d ' altro canto , il bisogno pedagogico ­ politico di porgere lezioni di saggezza col trarre ammonimenti dal passato ha portato a dar risalto alla faciloneria , alla puerilità , alle iperboli , alla rettorica , alla teatralità , di cui allora assai si peccò , e alla scarsa riflessione e prudenza e alla molta storditezza , e alla credulità nei prodigi , soprattutto in quelli che si sarebbero prodotti coll ' arringare e decretare e gridare e cantare e sbandierare , sebbene la satira sarcastica o la celia irridente non abbiano , a dir vero , osato frammischiarsi a quelle censure . Non hanno osato perché , quali che fossero le insufficienze e le debolezze e gli errori che si commisero , l ' umanità visse allora uno di quei rari momenti nei quali la lieta fiducia di sé stessa e del suo avvenire tutta la riempie , e , ampliandosi nella purezza di questa gioia , essa si fa buona e generosa , e vede attorno a sé fratelli , e ama . Così fu all ' aprirsi della rivoluzione del 1789 , che scosse e inebriò i cuori in ogni parte del mondo ; così , e ancor più , nel '48 , quando duri ostacoli , contro i quali si era cozzato invano da oltre mezzo secolo , parvero disfarsi d ' incanto come le mura di Gerico al suono delle trombe . L ' onda dell ' entusiasmo avvolgeva e trascinava tutti ; e i nemici stessi della vigilia , gl ' invisi monarchi assoluti , i despoti aborriti , gli odiati tiranni , non parevano più quelli , o che fossero anch ' essi trascinati con gli altri , o che s ' infingessero per calcolo e istinto di difesa , o che non sapessero talvolta essi medesimi a quali di questi due ordini di motivi in realtà obbedivano . Gli uomini che erano stati loro strumenti , spesso cattivi e crudeli strumenti , vennero generalmente risparmiati o perdonati o messi da parte e obliati col passato che si dileguava . Tale , del resto , è il carattere delle rivoluzioni liberali , punto vogliose del carnefice e dei plotoni d ' esecuzione , miti di lor natura e tendenti a conciliare con sé gli avversari ; e tale si dimostrò in quelle del '48 , come nelle altre che le precessero e le seguirono . Studenti , intellettuali , borghesi , artigiani ne furono gli esecutori ; e dappertutto esse s ' iniziarono e compirono tra acclamazioni , getti di fiori , festeggiamenti , deliri di giubilo , abbracci per le strade di gente che fin allora non si conosceva , e tra armamenti dei cittadini a guardie nazionali e parate di questa nuova forza e levate di volontari , e il prorompere di una stampa di giornali , fogli ed affissi in istile commosso , solenne , sublime , volentieri biblico come in Italia era quello dei " salteri " del monaco Tosti e in Francia delle scritture che riecheggiavano le Paroles d ' un croyant dell ' ex ­ prete Lamennais ; e orazioni sulle pubbliche piazze , e adunate e circoli , dove similmente l ' eloquenza scorreva a fiumi , e le proposte e i diversi avvisi erano focosamente e appassionatamente dibattuti e applauditi . Le esuberanze , le manchevolezze , gli errori , più tardi rimproverati , non furono particolari , come da noi si crede , del popolo italiano , o qui maggiori che altrove , perché le cose andarono allo stesso modo e mostrarono l ' identica fisionomia , così a Napoli , Roma e Firenze come a Parigi , Berlino e Vienna . Pareva che uno stesso demone agitasse la mole europea ; e , sotto quest ' aspetto , il '48 fu altresì uno di quei momenti nei quali l ' unità storica della vita europea , nascosta ordinariamente dai contrasti dei vari stati , balza evidente agli occhi e sembra invocare un ' unità anche politica . Né , per le reazioni antinazionali e antiliberali che ne chiusero il processo , quelle rivoluzioni son da considerare come un fallimento o come un groviglio di molteplici esperimenti , negativi nei loro risultati e atti soltanto a inculcare la necessità di cangiare fini e mezzi . In senso generale , ogni avvenimento storico è insieme un fallimento , perché non adegua mai l ' ideale , che prosegue nel porre le sue esigenze ed esercitare la sua critica , e , se così non facesse , la storia si arresterebbe ; e , nello stesso senso generale , il passato è sempre un esperimento per chi opera nel presente . Ma fallimento effettuale e in senso particolare ha luogo solamente quando un principio viene abbandonato perché chiarito fallace o perché esaurito , laddove le rivoluzioni nazionali ­ liberali del '48 confermarono i propri principii , procurarono ad essi forme nuove e più adatte , e così li portarono grandemente innanzi sulla via dell ' attuazione . Per cominciare dall ' Italia , il segno sotto il quale era stato intrapreso il processo rivoluzionario fu l ' idea neoguelfa della indipendenza e libertà d ' Italia protetta dalle ali del Papato , che da interno impedimento alla sua unificazione , quale il Machiavelli l ' aveva una volta per sempre definito , e da avversario naturale del concetto liberale , si sarebbe mutato , e pareva che nel fatto si fosse già mutato , in autore e cooperatore dell ' una e dell ' altro . Ancora in quei primi mesi un giovane filosofo d ' ispirazione hegeliana , Silvio Spaventa , si argomentava di pensare l ' impensabile , e diceva che l ' infinito astratto della Chiesa e quello vivo nella nazionalità e nello stato , l ' infinito della religione e l ' infinito della società , per opera e fatto di un " uomo tenuto infallibile " , si erano riconosciuti nella loro unità , nell ' unità di Dio , " che regna nell ' intelletto e nei cuori come nel proprio cielo che più prende della sua luce " . Ma l ' equivoco di tale conciliazione , se aveva circonfuso di una rosea nube il moto italiano permettendogli di diffondersi con maggiore agevolezza , doveva , alla prova della politica concreta , scoprirsi nella sua contradizione insanabile . Per allora , servì ancora allo scoppio delle rivoluzioni ; e tra le grida di " viva Pio IX " il re di Napoli fu indotto a cedere alle richieste rivoluzionarie , e in quella disposizione delle menti e degli animi , e con la sopravvenuta scossa degli eventi di Francia , vennero largite le costituzioni di Torino , di Firenze , di Roma ; e poi , con l ' altra scossa della rivoluzione di Vienna , i milanesi si sollevarono e costrinsero , con cinque giornate di combattimento , l ' esercito austriaco a ritirarsi e a sgombrare tutta la Lombardia , Venezia si rivendicò a repubblica , Carlo Alberto varcò il Ticino e ruppe in guerra contro l ' Austria , il papa consentì che le sue truppe si avanzassero alla frontiera , partirono per la guerra il battaglione universitario toscano e altre legioni di volontari , e , infine , il re di Napoli lasciò muovere verso la valle del Po un corpo d ' esercito , comandato dal vecchio repubblicano del '99 e carbonaro del '20 , Guglielmo Pepe . La diffidenza di Carlo Alberto verso la Francia repubblicana e altresì per le mire di questa sulla Savoia , il ricordo del modo in cui il Direttorio e Bonaparte avevano trattato l ' Italia , l ' effetto della predicazione mazziniana e lo slancio baldanzoso degli animi fecero subito mettere da banda ogni proposta di alleanze e di aiuti stranieri , e pronunziare e plaudire il motto dell ' " Italia fa da sé " . Ma già la mal accozzata costituzione romana del 14 marzo , un ircocervo , che stringeva insieme il voto della Camera , per altro solamente consultivo , col veto del consesso dei cardinali , la libertà di stampa con la censura ecclesiastica , dava a vedere il nodo insolubile ; e quando si doveva venire alla dichiarazione di guerra all ' Austria , il papa , senza saputa dei ministri , pronunziò il 29 aprile la locuzione che rammentava a coloro a cui era piaciuto dimenticarlo ( e si direbbe anche a sé stesso ) che il capo della Chiesa cattolica non può prendere le armi per un popolo contro un altro popolo parimente cattolico ; al che non sarebbe tardato a seguire il corollario che i popoli e gli stati cattolici erano tenuti a sorreggerlo contro quel popolo che gli si fosse fatto ribelle e avesse minacciato la sicurezza del suo potere temporale , come si vide l ' anno dopo nella chiamata di austriaci , francesi , spagnuoli e napoletani contro gl ' italiani nello stato pontificio e in Roma . Fu il crollo del neoguelfismo , nonostante il viaggio che il mese dopo fece a Roma il principale suo inventore , il Gioberti . E , con quel crollo , il movimento italiano rimase privo del suo originario punto di appoggio in una potenza storicamente esistente , come era quella del Papato . Carlo Alberto , che anch ' esso aveva tratto forza per la sua risoluzione dalla solidarietà col papa , si vide assegnato all ' unica alleanza col sentimento nazionale senza crisma religioso . Già egli aveva schivato i negoziati per una lega con gli altri principi italiani , accettando il loro concorso militare ma rimandando le determinazioni circa il futuro assetto italiano a dopo la vittoria ; e , se anche fosse entrato in quei negoziati , in fondo a essi si sarebbe trovato non l ' accordo ma la discordia : il che forse s ' aggiungeva alle sue ambizioni nel persuaderlo a non intraprenderli . Si trattava , sostanzialmente , in quel futuro assetto , di una questione di preponderanza e di egemonia ; perché Carlo Alberto non avrebbe potuto di certo rinunziare al frutto della vittoria , alla potenza che gli sarebbe venuta dall ' ampliamento del regno di Sardegna a regno dell ' Italia superiore ; e come mai il re di Napoli , che si sentiva pari ed emulo in Italia del re di Sardegna , si sarebbe acconciato a questo squilibrio , e il granduca di Toscana e gli altri minori principi avrebbero potuto fare resistenza all ' attrazione esercitata da un regno dell ' Italia superiore sui popoli dei loro stati ? e quale sarebbe diventata la condizione della Sicilia , che aveva decretato la decadenza della monarchia borbonica e cercava un nuovo re e pensava a un principe dei Savoia , e intanto stava a rischio di cadere nel dominio o sotto il protettorato inglese ? Carlo Alberto procurò non solo di far salva , con quel suo rifiuto , l ' egemonia , ma di promuoverla nel fatto mercé la " fusione " , proclamata tra molti e forti contrasti , della Lombardia e di Venezia con lo stato sardo . Vanamente il disegno di una lega di principi italiani , fallito nella primavera , fu ripreso nell ' autunno di quell ' anno ( e in momento assai poco propizio , quando i più di essi già correvano a reazione ) da Pellegrino Rossi , ministro di Pio IX , e poi dal Gioberti , ministro di Carlo Alberto , senza che si riuscisse nemmeno a farlo oggetto di seria discussione . Il congresso federativo , adunato dal Gioberti in Torino , fu una conferenza di carattere accademico , e la costituente , ideata e caldeggiata dal Montanelli , di rappresentanti eletti dalle popolazioni italiane , la quale presupponeva non solo la possibilità di queste elezioni popolari ma la forza d ' imporre ai principii deliberati dell ' assemblea che ne sarebbe venuta fuori , rimase in aria , quantunque votata dal parlamento toscano . D ' altra parte , l ' insurrezione nazionale , la guerra di popolo per l ' indipendenza e la repubblica , che il Mazzini aveva sempre al sommo della mente sebbene l ' avesse in pratica sospesa per lasciar libero corso alla guerra regia contro l ' Austria , e che egli riaffermò e proclamò dopo che questa parve fallita , non ebbe alcun effetto . Intanto Carlo Alberto , costretto all ' armistizio , sgombrava la Lombardia ; e a Napoli , con la vittoria delle armi regie contro le barricate del 15 maggio e col richiamo del contingente napoletano prima che giungesse ai campi lombardi , si era iniziata la reazione e con essa l ' agonia del parlamento e del regime costituzionale , mentre l ' esercito cominciava la riconquista della Sicilia . Nell ' anno seguente , la ripresa della guerra del Piemonte contro l ' Austria finiva rapidamente nella disfatta di Novara ; la Toscana , che era passata per una serie di convulsioni interne , ritornava al suo granduca , presidiato dagli austriaci ; in Roma , che , fuggito il papa presso il re di Napoli , si era costituita a repubblica , interveniva , allontanando gli altri concorrenti all ' intervento , l ' esercito francese , che la restituiva al papa ; e Venezia , ultima , ricadeva sotto il dominio austriaco . Seguirono espresse o tacite abolizioni delle costituzioni giurate , giudizi statari , condanne di morte e di galera , esilii , rigori polizieschi , denunzie e vendette , tutto quello che si chiama la reazione con le sue ben note e uniformi sembianze . La perdita di quanto s ' era acquistato nella prima metà dell ' anno '48 appariva grande nel riguardo materiale ; ma , nel riguardo morale e politico , un paragone che si fosse istituito con le condizioni dell ' Italia di prima , anche questa volta avrebbe reso chiaro il guadagno che attraverso quelle vicende si era ottenuto . L ' Italia aveva aggiunto al suo patrimonio ideale un tesoro di recenti fasti , generose insurrezioni popolari , guerre condotte con eserciti nazionali , legioni di volontari , battaglie vittoriose e altre fortemente combattute , lunghe difese di città assediate dalle armi austriache e francesi : le cinque giornate di Milano e le dieci di Brescia , Curtatone e Montanara , Goito , Roma , Venezia e altri fingenti ricordi di eroiche imprese ; e guardava con commozione e con orgoglio le figure di coloro che erano caduti per l ' idea nazionale o vivevano pronti alla riscossa . E aveva fatto esperienza di vita libera , un ' esperienza che non si dimentica ; e parlamenti e ministri e discussioni di stampa politica spesso si erano mostrati pari all ' altezza di pensieri e di opere che quella forma di vita richiede . La parola che fu detta in Piemonte dopo l ' ultimo rovescio : " Ricominceremo " , era nelle cose stesse , che la dicevano col loro muto linguaggio . Nelle idee politiche , non piccoli benefici furono l ' essersi spacciati del neoguelfismo , che ormai aveva reso tutti i servigi che poteva rendere e la cui perduranza sarebbe stata un ' ostinazione nell ' impossibile ; e il contemporaneo distacco dall ' altra e opposta immaginazione della guerra che sarebbe stata indetta e combattuta dall ' ente Popolo contro lo straniero e contro i principi indigeni per la repubblica ; e , con ciò , un pensare più spregiudicato circa la forma monarchica , e anche circa le possibili alleanze con potenze straniere . Quel che è più , era sorto un nuovo e saldo fulcro per la ripresa dell ' azione liberale e nazionale in uno stato italiano , che aveva un ' amministrazione degna e un esercito disciplinato , che aveva versato il sangue dei suoi soldati per la cacciata degli stranieri dalla terra italiana , che solo aveva conservato gli ordinamenti costituzionali e liberali . Carlo Alberto , a malgrado delle contradizioni e delle deficienze del suo carattere , non desistendo dalla lotta dopo il cangiato atteggiamento del papa , non cedendo alla vecchia ragion di stato che gli avrebbe consigliato di accordarsi con l ' Austria , la quale per qualche tempo fu disposta a lasciargli la Lombardia , ripigliando la guerra nel '49 in condizioni disperate e di certa sconfitta , provvide bensì all ' onor suo e della sua casa , ma con ciò stesso lego la monarchia dei Savoia alla causa dell ' ' Italia e della rivoluzione liberale , diè nuovo indirizzo ai problemi circa l ' egemonia , la preponderanza e i modi dell ' unificazione , e , senza volerlo e senza pensarvi , preparò da lontano la conversione dell ' altro problema , di quello del Papato e del suo potere temporale , da questione internazionale , com ' era stato considerato e trattato nel '49 e si volle considerarlo e trattarlo ancora negli anni prossimi seguenti , in questione nazionale e italiana . Egli , dopo Novara , si trasse in disparte , abdicando e andando a morire in volontario esilio ; ma l ' opera che era stata sua e anche non sua , cioè delle tante altre volontà che vi concorsero , continuò nel suo logico svolgimento . L ' egemonia della casa di Savoia , la sua missione italiana , fu la tesi che l ' antimunicipale Gioberti , già neoguelfo , propose e difese nel Rinnovamento ; e l ' unione al Piemonte , la parola d ' ordine che cominciò à circolare , accettata da molti di quelli che prima avevano coltivato fede repubblicana o erano stati autonomisti e federalisti , e alla quale dettero il loro assenso anche patrioti chiusi negli ergastoli , come il capo dei liberali napoletani , Carlo Poerio . Maggiore chiarezza nei termini della lotta politica , e un cangiato rapporto nelle forze che l ' avrebbero condotta al suo fine , fu anche , seppure meno rapido e meno visibile di quello italiano , il progresso che si compié in Germania . Gli ordini costituzionali , come sappiamo , non mancavano a parecchi dei suoi stati , quantunque fossero in generale piuttosto di apparenza che di realtà ; ma mancavano proprio ( senza parlare dell ' Austria ) al più grande e potente di quelli , alla Prussia . Nel '48 , per effetto della nuova aura e anzi del vento impetuoso che soffiò sull ' Europa , colà dove già c ' erano si ravvivarono , e , dove mancavano , sorsero per la prima volta . Nella Prussia sedevano ancora le diete riunite , quando il governo fu sorpreso dalla rivoluzione di febbraio ; e il re Federico Guglielmo IV indugiò a dare la costituzione domandata , e dapprima si restrinse a promettere , nello sciogliere le diete , la periodicità quadriennale di esse , e poi , per la crescente agitazione del popolo , le riconvocò pel mese seguente al fine di consultarle per un disegno di costituzione ; e solo il 18 marzo , dopo la nuova della rivoluzione viennese , pubblicò una patente per la trasformazione della Germania in stato federale con una preliminare rappresentanza delle assemblee di tutti i paesi tedeschi , e per l ' anticipata riunione delle diete prussiane . Ciò non impedì le barricate per le vie di Berlino e un sanguinoso conflitto , che il re , quando già le armi regie avevano il disopra , interruppe con un proclama ai berlinesi , facendo allontanare le truppe dalla città e sottomettendosi . Senonché , nel novembre dello stesso anno , alla contraria vicenda della caduta di Vienna , egli si rialzò , e , mal sopportando le troppo radicali proposte che facevano i deputati ( come quella circa la formola della " grazia di Dio " , e circa la nobiltà , i titoli e gli ordini cavallereschi ) , trasferì e poi sciolse l ' assemblea costituente ; e il 5 dicembre largì di suo uno statuto non disforme da quello che era emerso dalle discussioni della stessa assemblea , ma al quale tenne dietro una legge elettorale restrittiva , modificata poco dopo in senso vieppiù conservatore , e altre disposizioni similmente restrittive circa la stampa e i processi politici , e una pratica costituzionale cavillosa ed ostile contro la costituzione stessa . A trattamenti analoghi andarono soggette le costituzioni negli altri stati , benché solo in alcuni , come nella famigerata Assia elettorale , nell ' Annover , nel Meclemburgo , si revocassero gli statuti o si tornasse agli ordinamenti del buon vecchio tempo . Ciò nonostante , sotto l ' aspetto formale , rimase in Germania , dopo il '48 , molto più di costituzionalismo che non ce ne fosse prima ; e , col mitigarsi delle reazioni , anche la pratica sarebbe diventata migliore , quantunque , e segnatamente in Prussia , sempre nell ' indirizzo costituzionale e non già nel parlamentare . In Baviera , il re Massimiliano II non aveva alcuna voglia di rappresentare la parte del despota , desideroso di " stare in pace " , diceva , " col suo popolo " , e si lasciava somministrare , nel '54 , lezioni di storia da Leopoldo Ranke , al quale moveva coscienziose domande di carattere politico , e che a lui e agli altri principi tedeschi consigliava di mantener fermo il governo von oben , dall ' alto , per quanto fosse possibile , ma di fare altresì tutto ciò che lo spirito dei tempi e la potenza acquistata dall ' idea della sovranità nazionale imponevano , e di non abolire i parlamenti ma di modificarli . Anche i resti del feudalesimo , decime , diritti di caccia , giustizie signorili , e simili , spazzati via in quell ' anno , non furono più ristabiliti , salvo in qualche stato e particolarmente nell ' ora mentovato Meclemburgo , dove per legge si permise daccapo ai proprietari d ' infliggere bastonature ai loro contadini e , per zelo luterano , risorsero le vessazioni contro i cattolici . Ma il grande sforzo , nel quale si assommò in Germania la rivoluzione del '48 , non consisté nella riforma costituzionale dei singoli stati , sibbene nella tentata unificazione di tutti essi per la via liberale e parlamentare , mercé un ' assemblea popolare ; la qual cosa se fosse riuscita , non solo le costituzioni stesse dei singoli stati ne sarebbero state rinnovate nella forma e nella sostanza , ma tutta la vita politica tedesca avrebbe preso altro andamento . Questo sforzo si chiamò il Parlamento di Francoforte , che , proposto nel marzo da una piccola e non ufficiale riunione in Heidelberg , preparato nell ' aprile in Francoforte da un ' adunanza composta di letterati , giornalisti , ex profughi politici , membri delle opposizioni nelle camere tedesche , fu eletto per larghissimo suffragio diretto da tutte le popolazioni tedesche , e si aprì in quella stessa città il 18 maggio , e , presieduto dal Gagern , prese a ricercare e discutere , con elevatezza di mente e con copia di dottrina , il modo migliore della unificazione germanica . Sorpassando le proposte estreme dei conservatori , che avrebbero voluto rimettere le risoluzioni in proposito ai principi e ai loro governi , e dei democratici , che miravano a una repubblica federale sul tipo americano , la parte moderata e più numerosa si determinò per la forma monarchica costituzionale ed ereditaria . Nella formazione di questa unità monarchica , e nella scelta del monarca a cui sarebbe spettata l ' egemonia , si presentarono , agli uomini politici tedeschi , difficoltà simili a quelle , e al pari di quelle insolubili , che avevano impedito in Italia la lega tra gli stati . Oltre a vincere la riluttanza o la malavoglia dei minori principi e della stessa Prussia , che non voleva agguagliarsi agli altri e minori stati tedeschi , bisognava risolvere se l ' Austria sarebbe entrata nel futuro assetto unitario , sia con tutti i suoi domini plurinazionali sia con quelli soli tedeschi , o se ne sarebbe rimasta estranea , lasciando che gli altri stati si raggruppassero intorno alla Prussia : soluzione " grande ­ tedesca " la prima , soluzione " piccolo ­ tedesca " l ' altra . Infine , quest ' ultima prevalse , con l ' aggiunta dichiarazione che tra i due imperi , germanico e austriaco , sarebbe seguito un trattato di unione ; e si passò alla deliberazione conclusiva onde la dignità imperiale germanica fu offerta al re di Prussia . Ma Federico Guglielmo , ricevuta la deputazione del Parlamento il 3 aprile del '49 in Berlino , rifiutò una corona che gli era presentata da un ' assemblea popolare e che perciò gli pareva impastata di sangue e fango , olente di rivoluzione : egli non avrebbe mar lasciato sommergere e ribattezzare il suo diritto divino nella volontà della nazione e sperdere il " borussismo " , il prussianesimo , nella germanicità , com ' era nella tendenza di quel moto nazionale ­ liberale . Diverso in ciò dai Savoia , che avevano , con Carlo Alberto , e poi col figlio e successore , provato e superato consimili repugnanze , l ' Hohenzollern aveva attorno amici e consiglieri e ministri e militari , che sentivano come lui ; e , per dirne una , il generale Wrangel gridava allora scandolezzato : " Dovremmo noi veramente unire il sacro nostro vessillo con la bandiera dei Mazzini e dei Kossuth ? " . Ora , a questo rifiuto , che era una negazione del suo principio ideale , e sonava sommamente offensivo e quasi sprezzante , il parlamento nazionale di Francoforte , se avesse impersonato una forza politica , se avesse avuto spiriti rivoluzionari e mezzi adeguati , avrebbe dovuto chiamare attorno a sé la nazione tedesca a tutela della sua dignità e delle legittime sud esigenze contro gl ' interessi particolari e contro il vecchiume aristocratico dei principi , e imporre i propri deliberati e non ritrarsi nemmeno dal proclamare , in caso estremo , la repubblica . Sparsamente , questa risolutezza alla resistenza e l ' impeto alla rivolta si manifestarono nell ' insurrezione di Dresda , domata dopo tre giorni di aspro combattimento e con l ' aiuto dei reggimenti inviati dal re di Prussia , nella meno energica e più scompigliata insurrezione del Palatinato e del Badese , alla quale similmente misero fine le truppe comandate dal principe di Prussia , nel troncone superstite del parlamento di Francoforte , composto delle sinistre , che cercò di radunarsi e continuare le sue deliberazioni ed emettere i suoi provvedimenti e fu scacciato dai luoghi dove si trasferì e , in ultimo , disperso . Ma la maggior parte dei componenti di quel parlamento lo avevano via via abbandonato , e il presidente Gagern , con tutti i più autorevoli , sottoscrisse , nel maggio del '49 , un atto di rinunzia e di scioglimento dell ' assemblea . Erano quegli uomini , nel profondo dell ' esser loro , legati alla vecchia Germania dei principati e sommamente riverenti al re di Prussia , in buon numero dotti e scienziati e professori per tradizione inclini e devoti alla sudditanza ; e , gente stimabilissima per ogni verso , non erano stoffa di rivoluzionari . E poiché tali non erano nel loro intrinseco , non seppero neppure resistere e persistere nelle deliberazioni che , ragionando , avevano adottate , né rappresentare per lo meno , col loro atteggiamento , una teorica o anche una muta protesta e un appello all ' avvenire ; ché tutti o quasi tutti cangiarono volere e modificarono finanche i loro criteri della politica e della storia , come ne diè esempio spiccato uno di essi , il Droysen , che passò allora , in filosofia , dalla teoria dell ' ethos a quella della Macht o potenza , e , in istoria , all ' idoleggiamento della storia prussiana a guisa di storia sacra di un popolo o piuttosto di una dinastia eletta dal Signore , non rifuggendo a questo fine dal convellere e piegare nei suoi racconti la realtà spesso riluttante dei fatti . Peggio si udì da altri filosofi e storici e scienziati , come dallo Stahl , che era rettore dell ' università di Berlino , il quale in un suo discorso inaugurale sentenziò che la scienza tedesca si era resa colpevole di entrare " in lotta con la condizione delle cose esistenti , e segnatamente contro i poteri dominanti " , e che doveva " fare dietrofronte " . Essi , prima tentando e poi sconfessando la trasformazione liberale ­ nazionale del popolo tedesco , e sostituendo questa con diverso ideale , fecero maggior danno all ' educazione politica del loro popolo che non gli stessi monarchi della specie di un Federico Guglielmo IV , il quale non ismentì mai il proprio sogno del passato ; e a essi è da imputare la distruzione dell ' opera loro stessa , la nessuna virtù di affetto e di rimpianto e di nostalgia che ritenne nel ricordo il Parlamento di Francoforte , dove pure si erano date tante prove di solida dottrina e di alto pensiero , e , prossimamente , lo scredito in cui in Germania cadde o rimase il liberalismo in quanto forza o sorgente di forza politica . Diciamo prossimamente , perché le ragioni di questo intralciato o ritardato sviluppo , se certamente non erano da riporre in una conformazione naturale e di razza , erano tuttavia nella storia secolare di quel popolo , nella sua storia medioevale e in quella della sua stessa riforma religiosa ed ecclesiastica . Col respingere la corona portagli da un ' assemblea popolare , Federico Guglielmo IV aveva mantenuto come sua e della sua monarchia la missione unificatrice assegnata alla Prussia , e si accinse ad attuarla per la via , che giudicava sola legittima e dignitosa , dell ' accordo con gli altri principi ; onde trattò coi re di Baviera , di Sassonia e di Annover e , ritiratosi il primo , s ' intese con questi due ultimi , nel cosiddetto patto dei " tre re " , al quale rese omaggio il partito imperiale , formatosi nel parlamento di Francoforte , in un ' adunanza , o post ­ parlamento , tenuta a Gotha nel giugno del '49; e , poiché si furono ritirati anche gli altri due re , Federico Guglielmo IV si provò a proseguir da solo , convocando per l ' anno seguente a Erfurt un parlamento dell ' unione nazionale . Ma l ' Austria , che aveva vinto in quel mezzo le rivoluzioni nei suoi domini e le guerre , e che già nel parlamento di Francoforte si era opposta alla costituzione imperiale , e aveva voluto dimostrare il nessun conto in cui teneva quell ' assemblea col far fucilare uno dei membri di essa , il Blum , partecipe alla difesa di Vienna rivoluzionaria ; l ' Austria , che nell ' aprile aveva richiamato di là i suoi deputati , e poi aveva premuto sui tre re perché si ritirassero dall ' alleanza prussiana , era risoluta a tagliar corto e , come disse il suo ministro Schwarzenberg , ad " avilir d ' abord la Prusse et à la démolir ensuite " . Onde afferrò l ' occasione della rivolta dell ' Assia elettorale contro il suo principe violatore della costituzione , e del contrasto che ne era nato tra costui che si era appellato alla vecchia Dieta , sostenuto dall ' Austria , e la Prussia , la quale aveva fatto avanzare le sue truppe in quel paese , e minacciò la guerra se la Prussia non si traesse indietro . E già si era avuto un piccolo scontro quando la Prussia cedé e , mandato il suo ministro Manteuffel a colloquio con lo Schwarzenberg in Olmütz nel novembre del '50 , richiamò le sue truppe ; e , nella conferenza di Dresda , accettò il ripristinamento dell ' antica costituzione federale e della Dieta che ne era a capo secondo la forma che le si era data nel 1815 , dominata dall ' Austria . Fu un ' onta , sebbene non da tutti gli uomini politici prussiani sentita come tale , perché molti di essi , per odio alle rivoluzioni , rimanevano fedeli fautori dell ' Austria : sentita fu soprattutto da quei patrioti tedeschi che avevano riposto le loro speranze nella Prussia ; e l ' onta si accrebbe per la rinunzia che questa fece a proteggere i diritti tedeschi nei ducati dello Schleswig e dello Holstein , la cui causa il parlamento di Francoforte aveva considerata nazionale , e per essa si era combattuto con contingenti federali e prussiani , ma che ora , per la pressione esercitata dall ' Inghilterra e dalla Russia , e per il disinteressamento dell ' Austria , tornavano nella condizione di prima , sotto la regola danese . Ma appunto questa sequela d ' insuccessi e di umiliazioni fece sorgere , in altri politici e militari prussiani , il pensiero che la missione unificatrice in Germania toccasse bensì alla Prussia e questa non dovesse lasciarsela sfuggire , ma che convenisse , dopo aver respinto le alleanze popolari , disfarsi altresì delle ubbie romantico ­ medioevali e ripigliare i metodi fridericiani o machiavellici che fossero . Il principe di Prussia aveva espresso il suo sentimento scrivendo nel maggio del '49 : " Chi deve governare la Germania , deve conquistarsela : i procedimenti alla Gagern non vanno più . Che la Prussia sia destinata a porsi a capo della Germania risulta da tutta la nostra storia ; ma quando e come , questo è il punto " . In modo diverso da quello italiano , anche in Germania il programma dell ' avvenire si delineava ; e l ' esperienza del triennio '48­50 e la vergogna di Olmütz mettevano in vista l ' unico partito che , presto o tardi , si sarebbe seguito . Nell ' impero austriaco il processo rivoluzionario fu diverso così dall ' italiano come dal germanico , perché la questione principale non era né d ' indipendenza e libertà né di unità statale , ma di nazionalità in contrasto tra loro per l ' indipendenza e per la potenza , di ciascuna e , di conseguenza , contro lo stato unitario che dava il predominio a una su tutte le altre . Un tempo , quelle nazioni o parti di nazioni diverse erano convissute in pace , lombardi e tedeschi e ungheresi e boemi e croati , con molta devozione verso il comune imperatore , senza spirito di rivolta di una nazionalità contro un ' altra , che , non sentita come straniera , non poteva dirsi straniera adoperando esse nell ' uso ufficiale il latino e volentieri e senza gelosia nel non ufficiale l ' italiano , lingua del Metastasio e di tanti altri letterati che , come lui , e prima e dopo di lui , adornarono la corte imperiale ; e solo qualche turbamento si era avuto col riformatore e accentratore Giuseppe II e con la prevalenza che questi volle dare alla lingua e all ' elemento tedesco . Ma le guerre napoleoniche e l ' esaltazione romantica delle nazionalità e il lievito liberale avevano mutato la disposizione degli animi , svegliando in ognuna di quelle nazioni bisogni d ' indipendenza . Vero è che l ' impero absburgico ­ lorenese , mercé l ' egemonia dell ' elemento tedesco , esercitava un ufficio di civiltà , se non verso l ' Italia ( la quale poco aiuto ebbe , per la conoscenza del nuovo pensiero tedesco , dalla retriva e pinzochera Austria , e le convenne in questa parte attingere direttamente alle fonti o giovarsi dell ' intermedio francese ) , certamente verso popolazioni come le slave , ancora incolte e rudi ; ma quell ' ufficio stesso sembrava assai prossimo al suo limite , e l ' altro , che gli attribuivano i professori , di offrire con la sua politica unione un esempio di armonia e fraternità fra le tre razze principali di Europa , la latina , la germanica e la slava , era appunto un ' idea da retori o da professori . Tale è anche da tenere la teoria che del pari fu propugnata da pubblicisti e professori tedeschi , che quello stato plurinazionale , e d ' origine e carattere patrimoniale , stesse come modello e saggio di una futura Europa ; né c ' era molto luogo a sperare che da quel plurinazionalismo venisse fuori , per lenta trasformazione e senza un profondo rivolgimento , qualcosa come una Svizzera in grande , non tanto perché esso era troppo grande , quanto perché quell ' impero non era stato , come la Svizzera , centro di attiva riforma religiosa e rifugio di perseguitati dei popoli vicini , né , salvo che nelle sue terre italiane , la raffica della rivoluzione francese l ' aveva sconvolto e fecondato ( senza dire che la Svizzera stessa era pur dovuta , in ultimo , passare attraverso i contrasti e la guerra del Sonderbund ) . Il suo fato era , dunque , come il Mazzini giustamente vedeva , la dissoluzione , e il suo progresso l ' inizio e il progresso di tale dissoluzione , alla quale soltanto poteva tener dietro in futuro una varia ricomposizione . La rivoluzione prese anche colà , nel '48 , sembianti liberali ; e l ' Ungheria si diè una nuova costituzione , che l ' imperatore approvò , assai democratica , con parlamento non più per rappresentanza di ceti ma per diretta elezione popolare , e con un ministero responsabile , del quale il Batthyány tenne la presidenza e il Kossuth fu tra i ministri ; e contemporaneamente , nel marzo , Vienna si agitò rumorosamente , il Metternich si dimise ed esulò , e fu convocato in quella città un parlamento di tutti gli altri stati dell ' impero , aperto poi nel luglio . Ma a Vienna il liberalismo non aveva preparazione ideale , fu un fremito dei tempi , vi parteciparono principalmente studenti e operai e polacchi e altri rivoluzionari venuti d ' ogni parte , e passò , democraticamente e demagogicamente , di disordini in disordini e di eccessi in eccessi ; e , quando il parlamento si adunò , non poteva vedersi cosa più eterogenea di quei deputati , diversissimi per grado di civiltà e che mal si comprendevano tra loro : sicché quel che esso poté compier di più concreto , fu l ' abolizione di persistenti pesi feudali ( come , del resto , in Ungheria allora si abolì interamente la servitù della gleba e il clero ungherese rinunziò alle decime che ancora riscoteva ) . D ' altro lato , le nazionalità dell ' Impero non tendevano tutte puramente all ' indipendenza , ma anche , alcune di esse , a mantenere o a promuovere particolari imperialismi , segnatamente gli ungheresi sopra i croati e i rumeni , e , in altro modo , i boemi , che convocarono una conferenza panslava e , stroncati nel loro tentativo d ' indipendenza dalla forza militare del principe Windischgrätz , sfogarono l ' odio contro i tedeschi col porgersi strumenti alla politica di casa d ' Austria . La quale salvò per allora l ' impero con questo valersi delle nazionalità l ' una contro l ' altra , dei tedeschi e croati contro gl ' italiani , dei boemi e croati contro la ribelle Vienna , dei croati e dei tedeschi contro gli ungheresi , e col fare ricorso , per domare questi ultimi , allo czar , che mandò il rincalzo di un esercito russo . Con la vittoria sugli ungheresi , e con le altre precedentemente riportate , essa ristabilì nell ' impero lo stato autoritario , ritirando la costituzione , largita e formulata dall ' imperatore medesimo dopo che aveva sciolto il parlamento del '48 , e ripigliò in Germania e in Italia le sue parti di restauratrice dei principi legittimi e di tutrice dell ' ordine . Ma il detto del poeta austriaco , che " l ' Austria stava nel campo del Radetzky " , forniva insieme una definizione esatta e una condanna storica di quell ' impero , non potendo la civiltà moderna rispettare uno stato che era un campo militare , che si fondava unicamente sulla forza del suo esercito . I profughi dell ' Italia e dell ' Ungheria , nonostante le diverse tendenze dei loro due popoli , affratellati dal comune nemico e dal comune esilio , aspettavano sicuri la dissoluzione totale o parziale di quell ' impero , una dissoluzione che fu avviata sostanzialmente nel '48 e che la reazione susseguente arrestò temporaneamente negli effetti senza poterne rimuovere le cagioni . Gl ' Irlandesi meditarono , in quell ' anno , un sollevamento nazionale , la proclamazione della repubblica d ' Irlanda , e il distacco dalla Gran Bretagna : l ' associazione della " Giovane Irlanda " , dopo la rivoluzione di febbraio , si mutò di letteraria in politica . Fu necessario , nell ' aprile , votare una legge di sicurezza , nel luglio sospendere l ' habeas corpus , e reprimere severamente il tentativo di rivolta dell ' O ' Brien . Fame , furti , rapine , omicidii , conflitti sanguinosi tra cattolici e anglicani non cessarono pertanto ; e insufficienti si provavano i mezzi conciliatori e i provvedimenti di soccorso ai poveri e i lavori di bonifica . Ma , tranne che per questo cronico malanno , destinato a trascinarsi ancora a lungo , l ' Inghilterra poté guardare alle rivoluzioni del continente come chi dalla riva contempla il mare in tempesta : con sentimento di partecipazione ma insieme di soddisfazione per sé stessa e di nobile orgoglio , che il Macaulay esprimeva in quel tempo in una famosa pagina della sua Storia . Il cartismo diè ancora una fiammata , che si consumò e si spense con la petizione firmata da alcuni milioni di nomi , la quale il 10 aprile del '48 un corteo di centomila dimostranti avrebbe dovuto presentare al parlamento , ma che , dichiarata illegale in questa forma e sottoposta poi all ' esame del parlamento , terminò nel ridicolo . Il libero commercio perveniva , nel '49 , alla sua intera attuazione , abolendosi l ' atto di navigazione ; e , mentre per effetto di esso la coltivazione del grano si estese nei paesi esteri e nelle colonie , i traffici inglesi ne ebbero grande incremento . La prima esposizione mondiale , aperta a Londra nel '51 , fu la solennità festiva della nuova vita industriale e commerciale che s ' era inaugurata . Le ultime resistenze dei conservatori soccombettero nel parlamento e nelle elezioni del '52; e , ammodernandosi i vecchi partiti , si videro allora l ' un contro l ' altro per la prima volta il Disraeli e il Gladstone , che per trenta e quarant ' anni di poi capitanarono i conservatori e i liberali . Il Belgio , nel quale resse il governo dal '47 al '52 il gabinetto liberale del Rogier e poi quello di coalizione del Brouckère , neanche fu toccato dalla rivoluzione generale : riformò per altro la legge elettorale abbassando il censo e introducendo disposizioni circa le incapacità parlamentari , riforme alle quali in Francia era stato opposto incautamente costante diniego ; e tentò di regolare il lavoro dei fanciulli nelle fabbriche , il che per allora fu impedito , insieme con la libertà delle unioni operaie , dagli industriali assai potenti . Nella vicina Olanda nel '48 si compié finalmente il trapasso del regime semiassoluto al costituzionale con la formazione di due camere , rappresentanti dei maggiori e dei minori censiti , e la seconda per suffragio diretto . Intatta da sommovimenti rimase altresì , per condizioni direttamente opposte a quelle della vita inglese , la Russia , né si mosse la Polonia , da essa tenuta con mano ferrea , quantunque i Polacchi della Posnania insorgessero e si battessero contro i tedeschi , e profughi polacchi entrassero in tutte le rivoluzioni europee , e talvolta a capo delle loro legioni di volontari o dei loro eserciti regolari . Lo czar aveva detto che l ' ondata rivoluzionaria si sarebbe abbattuta alla frontiera dei suoi stati ; e così fu . Rigida e gelosissima la vigilanza all ' interno ; ricensurati i libri già una volta censurati , purgati e ripurgati i gabinetti di lettura , dalle università tolta la cattedra di diritto pubblico europeo , ristretto l ' insegnamento filosofico alla logica e psicologia e affidato al professore di teologia , quasi abolito l ' insegnamento classico . Sotto questa tranquillità forzata , si preparava una generazione di estremi ribelli , perché la mancanza di ogni libertà , impedendo la formazione di una cultura che fosse discernimento e critica , indirizzava le menti o alle torbide fantasticherie di origine mistica , o all ' astratto e semplicistico razionalismo , o alle due cose avvicendate e frammischiate , e faceva confondere le mal comprese universali spiegazioni della filosofia coi programmi pratici , e dava la smania , come si diceva , di applicarle ; oltreché , se al tempo di Alessandro I , quelli che furono poi i decembristi leggevano le opere del Constant , del Destutt de Tracy , del Bentham , la nuova generazione si abbeverava nascostamente alle dottrine dei materialisti e dei sociologi e utopisti francesi e tedeschi . La grande questione della Russia , che era quella agraria , sembrava rendere colà attuale il comunismo a preferenza dell ' economico liberismo e del politico liberalismo , oltrepassati prima che nati , e si cominciava a formolare il concetto che la Russia , diversamente dai paesi dell ' Europa occidentale , avrebbe abbreviato il cammino della storia , riattaccandosi all ' avvenire comunistico mercé le sue antiche comunità agrarie e saltando così l ' età borghese e liberale ; ma , purtroppo , essa aveva saltato insieme il lungo travaglio religioso e filosofico europeo e la secolare educazione al pensare logicamente corretto e rigoroso , e alla critica e alla cautela , e tutta la congiunta e complessa esperienza , ricca di umanità ; e la sua " intelligenza " , come si chiamava , ossia la sua classe colta , non sospettava neppure la finezza e la complessità della intelligenza europea . La coscienza giuridica era in Russia debole o assente anche nella classe dei grandi proprietari , la sola che avesse importanza accanto all ' immenso numero dei contadini ancora legati alla gleba : il che faceva dire allo Herzen ( al quale risale l ' origine dell ' accennata teoria sull ' avvenire delle comunità agrarie ) che nessun paese era al pari della Russia preparato per una integrale rivoluzione e per una radicale " rigenerazione sociale " , bastando all ' uopo un colpo di forza . Per intanto , quel che in Europa contava era la Russia ufficiale e il suo czar , che stava sempre in prima linea nella difesa della buona causa , e che nel corso delle rivoluzioni di quegli anni , preservati i suoi popoli dal contagio , aveva mandato all ' Austria il suo esercito per farla finita con l ' insurrezione ungherese , avversato la Prussia nelle sue ambizioni pangermaniche , appoggiato le pretese della Danimarca sui Ducati , rotto le relazioni diplomatiche con Carlo Alberto fedifrago del legittimismo e dell ' assolutismo , distribuito elogi e onorificenze a tutti gli uomini delle reazioni , dal Windischgrätz , domatore di Praga e di Vienna , e dal Filangieri , domatore della Sicilia , al generale Cavaignac , che , repubblicanissimo , pare ebbe ai suoi occhi il merito di debellare gli operai parigini nelle giornate di giugno . In mezzo all ' odio per la sua tirannia e durezza , la fervida fede religiosa , il saldo convincimento politico , la dirittura , la lealtà , il disinteresse dello czar Nicola , di quest ' ultimo intransigente campione della causa assolutistica che fosse ancora tra i principi della terra , trovavano talvolta riconoscimento da parte degli stessi avversari . Pur nondimeno , l ' efficacia reazionaria della Russia in Europa era scemata dal '15 al '30 e dal '30 al '48 , sebbene durasse presso i pubblicisti la preoccupazione , e altresì la paura , di quel vasto impero , capace di rovesciare milioni d ' armati sull ' occidente con invasioni da Attila . Ma non doveva passare molto tempo , e anche questa minacciosa strapotenza militare sarebbe apparsa nei suoi limiti , e quell ' efficacia sarebbe caduta del tutto . Quantunque le rivoluzioni del '48 fossero quasi affatto prive di acute punte anticattoliche e antichiesastiche , e il clero figurasse sovente nelle cerimonie patriottiche , e la stessa Repubblica romana , sorta sulle rovine del potere temporale del papa , si guardasse dal toccare le credenze religiose , la Chiesa cattolica , non appena cominciata la reazione , accorse pronta a offrire e prestare la propria cooperazione , a dividere il bottino coi governi assolutistici , a prendere salari e premi pei suoi servigi . Così si vide in Vienna un ' assemblea di vescovi austriaci marchiare di " empietà " il liberalismo e qualificare " paganesimo " il pregio attribuito alle nazionalità , la cui origine ( essi dissero ) era unicamente nel castigo di Dio , che diversificò le lingue a piè della torre di Babele . I concordati , che la Chiesa concluse allora , le ridavano o le davano quanto pareva follia sperare . In quello austriaco del '55 , che fu definito una " Canossa stampata " , lo stato , cancellando tutta l ' opera di Giuseppe II , rinunziò al placet e ad ingerirsi nella preparazione del clero e nelle pene che la Chiesa infliggeva , commise ai vescovi la vigilanza sulle scuole pubbliche e private , escluse dai ginnasi e dalle scuole medie gl ' insegnanti non cattolici , riconobbe per le questioni matrimoniali la giurisdizione ecclesiastica conforme ai canoni e ai deliberati del concilio di Trento , s ' impegnò a vietare con tutti i mezzi adatti i libri irreligiosi , lasciò libero lo stabilimento di nuovi ordini e associazioni e l ' acquisto di beni da loro parte , promettendo inviolabile nel presente e nell ' avvenire la proprietà ecclesiastica , e , per tutti gli altri casi concernenti cose o persone della Chiesa non contemplati per espresso , si rimise alla dottrina e alla disciplina della Santa Sede . Della stessa qualità era stato l ' altro concordato , del '51 , con la Spagna , nel quale , per dippiù , si dichiarava unica religione della Spagna la cattolica . Quelli conclusi col Baden e col Württemberg , per la loro enormità , furono rigettati dalle rispettive camere . In Prussia , Federico Guglielmo IV abbandonò tutti i diritti che lo stato aveva mantenuti sulla Chiesa cattolica e lasciò libera mano ad essa e ai suoi gesuiti . Nel tempo stesso , la Chiesa si diè cura di allontanare da sé ogni sospetto di transazioni con la civiltà moderna : i gesuiti fondarono una rivista che s ' intitolò Civiltà cattolica : al domma dell ' Immacolata Concezione ( che prese colorito reazionario quasi ricambio per l ' aiuto prestato dalla Madonna contro le recenti e sorpassate rivoluzioni ) doveva seguire , nel '64 , il Sillabo degli errori del secolo , errore capitale e fondamentale tra tutti il liberalismo , e poi un Concilio che decretò ( e già era prenunciato in questi atti ) l ' altro domma dell ' Infallibilità papale ; si celebrarono senza ritegno santificazioni di uomini che erano stati inquisitori del Sant ' Ufficio e perciò particolarmente odiosi , nel loro significato storico , al mondo civile . La baldanza per i rovesci toccati ai suoi avversari e per il favore che trovava presso i governi , le aprì la speranza di soppiantare in breve il protestantesimo in Germania mercé l ' aiuto dei gesuiti , le società di Pio , di san Vincenzo di Paola , di san Bonifazio : in Inghilterra , il Russell definì " arrogante " il procedere onde la curia romana aveva istituito colà dodici diocesi e un arcivescovo , e fu votata nel '51 una legge , il Title bill , per porvi freno : legge non applicata e alla fine abolita come non confacente al sentire liberale . Giacché la possibilità di questa sua arroganza e la cresciuta sua sicurezza , la sua indipendenza dallo stato , e , in genere , la sua potenza soprastatale e internazionale o ultramontana , come fu chiamata , venivano alla Chiesa cattolica non da altro che dalla natura dello stato moderno e da quel liberalismo dalla cui forza e dalla cui debolezza , dalla cui vita e dalla cui morte , essa , alla pari e senza scrupoli , traeva , a volta a volta , profitto . Ma il pericolo di questo doppio giuoco fu avvertito da taluni cattolici come il Montalembert : il quale , in verità , l ' aveva anch ' esso talvolta adoprato ; ma cominciò poi a darsi pensiero della crescente impopolarità del clero e della rivolta antireligiosa che covava negli animi dei giovani , degli intellettuali e altresì degli operai , e disse " cinica " la teoria che si professava e praticava dalla Chiesa e che egli compendiava in questi termini : " Quando io sono il più debole , vi domando la libertà , perché è il vostro principio ; ma , quando sono il più forte , ve la tolgo , perché non è il principio mio " . Egli temeva che , alla prossima vicenda , questo cinismo le sarebbe stato rinfacciato e che essa sarebbe stata trattata con rigore non immeritato . D ' altro lato , nonostante quel che essa aveva acquistato di pratica capacità per la disciplina che poté dare al clero , sottratto agli stati e solo da lei dipendente , nonostante la libertà e i privilegi di cui godeva , la Chiesa nessun acquisto fece nel regno dello spirito ; e parve sempre più configurarsi in una sorta di azienda industriale , che , secondo quel che il mercato le consente , ora fa grossi lucri ed estende la sua produzione , e ora soffre perdite e si restringe , aspettando il miglioramento del mercato . La sua ricorrente prosperità fu messa in rapporto coi periodi di depressione mentale e morale della società , e col bisogno che i governi possono avere , in certi casi , dell ' alleanza con le forze , non sempre elette , di cui la Chiesa dispone . Tutta la reazione , del resto , in tutti i paesi d ' Europa , per fastidiosa che fosse e intralciante e opprimente , e per dolori che recasse e tormenti di ergastoli e desolazioni di esili , e per sdegni e furori che accendesse nei petti , si sentiva vuota di quella serietà che anche le reazioni possono possedere quando una vecchia ma pur tenace e radicata fede , rispettabile per la sua sincerità , le anima , quando sono condotte col misticismo , col fanatismo , con la coerenza inflessibile di un Nicola I . Troppo oramai si era cangiato e ricangiato , giurato e spergiurato da monarchi e da altri uomini dell ' assolutismo ; troppe volte quei re e principi erano stati veduti , alle finestre delle reggie , nelle strade e nelle chiese , adorni di coccarde nazionali e liberali , e arrendevoli e lusingatori ai rivoluzionari , e , di buona o cattiva voglia , entrare nelle loro vie e inoltrarvisi ; troppo si era ormai usi agli annunzi della morte del liberalismo e con esso delle velleità nazionali dei popoli , seguiti sempre dal loro risorgere più giovane e gagliardo di prima . Labili furono le gioie dei momentanei trionfatori , e la rettorica degli inni servili affiochì presto . Gli animi dei vinti non erano abbattuti , e la fiducia nell ' avvenire li teneva alacri e pronti all ' azione , della quale sarebbe pur suonata l ' ora non lontana . Non si sentivano soli o soverchiati nel mondo , perché non mai la coscienza civile europea fu tanto sensibile come allora , né l ' opinione europea tanto concorde e attiva . Suo centro principale era l ' Inghilterra , che non si chiuse nell ' egoismo della salda sua struttura liberale , elaborata nei secoli , e della sua sicurezza e del suo benessere , ma di queste sue condizioni politicamente fortunate si giovò per parlare e per operare a pro della causa liberale contro l ' assolutistica . Le sue città ospitarono i profughi dei paesi travagliati dalle reazioni , che vi formarono i loro circoli nazionali e internazionali ; i suoi scrittori e pubblicisti attaccarono e screditarono e copersero di biasimo e di vergogna quei governi ; aiuti d ' ogni sorta vennero da privati cittadini inglesi agli agitatori e cospiratori : il suo popolo acclamò il Kossuth , inseguì d ' imprecazioni e di peggio il generale Haynau , " la iena di Brescia e di Arad " , quando osò recarsi a Londra . Il Palmerston , che aveva fornito armi agli insorti siciliani , continuò imperterrito da ministro le sue dimostrazioni contro i regimi autoritari di ogni paese , rimproverato una volta , per questo suo fare , dal Peel , a cui pareva eccessivo tale ufficio di giudice e di precettore verso governi stranieri , ma assai ammirato e applaudito dal popolo inglese , che lo vezzeggiava col nomignolo di " Lord Firebrand " ; e alle dimostrazioni di pensieri e parole aggiunse gli atti , e tenne a posto gl ' imperatori di Russia e d ' Austria quando pretendevano dalla Turchia la consegna dei rivoluzionari rifugiati nel suo territorio , e , pur non potendo esimersi dal presentare formalistiche scuse all ' ambasciatore austriaco pel trattamento che i popolani di Londra avevano usato allo Haynau , non intermise neppure in quest ' occasione di far sapere quanto quell ' uomo gli ripugnasse . Il Gladstone indirizzò al ministro lord Aberdeen le sue lettere sul governo borbonico in Napoli , facendo correre pel mondo civile la definizione che ne era stata data di " negazione di Dio " . Non senza ragione , dunque , guardando dall ' alto nella storia , il Gervinus , nella sua Introduzione alla storia del secolo decimonono , che è del '53 , esortava a tenere a freno le impazienze e a serbar viva la certezza della prossima riscossa , mostrando che l ' assolutismo sempre più era ripiegato sulla difensiva , e questa stessa si scopriva debole , e dissipando le cupe immaginazioni del pessimismo , che fin d ' allora vedevano in corso la " decadenza dell ' Europa " : dell ' Europa , ricca di tanti lumi intellettuali e morali , oltre che di produttività economica , e la cui grandezza era non più nelle personalità singole ma nella civiltà diffusa e crescente delle moltitudini , e la cui storia perciò non era più biografica e di sovrani , ma d ' interi popoli . In un sol paese il tracollo appariva grave e il regresso della causa liberale innegabile , perché sembrava che vi fosse andato perduto il frutto di oltre sessant ' anni di storia e distrutto un regime di libertà non già goduto solamente pochi mesi ma mantenuto e approfondito ed ampliato per trentacinque anni : nella Francia . Qui l ' improvvido comportamento della monarchia degli Orléans e dei suoi ministri , per non consentire un modesto o un graduale allargamento di libertà e la partecipazione di un maggior numero di cittadini all ' elettorato , aveva provocato la rivoluzione e , con la caduta della monarchia , la proclamazione della Repubblica , e , con la Repubblica , aperto il varco al democratismo e al demagogismo , che si richiamavano alle tradizioni dei giacobini e convenzionali , e con ciò mettevano a pericolo la libertà stessa . E poiché la democrazia che veniva sulla scena , diversamente da quella dell ' altra volta , non si trovava alle prese né con un feudalismo da estirpare e un ' aristocrazia da abbattere , né con una minacciante restaurazione dell ' assolutismo , né le si offriva la gloria di un ' Europa da svegliare e spingere alla rivoluzione perché l ' Europa era già desta e si moveva da sé , non le restava se non riempire la sua vacuità e nutrire la sua irruenza con la confusa idea di una radicale riforma della società nel suo assetto economico e civile per la felicità del Popolo , e , pur aborrendo dal comunismo , presentarsi come democrazia e repubblicanesimo sociale . Dopo tanto discorrere e sognare di comunismo e socialismo negli ultimi venti anni e tante bramosie eccitate di attuarlo in tutto o in parte , in un modo o in un altro , e in ogni caso di sperimentarlo , era inevitabile che la rivoluzione in Francia tentasse quell ' avviamento , e già nel '42 Lorenzo di Stein ne aveva fatto la sicura profezia . Anche negli altri paesi d ' Europa , nel corso degli avvenimenti che abbiamo descritti , la democrazia di piglio giacobino e di tendenza sociale o socialistica si era affacciata qua e là , di tempo in tempo , in Italia , in Austria e più ancora in Germania ( dove nell ' aprile del '48 tentò una prima insurrezione nel Baden ) , e con le sue richieste intempestive ed eccessive , coi suoi metodi provocatori e insieme deboli , aveva contribuito a distaccare i paurosi di rovine dai regimi liberali e a riamicarli agli autoritari e aveva offerto a questi opportunità e agevolezze che essi non si lasciarono sfuggire , aiutando così a rimettere in sella i Ferdinandi di Napoli , i Leopoldi di Toscana , i Federichi Guglielmi di Prussia e i Franceschi Giuseppi di Austria , e facendo tollerare in Ispagna la dittatura del Narváez e del Bravo Murillo . Ma , in generale , dove la lotta volgeva sull ' indipendenza e l ' unità nazionale e sulle costituzioni , prevalsero i partiti liberali , variamente temperati e accentuati , e la sconfitta fu dovuta , non alla sollecitudine della conservazione sociale , ma all ' avversa fortuna delle battaglie e alla forza politica e militare , che le monarchie assolute avevano ancora in pugno . In Francia , invece , quella mal riempita vacuità di concetti politici , che non solo conservatori e moderati accusarono ma un Marx mise alla berlina satireggiando la parola " Popolo " che ne era l ' esponente , aveva accanto a sé la passione della popolazione operaia di Parigi , la quale , da anni , era stata infiammata nell ' attesa di una palingenesi sociale , aveva versato il suo sangue nel luglio del '30 e le era parso che la comune vittoria profittasse ad altra classe sociale , e si era provata di poi in più d ' una sommossa e testé , nel febbraio , aveva di nuovo combattuto e vinto , e non intendeva rimanere ancora una volta frodata dei suoi sforzi , delusa nelle sue speranze . E se le teorie comunistiche meritano , nel loro fondamento logico , la taccia di materialismo , materialistici non erano poi quegli operai , sollecitati bensì dall ' umana ricerca di un miglior tenore di vita o addirittura dalla necessità della sussistenza e dalla mancanza di lavoro , ma intimamente mossi da un ideale di giustizia e di felicità , pel quale erano pronti a dar la vita . Questo ideale essi non sapevano allora tradurre in istituzioni vitali e in azioni che vi conducessero , in un fatto o in un serio programma politico ; e molto meno ciò sapevano gli uomini che la rivoluzione aveva portati a capo del governo , e meno di tutti i più rumorosi , i democratici sociali . Ma di tale incapacità e impossibilità non si volle far la confessione , e nelle prime settimane non ce ne fu neppure la necessità , perché anche in Parigi regnò la psicologia del '48 , e l ' entusiasmo avvolse e trascinò tutti : i giovani ( dice un contemporaneo ) erano assorti nel piacere di sentirsi liberi e " ils marchaient d ' un air insouciant , d ' un pas dégagé et léger " : la gioia e la fiducia disposero alla generosità , alle scambievoli condiscendenze , agli accordi e all ' armonia . Fu , dunque , proclamato il diritto al lavoro , gli operai s ' indussero a rinunziare alla bandiera rossa e ad accettare la tricolore , s ' istituì e insediò una commissione di lavoratori , si apersero gli ateliers nationaux , si promisero abolizioni di imposte ; e rapidamente si susseguirono leggi umanitarie , abolizione della pena di morte in materia politica , delle pene corporali , della prigionia per debiti , e il suffragio universale aumentò d ' un tratto gli elettori da dugentocinquantamila a nove milioni . Ma presto anche si cominciò a rendersi conto che ci si moveva in un mondo d ' immaginazione e di sogno , e che a lungo non si poteva durare in quella fantasmagoria . La commissione dei lavoratori disegnava sulla carta una pacifica rivoluzione sociale , che un ministero del lavoro avrebbe eseguita convertendo lo stato in grande industriale , il quale coi prodotti delle sue proprie intraprese avrebbe riscattato le fabbriche padronali , creato colonie agricole cooperative , assicurato il lavoro a tutti , venduto le merci a prezzo di costo col solo aumento del cinque per cento , e così via descrivendo . Gli ateliers nationaux non avevano niente di una seria intrapresa economica e non rispondevano neppure ai concetti di Luigi Blanc , ma si risolvevano in un semplice espediente per occupare provvisoriamente in lavori non richiesti o inutili o poco utili , e perciò con gran dispendio a vuoto , operai disoccupati ; e il numero di quelli che vi accorrevano , e che non si potevano respingere , si moltiplicava da un mese all ' altro . I giornali popolari pareva che si fossero proposti di spaventare la molta gente che ama la propria tranquillità e vede rapine , stupri , incendi e pioggie di sangue in ogni sfogo di grosse parole . Ma negli uomini che governavano mancava la virtù creatrice di forme e di mezzi per attuare l ' attuabile delle richieste democratico ­ sociali e porre una insormontabile barriera contro tutto il resto , ristabilendo l ' ordine e riconducendo le menti alla riflessione , alla ponderazione e all ' assennatezza ; ed essi seguirono gl ' impulsi senza dirigerli o si barcheggiarono prolungando la baraonda delle speranze e degli equivoci , incapaci come si dimostravano di sbrogliare la matassa arruffata e lasciando che una qualsiasi soluzione nascesse dal corso stesso degli eventi . Siffatta soluzione non si fece aspettare , e , poiché Parigi e gli operai parigini non erano tutta la Francia , e l ' andamento preso non piaceva e non dava garanzia di bene alla maggiorparte della popolazione , e i contadini in ispecie mal sopportavano l ' aumento che cadeva sopr ' essi dell ' imposta fondiaria , le elezioni per suffragio universale dell ' Assemblea costituente ( elezioni che gli estremisti parigini , ciò presentendo , avevano cercato di far rinviare ) dettero una camera di prevalenza conservatrice o moderata ; e , poiché una camera di questa sorta non gradiva alle masse operaie e ai loro agitatori , il 15 maggio la folla invase la sala dell ' assemblea e tentò di disperderla con la violenza e proclamare un nuovo governo provvisorio : colpo non riuscito , che portò all ' arresto del Blanqui , del Barbès e degli altri capi comunisti . E si passò ad affrontare il malanno e il pericolo degli ateliers nationaux , dove non c ' era più da lavorare e non si sapeva come pagare ( quantunque la misera paga giornaliera fosse stata dimezzata ) i disoccupati e ozianti . La decretata soppressione degli ateliers nationaux scatenò la battaglia del giugno nelle vie di Parigi contro le masse operaie rivoltate , eroicamente combattuta da queste , con disperato furore da entrambe le parti , e terminata con la sanguinosa sconfitta degli operai , alla quale i consigli di guerra , gli ergastoli e le deportazioni posero il suggello . Ma neppur questo terminò il processo rivoluzionario e fu principio all ' assestamento e assodamento di una Repubblica la quale garantisse quella più larga libertà domandata negli anni innanzi e che , non ottenuta , aveva cagionato la caduta della monarchia orleanista . La paura dei fatti del giugno era stata grande , e più grande si sentiva passato il pericolo , e più forte si levava il grido d ' allarme per la difesa della casa , delle donne , dei figli , della proprietà , della moralità , della religione ; di nuovo si guardavano con occhio non più ostile la chiesa e i preti , ricercandovi un presidio per l ' ordine , risottomettendosi alla loro direzione , mandando i figliuoli alle loro scuole . E quanto più i democratici o " montagnardi " , come si chiamarono , insistevano nelle loro minacciose domande di riforme sociali e nella loro gonfia fraseologia , tanto più i gruppi conservatori e moderati si stringevano tra loro , e reazionari di ogni sorta , clericali e legittimisti , si facevano innanzi , e tanto più , tra quelle parti esasperate , - l ' una delle quali , la difenditrice dell ' ordine sociale , si sentiva ogni giorno più forte ed era risoluta a far uso della sua forza , - scemava la possibilità della mediazione liberale , che si poteva e doveva tentare , ma senza speranza , come dinanzi allo scoppiare di una malattia che si cerca bensì di arrestare ma si sa che a ogni modo farà intero il suo corso . Terminati i lavori dell ' Assemblea costituente e indetta l ' elezione del presidente della Repubblica per suffragio diretto e universale , la riuscita , con enorme maggioranza di voti , di Luigi Napoleone contro il repubblicano Cavaignac indicava già il trapassare del processo rivoluzionario nell ' opposto e reazionario . In questi anni , la Francia , senza pace all ' interno , ridotta a una sorta d ' impotenza verso l ' estero , non trovò credito alcuno , né presso i popoli né presso i governi , durante le rivoluzioni del continente , e non vi operò in niun modo ; e all ' unica sua non gloriosa impresa , la spedizione contro Roma repubblicana , fu astretta dalla inesorabile necessità di non lasciare che l ' Austria da sola intervenisse in Italia , e , insieme , dalla sua interna debolezza : tanto che , per non iscontentare i clericali del suo popolo , dové lasciare che il papa , da lei ricondotto in Roma , respingesse ogni suggerimento di riforme e ritornasse ai suoi pessimi modi di governo , peggiorandoli ancora , quasi a sfida e scherno dei democratici francesi . I quali , per quella spedizione ordinata dal principe presidente e dal ministero contro il voto dell ' assemblea , si rivoltarono chiamando a insorgere il popolo , che non insorse ; e questa fu la disfatta del loro partito , privato dei suoi capi , che scamparono con la fuga . Ma la maggioranza conservatrice dell ' assemblea , quantunque votasse una serie di restrizioni circa le associazioni e i giornali e per lo stato d ' assedio , e riaprisse le porte della scuola al clero con la legge Falloux , e nel fatto avesse abbandonato la regola parlamentare accrescendo sempre più il potere che il principe presidente si arrogava come eletto del popolo di Francia , lasciava tuttavia superstite , con l ' assemblea , la regola costituzionale ; e quest ' ultima libertà non poteva durare , perché , non tollerata dal principe presidente , scaduta nella pubblica stima , fastidita dal pubblico sentimento , non sarebbe stata difesa , in caso di pericolo , dalla pubblica volontà . Il colpo di stato del 2 dicembre '51 , preveduto , aspettato , temuto anche , ma non però contrastato , non fu l ' insidia di un tiranno che con la violenza s ' impadronisca di un popolo che rilutta , ma piuttosto un intervento chirurgico che mise alla luce quel che la Francia aveva formato e nutrito nel suo grembo in quei quattro anni di democrazia e di antidemocrazia : l ' Impero autoritario , con quel complesso di leggi e di metodi e di costumi che sono i medesimi di tutti i regimi autoritari , quali che ne siano l ' origine e l ' occasione , e che si riducono alla semplice operazione di legare le mani e tappare le bocche per imporre la propria unilaterale volontà . Parimente i medesimi che seguono sempre alle cessazioni dei liberi regimi ( e che non giova particolareggiare , perché già Tacito , una volta per tutte , ha analizzato e descritto in classica prosa il ruere in servitium ) furono gli effetti che si videro allora in Francia : acclamazioni , adulazioni , servitù volontarie , spergiuri , rapide conversioni di accesi democratici , che sarebbero state comiche se non fossero state umilianti , restrizioni mentali , accomodamenti , e timori e terrori e abbandoni di amici e viltà di denunzie , insensibilità per la violata giustizia e pei quotidiani soprusi , infingimenti di non vedere e non sapere quel che ben si vedeva e sapeva per acchetare così i rimproveri della coscienza , ignoranza circa l ' andamento dei pubblici affari con congiunto e incessante bisbigliare di scandali , supino plauso di ogni detto o asserzione che venisse dall ' alto e insieme incredulità per ogni notizia di carattere ufficiale ; e , in mezzo a questo generale tremore , audacie degli audaci nel dare l ' assalto alla fortuna , e prontezze a cogliere privati vantaggi o a soddisfare odii privati con sembianze di politico zelo , senza che alcuno osasse opporsi o protestare ; tutte quelle cose , insomma , che , praticate talvolta anche da uomini ai quali la società non rifiuta la sua stima , fecero esclamare al romanziere che dipinse quei tempi : " Che canaglia , la gente onesta ! " . Non che quella gente poi non fosse , nella gran maggioranza e in altri rapporti , onesta e fornita di virtù ; ma l ' umanità , nella sua condizione media , è così fatta che non bisogna porla a troppo difficile prova e chiederle troppo duri sacrifici , come sarebbe la rinunzia al quieto vivere e alla cura delle cose proprie e della propria famiglia ; né bisogna metterla al punto di far cattive figure , e , anzi , bisogna aiutarla a non farne . Ricominciarono altresì i sofismi degli addottrinati sull ' " enchaînement nécessaire des choses humaines " , sul loro " développement inévitable dans un certain ordre " , in un ordine che è saggezza riconoscere , e sottomettervisi . E , per contrario , terribili fremevano e prorompevano l ' odio e il furore di coloro che non vollero piegarsi , e dei molti che preferirono di esulare , dai quali provenivano libelli feroci come Napoléon le petit e gli Châtiments di Victor Hugo . Il dolore e la tristezza , invece , discesero sugli spiriti più nobili e più meditativi , usi a guardare alle cose piuttosto che alle persone , e a cercare la spiegazione degli avvenimenti nei processi delle idee e dei sentimenti piuttosto che nella colpevolezza individuale ; i quali , tuttavia , non potevano rassegnarsi alla perdita della libertà , e provavano per questa perdita un ' intima e angosciosa mortificazione di sé stessi e della propria patria , che , se anche avessero voluto , non avrebbero potuto distaccare da sé stessi . Ancor oggi ci commuovono le pagine che allora scrissero il Tocqueville , il Quinet , il Prévost ­ Paradol e gli altri della loro tempra . Ma la libertà è cosa divina , e gli dèi la ritolgono talvolta agli uomini eterni fanciulli e , rigidi alle loro suppliche , non la restituiscono se non se ne siano rifatti degni . Pure , se la reazione , succeduta alle rivoluzioni del '48 , delle vecchie monarchie assolutistiche non ebbe carattere profondo , nemmeno l ' aveva questa del Secondo impero , operata da un nipote dell ' avventuriere còrso e avventuriere esso stesso . Quei monarchi e gli altri campioni dell ' assolutismo fecero liete accoglienze e feste al nuovo venuto che si poneva al loro fianco ; e innanzi a tutti il papa , Pio IX , il quale , avuta notizia del colpo di stato , disse che " il cielo aveva pagato il debito della Chiesa verso la Francia " , e primo mandò le sue felicitazioni , e lasciò che i suoi vescovi chiamassero Luigi Napoleone " l ' inviato dell ' Altissimo " , e sarebbe andato a coronarlo a Parigi ( come poi tenne a battesimo il principe ereditario ) , se fosse intervenuto accordo sul prezzo , che era l ' abolizione del matrimonio civile e degli articoli organici aggiunti al concordato napoleonico . Ma né Luigi Napoleone formava veramente parte dell ' associazione assolutistica dei vecchi monarchi , sinceramente compreso com ' era del significato dei sette milioni di voti che lo avevano innalzato al trono imperiale , sinceramente sollecito delle classi popolari , vagheggiante , come fu detto , una " democrazia senza libertà " ; né nutriva l ' illusione di avere , con la costituzione imperiale , aperto nuove vie alla società umana e alla storia . Insofferente delle assemblee , egli non possedeva idee ben chiare sulla forma statale che avrebbe sostituito con vantaggio i servigi che queste rendono . Diceva di " aver chiuso l ' età delle rivoluzioni col soddisfare i bisogni legittimi del popolo " , e di aver mirato a " creare istituzioni che gli sopravvivessero " ; ma non era pago e tranquillo dell ' ordinamento dato allo stato , e altra volta gli veniva detto che " la libertà non ha potuto mai fondare un edificio politico durevole , ma lo corona quando il tempo lo ha consolidato " . Annunziava con solenne promessa che " l ' Impero era la pace " ; ma questo proposito , che è dei monarchi conservatori non poteva esser quello di un nipote di Napoleone , erede del titolo imperiale e delle vendette contro i trattati del '15 , e la guerra , che il suo nome portava con sé , significava di necessità mutamento di situazioni politiche , e con ciò riapertura di rivoluzioni . Buono d ' animo e mite , aveva compiuto il colpo di stato senza gioia , come ubbidendo al fato che credeva suo proprio e che gli aveva assegnato quella parte ; e , sebbene non gli fosse possibile di cancellare l ' irragionevole e insieme ragionevole condanna morale che colpisce coloro che per compiere siffatte operazioni storiche violano la legalità e rompono i propri giuramenti , si mostrava sensibile a quel che di lui giudicavano gli uomini probi e procurava di meritarne l ' approvazione , ed era da prevedere che , passata la prima prova e i primi anni del suo governo autoritario , avrebbe necessariamente inclinato a libertà . E liberali o inclini a libertà c ' erano tra quelli che gli stavano attorno , tra gli stessi esecutori del Due dicembre , nella sua stessa casa imperiale , come il principe Napoleone . Cosicché non solo lo stato da lui riformato non poteva considerarsi creazione originale e non comprendeva , superandolo , lo stato liberale , ma portava in ogni sua parte l ' impronta del provvisorio e transitorio . A renderlo vieppiù tale lavoravano con la parola e col silenzio coloro che avevano mantenuto fede alla causa per allora sconfitta , e i molti altri che a poco a poco toccavano con mano i danni dell ' autoritarismo e giudicavano in modo più equo gl ' inconvenienti degli ordini liberali e restituivano a questi il loro affetto e vi rivolgevano di nuovo il desiderio , togliendoli così dallo scredito e dal dileggio che li avevano colpiti , e rinfrescandoli e ringiovanendoli nelle loro anime . Né è vero che la prosperità grande d ' industrie e commerci e affari e speculazioni che la Francia allora godé e che , se non fu proprio opera dell ' Impero , venne da esso accompagnata e promossa anche con mezzi liberistici e trattati di commercio , avesse l ' effetto di addormentare i bisogni politici e d ' impedire la ripresa dei correlativi sforzi , sia perché tale non è , in generale , l ' effetto della prosperità sugli uomini , sia perché il fatto mostrò che alla prosperità tenne dietro quella ripresa politica . Gli operai , ai quali l ' imperatore aveva rivolto i suoi pensieri , provvedendo ad asili per i bisognosi di riposo e di cure , stabilendo fondi per gl ' invalidi e pensioni per la vecchiaia , tentando la costruzione di case operaie , e simili , ma ai quali rifiutava il diritto di associazione e la vita politica , non gli furono grati per quei provvedimenti a loro beneficio , assai più cocendo quel rifiuto ; e , se nei primi anni avevano sentito una cattiva gioia per l ' oppressione dei repubblicani che li avevano vinti nelle giornate di giugno , ora venivano dimenticando questo sentimento e risospirando anch ' essi la libertà . In verità , al moto di questa si legano le sorti di quel complesso di esigenze molteplici e sempre in cangiamento e sviluppo che si chiama la " questione sociale " ; e come le sorti della libertà non andarono affatto sommerse e per sempre perdute nelle reazioni di dopo il '48 , così neppure le speranze dei riformatori e novatori sociali . Il Marx scrisse , circa quel tempo , che alla Commissione parigina dei lavoratori , detta del Lussemburgo dal luogo dove era posta la sua sede , " restava il merito di avere svelato dall ' alto di una tribuna che il segreto delle rivoluzioni europee del secolo decimonono è l ' emancipazione del proletariato " . Ma , lasciando stare cotesta esagerazione che immeschiniva e materializzava la storia di un secolo e delle sue rivoluzioni , le quali abbracciano sempre integralmente i molteplici problemi della cultura e della civiltà e tutti gli aspetti dello spirito umano , non era necessaria , in verità , quella aneddotica adunanza per rivelare un pensiero che stava nelle menti di tutti i politici e gli scrittori di cose politiche ; e , senza citare anche qui , fra i tanti , il più profondo di tutti , il Tocqueville , e senza riferire quel che scrisse il Gervinus , e quel che significavano i Principii di economia politica dello Stuart Mill , pubblicati proprio nel '48 , e piacendoci di restringerci soltanto a qualche nome italiano , basterà ricordare che il Gioberti , nel Rinnovamento , assommava in tre punti i " bisogni principali dell ' età nostra " , cioè " nel predominio del pensiero , nell ' autonomia delle nazioni e nel riscatto delle plebi , ché è guanto dire del maggior numero " ; e che Camillo di Cavour pensava che il problema delle relazioni tra capitale e lavoro e delle condizioni delle classi lavoratrici si andasse maturando , e nel '58 confessava che , se non avesse avuto tra le mani il problema nazionale d ' Italia , si sarebbe volto a quello , riconoscendo così da sua parte lo stretto legame di successione che era tra i due ordini di esigenze . Il Marx sapeva bene che le insurrezioni , come quella del giugno , non precedute da alcuna preparazione sociale né da maturazione d ' istituti economici , non porgevano il mezzo d ' instaurare il comunismo , e aveva già riso degli utopisti ingenui e respinto le teorie dei sansimonisti ( i quali ultimi , con l ' Enfantin , si davano , come si è già detto , al Secondo impero , dichiarando che " l ' autorità sola era capace di attuare la felicità sociale e individuale " ) ; e gli eventi del '48 lo confermarono nei suoi convincimenti . Gli articoli e opuscoli , che allora egli compose sulla storia di quelle rivoluzioni e reazioni , chiaroveggenti come sono pur nell ' angustia del loro angolo visuale e nella loro totale mancanza di simpatia storica e umana , non risparmiavano , nella satira universale , i proletari e i loro conduttori . Quella mancanza di simpatia , quel " maggior elemento d ' ira che non d ' amore nel cuore " , che notava in lui il Mazzini insieme con la " tempra dominatrice " ; quel difetto di bontà ; e il sarcasmo contro i suoi stessi seguaci , e l ' unica ammirazione da lui sentita che era per gli " aristocratici " , suoi rivali e suoi modelli , secondo le impressioni che del Marx riportava il democratico Techow , gl ' impedirono di avvicinarsi non solo alla democrazia da lui schernita , ma a ogni forma liberale . La sua materialistica e deterministica metafisica , che gli suggeriva la grossolana interpretazione delle rivoluzioni del '48 come effetto della crisi commerciale dell ' anno innanzi , e l ' altra , semplicistica , del Secondo impero come una " reazione della campagna contro la città " , lo menò a giudicare che un ' altra rivoluzione avrebbe richiesto a sua necessaria condizione una nuova crisi generale del commercio e dell ' industria , e a prevedere prossima questa crisi ( e invece non accadde , e le crisi presero forma diversa e minore estensione , onde poi la sua palinodia ) ; e , per intanto , concludeva che non c ' era niente da fare in una società di prosperante economia , e che , aspettando la crisi , i comunisti dovessero tenersi rigidi e intransigenti a fianco dei democratici e liberali , aiutandoli bensì a conquistare il potere ma con la tacita intesa che , subito dopo , li avrebbero assaltati e buttati giù e distrutti , come essi avevano fatto dei comuni avversari . Idea alquanto complicata e alquanto letteraria , come parve ai superstiti democratici ­ sociali tedeschi , quale il Willich , che si era battuto nell ' insurrezione badese e viveva anch ' esso in esilio : e questo dissenso produsse la scissione nella Lega dei comunisti , la separazione degli uomini dell ' azione dal Marx e dal suo fido Engels e dai loro seguaci . Il Marx si dette all ' elaborazione dottrinale della economia e storiografia abbozzate nel Manifesto dei comunisti , e iniziò quella serie di lavori che , attraverso la Critica dell ' economia politica , lo condussero al Capitale . Praticamente , prevalse in lui per allora il determinismo o fatalismo naturalistico ; e l ' altra alternativa del suo materialismo storico , la formazione di un partito politico socialistico comunistico che partecipasse alle lotte parlamentari e si facesse capace di assumere il governo , doveva attuarsi più tardi e tra diverse condizioni e mercé l ' opera di altri uomini . VII LA RIPRESA RIVOLUZIONARIA E IL GENERALE ASSETTO LIBERALE ­ NAZIONALE EUROPEO ( 1851­1870 ) C ' era in Europa , come s ' è visto , un piccolo stato , il Piemonte , nel quale il movimento liberale e nazionale non aveva sofferto interruzione e anzi , in mezzo all ' uragano reazionario , parve come detergersi e purificarsi , farsi più chiaro nei concetti , più sicuro del cammino da percorrere . Altrove , il liberalismo si nascondeva nelle catacombe ; e nei paesi liberi , espandendosi all ' aperto e senza ostacoli , era scevro dello stimolo pungente di guerra e rivoluzione da preparare e provocare e affrontare . Ma il Piemonte , indipendente e liberale , viveva insieme la vita dell ' Italia , asservita ed oppressa , della quale , prima assai che tale parola risonasse nel linguaggio ufficiale , aveva accolto il " grido di Dolore " ; e perciò , valendosi di quanto possedeva e manteneva e accresceva come di mezzo per più alto fine , era il solo paese d ' Europa fattivamente rivoluzionario . Questa possibilità d ' azione esso doveva certamente , per una parte , alla situazione geografica , che come gli aveva permesso di conservarsi e crescere tra le guerre della Francia e dell ' Impero , così ora aveva concorso a proteggerlo dallo schiacciamento o dal vassallaggio verso l ' Austria trionfatrice . Ma come nelle ambagi della sua storia secolare lo aveva sorretto virtù di principi e di popolo , così alla sua condizione presente , all ' onore di avanguardia dell ' italianità , lo guidò la saggezza dei suoi uomini di stato , i quali lo assisterono e diressero nella sua nuova vita di libertà in modo da acquistargli fama e stima di moderato fra tutti gli altri paesi in rivoluzione , fino , si può dire , dal suo primo ministero costituzionale del '48 , presieduto dal Balbo , in cui stettero insieme i radicaleggianti coi conservatori e coi temperati , i Pareto coi Thaon de Revel e con gli Sclopis . Moderato fu il ministero venuto al governo nel '49 , quello del D ' Azeglio , che , consapevole del fuoco rivoluzionario che il Piemonte chiudeva in sé e che bisognava non lasciar disperdere e anzi alimentare , seppe comportarsi con fermezza verso gli impazienti e spericolati , o democratici che si dicessero ; fece rivolgere dal re al suo popolo il severo proclama di Moncalieri , non si peritò di ricordare agli elettori che talvolta la civiltà si salva per mezzo della forza militare e delle corti di giustizia , e ottenne una camera di maggioranza conservatrice e moderata , che approvo il trattato di pace con l ' Austria . Con questa camera si intraprese una coraggiosa opera di riforme , segnatamente in materia ecclesiastica , dove fu tolto via quanto restava di privilegi del clero e di soggezione dello stato alla chiesa , con l ' effetto d ' inimicarsi bensì la curia romana , ma di entrare risolutamente nella meditata attuazione della libera chiesa nello stato libero . L ' opera innovatrice , che portò in pochi anni il vecchio Piemonte al grado di paese affatto moderno e seriamente civile , e pertanto capace di maggiori destini , continuò ampliandosi e investendo ogni parte dell ' amministrazione col salire al governo del Cavour , l ' uomo di genio che l ' Italia aveva espresso dal suo seno , e che , dopo lunga preparazione di studi politici e di vita pratica , e dopo aver partecipato alle vicende del '48­49 come pubblicista e giornalista , sentì giunta l ' ora sua e si avanzò ad assumere il posto di comando , non , a dir vero , " pensif et pâlissant " , come il chiamato da Dio conduttore di popoli del quale parla il poeta , ma alacre e gaio come chi sa quel che gli tocca fare e sa di saperlo fare , cacciandosi tutto dentro al lavoro e alle battaglie . Egli amava veramente , dal profondo dell ' anima sua , la libertà , quanto aveva sempre odiato il potere assoluto , e l ' amava non in un sogno idilliaco , ma con la limpida consapevolezza che la libertà incontra e incontrerà sempre difficoltà e pericoli , e vuole sempre la lotta , ma la lotta " in cui si è pigliati di fronte " e in cui " un uomo di potente ingegno non teme il combattimento " , diversamente da quel che accade nei governi assoluti in cui un ministro deve di continuo difendersi dalle piccole cabale alle sue spalle , cosa non solo penosa ma intollerabile a un uomo d ' onore . Fondamentale fu la formazione , alla quale egli attese allora , di un ' ordinata attività parlamentare , con partiti che rappresentassero bisogni e raccogliessero forze , e potessero all ' occorrenza raggrupparsi per certi fini comuni , come egli fece stringendo col Rattazzi e con la sinistra il cosiddetto " connubio " . I dibattiti della camera e del senato subalpini , l ' opera legislativa e politica che qui si adempieva , i discorsi del Cavour , le combinazioni parlamentari , le risoluzioni delle crisi porsero esempi di corretta e feconda vita costituzionale , e servirono di modello e scuola alla restante Italia ; verso la quale il Piemonte , nel decennio tra il '50 e il '60 , esercitò un ufficio analogo a quello che abbiamo veduto che fu della Francia nel quindicennio della restaurazione con la sua " carta " , le sue lotte costituzionali , i suoi parlamentari e dottrinari , verso la restante Europa continentale . La monarchia dei Savoia , della più antica stirpe sovrana che rimanesse in Europa , che aveva accettato i moderni ideali della libertà e della nazionalità ; l ' esercito regio , ammirevole per costante fedeltà , disciplina e bravura , fatto nazionale dalla guerra nazionale di recente sostenuta ; la tradizione medioevale e quella dell ' età delle monarchie assolute , che apportavano le loro forze antiche e provate alla nuova Italia e vi ripigliavano come un vigore giovanile ; parevano affermare nel fatto quella continuità storica , della quale il pensiero del secolo aveva scoperto l ' alto significato , e la saggezza politica conosceva la seria forza benefica , e sulla quale la poesia e la letteratura avevano intessuto tante delle più gradite immaginazioni dei loro drammi e romanzi storici . La terra del Piemonte , aleggiata dagli epici ricordi del passato feudale e regio negli sparsi suoi castelli e nelle sue città ; la capitale , Torino , col carattere spiccato di ordine e regolarità che le impressero i suoi duchi e re , ora animata dalla vivace operosità dei ministeri , del parlamento , dei giornali , mettevano innanzi agli occhi il confluire del passato nel presente , l ' armonia del passato col presente . E nel Piemonte , che da municipale assorgeva a rappresentare l ' intera nazione , l ' Italia stava non soltanto idealmente , ma anche coi molti suoi figli che si erano qui raccolti , in un esilio che non era l ' esilio amaro perché non più vissuto in terra straniera ma in terra italiana , piena di promesse ; e vi abbondavano , oltre i profughi lombardi , i meridionali , taluni di essi ufficiali che avevano diretto la difesa di Venezia , i più uomini di cultura , economisti , letterati , filosofi , critici , storici , avversi ai Borboni e da costoro perseguitati , arditi ingegni che assai conferivano a irrobustire gli studi e la cultura italiana . Si rinnovava , dopo il '48 , a Torino , quel che sulla fine del settecento e i primi dell ' ottocento accadde in Milano , nella Repubblica cisalpina , coi profughi del mezzogiorno , quando in quell ' accomunarsi di uomini delle varie parti d ' Italia balenò la coscienza politica nazionale . Tra quegli italiani , l ' idea neoguelfa di pochi anni prima era affatto dimenticata e pareva appartenere a un remoto passato ; l ' idea repubblicana non attecchiva più ; e neppure si provava , come prima del '48 , gran bisogno di formare disegni pel futuro assetto dell ' Italia , perché veramente , in certi casi , il " movimento è tutto e il fine non importa " , cioè nel movimento stesso è il fine , che prenderà a suo tempo le vie pratiche che potrà e sulle quali non giova almanaccare . Tanto il fine era nel movimento stesso che , quando si affacciò il disegno , che si credeva potesse trovare appoggio in Luigi Napoleone e al quale il Cavour medesimo non si manifestava avverso , di una liberazione di Napoli dai Borboni , sostituiti da un re Murat , dagli esuli stessi meridionali uscì una voce di rimbrotto ad ammonire che la via della salvezza e dell ' onore era una sola , di procedere stretti al Piemonte e alla sua politica . E alla politica piemontese faceva adesione , circa lo stesso tempo , il repubblicano e già dittatore di Venezia Manin ; e il difensore di Roma repubblicana nel '49 , Giuseppe Garibaldi , tornato in Italia nel '54 , vedeva e dichiarava che l ' unità d ' Italia non era da raggiungere se non per quella via . Così chi ha l ' occhio allo svolgimento della vita morale non può non scorgere nell ' opera del Piemonte dopo il '48 la continuazione e insieme la ripresa dell ' azione rivoluzionaria in Europa . Né questa affermazione è inconciliabile con l ' altra che , guardando invece all ' equilibrio e squilibrio delle grandi forze politiche e agli effetti che ne nascono , pone l ' origine di quella ripresa nella guerra di Crimea , che sconvolse i rapporti esistenti , indebolendo la compagine conservatrice e di contraccolpo rialzando le speranze dei novatori e fornendo a essi opportunità prima non sospettate . La guerra di Crimea fu , infatti , un avvenimento politico , mosso dall ' interesse inglese d ' impedire alla Russia di stendere il suo dominio o il suo protettorato su Costantinopoli e sulla penisola balcanica , e di penetrare coi suoi legni di guerra nel Mediterraneo , con danno dei commerci e con pericolo della potenza dell ' Inghilterra sui mari ; e , correlativamente , dall ' interesse di Luigi Napoleone di rompere il concerto che nel 1814 si era formato contro la Francia e di ridare a questa un posto nella politica europea , guadagnando per sé e per la sua casa un prestigio che gli mancava . L ' idealismo morale si trovava , se mai , nel campo opposto : presso lo czar Nicola , il quale , religiosissimo , come si è detto , e zelante difensore della fede , tenendo obbrobrio della cristianità quanto di dominio turco restava in Europa , nella sincera persuasione della giustizia e santità della sua missione e della sua impresa , partì per una sorta di crociata , e fu còlto da altrettanto sincera indignazione al vedersi levar contro le potenze occidentali , alleate col nemico della cristianità , e fu ferito nel suo sentimento cavalleresco quando l ' Austria ( che pur non aveva la scelta di una diversa politica ) non solo non gli porse aiuto ma l ' osteggiò e gli rivolse intimazioni minacciose : l ' Austria alla quale egli aveva , per fedeltà alla causa monarchica e per mantenere una promessa data molti anni prima , recato così valido soccorso nel '49 contro gli ungheresi . Tanto egli era a suo modo idealista morale che , andando male le cose della guerra , disperato della vittoria , attristato per quelle che a lui parevano diserzioni e tradimenti , morì o troncò da sé tragicamente la sua vita . L ' Inghilterra conseguì i suoi fini ; Luigi Napoleone ottenne quello splendore e quella autorità ai quali ambiva ; e assai più di quanto esso guadagnò di prestigio , perse la Russia , che era reputata invincibile , che beneficiava ancora della gloria acquistata nelle campagne del 1812­14 e che , per oltre un quarantennio , aveva pesato su tutta l ' Europa ; e si scompose il blocco delle tre potenze conservatrici , perché venne allora in piena evidenza l ' insanabile divergenza d ' interessi balcanici tra l ' impero russo e l ' austriaco , invelenita dal rancore e trapassante in odio , che dominò la loro storia nel sessantennio seguente . I Windischgrätz e i Radetzky potevano piangere su questa infranta fratellanza d ' armi reazionarie ; ma la cosa era irreparabile . La Turchia , che lo czar Nicola aveva per primo definita " l ' uomo malato " , mostrò vitalità sufficiente da meritare l ' appoggio e l ' alleanza delle potenze civili , e i Cobden e i Bright si affannarono invano a rammentare quel che ben si sapeva circa la sua barbarie , ma che si voleva non sapere e dimenticare ; nel che si riuscì , come già vi s ' era riuscito più volte in secoli nei quali era più vivo nelle coscienze il contrasto tra cristianesimo e islamismo . Vollero dimenticare e dimenticarono , né potevano altrimenti , anche i progressisti e i democratici , che dettero a quella guerra l ' interpretazione di una crociata , ma in senso opposto alla crociata dello czar , di una crociata per la libertà e per l ' indipendenza dei popoli : cioè presentarono come suo fine quello che era un probabile ulteriore evento , e con ciò v ' inserirono un loro fine e pertanto la favorirono ; onde la circolare del Mazzini , unito col Ledru ­ Rollin e col Kossuth , ai repubblicani del mondo affinché operassero in questo senso , e altre manifestazioni consimili , perfino da parte del comunista Barbès , che stava ancora in carcere . Il Palmerston , tornato al governo , accorto a giovare agli interessi del suo paese , ma tra questi interessi includente altresì la comunicazione agli altri popoli delle istituzioni che erano vanto dell ' Inghilterra , instancabile , audace , contribuiva a rinsaldare quella interpretazione , a infiammare quelle speranze . Ora , per ripigliare il nostro filo , dove mai si mostra ancora una volta l ' opera autonoma , ininterrotta , tenace e dirigente della coscienza morale , se non proprio nel Piemonte ? il quale , fra gli altri popoli e stati d ' Europa , fu il primo e il più pronto a giovarsi , per la causa nazionale , della nuova condizione prodotta dalla guerra di Crimea . Il Piemonte , ossia il regno di Sardegna , si era , nel '55 , per il sicuro intuito e la risolutezza del Cavour , congiunto in alleanza con l ' Inghilterra e la Francia " contro il colosso del Nord , il peggior nemico della civiltà " , diceva al parlamento subalpino l ' autore del trattato , soggiungendo che questa partecipazione alle battaglie nell ' Oriente avrebbe servito alle future sorti d ' Italia assai meglio delle declamazioni e degli scritti ; e , in effetto , il corpo di spedizione sardo si acquistò gloria alla Cernaia . E sebbene le speranze di un ulteriore corso della guerra e di un rimaneggiamento dello stato austriaco con l ' acquisizione di principati danubiani e la correlativa cessione della Lombardia non si fossero adempiute perché il mondo degli affari premé , dopo la caduta di Sebastopoli , per i negoziati di pace , il Cavour , nel congresso di Parigi , riuscì a portare , se non alla discussione e alla deliberazione , allo scambio d ' idee e alle dichiarazioni , tutto quanto riguardava l ' Italia : il dominio dello straniero nel Lombardo ­ Veneto e le guarnigioni che manteneva nelle terre pontificie , quel che fosse il governo borbonico in Napoli e il papale in Roma , che lord Clarendon qualificò " una vergogna per l ' Europa " , e , insomma , l ' ineluttabilità e l ' urgenza del problema italiano in rapporto all ' assetto pacifico europeo ; e , tra le proteste del ministro austriaco contro siffatta ingerenza nelle cose di stati indipendenti e le riserve di quello prussiano e russo , che opposero di non avere istruzioni in proposito , ottenne l ' effetto che le sue dichiarazioni fossero inserite nel protocollo . Alcuni mesi dopo , la Francia e l ' Inghilterra facevano rimostranze a Napoli al re Ferdinando II per il metodo del suo governo , e ne seguiva la rottura delle relazioni diplomatiche . L ' Austria che aveva sentito la punta del colpo , mandò ai suoi rappresentanti diplomatici presso le corti di Roma , Napoli , Firenze , Modena , il 18 marzo del '56 , una circolare , che fu resa pubblica , contestando con energia " la missione della corte sarda d ' innalzare la voce in nome dell ' Italia " e riaffermando il proprio diritto di " intervenire con le armi quando da uno dei governi italiani era chiamata in aiuto contro disturbatori della tranquillità " . Ma non si trattava già di una questione di asserito diritto , proveniente da vecchi trattati e da vecchi congressi internazionali , sibbene di forza morale e di fatto ; e il fatto era che il seme gettato con la guerra del '48 e con Novara era cresciuto in albero robusto , e che il Piemonte oramai rappresentava l ' Italia , parlava in suo nome e si accingeva a spezzare il predominio e il dominio austriaco nella penisola . A questo intento il Cavour non solo si era posto sul terreno adatto , ma aveva trovato anche l ' uomo che gli bisognava in Europa , Luigi Napoleone , il quale , nella sua anima divisa , ondeggiante e spesso nebbiosa , un punto aveva chiaro e fermo , il pensiero di sconvolgere i trattati del '15 , e , poiché quei trattati avevano conculcato il principio di nazionalità , motivo o conseguenza che ciò fosse della sua avversione , la difesa da assumere di quel principio , modificando secondo esso l ' assetto dell ' Europa , e l ' unita ambizione , non discorde da quel che in lui era d ' idealista umanitario e di sognatore , di " fare la guerra per un ' idea " . La guerra di Crimea gli era valsa a fiaccare il principale sostegno dello status quo ; ma egli aveva vagheggiato , durante quella guerra , di procurare l ' indipendenza a italiani e polacchi e ungheresi , e perfino a finlandesi e a circassi ; e quando l ' Inghilterra voleva continuarla ed egli era tirato alla pace dal mondo finanziario , metteva innanzi per la possibile prosecuzione l ' adottamento di quei fini ; e nel congresso di Parigi avrebbe voluto proporre e trattare lo stesso problema , senonché il Clarendon gli fece osservare che ciò non era possibile senza un ' intesa preliminare fra tre o quattro potenze . Il che non tolse che Parigi allora diventasse , come fu detto , un " immenso focolare di cospirazioni " per le guerre e rivoluzioni che si avevano di mira ; e il Cavour trasse frutto non solo dalla parte recitata nel Congresso , ma dalle conoscenze e amicizie e relazioni d ' ogni sorta che si procacciò in Parigi e tra coloro che attorniavano Luigi Napoleone . E questi gli aveva già domandato , nell ' inverno del '55 , che cosa potesse fare per il Piemonte e per l ' Italia , per l ' Italia nelle cui congiure e cospirazioni si era trovato involto nella sua gioventù agitata e avventurosa , e verso la quale aveva preso un impegno che , qualche anno dopo , Felice Orsini doveva a suo modo rammentargli . Con l ' accostamento a Luigi Napoleone , si fece più profondo e non più colmabile il distacco tra la politica del conte di Cavour e quella che raccomandava e cercava di attuare il Mazzini . Il quale , dopo avere avuto parte preminente nella breve repubblica romana , dando in quell ' incontro prove di pratico senno , tornato all ' estero e alla sua propaganda di parole e di atti , cominciava ad apparire un uomo del passato , non meno pel suo sistema mentale che pei suoi programmi e metodi politici . L ' Italia del 1850 non era più quella del 1831; e l ' " iniziativa nazionale " , che convenne svegliare e formare allora , era diventata nel '48 un fatto , che viveva e operava nelle coscienze ; la " guerra di popolo " , che neppure allora si era attuata , trovava ora la sua vera forma in uno stato che rappresentava una nazione , in un esercito che si sarebbe ampliato a esercito di questa nazione ; le cospirazioni , le sommosse , le tentate insurrezioni , se valevano a comprovare che gl ' Italiani non si erano rassegnati e ad allungare il già lungo martirologio nazionale , sacrificavano vite preziose e destavano la paura , che giova non destare , nei governi e negli amatori dell ' ordine , i quali temono la violenza e la cecità dei disordini . Il suo " comitato centrale democratico europeo " , e gli appelli che rivolgeva , firmati da lui e da profughi francesi , tedeschi e polacchi , simili a quello del luglio '50 , ai " popoli d ' Europa " come a " individui dell ' umanità " , esortandoli ad eleggere parlamenti nazionali , dai quali poi doveva uscire il " congresso rappresentativo delle libere nazioni " , rimanevano , com ' è naturale , senza effetti , e anche senza echi , e si attiravano le beffe del Marx , che , come il Mazzini , dimorava da profugo in Londra . Non che quel congresso dell ' avvenire non fosse un desiderio nobile e altresì un pensiero serio ; ma apparteneva a un altro aspetto del Mazzini , a quello di precursore , e il precursore è di necessità personaggio anacronistico , inefficace nella politica del presente . Verrebbe tempo in cui quel pensiero rispunterebbe e getterebbe forti radici ; ma per allora perfino Riccardo Cobden , di provata forza nel convincere e persuadere , era schernito come utopista e trovava fautori sola nei quaccheri e nei dissenters , e nel miglior caso doveva contentarsi di lodi per le buone intenzioni , quando prese a far la propaganda per il disarmo , e il Clarendon che era uomo di stato , vide cadere nel vuoto la sua proposta al Congresso di Parigi per l ' istituto della mediazione da tentare dagli stati contendenti prima di ricorrere alle armi . Il Cavour , che per temperamento e per educazione non era stato mai mazziniano , e , incredulo nelle virtù delle dittature , altrettanta incredulità nutriva per quelle taumaturgiche delle moltitudini in politica , aborriva nel Mazzini il dittatore e il demagogo insieme . Egli era , per contrario , fermamente convinto che l ' impresa italiana dovesse attuarsi con guerra regolare tra eserciti ed eserciti , tra governi e governi , e che " se c ' entrava da capo la rivoluzione , si sarebbe corso rischio di far naufragio come l ' altra volta " . Da un ' impresa a questo modo concepita il Mazzini si argomentava di distornare gli animi , e anche le arrecava impacci e danni nei modi che si son detti di sopra . Vero è che , nei momenti dell ' azione , il Mazzini soleva consigliare ai suoi la cooperazione ; ma con la riserva , non solo mentale sì anche dichiarata , che poi si sarebbero tirate le somme , contro le monarchie e per la repubblica : il che toglieva sincerità e vigore a quella sua cooperazione . E persisteva nella sua ostinatezza da sistematico , che vietava le alleanze con gli stati stranieri ; sicché avrebbe consentito bensì a re Vittorio Emanuele II di far la guerra , ma col patto che la facesse con sole forze italiane . Si può immaginare quali strida di orrore , da profeta maledicente e da veggente apocalittico , mettesse quando lo straniero alleato fu proprio " l ' uomo del Due dicembre " ; e già nel '55 , all ' annunzio della partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea , aveva accusato il Cavour di volersi fare " alleato dell ' Austria e del dispotismo franco ­ imperiale " . Il Cavour non poteva essere del suo avviso circa la preconcetta astensione dalle alleanze , e , quanto alle qualità di queste , rispondeva : " Sono rassegnato : ci sono in Europa tre potenze interessate a disfare lo status quo , Francia , Russia e Prussia , e due interessate a conservarlo , Austria ed Inghilterra ; mi duole che le prime non sieno le più liberali , ma che farci ? io non posso stare con le altre due " . Vane e disastrose riuscirono , come già il prestito nazionale del '50 e la sommossa di Milano del '53 , le nuove imprese promosse , ispirate o approvate dal Mazzini nell ' Italia meridionale , e peggio che inopportuna fu la tentata insurrezione a Genova nel '57 , che accrebbe l ' aborrimento del Cavour , il quale non aveva certamente scrupoli a trattare e ad accordarsi con rivoluzionari e uomini d ' azione professanti idee assai diverse dalle sue , e s ' accordò col Garibaldi , ma non poté col Mazzini , come non poté poi col papa . E allorché si dice che egli si servì del Mazzini per pedina del suo giuoco , e agitò lo spauracchio del mazzinianismo e della rivoluzione - nella quale pratica è da notare che avrebbe seguito l ' esempio di re Carlo Alberto nel '48 , che a quel modo giustificava , nelle note diplomatiche del suo ministro Pareto , la sua entrata in guerra ; - allorché , col ministro russo Gor ? akov e con altri si ripete che , sotto pretesto di combattere l ' anarchia , il governo sardo non fece altro che " procedere con la rivoluzione per raccoglierne l ' eredità " ; non tanto si ammira o si biasima l ' astuzia del Cavour , quanto si viene a riconoscere un assai semplice verità : che non esiste , o non si è ancora trovato altro modo di vincere in filosofia un errore e nella pratica di evitare un partito pericoloso e rovinoso , se non di accettare l ' uno e l ' altro , vale a dire le esigenze legittime che spingono all ' uno e all ' altro , e di soddisfarle per una via migliore e in modo meglio adeguato . Ammira la grandezza del Cavour chi , ripercorrendo la sua vita e il suo epistolario , vede quanto ingegno , quanto versatile lavoro , quanto accorgimento e coraggio , quanta passione e poesia , quanti dolori e furori a volte , quanta terribile tensione di animo e di mente - fino a spezzarsi , spezzando la vita fisica , - gli costò quell ' opera , alla quale la storia lo aveva chiamato . Così si giunse alla guerra del '59 , che Luigi Napoleone chiedeva provocata dall ' Austria e che il Cavour , provocando lui , riuscì a far provocare finalmente dall ' Austria , e il cui oggetto era la cacciata degli Austriaci dal Lombardo ­ Veneto e un regno da costituire dell ' Alta Italia , comprendendovi le Legazioni e la Romagna , sotto la casa dei Savoia . Luigi Napoleone vi aggiungeva il disegno di un assetto dell ' Italia in quattro stati , lasciando in ­ tatto quello delle Due Sicilie , formando un regno dell ' Italia centrale con la Toscana , unitevi le Marche e l ' Umbria , da chiamarvi la duchessa di Parma o altro principe , e serbando Roma al Papa , che sarebbe stato presidente della confederazione italiana : disegno sul quale non c ' era , in verità , niente da dire , dipendendo in effetto dalla volontà di altri , e soprattutto del re di Napoli e del papa , che avrebbero dovuto farlo proprio o acconciarvisi . L ' unità d ' Italia , ossia la formazione di un grande stato vicino della Francia , non era nel suo pensiero , come non era nell ' interesse politico francese . E neppur lui , il Cavour , portava in mente l ' idea dell ' unità d ' Italia , la qual cosa gli è stata molte volte rimproverata , riferendo tra l ' altro le parole di una sua lettera del '56 al Rattazzi circa il Manin , " che voleva l ' unità d ' Italia ed altre corbellerie " , e si è detto che il Mazzini aveva meglio di lui veduto , e che l ' idea del Mazzini e non la sua fu attuata . Ma , poi ­ ché la politica non è né profetismo né indovinamento , il Cavour , politicamente , vedeva meglio del Mazzini , cioè che , prima del problema dell ' unità statale ­ nazionale , c ' era quello dell ' indipendenza dallo straniero e del regime libero da instaurare in un ampio stato dell ' Italia superiore ; e questa fatica gli bastava per allora e lo occupava tutto e gli faceva considerare trastullo d ' immaginazione il rimanente . Certo , il Mazzini non aveva parlato e operato , e neppure allora parlava e operava , indarno , e concorreva in modo positivo e in modo negativo ad una medesima opera col Cavour ; e l ' altro e più largo suo problema non sarebbe mancato di farsi innanzi , ma la soluzione poteva esserne varia e passare per vari gradi e prendere minore o maggior tempo . Senonché la storia ( come il Cavour soleva ripetere ) " è solita d ' improvvisare " ; e , cominciata la guerra , ai primi insuccessi austriaci , le popolazioni della Toscana e di Parma e di Modena si sollevarono , e il granduca e i duchi fuggirono , non avendo più né autorità morale per dar nuova forma ai loro stati , né forze per mantenervisi ; e si sollevarono quelle dei domini pontifici scacciando i loro governatori , salvo che nelle Marche e nell ' Umbria , dove i moti di Perugia furono repressi dalle soldatesche svizzere ; e per tutte quelle terre il grido fu di annessione al Piemonte . Era l ' improvvisazione della storia , l ' elemento nuovo , " l ' Italia che faceva da sé " , senza curarsi di trattati , di diplomazie e di congressi ; e nessuna delle potenze europee aveva ragione o possibilità di porvi impedimento , salvo la Francia . Ma la Francia era Luigi Napoleone , legato alle conseguenze della guerra da lui voluta e combattuta , compromesso psicologicamente per la figura assunta di protettore della legittima volontà del popolo italiano : cosicché la prima parte del dramma si chiuse con le annessioni e i plebisciti - una sorta di finzione giuridica , senza dubbio , o di cerimonia simbolica , ma simbolica del principio di nazionalità , - e con la cessione alla Francia della Savoia e di Nizza , che era altra conseguenza dell ' accettato principio di nazionalità ( " non possiamo " , diceva onestamente il D ' Azeglio , " essere per la nazionalità di qua dalle Alpi , e contro , di là " ) , ed era stato un patto dell ' alleanza franco ­ sarda , sospeso di poi per essersi la guerra arrestata dopo la battaglia di Solferino senza liberare il Veneto . Ben altrimenti ardue apparivano le ulteriori annessioni della restante Italia , perché , certamente , i Borboni di Napoli neppur essi possedevano autorità morale per ridare costituzioni , già due volte giurate e spergiurate , e la scissione dalla dinastia e l ' ostilità della classe intellettuale , che non aveva dimenticato mai i patiboli del 1799 , durava tenace ormai da settant ' anni , oltreché essi erano affatto alieni da ogni concetto nazionale ; e il papa , anche se avesse voluto o rivoluto riformare liberalmente il suo stato , non poteva per la natura teocratica di questo , e per avere , nel '48 , fatto esperienza della contradizione che nol consentiva . Ma gli uni e l ' altro possedevano forze materiali di difesa , il papa soldatesche internazionali alle quali apportavano contributo i volontari legittimisti e clericali , soprattutto francesi , e il re di Napoli un esercito che nei rivolgimenti del '48­49 gli si era mantenuto fedele e gli aveva riconquistato la Sicilia . E questo nodo non fu sciolto dal Cavour , ma tagliato dal Garibaldi , e da garibaldini come il Crispi , con la spedizione detta dei Mille , che nel '60 , in pochi mesi , liberò la Sicilia , passando sul continente , giunse fin quasi alla frontiera settentrionale del regno di Napoli . Era anche qui l ' evento impensato , preparato dalla trentenne educazione mazziniana e dall ' azione stessa del Cavour contro l ' Austria e per le annessioni ; ma che usciva fuori del quadro della lotta tra eserciti ed eserciti , governi e governi , nel quale egli si era mosso . Ed era di nuovo il pericolo di un dualismo di tendenze politiche , tanto più che il Mazzini si studiava d ' introdurre nell ' opera unicamente e lealmente nazionale , del Garibaldi , il suo programma repubblicano ; e il dualismo fu rapidamente eliminato dal Cavour con la spedizione delle Marche e dell ' Umbria che , liberando anche quelle altre provincie dal dominio pontificio , diè la mano ai volontari del Garibaldi e tolse a proseguirne l ' opera fino all ' assedio e caduta di Gaeta , dove s ' era ridotta l ' ultima resistenza dei re di Napoli e del suo esercito . Non rimase per alcuni anni se non uno strascico di guerriglie , che i legittimisti e i reazionari vollero trasfigurare innanzi all ' opinione e all ' immaginazione europea in guerra civile d ' idee contrastanti , in una seconda Vandea , alterandone la sostanziale realtà , che era di operazioni militari e di pubblica sicurezza contro un lurido brigantaggio . Se per la storia politica si potesse parlare di capolavori come per le opere dell ' arte , il processo della indipendenza , libertà e unità d ' Italia meriterebbe di essere detto il capolavoro dei movimenti liberali ­ nazionali del secolo decimonono : tanto ammirevole si vide in esso la contemperanza dei vari elementi , il rispetto all ' antico e l ' innovare profondo , la prudenza sagace degli uomini di stato e l ' impeto dei rivoluzionari e dei volontari , l ' ardimento e la moderazione ; tanto flessibile e coerente la logicità onde si svolse e pervenne al suo fine . Fu denominato il " risorgimento " , come già si era discorso di un " risorgimento della Grecia " , pensando alla gloriosa storia che aveva avuto a teatro lo stesso suolo ; ma , in verità , era un " sorgimento " , e per la prima volta nei secoli nasce ­ va uno stato italiano con tutto e solo il suo popolo , e plasmato da un ideale ; il re Vittorio Emanuele II , nel discorso della corona del 2 aprile '60 , diceva a ragione che l ' Italia non era più quella dei Romani né l ' altra del medioevo , ma era " l ' Italia degl ' Italiani " . Né il carattere ardito e moderato insieme venne meno nell ' opera della costruzione legislativa e amministrativa ed economica e finanziaria del nuovo stato unitario , eseguita con buon lavoro parlamentare principalmente tra il '60 e il '65; e l ' ardimento si dimostrò soprattutto nell ' accingersi a risolvere il problema del potere temporale del Papato , di cui restava l ' ultimo ma più prezioso avanzo , Roma , e che offendeva parimente il principio nazionale , come cuneo nel mezzo del nuovo stato , e la coscienza liberale , come irriducibile a governo civile . Che il Papato non si arrendesse a queste evidenti ragioni nazionali e civili , non poteva essere oggetto di meraviglia , perché la Chiesa , società perfetta , include con lo spirituale il temporale , e a suo tempo stendeva assai largo il suo potere , e investiva e incoronava i principi della terra e li scomunicava e li deponeva , e , se ora si vedeva ridotta a dominare solo un pezzo dell ' Italia , non perciò aveva rinunziato a un diritto , al quale non le era dato rinunziare senza contradire alla propria dottrina e natura . Non altrettanto ragionevoli , né esenti d ' ipocrisia , si dimostravano allora i cattolici , cittadini di altri stati , che furiosamente difesero il superstite potere temporale in Roma ; e segnatamente quei preti e vescovi francesi che adoprarono contro l ' Italia l ' eloquenza dei loro pulpiti e le polemiche dei loro giornali , perché , in conclusione , essi pretendevano che un popolo solo adempisse a un dovere che era di tutti i popoli cattolici alla pari , e , poco cristianamente , che questo solo sacrificasse le sue ragioni di vita , le quali né francesi né belgi né tedeschi avrebbero mai sacrificate . Ma neppure nel Papato viveva più , salvo che nelle premesse dottrinali e nelle formole tradizionali , lo spirito di un Gregorio VII e di un Innocenzo III , e meno di tutti in Pio IX , del quale si diceva che avesse assai tepida persuasione circa la tesi politica che gli spettava sostenere fino all ' estremo con ogni sorta di mezzi ; e nei circoli diplomatici si raccontava in quegli anni , che alle condoglianze e proteste fattegli da un cospicuo personaggio tedesco per le sofferte rapine italiane , egli , dopo averle ascoltate ed accolte col viso che l ' occasione richiedeva , voltosi a chi gli stava vicino mormorasse : " Questo bestione tedesco non comprende la grandezza e la bellezza dell ' idea nazionale italiana ! " . Il parlamento italiano , troncando le esitazioni dei dubbiosi , sfidando le ostilità dei clericali di tutte le parti del mondo , con un ' affermazione solenne di volontà proclamò capitale d ' Italia Roma . E , attraverso provvisorie transazioni con la Francia , e i rinnovati tentativi del Garibaldi di risolvere le difficoltà nazionali ancora insolute con lo stesso metodo usato per le Due Sicilie , e il rinnovato vecchio disegno diplomatico di Luigi Napoleone ( al quale la coscienza e l ' opinione pubblica italiana repugnarono ) d ' indurre l ' Austria a cedere la Venezia in cambio della Romania , allora in grave crisi interna ; mercé , infine , delle due guerre europee del '66 e del '70 , il nuovo stato s ' integrò del Veneto e di Roma . E qui l ' intransigenza del Papato permise all ' Italia , con l ' acquistare la città eterna e farne la sua capitale , di strappare dalle radici il potere temporale della Chiesa , non lasciando al Papato neppure quel piccolo pezzo di terra , quel minimo di corpo che , com ' è stato detto con francescana immagine , par che gli bisogni per attaccarvi l ' anima , e regolando i rapporti tra il regno d ' Italia e la Santa Sede con una legge , monumento di sapienza giuridica , che fu chiamata delle guarentigie . Politicamente , la fine del potere temporale avvenne tra l ' indifferenza generale e non commosse gli altri governi , dei quali solo qualcuno più tardi mosse obiezioni , non già in difesa della libertà del Papato , ma , al contrario , perché gli era venuto meno , per quella forzata spiritualizzazione fattane dall ' Italia , il mezzo di premere sopr ' esso in occasione di litigi e conflitti . Ma , idealmente , quell ' avvenimento fu , nella storia della civiltà mondiale , la cancellazione dell ' ultima traccia del teocratismo medioevale della Chiesa di Roma . Il risorgimento italiano era stato accompagnato dalla simpatia , dalla trepidazione , dall ' ammirazione di tutto il mondo civile ; e gli uomini che lo guidarono e impersonarono nei due anni del miracolo , il re Vittorio Emanuele , Cavour , Garibaldi , colpirono fortemente le immaginazioni , come sempre quel che è grande e straordinario , ma anche parlarono alle anime per il loro significato che si levava sopra la passione particolare di un popolo e toccava l ' umanità : singolarmente nella figura poetica del combattente d ' America , del difensore di Roma , del capitano dei Mille , sul cui labbro la fratellanza dei popoli , la pace delle genti nella libertà , nella giustizia e nel concorde lavoro sembravano una vivente realtà . Ai popoli che ancora si travagliavano in difficoltà e contrasti simili a quelli che gli italiani , dopo tanti impedimenti , tante traversie e delusioni , avevano felicemente superati di slancio , ai tedeschi e ungheresi e polacchi e altri slavi , l ' esempio italiano venne , come può ben pensarsi , insegnamento , incitamento , rinnovellato dolore , speranza , impulso al fare : il rivoluzionario Bakunin , riecheggiando quel che tutti essi sentivano e pensavano , scriveva allora in un suo manifesto che " dalla vittoria dell ' Italia sull ' Austria datava l ' esistenza in Europa di un numero di popoli solleciti della loro libertà e capaci di creare una civiltà nuova fondata sulla libertà " . Oltre di ciò , la caduta del vecchio sistema politico , proprio nel paese dove imperatore e papa e principi borbonici e lorenesi si tenevano stretti tra loro per mantenerlo , e la formazione del nuovo regno senza scompigli e senza vendette né altre cose turpi e crudeli ( giacché , come aveva detto il Cavour , la libertà disdegna che si adoperino a suo favore " le armi del dispotismo " ) , scotevano ostinati convincimenti , sfatavano le paure , distendevano le tensioni , persuadevano a non persistere in dinieghi poco saggi , e facevano inclinare alla conciliazione e guardare con altr ' occhio il sistema liberale . Il regno d ' Italia fu riconosciuto dai vari stati , anche da quelli spiccatamente conservatori e autoritari , come la Prussia , vinta che ebbe il nuovo re , Guglielmo I , la naturale riluttanza , e la Russia , nella persona del figlio dello czar Nicola , il quale non avrebbe mai immaginato possibile né tal fatto né tale riconoscimento . Gli effetti di tutto ciò si fecero sentire nei nuovi avviamenti che dappertutto si notarono , anche in Germania , alla quale dopo il congresso di Parigi e con l ' inizio dell ' età che può dirsi cavouriana , si aprì quella che fu salutata " nuova era " , quando , ritiratosi per infermità mentale il travagliato e perplesso ma non ingeneroso Federico Guglielmo IV , il principe Guglielmo divenne reggente e poi gli successe . Si cercò allora , per qualche tempo , di riannodare la tradizione del parlamento di Francoforte , e di ritentare l ' unificazione della patria tedesca con l ' appoggio bensì della Prussia ma per la via liberale e popolare ; e fu fondata , nel settembre del '59 , l ' Unione nazionale tedesca , modellata sulla Società nazionale italiana , con la quale il La Farina , il Pallavicino e il Manin avevano , nel '57 , preso a coadiuvare l ' opera del Cavour , e che procurò , infatti , di entrare in relazioni d ' intese con la consorella germanica . Del resto , giova ricordare che il Cavour rispose all ' ambasciatore prussiano , che gli presentava proteste circa quanto accadeva in Italia , che presto la Prussia sarebbe stata grata all ' Italia dell ' esempio che le dava ; e i giornali francesi parlavano della " missione piemontese " degli Hohenzollern ; e Luigi Napoleone credeva a questa missione della Prussia , portatrice dell ' avvenire di fronte all ' Austria , rappresentante del passato , e aveva cercato nel '58 di farsela alleata pel rimaneggiamento della carta europea . Tra italiani e tedeschi , nonostante la diversità delle loro attitudini mentali , o , meglio , proprio per questa diversità , viva era la simpatia , e si augurava un reciproco scambio tra i due popoli e le due culture , " entre la grave et profonde Allemagne ( come lo stesso Cavour aveva scritto prima del '48 ) et l ' intelligente Italie " . L ' Unione nazionale tedesca , non tollerata dalla Dieta federale in Francoforte , trovò protezione presso il duca di Coburgo ­ Gotha , si sparse rapidamente nella Germania , proibita in alcuni stati ma ammessa in Prussia . Nella camera prussiana si formò , nel '61 , il partito progressista tedesco , che , accettando quel programma nazionale , tendeva a svecchiare la vita politica prussiana e chiedeva la responsabilità dei ministri , la riforma in senso autonomico delle amministrazioni comunali , distrettuali e provinciali , l ' abolizione della giustizia signorile , l ' introduzione del matrimonio civile , e altrettali parti dell ' ordinamento liberale . Le successive elezioni rimandarono , confermato e accresciuto , in quella camera il partito liberale , che fece una temperata ma non fiacca opposizione , e , tra contrasti con la camera dei signori , ottenne parecchi vantaggi . Altresì a quel tempo , nella rimanente Germania , gli scandali delle violazioni costituzionali cessarono ; il solito granduca d ' Assia elettorale fu costretto dalla Prussia a ristabilire nel '62 la costituzione del '31; si accrebbe , dove più dove meno , l ' attività parlamentare e , conforme ai precedenti , nel Baden più che altrove . Certamente , Guglielmo I , giurata la costituzione ( contro ciò che a lui e ai suoi successori nel suo testamento aveva raccomandato Federico Guglielmo IV ) , non era uomo da mancare al suo giuramento , ma , militare di vocazione ed educazione , aborrente i disordini e le rivoluzioni , piegatosi non senza interna resistenza all ' idea costituzionale , venuto al trono più che sessantenne , teneva fermo al diritto divino del monarca , al quale le camere son chiamate a dar consigli ma di cui non possono sostituire l ' autorità e con essa la responsabilità verso Dio . Intorno a lui , altri , ufficiali e nobili , pensavano allo stesso modo ; e il dissidio in cui egli entrò con la camera dei deputati era sempre quello tra il liberalismo e lo spirito prussiano : anche circa la riforma militare , nella quale la camera , che non vedeva il re e i suoi amici troppo infiammati per l ' unificazione nazionale , aveva buone ragioni di sospettare l ' intenzione di tenere un grosso esercito sotto le armi per motivi di politica interna , e non ne aveva poi di cattive nel proporre , per diminuire la spesa , di riportare il servizio militare da tre a due anni , che era provvedimento non conforme all ' avviso personale del re , ma sostenuto da altri uomini politici e al quale lo stesso Bismarck non opponeva obiezioni assolute di natura tecnica . Ma poiché quel dissidio si era convertito in questione di principio tra l ' autorità del re e il potere della camera , il Bismarck , nominato presidente del ministero nel settembre del '62 come l ' uomo della situazione , l ' uomo dal pugno forte , s ' impegnò ad attuare la riforma e ad amministrare senza bilancio approvato , facendo così prevalere la volontà del re , quale che fosse , su quella della camera . Dalla rivoluzione italiana il Bismarck non aveva tratto altro pensiero se non che il nuovo regno d ' Italia ( come aveva detto nel gennaio di quello stesso anno ) era " la creazione che migliore non si sarebbe potuta desiderare ai fini della politica prussiana " , tanto che " se esso non fosse già bello e fatto , sarebbe bisognato inventarlo " . Ma , con la comparsa del Bismarck sulla scena , la politica prussiana prese altro tono da quello che si era cercato di darle nell ' " èra nuova " , e lo svolgimento liberale della Prussia , non meno di quello della restante Germania , rimase interrotto e sorpassato . Nell ' Impero austriaco , l ' elemento tedesco principalmente , nel quale abbondava la cultura , deluso per la costituzione annunziata e poi ritirata , gravato dal peso del concordato e provando la vergogna della disfrenata insolenza ecclesiastica , partecipando al comune sentire europeo , si dimostrava sempre più malcontento e insofferente verso il perdurante regime paterno ; e , delle nazionalità , quella ungherese , in prima linea , stava sempre in attesa del momento buono per riconquistare l ' autonomia che si era conquistata nel '48 , ma non sì che le altre non fremessero e il governo non dovesse darsene travaglio , come già era accaduto con gl ' italiani del Lombardo ­ Veneto , e come s ' era visto nel '58 , quando nel principato di Serbia furono indette le elezioni per un ' assemblea nazionale , e l ' Austria , temendone l ' efficacia attrattiva pei suoi sudditi di nazionalità serba , fece quanto poté per impedirle , e non le riuscì per l ' opposizione della Francia . La politica di accentramento , praticata dal ministrò Bach , com ' è di tutti gli sforzi contro natura , aveva costruito sull ' arena . Non pochi , che pure amavano la loro patria e ne volevano il bene , erano allora messi al punto di augurare all ' Impero austriaco una sconfitta militare , come unico mezzo di riaprire la porta alle riforme e ai rivolgimenti indispensabili . E , infatti , quando l ' Austria ebbe perduto la guerra del '59 , la rovinosa condizione in cui versavano le finanze dello stato dispose al pensiero di chiedere collaborazione e aiuto da un ' assemblea popolare ; e , tuttavia , pure allora la paura di tali assemblee fece muovere passi tardi e incerti , e dapprima , nel marzo del '60 , si ricorse ad ampliare il Consiglio imperiale , chiamandovi anche membri elettivi e dandogli la periodicità ma non la pubblicità delle riunioni ; e , poiché questo rabberciamento di un organo dipendente dall ' imperatore non poteva accontentare nessuno , e meno di tutti gli ungheresi , ne seguì la patente dell ' ottobre dello stesso anno , che accresceva quel Consiglio di cento deputati dei parlamenti provinciali , e all ' Ungheria restituiva il suo parlamento nella forma che aveva prima del '48 , e stabiliva un Consiglio imperiale più ristretto per gli affari dei paesi non pertinenti alla corona ungherese . Neanche questo poteva soddisfare , e non soddisfece , e i tedeschi apparvero contrariati e gli ungheresi si agitarono violentemente ; tanto che la cosa non ebbe attuazione pratica . E neppure l ' ebbe la vera e propria costituzione del febbraio '61 , che stabiliva due camere , quella dei signori , in parte ereditaria in parte nominata dall ' imperatore , e quella dei deputati eletti dai parlamenti locali , e anche qui con duplice aggruppamento , l ' uno per tutti i paesi dell ' Impero , l ' altro solamente per quelli non ungheresi . La Boemia protestò , manifestando il suo scontento ; l ' Ungheria non mandò i suoi deputati , come non li mandò il Veneto , e si dové , nel '65 , sospendere costituzione e assemblea fino al risultamento dei negoziati che si sarebbero intrapresi con l ' Ungheria . In quegli anni ricomparve per poco il partito della " Grande Germania " , e il ministro Schmerling sperava di compensare per questa via l ' Impero austriaco della perdita della Lombardia ; ma la nuova guerra con la nuova sconfitta del '66 , che escluse l ' Austria dalla Germania e le fece rilasciare anche il Veneto , persuase a farla finita col regime assolutistico , e , rispetto alle nazionalità , a entrare nel sistema delle autonomie , che solo avrebbe potuto frenare o almeno ritardare la dissoluzione dell ' Impero , già cominciata col distacco delle provincie italiane . Nel '67 , fu ripristinata in Ungheria la costituzione e la legislazione del '48 , e gli altri paesi dell ' Impero ebbero un parlamento separato , e i due stati costituzionali così formati furono riuniti col nome di Monarchia austro ­ ungarica , con un ministero comune per gli affari comuni e con l ' assemblea delle Delegazioni che si radunava alternamente in Vienna e in Pest . Questo accomodamento non acquetò le altre nazionalità , comprese nella parte austriaca o unite a quella ungherese , ma mise d ' accordo i due gruppi più potenti , il tedesco e il magiaro . Cominciata così la vita costituzionale della monarchia austro ­ ungarica , il primo malanno scosso via , nel '68 , fu il concordato del '55 , annullato nel fatto con le aggiunte leggi organiche sulle cause matrimomali , la vigilanza della scuola e la libertà confessionale , per essere due anni dopo denunciato : solita conclusione dell ' indiscreta avidità alla quale la curia romana , nelle occasioni che le vengono propizie , suole abbandonarsi . Nei più diversi punti d ' Europa si osservava il progredire del principio nazionale e liberale : dai paesi balcanici - nei quali il principato di Romania , unione della Moldavia e della Valacchia , passò per costituzioni , colpi di stato e dittature sotto Alessandro Cuza ed ebbe infine una costituzione sul modello belga con la dinastia degli Hohenzollern ­ Sigmaringen ; e la Serbia e il Montenegro vennero acquistando maggiore indipendenza , e il dominio turco su terre europee si restringeva e attenuava sempre più , - balzando all ' estremo settentrione , dove la Svezia ottenne nel '65 , in luogo del vecchio ordinamento per classi , un parlamento più democratico con due camere fondate sulla varia misura del censo ed eletta la prima dai consigli provinciali e dalle corporazioni delle grandi città e la seconda direttamente dal popolo ; - e di là scendendo alla Spagna , che , nel '68 , insorse , scacciò la regina Isabella e si mise alla ricerca di un principe che le desse affidamento di un ' ordinata libertà . La Spagna , sotto quella regina e coi ministeri e dittature del Narváez e del Bravo Murillo , aveva sofferto lunghi periodi del più esoso e gretto clericalismo ; vi si era dichiarato dal governo che " la difesa della Santa Sede è il primo dovere del paese " , e , tra le risa universali , Pio IX aveva inviato a quella regina , proverbiata e proverbiale per la sua impudicizia , la rosa d ' oro . Allo scoppio della rivoluzione , il concordato del '51 fu bruciato dinanzi alla casa del nunzio ; furono soppressi i gesuiti e tutti gli altri ordini religiosi e incamerati i loro beni ; il popolo invase e devastò conventi sorti illegalmente , e fu decretata la piena tolleranza religiosa . Quel paese che più di tutti aveva tardato a riconoscere il regno d ' Italia , chiamava dalla nuova Italia , nuovo suo re , il figlio secondogenito dell ' usurpatore dello stato pontificio , il principe Amedeo di Savoia . Accadde anche che la Russia , per effetto , al pari dell ' Austria , di una disfatta militare , e per l ' aura che dappertutto spirava , si volse a riformare le sue condizioni interne e a migliorare le sorti della Polonia , per la quale tutta l ' Europa , e francesi e italiani innanzi a tutti , si accoravano , pensando di avere verso di essa e verso sé stessi come un impegno d ' onore . Alessandro II , nel '61 , procedette all ' abolizione in Russia della servitù della gleba , onde quarantasette milioni di contadini divennero uomini liberi , ebbero la proprietà della casa e del piccolo podere annesso , diritto d ' uso su parte della terra che era dei signori e possibilità di farne acquisto mercé riscatti facilitati dallo stato : un gran passo , se anche per allora non seguito da adeguati effetti pratici , nel miglioramento delle loro condizioni economiche . In pari tempo , lo czar istituì i consigli provinciali , avviamento all ' assemblea parlamentare ; concesse la giuria nei tribunali ; ristabilì nelle università gl ' insegnamenti filosofici , giuridici e politici che erano stati soppressi , chiamandovi un maggior numero di studenti , necessari a formare magistrati e avvocati , dei quali si lamentava la scarsezza ; lasciò che lo zelo privato aprisse scuole domenicali pel popolo ; permise in Pietroburgo e in Mosca una libera stampa ; iniziò grandi costruzioni ferroviarie mercé banche e società straniere e del paese , e riaprì le frontiere ai suoi sudditi per viaggi all ' estero . Il ministro Gor ? akov , odiatore dell ' Austria e che perciò aveva favorito gli alleati nella guerra del '59 e minacciato di occupare la Galizia nel caso d ' intervento prussiano , si era orientato verso la Francia , con la quale si comportò d ' accordo negli affari balcanici e d ' Oriente . Alla Polonia Alessandro II diè amnistie e il ritorno dei profughi , estese le riforme introdotte in Russia , e preparò una sorta di autonomia istituendo in Varsavia una sezione speciale per il culto e l ' istruzione e un consiglio di stato , e nei comuni , nelle provincie e nei governi , consigli elettivi . Nonostante tumulti , attentati e conseguenti repressioni , egli mise in atto questo nuovo ordinamento e le congiunte riforme dell ' istruzinne e dell ' università , e gli uffici assegnati a persone del paese , e il pareggiamento civile degli ebrei , e altrettali provvedimenti , accetti a quei polacchi che , pur di uscire dall ' oppressione durata un trentennio , non rifiutavano l ' unione e le buone relazioni con la Russia . Ciò nonostante , l ' insurrezione contro il dominio russo scoppiò nel '63 , violenta , governata da una vasta società segreta , che faceva ricorso a mezzi terroristici , ma senza l ' adesione di grande parte del popolo e dei contadini , con bande di volontari ( tra i quali italiani e garibaldini ) , e fu sanguinosamente domata , non avendo potuto le potenze occidentali intervenire altro che con note diplomatiche , inaccettabili dal governo russo e atte solo a offenderne la dignità e ad eccitarne l ' orgoglio , e , da sua parte , la Prussia avendo chiuso la frontiera . Dopo la vittoria , lo czar mutò metodo e , pur non ritirando le concessioni fatte , colpì l ' aristocrazia e il clero cattolico che ( comunque piacesse vedere o piuttosto non vedere in Europa ) erano la vera anima delle insurrezioni polacche , e con ogni mezzo intraprese la russificazione della Polonia , disegno rispondente ai concetti del partito antico ­ russo o panrusso o panslavo . Questo partito , nemico di quanto proveniva dall ' occidente , e la cui letteraria ideologia , per altro , come si è detto , aveva origine anch ' essa occidentale , era avverso alle costituzioni , delle quali anche Alessandro II venne dimettendo il pensiero , disgustatone dall ' insurrezione polacca , dall ' attentato del '66 contro la sua persona , dalla dissennatezza della stampa , non trovando in nessuna parte della popolazione russa il fermo sostegno per una vita di libertà . La grande maggioranza , composta dei contadini in basso e degli impiegati dello stato in alto , era affatto indifferente alla politica , e , in generale , rifuggiva dagli sforzi mentali , non mostrava amore e persistenza a imparare . Gli intellettuali e rivoluzionari , dei quali il numero aumentava tra i giovani , non negavano già soltanto queste o quelle condizioni storiche presenti , come negli altri paesi , ma , armati di talune cognizioni di scienze naturali e nudi di educazione classica e umanistica , negavano , con grossolani raziocini consequenziari , tutta intera la storia , tutto il passato , tutte le credenze , tutto il costume , il matrimonio , la famiglia , la società , la proprietà , lo stato , la libertà , la responsabilità , la discriminazione del bene e del male ; e , poiché in luogo di quel che negavano non ponevano e non potevano porre nulla , nacque allora per essi il nome di " nichilisti " , che , com ' è risaputo , si affaccia la prima volta nel romanzo Padri e figli del Turgenev ( 1861 ) . Anche il Tolstoj ebbe a descrivere uomini così fatti , privi della premessa necessaria di un ' educazione religiosa e morale , e perciò gettantisi contro la società a modo di selvaggi . Il fermento di questo negare per negare e della rivoluzione per la rivoluzione e l ' impeto frenetico verso la distruzione di tutta la civiltà e di tutta la storia , che aveva già un apostolo nella generazione più vecchia , in un russo fuori della Russia , nel Bakunin , la mancanza di un ceto medio e politico , le condizioni della proprietà terriera dei contadini e delle loro comunità agrarie non presentavano alla Russia se non la scelta tra l ' autocratismo e l ' anarchia , o piuttosto , giacché l ' anarchia non è una scelta , tra una forma e un ' altra di autocratismo , socialmente diverse , politicamente identiche , e , certo , come gli osservatori politici argomentavano e i fatti comprovavano , assai deboli vi erano le speranze di una rivoluzione in senso liberale . Il Cavour diceva all ' inviato russo che , più che gl ' immensi eserciti della Russia , era pericolosa per l ' Europa la costituzione comunistica dei suoi contadini . Nel fallito tentativo di Alessandro II l ' efficacia del liberalismo occidentale aveva fatto , nel momento suo più vigoroso e più felice , il maggiore sforzo che poté in Russia . Affatto naturale , era , invece , che la Francia , - la quale aveva dietro di sé secoli di svolgimento civile e di ricca cultura , e le rivoluzioni dell'89 , del '30 e del '48 , - nonostante l ' abisso in cui parve , nel '51 , perdersi tutta e per sempre la libertà , e il vanto di Luigi Napoleone di aver ricollocato sulla base la piramide politica posta sulla punta , e nonostante le dottrine che vennero allora fabbricate sull ' eterna forma assolutistica di governo adatta al popolo francese e in generale ai neolatini e cattolici , ritornasse man mano ai liberi ordinamenti . Già nelle elezioni del '57 si era avuto un numero di voti d ' opposizione , esiguo rispetto al totale ma notevole al confronto degli anni precedenti ; e tre deputati repubblicani erano apparsi nel corpo legislativo , i quali poi , per le elezioni supplementari del '58 , si accrebbero di altri due e formarono il cosiddetto gruppo dei " cinque " . L ' attentato dell ' Orsini , che diè luogo a una rinnovata stretta di severità con la legge di sicurezza generale , con gli arresti arbitrari a fine d ' intimidazione e con altrettali procedimenti , fu insieme la crisi determinatrice della guerra contro l ' Austria ; e questa guerra , la spinta prima al graduale dissolversi del regime autoritario . Come potevano restare in condizione inferiore , sotto tutela quasi minorenni , i francesi , quando gl ' italiani , che essi validamente avevano concorso a liberare dall ' oppressione e a mettere in rivoluzione , si erano fatti maggiorenni ? Come guerreggiare per l ' indipendenza e la libertà di un popolo contro uno stato autoritario , e mantenere il popolo che aveva combattuto quella guerra sotto un regime autoritario ? I mezzi non possono discordare dal fine , col quale formano tutt ' uno , e , quando par che ne discordino , vuol dire che sul primo è sorto o sta sorgendo un nuovo fine . Al ritorno dell ' esercito dalla campagna d ' Italia , fu largita l ' amnistia per tutti i delitti politici e permessa la rientrata in Francia degli esuli ; e , nel novembre del '60 , un decreto imperiale restituiva al Senato e al corpo legislativo il diritto di discutere e votare ogni anno un indirizzo in risposta al discorso del trono , e quello di discutere in comitato segreto i disegni di legge presentati dal governo , prima di nominare la commissione per esaminarli , e ristabiliva la pubblicità dei dibattiti con la stampa integrale dei discorsi . Da alcuni anni si moltiplicavano libri di vario genere , trattati , saggi , storie intorno alla libertà , come quello di Giulio Simon , De la liberté , che è del '59; tutti , in generale , moderati e avversi al democratismo giacobino . Alle prime concessioni , ai primi allentamenti di freni il popolo francese provò le impressioni e le commozioni che sono dei convalescenti , quando ricominciano a muoversi e a rivedere il sole e a respirare all ' aperto . Ma alla dolcezza di questo sentimento non parteciparono preti e vescovi , che l ' Impero aveva carezzati ed economicamente e politicamente avvantaggiati , e che soli avevano goduto di una lor libertà , come di privilegio , negata agli altri cittadini . La guerra d ' Italia e l ' occupazione di terre pontificie e la minaccia a Roma li resero furenti ; e il Lamoricière , prode uomo , diventato clericale e guerriero papalino , gridava la crociata contro la rivoluzione , " nuovo islamismo " , simile a quello da lui combattuto con ferro e fuoco in Africa , da accoppare senza pietà , " come cane rabbioso " . Nella questione di Roma papale , i clericali francesi continuarono a esercitare sul governo imperiale una pressione esiziale alla loro patria , perché fece in ultimo il giuoco del Bismarck , condusse a Mentana , impedì l ' alleanza dell ' Italia e con essa dell ' Austria , e lasciò la Francia isolata nel '70 . Intanto , i clericali perdevano terreno nel campo dell ' istruzione ed educazione , ministro il Duruy , che promosse l ' insegnamento elementare gratuito obbligatorio e ridié libertà scientifica all ' insegnamento universitario ; e nel '64 si udì per la prima volta il motto : " Le cléricalisme : voilà l ' ennemi " , che , ripetuto più tardi dal Gambetta , divenne una forza direttiva della vita francese . Con le elezioni del '63 andarono al corpo legislativo , tra repubblicani e indipendenti , una trentina di oppositori : si sentiva che il sistema autoritario non reggeva più , che non si rinnovava e ringiovaniva nei suoi uomini , che i suoi organi non cospiravano più a un unico fine , che era venuta meno la fede . Gli stessi principali autori del colpo di stato si prestavano a raddrizzare la barca in senso opposto : il Morny consigliò le concessioni del '60 e , morendo nel '65 , esortò l ' imperatore a restituire la libertà ; il Persigny , qualche anno dopo , parlava nello stesso senso e dichiarava finita la parte di loro , uomini del Due dicembre ; il principe Napoleone fu così energico nel difendere i suoi vecchi convincimenti da dispiacere all ' imperiale cugino . Ci fu ancora qualche esitazione , qualche indugio , qualche conato di resistenza col ministro Rouher ; ma le leggi alla fine votate intorno ai giornali e alle riunioni dettero l ' uscita a una copiosa e gagliarda stampa di opposizione . Con le dimissioni del Rouher , col ministero del 2 gennaio '70 dell ' Ollivier , che era stato uno dei " cinque " , col senatoconsulto del 20 aprile e il plebiscito dell'8 luglio , l ' Impero autoritario si mutò in costituzionale , serbando l ' imperatore la forza che gli veniva , di là dalle Camere , dai plebisciti , e la responsabilità dei ministri solo verso di lui , che li nominava : che era quello che egli chiamava " unione della libertà con l ' ordine " . Ed era la soluzione alla quale si acconciava il cosiddetto " terzo partito " , allora formatosi , e che col Prévost ­ Paradol pensava , in sostanza , che " la libertà è cosa così santa e dolce da prenderla da qualunque mano la porga , felici se si può averla da un Washington , ma da accogliere di buon grado anche se venga da uno Stuart o addirittura da un Cromwell " . Non pensavano così altri , ai quali quel dualismo di parlamento e suffragio universale , maneggiato dall ' imperatore , non dava sicurezza . L ' Inghilterra aveva giovato alla causa liberale anche nel corso degli avvenimenti del '59­60 , quando il Palmerston fece valere il principio del non intervento nelle cose italiane , come era stato trent ' anni innanzi desiderato indarno , cioè di lasciare che popoli , stati e uomini italiani intervenissero ciascuno a favore o contro stati e uomini italiani senza che nessuna potenza straniera vi s ' immischiasse . Anche è da ricordare la cessione spontanea che l ' Inghilterra fece alla Grecia , nel '62 , delle isole Jonie da lei occupate . Nella sua vita interna , essa , come più economicamente e politicamente sviluppata , precorreva gli svolgimenti che altrove si videro alcuni decenni dopo ; e il liberismo manchesteriano , che vi aveva celebrato i maggiori trionfi , fu sottomesso a critica , se ne scorsero i limiti , si cominciò a integrarlo , tenendo conto di bisogni economici e altresì politici che per quella unica via liberistica non si potevano soddisfare . Ciò prese dapprima , col Disraeli , la forma di uno scambio di amorosi sensi tra l ' aristocrazia o torismo e la classe popolare , che si sarebbero dovute intendere tra loro contro la borghesia : qualcosa di simile all ' attrazione tra nonni e nepoti e , del resto , un caso di affinità elettiva del quale altri esempi si potrebbero raccogliere dalla storia di altri popoli e di altri secoli . Ma in questa forma particolare e transitoria si racchiudevano quelli che poi si chiamarono " provvedimenti sociali " , " interventi dello stato " , e , secondo gl ' intenti e i partiti che li proposero , se richiesti da radicali , " democrazia sociale " , e , se da conservatori o da radicali conservatori , " socialismo di stato " e simili . L ' elettorato fu allargato , trent ' anni dopo la memoranda riforma , attraverso varie vicende , e infine con richieste e agitazioni , nel '67; le nuove elezioni indette , e che provocarono la caduta del ministero Disraeli , segnarono un altro avanzamento nella via del governo popolare . L ' aspetto dell ' Irlanda , la cui popolazione decresceva e cresceva la miseria , dava nuovi motivi di paura , terminata la guerra americana di secessione e rimasti senza soldo migliaia d ' irlandesi che vi avevano combattuto , e formatasi la setta terroristica dei feniani i quali tentarono anche un attacco contro il Canadà . Occorreva , dunque , allontanare presto uno dei motivi pungenti e permanenti delle ribellioni , l ' ingiustizia delle decime che si pagavano dagli irlandesi cattolici al clero anglicano ; e campione di questa causa si levò il Gladstone , indarno contrastato dal Disraeli , il quale , nel suo strano romanticismo , vedeva in quella flagrante prepotenza , in quell ' odioso smungimento ecclesiastico , la " sacra unione di Chiesa e Stato , fonte della civiltà inglese e della sua libertà religiosa e politica " ; ma nel '68 il Gladstone fece votare la legge di disestablishment o abolizione della chiesa di stato in Irlanda . A un ' altra causa del malessere e delle ribellioni irlandesi si cercò di soccorrere in qualche misura con la legge agraria per l ' acquisto da parte dello stato di latifondi da ripartire in piccoli possessi ; senonché l ' effetto ne fu scarso . La prosperità inglese , d ' altra parte , fioriva : nel quindicennio tra il '53 e il '68 , la popolazione era aumentata di tre milioni e mezzo , il commercio raddoppiato , più che raddoppiate le ferrovie , cresciuto di un terzo il tonnellaggio ; il cavo atlantico congiungeva l ' Inghilterra con l ' America : l ' industria inglese primeggiava nel mondo , quasi in situazione di monopolio . È questo anche il tempo di una grande espansione dell ' Europa , quando la Cina le fu aperta per la guerra condottavi dall ' Inghilterra e dalla Francia ( 1858­60 ) ; le fu aperto il Giappone ( 1855 ) , che nel '68 compié una rivoluzione la quale lo fece rapidamente passare da paese medioevale a paese moderno ; l ' Inghilterra vinse l ' insurrezione dell ' India , e , soppressovi del tutto il predominio della Compagnia , la ridusse al governo della regina ( 1857 ) ; si svilupparono e si allargarono le sue colonie dell ' Australia e dell ' Africa meridionale ; il taglio dell ' istmo di Suez fu un fatto compiuto ( 1869 ) ; la Russia si estese nel Turkestan . Era espansione politica e commerciale , che si esaltava nella coscienza della civiltà europea , della potenza della sua scienza e tecnica , del dovere e del diritto che da ciò le venivano verso tutte le altre genti da innalzare gradualmente alla stessa forma di civiltà ; e vi confluivano le forze , altra volta distinte , dei conquistatori e dei missionari , riunite ora nello stato moderno , che rappresentava quel diritto e quel dovere . I procedimenti erano spesso duri e crudeli , come in Algeria , nelle guerre per sottomettere e piegare popolazioni barbariche o restie nella loro civiltà inferiore ; ma solevano attingere giustificazione dal futuro bene , dal timor domini principium sapientiae . L ' avversione alla schiavitù , già abolita , come s ' è detto , dagli stati d ' Europa quasi in tutti i loro possedimenti coloniali , portò alla sanguinosa guerra di quattro anni tra gli stati del nord e quelli del sud dell ' Unione americana , terminata nel '65 con la vittoria degli abolizionisti . Viva e generale era diventata la coscienza del progresso , non solo come concetto d ' interpretazione storica , ma come certezza di essere entrati finalmente in una via regia , che il genere umano , possedendo ormai il dominio delle cose e , quel che val meglio , di sé stesso , non avrebbe più abbandonata o smarrita , e sarebbe andato in quella sempre più innanzi . Nei due o tre anni avanti al '70 , c ' erano di coloro che ancora si davano a credere che si fosse vicini ad aver vinto con le guerre la guerra per essersi pervenuto quasi dappertutto alla formazione di stati nazionali con liberi ordinamenti , l ' Italia non più campo di battaglia com ' era stata per secoli , la Germania in via di unificazione , l ' Austria separata dalla Germania e accordatasi con l ' Ungheria ; e speravano che una gara pacifica si sarebbe svolta tra popoli eguali e senza più ragioni di astio e di odio , attuato il detto italiano ai tedeschi negli anni del Risorgimento : " Ripassin l ' Alpi e tornerem fratelli " . La magnifica esposizione mondiale di Parigi nel '67 pareva di ciò un ' attestazione e un augurio . Si radunò finanche a Ginevra , in quell ' anno , un Congresso della pace , per opera della democrazia internazionale , al quale intervennero , tra gli altri , lo Stuart Mill e Giulio Simon , il Quinet e Victor Hugo , Pietro Leroux e lo Herzen , e , salutato dall ' aspettazione generale , il Garibaldi . Pure , in quegli stessi anni apparivano taluni segni inquietanti che contrastavano a quelle speranze o non davano buon presagio di un loro immediato adempimento . In effetto , il regime imperiale in Francia , proprio mentre accondiscendeva a trasformarsi all ' interno e negava per questa parte la sua ragion d ' essere , si sentiva , nella politica estera , scemato d ' autorità , non potendo noverare , dopo la guerra d ' Italia , se non una serie d ' errori o d ' insuccessi , la velleità e l ' impotenza dell ' azione diplomatica per la Polonia , il disastroso tentativo di fondare nel Messico un impero sotto l ' influsso francese , il nessun vantaggio ottenuto nei rimaneggiamenti territoriali della Germania , l ' aver lasciato contro l ' intenzione formare in Italia un grande stato , che non era neppure amico perché contrariato nella questione , per esso vitale , di Roma : donde lo stimolo che pungeva e agitava quell ' impero , di ripigliare il grado che aveva tenuto dopo Sebastopoli . E poiché la rivale che sorgeva alla Francia nel continente era la Germania , ascesa a grande splendore con la vittoria prussiana del '66 sull ' Austria , e verso la Germania lo spirito pubblico francese guardava con sospetto e gelosia , verso colà era sforzato a guardare anche Luigi Napoleone , spinto mal suo grado a cercarvi un campo di azione per riportarne la gloria , bramata dal popolo francese , necessaria all ' impero . E , reciprocamente , la Germania avvertiva quell ' ostilità , e l ' impedimento che poneva o avrebbe posto al suo sviluppo politico , e si faceva ripassare nella memoria tutto quanto il passato di quella rivalità , tutti i danni che le aveva inflitto il " nemico ereditario " , e sognava anch ' essa la sua gloria in una vittoria che fosse vendetta e insieme chiusura per sempre di quei danni e di quella minaccia . C ' era , dunque , l ' oscuro pericolo di un ' altra guerra in preparazione . Ma la guerra , che poco stante proruppe , ebbe , per il modo in cui fu condotta e conclusa , conseguenze gravi per tutta l ' Europa , contribuendo a determinare in essa un animo assai diverso da quello che era stato nei desideri e nelle speranze della generazione che aveva portato a compimento l ' opera sua dal '48 al '70 . VIII L ' UNIFICAZIONE DELLA POTENZA GERMANICA E IL CANGIAMENTO DELLO SPIRITO PUBBLICO EUROPEO ( 1870 ) La formazione dell ' Impero germanico e quella del regno d ' Italia si sogliono porre l ' una accanto all ' altra come due casi paralleli del generale movimento nazionale , che con quei due nuovi stati avrebbe conseguito il suo fine principale e vi si sarebbe riposato . Questo comune giudizio è dovuto alla considerazione di talune somiglianze generiche ed estrinseche e al prevalere della visione cronologica di contemporaneità sulla visione propriamente storica , la quale invece , discernendo il proprio e caratteristico dei due avvenimenti , mena a differenziarli come due distinte forme o epoche ideali , l ' una che si chiude , l ' altra che si apre . Certamente , come si è notato , un ' affinità più intima tra i due popoli e tra i loro ideali si era accennata nel '48 e si profilò per poco nella cosiddetta " nuova èra " intorno al '60; e ciò spiega come i patrioti italiani fossero commossi da un sentimento di fraternità per quel che i tedeschi chiedevano e cercavano , e non badassero troppo a quanto di imperialistico era apparso nello stesso parlamento di Francoforte . Ma l ' affinità andò sommersa nel processo che effettivamente si svolse dal '62 al '70 e che , diversamente dall ' italiano , non fu né un movimento di libertà né d ' indipendenza dallo straniero , e nemmeno di compatta unificazione nazionale , giacché , pel contrario , consisté nel discacciare dall ' unione degli stati tedeschi lo stato che per lunga e veneranda tradizione storica aveva rappresentato innanzi al mondo l ' intera nazione germanica , e raggruppare gli altri sotto uno di essi di più recente origine e importanza , che costituì l ' Impero tedesco . Fu dunque , propriamente , la formazione di una potenza o , che è il medesimo , il potenziamento di potenze sparse o debolmente connesse mercé una saldatura unitaria , e la capacità acquistata a questo modo di esercitare un ' efficacia o una preponderanza politica in Europa nella forma di un grande stato posto al centro di questa . E l ' uomo , che lavorò a tale opera , il Bismarck , diversamente dal Cavour , ebbe genio esclusivamente politico , incurante d ' ideali quali che fossero , " duro realista " , " uomo della realtà " , " uomo della volontà " , " dominatore " , " titanico " , come usarono celebrarlo i suoi connazionali ; volentieri motteggiatore e beffardo come chi sta e vuole stare sempre sul pratico , con la piega del disprezzo e dello scherno sul labbro come chi maneggia gli argomenti della forza : fisionomia affatto diversa da quella aperta e sorridente del Cavour , che contava sulla irresistibile forza della verità e della libertà , e , punto " titanico " nel suo contegno tra di uomo di affari e di gentiluomo , fu nondimeno uomo grande . La stessa devozione che il Bismarck professava all ' autorità monarchica , se ben si guardi , non esprimeva un ' idealità morale , ma era l ' affetto per lo strumento del suo lavoro , ritrovando egli nell ' attaccamento dei prussiani al loro re , nella loro disciplinata prontezza ad adempiere il dovere di sudditi , nell ' esercito che il primo Federico Guglielmo e il vecchio Fritz avevano foggiato , il mezzo che gli bisognava e che non sarebbe fallito allo scopo . Se fosse stata un ' idealità morale , si sarebbe manifestata come nel romantico Federico Guglielmo IV , o come per certi riguardi ancora si manifestava in Guglielmo I , coscienza della grazia divina , religioso legame con la tradizione storica dei principi e del popolo tedesco , ribrezzo invincibile verso i novatori e democratici e rivoluzionari e liberali , impegno di cavalleresca purezza che , all ' occasione , avrebbe trasceso perfino l ' utilità politica . Ma il Bismarck non conosceva se non quest ' utilità , intesa certamente da lui in modo non meschino e anzi grandioso e lungimirante ; e il nome austriaco non gl ' incusse sacra riverenza e dell ' Austria fece l ' uso che gli convenne secondo i tempi é gli eventi , e ora sostenne che si dovesse procedere nelle cose tedesche in costante accordo con lei , e ora la disse e trattò nemica da abbassare ; e gli piacquero i signorotti feudali ed egli piacque a loro , ma seppe anche dispiacere e distaccarsi dalla loro compagnia ; e le istituzioni liberali e le assemblee ora disistimò e volle conculcare , giungendo fino a chiamare la stampa e i giornali " armi dell ' Anticristo " , ora si accordò con quelle transigendo e tenendo vie di mezzo ; definì " vergognosa " qualsiasi alleanza con la democrazia , e dette poi al popolo tedesco il suffragio universale e porse orecchio al socialismo del Lassalle ; aborrì i ribelli e i rivoluzionari , ma non ebbe alcun ritegno a cospirare con essi , profughi ungheresi o repubblicani garibaldini d ' Italia , e ad istigare a insurrezioni e sconvolgimenti contro il principio monarchico in Europa ; e volle farla finita con la " pericolosa idea di una solidarietà fra tutti gl ' interessi conservatori " ; e diritti legittimi e trattati e fedi giurate giudicò vecchiume di ripari cartacei da non offrire resistenza all ' impeto della forza . Da ciò anche i contrasti nei quali entrò col suo re , che , mosso da un sentimento per origine e qualità diverso dal suo , non combaciando i piani pratici che dall ' uno e dall ' altro discendevano , a volta a volta ripugnava a compiere certi atti e mal si accomodava ad astenersi da altri , e voleva restare di qua o andare di là dal suo ministro . Anche il poco conto che il Bismarck faceva del liberalismo e delle discussioni e deliberazioni parlamentari , e degli intellettuali , e dei dotti e letterati , si riduceva alla sua persuasione dell ' impotenza tattica e politica di quei procedimenti , di quelle assemblee e di quegli uomini , principalmente sull ' esperienza del parlamento di Francoforte , che ridicolmente ( egli diceva ) s ' era illuso che i suoi deliberati ritenessero qualche efficacia a fronte degli ordini che il re di Prussia avrebbe dato ai suoi fedeli sudditi ; ma , quando per quella via liberale e rivoluzionaria si sviluppava una forza che creava o trasformava uno stato , egli mutava giudizio e diceva , come disse del regno d ' Italia , che anche le rivoluzioni possono generare uno stato , e , che quello d ' Italia stava là ed era un fatto . Non comprendeva come l ' Inghilterra avesse potuto donare alla Grecia le isole Jonie , e la giudicava una potenza finita , " perché dava invece di prendere " . Da sua parte voleva fare e faceva politica e nient ' altro che politica , come il Moltke faceva guerra e nient ' altro che guerra ; ed egli faceva la sua politica con sicuro calcolo , audace e cauto , sapendo rinunziare al minore pel maggiore utile , a quello momentaneo per il duraturo , profittando di tutte lo occasioni e cangiando col cangiar delle condizioni , senza mai perdere di vista il suo fine , che era , come si è detto , la creazione di un centro di potenza . Non che egli portasse in mente un disegno ben certo , attuato man mano e a pieno nel '70 , come fu immaginato ed è contradetto dalle sue parole e dai suoi atti e dai documenti storici . Consimile immaginazione di disegni prefissi , se risponde al sentire del volgo , non risponde alla realtà , perché il poeta ha bensì l ' ispirazione ma non antivede l ' opera a cui mette capo e che gli viene innanzi a lui stesso nuova e di cui egli stesso si fa contemplatore ; e il filosofo ha un lume di verità e non sa dove sarà per condurlo se non quando è arrivato al termine della sua ricerca e il suo sistema è nato ed egli ne è il primo ascoltatore e discepolo ; e similmente il politico segue una sua tendenza incoercibile e arriva , tra ostacoli e fermate e deviazioni e concessioni e giri , all ' opera politica che incorpora quella tendenza . L ' impulso intimo , al quale il Bismarck obbedì , aveva a suo strumento la forza , come si è detto , dello stato prussiano degli Hohenzollern e a sua prossima materia l ' Impero austriaco , che gli bisognava scomporre e ricomporre altrimenti , e la Francia , contro cui doveva difendere la propria costruzione politica , e , in quella lotta , accrescerla e assodarla . Quando salì al potere nel '62 , già da più anni egli era tornato alla linea politica antiaustriaca di Federico II , che Rivoluzione francese , Napoleone e Restaurazione avevano interrotta ; e vedeva chiaro che l ' ingrandimento e arrotondamento dello stato prussiano in Germania , e con esso la nuova condizione degli stati minori e lo stabilimento dell ' egemonia , non si sarebbero ottenuti e regolati senza una rinunzia dell ' Austria a immischiarsi nelle cose tedesche e , poiché tanta rinunzia non era tra i possibili , senza un conflitto con l ' Austria . E subito all ' ambasciatore austriaco manifestò questo suo convincimento e , alle obbiezioni , gli diè il primo accenno del suo pensiero che all ' Austria convenisse trasferire il centro di gravità verso l ' oriente ; e , poco stante , parlò del " ferro e sangue " , col quale soltanto , e non coi parlamenti , sarebbe stato risoluto il problema dell ' unità tedesca . Rifiutò , dunque , di far partecipare il suo re all ' assemblea indetta dall ' Austria dei principi tedeschi in Francoforte e contrappose ai loro disegni quello , rimasto anch ' esso disegno , di una riforma del Consiglio federale con perfetta parificazione della Prussia verso l ' Austria , alle quali due unicamente sarebbe spettato il diritto di guerra federale , e con un parlamento per elezione popolare diretta . Con simile parità , con l ' Austria a lato , escludendo i contingenti militari della Confederazione , condusse nel '64 la guerra contro la Danimarca , la quale , contro lo stabilito nel protocollo di Londra del '52 , aveva annesso lo Schleswig ; ma , pur facendo la guerra e vincendo con l ' alleata Austria , e occupando in comune i due Ducati , egli , in un modo o nell ' altro , intendeva averli acquistati per la Prussia , e l ' effetto ultimo di una lunga catena di negoziati , di accomodamenti provvisori , di dilazioni , di coperte provocazioni , di minacce fu , tra l ' opposizione quasi generale che il Bismarck incontrò in Prussia e negli stessi componenti della famiglia reale , la guerra del '66 . Nella quale la Prussia rimase sola in Germania , schieratasi la maggioranza degli altri stati e i più importanti con l ' Austria e avverse le popolazioni tedesche al prussianesimo per affetto alle loro antiche e indigene case principesche e ai loro stati autonomi , per sospetto contro il predominio prussiano , e anche in parte per ripugnanza di popolazioni cattoliche contro l ' egemonia di uno stato e di una dinastia protestanti ; senonché il Bismarck s ' era procacciata , per compenso , l ' alleanza di quel liberale regno d ' Italia che , come egli aveva già detto , nell ' interesse della Prussia sarebbe stato necessario inventare se non fosse esistito . Battuta l ' Austria , gli fu dato attuare la Confederazione germanica del nord col parlamento eletto nel modo che aveva designato , e stringere alleanze con gli stati meridionali ; ma l ' atteggiamento della Francia durante quella guerra , il minacciato suo intervento militare , l ' ostacolo che essa frapponeva all ' entrata degli stati meridionali nella Confederazione , i compensi che per l ' ulteriore unificazione e per l ' alleanza franco ­ germanica chiedeva di territori renani e di sostegno militare per l ' annessione del Belgio , l ' eccitazione dell ' opinione pubblica francese che considerava la vittoria di Sadowa come una sconfitta francese , gli fecero prevedere inevitabile , e pensare anche desiderabile per la posizione che avrebbe conferito in Europa alla nuova Germania , una guerra con la Francia . Onde con somma abilità , mentre la preparava militarmente , si accinse e riuscì a isolare politicamente il nemico , eccitando in Italia la spedizione garibaldina contro Roma papale che terminò a Mentana , mettendo il sentimento italiano contro la Francia , rendendo per ciò stesso impossibile una triplice alleanza di questa con l ' Italia e con l ' Austria , la quale ultima affidò in guardia alla ostile vigilanza della Russia , col cui cancelliere Gor ? akov coltivò una stretta intesa , che permise alla Russia di ottenere l ' apertura del mar Nero , vietatale dalla pace di Parigi . La guerra del '70 , che fu una sequela quasi ininterrotta di trionfi militari , attuò l ' unione degli stati meridionali con la Confederazione del nord , sotto il nuovo titolo , glorioso per ricordi medioevali , ma che il Bismarck intendeva non medioevalmente , d ' Impero . Sorgeva così la potenza e , al luogo di quella francese , la preponderanza tedesca nel continente europeo ; e , poiché l ' impero di Germania era una formazione di potenza diretta alla preponderanza , non parve al Bismarck che francasse la spesa di usare riguardi verso il sentimento francese , che , com ' egli fece dire ai gabinetti europei nel corso della guerra , sarebbe stato sempre , in ogni caso , pieno di odio e meditante la rivincita ; e perciò , non pago di aver ottenuto mano libera per l ' ordinamento delle cose tedesche senza più minacce e fastidi da parte francese , non pago di un ' indennità di guerra in misura fin allora inaudita e di altri molteplici vantaggi assicurati , strappò alla Francia due provincie , che divennero terre dell ' Impero , provvedendo conforme all ' avviso dei militari alla migliore difesa della frontiera e soddisfacendo l ' orgoglio nazionale tedesco , al quale pareva di avere a questo modo rovesciato non solo una storia recente a danno della Germania , ma una storia di secoli . Se il risorgimento italiano era stato il capolavoro dello spirito liberale europeo , questo risorgimento della Germania era il capolavoro dell ' arte politica e della unita virtù militare : due capolavori a un dipresso altrettanto differenti quanto una poesia bella e una macchina possente ; e alla creazione bismarckiana , come quella che era e voleva essere attestazione di potenza , non occorreva altra giustificazione , e nemmeno le si addiceva la finzione giuridica dei plebisciti , simbolici a significare l ' anima liberale , ma inetti , pur come simbolo , dove l ' opera era stata condotta , e s ' intendeva che dovesse essere continuata , unicamente dall ' autorità dei principi e del principe dei principi , il re di Prussia , ora imperatore tedesco . L ' impressione per questa rapida sfolgorante ascesa della Germania fu grandissima , pari allo strepito di quelle vittorie ; né si risolse tutta in ammirazione , perché molti , in ogni parte del mondo , si addolorarono , non già per l ' unione statale raggiunta dal probo e laborioso popolo tedesco , ma pel modo in cui l ' aveva raggiunta e per l ' effetto che portava con sé di un rinvigorito spirito autoritario ; e risentirono nell ' anima loro l ' urto della violenza e della strapotenza che schiacciava la Francia ; e non poterono accompagnare di simpatia il giubilo , che pareva duplicemente fratricida , del popolo tedesco , e le contorsioni e le gonfiature dei suoi letterati e storici , celebranti Arminio e Alarico e gli Ottoni e Barbarossa , le quali offendevano insieme il senso umano e il buon gusto . Ma nei più , l ' ammirazione plaudente , che segue la buona fortuna , prevalse , e , con l ' ammirazione , la spinta imitatrice ; e , se fin dalla guerra del '66 si era preso a studiare come modello l ' ordinamento militare prussiano , e altresì l ' ordinamento scolastico ( al quale si soleva attribuire gran parte della vittoria degli eserciti , onde si disse che a Sadowa aveva vinto il maestro di scuola prussiano ) , ora l ' ammirazione si estendeva alle altre parti della vita tedesca e alle disposizioni stesse della mente e dell ' animo . I ceti conservatori di ogni sorta , e i temperamenti autoritari o adoratori dell ' autorità e proni a servirla , ebbero a loro appoggio il conforto dei fatti e di grandi fatti , e se ne valsero di argomento irresistibile nelle loro polemiche . Ed era naturale , e anche giovevole , come tutto ciò che porta a meglio conoscere la realtà , lo svanire delle illusioni democratiche sulla magica efficacia di talune parole , sui miracoli dei volontari e della nazione sollevantesi in armi ; e già dagli ultimi casi della Polonia e dell ' Italia si erano venute raccogliendo lezioni in questo senso , e nella " difesa nazionale " del Gambetta , che fece prorompere dal suolo francese eserciti e pur non valse a ricacciare l ' invasore ben disciplinato e tecnicamente preparato , si esaurì la leggenda dell ' invincibilità dell ' impeto patriottico popolare , nata da un ' alquanto fantastica storia militare della grande Rivoluzione . Ma anche i liberali furono turbati da dubbi verso la propria fede , perché non si vedevano ora dinanzi a uno di quei vecchi regimi nei quali l ' autoritarismo , mal sorretto da residui di nobilume e clericume , disertato dagli uomini d ' intelletto e di cultura , incapace di progresso , reazionario e retrivo , scopriva a chiare note la sua inferiorità nella lotta storica ; ma a uno stato che , rigettando il governo popolare , fondandosi sull ' autorità , prendendo regola solo dall ' alto , conseguiva trionfi che nessun altro popolo di Europa avrebbe saputo né osato disputargli : a uno stato perfetto nei suoi congegni e nella sua opera amministrativa , e a un popolo che era il meglio istruito e il più ricco di sapere e di dottrina di quanti altri al mondo , e al quale si schiudeva un vastissimo campo di attività anche nella produzione economica e nei commerci . Avveniva di pensare che , per lo meno , non si fosse dato il peso che si doveva alle forze storiche e tradizionali , continuando , se non proprio a distruggere e rifare su astratti motivi razionalistici , certo a contare troppo sulla critica e sul pensiero ; e si fossero anche troppo trascurati , per l ' entusiasmo e per le virtù morali , l ' istinto vitale e la volontà di potenza e i prodigi che talora n ' escono e , per la religione di umanità che anima e conduce la storia , non si fosse abbastanza tenuto presente e rimeditato il momento , che le è inerente , della forza . Altre volte , l ' insidia del dubbio penetrava più addentro , attaccando il principio stesso del liberalismo , il concetto della libertà , e facendolo tentennare . Questo turbamento o questi dubbi sarebbero stati , in verità , transitori e senza effetti positivi , e si sarebbero superati col pronto riscuotersi , indirizzando a sé stessi il rimprovero che si rivolge agli uomini di poca fede e di corta vista , e anche col fare la loro parte ragionevole a quegli aspetti della vita dimenticati o poco considerati che ora s ' imponevano alla considerazione , e poi altresì col riflettere che non è tutto oro quanto riluce e notare talune deficienze e talune incrinature nell ' ammirata grandezza germanica e muovere qualche discreto dubbio sul suo avvenire . Ma l ' energia riparatrice , la capacità riconciliatrice , occorrente a questo fine , proprio allora scemava o veniva meno nella sede donde si sarebbe dovuto attingerla , nella cerchia delle scienze morali o della filosofia che si chiami . Tutto quanto si era attuato con l ' ordinamento liberale e nazionale della società europea , con la fine dell ' oppressione chiesastica e monarchico ­ assolutistica , col respiro ottenuto e la facoltà di muoversi e lavorare e fare secondo ispirazione e vocazione , con lo svolgimento politico progressivo e ordinato in luogo degli scotimenti e sconvolgimenti rovinosi e paurosi , tutto era stato in istrettissima relazione col pensiero idealistico e storico , maturatosi nei primi decenni del secolo , e che ora aveva preso corpo e viveva nelle sue istituzioni . Ma se le acque avevano bagnato e fecondato la terra , che s ' era coperta di buona messe , la fonte dalla quale esse scaturivano si era andata via via assottigliando e quasi essiccando . Dov ' era più la grande filosofia , e la storiografia che vi s ' informava , in Europa , intorno al 1870 ? Della prima nessuna traccia o solo di epigoni ; della seconda , qualche ultimo ancor vigoroso rampollo . Al posto tenuto dalla filosofia e dalla storiografia si era introdotta a poco a poco la scienza naturale , e , infine , vi s ' era assisa , ergendosi in soglio , coronata regina . Senonché la scienza naturale , col suo complemento di matematica e meccanica , era pur sempre figlia o almeno nepote del pensiero ; e quella usurpazione , che i suoi metodi facevano , del campo spettante di diritto al pensiero filosofico ­ storico , se cagionava storture nelle menti e le disponeva a una sorta di nuovo astrattismo illuministico , per sé non dava origine , praticamente , ad altro danno che a qualche utopia o a qualche semplicistica proposta e speranza , come se ne videro parecchie e com ' è dato incontrarne ancor oggi in intelletti così ragionanti : per esempio , nel Wells quando scrive ( nella sua assai divulgata Storia universale ) che " i Cavour , i Bismarck , i Bonaparte e tutti gli altri cosiddetti grandi uomini , che costarono tanto caro all ' Europa , sarebbero potuti essere beneficamente sostituiti da un piccolo consesso di geografi , etnologi e sociologi , dotati di semplice onestà , i quali d ' accordo avrebbero tracciato le giuste frontiere del nostro continente e assegnato a ciascun popolo la forma di governo che meglio gli conveniva " . Il fatto importante , che allora accadde , fu altro e più complicato , ed è da riportare non alla scienza ma sempre alla filosofia , non alla scienza naturale ma al naturalismo , cioè a un ' affrettata e mal ragionata filosofia , e consistette in questo : che la scienza , per suo istituto , non considera , e non deve considerare , se non la forza o le forze , senza alcuna qualificazione morale o estetica o intellettuale , la forza fisica o la forza vitale , e deve trattarla deterministicamente per misurarla e darne le leggi ; e che la filosofia di quel tempo trasportò questo concetto scientifico della forza a capo della vita dello spirito e ne fece la fonte di questa , donde le pseudoteorie filosofiche , variamente meccanistiche , e la pseudoermeneutica della storia in base a coteste fantastiche teorie , e donde , per una sorta di corrispondenza simpatetica fra teoria e pratica , l ' innalzamento della mera ed astratta energia e vitalità a ideale , come legge del più forte e valore dell ' atto in quanto atto e del fatto in quanto fatto . Il darvinismo offerse allora un caso spiccato di questo trapasso di talune semplici osservazioni e congetture di scienza naturale a generale interpretazione della vita , della realtà e della storia , e , ulteriormente , a dettato di azione pratica e a regola suprema del comportamento . Un altro caso è la teoria delle razze , che allora il Gobineau e altri con lui costruivano , e che convertiva alcune assai empiriche classificazioni naturalistiche in entità reali , e a una o ad altra di codeste entità conferiva il diritto di dominare la società e la storia . In quel tempo , la storiografia o veniva decadendo a semplice erudizione e filologismo o si configurava a determinismo storico , con una o altra causa o con varietà di cause naturalistiche ; e persino la storia della letteratura , nel Taine , si risolveva negli effetti costanti della " razza " e dell ' " ambiente " e in quelli variabili del " momento " , e la filosofia dell ' arte in quanto spirituale creazione non trovava più luogo nella cultura del tempo o , se vi faceva qualche comparsa , raccoglieva dileggio . Il nichilismo russo sarebbe restato una manifestazione della particolare e singolare vita russa , ma prese significato europeo in quanto forma estrema e folle di premesse poste dal naturalismo europeo , inintelligente della vita spirituale e delle formazioni storiche , e perciò di volta in volta tratto o ad accettarle tutte alla pari e con indifferenza come effetti inevitabili e irremovibili di cause date , o a negarle tutte , perché tutte , vedute a quel modo , non come opere nascenti dal di dentro ma come imposizioni provenienti dal di fuori , apparivano ingiustificate e irrazionali e da ribellarvisi contro . Reazionari ed anarchici , per questa identità di premesse mentali , si potevano dare e si davano talvolta la mano , senza offesa della logica . Screditate ( e si soleva notare la cosa e di solito per allegrarsene ) erano le " idee " e gl ' " ideali " ; e l ' uomo per l ' efficacia del filosofismo naturalistico che era invalso , si sentiva attaccato ai fatti , sospinto dai fatti , ma depresso nel sentimento della libertà , arricchito di cognizioni e leggi scientifiche , privato della legge sua spirituale , preclusagli la conoscenza del significato e del valore della vita umana . La libertà richiede idee e ideali , e l ' infinito cielo , e lo sfondo dell ' universo , non come estraneo all ' uomo ma come lo spirito stesso che in lui pensa e opera e lietamente crea sempre nuove forme di vita . Il naturalismo e il determinismo e il materialismo pratico le è nemico quanto è amico degli assolutismi e dispotismi di ogni sorta . Anche l ' attività economica europea , della quale si è ricordato il poderoso accrescimento , concorreva a deprimere negli animi la vita morale e con questa il sentimento della libertà : non già perché , come si dice comunemente , essa con la prosperità e coi comodi ammollisca e infiacchisca , ma , all ' opposto , perché indurisce e adusa a tale unilaterale tensione da impacciare quell ' armonico svolgimento di tutte le facoltà , quell ' " armonia " nella quale i greci giustamente riponevano la nobiltà e la sanità dell ' uomo . Terminate le grandi lotte politiche , le nuove generazioni , e gli stessi vecchi patrioti e combattenti , si davano agli affari ; e la concorrenza e la lotta dei mercati , dal canto loro , conferivano a suggerire il primato dell ' energia , della forza , della capacità pratica sui motivi etici e razionali . Il rigoglio economico , che doveva arrecare nuovi e più copiosi mezzi all ' opera dell ' idealità umana , pareva che , per contrario , stesse ora per sopraffarla ; e quel che il Marx aveva detto del capitalismo moderno , che non sarebbe stato in grado di dominare le forze produttrici che aveva scatenate , in certo senso e in certa misura avveniva di fatto , non nel mondo economico ma nel mondo morale . E un ' altra previsione del Marx si avverava , sebbene anche questa in modo diverso da come egli l ' intendeva : cioè che tutta la società si sarebbe venuta dividendo sempre più nettamente tra nuclei capitalistici e masse operaie , tra plutocrazia e proletariato ; perché , veramente , gl ' interessi degli industriali e quelli delle loro classi lavoratrici , le esigenze dei primi e i bisogni delle seconde , e i contrasti tra loro e gli espedienti per via via comporli , cominciavano a occupare sempre più il primo piano , e , da una parte , i parlamenti trattarono con sempre maggiore preferenza questioni economiche , e , dall ' altra , quella che si dice la classe media - che non è poi una classe economica ma si trae e si solleva sopra tutte le classi economiche