Saggistica ,
Parte
prima
I.LA
PAROLA
UMORISMO
Alessandro
D
'
Ancona
,
in
quel
suo
notissimo
studio
su
Cecco
Angiolieri
da
Siena
(
in
Studi
di
Critica
e
Storia
Letteraria
,
Bologna
,
Zanichelli
ed
.
,
1880
)
,
dopo
aver
notato
quanto
vi
sia
di
burlesco
in
questo
nostro
poeta
del
sec
.
XIII
,
osserva
:
Ma
per
noi
l
'
Angiolieri
non
è
soltanto
un
burlesco
:
bensì
anche
,
e
più
propriamente
,
un
umorista
.
E
qui
i
camarlinghi
della
favella
ci
faccian
pure
il
viso
dell
'
arme
,
ma
non
pretendano
di
dire
che
in
italiano
bisogna
rassegnarsi
a
non
dir
la
cosa
,
perché
non
abbiam
la
parola
.
E
,
accortamente
,
in
una
nota
a
piè
di
pagina
(
pag
.
179
)
,
soggiunge
:
È
curioso
però
che
il
traduttore
francese
di
una
dissertazione
tedesca
sull
'
Humour
,
inserita
nel
Recueil
de
pièces
intéressantes
,
concernant
les
antiquités
,
les
beaux
-
arts
,
les
belles
-
lettres
et
la
philosophie
,
traduites
de
différentes
langues
,
citando
il
Riedel
,
Theor
.
d
.
Schönen
Künste
,
I
.
artic
.
Laune
,
sostenga
che
sebbene
gli
Inglesi
,
ed
il
Congreve
in
particolare
,
rivendichino
per
sé
i
vocaboli
humour
e
humourist
,
il
est
néanmoins
certain
qu
'
ils
viennent
de
l
'
italien
.
E
quindi
il
D
'
Ancona
riprende
:
Del
resto
,
poi
,
la
nostra
lingua
ha
umore
per
fantasia
,
capriccio
,
e
umorista
per
fantastico
:
e
gli
umori
dell
'
animo
e
del
cervello
ognun
sa
che
stanno
in
stretta
relazione
con
la
poesia
umorista
.
E
l
'
Italia
ebbe
ai
suoi
tempi
le
accademie
degli
Umorosi
a
Bologna
ed
a
Cortona
e
degli
Umoristi
in
Roma
,
e
speriamo
che
i
mali
umori
della
politica
non
le
facciano
mai
venir
meno
i
begli
umori
nel
regno
dell
'arte».(E
anche
a
Napoli
(
Arch
.
stor
.
p
.
le
prov
.
nap
.
V
.
608
)
.
E
perché
non
citare
anche
quella
degli
Umidi
di
Firenze
di
cui
il
Lasca
disse
(
Lett
.
a
Mes
.
Lorenzo
Scala
,
premessa
al
primo
libro
delle
opere
burlesche
,
ed
.
Bern
.
Giunta
1548
)
:
la
quale
(
Accademia
degli
Umidi
)
principalmente
fa
professione
,
essendovi
tutte
persone
dentro
allegre
e
spensierate
,
dello
stil
burlesco
,
giocondo
,
lieto
,
amorevole
e
,
per
dir
così
,
buon
compagno
»
?
Si
vedano
,
per
altro
,
a
proposito
delle
parole
umore
e
umorismo
,
il
Baldensperger
,
Les
definitions
de
l
'
humour
in
Eluder
d
'
bistoire
littéraire
,
Paris
,
Hachette
,
1907
e
lo
Spingarn
nell
'
introduzione
del
primo
volume
della
sua
raccolta
Critical
Essays
of
the
Seventeenth
Century
,
Oxford
,
Clarendon
Press
,
1908;
nonché
ciò
che
ne
dice
il
Croce
in
Critica
,
vol
.
VII
,
pagine
219-20
)
.
La
parola
umore
derivò
a
noi
naturalmente
dal
latino
e
col
senso
materiale
che
essa
aveva
di
corpo
fluido
,
liquore
,
umidità
o
vapore
,
e
col
senso
anche
di
fantasia
,
capriccio
o
vigore
.
Aliquantum
habeo
humoris
in
corpore
,
neque
dum
exarui
ex
amoenis
rebus
et
voluptariis
(
Plauto
)
.
Qui
humor
non
ha
evidentemente
senso
materiale
,
perché
sappiamo
che
,
fin
dai
tempi
più
antichi
,
ogni
umore
nel
corpo
era
ritenuto
segno
o
cagione
di
malattia
.
Li
uomini
,
si
legge
in
un
vecchio
libro
di
mascalcia
,
hanno
quattro
umori
:
cioè
lo
sangue
,
la
collera
,
la
flemma
e
la
malinconia
:
e
questi
umori
sono
cagione
delle
infermità
degli
uomini
.
E
in
Brunetto
Latini
:
Malinconia
è
un
umore
,
che
molti
chiamano
collera
nera
,
ed
è
fredda
,
e
secca
,
ed
ha
il
suo
sedio
nello
spino
com
'
è
in
somma
nel
latino
di
Cicerone
e
di
Plinio
.
Sant
'
Agostino
poi
in
un
suo
sermone
ci
fa
sapere
che
i
porri
accendono
la
collera
,
i
cavoli
generano
malinconia
(
Cecco
Angiolieri
in
uno
dei
suoi
sonetti
,
parlando
della
madre
che
gli
vuol
male
,
dopo
avere
enumerato
alcuni
cibi
dannosi
ch
'
ella
gli
consiglia
,
dice
:
E
se
di
questo
non
avessi
voglia
E
stessi
quasimente
su
la
colla
Molto
mi
loda
porri
con
la
foglia
)
.
Sarà
bene
,
trattando
dell
'
umorismo
,
tener
presente
anche
quest
'
altro
significato
di
malattia
della
parola
umore
,
e
che
malinconia
,
prima
di
significare
quella
delicata
affezione
o
passion
d
'
animo
che
intendiamo
noi
,
abbia
avuto
in
origine
il
senso
di
bile
o
fiele
e
sia
stata
per
gli
antichi
un
umore
nel
significato
materiale
della
parola
.
Vedremo
appresso
la
relazione
che
le
due
parole
umore
e
malinconia
avranno
tra
loro
assumendo
un
senso
spirituale
.
Diciamo
intanto
che
tal
relazione
,
se
non
mancò
affatto
nello
spirito
della
nostra
lingua
,
certo
non
vi
apparve
chiaramente
.
Da
noi
,
in
fatti
,
la
parola
umore
o
serba
il
significato
materiale
,
tanto
che
un
proverbio
toscano
può
dire
:
Chi
ha
umore
non
ha
sapore
(
alludendo
alle
frutta
acquose
)
;
o
,
se
assume
un
significato
spirituale
,
esprime
sì
inclinazione
,
natura
,
disposizione
o
stato
passeggero
d
'
animo
o
anche
fantasia
,
pensiero
,
capriccio
,
ma
senza
una
qualità
determinata
;
tanto
vero
che
dobbiamo
dire
umor
tristo
o
gajo
,
o
tetro
,
buono
o
cattivo
o
bell
'
umore
,
ecc
.
In
somma
,
la
parola
italiana
umore
non
è
la
inglese
humour
.
Questa
,
come
dice
il
Tommaseo
,
racchiude
.
e
contempera
le
nostre
espressioni
bell
'
umore
,
buonumore
,
e
malumore
.
C
'
entrano
un
po
'
,
dunque
,
i
cavoli
di
Sant
'
Agostino
.
Discutiamo
adesso
su
la
parola
,
non
su
la
cosa
:
è
bene
avvertirlo
,
perché
non
vorremmo
si
credesse
che
a
noi
manchi
veramente
la
cosa
per
il
solo
fatto
che
la
parola
nostra
non
riuscì
idealmente
a
serbare
e
a
contemperare
in
sé
ciò
che
già
materialmente
includeva
.
Vedremo
che
tutto
,
in
fondo
,
si
riduce
a
un
bisogno
di
più
chiara
distinzione
che
sentiamo
noi
,
perché
,
o
bello
o
buono
o
tetro
o
gajo
,
umore
è
sempre
,
e
non
è
diverso
dall
'
inglese
nell
'
essenza
,
ma
nelle
modificazioni
che
naturalmente
vi
imprimono
la
lingua
diversa
e
la
varia
natura
degli
scrittori
.
Del
resto
,
non
si
creda
che
la
parola
inglese
humour
e
il
suo
derivato
umorismo
siano
di
così
facile
comprensione
.
Il
D
'
Ancona
stesso
,
in
quel
suo
saggio
su
l
'
Angiolieri
,
su
cui
più
tardi
dovremo
ritornare
,
confessa
:
S
'
io
dovessi
dare
una
definizione
dell
'
umorismo
sarei
davvero
molto
impacciato
.
Ed
ha
ragione
.
Tutti
dicono
così
.
Piuttosto
no
'
l
comprendo
,
che
te
'
l
dica
.
Di
tutte
quelle
tentate
nei
secoli
XVIII
e
XIX
parla
in
un
suo
studio
già
citato
,
il
Baldensperger
,
per
concludere
,
a
modo
del
Croce
,
che
:
il
n
y
a
pas
d
'
humour
,
il
n
'
y
a
que
des
humouristes
,
come
se
per
poter
dire
o
riconoscere
che
questo
o
quello
scrittore
è
un
umorista
,
non
si
dovesse
avere
un
qualche
concetto
dell
'
umorismo
,
e
bastasse
sostenere
,
come
fa
il
Cazamian
,
citato
dallo
stesso
Baldensperger
,
che
l
'
umorismo
sfugge
alla
scienza
,
perché
gli
elementi
caratteristici
e
costanti
di
esso
sono
in
piccolo
numero
e
sopra
tutto
negativi
,
laddove
gli
elementi
variabili
sono
in
numero
indeterminato
.
Sì
.
Anche
l
'
Addison
stimava
più
facile
dire
ciò
che
l
'
humour
non
è
,
che
dire
ciò
che
è
.
E
tutte
le
fatiche
che
si
son
fatte
per
definirlo
ricordano
veramente
quelle
speciosissime
che
si
fecero
nel
secolo
XVII
per
definir
l
'
ingegno
(
oh
,
il
Cannocchiale
aristotelico
di
Emmanuele
Tesauro
!
)
e
il
gusto
o
buon
gusto
e
quell
'
ineffabile
non
so
che
,
per
cui
il
Bouhours
scriveva
:
Les
Italiens
,
qui
font
mystère
de
tout
,
emploient
en
toutes
rencontres
leur
non
so
che
:
on
ne
voit
rien
de
plus
commun
dans
leurs
poëtes
.
Gl
'
Italiani
qui
font
mystère
de
tout
.
Ma
andate
a
domandare
ai
Francesi
che
cosa
intendono
per
esprit
.
Quanto
all
'
umorismo
,
certo
è
seguita
il
D
'
Ancona
che
la
definizione
non
è
facile
,
perché
l
'
umorismo
ha
infinite
varietà
,
secondo
le
nazioni
,
i
tempi
,
gl
'
ingegni
,
e
quel
di
Rabelais
e
di
Merlin
Coccajo
non
è
una
cosa
coll
'
umorismo
dello
Sterne
,
dello
Swift
o
di
Gian
Paolo
,
e
la
vena
umoristica
dell
'
Heine
e
del
Musset
non
è
di
egual
sapore
.
Non
vi
ha
poi
forse
alcun
altro
genere
nel
quale
sia
,
o
dovrebbe
esser
più
sottil
differenza
dalla
forma
prosaica
alla
poetica
,
per
quanto
ciò
non
venga
sempre
avvertito
dai
lettori
,
e
neanche
dagli
scrittori
.
Ma
di
ciò
,
e
delle
ragioni
di
queste
differenze
,
e
delle
varietà
fra
l
'
umore
e
la
satira
e
l
'
epigramma
e
la
facezia
e
la
parodia
e
il
comico
d
'
ogni
foggia
e
qualità
,
e
se
,
come
vuole
il
Richter
,
alcuni
umoristi
sieno
semplicemente
lunatici
,
non
è
qui
il
luogo
di
discutere
.
Certo
è
questo
,
che
un
fondo
comune
vi
è
in
tutti
coloro
che
la
voce
pubblica
raccoglie
sotto
la
stessa
denominazione
di
umoristi
.
L
'
osservazione
in
fondo
è
giusta
;
ma
piano
con
la
voce
pubblica
!
-
vorremmo
dire
al
D
'
Ancona
.
Dopo
la
parola
romanticismo
,
la
parola
più
abusata
e
sbagliata
in
Italia
(
in
Italia
soltanto
?
)
è
quella
di
umorismo
.
Se
fossero
realmente
umoristi
gli
scrittori
,
i
libri
,
i
giornali
battezzati
con
questo
nome
,
noi
non
avremmo
nulla
da
invidiare
alla
patria
di
Sterne
e
di
Thackeray
o
a
quella
di
Gian
Paolo
e
di
Heine
.
Non
si
potrebbe
uscir
di
casa
senza
incontrar
per
la
strada
due
o
tre
Cervantes
e
una
mezza
dozzina
di
Dickens
...
Vogliamo
solo
notare
fin
da
principio
che
vi
è
una
babilonica
confusione
nell
'
interpretazione
della
voce
umorismo
.
Per
il
gran
numero
,
scrittore
umoristico
è
lo
scrittore
che
fa
ridere
:
il
comico
,
il
burlesco
,
il
satirico
;
il
grottesco
,
il
triviale
:
la
caricatura
,
la
farsa
,
l
'
epigramma
,
il
calembour
si
battezzano
per
umorismo
:
come
da
un
pezzo
si
costuma
di
chiamare
romantico
tutto
ciò
che
vi
è
di
più
arcadico
e
sentimentale
,
di
più
falso
e
barocco
.
Si
confonde
Paul
de
Kock
con
Dickens
,
e
il
visconte
d
'
Arlincourt
con
Victor
Hugo
.
Questo
notava
Enrico
Nencioni
,
già
fin
dal
1884
,
in
un
articolo
su
la
Nuova
Antologia
intitolato
appunto
L
'
Umorismo
e
gli
Umoristi
,
che
fece
molto
rumore
.
Non
si
può
dir
veramente
che
la
voce
pubblica
in
tutto
questo
lasso
di
tempo
,
si
sia
ricreduta
.
Anche
oggi
,
per
il
gran
numero
,
scrittore
umoristico
è
lo
scrittore
che
fa
ridere
.
Ma
,
ripeto
,
perché
in
Italia
soltanto
?
Da
per
tutto
!
Il
volgo
non
può
intendere
i
segreti
contrasti
,
le
sottili
finezze
del
vero
umorismo
.
Si
confondono
anche
altrove
la
caricatura
,
la
farsa
bislacca
,
il
grottesco
con
l
'
umorismo
;
si
confondono
anche
là
dove
al
Nencioni
sembrava
(
e
non
a
lui
soltanto
)
che
l
'
umorismo
stesse
di
casa
:
non
ha
forse
nome
d
'
umorista
Mark
Twain
,
i
cui
racconti
sono
,
secondo
la
sua
stessa
definizione
,
una
collezione
di
eccellenti
cose
,
prodigiosamente
divertenti
,
che
strappano
il
riso
anche
dai
volti
più
ingrugniti
?
Il
giornalismo
,
un
certo
giornalismo
si
è
impadronito
della
parola
,
l
'
ha
adottata
e
,
sforzandosi
di
far
ridere
più
o
meno
sguajatamente
a
ogni
costo
,
l
'
ha
divulgata
in
questo
falso
senso
.
Cosicché
ogni
vero
umorista
prova
oggi
ritegno
,
anzi
sdegno
a
qualificarsi
per
tale
.
Umorista
,
sì
,
ma
...
non
confondiamo
,
si
sente
il
bisogno
d
'
avvertire
:
umorista
nel
vero
senso
della
parola
.
Come
dire
:
Badate
ch
'
io
non
mi
propongo
di
farvi
ridere
facendo
sgambettar
le
parole
.
E
più
d
'
uno
,
per
non
passar
da
buffone
,
per
non
esser
confuso
coi
centomila
umoristi
da
strapazzo
,
ha
voluto
buttar
via
la
parola
sciupata
,
abbandonarla
al
volgo
,
e
adottarne
un
'
altra
:
ironismo
,
ironista
.
Come
da
umore
,
umorismo
;
da
ironia
,
ironismo
.
Ma
ironia
,
in
che
senso
?
Bisognerà
distinguere
,
anche
qui
.
Perché
c
'
è
un
modo
retorico
e
un
altro
filosofico
d
'
intendere
l
'
ironia
.
L
'
ironia
,
come
figura
retorica
,
racchiude
in
sé
un
infingimento
che
è
assolutamente
contrario
alla
natura
dello
schietto
umorismo
.
Implica
sì
,
questa
figura
retorica
,
una
contradizione
,
ma
fittizia
,
tra
quel
che
si
dice
e
quel
che
si
vuole
sia
inteso
.
La
contradizione
dell
'
umorismo
non
è
mai
,
invece
,
fittizia
ma
essenziale
,
come
vedremo
,
e
di
ben
altra
natura
.
Quando
Dante
aggrava
la
riprensione
eccettuando
dal
numero
dei
ripresi
chi
è
più
riprensibile
,
come
per
la
brigata
dei
prodighi
matti
,
allor
che
esclama
:
...
Or
fu
giammai
-
Gente
si
vana
?
e
un
dannato
risponde
:
Tranne
lo
Stricca
...
E
tranne
la
brigata
;
oppure
là
dove
dice
:
Ogni
uom
v
'
è
barattier
fuor
che
Bonturo
;
o
quando
rammenta
il
bene
per
esacerbare
il
sentimento
del
male
,
come
fanno
i
diavoli
al
barattier
lucchese
:
...
Qui
non
ha
luogo
il
Santo
Volto
:
Qui
si
nuota
altrimenti
che
nel
Serchio
;
o
quando
a
chi
parla
fa
rammentare
i
proprii
vantaggi
nell
'
usarli
aspramente
,
come
fa
quell
'
altro
diavolo
che
toglie
a
S
.
Francesco
l
'
anima
d
'
un
reo
,
argomentando
teologicamente
su
la
penitenza
,
per
modo
che
quell
'
anima
presa
da
lui
si
sente
dire
:
Forse
Tu
non
pensavi
,
ch
'
io
loico
fossi
;
o
quando
esclama
:
Godi
,
Firenze
,
poiché
se
'
sì
grande
;
oppure
:
Fiorenza
mia
,
ben
puoi
esser
contenta
Di
questa
digression
che
non
ti
tocca
Or
ti
fa
lieta
,
ché
tu
hai
ben
onde
;
Tu
ricca
,
tu
con
pace
,
e
tu
con
senno
...
dà
mirabili
esempii
di
ironia
nel
senso
retorico
della
parola
:
ma
né
qui
,
né
in
altro
punto
,
del
resto
,
della
Comedia
,
non
è
traccia
d
'
umorismo
.
Un
altro
senso
,
dicevamo
,
e
questo
filosofico
,
fu
dato
alla
parola
ironia
in
Germania
.
Lo
dedussero
Federico
Schlegel
e
Ludovico
Tieck
direttamente
dall
'
idealismo
soggettivo
del
Fichte
;
ma
deriva
in
fondo
da
tutto
il
movimento
idealistico
e
romantico
tedesco
post
-
kantiano
.
L
'
Io
,
sola
realtà
vera
,
spiegava
Hegel
,
può
sorridere
della
vana
parvenza
dell
'
universo
:
come
la
pone
,
può
anche
annullarla
;
può
non
prender
sul
serio
le
proprie
creazioni
.
Onde
l
'
ironia
:
cioè
quella
forza
secondo
il
Tieck
che
permette
al
poeta
di
dominar
la
materia
che
tratta
;
materia
che
si
riduce
per
essa
secondo
Federico
Schlegel
a
una
perpetua
parodia
,
a
una
farsa
trascendentale
.
Trascendentale
più
d
'
un
po
'
,
osserveremo
noi
,
questa
concezione
dell
'
ironia
:
né
,
del
resto
,
se
consideriamo
per
poco
donde
ci
viene
,
poteva
essere
altrimenti
.
Tuttavia
essa
ha
,
o
può
avere
,
almeno
in
un
certo
senso
,
qualche
parentela
col
vero
umorismo
,
più
stretta
certamente
che
non
l
'
ironia
retorica
,
da
cui
,
in
fondo
,
tira
tira
,
si
potrebbe
veder
derivare
.
Qui
,
nell
'
ironia
retorica
,
non
bisogna
prender
sul
serio
quel
che
si
dice
;
lì
,
nella
romantica
,
si
può
non
prender
sul
serio
quel
che
si
fa
.
L
'
ironia
retorica
sarebbe
,
rispetto
alla
romantica
,
come
quella
famosa
rana
della
favola
,
la
quale
,
trasportata
nel
macchinoso
mondo
dell
'
idealismo
metafisico
tedesco
e
abbottandosi
qua
più
di
vento
che
d
'
acqua
,
fosse
riuscita
ad
assumere
le
invidiate
proporzioni
del
bue
.
L
'
infingimento
,
quella
tal
contradizione
fittizia
,
di
cui
parla
la
retorica
,
è
diventata
qua
,
a
furia
di
gonfiarsi
,
la
vana
parvenza
dell
'
universo
.
Ora
ecco
:
se
l
'
umorismo
consistesse
tutto
nella
puntura
di
spillo
che
svescia
quella
rana
abbottata
,
ironia
e
umorismo
sarebbero
press
'
a
poco
la
stessa
cosa
.
Ma
l
'
umorismo
,
come
vedremo
,
non
è
tutto
in
questa
puntura
di
spillo
.
Al
solito
,
Federico
Schlegel
non
fece
altro
qui
che
esagerare
idee
e
teorie
altrui
:
oltre
all
'
idealismo
soggettivo
del
Fichte
,
la
famosa
teoria
del
giuoco
esposta
dallo
Schiller
nelle
27
lettere
Ueber
die
aesthetische
Erziehung
des
Menschen
.
Il
Fichte
aveva
voluto
,
in
fondo
,
compire
la
dottrina
kantiana
del
dovere
:
dicendo
che
l
'
universo
è
creato
dallo
spirito
,
dall
'
Io
,
che
è
anche
divinità
,
l
'
anima
dell
'
essenza
del
mondo
,
che
genera
tutto
ed
è
impersonale
,
che
è
volontà
infaticabile
,
la
quale
racchiude
in
sé
ragione
,
libertà
,
moralità
;
aveva
voluto
dimostrare
il
dovere
dei
singoli
uomini
di
sottomettersi
al
volere
della
totalità
e
di
tendere
al
culmine
dell
'
armonia
morale
.
Ora
,
quest
'
Io
del
Fichte
diventò
l
'
io
individuale
,
il
piccolo
io
strambo
del
signor
Federico
Schlegel
,
che
con
un
cannellino
e
un
po
'
d
'
acqua
saponata
si
mise
allegramente
a
gonfiar
bolle
di
sapone
:
vane
parvenze
d
'
universo
,
mondi
;
e
a
soffiarci
su
.
E
questo
era
il
giuoco
.
Povero
Schiller
!
Non
poteva
esser
falsato
in
modo
più
indegno
il
suo
Spieltrieb
.
Ma
il
signor
Federico
Schlegel
prese
alla
lettera
le
parole
:
der
Mensch
soll
mit
der
Schönheit
nur
spielen
,
und
er
soll
nur
mit
der
Schönheit
spielen
.
Denn
,
um
es
endlich
auf
einmal
herauszusagen
,
der
Mensch
spielt
nur
,
wo
er
in
voller
Bedeutung
des
Worts
Mensch
ist
,
und
er
ist
nur
da
ganz
Mensch
,
wo
er
spielt
(
Lettera
XV
)
,
e
disse
che
per
il
poeta
l
'
ironia
consiste
nel
non
fondersi
mai
del
tutto
con
l
'
opera
propria
,
nel
non
perdere
,
neppure
nel
momento
del
patetico
,
la
coscienza
della
irrealtà
delle
sue
creazioni
,
nel
non
essere
lo
zimbello
dei
fantasmi
da
lui
stesso
evocati
,
nel
sorridere
del
lettore
che
si
lascerà
prendere
al
giuoco
e
anche
di
sé
stesso
che
la
propria
vita
consacra
a
giocare
(
Vedi
Victor
Basch
,
La
poëtique
de
F
.
Schiller
,
Paris
,
Alcan
,
1902
)
.
Intesa
in
questo
senso
l
'
ironia
,
ognun
vede
come
a
torto
essa
venga
attribuita
a
certi
scrittori
,
come
ad
esempio
,
al
nostro
Manzoni
,
che
della
realtà
oggettiva
,
della
verità
storica
si
fece
una
vera
e
propria
fissazione
,
fino
a
condannare
il
suo
stesso
capolavoro
.
Né
d
'
altra
parte
si
può
attribuire
al
Manzoni
quell
'
altra
ironia
,
la
retorica
,
giacché
nessuna
contradizione
fittizia
si
trova
mai
in
lui
tra
quel
che
dice
e
quel
che
vuole
sia
inteso
,
contradizione
frutto
di
sdegno
.
Il
Manzoni
non
si
sdegna
mai
della
realtà
in
contrasto
col
suo
ideale
:
per
compassione
transige
qua
e
là
e
spesso
indulge
,
rappresentando
ogni
volta
minutamente
,
in
forma
viva
,
le
ragioni
del
suo
transigere
e
del
suo
indulgere
:
il
che
,
come
vedremo
,
è
proprio
dell
'
umorismo
.
La
sostituzione
di
ironismo
,
ironista
a
umorismo
,
umorista
non
sarebbe
quindi
legittima
.
Dall
'
ironia
,
anche
quando
sia
usata
a
fin
di
bene
,
non
si
sa
disgiungere
l
'
idea
di
un
che
di
beffardo
e
di
mordace
.
Ora
,
beffardi
e
mordaci
possono
essere
anche
scrittori
indubbiamente
umoristici
,
ma
il
loro
umorismo
non
consisterà
già
in
questa
beffa
mordace
.
È
pur
vero
però
che
a
una
parola
si
può
per
comune
accordo
alterare
il
significato
.
Tante
parole
che
noi
adoperiamo
adesso
in
un
senso
,
ne
avevano
un
altro
in
antico
.
E
se
alla
parola
umorismo
,
come
abbiamo
veduto
,
s
'
è
già
veramente
alterato
il
senso
,
non
ci
sarebbe
in
fondo
nulla
di
male
se
per
determinare
,
per
significare
senza
equivoco
la
cosa
venisse
adoperata
un
'
altra
parola
.
II
.
QUESTIONI
PRELIMINARI
Prima
di
entrare
a
parlar
dell
'
essenza
,
dei
caratteri
e
della
materia
dell
'
umorismo
,
dobbiamo
sgomberarci
il
terreno
di
tre
altre
questioni
preliminari
:
1
)
se
l
'
umorismo
sia
fenomeno
letterario
esclusivamente
moderno
;
2
)
se
esotico
per
noi
;
3
)
se
specialmente
nordico
.
Queste
tre
questioni
si
ricollegano
strettamente
con
quella
più
vasta
e
complessa
della
differenza
dell
'
arte
moderna
dall
'
arte
antica
,
lungamente
agitata
durante
la
lotta
tra
classicismo
e
romanticismo
,
per
un
verso
;
e
,
per
l
'
altro
,
del
romanticismo
considerato
dalle
genti
anglo
-
germaniche
come
una
rivalsa
contro
il
classicismo
delle
genti
latine
.
Vedremo
in
fatti
ripresi
nelle
varie
dispute
su
l
'
umorismo
tutti
gli
argomenti
della
critica
romantica
,
a
cominciare
da
quelli
dello
Schiller
,
il
quale
,
col
saggio
famoso
Ueber
naive
und
sentimentalische
Dichtung
,
fu
,
a
dire
del
Goethe
il
fondatore
di
tutta
l
'
estetica
moderna
(
Zur
Naturwissenschaft
im
Allgemeinen
.
Tomo
XXXIV
delle
Opere
,
ed
.
Hempel
,
pag
.
96-97;
ma
il
Goethe
non
tenne
conto
che
prima
dello
Schiller
lo
Herder
aveva
distinto
Natur
-
poesie
da
Kunst
-
poesie
.
Vedi
anche
V
.
Basch
,
op
.
cit
.
)
.
Questi
argomenti
sono
ben
noti
:
il
subiettivismo
del
poeta
speculativo
-
sentimentale
,
rappresentante
dell
'
arte
moderna
,
in
contrapposto
con
l
'
obiettivismo
del
poeta
istintivo
o
ingenuo
,
rappresentante
dell
'
arte
antica
;
il
contrasto
tra
l
'
ideale
e
il
reale
;
la
serenità
marmorea
,
l
'
equilibrio
dignitoso
,
la
bellezza
esteriore
dell
'
arte
antica
contro
l
'
esaltazione
dei
sentimenti
,
il
vago
,
l
'
infinito
,
l
'
indeterminato
delle
aspirazioni
,
le
melanconie
,
la
nostalgia
,
la
bellezza
interiore
dell
'
arte
moderna
;
e
da
un
canto
le
bassure
del
verismo
della
poesia
ingenua
,
e
dall
'
altro
le
nebbie
dell
'
astrazione
e
il
capogiro
intellettuale
della
poesia
sentimentale
(
Vedi
G
.
Muoni
,
Note
per
una
poetica
storica
del
romanticismo
,
Milano
,
Società
Ed
.
Libr
.
,
1906
)
;
l
'
azione
del
cristianesimo
;
l
'
elemento
filosofico
;
l
'
incoerenza
dell
'
arte
moderna
opposta
all
'
armonia
della
poesia
greca
;
le
particolarità
singole
di
fronte
alle
tipificazioni
classiche
;
la
ragione
che
s
'
interessa
del
valore
filosofico
del
contenuto
più
che
della
vaghezza
della
forma
esteriore
;
il
sentimento
profondo
di
un
'
interna
disunione
,
di
una
doppia
natura
dell
'
uomo
moderno
,
ecc
.
ecc
.
Per
darne
qualche
prova
,
citeremo
ciò
che
scriveva
il
Nencioni
in
quel
suo
studio
su
L
'
Umorismo
e
gli
Umoristi
,
di
cui
abbiamo
già
fatto
parola
:
L
'
antichità
,
nel
suo
felice
equilibrio
dei
sensi
e
dei
sentimenti
,
guardò
con
calma
statuaria
anche
nelle
tragiche
profondità
del
destino
.
L
'
anima
umana
era
sana
e
giovine
allora
,
né
il
cuore
e
la
intelligenza
erano
stati
tormentati
da
trenta
secoli
di
precetti
e
di
sistemi
,
di
dolori
e
di
dubbi
.
Nessuna
penosa
dottrina
,
nessuna
crisi
interiore
aveva
alterato
la
serena
armonia
della
vita
e
del
temperamento
umano
.
Ma
il
tempo
e
il
cristianesimo
hanno
insegnato
all
'
uomo
moderno
a
contemplare
l
'
infinito
,
a
paragonarlo
con
l
'
effimero
e
doloroso
soffio
della
vita
presente
.
Il
nostro
organismo
e
continuamente
eccitato
e
sovreccitato
;
e
secolari
dolori
hanno
umanizzato
il
nostro
cuore
.
Noi
guardiamo
nell
'
anima
umana
,
e
nella
natura
con
una
simpatia
più
penetrante
,
e
vi
troviamo
delle
arcane
relazioni
e
un
'
intima
poesia
ignote
all
'
antichità
...
Il
riso
d
'
artista
e
la
comica
fantasia
di
Aristofane
,
alcuni
dialoghi
di
Luciano
,
sono
eccezioni
.
L
'
antichità
non
ebbe
,
né
poteva
avere
,
letteratura
umoristica
...
Si
direbbe
che
questa
sia
la
caratteristica
delle
letterature
anglo
-
germaniche
.
Il
cielo
crepuscolare
e
l
'
umido
suolo
del
Nord
sembrano
esser
più
acconci
a
nutrire
la
delicata
e
strana
pianta
dell
'
umorismo
»
.
Concedeva
però
il
Nencioni
che
anche
sotto
il
cielo
azzurro
e
nella
vita
facile
delle
razze
latine
l
'
umorismo
ha
talora
fiorito
e
due
o
tre
volte
in
modo
unico
,
meraviglioso
.
E
parlava
in
fatti
del
Rabelais
e
del
Cervantes
,
e
anche
dell
'
umorismo
realista
e
vivente
di
Carlo
Porta
e
di
quello
delicato
e
desolato
di
Carlo
Bini
,
e
diceva
il
don
Abbondio
del
Manzoni
una
creazione
umoristica
di
prim
'
ordine
.
Più
reciso
nella
negazione
fu
Giorgio
Arcoleo
(
L
'
Umorismo
nell
'
arte
moderna
.
Due
conferenze
al
Circolo
filologico
di
Napoli
,
Napoli
,
Detken
ed
.
,
1885
)
,
il
quale
,
pur
ammettendo
che
la
nota
dell
'
umorismo
,
speciale
della
letteratura
moderna
,
non
manchi
di
legami
col
mondo
antico
,
e
pur
citando
quell
'
insegnamento
di
Socrate
che
dice
:
Una
è
l
'
origine
dell
'
allegria
e
della
tristezza
:
nei
contrapposti
un
'
idea
non
si
conosce
che
per
la
sua
contraria
:
della
stessa
materia
si
forma
il
socco
e
il
coturno
,
soggiungeva
:
Questo
lo
intelletto
greco
pensava
:
ma
l
'
Arte
non
potea
esprimerlo
:
la
percezione
dei
contrasti
rimaneva
nel
campo
astratto
,
perché
diversa
era
la
vita
.
La
Teogonia
avvolgeva
l
'
anima
nel
mito
;
l
'
Epopea
i
fatti
umani
nella
leggenda
;
la
Politica
le
forze
individuali
nella
suprema
legge
dello
Stato
.
L
'
Antichità
costrinse
serenamente
le
forme
nell
'
armonia
del
finito
:
vide
il
Ciclope
o
lo
Gnomo
,
le
Grazie
o
le
Parche
.
Come
la
vita
avea
liberi
o
servi
,
onnipotenti
o
impotenti
,
così
la
scienza
ebbe
sorrisi
o
pianto
:
Eraclito
o
Democrito
;
e
la
letteratura
ebbe
tragedie
o
commedie
.
Tutt
'
al
più
il
contrasto
dalla
sfera
dell
'
intelletto
passò
nell
'
altra
dell
'
immaginazione
,
si
tramutò
in
fantasma
,
e
allora
Aristofane
fece
la
satira
dei
sofisti
,
Luciano
degli
Dei
.
Ma
se
il
Paganesimo
si
era
obliato
nella
magnificenza
delle
forme
e
della
natura
,
il
Medio
Evo
si
tormentò
nei
dubbii
e
nelle
angosce
dello
spirito
.
Fu
triste
,
ebbe
sogni
agitati
da
spettri
:
la
potenza
baronale
finiva
spesso
nei
conventi
,
la
bellezza
nei
chiostri
.
La
corruttela
romana
non
seduceva
neppure
come
ricordo
:
la
dissoluzione
del
grande
Impero
aveva
inoculato
negli
animi
l
'
idea
dell
'
impotenza
.
A
rovescio
del
mondo
antico
:
questo
rimpiccolì
nelle
forme
plastiche
le
energie
soprannaturali
;
il
Medio
Evo
le
allargò
nell
'
infinito
:
e
,
compreso
dallo
spazio
e
dal
tempo
,
lo
spirito
umano
si
annullò
con
braminica
rassegnazione
.
Tale
depressione
soffocò
ogni
spirito
d
'
iniziativa
e
di
ricerca
.
Nelle
credenze
sovraneggiò
il
dogma
,
nella
scienza
l
'
erudizione
,
nell
'
arte
la
copia
,
nel
costume
la
disciplina
.
L
'
umanità
nel
suo
periodo
di
decadenza
romana
avea
sostenuto
i
dolori
della
vita
coll
'
indifferenza
dello
stoico
:
ne
avea
cercato
i
piaceri
con
la
sensualità
dell
'
epicureo
:
nel
Medio
Evo
volle
sottrarsi
alla
vita
con
l
'
estasi
:
donde
una
nuova
mitologia
cristiana
,
popolata
di
rimorsi
,
di
paure
,
di
preghiere
.
Il
pensiero
seguiva
la
fede
:
il
manuale
di
logica
era
un
'
appendice
del
catechismo
.
In
tali
condizioni
dominava
il
terrore
,
si
aspettava
il
finimondo
...
Finalmente
nella
materia
come
nello
spirito
sorge
un
nuovo
mondo
.
È
un
periodo
di
esultanza
e
al
tempo
stesso
di
mestizia
e
di
riflessione
:
ma
si
rivela
con
due
tendenze
spiccate
,
l
'
una
presso
le
razze
germaniche
,
l
'
altra
presso
le
latine
:
lì
il
libero
esame
o
la
Riforma
:
qui
il
culto
della
bellezza
e
della
forza
,
la
Rinascenza
.
I
contrasti
si
moltiplicano
nelle
istituzioni
,
nella
vita
privata
,
nei
costumi
,
nelle
leggi
,
nella
letteratura
...
Non
è
antitesi
percepita
dall
'
intelletto
o
intravista
dalla
fantasia
;
non
è
lotta
contro
la
natura
umana
,
come
nell
'
età
di
mezzo
;
è
dissonanza
che
stride
in
tutte
le
sfere
del
pensiero
e
dell
'
azione
:
è
il
dissidio
tra
lo
spirito
nuovo
e
le
forme
vecchie
.
In
tale
situazione
il
trionfo
dell
'
uno
o
dell
'
altra
ha
influenza
decisiva
sulle
istituzioni
,
sulla
scienza
,
sull
'
arte
.
Qui
appunto
va
notata
la
differenza
dei
risultati
nelle
razze
germaniche
e
nelle
latine
:
differenza
che
spiega
in
gran
parte
,
perché
l
'
umorismo
ebbe
tanto
sviluppo
presso
le
prime
,
e
riuscì
quasi
nullo
presso
le
seconde
.
Ora
,
si
dovrebbe
innanzi
tutto
intendere
che
,
prendendo
in
esame
un
'
eccezionale
e
speciosissima
espressione
d
'
arte
come
l
'
umoristica
,
queste
rapide
sintesi
,
queste
ideali
ricostruzioni
storiche
,
non
sono
ammissibili
.
Come
nella
formazione
d
'
una
leggenda
l
'
immaginazione
collettiva
rigetta
tutti
gli
elementi
,
i
tratti
,
i
caratteri
discordanti
con
la
natura
ideale
d
'
un
dato
fatto
o
d
'
un
dato
personaggio
ed
evoca
invece
e
combina
tutte
le
immagini
convenienti
;
così
,
nel
tracciare
in
breve
la
sintesi
d
'
una
data
epoca
,
inevitabilmente
noi
siamo
indotti
a
non
tener
conto
di
tanti
particolari
in
contradizione
,
delle
singole
espressioni
.
Non
possiamo
prestare
orecchio
alle
voci
che
protestano
in
mezzo
a
un
coro
soverchiante
.
Nella
lontananza
,
si
sa
,
certi
colori
accesi
,
sparsi
qua
e
là
,
si
attenuano
,
si
smorzano
,
si
fondono
nella
tinta
generale
,
azzurra
o
grigia
,
del
paesaggio
.
Perché
questi
colori
risaltino
,
riassumendo
intera
la
loro
individualità
,
bisogna
che
noi
ci
avviciniamo
:
riconosceremo
allora
come
e
quanto
ci
avesse
ingannato
la
lontananza
.
Seguendo
le
teorie
del
Taine
,
considerando
i
fenomeni
morali
come
soggetti
anch
'
essi
al
determinismo
al
pari
dei
fenomeni
fisici
,
la
storia
umana
come
parte
della
naturale
,
l
'
opera
d
'
arte
come
il
prodotto
di
determinati
fattori
e
di
determinate
leggi
,
e
cioè
di
quella
delle
dipendenze
e
di
quella
delle
condizioni
,
con
le
regole
che
ne
derivano
:
del
carattere
essenziale
o
della
facoltà
dominante
,
dalla
prima
;
delle
forze
primordiali
,
razza
,
ambiente
,
momento
,
dalla
seconda
;
e
vedendo
esclusivamente
nelle
espressioni
artistiche
gli
effetti
necessarii
di
forze
naturali
e
sociali
;
non
penetreremo
mai
nell
'
intimità
dell
'
arte
,
ci
rappresenteremo
per
forza
tutte
le
manifestazioni
d
'
un
dato
tempo
come
solidali
tra
loro
e
complementari
,
per
modo
che
ciascuna
necessiti
le
altre
e
tutte
insieme
rispecchino
quelle
qualità
che
,
secondo
il
nostro
concetto
o
la
nostra
idea
sommaria
,
le
ha
raccolte
e
prodotte
;
non
già
la
realtà
infinitamente
varia
e
continuamente
mutabile
,
e
i
singoli
sentimenti
di
essa
,
varii
infinitamente
e
continuamente
mutabili
anch
'
essi
.
Dopo
aver
considerato
il
cielo
,
il
clima
,
il
sole
,
la
società
,
i
costumi
,
i
pregiudizii
,
ecc
.
,
non
dobbiamo
forse
appuntar
lo
sguardo
sui
singoli
individui
e
domandarci
che
cosa
siano
divenuti
in
ciascuno
di
essi
questi
elementi
,
secondo
lo
speciale
organamento
psichico
,
la
combinazione
originaria
,
unica
,
che
costituisce
questo
o
quell
'
individuo
?
Dove
uno
s
'
abbandona
,
l
'
altro
si
rivolta
;
dove
uno
piange
,
l
'
altro
ride
;
e
ci
può
esser
sempre
qualcuno
che
ride
e
piange
a
un
tempo
.
Del
mondo
che
lo
circonda
,
l
'
uomo
,
in
questo
o
in
quel
tempo
,
non
vede
se
non
ciò
che
lo
interessa
:
fin
dall
'
infanzia
,
senza
neppur
sospettarlo
,
egli
fa
una
scelta
d
'
elementi
e
li
accetta
e
accoglie
in
sé
;
e
questi
elementi
,
più
tardi
,
sotto
l
'
azione
del
sentimento
,
s
'
agiteranno
per
combinarsi
nei
modi
più
svariati
.
L
'
Antichità
costrinse
serenamente
le
forme
nell
'
armonia
del
finito
.
Ecco
una
sintesi
.
Tutta
l
'
antichità
?
Nessun
antico
escluso
?
Il
Ciclope
o
lo
Gnomo
,
le
Grazie
o
le
Parche
.
E
non
anche
le
Sirene
,
metà
donne
,
metà
pesce
?
La
vita
non
aveva
che
o
liberi
o
servi
.
E
non
poteva
qualche
libero
sentirsi
servo
e
qualche
servo
sentirsi
libero
entro
di
.
sé
?
Non
cita
lo
stesso
Arcoleo
Diogene
che
chiude
il
mondo
nella
botte
,
e
non
accetta
la
grandezza
d
'
Alessandro
,
se
gli
toglie
la
vista
del
sole
?
E
che
vuol
dire
che
l
'
intelletto
greco
poteva
percepire
il
contrasto
e
l
'
Arte
non
poteva
esprimerlo
perché
la
vita
era
diversa
?
Com
'
era
la
vita
?
O
tutta
pianto
o
tutta
riso
?
E
come
faceva
allora
l
'
intelletto
a
cogliere
il
contrasto
?
Ogni
astrazione
bisogna
che
abbia
per
forza
radice
in
un
fatto
concreto
.
C
'
era
dunque
il
pianto
e
il
riso
,
non
il
pianto
o
il
riso
;
e
se
l
'
intelletto
poteva
cogliere
il
contrasto
,
perché
non
avrebbe
potuto
esprimerlo
l
'
arte
?
Tutt
'
al
più
dice
l
'
Arcoleo
il
contrasto
dalla
sfera
dell
'
intelletto
passò
nell
'
altra
dell
'
immaginazione
,
si
tramutò
in
fantasma
,
e
allora
Aristofane
fece
la
satira
dei
sofisti
,
e
Luciano
degli
Dei
.
Che
vuol
dire
quel
tutt
'
al
più
?
Se
il
contrasto
dalla
sfera
dell
'
intelletto
passò
in
quella
dell
'
immaginazione
e
si
tramutò
in
fantasma
,
vuol
dire
che
divenne
arte
.
E
allora
?
Lasciamo
andare
Aristofane
che
,
come
vedremo
,
non
ha
nulla
da
fare
con
l
'
umorismo
;
ma
Luciano
non
è
soltanto
autore
del
dialogo
degli
Dei
.
E
andiamo
avanti
.
Il
mondo
antico
rimpiccolì
nelle
forme
plastiche
le
energie
soprannaturali
.
Ecco
un
'
altra
sintesi
.
Tutto
il
mondo
antico
e
tutte
le
energie
soprannaturali
?
anche
il
fato
?
E
tutta
l
'
Italia
del
rinascimento
rimase
nei
suoi
gusti
pagana
,
serena
;
non
ebbe
curiosità
,
non
intimità
?
Vedremo
.
Parliamo
d
'
umorismo
e
delle
espressioni
artistiche
di
esso
,
espressioni
eccezionali
e
speciosissime
,
ripeto
:
ci
basterebbe
un
umorista
solo
;
ne
troveremo
parecchi
,
in
ogni
tempo
,
in
ogni
luogo
;
e
diremo
la
ragione
per
cui
i
nostri
segnatamente
ci
debba
parere
che
non
siano
tali
.
Tutte
le
partizioni
sono
arbitrarie
.
Poco
dopo
la
pubblicazione
del
saggio
del
Nencioni
,
che
negava
come
abbiamo
veduto
all
'
antichità
una
letteratura
umoristica
,
non
solo
,
ma
anche
la
possibilità
di
averla
,
sorsero
da
noi
prima
il
Fraccaroli
,
con
uno
studio
intitolato
appunto
Per
gli
Umoristi
dell
'
Antichità
(
Verona
,
1885
)
,
poi
il
Bonghi
(
zLa
coltura
,
15
gennaio
1886
)
,
poi
altri
ancora
a
rilevare
nelle
letterature
classiche
e
specialmente
nella
greca
,
assai
più
umorismo
,
che
non
avesse
saputo
vedere
il
Nencioni
.
Quel
felice
equilibrio
,
quella
calma
statuaria
e
l
'
anima
sana
e
giovine
e
la
serena
armonia
della
vita
e
del
temperamento
degli
antichi
,
come
la
natura
rappresentata
da
questi
con
precisione
e
con
fedeltà
,
senza
melanconia
né
nostalgia
,
sono
vecchi
cavalli
di
battaglia
della
critica
romantica
.
Già
lo
stesso
Schiller
,
autore
primo
della
partizione
,
dovette
riconoscere
che
Euripide
,
Orazio
,
Properzio
,
Virgilio
non
si
erano
fatti
un
concetto
ingenuo
della
natura
e
quindi
concludere
che
vi
erano
anime
sentimentali
presso
gli
antichi
e
anime
greche
presso
i
moderni
,
e
cancellare
così
,
come
impossibile
a
mantenere
,
la
linea
divisoria
tra
ispirazione
antica
e
ispirazione
moderna
.
Su
le
tracce
del
Biese
,
che
scrisse
su
l
'
evoluzione
del
sentimento
della
natura
presso
i
greci
(
Die
Entwickelung
des
Naturgefühls
bei
den
Griechen
,
Kiel
,
1882;
abbiamo
su
l
'
argomento
lavori
più
recenti
)
,
il
Basch
dimostrò
agevolmente
quanto
di
sentimentale
vi
fosse
nella
poesia
e
nel
pensiero
dei
Greci
,
nella
mitologia
primitiva
,
nelle
metamorfosi
spesso
grottesche
delle
divinità
,
nell
'
utopia
nostalgica
dell
'
età
dell
'
oro
,
nella
raffinata
melanconia
dei
lirici
e
degli
elegiaci
in
ispecie
,
che
rappresentarono
la
natura
non
solamente
comme
cadre
des
sentiments
de
l
'
âme
,
mais
encore
comme
ayant
des
profondes
et
mystérieuses
affinités
avec
ses
sentiments
.
Anche
lo
Herder
,
autore
della
partizione
tra
Natur
-
poesie
e
Kunst
poesie
,
non
dava
ad
essa
un
senso
rigorosamente
cronologico
.
E
il
Richter
negava
che
il
cristianesimo
fosse
causa
e
origine
esclusiva
della
nuova
poesia
,
giacché
i
poemi
scandinavi
dell
'
Edda
e
quelli
dell
'
India
eran
nati
fuori
del
misticismo
cristiano
;
e
,
ripetendo
l
'
osservazione
del
Herder
che
nessun
poeta
resta
fedele
ad
un
'
ispirazione
sentimentale
unica
,
chiamava
romantici
non
già
gli
autori
,
ma
quelle
fra
le
opere
ch
'
erano
d
'
ispirazione
sentimentale
.