come rappresentante precipua dei valori spirituali , e perciò mediatrice e armonizzatrice e integratrice delle classi economiche in lotta o in accordo che siano - si venne impoverendo e , non possedendo più quei politici di passione e vocazione e preparazione che un tempo vi abbondavano , fornì in maggior numero allora avvocati e altri professionisti da mandare ai parlamenti . Eppure , dove si ritrovavano ancora le forze di resistenza e di equilibrio se non in questo ceto medio intellettuale ? e come si sarebbe potuto allora , e come si potrà mai , riaccenderle e rinvigorirle e dilatarle , se non per suo mezzo ? Nessuna speranza c ' era che quelle forze potessero venire dalle vecchie religioni e dalle loro chiese , perché quella cattolica , pur continuando a rendere certi servigi sociali , non aveva più capacità d ' invenzione e di rinnovamento ; e meno ancora ne avevano le altre , e di quella anglicana è stato notato che , se si mostrava ancora assai versata a quel tempo in questioni di diritto canonico e di proprietà ecclesiastica , non aveva alcuna parte nei nuovi problemi morali della società inglese , né nella riforma delle leggi penali , né nelle altre che provvidero all ' igiene e all ' istruzione del popolo e temperarono le asprezze della concorrenza economica con le leggi sul lavoro . La letteratura è anche qui buono specchio , perché fu quello il tempo in cui nacquero il realismo , il naturalismo e il verismo e il programma di un ' arte che fosse impersonale al pari della scienza naturale , e il romanzo e il dramma , non più patriottici né socialistici o umanitari , ma sociologici e fisiologici e patologici , in contrasto reciso con la letteratura della prima metà del secolo . Per questo contrasto , si disse che il romanticismo era ormai finito ; e finito era certamente , uscito di moda , nella sua accezione teoretica e positiva , come quel romanticismo che è identico con l ' idealismo e con lo spiritualismo filosofico e storico , e che perciò segue le sorti di questi , e risorge ( poiché non può non risorgere ) come tutt ' uno con questi . Le scienze naturali e la concezione naturalistica avevano ottenuto il disopra anche nella letteratura e nell ' arte , che esprimevano quel trionfo . Ma l ' altro romanticismo , che abbiamo distinto dal primo , quello sentimentale , pratico e morale , e in tal riguardo morboso , il quale , segnatamente dopo il 1840 , si era in generale sedato e purificato cangiandosi in più severo abito e nell ' azione civile e politica , ricevé nuovo alimento dalla stessa concezione naturalistica . Fu quello il tempo in cui venne in auge una filosofia , della quale mezzo secolo innanzi , quando era apparsa al mondo , nessuno aveva voluto sapere giudicandola una non profonda rielaborazione di cose già da altri pensate , rivolta al fine non filosofico di una capricciosa e sterile negazione della vita , la filosofia dello Schopenhauer ; e fece scuola e suscitò imitatori ed ebbe i suoi cantori , come cosa conforme ai tempi per il suo fondamento , che era nella cieca insaturabile volontà , e offrente una conclusione , gradita agli animi non alti , nella rinunzia al volere , che era insieme rinunzia al dovere della ricerca incessante e dell ' operosità infaticabile , e fittizia purificazione nella impurità dell ' indifferentrsmo oziante , decorato col nome di ascetismo e misticismo e buddismo e orientalismo . Accanto a questo pessimismo , un ' altra forma dì rieccitato romanticismo , che moveva dalla stessa visione naturalistica , s ' indirizzava bramosa alla esasperazione e all ' estasi sensuale , nella quale l ' implacata insoddisfazione , in cui esso si agitava , fosse satisfatta ; e la idoleggiava Bellezza , una bellezza affatto diversa da quella in cui sorride la gioia della vita , perché l ' immagine in cui si effigiava era , invece , di triste e spasimante lussuria , di disfacimento e di morte , e si colorava di satanismo e di sadismo . Si era ben lontani , come dagl ' impeti faustiani dei primi romantici , così anche dai loro sogni di sublimato amore e fusione di anime . E lontana dalla fantasticheria dei primi romantici di una vita tutta artistica e poetica era la nevrosi per le parole , per il colore , per il ritmo e il verso per sé preso , per le forme ermetiche ed esoteriche , per le squisitezze da raffinati in cui gioivano e si tormentavano taluni dei neoromantici ; e in tutti essi poi regnava il fastidio per la politica , per le passioni dei partiti , per le contese sociali , pei dibattiti delle assemblee , pei giornali , per tutte le manifestazioni della pratica operosità ; e nemmeno sognavano più le forme della ingenua vita medioevale e religiosa e cavalleresca , e il Ruskin che ciò faceva , e contro l ' industrialismo adorava l ' artigianato e contro le officine le cattedrali e contro le ferrovie gli avventurosi viaggi e i pellegrinaggi dei tempi lontani , era un ritardatario della prima età romantica . Alle immaginazioni dei neoromantici assai meglio del poetico Reno delle leggende consentivano l ' Italia dei Borgia e la Bisanzio delle Teodore , simboli di quella lussuria , di quel sadismo , di quel satanismo imperversante nelle loro anime . Così ripiegati su sé stessi e torturanti sé stessi , né le rievocazioni umane della storia né gli spettacoli della consolatrice o religiosa o misteriosa Natura richiamavano il loro interessamento . Si vedano i versi , i frammenti e le confessioni del Baudelaire , i libri e l ' epistolario del Flaubert , il giornale dei Goncourt , e altre opere non solo della letteratura francese in particolare , ma anche della inglese , per osservarvi siffatti stati d ' animo , che nei maggiori di quegli scrittori , ai quali non era ignota la nobiltà del dolore , ebbero talvolta la loro catarsi poetica , e allora si salutò veramente la Bellezza . In Italia manifestazioni consimili , ma meno intense , si notarono tra il '60 e il '70 , negli anni stessi in cui si cercava Venezia e Roma , e in cui Giosue Carducci scagliava i suoi politici giambi . E si parlò di nuovo , allora , come se n ' era parlato prima e se n ' è riparlato poi da coloro che non hanno meglio da fare e da pensare , della " decadenza dell ' Europa " , con sentimento direttamente opposto alla fede generale del secolo decimonono , il " secolo del progresso " . Ma più caratteristico è che , nei neoromantici , la decadenza da concetto negativo si tramutò assai spesso in positivo e da antideale in ideale , e perciò non solamente predilessero quei poeti latini della decadenza che nella generazione precedente il Nisard aveva analizzati a riscontro e censura dello stile romantico e nei quali essi ora gustavano o dicevano di gustare sensazioni e vibrazioni di nervi e corrispondenti immagini che presso i grandi e classici poeti non si rinvenivano , ma fregiarono del nome di " decadente " la loro età e si compiacquero di sé stessi come tali , e dettero questo nome a qualche loro scuola di poesia , e perciò , per tale qualità di romanticismo , è venuto in uso il nome di " decadentismo " . Questo apparente arresto o regresso rispetto al pensiero , al sentire , all ' ideale e al fare politico del cinquantennio precedente , sembrerà incomprensibile solo a chi non consideri o non tenga ben fermo in mente che la libertà neppur essa è un ergon , ma una energeia , e , al pari del pensiero , ha sempre una materia nuova , spesso spinosa e ritrosa con la quale deve lottare per domarla e plasmarla , e che talora pare che la soverchi . Che cosa era quel naturalismo e positivismo e materialismo , che succedeva all ' idealismo e spiritualismo della filosofia anteriore ? Non la distruzione delle indistruggibili verità di questa , ma le vicende dei conati che si facevano per risolvere i nuovi problemi nati da quelle verità , e insieme le sopravvivenze di problemi non bene risoluti , che a quel modo si vendicavano . E che cosa era la politica della mera potenza , che si levava con aria di schiacciante superiorità a fronte della concezione liberale , se non il riflesso della ritardata e incompiuta formazione liberale e politica di un gran popolo le cui capacità e virtù erano state storicamente indirizzate e adoprate a quel fine e davano luogo ora a quel vanto di superiorità ? E che cosa era l ' empito tumultuoso dell ' attività economica se non , per un verso , il prodotto della civiltà europea , e , per un altro , il non ben regolato rapporto di esso con le altre parti di questa civiltà , che ora troppo ingombrava di sé , e perciò la sollecitazione a regolarlo e , anzitutto , a opporgli forze di altra qualità che ne contenessero gli eccessi e lo riconducessero tra gli argini e nel letto in cui deve scorrere ? E nella caduta che si lamentava dell ' entusiasmo morale e nella disaffezione incipiente per l ' ideale della libertà , non bisognava assegnare la sua parte al naturale ritmo degli sforzi e delle stanchezze , alla " chiesa trionfante " che ha minor vigore della " chiesa perseguitata " , e che richiede perciò la vigile sollecitudine per risalire in perpetuo dall ' ergon alla energia , dal già fatto al fare ? E il fatto era , intanto , che l ' assetto nazionale degli stati , se anche non in tutto compiuto , e le istituzionì liberali , se anche variamente graduate , stavano oramai , in quasi tutta l ' Europa , come un acquisto , che era costato lunghe fatiche , e come un possesso assicurato ; e che se lo spirito dava taluni segni di stanchezza e di smarrimento , il corpo , per così dire , validamente costituito , continuava nella spinta della crescenza e della sana vita fisiologica . Contrasto di spirito e di corpo , o , fuori metafora , contrasto ora scoperto ora coperto di due diversi ideali , nel quale si svolge la storia seguente , che in certo senso potrebbe dirsi la storia del vano intrecciarsi dell ' ideale cavouriano con l ' ideale bismarckiano , e del loro complicarsi e tramutarsi , e , accogliendo in sé altri elementi , contrapporsi in modi nuovi . IX L ' ETÀ LIBERALE ( 1871­1914 ) Nel periodo che seguì al 1870 non si videro più in Europa né riprese di vecchie monarchie assolute né esplosioni di nuovi cesarismi . Rari di siffatte cose furono i conati e gli stessi pensieri , e qualche nube che parve minacciosa si dissipò , lasciando più limpido il cielo . Il paese che , nella vulgata opinione e sul documento degli ultimi ottant ' anni della sua storia , era tenuto come quello delle estreme vicende e incapace di ordinata vita di libertà , la Francia , stabilì e assodò la sua repubblica , ch ' era nata tra le sconfitte militari , con fermezza d ' intenti e somma avvedutezza . Da quegli ottant ' anni , nei quali aveva provato i più vari ed opposti assestamenti cercando invano il punto di equilibrio , trasse non la finale perdizione che di lei si temeva e che i suoi nemici speravano , ma l ' esperienza che la mise sulla via giusta , nella quale entrò come per forza di cose , segno anche questo che la via era giusta . La terza Repubblica , la Repubblica " conservatrice " e " senza repubblicani " , come la definiva ( con l ' autorità , appunto , della sua lunga e personale esperienza ) il Thiers , cioè senza quei modi dei repubblicani quarantotteschi che avevano condotto alla rovina della seconda , si presentò con aspetto di provvisorio , ma , nel fatto , si dimostrò durevole né sostituibile da alcun ' altra forma . Nel suo primo tempo , essa dové abbattere anzitutto l ' insurrezione della Comune di Parigi , convulsione di gente vinta ed armata e non rassegnata , in cui riaffiorarono assurde idee federalistiche e sobbollirono tendenze di repubblica sociale ; e poi scansare la restaurazione monarchica , che avrebbe rimenato a condizioni instabili e intollerabili , a ripercorrere traversie già percorse , pericolo dal quale aiutò a salvar la Francia il pretendente legittimista , conte di Chambord , che , ostinandosi a imporre per il suo ritorno al trono avito la bandiera bianca dei Borboni , fece ben comprendere quel che tale ritorno avrebbe apportato e misurare l ' abisso che s ' era aperto tra il passato e il presente . Ma la Repubblica dové vincere anche l ' altro pericolo di diventare troppo conservatrice , rigida per la paura dei " radicali " , come li chiamavano , e per le immagini incombenti del 1793 , del 1848 e del 1871 , e perciò costituzionale e non parlamentare , con autorità monarchica conferita al suo presidente e con effettivo dominio di spiriti militari e clericali , quale tentò e ritentò di foggiarla il Mac Mahon durante la sua presidenza e coi vari ministeri che schierò in battaglia , finché egli stesso si piegò a lasciar libero corso all ' ineluttabile , e infine si dimise ( 1879 ) . Assai delusi rimasero quanti speravano da lui il colpo di stato ; mentre il nuovo presidente , il Grévy , si dichiarava , nel suo messaggio , " sinceramente sottoposto alla grande legge parlamentare " , e , ad attestare che non era più da temere del radicalismo né di rivoluzioni , ritrasferiva la Camera da Versailles a Parigi . Due volte ancora il pericolo o la velleità del colpo di stato reazionario si rinnovò in Francia , tutte e due sventato ; e la prima fu tra l'86 e l'89 , col Boulanger , il generale acclamato dalle moltitudini che dalla sua ascesa aspettavano la " rivincita " contro la Germania e quella grande redenzione dai malanni politici e di ogni sorta , che il volgo sempre aspetta . Pur nell ' incertezza dei suoi andamenti e dei suoi propositi parve che il Boulanger tendesse più o meno consapevolmente , e sospinto piuttosto che spingente , a un quissimile di secondo Impero ; e il vecchio filosofo e politico Giulio Simon , memore dell ' onta di quel secondo Impero , fu pronto a rammentarla all ' immemore popolo di Francia in un libro al quale diè il titolo : Souviens ­ toi du Deux Dicembre ( 1889 ) . Quantunque il Boulanger raccogliesse nell'88 strepitoso successo elettorale e nel gennaio dell ' anno seguente fosse eletto a Parigi , gli uomini di stato della Francia gli gittarono in volto il loro disdegno e disprezzo , qualificandolo " Saint ­ Arnaud ( il generale del due dicembre ) da caffè concerto " e " Bonaparte senza la campagna d ' Italia " ; e a lui stesso mancò l ' animo di marciare coi suoi fanatici contro la sede del governo , sicché finì col subire processi e condanne ed esser costretto a rifugiarsi nel Belgio , dove poi si tolse la vita . La seconda volta fu dieci anni dopo , nel lungo contrasto intorno al caso del capitano Dreyfus e alla giustizia o ingiustizia della sua condanna : contrasto che , sotto specie di questione giuridica e morale , racchiuse una rinnovata offesa e difesa delle istituzioni repubblicane , perché a ingrossare le schiere degli antidreyfusiani e antisemiti , e a dar loro consistenza di partito politico , accorsero , insieme con gli antichi fautori del Boulanger , reazionari , monarchici e in gran numero preti , frati e tutti i clericali , i quali , acclamando l ' esercito , pensavano di eccitarlo contro la Repubblica . Ma ad essi si contrappose gagliardamente l ' unione di tutte le forze repubblicane e socialistiche ; e , liberato il Dreyfus dalla prigionia e riconosciuta legalmente la sua innocenza , il conato reazionario fu fiaccato , e gli ordini liberali uscirono dalla lotta non solo intatti ma rinvigoriti e battaglieri , come si dimostrarono nell ' opera consecutiva alla quale i vincitori posero mano e che non tanto fu di vendetta pel passato quanto di buona precauzione per l ' avvenire . Nella rivale Germania , l ' abolizione o la restrizione della libertà fu portata in mente dall ' artefice medesimo dell ' Impero , il Bismarck , che non considerava definitiva la costituzione che gliene era venuta fatta con parlamento nazionale e suffragio universale , espedienti politici ai quali si era appigliato e non già cose rispondenti al suo ideale , che restava sempre l ' assolutismo monarchico , con aggiunta onnipotenza di lui , cancelliere . A ogni ostacolo o impaccio o fastidio che egli incontrasse nel parlamento , il suo pensiero correva , come a rimedio prossimo , a quel partito estremo del colpo di stato : il che si vede nelle sue lettere , specialmente in quelle scritte tra il '78 e l'82 , nelle quali parla dei tedeschi che non sanno maneggiare il " giocattolo di Norimberga " , a loro donato , e lo guastano , e della costituzione tedesca dice che verrà il momento che si dovrà applicarle il motto pronunziato dallo Schwarzenberg ad Olmütz circa quella austriaca del 1849 , che era " un ' istituzione che non aveva fatto buona prova " ; e sempre insiste che ciò che in Germania è sostanziale e sta saldo sono i principi tedeschi , e che ad essi eventualmente spetterà risolvere un giorno se non convenga farla finita e tornare all ' antica Dieta federale , conservando l ' unione doganale e militare , ma levando di mezzo il parlamento . Negli ultimi anni del suo cancellierato metteva la sua speranza nel giovane che fu poi Guglielmo II , il quale , diversamente dal padre , il principe Federico , si mostrava assai intollerante dei regimi parlamentari , un vero " soldato della guardia " , la " rocca di bronzo " , di cui la Germania aveva bisogno . Ma , salito al trono quel giovane , segno di tanta speranza , quando il Bismarck , nel '90 , irritato di nuovo contro il parlamento , a suo senso non abbastanza docile , espose all ' imperatore il suo pensiero , che era di presentare a quell ' assemblea nuove richieste di spese per l ' esercito e una inasprita legge contro i socialisti , e al prevedibile rifiuto scioglierla due o più volte , e privare per decreto i socialisti del diritto elettorale abolendo anche la segretezza del voto , e ricorrere per ultima istanza al cannone , non trovò ascolto presso il nuovo sovrano , che ambiva allora al favore del parlamento e del popolo ; e così il Bismarck cadde dopo circa trent ' anni d ' ininterrotto governo . Non aveva alcun partito , alcuna corrente d ' opinione che lo sostenesse ; e quel suo disegno era l ' almanaccamento di un solitario , capace di cose grandi nella diplomazia e nella guerra , ma non nell ' interpretazione dell ' anima umana e delle richieste che essa pone secondo i vari tempi . E allorché , nel suo ritiro , udendo le parole e osservando gli atti e i gesti del secondo Guglielmo , mutò giudizio e concetto e prese a dire e ridire che la via della salvezza stava nel " rafforzare l ' efficacia del parlamento " , che era necessario che il parlamento " criticasse , controllasse , ammonisse e in certi casi guidasse il governo " , che pel passato si era proceduto in modo " alquanto dittatorio " , troppo deprimendo la rappresentanza nazionale , con coteste tarde riflessioni diè a vedere quello che alla sua mente robusta era mancato e che lo aveva reso poco atto , lui , fondatore di stati , alla parte di educatore di popoli , e , in prima linea , del suo popolo , del quale in questo riguardo fu piuttosto diseducatore . Giacché , se a lui non venne fatto di eseguire il suo colpo contro il suffragio universale e il parlamento , venne pur fatto di mantenere la Germania nello stadio costituzionale , impedendole di passare a quello parlamentare . Il partito liberale , che nei primi anni del suo ministero si era inalberato tentando di resistere alle sue sopraffazioni , dopo la guerra del '66 si dispose a dargli appoggio nella politica estera per fini nazionali , sperando di averne in cambio un diverso avviamento nell ' interno . Questo appoggio dei nazionali ­ liberali , che formavano la parte più forte del parlamento , continuò dopo il '70 , animato sempre da quella speranza , e gli diè modo di ottenere il settennato militare , di compiere la riforma finanziaria e di combattere il centro cattolico . Anche il principe ereditario Federico non nascondeva la sua propensione al metodo parlamentare con la responsabilità ministeriale , stimando la costituzione presente dell ' Impero " un caos artificialmente combinato " . Ma , quando il Bismarck si volse al protezionismo doganale , e per questo e per la repressione del socialismo contò sull ' appoggio dei conservatori e si rappattumò col centro , gli alleati di prima non gli servivano più e gli erano d ' impaccio ; ed egli non volle sapere della condizione che quelli mettevano per l ' ulteriore collaborazione , che era l ' entrata nel ministero prussiano di alcuni della destra liberale e di altri della sinistra o progressisti , risoluto , come stava incrollabilmente , a non compiere nessun passo che conducesse a ministeri di partito . Ciò , del resto , gli sarebbe stato impossibile , posto che la vecchia Prussia non si era disciolta in una Germania liberale , ma per contrario una Germania più o meno liberale era stata aggregata alla Prussia , che manteneva intatto il carattere ricevuto nella reazione di dopo il '48 di una monarchia che aveva fatto soltanto talune concessioni costituzionali e di un parlamento eletto col sistema delle classi : processo inverso a quello accaduto in Italia , dove un Piemomte liberale unì a sé un ' Italia resa liberale e si fuse con lei . Base dell ' Impero restava sempre la Prussia , e ancora nel '98 un successore del Bismarck , il cancelliere Hohenlohe , scriveva nel suo diario che , quando egli sedeva tra le " eccellenze prussiane " , scorgeva chiarissimo il contrasto tra il liberalismo meridionale e il feudalismo del settentrione , incapace il primo d ' impattarla con l ' altro , " troppo numeroso , troppo potente , e avente da sua parte il re , l ' esercito e anche il centro cattolico " . Invano , e solamente per rettorica vaghezza , si idoleggiavano in idilliaco connubio o in discorde concordia le " due anime " della Germania , quella prussiana e quella tedesca , quella di Potsdam e quella di Weimar , ché in effetto una sola anima predominava , la prussiana e di Potsdam ; e pensieri fugaci o espedienti del momento erano i detti del Bismarck , nei primi anni dell ' Impero , che convenisse non già " borussificare " la Germania ma " germanizzare " la Prussia . Il distacco dei liberali dal Bismarck , dopo votate le leggi d ' eccezione contro i socialisti , segnò il disgregamento di quel partito , che si scisse in vane frazioni e scadde assai nel numero dei suoi deputati . Esso , del resto , non compensava quel che gli mancava di forza numerica nel paese col vigore , la profondità , la saldezza della sua fede liberale ; perché non pochi dei suoi componenti , piuttosto che liberali in politica , erano libero ­ scambisti ed esprimevano i bisogni dell ' economia tedesca del loro tempo ; ed altri dei più cospicui loro rappresentanti continuavano ad assegnare il primato allo Stato ( cioè a uno dei due termini dell ' umica relazione ) e a pensare la libertà in forma di diritti concessi o riconosciuti dallo Stato , ed esorcizzavano il parlamento come il maligno , limitando il diritto della Camera al sindacato amministrativo e all ' opposizione . Così modesto com ' era nella sua attività il parlamento tedesco , nondimeno il Treitschke , uno dei liberali di prima del '70 diventato via via sempre più bismarckiano , temeva che quello potesse peccare , nientedimeno , di un " eccesso di parlamentarismo " . La scienza e pubblicistica tedesca , dallo Gneist e dal Laband al Jellinek , è tutta affetta da questa sorta di ottusità a intendere il proprio ed essenziale del concetto politico di libertà ; e si restringe , e talora si balocca , in costruzioni giuridiche dello " Stato di diritto " , o cerca di attuare la libertà formalisticamente in istituti come quelli delle cosiddette " autonomie locali " , di cui si fece saggio in Prussia conforme ai concetti dello Gneist . La vampata di libertà , che si era avuta in Germania nell ' anno delle rivoluzioni , nel '48 , era passata quasi senza traccia ; e il parlamento di Francoforte fu a tal segno spregiato e messo in oblio che si dimenticò di celebrarne la ricorrenza cinquantenaria in un paese che pur non aveva omesso di erigere un gran monumento ad Arminio nella selva teutoburga . Vero è che quel parlamento doveva esser poi ricordato e ripreso a modello nei dì della sventura . Negli altri popoli , o il sistema parlamentare si era formato da molto tempo , come in Inghilterra , o vi era stato introdotto insieme con gl ' istituti liberi , o si era nel fatto man mano sostituito a quello di carattere più monarchico delle originarie costituzioni ; e quando , per esempio , in Italia , tra il '98 e il '900 , si propose e si cercò di venire attuando , col motto del " ritorno allo statuto " , una tal quale reazione nel senso della forma più antica , l ' opposizione si levò vivissima e generale , nella Camera si fece ricorso all ' ostruzionismo , e quel disegno , dettato dalla paura del moto o del troppo rapido moto , fu mandato in aria , con la conseguenza ( analoga a quella che , contemporaneamente e tra altre circostanze , si ebbe in Francia ) di un più risoluto avviamento liberale . La società europea andava tutta a democrazia , come si diceva , e meglio si sarebbe detto che usciva dalla tutela di ristretti gruppi dirigenti , di quelle aristocrazie liberali che l ' avevano guidata nelle rivoluzioni e nel nuovo ordinamento degli stati , e veniva formando una sua classe politica più varia e più mobile , com ' era richiesto dalla grande varietà e mobilità degl ' interessi e bisogni da far valere e da contemperare . Manifestazione e strumento di questa incessante progressione erano i consecutivi allargamenti del suffragio , che , in quasi tutti i paesi dell ' Europa , misero capo al suffragio universale , altre volte istituito o adoperato per intenti di conservazione e di reazione , e ora servente al contrario , al movimento e al progresso . La Francia lo aveva ricevuto in eredità dalla seconda Repubblica e dal secondo Impero ; l ' Italia , dopo la riforma dell'82 , che quadruplicò o quintuplicò il numero degli elettori , lo ebbe nel 1912; il Belgio , che aveva ancora il sistema censitario , lo adottò fin dal '92 , temperato dal voto plurimo , e pur con questo portando al decuplo i partecipanti alle urne ; l ' Austria , che già aveva allargato il suffragio nel '96 , si appigliò a quello universale nel 1907 , con la speranza di metter giù , con le passioni e le lotte della democrazia e delle classi lavoratrici , gl ' indomabili contrasti delle sue molteplici nazionalità ; e così nella maggior parte degli altri stati europei , compresi quelli della Germania ( il Baden nel 1904 , la Baviera e il Württemberg nel 1906 ) , ma non la Prussia , che con la riforma del '93 aveva provveduto ad assicurare la prevalenza dei conservatori e del centro , e poi si restrinse a ritoccare la ripartizione dei collegi e aumentare di una decina il numero dei deputati . Nella Svizzera , la costituzione fu più volte riveduta , e si fece perfino esperimento di governo diretto del popolo , sia come iniziativa sia come referendum o sanzione . L ' Inghilterra , con la riforma dell'85 , aumentò di due milioni e mezzo il corpo elettorale ; ma il maggior suo progresso verso il regime popolare fu la preponderanza , e anzi l ' assoluto potere , attribuito alla Camera dei comuni rispetto a quella dei signori ; il che era stato messo in programma dal Gladstone nell ' ultimo suo discorso , nel '94 , e diè origine a un conflitto , che , scoppiato in occasione di un ' aggravata imposta sul reddito , durò circa tre anni , dal 1908 al 1911 , nel quale i liberali ebbero alleati i deputati operai e gl ' irlandesi , ma raggiunsero il loro fine , essendo stato tolto alla Camera dei signori il diritto di respingere leggi finanziarie e tutte le altre che , respinte dapprima da essa , la Camera dei comuni avrebbe approvato in tre sessioni , passati due anni . Anche si vennero introducendo , più o meno in ogni paese , stipendi o indennità ai rappresentanti del popolo , la qual cosa era altresì necessaria posta la trasformazione della classe politica , che prima si traeva principalmente dal ceto dei proprietari di terre e dell ' alta borghesia . Le monarchie , che sussistevano in quasi tutti gli stati con regimi parlamentari , presero aspetto molto modesto , perché l ' impulso politico effettivo non veniva più da quella parte ; ma erano circondate di rispetto in quanto stavano di sopra alle battaglie dei partiti , custodi delle comuni libertà statutarie , ed esercitavano un ufficio mediatore e moderatore . Su questa tranquilla scena monarchica europea l ' entrata fragorosa dell ' imperatore Guglielmo II , e la pompa che gli piacque fare del suo potere regale e della sua stessa persona , suscitarono alla prima , per la loro novità , una mista impressione , tra di meraviglia che ammirava e meraviglia che scoteva il capo dubitosa , sulla quale prevalse , infine , l ' altra di uno spettacolo che avesse del carnevalesco : non senza precedenti , del resto , in Prussia , se già cinquant ' anni innanzi lo Heine aveva satireggiato coteste parodie del passato e cotesti miscugli " von gothischem Wahn und modernem Lug " ; di delirio gotico e di falsità moderna . Ma alla perfine , sebbene tardi , dopo ripetuti gesti smisurati e parole pericolose di quell ' imperatore , e segnatamente dopo l ' imprudente intervista pubblicata nel 1908 dal " Daily Telegraph " , nella Germania stessa si ebbe una rivolta della pubblica opinione e del parlamento ; ed egli dové promettere di osservare meglio la legge del riserbo e del silenzio , che era la lex regia dei nuovi tempi . Poiché la forma del libero reggimento , fatta propria oramai della società europea , si stimava segno e condizione di civiltà , era naturale che si bramasse di vederla via via attuata dappertutto ; e nei paesi dove ancora essa non era , ne sorgevano domande , e , se non nascevano spontanee , vi erano importate o suggerite dall ' esempio e dalla pubblicistica dell ' Europa occidentale e media . La grande lacuna era pur sempre nell ' Europa orientale , nella Russia autocratica e nella Polonia oppressa ; e perciò il liberalismo europeo aborriva lo czarismo e non cessava di sollecitarne col desiderio la caduta o la riforma . Alessandro II , come si è detto , aveva interrotto la sua opera di riforma a causa dell ' insurrezione polacca e altresì dell ' immaturità politica del popolo russo . Questa immaturità si dimostrava anche nei modi che tenevano i rivoluzionari russi , imbevuti delle più estreme dottrine occidentali , da essi portate al delirio della universale distruzione , i quali , disdegnando e irridendo i pochi tra loro non già semplicemente raziocinanti ma ragionevoli , sempre più si accesero nel pensiero di saltar sopra l ' èra liberale o borghese , come la chiamavano , e attuare in Russia o il pieno comunismo o il paradiso dell ' anarchismo : un saltare che ( per rendere ben chiaro il suo riposto concetto ) non era poi altro che un voler far di meno della riforma politica e morale per attingerne una affatto economica , nella quale il problema morale e politico sarebbe stato risoluto solo in quanto sommerso e negato in un economico o materialistico misticismo . Vi s ' immischiarono le donne , in buon numero provenienti da famiglie della nobiltà , fantastiche e consequenziarie , ribelli e , tra le eccitazioni dell ' odio forsennato , con impeti generosi e pronte all ' eroico sacrificio : studentesse che si erano recate all ' estero , perfezionandovisi nei conciliaboli degli emigrati , e che , costrette a tornare in patria , si proposero di " andare al popolo " , di svegliare le plebi di città e , più , i contadini , e muoverli ai loro disegni di radicale palingenesi ; nel che i frutti raccolti furono scarsi . Ma anche si strinsero allora tra i rivoluzionari società segrete per la " propaganda dell ' atto " , per gli attentati terroristici contro lo czar , i granduchi , i ministri , i governatori , a giustizia e vendetta contro la durezza e crudeltà della polizia imperiale , e a protesta contro l ' intollerabile forma di quello stato . Questa pratica degli attentati , iniziatasi già prima del '70 , crebbe di frequenza nel decennio seguente , e ve ne furono di famosi come quello della Zasuli ? , esempio e incitamento a una sequela di altri consimili . Nella peggior furia degli atti terroristici , il Loris ­ Melikov , nominato governatore di Pietroburgo e messo a capo di una commissione fornita di poteri dittatoriali per reprimerli , pensò di spezzare il circolo tra terrorismo di governo e terrorismo di rivoluzionari e consigliò la ripresa delle riforme e , se non proprio un parlamento nazionale , un ravvivamento dei parlamenti provinciali , una certa libertà di stampa e di critica politica , la convocazione di un ' assemblea di notabili e la più severa vigilanza contro gli eccessi e gli arbitrii dei funzionari ; e lo czar consentiva a queste proposte , quando il giorno stesso che aveva ricevuto la relazione che le conteneva , il 13 marzo dell'81 , rimase vittima di un nuovo attentato tra i parecchi già fatti contro la sua persona . Il figlio , Alessandro III , mise subito da parte ogni pensiero di riforme , riaffermò il rigido autocratismo e il russofilismo contro ogni contagio d ' idee occidentali , protesse la chiesa ortodossa avversando le altre e perseguitando gli ebrei , diffidò delle università e restrinse il numero degli studenti che potevano frequentarle , purgò le liste dei giurati , soffocò ogni vita dell ' intelletto , sebbene desse cure all ' economia del paese , che fu alimentata dai prestiti ottenuti in Europa e specialmente in Francia , pro ­ movesse il commercio , che allora prese a fiorire ; e costruisse la grande ferrovia siberiana . L ' epidemia degli attentati terroristici era andata scemando per intimo esaurimento , e poteva dirsi quasi finita , superato quel metodo dall ' altro che ora predicavano i socialisti russi passati dalla scuola del Bakunin a quella del Marx . Sulla fine del secolo , si notava in Russia il sorgere di una nuova gente , opposta alle idee dei vecchi russi , e con tendenze occidentali e liberali , e , nei primi del secolo seguente , anche tra gli emigrati si tennero riunioni e discussioni ; e in quel tempo si disegnò per la prima volta un partito costituzionale ­ democratico ( o " cadetti " ) , mentre i socialisti si dividevano in moderati e maggioritari ( " bolscevichi " ) . Ma neppure nel primo decennio del nuovo czar , Nicola II , si ebbero accenni di cangiato orientamento politico , fino a quando l ' infelice guerra col Giappone diè l ' abbrivo e , tra le acclamazioni e le minacce , le feste e i disordini , l ' entusiasmo e i delitti , e gli altri consimili accompagnamenti delle rivoluzioni , e col non meno consueto pencolare ed esitare da parte dei governi , che cedono a poco a poco , e prima promettono riforme , poi consulte e infine assemblee legislative , la Russia ebbe nel 1905 il suo primo parlamento nazionale , che si aprì nel maggio del 1906 . Il pericolo era nel contemporaneo concorso ed intreccio di due movimenti di natura diversa , il politico e l ' agrario , destinati a ostacolarsi a vicenda , perché , per non dir altro , il gruppo più importante e più capace dei deputati eletti , quello costituzionale ­ democratico , per non lasciarsi soverchiare dai socialisti , aveva incluso nel programma politico l ' espropriazione delle terre , sebbene non senza compenso e con questo gli era tolto di unirsi ad altri gruppi liberali ma moderati ; e il governo , che rappresentava il regime autoritario , si faceva a sua volta promotore di radicali riforme agrarie per accrescere la confusione e per indebolire l ' autorità del parlamento . Da ciò due consecutive dissoluzioni della Camera o " Duma " , seguite da leggi elettorali sempre più restrittive , che portarono alla terza Duma , del 1907 , nella quale preponderarono i conservatori , ma che pure non fu reazionaria e svolse opera di critica sulla pubblica amministrazione disonestissima . Le leggi da essa votate erano sottoposte all ' approvazione e all ' emendamento del Consiglio dell ' Impero , mentre , d ' altra parte , il ministro Stolypin , che escludeva il sistema parlamentare ma accettava il costituzionale , faceva votare la legge sui contadini , la quale disciolse vieppiù le comunanze agricole , facilitò gli acquisti delle terre da parte dei singoli e diè esistenza ad alcuni milioni di contadini piccoli proprietari . Pure , nonostante il fondamentale assolutismo che perdurava tenace e lo scarso rispetto per le libertà fondamentali , e il pericolo sempre minacciante di un ritiro della libertà concessa e di una reazione , e la debole consistenza dello spirito schiettamente liberale nel popolo russo , un embrione di vita libera si era formato anche colà . Circa lo stesso tempo cominciava , con l ' adottamento non più dei soli istituti militari e di altre cose tecniche ma con quello delle forme liberali occidentali , la nuova storia della Turchia , dove , formatosi il Comitato per l ' unione e progresso che domandava che si mettesse in atto la costituzione annunziata dal sultano trent ' anni innanzi , nel '77 , quando quegli volle giocare di furberia verso le potenze e i popoli europei , i Giovani turchi nel 1908 imposero , con la forza della rivolta , l ' apertura di un parlamento del popolo della Turchia , comprendente le varie nazionalità , con dugentocinquanta deputati , dei quali una quarantina cristiani e alcuni ebrei . Anche questo parlamento , fra tentativi di controrivoluzioni e di colpi di stato e violenze d ' ogni sorta , formalmente durò , e una copiosa stampa politica fiorì in Turchia , e una sorta di separazione tra chiesa e stato fu avviata , che dissociava la personalità politica del turco da quella dell ' islamita . E , in rapporto all ' efficacia che la forma statale dominante in Europa aveva nel mondo tutto , basta ricordare che il Giappone , costretto a uscire per opera degli Stati Uniti e dell ' Inghilterra dal suo chiuso isolamento , e rapidamente apprendendo il nuovo costume , passò in breve volgere d ' anni dal feudalismo alla monarchia amministrativa , e da questa , nel '90 , alla monarchia costituzionale sul modello tedesco , con congiunta opposizione che tendeva a spingerlo ancora innanzi , dal modello tedesco a quello inglese . Certo , la mera forma istituzionale e giuridica , se ha la sua importanza , non basta a segnare il grado di libertà di un popolo e neppure ad assicurare della reale esistenza di questa libertà , perché vi sono forme vuote e altre poco o così stranamente riempite da dar luogo a discorrere di un " parlamentarismo d ' apparenza " , come fu definito nel primo tempo quello russo e il diverso , ma in ciò simile , dei Giovani turchi . Nemmeno il suffragio più o meno largo o addirittura universale dice nulla sulla estensione e profondità del liberalismo , essendovi in certi casi maggior sentimento e costume e azione liberale in paesi con suffragio meno largo che non in altri che l ' hanno larghissimo , ed essendo , come si è ricordato , quello universale molte volte assai caro ai nemici della libertà , feudali , preti , re e capipopolo o avventurieri . L ' Inghilterra aveva suffragio più ristretto che non la Francia o l ' Italia o la stessa Germania , con le condizioni poste agli elettori del possesso di propria casa o di un determinato censo rappresentato dal fitto dell ' abitazione , e altrettali requisiti ; e tuttavia la sua vita di libertà , come non era inferiore a quella della Francia e dell ' Italia , era certamente di gran lunga superiore a quella della Germania . La Spagna aveva larghissimo il suffragio e nondimeno nel fatto la sua politica era condotta dal re , che si appoggiava sull ' esercito e sul clero , e poca differenza facevano le alternanze al governo dei Cánovas e Sagasta , dei moderati e progressisti , mentre la cultura non aveva autorità e vigore e rimaneva in gran parte accademicamente oratoria ; nell ' Austria , le baruffe del parlamento erano in rapporto non alla intensità dell ' opera politica ma alle gelosie e agli odii tra le nazioni dell ' Impero , e sopra tutti quei contrasti regnava veramente quel che si chiamava lo spirito austriaco , della nobiltà di corte e dei funzionari , e per lunghi tratti il governo fu , sotto parvenze parlamentari , assolutistico ; nell ' Ungheria dominavano i magiari con modi sovente assoluti , restrizione del diritto di associazione e di parola , infrenamento o corruzione della stampa , commissari regi nei municipi e simili , e quando nel 1913 fu riformato l ' elettorato , si provvide a farlo in guisa che il potere non isfuggisse di mano alla minoranza magiara . La realtà della vita libera di un popolo sta veramente nella forza che vi esercita la pubblica opinione e nella qualità della classe politica che lo guida ; e quanto fosse grande l ' amor della patria e dello stato , quanto l ' ardimento d ' imprendere o di accettare le innovazioni che si chiedevano per l ' avanzamento del popolo , quanta la sagacia e la prudenza della classe politica inglese , della francese , della italiana , dal Cavour al Giolitti , meriterebbe di essere particolarmente illustrato per utilità di ammaestramento , per dovere di gratitudine e anche per espiazione degli ingiusti giudizi , che le disfrenate passioni di parte fecero dare sovente di quegli uomini , delle contumelie e delle calunnie onde furono assaliti , della superficialità con la quale , per alcuni mali non sempre evitati o evitabili e pei cosiddetti " scandali " che ne seguivano ( il " Panama " in Francia , la " Banca romana " in Italia ) , si gettava una sorta di diffidenza e di scredito sopra intere classi politiche , le quali adempivano nobilmente il proprio dovere . Singolare fu in questo riguardo la condizione del popolo tedesco , forse il meglio istruito e il più ordinatamente laborioso fra tutti di Europa , che della nuova unità e potenza a cui era salita la Germania si giovò per crescere stupendamente di industrie , commerci , scienza e tecnica e dottrina e cultura d ' ogni sorta , e tuttavia , se sapeva esprimere da sé una classe di capaci e probi amministratori e burocrati e un ' altra di valentissimi militari ( burocrazia e militarismo tradizionali in Prussia ) , non seppe formarne una di uomini propriamente politici . La scarsezza del senso politico nei tedeschi fu allora più volte notata da tedeschi stessi , meravigliando di questa strana manchevolezza tra l ' eccellenza da tutto il rimanente ; ma solo più tardi si comprese la gravità di tale manchevolezza e si pensò di sottoporla a un ' analisi e a un ' eziologia adeguate . Abbondavano in quella vece i dotti e i professori con quel certo che di limitato e d ' ingenuo , e spesso di credulo e di puerile nel giudizio delle cose pratiche e pubbliche , che è proprio del loro intelletto e del loro modo di vita , ai quali gradivano gli atteggiamenti e le parole forti del Bismarck , e l ' " Oderint dum metuant " , e il " Noi tedeschi temiamo Dio e nient ' altro al mondo " del discorso dell'88; ed essi glorificavano nelle loro storie i " duri uomini del sangue " che avevano temprato , a dir loro , la Germania ; essi contribuivano a coltivare sulle labbra del filisteo tedesco il cosiddetto " Sedanlächeln " , sorriso di Sedan , il sentimento di superiorità sugli altri popoli , il dispregio per le decadenti o decadute razze latine , per la loro corruttela morale , per le loro miserabili contese parlamentari , perfino per l ' Inghilterra , paese di spurio germanesimo , popolo di mercanti e non di guerrieri . Profusa era la loro letteratura di teorie sullo stato , all ' opposto della parsimonia in questa parte degl ' inglesi e della povertà degli americani , i quali , come scrive il Bryce , non sapevano che cosa farsi di teorie in quella materia ; paghi di fondare le loro idee costituzionali sulla legge e sulla storia . Il Bismarck non pregiava i professori e volentieri li scherniva , ammonendoli ironicamente che " la politica non è una scienza esatta , come i signori professori opinano " ; ma egli non aveva certo lavorato a creare o a preparare un ' altra classe politica mercé dibattiti di parlamento , lotte di partiti , avvicendamento nel governo , vivace ricambio tra il popolo e i suoi rappresentanti , e , come Max Weber dimostrò poi in un esame di coscienza nazionale al quale con alto animo di cittadino sottomise il suo popolo , lasciò che la politica scendesse dall ' alto , attraverso la fedele e sedula burocrazia , esecuzione del pensiero e della volontà di un cancelliere , grandissimo o piccolissimo , e di un imperatore , savio o poco savio . Anche quel drappello di uomini politici che erano passati per le esperienze del '48 e per le più recenti della Camera prussiana dopo il '60 , fu messo da parte e , sparendo via via per ritiro dalla politica e per morte dei suoi componenti , non ebbe successori . Così venne innanzi una nuova generazione di statisti , della quale si sono testé conosciute le figure nelle memorie del Bülow , tipico l ' autore medesimo di esse , che fu il terzo successore del Bismarck nel cancellierato , per una sorta d ' inconsapevolezza di quel che sia l ' ufficio di colui che governa le sorti di un popolo e della responsabilità che gli spetta innanzi ai concittadini e alla storia . I soli partiti che in qualche modo mantennero fisionomia politica furono , per avventura , quelli che il Bismarck perseguitò e volle estirpare , il centro cattolico e i socialisti , che avevano una lor fede e una loro idea , non obbedivano al cenno dei governanti e non decaddero a semplici rappresentanti in parlamento degl ' interessi dell ' agricoltura e dell ' industria , o di questo e quel ramo dell ' industria . La persecuzione del Bismarck contro i cattolici tedeschi è stata riportata al pericolo che egli scorgeva in quelli come superstiti del partito austriaco e antiprussiano in Germania , agli imbarazzi che gli suscitavano o potevano suscitargli mercé il clero cattolico della Posnania , ai loro rapporti col partito guelfo o annoveriano , e alla loro ubbidienza verso la potenza extranazionale del papato , on ­ de , prima ancora dei legittimisti francesi , pretesero sforzare il nuovo impero a un intervento militare per restituire in Roma il potere temporale . Ma forse nessuno di questi motivi , e neppure tutti insieme , giustificano la forma che prese la repressione bismarckiana , se non si mettano per qualche parte nel conto l ' ira , cattiva consigliera , e l ' ebrezza , che accompagna l ' onnipotenza e che finisce col non far vedere i limiti che questa ha nella natura stessa delle cose . Nel dicembre del '71 , egli volle che s ' inserisse nel codice penale uno speciale paragrafo riguardante l ' abuso del pulpito per fini politici , abolì la sezione per gli affari cattolici nel ministero prussiano , presentò un disegno di legge per la vigilanza sulle scuole cattoliche ; nel '72 , disciolse le case dei gesuiti e le congregazioni affini ed espulse i gesuiti non tedeschi ; con le leggi del maggio '73 prescrisse , per la preparazione degli ecclesiastici cattolici , la frequenza delle università e , per la nomina , la presentazione dei nomi ai presidi delle provincie , creò un tribunale regio per le cose ecclesiastiche , regolò il diritto disciplinare e correzionale della chiesa ; nel '74 , stabilì il matrimonio civile obbligatorio , estese all ' Impero la legge prussiana sullo stato civile , provvide con legge all ' internamento o all ' espulsione degli ecclesiastici che erano stati deposti e pur continuavano negli atti del loro ufficio ; nel '75 cancellò gli articoli della costituzione prussiana sulle libertà della chiesa , tolse ai vescovi e ai parroci i sussidi dello stato se non si sottoponessero alle sue leggi e decreti , abolì tutti gli ordini e le congregazioni , salvo quelli per la cura degli infermi ; nel '76 , presentò una legge sulla proprietà ecclesiastica . Ma i cattolici , a questa pioggia dirotta di leggi e provvedimenti contro la loro chiesa , si strinsero intorno alloro clero e ai loro vescovi , i quali si lasciarono deporre e perseguitare senza mai cedere , e le associazioni cattoliche si accrebbero e la stampa cattolica ebbe nuovo impeto e maggiore diffusione ; mentre il papa , da Roma , protestava , inveiva e condannava . Il Bismarck perse a tal segno la testa da chiedere ragione al governo italiano delle parole e degli atti del papa , il quale , libero nel Vaticano , non poteva essere da lui piegato e tenuto a segno , come in altri tempi si sarebbe potuto , con la forza di una nave o di uno sbarco a Civitavecchia ; e incontrò non solo il non luogo a risposta degli uomini di stato italiani , ma il loro sorriso per la furia e l ' inesperienza onde era entrato in rissa coi preti , che vanno trattati altrimenti . In effetto , egli stesso a poco a poco si accorse di essersi cacciato in un vicolo cieco ; e , mentre la riflessione succedeva agli impulsi dell ' ira e della prepotenza , non solo erano venute meno le cagioni del suo primitivo allarme contro i cattolici austriacanti , annoveriani , polacchi e papalini , ma egli cominciò a provar bisogno dell ' aiuto del centro cattolico da aggiungere ai conservatori tedeschi per il distacco che disegnava di compiere dai nazionali ­ liberali , dei quali si era servito fin allora . Onde colui che aveva dichiarato che non sarebbe mai andato a Canossa , andò a Canossa , e intraprese nell'80 negoziati col nunzio , e poi nell'82 richiamò quasi tutti i vescovi deposti e mitigò le leggi emanate , e da allora via via , nel corso di un decennio , tutta quella legislazione di guerra svanì , appena sopravanzandone qualche frammento , come lo stato civile e l ' abolizione degli articoli relativi ai cattolici della costituzione prussiana del '50; e così si offerse chiara dimostrazione della inutilità e inconseguibilità del fine per cui quella persecuzione era stata agitata . Il Bismarck disse allora che la questione di principio rimaneva insoluta e che " l ' antichissima lotta tra preti e re non era arrivata in Germania a una finale conclusione " ; giacché solo in quei termini antiquati , di autorità regia e di autorità chiesastica , egli riusciva a concepirla . Ma dai compiacenti professori prussiani l ' aveva lasciata , invece , decorare del nome di Kulturkampf o " lotta per la cultura " , una denominazione che i cattolici tradussero sarcasticamente nell ' altra di " lotta contro la cultura " , e non avevano del tutto torto , perché sforzare con la violenza le coscienze non è cultura ; né , d ' altra parte , in Germania , paese pluriconfessionale , nel quale i cattolici sono poco più che un terzo della popolazione , e paese di fiorente cultura e dove grande è l ' autorità della scienza e della critica , c ' era necessità d ' indire un ' apposita ed aspra guerra per la cultura . Un più genuino Kulturkampf si combatteva allora nei paesi cattolici , una lotta iniziata già da oltre un secolo dalle loro monarchie assolute , che sciolsero a grado a grado lo stato da soggezione e vincoli teocratici , e proseguita dai governi liberali con la consapevolezza , che in quelle monarchie non poteva ancora esserci , della vera qualità del conflitto , che tendeva a sostituire cultura a cultura , pensiero a pensiero , o , come qui possiamo dire , religione a religione . In quest ' opera di sostituzione , la violenza era esclusa , non solo per la sua riconosciuta labilità e inefficacia nelle cose spirituali , ma per l ' assunto principio di libertà , che conveniva tener fermo a ogni patto , anche con temporanee remissioni di fronte all ' avversario e temporanee accettazioni del suo sopravvento . Senza dubbio , la libera discussione e la propaganda non bastavano sempre , perché gli ostacoli frapposti da gruppi sociali e da alleanze che la Chiesa stringeva con le forze della rozzezza e dell ' ignoranza , rendevano talvolta necessario passare nel campo dell ' azione più direttamente pratica e politica . Pure , in ciò si richiedevano prudenza e delicatezza grandi per non istrappare col male il bene , o parti e germi di bene , come si fa chiaro , per dar qualche esempio , nelle difficoltà riguardanti l ' insegnamento religioso nella scuola elementare , dove , introducendo un insegnamento affatto laico ed illuministico , si corre il rischio , in certi casi , di entrare in intridente contrasto con l ' educazione familiare e materna dei bambini e scuotere l ' autorità dei genitori ; o nelle altre intorno al divorzio , dove alle resistenze di carattere confessionale si uniscono , o si alternano , altre dovute a riverenza verso l ' istituto familiare e alla nobile sollecitudine di porre freno all ' eccessivo ed egoistico individualismo anche a prezzo di sacrifici della felicità individuale ; e si ripeta il medesimo , in generale , per tutto quanto si riferisce a costumi popolari più o meno superstiziosi e fanatici , che si devono a volta a volta correggere e rispettare , vietare e lasciar correre . Non è escluso , in certi casi particolari , il procedere rigoroso e radicale ; ma , perché esso riesca al suo fine , si richiede che dalla parte avversaria si sia lavorato , con le improntitudini e con le offese al sentimento morale , a prepararne le condizioni favorevoli e a giustificarne l ' uso . Questo processo , che si chiamò di " laicizzamento " , si osserva a quel tempo in Italia , che , nel suo formarsi a stato unitario e liberale , aveva tolto via il potere temporale , dai migliori tra i cattolici non più difeso e , per i modi tenuti dal governo papalino , diventato oggetto di universale vilipendio , e aveva portato a compimento le riforme non ancora perfezionate dalle vecchie monarchie o innanzi a cui queste si erano arrestate : abolizione del foro ecclesiastico e di altri privilegi del clero , soppressioni di conventi e monasteri e incameramento della proprietà ecclesiastica , esclusione di insegnamenti teologici dalle università , e via discorrendo ; e vieppiù ammodernava l ' educazione e la cultura . In tutto questo l ' Italia fu agevolata dalla risoluzione , tra dispettosa e speranzosa , che prese la Chiesa cattolica , di appartarsi , essa e i suoi fedeli , dalla vita pubblica italiana , vietando ai cattolici di essere eletti ed elettori nei comizi politici e solo permettendo la loro partecipazione alle elezioni municipali e provinciali e alle amministrazioni locali : la qual cosa impedì un partito cattolico o clericale nella Camera italiana , che pesasse nei calcoli dei politici per voti dati o negati ai ministeri , e permise di procedere con maggiore speditezza così nei rapporti con la Santa Sede , che rimasero determinati dalla legge detta " delle guarentigie " , come in tutti i provvedimenti di materia ecclesiastica o riguardanti la pubblica educazione e istruzione . Assai tardi , dopo più di un trentennio , perdute le speranze del disgregamento dello stato italiano o del suo abbattimento mercé le armi straniere , speranze che Pio IX e più ancora Leone XIII avevano a lungo nutrite , apparsa definitiva ed evidente la sconfitta , toccata al papato in questa parte , col fatto della visita che il presidente della Repubblica francese Loubet rese a Roma ( 1904 ) , il nuovo papa Pio X venne a ufficiosi accordi col governo italiano e rimosse il divieto posto ai cattolici , dei quali alcuni deputati , pur senza costituirsi per allora in partito , comparvero alla Camera . Nel corso degli ultimi quarant ' anni , un gran lavoro si era compiuto e restava come ferma base : lo spirito critico si era irrobustito e diffuso , e la superiorità del pensiero e del sapere laico era diventata tanta che gli stessi chierici frequentavano le università dello stato per prepararsi debitamente alle indagini della scienza e all ' insegnamento . Scemato il clericalismo , anche l ' anticlericalismo non trovava più terreno favorevole e se ne stava a battagliare in bassi modi col basso clericalismo ; e pareva che si potesse aspettare l ' ulteriore estensione della cultura laica dal corso placido delle cose , dagli atti che si compivano , e dai libri che sl scrivevano e da tutti si leggevano , e che non erano certo quelli dei preti . Più lungo travaglio sostenne e maggiori sforzi dové compiere la Francia , perché i clericali , che durante il secondo Impero avevano a lungo spadroneggiato , nei primi anni della terza Repubblica , quando credevano imminente una restaurazione legittimistica , si comportarono come se fossero già tornati i tempi di Carlo X , celebrando un ' orgia di processioni e di pellegrinaggi , protestando per il papa contro l ' Italia e la sua legislazione ecclesiastica , chiedendo una guerra per riconsegnargli Roma . Ciò fu tollerato o favorito , presidente il Mac Mahon , quando il De Broglie reprimeva le opposte manifestazioni anticlericali e antitemporalistiche e vietava , dicendole " scene di empietà " , le esequie puramente civili . Molti ostacoli allo stabililimento della Repubblica parlamentare vennero dai clericali , che incoraggiavano a un colpo di stato il Mac Mahon , il quale nelle cose religiose ed ecclesiastiche aveva consigliere monsignor Dupanloup . Cosicché l ' assodarsi della Repubblica parlamentare e la lotta contro il clericalismo procedettero congiunti , e nel '75 il Gambetta gettò di nuovo il grido , che era risonato dieci anni innanzi , sul " clericalismo che è il vero nemico " , e i radicali domandarono fin d ' allora la separazione dello stato dalla chiesa , e per intanto la Camera votò nel '77 un ordine del giorno imperativo contro le manifestazioni ultramontane . Seguirono nel '79 i decreti per lo scioglimento e la dispersione dei gesuiti e delle congregazioni non autorizzate ; nell'81 , l ' insegnamento elementare , che per effetto della legge Falloux rimaneva nelle mani dei frati e delle monache , fu laicizzato e fatto obbligatorio e gratuito e contemporaneamente s ' istituì l ' insegnamento laico per le giovinette ; nell'82 , fu dichiarata la " neutralità " della scuola , che era senza dubbio ( come il Simon avvertiva ) un " mito " , ma un mito per l ' appunto della religione del pensiero e della critica , sostituita a quella della rivelazione e del miracolo ; nell'86 , fu prescritto che il personale insegnante dovesse esser laico . Niente giovò , a impedire che si andasse innanzi in questa strada , il riconoscimento che , per consiglio del cardinale Lavigerie , Leone XIII fece della Repubblica , abbandonando i suoi antichi alleati legittimistici , perché , con tutto ciò , non si conseguì l ' intento , che il papa carezzava , d ' " accepter la constitution pour changer la législation " . La catastrofe fu precipitata dalla battaglia data alla Repubblica dai cattolici nella questione Dreyfus e dal contegno che tenne in essa la Curia romana . Quella ipocrita ferocia , in cui pareva riudire dalle bocche dei preti il detto di Caifas : " Expedit ut unus moriatur homo pro populo " , sdegnò il mondo civile ; quella furia clericale sotto maschera patriottica e nazionalistica aperse gli occhi ai repubblicani : onde , sconfitti gli antidreyfusiani , fu sciolta la congregazione degli Assunzionisti , che col loro giornale " La Croix " , erano stati i più impudenti in quella campagna , e , subito dopo , fu proposta la legge contro le congregazioni , le quali , tra l ' altro , per i metodi educativi che adoperavano , dividevano francesi da francesi , contrapponevano la gioventù da esse educata all ' altra educata dalle scuole di stato , le " deux jeunesses " , come le chiamò il Waldeck ­ Rousseau , e indebolivano l ' unità morale del popolo francese . La legge diventò più severa attraverso la Camera e severamente fu messa in esecuzione ; ma qualche anno dopo , essendosi fatto più acuto il dissenso con la Santa Sede e soppressa dalla Francia l ' ambasciata presso il Vaticano , si venne addirittura ( 1905 ) alla separazione dello stato dalla chiesa , abolito il concordato del 1801 , dichiarato aconfessionale lo stato , riconosciuta pari libertà di coscienza e di culto a tutti i cittadini , tolti i sussidi a un particolare culto da parte dello stato e dei comuni , e assegnata alle istituzioni locali di beneficenza la proprietà ecclesiastica , lasciando in uso ad associazioni di culto , che si sarebbero dovute costituire , gli edifizi chiesastici e le abitazioni dei vescovi e dei parroci . I cattolici francesi , e in fine la stessa chiesa di Roma , si acconciarono all ' ineluttabile , che la colpa loro aveva provocato e reso persuasivo ; e solo procurarono e ottennero negli anni dipoi di non costituire associazioni del tipo stabilito dallo stato , ma altre che si dissero " canonico ­ legali " , le quali , in verità , erano più consone al concetto liberale della separazione . In Francia e in Italia c ' erano nello spirito pubblico le forze che favorivano questo moto di riforma e di legislazione ; ma non c ' erano , o assai meno , in altri paesi , come la Spagna , nella quale solo nel 1910 si ebbe il principio di un conflitto col Vaticano circa il concordato . Diversamente dalla Spagna , affatto popolare e parlamentare continuava , nell ' andamento della sua vita pubblica , il Belgio ; senonché la popolazione vi era in grande maggioranza cattolica e assai pugnace per la fede tradizionale , e i liberali non potevano cangiare questo stato di fatto né dipartirsi dal metodo liberale per appigliarsi a quello giacobino , col quale , del resto , sapevano che non sarebbero riusciti a cangiarlo nell ' intrinseco . Così essi soggiacquero per lunghi anni nell ' impari lotta , segnatamente nella questione della scuola , che era il punto sostanziale e insieme il simbolo di tutta la situazione . Per qualche tratto , dal '78 all'84 , avevano potuto mantenersi al governo e imprimere indirizzo laico alla scuola , mettendola sotto la vigilanza dello stato , escludendo l ' insegnamento religioso dall ' orario scolastico e dando preferenza agli alunni istruiti nelle scuole statali rispetto a quelli delle private e cattoliche . Ma con ciò si attirarono i fulmini della Chiesa di Roma , e , quel che era più grave , urtarono in una resistenza fortissima nel paese stesso , agitato senza cessa contro il governo dai cattolici ; i quali , tornati al potere , lo mantennero per un quarto di secolo , e si affrettarono innanzi tutto a disfare l ' opera scolastica dei liberali . Né a scrollarli valse nel '93 l ' allargamento amplissimo del suffragio , ché anzi dalle elezioni indette su quella base essi vennero fuori più numerosi e forti , e il partito liberale ne fu quasi annientato ; e nel '95 una nuova riforma scolastica impose l ' ' obbligo dell ' insegnamento religioso e diè modo di esercitare pressioni sui capi di famiglia e fece dilagare per tutto il paese le scuole clericali . Grave era allora nel Belgio l ' atmosfera spirituale , né era dato rinnovarla o alleggerirla , ché , a ogni nuova elezione , la schiacciante maggioranza cattolica ritornava intatta e il tentativo stesso dei liberali di allearsi coi socialisti faceva aumentare nelle campagne i voti ai cattolici . L ' introduzione del sistema proporzionale , nel '99 , rialzò alquanto le sorti dei liberali ; ma solo più tardi l ' incalzante agitazione a cui essi dettero opera nel 1911 , di unita coi socialisti , per l ' obbligatorietà della scuola , mise capo a una transazione , che fu la legge scolastica del 1914 . Questa resistenza del pensiero e del costume confessionale , pur nell ' ambito dello stato liberale , si vedeva presso altri popoli , sebbene non nella forma spiccata e con le vittorie che poté vantare nel Belgio . Sarebbe stato un giorno possibile che la nuova e laica religione compenetrasse di sé tutti gli strati sociali , e fin le plebi rurali , tradizionalmente " pagane " e retrive e ritardatarie ? o conveniva proporsi come solo fine , o come fine prossimo , di compenetrarne la classe dirigente , rendendola ognor più coerente e sicura , salda e agile , e rassegnarsi a lasciare le plebi , o il volgo che spesso non è plebe , nel loro provvisorio o definitivo paganesimo ? Il corso della sperata dissoluzione , purificazione e ricomposizione religiosa si dimostrava assai più faticoso e lento che non avessero creduto gl ' illuministi e i giacobini ; e pur tuttavia non conveniva affrettarlo e spacciarsene con impazienza , perché , in quel modo giacobino , o non si sarebbe ottenuto nulla o si sarebbe fatto peggio . La civiltà moderna aveva dinanzi a sé libera la via e toccava ora a lei di potenziare le proprie forze in leale concorrenza con la vecchia fede ; né il pericolo di una reazione cattolica , simile a quella della Controriforma , era da dire altro che fantastico , mancandone tutte le condizioni reali , oltreché mancava una Spagna che le porgesse il sostegno delle sue armi e della sua politica come accadde nel secolo decimosesto ( quantunque , per aggiungere qui l ' amenità di un aneddoto , l ' ultimo re di Spagna , Alfonso XIII , venendo a Roma , offrisse , memore del passato , la sua spada al papa in difesa della santa causa ) . Anche il concetto , che taluni si erano fatti della possanza internazionale del Papato , era da tenere esagerato , troppi vincoli stringendo i cattolici dei vari paesi ai loro stati e ai loro partiti , che nell ' ambito di questi stati vivevano e operavano ; sicché fu chiaro che i cattolici tedeschi difesero contro il Bismarck piuttosto la causa loro propria che non la causa del lontano papa ; quelli italiani osservarono per alcun tempo e in alcuni luoghi la comandata astensione dalle urne politiche , ma più generalmente , quando la pigrizia e l ' indifferenza non li vinsero votarono pei deputati che meglio rispondevano ai loro interessi o che avevano la loro amicizia e ammirazione ; quelli francesi , quando Leone XIII ebbe deliberato il " ralliement " alla Repubblica , si scissero e gli obbedirono male ; gli irlandesi non ascoltarono i moniti e le parole moderatrici del papa circa gli atti terroristici coi quali accompagnavano la loro protesta nazionale ; i tedeschi d ' Austria , quando il clero cattolico prese a sostenere l ' elemento cèco contro il tedesco , reagirono , nel '97 , col grido di " Los von Rom ! " , del distacco da Roma , e uscirono a migliaia fuori della chiesa cattolica . La forza grande di questa chiesa era nella determinatezza e immutevolezza dei suoi dommi e della sua disciplina , che le dava lo svantaggio ma insieme il vantaggio di chi sta fermo rispetto a chi si muove e , movendosi , va bensì innanzi , ma ora cade e ora si rialza . I tentativi di riforme nel seno stesso del cattolicismo , come quello , che vale per tutti , perché fu relativamente il più importante di tutti , dei " vecchi cattolici " in Germania , i quali non riconoscevano il nuovo domma dell ' infallibilità papale , e si proponevano di tornare alla chiesa del settimo secolo e volevano tolto il celibato dei preti , e altre simili cose , avvizzirono presto e morirono come tutto quello che è ibrido . E quando , tra gli ultimi dell ' otto e i primi del novecento , sorse impetuoso tra i più colti cattolici , sotto l ' efficacia della filosofia e della storiografia laica , il cosiddetto " modernismo " , cioè il pensiero contradittorio di aprire il cattolicesimo alla critica storica pur serbando l ' unità e la tradizione della chiesa e l ' autorità del pontefice e la forma dommatica , e schivando e protestando di aborrire il protestantesimo , la Chiesa si difese fermamente e gagliardamente nelle sue vecchie e ben munite trincee , e , condannato infine il modernismo con la enciclica Pascendi ( 1907 ) , lo estirpò e gettò al fuoco : sebbene quella difesa e vittoria le costasse la perdita di buon numero degli ingegni più addottrinati ed eleganti ch ' essa possedesse . Ma quella perdita era assai meno grave rispetto alla perdita della stessa sua ragion d ' essere , che sarebbe ineluttabilmente accaduta se essa avesse ceduto o comunque fosse venuta a patti . Come nella lotta contro i cattolici , il Bismarck fallì in quella di ancora maggior violenza che intraprese contro i socialisti tedeschi , comprovando , anche in questo caso , l ' inefficacia dei sistemi e metodi autoritari e la poca fortuna della sua propria politica quando si esercitava in altro campo da quello delle competizioni con gli stati stranieri . La propaganda socialistica che sempre più si estendeva fra gli operai tedeschi , il gran numero dei suoi giornali , i crescenti voti che a candidati socialisti si davano nelle elezioni , e che in quelle del '77 toccarono quasi il mezzo milione , lo allarmarono e stimolarono la sua naturale disposizione a ricorrere a mezzi di polizia e di guerra ; onde , dopo aver tentato indarno di fare accettare dall ' assemblea parlamentare l ' incrudimento di alcuni articoli del codice penale , profittando di due attentati accaduti nel '78 contro l ' imperatore , ed esagerando la loro importanza e alterandone il significato politico , dopo sciolto il parlamento e proceduto a nuove elezioni , fece votare nell ' ottobre del '78 la legge d ' eccezione , che prima era stata respinta , con la quale furono proibite associazioni , riunioni , stampa di carattere socialistico o comunistico , data facoltà d ' inibire la dimora in certi centri a quelli che erano considerati agitatori , di chiudere osterie , librerie e simili stanze in cui convenissero socialisti , di promulgare il piccolo stato d ' assedio nei luoghi dove la tranquillità sembrasse da quelli minacciata . Nonostante lo smarrimento che queste proibizioni e le loro severe sanzioni ingenerarono alla prima , e le paure e le sconfessioni e la viltà delle denunzie che ne seguirono , i socialisti mantennero praticamente le loro file , trasportando nella Svizzera i loro giornali , recandosi all ' estero i loro capi ; e , quantunque nelle elezioni dell'81 i voti ai candidati socialisti calassero a poco più di trecentomila , nell'84 già avevano oltrepassato di molto il mezzo milione , e nell'87 toccavano quasi gli ottocentomila . La legge d ' eccezione , valida per un anno e mezzo , fu prorogata lungo un dodicennio ; e il Bismarck , che non intendeva di modificare il suo metodo di governo , non aveva altro partito che di renderla più rigida e severa o addirittura di ricorrere a un colpo di stato e togliere ai socialisti il diritto di voto ; e questo partito disperato , al quale infine si appigliò , fu , come si è detto , l ' occasione della sua caduta , sicché sarebbe da dire che egli sparì dalla scena politica per opera dei socialisti . Ai quali non isbarrò ma spianò il cammino , essendo d ' allora in poi sempre cresciuta la loro rappresentanza politica nel parlamento germanico , e nel 1912 diventata la parte più forte di esso , con centodieci deputati ; mentre alcuni socialisti spuntavano perfino nella semifeudale camera prussiana , eletti particolarmente dalla popolazione di Berlino ; né , dopo il Bismarck , si tentò più di soffocarli o disperderli col fatto , sebbene l ' imperatore Guglielmo II , tra il '93 e il '95 , pensasse di compier lui quel colpo di stato che aveva rifiutato al Bismarck e di ciò ' s ' intrattenesse coi suoi fidi , e dal cancelliere Hohenlohe facesse presentare , nel '94 , una Umsturzvorlage , un disegno di legge contro il sovversivismo , che fu respinto dal parlamento , e nel '99 un ' altra legge fosse proposta contro gli scioperi e contro le pressioni degli operai scioperanti sui non scioperanti . Di fronte al movimento socialistico il Bismarck , conoscendo e praticando il metodo negativo e repressivo , ma non avendo fiducia e pratica in quello positivo che era della libertà , adoperò come solo metodo positivo le leggi sociali , che avrebbero dovuto togliere fondamento e stimolo al socialismo stesso con l ' appagare i legittimi bisogni delle classi operaie ; e così a lui si dovettero , nell'83 , la cassa per gli operai infermi , nell'84 l ' assicurazione contro gl ' infortuni del lavoro , nell'89 l ' assicurazione contro la vecchiaia e l ' incapacità , che dettero l ' impulso alla legislazione sociale in tutta Europa , ma che furono , sott ' altro aspetto , una ripresa più alacre di quanto si era cominciato cinquant ' anni prima in Inghilterra , per non riportarsi a esempi più antichi , giacché leggi di quella sorta non erano ignote neppure alle vecchie monarchie assolute . E , per giovevoli che esse fossero , lo spirito conservatore ­ autoritario che le ispirava non era atto a suscitare altro che diffidenza negli operai , come quando si concede quel che non si domanda per non concedere quel che si domanda , e si provvede a soddisfare alcune esigenze del corpo per addormentare gli animi e indebolire le volontà : oltreché quelle provvidenze si sentiva che erano in gran parte effetti dell ' azione stessa del socialismo , il quale le aveva imposte o ne aveva fatto sorgere il pensiero con la sua presenza e con la sua espressa o tacita minaccia . Il socialismo , ove si prescinda dalle utopie che vi aderiscono di redenzioni o transumanazioni dell ' umanità mercé un rivolgimento puramente economico e pertanto materiale o materialistico , e lo si guardi direttamente nella sua effettuale realtà , è un moto d ' ascensione o un impulso dato all ' ascensione di quegli strati sociali , di quelle moltitudini , che erano rimaste , nella vita pubblica , piuttosto passive che attive ; e , in quanto moto di ascensione , è sociale e non antisociale , storico e non antistorico , e perciò né si può reprimerlo e domarlo , quasi sia uno sfrenamento belluino , col contrassalto della violenza , né lenirlo e risanarlo con la carità e la beneficenza , quasi infermità . E , poiché quell ' ascensione importa che cresca il numero dei cittadini partecipi e solleciti della cosa pubblica , e si avvivi e si arricchisca di nuovi uomini , di nuove passioni e di nuove capacità la classe dirigente , il socialismo ha carattere altamente politico . Vero è che , dissipati gli ingannevoli miraggi e abbandonati i correlativi falsi teorizzamenti e inteso il socialismo in questa sua efficace realtà formatrice di nuovi cittadini e rinnovatrice della classe dirigente , la sua azione si dimostra non intrinsecamente diversa da ogni altra di umano avanzamento , da ogni altra opera etica e politica , e , come queste altre tutte , pertinente al mondo della libertà . Socialismo senza libertà , o non attuato mercé la libertà , non è vero socialismo ; e , senza parlare di quello che talvolta ne mentì le sembianze per industria di monarchi assoluti carezzanti ed eccitanti le plebi per tener giù la borghesia , cioè la classe colta , a loro pericolosa , genuino socialismo non poteva essere neppure l ' altro che si chiamò " cattolico " , né l ' altro ancora che si disse " di stato " , né quello che gli era affine e che , poco dopo il '70 , si formulò e si affermò in Germania nell ' Associazione per la politica sociale , per zelo di scienziati professori che furono derisi col nome di " socialisti della cattedra " . Quest ' ultimo socialismo ( per valerci di una espressione usata dal Goethe per cosa assai diversa ) era buono " zu begleiten " ma non " zu leiten " , ad accompagnare e non a guidare , a studiare e proporre mezzi tecnici e istituti adatti , e non a svegliare ed educare l ' anima politica degli operai ; e quello " di stato " valeva a tal fine solo quando non era di uno stato conservatore o reazionario , ma di tale che rispondeva all ' azione popolare ; e il cattolico o cristiano anch ' esso cadeva fuori della politica , e vacua di pensiero politico apparve la famigerata enciclica di Leone XIII Rerum novarum ( 1891 ) , la quale adulatoriamente fu chiamata la " carta cristiana dei lavoratori " . I democratici cattolici , che nel Belgio , forse prima che in altro paese , si distaccarono dai vecchi partiti cattolici come " giovani cattolici " , e che , altrove e negli anni dipoi , si chiamarono " popolari " , ripetevano , rispetto al socialismo , la tattica che era stata dei clericali rispetto al liberalismo , appropriandosi molta parte delle domande e anche dei mezzi di questo per volgerne gli effetti a maggior potenza o almeno a conservazione della potenza della Chiesa ; salvo il caso , che pur si dette , di quelli che vennero prendendo un più diretto e più profondo interesse per il socialismo , e per la sua implicita democrazia o libertà , di fronte alla stessa Chiesa , e si avvicinarono ai modernisti , modernisti essi medesimi nel campo politico . Ora appunto per l ' appartenenza del genuino ed effettuale socialismo al mondo della libertà , la misura del suo progresso è data dalla sua opera per la libertà , ancorché esso non ne abbia consapevolezza o l ' acquisti tardi o solo in pochi dei suoi apostoli . Che cosa monta che il Lassalle credesse alla conquista del potere da parte dei lavoratori , la quale avrebbe messo fine alla schiavitù del salariato , dando a tutti giustizia e benessere , e ragionasse la corrispondente azione politica sulla pretesa legge " di bronzo " , che era un astratto schema economico e non una realtà storica e umana ? Che cosa monta che il Marx ( che , nel '67 , dava fuori il primo volume del faticato suo Capitale ) proponesse una scorretta teoria del sopravalore e una ancora più scorretta legge sulla caduta tendenziale del saggio del profitto e una grossolana interpretazione della storia umana ? Nella pratica e nella realtà , è certo che il Lassalle , tra il '62 e il '64 , diè avviata e indirizzo al moto operaio in Germania e fondò l ' Associazione generale tedesca dei lavoratori , domandando insieme il suffragio universale e segreto , necessario ai lavoratori per la loro ascensione : suffragio che , ottenuto poi per opera del Bismarck , il quale lo istituì ai suoi fini e imitando in ciò Luigi Bonaparte , fu volto da quelli al loro proprio fine e contro lo stesso Bismarck , né fu possibile di più privarneli . Il Marx , da sua parte , per mezzo dell ' Associazione internazionale dei lavoratori , fondata a Londra nel '64 , e vissuta tra molti travagli per un decennio , e soprattutto per mezzo delle dottrine che v ' introdusse ( pur temperandole dapprima , per astuzia di compromesso , coi diversi concetti che egli spregiava pregiudizi di giustizia e libertà ) ; innalzò una bandiera intorno alla quale si strinse in Germania un ' altra associazione operaia . E queste due diverse associazioni , di lassalliani e di marxisti , dopo aver contrastato per molti anni e cercato a vicenda di soppiantarsi , furono dalla necessità delle cose condotte a unirsi , nel '75 , nel congresso di Gotha , transigendo circa le tesi dottrinali , combinando quelle lassalliane con le marxistiche , ma dando vita a un compatto partito operaio tedesco . Il quale cominciò a mandare suoi deputati al parlamento dell ' impero , due nel '71 , nove nel '74 , dodici nel '77; e per questo crescente numero di deputati e dei voti dati ai candidati socialisti , eccitò la reazione del Bismarck . Superata questa reazione , lungo la quale il socialismo aveva pur guadagnato le leggi sociali , riportò alla fine di essa anche una vittoria morale , perché il nuovo imperatore , quantunque ben presto dovesse cangiare stile , prese allora a lusingare gli operai e le loro rivendicazioni , solennemente affermando innanzi al mondo la gravità e l ' urgenza della questione sociale e la necessità di accingersi animosamente a risolverla " col cuore caldo e con la testa fredda " , e disse che quella sarebbe stata " la seconda grande opera della Germania dopo la Riforma " , e per intanto aveva convocato a Berlino una conferenza internazionale sui problemi del lavoro . Ormai le insurrezioni operaie , come la battaglia nelle strade di Parigi del giugno '48 , diventavano un lontano ricordo ; la Commune del '71 non aveva aperto una nuova èra col mostrare come si conquistasse e si esercitasse la dittatura del proletariato contro la borghesia , secondo che piacque al Marx di trasfigurarla per ragioni di propaganda e secondo che si atteggiò nella immaginazione paurosa dei possidenti e della timida gente tranquilla ; i socialismi del passato non avevamo forza propulsiva di esempio o forza attuale di premessa , e venivano prendendo posto nell ' agiografia o leggenda aurea del partito , venerati i loro autori col nome di " precursori " , da quello di Platone e del cristianesimo primitivo , dal medioevale di fra Dolcino e dal semimedioevale di Tommaso Münzer e di Giovanni da Leida a quello dell ' Owen , del Saint ­ Simon e del Fourier , ai quali ultimi rimase il cartellino loro appiccicato sul petto dal Marx come " utopisti " . La nuova realtà erano ora i comizi elettorali e le rappresentanze nei parlamenti , con tutte le conseguenze che questo fatto portava con sé , ancorché si esplicassero lentamente e non si scorgessero da prima . Nel congresso tenuto in Isvizzera nell'80 il socialismo tedesco si separò definitivamente dagli anarchici , che alcuni anni innanzi , capeggiati dal Bakunin , erano stati causa principale della disgregazione della prima Internazionale ; e , per rivoluzionario che si professasse sempre quel socialismo , condotto dal Liebknecht e dal Bebel , esso parve e fu detto , in relazione all ' anarchismo , " moderato " . In verità , con quell ' espulsione dell ' anarchismo il socialismo espungeva da sé , senz ' avvedersene , il comunismo stesso ; perché che cosa era stato l ' anarchismo del Bakunin e di altrettali se non l ' estremo opposto dell ' astratto comunismo e dell ' oppressiva statificazione del Marx e dei suoi , il correlativo astratto individualismo : questo , negatore e distruttore di ogni forma di stato , quello , pur sotto la formola della fine dello stato , ultrastatale e , anzi , dittatorio ? L ' una concezione era legata all ' altra e viveva dell ' altra ; e , fiaccata l ' una , era idealmente e sostanzialmente fiaccata l ' altra e costretta via via a ricevere in sé , per dargli la soddisfazione necessaria , quel che nell ' individualismo era di legittimo , e perciò a orientarsi verso il liberalismo . Un ulteriore passo verso la necessaria conversione liberale del socialismo fu il congresso di Erfurt del '91 , il primo tenuto dopo la cessazione delle leggi eccezionali , nel quale si elaborò un programma in due parti ; la prima , che criticava i fondamenti della civiltà esistente e le poneva di contro come ideale la futura società comunistica ed era di carattere ornamentale ; e la seconda , che si chiamò poi " programma minimo " e che conteneva una serie di riforme pratiche , conseguibili nella società presente , e che , com ' è chiaro , era la sola di carattere politico e attuale , cioè che potesse presentare e difendere proprie e particolari richieste dinanzi agli altri partiti , che le avrebbero in qualche parte accettate contemperandole , in altre respinte e differite , e col tempo le avrebbero accolte più largamente e forse tutte , e così il socialismo avrebbe recato un contributo positivo all ' opera comune di graduale progresso sociale . E sebbene , oltre che rivoluzionario , il socialismo tedesco tenesse ad affermarsi , conforme alla perorazione finale del Manifesto dei comunisti e all ' idea dell ' Associazione che il Marx aveva ispirata e guidata , " internazionale " , sempre più esso si faceva nazionale , e in ciò " lassalliano " . Guglielmo II , quando , contrariato nella sua aspettazione , mutò stile verso i socialisti , e invitò il suo popolo alla lotta per la religione , per la morale e per l ' ordine contro il partito della sovversione , minacciò anche , nel '95 , che avrebbe chiamato i suoi fedeli sudditi a mettere a segno quei " vaterlandslose Gesellen " , quei " sozii senza patria " , indegni del nome di tedeschi ; ma il fatto era che il socialismo dei pretesi senza patria si disposava , per forza di cose e di logica , al complesso dell ' economia e della politica tedesca , tanto che , per designarlo , fu coniata più tardi la parola " socialpatriottismo " . E sebbene , rozzamente materialistico nei suoi presupposti teorici , tenesse a vile la religione e , quando non la considerava menzogna di classe , utile alla borghesia , l ' abbassasse , come nel programma di Erfurt , a " Privatsache " , a faccenda privata , esso , che non poteva attenersi alla vecchia religione , inconsapevolmente si nutriva nel suo profondo di quella nuova , del pensiero , della critica e della libertà . Una certa consapevolezza cominciò ad aversi di ciò quando , dopo il '95 , si sentì nel seno del partito il bisogno di rimeditare di sottoporre a discussione , di correggere o sostituire i presupposti filosofi del marxismo , e si ripensò a una diversa tradizione filosofica ed etica , quella del Kant ; e , in ultimo , per quel che riguardava propriamente la dottrina politica , l ' eresia proruppe da parte di un vecchio e lungamente ortodosso marxista , il Bernstein , che diè il motto d ' ordine : " Ciò che si chiama lo scopo finale ( la società comunistica , abolitrice dello stato ) è niente , ma il movimento è tutto " : il movimento , cioè la concreta e progrediente opera della libertà , la quale , per volere ogni altro fine particolare , vuole anzitutto sé stessa . Del Marx polisenso e con alternanti idee apocalittiche e idee storiche evoluzionistiche , oscillante tra il culto dell ' autorità o potenza e quello della libertà nella umana società , furono date interpretazioni democratiche , e anche , storicistiche , facendo avvertire che egli non aveva mai sostenuto l ' assoluta superiorità del socialismo sul capitalismo e che sempre aveva fatto dipendere la superiorità di un ordinamento economico da circostanze date . La figura dei socialisti , dei quali si udivano i ragionati discorsi nei dibattiti dei parlamenti e si leggevano gli articoli nei giornali e nelle riviste , si era fatta familiare e non dava più brividi come quella vaga e misteriosa dell ' " internazionalista " , di cui si parlava vent ' anni innanzi e che si confondeva col " nichilista " , apostolo di universale distruzione , armato di bombe . Nonostante la teorica intransigenza che si affermava nei deliberati dei loro congressi , in pratica la collaborazione e il riformismo la vincevano . Nel 1913 , nell ' altro campo , il Delbrück , segretario di stato , pur ammettendo che spiacevoli cose potevano ancora accadere nella vita parlamentare a causa del suffragio universale e delle discordie tra i partiti detti borghesi , riconosceva apertamente che " il socialismo non era più rivoluzionario fuorché negli estremisti e negli isterici degli opposti partiti " . Confermava questo " liberalizzamento " o " democratizzamento " , come più volentieri si diceva , del socialismo , il formarsi qua e là , al margine , di nuovi gruppi , sebbene poco importanti , di uomini dal temperamento rivoluzionario , dai quali provennero più tardi gli " spartachiani " , che ebbero tra i loro capi un figlio del vecchio Liebknecht . Ma , quando scoppiò la guerra europea , questi irreconciliabili furono soverchiati dal grosso del partito , dal partito ufficiale ; e in Germania , come in Francia e nel Belgio , i socialisti entrarono anch ' essi in quelle che si dissero " unioni sacre " di tutti i partiti . Il 4 agosto del 1914 i socialisti tedeschi dichiararono di accompagnare coi loro caldi voti i loro fratelli , chiamati alle armi , di ogni partito , e che essi non si sarebbero divisi dalla patria nell ' ora del pericolo . Il socialismo italiano seguì dappresso l ' andamento del tedesco , perché , dopo un primo periodo , tra il '70 e il '90 nel quale fermentarono i residui dell ' anarchismo e insurrezionismo bakuniano , frammisti a un evanescente mazzinianismo operaio , ricevute alfine le dottrine marxistiche , si formò un partito che nel '92 compié anch ' esso il distacco dagli anarchici , ebbe deputati alla Camera , dettò i suoi programmi massimi e minimi e prese le vie legali , quantunque non potesse porsi contro gli operai e i braccianti quando venivano a conflitti con la forza pubblica , e nemmeno contro i disordini e le sommosse , dovuti a condizioni locali , della Sicilia e dei suoi " fasci di lavoratori " negli anni dal '92 al '94 . Il nuovo partito ebbe il suo tempo di persecuzione in conseguenza della parte che taluni dei suoi dirigenti avevano presa nei fatti di Sicilia , e poi dei moti di Milano del '98; ma fu persecuzione presto smessa e che cedette il luogo alle amnistie , perché l ' opinione pubblica italiana le era contraria e , di sopra dei partiti politici , manifestava simpatia pei processati e condannati . Sorpassato nel 1900 il tentativo di un restringimento del regime parlamentare , e ottenutosi un più largo respiro , da una parte la critica scientifica , che in un paese di antica cultura e di spregiudicata intelligenza come l ' Italia aveva corroso rapidamente il sistema filosofico , storico ed economico del marxismo ; e , dall ' altra , la ripercussione di quel che contemporaneamente accadeva in Germania , divisero il partito socialista italiano in due " tendenze " : la rivoluzionaria e la riformistica , le quali vennero a un compromesso nel congresso di Bologna del 1904 , e a un ' altra sorta di compromesso in quello di Roma del 1906 , finché nel congresso di Bologna del 1908 la tendenza riformistica nettamente prevalse . Il Giolitti presidente del Consiglio , prima che il Delbrück facesse la simile osservazione in Germania , disse alla Camera italiana che i socialisti avevano " riposto Marx in soffitta " ed erano diventati ragionevoli ; e , da sua parte , cercò anche di attirare i più capaci tra essi a partecipare al governo . Neppure in Italia i socialisti poterono mantenersi internazionali e " senza patria " ; e non solo fecero la loro parte nella preparazione bellicosa dello spirito italiano contro l ' Austria , ma il loro maggiore teorico e scrittore , Antonio Labriola , fu propugnatore d ' imprese coloniali e dell ' espansione industriale e commerciale d ' Italia . I temperamenti rivoluzionari , dispregiatori dell ' accomodante riformismo e impazienti della lassezza in cui era caduto il socialismo ortodosso , si dettero anche in Italia a cercare nuove formole , a loro meglio confacenti ; e una ne fu offerta dal Sorel col suo sindacalismo . Il Sorel assimilava il socialismo da lui ideato al cristianesimo primitivo , gli assegnava il fine di una rinnovazione della società dalle ime radici morali , e perciò gl ' inculcava di coltivare , come i primi cristiani , il sentimento di " scissione " dalla società circostante , schivare ogni rapporto con gli uomini politici , chiudersi nei sindacati operai e nutrirsi del " mito " dello sciopero generale . Era la costruzione di un poeta , assetato di austerità morale , assetato di sincerità , pessimista nei riguardi della realtà presente , tenace nel cercare in mezzo ad essa un ' ascosa fonte donde sarebbe sgorgata la fresca vena purissima ; e , alla prova della realtà , quella sua poesia svanì presto e agli occhi suoi stessi . Senonché , quando scoppiò la guerra europea , il partito ufficiale socialista , ché si era staccato nel congresso di Reggio Emilia del 1912 dal riformismo , ed era rimasto irresoluto fra tendenze moderate e rivoluzionarie , non mostrò animo pari all ' evento , e , incapace e anche poco volenteroso d ' impedire la partecipazione dell ' Italia alla guerra , rimase tra color che son sospesi , tagliandosi fuori dalla vita nazionale e anche da quella internazionale . Minori impedimenti e intralci a confluire col liberalismo ebbe il socialismo in Francia , perché la dialettica marxistica della storia e delle classi , la teoria della struttura e della soprastruttura e del mondo ideale come maschera d ' interessi economici , la totale estraneità in cui bisognava tenersi rispetto ai concetti e ai sentimenti degli altri partiti , reprobi tutti perché " borghesi " , la necessità nel tempo stesso di spingere all ' estremo le forze produttive e la civiltà borghese con l ' intento di mandarla per questa via a distruzione e dar luogo alla conversione nell ' opposto ; tutte queste e simili cose , adatte a un popolo molto teorico e di complicate teorie quale il tedesco , poco attecchirono presso quello francese . La tradizione rivoluzionaria del socialismo francese era quella insurrezionale del Blanqui , che con la presa di possesso della sede del governo si riprometteva di riformare la società , legiferando secondo ragione ; ma le esecuzioni militari e le deportazioni seguite alla Commune , gli stati d ' assedio prolungati per più anni , il divieto posto alla diffusione dell ' Internazionale , e insieme il ricordo delle ripetute sconfitte sofferte , lungo il secolo , dagli operai insorti , avevano tolto speranza e impeto a quella tradizione . Quando la Repubblica fu bene assodata e furono rimossi gli stati d ' assedio , e si diè amnistia ai superstiti della Commune , e si poterono ripigliare i problemi riguardanti i lavoratori , già i repubblicani di estrema sinistra e i radicali avevano incluso nel loro programma politico una parte speciale che si chiamò " programma sociale " ( riconoscimento giuridico dei sindacati , restrizione legale delle ore di lavoro , assicurazioni pei lavoratori , e poi anche imposta progressiva sul reddito , riscatti delle miniere e delle ferrovie , nazione armata , giudici eletti , e simili ) , a un dipresso quel che in Germania fu detto " programma minimo " ; e i socialisti trovarono perciò in quei repubblicani e radicali alleanza e cooperazione , a patto di non insistere sulla futura società del comunismo e sugli altri concetti del marxismo . Accanto , dunque , a un gruppo marxistico ( Guesde ­ Lafargue ) , che aveva fondato un partito operaio , se ne formò un altro , e più importante , circa l'81 , di socialisti che si denominarono " possibilisti " ( Allemane e altri ) , perché si proposero di chiedere e ottenere riforme praticamente possibili nel presente . La collaborazione nel parlamento , ed eventualmente anche nel governo , era implicita in siffatto programma , e il Jaurès , eletto deputato , delineò , nel '95 , un partito socialista parlamentare , procedente d ' accordo coi radicali . Se il capo del gruppo marxistico , il Guesde , al tempo del Boulanger , aveva dichiarato , secondo lo stile di quella scuola , che la contesa tra due partiti borghesi lasciava indifferente il proletariato , i nuovi socialisti presero invece parte vivacissima , uniti coi repubblicani , per la causa dreyfusiana , cioè liberale e laica , contro clericali , militaristi e reazionari . Dopo quella crisi , nel '99 , un socialista , il Millenard , salì al governo col Waldeck ­ Rousseau , tenendo il ministero dell ' industria e del commercio : caso che turbava le costruzioni della scolastica marxistica , condannato perciò dal congresso o concilio di Dresda , e poi , per non rompere ( come si diceva ) l ' unità del partito , riprovato anche da altre assemblee in Francia , e da coloro stessi che lo avrebbero volentieri approvato come necessario alla difesa della Repubblica minacciata e come prova della maturità del partito socialista a tenere il governo ; il che produsse , infine , il distacco dal partito socialista francese del gruppo socialista parlamentare e degli indipendenti . Nelle elezioni del 1902 , nelle quali si combatteva sul punto dello scioglimento delle congregazioni e della politica religiosa , i socialisti entrarono nell ' alleanza delle sinistre , che riportò strepitosa vittoria ; e nel 1906 il Briand lasciava il partito socialista per partecipare al ministero Sarrien , e l ' anno dopo un altro socialista , il Viviani diventava ministro del lavoro . Affatto trascurabile fu poi l ' efficacia del marxismo in Inghilterra , quantunque il Marx elaborasse proprio colà la sua dottrina e di colà dirigesse l ' Internazionale : la marxistica Federazione socialdemocratica , fondata dall ' Hyndman circa l'84 , ebbe scarso seguito . Invece , assai appassionarono le teorie del George sulla nazionalizzazione della terra , com ' era naturale in un pese nel quale un terzo del suolo apparteneva all ' aristocrazia , ed era tenuto in buona parte per pascoli , parchi , cacce e campi di gioco . Non si tentò mai in Inghilterra di perseguitare o sopprimere il socialismo , né furono necessari gravi sforzi e molti stenti per andarlo raccogliendo nel liberalismo , perché , fin da principio , i problemi attinenti al lavoro s ' inquadrarono spontaneamente nella cornice della società e della politica inglese , e intorno vi si adoperarono liberali e conservatori , lasciando poco campo a uno specifico socialismo fattivo . Liberale di spiriti era il socialismo dei " fabiani " ( 1883 ) , il quale , come dice il nome stesso , escludeva rivolgimenti improvvisi e radicali , e consigliava di accompagnare con l ' opera il naturale svolgimento delle cose che si allontanava dalla sfrenata libertà di concorrenza e menava verso un ordinamento sociale della produzione ; e altresì riformistico e non marxistico si presentava il Partito indipendente del lavoro ( 1893 ) , e al necessario e all ' attuabile attendevano le associazioni operaie . Il Bernstein , che dimorò a lungo in Londra , tolse esempio e incitamento per la revisione del marxismo e la riforma della democrazia sociale in Germania da quello che vedeva in Inghilterra , dove ( scriveva nel '99 ) " nessun socialista responsabile sogna ancora un ' imminente vittoria del socialismo per mezzo di una grande catastrofe , né una rapida conquista del parlamento per mezzo del proletariato rivoluzionario , e invece sempre più il lavoro si trasferisce nei municipi e in altri corpi amministrativi autonomi , e si è perso l ' abito di disprezzarli , e qua e là si sono stretti maggiori rapporti col movimento corporativo " . Simili aspetti e vicende , e analogo corso delle cose , si potrebbero mostrare , circa il socialismo , nel Belgio , nella Svizzera , nell ' Austria ­ Ungheria , nell ' Olanda e nei paesi scandinavi , se , dopo aver segnato questo importante tratto generale della vittoria ideale che sopr ' esso riportò a poco a poco il liberalismo con l ' invitarlo e indurlo a entrare nella sua cerchia , persuaderlo a smettere la scissione per la collaborazione , sgombrargli dalla fantasia le aspettazioni millenarie e volgerlo al presente , rifargli la mente da materialistica e semplicistica a storica ed umana , non convenisse guardare altresì alla vittoria che a sua volta il socialismo riportò in questa stessa sua trasformazione , che pareva e non era una sottomissione . Il socialismo divenne allora il principale oggetto degli studiosi di politica e degli uomini politici , ed ebbe per sé il fiore degli ingegni giovanili e le generose passioni di quell ' età : la letteratura stessa , il romanzo , il dramma , la lirica , se ne fecero voce . Un uomo politico inglese disse : - Oggi noi siamo tutti socialisti . - Deliberatamente si andava incontro agli allargamenti di suffragio e ai suffragi universali , affinché i bisogni dei lavoratori trovassero i loro rappresentanti e s ' inserissero tra gli altri bisogni della società castigando gli egoismi degli imprenditori di lavoro e dei ricchi , e affinché quella classe sociale , col discutere , eleggere , sindacare , educasse il suo senso politico e il sentimento di responsabilità : le leggi sull ' istruzione obbligatoria e contro l ' analfabetismo e per le scuole serali e festive , le università popolari , e simili , smentivano col fatto l ' accusa che la " borghesia " volesse tenere il popolo nell ' " ignoranza " , e lasciavano al suo vano borbottare qualche reazionario , ridicolo piuttosto che odioso , il quale sospirava questo perduto presidio del buon vecchio tempo . Generale era la disposizione e la buona volontà a proporre , promuovere e accettare provvedimenti sociali , non più e non soltanto per intenti conservatori ( lodevoli , per altro , se miravano alla pace sociale e a salvare , come si diceva , il patrimonio della comune civiltà da disastri e da barbarie ) , ma come serio riconoscimento di diritto . Alle leggi bismarckiane di assicurazioni per la vecchiaia , l ' infermità , gl ' infortuni del lavoro , che dopo la Germania tutti gli altri stati via via adottarono , e alle altre molte di carattere sanitario , seguirono variamente e con vario ritmo , in Germania e in tutti gli altri stati , leggi sull ' egualità degli obblighi tra lavoratori e datori di lavoro , sul lavoro notturno vietato o ristretto pei fanciulli e per le donne e regolato per tutti gli altri operai , sulla determinazione delle ore settimanali di lavoro e i riposi obbligatori , sulla riduzione delle ore quotidiane , per le quali sorse , intorno al '90 , la richiesta che si restringessero a otto , e certo discesero assai dalle quattordici che prima erano consuete in molti opifici ( in Inghilterra , al tempo del Disraeli , la somma delle ore settimanale fu fissata in cinquantasei , e in Francia , nel 1904 , quelle giornaliere furono ristrette a dieci ) , e altre leggi sul lavoro a domicilio , sulle case operaie , sulla preferenza da dare alle cooperative di lavoro nell ' assunzione di lavori pubblici , e via enumerando . Le trade unions , i sindacati , le confederazioni del lavoro , le unioni professionali , ebbero riconoscimento giuridico ; s ' istituirono consigli del lavoro e speciali divisioni presso i ministeri e , infine , addirittura ministeri del lavoro . Vacillava così anche l ' altra accusa , che si sarebbe potuta esprimere nel detto di Tommaso Moro , che lo stato sia una coniuratio divitum , o in quello vichiano che la patria sia res patrum ; e sarebbero dovuti vacillare e cadere i più moderni teorizzamenti sulla " lotta di classe " e sulla classe dirigente come " classe borghese " , intesa unicamente ai propri interessi e chiusa contro i lavoratori . Quella pretesa " borghesia " antisocialistica che era in realtà l ' imparziale cultura , genitrice di nuove forme di vita , come aveva essa ( e non il proletariato né la borghesia nel senso economico di queste parole ) suscitato il socialismo , così continuava ad allevarlo . Già nel '97 era stato possibile mettere insieme una speciale Bibliographie der Sozialpolitik ; nel 1900 , sorse l ' Associazione internazionale per le leggi protettive dei lavoratori , che aveva sede in Basilea ; nel 1904 , la Francia proponeva , e l ' Italia per prima accettava la proposta , una legislazione internazionale operaia . Contribuivano a questo processo di elevamento del popolo , insieme col socialismo politico , anche quelli non politici o poco politici , di stato , della cattedra , cattolico , cristiano , cooperativistico , trascinati dalla corrente . La festa del primo maggio , la festa dei lavoratori , deliberata nell'89 da un congresso internazionale per la richiesta delle otto ore dì lavoro , e che destò sospetti e paure quasi un giorno d ' internazionale appuntamento per la rivoluzione universale , e nei primi anni fu contrastata e diè luogo a dimostrazioni e conflitti , scorse dipoi tranquilla , da nessuno più contrastata , ammessa nel costume . Il nuovo tipo del lavoratore si designava , ed era designato , talvolta con un sorriso , come quello dell ' operaio " evoluto e cosciente " ; ma era anche dell ' operaio circondato da ogni sorta di garanzie giuridiche , che si accrescevano di giorno in giorno . A coloro che continuavano a collocare il socialismo nell ' avvenire , in un remoto o vicino avvenire , e lo immaginavano tale che dovesse farsi di un getto e una volta per sempre , e intanto non vedevano o non intendevano quel che avveniva intorno a loro , si sarebbe potuto rispondere che il socialismo era nel presente , " in divenire " , e sarebbe stato sempre a quel modo , " in divenire " , come tutta la mente e l ' opera dell ' uomo , come il mondo tutto , che non è ma in eterno diviene . Il movimento socialistico , e i provvedimenti sociali che ne furono uno degli effetti più importanti , dissociarono , senza che se lo proponessero , il troppo stretto rapporto , che era quasi di medesimezza , posto già un mezzo secolo innanzi tra liberalismo e liberismo , morale ed economia , istituti etici ed istituti economici . Era parso , in un primo tempo , che quella stessa via di salute che la libertà apriva alla vita morale e politica dei popoli , la libera concorrenza dovesse aprirla nella sfera economica , aiutando a questa illazione e a questa illusione l ' impeto giovanile del mondo industriale e commerciale europeo , particolarmente inglese , e sopra questa contingente esperienza edificadosi una dottrina di valore assoluto e di accento quasi religioso : il che ebbe , del resto , fin da quel suo primo tempo , i suoi scettici e i suoi critici . Ma , venuta al declino quell ' età giovanile , mutate le condizioni economiche , non adempiute le speranze di una spontanea sparizione della " questione sociale " per prodigio operato dalla libera concorrenza , vedendosi uscire dal seno stesso del liberismo il mostro del monopolismo sotto forma di cartelli e trusts , ci si trovò dinanzi ai problemi sociali da affrontare , non coi soli mezzi del libero scambio economico ma con la virtù etica e politica , che piega anche quei mezzi ai suoi fini , adoperandoli quando le giovano , temperandoli o buttandoli via quando non giovano o sono di danno . Questo ravvedimento e conversione si osservano spiccatamente nella decadenza della scuola manchesteriana in Inghilterra e nel risorgere degli antichi avversari in nuovo e moderno aspetto , diverso da quello che vestivano al tempo della battaglia intorno al dazio del grano e aventi ora il loro uomo rappresentativo nel Disraeli . Né solo la necessità di proteggere le classi operaie consigliò l ' intervento , prima deprecato , dello stato , ma anche la necessità che gli stati sentivano di serbare , nel flusso e riflusso dell ' economia mondiale , una certa autonomia economica per ragioni di sicurezza negli approvvigionamenti e nelle armi in caso di guerra , per impedire la rovina di certe classi sociali delle quali non era sostituibile l ' ufficio nella vita dei popoli , per evitare troppo frequenti e troppo forti scotimenti nell ' assetto sociale , per sostenere industrie nazionali ai primi passi , e altresì per ragioni finanziarie più o meno urgenti . Così all ' intervento dello stato a pro delle classi lavoratrici si accompagnò in maggiore o minor misura il protezionismo doganale , che talvolta contrariava e talvolta favoriva l ' interesse di quelle classi ( e sempre contrariava o favoriva interessi di questa o quella classe ) , ma che sembrava utile al bene complessivo e alla tranquillità generale del paese . Anche in questa parte la Germania e il Bismarck furono primi o tra i primi a dare l ' esempio , con la tariffa doganale del '79 , e li seguirono quasi tutti gli altri stati , tranne l ' Inghilterra che poté mantenersi a un dipresso nella linea liberistica ; ma il protezionismo era allora temperato dai trattati di commercio e , in generale , non depresse l ' attività delle industrie e dei traffici . È evidente che le controversie sulla preferenza da assegnare al protezionismo o al liberismo , quale dei due contenga l ' assoluta verità , peccano nel fondamento , perché anche liberismo e protezionismo sono i due termini di un unico rapporto e , sempre che si raccomanda o l ' uno o l ' altro , non si può farlo se non con formole di valore affatto empirico ; e tutto sta a cogliere nella pratica , caso per caso , nelle varie e mutevoli situazioni storiche , il punto giusto , che sarà pur quello economicamente giovevole , ma non sarà mai determinato da mere ed astratte considerazioni economiche . La potenza industriale e la ricchezza , a cui con vertiginoso crescendo , segnatamente dopo il '90 , pervenne l ' Europa in questo periodo , le scoperte tecniche che allora si fecero e le loro applicazioni , la varietà della produzione , l ' estensione dei mercati , i sempre più rapidi mezzi di trasporto , son cose ben note e presenti al ricordo di tutti e possono essere sottintese e presupposte in questo racconto , che ha lo sguardo alla vita intellettuale , morale e politica , la quale diè le condizioni per quella meravigliosa attività e produttività e a sua volta vi attinse forze e mezzi . Valga come simbolo la popolazione che da centottanta milioni che l ' Europa contava al principio del secolo era cresciuta a quattrocentocinquanta alla fine , oltre i milioni di suoi figli che essa mandò nelle Americhe e in altri paesi nuovi , onde i soli Stati Uniti d ' America , da cinque milioni di abitanti che avevano nel 1800 , salirono a settantasette milioni nel 1900 . E su qualunque statistica si gitti l ' occhio , si trovano numeri che richiamano fatti di questa sorta e possono altresì servire da simboli : come quella del Belgio , il quale , per esempio , nel '50 impiegava nell ' industria un capitale di trecento milioni e nel 1913 di sette miliardi , e nel cui porto di Anversa il traffico era , nel '40 , di dugentoquarantamila tonnellate e nel 1914 di quattordici milioni : la produzione mondiale del carbon fossile , che era di centotrenta milioni di tonnellate nel '60 , salì a seicentocinquanta negli ultimi anni del secolo . Anche all ' espansione coloniale fu impresso un corso rapido e incalzante , particolarmente dall'80 in poi , quando la brama di possedere colonie prese quasi tutti gli stati , emulando l ' Inghilterra che allora estendeva , assodava e ordinava il suo impero coloniale sopra un quarto del globo abitabile . La Francia portò il suo impero da meno di un milione di chilometri quadrati a circa dodici milioni con cinquanta milioni di abitanti ; la Germania , che non aveva colonie fino all'84 , raggiunse presto il terzo posto con gli acquisti nell ' Africa e nell ' Oceania e di qualche porto nell ' estremo Oriente ; l ' Italia occupò l ' Eritrea e più tardi la Tripolitania ; il Belgio , per opera di re Leopoldo II , ebbe lo stato del Congo ; la Spagna , che invece perdé con Cuba e con le Filippine i resti del suo antico dominio coloniale , si attaccò alla costa del Marocco ; la Russia continuò a ingrandirsi nell ' Asia ; gli Stati Uniti , dopo il '96 , ebbero il loro imperialismo . Il sentimento che portava a queste imprese era assai complesso : di vantaggi economici in parte reali e in parte d ' immaginazione , di potenza e prestigio politico , di amor nazionale che faceva desiderare l ' estensione della propria lingua e cultura e costume nelle altre parti del mondo ( " la France " diceva nell'85 il colonialista Ferry " ne veut pas être seulement un pays libre mais un grand pays qui répand , partout où il peut les porter , ses moeurs , sa langue , ses armes , son drapeau , son génie " ) , e , infine , di un più largo amore per l ' umanità e la civiltà in universale . L ' Inghilterra dava al suo impero un carattere liberale , lasciando che quelle parti di esso assurte a maggior grado , che si dicevano i dominions , il Canadà , l ' Australia , la Nuova Zelanda e più tardi l ' Africa meridionale , avessero istituzioni liberali e democratiche , proprie leggi e governo , rapporti commerciali autonomi , esercito proprio ( e qualcuna già richiedeva una propria flotta ) , e si tenessero unite alla madre patria in modo spontaneo , per convenienza d ' interessi , per comunanza di lingua e di tradizioni , per consenso d ' ideali . L ' economia si fece veramente mondiale ; e l ' Europa fu nutrita dal grano che le venne dalle altre parti del mondo , non bastandole la produzione propria , che in parte era stata sostituita da altre colture e da altri usi del suolo . Di pari passo con la produzione della ricchezza andava il generale benessere , se anche episodicamente in qualche luogo o in qualche strato della popolazione persistevano non vinti lo stento e la miseria , rese più intollerabili dalla vicinanza della prosperità , e se qualche aggravamento di miseria talora veniva dalla rapidità stessa delle trasformazioni economiche . Dappertutto si osservava il mutamento di proporzione tra popolazione cittadina e popolazione rurale , con l ' accentramento e l ' accrescimento di quella industriale , la conseguente diminuzione o quasi sparizione dell ' artigianato e delle piccole aziende , e il formarsi di un foltissimo ceto di tecnici e d ' impiegati delle industrie . E cresceva in tutte le classi sociali l ' istruzione , si leggeva molto e di solito in più lingue : i giornali , mercé i telegrafi e i telefoni , facevano in ogni giorno , e persino in ogni ora , compresente la vita di ogni parte del mondo . Talora accadeva che un dibattito , una polemica , una questione , sorti in un singolo paese , appassionassero gli animi in ogni paese , come fu dell ' affaire Dreyfus . Nondimeno su questa età così operosa , e che godé di pace così lunga quale non era mai toccata all ' Europa , è caduto il giudizio , che si vede ormai fissato anche nei libri degli storici , di " età prosaica " , e insieme di " scettica e insoddisfatta " : giudizio che suona strano e inesplicabile se non lo si metta in relazione con la crisi spirituale , cominciata dopo il '48 e venuta al suo pieno corso dopo il '70 , quale di sopra è stata delineata . Al fare pratico , che si moveva negli ordini liberali e ne traeva grande beneficio , non andava più congiunta l ' alta coscienza di quel fare , che ne intendesse il pieno significato e ne riconoscesse l ' inestimabile valore : e perciò era affievolito l ' impeto religioso ed etico , sminuita la capacità di approfondimento e rinnovamento nella critica dei concetti , mortificata la vita interiore della coscienza , nella quale unicamente dolori e tristezze e angosce si raccolgono in travaglio di purificazione e si convertono in forze consolatrici e rinnovatrici . La Germania , che era stata tra la fine del sette e i primi decenni dell ' ottocento l ' Atene filosofica dell ' età moderna e dopo due millenni aveva offerto a tutta l ' umanità una messe speculativa altrettanto originale e copiosa , allorché si credeva che col suo levarsi a grande potenza nazionale e politica avrebbe portato a nuovi e grandi frutti quelle speculazioni , discese di grado , s ' impoverì mentalmente , perse l ' ufficio che aveva tenuto di energica conoscitrice e fecondatrice del pensiero e del sapere di tutti i popoli , e , sebbene il lavoro dei suoi scienziati continuasse assiduo e molta fosse la loro erudizione , non diè fulgori geniali , e lasciò giacere inerte o dimenticò o addirittura disprezzò il patrimonio avuto in eredità , l ' opera della sua età classica . Nella patria di Kant e di Hegel ora si vedevano , nel campo , reso assai angusto , del pensiero , neocritici , psicologi , fisiopsicologi e simili degni personaggi , pieni di onesta volontà , ma senza vigore e senza coraggio , radenti il suolo . Altrove ottenevano larga fortuna gli Spencer e gli Ardigò , e addormentava le menti un vacuo positivismo ed evoluzionismo . Anche quando si difendeva e si teorizzava la libertà , difesa e teoria erano empiriche e superficiali , come nel famoso libro su questo argomento dello Stuart Mill . Il fuoco centrale era spento o covava solo in alcune anime e vi dava qualche scintilla ; e di qui il tono rimesso e prosaico , solito allora . Si lamentava che non fossero , nelle nuove generazioni , eroi delle rivoluzioni pari ai Mazzini e ai Garibaldi , eroi della politica pari ai Cavour e ai Lincoln ; e questi lamenti erano delle immaginazioni deluse , che in tempi di calma avrebbero voluto ammirare nocchieri guidanti in porto , con possente sforzo , tra l ' infuriare delle burrasche , la nave , e peccavano d ' ingiustizia verso l ' opera pure utile e proba dei nuovi uomini adatti ai nuovi tempi . Ai letterati francesi , che volentieri motteggiavano e schernivano , sdegnosi e fastiditi , i politici e gli statisti della terza Repubblica , Enrico Becque , nel '96 , gettava in volto la risposta : che , senza quegli uomini politici e quegli statisti , essi letterati sarebbero stati servi o sarebbero finiti in carcere , come sotto il secondo Impero , e che , se egli avesse dovuto scegliere tra il lavoro politico e il lavoro letterario compiuto negli ultimi venticinque anni , avrebbe , in buona coscienza , dato risolutamente la preferenza al lavoro politico . Ma , con tutto ciò , è da riconoscere che assai rari , e questi stessi poco ascoltati o poco efficaci , furono allora i poeti , i pensatori , i veggenti , gli apostoli , che apportano luce e infondono calore nella guerra che in tutti i tempi e in tutte le condizioni perpetua si combatte nella mente e nel cuore dell ' uomo , e che perpetuamente ha bisogno di quel soccorso e di quella guida . Non potevano tenerne il luogo i fisici , i naturalisti , i sociologi , che allora certamente non mancarono , ma che per loro proprio istituto servono alla tecnica e non a quel che sta di sopra , o in fondo , a ogni tecnica . La poca lena mentale e il frequente perdersi d ' animo e la conseguente disposizione pessimistica si davano a vedere nel modo in cui si solevano accogliere e interpretare gl ' inevitabili cangiamenti che il corso delle cose portava nella società e nella politica , e quando conveniva trovare e adottare le deliberazioni da seguire con animo sicuro . L ' utopia del lasciar fare e lasciar passare , ossia dell ' assoluto liberismo economico come panacea dei mali sociali , era smentita dai fatti ; ma , invece di sceverare in siffatta dottrina quello che era utopico da quel ch ' era vero , e intendere e tenere in pregio questa verità , e serbarla , come si deve fare di ogni verità , nei limiti suoi che soli la garantiscono , si piangeva su quella caduta fede e speranza , senza provarsi a sostituirla con altra , e neppure con quella dell ' intervento statale e del protezionismo , della quale si scorgevano , d ' altra parte , i lati deboli e i pericoli , sicché si rimaneva smarriti tra le due opposte tesi , senza capacità di mediarle . Per dippiù , essendo rimasto il concetto di liberismo pigramente associato con quello di liberalismo , la sfiducia nella formula liberistica induceva sfiducia nella verità stessa della libertà politica , che è concetto di altro ordine e superiore . Del pari , l ' altro fatto che la lotta politica non continuasse più sullo schema dei due partiti , classicamente distinti e contrapposti , della conservazione e del progresso , schierati e guerreggianti l ' uno contro l ' altro e avvicendantisi al governo , faceva giudicare organicamente ammalato e prossimo a morte il sistema parlamentare , del quale erano stati presupposti come condizione vitale quei due partiti così schematizzati e operanti ; laddove bisognava rendersi conto che tale nitidezza di distinzione e contrapposizione rispecchiava i tempi della formazione e dell ' assodamento della libertà e del suo primo avviamento , ma non poteva trovare piena e netta corrispondenza quando le cose da discutere e da risolvere si presentavano assai più varie e specificate , e più varia era la composizione stessa delle rappresentanze parlamentari , e , di conseguenza , maggiore doveva essere la varietà degli aggruppamenti e delle combinazioni politiche : nel che non era poi da temere che le ragioni della conservazione del progresso , del passato e dell ' avvenire , della storia e della vita , venissero mai meno , essendo , questi , due eterni momenti , che operano sotto le più diverse forme particolari . Né la sparizione di quei " notabili " , di quelle aristocrazie liberali , che dirigevano dapprima , nei suffragi ristretti , le elezioni , designando i candidati e ora non potevano mantenersi ed esercitare lo stesso ufficio coi suffragi allargati o universali , abbandonava irrimediabilmente , come si diceva , le elezioni al caso e al demagogismo , perché , praticamente , si trattava per l ' appunto di trovare a nuove condizioni nuovi metodi , e questi già cominciavano a spuntare e a fare le loro prove . E bisognava aver molto idealizzato le storie del passato per meravigliarsi che nelle elezioni si commettessero brogli , frodi , mercimoni , soprusi , e bisognava non aver occhi a vedere e considerare nel presente quel che accadeva di assai peggio per questa parte nella grande Repubblica americana , e che tuttavia veniva corretto o reso poco nocivo dalle spontanee forze morali e dalla pubblica opinione . Ed era naturale che , ampliati i suffragi , cangiassero altresì , nelle assemblee , qualità di uomini , modi di eloquenza , contegno e costumi , e non sempre in guisa gradevole ; ma sarebbe giovato non perder di vista che , pure in quelle forme o in quelle apparenze spesso volgari , c ' era la garanzia della libertà per tutti , e che , per imperfetta che fosse , per esempio , la vita costituzionale e liberale nella Spagna di Alfonso XII o XIII , valeva sempre di gran lunga meglio della vita politica dei tempi di Ferdinando VII o di quella che le avrebbe donata il carlismo ; onde , anziché trarre la conseguenza che convenisse abolire gli istituti parlamentari , si trattava anche qui del modo da tenere per guidare e dirigere ( come in pratica accadeva ) al bene quelle assemblee , che non erano poi troppo diverse dalle assemblee di ogni tempo , tutte a volte indocili , impressionabili , confusionarie , esposte alla corruzione , tutte bisognose di trovare chi sappia maneggiarle . Piaceva fare , con grande aria , grandi scoperte , come quella della " menzogna " dell ' elettorato e dei parlamenti , dove non c ' era , in verità , altra menzogna che la differenza che sempre passa tra la forma giuridica e la realtà storica , con la quale quella forma non può coincidere appunto perché è fatta per regolarla , né può regolarla se non con la rigidezza e la flessibilità a vicenda adoperate . La medesima irriflessività suggeriva l ' ammirazione supina per la Germania , per il suo antiparlamentarismo , per il suo " stato forte " , che teneva a segno radicali e socialisti , per il suo " stato etico " , che pareva attuare l ' idea che di esso costruivano i professori tedeschi , recando a merito di quella costituzione : politica o slancio e la vigoria economica della Germania , laddove era in quella il suo punto debole . L ' antiparlamentarismo , l ' antidemocratismo , l ' antiliberalismo venivano in voga e facevano parte essenziale di quel che si chiamò dappertutto , con vocabolo inventato in Inghilterra , " snobismo " . Nelle parole per lo meno ( ma il male stava proprio in ciò , che si dicessero di tali parole ) , si era di frequente corrivi a gettar via il bagno col bambino dentro . E quando , circa il '90 , sopravvenne nell ' impigrito pensiero europeo e nella sua scolorita e inanimata letteratura politica la dottrina socialistica e marxistica della storia e dello stato , - la quale si vantava figlia della classica filosofia tedesca , e tale era benché spuria , e ne serbava certe virtù nella posizione delle questioni e nel metodo dialettico ­ storico , - si ebbe senza dubbio il non piccolo beneficio che le menti fossero chiamate a ripensare i principii stessi della umana società e della sua storia , e a riproporsi i corrispettivi problemi etici e logici , e , d ' altra parte , che un ideale , comunque dedotto e concepito , tornasse a risplendere in cima ai pensieri e a interessare le anime alle opere e all ' apostolato . Ma , attraverso la critica che seguì presto alla ricezione di quella dottrina , e che occupò un buon decennio , se , come era naturale , quelle dottrine marxistiche non poterono mantenere le loro posizioni e indietreggiarono sul terreno economico , in quanto teorie del sopralavoro e del sopravalore , e su quello filosofico in quanto metafisica e dialettica della materia , da ciò non venne fuori , per contrasto , una rinfrescata coscienza della spiritualità umana e della storia come storia della libertà . Anzi , un effetto che rimase di quella lunga dimestichezza col marxismo e col materialismo storico ( che il Mazzini aveva avuto in orrore per tal suo difetto di umanità e di bontà ) fu l ' abito e l ' inclinazione mentale a pensare le forze attive nella storia come " classi economiche " , feudalità , borghesia , piccola borghesia , agrari , industriali , banchieri , operai , contadini , proletariato qualificato e proletariato cencioso , e via dicendo , e a trattare i problemi politici come un calcolo degli interessi e delle forze delle varie classi in lotta , e una ricerca della classe economica su cui convenisse appoggiarsi : ch ' era un precludersi ogni verace intendimento della storia e della vita umana , e perdere l ' unità dello spirito che regge il tutto e che è di là da coteste empiriche schematizzazioni di astratta economia e da cotesti calcoli da gente furba . Parve un gran fatto , e costò certamente grandi fatiche , avvedersi e affermare che sopra le classi economiche c ' è sempre una " classe politica " , mossa da ideali che non possono essere se non etici : senonché questa osservazione avrebbe dovuto condurre , e non condusse , a un cangiamento totale nella visione della realtà , a una nuova filosofia , che rimase inesplicata , e l ' empirismo e il naturalismo seguitarono a tenerne le parti . Se , dunque , l ' opera di quell ' età parve prosaica e angusta , ciò non accadde perché tale essa fosse nel fatto , nel quale si attuava grandiosamente l ' impulso della grande età storica precedente , ma perché angusti e prosaici erano l ' intelletto che la considerava nel suo farsi , e l ' immaginazione che la collocava in cattiva luce , e l ' animo , che invece di abbracciarla e riscaldarla , la lasciava fuori di sé o la spregiava . Pericoloso vuoto di pensiero e d ' ideale , il quale se poteva per alcun tempo restare così senza troppo danno , aveva prossimo l ' allettamento dei falsi ideali , che , già balenati nella letteratura del romanticismo deteriore o decadentismo , negli ultimi decenni dell ' ottocento e nei primi del novecento si levavano dappertutto , contaminando di sé i pensieri politici . E anche un certo ridestamento e affinamento di filosofia , che in quello scorcio di secolo rese intollerabile il rozzo naturalismo e il gretto positivismo , solo per piccola parte accennava a rimettersi nella via della grande filosofia , ma in maggior parte si sviava nel misticismo , nel prammatismo e in altre forme d ' irrazionalismo . Tuttavia , i falsi ideali nella vita pratica , l ' irrazionalismo in quella dell ' intelletto , l ' infievolimento spirituale e la dispersione interiore si sarebbero potuti superare con la critica e con l ' educazione o esaurirsi da sé come ciò che non aveva intrinseco valore e vigore , e dar luogo ai loro contrari e al meglio ; ma al pericolo mentale e sentimentale se ne aggiungeva un altro pratico ed effettuale , che nasceva dalle condizioni dell ' Europa nei suoi rapporti internazionali , le quali , porgendo materia a quelle disposizioni dello spirito , le alimentarono e finirono con l ' eccitarle e precipitarle all ' azione . X LA POLITICA INTERNAZIONALE , L ' ATTIVISMO E LA GUERRA MONDIALE ( 1871­1914 ) Se , infatti , le idee della individualità nazionale e della libertà politica avevano preso assetto stabile nelle divisioni territoriali e negli ordini interiori di quasi tutti gli stati europei , e si attuavano nelle leggi e nel costume , assai diversamente era accaduto di un ' altra conseguenza del principio di libertà , che era stata dedotta o presentita sin dall ' inizio di quel movimento : l ' auspicata estensione di quel principio ai rapporti internazionali , in forma di alleanza dei popoli liberi del mondo o , per stare nel pratico , di alleanza di quelli di Europa , degli " Stati uniti d ' Europa " . A questo segno aveva sempre avuto [ fisso ] a l ' occhio suo di veggente e di apostolo Giuseppe Mazzini ; e ci fu qualche momento in cui parve quasi che l ' Europa vi si indirizzasse , rimossi i maggiori ostacoli : in ispecie nel '59­60 , sotto l ' impressione della indipendenza , unità e libertà d ' Italia , di quella che pareva in preparazione nella Germania prebismarckiana e che il liberalismo europeo affrettava coi suoi voti , della sconfitta dell ' Austria con l ' atteso ulteriore disgregamento del suo impero , sostituito da stati nazionali , delle rinnovate speranze di autonomia per la Polonia , e di un ammodernamento ed europeizzamento della Russia . Ma poi si urtò per questa parte in ostacoli impensati : si ebbero arresti e sviamenti , e definitivamente , dopo il '70 , la rinunzia a quell ' idea , che passò fra le utopie , sicché o non se ne parlava più tra le persone serie o se ne sorrideva , talora con malinconia come di un ingenuo sogno giovanile svanito , talaltra beffardamente come di una idea puerile . Qualche perfezionamento statale secondo il principio di nazionalità si compié ancora , nei decenni successivi ; e , per effetto della guerra russo ­ turca del '77­78 , rispettivamente Serbia , Montenegro , Romania , Bulgaria e Grecia o si resero indipendenti o spezzarono gli ultimi vincoli che ancora le facevano dipendenti dalla Turchia o ampliarono i loro territori ; nel 1905 i norvegesi , che anch ' essi avevano il loro nazionalismo o particolarismo , si disciolsero dalla Svezia a cui erano legati per il trattato del 1814 , ma non per comunanza di istituzioni politiche e di condizioni economiche ; per l ' Irlanda fu proposta e sostenuta dal Gladstone l ' autonomia o Homerule , e , dopo un trentennio di ripulse , di riproposte , di agitazioni , di ribellioni , finalmente nel 1914 la Camera dei comuni l ' approvava per la terza volta , e così riceveva forza di legge , sebbene provvisoriamente ne rimanesse sospesa l ' esecuzione . Ma le sorti della Polonia parvero irrimediabili e la sua ricomposizione nazionale cessò perfino dal formare oggetto delle speranze e della pubblicistica liberale , e in ultimo anche la Finlandia perdeva l ' autonomia , mentre la Prussia faceva sforzi di snazionalizzamemto nelle regioni polacche comprese nei suoi confini . Nell ' Austria , le nazionalità tedesche e cèche e slovene e polacche e le altre si contrastavano senza posa , fallito nel '93 il tentativo del Taaffe di accordarle , e rendevano difficile e quasi impossibile l ' attività parlamentare ; né si ottenne se non un brevissimo respiro con la riforma elettorale del 1907 , onde fu bensì vinto l ' ostruzionismo nel parlamento imperiale ma non già in quelli locali , e poco dopo gl ' irriconciliabili contrasti ripresero con la violenza di prima . Nell ' Ungheria , che si studiava da sua parte di accrescere la propria autonomia nei rapporti con l ' Austria , l ' elemento magiaro era in conflitto con le altre nazionalità , alle quali consentiva solo in certi limiti l ' uso delle loro lingue nelle faccende giudiziarie e amministrative , mentre procacciava di ampliare quello dell ' ungherese mercé della scuola elementare ; e slovacchi , rumeni e serbi allora trovarono in Europa un Victor Hugo dei nuovi tempi che si fece loro patrocinatore e vindice al cospetto del mondo civile , il norvegese Bjørnson ; e intanto i croati entravano in intese coi serbi del regno di Serbia , e disperato appariva il " trialismo " , di cui taluni vagheggiavano l ' idea , ma che avrebbe richiesto un completo sovvertimento di spiriti e di rapporti sociali e politici nella monarchia austro ­ ungarica , cioè in una formazione politica superstite di altri tempi , dell ' età degli stati patrimoniali . Più grave e più fondamentale di cotesta resistenza opposta dall ' Austria ­ Ungheria alla piena attuazione in Europa del principio nazionale era quell ' abbandono di ogni speranza di una liberale unione europea , resa impossibile dalla situazione che era stata prodotta dalla guerra franco ­ germanica del '70­71 , la quale lasciava la Francia ferita e offesa per lo strappo di due ormai vecchie sue provincie e bramosa di rivincita , e la Germania , come chi ha fatto una preda , vigile contro la minaccia che le sia ritolta , e , intorno alla loro ostilità implacabile , aggruppati gli altri stati europei : sicché , in luogo di un ' unione in cui tutti i popoli trovassero la forma più vantaggiosa per il loro lavoro e per il loro progresso , si dové acconciarsi , come al solo espediente per conservare la pace , al tradizionale sistema dell ' equilibrio europeo mercé alleanze e controalleanze e cautele di armamenti . Tuttavia , la pace era così gran bene e così necessaria all ' Europa nel mirabile accrescersi della sua produzione in tutti i campi e della sua civiltà e cultura , che , mercé quell ' equilibrio , venne fatto a lungo d ' impedire che una guerra europea , da tutti guardata con paura , scoppiasse . Il Bismarck fu artefice principale di questa politica di pace , assai premendogli di non rimettere a rischio quanto aveva saputo conquistare per la Germania e che era sua gloria personale , e reputando che la Germania , così com ' egli l ' aveva provvista di territori e di potenza , non avesse altro da desiderare e , com ' egli diceva , fosse " saturiert " , saturata e sazia , né un ' altra guerra , ancorché vittoriosa , le avrebbe recato effettivo guadagno . Così nel congresso di Berlino del '78 , seguito alla guerra russo ­ turca , con la quale la Russia aveva stimato di poter risolvere in senso unicamente russo la questione orientale e liberare i " fratelli slavi " , ma che aveva mosso a tutela dei propri interessi altre potenze e in prima linea l ' Inghilterra , il Bismarck si diè vanto di aver tenuto le parti di un " onesto sensale " , il cui utile era la pace conservata ; e quella ridistribuzione di prede tra belligeranti e non belligeranti , parve allora il meglio o il men peggio che si potesse eseguire a questo fine . Intanto , il Bismarck alleava la Germania con l ' Austria e attirava in quell ' alleanza l ' Italia , pensosa di ulteriori ingrandimenti a suo danno della Francia nel Mediterraneo e di conflitti con l ' Austria e di una correlativa riapertura della questione di Roma , e così nasceva la Triplice ; e , al tempo stesso , egli segnava un trattato di controassicurazione con la Russia e , per mezzo dell ' Italia , annodava alla Triplice l ' Inghilterra . In questo campo egli era maestro , e , poiché la maestria sta nel sapersi limitare , sapeva anche comportarsi con larghezza di mente e con moderazione ; e lasciò che la Francia , a cui chiudeva ogni varco per la rivincita sul Reno , si espandesse altrove e si formasse indisturbata il suo grande impero coloniale , guardandosi bene dal fare entrare in concorrenza con lei l ' Impero tedesco ; e similmente evitò di porre inciampi all ' Inghilterra , che si assicurava con nuove occupazioni la via dell ' India e accresceva il suo impero ; e , pur disinteressandosi delle cose turche e russe , e del dominio degli stretti , e della cosiddetta " questione orientale " , aiutò l ' Austria a estendersi in certa misura nei Balcani , conforme al suo pensiero che la missione austriaca fosse nell ' Oriente , rappresentante colà della cultura tedesca , laddove non stimava desiderabile che i tedeschi di quell ' impero si unissero alla Germania , dando la preponderanza all ' elemento cattolico , a lui inviso o sospetto . In questo modo la pace era mantenuta in Europa , cioè in modo empirico e non radicale e costituzionale , ed era pagata non solo con lo sforzo incessante di vigilanza e accortezza diplomatica da parte di un genio della diplomazia , ma per dippiù con enormi e crescenti spese militari nella Germania e nell ' Europa tutta , con milioni di uomini in armi . Sotto la pace mantenuta con quei mezzi e sotto il grave peso degli eserciti sempre pronti , fremevano , benché represse , le ostilità e covava il pericolo della guerra : la Francia , sin dai primi anni dopo il '70 , spingeva lo sguardo verso la Russia , probabile futura alleata per la difesa contro il potente vicino e per le rivendicazioni agognate ; Inghilterra e Russia non erano solo in contrasto per Costantinopoli ma per l ' espansione nell ' Asia , dove le due sfere di dominio si toccavano ; l ' Italia considerava di aver sempre un conto aperto con l ' Austria per le terre che chiamava " irredente " . Pure , i popoli e gli stati si rassegnavano a rinviare al più o meno lontano avvenire il compimento dei loro desideri , per quest ' osservanza dell ' equilibrio che li costringeva alla pace , e più ancora per l ' amore di questa pace stessa , che per il terrore delle conseguenze che una guerra avrebbe avute così pei loro presenti possessi territoriali come per la stessa loro compagine politica , sociale ed economica , per la società umana che sembrava minacciata dall ' internazionalismo , dall ' anarchismo e dal socialismo rivoluzionario . Il " concerto europeo " non era pari alla missione europea di civiltà , e si dimostrò , in genere , a causa dei discordi interessi tra i suoi componenti , impotente verso la Turchia , nonostante l ' orrore suscitato in Europa nel '76 dalle stragi bulgare e nel '94 e nel '96 da quelle armene , e nonostante che un uomo di Stato , il Gladstone , avesse chiamato il sultano il " grande assassino " ; e appena poté limitare , ma non già impedire , nel '97 , la guerra greco ­ turca , e meno ancora ebbe forza poi in quelle balcaniche . Solo qualche storico tedesco ha osato celebrare come esempio di una unione generale , " quale la storia non aveva mai vista prima " , dei principali stati della terra , e perciò di capitale importanza e " welthistorisch " , " degna chiusa del secolo decimonono " , la spedizione deliberata dalle potenze nel 1900 contro la Cina , che l ' imperatore Guglielmo II adornò di una sua infiammata orazione di colorito attilesco e i contingenti militari delle varie potenze eseguirono scannando e rapinando . L ' intimo inizio dello squilibrio nell ' equilibrio europeo venne da un altro contrasto di assai maggiore portata di tutti gli altri che già esistevano , perché riguardava non più particolari accrescimenti di domini e di potenza , ma addirittura l ' egemonia in Europa e nel mondo : il contrasto della Germania con l ' Ighilterra . Prima che nell ' animo dei popoli e nelle menti degli uomini di stato , esso nacque nei cervelli dei teorici e dei professori , dei quali , come sappiamo , la Germania abbondava più di altro paese , a dubbio compenso della sua deficienza in fatto di uomini politici ; e può vedersi come non molto dopo il '70 , cominciasse a delinearsi nello storico e prussofilo Treitschke . Il naturaie orgoglio per le grandi vittorie militari del '66 e del '70 e per la potenza europea alla quale la Germania era salita , si congiungeva , in quei teorici , con la evocata visione delle egemonie esercitate già da altri popoli nei secoli : dalla Grecia , che fu come la prima Europa di fronte all ' Oriente , da Roma in tutto quasi il mondo allora noto , dalla Germania stessa che assai poté coi suoi imperatori sassoni e svevi dal decimo al tredicesimo secolo ; e , per opposto , con lo spettacolo invidioso della egemonia che l ' Inghilterra esercitava nel presente in gran parte della terra e sui mari e col ricordo non meno cruccioso di come essa fosse stata sempre vigile e rapida a stroncare le sue competitrici del continente , la Spagna , l ' Olanda , la Francia ; e da queste premesse si traeva la conclusione che ormai l ' arringo era aperto alla Germania , la quale avrebbe ripreso l ' opera gloriosa dei suoi imperiali eroi del medioevo mercé gli Hohenzollern , nuova Grecia contro nuova Persia , nuova Roma contro nuova Cartagine , né mai sarebbe incorsa nella sorte dell ' Olanda . La Germania verdeggiava di gioventù , di prodezza militare , di dottrina , di capacità in ogni campo , di virtù civili ; l ' Inghilterra era ormai ingiallita , appassita e in decadenza in tutte queste parti , uno stato da qualificare " reazionario " , ipocrita come chi si sente vecchio e debole , governato da uomini politici di poche e ristrette idee , godente di una potenza che era un manifesto anacronismo , messa su come di furto in tempi nei quali battaglie navali e truppe mercenarie decidevano guerre d ' importanza mondiale ed era lecito impossessarsi di fortezze e di stazioni navali in paesi stranieri , e perciò non più ammissibile in tempi di stati nazionali e di grandi eserciti popolari . Or giustizia voleva che la Germania chiedesse una nuova ripartizione del mondo , non accettando la presente che era stata fatta quando essa si travagliava in guerre interiori , impeditane a costituirsi in grande stato ; e voleva equità che le fosse confidata l ' egemonia che l ' Inghilterra mal si arrogava e che non era in grado di reggere , perché la Germania , invece , era preparata ad assumere la direzione del mondo con braccio più robusto , con concetti più moderni e con immense possibilità di sviluppo , fors ' anche con la creazione di una nuova sintesi dell ' Oriente e dell ' Occidente , di una nuova religione dell ' Umanità . Così ragionavano e insegnavano a calche di attentissima studentesca cotesti teorici e professori , fondandosi su convenzionali partizioni e classificazioni e leggi storiche e su detriti dell ' antiquata filosofia della storia e di idee bibliche circa la successione delle quattro monarchie , quali erano per l ' appunto l ' egemonia che toccherebbe a volta a volta a un particolare popolo , nazione o stato , e la sopravvivenza stanca di quelli che l ' avevano già esercitata e che ora e per sempre dovevano considerarsi decaduti , non più storicamente attivi , trascinanti la loro vita al seguito degli altri , e sorretti o comandati da quello che è di presente in carica ossia egemone , e sulla virtù di talune genti o razze , nate per comandare , come la germanica , e via dicendo : tutte astrattezze e mitologie , trattate quasi fossero realtà e che si sostituivano alla realtà genuina e concreta , più semplice e più complessa insieme , meno teologica e meno naturalistica ma più umana . La pedanteria professionale , che era in fondo a siffatte teorie e giudizi , si disvelava in quell ' accusa , che assommava le altre tutte , mossa all ' Inghilterra , di aver formato il suo impero a poco a poco , insensibilmente e di furto , cioè che l ' impero inglese fosse sorto spontaneo , rebus ipsis dictantibus ; laddove l ' altro da essi invocato sarebbe dovuto costruirsi per deduzione filosofica e storica e sopra un disegno e attuarsi non con occasionali colpi di mano e piccole guerre e con battaglie semplicemente navali , ma con grandi battaglie terrestri di popoli , simili a quelle di Sadowa e di Sedan . C ' era , in questa maniera di preparare la politica , lo stesso difetto che si suol notare nella letteratura e nell ' arte tedesca : la critica , ossia la formula teorica , che di frequente precede il fatto e lo vuol far nascere a suo modo ; ma , in politica , le conseguenze dell ' errore sono assai più perniciose . L ' Inghilterra solo tardi , sugli ultimi del secolo decimonono , innalzò il vasto impero , che aveva acquistato nel corso di un paio di secoli , a quella che fu chiamata " coscienza imperiale " . Comunque , poiché nei rapporti internazionali non vi ha se non due vie di ottenere quello che si chiede , la contrattazione o la decisione per le armi , e poiché era da tenere escluso che per contrattazione l ' Inghilterra si risolvesse mai a dichiararsi decaduta , invecchiata , indebolita e pronta a cedere il mare , le colonie , i dominions e il bastone del comando alla Germania , e poiché se un popolo sia o no veramente decaduto o morto e un altro vivo e vigoroso non si vede se non alla prova , la quale può recare grandi delusioni e meraviglie , quei teorici , se qualche cosa di pratico volevano col processo da essi intentato , con l ' actio popularis onde si erano fatti promotori nel campo internazionale , chiaramente volevano , più o meno presto o al momento opportuno , la guerra . Così fu gettato nelle menti il primo seme della lotta mondiale tra la Germania e l ' Inghilterra . Il Bismarck , che non credeva che la politica si facesse con quel bagaglio storico ­ filosofico e diffidava dei professori , si guardò bene dall ' incoraggiare questi programmi mondiali e bellicosi ; e , del resto , egli non era preso dalla passione per le colonne e , quando , nell'84 , cedendo alle premure dei colonialisti , cominciò a mettere sotto il protettorato tedesco alcuni territori dell ' Africa meridionale , persisté nel suo convincimento che quella non fosse la via nella quale la Germania doveva impegnarsi . Già fuori degli affari , l ' anno innanzi che morisse , allorché l ' ammiraglio Tirpitz gli espose il suo programma navale , che si proponeva di garantire con una grande flotta i commerci della Germania contro il dominio inglese dei mari , non frenò il suo sdegno per quel pericoloso teorizzare politico di tecnici . Senonché , sotto un altro aspetto , il modo tedesco di considerare i rapporti internazionali , la familiarità col pensiero di mutare a grandi colpi di guerra la situazione mondiale , un certo diffuso cinismo di parole dovuto più che ad altro all ' ideale della netta risolutezza o " Schneidigkeit " e che faceva contrarre a smorfie feroci il viso di molta brava e buona gente di quel bravo e buon popolo , derivavano da lui , dal suo esempio , dal suo insegnamento , dai commenti soddisfatti che egli si era compiaciuto di fare delle sue azioni e dei suoi successi verso i nemici che aveva delusi , affrontati e vinti , dal suo " sogghigno longobardico " , come avrebbe detto qualche vecchio letterato italiano . Egli voleva fermamente la pace , perché stimava che la Germania fosse stata soddisfatta nel suo bisogno per l ' opera da lui compiuta ; ma che cosa sarebbe accaduto quando , digerito il primo grosso pasto , una nuova fame , una nuova brama di cibo , e già ne apparivano gli indizi , avrebbe agitato quel corpo possente ? Come , senza sconfessare il suo esempio e il suo insegnamento , senza meritare i sarcasmi del suo acre realismo , senza abbandonare la tradizione del suo sentimento e del suo atteggiamento , si sarebbe potuto persuaderla a prefiggersi un diverso fine , a seguire un diverso concetto , liberale e cosmopolitico o europeo , nella politica ? E che cosa sarebbe accaduto , quando egli non avrebbe più governato la nave , o sarebbe stato messo da parte come afflitto da senilità e non più pari a sé stesso , ed altri uomini sarebbero succeduti , non forniti della sua sagacia , della sua prudenza , del suo genio , ma memori di quanto egli aveva fatto e detto , e perciò disposti a imitarlo materialmente , cioè a dare , dell ' opera sua , cattive imitazioni ? La nuova fame , la nuova politica estera , i nuovi uomini vennero , e venne il nuovo tempo , che si chiamò , appunto , il " nuovo corso " , con l ' imperatore Guglielmo II . E presto l ' idea della potenza mondiale che la Germania doveva conquistare soverchiò ogni altra , fu insegnata e inculcata , entrò nel pensiero generale , si diè altro indirizzo ai rapporti con gli altri stati , e la tela tessuta dal Bismarck venne in gran parte disfatta . Nel '90 , subito dopo il suo ritiro , non fu rinnovato il trattato di contrassicurazione con la Russia , la quale , già portata ad intese con la Francia , ne fu spinta ad avvicinarsele ancor di più , fino a concludere nel '94 una formale alleanza . Il pericolo di una imminente guerra con la Russia gravò per alcuni anni , finché la Russia non si volse all ' estremo Oriente . Del '96 fu il famoso telegramma di Guglielmo II al presidente Krüger , atto di aperta ostilità contro gl ' inglesi e la loro politica sudafricana e d ' incoraggiamento ai boeri per la lotta nella quale entrarono e nella quale poi la Germania non li sostenne . Nel '98 , il medesimo arrischiato personaggio pronunziava il discorso col motto : " Il nostro avvenire è sul mare " , e l ' anno dopo ripeteva : " Uopo grande abbiamo di una forte flotta " , e si dava opera alla costruzione di quella flotta che il Tirpitz dirigeva nel modo e con l ' intento che il Bismarck aveva riprovato . E l ' imperatore viaggiava in Oriente e a Damasco si proclamava " l ' amico di trecento milioni di maomettani " , e prendeva in protezione la Turchia . Già allora l ' avversione all ' Inghilterra era diventata sentimento popolare in Germania , e veniva ricambiata , com ' è naturale , di pari avversione , sebbene meno carca di argomenti teorici , dall ' altra parte . L ' Inghilterra s ' impensieriva delle parole e dei fatti della Germania : si parlò anche colà di una delenda Carthago ; e intanto si prendevano le precauzioni necessarie , rinunziando allo " splendido isolamento " , e il governo inglese conchiudeva nel 1904 l ' intesa con la Francia , mentre il Delcassé lavorava a quella politica che fu detta di accerchiamento della Germania . Nel 1905 Guglielmo fece la sua improvvisa apparizione a Tangeri , onde nel 1906 fu convocata la conferenza di Algesiras per gli affari del Marocco , dei cui risultati la Germania rimase scontenta per il mancato appoggio di una delle potenze della Triplice alleanza , l ' Italia , la quale , senza uscire dall ' alleanza ma mantenendo le sue antiche e costanti relazioni con l ' Inghilterra , si era messa in buon accordo anche con la Francia ; nel 1908 la Germania entrava di nuovo in contese con la Francia circa il Marocco , e le trattative di accordo non erano ancora definite , quando l ' imperatore eseguì l ' altro colpo di testa dell ' intervista pubblicata nel " Daily Telegraph " ; nel 1911 , la Germania mandava un legno di guerra ad Agadir , e quasi ne stava per uscire la guerra , disposta l ' Inghilterra a romperla in quel punto , se per intanto le cose non si fossero racconciate con un nuovo accordo tra la Francia e la Germania , che procacciò a questa l ' acquisto d ' un grosso pezzo del Congo francese . L ' Inghilterra non lasciava di prepararsi diplomaticamente e militarmente , e nel 1907 si accordava con la Russia circa la Persia , l ' Afganistan e il Tibet , e parimenti s ' intendeva col Giappone . Intanto la Germania , lasciando che i suoi rapporti con l ' Italia andassero come potevano , si legava più strettamente con l ' Austria , cioè con quella potenza che meno affidava del proprio avvenire , e che per i contrasti delle nazionalità che chiudeva nel suo seno e per gli altri che le si suscitavano contro nei Balcani , particolarmente da parte della Serbia , e per la rivalità con la Russia che proteggeva le popolazioni slave , metteva a rischio sempre più frequente e imminente la pace europea . Ciò si vide nel 1908 per effetto dell ' annessione che , modificando il trattato di Berlino , essa decretò della Bosnia ­ Erzegovina , e nel corso della guerra italo ­ turca del 1911­12 e di quelle balcaniche del 1912­13 , e nel proposito che formò nel '13 di attaccare la Serbia , impeditane per allora dall ' opposizione dell ' Italia . Gli apparecchi militari crescevano in Germania , in Francia , in Inghilterra , in tutti gli stati . Quando oggi si rilegge quel che si stampava in libri , opuscoli e giornali tedeschi tra il 1912 e il '14 , si ha l ' impressione di trovarsi già in atmosfera di guerra . Il generale Bernhardi dava fuori nel '13 il suo libro sulla Germania e la prossima guerra , e a lui facevano eco altri scrittori militari e molti circoli e le associazioni che erano sorte per promuovere gli armamenti terrestri e marittimi e per educazione e istigazione bellica . Si formulava quasi un ultimatum all ' Inghilterra : di rinunziare alla supremazia mondiale , di lasciar libera mano alla Germania nel continente in modo che essa potesse farsi centro di una unione di tutta l ' Europa media e battere la Francia e toglierle le colonie e ingrandirsi del Belgio e dell ' Olanda , e con l ' Italia spartire i possedimenti francesi dell ' Africa settentrionale , e compiere senza impedimenti la penetrazione economica nell ' Asia anteriore . E si ripetevano gli argomenti sulla prolificità tedesca , sui due milioni di tedeschi emigrati in America e perduti per la patria , sulla capacità intellettuale tedesca che era superiore a quella inglese , sulla Francia e l ' Inghilterra che erano in decadenza e moribonde , per le quali la Germania non doveva certamente fungere da istituto di previdenza e di assicurazione . E si facevano disegni di congiungere alla Triplice alleanza Turchia , Bulgaria e Romania ; e , intanto , ripigliando le note parole del Moltke nella sua lettera al Bluntschli e quelle più recenti del generale von der Goltz , si esaltava la virtù moralizzatrice della guerra e del sangue , la selezione che compie dei più forti e migliori , la rigenerazione degli uomini infiacchiti mercé quel bagno e lavacro cruento , la civiltà che solo la guerra promuove , la forza ch ' essa sola possiede di salvare l ' umanità dal ristagno , dall ' " addomesticamento " ( dalla " Domestikation " , come si diceva con nuovo vocabolo tecnico ) . Lungo il '13 e nei primi mesi del '14 di volta in volta si udì l ' annunzio o l ' allarme che il momento favorevole per la Germania era giunto e bisognava non lasciarlo sfuggire . Nel luglio del '14 un militare pubblicava un opuscolo sull ' " ora fatale dell ' Impero " , che il principe ereditario lodò , raccomandandone la diffusione . Negli stessi anni ( febbraio e marzo del '13 ) , lo storico Cramb teneva in Londra una serie di conferenze su Germania e Inghilterra , con l ' intento di far ben conoscere agl ' inglesi , nella sua origine , nei suoi modi , e anche nelle sue ragioni , questa violenta passione e risoluta volontà tedesca , che egli non prendeva a gabbo e anzi guardava come un serio pericolo e come una tragica lotta di suprema difesa , che all ' Inghilterra sarebbe toccato di affrontare con un poderoso e degno avversario . Di fronte a tali disegni politici e volontà di guerra , a cui partecipavano uomini di nobile cuore e di mente elevata come lo Stresemann , che negli anni dipoi furono chiamati all ' opera opposta di riconoscere il sofferto comune delirio e di procurar di conformare a pace gli animi della Germania e dell ' Europa tutta , - lo Stresemann , che anche lui , allora , chiedeva per la Germania " il posto al sole " e la conquista delle altrui colonie , e sollecitava armamenti di terra e di mare , - c ' erano certamente , nella stessa Germania , di quelli che procurarono di fare ascoltare parole assennate , tra i quali l ' altro Delbrück , il maestro della storiografia militare , che un tempo era stato educatore in casa del principe ereditario Federico , che vedeva il vero pericolo per l ' avvenire della Germania , non nel partito socialista , ma nel " pangermanesimo " , e vedeva nella guerra che si voleva disfrenare " un ' indicibile calamità pei tedeschi e per tutto il mondo civile , perché inutile e , per dippiù , nelle condizioni presenti dell ' Europa , di ben dubbia vittoria " . Un inglese , Norman Angell , pubblicò nel 1910 , e ristampò con aggiunte disputazioni negli anni seguenti , un libro che , tradotto in tutte le lingue , fu assai letto in ogni paese , La grande illusione , con la tesi che la guerra , se in altri tempi aveva potuto procacciare terre e dominio a popoli conquistatori , ora era inetta all ' uopo , perché l ' eventuale vincitore non avrebbe potuto né impossessarsi delle ricchezze di un altro popolo , giacché per l ' interdipendenza economica mondiale queste sarebbero sfumate appena toccate e avrebbero fatto sfumare quelle stesse del vincitore ; né imporre il proprio linguaggio e il proprio costume , come non si riusciva a fare nemmeno per piccole minoranze allogene negli stati esistenti ; né fare trionfare ideali superiori , non essendovi in alcun paese alcun ideale che un altro non possedesse e , in tutti , i medesimi contrasti d ' ideali ; e , d ' altra parte , che era da tenere ben dubbio che mercé la guerra si generassero attitudini e virtù confacenti all ' uomo moderno e civile . Poiché la risoluzione di ricorrere alle armi è certamente , in uno dei suoi aspetti , un fatto utilitario , questo calcolo utilitario , del quale l ' evento ha provato l ' esattezza , si dimostrava logico e calzante ; ma non sempre gli uomini accettano i risultati dei ragionamenti se prima non li hanno verificati con l ' esperienza , per dura e amara che questa sia . E poi , per un altro aspetto e per un ' altra parte , quella psicologia di guerra non era un mero fatto utilitario , e si riportava a una disposizione morale , che bisognava scrutare e intendere in sé stessa , e che era anche più difficile cangiare per semplice analisi critica , senza l ' amara esperienza e la provvida sventura . Si è già detto che nell ' Europa , dopo il '70 , era scemata la meditazione attiva delle cose morali e politiche , e la fede che solo essa produce e rinnova , e il calore e l ' entusiasmo che seguono la fede , e si è accennato quanto questo languore e questa sorta di vuoto spirituale fossero pericolosi e come il pericolo non diminuisse e anzi si facesse più grave quando , riscotendosi dal materialismo , dal naturalismo e dal positivismo e ricominciando un più culto filosofare , si presero volentieri le vie insidiose del misticismo e dell ' irrazionalismo : il pericolo , che era quello del formarsi e dell ' assorgere di un falso ideale . Le condizioni a ciò propizie stavano già nelle stesse forze del mondo moderno , nella sua infaticabile attività d ' imprese industriali e commerciali , di scoperte tecniche , di macchine sempre pii potenti , di esplorazioni geografiche , di colonizzamenti e sfruttamenti economici , nella sua tendenza a conferire il primato agli studi scientifici e pratici sugli speculativi e umanistici , nell ' avviamento e nell ' ampliamento conferito alle stesse ricreazioni e giuochi sociali , a quel che si chiamò lo sport , dalle biciclette alle automobili , dai canotti e dai yachts alle aeronavi , dalla boxe e dal foot ball allo sky , che tutti in vario modo cospirarono a dare troppo larga parte nel costume e nell ' interessamento al rigoglio e alla destrezza corporale , scapitandone al confronto le parti dell ' intelligenza e del sentimento . Convergeva al medesimo effetto , insieme con gli armamenti degli stati per la difesa ed offesa , il socialismo marxistico , che nella sua ideologia , trapassata nelle stesse classi sociali che esso combatteva , metteva in primo piano la lotta di una classe contro l ' altra , lo sciopero generale , la presa di possesso del potere , il rovesciamento violento dell ' ordine sociale esistente , la dittatura del proletariato , e simili ; onde , per individualistici e dispregiatori del popolo che fossero coloro che si opponevano ai socialisti , anch ' essi rivolgevano il pensiero a mezzi analoghi e anch ' essi guardavano con cupidità , demagoghi a lor volta , alle " masse " , cioè non al popolo , ma al coacervo , cieco , impulsivo o docile agli impulsi , della folla , bestia plaudente o urlante che ciascun audace può adoprare ai propri intenti . Apportavano il loro contributo all ' esaltazione della violenza le teorie degli etnologi e dei pseudostorici sulle lotte delle razze , e le artificiose coscienze politiche , che sopr ' esse si procurava formare , di razze germaniche e latine , slave e scandinave o iberiche o elleniche , come non solo fatti reali ma valori naturali da asserire l ' uno contro gli altri , e con la sottomissione o lo sterminio degli altri . La guerra , il sangue , le stragi , le durezze , le crudeltà non erano più oggetto di deprecazione e di ripugnanza e di obbrobrio , ma , come cose necessarie ai fini da conseguire , si facevano accettevoli e desiderabili , e si rivestivano di una certa attrazione poetica , e perfino davano qualche brivido di religioso mistero , per modo che si parlava della bellezza che è nella guerra e nel sangue , e dell ' eroica ebrezza che solo per quella via all ' uomo è dato celebrare e godere . Si può designare questo ideale con la parola , che già si viene qua e là pronunziando , di " attivismo " : termine generale , che raccoglie tutte le sue forme particolari e perciò sembra più proprio . E sebbene sia stato chiamato " imperialismo " , bisogna avvertire che questo nome , nato in Inghilterra circa il '90 , per sé non designava se non un migliore avviamento , più forte e coerente , da dare alla politica coloniale inglese , e che solo l ' attivismo gli impresse poi un altro carattere . E sebbene sia stato chiamato anche , e più comunemente , " nazionalismo " , bisogna ricordare che questo secondo nome nacque in Francia al tempo dell ' antidreyfusianismo , e aveva contenuto antisemitico e insieme reazionario o monarchico assolutistico , ma che l ' idea nazionale per sé stessa , e nella forma classica che ebbe dal Mazzini , era umanitaria e cosmopolitica , e perciò il contrario di quel nazionalismo che divenne attivismo e percorse la parabola già presagita dal Grillparzer nella formola : " l ' umanità , attraverso la nazionalità , si riconverte in bestialità " . Che cosa era , nella sua intima natura , questo ideale dell ' " attivismo " , che si formava e s ' innalzava nell ' anima europea ? Nonostante che esso avversasse e aborrisse , sopra tutto , il liberalismo , il solo elemento che ( pronto com ' esso era ad accogliere ogni altro elemento e a entrare in ogni alleanza , compresa quella col cattolicismo e con la Chiesa ) , il solo che non accogliesse e col quale non si alleò mai : nonostante ciò , e anzi appunto perciò , il suo originario impulso non era in altro che nel principio della libertà , così intrinsecato al mondo moderno da non potersene a niun patto far di meno . Ché se alla libertà si toglie la sua anima morale , se la si distacca dal passato e dalla sua veneranda tradizione ; se alla continua creazione di nuove forme che essa richiede si toglie il valore oggettivo di tale creazione ; se alle lotte che essa accetta e alle guerre altresì e al sacrificio e all ' eroismo si toglie la purezza del fine ; se alla disciplina interna alla quale essa si sottomette spontanea si sostituisce quella dell ' esterna guida e del comando , non rimane se non il fare per il fare , il distruggere per il distruggere , l ' innovare per l ' innovare , la lotta per la lotta , e la guerra e le stragi e il dare e ricevere morte come cose da ricercare e volere per sé stesse , e l ' ubbidire anche , ma l ' ubbidire che si usa nelle guerre ; e ne viene fuori l ' " attivismo " . Il quale è , dunque , in questa traduzione e riduzione e triste parodia che in termini materialistici compie di un ideale etico , sostanzialmente una perversione dell ' amore per la libertà , un culto del diavolo messo al posto di Dio , e che pure è un culto , la celebrazione di una messa nera , ma che pure è una messa ; e , se odia il liberalismo , è perché il diavolo è simia Dei , e se tuttavia serba una qualche attraenza , è simile a quella dell ' angelo indemoniato o , per parlare in modo meno immaginoso , è come quella che alla malignitas attribuisce Tacito , alla quale " falsa species libertatis inest " . Non direttamente e propriamente reazionario , come per certe sue frange fantasiose , per certe occasionali decorazioni di ancien régime , di monarchismo alla Luigi XIV , di controriforma e altre , è stato tenuto , esso manca di ogni appoggio nella vecchia storia e porta nell ' aperta fisionomia i segni dell ' industrialismo contemporaneo e della psicologia che favorisce ; tantoché , per tal suo aspetto , lo si è chiamato anche talvolta " americanismo " . Che poi questo sviamento dell ' impeto verso la libertà metta capo o tenda al contrario della libertà e ai modi delle reazioni , è affatto nella logica del suo processo , menando esso al dominio dell ' individuo sugl ' individui , all ' asservimento degli altri e con ciò di sé stesso , alla depressione della personalità , che si era illuso , in un primo momento , di potenziare , laddove , disfrenandola e privandola di coscienza morale , la priva della sua intima vita e l ' avvia a perdizione . Tale è la natura morale e religiosa o ( che riesce allo stesso ) irreligiosa e immorale , dell ' attivismo ; e quelle che si sono dette di sopra , furono le occasioni che lo promossero in Europa sulla fine del secolo e i principii del seguente e gli dettero materia e colori . Ma la sua genesi profonda è sempre nel romanticismo morboso , non vinto mai del tutto , sebbene assopito per qualche tempo nella vita europea ( e vincerlo del tutto e sradicarlo per sempre è certamente impossibile , perché anch ' esso è una perpetua ricorrente crisi dell ' anima umana ) , il romanticismo che si era già riaffacciato dopo il '60 sotto forma di estraneità alla pratica e alla politica e quale " decadentismo " , e che ora , spoglio di tutti gli elementi ideali e nobili della sua età primitiva , si versava , che era la cosa grave , nella pratica e nella politica : donde anche i troppi " dilettanti " che si vedevano e si udivano di queste cose e dei quali i vecchi ed esperti uomini politici provavano fastidio e diffidenza . La letteratura , che già si pasceva d ' immagini erotiche e patologiche , si riempì presto di questa nuova tendenza romantica , falso ­ eroica , brutale e sanguinaria , e la convalidò e la inserì negli animi . Risorse l ' ammirazione per Napoleone , non più quale era stata nei grognards , nei superstiti soldati e ufficiali della grande armata e nei giovani che udivano narrare quell ' epopea , sibbene nella forma che già le aveva data lo Stendhal e i contemporanei non avevano né compresa né sentita , ma che ora trovava il suo tempo ( secondo ciò che il suo autore aveva predetto , segnando a un dipresso la data della propria ascendente fortuna nel 1880 ) ; e si vagheggiò una sorta d ' imitatio di quell ' uomo dell ' azione , audace , risoluto , chiaroveggente , che non ebbe tentennamenti e scrupoli , che prese d ' assalto la fortuna e conquistò il mondo , e di altri personaggi che variamente gli rassomigliavano o erano interpretati nella stessa guisa . Un filosofo , che era piuttosto un poeta , e portava nel cuore l ' anelito alla purezza e alla grandezza , il Nietzsche , fu anch ' esso materialmente interpretato e di lui si fece il profeta dell ' attivismo . I D ' Annunzio in Italia , i Barrès in Francia , e altri molti come loro libidinosi e sadici , si volsero per sensuale compiacimento , o per capricci d ' insueti stimoli e commozioni , a cotesto nuovo romanticismo . Il quale , non pago d ' ispirarsi all ' ideale attivistico , dopo aver tentato più volte lo stile ermetico , perse anche questo pudore dello stile e divenne attivistico o " dinamico " nella forma stessa dell ' arte , e si chiamò " futurismo " . I giovani , com ' è naturale , erano rapiti da siffatte immagini grandiose nell ' apparenza e scossi da cotesti incitamenti a buttar via il passato e con esso le prudenze e le cautele , e in gran numero diventavano " nazionalisti " , " imperialisti " , " dinamici " , " sportisti " e " futuristi " , o tutte queste cose insieme . E ciò accadeva in ogni parte d ' Europa , e anche fuori dell ' Europa ; e non nella sola Germania , la quale non era per questo riguardo né meno né più morbosamente affetta di ogni altro paese , e non coltivò nessun pensiero del genere che non fosse coltivato altrove , sebbene , conforme a certe sue tradizioni , carezzasse in particolare l ' etnicismo o razzismo , e attribuisse l ' attivismo al germanesimo , onde l ' interessamento e il favore col quale accolse taluni prodotti letterari che di cotali tendenze e immaginazioni costruivano la filosofia della storia e la metafisica . E questo stato d ' animo " attivistico " generò veramente la guerra europea e presto mondiale , e tolse che i pericoli di guerra , che erano nella situazione internazionale , fossero sventati , come erano stati sventati per molti anni , quando esso ancora non predominava e con la prosa perdurava il buon senso , e come , astrattamente considerando , si sarebbe potuto tuttavia sventarli in parecchie occasioni e , tra le altre , negli approcci tentati a più riprese , nel 1908­1909 e nel 1911­12 , di accordi navali con l ' Inghilterra , ai quali il Tirpitz si oppose e non trovò nessuno che validamente si opponesse a lui . Le occasioni sono per chi sappia coglierle , e i singoli uomini possono tutto o possono nulla secondo che lo spirito pubblico offra o no a loro le forze da adoprare e li aiuti nel loro ben fare e li infreni e corregga nel loro errare ; e poco possono i popoli e gli stati che ubbidiscono alla situazione in cui li hanno messi la storia precedente e l ' intreccio degli eventi . Il che mostra quanto sia disperata la ricerca della cosiddetta " responsabilità della guerra " , riferita agli individui o ai popoli , i quali tutti possono , sillogizzando , rigettare su altri la colpa che si vuol far pesare sopr ' essi , e di altri in altri riportarla fino all ' autore del mondo , che certamente è in questo caso il vero responsabile , perché egli e non altri dispose che la vita europea , dopo esser passata per tante prove ed esperienze , passasse ancora per questa dell ' attivistico romanticismo e del cieco e stolto nazionalismo . E come in Germania contro i pangermanisti e i preparatori di guerra ci furono uomini che raccomandavano una più seria politica , così l ' attivismo , nelle varie denominazioni e nelle varie forme in cui allora si presentava , ebbe parimente critici , satirici , ammonitori , rimbrottatori ; e si potrebbero ricordare molte delle cose che si scrissero contro la furia dell ' istintivo e dell ' animalesco , contro il correre diventato per sé una passione , contro il macchinismo che era un processo di dispiritualizzamento o di " Entseelung " , contro lo sport che distruggeva " ogni fine cultura " , e contro l ' imperialismo vuoto e il vuoto nazionalismo e il loro gonfio rettoricume , non meno tale perché si avvolgesse in parole e in immagini di energetismo e così via . Ma il vento soffiava per quel verso , e molti non si avvedevano neppure della direzione in cui navigavano , e i fati traevano con la loro forza , che è sopraindividuale . E trassero alla guerra , la quale , già in atto nello spirito europeo , si accese , come guerra combattuta con le armi , in quel punto di Europa dove insieme si agitavano confusi bisogni di libertà nazionale e tendenze nazionalistiche , dove contendevano di supremazia imperialismo austriaco e imperialismo russo ; e , accesasi , si dilatò a incendio universale . Tutti , volenti o nolenti , vi furono tirati dentro , non potendo resistere alle forze scatenate , dovendo ricavare le conseguenze delle premesse che si erano poste , essendo costretti a partecipare alla guerra perché tenersi fuori era impossibile o avrebbe esposto a maggiori danni nell ' avvenire . E la guerra si configurò come guerra di supremazia tra la Germania e l ' Inghilterra , e , avverandosi una predizione fatta nel '70 dal politico inglese Otway , con una unione o Intesa di quasi tutta l ' Europa , - e poi anche di quella aggiunta Europa che è la Repubblica nordamericana , - contro la Germania , che rimase dapprima sola con l ' Austria ­ Ungheria e tirò poi con sé la Turchia e la Bulgaria . Il tema morale della guerra fu benissimo ideato e promulgato dall ' Intesa come una difesa della libertà dei popoli da un minacciante nuovo impero di Carlo V , una difesa del sistema liberale contro il sistema autoritario della Prussia e dell ' Austria ­ Ungheria , degli Hohenzollern e degli Absburgo , una liberazione definitiva delle nazioni ancora oppresse o dipendenti , una redenzione dei tedeschi medesimi dal regime politico antiquato che in essi persisteva , a differenza dell ' Europa occidentale , tutta liberale e parlamentare , un definitivo passaggio dal sistema delle egemonie e da quello degli equilibri all ' alleanza dei popoli . E i tedeschi , per converso , furono assai maldestri nell ' enunciare le loro ragioni di guerra , perché non seppero mettere innanzi se non la " santa difesa " del loro popolo , che era cosa troppo generica , comune a tutti i popoli combattenti pel fatto stesso che combattevano , e vuota di contenuto storico , non determinando l ' ideale politico che s ' intendeva contrapporre a quello dell ' Intesa ; e quando i professori tedeschi vollero fornire questa mancante determinatezza , scrissero tali ingenue cose sul metodo che sarebbe stato seguito dalla Germania per l ' unificazione dell ' Europa , simile a quello che la Prussia aveva seguito per l ' unificazione della Germania , sulla pax germanica e sulla felicità e moralità che il mondo avrebbe goduta governato dagli Hohenzollern e dalla loro burocrazia , da fare rabbrividire o sdegnare o sorridere ogni animo libero : dopo di che , per giunta , essi si meravigliavano che la " propaganda di guerra " ( come si diceva ) dell ' Intesa fosse tanto più efficace , o ( come anche si diceva ) meglio " organizzata " della loro . Risorgevano , in quell ' ora , l ' una contro l ' altra , la mente del Cavour e quella del Bismarck ; e non era da stupire che l ' una irraggiasse ancora sull ' umanità quella luce , spandesse quel calore , svegliasse quell ' entusiasmo , che l ' altra non poteva dare . E nondimeno , quando i tedeschi accusavano d ' ipocrisia l ' ideologia messa innanzi dall ' Intesa , avevano qualche ragione . Non che fosse tutta o calcolata ipocrisia : questo non consentirà mai chi scrive queste pagine , che , come italiano , non solo ben rammenta i sentimenti e i pensieri che allo scoppio della guerra e nei mesi della neutralità italiana esistevano o si risvegliarono presso vecchi liberali e uomini politici , e che si manifestarono in larghe correnti popolari , ma ha presenti le persone , gli atti , gli scritti , le lettere di tanti fra quei giovani italiani che andarono a morire sul Carso e sulle Alpi , fiori gentilissimi del Risorgimento italiano , educati dai loro padri e dai loro maestri e dai poeti nostri , e dall ' ultimo nostro grande Giosue Carducci , nell ' amore della libertà e della la giustizia e dell ' umanità . Consimili pensieri e sentimenti si nutrirono altrove , e in Inghilterra i liberali credettero veramente che la guerra , a cui conveniva sottomettersi , dovesse essere l ' ultima e i rapporti internazionali venir collocati , dopo di essa , sopra nuove basi , e il sistema dell ' equilibrio e delle alleanze e controalleanze e dei trattati segreti , sostituito da trattati pubblici a garanzia della pace ; e il presidente della Repubblica nordamericana non meno seriamente concepì i famosi suoi quattordici punti , proposti ai popoli combattenti . Ma quell ' accusa era vera in quanto tutta questa ideologia liberale non trovava risonanza e corrispondenza nella psicologia che abbiamo descritta come assai prepotente in Europa , tra i popoli dell ' Intesa quasi altrettanto che in Germania ; e poiché quella ideologia liberale pur serbava virtù di persuasione in altri o sulle moltitudini , gl ' imperialisti e i nazionalisti e simili politici e pubblicisti se ne valevano , ipocritamente e untuosamente , a fine politico , trattandola come trattavano il cattolicesimo , questo da " cattolici atei " e quella da liberali e umanitari spregiatori di libertà e umanità . Più furbi , in ogni caso , degli statisti della Germania , che , mal imitando il Bismarck , dichiaravano che " i trattati sono pezzi di carta " e che " necessità non ha legge " , e di quei suoi nazionalisti e razzisti che nell ' Europa romano ­ cristiana , nell ' Europa della Riforma e della Rivoluzione francese , tiravano fuori Arminio e i Nibelunghi e la mitologia germanica , e si compiacevano nel dare il nome di Wodan e delle Walchirie , di Siegfried e di Hagen , alle linee delle trincee tedesche . Nella ferocia della lunga guerra , ogni rispetto di verità esulò dagli animi , il tono di tutti i guerreggianti si fece disumano , egoistico , rapace ; altri uomini di stato successero a quelli dell ' inizio o quegli stessi mutarono animo e si abbandonarono alla corrente degli odii e delle cupidigie sfrenate . E se i politici tedeschi , nei parziali acquisti di vittoria dei loro eserciti , imposero gli esosi trattati di Brest ­ Litovsk e di Bukarest , quelli dell ' Intesa , poi che la guerra fu vinta , invece di levarsi a più alta sfera , li ricambiarono col congresso e trattato di Versailles : dove la coscienza umana fu dolorosamente offesa dallo spettacolo dei vincitori che traevano al loro tribunale l ' eroico avversario , grondante il sangue di cento battaglie , e si ergevano sopra lui giudici di moralità ed esecutori di giustizia , e lo costringevano ad ammettere la sua colpa , essi colpevoli a lor volta , se pure di colpa si vuol parlare , e non piuttosto , come a noi sembra , di un comune errore che chiedeva comune espiazione . La guerra , che si era annunciata ai popoli con la promessa di una generale catarsi , nel suo corso e al suo termine mancò affatto a questa promessa . EPILOGO Chi mette a confronto la geografia politica di prima e di dopo la guerra , e vede la Repubblica tedesca al luogo della Germania degli Hohenzollern , l ' Impero austriaco disgregato e al suo luogo i nuovi o ampliati stati nazionali con l ' Austria tedesca e l ' Ungheria magiara ristrette in brevi confini , e la Francia reintegrata delle provincie perdute nel '70 , e l ' Italia che ha unito a sé le terre irredente e stende i suoi termini fino al Brennero , e la Polonia ricostituita , e la Russia non più czaristica ma sovietica , e gli Stati Uniti d ' America assunti tra i maggiori fattori della politica europea , e così via per tutte le altre grandi mutazioni accadute nei territori e nei rapporti di potenza ; e chi , per un altro verso , è portato a ripensare all ' Europa ordinata , ricca , fiorente di traffici , abbondante di comodi , di facile vita , balda e sicura di sé qual era prima , e a guardare dolorosamente quella di poi , impoverita , agitata , triste , tutta spartita da alte barriere doganali , dispersa la vivace società internazionale che si accoglieva nelle sue capitali , occupato ciascun popolo dai suoi propri affanni e dalla paura del peggio , e perciò distratto dalle cose spirituali , e spenta , o quasi spenta , la comune vita del pensiero , dell ' arte , della civiltà ; è portato a porre tra le due Europe una profonda diversità e a segnare il distacco con la linea , o piuttosto la voragine , della guerra del 1914­18 . Ma quegli , invece , che dall ' esterno e dal secondario passa all ' intrinseco , e ricerca le passioni ed azioni dell ' anima europea , ristabilisce presto mentalmente la continuità e omogeneità tra le due Europe , in apparenza diverse , e , bene affisando , senza lasciarsi sviare da quelle superficiali impressioni , ritrova nei due aspetti i medesimi tratti , se anche , dopo la guerra e quel che le ha tenuto dietro , esasperati ; tra le mutate condizioni politiche , le medesime disposizioni e i medesimi contrasti spirituali , se anche aggravati da quella pesantezza ed ottusità che la guerra , uccidendo milioni di vite , abituando alla violenza e disabituando dall ' alacre lavoro critico e costruttivo della mente , e dall ' esercizio dell ' attenzione e della finezza , non poteva mancar di produrre insieme con gli effetti severi della sua alta tragedia . L ' attivismo si dispiega irruente come prima , e anzi con maggiore veemenza ; gl ' impeti nazionalistici e imperialistici scuotono i popoli vincitori perché vincitori e i vinti perché vinti ; i nuovi stati , che sono sorti , aggiungono nuovi nazionalismi e imperialismi ; l ' impazienza per gli ordini liberi ha dato luogo a dittature aperte o larvate , e , per ogni dove , a desideri di dittature . La libertà , che prima della guerra era una fede statica o una pratica con iscarsa fede , è caduta dagli animi anche dove non è caduta dalle istituzioni , sostituita dal libertarismo attivistico , che sogna più di prima guerre e rivoluzioni e distruzioni , e irrompe in moti incomposti e mira ad opere vistose e aride , incurante o dispregiatore di quelle che si edificano nel raccoglimento , con l ' amore , col pio sentimento del passato e con la forza ardita che schiude l ' avvenire : delle azioni che vengono dal cuore e vanno ai cuori , delle meditazioni che dicono parole di verità , delle storie che danno la coscienza di tutto quanto l ' uomo ha creato faticosamente lavorando e lottando , della poesia che è poesia e , come tale , bella . Il comunismo , che era stato , sotto nome di socialismo , immesso nella vita della politica e dello stato e nel corso della storia , è ricomparso nella sua scissione e crudezza , nemico acerrimo anch ' esso del liberalismo , che irride dicendolo ingenuamente moralistico ; e , al pari dell ' attivismo , col quale spesso si fonde , quel comunismo è sterile o soffocatore di pensiero , di religione , di arte , di tutte queste e altre cose che vorrebbe asservire a sé e non può se non distruggere . E sono ricomparsi nei giudizi e nelle teorie , quasi idee pur mo ' nate e fresche di giovane verità , tutte le storture e i decrepiti sofismi del materialismo storico , dei quali ogni uomo alquanto esperto nella critica e nella storia delle idee sa quel che sia da pensare , ma che , nondimeno , hanno ripreso un ' aria di nuovo e di moderno per ciò solo che , trasportati di Europa in Russia , sono tornati ora di colà più semplicistici e grossolani che non fossero prima , e ritrovano fortuna in tempi di grossezza , di semplicismo e di credulità . D ' altra parte , il cattolicesimo , che già aveva tentato di ripigliare forza attraverso l ' irrazionalismo e il misticismo , ha accolto e viene accogliendo , in gran numero , anime deboli o indebolite e torbidi e malfidi avventurieri dello spirito . Finanche il pessimismo e le voci di decadenza , che si udivano nella letteratura di prima della guerra , si riodono ora , e vanno predicando la decadenza dell ' Occidente o addirittura del genere umano , che , dopo aver tentato di risorgere dalla bestia all ' uomo , starebbe per ricadere ( secondo i nuovi filosofi e profeti ) nella vita ferina . Tutto ciò è un fatto , e non vale negarlo e neppure rimpicciolirlo in poche persone e in questo e quel paese e popolo , perché , come il fatto del quale è continuazione , appartiene all ' Europa e al mondo tutto . E , poiché è un fatto , deve adempiere un ufficio nello svolgimento dello spirito , nel progresso sociale e umano , se non come diretto creatore di nuovi valori , per lo meno come materia e stimolo al rinvigorimento , approfondimento e ampliamento degli antichi valori . Solo che questo suo qualsiasi ufficio sarà conosciuto e descritto dallo storico futuro , il quale avrà innanzi , pervenuto al termine suo , il movimento nel quale noi siamo presi e ciò a cui avrà messo capo ; ma non può essere conosciuto e descritto da noi appunto perché siamo presi nel movimento , e , stando e movendoci in mezzo ad esso , molte cose possiamo bensì osservare e comprendere , e nel fatto osserviamo e comprendiamo , ma non quell ' una che non è ancora avvenuta e della quale pertanto non è dato pensare la storia . E che cosa importa , praticamente , per ciascuno di noi , che non se ne possa pensare la storia ? Importa questo : che vi si debba partecipare non con la contemplazione del non contemplabile , ma con l ' azione secondo la parte che a ciascuno spetta e che la coscienza assegna e il dovere comanda . Coloro che , contrariamente all ' antico monito di Solone , si sforzano di comprendere e giudicare una vita " prima che si concluda " , e che si perdono in congetture e previsioni , debbono star vigili che quel divagamento in ciò che è impossibile conoscere non sia in effetto il suggerimento di un cattivo demone , il quale , cullandoli nella pigrizia , li distrae dall ' opera . Non la " storia del futuro " ( come i vecchi trattatisti definivano la profezia ) , ma quella del passato che si ricapitola nel presente , è necessaria all ' opera e all ' azione , che non sarebbe veramente tale se non fosse rischiarata da luce di verità ; e da tale necessità è nata anche questa rimeditazione che abbiamo voluto fare , e invitare a fare , della storia del secolo decimonono . E , rispetto al presente e all ' attuale , è necessario l ' esame , e in ogni caso il riesame , degli ideali che sono oggi accettati , o proposti o tentati , per vedere se abbiano virtù di dissolvere o superare o correggere quello ch ' è il nostro , e , insieme , per cangiare o modificare il nostro in conseguenza della critica attraverso cui esso è passato , e , in ogni caso , per ripossederlo in modo più saldo . Che l ' ideale di un ordine trascendente di verità , di regola morale e pratica , e di congiunto governo dall ' alto e dal cielo , esercitato in terra da un pastore e rappresentato da una chiesa , non si sia neppur oggi integrato di quell ' intrinseca giustificazione mentale , della quale , nel corso dei secoli , si era scoperta in esso la mancanza , è ovvio , e quasi spiace insistervi come in tutte le polemiche che si muovono nell ' ovvio e che c ' è rischio che sembrino ingenerose . Tuttavia , questo è il punto sostanziale ; e la rinnovata baldanza clericale negli anni dopo la guerra , per effetto delle difficoltà in cui si sono trovati i governi e delle concessioni che per ciò sono stati portati a fare , se suscita sdegno , non ha per sé vera importanza ed è una vicenda ben nota e cosa transitoria . Giova qui riferire quel che un cattolico tedesco ha scritto di recente : che " solo in apparenza , e solo nella superficie della sua esistenza naturale , il cattolicesimo ha fatto guadagno negli ultimi tempi , ma che la grande idea , che gli dava unità , non è più vivente , e non mai esso è stato così malsicuro , instabile e avvolto in cose materiali e accidentali " ; e veramente , rispetto a quest ' ultima parte , è da dubitare della forza che possa fornire alla Chiesa la qualità di gente che è entrata in folla nei suo seno . Comunque , il motivo spirituale che ha spinto i migliori di costoro a rifugiarsi o a tornare al cattolicesimo ( o ad altri rifugi consimili di meno veneranda e meno costante autorità ) è stato non altro che il bisogno , nel tumulto delle idee e dei sentimenti cozzanti e cangevoli , di una verità fissa e di una regola imposta : ossia una sfiducia e una rinunzia , una debolezza e un puerile spavento innanzi al concetto dell ' assolutezza e relatività insieme di ogni verità e all ' esigenza della continua critica e autocritica onde la verità a ogni istante si accresce e si rinnova insieme con la vita che cresce e si rinnova . Ma un ideale morale non può conformarsi alle occorrenze dei deboli , degli sfiduciati e dei paurosi . Del pari , non può conformarsi ad uso di quelli che s ' inebriano dell ' azione per l ' azione , la quale , a questo modo sentita , concepita e perseguita , lascia dietro di sé nausea e indifferenza verso ogni cosa che abbia appassionato o possa appassionare l ' uomo , e inettezza a ogni lavoro oggettivo . Il genere umano ha fatto ormai esperienza di nazionalismi e d ' imperialismi , e altrettali sforzi e conquiste , e già dice : inveni amariorem felle . L ' attivismo imperversa ancora largamente ; ma dov ' è in esso la serenità dell ' animo , la fiducia , la gioia del vivere ? La tristezza è impressa sulla fronte di quegli uomini , dei più degni tra loro , perché dove neppur quella si vede , c ' è di peggio , c ' è rozzezza e stupidità . E forse gli eccessi medesimi ai quali l ' attivismo si lascia andare , la passione in cui si dibatte , gli scotimenti che minaccia , danno segno di una non lontana guarigione della febbre in cui l ' Europa e il mondo sono stati e sono ammalati : febbre e non ideale , se pur non si voglia sublimare a ideale la febbre . Il comunismo , che si suol dire essere oramai disceso nei fatti e attuatosi in Russia , non si è punto attuato in quanto comunismo , ma nel modo che gli segnavano i suoi critici , e che era consentaneo alla sua interna contradizione , cioè come una forma di autocratismo , che ha tolto al popolo russo anche quel non molto respiro mentale e di libertà , che pur possedeva o si procacciava sotto il precedente autocratismo czaristico . L ' abolizione dello stato , il " trapasso dal regno della necessità a quello della libertà " , che il Marx teorizzava , non solo non è accaduto e il comunismo non ha abolito ( e non poteva , né alcuno potrà mai ) lo stato , ma , per ironia delle cose , ha foggiato il più pesante degli stati che sia possibile mai concepire . Con che non si vuol detrarre nulla né alla necessità nella quale i rivoluzionari russi si sono trovati di seguire quella via e non altra ; né alla grandiosità del lavoro che , in quelle condizioni , hanno intrapreso e condotto innanzi , procurando di rendere fruttifere le ricche forze produttive di quella terra , e al vario insegnamento che dalla loro varia opera si può trarre ; né all ' entusiasmo mistico , e sia pure di un misticismo materialistico , che li anima e che solo può farli reggere all ' immane pondo che si sono messo sulle braccia e dar loro il coraggio di calpestare , come fanno , religione e pensiero e poesia , tutto quanto riveriamo come sacro , tutto quanto amiamo come gentile . Ma si vuol ribadire con ciò che essi , per ora , hanno bensì assertoriamente negato con le parole e con atti di violenza e metodi di compressione , ma non hanno risoluto , né in quel modo potranno mai risolvere , il problema fondamentale dell ' umana convivenza che è quello della libertà , nella quale solamente l ' umana società fiorisce e dà frutti , la sola ragione della vita dell ' uomo sulla terra , e senza la quale la vita non meriterebbe di esser vissuta : un problema che sta lì , ineliminabile , che nasce dalle viscere delle cose , e che essi debbono sentir fremere nella stessa materia umana che maneggiano e che vogliono plasmare secondo i loro concetti . E , se mai in futuro lo affronteranno o altri lo affronterà per loro , rovinerà il fondamento materialistico della loro costruzione , e questa costruzione dovrà essere diversamente sorretta e grandemente modificata ; e , come ora il puro comunismo non si è attuato , così non si attuerà nemmeno allora . Fuori della Russia , quello pseudocomunismo , sebbene incomba sugli spiriti con l ' aggiunta forza espressa nell ' antico detto del " maior e longinquo reverentia " , col fascino di quel che è lontano nel tempo e nello spazio e che perciò prende contorni fantasticamente attraenti , non si è finora esteso o è stato soppresso appena si è affacciato , e , in verità , nell ' Europa occidentale e media mancano le due condizioni che erano nella Russia : la tradizione czaristica e il misticismo ; sicché par che non dicesse male il Miljukov quando , or son dodici anni , giudicava che il Lenin " in Russia stava fabbricando sul saldo suolo della buona antica tradizione autocratica , ma che per quel che riguardava altri paesi , disegnava castelli in aria " . E se anche esperimenti di questa sorta si faranno in altre parti d ' Europa , accadrà o che quello pseudocomunismo , trasferito in paesi diversi per religione , civiltà , cultura , costume , tradizione , e insomma di diversa storia , diventerà , sotto nome e parvenze simili , tutt ' altra cosa , o che si avrà un tempo più o meno lungo di oscuro travaglio , dal seno del quale rigermoglierà , presto o tardi , la libertà ossia l ' umanità . Perché è questo l ' unico ideale che abbia la saldezza che ebbe un tempo il cattolicesimo e la flessibilità che questo non poté avere , l ' unico che affronti sempre l ' avvenire e non pretenda di concluderlo in una forma particolare e contingente , l ' unico che resista alla critica e rappresenti per la società umana il punto intorno al quale , nei frequenti squilibri , nelle continue oscillazioni , si ristabilisce in perpetuo l ' equilibrio . Quando , dunque , si ode domandare se alla libertà sia per toccare quel che si chiama l ' avvenire , bisogna rispondere che essa ha di meglio : ha l ' eterno . E anche oggi , nonostante la freddezza e lo spregio e lo scherno che la libertà incontra , sta pure in tante delle nostre istituzioni e dei nostri costumi e dei nostri abiti spirituali , e vi opera beneficamente . Quel che val più , sta in molti nobili intelletti di ogni parte del mondo , che , dispersi e isolati , ridotti quasi a una aristocratica ma piccola respublica literaria , pur le tengono fede e la circondano di maggiore riverenza e la perseguono di più ardente amore che non nei tempi nei quali non c ' era chi l ' offendesse o ne revocasse in dubbio l ' assoluta signoria , e intorno le si affollava il volgo conclamandone il nome , e con ciò stesso contaminandolo di volgarità , della quale ora si è deterso . Né solo la libertà vive in questi uomini , e non solo esiste e resiste nell ' ordinamento di molti dei maggiori stati e negli istituti e nel costume , ma la sua virtù opera nelle cose stesse , si apre il varco con maggiore o minor lentezza tra le più aspre difficoltà : come si vede principalmente nel sentimento e nel pensiero che ora sollecitano gli animi , di una tregua e diminuzione nei sospettosi armamenti , di una pace e alleanza tra gli stati dell ' Europa , di una concordia d ' intendimenti e di sforzi tra i suoi popoli , che salvi nel mondo e pel bene del mondo , se non la loro supremazia economica e politica , la secolare loro supremazia di creatori e promotori di civiltà , le loro acquisite attitudini a quest ' opera incessante . È questo il solo disegno politico , che , tra i molti formati dopo la guerra , non si sia sperduto e dissipato e anzi acquisti terreno di anno in anno e converta a sé gli spiriti che gli ripugnavano o si dimostravano increduli o avrebbero desiderato ma non osavano credergli ; e giova sperare che non sarà lasciato cadere e che giungerà a compimento attraverso tutte le opposizioni , superando e girando tutti gli ostacoli , mercé le arti degli uomini di stato , mercé la volontà dei popoli . La guerra mondiale - che forse gli storici futuri considereranno riduzione all ' assurdo di tutti i nazionalismi , - se ha inasprito certi rapporti tra gli stati a causa dell ' iniquo e stolto trattato di pace che l ' ha chiusa , ha accomunato nell ' intimo loro i popoli che si sono sentiti , e sempre meglio si riconosceranno , eguali nelle virtù e negli errori , nelle forze e nelle debolezze , sottoposti a un medesimo fato , sospirosi nei medesimi amori , travagliati dai medesimi dolori , orgogliosi del medesimo patrimonio ideale . Per intanto , già in ogni parte d ' Europa si assiste al germinare di una nuova coscienza , di una nuova nazionalità ( perché , come si è già avvertito , le nazioni non sono dati naturali , ma stati di coscienza e formazioni storiche ) ; e a quel modo che , or sono settant ' anni , un napoletano dell ' antico Regno o un piemontese del regno subalpino si fecero italiani non rinnegando l ' esser loro anteriore ma innalzandolo e risolvendolo in quel nuovo essere , così e francesi e tedeschi e italiani e tutti gli altri s ' innalzeranno a europei e i loro pensieri indirizzeranno all ' Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole , non dimenticate già , ma meglio amate . Questo processo di unione europea , che è direttamente opposto alle competizioni dei nazionalismi e sta contro di essi e un giorno potrà liberarne affatto l ' Europa , tende a liberarla in pari tempo da tutta la psicologia che ai nazionalismi si congiunge e li sostiene e ingenera modi , abiti e azioni affini . E se tal cosa avverrà , o quando essa avverrà , l ' ideale liberale sarà a pieno restaurato negli animi e ripiglierà il dominio . Ma non bisogna immaginare la restaurazione di quest ' ideale come il ritorno alle condizioni di un tempo , come uno di quei ritorni al passato che il romanticismo sognò talora , riposandovisi in dolce idillio . Quanto è accaduto , quanto sarà per accadere nel mezzo non potrà essere accaduto invano ; e taluni istituti dell ' antico liberalismo saranno da modificare in maggiore o minor misura , o da sostituire con altri meglio adatti , e classi dirigenti e politiche , composte alquanto diversamente da quelle di prima , sorgeranno ; e l ' esperienza del passato produrrà altri concetti , indirizzando diversamente le volontà . Con tali disposizioni mentali e morali saranno da riprendere i problemi che si dicono " sociali " , che non sono certamente nati oggi , intorno ai quali pensatori e politici si affaticarono nei secoli , risolvendoli di volta in volta secondo i tempi , che nel corso del secolo decimonono formarono oggetto di più appassionata attenzione e di più fervida cura , e anche allora furono risoluti come di volta in volta si poteva e con effetti tali da cangiare grandemente le condizioni dei lavoratori , migliorare il loro tenore di vita e rialzare la loro figura giuridica e morale . L ' economia , come si suole chiamarla , " razionalizzata " , che è venuta ora al primo piano nei dibattiti , non è neppur essa intrinsecamente cosa nuova ; né il dibattito può volgere sulla sostituzione che mercé essa si debba fare della economia individuale o della libera iniziativa , indispensabile alla vita umana e al progresso stesso economico , ma solamente sulla proporzione maggiore o minore da attribuire all ' una rispetto all ' altra , secondo materie , luoghi e tempi e altre circostanze : che è argomento da tecnici e da politici , ai quali spetta di risolverlo di volta in volta nel modo più vantaggioso al crescere della produzione e più equo per la distribuzione della ricchezza . Ma tecnici e politici non potranno adempiere al loro ufficio , né sperare l ' attuazione non fittizia delle loro proposte , se la libertà non prepari e non mantenga l ' ambiente intellettuale e morale che è necessario a tanta opera , e non garantisca gli ordinamenti giuridici , nei quali l ' attuazione si dovrà compiere . Queste , rapidamente qui accennate , non sono previsioni , a noi e a tutti vietate non per altro che per essere vane , ma indicazioni di vie che la coscienza morale e l ' osservazione del presente tracciano a coloro i quali , nei concetti direttivi e nella interpretazione degli eventi del secolo decimonono , concordano con la narrazione datane in questa storia . Altri , con diversa mente , diversi concetti , diversa qualità di cultura e diverso temperamento , presceglieranno altre vie , e , se ciò faranno con animo puro , obbedendo al comando interiore , anch ' essi bene prepareranno l ' avvenire . Una storia informata al pensiero liberale non può , neppure nel suo corollario pratico e morale , terminare con la ripulsa e la condanna assoluta dei diversamente senzienti e pensanti . Essa dice soltanto a quelli che pensano con lei : - Lavorate secondo la linea che qui vi è segnata , con tutto voi stessi , ogni giorno , ogni ora , in ogni vostro atto ; e lasciate fare alla divina provvidenza , che ne sa più di noi singoli e lavora con noi , dentro di noi e sopra di noi . - Parole come queste , che abbiamo apprese e pronunciate sovente nella nostra educazione e vita cristiana , hanno il loro luogo , come altre della stessa origine , nella " religione della libertà " . Dicembre 1931
LA RIVOLUZIONE MERIDIONALE ( DORSO GUIDO , 1925 )
Saggistica ,
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE Le amichevoli pressioni di alcuni amici e lo sviluppo della crisi nazionale mi inducono a ristampare questo libro , che affronta il nostro problema istituzionale dal punto di vista più profondo che sia stato mai tentato , poiché mostra attraverso quali vie il fondamentale compromesso , che è alla base della vita politica italiana , si sia affermato e minacci di riprodursi permanentemente . Avrei voluto , però , per lo meno rimaneggiare il testo tenendo conto degli avvenimenti successivi ; e depurandolo di tutto ciò che si riferisce a situazioni di partito ormai tramontate . Ma mi si è fatto osservare che , in tal caso avrei dovuto scrivere un ' opera nuova , e che la brevità del tempo non lo consentiva . D ' altra parte , questo è un libro per gli iniziati , e non per il pubblico grosso , gli iniziati non incontrano difficoltà a depurare il pensiero dagli elementi contingenti , per spremerne le idee centrali che non tramontano . Ciò vale a dire che il lettore dev ' essere un po ' il collaboratore dello scrittore e non mi nascondo che tale fatica addizionale è abbastanza noiosa , ma i miei amici sostengono che oggi vi sono molte persone disposte a fatiche anche maggiori pur di soddisfare il loro intimo desiderio di penetrare le riposte ragioni del difettoso funzionamento del nostro congegno statale . Perciò mi sono indotto alla ristampa e sono costretto a chiedere anticipate scuse a coloro che getteranno il loro sguardo su queste pagine . Ho cercato , però , di colmare parecchie lacune , ristampando alcuni degli articoli apparsi nello stesso periodo di tempo in giornali e riviste politiche . In molti di essi è fatta applicazione delle idee centrali a situazioni particolari , e la forza ed il vigore delle prime ne risulta confermato . Inoltre premetto alla ristampa questo scritto , che è insieme prefazione ed epilogo , e spero che sia sufficiente non solo a mostrare la continuità del pensiero , ma a trasportarlo più vicino alla odierna realtà . Forse il lettore farebbe meglio a rileggerlo dopo scorsa l ' ultima pagina . In definitiva non mi dissimulo che pretendo troppo da lui , ma amo credere che mi sarà grato se lo induco a sottoporsi ad una fatica gravosa , poiché , dopo averla fatta , potrà avere idee più chiare sul punto centrale del problema italiano , anche se esse saranno in aperto dissenso con le mie . Il libro fu edito da Piero Gobetti verso la fine del 1925 , in piena crisi del fascismo , e mi si scatenarono addosso mille diavoli , poiché esso parve eretico a tutti . Soltanto Oliviero Zuccarini , Antonio Gramsci , Tommaso Fiore , don Sturzo ed i giornali sardi lo difesero apertamente . Lo stesso Gobetti , che , con alcune trascurabili riserve , era sulla linea , doveva tener conto che alcuni scrittori della " Rivoluzione Liberale " , in diversa sede , lo avevano criticato . Tutti gli altri , e specialmente i cosiddetti liberali italiani , non risparmiarono gli attacchi . Anzi uno di essi , in un giornale che , dopo essersi assunta la responsabilità dell ' organizzazione della marcia su Roma , tentava rifarsi una verginità attraverso pose liberaloidi , mi suggerì di andare a rileggere Croce e Fortunato , ignorando , naturalmente , che il mio Maestro , Giustino Fortunato , pur dissentendo dal prematuro ottimismo delle conclusioni mi aveva già ripagato con parole di lode ed incoraggiamento . Io ero giubilante e le critiche mi parevano applausi , perché mi sembrava di aver pestato la coda a molti cani , ed i guaiti dimostravano che avevo colto nel segno . Qualche amico sorse in mio sostegno , e si preannunciò la polemica . Finalmente si sarebbe discusso a gran voce il punto più vitale del problema meridionale , nascosto fin ' allora sotto i grandi nomi della libertà e della democrazia , e qualche anima ingenua avrebbe potuto essere acquisita alla causa . Ma , proprio in quel momento , Benito Mussolini s ' indusse a stringere i freni della reazione . Giornali e riviste furono soppressi , librerie distrutte , e La rivoluzione meridionale , messa all ' indice , scomparve perfino dagli scaffali delle grandi biblioteche . La questione istituzionale meridionale è , soprattutto , un problema di volontà e di forza , e perciò l ' illusione di illuminarla con la parola non poteva che durare lo spazio di un mattino . Ed io non me ne dolsi gran che , poiché mi parve che lo spirito eversore del fascismo avrebbe dovuto lavorare per le mie idee assai più che la propaganda scritta . E , se non m ' inganno , così è stato . Infatti la questione istituzionale generale è insorta violenta non appena la compressione fascista è cessata , e la segue dappresso la questione meridionale vera e propria . Ora siamo nuovamente daccapo e questo libro rivede la luce , tentando un altro esperimento . Sarà esso fruttuoso , oppure le forze del compromesso , che , per quanto indebolite , vigilano costantemente , annulleranno tutti gli insegnamenti che da esso si possono trarre ? Questo è l ' interrogativo dell ' ora , ed io non sono un profeta per potervi rispondere . Io sono soltanto un critico e non posso far altro che rianalizzare gli elementi caotici della situazione , per quanto possa sembrare troppo presto per farlo . Ma i miei amici , quando mi sono valso di quest ' ultimo argomento per resistere alle loro pressioni , mi hanno risposto che , avendo il fascismo lasciato il paese in tale stato di ignoranza politica da far paura , bisognava compiere ogni sforzo per evitare la perdizione delle anime , e che la critica preventiva ha indubbiamente grande importanza educativa . Rassegnato ormai alla loro affettuosa violenza , mi accingo a rispondere all ' interrogativo dell ' ora . Non bisogna confondere il problema istituzionale generale italiano con il problema meridionale , per quanto il secondo sia un particolare aspetto del primo . Il problema istituzionale generale è ormai acquisito nei suoi dati storico ­ politici ed è condizionato dal passato . Il compromesso tra monarchia sabauda e rivoluzione - bisogna riconoscerlo - fu l ' unico espediente politico che , in quel dato momento , poteva assicurare l ' unità e la indipendenza del paese . Per quanto questo rilievo non sia esatto al cento per cento , perché la monarchia non fu in grado di unificare tutte le genti di lingua italiana , e , per tanto tempo , dovette ripiegare sulla umiliante prassi della Triplice Alleanza , tuttavia è facile comprendere perché le generose aspirazioni di moltissimi patrioti finirono per rassegnarsi ad una realizzazione imperfetta . Se la soluzione del problema italiano avesse dovuto realizzarsi soltanto attraverso la rivoluzione , cioè per forza di popolo e senza apporti dinastici e stranieri , certamente avrebbe dovuto essere differita nel tempo e non è dato sapere attraverso quali vicende . È questo un futuribile con tante varianti da renderne oziosa la disamina , e , d ' altra parte , il politico non può ragionare in base ai futuribili , ma deve tenere il più stretto conto della realtà . Ma , anche ammesso - ciò che a me sembra equo - che nel 1860 era assai difficile risolvere integralmente la questione italiana , non per questo , in sede politica , la soluzione storica poteva considerarsi come definitiva . Anzi , quanto più essa , poi , apparve frutto soltanto del compromesso , tanto più gli impulsi libertari , esplosi con tanto vigore nel corso formativo del Risorgimento , dovevano staccarsene per assurgere a motivi di critica istituzionale . E nessuno può seriamente meravigliarsene , poiché gli ideali insoddisfatti hanno tanta forza di espansione da risorgere dopo le realizzazioni storiche e rivolgersi contro di esse durante tutto il tempo in cui permane l ' originario impulso . Soltanto se l ' evoluzione lenta degli istituti politici conduca per naturale forza di espansione al soddisfacimento di tutte le esigenze nazionali , è possibile il consolidamento delle soluzioni istituzionali . Ma quando questa evoluzione non avviene è invece fatale che i motivi ideali insoddisfatti vengano riproposti permanentemente in sede critica . Ora i motivi ideali del Risorgimento furono due , ed è probabile - anzi a me sembra certo - che non occuparono lo stesso piano nella coscienza degli attori di quel grande dramma nazionale , tanto vero che , all ' ultim ' ora , l ' ideale della libertà dovette cedere alquanto terreno a quello dell ' indipendenza . È vero che nemmeno l ' indipendenza e l ' unità furono allora interamente assicurate , ma , in un certo senso , gli attori del Risorgimento , mentre ritennero che l ' unificazione delle genti italiche in un solo Stato costituiva un fatto storico di massima importanza , e che il residuo problema dell ' irredentismo avrebbe potuto essere risolto alla prima occasione utile , non dettero eguale peso al problema della libertà e trascurarono gli argomenti di coloro - molto pochi , in verità - che affermavano che l ' espansione territoriale della monarchia sabauda non era il processo politico più adatto per assicurare all ' Italia un vero regime liberale . Costituito il nuovo Regno , ed a mano a mano che si allontanò il tempo del compromesso , le esigenze ideali divennero sempre più forti e tutti gli scrittori politici di qualsiasi scuola e di qualsiasi tendenza non poterono fare a meno di partire da questo vizio di struttura originaria per spiegare gli avvenimenti successivi . Naturalmente , in un primo periodo di tempo , bisognò abituarsi alla vita nazionale , che indubbiamente superava gli angusti confini dei passati regimi , assorbire lentamente i residui politici che qualsiasi governo lascia nel paese al momento di cadere , vincere i particolarismi che derivavano da secoli di vita separata , sicché il compromesso istituzionale rimase celato anche agli stessi uomini politici che lo avevano accettato come supremo dovere nazionale . E tale processo fu più lungo e faticoso di quanto fosse stato lecito supporre , appunto perché l ' unificazione , a causa dell ' assenza delle masse , non fu dovuta ad un fatto rivoluzionario , ma dovette necessariamente svolgersi attraverso una serie di compromessi istituzionali con le singole classi dirigenti , maturate negli ex Stati , a seguito dei quali il nuovo Stato unitario assunse l ' aspetto di una specie di mosaico regionale . Naturalmente il dominio della classe dirigente che ne risultò non era stabile , sia perché , malgrado l ' ampiezza della formula politica adottata , apparve , a lungo andare , risultante di ristretti interessi , sia perché non poteva non essere condizionato dal permanere dello stesso compromesso istituzionale . Poi il ritmo divenne più rapido , perché il diffondersi dell ' istruzione e l ' industrializzazione , per lo meno di una parte del paese , consentirono a nuovi ceti di affermarsi , e quindi , lentamente , si vennero organizzando nuclei politici , decisi a giocare la loro carta . Particolarmente interessante fu l ' affermazione del socialismo nell ' Italia settentrionale , sotto la bandiera del quale le folle lavoratrici accorsero numerose . All ' apparire del nuovo mito il regime , non vivificato dal vero apporto popolare , ma sollecitato dagli interessi reali degli scarsi gruppi che lo sostenevano , non trovò di meglio che inquadrare il problema in soluzioni di polizia e reagire con i processi e la galera , svelando così la sua sostanziale illiberalità . Ma i sistemi polizieschi sono la forma peggiore di governo e fu ventura per le oligarchie al potere trovare in Giovanni Giolitti l ' uomo della Provvidenza , che , allontanate le correnti reazionarie , intuì che era pericoloso alterare i dati storici della politica italiana , e , perciò , avviò il paese , attraverso una serie di transazioni con la rivoluzione dilagante , verso un nuovo sistema di compromesso , assai più vasto di quello che aveva presidiato all ' origine la nascita dello Stato . Infatti , servendosi abilmente del socialismo di Stato , e di un costante indirizzo di demagogia politica e finanziaria , riuscì a denaturare l ' originario virus socialista , e ad interessare vaste sezioni del nuovo partito al suo esperimento di governo . Nel raggiungimento di tali risultati egli fu aiutato non solo dalle generali correnti europee , che cominciarono a segnare la linea di slittamento del marxismo puro verso la socialdemocrazia , ma altresì da necessità pratiche puramente italiane , che spinsero il socialismo verso il riformismo , e trasferirono , come egli stesso argutamente disse , Carlo Marx in soffitta . Lentamente gl ' interessi si aggiunsero agli interessi , si rannodarono nel sottosuolo , crearono solidarietà che con la nazione non avevano niente a che fare , ed il governo giolittiano , dopo aver adoperato il socialismo di Stato per tagliare le unghie ai socialisti , immediatamente provvide ad adottare le contromisure , e , con il protezionismo doganale , tappò la bocca agli industriali , i quali , in tal modo , assicurarono alla loro espansione i mercati nazionali . Perciò , accanto al proletariato protetto , fiorì l ' industria protetta , e , con questo felice connubio , il regime poté illudersi di avere superata la crisi e costrette le ragioni ideali a restar patrimonio dei soli idealisti . Naturalmente l ' esperimento giolittiano venne sottoposto a severa critica , che svelò il compromesso su cui era poggiato ed accusò di parassitismo gl ' interessi protetti ; ma tale critica non ebbe alcun mordente , poiché gl ' interessi offesi erano assenti ed il compromesso era nascosto sotto la maschera di un governo pseudoliberale , che non aveva palesemente alterato i dati fondamentali del regime . Perciò , i nostri scarsi movimenti libertari e lo stesso sindacalismo rivoluzionario , che si sviluppò , non solo come critica interna del socialismo , ma anche come generale esigenza di affrancamento italiano , rimasero senza eco nell ' animo delle masse , i socialisti ufficiali , pur non partecipando ad alcun governo , perseverarono in una facile opposizione di comodo , ed il Parlamento continuò a funzionare , anche contro gl ' interessi dei ceti che vi erano rappresentati in maggioranza , secondo la tradizione istituzionale del paese . Questo sistema di governo era condizionato , però , da tre categorie di fattori negativi , pressoché tutti di eguale importanza e tali che , venendo meno uno di essi , l ' equilibrio avrebbe potuto rompersi . Anzitutto , fin d ' allora , era in germe , e si sviluppò sempre più in seguito , la compressione che alcuni ceti professionistici e piccolo ­ borghesi ( la cosiddetta piccola borghesia umanistica di Salvatorelli ) venivano a subire per l ' affermarsi ed il prevalere dei nuovi ceti sindacali che , perseguitati agli inizi , assurgevano a sempre maggiore importanza nella vita nazionale . Alla quale compressione alcuni critici del fascismo fanno risalire le prime oscure origini di questo movimento . Il secondo elemento di equilibrio instabile aveva il suo centro nella situazione generale europea . Il periodo di lunga pace , iniziato al termine della guerra francoprussiana sembrava quasi prossimo alla fine , e non pochi guardavano con sospetto alla clamorosa affermazione della potenza militare tedesca temendo potesse frustrare alcuni progetti di espansione italiana . Difatti Giolitti , non da altro sollecitato , com ' ebbe poi a confessare , dovette dare , con la guerra libica , il primo colpo di piccone all ' edificio da lui così pazientemente costruito . Il terzo elemento negativo consisteva nell ' alea che altri interessi ed altri ceti ; fino allora sacrificati e misconosciuti , avessero a svegliarsi dal loro sonno secolare , nel qual caso il compromesso esistente sarebbe stato certamente denunziato . Ed anche su questo terreno è sintomatico che Giolitti dovette dare proprio lui un altro colpo di piccone al suo edificio con l ' introduzione del suffragio universale . Ma il sistema giolittiano avrebbe potuto reggersi ancora a lungo se i fattori della seconda categoria non fossero venuti improvvisamente meno con lo scoppio della guerra mondiale 1915­18 . Al primo colpo di cannone il regime venne improvvisamente a trovarsi ad un bivio fatale - del resto già previsto e scontato in sede di critica istituzionale - , perché le esigenze di politica interna sconsigliavano di avventurarsi nella guerra , mentre l ' imperativo categorico della definitiva unificazione nazionale , rimandata alla prima occasione utile , rafforzava le scarse correnti politiche che postulavano contemporaneamente la ripresa del Risorgimento e la fine del giolittismo . Ciò spiega perché Giolitti ed i socialisti ufficiali , sebbene con differenti gradazioni , perseguirono una politica neutralista , mentre gli scarsi gruppi costituzionali avversi al giolittismo e le correnti rivoluzionarie si affermarono in una politica di interventismo , che , nella sua estrema punta , si qualificò come interventismo rivoluzionario . Messo , perciò , tra l ' incudine di lasciar passare l ' eredità del Risorgimento nelle mani dei neorivoluzionari , ed il martello di dare un colpo al compromesso istituzionale , felicemente perfezionato da Giolitti , il regime non potette far altro che scegliere il secondo corno del dilemma , e , seguendo il suo metodo tradizionale , si lanciò sul terreno della rivoluzione nazionale . Questa prima mossa iniziò subito la crisi , spingendo il Partito socialista ufficiale sull ' Aventino del neutralismo , ove si accampò per tre anni con propositi minacciosi , mentre il parlamento giolittiano fu costretto a svolgere politica sostanzialmente antigiolittiana . Terminata felicemente l ' ultima guerra nazionale , il vecchio compromesso istituzionale già non esisteva più e tutto lo sforzo delle oligarchie al potere fu dedicato a cercare affannosamente tra le macerie della rivoluzione , nuovamente in marcia nel paese , i materiali per la costruzione di un nuovo compromesso . Certo l ' adesione , anche temporanea , alle ragioni ideali del Risorgimento aveva realizzato le previsioni , recando non poco danno al regime . Ma , se esso era stato obbligato dalla dialettica della storia a completare l ' unità della Nazione , continuò tenacemente a resistere alla spinta rivoluzionaria che nuovamente si affermava nel paese . Lentamente , però , la situazione divenne drammatica perché la stessa rivoluzione , frantumandosi in mille rivoli , cominciò ad autoneutralizzarsi , cosicché il regime potette concepire la speranza di salvarsi , tentando di prospettare come motivi di conservazione istituzionale l ' avvenuta integrazione del territorio nazionale e l ' aumentato prestigio dell ' Italia nel mondo , senza riconoscere contemporaneamente tutti i diritti del popolo e senza distruggere il potere ed il prepotere delle piccole minoranze trasformiste e cleptocratiche , che fin allora avevano governato il paese . E questo calcolo non fu del tutto illusorio , poiché , ben presto , apparve chiaro che le ragioni integrali della rivoluzione non avrebbero potuto affermarsi , sia per l ' insufficienza storica del socialismo insurrezionista , sia per la prolungata assenza dalla lotta politica del Mezzogiorno d ' Italia , ancora abbacinato dalle lusinghe del trasformismo politico . La rivoluzione , infatti , se all ' esterno appare come rinnovamento di formule politiche , è prima ancora ed essenzialmente sostituzione di classi dirigenti , ed in Italia mancavano i presupposti per l ' atto rivoluzionario , poiché il socialismo postbellico fu soprattutto astrattismo , e la classe politica che lo dirigeva era tutt ' altro che nuova . In tale condizione di cose , si creò il caos politico , ed il Partito socialista ufficiale , trovatosi dalla parte della conservazione per una serie di fatali errori d ' impostazione tattica , invece di ripiegare sulla prassi riformista , che avrebbe almeno potuto assicurare il successo dei vari tentativi Nitti , si gonfiò impetuosamente di rivoluzionarismo verbale e perciò non poté né fare la rivoluzione né contribuire alla conservazione . Rimasto inerte in un periodo storico nel quale tutti gli esperimenti avrebbero potuto essere tentati , lasciò passare tutte le occasioni utili , e finì per provocare lo slittamento dell ' intera situazione politica italiana verso le correnti rivoluzionarie di estrema destra , che avevano in programma la soppressione totale della libertà . Cominciarono così a tramontare insieme la rivoluzione integrale , la socialdemocrazia ed il compromesso giolittiano , e le masse , sbandate e deluse , per un fenomeno meccanico di gravità , precipitarono verso il fascismo , che , sorto qualche anno prima , aveva vissuto vita oscura ed ingloriosa . Guidato da un uomo che , transfuga dal socialismo , anzi dall ' anarchismo , era ammirato da quell ' eterna genia di piccoli borghesi tarati che formano le sabbie mobili dell ' opinione pubblica italiana , il fascismo , appunto perché privo di vero contenuto rivoluzionario , apparve subito al regime come l ' ancora di salvezza a cui aggrapparsi , ed ecco il nuovo movimento arricchirsi di militari e di violenti di ogni specie , permearsi di cavalli di Troia di tutte le provenienze , gonfiarsi di idealisti e di arrivisti , di repubblicani e monarchici , di rivoluzionari e conservatori , di professionisti e sindacalisti , di ex anarchici e reazionari . Mussolini galleggiava su questo enorme fiume fangoso , facendo boccacce alla borghesia e sbandierando ai quattro venti la sua famosa tendenzionalità repubblicana , mentre l ' alta borghesia ed il militarismo , assai scarsamente preoccupati delle boccacce mussoliniane , fornivano moschetti e bombe a mano , camions e rifornimenti , spingendo continuamente il movimento nel circolo chiuso delle squadre d ' azione . La rivoluzione integrale era , dunque , tramontata , ma la sua caricatura vociava ormai per le strade , tra gli incendi dei circoli rionali , e le " spedizioni punitive " , esasperate dallo spettrale risorgere degli spiriti del Medioevo , che , secondo la bolsa rettorica di quei tempi , s ' incarnavano nel profilo colleonesco del duce e nell ' anarchia comunale dei suoi adepti . Dati questi precedenti e questa struttura del fascismo , nessuno si meravigliò se esso duramente si sfogò contro i poveri diavoli attaccati alle loro idee , ed , invece , non ebbe difficoltà a compromettere col regime . Del resto , la stessa stanchezza derivante da tante convulsioni , e l ' astrattezza delle idee rivoluzionarie , in un primo tempo oscurarono gli obiettivi reali della lotta , e poi spinsero molti animi lungo i mortiferi sentieri dell ' oblio . La rivoluzione fascista poté così sboccare in quell ' avvenimento sui generis che prese il nome di marcia su Roma , e per il quale la terminologia politica non ha ancora trovato un ' adeguata definizione . Lo storico di domani potrà precisare attraverso quali tappe il nuovo compromesso giunse in porto , quali azioni e quali reazioni resero possibile la deviazione della corrente rivoluzionaria , e per quali tare della costituzione politica e sociale del popolo italiano avvenne che la marcia su Roma fu la celebrazione innaturale e grottesca del compromesso tra una banda di avventurieri ed il regime , avente per oggetto il predominio su masse ignare e deviate . È probabile che tutte le ipotesi affacciate e tutte le tesi sostenute da autorevoli scrittori politici siano solo in parte esatte , data la prossimità delle loro analisi agli avvenimenti , ma a me sembra che , dopo l ' ottobre 1922 , l ' Italia , accasciata ed esausta da sette anni di guerra e di convulsione politica , s ' illuse che la mano ferma di un politico avesse potuto trarre da un nuovo compromesso istituzionale quel poco di bene e quel poco di pace che anche i peggiori strumenti politici possono dare . Forse moltissimi che dettero un sospiro di sollievo all ' annunzio del colpo di Stato , pensarono che una nuova dittatura legale , sul tipo di quella giolittiana , anche se avesse sistemato gl ' interessi dei vincitori , non avrebbe impedito ai vinti di rifarsi nell ' opera di controllo , e di sperare nell ' avvenire . Ed è probabile che se Mussolini fosse stato un uomo politico , questo tipo di dittatura avrebbe potuto illudere ancora molti Italiani . Ma Mussolini era soltanto un partitante , e , quantunque in un primo tempo si esercitò in una politica trasformistica , non seppe mai disintegrarsi dai dati storici del suo partito . Egli , infatti , accennò tutte le politiche trasformistiche possibili , ma nessuna ne svolse , e depresse il Parlamento che avrebbe potuto funzionare secondo le sue direttive , senza reprimere lo squadrismo deprecato ed odiato da tutti . La sua fu una politica di paura e di ricatto , quando il paese , ormai stanco , non chiedeva altro che addormentarsi nel quotidiano svolgersi di una prassi modesta e quietista . La superiorità di Giolitti sul suo antagonista appare , quindi , evidente . Il primo , infatti , senza raggiungere le vette del vero uomo di Stato , aveva il fiuto delle situazioni politiche , ed il calcolo delle possibilità non gli difettava . Mussolini , che pretendeva di superare Giolitti nell ' altezza e nella magniloquenza delle concezioni , ed invece giudicava la politica con il semplicismo del giornalista che svolazza sulle idee credendo di approfondirle , era inferiore al deputato di Dronero proprio nel creare le situazioni politiche , ed era dominato da esse , quanto più credeva di dominarle . Ciò spiega perché dopo aver compromesso col regime , non seppe stabilizzare tale compromesso , e , pur credendo di creare un novus ordo si circondò sempre di figure mediocri e di avventurieri , su cui non poteva che fare scarso assegnamento . Esagitato da un ' irrequietezza mai sopita , non seppe né soddisfare le esigenze ideali , rimaste patrimonio di esigue élites , né servire i reali interessi di coloro che , in un supremo atto d ' inconsapevolezza , gli affidarono il potere . Le sostanziali deficienze dell ' uomo e della sua politica esplosero clamorosamente circa due anni dopo il trionfale avvento , ed il delitto Matteotti provocò una sollevazione morale così violenta nel paese che ancor oggi se ne risente l ' eco . I partiti battuti , trasformatisi in opposizioni , ed i vecchi gruppi trasformistici , umiliati nel modesto ruolo di fiancheggiatori , intuirono , al lampo di quell ' avvenimento , che il nuovo compromesso istituzionale era in pericolo , soprattutto perché il pessimo temperamento di Mussolini e le sue tare politiche impedivano la continuazione di quella politica formale di adesione alla costituzione albertina , che , dal 1860 in poi , aveva costituito l ' apparato ideologico attraverso il quale il regime poteva sostenere di essere il continuatore delle grandi tradizioni del Risorgimento . E , mentre le opposizioni si gettavano sul macabro avvenimento per smascherare il demagogo lordo di sangue , i fiancheggiatori - ritenendosi legittimi custodi del mai spento e sempre rinascente spirito di compromesso - indicarono al regime , con la loro aperta opposizione , la via da seguire . In certo senso fu una vendetta della storia che , da un ' ora all ' altra , scoprì gli altarini ed indicò proprio a coloro che , col colpo di Stato avevano creato la situazione di eccezione , il dovere di ripararvi col colpo di Stato . Tutto il giuoco politico si condensò quindi sulla capacità e soprattutto sulla volontà di conservazione del regime , che divenne il centro della politica italiana . Quanto più i partiti di opposizione erano stati danneggiati dalla politica illiberale posteriore alla fatidica marcia , quanto più i fiancheggiatori avevano dovuto ricorrere a ridicoli funambolismi per non essere definitivamente sommersi , quanto più le forze attive del paese erano state depresse dalla reazione armata , aizzata e finanziata dal regime , tanto più questo doveva venirsi a trovare in prima linea nel momento della crisi ed essere costretto a risolvere il tragico dilemma : o fare macchina indietro , anche a rischio di ripercorrere le strade dell ' agitazione politica e della rivoluzione , o legarsi definitivamente al carro dell ' uomo di Predappio , sacrificando ai propri istinti reazionari la famosa bilancia dei partiti . Ed il regime , consigliato dal machiavellismo più sterile e più stupido , scelse la seconda via , ed , in nome di un costituzionalismo formale , che era stato tante volte violato , e che già non esisteva più , rispose alla rinascente agitazione del paese con l ' accordare i pieni poteri all ' uomo che si palesava come il principale ostacolo a quel compromesso istituzionale così faticosamente ricostruito . Quem deus vult perdere , dementat ed il destino spinse i responsabili lungo le vie della perdizione . Da quel giorno Mussolini ebbe ben ragione di fascistizzare lo Stato e ne venne fuori la strana terminologia di regime fascista . Egli aveva , dunque , trionfato anche di quell ' oscura camarilla con la quale aveva dovuto compromettere all ' atto della marcia su Roma , e ciò malgrado avesse dimostrata tanta incapacità a servirla . Da quel momento i complici si strinsero la mano ed il nuovo colpo di Stato , assai più profondo del primo , li avvinse nella stessa condanna : o procedere insieme , o perire insieme . Gli ideali del Risorgimento furono gettati in cantina e quelli tra i trionfatori che sapevano maneggiare la penna parlarono di " anti ­ Risorgimento " e di " anti ­ Europa " . Ma un esiguo manipolo di uomini , liberi ormai da tutte le colpe del passato , spogliatisi dei pregiudizi di partito e di scuola , purificati dalla sofferenza morale , che è anche peggiore di quella fisica , raccolse l ' eredità del Risorgimento e l ' alimentò pura nella sua inestinguibile fede . All ' infuori di esso niente si salvò e su tutte le istituzioni si rovesciò la furia eversiva dei nuovi venuti . Però , pochi studiosi dei fenomeni politici , nutriti del più sano machiavellismo , non si tennero per paghi e pazientemente attesero gli ulteriori sviluppi del dramma . Non era possibile che il regime si fosse rassegnato a lasciarsi frantumare nelle mani gli strumenti che gli avevano assicurato per tanto tempo il successo , e perciò aspettarono il colpo di barra che avesse ristabilito l ' equilibrio . Fatica sprecata ! Il regime si ritenne pago soltanto di sopravvivere come un qualsiasi usciere di prefettura , costretto a prendere la tessera . Tutto fu fascistizzato , perfino la successione al trono , ed il barocco di una costruzione personalistica distese i suoi ciarpami su tutti i frontoni dello Stato . Niente Parlamento , ma una Camera eletta dal duce , niente Senato nominato dal re , ma una Camera Alta di vecchie carcasse nominate da Mussolini . Niente enti locali autonomi , ma amministrazioni affidate personalmente a questo o a quel fascista locale . Niente controllo sulle spese , niente giustizia , niente più libertà di vita e di lavoro . Ed a mano a mano che il mostruoso sistema dilagò , il regime percorse la strada della perdizione , accovacciato ai piedi del fragoroso dittatore , inebriandosi delle molteplici corone che si aggiungevano alla sua araldica . Poi fu la guerra , un evento che è sempre stato rivoluzionario e che i padroni dello Stato avrebbero dovuto temere . Ebbene anche questa volta ebbero fiducia e s ' imbarcarono per l ' ignoto ! Nemmeno quando l ' invasione militare apparve inevitabile si notò qualche segno di resipiscenza e fu necessario che il fascismo si fosse data la morte con le proprie mani per spingere il regime a tentare il suo salvataggio . Allora riesumò il vecchio decaduto compromesso istituzionale e , aggrappato al declinante prestigio di Badoglio , non vide altro che la sua salvezza . Quanto più era stato ignaro per venti anni dei suoi doveri e dei pericoli che lo minacciavano , tanto più , dopo il 25 luglio 1943 , temette di espiare le sue colpe . E , con una guerra perduta e l ' invasione in atto , non ebbe nemmeno la scaltrezza di parare il colpo con la tradizionale abdicazione e la conseguente creazione di uno di quei famosi ministeri di concentrazione nazionale , che concentrano soltanto la conservazione intelligente . Non c ' è quindi da meravigliarsi se la posizione dell ' Italia è precipitata , nel secondo semestre del 1943 , in un baratro incommensurabile . Invece di disintegrarsi immediatamente dalla guerra hitleriana e fronteggiare poi i propositi aggressivi dei tedeschi , che allora erano impreparati e sorpresi , non seppe fare altro che usare il peggiore machiavellismo al solo ed unico scopo di sopravvivere alla rovina della Patria . Le conseguenze sono note ed in corso di svolgimento . Accanto alla guerra esterna - che non si è evitata - si è prodotta la guerra civile , e quando questo libro vedrà la luce , chissà quanto sangue fraterno sarà stato sparso ! Ormai la rivoluzione , tante volte deviata e compromessa , riprende la sua marcia fatale e le ragioni ideali dei Risorgimento risorgono dalle ceneri . La mancanza della libertà è stata esiziale al vecchio regno ed il nuovo Stato non può essere fondato che sulla libertà e sul consenso popolare . In un gigantesco olocausto bruciano le scorie delle nostre insufficienze e delle nostre debolezze . Perfino il terrore della guerra civile , che aveva attanagliato tanti cuori e li aveva fatti recedere dai passi estremi , è svanito . Poiché ora alla guerra civile ci siamo , ed i partigiani del Nord sono costretti ad impugnare le armi contro i loro fratelli deviati e perversi . E questi ultimi impugnano pure le armi contro i partigiani e contro l ' esercito regolare , e , in mezzo a questa catastrofe senza precedenti , eserciti stranieri si battono sul nostro suolo spargendo altro innocente sangue italiano . Mai un paese fu più duramente castigato per colpe che ha indubbiamente commesso , ma anche per colpe che sembrano essere addirittura ancestrali . Ma su questa catastrofe senza precedenti si eleva lentamente la luce di una nuova esigenza spirituale , che prima vagellante ora si rafforza al lume di tragici avvenimenti . Avrà essa la forza di distruggere in un incendio ideale tutte le tare costituzionali del popolo italiano , oppure il tradizionale spirito di compromesso riprenderà il sopravvento e le sparute minoranze , ora tremebonde , troveranno nuovo materiale umano per puntellare il loro dominio già quasi totalmente scomparso ? Questo è il tragico interrogativo dell ' ora , al quale è chiamato a rispondere soltanto il popolo italiano , che può trovare nel recente passato tutti gli elementi di giudizio per decidere la sua sorte . Se , dopo tanto tempo ed attraverso tante traversie , il popolo italiano ha acquistato almeno un ' elementare coscienza politica , ed ha appreso il conto che deve fare della solita rettorica regia , del patto plebiscitario e di altre simili menzogne , è probabile che la crisi sarà stata benefica , e residuerà , per lo meno , il terrore di combinazioni politiche che non promanino volta per volta , dal consenso popolare , e sono , al contrario , permanentemente poste dalla " grazia di Dio " o dalla tradizione ; se , invece , le dure lezioni patite non hanno insegnato agli italiani che i popoli soltanto sono i padroni del loro destino , e , perciò , non debbono recalcitrare dinanzi alla necessaria esigenza dell ' autogoverno , allora la " grazia di Dio " e la tradizione ripeteranno il miracolo del compromesso istituzionale . E , dopo tanta storia , vissuta in tanto breve tempo , bisogna confessare che il successo di uno strumento politico così mediocre sarebbe veramente miracoloso . Esso ripeterebbe il detestabile evento del trionfo dei pochi contro tutti , e tale trionfo sarebbe ancora una volta dovuto all ' assenza dei molti . Le élites di opposizione non possono fare altro che impostare i temi dell ' azione politica ; sono , invece , le maggioranze che determinano il successo , e dovrebbe ormai esser chiaro che anche l ' assenza ed il disinteresse è una forma di scelta , perché giova soltanto a coloro che intendono conservare contro quelli che , invece , giudicano indispensabile innovare . Tuttavia , il nuovo compromesso istituzionale , così come oggi viene concepito da coloro che hanno interesse di realizzarlo , si presenta di difficile attuazione , non solo perché sembra esaurito il ciclo storico dei compromessi , ma anche perché rivela alcuni difetti d ' impostazione , che denunziano un fatto di grande importanza politica : la deficienza di idee chiare nei suoi sostenitori . È probabile - anzi certo - che anche gli avversari non abbiano idee troppo chiare , ma , all ' inizio di una crisi istituzionale , la mancanza di chiarezza delle idee , a parità di condizioni , nuoce più ai conservatori che ai rivoluzionari . Non è quindi prematuro sottoporre a critica la situazione politica , e tale esegesi può essere condotta con criteri di approssimazione scientifica . Quando Vittorio Emanuele III e Badoglio , dopo una fuga ingloriosa giunsero , laceri e scorati , a Brindisi , per ritessere la piccola tela dell ' intrigo , se fosse esistita nel Mezzogiorno una piccola , animosa élite rivoluzionaria , che avesse proclamato la repubblica , il compromesso istituzionale , malgrado i vantaggi che i cosiddetti liberatori avevano accordato alla monarchia con l ' armistizio , sarebbe stato stroncato per sempre , perché , in quel momento , le popolazioni , unanimi , non agognavano che la punizione più esemplare degli artefici della loro rovina . Questa élite non uscì dai misteri della storia , e , mentre le armate alleate dilagavano per il paese , cominciò la ricerca affannosa della nuova formula per ricostruire i dati storici della conservazione minacciata . Ad uno ad uno , pochi politicanti di bassa lega , si precipitarono a Brindisi in cerca di portafogli , e , manovrati da ex avventurieri fascisti e dal ministro della Real Casa , costituirono il governetto di Brindisi , il più oscuro dei governi che la storia abbia mai registrato . Perciò l ' impostazione della lotta politica rimase a favore della rivoluzione , quantunque questa non si fosse ancora messa in marcia . Ma la realtà italiana , l ' insopprimibile realtà che affiora in tutti i momenti del nostro processo storico , non poteva non produrre più seri tentativi di transazione . Un sovrano decaduto nella coscienza morale del suo popolo , un primo ministro , responsabile in pieno della catastrofe - assai più responsabile dello stesso Mussolini , perché autore del vero disastro italiano durante la manovra di sganciamento dalla Germania - sono certamente un ostacolo al compromesso , assai più della stessa rivoluzione , assente dalle piazze per l ' insufficienza delle masse rivoluzionarie e per il periodo di smarrimento che necessariamente sussegue alla sconfitta . Ed ecco la conservazione intelligente levarsi nel paese a precisare le necessità dell ' ora ed a protestare contro gli errori che la minuscola cricca monarchica commetteva in preda allo sfacelo ed allo smarrimento . La formula della " reggenza " apparve , quindi , nel cielo politico italiano come la stella che doveva indicare al pilota la rotta da seguire per riprodurre , mutatis mutandis , la vecchia sagoma dello Stato storico . Sbandierata da monarchici , che per ragioni tattiche , si spingevano fino ad ipotizzare la repubblica , la reggenza venne propugnata come il toccasana di tutti i mali italiani , e fu dichiarata accettabile anche da quei repubblicani , che speravano asfissiare nella culla il nuovo pollone legittimista . Ma , per una fatale felicità , che costituisce il tocco del destino , la formuletta istituzionale , che doveva ridare il potere a chi aveva fatto tutto il possibile per perderlo , era osteggiata proprio da coloro che erano destinati a beneficiarsene , e le forze della conservazione esaurirono alcune delle loro possibilità in una sterile lotta , che non mancò di toccare anche le vette del pathos politico . Questa lotta tra coloro che sognavano ad occhi aperti ritorni fascisti e gli onesti monarchici che , pur di salvare l ' istituto miravano a ridurre tutta la questione istituzionale italiana ad una sostituzione di persona , doveva necessariamente condurre a una impasse , proprio perché la insufficienza rivoluzionaria del paese non potenziava sufficientemente le élites e le formule che miravano alla radicale distruzione del fenomeno . E da questa insufficienza sono scaturiti avvenimenti di vasta portata , che ancora condizionano la lotta politica e che , perciò , vanno criticamente esaminati per raggiungere quella chiarezza di vedute che è necessaria se non si vuole andare incontro ad altre sconfitte . Contro lo stupido tentativo di salvare il regime attraverso un neofascismo di carattere regio , la conservazione intelligente non poteva non avere buon gioco , anche se dovette agitare lo spettro del processo al sovrano ancora in carica : processo che non sarebbe potuto essere che repubblicano , come i precedenti insegnano . Ma intorno alla monarchia si erano stretti pochi ufficiali in cerca di promozione ed alcuni scagnozzi licenziati dal precedente padrone , e costoro non sognavano che squadre d ' azione e spedizioni punitive , ignorando : a ) che , dal punto di vista funzionale , il compromesso politico è un accordo tra due avversari , o almeno tra due pseudoavversari , che trovano un punto medio di reciproca adesione a danno degli altri veri avversari e del popolo ( esempio : nel 1922 Mussolini compromise con la monarchia , rinunziando alla tendenzialità repubblicana e la monarchia gli lasciò il potere di vessare e distruggere l ' Italia ) ; b ) che un compromesso , per riuscire , dev ' essere sempre in funzione europea ( esempio : il fascismo nel 1922 fu una deviazione italiana della generale lotta anticomunista in Europa ) ; ma nella presente realtà quello stesso Churchill che , nel marzo 1932 , in una riunione alla Queen ' s Hall parlava del " genio romano impersonato da Mussolini , il più grande legislatore vivente " , sarebbe costretto ad ordinare ai suoi rappresentanti in Italia di lasciare piena libertà al popolo italiano di schiacciare il criminale tentativo di far rivivere il fascismo ; c ) che un compromesso , per riuscire , dev ' essere per lo meno apparentemente nuovo , cioè deve promettere ad un popolo qualche cosa che non ha , salvo poi a togliergliela in pratica ( il neofascismo , invece , era una formula vecchia e non avrebbe potuto far altro che ereditare tutto l ' odio che il fascismo mussoliniano , col suo clamoroso fallimento , aveva suscitato nel popolo italiano ) ; d ) che un compromesso , per riuscire , dev ' essere tentato sulla base di una reale situazione politica , interamente sviluppata e non concepita a priori entro uno schema politico bello e fatto , anelastico e privo di fantasia . La conservazione intelligente , perciò , aveva tutto il diritto d ' insorgere contro una manovra destinata all ' insuccesso e che prescindeva dalla reale situazione del paese . Ma il regime non intendeva ragioni e , appoggiandosi sull ' investitura ricevuta dagli Alleati con l ' armistizio e sulla vecchia rettorica del patto statutario e dei plebisciti , rispondeva a tutte le sollecitazioni con ripetuti dinieghi , che mostravano soltanto che esso non aveva sufficientemente meditato sugli errori commessi ed ignorava la reale portata della situazione in cui si trovava . Tutto ciò accentuava la crisi , non solo perché molti monarchici erano costretti a combattere la monarchia , ma anche perché tanti altri monarchici , assistendo a questo inspiegabile dissenso , avevano l ' impressione che l ' istituto corresse mortale pericolo . Sostanzialmente nessuna rottura del tradizionale spirito di compromesso si era verificata , e tutto si riduceva ad un dibattito di dettaglio . Ma lo stesso fatto che contro il tentativo di concentrazione monarchico ­ fascista , poggiata sulla fragile base di una neoformazione di vecchi fiancheggiatori e di fascisti trasformisti , patrocinata dalla monarchia , la conservazione intelligente era costretta a propugnare la necessità di una più vasta concentrazione di forze conservatrici intorno ad una formula pseudoliberale , che avesse avuto la possibilità d ' illudere le speranze innovatrici del popolo , provocava uno stato d ' incertezza , che certamente non deponeva a favore del successo di una manovra così contrastata . La situazione , perciò , rimase statica per mesi con i monarchici all ' opposizione della monarchia e con il compromesso che restava nei desiderî dei neocontendenti , senza riuscire a catalizzarsi . La spinta alla soluzione venne all ' improvviso dal settore che sembrava meno indicato a produrla e la situazione che in seguito si è sviluppata , è divenuta così complicata da renderne difficile l ' analisi . Tuttavia tale analisi dev ' essere tentata se si vuol trarre qualche utile insegnamento dagli avvenimenti . Quando , nei primi giorni dell ' aprile , Palmiro Togliatti , rientrato dalla Russia , annunciò il proposito dei comunisti di partecipare anche ad un governo Badoglio , era già in corso una manovra monarchica per indurre il sovrano ad accettare la formula della reggenza . Questa manovra , però , non era stata ancora finalizzata , perché la dinastia repelleva all ' idea di escludere dalla successione al trono il principe ereditario . È probabile che cominciasse ad apparir chiaro l ' errore base di non avere , immediatamente dopo l ' armistizio , annunciata l ' abdicazione del re , e di essersi intestarditi nella soluzione demoliberale , priva di qualsiasi contenuto politico . Ma è egualmente naturale che , non essendosi ancora prodotte le conseguenze di questo errore politico , la dinastia sperasse ancora di poter correggere l ' impostazione della lotta e salvare il prestigio del principe ereditario . Se la situazione fosse rimasta sur place ancora per poco , e se i partiti rivoluzionari avessero manovrato , come fin ' allora avevano fatto , per tenere i liberali monarchici inchiodati alla formula della reggenza , è probabile che la situazione si sarebbe sbloccata da se stessa con la prima clamorosa sconfitta del regime . In sostanza , l ' impasse in cui tutta la politica italiana allora si trovava , era conseguenza dell ' arresto delle operazioni belliche sul fronte di Cassino per il sopravvenuto inverno , e tutti avevano l ' impressione , non interamente infondata , che la liberazione di Roma avrebbe fatalmente condotto alla soluzione della crisi . L ' iniziativa Togliatti , invece , precipitò di colpo la situazione , e tutti i partiti furono costretti a rivedere improvvisamente le loro posizioni , per non rimaner tagliati dalle manovre degli altri . La costituzionale insufficienza del paese giuocava ancora il suo grande ruolo , e sulla scena politica italiana riapparve il machiavellismo , o , meglio ancora , lo pseudomachiavellismo , che , come si sa , è uno scadente Ersatz della vera azione politica . La catalizzazione avvenne , dunque , con un certo stento , ma il minimo comune denominatore dell ' intera operazione emerse più dall ' astuzia che dalla forza delle dottrine . Indubbiamente il comunismo iniziò una manovra che , pur senza raggiungere interamente gli estremi della monarchia comunista - appunto perché aveva soltanto valore tattico , - esponeva a pericoli gli altri partiti antifascisti . Ma la cosa più sorprendente fu che questi , mentre accusarono i comunisti di machiavellismo , si precipitarono per la stessa china . E vero che la corsa verso il potere fu nascosta dietro due grandi miti : la costituente e la necessità dell ' intensificazione della guerra antitedesca ; ma è vero altresì che le resistenze furono minime . Perfino il Partito d ' Azione , che avrebbe avuto tutto l ' interesse di restare in disparte , finì per aderire , per quanto in maniera assai discutibile . Era , dunque , la seconda sconfitta della rivoluzione italiana che si profilava , e , ad un certo punto , agli osservatori spassionati , non rimase che sperare nell ' intransigenza monarchica . Improvvisamente venne fuori il conte Sforza con la formula della luogotenenza - istituto che non ha niente a che fare con il caso in corso di svolgimento - e , con questo surrogato dell ' abdicazione , ogni cosa fu appianata . Badoglio rimase e tutto l ' antifascismo disponibile in territorio liberato si precipitò ai posti di comando . Solo una frazione del Partito d ' Azione - che poi era la maggioranza - rimase a deplorare l ' occasione perduta dal suo partito , di sottolineare una politica a grande respiro , affidata al galantomismo del tempo e del popolo italiano . Ma questo avvenimento - che oggi appare in pura perdita , come , del resto , apparve a molti quando si produsse - era condizionato dal tempo , e , meno di due mesi dopo , l ' occupazione di Roma portò al tramonto il terzo gabinetto Badoglio . Nella città eterna la crisi si riprodusse , ma su una scala più ampia , e Badoglio fu estromesso dal potere . Essa fu condizionata , però , dai risultati precedenti , e la monarchia si assicurò , in tal modo , attraverso la luogotenenza , il respiro per tentare di riaversi . Infatti due mesi dopo il liberalismo crociano operò il connubio con i demo ­ liberali - che sembravano gli unici definitivamente sconfitti - riconducendo nella formazione di governo le pecorelle smarrite , e lo stesso Togliatti fu costretto a prenderne atto ed a riconoscere che la composizione dei Comitati di Liberazione era rimasta alterata e che i nemici , i veri nemici del paese , erano riusciti a rimettere le mani sul governo attraverso la mediazione non ­ filosofica dell ' idealismo . Il panorama politico italiano , perciò , nel momento in cui scrivo , si presenta caotico , perché appaiono affardellati insieme , nella stessa diligenza , i futuri nemici di domani . Evidentemente questa situazione politica è stata determinata sia dall ' assenza di spirito rivoluzionario delle masse , che dagli errori dei quadri politici . Ma se i nemici di domani sono oggi insieme a seguito di una serie di manovre tattiche , che indubbiamente non hanno prodotto tutti gli effetti che da esse speravano i loro autori , non per questo si può dire che un nuovo compromesso istituzionale sia stato realizzato . Anzi se si potesse arrischiare una diagnosi , si potrebbe ragionevolmente dedurre che è rimasta provata la enorme difficoltà della sua realizzazione , perché , nemmeno quando era il solo Mezzogiorno a determinare la composizione ministeriale , il regime ha potuto sopravvivere , se non affidandosi alla prassi del gabinetto di coalizione . La situazione politica è , perciò , tuttora fluida , e tale sua fluidità fa rinascere la speranza . Ormai la lotta si sta spostando sulla direttiva di marcia degli eserciti , liberatori , e saranno le masse del Nord a dire la parola decisiva . Ma , a mano a mano che l ' epicentro della lotta si sposterà , apparirà chiaro che il compromesso non è più possibile . Non perché manchi chi sia disposto ad accettarlo e propugnarlo , non perché non vi siano partiti , pullulanti di arrivisti e trasformisti , che non agognano altro che mettere le mani nelle casse dello Stato per quanto grame possano essere , non perché tutti gl ' interessi parassitari e cleptocratici siano rassegnati alla sconfitta . Che , anzi , queste oscure minoranze sono all ' agguato ; in attesa del momento propizio , e la putredine nazionale non fa altro che montare nel calderone della politica . Ma saranno i fatti che dovranno produrre le conseguenze necessarie , e , di fronte ai fatti , ogni abilità di manovra è destinata a soccombere . La crisi è assai profonda e tocca ormai le radici anche della nostra costituzione economica , che , per effetto della politica mondiale postbellica , non potrà più sopravvivere . Sono , quindi , destinati a tramontare gli stessi presupposti economici che avevano condizionato sia il compromesso giolittiano , sia quello mussoliniano , e che potrebbero essere utilizzati per il consolidamento del regime . Ormai il giochetto del collegamento sotterraneo tra gli interessi padronali e gl ' interessi operai protetti non sarà più possibile , perché la politica economica mondiale del dopoguerra impedirà questi connubi criminosi . E poi l ' inflazione , l ' inesorabile inflazione , finirà di bruciare tutte le speranze quietiste del popolo italiano e lo sospingerà , volente o nolente , sulle vie della ricostruzione ab imis . Rinnovarsi o perire , questo è l ' imperativo che ci sovrasta , e la nostra salvezza segue strade diametralmente opposte a quelle finora battute . Le masse saranno costrette a capire da qual parte si trovino i loro reali interessi se vorranno trovare la loro ragione di vivere , poiché le esperienze politiche hanno questo di caratteristico che ordinariamente sono privilegio di pochi , ma divengono patrimonio di tutti quando il benessere , gli averi , la vita stessa sono in pericolo . Rinnovarsi o perire è l ' imperativo che ci sovrasta in ogni campo , dalla politica estera a quella interna , dalla politica economica a quella sociale , e , se il regime , incallito ed inebetito dal suo atavico spirito d ' intrigo , non vuole rinnovarsi , peggio per lui . Esso perirà . Terminata così la trattazione del problema istituzionale generale , possiamo passare all ' esame della situazione attuale di quello meridionale . Qui il compito dello scrittore politico diventa veramente arduo , perché , non soltanto sarebbe necessario divinare se nel Mezzogiorno è maturata un ' élite così intransigente da escludere per sempre ogni contaminazione col passato , ma sarebbe altresì necessario divinare l ' atteggiamento futuro dei partiti antifascisti , per precisare a priori se convenga all ' élite meridionale disperdere la sua azione nel seno dei partiti unitari , oppure concentrare il suo sforzo nella creazione del Partito meridionale d ' Azione . Il passato , certo , non è incoraggiante , ed il lettore di Rivoluzione meridionale vorrà leggere e meditare la serrata critica ai partiti storici , ritenendola , in parte , come un ' anticipata esposizione dei motivi di dissenso , che avranno occasione di manifestarsi anche nel futuro . Tuttavia , se occorre procedere assai cauti e non sopravvalutare quel poco di bene che si è prodotto attraverso tanti dolori , non bisogna assolutamente disperare , perché un fenomeno di elevazione e di consapevolezza s ' è iniziato , da qualche tempo , anche nel Mezzogiorno , e non è detto che non possa un giorno fruttificare a beneficio di un paese che ha tanti numeri al rispetto universale , e che sconta così amaramente il difetto originario di formazione della sua classe dirigente . Io credo di essere stato il primo scrittore politico che abbia segnalato la scopertura del regime anche nel Mezzogiorno d ' Italia , e spero di non essermi ingannato quando ho tratto da questo fenomeno conseguenze meno pessimiste per l ' avvenire . Ora , la situazione politica del Mezzogiorno è assai delicata , ed è probabile che gli errori delle direzioni dei partiti unitari la faranno ancora aggravare . Ma è certo che il vecchio trasformismo meridionale in crisi , una crisi che bisogna conoscere ed approfondire in tutti i suoi aspetti , se si vuole agire con esatta cognizione di causa per rimuovere tutti gli ostacoli che ancora si frappongono allo sbloccamento delle situazioni locali . Perché è necessario comprendere che il Mezzogiorno , sia dal punto di vista economico , sia dal punto di vista politico , non presenta un panorama unitario , ma consiste in un coacervo di situazioni locali , tenute insieme dal comune denominatore trasformista , e che , perciò , vanno sbloccate una per una con intelligente pazienza . Sotto tal punto di vista io non posso lodare il Partito d ' Azione che ha dimostrato un ' esatta comprensione del fenomeno , quando non si è fatto ingannare da un falso spirito unitario ed ha conservato la segreteria centromeridionale come organo tecnico della lotta meridionalista . Ciò che conta , dunque , è la crisi del trasformismo , perfettamente naturale , del resto , perché continua la scopertura e la crisi del regime , ed anche se una falange di trasformisti , dopo aver dato vita al neofascismo del governetto di Brindisi , è stata costretta ad una manovra per ritornare a galla nelle file del Partito liberale , in posizione di subordinazione , non si può non riconoscere che la lotta politica nel Mezzogiorno , per quanto penosamente , si orienta per strade finora mai battute ; iniziando un processo di educazione delle masse che non si può ancora prevedere a qual punto si arresterà . Certo è sintomatico che , in regioni un tempo miniera delle così dette " personalità " , miniera , cioè , di trasformisti decorativi , la leva dei morti non abbia avuto i vantaggi sperati ; ed i partiti della reazione e della conservazione stentino a riannodare le fila . Invece le opposizioni istituzionali hanno più sicuro seguito ed organizzano quel poco di meglio che offre il paese . Tutti gli antifascisti di vera marca sono con esse , e l ' azione si svolge su di un terreno potentemente minato non solo dai dolori del passato ma dalla stessa dinamicità della situazione , che presenta sempre nuove sorprese . In mezzo vi è una massa enorme , irrequieta e disorientata , che non aspetta che l ' esito definitivo dell ' urto per decidersi . Perché la peculiarità dell ' attuale situazione è caratterizzata da una serie di fattori che non si sono prima mai prodotti e non potranno più riprodursi nei secoli , che rendono l ' analisi veramente palpitante , ed intrecciano strettamente la crisi istituzionale generale con quella meridionale in rapporti di mutua interdipendenza . Infatti , durante le fasi di sviluppo del processo rivoluzionario italiano , il Mezzogiorno politico , tutto assorbito nel trasformismo , cioè nello studio di aderire ai successivi detentori del potere per finalità circoscritte al dominio locale , non solo non ha partecipato alle singole fasi della lotta politica , che aveva inizio e si concludeva nell ' Italia del Nord , ma si è sempre accorto con notevole ritardo dei risultati definitivi . È stata l ' assenza del Mezzogiorno dalla vera lotta politica che ha reso possibile prima l ' insuccesso del socialismo e poi il successo del fascismo , tra il 1919 ed il 1922 , ed il processo di adesione della classe politica del Sud al fascismo ha , dopo il 1922 , stentato a consolidarsi perché Mussolini nella sua proteiforme ignoranza di tutti i problemi italiani , non seppe far altro che duplicare la rappresentanza trasformista del Mezzogiorno per un tempo più lungo di quello che era necessario . Ciò provocò , come spiego nel libro , la scopertura del regime anche nell ' Italia meridionale , e non c ' è da meravigliarsi se ora , accanto a minoranze assolutamente intransigenti , vi sia una folla di trasformisti che aspetta . È questa una conseguenza del fatto impreveduto ed imprevedibile che , stavolta , la lotta politica si è accesa prima nel Mezzogiorno che altrove , e non è a dubitarsi che , quando le masse settentrionali interverranno con il loro formidabile peso , la paralisi del trasformismo meridionale non potrà che accentuarsi , secondo la logica interna del sistema . Infatti il connettivo politico del Mezzogiorno è oggi composto di trasformisti fascisti , che , estromessi dal potere dagli avvenimenti non possono far altro che estraniarsi temporaneamente dal giuoco per poi tentare di tornare a galla a tempo debito ; di trasformisti prefascisti che , estranei dal potere per circa un ventennio , temono di errare nuovamente , così come errarono nel 1922; e di trasformisti post ­ fascisti , cioè di ex antifascisti senza fede e senza idee , che non desiderano altro che collocarsi in qualche punto strategico per esigenze personali . Ed al disotto frantumata dalla mancanza delle comunicazioni , resa diffidente dal clamoroso fallimento delle classi dirigenti , stanca di aspettare e di soffrire , la massa muta e silenziosa . Nessuno può dire ancora se questa massa assente e paralizzata sia disposta a restare oggetto del solito processo personalista , oppure precipiterà con fragore verso quei partiti e quei gruppi che la invitano ad uscire dal torpore per far valere i suoi innegabili diritti . Ma nessuno - tantomeno i trasformisti - può essere sicuro a priori che sia disposta a battersi per riprodurre l ' ancien régime . Al massimo si può prevedere che continuerà a restare indifferente ed apatica fino a quando la lotta sarà decisa nell ' Italia del Nord . Ma questa situazione - che ha indubbiamente impedito il crollo del regime nei mesi scorsi - non potrà non avere future ripercussioni , perché è la prima volta nella storia politica dell ' Italia unificata che il Mezzogiorno d ' Italia esprime minoranze rivoluzionarie e che il fondamentale trasformismo del paese è costretto a restare inerte , senza poter partecipare alla difesa del regime , ormai compromesso e discreditato . E , qualunque possa essere il futuro lo svolgimento della crisi , questo fatto è destinato ad avere capitale importanza , poiché è da ritenersi assiomatico che nessun compromesso sarà possibile se il Mezzogiorno sarà in subbuglio . Questo , dunque , il panorama della lotta , e quanto più sarà approfondita la crisi del sistema , tanto più sarà possibile distruggere anche sullo scacchiere meridionale le basi dello Stato storico . Perciò io non mi stanco di prospettare ai politici di buona volontà le difficoltà in cui si trovano i loro avversari . Soltanto se gli uomini , che oggi dirigono i grandi partiti rivoluzionari , avranno una visione precisa , direi quasi scientifica del fenomeno , sarà possibile lo sbloccamento di una particolare situazione politica che è una delle più intricate di Europa . E poi occorre una grande passione , quella passione che può nascere soltanto quando ci si trova in presenza di una grande ingiustizia . È vero che i difetti di una classe dirigente non possono essere prospettati in termini etici , perché essi sono prima ancora difetti delle masse , che li tollerano , ma se coloro che lotteranno per aprire gli occhi al popolo non avranno l ' animo infiammato da una grande passione , la loro azione è destinata a rimanere sterile . L ' essenziale è che vi sia un minimum su cui far leva , e questo minimum è dato dallo stesso sviluppo del processo storico nazionale e da una serie di fattori concorrenti che non rendono così disperata la situazione di chi si accinga a lottare . Non che il personalismo meridionale sia oggi moribondo ed un ' ondata di eversione alimenti le fiamme di quell ' incendio ideale che abbiamo sempre sognato . Tutt ' altro ! Come già ho detto esso cova sotto le ceneri e le deficienze ataviche sono in agguato per riattizzarlo . Ma il meccanismo è notevolmente arrugginito e non funziona più come prima : soprattutto i fattori che una volta costituivano un vantaggio , sembrano oggi essersi trasformati in svantaggi . Infatti a chi approfondisca l ' argomento deve apparire evidente che è più facile far funzionare un onesto sistema politico che un ' adulterazione trasformistica , poiché , questa ha bisogno di un ' organizzazione statica e non ha l ' elasticità sufficiente per seguire in velocità l ' andamento dei periodi rivoluzionari . In buona sostanza , un efficiente sistema personalista ha il costante bisogno di illudere gli elettori che la compagine elettorale non subisce alcuna violenza e che perciò i rappresentanti sono veramente gli eletti del paese . Donde la necessità che tutta l ' evoluzione politica proceda a velocità minima , in maniera da permettere ai dirigenti di seguirla agevolmente , quasi fosse una naturale evoluzione di pensiero . In tal modo , mentre gli elettori non arrivano mai ad accorgersi di essere oggetto di un continuo e mai arrestato processo di compromesso , gli eletti non perdono il contatto con i vari governi che si succedono al centro . L ' ideale del trasformismo meridionale è stato , perciò , e continua ad essere , la dittatura parlamentare giolittiana , sia perché la sua stabilità era quasi assoluta , sia perché non richiedeva quei sacrifici di prestigio personale che l ' inconseguente regime fascista impose poi ai suoi adepti . Ma il personalismo meridionale si è logorato attraverso venti anni di fascismo , e non è stato privo di conseguenze il fatto che Benito Mussolini si sia divertito a mandare nelle provincie meridionali segretari federali ripescati in tutti gli angoli d ' Italia . A furia di battere la sua principale molla si è spezzata , ed il popolo , mentre si è abituato a vedere i suoi leaders più famosi andare mendichi per le strade in cerca di quella protezione che prima erano usi accordare , ha avuto più di un ' occasione per deridere e disprezzare i nuovi capi fascisti dei quali la nullità e la sicumera politica gli ha ispirato soltanto lo schifo . Ora si vorrebbe tornare daccapo e rivarare una docile classe dirigente meridionale , che si contenti soltanto del dominio sui comuni e sugli enti locali e lasci agli immutati padroni dello Stato il compito di tracciare le nuove direttive politiche che mantengano immutato il loro effettivo dominio . Ma i trasformisti classici , quelli , cioè , che non facevano trapelare la sostanza del giuoco , sono semidistrutti , ed anche quei pochi che sono sopravvissuti alla catastrofe non sanno più da qual punto ricominciare . Soprattutto hanno paura di sbagliare , e questa paura attanaglia le loro menti ed i loro cuori . Sostanzialmente essi non nutrono più fiducia nell ' oligarchia che li abbandonò nel 1922 nelle mani inesperte di Benito Mussolini , e temono di arrivare troppo tardi ... o troppo presto ! Ve ne sono alcuni che portano ancora nell ' animo la ferita cicatrizzata di quel tragico 1925 , quando la loro fede nel regime fu amaramente delusa dall ' ultimo colpo di Stato , che frantumò nelle mani di tutti le speranze dell ' avvenire . E poi non hanno discepoli ed il segreto dei loro successi è destinato a discendere con loro nella tomba . Per quanto ce ne siano parecchi ancora in vita - ed è , dal punto di vista nazionale , una vera disgrazia ! - la gioventù non comprende più il delicato meccanismo di cui si servivano e nega ogni valore al virtuosismo di cui per tanto tempo si compiacquero . La stessa gioventù trasformista è oggi più semplicista e si avvale di schemi mentali più elementari . Le basta iscriversi ad un partito che sembra possa vincere e non pensa più alla raffinatezza di tenersi fuori da tutti i gruppi politici per tentare di trovarsi sempre al traguardo insieme al vincitore . Il capolavoro meridionale , il vecchio deputato giolittiano , salandrino , sonniniano e mussoliniano , sempre pronto a giustificare in nome dei supremi ideali nazionali , tutte le politiche , è oggi all ' estremo delle forze , e bisognerebbe imbalsamarne qualcuno per conservarlo nel Museo Tussaud a glorificazione del fenomeno . È vero che la politica interna dell ' AMG non ha fatto altro che incoraggiare la ripresa trasformista , ma a chi esamini attentamente la ragione intima delle cose , non potrà non apparire che sostanzialmente essa ne ha agevolato l ' esaurimento , - perché il rapido susseguirsi dei comandanti militari locali ha finito per accentuare l ' insicurezza dell ' avvenire . In sostanza , l ' attuale politica antifascista e le incertezze del domani ostacolano quel passaggio in blocco che costituiva la caratteristica principale del sistema , e non è dato vedere in quale momento del futuro diagramma evolutivo della politica nazionale potrà verificarsi la condizione necessaria perché la saldatura personalistica possa avvenire . È , invece , probabile che , divisi nei singoli apprezzamenti temporali , i trasformisti esauriscano le loro residue possibilità o in errati interventi oppure in parimenti errate astensioni . Ma se la crisi del sistema è innegabile , esiste un ' élite meridionalista con idee chiare e perfetta consapevolezza ? Oppure la nuova élite , anche senza riprodurre esattamente gli schemi del passato , lascerà passare questo prezioso momento storico e si farà battere irrimediabilmente ? Le difficoltà saranno sovrumane , la lotta contro il trasformismo non dovrà aver quartiere , e coloro che vi si dedicheranno , dovranno avere gli occhi aperti per scrutare sul nascere le inevitabili deviazioni dei partiti storici verso la creazione di nuove fonti di squilibrio a danno del Mezzogiorno . Ma il giuoco politico non appare più così avverso come per il passato , e se gli uomini non saranno assolutamente inferiori al loro compito , offrirà sempre maggiori carte a coloro che si voteranno al nuovo destino . Fattori italiani e fattori europei renderanno possibile rimuovere gli ostacoli che finora hanno impedito l ' industrializzazione dell ' agricoltura meridionale e la dilagante sfiducia nell ' azione dello Stato rafforzerà lo spirito d ' iniziativa individuale ed arresterà il costante drenaggio dei capitali di cui l ' Italia meridionale ed insulare ha sofferto durante la sua ottantennale esperienza unitaria . Ormai la lotta contro lo Stato burocratico ­ accentratore si impone ed è probabile che le nostre masse siano disposte ad intenderne la portata . Quando la mostruosa inflazione in atto avrà terminato di espropriare quella miserabile classe dirigente meridionale , la cui unica fatica consisteva nel tagliare le cedole del Consolidato , si potrà sperare che i nuovi risparmiatori intenderanno a pieno la lezione , e che vorranno impiegare il denaro in operazioni di trasformazione agricola , escludendo il prestito allo Stato , che quasi sempre si traduce in un ' operazione in perdita . Lungi dall ' essere un danno , il fallimento dello Stato finirà per essere un vantaggio , poiché si eliminerà dal possesso della ricchezza una classe che viveva di vita parassitaria e non sentiva le sue responsabilità sociale . Occorre però un ' élite anche poco numerosa , ma che abbia idee chiare e sia spietata nella sua funzione critica . È finito il tempo dell ' apostolato individuale , ed i fortunato , i Salvemini , i De Viti De Marco possono tenersi paghi del primo lavoro di aratura , compiuto tra la indifferenza universale , in epoche così tristi che il cuore ci si riempie di sgomento . Se il Mezzogiorno , in un supremo sforzo creativo , organizzerà questa minuscola élite senza paura e senza pietà , la lotta potrà essere lunga , ma l ' esito non sarà dubbio , poiché tutta la storia italiana non è altro che il capolavoro di piccoli nuclei , che hanno sempre pensato ed agito per le folle assenti . Ma , se la gioventù meridionale - questa mirabile gioventù così assetata di giustizia e di verità - spronata dalla miseria , che è divenuta pungente , ed avvilita da tante sventure , non sentirà il pungolo della resurrezione e riprenderà , triste e scorata , la dolorosa via dei piccoli impieghi e della dedizione allo Stato violento ed accentratore , allora anche i pochi semi che sono nati per caso sull ' arido terreno del Mezzogiorno saranno sommersi , e nuovi sistemi di compressione e di sfruttamento risorgeranno dalle ceneri ove ora sembrano sepolti . Certo è difficile prevedere il futuro , e la penna si arresta esitante sul confine della speranza , ma , in questa nuova primavera della patria troppi cuori sono aperti e disposti ad accogliere le supreme verità e non è follia abbandonare l ' animo ad una visione meno pessimista dell ' avvenire . A questo punto una folla di problemi si affaccia alla mente del politico e sono tutti di capitale importanza . Come sbloccare la situazione del Mezzogiorno , se essa tende a riprodursi automaticamente per il gioco di fattori naturali , che , se hanno perduto di vigoria , continuano tuttavia a sussistere ? Ed , una volta ottenuto qualche successo , lungo il doloroso calvario che ancora ci attende , come continuare l ' opera intrapresa ? Attraverso quali miti e quali formule riuscire ad avviare la soluzione ? Naturalmente , a tutte queste domande non è possibile rispondere a priori , e specialmente in una prefazione , che già comincia ad eccedere i limiti ordinariamente assegnati a simili composizioni . Un compito storico di questa mole non può essere svolto che dal lavoro per lo meno di una generazione , ed un povero scrittore non può che tracciare grandi linee e niente altro . Ma gli argomenti accennati sono troppo seducenti per non meritare qualche rapido cenno , ed il lettore di buona fede è invitato a collaborare . Anzitutto è necessaria l ' intransigenza più assoluta , e coloro i quali sostengono che il personalismo può essere combattuto a poco per volta , e che , frattanto , si possono accogliere i trasformisti nei nuovi partiti per educarli alle nuove idee , hanno la stessa intelligenza del cafone che riscaldò la vipera nel seno , e , perciò , non fanno altro che preparare nuove sciagure al nostro paese . Qui non si tratta delle solite differenze programmatiche che dividono formazioni affini , ma di concezioni diametralmente opposte di tutta la vita politica , di opposte mentalità , che non possono , umanamente conciliarsi ; e , perciò , il primo requisito che deve caratterizzare i partiti antitrasformisti è lo spirito domenicano non solo nei rapporti interni , ma anche nei rapporti interpartito . Il trasformismo , in sostanza , è una malattia dell ' intera classe dirigente meridionale , è un vizio del sistema politico italiano , e , per combatterlo , occorre sradicare le cause del male . E come , per distruggere la malaria , non basta ingoiare numerose pasticche di chinino o chiudere tutte le aperture della abitazione con fitte reti , ma occorre bonificare l ' intero paesaggio , così , per combattere il trasformismo , non basta proclamarsi antitrasformista , ma occorre agire potentemente per distruggere l ' intero sistema e procedere alla generale bonifica del paese . Bisogna , quindi , rivolgersi direttamente alle masse e far leva su di esse , poiché tutto il lavoro di sbloccamento della situazione consiste nel dare coscienza agli umili , e trasformarli da oggetto inconsapevole del vecchio baratto trasformista in soggetto della nuova politica autonomistica . Questo lavoro di sbloccamento , però , non è facile . Esso dev ' essere compiuto prevalentemente dal basso , ed il compito dei nuovi partiti è quello di completare i risultati del Risorgimento , facendo aderire le masse meridionali allo Stato . Solo attraverso un lavoro così nobile e così fecondo sarà possibile operare la saldatura tra il primo ed il secondo Risorgimento , tra la rivoluzione nazionale e quella democratica , e pervenire ad una sistemazione politica generale che costituisca la premessa indispensabile per avviare il nostro paese a godere di tutti i vantaggi dell ' autogoverno . Se ciò avverrà ed il passato sarà sepolto non solo nella rettorica ufficiale , ma nella coscienza storico ­ politica del popolo , il periodo tra il 1860 ed il 1943 potrà alfine apparire quale veramente è : una parentesi nel seno del Risorgimento , il quale , iniziatosi con la battaglia per l ' unificazione e l ' indipendenza nazionale , è destinato a concludersi con la piena espansione politica del nostro paese . Allora soltanto pseudoliberalismo , pseudodemocrazia e fascismo , collegati tra loro da un filo sotterraneo ed originati dalle stesse cause , appariranno come tappe dolorose ed inevitabili di un lungo processo storico , che , iniziatosi nel 1831 , con la prima predicazione mazziniana , si concluderà , dopo più di un secolo , con la piena maturità del popolo italiano e con la sua capacità di servirsi di quel delicato ma prezioso strumento che è il partito politico , organo indispensabile per assicurare al paese il perfetto ricambio della classe politica e la circolazione delle élites . L ' ultimo ostacolo che ormai ormai sbarra il passo in questo lungo e doloroso cammino è il trasformismo meridionale , e lo sbloccamento della situazione politica del Mezzogiorno appare come un dovere nazionale . Ma non nel senso tradizionale che si attribuisce a questa locuzione ; nel senso , cioè , problemistico e caritativo , adottato da tutti i governi , succedutisi finora al potere . No , il Mezzogiorno non ha bisogno di carità , ma di giustizia : non chiede aiuto , ma libertà . Se il Mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso , con la sua libera iniziativa e seguendo l ' esempio dei suoi figli migliori , tutto sarà inutile , perché paternalismo e trasformismo sono facce dello stesso fenomeno , e dopo il rinnovellato trionfo del primo il secondo rifarebbe capolino . Definire dovere nazionale la resurrezione del Mezzogiorno non significa , dunque , che il nuovo Stato dovrà riparare materialmente i danni che lo Stato storico ha recati al Mezzogiorno . Significa , invece , che la politica trasformista dev ' essere abbandonata anche dall ' alto e che il nuovo Stato deve smobilitare il suo apparato di prefetti , di questori e di aguzzini , che da ottant ' anni non fa altro che scoraggiare e distruggere sul nascere le libere iniziative del popolo meridionale . Significa capovolgere interamente la tradizionale politica interna dello Stato italiano nei confronti del Mezzogiorno , modificare le vecchie strutture e creare le nuove strutture economico ­ politiche e politico ­ istituzionali entro le quali il Mezzogiorno potrà liberamente articolare le sue forze e tentare di accrescerle . Qual è , dunque , il compito dei partiti antitrasformisti , che hanno contribuito a formare il gabinetto di coalizione che ora governa l ' Italia ? La risposta è assai semplice e deriva dalla natura delle cose : esigere che lo sbloccamento dell ' intera situazione politica meridionale abbia luogo anche dall ' alto . Se l ' intero processo trasformistico consiste in un continuo lavorio di adesione al governo delle rappresentanze del Mezzogiorno , sicché queste appaiono governative a vita , e possono così giovarsi di tutto l ' apparato statale per contrastare vittoriosamente gli sforzi che le opposizioni fanno per liberare il paese dalla schiavitù in cui è tenuto , è chiaro che basta tagliare questo rapporto istituzionale alla base ed alla sommità , perché , in poco volgere di tempo , il personalismo sia superato e la vita politica meridionale possa avviarsi lungo le rotaie della modernità . Ora , non sembra che gli attuali partiti italiani , compresi quelli che concordano con le idee svolte in questo scritto , posseggano in pieno i termini del problema . Ciò spiega perché , mentre l ' attuale governo è un gabinetto di coalizione , non svolge politica interna antitrasformista e continua ad attardarsi lungo le vie del passato . Io mi rendo conto che si deve evitare di rompere la concordia nazionale , ma guai se il rilievo sopra svolto fosse conseguenza di deliberazione cosciente ! Preferisco , invece , ritenere che , nella fretta della costituzione del governo , non sia emerso questo fondamentale profilo della situazione . Perché , in caso opposto , dovrei concludere che i partiti antitrasformisti si espongono al disastro per una sadica voluttà di suicidio , e che essi , perciò , non sono all ' altezza del compito storico loro assegnato . Quando , per effetto della loro piena collaborazione , e più per questa che per altro , apprezzabili risultati saranno raggiunti nel campo della politica estera , e quando i nostri valorosi " partigiani " , che appartengono interamente ai partiti rivoluzionari , saranno stati smobilitati e riassorbiti nel paese , la reazione monarchica , che è all ' agguato , tenterà di prospettare la nuova situazione , che ne risulterà , come un merito della conservazione anzi della reazione nazionale . Allora soltanto i partiti antitrasformisti si accorgeranno dell ' errore di aver collaborato senza condizioni , di non avere imposto a tempo i necessari mutamenti di politica interna , e di non aver profittato dell ' occasione favorevole per distruggere gli avversari . La politica , nelle sue grandi linee , segue la logica delle occasioni sfruttate o perdute , e queste ultime costituiscono il passivo più terribile per i partiti ed i loro dirigenti . È inutile illudersi di poter fare domani quello che si deve fare oggi . Domani sarà troppo tardi . E mentre scrivo tutta la questione meridionale sta attraversando una di quelle grandi occasioni storiche che non si ripeteranno mai più . Che cosa aspettano , dunque , i partiti antitrasformisti per impostare in seno al governo la grande questione nazionale e pretendere quello sbloccamento dall ' alto che completi ed accentui lo sbloccamento dal basso , già felicemente avviato ? Oppure è fatale questa idiosincrasia dei partiti unitari ad intendere le esigenze politiche del Mezzogiorno ? Perciò i veri meridionalisti , che , in questa nuova alba della nostra libera vita politica , hanno aderito ai partiti unitari , debbono attentamente vigilare e non perdere il controllo della situazione . Soprattutto debbono tenersi pronti per " il secondo tempo " meridionalista , la cui ineluttabilità si presenterà quando gli attuali gruppi unitari , nell ' immancabile sforzo di divenire partiti di governo , si accingeranno a tradire le speranze del Mezzogiorno . Il nostro paese è contornato da troppi nemici ed esposto ad infiniti pericoli : dalla rinascita del trasformismo alle deviazioni dei partiti unitari , corre tutta una gamma di situazioni intermedie attraverso le quali un nuovo compromesso antimeridionale può facilmente sboccare . Occorre , dunque , che i gruppi meridionalisti , esistenti nei partiti unitari , si tengano in contatto per non restare sorpresi dagli avvenimenti . Forse la spinta alla costituzione del Partito meridionale d ' Azione verrà dall ' esterno , ma gli animi vi debbono essere preparati . Consapevolezza storica e consapevolezza politica sono gli imperativi dell ' ora e , se ogni sforzo sarà fatto per diffondere tale consapevolezza nelle masse , è probabile che il miracolo avverrà . Avellino , 17 settembre 1944 . PARTE PRIMA GLI ASPETTI STORICI DELLA POLITICA UNITARIA E LA QUESTIONE MERIDIONALE I Il Risorgimento e la conquista regia Il fallimento ideale del Risorgimento La storia del Risorgimento italiano è ancora da scrivere . Troppo ha gravato su questo genere di studi l ' ossequio al fatto compiuto e l ' insufficienza di generazioni , immiserite dal fallimento di ogni sforzo ideologico per giustificare la realizzazione dell ' unità nazionale . Tuttavia alcuni scrittori , con quel caratteristico genio degli italiani di intuire di slancio alcune idee centrali , hanno tentato la sintesi senza aver compiuto l ' analisi , hanno cercato di penetrare il meccanismo interno della formazione unitaria senza aver fatto il processo ad ogni momento di essa . Taluno movendo dal fallimento delle ideologie federaliste repubblicane ( Cattaneo , Ferrari ) e da un romanticismo neoimperiale ( Oriani ) , talaltro , invece , prendendo le mosse dal liberalismo classico ( Missiroli , Gobetti ) , e dallo stesso processo di sviluppo del socialismo nazionale ( Salvemini ) , talaltro , infine , risalendo alla mancanza di una riforma religiosa ( Missiroli , Gangale ) , hanno tentato tutti di misurare le soluzioni storiche al lume di principî ideali per determinarne le incomparabili deficienze . Ma anche tra essi vi è un residuo teorico comune che è conosciuto nel mondo della dottrina con la frase comprensiva di conquista regia . La conquista regia La caratteristica essenziale del nostro Risorgimento è costituita dal dissolvimento di tutte le correnti ideali , che si disputarono la direttiva della rivoluzione , nel grigio incedere della conquista piemontese . Lo Stato non si formò negli animi dei cittadini , per poi affiorare , a mano a mano che la maturazione si completava , ma si estese dal Piemonte alle altre regioni italiane , attraverso una serie di aggiramenti , di compromessi , di accorgimenti , che appiattirono la conquistata indipendenza , e scoprirono l ' assenza del concetto di libertà come principio rivoluzionario . Il risultato di questo processo fu , dunque , uno Stato piemontese territorialmente più vasto , ma , come ispirazione ideale , egualmente angusto . Anzi la continua necessità di transazione con i ceti dominanti degli ex Stati ne restrinse sempre più l ' ispirazione ideale . Ne derivò una conquista grigia , fredda , uniforme , che , a mano a mano che progrediva , lasciò insoluti tutti i dati ideali della rivoluzione : la libertà , le autonomie locali ed i rapporti fra lo Stato e la Chiesa , campo classico ove si saggiano le limitazioni della libertà . Il meccanismo della conquista fu quello di evitare , di eludere le soluzioni ideali , per stendere su di esse il velo della transazione politica . Così la monarchia dimostrava di temere la spinta della rivoluzione , per impedire che questa , trasportando gli animi in atmosfere più fortemente ossigenate , rendesse inutile il suo grigio intervento . Di qui , anche dopo l ' unificazione , la necessità delle continue transazioni con la rivoluzione , ogni qualvolta questa tentava di rimettersi in marcia , transazioni finora riuscite per la profonda immaturità politica delle masse italiane e per la scarsa zona di risonanza dei tentativi rivoluzionari . La politica di Cavour Cavour fu il grande ministro di questa politica , il realizzatore per eccellenza . Egli fu l ' avversario più deciso delle correnti rivoluzionarie espresse dal travagliato spirito nazionale . Fedele ministro del suo re , egli pose quei dati storici della conquista regia che gli anni successivi più ampiamente svilupparono . Così s ' iniziò quel processo di eviramento della rivoluzione mercè le transazioni personali con i capi , che costituì l ' insegnamento più duraturo del grande ministro nella storia unitaria italiana . Servendosi delle peggiori caratteristiche della razza , quali la debolezza nella fede e l ' amore eccessivo per il comando , Cavour tentò spegnere ogni intransigenza ideale , che avesse potuto maturare , per lo meno nelle élites , una più accesa passione per la libertà , isolò gli uomini che si rifiutavano tenacemente di aderire al suo sistema , affogò , nello stretto circolo di conservazione della monarchia piemontese , l ' incendio romantico del Risorgimento . Gli storici regi lo giustificano rispondendo che l ' immaturità delle masse ed il compito demiurgico , cui egli si accinse , non comportavano altre soluzioni . Ma per noi è preterintenzionale ogni ricerca , che ecceda i freddi dati obiettivi , senza dei quali ogni comprensione degli ulteriori sviluppi è vietata . Anzi , tanto più ci sembra rilevante l ' esame dei dati obiettivi , quando si possa provare esatta l ' affermazione degli storici regi , perché non è nostro compito , in questa sede , fare il processo al genio politico del conte di Cavour , ma rilevare quelle caratteristiche essenziali della sua azione che debbono servirci a comprendere - pure a così lunga distanza di tempo - gli avvenimenti odierni . Perciò non ci sembra di dover dimenticare che Cavour insegnò alla monarchia il metodo attraverso cui distruggere i fermenti rivoluzionari , che , riprendendo la marcia , interrotta nel 1860 , avessero preteso , anche dopo l ' unificazione , alterare i dati storici della conquista piemontese . La monarchia socialista Questo metodo costituisce ormai il sistema di governo dello Stato italiano ed ogni fenomeno politico può essere ricondotto ad esso od alle sue reazioni . Di tanto in tanto alcuni ministri hanno preteso staccarsene o la marea , montante nel paese , ha dato l ' impressione di sommergerlo ; ma non è passato gran tempo che , all ' infuori delle passioni contingenti , esso è nuovamente emerso e si è avuta la prova che era stato , pur nel silenzio della storia , sicuramente operante . Perché la verità è sempre la stessa : l ' unica contrapposizione dialettica esistente è quella tra conquista regia e la rivoluzione , tra soluzione storica e necessità ideale . E la rivoluzione , o che sia bandita in nome della classe , o che sia fatta in nome della Nazione , o che sia desiderata in nome della libertà , è sempre diretta a placare una delle necessità ideali rimaste insolute nel processo formativo dello Stato italiano , e perciò implicitamente rivolta contro la conquista regia . Ma , attraverso queste antitesi , avviene un giuoco di interesse eccezionale , perché è fenomeno comunissimo nella nostra storia unitaria che forze di provenienza rivoluzionaria siano adoperate in funzione della più gretta conservazione , e forze , così dette conservatrici , lavorino in senso sovvertitore . Tutto ciò dipende da una parte dall ' immaturità generale del paese e dall ' altra parte dal fatto che i politici italiani non si rendono esatto conto di tale antitesi ed agiscono come se fossero in grado di svolgere una politica autonoma . Il più probante esempio di questa verità ci è fornito dalla storia del Partito socialista italiano , che lentamente , attraverso il giuoco dell ' intervenzionismo statale , si lasciò aggiogare al carro del giolittismo . Così forze di origine schiettamente liberali , elaborate direttamente dal paese , furono saldate al sistema imperante attraverso il connettivo economico , senza che esse stesse si rendessero sufficientemente conto di questa verità . La critica salveminiana a questa peculiare posizione del socialismo italiano non ebbe vaste risonanze in seno al partito e valse , tutt ' al più , ad alimentare lo spirito di nuove élites che al socialismo non appartennero mai . Per lungo tempo Salvemini sembrò un estraneo a tutti i politici italiani , perché questi aderivano al sistema giolittiano , anche quando sembravano avversarlo . Ed in effetto , quando le opposizioni non fondino la teoria e la prassi su impostazione radicalmente nuova , finiscono per aderire implicitamente alle maggioranze e si autodefiniscono come opposizioni di comodo . Se tale precisamente non fu la posizione del PSI , tuttavia esso entrava così vivamente nel giuoco della dittatura giolittiana da giustificare la concezione missiroliana della monarchia socialista . Eppure nessun movimento più di quello socialista avrebbe potuto infrangere il metodo tradizionale per tentare di costringere il regime al giuoco dei partiti moderni . Ma tale movimento , senza soluzioni critiche della questione italiana ( che invece Salvemini cominciava ad elaborare come materia antisocialista ) dominato da spirito insurrezionista , per quanto costituito di accortezze riformiste , era esso stesso un esempio vivente della insufficienza italiana alla creazione del partito moderno . La sua azione contro il regime , dunque , non poteva arrivare al cuore , ma doveva necessariamente limitarsi all ' epidermide . Il sistema delle dittature personali Queste considerazioni spiegano a sufficienza perché il nostro paese non poté altrimenti essere governato che attraverso le dittature personali . Dopo aver limitato il giuoco dei partiti , anzi dopo aver intuito che esso è potenzialmente diretto a rompere il circolo tradizionale della conquista regia , lo Stato italiano dovette , volta per volta , fondare la sua speranza di conservazione sull ' abilità personale dei primi ministri e sulla capacità di adesione , più o meno estesa , che essi manifestavano al sistema tradizionale . Così i governi italiani furono un quid medium tra il cancellierato germanico ed i gabinetti parlamentari , essendo la sovranità rappresentativa riconosciuta sol quando non eccedeva i dati storici della conquista regia , anzi meglio quando si prestava compiacentemente a nasconderli dietro la parvenza di un giuoco politico autonomo Da ciò , conseguentemente , nacque lo scarso ossequio per il Parlamento , anzi il tentativo di paralizzarne le funzioni ogni qual volta ostacolavano le transazioni del regime ; il prepotere della stampa , avvelenatrice della pubblica opinione , sovvenzionata da scarsi gruppi finanziari per la difesa d ' interessi particolari ; la durezza della repressione dei moti popolari , sol che fossero animati da un anelito di libertà , e l ' abuso della piazza quando si trattava , invece , di vincere resistenze legalmente manifestate . Ne risultava , quindi , un sistema politico , che non aveva un vero e proprio centro di stabilità , che assumeva diverse fisionomie , secondo le vicende della lotta , che doveva vivere continuamente di espedienti , sempre più necessari e sempre più numerosi a mano a mano che il paese progrediva verso forme più alte di maturazione civile . Un sistema che ha sempre richiamato ed ancora richiamerà l ' attenzione degli studiosi per i suoi continui mutamenti . E , infatti , se nell ' ordinato svolgimento della lotta politica presso le nazioni che hanno raggiunta la piena maturità del regime liberale , può taluno trovare motivo di conforto spirituale , nessuno si meraviglierà se io affermo che dal punto di vista critico i regimi preliberali , come l ' Italia , offrono tale varietà di combinazioni da riuscire di gran lunga più interessanti della fredda meccanicità dei primi . Ma , quando il critico ha scoperto il filo conduttore e lo ha denudato agli occhi del lettore , non potrà non apparire a quale specie di espedienti il regime è costretto a ricorrere sotto la spinta del suo istinto di conservazione , quale grado di immaturità svelino invece i partiti di opposizione . La nuova conquista regia attraverso le masse In verità è questa la constatazione ultima cui ogni esame della lotta politica in Italia deve condurre : constatazione che sola può , quando sia generalizzata , suggerire il rimedio opportuno . La conquista regia fu possibile tra il '48 ed il '70 perché la rivoluzione italiana fu opera di minoranze contro od in assenza delle maggioranze . L ' assorbimento delle opposizioni , quindi , non doveva essere molto difficile , sia perché erano ristretti gli interessi in giuoco , sia perché le opposizioni stesse non erano eccessivamente incoraggiate sul terreno dell ' intransigenza ideale dall ' assenza delle masse . Però , a mano a mano che queste vengono immesse nella vita pubblica dall ' azione elevatrice del progresso economico e culturale , se crescono le possibilità del giuoco transattivo , nella prima fase dell ' apporto ; per l ' immaturità dei nuovi venuti , che vengono utilizzati dal regime in una opera di contrapposizione ai ceti già maturati , a lungo andare non dovranno tardare ad apparire le benefiche conseguenze di questo fatto liberale . È necessario , però , non perdere mai di vista i concetti che abbiamo tratteggiato per non commettere il facile errore di esaltare movimenti , che , in prosieguo di tempo , si è costretti a sconfessare ! Molti italiani , in perfetta buona fede , hanno avuto continue crisi di coscienza , appunto per questa ragione . Occorre convincersi che la conquista regia continua ancora imperturbabile , riproducendo i suoi schemi e le sue soluzioni , e che , quando taluni strati della popolazione italiana hanno dimostrato di essere pervenuti ad un certo grado di maturità e , perciò , si avviano a reagire ai sistemi di dittatura personale , vi sono sempre vaste riserve su cui fare leva per ripetere il giuoco tradizionale . Se si vuole , quindi , uscire una volta per sempre da questo mortificante sistema politico occorre conoscerne a fondo la natura per determinare i punti di leva per l ' azione politica . Questo libro si propone di schematizzare l ' applicazione del giuoco in quest ' ultimo turbinoso periodo della storia italiana , di mostrare ; attraverso la natura delle opposizioni , come esso tenda a riprodursi , ed infine di chiarire quando e con quali mezzi la rivoluzione italiana , avviandosi a risoluzione , potrà uscire dal cerchio ristretto della conquista regia , per entrare nel più vasto respiro della rivolta ideale . Forse la preparazione storica dell ' autore ed il suo senso critico non sono adeguati ad un compito così vasto , ma egli si lusinga più di approntare materiale di osservazione per gli altri che conclusioni definitive per sé . II Conservazione e rivoluzione anteguerra Il giolittismo nell ' anteguerra All ' inizio della grande crisi europea , provocata dagli ultimatum austro ­ tedeschi , le condizioni politiche italiane si trovavano consolidate nel giolittismo , che dominava il paese , adottando volta per volta le soluzioni minime che gli elaborava il riformismo socialista . Attraverso la politica dell ' abile uomo di Stato piemontese la monarchia si era fortemente consolidata e sperava di riposare , per qualche lustro ancora , nella dolce quiete dell ' equilibrio europeo all ' estero e del socialismo di Stato all ' interno , mentre i partiti di opposizione avevano abbandonato da lungo tempo ogni critica al regime . Fu per ciò che allo scoppio della guerra tutti gli italiani ebbero l ' impressione di essere lanciati improvvisamente nel vuoto . Si apriva , infatti , una di quelle epoche in cui , dovendosi richiedere a tutte le classi sociali il massimo sforzo , vengono alla luce le deficienze dei regimi e si rimette in discussione lo stesso processo di costituzione dello Stato . Il senso di disorientamento che colse il paese trovò , perciò , giusta espressione nella dichiarazione di neutralità , che , suggerita da ragioni di politica estera , riusciva di grande utilità anche allo sviluppo della politica interna . Ma , se la dichiarazione di neutralità valse a procurare un po ' di respiro alle classi dirigenti , non attenuò lo sviluppo di quei fenomeni politici , che dai gravissimi avvenimenti , iniziatisi in Europa , derivavano come logica conseguenza . Particolarmente grave era per la monarchia la decisione dell ' atteggiamento da assumere nei riguardi della guerra in atto , perché , se essa si decideva per la neutralità , doveva temere che le correnti rivoluzionarie ripetessero il giuoco del Risorgimento di prospettare la monarchia come poco sensibile alle grandi questioni nazionali . e preoccupata soltanto delle fortune dinastiche , e se , invece , essa si decideva per l ' intervento , assumeva una terribile responsabilità rispetto alla maggioranza del paese semiassente ed effettivamente rischiava la corona . Ma queste stesse ragioni che facevano perplessa la monarchia , suggestionavano le scarse forze operanti del paese che naturalmente cercavano assumere il più logico e deciso degli atteggiamenti , sia nei riguardi del regime propriamente detto , sia nei riguardi del giolittismo , che alcuni uomini politici credevano distinto ed indipendente dal primo . Ne derivò , quindi , una complessa varietà di atteggiamenti che tradusse in forma veramente plastica le speranze e le delusioni del paese , il suo bisogno di elevazione politica ed il timore di perdere la conquistata prosperità economica . Le forze antigiolittiane e la scissione socialista Cominciando , quindi , tale disamina , diremo che le forze antigiolittiane nel periodo prebellico si condensavano principalmente in due nuclei che , sotto un punto di vista superficiale , sembravano opposti ma , nella loro intima sostanza , erano simili , tanto vero che , in un successivo sviluppo di tempo , non tardarono a trovare il terreno comune per l ' azione : il gruppo del socialismo antiriformista o rivoluzionario , capitanato , più che da altri , da Mussolini , ed i gruppi di opposizione costituzionale e nazionalista , facenti capo da una parte ad Antonio Salandra e Sidney Sonnino e , dall ' altra , ad Enrico Corradini . Comune finalità politica era la distruzione della dittatura parlamentare giolittiana ; comune metodo di lotta conseguentemente la tattica antiparlamentare , sebbene gli uni si mostrassero pronti a trasportare le folle attraverso azioni extralegali e gli altri mirassero a creare , fin d ' allora , il mito del paese contrario al Parlamento per giustificare i metodi di illegalismo messi in opera dai primi : divergenti invece erano le finalità più remote assegnate all ' azione , perché , mentre gli uni favoleggiavano di rivoluzione sociale , gli altri affermavano di voler agire sul terreno della conservazione . Siccome , però , era impossibile raggiungere i rispettivi programmi massimi , ne risultava comune il compito storico immediato . Quando scoppiò la guerra europea e si cominciò a discutere , di fronte alle gravi ripercussioni internazionali che essa provocava ed alla possibilità di soluzione del problema irredentista italiano , della necessità di un nostro intervento nel conflitto europeo , le divergenze di finalità e di metodo non potevano non riprodursi , sia perché ogni gruppo possedeva una dogmatica politica propria , sia perché la guerra , presentandosi come fattore mondiale , rimetteva in discussione tutto il processo formativo dello Stato unitario italiano . Fu , perciò , che il Partito socialista , che fin allora aveva offerta una formale compattezza di indirizzo , rivelò la sua doppia anima e si scisse in due correnti , che non tardarono ad assumere atteggiamenti antitetici . Contribuì indubbiamente a tale scissione , oltre che la diversa valutazione del fatto mondiale della guerra e dell ' atteggiamento dogmatico che nei confronti di esso doveva tenere il proletariato , secondo i sacri canoni dell ' antimilitarismo allora di moda , anche la diversa posizione che da vario tempo avevano assunto nei riguardi della politica giolittiana le due ali in cui allora il socialismo italiano si divideva , per cui mentre la frazione rivoluzionaria era portata dal suo stesso istinto a tentare , attraverso l ' alea della guerra , la carta sovvertitrice , i riformisti della Confederazione generale del lavoro e gli ortodossi del verbo antimilitarista vedevano nel fenomeno bellico un serio pericolo per i miglioramenti economici conquistati e per la posizione di pseudointellettualismo assunta dalle oligarchie da loro rappresentate . Cosicché mentre i primi , aderendo ad una logica puramente formale e per niente permeata dalla realtà di formazione e di vita del movimento operaio italiano , si proponevano di scalzare il regime attraverso ed oltre la dittatura giolittiana ; i secondi , convinti della realtà di formazione e di vita di tale movimento , temendo che la distruzione della dittatura giolittiana potesse rendere possibili ritorni padronali a carattere specificatamente reazionario , si attaccavano disperatamente al dogma antimilitarista , fiduciosi di far opera di conservazione entro uno schema verbale di sovversivismo . Antigiolittismo borghese Parimenti i partiti borghesi venivano frazionati dalla lotta tra il giolittismo e l ' opposizione costituzionale non soltanto perché , nei confronti della guerra , diversa poteva essere la posizione da assumere , ma anche perché , pure per la borghesia , ogni eventuale soluzione si prospettava in funzione di politica interna . Infatti , era naturale che la Destra così detta liberale e l ' associazione nazionalista , da poco sorta , si rifiutassero di seguire il giolittismo imperante nella sua soluzione conservatrice e fossero tentati , dopo aver innestata la loro azione sullo schema dell ' irredentismo di sinistra - anche allo scopo di incontrare il giuoco monarchico nel suo secondo tempo di sviluppo - di distruggere le posizioni giolittiane e concorrere ad accendere ipoteca nel giuoco sovvertitore . La natura di questo lavoro e la brevità dello spazio ci permettono soltanto di accennare , ma a chi attentamente esamini la posizione ideologica dell ' interventismo nazionalista nel 1915 non potrà sfuggire questo mutuo di idee , già avvenuto nel decennio precedente , tra la Sinistra irredentista ed antidinastica e la Destra conservatrice . L ' irredentismo , durante trent ' anni , era stato un motivo sovversivo , un motivo critico contro la monarchia , il tentativo , cioè , di dimostrare l ' impotenza monarchica a risolvere tutto il problema nazionale . Ebbene , nel 1915 noi troviamo il bagaglio ideologico dell ' irredentismo di destra a servizio dei gruppi che , in politica interna , erano agli antipodi degli inventori della critica irrendentistica , adoperato a frantumare e distruggere quello stesso sistema di governo che la realtà italiana aveva fatto conseguire a placare e realizzare le idee politiche dei nazionalisti di sinistra . Interventismo rivoluzionario E perciò nell ' imminenza della guerra , secondo uno schema grossolano , che tuttavia presenta notevoli limiti di approssimazione , le forze politiche italiane si dividevano in quattro grandi gruppi , che giuocavano abbinandosi a vicenda sui due terreni della rivoluzione o della conservazione sociale attraverso il mantenimento o la distruzione della dittatura giolittiana . Tali gruppi erano : 1 ) interventismo rivoluzionario ; 2 ) interventismo nazionalista ­ conservatore o monarchico ; 3 ) neutralismo giolittiano ­ conservatore ; 4 ) neutralismo rivoluzionario o , per meglio dire , socialista . L ' interventismo rivoluzionario , risultante dal conglomerato di alcune frazioni di sinistra del Partito socialista , e dalla quasi totalità del Partito repubblicano , intuiva , per quanto grossolanamente e senza sufficiente chiarezza teorica , che la guerra avrebbe richiesto uno sforzo collettivo così imponente da obbligare la dittatura giolittiana a logorarsi rapidamente ; avrebbe determinato , cioè , una necessità di apporto di nuove forze , che , non potendo trovare sistemazione nei vecchi schemi politici , avrebbero potuto permettere non soltanto il sovvertimento della dittatura parlamentare giolittiana , ma altresì il sovvertimento dello stesso regime . Questo - secondo l ' interventismo rivoluzionario - risultava dal continuo assorbimento che il potere regio aveva operato di quasi tutte le scarse forze affiorate , durante il periodo giolittiano , alla vita pubblica italiana , forze che attraverso la transigenza , avevano perduto ogni autonomia , se pure avevano acquistato potere . Sicché , identificandosi il regime col giolittismo , sarebbe stato assai facile distruggere il primo dopo che al secondo si fossero mozzate le ali . Quanto fosse esatto questo calcolo e quanto fosse contemporaneamente illusorio risulterà più chiaramente in seguito dallo stesso svolgersi dei fatti , che , confermando talune premesse iniziali e smentendone altre , ha imposto alla storia un diverso cammino . Certo è , però , che l ' interventismo di sinistra , mentre ignorò quasi del tutto la tradizione italiana in virtù della quale le guerre del Risorgimento furono sempre bandite dall ' opposizione rivoluzionaria ed eseguite e sfruttate dal potere regio , sicché mai la prima potette giovarsene contro il secondo , anzi fu sempre costretta dopo a transigere , non tenne calcolo che nel giuoco di sfruttamento degli effetti della guerra avrebbe avuto altresì concorrente sleale e terribile il socialismo neutralista , verso cui l ' indiscutibile immaturità politica italiana avrebbe fatto precipitare le masse in uno sforzo conservatore . Interventismo regio Puntava contro la dittatura giolittiana anche l ' interventismo nazionalista ­ conservatore o monarchico , risultante dal conglomerato delle forze così dette liberali di destra e dai nazionalisti , che si riportavano alla tradizione piemontese dinastica , per cui l ' iniziativa dell ' unificazione italiana doveva essere riservata alla casa regnante per impedire che il fattore nazionalista potesse essere sfruttato dai partiti rivoluzionari . Contemporaneamente , accentrando , per le proprie finalità , il concetto della rivoluzionarietà della guerra , l ' interventismo conservatore credeva di poter rivolgere le nuove forze , la cui maturazione sarebbe stata accentuata dal fatto bellico , contro la fortuna parlamentare di Giolitti . E ciò anche in dipendenza di quell ' elaborazione dottrinale del concetto dello Stato nazionale che allora cominciava , e che , agitando , al di sopra di ogni altro , il concetto della Nazione , intesa organicamente come ente a sé , e non come conglomerato degli individui che la compongono , mirava a distruggere quel poco di potere effettivo che al Parlamento la dittatura giolittiana aveva creduto lasciare , perché il popolo non fosse distratto dalle vie legali dell ' urna e della scheda . Così i conservatori del regime non temevano di abbracciare un compito sovvertitore , mettendosi in concorrenza con i rivoluzionari più veri e maggiori , pur di sboccare a forme politiche di vera e propria reazione sociale . Neutralismo giolittiano Il neutralismo giolittiano invece partiva da una concezione eminentemente storica , e , perciò , nel senso più assoluto , conservatrice , in quanto , mentre intuiva che il fatto rivoluzionario della guerra costituiva un diretto attentato alla propria sovranità , nutriva scarsa fiducia nella possibilità di riuscita della iniziativa monarchica per le realizzazioni nazionali . Abituato a cercare nel chiuso di poche idee la soluzione dei problemi interni , rifuggiva , per temperamento , dall ' immischiarsi nelle faccende dell ' Europa turbolenta e convinto che il popolo italiano avesse già date il massimo di espressione politica con la socialdemocrazia ad uso giolittiano e che , perciò , bisognasse concedergli il tempo ed il respiro per altri progressi , cercava nascondere ed ovattare ogni altro bisogno , che eccedesse il dato immediato dello sviluppo materiale , entro un velo di indifferenza , che in parte era calcolo ed in parte era anche incomprensione . Però , non potendo opporre un ' assoluta immobilità di fronte allo scottante problema irredentistico ed all ' impulso proveniente da tutto un secolo di elaborazione del concetto di nazione , era costretto a prospettare esso stesso una soluzione di politica internazionale , che si racchiuse nel così detto " parecchio " . Naturalmente , siccome i tempi erano maturi per altri destini ed in tutta Europa si era aperta una vera e propria crisi di civiltà , la formula giolittiana si presentava come la più debole , anche perché non riusciva a contraddire , anzi in parte ammetteva , le ragioni ideologiche , cui le due formule avversarie si innestavano . Fu , perciò , che dopo lunghe esitazioni la guerra fu dichiarata malgrado che i consigli giolittiani suonassero assai bene alla maggioranza delle orecchie italiane . Neutralismo socialista Quanto , poi , al neutralismo così detto rivoluzionario , che trovò il suo migliore araldo nel socialismo ufficiale , non può non risultare evidente il carattere conservatore che ne costituiva la base , comune del resto al giolittismo di cui il socialismo delle cooperative e dei sussidi costituiva un non dissimulato satellite . Però , per quella doppia posizione ideologica caratteristica del PSI negli ultimi anni , in virtù della quale mentre esso si presentava come rivoluzionario rispetto alla formazione politica dello Stato italiano , in effetti e per massima parte molto aspettava dalla azione di esso nel campo economico , il PSI mentre era interessato al mantenimento della dittatura giolittiana , credeva di fare atto di saggia politica preordinando la speculazione sui dolori e sulle conseguenze della guerra , e preparando così il terreno per il sovversivismo generico ed assurdo . Concludendo , quindi , mentre rispetto alla dittatura giolittiana si abbinavano l ' interventismo rivoluzionario con quello nazionalista contro il neutralismo giolittiano e socialista , rispetto al regime l ' interventismo rivoluzionario si abbinava al neutralismo socialista contro il binomio interventismo nazionalista e neutralismo giolittiano . Da questo schieramento contraddittorio ed assurdo non poteva nascere che il caos del dopoguerra . Infatti , ognuno potrà facilmente rilevare che tutte le quattro correnti esaminate erano assolutamente fuori della questione italiana , fuori dei concetti di libertà politica e di giustizia tributaria che ne costituiscono l ' essenza , e perciò in lotta tra loro solo per rappresentare le oligarchie parassitarie o trasformiste della nazione . Quelle tra esse che avevano già aderito ai dati storici della conquista piemontese erano assolutamente impossibilitate ad assumere un compito rivoluzionario ; quelle , invece , che pretendevano di elevarsi contro la tradizione monarchica erano lontane dall ' ossatura della questione italiana e perciò prive di contenuto sostanziale . Se non avevano ancora transatto , erano destinate a transigere . La riprova di queste verità si trova nel fatto che nessuna corrente politica ebbe di mira la questione del Mezzogiorno e tenne conto delle possibilità rivoluzionarie che ne derivavano . Le quattro correnti politiche suddescritte erano come delle anfore vuote pronte a contenere qualsiasi liquido . III La rivoluzione in atto : il bolscevismo Primi sintomi bolscevica Durante lo svolgimento della guerra , la compressione militare , l ' esistenza della censura e la permanenza sotto le armi di tutte le nuove generazioni , non potevano che ritardare lo scoppio del fenomeno rivoluzionario previsto nel 1915 . Tuttavia vi furono fatti , come la propaganda disfattista , che , affiorati improvvisamente all ' epoca della sconfitta di Caporetto , gettarono strani barbagli di luce sulla psicologia delle masse italiane , e provarono che mentre la debolezza dello Stato unitario sempre più progrediva , nel paese si determinavano vaste correnti di agitazione rivoluzionaria . Si manifestarono così i primi sintomi non solo del vasto temporale che si sarebbe scatenato poi , ma anche dell ' indirizzo che la psicologia delle masse subiva . Infatti , cominciava ad apparire fatale che lo scoppio della rivoluzione russa e le aspirazioni messianiche , da cui in quell ' ora di orgia spirituale tutti i proletariati europei erano narcotizzati , dovesser ben presto produrre ulteriori conseguenze . Specialmente in Italia , poi , l ' influenza bolscevica si preannunziava enorme , sia per l ' originaria debolezza dello Stato unitario , sia per l ' immaturità di tutte le correnti e partiti politici esistenti nel paese , sia ancora per la stanchezza derivante dalla guerra , che doveva inevitabilmente disporre le masse ad esaurire in un atto di negazione totale ogni proposito ricostruttivo . Ripresa interventista e sconfitta di Bissolati Tuttavia questo stato d ' animo venne , per un certo periodo di tempo , neutralizzato dalla vittoria militare , che parve conferire alle correnti interventiste nuovo vigore e più larga vitalità . Ma la sconfitta diplomatica di Versailles ed il perdurare della guerra , attraverso la politica dei trattati , distrussero gli effetti della vittoria militare ed indebolirono i gruppi interventisti , prospettando nuovamente , come elemento essenziale della psicologia collettiva italiana , il disfattismo postcaporettiano . Veramente a questo risultato condusse anche la lotta tra l ' interventismo imperialista e quello bissolatiano , conclusasi con la sconfitta di quest ' ultimo . Ma queste ragioni di debolezza interna dell ' interventismo sarebbero rapidamente scomparse se la sconfitta diplomatica non avesse conferito nuovo vigore al neutralismo socialista . Questo , poi , traeva la sua prima consistenza dalla maturità economica , cui erano pervenuti i ceti operai durante il periodo giolittiano - maturità che li aveva affermati in vittoriosa concorrenza con taluni ceti della piccola borghesia impiegatizia ed umanistica - ed era alimentato oltre che dal generale indebolimento delle classi medie in tutta Europa , anche dalla speciale situazione psicologica italiana . La diffusione del bolscevismo Fu così che il precipitoso diffondersi del bolscevismo , il suo contagio esteso con rapidità incredibile anche fra ceti economicamente agli antipodi di ogni movimento comunista , perché assolutamente fuori del processo di proletarizzazione , apparvero come il più grave sintomo dell ' immaturità rivoluzionaria del paese . Si riproduceva , quindi , sotto altro profilo , un fenomeno caratteristicamente italiano : lo sforzo puramente verbale di applicare alla realtà nostra , semifeudale e precapitalistica , schemi rivoluzionari astratti , prodotti da altri popoli per differenti realtà sociali ed interpretati dai nostri rivoluzionari in maniera assolutamente arbitraria ed anarchica , anche a causa della distanza e delle scarse notizie che di essi allora si avevano . A mano a mano che la smobilitazione continuava e che le masse combattenti venivano iniettate nel paese , il processo patologico si accentuava per effetto di azioni e reazioni meccaniche cumulantisi tra di loro e si verificarono con esattezza le previsioni psicologiche su cui avevano fatto affidamento le frazioni neutraliste , quando tra il 1914 ed il 1915 , avevano preso posizione . Però , mentre i loro calcoli demagogici trovavano clamorosa conferma nel fermento delle folle , si accentuava il dissidio tra le aspirazioni confuse delle masse e la preparazione programmatica dei partiti ed appariva quindi naturale così l ' adesione dei dirigenti alla indifferenziata ideologia neutralista , come il loro tentativo di limitare le aspirazioni delle masse . Ma ciò che contribuì notevolmente ad accrescere il successo iniziale del bolscevismo fu il colossale disorientamento delle classi dominanti . Di fronte al dilagare dell ' ideologia massimalista tra le masse , la borghesia italiana fu presa da una paura folle . L ' esempio della Russia , ove l ' antica classe dirigente doveva subire tutti i rigori rivoluzionari , ed il mito giacobino che alitava in tutti i paesi europei , invece di aguzzare l ' acume politico della borghesia italiana per suggerirle i rimedi con cui superare o illudere la crisi , parvero terrorizzarla in maniera così decisiva da comunicare all ' intero paese l ' aspettativa del grande evento imminente . Era quello il periodo in cui in tutta Italia si parlava pubblicamente di punire gli interventisti , di istituire il regno della vendetta sociale , e conseguentemente non è da meravigliarsi che , in presenza di un fenomeno patologico così imponente , le classi dirigenti reagissero soltanto in sede di paura . D ' altra parte , le tendenze anarchiche della vecchia borghesia italiana accrebbero notevolmente il disorientamento , perché , invece di schierarsi a difesa dello Stato , ne aggravarono la crisi . Infatti in quell ' epoca lo Stato italiano ricevette il colpo più rude con l ' impresa fiumana , che rischiò di compromettere in una serie di avventure diplomatiche la compattezza della Nazione . Lo Stato italiano restò sospeso in aria , aggredito dal garibaldinismo che si riproduceva sulla quarta sponda contro ogni tradizione di acquiescenza monarchica , e non sorretto dai nuovi ceti operai che se ne erano estraniati per correr dietro all ' inafferrabile mito bolscevico . Invano in quel torbido periodo di reciproca incomprensione il presidente del Consiglio onorevole Nitti invocò ed aspettò dalla collaborazione socialista la base politica per tentare una formazione più vasta di quella giolittiana . Il socialismo italiano , perduto dietro i sogni evanescenti delle steppe russe , si accanì a portare colpi su colpi a quella formazione , di cui in sede ideale doveva costituire parte integrante e nella realtà si costituiva nemico . Così l ' onorevole Nitti potette accumulare tre differenti ministeri in attesa che la crisi riuscisse ad una soluzione logica , su cui egli avesse potuto poggiarsi , e logorò per lungo periodo di tempo la sua carriera politica in un tentativo di tanta immaturità . Ma perché la situazione del paese risulti sufficientemente chiara occorre precisare lo sviluppo che vennero assumendo le altre correnti italiane di fronte al fatto neorivoluzionario . L ' interventismo rivoluzionario in gara col bolscevismo La corrente dell ' interventismo rivoluzionario , costituitasi in fasci di combattimento ad opera di Mussolini , non trovò di meglio che seguire nella scia rivoluzionaria il massimalismo ufficiale . Dopo aver formulato un programma rivoluzionario , che però si arrestava a pure modificazioni formali nella costituzione dello Stato , si esercitò lungamente in una aspra concorrenza demagogica contro i socialisti ufficiali , che venivano quotidianamente accusati di non volere e di non saper fare la rivoluzione . Abbacinato dalla falsa idea che le direttive della rivoluzione in atto non potessero essere altro che socialiste , Mussolini sognò d ' impadronirsi del movimento , al punto in cui i socialisti ufficiali si fossero dimostrati impari alla fortuna , e perciò per lungo tempo li tallonò con pazienza ed audacia , non mancando di rilevare in ogni occasione le loro perplessità . Gli solleticava la speranza l ' accumularsi dei loro errori nei riguardi degli ufficiali combattenti e la mancanza di un programma di ricostruzione che potesse dare agli animi , desiderosi di novità , un nuovo pascolo spirituale , come gli suggeriva l ' istinto che il PSI avrebbe perduto l ' occasione rivoluzionaria attraverso le linee del parlamentarismo , di cui i suoi ceti dirigenti costituivano parte sostanziale ed integrante . Però questi calcoli puramente meccanici e la stessa complessità della situazione gli impedivano di vedere che sul terreno prescelto egli sarebbe stato certamente battuto non solo dal PSI , ma , in un momento successivo , anche da altri partiti , perché o il bolscevismo sboccava in un moto rivoluzionario , e le prime conseguenze di tale moto sarebbero state antimussoliniane , oppure si esauriva in conati sterili e la ripresa borghese non poteva mai avvenire sulla stessa base di lotta del socialismo , su cui Mussolini allora poggiava . Ma in quel momento , forse , il trionfo bolscevico e la segreta speranza di un riassorbimento nelle file del socialismo ufficiale impedivano al mussolinismo di controllare tutte le sue ipotesi e tutte le sue tesi e di guardare più lontano dalla realtà immediata . Tanto più che l ' interventismo rivoluzionario , poggiando sul patriottismo , mostrava di porsi a cavaliere di ogni altra tendenza . La tendenza sovvertitrice dell ' interventismo conservatore L ' interventismo conservatore , invece , non poteva far altro che irrigidirsi nelle sue posizioni antebelliche e tentare di resistervi , in attesa che gli errori degli altri e la riscossa dei ceti medi potessero permettergli di accentuare la propria funzione di conservazione . Però , siccome i gruppi politici che abbiamo , per ragione di metodo , riuniti sotto il termine comprensivo di interventismo conservatore , avevano concepito il disegno di distruggere la dittatura giolittiana , dovettero durante questo periodo assolvere un compito sovvertitore , tentando di far scaturire la crisi istituzionale soltanto contro il parlamentarismo , su cui si assideva sovrano lo statista di Dronero . In ciò essi ebbero fin d ' allora alleato l ' interventismo di sinistra , che , intuendo la funzione conservatrice del PSI , collegata al protezionismo ed al parlamentarismo , mirava ad adeguarsi alla mentalità rivoluzionaria delle masse attraverso il liberalismo e l ' antiparlamentarismo . Non sfuggirà certamente - ed è stata già ampiamente rilevata - la contraddizione intrinseca tra la funzione di conservazione , che i gruppi interventisti monarchici assumevano di assolvere , ed il compito di sovvertimento del parlamentarismo giolittiano - unico baluardo del regime - di cui si dilettavano per ragioni di predominio interno come , del pari , non sfuggirà la fatalità di taluni atteggiamenti , dipendente , più che altro , dalla completa immaturità politica e storica dei partiti e delle masse italiane . Ad ogni modo ci sembra sufficientemente chiaro che mentre i gruppi dell ' interventismo monarchico proclamavano a chiacchiere di voler opporsi all ' inflazione bolscevica , in effetto , distruggendo il residuo prestigio delle pubbliche istituzioni , riuscivano completamente allo scopo opposto . Veramente essi ritenevano che il bolscevismo e la conseguente agitazione del paese fossero un prodotto del parlamentarismo e del malgoverno giolittiano , e non già un fatto neorivoluzionario , e , perciò , s ' illudevano di fare opera di conservazione eliminando le cause del male , ma essi scambiavano per queste dei fatti puramente episodici e che , del resto , nel complesso giuoco degli avvenimenti facevano funzione di freno , piuttosto che di spinta . Nella loro testarda incomprensione storico ­ politica , essi non avevano compreso che il giolittismo era il più perfetto organo di conservazione , che , data l ' immaturità italiana , era stato possibile creare con i pochi interessi autonomi che erano riusciti a farsi valere attraverso la lotta politica . Insistendo perciò nell ' aggressione al giolittismo rischiavano di distruggere ogni benefico effetto del loro atteggiamento interventista nel giuoco della concorrenza postbellica . Ma , in verità , è forse effetto di uno spostamento critico quello di attribuire ai gruppi ed agli uomini grande rigore dialettico durante la lotta , mentre , invece , molto è dovuto al caso e più che altro al giuoco degli interessi che hanno una logica tutt ' affatto particolare . Così questi gruppi dell ' interventismo conservatore , presi nel ferreo dilemma da una parte di servire gli interessi parassitari dell ' industria pesante , bisognosa di avventure ed agitazioni internazionali per i propri affari , e , perciò , portata ad opporsi ad ogni tentativo di stabilizzazione pacifista che il popolo italiano avesse fatto sentire attraverso il Parlamento , e dall ' altra di tentare un esperimento di conservazione , che , interessando ceti più estesi , avesse avuto meno precarietà , erano costretti a scegliere il primo corno del dilemma ed a compiere opera di sovvertimento generale pur di tentare di mantenere la conservazione particolare . Giolitti salva il regime Intanto la corrente del neutralismo conservatore , fra tanto rimescolio di avvenimenti , sperava ripigliar vigore . Anzitutto le dava motivo di speranza l ' ondata di reazione alla guerra che si manifestava in ogni angolo della penisola e l ' intrinseca incapacità rivoluzionaria del PSI , che , non potendo superare la fase delle agitazioni e degli scatti a vuoto , non riusciva di molto a differenziarsi dalle altre correnti neutraliste costituzionali . Ma soprattutto costituiva una ragione di potenziamento il disagio spirituale , in cui progressivamente veniva a cadere il popolo italiano , perché , mentre la rivoluzione in marcia era di carattere piccolo ­ borghese , la soluzione che si proponeva era nettamente proletaria ; mentre si sentiva il bisogno , di una rivoluzione politica , che adeguasse le istituzioni e la rappresentazione alla realtà economica del paese , gli estremisti bolscevici parlavano di rivoluzione sociale . Ne nasceva quindi un grande squilibrio tra le aspirazioni collettive e le formule degli agitatori e , di fronte a questa caotica realtà , gli stessi gruppi veramente rivoluzionari erano costretti a ripiegare su posizioni di conservazione . Era , insomma , così radicale l ' immaturità rivoluzionaria del popolo italiano che , verso l ' agosto del 1920 , si rese possibile la creazione di una nuova formazione politica intorno a Giolitti , quando l ' equilibrio politico da lui creato nel periodo prebellico era completamente franante . Infatti , quando Giovanni Giolitti risalì al potere fu accolto come un trionfatore e tutte le frazioni italiane inchinarono le loro bandiere dinanzi a lui , come se egli fosse il capo di una rivoluzione vittoriosa . Ed in quel momento invero il giolittismo trionfava dell ' immaturità dei suoi avversari . Assunto al potere , Giolitti rimise in funzione il vecchio metodo trasformistico e mentre cercò lusingare in un primo tempo gli istinti demagogici della rivoluzione proletaria con le imposte straordinarie , successivamente mise ogni opera per incanalare il fascismo entro gli schemi della conservazione monarchica . Ma se con questa politica provocò il primo successo postbellico della monarchia , riproponendola come termine di transazione , se non di soluzione , della crisi italiana , non riuscì però a salvare il proprio sistema politico , ed a riprodurre gli schemi cui si era affidato vittoriosamente nell ' anteguerra . Si può dire anzi che , costretto dalla necessità ad avere l ' appoggio del PPI , che , durante tutto il tempo del suo governo , ne costituì il gruppo principale , dovette adottare le soluzioni medie che il giovane partito veniva elaborando ed in tanto più riuscì in quanto più dovette allontanarsi dal sistema del governo personale per sentire le esigenze di un partito . Quest ' antitesi , appena accennata all ' inizio , fu in seguito una delle ragioni dell ' insuccesso della formazione e della fine dell ' esperimento . Ad essa è forse dovuto che lo statista di Dronero non ebbe il tempo di attendere che lo scioglimento della crisi massimalista gli permettesse di assorbire in un nuovo esperimento di governo i socialisti unitari . Ma più ancora nocque al giolittismo la necessità di dover sopravvalutare le correnti dell ' interventismo di sinistra , che , costituitesi in fasci di combattimento , seguivano una tattica insurrezionista , cioè antigiolittiana per eccellenza . Appena appena egli poté , con l ' includerli nei blocchi nazionali durante le elezioni generali del 1921 , inserirli e comprometterli nel giuoco monarchico , ma non gli riuscì altresì di fissarli in una formazione , o posteriormente - ciò che sarebbe stato più naturale - di distruggerli . I tempi erano veramente grossi e mentre Giolitti aspettava l ' avvento del socialismo unitario e si sforzava di resistere all ' attacco del PPI , che mirava a trarre dalla proporzionale e dal governo di gabinetto le conseguenze di una vera e propria rivoluzione politica , era costretto ad allevarsi nel seno la vipera fascista , sperando di rubare al tempo qualche battuta , per poi schiacciarla . Ma il tempo questa volta fu galantuomo e l ' ondata fascista , maturata con la furia della procella , incanalandosi nel greto della tradizionale politica monarchica , rubò al vecchio di Dronero una nuova entrata in tempo . Fedele servitore della monarchia Giolitti trionfò anche attraverso il fascismo , ma questo nuovo trionfo volle come prezzo il crollo della sua dittatura personale . La collaborazione del Partito popolare Fu detto che l ' esperimento giolittiano fallì e non fu possibile ripeterlo per i malefici effetti della proporzionale e per l ' intransigenza di don Sturzo , ma , in effetto , esso continuò fino alla marcia su Roma , attraverso luogotenenti ed affini , e non poté più resistere perché , caduto il protagonista , la rivoluzione montava nuovamente nel paese sommergendo ogni vestigio del passato . In realtà , perché la situazione appaia limpida e denudata dalle sovrastrutture che le passioni di parte vi hanno incrostato , è necessario ricordare l ' importanza che ebbe fin dal 1919 il sorgere del Partito popolare italiano , primo e grandioso tentativo di presa di posizione nel caos del dopoguerra . Noi non possiamo soverchiamente estenderci su tutti i fenomeni di cui imprendiamo a discutere , perché lo spazio ci è avaro , ma ci sembra che chiunque voglia intendere la realtà italiana deve tener per fermo , senza bisogno di speciale dimostrazione , che il sorgere del PPI nel 1919 significò il riconoscimento esplicito da parte della Chiesa dell ' iniziato moto di rinnovamento dei nostri istituti politici e della necessità , anche per essa , di servirsi del metodo liberale per sostenere la sua azione politica . Questa verità , di cui le nostre classi dirigenti non si sono ancora convinte , svela tutto un programma di azione papale , che ringiovanisce di molti lustri la politica cattolica e mostra come la Chiesa dia prove di profonda vitalità , proprio in epoche in cui ai superficiali potrebbe sembrare l ' opposto . Non più , dunque , patti Gentiloni , e politica clerico - moderata , non più adesione al regime a scopo transattivo , ma , intuendo il processo rivoluzionario in marcia nel paese , la Chiesa , attraverso il PPI tenta di impadronirsi del nostro problema istituzionale , prevenendo così implicitamente ogni rinnovellato tentativo di giurisdizionalismo tradizionale da parte dello Stato italiano . Si propone , così , per la prima volta in Italia quella doppia faccia di tutti i partiti di centro , che ne costituisce l ' aspetto più caratteristico e rende la loro azione a volta rivoluzionaria a volta conservatrice . Cosi il PPI , cercando d ' inalveare il torrente rivoluzionario entro lo schema di idee tradizionali , mira a fermare il processo di disintegrazione dello Stato burocratico - accentratore entro le linee di un nuovo Stato parlamentare , salvando istituti più distanti , quali il Parlamento , il principio maggioritario , il governo di gabinetto e la proprietà privata , mentre aggredendo alle radici lo Stato burocratico ­ accentratore , in ciò che esso aveva prodotto di più perfetto : la dittatura giolittiana , esercita un ' azione potentemente rivoluzionaria , di cui ancora durano anzi s ' intensificano i contraccolpi . Ciò spiega perché il PPI , mentre collaborò con tutti i gabinetti , compreso quello fascista , si batté disperatamente per la proporzionale e per il gabinetto di coalizione . In effetto l ' azione del PPI durante questo periodo - così vivamente discussa e malfamata - non fu chiara e rettilinea ; essa fu alquanto alterata dal demagogismo di cui era infetta la sinistra migliolina e dallo sforzo di equilibrare l ' indirizzo del partito tra tante opposte e divergenti correnti , ma non bisogna dimenticare che il popolarismo era costretto ad agire in un momento rivoluzionario in mezzo a cozzanti interessi e quindi era estremamente difficile seguire una condotta che fosse apertamente consapevole di tutte le finalità da raggiungere . Così non tutti compresero che era fatale che il PPI , pur essendo costretto dalle circostanze ad un primo atto di collaborazione , si opponesse poi ad una definitiva reincarnazione giolittiana , per la stessa dialettica della storia in movimento , che aveva portato alla nascita del giovane partito con programma conservatore e decentratore . Era in sostanza una nuova formula di conservazione sociale che aveva proposta nel 1919 il PPI fondata non sul predominio parlamentare di un uomo , ma sul giuoco di un partito , che , tentando di organizzare gli interessi della maggioranza dei produttori italiani , si sforzava di raggiungere un equilibrio sociale meno innaturale di quello precedente e , perciò , più profondamente conservatore . Paragonando tale formula a quelle di molte frazioni conservatrici o pseudoconservatrici della borghesia italiana si vedrà quanta differenza correva tra un partito di masse come quello popolare , proteso ad assorbire la maggior somma di interessi medi , appunto per poter assolvere il suo compito storico , e le frazioni suddette , tutte intente a nascondere dietro l ' idolo della nazione gli interessi di una casta o di una fazione . Di qui l ' urto inevitabile tra le due tendenze di conservazione , che si trasformava in conato rivoluzionario . Di fronte al PPI , affermante nella realtà quotidiana la prassi del partito e dell ' organizzazione moderna , la dittatura giolittiana non sapeva contrapporre che la vecchia coalizione di interessi trasformistici rimasti a difendere , in pieno campo nemico , posizioni di difesa sorpassate , ed era assolutamente inadatta a trasformarsi secondo le idee e lo spirito dei tempi nuovi . Era , quindi , fatale che scoppiasse assai viva la lotta e che il giolittismo ne uscisse sconfitto . Questa lotta diffuse la leggenda del bolscevismo bianco ed il PPI parve per intero sovvertitore . Invece esso esercitò una profonda funzione di conservazione sociale , che culminò nel tentativo di collaborazione col fascismo . La crisi Socialista Ma il rivolgimento politico italiano ebbe il suo epicentro nel travaglio del Partito socialista che trasformò la crisi istituzionale in crisi di partito . Sotto questo primo profilo il PSI apparve un organo di conservazione , rivelando quasi subito la sua posizione originaria . Esso offrì agli urti bolscevizzanti una resistenza così accanita che alla lunga finì per averne ragione . In verità il bolscevismo corrispose al sentimento indistinto della necessità di uno sforzo rivoluzionario per sistemare in un nuovo Stato tutte le forze che la guerra aveva fatto improvvisamente affiorare nella realtà politica italiana . Queste forze , sollecitate ad agire soltanto in conseguenza di un fatto meccanico , non possedevano menomamente i termini del problema italiano , e quindi , riproducevano la nostra vecchia e caratteristica insufficienza di cercare la soluzione di un problema particolare in sistemi di idee di carattere europeo . In generale , esse appartenevano alle regioni dell ' Italia del Nord , ove il capitalismo ha già fatta la sua apparizione e ove , conseguentemente , talune élites operaie hanno da tempo preso possesso delle idee rivoluzionarie socialiste . Commettendo , quindi , il facile errore di credere che le condizioni economiche , morali , sociali di tutte le altre regioni italiane fossero identiche a quelle del Piemonte o della Lombardia , ed ignorando - naturalmente da buoni cittadini del Nord - che tanta parte d ' Italia è ancora in regime precapitalistico e feudale , i nuovi rivoluzionari erano portati a ritenere estensibile a tutta l ' Italia la formula comunista , senza comprendere che su di un terreno così franoso essi venivano a totalmente compromettere il loro ruolo di rivoluzionari . Ma forse ciò era inevitabile perché nessuna forza umana avrebbe potuto impedire la suggestione della rivoluzione russa che operava così potentemente anche presso altri popoli europei . Presi dal mito russo , i socialisti italiani erano per una rivoluzione qualsiasi , quasi per bisogno fisico di moto , e non perché avessero elaborato un sistema da attuare nella realtà . Trascinati da false ideologie , facevano centro della loro eccitabilità rivoluzionaria il loro io , senza alcun contatto con la realtà del paese , con la situazione delle classi sociali , con la distribuzione della ricchezza ; si chiudevano in un astrattismo rivoluzionario vuoto ed antimarxistico , allo stesso modo che la borghesia così detta progressista si era trincerata nell ' astrattismo giuridico parlamentare . Ma la caratteristica di tutto il movimento bolscevico fu che nessuno dei rivoluzionari si rese conto della situazione del PSI e della sua tendenza alla conservazione . Questa incomprensione continuò anche quando il PSI cominciò a trasformare i conati rivoluzionari delle folle in lotte di tattica contingente , cioè quando condusse la lotta politica a stagnare nel mare morto delle tendenze . Eppure questa incomprensione era fatale : la Sinistra bolscevica , anche dopo la critica quasi decennale dell ' " Unità " salveminiana non arrivò a comprendere che la Destra riformista aveva a lungo costituito uno dei piloni della formazione politica giolittiana e , quindi , lungi dal poter agevolare i conati rivoluzionari , era interessata a frenare gli impulsi . Questa incomprensione apparve perfino nelle accuse che i comunisti lanciavano ai social ­ patrioti , genericamente intonate alla realtà di molti paesi europei , ma prive di qualsiasi riferimento alla realtà politica italiana . Parimenti la concezione unitaria serratiana , secondo il costume dei politici italiani , si esauriva nel vano tentativo di mantenere insieme con formule puramente verbali i conglomerati che erano confluiti nel PSI , senza rendersi sufficiente conto dell ' assurdità dialettica di un simile tentativo di mediazione unitaria e senza contemporaneamente proporre un programma rivoluzionario unico che avesse potuto far scattare nel campo della realtà storica il colosso dai piedi di argilla . I soli , che forse avevano coscienza della loro posizione dialettica , erano gli unitari . Asserragliati intorno alla Confederazione generale del lavoro , convinti di rappresentare aristocrazie operaie pervenute ad un notevole grado di floridezza economica , e perciò timorose di perderla , decisi ad insistere , fino al possibile , nella tattica parlamentare , che aveva loro fruttato risultati così brillanti , essi resistevano in tutti i modi alla mentalità miracolista dell ' ora e deprecavano apertamente il pericolo che , attraverso il prosieguo di agitazioni convulse , avessero a svegliarsi altri ceti naturalmente ed economicamente avversi a quelli da loro rappresentati , dormienti il loro sonno secolare . Questa antinomia insuperabile , dipendente non tanto dalla lotta che nel campo della teoria i comunisti hanno sempre combattuto contro i riformisti , quanto dalla specifica situazione italiana , culminò nell ' episodio dell ' occupazione delle fabbriche , quando i riformisti , col semplice ostruzionismo , presero i rivoluzionari bolscevici al laccio della loro paura demagogica . Così tramontò in maniera decisiva il mito russo in Italia ; e si cominciò a comprendere - per quanto in forma appena subcosciente - che la prima fase della nostra rivoluzione postbellica si chiudeva in perdita . Essa si sarebbe chiusa egualmente in perdita anche nel caso che l ' occupazione delle fabbriche fosse realmente sboccata in un atto rivoluzionario perché tale esperimento avrebbe dovuto quanto prima fare i conti con la reale situazione economica italiana , ove non sarebbe stato possibile - così come in Russia - trascinarsi dietro i contadini distribuendo loro le terre , per il semplice fatto che queste erano già in massima parte appropriate . Da quel momento si può dire che la frazione riformista aveva già vinto . Tutti i fatti posteriori , le lotte di tendenza e le scissioni non sono che conseguenza di questa vittoria . Non avendo le idee per trascinare in un atto di liberazione la maggioranza del popolo italiano , le minoranze bolsceviche dal campo rivoluzionario , ripiegarono sulla critica interna e si accanirono vanamente contro gli uomini del riformismo , senza comprendere che , se esse fossero state veramente mature , Turati avrebbe fatto la fine di Kerenskij , e nessuna diga avrebbe potuto trattenere l ' urto delle onde . Ed effettivamente in quelle ore difficili non vi furono dighe ed il vecchio Giolitti fece affidamento più sulla terapia dell ' esperienza che sui fucili dei soldati . Fondando , quindi , la sua politica sul dissenso socialista ed allevando nel suo seno le prime formazioni fasciste , il vecchio di Dronero cominciò ad incanalare il torrente turbinoso verso altri sbocchi . Le baronie rosse Ma la realtà del paese era superiore a tutti i calcoli dei politicanti . Un esercito sterminato di gente era libero da ogni freno e deciso ad affermarsi nel campo della politica . Si produsse , così , quello che i primi scrittori fascisti definirono il fenomeno delle baronie rosse , e che costituì indubbiamente la prima forma di reazione del paese alla crisi dell ' unitarismo socialista . Infatti , quantunque l ' unitarismo socialista fosse stato già distrutto all ' epoca dell ' occupazione delle fabbriche dalla vittoria riformista , l ' unità formale del partito rimaneva ancora in piedi , ma , anziché essere elemento di coordinazione degli sforzi collettivi , era d ' impaccio all ' ulteriore sviluppo della crisi . Tanto più che i fenomeni primigeni venivano accentuati da tale situazione di cose e , in attesa dell ' atto di separazione , i dirigenti non trovavano di meglio che insistere nell ' astrattismo rivoluzionario , anche per poter prendere posizione senza eccessivi sforzi di comprensione , nella divisione del bottino della tradizione socialista . Era naturale che i dirigenti locali , non trovando più nell ' accentuato astrattismo del centro la guida per l ' azione pratica , si vedessero costretti ad aderire assai più strettamente alle varie realtà regionali . Così accanto all ' esperimento torinese dell ' " Ordine Nuovo " si videro le dittature romagnole e emiliane . Si trattava in verità di fenomeni economici sociali e politici assolutamente divergenti , che riuscivano a coesistere nello stesso partito soltanto perché mancava nel centro ed alla periferia la coscienza di tanta diversità . È questo il primo nocciolo di sviluppo del fascismo . Essendo il fascismo una reazione borghese al bolscevismo , non poteva nascere e prodursi se non nei luoghi ove il bolscevismo maggiormente eccedeva come potere incontrollato di pochi individui , come dittatura non soltanto sulla borghesia ma altresì sul proletariato . Solo così le due manifestazioni politiche possono intendersi come facce distinte del medesimo fenomeno , che è lo sforzo del popolo italiano di arrivare , attraverso tentativi molteplici , a comprendere la necessità dialettica dello Stato , ed a fondarlo sulla maggior somma di interessi e di volontà . Bolscevismo , gabinetto di coalizione e debolezza dello Stato Ma tuttavia il bolscevismo , spogliato delle costruzioni astratte degli organi direttivi , che non riuscirono quasi mai ad incarnarsi in fatti storici , non è del tutto quel fenomeno aberrante che la critica ha voluto far credere . Esso indubbiamente costituì la prima forma di selfgovernment d ' Italia , il primo tentativo da parte di masse sconfinate di cittadini di permeare lo Stato italiano . Se questo fenomeno , presentito da quasi tutte le correnti politiche italiane nel 1915 , fosse stato compreso ed incanalato , l ' Italia avrebbe risparmiato tante agitazioni sterili , e lo Stato ne sarebbe uscito enormemente rinforzato . Ma lo Stato italiano è lo Stato dei pochi e lotta tuttora per rimanere tale . Esso è uno squisito e sensibile organo di mediazione politica , di cui si servono ristretti gruppi di persone per mantenere in piedi interessi particolaristici e parassitari . Si comprende benissimo che non poteva cedere senza combattere . L ' atto rivoluzionario diveniva una necessità . Ma le masse che urgevano nelle piazze e nei circoli proletari anelando di affermarsi nella prassi della democrazia diretta non intuivano , né potevano intuire che il PSI era l ' organo del paternalismo riformista e della cooperazione parassitaria , che si prestava a deviare la marea dal suo obiettivo . Fu perciò , che i ceti dirigenti durante tre anni riuscirono , attraverso puerili espedienti , a salvare lo Stato dai rivoluzionari . Esso visse misero , cachettico , ignorato , e forse appunto perciò si salvò . Per lungo tempo abdicò perfino le funzioni di polizia - le prime a nascere , le ultime a morire - credendo di potere così superare la crisi . Ma , in effetto , esso si indeboliva sempre più , perdendo giorno per giorno , la sua ragione giuridica di essere . Ciò avvenne perché la borghesia dirigente ebbe paura d ' impiegarlo come organo di ristabilimento dell ' ordine esteriore , e lasciò agli interessati di organizzare la propria difesa con milizie private . Questa condotta riuscirebbe assolutamente incomprensibile , se non fosse sufficientemente chiaro che la rappresentanza legale dello Stato era ormai avulsa dalla realtà , e che nel frattempo era maturata nel paese una nuova borghesia , nemica sia del socialismo che del parlamentarismo , la quale sperava compiere per suo conto una vera e propria rivoluzione . La stranezza di questa condizione di cose era poi aggravata dal fatto che allo Stato nessuna forza poteva più venire dal Parlamento per la semplice ragione che , attraverso questo , tentava di ordinarsi e prevalere una nuova democrazia . Infatti , le rappresentanze parlamentari del PPI e la parte riformista del PSI dopo aver imposto la proporzionale , miravano apertamente a trarre tutte le altre conseguenze del principio proporzionalistico sia nel campo politico che in quello amministrativo , cercando così di adeguare la nostra prassi costituzionale a quella delle borghesie più evolute di Europa . Attraverso questi sforzi parlamentari le rappresentanze politiche dei due più numerosi partiti italiani mentre si sforzavano di creare uno sbocco legale alla rivoluzione vociante nelle piazze , speravano di completare e consolidare i loro trionfi postbellici con una nuova forma di legalità . Ma in questo sforzo la nuova democrazia falliva completamente per la resistenza accanita dei ceti dirigenti e la risultante dell ' incrociarsi di tutte queste azioni e reazioni era sempre di carattere negativo : il perpetuarsi della dittatura giolittiana fino al terzo gabinetto Facta . Così mentre i ceti dirigenti continuavano a rimanere aggrappati alla nuda forma , all ' astrazione legale dello Stato , di cui non sapevano più servirsi , la rivoluzione proletaria non riusciva né a prevalere nelle piazze ed a spazzare gli ultimi residui di un legalitarismo impotente , né a prevalere nel Parlamento per imporre una volta per sempre il gabinetto di coalizione . D ' altra parte , le frazioni medio e piccolo ­ borghesi , che avevano sempre costituito la base del regime , si estraniavano sempre più dalla forma parlamentare , anzi divenivano nettamente antiparlamentariste , riproducendo così in germe le insufficienze bolsceviche . Lo stesso atto di negazione totale , che aveva così vivamente attratto le frazioni rivoluzionarie del proletariato , conquideva la piccola e la media borghesia , ed il fascismo sorgeva come antibolscevismo dittatoriale . Lo Stato di tutti , comica fictio juris , stava in mezzo senza sapere a chi doveva appoggiarsi : dopo aver invocato la legalità contro i bolscevichi non seppe imporla ai fascisti quando questi dimostrarono di aver ereditato in pieno lo spirito dei loro avversari . IV La rivoluzione in marcia : il fascismo Le origini Frazionato e municipalizzato il movimento bolscevico , ogni eventuale reazione non poteva essere che frazionaria e municipale . La prima segreta origine del fascismo è dunque rurale , anche perché l ' Italia rurale è la realtà demografica più distante economicamente e spiritualmente dal movimento operaio . Era naturale che ivi l ' opera antistorica ed impolitica dei baronetti rossi suscitasse la prima reazione . Di fronte allo Stato inerte ed all ' avversario incapace di realizzare il novus ordo , la borghesia fu spinta da ragioni meccaniche al combattimento . Non vi era altra via di scampo che la difesa privata . Solo successivamente teorizzò il metodo e comprese che esso poteva essere elevato a sistema , ma a ciò contribuì , più che altro , il successo . Nel primo momento invece la reazione fu soltanto fisica , e dipese più che altro , dall ' astrattismo rivoluzionario degli avversari . Fu tale astrattismo che , provocando una forte compressione sui ceti medi , li alienò dal mito rivoluzionario e li spinse sempre più nelle braccia della reazione . Infatti sollecitato da un falso concetto dell ' internazionalismo e più ancora dai relitti del neutralismo , il bolscevismo italiano credette di poter impunemente negare la guerra ed i sentimenti di coloro che vi avevano partecipato , senza tener presente che questi erano in generale i proletari delle città o delle campagne , e che un ' azione rivoluzionaria non poteva prescindere - così come era avvenuto in Russia - dalle forze armate del paese . Premuta tra questa formazione così abnorme , quale fu il bolscevismo , e la resistenza dell ' alta borghesia industriale , desiderosa di sottrarsi alle conseguenze economiche della guerra , la piccola borghesia aderiva ancora al contenuto politico ed economico dello Stato . La sua psicologia era ancora imperniata sul concetto della difesa dell ' ordine sociale e della valutazione della vittoria militare , cui essa aveva potentemente contribuito fornendo i quadri degli ufficiali subalterni . D ' altra parte , il massimalismo socialista non aveva fatto niente per comprenderne gli interessi nel suo tentativo di ricostruzione . Mentre in Russia Lenin aveva aderito alla realtà economica del paese , non insistendo più sul concetto astratto della socializzazione della terra , in Italia si lasciava intendere che l ' espropriazione anche delle piccole quote sarebbe stata un fatto compiuto . Veramente scarse furono in questo periodo le affermazioni programmatiche ufficiali del Partito socialista , forse perché ogni aspetto del movimento era diretto a copiare pedestremente quello russo . Ma quest ' assenza di pensiero ufficiale , autorizzando le più assurde e giacobine manifestazioni di gregari , rese sempre più possibile l ' accentuarsi del distacco tra i rivoluzionari e le classi medie e rinforzò la tendenza di queste ultime a resistere all ' azione dei primi . La piccola borghesia si stacca dallo Stato Tuttavia il malcontento piccolo ­ borghese per le vicende italiane si esplicò in sordina , sia perché la insurrezione del fenomeno bolscevico era stata così violenta che nessuno voleva rischiare l ' avvenire , sia perché si aspettava sempre l ' azione correttrice dello Stato , di cui i piccoli borghesi reputavano di essere base e milizia . Ma lo Stato italiano era ormai così svuotato di contenuto che , fino a quando i piccoli borghesi ne invocarono l ' azione legale , ebbe paura di muoversi , perché supponeva il processo di bolscevizzazione più imponente di quello che , in effetti , era , e , quando i piccoli borghesi si decisero ad agire direttamente , non poté intervenire per non riuscire di vantaggio ai suoi nemici . Fu durante questo periodo che si operò il distacco decisivo della piccola borghesia dallo Stato - che rimase un puro nomen juris - e nacque il fascismo con carattere rivoluzionario . Numerose classi di cittadini , fin ' allora rimaste immobili , vennero risolutamente spinte sul terreno rivoluzionario , e , deluse dall ' azione statale , assorbirono rapidamente tutta la retorica antiparlamentare nazionalista , sognando ritorni dittatoriali . Il fascismo contro lo Stato In verità , per queste origini e per queste cause si posero fin da questo momento i caratteri più sostanziali del fascismo , e cioè la concezione che il Parlamento sia causa di rovina per i popoli , e l ' illusione che l ' istituto possa superarsi con forme di rappresentanza plebiscitaria . Così mentre da una parte le forze conservatrici incapsulate nel PSI si avviavano lentamente a disintegrarsi dal bolscevismo per adempiere la loro missione , le poche forze di conservazione borghese si alienarono dallo Stato , elaborando dottrine antidemocratiche ed antiparlamentari . Ma questa fase fu di breve durata perché la neutralità dello Stato italiano nei conflitti di piazza divenne fatalmente appoggio palese , se non dello Stato come ente , per lo meno dei singoli organi statali , e l ' esito fortunato delle prime azioni fasciste determinò il rapido apporto di numerose forze antibolsceviche alla causa della reazione . Sotto la spinta degli avvenimenti e la pressione della nuova psicologia delle masse , il fascismo modificò le sue pretese dottrinarie e svuotò il così detto programma di tutte le imbottiture bolsceviche . Queste imbottiture create nel 1919 per fare la concorrenza al movimento rivoluzionario rosso erano divenute ingombranti , ed ormai occorreva liberarsene : ultimo atto di questa conversione programmatica fu la rinunzia alla tendenzialità repubblicana . Dopo di ciò le due frazioni interventiste avvicinate dal compito antigiolittiano si misero facilmente d ' accordo sulla base della distruzione dello Stato parlamentare , per creare quello che venne chiamato , con uno sconcio verbale , lo " Stato fascista " . Infatti durante questo periodo tutti parlavano con entusiasmo di questo feticcio . Mussolini credeva definirlo quando affermava che esso attacca mentre lo Stato liberale si difende , ma nessuno ha mai capito che cosa sia questo Stato fascista , inventato in una notte di ebbrezza da una redazione giornalistica ed agitato come un fantasma contro lo Stato prodotto dalla filosofia liberale . Come sempre , i rivoluzionari invece di preoccuparsi di un ' antitesi storica ( Stato liberale contro Stato italiano ) ebbero la stolta superbia di inventare un ' antitesi ideale inesistente . Primi tentativi antifascisti Naturalmente , a mano a mano che la formazione fascista si ingrossava ed il suo attacco , non più al bolscevismo ma allo Stato italiano , si accentuava , le altre frazioni politiche tentavano schierarsi in funzione di conservazione . È questo un momento assai delicato nel giuoco dialettico dello sviluppo fascista perché a varie riprese viene tentato il fronte unico antifascista intorno ad uomini così detti liberali , come De Nicola ed Orlando - specialmente intorno al primo - fronte unico che non riesce , oltre ché per l ' insufficienza politica dei designati , anche perché rapidamente emerge l ' equivoco che dovrebbe presidiarlo . Infatti , esisteva una profonda antitesi tra i vari gruppi che avrebbero dovuto contribuire a formare il ministero di sinistra , perché mentre il giolittismo , dopo aver scatenato il fascismo per salvare il regime , voleva giovarsi delle Sinistre per salvare se stesso , queste ultime intendevano sfociare in una forma di Stato ove il dominio del Parlamento si affermasse incontrastato , anche contro talune prerogative costituzionali della Corona , e , perciò , implicitamente si rendevano incompatibili col più intimo contenuto del giolittismo stesso . Specialmente i popolari , sotto la guida di Sturzo , erano pervasi da questa idea fondamentale , che animava la loro politica . Essi , col comprendere nel loro programma le tesi sul decentramento , avevano accesa una vasta ipoteca sul Mezzogiorno e non erano disposti ad essere conservatori al centro quando facevano tanto affidamento sull ' azione rivoluzionaria alla periferia . Mirando a realizzare intero il loro programma non potevano permettere che le loro fortune elettorali servissero al giolittismo per salvarsi . Ciò spiega perché la designazione più spontanea delle Sinistre era per F . S . Nitti , la cui decisa personalità , se riproduceva nel campo economico e sociale l ' intrinseco contenuto del giolittismo , era però disposta a romperne il dominio nel campo politico ­ istituzionale . Ma questa designazione , profondamente invisa alle formazioni filofasciste , e perciò di difficile attuazione pratica , riusciva altresì ostile alle vecchie classi dirigenti , che intuivano facilmente che il giovane presidente del Consiglio avrebbe potentemente contribuito a liquidarle , agevolando le nuove forze di conservazione elaborate dal socialismo unitario e dal popolarismo . Quindi ogni possibilità di soluzione dell ' insolubile problema ripiegava sul nome di Giovanni Giolitti : il quale , però , avendo visto fallito il tentativo antisocialista e antipopolare fatto con l ' elezioni del 1921 , era costretto a riprendere i suoi propositi trasformisti attraverso l ' accordo con le Sinistre . Si comprende agevolmente che a tale tentativo specialmente i popolari non si potessero prestare . Bisogna riconoscere che nei riguardi del giolittismo il capo dei popolari , Luigi Sturzo , ha esercitato una azione rivoluzionaria di primissimo ordine . Forse egli era lusingato dall ' idea di poter debellare il trasformismo ed i ceti che lo sostenevano senza interrompere la tradizione costituzionale , anzi allargandone l ' imperio , ma , anche se in tale calcolo gli avvenimenti furono più forti di lui e lo disillusero , è certo che la coerenza logica di questa politica e la dirittura con cui fu condotta contribuirono potentemente alla distruzione del trasformismo giolittiano , obbligando i ceti dirigenti ad entrare nel giuoco rivoluzionario , in cui è fatale che siano irrimediabilmente battuti . Così fallì l ' ultimo tentativo conservatore del vecchio regime . La materia era sorda ed invano il vecchio di Dronero si affaccendò nelle pratiche così dette demiurgiche , sia quando tentò galvanizzare i moribondi suoi seguaci nei blocchi nazionali , sia quando il fascismo trionfante s ' illuse di poter riordinare le forze della rivoluzione costituzionale battute nella piazza . Ormai il giolittismo era sconfitto ed il dilemma che si imponeva era : o l ' avventura fascista o la democrazia parlamentare . Messi finalmente alle strette non potendo più far leva sugli uomini di paglia del liberalismo trasformista , i ceti dirigenti non esitarono a scegliere il primo corno del dilemma , sperando di trovare in Benito Mussolini il nuovo dominatore della vita pubblica italiana . Il fascismo partito di maggioranza A questo punto cominciò il trasformismo del duce del fascismo e l ' accostamento del regime al nuovo astro . Anzitutto gli industriali , incoraggiati dalle prime operazioni punitive che avevano gettato il panico nelle masse bolsceviche ed avevano svelato l ' insufficienza rivoluzionaria dei dirigenti socialisti , spinti dalla loro mentalità feudale , che considera i loro interessi degni di protezione anche a discapito degli interessi altrui , decisero di finanziare il movimento per sfruttarne almeno i primi effetti di compressione . A niente valse che fin d ' allora scrittori lungimiranti , come il Salvatorelli , lanciassero il loro grido di allarme contro questa stolta illusione dei capitalisti nostrani , a niente valse che il pericolo del sovversivismo tricolore venisse prospettato con colori vivaci : gli industriali non intendevano il problema se non da un punto di vista strettamente materiale , si potrebbe anzi dire in funzione di vendetta . Basta tener presente la recente polemica Einaudi - Confederazione generale dell ' industria per rilevare quanta incoscienza presidii tuttora i calcoli politici della maggior parte degl ' industriali italiani . Così il movimento fascista , sorto nel 1919 in concorrenza alla rivoluzione bolscevica , con programma rivoluzionario ed antiplutocratico , nel 1921­22 si lasciò incapsulare dagli interessi capitalistici . Il " Popolo d ' Italia " divenne organo dei " produttori italiani " per poi , a mano a mano che il trasformismo mussoliniano progrediva , far scomparire anche questa etichetta e rimanere organo personale del suo fondatore . Sovvenzionato dagli industriali , il movimento fascista si sviluppò rapidamente e trovò aiuti insperati dovunque . La mancanza di qualsiasi idea dello Stato anche in coloro che rivestivano le cariche statali più alte , il tradizionale spirito di avventura di uomini politici investiti delle cure del governo , in concorrenza con l ' abbassamento del costume politico che aveva reso possibile l ' ascensione alle alte cariche degli ultimi venuti , rendevano possibile ogni specie di avventure , e non pochi furono i funzionari statali che negoziarono per proprio conto i telegrafi o le ferrovie ai trionfatori del momento , nella speranza di riuscire benemeriti al nuovo regime . Né minor ausilio raccolse la sedizione fra i ceti militari , specialmente nel campo degli ufficiali silurati o congedati , che mal potevano rassegnarsi alla vita del riposo , mediocre ed incolore . Costoro si gettarono nei pericoli della guerra civile con slancio , lieti di avere delle truppe da comandare , degli ordini da eseguire , delle trincee da espugnare , tanto più lieti quanto meno il pericolo bellico esisteva , specialmente in confronto ai rischi della guerra recentemente combattuta . Ma l ' apporto maggiore al movimento fascista fu dato più che dai combattenti dai postcombattenti , dalle cosiddette generazioni della guerra , cioè dai giovanissimi che alla guerra non avevano partecipato , ma che , essendo usciti di pubertà in quel periodo , avevano succhiato nell ' ambiente saturo tutte le esaltazioni ed i veleni della guerra . Questi giovani , non conoscendo per esperienza diretta i dolori e gli orrori dei combattimenti , avevano assorbito dalla psicosi bellica soltanto la parte romantica , l ' amore indifferenziato per la patria , l ' esaltazione imperialista oltre ogni limite di concretezza , la passione per le avventure e le decorazioni , di modo che credettero trovare nella riproduzione artificiale del fenomeno l ' atmosfera da essi sognata nelle romanticherie della prima giovinezza . Questa psicosi spiega perché la fase eroica del fascismo fu puramente squadrista e non politica , perché , anche dopo l ' avvento al potere , il fascismo pretese essere ancora e sempre squadrismo , e di esso la frazione più giacobinamente vivace fu quella che mai si seppe distaccare dalla pratica della violenza . Ma , appunto perciò , si potette compiere quella colossale convergenza di forze sul fascismo che nell ' ottobre del 1922 rese possibile la marcia su Roma . Se il fascismo fosse stato un movimento politico concreto con ideologie e propositi definiti , guidato da selezionati dirigenti e prodotto , non dall ' immaturità di generazioni ultime , che allora solo prendevano contatto con organizzazioni così delicate come quelle collettive , ma dalla maturazione di vere e proprie nuove formazioni politiche , non sarebbe avvenuta quella colossale conversione di forze che ammirammo nel 1922 , perché nessuno dei vecchi ceti avrebbe potuto sperare di impadronirsi del movimento per finalità proprie . In tale ipotesi il fascismo non sarebbe andato a Roma , ma ci avrebbe dato un tipo di partito conservatore a carattere moderno , che avrebbe notevolmente contribuito