Arrigo
Heine
diceva
nella
Germania
che
si
era
caduti
in
un
deplorevole
errore
chiamando
plastica
l
'
arte
classica
,
come
se
ogni
arte
,
antica
o
moderna
,
volendo
esser
arte
,
non
dovesse
per
forza
esser
plastica
nella
sua
forma
esteriore
.
Ed
è
inutile
ricordare
qui
a
quali
strette
si
trovò
Victor
Hugo
,
volendo
additare
come
principio
dell
'
arte
moderna
la
famosa
teoria
del
grottesco
,
di
fronte
a
Vulcano
,
a
Polifemo
,
a
Sileno
,
ai
tritoni
,
ai
satiri
,
ai
ciclopi
,
alle
sirene
,
alle
furie
,
alle
Parche
,
alle
arpie
,
al
Tersite
omerico
,
alle
dramatis
persone
delle
commedie
aristofanesche
.
D
'
altra
parte
,
nessuno
più
si
sogna
di
negare
che
anch
'
essi
gli
antichi
avessero
l
'
idea
della
profonda
infelicità
degli
uomini
.
La
espressero
,
del
resto
,
chiaramente
filosofi
e
poeti
.
Ma
,
al
solito
,
anche
tra
il
dolore
antico
e
il
dolore
moderno
si
è
voluto
vedere
da
alcuni
una
differenza
quasi
sostanziale
,
e
si
è
sostenuto
che
vi
è
una
lugubre
progressione
nel
dolore
,
svolgentesi
con
la
storia
stessa
della
civiltà
,
una
progressione
che
ha
fondamento
nella
sensibilità
dell
'
umana
coscienza
,
sempre
più
delicata
,
e
nell
'
irritabilità
e
nella
incontentabilità
di
essa
di
mano
in
mano
sempre
maggiori
.
Ma
questo
lo
aveva
già
detto
,
se
non
c
'
inganniamo
,
fin
dal
tempo
dei
tempi
,
Salomone
.
Accrescimento
di
scienza
,
accrescimento
di
dolore
.
E
aveva
proprio
ragione
,
fin
dal
tempo
dei
tempi
,
Salomone
?
Sta
a
vedere
.
Se
le
passioni
,
quanto
più
si
afforzano
e
si
affinano
,
tanto
più
acquistano
una
specie
d
'
attrazione
e
di
compenetrazione
scambievole
;
se
con
l
'
ajuto
della
fantasia
e
dei
sensi
noi
ci
inoltriamo
,
come
dicono
,
in
un
processo
d
'
universalizzazione
che
si
fa
sempre
più
rapido
e
sempre
più
invadente
,
sicché
in
un
dolore
ci
par
di
sentire
più
dolori
,
tutti
i
dolori
,
soffriamo
noi
per
questo
veramente
di
più
?
No
:
perché
questo
accrescimento
,
se
mai
,
è
a
scapito
dell
'
intensità
.
E
ben
per
questo
il
Leopardi
notava
acutamente
che
il
dolore
antico
era
un
dolor
disperato
,
come
suoi
essere
in
natura
,
com
'
è
ancora
nei
popoli
barbari
e
semi
-
selvaggi
o
nelle
genti
della
campagna
,
senza
il
conforto
cioè
della
sensibilità
,
senza
la
dolce
rassegnazione
alle
sventure
.
Facilmente
oggi
,
agli
occhi
nostri
,
se
crediamo
d
'
essere
infelici
,
il
mondo
si
converte
in
un
teatro
d
'
universale
infelicità
?
Vuol
dire
che
,
invece
di
sprofondarci
nel
nostro
proprio
dolore
,
noi
lo
allarghiamo
,
lo
diffondiamo
nell
'
universo
.
Ci
strappiamo
la
spina
,
e
ci
avvolgiamo
in
una
nuvola
nera
.
Cresce
la
noja
,
ma
si
spunta
e
si
attenua
il
dolore
.
Però
,
ecco
,
e
quel
tal
tedio
della
vita
dei
contemporanei
di
Lucrezio
?
e
quella
tal
tristezza
misantropica
di
Timone
?
Oh
via
!
è
proprio
inutile
sfoggiare
esempii
e
citazioni
.
Sono
questioni
,
disquisizioni
,
argomentazioni
accademiche
.
L
'
umanità
passata
non
c
'
è
bisogno
di
cercarla
lontano
:
è
sempre
in
noi
,
tal
quale
.
Possiamo
tutt
'
al
più
ammettere
che
oggi
,
per
questa
se
vuolsi
cresciuta
sensibilità
e
per
il
progresso
(
ahimè
)
della
civiltà
,
siano
più
comuni
quelle
disposizioni
di
spirito
,
quelle
condizioni
di
vita
più
favorevoli
al
fenomeno
dell
'
umorismo
,
o
meglio
,
di
un
certo
umorismo
;
ma
è
assolutamente
arbitrario
il
negare
che
tali
disposizioni
non
esistessero
o
non
potessero
esistere
in
antico
.
A
buon
conto
,
Diogene
,
con
la
sua
botte
e
la
sua
lanterna
,
non
è
di
jeri
;
e
nulla
di
più
serio
nel
ridicolo
e
di
più
ridicolo
nel
serio
.
Eccezioni
,
come
dice
il
Nencioni
e
ripete
l
'
Arcoleo
,
Aristofane
e
Luciano
?
Ma
eccezioni
,
allora
,
anche
Swift
e
Sterne
.
Tutta
l
'
arte
umoristica
,
ripetiamo
,
è
stata
sempre
ed
è
tuttavia
arte
d
'
eccezione
.
Diverso
il
pianto
,
secondo
questa
critica
,
e
diverso
naturalmente
anche
il
riso
degli
antichi
.
Notissima
,
la
distinzione
di
Gian
Paolo
Richter
tra
comico
classico
e
comico
romantico
:
facezia
grossolana
,
satira
volgare
,
derisione
de
'
vizii
e
dei
difetti
,
senza
alcuna
commiserazione
o
pietà
,
quello
;
umore
,
questo
,
cioè
riso
filosofico
,
misto
di
dolore
,
perché
nato
dalla
comparazione
del
piccolo
mondo
finito
con
la
idea
infinita
,
riso
pieno
di
tolleranza
e
di
simpatia
.
Da
noi
il
Leopardi
,
che
ebbe
sempre
la
nostalgia
del
passato
e
che
nei
Pensieri
di
varia
filosofia
e
di
bella
letteratura
volle
far
notare
che
egli
sentiva
il
dolore
non
a
modo
dei
romantici
,
ma
a
modo
degli
antichi
,
cioè
il
dolore
disperato
,
difese
pure
il
comico
antico
contro
il
moderno
,
il
comico
antico
che
era
veramente
sostanzioso
,
esprimeva
sempre
e
metteva
sotto
gli
occhi
,
per
dir
così
,
un
corpo
di
ridicolo
,
mentre
il
moderno
un
'
ombra
,
uno
spirito
,
un
vento
,
un
soffio
,
un
fumo
.
Quello
empieva
di
riso
,
questo
appena
lo
fa
gustare
;
quello
era
solido
,
questo
fugace
;
quello
consisteva
in
immagini
,
similitudini
,
paragoni
,
racconti
,
insomma
cose
ridicole
;
questo
in
parole
,
generalmente
e
sommariamente
parlando
,
e
nasce
da
quella
tal
composizione
di
voci
,
da
quello
equivoco
,
da
quella
tale
allusione
di
parole
,
da
quel
giocolino
di
parole
,
da
quella
tal
parola
appunto
di
maniera
che
,
togliete
quelle
allusioni
,
scomponete
e
ordinate
diversamente
quelle
parole
,
levate
quell
'
equivoco
,
sostituite
una
parola
in
cambio
d
'
un
'
altra
,
svanisce
il
ridicolo
.
E
cita
l
'
esempio
di
Luciano
che
paragona
gli
Dei
sospesi
al
fuso
della
Parca
ai
pesciolini
sospesi
alla
canna
del
pescatore
.
Poi
avverte
:
Ma
forse
e
senza
forse
,
presentemente
,
e
massime
ai
francesi
,
par
grossolano
quel
che
una
volta
si
chiamava
sale
attico
,
e
piacque
ai
greci
,
popolo
il
più
civile
dell
'
antichità
e
ai
latini
.
E
può
essere
che
anche
Orazio
avesse
una
simile
opinione
,
quando
disse
male
de
'
sali
di
Plauto
;
e
in
fatti
le
Satire
e
le
Epistole
di
Orazio
non
sono
di
così
solido
ridicolo
come
l
'
antico
comico
greco
e
latino
,
ma
né
anche
di
gran
lunga
così
sottile
come
il
moderno
.
Ora
,
a
forza
di
motti
,
si
è
renduto
spirituale
anche
il
ridicolo
,
assottigliato
tanto
che
ormai
non
è
più
né
pur
liquore
,
ma
un
etere
,
un
vapore
;
e
questo
solo
si
stima
ridicolo
degno
delle
persone
di
buon
gusto
e
di
spirito
e
di
vero
buon
tono
,
e
degno
del
bel
mondo
e
della
civile
conversazione
.
Il
ridicolo
delle
antiche
commedie
nasceva
anche
molto
dalle
operazioni
stesse
che
erano
introdotti
a
fare
i
personaggi
sulla
scena
,
e
quivi
ancora
era
non
piccola
sorgente
di
sale
,
ma
pura
azione
;
come
nelle
Cerimonie
del
Maffei
:
commedia
piena
di
vero
e
antico
ridicolo
,
quel
salire
di
Orazio
per
la
finestra
a
fine
di
evitare
i
complimenti
alle
porte
.
Un
'
altra
gran
differenza
tra
il
ridicolo
antico
e
il
moderno
è
che
quello
era
preso
da
cose
popolari
e
domestiche
o
almeno
non
della
più
fina
conversazione
,
la
quale
poi
non
esisteva
ancor
per
lo
meno
così
raffinata
;
ma
il
moderno
,
massime
il
francese
,
versa
principalmente
intorno
al
più
squisito
mondo
,
alle
cose
dei
nobili
più
raffinati
,
alle
vicende
domestiche
delle
famiglie
più
moderne
,
ecc
.
,
ecc
.
(
come
anche
proporzionatamente
era
il
ridicolo
d
'
Orazio
)
:
sicché
quello
era
un
ridicolo
che
avea
corpo
,
e
,
come
il
filo
di
un
'
arma
che
non
sia
troppo
aguzzo
,
durò
lungo
tempo
;
dove
questo
,
come
ha
una
punta
sottilissima
,
più
o
meno
secondo
i
tempi
e
le
nazioni
,
così
anche
in
un
batter
d
'
occhio
si
logora
e
si
consuma
,
e
dal
volgo
poi
non
si
sente
,
come
il
taglio
del
rasojo
a
prima
giunta
.
Il
Leopardi
,
evidentemente
,
parla
qui
dell
'
esprit
francese
in
contrapposizione
del
ridicolo
classico
,
senza
pensare
che
questo
esprit
de
conversation
,
le
talent
de
faire
des
mors
,
le
goût
des
petites
phrases
vives
,
fines
,
imprévues
,
ingénieuses
,
dardées
avec
gaieté
ou
malice
(
Vedi
H
.
Taine
,
Notes
sur
l
'
Angleterre
,
Paris
,
Hachette
et
Cie
,
douzième
édition
,
1903
,
-
ch
.
VIII
.
De
l
'
esprit
anglais
,
pag
.
339
)
,
è
classico
anch
'
esso
e
antichissimo
in
Francia
:
Duas
res
industriosissime
persequitur
gens
Gallorum
,
rem
militarem
et
argute
loqui
.
Questo
esprit
nativo
in
Francia
,
che
si
raffina
anch
'
esso
a
mano
a
mano
e
diviene
un
po
'
convenzionale
,
elegante
,
aristocratico
,
in
certi
periodi
letterarii
,
non
è
certamente
l
'
humour
moderno
,
e
tanto
meno
quello
inglese
che
il
Taine
gli
contrappone
,
come
fatto
appunto
di
case
più
che
di
parole
o
,
sotto
un
certo
aspetto
,
fatto
di
buon
senso
,
se
come
pensava
il
Joubert
esprit
consiste
nell
'
aver
molte
idee
inutili
e
il
buon
senso
nell
'
esser
provvisto
di
nozioni
necessarie
.
Non
confondiamo
dunque
.
Nel
1899
Alberto
Cantoni
,
argutissimo
nostro
umorista
(
vedi
su
lui
il
mio
saggio
Un
critico
fantastico
nel
vol
.
Arte
e
scienza
,
Roma
,
W
.
Modes
ed
.
,
1908
)
,
che
sentiva
profondamente
il
dissidio
interno
tra
la
ragione
e
il
sentimento
e
soffriva
di
non
poter
essere
ingenuo
come
prepotentemente
in
lui
la
natura
avrebbe
voluto
,
riprese
l
'
argomento
in
una
sua
novella
critica
intitolata
Humour
classico
e
moderno
(
il
Cantoni
chiama
propriamente
questo
suo
lavoro
grottesco
,
forse
per
la
contaminazione
dell
'
elemento
fantastico
con
la
critica
)
,
nella
quale
immagina
che
un
bel
vecchio
rubicondo
e
gioviale
,
che
rappresenta
l
'
Humour
classico
,
e
un
ometto
smilzo
e
circospetto
,
con
una
faccia
un
poco
sdolcinata
e
un
poco
motteggiatrice
,
che
rappresenta
l
'
Humour
moderno
,
s
'
incontrino
a
Bergamo
innanzi
al
monumento
a
Gaetano
Donizetti
e
là
,
senz
'
altro
,
si
mettono
a
disputare
tra
loro
e
poi
si
lanciano
una
sfida
,
si
propongono
cioè
d
'
andare
in
campagna
lì
presso
,
a
Clusone
,
dove
si
tiene
una
fiera
,
ognuno
per
conto
proprio
,
come
se
non
si
fossero
mai
visti
,
e
di
ritornare
poi
la
sera
,
daccapo
,
innanzi
al
monumento
di
Donizetti
,
recando
ciascuno
le
fugaci
e
particolari
impressioni
della
gita
per
metterle
a
paragone
.
Invece
di
discorrere
criticamente
della
natura
,
delle
intenzioni
,
del
sapore
dell
'
umorismo
antico
e
del
moderno
,
il
Cantoni
,
in
questa
novella
,
riferisce
vivacemente
,
in
un
dialogo
brioso
,
le
impressioni
del
vecchio
gioviale
e
dell
'
ometto
circospetto
raccolte
alla
fiera
di
Clusone
.
Quelle
del
primo
avrebbero
potuto
essere
argomento
d
'
una
novella
del
Boccaccio
,
del
Firenzuola
,
del
Bandello
;
i
correnti
e
le
variazioni
sentimentali
dell
'
altro
hanno
invece
il
sapore
di
quelle
dello
Sterne
nel
Sentimental
Journey
o
del
Heine
nei
Reisebilder
.
Il
Cantoni
,
prediligendo
la
natura
ingenua
e
schietta
,
terrebbe
nella
disputa
dalla
parte
del
vecchio
rubicondo
,
se
non
fosse
costretto
a
riconoscere
ch
'
esso
ha
voluto
rimanere
tal
quale
assai
più
che
non
lo
comportassero
gli
anni
e
che
è
volgaruccio
e
spesso
vergognosamente
sensuale
;
ma
poi
,
sentendo
anche
In
sé
il
dissidio
che
tiene
scissa
e
sdoppiata
l
'
anima
di
quell
'
altro
,
dell
'
ometto
smilzo
,
lo
fa
mordere
dal
vecchio
con
aspre
parole
:
A
forza
di
ripetere
continuamente
che
tu
sembri
sorriso
e
che
sei
dolore
...
n
'
è
venuto
che
oramai
non
si
sa
più
né
che
cosa
veramente
tu
sembri
,
né
che
cosa
veramente
tu
sia
...
Se
tu
ti
potessi
vedere
,
non
capiresti
,
come
me
,
se
tu
abbia
più
voglia
di
piangere
o
di
sorridere
.
Adesso
è
vero
gli
risponde
l
'
Humour
moderno
.
Perché
adesso
penso
solamente
che
voi
vi
siete
fermato
a
mezza
via
.
Al
vostro
tempo
le
gioje
e
le
angustie
della
vita
avevano
due
forme
o
almeno
due
parvenze
più
semplici
e
molto
dissimili
fra
di
loro
,
e
niente
era
più
facile
che
sceverare
le
une
dalle
altre
per
poi
rialzare
le
prime
a
danno
delle
seconde
,
o
viceversa
;
ma
dopo
,
cioè
al
tempo
mio
,
è
sopravvenuta
la
critica
e
felice
notte
;
s
'
è
brancolato
molto
tempo
a
non
sapere
né
che
cosa
fosse
il
meglio
,
né
che
cosa
fosse
il
peggio
,
finché
principiarono
ad
apparire
,
dopo
essere
stati
così
gran
tempo
assai
nascosti
,
i
lati
dolorosi
della
gioja
e
i
lati
risibili
del
dolore
umano
.
Anche
gli
antichi
solevano
sostenere
che
il
piacere
non
era
altro
che
la
cessazione
del
dolore
e
che
il
dolore
stesso
,
ben
esaminato
,
non
era
punto
il
male
;
ma
le
sostenevano
sul
serio
queste
belle
cose
:
come
dire
che
non
ne
erano
niente
penetrati
;
adesso
invece
è
venuto
pur
troppo
il
tempo
mio
e
si
ripete
,
aimè
,
quasi
ridendo
,
cioè
con
la
più
profonda
persuasione
,
che
i
due
suddetti
elementi
,
attaccati
da
poco
in
qua
alla
gioja
e
al
dolore
,
hanno
assunto
aspetti
così
incerti
e
così
trascolorati
che
non
si
possono
più
,
nonché
separare
,
nemmeno
distinguere
.
Ne
è
venuto
che
i
miei
contemporanei
non
sanno
ora
più
essere
né
ben
contenti
,
né
bene
malcontenti
mai
,
e
che
voi
solo
non
bastate
più
né
a
far
fermentare
il
misurato
sollazzo
dei
primi
e
né
a
divergere
le
sofistiche
tremerelle
dei
secondi
.
Ci
voglio
io
,
che
mescolo
tutto
scientemente
,
per
fare
svanire
da
una
parte
quanto
più
posso
ingannevoli
miraggi
e
per
limare
dall
'
altra
quante
più
trovo
superflue
asperità
.
Vivo
di
espedienti
e
di
cuscinetti
,
io
...
Bella
vita
!
esclama
il
vecchio
.
E
l
'
ometto
smilzo
séguita
:
...
per
arrivare
possibilmente
ad
uno
stato
intermedio
che
rappresenti
come
la
sostanza
grigia
dell
'
umana
sensibilità
.
Si
sente
troppo
adesso
,
come
troppo
s
'
è
riso
a
ufo
ed
a
credenza
in
altri
tempi
:
urge
però
che
il
pensiero
regga
le
briglie
alla
più
incomposta
manifestazione
del
sentimento
...
Rimpiango
sempre
di
non
aver
potuto
ereditare
le
vostre
illusioni
,
e
mi
rallegro
nello
stesso
tempo
di
trovarmi
di
qua
dal
fosso
,
bene
agguerrito
contro
alle
insidie
delle
illusioni
stesse
!
O
che
avete
?
Perché
mi
affisate
a
codesto
modo
?
Penso
,
risponde
il
vecchio
,
che
se
vuoi
proprio
aver
due
anime
in
una
,
fai
molto
bene
a
non
assumere
la
famosa
guardatura
di
quel
vedovo
innamorato
,
che
a
sinistra
piangeva
la
morta
e
a
destra
faceva
l
'
occhietto
alla
viva
.
Tu
invece
vuoi
piangere
e
far
l
'
occhietto
insieme
,
da
tutte
due
le
parti
,
come
dire
che
non
ci
si
capisce
più
nulla
.
Come
nel
dramma
romantico
che
i
due
bravi
borghesi
Dupuis
e
Cotonet
vedevano
:
vêtu
de
blanc
et
de
noir
,
riant
d
'
un
oeil
et
pleurant
de
l
'
autre
.
Ma
abbiamo
confusione
anche
qui
.
In
fondo
,
il
Cantoni
viene
a
dire
sott
'
altra
forma
quello
stesso
che
avevano
detto
il
Richter
e
il
Leopardi
.
Se
non
che
,
egli
chiama
anche
humour
quello
che
gli
altri
due
avevano
chiamato
comico
classico
e
ridicolo
antico
.
Il
Richter
tedesco
tesse
però
l
'
elogio
del
comico
romantico
o
humour
moderno
,
e
vitupera
come
grossolano
e
volgare
il
comico
classico
;
mentre
Cantoni
,
come
il
Leopardi
da
buon
italiano
lo
difende
,
pur
riconoscendo
che
la
taccia
di
vergognosa
sensualità
non
sia
affatto
immeritata
.
Ma
anche
per
lui
l
'
humour
moderno
non
è
altro
che
una
sofisticazione
dell
'antico.Via,
ho
idea
,
gli
dice
infatti
l
'
Humour
classico
,
che
si
sia
fatto
sempre
senza
di
te
,
ovvero
che
tu
non
sia
altro
che
la
parte
peggiore
di
me
medesimo
,
la
quale
abbia
messo
cresta
per
impertinenza
,
come
ora
usa
.
È
un
gran
dire
però
che
non
s
'
abbia
mai
a
conoscersi
bene
da
sé
soli
!
Tu
mi
sei
certo
scivolato
di
sotto
ed
io
non
me
ne
sono
avvisto
.
Ora
,
è
vero
questo
?
Ciò
che
il
Cantoni
chiama
Humour
classico
è
proprio
humour
?
o
non
incorre
il
Cantoni
per
un
verso
nello
stesso
errore
in
cui
incorse
già
per
l
'
altro
il
Leopardi
,
confondendo
cioè
con
l
'
esprit
francese
tutto
il
ridicolo
moderno
?
Più
propriamente
:
ciò
che
il
Cantoni
chiama
humour
classico
,
non
sarebbe
l
'
umorismo
inteso
in
un
senso
molto
più
largo
,
nel
quale
sian
comprese
la
burla
,
la
baja
,
la
facezia
,
tutto
il
comico
in
somma
nelle
sue
varie
espressioni
?
Qui
è
il
nodo
vero
della
questione
.
Non
c
'
entra
la
diversità
dell
'
arte
antica
dalla
moderna
,
come
non
c
'
entrano
le
speciali
prerogative
di
questa
o
di
quella
razza
.
Si
tratta
di
vedere
in
che
senso
si
debba
considerar
l
'
umorismo
,
se
nel
senso
largo
che
comunemente
ed
erroneamente
gli
si
suoi
dare
,
e
ne
troveremo
allora
in
gran
copia
così
presso
le
letterature
antiche
come
presso
le
moderne
,
d
'
ogni
nazione
;
o
se
in
un
senso
più
ristretto
e
più
proprio
,
e
ne
troveremo
allora
parimenti
,
ma
in
molto
minor
copia
,
anzi
in
pochissime
espressioni
eccezionali
,
così
presso
gli
antichi
come
presso
i
moderni
,
d
'
ogni
nazione
.
III
.
DISTINZIONI
SOMMARIE
Nel
Cap
.
VIII
del
libro
Notes
sur
l
'
Angleterre
il
Taine
,
com
'
è
noto
,
si
provò
a
comparare
l
'
esprit
francese
e
quello
inglese
.
Non
deve
dirsi
che
essi
(
gl
'
Inglesi
)
non
abbiano
spirito
,
scrisse
il
Taine
;
ne
hanno
uno
per
conto
loro
,
in
verità
poco
gradevole
,
ma
affatto
originale
,
di
sapor
forte
e
pungente
e
anche
un
po
'
amaro
,
come
le
lor
bevande
nazionali
.
Lo
chiamano
humour
;
e
,
in
generale
,
è
la
facezia
di
chi
,
scherzando
,
serba
un
'
aria
grave
.
Questa
facezia
abbonda
negli
scritti
di
Swift
,
di
Fielding
,
di
Sterne
,
di
Dickens
,
di
Thackeray
,
di
Sidney
Smith
;
sotto
quest
'
aspetto
,
il
Libro
degli
snobs
e
le
Lettere
di
Peter
Plymley
son
capolavori
.
Se
ne
trova
anche
molto
,
della
qualità
più
indigena
e
più
aspra
,
in
Carlyle
.
Essa
confina
ora
con
la
caricatura
buffonesca
,
ora
col
sarcasmo
meditato
;
scuote
rudemente
i
nervi
,
o
s
'
affonda
e
prende
stanza
nella
memoria
.
È
un
'
opera
dell
'
immaginazione
stramba
o
dell
'
indignazione
concentrata
.
Si
piace
nei
contrasti
stridenti
,
nei
travestimenti
impreveduti
.
Para
la
follia
con
gli
abiti
della
ragione
o
la
ragione
con
gli
abiti
della
follia
.
Arrigo
Heine
,
Aristofane
,
Rabelais
e
talvolta
Montesquieu
,
fuori
dell
'
Inghilterra
,
sono
quelli
che
ne
hanno
in
più
larga
dose
.
Ma
pur
si
deve
in
questi
tre
ultimi
sottrarre
un
elemento
straniero
,
la
estrosità
francese
,
la
gioja
,
la
gajezza
,
quella
specie
di
buon
vino
che
non
si
vendemmia
se
non
nei
paesi
del
sole
.
Nello
stato
insulare
e
puro
,
essa
lascia
sempre
,
in
fine
,
un
sapor
di
aceto
.
Chi
scherza
così
è
di
raro
benevolo
e
non
è
mai
lieto
,
sente
e
tradisce
fortemente
le
dissonanze
della
vita
.
E
non
ne
gode
;
in
fondo
anzi
ne
soffre
e
se
ne
irrita
.
Per
studiar
minuziosamente
un
grottesco
,
per
prolungar
freddamente
un
'
ironia
,
bisogna
avere
un
sentimento
continuo
di
tristezza
e
di
collera
.
I
saggi
perfetti
del
genere
si
devono
cercare
nei
grandi
scrittori
,
ma
il
genere
è
talmente
indigeno
che
si
trova
ogni
giorno
nella
conversazione
ordinaria
,
nella
letteratura
,
nelle
discussioni
politiche
,
ed
è
la
moneta
corrente
del
Punch
.
La
citazione
è
un
po
'
troppo
lunga
;
ma
opportuna
per
chiarir
parecchie
cose
.
Il
Taine
riesce
a
coglier
bene
la
differenza
generale
tra
la
plaisanterie
inglese
e
la
francese
,
o
meglio
,
il
diverso
umore
dei
due
popoli
.
Ogni
popolo
ha
il
suo
,
con
caratteri
di
distinzione
sommaria
.
Ma
,
al
solito
,
non
bisogna
andare
tropp
'
oltre
,
non
bisogna
cioè
prender
questa
distinzione
sommaria
come
solido
fondamento
nel
trattare
d
'
un
'
espressione
d
'
arte
specialissima
come
la
nostra
.
Che
diremmo
di
uno
il
quale
dal
sommario
accertamento
che
vi
son
certi
tratti
fisionomici
comuni
per
cui
,
così
all
'
ingrosso
,
distinguiamo
un
Inglese
da
uno
Spagnuolo
,
un
Tedesco
da
un
Italiano
,
ecc
.
,
traesse
la
conseguenza
che
tutti
quanti
gl
'
Inglesi
,
per
esempio
,
hanno
gli
stessi
occhi
,
lo
stesso
naso
,
la
stessa
bocca
?
Per
intender
bene
quanto
sia
sommario
questo
modo
di
distinguere
,
chiudiamoci
per
un
momento
nei
confini
del
nostro
paese
.
Noi
tutti
,
d
'
una
data
nazione
,
possiamo
notar
facilmente
come
e
quanto
la
fisionomia
dell
'
uno
sia
diversa
da
quella
d
'
un
altro
.
Ma
questa
osservazione
,
ovvia
,
facilissima
per
noi
,
riesce
invece
difficilissima
a
uno
straniero
,
per
il
quale
noi
tutti
avremo
uno
stesso
aspetto
generale
.
Pensiamo
a
un
gran
bosco
dove
fossero
parecchie
famiglie
di
piante
:
querci
,
aceri
,
faggi
,
platani
,
pini
,
ecc
.
Sommariamente
,
a
prima
vista
,
noi
distingueremo
le
varie
famiglie
dall
'
altezza
del
fusto
,
dalla
diversa
gradazione
del
verde
,
in
somma
dalla
configurazione
generale
di
ciascuna
.
Ma
dobbiamo
poi
pensare
che
in
ognuna
di
queste
famiglie
non
solo
un
albero
è
diverso
dall
'
altro
,
un
tronco
dall
'
altro
,
un
ramo
dall
'
altro
,
una
fronda
dall
'
altra
,
ma
che
,
fra
tutta
quella
incommensurabile
moltitudine
di
foglie
,
non
ve
ne
sono
due
,
due
sole
,
identiche
tra
loro
.
Ora
,
se
si
trattasse
di
giudicare
di
un
'
opera
d
'
immaginazione
collettiva
,
come
sarebbe
appunto
un
'
epopea
genuina
,
sorta
viva
e
possente
dalle
leggende
tradizionali
primitive
d
'
un
popolo
,
ci
potremmo
in
certa
guisa
contentare
di
quella
sommaria
distinzione
.
Non
possiamo
contentarcene
più
invece
nel
giudicar
di
opere
che
siano
creazioni
individuali
,
segnatamente
poi
se
umoristiche
.
Colto
astrattamente
il
tipo
dell
'
umore
inglese
,
il
Taine
mette
prima
in
un
fascio
Swift
e
Fielding
e
Sterne
e
Dickens
e
Thackeray
e
Sidney
Smith
e
Carlyle
,
e
vi
accozza
poi
Heine
,
Aristofane
,
Rabelais
,
Montesquieu
.
Bel
fascio
!
Dall
'
umorismo
inteso
nel
senso
più
largo
,
come
carattere
comune
,
tipico
modo
di
ridere
di
questo
o
di
quel
popolo
,
saltiamo
a
piè
pari
a
considerar
le
singole
e
specialissime
espressioni
d
'
un
umorismo
,
che
non
è
più
possibile
intendere
in
quel
senso
largo
,
se
non
a
patto
di
rinunziare
assolutamente
alla
critica
:
dico
a
quella
critica
che
indaga
e
scopre
tutte
le
singole
differenze
caratteristiche
per
cui
l
'
espressione
,
e
dunque
l
'
arte
,
il
modo
d
'
essere
,
lo
stile
d
'
uno
scrittore
si
distingue
da
quello
dell
'
altro
:
lo
Swift
dal
Fielding
,
lo
Sterne
dallo
Swift
e
dal
Fielding
,
il
Dickens
dallo
Swift
e
dal
Fielding
e
dallo
Sterne
e
così
via
.
Le
relazioni
che
questi
scrittori
umoristici
inglesi
possono
avere
con
l
'
umore
nazionale
sono
affatto
secondarie
e
superficiali
come
quelle
che
essi
possono
aver
fra
loro
,
e
non
hanno
per
la
valutazione
estetica
alcuna
importanza
.
Quel
che
di
comune
possono
aver
tra
loro
questi
scrittori
non
deriva
dalla
qualità
dell
'
umore
nazionale
inglese
,
ma
dal
solo
fatto
ch
'
essi
sono
umoristi
,
ciascuno
si
a
suo
modo
,
ma
umoristi
tutti
veramente
,
scrittori
cioè
nei
quali
avviene
quello
speciale
processo
intimo
e
caratteristico
da
cui
risulta
l
'
espressione
umoristica
.
E
soltanto
per
questo
,
non
Arrigo
Heine
e
il
Rabelais
e
il
Montesquieu
e
basta
,
ma
tutti
i
veri
scrittori
umoristici
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
nazione
possono
andare
a
schiera
con
quelli
.
Non
però
Aristofane
,
nel
quale
quel
processo
non
avviene
affatto
.
In
Aristofane
non
abbiamo
veramente
il
contrasto
,
ma
soltanto
l
'
opposizione
.
Egli
non
è
mai
tenuto
tra
il
sì
e
il
no
;
egli
non
vede
che
le
ragioni
sue
,
ed
è
per
il
no
,
testardamente
,
contro
ogni
novità
,
cioè
contro
la
retorica
,
che
crea
demagoghi
,
contro
la
musica
nuova
,
che
,
cangiando
i
modi
antichi
e
consacrati
,
rimuove
le
basi
dell
'
educazione
e
dello
Stato
,
contro
la
tragedia
d
'
Euripide
,
che
snerva
i
caratteri
e
corrompe
i
costumi
,
contro
la
filosofia
di
Socrate
,
che
non
può
produrre
che
spiriti
indocili
e
atei
,
ecc
.
Alcune
sue
commedie
son
come
le
favole
che
scriverebbe
la
volpe
,
in
risposta
a
quelle
che
hanno
scritto
gli
uomini
calunniando
le
bestie
.
Gli
uomini
in
esse
ragionano
e
agiscono
con
la
logica
delle
bestie
,
mentre
nelle
favole
le
bestie
ragionano
e
agiscono
con
la
logica
degli
uomini
.
Sono
allegorie
in
un
dramma
fantastico
,
nel
quale
la
burla
è
satira
iperbolica
,
spietata
(
Vedi
Jacques
Denis
,
La
comédie
grecque
,
vol
.
I
,
chap
.
VI
,
Paris
,
Hachette
et
Cie
,
1886
,
e
la
bella
e
dotta
prefazione
di
Ettore
Romagnoli
alla
sua
impareggiabile
traduzione
delle
commedie
di
A
.
,
Torino
,
Bocca
,
1908
)
.
Aristofane
ha
uno
scopo
morale
,
e
il
suo
non
è
mai
dunque
il
mondo
della
fantasia
pura
.
Nessuno
studio
della
verosimiglianza
:
egli
non
se
ne
cura
perché
si
riferisce
di
continuo
a
cose
e
a
persone
vere
:
astrae
iperbolicamente
dalla
realtà
contingente
e
non
crea
una
realtà
fantastica
,
come
,
ad
esempio
,
lo
Swift
.
Umorista
non
è
Aristofane
,
ma
Socrate
,
come
acutamente
osserva
Teodoro
Lipps
(
Komik
und
Humor
,
eine
psychologisch
-
ästhetische
Untersuchung
,
Hamburg
u
.
Leipzig
,
Voss
,
1898
)
:
Socrate
che
assiste
alla
rappresentazione
delle
Nuvole
e
ride
con
gli
altri
della
derisione
che
fa
di
lui
il
poeta
,
Socrate
che
versteht
den
Standpunkt
des
Volksbewusstseins
,
zu
dessen
Vertreter
sich
Aristophanes
gemacht
hat
,
und
sieht
darin
etwas
relativ
Gutes
und
Vernünftiges
.
Er
anerkennt
eben
damit
das
relative
Recht
derer
,
die
seinen
Kampf
gegen
das
Volksbewusstsein
verlachen
.
Damit
erst
wird
sein
Lachen
zum
Mitlachen
.
Andererseits
lacht
er
doch
über
die
Lacher
.
Er
thut
es
und
kann
es
thun
,
weil
er
des
höheren
Rechtes
und
notwendigen
Sieges
seiner
Anschauungen
gewiss
ist
.
Eben
dieses
Bewusstsein
leuchtet
durch
sein
Lachen
,
und
lässt
es
in
seiner
Thorheit
logisch
berechtigt
,
in
seiner
Nichtigkeit
sittlich
erhaben
erscheinen
.
Socrate
ha
il
sentimento
del
contrario
;
Aristofane
,
dunque
,
se
mai
,
può
esser
considerato
umorista
soltanto
se
intendiamo
l
'
umorismo
nell
'
altro
senso
molto
più
largo
,
e
per
noi
improprio
,
in
cui
siano
compresi
la
burla
,
la
baja
,
la
facezia
,
la
satira
,
la
caricatura
,
tutto
il
comico
in
somma
nelle
sue
varie
espressioni
.
Ma
in
questo
senso
anche
tanti
e
tant
'
altri
scrittori
faceti
,
burleschi
,
grotteschi
,
satirici
,
comici
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
nazione
dovrebbero
esser
considerati
umoristi
.
L
'
errore
è
sempre
quello
:
della
distinzione
sommaria
.
Sono
innegabili
le
diverse
qualità
delle
varie
razze
,
è
innegabile
che
la
plaisanterie
francese
non
è
l
'
inglese
come
non
è
l
'
italiana
,
la
spagnuola
,
la
tedesca
,
la
russa
,
e
via
dicendo
;
innegabile
che
ogni
popolo
ha
un
suo
proprio
umore
;
l
'
errore
comincia
quando
quest
'
umore
,
naturalmente
mutabile
nelle
sue
manifestazioni
secondo
i
momenti
e
gli
ambienti
,
è
considerato
,
come
comunemente
il
volgo
suol
fare
,
quale
umorismo
;
oppure
quando
per
considerazioni
esteriori
e
sommarie
si
afferma
sostanzialmente
diverso
negli
antichi
e
nei
moderni
;
e
quando
in
fine
,
per
il
solo
fatto
che
gl
'
Inglesi
chiamarono
humour
questo
loro
umore
nazionale
,
mentre
gli
altri
popoli
lo
chiamarono
altrimenti
,
si
viene
a
dire
che
soltanto
gl
'
Inglesi
hanno
il
vero
e
proprio
umorismo
.
Abbiamo
già
veduto
che
,
molto
prima
che
quel
gruppo
di
scrittori
inglesi
del
sec
.
XVIII
si
chiamasse
degli
umoristi
(
vedi
su
essi
le
sei
letture
del
Thackeray
,
The
english
Humourists
of
the
eighteenth
Century
,
Leipzig
,
Tauchnitz
,
1853
.
Sono
:
Swift
,
Congreve
,
Addison
,
Steele
,
Prior
,
Gay
,
Pope
,
Hogarth
,
Smollett
,
Fielding
,
Sterne
,
Goldsmith
)
;
in
Italia
avevamo
avuto
e
umidi
e
umorosi
e
umoristi
.
Questo
,
se
si
vuol
discutere
sul
nome
.
Se
si
vuol
poi
discutere
intorno
alla
cosa
,
è
da
osservare
innanzi
tutto
che
,
intendendo
in
questo
senso
largo
l
'
umorismo
,
tanti
e
tanti
scrittori
che
noi
chiamiamo
burleschi
o
ironici
o
satirici
o
comici
ecc
.
,
sarebbero
chiamati
umoristi
dagli
Inglesi
,
i
quali
sentirebbero
in
essi
quel
tal
sapore
che
noi
sentiamo
nei
loro
scrittori
e
non
sentiamo
più
nei
nostri
per
quella
particolarissima
ragione
,
che
con
molto
accorgimento
fu
messa
in
chiaro
dal
Pascoli
.
C
'
è
,
disse
il
Pascoli
in
ogni
lingua
e
letteratura
un
quid
speciale
e
intraducibile
,
che
pochi
sanno
percepire
nella
lingua
e
letteratura
lor
propria
e
avvertono
,
invece
,
senza
difficoltà
nelle
altrui
.
Ogni
lingua
straniera
,
pur
da
noi
non
intesa
,
vi
suona
all
'
orecchio
più
,
dirò
,
mirabilmente
,
che
la
vostra
.
Un
racconto
,
una
poesia
,
esotici
,
vi
sembrano
più
belli
,
anche
se
mediocri
,
di
molte
belle
cose
nostrane
;
e
tanto
più
,
quanto
più
conservano
di
quell
'
essenza
nazionale
.
Ora
non
crediate
che
la
vostra
lingua
e
letteratura
non
abbiano
a
fare
il
medesimo
effetto
negli
altri
che
quelle
altre
in
noi
!
.
Una
prova
di
questo
fatto
si
può
avere
in
ciò
che
W
.
Roscoe
scrisse
nel
cap
.
XVI
,
§
12
,
della
sua
opera
Vita
e
pontificato
di
Leon
X
,
a
proposito
del
Berni
.
Il
Roscoe
,
inglese
,
e
che
perciò
di
quel
che
comunemente
nel
suo
paese
s
'
intende
per
humour
doveva
aver
coscienza
,
scrisse
che
le
facili
composizioni
del
Berni
e
del
Bini
e
del
Mauro
,
ecc
.
non
è
improbabile
che
abbiano
aperta
la
strada
ad
una
simile
eccentricità
di
stile
in
altri
paesi
e
che
in
verità
può
concepirsi
l
'
idea
più
caratteristica
degli
scritti
del
Berni
e
dei
compagni
e
seguaci
di
lui
col
considerare
esser
quelli
in
versi
facili
e
vivaci
la
stessa
cosa
,
che
sono
le
opere
in
prosa
di
Rabelais
,
di
Cervantes
e
di
Sterne
.
E
non
ci
dà
Antonio
Panizzi
,
che
lungamente
visse
in
Inghilterra
e
degli
scrittori
nostri
scrisse
in
inglese
,
una
definizione
dello
stile
del
Berni
,
che
risponde
in
gran
parte
a
quella
che
il
Nencioni
poi
volle
dare
dell
'
umorismo
?
I
precipui
elementi
dello
stile
del
Berni
dice
il
Panizzi
sono
:
l
'
ingegno
che
non
trova
somiglianza
tra
oggetti
distanti
e
la
rapidità
onde
subitamente
connette
le
idee
più
remote
;
il
modo
solenne
onde
allude
ad
avvenimenti
ridicoli
e
profferisce
un
'
assurdità
;
l
'
aria
d
'
innocenza
e
d
'
ingenuità
con
che
fa
osservazioni
piene
d
'
accorgimento
e
conoscenza
del
mondo
,
la
peculiar
bonarietà
con
che
sembra
riguardare
con
indulgenza
...
gli
errori
e
le
malvagità
umane
;
la
sottile
ironia
che
egli
adopera
con
tanta
apparenza
di
semplicità
e
d
'
avversione
all
'
acerbezza
;
la
singolare
schiettezza
con
che
pare
desideroso
di
scusare
uomini
e
opere
nello
stesso
momento
che
è
tutto
inteso
a
farne
strazio
»
.
A
ogni
modo
,
è
certo
che
il
Roscoe
sentiva
nel
Berni
e
negli
altri
nostri
poeti
bajoni
lo
stesso
sapore
che
sentiva
negli
scrittori
suoi
connazionali
dotati
di
humour
(
il
Nencioni
definisce
l
'
umorismo
una
naturale
disposizione
del
cuore
e
della
mente
a
osservare
con
simpatica
indulgenza
le
contradizioni
e
le
assurdità
della
vita
)
.
E
non
lo
sentiva
forse
il
Byron
nel
nostro
Pulci
,
di
cui
tradusse
finanche
il
primo
canto
del
Morgante
?
E
lo
stesso
Sterne
non
lo
sentiva
finanche
nel
nostro
Gian
Carlo
Passeroni
(
Passeroni
dabben
,
come
lo
chiamava
il
Parini
)
,
quel
buon
prete
nizzardo
che
nel
canto
XVII
,
parte
III
del
suo
Cicerone
ci
fa
sapere
(
str
.
I22ª
)
:
E
già
mi
disse
un
chiaro
letterato
Inglese
,
che
da
questa
mia
stampita
Il
disegno
,
il
modello
avea
cavato
Di
scrivere
in
più
torni
la
sua
vita
E
pien
di
gratitudine
e
d
'
amore
Mi
chiamava
suo
duce
e
precettore
.
E
,
d
'
altro
canto
,
non
risente
proprio
per
nulla
degli
scrittori
francesi
del
grand
siècle
e
anche
di
altri
che
non
appartengono
a
questo
,
quel
gruppo
di
umoristi
inglesi
di
cui
abbiamo
or
ora
fatto
parola
?
Il
Voltaire
,
parlando
dello
Swift
nelle
sue
Lettres
sur
les
Anglais
dice
:
Mr
.
Swift
est
Rabelais
dans
son
bon
sens
et
vivant
en
bonne
compagnie
.
Il
n
'
a
pas
,
à
la
verité
,
la
gaité
du
premier
,
mais
il
a
toute
la
finesse
,
la
raison
,
le
choix
,
le
bon
goût
qui
manquent
à
notre
curé
de
Meudon
(
Come
suonano
curiose
queste
lodi
a
uno
scrittore
inglese
raffrontato
con
uno
scrittore
francese
,
dopo
aver
letto
nel
Taine
la
pagina
su
l
'
esprit
francese
e
su
l
'
inglese
!
)
.
Ses
vers
sont
d
'
un
goût
singulier
et
presque
inimitable
;
la
bonne
plaisanterie
est
son
partage
en
vers
et
en
prose
;
mais
pour
le
bien
entendre
,
il
faut
faire
un
petit
voyage
dans
son
pays
»
.
Dans
son
pays
,
va
bene
;
ma
c
'
è
anche
chi
vuol
dire
che
bisognerebbe
far
pure
un
piccolo
viaggio
alla
luna
in
compagnia
di
Cyrano
de
Bergerac
.
E
chi
metterà
in
dubbio
l
'
azione
del
Voltaire
e
del
Boileau
sul
Pope
?
E
ricorderemo
che
il
Lessing
,
accusando
il
Gottsched
nelle
sue
Lettere
su
la
letteratura
moderna
,
dice
che
meglio
sarebbe
convenuta
al
gusto
e
al
costume
tedesco
l
'
imitazione
degli
Inglesi
,
di
Shakespeare
,
di
Jonson
,
di
Beaumont
e
Fletcher
,
anzi
che
quella
dell
'
infranciosato
Addison
.
Ma
una
prova
anche
più
chiara
si
può
cavar
dal
fatto
che
,
mentre
nessuno
di
quelli
che
da
noi
si
sono
occupati
di
umorismo
e
,
per
un
pregiudizio
snobistico
,
lo
hanno
veduto
soltanto
in
Inghilterra
,
si
è
mai
sognato
di
chiamare
umorista
il
Boccaccio
per
quelle
molte
sue
novelle
che
ridono
,
umorista
e
anzi
il
primo
degli
umoristi
è
ritenuto
invece
in
Inghilterra
pe
'
suoi
Canterbury
Tales
il
Chaucer
.
Han
voluto
vedere
nel
poeta
inglese
,
non
com
'
era
giusto
il
quid
speciale
della
diversa
lingua
,
un
altro
stile
;
ma
,
nello
stile
,
una
maggiore
intimità
,
e
dimostrar
questa
maggiore
intimità
innanzi
tutto
nell
'
ingegnoso
pretesto
delle
novelle
(
il
pellegrinaggio
a
Canterbury
)
,
nei
ritratti
dei
pellegrini
novellatori
,
segnatamente
di
quella
indimenticabile
,
graziosissima
Prioressa
,
Suor
Eglantina
,
e
di
sir
Thopas
e
della
donna
di
Bath
,
poi
nella
rispondenza
delle
novelle
ai
caratteri
di
chi
le
racconta
,
o
meglio
,
nel
modo
con
cui
le
varie
novelle
,
che
il
Chaucer
non
inventa
,
prendono
colore
e
qualità
dai
pellegrini
.
Ma
questa
che
vuol
parere
un
'
osservazione
profonda
,
è
,
invece
,
superficialissima
,
perché
si
arresta
soltanto
alla
cornice
del
quadro
.
La
magnifica
opulenza
dello
stile
boccaccesco
,
la
copia
e
l
'
appariscenza
della
forma
si
possono
forse
da
un
canto
considerare
come
esteriori
e
implicano
forse
dall
'
altro
scarsezza
d
'
intimità
psicologica
?
Esaminiamo
,
sotto
questo
aspetto
,
a
una
a
una
le
novelle
,
i
caratteri
dei
singoli
personaggi
,
lo
svolgimento
delle
passioni
,
la
dipintura
minuta
,
spiccata
,
evidente
della
realtà
,
che
sottintende
una
sottilissima
analisi
,
una
conoscenza
profonda
del
cuore
umano
,
e
vedremo
se
il
Boccaccio
,
segnatamente
nell
'
arte
di
render
verosimili
certe
avventure
troppo
strane
,
non
supera
di
gran
lunga
il
Chaucer
.
Si
è
troppo
abusato
d
'
una
osservazione
,
al
solito
sommaria
,
fatta
da
coloro
che
han
studiato
con
soverchio
amore
delle
cose
altrui
le
relazioni
tra
le
letterature
straniere
e
la
nostra
:
la
osservazione
cioè
che
gli
scrittori
nostri
abbiano
dato
sempre
a
tutto
ciò
che
han
tolto
dagli
stranieri
una
così
detta
maggior
bellezza
esteriore
,
una
linea
più
composta
e
più
armoniosa
;
e
che
gli
stranieri
,
invece
,
abbiano
dato
a
tutto
ciò
che
han
tolto
dagli
scrittori
nostri
una
maggior
bellezza
interiore
,
un
carattere
più
intimo
e
profondo
.
Ora
questo
,
se
mai
,
può
valere
per
certi
scrittori
nostri
mediocri
,
da
cui
qualche
sommo
scrittore
straniero
abbia
tolto
questo
o
quell
'
argomento
:
può
valere
ad
esempio
per
certi
novellieri
nostri
,
da
cui
lo
Shakespeare
cavò
la
favola
per
alcuni
suoi
drammi
possenti
.