alla normalizzazione della vita pubblica italiana . Ma nessuno può pensare di modificare la storia , e perciò nuove sorprese dovevano essere riservate all ' Italia . Il fascismo e il proletariato Infatti il movimento fascista cominciò ben presto ad estendersi anche nel campo proletario . Specialmente nella bassa valle padana la conversione delle leghe rosse al fascismo si susseguì con un crescendo spaventoso . Costrette dall ' offensiva bellica , sollecitate dalla disoccupazione incalzante , rese più sensibili alla politica da un ventennio di parassitismo statale , queste leghe dovettero risolvere ancora una volta il problema della zuppa quotidiana attraverso la politica e come avevano fatto allegramente il socialismo all ' epoca dei governi democratici , si affrettarono a fare il fascismo all ' epoca del governo antidemocratico . Così l ' immaturità di questi proletari , cui due anni prima il Partito socialista aveva preteso affidare le sorti della rivoluzione , permise ai sociologi del littorio di pronosticare la fine della lotta attraverso la collaborazione delle classi , ed alla piccola borghesia di accettare questa terapia con la stessa credulità delle femminucce erudite dal ciarlatano . Concludendo , il Partito fascista , alla vigilia della marcia su Roma , si presentava come un amalgama informe di forze discordanti e contraddittorie , tenute insieme dal prestigio personale di un uomo , che , nella immaturità generale del paese , era riuscito a carpire a quasi tutti i ceti una cambiale di fiducia . Quest ' amalgama pretendeva tener insieme , in nome del mito della Nazione , interessi proletari ed interessi padronali , produttori e parassiti , rivoluzionari e trasformisti , mediandoli successivamente e contraddittoriamente per mantenere in piedi una esigua ed inconcludente schiera di ex socialisti rivoluzionari , scettici e cinici , assolutamente incapaci di risolvere il problema italiano appunto per la loro origine barricadiera . La marcia su Roma Ma il regime era ormai ridotto allo stremo e non era il caso di sottilizzare . Il giolittismo era battuto e non si poteva farlo risorgere . Non vi era alcuna àncora di salvezza . Occorreva impadronirsi della nuova formazione , pur avendo la vaga sensazione dei pericoli che si correvano . D ' altronde i fascisti erano intransigenti a chiacchiere e Mussolini comprendeva che un momento simile non si sarebbe più ripresentato . Se egli avesse dovuto ritardare per coinvolgere il regime nella caduta del giolittismo , avrebbe potuto vedersi sfuggire di mano la manovra . D ' altra parte , chi poteva conoscere di quali forze disponesse ancora la Corona , chi poteva prevedere quali risultati avrebbe prodotto una presa di posizione contro la monarchia ? Avrebbero ancora le classi dirigenti continuato a vedere nel fascismo il salvatore dell ' Italia dal bolscevismo o piuttosto non avrebbero finito per accorgersi che esso ne era diventato l ' erede ? La cosiddetta rivoluzione , dunque , doveva essere monarchica o non essere . Non vi era altra via , e Mussolini da buon tattico lo comprese a tempo . Però , anche dopo l ' insurrezione armata , la Corona ebbe taluni scrupoli costituzionali , tanto vero che la prima designazione non fu per Mussolini , ma per Salandra . Ma , chiarite nella notte fatale le preoccupazioni dinastiche e dimostrato più chiaramente lo spirito legittimista del duce , questi venne incaricato della formazione del nuovo gabinetto , che seguendo la tradizione italiana fu nella forma esteriore di pura coalizione . A questo punto tutti respirarono ; la rivoluzione aveva raggiunto il suo sbocco legale : viva la rivoluzione ! Pochi si accorsero che con la marcia su Roma la rivoluzione era passata dal paese nello Stato , distruggendo le ultime finzioni legali rimaste in piedi nel crollo universale , e non sostituendovi nient ' altro che il vuoto pneumatico e l ' arbitrio di un partito . Tutti i calcoli machiavellici , tanto della Corona che di Mussolini , tanto dei conservatori che dei rivoluzionari , erano , quindi , destinati al fallimento . Con il nuovo governo non si poteva raggiungere né la stabilizzazione né la sconfitta delle opposizioni , ma si poteva riuscire soltanto ad illudere per breve tempo le speranze di rinnovamento del paese . È stato lungamente discusso se la marcia su Roma fu una rivoluzione in piena regola o una sommossa vittoriosa , oppure un colpo di Stato o varie di queste cose insieme , ma questa discussione , che denota ancora una volta di quanto spirito formalistico ed antistorico siano nutriti i nostri scrittori di cose politiche , se può essere utile nei confronti del signor Mussolini , che invoca i diritti della rivoluzione soltanto quando si tratta di giustificare gli istinti criminali del regime , e li dimentica quando si tratta di indulgere alle pretese dei plutocrati che finanziano il suo partito , è storicamente oziosa quando si pensi che la marcia su Roma - così com ' è figurata nell ' arte aulica del pittore Galimberti - fu un avvenimento storico sui generis di colore prettamente italiano , che , come tutti i nostri avvenimenti politici , era diretto a nascondere la crisi , piuttosto che a portarla a maturazione . I conati realizzatori del fascismo Ad ogni modo il fascismo ben presto fu a Roma e conquistò il governo , ma non riuscì contemporaneamente a conquistare lo Stato . Venne coniata la nuova e brutta frase " fascistizzazione dello Stato " per significare questa necessità dialettica . Ma come poteva il partito vittorioso creare un nuovo tipo di Stato se non aveva idee e se le riforme costituzionali proposte dal commendator Bianchi furono messe in ridicolo da tutto il paese ? Veramente il fascismo ebbe un primo momento di ebrezza , quando rispolverò negli archivi i vecchi progetti obliati di riforma dell ' antico regime e tentò vararli in una furia panica di distruzione , tra i lazzi dei fiancheggiatori che sputavano volentieri in faccia al loro passato , gridando ai quattro venti che , mai e poi mai , si era visto un fenomeno così grande di riforme burocratiche , partorito con simile rapidità dalla mente dei ministri . Ma tutto ciò , se valse ad illudere per qualche mese il pubblico grosso , non servì , in definitiva , a placare la crisi del paese , desideroso di ben altre novità . Del resto il fascismo , per lo stesso modo di formazione , che noi abbiamo tentato , quanto più ci è stato possibile , di definire , non poteva soddisfare tutte le esigenze rivoluzionarie del paese , perché , pur essendo alla base un movimento rivoluzionario , era diretto da un ' élite che aveva già transatto con tutte le forze della conservazione sociale preesistente . Queste forze gli impedivano qualsiasi attentato sia alla costituzione politica che alla costituzione economica del paese , precludendogli tutte le vie attraverso cui la rivoluzione poteva realmente farsi . Così tutta la novità politica del fascismo si riduceva ad una sostituzione violenta di uomini nelle cariche pubbliche fatta per via militare ( cioè per una via estremamente dannosa al fascismo stesso , che vedeva prevalere nelle sue stesse file i più violenti e perciò i meno competenti , operando così una selezione a rovescio ) , che permetteva di nascondere le deficienze politiche del movimento sotto la compressione dello squadrismo . D ' altra parte , nemmeno nel campo amministrativo il . fascismo poteva operare grandi cose . Esso avrebbe potuto , per le sue origini rurali e per la sua spregiudicatezza rivoluzionaria , tentare d ' iniziare la lotta contro la burocrazia , cercando di disimpegnare , quanto più era possibile , la vita delle province dal prepotere del centro , ma dopo le transazioni compiute non poteva più azzardare una lotta simile , sia perché la sua ideologia fondamentale era il rinsaldamento dell ' unitarismo dispotico e livellatore , rappresentato in Italia unicamente dal prepotere della burocrazia , sia perché , mettendosi contro questo potere onnipotente ed irresponsabile dello Stato , avrebbe rischiato di spezzare la continuità della pubblica amministrazione , deludendo così immediatamente le colossali speranze del paese , stanco degli scioperi degli impiegati statali . Fu perciò che il fascismo dovette contentarsi di attuare soltanto quelle riforme che la burocrazia stessa in altri periodi di crisi aveva approntato per salvarsi , e che , passato il pericolo , erano state passate agli atti . Molti furono i progetti , alcuni relativi a criteri di differente aggruppamento dei servizi statali , altri mutuati dal liberalismo e diretti a retrocedere all ' iniziativa privata particolari servizi pubblici , altri ancora derivati dal socialismo di Stato e diretti a difesa di interessi parassitari . Ma nessuno di essi riuscì ad essere realizzato quando offendeva gl ' interessi dei ceti politici dominanti . Così la politica fascista , integrata dalla finanza del ministro De Stefani diretta ad incoraggiare le classi abbienti anche se , anzi proprio , a danno delle classi umili , accreditò in molti la convinzione che il fascismo fosse una pura e semplice reazione padronale e che si potessero interamente trascurare tutti gli altri aspetti della sua formazione . La crisi del fascismo Tale semplicismo nascondeva il vero aspetto del problema e cioè che , nello stesso momento in cui il fascismo era giunto a Roma , era cominciata la sua crisi . Legato al bolscevismo da un simile destino , il fascismo doveva subire lo stesso sbandamento . Risultava infatti impossibile di realizzare politicamente le formule astratte , che ne costituivano il mito , senza correre il rischio di agire sulla sua stessa formazione , disgregandola . Questa contraddizione intrinseca veniva , poi , accentuata dalla politica finanziaria adottata dal governo ad esclusivo beneficio dei ceti plutocratici . Infatti , mentre il fascismo era stato , per un certo tempo , e più ancora era stato teorizzato come la lotta di classe della piccola borghesia , era evidente fin dal suo sorgere che esso avrebbe dovuto soccombere proprio nel campo delle delusioni di questa classe . E , invero , gli sforzi politici postbellici di tutti i ceti erano rivolti a sottrarsi alle conseguenze economiche della guerra . Il bolscevismo , sotto questo profilo , fu il tentativo del proletariato cittadino di capovolgere la situazione economica italiana a proprio vantaggio , risolvendo non solo il problema contingente delle spese di guerra , ma altresì quello più vasto della distribuzione delle ricchezze . Il fascismo invece , mentre nel suo primo nascere rappresentò lo sforzo di liberazione della piccola borghesia , i cui interessi , dipendendo in molta parte dall ' azione economica dello Stato , erano stati danneggiati - più per incomprensione che per calcolo - dalla lotta fra le altre classi , nel suo secondo momento incarnò la reazione del capitalismo , attraverso altre classi , sia ai pericoli economici del proletariato che della stessa piccola borghesia . D ' altra parte questa famosa ricostruzione delle finanze statali doveva pur farsi a carico di qualcuno , e perciò , data l ' intonazione plutocratica del governo fascista , era fatale che dovessero soffrirne le classi umili , che erano le più numerose . Ecco , dunque , che il fascismo , sollecitato a realizzare il mito della ricostruzione , che era un mito piccolo ­ borghese , doveva comprimere proprio l ' economia piccolo ­ borghese . Ma la grandiosità della crisi , che si spalancava ai piedi del fascismo , era complicata appunto dall ' incrociarsi delle azioni e delle reazioni delle forze che del partito costituivano l ' amalgama . Infatti , mentre i gruppi cosiddetti costituzionali , che , dopo la marcia su Roma , si erano affrettati a gettarsi nei ranghi del nuovo partito , urgevano per ricondurre la sommossa piccolo ­ borghese a stagnare nel vecchio schema dello Stato unitario prebellico , le originarie forze rivoluzionarie della formazione fascista , timorose di essere rivolte in funzione di conservazione , e non sapendo , d ' altra parte , come assolvere il loro compito , si rinserravano sempre più nello squadrismo , svelando l ' intrinseca debolezza del cosiddetto Stato forte . Mussolini era , quindi , costretto dalle necessità del suo compito ad equilibrare le due correnti , non già in un ordine definitivo di governo , perché nessuna sintesi era dialetticamente possibile , ma in uno sforzo di atteggiamenti personali diretti a ritardare per quanto era possibile lo scioglimento della situazione . Questo atteggiamento era destinato a deludere e quelli che , attribuendogli il compito di aver effettuata una vera e propria rivoluzione , aspettavano dalla sua opera di legislatore il nuovo ordine politico ­ sociale , e quelli che , attribuendogli invece il ruolo di servitore del regime , aspettavano dalla sua opera di conservatore la sconfitta di tutte le aspettative rivoluzionarie del paese , comprese quelle diffuse nel campo fascista . La politica delle due porte aperte Ma questa politica , definita brillantemente da Mario Vinciguerra " delle due porte aperte " , non poteva continuare indefinitamente , appunto perché era niente altro che un espediente appena giustificabile , se fosse stato diretto a prender tempo per poi organizzare una rete di interessi medi , intorno a cui precostituire la difesa del regime contro gli assalti delle delusioni rivoluzionarie . Ma Mussolini ebbe paura di abbandonare a tempo la politica delle due porte aperte , o non comprese quando questo tempo fu venuto . Egli preferì continuare ad atteggiarsi a duce della rivoluzione , pur comprendendo che non poteva mettere in atto nessun apprezzabile mutamento nell ' organizzazione dello Stato . La sua abilità demagogica lo abbandonò sul confine delle sagre proprio là dove cominciava il vero imperativo categorico della politica . Egli non seppe né distruggere la vecchia finzione liberale del governo superiore ai partiti , né attuare in pieno la concezione giacobina dello Stato ­ partito ed ondeggiò perplesso , seguendo gli istinti dei suoi squadristi attraverso discorsi di pura violenza verbale , non senza accarezzare , volta per volta , gli istinti trasformistici dei vecchi ceti dirigenti . Questo nuovo trasformismo , subito avvertito dai pochi gruppi culturali italiani forniti di sensibilità politica , incominciò col famoso discorso d ' inizio in Montecitorio , quando il capo del fascismo trincerò abilmente le sue rinunzie rivoluzionarie sotto il frasario da squadrista . Nell ' aula sorda e grigia , ove avrebbero potuto bivaccare i manipoli , non solo fu lasciato a sedere il Parlamento nazionale , istituzione politica che si pretendeva già defenestrata in sede di dottrina nazional ­ fascista , ma addirittura la XXVI legislatura , che tante accuse aveva sollevato nell ' incandescente e mutevole pubblica opinione . Se Emmanuele Kant decapitò Iddio e Massimiliano Robespierre decapitò il re , Benito Mussolini , dopo aver letto nell ' aula sorda e grigia di Montecitorio un articolo di fondo del " Popolo d ' Italia " , decapitò nessuno ... ma chiese i pieni poteri alla XXVI legislatura . La voluta tragedia si chiudeva nella farsa . Il fascismo rivoluzionario contro il trasformismo mussoliniano Tuttavia la rivoluzione fascista continuò sotterraneamente il suo cammino . Il fenomeno che abbiamo osservato per il bolscevismo si ripeté per il fascismo . Le aspettazioni messianiche dei giovani fascisti erano così forti che essi mal si rassegnavano all ' inerzia del governo . Infatti la prima mossa rivoluzionaria degli intransigenti fu di distruggere l ' autorità e la funzione dei prefetti . Il potere si frantumò secondo necessità politiche locali , si estraniò quanto più fu possibile dal centro per aderire alla realtà regionale . Al capolega si sostituì il fiduciario fascista , alla lega il direttorio : dovunque pullularono i dittatori che abolirono le leggi , il costume , la buona creanza ed altre verità convenzionali e vi sostituirono l ' arbitrio e la violenza . Il governo avrebbe voluto impedire tutto questo feudalismo , ma era impotente sia perché era trasformistico , sia perché la teoria dello Stato ­ partito lo rendeva schiavo del PNF . Così il primo ministero Mussolini , malgrado il forte ascendente e l ' accorgimento del suo capo , che era giunto fino al punto di chiedere la collaborazione del PPI . Malgrado la tranquillità apparente di tutto il popolo italiano , si svelava debolissimo : infatti , non poteva fare la conservazione perché di provenienza rivoluzionaria e non voleva fare la rivoluzione perché prigioniero delle forze della conservazione sociale . In tale condizione di cose la crisi fascista non poteva non allargarsi . I primi sintomi di tale allargamento furono l ' allontanamento dei fascisti dissidenti , di cui alcuni reagivano al giacobinismo , dimostrando di aver assegnato al movimento compiti di democrazia sociale , altri reagivano al trasformismo , dimostrando di volersi attenere alle pregiudiziali rivoluzionarie . Si svelava così all ' occhio dell ' osservatore imparziale la repellenza rivoluzionaria a lasciarsi imprigionare nel trasformismo mussoliniano , anche se la campagna condotta nel paese per reclutare nuovi adepti , fruttava al partito dominante una significativa collezione di arrivisti . Il fascismo e gli altri partiti Ma nemmeno nel campo del governo le cose procedevano secondo le aspettative , perché gli uomini di fede non fascista , inclusi nel Gabinetto , chiedevano al duce che , con il riconoscimento esplicito della loro posizione ministeriale , fosse vietato ai fascisti delle province di danneggiare le loro basi elettorali . In sostanza essi , intuendo di essere necessari al giuoco trasformista del duce , volevano istituire e perfezionare con lui un vero e proprio contratto do ut des . Ma essi si sbagliavano rotondamente , come si sbagliò il duce stesso quando credette risolvere la situazione con la dichiarazione di amicizia al Partito demo ­ sociale , o con altri espedienti perché l ' intransigenza dei fascisti di provincia era tale che i propositi conciliativi del centro venivano , volta a volta , frustrati dalle esigenze della periferia . Specialmente nei riguardi del PPI questa antitesi apparve evidente , perché non era possibile far coesistere a lungo lo spirito ciecamente totalitario del fascismo con le ragioni ideali e storiche , che avevano trovato la loro concretazione nel giovane partito . Forse l ' esperimento che questo volle fare , collaborando anche col fascismo , fu in funzione di quello sforzo costante che esso condusse in tutto il periodo postbellico pur di adempiere , anche in mezzo al terremoto politico italiano , la sua funzione di centro , che poi , in tempi di rivoluzione , si traduce in nient ' altro che in funzione di conservazione . Ma , appunto perciò , la collaborazione non era possibile , perché il centrismo popolare avrebbe richiesto uno Stato costituito su interessi medi consolidati e non in ebollizione , una relativa calma nel paese , un governo padrone dei suoi destini e non preoccupato degli umori di una fazione . In effetti , il governo centrale cercò di non scoprire ed esasperare questa antinomia per quanto fu possibile , ma la collaborazione con i popolari , dopo alcuni timidi tentativi nel campo municipale , doveva fallire appunto per l ' intransigenza dei fascisti locali , che ripresero a dispetto del governo la loro funzione totalitaria . Ben presto si comprese che , essendo fallita la collaborazione popolare nelle province , non poteva oltre continuare a Roma e che il patto di collaborazione , corrispondendo ad una reciproca illusione , era destinato ad essere denunziato . D ' altra parte , essendosi intensificata la situazione rivoluzionaria italiana , il PPI era logicamente portato a prendere in esame il preciso contenuto della politica governativa e le possibilità dell ' avvenire per decidersi secondo prospettive più ampie . Questo esame di coscienza non poteva non assodare che la politica padronale del fascismo , riproducendo , anzi peggiorando il vecchio Stato burocratico ­ accentratore , che veniva spogliato di tutti gli orpelli e le finzioni legali , atti a farlo ritenere un vero e proprio Stato di diritto , lo trasformava in organo della reazione contro cui la nuova ondata rivoluzionaria si addensava nel sottosuolo della storia . Di fronte a questa situazione il PPI , rivedendo la sua posizione tattica , era costretto non soltanto a negare al governo fascista ogni aiuto , spingendolo sempre più nella fase reattiva , ma era sollecitato a prendere posto sul nuovo terreno di lotta . E tale necessità appariva tanto più operante quanto più i cosiddetti partiti liberali o democratici , svelando la loro natura di organismi trasformistici , abdicavano dinanzi alla vittoria fascista , lasciando alle opposizioni libero il terreno della difesa della libertà dal loro mostruoso equivoco . Fu , perciò , che don Sturzo , con una di quelle mosse che fanno di lui uno dei più abili uomini politici italiani , al Congresso di Torino preparò il terreno per la nuova manovra , senza tuttavia assumersi la responsabilità del distacco , che lasciò invece all ' irosa suscettibilità del signor Mussolini . Così fu inferto il primo gravissimo colpo al trasformismo mussoliniano . Restavano sì nel ministero il duca di Cesarò ed il signor Carnazza , ma , mentre quest ' ultimo fu costretto a tesserarsi , il primo , pur non rappresentando un vero e proprio partito organizzato , ma poche posizioni elettorali personali , non dovette tardare a seguire il Partito popolare se volle cerare nell ' insorgente antifascismo meridionale una ragione di vita pel suo partito . Un espediente : la nuova legge elettorale Intanto il fascismo agrario si rinforzava sostituendo quasi del tutto nelle zone di origine il riformismo socialista , con gli stessi caratteri di turbolenza e di parassitismo . Invece nelle città guadagnavano terreno le opposizioni . Specialmente quella che Salvatorelli definiva la borghesia umanistica ci faceva assistere ad una di quelle improvvise conversioni che sono caratteristiche della storia politica italiana . Sotto la compressione fascista essa aderiva principalmente alla critica dell ' opposizione costituzionale e dei socialisti unitari , privando così il fascismo di ogni contenuto romantico . In tale condizione di cose al partito dominante non rimaneva altro che far leva sui ceti rurali intensificando il reclutamento della MVSN per dominare con la forza le città . Così si accentuava quel fenomeno di lotta tra la città e la campagna , già prodottosi all ' epoca del bolscevismo , e da cui , solo per immaturità delle masse il fascismo traeva nuove forze per continuare la sua politica padronale . Ma questa politica aveva tutti i caratteri dell ' instabilità . Non era possibile deludere contemporaneamente le ragioni della rivoluzione e della reazione , appoggiandosi esclusivamente alla milizia di partito : non era possibile continuare il trasformismo con le idee , quando la secessione del PPI svelava l ' intrinseca debolezza del governo nel campo politico : soprattutto non era possibile continuare a governare contro le classi dirigenti vecchie conservando il Parlamento da esse eletto . È vero che il fascismo stentava a produrre la nuova classe dirigente , ma appunto perciò , occorreva crearla per forza , meccanicamente . E il paternalismo del signor Mussolini si accinse anche a questa fatica . Era forse la fatica più ingrata , perché il buio in cui navigava il governo era così fitto che veniva di istinto d ' aggrapparsi al manganello del generale De Bono e di lasciare in pace gli scogli istituzionali per paura di far peggio , ma vi sono delle ore nella storia in cui maturano le grandi decisioni , ed il signor Mussolini , buon tattico , lo comprese quando lanciò alle turbe attonite il grande annunzio elettorale . D ' altronde è tradizionale in Italia che il governo che faccia le elezioni raccolga un numero di adesioni molto maggiori di quelle che effettivamente ha , appunto perché fa le elezioni . Veramente ciò avrebbe dovuto essere privo d ' importanza per un governo rivoluzionario , ma il signor Mussolini era sempre incerto sul modo come organizzare il suo dominio e perciò mostrava di non sgradire gli appoggi dei ministeriali di professione . In queste constatazioni è tutta la fotografia della situazione psicologica in cui si trovava il governo , quando propose al Parlamento la riforma elettorale , col confessato scopo di creare ad ogni costo una maggioranza parlamentare al governo . Così fu impostata una grande battaglia di chiacchiere , che doveva avere l ' unico scopo di distrarre il paese dalle lusinghe rivoluzionarie circolanti nel fondo di ogni cuore . Le opposizioni , pur conoscendo a priori che la riforma sarebbe egualmente passata , accolsero con gioia l ' annunzio della battaglia , sicure di logorare fortemente il governo sul terreno dei criteri giuridici che debbono presiedere la rappresentanza e di prospettarlo come nemico della libertà . Il fascismo , con quella inconseguenza che è in ogni suo atto , accettò la sfida , dichiarando che esso avrebbe sempre avuto la forza per fare a meno del consenso , e che solo per far piacere agli avversari intendeva avvalersi dei congegni legali . A chi imprende serenamente ad analizzare questa posizione fascista non potrà sfuggire il senso di grottesco di cui è impregnata . Invero l ' opinione pubblica , che all ' epoca della marcia su Roma era stata facilmente attratta dal miraggio del pareggio finanziario a breve scadenza , della ricostruzione imminente , della necessità di un ' energica politica nazionale , non riusciva a comprendere perché il governo fascista , disponendo di così valido aiuto , dovesse ricorrere alla violenza , soprattutto perché , attraverso tutti gli atti del partito dominante , lungi dall ' emergere anche un lontano ma sicuro proposito di ricostruzione , emergesse soltanto l ' idea di tenere ad ogni costo il potere anche contro il volere della maggioranza del popolo italiano . Il fascismo , che si era largamente giovato dello stesso errore commesso dal bolscevismo , vi ricadeva con una leggerezza , spiegabile solo quando si ammetta , senza bisogno di speciale dimostrazione , che esso del bolscevismo aveva ereditato alcune caratteristiche e necessità fondamentali . Tuttavia la riforma elettorale fu approvata proprio per l ' intervento dei vecchi ceti dirigenti che fecero presente la necessità del governo di doversi disimpegnare dall ' estremismo fascista appoggiandosi ad una salda maggioranza parlamentare . Per la terza volta , dunque , nel giro di due anni il fascismo mussoliniano era costretto a transigere con i vecchi ceti dirigenti e ad accettare da loro il passaporto per l ' azione . Pare che il vecchio Giolitti , nominato presidente della Commissione parlamentare per lo studio della legge elettorale , nell ' insistere perché questo aborto giuridico fosse approvato , dicesse sorridendo : " Quanto peggio è , meglio è " , frase che dovrebbe rimanere storica perché in essa sì che è racchiuso lo spirito di Machiavelli ! Ma il duce del fascismo , occupato a studiare quest ' autore nelle falsificazioni imponenti dei tiranni bestiali , non si accorgeva della sua presenza silenziosa ed operante ! In quella circostanza e come contraccolpo del Congresso di Torino avvenne la scissione del PPI , che perdette taluni gruppi parlamentari , giornalistici e bancari più interessati ad amicarsi il governo per finalità particolari , che a seguire il partito nel suo programma di democrazia cristiana su cui , sotto la spinta fascista , sempre più si arroccava . Le elezioni rivoluzionarie Approvata la nuova legge elettorale parve che il governo non intendesse servirsene . Forse questo fu il vero pensiero del signor Mussolini in quel periodo di tempo , se si pensa che difficilmente egli avrebbe potuto trovare una Camera più docile di quella che si era lasciata oltraggiare senza un senso di ribellione . Ma la crisi del fascismo , che si approfondiva sempre più , richiedeva nuovi espedienti antirivoluzionari cioè trasformistici , per placare la impazienza delle masse . Se le opposizioni , per la stessa necessità di plasmarsi e selezionarsi , dovevano battagliare quotidianamente col fascismo , questo non era libero dallo stesso imperativo . Esso aveva bisogno di offrire ai suoi adepti sempre nuovi obiettivi per galvanizzarne gli sforzi e le aspirazioni almeno in un ' unità formale , capace di illuderli di perseguire finalità rivoluzionarie , anche quando tentava di farli scivolare nello scialbo legalitarismo prerivoluzionario . In sostanza che cosa poteva interessare al fascismo il quorum del 25 o del 35 per cento , quando riteneva di aver fatto la rivoluzione ? Che importanza poteva avere la conquista del Parlamento quando la sua ideologia primordiale era antidemocratica ed antiparlamentare ? Non doveva tutto ciò deludere le aspettative del movimento ? Ma l ' immaturità del partitone era tale che esso accolse l ' annunzio della fiera elettorale come se si trattasse dell ' inizio di una vera azione rivoluzionaria . Per una strana deviazione politica , che fornisce , in sintesi con tutti gli altri sintomi , la prova dell ' insufficienza storica del popolo italiano a forme di autonomia spirituale e conseguentemente politica , le masse fasciste non si accorsero che , lanciate nella fiera elettorale , venivano assunte in funzione di conservazione , e che , anche se con i manganelli e con la violenza fossero riuscite a non far votare gli avversari , questi trionfavano sempre , in quanto che li obbligavano ad aderire al loro sistema politico . Fu forse perciò che , dopo approvata la legge elettorale , Mussolini fu lungamente perplesso nel bandire le elezioni ? O piuttosto ebbe paura delle bizze interne del partito e , più che altro , dei fiancheggiatori ? Ma il fatto stesso di avere apprestato il nuovo congegno elettorale aveva messo un fremito negli aspiranti alla medaglietta , che , in periodo rivoluzionario , invece di diminuire , erano notevolmente aumentati . D ' altra parte , non si poteva indefinitamente governare col vecchio Parlamento quando nuove forze e nuovi aggruppamenti si erano determinati nel paese . Fu perciò che , sotto la pressione degli avvenimenti , il governo fascista si decise a bandire la fiera elettorale ed a lanciare le camicie nere alla conquista del Parlamento . La storia di quest ' impresa non ha che assai scarsa importanza sia per quanto riguarda la formazione delle liste sia per quanto riguarda la conquista dei seggi . Le liste furono formate con criteri vecchio stile , anche perché il fascismo non aveva ancora prodotto la famosa élite di cui si vantava . In molte province si dovettero includere notevoli schiere di fiancheggiatori o di cosiddetti competenti , per impedire contraccolpi elettorali di carattere locale che minacciavano la consistenza della lista governativa . Questa semplice constatazione è rivelatrice di una situazione politica , in cui il serio si mescola al grottesco , la rivoluzione si sposa alla farsa . Il fascismo , fenomeno rivoluzionario ed antiparlamentare , si decide a parlamentarizzarsi per poter mantenere al governo la sua formazione d ' élite , e tuttavia non può nemmeno parlamentarizzarsi da se stesso , ma deve chiedere aiuto alle schiere dei fiancheggiatori , cioè dei vecchi governanti spodestati . Non si poteva certamente immaginare una posizione politica più contraddittoria di questa . Ma la rivoluzione esisteva a dispetto di tutte le formazioni in lotta , e in ispecie a dispetto del fascismo ufficiale , che vedeva ogni giorno frustrati i suoi calcoli dalla realtà sociale del paese . Essa riuscì a spezzare la delicata funzione del meccanismo elettorale : le elezioni vennero fatte in tutta Italia con estrema violenza . I metodi meridionali di lotta vennero estesi all ' Italia . La MVSN , presidio armato del partito dominante , venne impiegata per terrorizzare specialmente le zone rurali e impedire alle opposizioni di esercitare ogni propaganda elettorale . Così il fascismo ­ rivoluzione , cioè il fascismo delle province , trionfò del trasformismo e gli spezzò nelle mani l ' incantesimo . La scheda non servì a niente : la parola spettò ancora una volta al randello . Tuttavia queste elezioni generali valsero a chiarire uno stato di psicologia delle masse di notevole importanza : il processo di polarizzazione agli estremi del corpo elettorale . La sconfitta di Bonomi a Milano e il limitato seguito di Amendola nel Sud contrapposti al successo elettorale del Partito comunista , chiarirono il progressivo indebolimento delle tesi medie , la scarsa fiducia del corpo elettorale in quelle soluzioni costituzionali che miravano ad annullare il fatto rivoluzionario e a ricostituire sulle basi del 1915 il dominio delle classi dirigenti . Il paese così lasciò intendere di esigere la reale soluzione del problema italiano anche sul terreno della forza . Ad ogni modo queste elezioni , mentre potenziarono le opposizioni , che , in una lotta così severa , selezionarono dirigenti e gregari , accentuarono notevolmente la crisi fascista , dimostrando a tutti gli ingredienti della formazione quale distanza separava l ' élite dirigente dai propositi rivoluzionari della massa . La politica delle due porte aperte veniva , dunque , battuta in breccia sia dalle opposizioni che dal fascismo stesso , e il tentativo di creare una nuova formazione parlamentare , su cui appoggiarsi , cadeva senza risultato . Così la situazione rivoluzionaria della periferia si ripercuoteva nuovamente al centro . Il fascismo non sa servirsi del Parlamento Ma il culmine della crisi veniva raggiunto poco dopo quando si trattò di far funzionare il Parlamento . Per quanto l ' immaturità del paese fosse enorme , per quanto il fascismo intransigente si fosse lasciato convogliare sul terreno parlamentare , non appariva possibile , quando il Parlamento riaprì i suoi battenti , consentire alle opposizioni l ' esercizio del controllo . Vi era , dunque , una situazione estremamente tesa , da cui era difficile uscire , perché le opposizioni erano portate dalla stessa crisi fascista e dal rinnovato voto popolare ad esercitare con energia la critica ai metodi del governo , approfittando dell ' imbarazzo in cui questo si trovava di dovere , da una parte , subire l ' intransigenza dei rivoluzionari e dall ' altra adottare come terreno di lotta quello parlamentare assai propizio agli avversari . Così il governo non sapeva essere né giacobino , come lo volevano i fascisti , né parlamentare , come cercavano di farlo essere gli oppositori , ma doveva mantenersi in una linea che cumulava tutti gli svantaggi dei due sistemi . Ma una posizione così ibrida non poteva durare a lungo anche perché le opposizioni erano interessate ad avvalersi della tribuna e delle immunità parlamentari per discutere a fondo la situazione politica . Esse si sforzavano di trascinare il governo sul terreno della legalità per tentare di batterlo . Questa tattica non poteva , d ' altra parte , che rendere assolutamente debole la soluzione governativa , e rinforzare l ' estremismo fascista , spingendolo verso le estreme conseguenze . Queste giuste previsioni , infatti , si verificarono puntualmente all ' apertura del Parlamento . La prima settimana fu una solenne beneficiata per le opposizioni , specialmente per quelle che rinserravano tutta la loro critica nell ' astrattismo legalitario . L ' estremismo fascista era furente : il governo era disorientato completamente . Il delitto Matteotti In tali condizioni di cose si determinò l ' ambiente in cui scoppiò il delitto Matteotti , che precipitò di colpo la situazione . Sotto l ' impressione del terribile delitto tutte le forze di opposizione si videro improvvisamente rinforzate da correnti impetuose di opinione pubblica , che reclamavano giustizia contro gli assassini e mostravano chiaramente di ritenere coinvolto , almeno nella responsabilità morale , il governo . Di fronte a queste ondate di opinione pubblica assolutamente imprevedute dagli organi ministeriali , che avevano preso per moneta contante sia il consenso che la calma apparente del paese , Mussolini si vide perduto . Le sue prime dichiarazioni furono fredde , compassate . Egli sperava di poter ancora mantenere l ' equilibrio tra le diverse correnti in lotta . Ma l ' affare Matteotti era molto più grave di quello che il fascismo immaginava , perché era destinato a dare la prova della capacità di resistenza della debolissima sutura che teneva unite correnti così disparate , sutura che consisteva nella abilità trasformistica del duce . Mussolini tenta il salvataggio Sotto la pressione continua ed incalzante degli avvenimenti il giuoco sfuggì completamente di mano al signor Mussolini , che , assalito dal panico , accumulò errori su errori . Probabilmente se egli si fosse alzato in Parlamento per sostenere la tesi del delitto di Stato nessuno avrebbe osato reagire , ma questa tesi richiedeva altra statura ed il signor Mussolini si era già rivelato un demagogo senza alcuna passione rivoluzionaria . Gli avvenimenti , non fronteggiati con rimedi straordinari , e secondo l ' unica via logica che ancora rimaneva aperta , ben presto soverchiarono la mediocre prassi governativa dell ' uomo . Di fronte allo scoppio di morbosa sensibilità dell ' opinione pubblica , il signor Mussolini non seppe far altro che iniziare egli stesso il processo al regime , nella segreta speranza di aver grazia presso gli avversari e di poter continuare la politica delle due porte aperte . Sotto questa mediocre impressione egli ordinò l ' arresto dei suoi collaboratori più fidati come mandanti in omicidio , svelando per primo al paese attonito la esistenza di una vera organizzazione nihilista annidata nel suo gabinetto . Questo primo errore colossale partorì gli altri , perché rese possibile il ritorno controffensivo dei fiancheggiatori . Questi avevano già permeato il movimento fascista sperando di poter rivolgere Mussolini in funzione di conservazione , ma di fronte alla sua politica anodina stavano sempre in vedetta per evitare che il temperamento del duce giocasse loro qualche sorpresa . Soprattutto sospettavano le origini rivoluzionarie dell ' uomo e del movimento , e dall ' esperienza di quel primo periodo di governo avevano già tratto la convinzione che occorresse liberarsi dal fascismo per evidenti ragioni di conservazione . Non parve , perciò , che dovessero attendere un ' altra occasione per svolgere la loro contromarcia difensiva . La manovra fiancheggiatrice Invano Mussolini tentò galvanizzare la crisi rinunziando al portafogli dell ' Interno e silurando De Bono nel posto di direttore generale della P . S . : i fiancheggiatori incalzarono , fatti sempre più esperti della debolezza avversaria . In verità questa politica fiancheggiatrice aveva il vantaggio di costituire un centro di manovra , che , mentre avrebbe potuto costringere Mussolini , con la quotidiana minaccia di secessione , ad abbracciare definitivamente la politica normalizzatrice , si prospettava già come elemento di stabilizzazione nel caso di vittoria delle opposizioni . Oltre di ciò questo centro sperava di poter seguire e sfruttare tutte le emozioni della piccola borghesia che tornava ad orientarsi verso le così dette soluzioni democratiche , e minacciava , perciò , di diventare preda delle opposizioni . Era in sostanza questa una politica a doppia faccia che faceva sperare ai fiancheggiatori di essere in ogni caso presenti alla successione . Essi ritenevano di aver costruito sempre la vera forza del fascismo e perciò si tenevano convinti di poterlo obbligare ad agire secondo i loro desideri o di poterlo uccidere sol che avessero voluto . Di fronte a questa manovra Mussolini adottò la solita politica pendolare : annunziò la legalizzazione al Senato per non accentuare le preoccupazioni costituzionali dei patres conscripti , ed esaltò lo spirito bellicoso degli squadristi nelle adunate regionali ; profittò dell ' uccisione del deputato Casalini per dar risalto alla disciplina del suo partito e disconobbe ogni valore alla secessione parlamentare delle opposizioni , dichiarandosi pago di governare attraverso le comparse della maggioranza . Ma questo giuoco non aveva più probabilità di riuscita di fronte al contegno dei ceti dirigenti che cercavano disperatamente di potenziare il giuoco dei fiancheggiatori . Così assistemmo ad una serie di fatti rivelatori della manovra di accerchiamento , che impedivano assolutamente al governo di ripetere con successo il suo moto pendolare : distacco dei mutilati e dei combattenti , distacco dei liberali di sinistra , distacco dei giolittiani . Con un crescendo continuo Mussolini veniva ricacciato verso l ' estremismo farinacciano , mobilitandogli contro una per una le stesse forze che nel 1922 lo avevano aiutato ad agguantare il potere . V Il Mezzogiorno e lo Stato unitario Le basi storiche della conquista regia nel Mezzogiorno La conquista regia trovò il suo campo classico di applicazione nel Mezzogiorno che , pur avendo dato all ' Italia i primi annunzi di libertà si accorse all ' indomani dell ' impresa garibaldina , di essere stato conquistato . Eppure , il Mezzogiorno elaborò la filosofia della Destra storica , dottrina classica del liberalismo italiano , e contribuì potentemente con gli albertisti , cioè con i patrioti sostenitori dell ' unificazione attraverso l ' opera della Casa Sabauda , a formare e dirigere il nuovo Stato ! Ad un primo esame non si riesce , perciò , a comprendere perché il centralismo piemontese poté estendersi anche nel Sud , tutto livellando sotto l ' uniformità di schemi elaborati nei freddi uffici della burocrazia . Nell ' incomprensione di questo fenomeno si rischia così di giustificare , senza critica , il più cieco e brutale unitarismo , come di non afferrare il potente contenuto libertario e le ragioni storiche che accreditano sempre più le dottrine autonomiste . Centralismo meridionale Fattori naturali e fattori morali impedirono al Mezzogiorno d ' Italia - dopo che la colonizzazione ellenica , sempre ristretta alle coste e impedita di diffondersi nell ' interno dall ' ostilità delle popolazioni barbare di pastori , fu sopraffatta dall ' occupazione romana - di svolgere una sua originale civiltà . Forse furono inizio della sua decadenza le terribili stragi ed i saccheggi della guerra contro Pirro e della seconda punica , che , secondo il Beloch , determinarono una sensibile diminuzione di popolazione , e la susseguente conquista dell ' Africa , che costituendo questa colonia in granaio dell ' Impero , tolse importanza alla cerealicoltura della Sicilia e del Mezzogiorno continentale : certo è che mentre la vita municipale del Nord seppe superare le invasioni barbariche , ed imporre ai conquistatori di adattarsi ad essa , obbligando specialmente i longobardi , che ebbero dominio più lungo e più stabile , ad adottare un ordinamento militare frazionato , che rispondeva alle esigenze di tanti centri autonomi di vita , lo squallore dell ' ambiente rurale del Sud ed il sopraggiunto isolamento commerciale facilitarono il costituirsi di un organismo accentrato ed ereditario quale fu il ducato di Benevento , con scarsa luce di cultura , seppur capace di resistere militarmente alla potenza carolingia , estesasi agevolmente fino alle rive del Garigliano . Nel ducato di Benevento era un primo abbozzo del Regno , quale poi riuscirono a formarlo i normanni , quando liberarono la costa dai bizantini e la vicina Sicilia dai saraceni , eredi gli uni e gli altri delle tradizioni elleniche e puniche . Da allora questa vasta parte d ' Italia di scarsa fertilità , dove rare sono le piogge e i fiumi hanno carattere torrentizio , contraddistinta dal latifondo e dalle colture estensive , visse separata dal resto della penisola , e , dopo la conquista angioina , conferì ogni facoltà direttiva , ogni forma di attività spirituale a Napoli , la grande e gloriosa parassita in continuo aumento , perché tutte le intelligenze , le energie del Regno vi confluivano ad accrescere l ' autorità ed il fasto di una corte che voleva emulare lo splendore di quella di Francia . I normanni fondarono il Regno , limitarono i poteri , fissarono gli obblighi militari , riconobbero i titoli d ' investitura dei baroni , con Ruggero agevolarono la vita municipale , garantendo alle università la facoltà di liberamente regolarsi secondo i propri usi , costumi e consuetudini , ed introdussero diverse arti e manifatture nel Regno , tra cui importantissima l ' industria della seta , divenuta in seguito oggetto di un attivissimo commercio . Federico di Svevia , seguendo la loro tradizione , dette allo Stato un più sicuro ordinamento e quasi precorse la formazione della grande monarchia assoluta e burocratica , che si delineò in Europa nel secolo XVI ed arrivò al suo apogeo nel secolo XVIII . Egli infatti , perché non seguissero il pericoloso esempio dei comuni del Nord , rintuzzò le velleità autonomiste delle città e contemporaneamente vietò tutte le degenerazioni dell ' ordinamento feudale , proibì ai baroni ogni altra giurisdizione al di fuori di quella civile di primo grado , e tenne così alta l ' autorità dei judiciarii , da renderla paragonabile solo a quella dei grandi ufficiali provinciali del potere esecutivo nell ' età moderna . Ma la conquista angioina e l ' insurrezione siciliana - l ' una allentando i freni alla feudalità , l ' altra troncando ogni possibilità di espansione della monarchia verso il Sud e l ' Oriente - dovevano deprimere e modificare questa relativamente dignitosa organizzazione statale a cui le altre parti d ' Italia guardavano con deferente meraviglia . L ' azione antifeudale della monarchia assoluta e la formazione della borghesia terriera Il Mezzogiorno , offerto all ' alta banca fiorentina come colonia di sfruttamento economico , taglieggiato dal feudalismo , immiserito dal distacco della Sicilia e dalle conseguenti guerre , cominciò a precipitare verso la rovina , e , nonostante la parentesi aragonese , in cui fu possibile un relativo rifiorimento delle università demaniali e feudali , non si riebbe più , finché il successivo periodo viceregale e la folle tracotanza dei baroni non lo spinse in una situazione di degenerazione anarchica , che accrebbe di mille doppi le sue miserie . In verità molte accuse sono state lanciate alla dinastia borbonica specialmente da parte dei liberali negli ultimi anni del suo dominio , e nella sua politica liberticida venne identificata l ' origine della maggior parte delle disgrazie meridionali di cui il governo " negatore di Dio " parve avesse assunto tutte le responsabilità . Ma è giustizia riconoscere che la politica borbonica fu quasi sempre superiore alla sua fama , e che molte colpe attribuitele furono piuttosto il risultato di una complessa eredità storica , di cui il primo e più grande merito spetta alla politica economica spagnuola , arrendatrice - per usare un vocabolo dell ' epoca - oltre ogni limite non di giustizia ma di umanità . Certo è che nel periodo feudale la dinastia borbonica , con Carlo III e Ferdinando IV , tentò liberarsi dal peso morto del feudalismo sia ponendo riparo alle offese recate dalla giustizia baronale , con il largo uso delle più squisite prerogative regie - la grazia e l ' indulto - sia rigettando la pretesa che i diritti feudali dovessero essere privilegiati e preferiti come quelli fiscali , sia organizzando la regia polizia . E il suo tentativo antifeudale giunse fino ad emanare l ' editto del 1792 , rimasto sì senza utile effetto , ma memorabile per il suo significato , col quale , sciogliendo ogni promiscuità d ' usi e conservando i diritti dei coloni perpetui , si davano a censo , con assoluta prelazione dei nullatenenti , i demani , sia feudali che universali . In verità questo tentativo borbonico di riprendere la funzione dell ' assolutismo illuminato , che un secolo prima avrebbe potuto ancora svolgere un vero e proprio tema di politica nazionale , era ormai svalutato da necessità storiche europee , che , preparando la rivoluzione francese , superavano del tutto la concezione dell ' assolutismo . Fu perciò , che lo svolgimento più pieno della lotta antifeudale poté esplicarsi nel periodo francese , contemporaneamente al tentativo di diffondere anche nel Mezzogiorno le istituzioni rappresentative . Da questo momento lotta sociale e lotta politica si fusero e i dati storici della monarchia assoluta vennero messi in discussione anche nel Mezzogiorno . Infatti a chi imprenda a studiare la storia del Regno delle Due Sicilie dal prorompere del primo anelito di libertà nella Repubblica partenopea fino alla unificazione italiana , non potrà sfuggire un fenomeno sociale che è la chiave di volta di ogni avvenimento posteriore . Intendiamo accennare al sorgere e pervenire a maturità politica di una nuova classe sociale , che acquista sempre più autonomia e caratteristiche proprie : la borghesia rurale . Questa classe si componeva non soltanto dei proprietari terrieri , ma anche di magistrati , avvocati , medici , impiegati , che data la struttura economico ­ sociale del Mezzogiorno non erano altro che una propaggine dell ' organizzazione della proprietà fondiaria . La sua origine si deve ricercare nell ' azione antibaronale della monarchia , diretta a ricondurre ad unità la proprietà terriera , spezzando i vincoli particolari ad essa imposti sotto il nome generico di usi civici , e sostituendo la piccola alla grande proprietà . Ma la spinta maggiore alla formazione di questa classe fu data dalla rivoluzione partenopea , che , con le leggi eversive della feudalità accelerò il trapasso economico della proprietà ai ceti borghesi che da pochi anni sorgevano dalla massa confusa del proletariato rurale . Le ragioni giuridiche formali che giustificavano la lotta alla feudalità furono brillantemente riassunte dai giuspubblicisti , che si occuparono del tema , nel vantaggio della classe padronale di favorire la trasformazione del feudo in allodio , per acquistare più larga possibilità di sfruttamento della sua proprietà , e nel compenso che il popolo avrebbe tratto dalle quotizzazioni in cambio della sparizione storica dei diversi usi civici . Ma queste ragioni se trovano giustificazione sociale nella generale tendenza del secolo ad una maggiore e più intima appropriazione delle fonti di produzione della ricchezza e , quindi , nel Mezzogiorno , della terra , furono nell ' applicazione pratica assai lungi dal realizzare quei criteri di giustizia astratta da cui movevano i sostenitori delle riforme . Tanto vero che la questione demaniale riaffiora ad ogni movimento che sembra scuotere il dominio delle classi dirigenti ; e non è gran tempo che lo stesso fascismo a mezzo di Arrigo Serpieri tornava ad elaborare le ragioni ideali di giustizia che inutilmente nel 1799 e nel 1861 erano state invocate . In effetto , le leggi eversive della feudalità servirono molto più a potenziare la borghesia rurale in formazione che a sollevare le misere condizioni del popolo , perché le rivendiche contro gli usurpatori - in massima parte borghesi , - non essendo state condotte a fondo , non eliminarono le cause di ingiustizia , e le quotizzazioni rimasero quasi del tutto senza esito perché numerosissime furono le quote non assegnate per mancanza di richieste e più ancora furono quelle retrocesse per mancanza di capitali occorrenti per la messa a coltura . Molte altre infine furono vendute con contratti simulati agli stessi usurpatori , malgrado il divieto della legge . Fu così che tutto il sistema giuridico di eversione della feudalità non riuscì ad altro scopo che ad elaborare storicamente la borghesia rurale . Essa si venne un po ' da per tutto sostituendo alla vecchia classe feudale , di cui assorbì per conseguenza la funzione economica , contrapponendosi , con eguale tenacia , allo sforzo di rivendicazione delle classi più umili . Lentamente la sua forza cominciò a divenire così notevole che i Borboni , tornati dopo la parentesi repubblicana , si cominciarono a preoccupare , intuendo , per quanto vagamente , di trovarsi in presenza di una classe politicamente rivoluzionaria . Essi cercarono porvi un riparo , dichiarando solennemente con Ferdinando I , che la feudalità - ostile , più che ad altri , allo stesso sistema monarchico - non sarebbe stata ripristinata . Ma questo gesto politico non ebbe molta risonanza per un complesso di ragioni che si possono ricondurre sotto due ordini di idee : 1 ) la necessità per la borghesia rurale di conquistare il potere politico , dopo aver conquistato il potere economico allo scopo di garantirsi sia da eventuali ritorni feudali che da ulteriori sviluppi proletari ; 2 ) l ' adesione della borghesia più intelligente alle idee illuministiche della rivoluzione francese , come sviluppo storico ­ politico del sistema economico di cui era un prodotto . La politica borbonica e l ' equivoco liberale Nacque così un formidabile equivoco che non poco contribuì a potenziare la rivoluzione italiana , perché , mentre la borghesia economicamente conservatrice , fu costretta ad esser politicamente rivoluzionaria , la monarchia , che aveva potentemente contribuito con la sua lotta antifeudale a crearne le fortune economiche , e , anche dopo il processo di maturazione , aderiva strettamente ai dati economici del dominio della nuova classe , non comprese che il concetto dell ' assolutismo era divenuto ormai antistorico e che invece sarebbe stato assai facile costruire con gli stessi interessi borghesi un saldo sistema di conservazione monarchica . E questo equivoco , mentre fu fatale alla dinastia borbonica , che perdette il trono nella lotta che ne seguì , pose le prime basi della conquista piemontese , perché polarizzò , attraverso una lunga serie di vicende e di errori , che non è compito dell ' opera specificare , le speranze dei liberali napoletani verso il Piemonte , come sola forza unificatrice d ' Italia . Né occorre meravigliarsi di questa polarizzazione , sia perché i cosiddetti liberali napoletani erano sostanzialmente dei conservatori , sia perché il loro ideale politico era monarchico . Si pone così fin da quest ' epoca la caratteristica principale del liberalismo meridionale consistente nello sforzo della borghesia di risolvere , nel generale problema dell ' unificazione d ' Italia , la necessità del suo dominio regionale . In sostanza i liberali meridionali trovavano nel centralismo piemontese l ' incarnazione giuridico ­ burocratica di quell ' ideale politico , verso cui , invano , avevano cercato di spingere l ' assolutismo borbonico . Nessuno , quindi , si meraviglierà che la conquista regia divenisse il loro ideale , anche se furono costretti a lottare in nome di quello Stato che Bertrando Spaventa e Camillo De Meis avevano sognato anacronisticamente di fondare in un paese che non aveva saputo nemmeno potenziare di tutte le sue ragioni lo Stato assoluto . Cosicché , quando nel 1860 l ' isolamento diplomatico , la ribellione della Sicilia e l ' audace impresa garibaldina segnarono l ' ultima ora del regno borbonico , l ' unione del paese era già avvenuta sulla base della fusione dei due centralismi e sulla mutuazione fra l ' astrattismo istituzionale piemontese e la realtà semifeudale del Mezzogiorno . L ' azione antifeudale durante la luogotenenza Unificato il regno queste direttive continuarono . Però lo studioso non può non rilevare lo sforzo del governo luogotenenziale per riprendere le classiche direttive antifeudali . Fiorì così nuovamente la legislazione demaniale e le istruzioni ministeriali parlarono ancora una volta di ingiustizie commesse , di torti da riparare , di rivendiche da sperimentare . Tutto ciò derivò evidentemente da fenomeni d ' incomprensione storica perché la burocrazia del nuovo regime , credendo di dover continuare la rivoluzione , non trovò di meglio che riattaccarsi alle armi illuministiche della vecchia Repubblica partenopea e muovere in guerra contro il feudalismo . La nuova borghesia naturalmente lasciò fare fino a quando la legislazione eversiva , attaccando gli ultimi residui della feudalità , le permise di completare la sua opera di irrobustimento economico . Oltre questo limite invece il conquistato potere servì a scongiurare ogni iattura economica . Infatti i borghesi , impadronitisi della rappresentanza politica delle province e dei comuni , posero ogni specie di ostacolo all ' azione antifeudale , impedirono cioè che le riforme legislative si risolvessero in effettivo beneficio delle classi più umili . Così gli usurpatori divenuti grandi elettori , stroncarono ogni azione rivoluzionaria diretta contro il loro dominio . Veramente questo prepotere della borghesia rurale poté sorgere ed affermarsi , perché mancava quasi del tutto l ' industria e l ' immaturità politica e civile delle altre classi era smisurata . Ma esso fu ottenuto ad un prezzo assai caro : l ' abbandono di ogni pretesa di controllo sullo Stato e l ' adesione incondizionata alla politica dei ceti dominanti del Nord . Nella loro terribile immaturità politica , nel loro gretto particolarismo i borghesi meridionali non compresero che il loro dominio era quanto mai labile perché privo del controllo sullo Stato , non si accorsero che i loro interessi venivano manomessi , che la giustizia distributiva veniva conculcata e si lasciarono spingere sempre più nel chiuso orizzonte degl ' interessi locali . Lo Stato italiano , assolutamente privo di ogni velleità etica , di fronte al chiuso particolarismo di questa classe meridionale , ebbe un giuoco assai facile perché la sua linea di politica generale coincise con la stretta mentalità dei popoli conquistati . Tutta l ' azione unitaria nel Mezzogiorno dimostrò quanto fosse radicata la prassi del governo paterno e quanto poco pericolo avrebbe corso il Borbone se avesse tenuto fede alla costituzione . Le critiche della Destra storica Veramente questa situazione di cose non rimase senza reazione specialmente per opera della destra liberale , ma si trattò di critiche teoriche che , se servirono a porre i fondamenti della questione meridionale , non poterono avere alcuna utilità pratica . Il pensiero della Destra storica , postulando la necessità di creazione dello Stato moderno come sostanza etica di un popolo pervenuto a coscienza di sé , faceva implicitamente , in sede filosofica , la critica al processo di formazione dello Stato unitario , per quanto non fosse più in grado di tradurre in dati storici le postulazioni ideali . Questa critica , se da una parte investiva il problema centrale dello Stato italiano come conquista regia , dall ' altra aggrediva già la questione meridionale come malattia , che restringeva la completa circolazione della Nazione . Specialmente dopo la caduta parlamentare di questo partito , e dopo che tutte le formazioni borbonicamente conservatrici si furono gettate nella politica trasformistica inaugurata dalla Sinistra , il pensiero della Destra divenne profondamente rivoluzionario . Le dottrine sull ' autonomismo , sul decentramento , sulle garanzie costituzionali , la critica violenta ai sistemi dello Stato di polizia , che continuamente emerge non appena si scrosta la vernice legalitaria , l ' odio per la transazione e per il compromesso costituirono le armi della battaglia che la Destra liberale ingaggiò contro quello Stato unitario che essa stessa aveva potentemente contribuito a creare . Ma se questa contraddizione intrinseca e l ' immaturità generale del paese fecero apparire come antistorica questa seconda fase dell ' attività politica della Destra , non si può disconoscere che ad essa si deve di aver seminato i primi germi della critica alla politica unitaria , ed aver iniziato il logorio del regime . Si trattava , però , di una critica ad assai lunga scadenza e tutti i maggiori uomini politici della Destra morirono nella tristezza di un fallimento ideale senza confine . La borghesia meridionale si assicura il dominio attraverso il trasformismo Ridotta così in un ambito puramente regionale , la vita politica del Mezzogiorno illanguidì . Perfino quei prodigi di pensiero individuale di cui ci aveva dato così perspicuo esempio la Destra , scomparvero . Divenuta padrona del campo , la borghesia rurale adeguò ogni sforzo politico alla sua mentalità particolarista . Dovunque fu istituito il partito del medico condotto contro quello del farmacista , e del segretario comunale contro quello del maestro fiduciario : una lotta di feudalismi per impadronirsi del municipio e di là favorire i fedeli ed opprimere gli avversari . Tutta la lotta , dunque , si organizzò intorno alla cassa del Comune , e sugli addebiti amministrativi la prefettura riuscì ad innestare una serie di ricatti legali a favore dei partiti dominanti . È perciò che d ' allora i partiti meridionali sono stati , per lo meno tendenzialmente , ministeriali . Infatti , se essi sono al potere , debbono essere ministeriali per evitare le noie delle inchieste amministrative ; se , invece , sono all ' opposizione , aspirano al favore del governo per poter detronizzare gli avversari . In tale condizione di cose l ' organizzazione politica meridionale non poteva consistere che in una mediazione continua tra i vari governi succedentisi al centro e le inerti masse meridionali , assenti dalle istituzioni : mediazione esercitata dai deputati , che portavano ai governi in carica i voti e la tranquillità delle masse meridionali , e ne ricevevano favoritismi ed impunità per i loro protetti . Così avvenne che il popolo , il quale credeva , deponendo una scheda , di compiere un atto rivoluzionario , finì per votare i suoi aguzzini , perché il deputato è , quasi sempre , soltanto l ' eletto del sindaco , ed il governo in carica , per ottenere il voto del deputato , deve proteggere il sindaco . Sorse , quindi , nel paese il trasformismo , perché esisteva , in ogni momento , nel Parlamento una massa di votanti , ansiosi del favore ministeriale , necessitati dallo stesso sistema elettoralistico , di cui erano la espressione , a chiedere sussidio per i pochi interessi privati che rappresentavano ed esisteva , in ogni momento , anche per governi , che nel paese erano in nettissima minoranza , la possibilità di creare durature combinazioni politiche , cementando , attraverso una sintesi non hegeliana , gli interessi di qualche gruppo del Nord con gli affari di tutti i ladruncoli dichiarati contabili del Sud . Né si poteva uscire da questo sistema votando per le opposizioni , perché queste , prodotto dello stesso clima storico e sociale , non aspiravano ad altro che a soppiantare i deputati di maggioranza nella loro funzione trasformistica . Due meridionalisti : Giustino Fortunato , Antonio De Viti De Marco Contro la politica unitaria però continuò la critica delle élites liberali . Senonché , a mano a mano che il nuovo Stato funzionava e metteva , perciò , a nudo le sue deficienze ideali , questa critica si allontanava dai cieli della astrazione teorica , ove in massima parte l ' aveva spinta la Destra liberale , per concretarsi in atteggiamenti di maggiore aderenza alla realtà . Fu così che in mezzo a tanta miseria sorsero i primi germi della vita . Con quel processo caratteristico delle grandi questioni storiche , che sono casi di coscienza individuale , prim ' ancora di divenire patrimonio di élites , l ' elaborazione critica della questione meridionale si affermò per opera di due isolati : Giustino Fortunato ed Antonio De Viti De Marco . Il primo dal cuore della Basilicata pietrosa intese tutta l ' ironia del mito vergiliano della fecondità meridionale , e armato degli ultimi risultati degli studi geologici , geografici , storici ed agrologici , mosse guerra ai parti della fantasia poetica , prospettando l ' inferiorità del Mezzogiorno come fatale . Discendendo culturalmente da quella scuola liberale che aveva teorizzato la felicità nazionale , egli invocò indirizzi generali di governo atti a riparare le ingiustizie storiche dell ' unità , e , sentendosi unico veggente in una terra di ciechi , rivestì le sue perorazioni di un tale profondo pessimismo , che ancor ' oggi le sue pagine destano un ' accorata commozione . Però il suo orizzonte politico non andò oltre la concezione storica dello Stato italiano , e , perciò , la profonda reazione spirituale verso le classi trasformiste del suo paese , gli vietò d ' intendere le possibilità rivoluzionarie del decentramento amministrativo . Il secondo , partendo dal liberalismo economico che è il primo scheletro di ogni sistema liberale , svelò al Mezzogiorno tutto il danno proveniente dal protezionismo doganale , instaurato a beneficio di poche industrie privilegiate , e a danno della produzione agricola - principale , se non unica , fonte di vita della Nazione e del Mezzogiorno - e con il suo apostolato trentennale cercò saldare le poche forze antiprotezioniste del Nord con le rappresentanze del Mezzogiorno per un ' azione comune . Ma entrambi fallirono al loro scopo , perché , isolati dal loro pessimismo e dall ' immaturità generale del paese , concepirono il male sub specie aeternitatis , e sperarono salute soltanto dall ' azione dello Stato , senza poter ancor intravvedere le forze autonome da gettare nel fervore della battaglia . Gaetano Salvemini e l ' " Unità " Questa posizione statica venne , però , ben presto superata dalla critica salveminiana all ' azione del partito socialista italiano . Figlio di quella Puglia , ove intorno al latifondo ed alla coltura estensiva dei cereali cozzano le plebi sterminate contro ristrette classi di proprietari , Gaetano Salvemini fu portato dal suo stesso tentativo di istituire la lotta di classe nel Mezzogiorno ad elaborare la critica di quel partito socialista italiano , che nel Settentrione , elevando le plebi , stabiliva interi i termini liberali della lotta politica . Analizzando tale azione , si presentava imprescindibile la necessità di spiegare il perché dell ' insuccesso socialista nel Mezzogiorno e delle sue deformazioni in quelle poche zone ove il nuovo verbo era riuscito ad attecchire . Evidentemente vi era qualche cosa che era estranea all ' ambiente meridionale e che impediva l ' unità del movimento socialista , qualche cosa che non era connaturale al marxismo , ma prodotto specifico del clima italiano . Quest ' ostacolo fu subito identificato e la questione meridionale apparve al Salvemini come presupposto della questione sociale . Da allora il grande scrittore pugliese prese a combattere tutte le oligarchie , sia padronali che operaie , costituite sul sacrificio degli interessi generali . Dapprima la sua critica investì il partito stesso in cui militava , avvivandosi della segreta speranza di poterlo richiamare alle sue origini libertarie e disincagliare dalla politica della difesa di categorie per spingerlo nel vivo della questione italiana : poi si sollevò ancor più in alto ad indagare le responsabilità d ' intere generazioni , quando la sua nuova fede lo costrinse a restituire la tessera . Ma la critica salveminiana , pur superando , con una investigazione fedele e pertinace delle cause del male , la fase pessimistica del problema , non poté ancora evadere il chiuso orizzonte del problemismo . La necessità dell ' analisi rilevatrice ed il processo di maturazione politica ancora all ' inizio non consentivano sintesi affrettate , e , pur avendo Salvemini già identificato nelle classi della produzione terriera la miniera dell ' antitrasformismo rivoluzionario , l ' azione pratica gli apparve ancora sconsigliata dalle necessità quotidiane della battaglia ideale . Il partito radicale Ma , mentre l ' " Unità " salveminiana assolveva questo importante compito ideologico , si perfezionava e produceva frutti , specialmente nel Mezzogiorno , un movimento più schiettamente politico , che è compito dell ' opera ricordare : il movimento radicale . Esso quantunque fosse nato prima dell ' " Unità " salveminiana produsse i suoi maggiori frutti proprio quando questa rivista iniziò la sua critica . I due movimenti rimasero , però , esterni l ' uno all ' altro : la forte e saporita linfa salveminiana non si comunicò all ' opportunismo radicale , e mentre il tentativo unitario fu il più radicale sforzo antitrasformistico che la storia politica italiana registri , il radicalismo non tardò a convergere nella vasta corrente giolittiana . Soltanto nell ' immediato dopoguerra , quando il giolittismo sembrava offuscato e si scatenava l ' inflazione bolscevica , le due correnti si fusero nel Partito del Rinnovamento , ma io sono convinto che , anche se Gaetano Salvemini non fosse stato allontanato dalla politica militante da un banale accidente , l ' unione rinnovatrice non avrebbe potuto assai a lungo mantenersi . Questi rilievi chiariscono così quale fu la vera natura del Partito radicale e degli altri movimenti che ad esso si possono ricondurre . Oggi dovrebbe essere chiaro che , se le masse meridionali credettero compiere uno sforzo di autonomia e di emancipazione dal grigio cerchio della politica unitaria , attraverso la generazione degli avvocati radicali , che affiorò alla vita pubblica nei primi anni del secolo nuovo , i dirigenti non potevano agire contro i dati storici del giolittismo nel Mezzogiorno senza incidere gli interessi della loro classe . Prima ancora di entrare nella politica militante , essi erano giolittiani per temperamento , per idee , per interessi , e perciò non potevano nemmeno intuire con quali idee e con quali forze la politica giolittiana poteva essere frantumata . Il movimento , quindi , tra il 1908 ed il 1913 fu rapidamente assorbito dal giolittismo , contro di cui restò a combattere la sua dura battaglia il solo Gaetano Salvemini . Le masse rurali del Mezzogiorno dovettero accorgersi ancora una volta di avere agito completamente a vuoto . VI Mezzogiorno , guerra e fascismo Il neutralismo meridionale L ' avvicinarsi della guerra e le polemiche tra interventisti e neutralisti non modificarono i dati storici della politica meridionale , che , essendo quasi del tutto trasformistica , non poteva attivamente sentire i gravi problemi nazionali affioranti nelle discussioni di quei giorni . E così , più per passività che per calcolo , il Mezzogiorno fu quasi interamente neutralista . L ' adesione politica al giolittismo , il particolarismo trasformista e la paura atavica di provocare rivolgimenti pericolosi , spinsero i ceti dirigenti meridionali nella più conservatrice delle correnti italiane : il neutralismo monarchico . Ciò non tolse che con la stessa disinvoltura , dopo dichiarata la guerra , i deputati meridionali si iscrivessero in quel famoso fascio parlamentare , che ebbe la strana funzione di correggere in sede di rappresentanza il fondamentale neutralismo del paese . Ma , a parte che questa contraddizione , dichiarata puramente apparente , venne giustificata con le finalità patriottiche del momento , nessuno si potrà meravigliare del mutato atteggiamento , quando rifletterà sull ' intrinseco contenuto del trasformismo , riposto nella necessità di adesione incondizionata al potere centrale per esclusive finalità di politica regionale . Durante la guerra , quindi , il meccanismo trasformistico continuò tranquillamente a funzionare quasi senza scosse . La smobilitazione Cessata , invece , la guerra , ed immessa nelle vene della nazione la grande novità demografica costituita dai combattenti , si cominciarono ben presto a notare dei sintomi di movimento . A chi imprenda a studiare con animo scevro da preconcetti e da miracolismi l ' influenza che questo grande fatto storico ha esercitato sulla questione meridionale , non potrà sfuggire , che mentre la guerra - pur avendo seminato qua e là germi eminentemente rivoluzionari - non è riuscita a dare la spinta al popolo meridionale per entrare finalmente nel quadro della vita politica nazionale , tuttavia ha lasciato confusamente intravvedere alle masse che la vecchia immobilità era non soltanto indecorosa , ma addirittura dannosa . Difatti , se da una parte la guerra ha rappresentato un grande fatto unitario , e , perciò , sotto un certo profilo , antimeridionale , ha però dall ' altra parte contribuito , con l ' obbligatorietà del servizio militare , ad elevare in più vaste categorie di cittadini il tenore generale della vita e quindi a provocare fermentazioni nuove che non potevano non avere riflessi anche nel campo della politica . Ma , siccome tali fermentazioni corrispondevano soltanto ad un indistinto bisogno di novità , mentre non riuscivano a sboccare in nuove manifestazioni politiche , sentivano tutto il disagio delle vecchie forme , da cui erano impotenti a sollevarsi . È perciò che tutti i movimenti , sviluppatisi nell ' immediato dopoguerra , mentre , per il semplice fatto del loro verificarsi , hanno dato la sensazione di una oscura coscienza politica meridionale , tuttora in formazione , hanno riprodotto nel loro caratteristico atteggiarsi la vecchia forma trasformistica , che si dimostra , così , espressione fedele di un ciclo storico e sociale , non peranco superato dagli sforzi delle nuove generazioni , affioranti alla vita pubblica . Basta prendere in esame i primi movimenti sviluppatisi nel Mezzogiorno - azione del PPI e movimento dei combattenti - per convincersi della verità di queste proposizioni . L ' insuccesso del Partito popolare Nessun partito aveva sulla carta maggiori probabilità di successo del Partito popolare italiano , sia per la profonda cattolicità del popolo meridionale , sia per il programma che un meridionale di genio - Luigi Sturzo - aveva saputo predisporre a contenere entro le sue pieghe riposte , non soltanto le necessità del presente , ma anche le più audaci previsioni dell ' avvenire . Ebbene , che cosa è avvenuto del Partito popolare nel Mezzogiorno ? La risposta è semplice : il giovane partito è stato assottigliato , assorbito , disperso nel trasformismo . Si votò per i candidati popolari non perché si vedesse in essi i rappresentanti di quelle idee e di quel programma , ma per simpatia personale e per ragioni di contrapposizione , quando non anche per ragioni di favoritismo . L ' azione dei combattenti Egualmente si esaurì l ' azione dei combattenti . Tornati dalle trincee , questi giovani portavano nell ' animo un vago istinto di novità . Avevano peregrinato per quattro o cinque anni , avevano combattuto contro e a fianco di popoli tra i più civili di Europa , erano , insomma , stati sottoposti ad un ' incubazione forzata : nessuna meraviglia , quindi , che ad una forma di romanticismo politico , vagamente maturata nei loro spiriti , sembrasse indispensabile la distruzione del vecchio ordine . Una vittoria del trasformismo Mentre nelle province settentrionali tutto questo romanticismo politico mirava - per quanto in forme disordinate e tumultuose - a superare la vecchia organizzazione borghese , corrispondentemente al grado di sviluppo ivi assunto dalla lotta di classe , nel Mezzogiorno d ' Italia , anche corrispondentemente al grado di sviluppo ivi assunto dalla lotta politica , mirava a distruggere e superare la concezione trasformistica . Ma , siccome non si trattava di un movimento perfettamente maturato , non poteva non ricadere nello stesso inconveniente che imprendeva a combattere . Propugnatori del movimento erano soprattutto i giovani ufficiali , in massima parte figli di quei borghesi rurali contro di cui doveva sferrarsi l ' offensiva . Educati dai loro padri ed imbevuti , durante tutto il periodo d ' incubazione , d ' idee feudali , essi , per quanto parlassero di " partiti organizzati " , di " partiti di massa " , ecc . , non concepivano che la vecchia , tradizionale lotta municipale contro l ' odiato avversario . I dissidi di famiglia , le risse per il predominio locale , in taluni casi durate anni , non potevano in definitiva non permeare anche la nuova lotta . Seguaci del movimento non erano già gruppi di giovani , esponenti di una classe definita , solidalmente poggiati su interessi specificati , e , perciò , costituenti organismi in grado di controllare le deviazioni dei capi e correggerle , ma era una folla indistinta di giovani artigiani e contadini , sbattuti attraverso l ' inferno della guerra , senza nessun corredo di esperienza critica , sicuri soltanto - come i loro padri - dei vantaggi derivanti , anzi crescenti dall ' esercizio del mestiere e dalla coltivazione del campo , ma anche disposti , per quella serie di residui psicologici , derivanti dalle meraviglie accumulatesi nel loro spirito durante la guerra , a subire gli effetti di una propaganda attaccante soltanto la superficie delle cose . È così che la lotta , guidata spiritualmente dai padri , contro cui doveva rivolgersi , combattuta da truppe bendate , non poteva rappresentare altro che un nuovo e maggiore trionfo dell ' odiato trasformismo . Certo non poco aveva contribuito al fermento dei giovani spiriti la più vasta conoscenza del Nord dell ' Italia , il maggior contatto con forme di vita più avanzata nel grado della civiltà ; ma questa fermentazione , se giustificava la smania delle novità , non aveva approdato alla formazione di una superiore coscienza degli interessi in giuoco , anzi aveva maggiormente contribuito a nasconderli sotto il falso velame delle parole . Incapaci di risalire alla causa fondamentale dei loro insuccessi , riposta appunto nella mancanza di una dottrina politica aderente agli interessi , i giovani reduci attribuivano la colpa della loro mancata azione rivoluzionaria ora a questo , ora a quel capo , ora a questo ora a quell ' indirizzo . E così aderirono , volta a volta , secondo la cieca logica dell ' irrazionale , al Partito del Rinnovamento e alla democrazia , al Partito liberale e a quello fascista , rifugiandosi poi di quando in quando , dopo vari insuccessi e delusioni , nella formula dell ' apoliticismo , che , perciò , era un comodo velo per nascondere un più intenso anelito di politicità . Desiderosi di superare con un atto poderoso di volontà lo stagno mortificante del trasformismo , essi si affannavano a svolgere un ' azione autonoma , ma costretti dalla meccanica del movimento ad agire nel campo municipale , e privi , com ' erano nella generalità dei casi , di uomini pratici di amministrazione , ricadevano volta a volta , nelle mani di capi locali , estranei al loro movimento , che si affrettavano ad inserirli nel sistema da distruggere . Altrove , invece , i vecchi amministratori sfuggivano la presa , ritirandosi nell ' ombra , ed attendevano dalla Guido Dorso ­ La rivoluzione meridionale giustizia riparatrice del tempo e dall ' imperizia avversaria un ritorno trionfale . Così il movimento , privo di profonde ragioni ideologiche che gli dessero un ' anima , abbandonato agli effimeri risultati di una fermentazione istintiva , battuto in breccia dalla realtà quotidiana , si esauriva , si disfaceva in conati vani . Nel frattempo le vecchie classi trasformistiche correvano ai ripari , e , favorite mirabilmente dalla crisi economica che incombeva sul paese , sbandavano facilmente le esigue schiere dei rinnovatori . Le restrizioni dell ' emigrazione europea ed oceanica e la crisi degli studi , contribuivano fortemente a mettere alla mercé dei vecchi le nuove schiere dei riformatori . Ma , mentre tutto ciò estraniava dalla politica i pochi giovani preparati ad affrontare il problema della vita , contribuiva notevolmente a minare il terreno per futuri incendi . Qua e là , però , il movimento dei combattenti raggiungeva la sua via , assumeva forme che preludevano al possesso di un orizzonte politico : il sorgere del Partito sardo d ' Azione poteva rappresentare un insegnamento notevole . Difatti , per un istante , il movimento dei combattenti molisani , arieggiò nel centro dell ' Italia meridionale la magnifica organizzazione dei sardi di Lussu e di Bellieni . Sembrava iniziarsi la rivolta contro il sistema che aveva signoreggiato l ' Italia fin allora , la rivolta dei ceti rurali del Mezzogiorno contro le oligarchie parassitarie del Settentrione : sembrava che , dentro il ristretto circolo sanguigno della vecchia Italia fossero , finalmente , per proiettarsi le nuove correnti meridionali . Ma si trattò soltanto di sprazzi ingannevoli , che finirono per aumentare le tenebre . Intanto le agitazioni ed i disagi del Settentrione non potevano non avere riflessi anche nel Mezzogiorno , nel senso cioè di distrarre da un compito rivoluzionario i pochi gruppi che si avviavano ad avere consistenza e dinamismo proprio . Il fascismo nel Mezzogiorno : Aurelio Padovani Falliti gli sforzi precedenti , riassorbiti nel trasformismo trionfante i pochi tentativi originali di novità - perdurando le condizioni obiettive di disagio , anzi aggravandosi per il progressivo precipitare della crisi dello Stato italiano - l ' animo di molti giovani si rivolse verso il fascismo , con simpatia nuova . La stessa elasticità del programma fascista , oscillante tra una rivoluzione verbale , una democrazia miracolista ed un reazionarismo effettivo , rendeva possibile a ciascuno di vedere in tale partito il toccasana per tutte le malattie . Soprattutto piaceva a taluni giovani il volontarismo , di cui il fascismo si faceva propagatore , ed i metodi di azione militare , quasi che la lotta politica fosse urto di due eserciti e non guerra di civiltà . Il movimento si diffuse un po ' da per tutto , specialmente tra i giovani , ma per molto tempo rimase quasi nascosto e non riuscì in alcun modo a turbare il tranquillo sonno dei partiti dominanti . Dopo la marcia su Roma il processo di diffusione fu infinitamente più rapido per le ragioni che in seguito spiegheremo ; ma il fascismo meridionale non ebbe caratteristiche interessanti se non nella Campania , ove ben presto emerse la figura del capitano Aurelio Padovani . Giovane , proveniente da origini modeste , Aurelio Padovani si innamorò della lotta alle poche istituzioni campane che potessero correttamente qualificarsi socialiste : le organizzazioni portuarie , i metallurgici , i tessili , gli operai dei trasporti , e dimostrò in tale lotta il suo coraggio di valoroso combattente . Ma , sia perché tali istituzioni non avevano mai avuto una grande potenza nella vita pubblica partenopea , sia perché la lotta antisocialista era scarsamente sentita , il movimento padovaniano durante il suo primo fiorire parve più che altro uno sforzo mimetico . Non che i giovani , che vi parteciparono , si proponessero puramente e semplicemente l ' imitazione delle gesta dei loro compagni del Nord , ma , in effetto , la trascuranza di ogni dettaglio della questione meridionale ed il proseguire di quello spirito vagamente romantico , che abbiamo già rilevato nella prima agitazione dei combattenti , dimostrarono la scarsa consistenza rivoluzionaria di quel movimento , svolgentesi tra la noncuranza universale . In verità occorre precisare - per intendere appieno l ' esattezza di tutte queste proposizioni - che la maggioranza dei cittadini del Sud fin quasi alla vigilia della marcia su Roma non mostrava neppure verbalmente di credere esaurito il compito storico dello Stato cosiddetto liberale e perciò si gloriava di sentirsi abbastanza distante sia dal bolscevismo che dal fascismo . I ceti dirigenti , poi , piuttosto che impensierirsi di questa azione , che altrove mirava a soppiantarli , la guardavano con discreta simpatia , considerandola come una cura preventiva degli eccessi bolscevici , nel Sud mai soverchiamente sviluppati : i fascisti , invece , assorbiti a riprodurre tutto il fenomeno squadristico , non sapevano affrontare la questione del trasformismo , di cui solo teoricamente si dicevano nemici . I primi si sentivano sempre abbastanza forti per poter dilazionare il pericolo : i secondi non credevano alla possibilità di un successo e quindi esaurivano la loro azione in pratiche a fondamento religioso . Un errore fatale A chi ben consideri questo breve periodo della vita italiana non potrà sfuggire che il fascismo deve il suo successo nell ' ottobre 1922 proprio a queste sue deficienze rivoluzionarie nel Sud , che resero possibili le continue idiosincrasie parlamentari , esplicatesi nel fallimento continuato del grande ministero di sinistra . La mancanza di allarme del pericolo nelle masse parlamentari meridionali impedì il sorgere di quel fronte unico contro il nuovo nemico che avanzava minaccioso sulla ribalta della storia ; fronte unico che , invocato ardentemente da taluni gruppi socialisti , avrebbe impedito il momentaneo crollo del principio costituzionale della collaborazione dei partiti e del governo di gabinetto . Ma , a chi meglio penetri il meccanismo del giuoco politico , non potrà sfuggire la remota fatalità di questo atteggiamento parlamentare meridionale , derivante dall ' intima essenza del trasformismo . Come potevano , infatti , i poveri deputati del Sud sentire lo svilupparsi del pericolo se gli organi centrali erano avulsi completamente dalla loro funzione , e non comunicavano più alcuna vibrazione alle schiere dei loro sostenitori ? Perché , se il trasformismo corrisponde appunto a questa funzione quasi secolare delle rappresentanze meridionali di rinunziare alla vera lotta politica per mediare il potere governativo alle oscure masse del Sud ; se cioè le rappresentanze meridionali lasciano volentieri agli uomini del Settentrione tutta la politica , per accontentarsi della modesta parte di patrocinatori di privati interessi , come potevano intendere l ' avvicinarsi del pericolo , quando l ' organo centrale era ormai distrutto ? Ecco perché si arrivò al Congresso di Napoli senza che nessuno avesse pensato ad organizzare una trincea . Questa mancanza di comprensione degli avvenimenti da parte dei deputati meridionali , però , se costituì , forse , la ragione precipua della vittoria fascista , rappresentò , invece , dopo la marcia su Roma , la ragione prima della sconfitta fascista come visione giacobina di governo . Il Congresso di Napoli All ' epoca della marcia su Roma , il Mezzogiorno non era peranco conquistato , e solo allora il fascismo si accorgeva dell ' esistenza di una questione meridionale , che è poi la vera questione italiana . Basta rileggere il discorso che l ' onorevole Mussolini pronunziò in quella circostanza per vedere in quali condizioni ideologiche il Partito fascista si presentava al giudizio del popolo meridionale . Ebbene , in tutto il discorso - travagliato dalle perplessità dell ' ora - non vi è che un solo periodo che accenni alla questione meridionale . Eccolo : " Sono qui , con noi , i fratelli della sponda dalmatica tradita , ma che non intende arrendersi ; sono qui i fascisti di Trieste , dell ' Istria , della Venezia Tridentina , di tutta l ' Italia settentrionale ; sono qui anche i fascisti delle isole , della Sicilia e della Sardegna , tutti qui ad affermare solennemente , categoricamente , la nostra indistruttibile fede unitaria , che intende respingere ogni più larvato tentativo di autonomismo e separatismo " . Eccitati dagli applausi , trascinati nei giorni successivi dagli avvenimenti incalzanti , i fascisti meridionali non intesero il preciso significato di queste parole , non compresero che il fascismo intendeva seguire nel Mezzogiorno una politica identica a quella dei passati governi , cioè era disposto , pur di raggiungere il potere , a sacrificare le aspirazioni antitrasformistiche dei migliori fascisti meridionali . Se tanto essi avessero compreso , se avessero intuito che con le loro mani si cingevano un nuovo collare di schiavitù , ben più solido di quello che volevano abbandonare , forse la marcia su Roma non sarebbe avvenuta . Perché quel Congresso , preparato dai dirigenti , non per prendere contatto con l ' anima del Mezzogiorno , ma per avvicinarsi a Roma , si sarebbe trasformato in grandi assisi politiche ove sarebbe emerso il profondo dissidio sotterraneo tra il fascismo settentrionale ed il nostro , dando a quest ' ultimo tale un contenuto rivoluzionario da convincere i capi del movimento ad una profonda revisione dei fini e dei mezzi . Il fascismo si espande Ma gli avvenimenti precipitarono : avvenne la marcia su Roma . Improvvisamente Aurelio Padovani divenne il viceré di Napoli . Passati i primi giorni di perplessità e di spavento , soprattutto passato il fugace entusiasmo meridionale per le manifestazioni coreografiche del partito trionfante , la realtà politica cominciò ad emergere dalle nebbie delle chiacchiere dei piccoli trionfatori . I vecchi gruppi trasformistici , i nuovi gruppi emersi dai movimenti precedenti e sistematisi attraverso le vittorie elettorali , insomma tutti quelli che si erano già innestati nel vecchio tronco trasformistico , divennero di colpo antiStato . Le piccole minoranze armate , dilettandosi di manifestazioni prettamente mimetiche , poco preoccupandosi della reale situazione del paese , credettero di dichiarare immediatamente la guerra a tutto il mondo , e così iniziarono occupazioni di pubblici uffici , violenze private ed altre simili manifestazioni , che ebbero il pregio di frazionarsi , Comune per Comune , secondo le varie configurazioni locali . Naturalmente queste azioni , dato il loro carattere di municipalità , erano assolutamente prive di un filo unico conduttore , e si rivolgevano ora contro i così detti nittiani , ora contro i giolittiani , ora contro i democratici sociali e liberali , riuscendo poi , per forza di incidenza , ora a favore dei nittiani ora a favore dei giolittiani , ora a favore dei democratici sociali e dei liberali . Così il fenomeno di adesione alla realtà trasformistica incominciò subito . Là dove il fascismo era rappresentato da elementi amici del partito al potere furono sollecitati provvedimenti contro le minoranze ; là dove era rappresentato dalle opposizioni s ' iniziò la lotta alle amministrazioni locali ; là dove , invece , non era stato ancora accaparrato , fu una ressa terribile di gente di ogni risma per infiltrarsi . Prendete , dunque , quei fenomeni descritti a proposito del primo movimento dei combattenti , ingranditeli a dismisura , esasperateli fino all ' impossibile ed avrete il quadro della situazione campana durante quel periodo . In verità , Aurelio Padovani tentò di fronteggiare que ­ sto vasto fenomeno politico , cercando soprattutto di infondere all ' azione dei suoi adepti un senso di eticità attraverso la formula dell ' intransigenza . Ma questa formula , se ha un grande valore morale , non ha mai avuto un valore politico , specialmente per partiti di governo , e contrastava stranamente con la realtà del possesso del potere da parte delle supreme gerarchie fasciste , e , perciò , con la necessità di assorbire il maggior numero di forze possibili . Essa non era una formula d ' attacco , ma di difesa , e perciò non poteva non indebolire lo sforzo politico di chi era costretto ad usarla . Tuttavia Aurelio Padovani brancolò superbamente nel caos , cercando sempre di costruire il nuovo mondo . Formò sezioni , ne sciolse , destituì fiduciari , rifece direttori , impastò , spastò , sempre cercando di raggiungere una perfezione politica , che era una categoria puramente formale . Questo sforzo , assurdo dal punto di vista politico , ma bello dal punto di vista morale , fu deriso universalmente , tanto sembrò impossibile che un uomo solo potesse , col semplice irrigidirsi , riformare il costume politico di una regione . Il nazionalismo campano Ma il trasformismo non si die ' per vinto e , mentre i cavalli di Troia , spinti nel feroce esercito padovaniano , divenivano più numerosi , quelli che non avevano potuto entrare nella categoria dei privilegiati - timorosi di restare indietro nella divisione delle grazie governative - si dettero a sfruttare la camicia azzurra . Così buona parte dell ' antifascismo locale - cioè i nemici di quelli che erano riusciti a penetrare nel fascismo ufficiale - divennero nazionalisti , e noi vedemmo i seguaci dei due partiti , affratellati al centro dalla comunanza delle idee e dalla gioia del conquistato potere , nelle province bastonarsi di santa ragione . Talora l ' abilità trasformistica dei capi arrivò fino al punto di tentare d ' impadronirsi dei due partiti . Un autorevole e simpatico sindaco meridionale mi spiegava , all ' inizio di questo svolgimento storico , che egli aveva preveduto tutte le eventualità e così mentre egli restava democratico , il nipote era riuscito ad ottenere l ' incarico di costituire la sezione fascista ed il segretario comunale aveva già costituita la sezione nazionalista . Così - egli aggiungeva - i miei avversari debbono esser per forza ... antinazionali . I deputati meridionali impugnano l ' arma della coerenza Naturalmente , però , accanto a questi trasformismi da semplicioni , in lotta terribile tra loro , rimaneva in piedi il trasformismo più vero e maggiore , quello che si potrebbe dire delle competenze elettorali : i deputati . Questi signori compresero subito che il miglior calcolo politico era quello di restare al proprio posto , impugnando l ' arma della coerenza . Movendosi , lasciandosi prendere dal panico , mentre correvano il rischio di screditarsi tra la gente che odia ferocemente i girella , avrebbero contribuito ad accreditare la deduzione politica , che questa fermentazione di avventurieri grandi e piccoli corrispondeva effettivamente ad una mutata situazione politica - come si scriveva negli ordini del giorno di quell ' epoca - e che i fascisti della prima , della seconda e della sesta giornata rappresentavano effettivamente il nuovo popolo meridionale . Ecco che i deputati meridionali concepirono l ' ardito disegno di rimaner immobili mentre infuriava il mulinello . Era questo un abilissimo modo di conservazione , ed una efficace politica verso il governo , assolutamente ignaro delle cose nostre . Se il governo - essi ragionavano - crede sul serio , con quella incomprensione della nostra anima che è caratteristica negli uomini del Nord , che questi giovanetti inesperti rappresentino la terra bruciata , noi gli dimostreremo col solo fatto di restare immobili , che s ' inganna a partito . Gli dimostreremo cioè che senza di noi non può governare , perché noi siamo la quintessenza del tecnicismo elettorale , conosciamo a menadito i bisogni e le aspirazioni del nostro popolo , e , perciò , possiamo intelligentemente esercitare quella funzione di mediazione , cui lo stesso governo aspira . Certo , il fascismo ufficiale nell ' ebbrezza del primo trionfo e nella erronea convinzione di poter fondare un governo giacobino , non comprese che non era buona politica l ' aspettare che Padovani riuscisse a conquistarsi la maggioranza nel Mezzogiorno , quando vi era una miniera di ministerialismo ad ogni costo pronta per essere sfruttata . Ma , a mano a mano che ci allontanammo dalla marcia su Roma , e che si profilò sempre più l ' aderenza completa della politica del governo allo stato delle vere forze del paese , non poté non emergere nella sua giusta luce l ' importanza storica , che ebbe in questo periodo la resistenza passiva dei deputati meridionali . L ' intransigenza padovaniana Intanto la lotta tra il fascismo ed il nazionalismo campano , balzando in prima linea , contribuiva sempre più a proiettare nell ' ombra la resistenza passiva dei deputati , desiderosi e grati della tregua loro concessa . Questa lotta sorgeva come conseguenza della cosiddetta " intransigenza padovaniana " ed assumeva il suo aspetto più clamoroso in dipendenza del patto di pacificazione tra fascisti e nazionalisti . Bisogna riconoscere , e lo abbiamo già accennato , che il capitano Padovani , chiusosi nella formula della intransigenza , aveva tentato , per quanto poteva essere nelle forze di un uomo solo , di arginare i fenomeni di arrivismo . Inchieste feroci , da lui compiute contro fascisti della prima ora , scioglimenti di fasci , decretati con la rivoltella in pugno , avevano avvertito la gente che il capo della Campania voleva evitare la cuccagna . È vero sì che , dopo aver sciolto il fascio ostile alla amministrazione comunale , aveva dovuto per necessità di cose ricrearlo tra i clienti dell ' amministrazione , ma è anche vero che questa rigidità di concezione costituiva una potente remora all ' ingresso di parecchi tra gli avventurieri più noti . Fu , perciò , che il nazionalismo , partito buon ultimo nella corsa dell ' organizzazione demagogica , si gonfiò improvvisamente come un torrente , e , per naturale meccanica di cose , si sentì avvampare di spirito antifascista , cioè antipadovaniano . Non fu certamente un antifascismo teorico , derivante da una diversa concezione della lotta politica , ma fu l ' odio del servitore cacciato verso l ' altero padrone . Così il patto di pacificazione , votato a Roma dai capi , non si poteva mettere in esecuzione , a causa proprio di tutti i municipi , le congreghe di carità e le altre pubbliche istituzioni che i contendenti si disputavano . Ma Aurelio Padovani credeva sul serio di possedere una grande idea . Egli si trovava in uno stato di esaltazione , che gli faceva apparire miracolosa la sua formula di intransigenza . Egli vedeva nel nazionalismo campano l ' anticristo , il principio del male contrapposto al principio del bene e considerava reprobi tutti quelli che si opponevano o soltanto dubitavano dei suoi sforzi . Ed allora s ' impegnò la lotta , in cui egli era destinato a sicura sconfitta . I termini della lotta Stava contro di lui , prima di ogni cosa , quello stesso principio di rigida disciplina gerarchica di cui egli si era fatto banditore tra le genti ; la necessità dell ' esecuzione del patto di tacitazione anche nella Campania , ove , certamente , non si presentavano condizioni diverse da quelle delle altre regioni ; l ' opportunità da parte del duce di saggiare vittoriosamente la sua forza anche con i suoi discepoli , ed affermare in cospetto di tutti i suoi propositi di riordinamento . Non gli giovava l ' atteggiamento d ' indipendenza e quasi di critica al ravvicinamento con la Chiesa , dipendente dalla antica sua appartenenza alla Massoneria . Gli nuoceva l ' aver risollevato ed aver insistito sulla sterile formula della tendenzialità repubblicana , abbandonata definitivamente dal duce ai piedi del trono , nell ' atto di farsi riassorbire dal sistema di Casa Savoia . Ma soprattutto aveva contro di sé tutte le vecchie forze monarchiche e costituzionali della regione , che , pur intuendo l ' inefficacia rivoluzionaria di quella fermentazione , temevano che la prolungata insistenza su di un programma di intransigenza potesse consolidare le posizioni locali dei loro giovani contraddittori . Queste forze , facenti capo al presidente della Camera , ad ex ministri e sottosegretari di Stato , installate saldamente su forti posizioni elettorali , sorrette in vari punti da una milizia volontaria più potente del fascismo stesso : la malavita , premevano terribilmente contro il povero Padovani , reo di non volersi piegare ai loro voleri . Sembrava che la lotta fosse guidata dal deputato Greco , ma , in verità , quest ' ultimo era soltanto un simbolo . Il suo nome , assunto ad indicare il fascismo transigente contro quello intransigente , racchiudeva le speranze di quei gruppi , che intendevano riprendere attraverso il fascismo la funzione di mediazione fra il governo ed il paese . In verità - e quest ' osservazione s ' impone senz ' altro per evitare illazioni esagerate da questa posizione di fatto - il padovanesimo non aveva niente di rivoluzionario , perché riproduceva integralmente la accennata organizzazione medianica tra governo e paese . Nelle province , i fiduciari e i direttori non miravano ad altro che ad essere assunti dalle popolazioni come fonti di favoritismi , e l ' azione intransigente verso i capi diveniva transigente verso i gregari , purché disposti a tradire . Ma , appunto perciò , minacciando di riuscire questo svolgimento politico a nient ' altro che ad una sostituzione di persone , destava allarme grandissimo , e da ogni parte si esplicavano sforzi colossali per non distruggere nella mente delle popolazioni il rapporto tra rappresentanti e rappresentati . Bisogna pur riconoscere che il padovanesimo , esiguo all ' epoca della marcia su Roma , era assolutamente privo di un ' élite che potesse lottare nel campo del trasformismo con i vecchi uomini politici . Conseguentemente in tutta la Campania perdurava una situazione di cose assolutamente insostenibile , perché mentre da una parte l ' azione padovaniana non aveva gran che scalfito le posizioni trasformistiche dei più forti deputati campani , dall ' altra parte per la secchezza della sua intransigenza non faceva prevedere maggiori trionfi per l ' avvenire sia nel campo di un rivoluzionarismo effettivo , sia nel campo dello stesso trasformismo . La sconfitta di Padovani In tale condizione di cose il governo non poteva non essere contro l ' intransigenza padovaniana . Infatti , di fronte all ' insufficienza rivoluzionaria del fascismo al centro , che non riusciva a superare il trasformismo costituzionale prima , e parlamentare dopo , ma si spingeva ormai verso i ritorni parlamentaristici attraverso il paese , il governo non poteva più sopportare sterili conati rivoluzionari alla periferia . Se Mussolini avesse potuto , avrebbe egli stesso fatte quelle innovazioni istituzionali che gli sarebbero sembrate più opportune : ma , cessata la prima intenzione , il governo non poteva sopportare pacificamente che la rivoluzione , fallita al centro , si riproducesse alla periferia , sia perché tutto ciò costituiva sostanzialmente un tentativo rivoluzionario contro il novus ordo che il governo aveva creduto di prescegliere , sia perché nessun governo in Italia può azzardare a fare sostanziali mutazioni quando ha il Mezzogiorno in subbuglio . Il padovanesimo creava dunque una situazione politica di una stranezza inverosimile , perché , mentre veniva ad attaccare proprio uno dei puntelli del regime , nella persona del presidente della Camera , lasciava scoperta la posizione del governo , che si trovava nella incredibile condizione di non poter servirsi del partito padovaniano perché intransigente , e di non poter ancora aderire alle vecchie e potenti forze costituzionali perché combattute dal fascismo ufficiale . Padovani , quindi , stava fermo come una diga contro il furore delle acque , che urgevano da ogni parte e si infrangevano schiumanti contro la durezza della pietra . Ma , come qualsiasi diga deve finire per soccombere sotto il crescente urto dei marosi , così anche Padovani fu sconfitto , e sul cadavere del suo entusiasmo giovanile passò la marea . Il fascismo campano fu riassorbito nel partito ufficiale e le preoccupazioni transigenti del governo ebbero una tregua . Padovani veramente cadde su una questione di disciplina . Egli fu espulso , quasi che la sua intransigenza fosse stata contro lo spirito del Partito ! È questo uno dei tanti capricci della storia , una delle prove che gli uomini non sempre si accorgono della direzione che essi scelgono nel cammino . Il Partito non comprese che Padovani interpretava per suo conto - forse inconsciamente , ma plasticamente - l ' unica ragione di vita del fascismo contro il trasformismo di governo , tentava l ' unica via contraria all ' assimilazione delle nuove forze nel circolo vitale , rappresenta va , insomma , la prima trincea su cui cominciava la battaglia del governo con il Partito per disintegrarsi da questo e passare a rappresentare altri interessi , ed invece di sorreggere questo giovane , di integrare il suo sforzo di quel contenuto ideale che forse alla rigidità dell ' azione padovaniana difettava , non seppe far altro che espellerlo con un motivo regolamentare , come se si fosse trattato di un caporale dell ' esercito punito con la sala di rigore ! Il Partito fascista non si accorse che consacrava l ' inizio della sua decadenza e che dopo Padovani altri capi - rei di aver fallacemente creduto al contenuto rivoluzionario del fascismo - avrebbero dovuto essere sacrificati ai bisogni quotidiani dell ' azione governativa . L ' intransigenza dei trasformisti e la " débacle " dei deputati uscenti Caduto Aurelio Padovani , il fascismo poté più rapidamente adeguarsi alla tradizione trasformistica del Mezzogiorno , e , espulsi od obbligati ad uscire i testardi seguaci del viceduce sconfitto , si rivolse a raccogliere nel suo seno tutte le opposizioni ai deputati uscenti , quando non fu possibile assorbire costoro . Così il processo di fascistizzazione del Mezzogiorno , arrestato in Campania per l ' intransigenza padovaniana , poté notevolmente accentuarsi , e la lotta fu polarizzata contro i vecchi deputati , che , tuttavia , non avevano mancato di infiltrare cavalli di Troia nella formazione fascista o di atteggiarsi a fiancheggiatori in nome delle comuni idealità di ricostruzione nazionale . Senonché mentre la logica della sconfitta padovaniana avrebbe suggerito che il fascismo di governo si fosse avvicinato quanto più era possibile alla prassi così detta liberale , cercando di raccogliere intorno alla propria bandiera tutti gli ascari dei passati governi , riverniciati per l ' occasione , la realtà rivelò più strane intransigenze . Veramente per far ciò il fascismo avrebbe dovuto desistere dall ' idea di un ' organizzazione giacobina nel Sud per non costringere vecchi parlamentari , affermati nelle cariche pubbliche , a far getto della loro dignità personale con la richiesta di iscrizione ai fasci o quanto meno avrebbe dovuto affidar loro segretamente la costituzione delle sezioni , autorizzando i prefetti a seguire il criterio tradizionale del maggior numero di voti . Invece niente di tutto questo fu fatto : l ' intransigenza più feroce fu bandita ed i deputati fiancheggiatori , divennero nemici per forza . All ' intransigenza antitrasformistica del Padovani il fascismo ufficiale sostituì l ' intransigenza settaria dei trasformisti , prestando la propria forza a chiunque volesse usarne ed abusarne per prepotere o vendetta personale . Innestato quindi il principio d ' intransigenza al purulento terreno del trasformismo , il primo risultato che ne derivò fu quello di prospettare i deputati trasformisti come vittime della violenza e rinsaldare i legami di simpatia del popolo verso di loro . In effetto , il cieco settarismo del partito dominante e la sua terribile ignoranza di ogni aspetto della questione meridionale non gli fecero comprendere il grande segreto del giolittismo nelle nostre contrade , riposto nello sforzo di assorbire volta per volta tutti gli uomini politici che , per simpatia delle popolazioni o per valore personale , emergevano . Così Giolitti riusciva a dare l ' impressione di non coartare la volontà degli elettori . Questi , salvo casi eccezionali , venivano lasciati liberi di votare a loro talento specialmente quando tutti i candidati in lotta si professavano governativi , e nel deporre la scheda , credevano sempre di compiere un atto di sovranità . Il governo , quindi , lungi dall ' intervenire con atti diretti a violare il costume del paese , cercava di agevolarlo , combattendo invece i pochi tentativi diretti a superarlo . Così , senza eccessive reazioni , Giolitti faceva funzionare le forze politiche del paese nel modo più naturale . Il fascismo , invece , sconvolse tutto questo processo di formazione politica e pretese imporre gli uomini . Non tenne presente che nei risultati delle elezioni meridionali entravano anche in parte la natura e la psicologia delle popolazioni , e , per colmo d ' inavvedutezza , pretese imporre proprio gli uomini che sul terreno trasformistico erano stati già battuti . Si precisò , così , in tutto il Mezzogiorno , una lotta terribile tra i nuovi ed i vecchi , che , in qualche momento , richiamò l ' attenzione dell ' Italia intera , provocando i più strani giudizi da parte degli scrittori settentrionali . A questi sembrò assurdo che il Mezzogiorno , che tuttavia non aveva avuto bolscevismo , resistesse così accanitamente alla penetrazione fascista , e per spiegare il fenomeno per poco non elevarono la grama vita politica meridionale a specchio e maestra delle genti . Ma , in verità , la lotta era tra la vecchia classe dirigente , rimasta legata , suo malgrado , alla dittatura legale passata , e la nuova classe dirigente , che veniva a prospettarsi come longa manus della dittatura legale in formazione , cioè tra il trasformismo vecchio e quello nuovo . Fino a questo punto del processo di sviluppo della lotta , il governo aveva un magnifico giuoco , perché gli si presentavano come rivali nell ' epoca di mediazione tra i suoi favori ed i voti delle popolazioni , due correnti politiche perfettamente identiche come origine , perché scaturite entrambe dal sottosuolo trasformistico . Esso , quindi , poteva scegliere liberamente , troncando la lotta tra le due fazioni nel punto in cui gliene sarebbe potuto derivare il massimo beneficio . Invece i dirigenti del partito dominante non ebbero nessuna cognizione di questa situazione di cose , ed il fascismo completò anche nel Sud la sua funzione rivoluzionaria . Infatti , attraverso il giuoco di imposizione delle rappresentanze locali amiche del nuovo governo , giuoco che si svolgeva per via militare , scoprì troppo apertamente agli occhi delle popolazioni attonite l ' essenza vera della questione meridionale e trasmutò improvvisamente i facili entusiasmi della prima ora in aperte deplorazioni . Le elezioni Ma il colpo di grazia fu dato dalle elezioni , in cui rifulse maggiormente l ' inconseguenza della politica fascista . In verità quando la nuova fiera elettorale fu bandita , molti che si sforzavano di trovare il filo conduttore nella politica governativa , credettero che il fascismo volesse definire e fissare la sua posizione nel Sud , tentando di assorbire il maggior numero di forze possibili senza pregiudizi di provenienza , accentuando così per il Mezzogiorno la politica che nel resto d ' Italia svolgeva in confronto di tutti i gruppi così detti fiancheggiatori . Ma il modo come furono compilate le liste , il dissidio scoppiato con Orlando , De Nicola , Fera , Colosimo e De Nava dopo di averne sollecitata l ' entrata nel listone , chiarirono sufficientemente che il fascismo procedeva a caso , senza idee organiche e che , anche nel Sud , come nel Nord , dopo aver tradito la rivoluzione , non sapeva fare nemmeno la più gretta delle conservazioni . Quest ' atteggiamento fu dovuto alla mancanza di forza per opporsi alle pressioni di tutti i piccoli avventurieri infiltratisi nel movimento . Esso mentre liquidò definitivamente tutti i deputati uscenti , che non poterono più sperare in un movimento di riscossa , perché compromessi dalla politica di fiancheggiamento , determinò invece l ' inizio di un movimento di convergenza di numerose forze verso le opposizioni . A completare questo stato d ' animo contribuì poi potentemente il modo come furono condotte le elezioni stesse , attraverso la violenza più sfacciata ed il più completo abbandono di ogni garanzia per l ' elettore . Il regime non poteva più apertamente svelarsi nella sua inconsistente brutalità : i pochi meridionali intelligenti non potevano avere alleati più ciechi e più potenti . Le elezioni fasciste del 6 aprile , svelando anche agli animi più retrivi la terribile consistenza della questione meridionale , cominciarono a polarizzare gli animi verso soluzioni più radicali . Oggi , per merito del fascismo , esiste nel Mezzogiorno una situazione psicologica di sospensione , attraverso cui s ' intuisce che il vecchio trasformismo non può più attecchire , e che il popolo aspetta , dalle classi dirigenti , nuove idee per la lotta . Il distacco dei fiancheggiatori Il modo come furono fatte le elezioni ed il nuovo spirito pubblico determinarono il distacco dei fiancheggiatori . Questo fenomeno che nel resto d ' Italia cominciò ufficialmente dopo il delitto Matteotti , nel Mezzogiorno avvenne prima per evidenti ragioni di politica locale . Infatti , appunto perché i capi del liberalismo meridionale erano stati travolti nella formazione anarchica delle liste , era indispensabile mantenere i quadri intatti , per impedire che potessero divenire preda delle opposizioni più accese . Questa necessità si rendeva tanto più evidente quanto più i medi ceti professionali ed impiegatizi che nell ' Italia meridionale sono tuttora politicamente i più attivi , manifestavano la tendenza a riversarsi nelle file dell ' opposizione costituzionale e del socialismo unitario , minacciando così di sfuggire al giuoco del liberalismo fiancheggiatore . Occorreva , perciò , seguire la conversione dei propri seguaci per ripigliarne il dominio : il passaggio alla opposizione , prima larvata , poi aperta , dei fiancheggiatori - meridionali , rispondeva quindi ad una necessità di lotta , ed il " Mattino " , che nel Mezzogiorno è il giornale più letto e più influente , non tardò a rinnegare il filofascismo della prima ora . La scopertura del regime Ma il fascismo ufficiale , invece di definire il suo atteggiamento e dimostrare di comprendere la situazione , credette sul serio che l ' altissima percentuale di voti , riportati nel Mezzogiorno , corrispondesse ad una salda situazione politica . Perciò , invece di correre ai ripari , non seppe fare di meglio che trattare da nemici i fiancheggiatori meridionali . Questo errore e la maggiore libertà consentita , per rappresaglia , ai piccoli dominatori locali , contribuirono per contrapposto ad agevolare la manovra di conversione avversaria . Ne derivò una situazione di détente così aperta che il delitto Matteotti aggravò notevolmente con la sua forza probante . D ' allora , data la scopertura del regime nel Mezzogiorno e nelle popolazioni del Sud è un travaglio per trovare la soluzione politica alla crisi spirituale del paese . Tutti comprendono che il regime così detto trasformistico non può reggere e che la speculazione dei vari governi unitari sulle forze del Sud deve una volta per sempre cessare . Tutti comprendono che occorre da oggi difendere gli interessi meridionali con spirito d ' intransigenza e con esatta comprensione di causa . Ma l ' immaturità generale del paese e l ' equivoco che si annida nel campo dell ' antifascismo rischiano di deviare nuovamente questo utile sentimento delle popolazioni in formazioni che , riproducendo la tara unitaria , sono molto più pericolose della infantile ingenuità del fascismo . PARTE SECONDA I PARTITI STORICI E LA QUESTIONE MERIDIONALE VII Fallimento fascista e nuova conquista regia I dati della conquista piemontese in pericolo Da tutta questa storia di errori e di deviazioni balza fuori una prima constatazione : il regime è scoperto , ed il tentativo di riprodurre , attraverso il fascismo , i dati storici della conquista piemontese è fallito . Tale scopertura del regime , iniziatasi nel Nord , nell ' immediato dopoguerra , con la fase bolscevica , è terminata nel Mezzogiorno con la fase fascista . Infatti il bolscevismo , rompendo l ' equilibrio tradizionale nel Nord suscitava la reazione fascista che poteva sorgere ed affermarsi per la stasi meridionale , e questa reazione , sorpassando i limiti originari di partenza , e costretta a svolgersi , per la sua stessa natura , in forma unitaria , mentre non sanava la scopertura del regime nel Nord , la estendeva anche al Sud , completando così la fase del processo distruttivo . I due movimenti , perciò , hanno avuto un ' efficacia nella vita nazionale , che soltanto lo storico futuro potrà valutare . Dovrebbe cominciare ora la seconda fase , quella del processo costruttivo , molto più pericolosa della prima , perché ereditandone talune esigenze e talune immaturità può condurre ad altre forme di compromesso non meno pericolose di quelle abbattute . È necessario , quindi , tentare di penetrare appieno nella storia anteatta , sia per afferrare il segreto dei due grandi movimenti di masse verificatisi , sia per rintracciare i germi del passato attraverso l ' impostazione delle opposizioni che pretendono impadronirsi dell ' avvenire . Il bolscevismo primo tentativo di impadronirsi dello Stato Il massimalismo socialista fu un tentativo immaturo e sfortunato di permeare l ' azione dello Stato da parte di grandi masse , ancora rozze ed inesperte dei pubblici affari , e perciò abbacinate da un mito straniero astratto ed irrealizzabile . Queste masse intuivano vagamente l ' angustia della dittatura giolittiana e perciò postulavano la creazione di uno Stato in cui avessero potuto giuocare con il loro peso , allora del tutto indifferenziato . Pertanto la crisi del Partito socialista sorse proprio dal conflitto tra queste masse e le oligarchie già pervenute a funzione di élite . Mentre queste ultime lentamente avevano assunto una funzione piccolo ­ borghese appunto in conseguenza del giolittismo , le masse , specialmente rurali , restavano al di fuori di questo legame con la dittatura giolittiana , e perciò erano tentate di distruggere il dominio per una affermazione più ampia di libertà politica ed economica . Risultante di questo urto interno fu che il partito non poté riaderire al giolittismo , né provocarne esso stesso la disfatta . In tale condizione di cose sorgeva naturale la tendenza a stabilizzare la crisi in una formula media che , distruggendo il giolittismo come concezione di regime paterno , non ne distruggesse contemporaneamente la funzione economica . Questa linea di sviluppo , in verità , rispondeva ad una necessità costituzionale del socialismo italiano , che le grandi masse avrebbero dovuto forse un giorno combattere , ma che durante il suo inizio agevolavano con il loro stesso peso : la necessità di assicurare alle formazioni piccolo ­ borghesi , affiorate dal movimento operaio , per lo meno una parte di potere politico , sia per garantirle dai ritorni reazionari del regime , che per evitare gli ulteriori sviluppi rivoluzionari della crisi . In altri termini , si verificava anche per il proletariato operaio del Nord ciò che era avvenuto per la borghesia meridionale durante il regime borbonico : la necessità di assicurarsi il potere politico , dopo di aver acquistato quello economico . Tale necessità era ancora più urgente , in quelle zone della valle padana ove il socialismo agrario era fiorito in margine ai grandi lavori di bonifica perché l ' intervento dello Stato come distributore di lavori era più che mai indispensabile dopo la guerra e fatalmente i rivoluzionari di quelle regioni erano portati a proclamare la necessità d ' impadronirsi dello Stato per sottrarre all ' odiata borghesia questa importante funzione di distribuzione di ricchezze . Eguale tendenza manifestarono gli operai delle industrie protette contro il rivoluzionarismo di taluni gruppi teorizzanti la lotta di classe integrale . L ' unica formazione quindi che avrebbe potuto garantire tale necessità era la creazione di uno Stato socialdemocratico attraverso gli accordi con la democrazia radicale e col Partito popolare . Ciò spiega il perché dei reiterati tentativi socialisti di limitazione costituzionale della Corona per la formazione dello Stato parlamentare . Il massimalismo , perciò , rappresentò lo sforzo di una élite di nuova formazione per perfezionare il suo dominio economico mercé il potere politico , e le reazioni in vari sensi di sterminate masse di manovra escluse dai benefici di tale politica e tuttavia desiderose di non limitare la loro funzione a quella di peso morto nello sviluppo del piano . Giolitti , il socialismo di Stato e il fascismo Di fronte a questo sviluppo il giolittismo , che stava per essere superato in una fase più moderna di interessenza economica e di mediazione politica , reagì e , svelando tutto il suo spirito reazionario , si volse verso le formazioni di destra , maturate in quella piccola borghesia umanistica , che aveva visto con terrore l ' affermarsi della borghesia socialista . Il giolittismo vedeva malvolentieri la fine del suo prepotere e non voleva assolutamente rinunziare alla funzione di mediazione politica assunta dal 1900 in poi . Si diceva lieto di continuare la politica di benevolenza verso le masse , a parole s ' inghirlandava di tutte le gemme del liberalismo politico , ma , nella realtà , pretendeva ancora di farla da padrone , adottando le soluzioni che gli venivano prospettate dai partiti di masse non come risultanti del giuoco delle forze in lotta , ma come concessioni della borghesia illuminata e progressista . Entro i limiti di questa peculiare concezione politica , il giolittismo in un primo tempo assecondò tutti i movimenti diretti a realizzare il cosiddetto ministero di sinistra , non comprendendo che su questo terreno era già stato preceduto dal nittismo , che si sforzava di armonizzare gli interessi dei partiti di masse con quelli della borghesia radicaleggiante , senza pretendere contemporaneamente di farli passare attraverso la pressione del regime paterno . Quando in un secondo tempo questa realtà divenne chiara all ' occhio dello statista di Dronero , egli brandì la frusta fascista . Ma ancora una volta , la vipera morse il ciarlatano . In verità il fascismo , nel suo primo sorgere , aveva tentato di assumere una funzione libertaria contro il predominio piccolo ­ borghese del socialismo di Stato e del giolittismo , e si era colorito vagamente di rivoluzionarismo operaio e di autonomismo politico . Ma , sorto territorialmente in una zona industriale e demograficamente tra le schiere della piccola borghesia umanistica , ormai politicamente battuta , non era in condizione di afferrare la realtà italiana per farsi interprete di quelle necessità rivoluzionarie che le grandi masse non riuscivano ancora ad esprimere . Ciò spiega perché da una parte il giolittismo poté sperare di operare la sua conservazione attraverso lo spauracchio fascista , e dall ' altra il signor Mussolini non sentì fin da allora i pericoli della manovra cui aderiva . Ed infatti la prima adesione giolittiana al fascismo cominciò a determinare lo spostamento delle masse rurali protette dal movimento operaio a quello fascista , ed a chi ben consideri il fondamento delle cose non potrà non apparire che la crociata contro il socialismo , colorita di accenni libertari , corrispose soltanto a questa necessità del regime di sottrarre al movimento operaio queste forze intimamente connesse all ' azione statale . Così il fascismo cominciò a potenziarsi specialmente in quella bassa pianura padana ove l ' azione economica dello Stato sulle masse era ed è sensibilissima e questa sua origine e le necessità che doveva assolvere , lo portarono ad accettare quella dottrina nazionalista della collaborazione di classe , attraverso le corporazioni sindacali , che costituisce il più audace tentativo di impadronirsi della funzione economica del socialismo di Stato . Ma questo sviluppo fece sì che il paternalismo giolittiano , avulso dal suo sistema originario , elaborato sotto veste di dottrina sindacale , reso autonomo , passasse nelle mani della borghesia antigiolittiana , che pose per conto suo la successione al vecchio di Dronero . Ciò spiega perché il fascismo , pur transigendo nel momento stesso del suo sviluppo col regime , si pose subito come avversario del giolittismo di cui negò in teoria i dati storici , mentre in pratica , in buona parte , li riprodusse . In seguito poi la lotta con il socialismo operaio e la possibilità della riscossa socialdemocratica giolittiana , spinsero il fascismo sempre più nella fase reattiva che il regime , superando le previsioni del vecchio di Dronero , scelse per la sua salvezza . Naturalmente questa corsa fascista alla reazione coincise sempre più col doppio processo di elaborazione , che il socialismo subì come risultante delle forze in movimento . Infatti , da una parte , il movimento operaio rimasto fedele alle sue origini riscattò la sua funzione liberale e , dall ' altra , le forze operaie con funzione conservatrice si staccarono da quelle rivoluzionarie . Insufficienza dell ' azione mussoliniana Ma , mentre nel movimento operaio avveniva questa grande semplificazione di forze e di obiettivi , il fascismo , accogliendo nel suo seno tutti i tossici della vita pubblica italiana , appropriandosi del compito storico del socialismo di Stato , lasciandosi permeare dalle necessità dell ' industrialismo protetto e del regime , in una frenesia panica di dominio si scordò di essere né più né meno che la lotta di classe del giolittismo e in un delirio di superbia si proclamò avversario e liquidatore testamentario del liberalismo europeo . Per un certo periodo la prosa tronfia del nuovo profeta segnò antitesi mondiali inesistenti e quindi sentimmo delirare di compito antidemocratico , antiliberale , antisocialista assegnato dalla storia al fascismo , quasi che non si trattasse delle convulsioni di un regime duro a morire . La verità , invece , è più modesta , perché se si vuol parlare di un ' antitesi col liberalismo filosofico questa è connaturale non al fascismo ma addirittura al regime , e se si vuole , invece , parlare di un ' antitesi al preteso liberalismo dello Stato italiano niente vi è di meno esistente e di meno vero . Malgrado tutto ciò , però , il fascismo alla base fu un movimento liberale . Spinto ad effettuare la reazione attraverso le folle e non soltanto attraverso le forze di polizia , il regime fu costretto a riconoscere talune necessità elementari delle masse rurali , di cui dovette servirsi ed il rassismo bene spesso corrispose ad un bisogno di reazione al centralismo romano . Anche se l ' élite dirigente si pose rapidamente al servizio degli industriali e non ebbe timore di svolgere una politica stupidamente padronale , essa dovette concedere non poco al peso delle masse e contribuì alla loro educazione politica , avvicinandole sempre più ai concetti di autonomia ove debbono fatalmente sboccare . Naturalmente , siccome il signor Mussolini era l ' unico cervello pensante del movimento , le sue responsabilità sono infinite come infinita sarà la sua sconfitta . A chiunque analizzi il suo doppio giuoco politico , che voleva sembrare prodotto di somma abilità , non potrà sfuggire invece che esso era frutto d ' incomprensione e di paura . Nessun uomo , forse , pur avendo avuto così largo potere , si è lasciato così vincere più che dagli avvenimenti dai piccoli uomini che lo circondavano . Salito al potere in un momento di smarrimento generale e quando gli uomini decisi a non abdicare la loro personalità erano pochissimi , egli aveva aperte dinanzi a sé tutte le vie , da quella massima di fare la rivoluzione delle forze rurali a quella minima di sostituire Giolitti nel giuoco trasformistico . Unica via preclusa quella della violenza per la violenza , del feudalismo squadristico ! Ed egli , invece , quella scelse . Dopo aver strappato un mandato di fiducia a tutti i ceti , prima e dopo la marcia su Roma , godeva così largamente il favore della monarchia da poterla anche tradire . Invece preferì ondeggiare in un trasformismo inconcludente , che valse soltanto a nascondere per un certo tempo il reale dominio degli anarchici del direttorio . In verità egli ebbe così scarsa fede nei suoi propositi rivoluzionari che ebbe paura di iniziarne l ' attuazione , oppure conosceva così poco il meccanismo dello Stato che non seppe da qual punto cominciare le promesse riforme . E così la sua azione sembrò sovversiva là dove era trasformista , e viceversa . Opposizione dei revisionismi fascisti e del mussolinismo alle necessità ideali della rivoluzione italiana Queste deficienze del duce ed il logorio terribile che in conseguenza il regime ha subito non potevano non produrre ripercussioni nello stesso campo fascista . Ed , infatti , ad esse si deve il nascere del revisionismo , che , si noti bene , si divide in due ali perfettamente antitetiche : revisionismo trasformista e revisionismo rivoluzionario . Il primo ritiene che il compito del fascismo sia quello di schiacciare il bolscevismo , impadronirsi dello Stato storico e provvedere alla formazione di un governo forte , capace di ristabilire il dominio della legge . In altri termini , sfronda tutte le pretese rivoluzionarie del movimento e combatte il governo perché si trastulla in propositi rivoluzionari che non possono non contrastare la effettiva prassi trasformistica . È insomma un revisionismo che , abbandonando il doppio giuoco mussoliniano , abbraccia consciamente il trasformismo e mira a trarne tutte le conseguenze utili al proprio dominio . Il secondo , invece , vuol tener fede al conclamato contenuto rivoluzionario e , perciò , reagisce alla politica trasformistica . Esso ritiene che il liberalismo sia completamente superato e rimasticando alcune formulette dell ' attualismo gentiliano pretende che il signor Mussolini riformi tutta l ' impalcatura dello Stato allo scopo di tradurre nella realtà le idee della nuova dottrina filosofica . Entrambe queste correnti repugnano per opposte ragioni alla prassi del signor Mussolini , dichiarando di avere scarsa fiducia nella politica della violenza rassista e degli accorgimenti governativi , ma entrambe ignorano il problema italiano nella precisa consistenza e perciò sono costrette o a ripiegare nel neogiolittismo o a riprodurre l ' astrattismo rivoluzionario del bolscevismo . Queste considerazioni spiegano brevemente entro quali linee si dissolverà non soltanto il governo mussoliniano , ma il movimento fascista stesso in tutte le sue tendenze e sfumature . Intanto è assolutamente degno di nota che non soltanto il governo mussoliniano , ma le stesse correnti critiche del fascismo siano così distanti dalla questione italiana che sembrano addirittura straniere . Esse ignorano l ' Italia agricola ed i suoi bisogni e perciò si arroccano sempre più intorno al protezionismo industriale ed al corporativismo di Stato , ignorano l ' Italia meridionale e perciò insistono nella violenza tributaria e politica , ignorano l ' anelito di libertà del popolo italiano e perciò sognano di togliergli perfino le astrazioni istituzionali della carta albertina . La questione italiana è tutta contro di loro e le revisioni non ne afferrano o ne integrano nessun lato . Forse Mussolini ebbe qualche barlume di veggenza quando proclamò di voler poggiarsi sull ' Italia rurale , ma , a parte che questa affermazione è contraddetta da tutta la sua politica e con le frasi non si governa , egli era tratto anche questa volta in inganno dalla lotta padana , che non solo non è la questione italiana , ma ne è la negazione . Se Mussolini sogna nel suo aperto tentativo di resistenza al regime di farsi capo di un fascismo che possa costituire il primo nocciolo di arroccamento della futura rivoluzione italiana , si disinganni : anzitutto , perché il movimento rurale non potrà non essere contro i dati storici del padanesimo e secondariamente perché , fino a quando non si produca la remota rivolta rurale , lo stesso padanesimo potrà sempre costituire la base per i successori del fascismo nel governo dello Stato . Rimangono sì ancora le forze sanamente rivoluzionarie , quelle che sia pure inconsciamente hanno sognato di fare il loro ingresso nella storia a mezzo del fascismo , ma queste non potranno tardare a convincersi del compromesso di cui sono state oggetto e perciò dovranno fatalmente gravitare verso altri partiti . Gli errori antitrasformistici di Mussolini non potranno più salvarlo e perciò egli dovrà sempre più esaurirsi nei ritorni trasformistici , finché non lo raggiungerà la vendetta fiancheggiatrice . La manovra fiancheggiatrice per ristabilire i dati storici della conquista regia In effetto la manovra fiancheggiatrice costituisce oggi la spina dorsale della politica italiana , ed in ciò sta la condanna del fascismo e delle opposizioni , l ' uno fallito a tal punto da permettere ai battuti della vigilia di tentare la riscossa , le altre così deboli e perplesse da temere addirittura la successione . In queste brevi considerazioni si congloba dunque tutta la dolorosa realtà italiana , lotta di impotenze e di transazioni , dominio di ristretti circoli di politicanti atteggiantisi ad eterni salvatori della patria . Così , mentre lo sfondo della psiche collettiva non riesce a superare l ' angusto e vuoto quadro del combattentismo , il giolittismo si ripresenta , come nel 1920 , arbitro e liquidatore di una situazione . I reduci , quelli che , assumendo di aver finalmente fatta l ' Italia sui campi di battaglia , pretendevano di fare gli Italiani patrioti e cittadini , liberi nello Stato nazionale e padroni del loro destino , dopo aver costituito la base della politica dittatoriale di una fazione , che , solo a chiacchiere , diceva di voler rappresentare l ' Italia del lavoro e della produzione , la grande Italia del sacrifizio silenzioso e degli oscuri eroismi , passano a far da sgabello a quell ' uomo ed a quel sistema che ieri , nell ' esaltazione della rissa , fu definito nemico del paese . Ed intorno a questo programma si mobilitano le forze più eterogenee e meno politiche , pur di non affrontare ab imis il problema italiano , anche se l ' impostazione di questo problema fatta con cognizione di causa e serietà di propositi debba costare altri dieci anni di fascismo . Ed è perciò che la manovra fiancheggiatrice è destinata al successo . Tentando di ripristinare per intero i dati storici della conquista piemontese , scossi dall ' azione del fascismo , il movimento dei fiancheggiatori si palesa fondato sulla tradizione italiana e perciò ha già al suo inizio l ' appoggio del regime . La sconfitta del fascismo e del mussolinismo e la immaturità delle opposizioni ad una battaglia sostanziale , che sorpassi la sterile schermaglia legalitaria , in cui Mussolini si è fatto imprigionare , concorrono ad assicurare il successo a questa manovra fiancheggiatrice . Insufficienza ideale del cartello delle Sinistre Queste considerazioni caratterizzano in pieno la perfetta natura del così detto cartello delle Sinistre , cui i partiti componenti si sforzano di dare un contenuto sicuro sulla base del minimo comune denominatore amendolino . Aggregato temporaneo di partiti diversi esso non può svolgere altro che un compito negativo , oltre il quale si apre spaventoso il baratro del dissenso e del fallimento . Conseguentemente il cartello delle Sinistre non può aspirare alla vittoria , ma deve contentarsi soltanto di logorare il fascismo sul terreno della libertà astratta . Poiché il partito dominante ha commesso l ' imperdonabile errore di mettere in discussione taluni principi fondamentali del vivere civile ed ha preteso piegare un popolo intero al suo gioco con l ' avvilente metodo dell ' ingiuria e del bastone , il cartello delle Sinistre si è potuto costituire e può funzionare rivendicando l ' astrazione della libertà , senza precisarne i limiti , le possibilità di applicazione ed i ceti privilegiati . Compito questo certamente assai importante , quando un partito eleva a metodo di governo l ' omicidio e la lesione personale e si rifiuta di riconoscere agli avversari il diritto all ' integrità personale , ma transeunte e condannato a nascondere , piuttosto che a sviluppare , la lotta politica . Quando un governo qualsiasi , foss ' anche militare , sarà intervenuto a ristabilire non le libertà politiche - che è tutt ' altra cosa - ma l ' uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge penale ed avrà distrutto il medievale diritto di asilo della milizia e del partito , il compito del cartello delle Sinistre sarà cessato e molti dei gruppi che oggi vi aderiscono dovranno nuovamente staccarsene per riprendere in pieno la loro funzione critica . Se il signor Mussolini non si fosse lasciata chiudere dietro le spalle persino questa porta , riducendosi ad invocare dal suo partito il ristabilimento della legge penale come una concessione caritativa , e dagli avversari l ' amnistia , perfino un terzo gabinetto da lui presieduto potrebbe togliere al cartello delle Sinistre quest ' arma , intorno a cui è stato possibile l ' arroccamento . Dato , perciò , questo carattere peculiare del cartello delle Sinistre , la soluzione della questione italiana non può essere ricercata , se non al di fuori di esso , nei singoli partiti che lo compongono . È su questo terreno che una ripresa della lotta politica dovrà avvenire ed è su questo terreno che debbono essere saggiate le idee e le forze che si contendono la successione fascista . Spostando , perciò , la nostra analisi al secondo tempo antifascista verremo ricercando attraverso le posizioni strategiche e tattiche dei vari partiti le vestigia del passato per potere quindi sulla stregua delle osservazioni raccolte postulare interamente tutte le necessità ideali della rivoluzione italiana . VIII I liberali e i democratici La lotta tra Giolitti e Salandra continua attraverso il fiancheggiamento al fascismo In pochi paesi di Europa la denominazione politica " liberale " e " democratico " è stata assunta , volta a volta , da partiti e fazioni più disparate , ed in cui lo spirito illiberale ed antidemocratico fosse più diffuso . Non credo , perciò , opportuno così di addentrarmi nell ' esame delle differenze ideologiche , che pur esistono tra le correnti liberali e quelle democratiche , come di uscire dalla disamina della situazione politica italiana quale si presenta storicamente in questo momento in relazione a quel particolare campo di studio che ho chiamato la " ricostruzione " e che costituisce l ' oggetto del mio discorso . Isolando , per ora - per poterne parlare a parte - le poche minoranze culturali , che si riportano all ' insegnamento tradizionale del liberalismo filosofico , si può affermare che le forze liberali sopravvissute alla marcia su Roma si possono classificare in tre gruppi : quelle fiancheggiatrici che fanno capo agli onorevoli Giolitti e Salandra , quelle cosiddette demosociali organizzate dall ' onorevole Colonna di Cesarò e quelle di opposizione costituzionale capitanate dagli onorevoli Amendola , Albertini e Bonomi . Passando , quindi , a parlare dei fiancheggiatori , diremo che è soltanto per ragionare di metodo ed in conseguenza dell ' atteggiamento formale assunto nei riguardi del fascismo che abbiamo messo insieme queste due correnti liberali così caratteristiche del nostro paese . In verità , a chi si accinga ad esaminare il loro contenuto non potrà sfuggire , al disotto della grigia uniformità ideale , corrispondente perfettamente alla immaturità del popolo ed all ' adesione completa ai dati storici della conquista regia , le profonde antinomie che hanno scavato , tra le due correnti , divisioni incolmabili . Una prima differenza , intanto , anche nel lato formale dei rapporti di fiancheggiamento al fascismo , si concreta in questo che , mentre l ' onorevole Giolitti si è sforzato di mantenere un atteggiamento autonomo per non essere costretto ad entrare nella lista nazionale , l ' onorevole Salandra non ha avuto difficoltà di stringere più intimi rapporti col fascismo , anzi di accettare , col discorso di Milano , l ' onorevole Mussolini come suo capo . Questa differenza è dipesa dal fatto che i liberali calandrini , subordinati dalla funzione di sovvertimento da essi assunta in concorrenza con lo stesso fascismo , credevano di poter assorbire il fenomeno rivoluzionario adattandolo alle proprie finalità ; mentre il giolittismo , conscio di avere nel giovane partito un nemico , voleva evitare sterili confusioni . In sostanza i giolittiani non hanno mai perduto di vista che lo scoppio fascista avveniva principalmente contro il loro sistema , e , se non hanno potuto prendere aperta posizione di combattimento contro il fenomeno , ciò è dipeso proprio dal fatto che l ' insorgere del fascismo era stato sollecitato dal loro capo per tentare di riassorbirlo nei dati storici della monarchia italiana . Il loro piano politico può racchiudersi nel seguente dilemma : se la loro sconfitta era determinata a una necessità di ordine superiore , quale l ' assorbimento dei fasci nella politica monarchica , questa stessa necessità doveva aiutarli in un momento successivo , a trionfare come metodo , ed attraverso il trionfo del metodo molte posizioni personali avrebbero potuto essere mantenute : se invece tale assorbimento non era possibile per l ' intrinseca rivoluzionarità del fenomeno , automaticamente la loro successione verso la monarchia sarebbe dovuta risorgere per effetto della compromissione del fascismo di governo . Il loro atteggiamento di fiancheggiatori autonomi rispondeva , dunque , ad una necessità prettamente razionale , ultimo tentativo di salvataggio del sistema , anche al di là delle fortune personali degli uomini che lo rappresentavano . I liberali salandrini , invece , consci che lo scoppio fascista aveva precipuo carattere antigiolittiano , credettero di poter più strettamente saldarsi al trionfatore , sia per accentuarne il carattere di adesione al regime monarchico , sia per assicurare la continuità dell ' azione antigiolittiana . Ciò spiega perché la stampa salandrina ha servito lungamente in umiltà il fascismo , anzi ne ha rinfocolato il carattere sovvertitore , illudendosi che la funzione antigiolittiana potesse essere a lungo e vittoriosamente espletata , senza incidere il regime . La realtà , però , si è assunta il compito di chiarire ai salandrini ed ai giolittiani la profonda erroneità delle loro concezioni . Infatti , il salandrismo è stato sollecitato , dal continuato attacco fascista al regime , ad assumere gradualmente posizione antifascista , mentre il giolittismo ha finalmente compreso che dall ' insuccesso fascista non residua se non in minima parte una posizione giolittiana . Non sarebbe stato possibile prevedere un fallimento maggiore e bisogna render grazie al fascismo che , logorandosi nell ' impotenza di risolvere il problema italiano , ha logorato con sé queste vecchie posizioni del passato . Anche se , per un momento , la successione mussoliniana dovesse essere raccolta da Giolitti o da Salandra o da entrambi , non è su questo terreno che avverrà la ricostruzione . Così la dottrina della libertà , elaborata dal Salandra nel discorso di Milano , che è assolutamente al di fuori della concezione dello Stato moderno , come l ' ottimismo giolittiano di un ulteriore successo transattivo con le oscure necessità ideali della crisi italiana , costituiscono terreni troppo sterili per poter illudere le nuove forze che si vanno affermando nel paese , pur attraverso smarrimenti fatali e disillusioni profonde . Il gruppo demosociale relitto del giolittismo Anche il gruppetto della Democrazia sociale si pasce di illusioni sulla soluzione della crisi , ed ha creduto di giocare di abilità così nell ' entrare a far parte del primo gabinetto Mussolini come nell ' uscirne . Ma nessuna abilità potrà mai togliere a questo gruppo la sua precipua caratteristica : di essere cioè un relitto del trasformismo giolittiano , che riesce a vivere per l ' istintivo antifascismo delle popolazioni meridionali . Limitato , ormai , alle contrade del Sud e soprattutto alla Sicilia , il gruppo della Democrazia sociale non ha elaborato alcuna soluzione critica del problema meridionale , anzi si appoggia prevalentemente a quei ceti della piccola borghesia rurale , che nel Mezzogiorno costituiscono la matrice più prolifica del trasformismo . Nel campo dell ' organizzazione statale e della lotta politica tenta riprodurre anacronisticamente il caratteristico romanticismo del radicalismo cavallottiano , senza tener presente che la condanna di questa dottrina fu segnata appunto dal suo confluire nel giolittismo . La sua inconsistenza ideologica e l ' intima essenza trasformistica potranno assegnare a questo gruppo la posizione d ' ingrediente nel cartello delle Sinistre , ma gli negano qualsiasi efficacia nel campo ricostruttivo . La riforma costituzionale e la riforma dello Stato Più complessa si presenta all ' esame l ' azione politica dell ' opposizione costituzionale , che s ' incentra nel trinomio Albertini ­ Amendola ­ Bonomi . Questa formazione che col libro di Bonomi ci ha fornito una notevole critica del fascismo , e col " Corriere della Sera " ed il " Mondo " conduce la più assidua battaglia contro il governo , ha tentato , col discorso pronunziato dall ' onorevole Amendola a Napoli , di precisare le linee attraverso cui dovrebbe avvenire la ricostruzione . Esaminiamo , dunque , questo documento . Il primo rilievo che colpisce è che con questo tipo di opposizione costituzionale ci s ' incontra per la prima volta nella convinzione precisa , che la Costituzione del 1848 , la vecchia Carta albertina , è battuta in breccia da ogni parte e non resiste più . Essa non riesce a soddisfare i ceti che credono di aver fatta una rivoluzione vittoriosa , né quelli che momentaneamente ne hanno dovuto subire lo scoppio . Attraverso lo sforzo di dover prendere posizione contro la riforma junkerista proposta dal fascismo è evidente che l ' impostazione polemica del discorso amendolino è rivolta a raggiungere un fine controrivoluzionario sia quando propone - si badi , in sede di pura ipotesi - la separazione del potere costituente da quello legislativo , o postula la necessità di creazione dello Stato contro il parossismo del potere esecutivo ; sia quando afferma l ' indipendenza istituzionale della magistratura o mira ad integrare il principio della maggioranza parlamentare con la riforma del Senato e con il decentramento amministrativo . Necessariamente questa controrivoluzione amendolina si contrappone sia alla rivoluzione che circola alla base della formazione avversaria e che , sul serio , vuole raggiungere posizioni politiche nuove , sia al fascismo di governo che , nell ' incomprensione storica degli avvenimenti , mira a cristallizzare la propria fortuna politica anche nella costituzione degli Shogun giapponesi . Si contrappone alla rivoluzione ­ base perché mira a deluderla attraverso espedienti formali , cercando riprodurre , entro mutata veste , il dominio dei vecchi ceti sullo Stato : si contrappone vittoriosamente al fascismo di governo perché vuole sostituire all ' anarchia feudale dei nuovi padroni la coerenza di un pensiero fondato sulla tradizione . Questa coerenza alla tradizione in verità costituisce una forza politica di prim ' ordine che il fascismo a torto deride , specialmente quando non sa o non può contrapporle un pensiero organicamente nuovo . Amendola non ha il temperamento mussoliniano e , perciò , non farà una nuova marcia su Roma stile messicano . Si affannerà , invece , a stendere sulle colonne del " Mondo " quei suoi periodi quadrati e robusti che piacevano tanto alla piccola borghesia italiana nel periodo eroico dell ' antifascismo , e che ora stancano per la monotonia ; così continuerà la marcia silenziosa e paziente al potere che lungo i sentieri abbandonati dal mussolinismo egli conduce da due anni alla ricerca di una nuova conquista regia . Amendola , però , in caso di vittoria , non incendierà le féeries luminose della legislazione fascista dei primi mesi : non si precipiterà nelle cantine dei ministeri per rintracciarvi progetti scartati dall ' esperienza trentennale giolittiana : non illuderà la rivoluzione , ma soprattutto non deluderà la conservazione . Egli ha le sue idee già fatte e noi le conosciamo . La sua polemica antifascista è stata per lo meno utile ad impedire - cosa che , del resto , il suo temperamento non gli avrebbe permesso - che egli possa presentarsi in veste di rivoluzionario . La conservazione intelligente Amendola è , dunque , la conservazione intelligente . Egli conosce l ' attrattiva di certe formule verbali che hanno costituito lungamente il bagaglio della piccola borghesia italiana e le ripresenta al pubblico verniciate a nuovo , sicuro che non hanno perduto l ' antico fascino , anche perché corrispondono a generalizzazioni di problemi insoluti . Un esempio caratteristico di tale profilo mentale ci è offerto dal problema meridionale , di cui egli ci dà un ' impostazione formale , senza soluzione sostanziale . Egli dice : " Questa organizzazione dello Stato di cui abbiamo disegnato qualche linea e che deve essere oggetto di serio studio , risponde in modo particolare al genio ed al bisogno del Mezzogiorno : tradizionale campo di manovre per tutti gli eccessi e gli abusi del potere esecutivo . Collaborando a rendere necessaria la riorganizzazione , anzi la creazione dello Stato , il Mezzogiorno lavorerà a sottrarsi ad una condizione d ' inferiorità che oggi più che mai , dopo oltre sessanta anni di vita unitaria , gli grava sulle spalle in modo umiliante . In uno spirito nobilmente unitario ed italiano ( qual è proprio della nostra tradizione ) i meridionali debbono essere chiamati a considerare il tema che direttamente li riguarda " . Ecco , dunque , uno degli esempi più caratteristici del come si delude il problema meridionale . L ' impostazione è concettualmente esatta ma per un partito rivoluzionario , non per un partito che aspira ad esser chiamato da un momento all ' altro al governo . Difatti un ' azione che mirasse a chiamare i meridionali a risolvere il problema che direttamente li riguarda dovrebbe essere diretta ad organizzare tutte le forze antitrasformistiche del Mezzogiorno , cioè tutte le forze che in presente sono oggetto del baratto trasformistico . Soltanto queste forze possono rompere il circolo vizioso entro cui si annoda la vita pubblica meridionale . Ma per organizzarle e poterle , poi , scagliare nella battaglia , occorre un ' opera lunga e paziente che l ' opposizione costituzionale non può compiere , appunto perché deve conquistare subito il potere . Una riprova di questa posizione si ha nel fatto che il maggiore seguito dell ' opposizione amendolina è reclutato proprio tra quei ceti medi meridionali che fino alla marcia su Roma furono il cardine principale del giolittismo e nei primi giorni di entusiasmo pel fascismo furono i più strenui sostenitori del manganello filosofico . Amendola e la questione meridionale L ' insurrezione dei ceti produttori del Mezzogiorno non potrà svilupparsi che su diverso terreno politico . Del resto il pensiero amendolino ha un decisivo precedente in materia che soltanto la cattiva memoria degli Italiani può dimenticare : il discorso di Sala Consilina , pronunziato - si noti bene - il 1° ottobre 1922 . Basterà citarne il brano più significativo per convincersi di tutto il retroscena psicologico , nascosto dietro le formule odierne . " Nel 1919 , quando l ' alta e la media Italia piegavano sotto la ondata bolscevica , il Mezzogiorno non piegò né si scosse : baluardo dello Stato e della società italiana . Esso non ha perciò verso il Partito fascista alcun debito di gratitudine , né saprebbe tollerare l ' importazione di metodi ai quali mancherebbe , tra le sue popolazioni amanti dell ' ordinato lavoro e fedeli allo Stato , qualsiasi giustificazione di difesa sociale e di ritorsione politica . È dunque necessario , se il fascismo vuol tentare questa prova , che esso venga col viatico di un programma positivo , e di idee felicemente costruttive . Quale programma ? Quali idee ? Qualche primo indizio indurrebbe a credere che esso tenterà di riscattare un programma specifico attraverso la litania ben nota dei problemi più propriamente meridionali oggetto di così ponderosa e trita letteratura ! Ebbene , se così sarà , possiamo esser certi che nulla di nuovo potrà essere detto in questo campo . Or sono alcuni mesi , allorché ebbi l ' onore di parlare agli amici della provincia convenuti a Salerno , riassumevo il programma della ricostruzione del Meridionale in questi termini : accompagnare ancora , con devozione e , con spirito di sacrificio , lo sforzo della finanza nazionale verso il raggiungimento dell ' equilibrio , e collocare un ' ipoteca nazionale sui primi margini attivi che si verificheranno in avvenire onde attuare un grande piano generale di creazione nel Mezzogiorno degli impianti fondamentali necessari alla vita di un popolo civile , col metodo organico ed intensivo che fu impiegato per la ricostruzione delle terre liberate . Né penso che in questa materia vi sia oggi altro da aggiungere " . Ma la reazionarietà del pensiero amendolino , più che da questa posizione ( che non può non far ricordare le recenti polemiche del " Mondo " contro i progetti caritativi dell ' onorevole Mussolini per conquistare il Mezzogiorno ) emerge chiara dal brano seguente che è tutto una fotografia della teoria e della prassi amendolina nel Sud . " Si vuole ancora e sempre ripetere il tema della riscossa del popolo meridionale dal gioco delle camarille e delle clientele che ne avviliscono il costume politico . Così si disse quando si volle il suffragio universale : senonché le riforme si aggiungono alle riforme , e l ' argomento resta sempre in piedi , a disposizione della retorica politica che abitualmente si accompagna alla questione meridionale . Orbene : io ho rivendicato altra volta , nella sede parlamentare , e rivendico anche oggi il valore sociale , politico e morale , delle così dette posizioni personali , attraverso le quali si organizza la vita pubblica nel Mezzogiorno . Esse rappresentano , bene spesso , patrimoni preziosi di prestigio e centri naturali ed insopprimibili di un ' organizzazione di rapporti politici , assai più salda ed assai più sana di quella che è rappresentata dalle tessere dei partiti così detti di masse . Esse hanno , dietro di sé , tradizioni vecchie vigorose , ed hanno contribuito efficacemente in tutto il dopoguerra - E CONTRIBUIRANNO ANCHE DOMANI - a preservare una larga parte d ' Italia da pericolosi sconvolgimenti politici . Che cosa si pretenderebbe oggi di tentare contro questa naturale organizzazione della grande maggioranza delle popolazioni meridionali ? Non vi sono che due vie da prendere : O ASSICURARSENE L ' ADESIONE E IL DOMINIO MORALE , CON LA PERSUASIONE E LE BUONE OPERE CIVILI , o coalizzare contro di essa tutte le minoranze dei malcontenti , degli squalificati , degli irregolari . Non auguro questa seconda via , che conduce allo sfruttamento fazioso degli elementi torbidi e dei rancori locali , a nessun partito il quale si proponga di lavorare onestamente per l ' avvenire d ' Italia ! Ma il Mezzogiorno non si domina con la considerazione dei problemi locali , o con lo sfruttamento delle sue divisioni di parte ; la sua anima istintivamente ed entusiasticamente unitaria guarda ansiosa ai destini della sua grande Patria , e chi vuole raggiungerla ed avvicinarla a sé deve parlare d ' Italia , deve additare le vie che condurranno l ' Italia a superare le difficoltà della crisi post ­ bellica ed a ritrovare , nel pieno godimento della pace ben meritata , il segreto della sua rinnovata fortuna . Ora l ' anima del Mezzogiorno , che è , come dicevo , istintivamente ed entusiasticamente unitaria , si esprime attraverso un credo politico che consta di due articoli fondamentali : Monarchia e Democrazia " . Tutti i dati storici della conquista piemontese sono , dunque , vivi ed operanti nel pensiero di Amendola , che , come tutti gli uomini politici del Sud pervenuti a notorietà , è in funzione di stretta conservazione d ' interessi nordici . L ' opposizione costituzionale futura riserva della conquista regia Ciò posto , e malgrado tutte le affermazioni in contrario , è evidente che l ' opposizione costituzionale non è un partito liberale . Veramente i teorici di quest ' aggruppamento si richiamano continuamente ai principi del costituzionalismo e del parlamentarismo , parlano di ripristinare le libertà soppresse dal fascismo , impugnano la libertà di critica contro la violenza privata . Ma appunto perciò il gruppo non esce dalla concezione tradizionale dello Stato italiano e non è liberale . Esso non reagisce a ciò che vi è di caratteristico nell ' azione fascista , e cioè l ' adesione di forze neorivoluzionarie alla conquista regia , ma reagisce proprio a quell ' elemento della violenza che costituisce il maggior pericolo per la conquista regia . In altri termini , Amendola suggerisce una formula che il temperamento sovversivo di Mussolini è portato a scartare , ma non si pone se non formalmente su di un terreno diverso da quello di Mussolini . Se non fosse per quel famoso " temperamento " la collaborazione Mussolini ­ Amendola sarebbe già un fatto compiuto . Il terreno comune è la conquista regia , il dissenso investe la pura forma dell ' organizzazione politica . Mussolini crede di potere ancora reggersi con la forma di creazione spontanea del militarismo fascista , che non si può diversamente definire che una nuova specie di feudalismo antistatale ; Amendola ritiene che ogni qualvolta siano stati abbandonati anche nella forma i dati storici della conquista regia , si son corsi seri pericoli rivoluzionari , cioè si sono compromesse le conquiste soprattutto economiche degli scarsi ceti dirigenti dello Stato italiano . Se non si vuole , perciò , continuare nell ' opera di sovvertimento iniziata dal bolscevismo , e proseguita dal fascismo , bisogna tornare all ' ossequio integrale dello Statuto albertino , modificato ( se occorre ) nella forma , per dare l ' illusione di sopprimere gli istituti formali , attraverso cui è possibile lo sconfinato arbitrio del potere esecutivo . Ma questi avvedimenti riformatori non sono diretti alla base , cioè alla distruzione del permanente compromesso che alimenta la politica italiana : essi sono soltanto diretti a nascondere le soluzioni di continuità che il fascismo vi ha lasciato . La politica di Amendola è perciò più reazionaria di quella di Mussolini , e mentre il compromesso tra quest ' ultimo e la politica regia è sempre in pericolo per opera delle forze veramente rivoluzionarie imprigionate nel fascismo , il compromesso tra l ' opposizione costituzionale e la politica regia è formalmente perfetto . Amendola , per parte sua portandosi dietro l ' antifascismo della piccola borghesia meridionale , garantisce immediatamente la saldatura del regime col Mezzogiorno . L ' illiberalità di questa formazione non potrebbe essere più evidente . Lo Stato moderno è ancora da venire . Il liberalismo affidato alla difesa di gruppi culturali Il compito di battersi per lo Stato moderno è , per ora , affidato ad esigue minoranze culturali , senza precisi obiettivi politici . Trattasi in massima parte di studiosi che sono pervenuti a maturazione culturale attraverso gli studi di filosofia e che , perciò , hanno compiuto nel loro spirito non una , ma dieci rivoluzioni . Questi studiosi sono , in generale , degli isolati , cui la solitudine rafforza , invece d ' indebolire , l ' intransigenza . Tuttavia è pregio dell ' opera ricordare il movimento politico che si svolge intorno alla " Rivoluzione Liberale " di Piero Gobetti , che mira a creare una nuova classe dirigente presso di cui le idee liberali abbiano più vasto asilo . In generale i collaboratori della " Rivoluzione Liberale " sono pervenuti a una precisa impostazione critica del liberalismo attraverso l ' analisi del processo di formazione dello Stato unitario , di cui vengono successivamente scoprendo e svelando tutte le transazioni ; ed il loro sforzo è rivolto a creare una dottrina rivoluzionaria dello Stato italiano che si contrapponga vittoriosamente alla formazione storica , senza riprodurne gli errori . È per ora un compito puramente culturale , che , in parte , segue altri tentativi del genere , come l ' " Unità " e la " Voce " politica ; in parte , li sovrasta , specialmente quando superando il problemismo , si sforza di pervenire alla nozione integrale dello Stato e della lotta politica . Nel campo storico specialmente la rivista addita ed incoraggia i movimenti veramente liberali , mentre svela a tempo i sottintesi reazionari di dottrine demagogiche . Il direttore della rivista ha anzi scritto , per la collezione di studi sociali diretti dal Mondolfo un saggio che porta il titolo di Rivoluzione liberale , in cui il metodo è applicato ai vari partiti storici , con speciale simpatia ai movimenti proletari , diretti a prendere possesso spiritualmente del meccanismo di produzione ed a sboccare in formazioni di democrazia diretta . Non tutti i postulati del brillante saggio sono concordemente condivisi dagli scrittori e dai simpatizzanti della rivista , specialmente da quelli , che , conoscendo a fondo la questione meridionale , vedono più complessamente la realtà italiana e non sono portati a sopravvalutare il movimento operaio come storicamente si è prodotto in Italia . Ma indubbiamente il saggio costituisce uno dei più significativi documenti dell ' epoca presente . Il gruppo di " Rivoluzione Liberale " costituisce , quindi , l ' unica frazione veramente liberale che esista in Italia . Il suo compito deve restare ancora a lungo limitato ad un ' opera di cultura e di controllo , se non vuole perdere la necessaria intransigenza . L ' opera di " Rivoluzione Liberale " e il comitato delle opposizioni Questa considerazione chiarisce l ' errore in cui sono caduti numerosi aderenti alla rivista quando hanno preteso formare i cosiddetti " Gruppi della Rivoluzione Liberale " e soprattutto aderire al Comitato delle opposizioni . Anzitutto la formazione dei gruppi a base politica , assegnando agli iscritti scopi più vicini all ' azione pratica , li allontana sempre più da quella funzione critica che costituiva prima il loro privilegio . La rivista cessa di essere organo di esegesi scientifica , dinanzi a cui tutti i partiti e tutte le formazioni politiche sono eguali , per divenire essa stessa fonte d ' ispirazione di un gruppo in lotta , strumento di elaborazione di una sola parte . Tuttavia nessuno potrebbe contestare - né , in linea d ' ipotesi , si contesta pel futuro - l ' utilità di una trasformazione simile se effettivamente la realtà politica italiana si fosse avvicinata ai più elementari principi della dottrina liberale , in maniera da non esservi alcun pericolo nell ' abbandono della funzione critica per la funzione costruttiva . Ma dolorosamente la realtà è sempre così immatura che il controllo teorico è oggi più che mai necessario per svelare a tempo i compromessi che si verificano nel campo dell ' antifascismo allo scopo di creare un governo qualsiasi . L ' abbandono della posizione critica , quindi , non ha giustificazioni sufficienti . Tale errore , poi , è stato aggravato dall ' entrata dei gruppi nel cosiddetto " cartello delle opposizioni " , organizzazione prettamente contingente e senza contenuto programmatico unitario , diretto al solo ed unico scopo di battere sul terreno costituzionale il governo fascista . Credo inutile ulteriormente specificare perché da questa adesione al Comitato delle opposizioni la funzione critica della rivista e dei gruppi risulti limitata . Ma , in mancanza d ' altro , dovrebbe bastare quanto al direttore della rivista è accaduto ultimamente a proposito di una sua frase critica sull ' operato politico del mutilato Delcroix . Le opposizioni , così dette costituzionali , disturbate nel lavoro di organizzazione del pateracchio antifascista mercé il distacco dei fiancheggiatori , mutilati e combattenti dalla maggioranza mussoliniana , lungi dal difendere il Gobetti con la ricerca di una interpretazione politica della frase , si sono affrettati ad isolarne l ' eventuale responsabilità , giungendo perfino a prospettare il pubblicista liberale come nemico . Speriamo , pertanto , che l ' insegnamento non vada perduto e che la " Rivoluzione Liberale " possa essere riservata alla sua funzione di critica , di cui vi sarà ancora a lungo bisogno per l ' evidente immaturità delle varie formazioni politiche italiane . IX I popolari Tripartizione dell ' azione liberale L ' azione che il Partito popolare italiano è destinato a svolgere nel futuro sarà , né più né meno , che la continuazione di quella svolta finora . Noi vi abbiamo ripetutamente accennato nella prima parte di questo studio , e perciò non crediamo di doverci ripetere . Ci sembra , però , che il popolarismo sia una concezione centrista così connaturale all ' attuale struttura sociale da non temere rapidi tramonti , e che lo sforzo del suo massimo profeta Luigi Sturzo sia appunto diretto ad accumulare tali riserve teoriche al giovane partito da assicurargli in ogni caso l ' avvenire . È perciò che a causa della peculiare crisi dello Stato italiano il PPI dovrà ancora - a lungo esercitare una decisiva azione rivoluzionaria , alternata a forti contraccolpi di conservazione , e nessuno potrà dire con sicurezza quando sarà giunto il momento per una più decisa cristallizzazione degli interessi che lo potenziano . Occorrerà , quindi , spezzettare minutamente la speciale fisionomia del PPI per non commettere il facile errore di esagerare uno dei suoi elementi costitutivi a danno degli altri . Nel campo economico : funzione di conservazione Iniziando tale analisi ci sembra necessario agevolare la trattazione della materia distinguendo il campo della politica economica , così da quello della politica parlamentare come dalla concezione dello Stato . Nel campo della politica economica l ' azione del PPI è solidamente incentrata nella difesa della proprietà privata . Anzi di questo tradizionale istituto economico il PPI difende la forma più sicuramente conservatrice , qual è la piccola proprietà , che interessa alla istituzione il maggior numero di difese . E poiché la lotta economica non è contemplazione immobile di fortune consolidate , ma è creazione perpetua di fortune nuove entro schemi giuridici duraturi assicurante un indefinito ricambio sociale , il PPI non limita la sua azione ad un ' inerte simpatia verso la piccola proprietà , ma propone delle soluzioni legislative atte a ricondurre allo schema preferito i problemi del passato , rimasti finora insoluti . Questa considerazione svela e giustifica la logica interna del progetto di colonizzazione nazionale del latifondo , che è stato a torto aspramente criticato come espressione di una tendenza socializzatrice . Esso , invece , può sicuramente ricondursi alla formula preferita dal PPI nel campo della politica economica : rinvigorimento della piccola anche attraverso la distruzione della grande proprietà . Ma l ' orizzonte di un partito come il popolare non poteva limitarsi alla difesa della piccola proprietà , cioè alla difesa di una categoria , e perciò esso si estende anche al lavoro agricolo . Tale estensione specialmente nelle categorie che hanno più stretto legame giuridico con la proprietà ( mezzadria , colonia , soccida , locazione semplice ) , discendeva come una conseguenza logica dalle premesse , e non poteva trovare altro modo di esplicazione pratica che attraverso le forme di organizzazione sindacale che non sono socialiste , ma soltanto moderne . In verità la politica sindacale del giovane partito gli ha procurato una grande quantità di critiche cui mette conto accennare soltanto per ragion di metodo . Ognuno però può comprendere quanto esse siano inesatte , specialmente quando ricordi l ' antintervenzionismo e l ' antiprotezionismo del PPI , diretti a distruggere e superare la formazione storica dello Stato unitario . Così , sotto questo profilo il popolarismo , pur assumendo una fisionomia ben distinta dagli altri partiti , conclude tutta la sua prassi nel quadro della piccola proprietà , esercitando lodevolmente la sua duratura funzione di conservazione . Nel campo parlamentare : funzione rivoluzionaria La proposizione di queste direttive e lo sforzo pratico per raggiungerle , portano il PPI sul terreno più proprio della questione meridionale , che , grosso modo , può condensarsi nel binomio : autonomia amministrativa e libertà economica . Di colpo , quindi , gli obiettivi economici del partito diventano rivoluzionari , rivolti cioè a sostituire allo Stato burocratico ­ accentratore lo Stato parlamentare decentrato , e distruggere così i privilegi dei gruppi che dirigono la politica italiana . Attraverso le libertà economiche e politiche il PPI mira ad assicurare il trionfo delle classi medie antiparassitarie e dei rurali , contro l ' attuale prepotere dei gruppi privilegiati che si servono dello Stato come organo di mediazione economica . Il PPI è perciò antisocialista ed anticapitalista , aggredendo contemporaneamente il socialismo di Stato ed il protezionismo industriale , facce opposte di uno stesso fenomeno . Esso si pone contro i dati fondamentali della conquista regia e propone delle formule politiche che sono un tentativo abbastanza serio di revisione del Risorgimento nei suoi risultati concreti . Il tentativo neoguelfo , fallito nel 1848 perché si chiedeva un ' adesione completa del Vaticano - istituto antistatale per eccellenza - alla formazione dello Stato moderno , si presenta oggi più seriamente temibile per l ' assenza ufficiale del Vaticano dalla lotta e per lo svolgimento dell ' azione attraverso la prassi più propria del partito politico . Anzi lo svolgimento di questa prassi , nel campo di uno Stato la cui formazione storica non è liberale , ha potuto permettere all ' audace fantasia di don Sturzo di scegliere per l ' attuazione del suo programma proprio il metodo liberale , come sistema di antitesi al contenuto sostanziale dello Stato italiano , senza correre pericolo di vedere , almeno per ora , capovolta la propria posizione dialettica . Così don Sturzo , attraverso questa felice impostazione teorica , riesce a dissimulare quel tanto di contenuto reazionario , che esiste in ogni partito a base cattolica , nascondendo l ' insufficienza delle sue soluzioni ideali sotto la rivoluzionarietà delle soluzioni giuridiche . Il tentativo della democrazia cristiana odierna mostra quanto cammino l ' idea dello Stato ha fatto , pur tra deviazioni fatali e conati infruttuosi , nel nostro paese . Nel campo istituzionale : funzione reazionaria Queste insufficienze ideali del popolarismo si scoprono più agevolmente quando si scivola nella zona minata delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa , terreno classico delle limitazioni antistatali e dei tentativi reazionari . È qui , dunque , che occorre saggiare le possibilità del PPI per una vera politica di libertà , e che il sottinteso reazionario maggiormente si svela . Anzitutto l ' incessante polemica del popolarismo contro la concezione filosofica dello Stato moderno che non può vivere nel pensiero dualistico del cattolicismo , chiarisce che la teoria del giovane partito è in aperta rotta con tutto il pensiero razionalista moderno . Il tentativo sturziano di frantumare quello che egli chiama lo Stato panteista sul terreno delle libertà formali , e di contrapporre la concezione democratico ­ cristiana a quella democratico ­ panteista dimostra chiaramente che il terreno della teocrazia non è menomamente abbandonato . Lungi dal teorizzare il concetto filosofico della libertà come idea essenziale dello Stato , il popolarismo è costretto a pluralizzare le libertà , assumendone il solo profilo giuridico , con il sottinteso teorico di servirsi , per esempio , della così detta libertà della Chiesa , al solo ed unico scopo di lotta contro lo Stato e non già per integrare del contenuto libertario questo ultimo . È perciò che , pur volgendosi nel campo opposto , il pensiero popolare non supera la concezione giurisdizionalista , di cui anzi si può dire , senza tema di paradosso , capovolge , riproducendoli , i dati storici . Infatti l ' unità della coscienza , teorizzata dal liberalismo filosofico , viene spezzata per comporre ancora una volta il dissidio ideale tra lo Stato e la Chiesa sopra una base eminentemente storica . Soltanto che , durante la lotta secolare , la teocrazia , avendo compreso che il metodo cosiddetto liberale , lungi dall ' essere pericoloso , può divenire utile , è riuscita ad impadronirsene per agitarlo contro lo Stato italiano che , avendolo formalmente adottato , non sa o non può servirsene per realizzazioni sostanziali . Ne deriva , quindi , che se la polemica popolare contro lo Stato italiano , così come è storicamente costituito , è oltremodo brillante e dimostra quanta virtù di adattamento abbiano certe formole quando siano prive di reale contenuto , la polemica invece con lo Stato moderno rimette lo Stato popolare ( l ' aggettivo è necessario per quanto don Sturzo mostri di detestarlo ) sulla base di quello storico , mostrando così che il processo dualistico può servire a finalità puramente polemiche , ma non ha sostanziale virtù dialettica . La politica ecclesiastica fascista e il Vaticano Una riprova di questi rilievi può trovarsi nella reazione papale alla politica ecclesiastica fascista . Il fascismo , spinto dalla sua stessa origine , consistente in una reazione sui generis dello Stato burocratico - accentratore all ' attacco istituzionale dei socialisti e dei popolari , illuso dalle possibilità di realizzazione della tesi nazionalistica della Chiesa che serve lo Stato , abbandonò la formula cavourriana e le elaborazioni manciniane e crispine sul giurisdizionalismo moderno , che costituivano le più sicure esperienze del regime in materia , per tentare di richiamare l ' azione papale nel solo campo religioso , concedendole via libera nella politica scolastica . In sostanza il fascismo , mentre credette di agire ancora nel campo della separazione religiosa , puramente illusorio per il carattere universale della Chiesa , si propose di disintegrare dal PPI tutte le forze di inerte conservazione sociale , tra cui comprendeva , per effetto di pura inversione ottica , lo stesso Vaticano , arrivando alla creazione di un partito clerico ­ fascista , che - nell ' ossequio mai smentito al regime - di cui aveva sempre fatto parte anche quando le apparenze avevano potuto far credere il contrario - doveva trarre lo spunto per convincere Pio XI a ripetere l ' offensiva di papa Sarto contro la democrazia cristiana . Ma , di fronte a questa manovra nazional ­ fascista , il Vaticano , intuendo la crisi dello Stato italiano ha risposto con una politica a doppia faccia , e mentre non ha ostacolato , anzi ha incoraggiato , la formazione clerico ­ fascista , per avere l ' occasione ed il modo di sfruttare fino al possibile l ' abbandono dei canoni giurisdizionalisti , ha continuato a sostenere il PPI nella lotta di attacco al regime , sperando di forzare quest ' ultimo sempre più lungo la via delle riedizioni confessionalistiche . Questa politica ha presentato così per il Vaticano il doppio vantaggio di spingere ancor più il regime sulla via conciliatoristica , su cui i pubblicisti vaticani si sono messi da tempo , e di accendere una vasta ipoteca sull ' avvenire politico del nostro paese allontanando ogni possibilità di crisi nazionale sul terreno dell ' ideale dello Stato etico del liberalismo puro . Così mentre la nuova politica vaticana ha chiaramente mostrato di voler sgombrare il campo dai reticolati del giurisdizionalismo , dietro cui lo Stato si era trincerato per timore di affrontare in pieno l ' idea universale cattolica , già postula la libertà , sicura di poter battere su questo terreno lo striminzito Stato italiano . In sostanza il Vaticano non potrebbe mostrare un maggior possesso dei termini sia dell ' antitesi storica che di quella ideale . Esso è convinto che lo Stato italiano non arriverà mai alla pienezza etica , non sarà mai permeato di universalità , e perciò , conoscendo assai bene di possedere il sussidio dell ' idea universale più antica , si accorge che il campo della libertà è più fertile che quello del giurisdizionalismo e dei concordati e vuole scendere nella vita per sconfiggervi la menzogna liberale dello Stato . Un dilemma terribile si presenta per lo Stato italiano : o arrendersi anche nel campo giurisdizionalista o essere battuto come formazione storica . L ' antitesi non potrebbe essere più rovente ed il Vaticano è disposto ad esasperarla fino a quel limite oltre il quale può spalancarsi l ' abisso del razionalismo moderno . Ma siccome il razionalismo moderno è nemico così dell ' idea cattolica che dello Stato storico italiano , il Vaticano è sicuro che l ' alleanza con quest ' ultimo contro la soluzione ideale , anche attraverso la lotta , non sarà distrutta . In sostanza il popolarismo rappresenta la formula attraverso cui una nuova alleanza potrà realizzarsi tra il regime e la Chiesa . Futura alleanza antirazionalistica tra lo Stato storico e la Chiesa Prima di arrivare però a questa nuova saldatura la lotta sarà assai aspra perché il regime tenterà ancora di riprodurre la dittatura legale , cui ha affidato le sue fortune dal 1860 in poi . Durante questa fase il PPI sarà il naturale alleato di tutti i partiti che lotteranno contro lo Stato burocratico - accentratore per l ' affermazione di un ideale libertario . Quest ' alleanza , però , sarà temporanea perché oltre gli stretti confini di questa lotta comune , si apre il più vasto campo dei dissensi filosofici e sostanziali , si apre il campo della reazione antirazionalista che il PPI tenta spostare dal terreno più proprio della speculazione filosofica sul terreno della politica . I veri nemici sono , quindi , oggi , uniti per l ' immaturità ideale del regime ed il parassitismo dei ceti che lo sostengono . Contro lo spaventevole nihilismo spirituale di questa incrostazione d ' interessi intorno ad un concetto originario di violenza il PPI ha potuto sollevare la bandiera della libertà , capovolgendo così nel campo puramente storico , un ' antitesi che resta intatta nel campo ideale . Nessun commento più grave potrebbe farsi alla situazione italiana , misto di tragico e di grottesco , di passione ideale e di parassitismo volgare . Lo stesso Vaticano ritenuto fino a ieri alla retroguardia di tutte le forze sociali , sentito il puzzo di cadavere , è balzato in testa nella successione storica . La breccia di Porta Pia è capovolta e la conquista regia forse finirà per provocare quella pontificia . La vendetta della storia non potrebbe essere più paradossale ! Pericoli dell ' azione " popolare " Tuttavia i calcoli vaticani non sono così semplici come a prima vista parrebbe . Lo spirito giuridico , è pur sempre una delle forme dello spirito speculativo , ed i concetti di autonomia e di libertà , su cui il PPI è costretto a far leva nella lotta antidittatoriale , costituiscono sempre l ' anticamera del razionalismo . Non è , quindi , detto che il Vaticano sia così sicuro di poter richiamare il molosso dopo di averlo aizzato , e che lo spirito razionalista non abbia a sorgere sull ' arido schema del formalismo giuridico . È perciò che il PPI sarà ancora a lungo uno degli alfieri più validi nella battaglia antistatale . X I socialisti unitari Tripartizione del Partito socialista Per comprendere interamente la formazione storica dei nuovi partiti proletari bisogna rifarsi al caos bolscevico e tener presente che la caratteristica essenziale di quel periodo fu appunto la lotta aspra e tenace tra i riformisti ed i rivoluzionari , corrispondente non già ad uno sterile dissenso dottrinale , ma alla stessa posizione delle due frazioni nei riguardi dello Stato unitario . Era naturale che questa demarcazione , determinante la crisi socialista nel momento dell ' ascesa rivoluzionaria , dovesse , nei periodo successivo , sboccare nel processo generale di tripartizione che , sotto l ' urto della realtà , subì il bolscevismo italiano . Questo processo di tripartizione corrispose ad una più perfetta aderenza agli interessi ed alla tradizione , secondo le linee di minor resistenza che , nel seno stesso dell ' immaturità socialista , si determinarono . Infatti , mentre il frazionamento unitario e comunista corrispose ad un processo di adesione alla realtà economica e politica del paese , il permanere del massimalismo dimostrò ancora una volta quale forza abbia , anche nel campo rivoluzionario , la tradizione . Il socialismo unitario e la monarchia socialista Queste origini chiariscono sufficientemente la fisionomia del Partito socialista unitario , rimasto alla concezione della monarchia socialista , anzi deciso a più strettamente aderirvi per garantire gl ' interessi affidatigli . Era nella stessa logica del movimento - e più ancora lo sarà pel futuro - la tendenza ad abbandonare le posizioni formali per la difesa di quelle sostanziali , a sacrificare il marxismo rivoluzionario al democraticismo conservatore , per sforzarsi di essere il partito delle realizzazioni immediate piuttosto che l ' elaboratore dei futuri ordini sociali . Tutto ciò era , dunque , nell ' ordine naturale delle cose , perché , se è possibile prospettarsi come l ' organo delle soluzioni avvenire pur essendo strumento di difesa degli interessi presenti , non è possibile continuare nel giuoco , quando questi interessi siano minacciati e la loro difesa dev ' essere compiuta a viso aperto . In tal caso si rende necessario far funzionare l ' istinto conservatore a discapito delle giustificazioni rivoluzionarie ed aderire anche in sede politica alla realtà economica . Ecco perché , dopo infinito tentennare , Filippo Turati nel 1922 salì per la prima volta le scale del Quirinale . L ' esempio non poteva essere più probante . Sotto l ' urto della rivoluzione che , aggirato lo scoglio bolscevico , si rovesciava nell ' alveo fascista , il socialismo di destra fu costretto a compiere un gesto politico - cui per il passato si era costantemente rifiutato per pregiudizi formali - nella speranza di allontanare il colpo di Stato imminente , non comprendendo che era già determinata dalla stessa logica della conquista regia l ' adesione