Non
può
valere
per
il
Boccaccio
e
per
il
Chaucer
.
Bisogna
invece
considerare
,
in
questo
caso
,
che
cosa
uno
scheletrico
fabliau
francese
(
ammesso
che
il
Chaucer
non
abbia
preso
nulla
direttamente
dal
Boccaccio
)
sia
diventato
nelle
novelle
dell
'
uno
e
dell
'
altro
.
IV
.
L
'
UMORISMO
E
LA
RETORICA
Giacomo
Barzellotti
,
nel
suo
volume
Dal
Rinascimento
al
Risorgimento
(
Palermo
,
R
.
Sandron
ed
.
,
1904
)
,
seguendo
i
concetti
e
il
sistema
del
Taine
e
anche
qualche
idea
espressa
dal
Bonghi
nelle
Lettere
critiche
,
e
da
un
saggio
di
etologia
della
nostra
cultura
,
inteso
a
ricercare
la
mutua
dipendenza
tra
le
disposizioni
morali
e
sociali
,
gli
abiti
della
mente
,
gl
'
istinti
di
razza
del
nostro
popolo
e
le
sue
abitudini
a
concepire
e
ad
esprimere
il
bello
,
passando
a
studiare
Il
problema
storico
della
prosa
nella
Letteratura
italiana
,
disse
che
uno
dei
pregiudizii
nostri
è
quello
di
presupporre
che
l
'
arte
dello
scrivere
sia
,
solo
o
prima
di
tutto
,
un
lavoro
esterno
di
forma
e
di
stile
,
mentre
la
forma
stessa
e
lo
stile
,
il
cui
studio
è
bensì
essenziale
allo
scrivere
,
sono
avanti
a
tutto
,
un
'
opera
intima
di
pensiero
,
vale
a
dire
una
cosa
che
si
può
ottener
bene
se
si
prenda
immediatamente
e
come
un
fine
in
sé
,
una
cosa
a
cui
non
si
giunge
se
non
movendo
da
un
'
altra
parte
,
cioè
dal
di
dentro
,
dal
pensiero
,
non
dalla
parola
,
dallo
studio
,
dalla
meditazione
e
dalla
elaborazione
profonda
della
materia
,
del
soggetto
e
dell
'
idea
.
Ora
questo
pregiudizio
,
come
si
sa
,
fu
quello
della
Retorica
,
ch
'
era
appunto
una
poetica
intellettualistica
,
fondata
tutta
cioè
su
astrazioni
,
in
base
a
un
procedimento
logico
(
La
retorica
corrisponde
alla
logica
aveva
già
detto
Aristotele
,
Ret
.
lib
.
I
,
c
.
1
)
.
L
'
arte
per
essa
era
abito
di
operare
secondo
certi
principii
.
E
stabiliva
secondo
quali
principii
l
'
arte
dovesse
operare
:
principii
universali
,
assoluti
,
come
se
l
'
opera
d
'
arte
fosse
una
conclusione
da
costruire
al
pari
d
'
un
ragionamento
.
Diceva
:
Così
si
è
fatto
;
così
si
deve
fare
.
Raccolti
,
come
in
un
museo
,
tanti
modelli
di
bellezza
immutabile
,
ne
imponeva
l
'
imitazione
.
Retorica
e
imitazione
sono
in
fondo
la
stessa
cosa
.
E
i
danni
che
essa
cagionò
in
ogni
tempo
alla
letteratura
sono
senza
dubbio
,
come
ognun
sa
,
incalcolabili
.
Fondata
sul
pregiudizio
della
così
detta
tradizione
,
insegnava
ad
imitare
ciò
che
non
si
imita
:
lo
stile
,
il
carattere
,
la
forma
.
Non
intendeva
che
ogni
forma
dev
'
essere
né
antica
né
moderna
,
ma
unica
,
quella
cioè
che
è
propria
d
'
ogni
singola
opera
d
'
arte
e
non
può
esser
altra
né
di
altre
opere
,
e
,
che
perciò
non
può
né
deve
esistere
tradizione
in
arte
.
Regolata
com
'
era
dalla
ragione
,
vedeva
da
per
tutto
categorie
e
la
letteratura
come
un
casellario
:
per
ogni
casella
,
un
cartellino
.
Tante
categorie
,
tanti
generi
;
e
ogni
genere
aveva
la
sua
forma
prestabilita
:
quella
e
non
altra
.
È
vero
che
tante
volte
,
poi
,
s
'
accomodava
;
ma
darsi
per
vinta
non
voleva
mai
.
Quando
un
poeta
ribelle
appioppava
un
calcio
bene
scolpito
al
casellario
e
creava
a
suo
modo
una
forma
nuova
,
i
retori
gli
abbajavano
dietro
per
un
pezzo
:
ma
poi
,
alla
fine
,
se
quella
forma
riusciva
a
imporsi
,
essi
se
la
prendevano
,
la
smontavano
come
una
macchinetta
,
la
scioglievano
in
un
rapporto
logico
,
la
catalogavano
,
magari
aggiungendo
una
nuova
casella
al
casellario
.
Così
avvenne
,
ad
esempio
,
per
il
dramma
storico
di
quel
gran
barbaro
dello
Shakespeare
.
Si
diede
per
vinta
la
Retorica
?
No
:
dopo
avere
abbajato
per
un
pezzo
,
prescrisse
le
norme
per
il
dramma
storico
,
accolto
nel
casellario
.
Ma
è
anche
vero
che
questi
cani
,
quando
s
'
abbattevano
a
un
povero
poeta
indebolito
di
mente
,
ne
facevano
strazio
e
lo
costringevano
a
tartassar
la
propria
opera
non
condotta
a
puntino
sul
modello
imposto
alla
imitazione
forzata
.
Esempio
:
la
Conquistata
del
Tasso
.
La
coltura
,
per
la
Retorica
,
non
era
la
preparazione
del
terreno
,
la
vanga
,
l
'
aratro
,
il
sarchio
,
il
concime
,
perché
il
germe
fecondo
,
il
polline
vitale
,
che
un
'
aura
propizia
,
in
un
momento
felice
,
doveva
far
cadere
in
quel
terreno
vi
mettesse
salde
radici
e
vi
trovasse
abbondante
nutrimento
e
si
sviluppasse
vigoroso
e
solido
e
sorgesse
senza
stento
,
alto
e
possente
nel
desiderio
del
sole
.
No
:
la
coltura
,
per
la
Retorica
,
consisteva
nel
piantar
pali
e
nel
vestirli
di
frasche
.
Gli
alberi
antichi
,
custoditi
nella
sua
serra
,
perdevano
il
loro
verde
,
appassivano
;
e
con
le
fronde
morte
,
con
le
foglie
ingiallite
,
coi
fiori
secchi
essa
insegnava
a
parar
certi
tronchi
di
idee
senza
radici
nella
vita
.
Per
la
Retorica
prima
nasceva
il
pensiero
,
poi
la
forma
.
Il
pensiero
cioè
non
nasceva
come
Minerva
armata
dal
cervello
di
Giove
:
nudo
nasceva
,
poveretto
;
ed
essa
lo
vestiva
.
Il
vestito
era
la
forma
.
La
Retorica
,
in
somma
,
era
come
un
guardaroba
:
il
guardaroba
dell
'
eloquenza
dove
i
pensieri
nudi
andavano
a
vestirsi
.
E
gli
abiti
,
in
quel
guardaroba
,
eran
già
belli
e
pronti
,
tagliati
tutti
su
i
modelli
antichi
,
o
meno
adorni
,
di
stoffa
umile
o
mezzana
o
magnifica
,
divisi
in
tante
scansie
,
appesi
alle
grucce
e
custoditi
dalla
guardarobiera
che
si
chiamava
Convenienza
.
Questa
assegnava
gli
abiti
acconci
ai
pensieri
che
si
presentavano
ignudi
.
Vuoi
essere
un
Idillio
,
tu
?
un
Idillietto
leggiadro
e
pettinato
?
Su
,
fammi
sentire
come
sospiri
:
Ahi
lasso
!
Oh
,
bravo
.
Hai
letto
Teocrito
?
hai
letto
Mosco
?
hai
letto
Bione
?
e
di
Virgilio
le
Bucoliche
?
Sì
?
Recita
su
,
da
bravo
.
Sei
un
pappagallino
bene
ammaestrato
.
Vieni
qua
.
Apriva
la
scansia
,
su
la
cui
targa
in
cima
si
leggeva
:
Idillii
,
e
ne
traeva
un
grazioso
abituccio
di
pastorello
.
E
tu
una
Tragedia
vorresti
essere
?
Ma
proprio
proprio
una
Tragedia
?
È
cosa
ardua
,
bada
!
Devi
essere
a
un
tempo
grave
e
lesta
,
cara
mia
.
In
ventiquattr
'
ore
,
tutto
finito
.
E
ferma
,
veh
!
Scegliti
un
luogo
,
e
lì
.
Unità
,
unità
,
unità
.
Lo
sai
?
Brava
.
Ma
dimmi
un
po
'
:
ti
scorre
sangue
reale
per
le
vene
?
E
hai
studiato
Eschilo
,
Sofocle
,
Euripide
?
Anche
il
buon
Seneca
?
Brava
.
Vuoi
uccidere
i
figli
come
Medea
?
il
marito
come
Clitennestra
?
la
madre
come
Oreste
?
Tu
vuoi
uccidere
un
tiranno
come
Bruto
;
ho
capito
;
vieni
qua
.
Così
i
pensieri
facevan
da
manichini
alla
forma
-
vestiario
.
Cioè
la
forma
non
era
propriamente
forma
,
ma
formazione
:
non
nasceva
,
si
faceva
.
E
si
faceva
secondo
norme
prestabilite
:
si
componeva
esteriormente
,
come
un
oggetto
.
Era
dunque
artificio
,
non
arte
;
copia
,
non
creazione
.
Ora
si
deve
ad
essa
,
senza
dubbio
,
la
scarsa
intimità
dello
stile
che
si
può
notare
in
genere
in
tante
opere
della
nostra
letteratura
;
si
deve
ad
essa
se
per
restringerci
alla
nostra
indagine
speciale
non
pochi
scrittori
nostri
che
avrebbero
avuto
e
anzi
ebbero
indubbiamente
,
come
per
tante
testimonianze
si
può
arguire
,
una
spiccatissima
disposizione
all
'
umorismo
,
non
riuscirono
a
manifestarla
,
a
darle
espressione
,
per
rispettare
appunto
le
leggi
della
composizione
artistica
.
L
'
umorismo
,
come
vedremo
,
per
il
suo
intimo
,
specioso
,
essenziale
processo
,
inevitabilmente
scompone
,
disordina
,
discorda
;
quando
,
comunemente
,
l
'
arte
in
genere
,
com
'
era
insegnata
dalla
scuola
,
dalla
retorica
,
era
sopra
tutto
composizione
esteriore
,
accordo
logicamente
ordinato
.
E
si
può
veder
difatti
che
tanto
quegli
scrittori
nostri
che
si
sogliono
chiamare
umoristi
,
quanto
quegli
altri
che
sono
veramente
e
propriamente
tali
,
o
son
di
popolo
o
popolareggianti
,
lontani
cioè
dalla
scuola
,
o
son
ribelli
alla
Retorica
,
cioè
alle
leggi
esterne
della
tradizionale
educazione
letteraria
.
Si
può
vedere
,
infine
,
che
quando
questa
tradizionale
educazione
letteraria
fu
spezzata
,
quando
il
giogo
della
poetica
intellettualistica
del
classicismo
fu
infranto
dall
'
irrompere
del
sentimento
e
della
volontà
,
che
caratterizza
il
movimento
romantico
,
quegli
scrittori
che
avevano
una
natural
disposizione
all
'
umorismo
la
espressero
nelle
loro
opere
non
per
imitazione
,
ma
spontaneamente
.
Alessandro
D
'
Ancona
in
quel
suo
studio
su
Cecco
Angiolieri
,
da
cui
abbiamo
preso
le
mosse
,
volle
scorgere
i
caratteri
del
vero
umorismo
nella
poesia
di
questo
nostro
bizzarro
poeta
del
sec
.
XIII
.
Ora
questo
,
no
,
veramente
.
L
'
esempio
dell
'
Angiolieri
può
giovarci
per
chiarire
quanto
abbiamo
detto
or
ora
e
non
per
altro
.
Io
ho
già
dimostrato
altrove
(
vedi
mio
volume
Arte
e
scienza
,
Roma
,
W
.
Modes
ed
.
,
1908
:
I
sonetti
di
Cecco
Angiolieri
)
che
i
caratteri
del
vero
umorismo
mancano
assolutamente
all
'
Angiolieri
,
come
gli
mancano
pur
quelli
ritenuti
tali
dal
D
'
Ancona
.
La
parola
malinconia
in
Cecco
,
ad
esempio
,
se
non
ha
più
il
senso
originario
che
aveva
nel
latino
di
Cicerone
e
di
Plinio
,
è
pur
lontanissima
dal
significare
quella
delicata
affezione
o
passion
d
'
animo
che
intendiamo
noi
:
malinconia
per
Cecco
significa
sempre
non
aver
denari
da
scialacquare
,
non
tener
la
Becchino
.
a
sua
posta
,
aspettare
invano
che
il
padre
vecchissimo
e
ricco
si
muoja
ed
e
'
morrà
quando
il
mar
sarà
sicco
si
ll
à
dio
fatto
per
mio
strazio
sano
!
Un
certo
verso
che
il
D
'
Ancona
chiama
singhiozzante
e
che
cita
per
ultimo
a
concludere
che
ogni
sforzo
che
il
poeta
faccia
per
liberarsi
della
malinconia
gli
riesce
inutile
:
con
gran
malinconia
sempre
istò
,
non
ha
affatto
il
carattere
compendioso
,
né
il
valore
espressivo
che
il
D
'
Ancona
gli
vuole
attribuire
.
Il
contrasto
,
quel
che
par
sorriso
ed
è
dolore
,
in
Cecco
in
somma
non
c
'
è
mai
.
A
provarlo
,
il
D
'
Ancona
cita
anche
qui
due
versi
,
staccandoli
da
tutto
il
resto
e
dando
ad
essi
un
valore
espressivo
che
non
hanno
:
Però
malinconia
non
prenderaggio
anzi
m
'
allegrerò
del
mi
'
tormento
.
Segue
in
fatti
a
questi
due
versi
una
terzina
,
che
non
solo
spiega
l
'
apparente
contrasto
,
ma
lo
distrugge
affatto
.
Cecco
non
prenderà
malinconia
,
anzi
s
'
allegrerà
del
suo
tormento
,
perché
ha
udito
dire
a
un
uomo
saggio
:
che
ven
un
dì
che
val
per
più
di
cento
.
E
il
dì
sarà
quello
della
morte
del
padre
,
che
gli
permetterà
di
far
gavazze
,
come
allude
in
un
altro
sonetto
:
Sed
i
'
credesse
vivar
un
dì
solo
più
di
colui
che
mi
fa
vivar
tristo
,
assa
'
di
volte
ringrazere
'
Cristo
...
Questo
giorno
ha
pur
da
venire
:
bisognerà
aspettarlo
con
pazienza
,
perché
:
l
'
uom
non
può
sua
ventura
prolungare
né
far
più
brieve
c
'
ordinato
sia
;
ond
'
i
'
mi
credo
tener
questa
via
di
lasciar
la
natura
lavorare
e
di
guardarmi
,
s
'
io
'
l
potrò
fare
che
non
m
'
accolga
più
malinconia
,
ch
'
i
'
posso
dir
che
per
la
mia
follia
i
'
ò
perduto
assai
buon
sollazzare
.
Anche
che
troppo
tardi
mi
n
'
avveggio
non
lascerò
ch
'
i
'
non
prenda
conforto
,
c
'
a
far
d
'
un
danno
due
sarebbe
peggio
,
Ond
'
i
'
mi
allegro
e
aspetto
buon
porto
,
ta
'
cose
nascer
ciascun
giorno
veggio
,
che
'
n
dì
di
vita
(
mia
)
non
m
'
isconforto
.
Sul
valore
della
parola
malinconia
,
tante
volte
ripetuta
da
Cecco
,
non
è
possibile
farsi
,
come
il
D
'
Ancona
ha
voluto
farsi
,
alcuna
illusione
.
Cecco
non
s
'
allegra
mai
veramente
del
suo
tormento
,
sì
lo
riveste
d
'
una
forma
arguta
e
vivace
,
la
quale
per
me
,
spesso
,
più
che
per
intenzione
burlesca
o
satirica
,
proviene
dalla
sua
natura
paesana
,
ed
è
affatto
popolare
senese
.
Tutto
il
popolo
toscano
,
che
meritamente
si
vanta
il
più
arguto
d
'
Italia
,
volendo
anche
oggidì
narrare
le
sue
sventure
e
le
sue
afflizioni
,
esprimere
gli
odii
suoi
e
i
suoi
amori
,
manifestar
lo
sdegno
o
il
rimprovero
o
un
desiderio
,
non
usa
una
forma
diversa
.
In
genere
,
colorir
comicamente
la
frase
è
virtù
nel
popolo
spontanea
,
nativa
.
Il
Belli
,
per
esempio
,
non
vuol
tradurre
in
romanesco
per
Luigi
Luciano
Bonaparte
il
vangelo
di
San
Matteo
,
perché
la
lingua
della
plebe
è
buffona
e
appena
riuscirebbe
ad
altro
che
ad
una
irriverenza
verso
i
sacri
volumi
(
vedi
Morandi
,
Prefaz
.
ai
sonetti
romaneschi
del
Belli
,
Città
di
Castello
,
Lapi
,
vol
.
I
,
1889
)
.
Qui
abbiamo
,
in
somma
,
l
'
ironia
,
cioè
quella
tal
contradizione
fittizia
tra
quel
che
si
dice
e
quel
che
si
vuole
sia
inteso
.
Il
contrasto
non
è
nel
sentimento
,
è
solo
verbale
.
Dobbiamo
,
dunque
,
da
un
canto
tener
conto
di
questo
generale
umore
del
popolo
,
di
questa
lingua
buffona
della
plebe
,
e
dall
'
altro
intender
l
'
umorismo
in
quel
senso
largo
e
improprio
,
se
vogliamo
includere
tra
gli
umoristi
Cecco
Angiolieri
,
e
non
Cecco
Angiolieri
soltanto
,
allora
,
ma
tutto
quel
gruppo
di
poeti
toscani
,
non
di
scuola
,
ma
di
popolo
,
pieni
di
naturalezza
nell
'
arte
loro
non
ancora
ben
sicura
,
nel
cui
petto
per
prima
si
ridesta
o
di
dolce
voglia
o
per
casi
reali
,
per
sentimenti
veri
,
un
'
anima
di
canto
umano
,
tra
le
insulse
sconsolanti
scimierie
dei
poeti
per
distrazione
o
per
sollazzo
o
per
moda
o
per
galanteria
,
trai
bisticci
pur
che
siano
della
scuola
provenzaleggiante
:
.
di
quei
poeti
in
fine
,
ne
'
cui
versi
,
per
dirla
col
Bartoli
,
è
l
'
annunzio
del
carattere
realistico
che
assumeranno
le
nostre
lettere
.
Son
toscani
,
questi
poeti
,
e
in
Toscana
segnatamente
troveremo
queste
espressioni
così
dette
umoristiche
in
senso
largo
:
in
Toscana
,
e
nella
non
scarsa
letteratura
nostra
dialettale
.
Perché
?
Perché
l
'
umorismo
ha
sopra
tutto
bisogno
d
'
intimità
di
stile
,
la
quale
fu
sempre
da
noi
ostacolata
dalla
preoccupazione
della
forma
,
da
tutte
quelle
questioni
retoriche
che
si
fecero
sempre
da
noi
intorno
alla
lingua
.
L
'
umorismo
ha
bisogno
del
più
vivace
,
libero
,
spontaneo
e
immediato
movimento
della
lingua
,
movimento
che
si
può
avere
sol
quando
la
forma
a
volta
a
volta
si
crea
.
Ora
la
retorica
insegnava
,
non
a
crear
la
forma
ma
ad
imitarla
,
a
comporla
esteriormente
;
insegnava
a
cercar
la
lingua
fuori
,
come
un
oggetto
,
e
naturalmente
nessuno
riusciva
a
trovarla
se
non
nei
libri
,
in
quei
libri
che
essa
aveva
imposti
come
modelli
,
come
testi
.
Ma
che
movimento
si
poteva
imprimere
a
questa
lingua
esteriore
,
fissata
,
mummificata
,
a
questa
forma
non
creata
a
volta
a
volta
,
ma
imitata
,
studiata
,
composta
?
Il
movimento
è
nella
lingua
viva
e
nella
forma
che
si
crea
.
E
l
'
umorismo
che
non
può
farne
a
meno
(
sia
nel
senso
largo
,
sia
nel
suo
proprio
senso
)
,
lo
troveremo
ripeto
nelle
espressioni
dialettali
,
nella
poesia
macaronica
e
negli
scrittori
ribelli
alla
retorica
.
C
'
è
bisogno
d
'
intendersi
su
questa
creazione
della
forma
,
cioè
su
le
relazioni
tra
la
lingua
e
lo
stile
?
Avvertiva
acutamente
lo
Schleiermacher
nelle
sue
Vorles
.
lib
.
Aesth
.
che
l
'
artista
adopera
strumenti
che
di
lor
natura
non
son
fatti
per
l
'
individuale
,
ma
per
l
'
universale
:
tale
il
linguaggio
.
L
'
artista
,
il
poeta
,
deve
cavar
dalla
lingua
l
'
individuale
,
cioè
appunto
lo
stile
.
La
lingua
è
conoscenza
,
è
oggettivazione
;
lo
stile
è
il
subiettivarsi
di
questa
oggettivazione
.
In
questo
senso
è
creazione
di
forma
:
è
,
cioè
,
la
larva
della
parola
in
noi
investita
e
animata
dal
nostro
particolar
sentimento
e
mossa
da
una
nostra
particolar
volontà
.
Non
dunque
creazione
ex
nihilo
.
La
fantasia
non
crea
nel
senso
rigoroso
della
parola
,
non
produce
cioè
forme
genuinamente
nuove
.
Se
,
in
fatti
,
esaminiamo
anche
i
rabeschi
più
capricciosi
,
i
grotteschi
più
strani
,
i
centauri
,
le
sfingi
,
i
mostri
alati
,
vi
troveremo
sempre
,
più
o
meno
alterate
per
le
loro
combinazioni
,
immagini
rispondenti
a
sensazioni
reali
.
Ebbene
,
una
forma
,
press
'
a
poco
,
o
meglio
,
in
un
certo
senso
corrispondente
al
grottesco
nelle
arti
figurative
troviamo
nell
'
arte
della
parola
,
ed
è
appunto
lo
stil
macaronico
:
creazione
arbitraria
,
contaminazione
mostruosa
di
diversi
elementi
del
materiale
conoscitivo
.
E
avvertiamo
che
esso
sorse
appunto
come
ribellione
e
come
derisione
,
e
che
non
fu
solo
,
che
ebbe
cioè
a
compagni
altri
linguaggi
burleschi
,
fittizii
.
Il
dialetto
sprezzato
notava
Giovanni
Zannoni
,
illustrando
I
precursori
di
Merlin
Cocai
(
Città
di
Castello
,
Lapi
ed
.
,
1888
)
volle
insinuarsi
malignamente
nel
latino
per
sfregiare
la
togata
lingua
dei
dotti
e
quello
che
era
stato
un
elemento
parziale
della
satira
popolare
e
goliardica
divenne
elemento
massimo
;
volle
mostrare
la
propria
flessibilità
,
quando
il
volgare
ancora
accademico
,
grave
,
impacciato
non
poteva
piegarsi
a
tutte
le
esigenze
dell
'
umorismo
,
e
ad
un
tratto
formò
una
nuova
maniera
di
sogghigno
.
In
tal
modo
,
da
due
cause
contrarie
ebbe
origine
il
linguaggio
macaronico
che
fu
la
più
grossa
e
fragorosa
risata
del
risorgimento
,
la
beffa
più
atroce
al
classicismo
e
che
,
pure
involontariamente
,
giovò
tanto
al
definitivo
trionfo
del
volgare
.
Ma
quanti
furono
questi
scrittori
ribelli
?
pochi
o
molti
?
pochi
ahimè
,
perché
il
maggior
numero
è
sempre
dei
mediocri
:
servum
pecus
.
Il
Barzellotti
riconosce
che
un
primo
moto
di
originalità
e
di
feconda
spontaneità
creatrice
si
era
fatto
nella
mente
e
nella
vita
degli
Italiani
durante
i
secoli
decimoterzo
e
decimoquarto
;
ma
poi
dice
tutti
o
quasi
tutti
gli
umanisti
avere
interrotto
con
l
'
imitazione
e
la
ripetizione
degli
antichi
quel
primo
moto
d
'
originalità
.
Ora
questa
a
noi
sembra
un
'
altra
di
quelle
considerazioni
molto
sommarie
,
che
abbiamo
deplorato
più
su
,
considerazione
che
s
'
accorda
con
altre
simili
su
la
scettica
indifferenza
,
ad
esempio
,
su
la
pagana
serenità
,
su
la
mortificazione
delle
energie
individuali
,
su
la
mancanza
d
'
aspirazioni
,
sul
riposo
nelle
forme
e
nel
senso
,
ecc
.
,
ecc
.
,
del
nostro
grande
rinascimento
,
come
se
il
culto
dell
'
antichità
non
fosse
stato
già
di
per
sé
un
'
idealità
grande
,
tanto
grande
che
illuminò
tutto
il
mondo
,
il
riacquisto
d
'
un
patrimonio
che
si
fece
fruttare
sapientemente
e
produsse
opere
immortali
,
e
come
se
esso
non
fosse
venuto
anzi
a
tempo
a
riempire
il
vuoto
d
'
idealità
cadute
o
cadenti
;
come
se
insieme
con
quattro
o
cinque
dotti
aridi
e
vacui
non
ce
ne
fossero
stati
tant
'
altri
pieni
di
vita
e
d
'
ardire
,
nel
cui
latino
palpitano
e
vibrano
le
energie
tutte
della
lingua
italiana
;
come
se
per
entro
al
Facetiarum
libellus
unicus
di
Poggio
,
per
esempio
,
non
spirassero
aure
nuove
(
Quanti
spunti
di
vero
e
proprio
umorismo
in
Poggio
!
Basterà
ricordare
il
patto
di
quel
buon
'
uomo
col
cantastorie
di
piazza
per
differir
la
morte
di
Ettore
,
che
tanto
lo
addolorava
;
la
risposta
di
quel
cardinal
di
Spagna
ai
soldati
della
Santa
Sede
:
Ancora
non
ho
fame
;
la
disperazione
di
quel
bandito
per
la
goccia
di
latte
venutagli
in
gola
durante
la
quaresima
,
ecc
.
ecc
.
)
;
come
se
il
Valla
fosse
soltanto
autore
del
trattato
Elegantiarum
latinae
linguae
;
come
se
nel
Pontano
e
nel
Poliziano
e
in
tanti
altri
non
fosse
così
intero
e
fresco
il
sentimento
della
realtà
,
che
il
Poliziano
poi
,
componendo
in
volgare
,
poté
aver
tutte
le
grazie
ingenue
d
'
un
poeta
popolare
.
E
sotto
questo
mondo
dei
dotti
,
così
sommariamente
considerato
,
non
c
'
era
forse
il
popolo
?
E
si
può
dire
,
d
'
altro
canto
,
che
i
nostri
poeti
cavallereschi
,
ad
esempio
,
diedero
solamente
una
maggior
bellezza
esteriore
,
una
linea
più
composta
,
più
armoniosa
alla
materia
romanzesca
,
se
da
capo
a
fondo
la
ricrearono
con
la
fantasia
?
Altro
che
bellezza
esteriore
!
Si
è
troppo
ripetuto
,
e
con
troppa
leggerezza
,
che
nell
'
indole
della
nostra
gente
predomini
l
'
intelletto
più
che
il
sentimento
e
la
volontà
,
cioè
la
parte
obiettiva
più
che
la
subiettiva
dello
spirito
,
donde
il
carattere
dell
'
arte
nostra
più
intellettualistica
che
sentimentale
,
più
esteriore
che
interiore
.
L
'
equivoco
qui
è
fondato
nell
'
ignoranza
del
procedimento
di
quell
'
attività
creatrice
dello
spirito
,
che
si
chiama
fantasia
:
ignoranza
che
era
fondamentale
nella
Retorica
.
L
'
artista
deve
sentire
la
propria
opera
com
'
essa
si
sente
e
volerla
com
'
essa
si
vuole
.
Avere
un
fine
e
una
volontà
esteriori
,
vuol
dire
uscire
dall
'
arte
.
E
ne
escono
difatti
quanti
s
'
ostinano
a
ripetere
che
l
'
arte
nostra
del
rinascimento
fu
splendida
di
fuori
e
vuota
di
dentro
.
Vuota
in
che
senso
?
Nel
senso
che
non
ebbe
volontà
e
fini
oltre
a
sé
stessa
?
Ma
questo
fu
un
pregio
e
non
un
difetto
.
O
se
no
,
bisognerebbe
dimostrare
che
fu
arte
falsa
,
cioè
artificio
.
Si
può
dimostrar
questo
?
Sì
,
certamente
,
se
prendiamo
i
mediocri
,
gli
schiavi
della
retorica
,
la
quale
insegnava
appunto
l
'
artificio
,
la
copia
!
Ma
perché
dobbiamo
prendere
i
mediocri
?
perché
dobbiam
guardare
così
taineamente
all
'
ingrosso
,
senza
distinguere
?
Arte
falsa
,
quella
dell
'
Ariosto
?
Buttando
via
in
un
fascio
i
mediocri
,
e
affrontando
i
veri
poeti
,
ci
accorgeremo
subito
di
fare
una
questione
di
contenuto
e
non
di
forma
,
una
questione
dunque
estranea
all
'
arte
.
Ma
questo
stesso
contenuto
,
che
fa
tanto
dispetto
,
come
fu
assunto
dai
poeti
veri
,
da
coloro
che
ebbero
innegabilmente
uno
stile
,
e
dunque
originalità
e
intimità
?
Non
c
'
è
proprio
nulla
che
riempia
il
vuoto
che
ci
si
vuol
sentire
?
Non
c
'
è
l
'
ironia
di
questi
poeti
?
E
perché
non
si
vuol
riconoscere
il
valore
positivo
,
sottinteso
,
di
questa
ironia
?
Itali
rident
,
sì
,
ma
con
questo
riso
si
cacciò
il
Medio
-
evo
;
e
quanto
fiele
sotto
a
questo
riso
!
E
che
ha
di
diverso
questo
riso
in
Erasmo
di
Rotterdam
,
in
Ulrico
di
Hutten
?
Perché
si
disconosce
soltanto
nei
nostri
questo
valore
positivo
dell
'
ironia
e
si
riconosce
invece
negli
stranieri
?
si
disconosce
in
Pulci
e
nel
Folengo
per
esempio
,
e
si
riconosce
in
Rabelais
?
Forse
perché
questi
ebbe
l
'
accortezza
d
'
invitare
i
lettori
a
imitare
il
cane
innanzi
all
'
osso
,
e
quegli
altri
no
?
...
Vites
-
vous
oncques
chiens
rencontrans
quelque
os
médullaire
?
C
'
est
,
comme
Platon
dit
(
lib
.
II
De
Rep
.
)
,
la
bête
du
monde
plus
philosophe
.
Si
vû
l
'
avez
,
vous
avez
pû
noter
de
quelle
dévotion
il
le
guette
,
de
quel
soin
il
le
garde
,
de
quelle
ferveur
il
le
tient
,
de
quelle
prudence
il
l
'
entomme
,
de
quelle
affection
il
le
brise
et
de
quelle
diligente
il
le
succe
.
Qui
l
'
induit
à
ce
faire
?
Quel
est
l
'
espoir
de
son
étude
?
Quel
bien
prétend
-
il
?
Rien
plus
sinon
qu
'
un
peu
de
moüelle
.
E
l
'
osso
gettato
dal
Rabelais
ai
critici
è
stato
difatti
spiato
con
devozione
,
preso
con
cura
,
tenuto
con
fervore
,
scalfito
con
prudenza
,
spezzato
con
affetto
e
succhiato
con
diligenza
.
E
perché
non
così
quelli
del
Pulci
e
del
Folengo
?
(
vedi
sul
Pulci
il
libro
di
Attilio
Momigliano
L
'
indole
e
il
riso
di
L
.
P
.
,
Rocca
S
.
Casciano
,
Cappelli
,
1907
,
da
cui
però
in
gran
parte
io
dissento
,
come
dirò
appresso
;
e
quel
che
dicono
del
Folengo
il
De
Sanctis
nella
sua
Storia
d
.
lett
.
ital
.
cap
.
XIV
,
il
Canello
nel
suo
Cinquecento
e
gli
studii
dello
Zumbini
e
dello
Zannoni
)
.
Ma
ogni
qual
volta
si
butta
un
osso
a
un
critico
si
deve
dunque
dire
:
Bada
,
c
'
è
dentro
il
midollo
?
o
far
che
questo
midollo
si
mostri
un
tantino
da
qualche
parte
fuori
dell
'
osso
?
Ma
tanto
più
pregevole
è
un
'
opera
d
'
arte
,
quanto
maggiore
è
l
'
assorbimento
della
volontà
e
del
fine
nella
creazione
artistica
.
Questo
maggiore
assorbimento
rischia
di
parere
indifferenza
verso
gli
ideali
della
vita
a
chi
consideri
le
opere
con
criterii
estranei
all
'
arte
,
e
le
opere
d
'
arte
superficialmente
;
ma
a
prescindere
che
gl
'
ideali
della
vita
,
per
sé
stessi
,
non
hanno
nulla
da
vedere
con
l
'
arte
,
che
dev
'
essere
creazione
spontanea
e
indipendente
pure
quell
'
indifferenza
,
in
fondo
,
non
c
'
è
,
perché
altrimenti
non
ci
sarebbe
neppur
l
'
ironia
.
Se
l
'
ironia
c
'
è
,
ed
è
innegabile
,
non
c
'
è
l
'
indifferenza
,
di
cui
tanto
s
'
è
parlato
.
Piuttosto
deve
dirsi
che
questa
ironia
non
riesce
se
non
di
rado
a
drammatizzarsi
comicamente
,
come
avviene
nei
veri
umoristi
:
resta
quasi
sempre
comica
senza
dramma
,
e
dunque
facezia
,
burla
,
caricatura
più
o
men
grottesca
.
Lo
stesso
però
avviene
in
Rabelais
:
Mieulx
est
de
ris
que
des
larmes
escripre
:
Pour
ce
que
rire
est
le
propre
de
l
'
homme
.
E
Alcofribas
Nasier
è
condamné
en
Sorbonne
pour
les
facéties
de
haute
graisse
qui
caractérisent
son
livre
.
Che
hanno
di
più
o
di
diverso
queste
facéties
de
baule
graisse
di
quelle
del
Pulci
e
del
Folengo
e
del
Berni
?
Rileggiamo
con
questo
intento
il
Morgante
Maggiore
e
il
Baldus
e
poi
La
vie
de
Gargantua
e
Les
faits
et
les
dits
héroïques
du
bon
Pantagruel
roi
des
Dipsodes
,
e
ci
salteranno
agli
occhi
a
ogni
passo
la
parentela
spirituale
innegabile
,
le
innegabili
derivazioni
.
E
rileggiamo
il
Berni
.
Lasciando
anche
da
parte
le
18
stanze
al
principio
del
canto
XX
del
Rifacimento
dell
'
Orlando
Innamorato
e
l
'
opuscolo
del
Vergerio
sul
protestantesimo
del
Berni
e
tutte
le
altre
riflessioni
filosofiche
,
sociali
e
politiche
sparse
qua
e
là
nel
Rifacimento
stesso
;
lasciando
da
parte
il
Dialogo
contro
i
poeti
e
le
parodie
del
Petrarca
in
derisione
dei
petrarchisti
,
e
l
'
invettiva
famosa
:
Nel
tempo
che
fu
fatto
papa
Adriano
VI
e
i
sonetti
contro
Clemente
VII
:
Il
papa
non
fa
altro
che
mangiare
,
Il
papa
non
fa
altro
che
dormire
;
e
tutti
gli
altri
sonetti
contro
a
preti
e
abati
,
e
anche
quel
sonetto
che
comincia
:
Poiché
da
voi
,
signor
,
m
'
é
pur
vietato
Che
dir
le
vere
mie
ragion
non
possa
,
Per
consumarmi
le
midolle
e
l
'
ossa
Con
questo
nuovo
strazio
e
non
usato
;
e
lasciando
anche
da
parte
il
capitolo
in
lode
d
'
Aristotile
(
che
non
affetta
il
favellar
toscano
)
dedicato
a
Messer
Pietro
Buffetto
cuoco
;
spigoliamo
proprio
in
quei
capitoli
che
paiono
i
più
frivoli
e
spigoliamo
nelle
lettere
del
Berni
(
si
legga
a
questo
proposito
quel
che
dice
il
Graf
nel
suo
aureo
libro
Attraverso
il
Cinquecento
su
le
condizioni
del
letterato
nel
sec
.
XVI
)
.
A
Messer
Latino
Juvenale
scrive
:
Ecco
il
Valerio
mi
riprende
,
e
dice
ch
'
io
farei
bene
a
lasciare
andar
queste
baie
e
a
rivolgere
i
miei
pensieri
a
miglior
parte
;
che
maledetto
sia
egli
,
e
chi
sente
talmente
seco
.
Che
penitenza
è
la
mia
,
a
dare
ad
intendere
al
mondo
che
questo
si
debbe
piuttosto
imputare
alla
mia
disgrazia
che
ad
alcuna
elezione
?
Io
non
ho
comprato
a
contanti
questo
tormento
,
né
me
lo
sono
andato
cercando
a
posta
per
far
rider
la
gente
del
fatto
mio
:
che
non
se
ne
ridon
però
se
non
gli
scempi
.
E
a
Monsignor
Cornaro
scrive
:
Ma
che
la
natura
e
la
fortuna
mi
ha
fatto
tale
,
dico
,
asciutto
di
parole
e
poco
cerimonioso
,
e
per
ristoro
intrigato
in
servita
.
In
un
'
altra
lettera
confessa
:
Io
,
spinto
dalla
furia
del
dolore
,
sono
ricorso
al
rimedio
della
poesia
.
Egli
si
governa
,
come
dice
in
una
poesia
,
a
volte
di
cervello
,
e
a
Messer
Agnolo
Divizio
scrive
:
conciossiaché
alla
giornata
io
operi
e
faccia
tutte
le
mie
azioni
.
Che
si
cava
di
questo
mondo
finalmente
altro
che
'
l
contentarsi
o
almeno
cercare
di
contentarsi
:
Ciascun
faccia
secondo
il
suo
cervello
Che
non
siam
tutti
d
'
una
fantasia
.
E
a
Giovan
Francesco
Bini
:
Nondimeno
ancora
io
sono
stoico
come
voi
,
e
lascio
correre
alla
'
righi
l
'
acqua
di
questo
fiume
.
In
mezzo
alla
peste
,
allo
stesso
Divizio
suo
padrone
,
che
andava
fuggendo
di
qua
e
di
là
per
paura
,
scrive
:
Se
ben
son
uomo
,
e
come
uomo
tengo
conto
della
vita
,
ho
anche
tanta
grazia
da
Dio
,
che
a
luogo
e
tempo
so
non
ne
tener
conto
;
ch
'
è
anche
cosa
da
uomo
.
Sicché
non
mi
dite
pauroso
,
ché
io
sono
piuttosto
degno
di
esser
chiamato
temerario
.
E
come
uno
stoico
veramente
fu
in
mezzo
alla
peste
,
ne
vinse
il
terrore
e
riuscì
ad
acquistarne
quel
sentimento
che
vedremo
esser
fondamentale
dell
'
umorismo
,
cioè
il
sentimento
del
contrario
:
l
'
ironia
,
nei
due
capitoli
in
lode
della
peste
riesce
a
drammatizzarsi
comicamente
,
e
però
va
oltre
alla
facezia
,
oltre
alla
burla
,
oltre
al
comico
.
Nel
flagello
vede
,
come
vedrà
poi
don
Abbondio
,
la
scopa
,
ma
con
ben
altre
riflessioni
filosofiche
.
Non
fu
mai
malattia
senza
ricetta
,
La
natura
l
'
ha
fatte
tutt
'
e
due
,
Ella
imbratta
le
cose
,
ella
le
netta
.
E
la
natura
,
dopo
aver
trovato
il
bujo
e
le
candele
e
aver
fatto
gli
orecchi
e
le
campane
,
Trovò
la
peste
perché
bisognava
;
bisognava
,
perché
:
a
questo
corpaccio
del
mondo
Che
per
esser
maggior
più
feccia
mena
,
Bisogna
spesso
risciacquare
il
fondo
.
E
la
natura
che
si
sente
piena
Piglia
una
medicina
di
moria
.
Ma
la
natura
ha
anche
forte
del
buffone
e
il
Berni
sa
bene
avvertirne
tutti
i
contrasti
amari
e
le
aspre
dissonanze
e
riderne
,
rappresentandoli
.
In
una
lettera
in
versi
al
pittore
Sebastiano
del
Piombo
,
parlando
anche
di
Michelangelo
,
comune
amico
,
dice
:
Ad
ogni
modo
è
disonesto
a
cure
,
Che
voi
che
fate
i
legni
e
i
sassi
vivi
,
Abbiate
poi
com
'
asini
a
morire
.
Basta
che
vivon
le
querci
e
gli
olivi
,
I
sorbi
,
le
cornacchie
,
i
cervi
e
i
cani
,
E
mille
animalacci
più
cattivi
.
Ma
questi
son
ragionamenti
vani
,
Però
lasciamli
andar
,
ché
non
si
dica
Che
noi
siam
mammalucchi
o
luterani
.
V
.
L
'
IRONIA
COMICA
NELLA
POESIA
CAVALLERESCA
Quando
il
Brunetière
,
su
la
Revue
des
Deux
Mondes
prima
(
1879
,
III
,
p
.
62o
e
segg
.
)
,
poi
nel
volume
Études
critiques
sur
l
'
histoire
de
la
littérature
francaise
(
Paris
,
1880
)
,
si
scagliò
contro
l
'
erudizione
contemporanea
e
la
letteratura
francese
nel
medio
evo
,
a
difender
questa
e
quello
sorsero
,
fieramente
indignati
,
molti
critici
,
segnatamente
romanisti
,
e
non
soltanto
della
Francia
.
Certo
,
la
difesa
dell
'
erudizione
contemporanea
sarebbe
riuscita
molto
più
efficace
,
se
i
difensori
non
si
fossero
da
un
canto
lasciati
andare
per
ripicco
a
dire
ogni
sorta
di
villanie
contro
la
critica
estetica
,
e
non
si
fossero
,
dall
'
altro
,
provati
a
difendere
con
troppo
zelo
anche
le
bellezze
della
poesia
medievale
,
epica
e
cavalleresca
,
della
Francia
.
Ricordo
,
fra
le
altre
,
la
difesa
di
Cr
.
Nyrop
,
nella
sua
Storia
dell
'
Epopea
francese
nel
M
.
E
.
(
trad
.
del
Gorra
,
Torino
,
Loescher
,
1888
.
Vedi
Lib
.
III
,
cap
.
III
,
Valore
dell
'
Epopea
)
,
per
la
ingenua
speciosità
degli
argomenti
.
Si
è
fatto
un
rimprovero
ai
poemi
dicendo
che
sono
rozzi
e
ruvidi
e
che
i
personaggi
che
vi
agiscono
non
possono
pretendere
al
nome
di
eroe
,
poiché
tutto
il
loro
sforzo
non
tende
ad
altro
che
ad
uccidere
.
Ebbene
,
da
questa
accusa
di
rozzezza
,
di
ruvidità
,
di
crudeltà
,
come
difendeva
egli
i
poemi
?
Non
li
difendeva
affatto
:
Si
concederà
volentieri
,
egli
dice
anzi
,
che
in
molti
poemi
si
cantano
e
celebrano
cose
le
quali
,
osservate
dal
punto
di
vista
del
nostro
tempo
,
non
possono
chiamarsi
altro
che
crudeltà
,
abominevoli
e
bestiali
crudeltà
,
e
che
gli
eroi
spesso
sfogano
la
loro
ira
in
modo
inumano
sopra
coloro
che
per
mala
ventura
sono
venuti
in
loro
potere
.
Cita
alcuni
esempii
e
quindi
,
a
mo
'
di
scusa
,
soggiunge
:
ma
il
Medio
Evo
non
era
osservato
cogli
occhi
del
nostro
tempo
neppure
differente
;
l
'
antico
poema
francese
non
si
è
certamente
reso
colpevole
di
nessuna
esagerazione
,
poiché
la
storia
ha
conservato
memoria
di
molte
simili
crudeltà
.
Bella
scusa
,
la
fedeltà
storica
,
di
fronte
all
'
estimativa
estetica
!
Ma
anche
la
crudeltà
più
atroce
,
come
tutto
,
può
essere
argomento
d
'
arte
;
e
crudelissimo
si
dimostra
Achille
nel
trascinare
attorno
alle
mura
di
Troja
il
cadavere
di
Ettore
:
bisognava
dimostrare
che
la
crudeltà
,
nei
poemi
francesi
,
è
rappresentata
,
non
solo
con
fedeltà
storica
(
il
che
in
fondo
importerebbe
poco
)
,
ma
artisticamente
:
e
questo
il
Nyrop
non
poteva
,
perché
gli
eroi
,
riconosce
egli
stesso
,
considerati
dal
lato
psicologico
sono
figure
poco
complesse
,
i
loro
moti
interiori
,
i
loro
momenti
di
dubbio
,
le
lotte
del
loro
animo
sono
qualche
cosa
di
cui
i
poeti
non
fanno
quasi
mai
parola
...
Analizzare
e
notomizzare
un
'
anima
è
solamente
possibile
e
può
soltanto
interessare
in
un
periodo
di
civiltà
più
avanzato
.
Il
poeta
del
medio
evo
non
conosce
tutti
questi
delicati
gradi
del
sentimento
:
per
lui
esistono
soltanto
i
più
spiccati
segni
esteriori
,
per
lui
gli
uomini
sono
prodi
o
vigliacchi
,
lieti
o
afflitti
,
credenti
o
eretici
,
e
quello
che
essi
sono
,
lo
sono
completamente
ed
egli
non
spende
mai
molte
parole
per
dirlo
a
'
suoi
uditori
o
a
'
suoi
lettori
.
Esaminando
poi
a
uno
a
uno
tutti
i
poemi
,
il
Nyrop
è
costretto
a
riconoscere
che
la
religione
,
la
quale
,
accanto
al
furore
bellico
,
si
presenta
come
uno
dei
principali
motivi
nell
'
epica
francese
,
è
una
concezione
puerile
,
anzi
la
religiosità
,
egli
dice
,
occorre
il
più
delle
volte
nei
poemi
come
qualche
cosa
di
esteriore
,
aggiunto
agli
eroi
,
per
la
qualcosa
sta
in
generale
anche
in
contradizione
con
le
loro
azioni
.
In
altre
parole
:
gli
eroi
non
sembrano
essere
intieramente
convinti
della
verità
di
tutte
le
belle
sentenze
cristiane
che
si
pongono
loro
in
bocca
;
il
loro
carattere
e
il
loro
interiore
mal
s
'
accorda
coi
miti
ed
umani
dommi
del
cristianesimo
,
e
ne
risulta
perciò
spesso
una
contradizione
insolubile
che
apparisce
fortemente
nei
loro
discorsi
e
nelle
loro
azioni
.
Così
,
per
recare
un
esempio
,
non
è
raro
che
l
'
uno
o
l
'
altro
eroe
dimentichi
nelle
sue
preghiere
sé
stesso
al
punto
di
aggiungere
le
peggiori
minacce
se
Dio
non
gli
concede
quello
che
egli
chiede
.
Ed
io
credo
,
soggiunge
il
Nyrop
,
che
il
Gautier
e
il
D
'
Avril
siano
molto
fuor
di
strada
,
quando
considerano
la
religiosità
come
il
più
importante
elemento
dell
'
epopea
.
L
'
entusiasmo
del
Gautier
ogni
volta
che
gli
eroi
nominano
il
nome
di
Dio
è
talora
ridicolo
;
egli
va
in
estasi
per
la
frase
più
bassa
e
triviale
in
cui
si
parli
di
angeli
ed
esclama
tosto
:
sublime
,
incomparable
;
e
quando
s
'
imbatte
in
qualche
verso
così
stereotipo
come
questo
Foi
que
doi
Dieu
,
le
fils
sainte
Marie
"
,
egli
lo
chiama
una
energica
affermazione
di
fede
.
Il
suo
punto
di
veduta
,
preso
nel
suo
insieme
,
è
così
limitato
ed
estremamente
cattolico
,
che
non
vale
la
pena
di
combatterlo
.