al fascismo , nel momento stesso in cui questo si affermava come movimento di rivoluzione vittoriosa . Una maggiore incomprensione della realtà italiana , pur attraverso la perfetta sensibilità dei propri interessi , l ' unitarismo turatiano non avrebbe potuto dimostrare . Ma il passo ormai era dato , e , poiché la classe dirigente italiana accentuava i ritorni reazionari , distruggendo quella legalità che essa stessa aveva creato , il socialismo unitario , pur vedendo fallire i suoi propositi collaborazionisti , ottenne dalla situazione politica nazionale il comodo beneficio di potere unificare la sua politica senza patenti scoperture . Poté cioè gradatamente assumere la difesa di quel Parlamento e di quella democrazia , costituenti gli organi del suo dominio prebellico , in cui prima di allora non aveva potuto o voluto collaborare per pregiudizi demagogici , senza essere costretto ad abbandonare quel terreno di opposizione su cui aveva fatto le sue fortune . In altri termini il fascismo , con la sua azione obbligante , permise al socialismo unitario di svolgere il tema della collaborazione con le democrazie borghesi sul terreno dell ' opposizione , piuttosto che sul terreno del governo , senza essere costretto ad abbandonare il suo carattere di futura riserva della monarchia socialista . Saldatura con l ' amendolismo ed assorbimento dei ceti medi Sotto questa spinta il socialismo unitario va sempre più diluendo la sua caratteristica formazione operaia per divenire un partito di ceti medi . Esso divide con l ' opposizione costituzionale il compito di organizzare l ' antifascismo della piccola borghesia e così si pone in prima linea nel cartello delle Sinistre per la successione al potere . Con l ' opposizione costituzionale ed i popolari il socialismo unitario è già pronto a formare quel ministero di sinistra , per cui Filippo Turati nel 1922 salì invano le scale del Quirinale . Il fascismo , perciò , dovrebb ' essere una parentesi oltre la quale l ' unitarismo è pronto a riannodare quelle fila che l ' agitazione bolscevica prima ed il colpo di Stato fascista poi gli hanno spezzate nelle mani . Nessun altro insegnamento questi due anni di passione avrebbero fornito al popolo italiano , per cui al disopra di ogni considerazione ideale e materiale si potrebbe facilmente tornare a quel sistema di protezionismo industriale e di socialismo di Stato , che trovò nel giolittismo il suo capolavoro . Se il fascismo è stata l ' esasperazione parossistica dell ' unitarismo italiano e del prepotere incontrastato della conquista regia , il socialismo unitario non ha difficoltà ad aderire ad una formazione politica che sia soltanto un ' attenuazione del fenomeno . Ecco perché il suo accostamento all ' opposizione costituzionale si fa sempre più intimo : scompaiono lentamente quelle poche differenze che potrebbero disturbare l ' unità dell ' azione e l ' unitarismo socialista aderisce sempre più al gioco conservatore dell ' onorevole Amendola e del " Corriere della Sera " . Lo spettro illiberale della monarchia socialista riappare all ' orizzonte come un porto sicuro in cui riparare dopo tanta tempesta . Il socialismo unitario e la questione meridionale La questione meridionale è ancora di là da venire e la saldatura col Mezzogiorno è lasciata quasi interamente alla opposizione costituzionale ed ai demosociali , le cui rispettive posizioni abbiamo già analizzato . Vi sono sì alcuni gruppi tesserati , specialmente nella Campania , ma essi là dove non rientrano nel clima generale del protezionismo industriale e del socialismo di Stato , e perciò si riannodano ad indirizzi politici prettamente nordici , corrispondono , invece , al clima speciale del Mezzogiorno delle simpatie personali se non delle camarille locali . Insomma pur quando si esce dal quadro dello Stato unitario non si superano i dati storici della questione meridionale . Questa posizione rispetto al problema del Mezzogiorno , che è poi il problema italiano per eccellenza , chiarisce perché l ' unitarismo socialista si sente estraneo al turbinoso tentativo di affioramento dei rurali , che si va lentamente producendo nelle viscere della storia contemporanea . Anzi poiché questo affioramento è potenzialmente il più radicale tentativo di attacco al sistema della monarchia socialista , cui tende con rinnovate energie l ' unitarismo socialista , la posizione di questa corrente nazionale è destinata a passare sempre più dall ' indifferenza sospettosa alla guerra dichiarata . Salvo il caso che il socialismo unitario non voglia abbandonare alla loro sorte le categorie collegate al protezionismo , negando così una delle più peculiari sue caratteristiche . Ma questo caso sarebbe così rivoluzionario rispetto al sistema che la dottrina non si rifiuterebbe di prenderlo in esame . Per ora le rispettive posizioni politiche sono quelle da noi tratteggiate ed il Partito socialista unitario potrà avere un giuoco assai favorevole nel tentativo di creare un governo di sinistra , che assicuri finalmente i progressi economici delle democrazie operaie del Nord , ma non ha nessuna carta da giocare sul terreno maggiore della ricostruzione nazionale . Esso è un partito che si è servito del metodo liberale per far aderire allo Stato alcune categorie , ma è un partito illiberale nello spirito appunto perché non eccede gl ' interessi di tali categorie . XI I socialisti massimalisti Centrismo serratiano e massimalismo . Scarsa vitalità del fenomeno L ' equivoco del centrismo serratiano , che noi abbiamo rilevato nella precedente trattazione , continua la sua sterile vita in questo partito , dopo l ' espressa adesione del suo iniziatore al comunismo . Continua più per ragioni di fredda meccanicità , per impulso di tradizione inerte , che per un vero apporto di forze ideali , e l ' inutilità politica della sua esistenza appare più lampante allorché si rifletta che la funzione centrista poteva essere indispensabile durante l ' inflazione bolscevica allo scopo di evitare il frazionamento del partito , ma non ha alcuna utilità oggi che il frazionamento è avvenuto e che le due correnti laterali vanno sempre più divergendo dalle posizioni primitive . In queste circostanze di tempo e di fatti voler insistere nell ' elevare a giustificazione dell ' esistenza di un partito vivo una posizione tattica di un partito morto , significa dar prova di tale incomprensione del momento storico da giustificare gli apprezzamenti più radicali . Queste considerazioni appaiono tanto più evidenti quando si analizza la struttura del partito sia alla stregua dei principi teorici generali , che delle peculiari esigenze della questione italiana . Alla stregua dei principî teorici generali , mentre il massimalismo non eccede la concezione democratica degli unitari , vuole ad ogni costo mantenere in vita quel mito insurrezionale verbale , che fu peculiare caratteristica del vecchio Partito socialista e che tuttora trova plastica espressione nella prosa blanquista dell ' " Avanti ! " . Sotto questo profilo la teoria fondamentale del massimalismo si riduce all ' illusione ottica di poter con pure proiezioni verbali di carattere insurrezionista eccedere l ' intimo contenuto democratico che lo assimila agli unitari , ed impedire la precipitazione delle masse organizzate verso costoro . È necessaria , perciò , un ' ulteriore chiarificazione nella impostazione politica del partito , dopo la quale , noi crediamo ; il massimalismo dovrebbe scindersi per liberare le sue forze verso l ' attrazione unitaria o comunista . Ma se , contro la nostra previsione , dopo tale revisione dovesse residuare una ragione specifica di esistenza del partito , nessuna miglior occasione per dimostrare l ' inconsistenza delle critiche . Alla stregua delle peculiari esigenze della questione italiana il massimalismo , rappresentando un relitto dell ' inflazione bolscevica , è sempre assai distante da quelle direttive di chiarificazione , che s ' impongono alla rivoluzione nazionale , sia perché , in definitiva , cerca identificare la sua azione politica con interessi operai , di cui non è chiaramente definito se aderiscano al sistema protezionista ed intervenzionista esistente , sia perché con il mito insurrezionista perpetua l ' equivoco fondamentale della politica italiana di impedire il raggruppamento degli interessi conservatori in organi con fisionomia distinta . Sotto questo profilo anzi si può affermare , senza tema di dire un paradosso , che il Partito socialista unitario rappresenta già un piccolo , ma sensibile progresso verso questa prima fase di chiarificazione , dialetticamente necessaria per ottenere una maggiore coscienza degli interessi e delle posizioni politiche in giuoco , e perciò , corrisponde ad una fase più liberale della rivoluzione italiana . Riassumendo , quindi , noi riteniamo che il Partito massimalista abbia un giuoco assai limitato come fermento attivo della ricostruzione e le sue direttive politiche si muovono contro lo svolgimento dialettico della crisi nazionale . XII I comunisti Le critiche al socialismo italiano e i consigli di fabbrica La storia del giovane Partito comunista è in buona parte la storia di un processo critico ­ politico , iniziatosi parallelamente al nascere del fascismo , che non è destinato ad esaurirsi così presto . Abbiamo esaminato altrove il carattere peculiare dell ' inflazione bolscevica nell ' immediato dopoguerra ed abbiamo dimostrato come essa corrispondesse ad un particolare momento della vita italiana , in cui le masse non avendo ancora acquistato coscienza della posizione politica del partito venivano a proiettarsi in pieno regime d ' immaturità . Questo regime fu transitorio perché non era possibile che assai a lungo frazioni veramente rivoluzionarie rimanessero legate alla conservazione della monarchia socialista . La falsa posizione del PSI doveva necessariamente portare alla creazione di dottrine rivoluzionarie , che , attraverso la critica del partito , giungessero a percepire la dialettica di tutto il problema italiano . Senza voler seguire la storia dei congressi e le vicende della polemica socialista , che si scatenò furiosa all ' indomani del fallimento bolscevico ; e cercando di attenerci quanto più possibile allo schema delle idee in lotta , ci sembra che il primo tentativo di accostarsi alla realtà rivoluzionaria del paese fu quello espletato dal gruppo torinese dell ' " Ordine Nuovo " , per creare i consigli di fabbrica . Di fronte al tipo di organizzazione sindacale prevalso in Italia , diretto allo scopo di garantire all ' operaio sempre maggiori aumenti di salario , lasciando intatta la forma di produzione capitalistica ; di fronte , cioè , alla rinunzia implicita dell ' operaio ad affacciare le maggiori pretese sociali sui mezzi di produzione in cambio del piatto di lenticchie degli aumenti di salario - necessariamente negati quando l ' andamento del mercato mettesse in pericolo il profitto capitalistico - i comunisti intuirono che il fallimento delle dottrine rivoluzionarie in Italia era sempre avvenuto per effetto del legame di interessi che si stabiliva nella prassi riformista tra industriale ed operai . Conseguentemente il comunismo era portato a studiare il modo con cui poter rompere questa solidarietà d ' interessi che , pur attraverso la parvenza della lotta , si creava fra le due classi rivali . Fu allora , che gli scrittori dell ' " Ordine Nuovo " , rielaborando per proprio conto la dottrina marxista , ebbero la intuizione che la preparazione rivoluzionaria dell ' operaio dovesse farsi nella fabbrica , nel vivo stesso del processo di produzione , di cui occorreva , prima di ogni altra cosa , impadronirsi psicologicamente , se poi si voleva materialmente gestirlo . Questa intuizione portava logicamente a preferire fra i sistemi di organizzazione operaia , gli organismi di interferenza e controllo nei processi più delicati della produzione , ai mezzi di lotta per gli aumenti di salari ; portava ad elaborare teoricamente i consigli di fabbrica intesi appunto come palestre di addestramento operaio al possesso di tutti gli organismi dello sviluppo della produzione . Gli operai avrebbero così imparato il funzionamento delle industrie nella parte più alta , nel giuoco stesso del capitalismo , nel meccanismo delicato dell ' acquisto delle materie prime e della ricerca dei mercati di vendita , e , nel momento tragico della palingenesi sociale , avrebbero potuto rapidamente impadronirsi dei meccanismi di produzione e farli perfettamente funzionare . Occorreva , dunque , formare la nuova classe dirigente in seno all ' antica , e farla poi scoppiare dal bozzolo di formazione al momento opportuno . Io non intendo , per i fini limitati di questo lavoro , prendere a discutere la coerenza logica di questa concezione , come , del pari , accennare soltanto alle critiche che la sociologia paretiana rivolge al nocciolo fondamentale della dottrina , negando che il proletariato , che è uno dei termini dell ' antitesi attuale , possa riuscire a prevalere ed a determinare la nuova fase economico ­ sociale , ma credo coerente all ' argomento che ci occupa rilevare che la dottrina dell ' " Ordine Nuovo " rappresenta un grande progresso nel campo della revisione socialista verso la ulteriore precisazione del problema italiano . Mercè questa dottrina , per la prima volta l ' estremismo socialista abbandona il rivoluzionarismo verbale ed il blanquismo integrale , che era divenuto tradizionale tra i rivoluzionari italiani , e si afferma su problemi concreti di cui vuole superare logicamente le difficoltà . Quindi non più voli fantastici e cadute irreparabili , ma un lungo periodo di elaborazione pratica delle idee e delle formazioni politiche per mantenersi rivoluzionariamente aderenti all ' attuale realtà economica e sociale del paese . Ma se la teoria dei consigli di fabbrica ed il marxismo integrale di Gramsci , che ne fu il teorizzatore , costituivano un audace tentativo di élite per la presa di possesso di nuove ideologie rivoluzionarie , atte a rovesciare la stasi del movimento operaio italiano , difficilmente potevano lottare sul terreno pratico con il riformismo sindacale della Confederazione generale del lavoro . Tra una presa di possesso puramente spirituale ed i sicuri vantaggi degli aumenti di salario , la maggioranza degli operai italiani sceglieva questi ultimi , dimostrando così di aderire più alla prassi del determinismo economico che è la base del riformismo , che all ' idealismo marxista , cui classicamente il Gramsci si richiamava . La realtà italiana veniva pertanto nuovamente saggiata , ma non interamente afferrata ; anzi il comunismo si rendeva finalmente conto che la grande maggioranza delle organizzazioni operaie era legata al sistema protezionista e non ne poteva essere disimpegnata se non distruggendo il protezionismo stesso . Ponendosi , quindi questo problema il comunismo arrivava finalmente alla radice stessa della questione italiana , si convinceva della necessità urgente , anche se non confessata , di distruggere lo Stato burocratico - accentratore , che in Italia rappresenta , in maniera palmare , la cristallizzazione degli interessi parassitari comuni a tutti i ceti sociali . La rivoluzione rurale e la questione meridionale Ma in Italia lo Stato burocratico ­ accentratore non si può distruggere se non facendo leva sugli interessi assenti , sulle classi ancora da maturare , sui ceti rurali . È questa la grande riserva italiana , la falange che distruggerà il trasformismo , le dittature personali e il prepotere della burocrazia ; è questa la grande riserva umana oppressa e perciò potenzialmente rivoluzionaria . Così il comunismo , nato fenomeno urbano , ha compreso di dover divenire fenomeno rurale ; nato dalla industria ha dovuto chiedere presidio all ' agricoltura . I passi di questa marcia sono assai significativi . Dapprima sotto la spinta dell ' esempio russo , che di giorno in giorno si chiarisce sempre più impregnato di ruralità poi sotto la pressione del fascismo le cui fortune nascono prima che altrove nelle campagne , ed ivi soccomberanno , infine , seguendo un movimento generale europeo che gl ' inglesi chiamano green rising , movimento verde , e che già in taluni paesi si afferma vittoriosamente contro lo Stato burocratico ­ accentratore , il comunismo italiano si viene allontanando dalla rigida concezione marxista per avvicinarsi al leninismo più puro . Esso non soltanto teorizza la rivoluzione italiana come una rivoluzione di contadini , ma con la prassi organizzativa cerca sempre più adeguarsi a questa necessità nazionale . Molti errori del vecchio socialismo italiano , che temeva a parole la rivoluzione piccolo ­ borghese mentre la rappresentava nei fatti e si affannava in conseguenza a partire in guerra contro l ' istituto della piccola proprietà , vengono corretti , con il chiaro proposito di abbandonare i pregiudizi formali - che nella realtà italiana si possono senz ' altro definire reazionari - e di sboccare in forme di organizzazione collettiva veramente rivoluzionarie . " Non è possibile pensare - si legge nelle istruzioni del PCI - che gli operai del Nord d ' Italia possano condurre vittoriosamente la lotta per il potere politico e mantenerne domani il possesso , se una stretta alleanza essi non attuino coi larghi strati della popolazione contadina del Centro e del Mezzogiorno d ' Italia . Questa alleanza è una premessa alla messa in moto della classe lavoratrice d ' Italia contro la borghesia " . La dichiarata impotenza delle élites operaie del Nord a risolvere da sole il problema italiano , porta finalmente il comunismo a studiare la questione meridionale , ed afferrare attraverso quali meccanismi la politica dello Stato italiano opprime le popolazioni lavoratrici del Sud . Arrivato a questo punto al giovane partito non resta che compiere un ultimo passo : intuire cioè che , appunto perché tutto il problema rivoluzionario italiano consiste nella soluzione della questione meridionale , è nel Mezzogiorno che risiedono le vere forze rivoluzionarie d ' Italia . Sembrerà un paradosso , ma è così : sono le forze che oggi costituiscono l ' oggetto del baratto trasformistico , che divenendo finalmente soggetto dell ' azione politica , sono destinate a rappresentare la leva potente della rivoluzione in marcia . Gli sforzi rivoluzionari postbellici di talune frazioni del popolo italiano , falliti per l ' assenza delle masse meridionali avranno coronamento solo quando l ' epicentro della rivoluzione sarà portato nel Sud . Il comunismo , infatti , non tarda a compiere quest ' ulteriore passo . " Il programma d ' azione - è la parola d ' ordine - del partito per la organizzazione dei contadini in Italia ha inizio nel Mezzogiorno . Tutte le sezioni e le cellule comuniste del Mezzogiorno sono mobilitate per il successo del compito preminente che il Partito si propone . Poiché la stragrande maggioranza dei comunisti del Mezzogiorno appartengono alle categorie dei contadini poveri , dei piccoli fittavoli , essi debbono formare i quadri della futura organizzazione meridionale dei contadini che dovrà poi creare la Federazione nazionale . Il Congresso nazionale costitutivo della Federazione dei contadini dovrà essere preceduto da un congresso dei contadini del Mezzogiorno " . Ecco , dunque , che il PCI è pervenuto finalmente sul vero terreno della questione meridionale , superando l ' infinita barriera dei pregiudizi politici . Il comunismo italiano movimento liberale Questa marcia impetuosa verso la verità costituisce indubbiamente una nota di maturità politica così potente da porre il Partito comunista in prima linea tra i movimenti liberali italiani . Se è vera la teoria missiroliana che in Italia oggi la funzione liberale è stata interamente ereditata dai partiti socialisti , questa teoria è tanto più vera per il comunismo che ha avuto il coraggio di una revisione programmatica veramente eccezionale . Il merito di tale revisione va quasi del tutto attribuito al Gramsci , che ha saputo mantenere la sua azione politica egualmente distante così dalle astrazioni teologiche della Sinistra ( Bordiga ) - tanto estremiste da costituire la estrema sinistra di tutta la Terza Internazionale - che dalle simpatie socialiste della Destra ( Gennari ) , ed ha saputo raccogliere la parte essenziale dell ' insegnamento leninista , collegando il programma della rivoluzione italiana , al vasto movimento rurale che in tutta Europa affiora sempre più dalle viscere della storia . Così il giovane studioso sardo , dopo essere stato il primo a ricercare i veri motivi dialettici della crisi italiana attraverso la teoria dei consigli di fabbrica , è stato il primo a scoprire il nocciolo del problema italiano attraverso lo sviluppo dell ' azione agraria . Partito dal comunismo , non ha avuto difficoltà di pervenire rapidamente sul terreno più proprio ai movimenti autonomisti , incontrandosi così con la prepotente originalità dei suoi conterranei Lussu e Bellieni , teorizzatori del Partito sardo d ' Azione . Questa confluenza non è fortuita e costituisce d ' altro canto la prova che la questione meridionale batte sempre più alle porte . Ruit hora ! Ostacoli alla sua azione Tuttavia il movimento incontra su questo terreno tre pregiudiziali che sono destinate a rallentarne l ' efficacia . In linea teorica generale , esso trova limitazione nella concezione base del marxismo critico , permeato profondamente di sfiducia sulla capacità politica delle classi rurali , ed affermante che la loro mentalità non eccede i quadri piccolo ­ borghesi . Questa limitazione è destinata ad operare sia dall ' interno che dall ' esterno e potrà essere scarsamente combattuta con l ' affermazione - del resto giustissima - che la rivoluzione rurale - sia o non sia piccolo ­ borghese - è sempre una fase necessaria della più grande rivoluzione proletaria . In sostanza non si riuscirà mai a distruggere all ' interno delle formazioni comuniste la mentalità messianica , ed all ' esterno la sfiducia verso un partito che , pur proclamando la rivoluzione integrale , si limita a sollecitare l ' affioramento piccolo ­ borghese . Sempre in linea generale , ma con particolare riferimento alla questione italiana , trova limitazione nella storica incompatibilità di taluni interessi operai con gli . interessi rurali . A tale proposito sarà sommamente interessante seguire l ' azione del giovane partito nel campo della politica economica e specialmente nei riguardi degli operai impiegati nelle industrie protette . È questo il terreno di più aspra battaglia per i meridionalisti ; e certamente i comunisti non penseranno di superare le difficoltà , che inevitabilmente si presenteranno , mutuando dal vecchio Partito socialista la comoda ma reazionaria formula dell ' astensione da tali questioni , definite piccolo ­ borghesi . La terza e più grave limitazione sarà segnata dalla prevenzione ostile dei meridionali contro il concetto stesso del comunismo . È vero che il partito ha previsto questo pericolo quando ha concepito l ' azione della sezione agraria come di carattere puramente sindacale e non politico , sì da rendere possibile l ' ingresso anche ai non tesserati comunisti ; ma è del pari vero che la prevenzione opererà ancora a lungo , almeno fino a quando le masse meridionali non perverranno ad un più elevato grado di maturità politica . Ciò non pertanto il lavoro che il giovane partito potrà svolgere in concorrenza con altri partiti liberali sarà notevole perché agevolato dalla profonda rivoluzionarietà che si è determinata nel Mezzogiorno in conseguenza dello sgoverno fascista . Se questa nostra impressione non è errata , l ' unico partito che potrà concorrere vittoriosamente su questo terreno è quello meridionale d ' Azione che dovrà fatalmente sorgere . Ma di ciò in altra sede . XIII I repubblicani Il Partito repubblicano prima della guerra La conquista regia sommerse , durante il Risorgimento , tutte le correnti repubblicane , che avevano sognato di risolvere la lotta per l ' indipendenza dallo straniero insieme a quella per la libertà , ed iniziò la distruzione continua e pertinace dei fermenti ideali che pretesero riproporre agli italiani come termini di soluzione i dati spirituali dell ' unitarismo mazziniano e quelli politici del federalismo di Cattaneo e Ferrari . Ne derivò , quindi , che mentre la stessa mediocrità della politica regia rese necessario il permanere della protesta repubblicana , le transazioni per il potere e la solitarietà dell ' insegnamento mazziniano adeguarono sempre più questa protesta al livello del regime , di cui in certi momenti il repubblicanesimo divenne addirittura un ' opposizione di comodo . Successivamente , il sorgere del Partito socialista ed i successi del giolittismo , che riuscì a confinare il grosso delle forze repubblicane nel campo della reazione padronale , accentuarono ancor più questo scolorirsi delle vecchie ideologie rivoluzionarie , assicurando al Partito socialista , per lunghissimo tempo permeato soltanto di appetiti economici , una posizione preminente nel campo dell ' opposizione . Così il regime , dopo aver ridotto la lotta politica nel campo arido dell ' economia , riuscì talvolta ad allearsi validamente con lo stesso Partito repubblicano nel tentativo di limitare il contenuto libertario del movimento socialista , e contenerlo negli stretti limiti di affermazioni oligarchiche . Anzi , il successo del regime andò tant ' oltre , che esso tentò perfino d ' impadronirsi delle ideologie repubblicane quando pose Mazzini tra i fattori dello Stato e ne pubblicò ufficialmente le opere . Così il mito , staccato dallo spirito , divenne nuovo elemento di conquista politica ed ai repubblicani non rimase altro che la coreografia patriottica ed un ' indifferenziata protesta , che non si sapeva più a quali principi ed a quali fatti si riannodasse . Attraverso questo processo il vecchio rivoluzionarismo mistico del Risorgimento disparve residuando nient ' altro che un generico irredentismo , di cui il regime potette aver ragione durante la guerra . Correnti revisionistiche Contemporaneamente , però , a questo processo degenerativo della maggioranza del partito si sviluppava e si organizzava la critica delle giovani élites , che , anelanti di riassumere la funzione rivoluzionaria , mal sopportavano l ' adesione della politica del partito agli schemi ideali della conquista regia . Esse comprendevano finalmente che il loro movimento stagnava in una contrapposizione statica al regime , perché non aveva più né l ' animo né la mente per rielaborare , secondo le necessità del nuovo orientamento politico , gli insegnamenti dei maestri . Secondo queste correnti , che , con vocabolo di moda , potrebbero chiamarsi revisionistiche , occorreva operare una sintesi tra il messianismo mazziniano ed il federalismo cattaneiano e ferrariano , allo scopo di postulare nei confronti dello Stato storico tutte le esigenze ideali della libertà . Non limitarsi , quindi , ad agitare la bandiera dell ' irredentismo , su cui la monarchia , in caso di guerra , avrebbe ancora una volta vinto , ma estendere la critica allo Stato italiano in toto , nelle sue supreme ragioni ideali , come nel suo medievalismo politico , nell ' accentramento come nella quotidiana violazione della libertà . Queste correnti revisionistiche però rimasero soffocate , prima dalla guerra e poi dal massimalismo : dalla guerra , perché franata la base irredentista , i repubblicani furono trascinati sempre più nell ' orbita della conquista regia ; dal massimalismo , perché impedì loro di prendere proficuamente posizione nel periodo postbellico , anzi impedì di assumere addirittura la direzione del movimento ed avviarlo verso concrete forme di realizzazione , nell ' unico momento in cui la monarchia socialista faceva bancarotta . Conseguentemente il revisionismo dovette continuare ad operare come forza interna del partito , senza riuscire a piegarlo verso le necessità ideali della rivoluzione fino a che il fascismo , svelando di colpo tutte le deficienze del regime non spinse il processo rivoluzionario nelle più intime connessure della Costituzione , mostrando anche ai ciechi l ' assenza di ogni contenuto etico nella formazione dello Stato italiano . Fu allora che apparve più chiaro che nel repubblicanesimo coesistevano due diverse formazioni politiche , con due diverse anime , frutto di due situazioni storiche distinte , anzi avverse , destinate a scontrarsi in un avvenire più o meno prossimo . Anzi , sotto la pressione del fascismo , questa posizione dialettica cominciò a risolversi perché il fascismo , convogliando tutte le forze della reazione sociale e politica , depurò il Partito repubblicano delle numerose scorie che in esso avevano depositato settant ' anni d ' inerzia , ed accentuò la messa in luce della sinistra revisionista . Oggi le speranze del partito sono riposte tutte in questa frazione e nelle sue idee e l ' esperienza aventiniana , rafforzata dalla pedagogia fascista , è destinata a convalidarne sempre più le tesi . Oliviero Zuccarini e la " Critica Politica " Esaminiamo , quindi , brevemente le possibilità del neorepubblicanesimo , che ha trovato in Oliviero Zuccarini e nel gruppo di " Critica Politica " una continua ed originale teorizzazione . Tutti i difetti dello Stato storico derivano dall ' accentramento e dal processo di burocratizzazione . Sotto la spinta degli interessi particolari e delle oligarchie - padronali od operaie poco conta - che si affacciano alla vita politica , lo Stato è costretto ad intervenire continuamente nel campo economico e sociale , per spostare interessi , concedere premi , in una parola assicurare , anche a danno della generalità , le fortune degli esigui gruppi che lo comandano . Di qui la necessità di estendere l ' invadenza della pubblica amministrazione , aumentarne sempre più il potere dittatoriale , sottrarsi a tutti i controlli . Questo sistema , che nel periodo prebellico probabilmente corrispondeva ad intrinseche necessità di sviluppo e di affermazioni di alcuni gruppi politici , dovrà fatalmente portare al fallimento dello Stato nel campo economico e sociale . Infatti a mano a mano che una sempre maggiore somma di interessi opposti verranno compressi apparirà tutta l ' angustia del sistema e verranno potenziate le forze destinate a distruggerlo . Questa tendenza sta per divenire comune a tutti i paesi di Europa : storicamente il bolscevismo russo ed il fascismo italiano nascono dalla rivolta dei rurali , anche se hanno deviato verso il rafforzamento della tendenza accentratrice . Tale deviazione , però , non esclude che la rivolta rurale esista , e sia destinata a riprendere il suo corso anche oltre , se non contro il bolscevismo ed il fascismo , non appena la spinta iniziale si sarà indebolita , e la storia avrà mostrato ai ceti interessati che i risultati raggiunti sono opposti alle intenzioni . Il contenuto di tale rivolta non potrà non essere diretto che a raggiungere questi due obiettivi : disintegrare la politica dagli interessi , ripristinando il profilo ideale dello Stato , e decentrare la pubblica amministrazione . Su questo campo la battaglia sarà lunga , aspra e piena di difficoltà : occorrerà vincere pregiudizi , interessi , incrostazioni programmatiche , e soprattutto l ' errore d ' impostazione politica dei partiti a base unitaria che si modellano sullo Stato , riproducendone la struttura . Sviluppi ideali in corso Il Partito repubblicano deve perciò non soltanto cessare di essere un partito formale per divenire sempre più rivoluzionario , ma soprattutto assumere la forma di movimento , allo scopo di convogliare forze e tendenze affini . Questo il contenuto critico e politico del repubblicanesimo zuccariniano , che dovrà non poco lottare per prevalere nel suo partito , ove ancora si affermano stati d ' animo e tendenze antiquate , che ostacolano - se non altro , col semplice peso - la marcia delle idee nuove . Sarà una lotta intensa e piena d ' interesse ideale , che progredirà a mano a mano che la crisi statale si svelerà agli occhi di tutti , ma il cui esito non dovrebbe essere dubbio se il partito vorrà evitare altre crisi ed altri frazionamenti . Salvo il caso che le correnti revisioniste non siano portate a deviare e slargarsi verso movimenti affini , esterni al Partito repubblicano stesso . In ogni caso , però , durante questo periodo di autocritica , la corrente zuccariniana avrà ancora molto lavoro da compiere , se vorrà affermarsi come centro di tutta la futura fase di rivoluzione politica del nostro paese . Intanto , in attesa di altri eventi , essa da una parte si sforza di incoraggiare tutti i movimenti di rivolta contro lo Stato storico e , dall ' altra , tenta in sede teorica di elaborare le soluzioni giuridico ­ istituzionali , che dovranno assicurare la semplificazione dello Stato e l ' autonomia degli enti autarchici . La sua è , perciò , una posizione di pensiero assai originale , che non accenna ancora ad avvicinarsi alle masse per consacrarsi nella politica militante . Tuttavia non sarà inopportuno rilevare che mentre l ' appartenenza al Partito repubblicano contiene in genere un equivoco , lo sforzo teorico di creare intero a priori il futuro Stato , costituisce una limitazione illuministica , destinata a rallentare la volontà di azione : l ' equivoco è riposto in ciò che non è ancora dimostrata la compatibilità , circa le forme di organizzazione , tra partiti autonomisti e partito repubblicano unitario , modellato sullo Stato storico , e la limitazione illuministica consiste nell ' impossibilità di dare forma giuridica a ciò che politicamente ancora non è . Ma di ciò forse si potrà più completamente giudicare dopo la pubblicazione del libro che Oliviero Zuccarini ha consacrato all ' importante argomento . Per ora il pensiero della corrente raccolta intorno alla " Critica Politica " costituisce uno dei più caratteristici documenti di questo momento e non può non richiamare le simpatie di quanti anelano a più decisi miglioramenti nel costume e nell ' organizzazione politica del nostro paese . PARTE TERZA LO STATO STORICO E LA RIVOLUZIONE MERIDIONALE XIV La rivoluzione meridionale Aspetti fisici della questione meridionale Gli scrittori di meteorologia e di idraulica hanno messo in rilievo alcuni caratteri fisici climatico ­ tellurici , quali la scarsa ed irregolare piovosità e la cattiva distribuzione idraulica , aggravata dal progressivo diboscamento , che chiariscono l ' originaria inferiorità naturale del Mezzogiorno , mentre gli scrittori di geologia e geografia fisica hanno completato il quadro , derivando dalla tardiva emersione della punta della penisola e dalla costituzione geologica la spiegazione della sua miseria mineraria e della scarsa prevalenza delle terre fertili . Ma le stesse scienze hanno riconosciuto , che l ' inferiorità economica del Mezzogiorno non è irreparabile e suggeriscono i rimedi atti ad attenuarla . Parimenti gli scrittori di agrologia , partendo dai dati pluviometrici , idraulici , geologici e geografici hanno messo in chiaro entro quali limiti l ' inferiorità fisica del Mezzogiorno si ripercuota nel campo della produzione agraria , specialmente di quella cerealicola , e non hanno mancato di avvertire che l ' intelligenza e l ' attività umana molto potrebbero fare non soltanto per colmare queste deficienze originarie , ma per trasformarle , almeno in parte , in vantaggi , sviluppando ed organizzando la produzione delle primizie da fornire ai mercati settentrionali a prezzi ed a condizioni di quasi monopolio . Veramente il Mezzogiorno non è stato sempre miserabile ed arretrato , ma ha invece avuto lunghe fasi di splendore . La sua inferiorità naturale quindi non è assoluta ma relativa . Gli storici , infatti , ci insegnano che ogni qualvolta il Mezzogiorno è divenuto centro di propulsione del commercio con l ' Oriente , ha svolto una fiorente civiltà ed è , invece , decaduto quando è stato assorbito in altri sistemi economico ­ politici , che lo hanno rapidamente ridotto a funzione di colonia . Ed è perciò che furono particolarmente esiziali per l ' economia meridionale il governo angioino e quello vicereale , che sacrificarono interamente le finanze del paese alla violenza depredatrice dell ' alta banca fiorentina prima ed all ' arrendamento spagnuolo poi , riducendo il Mezzogiorno a un tale stato di prostrazione economica che ancor oggi perdura . Così si spiega come e perché la nostra terra giunse fino alla vigilia dell ' unificazione italiana povera e squallida , senza classi dirigenti , senza idee politiche concrete , ignorando completamente se stessa , e divenne , dopo la conquista piemontese , colonia di sfruttamento del capitale settentrionale in formazione , che non soltanto niente fece per aiutare il Mezzogiorno a risolvere la sua crisi secolare , ma fu invece interessato ad impedire ogni suo progresso economico e sociale dal bisogno imperioso di tenerlo sempre nella fase di mercato di consumo , per non essere costretto ad abbandonare , nella grande lotta delle nazioni , l ' impalcatura protezionista che , almeno in parte , ne assicurava lo sviluppo . Rimasto quindi immobile , anzi sempre più schiacciato dalla compressione tributaria e politica del nuovo Stato , il Mezzogiorno non potette più smaltire l ' aumento di popolazione se non attraverso l ' emigrazione , che progressivamente divenne il suo fenomeno demografico ed economico più importante . Infatti , mentre da una parte il flusso migratorio rappresentò una notevole perdita di popolazione , che non andò esente da conseguenze dolorose , costituì dall ' altra una delle più forti risorse finanziarie della nuova Italia , che notevolmente hanno contribuito al suo progresso economico specialmente dal 1890 in poi . La compressione economica del Nord sul Sud e l ' emigrazione Emerge , quindi , chiaro fin da questo momento che ad aggravare gli originari fenomeni di inferiorità economica e di patologia demografica che caratterizzano la costituzione sociale del Mezzogiorno , molto ha contribuito e contribuisce tuttora lo Stato , che , organo supremo del diritto , da fonte precipua ed unica di eticità , si trasforma in Italia in organo del privilegio , in fonte continua e perseverante dell ' ingiustizia . Con la sua politica finanziaria , lo Stato non soltanto non fa niente per rimuovere quelle ragioni di ordine naturale che costituiscono causa di inferiorità delle nostre terre , ma contribuisce ad aggravarle , addossando al Mezzogiorno , costituito in mercato di arrendamento della plutocrazia industriale del settentrione , tutte le conseguenze di un protezionismo ingiusto ed antinazionale ; adottando un sistema tributario , assolutamente sperequato a danno della ricchezza immobiliare prevalente nel Sud , e consentendo , anzi incoraggiando il continuo drenaggio di capitali meridionali nelle banche del Nord e nel debito pubblico , per finalità che col risorgimento del Mezzogiorno non soltanto nulla hanno a che vedere , ma sono addirittura antitetiche . Naturalmente queste benemerenze dello Stato nell ' ordine economico e finanziario costituendo né più né meno che una violenza all ' ordine naturale delle cose , debbono essere completate con un ' azione di pari violenza nel campo giuridico ed istituzionale . È noto , infatti , che uno dei tanti elementi della inferiorità del Mezzogiorno è costituito dall ' immobilità della sua ossatura economico ­ feudale , derivante dai relitti legislativi del feudalismo che ancora perdurano , e dalla mancanza di una legislazione moderna , diretta da una parte , a trasformare , secondo i consigli dei competenti , i patti agrari e , dall ' altra , a proteggere i produttori dalle antigiuridiche , seppure legali , vessazioni di una classe di proprietari terrieri , assenti dai campi , nemici di ogni progresso , sforniti di qualsiasi senso di umanità e solo occupati a sfruttare una vera e propria deviazione del loro diritto di proprietà . Ora , lo Stato italiano , anche in questo campo , non soltanto non fa niente per debellare questa dannosa immobilità , tentando di adattare la legislazione ai bisogni delle classi produttive , per aiutarle nel loro sforzo di emancipazione , ma interviene ad impedire che l ' equilibrio artificiale possa essere rotto , ogni qualvolta la pressione delle nuove energie comincia ad affermarsi . Queste deviazioni statali , derivanti dall ' adesione del massimo organo di azione collettiva ad interessi particolari ed al dominio di classi parassitarie , spiega l ' affermarsi dell ' accentramento statale e l ' invadenza della pubblica amministrazione , che distruggono ogni germe di progresso degli enti autarchici - nel Mezzogiorno naturalmente deboli , perché non sorretti da nessuna linfa di spirito municipale - e pervertono ogni tentativo di privata iniziativa . Così alla scarsa tradizione statale ed alle sopravvivenze feudali si aggiunge addirittura l ' odio per lo Stato e per il concetto di autorità . Il contadino meridionale , il sobrio e resistente lavoratore che ha trasportato l ' humus nella zona della creta sotto le vette dell ' Appennino , ed ivi vive in una capanna di paglia e di mota , con l ' asino e col maiale , in francescana comunione , conosce lo Stato soltanto per le multe ed il carcere che gli commina attraverso regolamenti ritenuti infami e scritti soltanto per proteggere i signori dediti all ' ozio ed allo sfruttamento dei lavoratori , ma non per le cure e gli aiuti che presti al suo sforzo tenace , ed il giorno delle elezioni se in un momento di estrema ribellione vuole votare contro il rappresentante di quel governo che lo spoglia e lo opprime viene afferrato , chiuso in un portone , perquisito , confessato e comunicato , e infine spedito sotto scorta competente a votare per il suo oppressore . Siano finalmente rese grazie al fascismo che estendendo il 6 aprile 1924 a tutt ' Italia questo metodo plebiscitario , ha proposto in forma unitaria il problema della libertà di voto ! La politica finanziaria dello Stato italiano e la dittatura antimeridionale È vero che tutto ciò è possibile perché le plebi meridionali sono oltre che povere anche assai incolte , e non riescono a prendere possesso delle idee moderne di organizzazione collettiva , ma è anche vero che in questo campo l ' azione statale si palesa , almeno per ora , deficiente . Ed è naturale , perché uno Stato che nacque dalla conquista regia e si organizzò per tutelare e sviluppare interessi particolaristici non poteva intendere certi imperativi etici , che richiedono invece una più ampia giustificazione ideale , e la cui difesa non può in nessun caso essere affidata a gruppi egoistici interessati a crearsi una legalità dittatoriale . Si svela , quindi , una situazione di fatto che chiarisce la situazione di diritto e se ne mostra contemporaneamente causa ed effetto , per quella nota legge dell ' interdipendenza dei fenomeni collettivi , che trova sua principale applicazione nelle scienze sociali . Così nel campo più strettamente politico , mentre il trasformismo , che indubbiamente deriva dall ' immobilità giuridico ­ istituzionale , cui è legata quasi tutta la classe dirigente meridionale , è contemporaneamente causa di tale immobilità , nemmeno scossa dal fallimento di tutti i conati meridionalisti , l ' assenza di un ceto medio libertario è insieme origine ed effetto del permanere del trasformismo . In tale condizione di cose è intuitivo che non si può aspettar salute dall ' azione riformatrice dello Stato , per la evidente sua incapacità di tutelare gli interessi generali contro ed anche oltre gli interessi particolari che lo permeano , o dall ' azione correttiva dei partiti , che riproducono nella loro organica costituzione tutte le deficienze della società italiana : bisogna invece affrontare , anche nel campo politico , scientificamente il problema per cercare di potenziare con intransigenza giacobina gli scarsi elementi di soluzione che pure esistono , per quanto allo stato soltanto tendenziale e latente . Altrimenti la lezione di questi anni eccezionali e le prime scosse al regime rimarrebbero senza sanzione . La questione meridionale è politica e rivoluzionaria Finalmente la questione meridionale svela intera la sua squisita natura politica , dinanzi a cui gli aspetti tecnici scompaiono per la loro evidente unilateralità , e si palesa risolubile , prima ancora che nel campo legislativo , nelle coscienze individuali , cioè in quell ' azione più strettamente e più spiritualmente politica , destinata a preparare l ' humus su cui lo Stato di diritto dovrà finalmente sorgere . Ed in ciò appunto sta la sua rivoluzionarietà . Fino a quando i conati rinnovatori italiani si aggireranno o nel cielo imponderabile delle astrazioni filosofiche e dei conseguenti giunchi di proposizioni e di soluzioni verbali , o si incanaleranno nei solchi aridi delle marce regie , lo Stato burocratico ­ accentratore non temerà sconfitte perché risorgerà dalla polvere fin dopo l ' estrema umiliazione . La questione italiana è , dunque , la questione meridionale , e la rivoluzione italiana sarà la rivoluzione meridionale . Ma con quali forze , con quali forme si può tentare questo compito ? Le forze produttive del Mezzogiorno contro lo Stato Se è vero quanto affermano gli studiosi di questo problema , che la sua soluzione è legata alla creazione di un sistema agrario ­ industriale , che con le culture specializzate si accaparri i mercati settentrionali per la vendita delle primizie , e con lo sviluppo industriale si metta in condizione di conquistare i mercati orientali , e che le condizioni climatiche ed ideologiche , mentre ci mettono in istato di inferiorità , non ci vietano però di trasformare le nostre colture , in conformità della costituzione geografica e climatica , purché non vengano sottratti ai nostri agricoltori i capitali occorrenti ; e se è vero che una generale sistemazione idraulica in tutto il Mezzogiorno , mentre migliorerebbe le condizioni generali dell ' agricoltura , ci fornirebbe altresì la forza motrice per industrializzare le nostre terre , è altresì vero che lo sviluppo di questo piano , che naturalmente dovrebbe avvenire a tappe , non può essere opera che delle forze che attualmente sono danneggiate dallo Stato storico , e che , in conseguenza dell ' immaturità generale del paese , non ancora gli si contrappongono . Occorre quindi svegliare queste forze , impedire che precipitino nel trasformismo , inquadrarle pazientemente e , senza fretta di arrivare subito , sottrarle alle terribili insidie dell ' isolamento e delle lusinghe . Né vale dire che queste forze ancora non esistono perché attraverso l ' emigrazione è andato maturando un medio ceto di piccoli capitalisti , spregiudicati , amanti del lavoro e del guadagno , che già guardano con profonda diffidenza le classi dello sfruttamento terriero ; attraverso le grandi trasformazioni economiche della guerra è affiorata una classe di coltivatori , di commercianti , e di esportatori , che soffrono terribilmente per la massacrante pressione tributaria , il protezionismo doganale e l ' assurdo sistema giuridico , in cui è imprigionata la produzione meridionale : e dopo di loro anche la classe dei contadini , dei mezzadri , dei fittavoli , dei braccianti comincia ad intuire la realtà economico ­ sociale in cui vive e soffre . Bisogna , quindi , non lasciar perdere queste importanti maturazioni politico ­ sociali e convogliarne il disagio sul terreno della critica antistatale . Solo così la rivoluzione italiana , in marcia da dieci anni , acquisterà quella concretezza storica che le darà un contenuto . Altrimenti resterà astrattismo sovversivo , convulsione , vociferatio , sfruttamento di disoccupati e di avventurieri , campo di manovra per le successive transazioni dei ceti dominanti , e non diverrà mai conquista ordinata e cosciente dello Stato da parte dei produttori , lotta politica nel senso liberale della parola . La rivoluzione meridionale E questa lotta politica deve necessariamente cominciare nel Mezzogiorno , anche se , in prosieguo di tempo , altre regioni italiane dovranno imitarla e si renderanno necessari sviluppi più ampi . Solo dove gli uomini hanno molto sofferto e si sono continuamente domandati se vivevano in uno Stato o in una colonia , è possibile concepire concretamente una rivoluzione statale , ed arrivare a possedere quella decisione che la storia ci insegna essere anche frutto di grande esasperazione . Solo nelle regioni più danneggiate dall ' unitarismo storico la critica alla conquista piemontese è mordente , intrisa di sangue e di miseria , e la tradizione del Risorgimento non è ricatto di ceti resi opulenti dal sacrificio universale , ma aspirazione ideale ad un ordine superiore che faccia finalmente l ' Italia madre ai suoi figli . Resi finalmente edotti dell ' inferiorità delle soluzioni storiche e dei danni che ci ha recato un patriottismo ufficiale , permeato dal più basso materialismo economico , noi dovremo riattaccarci alle grandi correnti libertarie del Risorgimento , decisi ad impedire tutti i giuochi del regime per riassorbirci nel fruttifero sistema della conquista regia . Impostando l ' azione contro lo Stato , noi imposteremo finalmente la lotta contro le classi trasformistiche del Sud , che non potranno non essere travolte nella rovina delle loro infinite colpe . La rivoluzione italiana sarà meridionale o non sarà . XV L ' autonomismo Partiti unitari ed autonomismo Precisato così l ' intrinseco contenuto del movimento meridionalista e delle forze antitrasformistiche , cui dovrebbe essere affidato , rimane da esaminare la forma che il movimento dovrebbe assumere per rispondere pienamente alla sua funzione . Naturalmente questo esame va compiuto in termini di relatività , essendo indubbiamente illiberale e destinato al fallimento ogni tentativo diretto ad incarcerare la storia , e perciò le osservazioni che in seguito saranno svolte , hanno valore più di proposte per la discussione che di soluzioni definitive . Intanto un primo esame della situazione italiana postbellica ci dimostra che là dove nel Mezzogiorno continentale ed insulare si sono manifestate nuove espressioni di vita politica , queste non hanno trovato altro terreno su cui inquadrarsi che l ' autonomismo . Di fronte al grigio profilo dei partiti a carattere unitario , preoccupati di compiere prima della lotta le sintesi della vita , le scarse manifestazioni autonomiste postbelliche lampeggiano di tale luce , da illuminare di grande splendore gli orizzonti futuri . Sembra quasi che i giovani ordinatori dell ' autonomismo , lasciandosi guidare dall ' istinto prima che dalla teoria , abbiano scelto il terreno più suggestivo per un ' ampia affermazione di volontà , disconoscendo , almeno in parte , gli sforzi che i partiti unitari hanno pur compiuto per impadronirsi del movimento meridionale . Ed invero nessuno vorrà negare - e nei precedenti capitoli ci siamo sforzati di metterlo in rilievo con la maggiore obiettività - che numerosi partiti si vanno avvicinando , per lo meno in linea teorica , alla soluzione del problema a mano a mano che la crisi dello Stato richiama l ' attenzione italiana verso orizzonti prima ignorati o scarsamente esplorati . Così mentre il PPI cerca giovarsi della sua felice impostazione programmatica su questo problema , ed una notevole frazione del Partito repubblicano si afferma sempre più sul terreno federalista , il Partito comunista spera di poter effettuare una possente organizzazione contadina assai simile a quella che , con la rivoluzione leninista , ha trionfato in Russia . Ma questi tre movimenti , pur deponendo della maturità del problema , non esauriscono in pieno le aspirazioni rinnovatrici del Mezzogiorno , appunto perché forniscono le sintesi prima di aver fatto nascere le antitesi , limitando così l ' anelito di autonomia spirituale , che comincia ad affiorare nelle nuove generazioni meridionali . Essi attenuano il rigore dell ' antitesi attraverso una impostazione unitaria , che indubbiamente contribuisce a neutralizzare la loro azione meridionalista col peso di altri interessi strettamente nordici . Né si dica che questo rilievo investa soltanto il lato formale della questione , sia perché le osservazioni che precedono si preoccupano di fatti sostanzialmente politici , sia perché , anche ammesso che ingenti forze meridionali riuscissero a permeare uno dei tre partiti storici ( se li riuscissero a permeare tutti e tre vi sarebbe tale divisione di forze da produrre danno maggiore ) è assolutamente falso che potrebbero senz ' altro giovarsi della tradizione e della forza del partito conquistato , ma invece non farebbero altro che spostare la lotta dal libero giuoco delle forze politiche al terreno delle competizioni interne di partito , operando così una limitazione alla propria azione che un giorno potrebbe divenire dannosa . Necessità dialettica dell ' antitesi tra unitarismo ed autonomismo Posto così il problema , non dovrebbe tardare ad apparire che l ' antitesi tra movimenti unitari e movimenti autonomisti costituisce , prima di ogni altra cosa , una necessità dialettica , che induce a diffidare di ogni nuova soluzione unitaria , fornita bella e pronta , o con la scusa della lotta sociale , o sotto l ' illusorio pretesto di realizzare la libertà . E , invero , quale aspetto più profondo e più vero della lotta sociale in Italia di quello meridionale , che è lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori , e quale anelito libertario maggiore di quello che si oppone ad un opprimente statalismo e ad un padronato medievale ? Ormai per noi non rimane più dubbio che soluzione unitaria significhi oggi , ed ancora per molto tempo , panneggiamento dialettico di interessi , che hanno paura della lotta aperta , e conseguentemente sono portati a sfuggire la libera creazione del nuovo equilibrio nazionale , come risultante delle forze in concorso , per postulare , invece , un equilibrio , artificiale , in cui sia già prestabilito il privilegio cui aspirano . In linea teorica , quindi , non si può non riconoscere la necessità della più completa contrapposizione tra le forze in giuoco , perché anche le soluzioni transattive che in processo di tempo dovessero eventualmente rendersi necessarie rappresentino giusta e cosciente contemperanza degli opposti interessi e non già sacrificio incondizionato di uno dei contendenti . Nel campo pratico poi , la contrapposizione servirà a preparare all ' intransigenza necessaria per sostenere la lotta sia le future classi dirigenti che le masse , la cui psicologia è prevalentemente orientata a prendere per moneta contante i movimenti e le formule con cui i ceti privilegiati cercano stornare le minacce che si addensano sul loro capo . È questo il fattore spirituale che più ha fatto difetto per il passato , altrimenti non avrebbe dovuto essere possibile il confluire di tutti i movimenti meridionali nel trasformismo : è questo , quindi , il fattore che più si deve rafforzare per il futuro . Varrà certo molto di più il riuscire ad organizzare un movimento senza eccessive pretese numeriche , ma completo nel suo spirito di contrapposizione , che una delle solite infornate confusionarie , che disperdono nell ' alluvione i pochi germi di vita esistenti . Soltanto così sarà possibile contrapporre alle soluzioni storiche una larga serie di soluzioni ideali , affidate all ' elaborazione di uomini , che abbiano bandita l ' idea del successo immediato , appunto perché nella severità del loro spirito hanno scartata l ' adesione ai partiti dalle facili conquiste governative o anche soltanto dalle realizzazioni probabili , per dedicarsi , invece , ad una lotta di lunga mano e di difficile esecuzione . Anche se una intera generazione dovesse esaurirsi nell ' agitazione di questo problema secolare , in maniera da riuscire ad imporlo all ' attenzione di tutti gli italiani , e potesse , nel suo declinare , assistere ad un trionfo soltanto ideale , perché effettuato dalla generazione seguente , avrebbe sempre bene meritato della patria , sacrificandole fortune personali al grande compito di immettere finalmente il Mezzogiorno nella politica italiana . " Self ­ government " meridionale e particolarismo Quest ' affermazione ci porta sul terreno più proprio dell ' autonomismo , e chiarisce la necessità da parte del popolo meridionale di conquistarsi il self ­ government , ed elaborarne le soluzioni pratiche in contraddizione aperta a tutte le esigenze del paternalismo . Ora , il self ­ government , prima che nelle istituzioni e nelle leggi , deve nascere nello spirito dei cittadini , è funzione critica di distacco da ogni forma di autorità che non sia l ' autorità della libertà , è contrapposizione a tutte le forme di violenza , è insomma armonia di libere coscienze che tutelano i loro interessi legittimamente conquistati . E la stessa parola " autonomismo " , significando questo distacco spirituale , si palesa forma sufficiente a comprendere tutte le necessità etiche del governo diretto . Il problemismo salveminiano ed in generale la critica dei meridionalisti ci hanno fornito la base di molte soluzioni particolari , ma spetta all ' autonomismo operare la sintesi e postulare quello stato di animo che possa trasfondere il pensiero nell ' azione . Nel momento presente , dopo l ' opera distruttiva del fascismo che ha corroso le basi storiche del trasformismo e del personalismo , svelandone la miseria morale e l ' insufficienza politica , e durante la fase di soluzione di continuità che gli sussegue , l ' autonomismo si presenta padrone del campo e capace di riempire il vuoto delle coscienze . Se il popolo meridionale è finalmente compreso della necessità di fabbricarsi da se stesso il proprio destino e di abbandonare la triste abitudine di attendere dalla Provvidenza divina o dal governo la carità , questo momento non dovrebbe passare invano e la lezione fascista dovrebbe giovare a qualche cosa . I migliori figli del Mezzogiorno , che vivono ogni giorno in se stessi questa terribile tragedia politica che è la questione meridionale , aspettano con ansia i segni augurali per iniziare questa colossale impresa di civiltà , e temono nel più riposto angolo del cuore che i loro ragionamenti non siano frutto di fantasia . Ma questa stessa disposizione psicologica delle élites , questa segreta passione di sogno sposata al più arido razionalismo io penso sia il primo segno di una maturazione , che , in ogni caso , richiederà sforzi molteplici e lungo decorso di tempo . Rotto il sistema del trasformismo e del personalismo costretto dal fascismo ad una lotta unitaria dal cui scheletro la violenza secolare è balzata fuori senza veli , il Mezzogiorno si è quasi ripiegato su se stesso per ripensare la sua sventura , e trarre insegnamento e propositi virili per il domani . Questo stato d ' animo è la prima fase di quel . processo di autonomia che noi invochiamo dalla storia , con ardore di credenti nella sua missione . Né si dica che tale stato d ' animo sia particolarista e perciò da combattersi , perché anche se lo fosse , rappresenterebbe sempre un progresso rispetto al passato . Forse uno dei sintomi maggiori dell ' immaturità italiana è stato l ' assenza di particolarismi politici pur dopo l ' unificazione di sette stati : indice questo , che , all ' infuori del Piemonte , in nessun ' altra regione d ' Italia era maturata una classe politica nettamente definita e che l ' unità dell ' azione statale restò lungamente affidata soltanto alla burocrazia . Ma se sarà necessario attraversare una fase di vero e proprio particolarismo politico , io credo che i meridionali non dovrebbero assolutamente temere le speculazioni che intorno al vocabolo o alle sue deviazioni certamente tenteranno i falsi sacerdoti dell ' unità italiana , perché niente è più santo del particolarismo quando si renda necessario per combattere ingorde oligarchie . Autonomismo e separatismo Ma l ' autonomismo non è né particolarismo né separatismo : È invece una dottrina politica diretta a raggiungere una più intima e profonda unità . Sotto questo profilo è anzi l ' unica corrente che continui idealisticamente la tradizione del Risorgimento e soltanto i ladri del Nord , ed i loro manutengoli politici e giornalistici , potrebbero in malinconici accessi atrabiliari negare questa volontà . L ' Italia è ormai fatta da settant ' anni e nessuno pensa di disfarla , la sua unità si è rafforzata potentemente nella recente guerra , che ha visto combattere e morire , uno a fianco dell ' altro , i figli di tutte le regioni , ed ha livellato le aspirazioni di tutti i cittadini nelle ore della trepidazione e della fede . Ma appunto queste comuni benemerenze e questi sacrifici dànno oggi diritto alle genti meridionali di esigere la distruzione del vecchio organismo economico ­ politico , attraverso cui le oligarchie del Nord sono riuscite a creare una vera e propria dittatura ai danni del Mezzogiorno , dissanguandolo economicamente e non educandolo politicamente . Quest ' azione è bene il prosieguo ed il completamento della guerra combattuta ; e nessuno può dubitare della purezza della fede civile dei meridionali , quando la loro italianità ha dato così fulgidi esempi sui campi di battaglia . Ormai non esistono più cervelli reazionari che concepiscano l ' autonomismo come tentativo di rompere l ' unità dello Stato , ma non debbono nemmeno esistere più cervelli che concepiscano l ' unità nazionale , sacra ed indistruttibile per tutte le genti italiane , come mezzo per continuare lo sgoverno attuale ed il progressivo impoverimento del Mezzogiorno . La soluzione del problema meridionale quindi non potrà avvenire se non sul terreno dell ' autonomismo . Ogni altro tentativo o ci conduce nel vecchio schema della carità statale o minaccia sbalzarci nel separatismo . Autonomismo , federalismo e regionalismo L ' autonomismo è , dunque , un sistema ed un metodo di lotta esclusivamente politico . Esso non deve confondersi col federalismo e col regionalismo , che sono concezioni che eccedono il campo politico sconfinando sul terreno costituzionale od istituzionali . Non deve confondersi col federalismo perché vuole correggere le soluzioni storiche senza rimettere in onore l ' idea di una federazione di Stati , fallita attraverso tutto il Risorgimento , e che , se si tentasse oggi , sarebbe un esperimento di cui non è possibile calcolare i vantaggi e più ancora gli svantaggi . D ' altra parte l ' autonomismo vuole integrare lo Stato storico per obbligarlo a riparare le deficienze tradizionali , capovolgendo contro le minoranze la situazione creata dall ' assenza delle maggioranze . L ' idea dello Stato federale , quindi , costituirebbe almeno per ora , un ' inutile complicazione allo sviluppo di questo processo politico così semplice . Non deve poi l ' autonomismo confondersi con il regionalismo perché esso crede che le cause del male siano più profonde del cattivo ordinamento istituzionale , e che il nascere dello Stato burocratico ­ accentratore costituisca storicamente il risultato della immaturità italiana alla lotta politica , piuttosto che la causa di tale immaturità , e che l ' accentramento sia destinato a scomparire non appena l ' azione dei partiti di masse controbilancerà l ' importanza eccessiva assunta dalla pubblica amministrazione in Italia . L ' autonomismo , come si vede , non ha pregiudizi costituzionali ed istituzionali da imporre , perché riconosce che tutte le pregiudiziali costituiscono un impaccio per l ' azione piuttosto che un aiuto . Esso dovrà rappresentare il più profondo e serio tentativo di capovolgere in tutti i campi le basi storiche dello Stato , per completare la rivoluzione liberale del Risorgimento anche a vantaggio delle popolazioni meridionali , e perciò potrà anche pervenire sul terreno delle riforme federaliste o regionaliste , senza però che questi obiettivi debbano esser posti all ' inizio dell ' azione come mète da raggiungere ad ogni costo . Tuttavia queste tre dottrine , così come sono germogliate dall ' unico tronco della critica all ' unitarismo storico , hanno un contenuto fondamentale unico che affratella i rispettivi seguaci , e che dovrà farli collaborare alla grande opera di rinnovamento nazionale . Queste considerazioni ricevono più ampia conferma , quando si rifletta che la colorazione federalista o regionalista di un futuro partito autonomista potrebbe complicare notevolmente i rapporti con altri partiti che offrissero la collaborazione nella lotta contro lo Stato storico . Particolarmente delicati potrebbero divenire i rapporti con un partito di contadini settentrionali , che non sia un semplice aggregato di deputati cumulanti i loro seguiti personali , ma sia un organismo costrutto in modo da far sentire nell ' azione dello Stato tutto il peso che anche le masse rurali del Nord dovranno avere nella vita collettiva . In tal caso i benefici effetti che una collaborazione dei due partiti potrebbe produrre , non soltanto nel campo economico ma anche in quello politico ed istituzionale , potrebbero essere frustrati da pregiudizi puramente formali senza profondo contenuto sostanziale . Così del pari avverrebbe nei riguardi degli altri partiti storici . Se questi sono attualmente da combattere , non è detto che la loro posizione teorica e sovrattutto la loro azione politica debba rimanere sempre com ' è oggi . Essi potranno avvicinarsi notevolmente alle nostre concezioni , proporre soluzioni tattiche ed anche strategiche di grande utilità e quindi non sarebbe prudente avvolgersi in pregiudiziali che non costituiscono il fondamento dell ' autonomismo , e che potrebbero un giorno essere d ' impaccio piuttosto che di aiuto per operare quella sintesi di forze politiche , su cui dovrà porre le sue incrollabili fondamenta il nuovo Stato italiano . Frutto della vera volontà nazionale , vissuto e ripensato nella coscienza di ogni cittadino , anzi creato dallo sforzo e dalla lotta che le maggioranze avranno dovuto combattere contro le oligarchie , lo Stato italiano sarà veramente etico e la sua forma esteriore , il suo contenuto istituzionale saranno rispondenti al genio della stirpe ed alle supreme esigenze della libertà . Il Partito sardo d ' Azione Del resto un partito autonomista già esiste ed ha dato non dubbie prove di vitalità : il Partito sardo d ' Azione . Da poco tempo gli si è aggiunto quello lucano , che , pur attraverso la compressione fascista e le difficoltà intrinseche ad ogni simile impresa , ha raggiunto qualche sensibile successo . Trattasi di movimenti che svelano stati d ' animo assai estesi , e , com ' ho detto all ' inizio di questo capitolo , svolgono la loro azione con metodi essenzialmente politici senza preoccupazioni di setta o di scuola . Specialmente il Partito sardo ha dimostrato una vitalità irresistibile che il fascismo non è riuscito a fiaccare . Infatti , se vi è qualcosa di antitetico al fascismo è proprio il sardismo : l ' uno , estremo tentativo di lotta dell ' unitarismo storico , anche contro la propria legge morale e giuridica ; l ' altro , primo tentativo di lotta delle nuove generazioni isolane avide di benessere e di libertà . L ' esperimento può dirsi confortante e fa sperare che non sia assai distante il momento in cui la questione meridionale diverrà l ' epicentro della rivoluzione italiana , conferendole quella concretezza , di cui hanno finora difettato tutti i movimenti affiorati dal caos della nostra storia postbellica . Tuttavia , se il Partito sardo d ' Azione costituisce la formazione d ' avanguardia della futura azione autonomista , e la sua intransigenza contro gli eventi più eccezionali ci consolida nella convinzione che cominciano a prodursi nelle popolazioni meridionali stati d ' animo profondamente antitrasformisti , non bisogna nascondersi che questo luminoso esempio rimarrà assolutamente sterile se non riuscirà ad estendersi nella Sicilia e nel Mezzogiorno continentale , magari attraverso una federazione di partiti regionali , che riflettano nell ' unità dell ' azione meridionalista la diversità delle singole situazioni locali , senza mutilazioni arbitrarie o compressioni dannose . Forse l ' insularità e la maggiore sensibilità per il liberismo , dipendente dalla peculiare economia dell ' isola , unite al mito combattentistico della Brigata Sassari , ed al forte ascendente che la suggestiva personalità di Emilio Lussu produce sulle folle hanno contribuito a produrre in Sardegna , prima che altrove , quella autonomia spirituale che abbiamo visto essere la prima forma di maturazione di bisogni politici più complessi , sicché l ' assenza delle rimanenti terre meridionali è dovuta semplicemente ad una questione di tempo ; ma ormai dev ' essere chiaro a tutti gli spiriti sanamente e fattivamente meridionalisti che tale stato di incertezza e di assenza finirebbe per stroncare il fiero spirito del sardismo se dovesse ulteriormente prolungarsi . Appello ai giovani del Mezzogiorno Questo è un libro più che altro di storia e di critica politica e perciò non può eccedere i limiti consentiti da tale sua natura . Non può conseguentemente disegnare in tutti i suoi particolari l ' ossatura di un partito , che dovendo essere un organo di vita collettiva deve nascere più dai prepotenti bisogni dell ' azione che dalle solitarie astrazioni della teoria . Ma appunto perciò occorre che i giovani , i quali hanno già dato qualche segno di non voler seguire le linee di sviluppo della tradizione dei padri , escano dallo stato di fatalismo , che incombe sulle anime meridionali , per dimostrare che le élites del Sud non sono costituite soltanto da speculatori geniali capaci di anticipare di secoli le grandi scoperte del pensiero umano , ma sono costituite anche dai uomini di azione , capaci altresì di compiere il miracolo di svegliare un popolo di morti . Siamo grati ai pensatori di nostra gente che hanno saputo compiere grandi esperienze spirituali famose nella storia del pensiero umano : ma saremo assai più grati agli uomini di azione che spingeranno il nostro popolo a compiere esperienze collettive , se non maggiori , per lo meno uguali a quelle individuali . Certo il cammino è lungo e pieno di ostacoli , ma sembra che sia già affiorata una generazione capace di spezzare gli ultimi ceppi del feudalismo . Incomincia anche per il Mezzogiorno l ' evo moderno . Avellino , 15 dicembre 1924 . APPENDICE PRIMA IL FASCISMO VISTO DAL SUD I Trasformismo prefascista e fascista Le difficoltà elettorali del fascismo nel Mezzogiorno d ' Italia hanno richiamato l ' attenzione degli scrittori di cose politiche sul perché le nostre contrade resistono così accanitamente alla permeazione delle varie correnti ideologiche che , nate nella valle padana - cioè in una regione ove il capitalismo ha già fatto i primi passi - pretendono allargarsi nel rimanente d ' Italia ancora in una fase precapitalistica . Noi non vogliamo , occupandoci di questo che viene definito il problema politico di maggiore attualità , dar soverchio peso alle notizie ed alle intuizioni che non eccedono il dato immediatamente elettoralistico , ma crediamo utile prendere in esame , volta per volta , quelle spiegazioni , che pretendono assurgere ad importanza di tesi , e che , perciò , richiedono il più accurato vaglio critico prima di acquistar diritto di cittadinanza nel regno della teoria politica . Ci occuperemo , quindi , in questo articolo , dell ' interpretazione che il senatore Olindo Malagodi nella " Tribuna " del 7 corrente ha creduto di dare circa il nuovo aspetto della questione meridionale . Secondo l ' ex direttore della " Tribuna " i critici della questione meridionale mordono nella realtà quando attribuiscono la mancanza di penetrazione delle grandi correnti politiche contemporanee nella Vandea d ' Italia - così come , con appellativo socialista , viene tuttora chiamato il Mezzogiorno - al predominio del personalismo " sentimentale o interessato , col conseguente provincialismo e campanilismo " . E maggiormente mordono la realtà quando affermano che " questa polvere di eletti non impegnati in un programma d ' idee e non inquadrati in una organizzazione di partito , andava , fatalmente , a cadere , a Montecitorio , sotto le mani sapienti dei diversi governi " , per cui " ne provenivano dei capi autorevoli nel loro isolamento , e degli ascari per la semplice schermaglia parlamentare " . Ma questi rilievi e queste critiche che " fondamentalmente corrispondono alla realtà " sarebbero spinti , secondo il Malagodi , ad una conseguenza assurda , perché erroneamente si asserirebbe da parte dei critici l ' inferiorità del sistema politico personalistico rispetto al sistema di partito . Invece lo scrittore propone - appoggiandosi così come confessa , ad una preferenza istintiva - una revisione di tale dommatica affermazione , considerando " la politica meridionale in blocco , pei suoi effetti generali sulla vita della Nazione " , che , secondo l ' autore " nel loro assieme " sono stati " salutari , e in certi momenti anche provvidenziali " . Infatti , aggiunge subito lo scrittore , il Mezzogiorno d ' Italia ha rappresentato il baluardo del regime durante due elezioni postbelliche ed " ha imposto l ' altolà alle farneticazioni ideologiche ed agli egoismi interessati della vita più fervida del settentrione . Per queste ragioni , il tranquillo , il bonario conservatorismo meridionale , costellato di personalità riccamente intellettuali , ha esercitato nei nostri settanta e più anni di storia nazionale , una funzione di primaria importanza [ ? ] come moderatore di ideologie troppo facilmente accettate e contro gl ' interessi particolari [ ? ] che nella passione dei loro contrasti obliavano quell ' interesse generale in cui pure erano fatalmente inclusi . E rendendo possibili dittature legali necessarie anzi inevitabili nelle nostre condizioni di sviluppo , ha riaffermato e consolidato traverso l ' appoggio dato ai governi , il principio fondamentale della concezione e della pratica statale . E non c ' è nessuna ragione che codesta sua opera non continui nell ' avvenire " . Tralasciando , a partito preso , il fondamentale humus antifascista che alimenta la concezione malagodiana , e la sostanziale simpatia per l ' ultima " dittatura legale " esistita in Italia ( quella giolittiana ) , e restringendo il nostro esame alla corretta interpretazione del nuovo aspetto assunto dalla questione meridionale , non possiamo non rilevare l ' arbitrarietà del quesito proposto dal Malagodi e , più ancora , l ' arbitrarietà della soluzione adottata . Anzitutto non è possibile nemmeno in sede di romanzo ( tanto meno , poi , in sede di scienza politica ) discettare del se fosse stato meglio che il Mezzogiorno , uscendo dalla fase precapitalistica - della quale il trasformismo è la massima espressione di cerebralità collettiva - avesse partecipato , se non alla elaborazione , per lo meno alla collaborazione con le altre regioni italiane nel campo dei grandi miti politici e delle forme istituzionali inerenti , oppure fosse restato - come , solo in parte , è restato - immobile nel vecchio quadro delle dittature legali , perché noci si può nemmeno a cagion di scherzo istituire paragoni tra una riconosciuta realtà d ' immaturità politica ed un ' ipotetica forma di maturità collettiva . È poi evidente che , mentre il Malagodi , per ragioni di preferenza istintiva è portato a tentare l ' elaborazione di un fatto , qual è la staticità meridionale , su cui la scienza politica ; dopo le inchieste del Jacini e di Sonnino ­ Franchetti , dopo i libri del Fortunato , del Ciccotti , del Nitti e dell ' Arias , aveva formulato un giudizio certo e definitivo , con tale teoria non riesce a spiegare il perché del fallimento fascista nel Mezzogiorno , specialmente quando si pone mente che il fascismo ufficiale , attraverso gli ascari meridionali , tenta oggi di sboccare in una di quelle dittature legali che richiamano la preferenza istintiva del Malagodi ed al sostenimento delle quali , secondo la teoria in esame , il Mezzogiorno è destinato a prestare opera anche per il futuro . Non si spiega , perciò , perché il Mezzogiorno , contro la sua tradizione ed il suo genio , si ostini oggi ad impedire la formazione della nuova dittatura legale fascista . La verità , invece , è più complessa e non può essere nota se non a coloro che nel Mezzogiorno vivono , ed , all ' infuori delle semplicistiche generalizzazioni , conoscono la varia realtà meridionale e le sue sfumature . Nessuno , invero , può negare che il processo trasformistico sia diverso da quello descritto dal Malagodi , ma costui ha del tutto trascurato le complicazioni che , in tale processo , si sono verificate come conseguenza dell ' azione fascista . Io ho descritto ampiamente in due studi , pubblicati sulla " Rivoluzione Liberale " , l ' infantile tentativo di emancipazione esplicato nel Mezzogiorno dai combattenti prima , e dai fascisti padovaniani poi , e i modi e le forme , attraverso cui la realtà trasformistica , preesistente ed aderente a quella tale dittatura legale di cui parla il Malagodi , è riuscita , volta a volta , a frustrare od impadronirsi del movimento , e , perciò , non credo utile ripetermi . Dirò , soltanto , perché sia possibile una rapida e completa comprensione del fenomeno , che il fascismo da un anno a questa parte non ha fatto altro che tentare di duplicare la rappresentanza trasformistica nel Mezzogiorno . Credendo di creare una nuova classe dirigente unitaria cioè - come sogliono dire gli scrittori del Nord - di settentrionali del Mezzogiorno , non è riuscito ad altro che a creare , una nuova classe trasformistica , la forza della quale è tuttora riposta nell ' opera di mediazione tra il governo centrale e le masse inerti . Ne è derivato , quindi , un giuoco assai interessante , perché , mentre la vecchia classe dirigente rimaneva legata alla dittatura legale passata , la nuova classe dirigente si veniva a prospettare come longa manus della nuova dittatura legale in formazione . Quindi non si tratta , come pretende il Malagodi , della lotta tra due principi , di cui uno , e cioè il fascismo , ideologicamente intemperante ed avverso alla possibilità di instaurazione di una dittatura legale , e l ' altro , cioè il trasformismo , ideologicamente temperante ed aderente alla dittatura stessa , ma si tratta , invece , della lotta di due sistemi identici , e forse perciò , più fieramente avversi tra loro . In conseguenza di ciò si determinava questa strana posizione ideologica : che due correnti politiche , perfettamente identiche e come origine e come funzione da assolvere , si presentavano al governo centrale ed alle masse rivali nell ' opera di mediazione tra i favori governativi ed i voti della popolazione , ed offrivano contemporaneamente i loro servigi ai due estremi della catena politica . Senonché il giuoco si presentava , fin dal primo momento , più favorevole ai vecchi che ai nuovi trasformisti , sia perché i primi uscivano da una libera selezione ed erano i più adatti all ' ambiente , sia perché il governo centrale non poteva indefinitamente attendere la formazione per decreto ministeriale di una classe dirigente meridionale , specialmente quando le vere élites del Mezzogiorno si mantenevano ostinatamente estranee a tale specie di contesa politica . Costretti , infatti , i vecchi trasformisti a brandire come arma di difesa la posizione della coerenza politica , ogni offesa loro recata sembrava diretta alla stessa sovranità popolare che , per effetto di pura illusione ottica , appariva aver sempre costituito l ' unica base dei deputati uscenti . D ' altra parte , poi , il giuoco d ' imposizione delle rappresentanze locali amiche del nuovo governo , svolgendosi non per via politica , ma per via militare , scopriva troppo apertamente l ' essenza della questione meridionale , e tramutava improvvisamente i facili entusiasmi della prima ora per il nuovo governo , in aperta deplorazione . Attraverso tale giuoco , quindi , non è riuscito difficile alle vecchie classi trasformistiche meridionali di rivendicare il loro diritto a legarsi alla nuova dittatura legale , cui dopo la dittatura militare , il fascismo ufficiale sta per pervenire . Tenendo presenti questi rilievi ed ampliandoli con quelle osservazioni , che la realtà del momento suggerisce , non è difficile intuire la precarietà di ogni soluzione che i politici governativi sapranno dare alla questione . Certo , come avviene sempre in casi consimili , si tenterà di fondere in sintesi eclettica gl ' interessi più numerosi e le aspirazioni più audaci , ma non si potrà più sanare l ' errore ­ base , derivante , per nostra fortuna , dall ' incomprensione fascista delle cose meridionali , in cui si è aggirato il governo centrale fin ' oggi : cioè di non aver rinsaldato subito la nuova dittatura con le rappresentanze meridionali ed aver scoperto il regime anche nel Mezzogiorno . Questo errore politico che , forse , renderà impossibile il ritorno di una nuova dittatura legale di tipo giolittiano , non avrà reso completamente vano l ' esperimento fascista nelle nostre regioni . Ma da tutto ciò alla semplicistica teorizzazione dell ' ascarismo giolittiano ci corre assai . Dal " Corriere dell ' Irpinia " del 21 febbraio 1924 . II La proporzionale nel Mezzogiorno Quando F . S . Nitti , lasciandosi convincere dalla propaganda socialista e popolare , annunziò di voler presentare un progetto di legge per applicare in Italia il sistema della rappresentanza proporzionale , molti uomini del giolittismo predissero la rovina della nostra Nazione , e molti uomini dell ' antigiolittismo vaticinarono invece la sua entrata trionfale nel comodo porto della modernità . Gli uni guardavano soltanto il pericolo cui andavano incontro le loro fortune personali ; gli altri , invece , scambiavano le loro aspirazioni di conquista per espressione di elevatezza politica ; ma , in sostanza , il sistema del " trasformismo " non era menomamente minacciato dalle reciproche contese , ed aspettava ripetute conferme attraverso i più svariati congegni elettorali . Chiunque abbia lume di ragione e sappia ricostruire un periodo di vita , per lo meno con la fantasia , può ripensare i ragionamenti di quell ' ora sol che inverta gli odierni commenti al ritorno del Collegio uninominale , dalla cui applicazione taluni aspettano conseguenze taumaturgiche , altri conseguenze rivoluzionarie . Come gli uomini del 1919 dimenticavano la guerra e l ' esaltazione bolscevica in atto , il signor Mussolini dimentica oggi la guerra , il bolscevismo ed il fascismo , credendo di poter spegnere la crisi politica del paese nella marée stagnante et croupissante del collegio uninominale . Ed è perciò che , mentre altri scrittori difenderanno su questa rivista la proporzionale e nella sua opera di giustizia distributiva e nella sua alta funzione di manometro delle correnti politiche nazionali , o crederanno scorgere la sua superiorità nella funzione che le si attribuisce di eccitamento meccanico alla formazione dei grandi partiti , io credo assai più utile rifare a larghi tratti la storia del funzionamento dell ' istituto nel Mezzogiorno , perché ne appaiano chiari , e privi di soprastrutture rettoriche , i limiti , oltre i quali si ripresentano immutate ed immutabili le caratteristiche fondamentali della nostra vita politica . 1919 : elezioni a circoscrizione provinciale La legge Nitti , volendo temperare le forti preoccupazioni dei deputati meridionali , timorosi di affrontare battaglie politiche fuori della cerchia del collegio infeudato , stabilì che le circoscrizioni non potessero avere meno di dieci deputati , e per il primo esperimento concesse , quasi in conto riparazioni , che le province con almeno cinque deputati potessero , essere elevate a dignità di circoscrizione . Ne derivò che in tutto l ' ex Regno delle Due Sicilie su ventiquattro province ben ventitre usufruirono della benevola disposizione transitoria e divennero capoluogo di circoscrizione . Soltanto le due province di Benevento e Campobasso furono fuse in un solo collegio . Il primo esperimento elettorale nel Mezzogiorno fu perciò caratterizzato dal fatto che le circoscrizioni erano tutte a base provinciale . Questa circostanza rappresentò , in mancanza di partiti organizzati e di chiarificate correnti di opinione pubblica , il primo criterio di arroccamento . In qualche provincia furono i deputati uscenti , che nel timor panico dell ' assalto di nuovi concorrenti , pensarono di coalizzarsi in lista unica , munita del tabellionato dell ' ufficialità . Altrove , invece , furono i deputati e gli uomini rivali nei Consigli provinciali che pensarono di riprodurre , attraverso le elezioni politiche , le caratteristiche contrapposizioni locali . Un po ' dappertutto , poi , uomini nuovi e deputati uscenti , poco sicuri delle loro forze , temendo la compagnia degli assi , giuocarono al quoziente , contornandosi di figure mediocri cui tolsero i voti mandamentali in cambio dell ' onore di un posto nella lista . Infine , ovunque scesero in campo i combattenti , o presentando candidati propri , scelti tra i più audaci nel giuoco dell ' arrembaggio trasformistico , o accodandosi specialmente ai cosiddetti partiti democratici in inconscia funzione di puntellamento dell ' ancien régime . Senza soluzioni di continuità , perciò , la lotta trasformistica mirò a riprodursi entro la mutata forma e gli elettori votarono l ' una o l ' altra lista sol perché contenevano il nome dell ' eletto del loro cuore . Anzi la disposizione legislativa , in virtù della quale il voto aggiunto ad un candidato di altra lista gli valeva come voto di preferenza , autorizzò i più atroci connubi personalistici , che , risaputi , provocarono le più scandalose meraviglie . Così queste deviazioni lungi dal provocare un infrenamento , foss ' anche meccanico , del personalismo , ne svelarono , attraverso nuovi orizzonti , le profonde radici . Né un correttivo a tali deviazioni fu portato dall ' ingresso nella lotta politica meridionale dei partiti storici , che , pur di arraffare voti , non esitarono ad eleggere le terre del Sud come colonie elettorali , valendosi in buona parte di uomini che , non avendo seguito personale , speravano trar partito da quella forza mitica che accompagna gli studiati programmi unitari . La prima applicazione della proporzionale perciò , riprodusse integralmente tutti i difetti e tutta l ' infantilità della organizzazione politica meridionale , riportando lo sviluppo elettorale intorno all ' asse delle piccole miserie provinciali . 1921 : elezioni a circoscrizione regionale Nel 1921 i fenomeni di adattamento trasformistico al meccanismo elettorale si complicarono , per l ' applicazione integrale della circoscrizione ultraprovinciale . Il primo criterio di reazione alla legge fu di natura campanilistica , la prima preoccupazione degli elettori fu di riassicurare alla propria provincia il numero di seggi assegnati con il Collegio uninominale . Entro questo schema poi si precisarono le reazioni di carattere circondariale e mandamentale , ed infine quelle più strettamente personali . I mezzi per garantire il raggiungimento di così caratteristici fini furono differenti secondo le diverse circostanze di tempo e di luogo . Così qualche provincia , preoccupata , oltre ogni limite di ragione , di evitare la perdita di qualche seggio , non permise ai suoi candidati di entrare nelle combinazioni elettorali di altre province e preferì arroccarsi in una o più liste a carattere strettamente provinciale . Qualche altra provincia , invece , credette conveniente provocare addirittura un ' offensiva facendo entrare i suoi candidati un po ' dovunque nelle liste regionali e speculando sulla compattezza dei voti preferenziali da assegnar loro e sulle lotte intestine dei candidati delle altre province . Viceversa i singoli interessati si fecero sostenitori dell ' uno e dell ' altro metodo secondo le loro convenienze personali , quando non credettero giovarsi del sistema già sperimentato nell ' elezione precedente , di giuocare al quoziente con la solita listarella , ripiena di ambizioni mandamentali . In sostanza il giuoco personalistico venne dilatato ancora verso più ampi orizzonti e gli elettori tennero costantemente fisso lo sguardo sul nome del candidato preferito . Mutatis mutandis , il trasformismo si riprodusse . 1924 : elezioni rivoluzionarie Questa dilatazione personalistica del trasformismo venne ben presto troncata dall ' avvento del fascismo e dalle elezioni sovversive del 1924 , di modo che non è storicamente possibile accertare fino a qual punto il trasformismo avrebbe potuto ancora resistere al giuoco proporzionalista . È perciò impossibile rifare tutta la storia dell ' azione sovvertitrice del fascismo nel Mezzogiorno e del modo come furono ivi impostate e condotte le elezioni del 6 aprile 1924 , trattandosi d ' altra parte di avvenimenti assai noti e recenti . Tuttavia non sarà inutile riassumere per sommi capi tale azione elettorale fascista per comprendere gli avvenimenti posteriori . In verità quando la nuova fiera elettorale fu bandita , molti che si sforzavano di trovare il filo conduttore della politica governativa , credettero che il fascismo volesse definire e fissare la sua posizione nel Sud , tentando di assorbire il maggior numero di forze possibili senza pregiudiziali di provenienza , accentuando così per il Mezzogiorno la politica che nel resto d ' Italia svolgeva nei riguardi di tutti i gruppi così detti fiancheggiatori . Ma questo proposito , che affiorò sempre nella politica elettorale mussoliniana , fu ben presto frustrato dall ' incongruenza governativa e dall ' azione addirittura anarchica che esercitò nella scelta dei candidati la famosa " pentarchia " . Così , mentre fu sollecitata l ' entrata nel listone degli on . Orlando , De Nicola , Fiera , Colosimo e De Nava , si pretese isolarli dai loro amici , rompendo nel punto più delicato di sutura il sistema personalistico . Ciò produsse conseguentemente dissensi fortissimi , che accentuarono le antipatie meridionali per il fascismo , e , dopo qualche giorno , portarono al dissenso più aperto con questi vecchi parlamentari , che o furono costretti a ritirarsi o restarono nel listone come ricordo di un naufragio senza nome . Fu così che i pentarchi , rimasti finalmente liberi , poterono contentare le velleità di tutti gli avventurieri che si erano insinuati nel movimento e che , impadronitisi delle segreterie provinciali , da una parte ricattavano le popolazioni con l ' aiuto delle autorità locali , e , dall ' altra , ricattavano il governo facendosi credere spontanea emanazione delle popolazioni . Così nacquero i listoni meridionali , che non furono né vera emanazione del partito , che da noi esisteva soltanto come aggregato trasformistico intorno al governo , né espressione della popolazione che vedeva i suoi uomini più amati battuti senza combattere da giovani politicanti , assolutamente ignoranti dei pubblici affari , o da vecchie carcasse già sconfitte , sullo stesso campo trasformistico . In verità , il cieco settarismo del partito dominante e la necessità di svolgimento della sua azione in forma grossolanamente unitaria gli fecero ignorare il grande segreto del giolittismo nelle nostre contrade , riposto nello sforzo di assorbire volta per volta tutti gli uomini politici che , per simpatia delle popolazioni o per valore personale , emergevano . Così Giolitti riusciva a dare l ' impressione di non coartare la volontà degli elettori , e tuttavia non aveva difficoltà a formarsi amici fedeli interessati al mantenimento del sistema . Gli elettori , infatti , salvo casi eccezionali , venivano lasciati liberi di votare a loro talento , specialmente quando tutti i candidati in lotta si professavano governativi , e nel deporre la scheda , credevano sempre di compiere un atto di sovranità . Il governo , quindi , lungi dall ' intervenire con atti diretti a violare il costume regionale , cercava agevolarlo , limitandosi soltanto a combattere i pochi tentativi diretti a superarlo . Così , senza eccessive reazioni , faceva funzionare le forze politiche del paese nel modo più naturale . Quando , invece , nelle liste del 1924 si videro inclusi una quantità enorme di uomini nuovi , sconosciuti all ' universale , privi di simpatia , ignoranti in ogni campo dello scibile e solo audaci nello scimmiottare le pose dittatoriali del loro capo , e nel giorno delle elezioni i pochi nuclei di oppositori furono sommersi da turbe di violenti e di irresponsabili sotto lo sguardo indifferente delle cosiddette autorità , il segreto del trasformismo fu svelato agli occhi di vaste categorie di cittadini e cominciò uno strano processo politico , in virtù del quale , nello stesso momento in cui il governo acquistava un vero esercito di comparse , la maggior parte delle popolazioni meridionali , non solo si estraniava dal fascismo , ma cominciava a passare alle opposizioni , specialmente amendolina e socialista unitaria . Da allora questo processo di contrapposizione tra i rappresentanti ed i rappresentati , accentuandosi giorno per giorno , si è avvicinato verso una vera e propria scopertura del regime . Così anche nel Mezzogiorno , soltanto per virtù di contrasto , il fascismo ha potenziato vere forme rivoluzionarie , obbligando più vaste schiere di cittadini a superare le forme di organizzazione personalistiche , per passare a postulare in tutta la sua estensione la vera lotta politica . Collegio uninominale : tentativo di ritorno trasformistico Questo notevole svolgimento antifascista meridionale , non frenato né dalla visita mussoliniana alla Fiera campionaria , che si ridusse ad una passeggiata solitaria , né dalle promesse dei lavori pubblici ( del resto non mantenute ) , espediente abusato ormai e divenuto di scarsa efficacia , minaccia di porre in serio pericolo il fascismo , dinanzi al riaffermarsi della lotta politica nel settentrione d ' Italia , perché nessun governo si è trovato dal 1860 ad oggi a dover fronteggiare l ' azione dei partiti storici avendo il Mezzogiorno e le isole in subbuglio . È naturale , quindi , che Mussolini , avvedendosi oggi per la prima volta dell ' errore commesso ( felice errore ! ) , abbia pensato di far macchina indietro per riprendere nelle sue mani il meccanismo infranto del personalismo meridionale attraverso un ' elezione a collegio uninominale , che rappresenti un sistema meno sovversivo , e gli assicuri oltre che i voti dei deputati meridionali anche l ' adesione delle popolazioni . Sotto questo profilo , perciò , il ritorno al collegio uninominale costituisce un tentativo di reazione contro il sovvertimento prodotto , non dalla proporzionale - già adattata sufficientemente al clima storico ­ politico del paese - ma dall ' applicazione della legge Acerbo . E tale tentativo meriterebbe di essere combattuto aspramente , se i tempi e le circostanze fossero tali da farci prevedere l ' applicazione della legge per opera di Mussolini con criteri rigidamente giolittiani . Ma il temperamento dell ' uomo , la composizione del partito , il prepotere del rassismo e la completa distruzione dell ' autorità provinciale , ormai incapace di emanciparsi dai voleri delle fazioni locali , per riacquistare l ' antica funzione giolittiana , ci fanno prevedere che la scopertura del regime nel Mezzogiorno non solo non sarà sanata , ma sarà addirittura accentuata . La riprova di questa intuizione ci è fornita dall ' atteggiamento dei fiancheggiatori che non mostrano nessun piacere per il ritorno al collegio uninominale , ma mirano soltanto ad eliminare le cause di sovvertimento , secondo loro , costituite soltanto dal prolungarsi dell ' azione fascista al governo . Ed è per questa ragione che , se l ' odierna situazione politica dovesse perpetuarsi , di fronte ad un ' altra elezione , anche peggiore di quella del 6 aprile 1924 , potremmo assistere allo strano spettacolo di un ' astensione dalla lotta elettorale a collegio uninominale proprio di quei politici che più vivamente ne hanno invocato il ripristino per ragioni personali . Ecco , dunque , che la manovra mussoliniana , pur essendo potenzialmente reazionaria , rischia di divenire nuovamente rivoluzionaria per le immancabili interferenze del partito dominante , che non può assolutamente consentire che il governo riesca a disimpegnarsi dai dati storici del fascismo , per adottare una vera e propria politica di affrancamento . Conclusioni Tuttavia , lasciando per il momento sulle ginocchia di Giove gli avvenimenti futuri , non possiamo chiudere queste brevi note senza un saluto cavalleresco alla diffamata proporzionale che , apparsa come una meteora sul nostro cielo politico , è stata ritenuta responsabile di tutti i vizi e di tutte le deficienze italiane . L ' immaturità politica del paese ( non soltanto del Mezzogiorno , perché questo si estende per lo meno fino in Brianza ) non ha permesso di difendere e conservare tale conquista elettorale , ma i tempi sono così grossi che questa perdita non ci spaventa . Fino a quando il Mezzogiorno continuerà a rimanere assente dalla lotta politica e sarà impossibile adoperare le sue forze per rompere il complesso giuoco dei partiti storici , tutti i sistemi elettorali saranno buoni a mantenere la dittatura del Nord , ed un eventuale ritorno della proporzionale non sarà che una nuova irrisione aggiunta alle precedenti . Il problema fondamentale della vita italiana è ben più profondo e l ' ironia della storia si è già servita delle forze più disparate per iniziarne lo svolgimento . Speriamo che tale svolgimento prosegua ancora a lungo verso le sue ultime conseguenze , potenziando , una per una , tutte le necessità dialettiche dell ' unitarismo italiano . Allora soltanto la proporzionale potrà costituire una conquista intangibile della rivoluzione italiana , giunta a maturazione mercé l ' apporto di tutte le forze produttive del paese . Da " La Rivoluzione Liberale " del 1° febbraio 1925 . III Meridionalismo applicato In queste ultime settimane il Mezzogiorno d ' Italia è divenuto improvvisamente di moda . È questa , però , una constatazione che non ci lusinga . Per mio conto scommetterei tutto il mio avere che tra un mese le conferenze del ministro Giuriati con la deputazione meridionale saranno finite e della questione meridionale non si parlerà più . Tuttavia non credo inutile occuparmi di ciò che si è stampato in questa circostanza per mostrare ai lettori quanto siamo distanti da quella corretta impostazione politica del problema che io reputo indispensabile alla resurrezione del mio paese . Sarà un saggio di meridionalismo applicato che varrà a chiarire i concetti fondamentali della questione . La polemica sul triangolo Cominciamo dalla polemica sul triangolo . Quando si è cominciato a parlare sui giornali milanesi del progetto Guatino ­ Agnelli ­ Puricelli per la costruzione di una ferrovia elettrica Milano ­ Torino ­ Genova , Paolo Scarfoglio sul " Mattino " e l ' onorevole Presutti sul " Mondo " sono partiti in guerra contro tale progetto in nome dell ' Italia meridionale , negletta e disgraziata , tuttavia bisognosa dei più elementari mezzi di comunicazione . Anzi Paolo Scarfoglio ha creduto descrivere quest ' Italia negletta come costituita dai residui semidiruti di un vasto regno agrario e patriarcale , nel quale la giustizia fiscale non è giunta che cinquant ' anni dopo che era già fatta nel Nord , e la cui economia è oggi compressa e paralizzata dal peso di istituzioni troppo grandi , e di doveri che non sono in bilancia collo sgoverno di cui fu la vittima . Questa Italia non sa essere ottimista . Quando le si chiede di partecipare col sacrificio della sua economia a delle opere di puro lusso , o addirittura ad una ironica competizione italiana colla tecnica di America o di Germania , essa risponde che si smetta da così vorace ed offensiva mistificazione , e che si facciano le sue strade ed i suoi porti con onesta semplicità , in luogo di montare ancora un carrozzone destinato ad accentrare nel Nord altri ferrovieri ed altre migliaia di milioni ; che si dia una strada ai suoi contadini , in luogo di dare autostrade ai vostri automobilisti . Chiede insomma che questa farsa sanguinosa abbia un termine . L ' Italia non deve sbalordire nessuno con treni di duecento chilometri all ' ora , deve , invece , egregio signor Arnaldo , abolire i treni di venti chilometri all ' ora che rappresentano ancora il solo dono dello Stato all ' Italia meridionale . Questa sfuriata scarfogliesca ha , naturalmente , provocato la risposta di Arnaldo , il cui spirito unitario ha trovato facile e pronta la sistemazione del dissidio recente in una serie di argomenti tradizionali , che , appunto perciò , hanno perduto la loro forza probante . Arnaldo gode di ogni progresso italiano ; egli concepisce organicamente l ' Italia e non può esaurire la sua visione politica nel regionalismo . Tutte le città italiane sono eguali dinanzi al suo cuore , però non bisogna dimenticare che l ' avvenire è in noi . Perché , egregio signor Paolo , non vorrà credere che la salute di un popolo venga da savie disposizioni burocratiche anche se per caso la denominazione può chiamarle provvidenze . La provvidenza sta in noi stessi , nella nostra forza , nella creazione di opere nuove e nel miglioramento di quelle già esistenti , nel coordinamento delle energie e nell ' armonia delle singole regioni . Noi siamo di Romagna , una terra che la tenacia , la pazienza e l ' intelligenza della razza ha trasformata in una magnifica regione produttiva . Ravenna , la città degli esarchi , ha ripreso un ritmo di vita che contrasta con l ' antico abbandono , c ' è stata la forza degli uomini che ha dominato gli elementi avversari . Che più ? Noi non saremmo alieni dal caldeggiare quel progetto di istituto finanziario che sul modello di quello per le terre liberate dovesse anticipare i fondi per i lavori pubblici del Mezzogiorno d ' Italia . Ma , intendiamoci , progetti chiari e di interesse massimo . Argomenti , dunque , mutuati dal " Corriere della Sera " con sorpresa del nostro Paolo : libera iniziativa contrapposta alle " provvidenze " governative , gli interessi generali sollevati contro la deviazione degli interessi particolari . Era , questa , una lezione che , forse , Scarfoglio si aspettava , ed a cui era preparato à rispondere . È infatti - egli scrive - assolutamente ridicolo citare la tenacia , la pazienza , l ' intelligenza , e via dicendo degli uomini del Nord , in confronto deprezzativo con gli uomini del Sud . È assolutamente falso di supporre , ad esempio , che una officina metallurgica o una raffineria possa prosperare a Reggio Calabria o a Campobasso , quando oltre 20 lire di trasporto aggravano il prezzo dei nostri prodotti ; e quando da settant ' anni , la mancanza del doppio binario sulla Napoli ­ Reggio rende discutibile il traffico da Napoli in giù . Sa il signor Arnaldo , ad esempio , che in questo momento si vende all ' asta , per fallimento , una grande cartiera , impiantata nella Sila da un industriale del Nord ? e sa che la cartiera fallisce per il ritardo nella costruzione della ferrovia calabro ­ lucana , sul cui servizio calcolavano gli industriali che l ' hanno impiantata ? Se , dunque , da noi cadono anche le iniziative dovute alla tenacia , alla pazienza , alla intelligenza degli uomini del Nord , è chiaro che le condizioni di vita e di traffico nel Mezzogiorno d ' Italia , sfidano qualsiasi sforzo ; ed è chiaro che occorre costituire il minimo di condizioni sufficienti , perché lo sforzo degli uomini e del capitale non sia eternamente beffato . La nostra tesi è , dunque , semplice e precisa . Fino a che lo Stato non abbia compiuto il suo dovere , impiegando , direttamente o indirettamente , tutto il capitale nazionale disponibile , per creare questo minimo di condizioni , ogni altra spesa , diretta o indiretta , rappresenta una colpa , se non un crimine . E non è lecito , a uomini che assumono di dirigere giornali italiani - anzi dico : italiani ? giornali nazionali - non è lecito di sorvolare sul bilancio morale delle provvidenze di Stato , in tutta la vasta Italia , né di servire , col peso della propria eloquenza , concentramenti di lusso e di spese suntuarie , che mettono in una luce anche più grave il depauperamento procurato nel resto d ' Italia . Contro questa sfuriata , promettente inizio di una critica più ampia , gli argomenti circa la libera iniziativa non potevano aver più presa ed ecco il buon Arnaldo che scopre la sua faccia paternalista : Se io avessi trovato l ' uomo avrei istituita la rubrica Lettere meridionali e giacché so da lei che il " Popolo d ' Italia " è ispirato alla o dalla volontà governativa , forse le lettere ­ inchieste non sarebbero passate sotto silenzio . Ma io avrei voluto che il giornalista conoscesse la storia delle regioni meridionali , le loro tradizioni e le loro aspirazioni nel mondo turbato dei contemporanei ; avrei voluto poi un collega che non facesse solo del colore ma bensì si intendesse di usi civici , dei tratturi di proprietà demaniale , di feudatari , di contratti agricoli . E , giacché il Mezzogiorno è complesso nella sua vitalità spirituale ed economica , era necessario che il giornalista conoscesse le virtù marinare dei rivieraschi , la tenace tranquillità dei montanari e dei pastori che vanno " tra prati di asfodelo e per le rupi " ; bisognava conoscere e valorizzare il grande coraggio degli agricoltori industriali tipo Pavoncelli , la grandiosità del Tavoliere delle Puglie , le virtù e la necessità della irrigazione , i benefici dell ' impianto idroelettrico della Sila e le comunicazioni con l ' Oriente , la necessità dei doppi binari , di vagoni , di frigoriferi , la ricostruzione americana dei vigneti , ecc . , e giacché sono un partigiano avrei desiderato che il mio uomo avesse valorizzato elementi dell ' èra nuova , avesse esaminato non i bilanci dei comuni ma almeno quelli delle province , avesse fatto statistiche dei tributi , segnalate le deficienze ecc . , tutto questo avrei desiderato se avessi trovato il giornalista . Nel caso mio non l ' ho trovato ancora . Spero che lei vorrà suggerirmi qualche cosa : troverà in me uno che lo ascolta con deferenza e se i problemi , come dice lei , da Roma in giù si urtano contro le deficienze ferroviarie e sperequazioni di tariffe la soluzione non mi sembra né impossibile , né lontana e neanche utile mi sembra discutere a lungo e sul serio , perché , egregio signor Scarfoglio , con me ha sbagliato bersaglio . Io sono un ammiratore del Mezzogiorno e se la parola modesta sembrasse eccessiva sono uno studioso del Mezzogiorno . Spirito di remissione , umiltà francescana , mescolata ad orgoglio ducesco ; tentativo di una presa per il bavero con un po ' di spirito fascista : chi si allontana dal gran fiume , perisce . Ditelo a me , caro Scarfoglio , ed io lo dirò al duce e provvederemo insieme a darvi qualche osso . Se non è possibile trovare l ' uomo per gli articoli ( il fascismo li ha : Gino Arias , Arrigo Serpieri , Michele Viterbo , ecc . ) ed il Mezzogiorno è stanco di scritti , gli daremo qualche chilometro di doppio binario . La risposta era quindi di rigore e Scarfoglio non tarda a imbroccarla : È dunque una parte del problema nazionale che stiamo trattando e non una polemica casuale o marginale ; è bene fissarlo subito . Siamo dinanzi ad una grande passione , o ad una grande ferita . È questa un ' apertura consolante , promessa di più vasti orizzonti . Ma si restringe subito . Lasciamo dunque una buona volta in soffitta le parvenze scientifiche degli " studi " sul Mezzogiorno ; lasciamo le solite mille faccette , e studiamone , o per dir meglio , studiatene una sola : la faccetta ferroviaria . In luogo di parlare futuristicamente di comunicazioni con l ' Oriente , approfondite il mistero pel quale non si può spedire un vagone di ferro da Napoli a Campobasso ( 110 chilometri ) perché l ' espressione dimostra che arriva prima da Sesto , provincia di Milano ; il mistero pel quale se dobbiamo spedire i nostri giornali a Taranto , preferiamo farli salire fino a Roma , dove trovano le coincidenze colla linea Adriatica . Avrete così il filo conduttore per comprendere perché da noi non si raffini la barbabietola , non si estraggano le resine e le essenze , non si sfibri il pioppo ; perché insomma non si goda il terzo dei doni della Natura e del lavoro umano . Questo è il problema . Il resto è letteratura . Tuttavia , anche così ristretta , la discussione è pericolosa , ed il buon Arnaldo , dopo aver detto che il presidente ed il ministro dei Lavori pubblici " ogni mattina " vogliono essere informati minutamente di quanto si è fatto e si fa in materia di opere pubbliche nel Mezzogiorno , e che , perciò , con tali disposizioni di spiriti governativi si ha il dovere di aiutare il governo piuttosto che di polemizzare , soggiunge : Comprendo e condivido la sua opinione là dove afferma che discutendo il problema meridionale ci troviamo di fronte ad " una grande passione " ; nego però di trovarmi di fronte ad una grande ferita . L ' Italia unitaria non ha compiuto in passato totalmente il suo dovere , ma non si deve alla sola insufficienza di uomini ; mentre l ' Italia nuova sta assolvendo il suo compito . Non bisogna irridere a questo sforzo , e , ripeto , non bisogna ridurlo ad una sola questione di trasporti e di transiti . La polemica è , dunque , finita , e Scarfoglio non esita a chiamare la ritirata di Arnaldo una vera e propria fuga . La tesi del " Saggiatore " Quasi contemporaneamente la nuova rivista partenopea " Il Saggiatore " inizia le pubblicazioni e promette di recare il suo modesto ma fervido contributo alla rinascita dello spirito unitario , al rinnovamento del costume politico sul piano di un inflessibile rigore morale , alla riorganizzazione delle forze democratiche della nazione . Tale opera - dice il manifesto - già coraggiosamente iniziata dalla libera stampa e da numerosi gruppi politici , può essere particolarmente feconda nel Mezzogiorno d ' Italia , ove il tessuto più saldo dell ' organismo sociale è costituito da una piccola borghesia rurale e cittadina , da un ceto medio di professionisti , coltivatori , artigiani , commercianti , impareggiabile per coscienza morale , per virtù di lavoro , di risparmio , di sacrifici , elemento sicuro di patriottismo , di ordine , di disciplina nella compagine nazionale . Il Mezzogiorno che si è straniato - nella sua generalità da tutti i tentativi di sovvertimento seguiti alla guerra , non può mancare oggi al compimento di quella funzione di equilibrio e di ordinato sviluppo , che è nella sua tradizione e nel suo destino . Fissato così il punto di vista del " Saggiatore " l ' animo di molti amici fu preso da non poca amarezza per questo strano tentativo di teorizzare l ' immobilità meridionale . Né il dubbio fu di breve durata perché il numero successivo della rivista recava , a firma di Gherardo Marone , il seguente corsivo : Un autorevole amico mi scrive : " La rivista mi par dovrebbe riescire a toccare corde più interessanti e soprattutto suscitare discussioni su argomenti che tocchino il Mezzogiorno ; se no perché farla uscire a Napoli ? " Questa osservazione mi consente di chiarire subito il pensiero del " Saggiatore " circa la sostanza del problema meridionale . Noi affermiamo senza esitazione che non esiste in realtà un problema meridionale , ma esiste un problema italiano da risolvere armonicamente . Respingiamo sdegnosamente - e perciò non vogliamo suscitarle - quelle forme di " discussioni su argomenti che tocchino il Mezzogiorno " le quali in fondo , scarnificate di tutti gli orpelli e le montature tecniche , hanno solo il valore di piagnucolose pitoccherie che ci umiliano e ci offendono . Il Mezzogiorno , con la sua compattezza e consistenza demografica e morale , col senso profondo dell ' unità nazionale che rivela , ha già varie volte salvata l ' Italia dalla disgregazione e dalla morte . Il suo problema perciò è problema italiano la cui soluzione va a beneficio di tutto il paese e non solo di una data regione . Non vogliamo elemosine che si risolvono sempre in stupide beffe , non chiediamo niente né a questo governo in rovina né agli altri che gli succederanno nel tempo , perché pensiamo che il problema del Mezzogiorno non sia solo di strade o di bonifiche o meglio ancora di balzelli , ma di armonia nazionale e di unità . Questa presa di posizione della rivista partenopea era , però , troppo semplicistica per rimanere definitiva , ed ecco nel numero successivo Mario Grieco affrontare " l ' atteggiamento sui generis dell ' Italia meridionale nella crisi politica che dura in Italia da un biennio " con queste parole : È cosa vera : ma è , in molta parte , fenomeno passivo . E questa rivista , che vuol essere sincera e costruttiva , non deve mancare di denunziarlo , ai meridionali e agli altri . Se dietro la nostra sorda resistenza vi fosse alcunché di volontario , di meditato , di previdente per il futuro , l ' orgoglio sarebbe logico , e sarebbe forza . Ma noi dubitiamo assai che - come al solito , pei problemi meridionali - anche qui vi sia un equivoco . Ed è che il Mezzogiorno sia restato apatico e reattivo verso l ' allettamento fascista , principalmente perché gli mancavano i requisiti politici e le attitudini sociali per sentire il fenomeno , e per apprezzarlo o repellerlo con cognizione di causa . Questa deficienza , che , secondo il Grieco , spiega l ' insuccesso dei partiti politici moderni ed il permanere del personalismo trasformistico , richiede la maggiore attenzione da parte delle nuove generazioni meridionali se esse intendono sul serio preparare la rinascita del loro paese . Torneremo in seguito su questi concetti . La tesi dei popolari Quasi contemporaneamente il " Popolo " pubblicava un editoriale in cui la tesi popolare , già formulata al Congresso di Napoli del 1920 , veniva riaffermata . È stato ripetuto frequentemente , e fin dal Congresso di Napoli del 1920 i popolari lo hanno proclamato altamente , che al Mezzogiorno per la soluzione di tutti i suoi problemi basta che esso sia lasciato alla libera azione delle proprie energie senza deviazioni artificiose , senza inceppi e senza interferenze . Quando si parla della responsabilità del governo rispetto al Mezzogiorno e quando per esse ci si riferisce a quasi tutti i governi che si sono succeduti , si vuole affermare la colpa di essi di avere subordinato ad interessi particolaristici e personali , in intimo rapporto con gli schemi parlamentaristici dei diversi gabinetti , il complesso degli interessi meridionali , facendo una politica deviatrice o per lo meno di incomprensione . Così è nato il sistema personalistico , legato al collegio uninominale e nemico della proporzione , così si spiega la reazione delle classi dirigenti italiane al decentramento amministrativo . Pensate alla politica doganale , pensate alla politica elettorale e vedrete facilmente come la questione del Mezzogiorno sia ben diversa dal conto ­ spese per una ferrovia o per un porto , ma consista soprattutto ed anzitutto in una esigenza imperiosa di giustizia , il conseguimento della quale vediamo allontanarsi di più con un sistema che si dice avvicini l ' eletto all ' elettore , ma si tace che in sostanza esso allontana il rappresentante dalla sua regione e dagli interessi complessivi di essa . Così il problema del Mezzogiorno non entra in una nuova fase , non fa dipendere la sua soluzione né da stanziamenti né da decreti , perché matura in una crisi spirituale , che sboccherà in una valutazione nuova di tutti i problemi e di tutte le forze , valutazione per la quale il passato e l ' attuale presente non potranno certamente vantare di stare dalla parte attiva , da quella cioè verso la quale il Mezzogiorno tende con sforzi spirituali e con le sue energie economiche , anelando di vederle libere nel loro gioco , non sottordinate ad altri interessi che non siano quelli strettamente necessari a mantenere quella unità della nazione che deve essere garanzia per tutti e non privilegio per pochi . Quattro tesi in contrasto Sono , dunque , quattro tesi in contrasto , corrispondenti a diverse mentalità : 1 ) la tesi fascista non eccede la visione paternalistica , in quanto essa parte dal presupposto della deficienza meridionale nel campo delle libere iniziative , per postulare l ' azione integrativa del governo . Essa contiene un rilievo critico , in linea di prima approssimazione esatto ( deficienza meridionale ) ed un rimedio politico ( fiducia nel governo ) diretto al prolungamento della malattia . È la tesi più antiquata e meno pericolosa appunto perché in via di superamento . È inutile quindi occuparsene più . 2 ) Di contro ad essa la tesi del " Mattino " contiene già qualche elemento di superamento ( sfiducia nel governo attuale ) . Non potendo investire tutta la politica dello Stato italiano , il giornale partenopeo è costretto ad impicciolire nel tempo e nello spazio la sua critica : è costretto a limitarsi al problema ferroviario , ignorando quello doganale , fiscale , bancario , elettorale , politico , ed a riferire le sue rampogne solo al governo di Mussolini . Per questi caratteri di limitazione la tesi del " Mattino " accenna soltanto , ma non esaurisce il problema meridionale , né pone alcuna soluzione di carattere strettamente politico . Non basta dire che le ferrovie del Mezzogiorno marciano a 20 chilometri all ' ora , ma occorre dire perché politicamente ciò avviene . In altri termini , perché lo Stato si preoccupi così scarsamente degli interessi meridionali . 3 ) Questo punto viene accennato dalla tesi del " Saggiatore " . La questione meridionale non è tecnica , ma politica : non è regionale ma unitaria . È tutta la politica dello Stato italiano che è falsa ; bisogna , quindi , agire sullo Stato per agire sul Mezzogiorno . Questo , in sintesi , il pensiero del " Saggiatore " , anche se falsamente laudativo dell ' immobilità meridionale , ed esageratamente negativo dell ' esistenza della questione . Ma questo pensiero fondamentale , esatto come prima approssimazione critica , non ci dice perché lo Stato italiano non ha mai fatto il suo dovere verso il Mezzogiorno , come dobbiamo agire nei suoi riguardi , su quali forze politiche dobbiamo far leva per modificarne la struttura , con quali forme di organizzazione potremo più agevolmente raggiungere il nostro scopo . Corretta dal Grieco la celebrazione dell ' immobilità politica meridionale , non antibolscevica ma abolscevica e non antifascista ma afascista , rimane assolutamente scoperta l ' impostazione politica della tesi , che nelle affermazioni del Marone traeva forza da un tentativo di conservazione di quella concezione pseudoliberale , pseudodemocratica , pseudocostituzionale , che contrapponeva la saggezza del Mezzogiorno ( la saggezza del servitore ) ai tentativi libertari del Nord . La tesi del " Saggiatore " perciò è un rilievo critico senza soluzione politica . 4 ) Più precisa è invece la tesi popolare . Anch ' essa considera la questione meridionale come politica ed unitaria , ma aggiunge che essa è questione di libertà . Lo Stato italiano svolge nel Mezzogiorno una politica di compressione doganale , tributaria e politica dannosa . Bisogna distruggere la compressione e lasciare le forze meridionali libere di produrre migliori condizioni di sviluppo . Nel campo più strettamente politico ­ istituzionale questa libertà può esplicarsi nel decentramento amministrativo e nella creazione della Regione , che abituerà i meridionali all ' autogoverno e ristabilirà le condizioni elementari per la giustizia amministrativa . Autonomismo e decentramento Siamo così pervenuti sul terreno più strettamente politico della questione . L ' affermazione che il problema del Sud sia politico ed unitario non ci suggerisce però senz ' altro come contrapporsi all ' attuale azione dello Stato italiano . La stessa postulazione della Regione contiene un salto , un vuoto assai grave , perché presuppone cristallizzato il nuovo stato di cose senza per altro descriverci il modo come pervenirvi . Eppure risiede in questo salto la sostanza del problema . L ' avvenire potrà così smentire il decentramento come realizzarlo . Non è assolutamente detto che un nuovo unitarismo non possa prodursi in conseguenza di un ' azione meridionalista , e che la giustizia distributiva e la libertà possano essere realizzate attraverso l ' ente Regione piuttosto che attraverso lo Stato . Anzi , in linea di logica pura , e perciò non in linea politica , sembrerebbe che i compartimenti stagni delle Regioni siano destinati a perpetuare le differenze esistenti privandoci a priori del diritto di prospettare come nazionale la nostra questione , e quindi di valerci dell ' opera dello Stato . Se l ' azione dello Stato e dei partiti storici è falsamente unitaria la tendenza politica vittoriosa sembrerebbe quella rivolta a creare l ' unità sostanziale dopo tanto sgoverno di unità formale . Quindi il decentramento , inteso come dottrina politico ­ istituzionale , contiene un vizio di origine , che gli nega quella concretezza indispensabile ad ogni seria azione politica , ed appunto , perciò , permette ai partiti storici di postularlo come una via di uscita della crisi . Prima che il Mezzogiorno lo chieda vi sono già degli unitari disposti a concederlo . Questa osservazione ci convince che il decentramento per essere duraturo dovrà essere conquistato . Ma come , con quali forze , con quali miti ? Ecco , dunque , che il vuoto si ripresenta e bisogna finalmente colmarlo . Ora quello stesso anelito di libertà che spinge alcuni meridionali a postulare il decentramento amministrativo come forma istituzionale perfetta per la soluzione del problema , ci suggerisce che la libertà giuridica di essere tale è politica . Occorre quindi disimpegnarsi dal passato , negare lo Stato italiano come s ' è venuto creando , negare i partiti che vi aderiscono e porre autonomamente la propria soluzione . L ' autonomismo politico è , dunque , la chiave di volta del problema . Senza organi politici adeguati tutte le soluzioni istituzionali e giuridiche sono prive di vita . Anche se concesse , per ragioni di difesa , dai ceti dominanti , sono paternaliste . Invece i partiti autonomisti esauriscono completamente lo scopo che vogliono raggiungere , perché mentre appaiono come gli organi più adatti a negare lo Stato storico , e quindi a porre sul terreno del self ­ government le masse meridionali , finora assorbite soltanto dalla prassi paterna , non si allontanano soverchiamente dal campo politico per invadere quello giuridico e postulare soluzioni , che per ora debbono restare puramente tendenziali . Essi , in verità , sono i soli eredi dello spirito del Risorgimento , che considerano incompiuto . Occorrevano settanta anni di vita unitaria per distruggere la retorica regia che ha considerato l ' Italia fatta nel 1860 , e per mostrarci che l ' Italia deve farsi , prima che al centro , alla periferia ; prima che nelle leggi dei governanti nello spirito dei governati . I partiti autonomisti , mirando a colmare questa lacuna , sono gli unici che postulano la fondamentale unità del popolo italiano contro le deviazioni particolaristiche dello Stato storico . Sembrerebbe un paradosso , ma è la verità . Da " La Rivoluzione Liberale " del 15 marzo 1925 . IV Mali e rimedi Il rumore giornalistico sollevato intorno al progetto governativo per le province meridionali si è ormai spento , e solo l ' eco ripete di tanto in tanto i lieti pronostici e gli eroici propositi di questi giorni . Come per incanto tutti sono divenuti meridionalisti per l ' occasione e l ' organo massimo del trasformismo meridionale " Il Mattino " ha potuto scrivere , con la consueta disinvoltura , che il programma di resurrezione delle nostre terre è addirittura una invenzione della prima ora di casa Scarfoglio . Or dunque che i pionieri hanno parlato , possiamo scrivere qualche rigo di serena disamina per ricondurre ai suoi veri termini la questione , e poter così giudicare le buone intenzioni e le possibilità di qualsiasi governo non soltanto fascista ma altresì antifascista . Tutti i meridionalisti che giudicano con cognizione di causa lo stato delle nostre terre e si affannano a convincere il prossimo della bontà della nostra causa , devono innanzi tutto protestare contro i rimedi che invece di iniziare la cura radicale e razionale del male , si sforzano di eliminare cause secondarie e transitorie , riproducendo così , sotto mutata veste anche quando i medici siano in buona fede , le cause prime del male . A questo tipo di rimedio , ad esempio , si può ricondurre tutta la politica dei lavori pubblici , con alti commissari e senza , con istituti di credito e senza , che in questi giorni sono stati proposti da quei giornalisti che non esitano , con invidiabile disinvoltura , a passare dal proposito d ' istituire una politica meridionalistica tipo Gandhi o Sinn Feiners a quello di contentarsi della piccola curée bancaria di un istituto speciale che distribuisca quattro milioni di carta svalutata a tutti i politicanti dichiarati contabili del Sud . A che cosa serve infatti la politica dei lavori pubblici in Italia se non a creare nuova fonte di corruzione politica ed a rinsaldare il traballante dominio dei trasformisti meridionali , senza riuscire a produrre quei rimedi finanziari atti a modificare come che sia la struttura economica e sociale delle regioni del Sud ? Non è forse vero che tutte le " leggi speciali " hanno lasciato , in massima parte , il tempo che hanno trovato , peggiorando anzi le condizioni politiche e morali delle regioni che ne sono state beneficiate , attraverso il favoritismo elettorale e la sfacciata camorra dei grandi elettori ? Perché insistere in una cura scopertasi erronea , se non proprio per tentare di illudere le popolazioni meridionali , avendo invece di mira il riprodursi dei difetti del sistema ? Io non oso rispondere che questa perseveranza in un erroneo indirizzo amministrativo sia voluta a tutti i costi , ma credo che dovrebbe essere ormai chiaro anche ai ciechi , dopo la colluvie di studi e di chiacchiere sulla vexata quaestio , che il problema del Sud è problema di sgravi tributari , piuttosto che di lavori pubblici , di risanamento finanziario piuttosto che di credito . Occorre ostacolare quanto meno è possibile la formazione del capitale meridionale , piuttosto che , dopo averlo pompato e distrutto in tutti i modi , tentare di ricostruirlo attraverso la carità statale . Occorre , quindi , rivedere ab imo tutta la politica tributaria dello Stato italiano , opporsi a tutte le forme d ' intervento statale , palesi o larvate , che non operano altro che spostamento di ricchezza , e stabilire conseguentemente diversi criteri di tassazione , cercando di esentare , per quanto è possibile , le regioni povere dal peso delle spese collettive . Solo così si può arrivare a dare agli organi malati il riposo necessario per vincere la fase di deperimento organico , prodotto dai mali del passato , e permettere loro di accumulare riserve per l ' avvenire . Diversamente non si farebbe che imitare quel medico che pretendesse cavar sangue ad un tisico e guarirlo con un uovo al giorno . È tutta l ' azione dello Stato , dunque , che occorre modificare , se si vuol agire seriamente per creare le condizioni elementari della nostra riscossa economica . Fino a quando , perciò , l ' onorevole De Stefani continuerà ad assicurare con la sua politica finanziaria il permanere delle condizioni di squilibrio anteriore , non soltanto non si potrà parlare di risoluzione del problema , ma non si potrà addirittura sognare l ' inizio di quella corretta impostazione di studio che l ' onorevole Mussolini pare abbia voluto tracciare con il suo ultimo progetto di legge . La questione meridionale è , prima di ogni altra cosa , questione di libertà economica , mentre il fascismo traduce in sede politica tutte le esigenze del sistema statale di interventismo finanziario e di accentramento burocratico . L ' onorevole Mussolini non può , perciò , agire contro i dati storici e sociali della sua formazione politica senza disarticolarla e distruggerla . La politica dei lavori pubblici , anche attraverso la persona del ministro Giuriati , nominato alto commissario per il Mezzogiorno , rientra nel quadro di tutte le possibilità fasciste , e perciò non eccede i dati storici del disordine amministrativo e della invadenza tradizionale dello Stato storico . Il meridionalismo , inteso come organizzazione di forze autoctone , dirette a distruggere questo vizio costituzionale della società italiana , è ancora di là da venire . Quello del " Mattino " non è che il grido dei volatili all ' annunzio della tempesta : un agitarsi scomposto e disorganico per immunizzare le proprie fortune dal ciclone storico che si addensa sul cielo meridionale . Esso ci è utile perché funziona da anemografo e ci conferma che il trasformismo è veramente agonizzante , ma non riesce a prenderci perché ormai siamo abbastanza scaltriti al giuoco . Anche questo è un indice dei tempi e del lento accumularsi nelle generazioni di nuove energie intransigenti , disposte a romperla , non a chiacchiere , col passato . Dal " Corriere dell ' Irpinia " del 13 giugno 1925 . V Epilogo semiserio Tutti noi siamo perfettamente d ' accordo : la colpa è di Gian Giacomo . È lui il cattivo genio che ci ha portato a questo stato , è lui che ha corrotto le coscienze , deviata la gioventù , bolscevizzato il mondo . Contro di lui bisogna quindi reagire . Morte , perciò , all ' atomismo democratico . Distruggiamo l ' individuo , anzi sopprimiamo addirittura la parola dal dizionario . Lo Stato è tutto , principio e fine della vita : padre degli individui , e , come Saturno , divoratore dei suoi figli . Affidiamoci allo Stato , non domandiamo come sia nato , che cosa voglia , che cosa faccia . Non abbiamo il diritto di fare queste domande indiscrete , anzi non abbiamo alcun diritto di natura . Tutti i diritti ci provengono dallo Stato come tante specie di affezioni costituzionali . Perciò in Italia siamo tutti etici . Specialmente noi del Mezzogiorno che abbiamo la suprema ventura di avere per compaesano il ministro Rocco , teorico di fama europea , scopritore di dottrine universali , antiliberale di marca . Abbasso il liberalismo ed i suoi epigoni , e viva il grande Rocco , gloria del Sud , che lo ha abbattuto . Ma quale liberalismo ? Il liberalismo di comodo .. Un liberalismo di comodo , risponde Giovanni Gentile ; una specie di pupazzo impagliato per tirarvi contro le pallottole di mota , uno spaventapasseri ideologico , di cui nemmeno i pettirossi hanno più paura . Povero Gian Giacomo , umiliato , superato e distrutto da tanto tempo . " C ' è un liberalismo - scriveva Gentile nel gennaio 1923 [ vedi La nuova politica liberale , p . 9 ] - che fa comodo ai suoi avversari [ al ministro Rocco ! ] e che si sente infatti invocare spesso da tutti , quantunque i più ripugnano ad aderirvi per proprio conto . Ed è il liberalismo materialista del secolo XVIII , nato in Inghilterra nel precedente , ma diventato nel Settecento il credo della Rivoluzione ... Ma c ' è un altro liberalismo , nato nel secolo XIX , nella piena maturità dello stesso pensiero della rivoluzione , attraverso quella critica del materialismo che in tutti i paesi d ' Europa in vario modo condusse alla riaffermazione dei valori spirituali " ; e questo liberalismo è quello che ci proviene dal pensiero vichiano ed attraverso l ' opera del Cuoco e dello Spaventa ha permeato il pensiero della Destra storica . Questo , secondo Gentile , è il liberalismo ideologicamente sano , la dottrina dello Stato etico , ed ha una storia affermata che non si può distruggere : questo , aggiungiamo noi , è il liberalismo idealista che gli uomini della Destra hanno tentato tradurre in categorie storiche . Che cosa c ' entra dunque Gian Giacomo ed il liberalismo materialistico ? Potremmo anzi dire : chi lo conosce ? Ma Gentile suggerisce : è un liberalismo di comodo , il fantoccio del bersaglio nel giuoco delle tre palle per un soldo , e Rocco non ha temuto di impadronirsi con un tratto di genio ( questo sì che è genio ) del pensiero dell ' idealismo liberale per mettergli la camicia nera . Il fascismo ha finalmente una dottrina , nuova , fiammante di zecca , partorita come Minerva dal cervello di Giove , e , per giunta , una dottrina meridionale . Così il pensiero più tragicamente serio che sia nato in queste aride ed ultrafilofasciste terre , si è trasformato in un passaporto filosofico per giustificare la rivoluzionaria azione dei microbi della cancrena travestiti da commissari regi nei piccoli comuni di campagna . ... e le corna al Podestà Ed è perciò che con perfetta applicazione dialettica si è invocato il Podestà . È così logico il trapasso che Bertrando Spaventa stesso , se tornasse in vita , sarebbe costretto a riconoscere che tra lo Stato e l ' individuo , e tra l ' Autorità e la Libertà non vi è altra sintesi storica possibile che il Podestà . Anzi il Podestà è sintesi delle sintesi , cioè principio ed unico della vita statale . Voi non potete immaginare , cari amici del Nord , come ci sollazzano queste trovate . E badate non sollazzano soltanto i nostri cervelli di sofisti bizantini e di curiali giurisdizionalisti , dispersi tra i monti a ricercare nelle aride crete o tra le ristoppie cantate dalle cicale , quanto Medioevo ancora viva in quest ' atmosfera di fuoco , e quanto evo moderno ci porti quotidianamente la carta stampata , ma sollazzano ancora più i nostri contadini , cervelli semplici , chiari , dialettici - questi sì che sono dialettici - affamati di terra e di libertà . Io già li sento dire : il Podestà , ah sì , e a me che me ne importa ? Ora lo chiamano Sindaco , domani lo chiameranno Podestà , ma saranno sempre le sciammerèche a comandare . Le sciammerèche , cari amici del Nord , sono i borghesi rurali , avari , sudici , assenteisti , analfabeti , volgari , cinici che ad ogni cambiamento di governo si offrono come tutori dell ' ordine . Nessun governo può fare senza di loro , nessun governo ha mai pensato di distruggerli . Solo la storia , l ' economia politica , e la vaporiera , camminando ogni giorno verso un avvenire migliore , ne scalfiscono il dominio , tolgono una pietra all ' edificio . E a mano a mano che questo processo si sviluppa , il lavoratore sobrio , devoto e pio , generoso e silenzioso , alza la testa verso il cielo e si sente uomo . Altro che l ' atomismo individualistico ! ... Non vi sono che i torbidi cervelli dei piccoli borghesi trasformisti che possono sognare di arrestare questa marcia . Una grande marcia , amici del Nord , sognata dai precursori , sognata da Vico , da Cuoco e da Spaventa , dietro la quale segue a grandi giornate lo Stato etico : una marcia che si svolge nei cuori e nei cervelli degli umili e li avvicina per vie ignote ai grandi ideali nazionali , verso la coscienza di se stessi , e dell ' appartenenza alla società ed allo Stato . Contro questa marcia - noi lo vaticiniamo fin da ora - inutile la difesa del Podestà . Il giorno fissato dal destino salteranno via tutti i Podestà ... oppure , secondo la consuetudine , aderiranno ai nuovi tempi . Risparmiatevi , perciò , questa fatica sciocca e lasciatevi consigliare da chi ne sa più di voi . Non permettete al " Mattino " di prendere in giro il " Podestà " proprio quando sognate , a mezzo suo , di costruirvi una autorità . In quanto al ricordo che del Podestà rimane nella letteratura popolare ed in quella scritta , - dice il " Mattino " , - esso è miserabile . È indubbio che il Podestà ha accentrato su di sé l ' odio delle popolazioni : cosa che non accade né ai nostri prefetti , né ai nostri magistrati . Il solo istituto del XIV e XV secolo del quale il folclore popolare conservi ancora traccia è il Podestà , nel noto proverbio : " Ecco fatto il becco all ' oca e le corna al Podestà " . Questo dimostra che nell ' opinione delle popolazioni dell ' epoca il Podestà era cornuto . Bisogna far grande attenzione a queste manifestazioni della sensibilità popolare . Un magistrato in fama di essere cornuto soffre indubbiamente di grande lesione nella sua autorità . Se poi il popolo gli attribuisce questa qualità indipendentemente dalla condotta di sua moglie , e indipendentemente dal fatto che egli sia coniugato - come sembra sia stato il caso del Podestà - bisogna concludere che le corna vengono attribuite non all ' uomo , ma alla carica ; e questo è un sintomo gravissimo di impopolarità . Ora , il proverbio citato sembra indicare che , nella opinione delle popolazioni dell ' epoca , le corna venivano al Podestà così naturalmente come il becco nasce all ' oca . I Francesi moderni hanno un pregiudizio analogo contro il capostazione . " Il est cocu , le chef de gare " , canta la loro canzone . Ma il loro equo razionalismo aggiunge subito : " S ' il est cocu , c ' est que sa femme l ' a voulu " . Nel caso del Podestà , nessuna spiegazione di questo genere : e dobbiamo concludere che esso è stato cornuto per ragione del suo ufficio . Lasciate perciò che sia cornuto il sindaco ogni qualvolta abbia una moglie ingrata , ma non permettete che la nuova carica possa essere diminuita da un attributo così pericoloso nel Sud . Perché , vedete , amici del Nord , i meridionali attribuiscono tanta importanza alla fedeltà delle donne coniugate , da negare ogni autorità , anzi da mettere nel più terribile dei ridicoli i mariti disgraziati . Il Podestà perciò è un nome inadattabile , dati i precedenti . Vogliamo il capo ­ urbano Questo nome è presto trovato : il capo ­ urbano . Nessun appellativo è infatti più italiano e più borbonico di questo . Gli urbani e guardie urbane - narra il De Cesare - erano una milizia locale , composta generalmente di operai e di bottegai e contadini , i quali non vestivano divisa e solo portavano , in servizio , una coccarda rossa al cappello o alla coppola . C ' era nei comuni un posto di guardia , dove ogni sera gli urbani convenivano alla spicciolata per turno , armati di schioppi di loro proprietà . Avevano il privilegio di ottenere gratuitamente il porto d ' armi ma non il permesso di cacciare . Nei piccoli paesi il capo ­ urbano era l ' uomo più temuto dopo il giudice regio , perché vigilava , riferiva , denunziava e dava informazioni al giudice , all ' aiutante ed al sottointendente . Ve li figurate voi questi capo ­ urbani nell ' esercizio delle loro funzioni , controllare , riferire , soprattutto denunziare ? So benissimo che erano ritenuti e chiamati spioni e ferocemente odiati , ma appunto perciò erano utili ad impedire che la licenza trionfasse e che l ' atomismo democratico corrompesse la Sacra autorità di Sua Maestà Ferdinando II , che Dio salvi . Chi può valutare gli oscuri servigi resi da questi minuscoli ras per la salvezza del trono ? Chi non ricorda con quanto accanimento perseguirono gli attendibili ? Essi fecero fino all ' ultimo giorno il loro dovere , con una tenacia ed una fedeltà degna della causa che sostenevano e se non riuscirono ad impedire il dilagare dell ' eresia liberale , non fu colpa loro . Oggi hanno diritto a questa grande riabilitazione storica , e le plebi meridionali , ancora borboniche nel sangue , li accoglieranno come i discepoli accolsero il Maestro dopo la resurrezione . Resurrexerunt i sacri militi dell ' Autorità - canterà la leggenda - e tornarono con la rossa coccarda ed il giglio dell ' innocenza a difendere le docili popolazioni del Sud dalle insidie della disgregazione liberale . Mercé loro il trasformismo fu sconfitto . Non vi furono più elezioni , quindi non vi furono più trasformisti . Questo argomento è indubbiamente principe per sostenere la necessità della riforma . Anche i meridionalisti più convinti possono aderirvi , se vogliono liberare il Mezzogiorno dalla triste genia dei saltimbanchi politici . O governativi a vita , o attendibili a vita . Tertium non datur . Casertano non dovrà più lavorare di gomiti per brandire la divisa . Se l ' è procurata , nessuno gliela insidierà . Purché il Sire sia contento dei suoi servigi nessuno potrà , con colpi mancini , togliergli il bastone del comando . Il Podestà dei Podestà E giacché lo abbiamo nominato , permettete , amici del Nord , che io vi reciti l ' elogio di quest ' uomo , che ben può definirsi , con l ' Emerson , l ' Uomo Rappresentativo del Mezzogiorno . Egli nacque in una zona selvaggia , in cui solo i bufali ed i mazzoni , armati a cavallo , riempiono il paesaggio . Paese sterminato e deserto , sacro alla Dea Febbre , ove la vita è una lotta quotidiana con gli elementi ; ove l ' uomo si trova solo di fronte alla natura aspra e selvaggia , e non sente ancora il bisogno di crearsi lo Stato etico , dato che ivi impera un ' altra sovrana della patologia : la malaria . Ed è perciò che in quella zona , tra i canneti e gli acquitrini , nella landa sterminata e nei casolari di paglia , tra i butteri felici di galoppare al vento sulla nuda groppa delle cavalle indomite , la vita soddisfa ai suoi bisogni con mezzi eccezionali : altre forme di associazione regnano che non siano quelle riconosciute dal Codice civile o dal Codice di commercio , e la libertà naturalistica cede solo alle esigenze di una giustizia autoctona che non fallisce mai , come quella ufficiale . Casertano è il capo indiscusso di questa regione , e , se i tempi non fossero così malvagi , egli sarebbe lieto di prodigarsi nella pianura sconfinata come un patriarca , duce e legislatore di questo popolo semplice . Ma vi sono le esigenze dell ' Unità . Roma vuole imprimere la sua orma anche nelle pozzanghere dei mazzoni , vuole distendere le sue aquile imperiali su ogni rupe , su ogni terra , su ogni fosso . Bisogna perciò mediare l ' idea imperiale con tutte le idee locali , operare tante sintesi regionali quante ne occorrono per impedire che la burocrazia si riveli quale è , vuota di pensiero e ricca di formule e di presunzione , arrivare infine alla grande sintesi nazionale . E per far ciò occorrono dei mediatori . Ben si sa : i mediatori affrontano gli ostacoli , avvicinano i consensi , cancellano le differenze . Differiscono secondo la materia che trattano , ma sono sempre preziosi . Alcuni operano nelle fiere e sono i più malfamati , ma a torto ; altri operano nel commercio ordinario , nelle vendite immobiliari , negli affari legali in margine alla Sacra Maestà della Giustizia : altri infine operano nella politica e portano per mille vie al centro della Nazione i consensi della periferia . Per queste necessità nazionali i buoni mazzoni hanno dovuto crearsi una classe dirigente , cioè una classe di mediatori . Questi mediano nelle fiere e negli affari commerciali in genere : mediano tra la giustizia autoctona e quella ufficiale , tra l ' anarchia prestatale delle popolazioni ed il feudalismo statale del centro . È naturale che dove la distanza tra i termini da mediare è maggiore , ivi occorre più diplomazia . I nostri uomini politici sono infatti dei grandi diplomatici . Ora in questo ambiente e per queste necessità ideali Casertano cominciò la sua carriera di ambasciatore dei mazzoni presso il governo italiano . Naturalmente l ' inizio fu impetuoso , come per tutti i grandi leaders meridionali . Era l ' epoca del radicalismo : un ' epoca intellettualmente buffa , come tutte le concezioni politiche della piccola borghesia meridionale : l ' epoca cioè dell ' individualismo industriale applicato alla transumanza delle pecore ed alla fabbricazione delle ricotte . Ma Casertano non si spaventò , ed in nome di questi ideali dissertò nelle aule polverose del tribunale di Santa Maria Capua Vetere e delle preture dipendenti . Il suo avversario Gioacchino Della Pietra forse ne ride ancora , egli che già aveva fatta tutta la sua carriera di diplomatico mazzonaro e si assideva sicuro sul suo trono di ras . In effetto , Casertano allora credeva sul serio ai grandi ideali della Loggia e si meravigliava non poco che i butteri ed i fittavoli del Nolano , presso di cui in un secondo tempo cercò asilo , non presentissero la sua futura grandezza . Trascinò così , per lungo tempo , la sua conoscenza della legge comunale e provinciale , l ' unico libro che abbia studiato a fondo , dinanzi alla Giunta provinciale amministrativa di Terra di Lavoro , finché l ' ora venne . Lo mandò al Parlamento Nola , la piccola cittadina campana , madre della dialettica bruniana , ed ancora oggi memore dell ' oratoria polemica di Guido Podrecca , anche lui , come il grande Casertano , finito fascista . Nola veramente in quell ' epoca aveva - come ha tuttora - assai fede nel culto di san Paolino , inventore delle campane , e la cavalleria più volte dovette intervenire per salvare Podrecca e Casertano dai furori eroici dei curati del contado , aizzanti a suon di fischi e pietrate , l ' irritazione sanfedista dei villici , ma la tenacia del nostro uomo finì per trionfare e l ' ambasciatore dei mazzoni fu mandato in Parlamento . Io non so quante mediazioni furono necessarie per questa vittoria : quante sintesi occorsero . So soltanto che da quell ' epoca la storia di Casertano si identificò con quella nazionale . Egli era un predestinato in nome del compasso , pronto però a mediare con la croce e con la mezzaluna , ed il suo destino si avverò . In qual modo non occorre dire , perché è noto . Lentamente il nostro uomo divenne veramente rappresentativo , finché il fascismo , con quell ' intuito di intransigenza che giustamente Farinacci celebra , lo elevò a mediatore di tutto il Mezzogiorno , quasi quasi a vicerè dei reali domini al di qua del Faro . È naturale , perciò , che con l ' istituzione del Podestà o del capo ­ urbano - il che fa lo stesso , trattandosi soltanto di una questione di nomi - si pensi anche a sistemare la posizione di Casertano , a mantenergli cioè la qualità di ambasciatore del Mezzogiorno presso il regime . Si potrebbe , perciò , creare la carica di Podestà dei podestà , conferendole i poteri e le attribuzioni di sorvegliare i nuovi funzionari governativi . Solo allora l ' atomismo democratico sarà veramente distrutto nella glorificazione di colui che col suo sacrificio seppe redimere il Mezzogiorno . Da " La Rivoluzione Liberale " del 20 settembre 1925 . APPENDICE SECONDA DUE GIUDIZI I Un giudizio di Luigi Sturzo È degno di nota il tentativo di Guido Dorso di riportare il problema meridionale nelle fasi della storia dell ' Italia dall ' unificazione al momento presente , e di dargli un contenuto . Sono pochi ( purtroppo ) che han superato tanto lo stato d ' animo dei meridionali che vedono nel governo centrale il protettore ed il salvatore del Mezzogiorno , quanto la corrente problemistica di particolari bisogni e di analitiche soluzioni , sia pure agitate e rivendicate con spirito d ' indipendenza . Egli considera il problema meridionale in termini politici , come un problema di Regime , non specifico del Mezzogiorno , ma generale dell ' Italia . Sotto questo aspetto il lavoro del Dorso a prima vista può dare al lettore la impressione che la questione c ' entri in linea secondaria , come per amore della tesi , ma che il libro ( togliendo di colpo i capitoli V , VI , XIV e XV e altri pochi tratti qua e là ) potrebbe rimanere un bel saggio di sintesi storica della politica italiana senza incomodare la questione meridionale . Forse a questa impressione contribuisce in qualche modo il taglio del lavoro , nel quale in tre libri differenti per soggetto , la parte critica storico ­ generale assorbe la mente del lettore ed il nesso intimo , che tutto ciò ha con la questione meridionale , non si rivela nella sua completa luce . E il lavoro è diviso in tre libri : il I ha il titolo : Gli aspetti storici della politica unitaria e la questione meridionale ; il II ha il titolo : I partiti storici e la questione meridionale ; e il III : Lo Stato storico e la rivoluzione meridionale . Ho detto sembra , ma non è : poiché il punto centrale è proprio la questione meridionale , vista attraverso il problema politico generale d ' Italia , e in questo sta l ' interesse che desta il lavoro del giovane scrittore . Il suo pensiero può riassumersi così . L ' unificazione italiana , pur partendo da presupposti rivoluzionari , fu condotta avanti e completata al di fuori dello spirito rivoluzionario , in un compromesso tra la monarchia piemontese , che estese il suo dominio su tutta l ' Italia e la classe conservatrice borghese del Nord , che assodò la sua posizione economica , col sacrificio dell ' idea liberale . La borghesia rurale del Sud , a sua volta , entrando a far parte del nuovo Regno , si garantì il suo feudalismo terriero e municipale , rinunziando alla reale partecipazione della vita politica , che rimase piemontese e nordica . Questa si chiama " la conquista regia " , e il Mezzogiorno fu reputato in sostanza come una colonia . I partiti storici continuarono questa politica iniziale , sviluppando il protezionismo industriale del Nord ( Sinistra ) e l ' operaismo cooperativo e sindacalista a peso dello Stato ( socialismo ufficiale ) , sacrificando i veri interessi del Mezzogiorno , che si contentò di dare la materia parlamentare del trasformismo e il mezzo costante delle larvate dittature governative . Il solo che cercò di trarre il Partito socialista dal terreno del compromesso economico e dalle spire della conquista regia fu il Salvemini , che però fallì sul terreno del partito , che egli dovette abbandonare ; e non ebbe successi sul terreno della questione politica meridionale , perché troppo impigliato nel problemismo . Nel campo liberale furono Giustino Fortunato e De Viti De Marco a comprendere i termini reali del problema meridionale , ma nessuno dei due assurse alla visione politica di esso . La politica generale giolittiana fu morfinizzante per tutte le vitalità del paese , e principalmente per il Mezzogiorno . La grande guerra travolge le forze politiche ed economiche , e rimette in primo piano tutto il problema politico originato dalla conquista regia e dalla politica di mezzo secolo del nostro Stato unitario . I partiti cercano di orientarsi . Il Partito socialista si volge verso la corrente bolscevizzante , pur restando un fenomeno prevalente dell ' Alta Italia , con una radicale incomprensione politica di tutto il resto . Il Partito popolare imposta il problema con la sua tendenza antistatale , il suo sistema autonomistico e decentratore , ma è legato alle necessità di un partito nazionale ( nel senso che abbraccia tutte le province italiane e quindi il contrasto intimo del Nord e Sud ) ; ciò nonostante per istinto rivoluzionario fa con successo la sua battaglia antigiolittiana , e tenta di imporre il movimento agrario come riabilitazione politica delle forze rurali . Ma è immobilizzato dalle correnti localistiche e dalle consorterie parlamentari , alle quali il Mezzogiorno aderisce sempre con maggiore adattabilità e forza di tradizione . Di questa tradizione sono esposti il radicalismo prima , e il democratismo di Amendola e di Cesarò dopo , che sotto diversi aspetti restano nell ' orbita del conservatorismo della conquista regia e del trasformismo giolittiano . Sopravviene il fascismo : fenomeno esclusivamente dell ' Alta Italia , esso viene utilizzato dal conservatorismo in funzione rivoluzionaria per fermare la via alle correnti socialiste e popolari , che , per quanto avverse e con linee non coerenti , agivano o meglio potevano agire in autonomia di mosse , al di fuori della tradizione del compromesso tra Corona e borghesia redditiera e conservatrice . Mussolini , senza cessare la forma rivoluzionaria , anzi portandola nella espressione esteriore del suo governo , si presta alla mediazione tra il conservatorismo monarchico ed il paese . Il Mezzogiorno è assente dal movimento fascista fino quasi alla marcia su Roma . Quello che nel Sud esisteva era un semplice fatto e senza convinzioni . Il fenomeno di adattamento del fascismo meridionale , non è che la ripetizione di quel che fece nel Mezzogiorno la borghesia rurale del Risorgimento . Essa si è garantita il predominio locale , con rinunzia a qualsiasi partecipazione o controllo politico sul paese . Il tentativo di Padovani di risolvere la del Mezzogiorno sul terreno di una contingenza di partito e di uno spossessamento della classe dirigente del luogo , cadde appena all ' inizio . Dopo l ' avvento fascista alcune correnti tra i repubblicani ed i comunisti e altre dei partiti locali come il sardo di Azione , cominciano ora ad intravedere il nesso del problema politico del Mezzogiorno , come problema di autonomismo e di ruralismo e per l ' effettiva partecipazione alla vita del regime , come forza rivoluzionaria contro lo Stato storico italiano . Questa può dirsi la " rivoluzione meridionale " , che va maturandosi attraverso le dure esperienze del presente . Spero di avere con precisione e chiarezza esposto il pensiero dell ' Autore ; dico spero , perché se c ' è un difetto in questo libro è lo sforzo di una sintesi di formule astratte , per rappresentare fatti e realtà concrete . Le linee del pensiero risultano chiare , ma il riferimento al concreto può essere non poche volte equivocato , per il gusto di generalizzazioni , che a volte eccedono la piccola portata dei fatti contingenti : come è , ad esempio , l ' importanza data al fenomeno Padovani nella Campania e al Partito sardo di Azione o al comunismo di Gramsci . Ma questo difetto , emendabilissimo , non toglie nulla all ' impostazione del problema e alla visione storica della formazione del Regno unitario e alla posizione dei partiti politici , che in sostanza risulta molto vicino alla realtà e al significato politico di essa . Se c ' è un appunto da fare , o meglio un dubbio da sollevare , è sul terreno economico . Il Mezzogiorno non ha potuto mai conquistare un vero controllo sui pubblici poteri , né esprimere una prevalenza politica , nei confronti dell ' Alta Italia , perché la sua struttura economica precapitalistica e feudalizzante , e la sua posizione geografica al di là dei centri di polarizzazione dei commerci , non gli han consentito di misurarsi nella lotta con gl ' interessi dell ' Alta Italia . La politica italiana non poteva uscire fuori dal triangolo Milano ­ Genova ­ Torino con la punta avanzata della Val Padana , Emilia , Romagna . Questo gruppo d ' interessi , sia perché vigoreggianti sullo sfruttamento del resto d ' Italia , specialmente del Mezzogiorno , sia perché poggianti sopra industrie parassite , o quasi , che postulavano la mediazione economica dello Stato fra essi e il resto della popolazione consumatrice , in tanto poteva sostenersi in quanto la politica fosse dalla propria parte ( dittature larvate o palesi ) , e in quanto fosse conservatrice . E poiché la politica ideale o delle correnti dei partiti non poteva prendere il nome di conservatrice ( nome inviso ed impopolare ) , così prima fu quella liberale , poi quella democratica , con filìe socialiste ( a ragionevole distanza ) , e infine socialista ; onde i rappresentati di questi gruppi d ' interessi furono all ' esterna apparenza liberali o democratici , come oggi sono fascisti ; perché alla loro volta , i governi , fasci sta o democratico o liberale , facessero sempre la politica sostanzialmente conservatrice . I socialisti , in quanto entrarono nell ' orbita dell ' industrialismo e furono obbligati a sostenere gl ' interessi dell ' industria parassita - perché così difendevano una serie d ' interessi operai - e in quanto entrarono nell ' orbita degl ' interessi fondiari delle zone bonificate , per sviluppare il loro movimento rurale cooperativo , non potevano che essere il miglior puntello di una simile qualifica . Cosa aveva da contrapporre il Mezzogiorno ? l ' emigrazione ne fu la valvola di salvezza . Il sudato risparmio meridionale fu pompato dallo Stato a mezzo di tasse o di rendita pubblica e buoni del tesoro o C . P . , per beneficiare il Nord delle disponibilità del tesoro , e , a mezzo delle grandi banche , potente veicolo di economia , a favore delle grandi industrie del Nord , le quali venivano sorrette a mezzo delle tariffe protettive , sistema atto ad assicurare il trionfo di un industrialismo artificioso . Si comprende bene come a questa politica necessitava una centralizzazione statale sempre più serrata , e una impermeabilità ad altre forze estranee ad essa ; necessitava un centro bancario prevalente , con esclusione di altri concorrenti incomodi ; necessitava l ' esercizio di un dominio illimitato , anche se le forme parlamentari potevano far credere che un limite vi fosse . In questo giro chiuso e ristretto le classi politicanti del Mezzogiorno si sono trovate a loro agio a tener soggetta la plebe rurale e a dare piccolo sfogo all ' artigianato e alla media borghesia con le lotte municipali . Quando fu concesso il suffragio universale si ebbe nel Mezzogiorno un senso di paura , vinto subito dal fatto che poté essere incanalato nelle vecchie figure dei partiti locali . Ma la paura aumentò quando venne la proporzionale , il vero primo mezzo di emancipazione delle forze politiche tenute costrette al ritmo degl ' interessi prevalenti . Il vero primo atto rivoluzionario ( nel senso esatto e non violento della parola ) fu proprio la proporzionale . Per questo fatto il Mezzogiorno benpensante fu ostile ; perché ( è qui il nucleo della situazione politica del Mezzogiorno ) le classi della borghesia predominante ricacciano sempre indietro le masse contadine e i ceti operai da una partecipazione organizzata alla vita pubblica , per tema di perdere non solo il monopolio della politica municipale e provinciale , ma anche il dominio economico senza limitazioni e senza controlli . Sotto questo punto di vista il problema del latifondo meridionale , agitato dai popolari , toccava non il lato tecnico ( che poteva essere incompleto e deficiente ) ma il lato politico della emancipazione rurale . Se si arrivava a condurre in porto la legge votata dalla Camera dei Deputati nel luglio 1922 , si dava un altro colpo maestro per la formazione della vita politica del Sud . E il terzo colpo sarebbe stato quello della costituzione della Regione e della maggiore autonomia della vita locale , per poter creare ( sia pure attraverso dure esperienze ) una coscienza politico ­ amministrativa in più larghe zone della popolazione meridionale . Restava , come sempre , grave la situazione economica , in rapporto al predominio politico . Il colpo che si preparava ( e del quale fu un segno l ' ordine del giorno proposto da Cingolani per l ' abolizione della protezione siderurgica , pur temperandola con premi transitori ) era quello di ridurre il sistema protettivo e di avviare il paese verso la libertà economica . Il Mezzogiorno così sarebbe passato dal rango di colonia a quello di provincia unitaria del Regno . Tutto ciò fu concepito e sostenuto dal Partito popolare , nonostante che la maggior parte dei suoi deputati e delle sue organizzazioni fossero dell ' Alta Italia , nella convinzione generale che non poteva rigenerarsi il Paese , che con un ' evoluzione verso lo Stato decentrato ed economicamente libero , con un Mezzogiorno rimesso nell ' equilibrio statale . Il Mezzogiorno , quello politicante , non comprese il partito popolare , e lo avversò ; e il Mezzogiorno operaio e contadino non era in grado di poterlo conoscere se non attraverso le opere . Queste furono troncate per il sopravvenire degli avvenimenti . Oggi il Mezzogiorno è in grado di rifarsi un concetto esatto della sua posizione politica ed economica ? Il problema è di nuovo complicato con il problema politico dell ' intera Italia : sicché si può dire che oggi non esiste un problema politico del Mezzogiorno distinto da quello generale . Torna la posizione del primo Risorgimento , e torna con tutti i suoi dubbi e le sue formule , i suoi contrasti e le sue speranze . È bene , intanto , che gli scrittori ritornino a studiare ed a scrivere , e gli uomini di carattere a lottare e a soffrire . II La questione meridionale nel pensiero di Antonio Gramsci Nel 1930 la rassegna del Partito comunista , " Stato operaio " , pubblicò un saggio di Antonio Gramsci sulla questione meridionale , che costituisce ancor oggi una presa di posizione di grande interesse teorico , assai utile per comprendere la politica che il Partito comunista si ripromette di svolgere nel prossimo avvenire . Questo saggio , da moltissimi ritenuto il più profondo scritto del compianto Autore , è un notevole sforzo per uscire dal terreno puramente ideologico ed impossessarsi di una realtà politico ­ sociale , che , nel suo ermetismo , appare ribelle ad ogni esegesi , poiché quando ne avete afferrato e sottolineato alcuni aspetti , che vi sembrano preminenti , vi sorge il dubbio che altri aspetti abbiano maggiore importanza e tutta l ' analisi sia ancora da rifare . Però se queste difficoltà teoriche veramente esistono e non sono soltanto il frutto dell ' angustia mentale di coloro che fino a questo momento si sono cimentati con esse , non è meno vero che tutti i tentativi di approfondimento della realtà hanno inestimabile importanza , sia perché approntano un sempre più vasto materiale d ' indagine , sia perché necessariamente contribuiscono a rendere meno imperfetta per le masse la coscienza del proprio disagio e più efficace la loro azione . E poiché lo scritto di Antonio Gramsci è divenuto addirittura introvabile , credo opportuno riferire per sommi capi le sue considerazioni e riesaminarle al lume degli ultimi avvenimenti , soprattutto perché al popolo meridionale interessa assai che il proletariato italiano eviti nel prossimo futuro tutti gli errori che spinsero fatalmente il vecchio Partito socialista in una posizione antimeridionalistica , e contribuirono così efficacemente al successo del giolittismo . Sotto questo punto di vista , anzi , il pensiero di Gramsci è così tagliente , e la sua revisione critica così sincera , che non si può non sottolineare il parallelismo con altre dottrine meridionaliste elaborate in sede strettamente politica e senza pregiudizi classisti . E che si tratti di una revisione , e più esattamente di una revisione critica , cioè non di un riesame ideologico , ma di un esame di coscienza storico ­ politico , lo confessa lo stesso Autore , quando , quasi autobiograficamente , ci rende conto di un processo di adeguamento alla realtà , svoltosi sotterraneamente in quell ' élite dell ' " Ordine Nuovo " di cui egli fu indubbiamente il più forte cervello . Il primo problema da risolvere , per i comunisti torinesi , era quello di modificare l ' indirizzo politico e l ' ideologia generale del proletariato stesso , come elemento nazionale che vive nel complesso della vita statale , e subisce inconsapevolmente l ' influenza della scuola , del giornale , della tradizione borghese . È noto quale ideologia sia stata diffusa in forma capillare dai propagandisti della borghesia nelle masse del Settentrione : il Mezzogiorno è la palla di piombo che impedisce più rapidi progressi allo sviluppo civile dell ' ' Italia ; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori , dei semibarbari o dei barbari completi , per destino naturale ; se il Mezzogiorno è arretrato , la colpa non è del sistema capitalistico o di qualsivoglia altra causa storica , ma della natura che ha fatto i meridionali poltroni , incapaci ; criminali , barbari , temperando questa sorte matrigna con l ' esplosione puramente individuale di grandi geni , che sono come le solitarie palme in un arido e sterile deserto . Il Partito socialista fu in gran parte il veicolo di questa ideologia borghese nel proletariato settentrionale ; il Partito socialista diede il suo crisma a tutta questa letteratura " meridionalista " della cricca di scrittori della cosiddetta scuola positiva come i Ferri , i Sergi , i Niceforo , gli Orano e i minori seguaci che in articoli , in bozzetti , in novelle , in romanzi , in libri d ' impressioni e di ricordi ripetevano in diverse forme lo stesso ritornello ; ancora una volta la " scienza " era rivolta a schiacciare i miseri e gli sfruttati , ma questa volta essa si ammantava dei colori socialisti , pretendeva essere la scienza del proletariato . I comunisti torinesi reagirono energicamente contro questa ideologia , proprio a Torino , dove i racconti e le descrizioni dei veterani della guerra contro il " brigantaggio " nel Mezzogiorno e nelle Isole avevano maggiormente influenzato la tradizione e lo spirito popolare . Reagirono energicamente in forme pratiche , riuscendo ad ottenere risultati concreti di grandissima portata storica , riuscendo ad ottenere , proprio a Torino , embrioni di quella che sarà la soluzione del problema meridionale . Con queste considerazioni il proletariato , e , più esattamente , l ' élite che lo dirigeva , si divise in due gruppi disuguali , e di contro alla massa riformista , asserragliata intorno alle greppie della Confederazione generale del lavoro ed al suo mastodontico stato maggiore sindacale e politico , si spiegò inesorabile la critica di questo piccolo intellettuale sardo , che portava nascosti nelle pieghe del suo cervello i residui di una tradizione plurisecolare di miserie e di sofferenze , illuminantisi di nuova luce al lume dell ' inesorabile critica storico ­ politica . Cominciò , quindi , lo sforzo per acquistare coscienza della società in cui si viveva e si voleva agire e le nebbie delle ideologie si dissolsero . Il proletariato doveva fare suo questo indirizzo per dargli efficienza politica : ciò è sottinteso . Nessuna azione di massa è possibile se la massa stessa non è convinta dei fini che vuole raggiungere e dei metodi da applicare . Il proletariato per essere capace di governare come classe , deve spogliarsi di ogni residuo corporativo , di ogni pregiudizio o incrostazione sindacalista . Cosa significa ciò ? Che non solo devono essere superate le distinzioni che esistono tra professione e professione , ma che occorre , per conquistarsi la fiducia ed il consenso dei contadini e di alcune categorie semiproletarie della città , superare alcuni pregiudizi e vincere certi egoismi che possono sussistere e sussistono nella classe operaia come tale anche quando nel suo seno sono spariti i particolarismi di professione . Il metallurgico , il falegname , l ' edile , ecc . devono non solo pensare come proletari e non più come metallurgico , falegname , edile , ecc . ma devono fare ancora un passo avanti : devono pensare come operai membri di una classe che tende a dirigere i contadini e gl ' ' intellettuali , di una classe che può vincere e può costruire il socialismo solo se aiutata e seguita dalla grande maggioranza di questi strati sociali . Se non si ottiene ciò , il proletariato non diventa classe dirigente , e questi strati , che in Italia rappresentano la maggioranza della popolazione , rimanendo sotto la direzione borghese , dànno allo Stato la possibilità di resistere all ' impeto proletario e di fiaccarlo . Ebbene : ciò che si è verificato nel terreno della questione meridionale , dimostra che il proletariato ha compreso questi suoi doveri . Questo primo passo era indubbiamente promettente . Esso indicava un ' esigenza critica che il socialismo italiano fin allora aveva trascurata e che aveva contribuito non solo a determinare la sua insufficienza rivoluzionaria , ma lo aveva addirittura condotto alla catastrofe . Ed , immediatamente dopo questi primi accenni , l ' Autore non tarda ad imbroccare la strada giusta ed a denudare tutte le miserie della vita pubblica italiana . La borghesia , già prima della guerra , non poteva più governare tranquillamente . L ' insurrezione dei contadini siciliani nel 1894 e l ' insurrezione di Milano nel 1898 furono l ' experimentum crucis della borghesia italiana . Dopo il decennio sanguinoso '90­900 la borghesia dovette rinunziare a una dittatura troppo esclusivista , troppo violenta , troppo diretta ; insorgevano contro di lei simultaneamente , se anche non coordinatamente , i contadini meridionali e gli operai settentrionali . Nel nuovo secolo la classe dominante inaugurò una nuova politica di alleanza di classe , di blocchi politici di classe , cioè di democrazia borghese . Doveva scegliere o una democrazia rurale , cioè un ' alleanza coi contadini meridionali , una politica di libertà doganale , di suffragio universale , di decentramento amministrativo , di bassi prezzi nei prodotti industriali , o un blocco industriale capitalistico ­ operaio , senza suffragio universale , per il protezionismo doganale , per il mantenimento dell ' accentramento statale ( espressione del dominio borghese sui contadini , specialmente nel Mezzogiorno e nelle Isole ) per una politica riformistica dei salari e delle libertà sindacali . Scelse non a caso questa seconda soluzione : Giolitti impersonò il dominio borghese , il Partito socialista divenne lo strumento della politica giolittiana . Se osservate bene , nel decennio 900­910 si verificarono le crisi più radicali nel movimento socialista e operaio : la massa reagisce spontaneamente contro la politica dei capi riformisti . Nasce il sindacalismo , che è l ' espressione istintiva , elementare , primitiva , ma sana , della reazione operaia contro il blocco con la borghesia e per un blocco coi contadini e in primo luogo coi contadini meridionali . Proprio così : anzi , in un certo senso , il sindacalismo è un debole tentativo dei contadini meridionali , rappresentati dai loro intellettuali più avanzati , di dirigere il proletariato . Da chi è costituito il nucleo dirigente del sindacalismo italiano , qual è la essenza ideologica del sindacalismo italiano ? Il nucleo dirigente del sindacalismo è costituito di meridionali quali esclusivamente : Labriola , Leone , Longobardi , Orano . L ' essenza ideologica del sindacalismo è un nuovo liberalismo più energico , più aggressivo , più pugnace di quello tradizionale . Se osservate bene , due sono i motivi fondamentali intorno ai quali avvengono le crisi successive del sindacalismo e il passaggio graduale dei dirigenti sindacalisti nel campo borghese : - l ' emigrazione ed il libero scambio ; - due motivi strettamente legati al meridionalismo . Il fatto della emigrazione fa nascere la concezione della " nazione proletaria " di Enrico Corradini : la guerra libica appare a tutto uno strato di intellettuali come l ' inizio dell ' offensiva della " grande proletaria " contro il mondo capitalistico e plutocratico . Tutto un gruppo di sindacalisti passa al nazionalismo , anzi il Partito nazionalista viene costituito originariamente dagli intellettuali ex sindacalisti ( Monicelli , Forges ­ Davanzati , Maraviglia ) . Il libro di Labriola : Storia di dieci anni ( i dieci anni dal '900 al 910 ) è l ' espressione più tipica e caratteristica di questo neoliberalismo antigiolittiano e meridionalista . In dieci anni il capitalismo si rafforza e si sviluppa , e riversa una parte della sua attività nell ' agricoltura della Valle Padana . Il tratto più caratteristico di questi dieci anni sono gli scioperi di massa degli operai agricoli della Valle Padana . Un profondo rivolgimento avviene tra i contadini settentrionali ; si verifica una profonda differenziazione di classe ( il numero dei braccianti aumenta del 50 per cento secondo i dati del censimento del 1911 ) e ad essa corrisponde una rielaborazione delle correnti politiche e degli atteggiamenti spirituali . La democrazia cristiana e il mussolinismo sono i due prodotti più salienti dell ' epoca : la Romagna è il crogiuolo regionale di queste due attività , il bracciante pare essere diventato il protagonista sociale della lotta politica . La democrazia sociale , nei suoi organismi di sinistra ( l ' " Azione " di Cesena ) e anche il mussolinismo cadono rapidamente sotto il controllo dei " meridionalisti " . L ' " Azione " di Cesena è una edizione regionale dell ' " Unità " di Gaetano Salvemini . L ' " Avanti ! " , diretto da Mussolini lentamente , ma sicuramente , si viene trasformando in una palestra per gli scrittori sindacalisti e meridionalisti . I Fancello , i Lanzillo , i Panunzio , i Ciccotti , ne diventano assidui collaboratori . Lo stesso Salvemini non nasconde le sue simpatie per Mussolini , che diventa anche un beniamino della " Voce " di Prezzolini . Tutti ricordano che in realtà , quando Mussolini esce dall ' " Avanti ! " e dal Partito socialista egli è circondato da questa coorte di sindacalisti e di meridionalisti . La ripercussione più notevole di questo periodo nel campo rivoluzionario è la settimana rossa del giugno 1914 : la Romagna e le Marche sono l ' epicentro della settimana rossa . Nel campo della politica borghese una ripercussione più notevole è il patto di Gentiloni . Poiché il Partito socialista , per effetto dei movimenti agrari della Valle Padana , era ritornato , dopo il 1912 , alla tattica intransigente , il blocco industriale , sostenuto e rappresentato da Giolitti perde la sua efficienza : Giolitti muta spalla al suo fucile ; all ' alleanza tra borghesi ed operai sostituisce l ' alleanza tra borghesi e cattolici che rappresentano le masse contadine dell ' Italia settentrionale e centrale . Per questa alleanza il partito conservatore di Sonnino viene completamente distrutto conservando una piccolissima cellula solo nell ' Italia meridionale intorno ad Antonio Salandra . La guerra e il dopoguerra hanno visto svolgere una serie di processi molecolari nella classe borghese della più alta importanza . Salandra e Nitti furono i primi due capi del governo meridionali ( per non parlare dei siciliani , naturalmente come Crispi , che fu il più energico rappresentante della dittatura borghese del secolo XIX ) e cercarono di attuare il piano borghese industriale ­ agrario meridionale , nel terreno conservatore , Salandra , nel terreno democratico il Nitti . ( Tutti e due questi capi di governo furono aiutati solidalmente dal " Corriere della Sera " cioè dall ' industria tessile lombarda ) . Già durante la guerra , il Salandra cercò di spostare a favore del Mezzogiorno le forze tecniche delle organizzazioni statali , cercò di sostituire al personale giolittiano dello Stato un nuovo personale che incarnasse un nuovo corso politico della borghesia . Voi ricordate la campagna condotta dalla " Stampa " specialmente nel 1917­18 per una stretta collaborazione tra giolittiani e socialisti per impedire la " pugliesizzazione " dello Stato : quella campagna fu condotta nella " Stampa " da Francesco Ciccotti , cioè era di fatto una espressione dell ' accordo esistente tra Giolitti e i riformisti . La questione non era da poco , e i giolittiani nel loro accanimento difensivo , giunsero fino ad oltrepassare i limiti consentiti a un partito della grande borghesia , giunsero fino a quelle manifestazioni di antipatriottismo e di disfattismo che sono nella memoria di tutti . Tracciata a grandi linee la storia politica italiana fino all ' avvento del fascismo , la questione meridionale , vera e propria , rimane ermetica ed insolubile , non tanto perché ancora non s ' intravede la via attraverso la quale la soluzione possa avvenire , ma soprattutto perché l ' analisi non è ancora completa . Nel 1927 , quando Gramsci scriveva , il trionfo del fascismo era fresco e tutte le altre ideologie apparivano irrimediabilmente battute . Sembrava , dunque , sterile ogni tentativo critico per impadronirsi dei termini di una questione , che i fascisti asserivano sarebbe stata radicalmente risolta per implicito attraverso l ' ascensione imperialista del nostro paese . Questo punto di vista , come , del resto , ogni altro del fascismo , era conseguenza di daltonismo , ma le repliche , che esso indubbiamente ben meritava , erano tutte a lunga scadenza . Ma , appunto perciò , Antonio Gramsci si sentì portato a quella calma contemplativa che consente i più profondi esami di coscienza , e , nell ' assenza di una vera e propria politica pubblica militante , egli riuscì a portare il suo pensiero ad una così perfetta adeguatezza con la realtà , da produrre risultati che saranno utili a tutti . Il Mezzogiorno può essere definito una grande disgregazione sociale ; i contadini che costituiscono la grande maggioranza della sua popolazione , non hanno nessuna coesione tra loro ( si capisce che occorre fare delle eccezioni : le Puglie , la Sardegna , la Sicilia , dove esistono caratteristiche speciali nel grande quadro della struttura meridionale ) . La società meridionale è un grande blocco agrario costituito di tre strati sociali : la grande massa contadina amorfa e disgregata , gli intellettuali della piccola e media borghesia rurale , i grandi proprietari terrieri e i grandi intellettuali . I contadini meridionali sono in perpetuo fermento , ma come massa essi sono incapaci di dare un ' espressione centralizzata alle loro aspirazioni e ai loro bisogni . Lo strato medio degli intellettuali riceve dalla base contadina le impulsioni per la sua attività politica e ideologica . I grandi proprietari nel campo politico e i grandi intellettuali nel campo ideologico centralizzano e dominano , in ultima analisi , tutto questo complesso di manifestazioni . Come è naturale , è nel campo ideologico che la centralizzazione si verifica con maggiore efficacia e precisione . Giustino Fortunato e Benedetto Croce rappresentano perciò le chiavi di volta del sistema meridionale , e in un certo senso , sono le due più grandi figure della reazione italiana . Gl ' intellettuali meridionali sono uno strato sociale dei più interessanti e dei più importanti nella vita nazionale italiana . Basta pensare che più di tre quinti della burocrazia statale è costituita di meridionali per convincersene . Ora , per comprendere la particolare psicologia degli intellettuali meridionali , occorre tenere presenti alcuni dati di fatto : 1 ) In ogni paese lo strato degli intellettuali è stato radicalmente modificato dallo sviluppo del capitalismo . Il vecchio tipo dell ' intellettuale era l ' elemento organizzativo di una società a base contadina e artigiana prevalentemente ; per organizzare lo Stato , per organizzare il commercio la classe dominante allevava un particolare tipo di intellettuale . L ' industria ha introdotto un nuovo tipo di intellettuale : l ' organizzatore tecnico , lo specialista della scienza applicata . Nelle società dove le forze economiche si sono sviluppate in senso capitalistico , fino ad assorbire la maggior parte dell ' attività nazionale , è questo secondo tipo di intellettuale che ha prevalso con tutte le sue caratteristiche di ordine e di disciplina intellettuale . Nei paesi invece dove l ' agricoltura esercita un ruolo ancora notevole o addirittura preponderante , è rimasto in prevalenza il vecchio tipo che dà la massima parte del personale statale e che anche localmente , nel villaggio e nel borgo rurale , esercita la funzione di intermediario tra il contadino e l ' amministrazione generale . Nell ' Italia meridionale predomina questo tipo , con tutte le sue caratteristiche : democratico nella faccia contadina , reazionario nella faccia rivolta verso il grande proprietario e il governo politicante , corrotto , sleale ; non si comprenderebbe la figura tradizionale dei partiti politici meridionali se non si tenesse conto dei caratteri di questo strato sociale . 2 ) L ' intellettuale meridionale esce prevalentemente da un ceto che nel Mezzogiorno è ancora notevole : il borghese rurale , cioè il piccolo e medio proprietario di terre , che non è contadino , che non lavora la terra , che si vergognerebbe di fare l ' agricoltore , ma che dalla poca terra che ha dato in affitto o a mezzadria semplice , vuol ricavare di che vivere convenientemente , di che mandare all ' università o al seminario i figliuoli , di che fare la dote alle figlie che devono sposare un ufficiale o un funzionario civile dello Stato . Da questo ceto gl ' intellettuali ricevono un ' aspra avversione per il contadino lavoratore , considerato come una macchina da lavoro che deve essere smunta fino all ' osso , e che può essere sostituita facilmente data la superpopolazione lavoratrice : ricavano anche il sentimento atavico e istintivo della folle paura del contadino e delle sue violenze distruggitrici e quindi un abito di ipocrisia raffinata e una raffinatissima arte di ingannare e addomesticare le masse contadine . 