Io
concepisco
solo
la
religiosità
degli
eroi
come
qualche
cosa
che
per
una
parte
fu
aggiunta
più
tardi
,
forse
al
tempo
delle
crociate
,
e
diventa
perciò
soltanto
un
fattore
concomitante
ma
subordinato
;
la
mia
opinione
può
ben
anche
essere
appoggiata
da
questo
che
gli
ecclesiastici
,
specialmente
i
monaci
,
sono
di
rado
messi
in
una
luce
di
cui
abbiano
molto
a
lodarsi
;
se
essi
vogliono
poter
pretendere
al
favore
dei
poeti
,
devono
,
come
Turpino
,
presentarsi
con
la
spada
a
fianco
(
i
cavalieri
si
permettono
anche
,
e
questo
accade
negli
stessi
poemi
della
crociata
,
di
farsi
beffe
dei
cerimonieri
.
Così
nell
'
Antioche
accade
una
scena
piacevole
e
caratteristica
,
quando
i
cavalieri
francesi
escono
dalla
città
per
combattere
contro
Kerboga
.
Enguerrant
de
Saint
-
Pol
sta
loro
alla
testa
e
il
suo
lucido
elmo
forbito
e
la
sua
corazza
splendente
scintillano
ai
raggi
del
sole
.
Quando
sono
usciti
dalla
città
,
si
fermano
e
un
arcivescovo
implora
la
benedizione
del
cielo
sopra
di
loro
e
vuole
aspergerli
con
acqua
benedetta
,
ma
Enguerrant
fa
qualche
obiezione
e
lo
prega
di
non
macchiargli
l
'
elmo
:
Anqui
le
vourrai
bel
a
Sarrarins
mostrer
»
,
vedi
Pigeonneau
,
Cycle
de
la
Croisade
,
p
.
90-91
)
.
Ho
voluto
ricordar
questo
,
perché
mi
sembra
che
troppo
se
ne
siano
dimenticati
quanti
,
discorrendo
con
scarsa
cognizione
dell
'
epopea
francese
,
notano
in
essa
serietà
e
profondità
di
sentimento
religioso
e
non
so
quali
e
quanti
fieri
e
nobili
ideali
,
per
venir
poi
a
dire
che
quel
sentimento
e
questi
ideali
non
potevano
trovar
eco
nei
nostri
poeti
cavallereschi
fioriti
in
un
tempo
di
scettica
indifferenza
,
di
pagana
serenità
,
privo
di
aspirazioni
,
ecc
.
ecc
.
Tutte
queste
frasi
fatte
non
c
'
entrano
e
la
ragione
del
riso
dei
nostri
poeti
cavallereschi
va
cercata
altrove
.
Già
l
'
ironia
per
la
materia
,
la
satira
della
vita
cavalleresca
,
la
troviamo
in
Francia
fin
nei
poemi
,
come
ad
esempio
,
nell
'
Aiol
;
l
'
irrisione
per
l
'
Imperatore
,
gli
indizii
della
degradazione
graduale
di
lui
si
trovano
già
in
un
poema
antico
come
l
'
Ogier
le
Danois
,
dove
Carlo
non
ha
più
la
prudenza
tranquilla
e
si
lascia
facilmente
vincer
dall
'
ira
,
e
ingiuria
e
poi
ha
paura
della
vendetta
degli
ingiuriati
.
A
poco
a
poco
,
lo
vediamo
divenire
imbecille
,
assotez
,
bersaglio
delle
beffe
,
e
moralmente
corrotto
.
Nel
Garin
de
Montglane
,
com
'
è
noto
,
arriva
finanche
a
giocarsi
a
scacchi
la
Francia
.
La
ragione
di
questo
degradamento
,
di
questa
irrisione
la
troviamo
facilmente
;
è
in
ispecie
nei
poemi
in
cui
si
vuol
glorificare
qualche
eroe
provinciale
,
poemi
composti
da
troveri
che
servivan
vassalli
,
se
non
al
tutto
ribelli
,
quasi
indipendenti
,
ai
quali
piaceva
di
ridere
alle
spalle
dell
'
autorità
imperiale
.
Come
l
'
irrisione
della
vita
cavalleresca
e
la
degradazione
dei
cavalieri
,
esaltati
prima
alle
spalle
dei
vilan
,
si
troverà
nei
poemi
non
più
cantati
a
corte
o
nei
castelli
.
Se
il
nostro
buon
Tassoni
avesse
potuto
leggere
nel
Siège
de
Neuville
l
'
impresa
di
quei
bravi
tessitori
fiamminghi
capitanati
da
Simone
Banin
,
non
si
sarebbe
forse
vantato
più
inventore
del
poema
eroicomico
.
Troviamo
finanche
questo
in
Francia
,
purus
et
putus
.
E
allora
?
Il
Rajna
avverte
che
la
propagazione
della
materia
dalla
regione
transalpina
alla
cisalpina
par
seguita
sopra
tutto
di
buon
'
ora
ed
essersi
poi
rallentata
;
ché
altrimenti
poco
si
capirebbe
come
l
'
Italia
abbia
conosciuto
meglio
gli
strati
arcaici
delle
chansons
de
geste
che
i
successivi
,
tanto
da
conservare
racconti
e
forme
di
racconto
dimenticati
poi
e
alterati
nella
Francia
,
e
da
ignorare
invece
quasi
affatto
le
creazioni
ibride
che
introdussero
nel
genere
il
meraviglioso
dei
romanzi
d
'
avventura
.
E
traccia
in
brevi
linee
il
tipo
più
comune
del
romanzo
cavalleresco
prevalso
nell
'
età
franco
-
italiana
:
tipo
a
cui
risponde
in
grandissima
parte
il
Morgante
del
Pulci
.
Ma
è
da
notare
altresì
col
Rajna
stesso
che
la
letteratura
romanzesca
toscana
,
senza
distinzione
di
prosa
e
di
rima
,
ha
rapporti
diretti
e
immediati
colle
età
precedenti
...
Non
mancano
testi
in
prosa
fabbricati
sulle
versioni
rimate
oppure
ad
un
tempo
su
queste
e
sulle
forme
anteriori
,
francesi
o
franco
-
italiane
.
Il
fatto
è
che
quando
in
Francia
i
più
antichi
poemi
furon
tradotti
in
forma
di
romanzi
e
scesero
tra
il
popolo
,
l
'
epica
era
morta
;
e
che
all
'
opposto
in
Italia
se
non
l
'
epica
,
che
non
era
possibile
il
poema
cavalleresco
cominciò
a
nascere
quando
,
con
versioni
in
prosa
o
rimate
,
la
produzione
francese
e
franco
-
italiana
o
veneta
entrò
in
Toscana
e
vi
trovò
il
suo
metro
,
l
'
ottava
;
e
che
in
tutto
questo
movimento
la
materia
o
rimase
qual
'
era
,
degradata
,
o
per
ringentilirsi
si
contaminò
(
nel
senso
classico
della
parola
)
e
anche
si
sollevò
fino
a
drammatizzarsi
seriamente
.
Che
ci
han
dunque
da
vedere
lo
scetticismo
del
tempo
,
l
'
indifferenza
,
la
mancanza
d
'
ogni
ideale
,
se
anzi
i
nostri
poeti
cavallereschi
tendono
invece
a
rialzare
a
mano
a
mano
,
a
nobilitar
la
materia
,
a
rivagheggiar
quasi
in
sogno
quegli
ideali
,
lavando
del
troppo
sangue
gli
eroi
e
rendendoli
più
umani
e
più
gentili
?
Che
se
,
anche
così
,
poi
essi
non
riescono
bene
a
prenderli
sul
serio
,
non
è
già
perché
li
vedano
innanzi
a
loro
spogli
di
quegli
ideali
e
non
più
animati
dall
'
antico
sentimento
religioso
,
ma
perché
la
rappresentazione
che
di
essi
aveva
fatto
la
poesia
medievale
(
tranne
qualche
rarissima
eccezione
)
,
ruvida
e
rozza
,
non
li
poteva
in
alcun
modo
né
per
alcun
lato
far
prendere
sul
serio
.
A
poeti
colti
e
maturi
,
che
leggono
e
sanno
ammirare
i
classici
,
quegli
eroi
tutti
d
'
un
pezzo
,
foggiati
tutti
su
lo
stesso
stampo
,
dovevano
apparir
per
forza
fantocci
.
Eppure
il
popolo
ancora
e
anche
i
signori
prendevano
gusto
al
racconto
delle
loro
gesta
inverosimili
.
Il
popolo
si
capisce
:
se
ne
diletta
vivamente
tuttora
,
a
Napoli
,
a
Palermo
;
e
la
materia
si
modifica
,
s
'
accresce
,
prende
nutrimento
e
qualità
dai
sentimenti
,
dai
costumi
,
dalle
aspirazioni
della
gente
innanzi
a
cui
si
rappresenta
,
assumendo
una
rozza
forma
,
di
cui
facilmente
quella
si
contenta
.
Il
popolo
crede
;
in
ispecie
il
popolo
meridionale
,
inculto
,
appassionato
e
ancor
quasi
primitivo
,
serba
anche
oggidì
tutti
quegli
elementi
d
'
ingenua
meraviglia
e
di
credulità
superstiziosa
e
fanatica
,
che
rendon
possibili
la
nascita
e
lo
sviluppo
della
leggenda
:
e
se
Garibaldi
,
vestito
di
fiamma
,
passa
in
mezzo
ad
esso
,
è
investito
senz
'
altro
,
spontaneamente
,
dei
più
antichi
attributi
leggendarii
:
è
creduto
invulnerabile
,
e
che
abbia
nella
spada
un
capello
di
Santa
Rosalia
,
patrona
di
Palermo
,
proprio
come
Orlando
aveva
in
Durendala
un
capello
della
Vergine
.
E
tutti
noi
,
del
resto
,
anche
privi
della
beata
ignoranza
popolare
,
non
abbiamo
forse
di
Garibaldi
,
la
cui
vita
fu
e
volle
essere
una
vera
creazione
in
tutto
,
fin
nel
modo
di
vestirsi
,
fuori
e
sopra
le
conoscenze
d
'
ogni
realtà
contingente
,
noi
tutti
,
dico
,
non
abbiamo
di
Garibaldi
un
sentimento
leggendario
,
epico
,
che
si
offende
se
minimamente
un
tratto
discordante
si
voglia
metter
in
luce
,
un
documento
storico
tenti
in
qualche
punto
di
diminuircelo
?
Noi
tutti
però
non
potremmo
più
affatto
contentarci
oggi
d
'
una
epopea
garibaldina
vera
e
propria
,
sorta
cioè
dal
popolo
con
quegli
ingenui
e
primitivi
attributi
leggendarii
;
come
per
altro
non
ci
contentiamo
dei
componimenti
epico
-
lirici
su
questo
Eroe
,
componimenti
in
cui
il
poeta
tenta
di
sostituire
la
immaginazione
collettiva
del
popolo
con
la
propria
fantasia
individuale
,
e
non
ci
riesce
,
perché
quell
'
Eroe
con
la
volontà
e
col
sentimento
creò
di
per
sé
epicamente
la
propria
vita
,
cosicché
la
sua
storia
è
di
per
sé
epopea
,
e
nulla
potrebbe
aggiungervi
la
fantasia
d
'
un
poeta
,
come
gl
'
ingrandimenti
meravigliosi
e
ingenui
della
immaginazione
collettiva
del
popolo
la
renderebbero
a
noi
diminuita
e
ridicola
:
parodia
d
'
epopea
a
volerla
rappresentare
;
qual
'
è
,
ad
esempio
,
La
scoperta
dell
'
America
di
Cesare
Pascarella
.
Per
il
popolo
la
storia
non
è
scritta
;
o
,
se
è
scritta
,
esso
la
ignora
o
non
se
ne
cura
;
la
sua
storia
esso
se
la
crea
,
e
in
modo
che
risponda
a
'
suoi
sentimenti
e
alle
sue
aspirazioni
.
A
una
sola
storia
,
se
mai
,
popolo
avrebbe
potuto
credere
,
in
materia
cavalleresca
:
alla
famosa
Cronaca
dello
pseudo
-
Turpino
,
la
quale
,
all
'
uopo
,
per
un
esempio
,
avrebbe
potuto
confermargli
che
il
gigante
di
nome
Ferraù
o
Ferracutus
fuit
de
genere
Goliat
,
poiché
la
sua
statura
era
quasi
cubitis
XX
,
facies
erat
longa
quasi
unius
cubiti
et
nasus
illius
unius
palmi
mensurati
et
brachia
et
crura
jus
quatuor
cubitum
erant
et
digiti
jus
tribus
palmis
.
Ma
non
ce
n
'
era
punto
bisogno
!
Perché
anzi
il
bisogno
del
popolo
è
sempre
un
altro
:
quello
di
credere
,
non
di
dubitare
minimamente
di
ciò
che
gli
piace
credere
.
Questo
dubbio
poteva
nascere
nel
tardi
raffazzonatori
pseudo
-
letterati
dell
'
epica
francese
,
quando
,
alterate
a
lor
modo
le
antiche
leggende
,
tiravano
in
ballo
Turpino
o
le
cronache
di
S
.
Dionigi
:
Et
qui
ice
voudrai
a
mançogne
tenir
Se
voist
lire
l
'
estoire
en
France
,
a
Paris
.
Dal
che
si
vede
che
neanche
in
questo
sarebbero
stati
originali
i
nostri
poeti
cavallereschi
,
ogni
qual
volta
a
mo
'
di
scusa
aggiungevano
:
Turpin
lo
dice
.
Quando
questa
materia
cavalleresca
,
dalle
piazze
ove
ormai
è
caduta
,
risale
,
per
capriccio
o
per
curiosità
o
per
vaghezza
che
se
ne
abbia
,
ai
palagi
,
alle
corti
dei
signori
,
che
avviene
?
Ma
bisogna
innanzi
tutto
avvertire
all
'
indole
,
ai
gusti
,
ai
costumi
di
queste
corti
,
a
cui
sale
!
Quale
fosse
la
corte
di
Lorenzo
de
'
Medici
,
quali
le
abitudini
,
i
piaceri
,
gl
'
intendimenti
di
lui
,
è
ben
noto
;
e
basterebbe
,
anche
senza
dare
tutto
quel
peso
che
si
deve
alla
diversa
indole
e
alla
diversa
educazione
dei
poeti
,
a
spiegarci
in
gran
parte
perché
il
Morgante
.
Maggiore
sia
così
diverso
dell
'
Innamorato
del
Bojardo
e
del
Furioso
dell
'
Ariosto
.
Il
Morgante
risponde
perfettamente
alla
corte
di
Lorenzo
,
il
quale
si
piace
della
espressione
popolare
e
per
il
popolo
compone
,
parodiando
,
come
nella
Nencia
da
Barberino
.
Egli
ha
il
gusto
della
parodia
,
e
lo
dimostra
anche
coi
Beoni
,
parodia
dantesca
,
letteraria
,
qui
;
parodia
dell
'
espressione
popolare
,
nella
Nencia
.
Ben
è
vero
che
il
Medici
,
notò
il
Carducci
nella
prefazione
alle
poesie
di
Lorenzo
de
'
Medici
(
Firenze
,
Barbera
,
1859
)
contraffece
e
parodiò
più
presto
che
non
ritraesse
la
espressione
degli
affetti
e
il
modo
di
favellare
de
'
nostri
campagnuoli
:
ché
i
Rispetti
più
volte
stampati
negli
ultimi
anni
mostrano
aperto
avere
il
popolo
di
Toscana
più
gentilezza
d
'
affetto
,
più
squisitezza
di
fantasia
,
più
forbitezza
di
favella
,
che
non
piacesse
prestargliene
a
Lorenzo
dei
Medici
detto
il
Magnifico
e
a
Luigi
Pulci
suo
cortegiano
.
Il
quale
,
com
'
è
de
'
cortegiani
,
volle
dar
a
divedere
ch
'
e
'
facea
conto
del
poeta
potente
imitandolo
nella
Beca
da
Dicomano
;
e
com
'
è
degli
imitatori
,
per
superarlo
l
'
esagerò
,
sfoggiando
lo
strano
e
il
grottesco
dove
il
Medici
pur
nella
parodia
s
'
era
tenuto
al
delicato
.
Ma
è
chiaro
che
l
'
intenzione
parodica
comunica
per
forza
alla
forma
la
caricatura
,
giacché
,
chi
voglia
imitare
un
altro
,
bisogna
che
ne
colga
i
caratteri
più
spiccati
e
su
questi
insista
:
tale
insistenza
genera
inevitabilmente
la
caricatura
.
La
presenza
di
quella
pia
donna
che
fu
Lucrezia
Tornabuoni
potrebbe
poi
anche
spiegarci
,
almeno
in
parte
,
la
mascheratura
religiosa
che
il
Pulci
volle
dare
al
suo
poema
;
parodia
anch
'
essa
,
per
altro
,
a
mio
modo
di
vedere
,
come
tutto
il
resto
.
Basta
trattare
di
religione
con
la
lingua
buffona
della
plebe
,
perché
si
abbia
l
'
irriverenza
.
Ricorderò
qui
,
a
questo
proposito
,
ancora
una
volta
quello
che
il
Belli
faceva
rispondere
a
Luigi
Luciano
Bonaparte
che
gli
proponeva
la
traduzione
in
romanesco
del
vangelo
di
San
Matteo
.
Ma
questa
irriverenza
che
nasce
dalla
lingua
buffona
della
plebe
non
denota
punto
per
sé
stessa
irreligiosità
.
E
ricorderò
anche
l
'
aneddoto
che
si
racconta
in
Sicilia
d
'
un
altro
grande
poeta
dialettale
,
notissimo
nell
'
isola
e
ignoto
affatto
nel
Continente
,
Domenico
Tempio
,
il
quale
chiamato
un
giorno
dal
vescovo
di
Catania
e
paternamente
esortato
a
non
più
cantare
cose
oscene
e
a
dare
invece
al
popolo
durante
la
settimana
santa
un
bell
'
esempio
di
contrizione
sciogliendo
un
cantico
sacro
su
la
passione
e
morte
di
Cristo
,
rispose
a
Monsignore
che
volentieri
lo
avrebbe
soddisfatto
,
essendo
egli
credentissimo
e
divoto
;
e
volle
anzi
dargliene
un
saggio
lì
per
lì
,
scagliandosi
con
due
versi
d
'
estrosa
improvvisazione
contro
Ponzio
Pilato
così
sconci
,
che
fecero
subito
passar
la
voglia
a
Monsignore
del
bell
'
esempio
di
contrizione
da
offrire
al
popolo
catanese
durante
la
settimana
santa
.
Tutte
le
dispute
che
si
son
fatte
intorno
alla
irriverenza
verso
la
religione
,
anzi
all
'
empietà
,
all
'
ateismo
del
Pulci
,
non
possono
veramente
non
apparir
vane
quando
si
intendano
a
dovere
lo
spirito
del
poema
,
la
qualità
e
la
ragione
della
sua
ironia
e
del
suo
riso
.
Non
è
possibile
,
o
è
ingiustissimo
,
giudicare
in
sé
e
per
sé
esclusivamente
il
Morgante
Maggiore
,
come
fece
ad
esempio
una
prima
volta
il
De
Sanctis
,
il
quale
credette
e
volle
dimostrare
che
il
Pulci
,
nel
comporre
il
suo
poema
,
non
avesse
vera
e
profonda
coscienza
del
suo
scopo
;
e
però
condannò
come
insufficienze
del
poeta
la
puerilità
delle
situazioni
,
la
rudimentalità
psicologica
dei
personaggi
,
le
ripetizioni
nell
'
ordito
,
ecc
.
ecc
.
(
vedi
Scritti
varii
inediti
o
rari
,
a
cura
di
B
.
Croce
,
vol
.
I
,
Napoli
,
Morano
e
figlio
,
1898;
il
De
Sanctis
poi
nella
sua
Storia
della
letteratura
it
.
corresse
il
suo
giudizio
sul
Pulci
e
sul
poema
.
Qui
ho
citato
il
suo
primo
giudizio
solo
perché
anche
da
un
errore
,
del
resto
riparato
,
del
sommo
critico
,
si
può
trarre
profitto
,
ponendo
in
giusta
evidenza
,
in
questa
facile
confutazione
,
tra
i
due
casi
di
cui
egli
parla
,
quale
veramente
sia
quello
del
Pulci
)
.
Il
Pulci
,
invece
,
è
coscientissimo
del
suo
scopo
,
e
tra
i
due
casi
che
pone
il
De
Sanctis
di
chi
dice
sciocchezze
con
intenzione
comica
e
fa
ridere
non
di
lui
,
ma
di
quel
che
dice
,
e
di
chi
all
'
incontro
dice
sciocchezze
per
sciocchezza
e
fa
rider
di
lui
e
non
di
quel
che
ha
detto
,
l
'
autore
del
Morgante
sta
certamente
nel
primo
caso
,
non
già
nel
secondo
.
Il
Pulci
dice
sciocchezze
con
intenzione
comica
o
,
più
propriamente
,
parodica
,
e
fa
ridere
,
non
tanto
però
quanto
vorrebbe
far
credere
in
un
,
suo
libro
recente
Attilio
Momigliano
(
vedi
il
vol
.
già
citato
L
'
indole
e
il
riso
di
L
.
P
.
,
Rocca
S
.
Casciano
,
Cappelli
,
1907
)
,
come
vedremo
appresso
.
Ho
ricordato
più
su
La
scoperta
dell
'
America
di
Cesare
Pascarella
.
Ebbene
,
si
può
dire
che
,
esteticamente
,
il
Pulci
si
trovi
,
di
fronte
alla
materia
cavalleresca
,
in
certo
qual
modo
nella
stessa
posizione
del
poeta
romanesco
di
fronte
alla
scoperta
dell
'
America
narrata
da
un
popolano
.
Il
Pascarella
infatti
sorprende
,
o
finge
di
sorprendere
,
in
un
'
osteria
un
popolano
saputo
,
che
racconta
ad
amici
quella
scoperta
,
commovendosi
della
gloria
e
della
sventura
di
Colombo
.
Chi
si
sognerebbe
d
'
attribuire
al
poeta
romanesco
le
sciocchezze
che
dice
quel
popolano
?
la
puerilità
ridicola
di
quei
dialoghi
col
re
di
Spagna
portoghese
?
tutte
le
altre
meraviglie
non
meno
ridicole
e
infantili
del
viaggio
,
dell
'
arrivo
,
del
ritorno
?
E
si
noti
che
codeste
meraviglie
suscitano
anche
,
a
un
certo
punto
,
qualche
reazione
d
'
incredulità
in
chi
ascolta
:
Come
le
sai
tu
codeste
cose
?
Eh
!
c
'
è
la
storia
.
(
Turpin
lo
dice
)
.
E
,
qua
e
là
,
paragoni
che
par
dimostrino
con
la
massima
evidenza
qualche
cosa
e
invece
non
dimostrano
nulla
:
e
certe
tirate
calorose
di
sdegno
o
d
'
ammirazione
;
e
certe
spiegazioni
in
cui
la
logica
rudimentale
del
popolano
si
compiace
quando
vuol
farsi
ragione
di
qualche
caso
o
avvenimento
straordinario
;
e
certi
impeti
di
commozione
che
fanno
ridere
non
per
intenzione
comica
di
chi
racconta
,
ma
o
per
false
deduzioni
o
per
immagini
improprie
e
stonate
o
per
incongrue
frasi
.
Ciaripensa
,
e
te
scopre
er
cannocchiale
.
Chi
si
sognerebbe
di
dire
che
il
Pascarella
voglia
metter
qui
in
dileggio
Galileo
?
Ma
egli
non
può
,
pur
serbando
affatto
oggettiva
la
rappresentazione
di
quel
racconto
d
'
osteria
,
non
ridere
entro
di
sé
e
di
quel
popolano
che
narra
in
tal
modo
la
gloria
di
Colombo
e
d
'
altri
sommi
Italiani
e
anche
della
scoperta
dell
'
America
in
tal
modo
narrata
.
E
questo
suo
riso
segreto
forma
quasi
un
'
aria
ilare
,
un
'
atmosfera
di
comicità
irresistibile
attorno
a
quella
rappresentazione
oggettiva
.
L
'
intenzione
comica
del
poeta
,
nel
riferire
oggettivamente
le
sciocchezze
di
quel
popolano
,
non
si
appalesa
mai
;
il
poeta
non
fa
mai
capolino
.
Questo
,
veramente
,
non
si
può
dire
del
Pulci
.
Mentre
il
Pascarella
ritrae
semplicemente
,
il
Pulci
spesso
contraffà
per
parodia
.
Ma
non
si
debbono
imputare
a
lui
tutte
le
sciocchezze
,
le
volgarità
,
le
puerilità
dei
cantastorie
o
della
letteratura
epica
e
romanzesca
venuta
di
Francia
o
dall
'
Italia
settentrionale
,
poiché
egli
anzi
,
contraffacendo
e
parodiando
,
se
ne
beffa
apertamente
.
Sarebbe
come
prendere
sul
serio
una
cosa
fatta
per
giuoco
;
o
come
incolpare
il
Pascarella
d
'
aver
deriso
la
gloria
di
Colombo
,
ritraendo
il
racconto
che
ne
faceva
quel
popolalo
.
Il
Pulci
non
si
sogna
neppur
lui
di
deridere
la
cavalleria
o
la
religione
;
si
spassa
a
contraffare
i
cantastorie
di
piazza
,
a
cantar
coi
loro
modi
,
con
la
loro
lingua
,
con
la
loro
psicologia
infantile
,
coi
loro
mezzi
inventivi
stereotipati
,
la
materia
epica
e
cavalleresca
;
di
tratto
in
tratto
segue
e
interpreta
il
sentimento
popolare
per
qualche
scena
patetica
,
per
qualche
azione
che
suscita
l
'
ira
o
il
compianto
o
lo
sdegno
,
ecc
.
Naturalmente
,
tutto
questo
,
se
rappresenta
per
lui
uno
spasso
,
un
giuoco
,
per
il
solo
fatto
poi
ch
'
egli
v
'
impiega
l
'
arte
sua
e
studio
e
tempo
,
non
può
non
esser
anche
preso
sul
serio
;
e
non
di
rado
,
dunque
,
egli
si
immedesima
davvero
nel
racconto
,
ma
sempre
col
sentimento
,
con
la
logica
,
con
la
psicologia
del
popolo
,
e
trova
espressioni
efficacissime
.
É
vero
che
poi
,
tutt
'
a
un
tratto
,
rompe
questa
serietà
con
una
risata
.
Ma
non
è
mai
,
secondo
me
,
per
intenzione
satirica
:
l
'
uscita
è
spesso
burlesca
,
popolare
:
segue
e
interpreta
anche
qui
spesso
il
sentimento
del
popolo
.
E
sbaglia
,
dunque
,
secondo
me
,
il
Momigliano
e
contradice
anche
a
sé
stesso
,
quando
afferma
(
pag
.
120-121
del
vol
.
cit
.
)
che
il
sorriso
del
Morgante
è
soggettivo
:
soggettivo
nel
senso
che
è
la
naturale
,
incoercibile
irruzione
dell
'
indole
del
Pulci
nella
materia
epica
.
In
questo
senso
,
anzi
egli
aggiunge
,
il
Morgante
è
uno
dei
poemi
epici
più
soggettivi
,
che
io
conosca
;
potrebbe
esser
definito
:
il
mondo
cavalleresco
veduto
attraverso
un
temperamento
giocondo
.
Anzi
,
dopo
tante
discussioni
sul
suo
protagonista
,
chi
vuole
sia
Morgante
,
chi
Gano
io
credo
che
l
'
unico
personaggio
,
che
domina
tutta
l
'
azione
,
attorno
al
quale
tutta
l
'
azione
si
svolge
,
sia
l
'
autore
stesso
:
all
'
infuori
di
lui
non
c
'
è
protagonista
.
Poche
pagine
innanzi
(
pag
.
113
)
,
egli
aveva
detto
:
In
quell
'
età
di
riso
spensierato
più
che
satirico
,
il
riso
del
Morgante
non
è
che
la
vernice
del
tempo
,
che
si
sovrappone
alla
materia
tradizionale
deformandone
soltanto
la
superficie
.
E
,
indagando
e
studiando
nella
prima
parte
del
volume
l
'
indole
di
Luigi
Pulci
:
Certo
mentre
l
'
uomo
piangeva
,
il
poeta
rideva
.
Non
fu
piccola
forza
d
'
animo
durar
a
scrivere
un
poema
giocondo
come
il
Morgante
,
col
cuore
straziato
da
sempre
nuove
ferite
,
fra
le
minacce
della
fame
e
della
prigione
per
debiti
.
Non
sono
infrequenti
i
casi
di
poeti
,
che
si
ridono
dei
proprii
travagli
,
ma
è
rarissimo
quello
di
un
poeta
sventurato
,
che
impiega
la
sua
attività
artistica
in
un
'
opera
,
nella
quale
il
riso
non
si
vela
mai
di
pianto
.
È
un
miracolo
,
nel
quale
probabilmente
ebbe
qualche
parte
l
'
influsso
della
Rinascenza
»
.
Confesso
di
passata
ch
'
io
non
riesco
a
veder
così
giocondo
lo
spirito
del
nostro
Rinascimento
,
come
il
Momigliano
insieme
con
altri
lo
vede
.
Diffido
degli
inviti
a
godere
,
specialmente
quando
son
così
insistenti
e
vogliono
aver
l
'
aria
d
'
essere
spensierati
;
diffido
di
chi
vuol
esser
gajo
ad
ogni
costo
.
Il
Trionfo
di
Bacco
e
d
'
Arianna
?
Ma
è
carpe
diem
d
'
Orazio
:
Tu
ne
quaesieris
,
scire
nefas
,
quem
rnihi
,
quem
tibi
finem
Di
dederint
...
E
può
dirsi
giocondità
quella
di
chi
si
stordisce
per
non
pensare
?
Potrebbe
esser
,
se
mai
,
filosofia
di
saggi
,
non
giocondità
di
giovani
.
E
quante
cose
tristi
non
dicono
i
famosi
canti
carnascialeschi
a
chi
sappia
leggervi
ben
addentro
!
Ma
lasciamo
star
questo
,
che
per
il
momento
sarebbe
questione
oziosa
,
tanto
più
che
per
me
il
Pulci
ritrae
tutto
dall
'
aspetto
caratteristico
dell
'
indole
fiorentina
e
la
sua
è
la
lingua
buffona
del
popolo
,
e
le
idee
e
il
sentimento
del
popolo
,
rispetto
alla
materia
epica
e
cavalleresca
,
nelle
espressioni
d
'
un
cantastorie
,
egli
vuol
contraffare
e
parodiare
nel
suo
Morgante
,
il
quale
per
me
,
ripeto
,
non
è
poi
tutto
quel
monumento
di
giocondità
che
il
Momigliano
ci
vorrebbe
far
credere
.
Per
spiegarci
il
miracolo
,
di
cui
parla
il
Momigliano
,
basta
pôr
mente
a
questo
,
cioè
più
allo
scopò
che
il
Pulci
s
'
è
proposto
,
che
alla
sua
indole
.
Se
la
vita
del
poeta
è
tristissima
,
se
egli
nel
componimento
Io
vo
'
dire
una
frottola
confessa
:
I
'
ho
mal
quand
'
i
'
rido
e
Io
non
sarò
mai
lieto
,
...non
piacqui
mai
-
A
me
stesso
,
né
piaccio
,
se
egli
è
inclinato
fin
dalla
nascita
alla
mestizia
e
alla
malinconia
,
come
il
Momigliano
stesso
dimostra
per
altre
testimonianze
,
oltre
a
questa
della
Frottola
composta
negli
anni
tardi
,
se
egli
aveva
due
modi
per
mitigare
i
propri
dolori
:
rassegnarcisi
ed
era
il
rimedio
al
quale
ricorreva
più
di
raro
o
riderci
su
al
modo
degli
umoristi
:
vera
consolazione
da
disperato
,
e
quest
'
umorismo
triste
soggettivo
nel
Pulci
,
non
oggettivo
manca
quasi
affatto
nel
Morgante
,
come
diventa
poi
soggettivo
,
invece
,
il
riso
del
Morgante
,
naturale
,
incoercibile
irruzione
dell
'
indole
del
Pulci
nella
materia
epica
?
Come
può
esser
il
Pulci
il
vero
protagonista
del
suo
poema
?
Magari
fosse
stato
!
Ma
il
Pulci
,
se
in
parte
nelle
lettere
e
nella
Frottola
riesce
a
ridere
dei
suoi
dolori
a
modo
degli
umoristi
,
non
riesce
mai
a
oggettivare
nel
suo
poema
la
disposizione
naturale
all
'
umorismo
.
Egli
vive
due
vite
,
ma
non
le
fa
vivere
nel
suo
poema
.
Dualismo
doloroso
,
esclama
qua
il
Momigliano
,
che
condanna
il
Pulci
a
rappresentare
nel
Morgante
la
parte
d
'
una
maschera
allegra
,
mentre
,
quando
s
'
è
raffreddata
la
sua
fantasia
,
onde
i
facili
versi
sono
fluiti
come
una
brigata
perennemente
gaja
dalle
porte
d
'
un
palazzo
fatato
,
il
dolore
della
vita
tormentata
di
ogni
giorno
lo
deve
,
pel
contrasto
,
riassalire
più
acuto
che
mai
!
O
dunque
?
Se
è
una
maschera
,
non
è
l
'
indole
che
naturalmente
e
incoercibilmente
irrompe
nella
materia
epica
!
Ma
non
è
neanche
una
maschera
.
Di
veramente
soggettivo
nel
poema
non
c
'
è
quasi
nulla
:
il
Morgante
è
la
materia
cavalleresca
infusa
d
'
un
'
anima
plebea
come
dice
il
Cesareo
,
il
quale
nel
gigante
armato
di
battaglio
e
in
Margutte
vede
il
popolo
stesso
che
si
mira
allo
specchio
del
suo
rozzo
e
sincero
naturalismo
.
Il
primo
è
ignorante
,
vorace
,
manesco
,
burlone
,
ma
non
ha
perfidia
;
e
compie
le
imprese
più
ardue
a
un
sol
cenno
del
suo
padrone
;
è
la
forza
ignara
e
subitanea
del
popolo
acconciamente
diretta
da
un
sentimento
che
ne
sviluppi
le
qualità
oscure
,
l
'
onestà
,
la
giustizia
,
l
'
indulgenza
,
la
devozione
,
l
'
amorevolezza
.
Margutte
invece
è
il
popolo
senza
fede
e
senza
sentimento
,
la
canaglia
abietta
e
impudente
,
motteggiatrice
ed
obbliqua
,
criminosa
e
spavalda
.
E
il
vero
protagonista
del
poema
è
dunque
Morgante
,
il
buon
popolo
,
che
segue
,
ammirato
,
le
strampalate
avventure
dei
paladini
di
Francia
e
vi
partecipa
a
suo
modo
.
Il
Pulci
non
ha
voluto
rappresentare
altro
,
nella
sua
parodia
.
Non
posso
indugiarmi
a
rilevare
tutte
le
false
conseguenze
che
il
Momigliano
trae
dalla
secondo
me
erronea
convinzione
che
Fil
riso
del
Morgante
sia
soggettivo
.
Egli
è
in
buona
compagnia
:
anche
per
il
Rajna
le
novità
del
Morgante
consistono
in
certi
episodi
,
dove
l
'
Autore
introduce
curiosi
personaggi
di
sua
fattura
e
si
scapriccia
tanto
colla
fantasia
quanto
colla
ragione
;
soprattutto
poi
nella
dimostrazione
del
suo
io
e
nell
'
atteggiamento
che
prende
di
fronte
all
'
opera
sua
(
vedi
Introduzione
alle
Fonti
dell
'
Orl
.
Fur
.
,
seconda
ed
.
pag
.
20
,
Firenze
,
Sansoni
,
1900
)
.
Ora
il
vero
suo
io
il
Pulci
,
se
dobbiamo
stare
all
'
indagine
che
ne
fa
lo
stesso
Momigliano
ripeto
non
lo
dimostra
affatto
nel
Morgante
.
Se
vi
rappresenta
la
parte
d
'
una
maschera
allegra
!
Per
me
è
gravissimo
torto
attribuire
direttamente
al
poeta
ciò
che
va
attribuito
al
sentimento
,
alla
logica
,
alla
psicologia
,
alla
lingua
buffona
della
plebe
,
nella
parodia
ch
'
egli
ne
fa
.
Così
ad
esempio
,
il
Momigliano
a
un
certo
punto
osserva
:
Non
oserei
però
sostenere
la
perfetta
innocenza
del
Pulci
,
quando
Ulivieri
mi
vien
fuori
a
spiegare
il
mistero
della
Trinità
con
quel
certo
esempio
della
candela
,
che
non
spiega
un
bel
nulla
.
Come
se
di
queste
spiegazioni
che
non
spiegano
nulla
non
fosse
piena
tutta
la
letteratura
popolare
!
E
poi
,
se
il
paragone
si
trova
già
nell
'
Orlando
,
che
c
'
entra
la
malizia
del
Pulci
?
Più
sotto
,
a
proposito
della
conversione
di
Fuligatto
,
osserva
:
Già
queste
conversioni
e
questi
battesimi
e
per
la
loro
rapidità
e
per
la
loro
frequenza
e
per
il
troppo
fervore
dei
neofiti
più
o
meno
insospettiscono
sempre
.
Ma
se
questo
è
uno
dei
tratti
caratteristici
,
che
dimostrano
appunto
la
puerilità
della
concezione
religiosa
nella
epopea
francese
!
Appena
conquistata
una
città
,
i
vincitori
impongono
agl
'
infedeli
la
conversione
:
chi
si
rifiuta
,
tagliato
a
fil
di
spada
;
e
i
battezzati
diventano
d
'
un
tratto
cristiani
zelantissimi
.
Che
c
'
entra
il
Pulci
?
A
proposito
dell
'
episodio
d
'
Orlando
motteggiato
nel
c
.
XXI
dai
ragazzacci
della
città
,
che
il
paladino
attraversa
su
Vegliantino
così
mal
ridotto
;
che
non
si
regge
in
piedi
,
il
Momigliano
dice
che
il
Pulci
non
sente
la
maestà
cavalleresca
,
e
poi
nota
:
Pel
nostro
poeta
il
riso
è
una
delle
grandi
leggi
,
a
cui
tutti
devono
pagare
il
proprio
tributo
.
Il
Pulci
,
quindi
,
accenna
ne
'
suoi
personaggi
tanto
i
lati
seri
quanto
i
lati
ridicoli
e
li
riduce
a
quando
a
quando
ai
limiti
dell
'
umano
.
Così
,
in
quest
'
episodio
,
pare
che
egli
prenda
in
giro
Orlando
,
ma
non
è
vero
:
un
paladino
invitto
,
col
palafreno
cascante
anche
Vegliantino
qui
scade
dalla
dignità
solita
nei
cavalli
degli
eroi
non
è
sottoposto
ad
una
deminutio
capitis
,
non
s
'
avvicina
un
po
'
al
Cavaliere
dalla
trista
figura
?
E
questo
non
può
accadere
ad
un
paladino
?
Ma
fate
che
gli
s
'
avvicini
un
petulante
a
beffeggiarlo
e
vedrete
che
egli
non
è
un
Don
Quijote
,
ma
un
paladino
autentico
:
ecco
in
qual
modo
Orlando
,
abbassato
per
un
momento
,
subito
si
rialza
.
Nella
fonte
c
'
è
qualche
cosa
di
molto
simile
(
Orl
.
L
.
30-37
)
.
Siam
già
vicini
alla
beffa
,
ma
non
l
'
abbiamo
raggiunta
ancora
:
la
beffa
si
avrà
solo
,
quando
il
riso
sarà
l
'
esplosione
della
ribellione
meditata
del
raziocinio
.
Anche
qui
è
attribuito
al
Pulci
quel
che
già
,
prima
di
tutto
,
si
trova
nella
fonte
,
e
che
si
trova
poi
in
altri
poemi
,
come
ad
esempio
nell
'
Aiol
e
nel
Florent
et
Octavien
.
Così
,
quella
certa
facilità
di
commozione
che
hanno
i
paladini
,
e
che
al
Momigliano
sembra
non
molto
naturale
in
guerrieri
di
quella
tempra
,
si
trova
già
,
come
è
noto
,
nell
'
epopea
francese
,
dove
centinaja
di
volte
si
leggono
versi
come
questi
(
formule
epiche
stereotipate
)
:
Trois
fois
se
pasme
sor
le
corant
destrier
.
Quando
non
sviene
un
intero
esercito
:
Cent
milie
frane
s
'
en
pasment
cuntre
terre
.
Dato
il
concetto
che
il
Momigliano
s
'
è
formato
dell
'
umorismo
,
che
questo
cioè
sia
il
riso
che
penetra
più
finemente
o
più
profondamente
nel
proprio
oggetto
,
e
,
anche
quando
non
si
eleva
alla
contemplazione
di
un
fatto
generale
,
è
tuttavia
indizio
di
uno
spirito
avvezzo
a
cercare
il
nocciolo
delle
cose
,
s
'
intende
com
'
egli
possa
trovare
con
molta
buona
volontà
anche
l
'
umorismo
nel
Morgante
,
non
ostante
che
prima
egli
stesso
abbia
detto
che
il
genere
di
riso
del
Morgante
non
scaturisce
da
una
psicologia
profonda
e
che
questo
procede
da
due
ragioni
,
dall
'
inettitudine
del
Pulci
e
dalla
materia
,
che
di
solito
si
appaga
di
caratteri
inconsistenti
e
che
il
Pulci
vede
specialmente
il
ridicolo
fisico
,
il
ridicolo
delle
forme
,
degli
atteggiamenti
,
delle
movenze
d
'
un
corpo
e
il
suo
sia
di
solito
un
riso
superficiale
che
nella
sua
quasi
costante
leggerezza
ritrae
dello
spirito
e
della
letteratura
dei
tempi
.
Ma
ora
per
lui
:
il
pianto
,
l
'
indulgenza
,
la
simpatia
,
ecc
.
ecc
.
,
sono
tutti
elementi
accessori
dell
'
umorismo
,
il
quale
,
in
somma
,
è
come
ha
detto
il
Masci
il
senso
generale
della
comicità
,
e
nient
'
altro
.
Inteso
così
,
l
'
umorismo
si
può
trovare
da
per
tutto
.
Ulivieri
è
sbalzato
di
sella
da
Manfredonio
davanti
a
Meridiana
e
dice
:
Alla
mia
vita
non
caddi
ancor
mai
,
Ma
ogni
cosa
vuol
cominciamento
?
Umorismo
!
Meridiana
gli
risponde
:
Usanza
è
in
guerra
cader
dal
destriere
,
Ma
chi
si
fugge
non
suol
mai
cadere
?
Umorismo
!
Rinaldo
,
dimentico
di
Luciana
,
si
innamora
di
Antea
e
raccomanda
a
Ulivieri
di
servirla
con
ogni
cura
,
e
l
'
amico
risponde
:
Così
va
la
fortuna
;
Cércati
d
'
altro
amante
,
Luciana
;
Da
me
sarai
d
'
ogni
cosa
servito
»
?
Risposta
stringata
,
filosofica
,
umoristica
commenta
il
Momigliano
,
e
via
di
questo
passo
.
Ma
no
!
Il
vero
umorismo
non
si
può
trovare
nel
Morgante
.
Si
sarebbe
potuto
trovare
,
se
il
Pulci
fosse
riuscito
a
trasfondere
i
suoi
dolori
,
le
sue
miserie
in
qualcuno
dei
personaggi
o
in
qualche
scena
,
e
ne
avesse
riso
,
come
nella
Frottola
o
in
qualcuna
delle
lettere
;
se
la
sua
ironia
,
la
vana
parvenza
di
quello
sciocco
,
puerile
o
grottesco
mondo
cavalleresco
,
fosse
riuscita
in
qualche
punto
a
drammatizzarsi
,
attraverso
il
suo
sentimento
,
comicamente
.
Ma
egli
non
solo
non
vede
,
né
può
vedere
sé
nel
dramma
,
ma
non
riesce
neanche
a
vedere
il
dramma
nell
'
oggetto
rappresentato
.
E
come
si
può
parlare
dunque
d
'
umorismo
?
Dico
del
vero
umorismo
,
che
non
è
punto
quel
che
crede
il
Momigliano
,
seguendo
il
Masci
.
Dell
'
altro
,
cioè
dell
'
umorismo
inteso
nel
senso
più
largo
e
comune
,
di
cui
ho
già
fatto
parola
,
eh
,
di
quello
sì
,
ce
n
'
è
in
lui
solo
tanta
copia
,
quanta
in
cento
scrittori
inglesi
messi
insieme
,
che
dal
Nencioni
o
dall
'
Arcoleo
sarebbero
tenuti
in
conto
di
veri
umoristi
.
Questo
è
indubitabile
.
*
Mi
sono
intrattenuto
così
a
lungo
sul
Morgante
perché
fra
i
tre
nostri
maggiori
poemi
cavallereschi
è
quello
in
cui
certamente
ha
più
campo
l
'
ironia
:
l
'
ironia
che
secondo
l
'
espressione
dello
Schlegel
riduce
la
materia
a
una
perpetua
parodia
e
consiste
nel
non
perdere
,
neppure
nel
momento
del
patetico
,
la
coscienza
della
irrealità
della
propria
creazione
.
L
'
intendimento
dei
due
altri
poeti
,
il
Bojardo
e
l
'
Ariosto
,
è
più
serio
.
Ma
bisogna
bene
intendersi
,
su
questa
maggior
serietà
...
Il
Pulci
è
poeta
popolare
,
nel
senso
che
non
solleva
per
nulla
dal
popolo
la
materia
che
tratta
,
anzi
ve
la
tiene
per
riderne
parodiandola
,
in
una
corte
borghese
come
quella
di
Lorenzo
che
della
parodia
,
come
ho
detto
,
ha
il
gusto
.
Il
Bojardo
è
poeta
cortegiano
,
nel
senso
che
ha
,
per
usare
le
parole
stesse
del
Rajna
,
una
profonda
simpatia
per
i
costumi
e
i
sentimenti
cavallereschi
,
cioè
per
l
'
amore
,
la
gentilezza
,
il
valore
,
la
cortesia
e
se
non
ha
ritegno
a
scherzare
col
soggetto
,
né
ha
rimorso
di
esporre
alla
derisione
i
suoi
personaggi
,
gli
è
che
egli
intende
a
celebrare
la
prodezza
,
la
cortesia
e
l
'
amore
,
non
già
Orlando
e
Ferraguto
;
cortegiano
,
dunque
,
nel
senso
che
scrive
per
dar
buon
tempo
e
gradito
sollazzo
a
una
corte
che
,
vivendo
in
ozii
agiati
ed
eleganti
,
appassionandosi
ai
casi
di
Ginevra
e
di
Isotta
,
alle
avventure
dei
cavalieri
erranti
,
non
avrebbe
potuto
far
buon
viso
ai
paladini
di
Francia
,
se
questi
le
fossero
venuti
innanzi
senza
amore
e
senza
cortesia
.
L
'
Ariosto
,
se
per
condizioni
di
vita
,
rispetto
alla
casa
d
'
Este
,
è
in
un
altro
senso
poeta
cortegiano
anche
lui
,
rispetto
però
alla
materia
che
prende
a
trattare
,
non
guarda
che
alle
condizioni
serie
dell
'
arte
.
Abbiamo
veduto
che
nella
stessa
Francia
già
da
tempo
il
mondo
epico
e
cavalleresco
aveva
perduto
ogni
serietà
.
Come
avrebbero
potuto
i
poeti
italiani
trattare
seriamente
ciò
che
già
da
tempo
era
cessato
di
esser
serio
?
L
'
ironia
comica
era
inevitabile
.
Ma
chi
fa
un
lavoro
comico
osserva
giustamente
il
De
Sanctis
non
è
esentato
dalle
condizioni
serie
dell
'
arte
.
Ebbene
,
queste
condizioni
serie
dell
'
arte
rispetta
più
di
tutti
l
'
Ariosto
,
meno
di
tutti
il
Pulci
,
ma
non
per
difetto
d
'
arte
,
come
era
parso
prima
al
De
Sanctis
,
bensì
ripetiamo
per
lo
scopo
ch
'
egli
si
prefisse
.
Chi
fa
una
parodia
o
una
caricatura
è
certamente
animato
da
un
intento
o
satirico
o
semplicemente
burlesco
:
la
satira
o
la
burla
consistono
in
un
'
alterazione
ridicola
del
modello
,
e
non
sono
perciò
commisurabili
se
non
in
relazione
con
le
qualità
di
questo
e
segnatamente
con
quelle
che
spiccano
di
più
e
che
già
rappresentano
nel
modello
una
esagerazione
.
Chi
fa
una
parodia
o
una
caricatura
insiste
su
queste
qualità
spiccate
;
dà
loro
maggior
rilievo
;
esagera
un
'
esagerazione
.