3 ) Poiché al gruppo sociale degli intellettuali appartiene il clero , occorre notare le diversità di caratteristiche tra il clero meridionale nel suo complesso e il clero settentrionale . Il prete settentrionale comunemente è figlio di un artigiano o di un contadino ; ha sentimenti democratici , è più legato alla massa dei contadini ; moralmente è più corretto del prete meridionale , il quale spesso convive quasi apertamente con una donna e perciò esercita un ufficio spirituale più completo socialmente , cioè è un dirigente di tutta l ' attività di una famiglia . Nel Settentrione la separazione della Chiesa dallo Stato e l ' espropriazione dei beni ecclesiastici , è stata più radicale che nel Mezzogiorno , dove le parrocchie e i conventi hanno conservato o hanno ricostruito notevoli proprietà immobiliari o mobiliari . Nel Mezzogiorno il prete si presenta al contadino : 1 ) come un amministratore di terra col quale entra in conflitto per la questione degli affitti ; 2 ) come un usuraio che domanda elevatissimi tassi di interesse e fa giocare l ' elemento religioso per riscuotere sicuramente l ' affitto o l ' usura ; 3 ) come un uomo sottoposto alle passioni comuni ( donne e danaro ) e che pertanto spiritualmente non dà affidamento di discrezione e di imparzialità . La confessione esercita perciò uno scarsissimo ufficio dirigente e il contadino meridionale , se spesso è superstizioso in senso pagano non è clericale . Tutto questo complesso spiega il perché nel Mezzogiorno il Partito popolare ( eccettuata qualche zona della Sicilia ) non abbia una posizione notevole , non abbia posseduto nessuna rete di istituzioni e di organizzazioni di massa . L ' atteggiamento del contadino verso il clero è riassunto nel detto popolare : " Il prete è prete sull ' altare ; fuori è un uomo come tutti gli altri " . Queste precisazioni , però , non sono ancora sufficienti , perché esse non chiariscono attraverso quale meccanismo avviene che la grande massa contadina è socialmente e politicamente dominata dall ' esigua schiera dei proprietari terrieri e dei grandi intellettuali . Il contadino meridionale è legato al grande proprietario terriero per il tramite degl ' intellettuali . I movimenti dei contadini , in quanto si riassumono non in organizzazione di masse autonome e indipendenti sia pure formalmente ( cioè capaci di selezionare quadri contadini di origine contadina e di registrare e accumulare le differenziazioni e i progressi che nel movimento si realizzano ) finiscono col sistemarsi sempre nelle ordinarie articolazioni dell ' apparato statale - Comuni , Province , Camera dei Deputati - attraverso composizioni e scomposizioni dei Parti ­ i locali , il cui personale è costituito di intellettuali , ma che sono controllati dai grandi proprietari e dai loro uomini di fiducia come Salandra , Orlando , di Cesarò . La guerra parve introdurre un elemento nuovo in questo tipo di organizzazione col movimento degli ex combattenti , nel quale i contadini ­ soldati e gl ' intellettuali ­ ufficiali formavano un blocco più unito tra di loro e in una certa misura antagonistico coi grandi proprietari . ... Questo tipo di organizzazione è il tipo più diffuso in tutto il Mezzogiorno continentale e in Sicilia . Esso realizza un mostruoso blocco agrario che nel suo complesso funziona da intermediario e da sorvegliante del capitalismo settentrionale e delle grandi banche . Il suo unico scopo è di conservare lo statu quo . Nel suo interno non esiste nessuna luce intellettuale , nessun programma , nessuna spinta a miglioramenti e progressi . Se qualche idea e qualche programma è stato affermato , essi hanno avuto la loro origine fuori del Mezzogiorno , nei gruppi politici agrari conservatori , specialmente della Toscana , che nel Parlamento erano consorziati ai conservatori del blocco agrario meridionale . Il Sonnino e il Franchetti furono dei pochi borghesi intelligenti che si posero il problema meridionale come problema nazionale e tracciarono un piano di governo per la sua soluzione . Quale fu il punto di vista di Sonnino e Franchetti ? La necessità di creare nell ' Italia meridionale uno stato medio indipendente di carattere economico che funzionasse , come allora si diceva , da " opinione pubblica " e limitasse i crudeli arbitri dei proprietari da una parte e moderasse l ' insurrezionismo dei contadini poveri dall ' altra ... Il piano governativo di Sonnino e Franchetti non ebbe mai neanche l ' inizio di un ' attuazione . E non poteva averlo . Il modo di rapporto tra Settentrione e Mezzogiorno nell ' organizzazione dell ' economia nazionale e dello Stato , è tale per cui la nascita di una classe media , diffusa di natura economica ( ciò che significa poi la nascita di una borghesia capitalistica diffusa ) è resa quasi impossibile . Ogni accumulazione di capitali sul luogo e ogni accumulazione di risparmi è resa impossibile dal sistema fiscale e doganale e dal fatto che i capitalisti proprietari di aziende non trasformano sul posto il profitto in nuovo capitale perché non sono del posto . Quando l ' emigrazione assunse nel secolo XX le forme gigantesche che assunse , e le prime rimesse cominciarono ad affluire dall ' America , gli economisti liberali gridarono trionfalmente : " Il sogno di Sonnino si avvera " . Una silenziosa rivoluzione si verifica nel Mezzogiorno , che lentamente ma sicuramente muterà tutta la struttura economica e sociale del Paese . Ma lo Stato intervenne e la rivoluzione silenziosa fu soffocata nel nascere . Il governo offrì dei buoni del tesoro ad interesse certo e gli emigranti e le loro famiglie da agenti della rivoluzione silenziosa si mutarono in agenti per dare allo Stato i mezzi finanziari per sussidiare le industrie parassitarie del Nord . Francesco Nitti , che nel piano democratico è formalmente fuori del blocco agrario meridionale , poteva sembrare un fattivo realizzatore del programma di Sonnino , fu invece il migliore agente del capitalismo settentrionale per rastrellare le ultime risorse del risparmio meridionale . I miliardi inghiottiti dalla Banca di Sconto erano quasi tutti dovuti al Mezzogiorno : i 400 mila creditori del BIS erano in grandissima maggioranza risparmiatori meridionali . A questo punto il profilo statico dell ' intera disamina si è compiuto . Occorre , quindi , passare al profilo dinamico , allo " sbloccamento " del blocco agrario . Ma tale sbloccamento presenta difficoltà tali che sembrano addirittura insormontabili . Sembrano e forse non lo sono , ma la complessità dei fattori in giuoco , e la loro strettissima interdipendenza determinano una situazione che si avvicina al circolo vizioso . Io tornerò su questo argomento nelle considerazioni finali . Ora mi preme dar conto al lettore del pensiero di Gramsci , il quale , a questo punto , pone come fattore dell ' insuccesso dell ' azione politica dei piccoli e medi intellettuali meridionalisti l ' influenza che questi abitualmente subiscono dai grandi intellettuali , i quali sono socialmente e politicamente i più grandi strumenti della conservazione nazionale . Al di sopra del blocco agrario funziona nel Mezzogiorno un blocco intellettuale che praticamente ha servito finora ad impedire che le screpolature del blocco agrario divenissero troppo pericolose e determinassero una frana . Esponenti di questo blocco intellettuale sono Giustino Fortunato e Benedetto Croce , i quali , perciò , possono essere giudicati come i reazionari più operosi della penisola . Abbiamo detto che l ' Italia meridionale è una grande disgregazione sociale . Questa formula , oltre che ai contadini si può riferire anche agli intellettuali . È notevole il fatto che nel Mezzogiorno accanto alla grandissima proprietà siano esistite ed esistano grandi accumulazioni culturali e di intelligenza in singoli individui o in ristretti gruppi di grandi intellettuali , mentre non esiste un ' organizzazione della cultura media . Esiste nel Mezzogiorno la Casa editrice Laterza e la rivista " La Critica " ; esistono Accademie e imprese culturali di grandissima erudizione ; non esistono medie e piccole riviste , non esistono Case editrici intorno a cui si aggruppino formazioni medie di intellettuali meridionali . I meridionali che hanno cercato di uscire dal blocco agrario e di impostare la questione meridionale in forma radicale hanno trovato ospitalità e si sono raggruppati intorno a riviste stampate fuori del Mezzogiorno . Si può dire anzi che tutte le iniziative culturali dovute agli intellettuali medi che hanno avuto luogo nel XX secolo nell ' Italia centrale e settentrionale furono caratterizzate dal meridionalismo , perché fortemente influenzate da intellettuali meridionali : tutte le riviste del gruppo di intellettuali fiorentini , " Voce " , " Unità " ; le riviste dei democratici cristiani , come l ' " Azione " di Cesena ; le riviste dei giovani liberali emiliani e milanesi di G . Borelli , come la " Patria " di Bologna o l ' " Azione " di Milano ; infine la " Rivoluzione Liberale " di Gobetti . Orbene : supremi moderatori politici e intellettuali di tutte queste iniziative sono stati Giustino Fortunato e Benedetto Croce . In una cerchia più ampia di quella molto soffocante del blocco agrario , essi hanno ottenuto che la impostazione dei problemi meridionali non soverchiasse certi limiti non diventasse rivoluzionaria . Uomini di grandissima cultura e intelligenza sorti sul terreno tradizionale del Mezzogiorno ma legati alla cultura europea e quindi mondiale , essi avevano tutte le doti per dare una soddisfazione ai bisogni intellettuali dei più onesti rappresentanti della gioventù colta del Mezzogiorno , per consolarne le irrequiete velleità di rivolta contro le condizioni esistenti , per indirizzarli secondo una via media di serenità classica del pensiero e dell ' azione . I così detti neo ­ protestanti o calvinisti non hanno capito che in Italia , non potendoci essere una riforma religiosa di massa , per le condizioni moderne della civiltà , si è verificata la sola riforma storicamente possibile con la filosofia di Benedetto Croce : è stato mutato l ' indirizzo e il metodo del pensiero , è stata costituita una nuova concezione del mondo che ha superato il cattolicismo ed ogni altra religione mitologica . In questo senso Benedetto Croce ha compiuto un ' altissima funzione " nazionale " : ha distaccato gli intellettuali del Mezzogiorno dalle masse contadine , facendoli partecipare alla cultura nazionale ed europea , e attraverso questa cultura li ha fatti assorbire dalla borghesia nazionale e quindi dal blocco agrario . Da questa situazione che , come ho detto , si avvicina al circolo vizioso , non si può uscire se non attraverso la rottura dei medi e piccoli intellettuali con l ' ambiente culturale nel quale si sviluppano . Cosa non impossibile , ma certo assai difficile , e che comunque finora non si è mai verificata . Perciò , sosteneva Gramsci , occorre incoraggiare tutti i tentativi che gli intellettuali meridionali fanno per rompere con la tradizione sociale e culturale . Egli non pensò all ' ipotesi che , a lungo andare , dallo stesso fianco della tradizione culturale avesse potuto erompere una formidabile corrente di Sinistra , che avesse iniziato il capovolgimento della situazione , forse perché egli riteneva che il meccanismo delle azioni e delle reazioni fosse tale da stroncare ab initio le possibilità di successo di un simile avvenimento . Ma , nella sua spregiudicatezza teorica e nell ' ardente amore per il natio loco , egli considerò fratelli tutti coloro che , servendosi di un ' audace prolepsis , parlarono a nome di masse assenti , di regioni addormentate e di diritti conculcati . La sua simpatia lo spinse a difendere i teneri fiori che il deserto meridionale ogni tanto esprime dalle sue aride zolle , e perciò registrò addirittura con entusiasmo i tentativi che esigue élites compivano per romperla col passato ed utilizzare i risultati della cultura moderna in una direzione che non è quella tradizionale . L ' " Ordine Nuovo " e i comunisti torinesi , se in certo senso possono essere collegati alle formazioni intellettuali cui abbiamo accennato e se pertanto hanno subito l ' influenza intellettuale di Giustino Fortunato e di Benedetto Croce , rappresentano però nello stesso tempo una rottura completa con quella tradizione e l ' inizio di un nuovo svolgimento , che ha già dato dei frutti e che ancora ne darà . Essi , come è stato già detto , hanno posto il proletariato urbano come protagonista moderno della storia italiana e quindi della questione meridionale . Avendo servito da intermediari tra il proletariato e determinati strati intellettuali di sinistra , sono riusciti a modificare , se non completamente , certo notevolmente l ' indirizzo mentale di essi . È questo l ' elemento principale della figura di Piero Gobetti , se ben si riflette . Il quale non era un comunista e probabilmente non lo sarebbe mai diventato , ma aveva capito la posizione sociale e storica del proletariato e non riusciva più a pensare astraendo da questo elemento . Gobetti , nel lavoro Comune del giornale , era stato da noi posto a contatto con un mondo vivente che aveva prima conosciuto solo attraverso le formule dei libri . La sua caratteristica più rilevante era la lealtà intellettuale e l ' assenza completa di ogni vanità e piccineria di ordine inferiore : perciò non poteva non convincersi come tutta una serie di modi di vedere e di pensare tradizionali verso il proletariato erano falsi e bugiardi . Quale conseguenza ebbero in Gobetti questi contatti col mondo proletario ? Essi furono l ' origine e l ' impulso per una concezione che non vogliamo discutere e approfondire , una concezione che in gran parte si riattacca al sindacalismo e al modo di pensare dei sindacalisti intellettuali : i principi del liberalismo vengono in essa proiettati da l ' ordine dei fenomeni individuali a quello dei fenomeni di massa . Le qualità di eccedenza e di prestigio nella vita degli individui vengono trasportate nelle classi , concepite quasi come individualità collettive . Questa concezione di solito porta negli intellettuali che la condividono alla pura contemplazione e registrazione dei meriti e dei demeriti , a una posizione odiosa e melensa di arbitri tra le contese , di assegnatori dei premi e delle punizioni . Praticamente il Gobetti sfuggì a tale destino . Egli si rivelò un organizzatore della cultura di straordinario valore ed ebbe in questo ultimo periodo una funzione che non deve essere né trascurata né sottovalutata dagli operai . Egli scavò una trincea oltre la quale non arretrarono quei gruppi di intellettuali più onesti e sinceri che nel 1919­20­21 sentirono che il proletariato come classe dirigente sarebbe stato superiore alla borghesia . Alcuni in buona fede e onestamente , altri in cattivissima fede e disonestamente andarono ripetendo che il Gobetti era nient ' altro che un comunista camuffato , un agente se non del Partito comunista , per lo meno del gruppo comunista dell ' " Ordine Nuovo " . Non occorre neanche smentire tali insulse dicerie . La figura del Gobetti e il movimento da lui rappresentato furono spontanee produzioni del nuovo clima storico italiano : in ciò è il loro significato e la loro importanza . Ci è stato qualche volta rimproverato dai compagni del partito di non aver combattuto contro la corrente di " Rivoluzione Liberale " : questa assenza di lotta anzi sembrò la prova del collegamento organico di carattere machiavellico ( come si suol dire ) tra noi e il Gobetti . Non potevamo combattere contro Gobetti perché egli svolgeva e rappresentava un movimento che non dev ' essere combattuto , almeno in linea di principio . Non comprendere ciò significa non comprendere la questione degli intellettuali e la funzione che essi svolgono nella lotta delle classi . Gobetti praticamente ci serviva di collegamento : 1 ) con gl ' intellettuali nati sul terreno della tecnica capitalistica , che avevano assunto una posizione di sinistra favorevole alla dittatura del proletariato nel 1919­1920; 2 ) con una serie di intellettuali meridionali , che per collegamenti più complessi , ponevano la questione meridionale su un terreno diverso da quello tradizionale introducendovi il proletariato del Nord ; di questi intellettuali Guido Dorso è la figura più completa e interessante . Perché avremmo dovuto lottate contro il movimento di " Rivoluzione Liberale " ? Forse perché esso non era costituito di comunisti puri che avessero accettato dall ' A alla Z il nostro programma e la nostra dottrina ? Questo non poteva essere domandato perché sarebbe stato politicamente e storicamente un paradosso . Gli intellettuali si sviluppano lentamente , molto più lentamente di qualsiasi altro gruppo sociale , per la stessa loro natura e funzione storica . Essi rappresentano tutta la tradizione culturale di un popolo , vogliono riassumerne e sintetizzarne tutta la storia : ciò sia detto specialmente del vecchio tipo di intellettuale , dell ' intellettuale nato sul terreno contadino . Pensare possibile che esso possa , come massa , rompere con tutto il passato per porsi completamente sul terreno di una nuova ideologia , è assurdo . È assurdo per gl ' intellettuali come massa , e forse assurdo anche per moltissimi intellettuali presi individualmente , nonostante tutti gli onesti sforzi che essi fanno e vogliono fare . Ora , a noi interessano gl ' intellettuali come massa e non solo come individui . È certo importante e utile per il proletariato che uno o più intellettuali individualmente , aderiscano al suo programma e alla sua dottrina , si confondano nel proletariato , ne diventino e se ne sentano parte integrante . Il proletariato , come classe è povero di elementi organizzativi , non ha e non può formarsi un proprio strato di intellettuali che molto lentamente , molto faticosamente e solo dopo la conquista del potere statale . Ma è anche importante e utile che nella massa degli intellettuali si determini una frattura di carattere organico , storicamente caratterizzata : che si formi , come formazione di massa , una tendenza di sinistra nel significato moderno della parola , cioè orientata verso il proletariato rivoluzionario . L ' alleanza tra proletariato e masse contadine esige questa formazione : tanto più la esige l ' alleanza tra il proletariato e le masse contadine del Mezzogiorno . Il proletariato distruggerà il blocco agrario meridionale nella misura in cui riuscirà , attraverso il suo partito , ad organizzare in formazioni autonome e indipendenti , sempre più notevoli masse di contadini poveri ; ma riuscirà in misura più o meno larga in tale suo compito obbligatorio anche subordinatamente alla sua capacità di disgregare il blocco intellettuale che è l ' armatura flessibile ma resistentissima del blocco agrario . Quest ' analisi è indubbiamente di attualità . Essa non è di natura ideologica , e perciò non è né comunista né socialista né democratica né liberale . È una disamina strettamente politica , che lascia in disparte la teleologia di partito , appunto per evitare che la visione obiettiva dei fenomeni , delle cause e degli effetti ne possa essere alterata , ed obbliga il lettore a restare con i piedi ben fissi sulla terra ed a lasciare nell ' empireo dell ' astrazione i programmi e le tendenze , che spesso annebbiano l ' esatta comprensione della realtà , e procurano brucianti insuccessi . Tale esegesi va però aggiornata , se veramente si vogliono raccogliere tutti i frutti di uno studio così realista . Ed è perciò che io intendo qui esporre alcune considerazioni , che , a mio giudizio , saranno utili a tutte le correnti di pensiero le quali sostengono che la tesi meridionalista è la chiave di volta di tutta la questione italiana . Noi , dunque , teniamo per fermo che il primo tempo della questione meridionale consiste nello studio della struttura e della funzione della classe borghese e nello studio dei mezzi per determinarne la rottura dall ' interno . Solo così si può arrivare ad ottenere l ' élite meridionalista , cioè lo strumento tecnico per l ' inizio della lotta . Ma , ciò detto , bisogna subito chiarire che questa élite non deve essere puramente intellettuale , cioè ideologica , ma essenzialmente politica . È appena il caso di richiamare l ' attenzione del lettore su questa sfumatura di pensiero . Infatti , fino ad oggi , si sono prodotti notevoli gruppi di intellettuali meridionalisti , ma essi hanno svolto la loro azione : a ) fuori del paese ; b ) nel campo puramente ideologico ; c ) in funzione di ideologie che solo mediatamente si raccordavano col meridionalismo o ne erano ispirate . Ciò spiega le ragioni dell ' insuccesso . Il Mezzogiorno ha ignorato quasi del tutto queste nobili fatiche e la classe politica meridionale ha continuato pacificamente a tessere la sua rete per garantire l ' immobilità politico - istituzionale , che Gramsci ha così esattamente descritta . Ora , se il lavoro dei pionieri è stato prezioso per l ' impostazione critica del problema , non è più sufficiente per l ' azione . Bisogna , quindi , estendere la rottura degli intellettuali dal campo culturale a quello strettamente politico . Bisogna , cioè , che l ' élite meridionalista realizzi la critica istituzionale nell ' azione ed operi : a ) nel Mezzogiorno ; b ) non solo sul terreno culturale ma anche su quello strettamente politico ; c ) a nome del meridionalismo stesso , o , quanto meno , di ideologie che in esso s ' incentrano . Questa rottura di carattere strettamente politico è ora possibile , non tanto per ragioni ideologiche , quanto per ragioni meccaniche , e perciò il problema si è trasformato in quello dell ' approfondimento e dello sfruttamento di essa , che comincia clamorosamente ad estendersi anche al campo delle relazioni tra intellettuali medi ed alta cultura , poiché quest ' ultima , costretta ad agire sul terreno politico , non ha saputo far altro che rioffrire al paese attonito soluzioni giolittiane . Perciò , in attesa che la sinistra crociana esprima l ' uomo che sappia annullare ogni residua influenza del pensiero del Maestro sugli intellettuali meridionali , bisogna esasperare l ' insoddisfazione che il suo atteggiamento politico ha provocato nel Mezzogiorno , sia per sottrarre l ' élite politica in gestazione alle dannose conseguenze che deriverebbero dal permanente vassallaggio ad una filosofia che sul terreno pratico si è schierata a favore della reazione , sia per sbloccare le formazioni di sinistra del liberalismo , che intendono , anch ' esse , risolvere la crisi istituzionale buttando a mare gli schemi tradizionali . Questo compito è , però , tutt ' altro che facile , per ragioni complesse che vanno attentamente analizzate . La borghesia meridionale , come dice Gramsci , ha origini contadine , ma , a mano a mano che si è sviluppata , non ha assunto alcuna funzione nel processo della produzione . Se ciò fosse avvenuto , essa sarebbe una borghesia essenzialmente agraria , che avrebbe assolto un ' importante funzione nel campo dei miglioramenti agricoli e quindi della economia nazionale . Tecnicamente essa avrebbe avuto il suo peso nel progresso economico del paese , e forse la questione meridionale non avrebbe assunto quell ' aspetto di acutezza che la caratterizza . Politicamente poi il suo fondamentale spirito di conservazione sarebbe stato temperato da una specie di progressismo , che avrebbe escluso il trasformismo , poiché la partecipazione attiva al processo di produzione l ' avrebbe fatalmente condotta a comprendere la vita generale del paese , per lo meno al limitato scopo di garantire i suoi interessi materiali nel quadro degl ' interessi generali . Non avendo assunto alcuna funzione nel processo della produzione agraria , la borghesia meridionale , ha avuto uno sviluppo abnorme . Le linee di tale sviluppo si possono così precisare . Accanto ad una frazione addirittura irrilevante che ha continuato ad occuparsi dell ' agricoltura , si è prodotta la borghesia redditiera e quella umanistica con le ben note caratteristiche . Occorre , quindi , esaminare attentamente l ' attuale situazione , e la progressiva evoluzione di queste sottospecie , se si vuole avere il quadro completo prima di agire . La borghesia redditiera , costretta a vivere in margine al fenomeno giuridico dell ' affitto , mentre opprime il contadino , col quale è in eterno contrasto per la divisione dei frutti che la terra ingrata faticosamente produce , non vede altra soluzione politica che quella tradizionale , ed è ostile ad ogni e qualsiasi innovazione anche di carattere borghese . In sostanza ciò che la interessa non è lo Stato , e nemmeno l ' Ente locale , ma il dominio sulla terra e sul contadino , e partecipa alla vita pubblica soltanto per impedire che lo Stato od il Comune possano cadere nelle mani dei suoi avversari . Da ciò il trasformismo , che induce il borghese rurale meridionale a legarsi senza soluzione di continuità a tutti i governi per garantire la immobilità economica , sociale ed istituzionale del paese . Le condizioni economiche di questa classe sono terribili . Essa si condanna alla morte lenta nel villaggio per paura di non poter diversamente vivere , e perciò non può far altro che condividere la sorte del contadino su di un piano appena più elevato , ma egualmente mortificante . Vegetare in un villaggio , molte volte senz ' acqua e senza luce , in una casa priva di ogni conforto , e mangiare ogni giorno un pasto caratterizzato dall ' abbondanza dei vegetali ; andare in città poche volte all ' anno , in tutta fretta e con mezzi di trasporto preadamitici , e , dopo la siesta , dedicarsi al vino o alle carte , è la condanna che questa classe si autoinfligge , pur di continuare una vita di ozio e di oppressione , che appare addirittura incomprensibile . Le uniche emozioni che rompono la monotonia di giornate interminabili sono prodotte dalla notifica degli accertamenti dell ' agente dell ' imposte , o dal litigio dinanzi alla Conciliazione od alla Pretura per espellere il colono , che non ha pagato l ' estaglio o non ha voluto aumentare le prestazioni . Sostanzialmente questa classe è antistatale , perché non conosce lo Stato se non attraverso le carezze dell ' imposizione fiscale o i decreti ­ legge di blocco dei fitti , ma quando lo Stato , che essa odia , corre pericolo di essere rovesciato , i piccoli borghesi rurali del Mezzogiorno insorgono in sua difesa , rinsaldando le ragioni della loro infelicità economica e politica . Quando , invece , malgrado i loro sforzi , la forma dello Stato muta , si precipitano ad aderire senza soluzione di continuità ai nuovi padroni per riprodurre l ' immobilità economica , sociale e politica del paese . Legati alla terra insieme al contadino e con la stessa catena , essi sono miserabili come il contadino , e non possono sperare salvezza se non da una rivoluzione che li costringa ad abbandonare il loro ozio , a guadagnarsi onestamente la vita attraverso la partecipazione attiva al processo di produzione , e così rientrare nella circolazione delle classi che è la base dello Stato . Ora l ' influenza di questo ceto nella vita sociale del Mezzogiorno è notevolmente diminuita , perché , attraverso due guerre , si è verificata una vera rivoluzione sociale , che ha permesso a moltissimi coloni di divenire piccoli proprietari . L ' inflazione da una parte ed il blocco dei fitti dall ' altra , hanno espropriato molti piccoli borghesi , ed i coloni , arricchiti attraverso il rincaro di generi di prima necessità , hanno potuto notevolmente soddisfare la loro fame di terra . Ma il fenomeno tende a riprodursi meccanicamente perché i coloni imborghesiti non sanno far altro che scimmiottare i loro ex padroni ed i nuovi borghesi di origine contadina non sono certo migliori degli altri . Anche quando i loro figli riescono ad ascendere nel rango della borghesia umanistica e commerciante , la rottura con la funzione parassitaria ed antiprogressista della loro classe di origine non avviene per le ragioni che in seguito dirò . Il circolo vizioso , perciò , si riproduce e lo sbloccamento viene ancora ritardato . Tutto il problema , dunque , si riduce a pervenire a contatto con i contadini per altro tramite che non sia quello dei vecchi e dei nuovi borghesi rurali . Le esperienze odierne della Sicilia , e la facilità con cui i separatisti riescono a disporre delle masse contadine è una riprova di questa incredibile situazione politico - sociale , che , del resto , ha due clamorosi precedenti nel Mezzogiorno continentale : la Santa Fede e il brigantaggio . La borghesia umanistica e commerciale del Mezzogiorno ha la stessa origine rurale , ma si differenzia in parte sia perché la sua mentalità è stata abbastanza slargata dalla cultura , sia perché svolge attività economica influenzata dal processo della produzione . Malgrado ciò , la desolata angustia di orizzonti della borghesia terriera si ripercuote sul suo panorama spirituale : a ) per le influenze ataviche ; b ) per difetto di sviluppo organico che la mantiene sempre a latere della borghesia terriera ; c ) per il fatto che anch ' essa ordinariamente partecipa al fenomeno di sfruttamento della terra attraverso l ' affitto per integrare le sue magre risorse . Cosicché questo ceto nel Mezzogiorno è a mezza strada tra la borghesia terriera e quella tecnica , ed , ogni qualvolta si entusiasma per idee nuove e si avvia ad iniziare lo sbloccamento della situazione economico ­ sociale - politica del paese , finisce per retrocedere spaventato , poiché i dati storici fondamentali , da cui si è parzialmente evoluto , lo tengono ancora avvinto con fili invisibili e gli impediscono di rompere definitivamente con la tradizione . È questa la fondamentale ragione per cui il radicalismo ed il liberalismo di sinistra meridionali tra il 1900 ed il 1915 finirono per confluire nel giolittismo , dando luogo ad una classe politica più raffinatamente trasformista di quella che l ' aveva preceduta . In questa disamina non si tiene particolare conto degli impiegati statali , che , quando vivono nel Mezzogiorno , sono automaticamente assorbiti nel panorama della borghesia umanistica , e , quando invece vivono altrove , cessano di esercitare qualsiasi influenza sulla vita sociale e politica del paese . Né si tiene conto dell ' alta borghesia umanistica e commerciale , sia perché essa è scarsamente numerosa , e , perciò , priva di vera influenza politica , sia perché aderisce strettamente alla conservazione attraverso l ' azione dello Stato , nel quale domina . D ' altronde non sono mancati esempi di grossi borghesi sinceramente democratici e ardentemente meridionalisti , ma è chiaro che lo sbloccamento di una situazione politico ­ sociale così complessa non può avvenire attraverso l ' azione dei singoli , ma attraverso l ' opera di una nuova classe dirigente , che deve rompere interamente col passato , e che può essere reclutata soltanto nella giovane borghesia umanistica , e nelle sparute élites che stentatamente si formano negli altri ceti ( commercianti , operai specializzati , contadini ricchi ) e che guardano sempre agli intellettuali come alla più sicura loro guida . Naturalmente questa disamina sarebbe del tutto sterile , come lo è stata in passato , se non ci trovassimo al centro di una rivoluzione politica e sociale , che sta realizzando alcuni presupposti per una concreta azione di ricostruzione . Qui non si discute e si argomenta per il discutibile gusto di sbalzare dal potere una classe e sostituirla con un ' altra . Se la borghesia terriera del Mezzogiorno assolvesse una funzione utile nel processo della produzione il problema non sarebbe sorto con quell ' acutezza che lo caratterizza . Invece l ' assenteismo borghese ha generato una situazione di immobilità economica , sociale e politica , che dev ' essere sbloccata soprattutto per aumentare la produzione nazionale nei limiti consentiti dalle condizioni obiettive dei luoghi . È questa l ' esigenza che tutti i meridionalisti , anche quelli strettamente conservatori , hanno sempre sentito . Ma è ormai chiaro che il rinnovamento non può avvenire pacificamente , per evoluzione spontanea , poiché quasi un secolo di vita unitaria sta a documentare il clamoroso fallimento di tutte le speranze riposte sull ' azione dello Stato o sull ' iniziativa della classe dirigente . Solo quando la classe dei borghesi rurali sarà sbalzata di sella la dialettica della storia riprenderà a funzionare e l ' immobilità economico ­ sociale ­ politica del Mezzogiorno passerà nel regno dei ricordi . Ora il primo tempo di questa rottura col passato si può produrre soltanto attraverso il distacco della borghesia umanistica e commerciante da quella terriera . Questi ceti si presentano oggi come classi rivoluzionarie , per quanto a metà , ed hanno le attitudini mentali ed una considerevole forza residua per comprendere il loro nuovo compito in un mondo ancora da costruire . La borghesia umanistica è stata quasi interamente proletarizzata attraverso due guerre e due processi inflazionistici . Una notevole parte di essa si ricorda ancora di essere proprietaria di terre e perciò tende a ricostruire il sistema di sfruttamento agrario per garantirsi dalla miseria assoluta . Essa teme il comunismo , poiché pensa con terrore al giorno in cui potrebbe essere costretta a vivere di lavoro , perché questo non è abbastanza compensato . Ma d ' altra parte , è sufficientemente intelligente e colta , per comprendere che il Mezzogiorno non può andare avanti nello stato in cui si trova , e che lo sbloccamento economico ­ sociale ­ politico del paese è una necessità a cui nessuno si può sottrarre e che fatalmente avverrà in un modo o in un altro . L ' altra parte della borghesia umanistica è più francamente su questo terreno , e la paura del comunismo non funziona così esclusivamente da remora psicologica . Occorre , quindi , tranquillizzare questa classe , dimostrarle che la trasformazione del Mezzogiorno non sarà un danno per lei , se sarà compiuta sotto la sua direzione . Che tale trasformazione è una necessità storica per accelerare il processo di produzione e che se saprà modificare la sua mentalità - cioè compiere quell ' evoluzione che in altri paesi d ' Europa è già avvenuta - non ha niente da temere nel separare la sua sorte e la sua responsabilità dalla classe dell ' immobilità , perché potrà in seguito partecipare largamente con i suoi servizi ad una nuova attività economica ben più importante di quella finora svolta . Accanto a questa classe intellettuale , che teme di perdere la direzione della vita pubblica del Mezzogiorno e che la perderà se non saprà trasformarsi , vi è un ceto abbastanza nuovo , sorto dai traffici , principalmente per effetto della prolungata inflazione , che possiede la maggior parte della ricchezza mobiliare del paese . Io prego il lettore umanista di questo saggio di non voler moralizzare al riguardo . Il danaro non olet e l ' accumulazione delle ricchezze non sempre ha origine nel sudato lavoro e nel risparmio . Anzi . Ma questo ceto esiste e sente il suo problema , che si compendia in una piccola tragedia spirituale , alla quale invano tenta dare una tranquillizzante risposta con l ' acquisto , di tanto in tanto , di qualche immobile . Ora se il ceto commerciante potesse spendere tutto il suo danaro in acquisto di terre si riavvicinerebbe ai proprietari terrieri e verrebbe assorbito con altra veste nel blocco agrario , dal quale è uscito . Ma lo Stato ha creduto bloccare gli acquisti immobiliari , e , d ' altra parte , i possessori d ' immobili stringono la cintola , fanno la fame , ma non vendono . L ' esperienza della precedente inflazione incombe sui loro spiriti e li agghiaccia . Da secoli hanno agognata la terra quando apparteneva ancora ai grandi feudatari . Poi l ' azione centralizzatrice della Corte , l ' indebitamento dei nobili , ed i contraccolpi della rivoluzione francese , cominciarono ad aprire delle falle , permisero loro di precipitarsi sulla preda , di aggranfiarla . Ed ora la stringono in mano e non la lasciano scappare , perché essa è l ' unica verità che conoscono , è lo strumento del loro assenteismo e del loro abbrutimento . Perciò i nuovi ricchi non trovano sfogo , ed i borghesi rurali , se li invidiano - perché , in questo momento , la loro forzata quaresima è troppo in aperto contrasto col grasso carnevale nel quale quelli diguazzano - in fondo al loro animo continuano a disprezzarli , perché , malgrado tutto , non riuscendo ad impossessarsi della terra , non possono consolidare il loro nuovo dominio . Siamo d ' accordo che questo nuovo ceto è a metà improvvisato , e potrà essere disperso e distrutto dalle reazioni che necessariamente seguiranno al carnevale finanziario . Ma il suo problema resta come dato psicologico , e se si farà leva su questa rottura forzata del blocco agrario , essa resterà . Tutto sta a conoscere la psicologia di questi nuovi ricchi e a convogliarli sulle soluzioni meridionaliste che a tale psicologia corrispondono . Non potendo acquistare terre , essi hanno fame di merci , e non tanto per continuare a lucrare illecitamente nei trasferimenti , quanto per sfuggire al futuro processo di deflazione . Costretti dall ' inflessibile ostinazione dei proprietari terrieri a continuare nel commercio , sono in aperta rottura con le idee tradizionali del paese , ed auspicano una ripresa della produzione di massa perché temono che la valuta possa perdere ogni potere di acquisto . Se la crisi si risolverà lentamente con una ripresa dei traffici e della produzione il nuovo ceto si sistemerà adeguatamente e non sognerà altro che attività economica e rinvigorimento del commercio ; se , invece , la crisi precipiterà nella catastrofe , esso perderà tutti i vantaggi acquisiti e tornerà al punto di partenza . Ma , in ogni caso , la rottura col blocco agrario si sarà sempre verificata . Nel primo caso , perché la classe commerciale comprenderà le esigenze della produzione e premerà sullo Stato perché le soddisfi , nel secondo caso perché sarà in preda ad un profondo rancore , che la spingerà nei ranghi dei partiti che si saranno battuti per la ripresa economica ed avranno criticato le deficienze dello Stato storico . Tutto si riduce , dunque , a profittare del momento . La crisi , iniziatasi per il crollo del regime , puramente sul terreno politico ­ istituzionale , estesasi nel campo sociale in conseguenza della inflazione , e del blocco dei fitti , deve essere riportata sul terreno politico ­ istituzionale attraverso l ' azione dei partiti politici per impedire che si ritorni ad una situazione reazionaria , prima che siano create le basi per una permanente azione meridionalista . Perciò deve essere battuto in breccia il trasformismo politico , che rappresenta la forza d ' inerzia del circolo vizioso e conduce , dopo una scossa , a far precipitare nuovamente le libere formazioni politiche e culturali del Mezzogiorno nel blocco agrario . Oggi le contorsioni della vecchia classe politica meridionale fanno ridere , perché non sono altro che un annaspare nel buio per trovare un punto d ' appoggio , un debole tentativo per riportare la situazione politica al punto di prima , mentre tutto il quadrante istituzionale ruota con velocità assai maggiore della controspinta trasformista . Ma immaginate per un momento che la forza di rotazione s ' indebolisca e s ' arresti , ed assisterete in pieno alla ripresa personalistica . Se , invece , in questi attimi preziosi , l ' azione dei partiti antitrasformisti si sarà immessa tra le ruote dell ' arrugginito meccanismo e sarà riuscita a far leva , la rottura istituzionale resterà . La lotta ideologica divamperà per la prima volta in tutto il Mezzogiorno , e la nuova élite meridionalista , non più a base soltanto culturale , ma a base strettamente politica , potrà sperare di condurre a rimorchio tutte le altre classi della società . Naturalmente tutto ciò è facile più a dirsi che a verificarsi , perché l ' intera situazione istituzionale è minacciata da due pericoli , che già altra volta hanno ostacolato il risorgimento del paese . Innanzi tutto la classe dei contadini meridionali non ha alcuna educazione politica , ed è tuttora in funzione del blocco agrario . Come i borghesi terrieri si legano alla stessa catena dei contadini per dominarli , così questi non mostrano alcuna voglia di scuotere il giogo . Su questo terreno tradizionale s ' innesta , poi , la particolare situazione creata dall ' inflazione . I coloni oggi si credono ricchi , ricchi di carta straccia , ma ricchi . E non potendo compiere una pacifica rivoluzione con l ' acquisto delle terre , non sanno come risolvere la loro situazione . Da una parte , credendo di essere ricchi , sono conservatori . Conservatori , forse , dell ' attuale stato di cose , che esasperano col loro ben noto materialismo , ma conservatori . Dall ' altra parte , essendo rimasti insoddisfatti nella loro atavica aspirazione al possesso della terra , sono rivoluzionari , ma rivoluzionari in potenza , perché sperano sempre che i loro avversari , ridotti all ' estremo , si decidano a mollare le terre . Se la nuova classe dirigente del Mezzogiorno fosse pronta , la rottura del blocco agrario potrebbe essere estesa anche a questo terreno , ma , come abbiamo visto , essa è soltanto in fieri e l ' azione meridionalista non può ancora arrivare in profondità fino al contadino . In tale condizione di cose c ' è il pericolo che le masse siano risospinte sul terreno della reazione per il giuoco di fattori psicologici che non è possibile precisare a priori . Nel momento in cui , cessata l ' euforia inflazionista , il contadino ridiventerà povero , non è da escludersi che i borghesi terrieri possano riprendere su di lui il predominio tradizionale e riportarlo sulle posizioni di partenza , attraverso una reazione sanfedista , che violentemente distruggerà i germi libertari maturati nel frattempo . D ' altra parte , ogni soluzione della questione meridionale è subordinata alle vicende della politica generale , nel nesso cioè che se la classe dei borghesi terrieri non riesce a garantire l ' immobilità economico ­ sociale - politica del Mezzogiorno , essa è perduta . Si ritorna così sul terreno del compromesso istituzionale e del trasformismo , che costituiscono sempre la minaccia più grave per il meridionalismo . Infatti se la situazione politica italiana precipiterà in un nuovo compromesso istituzionale , confusionario e cervellotico come quello giolittiano o come quello fascista , ma duraturo per alcuni decenni , la rottura istituzionale nel Mezzogiorno potrà essere rapidamente sanata , ed i propagandisti dei vari partiti avranno voglia di rivolgersi ai contadini per catechizzarli . Il sindaco , l ' assessore comunale ed il brigadiere dei RR . CC . resteranno sempre i gangli attraverso i quali il blocco agrario si riformerà , ed i propagandisti correranno il rischio di essere linciati . Evitare il compromesso istituzionale , fino a quando la nuova classe dirigente meridionale non sarà formata , è una necessità strumentale per tutti i partiti antitrasformisti , e si può sicuramente affermare che qui giace il fulcro , il punctum pruriens dell ' intera questione italiana . Ma il compromesso istituzionale non ha origine nel Mezzogiorno : è stato sempre il Settentrione a dare il cattivo esempio , senza distinzione di classi , e se non deve essere sottovalutato l ' apporto che il meridionalismo ha ricevuto in passato da tanti nobili spiriti e spregiudicate élites del Nord , non può essere taciuto che il compromesso più immorale e più infecondo , quello giolittiano , è avvenuto proprio perché borghesia e proletariato settentrionale ad un dato momento si accordarono principalmente ai danni del Mezzogiorno . Il meridionalismo , perciò , non è una dottrina meridionale , ma italiana , che deve divenire l ' imperativo categorico dei partiti antitrasformisti . Quali eredi del primo Risorgimento , essi hanno tracciato dinanzi a sé il compito storico di completare l ' unificazione economico ­ politico - sociale di tutta l ' Italia , evitando il ripetersi dei fenomeni di particolarismo economico , che sono alla base dei compromessi politici . Ma la questione istituzionale non è peranco risolta ed il trasformismo guata fuor dell ' uscio . Ogni pericolo non è del tutto evitato e nell ' Italia settentrionale vi sono ancora ingenti forze che guardano al Mezzogiorno come al campo classico per le loro scorrerie . L ' alleanza tra reazione del Nord e blocco agrario del Sud non può essere esclusa a priori . Tutto dipenderà dalla forza della democrazia del Nord e dalla concretezza delle sue idee . Chi ricorda il tragico 1919 , quando le masse settentrionali si precipitarono per le strade per inseguire un mito astratto ed irraggiungibile , e consumarono ogni energia per espellere dal loro seno il veleno giolittiano che lo corrodeva ; chi ricorda attraverso quali tappe dolorose la rivoluzione italiana pervenne a neutralizzarsi , spianando la via alla realizzazione del nuovo compromesso fascista ; chi ricorda che il Mezzogiorno fu assente nel momento decisivo della lotta , ed il blocco reazionario ­ trasformista , che ancora lo dominava , teorizzò come espressione di saggezza l ' immobilità meridionale , non può non sottolineare i progressi compiuti , non può non essere grato ai pochi che , partendo dai più opposti punti cardinali , hanno compiuto il loro esame di coscienza , ed hanno finito per concludere che la lotta politica in Italia è unitaria e si condensa in tre formule magiche : compromesso istituzionale , trasformismo , meridionalismo . Gramsci dice che protagonista di questo nuovo indirizzo in un prossimo avvenire sarà il proletariato settentrionale . Questa è ideologia , ed io intendo restare nel campo strettamente politico . Però non posso non raccogliere e sottolineare la previsione del compianto scrittore sardo . Se il proletariato settentrionale vorrà veramente divenire il protagonista della lotta meridionalista , ciò significa che non potranno più aver luogo compromessi istituzionali di tipo giolittiano o fascista . Ma ciò non è sufficiente . Occorre , invece , che tutto il popolo italiano irrompa nella battaglia meridionalista , intendendola come la sua lotta , come il punto nevralgico e decisivo dell ' intera questione nazionale . Occorre che altre classi , oltre il proletariato , schierandosi contro la politica particolarista , e sforzandosi di sfociare nella democrazia integrale , chiudano l ' epoca dei compromessi istituzionali , che sono . gli strumenti attraverso i quali minoranze cleptocratiche trionfano . Il proletariato settentrionale è una grande forza su questo terreno , anzi è la più grande forza , ma anche la borghesia tecnica e quella umanistica del Nord hanno la loro parola da dire . Specialmente la seconda deve ricordare con terrore gli errori psicologici e politici compiuti tra il 1919 ed il 1922 , quando , in massima parte , abbandonò la causa della libertà , e corse dietro alla dittatura in un folle tentativo di risolvere il suo disagio economico e spirituale . Essa ne ha portato i panni laceri e si può considerare guarita per sempre . La sua alleanza con il proletariato industriale ed agricolo sarà la più sicura garanzia per il tentativo di fondare in Italia la democrazia integrale , mai esistita fino a questo momento per il prepotere delle cricche industriali ed agrarie , cui la borghesia tecnica ed umanistica ha avuto il torto d ' indulgere , per ragioni che non sempre hanno deposto a favore della sua maturità politica . Se questo tentativo avrà successo , e , dopo aver distrutto il compromesso istituzionale , dopo aver superato il particolarismo economico e politico , dopo aver acquistato coscienza degli obiettivi da raggiungere e delle forze cui appoggiarsi , in una parola , dopo essersi trasformata da astratta , quale era nel 1919 , in concreta , come oggi appare , la rivoluzione italiana sfocerà , senza inutili e dannose convulsioni , nella democrazia integrale , per ordinare tutte le forze del paese intorno ad un più intenso sforzo di produzione nazionale ed una più equa distribuzione delle ricchezze , la questione meridionale sarà a metà risolta , e non dovremo più temere ritorni reazionari . Allora s ' inizierà il periodo delle soluzioni tecniche che sono varie perché varia è la realtà economico ­ sociale del Mezzogiorno . Ed allora , perfino la borghesia terriera meridionale potrà avere un avvenire , perché , allontanata dal privilegio , cui fin ' oggi si è ostinatamente attaccata , potrà partecipare al lavoro d ' intensificazione della produzione agricola , che ha bisogno di dirigenti e di tecnici e non può più essere condotto con i metodi tradizionali . Il Mezzogiorno è naturalmente povero , ma è anche coltivato assai male . L ' ignoranza dei contadini e l ' assenteismo dei proprietari hanno aggravato quest ' originaria inferiorità . L ' avvenire è quindi sulla strada delle migliorie tecniche che saranno possibili solo dopo la rottura del blocco agrario come storicamente si è costituito .
CRISTO SI È FERMATO A EBOLI ( LEVI CARLO , 1945 )
Saggistica ,
Sono passati molti anni , pieni di guerra , e di quello che si usa chiamare la Storia . Spinto qua e là alla ventura , non ho potuto finora mantenere la promessa fatta , lasciandoli , ai miei contadini , di tornare fra loro , e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla . Ma , chiuso in una stanza , e in un mondo chiuso , mi è grato riandare con la memoria a quell ' altro mondo , serrato nel dolore e negli usi , negato alla Storia e allo Stato , eternamente paziente ; a quella mia terra senza conforto e dolcezza , dove il contadino vive , nella miseria e nella lontananza , la sua immobile civiltà , su un suolo arido , nella presenza della morte . - Noi non siamo cristiani , - essi dicono , - Cristo si è fermato a Eboli - . Cristiano vuol dire , nel loro linguaggio , uomo : e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere , nelle loro bocche non è forse nulla più che l ' espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità . Noi non siamo cristiani , non siamo uomini , non siamo considerati come uomini , ma bestie , bestie da soma , e ancora meno che le bestie , i fruschi , i frusculicchi , che vivono la loro libera vita diabolica o angelica , perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani , che sono di là dall ' orizzonte , e sopportarne il peso e il confronto . Ma la frase ha un senso molto più profondo , che , come sempre , nei modi simbolici , è quello letterale . Cristo si è davvero fermato a Eboli , dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare , e si addentrano nelle desolate terre di Lucania . Cristo non è mai arrivato qui , né vi è arrivato il tempo , né l ' anima individuale , né la speranza , né il legame tra le cause e gli effetti , la ragione e la Storia . Cristo non è arrivato , come non erano arrivati i romani , che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste , né i greci , che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari : nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove , né la sua teocrazia statale , né la sua perenne attività che cresce su se stessa . Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo . Le stagioni scorrono sulla fatica contadina , oggi come tremila anni prima di Cristo : nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria . Parliamo un diverso linguaggio : la nostra lingua è qui incomprensibile . I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo ; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male , della moralità e della redenzione . Cristo è sceso nell ' inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell ' eternità . Ma in questa terra oscura , senza peccato e senza redenzione , dove il male non è morale , ma è un dolore terrestre , che sta per sempre nelle cose , Cristo non è disceso . Cristo si è fermato a Eboli . Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto , portato in una piccola automobile sgangherata . Avevo le mani impedite , ed ero accompagnato da due robusti rappresentanti dello Stato , dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive . Ci venivo malvolentieri , preparato a veder tutto brutto , perché avevo dovuto lasciare , per un ordine improvviso , Grassano , dove abitavo prima , e dove avevo imparato a conoscere la Lucania . Era stato faticoso dapprincipio . Grassano , come tutti i paesi di qui , è bianco in cima ad un alto colle desolato , come una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto . Amavo salire in cima al paese , alla chiesa battuta dal vento , donde l ' occhio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato , identico in tutto il suo cerchio . Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra , monotona e senz ' alberi : bianchi e lontani i paesi , ciascuno in vetta al suo colle , Irsina , Craco , Montalbano , Salandra , Pisticci , Grottole , Ferrandina , le terre e le grotte dei briganti , fin laggiù dove c ' è forse il mare , e Metaponto e Taranto . Mi pareva di aver intuita l ' oscura virtù di questa terra spoglia , e avevo cominciato ad amarla ; e mi dispiaceva di cambiare . È nella mia natura sentire dolorosi i distacchi , perciò ero mal disposto verso il nuovo paese dove dovevo acconciarmi a vivere . Mi rallegrava invece il viaggio , la possibilità di vedere quei luoghi di cui avevo tanto sentito favoleggiare e che fingevo nella immaginazione , di là dai monti che chiudono la valle del Basento . Passammo sopra il burrone dove era precipitata , l ' anno prima , la banda di Grassano , che tornava a tarda sera dopo aver suonato nella piazza di Accettura . Da allora i morti suonatori si ritrovano a mezzanotte , in fondo al burrone , e suonano le loro trombe ; e i pastori evitano quei paraggi , presi da un reverenziale terrore . Ma quando ci passammo era giorno chiaro , il sole brillava , il vento africano bruciava la terra , e nessun suono saliva dalle argille . A San Mauro Forte , poco più in alto sul monte , avrei ancora veduto , all ' ingresso del paese , i pali a cui furono infisse per anni le teste dei briganti , e poi saremmo entrati nel bosco di Accettura , uno dei pochi rimasti dell ' antica foresta che copriva tutto il paese di Lucania . Lucus a non lucendo , veramente , oggi : la Lucania , la terra dei boschi , è tutta brulla ; e il rivedere finalmente degli alberi , e il fresco del sottobosco , e l ' erba verde , e il profumo delle foglie , era per me come un viaggio nel paese delle fate . Questo era il regno dei banditi , e ancor oggi , per il solo e lontano ricordo , lo si attraversa con curioso timore ; ma è un regno assai piccolo , e lo si abbandona ben presto per salire a Stigliano , dove il vecchissimo corvo Marco sta da secoli sulla piazza , come un dio locale , e svolazza nero sulle pietre . Dopo Stigliano si scende alla valle del Sauro , con il suo grande letto di sassi bianchi , e il bell ' uliveto del principe Colonna nell ' isola dove un battaglione di bersaglieri fu sterminato dai briganti di Boryes che marciavano su Potenza . Qui , arrivati a un bivio , si lascia la strada che porta alla valle dell ' Agri , e si prende a sinistra , per una straducola fatta da pochi anni . Addio Grassano , addio terre vedute di lontano o immaginate ! Siamo dall ' altra parte dei monti e si sale a balzelloni a Gagliano , che non conosceva , fino a poco fa , la ruota . A Gagliano la strada finisce . Tutto mi era sgradevole : il paese , a prima vista , non sembra un paese , ma un piccolo insieme di casette sparse , bianche , con una certa pretesa nella loro miseria . Non è in vetta al monte , come tutti gli altri , ma in una specie di sella irregolare in mezzo a profondi burroni pittoreschi ; e non ha , a prima vista , l ' aspetto severo e terribile di tutti gli altri paesi di qui . C ' è , dalla parte da cui si arriva , qualche albero , un po ' di verde ; ma proprio questa mancanza di carattere mi dispiaceva . Ero avvezzo ormai alla serietà nuda e drammatica di Grassano , ai suoi intonaci di calce cadente , e al suo triste raccoglimento misterioso ; e mi pareva che quell ' aria di campagna con cui mi appariva Gagliano , suonasse falso in questa terra che non è , mai , una campagna . E poi , forse è vanità , ma mi pareva stonato che il luogo dove ero costretto a vivere non avesse in sé un ' aria di costrizione , ma fosse sparso e quasi accogliente ; così come al prigioniero è di maggior conforto una cella con inferriate esuberanti e retoriche piuttosto che una che assomigli apparentemente a una camera normale . Ma la mia prima impressione era soltanto parzialmente fondata . Scaricato e consegnato al segretario comunale , un uomo magro e secco , duro d ' orecchio , con dei baffi neri a punta sul viso giallo , e la giacca da cacciatore , presentato al podestà e al brigadiere dei carabinieri , salutati i miei custodi che si affrettavano a ripartire , rimasi solo in mezzo alla strada . Mi accorsi allora che il paese non si vedeva arrivando , perché scendeva e si snodava come un verme attorno ad un ' unica strada in forte discesa , sullo stretto ciglione di due burroni , e poi risaliva e ridiscendeva tra due altri burroni , e terminava sul vuoto . La campagna che mi pareva di aver visto arrivando , non si vedeva più ; e da ogni parte non c ' erano che precipizi di argilla bianca , su cui le case stavano come librate nell ' aria ; e d ' ognintorno altra argilla bianca , senz ' alberi e senz ' erba , scavata dalle acque in buche , coni , piagge di aspetto maligno , come un paesaggio lunare . Le porte di quasi tutte le case , che parevano in bilico sull ' abisso , pronte a crollare e piene di fenditure , erano curiosamente incorniciate di stendardi neri , alcuni nuovi , altri stinti dal sole e dalla pioggia , sì che tutto il paese sembrava a lutto , o imbandierato per una festa della Morte . Seppi poi che è usanza porre questi stendardi sulle porte delle case dove qualcuno muore , e che non si usa toglierli fino a che il tempo non li abbia sbiancati . In paese non ci sono veri negozi , né albergo . Ero stato indirizzato dal segretario , in attesa di trovare una casa , ad una sua cognata vedova , che aveva una camera per i rari viandanti di passaggio , e che mi avrebbe anche dato da mangiare . Erano pochi passi dal municipio , una delle prime case del paese . Così , prima di dare una occhiata più approfondita alla mia nuova residenza , entrai dalla vedova , per una delle porte a lutto , con le mie valige ed il mio cane Barone , e mi sedetti in cucina . Migliaia di mosche anneravano l ' aria e coprivano le pareti : un vecchio cane giallo stava sdraiato in terra , pieno di una noia secolare . La stessa noia , e un ' aria di disgusto , di ingiustizia subìta e di orrore , stavano sul viso pallido della vedova , una donna di mezza età , che non portava il costume , ma l ' abito comune delle persone di condizione civile , soltanto con un velo nero sul capo . Il marito era morto tre anni prima , di una brutta morte . Era stato attratto da una strega contadina con dei filtri d ' amore , ed era diventato il suo amante . Era nata una bambina ; e poiché egli , a questo punto , aveva voluto troncare la relazione peccaminosa , la strega gli aveva dato un filtro per farlo morire . La malattia era stata lunga e misteriosa , i medici non sapevano che nome darle . L ' uomo aveva perse le forze , ed era diventato scuro nel volto , finché la sua pelle divenne del colore del bronzo , sempre più nera , ed egli morì . La moglie , una signora , era rimasta sola , con un ragazzo di dieci anni , e poco denaro , con cui doveva ingegnarsi a vivere . Per questo affittava la stanza : la sua condizione era così intermedia tra quella dei galantuomini e quella dei contadini ; aveva insieme , degli uni e degli altri , le maniere e la povertà . Il ragazzo era stato messo in collegio dai preti , a Potenza ; e ora era in casa per le vacanze ; silenzioso , ubbidiente e mite , già segnato dall ' educazione religiosa , con i capelli rasi e il vestitino grigio del collegio abbottonato fino al collo . Ero da poco nella cucina della vedova e le chiedevo le prime notizie del paese , quando si batté alla porta , e alcuni contadini chiesero timidamente di entrare . Erano sette o otto , vestiti di nero , con i cappelli neri in capo , gli occhi neri pieni di una particolare gravità . - Tu sei il dottore che è arrivato ora ? - mi chiesero . - Vieni , che c ' è uno che sta male - . Avevano saputo subito in Municipio del mio arrivo , e avevano sentito che io ero un dottore . Dissi che ero dottore , ma da molti anni non esercitavo ; che certamente esisteva un medico nel paese , che chiamassero quello ; e che perciò non sarei venuto . Mi risposero che in paese non c ' erano medici , che il loro compagno stava morendo . - Possibile che non ci sia un medico ? - Non ce ne sono - . Ero molto imbarazzato : non sapevo davvero se sarei stato in grado , dopo tanti anni che non mi ero occupato di medicina , di essere di qualche utilità . Ma come resistere alle loro preghiere ? Uno di essi , un vecchio dai capelli bianchi , mi si avvicinò e mi prese la mano per baciarla . Credo di essermi tratto indietro , e di essere arrossito , di vergogna , questa prima volta come tutte le altre poi , nel corso dell ' anno , in cui qualche altro contadino ripeté lo stesso gesto . Era implorazione , o un resto di omaggio feudale ? Mi alzai , e li seguii dal malato . La casa era poco discosta . Il malato era sdraiato in terra , vicino all ' uscio , su una specie di barella , tutto vestito , con le scarpe e il cappello . La stanza era buia , a malapena potevo discernere , nella penombra , delle contadine che si lamentavano e piangevano : una piccola folla di uomini , di donne e di bambini erano sulla strada , e tutti entrarono in casa e mi si fecero attorno . Capii dai loro racconti interrotti che il malato era stato portato in casa da pochi minuti , che arrivava da Stigliano , a venticinque chilometri di distanza , dove era stato condotto sull ' asino per consultare i medici di là , che c ' erano sì dei medici a Gagliano , ma non si consultavano perché erano medicaciucci , non medici cristiani ; che il dottore di Stigliano gli aveva detto soltanto di tornare a morire a casa sua ; ed eccolo a casa , e che io cercassi di salvarlo . Ma non c ' era più nulla da fare : l ' uomo stava morendo . Inutili le fiale trovate a casa della vedova , con cui , per solo scrupolo di coscienza , ma senza nessuna speranza , cercai di rianimarlo . Era un attacco di malaria perniciosa , la febbre passava i limiti delle febbri più alte , l ' organismo non reagiva più . Terreo , stava supino sulla barella , respirando a fatica , senza parlare , circondato dai lamenti dei compagni . Poco dopo era morto . Mi fecero largo ; e me ne andai , solo , sulla piazza , donde la vista si allarga per i burroni e le valli , verso Sant ' Arcangelo . Era l ' ora del tramonto , il sole calava dietro i monti di Calabria e , inseguiti dall ' ombra , i contadini , piccoli nella distanza , si affrettavano per i sentieri lontani nelle argille , verso le loro case . La piazza non è veramente che uno slargo dell ' unica strada del paese , in un punto più piano , dove finisce Gagliano di Sopra , la parte alta . Di qui si risale un altro po ' , e si ridiscende poi , attraversando un ' altra piazzetta , a Gagliano di Sotto , che termina sulla frana . La piazza ha case da una parte sola ; dall ' altra c ' è un muretto basso sopra un precipizio , la Fossa del Bersagliere , così chiamata per esservi stato buttato un bersagliere piemontese , sperdutosi in questi monti al tempo del brigantaggio e fatto prigioniero dai briganti . Era il crepuscolo , nel cielo volavano i corvi , e nella piazza arrivavano per la conversazione serale i signori del paese Essi passeggiano qui ogni sera , si fermano a sedere sul muretto , e , voltando la schiena all ' ultimo sole , aspettano il fresco accendendo le loro sigarette economiche . Dall ' altra parte , addossati alle case , stanno i contadini , tornati dai campi , e non si sentono le loro voci . Il podestà mi riconosce e mi chiama . È un giovanotto alto , grosso e grasso , con un ciuffo di capelli neri e unti che gli piovono in disordine sulla fronte , un viso giallo e imberbe da luna piena , e degli occhietti neri e maligni , pieni di falsità e di soddisfazione . Porta gli stivaloni , un paio di brache a quadretti da cavallerizzo , una giacchetta corta , e giocherella con un frustino . È il professor Magalone Luigi : ma non è professore . È il maestro delle scuole elementari di Gagliano ; ma il suo compito principale è quello di sorvegliare i confinati del paese . In quest ' opera egli pone ( avrò poi modo di constatarlo ) tutta la sua attività e il suo zelo . Non è egli forse stato definito da S . E . il Prefetto , come subito trova modo di dirmi con una vocetta acuta da castrato , che esce sottile e compiaciuta da quel suo corpaccione , il più giovane e il più fascista fra i podestà della provincia di Matera ? Non posso fare a meno di compiacermene con il professore . E il professore mi dà subito notizie sul paese , e sul modo con cui mi conviene comportarmi . Ci sono qui alcuni confinati , una diecina in tutto . Non devo vederli , perché è proibito . Del resto sono gentaglia , operai , robetta . Io invece sono un signore , si vede subito . Mi accorgo che il professore è orgoglioso di potere , per la prima volta , esercitare la sua autorità su un signore , un pittore , un dottore , un uomo di cultura . Anch ' egli è un uomo colto , ci tiene a farmelo sapere . Con me egli vuol essere gentile , siamo dello stesso rango . Ma come mai mi sono fatto mandare al confino ? E proprio in quest ' anno , che la Patria diventa così grande . ( Ma c ' è un po ' di timore nella sua affermazione . La guerra d ' Africa è appena all ' inizio . Speriamo che tutto vada bene . Speriamo ) . Ad ogni modo qui mi troverò bene . Il paese è salubre e ricco . Un po ' di malaria , cosa da nulla . I contadini sono quasi tutti piccoli proprietari , nell ' elenco dei poveri non c ' è quasi nessuno . È uno dei paesi più ricchi della provincia . Soltanto devo stare attento , perché c ' è molta gente cattiva . Bisogna diffidare di tutti . Intanto io non frequenti nessuno . Egli ha molti nemici . Ha saputo che ho curato quel contadino . È una fortuna che io sia arrivato , e che possa fare il medico . Preferisco di no ? Devo farlo assolutamente . Egli ne sarà davvero molto lieto . Ecco che arriva , in fondo alla piazza , suo zio , il vecchio dottor Milillo medico condotto . Non devo aver paura , ci penserà lui a fare sì che suo zio non si dispiaccia della mia concorrenza . Del resto , suo zio non conta . Quanto all ' altro medico che vedo passeggiare solitario laggiù , debbo fare attenzione : è capace di tutto : ma se potrò togliergli tutta la clientela sarà una cosa ben fatta , e il professore mi difenderà . Il dottor Milillo si avvicina a piccoli passettini . Ha una settantina d ' anni o poco meno . Ha le guance cascanti e gli occhi lagrimosi e bonari di un vecchio cane da caccia . È imbarazzato e lento nei movimenti , più per natura che per l ' età . Le mani gli tremano , le parole gli escono balbettanti , tra un labbro superiore enormemente lungo , e uno inferiore cadente . La prima impressione è di un buon uomo , completamente rimbecillito . È chiaro che egli non è molto lieto del mio arrivo : ma io cerco di rassicurarlo . Non intendo fare il medico . Sono andato oggi dal malato soltanto perché era un caso d ' urgenza e ignoravo l ' esistenza dei medici del paese . Il dottore è contento di sentirmi parlare così , e anch ' egli , come il nipote , si sente obbligato a mostrarmi la sua cultura , cercando negli angoli bui della memoria qualche antiquato termine medico rimasto là dagli anni dell ' Università , come un trofeo d ' armi dimenticato in soffitta . Ma attraverso il suo balbettìo capisco una cosa sola : che egli di medicina non sa più nulla , se pure ne ha mai saputo qualcosa . I gloriosi insegnamenti della celebre Scuola Napoletana si sono dileguati nella sua mente , e confusi nella monotonia di una lunga , quotidiana indifferenza . I rottami delle perdute conoscenze galleggiano senza più senso , in un naufragio di noia , su un mare di chinino , medicina unica per tutti i mali . Lo traggo dal terreno pericoloso della scienza , e gli chiedo del paese , degli abitanti , della vita di qui . - Buona gente ma primitiva . Si guardi soprattutto dalle donne . Lei è un giovanotto , un bel giovanotto . Non accetti nulla da una donna . Né vino , né caffè , nulla da bere o da mangiare . Certamente ci metterebbero un filtro . Lei piacerà di sicuro alle donne di qui . Tutte le faranno dei filtri . Non accetti mai nulla dalle contadine - . Anche il podestà è dello stesso parere . Questi filtri sono pericolosi . Berli non è piacevole . Disgustoso anzi . - Vuol sapere di che cosa li fanno ? - E il dottore mi si china all ' orecchio , balbettando a bassa voce , felice di aver ricordato finalmente un termine scientifico esatto . - Sangue , sa , sangue ca ­ ta ­ meniale , - mentre il podestà ride di un suo riso di gola , come una gallina . - Ci mettono anche delle erbe , e pronunciano delle formule , ma l ' essenziale è quello . Son gente ignorante . Lo mettono dappertutto , nelle bevande , nella cioccolata , nei sanguinacci , magari anche nel pane . Catameniale . Stia attento - . Quanti filtri , ahimè , avrò bevuto senza saperlo , nel corso dell ' anno ? Certamente non ho seguito i consigli dello zio e del nipote , e ho affrontato ogni giorno il vino e il caffè dei contadini , anche se chi me lo preparava era una donna . Se c ' erano dei filtri , forse si sono vicendevolmente neutralizzati . Certo non mi hanno fatto male ; forse mi hanno , in qualche modo misterioso , aiutato a penetrare in quel mondo chiuso , velato di veli neri , sanguigno e terrestre , nell ' altro mondo dei contadini , dove non si entra senza una chiave di magìa . Scende su di noi , dal monte Pollino , l ' ombra della sera . I contadini sono ormai tutti rientrati in paese , si accendono i fuochi nelle case , giungono da ogni parte voci , rumore di asini e di capre . La piazza è ormai piena di tutti i signori del luogo . Il nemico del podestà , il medico che passeggia solitario , ha certo una grande curiosità di conoscermi . Egli ci gira intorno in cerchi sempre più stretti , come un nero can barbone diabolico . È un uomo anziano , grosso , panciuto , impettito , con una barba grigia a punta e dei baffi che piovono su una bocca larghissima , piena zeppa di denti gialli e irregolari . L ' espressione del suo viso è quella di una diffidenza astiosa , e di un ' ira continua e mal repressa . Porta gli occhiali , una specie di cilindro nero in capo , ma redingote nera spelacchiata , e dei vecchi pantaloni neri lisi e consumati . Brandisce un grosso ombrello nero di cotone , quell ' ombrello che gli vedrò poi portare sempre aperto , con sussiego , in modo perfettamente verticale , estate e inverno , con la pioggia e col sole , come il sacro baldacchino sul tabernacolo della propria autorità . Il dottor Gibilisco è furente . La sua autorità , ahimè , pare assai scossa . - I contadini non ci dànno retta . Non ci chiamano quando sono malati , - mi dice con l ' aria velenosa e collerica di un pontefice che stigmatizzi un ' eresia . - Oppure non vogliono pagare . Vogliono essere curati , ma pagare , niente . Ma se ne accorgeranno . Ha visto oggi , quel tale , non ci aveva chiamati . È andato a Stigliano . Ha chiamato lei . È morto e gli sta bene - . Su questo punto per quanto con più moderazione , era d ' accordo anche il dottor Milillo , che confermava : - Sono ostinati come muli . Eh ! Eh ! Vogliono fare di testa propria . Si dà il chinino , si dà il chinino , ma non lo vogliono prendere . Non c ' è nulla da fare - . Cerco di rassicurare anche Gibilisco sulle mie intenzioni di non fargli concorrenza : ma i suoi occhi sono pieni di diffidenza e di sospetto , e la sua ira non è sbollita . - Non si fidano di noi : non si fidano della farmacia . Si sa , non ci può esser tutto ; ma si può sopperire . Se manca la morfina , si può usare l ' apomorfina - . Anche Gibilisco , come Milillo , ci tiene a mostrarmi la sua sapienza . Ma mi accorgo presto che la sua ignoranza è molto peggiore di quella del vecchio . Egli non sa assolutamente nulla , e parla a caso . Una sola cosa egli sa , che i contadini esistono unicamente perché Gibilisco li visiti , e si faccia dare denaro e cibo per le visite ; e quelli che gli capitano sotto devono pagarla per gli altri che gli sfuggono . L ' arte medica per lui non è che un diritto , un diritto feudale di vita e di morte sui cafoni ; e perché i poveri pazienti si sottraggono volentieri a questo jus necationis , un continuo furore , un odio di bestia feroce contro il povero gregge contadino . Se le conseguenze non sono spesso mortali , non è certo mancanza di buone intenzioni , ma soltanto il fatto che , per uccidere con arte un cristiano , ci vuol pure una qualche briciola di scienza . Usare questa o quella medicina gli è indifferente : egli non ne conosce e non si cura di conoscerne nessuna , esse sono per lui null ' altro che le armi del suo diritto : un guerriero può cingersi , per farsi rispettare , a suo solo arbitrio , di archi o di spadoni o di scimitarre o di pistolacci o magari di kriss malesi . Il diritto di Gibilisco è ereditario : suo padre era medico , suo nonno anche . Suo fratello , morto l ' anno prima , era , naturalmente , farmacista . La farmacia non ha trovato successori e avrebbe dovuto esser chiusa ; ma è stato ottenuto attraverso qualche amico alla Prefettura di Matera che essa possa continuare a funzionare , per il bene della popolazione , fino a esaurimento delle scorte , ad opera delle due figlie del farmacista , che non hanno fatto studi e non potrebbero perciò essere autorizzate alla vendita dei veleni . Le scorte , naturalmente , non finiranno mai ; un po ' di qualche polvere indifferente viene messa nei barattoli mezzi vuoti : così si diminuisce il pericolo degli errori nelle pesate . Ma i contadini sono ostinati e diffidenti . Non vanno dal medico , non vanno alla farmacia , non riconoscono il diritto . E la malaria , giustamente , li ammazza . Mi faccio dare qualche indicazione sui signori che passeggiano o siedono in gruppi silenziosi sul muretto . Ecco passare corrusco il brigadiere dei carabinieri . È un bel giovane bruno , un pugliese , dai capelli impomatati , con un viso cattivo ; stretto in un ' elegante uniforme attillata , dalla vita sottile ; con stivali lucenti , profumato , frettoloso e sprezzante . Con lui dirò pochissime parole ; egli mi guarda in distanza come un delinquente da tenere a bada . È qui da tre anni , e ha già messo da parte , mi dicono , quarantamila lire , frutto , a dieci lire per volta , dell ' uso sagace dell ' autorità sui contadini . È l ' amante della levatrice , una donna alta e secca e un po ' storta , dagli occhioni romantici , lucidi e pieni di languore , con un lungo viso da cavallo ; mal vestita , indaffarata , con dei gesti e degli accenti sentimentali ed eccessivi come una diva da caffè ­ concerto di provincia . Il brigadiere si ferma un momento a parlare sottovoce col podestà : è il suo braccio secolare , e li vedrò poi sempre confabulare a lungo in tono misterioso , forse sui mezzi migliori per tener l ' ordine e aumentare il prestigio dell ' autorità . Ma già si allontana , e squadrandoci dall ' alto , senza salutare , si avvia alla porticina della sua amica , là in fondo . O non andrà forse invece , come si sussurra , dalla bella mafiosa , la confinata siciliana che abita dietro la casa della levatrice , una splendida creatura nera e rosa , che nessuno vede mai perché tiene celato in casa , secondo gli usi del suo paese , il mistero della sua bellezza , e ha ottenuto , per meglio salvare la sua ritrosia , di non andare che una volta sola alla settimana , anziché tutti i giorni , a firmare il registro del Municipio ? Pare che il brigadiere le faccia una corte altrettanto galante quanto minacciosa . Per quanto la pudica siciliana abbia fama d ' essere inattaccabile , e si dica che laggiù nell ' isola ci siano parecchi uomini pronti a vendicarne l ' onore , sarà difficile che la sua grazia velata possa a lungo resistere alla potenza incarnata della legge . Questi tre signori vestiti di nero , con panciotti a doppia fila di bottoni , a foggia antica , che fumano in silenzio vicino a noi , sono tre proprietari pieni di sussiego e di tristezza . Ma quell ' altro che sta solo in disparte , quel vecchio sottile dal viso intelligente , è l ' uomo più ricco del paese , l ' avvocato S . È un uomo buono e triste , pieno di sfiducia e di disprezzo per il mondo dove gli tocca vivere . L ' anno scorso gli è morto l ' unico figlio maschio , e le sue due belle figlie , Concetta e Maria , da allora non sono mai più uscite di casa , neppure per andare a messa . È l ' usanza di qui , almeno tra i signori : se muore il padre le figlie restano tre anni recluse , un anno se muore il fratello . Quel vecchio dalla lunga barba bianca che gli scende sul petto , che fuma vicino all ' avvocato , è l ' ex ricevitore postale a riposo , compare di San Giovanni del dottor Gibilisco . Si chiama Poerio , l ' unico resto di un ramo gaglianese della famosa famiglia di patrioti . È sordo e malato . Non può orinare , e si è fatto magrissimo . Morirà certamente tra poco . Queste notizie mi venivano date dall ' avvocato P . , un giovanotto allegro che si era unito al nostro gruppo . Come mi raccontò subito , si era laureato qualche anno prima a Bologna . Non che avesse nessuna tendenza agli studi , né ambizione professionale , tutt ' altro . Uno zio gli aveva lasciato in eredità tutti i suoi poderi e la sua casa in paese , a condizione che lui prendesse una laurea : perciò lui era andato a Bologna . La vita goliardica di quegli anni era stata la sua grande avventura . Laureatosi e tornato in paese a godersi in pace l ' eredità , aveva sposato una donna più vecchia di lui , e non aveva più potuto ripartire . Non faceva assolutamente nulla , se non cercare di continuare , nell ' ambiente paesano , la sua vita di studente . Come passare tutte le ore del giorno , tutti i giorni dell ' anno ? La passatella , il gioco delle carte , qualche chiacchierata sulla piazza ; e le sere trascinate qua e là nelle grotte del vino . L ' eredità dello zio l ' aveva in buona parte perduta al gioco , a Bologna , prima ancora di esserne entrato in possesso ; ora i poderi erano tutti ipotecati , le entrate erano magre , la famiglia cresceva . Ma il buon ragazzo era pur sempre uno studente di Bologna , allegro e scapigliato . Quello che fa tanto chiasso dall ' altra parte della piazza , è un suo compagno di bevute e di passatella , maestro supplente alla scuola elementare . È ubriaco questa sera , come quasi sempre , fin dal mattino . Ma ha il vino cattivo , e diventa feroce , collerico , rissoso . I suoi urli , quando fa scuola , si sentono in fondo al paese . Tutti si alzano d ' un tratto , e si muovono verso la posta . Si vede infatti arrivare , in cima alla strada , la vecchia procaccia con il sacco dei giornali e della corrispondenza , che ogni giorno un mulo va a prendere al bivio sul Sauro , al passaggio dell ' autobus sgangherato che porta i disgraziati viaggiatori , attraverso migliaia di giravolte e di traballoni , dalla lontanissima Matera alla valle dell ' Agri . Tutti corrono all ' ufficio postale e aspettano che don Cosimino , un gobbetto dal viso arguto , abbia aperto i pacchi e fatto lo spoglio . È la cerimonia serale a cui nessuno manca , e a cui anch ' io parteciperò poi , ogni giorno , per tutto l ' anno . Tutti restano fuori dell ' ufficio , in attesa : ma il podestà e il brigadiere entrano , e , con la scusa della posta d ' ufficio , controllano curiosamente le lettere di tutti . Ma questa sera la posta è in ritardo , cala la notte e non mi è lecito restare ancora all ' aperto . Vedo arrivare zoppicante l ' Arciprete , piccolo e magro , col grande pendaglio rosso sul cappello : nessuno lo saluta . Io debbo ormai partire . Fischio al mio cane Barone , che mi precede a grandi balzi , estasiato dei nuovi odori , dei nuovi cani e pecore e capre ed uccelli di questo suo nuovo paese , e mi avvio lentamente , per la salita , alla casa della vedova . La Fossa del Bersagliere è piena d ' ombre , e l ' ombra avvolge i monti viola e neri che stringono d ' ognintorno l ' orizzonte . Brillano le prime stelle , scintillano di là dall ' Agri i lumi di Sant ' Arcangelo , e più lontano , appena visibili , quelli di qualche altro paese ignoto , Noepoli forse , o Senise . La strada è stretta , sulle porte stanno seduti i contadini , nel buio che sale . Dalla casa del morto giungono i lamenti delle donne . Un brusio indistinto mi gira attorno in grandi cerchi , e di là c ' è un profondo silenzio . Mi par d ' essere caduto dal cielo , come una pietra in uno stagno . " Questo è dunque un paese di galantuomini ! " pensavo attendendo la cena nella casa della vedova . Il fuoco era acceso sotto la pentola , perché la buona donna aveva immaginato che io fossi stanco del viaggio e che mi abbisognasse qualcosa di caldo . Di solito non si fa fuoco , la sera , neppure nelle case dei ricchi , dove bastano gli avanzi del mattino , un po ' di pane e formaggio , qualche oliva , e i soliti fichi secchi . Quanto ai poveri , essi mangiano pan solo , tutto l ' anno , condito qualche volta con un pomodoro crudo spiaccicato con cura , o con un po ' d ' aglio e olio , o con un peperone spagnolo , di quelli che bruciano , un diavolesco . " Questo è un paese di galantuomini ! " Non potevo ancora precisare le mie impressioni , né penetrare ancora tutti i segreti della politica e delle passioni paesane ; ma mi avevano colpito il sussiego , le maniere dei signori sulla piazza , e più ancora il tono generale di astio , disprezzo e diffidenza reciproca nella conversazione a cui avevo assistito , la facilità con cui si manifestavano degli odi elementari , senza il naturale ritegno verso un forestiero appena arrivato , che aveva fatto sì che io fossi messo subito al corrente da ciascuno dei vizi o delle debolezze degli altri . Per quanto non potessi ancora determinarlo con esattezza , era chiaro che anche qui , come a Grassano , gli odi reciproci di tutti contro tutti si cristallizzavano in due partiti . Qui , come a Grassano , come in tutti gli altri paesi della Lucania , dove i galantuomini che non hanno potuto , per incapacità o povertà , o matrimoni precoci , o interessi da tutelare , o per una qualunque necessità del destino , emigrare ai paradisi di Napoli o di Roma , trasformano la propria delusione e la propria noia mortale in un furore generico , in un odio senza soste , in un perenne risorgere di sentimenti antichi , e in una lotta continua per affermare , contro tutti , il loro potere nel piccolo angolo di terra dove sono costretti a vivere . Gagliano è un piccolissimo paese , e lontano dalle strade e dagli uomini : le passioni vi sono perciò più elementari , più semplici , ma non meno intense che altrove ; e non sarà difficile , immaginavo , averne presto la chiave . Grassano è invece piuttosto grande , su una via di passaggio , non lontano dal capoluogo della provincia : non c ' è , come qui , il contatto continuo di tutti con tutti ; le passioni possono perciò essere più nascoste , prendere una forma più mediata , vestirsi di aspetti più complessi . I segreti di Grassano mi erano stati rivelati fin dai primi giorni del mio arrivo da uno dei loro più appassionati protagonisti . Quelli di Gagliano , come li conoscerò ? A Gagliano dovrò passare tre anni , un tempo infinito . Il mondo è chiuso : gli odi e le guerre dei signori sono il solo avvenimento quotidiano : e ho già visto sui loro volti come esse siano radicate e violente , miserabili ma intense come quelle di una tragedia greca . Bisognerà pure che , come un eroe di Stendhal , io faccia i miei piani , e non commetta errori . A Grassano , il mio informatore era stato il capo della Milizia , il tenente Decunto . Chi lo sarà quaggiù ? Quando il tenente Decunto , capo della Milizia di Grassano , mi aveva mandato a chiamare con un ordine perentorio , il giorno dopo il mio arrivo da Regina Coeli , quando non mi ero ancora ambientato , né avevo ancora saputo precisamente che cosa capitasse nel mondo , né che umori ci fossero in paese per la prossima guerra d ' Africa , avevo temuto qualche nuova noia . Avevo invece trovato , in una stanzetta che gli serviva di ufficio , un piccolo giovane biondo , gentile , con una bocca amara e degli occhietti azzurro ­ chiari , sfuggenti , dagli sguardi che si posavano di fianco alle cose , ritrosi , più che per paura , per una specie di vergogna o di ribrezzo . Mi aveva chiamato perché io ero ufficiale in congedo , e lo era anche lui , e voleva fare la mia conoscenza . Ci teneva subito a dirmi che lui comandava la Milizia , ma non aveva nulla a che fare né con la questura , né coi carabinieri , né con il podestà , né con il segretario del fascio . Quest ' ultimo , soprattutto , era un delinquente ; e tutti gli altri , una banda degna di lui . La vita a Grassano era impossibile , e non c ' era rimedio . Tutti ambiziosi , ladri , disonesti , violenti . Egli doveva assolutamente togliersi di qui : si moriva . Perciò aveva fatto domanda di andare volontario in Africa ; e pazienza se tutto andrà in rovina . C ' è poco da rimpiangere . - Giochiamo il tutto per il tutto , - mi disse , guardando lontano di fianco a me . - Questa è la fine , mi capisce ? La fine . Se vincessimo , forse si potrà cambiare qualcosa , chissà ? Ma l ' Inghilterra non lo permetterà . Ci spaccheremo la testa . Questa è la nostra ultima carta . E se ci va male ... - E qui un gesto , come a dire : è la fine del mondo . - Andrà male , vedrà . Ma non importa . Così non si può più continuare . Lei resterà qui qualche tempo . Lei è straniero alle nostre questioni , e potrà giudicare . Quando avrà visto che cos ' è la vita in questo paese , mi dirà che avevo ragione - . Io tacevo , perché diffidavo . Ma dovevo poi riconoscere , nei giorni seguenti , che il tenente Decunto , anche se forse mi sorvegliava , era tuttavia sincero , e il suo pessimismo non era una finzione . Mi aveva preso in simpatia perché ero forestiero , e con me poteva sfogare i suoi risentimenti . Ogni volta che io salivo alla chiesa , in cima al paese , e mi fermavo , nel vento , a contemplare il paesaggio desolato , me lo vedevo comparire vicino , biondo e grigiastro come uno spettro , e senza guardarmi , mi parlava . Egli non era che l ' ultimo anello di una catena di odî che risalivano per le generazioni : cent ' anni , di più , duecento , chissà , forse sempre . Egli partecipava di questa passione ereditaria . Non c ' era nulla da fare , e se ne rodeva . Si erano odiati per secoli qui , e sempre si odieranno , fra queste stesse case , davanti agli stessi sassi bianchi del Basento e alle stesse grotte di Irsina . Oggi erano tutti fascisti , si sa . Ma questo non voleva dir nulla . Prima erano nittiani o salandrini , e risalendo nel tempo , giolittiani o antigiolittiani , della Destra o della Sinistra , per i briganti o contro i briganti , borbonici o liberali , e prima ancora , chissà . Ma questa era la vera origine : c ' erano i galantuomini e c ' erano i briganti , i figli dei galantuomini e i figli dei briganti . Il fascismo non aveva cambiato le cose . Anzi , prima , con i partiti , la gente per bene poteva state tutta da una parte , sotto una bandiera particolare , e distinguersi dagli altri e lottare sotto una veste politica . Ora non ci resta che le lettere anonime , e le pressioni e le corruzioni in Prefettura . Perché nel fascismo ci stanno tutti . - Io , vede , sono di una famiglia di liberali . I miei bisnonni sono stati in prigione , sotto i Borboni . Ma il segretario del fascio , sa chi è ? È il figlio di un brigante . Proprio il figlio di un brigante . E tutti gli altri che gli tengono bordone , e che adesso comandano il paese , sono tutti della stessa risma . E a Matera è la stessa cosa . Il consigliere nazionale N . , di qui , è di una famiglia che teneva mano ai briganti . Anche il barone di Collefusco , il padrone di tutte le terre qui attorno , il proprietario del palazzo sulla piazza , chi è ? Lui sta a Napoli , si sa , e da queste parti non ci viene mai . Non lo conosce ? I baroni di Collefusco sono stati , di nascosto , i veri capi del brigantaggio , nel '60 , da queste parti . Erano loro che li pagavano , che li armavano - . Gli occhietti azzurri scintillavano d ' odio . - Lei spesso si siede , l ' ho visto tante volte , sulla panchina di pietra che è davanti al palazzo del barone . Cent ' anni fa , anzi più di cent ' anni fa , su quella stessa panchina si sedeva ogni sera , come fa ora lei , a prendere il fresco , il bisnonno del barone di adesso , e usava tenere in braccio un suo bambino di pochi anni . Proprio quel bambino fu poi il nonno del barone , e deputato , e manutengolo dei briganti . Su quella panchina il vecchio fu ammazzato , da un parente dei miei bisnonni . Era un farmacista , fratello di un dottore , Palese . Noi Decunto , qui a Grassano , siamo della stessa famiglia . A Potenza ci sono ancora parecchi nipoti del dottore . Ecco come fu . C ' era in quel tempo , qui da noi , una vendita carbonara , e ne facevano parte i due fratelli Palese , un Lasala , degli stessi Lasala del falegname che lei conosce , un Ruggiero , un Bonelli , e molti altri ; e con loro c ' era anche il barone di Collefusco , che faceva il liberale . Ma il barone era una spia ; ci si era messo in mezzo per denunciarli tutti . Infatti un bel giorno fanno una seduta , per non so quale azione da farsi di lì a poco . Appena finita , il barone va al palazzo , chiama un suo servitore fidato , gli fa sellare il miglior cavallo , e gli dà un biglietto , con l ' elenco di tutti i cospiratori , da portare al Governatore di Potenza . Ma la partenza del servo non passa inosservata . Si aveva già qualche sospetto : che cosa andava a fare quel servo sulla strada di Potenza , a quell ' ora , col miglior cavallo del paese ? Non bisognava perde tempo ; inseguirlo , fermarlo , appurare il tradimento . Quattro carbonari partono a cavallo : ma il cavallo del barone era migliore dei loro , ed era in vantaggio di un ' ora . I quattro si buttano per le scorciatoie e i sentieri , e tanto corrono tutta la notte che riescono a raggiungere il servo proprio alle porte di Potenza , sul margine d ' un bosco . Tirano da lontano , galoppando , sul cavallo , e il cavallo cade ; prendono il servo , lo legano a un albero , lo frugano e gli trovano il biglietto del barone . Lo lasciano là legato , senza ucciderlo ; e tornano a briglia sciolta a Grassano . Bisogna punire il traditore : i carbonari si radunano e tirano a sorte chi debba uccidere il barone . Tocca al dottor Palese , ma suo fratello il farmacista è miglior tiratore , è scapolo , e chiede e ottiene di sostituirlo . Allora , di fronte al palazzo , non c ' erano case come ora , ma cominciava la campagna e c ' era una grossa quercia . Era sera . Il farmacista si nascose col suo fucile dietro la quercia , e aspettò che il barone uscisse a prendere il fresco . C ' era la luna piena . Il barone uscì , ma aveva in braccio il bambino , e si sedette sulla panchina di pietra a farlo saltare sulle ginocchia . Il farmacista aspettò a tirare , non voleva colpire l ' innocente : ma poiché quello non accennava a rimandare il ragazzo , dovette decidersi . Era un ottimo tiratore , e non sbagliò . Lo colse in mezzo alla fronte , proprio mentre il bambino lo abbracciava . Naturalmente tutti i liberali si nascosero , ma furono arrestati e condannati . Il farmacista morì in prigione a Potenza ; il dottore ci restò molti anni , e sarebbe morto anche lui , se non fosse avvenuto che la moglie del Governatore , che aveva un parto difficile , non riusciva a sgravarsi e correva pericolo di vita . Nessuno dei medici di Potenza era capace di giovarle , quando a qualcuno venne in mente di chiamare il dottore che era in prigione . Egli venne , e salvò la Governatrice , che ebbe un bel bambino , e che , appena rimessa , corse a Napoli e si buttò ai piedi della Regina . Il dottore ebbe la grazia , ma non tornò più a Grassano . Rimase a Potenza , e i suoi discendenti ci sono ancora . Quel ragazzo , che il farmacista risparmiò con tanta cura , fu poi come le ho detto , il primo deputato di Grassano al parlamento italiano , e faceva il liberale , ma nello stesso tempo era lui che teneva mano ai briganti ; e il nipote , quello di adesso , qui non si vede mai , ma sotto sotto è lui che protegge da Roma la banda che comanda in paese : tutti figli di briganti - . Non ho mai potuto appurare se fossero veri tutti i particolari di questa storia , che nobilita in certo qual modo gli odi reciproci dei signori di Grassano , trasportandoli in un tempo lontano , e legandoli a motivi almeno in parte ideali . Ma la cosa non ha importanza . La lotta dei signori tra loro non ha nulla a che fare con una " vendetta " tramandata di padre in figlio ; né si tratta di una lotta politica reale , fra conservatori e progressisti , anche quando , per caso , prende quest ' ultima forma . Naturalmente ciascuno dei due partiti accusa l ' altro dei peggiori delitti : e gli stessi racconti del tenente Decunto , ma rovesciati come tono sentimentale , mi venivano fatti dai membri del gruppo attualmente al potere . La verità è che questa continua guerra dei signori si trova , nelle stesse forme , in tutti i paesi della Lucania . La piccola borghesia non ha mezzi sufficienti per vivere col decoro necessario , per fare la vita del galantuomo . Tutti i giovani di qualche valore , e quelli appena capaci di fare la propria strada , lasciano il paese . I più avventurati vanno in America , come i cafoni ; gli altri a Napoli o a Roma ; e in paese non tornano più . In paese ci restano invece gli scarti , coloro che non sanno far nulla , i difettosi nel corpo , gli inetti , gli oziosi : la noia e l ' avidità li rendono malvagi . Questa classe degenerata deve , per vivere ( i piccoli poderi non rendono quasi nulla ) , poter dominare i contadini , e assicurarsi , in paese , i posti remunerati di maestro , di farmacista , di prete , di maresciallo dei carabinieri , e così via . È dunque questione di vita o di morte avere personalmente in mano il potere ; essere noi o i nostri parenti o compari ai posti di comando . Di qui la lotta continua per arraffare il potere tanto necessario e desiderato , e toglierlo agli altri ; lotta che la ristrettezza dell ' ambiente , l ' ozio , l ' associarsi di motivi privati o politici rende continua e feroce . Ogni giorno partono da tutti i paesi di Lucania lettere anonime alla Prefettura . E la Prefettura non ne è malcontenta , anche se affetta il contrario . - A Matera fanno finta di voler appianare le nostre liti , - mi diceva il tenente Decunto , - ma in verità fanno il possibile per fomentarle . Hanno istruzioni in questo senso da Roma . Così tengono in mano tutti , con la minaccia o la speranza . Ma che abbiamo da sperare ? - e qui il gesto caratteristico della mano , che vuol dire : niente . - Qui non si può vivere . Bisogna andarsene . Ora andiamo in Africa . È la nostra ultima carta . Il viso del tenente della Milizia si faceva grigio , quando così mi parlava , e gli occhi sfuggenti gli si sbiancavano di impotente furore , disperati e cattivi . Egli apparteneva tutto a quella gente , a quegli odi , a quelle passioni ; era uno dei loro , e se ne rodeva . Un principio di coscienza e di vergogna era in lui . Credeva anche lui , come tutti gli altri , all ' impresa d ' Africa , allo " spazio vitale " necessario a una piccola borghesia degenerata , ma nello stesso tempo si rendeva conto , sia pure in modo rudimentale e puramente sentimentale , di questa degenerazione e miseria , e la guerra diventava una fuga , la fuga in un mondo di distruzione . In fondo , quello che lo attraeva di più nell ' impresa , era proprio l ' eventualità della sconfitta e dell ' annientamento . Lo si vedeva dal tono con cui ripeteva : - È la nostra ultima carta - . Il piccolo lume di coscienza che era in lui , e che lo differenziava dai suoi concittadini , non si manifestava altrimenti che con un profondo , vergognoso disprezzo di sé . All ' odio reciproco dei signori egli aggiungeva l ' odio di sé : e questo lo rendeva , era chiaro a chi l ' osservasse , ancora più maligno e amaro degli altri , capace di ogni azione malvagia . Egli avrebbe potuto , senza contraddire il suo ingenuo semplicismo di giovane ragazzo di buona famiglia , uccidere , rubare , - fare la spia , e forse anche morire come un eroe , per la sua elementare disperazione . Tutto questo era per lui la guerra d ' Africa . Se andava male , che cosa importava ? Il mondo intero poteva andare in rovina per seppellire anche il ricordo di Grassano , bianco sul colle e immutabile , con i signori e i briganti . " Ma il piccolo e funesto lume di coscienza del tenente Decunto , - pensavo , attendendo la cena nella cucina della vedova , - è cosa rara , forse unica " . Esso non mi era apparso in nessuna delle facce ottuse , maligne e avidamente , soddisfatte delle mie nuove conoscenze , sulla piazza . Le loro passioni , era evidente , non risalivano nella storia , non uscivano dal paese stretto dalle argille malariche , crescevano nel piccolo recinto fra quattro case , avevano l ' urgenza e la miseria del bisogno quotidiano del cibo e del denaro , si rivestivano , senza nascondersi , del formalismo dei galantuomini , gonfiavano nello spazio costretto delle anime piccole e del paesaggio desolato , fino a premere violente , come il vapore del brodo lungo della vedova sotto il coperchio della pentola di terra , che sentivo brontolare e soffiare su un povero fuoco di stecchi , là nel camino . Guardavo il fuoco , pensando alla serie infinita dei giorni che mi si stendevano innanzi , e nei quali , anche per me , l ' orizzonte del mondo degli uomini sarebbe stato il cerchio di queste oscure passioni ; e la vedova intanto disponeva sul tavolo il pane e la brocca dell ' acqua . Era il pane nero di qui , fatto di grano duro , in grandi forme di tre o di cinque chili , che durano una settimana , cibo quasi unico del povero e del ricco ; rotonde come un sole , o come una messicana pietra del tempo . Cominciai ad affettarlo , con il gesto che avevo ormai appreso , stringendolo e appoggiandolo al petto , e traendo verso di me , attento a non tagliarmi il mento , il coltello affilato . La brocca , come quelle di Grassano , e tutte quelle che , là e qui , le donne portano in capo , era un ' anfora di Ferrandina , di terra giallorosata , a stretture e rigonfi , come una immagine femminile arcaica , dalla vita sottile , dal petto e dai fianchi rotondi , con le piccole braccia ad ansa . Ero solo al tavolo , davanti alla tovaglia pesante , di tela di casa : ma la stanza non era vuota . La porta di strada ogni tanto si apriva , ed entravano delle donne , le vicine , le conoscenti , le comari della vedova . Venivano con vari pretesti , a portar acqua o a chiedere se dovessero lavare per lei , domattina al fiume : si fermavano lontane dal mio tavolo , vicino all ' uscio ; stavano l ' una vicina all ' altra , e parlavano tutte insieme , come uccelli . Fingevano di non guardarmi ma ogni tanto sotto i veli , i loro occhi neri si voltavano rapidi e curiosi dalla mia parte , e subito fuggivano , come animali , del bosco . Non ancora avvezzo al costume ( un povero residuo di costume , che non ha nulla a che fare con quelli famosi di Pietragalla o di Pisticci ) , mi parevano tutte eguali , col viso incorniciato dal velo più volte ripiegato che ricade sulla schiena , con le semplici camicette di cotone , le larghe sottane scure , a campana , lunghe a mezza gamba , e gli stivaletti alti . Stavano ritte , col portamento solenne di chi è avvezzo a portare in equilibrio i pesi sul capo , e i volti avevano tutti un ' espressione di selvatica gravità . Gravi e senza grazia femminile erano i loro gesti , come le occhiate pesanti dei neri occhi curiosi . Non mi parevano donne , ma soldati di uno strano esercito , o piuttosto una flottiglia di barche tondeggianti e oscure , pronte a prendere tutte insieme il vento nelle piccole vele bianche . Le guardavo e cercavo di capire i loro discorsi nel dialetto per me nuovo , quando si batté all ' uscio , le donne presero congedo con un grande ondeggiare di sottane e di veli , e un nuovo personaggio entrò nella cucina . Era un giovane con dei minuscoli baffetti rossi , che portava un astuccio allungato di pelle marrone . Era mal vestito , aveva le scarpe impolverate , ma aveva il colletto e la cravatta , e portava in capo un curioso berretto alto e tondo , con una visiera di tela cerata , sul tipo di quelli che un tempo avevano gli accademisti , dove sul fondo grigio , spiccavano fiammanti su tutta l ' altezza due grandi lettere ritagliate e cucite di panno vermiglio : " U . E . " - Ufficiale Esattoriale , - mi disse , quando gli chiesi che cosa significassero quell ' U e quell ' E . giganteschi . E intanto , posato con riguardo l ' astuccio , si sedette al mio tavolo , tirò fuori di tasca un pacchetto di pane e formaggio , ordinò alla vedova un bicchiere di vino , e cominciò a mangiare . Era l ' Ufficiale Esattoriale di Stigliano : veniva spesso a Gagliano per i doveri del suo ufficio : oggi aveva fatto tardi e avrebbe dovuto fermarsi a dormire dalla vedova . Aveva lavoro a Gagliano anche per l ' indomani . Non parlava volentieri del suo mestiere : invece , con molta soddisfazione , mi mostrò subito il contenuto del suo astuccio . Era un clarinetto . Non se ne separava mai : lo portava sempre con sé nei suoi viaggi alla caccia del denaro dei contadini . Aveva trovato quell ' impiego , bisogna pur vivere : ma la sua ambizione era un ' altra , era la musica . Non era ancora perfetto , studiava il clarino soltanto da un anno , ma si esercitava continuamente . Sì , poteva darmene un saggio , poiché io , si vedeva , ero un intenditore : ma un pezzo solo , perché voleva ancora uscire a far visita a un suo compare , ed era tardi . Il pane e il formaggio erano finiti , e non c ' era altro da mangiare . Il clarinetto soffiava , indeciso e fragile , le note di una canzonetta ; i cani l ' accompagnavano brontolando . Appena il musicista esattore fu uscito , e rimanemmo soli , la vedova si profferse in scuse per essere costretta a darmelo per compagno di stanza . Non si poteva fare diversamente . - Ma è un giovane per bene : è pulito ; non è un contadino - . L ' assicurai che mi sarei adattato volentieri alla sua compagnia , Ero ormai avvezzo a questi casuali compagni di una notte . A Grassano , quando abitavo alla locanda di Prisco , quasi ogni sera dovevo accogliere gente nuova nella mia camera . Le camere là erano due , ma quando una era piena , si doveva ricorrere alla mia ; e c ' erano spesso forestieri di passaggio , perché Grassano è sulla grande strada , e la locanda di Prisco è rinomata come la migliore della provincia , al punto che i viaggiatori che vanno per i loro affari a Tricarico preferiscono tornare la sera fino a Grassano , piuttosto che fermarsi nella misera taverna di quella sede vescovile . Erano dunque passati da me viaggiatori di commercio pugliesi , mercanti di pere napoletani , carrettieri , conducenti di automobili , le genti più diverse . Una notte , era già tardi , ed io ero già a letto , sentii il rombo inabituale di una motocicletta , e mi vidi capitare in camera il motociclista , con il casco coperto di polvere . Era il barone Nicola Rotunno , di Avellino , uno dei più ricchi proprietari della provincia . Possedeva , con un suo fratello avvocato , terre sconfinate a Grassano , a Tricarico , a Grottole , in non so quanti altri comuni del Materese , e girava in motocicletta per raccogliere dai fattori i denari dei raccolti , ed esigere dai contadini il pagamento dei debiti , di quei debiti che essi contraggono nel corso dell ' anno per poter campare , e che di solito , superando l ' intero guadagno dell ' annata , si accumulano ad inghiottire ogni speranza di stagione benigna . Il barone , un giovane magro , sbarbato , con gli occhiali a pince ­ nez , aveva fama , a Grassano , di essere , come suo fratello , particolarmente spietato nei suoi interessi capace di cacciare un contadino per un debito di poche lire , astuto negli affari e poco chiaro , abile nello scegliere dei fattori devoti al suo interesse , durissimo con tutti . Era un uomo di chiesa , e portava all ' occhiello della giacchetta , invece del solito distintivo fascista , quello rotondo dell ' Azione Cattolica . Con me fu gentilissimo . Saputo che io , suo vicino di letto , ero un confinato , si offerse subito di farmi liberare , cosa per lui facilissima , mi disse , perché era amico di un ' amica carissima del Senatore Bocchini , Capo della Polizia ; una signora , come lui , di Avellino , e come lui particolarmente devota a una Madonna che si adora in un celebre santuario nei dintorni di quella città . Il discorso cadde così sui santuari e sui santi , e sul san Rocco di Tolve , un santo di cui io stesso ho potuto conoscere , per prove e favori personali , la particolare virtù . Tolve è un villaggio vicino a Potenza , e c ' era stato in quei giorni un pellegrinaggio , come tutti gli anni , al principio di agosto . Uomini , donne e bambini vi concorrono da tutte le province circostanti , a piedi , o sugli asini , camminando il giorno e la notte . San Rocco li aspetta , librato nell ' aria , sopra la chiesa . " Tolve è mia , e io la proteggo " , dice san Rocco nella stampa popolare che lo rappresenta , vestito di marrone , con la sua aureola d ' oro , nel cielo azzurro del paese . Ma anche il santo di Grassano è un buon santo : un san Maurizio splendente di colori , laggiù nella chiesa , armato di tutto punto , un glorioso guerriero di cartapesta , di quelli che si fanno ancora oggi , con tanta arte , a Bari . Da san Maurizio passammo al suo compagno di guerra e di beatitudine , e ad altri santi , e a sant ' Agostino , e alla Città di Dio , e a discorsi sui Vangeli . Il barone mostrava di essere stupito e compiaciuto della mia competenza su questo argomento , che non supponeva che io potessi conoscere . S ' era così fatto molto tardi , gli occhi mi si chiudevano dal sonno , quando vidi il barone rizzarsi improvvisamente sul letto , prendere gli occhiali di sul comodino e inforcarli sul naso , balzare in terra con un salto , e avvicinarsi silenzioso al mio letto , avvolto , come uno spettro , in una lunga camicia da notte bianca , che gli scendeva quasi ai piedi nudi . Quando mi fu vicino , fece con la mano un grande segno di croce su di me e disse , con voce solenne e commossa : - Ti benedico , in nome di Gesù Bambino , buona notte - . Replicato , il segno di croce , tornò fra le lenzuola e spense il lume . Protetto dalla inattesa benedizione del barone possidente , non tardai ad addormentarmi , per risvegliarmi , come sempre all ' alba , al suono angelico delle campanelle dei greggi che partivano per i campi , e ai clamori diabolici di Prisco , che , come ogni mattina , chiamava con voci stentoree i figli insonnoliti . La camera della vedova , che dovevo , quella notte , spartire con l ' esattore , era assai più triste di quella di Prisco . Era una stanza buia , lunga e stretta , con una finestrucola in fondo , le pareti dipinte a calce , grige , sporche e scrostate . C ' erano tre lettucci , un catino di ferro smaltato in un angolo , con una brocca , e un canterano zoppo in faccia ai letti . Una lampadina , sporca di antichi nerumi di mosche , mandava una sbiadita luce giallastra . Le mosche volavano a sciami , nel caldo soffocante . La finestra era chiusa , perché non entrassero le zanzare ; ma ero appena con la testa sul cuscino che già sentivo , da tutti i lati , il loro sibilo , pauroso in questi paesi di malaria . Intanto era arrivato il mio compagno , aveva attaccato il berretto ad un chiodo , in faccia al mio letto , posato l ' astuccio del clarinetto sul canterano , e si era spogliato . Gli chiesi come andava il suo lavoro , qui a Gagliano . - Male , - mi disse . - Oggi sono venuto per fare dei pignoramenti . Le tasse non le pagano . Si viene a pignorare , e non si trova nulla . Sono stato in tre case : mobili non ne hanno : non c ' è che il letto , e quello non si può prendere . Dovrò accontentarmi di una capra e di qualche piccione . Non c ' è neppure da pagare le spese della trasferta . Domattina devo andare da due altri : speriamo mi vada meglio . Ma è una miseria : i contadini non vogliono pagare . Sono quasi tutti proprietari , qui a Gagliano : hanno tutti il loro piccolo pezzo di terra , magari lontano dal paese , a due o tre ore di strada ; e certe volte , sì , è terra cattiva , e rende poco . Le tasse sono forti , per dire la verità : ma questo non mi riguarda : non siamo noi che le mettiamo : noi dobbiamo soltanto farle pagare . E lei sa come sono i contadini : per loro tutte le annate sono cattive . Sono pieni di debiti , hanno la malaria , non hanno da mangiare . Ma staremmo freschi se dovessimo dar retta a loro : noi dobbiamo fare il nostro dovere . Non pagano , e dobbiamo accontentarci di portar via quel poco che si trova , roba che non val nulla . Certe volte ho dovuto fare il viaggio per qualche bottiglia d ' olio e un po ' di farina . E ancora ci guardano male , con odio . A Missanello , due anni fa , hanno anche sparato . È un brutto mestiere . Ma bisogna pur vivere . Vedevo che l ' argomento lo disgustava , e per confortarlo portai il discorso sulla musica . Sperava di poter scrivere delle canzonette , di vincere qualche concorso , qualche premio : in questo caso avrebbe lasciato l ' esattoria . Intanto suonava il clarinetto nella banda di Stigliano . Gli chiesi com ' erano le canzoni popolari di queste parti , e se avesse potuto insegnarmene qualcuna , e magari , poiché egli era così abile , trascrivermela . Mi disse se volevo la musica di " Faccetta nera " o di qualche altra canzonetta in voga . No , non era questo , volevo le canzoni dei contadini . Rimase un po ' a riflettere , come ad un argomento per lui nuovo , a cui non avesse mai pensato . Scrivermi le note di una canzone avrebbe potuto , cercandole ad una ad una sul clarinetto . Ma non gli veniva fatto di ricordarsi di nessuna canzone cantata dai contadini . A Viggiano cantavano e suonavano . Ma da queste parti , no . C ' era forse qualche canto di chiesa , si sarebbe informato . Altro non conosceva . Anch ' io avevo notato , a Grassano , la stessa cosa . Né il mattino quando partono per il lavoro , né il meriggio sotto il sole , né la sera , nelle lunghe file nere che tornano , con gli asini e le capre ; verso le case sul monte , nessuna voce rompe il silenzio della terra . Soltanto una volta avevo sentito , verso il Basento , il lamento di un flauto di canna , a cui un altro flauto rispondeva dalla collina di faccia : erano due pastori forestieri che andavano col gregge di paese in paese , e si richiamavano di lontano . I contadini non cantano . Il mio compagno non rispondeva più : sentivo il suo respiro regolare e fischiante , nel ronzio continuato delle mosche eccitate dal caldo . Un tenue chiarore veniva , attraverso i vetri chiusi , da un cielo pallido per una falce di luna : sul muro , in faccia a me , distinguevo a quel barlume , sul berretto appeso al chiodo . le grandi lettere rosse : " U . E . " . Le fissavo nell ' oscurità , finché mi si chiusero gli occhi , e mi addormentai . Non mi svegliarono , di primo mattino , le campanelle dei greggi , come a Grassano , perché qui non vi sono pastori , né pascoli , né erba ; ma il rumore continuato degli zoccoli degli asini sulle pietre della strada , e il belar delle capre . È l ' emigrazione quotidiana : i contadini si levano a buio , perché devono fare chi due , chi tre , chi quattro ore di strada per raggiungere il loro campo , verso i greti malsani dell ' Agri e dei Sauro , o sulle pendici dei monti lontani . La stanza era piena di luce : il berretto con le iniziali non c ' era più . Il mio compagno doveva essere uscito all ' alba , per portare i conforti della Legge nelle case dei contadini , prima che quelli partissero per la campagna ; e a quest ' ora forse già correva , col cappello sfavillante sotto il sole , e il clarinetto , e una capra al guinzaglio , sulla strada di Stigliano . Dall ' uscio mi giungeva un suono di voci femminili e un pianto di bambino . Una diecina di donne , con i bimbi in collo o per mano , aspettavano , pazienti , la mia levata . Volevano mostrarmi i loro figli , perché li curassi . Erano tutti pallidi , magri , con dei grandi occhi neri e tristi nei visi cerei , con le pance gonfie e tese come tamburi sulle gambette storte e sottili . La malaria , che qui non risparmia nessuno , si era già insediata nei loro corpi denutriti e rachitici . Io avrei voluto evitare di occuparmi di malati , perché non era il mio mestiere , perché conoscevo la mia poca competenza , e sapevo che , facendolo , sarei entrato , e la cosa non mi sorrideva , nel mondo stabilito e geloso degli interessi dei signori del paese . Ma capii subito che non avrei potuto resistere a lungo nel mio proposito . Si ripeté la scena del giorno precedente . Le donne mi pregavano , mi benedivano , mi baciavano le mani . Una speranza , una fiducia assoluta era in loro . Mi chiedevo che cosa avesse potuto generarle . Il malato di ieri era morto , e io non avevo potuto far nulla per evitarne la morte : ma le donne dicevano che avevano visto che io non ero , come gli altri , un medicaciucci , ma ero un cristiano bono e avrei guarito i loro figliuoli . Era forse il prestigio naturale del forestiero che viene da lontano , e che è perciò come un dio ; o piuttosto si erano accorte che , nella mia impotenza , mi ero tuttavia sforzato di far qualcosa per il moribondo e l ' avevo guardato con interesse , e con reale dispiacere ? Ero stupito e vergognoso di questa fiducia , tanto piena quanto immeritata . Congedai le donne con qualche consiglio , ed uscii , dietro a loro , dalla stanza ombrosa nella luce abbagliante del mattino . Le ombre delle case erano nere e ferme , il vento caldo che saliva dai burroni sollevava nuvole di polvere : nella polvere si spidocchiavano i cani . Volevo riconoscere i miei confini , che erano strettamente quelli dell ' abitato : fare un primo viaggio di circumnavigazione della mia isola : le terre , attorno , dovevano restare , per me , uno sfondo non raggiungibile oltre le colonne d ' Ercole podestarili . La casa della vedova è all ' estremità alta del paese su uno slargo che termina , in fondo , alla chiesa , una piccola chiesetta bianca , appena più grande delle case . Sull ' uscio stava l ' Arciprete , occupato a minacciare con un bastone un gruppo di ragazzi che , a qualche passo di distanza , gli facevano boccacce e sberleffi , e si chinavano a terra , nell ' atto di volergli gettare delle pietre . Al mio arrivo i ragazzi scapparono come passeri ; il prete li seguì con lo sguardo corrucciato , brandendo il bastone e gridando : - Maledetti , eretici , scomunicati ! È un paese senza grazia di Dio , questo , - disse poi , rivolgendosi a me . - In chiesa ci vengono i ragazzi , per giocare . Ha visto ? Se no , non ci viene nessuno . La messa la dico ai banchi . Neppure battezzati , sono . E i frutti di quelle poche terre , non c ' è verso di farseli pagare . Non ho ancora avuti quelli dell ' anno passato . Sono tutti fior di galantuomini , davvero , in questo paese , se ne accorgerà . Era un vecchio piccolo e magro , con degli occhiali di ferro a stanghetta su un naso affilato , all ' ombra del pendaglio rosso che scendeva dal cappello , e dietro agli occhiali degli occhietti pungenti , che passavano rapidamente da una fissità ossessionata a un brillare brusco di arguzia . La bocca sottile gli cascava in una piega di abituale amarezza . Sotto all ' abito sporco e sdrucito , pieno di frittelle e sbottonato , spuntavano gli stivali scalcagnati e pieni di polvere . Da tutto il suo aspetto spirava un ' aria stanca di miseria mal sopportata ; come le rovine di una catapecchia incendiata , nera e piena di erbacce . Don Giuseppe Trajella non era amato da nessuno in paese , e dai signori del luogo , l ' avevo sentito la sera prima nella loro conversazione , era addirittura esecrato . Gli facevano ogni sorta di villanie , gli aizzavano contro i ragazzi , si lagnavano di lui col prefetto e col Vescovo . - L ' Arciprete , se ne guardi , - mi aveva detto il podestà . - È una disgrazia per il nostro paese : una profanazione della casa di Dio . È sempre ubriaco . Non ci è ancora stato possibile liberarcene , ma speriamo di poterlo presto cacciar via . Almeno a Gaglianello , la frazione che è la sua vera sede . È qui da parecchi anni , per punizione . Lo hanno mandato a Gaglianello , lui che era professore di Seminario , per castigo . Si permetteva certe libertà con gli allievi , lei mi capisce . A Gagliano ci sta per abuso , perché non ce n ' è un altro . Ma è un castigo per noi - . Povero don Trajella ! Se anche il diavolo lo aveva tentato nei suoi giovani anni , questa era ormai una cosa antica e dimenticata . Ora egli non si reggeva quasi in piedi , non era che un povero vecchio perseguitato e inasprito , una pecora nera e malata in un gregge di lupi . Ma , lo si capiva anche nella sua decadenza , ai bei tempi in cui insegnava teologia al Seminario di Melfi e a quello di Napoli , don Giuseppe Trajella da Tricarico doveva essere stato un uomo buono , intelligente , pieno di spirito e di risorse . Scriveva vite di santi , dipingeva , scolpiva , si occupava vivacemente delle cose del mondo . L ' improvvisa disgrazia lo aveva colpito , lo aveva staccato da tutto e l ' aveva buttato , come un relitto , su quella lontana spiaggia inospitale . Egli si era lasciato cadere a picco , godendo amaramente di fare più grande la propria miseria . Non aveva più toccato un libro né un pennello . Gli anni erano passati , e di tutte le antiche passioni una sola era rimasta , e aveva preso il carattere della fissazione : il rancore . Trajella odiava il mondo , perché il mondo lo perseguitava . Si era ridotto a vivere solo , senza parlare con nessuno , nella sola compagnia di sua madre , una vecchia di novant ' anni , inebetita e impotente . Il suo solo conforto ( oltre alla bottiglia , forse ) era di passare il giorno a scrivere epigrammi latini contro il podestà , i carabinieri , le autorità e i contadini . - È un paese di asini , questo , non di cristiani , - mi disse , invitandomi a entrare con lui nella chiesa . - Lei sa il latino , vero ? Gallianus , Gallianellus Asinus et asellus Nihil aliud in sella Nisi Joseph Traiella . La chiesa non era che uno stanzone imbiancato a calce , sporco e trasandato , con in fondo un altare disadorno su un palco di legno , e un piccolo pulpito addossato a una parete . I muri , pieni di crepe , erano ricoperti da vecchi quadri secenteschi dalle tele scrostate e piene di strappi , malamente appesi in disordine in parecchie file . - Questi vengono dalla vecchia chiesa : sono le uniche cose che abbiamo potuto salvare . Li guardi , lei , che è pittore . Ma non valgono molto . Questa d ' ora non era che una cappella . La vera chiesa , la Madonna degli Angeli , era in basso , all ' altra estremità del paese , dove c ' è la frana . La chiesa è crollata improvvisamente , è cascata nel burrone , tre anni fa . Per fortuna era notte , l ' abbiamo scampata bella . Qui ci sono continuamente le frane . Quando piove , la terra cede e scivola , e le case precipitano . Ne va giù qualcuna tutti gli anni . Mi fanno ridere con i loro muretti di sostegno . Fra qualche anno questo paese non esisterà più . Sarà tutto in fondo al precipizio . Pioveva da tre giorni quando è caduta la chiesa . Ma tutti gli inverni è la stessa cosa : qualche disastro , piccolo o grosso , avviene tutti gli anni , qui come in tutti gli altri paesi della provincia . Non ci sono alberi né rocce , e l ' argilla si scioglie , scorre in basso come un torrente , con tutto quello che c ' è sopra . Vedrà quest ' inverno , anche lei . Ma le auguro di non essere più qui allora . La gente è peggio della terra . Profanum vulgus - . Gli occhi dell ' Arciprete brillavano dietro gli occhiali . - Abbiamo dovuto accontentarci di questa vecchia cappella . Non c ' è campanile , la campana è fuori , attaccata a un sostegno . Bisognerebbe anche rifare il tetto , ci piove . S ' è dovuto anche puntellarla . Vede che crepe nei muri ? Ma i denari , chi me li dà ? La chiesa è povera , e il paese è poverissimo : e poi non sono cristiani , non hanno religione . Non mi portano nemmeno i regalucci d ' uso , figuriamoci per fare il campanile . E il podestà , don Luigi , e gli altri , sono d ' accordo a non lasciar far nulla . Loro fanno i farmacisti . Vedrà , vedrà , le loro opere pubbliche ! Il mio cane Barone , inconsapevole della maestà del luogo , si affacciava all ' uscio , stanco di aspettarmi , abbaiando allegro , e non mi riusciva di scacciarlo o di farlo tacere . Presi allora congedo da don Trajella e mi avviai , per la stessa strada a sinistra della chiesa che avevo percorso il giorno prima arrivando , verso le prime case del paese . Era questa la zona che mi era apparsa , il giorno avanti , passando rapido in automobile , accogliente e quasi gentile d ' alberi e di verde . Ma ora , sotto il sole crudo del mattino , pareva che il verde si fosse dissolto nel grigio abbagliante dei muri e della terra . Era un gruppo di case costruite in disordine ai lati della strada , con attorno degli orticelli stenti e qualche magro olivo . Quasi tutte le case erano costituite da una sola stanza , senza finestre , che prendeva luce dalla porta . Le porte erano sbarrate , poiché i contadini erano nei campi : a qualche soglia stavano sedute delle donne con i bambini in grembo , o delle vecchie che filavano la lana ; e tutte mi salutavano con un gesto , e mi seguivano con i grandi occhi spalancati . Qua e là alcune case avevano invece un primo piano , e un balcone ; e la porta di strada invece di essere di vecchio legno nero e consumato , brillava pretensiosamente di vernice , e si adornava di una maniglia di ottone . Erano le case degli " americani " . In mezzo alle catapecchie contadine stava una casetta lunga e stretta , a un piano , costruita da poco nello stile cosiddetto moderno , quello dei sobborghi delle città : era la caserma dei carabinieri . Sulla strada e attorno alle case , nei mucchi di spazzature e di rifiuti , le scrofe , circondate dalle loro famiglie di maialini , dal viso di vecchietti avidi e libidinosi , grufolavano diffidenti e feroci , e Barone ringhiava rinculando , sollevando il labbro sulle gengive , coi peli ritti di uno strano orrore . Dopo l ' ultima casa del paese , dove la strada , superata una selletta , comincia a scendere verso il Sauro , c ' era un breve spiazzo di terra disuguale , coperta a tratti di un ' erba gialla e intristita . Era il campo sportivo , opera del podestà Magalone . Qui dovevano esercitarsi i ragazzi della Gil , e si dovevano fare le adunate di popolo . A sinistra un sentiero saliva ancora su un poggio poco distante coperto di ulivi e terminava a un cancelletto di ferro , aperto tra due pilastrini che si continuavano in un muretto basso di mattoni . Dietro il muretto spuntavano due sottili cipressi ; attraverso il cancello si vedevano le tombe , bianche sotto il sole . Il cimitero era il limite estremo , in alto , del terreno che mi era concesso . La vista di lassù era più larga che da ogni altro punto , e meno squallida . Non si vedeva tutto Gagliano , che sta nascosto come un lungo serpente acquattato fra le pietre ; ma i tetti rosso ­ gialli della parte alta apparivano fra le fronde grige degli ulivi mosse dal vento , fuori della consueta immobilità , come cose vive ; e , dietro questo primo piano colorato , le grandi distese desolate delle argille sembravano ondulare nell ' aria calda come sospese al cielo ; e sopra il loro monotono biancore passava l ' ombra mutevole delle nubi estive . Le lucertole stavano immobili sul muro assolato ; una , due cicale si rispondevano a tratti , come provando un canto , e poi tacevano improvvise . Poiché di qui mi era vietato continuare , mi volsi al ritorno , scendendo rapido al paese per la strada percorsa ; ripassai davanti alla chiesa , alla casa della vedova , e , giù per la discesa , arrivai all ' ufficio postale , e al muretto della Fossa del Bersagliere . Il podestà , maestro di scuola , era in quel momento nell ' esercizio delle sue funzioni di insegnante . Stava seduto al balcone della sua classe , e fumava guardando la gente sulla piazza , e interpellando democraticamente tutti i passanti . Aveva in mano delle lunghe canne , con le quali , ogni tanto , ristabiliva l ' ordine senza muoversi dalla seggiola attraverso la finestra aperta , colpendo , con un colpetto abilissimo e ben aggiustato , la testa o le mani dei ragazzi che , lasciati soli , facevano troppo chiasso . - Bella giornata , dottore ! - mi gridò dal suo arengo , quando mi vide comparire sulla piazza . Di lassù , con le sue bacchette in mano , egli si sentiva veramente il padrone del paese , un padrone affabile , popolare e giusto ; e nulla poteva sfuggire alla sua vista . - Non l ' avevo ancora veduto , stamattina . Dov ' è stato ? A passeggiare ? Su , fino al cimitero ? Bravo , bravo , passeggi , passeggi ! Si diverta . E si trovi qua in piazza dopo colazione , alle cinque e mezzo . Prima dormirà , credo . Le voglio far conoscere mia sorella . Dove va ? A Gagliano di Sotto ? A cercare alloggio ? Mia sorella glielo troverà , non si preoccupi . Per un uomo come lei non ci vuole una casa di contadini . Ma le troveremo meglio , dottore ! E buona passeggiata ! Dopo la piazza , la strada risaliva , superava un costone , e ridiscendeva in un ' altra minuscola piazzetta , circondata di case basse . In mezzo alla piazza si ergeva uno strano monumento , alto quasi quanto le case , e , nell ' angustia del luogo , solenne ed enorme . Era un pisciatoio : il più moderno , sontuoso , monumentale pisciatoio che si potesse immaginare ; uno di quelli di cemento armato , a quattro posti , con il tetto robusto e sporgente , che si sono costruiti soltanto in questi ultimi anni nelle grandi città . Sulla sua parete spiccava come una epigrafe un nome familiare al cuore dei cittadini : " Ditta Renzi ­ Torino " . Quale bizzarra circostanza , o quale incantatore o quale fata poteva aver portato per l ' aria , dai lontani paesi del nord , quel meraviglioso oggetto , e averlo lasciato cadere , come un meteorite , nel bel mezzo della piazza di questo villaggio , in una terra dove non c ' è acqua né impianti igienici di nessuna specie , per centinaia di chilometri tutto attorno ? Era l ' opera del regime , del podestà Magalone . Doveva essere costato , a giudicare dalla sua mole , le entrate di parecchi anni del comune di Gagliano . Mi affacciai al suo interno : da un lato un maiale stava bevendo l ' acqua ferma nel fondo del vaso , dall ' altra due ragazzi ci buttavano barche di carta . Nel corso di tutto l ' anno non lo vidi mai adibito ad altra funzione , né abitato da altri che non fossero maiali , cani , galline , o bambini ; se non la sera della festa della Madonna di settembre , in cui alcuni contadini si arrampicarono sul suo tetto per meglio godere , da quell ' altezza , lo spettacolo dei fuochi artificiali . Una sola persona lo usò spesso per l ' uso per cui era stato costruito ; e quella persona ero io : e non l ' usavo , debbo confessarlo , spinto dal bisogno , ma mosso dalla nostalgia . A un angolo della piazzetta , dove quasi giungeva l ' ombra lunga del monumento , uno zoppo , vestito di nero , con un viso secco , serio , sacerdotale , sottile come quello di una faina , soffiava come un mantice nel corpo di una capra morta . Mi fermai a guardarlo . La capra era stata ammazzata poco prima , lì sulla piazzetta , e sdraiata sopra un tavolaccio di legno su due cavalletti . Lo zoppo , senza tagliarne altrove la pelle , aveva fatto una piccola incisione in una delle zampe di dietro , vicino al piede , e all ' incisione aveva posto la bocca , e a forza di polmoni andava gonfiando la capra , staccandone la pelle dalla carne . A vederlo così attaccato all ' animale , che andava a mano a mano mutando e crescendo , mentre l ' uomo , senza mutare contegno , pareva assottigliarsi e svuotarsi di tutto il suo fiato , sembrava di assistere a una strana metamorfosi , dove l ' uomo si versasse , a poco a poco , nella bestia . Quando la capra fu gonfia come una mongolfiera , lo zoppo , stringendo con una mano la zampa , staccò finalmente la bocca dal piede dell ' animale , e se la pulì con la manica ; poi , rapidamente , si pose a rovesciare la pelle della capra , come un guanto che si sfili , fino a che la pelle , intera , fu tutta sgusciata , e la capra , nuda e spelata come un santo , rimase sola sul tavolaccio a guardare il cielo , - Così non si sciupa , si possono farne degli orci , - mi spiegò lo zoppo , pieno di sussiego , mentre un ragazzo docile e taciturno , suo nipote , lo aiutava a squartare la bestia . - Quest ' anno c ' è parecchio lavoro . I contadini ammazzano tutte le capre . Per forza . La tassa chi può pagarla ? - Pare infatti che il governo avesse da poco scoperto che la capra è un animale dannoso all ' agricoltura , poiché mangia i germogli e i rami teneri delle piante : e aveva perciò fatto un decreto valido ugualmente per tutti i comuni del Regno , senza eccezione , che imponeva una forte imposta su ogni capo , del valore all ' incirca della bestia . Così , colpendo le capre , si salvavano gli alberi . Ma a Gagliano non ci sono alberi , e la capra è la sola ricchezza del contadino , perché campa di nulla , salta per le argille deserte e dirupate , bruca i cespugli di spine , e vive dove , per mancanza di prati , non si possono tenere né pecore né vitelli . La tassa sulle capre era dunque una sventura : e , poiché non c ' era il denaro per pagarla , una sventura senza rimedio . Bisognava uccidere le capre , e restare senza latte e senza formaggio . Lo zoppo era un proprietario decaduto , ma fiero tuttavia della sua posizione sociale , che per campare faceva molti mestieri ; e fra l ' altro era suo compito il sacrificio delle capre . Grazie al provvido decreto ministeriale potei , quell ' anno , trovar spesso da lui della carne : negli anni precedenti , mi disse , mi sarei dovuto accontentare di mangiarla molto di rado . Egli si occupava anche di amministrare i beni di qualche proprietario che non abitava in paese , sorvegliava i contadini , faceva da sensale nelle vendite , metteva mano ai matrimoni , conosceva tutto e tutti ; e non c ' era avvenimento o fatterello dove non si vedesse comparire silenziosamente la sua gamba zoppa , il suo abito nero e il suo viso volpino . Era curiosissimo , ma , nelle parole , riservato : le sue frasi si fermavano a mezzo , a lasciare intendere che egli sapeva molto più che non dicesse ; e sempre con un che di solenne e dignitoso , e terribilmente serio , quasi a smentire il suo cognome , Carnovale . Come seppe che cercavo un alloggio e possibilmente abbastanza grande e luminoso da poterci dipingere , rifletté un poco , con aria concentrata , e mi disse che c ' era il palazzo dei suoi cugini che io forse conoscevo , perché erano dei grandi dottori di Napoli . Avrei forse potuto averne una parte , due o tre stanze : avrebbe subito scritto in città : sarebbe stata per me una fortuna , era la sola casa che potesse convenirmi . Era vuota , ma un letto e gli altri mobili necessari me li avrebbe potuti affittare lui . Se intanto volevo visitarlo , mi avrebbe subito fatto accompagnare dal nipote con le chiavi . Mi avviai col ragazzo , anche lui nero , triste e compassato come lo zio . La strada scendeva ancora dopo la piazzetta , finché arrivava ad un punto dove i due burroni di destra e di sinistra non lasciavano più posto per le case , e lì scorreva sullo stretto ciglione fra due muretti bassi , al di là dei quali l ' occhio si perdeva nel vuoto . Era un intervallo di un centinaio di metri fra Gagliano alta e Gagliano bassa ; e qui , fra le due gole , il vento soffiava violento in perpetuità . Verso il mezzo di questo intervallo , in un punto dove il ciglione si allarga un poco , c ' era una delle due sole fontanelle del paese : l ' altra l ' avevo vista in alto , vicino alla chiesa . La fontanella , che dava l ' acqua per tutta Gagliano di Sotto e per buona metà di Gagliano di Sopra , era allora affollata di donne , come la vidi poi sempre , in tutte le ore del giorno . Stavano in gruppo , attorno alla fontana , alcune in piedi , altre sedute per terra , giovani e vecchie , tutte con una botticella di legno sul capo , e la brocca di terra di Ferrandina . Ad una ad una si avvicinavano alla fontana , e aspettavano pazienti che l ' esile filo d ' acqua riempisse gorgogliando la botte : l ' attesa era lunga . Il vento muoveva i veli bianchi sui loro dorsi diritti , tesi con naturalezza nell ' equilibrio del peso . Stavano immobili nel sole , come un gregge alla pastura ; e di un gregge avevano l ' odore . Mi giungeva il suono confuso e continuo delle voci , un sussurrare ininterrotto . Al mio passaggio nessuna si mosse , ma mi sentii colpito da diecine di sguardi neri , che mi seguirono fermi e intensi , finché , superato l ' intervallo , ricominciai a salire per giungere alle case di Gagliano di Sotto , che ridiscende poi fino alla chiesa diroccata e al precipizio . Giungemmo in breve al palazzo : e davvero era la sola costruzione , in paese , che potesse portare questo nome . Di fuori aveva un aspetto tetro con i suoi muri nerastri e le piccole finestre ferrate , e i segni di un secolare abbandono . Era la vecchia dimora di una famiglia nobile che da molto tempo aveva emigrato . Era stata poi adibita a caserma dei carabinieri , che l ' avevano lasciata per la nuova sede modernizzante . Del passaggio dei militi serbava nell ' interno i ricordi , nella sporcizia e nello squallore delle pareti . C ' erano ancora le celle di sicurezza , ricavate dividendo un salone , buie , con le bocche di lupo alle finestrelle e i grandi catenacci alle porte . Ma le porte , gonfiate dall ' acqua e dai geli , non chiudevano più ; i vetri delle finestre erano tutti rotti , uno spesso strato di polvere , portata dal vento , copriva ogni cosa . Dal soffitto , dorato e dipinto , pendevano lembi di pittura e ragnatele ; i pavimenti di pietra bianca e nera a disegno erano sconnessi , e qualche grigio filo d ' erba cresceva negli interstizi . Al nostro ingresso nelle sale eravamo accolti da un rumore rapido e furtivo , come di animali che corressero impauriti nei loro nascondigli . Spalancai una porta ­ finestra , mi affacciai a un balcone , dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro , e , venendo dall ' ombra dell ' interno , rimasi quasi accecato dall ' improvviso biancore abbagliante . Sotto di me c ' era il burrone ; davanti , senza che nulla si frapponesse allo sguardo , l ' infinita distesa delle argille aride , senza un segno di vita umana , ondulanti nel sole a perdita d ' occhio , fin dove , lontanissime , parevano sciogliersi nel cielo bianco . Nessun ' ombra svariava questo immobile mare di terra , divorato da un sole a picco . Era mezzogiorno , ora di rientrare . Come avrei potuto vivere in questa rovina nobiliare ? Tuttavia il luogo aveva un suo triste incanto : avrei potuto passeggiare sulle pietre sconnesse dei saloni , e preferivo , per compagnia delle mie notti , i pipistrelli agli ufficiali esattoriali e alle cimici della vedova . Forse , pensavo , avrei potuto far rimettere i vetri , farmi arrivare da Torino una zanzariera per proteggermi dalla malaria , e ridar vita ai muri arcigni e cadenti del palazzo . Dissi allo zoppo che mi aspettava sulla piazzetta con la sua capra squartata , che scrivesse a Napoli , e risalii verso casa . Arrivato al muretto della Fossa del Bersagliere , sulla piazza , vidi un giovane biondo , alto e aitante , con una camicia cittadina dalle maniche corte , uscire dall ' usciolo di una catapecchia portando in mano un piatto di spaghetti fumanti , traversare la piazza , posare il piatto sul muretto lanciando un fischio di richiamo , e rientrare poi rapidamente di dove era venuto . Mi fermai incuriosito a guardare di lontano quella pastasciutta abbandonata . Subito , da una casa di faccia , uscì un giovane alto , bruno questo , e bellissimo , con un viso pallido e malinconico , vestito di un abito grigio di taglio elegante . Andò al muretto , prese il piatto degli spaghetti e ritornò sui suoi passi . Giunto sulla soglia , lanciò un ' occhiata circospetta alle finestre e alla piazza deserta , si volse verso di me , sorrise , mi fece con la mano un amichevole cenno di saluto , e subito , chinandosi per passare nella porticina bassa , scomparve in casa . Don Cosimino , il gobbetto della posta , stava chiudendo il suo ufficio , e dal suo angolo nascosto aveva visto tutto come me . Si accorse del mio stupore , e mi fece col capo un cenno d ' intesa ; io lessi la simpatia nei suoi occhi tristi e arguti . - Questa scena , - mi disse , - avviene tutti i giorni a quest ' ora . Sono due confinati come lei . Quello biondo è un muratore comunista di Ancona , un ottimo ragazzo . L ' altro è uno studente di scienze politiche di Pisa . Era ufficiale della Milizia , e comunista anche lui . È di famiglia modesta , ma non gli dànno il sussidio perché sua madre e sua sorella sono maestre , e perciò , dicono , hanno i mezzi per mantenerlo . Prima i confinati potevano stare assieme , ma da qualche mese don Luigi Magalone ha dato l ' ordine che non debbano neppure vedersi . Quei due , che facevano cucina comune per economia , ora sono costretti a preparare il pranzo a turno , un giorno per uno , e a portare i piatti sul muretto , dove l ' altro li va a prendere quando il primo è già rientrato in casa . Se no , se si incontrassero , chissà che pericolo per lo Stato ! - C ' eravamo incamminati insieme su per la salita : don Cosimino abitava non lontano dalla casa della vedova , con la moglie e parecchi bambini . - Don Luigi ci bada molto a queste cose . Lui è per la disciplina . Le pensano insieme , lui e il brigadiere . Con lei spero sarà diverso . Ma ad ogni modo non se la prenda , dottore ! - Don Cosimino mi guardava di sotto in su , consolatore . - Hanno la mania di fare i poliziotti , e vogliono saper tutto , Il muratore ha avuto anche delle noie . Parlava con dei contadini , e cercava di spiegare le teorie di Darwin , che l ' uomo deriva dalla scimmia . Io già non sono darwinista , - e don Cosimino sorrideva arguto , - ma non ci vedo nulla di male , se qualcuno ci crede . Don Luigi lo è venuto a sapere , naturalmente . E ha fatto una scenata terribile . L ' avesse sentito gridare ! Ha detto al muratore che le teorie di Darwin sono contro la religione cattolica , che il cattolicismo e il fascismo sono una cosa sola , e che perciò parlare di Darwin è fare dell ' antifascismo . E ha scritto anche a Matera , alla questura , che il muratore faceva propaganda sovversiva . Ma i contadini gli vogliono bene . È gentile e sa far di tutto - . Eravamo arrivati a casa sua . - Stia di buon umore , - mi disse . - Lei è appena arrivato , e si deve abituare . Ma tutto questo passerà . Quasi timoroso di aver detto troppo , questo angelo gobbo mi salutò bruscamente e mi lasciò . Il podestà era sulla piazza , il pomeriggio , per condurmi dalla sorella . Donna Caterina . Magalone Cuscianna ci aspettava , aveva preparato il caffè e dei dolci di farina fatti con le sue mani . Mi accolse con grande cordialità sull ' uscio , mi condusse in salotto , una stanza dai mobiletti modesti , piena di ninnoli a buon mercato , di cuscini con il Pierrot e di bamboline di panno , si informò della mia famiglia , commiserò la mia solitudine , mi assicurò che avrebbe fatto il possibile per rendere meno sgradevole il mio soggiorno : fu , insomma , l ' amabilità in persona . Era una donna di una trentina d ' anni , piccola e grassoccia . Di viso assomigliava al fratello , ma con un aspetto più volontario e appassionato . Gli occhi aveva nerissimi , come i capelli ; la pelle lucida e giallastra e i denti guasti le davano un aspetto malsano . Era vestita da donna di casa in faccende , con gli abiti in disordine per il lavoro e per il caldo . Parlava con una voce alta , stridula , sempre tesa e esagerata . - Vedrà , dottore , qui si troverà bene . Per la casa me ne occuperò subito . Ora non ce ne sono , ma presto se ne faranno delle libere . Lei deve avere un buon alloggio , e una stanza per ricevere i malati . Le troverò anche una serva . Assaggi queste focacce , lei sarà abituato a cose più fini . La sua mamma ne farà di migliori . Queste sono all ' uso del paese . Ma come mai l ' hanno mandato al confino ? Certamente è stato uno sbaglio . Mussolini non può essere informato di tutto , c ' è chi magari crede di far bene , e fa delle cose ingiuste . E poi , in città , si possono avere dei nemici . Da queste parti ci sono anche dei fascisti confinati . C ' è Arpinati , il federale di Bologna , in un paese qua vicino : lui però può viaggiare come gli pare . Ora avremo la guerra . Mio marito è andato volontario . Capisce , con la sua carica , doveva dare l ' esempio . Non importano le idee , ma la Patria . Anche lei è per l ' Italia , non è vero ? Certo , l ' hanno mandata qui per errore . Ma per noi è una grande fortuna che lei sia arrivato ! - Don Luigi , con l ' aria di chi non si vuol compromettere , taceva ; e di lì a poco , dicendo che aveva da fare , se ne andò . Rimasti soli , donna Caterina , mentre mi versava il caffè nella tazzina giapponese , e mi invitava ad assaggiare una marmellata di cotogne fatta in casa , continuava , sullo stesso tono eccessivo , a lodarmi e a promettermi il suo aiuto in quanto potesse occorrermi . Era cordialità naturale , o gusto femminile e materno di protezione , o piacere di mostrare la sua autorità nel paese e la sua abilità di donna di casa a un signore del nord ? C ' era tutto questo , c ' era la cordialità , c ' era la maternità , c ' era l ' autorità politica , c ' era l ' abilità di cucina : donna Caterina sapeva fare veramente bene le marmellate le conserve , le torte , le olive al forno , i fichi secchi con le mandorle e le salsicce col peperone spagnolo . Ma , si sentiva , c ' era anche dell ' altro : una passione più precisa e personale , nella quale il mio arrivo inaspettato si inseriva e prendeva posto ; una passione che il mio arrivo rinforzava , come un vento improvviso , un fuoco sopito . - È una grande fortuna averla qui con noi ! Deve starci tre anni ? Capisco che lei vorrà andarsene prima , e glielo auguro , ma per noi vorrei che lei restasse . È un buon paese , tutti buoni italiani e fascisti , e poi , Luigino è podestà ; mio marito era segretario del fascio , e nella sua assenza sono io che ne faccio le veci : non c ' è molto da fare . Lei sarà come in famiglia . Finalmente avremo un medico , non ci toccherà più fare un viaggio ogni volta che siamo malati . A proposito , le farò vedere mio suocero che sta qui con me . Lo zio Giuseppe , il dottor Milillo , è vecchio e si deve ritirare . E quell ' altro , che avvelena tutto il paese con la farmacia delle sue nipoti , non avvelenerà più nessuno , lui e quelle donnacce , lui e quelle puttane ! La voce di donna Caterina era ad un tratto arrivata al massimo dell ' acutezza e dell ' esasperazione : la passione sotterranea , e che non riusciva a nascondersi , non c ' era dubbio , era l ' odio ; un odio concentrato , continuo come una fissazione , e , nell ' ozio di ogni altro sentimento , e nell ' animo di una donna , pratico , creativo , combinatorio . Donna Caterina odiava quelle " donnacce " della farmacia , odiava il loro zio , il dottor Concetto Gibilisco , odiava tutto il partito di parenti e di compari di San Giovanni che faceva capo a lui , odiava quelli che a Matera lo proteggevano . Io ero stato mandato dalla Provvidenza , e non importava quale fosse il pretesto politico del mio arrivo , unicamente perché potessi servire di strumento al suo odio . Io dovevo ridurre Gibilisco sul lastrico , e far chiudere la farmacia , o farla togliere alle sue nipoti . Donna Caterina era una donna attiva e immaginativa . Era la vera padrona del paese . Molto più intelligente del fratello , e più volontaria , sapeva di poter fare di lui quello che voleva , pur di lasciargli l ' apparenza dell ' autorità . Che cosa fosse il fascio e il fascismo , non le interessava e non lo sapeva . Per lei , essere segretario del fascio era un meno qualunque per comandare . Appena saputo del mio arrivo , aveva subito immaginato un piano d ' azione , lo aveva imposto al fratello e aveva ottenuto , per quanto con maggiore difficoltà , di farlo tollerare al vecchio zio . Essa supponeva che io ci tenessi a fare il medico , e a cavarne il massimo guadagno possibile : bisognava incoraggiarmi in questo proposito , e assicurarmi che , grazie alla loro autorità , non me ne sarebbero venute delle noie ; farmi capire che dipendeva da loro riuscire nel mio intento . Bisognava subito usarmi ogni cortesia e insieme farmi conoscere la sua potenza , per evitare che io potessi , magari inconsapevolmente , accordarmi in qualche modo con i loro nemici . Don Luigino , abituato a molto rigore con i confinati , temeva di compromettersi trattandomi con gentilezza , e non voleva invitarmi a casa sua : i suoi nemici avrebbero potuto denunciarlo ; sarebbe stata dunque lei stessa ad agire , e a cercare di trarmi dalla loro parte . Questo suo odio era un aspetto dell ' odio tradizionale fra i due gruppi di famiglie dominanti il paese ; e forse anche qui , come a Grassano , si sarebbe potuto risalire molto addietro . Si può supporre che i Gibilisco , famiglia di medici , fossero un secolo fa dei liberali , e i Magalone , di estrazione più popolare e più recente , avessero avuto a che fare coi borbonici e coi briganti ; non potei mai appurare le cose . Ma è certo che , oltre alla inimicizia tradizionale , una ragione più particolare e privata muoveva il cuore di donna Caterina , e non tardai , dai suoi accenni non abbastanza reticenti e dalle chiacchiere delle donne in paese , a conoscerla . Il marito di donna Caterina , un grosso uomo dalla faccia militarescamente burbanzosa e ottusa , la cui fotografia in divisa da capitano troneggiava nel salotto , il maestro di scuola Nicola Cuscianna , segretario del fascio di Gagliano e braccio destro di suo cognato e di sua moglie nel dominio sul paese , era stato stregato dai begli occhi neri , dall ' alto corpo flessuoso , dalla bianca carnagione della bella figlia del farmacista , che pure apparteneva alla famiglia nemica . Se fossero davvero amanti o se la cosa non fosse che una esagerazione di male lingue , non l ' ho mai potuto sapere , ma donna Caterina ne era convinta . Donna Caterina non era più giovane , i vent ' anni e la bellezza della sua rivale non potevano non farla tremare . I due supposti amanti non potevano mai vedersi , in un paese così piccolo , con mille occhi attenti su di loro , e con quelli vivi e sempre aperti di donna Caterina , che non li perdeva di vista un minuto . Non c ' era che un mezzo per poter soddisfare l ' irresistibile passione , secondo quanto immaginava , nella sua gelosia , la moglie tradita : donna Caterina doveva scomparire ; ed essi così avrebbero potuto sposarsi . La bruna incantatrice e la sua bionda e insignificante sorella erano le padrone incontrollate e incompetenti della farmacia paterna , affidata illegalmente alla loro gestione ; e tutto il paese mormorava e temeva gli effetti della loro eccessiva disinvoltura nel pesare le medicine . Il mezzo per la soppressione di donna Caterina era dunque a portata di mano : il veleno . E il veleno avrebbe operato senza pericolo di scoperta : dei due medici del paese , l ' uno era lo zio dell ' avvelenatrice , e certamente complice ; l ' altro , vecchio e rimbambito , non era in grado di accorgersi di nulla . Donna Caterina sarebbe morta , e i due amanti , impuniti e felici , avrebbero riso insieme sulla sua tomba . Quale verità stava sotto questa immaginazione delittuosa ? Quali indizi segreti , quali biglietti d ' amore carpiti , quali velati accenni nella convivenza quotidiana avevano generato in quell ' animo geloso e violento , il dubbio prima , e poi una specie di ossessionata certezza ? Lo ignoro : ma donna Caterina credeva al prodotto della sua fantasia ; e del progettato delitto riversava la colpa non tanto sul marito , che era stato stregato , quanto sulla rivale , e su tutti coloro che avevano , in qualunque modo , a che fare con lei . L ' odio tradizionale , la lotta personale per il potere in paese , alimentata da queste nuove ragioni , si fece violenta e feroce . L ' avvelenatrice e tutti i suoi dovevano pagar caro il loro delitto . Quanto al marito , donna Caterina sapeva come trattarlo . Non si doveva fare scandali , nessuno doveva sospettare di nulla . Donna Caterina gli rinfacciò ogni giorno , fra le pareti domestiche , le sue colpe , lo accusò di adulterio e di assassinio , e gli vietò l ' accesso al letto coniugale . L ' autorevole e temuto segretario del fascio di Gagliano perdeva , entrando in casa sua , ogni burbanza : sotto gli occhi neri e fiammanti della moglie egli era l ' ultimo dei reprobi , un peccatore senza possibilità di perdono ; e doveva acconciarsi a dormire solo , su un sofà nel salotto . Questa triste vita durò sei mesi ; finché apparve la sola possibilità di salvezza e di redenzione : la guerra d ' Africa . Il delinquente umiliato chiese di andare volontario , pensando che avrebbe così espiato le sue colpe , si sarebbe riconciliato , al ritorno , con la moglie , e intanto avrebbe preso lo stipendio di capitano , assai superiore a quello di maestro di scuola ; e partì . Il suo esempio , purtroppo , non fu seguito da nessuno . Il capitano Cuscianna e il tenente Decunto di Grassano di cui ho parlato furono i soli volontari in questi due paesi . Ma , seppure a pochi , anche le guerre servono a qualche cosa . Il capitano Cuscianna era dunque un eroe , donna Caterinia la moglie di un eroe , e nessuno del partito avverso poteva vantare , a Matera , simile benemerenza . E ora io ero arrivato , mandato evidentemente da Dio , per aiutare donna Caterina a compiere le sue vendette . - Anche Luigino voleva andare volontario , con mio marito . Si vogliono bene come due fratelli . Sempre assieme , sempre l ' uno per l ' altro . Ma Luigino ha poca salute , è sempre malato . Fortuna che ora c ' è lei . E poi , chi sarebbe rimasto in paese , per tenere un po ' d ' ordine e fare la propaganda ? - mi diceva la donna , mentre , attirato dall ' odore delle focaccine , faceva il suo ingresso nella stanza , a passettini cortissimi , lenti e impacciati , avvolto in una palandrana , con una papalina ricamata in capo e la pipa nella bocca sdentata , don Pasquale Cuscianna , suo suocero . Era un vecchio grasso , pesante e sordo , goloso e avidissimo come un enorme baco da seta . Era anche lui , come suo figlio e don Luigi Magalone , maestro elementare : da parecchi anni in pensione . Gagliano , come l ' Italia , era in quel tempo in mano ai maestri di scuola . Onorato da tutti , stava in casa tutto il giorno mangiando o dormendo , o si sedeva sul muretto della piazza a fumare . Era malato , mi disse subito la nuora , aveva un restringimento uretrale , e forse un po ' di diabete . Questo non gli impedì di buttarsi , appena arrivato , a divorare con straordinaria voracità le focaccette avanzate . Si sdraiò poi , con dei grugniti di soddisfazione , su una sedia a sdraio , fece mostra di partecipare alla conversazione , di cui non sentiva nulla per la sordità , con qualche borbottìo , e , bofonchiando e soffiando a tratti , non tardò ad addormentarsi . Stavo per prendere congedo , quando si precipitarono nella stanza strillando , saltando , gesticolando , stupefacendosi , esclamando , levando le braccia al cielo , abbracciando donna Caterina due ragazze sui venticinque anni , età , in questi paesi , già rispettabile per una guagnedda vacantìa , per una fanciulla da marito . Erano tarchiate , grassotte , esuberanti , nere come sacchi di carbone , con neri capelli corti arricciolati e svolazzanti , neri occhi che lanciavano fiamme , neri baffi sulle grandi bocche carnose e neri peli sulle braccia e sulle gambe in perpetuo movimento . Erano le due figlie del dottor Milillo , Margherita e Maria . Donna Caterina le aveva mandate a chiamare per presentarmele ; le due fanciulle si erano tinte le labbra per l ' occasione , con spessi strati di rossetto stridente , si erano infarinate il viso con una cipria candida , avevano infilate delle scarpe col tacco , ed erano accorse . Erano delle gran buone ragazze senza un pensiero in mente , di una meravigliosa ingenuità e ignoranza . Tutto le stupiva , di tutto facevano le meraviglie , del mio cane , del mio vestito , della mia pittura , con degli urti di voce acutissimi , il frinire e i salti di due nere cavallette . Si misero subito a parlare di focacce , di torte e di cucina . Donna Caterina non finiva di farmi il loro elogio : erano due ottime massaie . Probabilmente anche Margherita e Maria entravano nei calcoli appassionati di donna Caterina : erano insieme il mezzo , nella sua immaginazione , per persuadere lo zio a farmi buon viso , e per attrarmi , e forse legarmi , al suo partito : chi infatti avrei potuto desiderare di meglio , in un paese , che una figlia di dottore ? Donna Caterina mi aveva chiesto se non ero fidanzato , e avrebbe poi con comodo , potuto controllare la mia risposta negativa con la censura postale fatta di nascosto da don Luigino . Le due povere fanciulle , come me strumenti inconsapevoli di una superiore Provvidenza , erano accompagnate da un ragazzotto sui diciott ' anni mal vestito , con un viso giallo e storto , dagli occhi ebeti , e un grande labbrone penzolante , che rimaneva , zitto e intontito , in un angolo della stanza . Era il loro fratello , l ' unico maschio di casa Milillo . Il vecchio dottore , che intanto era arrivato , mi confidò che il ragazzo , che era buonissimo , gli dava però pensiero , perché , avendo avuto una cefalopatia , era rimasto un po ' arretrato , e non c ' era verso di farlo studiare . Lo aveva mandato al ginnasio , e in non so quali altre scuole , ma senza successo . Aveva provato a fargli studiare agraria , e non c ' era riuscito . Il ragazzo voleva entrare ora al corso per sottufficiale dei carabinieri , e sarebbe partito tra poco . Non sognava che la divisa . Non era questo l ' avvenire che il padre aveva sperato per lui , ma era tuttavia una buona posizione . Io non potevo dargli torto : sarebbe stato , il povero demente , un brigadiere inoffensivo . Donna Caterina riportò il discorso , ad intenzione dello zio , sulla mia arte medica . Avevo un bello sforzarmi a farle intendere che io desideravo soltanto di fare il pittore : essa non mi ascoltava . E . il dottore , col suo abituale imbarazzato balbettio , mi raccomandò che , ad ogni modo , se avessi visitato dei malati , badassi a non lasciarmi ingannare da una malintesa generosità o dal buon cuore , perché tutti cercavano di non pagare , ma invece le tariffe nazionali erano obbligatorie , che si era tenuti a rispettarle per solidarietà professionale , per il decoro a cui non si poteva mancare o che so io . Il vecchio medico non apparteneva se non passivamente al partito dei suoi nipoti , e non partecipava se non per obbligo di parentela alle loro passioni . Era " troppo buono " , come dicevano donna Caterina e don Luigino . Antico nittiano , arrivava anche a disapprovare in privato il fascismo del podestà e a criticare la sua fanfaronaggine , le sue arie di autorità e i suoi gusti polizieschi , ma finiva per adattarvisi , per amor di pace , e per trovarci il suo tornaconto . Si sarebbe acconciato , sotto la spinta dei nipoti , e fors ' anche per l ' interesse delle figlie , a non mettermi i bastoni nelle ruote ; ma non voleva apparire come un vecchio di cui non si dovesse tener conto e che si potesse manovrare a piacimento . Aveva il suo decoro e il suo puntiglio . Perciò dovetti subirmi da lui delle lunghissime , complicate spiegazioni e un mucchio di paterni e interessati consigli . Badassi a farmi pagare , rispettassi le tariffe , non credessi alle chiacchiere dei contadini , che sono bugiardi e ignoranti , e quanto più sono beneficiati , tanto più sono sconoscenti e ingrati . Egli era in paese da più di quarant ' anni , li aveva curati tutti , li aveva beneficati in tutti i modi , e quelli lo ripagavano dicendo che era rimbambito e incapace . Ma egli era tutt ' altro che rimbambito . Era doloroso vedere l ' ingratitudine dei contadini . E le loro superstizioni . E la loro ostinazione . E così via , all ' infinito . Quando potei finalmente liberarmi dai balbettii senili del dottore , dagli strilli entusiastici delle figlie , dai grugniti di don Pasquale e dai sorrisi d ' intesa di donna Caterina , era il crepuscolo . I contadini risalivano le strade con i loro animali e rifluivano alle loro case , come ogni sera , con la monotonia di una eterna marea , in un loro oscuro , misterioso mondo senza speranza . Gli altri , i signori , li avevo ormai fin troppo conosciuti , e sentivo con ribrezzo il contatto attaccaticcio della assurda tela di ragno della loro vita quotidiana ; polveroso nodo senza mistero , di interessi , di passioni miserabili , di noia , di avida impotenza , e di miseria . Ora , come domani e sempre , ripassando per l ' unica strada del paese , avrei dovuto ancora rivederli sulla piazza , e riascoltare senza fine i loro astiosi lamenti . Che cosa ero venuto a fare quaggiù ? Il cielo era rosa verde e viola , gli incantevoli colori delle terre malariche , e pareva lontanissimo . Rimasi in casa della vedova per una ventina di giorni , in attesa di trovare altro alloggio . L ' estate splendeva nel suo ardore funesto : il sole pareva fermarsi in mezzo al cielo , le argille si spaccavano per l ' arsura . Nelle fessure della terra assetata si annidavano le serpi , le vipere corte e tozze di qui , che i contadini chiamano cortopassi , dal veleno mortale . " Cortopassi cortopassi , ove te trova , là te lassi " . Un vento continuo faceva asciugare anche i corpi degli uomini : le giornate passavano in una luce senza pietà , monotone nell ' attesa del tramonto e del fresco della sera . Stavo seduto nella cucina , e contemplavo il volo delle mosche , unico segno di vita nell ' immobile silenzio della canicola . Le imposte di legno , tinte di azzurro verdastro , ne erano coperte : migliaia di punti neri , fermi nel sole , vagamente sussurranti , su cui l ' occhio si fissava , oziosamente incantato . A un tratto uno dei punti neri scompariva , col brusio di un volo subitaneo e invisibile , e al suo posto appariva come una piccola stella , un punto luminosissimo bianco coi bordi dorati , che si spegneva a poco a poco . E un ' altra mosca si alzava per l ' aria , e un ' altra stella appariva sull ' azzurro dell ' imposta ; e così via , finché Barone , che sonnecchiava ai miei piedi , mugolando a qualche suo bizzarro sogno infantile , non balzava , risvegliato d ' improvviso , e afferrava a volo un insetto , rompendo il silenzio col violento battere delle mascelle . Dalle ringhiere del balcone pendevano e dondolavano pigre al vento le trecce di fichi , nere di mosche che correvano a sorbirne gli ultimi umori , prima che la vampa del sole li avesse tutti succhiati . Davanti all ' uscio , sulla strada , sotto agli stendardi neri seccavano al sole , su tavole dai bordi sporgenti , liquide distese color del sangue di conserva di pomodoro . Sciami di mosche passeggiavano a piede asciutto sulle parti già solidificate , innumerevoli come il popolo di Mosè ; altri sciami precipitavano e s ' impegolavano nelle zone bagnate di quel Mar Rosso , e vi annegavano come eserciti di Faraone , impazienti di preda . Il grande silenzio della campagna pesava nella cucina , e il mormorìo continuato delle mosche segnava il passare delle ore , come la musica senza fine del tempo vuoto . Ma , a un tratto dalla chiesa vicina , cominciava a suonare la campana , per qualche santo ignoto , o per qualche funzione deserta , e il suono riempiva lamentoso la stanza . Il campanaro , un ragazzotto sui diciott ' anni , cencioso e scalzo , con un ipocrita sorriso ladresco , seguiva , nel suonare , una sua triste fantasia interminabile : per tutte le occasioni , era sempre la campana a morto . Il mio cane , sensibile alla presenza degli spiriti , non poteva tollerare quel rumore funebre ; e al primo rintocco cominciava ad ululare , con un ' angoscia straziante , come se la morte passasse attorno a noi . O forse era in lui una qualche natura diabolica , che si arrovellava a quel sacro concerto ? Ad ogni modo , dovevo alzarmi e per calmarlo uscire con lui nel sole . Sui selciati bianchi saltavano le pulci , delle grosse pulci affamate , in cerca d ' albergo ; le zecche pendevano in agguato dai fili d ' erba . Il paese pareva deserto di uomini . I contadini erano nei campi , le donne si celavano dietro le porte semichiuse . L ' unica strada correva giù tra le case e i burroni , fino alla frana , senza un riposo d ' ombra . Risalivo lentamente , in cerca degli olivi magri e dei cipressi , verso il cimitero . Un incanto animalesco pareva stendersi sul paese abbandonato . Nel silenzio meridiano , un rumore improvviso rivelava una scrofa che si rotolava nelle immondizie : poi gli echi venivano svegliati dallo scroscio irresistibile di un raglio , più sonoro della campana , nella sua fallica grottesca angoscia . I galli cantavano , con quel loro canto del pomeriggio che non ha la gloriosa petulanza del saluto mattinale , ma la tristezza senza fondo della campagna desolata . Il cielo era pieno del volo nero dei corvi , e , più in alto , delle grandi ruote dei falchi : ci si sentiva guardati di fianco dai loro occhi immobili e rotondi . Invisibili presenze bestiali si manifestavano nell ' aria , finché , di dietro a una casa , compariva , con un balzo delle sue gambe arcuate , la regina dei luoghi , una capra , e mi fissava con i suoi incomprensibili occhi gialli . Dietro alla capra correvano dei bambini , seminudi e cenciosi ; e con loro veniva una minuscola monaca di quattro anni , con l ' abitino e il soggolo e il velo ; e un fraticello di cinque anni , con la tonaca e il cordone , così vestiti come dei monaci in miniatura o degli Infanti di Velasquez , come si usa spesso qui , per voto . I bambini volevano cavalcare sulla capra , il piccolo frate la prendeva per la barba e ne abbracciava il muso , la monachella si sforzava di salite sulla groppa , gli altri ragazzi la tenevano per le corna e per la coda ; ed eccoli in sella , per un momento : poi la capra balzava d ' un tratto , e si scrollava , e li buttava nella polvere , e si fermava a guardarli con un sorriso maligno . Quelli si rialzavano , la riacchiappavano e le rimontavano addosso , e la capra fuggiva saltando selvatica , finché tutti insieme scomparivano dietro la svolta . I contadini dicono che la capra è un animale diabolico . Anche gli altri fruschi sono diabolici : ma la capra lo è più di tutti . Questo non vuol dire che sia cattiva , né che abbia nulla a che fare coi diavoli cristiani , anche se talvolta essi scelgano il suo aspetto per mostrarsi . Essa è demoniaca come ogni altro essere vivente , e più di ogni altro essere : poiché , nel suo aspetto animale , sta celata un ' altra cosa , che è una potenza . Per il contadino essa è realmente quello che era un tempo il Satiro , un Satiro vero e vivo , magro e affamato , con le corna curve sul capo , e il naso arcuato , e le mammelle o il sesso penzolanti , peloso , un povero Satiro fraterno e selvatico in cerca d ' erba spinosa sull ' orlo dei precipizi . Guardato da questi occhi né umani né divini , accompagnato da queste potenze misteriose , arrivavo lentamente verso il cimitero . Ma gli olivi non fanno ombra : il sole attraversa la loro frasca leggera , come un velo di tulle . Preferivo allora entrare , per il cancelletto sgangherato , nel piccolo recinto del cimitero : era il solo luogo chiuso , fresco e solitario di tutto il paese . Era anche , forse , il luogo meno triste . Seduto in terra , il biancore abbagliante delle argille scompariva , nascosto dal muro : i due cipressi ondeggiavano al vento , e tra le tombe nascevano , strani in questa terra senza fiori , dei cespugli di rose . Nel mezzo del cimitero si apriva una fossa , profonda qualche metro , con le pareti ben tagliate nella terra secca pronta per il prossimo morto . Una scaletta a pioli permetteva di entrarci e di risalire senza difficoltà . In quei giorni di calura avevo preso l ' abitudine , nelle mie passeggiate al cimitero , di scendere nella fossa e di sdraiarmi nel fondo . Il terreno era asciutto e liscio , il sole non arrivava laggiù , e non lo arroventava . Non vedevo altro che un rettangolo di cielo chiaro , e qualche bianca nuvola vagante : nessun suono giungeva al mio orecchio . In quella solitudine , in quella libertà passavo delle ore . Quando il mio cane era stanco di rincorrere le lucertole sul muro assolato , si affacciava sull ' orlo della fossa e mi guardava interrogativo , poi rotolava per la scaletta , si accucciava ai miei piedi , e non tardava ad addormentarsi . E anch ' io , ascoltando il suo respiro , finivo per lasciar cadere di mano il libro , e chiudevo gli occhi . Ci svegliava una strana voce senza sesso , né timbro , né età , che pronunciava parole incomprensibili . Un vecchio si sporgeva dal bordo della tomba , e mi parlava attraverso le sue gengive sdentate . Lo vedevo contro il cielo , alto e un po ' curvo , con delle lunghissime braccia magre , come le ali di un mulino . Aveva quasi novant ' anni , ma il suo viso era fuori del tempo , rugoso e sformato come una mela vizza : fra le pieghe della carne risecchita brillavano due occhi chiarissimi , azzurri e magnetici . Non un pelo di barba né di baffi gli cresceva , né gli era mai cresciuto , sul mento , e questo dava alla sua vecchia pelle un carattere bizzarro . Parlava un dialetto che non era quello di Gagliano , un miscuglio di linguaggi , perché aveva girato molti paesi , ma vi prevaleva la parlata di Pisticci , dove era nato in tempi remotissimi . Per questo , e per la mancanza dei denti che gli impastava le parole , e per il modo sentenzioso e rapido del suo discorso , dapprincipio mi riusciva oscuro : poi ci facevo l ' orecchio , e si conversava a lungo . Ma non ho mai capito se egli veramente mi ascoltasse , o se seguisse soltanto il misterioso gomitolo dei suoi pensieri , che parevano uscirà dalla indeterminata antichità di un mondo animalesco . Questo essere indefinibile indossava una camicia sudicia strappata , aperta sul petto , e anche qui non aveva peli , ma uno sterno sporgente come quello degli uccelli . Sul capo aveva un berretto rossastro , a visiera , che indicava forse una delle sue molte funzioni pubbliche : egli era insieme il becchino e il banditore comunale . Era lui che passava a tutte le ore per le vie del paese , suonando una trombetta e battendo su un tamburo che portava a tracolla , e con quella sua voce disumana annunciava le novità del giorno , il passaggio di un mercante , l ' uccisione di una capra , gli ordini del podestà , l ' ora di un funerale . Ed era lui che portava i morti al cimitero , che scavava le fosse e li seppelliva . Queste erano le sue attività normali , ma dietro ad esse c ' era un ' altra vita , piena di una oscura potenza impenetrabile . Le donne scherzavano con lui , quando passava , perché non aveva barba , e si diceva che in vita sua non avesse mai fatto all ' amore . - Ci vieni stasera a letto con me ? - gli dicevano dagli usci , e ridevano , nascondendo il viso dietro la mani . - Perché mi lasci dormire sola ? - Scherzavano , ma ne avevano rispetto , e quasi paura . Perché quel vecchio aveva un potere arcano , era in rapporti con le forze sotterranee , conosceva gli spiriti , domava gli animali . Il suo antico mestiere , prima che gli anni e le vicende lo avessero fissato qui a Gagliano , era l ' incantatore di lupi . Egli poteva , secondo che volesse , far scendere i lupi nei paesi , o allontanarli : quelle belve non potevano resistergli , e dovevano seguire la sua volontà . Si raccontava che , quando egli era giovane , girava per i paesi di queste montagne , seguito da mandre di lupi feroci . Perciò egli era temuto e onorato , e , negli inverni pieni di neve , i paesi lo chiamavano perché tenesse lontani gli abitatori dei boschi , che il gelo e la fame spingevano negli abitati . Ma anche tutte le altre bestie subivano il suo fascino , che non poteva rivolgersi alle donne ; e non solo le bestie , ma gli elementi della natura e gli spiriti che sono nell ' aria . Si sapeva che , nella sua gioventù , quand ' egli falciava un campo di grano , faceva in un giorno il lavoro di cinquanta uomini : c ' era qualcuno d ' invisibile che lavorava per lui . Alla fine della giornata , quando gli altri contadini erano sporchi di sudore e di polvere , e avevano le schiene rotte dalla fatica e la testa rintronata dal sole , l ' incantatore di lupi era più fresco e riposato che al mattino . Risalivo dalla mia fossa per parlare con lui : gli offrivo un mezzo toscano , che egli si affrettava ad accendere , infilandolo in un bocchino fatto dell ' osso della gamba posteriore destra di un lepre maschio , annerito dagli anni . Si appoggiava alla vanga ( egli scavava sempre nuove fosse ) e si chinava a raccogliere , per terra , la scapola di un cristiano ; la teneva un poco in mano , parlando , e poi la buttava in un canto . Il terreno era disseminato di ossa , che affioravano dalle vecchie tombe , che le acque e i soli avevano consumato ; vecchie ossa bianche e calcinate . Per il vecchio le ossa , i morti , gli animali e i diavoli erano cose familiari , legate , come lo sono del resto , qui , per tutti , alla semplice vita di ogni giorno . - Il paese è fatto delle ossa dei morti , - mi diceva , nel suo gergo oscuro , gorgogliante come un ' acqua sotterranea che esca improvvisamente fra le pietre ; e faceva , con quel buco sdentato che gli serviva di bocca , una smorfia che forse era un sorriso . Se cercavo di fargli spiegare che cosa intendesse dire , non mi ascoltava , ma rideva , e ripeteva , senza mutarla , la stessa frase , rifiutando di aggiungere altro : - Proprio così , il paese è fatto delle ossa dei morti - . Aveva ragione , il vecchio , in tutti i modi , sia che lo si dovesse intendere in modo figurato e simbolico , sia che lo si dovesse prendere alla lettera . Quando , qualche tempo dopo , il podestà fece fare , non lontano dalla casa della vedova , uno scavo per porre le fondamenta di una casetta , opera dei regime , da servire da sede dei balilla , a due palmi di profondità , invece di tetra si trovarono ossa di morti , a migliaia , e per parecchi giorni il paese fu attraversato dai carretti carichi , che trasportavano le spoglie di quei nostri antichi parenti per essere buttate alla rinfusa giù nella Fossa del Bersagliere . Più recenti erano le ossa delle tombe sotto il pavimento della Madonna degli Angeli , la chiesa crollata ; non ancor calcinate come quelle del cimitero ; anzi molte portavano ancora attaccati dei brandelli secchi di carne o di pelle incartapecorita ; e i cani le dissotterravano e se le disputavano , correndo con una tibia in bocca e abbaiando furiosi su per la via del paese . Qui , dove il tempo non scorre , è ben naturale che le ossa recenti , e meno recenti e antichissime , rimangano , ugualmente presenti , dinanzi al piede del passeggero . I morti della Madonna degli Angeli sono i più infelici nei loro sepolcri rovinati . Non soltanto i cani e gli uccelli ne disperdono i resti , ma quella fossa paurosa e viscida dove sono scivolati sotto le macerie , è visitata da altre presenze , e più spaventose . Una notte , non molto tempo prima , qualche mese o qualche anno , non potei farglielo precisare , poiché le misure del tempo erano , pel vecchio incantatore , indeterminate , egli tornava da Gaglianello , la frazione , e , giunto su un poggio , che è di fronte alla chiesa , il Timbone della Madonna degli Angeli , aveva sentito in tutto il corpo una strana stanchezza , e aveva dovuto sedersi in terra , sul gradino di una cappelletta . Gli era stato poi impossibile alzarsi e proseguire : qualcuno lo impediva . La notte era nera , e il vecchio non poteva discernere nulla nel buio : ma dal burrone una voce bestiale lo chiamava per nome . Era un diavolo , installato là tra i morti , che gli vietava il passaggio . Il vecchio si fece il segno della croce , e il demonio cominciò a digrignare i denti e a urlare di spasimo . Nell ' ombra il vecchio distinse per un momento una capra sulle rovine della chiesa saltare spaventosa , e scomparire . Il diavolo fuggì nel precipizio , ululando . - Uh ! uh ! - gridava dileguandosi : e il vecchio si sentì ad un tratto libero e riposato , e in pochi passi ritornò in paese . Avventure di questo genere , del resto , glien ' erano successe infinite , e me ne raccontava , se lo interrogavo , senza dare ad esse nessuna importanza . La sua vita era così lunga , che questi incontri non potevano non essere stati numerosi . Egli era così vecchio che al tempo dei briganti era già un giovanotto . Non potei mai sapere con certezza né fargli dire precisamente , se anch ' egli fosse stato , come è probabile , uno dei loro : ma certo aveva conosciuto il famoso Ninco Nanco , e mi descriveva come l ' avesse vista ieri , la compagna di Ninco Nanco , la Brigantessa , Maria ' a Pastora , che come lui era di Pisticci . Questa Maria ' a Pastora era una donna bellissima , una contadina , e viveva con il suo amante , in giro per i boschi e le montagne depredando e combattendo , vestita da uomo , sempre a cavallo . La banda di Ninco Nanco era la più crudele e la più ardita della regione ; Maria ' a Pastora partecipava a tutte le azioni , agli assalti alle cascine e ai paesi , alle imboscate , alle taglie , alle vendette . Quando Ninco Nanco strappava con le sue mani il cuore dal petto dei bersaglieri che aveva catturato , Maria ' a Pastora gli porgeva il coltello . Il vecchio affossatore la ricordava benissimo , e un ' ombra di compiacenza passava nella sua strana voce quando mi diceva come essa era bella , grande , bianca e rosata come un fiore , con le grandi trecce nere lunghe fino ai piedi , ritta in arcione al suo cavallo . Ninco Nanco era stato ammazzato , ma il vecchio non mi sapeva dire come fosse finita Maria ' a Pastora , questa dea della guerra contadina . Non era morta e non l ' avevano presa , mi diceva ; era stata vista a Pisticci , tutta vestita di nero : poi era scomparsa , col suo cavallo , nel bosco , e non s ' era mai più saputo nulla di lei . Nei dintorni del cimitero non andavo soltanto per ozio , in cerca di solitudine e di racconti . Era quello l ' unico luogo , nello spazio consentito , dove non ci fossero case , e qualche albero variasse la geometria dei tuguri . Perciò lo scelsi come primo soggetto dei miei quadri : uscivo , quando il sole cominciava a declinare , con la tela e i colori , piantavo il mio cavalletto all ' ombra di un tronco d ' ulivo o dietro il muro del cimitero , e mi mettevo a dipingere . La prima volta , pochi giorni dopo il mio arrivo , questa mia occupazione parve sospetta al brigadiere , che ne avvertì subito il podestà , e mandò , ad ogni buon conto , uno dei suoi uomini a sorvegliarmi . Il carabiniere rimase impalato due passi dietro di me a contemplare il mio lavoro , dalla prima all ' ultima pennellata . È noioso dipingere con qualcuno dietro le spalle , anche quando non si temono le malvage influenze , come pare avvenisse a Cézanne : ma checché facessi , non ci fu verso di smuoverlo : aveva la sua consegna . Soltanto , il suo stupido viso mutò a poco a poco la sua espressione indagatoria in una sempre più interessata ; ed egli finì per chiedermi se sarei stato capace di fare un ingrandimento a olio della fotografia della sua mamma morta : che è , per un carabiniere , il massimo punto d ' arrivo della pittura . Le ore passavano , il sole calava , le cose prendevano l ' incanto del crepuscolo quando gli oggetti pare risplendano di luce propria , interna , non comunicata . Una grande luna esile , trasparente , irreale stava sopra gli ulivi grigi e le case , nell ' aria rosata , come un osso di seppia corroso dal sale sulla riva del mare . Ero , in quel tempo , molto amico della luna , perché per molti mesi , chiuso in una cella , non avevo veduto la sua faccia , e il ritrovarla era per me un piacere nuovo . Perciò la dipinsi , in segno di saluto e di omaggio , rotonda e leggera in mezzo al cielo : con grande stupore del carabiniere . Ma già salivano , per controllare il mio lavoro , i dioscuri padroni del luogo , il brigadiere con la sciabola , azzimato e contegnoso , e il podestà , tutto sorrisi , cerimonie e affettata benevolenza . Don Luigino era , naturalmente , un intenditore , e desiderava che io me ne accorgessi , e non lesinò le sue lodi alla mia tecnica . Eppoi , il suo orgoglio patriottico era lusingato che io avessi trovato Gagliano , il suo paese , degno di essere dipinto . Approfittai del suo compiacimento per insinuargli che mi sarebbe stato necessario , perché potessi meglio ritrarre le bellezze del luogo , potermi allontanare un po ' di più dall ' abitato . Il podestà e il brigadiere non volevano impegnarsi esplicitamente a questa infrazione ai regolamenti : ma a poco a poco , nelle settimane seguenti si venne a una specie di tacito accordo , per cui avrei potuto , e soltanto per dipingere , dilungarmi di un due o trecento metri al di là delle case . Più che il rispetto per l ' arte , mi valsero queste concessioni gli intrighi e il desiderio di compiacermi di donna Caterina , e il terror panico delle malattie che si annidava continuamente nell ' animo di don Luigino . Don Luigino stava benissimo . Se non si conti un certo squilibrio ormonico che si manifestava più che altro nel carattere , insieme infantile e sadico , e che non gli portava altro inconveniente fisico che la voce di falsetto e una certa tendenza alla pinguedine , per il resto crepava di salute . Ma , per mia fortuna , egli era continuamente in preda alla fobia di essere malato : oggi aveva la tubercolosi , domani il mal di cuore , dopodomani l ' ulcera di stomaco : si tastava il polso , si provava la temperatura , si guardava la lingua allo specchio , e per tutti questi mali , ogni volta che m ' incontrava , aveva bisogno di essere rassicurato . Il malato immaginario aveva finalmente un medico a sua disposizione : andassi dunque , qualche volta , a dipingere un poco più in là : ma non troppo spesso , e non così lontano che non mi potessero vedere ; di mia iniziativa e a mio rischio , perché egli aveva molti nemici che avrebbero potuto scrivere delle lettere anonime a Matera , mettendolo in cattiva luce per questa concessione . Quello che io guadagnavo , di spazio e di respiro , non era molto : perché il paese è tutto cinto di burroni , e ci se ne esce soltanto , oltre che dalla parte del cimitero ( che non avrei potuto superare , perché al di là si scende sull ' altro versante , e sarei uscito di vista ) , per due soli sentieri . L ' uno è quello , in basso , che correndo sulla cresta delle forre , a saliscendi , conduce da Gagliano a Gaglianello , e su questo avrei potuto andare fino al Timbone della Madonna degli Angeli , al luogo dove il diavolo era apparso al vecchio becchino , poco lontano dalle ultime case del paese . Di qui si stacca , sulla destra , un sentieruolo largo pochi palmi , che scende a zig zag ripidissimi , nel fondo del precipizio , duecento metri più in basso : questo è il passaggio obbligato e pericoloso che ogni giorno quasi tutti i contadini scendono , con l ' asino e la capra , per raggiungere i loro campi là in basso , verso la valle dell ' Agri , e risalgono la sera , con i loro carichi d ' erbe e di legna , come dei dannati . L ' altro sentiero è in alto , all ' altro capo del paese . Parte a destra della chiesa , vicino alla casa della vedova , e conduce , in pochi passi , a una piccola sorgente , che fino a pochi anni fa era la sola risorsa del paese . Un filo d ' acqua esce da un tubo arrugginito fra due pietre e cade in un trogolo di legno , dove le donne vanno talvolta a lavare ; di qui trabocca , e , senza nessuno scarico , s ' impantana nella terra , paradiso delle zanzare . Il sentiero continua per un breve tratto di campi di stoppie con qualche magro ulivo , e si perde in un complicato labirinto di monticciuoli e di buche di argilla bianca , che si rompe improvviso verso il Sauro , su un altro precipizio . Qui passeggiavo e dipingevo ; e qui incontrai un giorno una vipera , avvertito in tempo dall ' abbaiare furioso del mio cane . Questa strana e scoscesa configurazione del terreno fa di Gagliano una specie di fortezza naturale , da cui non si esce che per vie obbligate . Di questo approfittava il podestà , in quei giorni di cosiddetta passione nazionale , per aver maggior folla alle adunate che gli piaceva di indire per sostenere , come egli diceva , il morale della popolazione , o per fare ascoltare , alla radio , i discorsi dei nostri governanti che preparavano la guerra d ' Africa . Quando don Luigino aveva deciso di fare un ' adunata , mandava , la sera , per le vie del paese , il vecchio banditore e becchino con il tamburo e la tromba ; e si sentiva quella voce antica gridare cento volte , davanti a tutte le case , su una sola nota alta e astratta : - Domattina alle dieci , tutti nella piazza , davanti al municipio , per sentire la radio . Nessuno deve mancare . - Domattina dovremo alzarci due ore prima dell ' alba , - dicevano i contadini , che non volevano perdere una giornata di lavoro , e che sapevano che don Luigino avrebbe messo , alle prime luci del giorno , i suoi avanguardisti e i carabinieri sulle strade , agli sbocchi del paese , con l ' ordine di non lasciar uscire nessuno . La maggior parte riusciva a partire pei campi , nel buio , prima che arrivassero i sorveglianti ; ma i ritardatari dovevano rassegnarsi ad andare , con le donne e i ragazzi della scuola , sulla piazza , sotto il balcone da cui scendeva l ' eloquenza entusiastica ed uterina di Magalone . Stavano là , col cappello in capo , neri e diffidenti , e i discorsi passavano su di loro senza lasciar traccia . I signori erano tutti iscritti al Partito , anche quei pochi , come il dottor Milillo , che la pensavano diversamente , soltanto perché il Partito era il Governo , era lo Stato , era il Potere , ed essi si sentivano naturalmente partecipi di questo potere . Nessuno dei contadini , per la ragione opposta , era iscritto , come del resto non sarebbero stati iscritti a nessun altro partito politico che potesse , per avventura , esistere . Non erano fascisti , come non sarebbero stati liberali o socialisti o che so io , perché queste faccende non li riguardavano , appartenevano a un altro mondo , e non avevano senso . Che cosa avevano essi a che fare con il Governo , con il Potere , con lo Stato ? Lo Stato , qualunque sia , sono " quelli di Roma " , e quelli di Roma , si sa , non vogliono che noi si viva da cristiani . C ' è la grandine , le frane , la siccità , la malaria , e c ' è lo Stato . Sono dei mali inevitabili , ci sono sempre stati e ci saranno sempre . Ci fanno ammazzare le capre , ci portano via i mobili di casa , e adesso ci manderanno a fare la guerra . Pazienza ! Per i contadini , lo Stato è più lontano del cielo , e più maligno , perché sta sempre dall ' altra parte . Non importa quali siano le sue formule politiche , la sua struttura , i suoi programmi . I contadini non li capiscono , perché è un altro linguaggio dal loro , e non c ' è davvero nessuna ragione perché li vogliano capire . La sola possibile difesa , contro lo Stato e contro la propaganda , è la rassegnazione , la stessa cupa rassegnazione , senza speranza di paradiso , che curva le loro schiene sotto i mali della natura . Perciò essi , com ' è giusto , non si rendono affatto conto di che cosa sia la lotta politica : è una questione personale di quelli di Roma . Non importa ad essi di sapere quali siano le opinioni dei confinati , e perché siano venuti quaggiù : ma li guardano benigni , e li considerano come propri fratelli , perché sono anch ' essi , per motivi misteriosi , vittime del loro stesso destino . Quando , nei primi giorni , mi capitava d ' incontrare sul sentiero , fuori del paese , qualche vecchio contadino che non mi conosceva ancora , egli si fermava . sul suo asino , per salutarmi , e mi chiedeva : - Chi sei ? Addò vades ? ( Chi sei ? Dove vai ? ) - Passeggio , - rispondevo , - sono un confinato . - Un esiliato ? ( I contadini di qui non dicono confinato , ma esiliato ) . - Un esiliato ? Peccato ! Qualcuno a Roma ti ha voluto male - . E non aggiungeva altro , ma rimetteva in moto la sua cavalcatura , guardandomi con un sorriso di compassione fraterna . Questa fraternità passiva , questo patire insieme , questa rassegnata , solidale , secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini , legame non religioso , ma naturale . Essi non hanno , né possono avere , quella che si usa chiamare coscienza politica , perché sono , in tutti i sensi del termine , pagani , non cittadini : gli dèi dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille , dove regna il lupo e l ' antico , nero cinghiale , né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti , né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee . Non possono avere neppure una vera coscienza individuale , dove tutto è legato da influenze reciproche , dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente , dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico . Essi vivono immersi in un mondo che si continua senza determinazioni , dove l ' uomo non si distingue dal suo sole , dalla sua bestia , dalla sua malaria : dove non possono esistere la felicità , vagheggiata dai letterati paganeggianti , né la speranza , che sono pur sempre dei sentimenti individuali , ma la cupa passività di una natura dolorosa . Ma in essi è vivo il senso umano di un comune destino , e di una comune accettazione . È un senso , non un atto di coscienza ; non si esprime in discorsi o in parole , ma si porta con sé in tutti i momenti , in tutti i gesti della vita , in tutti i giorni uguali che si stendono su questi deserti . - Peccato ! Qualcuno ti ha voluto male - . Anche tu dunque sei soggetto al destino . Anche tu sei qui per il potere di una mala volontà , per un influsso , malvagio , portato qua e là per opera ostile di magìa . Anche tu dunque sei un uomo , anche tu sei dei nostri . Non importano i motivi che ti hanno spinto , né la politica , né le leggi , né le illusioni della ragione . Non c ' è ragione né cause ed effetti , ma soltanto , un cattivo Destino , una Volontà che vuole il male , che è il potere magico delle cose . Lo Stato è una delle forme di questo destino , come il vento che brucia i raccolti e la febbre che ci rode il sangue . La vita non può essere , verso la sorte , che pazienza e silenzio . A che cosa valgono le parole ? E che cosa si può fare ? Niente . Corazzati dunque di silenzio e di pazienza , taciturni e impenetrabili , quei pochi contadini che non erano riusciti a fuggire nei campi stavano sulla piazza , all ' adunata ; ed era come se non udissero le fanfare ottimistiche della radio , che venivano , di troppo lontano , da un paese di attiva facilità e di progresso , che aveva dimenticato la morte , al punto di evocarla per scherzo , con la leggerezza di chi non ci crede . Ne conoscevo ormai molti , di questi contadini di Gagliano , che a prima vista parevano tutti uguali , piccoli , bruciati dal sole , con gli occhi neri che non brillano , e non sembra che guardino , come finestre vuote di una stanza buia . Alcuni li avevo incontrati nelle mie brevi passeggiate , o mi avevano salutato dall ' uscio delle case , la sera ; ma la maggior parte erano venuti a cercarmi perché li curassi . Mi ero dovuto rassegnare a questa nuova funzione di medico : ma soprattutto nei primi giorni , come avviene ai principianti , avevo grandissime preoccupazioni per la sorte dei miei malati e per il senso fastidioso della mia pochezza . La loro straordinaria , ingenua fiducia chiedeva un ricambio : mi avveniva , a mio malgrado , di assumere su di me i loro mali , di sentirli quasi come una mia colpa . Potevo , per fortuna , valermi di una sufficiente preparazione di studi , ma mi mancava la pratica , i mezzi di ricerca e di cura , ed ero , debbo confessarlo lontanissimo dalla mentalità scientifica fatta di freddezza e di distacco . Vivevo , si può dire , in continue angoscie . Tanto più cara e preziosa mi riuscì perciò una breve visita di mia sorella , donna di grande intelligenza e operosa bontà , e , per di più , medico valentissimo , che mi portò dei libri , dei trattati sulla malaria , delle riviste , degli strumenti , delle medicine , e mi incoraggiò e consigliò nelle mie incertezze . Avevo saputo della sua venuta inaspettata da un telegramma , giunto appena in tempo perché mandassi l ' automobile a prenderla alla fermata dell ' autobus , al bivio sul Sauro . Era , questa macchina , l ' unica esistente a Gagliano , una vecchia 509 sgangherata . Apparteneva a un meccanico , un " americano " un uomo grande , grosso e biondo , con un berretto da ciclista , noto in paese per una sua gigantesca particolarità anatomica , simile a quella attribuita dalla leggenda , in Francia , al Presidente Herriot , che rendeva forse desiderabili , ma certamente pericolosi alle donne i contatti con lui . Nonostante questo , o forse appunto per questo , gli si attribuivano molti successi nella sua lista di don Giovanni paesano : ed era difficile alle sue disgraziate amanti tener a lungo celati alla gelosia di sua moglie e alla curiosità divertita del paese i loro illeciti amori . La macchina l ' aveva comprata con i suoi ultimi risparmi di New York , ripromettendosene grandi guadagni , perché rispondeva a una reale necessità pubblica . Ma non faceva che uno o due viaggi alla settimana , e quasi unicamente per accompagnare il podestà nelle sue corse alla prefettura di Matera , o per qualche servigio ai carabinieri o all ' Ufficiale Esattoriale , e di rado andava a Stigliano per accompagnare qualche malato o per ritirare delle merci . Un grande problema , che occupava in quel tempo l ' animo dei reggitori del paese , era se non si dovesse adoperare l ' automobile invece del mulo per andare ogni giorno a ritirare la posta : in questo modo si sarebbe avuto una specie di servizio regolare anche per i viaggiatori che venivano con l ' autobus o che dovevano partire . Ma poiché il tempo e il lavoro in questi paesi non contano e non costano , tra il mulo e la macchina c ' era una piccola differenza di spesa : e poi c ' erano forse delle difficoltà dovute a parentele o a comparaggi : il problema era sempre rimandato a domani , e quando io partii non era ancora risolto . Soltanto , qualche volta , quando doveva aspettare qualcuno che arrivasse , il meccanico ritirava i sacchi della posta al passaggio , e la cerimonia della distribuzione avveniva qualche ora prima . Lo si sapeva in paese , e una piccola folla aspettava , ogni volta , il ritorno della macchina , davanti alla chiesa . Quando , dalla svolta , giungeva il suo rumore di ferraglia sconquassata , tutti le si facevano incontro , per godere lo spettacolo e sentire subito le novità . Fu dunque in mezzo a questo pubblico ansioso che io vidi scendere dall ' automobile la figura familiare di mia sorella , che non vedevo da molto tempo e che mi pareva venire da una remota lontananza . I suoi gesti chiari , il suo vestito semplice , il tono schietto della sua voce , l ' aperto sorriso erano quelli a me ben noti , che le avevo sempre conosciuto : ma dopo i lunghi mesi di solitudine , e i giorni trascorsi a Grassano e a Gagliano , essi apparivano come la presenza improvvisa e reale di un mondo di memoria . Quei gesti diritti allo scopo , quella facilità di movimenti appartenevano a un luogo separato da questo in cui vivevo , e in cui parevano impossibili , da un infinito intervallo . Di questa differenza fisica ed elementare non avevo fino allora potuto rendermi conto : il suo arrivo era quello di un ' ambasciatrice di un altro Stato in un paese straniero , da questa parte dei monti . Dopo che ci fummo abbracciati , che mi ebbe portati i saluti di mia madre , di mio padre e dei fratelli , e ci trovammo soli , fuori degli sguardi della gente , nella cucina della vedova , io cominciai a interrogarla con impazienza , e Luisa , mia sorella , mi raccontò i grandi e piccoli avvenimenti familiari e privati e pubblici occorsi durante la mia assenza , e quello che facevano i miei amici e le persone a me care , e quello che si diceva in Italia , mi parlò dei quadri e dei libri , e dei pensieri della gente . Erano le cose che più mi stavano a cuore , a cui tornavo continuamente , ogni giorno , col sentimento , e che mi parevano vicinissime : ma ora , al sentirle presenti , mi apparivano ad un tratto appartenenti a un altro tempo , sembravano seguire un altro ritmo , obbedire ad altre leggi incomprensibili qui , e lontane più che l ' India e la Cina . Capivo ad un tratto come questi due tempi fossero , fra loro , incomunicabili ; come queste due civiltà non potessero avere nessun rapporto se non miracoloso . E mi rendevo conto del perché i contadini guardino il forestiero del nord come qualcuno che viene da un al di là , come un dio straniero . Mia sorella veniva da Torino , e poteva fermarsi soltanto quattro o cinque giorni . - Purtroppo ho dovuto perdere un gran tempo in viaggio , - mi disse , - perché dovevo passare a Matera per far vistare il mio permesso di visitarti a quella questura . Perciò , invece che fare la strada più rapida , con cui sarei venuta in due giorni , per Napoli e Potenza , ho dovuto mettercene tre , passando da Bari , e di qui a Matera . A Matera ho perso una giornata per aspettare l ' autobus . Che paese , quello ! Da quel poco che ho visto di Gagliano , arrivando , mi pare che non ci sia male : in tutti i modi non potrebbe essere peggio di Matera - . Era spaventata e piena di orrore per quello che vi aveva visto . Io pensavo , e glielo dissi , che la vivezza della sua reazione fosse dovuta soltanto al fatto che non era mai stata da queste parti , e che proprio a Matera era avvenuto il suo primo incontro con questa natura e questa umanità desolata . - Non conoscevo questi paesi , ma in qualche modo me li immaginavo , - mi rispose . - Ma Matera , come l ' ho vista , non potevo immaginarla . - Arrivai a Matera , - mi raccontò , - verso le undici del mattino . Avevo letto nella guida che è una città pittoresca , che merita di essere visitata , che c ' è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche . Ma quando uscii dalla stazione , un edificio moderno e piuttosto lussuoso , e mi guardai attorno , cercai invano con gli occhi la città . La città non c ' era . Ero su una specie di altopiano deserto , circondato da monticciuoli brulli , spelacchiati , di terra grigiastra seminata di pietrame . In questo deserto sorgevano , sparsi qua e là , otto o dieci grandi palazzi di marmo , come quelli che si costruiscono ora a Roma , l ' architettura di Piacentini , con portali , architravi suntuosi , solenni scritte latine e colonne lucenti al sole . Alcuni di essi non erano finiti e parevano abbandonati , paradossali e mostruosi in quella natura disperata . Uno squallido quartiere di casette da impiegati , costruite in fretta e già in preda al decadimento e alla sporcizia , collegava i palazzi e chiudeva , da quel lato , l ' orizzonte . Sembrava l ' ambizioso progetto di una città coloniale , improvvisato a caso , e interrotto sul principio per qualche pestilenza , o piuttosto lo scenario di cattivo gusto di un teatro all ' aperto per una tragedia dannunziana . Questi enormi palazzi imperiali e novecenteschi erano la Questura , la Prefettura , le Poste , il Municipio , la Caserma dei Carabinieri , il Fascio , la Sede delle Corporazioni , l ' Opera Balilla , e così via . Ma dov ' era la città ? Matera non si vedeva . - Pensai di sbrigare subito le mie faccende . Andai alla Questura , splendida di marmi di fuori , e dentro sporca e infetta , con delle stanzucce mal scopate , piene di polvere e di spazzature . Mi ricevette , per vistare il mio permesso di visitarti , il vice ­ questore , che è anche il capo della polizia politica . Io pensai di protestare perché ti avevano mandato in un paese malarico , e , preoccupata per la tua salute , chiesi se non fosse possibile trasferirti in una sede più salubre . Un commissario che era presente mi interruppe brusco : " La malaria ? Non esiste . Sono tutte storie . Ce ne sarà un caso all ' anno . Suo fratello starà benissimo dov ' è " . Ma quando seppe che ero medichessa , rimase zitto ; e il vice ­ questore mi rispose in tutt ' altro tono . " La malaria , - mi disse - c ' è dappertutto . Potremmo trasferire suo fratello , se lo desidera , ma troverebbe le stesse condizioni che a Gagliano . Di tutti i paesi della nostra provincia , uno solo si può considerare non malarico : Stigliano , perché è a quasi mille metri sul mare : forse più tardi si potrà mandarlo lì , ma per ora , per molte ragioni , è impossibile . - ( A Stigliano , ho capito , ci mandavano i fascisti dissidenti ) . - Suo fratello non si muova . Ci stiamo noi , qui a Matera , e non siamo dei confinati . E non creda che qua sia meglio , per la malaria , di lassù . Se ci possiamo star noi , ci può restare pure lui , signorina " . A questo argomento non c ' era davvero nulla da rispondere . Non insistetti oltre , e uscii . Volevo comprarti uno stetoscopio che avevo dimenticato di portare da Torino , e che sapevo ti occorreva per la tua pratica medica . Negozi speciali non ce n ' erano , pensai di cercarlo in farmacia . Tra quei palazzi e quelle casette economiche c ' erano delle botteghe , e trovai due farmacie , le sole , mi dissero , della città . Non soltanto non tenevano , né l ' una né l ' altra , quello che cercavo ; ma non ne avevano , i due farmacisti , nemmeno la più pallida idea . " Stetoscopio ? E cos ' è ? " Quando io ebbi ben spiegato che era un semplice strumento per ascoltare il cuore , fatto come un corno acustico , generalmente di legno , eccetera , mi dissero che forse una cosa simile avrei potuta trovarla a Bari , ma che lì a Matera non se n ' era mai sentito parlare . Era mezzogiorno , mi feci indicare un ristorante , il migliore di tutti , mi dissero . Infatti , ad un tavolo stavano già melanconicamente seduti davanti a una tovaglia sporca , il vice ­ questore con altri funzionari di polizia , con l ' aria annoiata e gli anelli per le salviette dei clienti abituali . Tu sai che io sono di poche pretese : ma ho dovuto alzarmi con la fame . E mi misi finalmente a cercare la città . Allontanatami ancora un poco dalla stazione , arrivai a una strada , che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case , e dall ' altro costeggiava un precipizio . In quel precipizio è Matera . Ma di lassù dov ' ero io non se ne vedeva quasi nulla , per l ' eccessiva ripidezza della costa , che scendeva quasi a picco . Vedevo soltanto , affacciandomi , delle terrazze e dei sentieri , che coprivano all ' occhio le case sottostanti . Di faccia c ' era un monte pelato e brullo , di un brutto colore grigiastro , senza segno di coltivazione , né un solo albero : soltanto terra e pietre battute dal sole . In fondo scorreva un torrentaccio , la Gravina , con poca acqua sporca e impaludata fra i sassi del greto . Il fiume e il monte avevano un ' aria cupa e cattiva , che faceva stringere il cuore . La forma di quel burrone era strana ; come quella di due mezzi imbuti affiancati , separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune , dove si vedeva , di lassù , una chiesa bianca , Santa Maria de Idris , che pareva ficcata nella terra . Questi coni rovesciati , questi imbuti , si chiamano Sassi : Sasso Caveoso e Sasso Barisano . Hanno la forma con cui , a scuola , immaginavamo l ' inferno di Dante . E cominciai anch ' io a scendere per una specie di mulattiera , di girone in girone , verso il fondo . La stradetta , strettissima , che scendeva serpeggiando , passava sui tetti delle case , se così quelle si possono chiamare . Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone : ognuna di esse ha sul davanti una facciata ; alcune sono anche belle , con qualche modesto ornato settecentesco . Queste facciate finte , per l ' inclinazione della costiera , sorgono in basso a filo del monte , e in alto sporgono un poco : in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade , e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto . Le porte erano aperte per il caldo . Io guardavo passando , e vedevo l ' interno delle grotte , che non prendono altra luce e aria se non dalla porta . Alcune non hanno neppure quella : si entra dall ' alto , attraverso botole e scalette . Dentro quei buchi neri , dalle pareti di terra , vedevo i letti , le misere suppellettili , i cenci stesi . Sul pavimento stavano sdraiati i cani , le pecore , le capre , i maiali . Ogni famiglia ha , in genere , una sola di quelle grotte per tutta abitazione e ci dormono tutti insieme , uomini , donne , bambini e bestie . Così vivono ventimila persone . Di bambini ce n ' era un ' infinità . In quel caldo , in mezzo alle mosche , nella polvere , spuntavano da tutte le parti , nudi del tutto o coperti di stracci . Io non ho mai visto una tale immagine di miseria : eppure sono abituata , è il mio mestiere , a vedere ogni giorno diecine di bambini poveri , malati e maltenuti . Ma uno spettacolo come quello di ieri non l ' avevo mai neppure immaginato . Ho visto dei bambini seduti sull ' uscio delle case , nella sporcizia , al sole che scottava , con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie ; e le mosche gli si posavano sugli occhi , e quelli stavano immobili , e non le scacciavano neppure con le mani . Sì , le mosche gli passeggiavano sugli occhi , e quelli pareva non le sentissero . Era il tracoma . Sapevo che ce n ' era , quaggiù : ma vederlo così , nel sudiciume e nella miseria , è un ' altra cosa . Altri bambini incontravo , coi visini grinzosi come dei vecchi , e scheletriti per la fame ; i capelli pieni di pidocchi e di croste . Ma la maggior parte avevano delle grandi pance gonfie , enormi , e la faccia gialla e patita per la malaria . Le donne , che mi vedevano guardare per le porte , m ' invitavano a entrare : e ho visto , in quelle grotte scure e puzzolenti , dei bambini sdraiati in terra , sotto delle coperte a brandelli , che battevano i denti dalla febbre . Altri si trascinavano a stento , ridotti pelle e ossa dalla dissenteria . Ne ho visti anche di quelli con le faccine di cera , che mi parevano malati di qualcosa di ancor peggio che la malaria , forse qualche malattia tropicale , forse il Kala Azar , la febbre nera . Le donne , magre , con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi , mi salutavano gentili e sconsolate : a me pareva , in quel sole accecante , di esser capitata in mezzo a una città colpita dalla peste . Continuavo a scendere verso il fondo del pozzo , verso la chiesa , e una gran folla di bambini mi seguiva , a pochi passi di distanza , e andava a mano a mano crescendo . Gridavano qualcosa , ma io non riuscivo a capire quello che dicessero in quel loro dialetto incomprensibile . Continuavo a scendere , e quelli mi inseguivano e non cessavano di chiamarmi . Pensai che volessero l ' elemosina e mi fermai : e allora soltanto distinsi le parole che quelli gridavano ormai in coro : " Signorina , dammi ' u chinì ! Signorina , dammi il chinino ! " Distribuii quel po ' di spiccioli che avevo , perché si comprassero delle caramelle : ma non era questo che volevano , e continuavano , tristi e insistenti , a chiedere il chinino . Eravamo intanto arrivati al fondo della buca , a Santa Maria de Idris , che è una bella chiesetta barocca , e alzando gli occhi vidi finalmente apparire , come un muro obliquo , tutta Matera . Di lì sembra quasi una città vera . Le facciate di tutte le grotte , che sembrano case , bianche e allineate , pareva mi guardassero , coi buchi delle porte , come neri occhi . È davvero una città bellissima , pittoresca e impressionante . C ' è anche un bel museo , con dei vasi greci figurati , e delle statuette e delle monete antiche , trovate nei dintorni . Mentre lo visitavo , i bambini erano ancora là fuori al sole , e aspettavano che io portassi il chinino . Dove avrebbe alloggiato mia sorella ? Lo zoppo ammazzacapre aveva ricevuto la risposta da Napoli , per il palazzo . Gli dicevano che non ci tenevano ad affittarlo , e tutt ' al più ne avrebbero dato soltanto una stanza o due , al prezzo , che ritenevano altissimo , e di cui si scusavano , di cinquanta lire al mese ; che gli alloggi nell ' interno erano in quel momento ricercatissimi , perché si aspettava la guerra e si temevano i bombardamenti della flotta inglese : che a Napoli tutti pensavano di scappare , ed essi stessi , i proprietari , o dei loro amici , sarebbero probabilmente venuti a rifugiarsi quassù . Ma intanto io avevo perduto tutti gli entusiasmi per quella dimora romantica e diroccata , che , a rifletterci bene , mi pareva veramente inabitabile . Lo studente di Pisa , il confinato del pranzo sul muretto , mi aveva mandato a dire da un contadino che si sarebbe fatto libero , fra pochi giorni , un alloggio che egli aveva preso per sua madre e per sua sorella , le maestre , che erano venute a trovarlo , e che vivevano ritirate , senza mai uscire di casa . L ' affitto per lui era troppo caro , e alla partenza delle due donne avrei potuto entrarci io . Lo zoppo e donna Caterina me lo consigliarono : così , aspettando la nuova casa , mia sorella dovette adattarsi a spartire con me l ' unica camera da letto della vedova , e a fare di lì la sua conoscenza con le cimici , le zanzare e le mosche di Lucania : ma mi disse che , dopo le grotte di Matera , quella stanza melanconica le pareva quasi una reggia . E per fortuna in quelle poche notti non venne né l ' " U . E . " né alcun altro ospite . L ' arrivo di mia sorella era stato un avvenimento : i signori del paese le fecero le migliori accoglienze : donna Caterina le confidò i suoi disturbi di fegato e le sue ricette di cucina , e le usò tutte le possibili gentilezze . Una signora del nord , così alla mano , e per di più una medichessa : non ne avevano mai viste . Non bisognava sfigurare con lei . Per i contadini , era una cosa diversa . Abituati alla vita americana , trovavano naturale che una donna facesse il medico : e naturalmente ne approfittarono . Ma quello che li toccava , nella sua presenza , era altro . Finora io ero stato , per loro , qualcuno piovuto dal cielo : ma mi mancava qualcosa : ero solo . L ' aver scoperto che anch ' io avevo dei legami di sangue su questa terra pareva colmasse piacevolmente , ai loro occhi , una lacuna . Il vedermi con una sorella muoveva uno dei loro più profondi sentimenti : quello della consanguineità , che , dove non c ' è senso di Stato né di religione , tiene , con tanta maggiore intensità , il posto di quelli . Non è l ' istituto familiare , vincolo sociale , giuridico e sentimentale ; ma il senso sacro , arcano e magico di una comunanza . Il paese è tutto legato da queste complicate catene , che non sono soltanto quelle materiali delle parentele ( il " fratel ­ cugino " è veramente come un fratello ) , ma quelle simboliche e acquistate dei comparaggi . Il compare di San Giovanni è quasi più di un fratello carnale : fa parte davvero , per scelta e iniziazione rituale , dello stesso gruppo consanguineo : e nell ' interno di questo si è l ' uno all ' altro , sacri ; non ci si può sposare . Questo , fraterno , è il più forte legame fra gli uomini . Quando , verso sera , passeggiavamo per l ' unica strada del paese , mia sorella ed io , tenendoci a braccetto , i contadini dalle soglie ci guardavano beati . Le donne ci salutavano , e ci coprivano di benedizioni : - Benedetto il ventre che vi ha portati ! - ci dicevano dagli usci , al nostro passaggio . - Benedette le mammelle che vi hanno allattati ! - Le vecchie sdentate sulle porte cessavano per un momento di filare la lana , per mormorarci le loro sentenze : - Una sposa è una bella cosa : ma una sorella è molto di più ! - Frate e sore , core e core - . Luisa , che aveva portata con sé la sua naturale atmosfera razionale e cittadina , non cessava di stupirsi di un così strano entusiasmo per il fatto , così semplice , che io avessi una sorella . Ma quello che soprattutto la meravigliava e scandalizzava , era che nessuno facesse nulla per questo paese . Poiché è un temperamento costruttivo , di quelli che gli astrologhi direbbero solari , e la sua bontà attiva non ama gli indugi , passava il tempo a parlare con me di quello che si potesse fare , e mi esponeva dei progetti pratici per aiutare i contadini di Gagliano , i bambini di Matera . Ospedali , asili , lotta antimalarica , scuole , opere pubbliche , medici di Stato ed eventualmente volontari , campagna nazionale per il rinnovamento di questi paesi , e così via . Lei stessa avrebbe dato volentieri il suo tempo per una causa che le pareva così giusta . Bisognava fare , non dormire , né rimandare sempre a un nuovo domani . Aveva certamente ragione : e quello che proponeva era giusto e buono , e realizzabile : ma le cose , quaggiù , sono assai più complicate di quello che non appaiano alle chiare menti degli uomini giusti e buoni . I quattro giorni della sua permanenza passarono presto . Quando la 509 del meccanico , che la portava , scomparve alla svolta dietro il cimitero , in una nuvola di polvere , anche quel mondo di attiva creazione , di valori e di cultura a cui ero legato e che , con lei , mi era riapparso presente , parve dileguarsi , come risucchiato nel tempo , nella nuvola lontanissima del ricordo . Mi rimasero i libri , le medicine e i consigli , e mi servirono subito . A parte i contagi anche le malattie più disparate ed estranee vanno a gruppi . In certe settimane non ci sono malati o soltanto di cose leggere : ma quando si trova un caso grave , si può essere certi che presto se ne presenteranno degli altri . Uno di questi periodi infatti , il primo dopo il mio arrivo , capitò subito dopo la partenza di mia sorella : una serie di casi difficili e pericolosi , che mi facevano paura . Tutte le malattie quaggiù , del resto , prendono sempre un aspetto eccessivo e mortale , ben diverso da quello che ero abituato a vedere nei lettini ben ordinati della Clinica Medica Universitaria di Torino . Sarà lo stato di anemia cronica dei vecchi malarici , sarà la denutrizione , sarà la scarsa reazione al male di questi uomini passivi e rassegnati : certo si vedono , fin dal primo giorno di malattia , accavallarsi tumultuosamente i sintomi più disparati , i visi dei sofferenti assumere l ' aspetto angosciato dell ' agonia . E io passavo di meraviglia in meraviglia , vedendo questi malati , che qualunque buon medico avrebbe giudicato perduti , migliorare e guarire con le cure più elementari . Pareva che mi aiutasse una strana fortuna . Visitai in quei giorni anche l ' Arciprete . Aveva delle emorragie intestinali , ma , nella sua misantropia , non ne parlava , e continuava a passeggiare per il paese , senza curarsi . Fu don Cosimino , l ' angelo della Posta , il solo confidente del vecchio che passava delle ore nell ' ufficio postale e gli recitava i suoi epigrammi , a pregarmi di andarlo a trovare come per una visita di cortesia , e di vedere intanto se potevo far qualcosa per lui . Don Trajella abitava con la madre in uno stanzone , una specie di spelonca , in un vicoletto buio non lontano dalla chiesa . Quando entrai da lui , lo trovai che stava mangiando con la madre : avevano , in due , un solo piatto e un solo bicchiere . Il piatto era pieno di fagioli mal cotti , che erano tutto il desinare : madre e figlio , in quell ' angolo di tavola senza tovaglia , ci pescavano a turno con vecchie forchette di stagno . Nel fondo della spelonca , separati da una tenda verde sbrindellata , c ' erano due lettini gemelli , quello di don Giuseppe e quello della vecchia , non ancora rifatti . Contro il muro giaceva in terra in disordine un gran mucchio di libri : sul mucchio stavano posate delle galline . Altre galline correvano e svolazzavano qua e là per la stanza , che da chissà quanto tempo non era stata spazzata : un tanfo di pollaio prendeva alla gola . L ' Arciprete , chi mi aveva in simpatia e mi considerava , con don Cosimino , fra le poche persone con cui si poteva parlare perché non erano suoi nemici , mi accolse con piacere , con un sorriso sul viso arguto e sofferente . Mi presentò sua madre ; la scusassi se non mi rispondeva : era vetula et infirma . E mi offerse subito un bicchiere di vino , che dovetti accettare , per non offenderlo , in quel suo unico bicchiere che doveva aver servito per anni , senza essere mai stato lavato , a lui e alla vecchia , a quanto potevo arguire dalla gromma unta e nera che lo incrostava tutto attorno . Don Trajella non aveva servitori ed era ormai così abituato a quella solitaria sporcizia che non ci faceva più caso . Quando , dopo che avemmo parlato dei suoi mali , si accorse che io guardavo con curiosità il mucchio dei libri , mi disse : - Che vuole ? In questo paese non mette conto di leggere . Avevo dei bei libri , li vede ? Ci sono delle edizioni rare . Quando sono venuto qui , quelle canaglie che li hanno portati me li hanno per dispetto imbrattati di pece . Mi è passata la voglia di aprirli , e li ho lasciati lì in terra : ci stanno da molti anni - . Mi avvicinai al mucchio : i libri erano coperti da uno strato di polvere e di sterco di gallina : qua e là , sulle coste di pelle , si vedeva davvero qualche macchia di pece , ricordo dell ' antico attentato . Ne tolsi qualcuno a caso : erano vecchi volumi secenteschi di teologia , di casistica , delle Storie dei Santi , e Padri della Chiesa , e poeti latini . Doveva esser stata , prima di esser così ridotta a cuccia per i polli , la buona biblioteca di un prete colto e curioso . In mezzo ai libri saltarono fuori degli opuscoli sgualciti e imbrattati : opera di don Trajella : studi storici e apologetici su san Calogero di Avila . - È un santo spagnolo poco conosciuto , - mi spiegò l ' Arciprete . - Ho fatto anche dei quadri , temporibus illis , che rappresentano i vari episodi della sua vita , delle specie di polittici - . Insistetti perché me li mostrasse e si decise a tirarli fuori di sotto il letto , di dove , mi disse , non li aveva più riesumati dal giorno del suo arrivo . Erano delle tempere di gusto popolare , ma tutt ' altro che prive di efficacia , con moltissime figure minute e rifinitissime , dei quadri compositi , con la nascita , la vita , i miracoli , la morte , e la gloria del santo . Di sotto il letto uscirono anche delle statuette , opera anche esse del prete , dei piccoli angeli e dei santi barocchi di legno e di terracotta dipinti , modellati con garbo facile nel gusto dei presepi napoletani del Seicento . Mi congratulai con l ' inatteso collega . - Non ho più fatto nulla da che sono qua , in partibus infidelium , a prestare , come suol dirsi , i sacramenti di santa Madre Chiesa a questi eretici che non ne vogliono sapere . Prima mi divertivo a fare queste cosette . Ma qui , in questo paese , non si può . Non mette conto di far nulla , qui . Prenda ancora un bicchiere di vino , don Carlo - . Mentre cercavo di evitare , con un pretesto , il terribile bicchiere , assai più amaro di tutti i possibili filtri , la vecchia madre , che era rimasta fino allora ferma e come assente sulla sua seggiola , si rizzò improvvisamente in piedi , gridando e agitando le braccia . Le galline spaventate cominciarono a svolazzare per la stanza , sui letti , sui libri , sulla tavola . Don Trajella si mise a rincorrerle qua e là per farle scendere dalle lenzuola , gridando : - Paese maledetto ! - E quelle strillavano sempre più stupidamente atterrite , alzando dei nuvoli di polvere brillanti nel filo di sole che entrava per lo spiraglio della finestrella semichiusa . Profittai della confusione per uscirmene , tra quel gran volare di penne e ondeggiare nero di sottane . Molto diverso , per mia fortuna , dal povero Trajella , doveva essere stato il suo predecessore , un prete grasso , ricco , allegro e gaudente , famoso in paese per la buona tavola e i numerosi figliuoli , e morto , a quel che si diceva , di una solenne indigestione . La casa dove finalmente pochi giorni dopo , appena partite le parenti del confinato pisano , andai ad abitare , era stata costruita da lui , ed era , si può dire , l ' unica casa civile del paese . Se l ' era fatta vicino alla vecchia chiesa della Madonna degli Angeli ; e ora che la chiesa era crollata nel burrone , la casa si era trovata ad essere l ' ultima sul ciglio del precipizio . Era composta di tre stanze , una in fila all ' altra . Dalla strada , un vicoletto laterale sulla destra della via principale , si entrava in cucina , dalla cucina nella seconda camera , dove io misi il letto ; e di qui si passava ad una stanza grande , con cinque finestrelle , che fu la mia stanza di soggiorno e il mio studio di pittura . Dalla porta dello studio si scendeva per quattro scalini di pietra in un piccolo orticello , chiuso , in fondo , da un cancelletto di ferro con un albero di fico nel mezzo . La camera da letto dava su un balconcino , da cui una scaletta saliva , sul fianco della casa , alla terrazza che la copriva tutta : di qui la vista spaziava sui più lontani orizzonti . La casa era modesta , costruita in modo economico , e non bella , perché non aveva carattere . non era né signorile né contadina , non aveva né la nobiltà rovinata dei palazzo , né la miseria dei tuguri , ma soltanto la mediocrità stantia del gusto pretesco . Lo studio e la terrazza avevano un pavimento a scacchi colorati , come in certe sagrestie di campagna : non ho mai amato queste geometrie , su cui l ' occhio si posa continuamente e che mi sono fastidiose quando dipingo . Le piastrelle di poco prezzo stingevano , quand ' erano bagnate , e Barone , che amava rotolarsi per terra follemente , diventava allora , di bianco che era , un cane rosa . Ma i muri erano puliti , imbiancati a calce , le porte verniciate di azzurro , le persiane verdi . E soprattutto , a compenso di qualunque difetto , lo spirito epicureo del defunto prete aveva dotato la mia casa di un bene inestimabile . C ' era un gabinetto , senz ' acqua naturalmente , ma un vero gabinetto , col sedile di porcellana . Era il solo esistente a Gagliano , e probabilmente non se ne sarebbe trovato un altro a più di cento chilometri tutt ' attorno . Nelle case dei signori ci sono ancora delle antiche seggette monumentali di legno intarsiato , dei piccoli troni pieni di autorità : e mi hanno detto , ma io non ne ho viste , che se ne trovano anche di quelle matrimoniali , a due posti , per quei coniugi affettuosi che non possono tollerare la più breve separazione . Nelle case dei poveri , naturalmente , non c ' è nulla . Questo fatto dà luogo a delle curiose costumanze . A Grassano , in certe ore quasi fisse , il mattino presto e verso sera , si aprivano furtivamente le finestrelle delle case , e dallo spiraglio apparivano le mani rugose delle vecchie , che lasciavano piovere , in mezzo alla strada , il contenuto dei vasi . Erano le ore della " jettatura " . A Gagliano questa cerimonia non era così generale né così regolata : non si sprecava così prodigalmente il concime per gli orti . La mancanza di quel semplice apparecchio , assoluta in tutta la regione , crea naturalmente delle consuetudini che non si sradicano facilmente , che richiamano mille altre cose della vita , e si accompagnano a sentimenti considerati nobilissimi e poetici . Il falegname Lasala , un " americano " intelligente , che era stato , molti anni prima , sindaco di Grassano , e che conservava gelosamente , nel suo monumentale apparecchio radio portato di laggiù , con i dischi di Caruso e dell ' arrivo di De Pinedo , quelli di discorsi commemorativi di Matteotti , mi raccontava che , dopo la settimana di lavoro a New York , usava incontrare un gruppo di compaesani , ogni domenica , per una scampagnata . - Eravamo sempre otto o dieci : c ' era un dottore , un farmacista , dei commercianti , un cameriere d ' albergo , e qualche artigiano . Tutti del nostro paese , ci si conosceva fin da bambini . La vita è triste , tra quei grattacieli , con tutte quelle straordinarie comodità , e gli ascensori , le porte girevoli , la metropolitana , e sempre case e palazzi e strade , e mai un po ' di terra . Viene la malinconia . La domenica mattina si saliva in treno , ma bisognava fare dei chilometri , per trovare la campagna ! Quando eravamo arrivati in qualche posto solitario , diventavamo tutti allegri come ci si fosse tolto un peso di dosso . E allora , sotto un albero , tutti insieme , ci si calava i pantaloni . Che delizia ! Si sentiva l ' aria fresca , la natura . Non come in quei gabinetti americani , lucidi e tutti eguali . Ci pareva di essere ragazzi , d ' essere tornati a Grassano , si era felici , si rideva , si sentiva l ' aria della Patria . E , quando avevamo finito , gridavamo tutti insieme : " Viva l ' Italia ! " Ci veniva proprio dal cuore . La nuova casa aveva il vantaggio di essere in fondo al paese , fuori degli sguardi continui del podestà e dei suoi accoliti : avrei potuto , finalmente , passeggiare senza urtarmi ad ogni passo nelle solite persone , con i soliti discorsi . È usanza , qui , che i signori , quando incontrano qualcuno per via , non gli chiedano come sta , ma gli rivolgano a mo ' di saluto questa domanda : - Beh ! Che cos ' hai mangiato oggi ? - Se l ' interlocutore è un contadino , risponderà in silenzio con il gesto della mano , portata all ' altezza del viso e oscillante lentamente su se stessa con il pollice e il mignolo teso e le altre dita piegate , che vuol dire " poco o nulla " . Se è un signore , si dilungherà a elencare le povere vivande del suo pranzo , e si informerà di quelle del suo amico : se nessuna passione d ' odio e di intrigo locale accende in quel momento i loro animi , la conversazione continuerà per un pezzo senza uscire da questo scambio di confidenze gastronomiche . Avrei potuto mettere il capo fuori dell ' uscio senza battere subito il naso contro l ' onnipresente pancia , enorme al punto di ostruire tutta la via , di don Gennaro , guardia , messo comunale , accalappiacani , e spia del podestà ; sempre attento ad ogni passo dei confinati e a ogni parola dei contadini ; brav ' uomo , forse , in fondo , ma devoto all ' autorità e a don Luigino , e ostinato a far rispettare i suoi bizzarri decreti sulla circolazione dei maiali e dei cani , e a minacciare e ad affibbiare le multe , per le ragioni più inverosimili , alle donne che non avevano il denaro per pagarle . E soprattutto era una casa , un luogo dove avrei potuto esser solo e lavorare . Mi affrettai dunque a salutare la vedova , e a cominciare la mia nuova vita , nella mia residenza definitiva . La casa apparteneva all ' erede del prete , don Rocco Macioppi , un modesto proprietario di mezza età , gentile , cerimonioso , chiesastico e occhialuto , e ad una sua nipote , donna Maria Maddalena , una zitella sui venticinque anni , d ' un biondo slavato , allevata dalle monache di Potenza , anemica , sospirosa e linfatica . Fu inteso che essi avrebbero tenuto , per coltivare l ' insalata , l ' uso dell ' orto , nel quale sarebbero entrati dal cancello : ma io vi potevo passeggiare a mio piacere . L ' alloggio era quasi vuoto : il padrone e lo zoppo suo amico mi fornirono le suppellettili necessarie . Io ci portai le cose che mi ero fatte arrivare in quei giorni : il mio cavalletto grande e la poltrona , suo necessario complemento : l ' uno per dipingere e l ' altra per guardare i quadri a mano a mano che li faccio : mi sono entrambi indispensabili , e ci sono affezionato : mi hanno sempre seguito in tutti i miei viaggi qua e là per il mondo . E una cassa di libri , che mi era giunta allora allora , e per la quale dovetti ricevere una visita speciale del podestà e del brigadiere . Don Luigino mi mandò a dire che doveva assistere alla sua apertura , per controllare che non ci fossero libri proibiti , e , con l ' assistenza del suo braccio secolare , esaminò , ad uno ad uno , i miei volumi . Lo fece , naturalmente , da uomo di studi , che non si stupisce di nulla , con molti sorrisi d ' intesa , felice della sua sapienza e della sua autorità . Libri proibiti non ce n ' erano . Ma c ' era , per esempio , una comune edizione degli Essais di Montaigne . - Questo è francese , non è vero ? - esclamò il podestà , strizzando l ' occhio , come a dire che non cercassi d ' ingannarlo . - Ma è un francese antico , don Luigi ! - Già , Montaigne , uno di quelli della Rivoluzione francese - . Faticai a convincerlo che non si poteva considerarlo un autore pericoloso : il maestro sapeva il fatto suo e sorrideva compiaciuto , perché intendessi che se mi lasciava il libro , che avrebbe dovuto sequestrarmi , era per un atto di particolare benevolenza e di solidarietà tra uomini di cultura . La casa era in ordine , la roba era a posto , e ora dovevo risolvere il problema di trovare una donna che mi facesse le pulizie , che andasse a prendermi l ' acqua alla fontana e mi preparasse da mangiare . Il padrone , l ' ammazzacapre , donna Caterina e le sue nipoti furono concordi : - Ce n ' è una sola che fa per lei . Non può prendere che quella ! - E donna Caterina mi disse : - Le parlerò io , la farò venire . A me dà retta ; e non dirà di no - . Il problema era più difficile di quanto non credessi : e non perché mancassero donne a Gagliano , che anzi , a decine si sarebbero contese quel lavoro e quel guadagno . Ma io vivevo solo , non avevo con me né moglie né madre né sorella ; e nessuna donna poteva perciò entrare , da sola , in casa mia . Lo impediva il costume , antichissimo e assoluto , che è a fondamento del rapporto fra i sessi . L ' amore , o l ' attrattiva sessuale , è considerata dai contadini come una forza della natura , potentissima , e tale che nessuna volontà è in grado di opporvisi . Se un uomo e una donna si trovano insieme al riparo e senza testimoni , nulla può impedire che essi si abbraccino : né propositi contrari , né castità , né alcun ' altra difficoltà può vietarlo ; e se per caso effettivamente essi non lo fanno , è tuttavia come se lo avessero fatto : trovarsi assieme è fare all ' amore . L ' onnipotenza di questo dio è tale , e così semplice è l ' impulso naturale , che non può esistere una vera morale sessuale , e neanche una vera riprovazione sociale per gli amori illeciti . Moltissime sono le ragazze madri , ed esse non sono affatto messe al bando o additate al disprezzo pubblico : tutt ' al più troveranno qualche maggior difficoltà a sposarsi in paese , e dovranno accasarsi nei paesi circostanti , o accontentarsi di un marito un po ' zoppo o con qualche altro difetto corporale . Se però non può esistere un freno morale contro la libera violenza del desiderio , interviene il costume a rendere difficile l ' occasione . Nessuna donna può frequentare un uomo se non in presenza d ' altri , soprattutto se l ' uomo non ha moglie : e il divieto è rigidissimo : infrangerlo anche nel modo più innocente equivale ad aver peccato . La regola riguarda tutte le donne , perché l ' amore non conosce età . Avevo curato una nonna , una vecchia contadina di settantacinque anni , Maria Rosano , dagli occhi azzurri chiari nel viso pieno di bontà . Aveva una malattia di cuore , dai sintomi gravi e preoccupanti , e si sentiva molto male . - Non mi alzerò più da questo letto , dottore . È arrivata la mia ora , - mi diceva . Ma io , che mi sentivo aiutato dalla fortuna , l ' assicuravo del contrario . Un giorno , per farle coraggio , le dissi : - Guarirai , sta ' sicura . Da questo letto scenderai , senza bisogno di aiuto . Tra un mese starai bene , e verrai da sola , fino a casa mia , in fondo al paese , a salutarmi - . La vecchia si rimise davvero in salute , e , dopo un mese , sentii battere alla mia porta . Era Maria , che si era ricordata delle mie parole , e veniva a ringraziarmi e a benedirmi , con le braccia cariche di regali , fichi secchi , e salami , e focacce dolci fatte con le sue mani . Era una donna molto simpatica , piena di buon senso e di tenerezza materna , saggia nel parlare e con un certo ottimismo paziente e comprensivo nell ' antica faccia rugosa . Io la ringraziai dei suoi doni e la trattenni a conversare ; ma mi accorgevo che la contadina stava sempre più a disagio , ritta ora su un piede ora sull ' altro , e lanciava delle occhiate alla porta come se volesse scappare e non osasse . Dapprincipio non ne capivo la ragione : poi mi avvidi che la vecchia era entrata da me da sola , a differenza di tutte le altre donne che venivano a farsi visitare o a chiamarmi , e che andavano sempre in due o almeno accompagnate da una bambina che è . un modo di rispettare il costume e di ridurlo insieme a poco più di un simbolo ; e sospettai che fosse questa la ragione della sua inquietudine . Lei stessa me lo confermò . Mi considerava il suo benefattore , il suo salvatore miracoloso : si sarebbe buttata nel fuoco per me : non avevo soltanto guarito lei , che aveva un piede nella fossa , ma anche la sua nipotina prediletta , malata di una brutta polmonite . Le avevo detto di venire sola a trovarmi , quando fosse stata bene . Io intendevo che non avrebbe avuto bisogno di nessuno per darle il braccio : ma la buona vecchia aveva presa la cosa alla lettera , e non aveva osato infrangere il mio ordine . Perciò non si era fatta accompagnare ; aveva fatto per me davvero un grosso sacrificio ; e ora era inquieta perché essere con me , a malgrado dell ' evidente innocenza , era tuttavia di per sé una grossa infrazione al costume . Mi misi a ridere , e anche lei rise , ma mi disse che l ' uso era più vecchio di lei e di me , e se ne andò contenta . Non c ' è abitudine o regola o legge che resista a una contraria necessità o a un potente desiderio : e anche quest ' uso si riduce , praticamente , a una formalità : ma la formalità è rispettata . Tuttavia la campagna è grande , i casi della vita molteplici , e non mancano le vecchie mezzane accompagnatrici né le giovani compiacenti . Le donne , chiuse nei veli , sono come animali selvatici . Non pensano che all ' amore fisico , con estrema naturalezza , e ne parlano con una libertà e semplicità di linguaggio che stupisce . Quando passi per la via , ti guardano con i neri occhi scrutatori , chinati obliquamente a pesare la tua virilità , e le odi poi , dietro le tue spalle , mormorare i loro giudizi e le lodi della tua nascosta bellezza . Se ti volti , celano il viso tra le mani e ti guardano attraverso le dita . Nessun sentimento si accompagna a questa atmosfera di desiderio , che esce dagli occhi e pare riempire l ' aria del paese , se non forse quello della soggezione a un destino , a una potenza superiore , che non si può eludere . Anche l ' amore si accompagna , più che all ' entusiasmo o alla speranza , a una sorta di rassegnazione . Se l ' occasione è fuggevole , non bisogna lasciarla svanire : le intese sono rapide e senza parole . Quello che si racconta , e che io stesso credevo vero , della severità feroce dei costumi , della gelosia turchesca , dei selvaggio senso dell ' onore familiare che porta ai delitti e alle vendette ; non è che leggenda , quaggiù . Forse era realtà in tempo non molto lontano , e ne resta un residuo nella rigidezza dei formalismi . Ma l ' emigrazione ha cambiato tutto . Gli uomini mancano e il paese appartiene alle donne . Una buona parte delle spose hanno il marito in America . Quello scrive il primo anno , scrive ancora il secondo , poi non se ne sa più nulla , forse si fa un ' altra famiglia laggiù , certo scompare per sempre e non torna più . La moglie lo aspetta il primo anno , lo aspetta il secondo , poi si presenta un ' occasione e nasce un bambino . Gran parte dei figli sono illegittimi : l ' autorità delle madri è sovrana . Gagliano ha milleduecento abitanti , in America ci sono duemila gaglianesi . Grassano ne ha cinquemila e un numero quasi uguale di grassanesi sono negli Stati Uniti . In paese ci restano molte più donne che uomini : chi siano i padri non può più avere un ' importanza così gelosa : il sentimento d ' onore si disgiunge da quello di paternità : il regime è matriarcale . Nelle ore del giorno , che i contadini sono lontani , il paese è abbandonato alle donne , queste regine ­ uccelli , che regnano sulla turba brulicante dei figli . I bambini sono amati , adorati , vezzeggiati dalle madri , che trepidano per i loro mali , che li allattano per anni e anni , non li lasciano un minuto , li portano con sé , sulla schiena e sulle braccia , avvolti negli scialli neri , mentre , ritte con l ' anfora in testa , vengono dalla fontana . Molti ne muoiono , gli altri crescono precoci , poi prendono la malaria , si fanno gialli e melanconici , e diventano uomini , e vanno alla guerra , o in America , o restano in paese a curvare la schiena , come bestie , sotto il sole , ogni giorno dell ' anno . Se i figli illegittimi non sono una reale vergogna per le donne , tanto meno lo sono , naturalmente , per gli uomini . I preti hanno quasi tutti dei figli , e nessuno trova che la cosa porti disdoro al loro sacerdozio . Se Dio non li riprende , da piccoli , li fanno allevare nei collegi di Potenza o di Melfi . Il portalettere di Grassano , un vecchietto arzillo , un po ' zoppicante , con un bel paio di baffi tirati in su , era celebre e onorato in paese , perché si diceva che avesse , come Priamo , cinquanta figli . Di questi , ventidue o ventitre erano i figli delle sue due o tre mogli ; gli altri , sparsi per il paese e per le terre vicine , e forse in parte leggendari , gli erano attribuiti , ma egli non se ne curava , e di molti non conosceva l ' esistenza . Lo chiamavano ' u Re , non so se per la regalità del suo potere virile , o per i baffi monarchici : e i suoi figli erano detti , in paese , i Principini . Il prevalente rapporto matriarcale , il modo naturale e animalesco dell ' amore , lo squilibrio dovuto all ' emigrazione devono tuttavia fare i conti con il residuo senso familiare , col sentimento fortissimo della consanguineità , e con gli antichi costumi , che tendono a impedire il contatto degli uomini e delle donne . Avrebbero potuto entrare a casa mia , per farmi i servizi , soltanto quelle donne che fossero , in qualche modo , esentate dal seguire la regola comune ; quelle che avessero avuto molti figli di padre incerto , che senza poter essere chiamate prostitute ( ché tale mestiere non esiste in paese ) , facessero tuttavia mostra di una certa libertà di costumi , e si dedicassero insieme alle cose dell ' amore e alle pratiche magiche per procacciarlo : le streghe . Di tali donne ce n ' era almeno una ventina a Gagliano : ma , mi disse donna Caterina , alcune erano troppo sporche e disordinate , altre incapaci di tenere civilmente la casa , altre avevano da badare a qualche loro terra , altre servivano già in casa dei signori del luogo . - Una sola fa veramente per lei : è pulita , è onesta , sa far da mangiare , e poi , la casa dove lei va ad abitare è un po ' come fosse la sua . Ci ha vissuto molti anni col prete buon ' anima , fino alla sua morte - . Mi decisi dunque a cercarla : accettò di venire da me , e fece il suo ingresso nella mia nuova casa . Giulia Venere , detta Giulia la Santarcangelese , perché era nata in quel paese bianco , di là dall ' Agri , aveva quarantun anno , e aveva avuto , tra parti normali e aborti , diciassette gravidanze , da quindici padri diversi . Il primo figlio l ' aveva fatto col marito , al tempo della grande guerra : poi l ' uomo era partito per l ' America , portando con sé il bambino , ed era scomparso in quel continente , senza mai più dar notizia di sé . Gli altri figli erano venuti dopo : due gemelli , nati prima del termine , erano del prete . Quasi tutti questi bambini erano morti da piccoli : io non ne vidi mai altri che una ragazza di dodici anni , che lavorava in un paese vicino con una famiglia di pastori e veniva ogni tanto a trovare la madre : una specie di piccola capra selvatica , nera di occhi e di pelle , con i neri capelli scarruffati e spioventi sul viso , che stava in un silenzio astioso e diffidente , e non rispondeva alle domande , pronta a fuggire appena si sentiva guardata ; e l ' ultimo nato , Nino , di due anni , un bambino grasso e robusto che Giulia portava sempre con sé sotto lo scialle , e di cui non ho mai saputo chi fosse il padre . Giulia era una donna alta e formosa , con un vitino sottile come quello di un ' anfora , tra il petto e i fianchi robusti . Doveva aver avuto , nella sua gioventù , una specie di barbara e solenne bellezza . Il viso era ormai rugoso per gli anni e giallo per la malaria , ma restavano i segni dell ' antica venustà nella sua struttura severa , come nei muri di un tempio classico . che ha perso i marmi che l ' adornavano , ma conserva intatta la forma e le proporzioni . Sul grande corpo imponente , diritto , spirante una forza animalesca , si ergeva , coperta dal velo , una testa piccola , dall ' ovale allungato . La fronte era alta e diritta , mezza coperta da una ciocca di capelli nerissimi lisci e unti ; gli occhi a mandorla , neri e opachi , avevano il bianco venato di azzurro e di bruno , come quelli dei cani . Il naso era lungo e sottile , un po ' arcuato ; la bocca larga , dalle labbra sottili e pallide , con una piega amara , si apriva.per un riso cattivo a mostrare due file di denti bianchissimi , potenti come quelli di un lupo . Questo viso aveva un fortissimo carattere arcaico , non nel senso del classico greco , né del romano , ma di una antichità più misteriosa e crudele , cresciuta sempre sulla stessa terra , senza rapporti e mistioni con gli uomini , ma legata alla zolla e alle eterne divinità animali . Vi si vedevano una fredda sensualità , una oscura ironia , una crudeltà naturale , una protervia impenetrabile e una passività piena di potenza , che si legavano in un ' espressione insieme severa , intelligente e malvagia . Nell ' ondeggiare dei veli e della larga gonnella corta , nelle lunghe gambe robuste come tronchi d ' albero , quel grande corpo si muoveva con gesti lenti equilibrati , pieni di una forza armonica , e portava , erta e fiera , su quella base monumentale e materna , la piccola , nera testa di serpente . Giulia entrò nella mia casa volentieri , come una regina che ritorni , dopo un ' assenza , a visitare una delle sue province predilette . Ci era stata tanti anni , ci aveva avuto dei figli , aveva regnato sulla cucina e sul letto del prete , che le aveva regalato quegli anelli d ' oro che le pendevano dalle orecchie . Ne conosceva tutti i segreti , il camino che tirava male , la finestra che non chiudeva , i chiodi piantati nei muri . Allora la casa era piena di mobili , di provviste , di bottiglie , di conserve e di ogni ben di Dio . Ora era vuota , c ' era soltanto un letto , poche sedie , un tavolo di cucina . Non c ' era stufa : il mangiare doveva esser cotto al fuoco del camino . Ma Giulia sapeva dove procurarsi il necessario , dove trovare la legna e il carbone , da chi farsi prestare una botte per l ' acqua , in attesa che qualche mercante ambulante arrivasse a venderne in paese . Giulia conosceva tutti e sapeva tutto : le case di Gagliano non avevano segreti per lei , e i fatti di ciascuno , e i particolari più intimi della vita di ogni donna e di ogni uomo , e i loro sentimenti e motivi più nascosti . Era una donna antichissima , come se avesse avuto centinaia d ' anni , e nulla perciò le potesse esser celato ; la sua sapienza non era quella bonaria e proverbiale delle vecchie , legata a una tradizione impersonale , né quella pettegola di una faccendiera ; ma una specie di fredda consapevolezza passiva , dove la vita si specchiava senza pietà e senza giudizio morale : né compatimento né biasimo apparivano mai nel suo ambiguo sorriso . Era , come le bestie , uno spirito della terra ; non aveva paura del tempo , né della fatica , né degli uomini . Sapeva portare senza sforzo , come tutte le donne di qui , che fanno , invece degli uomini , i lavori pesanti , i più gravi pesi . Andava alla fontana con la botte da trenta litri , e la riportava piena sul capo , senza reggerla con le mani , occupate a tenere il bambino , inerpicandosi sui sassi della strada ripida con l ' equilibrio diabolico di una capra . Faceva il fuoco alla maniera paesana , che si adopera poca legna , con i ceppi accesi da un capo , e avvicinati a mano a mano che si consumano . Su quel fuoco cuoceva , con le scarse risorse del paese , dei piatti saporiti . Le teste delle capre le preparava a reganate , in una pentola di coccio , con le braci sotto e sopra il coperchio , dopo aver intriso il cervello con un uovo e delle erbe profumate . Delle budella faceva i gnemurielli , arrotolandole come gomitoli di filo attorno a un pezzo di fegato o di grasso e a una foglia d ' alloro , e mettendole ad abbrustolire sulla fiamma , infilate a uno spiedo : l ' odore di carne bruciata e il fumo grigio si spandevano per la casa e per la via , annunciatori di una barbara delizia . Nella cucina più misteriosa dei filtri , Giulia era maestra : le ragazze ricorrevano a lei per consiglio per preparare i loro intrugli amorosi . Conosceva le erbe e il potere degli oggetti magici . Sapeva curare le malattie con gli incantesimi , e perfino poteva far morire chi volesse , con la sola virtù di terribili formule . Giulia aveva una sua casa , non lontana dalla mia , più in basso , verso il Timbone della Madonna degli Angeli . Ci dormiva , la notte , con il suo ultimo amante , il barbiere , un giovanotto albino , dagli occhi rossi di coniglio . Batteva al mio uscio la mattina presto , con il suo bambino , andava a prender l ' acqua , preparava il fuoco e il pranzo , e se ne ripartiva nel pomeriggio : la sera dovevo cuocermi la cena da solo . Giulia andava , veniva , ricompariva a suo piacere : ma non aveva arie da padrona di casa . Aveva capito subito che i tempi non erano più quelli di una volta , e che io ero un tutt ' altro cristiano che il suo antico prete : forse più misterioso a lei di quello che lei potesse essere per me . Mi supponeva un grande potere , ed era contenta di questo , nella sua passività . Fredda , impassibile e animalesca , la strega contadina era una serva fedele . Così finì il primo periodo del mio soggiorno gaglianese , passato a Gagliano di Sopra , nella casa della vedova . Contento della nuova solitudine , stavo sdraiato sulla mia terrazza , e guardavo l ' ombra delle nuvole muoversi sulle crete lontane , come una nave sul mare . Udivo , dalle stanze di sotto , il rumore dei passi di Giulia e l ' abbaiare del cane . Questi due strani esseri , la strega e Barone , furono , da allora , i compagni abituali della mia vita . I grandi calori andavano passando , in quel settembre avanzato , e cedevano al primo fresco precursore dell ' autunno . I venti mutavano direzione , non portavano più l ' arsura bruciante dei deserti , ma un vago sentore marino ; e i tramonti allungavano per delle ore le loro strisce di rossi fuochi , sui monti di Calabria , nell ' aria piena dei voli delle cornacchie e dei pipistrelli . Sulla mia terrazza il cielo era immenso , pieno di nubi mutevoli : mi pareva di essere sul tetto del mondo , o sulla tolda di una nave , ancorata su un mare pietrificato . A monte , verso levante , le casupole di Gagliano di Sotto nascondevano agli sguardi il resto dei paese , che , costruito sulla cresta di un ' onda di terra , a saliscendi , non si riesce mai a vedere intero da nessuna parte : dietro i loro tetti giallastri spuntava la costa di un monte , al di sopra dei cimitero , e di là , prima del cielo , si sentiva il vuoto della valle . Sulla mia sinistra , a mezzogiorno , c ' era la stessa vista che dal palazzo : la distesa sconfinata delle argille , con le macchie chiare dei paesi , fino ai confini del mare invisibile . Alla mia destra , a mezzanotte , scendeva la frana sul burrone rinchiuso fra i monti , che mostravano la loro faccia spelacchiata e brulla : in fondo al burrone il sentiero , dove vedevo muoversi , non più grandi di formiche , i contadini che andavano e venivano dai campi . La Giulia si meravigliava che io sapessi distinguere , a una tale distanza , i gaglianesi dai forestieri , i contadini dai mercanti ambulanti : e , per quanto la mia vista fosse buona , non avrei davvero potuto farlo se non per divinazione o per magìa . Ma avevo notato il loro diverso modo di camminare : i contadini avanzavano rigidi , senza muovere le braccia . Ogni volta che io vedevo uno di quei puntini neri muoversi oscillando con un dondolìo e un ' aria quasi di danza , potevo esser certo che era uno di città : presto la tromba del banditore becchino avrebbe annunciato il suo arrivo e chiamate le donne all ' acquisto delle sue mercanzie . Dinanzi a me , verso occidente , dietro le larghe foglie verdi e grige del fico dell ' orto e i tetti delle ultime catapecchie digradanti in pendìo , sorgeva il Timbone della Madonna degli Angeli , un monticciuolo di terra tutto incavi e sporgenze , con poca erba rada qua e là nella parte meno dirupata , come un osso di morto , la testa di un femore gigantesco , che portasse ancora attaccati dei brandelli secchi di carne e di pelle . A sinistra del Timbone , per un tratto lunghissimo , fino laggiù in fondo , verso l ' Agri , dove il terreno si spianava in un luogo detto il Pantano , era un seguirsi digradante di monticelli , di buche , di coni di erosione rigati dall ' acqua , di grotte naturali , di piagge , fossi e collinette di argilla uniformemente bianca , come se la terra intera fosse morta , e ne fosse rimasto al sole il solo scheletro imbiancato e lavato dalle acque . Dietro questo ossame desolato era nascosto , su una piccola altura sul fiume malarico , Gaglianello , e più lontano si vedeva il greto dell ' Agri . Di là dall ' Agri , su una prima fila di colline grige , sorgeva bianco Sant ' Arcangelo , il paese di Giulia , e dietro , più azzurre , si levavano altre colline ed altre ancora , schierate più indietro , con dei paesi vaghi nella distanza , e più in là ancora i borghi degli albanesi , sulle prime pendici del Pollino , e dei monti di Calabria che chiudevano l ' orizzonte . Un po ' a sinistra e più in alto di Sant ' Arcangelo , appariva , a mezza costa di un ' altura , il biancore di una chiesa . Qui usavano convenire in pellegrinaggio le genti della valle : era un luogo di molta devozione , sede di una madonna miracolosa . In questa chiesa erano conservate le corna di un drago che infestava , nei tempi antichi , la regione . Tutti , a Gagliano , le avevano vedute . Io purtroppo non potei mai andarci , come avrei desiderato . Il drago , a quello che mi raccontarono , abitava in una grotta vicino al fiume , e divorava i contadini , riempiva le terre del suo fiato pestifero , rapiva le fanciulle , distruggeva i raccolti . Non si poteva più vivere , in quel tempo , a Sant ' Arcangelo . I contadini avevano cercato di difendersi , ma non potevano far nulla contro quella bestiale potenza mostruosa . Ridotti alla disperazione , costretti a disperdersi come animali su per i monti , pensarono infine di rivolgersi per soccorso al più potente signore dei luoghi , al principe Colonna di Stigliano . Il principe venne , tutto armato , sul suo cavallo , andò alla grotta del drago e lo sfidò a battaglia . Ma la forza del mostro , dalla bocca che lanciava fuoco e dalle enormi ali di pipistrello , era immensa , e la spada del principe pareva impotente di fronte a lui . A un certo momento , quel valoroso si sentì tremare il cuore , e stava quasi per darsi alla fuga o per cadere fra gli artigli del drago , quando gli apparve , vestita di azzurro , la Madonna , che gli disse con un sorriso : - Coraggio , principe Colonna ! - e rimase da una parte , appoggiata alla parete di terra della caverna , a guardare la lotta . A questa visione , a queste parole , l ' ardimento del principe si centuplicò , e tanto fece che il dragone cadde morto ai suoi piedi . Il principe gli tagliò la testa , ne staccò le corna , e fece edificare la chiesa perché vi fossero per sempre conservate . Passato il terrore , liberato il paese , i santarcangelesi tornarono alle loro case , e così fecero quelli di Noepoli e di Senise e degli altri paesi lì attorno , che , come loro , avevano dovuto fuggire pei monti . Bisognava ora compensare il principe per il servizio reso : in quei tempi antichi , i signori , per quanto cavallereschi e amanti di gloria , e protetti personalmente dalla Madonna , non usavano muoversi per nulla . Si radunarono perciò gli abitanti di tutti i paesi fatti sicuri dalla morte del drago , per deliberare . Quelli di Noepoli e di Senise proposero di dare al principe alcune loro terre in signoria feudale : ma quelli di Sant ' Arcangelo , che ancora oggi sono reputati avari e astuti , e che volevano salvare la terra , fecero una diversa proposta . - Il drago , - dissero , - abitava nel fiume , era una bestia dell ' acqua . Il principe si prenda dunque il fiume , diventi il signore della corrente - . Il loro consiglio prevalse : l ' Agri fu offerto al Colonna , e quello lo accettò . I contadini di Sant ' Arcangelo credevano di aver fatto un buon affare , e di aver ingannato il loro salvatore : ma avevano fatto male i loro conti . L ' acqua dell ' Agri serviva ad irrigare i campi , e da allora bisognò pagarla al principe e ai signori feudali suoi discendenti , per tutti i secoli . Così ebbe origine una servitù che si è conservata fino alla seconda metà del secolo scorso . Non so se esistano ancora oggi dei discendenti diretti di quell ' antico paladino , e se vantino ancora i loro diritti sull ' acqua . Un mio amico , il direttore d ' orchestra Colonna , che discende da un ramo collaterale dei principi di Stigliano e potrebbe portarne il titolo , non sapeva neppure , quando dopo molti anni gliene parlai , dove fosse Stigliano , il suo feudo , e tanto meno sapeva nulla del drago , gloria della sua famiglia . Ma i contadini , che hanno pagato l ' acqua per molti secoli , e che vanno ancora in pellegrinaggio a contemplare le corna del mostro , si ricordano del drago e della Madonna , e del principe . Che ci fossero , da queste parti , dei draghi , nei secoli medioevali ( i contadini e la Giulia , che me ne parlavano , dicevano : - In tempi lontani , più di cent ' anni fa , molto prima del tempo dei briganti - ) non fa meraviglia : né farebbe meraviglia se ricomparissero ancora , anche oggi , davanti all ' occhio atterrito del contadino . Tutto è realmente possibile , quaggiù , dove gli antichi iddii dei pastori , il caprone e l ' agnello rituale , ripercorrono , ogni giorno , le note strade , e non vi è alcun limite sicuro a quello che è umano verso il mondo misterioso degli animali e dei mostri . Ci sono a Gagliano molti esseri strani , che partecipano di una doppia natura . Una donna , una contadina di mezza età , maritata e con figli , e che non mostrava , a vederla , nulla di particolare , era figlia di una vacca . Così diceva tutto il paese , e lei stessa lo confermava . Tutti i vecchi ricordavano la sua madre vacca , che la seguiva dappertutto quando era bambina , e la chiamava muggendo , e la.leccava con la sua lingua ruvida . Questo non impediva che fosse esistita anche una madre donna , che ora era morta , come da molti anni era morta anche la madre vacca . Nessuno trovava , in questa doppia natura e in questa doppia nascita , nessuna contraddizione : e la contadina , che anch ' io conoscevo , viveva , placida e tranquilla come le sue madri , con la sua eredità animalesca . Alcuni assumono questa mescolanza di umano e di bestiale soltanto in particolari occasioni . I sonnambuli diventano lupi , licantropi , dove non si distingue più l ' uomo dalla belva . Ce n ' era qualcuno anche a Gagliano , e uscivano nelle notti d ' inverno , per trovarsi con i loro fratelli , i lupi veri . - Escono la notte , - mi raccontava la Giulia , - e sono ancora uomini , ma poi diventano lupi e si radunano tutti insieme , con i veri lupi , attorno alla fontana . Bisogna star molto attenti quando ritornano a casa . Quando battono all ' uscio la prima volta , la loro moglie non deve aprire . Se aprisse vedrebbe il marito ancora tutto lupo , e quello la divorerebbe , e fuggirebbe per sempre nel bosco . Quando battono per la seconda volta , ancora la donna non deve aprire : lo vedrebbe con il corpo fatto già di uomo , ma con la testa di lupo . Soltanto quando battono all ' uscio per la terza volta , si aprirà : perché allora si sono del tutto trasformati , ed è scomparso il lupo e riapparso l ' uomo di prima . Non bisogna mai aprire la porta prima che abbiano battuto tre volte . Bisogna aspettare che si siano mutati , che abbiano perso anche lo sguardo feroce del lupo , e anche la memoria di essere stati bestie . Poi , quelli non si ricordano più di nulla . La doppia natura è talvolta spaventosa e orrenda , come per i licantropi ; ma porta con sé , sempre , una attrattiva oscura , e genera il rispetto , come a qualcosa che partecipa della divinità . Qualcosa di questo genere era riconosciuta da tutti , in paese , per il mio cane , che non era riguardato come un cane normale , ma come un essere straordinario , diverso da tutti gli altri cani , e degno di essere particolarmente onorato . Anch ' io , del resto , ho sempre pensato che in lui ci fosse un elemento infantilmente angelico o demoniaco , e che i contadini non avessero torto nel trovargli quella ambiguità che obbliga all ' adorazione . Già , la sua origine era misteriosa . Questo cane era stato trovato in treno , sulla linea che da Napoli va a Taranto , con un cartellino appeso al collare che diceva : " Il mio nome è Barone . Chi mi trova abbia cura di me " . Non si seppe dunque mai di dove venisse : forse dalla grande città , poteva essere il figlio di un re . Lo presero i ferrovieri , e lo tennero qualche tempo alla stazione di Tricarico ; quelli di Tricarico lo regalarono ai ferrovieri della stazione di Grassano . Il podestà di Grassano lo vide , se lo fece dare dai ferrovieri , e lo tenne nella sua casa con i suoi bambini , ma poiché faceva troppo chiasso , ne fece dono a suo fratello , segretario del sindacato dei contadini di Grassano , che lo portava sempre con sé , nei suoi giri per la campagna . Tutti conoscevano Barone , e tutti , a Grassano , lo consideravano un essere straordinario . Un giorno , nei tempi in cui vivevo solo laggiù , mi avvenne di dire per caso a dei miei amici contadini e artigiani che non mi sarebbe dispiaciuto avere un cane , per la compagnia . La mattina dopo mi portarono subito un cucciolo , uno dei soliti cani gialli da caccia . Lo tenni qualche tempo , ma non mi piaceva : non mi riusciva di allevarlo , sporcava dappertutto , e non mi pareva intelligente : perciò lo restituii a quelli che me l ' avevano regalato , e non pensai più a cani . Ma quando arrivò improvvisamente l ' ordine di partire per Gagliano , e quella buona gente che mi si era affezionata ne fu spiacentissima , come di una disgrazia che li avesse ingiustamente colpiti , i contadini vollero lasciarmi un regalo , che mi seguisse e mi rammentasse che a Grassano c ' erano dei buoni cristiani che mi volevano bene . Si ricordarono di quel mio vecchio desiderio , che io mi ero ormai dimenticato , e decisero di regalarmi un cane . Ma nessun altro cane era degno di me , se non il famoso Barone ; e Barone doveva essere mio . Tanto dissero e tanto fecero , che riuscirono a farselo dare dal suo padrone , lo pulirono , lo lavarono , gli cercarono un bel collare , una museruola , e un guinzaglio . Antonino Roselli , il giovane barbiere e flautista , che sognava di seguirmi in capo al mondo come mio segretario , lo tosò da leoncino , lasciandogli il lungo pelo sul davanti , e rasandolo sul dietro , con un grosso ciuffo in cima alla coda ; e ingentilito , bianco , profumato e travestito , Barone , il selvaggio Barone , mi fu offerto in dono , a ricordo eterno della buona città di Grassano , il giorno prima della mia partenza . Così truccato e abbellito , io stesso non capivo che cane fosse : mi pareva uno strano miscuglio di cane barbone e di cane da pastore . In verità era forse un cane da pastore , ma di una razza o incrocio non comune : non ne ho mai incontrati altri identici . Era di media grandezza , tutto bianco , con una macchia nera sulla punta delle orecchie , che aveva lunghissime e pendenti ai lati . del viso . Questo era molto bello , come quello di un drago cinese , spaventoso nei momenti di furore , o quando mostrava i denti , ma con due occhi rotondi e umani , color nocciola , coi quali mi seguiva senza voltare il capo , pieno volta a volta di dolcezza , di libertà e di una certa infantile misteriosa arguzia . Il pelo era lungo quasi fino a terra , ricciuto , morbido e lucente come la seta : la coda , che egli portava arcuata e svolazzante come un pennacchio di guerriero orientale , era grossa come quella di una volpe . Era un essere allegro , libero e selvaggio : si affezionava , ma senza servilità ; ubbidiva , ma conservava la sua indipendenza ; una specie di folletto o di spiritello familiare , bonario , ma , in fondo , irraggiungibile . Più che camminare , saltava , a grandi balzi , con un ondeggiare delle orecchie e del pelo ; inseguiva le farfalle e gli uccelli , spaventava le capre , lottava con i cani e coi gatti , correva da solo pei campi guardando le nuvole , sempre pronto , scattante , in un continuo gioco aereo , come seguisse il filo ondulante di un innocente pensiero inumano , l ' elastico incarnarsi di un bizzarro spirito dei boschi . Fin dal nostro primo arrivo a Gagliano , l ' attenzione di tutti si posò su questo mio strano compagno : e i contadini , che vivono immersi nell ' incanto animalesco , si accorsero subito della sua natura misteriosa . Non avevano mai visto una bestia simile : in paese ci sono soltanto i segugi bastardi , buoni cacciatori talvolta , ma miseri , umiliati , plebei ; e solo di rado passa , dietro i greggi ed i pastori , qualche maremmano feroce , col collare irto di punte di ferro , contro il morso dei lupi . E poi , il mio cane si chiamava Barone . In questi paesi , i nomi significano qualcosa : c ' è in loro un potere magico : una parola non è mai una convenzione o un fiato di vento , ma una realtà , una cosa che agisce . Egli era dunque , davvero , un barone ; un signore , un essere potente , che bisognava rispettare . Se , fin dal primo giorno , io fui guardato dai popolani con simpatia e quasi con ammirazione , lo dovetti certo un poco anche al mio cane . Quando egli passava , pazzamente saltando e abbaiando nella sua folle libertà naturale , i contadini se lo additavano , e i ragazzi gridavano : - Guarda , guarda ! Mezzo barone e mezzo leone ! - Barone per loro era un animale araldico , il leone rampante sullo scudo di un signore . E tuttavia era soltanto un cane , un frusco come tutti gli altri : ma questa sua doppia natura era meravigliosa . Anch ' io lo amavo per la sua semplice molteplicità . Ora egli è morto , come mio padre a cui l ' avevo regalato , ed è sepolto sotto un mandorlo in faccia al mare di Liguria , in quella mia terra dove io non posso mettere il piede , poiché pare che i potenti , nel loro terrore del sacro , abbiano scoperto che anche in me è una doppia natura , e che , anch ' io , sono mezzo barone e mezzo leone . Tutto , per i contadini , ha un doppio senso . La donna ­ vacca , l ' uomo ­ lupo , il Barone ­ leone , la capra ­ diavolo non sono che immagini particolarmente fissate e rilevanti : ma ogni persona , ogni albero , ogni animale , ogni oggetto , ogni parola partecipa di questa ambiguità . La ragione soltanto ha un senso univoco , e , come lei , la religione e la storia . Ma il senso dell ' esistenza , come quello dell ' arte e del linguaggio e dell ' amore , è molteplice , all ' infinito . Nel mondo dei contadini non c ' è posto per la ragione , per la religione e per la storia . Non c ' è posto per la religione , appunto perché tutto partecipa della divinità , perché tutto è , realmente e non simbolicamente , divino , il cielo come gli animali , Cristo come la capra . Tutto è magìa naturale . Anche le cerimonie della chiesa diventano dei riti pagani , celebratori della indifferenziata esistenza delle cose , degli infiniti terrestri dèi del villaggio . Eravamo alla metà di settembre , la domenica della Madonna . Fin dal mattino le strade erano piene di contadini vestiti di nero , c ' erano dei forestieri , i musicanti di Stigliano e gli artificieri di Sant ' Arcangelo , venuti a disporre le bombe e i mortaretti . Il cielo era chiaro e leggero , e ogni tanto giungeva , per l ' aria , con il suono funebre delle campane , lo sparo di qualche fucilata . I contadini , con i loro schioppi lucidi , inauguravano la festa . Il pomeriggio , dopo le ore del caldo , cominciò la processione . Uscì dalla chiesa , e percorse tutto il paese . Risalì dapprima fino al cimitero , poi ridiscese alla piazza , alla piazzetta , giù fino a Gagliano di Sotto e alla crollata Madonna degli Angeli , per tornare poi , per la stessa strada , al punto di partenza , e rientrare in chiesa . Davanti camminavano dei giovanotti con delle pertiche , su cui , a guisa di stendardi , erano attaccati dei panni , dei lenzuoli bianchi , e li agitavano e sventolavano ; e i suonatori della banda di Stigliano con le trombe lucenti e fragorose . Poi , su un baldacchino retto da due lunghe stanghe , portato a turno da una dozzina di uomini , veniva la Madonna . Era una povera Madonna di cartapesta dipinta , una copia modesta della celebre e potentissima Madonna di Viggiano , e aveva , come quella , il viso nero : era tutta coperta di abiti di gala , di collane e di braccialetti . Dietro la Madonna camminava don Trajella , con una stola bianca sulla vecchia sottana bisunta , e il suo solito aspetto stanco , smunto e annoiato ; poi il podestà e il brigadiere , e poi i signori , e poi le donne , tutte insieme , con un grande ondeggiare di veli bianchi , i ragazzi e i contadini . Si era levato un gran vento fresco , che alzava nuvole di polvere , e faceva volare le sottane , i veli e le bandiere : forse sarebbe venuta la pioggia , in tanti mesi di arsura invano invocata e desiderata . Al passaggio della processione , scoppiava con fragore una doppia fila di mortaretti , disposti lungo tutta la strada . Le micce si accendevano , le strisce di polvere prendevano fuoco , le bombe detonavano , i contadini si affacciavano sulle soglie con i fucili , e sparavano in aria . Il crepitio , il frastuono erano continui , interrotti soltanto dal rumore improvviso di qualche carica più grossa , che rimbombava e svegliava gli echi dei burroni . In questo chiasso di battaglia non si vedeva , negli occhi delle persone , felicità o estasi religiosa , ma una specie di follia , una pagana smoderatezza , e come uno stordimento a cui si lasciavano andare . Tutti erano eccitati . Gli animali correvano spaventati , le capre saltavano , gli asini ragliavano , i cani abbaiavano , i ragazzi urlavano , le donne cantavano . Sugli usci di tutte le case i contadini aspettavano la processione con in mano un cesto di grano , e al suo passaggio ne buttavano piene manciate sulla Madonna , perché si ricordasse dei raccolti e portasse la buona fortuna . I chicchi volavano per l ' aria , cadevano sulle pietre del selciato e rimbalzavano con un rumore leggero , come di grandine . La Madonna dal viso nero , tra il grano e gli animali , gli spari e le trombe , non era la pietosa Madre di Dio , ma una divinità sotterranea , nera delle ombre del grembo della terra una Persefone contadina , una dea infernale delle messi . Davanti alla porta di alcune case , qua e là dove la strada si allargava , erano preparati dei tavoli coperti da una tovaglia bianca , come dei piccoli rustici altari . La processione faceva sosta qui davanti , don Trajella biascicava qualche benedizione , e i contadini e le donne correvano a portare le offerte . Attaccavano agli abiti della Madonna delle monete , dei biglietti da cinque e da dieci lire , e perfino dei dollari , avanzo geloso delle fatiche americane . Ma i più le appendevano al collo grandi collane di fichi secchi , o posavano ai suoi piedi frutta e uova , e correvano con altre offerte quando già la processione si era rimessa in cammino , e si univano alla folla e allo strepito delle trombe , degli spari e delle grida . Più la processione avanzava , più si faceva numerosa e tumultuante , finché , ripercorso tutto il paese , non rientrò nella chiesa . Cadeva qualche grossa goccia di pioggia , ma presto il vento spazzò le nubi , il temporale si allontanò e tornò il sereno , con le prime stelle della sera . Così non si sarebbe sciupato lo spettacolo dei fuochi . Tutti mangiarono un boccone in fretta : appena buio tutto il paese si riversò ai bordi del burrone , di dove , qualche metro più in basso , dovevano partire le bombe . Fu allora che vidi dei gruppi di giovanotti salire sul tetto del monumento della piazzetta , per meglio godere , di là , lo spettacolo . In onore della Madonna anche noi confinati potevamo restare un ' ora di più fuori di casa . Era la grande giornata , la festa dei raccolti , la sera del fuoco . Si erano spese tremila lire per i fuochi artificiali , e questa era un ' annata cattiva : altre volte si era arrivati anche alle cinque e alle seimila : i paesi più grandi consumano , nel giorni dei loro santi , cifre anche molto più grosse . Tremila lire , per Gagliano , sono una somma enorme , il risparmio totale di mezza annata , ma per i fuochi si buttano volentieri , e nessuno le rimpiange . Si erano consultati , a gara , gli artificieri più noti della provincia : se si avesse avuto più denaro si sarebbero scelti quelli di Montemurro o quelli di Ferrandina , ma ci si era dovuti accontentare dei santarcangelesi , che , del resto , erano buonissimi . Ed ecco , fra gli applausi , le grida di spavento e di ammirazione delle donne e dei bambini , la prima candela romana saliva diritta verso il cielo pieno di stelle e poi un ' altra , e un ' altra ancora , e poi le girandole , i bengala , le bombe , le grandi piogge d ' oro : uno spettacolo meraviglioso . Erano le dieci , e dovevo rientrare . Dalla mia terrazza , con Barone che guardava eccitato in aria e abbaiava agli spari , rimasi ancora a lungo a contemplare le luci che salivano e ricadevano sfriggendo sull ' argilla del Timbone , e ad ascoltare il rimbombo degli scoppi . Poi ci fu il lancio accelerato di venti fuochi , e il gran colpo finale ; e udii a poco a poco la gente disperdersi , i passi sulle pietre , lo sbattere degli usci . Il giorno della festa contadina era finito , con la sua agitazione frenetica e infocata ; gli animali dormivano , e sul paese buio era tornato il silenzio e l ' oscurità vuota del cielo . La pioggia non venne neppure nei giorni seguenti , malgrado la processione , le invocazioni di don Trajella e le speranze dei contadini . La terra era troppo dura per lavorarla , le olive cominciavano a risecchire sugli Oberi assetati ; ma la Madonna dal viso nero rimase impassibile , lontana dalla pietà , sorda alle preghiere , indifferente natura . Eppure gli omaggi non le mancano : ma sono assai più simili all ' omaggio dovuto alla Potenza , che a quello offerto alla Carità . Questa Madonna nera è come la terra ; può far tutto , distruggere e fiorire ; ma non conosce nessuno , e svolge le sue stagioni secondo una sua volontà incomprensibile . La Madonna nera non è , per i contadini , né buona né cattiva ; è molto di più . Essa secca i raccolti e lascia morire , ma anche nutre e protegge ; e bisogna adorarla . In tutte le case , a capo del letto , attaccata al muro con quattro chiodi , la Madonna di Viggiano assiste , con i grandi occhi senza sguardo nel viso nero , a tutti gli atti della vita . Le case dei contadini sono tutte uguali , fatte di una sola stanza che serve da cucina , da camera da letto e quasi sempre anche da stalla per le bestie piccole , quando non c ' è per quest ' uso , vicino alla casa , un casotto che si chiama in dialetto , con parola greca , il catoico . Da una parte c ' è il camino , su cui si fa da mangiare con pochi stecchi portati ogni giorno dai campi : i muri e il soffitto sono scuri pel fumo . La luce viene dalla porta . La stanza è quasi interamente riempita dall ' enorme letto , assai più grande di un comune letto matrimoniale : nel letto deve dormire tutta la famiglia , il padre , la madre , e tutti i figliuoli . I bimbi più piccini , finché prendono il latte , cioè fino ai tre o quattro anni , sono invece tenuti in piccole culle o cestelli di vimini , appesi al soffitto con delle corde , e penzolanti poco più in alto del letto . La madre per allattarli non deve scendere , ma sporge il braccio e se li porta al seno ; poi li rimette nella culla , che con un solo colpo della mano fa dondolare a lungo come un pendolo , finché essi abbiano cessato di piangere . Sotto il letto stanno gli animali : lo spazio è così diviso in tre strati : per terra le bestie , sul letto gli uomini , e nell ' aria i lattanti . Io mi curvavo sul letto , quando dovevo ascoltare un malato , o fare una iniezione a una donna che batteva i denti per la febbre e fumava per la malaria ; col capo toccavo le culle appese , e tra le gambe mi passavano improvvisi i maiali o le galline spaventate . Ma quello che ogni volta mi colpiva ( ed ero stato ormai nella maggior parte delle case ) erano gli sguardi fissi su di me , dal muro sopra il letto , dei due inseparabili numi tutelari . Da un lato c ' era la faccia negra ed aggrondata e gli occhi larghi e disumani della Madonna di Viggiano : dall ' altra , a riscontro , gli occhietti vispi dietro gli occhiali lucidi e la gran chiostra dei denti aperti nella risata cordiale del Presidente Roosevelt , in una stampa colorata . Non ho mai visto , in nessuna casa , altre immagini : né il Re , né il Duce , né tanto meno Garibaldi , o qualche altro grand ' uomo nostrano , e neppure nessuno dei santi , che pure avrebbero avuto qualche buona ragione per esserci : ma Roosevelt e la Madonna di Viggiano non mancavano mai . A vederli , uno di fronte all ' altra , in quelle stampe popolari , parevano le due facce del potere che si è spartito l ' universo : ma le parti erano giustamente invertite : la Madonna era , qui , la feroce , spietata , oscura dea arcaica della terra , la signora saturniana di questo mondo : il Presidente , una specie di Zeus , di Dio benevolo e sorridente , il padrone dell ' altro mondo . A volte , una terza immagine formava , con quelle due , una sorta di trinità : un dollaro di carta , l ' ultimo di quelli portati di laggiù , o arrivato in una lettera del marito o di un parente , stava attaccato al muro con una puntina sotto alla Madonna o al Presidente o tra l ' uno e l ' altro , come uno Spirito Santo , o un ambasciatore del cielo nel regno dei morti . Per la gente di Lucania , Roma non è nulla : è la capitale dei signori , il centro di uno Stato straniero e malefico . Napoli potrebbe essere la loro capitale , e lo è davvero , la capitale della miseria , nei visi pallidi , negli occhi febbrili dei suoi abitatori , nei " bassi " dalla porta aperta pel caldo , l ' estate , con le donne discinte che dormono a un tavolo , nei gradoni di Toledo ; ma a Napoli non ci sta più , da gran tempo , nessun re ; e ci si passa soltanto per imbarcarsi . Il Regno è finito : il regno di queste genti senza speranza non è di questa terra . L ' altro mondo è l ' America . Anche l ' America ha , per i contadini , una doppia natura . È una terra dove si va a lavorare , dove si suda e si fatica , dove il poco denaro è risparmiato con mille stenti e privazioni , dove qualche volta si muore , e nessuno più ci ricorda ; ma nello stesso tempo , e senza contraddizione , è il paradiso , la terra promessa del Regno . Non Roma o Napoli , ma New York sarebbe la vera capitale dei contadini di Lucania , se mai questi uomini senza Stato potessero averne una . E lo è , nel solo modo possibile per loro , in un modo mitologico . Per la sua doppia natura , come luogo di lavoro essa è indifferente : ci si vive come si vivrebbe altrove , come bestie legate a un carro , e non importa in che strade lo si debba tirare ; come paradiso , Gerusalemme celeste , oh ! allora , quella non si può toccare , si può soltanto contemplarla , di là dal mare , senza mescolarvisi . I contadini vanno in America , e rimangono quello che sono : molti vi si fermano , e i loro figli diventano americani : ma gli altri , quelli che ritornano , dopo vent ' anni , sono identici a quando erano partiti . In tre mesi le poche parole d ' inglese sono dimenticate , le poche superficiali abitudini abbandonate , il contadino è quello di prima , come una pietra su cui sia passata per molto tempo l ' acqua di un fiume in piena , e che il primo sole in pochi minuti riasciuga . In America , essi vivono a parte , fra di loro : non partecipano alla vita americana , continuano per anni a mangiare pan solo , come a Gagliano , e risparmiano i pochi dollari : sono vicini al paradiso , ma non pensano neppure ad entrarci . Poi , tornano un giorno in Italia , col proposito di restarci poco , di riposarsi e salutare i compari e i parenti : ma ecco , qualcuno offre loro una piccola terra da comperare , e trovano una ragazza che conoscevano bambina e la sposano , e così passano i sei mesi dopo i quali scade il loro permesso di ritorno laggiù , e devono rimanere in patria . La terra comperata è carissima , hanno dovuto pagarla con tutti i risparmi di tanti anni di lavoro americano , e non è che argilla e sassi , e bisogna pagare le tasse , e il raccolto non vale le spese , e nascono i figli , e la moglie è malata , e in pochissimo tempo è tornata la miseria , la stessa eterna miseria di quando , tanti anni prima , erano partiti . E con la miseria torna la rassegnazione , la pazienza , e tutti i vecchi usi contadini : in breve questi americani non si distinguono più in nulla da tutti gli altri contadini , se non per una maggiore amarezza , il rimpianto , che talvolta affiora , d ' un bene perduto . Gagliano è piena di questi emigranti ritornati : il giorno del ritorno è considerato da loro tutti un giorno di disgrazia . Il 1929 fu l ' anno della sventura , e ne parlano tutti come d ' un cataclisma . Era l ' anno della crisi americana , il dollaro cadeva , le banche fallivano : ma questo , in generale , non colpiva i nostri emigrati , che avevano l ' abitudine di mettere i loro risparmi in banche italiane , e di cambiarli subito in lire . Ma a New York c ' era il Panico , e c ' erano i propagandisti del nostro governo , che , chissà perché , andavano dicendo che in Italia c ' era lavoro per tutti e ricchezza e sicurezza , e che dovevano tornare . Così moltissimi , in quell ' anno di lutto , si lasciarono convincere , abbandonarono il lavoro , presero il piroscafo , tornarono al paese , e vi restarono invischiati come mosche in una ragnatela . Eccoli di nuovo contadini , con l ' asino e la capra , eccoli partire ogni mattina per i lontani bordi di malaria . Altri conservano invece il mestiere che facevano in America ; ma qui , al paese , non c ' è lavoro , e si fa la fame . - Maledetto il 1929 , e chi mi ha fatto tornare ! - mi diceva Giovanni Pizzilli , il sarto , mentre mi prendeva le misure in pollici , con complicati e originali e moderni sistemi americani per l ' abbassamento della spalla , e non so che altro , per un vestito alla cacciatora . Era un artigiano intelligente , abilissimo nel suo mestiere , come se ne trovano pochi nelle più celebrate sartorie di città , e mi fece , per cinquanta lire di fattura , il più bell ' abito di velluto che io abbia mai portato . In America guadagnava bene , ora era in miseria , aveva già quattro o cinque figli , non sperava più di risollevarsi , e sul suo viso ancor giovane era scomparsa ogni traccia di energia e di fiducia , per lasciarvi una continua , disperata espressione di angoscia . - Laggiù avevo un salone , e quattro lavoranti . Nel '29 sono venuto per sei mesi , ma ho preso moglie e non sono più partito : e ora son ridotto a questa botteguccia e a combattere con la miseria , - mi diceva il barbiere , un uomo coi capelli già grigi sulle tempie , con l ' aria seria e triste . A Gagliano c ' erano tre botteghe di barbiere , e questa dell ' americano , in alto , vicino alla chiesa , sotto alla casa della vedova , era la sola che fosse sempre aperta , quella dove si rasavano i signori . Quella di Gagliano di Sotto , tenuta dall ' albino , l ' amante di Giulia , serviva i contadini poveri , ed era quasi sempre chiusa : l ' albino aveva anche da coltivare la terra , e adoperava il rasoio la mattina dei giorni di festa , e soltanto di quando in quando , durante la settimana . A metà del paese , verso la piazza , c ' era la terza bottega , e anche questa era sempre chiusa , perché il suo padrone era in giro in continue faccende . In questa bottega la gente entrava con aria misteriosa , e chiedeva del padrone a bassa voce . Era un biondo , col viso astuto di una volpe , agile nei movimenti , con gli occhietti brillanti , intelligente , attivo e sempre in moto . Era stato , da militare , caporale di sanità , durante la grande guerra , e aveva imparato così a fare il medico . Il suo mestiere ufficiale era il barbiere , ma le barbe e i capelli dei cristiani erano l ' ultima delle sue occupazioni . Oltre a tosare le capre , a curare le bestie , e dar la purga agli asini , a visitare i maiali , la sua specialità era quella di cavare i denti . Per due lire " tirava una mola " senza troppo dolore né inconvenienti . Era una vera fortuna che ci fosse lui in paese : perché io non avevo la minima idea dell ' arte del dentista , e i due medici ne sapevano ancor meno di me . Il barbiere faceva le iniezioni , anche quelle endovenose , che i due medici non sapevano neppure che cosa fossero : sapeva mettere a posto le articolazioni lussate , ridurre una frattura , cavar sangue , tagliare un ascesso : e per di più conosceva le erbe , gli empiastri e le pomate : insomma , questo figaro sapeva far tutto , e si rendeva prezioso . I due dottori lo odiavano , anche perché egli non nascondeva , all ' occasione , il suo giudizio sulla loro ignoranza , ed era amato dai contadini ; ogni volta che passavano davanti alla sua bottega lo minacciavano di denunciarlo per esercizio abusivo della professione medica . Siccome non si limitavano alle minacce , ma ogni tanto partiva realmente qualche lettera anonima , e lo facevano chiamare dal brigadiere per una diffida , il barbiere doveva usare mille astuzie , nascondere il suo lavoro sotto pretesti , e non lasciarsi vedere . Dapprincipio diffidava anche di me , ma poi si accorse che io non l ' avrei tradito , e mi divenne amico . Aveva davvero una certa abilità , e io lo chiamavo perché mi aiutasse nei piccoli interventi chirurgici , o lo incaricavo di andare a fare le iniezioni . Che cosa importava se non era autorizzato ? Le faceva benissimo : ma doveva agire di nascosto , perché l ' Italia è il paese dei diplomi , delle lauree , della cultura ridotta soltanto al procacciamento e alla spasmodica difesa dell ' impiego . Molti contadini camminano ancora , a Gagliano , che sarebbero rimasti zoppi , ad opera della scienza ufficiale , per tutta la vita , grazie a questo figaro ­ contrabbandiere dall ' aspetto furtivo , mezzo stregone e mezzo medicone , in guerra con l ' autorità e coi carabinieri , col piede lesto e l ' anima scaltra . La bottega dell ' americano , del parrucchiere dei signori , era l ' unica delle tre che sembrasse una vera bottega di barbiere . C ' era uno specchio tutto appannato dalle cacche di mosca , c ' era qualche seggiola di paglia , e al muro erano attaccati ritagli di giornali americani , con fotografie di Roosevelt , di uomini politici , di attrici , e réclames di cosmetici . Era l ' unico resto dello splendido salone in non so più quale strada di New York : il barbiere , ripensandoci , si rattristava e si faceva cupo . Che cosa gli rimaneva della bella vita di laggiù , dove era un signore ? Una casetta in cima al paese , con la porta pretensiosamente scolpita e qualche vaso di geranio sul balcone , la moglie malaticcia , e la miseria . - Non fossi mai tornato ! - Questi americani del 1929 si riconoscono tutti all ' aria delusa di cani frustati , e ai denti d ' oro . I denti d ' oro brillavano anacronistici e lussuosi nella larga bocca contadina di Faccialorda , un uomo grosso , robusto , dall ' aspetto testardo ed astuto . Faccialorda , chiamato da tutti con questo soprannome forse per il colore della sua pelle , era invece un vincitore nella lotta dell ' emigrazione , e viveva nella sua gloria . Era tornato dall ' America con un bel gruzzolo , e anche se l ' aveva già in gran parte perduto per comprarsi una terra sterile , ci poteva ancora modestamente campare : ma il vero valore di quel denaro consisteva nel non essere stato guadagnato col lavoro , ma con l ' abilità . Faccialorda , la sera , tornato dai campi , sull ' uscio di casa sua , o passeggiando per la piazza , amava raccontarmi la sua grande avventura americana , felice per sempre della sua vittoria . Era un contadino , in America faceva il muratore . - Un giorno mi dànno da svuotare un tubo di ferro , di quelli che servono per le mine , che era pieno di terra . Io ci batto su con una punta ; invece di terra , c ' era la polvere , e il tubo mi scoppia in mano . Mi sono un po ' sgraffiato qui sul braccio , ma sono rimasto sordo . Si era rotto il timpano . Là in America ci sono le assicurazioni , dovevano pagarmi . Mi fanno una visita , mi dicono di tornare dopo tre mesi . Dopo tre mesi io ci sentivo di nuovo bene , ma avevo avuto l ' infortunio , dovevano pagarmi , se c ' è la giustizia . Tremila dollari dovevano darmi . Io facevo il sordo : parlavano , sparavano , non sentivo nulla . Mi facevano chiudere gli occhi : io mi dondolavo e mi lasciavo cadere per terra . Quei professori dicevano che non avevo niente , e non volevano darmi l ' indennità . Mi fecero un ' altra visita , e poi tante altre . Io non sentivo mai nulla , e cadevo per terra : dovevano pur darmi il mio denaro ! Siamo andati avanti due anni , che non lavoravo , i professori dicevano di no , io dicevo che non potevo far nulla , che ero rovinato . Poi i professori , i primi professori dell ' America si sono convinti , e dopo due anni mi hanno dato i miei tremila dollari . Mi vengono per giustizia . Sono subito tornato a Gagliano , e sto benissimo - . Faccialorda era fiero di aver combattuto da solo contro tutta la scienza , contro tutta l ' America , e di aver vinto , lui , piccolo cafone di Gagliano , i professori americani , armato soltanto di ostinazione e di pazienza . Era , del resto , convinto che la giustizia fosse dalla sua parte , che la sua simulazione fosse un atto legittimo . Se qualcuno gli avesse detto che egli aveva truffato i tremila dollari , si sarebbe sinceramente stupito . Io mi guardavo bene dal dirglielo , perché in fondo non gli davo torto ; ed egli mi ripeteva con orgoglio la sua avventura , e si sentiva , nel suo cuore , un poco un eroe della povera gente , premiato da Dio nella sua difesa contro le forze nemiche dello Stato . Mi venivano in mente , quando Faccialorda mi raccontava la sua storia , altri italiani incontrati in giro per il mondo , fieri di essersi battuti contro le potenze organizzate della vita civile , e di aver salvato la propria persona contro la volontà assurda dello Stato . Ricordavo fra gli altri un vecchio , incontrato in Inghilterra , a Stratford sull ' Avon , il paese di Shakespeare , con un carrettino di gelati tirato da un poney infiocchettato e scampanellante . Si chiamava Saracino ( sul carretto era scritto Saracine , all ' inglese ) , era di Frosinone , portava ancora gli asinelli alle orecchie , e parlava male un italiano romanesco . Appena si accorse che ero un italiano mi raccontò subito che egli era fuggito dall ' Italia cinquant ' anni prima per non fare il soldato , per non servire il Re d ' Italia , e che in Italia non era più tornato . Con i gelati aveva fatto fortuna : tutti i carretti della provincia erano suoi . I suoi figli avevano studiato , uno era avvocato , l ' altro medico : ma quando venne la guerra , nel '14 , egli li mandò in Italia perché non servissero il Re d ' Inghilterra , e , quando poi , l ' anno dopo , anche il Re d ' Italia avrebbe potuto prenderli : - Non abbia paura , ci siamo arrangiati , ma il Re non l ' abbiamo servito - . Anche pel vecchio Saracino , come per Faccialorda , questa non era un ' azione vergognosa , ma la gloria della sua vita . Me la raccontò , felice , frustò il cavallino e partì . Faccialorda aveva vinto , ma anche lui era tornato , e tra poco , malgrado i denti d ' oro , non lo si sarebbe più distinto dagli altri contadini . A lui il racconto della sua avventura dava ancora un ricordo preciso , per quanto limitato e particolare , dell ' America : ma gli altri in breve la dimenticavano : tornava ad essere per loro quello che era stata prima della partenza , e anche , forse , mentre erano laggiù : il paradiso americano . Qualcuno , più pratico e più americanizzato , forse come quelli che restano laggiù , ne ho visto a Grassano : ma questi non erano contadini , e badavano con ogni cura a non lasciarsi riprendere dalla vita paesana . Uno , a Grassano , stava seduto su una sedia , ogni giorno , sull ' uscio di casa , sulla piazza , a veder passare la gente . Era un uomo di mezza età , alto , magro , vigoroso , con un viso di falchetto , il naso aquilino , la pelle scura . Era vestito sempre di nero , e in testa portava un panama a larghe tese . D ' oro non aveva soltanto i denti , ma la spilla della cravatta , i bottoni dei polsini , la catena dell ' orologio , i ciondoli , i corni portafortuna , gli anelli , il portasigarette . In America aveva fatto fortuna , faceva il sensale e il commerciante ; forse , sospetto , un poco il negriero dei contadini poveri ; era abituato a comandare , e guardava ormai con distacco e disprezzo i suoi compaesani . Tuttavia tornava al paese , dove aveva una casa , una volta ogni tre o quattro anni , e si compiaceva di fare sfoggio dei suoi dollari , del suo barbaro inglese e del suo più barbaro italiano . Ma stava attento a non lasciarsi invischiare . - Qui potrei restarci , - mi diceva , - denaro ne ho abbastanza . Mi potrebbero fare podestà : ci sarebbe da lavorare , in paese , da rifar tutto , all ' americana . Ma sarebbe un fallimento , e si perderebbe tutto . I miei affari mi aspettano - . Consultava ogni giorno il giornale , e ascoltava la radio , e quando si fu convinto che tra poco sarebbe scoppiata la guerra d ' Africa , fece le sue valige , s ' imbarcò sul primo piroscafo , per non rischiare di rimaner bloccato in Italia , e fuggì . Dopo il '29 , l ' anno della disgrazia , ben pochi sono tornati da New York , e ben pochi ci sono andati . I paesi di Lucania , mezzi di qua e mezzi di là dal mare , sono rimasti spezzati in due . Le famiglie si sono separate , le donne sono rimaste sole : per quelli di qui , l ' America si è allontanata , e con lei ogni possibile salvezza . Soltanto la posta porta continuamente qualcosa che viene di laggiù , che i compaesani fortunati mandano a regalare ai loro parenti . Don Cosimino aveva un gran da fare con questi pacchi : arrivavano forbici , coltelli , rasoi , strumenti agricoli , falcetti , martelli , tenaglie , tutte le piccole macchine della vita comune . La vita di Gagliano , per quello che riguarda i ferri dei mestieri , è tutta americana , come lo è per le misure : si parla , dai contadini , di pollici e di libbre piuttosto che di centimetri o di chilogrammi . Le donne , che filano la lana su vecchi fusi , tagliano il filo con splendidi forbicioni di Pittsburg : i rasoi del barbiere sono i più perfezionati ch ' io abbia mai visto in Italia , e l ' acciaio azzurro delle scuri che i contadini portano sempre con sé , è acciaio americano . Essi non sentono alcuna prevenzione contro questi strumenti moderni , né alcuna contraddizione fra di essi e i loro antichi costumi . Prendono volentieri quello che arriva da New York , come prenderebbero volentieri quello che arrivasse da Roma . Ma da Roma non arriva nulla . Non era mai arrivato nulla , se non l ' " U . E . " , e i discorsi della radio . Di discorsi , in quei giorni , se ne sentivano molti , e don Luigino si affaccendava a convocare le sue adunate . Era ormai ottobre , le nostre truppe passavano il Mareb , la guerra d ' Abissinia era cominciata . Popolo italiano , in piedi ! e l ' America si allontanava sempre più , nelle nebbie dell ' Atlantico , come un ' isola nel cielo , chissà per quanto tempo , forse per sempre . Questa guerra non interessava i contadini . La radio tuonava , don Luigino adoperava tutte le ore di scuola che non passava a fumare sulla terrazza , concionando ad altissima voce ( lo si sentiva dappertutto ) ai ragazzi , e facendogli cantare " Faccetta nera , bella abissina " , e raccontava a tutti , in piazza , che Marconi aveva scoperto dei raggi segreti , e che la flotta inglese sarebbe presto saltata tutta per aria . Dicevano anche , lui e l ' altro maggiore maestro di scuola , il suo collega della radio , che quella guerra era fatta proprio per loro , per i contadini di Gagliano , che avrebbero avuto finalmente chissà quanta terra da coltivare , e una terra buona , che a seminarla la roba ci cresce da sola . Ahimè , i due maestri parlavano un po ' troppo della grandezza di Roma perché i contadini potessero credere a tutto il resto . Scuotevano il capo diffidenti , silenziosi e rassegnati . Quelli di Roma volevano far la guerra , e l ' avrebbero fatta fare a loro . Pazienza ! Morire sopra un ' amba abissina non è poi molto peggio che morire di malaria nel proprio campo , sulla riva del Sauro . Pare che gli studenti delle scuole , i ragazzi della Gil , i maestri e le maestre di scuola , le dame della Croce Rossa , le Madri e le Vedove dei caduti milanesi , le signore fiorentine , i droghieri , i negozianti , i pensionati , i giornalisti , i poliziotti , gli impiegati dei Ministeri di Roma , insomma tutto quello che si usa chiamare il Popolo italiano , fossero in quei giorni pervasi da un ' onda beatificante di entusiasmo e di gloria . Io , a Gagliano , non ero in condizioni di constatarlo . I contadini erano più muti , tristi e cupi dei solito . Di quella terra promessa , che bisognava prima togliere a quelli che l ' avevano ( e istintivamente pareva loro che questo non fosse giusto , e non dovesse portar bene ) non si fidavano . Quelli di Roma non avevano l ' abitudine di far qualcosa per loro : anche questa impresa , malgrado le chiacchiere , doveva avere qualche altro scopo , che non li riguardava . - Se quelli di Roma hanno denaro da spendere per la guerra , perché non aggiustano prima il ponte sull ' Agri , che è caduto da quattro anni , e nessuno ci pensa a rifarlo ? Potrebbero anche arginare il fiume , farci qualche nuova fontana , piantare degli alberi nei boschi invece di tagliare quei pochi che rimangono . Di terra ne abbiamo anche qui : è tutto il resto che ci manca - . Perciò pensavano alla guerra come a una delle solite disgrazie inevitabili , come alle imposte o alla tassa delle capre . Non avevano paura di dover partire soldati . - Vivere qui come cani , - dicevano , - o morire come cani laggiù , è la stessa cosa - . Ma nessuno , tranne il marito di donna Caterina , si presentò volontario . Del resto , si capì presto che non soltanto gli scopi , ma anche la condotta della guerra riguardava quell ' altra Ulia , di là dai monti e aveva poco a che fare con i contadini . I richiamati erano pochi , due o tre in tutto il paese , più qualche soldato di leva , e un giovanotto , don Nicola , figlio di un prete , allevato dai frati di Melfi , e sottufficiale di carriera , che aveva dovuto partire tra i primi . Qualcuno dei più miserabili , dei contadini senza terra che non avevano nulla da mangiare , allettati dai discorsi di don Luigino e dalla promessa di alti salari , avevano chiesto di andare come operai : ma le loro domande rimasero sempre senza risposta . - Non sanno che farsene di noi , - mi dicevano questi poveri cafoni . - Non ci vogliono nemmeno a lavorare . La guerra è fatta per quelli del nord . Noi dobbiamo crepare di fame in casa nostra . E in America non ci si andrà mai più . Il 3 ottobre fu dunque una giornata squallida . All ' adunata in piazza , una ventina di contadini , racimolati a fatica dai carabinieri e dagli avanguardisti del podestà , ascoltavano imbambolati le parole storiche della radio . Don Luigino aveva fatto imbandierare il municipio , la scuola , le case dei signori : le bandiere tricolori ondeggiavano al vento , nel sole , frammischiate , coi loro colori stranamente vivaci , ai funebri stendardi neri delle case dei contadini . Fecero suonare anche le campane , che il campanaro intonò , al solito , sulla sua lugubre aria di morte . La guerra allegra incominciò , in quella indifferente tristezza . Don Luigino venne al balcone del municipio , e parlò . Disse della grandezza immortale di Roma , dei sette colli , della lupa , delle legioni romane , della civiltà di Roma , dell ' Impero di Roma che si sarebbe rinnovato . Disse che tutti ci odiavano per la nostra grandezza , ma che i nemici di Roma avrebbero morso la polvere , e che noi avremmo ripercorso in trionfo le vie consolari di Roma , perché Roma era eterna , invincibile . Disse ancora , con la sua vocetta acuta , molte altre cose di Roma , che non ricordo : poi aprì la bocca e si mise a cantare " Giovinezza e facendo cenni imperiosi con le mani ai ragazzi della scuola , perché , dalla piazza , lo accompagnassero in coro . Attorno a lui , sul balcone , c ' era il brigadiere e i signori , e cantavano tutti , tranne il dottor Milillo che non era d ' accordo . In basso , contro il muro , quel pochi contadini ascoltavano in silenzio , parandosi il sole , che batteva loro negli occhi , con la mano , foschi e neri come uccelli notturni . Vicino al podestà , di fianco al balcone , sul muro della facciata del municipio , spiccava bianca la lapide di marmo con i nomi dei morti della grande guerra . Erano molti , per un paese così piccolo : quasi una cinquantina : c ' erano tutti i nomi delle famiglie gaglianesi , i Rubilotto , i Carbone , i Guarini , i Bonelli , i Carnovale , i Racioppi , i Guerrini , non ne mancava nessuno . Di certo , o direttamente , o attraverso i fratel ­ cugini o i compari di San Giovanni , nessuna casa era stata senza un morto ; e più erano i feriti , i inalati , e quelli che avevano combattuto e se l ' erano cavata senza danno . Perché , nelle mie conversazioni con i contadini , nessuno me ne parlava mai , né mai si faceva cenno a quella guerra , né alle imprese allora compiute , né ai paesi visti , né alle fatiche sofferte ? Il solo che me ne aveva detto qualcosa era il barbiere ­ cavadenti ; e ne aveva accennato soltanto per mostrarmi come e dove avesse imparato la sua arte , quando faceva il portaferiti sul Carso . Anche la grande guerra , così sanguinosa e ancora così vicina , non interessava i contadini : l ' avevano subìta , e ora era come l ' avessero dimenticata . Nessuno usava vantare le proprie glorie , raccontare ai propri figli le battaglie combattute , mostrare le ferite o lagnarsi dei patimenti . Se io li interrogavo , rispondevano brevi e indifferenti . Era stata una grande disgrazia , si era sopportata come le altre . Anche quella era stata una guerra di Roma . Anche allora si seguivano i tre colori , che qui sembrano strani , i colori araldici di un ' altra Italia , incomprensibile , volontaria e violenta , quel rosso allegramente sfacciato e quel verde così assurdo quaggiù , dove anche gli alberi sono grigi , e l ' erba non cresce sulle argille . Quei colori , e tutti gli altri , sono imprese nobiliari , stanno bene sugli scudi dei signori o sui gonfaloni delle città . Che cosa hanno a che fare con quelli i contadini ? Il loro colore è uno solo , quello stesso dei loro occhi triti e dei loro vestiti , e non è un colore , ma è l ' oscurità della terra e della morte . Neri sono i loro stendardi , come la faccia della Madonna . Le altre bandiere sono i colori variopinti di quell ' altra civiltà , spinta al moto e alla conquista , sulle vie della Storia ; e di cui essi non fanno parte . Ma poiché essa è più forte , e organizzata , e potente , essi devono subirla : oggi si moriva , non per noi , in Abissinia , come ieri sull ' Isonzo o sul Piave , come prima , per secoli e secoli , dietro i più vari colori , in tutte le terre del mondo . Andavo leggendo , in quei giorni , una vecchia storia di Melfi , del Del Zio , trovata frugando tra vecchi libri nella casa del dottor Milillo , dove andavo quasi ogni giorno a prendere il caffè , e a chiacchierare con Margherita e Maria , le due ragazze , sempre più baffute , ingenue e spiritate . Il libro è della seconda metà del secolo scorso , e vi si racconta , fra le glorie locali , che viveva ancora in quegli anni , a Melfi , un vecchio contadino con una gamba di legno . Era stato arruolato nell ' esercito di Napoleone , e aveva perduta la sua gamba al passaggio della Beresina . Per più di mezzo secolo , il contadino zoppicò sui selciati di Melfi , portando su di sé , per i suoi concittadini , l ' assurdo segno di una civiltà , che l ' aveva marcato per sempre , e che egli ignorava . Che cosa importava a un contadino di Melfi della Russia e dell ' imperatore dei francesi ? La Storia , avrebbe detto baroccamente Victor Hugo , gli aveva preso una gamba , ed egli non sapeva neppure che cosa essa fosse . La Storia , del resto , questa Storia altrui a cui questi paesi si sono sempre dovuti rassegnare , aveva lasciato ai concittadini dello zoppo dei segni anche peggiori : poiché la rovina di Melfi , che era una città fiorente e popolosa , fu dovuta al fatto che un capitano francese , in guerra con gli spagnoli di Carlo V su per quelle montagne , decise a caso di serrarvicisi dentro con le sue soldatesche . Gli spagnoli di Pietro Navarro , agli ordini del Lautrec , assediarono Melfi , la presero , ammazzarono tutti i cittadini che trovarono , e che non sapevano neppure che cosa fossero Francia e Spagna , Francesco I e Carlo V , rasero al suolo le case , e regalarono quel poco che rimaneva a Filippo d ' Orange , e poco dopo , in compenso delle sue vittorie marinare , al genovese Andrea Doria , che essi conoscevano ancora meno . Il genovese non si scomodò mai a visitare i suoi vassalli , e così fecero i suoi eredi , limitandosi a mandare degli esattori che ne cavassero tutto il denaro possibile . Così , per gli imperscrutabili voleri di una Storia che non li riguardava , i contadini di Melfi caddero , per tutti i secoli che seguirono , nella più nera miseria . Quanta gente , mossa da motivi ignoti , è passata , come i francesi e gli spagnoli , su queste terre ? È ben naturale che i contadini dopo migliaia di anni di ripetute , uguali esperienze , non si entusiasmino delle guerre , diffidino di tutte le bandiere , lascino , in silenzio , che don Luigino canti , dal balcone , le glorie di Roma . Gli Stati , le Teocrazie , gli Eserciti organizzati sono naturalmente più forti del popolo sparso dei contadini : questi devono perciò rassegnarsi ad essere dominati : ma non possono sentire come proprie le glorie e le imprese di quella civiltà , a loro radicalmente nemica . Le sole guerre che tocchino il loro cuore sono quelle che essi hanno combattuto per difendersi contro quella civiltà , contro la Storia , e gli Stati , e la Teocrazia e gli Eserciti . Sono le guerre combattute sotto i loro neri stendardi , senz ' ordine militare , senz ' arte e senza speranza : guerre infelici e destinate sempre ad essere perdute ; feroci e disperate , e incomprensibili agli storici . I contadini di Gagliano non si appassionavano alla conquista dell ' Abissinia , non si ricordavano più della guerra mondiale e non parlavano dei suoi morti : ma una guerra era in cima ai cuori di tutti , e su tutte le bocche , trasformata già in leggenda , in fiaba , in racconto epico , in mito : il brigantaggio . La guerra dei briganti è praticamente finita nel 1865; erano dunque passati settant ' anni , e soltanto pochi vecchissimi potevano esserci stati , partecipi o testimoni , e in grado di ricordate personalmente quelle imprese . Ma tutti , vecchi e giovani , uomini e donne , ne parlavano come di cosa di ieri , con una passione presente e viva . Quando conversavo con i contadini , potevo esser certo che , qualunque fosse l ' argomento del discorso , saremmo presto scivolati , in qualche modo , a parlare dei briganti . Tutto li ricorda : non c ' è monte , burrone , bosco , pietra , fontana o grotta , che non sia legata a qualche loro impresa memorabile , o che non abbia servito di rifugio o di nascondiglio ; non c ' è luogo nascosto che non gli servisse di ritrovo ; non c ' è cappelletta in campagna dove non lasciassero le loro lettere minatorie e non aspettassero i riscatti . I luoghi , come la Fossa del Bersagliere , hanno preso nome da loro o dai loro fatti . Non c ' è famiglia che non abbia parteggiato , allora , per i briganti o contro i briganti ; che non abbia avuto qualcuno , con loro , alla macchia , che non ne abbia ospitato o nascosto , o che non abbia avuto qualche parente massacrato o qualche raccolto incendiato da loro . A quel tempo risalgono gli odi che dividono il paese , tramandati per le generazioni , e sempre attuali . Ma , salvo poche eccezioni , i contadini erano tutti dalla parte dei briganti , e , col passare del tempo , quelle gesta che avevano così vivamente colpito le loro fantasie , si sono indissolubilmente legate agli aspetti familiari del paese , sono entrate nel discorso quotidiano , con la stessa naturalezza degli animali e degli spiriti , sono cresciute nella leggenda e hanno assunto la verità certa del mito . Non intendo , qui , fare un elogio del brigantaggio , come pare che sia diventato di moda , da qualche tempo , da parte di letterati estetizzanti , o di politici in malafede . Giudicato da un punto di vista storico , nel complesso del Risorgimento italiano , il brigantaggio non può essere difeso . Da un punto di vista liberale e " progressista " , quello appare l ' ultimo sussulto del passato , che andava spietatamente stroncato , un movimento funesto e feroce , nemico dell ' unità , della libertà e della vita civile . E lo fu realmente , nella sua realtà di guerra fomentata e alimentata dai Borboni , dalla Spagna , e dal Papa , per i loro particolari motivi . Ma il brigantaggio dei contadini è un altro : a guardarlo da quel punto di vista non solo non si può giustificarlo , ma non si riesce nemmeno ad intenderlo . Del resto , neanche i contadini lo giudicano e lo difendono , e quando ne parlano con tanta passione , non se ne gloriano . I suoi motivi storici , e gli interessi dei Borboni e del Papa o dei feudatari , essi non li conoscono . Anche per loro , quella è una storia triste , desolata e raccapricciante . Soltanto , sta ad essi nel cuore ; fa parte della loro vita , è il fondo poetico della loro fantasia , è la loro cupa , disperata , nera epopea . Anche il loro aspetto , oggi , richiama l ' immagine antica del brigante : oscuri , chiusi , solitari , aggrondati , col cappello nero e il vestito nero , e , d ' inverno , il mantello ; sempre armati , quando vanno nei campi , con il fucile e la scure . Il loro cuore è mite , e l ' animo paziente . Secoli di rassegnazione pesano sulle loro schiene , e il senso della vanità delle cose , e della potenza del destino . Ma quando , dopo infinite sopportazioni , si tocca il fondo del loro essere , e si muove un senso elementare di giustizia e di difesa , allora la loro rivolta è senza limiti , e non può conoscere misura . È una rivolta disumana , che parte dalla morte e non conosce che la morte , dove la ferocia nasce dalla disperazione . I briganti difendevano , senza ragione e senza speranza , la libertà e la vita dei contadini , contro lo Stato , contro tutti gli Stati . Per loro sventura si trovarono ad essere inconsapevoli strumenti di quella Storia che si svolgeva fuori di loro , contro di loro ; a difendere la causa cattiva , e furono sterminati . Ma , col brigantaggio , la civiltà contadina difendeva la propria natura , contro quell ' altra civiltà che le sta contro e che , senza comprenderla , eternamente la assoggetta : perciò , istintivamente , i contadini vedono nei briganti i loro eroi . La civiltà contadina è una civiltà senza Stato , e senza esercito : le sue guerre non possono essere che questi scoppi di rivolta ; e sono sempre , per forza , delle disperate sconfitte ; ma essa continua tuttavia , eternamente , la sua vita , e dà ai vincitori i frutti della terra , ed impone le sue misure , i suoi dèi terrestri , e il suo linguaggio . Parlavo con i contadini , e ne guardavo i visi , e le forme : piccoli , neri , con le teste rotonde , i grandi occhi e le labbra sottili , nel loro aspetto arcaico essi non avevano nulla dei romani , né dei greci , né degli etruschi , né dei normanni , né degli altri popoli conquistatori passati sulla loro terra , ma mi ricordavano le figure italiche antichissime . Pensavo che la loro vita , nelle identiche forme di oggi si svolgeva uguale nei tempi più remoti , e che tutta la storia era passata su di loro senza toccarli . Delle due Italie che vivono insieme sulla stessa terra , questa dei contadini è certamente quella più antica , che non si sa donde sia venuta , che forse c ' è stata sempre . Humilemque vidimus Italiam : questa era l ' umile Italia , come appariva ai conquistatori asiatici , quando sulle navi di Enea doppiavano il capo di Calabria . E pensavo che si dovrebbe scrivere una storia di questa Italia , se è possibile scrivere una storia di quello che non si svolge nel tempo : la sola storia di quello che è eterno e immutabile , una mitologia . Questa Italia si è svolta nel suo nero silenzio , come la terra , in un susseguirsi di stagioni uguali e di uguali sventure , e quello che di esterno è passato su di lei , non ha lasciato traccia , e non conta . Soltanto alcune volte essa si è levata per difendersi da un pericolo mortale , e queste sole , e naturalmente fallite , sono le sue guerre nazionali . La prima di esse è quella di Enea . Una storia mitologica deve avere delle fonti mitologiche ; e in questo senso , Virgilio è un grande storico . I conquistatori fenici , che venivano da Troia , portavano con sé tutti i valori opposti a quelli della antica civiltà contadina . Portavano la religione e lo Stato , e la religione dello Stato . La pietas di Enea non poteva essere capita dagli antichi italiani , che vivevano nei campi con gli animali . E portavano l ' esercito , le armi , gli scudi , l ' araldica e la guerra . La loro religione era feroce , comportava i sacrifici umani : sulla pira di Pallante , il pio Enea sgozza i prigionieri , come sacrificio ai suoi dèi dello Stato . Ma quegli italiani antichissimi invece , erano contadini senza religione e senza sacrificio . Quando i troiani furono in Italia , trovarono dunque una irreducibile ostilità negli abitanti della terra , derivante dalla assoluta differenza di civiltà . E difatti , Enea si trovò degli alleati nelle sole popolazioni non contadine , negli etruschi , anch ' essi venuti , come lui , dall ' oriente , anch ' essi forse , come lui , semitici , e anch ' essi retti a teocrazia militare . E , con l ' aiuto di questi alleati , cominciò la guerra . Da un lato c ' era un esercito , con armi splendenti forgiate dagli dèi ; dall ' altro , come le descrive Virgilio , c ' erano delle bande di contadini , a cui nessun dio aveva dato delle armi , ma che impugnavano a propria difesa le scuri , le falci e i coltelli del loro lavoro quotidiano . Erano anch ' essi dei briganti , pieni di valore , e , ahimè , non potevano vincere . L ' Italia fu assoggettata , quell ' umile Italia per cui morì la vergine Cammilla Eurialo e Turno e Niso di ferute . Poi venne Roma , e perfezionò la teocrazia statale e militare dei suoi fondatori troiani , che , vincitori , avevano però dovuto accogliere la lingua e il costume dei vinti . E Roma si urtò anch ' essa nella difesa contadina , e la lunga serie delle guerre italiche fu il più duro ostacolo al suo cammino . Anche qui gli italiani dovevano militarmente perdere , ma salvarono tuttavia la loro natura , e non si mescolarono ai vincitori . Dopo questa seconda guerra nazionale , la civiltà contadina , chiusa nell ' ordine romano , restò come addormentata nella sua pazienza . La civiltà feudale che , col passare di secoli , di eventi e di genti diverse , seguì , non era certo una civiltà di contadini : ma tuttavia era legata alla terra , ai confini del feudo , e perciò meno contraddittoria al non ­ Stato rurale . Si può dunque capire perché gli Svevi siano ancora oggi così popolari presso i contadini , che parlano di Corradino come di un loro eroe nazionale , e ne piangono la morte . Certo , dopo la sua caduta , questa terra , che allora fioriva , entrò nella più triste rovina . La quarta guerra nazionale dei contadini è il brigantaggio . Anche qui , l ' umile Italia storicamente aveva torto , e doveva perdere . Non aveva armi forgiate da Vulcano , né cannoni , come l ' altra Italia . E non aveva dèi : che cosa poteva fare una povera Madonna dal viso nero contro lo Stato Etico degli hegeliani di Napoli ? Il brigantaggio non è che un accesso di eroica follia , e di ferocia disperata : un desiderio di morte e di distruzione , senza speranza di vittoria . - Vorrei che il mondo avesse un solo cuore ; glielo strapperei , - disse un giorno Caruso , uno dei più tremendi capibanda . Questo desiderio cieco di distruzione , questa volontà di annichilimento , sanguinosa e suicida , cova per secoli sotto la mite pazienza della fatica quotidiana . Ogni rivolta contadina prende questa forma , sorge da una volontà elementare di giustizia , nascendo dal nero lago del cuore . Dopo il brigantaggio , queste terre hanno ritrovato una loro funebre pace ; ma ogni tanto , in qualche paese , i contadini , che non possono trovare nessuna espressione nello Stato , e nessuna difesa nelle leggi , si levano per la morte , bruciano il municipio o la caserma dei carabinieri , uccidono i signori , e poi partono , rassegnati , per le prigioni . Di veri briganti , di quelli del '60 , non ce n ' è quasi più . Uno ne vive , mi raccontò la Giulia , qui vicino , a Missanello . È un vecchio di novant ' anni , con una gran barba bianca , ed è un santo . Era stato un temuto capo di bande . Ora vive nel paese , onorato dai contadini come un patriarca ; si ricorre a lui per consigli in tutti i casi difficili della vita . Mi dispiace di non essere mai potuto andare a conoscerlo . Un altro lo incontrai un giorno a Grassano . Ero nella bottega di Antonino Roselli , il mio segretario ­ barbiere ­ flautista , e mi facevo radere , quando entrò un vecchio robusto dal viso colorito , dai grossi baffi bianchi e dal portamento fiero , dagli arditi occhi azzurri , vestito di velluto alla cacciatora : non l ' avevo mai visto in paese . Rimase , aspettando il suo turno , a fumare la pipa , e mi chiese chi ero . - Un esiliato ? - mi disse anche lui , come gli altri , quando gli ebbi risposto . - A Roma non ti vogliono bene - . Gli chiesi quanti anni avesse : - Molti , - mi disse , - ero giovane al tempo dei briganti . Avevo quindici anni , quando , con mio fratello , ammazzammo il carabiniere . Hai visto quella quercia vecchia , che è sulla strada , un duecento metri prima di arrivare in paese ? Fu là che lo incontrammo , e voleva fermarci , e fummo costretti a ucciderlo . Il corpo lo nascondemmo nel fosso : ma lo trovarono presto . Mio fratello lo presero subito , e morì qualche anno dopo , nelle carceri di Napoli . Io mi nascosi in paese . Rimasi , vestito da donna , per sette mesi , proprio qui , nella stanza che è sopra questa bottega di Antonino . Poi mi scoprirono : ma , siccome ero così giovane , me la cavai con quattro anni - . Il vecchio brigante era contento e in pace con se stesso : quell ' antico omicidio non gli pesava sulla coscienza , lo raccontava come un ' azione inevitabile e naturale . Era la guerra . - Vede quel signore che passa ora sulla strada ? - mi diceva il barbiere , mostrandomelo attraverso la porta aperta . - È don Pasquale , un proprietario . Suo nonno aveva una grossa masseria , e quando vennero i briganti , non volle dar nulla , né grano né bestie . I briganti allora gli bruciarono la casa in campagna ; e lui , peggio , si mise con i carabinieri a far la posta . Allora i briganti lo presero , e mandarono a dire a sua moglie che , se lo rivoleva , doveva pagare la taglia , cinquemila lire , entro due giorni . La famiglia non voleva tirar fuori il denaro , speravano di farlo liberare dai soldati . Il terzo giorno , arriva alla moglie una busta . Dentro c ' era un orecchio di suo marito . I briganti tagliavano le orecchie , il naso e la lingua dei signori , per farsi pagare i riscatti . I soldati tagliavano la testa ai briganti che riuscivano ad acciuffare , e le attaccavano su dei pali , nei paesi , perché servissero di esempio . Così continuava questa guerra di distruzione . Il terreno su questi monti d ' argilla , è tutto scavato di buche e di grotte naturali . Qui si riparavano i briganti e qui , negli alberi cavi delle foreste , nascondevano i denari delle taglie e quelli rapinati nelle case dei ricchi . Quando le bande furono disperse , e i briganti tutti uccisi o imprigionati , quei tesori nascosti rimasero nella terra e nei boschi . Questo è uno dei punti dove la storia dei briganti diventa leggenda , e si lega a credenze antichissime . I briganti misero dei tesori reali dove la fantasia contadina aveva sempre favoleggiato la loro esistenza : così i briganti divennero tutt ' uno con le oscure potenze sotterranee . Tante genti sono passate su queste terre , che qualcosa si trova davvero , e dappertutto , scavando con l ' aratro . Antichi vasi , statuette e monete escono al sole , sotto la vanga , da qualche amica tomba . Anche don Luigino ne possedeva , trovati in un suo campo , verso il Sauro : monete corrose , che non potei stabilire se fossero greche o romane , e alcuni vasetti neri , non figurati , di forme elegantissime . Di tesori dei briganti , ne vidi uno io stesso , assai modesto . L ' aveva trovato per caso il falegname Lasala , che me lo mostrò . Aveva messo una sera un grosso ceppo nel focolare , e al chiarore delle fiamme s ' era accorto di qualcosa che luccicava nel legno . Erano pochi scudi borbonici d ' argento , nascosti in un buco di quel vecchio tronco . Ma , per i contadini , queste non sono che briciole degli immensi tesori celati nelle viscere della terra . Per loro i fianchi dei monti , il fondo delle grotte , il fitto delle foreste sono pieni di oro lucente , che aspetta il fortunato scopritore . Soltanto , la ricerca dei tesori non va senza pericoli , perché è opera diabolica , e si toccano delle potenze oscure e spaventose . È inutile frugare a caso la terra : i tesori non compaiono che a colui che deve trovarli . E per sapere dove sono , non ci sono che le ispirazioni dei sogni , se non si ha avuto la fortuna di essere guidati da uno degli spiriti della terra che li custodiscono , da un monachicchio . Il tesoro appare in sogno , al contadino addormentato , in tutto il suo sfolgorio . Lo si vede , una catasta d ' oro , e si vede il luogo preciso , là nel bosco , vicino a quell ' albero d ' ilice con quel segno sul tronco , sotto quella gran pietra quadrata . Non c ' è che andare e prenderlo . Ma bisogna andare di notte : di giorno il tesoro sfumerebbe . Bisogna andarci soli e non confidarsi con anima viva : se sfugge una sola parola , il tesoro si perde . I pericoli sono spaventosi , nel bosco si aggirano gli spiriti dei morti : ben pochi animi sono così arditi da mettersi al cimento , e da portarlo , senza vacillare , a buon fine . Un contadino di Gagliano , che abitava non lontano da casa mia , aveva visto in sogno un tesoro . Era nella foresta di Accettura , poco sotto Stigliano . Si fece coraggio e partì nella notte : ma quando fu circondato dagli spiriti , nell ' ombra nera , il cuore gli tremò nel petto . Vide fra gli alberi un lume lontano : era un carbonaio , un uomo senza paura , come tutti i carbonai , e calabrese : passava la notte nel bosco vicino alle sue fosse da carbone . La tentazione , per il povero contadino atterrito , fu troppo forte : egli non poté fare a meno di raccontare al carbonaio il suo sogno , e di pregarlo di assisterlo nella ricerca . Si misero dunque insieme a cercare la pietra vista in sogno , il contadino un po ' rinfrancato dalla compagnia , e il calabrese pieno di coraggio , e armato della sua roncola . Trovarono la pietra : tutto era esattamente come in sogno . Per fortuna erano in due : il masso era pesantissimo , e a fatica potevano smuoverlo . Quando furono riusciti ad alzarlo , apparve una grossa buca nella terra : il contadino si affacciò , e vide nel fondo luccicare l ' oro , una straordinaria quantità di oro . Le pietruzze smosse del terreno battevano cadendo sulle monete , con un suono metallico che riempiva di delizia il suo cuore . Si trattava ora di calarsi nella fossa profonda e di prendere il tesoro , ma qui al contadino mancò di nuovo il coraggio , e disse al suo compagno di scendere e di porgergli il denaro , che lui , di sopra , avrebbe messo nel suo sacco : poi l ' avrebbero spartito . Il carbonaio , che non temeva né diavoli né spiriti , scese nella fossa : ma ecco , tutto quel giallo lucente si era fatto nero ed opaco , tutto l ' oro , d ' un tratto , s ' era mutato in carbone . È molto più facile e meno delusivo che non seguendo le indicazioni dei sogni , trovare un tesoro quando si riesce a farsene insegnare il nascondiglio , e a farcisi accompagnare da uno dei piccoli esseri che conoscono i segreti della terra . I monachicchi sono gli spiriti dei bambini morti senza battesimo : ce ne sono moltissimi qui , dove i contadini tardano spesso molti anni a battezzare i propri figli . Quando mi chiamavano a curare qualche ragazzo , magari di dieci o dodici anni , la prima domanda della madre era : - C ' è pericolo che muoia ? Perché allora chiamerò subito il prete per battezzarlo . Non s ' è ancora fatto , finora : ma se dovesse morire , non sia mai - . I monachicchi sono esseri piccolissimi , allegri , aerei : corrono veloci qua e là , e il loro maggior piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di dispetti . Fanno il solletico sotto i piedi agli uomini addormentati , tirano via le lenzuola dei letti , buttano sabbia negli occhi , rovesciano bicchieri pieni di vino , si nascondono nelle correnti d ' aria e fanno volare le carte , e cadere i panni stesi in modo che si insudicino , tolgono la sedia di sotto alle donne sedute , nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati , fanno cagliare il latte , dànno pizzicotti , tirano i capelli , pungono e fischiano come zanzare . Ma sono innocenti : i loro malanni non sono mai seri , hanno sempre l ' aspetto di un gioco , e , per quanto fastidiosi , non ne nasce mai nulla di grave . Il loro carattere è una saltellante e giocosa bizzarria , e sono quasi inafferrabili . Portano in capo un cappuccio rosso , più grande di loro : e guai se lo perdono : tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di piangere e di desolarsi finché non l ' abbiano ritrovato . Il solo modo di difendersi dai loro scherzi è appunto di cercare di afferrarli per il cappuccio : se tu riesci a prenderglielo , il povero monachicchio scappucciato ti si butterà ai piedi , in lagrime , scongiurandoti di restituirglielo . Ora , i monachicchi , sotto i loro estri e la loro giocondità infantile , nascondono una grande sapienza : essi conoscono tutto quello che c ' è sotterra , sanno il luogo nascosto dei tesori . Per riavere il suo cappuccio rosso , senza cui non può vivere , il monachicchio ti prometterà di svelarti il nascondiglio di un tesoro . Ma tu non devi accontentarlo fino a che non ti abbia accompagnato ; finché il cappuccio è nelle tue mani , il monachicchio ti servirà , ma appena riavrà il suo prezioso copricapo , fuggirà con un gran balzo , facendo sberleffi e folli salti di gioia , e non manterrà la sua promessa . Questa specie di gnomi o di folletti si vedono frequentemente , ma acchiapparli è difficilissimo . La Giulia ne aveva visti , e la sua amica la Parroccola anche , e molti contadini di Gagliano : ma nessuno di loro aveva potuto afferrare il cappuccio , e obbligare il monachicchio ad accompagnarli al tesoro . A Grassano c ' era un giovanotto sui vent ' anni , un manovale robusto , Carmelo Coiro , dalla faccia quadrata e bruciata dal sole , che veniva spesso , la sera , a bere un bicchiere di vino all ' albergo di Prisco . Faceva l ' operaio , lavorava a giornata nei campi , o nei lavori stradali : ma la sua passione , il suo ideale sarebbe stato di fare il corridore ciclista . Aveva letto delle imprese di Binda e di Guerra , la sua fantasia s ' era accesa , e , su una sua vecchia bicicletta sgangherata , passava tutte le ore libere , e le domeniche , a correre , per allenarsi sulle tremende salite e sulle giravolte delle strade attorno al paese : si spingeva talvolta , nella polvere e nel caldo , fino a Matera , o fino a Potenza , e davvero non gli mancava né la forza , né la pazienza , né il fiato . Voleva andare nel nord in bicicletta , e diventare corridore . Quando gli dissi che se si fosse deciso avrei potuto indirizzarlo a un mio conoscente , giornalista sportivo , amico personale e biografo del grande Alfredo Binda , Carmelo credette di aver raggiunto il colmo della felicità : e lo vedevo sempre ricomparire , col viso pieno di speranza , nella cucina di Prisco . In quei giorni , Carmelo lavorava , con una squadra di operai , a riattare la strada che porta ad Irsina , lungo il Bilioso , un torrentaccio malarico che corre fra le pietre per buttarsi più lontano dopo Grottole , nel Basento . I badilanti usavano , nelle ore del maggior caldo , quando era impossibile lavorare , ritirarsi a dormire in una grotta naturale , una delle molte che bucano , in quel vallone , tutto il terreno , e che erano state , un tempo , il rifugio preferito dei briganti . Ma nella grotta c ' era un monachicchio : lo spiritello bizzarro cominciò a fare i suoi dispettucci a Carmelo e ai suoi compagni : appena si erano appisolati , mezzi morti di fatica e di caldo , li tirava pel naso , li solleticava con delle pagliuzze , buttava dei sassi , li spruzzava con dell ' acqua fredda , nascondeva le loro giacche o le loro scarpe , non li lasciava dormire , fischiava , saltellava dappertutto : era un tormento . Gli operai lo vedevano comparire fulmineo qua e là per la grotta , col suo grande cappuccio rosso , e cercavano in tutti i modi di prenderlo : ma quello era più svelto di un gatto e più furbo di una volpe : si persuasero presto che rubargli il cappuccio era cosa impossibile . Decisero allora , per poter in qualche modo difendersi dai suoi giochi fastidiosi , e prendere un po ' di riposo , di lasciare a turno uno di loro di sentinella mentre gli altri dormivano , con l ' incarico di tenere almeno lontano il monachicchio , se la fortuna non consentiva di afferrarlo . Tutto fu inutile : quell ' inafferrabile folletto continuava i suoi dispetti come prima , ridendo allegramente della rabbia impotente degli operai . Disperati , essi ricorsero allora all ' ingegnere che dirigeva i lavori : era un signore istruito , e forse sarebbe riuscito meglio di loro a domare il monachicchio scatenato . L ' ingegnere venne , accompagnato dal suo assistente , un capomastro : tutti e due armati col fucile da caccia a due canne . Al loro arrivo il monachicchio si mise a fare sberleffi e risate , dal fondo della grotta , dove tutti lo vedevano benissimo , e saltava come un capretto . L ' ingegnere imbracciò il fucile , che aveva caricato a palla , e lasciò partire un colpo . La palla colpì il monachicchio , e rimbalzò indietro verso quello che l ' aveva tirata , e gli sfiorò il capo con un fischio pauroso , mentre lo spiritello saltava sempre più in alto , in preda a una folle gioia . L ' ingegnere non tirò il secondo colpo : ma si lasciò cadere il fucile di mano : e lui , il capomastro , gli operai e Carmelo , senza aspettar altro , fuggirono terrorizzati . Da allora quei manovali si riposano all ' aperto , sotto il sole , coprendosi il viso col cappello : anche tutte le altre grotte dei briganti , in quei dintorni di Irsina , erano piene di monachicchi , ed essi non osarono più metterci piede . Carmelo , del resto , con quella sua aria atletica , e ostinata , non era nuovo a questi strani incontri . Qualche mese prima , mi raccontò , egli tornava , a notte fatta , dal Bilioso verso casa sua , su in paese . Era con lui suo zio , sergente della guardia di finanza . Anch ' io l ' avevo conosciuto , questo buon sottufficiale , quand ' era venuto in licenza . Zio e nipote dunque risalivano la valle , lungo il sentiero ripido , dove io andavo spesso , in quei giorni , a passeggiare e a dipingere . Era una sera d ' inverno , faceva freddo , il cielo era coperto di nuvole e il buio era completo . Erano stati a pescare nel Bilioso , lontano , sotto Irsina , si erano attardati , e la notte li aveva colti . Ma lo zio aveva con sé la sua pistola automatica , una Mauser a ventiquattro colpi , e perciò camminavano tranquilli , senza paura di cattivi incontri . Quando furono a mezza salita , dove ci sono quelle due querce , vicino a una casa colonica , videro farsi loro incontro , in mezzo al sentiero , un grosso cane . Lo riconobbero : era il cane di un contadino loro amico , che abitava appunto lì , nella masseria . Il cane abbaiava minaccioso , non voleva lasciarli passare . Lo chiamarono per nome , cercarono di blandirlo , poi di minacciarlo : non c ' era verso : quella bestia sembrava arrabbiata , e si avventava con la bocca aperta per morderli . I due se la videro brutta ; e poiché non c ' era altro mezzo di salvarsi , lo zio tirò fuori la sua arma , e lasciò partire tutta la scarica dei suoi ventiquattro colpi . Il cane , ad ogni colpo , apriva smisuratamente la sua gran bocca rossa , ingoiava le palle , ad una ad una , come fossero pagnotte , e ad ogni colpo cresceva di grandezza , gonfiava , diventava enorme e sempre più si faceva loro addosso furioso . I due si sentirono perduti : ma in quel momento si ricordarono di san Rocco e della Madonna di Viggiano ; e , chiamandoli in soccorso , fecero un gran segno di croce . Il cane , che era ormai gigantesco , grande come una casa , si fermò di colpo : le ventiquattro palle , nel suo stomaco , esplosero ad una ad una , con fragore spaventoso , finché la bestia scoppiò come una bolla di sapone e si dileguò per l ' aria . Il sentiero era libero , e zio e nipote arrivarono presto a casa della madre di Carmelo . La vecchia era una strega , e le avveniva spesso di conversare con le anime dei morti , di incontrare monachicchi , e di intrattenersi con dei veri diavoli , nel cimitero . Era una contadina magra , pulita , e di buon umore . L ' aria , su queste terre deserte , e fra queste capanne , è tutta piena di spiriti . Ma non sono tutti maligni e bizzarri come i monachicchi , né malvagi come i demoni . Ci sono anche degli spiriti buoni e protettori , degli angeli . Una sera , sull ' imbrunire , verso la fine d ' ottobre , venne da me un contadino per farsi rinnovare la medicatura di un ascesso . Io buttai in terra , nel mio studio , le bende e il cotone sporchi , e chiamai la Giulia perché li scopasse via . La Giulia aveva , in questo , l ' abitudine gaglianese , di buttare le spazzature , attraverso la porta , in mezzo alla strada . Tutti fanno così , e ci pensano poi i maiali a far pulizia . Ma quella sera mi avvidi che la donna radunava quei rifiuti in un mucchietto , e lo lasciava in casa , vicino all ' uscio . Le chiesi perché li conservasse : non era certo uno scrupolo igienico . - È già calata la sera , - mi rispose Giulia , - non posso buttarli . L ' angelo , non sia mai , si sdegnerebbe - . E mi spiegò , stupita che non lo sapessi : - Al crepuscolo , in ogni casa , scendono dal cielo tre angioli . Uno si mette sulla porta , uno viene alla tavola , e il terzo a capo del letto . Guardano la casa e la difendono . Né i lupi né gli spiriti cattivi ci possono entrare , per tutta la notte . Se io buttassi le spazzature attraverso la porta , potrei buttarle sul viso dell ' angelo , che non si vede ; e l ' angelo si offenderebbe , e non tornerebbe mai più . Le porterò via domattina , dopo che l ' angelo sarà partito , al sorger del sole . In questa atmosfera numinosa passavo le mie ore , protetto dagli angioli la notte , e dalla sapienza stregonesca di Giulia durante il giorno . Curavo i malati , dipingevo , leggevo , scrivevo , in quella solitudine abitata dagli spiriti e dagli animali . Riuscivo a tenermi lontano , il più possibile , dagli intrighi e dalle passioni dei signori , restando in casa quasi tutto il giorno . Ma li incontravo sempre la mattina , quando dovevo andare in municipio per la firma , e passavo sotto il balcone della scuola , dove don Luigino fumava con le bacchette in mano e dopo colazione , quando andavo a prendere il caffè dal dottor Milillo , e soprattutto la sera , alla riunione generale per l ' arrivo della posta e dei giornali . Anche il mese di ottobre , con i suoi giorni uguali , era passato : eran venuti i primi freddi , e le piogge : ma il paesaggio non era rinverdito , ed era rimasto identico , nel suo squallore bianco - giallastro . Uscivo spesso , nelle belle giornate , a dipingere : ma lavoravo soprattutto in casa , nello studio o sulla terrazza . Dipingevo molte nature morte , e facevo spesso posare i ragazzi , che avevano preso l ' abitudine di venirmi a trovare , e mi giravano tutto il giorno per casa . Avrei voluto dipingere anche ritratti dei contadini : ma gli uomini avevano da fare nei campi , e le donne se ne schermivano , per quanto lusingate dalle mie richieste . Anche la Giulia , se le chiedevo di posare , non aveva mai tempo : capii che c ' era qualche oscura ragione che la impediva . La Giulia mi considerava il suo padrone , e non avrebbe detto di no a nessuna mia domanda ; anzi , spesso , con estrema naturalezza , prendeva l ' iniziativa di servigi che non avrei mai pensato a richiederle . Avevo fatto venire da Bari una bigoncia di ferro smaltato per farci il bagno ; e la mattina la portavo nella mia camera da letto per lavarmici , chiudendo la porta della cucina , dove la donna col suo bambino stava in faccende . La cosa pareva molto strana alla Giulia che un mattino aprì la porta , e senza mostrare di scandalizzarsi della mia nudità , mi chiese come mi fosse possibile fare il bagno senza che nessuno mi insaponasse la schiena , e mi aiutasse ad asciugarmi . Non so se fosse stata abituata dal prete a questo servigio , o se fosse un ' antica tradizione , venuta dai tempi omerici , quando le donne lavavano e ungevano d ' olio i guerrieri ; ma certo , da allora , non potei evitare che la mia schiena fosse insaponata e massaggiata dalle sue dita ruvide e robuste . La strega si stupiva anche che io non le chiedessi di fare all ' amore . - Sei ben fatto , - mi diceva , - non ti manca nulla - . Ma non insisteva , né diceva niente di più , abituata , in questo , a una animalesca passività , e rispettava la mia freddezza , che doveva certamente avere le sue ragioni misteriose . Si limitava , tutt ' al più , a lodare le mie bellezze : - Quanto sei bello , - diceva , - quanto sei bello grasso - . L ' essere grasso è qui il primo segno della bellezza , come nei paesi d ' oriente ; forse perché per raggiungere la grassezza , impossibile ai contadini denutriti , è necessario essere signori e potenti . La Giulia dunque era disposta per me a qualunque servigio , e tuttavia , quando le chiedevo di posare , che le avrei fatto il ritratto , si rifiutava come di cosa impossibile . Capii allora che la sua ripugnanza aveva una ragione magica , ed essa stessa me lo confermò . Un ritratto sottrae qualcosa alla persona ritrattata , un ' immagine : e , per questa sottrazione , il pittore acquista un potere assoluto su chi ha posato per lui . È questa la ragione inconsapevole per cui molta gente ripugna anche dal farsi fotografare . La Santarcangelese , che viveva addirittura nel mondo della magìa , aveva paura della mia pittura : e non tanto perché io potessi adoperare la sua figura dipinta , come una statua di cera , per qualche malvagia stregoneria ai suoi danni , quanto proprio per l ' influsso e la potenza che io avrei esercitato cavando da lei un ' immagine , come lo esercitavo certamente su persone e cose e alberi e paesi , con le pitture che andavo facendo ogni giorno . Io capii anche che , per vincere questo suo timore magico , avrei dovuto adoperare una magìa più forte della paura ; e questa non poteva essere che una potenza diretta e superiore , la violenza . La minacciai dunque di batterla , e ne feci l ' atto , e forse anche qualcosa di più dell ' atto : le braccia della Giulia , del resto , non erano certamente meno robuste delle mie . Appena vide e sentì le mie mani alzate , il viso della Giulia si coprì di uno sfavillio di beatitudine e si aperse ad un sorriso felice a mostrare i suoi denti di lupo . Come prevedevo , nulla era più desiderabile per lei che di essere dominata da una forza assoluta . Divenuta a un tratto docile come un agnello , la Giulia posò con pazienza , e di fronte agli argomenti indiscutibili della potenza , dimenticò i ben giustificati e naturali timori . Così potei dipingerla , col suo scialle nero che le incorniciava l ' antico viso giallo di serpente . La dipinsi anche , in un grande quadro , sdraiata , con il suo bambino in braccio ; se c ' è un modo di essere materno , dove non traspare nessun sentimentalismo , questo era il suo : un attaccamento fisico e terrestre , una compassione amara e rassegnata ; era come una montagna battuta dal vento e solcata dalle acque , da cui sorgesse una collinetta più verde e gentile . Il bambino di Giulia era rotondo , grassoccio , di temperamento dolce e bonaccione : parlava ancora poco , e io capivo pochissimo quello che diceva , quando trotterellava per le mie stanze inseguendo Barone . Con Barone spartiva i fichi secchi , le fette di pane e i dolci che gli regalavo : Nino si rizzava in punta di piedi e alzava la mano il più alto possibile , serrando fra le dita il suo bene , perché il cane non ci arrivasse : ma quello era più grande di lui , e giocando e saltando allegro , e attento a non fargli male , gli rubava i fichi di mano . Quando Barone si sdraiava in terra , il Nino gli si coricava addosso , e giocavano assieme : poi il bambino si addormentava , stanco di giochi , e il cane restava immobile sotto di lui , come un cuscino , e non osava neppure tirare il fiato per non svegliarlo . Così rimanevano per delle ore sul pavimento della cucina . Malgrado le occupazioni e il lavoro , i giorni passavano nella più squallida monotonia , in quel mondo di morte , senza tempo , né amore , né libertà . Una sola presenza reale sarebbe stata per me mille volte più viva che le infinite pullulanti presenze degli spiriti incorporei , che rendono più greve la solitudine , ti guardano e ti seguono . La continua magìa degli animali e delle cose pesa sul cuore come un funebre incanto . E non ti si presentano , per liberartene , che altri modi di magìa . La Giulia m ' insegnava i suoi filtri , e gli incantesimi d ' amore . Ma che cosa è più contrario all ' amore , espansione di libertà , che la magìa , espressione di potenza ? C ' erano delle formule per incatenare i cuori delle persone presenti , altre per legare i lontani . Una , che Giulia assicurava particolarmente efficace , serviva per le persone al di là dei monti e dei mari , lontano di qui , e le trascinava , perché , abbandonando ogni altra cosa , tornassero , spinte da amore , e venissero al richiamo . Era una poesia , dove i versi espressivi si alternavano a quelli assurdamente stregoneschi , secondo le regole magiche . Diceva : Stella , da lontano te vuardo e da vicino te saluto ' N faccia te vado e ' n vocca te sputo . Stella , non face che ha da murì Face che ha da turnà E con me ha da restà . Bisogna pronunziarla stando sull ' uscio di casa , la notte , e guardando una stella , che è quella a cui ci si rivolge . L ' ho provata , qualche volta , ma non mi è servita . Stavo appoggiato alla porta , con Barone ai miei piedi , e guardavo il cielo . Ottobre era passato , e nell ' aria nera brillavano le mie stelle natali , le fredde stelle lucenti del Sagittario . In quest ' ozio del sentimento , carico di parole senza risposta , in questa solitaria noia zodiacale , arrivò , in quei giorni , all ' improvviso , una lettera della questura di Matera . Mi si permetteva di recarmi per qualche giorno a Grassano , per finirvi dei quadri , a condizione che io stesso provvedessi a pagare il viaggio di andata e ritorno per me e per i carabinieri che dovevano accompagnarmi . Era la risposta ad una mia domanda , di cui mi ero ormai completamente dimenticato . Quando mi avevano , da un giorno all ' altro , trasferito a Gagliano , avevo chiesto , con un telegramma a Matera , che mi si consentisse di tardare per una diecina di giorni , perché avevo delle pitture incominciate , che avrei dovuto completare . Era un pretesto : speravo , ottenendo quel rinvio , di poter poi restare a Grassano definitivamente . Il telegramma era rimasto senza risposta , e avevo dovuto partire . Ma le ragioni dell ' arte avevano il loro peso sull ' animo dei questurini : e , dopo più di tre mesi di meditazione , mi arrivava , tanto più inattesa e piacevole , questa insperata vacanza . Non ho mai conosciuto i funzionari della questura di Matera che si occupavano di noi : ma non dovevano essere gente cattiva . In quella sede disgraziata , ci si dovevano mandare soltanto dei vecchi arnesi usati di questura , pieni di scetticismo borbonico e di routine : non certamente dei giovani entusiasti . In quei vecchi cervelli impiegatizi non era ancora entrata , per fortuna , la cultura dei maestri di scuola , l ' idealismo da università popolare che muoveva lo zelo isterico dei giovanotti , e faceva loro immaginare che lo Stato , nella sua indiscutibile eticità , fosse una persona , fatta all ' incirca come loro , con una sua morale personale , simile alla loro , da imporre a tutti gli uomini , con le loro stesse piccole ambizioni , e i loro piccoli sadismi e virtuosismi , ma , nello stesso tempo , imperscrutabile ai profani , sacro ed enorme . In questa identificazione con l ' idolo essi provavano la stessa beatitudine fisica che nel fare all ' amore . Questi erano , in parte , i sentimenti di don Luigino : ma quei bravi poliziotti di Matera forse sapevano soltanto che è buona usanza lasciar dormire almeno tre mesi tutte le pratiche . Don Luigino mi comunicò la notizia con il sorriso benevolo di un re che concede una grazia a uno dei suoi sudditi : egli era lo Stato , e perciò quella tarda generosità della polizia era anche sua , ed egli era felice di poter sentirsi , quel giorno , uno Stato paterno . Ma in quella felicità si insinuava una punta di gelosia municipale , e forse anche qualche altro vago sentimento sgradevole , che la offuscava . Perché sembravo così contento di andarmene , sia pure per pochi giorni ? Forse preferivo Grassano a Gagliano ? Il fatto è che , se , come personificazione dello Stato , don Luigino pensava che i confinati dovessero essere trattati nel modo peggiore , e non dovessero potersi rallegrare del loro soggiorno , come gaglianese e primo cittadino di Gagliano avrebbe invece preteso che ci si trovassero , o almeno proclamassero di trovarcisi , meglio che in qualunque altro paese della provincia . Così , in questo modo contraddittorio e geloso , trovava posto anche nel suo animo quella che è la virtù prima e antichissima di queste terre : l ' ospitalità ; la virtù per cui i contadini aprono la porta all ' ignoto forestiero , senza chiedergli il suo nome , e lo invitano a mangiare il loro scarso pane ; di cui tutti i paesi si contendono la palma , fieri ognuno di essere il più amichevole e aperto al viandante straniero , che , forse , è un dio travestito . Per don Luigino , non avrei dovuto rallegrarmi della partenza . E poi , non c ' era pericolo che io parlassi male di lui ai signori di là , tanto più vicini al gran cuore onnipotente della Capitale della Provincia ? E , se non fossi tornato , se avessi trovato modo di farmi trasferire , chi lo avrebbe curato dei suoi mali immaginari ? E chi avrebbe sottratto i clienti al suo nemico Gibilisco , per farlo morire di rabbia ? Insomma , don Luigino , a modo suo , e per quanto era possibile a quel suo animo arido e bambinesco , mi amava , e gli rincresceva che io partissi . Dovetti rasserenarlo , dirgli che il mio piacere veniva soltanto dalla prospettiva della passeggiata a cui non ero più avvezzo , che non mi attiravano a Grassano altro che le ragioni del mio lavoro , e che sarei stato felicissimo di tornare sotto la sua tutela , appena finiti i miei quadri . E così , con un gran pacco di tele , il cavalletto . portatile , la cassetta dei colori , Barone , e due carabinieri , all ' indomani , la mattina presto , partii . Il percorso mi era noto ; era un po ' come un viaggio nella mia camera : e di solito non amo voltarmi indietro e tornare nei luoghi dove una volta ho vissuto . Ma le mie impressioni di Grassano erano piacevoli ; ci ero arrivato dopo mesi di solitudine assoluta ; là avevo riveduto per la prima volta le stelle e la luna e le piante e gli animali e il viso degli uomini : mi si era così fissata nel ricordo come una terra di libertà . La lunga segregazione porta a un distacco dai sensi , che in alcuni può essere simile a una specie di santità : il ritorno alla vita normale ha sempre qualcosa di troppo acuto e di doloroso , come una convalescenza . La miseria e l ' arsura desolata di Grassano , quel paesaggio senza dolcezze e sensualità , quella monotona tristezza , erano il luogo migliore , il meno offensivo , per questo ritorno . Mi ci ero trovato bene , e l ' amavo . Con che piacere , quella mattina , sull ' automobile dell ' americano , mi si aperse , di là dalla svolta dietro il cimitero , la terra proibita , la discesa sul Sauro , e il monte di Stigliano ! E come saltava allegro Barone , mentre aspettavamo , al bivio , in riva al fiume , il postale pieno di visi sconosciuti ! Ecco , a uno a uno , come in un film girato alla rovescia , i paesi del mio arrivo , Stigliano , Accettura , San Mauro Forte , e le fermate dell ' autobus , e il salire e lo scendere dei contadini e delle donne , e la foresta , e le case popolate di gente immaginaria . Ed ecco , finalmente , là in fondo , apparire , largo e bianco , il letto del Basento , e la casetta della stazione di Grassano . Qui l ' autobus partì verso Grottole e Matera , e rimanemmo ad aspettare che arrivasse qualche mezzo di trasporto , che ci portasse , per i diciotto chilometri dì giravolte e di polvere , su al paese . Aspettammo a lungo , ché l ' automobile di Grassano scendeva più tardi , per l ' arrivo dei treno di Taranto , a prendere gli eventuali passeggeri . Rimasi a guardare il greto del fiume , dove il primo arco del ponte , rotto da una piena , aspettava da molti anni invano di essere riparto . Davanti a me si alzava , come una grande onda di terra , uniforme e spoglio , il monte di Grassano , e in cima , quasi irreale nel cielo , come l ' immagine di un miraggio , appariva il paese . Pareva anche più irreale ed aereo di quando l ' avevo visto l ' ultima volta , perché le case erano state , durante la mia assenza , tutte imbiancate di fresco , e ora sembravano , tutte raccolte insieme come le pecore di un gregge impaurito , appena sfiorare la vetta grigio ­ giallastra del monte . Finalmente sentimmo di lontano il rumore della tromba dell ' automobile , e vedemmo una nuvola di polvere scendere per la costa , e presto la macchina , traballando sulla passerella di assi disposta sul fiume , di fianco al ponte rotto , arrivò alla stazione . Il guidatore , quello stesso che mi aveva accompagnato a Gagliano tre mesi prima , riconobbe me e Barone , e ci diede il primo benvenuto . Il treno arrivò fischiando , e ripartì senza che nessun passeggero scendesse o salisse . Si doveva ora aspettare l ' altro treno , quello di Napoli e di Potenza , che avrebbe dovuto arrivare di lì a poco , ma che aveva un forte ritardo . Io non avevo fretta , e non mi dispiaceva restare ancora nel fondo della valle , dove non sarei forse tornato mai più , e passeggiare in quel silenzio meridiano , e sedermi sui sassi bianchi del fiume larghissimo e secco , che si perde , in alto e in basso , fra i monti . Mangiai la colazione che mi ero portata , e aspettai . Dopo un ' altra ora , anche il treno di Napoli arrivò , vuoto ; montammo sull ' automobile e cominciammo la salita . Lungo i diciotto chilometri le curve sono parecchie centinaia , fra continue gobbe di terra , scavate da grotte , e campi di stoppie aride , dove passa il vento in un ' onda di polvere . Non si incontra un albero in tutto il percorso , e ci si innalza a poco a poco , fino ai cinquecento metri del paese , voltandosi in tutte le direzioni , con la vista quasi sempre chiusa dal curvo gonfiarsi dei campi riarsi . Eccoci a una grande spaccatura , come una ferita nella terra : per superarla la strada deve fare un grande rigiro . È il vallone delle carogne , così chiamato perché serve a buttarci i corpi delle bestie morte di malattia , e immangiabili : le loro ossa biancheggiano nel fondo . Siamo ormai vicini al paese : ecco il cimitero , in ripido pendio , tutto scoperto , come un fazzoletto punteggiato di bianco messo per terra ad asciugare sul fianco del monte : ecco lo sbocco del sentiero dalle alte siepi di rosmarino , dove ero solito sedermi a leggere , per delle ore , da solo , nei primi tempi , finché una capra non sbucava d ' un tratto , guardandomi misteriosa ; ecco l ' albero dove il vecchio brigante aveva ucciso , settant ' anni fa , il suo carabiniere . Ancora un ' ultima svolta , ed ecco , su un monticello di terra , la grande croce di legno , ed il Cristo : un ' ultima breve salita , e la strada si stringe fra le case . Con un gran chiasso di tromba , tra la gente che si scansava addossandosi agli usci , arrivammo finalmente alla porta dell ' albergo di Prisco . Mi accolse la voce tonante del padrone , che si mise a chiamare la moglie ed i figliuoli : - Capità ! Guagliò ! È tornato don Carlo ! - Ed eccoli tutti , agitati , vivaci , rumorosi , attorno a me . Era una famiglia simpaticissima . Lui era un uomo sulla cinquantina , robusto , svelto , sempre in moto , in faccende e in grida , con una testa rotonda dai capelli tagliati corti , dagli occhi mobili e furbi , dalla barba nera , lunga di quattro giorni ; occupato di affari coi mercanti di passaggio , di commerci coi paesi vicini , pieno di iniziativa e di allegra energia . La signora Prisco era tanto tranquilla e dolce quanto suo marito era chiassoso e brusco . Alta , formosa , vestita di nero , materna e imperturbabile in quel continuo tramenìo , mi preparava il pane arrostito con l ' olio : e la sua voce non si sentiva . Il figlio maggiore , il Capitano , così chiamato perché era il capo riconosciuto di tutti i ragazzi del paese , che dominava con la sua astuzia e la sua precocità , era un ragazzo zoppo , piccolo di statura , di tredici o quattordici anni . Aveva degli occhi sfavillanti , sensuali insieme e furbissimi , in un viso magro e pallido , in cui cominciavano a crescere i primi peli . Capiva ogni cosa al volo , parlava rapidissimo e in modo ellittico , o per cenni : imponeva a tutti i suoi coetanei la sua volontà . Non ho mai visto alcuno della sua età afferrare più in fretta un ' idea , soprattutto quando si trattasse di cose di commercio o di affari , né fare più sveltamente le somme e le divisioni : né giocare a scopa in modo più fulmineo , in modo che le carte non avevano tempo di posarsi sul tavolo . Dappertutto , in paese , si sentiva chiamare il Capitano , dappertutto appariva il suo corpicino smunto e svelto , e il suo passo di sciancato . Il figlio minore era l ' opposto del Capitano : era alto , sottile , languido , con dei grandi occhioni nel viso dolce , e non parlava mai : aveva preso dalla madre , come le bambine che venivano poi . Non avevo ancora finito di salutare la famiglia Prisco , che già arrivava Antonino Roselli , il barbiere , con suo cognato Riccardo ; avevano già mandato ad avvertire del mio arrivo gli amici , che arrivarono subito dopo . Antonino , un giovane bruno , con dei baffetti neri , barbiere e flautista , sognava , come tutti i grassanesi , di andarsene lontano . La sua speranza era di potermi seguire , come segretario , in giro per l ' Europa . Mi avrebbe fatto la barba , mi avrebbe preparato le tele , i colori e i pennelli per dipingere , mi avrebbe cercato delle modelle , si sarebbe occupato della vendita dei miei quadri , mi avrebbe sonato il flauto per rallegrarmi nelle ore di noia , mi avrebbe assistito se mi ammalavo : insomma , sarebbe stato per me meglio che il fido Elia per Vittorio Alfieri in giro per gli altipiani della vecchia Castiglia . Forse avrei fatto bene ad esaudire quel suo desiderio : ma , ahimè , anche questa fu tra le mille possibilità della vita che per pigrizia , sciocchezza o disattenzione non raccolsi , e lasciai perdersi in nulla . Era davvero un gran bravo giovane , forse un po ' troppo barbiere e un po ' troppo flautista per il mio gusto . Ma veramente affezionato e gentile . Quando , nei primi giorni dopo il mio arrivo da Roma , rimasi solo dopo una visita furtiva , Antonino immaginò che io avrei sentito la tristezza , e venne con i suoi amici a suonare una serenata sotto le mie finestre , per consolarmi . C ' era il suo flauto , un violino e una chitarra , che risonavano melanconici nel gran silenzio della notte . Riccardo era un marinaio di Venezia , confinato come tutti gli altri membri dell ' equipaggio della sua nave che faceva servizio con Odessa , perché erano stati trovati a bordo , all ' arrivo a Trieste , degli stampati russi di propaganda . Era alto e biondo , atletico , campione dei 400 metri a nuoto ; con degli occhi chiari lontani , quasi sulle tempie , come gli uccelli . Avevo riconosciuto il suo viso , la prima volta che l ' avevo incontrato , per averlo visto in un ritratto di De Pisis . Riccardo si era trovato assai bene a Grassano e vi aveva preso moglie . Aveva sposato Maddalena , la sorella di Antonino , e aspettavano un bambino . La sua vita era dunque ormai , in famiglia , piuttosto quella di un grassanese che di un confinato . Del resto , i confinati a Grassano erano pressoché liberi ; potevano passeggiare a loro piacere in tutto il territorio del comune , che è vastissimo ; dovevano farsi vedere una sola volta alla settimana in municipio : e l ' obbligo del coprifuoco era attuato senza alcun rigore . Riccardo era un giovane mite e simpatico , e io amavo sentire la sua parlata veneta . Arrivarono , poco dopo i due cognati , i loro amici : artigiani , falegnami , un sarto , alcuni contadini . Di contadini , a Grassano , ne conoscevo assai meno che a Gagliano , non soltanto perché c ' ero rimasto poco , e non vi facevo il medico , ma anche perché essi sono , forse , anche più misteriosi e chiusi . A Gagliano , essi sono , la maggior parte , proprietari di una piccola terra ; Grassano è invece un paese di grande proprietà , e i contadini lavorano sul terreno altrui . La miseria delle due condizioni non è molto diversa , perché difficilmente , sia qui che là , potrebbe pensarsi maggiore . I contadini di Grassano vivono di anticipi sul raccolto , e quando è il tempo delle messi , di rado arrivano a pagare il debito , che va così accumulandosi di anno in anno , legandoli sempre di più nella rete della squallida povertà . Quelli di Gagliano lavorano il loro campo , e non raccolgono mai quello che basti a nutrirli e a pagare l ' Ufficiale Esattoriale : le poche lire eventualmente risparmiate nelle annate buone , vanno tutte in medici e medicine , a curarsi la malaria : perciò anch ' essi sono costretti alla denutrizione , e non possono pensare a muoversi e a cambiare stato . Non vi è nessuna reale differenza nella vita di questi e di quelli . Soltanto , mentre a Gagliano non vi sono che contadini , e i pochi signori , Grassano , che è un paese grande , possiede una specie di classe media numerosa , fatta di artigiani , soprattutto di falegnami . Mi sono spesso chiesto per chi mai lavorassero tutte le botteghe di falegname che c ' erano in paese ; e , in verità , avevano tutte poco lavoro , e stentavano a tirare avanti . L ' esistenza di questa classe media dava un colore particolare alla vita paesana : gli artigiani stavano tutto il giorno sull ' uscio delle botteghe , quasi tutte inoperose , ma ben fornite di splendidi attrezzi americani . I contadini non si vedevano che all ' alba e al tramonto , e parevano così ancora più lontani , e relegati in un loro mondo remoto . Antonino , da buon barbiere , e gazzettino delle notizie , mi mise al corrente delle novità grassanesi . Non erano molte : qualche americano aveva seguito l ' esempio di quello di cui ho parlato , dalle catene d ' oro , ed era scappato a New York ; il capo della milizia era partito per l ' Africa , solo volontario del paese ; quelli che avevano chiesto di andare come operai , come a Gagliano , non erano stati accontentati e si lamentavano ; era arrivato un confinato nuovo , uno sloveno di Dalmazia , che sapeva far di tutto , modellini di navi e statuette di cera . Il mio trasferimento improvviso di tre mesi prima era ancora argomento di grandi discussioni : era stato , come tutti gli avvenimenti , portato nel campo dei partiti locali : gli oppositori del gruppo al potere accusavano questi di avermi fatto trasferire perché io frequentavo alcuni loro avversari , come il signor Orlando e il falegname Lasala , denunciandomi a Matera ; gli altri ritorcevano l ' accusa , sostenendo che erano stati loro , gli oppositori , a scrivere lettere anonime e a farmi partire soltanto per poterli accusare di questa azione , che agli occhi di entrambe le parti contendenti era una grave mancanza alla ospitálità tradizionale di Grassano . In verità , a farmi trasferire credo non fossero stati né gli uni né gli altri : ma la polemica s ' era invelenita , ed aveva contribuito ad accrescere la secolare riserva di odî e di rancori . A me queste cose non interessavano ; volevo invece approfittare di quelle ore di luce che restavano per passeggiare un poco , e rivedere i luoghi cui mi ero affezionato . Uscii dunque , accompagnato da quel gruppo di giovani . Venendo da Gagliano , la gemella miseria di Grassano mi pareva quasi ricchezza e la maggiore vivacità della gente , il diverso dialetto , con i suoi rapidi suoni pugliesi , mi davano l ' impressione di essere quasi in una città piena di vita . Finalmente rivedevo dei negozi , anche se erano dei poveri stambugi mal provvisti di mercanzie ; c ' erano delle bancarelle di mercanti ambulanti , sulla piazza , davanti al palazzo del barone di Collefusco , che vendevano stoffe , lame da barba , anfore di terra , oggetti da cucina . C ' era anche un carrettino di libri : gli stessi libri che avevo visti in mano al Capitano , ai ragazzi , ai contadini di qui : i Reali di Francia , le vite dei briganti , la storia di Corradino , degli almanacchi , dei lunari . Più in là c ' era il caffè : un vero caffè , con un biliardo , e , allineate su uno scaffale , una serie di vecchie bottiglie di vetro fuso e formato , di quelle che sono ora così ricercate dai collezionisti , con le facce di Re Vittorio Emanuele II , di Garibaldi , della Regina Margherita , o con delle donne nude che reggono una palla , o con una mano che brandisce una pistola . Ma , fatti avanti e indietro quei duecento passi , fra l ' albergo di Prisco e il caffè , si esaurisce tutta la vita mondana di Grassano . A destra e a sinistra , di sopra e di sotto , non c ' è più altro che stradette , scalette e sentieri , fra le catapecchie allineate dei contadini . Queste sono ancora più povere e squallide che quelle di Gagliano , le stanze sono più piccole , non ci sono orti vicino alle case , che si serrano l ' una all ' altra come per un pericolo mortale . Anche qui le capre e le pecore , più numerose che a Gagliano , saltano per le vie piene di spazzature ; anche qui i bambini seminudi , pallidi e gonfi si rincorrono tra i rifiuti . Le donne non portano il velo , né il costume : ma anche qui i loro visi sono terrei , chiusi e animaleschi . Anche qui la pazienza e la rassegnazione stanno scritte sui volti degli uomini e sulla desolazione del paesaggio . Soltanto , per il maggior contatto col mondo di fuori , c ' è nell ' aria un più vivo desiderio di evasione , sempre disilluso nella impossibilità della speranza . Risalii e ridiscesi , da solo , per le stradette conosciute , finché giunsi alla chiesa , nel vento , in cima al paese , per ridare uno sguardo a tutto l ' orizzonte , che spazia immenso oltre i confini di Lucania . Di qua , ai miei piedi , le case del paese , con i loro tetti giallognoli , e poi la discesa ondulata e grigiastra del monte , fino al Basento , e , in faccia , le montagne di Accettura , da quelle più a valle che nascondono Ferrandina , alle Dolomiti di Pietra Pertosa , dietro cui si perde il greto del fiume . Da tutti gli altri lati , il grande mare di terra informe , di là del Bilioso , delle grotte dei briganti e dei monachicchi , e di Irsina , irta su un colle ispido . Paesi lontanissimi appaiono da ogni parte , come vele sperdute su questo mare , fin laggiù dove si intravede Salandra , e Banzi , dove si stenta a immaginare , in quella arsura , esistesse davvero un tempo la fresca fontana più chiara del vetro , degna del vino e del capretto ; altri , più vicini , paiono navigare avvicinandosi al porto , fino a Grottole , là di faccia , dietro la cappella di sant ' Antonio , e ai suoi due alberi sperduti nel deserto . Questa sconfinata distesa monotona e ondulata , la si coltiva , da qualche anno , a grano : un povero grano che non ripaga la semente , le spese e la fatica . Quando l ' avevo vista per la prima volta , l ' estate , era il tempo della raccolta . Tutta la terra , d ' ogni parte intorno , era gialla sotto il sole : e un canto di lontane trebbiatrici solcava solo il silenzio . Ora , tutto era grigio , non un colore turbava quella monotonia solitaria . Rimasi a lungo lassù , finché cominciò ad imbrunire e a cadere qualche goccia di pioggia . Scesi in fretta all ' albergo . C ' era già parecchia gente che aspettava di mangiare , dei carrettieri di passaggio , dei mercanti ambulanti , e Pappone . Sulle voci di tutti , sentivo già dalla strada le urla pugliesi di Prisco , e le grida napoletane di Pappone , che , come sempre , fingevano per gioco di litigare . Pappone era un mercante di frutta di Bagnoli , che veniva spesso per affari a Grassano , dove ci sono delle ottime pere : l ' avevo già conosciuto durante l ' estate . Era un grande amico di Prisco , usavano ingiuriarsi continuamente in segno di affetto . Pappone gli gridava : - Strunzo galleggiante ! - e Prisco gli replicava : - Co ' a bannerola ' n coppa ! fetente ! - e , partiti di qui , continuavano a lungo a gran voce , minacciandosi con gli occhi e ridendo . Pappone era un ex frate , grasso , rotondo , ghiotto e , a modo suo , spiritosissimo . Aveva un ' arte particolare , come cuoco ; e si preparava da sé , mandando via dal fornello la signora Prisco , la salsa alla marinara per i maccheroni : me ne faceva sempre parte , ed era veramente la migliore che io abbia gustato mai . Anche maggiore era la sua arte di raccontare storie stravagantissime , accompagnandole con la mimica più espressiva . Ma , ahimè , le sue novelle erano tutte talmente salaci , pornografiche e fratesche , che non mi è davvero possibile riferirne nessuna : neppure quella che raccontò quella sera a tavola , e che , fra tutte quelle che gli avevo sentito narrare , era forse la più innocente . Finalmente potevo mangiare in compagnia : questo mi rallegrava : mi pareva di essere di nuovo un uomo libero . Da quel tempo ho preso in uggia la solitudine a tavola , al punto di preferire un qualunque commensale sconosciuto all ' esser solo . La cena , modestissima , mi pareva dunque deliziosa , e il racconto di Pappone assai più spiritoso delle più celebrate , e noiosissime , novelle del Firenzuola . Noi mangiavamo , e Prisco ci teneva compagnia , in maniche di camicia , coi gomiti sulla tavola , tonante , elastico e sudato , con un bicchiere di vino . Entrò allora un nuovo commensale : un mercante di stoffe di Brindisi , che già conoscevo . Era un uomo enorme , grassissimo e grossissimo , con una faccia da orco , con un gran naso , grandi occhi , grandi orecchie , grandi labbra , e grandi guance che muoveva mangiando con un grande fracasso . Mangiava almeno come quattro cristiani messi insieme , anche perché si limitava a quel solo pasto serale , dopo aver passato tutto il giorno ad arringare le donne perché comprassero le sue stoffe . Malgrado le sue terribili ganasce , e il sudore che gli rigava il volto , e quel suo orrendo aspetto di gigante difforme , era un uomo gentile , e spiritoso quasi quanto il suo amico Pappone . Così , attorno al tavolo , tutti erano rumorosamente allegri . Il Capitano , suo fratello , e il loro amico Boccia , un giovanotto un po ' deficiente per una malattia infantile , impiegato del municipio , stavano in un angolo della stanza , leggendo avidamente un vecchio numero della " Gazzetta dello Sport " . L ' orco di Brindisi non amava queste infatuazioni sportive , e attaccò subito direttamente , col suo vocione , il Capitano : - Capità ! Ora non c ' è più che lo sport ! La guerra d ' Africa , e lo sport ! non si pensa ad altro . Ma che cos ' è poi questo sport ? - Il Capitano cercò la parata . - Carnera , - rispose , - è campione del mondo - . Il mercante si mise a ridere , facendo tremare i bicchieri sul tavolo . - Il vostro Carnera , - disse , - è come Garibaldi - . L ' affermazione era così precisa che il Capitano non trovò risposta , e il gigante continuò : - Sono tutti trucchi . Carnera ha vinto perché era d ' accordo prima . È proprio una specie di Garibaldi : la storia non cambia . Sui vostri libri di scuola vi insegnano un mucchio di frottole , ma la verità è un ' altra . Quando Re Franceschiello dovette lasciare Napoli , e si ritirò a Gaeta , Garibaldi e i suoi amici con le camicie rosse venivano avanti all ' attacco , tutti allegri e fieri e pieni di coraggio . Su dalle mura di Gaeta sparavano i cannoni : ma quelli non se ne davano per intesi : pareva andassero a nozze , con in testa la bandiera e la fanfara . Re Franceschiello , che vedeva da Gaeta che le cannonate non facevano effetto , pensò : " O quelli sono dei pazzi , o qui ci sta qualcosa di strano . Mo ' mi ci voglio provar io a tirare una cannonata " . Detto fatto . Fece pigliare una bella palla , la fece mettere nel pezzo , e lui stesso , il Re , sparò . Bum ! Quando videro cadere la palla , Garibaldi e le sue camicie rosse non ne aspettarono una seconda , e se la diedero a gambe . Perché i colpi di prima erano tutti a polvere : Garibaldi si era messo d ' accordo , come Carnera . Quando il Re tirò la cannonata vera , Garibaldi disse : " Qua a Gaeta non va più bene . Ragazzi , andiamo a Teano ! " E così andò a Teano . Pappone , Prisco , i carrettieri , i mercanti , tutti risero : Garibaldi non è popolare quaggiù ; e la gloria di Carnera fu definitivamente sepolta . Anche il Capitano dovette riconoscersi sconfitto ; soltanto Boccia , che per la meningite sofferta non era in grado di afferrare in fretta gli argomenti , rimase imperturbabile . Appunto per questo suo difetto , gli avevano dato quel posto in municipio , che consisteva nel tenere in ordine delle carte , e fare un po ' da messo e da fattorino : i minorati , quaggiù , sono molto ben visti , e protetti dalla popolazione . Del resto , come succede spesso in casi simili , se Boccia era un po ' lento d ' ingegno , aveva una memoria di ferro , che si limitava però agli oggetti delle sue passioni dominanti . Queste erano due : lo sport e il diritto . Egli sapeva a memoria i nomi di tutti i componenti le squadre di calcio di tutta Italia negli ultimi anni , e usava recitarmeli , come litanie , con gli occhi brillanti di piacere . Ma l ' altra sua passione era ancora più vivace . Il diritto , gli avvocati , le cause in tribunale lo colmavano di estasi e di delizia . Sapeva a memoria i nomi di tutti gli avvocati della provincia , e brani delle loro cause più celebri ; e in questo non era il solo , perché l ' amore per l ' oratoria forense è quaggiù abbastanza generale . Ma un fatto accaduto due o tre anni prima era diventato l ' avvenimento più importante e beatificante della sua vita . Per qualche causetta di confini , una sezione distaccata di pretura aveva tenuto una udienza proprio qui a Grassano , e c ' era venuto a parlare il più grande avvocato di Matera , il famoso avvocato Latronico . L ' arringa di Latronico , Boccia la sapeva a mente intera : e non passava giorno che non la ripetesse , accendendosi di ammirazione nei passi più emozionanti . - Lupi di Accettura , cani di San Mauro , corvi di Tricarico , volpi di Grottole e rospi di Garaguso ! - aveva detto Latronico nella sua perorazione . A Boccia questo pareva il più alto volo dell ' oratoria universale . - Rospi di Garaguso ! - andava ripetendo con compunzione e con enfasi , secondo l ' umore del giorno ; - proprio così , rospi di Garaguso , perché stanno vicino all ' acqua , sopra il pantano . Che discorso ! A tavola , oltre ai maccheroni con la salsa di Pappone , c ' era del prosciutto , magro , saporito , tagliato a grosse fette , di un sapore assai diverso dai nostri prosciutti del nord , che io trovavo eccellente . Ne feci le lodi con Prisco , che mi disse che quello era prosciutto di montagna , che egli stesso andava a cercarlo dai contadini dei paesetti più alti e lontani . Erano prosciutti piccolissimi , e costavano quattro lire al chilo . Quando dissi a Prisco che in città lo si pagava almeno cinque volte tanto , il suo spirito vivace immaginò subito un affare . Mi propose , se avevo degli amici che si potessero incaricare della vendita , di fare una società , lui e io , per il commercio dei prosciutti . Egli si sarebbe occupato di andare in giro per i monti a incettarli , io , attraverso i miei corrispondenti , di venderli . Se ne sarebbero potute trovare delle quantità discrete , e , forse , negli anni venturi , si sarebbe potuta fare aumentare la produzione . Io non ho alcuno spirito commerciale , e forse appunto per questo la proposta mi parve bellissima . Risposi che , poiché si parlava di Garibaldi , avrei potuto fare come lui , che , in circostanze abbastanza analoghe alle mie , si era messo a vender candele ; che fra le candele e i prosciutti non vedevo molta differenza , e avrei veduto di occuparmene . Spinto dal calore della novità , scrissi a un amico , esportatore e commerciante delle cose più diverse nei più strani paesi del mondo . Dopo parecchio tempo ebbi la risposta che i prosciutti non lo interessavano ; che , per quanto ottimi , erano di una qualità diversa da quella a cui il pubblico era abituato , che si sarebbe dovuta creare una organizzazione di vendita sproporzionata alla piccola quantità della merce ; e che vedessi invece se si poteva trovare della ginestra che , in quei tempi di autarchia , era molto ricercata . La ginestra è il solo fiore di questi deserti , cresce dappertutto in cespugli aridi , pasto delle capre . Ma i miei entusiasmi di commercio lucano si erano ormai raffreddati , e la cosa non ebbe seguito . Quella prima sera di compagnia , tra i progetti di affari , le storielle allegre e la critica storica garibaldina , passò presto . L ' orco di Brindisi si ritirò a dormire sul suo camioncino , per meglio sorvegliare che non gli rubassero le stoffe durante la notte ; i carrettieri partirono , nel buio , per Tricarico , e Pappone ed io restammo i soli ospiti di Prisco ; perciò potemmo avere ciascuno una camera , senza doverla , per quella notte , spartire con altri . Volevo alzarmi presto , l ' indomani . Avevo progettato di scendere in basso , fin quasi al Basento , per dipingere Grassano come l ' avevo vista di laggiù , dalla stazione , alta sul cielo come una città d ' aria . Antonino , saputa la mia intenzione , mi aveva proposto di accompagnarmi : all ' alba mi aspettava alla porta , con un mulo per portare le tele e il cavalletto , e un gruppo di amici che volevano tutti venire con me . C ' era Riccardo , c ' era Carmelo , il manovale ciclista dei monachicchi , un falegname , un sarto , due contadini e due o tre ragazzi . Il tempo era grigio , soffiava il vento , ma si poteva sperare che non sarebbe venuta la pioggia . In quella luce diffusa e fredda delle nuvole , le cose apparivano più rilevate , e forse meno tristi nella loro monotonia che sotto la vampa crudele del sole : era il tempo che preferivo per il mio quadro . Il figlio minore di Prisco si unì a noi . Il Capitano ci salutò dall ' uscio : la strada era troppo lunga per la sua gamba zoppa . Con Barone in testa , saltellante staffetta , cominciammo la discesa , per il sentiero ripido che , evitando le curve e le giravolte della strada , arriva , in otto o dieci chilometri , al fondo della valle . Per quella stessa strada , e quasi con la stessa compagnia , ero sceso , un giorno d ' agosto , a fare un bagno nel Basento , in un angolo isolato del fiume , dove l ' acqua ristagna in una pozza , tra pochi alberi di pioppo , che sembrano stranamente appartenere a un altro paesaggio , piovuti a radicarsi qui per bizzarria . Tutti nudi , nell ' aria torrida del pomeriggio canicolare , c ' eravamo tuffati nel fiume : i miei compagni cercavano con le mani i pesci , rintanati nelle buche , nel fango della proda ; e ne presero parecchi , con quella tecnica rudimentale . È proibito pescare in questi fiumi perché i pesci dovrebbero distruggere le larve delle zanzare : ma nessuno bada al divieto : c ' è così poco da mangiare , tutto l ' anno , per i poveri di Grassano , che un piatto di pesci pare un dono del cielo . Ci eravamo poi asciugati al sole , tra lo stridore delle cicale e il fischiare delle zanzare , nel riverbero torrido delle argille . Ora invece l ' aria era fresca : ma il paesaggio non era cambiato : soltanto , di giallastro , s ' era fatto grigiastro . Giungemmo a un posto che mi pareva adatto al mio lavoro , e qui mi fermai . Rimase con me Antonino , che teneva al privilegio di porgermi i tubi di colore a mano a mano che mi abbisognavano , e un ragazzo per guardare il mulo che brucava le stoppie . Gli altri scesero fino al fiume , sperando in una pesca miracolosa , e io mi misi a dipingere . Il paesaggio , di qui , era il meno pittoresco che avessi veduto mai : per questo mi piaceva moltissimo . Non c ' era un albero , una siepe , una roccia atteggiata come un gesto fermo . Non ci sono gesti , quaggiù , né l ' amabile retorica della natura generante o del lavoro umano . Soltanto una distesa uniforme di terra abbandonata , e in alto il paese bianco . Sul cielo grigio , una piccola nuvola bassa , sopra le case , aveva la vaga forma di un angelo . I miei compagni tornarono dal fiume a mani vuote . Si misero attorno alla mia tela meravigliati di vedere Grassano , nato così dal nulla . Avevo sempre visto che , poiché non hanno i pregiudizi della mezza cultura , i contadini sono , in generale , capaci di vedere la pittura : avevo l ' abitudine di chiedere il loro parere sulle cose che avevo fatto . Mentre continuavo a lavorare , gli amici accesero un fuoco , per far scaldare le provviste che avevano portato , e si mangiò , lì , seduti in terra , guardando il mio quadro sul cavalletto , a cui avevamo legato delle grosse pietre perché il vento non lo portasse via . Dopo mangiato , cominciò a piovere , e non ci restò che tornare . Il quadro era ormai pressoché finito , lo si caricò sul mulo , avvolto in una coperta , e sotto la pioggia leggera ci mettemmo in cammino . In paese ci aspettava una straordinaria novità : era arrivata allora , su un carro tirato da un cavallo magro , una compagnia di attori . Si sarebbero fermati qualche giorno , avrebbero recitato , ci sarebbe stato il teatro ! Il carro , coperto da un tendone cerato , era là sulla piazza , con le scene e il sipario arrotolati . Gli attori si affaccendavano lì attorno , e andavano cercando , nelle case dei contadini , ospitalità , per non dover spendere nell ' albergo di Prisco . La compagnia era costituita di una famiglia : il padre , capocomico , la madre , prima attrice , due figlie di meno di vent ' anni , con i loro mariti , e qualche altro parente . Erano siciliani . Il capocomico entrò subito da Priseo , per farsi dare qualcosa di caldo per sua moglie , che aveva la febbre . Non avrebbe potuto recitare quella sera ; forse neppure l ' indomani , ma si sarebbero fermati qualche giorno . Era un uomo di mezza età ; già un po ' grasso , con le guance cascanti , e una mimica accentuata , che ricordava l ' imitazione di Zacconi . Quando seppe che io ero un pittore , mi disse che sarebbe stata per lui una grande fortuna se io avessi potuto dipingergli qualche scena di cui aveva bisogno . Le sue attrezzature erano ridotte ormai a quasi nulla , a forza di essere portate sul carretto , alle piogge e ai soli . Mi raccontò che egli era stato anche in buone compagnie , e che poi , per campare , si era dato a quella vita randagia , con la moglie e le figlie , tutte ottime attrici . Giravano per le città di Sicilia : qui in Lucania non c ' erano ancora mai stati . Si fermavano nei paesi più grossi e più ricchi , più o meno tempo , a seconda degli incassi : ma si guadagnava poco , la vita era difficile , una delle sue figlie era incinta e presto non avrebbe potuto recitare . Gli dissi che avrei dipinto volentieri le scene : ma cercammo poi invano , in paese , la carta o la tela e i colori necessari , e non potei , con molto dispiacere , farne nulla . Mi invitò comunque alla rappresentazione , di lì a due giorni , e mi presentò la sua compagnia . Il padre era il solo della famiglia ad avere l ' aria comune del vecchio attore : le donne non erano delle attrici , ma delle dee . La madre e le due figlie si assomigliavano . Parevano uscite dalla terra o discese da una nuvola : i loro enormi occhi neri erano quelli opachi e vuoti delle statue . I loro visi marmorei , tagliati dalle sopracciglia folte e nere e dalle rosse bocche carnose , stavano impassibili sui bianchi colli robusti . La madre era grande e opulenta , con la pigra sensualità di una Giunone arcaica ; le figlie , sottili e ondulanti , sembravano ninfe dei boschi , avvolte , per finzione bizzarra , in cenci colorati . Mi affrettai ad andare dai carabinieri , per avere il permesso di uscire la sera , per assistere alla recita . Il dottor Zagarella , podestà di Grassano , non amava , a differenza di don Luigino , fare il poliziotto , e lasciava che dei confinati si occupassero i carabinieri . Era un medico serio e colto , e , grazie a lui e a un altro dottore , il dottor Garaguso , che aveva fama di particolare competenza , Grassano era l ' unico paese della provincia dove si facesse qualcosa per la lotta antimalarica , e con qualche buon risultato . Questi due medici erano un caso eccezionale e fortunato , in questi paesi dove quasi tutti i loro colleghi assomigliavano , più o meno , ai due medicaciucci di Gagliano . Appunto perciò , mi ero proposto come uno degli scopi principali del mio viaggio , di visitarli per chiedere consigli alla loro specifica esperienza . Sia l ' uno che l ' altro me ne dettero di preziosi , e mi mostrarono le loro statistiche . Da qualche anno si prendevano , a Grassano , misure sistematiche di profilassi e anche di bonifica , pur senza avere , praticamente , alcun appoggio dalle autorità provinciali , né speciali sussidi . I casi di perniciosa erano quasi scomparsi ; e , in questi ultimi due anni , erano enormemente diminuiti i nuovi malati . La malaria , quaggiù , è un flagello assai peggiore di quello che si possa pensare : colpisce tutti , e , mal curata , dura tutta la vita . Il lavoro ne è impedito , la razza indebolita e fiaccata , i poveri risparmi vanno in fumo : ne derivano la miseria più nera , la schiavitù senza speranza . La malattia nasce dalla miseria delle argille diboscate , dei fiumi abbandonati , di una agricoltura senza risorse , e genera a sua volta la miseria , in un circolo mortale . Per sradicarla occorrerebbero grandi opere ; si dovrebbero arginare i quattro grandi fumi di Lucania , il Bradano , il Basento , l ' Agri e il Sinni , e i minori torrenti ; si dovrebbero ricoprire d ' alberi le pendici dei monti ; ci dovrebbero essere dappertutto dei medici valenti , degli ospedali , dei mezzi di cura e di profilassi . Ma anche le misure più limitate avrebbero la loro efficacia , come mi dicevano Zagarella e Garaguso . Soltanto , nessuno se ne occupa , e i contadini continuano ad ammalarsi e a morire . Il tempo si era fatto autunnale . Pioveva , in quei tre giorni prima della recita , e non potevo andare a dipingere in campagna . Passeggiavo per il paese , visitavo i miei conoscenti , e restavo a lavorare nella mia camera . Prisco era stato a caccia , era tornato con tre volpi , di quelle volpi rosse di qui , e un uccello di fiume . Io dipinsi l ' uccello , e le volpi , e feci il ritratto del Capitano . Un giorno , mentre dipingevo le volpi , avevo interrotto un momento il lavoro , e guardavo , dalla finestra , nella strada . Era l ' ora della siesta ; nell ' albergo tutti riposavano , e c ' era un perfetto silenzio . Sentii un rumore affrettato di piedi nudi scendere di volo la scala , e vidi Prisco , scalzo e in maniche di camicia , uscire con un gran salto nella via , entrare come un fulmine nella porta di faccia , e uscirne , sempre in silenzio , con un coltello in mano . Apersi la finestra , e sentii un grande strepito di voci . Là in faccia c ' era una rimessa , dove si fermavano i carrettieri di passaggio . Prisco , che era in camera sua a fare la siesta , ma che usava sempre dormire con un occhio solo , e con l ' orecchio teso , s ' era accorto di qualcosa che non andava bene là in faccia , dove i carrettieri giocavano alla passatella . Aveva visto qualcosa luccicare , e , svelto come un gatto , senza infilarsi le scarpe e senza parlare , era arrivato in tempo per strappare il coltello di mano a uno che l ' aveva levato per ferire . La passatella è il gioco più comune quaggiù : è il gioco dei contadini . Nei giorni di festa , nelle lunghe sere d ' inverno , essi si trovano nelle grotte del vino , a giocarla . Ma spesso finisce male ; se non sempre a coltellate come quel giorno , in litigi e baruffe . La passatella , più che un gioco , è un torneo di oratoria contadina , , dove si sfogano , in interminabili giri di parole , tutti i rancori , gli odi , le rivendicazioni represse . Con una partita breve di carte si determina un vincitore , che è il Re della passatella , e un suo aiutante . Il Re è il padrone della bottiglia , che tutti hanno pagato ; e riempie i bicchieri a questo o a quello , secondo il suo arbitrio , lasciando a bocca asciutta chi gli pare . L ' aiutante offre i bicchieri , e ha diritto di veto : può cioè impedire a chi si appresta a bere di portare il bicchiere alle labbra . Sia il Re che l ' aiutante debbono giustificare il loro volere e il loro veto , e lo fanno , in contraddittorio , con lunghi discorsi , dove si alternano l ' ironia e le passioni represse . Qualche volta il gioco è innocente e si limita allo scherzo di far bere tutto a uno solo , che sopporta male il vino , o di lasciare a secco proprio quello che si sa amarlo di più . Ma il più delle volte , nelle ragioni addotte dal Re e dall ' aiutante , si rivelano gli odi e gli interessi , espressi con la lentezza , l ' astuzia , la diffidenza e la profonda convinzione dei contadini . Le passatelle e le bottiglie si seguono una all ' altra , per delle ore , finché i visi sono accesi per il vino , per il caldo , e per il destarsi delle passioni , aguzzate dall ' ironia e appesantite dall ' ubriachezza . Se ancora non scoppia la lite , è in tutti l ' amarezza delle cose dette , degli affronti subiti . Prisco lo conosceva bene , quest ' unico divertimento dei contadini , e stava attento . Quando , dopo l ' intervallo del coltello , ebbi finito di dipingere le volpi , uscii per fare due passi . Aveva cessato di piovere , e l ' aria del paese era piena dell ' odore di carne bruciata dei gnemurielli che erano posti su dei bracieri , in mezzo alla strada , e che si vendevano a due soldi l ' uno . Mi avviai per una scaletta , su verso l ' alto , e raggiunsi la casa dove avevo abitato negli ultimi giorni prima della mia partenza per Gagliano , quando , lasciato l ' albergo di Prisco , avevo pensato di sistemarmi definitivamente . La mia casa consisteva di una grande stanza con due finestre , al primo piano , che mi aveva affittato una vedova napoletana . Sotto , al pianterreno , c ' era una bottega di falegname . La moglie del falegname , Margherita , mi faceva le faccende , e mi voleva molto bene . Anche ora , quando mi vide arrivare di lontano , mi corse incontro per festeggiarmi . - Sei tornato ? Resti qui con noi ? - Le dispiacque di sapere che avrei dovuto ripartire . Margherita era una vecchia , con un grande gozzo bitorzoluto che le deformava il collo , e un viso pieno di bontà . Era considerata una delle donne più intelligenti e più colte del paese , perché aveva fatto fino alla quinta elementare , e ricordava perfettamente tutto quello che aveva imparato . Quando veniva nella mia camera , mi ripeteva infatti le poesie di quei suoi vecchi tempi di scuola : la Spedizione di Sapri , la Morte di Ermengarda . Le ripeteva stando in mezzo alla stanza , ritta in piedi , con le braccia rigide e pendenti lungo il corpo , recitandole come cantilene . Ogni tanto si interrompeva per spiegarmi il significato di qualche parola difficile . Margherita era affettuosa e gentile . Mi diceva spesso : - Non essere triste se la tua mamma è lontana . Hai perduto una mamma ma ne hai trovata un ' altra . Io sarò la mamma tua - . Malgrado il suo gozzo , era veramente materna . Aveva avuto due figli , che ora erano grandi , e avevano già famiglia : uno era in America . Dei figliuoli mi parlava sempre , e volentieri , e mi mostrava le fotografie dei nipotini . Ma quando un giorno le chiesi se non ne avesse avuti altri , si mise a piangere di tenerezza al ricordo del suo terzo bambino , il prediletto , che era morto , e mi raccontò , fra le lagrime , la sua storia . Questo figlio era il più bello di tutti . Aveva poco più di un anno e mezzo , e parlava già bene , aveva dei bei riccioli neri e degli occhi vivaci : e capiva ogni cosa . Un giorno d ' inverno , che c ' era la neve sulla terra , Margherita l ' aveva affidato a una sua comare e vicina , che l ' aveva portato con sé in campagna , mentre andava a far legna . Alla sera la vicina tornò a casa sola , e disperata . Aveva lasciato il bambino , che camminava ben poco , per pochi minuti , mentre raccoglieva , nel sentiero del bosco , delle frasche : ma , tornata , il bambino non c ' era più . Aveva girato là attorno dappertutto , del bambino nessuna traccia . Certo doveva averlo preso un lupo o un ' altra bestia del bosco , e non si sarebbe trovato mai più . Margherita e suo marito , e tutti i contadini , e i carabinieri partirono subito , e per tutta la notte e nei giorni seguenti batterono tutta la campagna , metro per metro ; ma il bambino non fu trovato , e la ricerca , dopo tre giorni , fu abbandonata . Il quarto giorno , alla mattina , Margherita , che girava sola e sconsolata per la campagna , incontrò , alla svolta di un sentiero , una donna grande e bella , col viso nero . Era la Madonna di Viggiano . Le disse : - Margherita , non piangere . Il tuo bambino è vivo . È laggiù nel bosco , in una fossa da lupi . Va ' a casa , fatti accompagnare , e lo troverai - . Margherita corse , e , seguita dai contadini e dai carabinieri , giunse nel luogo indicato dalla Madonna . Nella fossa da lupi , in mezzo alla neve , giaceva il suo bambino , tranquillamente addormentato , tutto rosa e tiepido in mezzo a quel freddo . La madre lo abbracciò , lo svegliò . Tutti piangevano , anche i carabinieri . Il bambino raccontò che era venuta una donna col viso nero , e che per quattro giorni l ' aveva tenuto con sé e gli aveva dato il latte , lì in quella fossa , e l ' aveva tenuto caldo . Quando furono tornati a casa , Margherita disse a suo marito : - Questo bambino non è come gli altri . La Madonna di Viggiano gli ha dato il latte , nella fossa da lupi . Chissà che cosa sarà di lui . Andiamo a Grottole , dall ' indovinante . A Grottole , - diceva Margherita , - c ' era allora un indovinante , che indovinava forte . Ci andammo , pagammo una lira , e quello disse tutto quel che era successo , come se l ' avesse visto . Ma poi si scurì in viso , e disse che il bambino sarebbe morto all ' età di sei anni , cadendo da una scala . E purtroppo così fu . A sei anni cadde da una scala , il mio povero bambino , e morì - . Margherita piangeva . Altri bambini erano stati rapiti per l ' aria , e ritrovati per merito della Madonna nera . Uno di pochi mesi scomparve , e si trovò poi , sopra uno dei due alberi che stanno a lato della cappella di sant ' Antonio , a una diecina di chilometri dal paese , a mezza strada fra Grassano e Grottole . Era stato un demonio a portarlo lassù , e sant ' Antonio ad averne cura . Ma il solo di cui conoscessi anch ' io la famiglia , era il bambino di Margherita . Venne finalmente la serata della recita . Aveva cessato di piovere , le stelle brillavano mentre mi avviavo verso il fondo del paese . Non esistevano sale o saloni che potessero servire di teatro : si era scelto una specie di cantina o di grotta seminterrata , e ci avevano portato delle panche , dalla scuola , sul pavimento di terra battuta . In fondo , avevano costruito un piccolo palco , chiuso da un vecchio sipario . Lo stanzone era pieno zeppo di contadini , che aspettavano con meraviglia l ' inizio della rappresentazione . Si recitava La Fiaccola sotto il Moggio , di Gabriele d ' Annunzio . Naturalmente , mi aspettavo una gran noia da questo dramma retorico , recitato da attori inesperti , e aspettavo il piacere della serata soltanto dal suo carattere di distrazione e di novità . Ma le cose andarono diversamente . Quelle donne divine , dai grandi occhi vuoti e dai gesti pieni di una passione fissata e immobile , come le statue , recitavano superbamente ; e , su quel palco largo quattro passi , sembravano gigantesche . Tutta la retorica , il linguismo , la vuotaggine tronfia della tragedia svaniva , e rimaneva quello che avrebbe dovuto essere , e non era , l ' opera di d ' Annunzio , una feroce vicenda di passioni ferme , nel mondo senza tempo della terra . Per la prima volta , un lavoro del poeta abruzzese mi pareva bello , liberato da ogni estetismo . Mi accorsi subito che questa sorta di purificazione era dovuta , più ancora che alle attrici , al pubblico . I contadini partecipavano alla vicenda con interesse vivissimo . I paesi i fiumi i monti di cui si parlava , non erano lontani di qui . Così li conoscevano , erano delle terre come la loro e davano in esclamazioni di consenso sentendo quei nomi . Gli spiriti e i demoni che passano nella tragedia , e che si sentono dietro le vicende , erano gli stessi spiriti e demoni che abitano queste grotte e queste argille . Tutto diventava naturale , veniva riportato dal pubblico alla sua vera atmosfera , che è il mondo chiuso , disperato e senza espressione dei contadini . In quella serata , spogliata la tragedia , dagli attori e dal pubblico , di tutto il dannunzianesimo , restava soltanto un contenuto grezzo ed elementare , che i contadini sentivano proprio . Era un ' illusione , ma mostrava la verità . D ' Annunzio era uno dei loro : ma era un letterato italiano , e non poteva non tradirli . Egli era partito di qui , da un mondo senza espressione , e aveva voluto sovrapporgli la veste brillante della poesia contemporanea , che è tutta espressività , sensualità , senso del tempo . Aveva perciò degradato quel mondo a puro strumento retorico , quella poesia a vuoto formalismo linguistico . Il suo tentativo non poteva essere che un tradimento e un fallimento . Da quel connubio ibrido non poteva che nascere un mostro . Le attrici siciliane e i contadini di Grassano avevano , spontaneamente , fatta la strada opposta ; avevano eliminata quella veste posticcia , e ritrovato a modo loro il nocciolo paesano ; e di questo si commovevano ed entusiasmavano . I due mondi malamente fusi nella vuotezza estetizzante , tornavano a scindersi , poiché ogni loro contatto è impossibile , e sotto quell ' onda di inutili parole riappariva , per i contadini , la Morte vera e il Destino . Il giorno dopo , ero invitato a colazione dal signor Orlando , fratello di un noto giornalista che abitava a New York . Era un uomo alto , serio e malinconico . Viveva ritirato in un suo palazzetto , in una parte isolata del paese , e , avversario degli attuali potenti , si teneva lontano il più possibile dalle questioni locali . Io avevo disegnato la copertina di un libro di suo fratello sull ' America : questo era stato il pretesto della nostra conoscenza , ed egli mi aveva usato ogni sorta di cortesie . Aveva ancora gli antichi costumi lucani : sua moglie non mangiò a tavola con noi , e ci lasciò soli . Parlammo dei contadini , della malaria , dell ' agricoltura , dei vari aspetti della questione meridionale . Io avevo visto quel giorno un confinato , un piccolo ragioniere torinese , già impiegato ai sindacati , e mandato qui , a quello che egli diceva , come capro espiatorio per degli scandalosi furti di fondi nelle casse sindacali ad opera dei gerarchi suoi superiori . Egli aveva trovato da lavorare tenendo i libri di conti di una delle più grosse proprietà di Grassano , e me li mostrò . In questa grande tenuta non si coltivava che grano , secondo le direttive del governo . Nelle annate buone , malgrado il concime e il lavoro , non si raggiungeva che un raccolto di nove volte il seme ; nelle altre annate la messe era di molto inferiore ; a volte dava soltanto tre o quattro volte la semenza . Era dunque una follia economica questo insistere sul grano . Queste terre non consentirebbero che la coltura del mandorlo e dell ' olivo ; e soprattutto , dovrebbero tornare ad essere foreste e pascoli . I contadini erano pagati con salari di fame . Ricordavo , nel giorno del mio arrivo , in piena mietitura , le lunghe file di donne , che salivano dai campi in riva al Basento su per l ' interminabile strada , fino in paese , con in testa un sacco di grano , come dei dannati dell ' inferno , sotto il sole feroce . Per ogni sacco portato fino in paese ricevevano una lira . E giù , nei campi , c ' era la malaria . Ma , dicevamo con Orlando , il luogo comune che l ' unica causa dei mali di qui sia il latifondo , e che basti spezzare il latifondo per redimere , come suol dirsi , la terra , non ha fondamento . Le condizioni dei piccoli proprietari di Gagliano non sono migliori , anzi sono forse ancora peggiori di quelle dei contadini senza terra di qui . Che cosa fare dunque nelle presenti condizioni ? - Niente , - diceva Orlando con la sua profonda tristezza meridionale , ripetendo la stessa sconsolata parola del migliore e più umano pensatore di questa terra , Giustino Fortunato , che amava chiamarsi " il politico del niente " . Io pensavo a quante volte , ogni giorno , usavo sentire questa continua parola , in tutti i discorsi dei contadini . - Ninte , - come dicono a Gagliano . - Che cosa hai mangiato ? - Niente . - Che cosa speri ? - Niente . - Che cosa si può fare ? - Niente - . La stessa , e gli occhi si alzano , nel gesto della negazione , verso il cielo . L ' altra parola , che ritorna sempre nei discorsi è crai , il cras latino , domani . Tutto quello che si aspetta , che deve arrivare , che deve essere fatto o mutato , è crai . Ma crai significa mai . La sconsolatezza di Orlando , che era quella di tutti i meridionali che pensano con serietà ai problemi del loro paese , derivava , come in tutti , da un radicale complesso di inferiorità . Per questo può forse dirsi che è impossibile ad essi capire completamente la loro terra e i suoi problemi , poiché partono , senza avvedersene , da un confronto , che non dovrebbe essere fatto , tutt ' al più , se non dopo . Se si considera la civiltà contadina una civiltà inferiore , tutto diventa sentimento di impotenza o spirito di rivendicazione : e impotenza e rivendicazione non hanno mai creato nulla di vivo . I pochi giorni di Grassano passarono così , fra la pittura , il teatro e gli amici , in un lampo , e dovetti ripartire . Una mattina presto , con un tempo grigio e incerto , l ' automobile mi aspettava davanti alla porta . Salutato rumorosamente da Prisco e dai suoi figli e da Antonino e Riccardo , dissi addio a quel paese , dove non sono tornato più . Gagliano mi riprese e richiuse , come l ' acqua verde di un pantano raccoglie la rana , indugiatasi sulla proda ad asciugarsi al sole . Mi pareva ancora più lontano e solitario di prima ; nessun suono mi giungeva dal mondo di fuori : qui non passavano attori né mercanti . La strega mi aspettava sull ' uscio di casa , come al solito , con il suo gran corpo nero senza età . Don Luigino mi aspettava sulla piazza , contento di riavermi in suo potere . I malati mi aspettavano nelle loro casupole , più numerosi per quella settimana di abbandono . E ricominciò la serie dei giorni uguali , come prima . Il tempo si fece freddo . Dal fondo dei burroni il vento saliva con i suoi vortici gelidi , soffiava continuo , come venisse da tutte le parti , penetrava nelle ossa , e si perdeva , ruggendo , nelle gole dei camini . La notte , solo nella mia casa , lo ascoltavo : era un grido senza interruzione , un urlo , un lamento , come se tutti gli spiriti della terra si lagnassero insieme della loro sconsolata prigionia . Vennero le piogge , lunghe , abbondanti , senza fine : il paese si coprì di nebbie biancastre che stagnavano nelle valli : le cime dei colli sorgevano da quello sfatto biancore , come isole su un informe mare di noia . Le argille cominciarono a sciogliersi , a colare lente per i pendii , scivolando in basso , grigi torrenti di terra in un mondo liquefatto . Nella mia stanza , il suono metallico delle gocce che cadevano sulla terrazza risuonava come su una pelle tesa , e si univa ai ringhi e ai sibili del vento : ero come sotto una tenda in un deserto . Dalle finestre entrava una luce fosca e incerta : le colline parevano addormentarsi dolorosamente in quello squallore . Soltanto Barone correva lieto all ' aperto , nell ' acqua , come un folletto , annusando , gli odori della terra bagnata , e rientrava saltellante , scuotendosi la pelliccia inzuppata . La violenza del vento contrario ricacciava il fumo del camino nelle camere : il fumo acre e odoroso dei ceppi di ginepro e di brugo , delle some che una contadina mi portava , sul suo asino . , dal bosco . Dovevo gelare , o lagrimare . Con gli occhi che mi bruciavano , lasciavo passare le ore , in quella acquosa atmosfera di dissoluzione . Poi venne la neve , le mani delle donne si arrossarono per il gelo , sopra i veli bianchi apparvero le grandi mantiglie di lana nera ; e un ' immobilità più ferma , un silenzio più fitto del consueto parve addensarsi sulle distese solitarie dei monti . Una sera che un vento selvaggio aveva portato qualche squarcio di sereno , udii squillare la tromba del banditore , e rullare il tamburo ; la strana voce del becchino ripeteva , davanti a tutte le case , con la sua unica nota alta e strascicata , il suo appello . - Donne , è arrivato il sanaporcelle ! Domattina , alle sette , tutte al Timbone della Fontana con le vostre porcelle . Donne , è arrivato il sanaporcelle ! - La mattina il tempo era incerto , ma fra le nuvole basse appariva qualche lembo di cielo . La neve era quasi tutta sciolta : restava , a chiazze , qua e là , nei luoghi dove il vento l ' aveva accumulata . Uscii presto di casa , e mi avviai . Il Timbone della Fontana era un largo spiazzo , quasi piano , fra i monticelli di argilla , nei pressi dell ' antica sorgente , un po ' fuori del paese , a destra della chiesa . Quando ci arrivai , nella luce ancora grigia lo vidi già pieno di folla . Quasi tutte le donne , giovani e vecchie , erano là ; e molte tenevano al guinzaglio , come un cane , la loro scrofa : le altre le accompagnavano , e venivano ad assistere alla sanatura . Veli bianchi e scialli neri ondeggiavano , al vento : un gran sussurrìo , un frastuono di voci , di grida , di risa , di grugniti , si spargeva nell ' aria tagliente . Le donne erano tutte eccitate , rosse in viso , piene di apprensione e di appassionata attesa . I ragazzi correvano , i cani abbaiavano , tutto era movimento . In mezzo al Timbone stava ritto un uomo alto quasi due metri , e robusto , col viso acceso , i capelli rossi , gli occhi azzurri e dei gran baffi spioventi , che lo facevano assomigliare a un barbaro antico , a un Vercingetorige , capitato per caso in questi paesi di uomini neri . Era il sanaporcelle . Sanare le porcelle significa castrarle , quelle che non si tengono a far razza , perché ingrassino meglio , e abbiano carni più delicate . La cosa , per i maiali , non è difficile , e i contadini la fanno da soli , quando le bestie sono giovani . Ma alle femmine bisogna togliere le ovaie , e questo richiede una vera operazione di alta chirurgia . Questo rito è dunque eseguito dai sanaporcelle , mezzi sacerdoti e mezzi chirurghi . Ce ne sono pochissimi : è un ' arte rara , che si tramanda di padre in figlio . Quello che io vidi , era un sanaporcelle famoso , figlio e nipote di sanaporcelle ; e passava di paese in paese , due volte all ' anno , a eseguire la sua opera . Aveva fama d ' essere abilissimo : era ben raro che una bestia gli morisse dopo l ' operazione . Ma le donne trepidavano ugualmente , per il rischio e l ' amore per l ' animale familiare . L ' uomo rosso si ergeva possente in mezzo allo spiazzo , e affilava il coltello . Teneva in bocca , per aver libere le mani , un grosso ago da materassaio ; uno spago , infilato nella cruna , gli pendeva sul petto ; e aspettava la prossima vittima . Le donne esitavano attorno a lui : ciascuna spingeva la vicina o l ' amica a portare per prima la sua bestia , con grandi esclamazioni e deprecazioni . Anche le scrofe pareva sapessero la sorte che le aspettava , e puntavano i piedi , o tiravano sulle corde per fuggire , e strillavano come ragazze impaurite , con quelle loro voci così umane . Una giovane donna si fece innanzi con la sua bestia , e due contadini che facevano da aiutanti afferrarono subito la maialina rosea , che si dibatteva e gridava di spavento . Tenendola ben ferma per le zampe , che legarono a dei paletti conficcati in terra , la sdraiarono a pancia all ' aria . La scrofa urlava , la giovane si fece il segno della croce , e invocò la Madonna di Viggiano , fra il mormorìo di partecipe consenso di tutte le altre donne ; e l ' operazione cominciò . Il sanaporcelle , rapido come il vento , fece un taglio col suo coltello ricurvo nel fianco dell ' animale : un taglio sicuro e profondo , fino alla cavità dell ' addome . Il sangue sprizzò fuori , mescolandosi al fango e alla neve : ma l ' uomo rosso non perse tempo : ficcò la mano fino al polso nella ferita , afferrò l ' ovaia e la trasse fuori . L ' ovaia delle scrofe è attaccata con un legamento all ' intestino : trovata l ' ovaia sinistra , si trattava di estrarre anche la destra , senza fare una seconda ferita . Il sanaporcelle non tagliò la prima ovaia , ma la fissò con il suo grosso ago , alla pelle del ventre della scrofa ; e , assicuratosi così che non sfuggisse , cominciò con le due mani a estrarre l ' intestino , dipanandolo come una matassa . Metri e metri di budella uscivano dalla ferita , rosate viola e grige , con le vene azzurre e i bioccoli di grasso giallo , all ' inserzione dell ' omento : ce n ' era sempre ancora , pareva non dovesse finir più . Finché a un certo punto , attaccata all ' intestino , compariva l ' altra ovaia , quella di destra . Allora , senza usare il coltello , con uno strattone , l ' uomo strappò via la ghiandola che era uscita allora , e quella che aveva appuntata alla pelle ; e le buttò , senza voltarsi , dietro a sé , ai suoi cani . Erano quattro enormi maremmani bianchi , con le grandi code a pennacchio , i rossi occhi feroci , e i collari a punte di ferro , che li proteggono dai morsi dei lupi . I cani aspettavano il lancio , e prendevano al volo , nelle loro bocche , le ovaie sanguinanti e poi si chinavano a leccare il sangue sparso per terra . L ' uomo non si interrompeva . Strappate le ghiandole , rificcò , pezzo a pezzo , spingendolo con le dita , l ' intestino dentro il ventre , ricacciandolo a forza quando quello , gonfio d ' aria come un pneumatico , stentava a rientrare . Quando tutto fu rimesso a posto , l ' uomo rosso si cavò di bocca , di sotto i gran baffi , l ' ago infilato , e con un punto , e un nodo da chirurgo , chiuse la ferita . La scrofa , liberata dai ceppi , restò un attimo come incerta , poi si rizzò in piedi , si scrollò , e strillando si mise a correre per lo spiazzo inseguita dalle donne , mentre la giovane padrona , liberata dall ' ansia , cercava nella tasca , sotto la sottana , le due lire di compenso per il sanaporcelle . L ' operazione non era durata in tutto che tre o quattro minuti ; e già un ' altra bestia era afferrata dagli aiutanti , e coricata con la schiena a terra , pronta al sacrificio . La scena di prima si ripeté : e , una dopo l ' altra , per tutta la mattina , senza interruzione , le scrofe furono sanate . Il giorno era chiaro ormai , con un gran vento freddo , che portava qua e là degli stracci di nuvole . L ' odore del sangue gravava nell ' aria : i cani erano ormai sazi di quella carne ancor viva . La terra e la neve erano rosse ; le voci delle donne si erano fatte più alte , le scrofe sanate e quelle ancora da sanare strillavano insieme , ogni volta che una era buttata in terra , rispondendosi e commiserandosi , come un coro di lamentatrici . Ma la gente era allegra , nessuna bestia pareva dovesse morire . Era ormai mezzogiorno ; il meraviglioso sanaporcelle si rizzò in tutta la sua statura , e disse che avrebbe rimandato al pomeriggio quelle poche bestie che restavano da sanare . Le donne cominciarono ad andarsene , con i loro animali al guinzaglio , commentando : il sanaporcelle , seguito dai suoi cani , contando le monete del suo guadagno , si avviò alla casa della vedova per mangiare ; e anch ' io me ne andai dietro a lui . Per qualche giorno , in paese , non si parlò d ' altro : si trepidava al pensiero che qualche complicazione potesse far morire qualcuna delle scrofe sanate : ma tutto andò bene , i cuori si rassicurarono e ogni apprensione sparì . Il sanaporcelle era partito la sera stessa per Stigliano , coperto di benedizioni , con i suoi baffi rossi da sacerdote druidico , e il coltello del sacrificio . La notte scendeva ormai prestissimo ; le serate , accanto al fuoco che strideva e sfriggeva e soffiava e fumava , erano lunghe e tristi , mentre Barone tendeva l ' orecchio agli urli del vento e al richiamo lontano dei lupi . Il lavoro dei contadini si riduceva sempre più : nei giorni di cattivo tempo era inutile andare nei campi : restavano a casa , vicino ai loro fuochi stenti , o s ' incontravano nelle grotte del vino , a giocare interminabili passatelle . Anche don Luigino , per fortuna , era appassionato di questo gioco popolare e oratorio : si chiudeva in cantina per dei pomeriggi interi , con l ' altro maestro , l ' avvocato P . , l ' eterno studente di Bologna , quattro o cinque altri proprietari , e magari , per dimostrare il suo spirito democratico , e per far numero , la guardia comunale , o il barbiere americano ; e non ne usciva che a sera tarda , reggendosi a stento sulle gambe , e con gli occhi lustri . Si poteva ormai traversare la piazza senza pericolo di incontrarlo . Ma gli mancava , da qualche giorno , il suo miglior compagno di giochi , il suo braccio secolare , il partecipe necessario e inseparabile della sua potenza . Il brigadiere dei carabinieri , finito di racimolare , a quel che si diceva , una quarantina di migliaia di lire in quel paese ormai troppo sfruttato , aveva chiesto di essere trasferito in un ' altra sede più ricca . Il nuovo brigadiere era l ' opposto di quello che se n ' era andato . Era giovanissimo , un biondino con gli occhi azzurri , di Bari , e sembrava un ragazzo . Usciva allora dalla scuola : questo era il suo primo servizio ; ci metteva dell ' onesto zelo , convinto e desideroso di servire la Giustizia . Era pieno di idealismo e di disinteresse , si sentiva davvero il protettore della vedova e dell ' orfano , e non tardò ad accorgersi di essere capitato in una miserabile tana di lupi e di volpi . Quando , in pochi giorni , ebbe finito di conoscere tutti i signori del paese , e si rese conto delle loro liti e passioni , e del loro odio per i contadini , e della miseria , e capì che egli avrebbe potuto far ben poco contro quella rete di ragno dell ' abitudine , dell ' impunità e della rassegnazione , il suo cuore giovanile si riempì di amarezza . M ' incontrava nella piazza , e mi guardava sconsolato . - Dio mio , dottore ! che paese ! - mi diceva . - Di persone per bene ce ne sono due sole : lei ed io - . Lo confortavo come potevo : - Siamo più di due , brigadiere . Del resto , due giusti soli sarebbero bastati a salvare Sodoma e Gomorra dall ' ira del cielo . Ma qui ci sono molti giusti tra i contadini , li conoscerà a poco a poco . E poi , c ' è don Cosimino . Don Cosimino stava dietro il suo sportello , alla Posta , tutto avvolto in una tunica di tela nera che gli copriva la gobba , e ascoltava i discorsi di tutti , guardava con i suoi occhi arguti e melanconici , e sorrideva col suo sorriso pieno di amara bontà . Aveva preso l ' abitudine , di sua iniziativa , di consegnare di nascosto , a me e agli altri confinati , la posta in arrivo , prima che passasse censura . - C ' è una lettera , dottore , - mi sussurrava dallo sportello ; - venga più tardi , quando non ci sia nessuno - . E mi passava la lettera , nascosta , per prudenza , sotto un giornale . Egli avrebbe dovuto prendere tutta la nostra posta in arrivo e spedirla a Matera , alla censura : di qui poi , dopo una settimana , sarebbe tornata per esserci distribuita . Io leggevo subito grazie a don Cosimino , le cartoline , e gliele restituivo senz ' altro , perché le mandasse alla questura : le lettere le portavo a casa , le aprivo con cura , e , se l ' operazione era riuscita senza che la busta si rompesse o ne restassero tracce , le riportavo a don Cosimino l ' indomani : così non si correva rischi che la censura si stupisse di restar senza lavoro . Nessuno aveva pregato quell ' angelo gobbo di questo favore : l ' aveva fatto spontaneamente , per naturale bontà . Le prime volte , mi spiaceva quasi di prendere le lettere , per timore di comprometterlo : era lui a mettermele in mano , e mi forzava ad accettarle , con una sorta di sorridente autorità . Le lettere in partenza dovevano passare anch ' esse da Matera per essere censurate : anche qui c ' era la noia dell ' enorme ritardo ; e don Cosimino non poteva , con la massima buona volontà , essere di alcun aiuto . In quei giorni avvenne nella censura un cambiamento . La questura , che forse aveva troppo lavoro , incaricò del controllo sulla posta in partenza , il podestà : il che accrebbe l ' autorità e la gloria di don Luigino . Anziché consegnare le lettere chiuse a don Cosimino perché le mandasse a Matera , si dovevano ora portare , aperte , al podestà , che le leggeva e s ' incaricava di spedirle direttamente a destinazione . Questa novità avrebbe dovuto portare una maggior rapidità nella posta , e forse era fatta proprio a questo scopo ; ma il bene che ne derivava era minore della noia di essere controllati sul luogo , di dover far sapere tutti i fatti propri e intimi a un uomo curioso e infantile , e che si incontrava per strada dieci volte al giorno . Don Luigino avrebbe potuto esercitare il suo ufficio pro forma : dare un ' occhiata alle lettere , e sbarazzarsene al più presto ; ma non c ' era da sperarlo . La censura postale era per lui un nuovo onore , un nuovo e insperato mezzo di soddisfare il suo latente sadismo e la sua fantasia da romanzo giallo . Era in quei giorni arrivato un nuovo confinato : un grosso mercante d ' olio di Genova , mandato qui non per ragioni politiche , ma piuttosto per gelosia di mestiere o per concorrenza in affari . Era un vecchio , abituato a una vita comoda , seriamente malato di cuore , un brav ' uomo , insieme pratico e sentimentale , che i disagi e la lontananza dalla famiglia rendevano , in quel primi tempi , veramente angosciato . Egli aveva dovuto lasciare sospesi , da un momento all ' altro , tutti i suoi affari , che erano molti e complicati , e doveva perciò dare un ' infinità di disposizioni . Scrisse dunque delle lettere , col solito frasario e le solite abbreviazioni convenzionali dei commercianti : " A preg . | vs . | del 7 corr . | ecc . " e un ' infinità di cifre , di date , di numeri di assegni e di scadenze . Erano le più innocenti lettere del mondo ; ma don Luigino non conosceva il gergo degli affari , ed era tutto caldo della sua nuova autorità . Egli immaginò subito che quelle frasi tronche e quei numeri fossero un cifrario segreto : pensò di essere sulle fila di chissà quale importantissimo complotto . Non spedì le lettere , e per molti giorni cercò invano di decifrarle , per scoprirne gli inesistenti significati reconditi , e intanto fece sorvegliare il buon mercante d ' olio ; mandò le lettere alla questura di Matera , e infine non poté più trattenersi , e fece al vecchio genovese una scenataccia violenta , piena di oscure minacce . Soltanto dopo molti giorni si calmò , ma non credo si sia mai del tutto persuaso che i suoi sospetti erano infondati . Per me , la cosa era molto diversa . Gli consegnavo le mie lettere ; don Luigino le portava a casa , e le leggeva con attenzione . Nei giorni seguenti , ogni volta che mi incontrava , lodava le mie qualità letterarie . - Come scrive bene , don Carlo ! È un vero scrittore . Mi leggo le sue lettere a poco a poco : è una delizia . Quella di tre giorni fa , me la sto copiando ; è un capolavoro - . Don Luigino copiava tutte le mie lettere , non so se davvero per ammirazione stilistica o per zelo poliziesco , o per tutte e due le cose insieme : questo lavoro richiedeva molto tempo , e la mia corrispondenza non partiva mai . Dicembre avanzava , era tornata la neve , i campi dormivano abbandonati , i contadini non uscivano dal paese , le strade erano insolitamente animate . Quando calava la sera , sotto il fumo grigio dei camini , mosso e stracciato dal vento , per le vie buie , si sentiva un sussurrare , un rumore di passi , uno scambio alterno di voci , e i ragazzi , correndo a frotte , lanciavano nell ' aria nera i primi rauchi suoni dei cupi ­ cupi . Il cupo ­ cupo è uno strumento rudimentale , fatto di una pentola o di una scatola di latta , con l ' apertura superiore chiusa da una pelle tesa come un tamburo . In mezzo alla pelle è infisso un bastoncello di legno . Soffregando con la mano destra , in su e in giù , il bastone , si ottiene un suono basso , tremolante , oscuro , come un monotono brontolìo . Tutti i ragazzi , nella quindicina che precede il Natale , si costruivano un cupo ­ cupo , e andavano , in gruppi , cantando su quell ' unica nota di accompagnamento , delle specie di nenie , su un solo motivo . Cantavano delle lunghe filastrocche senza senso , non prive di una certa grazia ; ma soprattutto portavano , davanti alle porte delle case dei signori , serenate e complimenti improvvisati . In compenso , le persone lodate nel canto devono regalare una strenna , dei fichi secchi , delle uova , delle focacce , o qualche moneta . Appena scendevano le ombre , cominciavano i ritornelli , sempre uguali . L ' aria era piena di quei suoni lamentosi e strascicati , di quelle voci infantili , sull ' accento ritmico e grottesco dei cupi ­ cupi . Sentivo di lontano : Aggio cantato alla lucente stella Donna Caterina è una donna bella Sona cupille si voi sunà . Aggio cantato dal fondo del core Il dottor Milillo è ' nu professore Sona cupille si voi sunà . Aggio cantato sovra ' na forcina E donna Maria è ' na regina Sona cupille si voi sunà . E così via , dinanzi a tutti gli usci , con un frastuono melanconico . Vennero anche da me , e cantarono una interminabile canzoncina , che finiva : Aggio cantato sovra ' nu varcone E don Carlo è ' nu varone Sona cupille si voi sunà . Questi poveri canti , e il suono del cupo ­ cupo , risonavano nelle strade oscure , come il rumore del mare dentro il cavo di una conchiglia ; si alzavano sotto le fredde stelle invernali , e si spegnevano nell ' aria natalizia , piena dell ' odore delle frittelle e di una melanconica festività . - Una volta venivano in paese , in questi giorni , i pastori , - mi diceva la Giulia . - Suonavano in chiesa , per Natale , con le loro zampogne , " Gesù Bambino è nato " . Ma da molti anni hanno cambiato strada , e non ci passano più , da queste parti - . Veramente , un pastore venne , poco prima di Natale , con un suo ragazzo , e la zampogna , ma si fermò un giorno solo , per salutare certi suoi compagni , e non andò in chiesa . Lo trovai in casa dei suoi amici , dalla vecchia Rosano , la contadina madre del muratore , quella che era venuta a trovarmi da sola . C ' era conversazione da lei , quella sera , e io , che passavo per la strada , fui invitato a entrare , e a bere il vino e a mangiare le focacce . Avevano sgombrato la stanza , e una ventina di giovani contadini e contadine , nipoti e parenti della vecchia , ballavano al flebile suono della zampogna . Era una specie di tarantella , i danzatori non si toccavano che la punta delle dita , girandosi attorno , come in una specie di ruota , o di corteggiamento cadenzato . Poi tutti si fermarono , e si fecero in mezzo alla stanza , tenendosi per mano , un giovane contadino e la sua fidanzata , la figlia della vecchia , una ragazza alta e robusta , dal viso rosato , che vedevo spesso passare per le strade con degli enormi pesi in equilibrio sul capo , sacchi di cemento , secchi pieni di mattoni , e perfino dei lunghi e grossi travi da soffitto , che portava come fossero fuscelli , senza reggerli con le mani : lavorava per suo fratello , il muratore . Tutti tacquero , e restarono a guardare ; e la zampogna intonò una nuova nasale , singhiozzante , belante , animalesca tarantella . I due fidanzati avevano un senso naturale della danza ; come di una sacra rappresentazione ; cominciarono con passi guardinghi avvicinandosi e volgendosi repentinamente le spalle , aggirandosi in cerchi senza incontrarsi , battendo il piede in cadenza , con occhiate e gesti di ritrosia e di rifiuto ; poi andarono accelerando i passi , sfiorandosi al passaggio , prendendosi per le mani , e ruotando come trottole ; poi , su un ritmo sempre più rapido , i cerchi si strinsero , finché comincia rono a urtarsi , nel loro piroettare , con gran colpi dei fianchi ; e si trovarono infine uno di faccia all ' altro , danzando con le mani alla vita , come se la pantomima della schermaglia amorosa e dei simulati rifiuti fosse finita , e dovesse ora cominciare una danza d ' amore . Ma qui tutti batterono le mani , la zampogna tacque e i ballerini , col respiro grosso , visi rossi e gli occhi lucenti si sedettero con la compagnia . I bicchieri di vino passarono in giro , si parlò ancora un poco , al lume oscillante del fuoco del camino ; poi lo zampognaro partì . Fu questo , che io sappia , l ' unico ballo a Gagliano in tutto l ' anno che ci restai . E venne la vigilia di Natale . La terra era piena di neve e di abbandono . Il vento portava il funebre suono della campana , che pareva scendere dal cielo . Gli auguri e le benedizioni piovevano , al mio passaggio , dagli usci delle case . I bambini giravano a gruppi , per l ' ultima questua dei cupi ­ cupi . I contadini e le donne andavano attorno , portando i regali alle case dei signori ; qui è uso antico che i poveri rendano omaggio ai ricchi , e rechino i doni , che vengono accolti come cosa dovuta , con sufficienza , e non ricambiati . Anch ' io dovetti ricevere , quel giorno , bottiglie di olio e di vino , e uova , e canestrelli di fichi secchi , e i donatori si meravigliavano che io non li accettassi come una decima obbligatoria , ma che me ne schermissi , e facessi , in cambio , come potevo , qualche dono . Che strano signore ero io dunque , se non valeva per me la tradizionale inversione della favola dei Re Magi , e si poteva entrare a casa mia a mani vuote ? Che quei potenti fossero venuti dall ' Oriente , seguendo la stella , per portare le loro ricchezze al figlio di un falegname , era un segno della prossima fine del mondo . Ma qui , dove Cristo non era venuto , non s ' erano mai visti neppure i tre Re . Don Luigino mandò generosamente ad avvertire che quella sera , in segno di festa , avremmo potuto restar fuori di casa fino a tardi , ed assistere , se volevamo , alla messa di mezzanotte . A mezzanotte precisa io ero davanti alla chiesa , nella folla di contadini , di donne e di signori ; e battevamo i piedi nella neve frusciante . Il cielo si era rasserenato , brillava qualche stella , Gesù Bambino stava per nascere Ma la campana non suonava , la porta della chiesa era chiusa col catenaccio , e di don Trajella non si vedeva traccia . Aspettammo una mezz ' ora davanti a quella porta sbarrata , sempre più impazienti . Che cosa era successo ? Il prete era malato , o forse , come strillava don Luigino , era ubriaco ? Alla fine il podestà si decise a mandare un ragazzo a casa del parroco , a chiamarlo . Di lì a qualche minuto si vide scendere dal vicolo don Trajella , con dei grandi stivaloni da neve , e una grossa chiave in mano : si avvicinò all ' uscio , mormorando qualche scusa per il ritardo , diede un giro di chiave , spalancò la porta , e corse ad accendere i ceri sull ' altare . Entrammo allora tutti in chiesa , e la messa cominciò , una povera messa affrettata , senza musiche e senza canti . Quando la messa fu finita , all ' Ite missa est , don Trajella scese dall ' altare , e , traversando le panche dove eravamo seduti , salì sul pulpito per pronunziare la sua predica . - Fratelli carissimi ! - cominciò . - Carissimi fratelli ! Fratelli ! - e qui subito si interruppe , e cominciò a frugare in tutte le tasche , balbettando fra i denti parole incomprensibili . Inforcò gli occhiali , se li tolse , li rimise sul naso , tirò fuori il fazzoletto , si asciugò il sudore , alzò gli occhi al cielo , li rivolse in basso all ' uditorio , sospirò , si grattò la testa in segno di sommo imbarazzo , lanciò degli oh ! e degli ah ! , congiunse le mani , le disgiunse , mormorò un pater , e finalmente tacque , con l ' aspetto di un uomo disperato . Un mormorìo corse nella folla . Che cosa avveniva ? Don Luigino si fece rosso in viso , e cominciò a stridere : - È ubriaco ! La sera di Natale ! - Fratelli carissimi ! - ricominciò don Trajella dal pulpito , - ero venuto qui , con animo pastorale , per parlare un poco con voi , che siete il mio gregge dilettissimo , in occasione di questa Santa Festa ; per portarvi la mia parola di Pastore amoroso , solliciti et benigni et studiosi pastoris . Avevo preparato una predica veramente , mi sia concesso di dirlo con ogni umiltà , bellissima : l ' avevo scritta , per leggerla , perché non ho molta memoria . L ' avevo messa in tasca . E ora , ahimè , non la trovo più , l ' ho perduta ; e non mi ricordo più di nulla . Come fare ? Che cosa potrò dire a voi , miei fedeli , che aspettate da me la parola ? Ahimè , le parole mi mancano ! - E qui don Trajella tacque di nuovo , e rimase immobile , con gli occhi al soffitto , come assorto . In basso , tra le panche , i contadini aspettavano , incerti e incuriositi : ma don Luigino non si trattenne più , si alzò rabbioso : - È uno scandalo , è una profanazione della Casa di Dio . Fascisti , a me ! - I contadini non sapevano chi guardare . Don Trajella , come scuotendosi dall ' estasi , si era inginocchiato , rivolgendosi verso un crocifisso di legno , attaccato sul bordo del pulpito , e , con le mani unite in preghiera , diceva : - Gesù , Gesù mio , vedi in quale imbarazzo mi trovo , per i miei peccati . Aiutami tu , mio Signore ! Fammi uscire da questo malo passo , Gesù ! - Ed ecco , come toccato dalla grazia , il prete balzò in piedi ; con una rapida mossa della mano afferrò un foglio di carta nascosto ai piedi del crocifisso , e gridò : - Miracolo ! miracolo ! Gesù mi ha ascoltato ! Gesù mi ha soccorso ! Avevo perduto la mia predica , e mi ha fatto trovare di meglio ! Che cosa valevano le mie povere parole ? Ascoltate , invece delle mie , le parole che vengono di lontano ! - E cominciò a leggere il foglio del crocifisso . Ma don Luigino non l ' ascoltava . Lanciato ormai in un freddo accesso d ' ira e di sacra indignazione , continuava a gridare : - Fascisti , a me ! È un sacrilegio ! Ubriaco , in chiesa , la notte di Natale ! A me ! - E , facendo segno ai sette o otto balilla e avanguardisti della sua scuola perché lo seguissero , intonò " Faccetta nera , bella abissina " . Il podestà e i ragazzi cantavano , ma don Trajella pareva non udirli , e continuava la sua lettura . Il foglio miracoloso era una lettera che veniva dall ' Abissinia , di quel sergente gaglianese , allevato dai preti , che tutti conoscevano . - È la parola di uno di voi , di un figlio di questo paese , della più cara di tutte le mie pecorelle . La mia povera predica non valeva nulla , al confronto . Gesù , che me l ' ha fatta trovare qui , ha fatto il miracolo . Sentite : " Si avvicina il Santo Natale , e il mio pensiero vola a Gagliano , e a tutti gli amici e i compagni di laggiù , che immagino radunati nella nostra piccola chiesetta ad ascoltare la Santa Messa . Qui noi combattiamo per portare la nostra Santa Religione a queste popolazioni infedeli , combattiamo per convertire alla vera Fede questi pagani , per portare la pace e la beatitudine eterna " , ecc . ecc . - La lettera continuava per un pezzo su questo tono , e finiva con saluti per tutti , e particolarmente per molti del paese , che venivano chiamati a nome . I contadini ascoltavano compiaciuti l ' ultraterreno messaggio africano . Don Trajella prese di qui lo spunto per la sua orazione , destreggiandosi tra i concetti di guerra e di pace . - Il Natale è la festa della pace , e noi siamo in guerra : ma , come dice così bene la lettera , questa guerra non è una guerra , ma un ' azione di pace , per il trionfo della Croce che è la sola vera pace per gli uomini ; - e così via . La predica si perdeva nel pandemonio : Don Luigino e i suoi ragazzi da " Faccetta nera " erano passati a " Giovinezza " e finita " Giovinezza " avevano riattaccato " Faccetta nera " . Visto che i contadini non lo seguivano , e che il prete parlava , fingendo di non accorgersi del chiasso , il podestà si avviò alla porta , gridando : - Fuori dalla chiesa ! Questo posto è profanato ! Fascisti , a me ! - e seguito dai suoi balilla e avanguardisti , e da qualcuno dei suoi amici , uscì , e si mise , col suo codazzo , a girare attorno alla chiesa , cantando alternativamente " Faccetta nera " e " Giovinezza " , e così continuò per tutta la durata della predica . Don Trajella intanto tirava diritto , ed era il solo , nella chiesa , a non parere a disagio : aveva soltanto , contro il solito , due macchie rosse ai pomelli nel viso pallidissimo . - Pax in terra hominibus bonae voluntatis , figli miei dilettissimi . Pax in terra , questo è il messaggio divino , che noi dobbiamo ascoltare con particolare compunzione e devozione in questo anno di guerra . Il divino Infante è nato proprio in quest ' ora per portare questa parola di pace . Pax in terra hominibus , e perciò noi dobbiamo purificarci , per sentircene degni , dobbiamo fare un esame di coscienza , dobbiamo chiederci se abbiamo fatto il nostro dovere , per essere degni di ascoltare con purezza di cuore il Verbo di Dio . Ma voi siete malvagi , siete peccatori , voi non venite mai in chiesa , non fate le devozioni , cantate canzonacce , bestemmiate , non battezzate i vostri figli , non vi confessate , non vi comunicate , non avete rispetto per i ministri del Signore , non date a Dio quello che è di Dio , e perciò la pace non è con voi . Pax in terra hominibus : voi non sapete il latino . Che cosa vuol dire ? Pax in terra hominibus vuol dire che oggi , la vigilia di Natale , voi avreste dovuto portare un capretto in dono , secondo l ' usanza , al vostro pastore . Invece non l ' avete fatto , perché siete dei miscredenti ; e poiché non siete bonae voluntatis , non avete la volontà buona , così non avete la pace , e la benedizione del Signore . Pensateci dunque , portate al vostro parroco il capretto , pagategli i debiti per i suoi terreni , che glieli dovete dall ' anno passato , se volete che Dio vi guardi con misericordia , vi tenga la sua mano sul capo , e ispiri la pace nei vostri cuori ; se volete che la pace torni nel mondo , e finisca la guerra che vi fa trepidare per la sorte dei vostri cari e della nostra Patria diletta - . E così via di questo passo , con scherzi , rivendicazioni , e citazioni latine . " Faccetta nera " risonava dalla porta , sottolineando i passaggi dell ' orazione , mentre il ragazzo campanaio , a un cenno del prete , si era attaccato alla campana , cercando di coprire , con quegli squilli da morto , i canti del podestà . In questo chiasso , fra la generale costernazione , la predica ebbe finalmente termine . Don Trajella scese dal pulpito , e senza voltarsi a destra né a sinistra uscì dalla chiesa , e noi tutti lo seguimmo . Fuori , don Luigino continuava a cantare . Un contadino col mantello nero aspettava davanti alla chiesa , tenendo per la cavezza un mulo sellato . Era venuto da Gaglianello per prendere il prete , che doveva dire anche là la messa di Natale . Don Trajella chiuse la porta della chiesa , si mise la chiave in tasca , e , aiutato dal contadino , si arrampicò sul mulo e partì . Doveva fare due ore di strada , sul sentiero tra i burroni , nella neve . A Gaglianello Gesù Bambino nacque , quell ' anno , verso le quattro del mattino . Don Trajella ripeté là il suo miracolo , e poiché non c ' era , in quella frazione sperduta , né podestà né signori , tutto andò benissimo , e i contadini furono entusiasti della predica , e , una volta tanto , il povero prete venne trattato con i dovuti onori , ebbe da bere quanto volle , si ubriacò , questa volta davvero , e non tornò a Gagliano che tre giorni dopo . Io , che ero rimasto con gli altri davanti alla chiesa , mi sottrassi in fretta alla compagnia , che commentava l ' accaduto . Tutti i signori , tranne il dottor Milillo che scuoteva la testa , disgustato del nipote , davano ragione al podestà , e si intendevano per denunciare il prete alle autorità . - Finalmente ce ne sbarazzeremo ! - strillava don Luigino , - questa è la volta buona ! - Nessuno saprà mai se don Trajella avesse preparato il miracolo , con la stendhaliana messa in scena del ritardo , e della perdita della predica scritta , e dell ' imbarazzo sul pulpito , soltanto per un pio fine di edificazione , per fare , con quella astuzia oratoria , maggior effetto sull ' animo degli ascoltatori , o se non avesse anche , nello stesso tempo , voluto prendersi argutamente gioco dei suoi nemici , e magari anche di se stesso , e divertirsi alle spalle di quella gente che lo odiava e da cui si sentiva perseguitato . Certo , non era ubriaco , o , se anche aveva bevuto un po ' più del solito , questo gli aveva aggiunto , anziché tolto , lucidezza e presenza di spirito . Ma don Luigino era convinto che il prete era ubriaco , che il discorso era stato veramente smarrito , e che tutto ciò era uno scandalo ; e questa fu la rovina del povero vecchio prete . L ' indomani mattina , per quanto fosse festa , e Natale , già partivano le denunzie : lettere al Prefetto , alla Questura e al Vescovo . Vennero poi , qualche tempo dopo , due preti di Tricarico mandati dal Vescovo per fare un ' inchiesta . Credo che tutti coloro che essi interrogarono deposero contro il prete : io solo cercai di scusarlo , ma non avevo alcuna autorità . E il Vescovo si decise a imporre a don Trajella di andare ad abitare nella sua vera sede , a Gaglianello , e gli vietò di presentarsi al concorso per la parrocchia di Gagliano . Ma questo avvenne poi . Quella mattina , il cielo era grigio e freddo , e i contadini dormirono fino a tardi . I camini fumavano più del solito : forse qualche pezzo di carne di capretto cuoceva nelle pentole , fra gli alari . Era la più grande festa dell ' anno , un giorno lieto di pace simulata e di supposta ricchezza . Era soprattutto il giorno nel quale si possono dire e fare cose impossibili in ogni altro tempo dell ' anno . La Giulia arrivò a casa mia tutta ripulita , con lo scialle smacchiato , il velo stirato di fresco , e il bambino meno stracciato del solito , che trascinava i grossi scarponi di un altro ragazzo più vecchio di lui di qualche anno . Io la aspettavo con impazienza : c ' era tutta una parte , e la più importante , della sua sapienza stregonesca , che avrebbe potuto comunicarmi soltanto quest ' oggi . La Santarcangelese mi aveva insegnato ogni specie di sortilegi e di formule magiche , per fare innamorare e per guarire le malattie : ma aveva sempre rifiutato di farmi sapere gli incanti di morte , quelli che possono far ammalare e morire . - Soltanto a Natale si possono dire , e in grandissimo segreto , e con giuramento di non ripeterli a nessun altro , se non in quello stesso giorno , che è un giorno santo . In tutti gli altri giorni dell ' anno , è peccato mortale - . Ma dovetti lo stesso pregarla e ripregarla , e insistere perché mi mettesse nel segreto : la Giulia si schermiva perché , in fondo , anche di Natale la cosa non è del tutto innocente . Dovetti solennemente giurarle che poteva fidarsi della mia discrezione , e che il diavolo non avrebbe riso di noi ; finalmente si indusse a iniziarmi alle terribili formule che , per sola virtù di parola , attaccano un uomo , a poco a poco , in ogni sua parte viva , e lo colpiscono e lo disseccano e inaridiscono , fino a portarlo alla tomba . Riferirò qui qualcuno di quegli spaventosi esorcismi , che sarebbero forse di tanta utilità , in questi tempi , al lettore ? Ahimè , no . Non è Natale , e sono legato da un giuramento . Arrivammo alla fine dell ' anno . Volli attendere la mezzanotte , secondo l ' usanza . Ero solo , nella mia cucina , davanti a un fuoco che sfriggeva e soffiava e cigolava , mentre fuori urlava la tempesta di vento e di neve . Avevo un bicchiere di vino , ma a che cosa avrei potuto brindare ? Il mio orologio si era fermato , e nessun rintocco di fuori poteva giungermi e indicarmi il passare del tempo , dove il tempo non scorre . Così finì , in un momento indeterminato , l ' anno 1935 , quest ' anno fastidioso , pieno di noia legittima , e cominciò il 1936 , identico al precedente , e a tutti quelli che sono venuti prima , e che verranno poi , nel loro indifferente corso disumano . Cominciò con un segno funesto , una eclisse di sole . L ' eclisse era un segno del cielo . Un sole malato di peste guardava col suo occhio velato un mondo che aveva iniziato la sua guerra di dissoluzione . C ' era un peccato , sotto ; non soltanto quello che si commetteva in quei giorni , i massacri coi gas asfissianti che facevano scuotere la testa ai contadini , che sanno che ogni colpa si sconta ; ma un peccato più fondamentale , di quelli per cui tutti pagano , gli innocenti con i colpevoli . Il sole si oscurava per avvertircene : - Un triste futuro ci aspetta , - dicevano tutti . I giorni erano freddi e smorti ; il sole si levava pallido , come a fatica , sui monti bianchi . Cacciati dal gelo e dalla fame , i lupi si avvicinavano al paese . Barone li sentiva da lontano , con un suo senso misterioso , ed entrava in uno stato d ' inquietudine e di agitazione straordinaria . Correva per la casa ringhiando , il pelo gli si rizzava ; grattava la porta con le unghie per chiedere di uscire . Gli aprivo , ed egli spariva nella notte , e fino al mattino non lo rivedevo più . Non ho mai capito se in quella sua esaltazione per i lupi ci fosse odio , o terrore , o piuttosto amore e desiderio , se quelle fughe notturne erano cacce , o convegno di amici antichissimi nella foresta . Certo , in quelle notti , la tramontana portava il rumore della canea , degli abbaiamenti strani , qua e là per le valli . Barone tornava al mattino , stanco per essere stato chissà dove , bagnato e sporco di fango . Si sdraiava vicino al fuoco , e mi guardava , con un solo occhio aperto , di sotto in su . Qualche lupo attraversò anche il paese : si trovavano , il mattino , le sue peste sulla neve . Una sera ne vidi uno io sesso , dalla mia terrazza : un grosso cane magro , che uscì improvvisamente dal buio , si fermò un momento alla luce di una lampada dondolante per il vento , alzò il muso ad annusare l ' aria , e a passo lento e tranquillo ritornò a dileguarsi nell ' ombra . Era un buon tempo , quello , per i cacciatori . Qualcuno partì , per prendere parte a battute al cinghiale , oltre Accettura ; si diceva che ce ne fossero molti : ma a Gagliano quell ' anno non se ne prese nessuno . I più , profittando del riposo dei campi , uscivano con le loro giacche di velluto e il fucile ben lustro , a caccia di volpi e di lepri , e tornavano spesso con il carniere pieno . Con l ' osso della zampa posteriore destra del lepre , svuotato del midollo con un ferro rovente , si fanno dei bocchini per i sigari , che i vecchi fumano con religiosa precauzione , perché il freddo dell ' aria non li incrini , fino a che diventino di un bel nero lucido . Un vecchio contadino , che avevo curato di non so più che male , volle regalarmi il suo bocchino , di un colore venerabile , per essere stato fumato da lui per vent ' anni . Quando si seppe in paese che avevo gradito questo regalo , tutti andarono a gara a offrirmi quegli ossicini , già forati o ancora grezzi : e cominciai anch ' io , con perseveranza , ad annerirli , fumando i miei poveri sigari Roma su e giù per la strada del paese . Non arrivavano i giornali né la posta , per la neve che chiudeva le strade : l ' isola fra i burroni aveva perso ogni contatto con la terra . Il mutarsi dei giorni era un semplice variare di nuvole e di sole : il nuovo anno giaceva immobile , come un tronco addormentato . Nell ' uguaglianza delle ore , non c ' è posto né per la memoria né per la speranza : passato e futuro sono come due stagni morti . Tutto il domani , fino alla fine dei tempi , tendeva a diventare anche per me quel vago " crai " contadino , fatto di vuota pazienza , via dalla storia e dal tempo . Come talvolta il linguaggio inganna , con le sue interne contraddizioni ! In questa landa atemporale , il dialetto possiede delle misure del tempo più ricche che quelle di alcuna lingua ; di là da quell ' immobile , eterno crai , ogni giorno del futuro ha un suo proprio nome . Crai è domani , e sempre ; ma il giorno dopo domani è pescrai e il giorno dopo ancora è pescrille ; poi viene pescruflo , e poi maruflo e maruflone ; ed il settimo giorno è maruflicchio . Ma questa esattezza di termini ha più che altro un valore di ironia . Queste parole non si usano tanto per indicare questo o quel giorno , ma piuttosto tutte insieme come un elenco , e il loro stesso suono è grottesco : sono come una riprova della inutilità di voler distinguere nelle eterne nebbie del crai . Certo anch ' io cominciavo a non attendermi nulla da nessuno dei futuri marufli o marufloni o maruflicchi . Nulla interrompeva la solitudine delle mie sere nella cucina fumosa , se non a volte la visita dei carabinieri di ronda , che venivano ad assicurarsi pro forma se c ' ero , e a bere un bicchiere di vino . Il padrone di casa mi aveva avvertito che sarei stato spesso disturbato dal rumore del trappeto , il frantoio che era sotto alle mie stanze ; ci si entrava dall ' orto , per una porticina di fianco agli scalini che portavano in casa . Avrebbe lavorato anche di notte , il trappeto , mi aveva detto . Quando girava la vecchia mola di pietra , trascinata in tondo da un asino bendato , la casa tremava , e un rombo continuo saliva dal pavimento . Ma il raccolto delle olive quell ' anno fu così scarso , che il trappeto macinò in tutto per due o tre giorni , e poi rimase zitto e fermo come prima , e le mie sere non furono più disturbate . Soltanto una volta , dopo cena , arrivarono da me il brigadiere e l ' avvocato P . per giocare a carte . Dissero che mi sapevano solo , e immaginavano che sarei stato contento di un po ' di compagnia : pensavano di venire spesso , e che avremmo passato insieme delle belle ore . Io tremavo al pensiero che la cosa potesse diventare una abitudine quotidiana , che mi costringesse a passare il mio tempo nelle noiose insulsaggini del gioco delle carte : in quel tempo preferivo star solo a leggere o a lavorare . To rede and dryve the night away For me thoughte it better play Then plyen either at chesse or tables . Tuttavia apprezzando la loro buona intenzione , feci buon viso a cattivo gioco , e passammo la sera ad un interminabile ramino . Non tornarono più . Don Luigino aveva saputo subito di questa visita da qualcuno dei suoi accoliti . A me non disse nulla : ma fece al brigadiere una terribile scenata , sulla piazza , accusandolo di fraternizzare con i confinati , e minacciando di denunciarlo e di farlo trasferire . Così nessuno , oltre i malati , e i contadini ( che erano liberi di frequentarmi , perché non erano considerati , veramente , degli uomini ) , osò più venirmi a trovare , tranne il dottor Milillo , che amava gli atteggiamenti indipendenti , e , nella sua qualità di vecchio zio , non aveva nulla da temere dal nipote . Ero , così , libero di me , e del mio tempo . Se non avevo la compagnia dei signori , avevo quella dei bambini . Ce n ' erano moltissimi , di tutte le età , e usavano battere al mio uscio ad ogni ora del giorno . Quello che li aveva attratti , dapprincipio , era Barone , questo essere infantile e meraviglioso . Poi li aveva colpiti la mia pittura , e non finivano di stupirsi delle immagini che apparivano , come per incanto , sulla tela , e che erano proprio le case , le colline e i visi dei contadini . Erano diventati miei amici : entravano liberamente in casa , posavano per i miei quadri , orgogliosi di vedersi dipinti . Si informavano di quando sarei andato a dipingere nella campagna ; e arrivavano in frotta a prendermi a casa . Ce n ' era sempre , allora , una ventina , e tutti consideravano massimo onore portarmi la cassetta , il cavalletto , la tela : e per questo onore si disputavano e si picchiavano , finché io non intervenivo , come un dio inappellabile , a scegliere e giudicare . Il preferito andava con la cassetta , l ' oggetto più pesante , e perciò più degno e ambito , fiero e felice come un paladino , con un passo di gloria . Uno , un ragazzo di otto o dieci anni , Giovanni Fanelli , pallido , con dei grandi occhi neri e un collo lungo e sottile , dalla pelle bianca come quella di una donna , si era più di tutti entusiasmato per la pittura . Tutti i bambini mi chiedevano in regalo i vecchi tubi di colore vuoti , e i vecchi pennelli spelati , e se ne servivano per i loro giochi . Giovanni ne ebbe anch ' egli la sua parte , ma ne fece tutt ' altro uso : senza dirmi nulla , in segreto , si era messo a fare il pittore . Era attentissimo a tutto quello che facevo : mi vedeva preparare la tela con l ' imprimitura , tirarla sui telai : queste operazioni , poiché io le facevo , gli parevano tanto essenziali all ' arte come il fatto del dipingere . Egli cercò dunque degli stecchi di legno , e riuscì a connetterli insieme : su questi telai asimmetrici e irregolari , tese qualche pezzo di vecchia camicia trovata chissà dove , e ci impiastrò su non so che pappa , a simboleggiate l ' imprimitura . Arrivato a questo punto , gli pareva di aver fatto il più . Coi fondi dei tubi vuoti e i rimasugli della mia tavolozza , e i pennelli frusti , dipingeva su quelle sue tele , cercando di imitare la corsa e il modo della mia pennellata . Era un bambino timido , arrossiva facilmente , e non avrebbe osato , per quanto ne avesse un gran desiderio , farmi vedere le sue opere . Avvertito dagli altri , le vidi . Non erano le solite pitture infantili , né delle imitazioni . Erano cose informi , macchie di colore non prive d ' incanto . Non so se Giovanni Fanelli sia diventato o potesse diventare un pittore : ma certo non vidi mai in nessuno quella sua fiducia in una rivelazione che dovesse venire da sola , dal lavoro ; quel suo credere nella ripetizione della tecnica come di una infallibile formula magica , o come di un lavoro della terra , che , arata e seminata , porta il suo frutto . Questi ragazzi , gli stessi che a Natale giravano in frotte al suono dei cupi ­ cupi , o che si incontravano per le vie , pronti a fuggire , come stormi di uccelli , non avevano un capo , come a Grassano il Capitano . Erano vivaci , intelligenti e tristi . Quasi tutti erano vestiti di cenci malamente rattoppati , con le vecchie giacche dei fratelli maggiori , dalle maniche troppo lunghe rimboccate sui polsi ; scalzi o con delle grosse scarpe da uomo bucate . Pallidi tutti , gialli per la malaria , magri , con gli sguardi intenti , neri e vuoti , profondissimi . Ce n ' era di tutti i caratteri , ingenui e astuti , candidi e malvagi , ma tutti pieni di movimento , con gli occhi accesi come di febbre : tutti vivi di una vita precoce , che si sarebbe poi spenta con gli anni , nella monotona prigione del tempo . Mobili e silenziosi , me li vedevo comparire attorno da ogni pane , pieni di una muta fedeltà e di desideri non espressi . Tutto quello che io possedevo o facevo , li riempiva di estatica ammirazione . I più piccoli oggetti che io buttavo , fino alle scatole vuote o ai pezzi di carta , erano per loro tesori che si disputavano in lotte accanite . Correvano a farmi , non richiesti , ogni sorta di servigi : andavano pei campi , e tornavano la sera a portarmi dei mazzetti di asparagi selvatici , o dei funghi del legno , insipidi e tigliosi , che , in mancanza di altri migliori , quaggiù si usano mangiare . Andavano lontano , verso Gaglianello , e mi riportavano i frutti amari dell ' arancio selvatico , da una pianta che era laggiù , la sola di tutto il paese , perché li dipingessi . Mi erano amici , ma pieni di pudore , ritrosia e diffidenza , avvezzi naturalmente al silenzio , e a nascondere il loro pensiero ; immersi in quel fuggente misterioso mondo animale nel quale vivevano , come piccole capre svelte e fugaci . Uno di essi , Giovannino , un ragazzo bianco e nero , con degli occhi rotondi e un viso stupito sotto il cappello da uomo , figlio di un pastore , non si separava mai da una sua capra fulva , con gli occhi gialli , che lo seguiva dappertutto come un cagnolino . Quando veniva a casa mia con gli altri bambini , anche la capra Nennella entrava nella mia cucina , annusando , desiderosa di sale . Barone aveva imparato a rispettarla : quando si usciva a dipingere , Nennella seguiva saltellando la fila dei ragazzi , mentre il cane correva innanzi abbaiando di felice intrattenibile libertà . Quando ci fermavamo , Giovannino restava a guardarmi lavorare , abbracciando il collo di Nennella , finché la capra si liberava con un balzo e correva lontano a brucare qualche cespuglio di ginestra . Io poi mandavo via i ragazzi perché non mi infastidissero , e quelli si allontanavano a malincuore , e tornavano verso sera , quando già gli sciami delle zanzare mi fischiavano attorno , e gli ultimi raggi del sole arrivavano lunghi e rosati , per vedere il quadro finito , e riportarlo trionfalmente a casa . Ora che la neve copriva la terra , questi cortei infantili erano finiti : ma i bambini mi venivano a cercare in casa , restavano a scaldarsi al fuoco della cucina , o mi chiedevano di salire a giocare sulla terrazza . Tre o quattro soprattutto mi erano quasi sempre attorno . Il più piccolo era il figlio della Parroccola , che abitava in un tugurio a pochi metri da casa mia . Aveva forse un cinque anni , una grossa testa rotonda , col naso corto e la bocca carnosa , su un corpicino esile . La Parroccola , sua madre , così chiamata perché anch ' essa aveva un grosso testone , che la faceva assomigliare al bastone pastorale del parroco , era una delle streghe contadine del paese : la più modesta di tutte , la più brutta e la più bonaria . Quel suo faccione , con il largo naso piatto , le due enormi narici aperte , la boccaccia sgangherata , i capelli radi , la pelle ruvida e giallastra , era davvero mostruoso ; e di corpo era piccola e tozza , infagottata negli stracci sotto il velo . Ma era una buona donna . Campava facendo la lavandaia , e non negava , al bisogno , le sue grazie , in un suo letto grande come una piazza , a qualche carabiniere o a qualche giovanotto . La vedevo ogni giorno sull ' uscio , di faccia a casa mia ; e le dicevo , per scherzo , che mi piaceva , e che speravo non mi avrebbe rifiutato . La Parroccola arrossiva di piacere , per quanto poteva arrossire quella sua pelle spessa come una buccia , e mi diceva : - Non faccio per te , don Carlo . Io so ' zambra ! - La Parroccola era zambra , cioè rozza e contadina ; ma , con quel suo viso da orchessa , tuttavia gentile . Il bambino era il solo dei suoi che avesse con sé : gli altri erano morti o lontani ; e le somigliava . Un altro dei miei fedeli era Michelino , un ragazzo di una diecina d ' anni , avido , astuto e melanconico , con degli occhi neri e opachi , eredità di antichissimi pianti , che parevano l ' immagine vera di quel paese desolato . Ma più di tutti mi cercavano i figli del sarto , specialmente il più piccolo , Tonino , un ragazzino minuto , svelto , arguto e timido , con una piccola testa bruna rasata e degli occhietti vivi come capocchie di spilli . Il padre , che li amava molto , cercava di tenerli un po ' meglio degli altri , per il suo orgoglio di buon artigiano , di sarto di New York . Ma come fare , se egli era tornato in patria , e tutto gli era andato male , e non aveva denaro , più di quello che avessero i contadini ? I suoi ragazzi venivano su come gli altri , ed egli pensava con amarezza , tirando la sua gugliata , che non c ' era ormai più nessuna speranza di poterne fare dei galantuomini , e neppure i mezzi per curare a dovere le loro tonsille sempre gonfie e le loro vegetazioni adenoidi . E anche Tonino , che pure era vispo come un monachicchio , aveva già in sé un riflesso della delusione paterna . Tutti questi bambini avevano qualcosa di singolare ; avevano qualcosa dell ' animale e qualcosa dell ' uomo adulto , come se , con la nascita , avessero raccolto già pronto un fardello di pazienza e di oscura consapevolezza del dolore . I loro giochi non erano i soliti dei bambini del popolo delle città , simili in tutti i paesi : i fruschi soli erano i loro compagni . Erano chiusi , sapevano tacere , e , sotto l ' ingenuità infantile , c ' era l ' impenetrabilità del contadino , sdegnosa di impossibili conforti , il pudore contadino , che difende almeno l ' anima in un mondo desolato . Erano , in generale , molto più intelligenti e precoci dei ragazzi cittadini della loro età : rapidi nell ' intuire , pieni di desiderio di apprendere e di ammirazione per le cose ignote del mondo di fuori . Un giorno che mi videro scrivere mi chiesero se avessi potuto insegnarglielo : a scuola non imparavano nulla , col sistema delle bacchette , dei sigari e delle chiacchiere dal balcone , e dei discorsi patriottici . Andavano tutti a scuola , l ' istruzione è obbligatoria , ma , con quei maestri , ne uscivano analfabeti . Così presero di loro iniziativa l ' abitudine di venire qualche volta la sera a scrivere nella mia cucina . Rimpiango di non aver dato loro , per la mia naturale ripugnanza a tutto ciò che è insegnamento diretto , più tempo e più cura : un buon maestro non avrebbe mai potuto trovare una migliore scolaresca , né più ricca di una quasi incredibile buona volontà . Venne il carnevale , inaspettato e anacronistico . Non ci sono , a Gagliano , per questo , né feste né giochi : sì che m ' ero dimenticato della sua esistenza . Me ne ricordai un giorno , quando , mentre passeggiavo nella via principale , oltre la piazza , vidi sbucare dal fondo e correre velocissimi in salita , tre fantasmi vestiti di bianco . Venivano a grandi salti , e urlavano come animali inferociti , esaltandosi delle loro stesse grida . Erano le maschere contadine . Erano tutte bianche : in capo avevano dei berretti di maglia o delle calze bianche che pendevano da un lato , e dei pennacchi bianchi ; il viso era infarinato ; erano vestiti di camicie bianche , e anche le scarpe erano coperte di bianco . Portavano in mano delle pelli di pecora secche e arrotolate come bastoni , e le brandivano minacciosi , e battevano con esse sulla schiena e sul capo tutti quelli che non si scansavano in tempo . Sembravano demonî scatenati ; pieni di entusiasmo feroce , per quel solo momento di follia e di impunità , tanto più folle e imprevedibile in quell ' aria virtuosa . Mi ricordai della notte di san Giovanni a Roma , quando i giovani vanno in giro picchiando con delle grosse teste d ' aglio : ma quella è una notte di felicità collettiva e fallica , di baldoria dinanzi agli enormi piatti di lumache , con i fuochi , i canti , le danze e gli amori nel tepore benigno del cielo estivo . I battitori di Gagliano erano invece soli , e solitari in una sforzata e cupa follia ; si compensavano degli stenti e della schiavitù con un simulacro di libertà , pieno di eccesso e di ferocia vera . I tre fantasmi bianchi picchiavano senza misericordia chi veniva a tiro , senza distinguere , poiché una volta tanto tutto era lecito , fra signori e contadini , e tenevano tutta la strada in salti obliqui , presi dal furore , gridando invasati , scotendo nei balzi le bianche penne , come degli amok incruenti , o dei danzatori di una sacra danza del terrore . Velocissimi , come erano comparsi , scomparvero in alto , dietro la chiesa . Allora anche i bambini cominciarono ad andare in giro con il viso impiastricciato di nero , e i baffi dipinti con i turaccioli bruciati . Un giorno ne capitarono da me , così conciati , una ventina : e quando dissi che sarebbe stato facile mascherarsi con delle vere maschere , mi pregarono di farle . Mi misi all ' opera , e feci , con dei cilindri di carta bianca con dei buchi per gli occhi , una maschera per ciascuno , assai più grande del viso , che restava tutto coperto . Non so perché , ma forse per il ricordo delle funebri maschere contadine , o spinto , senza volerlo , dal genio del luogo , le feci tutte uguali , dipinte di bianco e di nero , e tutte erano teste di morto , con le cavità nere delle occhiaie e del naso , e i denti senza labbra . I bambini non si impressionarono , anzi ne furono felici , e si affrettarono a infilarle , ne misero una anche al muso di Barone , e corsero via , spargendosi in tutte le case del paese . Era ormai sera , e quella ventina di spettri entravano gridando nelle stanze appena illuminate dai fuochi rossi dei camini , e dai lumini a olio ondeggianti . Le donne fuggivano atterrite : perché qui ogni simbolo è reale , e quei venti ragazzi erano davvero , quella sera , un trionfo della morte . Le giornate cominciavano , lentamente , ad allungarsi : la corsa dell ' anno si era invertita ; la neve aveva lasciato il posto alle piogge e alle giornate serene . La primavera non era più molto lontana e io pensavo che si sarebbe dovuto provvedere in tempo , prima che il sole riportasse le zanzare , a fare tutto quello che era possibile per combattere la malaria . Anche con i mezzi limitati di cui si poteva disporre in paese , si sarebbe potuto ottenere parecchio ; ci si sarebbe dovuti rivolgere alla Croce Rossa per avere il verde di Parigi per disinfettare quelle poche acque ferme nelle vicinanze dell ' abitato ; fare qualche lavoro per incanalare la fontana vecchia ; far provvista di chinino , di atebrina e plasmochina , e di cioccolatini per i bambini , per non trovarci sprovveduti con la bella stagione , e così via . Erano tutte cose semplici , e che , secondo la legge , sarebbero state obbligatorie . Cominciai a parlarne e a riparlarne al podestà : ma mi accorsi ben presto che don Luigino approvava i miei consigli , ma si guardava bene dal far nulla . Pensai allora , per costringerlo a una responsabilità , di scrivergli tutto quello che si sarebbe dovuto fare ; preparai una specie di memoriale di una ventina di pagine , con i particolari più precisi di tutti i lavori da eseguire , sia per quello che toccava al comune , sia per quello che si doveva chiedere a Roma ; e lo consegnai a Magalone . Il podestà lesse il memoriale , se ne disse felice , mi lodò , e con un bel sorriso mi annunciò che , poiché doveva andare il giorno seguente a Matera , lo avrebbe mostrato al prefetto , che avrebbe potuto aiutarci . Don Luigino andò a Matera , e al ritorno corse a dirmi che Sua Eccellenza era stata entusiasta del mio lavoro , che tutto quello che chiedevo per la lotta antimalarica si sarebbe provveduto ; e che , di riflesso , ne sarebbe venuto anche un bene per me e per gli altri confinati . Don Luigino era raggiante , e fiero di avermi con sé . Tutto pareva dunque per il meglio . Tre o quattro giorni dopo il ritorno del podestà , arrivò un telegramma della questura di Matera , nel quale mi si vietava di occuparmi di medicina e di esercitare in Gagliano ; pena la prigione . Non ho mai saputo se questo improvviso divieto fosse il solo risultato pratico del mio memoriale e del mio , eccesso di zelo , come pensavano molti contadini : - Dobbiamo tenercela la malaria : se tu ce la vuoi togliere , ti manderanno via - ; o se invece , come pensavano altri , derivasse dalle manovre dei medici del paese ; o se forse non fosse generato soltanto dal timore della questura che io diventassi troppo popolare : poiché la mia fama di medico miracoloso andava crescendo ; e spesso venivano dei malati anche da paesi lontani , per consultarmi . Il telegramma mi fu portato dai carabinieri , la sera . L ' indomani mattina , all ' alba , quando nessuno in paese sapeva ancora del divieto , un uomo a cavallo batté alla mia porta . - Vieni subito , dottore , - mi disse . - Mio fratello sta male . Siamo giù , al Pantano , a tre ore di strada di qui . Ho portato il cavallo - . Il Pantano è una regione , verso l ' Agri , lontana e isolata : c ' è una masseria , la sola di tutte queste terre , dove dei contadini vivono sul campo , lontano dal paese . Risposi all ' uomo che mi era impossibile venire , perché non potevo uscire dall ' abitato , e perché non potevo più neppure fare il medico . Lo consigliai di rivolgersi al dottor Milillo o al dottor Gibilisco . - A quei medicaciucci ! Meglio nulla - . Scosse la testa e partì . Scendeva un nevischio gelido , misto a pioggia . Rimasi in casa tutta la mattina , preparando una lettera per la questura , dove protestavo per il divieto , chiedevo che venisse annullato , e che , in attesa di nuove disposizioni , mi si considerasse almeno autorizzato a non abbandonare in tronco i malati attualmente in cura , e mi si permettesse di continuare a occuparmi , nell ' interesse della popolazione , delle misure da prendersi per la lotta antimalarica . Questa lettera non ebbe mai risposta . Stavo alzandomi da tavola , verso le due del pomeriggio , quando l ' uomo del cavallo tornò . Era stato fino al Pantano ; suo fratello andava peggio , stava veramente male , bisognava a tutti i costi che io cercassi di salvarlo . Gli dissi di venire con me , e uscimmo insieme per chiedere al podestà una autorizzazione speciale . Don Luigino non era in casa : era andato da sua sorella a prendere il caffè : lo trovammo là , sdraiato su una poltrona . Gli esposi il caso : - È impossibile . Gli ordini di Matera sono tassativi . Non posso prendermi questa responsabilità . Resti con noi , dottore , prenda una tazza di caffè - . Il contadino , un uomo intelligente e deciso , non si arrese , e insistette . Donna Caterina , la mia protettrice , si schierò dalla nostra parte . Il divieto di Matera mandava all ' aria tutti i suoi progetti , dava mano libera al suo nemico Gibilisco ; ed essa non cessava di deplorarlo e di esclamare : - Queste sono le lettere anonime : ne hanno scritte chissà quante ! Gibilisco è stato a Matera la settimana scorsa . Laggiù non sanno che lei è una benedizione per il paese : ma lasci fare a me : abbiamo anche noi dell ' influenza in prefettura : il divieto non durerà . Che peccato ! - e cercava di consolarmi col caffè e coi dolci . Ma il problema era più urgente , e , per quanto donna Caterina fosse nostra alleata , don Luigino non ci sentiva . - Non posso , ho troppi nemici . Se la cosa si risapesse perderei il posto . Devo obbedire agli ordini della questura - . Don Andrea , il vecchio maestro , approvava , tra un pisolino e un furto di pasticcini : la discussione si prolungava , senza concludere . Al podestà , che amava gli atteggiamenti popolarizzanti , dispiaceva di rifiutare in presenza del contadino , ma la paura la vinceva su tutto . - E poi ci sono gli altri medici . Provi a chiamare quelli . - Non sono buoni a nulla , - diceva il contadino . - Ha ragione , - gridava donna Caterina , - lo zio é troppo vecchio ; e quell ' altro , non parliamone . E poi , con questo tempo , e senza strade , non ci vorranno andare - . Il contadino si alzò . - Vado a cercarli , - disse , e partì . Rimase fuori quasi due ore , e intanto il consiglio di famiglia continuò , senza risultato . Per quanto appoggiato da donna Caterina , non mi riusciva di vincere la paura del podestà : il caso era per lui troppo nuovo , e pesante di responsabilità . Poi , il contadino tornò , con due fogli di carta in mano , e sul viso la soddisfazione di un successo guadagnato con molta lotta . - I due medici non possono venire , sono malati . Mi sono fatto fare da tutti e due una dichiarazione scritta . Ora deve lasciar venire don Carlo . Guardi pure - . E mise i due fogli sotto gli occhi di don Luigino . Il contadino era riuscito , a costo di chissà quali fatiche oratorie , e forse di minacce , a far scrivere a entrambi che , dato il tempo cattivo , e la loro età e salute , non potevano materialmente recarsi fino al Pantano : cosa che , del resto , per il vecchio dottor Milillo , era vera . Ora gli pareva che nulla più potesse impedirmi . Ma il podestà non era convinto , e continuava a discutere . Mandò a chiamare il segretario comunale , cognato della vedova , che era un brav ' uomo e pensava che si dovesse lasciarmi andare . Arrivò il dottor Milillo , di malumore per la prova di sfiducia , ma non contrario alla mia andata . - Soltanto , si faccia pagare prima . Correre fino al Pantano . Nemmeno per duecento lire - ; ma il tempo passava , arrivavano altre tazzine di caffè e altre focaccine e si era allo stesso punto . Pensai allora di suggerire che si chiamasse il brigadiere ; forse , se egli avesse voluto prendersi personalmente la responsabilità del mio viaggio , il podestà avrebbe , senza troppo compromettersi , potuto consentire . E così avvenne . Il brigadiere , sentito il caso , disse subito che io partissi , che si fidava di me , e non mi avrebbe fatto scortare ; che la vita di un uomo doveva passare innanzi a ogni altra considerazione . Fu un momento di sollievo generale : anche don Luigino si disse felice della decisione , e per manifestarmi la sua buona volontà mi mandò a cercare un mantello e degli stivaloni che , secondo lui , mi sarebbero stati necessari in quelle forre . Intanto era calata la sera . Dovettero autorizzarmi a dormire fuori , alla masseria , e a non tornare che l ' indomani . E finalmente , tra i saluti e le raccomandazioni di tutti , potei mettermi in cammino col contadino , e il cavallo , e Barone . Il tempo si era rasserenato . Il nevischio e la pioggia erano cessati . Un vento gagliardo andava spazzando il cielo , e la luna appariva rotonda e chiara fra le nubi rotte e correnti . Appena fuori del selciato ripido del paese , verso il Timbone della Madonna degli Angeli , il mio compagno , che aveva portato sinora il cavallo per la briglia , si fermò perché io montassi in sella . Da molti anni non salivo a cavallo , e di notte , per quei burroni , preferivo le mie gambe . Dissi che usasse egli la bestia , che io sarei andato a piedi e di buon passo . Mi guardò stupito , come se il mondo fosse sottosopra . Lui , un cafone , a cavallo , e io , un signore , a piedi . Non sia mai ! Faticai a persuaderlo : infine si indusse a malincuore a seguire il mio consiglio . Cominciò allora una vera corsa verso il Pantano . Io scendevo a grandi passi per il sentiero precipitoso , il cavallo mi seguiva dappresso , e sentivo dietro a me il suo caldo respiro , e lo schiocco degli zoccoli nel fango . Andavo come inseguito , per quei luoghi ignoti , animato dall ' aria notturna , dal silenzio , dal moto , coll ' animo pieno di leggerezza . La luna riempiva il cielo e pareva si versasse sulla terra . Su una terra remota come la luna , bianca in quella luce silenziosa , senza una pianta né un filo d ' erba , tormentata dalle acque di sempre , scavata , rigata , bucata . Le argille precipitavano verso l ' Agri , in coni , grotte , anfratti , piagge , variegate bizzarramente dalla luce e dall ' ombra , e noi cercavamo , senza parlare , la nostra via in quel labirinto , lavorato dai secoli e dai terremoti . Su quel paesaggio spettrale mi pareva di volare , senza peso , come un uccello . Dopo più di due ore di quella corsa , salì verso di noi , nel silenzio , l ' abbaiare lungo di un cane . Uscimmo dalle argille , e ci trovammo su un prato in pendio , e sul fondo ci apparve , tra terreni ondulati , il biancore della masseria . Nella casa , lontana da ogni paese , il mio compagno e il fratello malato abitavano soli con le loro due mogli e i bambini . Ma sull ' uscio ci aspettavano tre cacciatori di Pisticci , che erano arrivati il giorno avanti per cacciare le volpi verso il fiume , e s ' erano fermati per assistere il loro amico . Anche le due donne erano di Pisticci , e sorelle : alte , con grandi occhi neri e visi nobili , bellissime nel costume del loro paese , con la gonna lunga a balze bianche e nere , e il capo avvolto da veli e da nastri bianchi e neri , che le facevano assomigliare a strane farfalle . Mi avevano preparato i cibi migliori , il latte e il formaggio fresco , e me li offrirono appena arrivato , con quella non servile ospitalità antica , che mette gli uomini alla pari . Mi avevano aspettato tutto il giorno , come un salvatore : ma mi accorsi subito che non c ' era più nulla da fare . Era una peritonite con perforazione , il malato era ormai in agonia , e neppure un ' operazione , se anche io avessi saputo e potuto farla , l ' avrebbe più salvato . Non restava che calmare i suoi dolori con qualche iniezione di morfina e aspettare . La casa era fatta di due camere , che comunicavano per una larga apertura . Nella seconda stava il malato , col fratello e le donne che lo vegliavano . Nella prima stanza il fuoco era acceso in un grande camino ; attorno al fuoco sedevano i tre cacciatori . Appoggiato all ' angolo opposto , mi era stato preparato un letto , altissimo e soffice . Io andavo ogni tanto dal malato , e poi rimanevo a conversare a bassa voce coi cacciatori accanto al fuoco . Quando fummo nel mezzo della notte , mi arrampicai sul mio letto per riposare , senza spogliarmi . Ma non presi sonno . Restavo sdraiato lassù , come su un palco aereo . Appesi al muro , tutt ' intorno al letto , erano i corpi delle volpi uccise di fresco . Sentivo il loro odore selvatico , vedevo i loro musi arguti all ' ondeggiare rossastro delle fiamme , e muovendo appena la mano , toccavo il loro pelame che sapeva di grotta e di bosco . Dalla porta mi giungeva il lamento continuo del moribondo : - Gesù aiutami , dottore aiutami , Gesù aiutami , dottore aiutami , - come una litania di angoscia ininterrotta , e il sussurro delle donne in preghiera . Il fuoco del camino oscillava , guardavo le lunghe ombre muoversi come mosse da un vento , e le tre figure nere dei cacciatori , coi cappelli in capo , immobili davanti al focolare . La morte era nella casa : amavo quei contadini , sentivo il dolore e l ' umiliazione della mia impotenza . Perché allora una così grande pace scendeva in me ? Mi pareva di essere staccato da ogni cosa , da ogni luogo , remotissimo da ogni determinazione , perduto fuori del tempo , in un infinito altrove . Mi sentivo celato , ignoto agli uomini , nascosto come un germoglio sotto la scorza dell ' albero : tendevo l ' orecchio alla notte e mi pareva di essere entrato , d ' un tratto , nel cuore stesso del mondo . Una felicità immensa , non mai provata , era in me , e mi riempiva intero , e il senso fluente di una infinita pienezza . Verso l ' alba il malato si avviò alla fine . Le invocazioni e il respiro si cambiarono in un rantolo , e anche quello si affievolì a poco a poco , con lo sforzo di una lotta estrema , e cessò . Non aveva ancor finito di morire che già le donne gli abbassavano le palpebre sugli occhi sbarrati , e cominciavano il lamento . Quelle due farfalle bianche e nere , chiuse e gentili , si mutarono d ' improvviso in due furie . Si strapparono i veli e i nastri , si scomposero le vesti , si graffiarono a sangue il viso con le unghie , e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza battendo il capo nei muri e cantando , su una sola nota altissima , il racconto della morte . Ogni tanto si affacciavano alla finestra , gridando in quell ' unico tono , come ad annunciare la morte alla campagna e al mondo ; poi tornavano nella stanza e riprendevano il ballo e l ' ululato , che sarebbe continuato senza riposo per quarantott ' ore , fino all ' interramento . Era una nota lunga , identica , monotona , straziante . Era impossibile ascoltarla senza essere invasi da un senso di angoscia fisica irresistibile : quel grido faceva venire un groppo alla gola , pareva entrasse nelle viscere . Per non scoppiare a piangere mi congedai in fretta ed uscii , con Barone , alla luce del primo mattino . La giornata era serena : i prati e le argille spettrali della sera mi si stendevano innanzi , nudi e solitari nell ' aria ancora grigia . Ero libero in quelle distese silenziose : sentivo ancora in me la felicità della notte Dovevo pure rientrare in paese , ma intanto vagavo per quei campi , roteando allegro il bastone , e fischiando al mio cane , che era eccitato forse da qualche invisibile selvaggina . Decisi di allungare un poco la strada per passare a Gaglianello , la frazione che finora non avevo mai potuto visitare . È un grosso gruppo di case , su un poggio brullo , non molto alto sul fiume malarico . Ci vivono quattrocento persone , senza strada , né medici , né levatrice , né carabinieri , né funzionari di nessun genere : ma anche laggiù arriva , ogni tanto , l ' Ufficiale Esattoriale col suo berretto con le iniziali rosse : U . E . Vidi , con stupore , che ero aspettato . Si sapeva che ero stato al Pantano , si sperava che passassi di là al ritorno . I contadini e le donne erano nella strada , per farmi buona accoglienza : i più strani malati si erano fatti portare sugli usci , perché io li vedessi . Pareva una corte dei miracoli . Nessun dottore era passato di lì , da chissà quanti anni : vecchie malattie , non curate se non con incantesimi , si erano accumulate in quei corpi , crescendo bizzarramente , come funghi su un legno marcio . Passai quasi tutta la mattina girando per quei tuguri , tra quei malarici scarniti , quelle fistole annose , quelle piaghe incancrenite , distribuendo almeno consigli , poiché non potevo scrivere ricette , e bevendo il vino dell ' ospitalità . Mi volevano trattenere tutto il giorno , ma dovevo rientrare : mi accompagnarono un tratto , pregandomi di ritornare . - Chissà ; se potrò , verrò , - dissi loro : ma non ci sono tornato mai più . Lasciai i miei nuovi amici di Gaglianello sul sentiero , e cominciai a risalire , tra i burroni , verso casa . Il sole era alto e brillante , l ' aria tiepida ; il terreno tutto a gobbe e monticciuoli , tra cui la via serpeggiava in continui giri e salite e discese brevi , impediva allo sguardo di spaziare lontano . A una svolta mi apparve il brigadiere , che , con un carabiniere , mi veniva incontro , e con loro continuai la strada . Sui cespugli di ginestra saltellavano gli uccelli , dei grossi merli neri , che si levavano in volo al nostro passaggio . - Vuoi tirare , dottore ? - mi disse il brigadiere , e mi passò il suo moschetto . Del merlo che colpii non rimasero che le penne che scesero lente per l ' aria ; il corpo doveva essere andato in pezzi , a quei colpo a palla , così sproporzionato , e non ci fermammo a cercarlo . Appena arrivato a Gagliano , mi accorsi , dal viso dei contadini , che qualcosa stava fermentando in paese . Durante la mia assenza , tutti avevano saputo del divieto di esercire , e del tempo perduto , il giorno prima , per poter andare al Pantano . La notizia della morte del contadino era già arrivata , come per non so quale misteriosa telegrafia . Tutti , in paese , conoscevano il morto , e l ' amavano . Era il primo e solo morto , in tanti mesi , tra coloro che avevo curati . Tutti pensavano che , se io avessi potuto andar subito , lo avrei certamente salvato : e che la sua fine era dovuta soltanto al ritardo , e alle esitazioni del podestà . Quando io dicevo che probabilmente , anche arrivando qualche ora prima , senza mezzi , senza pratica chirurgica , con scarse possibilità di trasportarlo in tempo non fosse che a Sant ' Arcangelo , non avrei potuto far molto , scuotevano la testa increduli : io ero , per loro , un guaritore miracoloso ; e nulla mi sarebbe stato impossibile , se fossi giunto in tempo . L ' episodio era per loro soltanto una conferma tragica della malvagità che aveva ispirato il divieto che mi avrebbe , d ' ora innanzi , impedito di soccorrerli . I contadini avevano dei visi che non avevo ancora mai visto loro : una torva decisione , una disperazione risoluta faceva più neri i loro occhi . Uscivano di casa armati , con i fucili da caccia , e le scuri . - Noi siamo dei cani , - mi dicevano . - Quelli di Roma vogliono che moriamo come cani . Avevamo un cristiano bono , per noi : quelli di Roma ce lo vogliono togliere . Bruceremo il municipio , e ammazzeremo il podestà . L ' aria della rivolta soffiava sul paese . Un profondo senso di giustizia era stato toccato : e quella gente mite , rassegnata e passiva , impenetrabile alle ragioni della politica e alle teorie dei partiti , sentiva rinascere in sé l ' anima dei briganti . Così sono sempre le violente ed effimere esplosioni di questi uomini compressi ; un risentimento antichissimo e potente affiora , per un motivo umano ; e si dànno al fuoco i casotti del dazio e le caserme dei carabinieri , e si sgozzano i signori ; nasce , per un momento , una ferocia spagnola , una atroce , sanguinosa libertà . Poi vanno in carcere , indifferenti , come chi ha sfogato in un attimo quello che attendeva da secoli . Se avessi voluto , quel giorno , avrei potuto trovarmi ( e per un momento l ' idea mi sorrise , ma , nel '36 , non era ancora giunto il tempo ) a capo di qualche centinaio di briganti , e tenere il paese o darmi alla campagna . Invece mi sforzai di calmarli ; e non ci riuscii che con molta fatica . I fucili e le scuri furono riportati nelle case : ma i visi non si spianarono . Quelli di Roma , lo Stato , li aveva colpiti troppo a fondo , aveva fatto morire uno di loro ; i contadini avevano sentito col peso della morte la mano lontana di Roma , e non volevano essere schiacciati . Il loro primo impulso era stato la vendetta immediata , sui simboli e sugli emissari di Roma . Se io li dissuadevo dalla vendetta , che altro potevano fare ? Ahimè , come sempre , nulla . Niente . Ma a questo eterno niente , questa volta , non si rassegnavano . Il giorno seguente , sbollita in parte quell ' ira e quel desiderio di sangue , i contadini vennero , a gruppi , da me . Si erano trattenuti dallo sterminio : quei momenti di liberazione nell ' odio vendicatore , una volta passati senza sfogo , non possono prolungarsi . Ma ora volevano almeno ottenere che io continuassi legittimamente a essere il loro medico , e avevano deciso di fare una petizione , firmata da tutti , a questo scopo . La loro avversità per lo Stato , estraneo e nemico , si accompagna ( e la cosa potrà parere strana , e non lo è ) a un senso naturale del diritto , a una spontanea intuizione di quello che , per loro , dovrebbe essere veramente lo Stato : una volontà comune , che diventa legge . La parola " legittimo " qui è una delle più usate , ma non nel senso di cosa sanzionata e codificata , ma in quello di vero , di autentico . Un uomo è legittimo se agisce bene ; un vino è legittimo se non è fatturato . Una petizione firmata da tutti pareva ad essi davvero legittima , e perciò tale da dover avere anche un potere reale . Avevano ragione : ma dovetti spiegar loro quello che , del resto , sapevano meglio di me : che essi avevano a che fare con una forza del tutto illegittima , che non si poteva combattere con le sue stesse armi ; che , se per la violenza essi erano troppo deboli , lo erano ancora di più per un diritto disarmato ; che il solo risultato della petizione sarebbe stato di farmi immediatamente trasferite in un altro paese . Facessero dunque la petizione , se lo ritenevano bene , ma non si illudessero di ottenerne null ' altro che la mia partenza . Capirono fin troppo bene . - Finché gli affari del nostro paese , la nostra vita e la nostra morte , saranno in mano a quelli di Roma , saremo dunque sempre come bestie , - dissero . La petizione fu abbandonata . Ma la cosa stava loro troppo a cuore , perché potesse passare così , senza protesta . E poiché non avevano potuto esprimersi con la violenza , né col diritto , si espressero con l ' arte . Vennero un giorno da me due giovani a chiedermi in prestito , con aria misteriosa , una mia tunica bianca da medico . Non chiedessi a che cosa dovesse servire : era un segreto ; ma l ' avrei saputo il giorno seguente ; me l ' avrebbero riportata la sera . L ' indomani , mentre passeggiavo sulla piazza , vidi la gente accorrere verso la casa del podestà , davanti alla quale s ' era radunata una piccola folla . Ci andai anch ' io , e mi fu fatto largo . Vidi allora che , dentro a un cerchio di uomini , donne e bambini , spettatori appassionati , era cominciata , senza palco né scene , sui sassi della strada , una rappresentazione teatrale . Ogni anno , come seppi poi , in questi primi giorni di quaresima , i contadini avevano l ' usanza di recitare una loro commedia improvvisata . Qualche volta , ma assai di rado , era di soggetto religioso , qualche altra ricordava le gesta dei paladini o dei briganti : il più delle volte erano scene comiche e buffonesche tratte dalla vita quotidiana . Quest ' anno , l ' animo ancora commosso dalle recenti vicende , i contadini avevano immaginato un dramma satirico , a sfogo poetico dei loro sentimenti . Gli attori erano tutti uomini , anche quelli che facevano parti femminili : giovani contadini miei amici , ma che non potevo riconoscere sotto le loro straordinarie truccature . Il dramma era ridotto a una semplice scena , che gli attori improvvisavano . Un coro di uomini e donne annunziò l ' arrivo di un malato ; ed ecco il malato , portato su una barella , col viso dipinto di bianco , gli occhi cerchiati di nero , e segni neri sulle guance , incavate come quelle di un morto . Il malato era accompagnato dalla madre piangente , che non diceva altro che : - Figlio mio , figlio mio , - ripetendolo di continuo , per tutto il tempo della rappresentazione come un monotono , triste accompagnamento . Accanto al malato , chiamato dal coro , appariva un uomo vestito di bianco , e su cui riconobbi la mia tunica , che si apprestava a guarirlo : ma ecco comparire , ad impedirglielo , un vecchio dagli abiti neri e dal pizzo caprino . I due medici , il bianco e il nero , lo spirito del bene e quello del male , contendevano , come l ' angelo e il demonio , attorno a quel corpo giacente nella barella , e si lanciavano battute satiriche e pungenti . Già l ' angelo aveva la meglio , e obbligava a tacere il suo nemico , quando arrivò di corsa un romano , dal viso mostruoso e feroce , che forzò l ' uomo bianco ad andarsene . L ' uomo nero , il professor Bestianelli ( corruzione di Bastianelli , che è celebre anche fra questi contadini ) rimase padrone del campo . Da una borsa trasse un coltellaccio , e cominciò l ' operazione . Diede un taglio sui vestiti del malato , e , con rapida mossa della mano , trasse fuori dalla ferita una vescica di intestino di maiale che vi era nascosta . Si voltò trionfante verso il coro , che mormorava proteste e parole di orrore , con la vescica fieramente brandita , gridando : - Ecco il cuore ! - Con un grosso ago bucò quel cuore , e ne uscì uno zampillo di sangue mentre la madre e le donne del coro cominciavano il lamento per il morto , e il dramma finiva . Non ho mai saputo chi fosse l ' autore : forse non ce n ' era uno , ma parecchi , tutti gli attori insieme . Le battute che improvvisavano si riferivano alla questione che agitava gli animi in quei giorni : ma la finezza contadina faceva sì che le allusioni non fossero mai troppo dirette , e che rimanessero comprensibili e penetranti , senza diventare mai pericolose . E , soprattutto , al di là della satira e della protesta , il gusto dell ' arte li aveva trascinati : ciascuno viveva la sua parte ; e la madre piangente sembrava una disperata eroina di tragedia greca , o una Maria di Iacopone ; il malato aveva il vero viso della morte ; il nero ciarlatano spillava il sangue dal cuore con un diletto feroce ; il romano era un mostro orribile , un drago statale ; e il coro assisteva e commentava , con disperata pazienza . Era , quello schema classico , un ricordo di un ' arte antica , ridotto al povero residuo dell ' arte popolare , o uno spontaneo , originario rinascere , un linguaggio , naturale in queste terre , dove la vita è tutta una tragedia senza teatro ? Appena finita la recita , il morto si alzò dalla barella , gli attori scesero svelti pel vicolo , e si avviarono alla casa del dottor Gibilisco . Qui la rappresentazione ricominciò ; e , nel corso della giornata , fu ripetuta molte volte , davanti alla casa del dottor Milillo , alla chiesa , alla caserma dei carabinieri , al municipio , sulla piazza , e qua e là per le strade , a Gagliano di Sopra e a Gagliano di Sotto , finché venne la sera , la tunica dell ' angelo mi fu trionfalmente riportata , e ciascuno tornò alle sue case . Lo sfogo poetico non calmò gli animi , né abolì i risentimenti . I contadini ritenevano il divieto una cosa assurda , e si rifiutarono di tenerne conto . Mi cercavano come prima , per farsi curare : soltanto , venivano da me la sera , a buio , e si guardavano attorno , prima di battere al mio uscio , per assicurarsi che la strada fosse deserta , e non ci fossero spie . Rimandarli senza occuparmi di loro mi era praticamente impossibile , tanto insistevano , e tanto pesava la ragione maggiore della necessità . Della loro assoluta segretezza e solidarietà ero certo : si sarebbero fatti ammazzare piuttosto che tradirmi . Ma tuttavia la mia arte medica si trovava per forza ad essere molto ridotta : dovevo limitarmi a dei consigli ; distribuivo io stesso le medicine più comuni di cui avevo fatto provvista ; per le altre non potevo scrivere ricette , o le facevo soltanto per quelli che le mandavano a qualche parente , a Napoli , perché le facesse spedire . Non potevo più fare fasciature , né quei piccoli interventi chirurgici che , essendo visibili , avrebbero rivelato a tutti il nostro segreto . Questa necessità di nascondersi teneva gli animi accesi . La noia era scomparsa dal paese : il divieto era cascato come un sasso di fantasia nell ' acqua morta della vita monotona dei signori . Il dottor Gibilisco trionfava . Fosse egli stato , o no , il deus ex machina ( che non ho mai saputo ) , la sua gioia era completa . I sentimenti del vecchio dottor Milillo erano più complessi e contraddittori . Dal punto di vista del suo orgoglio e del suo interesse professionale , si rallegrava di aver perso la mia concorrenza : ma , da buono ex nittiano e antico liberale , non poteva fare a meno di disapprovare apertamente l ' arbitrio della questura . Egli era , in fondo , il più fortunato , perché godeva insieme di due diversi piaceri : quello materiale del suo vantaggio , e quello morale di poter esprimere onestamente la sua deplorazione , e la sua amicizia . Per donna Caterina l ' avvenuto era una grave sconfitta : i suoi progetti andavano in fumo ; la sua passione dominante era umiliata di fronte ai suoi nemici . Faceva fuoco e fiamme . - Se quello scemo di mio fratello , - arrivava a dire , - che è sempre troppo debole , non si muove , andrò io stessa a Matera , a parlare al prefetto - . Era la mia principale alleata . Don Luigino , lui , non sapeva come comportarsi . Spinto dalla sorella , e dall ' opinione popolare , avrebbe voluto agire , far valere le sue aderenze , " per il bene del paese " : ma temeva , pigliando partito , di inimicarsi le autorità , e questo lo tratteneva dal far nulla , se non dallo schierarsi , almeno a parole , nella fazione di donna Caterina . I signori erano dunque divisi , come guelfi e ghibellini ; e gli uni si trovavano a far lega col popolo , mentre gli altri restavano soli , ma con l ' appoggio potente del Sacro Romano Impero di Matera . Don Luigino si barcamenava , tra quei venti contrari : era il podestà , il tutore della legge , qualunque essa fosse : ma della legge aveva uno strano concetto . Una sera mandò una sua fantesca a chiamarmi : la sua bambina aveva mal di gola , doveva essere certamente una difterite . Gli feci rispondere che non sarei andato , perché mi era vietato . Mi rimandò la sua ambasceria : da lui potevo andare , perché egli , come podestà , era superiore ai regolamenti . Gli dissi che gli avrei guardato la bambina , a condizione di poter trattare nello stesso modo , col suo consenso , qualunque contadino ne avesse bisogno . Curassi intanto la bambina , e poi si sarebbe visto : darmi una esplicita autorizzazione non poteva , ma chiudere un occhio , sì . La difterite della bambina non era , naturalmente , che una delle tante malattie immaginarie del padre . Così si stabilì quel modus vivendi , che durò poi sempre , per cui io facevo il medico a mezzo , con un mezzo consenso non esplicito , e soltanto fin dove la cosa potesse essere tenuta segreta . Avrei preferito smettere del tutto , e non pensare più ad altro che ai quadri : ma era impossibile , finché fossi rimasto a Gagliano . Naturalmente , questa situazione illegale e nascosta . aveva i suoi inconvenienti : tanto che ci fu ancora qualche episodio che minacciò di riaccendere i furori così faticosamente sopiti . Una sera arrivò da Gaglianello un giovane , accompagnato da altri contadini , con un braccio legato . Si era ferito con un falcetto fra due dita : quando gli tolsi il legaccio il sangue schizzò violento contro il muro ; era tagliata l ' arteria interdigitale : bisognava cercarne il moncone con una pinza , e legarla : ma non potevo fare io stesso questa piccola operazione , perché si sarebbe risaputo . Mandai dunque il giovane dal dottor Milillo , e gli scrissi un biglietto , offrendomi come assistente all ' intervento : credevo cioè che egli si prestasse a coprirmi col suo nome , e a lasciarmi fare quello di cui temevo non fosse capace . Ma il vecchio quasi si offese , e mi mandò a rispondere che sapeva far da sé , e non aveva bisogno di aiuti . L ' indomani per tempo , vidi tornare da me il giovane della sera , su un asino , accompagnato dal fratello maggiore . Era pallido come la cera ; aveva perso sangue tutta la notte . Guardai la sua mano : il vecchio chirurgo si era accontentato di dar un punto a caso alla pelle : non aveva neppure cercato l ' arteria tagliata . Quello che sarebbe stato facile la sera prima , era ora difficile : e io personalmente non potevo intervenire , vietato , nell ' opera altrui . Poiché i contadini non volevano tornare da Milillo né da Gibilisco , non restava loro che prendere la macchina , la 509 dell ' americano , e farsi portare al più presto a Stigliano o più lontano , in cerca di un chirurgo migliore . E così fecero : ma prima di salire sull ' automobile , il fratello maggiore , un uomo deciso e ardito , raccolse una folla di contadini , e , sulla piazza e davanti al municipio , gridò a lungo le sue lagnanze per lo stato di cose attuale , e imprecò e minacciò contro i signori e il podestà , e quelli di Roma . Fu una scena memorabile : i contadini lo approvavano ; e si ebbe un ' altra giornata torbida . La Giulia non dava nessuna , importanza al divieto . - Fai quello che vuoi , - mi diceva , - che ti possono fare ? E poi , se non ti lasciano fare il medico , tu curerai lo stesso . Dovresti fare lo stregone . Ora hai imparato tutto , sai tutto . E quello non te lo possono impedire . In quei mesi , in verità , tra gli insegnamenti della Giulia , delle altre donne che mi venivano per casa , e quello che vedevo ogni giorno nelle famiglie dei contadini e al letto dei malati , ero diventato maestro in tutto quello che concerne la magìa popolare , e le sue applicazioni alla medicina : e avrei potuto davvero seguire il consiglio della Santarcangelese : che ella mi dava , del resto , seriamente , coi cattivi , languidi e freddi occhi posati su di me : - Dovresti fare lo stregone - . Con uguale serietà , Giulia mi diceva , quando mi sentiva cantare : - Peccato che non hai fatto il prete : hai una così bella voce - . Per lei , il prete era un attore , che cantava per tutti , in modo degno , le lodi di Dio . Prete , medico e mago : per la Giulia avrei assommato tutte le virtù del Rofé orientale , del guaritore sacro . La magìa popolare cura un po ' tutte le malattie ; e , quasi sempre , per la sola virtù di formule e di incantesimi . Ve ne sono di particolari , specifiche per un male determinato , e di generiche . Alcune sono , a quel che credo , di origine locale ; altre appartengono al corpus classico dei formulari magici , capitate quaggiù chissà quando e chissà per che vie . Di questi amuleti classici , il più comune era l ' abracadabra . Visitando i malati , mi accadeva molto spesso di vedere , in generale appeso al collo con una cordicella , un fogliolino di carta , o una piccola piastrina di metallo , con su scritta , o incisa , la formula triangolare : A A B A B R A B R A A B R A C A B R A C A A B R A C A D A B R A C A D A A B R A C A D A B A B R A C A D A B R A B R A C A D A B R A I contadini , dapprincipio , cercavano di nascondere questo amuleto , e quasi si scusavano con me di portarlo : perché sapevano che i medici hanno l ' abitudine di disprezzare queste superstizioni , e di tuonare contro di esse , in nome della ragione e della scienza . E fanno benissimo , là dove la ragione e la scienza possono assumere lo stesso carattere magico della volgare magìa : ma qui , esse non sono ancora , e forse non saranno mai , divinità ascoltate e adorate . Perciò io rispettavo gli abracadabra , ne onoravo l ' antichità e l ' oscura , misteriosa semplicità , preferivo essere loro alleato che loro nemico , e i contadini me ne erano grati , e forse ne traevano davvero vantaggio . Del resto , le pratiche magiche di quaggiù sono tutte innocue : e i contadini non ci vedono nessuna contraddizione con la medicina ufficiale . L ' abitudine di dare a ogni malato , per ogni malattia , anche quando non è necessario , una ricetta , è una abitudine magica : tanto più se la ricetta era scritta , come un tempo , in latino , o almeno con calligrafia incomprensibile . La maggior parte delle ricette basterebbe a guarite i malati , se , senza essere spedite , fossero appese al collo con una cordicella , come un abracadabra . Di oggetti a virtù generica , oltre agli abracadabra , ce n ' erano moltissimi e svariatissimi : segni cabalistici , astrologici , immagini di santi , Madonne di Viggiano , monete , denti di lupo , ossi di rospo , e così via : tutto un armamentario tradizionale . Più originali sono le cure delle singole malattie . I vermi dei bambini si incantano , per sola virtù di parole . Si dice : Lunedì santo Martedì santo Mercoledì santo Giovedì santo Venerdì santo Sabato santo Domenica è Pasqua Ogni verme in terra casca ! E poi , tornando indietro : Sabato santo Venerdì santo Giovedì santo Mercoledì santo Martedì santo Lunedì santo Domenica è Pasqua Ogni verme in terra casca ! Questa doppia formula , ascendente e discendente , va pronunziata tre volte di seguito davanti al malato . E i vermi , incantati , muoiono , e il bambino guarisce . È certamente una formula antichissima , contaminazione di uno scongiuro romano arcaico , che ci resta fra i primi documenti della lingua latina , con un elemento cristiano . L ' itterizia si chiama , qui , il " male dell ' arco " : la malattia dell ' arcobaleno , perché per essa l ' uomo cambia di colore , e in lui , come nello spettro del sole , prevale il color giallo . Come si prende il male dell ' arco ? L ' arcobaleno cammina per il cielo , e appoggia sulla terra i suoi due piedi , muovendoli qua e là per la campagna . Se avviene che i piedi dell ' arco calpestino dei panni posti ad asciugare , chi indosserà quei panni prenderà , attraverso la virtù che vi è stata infusa , i colori dell ' arco , e si ammalerà . Si dice anche ( ma la prima ipotesi patogenetica è la più diffusa e credibile ) che bisogna guardarsi dall ' orinare contro l ' arcobaleno : il getto arcuato del liquido somigliando e riflettendo l ' iride arcuata del cielo , l ' uomo intero diventerà una specie d ' iride gialla . Per combattere l ' itterizia , il malato deve essere portato , alla prima alba , su un colle fuori del paese . Un coltello dal manico nero deve essergli appoggiato sulla fronte , dapprima verticalmente , poi orizzontalmente , in modo che ne venga una specie di croce . Nello stesso modo , appoggiando diversamente il coltello , devono farsi delle croci su tutte le giunture del corpo ; mentre si pronuncia , ad ogni croce , un semplice scongiuro . L ' operazione va ripetuta tre volte , senza omettere nessuna giuntura ; e per tre mattine consecutive . L ' arco allora si ritira , di colore in colore , e il viso del malato ritorna bianco . La formula contro l ' erisipela non serve da sola : ma soltanto associata all ' argento . I contadini conservano in casa un vecchio scudo , per quest ' uso ; e non ho mai visto nessuno di questi malati , quaggiù assai frequenti , senza incontrare , appoggiata sulla pelle gonfia e rossa , la grossa moneta . Ci sono formule per saldare le ossa , per i mali di denti , di ventre , di testa ; per scaricare i dolori su qualcun altro , o su qualche animale , o pianta , o oggetto ; per liberarsi dal malocchio , e dagli incanti . Ma qui , dalla medicina , si passa insensibilmente al suo contrario , ai modi per fare ammalare e morire ; oppure all ' altra e così importante branca della magìa popolare , all ' arte di costringere all ' amore , o di liberare dall ' amore . Di quest ' ultimo ramo fui certamente , come ho detto , molte volte spettatore , e forse ancor più di frequente , oggetto e vittima : e se , lì per lì , non mi accorsi di nulla , chi potrebbe esser certo che da quei filtri ed incanti non mi sia venuta poi , molto più tardi , tanta infelice capacità di passione ? Intanto dovevo piuttosto difendermi dagli assalti diretti di qualche strega , come la Maria C . , che mi mandava a chiamare , fingendo che la sua bambina fosse malata , quando il marito ( che era stato già in prigione per assassinio per gelosia ) era nei campi . Era la stessa che aveva fatto morire di male misterioso il marito della vedova : la piccola , dicevano tutti , era figlia di quel morto : una bella bambina dall ' aria civile . La madre era tale da fare davvero paura : piccolissima e tozza , aveva una fronte bassa tanto , che l ' attaccatura dei capelli , blu ­ neri e lisci , in due grandi bande separate da una riga diritta , quasi toccava le sopracciglia , anch ' esse folte e scure . Sotto , c ' era un piccolo viso di animale selvatico , dal naso corto , con le narici aperte , e una piccola bocca carnosa , dai bianchi denti aguzzi . Ma quel viso pallido , in tutto quel nero di capelli e di ciglia , era riempito dagli occhi , pieni di follia , enormi , lontani , larghi nelle tempie , chiarissimi , azzurro ­ verdi , che facevano pensare a un lago dai bordi pericolosi di sabbie mobili , tra putridi alberi tropicali . - Dovresti fare lo stregone ; ormai sai curare anche alla nostra maniera - . Io continuavo celatamente a fare il medico : avendo cura però di non contraddire le pratiche magiche . Qui , dove tutti i rapporti fra le cose sono influssi e magìa , anche la medicina ha potere soltanto per il suo contenuto magico , pur restando corretta e rigorosa e scientifica , né sposandosi ad atteggiamenti misteriosi . Il chinino , purtroppo , ha perduto ogni potere , perché appartiene , per i contadini , a una scienza screditata , incomprensiva e pretensiosa . Ci voleva molta autorità per farlo accettare , e preso così a malincuore , agiva poco : preferivo sostituirlo con medicine nuove , più potenti in sé e più ricche d ' influenza ; come l ' atebrina e la plasmochina , che mi servirono sempre meravigliosamente , perché agivano insieme e come sostanze chimiche e come influenze magiche . Tolto il chinino , tutte le medicine sono accolte dai contadini con fiducia : soltanto , non si trovavano , o erano troppo care ; o servivano a un abituale sfruttamento da parte di medici e farmacisti . Nelle vecchie farmacie polverose di questi paesi , dove pur esse esistano , non si sa mai se la medicina preparata corrisponde alla ricetta , o non sia , nel migliore dei casi , un intruglio di polveri inerti . È meglio dunque ricorrere sempre alle specialità , che sono care ; e anche così la cosa non va senza inconvenienti . Il figlio della Parroccola era malato . Aveva una pustola maligna : il carbonchio è qui assai frequente , in questo mondo pieno di animali ; e ne vidi moltissimi casi . Lo visitai verso sera : avevo finito la mia piccola scorta di siero , e in paese non ce n ' era . Dissi alla madre di non perdere tempo , di andare , per le scorciatoie , a Sant ' Arcangelo , a cercare il siero in farmacia . - Hai denaro ? - le chiesi . - Ho trenta lire . Mi hanno pagato ora i carabinieri , per il mio lavoro di lavandaia - . Sapevo che le fiale costavano otto e settantacinque l ' una : il denaro dunque bastava . - Prendine tre , così saremo tranquilli - . Il carbonchio è una brutta malattia che guarisce soltanto col siero , dato senza economia . Era sera : la Parroccola non osava mettersi per strada la notte . - Ci sono gli spiriti sul sentiero , non mi lasceranno passare - . Ma partì lo stesso , molto prima dell ' alba , e seppe correre , con quelle sue gambe tozze , con la fretta di una madre ansiosa . Dieci chilometri l ' andata , dieci chilometri il ritorno : la mattina era a casa . Ma le fiale erano due sole . Me ne stupii , ed essa mi raccontò che il farmacista le aveva chiesto quanto denaro aveva . - Trenta lire . - Allora puoi prendere due fiale . Sai leggere ? Costano quindici lire l ' una . C ' è scritto sopra - . C ' era scritto sopra " 8,75 " . Di questi mezzi si serve il diritto feudale della piccola borghesia di questi paesi . Per fortuna , le due fiale bastarono . La Parroccola era poverissima : non possedeva nulla , altro che il suo gran letto , e le sue misere grazie di zambra . Avrebbe dovuto avere medici e medicine gratuite : avrebbe dovuto essere nell ' elenco dei poveri . Questo elenco esisteva , nascosto in qualche scaffale del municipio : ma , in questo paese di generale e completa miseria , era brevissimo : forse quattro o cinque nomi . Con i pretesti più vari , non si riconosceva a nessuno la qualità di povero : altrimenti , chi avrebbe pagato il debito tributo a medici e farmacisti , autori essi stessi non controllati dell ' elenco ? Anche questo era uno dei mali antichi , sanzionati dall ' uso , inevitabili , legati allo Stato , contro cui non c ' è modo di difendersi . - Se si sapesse leggere e scrivere , non ci potrebbero così derubare . Ora ci sono le scuole , ma non ci si insegna nulla . Quelli di Roma preferiscono che noi si resti come bestie - . Tuttavia questi contadini taglieggiati , quelli stessi che facevano un giorno di strada a piedi , da Senise , per venire a vendere due lire di " lacci " , o che una volta portarono fin da Metaponto una cesta di arance bellissime , costate ai coltivatori qualche morto della perniciosa maligna delle rive del mare , si spogliarono dell ' oro nella " giornata della fede " . Di ori , veramente , ce n ' erano ben pochi in paese : razziati a poco a poco , dai mercanti d ' oro , che girano ogni anno per i villaggi più remoti , soprattutto nei mesi di maggio e di giugno , poco prima del raccolto del grano , quando i contadini hanno finito le scorte , sono indebitati , e non sanno come fare per tirare avanti . Fu fatto credere a tutti che consegnare l ' oro era obbligatorio , che chissà quali pene sarebbero venute a chi non l ' avesse dato ; che anche il Papa aveva ordinato di dare tutto l ' oro delle chiese : ed essi lo portarono , rassegnati a questa nuova vessazione , sull ' altare della Patria . Anche la Giulia , anche la Parroccola si privarono del loro anello nuziale , ricordo dei loro antichi matrimoni , e dei mariti scomparsi di là dal mare . Il marito della Giulia era partito , con il figlio il primo dei diciassette che la Santarcangelese avrebbe avuto poi , per l ' Argentina , e non se ne era poi mai saputo più nulla . Ma un giorno la Giulia ricevette una lettera , e me la portò perché gliela leggessi . Era scritta in un linguaggio misto di italiano e di spagnolo , e veniva da Civitavecchia . Era quel primo figlio , perduto da quasi vent ' anni , cresciuto a Buenos Aires , che scriveva di essersi arruolato per andare in Abissinia . Si era ricordato della madre . Non le parlava del padre : diceva che sperava di avere una licenza prima di partire dall ' Italia , per venirla a conoscere e a salutare . La licenza non venne , il giovane mandò una sua fotografia , e scrisse di tanto in tanto dall ' Africa . Io gli rispondevo , sotto dettato della Giulia . Giunse infine una lettera , dove egli diceva che la guerra sarebbe presto finita , e pregava sua madre di trovargli , a Gagliano , una ragazza per moglie . Stava a lei di sceglierla : appena tornato , l ' avrebbe sposata . Anche su questo giovane , partito prima di ogni possibile ricordo infantile , l ' America era passata , come sugli altri emigrati , senza lasciar traccia ; ed egli sarebbe tornato ad un paese che non aveva mai visto , per sposare una donna ignota , scelta dalla madre strega , di cui sapeva soltanto il nome . La Giulia , che conosceva tutto il palese e il nascosto di tutte le donne di Gagliano , scelse per suo figlio una contadina non bella , ma robusta e ritrosissima , che stava quasi di faccia a casa mia , e attese , con la sposa , il ritorno e le nozze . Aprile fu un mese pazzo , di sole e piogge e nuvole vaganti . Qualcosa era per l ' aria , come un tremito lontano , che forse annunciava altrove la primavera : ma non arrivavano fin qui quegli effluvi di una vita rinascente , quel turgore vegetale delle felici terre del nord , che si liberano della neve per respirare nel sole amoroso e nel verde . Il freddo era finito , soffiavano venti gagliardi , ma l ' erba non cresceva sulle prode , né i fiori , né le viole . Nulla cambiava nel paesaggio : le argille si stendevano grige tutto attorno , come sempre : qualcosa mancava , la vita stessa dell ' anno ; e il senso di questa mancanza riempiva il cuore di tristezza . Col tempo migliore , le vie del paese erano tornate deserte : gli uomini erano tutto il giorno lontani , nei campi invisibili . I ragazzi sguazzavano , con le capre , nelle pozzanghere . Io passeggiavo in ozio , col mio vestito di velluto , o restavo a dipingere sulla mia terrazza , all ' aperto . Dalle case mi giungevano alterne le voci delle donne , e gli strilli dei maialini giovani , quando quelle li lavavano e insaponavano e strigliavano , secondo il loro uso , come bambini rosati riluttanti dall ' acqua . Tornavo a casa , una sera , ripercorrendo i noti saliscendi della strada fra Gagliano di Sopra e Gagliano di Sotto , e fermandomi qua e là a riguardare meccanicamente quei monti di cui sapevo a mente ogni macchia e ogni ruga , come visi di persone familiari che diventano quasi invisibili per troppo lunga conoscenza . Guardavo così , senza più vedere nulla di determinato , in quell ' aria grigia e in quel vento : mi pareva di aver perso ogni senso , di essere uscito dal tempo , di essere tutto avvolto dal mare di una passiva eternità , da cui non sarei più potuto uscire . Mi ero seduto un momento vicino alla fontana che a quell ' ora era deserta , e ascoltavo in me il cavo rumore di quel mare , senza pensare a nulla , quando mi raggiunse la postina , una vecchia malata , scarna , schiantata dalla tosse e dagli stenti , che si affannava tutto il giorno su per le stradette , del paese , con la borsa delle lettere sul capo . Aveva un telegramma per me , molto ritardato dalla censura , che mi annunciava la morte di un mio stretto parente . Rientrai in casa ; di lì a poco venni avvertito che la questura mi autorizzava , in seguito a richiesta urgente dei miei , a recarmi , ben scortato , per pochi giorni nella mia città , per gravi ragioni di famiglia . Avrei potuto partire all ' alba , per prendere l ' autobus di Matera : mi avrebbe accompagnato fin là don Gennaro , la guardia municipale . Così fui strappato a quell ' apatico fluire di giorni , e mi ritrovai di nuovo in moto , in una strada , su un treno , tra campi verdi . Quel viaggio fu per me così triste che mi è quasi uscito dalla memoria . Rividi ancora una volta da lontano il monte di Grassano , e quel paese così prosaicamente angelico : poi entrai nelle terre per me nuove , sempre più brulle , desolate e deserte , tra il Basento , il Bradano e la Gravina , oltre Grottole e Miglionico , verso Matera . A Matera dovetti fermarmi alcune ore , perché si disponesse per la mia scorta . Vidi allora quella città , e capii come fosse giustificato l ' orrore di mia sorella , che in me si accompagnava alla meraviglia per quella tragica bellezza . Montai infine sul treno , con un agente , e risalii , notte e giorno , tutta l ' Italia . Restai pochi giorni nella mia città , seguito costantemente da due poliziotti , che dovevano vegliare su di me anche la notte , ma che invece dormivano in una stanzetta che avevo improvvisato per loro in casa mia . Il mio soggiorno fu melanconico , a parte la ragione dolorosa del viaggio . Mi aspettavo il più vivo piacere nel rivedere la città , nel parlare con i vecchi amici , nel ripartecipare per un momento a una vita molteplice e movimentata : ma ora sentivo in me un distacco che non sapevo superare , un senso di infinita lontananza , una difficoltà di adesione che mi impedivano di godere dei beni ritrovati . Molti mi sfuggivano per prudenza , altri evitavo io stesso di incontrare per non comprometterli altri , più coraggiosi o meno pericolanti , mi cercavano , senza timore dei miei custodi e del loro rapporto serale . Ma anche con questi mi riusciva difficile ritrovare un completo contatto . Mi pareva che una parte di me fosse ormai estranea a quel mondo d ' interessi , di ambizioni , di attività e di speranza ; quella loro vita non era più la mia , e non mi toccava il cuore . Così , passati in un attimo quei brevi giorni , ripartii senza dispiacere , con due nuovi accompagnatori . Erano due agenti , che avevano brigato a lungo per avere questo incarico , perché speravano , guadagnando qualcosa sui giorni di viaggio , di trovare il tempo di visitare le loro famiglie . Uno di essi , un siciliano magro , aveva la moglie a Roma . Quando fummo là , e dovemmo restarci qualche ora in attesa della coincidenza , mi si raccomandò , che non lo tradissi , perché avrebbe voluto fermarsi con la moglie . Lo rassicurai : si godesse pure quei giorni : il suo compagno sarebbe bastato per sorvegliarmi . Mi salutò , e scomparve . L ' altro mi accompagnò invece fino a Gagliano . Era un giovane bruno , già un po ' stempiato , piuttosto elegante . Mi disse , con molta vergogna per la sua attuale occupazione , di appartenere a una famiglia assai distinta di Montemurro , in val d ' Agri : e seppi poi , a Gagliano , che tutto quello che mi aveva raccontato era vero . Suo padre era un cieco , celebre in tutta la provincia : ed era ricco . Teneva in affitto delle grandissime tenute , in paesi diversi e lontani della Lucania : tutti lo conoscevano , lui e un suo famoso cavallo , che lo conduceva per tutte le strade , a visitare quei poderi sparsi a cinquantine di chilometri l ' uno dall ' altro , solo e senza guida . Erano otto figli , e tutti i maggiori avevano studiato , e si erano laureati . Quando il padre morì , gli affari della famiglia andarono subito a rotoli . I fratelli avevano tutti dei buoni impieghi , ma il mio poliziotto , De Luca , che era l ' ultimo , era ancora studente al liceo . Dovette sospendere gli studi , e non trovò meglio da fare , secondo l ' uso , che entrare nella Polizia . Ma quel mestiere gli ripugnava : voleva dare la licenza liceale , trovare un altro impiego . Forse io avrei potuto aiutarlo ? Così il mio custode mi confessava le sue miserie . A Roma c ' erano i suoi fratelli , i suoi zii , tutti impiegati in qualche Ministero . Egli voleva visitarli , ma non poteva lasciarmi : mi pregò di accompagnarlo . Fu così che vidi i salotti di parecchie case d ' impiegati ; fui presentato a tutti come un suo amico personale , e dappertutto ebbi una tazza di caffè , e dovetti dare risposte evasive sulla mia persona . De Luca si vergognava anche dei suoi parenti ; nessuno di essi sapeva né doveva sapere che faceva il poliziotto . Per loro , egli aveva un buon impiego in una città del nord , e io ero un suo collega . Già il treno ci riportava , oltre la capitale , verso il sud . Era notte , e non mi riusciva di dormire . Seduto sulla dura panca , andavo ripensando ai giorni passati , a quel senso di estraneità , e alla totale incomprensione dei politici per la vita di quei paesi verso cui mi affrettavo . Tutti mi avevano chiesto notizie del mezzogiorno ; a tutti avevo raccontato quello che avevo visto : e , se tutti mi avevano ascoltato con interesse , ben pochi mi era parso volessero realmente capire quello che dicevo . Erano uomini di varie opinioni e temperamenti : dagli estremisti più accesi ai più rigidi conservatori . Molti erano uomini di vero ingegno e tutti dicevano di aver meditato sul " problema meridionale " e avevano pronte le loro formule e i loro schemi . Ma così come queste loro formule e schemi , e perfino il linguaggio e le parole usate per esprimerli sarebbero stati incomprensibili all ' orecchio dei contadini , così la vita e i bisogni dei contadini erano per essi un mondo chiuso , che neppure si curavano di penetrare . Erano , in fondo , tutti ( mi pareva ora di vederlo chiaramente ) degli adoratori , più o meno inconsapevoli , dello Stato ; degli idolatri che si ignoravano . Non importava se il loro Stato fosse quello attuale o quello che vagheggiavano nel futuro : nell ' uno e nell ' altro caso era lo Stato , inteso come qualcosa di trascendente alle persone e alla vita del popolo ; tirannico o paternamente provvidente , dittatoriale o democratico , ma sempre unitario , centralizzato e lontano . Di qui la impossibilità , fra i politici e i miei contadini , di intendere e di essere intesi . Di qui il semplicismo , spesso ammantato di espressioni filosofeggianti , dei politici , e l ' astrattezza delle loro soluzioni , non mai aderenti a una realtà viva , ma schematiche , parziali , e così presto invecchiate . Quindici anni di fascismo avevano fatto dimenticare a tutti il problema meridionale ; e , se ora dovevano riproporselo , non sapevano vederlo che in funzione a qualcosa d ' altro , alle generiche finzioni mediatrici del partito o della classe , o magari della razza . Alcuni vedevano in esso un puro problema economico e tecnico , parlavano di opere pubbliche , di bonifiche , di necessaria industrializzazione , di colonizzazione interna , o si riferivano ai vecchi programmi socialisti " rifare l ' Italia " . Altri non vi vedevano che una triste eredità storica , una tradizione di borbonica servitù , che una democrazia liberale avrebbe un po ' per volta eliminato . Altri sentenziavano non essere altro , il problema meridionale , che un caso particolare della oppressione capitalistica , che la dittatura del proletariato avrebbe senz ' altro risolto . Altri ancora pensavano a una vera inferiorità di razza , e parlavano del sud come di un peso morto per l ' Italia del nord , e studiavano le provvidenze per ovviare , dall ' alto , a questo doloroso stato di fatto . Per tutti , lo Stato avrebbe dovuto fare qualcosa , qualcosa di molto utile , benefico e provvidenziale : e mi avevano guardato con stupore quando io avevo detto che lo Stato , come essi lo intendevano , era invece l ' ostacolo fondamentale a che si facesse qualunque cosa . Non può essere lo Stato , avevo detto , a risolvere la questione meridionale , per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato . Fra lo statalismo fascista , lo statalismo liberale , lo statalismo socialistico , e tutte quelle altre future forme di statalismo che in un paese piccolo ­ borghese come il nostro cercheranno di sorgere , e l ' antistatalismo dei contadini , c ' è , e ci sarà sempre , un abisso ; e si potrà cercare di colmarlo soltanto quando riusciremo a creare una forma di Stato di cui anche i contadini si sentano parte . Le opere pubbliche , le bonifiche , sono ottime cose , ma non risolvono il problema . La colonizzazione interna potrà avere dei discreti frutti materiali , ma tutta l ' Italia , non solo il mezzogiorno , diventerebbe una colonia . I piani centralizzati possono portare grandi risultati pratici , ma sotto qualunque segno resterebbero due Italie ostili . Il problema di cui parliamo è molto più complesso di quanto pensiate . Ha tre diversi aspetti , che sono le tre facce di una sola realtà , e che non possono essere intese né risolte separatamente . Siamo anzitutto di fronte al coesistere di due civiltà diversissime , nessuna delle quali è in grado di assimilare l ' altra . Campagna e città , civiltà precristiana e civiltà non più cristiana , stanno di fronte ; e finché la seconda continuerà ad imporre alla prima la sua teocrazia statale , il dissidio continuerà . La guerra attuale , e quelle che verranno , sono in gran parte il risultato di questo dissidio secolare , giunto ora alla sua più intensa acutezza , e non soltanto in Italia . La civiltà contadina sarà sempre vinta , ma non si lascerà mai schiacciare del tutto , si conserverà sotto i veli della pazienza , per esplodere di tratto in tratto ; e la crisi mortale si perpetuerà . Il brigantaggio , guerra contadina , ne è la prova : e quello del secolo scorso non sarà l ' ultimo . Finché Roma governerà Matera , Matera sarà anarchica e disperata , e Roma disperata e tirannica . Il secondo aspetto del problema è quello economico : è il problema della miseria . Quelle terre si sono andate progressivamente impoverendo ; le foreste sono state tagliate , i fiumi si sono fatti torrenti , gli animali si sono diradati , invece degli alberi , dei prati e dei boschi , ci si è ostinati a coltivare il grano in terre inadatte . Non ci sono capitali , non c ' è industria , non c ' è risparmio , non ci sono scuole , l ' emigrazione è diventata impossibile , le tasse sono insopportabili e sproporzionate : e dappertutto regna la malaria . Tutto ciò è in buona parte il risultato delle buone intenzioni e degli sforzi dello Stato , di uno Stato che non sarà mai quello dei contadini , e che per essi ha creato soltanto miseria e deserto . Infine c ' è il lato sociale del problema . Si usa dire che il grande nemico è il latifondo , il grande proprietario ; e certamente , là dove il latifondo esiste , esso è tutt ' altro che una istituzione benefica . Ma se il grande proprietario , che sta a , Napoli , a Roma , o a Palermo , è un nemico dei contadini , non è tuttavia il maggiore né il più gravoso . Egli almeno è lontano , e non pesa quotidianamente sulla vita di tutti . Il vero nemico , quello che impedisce ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini , è la piccola borghesia dei paesi . È una classe degenerata , fisicamente e moralmente : incapace di adempiere la sua funzione , e che solo vive di piccole rapine e della tradizione imbastardita di un diritto feudale . Finché questa classe non sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale . Questo problema , nel suo triplice aspetto , preesisteva al fascismo ; ma il fascismo , pure non parlandone più , e negandolo , l ' ha portato alla sua massima acutezza , perché con lui lo statalismo piccolo ­ borghese è arrivato alla più completa affermazione . Noi non possiamo oggi prevedere quali forme politiche si preparino per il futuro : ma in un paese di piccola borghesia come l ' Italia , e nel quale le ideologie piccolo ­ borghesi sono andate contagiando anche le classi popolari cittadine , purtroppo è probabile che le nuove istituzioni che seguiranno al fascismo , per evoluzione lenta o per opera di violenza , e anche le più estreme e apparentemente rivoluzionarie fra esse , saranno riportate a riaffermare , in modi diversi , quelle ideologie ; ricreeranno uno Stato altrettanto , e forse più , lontano dalla vita , idolatrico e astratto , perpetueranno e peggioreranno , sotto nuovi nomi e nuove bandiere , l ' eterno fascismo italiano . Senza una rivoluzione contadina , non avremo mai una vera rivoluzione italiana , e viceversa . Le due cose si identificano . Il problema meridionale non si risolve dentro lo Stato attuale , né dentro quelli che , senza contraddirlo radicalmente , lo seguiranno . Si risolverà soltanto fuori di essi , se sapremo creare una nuova idea politica e una nuova forma di Stato , che sia anche lo Stato dei contadini ; che li liberi dalla loro forzata anarchia e dalla loro necessaria indifferenza . Né si può risolvere con le sole forze del mezzogiorno : ché in questo caso avremmo una guerra civile , un nuovo atroce brigantaggio , che finirebbe , al solito , con la sconfitta contadina , e il disastro generale ; ma soltanto con l ' opera di tutta l ' Italia , e il suo radicale rinnovamento . Bisogna che noi ci rendiamo capaci di pensare e di creare un nuovo Stato , che non può più essere né quello fascista , né quello liberale , né quello comunista , forme tutte diverse e sostanzialmente identiche della stessa religione statale . Dobbiamo ripensare ai fondamenti stessi dell ' idea di Stato : al concetto d ' individuo che ne è la base ; e , al tradizionale concetto giuridico e astratto di individuo , dobbiamo sostituire un nuovo concetto , che esprima la realtà vivente , che abolisca la invalicabile trascendenza di individuo e di Stato . L ' individuo non è una entità chiusa , ma un rapporto , il luogo di tutti i rapporti . Questo concetto di relazione , fuori della quale l ' individuo non esiste , è lo stesso che definisce lo Stato . Individuo e Stato coincidono nella loro essenza , e devono arrivare a coincidere nella pratica quotidiana , per esistere entrambi . Questo capovolgimento della politica , che va inconsapevolmente maturando , è implicito nella civiltà contadina , ed è l ' unica strada che ci permetterà di uscire dal giro vizioso di fascismo e antifascismo . Questa strada si chiama autonomia . Lo Stato non può essere che l ' insieme di infinite autonomie , una organica federazione . Per i contadini , la cellula dello Stato , quella sola per cui essi potranno partecipare alla molteplice vita collettiva , non può essere che il comune rurale autonomo . È questa la sola forma statale che possa avviare a soluzione contemporanea i tre aspetti interdipendenti del problema meridionale ; che possa permettere la coesistenza di due diverse civiltà , senza che l ' una opprima l ' altra , né l ' altra gravi sull ' una ; che consenta , nei limiti del possibile , le condizioni migliori per liberarsi dalla miseria ; e che infine , attraverso l ' abolizione di ogni potere e funzione sia dei grandi proprietari che della piccola borghesia locale , consenta al popolo contadino di vivere , per sé e per tutti . Ma l ' autonomia del comune rurale non potrà esistere senza l ' autonomia delle fabbriche , delle scuole , delle città , di tutte le forme della vita sociale . Questo è quello che ho appreso in un anno di vita sotterranea . Così avevo detto ai miei amici , e andavo ora rimeditando mentre il treno , nella notte , entrava nelle terre di Lucania . Erano i primi accenni di quelle idee che dovevo poi sviluppare negli anni seguenti , attraverso le esperienze dell ' esilio e della guerra . E in questi pensieri mi addormentai . Mi risvegliò il sole alto , dopo Potenza , tra le scoscese pendici di Brindisi di Montagna . Qualcosa d ' insolito era nell ' aria , di cui non sapevo ancora rendermi conto . Entrammo nella valle del Basento , passammo le stazioncine solitarie di Pietra Pertosa , Garaguso e Tricarico , e non tardammo a raggiungere la nostra destinazione : la stazione di Grassano . Qui dovevamo scendere , e aspettare , come al solito , qualche ora , il passaggio della corriera postale . La stazione era deserta : rimasi a passeggiare avanti e indietro , sulla strada provinciale , con la mia guardia , conversando . Grassano mi risalutava dalla cima del monte , periodica amichevole apparizione : ma il suo aspetto era mutato . Mi resi conto allora delle ragioni di quell ' aspetto strano del paesaggio che avevo veduto al mio risveglio dal finestrino del vagone . Il colle si alzava , come sempre , con le sue lente ondulazioni e le sue fratture improvvise , fino al cimitero e al paese : ma la terra , che avevo sempre veduta grigia e giallastra , era ora tutta verde , d ' un verde innaturale e imprevedibile . La primavera era scoppiata d ' un tratto , anche qui , durante i pochi giorni della mia assenza ; ma quel colore , altrove così pieno di allegra armonia e di speranza , aveva qui qualche cosa di artificioso , di violento ; suonava falso , come il rossetto sul viso bruciato dal sole di una contadina . Gli stessi verdi metallici mi accompagnarono attraverso la salita , verso Stigliano , come squilli stonati di una tromba in una marcia funebre . I monti tornarono a chiudersi alle mie spalle , come i cancelli di una prigione , quando scendemmo verso il Sauro , e riprendemmo la salita verso Gagliano . Sulle argille bianche , le piccole chiazze di verde , sparse qua e là , brillavano al sole ancora più intense e più strane , come delle grida ; parevano lembi di maschere stracciate , sparse alla rinfusa . Era quasi sera , quando giungemmo in paese . La mia guardia , De Luca , venne riconosciuta da tutti . Quello che mi aveva raccontato di sé e della sua famiglia era vero : il figlio del cieco dal cavallo sapiente era quasi un compaesano , e parecchi lo invitarono a mangiare qualcosa prima di ripartire . Ma egli aveva fretta : riuscì a farsi imprestare un cavallo , montò in sella e partì per Montemurro , dove sarebbe arrivato dopo aver cavalcato tutta la notte . Gagliano , a rivederla dopo quella breve parentesi cittadina , mi parve più piccola e più triste che mai , nella sua immobile atmosfera borbonica . Ancora due anni quaggiù ! Il senso della noia degli identici giorni futuri mi scese improvvisa sul cuore . Mi avviai verso casa , fra i saluti e i " ben tornato ! " che mi giungevano dalle soglie . Barone , che avevo affidato alla Giulia , era in mezzo alla piazza , come un signore , e mi corse incontro felice e rumoroso . Credevo che avrei trovato la Giulia a casa ; ma la casa era vuota , il fuoco spento , e non c ' era nulla di pronto per la cena . Mandai un ragazzo a chiamarla : tornò dicendomi che non poteva venire , e che non l ' aspettassi neppure l ' indomani né dopo ; ma non me ne fece dire il perché . Dovetti così risalire fin dalla vedova a mangiare qualcosa . Seppi poi da donna Caterina che durante la mia assenza il barbiere albino , amante della Giulia , era stato preso da un accesso di gelosia , Dio sa quanto poco fondata , e aveva minacciato la mia strega di tagliarle il collo col suo rasoio se fosse ancora tornata da me ; e l ' aveva talmente spaventata , che la donna non osava neppure vedermi né salutarmi . Soltanto molto più tardi , passato il terrore , si indusse a fermarsi a parlare con me , quando mi incontrava per via , con uno strano sorriso misterioso , riservato e un po ' compiaciuto ; né mi disse mai nulla delle ragioni del suo abbandono . Donna Caterina si fece in quattro per trovarmi una nuova donna . - Ce n ' è una che è meglio di Giulia . In questi giorni ha da fare , ma spero di ottenere che venga - . Intanto le poche streghe del paese mi venivano a cercare ; ma io decisi di aspettare la protetta di donna Caterina . Venne , fra quelle che rimandai , una vecchia , che mi parve avesse una sessantina d ' anni , e che insistette particolarmente perché la prendessi con me . Seppi poi , con stupore . che aveva quasi novant ' anni , che era l ' amante del vecchio padre ottantaduenne di don Luigino , e che si era incapricciata di me . Così , senza accorgermene , avevo corso il rischio di essere divorato dalla più antica Parca che mi fosse mai accaduto di conoscere . Finalmente arrivò Maria , la donna mandata dalla sorella del podestà . Era una strega , come la Giulia , anzi molto più della Giulia , e della strega classica , di quelle che si ungono e partono per l ' aria a cavallo di una scopa , aveva l ' aspetto . Non c ' era in lei nulla della maestosa animalità della Santarcangelese . Aveva una quarantina d ' anni , era abbastanza alta , e magra , con un viso asciutto , rugoso , un lungo naso affilato , e il mento appuntito e sporgente . Si muoveva rapida , nei lavori era abile e svelta . Pareva bruciata da un fuoco interno , da una specie d ' insaziabile avidità , da una sensualità nervosa e diabolica . Mi lanciava occhiate piene di un oscuro fuoco : capii subito che non avrei trovato in lei l ' antica passività della Giulia , e che avrei dovuto tenerla a distanza . Per tutto il tempo che rimase con me le diedi perciò pochissima confidenza . Era , del resto , una ottima donna . Oltre alla fuga di Giulia , altre novità erano avvenute in paese durante la mia assenza . Don Giuseppe Traiella era partito , spedito definitivamente a morire fra le catapecchie malariche di Gaglianello . La notte di Natale aveva dato i suoi frutti , don Luigino aveva trionfato . Il Vescovo aveva fatto fare un concorso per la parrocchia di Gagliano , e proibito a Trajella di parteciparvi . Il suo successore , don Pietro Liguari , era già arrivato da Miglionico . Aveva trovato una casa confortevole sulla via principale , vicino alla piazza , e vi si era installato con la sua governante , e una straordinaria quantità di provviste da bocca . Lo incontrai sulla piazza , il giorno dopo il mio arrivo , e mi venne incontro con un sorriso cordiale . Era già informatissimo di me , si disse felice di conoscermi , e mi invitò a prendere il caffè a casa sua . Se si fosse voluto trovare qualcuno assolutamente opposto , nell ' aspetto , nei modi e nell ' animo al povero Arciprete misantropo , relegato nel villaggio sul fiume , non si sarebbe di certo potuto scegliere altro che don Pietro Liguari . Era un uomo di una cinquantina d ' anni , di media statura , grosso e piuttosto grasso , di un grasso pallido e giallastro . Gli occhi erano neri , spagnoli , pieni di astuzia . Aveva un viso grande e complesso , con un naso un po ' arcuato , labbra sottili , capelli neri . Dava l ' impressione di averlo già visto , di assomigliare a qualcuno già conosciuto . Riflettendoci , l ' impressione si giustificava . L ' Arciprete aveva un viso tipico , il più italiano possibile in quegli anni . Era un misto di attore , di prelato , e di barbiere , un incrocio di Mussolini e di Ruggero Ruggeri . Don Pietro Liguari era di questi paesi , e probabilmente di famiglia contadina : il suo viso era pieno di furberia e di finezza , e i suoi modi insinuanti . Incedeva con una certa solennità , l ' abito era pulito , il fiocco rosso del cappello era fiammante , e al dito portava un anello con un rubino . Quando entrai in casa sua fui colpito dalla grande quantità di salami , salsicce , prosciutti , provole , provoloni , trecce di fichi secchi , di peperoni , di cipolle e di agli che pendevano dalle travi del soffitto , dai barattoli di conserve e di marmellate , e dalle bottiglie d ' olio e di vino che ingombravano le dispense . Nessuna delle case dei signori di Gagliano era certamente così ben fornita . Era venuta ad aprirci la governante , una donna sulla quarantina , alta e magra , con un viso severo e impenetrabile , tutta vestita di nero , con un collettino bianco , senza velo sul capo . Questa donna austera era , lo seppi poi , una contadina di Montemurro , ottima cuoca , e , secondo le male lingue , madre di quattro supposti figli di Arcipreti , che dovevano essere qua e là , in qualche collegio della provincia . Don Liguari mi fece fare il giro delle sue stanze , e ammirare le sue provviste . - Verrà qualche volta a far penitenza con me , - mi disse , mostrandomi del burro fresco , cosa che a Gagliano non esisteva , e che non avevo più visto da che ci ero venuto . - La mia governante sa far bene la pasta . Vedrà . Ma ora sediamoci e prendiamo il caffè - . Quando avemmo vuotato le nostre tazzine , l ' Arciprete cominciò a parlarmi del paese , a dirmi le sue impressioni e a chiedermi le mie . - C ' è molto da fare qui , - mi disse , - molto da fare . Direi tutto da fare . La chiesa è in cattivo stato , il campanile deve essere costruito . I frutti delle nostre terre non ci vengono pagati , o poco per volta e in ritardo . Ma soprattutto c ' è poca religione . C ' è un gran numero di ragazzi che non sono nemmeno battezzati ; e nessuno se ne dà cura , se non sono malati e in punto di morte . Alle funzioni non viene che qualche vecchia , alla messa della domenica la chiesa è quasi deserta . La gente non si confessa , non fa la comunione . Tutto questo deve cambiare , e cambierà presto , vedrà . Le autorità non se ne occupano , e fanno il possibile per peggiorare la situazione . Sono dei materialisti , e non parlano che di guerra . Credono di essere loro i padroni del paese , con il loro fascismo . Poverini ! Non sanno che dopo la Conciliazione , i padroni non sono più loro , ma noi , che siamo la sola autorità spirituale . La Conciliazione vuol dir questo : che ora tocca a noi la direzione delle cose , a noi preti . Se il podestà crede di poter essere lui a comandare , si illude ! - Don Pietro Liguari qui tacque , quasi pentito di aver parlato troppo : ma aveva ben capito che con me poteva farlo , senza timore che io andassi a riferire le sue parole , e ci teneva a ingraziarmisi . Si mise perciò a parlarmi del problema dei confinati , e del dovere che egli sentiva , come prete , di venire in loro aiuto e conforto , senza distinzione di opinione politica o di fede religiosa . Tutto questo era molto bello , ma i suoi modi insinuanti , e il tono della sua voce , mostravano troppo chiaramente come egli , più che dallo spirito di carità , fosse mosso da un interesse o da un calcolo . E finalmente , dopo questo lunghissimo esordio , venne al motivo per cui mi aveva chiamato . - Bisogna riportare questo popolo alla religione , altrimenti cadrà in mano degli atei che pretendono di comandare . Anche chi è di un ' altra fede lo deve ammettere - . E qui mi mandò un ' occhiatina significativa . - Del resto , tutti possono essere toccati dalla grazia . Ma per portare alla chiesa questi contadini , bisogna che le funzioni diventino più attraenti , che colpiscano di più la fantasia . La chiesa è povera e nuda , e la parola sola non attira abbastanza . Perché i contadini tornino a frequentare la Casa del Signore , ci vorrebbe della musica . Io ho fatto venire da Miglionico un armonium , l ' ho fatto portare ieri in chiesa . È proprio quello che fa per noi . Ma c ' è una difficoltà . Chi lo suona ? In paese nessuno sa adoperare quello strumento . E allora ho pensato a lei , che sa fare di tutto , che è tanto istruito , ecc . Siamo tutti figli dello stesso Signore ! - Le ragioni per cui temeva non accettassi non mi passarono neppure in mente . Dissi che avevo studiato il pianoforte , ma che da moltissimi anni non mettevo le mani su una tastiera . Avrei potuto provare , ma non mi sarei potuto impegnare a fargli regolarmente da organista , ma tutt ' al più aiutarlo una volta o due , per fargli piacere . Un po ' di accompagnamento , se c ' era chi cantava , l ' avrei potuto fare : ma per suonare avrei dovuto farmi mandare la musica . Risalimmo fino in chiesa , per vedere lo strumento , che era stato messo di fianco all ' altare , bene in vista , e che destava già la curiosità dei ragazzi . L ' Arciprete era felice : aveva temuto che io non accettassi , e la mia insperata condiscendenza lo faceva più ardito . Mi mostrò le pareti nude e screpolate della chiesa . - Qui ci vorrebbero delle pitture - . L ' idea non mi sarebbe dispiaciuta . - Chissà , forse un giorno le affrescherò tutta la chiesa , - gli dissi . - Devo star qui ancora due anni , e avrò tutto il tempo di pensarci . Peccato che i muri sono così cattivi . Ma non vorrei ingelosire Mornaschi , che è un uomo così simpatico - . Il soffitto della chiesa era infatti decorato a fresco , con delle stelle d ' oro su fondo azzurro , e delle fasce decorative che lo separavano dalle pareti . Questo lavoro era stato fatto , qualche anno prima , da un pittore milanese , il Mornaschi , un giovane biondo , che in quel tempo passava di paese in paese facendo qua e là lavori di decorazione per le chiese , fermandosi in ogni luogo fino a lavoro finito , e ricominciando poi altrove . Ma a Gagliano questa sua vita vagabonda ebbe termine . C ' era venuto per fare il soffitto , ma gli si offrì un posto di impiegato delle imposte , e , lasciando l ' incerto per il certo , l ' arte per l ' amministrazione , Mornaschi non era più ripartito , e aveva abbandonati i pennelli . Era un uomo modesto , ritirato e cortese , il solo forestiero ospite stabile di Gagliano . Lo vedevo qualche volta , e con me fu sempre gentilissimo . - Mornaschi potrà aiutarla , - disse l ' Arciprete , che in pochi giorni , evidentemente , aveva imparato a conoscere tutto il paese . Era entusiasta delle meravigliose prospettive che gli si aprivano davanti , per ricondurre all ' ovile il suo gregge indifferente . Ma anch ' io , ahimè , ero una pecora perduta , e il buon prete , tratto dall ' accesa fantasia , cominciò a vagheggiare qualcosa di ancora più roseo , una solenne cerimonia , a cui avrebbe potuto , perché no ? partecipare anche il Vescovo . Questo non lo disse allora , per quanto mi accorgessi che ne moriva dalla voglia . Don Liguari era astuto e diplomatico , e si limitò a qualche accenno insinuante , il primo dei moltissimi e più espliciti che ebbe poi a farmi in seguito . Per allora mi disse soltanto che era un peccato che io vivessi così solo ; che ero giovane , sì , ma che avrei dovuto pensare a prender moglie ; e mentre uscivamo dalla chiesa , mi invitò a pranzo per la domenica seguente . - Venga , dottore , a far penitenza con un povero prete - . Le provviste che avevo viste accatastate nella sua cucina mi facevano sperare che la penitenza non sarebbe stata troppo severa . L ' austera montemurrese , la materna governante , si dimostrò infatti una cuoca perfetta : da un anno non avevo mangiato così bene . C ' erano soprattutto dei salamini fatti in casa , rossi , secondo l ' uso di qui , di peperone spagnolo , che erano una delizia . Da allora l ' Arciprete non mi si spiccicò più d ' intorno . Mi veniva a trovare a casa , e posò per un ritratto , che avrebbe voluto gli regalassi . Don Luigino era geloso di questa sua assiduità , ma don Liguari sapeva fare , e , certamente con qualche pretesto evangelico , lo tenne tranquillo . Un giorno , a casa mia , il prete vide una Bibbia , sul mio tavolino da notte , in edizione protestante . Fece un salto , inorridito , come se avesse visto un serpente . - Che libri legge mai , dottore ! Lo butti via , per carità - . Aveva preso dei modi molto intimi , e ogni volta che mi vedeva , mi diceva , con una commovente aria materna : - Ci battezzeremo , poi ci sposeremo . Lasci fare a me . Avevo ricambiato , una domenica , il suo invito , mettendo a contributo , perché la " penitenza " non fosse , questa volta , reale , tutta l ' abilità della mia strega Maria . Avvenne che due giorni prima , il venerdì , morisse Poerio , quel vecchio barbuto che era malato da molti mesi e che , per quanto lo desiderasse , non aveva mai potuto consultarmi , perché era compare di san Giovanni del dottor Gibilisco . La domenica si fecero i solenni funerali , e ci intervennero anche l ' Arciprete di Stigliano e un altro prete di laggiù . Dovetti dunque estendere l ' invito anche a questi due , l ' uno grasso e grosso e l ' altro magro e piccolo . Erano entrambi dello stesso tipo di don Liguari , scaltri , abituati a viver bene , abili ed esperti della vita dei contadini . Feci un ottimo pranzo con questi tre strani uccelli , che si lagnavano che non morissero che contadini poveri , e che di bei funerali come quello di oggi non ce ne fosse tutt ' al più che uno all ' anno . Intanto m ' era arrivata un po ' di musica da chiesa , ed ero andato qualche volta a esercitarmi sullo strumento . Quando mi parve di essere in grado , fidandomi sulla semplicità del pubblico , di accompagnare la funzione senza troppi errori , fissai con don Liguari per la domenica seguente : ma gli dissi che sarebbe stato per una volta sola . Avevo saputo che il barbiere cavadenti sapeva strimpellare un pianoforte , così ad orecchio , ed ero certo che se la sarebbe cavata meglio di me . Perciò , per quanto egli non amasse molto entrare in chiesa , avevo deciso di lasciare a lui l ' incarico , dopo quella prima volta per la quale ero ormai impegnato . La domenica , la chiesa era piena . L ' Arciprete aveva sparso la voce che io avrei suonato , e nessuno volle mancare all ' insolito spettacolo . Le donne , sotto i veli bianchi , si pigiavano fino alla porta : molte non avevano potuto entrare . Erano venute persone che da tempo immemorabile non entravano più in chiesa . C ' era perfino , con la sorella , donna Concetta , la figlia maggiore dell ' avvocato S . , il ricco proprietario melanconico , che incontravo spesso la sera , sulla piazza . Donna Concetta era in clausura da quasi un anno , per la morte del fratello : non usciva mai di casa , e non l ' avevo mai vista . Per la funzione di oggi si era decisa a rompere il suo voto , e sedeva nella prima fila di panche . Era considerata la più bella donna di Gagliano , ed era vero . Era una ragazza di diciott ' anni , piccolina , con un viso tondo e perfetto di Madonna , dei grandi occhioni languidi , i capelli neri , lisci e abbondanti , ordinati con una riga diritta in mezzo , la pelle bianchissima , la boccuccia rossa , il collo sottile , e una gentile aria ritrosa . Fu quella l ' unica volta in cui la vidi , in mezzo alla folla velata ; né sentii mai la sua voce . Ma i contadini avevano i loro progetti . - Tu sei gaglianese ormai , - mi dicevano spesso . - Devi sposare donna Concetta . È la zitella vacantìa più bella e più ricca del paese . È fatta per te . E così non te ne andrai più , resterai sempre con noi - . Perciò anch ' io ero curioso di vedere la mia promessa sposa nascosta . Le donne furono entusiaste della funzione . - Quanto sei bello ! - gridavano al mio passaggio quando uscii . La fiducia dell ' Arciprete nella . potenza religiosa della musica si dimostrò però esagerata . Per quanto il barbiere accompagnasse assai meglio di me , la chiesa dopo quel giorno tornò ad essere quasi deserta . Don Liguari non , si perdeva d ' animo : girava tutto il giorno per le case dei contadini , battezzava i ragazzi , e , poco per volta , qualche cosa avrà forse ottenuto . L ' effimera , strana primavera era orinai finita . Il verde non era durato che una diecina di giorni , come una assurda apparizione . Poi quella poca erba era seccata sotto il sole e il vento ardente di un maggio improvvisamente estivo . Il paesaggio era tornato quello di sempre , bianco , monotono e calcinoso . Come quando ero arrivato , tanti mesi prima , sulla distesa delle argille silenziose l ' aria ondeggiava per il caldo ; e pareva che , da sempre , su quello stesso desolato mare biancastro oscillasse grigia l ' ombra delle stesse nuvole . Conoscevo ogni anfratto , ogni colore , ogni piega della terra . Con il nuovo caldo , la vita di Gagliano pareva più lenta che mai . I contadini erano nei campi , le ombre delle case si stendevano pigre sui selciati , le capre sostavano al sole . L ' eterno ozio borbonico si stendeva sul paese , costruito sulle ossa dei morti : distinguevo ogni voce , ogni rumore , ogni sussurro , come una cosa nota da tempi immemorabili , infinite volte ripetuta , e che infinite altre volte sarebbe stata ripetuta in futuro . Lavoravo , dipingevo , curavo i malati , ma ero giunto a un punto estremo di indifferenza . Mi pareva di essere un verme chiuso dentro una noce secca . Lontano dagli affetti , nel guscio religioso della monotonia , aspettavo gli anni venturi , e mi pareva di essere senza base , librato in un ' aria assurda , dove era strano anche il suono della mia voce . Anche la guerra volgeva al termine . Addis Abeba era caduta . L ' Impero era salito sui colli di Roma , e don Luigino aveva cercato di farlo salire anche su quelli di Gagliano , con una delle sue tristi adunate deserte . Non ci sarebbero più stati dei morti , e si attendeva il ritorno dei pochi che erano laggiù . Il figlio della Giulia aveva scritto che presto sarebbe tornato , e gli si preparassero la sposa e le nozze . Don Luigino si sentiva cresciuto , come se qualcosa della corona imperiale fosse passato anche sulla sua testa . I contadini pensavano che , malgrado le promesse , non ci sarebbe stato posto per loro in quelle terre favolose e male acquistate ; e non pensavano all ' Africa quando scendevano alle rive dell ' Agri . Un mattino , verso mezzogiorno , passavo sulla piazza . Il sole batteva lucente e nitido , il vento alzava mulinelli di polvere e don Cosimino , sull ' uscio dell ' ufficio postale , mi fece da lontano dei grandi gesti con la mano . Mi avvicinai , e vidi che mi guardava con affettuosi occhi allegri . - Buone notizie , don Carlo , - mi disse . - Non vorrei darle delle speranze che non si dovessero realizzare ; ma è arrivato ora un telegramma da Matera , che dispone la liberazione del confinato genovese . Ho mandato ora a chiamarlo . Dice anche di rimanere in ascolto nel pomeriggio , che mi telegraferanno i nomi di altri confinati da liberare . Spero ci sarà anche il suo . Pare che sia per la presa di Addis Abeba - . Rimanemmo sulla porta dell ' ufficio tutto il giorno . Ogni tanto si sentiva il ticchettio del telegrafo , e poi la testa di don Cosimino si affacciava allo sportello , con un sorriso raggiante , e l ' angelo gobbo gridava un nome . Il mio fu l ' ultimo : era già quasi sera . Tutti erano stati liberati , tranne i due comunisti , lo studente di Pisa e l ' operaio di Ancona . Tutti i signori della piazza mi si fecero attorno per congratularsi con me della libertà che mi era stata elargita senza che la sollecitassi . Quella gioia inattesa mi si volse in tristezza , e mi avviai , con Barone , verso casa . Tutti i confinati partirono l ' indomani mattina . Io non mi affrettai . Mi dispiaceva partire , e trovai tutti i pretesti per trattenermi . Avevo dei malati che non potevo lasciare d ' un tratto , delle pitture da finire ; e poi un mucchio di cose da spedire , una infinità di quadri da imballare . Dovevo far fare delle casse , e una gabbia per Barone , troppo abile nello sciogliersi dal guinzaglio e troppo selvatico perché si potesse affidarlo così semplicemente a un treno . Rimasi ancora una diecina di giorni . I contadini venivano a trovarmi e mi dicevano : - Non partire . Resta con noi . Sposa Concetta . Ti faranno podestà . Devi restar sempre con noi - . Quando si avvicinò il giorno della mia partenza , mi dissero che avrebbero bucato le gomme dell ' automobile che doveva portarmi via . - Tornerò , - dissi . Ma scuotevano il capo . - Se parti non torni più . Tu sei un cristiano bono . Resta con noi contadini - . Dovetti promettere solennemente che sarei tornato ; e lo promisi con tutta sincerità : ma non potei , finora , mantenere la promessa Infine mi congedai da tutti . Salutai la vedova , il becchino banditore , donna Caterina , la Giulia , don Luigino , la Parroccola , il dottor Milillo , il dottor Gibilisco , l ' Arciprete , i signori , i contadini , le donne , i ragazzi , le capre , i monachicchi e gli spiriti , lasciai un quadro in ricordo al comune di Gagliano , feci caricare le mie casse , chiusi con la grossa chiave la porta di casa , diedi un ultimo sguardo ai monti di Calabria , al cimitero , al Pantano e alle argille ; e una mattina all ' alba , mentre i contadini si avviavano con i loro asini ai campi , salii , con Barone in gabbia , nella macchina dell ' americano , e partii . Dopo la svolta , sotto il campo sportivo , Gagliano scomparve , e non l ' ho più riveduto . Avevo un foglio di via , e dovevo viaggiare con i treni accelerati : perciò il viaggio fu lungo . Rividi Matera , e i suoi sassi , e il suo museo . Traversai la pianura di Puglia , sparsa di pietre bianche , come un cimitero , e Bari , e Foggia misteriosa nella notte , e risalii , a piccole tappe , verso il nord . Salii alla cattedrale di Ancona , e mi affacciai , per la prima volta dopo tanto tempo , sul mare . Era una giornata serena , e , da quella altezza , le acque si stendevano amplissime . Una brezza fresca veniva dalla Dalmazia , e increspava di onde minute il calmo dorso del mare . Pensavo a cose vaghe : la vita di quel mare era come le sorti infinite degli uomini , eternamente ferme in onde uguali , mosse in un tempo senza mutamento . E pensai con affettuosa angoscia a quel tempo immobile , e a quella nera civiltà che avevo abbandonato . Ma già il treno mi portava lontano , attraverso le campagne matematiche di Romagna , verso i vigneti del Piemonte , e quel futuro misterioso di esili , di guerre e di morti , che allora mi appariva appena , come una nuvola incerta nel cielo sterminato . Firenze , dicembre 1943 ­ luglio 1944 .