Per
far
questo
è
inevitabile
che
si
sforzino
ì
mezzi
espressivi
,
si
àlteri
stranamente
,
goffamente
o
anche
grottescamente
la
linea
,
la
voce
o
,
comunque
,
l
'
espressione
;
si
faccia
in
somma
violenza
all
'
arte
e
alle
condizioni
serie
di
essa
.
Si
lavora
su
un
vizio
o
su
un
difetto
d
'
arte
o
di
natura
,
e
il
lavoro
deve
consistere
nell
'
esagerato
,
perché
se
ne
rida
.
Ne
risulta
inevitabilmente
un
mostro
;
qualcosa
che
,
a
considerarla
in
sé
e
per
sé
,
non
può
avere
alcuna
verità
,
né
,
dunque
,
alcuna
bellezza
;
per
intenderne
la
verità
e
però
la
bellezza
,
bisogna
esaminarla
in
relazione
col
modello
.
Si
esce
così
dal
campo
della
fantasia
pura
.
Per
ridere
di
quel
vizio
o
di
quel
difetto
o
per
deriderli
,
dobbiamo
anche
scherzare
con
lo
strumento
dell
'
arte
;
esser
coscienti
del
nostro
gioco
,
che
può
esser
crudele
,
che
può
anche
non
aver
intenzioni
maligne
o
averne
anche
di
serie
,
come
le
aveva
ad
esempio
Aristofane
nelle
sue
caricature
.
Se
dunque
il
Pulci
nel
suo
lavoro
comico
viene
meno
alle
condizioni
serie
dell
'
arte
,
non
è
per
insufficienza
d
'
arte
,
ripeto
.
Lo
stesso
non
si
può
dire
per
il
Bojardo
.
La
maggior
serietà
di
questo
deve
considerarsi
non
già
nell
'
intenzion
dell
'
arte
,
che
gli
difetta
,
bensì
in
quella
di
piacere
alla
sua
corte
,
seguendo
anche
il
suo
gusto
e
il
piacer
suo
.
Si
arrivò
finanche
a
dire
che
il
Bojardo
tratta
seriamente
,
nel
suo
poema
,
la
cavalleria
.
Il
Rajna
,
che
com
'
è
noto
nel
suo
libro
su
Le
Fonti
dell
'
Orl
.
Fur
.
par
che
si
sia
proposto
di
rialzare
il
Bojardo
a
costo
del
suo
continuatore
,
a
proposito
della
distinzione
da
farsi
tra
l
'
Innamorato
e
il
Furioso
,
domanda
:
La
faremo
noi
consistere
nella
cosiddetta
ironia
ariostesca
?
Certo
starebbe
bene
,
se
fosse
vero
,
come
si
pretende
,
che
l
'
Ariosto
avesse
,
con
un
sorriso
incredulo
,
sciolto
in
fumo
l
'
edificio
del
Bojardo
,
e
trasformato
in
fantasmi
i
personaggi
dell
'
Innamorato
.
Il
male
si
è
che
quell
'
edificio
,
quei
personaggi
,
erano
già
una
fantasmagoria
anche
per
il
Conte
di
Scandiano
.
Se
Lodovico
non
crede
al
mondo
che
canta
e
se
ne
fa
giuoco
,
non
ci
crede
maggiormente
e
all
'
occasione
non
se
ne
fa
meno
giuoco
il
suo
predecessore
e
maestro
;
se
ironia
c
'
è
nel
Furioso
,
non
ne
manca
nemmeno
nell
'
Innamorato
.
E
,
alcune
pagine
innanzi
:
Certo
il
sentir
parlare
di
burlesco
e
umorismo
,
a
proposito
dell
'
Innamorato
,
deve
far
meraviglia
,
e
non
poca
.
Si
è
tanto
avvezzi
a
sentir
ripetere
su
tutti
i
toni
,
e
da
uomini
autorevolissimi
e
giudiziosissimi
,
che
il
Bojardo
canta
le
guerre
d
'
Albraccà
,
e
le
avventure
d
'
Orlando
e
di
Rinaldo
,
con
quella
medesima
serietà
e
convinzione
,
colla
quale
il
Tasso
celebrava
un
secolo
dopo
le
imprese
dei
Cristiani
in
Palestina
e
l
'
acquisto
di
Gerusalemme
!
È
un
errore
,
di
cui
.
mi
par
superflua
la
confutazione
...
Non
ci
vuol
molto
ad
accorgersi
che
tra
il
Bojardo
ed
il
mondo
da
lui
preso
a
rappresentare
,
c
'
è
un
vero
contrasto
,
dissimile
soltanto
per
grado
e
per
tono
da
quello
che
impediva
al
Pulci
d
'
immedesimarsi
colla
sua
materia
.
Ché
agli
occhi
di
ogni
Italiano
colto
del
secolo
XV
erano
ridicoli
quei
terribili
colpi
di
lancia
e
di
spada
,
che
al
paragone
avrebbero
fatto
apparir
fanciulli
gli
eroi
di
Omero
;
ridicolo
quel
frapparsi
(
!
)
le
armature
e
le
carni
per
le
ragioni
più
futili
,
od
anche
senza
un
motivo
al
mondo
;
ridicole
le
profonde
meditazioni
amorose
,
che
assorbivano
tutta
l
'
anima
per
ore
ed
ore
,
e
sopprimevano
ogni
ombra
di
coscienza
;
ridicole
,
insomma
,
tutte
le
esagerazioni
dei
romanzi
cavallereschi
.
O
come
si
vuole
che
un
uomo
imbevuto
fino
al
midollo
di
coltura
classica
,
e
dotato
di
un
buon
senso
a
tutta
prova
,
avesse
a
contemplare
e
rappresentare
questo
mondo
senza
mai
prorompere
in
uno
scoppio
di
riso
?
E
infatti
il
Bojardo
ride
,
e
si
studia
di
far
ridere
;
anche
in
mezzo
alle
narrazioni
più
serie
esce
in
frizzi
e
facezie
;
e
più
d
'
una
volta
egli
crea
scene
,
che
si
potrebbero
credere
trovate
dal
Cervantes
per
beffare
là
cavalleria
ed
i
suoi
eroi
.
Il
Rajna
crede
di
difendere
così
il
Bojardo
da
una
ingiustizia
.
Il
suo
torto
e
gli
è
stato
rilevato
alla
ristampa
del
libro
dal
Cesareo
(
vedi
in
Critica
militante
,
Messina
,
Trimarchi
,
1907
,
lo
studio
La
fantasia
dell
'
Ariosto
,
pubbl
.
prima
su
la
Nuova
Antologia
).)
è
quello
di
trattare
la
questione
dei
rapporti
tra
il
Bojardo
e
l
'
Ariosto
senza
una
adeguata
preparazione
estetica
.
Eppure
,
già
il
De
Sanctis
,
trattando
della
poesia
cavalleresca
in
un
corso
di
lezioni
all
'
Università
di
Zurigo
,
aveva
avvertito
maravigliosamente
:
La
facoltà
poetica
per
eccellenza
è
la
fantasia
:
ma
il
poeta
non
lavora
solo
con
le
facoltà
estetiche
,
tutte
le
facoltà
cooperano
:
il
poeta
non
è
solo
poeta
;
mentre
la
fantasia
forma
il
fantasma
,
l
'
intelletto
e
i
sensi
non
rimangono
inerti
.
Un
poeta
può
avere
potente
virtù
estetica
ed
esser
povero
d
'
immaginazione
,
commettere
errori
nel
disegno
o
spropositi
storici
e
geografici
:
questi
difetti
non
toccano
l
'
essenza
della
poesia
.
Ma
se
un
poeta
che
ha
in
alto
grado
queste
alte
facoltà
,
che
ha
un
bel
disegno
ed
una
perfetta
esecuzione
meccanica
,
ha
debole
fantasia
,
non
saprà
render
vivente
quanto
vede
:
la
mancanza
di
fantasia
è
la
morte
del
poeta
.
Ecco
la
distinzione
da
farsi
.
Fin
qui
non
avete
diritto
di
mettere
in
quistione
l
'
ingegno
poetico
del
Bojardo
;
i
difetti
,
che
abbiamo
enumerato
,
dipendono
da
altre
facoltà
.
Per
venire
ad
esaminarlo
come
poeta
,
bisogna
dunque
vedere
fino
a
qual
punto
abbia
la
potenza
formativa
del
fantasma
.
Ha
una
grande
inventiva
:
è
stato
il
poeta
italiano
che
ha
raccolto
il
più
vasto
e
vario
materiale
di
poesia
;
non
solo
per
quantità
ma
anche
per
qualità
.
L
'
inventiva
è
già
una
prima
condizione
del
poeta
;
e
per
tal
riguardo
il
Bojardo
è
superiore
al
Pulci
.
Ma
,
non
che
basti
,
è
poca
cosa
:
l
'
invenzione
nell
'
arte
è
il
meno
.
Dumas
lascia
ai
suoi
segretarii
l
'
incarico
di
raccogliere
i
materiali
,
ne
'
quali
si
riserba
d
'
infonder
poi
la
vita
.
Raccolto
il
materiale
,
il
Bojardo
lo
sa
lavorare
?
Ecco
la
quistione
.
Non
lo
lascia
nudo
ed
arido
come
il
Pulci
;
ha
la
facoltà
del
concepimento
,
dà
ad
ogni
fatto
e
personaggio
le
determinazioni
necessarie
perché
acquisti
una
fisionomia
propria
.
Non
gli
basta
l
'
abbozzare
un
personaggio
;
e
anzi
,
egli
è
uno
dei
principali
disegnatori
della
poesia
italiana
.
Pochi
sanno
dar
con
più
sicurezza
i
lineamenti
ad
un
carattere
...
Che
resta
da
fare
al
poeta
?
Mostrar
vivo
il
personaggio
.
Chi
ha
dato
tal
forma
e
tal
carattere
,
lo
deve
far
vivere
.
Bisogna
che
la
concezione
diventi
situazione
.
Anche
i
più
appassionati
non
sono
sempre
appassionati
.
Volendo
mettere
in
opera
le
determinazioni
,
bisogna
scegliere
tali
circostanze
che
,
mediante
di
esse
,
possano
manifestarsi
le
forze
interne
d
'
un
personaggio
.
V
'
è
situazione
estetica
quando
il
personaggio
è
posto
nelle
condizioni
più
favorevoli
,
perché
possa
rivelarsi
.
Ma
il
Bojardo
non
sa
mutar
la
concezione
in
situazione
.
Il
Cesareo
,
che
svolge
ampiamente
e
precisa
nel
suo
studio
su
La
fantasia
dell
'
Ariosto
questa
stupenda
intuizione
del
De
Sanctis
,
nota
a
questo
punto
che
,
in
verità
quando
una
creatura
vive
nella
fantasia
d
'
un
poeta
,
ella
si
rivelerà
intera
in
qualunque
circostanza
si
trovi
.
Il
poeta
non
ha
da
sceglier
nulla
,
perché
quella
creatura
è
libera
,
autonoma
,
fuori
del
poeta
medesimo
e
non
si
può
trovare
se
non
in
quelle
situazioni
a
cui
la
sospinge
il
suo
carattere
in
contrasto
coi
caratteri
circostanti
.
Le
situazioni
vengon
da
sé
,
non
le
sceglie
il
poeta
;
il
quale
deve
soltanto
curare
che
in
ciascuna
situazione
,
anche
la
meno
drammatica
,
il
personaggio
apparisca
tutto
,
con
tutte
le
sue
determinazioni
interiori
.
E
allora
una
sola
situazione
basterà
a
farci
conoscere
quella
creatura
;
e
noi
sapremo
a
un
dipresso
ciò
che
ella
farà
in
situazioni
più
favorevoli
"
.
Il
carattere
di
Farinata
è
già
tutto
ne
'
primi
sei
versi
co
'
quali
ei
si
volge
a
Dante
;
quello
d
'
Amleto
è
già
tutto
nella
scena
dell
'
udienza
a
Corte
;
quello
di
don
Abbondio
è
già
tutto
nella
sua
passeggiata
in
vista
de
'
bravi
.
Certo
,
la
successione
delle
situazioni
accresce
intensità
ed
evidenza
al
carattere
;
ma
qualunque
situazione
è
una
situazione
estetica
.
Per
il
Cesareo
,
al
Bojardo
manca
per
l
'
appunto
la
visione
completa
del
carattere
;
ed
io
son
d
'
accordo
con
lui
.
Su
un
altro
punto
io
dissento
dal
De
Sanctis
,
cioè
là
dove
egli
dice
che
il
Bojardo
per
intenzioni
pedantesche
,
ha
voluto
fare
seriamente
quanto
è
sostanzialmente
ridicolo
.
Codeste
intenzioni
pedantesche
nel
Bojardo
veramente
non
so
vederle
,
come
non
so
vedere
ch
'
egli
abbia
voluto
esser
serio
e
che
soltanto
per
la
forza
dei
tempi
sia
riuscito
ridicolo
.
Se
,
come
dice
lo
stesso
De
Sanctis
,
egli
ride
delle
sue
invenzioni
,
non
ha
voluto
esser
serio
.
Secondo
me
,
anzi
,
il
torto
del
Bojardo
è
proprio
là
dove
il
Rajna
crede
di
difenderlo
da
una
ingiustizia
:
che
egli
,
cioè
,
nobile
cavaliere
,
animato
da
una
profonda
simpatia
per
i
costumi
cavallereschi
,
cioè
per
l
'
amore
,
la
gentilezza
,
il
valore
,
la
cortesia
,
non
ha
voluto
esser
serio
,
come
per
il
sentimento
suo
poteva
e
come
per
il
rispetto
alle
condizioni
serie
dell
'
arte
doveva
.
E
,
non
volendo
esser
serio
,
egli
non
ha
saputo
ridere
,
perché
a
quella
materia
solo
un
riso
ormai
conveniva
,
quello
della
forma
,
e
la
forma
sopra
tutto
manca
al
Bojardo
.
Dice
bene
il
Rajna
che
non
ci
vuol
molto
ad
accorgersi
che
tra
il
Bojardo
ed
il
mondo
da
lui
preso
a
rappresentare
,
c
'
è
un
vero
contrasto
,
dissimile
soltanto
per
grado
e
per
tono
da
quello
che
impediva
al
Pulci
d
'
immedesimarsi
colla
sua
materia
.
Ma
l
'
inferiorità
del
Bojardo
rispetto
al
Pulci
e
all
'
Ariosto
è
appunto
qui
,
nel
grado
e
nel
tono
del
suo
riso
.
Egli
volle
badar
soltanto
a
sollazzare
sé
e
gli
altri
,
e
non
intese
che
,
volendo
sollevar
dal
popolo
quella
materia
e
non
volendo
più
farne
deliberatamente
la
parodia
,
come
aveva
fatto
il
Pulci
,
si
dovevano
rispettare
le
condizioni
serie
dell
'
arte
,
come
l
'
Ariosto
le
rispettò
.
Non
è
affatto
vero
che
il
poeta
del
Furioso
con
sorriso
incredulo
sciolga
in
fumo
l
'
edificio
del
Bojardo
e
trasformi
in
fantasmi
i
personaggi
dell
'
Innamorato
.
Al
contrario
!
Egli
dà
anzi
a
quell
'
edificio
e
a
quei
personaggi
ciò
che
loro
mancava
:
consistenza
e
fondamento
di
verità
fantastica
e
coerenza
estetica
.
Bisogna
bene
intendersi
sul
non
credere
del
poeta
al
mondo
che
canta
o
che
,
comunque
,
rappresenta
.
Ma
si
potrebbe
dire
che
non
solo
per
l
'
artista
,
ma
non
esiste
per
nessuno
una
rappresentazione
,
sia
creata
dall
'
arte
o
sia
comunque
quella
che
tutti
ci
facciamo
di
noi
stessi
e
degli
altri
e
della
vita
,
che
si
possa
credere
una
realtà
.
Sono
,
in
fondo
,
una
medesima
illusione
quella
dell
'
arte
e
quella
che
comunemente
a
noi
tutti
viene
dai
nostri
sensi
.
Pur
non
di
meno
,
noi
chiamiamo
vera
quella
dei
nostri
sensi
,
finta
quella
dell
'
arte
.
Tra
l
'
una
e
l
'
altra
illusione
non
è
però
questione
di
realtà
,
bensì
di
volontà
,
e
solo
in
quanto
la
finzione
dell
'
arte
è
voluta
,
voluta
non
nel
senso
che
sia
procacciata
con
la
volontà
per
un
fine
estraneo
a
sé
stessa
;
ma
voluta
per
sé
e
per
sé
amata
,
disinteressatamente
;
mentre
quella
dei
sensi
non
sta
a
noi
volerla
o
non
volerla
:
si
ha
,
come
e
in
quanto
si
hanno
i
sensi
.
E
quella
dunque
è
libera
,
e
questa
no
.
E
l
'
una
finzione
è
dunque
immagine
o
forma
di
sensazioni
,
mentre
l
'
altra
,
quella
dell
'
arte
,
è
creazione
di
forma
.
Il
fatto
estetico
,
effettivamente
,
comincia
solo
quando
una
rappresentazione
acquisti
in
noi
per
sé
stessa
una
volontà
,
cioè
quando
essa
in
sé
e
per
sé
stessa
si
voglia
,
provocando
per
questo
solo
fatto
,
che
si
vuole
,
il
movimento
(
tecnica
)
atto
ad
effettuarla
fuori
di
noi
.
Se
la
rappresentazione
non
ha
in
sé
questa
volontà
,
che
è
il
movimento
stesso
dell
'
immagine
,
essa
è
soltanto
un
fatto
psichico
comune
;
l
'
immagine
non
voluta
per
sé
stessa
;
fatto
spirituale
-
meccanico
,
in
quanto
non
sta
in
noi
volerla
o
non
volerla
;
ma
che
si
ha
in
quanto
risponde
in
noi
a
una
sensazione
.
Abbiamo
tutti
,
più
o
meno
,
una
volontà
che
provoca
in
noi
quei
movimenti
atti
a
creare
la
nostra
propria
vita
.
Questa
creazione
,
che
ciascuno
fa
a
sé
stesso
della
propria
vita
,
ha
bisogno
anch
'
essa
,
in
maggiore
o
minor
grado
,
di
tutte
le
funzioni
e
attività
dello
spirito
,
cioè
d
'
intelletto
e
di
fantasia
,
oltre
che
di
volontà
;
e
chi
più
ne
ha
e
più
ne
mette
in
opera
,
riesce
a
creare
a
sé
stesso
una
più
alta
e
vasta
e
forte
vita
.
La
differenza
tra
questa
creazione
e
quella
dell
'
arte
è
solo
in
questo
(
che
fa
appunto
comunissima
l
'
una
e
non
comune
l
'
altra
)
:
che
quella
è
interessata
e
questa
disinteressata
,
il
che
vuol
dire
che
l
'
una
ha
un
fine
di
pratica
utilità
,
l
'
altra
non
ha
alcun
fine
che
in
sé
stessa
;
l
'
una
è
voluta
per
qualche
cosa
;
l
'
altra
si
vuole
per
sé
stessa
.
E
una
prova
di
questo
si
può
avere
nella
frase
che
ciascuno
di
noi
suoi
ripetere
ogni
qual
volta
,
per
disgrazia
,
contro
ogni
nostra
aspettativa
,
il
proprio
fine
pratico
,
i
proprii
interessi
siano
stati
frustrati
:
Ho
lavorato
per
amore
dell
'
arte
.
E
il
tono
con
cui
si
ripete
questa
frase
ci
spiega
la
ragione
per
cui
la
maggioranza
degli
uomini
,
che
lavorano
per
fini
di
pratica
utilità
e
che
non
intendono
la
volontà
disinteressata
,
suoi
chiamare
matti
i
poeti
veri
,
quelli
cioè
in
cui
la
rappresentazione
si
vuole
per
sé
stessa
senz
'
altro
fine
che
in
sé
medesima
,
e
tale
essi
la
vogliono
,
quale
essa
si
vuole
.
Non
ricorderò
qui
la
domanda
del
cardinale
Ippolito
a
Messer
Lodovico
.
Il
quale
però
,
per
tutta
risposta
,
avrebbe
potuto
rileggergli
quell
'
ottava
del
canto
ove
si
narra
del
viaggio
di
Astolfo
alla
Luna
:
Non
sì
pietoso
Enea
,
né
forte
Achille
Fu
,
com
'
è
fama
,
né
sì
fiero
Ettorre
;
E
ne
son
stati
e
mille
e
mille
e
mille
Che
lor
si
puon
con
verità
anteporre
:
Ma
i
donati
palazzi
e
le
gran
ville
Dai
discendenti
lor
,
gli
ha
fatto
porre
In
questi
senza
fin
sublimi
onori
Dall
'
onorate
man
degli
scrittori
...
Dal
che
si
può
vedere
come
anche
in
un
grandissimo
poeta
un
sentimento
almeno
in
parte
non
disinteressato
poté
macchiar
l
'
opera
e
mortificarla
.
Fortunatamente
questo
avvenne
per
una
parte
soltanto
del
poema
.
In
qualche
altro
punto
si
può
notare
che
la
riflessione
più
che
il
sentimento
,
muova
la
rappresentazione
;
la
quale
allora
perde
l
'
azione
spontanea
,
d
'
essere
organico
e
vivente
,
e
acquista
un
movimento
rigido
e
quasi
meccanico
.
È
là
dove
il
poeta
dimostra
d
'
essersi
proposto
a
freddo
il
rispetto
delle
condizioni
serie
dell
'
arte
,
là
cioè
dove
non
le
rispetta
più
istintivamente
,
ma
per
intenzione
preconcetta
.
Citerò
per
esempio
le
personificazioni
di
Melissa
e
di
Logistilla
.
Ma
là
dove
il
poeta
rispetta
istintivamente
le
condizioni
serie
dell
'
arte
,
cessa
l
'
ironia
?
riesce
il
poeta
a
perder
la
coscienza
della
irrealità
della
sua
creazione
?
e
come
s
'
immedesima
egli
con
la
sua
materia
?
Questo
è
il
punto
da
chiarire
e
che
richiede
l
'
analisi
più
sottile
.
È
qui
il
segreto
dello
stile
dell
'
Ariosto
.
Nella
lontananza
del
tempo
e
dello
spazio
,
il
poeta
vede
innanzi
a
sé
un
mondo
meraviglioso
che
in
parte
la
leggenda
,
in
parte
le
capricciose
invenzioni
dei
cantori
han
costruito
attorno
a
Carlo
Magno
.
Egli
vede
l
'
Imperatore
non
già
come
quella
cosa
oscura
del
Pulci
,
che
passeggia
per
la
mastra
sala
impaurito
dei
formidabili
eserciti
dei
Saracini
o
,
più
spesso
,
delle
minacciate
vendette
dei
Paladini
per
i
tradimenti
di
Gano
,
che
lo
mena
per
il
naso
a
sua
posta
:
né
lo
vede
come
il
Bojardo
,
Carlone
rimbambito
,
che
s
'
indugia
a
parlar
con
Angelica
,
affocato
in
volto
e
con
gli
occhi
lustri
,
poiché
si
sente
toccar
l
'
ugola
anche
lui
.
Egli
comprende
che
è
da
farsa
o
da
teatrino
di
marionette
un
imperatore
così
fatto
.
Rida
il
volgo
,
ridano
i
fanciulli
dei
fantocci
.
Il
riso
è
facile
quando
con
burlesca
grossolanità
si
sconci
una
figura
o
si
faccia
comunque
ridicola
violenza
alla
realtà
.
Questo
non
può
voler
l
'
Ariosto
;
e
questo
lo
pone
già
di
gran
lunga
sopra
ai
suoi
predecessori
,
non
solo
,
ma
tanto
alto
forse
,
che
quantunque
egli
poi
si
sforzi
o
di
dissennarsi
o
di
tirar
su
fino
alla
sua
altezza
quella
materia
essa
,
per
ciò
che
ha
in
sé
di
irriducibile
ormai
,
gli
resta
in
parte
di
troppo
inferiore
.
Egli
la
domina
da
assoluto
padrone
e
secondo
l
'
imprevedibile
capriccio
della
sua
meravigliosa
fantasia
creatrice
combina
e
separa
,
associa
e
dissocia
tutti
gli
elementi
ch
'
essa
gli
fornisce
.
Con
questo
giuoco
,
che
maraviglia
e
incanta
per
la
sua
prodigiosa
agilità
,
egli
riesce
a
salvar
sé
e
la
materia
.
Dov
'
egli
può
,
cioè
in
quel
che
han
di
eterno
i
sentimenti
umani
e
le
umane
illusioni
,
egli
s
'
immedesima
tutto
,
fino
a
dar
la
stessa
consistenza
della
realtà
alla
sua
rappresentazione
;
dove
non
può
,
dove
agli
occhi
suoi
stessi
si
scopre
la
irrealità
irreparabile
di
quel
mondo
,
egli
dà
invece
alla
rappresentazione
una
leggerezza
,
quasi
di
sogno
,
che
si
ilara
tutta
d
'
una
sottilissima
ironia
diffusa
,
che
non
rompe
quasi
mai
l
'
incanto
né
di
questa
o
di
quell
'
opera
di
magia
rappresentata
,
né
quello
assai
più
meraviglioso
che
opera
la
magia
del
suo
stile
.
Ecco
,
ho
detto
la
parola
:
la
magia
dello
stile
.
Il
poeta
ha
compreso
che
a
un
solo
patto
si
poteva
dar
coerenza
estetica
e
verità
fantastica
a
quel
mondo
,
ove
appunto
la
magia
ha
tanta
parte
:
a
patto
che
il
poeta
diventasse
un
mago
a
sua
volta
,
e
il
suo
stile
dalla
magia
prendesse
qualità
e
virtù
.
E
c
'
è
l
'
illusione
che
il
poeta
crea
a
noi
,
e
talvolta
anche
a
sé
stesso
,
immedesimandosi
nel
giuoco
fino
ad
abbandonarvisi
tutto
.
Ah
,
quel
giuoco
tanto
gli
par
bello
,
che
bramerebbe
crederlo
realtà
:
non
è
,
pur
troppo
!
Tanto
che
,
di
tratto
in
tratto
,
il
velo
sottilissimo
si
squarcia
;
attraverso
lo
squarcio
la
realtà
vera
,
del
presente
,
si
scopre
,
e
allora
l
'
ironia
diffusa
si
raccoglie
d
'
un
subito
e
con
improvviso
scoppio
s
'
appalesa
.
Questo
scoppio
però
non
stride
,
non
urta
mai
troppo
:
si
presente
sempre
.
E
oltre
alle
illusioni
che
il
poeta
crea
a
noi
e
a
sé
stesso
,
ci
son
quelle
che
i
personaggi
si
creano
e
quelle
che
a
loro
creano
i
maghi
e
le
fate
.
E
tutto
un
giuoco
d
'
illusioni
,
fantasmagorico
.
Ma
la
fantasmagoria
non
è
tanto
nel
mondo
rappresentato
,
che
ha
sovente
,
ripeto
,
la
consistenza
stessa
della
realtà
;
quanto
nello
stile
e
nella
rappresentazione
del
poeta
,
il
quale
con
meraviglioso
accorgimento
ha
compreso
,
che
così
soltanto
,
rivaleggiando
cioè
con
la
stessa
magia
,
poteva
salvar
gli
elementi
irriducibili
della
materia
e
renderli
con
tutto
il
resto
coerenti
.
Ne
vogliamo
una
prova
?
Il
poeta
rivaleggia
con
la
magia
d
'
Atlante
,
nel
canto
XII
:
il
mago
ha
innalzato
un
castello
,
ove
i
cavalieri
si
travagliano
invano
a
cercar
le
loro
donne
ch
'
essi
vi
credono
rapite
;
tre
,
Orlando
,
Ferraù
e
Sacripante
,
vi
cercano
la
finta
immagine
d
'
Angelica
,
che
essi
credon
vera
.
Ebbene
,
il
poeta
,
più
mago
d
'
Atlante
,
fa
che
Angelica
viva
e
vera
entri
in
quel
castello
.
Angelica
che
può
rendersi
vana
come
quella
vana
immagine
creata
da
Atlante
per
magia
.
Quivi
entra
,
che
veder
non
la
può
il
Mago
;
E
cerca
il
tutto
,
ascosa
dal
suo
anello
;
E
trova
Orlando
e
Sacripante
vago
Di
lei
cercar
invan
per
quello
ostello
.
Vede
come
fingendo
la
sua
imago
Atlante
usa
gran
fraude
a
questo
e
a
quello
.
Chi
tor
debba
di
lor
molto
rivolve
Nel
suo
pensier
,
né
ben
se
ne
risolve
.
L
'
anel
trasse
di
bocca
,
e
di
sua
faccia
Levò
dagli
occhi
a
Sacripante
il
velo
.
Credette
a
lui
sol
dimostrarsi
,
e
avvenne
Ch
'
Orlando
e
Ferraù
le
sopravvenne
.
Corser
di
par
tutti
alla
donna
,
quando
Nessun
incantamento
gl
'
impediva
;
Perché
l
'
anel
ch
'
ella
si
pose
in
mano
Fece
d
'
Atlante
ogni
disegno
vano
.
È
una
magia
che
entra
in
un
'
altra
.
Il
poeta
si
avvale
di
quest
'
elemento
,
lo
fa
anzi
siffattamente
suo
,
che
in
un
momento
innanzi
agli
occhi
nostri
illusi
la
realtà
diventa
magia
e
la
magia
realtà
:
appena
Angelica
si
scopre
,
la
realtà
d
'
un
subito
avventa
e
crolla
l
'
incanto
;
sparisce
mercé
l
'
anello
,
ed
ecco
il
castello
d
'
Atlante
assumer
quasi
consistenza
reale
innanzi
a
noi
.
Che
stupenda
finezza
in
questo
giuoco
!
E
giuoco
di
magia
;
ma
la
magia
vera
è
quella
dello
stile
ariostesco
.
Che
ne
volete
più
di
quei
poveri
cavalieri
?
Volgon
pel
bosco
or
quinci
or
quindi
in
fretta
Quelli
scherniti
la
stupida
faccia
.
Chi
li
fa
andare
incontro
a
questi
scherni
e
a
guai
anche
peggiori
?
Ma
l
'
amore
,
signori
miei
,
che
se
non
è
proprio
proprio
una
pazzia
,
tante
pur
ne
fa
fare
,
jeri
come
oggi
,
e
tante
ne
farà
fare
domani
e
sempre
!
Chi
mette
il
piè
su
l
'
amorosa
pania
,
Cerchi
ritrarlo
,
e
non
v
'
inveschi
l
'
ale
;
Ché
non
è
in
somma
Amor
se
non
insania
A
giudizio
de
'
savi
universale
:
E
sebben
come
Orlando
ognun
non
smania
,
Suo
furor
mostra
a
qualch
'
altro
segnale
.
E
quale
è
di
pazzia
segno
più
espresso
,
Che
,
per
altri
voler
,
perder
sé
stesso
?
Vari
gli
effetti
son
;
ma
la
pazzia
E
tutt
'
una
però
,
che
li
fa
uscire
.
Gli
è
come
una
gran
selva
,
ove
la
via
Conviene
a
forza
,
a
chi
vi
va
,
fallire
.
In
questi
due
ultimi
versi
il
poeta
dà
una
perfetta
immagine
del
suo
poema
,
che
poggia
per
tanta
parte
su
quest
'
amore
che
dissenna
.
Fontane
,
giardini
,
castelli
incantati
?
Ma
si
!
Se
sono
oggi
per
noi
larve
inconsistenti
,
furono
come
realtà
per
le
pazzie
che
l
'
Amore
fece
far
jeri
,
là
in
quel
mondo
lontano
;
ridetene
,
se
vi
piace
;
ma
pensate
che
altre
fallaci
immagini
crea
oggi
e
creerà
domani
con
l
'
eterna
magia
delle
sue
illusioni
l
'
Amore
,
a
scherno
e
a
tormento
degli
uomini
.
Se
voi
ridete
di
quelli
,
potreste
ugualmente
ridere
di
voi
.
Frate
,
tu
vai
L
'
altrui
mostrando
,
e
non
vedi
il
tuo
fallo
.
Sotto
la
favola
è
la
verità
.
Vedete
:
il
poeta
non
ha
che
a
gravare
un
tantino
la
mano
,
perché
la
favola
gli
si
muti
in
allegoria
.
E
la
tentazione
è
forte
,
e
qua
e
là
egli
difatti
vi
casca
;
la
,
fantasia
però
subito
lo
risolleva
,
per
fortuna
,
e
lo
richiama
al
giusto
grado
e
al
giusto
tono
,
in
cui
fin
da
principio
s
'
era
messo
:
Dirò
d
'
Orlando
,
Che
per
amor
venne
in
furore
e
matto
D
'
uom
che
sì
saggio
era
stimato
prima
;
Se
da
colei
che
tal
quasi
m
'
ha
fatto
,
Che
'
l
poco
ingegno
ad
ora
ad
or
mi
lima
,
Me
ne
sarà
però
tanto
concesso
Che
mi
basti
a
finir
quanto
ho
promesso
.
E
fin
da
principio
lo
stile
ha
virtù
magica
.
Tutto
il
primo
canto
è
,
nella
rappresentazione
,
fantasmagorico
,
corso
da
lampi
,
d
'
apparizioni
fugaci
.
E
questi
lampi
non
spiazzano
per
abbagliar
soltanto
i
lettori
,
ma
anche
gli
attori
della
scena
.
Ecco
:
ad
Angelica
balza
innanzi
Rinaldo
;
a
Ferraù
,
che
cerca
l
'
elmo
,
l
'
Argalia
;
a
Rinaldo
,
Bajardo
;
a
Sacripante
,
Angelica
;
a
tutt
'
e
due
,
Bradamante
,
e
poi
il
messaggero
,
e
poi
Bajardo
di
nuovo
e
poi
di
nuovo
Rinaldo
.
E
questi
lampi
,
dopo
il
rapidissimo
guizzo
,
si
estinguono
comicamente
,
con
la
frode
dell
'
illusione
improvvisa
.
Il
poeta
esercita
,
cosciente
,
questa
sua
magia
;
non
dà
mai
tempo
;
lascia
questo
e
prende
quello
;
sbalordisce
e
sorride
dello
sbalordimento
altrui
e
de
'
suoi
stessi
personaggi
.
Non
va
molto
Rinaldo
che
si
vede
Saltare
innanzi
il
suo
destrier
feroce
:
Ferma
,
Bajardo
mio
,
deh
ferma
il
piede
!
Ché
l
'
esser
senza
te
troppo
mi
nuoce
.
Per
questo
il
destrier
sordo
a
lui
non
riede
,
Anzi
più
se
ne
va
sempre
veloce
.
Segue
Rinaldo
,
e
d
'
ira
si
distrugge
,
Ma
seguitiamo
Angelica
che
fugge
.
Figurarsi
se
Bajardo
voleva
fermarsi
!
Il
suo
padrone
è
innamorato
,
dunque
è
matto
.
E
Quel
destrier
,
ch
'
avea
ingegno
a
meraviglia
,
capisce
quel
che
il
suo
padrone
nón
può
capire
.
Ecco
:
il
senno
che
l
'
Amore
toglie
agli
uomini
è
dato
dal
poeta
a
una
bestia
.
Nel
c
.
II
(
s
.
20
)
dice
,
a
mo
'
d
'
aggiunta
,
il
destrier
ch
'
avea
intelletto
umano
.
Umano
,
sì
,
ma
intendiamoci
non
d
'
uomo
innamorato
!
Non
giurerei
proprio
che
qui
non
ci
sia
una
punta
di
.
satira
.
L
'
ironia
del
poeta
è
una
sottilissima
sega
,
che
ha
tanti
denti
,
e
anche
quello
della
satira
,
che
morde
un
po
'
tutti
,
fino
fino
,
sotto
sotto
,
a
cominciar
dal
cardinale
Ippolito
,
suo
padrone
.
Oh
gran
bontà
dei
cavalieri
antiqui
!
Vi
par
che
qui
l
'
ironia
consista
soltanto
nel
fatto
che
Ferraù
e
Rinaldo
,
dopo
essersi
picchiati
a
quel
modo
che
sapete
,
cavalchino
insieme
,
come
se
nulla
fosse
stato
?
Il
Rajna
dice
che
i
romanzi
francesi
recano
in
buona
fede
molti
esempii
di
siffatte
magnanime
cortesie
,
e
tre
ne
reca
dal
Tristan
per
concludere
:
Questa
è
la
cortesia
e
la
lealtà
dei
cavalieri
di
Brettagna
.
Benissimo
!
Ma
non
già
dei
due
cavalieri
dell
'
Ariosto
,
che
non
dimostrano
ombra
di
cavalleria
.
Per
intenderlo
,
bisogna
pensare
a
che
cosa
avrebbe
potuto
rispondere
Ferraù
alla
proposta
di
Rinaldo
di
smettere
il
duello
:
io
non
combatto
per
una
preda
,
io
combatto
per
difendere
una
donna
che
m
'
invoca
ajuto
;
e
se
io
son
riuscito
a
difenderla
,
non
ho
combattuto
invano
.
Un
buon
cavaliere
antico
,
veramente
nobile
,
avrebbe
risposto
cosa
.
Ma
tanto
Rinaldo
quanto
Ferraù
non
vedono
in
Angelica
che
una
preda
da
appropriarsi
,
e
poiché
questa
è
uscita
lor
di
mano
,
s
'
ajutano
entrambi
a
rintracciarla
con
un
criterio
molto
positivo
e
pochissimo
cavalleresco
.
Quella
esclamazione
dunque
oh
gran
bontà
dei
cavalieri
antiqui
!
è
veramente
ironica
e
suona
irrisione
.
Tanto
è
vero
,
che
poco
dopo
,
nel
c
.
II
,
ripetendosi
la
medesima
situazione
del
duello
interrotto
per
la
stessa
ragione
,
Rinaldo
lascia
Sacripante
a
piedi
:
E
dove
aspetta
il
suo
Bajardo
,
passa
,
E
sopra
vi
si
lancia
,
e
via
galoppa
;
Né
al
cavalier
,
ch
'
a
piè
nel
bosco
lassa
,
Pur
dice
addio
,
non
che
lo
'
nviti
in
groppa
.
Ripetete
sul
serio
,
se
vi
riesce
,
dopo
questo
:
Oh
gran
bontà
dei
cavalieri
antiqui
!
Il
poeta
scherza
,
e
con
quel
povero
re
di
Circassia
,
quel
d
'
amor
travagliato
Sacripante
,
lo
scherzo
del
poeta
è
veramente
crudele
e
passa
la
parte
.
Già
,
come
lo
dipinge
:
Un
ruscello
?
Parean
le
guance
,
e
'
l
petto
un
Mongibello
!
Gli
pone
accanto
,
benigna
,
colei
per
cui
si
duole
(
è
curioso
veramente
il
notare
a
quali
aberrazioni
poté
essere
condotto
il
Rajna
dalla
smania
di
sorprendere
a
ogni
costo
il
poeta
del
Furioso
con
le
mani
nel
sacco
altrui
.
A
proposito
di
questo
episodio
di
Sacripante
e
Angelica
,
cita
nientemeno
che
12
esemplari
,
che
l
'
Ariosto
avrebbe
dovuto
aver
presenti
.
E
non
si
accorge
ch
'
è
stupido
senz
'
altro
il
ravvicinamento
di
queste
pretese
fonti
,
poiché
nell
'
Ariosto
,
invece
del
solito
cavaliere
che
ascolta
furtivo
i
lamenti
,
abbiamo
Angelica
,
proprio
lei
in
persona
.
Ma
questo
ha
il
coraggio
di
notare
il
Rajna
è
una
differenza
di
sommo
momento
per
Sacripante
,
ma
secondaria
per
noi
.
Già
!
come
dire
che
,
se
veramente
il
Tasso
ebbe
presente
il
battesimo
di
Sorgalis
nei
Chétifs
a
proposito
del
battesimo
di
Clorinda
,
è
differenza
secondaria
che
Tancredi
battezzi
Clorinda
in
luogo
di
un
altro
cavaliere
qualsiasi
!
Sapete
quali
sono
invece
le
parti
sostanziali
?
Erba
,
alberi
,
acqua
,
se
è
giorno
o
notte
,
e
simili
altre
amenità
.
Come
se
Angelica
non
fosse
nel
bosco
fin
dal
principio
del
canto
!
Avrebbe
potuto
risparmiarsi
il
Rajna
tanto
sfoggio
di
erudizione
e
venir
senz
'
altro
all
'
episodio
di
Prasildo
nel
Bojardo
.
La
differenza
però
rimane
sempre
sostanziale
.
L
'
Ariosto
prende
un
verso
al
Bojardo
:
Che
avria
spezzato
un
sasso
di
pietade
;
ma
glielo
corregge
così
:
Che
avrebbe
di
pietà
spezzato
un
sasso
.
Ecco
tutto
)
.
Poi
,
sotto
gli
occhi
di
Angelica
,
lo
fa
buttare
in
terra
miseramente
da
un
cavaliere
che
passa
di
corsa
;
e
Angelica
non
ha
ancor
finito
di
confortarlo
con
fine
ironia
,
attribuendo
cioè
,
al
solito
,
la
colpa
della
caduta
al
cavallo
,
che
gli
fa
dare
il
calcio
dell
'
asino
da
quel
messaggero
che
sopravviene
afflitto
e
stanco
su
un
ronzino
:
Tu
déi
saper
che
ti
levò
di
sella
L
'
alto
valor
d
'
una
gentil
donzella
.
C
'
è
da
morirne
!
Ma
non
basta
:
ecco
Rinaldo
;
Angelica
fugge
;
e
il
povero
Sacripante
,
re
di
Circassia
,
resta
scornato
,
bastonato
e
a
piedi
.
Ma
alla
fin
fine
può
consolarsi
,
che
non
avvengono
soltanto
a
lui
simili
disgrazie
.
Ad
altri
ne
occorrono
anche
di
peggiori
.
Ce
n
'
è
per
tutti
!
Il
poeta
si
spassa
a
rappresentar
la
frode
delle
varie
illusioni
e
a
frodar
anche
i
maghi
che
le
frodi
ordiscono
.
È
un
mondo
in
balia
dell
'
amore
,
della
magia
,
della
fortuna
;
che
ne
volete
?
E
come
dell
'
amore
le
pazzie
e
della
magia
gl
'
inganni
,
egli
rappresenta
della
fortuna
la
mutabilità
.
Ferraù
,
staccatosi
al
bivio
da
Rinaldo
,
gira
gira
,
si
ritrova
onde
si
tolse
,
e
poiché
non
spera
di
ritrovar
la
donna
,
si
scorda
le
botte
date
e
ricevute
,
la
tenzone
differita
,
e
si
rimette
a
cercar
l
'
elmo
che
gli
era
caduto
nell
'
acqua
.
Or
se
fortuna
(
quel
che
non
volesti
Far
tu
)
pone
ad
effetto
il
voler
mio
,
Non
ti
turbar
,
gli
grida
l
'
Argalia
emerso
dalle
onde
con
l
'
elmo
in
mano
,
l
'
elmo
caduto
a
Ferraù
giusto
dove
il
cadavere
dell
'
Argalia
era
stato
gittato
.
Un
tratto
che
a
noi
non
suona
comicamente
,
ma
che
forse
poteva
sonar
comico
a
coloro
che
avevan
dimestichezza
col
poema
e
i
personaggi
del
Bojardo
,
è
nei
versi
che
dipingono
l
'
orrore
di
Ferraù
all
'
apparir
dell
'
ombra
d
'
Argalia
:
Ogni
pelo
arricciosse
E
scolorosse
al
Saracino
il
viso
.
Ora
Ferraguto
era
stato
raffigurato
dal
Bojardo
,
Tutto
ricciuto
e
ner
come
carbone
.
Gli
si
poteva
arricciare
il
pelo
e
scolorir
il
viso
?
Non
giuoca
forse
anche
qui
,
dunque
,
il
poeta
?
L
'
altro
contendente
,
Rinaldo
,
spedito
da
Carlo
in
Bretagna
per
ajuti
e
distolto
così
d
'
andar
cercando
Angelica
Che
gli
avea
il
cor
di
mezzo
il
petto
tolto
,
arrivato
a
Calesse
,
lo
stesso
giorno
,
Contro
la
volontà
d
'
ogni
nocchiero
,
Pel
gran
desir
che
di
tornare
avea
,
Entrò
nel
mar
ch
'
era
turbato
e
fiero
;
ma
,
sissignori
,
spinto
dal
vento
nella
Scozia
,
si
scorda
di
Angelica
,
si
scorda
di
Carlo
e
della
gran
fretta
che
avea
di
ritornare
,
e
s
'
affonda
solo
nella
gran
Selva
Caledonia
,
facendo
ora
una
,
ora
un
'
altra
via
Dove
più
aver
strane
avventure
pensa
.
E
capitato
a
una
badia
,
prima
mangia
,
poi
domanda
all
'
abbate
come
si
possano
ritrovare
queste
avventure
per
dimostrarsi
valente
.
E
i
monachi
e
l
'
Abbate
:
Risposongli
,
ch
'
errando
in
quelli
boschi
,
Trovar
potria
strane
avventure
e
molte
:
Ma
come
i
luoghi
,
i
fati
ancor
son
foschi
;
Ché
non
se
n
'
ha
notizia
le
più
volte
.
Cerca
,
diceano
,
andar
dove
conoschi
Che
l
'
opre
tue
non
restino
sepolte
,
Acciò
dietro
al
periglio
e
alla
fatica
Segua
la
fama
,
e
il
debito
ne
dica
.
Il
Rajna
qua
si
compiace
nel
notare
che
mai
un
barone
del
ciclo
di
Carlo
Magno
fu
convertito
così
espressamente
in
Cavaliere
Errante
come
in
questo
caso
,
ma
non
può
non
avvertire
che
le
parole
degli
ospiti
dànno
tuttavia
a
conoscere
come
lo
spirito
della
cavalleria
romanzesca
sia
ormai
svanito
poiché
sempre
per
i
principali
tra
gli
Erranti
la
modestia
è
uno
dei
primissimi
doveri
,
tal
che
nulla
è
tanto
difficile
,
quanto
indurli
a
confessarsi
autori
di
qualche
opera
gloriosa
,
e
anche
quando
essi
si
trovano
dinanzi
a
migliaja
di
spettatori
,
procurano
di
celarsi
con
ignote
divise
;
cavalcano
quasi
sempre
sconosciuti
,
mutando
spesso
di
insegne
,
e
nascondendosi
molte
volte
anche
agli
amici
più
cari
e
più
fidi
.
E
allora
?
Non
dobbiamo
arguire
che
qui
ci
sia
un
'
intenzione
satirica
,
e
che
anzi
questa
intenzione
sia
stata
così
forte
nel
poeta
,
da
farlo
venir
meno
una
volta
tanto
alle
condizioni
serie
dell
'
arte
,
che
pure
egli
più
di
tutti
suoi
rispettare
?
L
'
incoerenza
estetica
,
difatti
,
nella
condotta
di
Rinaldo
è
lampantissima
e
inescusabile
,
il
personaggio
non
apparisce
libero
,
ma
soggetto
all
'
intenzione
dell
'
autore
.
Ho
voluto
notar
questo
perché
mi
sembra
che
troppo
si
tenda
,
da
qualche
tempo
in
qua
,
a
sforzare
i
termini
dell
'
immedesimazione
del
poeta
con
la
sua
materia
.
Certo
è
difficilissimo
vederli
netti
e
precisi
,
questi
termini
.
Ma
non
li
vede
affatto
,
secondo
me
,
o
ha
ben
poco
chiaro
il
lume
del
discorso
,
chi
,
riconoscendo
com
'
è
giusto
l
'
immedesimazione
del
poeta
col
suo
mondo
,
nega
l
'
ironia
o
in
gran
parte
la
esclude
o
gli
dà
poca
importanza
.
Bisogna
riconoscere
l
'
una
cosa
e
l
'
altra
l
'
immedesimazione
e
l
'
ironia
poiché
nell
'
accordo
,
se
non
sempre
perfetto
quasi
sempre
però
raggiunto
,
d
'
entrambe
queste
cose
a
prima
vista
contrarie
,
sta
,
ripeto
,
il
segreto
dello
stile
ariostesco
.
L
'
immedesimazione
del
poeta
col
suo
mondo
consiste
in
questo
,
che
egli
con
la
fantasia
potente
vede
,
digrossato
,
finito
anzi
in
ogni
contorno
,
preciso
,
limpido
,
ordinato
e
vivo
,
quel
mondo
che
altri
aveva
messo
insieme
grossolanamente
e
aveva
popolato
di
esseri
,
che
,
o
per
la
loro
goffaggine
o
per
la
loro
sciocchezza
o
per
la
puerile
loro
incoerenza
,
ecc
.
non
potevano
in
alcun
modo
esser
presi
sul
serio
neppure
dai
loro
stessi
autori
;
e
poi
di
maghi
e
di
fate
e
di
mostri
che
,
naturalmente
,
ne
accrescevano
la
irrealità
e
la
inverosimiglianza
.
Il
poeta
toglie
questi
esseri
dal
loro
stato
di
fantocci
o
di
fantasmi
,
dà
loro
consistenza
e
coerenza
,
vita
e
carattere
.
Obbedisce
fin
qui
alla
propria
fantasia
,
istintivamente
.
Poi
subentra
la
speculazione
.
C
'
è
,
ho
detto
,
un
elemento
irriducibile
in
quel
mondo
,
un
elemento
cioè
che
il
poeta
non
riesce
a
oggettivar
seriamente
,
senza
mostrar
coscienza
della
irrealità
di
esso
.
Con
quel
meraviglioso
accorgimento
,
di
cui
ho
fatto
parola
più
su
,
egli
però
s
'
industria
di
renderlo
coerente
con
tutto
il
resto
.
Ma
non
sempre
in
questo
giuoco
la
fantasia
lo
assiste
.
E
allora
egli
s
'
ajuta
con
la
speculazione
:
la
vita
perde
il
movimento
spontaneo
,
diventa
macchina
,
allegoria
.
E
uno
sforzo
.
Il
poeta
intende
di
dare
una
certa
consistenza
a
quelle
costruzioni
fantastiche
,
di
cui
sente
la
irrealità
irriducibile
,
per
mezzo
di
una
dirò
così
impalcatura
morale
.
Sforzo
vano
e
malinteso
,
perché
il
solo
fatto
di
dar
senso
allegorico
a
una
rappresentazione
dà
a
veder
chiaramente
che
già
si
tien
questa
in
conto
di
favola
che
non
ha
alcuna
verità
né
fantastica
né
effettiva
,
ed
è
fatta
per
la
dimostrazione
di
una
verità
morale
.
C
'
è
da
giurare
che
al
poeta
non
prema
affatto
la
dimostrazione
d
'
alcuna
verità
morale
,
e
che
quelle
allegorie
siano
nel
poema
suggerite
dalla
riflessione
,
per
rimedio
.
Quello
era
il
mondo
;
quelli
,
gli
elementi
,
ch
'
esso
offriva
.
L
'
elemento
della
magia
,
del
meraviglioso
cavalleresco
non
si
poteva
in
alcun
modo
eliminare
senza
snaturare
al
tutto
quel
mondo
.
E
allora
il
poeta
o
cerca
di
ridurlo
a
simbolo
,
o
senz
'
altro
lo
accoglie
,
ma
naturalmente
con
un
sentimento
ironico
.
Un
poeta
può
,
non
credendo
alla
realtà
della
propria
creazione
,
rappresentarla
come
se
ci
credesse
,
cioè
non
mostrare
affatto
coscienza
della
irrealità
di
essa
;
può
rappresentar
come
vero
un
suo
mondo
affatto
fantastico
,
di
sogno
,
regolato
da
leggi
sue
proprie
,
e
,
secondo
queste
leggi
,
perfettamente
logico
o
coerente
.
Quando
un
poeta
si
mette
in
codeste
condizioni
,
il
critico
non
deve
più
vedere
se
quel
che
il
poeta
gli
ha
posto
innanzi
è
vero
o
è
sogno
,
ma
se
come
sogno
è
vero
;
poiché
il
poeta
non
ha
voluto
rappresentare
una
realtà
effettiva
,
ma
un
sogno
che
avesse
apparenza
di
realtà
,
s
'
intende
di
sogno
,
fantastica
,
non
effettiva
.
Ora
questo
non
è
il
caso
dell
'
Ariosto
.
In
più
d
'
un
punto
,
come
abbiamo
già
notato
,
egli
mostra
apertamente
coscienza
della
irrealità
della
sua
creazione
,
la
mostra
anche
dove
all
'
elemento
meraviglioso
di
quel
mondo
dà
valore
morale
e
consistenza
logica
,
non
fantastica
.
Il
poeta
non
vuol
creare
e
rappresentare
come
vero
un
sogno
;
non
è
preoccupato
soltanto
della
verità
fantastica
del
suo
mondo
,
è
preoccupato
anche
della
realtà
effettiva
;
non
vuole
che
quel
suo
mondo
sia
popolato
di
larve
o
di
fantocci
,
ma
di
uomini
vivi
e
veri
,
mossi
e
agitati
dalle
nostre
stesse
passioni
;
il
poeta
in
somma
vede
,
non
le
condizioni
di
quel
passato
leggendario
divenute
realtà
fantastica
nella
sua
visione
,
ma
le
ragioni
del
presente
,
trasportate
e
investite
in
quel
mondo
lontano
.
Ora
naturalmente
,
allorché
esse
vi
trovano
elementi
capaci
di
accoglierle
,
la
realtà
fantastica
si
salva
;
ma
allorché
non
li
trovano
,
per
la
irriducibilità
stessa
di
quegli
elementi
,
l
'
ironia
scoppia
,
inevitabile
,
e
quella
realtà
si
frange
.
Quali
sono
queste
ragioni
del
presente
?
Sono
le
ragioni
del
buon
senso
,
di
cui
il
poeta
è
dotato
;
sono
le
ragioni
della
vita
entro
i
limiti
della
possibilità
naturale
:
limiti
che
in
parte
la
leggenda
,
in
gran
parte
il
capriccioso
arbitrio
di
rozzi
e
volgari
cantatori
aveva
balordamente
,
goffamente
o
grottescamente
violati
;
sono
le
ragioni
del
tempo
,
in
fine
,
in
cui
il
poeta
vive
.
Abbiamo
veduto
Ferraù
e
Rinaldo
a
cavallo
insieme
,
guidati
com
'
ho
detto
da
un
criterio
molto
positivo
e
pochissimo
cavalleresco
;
abbiamo
ascoltato
il
consiglio
dell
'
abbate
a
Rinaldo
in
cerca
d
'
avventure
;
tant
'
altri
esempii
potremmo
recare
;
ma
basterà
senz
'
altro
quello
della
volata
di
Ruggiero
su
l
'
ippogrifo
.
Anche
quando
il
poeta
con
la
magia
dello
stile
riesce
a
dar
consistenza
di
realtà
a
quell
'
elemento
meraviglioso
,
levandosi
poi
a
un
volo
troppo
alto
in
questa
realtà
fantastica
,
tutt
'
a
un
tratto
,
quasi
temesse
d
'
averne
lui
stesso
o
chi
l
'
ascolta
il
capogiro
,
precipita
a
posarsi
su
la
realtà
effettiva
,
rompendo
così
l
'
incanto
della
fantastica
.
Ruggiero
vola
sublime
su
l
'
ippogrifo
;
ma
anche
dalla
sublimità
di
quel
volo
il
poeta
avvista
in
terra
le
ragioni
del
presente
,
che
gli
gridano
:
Cala
!
cala
!
Non
crediate
,
Signor
,
che
però
stia
Per
sì
lungo
cammin
sempre
su
l
ale
:
Ogni
sera
all
'
albergo
se
ne
gìa
Schivando
a
suo
poter
d
'
alloggiar
male
.
E
quest
'
ippogrifo
è
vero
?
proprio
vero
?
Lo
rappresenta
cioè
il
poeta
senza
mostrare
affatto
coscienza
dell
'
irrealità
di
esso
?
Lo
vede
la
prima
volta
calar
dal
castello
d
'
Atlante
sui
Pirenei
,
con
in
groppa
il
mago
,
e
dice
che
si
il
castello
,
come
castello
,
non
era
vero
,
era
finto
,
opera
di
magia
;
ma
l
'
ippogrifo
no
,
l
'
ippogrifo
era
vero
e
naturale
.
Proprio
vero
?
proprio
naturale
?
Ma
sì
,
generato
da
un
grifo
e
da
una
giumenta
.
Sono
animali
che
vengono
nei
monti
Rifei
.
Ah
sì
?
proprio
proprio
?
e
come
va
che
non
se
ne
vedono
mai
?
Oh
Dio
;
ne
vengono
,
ma
rari
...
Quest
'
attenuazione
,
prettamente
ironica
,
mi
fa
pensare
a
quella
farsa
napoletana
,
ove
un
impostore
si
lagna
delle
sue
sciagure
,
e
tra
le
altre
,
di
quella
del
padre
,
che
,
prima
di
morire
,
penò
tanto
,
ridotto
a
vivere
,
poveretto
,
non
so
per
quanti
mesi
senza
fegato
:
all
'
osservazione
,
che
senza
fegato
non
si
può
vivere
,
concede
che
sì
,
ne
aveva
,
ma
poco
,
ecco
!
Così
gl
'
ippogrifi
;
ne
vengono
;
ma
rari
!
Proprio
da
impostore
,
il
poeta
non
vuol
passare
.
Ha
l
'
aria
di
dirvi
:
Signori
miei
,
di
codeste
fole
io
non
posso
farne
a
meno
,
bisogna
pure
che
c
'
entrino
,
nel
mio
poema
;
e
bisogna
che
io
,
fin
dove
posso
,
mostri
di
crederci
.
Ecco
qua
la
gran
muraglia
che
cinge
la
città
d
'
Alcina
:
Par
che
la
sua
altezza
a
ciel
s
'
aggiunga
E
d
'
oro
sia
dall
'
alta
cima
a
terra
.
Ma
come
?
Una
muraglia
di
tal
fatta
,
tutta
d
'
oro
?
Alcun
dal
mio
parer
qui
si
dilunga
E
dice
ch
'
ella
è
alchimia
;
e
forse
ch
'
erra
,
Ed
anco
forse
meglio
di
me
intende
:
A
me
par
oro
,
poiché
sì
risplende
.
Come
ve
lo
deve
dir
meglio
il
poeta
?
Sa
come
voi
che
non
è
tutt
'.pro,
quel
che
luce
;
ma
a
lui
oro
deve
parere
,
poiché
si
risplende
...
.
Per
intonarsi
quanto
più
può
con
quel
mondo
,
fin
da
principio
s
'
è
dichiarato
matto
come
il
suo
eroe
.
È
tutto
un
giuoco
di
continui
accomodamenti
per
stabilir
l
'
accordo
tra
sé
e
la
materia
,
tra
le
condizioni
inverosimili
di
quel
passato
leggendario
e
le
ragioni
del
presente
.
Dice
:
Chi
va
lontan
dalla
sua
patria
,
vede
Cose
da
quel
che
già
credea
,
lontane
;
Che
narrandole
poi
,
non
se
gli
crede
,
E
stimato
bugiardo
ne
rimane
;
Ché
'
l
sciocco
vulgo
non
gli
vuol
dar
fede
,
Se
non
le
vede
e
tocca
chiare
e
piane
.
Per
questo
io
so
che
l
'
inesperienza
Farà
al
mio
canto
dar
poca
credenza
.
Poca
o
molta
ch
'
io
ci
abbia
non
bisogna
Ch
'
io
ponga
mente
al
vulgo
sciocco
e
ignaro
.
A
voi
so
ben
che
non
parrà
menzogna
Che
'
l
lume
del
discorso
avete
chiaro
.
Qui
aver
chiaro
il
lume
del
discorso
significa
saper
leggere
sotto
il
velame
dei
versi
.
Siamo
nel
canto
d
'
Alcina
:
e
il
poeta
ci
suggerisce
:
S
'
io
dico
Alcina
,
s
'
io
dico
Melissa
,
s
'
io
dico
Erifilla
,
s
'
io
dico
l
'
iniqua
frotta
,
o
Logistilla
,
Andronica
o
Fronesia
o
Dicilla
o
Sofrosina
,
voi
intendete
bene
a
che
cosa
io
voglia
alludere
.
È
un
altro
espediente
(
non
felice
)
per
stabilir
l
'
accordo
,
ma
che
pure
,
come
tutti
gli
altri
,
scopre
l
'
ironia
del
poeta
,
cioè
la
coscienza
della
irrealità
della
sua
creazione
.
Dove
l
'
accordo
non
si
può
stabilire
,
questa
ironia
però
non
scoppia
mai
stridula
o
stonata
,
appunto
perché
l
'
accordo
è
sempre
nell
'
intenzione
del
poeta
,
e
quest
'
intenzione
d
'
accordo
è
per
sé
stessa
ironica
.
L
'
ironia
è
nella
visione
che
il
poeta
ha
,
non
solo
di
quel
mondo
fantastico
,
ma
della
vita
stessa
e
degli
uomini
.
Tutto
è
favola
e
tutto
è
vero
,
poiché
è
fatale
che
noi
crediamo
vere
le
vane
parvenze
che
spirano
dalle
nostre
illusioni
e
dalle
passioni
nostre
;
illudersi
può
esser
bello
,
ma
del
troppo
immaginare
si
piange
poi
sempre
la
frode
:
e
questa
frode
ci
appare
comica
o
tragica
secondo
il
grado
della
partecipazione
nostra
ai
casi
di
chi
la
subisce
,
secondo
l
'
interesse
o
la
simpatia
che
quella
passione
o
quell
'
illusione
ci
suscitano
,
secondo
gli
effetti
che
quella
frode
produce
.
Così
avviene
che
noi
vediamo
il
sentimento
ironico
del
poeta
mostrarsi
anche
sotto
un
altro
aspetto
nel
poema
,
non
più
spiccato
ed
evidente
,
ma
attraverso
la
rappresentazione
stessa
,
in
cui
è
riuscito
a
trasfondersi
per
modo
che
essa
così
si
senta
e
così
si
voglia
.
Il
sentimento
ironico
,
in
somma
,
oggettivato
,
spira
dalla
rappresentazione
stessa
anche
là
dove
il
poeta
non
mostra
apertamente
coscienza
della
irrealità
di
essa
.
Ecco
qua
Bradamante
in
cerca
del
suo
Ruggiero
:
per
salvarlo
,
ha
corso
rischio
di
perire
per
mano
del
maganzese
Pinabello
;
il
poeta
le
fa
soffrire
insieme
coi
lettori
il
supplizio
di
sentirsi
predire
e
di
vedersi
mostrare
a
dito
dalla
maga
Melissa
tutti
gl
'
illustri
suoi
discendenti
;
e
poi
va
,
va
per
monti
inaccessibili
,
sale
balze
,
traversa
torrenti
,
arriva
al
mare
,
trova
l
'
albergo
ov
'
è
Brunello
(
e
qui
non
dice
se
ella
vi
mangia
)
;
riprende
la
via
Di
monte
in
monte
e
d
'
uno
in
altro
bosco
,
e
si
riduce
fin
sui
Pirenei
;
s
'
impadronisce
dell
'
anello
;
lotta
con
Atlante
;
riesce
a
romper
l
'
incanto
;
scioglie
in
fumo
il
castello
del
mago
;
e
,
sissignori
,
dopo
aver
corso
tanto
,
dopo
essersi
tanto
affannata
e
travagliata
,
si
vede
portar
via
dall
'
ippogrifo
il
suo
Ruggiero
liberato
.
Non
le
resta
che
ricevere
le
congratulazioni
di
coloro
ch
'
ella
non
s
'
era
curata
di
liberare
!
Ma
neanche
queste
,
perché
:
Le
donne
e
i
cavalier
si
trovar
fuora
Delle
superbe
stanze
alla
campagna
E
furon
di
lor
molte
a
cui
ne
dolse
;
Che
tal
franchezza
un
gran
piacer
lor
tolse
.
L
'
Ariosto
non
aggiunge
altro
.
Un
vero
umorista
non
si
sarebbe
lasciata
sfuggire
la
stupenda
occasione
di
descrivere
gli
effetti
nelle
donne
e
nei
cavalieri
dell
'
improvviso
sciogliersi
dell
'
incanto
,
del
ritrovarsi
alla
campagna
,
e
il
dolore
del
perduto
bene
della
schiavitù
per
una
libertà
che
dal
bel
sogno
li
faceva
piombare
nella
realtà
nuda
e
cruda
.
La
descrizione
manca
affatto
.
Il
poeta
si
compiace
in
un
'
altra
descrizione
,
invece
,
come
già
Atlante
si
compiaceva
di
scherzare
coi
cavalieri
che
venivano
a
sfidarlo
;
voglio
dire
nella
descrizione
comica
di
tutti
quei
liberati
,
che
vorrebbero
impadronirsi
dell
'
ippogrifo
,
il
quale
li
mena
per
la
campagna
:
Come
fa
la
cornacchia
in
secca
arena
Che
seco
il
cane
or
qua
or
là
si
mena
.
Perché
manca
quell
'
altra
descrizione
?
Ma
perché
il
poeta
si
è
posto
fin
da
principio
,
rispetto
alla
sua
materia
,
in
condizioni
del
tutto
opposte
a
quelle
in
cui
si
sarebbe
messo
un
umorista
.
Egli
schiva
il
contrasto
e
cerca
l
'
accordo
tra
le
ragioni
del
presente
e
le
condizioni
favolose
di
quel
mondo
passato
:
lo
ottiene
sì
,
ironicamente
,
perché
,
com
'
ho
detto
,
è
per
sé
stessa
ironica
quell
'
intenzione
d
'
accordo
;
ma
l
'
effetto
è
che
quelle
condizioni
non
si
affermano
come
realtà
nella
rappresentazione
,
si
sciolgono
,
per
dirla
col
De
Sanctis
,
nell
'
ironia
,
la
quale
,
distruggendo
il
contrasto
,
non
può
più
drammatizzarsi
comicamente
,
ma
resta
comica
,
senza
dramma
.
Si
affermano
invece
le
ragioni
del
presente
trasportate
e
investite
negli
elementi
di
quel
mondo
lontano
capaci
d
'
accogliere
,
e
allora
possiamo
anche
avere
il
dramma
,
ma
seriamente
e
finanche
tragicamente
rappresentato
:
Ginevra
,
Olimpia
,
la
pazzia
d
'
Orlando
.
I
due
elementi
comico
e
tragico
non
si
fondono
mai
.
Si
fonderanno
in
un
'
opera
,
nella
quale
il
poeta
,
ben
lungi
dal
mostrar
coscienza
della
irrealità
di
quel
mondo
fantastico
;
ben
lungi
dal
cercar
con
esso
l
'
accordo
,
che
di
necessità
non
è
possibile
se
non
ironicamente
,
palesata
in
tanti
modi
la
coscienza
di
quella
irrealità
;
ben
lungi
dal
trasportare
in
quel
mondo
fantastico
le
ragioni
del
presente
per
investirne
gli
elementi
capaci
d
'
accoglierle
;
darà
a
questo
mondo
fantastico
del
passato
consistenza
di
persona
viva
,
corpo
,
e
lo
chiamerà
Don
Quijote
,
e
gli
porrà
in
mente
e
gli
darà
per
anima
tutte
quelle
fole
e
lo
porrà
in
contrasto
,
in
urto
continuo
e
doloroso
col
presente
.
Doloroso
,
perché
il
poeta
sentirà
viva
e
vera
entro
di
sé
questa
sua
creatura
e
soffrirà
con
essa
dei
contrasti
e
degli
urti
.
A
chi
cerca
contatti
e
somiglianze
tra
l
'
Ariosto
e
il
Cervantes
,
basterà
semplicemente
por
bene
in
chiaro
in
due
parole
le
condizioni
in
cui
fin
da
principio
il
Cervantes
ha
messo
il
suo
eroe
e
quelle
in
cui
s
'
è
messo
l
'
Ariosto
.
Don
Quijote
non
finge
di
credere
,
come
l
'
Ariosto
,
a
quel
mondo
meraviglioso
delle
leggende
cavalleresche
:
ci
crede
sul
serio
;
lo
porta
,
lo
ha
in
sé
quel
mondo
,
che
è
la
sua
realtà
,
la
sua
ragion
d
'
essere
.
La
realtà
che
porta
e
sente
in
sé
l
'
Ariosto
è
ben
altra
;
e
con
questa
realtà
in
sé
,
egli
è
come
sperduto
nella
leggenda
.
Don
Quijote
,
invece
,
che
ha
in
sé
la
leggenda
,
è
come
sperduto
nella
realtà
.
Tanto
è
vero
che
,
per
non
vaneggiar
del
tutto
,
per
ritrovarsi
in
qualche
modo
,
così
sperduti
come
sono
,
l
'
uno
si
mette
a
cercar
la
realtà
nella
leggenda
;
l
'
altro
,
la
leggenda
nella
realtà
.
Come
si
vede
,
son
due
condizioni
al
tutto
opposte
.
Sì
:
vi
dice
Don
Quijote
,
i
molini
a
vento
son
molini
a
vento
,
ma
sono
anche
giganti
:
non
io
,
Don
Quijote
,
ho
scambiato
per
giganti
i
molini
a
vento
;
ma
il
mago
Freston
ha
cangiato
in
molini
a
vento
i
giganti
.
Ecco
la
leggenda
nella
realtà
evidente
.
Sì
:
vi
dice
l
'
Ariosto
,
Ruggiero
vola
su
l
'
ippogrifo
:
il
mago
Freston
,
cioè
la
stramba
immaginazione
dei
miei
antecessori
,
ha
cacciato
dentro
a
questo
mondo
anche
bestie
siffatte
,
e
bisogna
ch
'
io
ci
faccia
volar
su
il
mio
Ruggiero
:
però
vi
dico
che
ogni
sera
egli
se
ne
va
all
'
albergo
e
schiva
a
suo
potere
d
'
alloggiar
male
.
Ecco
nella
leggenda
evidente
la
realtà
.
Ma
intanto
,
altro
è
fingere
di
credere
,
altro
è
credere
sul
serio
.
Quella
finzione
,
per
sé
stessa
ironica
,
può
condurre
a
un
accordo
con
la
leggenda
,
la
quale
,
o
si
scioglie
facilmente
nell
'
ironia
,
come
abbiamo
veduto
,
o
con
un
procedimento
inverso
a
quello
fantastico
,
cioè
con
una
impalcatura
logica
,
si
lascia
ridurre
a
parvenza
di
realtà
.
La
realtà
vera
,
invece
,
se
per
un
momento
si
lascia
alterare
in
forme
inverosimili
dalla
contemplazione
fantastica
d
'
un
maniaco
,
resiste
e
rompe
il
naso
,
se
questo
maniaco
non
si
contenta
più
di
contemplarla
a
suo
modo
da
lontano
,
ma
viene
a
darvi
di
cozzo
.
Altro
è
abbattersi
a
un
castello
finto
,
che
si
lascia
a
un
tratto
sciogliere
in
fumo
,
altro
a
un
molino
a
vento
vero
,
che
non
si
lascia
atterrare
come
un
gigante
immaginario
.
Mire
vuestra
merced
,
grida
Sancho
al
suo
padrone
,
que
aquellos
que
allí
se
parecen
,
no
son
gigantes
,
sino
molinos
de
viento
,
y
lo
que
en
ellos
parecen
brazos
son
las
aspas
,
que
volteadas
del
viento
hacen
andar
la
piedra
del
molino
.
Ma
Don
Quijote
volge
uno
sguardo
compassionevole
al
suo
panciuto
scudiero
,
e
grida
ai
molini
:
-
Pues
aunque
moveis
mas
bragos
que
los
del
gigante
Briareo
,
me
lo
habeis
de
pagar
.
La
paga
lui
,
ohimè
.
E
noi
ridiamo
.
Ma
il
riso
che
qua
scoppia
per
quest
'
urto
con
la
realtà
è
ben
diverso
di
quello
che
nasce
là
per
l
'
accordo
che
il
poeta
cerca
con
quel
mondo
fantastico
per
mezzo
dell
'
ironia
,
che
nega
appunto
la
realtà
di
quel
mondo
.
L
'
uno
è
il
riso
dell
'
ironia
,
l
'
altro
il
riso
dell
'
umorismo
.
Allorché
Orlando
urta
anche
lui
contro
la
realtà
e
smarrisce
del
tutto
il
senno
,
getta
via
le
armi
,
si
smaschera
,
si
spoglia
d
'
ogni
apparato
leggendario
,
e
precipita
,
uomo
nudo
,
nella
realtà
.
Scoppia
la
tragedia
.
Nessuno
può
ridere
del
suo
aspetto
e
de
'
suoi
atti
;
quanto
vi
può
esser
di
comico
in
essi
è
superato
dal
tragico
del
suo
furore
.
Don
Quijote
è
matto
anche
lui
;
ma
è
un
matto
che
non
si
spoglia
;
è
un
matto
anzi
che
si
veste
,
si
maschera
di
quell
'
apparato
leggendario
e
,
così
mascherato
,
muove
con
la
massima
serietà
verso
le
sue
ridicole
avventure
.
Quella
nudità
e
questa
mascheratura
sono
i
segni
più
manifesti
della
loro
follia
.
Quella
,
nella
sua
tragicità
,
ha
del
comico
;
questa
ha
del
tragico
nella
sua
comicità
.
Noi
però
non
ridiamo
dei
furori
di
quel
nudo
;
ridiamo
delle
prodezze
di
questo
mascherato
,
ma
pur
sentiamo
che
quanto
vi
è
di
tragico
in
lui
non
è
del
tutto
annientato
dal
comico
della
sua
mascheratura
,
così
come
il
comico
di
quella
nudità
è
annientato
dal
tragico
della
furibonda
passione
.
Sentiamo
in
somma
che
qui
il
comico
è
anche
superato
,
non
però
dal
tragico
,
ma
attraverso
il
comico
stesso
(
applico
qui
la
formula
del
Lipps
che
definisce
appunto
l
'
umorismo
:
Erhabenheit
in
der
Komik
und
durch
dieselbe
,
vedi
op
.
cit
.
,
pag
.
243
.
Ma
come
si
spiega
questo
superamento
del
comico
attraverso
il
comico
stesso
?
La
spiegazione
che
dà
il
Lipps
non
mi
sembra
accettabile
per
quelle
stesse
ragioni
che
infirmano
tutta
la
sua
teoria
estetica
.
Vedi
su
questa
la
critica
del
Croce
nella
seconda
parte
della
sua
Estetica
,
pag
.
434
)
.
Noi
commiseriamo
ridendo
,
o
ridiamo
commiserando
.
Come
è
riuscito
il
poeta
a
ottenere
questo
effetto
?
Per
conto
mio
,
non
so
proprio
capacitarmi
che
l
'
ingegnoso
gentiluomo
Don
Quijote
sia
nato
en
un
lugar
de
la
Mancha
,
e
non
piuttosto
in
Alcalá
de
Henares
nell
'
anno
1547
.
Non
so
capacitarmi
che
la
famosa
battaglia
di
Lepanto
,
che
doveva
,
come
tante
magnanime
imprese
della
cavalleria
,
strepitosamente
apparecchiate
,
cader
nel
vuoto
,
così
che
l
'
arguto
Gran
Visir
di
Selim
poté
dire
ai
cristiani
:
Noi
vi
abbiamo
tagliato
un
braccio
prendendovi
l
'
isola
di
Cipro
;
ma
voi
che
ci
avete
fatto
,
distruggendoci
tante
navi
subito
ricostruite
?
La
barba
,
che
ci
è
rinata
il
giorno
dopo
!
non
so
capacitarmi
,
dicevo
,
che
la
famosa
battaglia
di
Lepanto
,
di
cui
i
confederati
cristiani
non
seppero
trarre
alcun
profitto
,
non
sia
qualcosa
come
la
espantable
y
jamds
imaginada
aventura
de
los
molinos
de
viento
.
Questa
è
dice
Don
Quijote
al
suo
fido
scudiero
questa
è
,
Sancho
,
buona
guerra
,
e
gran
servizio
a
Dio
toglier
tanto
mal
seme
dalla
faccia
della
terra
!
Non
vedeva
dunque
il
turbante
turco
Don
Quijote
in
capo
a
quei
giganti
,
che
al
buon
Sancho
parevano
molini
a
vento
?
Forse
erano
,
per
la
Spagna
.
L
'
isola
di
Cipro
poteva
premere
ai
signori
veneziani
,
una
guerra
contro
i
Turchi
poteva
premere
a
Pio
V
,
fiero
papa
domenicano
,
nelle
cui
vecchie
vene
fremeva
ancor
caldo
il
sangue
della
giovinezza
.
Ma
a
que
'
bei
dì
di
primavera
,
quando
il
Torres
giunse
in
Ispagna
,
inviato
dal
Papa
a
patrocinar
la
causa
de
'
Veneziani
,
Filippo
II
moveva
verso
i
festeggiamenti
sontuosi
di
Cordova
e
di
Siviglia
:
molini
a
vento
,
le
navi
del
Gran
Visir
!
Non
per
Don
Quijote
,
però
:
dico
per
il
Don
Quijote
,
non
della
Mancha
,
ma
di
Alcali
.
Eran
giganti
veri
per
lui
,
e
con
che
cuore
di
gigante
mosse
incontro
a
loro
.
Gli
avvenne
male
,
ahimè
!
Ma
all
'
evidenza
,
come
ad
alcun
nemico
,
come
alla
sorte
ingrata
,
egli
non
volle
arrendersi
mai
!
E
disse
allora
che
le
cose
della
guerra
van
soggette
più
delle
altre
a
continui
mutamenti
:
pensò
,
e
gli
parve
la
verità
,
che
il
tristo
incantatore
suo
nemico
,
il
mago
Freston
,
colui
che
gli
aveva
tolto
i
libri
e
la
casa
,
aveva
cangiato
i
giganti
in
molini
per
togliergli
anche
il
vanto
della
vittoria
.
Questo
soltanto
?
Anche
una
mano
gli
tolse
,
il
tristo
mago
.
Una
mano
,
e
poi
la
libertà
.
Molti
han
voluto
cercar
la
ragione
per
cui
Miguel
Cervantes
de
Saavedra
,
prode
soldato
,
reduce
di
Lepanto
e
di
Terceira
,
piuttosto
che
cantare
epicamente
,
come
alla
sua
natura
eroica
sarebbe
meglio
convenuto
,
le
gesta
del
Cid
o
i
trionfi
di
Carlo
V
,
o
la
stessa
giornata
di
Lepanto
o
la
spedizione
delle
Azzorre
,
poté
concepire
un
tipo
come
il
Cavaliere
dalla
Trista
Figura
e
comporre
un
libro
come
il
Don
Quote
.
E
si
è
voluto
finanche
supporre
che
il
Cervantes
creasse
il
suo
eroe
per
la
stessa
ragione
per
cui
più
tardi
il
nostro
buon
Tassoni
il
suo
Conte
di
Culagna
.
Qualcuno
,
è
vero
,
si
è
spinto
fino
a
dire
che
la
vera
ragione
del
lavoro
sta
nel
contrasto
,
costante
in
noi
,
fra
le
tendenze
poetiche
e
quelle
prosaiche
della
nostra
natura
,
fra
le
illusioni
della
generosità
e
dell
'
eroismo
e
le
dure
esperienze
della
realtà
.
Ma
questa
che
,
se
mai
,
vorrebbe
estere
una
spiegazione
astratta
del
libro
,
non
ci
dà
la
ragione
per
cui
fu
composto
.
Scartate
come
inammissibili
le
vedute
del
Sismondi
e
del
Bouterwek
,
tutti
,
o
più
o
meno
,
si
sono
attenuti
a
ciò
che
lo
stesso
Cervantes
dichiara
nel
prologo
della
prima
parte
del
suo
capolavoro
e
nella
chiusa
del
secondo
volume
:
che
il
libro
cioè
non
ha
altro
fine
che
quello
d
'
arrestare
e
di
distruggere
l
'
importanza
che
hanno
nel
mondo
e
presso
il
volgo
i
libri
di
cavalleria
,
e
che
il
desiderio
dell
'
autore
altro
non
è
stato
che
quello
di
abbandonare
all
'
esecrazione
degli
uomini
le
false
stravaganti
storie
della
cavalleria
,
le
quali
,
colpite
a
morte
da
quella
del
suo
vero
Don
Quijote
,
non
camminano
più
se
non
traballando
e
hanno
indubbiamente
a
cadere
del
tutto
.
Ora
noi
ci
guarderemo
bene
dal
contradire
allo
stesso
autore
;
tanto
più
che
è
noto
a
tutti
qual
potere
avessero
a
quei
dì
in
Ispagna
i
libri
di
cavalleria
e
come
il
gusto
per
siffatta
letteratura
avesse
assunto
il
grado
della
follia
.
Ci
avvarremo
anzi
anche
noi
di
queste
parole
e
ci
serviremo
dell
'
autore
stesso
e
della
stessa
storia
della
sua
vita
per
dimostrare
la
vera
ragione
del
libro
e
quella
,
più
profonda
,
dell
'
umorismo
di
esso
.
Come
nasce
al
Cervantes
l
'
idea
di
coglier
vivo
e
vero
nel
suo
paese
e
nel
tempo
suo
,
anziché
lontano
,
in
Francia
,
al
tempo
di
Carlomagno
,
l
'
eroe
da
celebrare
con
quell
'
intento
espresso
nelle
parole
del
prologo
?
Quando
e
dove
gli
nasce
quest
'
idea
e
perché
?
Non
è
senza
ragione
il
favore
straordinario
per
la
letteratura
epica
e
cavalleresca
in
quel
tempo
:
è
l
'
incubo
del
secolo
del
poeta
la
lotta
fra
Cristianità
e
Islamismo
.
E
il
poeta
,
fin
dall
'
infanzia
anche
lui
sotto
il
fascino
dello
spirito
cavalleresco
,
povero
,
ma
altero
discendente
d
'
una
nobile
famiglia
da
più
secoli
devota
alla
monarchia
e
alle
armi
,
fu
per
tutta
la
vita
uno
strenuo
difensore
della
sua
fede
.
Non
aveva
dunque
bisogno
d
'
andarlo
a
cercar
lontano
,
nella
leggenda
,
l
'
eroe
,
cavaliere
della
fede
e
della
giustizia
:
lo
aveva
presente
in
sé
.
E
quest
'
eroe
combatte
a
Lepanto
;
quest
'
eroe
tien
testa
per
cinque
anni
,
schiavo
in
Algeri
,
ad
Hassan
,
il
feroce
re
berbero
;
quest
'
eroe
combatte
in
tre
altre
campagne
per
il
suo
re
contro
a
Francesi
e
Inglesi
.
Come
mai
,
tutt
'
a
un
tratto
,
gli
si
mutano
in
molini
a
vento
queste
campagne
,
e
l
'
elmo
che
ha
in
testa
in
un
vil
piatto
da
barbiere
?
Ha
avuto
molta
fortuna
una
considerazione
del
Sainte
-
Beuve
,
che
cioè
nei
capolavori
del
genio
umano
viva
nascosta
una
plusvalenza
futura
,
la
quale
si
svolge
di
per
sé
sola
,
indipendentemente
dagli
autori
medesimi
,
come
dal
germe
si
svolgono
il
fiore
ed
il
frutto
senza
che
il
giardiniere
abbia
fatto
altro
se
non
avere
zappato
bene
,
rastrellato
,
innaffiato
il
terreno
,
e
dato
ad
esso
tutte
quelle
cure
e
conferito
quegli
elementi
che
meglio
valessero
a
fecondarlo
.
Di
questa
considerazione
avrebbero
potuto
farsi
forti
tutti
coloro
che
nel
medio
evo
scoprivano
non
so
che
allegorie
nei
poeti
greci
e
latini
.
Era
anche
questo
un
modo
di
sciogliere
in
rapporti
logici
le
creazioni
della
fantasia
.
Certo
,
quando
un
poeta
riesce
veramente
a
dar
vita
a
una
sua
creatura
,
questa
vive
indipendentemente
dal
suo
autore
,
tanto
che
noi
possiamo
immaginarla
in
altre
situazioni
in
cui
l
'
autore
non
pensò
di
collocarla
,
e
vederla
agire
secondo
le
intime
leggi
della
sua
propria
vita
,
leggi
che
neanche
l
'
autore
avrebbe
potuto
violare
;
certo
,
questa
creatura
,
in
cui
il
poeta
riuscì
a
raccogliere
istintivamente
,
ad
assommare
e
a
far
vivere
tanti
particolari
caratteristici
e
tanti
elementi
sparsi
qua
e
là
,
può
divenir
poi
quel
che
suoi
dirsi
un
tipo
,
ciò
che
non
era
nell
'
intenzione
dell
'
autore
nell
'
atto
della
creazione
.
Ma
si
può
dir
questo
veramente
del
Don
Quote
del
Cervantes
?
Si
può
dire
e
sostenere
sul
serio
che
l
'
intenzione
del
poeta
nel
comporre
il
suo
libro
era
solamente
quella
di
toglier
con
l
'
arma
del
ridicolo
ogni
autorità
e
prestigio
che
avevan
nel
mondo
e
presso
il
volgo
i
libri
di
cavalleria
,
a
fine
di
distruggerne
i
mali
effetti
,
e
che
il
poeta
non
si
sognò
mai
di
porre
in
quel
suo
capolavoro
tutto
quello
che
ci
vediamo
noi
?
Chi
è
Don
Quijote
,
e
perché
è
ritenuto
pazzo
?
Egli
in
fondo
non
ha
e
tutti
lo
riconoscono
che
una
sola
e
santa
aspirazione
:
la
giustizia
.
Vuol
proteggere
i
deboli
e
atterrare
i
prepotenti
,
recar
rimedio
agli
oltraggi
della
sorte
,
far
vendetta
delle
violenze
della
malvagità
.
Quanto
più
bella
e
più
nobile
sarebbe
la
vita
,
più
giusto
il
mondo
,
se
i
propositi
dell
'
ingegnoso
gentiluomo
potessero
sortire
il
loro
effetto
!
Don
Quijote
è
mite
,
di
squisiti
sentimenti
,
prodigo
e
non
curante
di
sé
,
tutto
per
gli
altri
.
E
come
parla
bene
!
Quanta
franchezza
e
quanta
generosità
in
tutto
ciò
che
dice
!
Egli
considera
il
sacrificio
come
un
dovere
,
e
tutti
i
suoi
atti
,
almeno
nelle
intenzioni
,
son
meritevoli
d
'
encomio
e
di
gratitudine
.
E
allora
la
satira
dov
'
è
?
Noi
tutti
amiamo
questo
virtuoso
cavaliere
;
e
le
sue
disgrazie
se
da
un
canto
ci
fanno
ridere
,
dall
'
altro
ci
commuovono
profondamente
.
Se
il
Cervantes
voleva
far
dunque
strazio
dei
libri
di
cavalleria
,
per
i
mali
effetti
che
essi
producevano
negli
animi
de
'
suoi
contemporanei
,
l
'
esempio
ch
'
egli
reca
con
Don
Quijote
non
è
calzante
.
L
'
effetto
che
quei
libri
producono
in
Don
Quijote
non
è
disastroso
se
non
per
lui
,
per
il
povero
Hidalgo
.
Ed
è
così
disastroso
,
solo
perché
l
'
idealità
cavalleresca
non
poteva
più
accordarsi
con
la
realtà
dei
nuovi
tempi
.
Orbene
,
questo
appunto
,
a
sue
spese
,
aveva
imparato
don
Miguel
Cervantes
de
Saavedra
.
Com
'
era
stato
egli
rimeritato
del
suo
eroismo
,
delle
due
archibugiate
e
della
perdita
della
mano
nella
battaglia
di
Lepanto
,
della
schiavitù
sofferta
per
cinque
anni
in
Algeri
,
del
valore
dimostrato
nell
'
assalto
di
Terceira
,
della
nobiltà
dell
'
animo
,
della
grandezza
dell
'
ingegno
,
della
modestia
paziente
?
che
sorte
avevano
avuto
i
sogni
generosi
,
che
lo
avevan
tratto
a
combattere
sui
campi
di
battaglia
e
a
scrivere
pane
immortali
?
che
sorte
le
illusioni
luminose
?
S
'
era
armato
cavaliere
come
il
suo
Don
Quijote
,
aveva
combattuto
,
affrontando
nemici
e
rischi
d
'
ogni
sorta
per
cause
giuste
e
sante
,
s
'
era
nutrito
sempre
delle
più
alte
e
nobili
idealità
,
e
qual
compenso
ne
aveva
avuto
?
Dopo
aver
miseramente
stentato
la
vita
in
impieghi
indegni
di
lui
;
prima
scomunicato
,
da
commissario
di
proviande
militari
in
Andalusia
;
poi
,
da
esattore
,
truffato
,
non
va
forse
a
finire
in
prigione
?
E
dov
'
è
questa
prigione
?
Ma
lì
,
proprio
lì
nella
Mancha
!
In
un
'
oscura
e
rovinosa
carcere
della
Mancha
,
nasce
il
Don
Quijote
.
Ma
era
già
nato
prima
il
vero
Don
Quijote
:
era
nato
in
Alcalá
de
Henares
nel
1547
.
Non
s
'
era
ancora
riconosciuto
,
non
s
'
era
veduto
ancor
bene
:
aveva
creduto
di
combattere
contro
i
giganti
e
di
avere
in
capo
l
'
elmo
di
Mambrino
.
Lì
,
nell
'
oscura
carcere
della
Mancha
,
egli
si
riconosce
,
egli
si
vede
finalmente
;
si
accorge
che
i
giganti
eran
molini
a
vento
e
l
'
elmo
di
Mambrino
un
vil
piatto
da
barbiere
.
Si
vede
,
e
ride
di
sé
stesso
.
Ridono
tutti
i
suoi
dolori
.
Ah
,
folle
!
folle
!
folle
!
Via
,
al
rogo
,
tutti
i
libri
di
cavalleria
!
Altro
che
plusvalenza
futura
!
Leggete
nello
stesso
prologo
alla
prima
parte
ciò
che
il
Cervantes
dice
all
'
ozioso
lettore
:
Io
non
ho
potuto
contravvenire
all
'
ordine
naturale
che
vuole
che
ogni
cosa
generi
ciò
che
le
somiglia
.
E
così
,
che
cosa
poteva
mai
generare
lo
sterile
e
mal
coltivato
ingegno
mio
,
se
non
la
storia
d
'
un
figlio
rinsecchito
,
ingiallito
e
capriccioso
,
pieno
di
pensieri
varii
non
mai
finora
da
alcun
altro
immaginati
;
generato
com
'
ei
fu
in
una
carcere
,
dove
ogni
angustia
siede
ed
ha
stanza
ogni
tristo
umore
?
Ma
come
si
spiegherebbe
altrimenti
la
profonda
amarezza
che
è
come
l
'
ombra
seguace
d
'
ogni
passo
,
d
'
ogni
atto
ridicolo
,
d
'
ogni
folle
impresa
di
quel
povero
gentiluomo
della
Mancha
?
E
il
sentimento
di
pena
che
ispira
l
'
immagine
stessa
nell
'
autore
,
quando
,
materiata
com
'
è
del
dolore
di
lui
,
si
vuole
ridicola
.
E
si
vuole
così
,
perché
la
riflessione
,
frutto
d
'
amarissima
esperienza
,
ha
suggerito
all
'
autore
il
sentimento
del
contrario
,
per
cui
riconosce
il
suo
torto
e
vuol
punirsi
con
la
derisione
che
gli
altri
faranno
di
lui
.
Perché
Cervantes
non
cantò
il
Cid
Campeador
?
Ma
chi
sa
se
nell
'
oscura
e
rovinosa
carcere
l
'
immagine
di
quest
'
eroe
non
gli
s
'
affacciò
veramente
,
a
destargli
un
'
angosciosa
invidia
!
Tra
Don
Quijote
,
che
nel
suo
tempo
volle
vivere
come
,
non
già
nel
loro
,
ma
fuori
del
tempo
e
fuori
del
mondo
,
nella
leggenda
o
nel
sogno
dei
poeti
avevano
vissuto
i
cavalieri
erranti
,
e
il
Cid
Campeador
che
,
ajutando
il
tempo
,
poté
facilmente
far
leggenda
della
sua
storia
,
non
avvenne
in
quella
carcere
,
alla
presenza
del
poeta
,
un
dialogo
?
Presso
le
altre
genti
il
romanzo
cavalleresco
aveva
creato
a
sé
stesso
personaggi
fittizii
,
o
meglio
,
il
romanzo
cavalleresco
era
sorto
dalla
leggenda
che
si
era
formata
intorno
ai
cavalieri
.
Ora
la
leggenda
che
fa
?
Accresce
,
trasforma
,
idealizza
,
astrae
dalla
realtà
comune
,
dalla
materialità
della
vita
,
da
tutte
quelle
vicende
ordinarie
,
che
creano
appunto
le
maggiori
difficoltà
nell
'
esistenza
.
Perché
un
personaggio
non
più
fittizio
,
ma
un
uomo
che
prenda
a
modello
le
smisurate
immagini
ideali
messe
su
dall
'
immaginazione
collettiva
o
dalla
fantasia
d
'
un
poeta
,
riesca
a
riempir
di
sé
queste
grandiose
maschere
leggendarie
,
ci
vuole
non
solo
una
grandezza
d
'
animo
straordinaria
,
ma
anche
il
tempo
che
ajuti
.
Questo
avvenne
al
Cid
Campeador
.
Ma
Don
Quijote
?
Coraggio
a
tutta
prova
,
animo
nobilissimo
,
fiamma
di
fede
;
ma
quel
coraggio
non
gli
frutta
che
volgari
bastonate
;
quella
nobiltà
d
'
animo
è
una
follia
;
quella
fiamma
di
fede
è
un
misero
stoppaccio
ch
'
egli
si
ostina
a
tenere
acceso
,
povero
pallone
mal
fatto
e
rappezzato
,
che
non
riesce
a
pigliar
vento
,
che
sogna
di
lanciarsi
a
combattere
con
le
nuvole
,
nelle
quali
vede
giganti
e
mostri
,
e
va
intanto
terra
terra
,
incespicando
in
tutti
gli
sterpi
e
gli
stecchi
e
gli
spuntoni
,
che
ne
fanno
strazio
,
miseramente
.
VI
.
UMORISTI
ITALIANI
Non
è
mia
intenzione
tracciare
,
neppure
per
sommi
capi
,
pi
,
la
storia
dell
'
umorismo
presso
le
genti
latine
e
segnatamente
in
Italia
.
Ho
voluto
soltanto
,
in
questa
prima
parte
del
mio
lavoro
,
oppormi
a
quanti
han
voluto
sostenere
che
esso
sia
un
fenomeno
esclusivamente
moderno
e
quasi
una
prerogativa
delle
genti
anglo
-
germaniche
,
in
base
a
certi
preconcetti
,
a
certe
divisioni
e
considerazioni
,
arbitrarie
le
une
,
sommarie
le
altre
,
come
mi
sembra
di
aver
dimostrato
.
La
discussione
intorno
a
queste
divisioni
arbitrarie
e
considerazioni
sommarie
,
se
forse
mi
ha
fatto
ritardare
alquanto
il
cammino
,
che
mi
ero
proposto
più
spedito
,
trattenendomi
a
osservar
da
presso
certi
particolari
aspetti
,
certe
particolari
condizioni
nella
storia
della
nostra
letteratura
;
tuttavia
non
mi
ha
disviato
mai
dall
'
argomento
principale
,
che
del
resto
vuol
essere
trattato
con
sottile
penetrazione
e
minuta
analisi
.
Vi
ho
girato
attorno
,
ma
per
circuirlo
sempre
più
e
penetrarlo
meglio
da
ogni
parte
.
A
qualcuno
che
forse
avrà
creduto
di
trovare
una
contradizione
tra
il
mio
assunto
e
gli
esempii
finora
recati
di
scrittori
italiani
,
nei
quali
non
ho
riconosciuto
la
nota
del
vero
umorismo
,
ricorderò
che
io
ho
parlato
in
principio
di
due
maniere
d
'
intenderlo
,
e
ho
detto
che
il
vero
nodo
della
questione
è
appunto
qui
:
cioè
,
se
l
'
umorismo
debba
essere
inteso
nel
senso
largo
con
cui
comunemente
si
suole
intendere
,
e
non
in
Italia
soltanto
;
o
in
un
senso
più
stretto
e
particolare
,
con
peculiari
caratteri
ben
definiti
,
che
è
per
me
il
giusto
modo
d
'
intenderlo
.
Inteso
in
quel
senso
largo
ho
detto
se
ne
può
trovare
in
gran
copia
nella
letteratura
così
antica
come
moderna
d
'
ogni
paese
;
inteso
in
questo
senso
stretto
e
per
me
proprio
,
se
ne
troverà
parimenti
,
ma
in
molto
minor
copia
,
anzi
in
pochissime
espressioni
eccezionali
,
così
presso
gli
antichi
come
presso
i
moderni
d
'
ogni
paese
,
non
essendo
prerogativa
di
questa
o
di
quella
razza
,
di
questo
o
di
quel
tempo
,
ma
frutto
di
una
specialissima
disposizione
naturale
,
d
'
un
intimo
processo
psicologico
che
può
avvenire
tanto
in
un
savio
dell
'
antica
Grecia
,
come
Socrate
,
quanto
in
un
poeta
dell
'
Italia
moderna
,
come
Alessandro
Manzoni
.
Non
è
lecito
però
assumere
a
capriccio
questo
o
quel
modo
d
'
intendere
e
applicar
l
'
uno
a
una
letteratura
,
per
concludere
che
essa
non
ha
umorismo
,
e
applicar
l
'
altro
a
un
'
altra
per
dimostrare
che
l
'
umorismo
vi
sta
di
casa
.
Non
è
lecito
sentir
soltanto
negli
stranieri
,
a
causa
della
lingua
diversa
,
quel
particolar
sapore
,
che
per
la
familiarità
dello
stesso
strumento
espressivo
non
si
avverte
più
nei
nostri
,
ma
nei
quali
intanto
gli
stranieri
a
lor
volta
lo
avvertono
.
Così
facendo
,
noi
saremo
i
soli
a
non
riconoscer
traccia
d
'
umorismo
nella
nostra
letteratura
,
mentre
vedremo
gl
'
Inglesi
,
ad
esempio
,
porre
a
capo
della
loro
un
umorista
,
il
Chaucer
,
il
quale
,
se
mai
,
può
esser
considerato
per
tale
,
ove
si
assuma
l
'
umorismo
nel
senso
più
largo
,
in
quel
senso
cioè
per
cui
può
esser
considerato
quale
umorista
anche
il
Boccaccio
e
tanti
altri
scrittori
nostri
con
lui
.
Nessuna
contradizione
,
dunque
,
da
parte
nostra
.
La
contradizione
invece
è
in
coloro
che
,
dopo
aver
affermato
che
l
'
umorismo
è
un
fenomeno
nordico
e
una
prerogativa
delle
genti
anglo
-
germaniche
,
quando
poi
vogliono
recare
due
esempii
mirabili
del
più
schietto
e
compiuto
umorismo
,
citano
Rabelais
e
Cervantes
,
un
francese
e
uno
spagnuolo
;
oppure
il
Rabelais
e
il
Montaigne
;
e
citando
il
Rabelais
non
hanno
occhi
per
vedere
in
casa
loro
il
Pulci
,
il
Folengo
,
il
Berni
;
e
,
citando
il
Montaigne
,
che
è
il
tipo
dello
scettico
sereno
,
non
avido
di
lotte
,
sorridente
,
senza
impeti
,
senza
ideali
da
difendere
,
senza
virtù
da
seguire
,
lo
scettico
che
tollera
tutto
senza
aver
fede
in
nulla
,
che
non
ha
né
entusiasmi
né
aspirazioni
,
che
si
serve
del
dubbio
per
giustificare
l
'
inerzia
con
la
tolleranza
,
che
dimostra
una
percezione
della
vita
serena
,
ma
sterile
,
indice
di
egoismo
e
di
decadenza
di
razza
,
giacché
il
libero
esame
che
non
spinge
all
'
azione
può
meglio
che
salvare
dalla
schiavitù
,
accettare
,
o
rendersi
complice
del
dispotismo
,
non
s
'
accorgono
,
dico
,
che
le
ragioni
per
cui
han
negato
a
tanti
scrittori
italiani
non
solo
la
nota
umoristica
,
ma
anche
la
possibilità
d
'
averla
,
sono
appunto
queste
che
dicono
d
'
aver
prodotto
l
'
umorismo
del
Montaigne
.
Un
peso
,
come
si
vede
,
e
due
misure
.
Noi
vedremo
che
,
in
realtà
,
l
'
avere
una
fede
profonda
,
un
ideale
innanzi
a
sé
,
l
'
aspirare
a
qualche
cosa
e
il
lottare
per
raggiungerla
,
lungi
dall
'
essere
condizioni
necessarie
all
'
umorismo
,
sono
anzi
opposte
;
e
che
tuttavia
può
benissimo
essere
umorista
anche
chi
abbia
una
fede
,
un
ideale
innanzi
a
sé
,
un
'
aspirazione
,
e
lotti
a
suo
modo
per
raggiungerla
.
Un
ideale
qualsiasi
,
in
somma
,
per
sé
stesso
,
non
dispone
affatto
all
'
umorismo
,
anzi
ostacola
questa
disposizione
.
Ma
l
'
ideale
può
ben
esserci
;
e
se
c
'
è
,
l
'
umorismo
,
che
deriva
da
altre
cause
,
certamente
prenderà
qualità
da
esso
,
come
del
resto
da
tutti
gli
altri
elementi
costitutivi
dello
spirito
di
questo
o
di
quell
'
umorista
.
In
altre
parole
:
l
'
umorismo
non
ha
affatto
bisogno
d
'
un
fondo
etico
,
può
averlo
o
non
averlo
:
questo
dipende
dalla
personalità
,
dall
'
indole
dello
scrittore
;
ma
,
naturalmente
,
dall
'
esserci
o
dal
non
esserci
,
l
'
umorismo
prende
qualità
e
muta
d
'
effetto
,
riesce
cioè
più
o
meno
amaro
,
più
o
meno
aspro
,
pende
più
o
meno
o
verso
il
tragico
o
verso
il
comico
,
o
verso
la
satira
,
o
verso
la
burla
,
ecc
.
Chi
crede
che
sia
tutto
un
giuoco
di
contrasto
tra
l
'
ideale
del
poeta
e
la
realtà
,
e
dice
che
si
ha
l
'
invettiva
,
l
'
ironia
,
la
satira
,
se
l
'
ideale
del
poeta
resta
offeso
acerbamente
e
sdegnato
dalla
realtà
;
la
commedia
,
la
farsa
,
la
beffa
,
la
caricatura
,
il
grottesco
,
se
poco
se
ne
sdegna
e
delle
apparenze
della
realtà
in
contrasto
con
sé
è
piuttosto
indotto
a
ridere
più
o
meno
fortemente
;
e
che
infine
si
ha
l
'
umorismo
,
se
l
'
ideale
del
poeta
non
resta
offeso
e
non
si
sdegna
,
ma
transige
bonariamente
,
con
indulgenza
un
po
'
dolente
,
mostra
d
'
avere
dell
'
umorismo
una
veduta
troppo
unilaterale
e
anche
un
po
'
superficiale
.
Certo
molto
dipende
dalla
disposizione
d
'
animo
del
poeta
;
certo
l
'
ideale
di
questo
in
contrasto
con
la
realtà
può
o
sdegnarsi
o
ridere
o
transigere
;
ma
un
ideale
che
transige
non
dimostra
in
verità
d
'
esser
molto
sicuro
di
sé
e
profondamente
radicato
.
E
consisterà
l
'
umorismo
in
questa
limitazione
dell
'
ideale
?
No
.
La
limitazione
dell
'
ideale
sarà
,
se
mai
,
non
causa
,
ma
conseguenza
di
quel
particolar
processo
psicologico
che
si
chiama
umorismo
.
Lasciamo
star
dunque
una
buona
volta
gl
'
ideali
,
la
fede
,
le
aspirazioni
e
via
dicendo
:
lo
scetticismo
,
la
tolleranza
,
il
carattere
realistico
,
che
le
nostre
lettere
assunsero
fin
quasi
dal
loro
inizio
,
furon
bene
disposizioni
e
condizioni
favorevoli
all
'
umorismo
;
l
'
ostacolo
maggiore
fu
la
retorica
imperante
,
che
impose
leggi
e
norme
astratte
di
composizione
,
una
letteratura
di
testa
,
quasi
meccanicamente
costruita
,
in
cui
gli
elementi
soggettivi
dello
spirito
eran
soffocati
.
Infranto
il
giogo
,
abbiamo
detto
,
di
questa
poetica
intellettualistica
dalla
ribellione
appunto
degli
elementi
soggettivi
dello
spirito
,
che
caratterizza
il
movimento
romantico
,
l
'
umorismo
si
affermò
liberamente
,
massime
in
Lombardia
che
del
romanticismo
italiano
fu
il
campo
.
Ma
questo
così
detto
romanticismo
fu
l
'
ultima
e
clamorosa
levata
di
scudi
della
volontà
e
del
sentimento
ribelli
all
'
intelletto
;
in
tanti
altri
periodi
,
in
tanti
altri
momenti
della
storia
letteraria
d
'
ogni
nazione
avvennero
di
tali
ribellioni
,
e
ci
furon
sempre
solitarie
anime
ribelli
,
e
ci
fu
sempre
il
popolo
che
si
espresse
nei
varii
dialetti
senza
imparare
a
scuola
regole
e
leggi
.
Fra
questi
scrittori
solitarii
ribelli
alla
retorica
,
fra
i
dialettali
bisogna
cercar
gli
umoristi
e
,
in
senso
largo
,
ne
troveremo
in
gran
copia
,
fin
dagli
inizii
della
nostra
letteratura
,
segnatamente
in
Toscana
;
nel
senso
vero
e
proprio
pochi
ne
troveremo
,
ma
non
se
ne
trovano
di
più
certo
nelle
letterature
degli
altri
paesi
,
né
questi
pochi
nostri
son
da
meno
dei
pochi
stranieri
,
che
a
confusione
nostra
ci
son
messi
innanzi
di
continuo
,
e
son
sempre
quelli
,
se
ben
s
'
avverte
,
da
contarli
su
le
dita
d
'
una
mano
.
Solo
che
il
valore
e
il
sapor
dei
nostri
,
noi
non
lo
abbiamo
saputo
mai
né
metter
bene
in
rilievo
,
e
pregiare
,
né
avvertire
e
distinguere
a
dovere
,
perché
alle
loro
singole
e
specialissime
individualità
la
critica
,
guidata
nella
maggior
parte
delle
nostre
storie
letterarie
da
pregiudizii
che
non
hanno
nulla
che
vedere
con
l
'
estetica
o
,
comunque
,
da
criterii
generali
,
non
ha
saputo
a
volta
a
volta
adattarsi
e
piegarsi
,
e
ha
giudicato
come
errori
,
eccessi
o
difetti
quelli
che
eran
caratteri
peculiari
.
Dico
questo
soltanto
:
chi
sa
che
giudizio
troveremmo
nelle
nostre
storie
letterarie
d
'
un
libro
come
la
Vita
e
opinioni
di
Tristram
ShandY
,
se
scritto
in
italiano
,
da
uno
scrittore
italiano
,
chi
sa
che
capolavoro
d
'
umorismo
sarebbero
,
ad
esempio
,
la
Circe
o
I
capricci
di
Giusto
Bottajo
,
se
scritti
in
inglese
,
da
uno
scrittore
inglese
,
o
magari
la
stessa
Vita
di
Cicerone
di
Gian
Carlo
Passeroni
!
Discorrevo
,
qualche
anno
fa
,
appunto
di
questo
,
con
un
cultissimo
signore
inglese
,
conoscitore
profondo
della
letteratura
italiana
.
Neanche
nel
Machiavelli
?
mi
domandava
egli
con
meraviglia
quasi
incredula
.
I
vostri
critici
non
riconoscono
umorismo
neanche
nel
Machiavelli
?
neanche
nella
novella
di
Belfagor
?
Ed
io
pensavo
alla
grandezza
nuda
di
questo
Sommo
nostro
,
che
non
andò
mai
a
vestirsi
nel
guardaroba
della
retorica
;
che
come
pochi
comprese
la
forza
delle
cose
;
a
cui
la
logica
venne
sempre
dai
fatti
;
.
che
contro
ogni
sintesi
confusa
reagì
con
l
'
analisi
più
arguta
e
più
sottile
;
che
ogni
macchina
ideale
smontò
coi
due
strumenti
dell
'
esperienza
e
del
discorso
;
che
ogni
esagerazione
di
forma
distrusse
col
riso
;
pensavo
che
nessuno
ebbe
maggiore
intimità
di
stile
di
lui
e
più
acuto
spirito
d
'
osservazione
;
che
poche
anime
furono
come
la
sua
disposte
all
'
apprensione
dei
contrasti
,
a
ricevere
più
profondamente
l
'
impressione
delle
incongruenze
della
vita
;
pensavo
che
,
parendo
a
molti
un
carattere
dell
'
umorismo
quella
certa
cura
delle
minuzie
e
una
-
come
dice
il
D
'
Ancona
a
giudicarla
astrattamente
e
a
prima
vista
,
trivialità
e
volgarità
,
anch
'
egli
,
il
Machiavelli
,
alla
moltitudine
talvolta
si
mescolò
fino
alla
volgarità
,
tanto
che
scrisse
:
Così
involto
tra
questi
pidocchi
,
traggo
il
cervello
di
muffa
,
e
sfogo
questa
malignità
di
questa
mia
sorte
,
sendo
contento
mi
calpesti
per
questa
via
per
vedere
se
la
se
ne
vergognassi
;
ma
anche
:
Però
se
alcuna
volta
io
rido
o
canto
Facciol
perché
non
ho
se
non
quest
'
una
Via
da
sfogare
il
mi
'
angoscioso
pianto
;
pensavo
anche
a
un
'
acuta
osservazione
del
De
Sanctis
,
che
cioè
:
il
Machiavelli
adopera
la
tolleranza
che
comprende
e
assolve
:
non
già
la
tolleranza
indifferente
dello
scettico
,
dell
'
ebete
,
dello
sciocco
;
ma
la
tolleranza
dello
scienziato
,
che
non
sente
odio
contro
la
materia
ch
'
egli
analizza
e
studia
,
e
la
tratta
coll
'
ironia
dell
'
uomo
superiore
alle
passioni
e
dice
:
ti
tollero
,
non
perché
ti
approvi
,
ma
perché
ti
comprendo
pensavo
a
tutti
questi
elementi
che
,
a
farlo
apposta
,
se
li
mettiamo
in
fila
,
son
proprio
quelli
che
gl
'
intenditori
delle
letterature
straniere
riconoscono
proprii
dei
veri
e
più
celebrati
umoristi
(
s
'
intende
,
inglesi
o
tedeschi
)
,
e
Dio
me
lo
perdoni
non
sapevo
più
se
piangere
o
ridere
di
tutte
le
meraviglie
che
questi
intenditori
han
sempre
detto
...
che
so
?
delle
Lettere
d
'
un
drappiere
e
degli
altri
scritti
politici
del
decano
Gionata
Swift
!
A
questi
intenditori
,
che
delle
letterature
straniere
ci
pongono
innanzi
i
soliti
cinque
o
sei
scrittori
umoristi
,
basta
dare
della
letteratura
nostra
un
giudizio
così
fatto
:
L
'
opera
d
'
arte
è
scherzo
geniale
di
fantasia
,
è
riso
fugace
d
'
impressione
destato
dalle
immagini
,
non
dalle
cose
,
gajezza
accademica
di
ricordi
,
erudita
ilarità
;
manca
il
sentimento
profondo
della
famiglia
(
e
ne
aveva
tanto
lo
Swift
,
difatti
!
)
,
della
natura
,
della
patria
;
o
meglio
manca
in
quella
forma
gaja
e
ne
assume
un
'
altra
,
acre
e
violenta
(
e
che
miele
,
difatti
,
nello
Swift
!
)
,
che
ricorda
Persio
e
Giovenale
.
Non
fo
nomi
;
basti
accennare
che
le
tradizioni
classiche
,
lo
spirito
d
'
imitazione
,
la
lingua
ristretta
nel
vocabolario
,
schiva
del
popolo
,
impedirono
nell
'
arte
la
libertà
di
atteggiamenti
,
di
forma
,
di
stile
indispensabile
all
'
humour
:
come
altri
ostacoli
,
il
Papato
,
la
dominazione
straniera
,
le
discordie
intestine
,
la
boria
regionale
e
le
accademie
e
le
scuole
impedirono
la
libertà
politica
,
religiosa
,
scientifica
.
Ne
affligge
antico
male
;
in
scienza
pedanti
,
in
arte
retori
,
nella
vita
attori
,
solenni
sempre
o
gravi
,
insofferenti
di
analisi
,
corrivi
alle
grandi
idee
,
sdegnosi
delle
modeste
e
lente
esperienze
,
cercatori
di
tesi
e
di
antitesi
,
vaporosi
o
empirici
,
atei
o
mistici
,
manierati
o
barbari
.
La
nostra
coltura
é
a
strati
,
e
non
sempre
nazionale
;
lo
straniero
persiste
dentro
a
noi
;
le
forme
letterarie
hanno
tipi
fissi
;
una
generazione
fa
il
testo
,
altre
parecchie
fanno
le
note
;
così
si
pensa
e
sente
per
riflesso
,
per
reminiscenza
o
per
fantasia
;
così
ne
sfugge
il
senso
reale
della
vita
,
si
ottunde
quella
libertà
di
percezione
e
di
attitudini
che
crea
l
'
umorismo
;
e
si
riproduce
il
circolo
vizioso
;
gli
scrittori
umoristi
non
sorgono
perché
mancano
le
condizioni
adatte
,
e
queste
non
mutano
perché
mancano
gli
scrittori
.
Il
difetto
é
alla
radice
;
poco
sviluppato
lo
spirito
di
curiosità
;
fioca
la
nota
intima
.
L
'
humour
vuole
l
'
uno
e
l
'
altra
;
vuole
il
pensatore
e
l
'
artista
;
ma
l
'
arte
e
la
scienza
presso
noi
son
divise
tra
loro
e
divise
dalla
vita
(
vedi
Arcoleo
,
op
.
cit
.
,
pag
.
94-95
)
.
Ho
citato
il
Machiavelli
.
Citerò
,
a
questo
proposito
,
un
altro
piccolo
nostro
che
non
ebbe
quella
libertà
di
atteggiamenti
,
di
forma
,
di
stile
indispensabile
all
'
humour
,
a
cui
il
Papato
...
le
accademie
e
le
scuole
impedirono
la
libertà
politica
,
religiosa
e
scientifica
,
un
insofferente
d
'
analisi
,
pedante
in
iscienza
e
retore
in
arte
,
uno
che
ebbe
poco
sviluppato
lo
spirito
di
curiosità
,
ecc
.
:
Giordano
Bruno
,
se
permettete
,
academico
di
nulla
academia
,
autore
,
tra
l
'
altro
,
dello
Spaccio
de
la
Bestia
trionfante
,
della
Cabala
del
Cavallo
Pegaseo
,
dell
'
Asino
Cillenico
e
del
Candelajo
;
colui
che
ebbe
per
motto
,
come
tutti
sanno
:
In
tristitia
hilaris
,
in
hilaritate
tristis
,
che
pare
il
motto
dello
stesso
umorismo
.
E
la
candela
di
quel
suo
candelajo
potrà
chiarir
alquanto
certe
ombre
dell
'
idee
,
le
quali
invero
spaventano
le
bestie
,
dice
egli
stesso
;
e
dice
anche
:
Considerate
chi
va
,
chi
viene
,
che
si
fa
,
che
si
dice
,
come
s
'
intende
,
come
si
può
intendere
;
ché
certo
,
contemplando
quest
'
azioni
e
discorsi
umani
col
senso
d
'
Eraclito
,
o
di
Democrito
,
avrete
occasion
di
molto
o
ridere
o
piangere
.
Per
conto
suo
,
l
'
autore
le
ha
contemplate
col
senso
di
Erarlito
e
di
Democrito
a
un
tempo
.
Qua
Giordano
parla
per
volgare
,
nomina
liberamente
,
dona
il
proprio
nome
a
chi
la
natura
dona
il
proprio
essere
;
non
dice
vergognoso
quel
che
fa
degno
la
natura
;
non
copre
quel
ch
'
ella
mostra
aperto
,
chiama
il
pane
pane
,
il
vino
vino
,
il
piede
piede
,
et
altre
parti
di
proprio
nome
;
dice
il
mangiare
mangiare
,
il
dormire
dormire
,
il
bere
bere
,
e
così
gli
altri
atti
naturali
significa
con
proprio
titolo
.
Questo
,
nella
Epistola
esplicatoria
che
precede
lo
Spaccio
de
la
Bestia
trionfante
.
Apriamo
un
po
'
questo
Spaccio
e
sentiamo
che
cosa
Mercurio
dice
di
Giove
.
Ecco
qua
:
Ha
ordinato
che
oggi
a
mezzogiorno
doi
meloni
tra
gli
altri
,
nel
melonajo
di
Fronzino
,
sieno
perfettamente
maturi
:
ma
che
non
sieno
colti
se
non
tre
giorni
a
presso
,
quando
non
saran
giudicati
buoni
a
mangiare
.
Vuole
che
al
medesimo
tempo
de
la
iviuma
che
sta
a
le
radici
del
monte
di
Cicala
,
in
casa
di
Gioan
Bruno
,
trenta
iviomi
sieno
perfetti
colti
,
e
diecesette
cadano
scalmati
in
terra
,
quindici
siano
rosi
da
'
vermi
;
che
Nasta
,
moglie
d
'
Albenzio
,
mentre
si
vuole
increspar
li
capegli
de
le
tempie
,
vegna
,
per
aver
troppo
scaldato
il
ferro
,
a
bruciarsene
cinquantasette
,
ma
che
non
si
scotte
la
testa
,
e
per
questa
volta
non
biastemi
quando
sentirà
il
puzzo
,
ma
con
pazienza
la
passe
;
che
dal
sterco
del
suo
bove
nascano
dugento
cinquanta
doi
scarafoni
,
de
'
quali
quattordici
sieno
calpestati
e
uccisi
per
il
pie
'
di
Albenzio
,
vinti
sei
muojano
di
rinversato
,
vinti
doi
vivano
in
caverna
,
ottanta
vadano
in
peregrinaggio
per
il
cortile
,
quaranta
doi
si
retirino
a
vivere
sotto
quel
ceppo
vicino
a
la
porta
,
sedici
vadano
isvoltando
le
pallotte
per
dove
meglio
li
vien
comodo
,
il
resto
corra
a
la
fortuna
...
Che
Ambrogio
ne
la
centesima
e
duodecima
spinta
abbia
spaccio
et
ispedito
il
negozio
con
la
mogliera
,
e
che
non
la
ingravide
per
questa
volta
,
ma
ne
l
'
altra
volta
,
con
quel
seme
in
cui
si
convertisce
quel
porro
cotto
che
mangia
al
presente
con
sapa
e
pane
miglio
.
E
questo
per
dimostrare
a
Sofia
che
s
'
inganna
se
pensa
che
ai
celesti
non
sieno
a
cura
così
le
cose
minime
,
come
le
più
grandi
.
Come
si
chiama
questo
?
Dice
di
sé
Giordano
nell
'
Antiprologo
del
Candelajo
:
L
'
autore
,
se
voi
lo
conoscete
,
direste
ch
'
have
una
fisionomia
smarrita
;
par
che
sempre
sia
in
contemplazione
de
le
pene
de
l
'
inferno
;
par
sia
stato
a
la
pressa
,
come
le
barrette
;
un
che
ride
,
sol
per
far
come
fan
gli
altri
.
Per
il
più
lo
vedrete
fastidito
,
restio
e
bizzarro
:
non
si
contenta
di
nulla
,
ritroso
come
un
vecchio
d
'
ottant
'
anni
,
fantastico
come
un
cane
.
E
Dedalo
si
chiama
circa
gli
abiti
dell
'
intelletto
nella
proemiale
epistola
al
De
l
'
infinito
Universo
et
Mondi
,
e
come
Momo
,
dio
del
riso
,
s
'
introduce
nello
Spaccio
.
Lo
stile
del
Bruno
,
osserva
nel
suo
studio
mirabile
su
Tre
commedie
italiane
nel
Cinquecento
il
Graf
(
vedi
in
Studii
drammatici
,
Torino
,
Loescher
,
1878;
le
tre
commedie
sono
La
Calandria
,
La
Mandragola
,
Il
Candelajo
)
lo
stile
del
Bruno
è
l
'
immagine
viva
della
mente
onde
muove
.
Ad
un
'
amplissima
varietà
di
forme
,
di
figurazioni
e
di
processi
,
s
'
accoppia
in
esso
un
'
efficacia
impareggiabile
.
Pien
di
vitale
fervore
esso
non
si
adagia
ne
'
simmetrici
spartimenti
retorici
,
ma
si
devolve
per
effluente
,
organica
funzione
.
Di
natura
proteiforme
,
con
pari
agevolezza
s
'
adegua
al
più
arduo
pensiero
della
mente
disquisitiva
,
e
al
più
volgar
sentimento
di
un
'
anima
abjetta
.
Le
parole
vi
si
affrontano
in
riscontri
impensati
,
e
dal
cozzar
loro
erompe
sfavillando
nuova
luce
d
'
idee
.
Esso
è
un
vivo
fermento
di
peregrini
concetti
,
d
'
immagini
epifaniche
,
di
clausole
feconde
.
La
lingua
copiosa
,
proporzionata
alla
varietà
e
al
numero
delle
cose
che
per
essa
si
debbono
significare
,
non
conosce
,
o
disprezza
,
i
ritegni
e
le
leggi
dell
'
accademica
purità
,
e
s
'
impingua
di
elementi
tratti
così
da
'
ripositorii
più
augusti
dell
'
eloquenza
classica
,
come
dagli
ultimi
fondi
della
parlata
vernacola
.
Un
istrumento
sì
fatto
era
necessario
ad
un
ingegno
che
,
senza
smarrire
mai
l
'
equilibrio
,
trascorre
tutti
i
gradi
dell
'
essere
,
dagli
imi
termini
del
reale
ai
supremi
dell
'
ideale
.
Sia
che
raffronti
,
e
associi
o
sceveri
i
termini
del
pensiero
,
sia
che
narri
o
descriva
,
la
virtù
sua
rimane
sempre
uguale
a
sé
stessa
(
Certe
tropologie
del
Bruno
sono
di
un
'
efficacia
senza
pari
;
così
,
quando
di
un
inetto
ragionatore
dice
che
è
venuto
armato
di
parole
e
scommi
che
si
muojono
di
fame
e
di
freddo
.
Certe
comparazioni
scolpiscono
,
come
là
dove
di
due
presuntuosi
sapienti
dice
che
l
'
uno
parea
il
conestabile
de
la
gigantessa
dell
'
orco
,
l
'
altro
l
'
amostante
de
la
dea
reputazione
.
Nella
Cabala
del
Cavallo
Pegaseo
così
è
descritto
Don
Cocchiarone
,
mistiriarca
filosofo
:
Don
Cocchiarone
pien
d
'
infinita
e
nobil
meraviglia
sen
va
per
il
largo
de
la
sua
sala
,
dove
rimosso
dal
rude
ed
ignobil
volgo
,
se
la
spasseggia
,
e
rimenando
or
quinci
or
quindi
de
la
litteraria
sua
toga
le
fimbrie
,
rimenando
or
questo
or
quell
'
altro
piede
,
rigettando
or
verso
il
destro
or
verso
il
sinistro
fianco
il
petto
,
con
il
testo
commento
sotto
l
'
ascella
,
e
con
gesto
di
voler
buttar
quel
pulce
ch
'
ha
tra
le
due
prime
dita
,
in
terra
,
con
la
rugata
fronte
cogitabondo
,
con
erte
ciglia
et
occhi
arrotondati
,
in
gesto
d
'
un
uomo
fortemente
maravigliato
,
conchiudendola
con
un
grave
et
enfatico
sospiro
,
farà
pervenire
a
l
'
orecchio
de
'
circostanti
questa
sentenza
:
Hucusque
alii
Philosophi
non
pervenerunt
)
.
Le
contradizioni
innegabili
che
il
Graf
in
questo
suo
studio
scopre
nella
mente
del
filosofo
panteista
,
per
cui
confessa
di
non
intendere
come
si
generi
in
essa
il
momento
del
riso
si
spiegano
,
secondo
me
,
perfettamente
con
quell
'
intimo
e
particolar
processo
psicologico
in
cui
consiste
appunto
l
'
umorismo
e
che
implica
per
sé
stesso
queste
e
tant
'
altre
contradizioni
.
Del
resto
,
il
Graf
stesso
soggiunge
:
Può
darsi
che
la
contradizione
tragga
la
origine
da
una
certa
disformità
preesistente
fra
l
'
intelletto
e
l
'
indole
da
una
parte
,
e
fra
la
virtù
apprensiva
e
la
raziocinativa
da
un
'
altra
.
Ma
io
non
posso
indugiarmi
a
discorrere
su
ogni
scrittore
che
mi
avvenga
di
nominare
in
questa
rapida
corsa
.
Debbo
limitarmi
a
fuggevoli
accenni
,
rimandando
a
miglior
tempo
uno
studio
compiuto
e
un
'
antologia
degli
umoristi
italiani
,
che
qui
,
dato
il
mio
compito
,
sarebbe
fuor
di
luogo
.
Basterà
porre
in
vista
alcuni
pochi
nomi
;
e
due
ne
abbiamo
già
citati
di
sommi
,
e
un
terzo
di
più
modesto
scrittore
,
che
fu
di
popolo
e
artigiano
,
uso
,
come
disse
egli
stesso
tutto
il
giorno
a
combattere
con
la
forbice
e
con
l
'
ago
:
cose
che
se
bene
sono
strumenti
da
donne
,
e
le
muse
son
donne
,
non
si
legge
però
ch
'
elle
fussino
mai
adoperate
da
loro
:
Giambattista
Gelli
,
voglio
dire
,
che
nei
giardini
del
Rucellai
si
pascolò
di
filosofia
e
diede
fuori
quella
Circe
e
quei
Capricci
di
Giusto
Bottajo
,
che
ripeto
chi
sa
che
capolavori
d
'
umorismo
sembrerebbero
,
se
scritti
in
inglese
,
da
scrittore
inglese
.
Ma
sul
serio
,
se
son
considerati
umoristi
in
Inghilterra
il
Congreve
,
lo
Steele
,
il
Prior
,
il
Gay
,
non
troveremo
noi
nella
letteratura
nostra
da
contrapporre
altri
nomi
di
scrittori
,
che
noi
,
per
conto
nostro
,
non
ci
siamo
mai
sognati
di
chiamare
umoristi
,
anche
del
Settecento
,
e
anche
di
due
e
di
tre
secoli
innanzi
?
Ma
quanti
bizzarri
e
gaj
ingegni
tra
quei
bajoni
nostri
del
Cinquecento
!
E
il
Cellini
?
Sul
serio
,
se
ci
vediamo
porre
innanzi
The
Dunciad
del
Pope
,
non
abbiamo
da
prendere
a
piene
mani
,
per
seppellirla
,
tutta
una
letteratura
,
di
cui
sogliamo
vergognarci
,
a
cominciar
dai
Mattaccini
del
Caro
?
Mancassero
guerre
d
'
inchiostro
tra
i
letterati
nostri
d
'
ogni
tempo
,
giù
giù
dai
sonetti
di
Cecco
Angiolieri
contro
Dante
,
all
'
Atlantide
di
Mario
Rapisardi
!
Riso
anche
questo
,
sicuro
,
gajezza
mala
,
umore
,
cioè
fiele
,
collera
fredda
e
secca
,
come
la
chiama
Brunetto
Latini
,
o
malinconia
nel
senso
originario
della
parola
:
la
malinconia
appunto
dello
Swift
libellista
.
Penso
al
Franco
,
all
'
Aretino
e
,
più
qua
,
a
quel
terribile
monsignor
Lodovico
Sergardi
.
A
questi
soltanto
?
Ma
a
ben
più
d
'
uno
è
forza
ch
'
io
riguardi
,
Il
qual
mi
grida
e
di
lontano
accenna
E
priega
ch
'
io
noi
lasci
nella
penna
,
vedendo
con
quanta
larghezza
gli
altri
imbarchino
scrittori
su
questo
Narrenschiff
dell
'
umorismo
!
Ma
sì
,
perché
no
?
anche
tu
,
Ortensio
Lando
,
se
pur
volontariamente
non
pazzeggi
come
Bruto
per
aver
diritto
di
vivere
e
di
parlare
con
libertà
,
come
disse
Carlo
Tenca
;
monta
anche
tu
,
autore
dei
Paradossi
e
del
Commentario
delle
cose
mostruose
d
'
Italia
e
d
'
altri
luoghi
,
tu
che
,
non
foss
'
altro
,
avesti
il
coraggio
di
dare
ai
tuoi
dì
dell
'
animalaccio
ad
Aristotile
.
Io
,
per
me
,
ti
lascerei
a
terra
con
tutti
gli
altri
,
a
terra
col
Doni
,
a
terra
col
Boccalini
,
Tacito
proconsolo
nell
'
isola
di
Lesbo
,
a
terra
col
Dotti
,
a
terra
con
tanti
prima
e
dopo
di
te
,
il
Caporali
e
il
Lippi
e
il
Passeroni
;
ma
non
vorrei
essere
io
solo
così
rigoroso
,
massime
quando
vedo
dalla
barca
uno
che
ha
il
diritto
di
starvi
,
incontestabile
,
Lorenzo
Sterne
,
far
cenni
e
invitar
quell
'
ultimo
dei
nostri
che
ho
nominati
,
a
montarvi
.
E
Alessandro
Tassoni
?
si
deve
lasciare
a
terra
anche
lui
?
Nelle
recenti
feste
in
suo
onore
,
parecchi
han
voluto
veder
stoffa
d
'
umorista
vero
in
questo
acuto
e
acerbo
derisore
,
anzi
disprezzatone
del
suo
tempo
.
Se
fosse
inglese
o
tedesco
,
sarebbe
già
da
un
pezzo
nella
barca
anche
lui
e
degno
di
starvi
a
giudizio
de
'
savi
universale
.
Siamo
sempre
lì
:
in
che
senso
si
deve
intendere
l
'
umorismo
?
L
'
Arcoleo
,
su
la
fine
della
sua
seconda
conferenza
,
dichiara
dì
non
essere
incline
a
quella
critica
che
,
rispetto
a
forme
letterarie
,
dispensa
facilmente
scomuniche
e
ostracismi
;
e
dice
che
non
sono
molto
complesse
le
ragioni
per
le
quali
in
Italia
ebbe
poca
vita
la
forma
umoristica
,
e
che
egli
non
vuol
profanare
quest
'
argomento
che
merita
studio
speciale
.
Quali
sieno
queste
ragioni
molto
complesse
,
che
al
lume
degli
stessi
esempii
recati
dall
'
Arcoleo
appajono
qua
e
là
contradittorie
,
abbiamo
già
veduto
:
da
noi
non
c
'
è
spirito
d
'
osservazione
né
intimità
di
stile
,
siamo
pedanti
e
accademici
,
siamo
scettici
e
indifferenti
,
non
aspiriamo
a
nulla
.
Contro
queste
accuse
,
noi
abbiamo
citato
parecchi
nomi
,
che
mai
,
neppure
in
un
lampo
,
sono
sorti
in
mente
all
'
Arcoleo
.
Una
sola
volta
,
parlando
del
Heine
in
fin
di
vita
,
che
ride
del
suo
dolore
,
pensa
,
per
combinazione
,
al
Leopardi
che
si
sentiva
anche
lui
un
tronco
che
pena
e
vive
e
al
Brighenti
scriveva
:
Io
sto
qui
deriso
,
sputacchiato
,
preso
a
calci
da
tutti
,
di
maniera
che
se
vi
penso
mi
fa
raccapricciare
.
Tuttavia
mi
avvezzo
a
ridere
e
ci
riesco
.
Sì
,
ma
restò
lirico
,
osserva
,
l
'
educazione
classica
non
gli
permise
di
essere
umorista
!
Ma
scrisse
anche
certi
dialoghi
,
se
non
c
'
inganniamo
,
e
certe
altre
prosette
...
Restò
lirico
anche
lì
?
L
'
educazione
classica
...
Ma
almeno
la
tendenza
romantica
avrà
permesso
al
Manzoni
di
essere
umorista
?
Che
!
Il
suo
don
Abbondio
non
aspira
a
nulla
,
litiga
tra
il
dovere
e
la
paura
;
è
ridicolo
senz
'
altro
.
Non
è
questo
un
modo
abbastanza
spiccio
di
giudicare
e
mandare
?
Ma
questo
modo
,
veramente
,
tiene
l
'
Arcoleo
dal
principio
alla
fine
delle
due
conferenze
:
l
'
argomento
è
trattato
così
,
a
sprazzi
,
per
sentenze
inappellabili
.
Umorismo
:
fuoco
d
'
artifizio
di
scoppiettanti
definizioni
;
poi
,
prima
fase
:
dubbio
e
scetticismo
ridere
del
proprio
pensiero
Amleto
;
seconda
fase
,
lotta
e
adattamento
ridere
del
proprio
dolore
Don
Giovanni
.
E
tra
gli
umoristi
della
prima
fase
son
citati
due
francesi
,
Rabelais
e
Montaigne
,
e
due
inglesi
,
Swift
e
Sterne
;
tra
gli
umoristi
della
seconda
,
due
tedeschi
,
Richter
e
Heine
,
tre
inglesi
,
Carlyle
,
Dickens
,
Thackeray
e
poi
...
Marco
Twain
.
Come
si
vede
,
nessun
italiano
.
E
dire
che
arriviamo
fino
a
Marco
Twain
!
L
'
Arcoleo
conclude
così
:
Lo
spirito
comico
rimase
avviluppato
nell
'
embrione
della
commedia
dell
'
arte
o
nella
poesia
dialettale
;
e
molto
e
ricco
sviluppo
ebbero
invece
e
in
poesia
e
in
prosa
,
in
poemi
,
novelle
,
romanzi
e
saggi
,
l
'
ironia
e
la
satira
.
Basta
confondere
con
queste
forme
l
'
humour
,
perché
n
'
esca
giudizio
opposto
al
mio
,
o
perché
io
sembri
esagerato
e
ingiusto
.
Non
intendo
parlare
di
tentativi
o
abbozzi
;
si
trovano
facilmente
in
ogni
storia
artistica
e
di
ogni
forma
:
ma
io
non
so
vedere
fra
noi
una
letteratura
umoristica
e
all
'
uopo
non
avrei
che
a
fare
un
paragone
tra
l
'
Ariosto
e
Cervantes
.
Questo
paragone
l
'
abbiamo
fatto
noi
,
e
con
un
giudizio
non
opposto
a
quello
ch
'
egli
avrebbe
dato
,
se
avesse
fatto
il
paragone
.
Tra
parentesi
però
,
Cervantes
-
come
Rabelais
,
come
Montaigne
è
un
latino
;
e
non
crediamo
che
la
Riforma
propriamente
in
Spagna
...
Lasciamo
andare
!
Veniamo
in
Italia
.
Noi
non
vogliamo
affatto
confondere
lo
spirito
comico
,
l
'
ironia
,
la
satira
con
l
'
umorismo
:
tutt
'
altro
!
Ma
non
si
deve
neanche
confondere
l
'
umorismo
vero
e
proprio
con
l
'
humour
inglese
,
cioè
con
quel
tipico
modo
di
ridere
o
umore
che
,
come
tutti
gli
altri
popoli
,
hanno
anche
gl
'
Inglesi
.
Non
si
pretenderà
,
che
gl
'
Italiani
o
i
Francesi
abbiano
l
'
humour
inglese
;
come
non
si
può
pretendere
che
gl
'
Inglesi
ridano
a
modo
nostro
o
facciano
dello
spirito
come
i
Francesi
.
L
'
avranno
magari
fatto
,
qualche
volta
;
ma
ciò
non
vuol
dire
.
L
'
umorismo
vero
e
proprio
è
un
'
altra
cosa
,
ed
è
anche
per
gl
'
Inglesi
un
'
eccentricità
di
stile
.
Basta
confondere
l
'
una
cosa
e
l
'
altra
-
diciamo
anche
noi
a
nostra
volta
perché
si
venga
a
riconoscere
una
letteratura
umoristica
a
un
popolo
e
a
negarla
a
un
altro
.
Ma
una
letteratura
umoristica
si
può
avere
a
questo
solo
patto
,
cioè
di
far
questa
confusione
;
e
allora
ogni
popolo
avrà
la
sua
,
assommando
tutte
le
opere
in
cui
questo
tipico
umore
si
esprime
nei
più
bizzarri
modi
;
e
noi
potremmo
cominciar
la
nostra
,
ad
esempio
,
con
Cecco
Angiolieri
,
come
gl
'
Inglesi
la
cominciano
col
Chaucer
,
e
non
direi
che
la
comincino
bene
,
non
per
il
valore
del
poeta
,
ma
perché
egli
mostra
di
aver
mescolato
alla
bevanda
nazionale
un
po
'
del
vino
che
si
vendemmia
nel
paese
del
sole
.
Altrimenti
,
una
letteratura
umoristica
vera
e
propria
non
è
possibile
,
presso
nessun
popolo
:
si
possono
avere
umoristi
,
cioè
pochi
e
rari
scrittori
in
cui
per
natural
disposizione
avviene
quel
complicato
e
speciosissimo
processo
psicologico
che
si
chiama
umorismo
.
Quanti
ne
cita
l
'
Arcoleo
?
Certamente
,
l
'
umorismo
nasce
da
uno
speciale
stato
d
'
animo
,
che
può
,
più
o
meno
,
diffondersi
.
Quando
un
'
espressione
d
'
arte
riesce
a
conquistare
l
'
attenzione
del
pubblico
,
questo
si
dà
subito
a
pensare
e
a
parlare
e
a
scrivere
secondo
le
impressioni
che
ne
ha
ricevuto
;
di
modo
che
quella
espressione
,
sorta
dapprima
dalla
particolare
intuizione
d
'
uno
scrittore
,
penetrata
rapidamente
nel
pubblico
,
è
poi
da
questo
variamente
trasformata
e
diretta
.
Così
avvenne
per
il
romanticismo
,
così
per
il
naturalismo
:
diventarono
le
idee
del
tempo
,
quasi
un
'
atmosfera
ideale
;
e
molti
fecero
per
moda
i
romantici
o
i
naturalisti
,
come
molti
per
moda
fecero
gli
umoristi
in
Inghilterra
nel
sec
.
'
XVIII
,
e
molti
furon
degli
umidi
nel
Cinquecento
in
Italia
,
e
degli
arcadi
nel
Settecento
.
Uno
stato
d
'
animo
si
può
creare
in
noi
e
divenir
coerente
o
rimaner
fittizio
,
secondo
che
risponda
o
no
alla
speciale
fisionomia
dell
'
organismo
psichico
.
Ma
poi
le
idee
del
tempo
mutano
,
cangia
la
moda
,
i
pòmpili
seguaci
si
mettono
appresso
ad
altre
navi
.
Chi
resta
?
Restano
quei
pochi
,
da
contar
su
le
dita
,
quei
pochi
che
ebbero
,
primi
,
l
'
intuizione
straordinaria
,
o
in
cui
quello
speciale
stato
d
'
animo
divenne
così
coerente
,
che
poteron
creare
un
'
opera
organica
,
resistente
al
tempo
e
alla
moda
.
Sul
serio
poi
l
'
Arcoleo
crede
che
nella
nostra
letteratura
dialettale
non
ci
sia
altro
che
spirito
comico
?
Egli
è
siciliano
,
e
certamente
ha
letto
il
Meli
,
e
sa
quanto
sia
ingiusto
il
giudizio
di
arcadia
superiore
dato
della
poesia
di
lui
,
che
non
fu
sonata
soltanto
su
la
zampogna
pastorale
,
ma
ebbe
anche
tutte
le
corde
della
lira
e
si
espresse
in
tutte
le
forme
.
Non
c
'
è
vero
e
proprio
umorismo
in
tanta
parte
della
poesia
del
Meli
?
Ma
basterebbe
citar
soltanto
La
cutuliata
per
dimostrarlo
!
Tic
tic
...
chi
fu
?
Cutuliata
.
E
non
c
'
è
umorismo
,
vero
e
proprio
umorismo
,
in
tanti
e
tanti
sonetti
del
Belli
?
E
senza
parlare
delle
figure
del
Maggi
,
il
Giovannin
Bongee
,
il
Marchionn
di
gamb
avert
di
Carlo
Porta
non
son
due
capolavori
d
'
umorismo
?
E
,
poiché
si
parla
di
tipi
rimasti
imperituri
,
il
Monsù
Travet
del
Bersezio
,
Il
Nobilomo
Vidal
del
Gallina
?
E
un
altro
scrittore
dialettale
abbiamo
,
finora
quasi
del
tutto
ignoto
,
grandissimo
:
umorista
vero
,
se
mai
ce
ne
fu
,
e
a
farlo
apposta
meridionalissimo
,
di
Reggio
Calabria
:
Giovanni
Merlino
,
rivelato
or
son
parecchi
anni
,
in
una
conferenza
da
Giuseppe
Mantica
(
vedi
Giovanni
Merlino
,
umorista
,
Napoli
,
Pierro
,
1898
)
,
suo
conterraneo
,
che
sarebbe
stato
anche
lui
un
forte
scrittore
umorista
se
,
nel
breve
corso
della
sua
esistenza
,
la
politica
non
lo
avesse
troppo
presto
distratto
dalle
lettere
.
Scrisse
il
Merlino
i
suoi
libri
per
55
lettori
,
che
nomina
uno
per
uno
e
divide
in
quattro
categorie
,
imponendo
a
ciascuna
di
esse
alcuni
speciali
obblighi
in
ricompensa
del
piacere
loro
procurato
.
Uno
de
'
suoi
volumi
,
ancora
tutti
inediti
,
è
detto
:
Miscellanea
di
varie
cose
sconnesse
e
piacevoli
,
fatta
per
coloro
che
,
avendo
poco
cervello
,
vogliono
istruirsi
sul
modo
più
acconcio
per
perderlo
interamente
;
gli
altri
sono
Memorie
utili
ed
inutili
ai
posteri
,
ossia
la
vita
di
Giovanni
Merlino
del
quondam
Antonino
di
Reggio
,
principiata
a
27
decembre
1789
e
proseguita
fino
al
1850
,
composta
di
sette
volumi
.
Vorrei
poter
citare
per
disteso
il
lungo
Dialogo
alla
calabrese
tra
Domine
Dio
e
Giovanni
Merlino
o
il
Conto
con
Domine
Dio
per
dimostrare
che
umorista
fosse
il
Merlino
.
Nell
'
attesa
che
gli
eredi
lo
rendano
a
tutti
noto
pubblicando
i
volumi
,
rimando
alla
pubblicazione
che
il
Mantica
fece
di
questi
due
impareggiabili
Dialoghi
,
con
la
traduzione
a
fronte
.
Questo
,
per
la
letteratura
dialettale
.
Non
scopre
poi
sul
serio
altro
che
ironia
e
satira
l
'
Arcoleo
negli
scrittori
italiani
?
Io
penso
a
un
certo
Socrate
immaginario
d
'
un
certo
abbate
del
Settecento
;
penso
al
Didimo
chierico
del
Foscolo
;
ad
alcune
volate
in
prosa
del
Baretti
;
penso
ai
Promessi
Sposi
del
Manzoni
,
tutto
infuso
di
genuino
umorismo
(
vedi
nella
seconda
parte
la
dimostrazione
dell
'
umorismo
di
don
Abfiondio
,
che
all
'
Arcoleo
sembra
una
figura
ridicola
o
comica
senz
'
altro
)
;
penso
al
Sant
'
Ambrogio
del
Giusti
,
vera
poesia
umoristica
,
unica
forse
tra
le
tante
satiriche
o
sentimentali
;
penso
a
quei
certi
dialoghi
e
a
quelle
certe
prosette
del
Leopardi
;
penso
all
'
Asino
e
al
Buco
nel
muro
del
Guerrazzi
;
penso
al
Fanfulla
del
D
'
Azeglio
;
penso
a
Carlo
Bini
;
penso
a
quella
tal
cucina
nel
castello
di
Fratta
delle
Confessioni
d
'
un
ottuagenario
del
Nievo
;
penso
a
Camillo
De
Meis
,
al
Revere
;
e
,
poiché
l
'
Arcoleo
arriva
fino
a
Marco
Twain
,
penso
al
Re
umorista
,
al
Demonio
dello
stile
,
all
'
Altalena
delle
antipatie
,
al
Pietro
e
Paola
,
a
Scaricalasino
,
all
'
Illustrissimo
del
Cantoni
;
al
Demetrio
Pianelli
del
De
Marchi
;
penso
ai
poeti
della
scapigliatura
lombarda
e
a
tante
note
di
schietto
e
profondo
umorismo
nelle
liriche
del
Carducci
e
del
Graf
;
penso
ai
tanti
personaggi
umoristici
che
popolano
i
romanzi
e
le
novelle
del
Fogazzaro
,
del
Farina
,
del
Capuana
,
del
Fucini
,
e
anche
ad
alcune
opere
di
più
giovani
scrittori
,
da
Luigi
Antonio
Villari
all
'
Albertazzi
,
al
Panzini
...
ed
ecco
,
la
Lanterna
di
Diogene
di
quest
'
ultimo
vorrei
porre
in
una
mano
all
'
Arcoleo
e
nell
'
altra
la
candela
del
Candelajo
del
Bruno
:
son
sicuro
che
parecchi
scrittori
umoristi
scoprirebbe
nella
letteratura
italiana
antica
e
nuova
.
Parte
seconda
.
ESSENZA
,
CARATTERI
E
MATERIA
DELL
'
UMORISMO
I
.
Che
cosa
è
l
'
umorismo
?
Se
volessimo
tener
conto
di
tutte
le
risposte
che
si
son
date
a
questa
domanda
,
di
tutte
le
definizioni
che
autori
e
critici
han
tentato
,
potremmo
riempire
parecchie
e
parecchie
pagine
,
e
probabilmente
alla
fine
,
confusi
tra
tanti
pareri
e
dispareri
,
non
riusciremmo
ad
altro
che
a
ripetere
la
domanda
:
-
Ma
,
in
somma
,
che
cos
'
è
l
'
umorismo
?
Abbiamo
già
detto
che
tutti
coloro
,
i
quali
,
o
di
proposito
o
per
incidenza
,
ne
han
parlato
,
in
una
cosa
sola
si
accordano
,
nel
dichiarare
che
è
difficilissimo
dire
che
cosa
sia
veramente
,
perché
esso
ha
infinite
varietà
e
tante
caratteristiche
che
,
a
volerlo
descrivere
in
generale
,
si
rischia
sempre
di
dimenticarne
qualcuna
.
Questo
è
vero
;
ma
è
vero
altresì
che
da
un
pezzo
ormai
avrebbe
dovuto
capirsi
che
partire
da
queste
caratteristiche
non
è
la
via
migliore
per
arrivare
a
intendere
la
vera
essenza
dell
'
umorismo
,
poiché
sempre
avviene
che
una
se
ne
assuma
per
fondamentale
,
quella
che
si
è
riscontrata
comune
a
parecchie
opere
o
a
parecchi
scrittori
studiati
con
predilezione
;
di
modo
che
tante
definizioni
si
vengono
infine
ad
avere
dell
'
umorismo
,
quante
sono
le
caratteristiche
riscontrate
,
e
tutte
naturalmente
hanno
una
parte
di
vero
,
e
nessuna
è
la
vera
.
Certamente
,
dalla
somma
di
tutte
queste
varie
caratteristiche
e
delle
conseguenti
definizioni
si
può
arrivare
a
comprendere
,
così
,
in
generale
,
che
cosa
sia
l
'
umorismo
;
ma
se
ne
avrà
sempre
una
conoscenza
sommaria
ed
esteriore
,
appunto
perché
fondata
su
queste
sommarie
ed
esteriori
determinazioni
.
La
caratteristica
,
ad
esempio
,
di
quella
tale
peculiar
bonarietà
o
benevola
indulgenza
che
scoprono
alcuni
nell
'
umorismo
,
già
definito
dal
Richter
malinconia
d
'
un
animo
superiore
che
giunge
a
divertirsi
finanche
di
ciò
che
lo
rattrista
,
quel
tranquillo
,
giocondo
e
riflesso
sguardo
su
le
cose
,
quel
modo
d
'
accogliere
gli
spettacoli
divertenti
,
che
sembra
,
nella
sua
moderazione
,
soddisfare
il
senso
del
ridicolo
e
domandar
perdono
di
ciò
che
v
'
è
di
poco
delicato
in
tal
compiacimento
,
quella
tale
espansione
degli
spiriti
dall
'
interno
all
'
esterno
incontrata
e
ritardata
dalla
corrente
contraria
d
'
una
specie
di
benevolenza
pensosa
,
di
cui
parla
il
Sully
nel
suo
Essai
sur
le
rire
(
Paris
,
Alcan
,
1904
,
pag
.
276
)
,
non
si
trovano
in
tutti
gli
umoristi
.
Alcuni
di
questi
tratti
,
che
al
critico
francese
,
e
non
a
lui
soltanto
,
pajono
principali
dell
'
umorismo
,
si
troveranno
in
alcuni
,
in
altri
no
;
e
in
certuni
anzi
si
troverà
il
contrario
,
come
ad
esempio
nello
Swift
,
che
è
malinconico
nel
senso
originario
della
parola
,
cioè
pieno
di
fiele
;
e
del
resto
noi
vedremo
un
po
'
più
innanzi
,
parlando
del
don
Abbondio
del
Manzoni
,
a
che
cosa
in
fondo
si
riduca
quella
peculiar
bonarietà
o
simpatica
indulgenza
.
Al
contrario
,
quella
acre
disposizione
a
scoprire
ed
esprimere
il
ridicolo
del
serio
e
il
serio
del
ridicolo
umano
,
di
cui
parla
il
Bonghi
,
calzerà
allo
Swift
e
a
umoristi
al
pari
di
lui
beffardi
e
mordaci
;
non
calzerà
ad
altri
;
né
del
resto
,
come
osserva
il
Lipps
,
opponendosi
alla
teoria
del
Lazzarus
,
che
considera
anch
'
esso
l
'
umorismo
soltanto
come
una
disposizione
d
'
animo
,
questo
modo
di
considerarlo
è
compiuto
.
Né
compiuto
sarà
quello
del
Hegel
che
lo
dice
attitudine
speciale
d
'
intelletto
e
di
animo
onde
l
'
artista
si
pone
lui
stesso
al
posto
delle
cose
,
definizione
che
,
a
non
porsi
bene
a
guardare
da
quel
solo
lato
da
cui
lo
Hegel
lo
guarda
,
ha
tutta
l
'
aria
d
'
un
rebus
.
Caratteristiche
più
comuni
,
e
però
più
generalmente
osservate
,
sono
la
contradizione
fondamentale
,
a
cui
si
suol
dare
per
causa
principale
il
disaccordo
che
il
sentimento
e
la
meditazione
scoprono
o
fra
la
vita
reale
e
l
'
ideale
umano
o
fra
le
nostre
aspirazioni
e
le
nostre
debolezze
e
miserie
,
e
per
principale
effetto
quella
tal
perplessità
tra
il
pianto
e
il
riso
;
poi
lo
scetticismo
,
di
cui
si
colora
ogni
osservazione
,
ogni
pittura
umoristica
,
e
in
fine
il
suo
procedere
minuziosamente
e
anche
maliziosamente
analitico
.
Dalla
somma
,
ripeto
,
di
tutte
queste
caratteristiche
e
conseguenti
definizioni
si
può
arrivare
a
comprendere
,
così
,
in
generale
,
che
cosa
sia
l
'
umorismo
,
ma
nessuno
negherà
che
non
ne
risulti
una
conoscenza
troppo
sommaria
.
Che
se
accanto
ad
alcune
determinazioni
affatto
incompiute
,
come
abbiamo
veduto
,
altre
ve
ne
sono
indubbiamente
più
comuni
,
l
'
intima
ragione
di
esse
non
è
poi
veduta
affatto
con
precisione
né
spiegata
.
Rinunzieremo
noi
a
vederla
con
precisione
e
a
spiegarla
,
accettando
l
'
opinione
di
Benedetto
Croce
che
nel
Jouurnal
of
comparative
Literature
(
fasc
.
III
,
1903
)
dichiarò
indefinibile
l
'
umorismo
come
tutti
gli
stati
psicologici
,
e
nel
libro
dell
'
Estetica
lo
annoverò
tra
i
tanti
concetti
dell
'
estetica
del
simpatico
?
.
L
'
indagine
dei
filosofi
egli
dice
si
è
a
lungo
travagliata
intorno
a
questi
fatti
,
e
specialmente
intorno
ad
alcuni
di
essi
,
come
,
in
prima
linea
,
il
comico
,
e
poi
il
sublime
,
il
tragico
,
l
'
umoristico
e
il
grazioso
.
Ma
bisogna
evitar
l
'
errore
di
considerarli
come
sentimenti
speciali
,
note
del
sentimento
,
ammettendo
così
delle
distinzioni
e
classi
di
sentimenti
,
laddove
il
sentimento
organico
per
sé
stesso
non
può
dar
luogo
a
classi
;
e
bisogna
chiarire
in
che
senso
possano
dirsi
fatti
misti
.
Essi
dan
luogo
a
concetti
complessi
,
ossia
di
complessi
di
fatti
,
nei
quali
entrano
sentimenti
organici
di
piacere
e
dispiacere
(
o
anche
sentimenti
spirituali
-
organici
)
,
e
date
circostanze
esterne
che
forniscono
a
quei
sentimenti
meramente
organici
o
spirituali
-
organici
un
determinato
contenuto
.
Il
modo
di
definizione
di
questi
concetti
è
il
genetico
:
Posto
l
'
organismo
nella
situazione
a
,
sopravvenendo
la
circostanza
b
,
si
ha
il
fatto
c
.
Questo
e
simili
processi
non
hanno
col
fatto
estetico
nessun
contatto
:
salvo
quello
generale
che
tutti
essi
,
in
quanto
costituiscono
la
materia
o
la
realtà
,
possono
essere
rappresentati
dall
'
arte
;
e
l
'
altro
,
accidentale
,
che
in
questi
processi
entrino
talvolta
dei
fatti
estetici
,
come
nel
caso
dell
'
impressione
di
sublime
che
può
produrre
l
'
opera
di
un
artista
titano
,
di
un
Dante
o
di
uno
Shakespeare
,
o
di
quella
comica
del
conato
di
un
imbrattatele
o
di
un
imbrattacarte
.
Anche
in
questi
casi
il
processo
è
estrinseco
al
fatto
estetico
:
al
quale
non
si
lega
se
non
il
sentimento
del
piacere
e
dispiacere
,
del
valore
e
disvalore
estetico
,
del
bello
e
del
brutto
.
Innanzi
tutto
,
perché
sono
indefinibili
gli
stati
psicologici
?
Saranno
forse
indefinibili
per
un
filosofo
,
ma
l
'
artista
,
in
fondo
,
non
fa
altro
che
definire
e
rappresentare
stati
psicologici
.
E
poi
se
l
'
umorismo
è
un
processo
o
un
fatto
che
dà
luogo
a
concetti
complessi
,
ossia
complessi
di
fatti
,
come
diventa
poi
esso
un
concetto
?
Concetto
sarà
quello
a
cui
l
'
umorismo
dà
luogo
,
non
l
'
umorismo
.
Certamente
se
per
fatto
estetico
deve
intendersi
quel
che
intende
il
Croce
,
tutto
diviene
estrinseco
ad
esso
,
non
che
questo
processo
.
Ma
noi
abbiamo
dimostrato
altrove
e
anche
nel
corso
di
questo
lavoro
,
che
il
fatto
estetico
non
è
né
può
essere
quel
che
il
Croce
intende
.
E
,
del
resto
,
che
significa
la
concessione
che
questo
e
simili
processi
non
hanno
col
fatto
estetico
nessun
contatto
,
salvo
quello
generale
che
tutti
essi
,
in
quanto
costituiscono
la
materia
o
la
realtà
,
possono
essere
rappresentati
dall
'
arte
?
L
'
arte
può
rappresentare
questo
processo
che
dà
luogo
al
concetto
di
umorismo
.
Ora
,
come
potrò
io
,
critico
,
rendermi
conto
di
questa
rappresentazione
artistica
,
se
non
mi
rendo
conto
del
processo
da
cui
risulta
?
E
in
che
consisterebbe
allora
la
critica
estetica
?
Se
un
'
opera
d
'
arte
,
osserva
il
Cesareo
nel
suo
saggio
su
La
critica
estetica
appunto
,
ha
da
provocare
uno
stato
d
'
animo
,
appar
manifesto
che
tanto
più
pieno
sarà
l
'
effetto
finale
,
quanto
più
intense
e
concordi
vi
coopereranno
tutte
le
singole
determinazioni
.
Anche
in
estetica
la
somma
è
in
ragion
delle
poste
.
L
'
esame
di
tutte
a
una
a
una
le
particolari
espressioni
ci
darà
la
misura
dell
'
espressione
totale
.
Or
come
la
perfetta
riproduzione
d
'
uno
stato
d
'
animo
,
in
cui
per
l
'
appunto
consiste
la
bellezza
estetica
,
è
un
fatto
emozionale
che
può
risultare
soltanto
dalla
somma
d
'
alcune
rappresentazioni
sentimentali
,
così
l
'
analisi
psicologica
d
'
un
'
opera
di
poesia
è
il
necessario
fondamento
di
qualsiasi
valutazione
estetica
.
Parlando
di
questo
mio
saggio
su
la
sua
rivista
La
Critica
(
vol
.
VII
,
a
.
1909
,
pagg
.
219-23
)
,
il
Croce
,
a
proposito
dello
studio
del
Baldensperger
Les
definitions
de
l
'
humour
(
in
Études
d
'
histoire
littéraire
,
Paris
,
Hachette
,
1907
)
,
Si
compiace
di
dire
che
il
Baldensperger
ricorda
anche
le
ricerche
del
Cazamian
,
edite
nella
Revue
germanique
del
1906
:
Pourquoi
nous
ne
pouvons
definir
l
'
humour
,
in
cui
l
'
autore
,
seguace
del
Bergson
,
sostiene
che
l
'
umorismo
sfugge
alla
scienza
,
perché
gli
elementi
caratteristici
e
costanti
di
esso
sono
in
piccolo
numero
e
sopra
tutto
negativi
,
laddove
gli
elementi
variabili
sono
in
numero
indeterminato
.
Per
cui
,
il
compito
della
critica
è
di
studiare
il
contenuto
e
il
tono
di
ogni
umore
,
e
cioè
,
la
personalità
di
ciascun
umorista
.
Il
ny
a
pas
d
'
humour
,
il
ny
a
que
des
humouristes
,
dice
il
signor
Baldensperger
.
E
il
Croce
s
'
affretta
a
concludere
:
La
questione
è
così
esaurita
.
Esaurita
?
Torniamo
e
torneremo
sempre
a
domandare
come
mai
,
se
l
'
umorismo
non
c
'
è
,
né
si
sa
,
né
si
può
dire
che
cosa
sia
,
ci
sieno
poi
scrittori
,
di
cui
si
possa
sapere
e
dire
che
sono
umoristi
.
In
base
a
che
cosa
si
saprà
e
si
potrà
dire
?
L
'
umorismo
non
c
'
è
;
ci
sono
scrittori
umoristi
.
Il
comico
non
c
'
è
;
ci
sono
scrittori
comici
.
Benissimo
!
E
se
un
tale
,
sbagliando
,
afferma
che
un
tale
scrittore
umorista
è
un
comico
,
come
farò
io
a
chiarirgli
lo
sbaglio
,
a
dimostrargli
che
è
un
umorista
e
non
un
comico
?
Il
Croce
pone
innanzi
la
pregiudiziale
metodica
circa
la
possibilità
di
definire
un
concetto
.
Io
gli
pongo
innanzi
questo
caso
,
e
gli
domando
come
potrebbe
egli
dimostrare
,
per
esempio
,
all
'
Arcoleo
,
il
quale
afferma
che
il
personaggio
di
don
Abbondio
è
comico
,
che
invece
no
,
quel
personaggio
è
umoristico
,
se
non
avesse
ben
chiaro
in
mente
che
cosa
sia
e
che
debba
intendersi
per
umorismo
.
Ma
egli
dice
,
in
fondo
,
di
non
muover
guerra
alle
definizioni
,
e
che
anzi
il
suo
modo
di
rifiutarle
tutte
,
filosoficamente
,
è
l
'
accettarle
tutte
,
empiricamente
.
Anche
la
mia
;
che
del
resto
non
è
,
né
vuol
essere
una
definizione
,
ma
piuttosto
la
spiegazione
di
quell
'
intimo
processo
che
avviene
,
e
che
non
può
non
avvenire
,
in
tutti
quegli
scrittori
che
si
dicono
umoristi
.
L
'
Estetica
del
Croce
è
così
astratta
e
negativa
,
che
applicarla
alla
critica
non
è
assolutamente
possibile
,
se
non
a
patto
di
negarla
di
continuo
,
com
'
egli
stesso
fa
,
accettando
questi
così
detti
concetti
empirici
che
,
cacciati
dalla
porta
,
gli
rientrano
dalla
finestra
.
Ah
,
una
bella
soddisfazione
,
la
filosofia
!
II
Vediamo
dunque
,
senz
'
altro
,
qual
è
il
processo
da
cui
risulta
quella
particolar
rappresentazione
che
si
suoi
chiamare
umoristica
;
se
questa
ha
peculiari
caratteri
che
la
distinguono
,
e
da
che
derivano
:
se
vi
è
un
particolar
modo
di
considerare
il
mondo
,
che
costituisce
appunto
la
materia
e
la
ragione
dell
'
umorismo
.
Ordinariamente
,
ho
già
detto
altrove
(
vedi
nel
mio
volume
già
citato
Arte
e
scienza
il
saggio
Un
critico
fantastico
)
,
e
qui
m
'
è
forza
ripetere
l
'
opera
d
'
arte
è
creata
dal
libero
movimento
della
vita
interiore
che
organa
le
idee
e
le
immagini
in
una
forma
armoniosa
,
di
cui
tutti
gli
elementi
han
corrispondenza
tra
loro
e
con
l
'
idea
-
madre
che
le
coordina
.
La
riflessione
,
durante
la
concezione
,
come
durante
l
'
esecuzione
dell
'
opera
d
'
arte
,
non
resta
certamente
inattiva
:
assiste
al
nascere
e
al
crescere
dell
'
opera
,
ne
segue
le
fasi
progressive
e
ne
gode
,
raccosta
i
varii
elementi
,
li
coordina
,
li
compara
.
La
coscienza
non
rischiara
tutto
lo
spirito
;
segnatamente
per
l
'
artista
essa
non
è
un
lume
distinto
dal
pensiero
,
che
permetta
alla
volontà
di
attingere
in
lei
come
in
un
tesoro
d
'
immagini
e
d
'
idee
.
La
coscienza
,
in
somma
,
non
è
una
potenza
creatrice
,
ma
lo
specchio
interiore
in
cui
il
pensiero
si
rimira
;
si
può
dire
anzi
ch
'
essa
sia
il
pensiero
che
vede
sé
stesso
,
assistendo
a
quello
che
esso
fa
spontaneamente
.
E
,
d
'
ordinario
,
nell
'
artista
,
nel
momento
della
concezione
,
la
riflessione
si
nasconde
,
resta
,
per
casi
dire
,
invisibile
:
è
,
quasi
,
per
l
'
artista
una
forma
del
sentimento
.
Man
mano
che
l
'
opera
si
fa
,
essa
la
critica
,
non
freddamente
,
come
farebbe
un
giudice
spassionato
,
analizzandola
;
ma
d
'
un
tratto
,
mercé
l
'
impressione
che
ne
riceve
.
Questo
,
ordinariamente
.
Vediamo
adesso
se
,
per
la
natural
disposizione
d
'
animo
di
quegli
scrittori
che
si
chiamano
umoristi
e
per
il
particolar
modo
che
essi
hanno
di
intuire
e
di
considerar
gli
uomini
e
la
vita
,
questo
stesso
procedimento
avviene
nella
concezione
delle
loro
opere
;
se
cioè
la
riflessione
vi
tenga
la
parte
che
abbiamo
or
ora
descritto
,
o
non
vi
assuma
piuttosto
una
speciale
attività
.
Ebbene
,
noi
vedremo
che
nella
concezione
di
ogni
opera
umoristica
,
la
riflessione
non
si
nasconde
,
non
resta
invisibile
,
non
resta
cioè
quasi
una
forma
del
sentimento
,
quasi
uno
specchio
in
cui
il
sentimento
si
rimira
;
ma
gli
si
pone
innanzi
,
da
giudice
;
lo
analizza
,
spassionandosene
;
ne
scompone
l
'
immagine
;
da
questa
analisi
però
,
da
questa
scomposizione
,
un
altro
sentimento
sorge
o
spira
:
quello
che
potrebbe
chiamarsi
,
e
che
io
difatti
chiamo
il
sentimento
del
contrario
.
Vedo
una
vecchia
signora
,
coi
capelli
ritinti
,
tutti
unti
non
si
sa
di
quale
orribile
manteca
,
e
poi
tutta
goffamente
imbellettata
e
parata
d
'
abiti
giovanili
.
Mi
metto
a
ridere
.
Avverto
che
quella
vecchia
signora
è
il
contrario
di
ciò
che
una
vecchia
rispettabile
signora
dovrebbe
essere
.
Posso
così
,
a
prima
giunta
e
superficialmente
,
arrestarmi
a
questa
impressione
comica
.
Il
comico
è
appunto
un
avvertimento
del
contrario
.
Ma
se
ora
interviene
in
me
la
riflessione
,
e
mi
suggerisce
che
quella
vecchia
signora
non
prova
forse
nessun
piacere
a
pararsi
così
come
un
pappagallo
,
ma
che
forse
ne
soffre
e
lo
fa
soltanto
perché
pietosamente
s
'
inganna
che
,
parata
così
,
nascondendo
così
le
rughe
e
la
canizie
,
riesca
a
trattenere
a
sé
l
'
amore
del
marito
molto
più
giovane
di
lei
,
ecco
che
io
non
posso
più
riderne
come
prima
,
perché
appunto
la
riflessione
,
lavorando
in
me
,
mi
ha
fatto
andar
oltre
a
quel
primo
avvertimento
,
o
piuttosto
,
più
addentro
:
da
quel
primo
avvertimento
del
contrario
mi
ha
fatto
passare
a
questo
sentimento
del
contrario
.
Ed
è
tutta
qui
la
differenza
tra
il
comico
e
l
'
umoristico
.
Signore
,
signore
!
oh
!
signore
,
forse
,
come
gli
altri
,
voi
stimate
ridicolo
tutto
questo
;
forse
vi
annojo
raccontandovi
questi
stupidi
e
miserabili
particolari
della
mia
vita
domestica
:
ma
per
me
non
è
ridicolo
,
perché
io
sento
tutto
ciò
...
Così
grida
Marmeladoff
nell
'
osteria
,
in
Delitto
e
Castigo
del
Dostojevski
,
a
Raskolnikoff
tra
le
risate
degli
avventori
ubriachi
.
E
questo
grido
è
appunto
la
protesta
dolorosa
ed
esasperata
d
'
un
personaggio
umoristico
contro
chi
,
di
fronte
a
lui
,
si
ferma
a
un
primo
avvertimento
superficiale
e
non
riesce
a
vederne
altro
che
la
comicità
.
Ed
ecco
qua
un
terzo
esempio
,
che
per
la
sua
lampante
chiarezza
,
si
potrebbe
dir
tipico
.
Un
poeta
,
il
Giusti
,
entra
un
giorno
nella
chiesa
di
Sant
'
Ambrogio
a
Milano
,
e
vi
trova
un
pieno
di
soldati
,
Di
que
'
soldati
settentrionali
,
Come
sarebbe
boemi
e
croati
,
Messi
qui
nella
vigna
a
far
da
pali
...
Il
suo
primo
sentimento
è
d
'
odio
:
quei
soldatacci
ispidi
e
duri
son
lì
a
ricordargli
la
patria
schiava
.
Ma
ecco
levarsi
nel
tempio
il
suono
dell
'
organo
:
poi
quel
cantico
tedesco
lento
lento
,
D
'
un
suono
grave
,
flebile
,
solenne
che
è
preghiera
e
pare
lamento
.
Ebbene
,
questo
suono
determina
a
un
tratto
una
disposizione
insolita
nel
poeta
,
avvezzo
a
usare
il
flagello
della
satira
politica
e
civile
:
determina
in
lui
la
disposizione
propriamente
umoristica
:
cioè
,
lo
dispone
a
quella
particolar
riflessione
che
,
spassionandosi
del
primo
sentimento
,
dell
'
odio
suscitato
dalla
vista
di
quei
soldati
;
genera
appunto
il
sentimento
del
contrario
.
Il
poeta
ha
sentito
nell
'
inno
la
dolcezza
amara
Dei
canti
uditi
da
fanciullo
:
il
core
,
Che
da
voce
domestica
gl
'
impara
,
Ce
li
ripete
i
giorni
del
dolore
.
Un
pensier
mesto
della
madre
cara
,
Un
desiderio
di
pace
e
d
'
amore
,
Uno
sgomento
di
lontano
esilio
...
E
riflette
che
quei
soldati
,
strappati
ai
loro
tetti
da
un
re
pauroso
,
A
dura
vita
,
a
dura
disciplina
,
Muti
,
derisi
,
solitari
stanno
,
Strumenti
ciechi
d
'
occhiuta
rapina
,
Che
lor
non
tocca
e
che
forse
non
sanno
.
Ed
ecco
il
contrario
dell
'
odio
di
prima
:
Povera
gente
!
lontana
da
'
suoi
,
In
un
paese
qui
che
le
vuol
male
...
Il
poeta
è
costretto
a
fuggir
dalla
chiesa
perché
Qui
,
se
non
fuggo
,
abbraccio
un
caporale
,
Colla
su
'
brava
mazza
di
nocciuolo
Duro
e
piantato
li
come
un
piuolo
.
Notando
questo
,
avvertendo
cioè
questo
sentimento
del
contrario
che
nasce
da
una
speciale
attività
della
riflessione
,
io
non
esco
affatto
dal
campo
della
critica
estetica
e
psicologica
.
L
'
analisi
psicologica
di
questa
poesia
è
il
necessario
fondamento
della
valutazione
estetica
di
essa
.
Io
non
posso
intenderne
la
bellezza
,
se
non
intendo
il
processo
psicologico
da
cui
risulta
la
perfetta
riproduzione
di
quello
stato
d
'
animo
che
il
poeta
voleva
suscitare
,
nella
quale
consiste
appunto
la
bellezza
estetica
.
Vediamo
ora
un
esempio
più
complesso
,
nel
quale
la
speciale
attività
della
riflessione
non
si
scopre
casi
a
prima
giunta
;
prendiamo
un
libro
di
cui
abbiamo
già
discorso
:
il
Don
Quijote
del
Cervantes
.
Vogliamo
giudicarne
il
valore
estetico
.
Che
faremo
?
Dopo
la
prima
lettura
e
la
prima
impressione
che
ne
avremo
ricevuto
,
terremo
conto
anche
qui
dello
stato
d
'
animo
che
l
'
autore
ha
voluto
suscitare
.
Qual
è
questo
stato
d
'
animo
?
Noi
vorremmo
ridere
di
tutto
quanto
c
'
è
di
comico
nella
rappresentazione
di
questo
povero
alienato
che
maschera
della
sua
follia
sé
stesso
e
gli
altri
e
tutte
le
cose
;
vorremmo
ridere
,
ma
il
riso
non
ci
viene
alle
labbra
schietto
e
facile
;
sentiamo
che
qualcosa
ce
lo
turba
e
ce
l
'
ostacola
;
è
un
senso
di
commiserazione
,
di
pena
e
anche
d
'
ammirazione
,
si
,
perché
se
le
eroiche
avventure
di
questo
povero
hidalgo
sono
ridicolissime
,
pur
non
v
'
ha
dubbio
che
egli
nella
sua
ridicolaggine
è
veramente
eroico
.
Noi
abbiamo
una
rappresentazione
comica
,
ma
spira
da
questa
un
sentimento
che
ci
impedisce
di
ridere
o
ci
turba
il
riso
della
comicità
rappresentata
;
ce
lo
rende
amaro
.
Attraverso
il
comico
stesso
,
abbiamo
anche
qui
il
sentimento
del
contrario
.
L
'
autore
l
'
ha
destato
in
noi
perché
s
'
è
destato
in
lui
,
e
noi
ne
abbiamo
già
veduto
le
ragioni
.
Ebbene
,
perché
non
si
scopre
qui
la
speciale
attività
della
riflessione
?
Ma
perché
essa
frutto
della
tristissima
esperienza
della
vita
,
esperienza
che
ha
determinato
la
disposizione
umoristica
nel
poeta
s
i
era
già
esercitata
sul
sentimento
di
lui
,
su
quel
sentimento
che
lo
aveva
armato
cavaliere
della
fede
a
Lepanto
.
Spassionandosi
di
questo
sentimento
e
ponendovisi
contro
,
da
giudice
,
nella
oscura
carcere
della
Mancha
,
ed
analizzandolo
con
amara
freddezza
,
la
riflessione
aveva
già
destato
nel
poeta
il
sentimento
del
contrario
,
e
frutto
di
esso
è
appunto
il
Don
Quijote
:
è
questo
,
sentimento
del
contrario
oggettivato
.
Il
poeta
non
ha
rappresentato
la
causa
del
processo
come
il
Giusti
nella
sua
poesia
ne
ha
rappresentato
soltanto
l
'
effetto
,
e
però
il
sentimento
del
contrario
spira
attraverso
la
comicità
della
rappresentazione
;
questa
comicità
è
frutto
del
sentimento
del
contrario
generato
nel
poeta
dalla
speciale
attività
della
riflessione
sul
primo
sentimento
tenuto
nascosto
.
Ora
,
che
bisogno
ho
io
d
'
assegnare
un
qualsiasi
valore
etico
a
questo
sentimento
del
contrario
,
come
fa
Theodor
Lipps
nel
suo
libro
Komik
und
Humor
?
Cioè
intendiamoci
bene
al
Lipps
veramente
non
si
affaccia
mai
questo
sentimento
del
contrario
.
Egli
,
da
un
canto
,
non
vede
che
una
specie
di
meccanismo
così
del
comico
come
dell
'
umore
:
quello
stesso
che
il
Croce
nella
sua
Estetica
cita
come
un
esempio
di
spiegazione
accettabile
di
siffatti
concetti
:
Posto
l
'
organismo
nella
situazione
a
,
sopravvenendo
la
circostanza
b
,
si
ha
il
fatto
c
.
E
,
dall
'
altro
canto
,
s
'
impaccia
di
continuo
di
valori
etici
,
poiché
per
lui
ogni
godimento
artistico
ed
estetico
in
genere
è
godimento
di
qualcosa
che
ha
valore
etico
:
non
già
come
elemento
di
un
complesso
,
ma
come
oggetto
dell
'
intuizione
estetica
.
E
tira
continuamente
in
ballo
il
valore
etico
della
personalità
umana
,
e
parla
di
positivo
umano
e
di
negazione
di
esso
.
Egli
dice
:
Dass
durch
die
Negation
,
,
die
am
positiv
Menschlichen
geschieht
,
dies
positiv
Menschliche
uns
näher
gebracht
,
in
seinem
Wert
offenbarer
und
fühlbarer
gemacht
wird
,
darin
besteht
,
wie
wir
sahen
,
das
allgemeinste
Wesen
der
Tragik
.
Ebendarin
besteht
auch
das
allgemeinste
Wesen
des
Humors
.
Nur
dass
hier
die
Negation
anderer
Art
ist
als
dort
,
nämlich
komische
Negation
.
Ich
sagte
vom
Naivkomischen
,
dass
es
auf
dem
Wege
liege
von
der
Komik
zum
Humor
.
Dies
heisst
nicht
:
die
naive
Komik
ist
Humor
.
Vielmehr
ist
auchhier
die
Komik
als
solche
das
Gegenteil
des
Humors
.
Die
naive
Komik
entsteht
,
indem
das
vom
Standpunkte
der
naiven
Persönlichkeit
aus
Berechtigte
,
Gute
,
Kluge
von
unserem
Standpunkte
aus
im
gegenteiligen
Lichte
erscheint
.
Der
Humor
entsteht
umgekehrt
,
indem
jenes
relativ
Berechtigte
,
Gute
,
Kluge
aus
dem
Prozess
der
komischen
Vernichtung
wiederum
emportaucht
,
und
nun
erst
recht
in
seinem
Werte
einleuchtet
und
genossen
wird
.
E
poco
più
oltre
:
Der
eigentliche
Grund
und
Kern
des
Humors
ist
überall
und
jederzeit
das
relativ
Gute
,
Schöne
,
Vernünftige
,
das
auch
da
sich
findet
,
wo
es
nach
unseren
gewöhnlichen
Begriffen
nicht
vorhanden
,
ja
geflissentlich
negiert
erscheint
.
Dice
anche
:
in
der
Komik
nicht
nur
das
Komische
in
nichts
zergeht
,
sondern
auch
wir
in
gewisser
Weise
,
mit
unserer
Erwartung
,
unserem
Glauben
an
eine
Erhabenheit
oder
Grösse
,
den
Regeln
oder
Gewohnheiten
unserer
Denkens
u
.
s
.
w
.
"
zu
nichte
"
werden
.
Über
dieses
eigene
Zunichtewerden
erhebt
sich
der
Humor
.
Dieser
Humor
,
der
Humor
,
den
wir
angesichts
des
Komischen
haben
,
besteht
schliesslich
ebenso
wie
derjenige
,
den
der
Träger
des
bewusst
humoristischen
Geschehens
hat
,
in
der
Geistesfreiheit
,
der
Gewissheit
des
eigenen
Selbst
und
des
Vernünftigen
,
Guten
und
Erhabenen
in
der
Welt
,
die
bei
aller
objektiven
und
eigenen
Nichtigkeit
bestehen
bleibt
,
oder
eben
darin
zur
Geltung
kommt
.
Ma
è
poi
costretto
a
riconoscere
egli
stesso
che
nicht
jeder
Humor
diese
höchste
Stufe
erreicht
e
che
vi
ha
neben
dem
versöhnten
,
einen
entzweiten
Humor
.
Ma
che
bisogno
ho
io
,
ripeto
,
di
dare
un
qualsiasi
valore
etico
a
quello
che
ho
chiamato
il
sentimento
del
contrario
,
o
di
determinarlo
a
priori
in
alcun
modo
?
Esso
si
determinerà
da
sé
,
volta
per
volta
,
secondo
la
personalità
del
poeta
o
l
'
oggetto
della
rappresentazione
.
Che
importa
a
me
,
critico
estetico
,
di
sapere
in
chi
o
dove
stia
la
ragion
relativa
e
il
giusto
e
il
bene
?
Io
non
voglio
né
debbo
uscire
dal
campo
della
fantasia
pura
:
Io
mi
pongo
dinanzi
qualunque
rappresentazione
artistica
,
e
mi
propongo
soltanto
di
giudicarne
il
valore
estetico
.
Per
questo
giudizio
,
ho
bisogno
innanzi
tutto
di
sapere
lo
stato
d
'
animo
che
quella
rappresentazione
artistica
vuol
suscitare
:
lo
saprò
dall
'
impressione
che
ne
ho
ricevuto
.
Questo
stato
d
'
animo
,
ogni
qual
volta
mi
trovo
innanzi
a
una
rappresentazione
veramente
umoristica
,
è
di
perplessità
:
io
mi
sento
come
tenuto
tra
due
:
vorrei
ridere
,
rido
,
ma
il
riso
mi
è
turbato
e
ostacolato
da
qualcosa
che
spira
dalla
rappresentazione
stessa
.
Ne
cerco
la
ragione
.
Per
trovarla
,
non
ho
affatto
bisogno
di
sciogliere
l
'
espressione
fantastica
in
un
rapporto
etico
,
di
tirare
in
ballo
il
valore
etico
della
personalità
umana
e
via
dicendo
.
Trovo
questo
sentimento
del
contrario
,
qualunque
esso
sia
,
che
spira
in
tanti
modi
dalla
rappresentazione
stessa
,
costantemente
in
tutte
le
rappresentazioni
che
soglio
chiamare
umoristiche
.
Perché
limitarne
eticamente
la
causa
,
oppure
astrattamente
,
attribuendola
,
ad
esempio
,
al
disaccordo
che
il
sentimento
e
la
meditazione
scoprono
fra
la
vita
reale
e
l
'
ideale
umano
o
fra
le
nostre
aspirazioni
e
le
nostre
debolezze
e
miserie
?
Nascerà
anche
da
questo
,
come
da
tantissime
altre
cause
indeterminabili
a
priori
.
A
noi
preme
soltanto
accertare
che
questo
sentimento
del
contrario
nasce
,
e
che
nasce
da
una
speciale
attività
che
assume
nella
concezione
di
siffatte
opere
d
'
arte
la
riflessione
.
III
Teniamoci
a
questo
;
seguiamo
questa
attività
speciale
della
riflessione
,
e
vediamo
se
essa
non
ci
spiega
a
una
a
una
le
varie
caratteristiche
,
che
si
possono
riscontrare
in
ogni
opera
umoristica
.
Abbiamo
detto
che
,
ordinariamente
,
nella
concezione
d
'
un
'
opera
d
'
arte
,
la
riflessione
è
quasi
una
forma
del
sentimento
,
quasi
uno
specchio
in
cui
il
sentimento
si
rimira
.
Volendo
seguitar
quest
'
immagine
,
si
potrebbe
dire
che
,
nella
concezione
umoristica
,
la
riflessione
è
,
sì
,
come
uno
specchio
,
ma
d
'
acqua
diaccia
,
in
cui
la
fiamma
del
sentimento
non
si
rimira
soltanto
,
ma
si
tuffa
e
si
smorza
:
il
friggere
dell
'
acqua
è
il
riso
che
suscita
l
'
umorista
;
il
vapore
che
n
'
esala
è
la
fantasia
spesso
un
po
'
fumosa
dell
'
opera
umoristica
.
A
questo
mondo
c
'
è
giustizia
finalmente
!
grida
Renzo
,
il
promesso
sposo
,
appassionato
e
rivoltato
.
Tant
'
è
vero
che
un
uomo
sopraffatto
dal
dolore
non
sa
più
quel
che
si
dica
,
commenta
il
Manzoni
.
Ecco
la
fiamma
là
del
sentimento
,
che
si
tuffa
qua
e
si
smorza
nell
'
acqua
diaccia
della
riflessione
.
La
riflessione
,
assumendo
quella
sua
speciale
attività
,
viene
a
turbare
,
a
interrompere
il
movimento
spontaneo
che
organa
le
idee
e
le
immagini
in
una
forma
armoniosa
.
E
stato
tante
volte
notato
che
le
opere
umoristiche
sono
scomposte
,
interrotte
,
intramezzate
di
continue
digressioni
.
Anche
in
un
'
opera
così
armonica
nel
suo
complesso
come
I
Promessi
Sposi
,
è
stato
notato
qualche
difetto
di
composizione
,
una
soverchia
minuzia
qua
e
là
e
il
frequente
interrompersi
della
rappresentazione
o
per
richiami
al
famoso
Anonimo
o
per
l
'
arguta
intrusione
dell
'
autore
stesso
.
Questo
,
che
ai
critici
nostri
è
sembrato
un
eccesso
per
un
verso
,
un
difetto
per
l
'
altro
,
è
poi
la
caratteristica
più
evidente
di
tutti
i
libri
umoristici
.
Basta
citare
il
Tristram
Shandy
dello
Sterne
,
che
è
tutto
quanto
un
viluppo
di
variazioni
e
digressioni
,
non
ostante
che
l
'
autobiografo
si
proponga
di
narrar
tutto
ab
ovo
,
punto
per
punto
,
e
cominci
dall
'
alvo
di
sua
madre
e
dalla
pendola
che
il
signor
Shandy
padre
soleva
puntualmente
caricare
.
Ma
se
questa
caratteristica
è
stata
notata
,
non
se
ne
son
vedute
chiaramente
le
ragioni
.
Questa
scompostezza
,
queste
digressioni
,
queste
variazioni
non
derivano
già
dal
bizzarro
arbitrio
o
dal
capriccio
degli
scrittori
,
ma
sono
appunto
necessaria
e
inovviabile
conseguenza
del
turbamento
e
delle
interruzioni
del
movimento
organatore
delle
immagini
per
opera
della
riflessione
attiva
,
la
quale
suscita
un
'
associazione
per
contrarci
:
le
immagini
cioè
,
anziché
associate
per
similazione
o
per
contiguità
,
si
presentano
in
contrasto
:
ogni
immagine
,
ogni
gruppo
d
'
immagini
desta
e
richiama
le
contrarie
,
che
naturalmente
dividono
lo
spirito
,
il
quale
,
irrequieto
,
s
'
ostina
a
trovare
o
a
stabilir
tra
loro
le
relazioni
più
impensate
.
Ogni
vero
umorista
non
è
soltanto
poeta
,
è
anche
critico
,
ma
si
badi
-
un
critico
sui
generis
,
un
critico
fantastico
:
e
dico
fantastico
non
solamente
nel
senso
di
bizzarro
o
di
capriccioso
,
ma
anche
nel
senso
estetico
della
parola
,
quantunque
possa
sembrare
a
prima
giunta
una
contradizione
in
termini
.
Ma
è
proprio
così
;
e
però
ho
sempre
parlato
di
una
speciale
attività
della
riflessione
.
Questo
apparirà
chiaro
quando
si
pensi
che
se
,
indubbiamente
,
una
innata
o
ereditata
malinconia
,
le
tristi
vicende
,
un
'
amara
esperienza
della
vita
,
o
anche
un
pessimismo
o
uno
scetticismo
acquisito
con
lo
studio
e
con
la
considerazione
su
le
sorti
dell
'
umana
esistenza
,
sul
destino
degli
uomini
,
ecc
.
possono
determinare
quella
particolar
disposizione
d
'
animo
che
si
suol
chiamare
umoristica
,
questa
disposizione
poi
,
da
sola
,
non
basta
a
creare
un
'
opera
d
'
arte
.
Essa
non
è
altro
che
il
terreno
preparato
:
l
'
opera
d
'
arte
è
il
germe
che
cadrà
in
questo
terreno
,
e
sorgerà
,
e
si
svilupperà
nutrendosi
dell
'
umore
di
esso
,
togliendo
cioè
da
esso
condizione
e
qualità
.
Ma
la
nascita
e
lo
sviluppo
di
questa
pianta
debbono
essere
spontanei
.
Apposta
il
germe
non
cade
se
non
nel
terreno
preparato
a
riceverlo
,
ove
meglio
cioè
può
germogliare
.
La
creazione
dell
'
arte
è
spontanea
:
non
è
composizione
esteriore
,
per
addizione
d
'
elementi
di
cui
si
siano
studiati
i
rapporti
:
di
membra
sparse
non
si
compone
un
corpo
vivo
,
innestando
,
combinando
.
Un
'
opera
d
'
arte
,
in
somma
,
è
,
in
quanto
è
ingenua
;
non
può
essere
il
risultato
della
riflessione
cosciente
.
La
riflessione
,
dunque
,
di
cui
io
parlo
,
non
è
un
'
opposizione
del
cosciente
verso
lo
spontaneo
;
è
una
specie
di
projezione
della
stessa
attività
fantastica
:
nasce
dal
fantasma
,
come
l
'
ombra
dal
corpo
;
ha
tutti
i
caratteri
della
ingenuità
o
natività
spontanea
;
è
nel
germe
stesso
della
creazione
,
e
spira
in
fatti
da
essa
ciò
che
ho
chiamato
il
sentimento
del
contrario
.
Ben
per
questo
ho
soggiunto
che
l
'
umorismo
potrebbe
dirsi
un
fenomeno
di
sdoppiamento
nell
'
atto
della
concezione
.
La
concezione
dell
'
opera
d
'
arte
non
è
altro
,
in
fondo
,
che
una
forma
dell
'
organamento
delle
immagini
.
L
'
idea
dell
'
artista
non
è
un
'
idea
astratta
;
è
un
sentimento
,
che
divien
centro
della
vita
interiore
,
si
impadronisce
dello
spirito
,
l
'
agita
e
,
agitandolo
,
tende
a
crearsi
un
corpo
d
'
immagini
.
Quando
un
sentimento
scuote
violentemente
lo
spirito
,
d
'
ordinario
,
si
svegliano
tutte
le
idee
,
tutte
le
immagini
che
son
con
esso
in
accordo
:
qui
,
invece
,
per
la
riflessione
inserta
nel
germe
del
sentimento
,
come
un
vischio
maligno
,
si
sveglian
le
idee
e
le
immagini
in
contrasto
.
E
la
condizione
,
è
la
qualità
che
prende
il
germe
,
cadendo
nel
terreno
che
abbiamo
più
su
descritto
:
gli
s
'
inserisce
il
vischio
della
riflessione
;
e
la
pianta
sorge
e
si
veste
d
'
un
verde
estraneo
e
pur
con
essa
connaturato
.
A
questo
punto
si
fa
avanti
il
Croce
con
tutta
la
forza
della
sua
logica
raccolta
in
un
cosicché
,
per
inferire
da
quanto
ho
detto
più
su
,
ch
'
io
contrappongo
arte
e
umorismo
.
E
si
domanda
:
Vuol
egli
dire
che
l
'
umorismo
non
è
arte
,
o
che
esso
è
più
che
arte
?
E
,
in
questo
caso
,
che
cosa
è
mai
?
Riflessione
sull
'
arte
,
e
cioè
critica
d
'
arte
?
Riflessione
sulla
vita
,
e
cioè
filosofia
della
vita
?
O
una
forma
sui
generis
dello
spirito
,
che
i
filosofi
,
finora
,
non
hanno
conosciuta
?
Il
P
.
,
se
l
'
ha
scoperta
lui
,
avrebbe
dovuto
,
a
ogni
modo
,
dimostrarla
,
assegnarle
un
posto
,
dedurla
e
farne
intendere
la
connessione
con
le
altre
forme
dello
spirito
.
Il
che
non
ha
fatto
,
limitandosi
ad
affermare
che
l
'
umorismo
è
l
'
opposto
dell
'
arte
.
Io
mi
guardo
attorno
sbalordito
.
Ma
dove
,
ma
quando
mai
ho
affermato
questo
?
Qui
sta
tra
due
:
o
io
non
so
scrivere
,
o
il
Croce
non
sa
leggere
.
Come
c
'
entra
la
riflessione
sull
'
arte
che
è
critica
d
'
arte
,
e
la
riflessione
sulla
vita
che
è
filosofia
della
vita
?
Io
ho
detto
che
ordinariamente
,
in
generale
,
nella
concezione
d
'
un
'
opera
d
'
arte
,
cioè
mentre
uno
scrittore
la
concepisce
,
la
riflessione
ha
un
ufficio
che
ho
cercato
di
determinare
,
per
poi
venire
a
determinare
quale
speciale
attività
essa
assuma
,
non
già
sull
'
opera
d
'
arte
,
ma
in
quella
speciale
opera
d
'
arte
che
si
chiama
umoristica
.
Ebbene
,
perciò
l
'
umorismo
non
è
arte
,
o
è
più
che
arte
?
Chi
lo
dice
?
Lo
dice
lui
,
il
Croce
,
perché
vuol
dirlo
,
non
perché
io
non
mi
sia
espresso
chiaramente
,
dimostrando
.
che
è
arte
con
questo
particolar
carattere
,
e
chiarendo
da
che
cosa
le
provenga
,
cioè
da
questa
speciale
attività
della
riflessione
,
la
quale
scompone
l
'
immagine
creata
da
un
primo
sentimento
per
far
sorgere
da
questa
scomposizione
e
presentarne
un
altro
contrario
,
come
appunto
s
'
è
veduto
dagli
esempii
recati
e
da
tutti
gli
altri
che
avrei
potuto
recare
,
esaminando
a
una
a
una
le
più
celebrate
opere
umoristiche
.
Non
vorrei
ammettere
un
'
ipotesi
quanto
mai
ingiuriosa
per
il
Croce
,
che
cioè
egli
creda
che
un
'
opera
d
'
arte
si
componga
come
un
qualunque
pasticcio
con
tanto
d
'
uova
,
tanto
di
farina
,
tanto
di
questo
o
di
quell
'
altro
ingrediente
,
che
si
potrebbe
anche
mettere
o
lasciar
fuori
.
Ma
pur
troppo
mi
vedo
costretto
da
lui
stesso
ad
ammettere
una
siffatta
ipotesi
,
quand
'
egli
per
farmi
toccare
con
mano
che
l
'
umorismo
come
arte
non
si
può
distinguere
dalla
restante
arte
pone
questi
due
casi
circa
alla
riflessione
,
di
cui
io
secondo
lui
vorrei
fare
carattere
distintivo
dell
'
arte
umoristica
,
quasi
che
fosse
lo
stesso
dire
così
,
in
generale
,
la
riflessione
e
parlare
com
'
io
faccio
,
d
'
una
speciale
attività
della
riflessione
,
più
come
processo
intimo
,
immancabile
nell
'
atto
della
concezione
e
della
creazione
di
tali
opere
,
che
come
carattere
distintivo
che
per
forza
debba
mostrarsi
.
Ma
lasciamo
andare
.
Pone
,
dicevo
,
questi
due
casi
:
che
cioè
,
la
riflessione
o
entra
come
componente
nella
materia
dell
'
opera
dell
'
arte
e
,
in
questo
caso
,
tra
l
'
umorismo
e
la
commedia
(
o
la
tragedia
o
la
lirica
,
e
via
dicendo
)
,
non
vi
ha
differenza
alcuna
,
giacché
in
tutte
le
opere
d
'
arte
entra
,
o
può
entrare
,
il
pensiero
e
la
riflessione
;
ovvero
rimane
estrinseca
all
'
opera
d
'
arte
,
e
allora
si
avrà
critica
e
non
mai
arte
,
e
neppure
arte
umoristica
.
È
chiaro
.
Il
pasticcio
!
Recipe
:
tanto
di
fantasia
,
tanto
di
sentimento
,
tanto
di
riflessione
;
impasta
e
avrai
una
qualunque
opera
d
'
arte
,
perché
nella
composizione
di
una
qualunque
opera
d
'
arte
possono
entrare
tutti
quegli
ingredienti
,
e
anche
altri
.
Ma
domando
io
:
come
c
'
entra
questo
pasticcio
,
questa
composizione
d
'
elementi
come
materia
dell
'
opera
d
'
arte
,
qualunque
e
comunque
sia
,
con
quello
che
io
ho
detto
più
su
e
che
ho
fatto
vedere
,
punto
per
punto
,
parlando
per
esempio
del
Sant
'
Ambrogio
del
Giusti
,
quando
ho
mostrato
come
la
riflessione
,
inserendosi
come
un
vischio
nel
primo
sentimento
del
poeta
,
che
è
d
'
odio
verso
quei
soldatacci
stranieri
,
generò
a
poco
a
poco
il
contrario
del
sentimento
di
prima
?
E
forse
perché
questa
riflessione
,
sempre
vigile
e
specchiante
in
ogni
artista
durante
la
creazione
,
non
segue
qua
il
primo
sentimento
,
ma
a
un
certo
punto
gli
s
'
oppone
,
diventa
perciò
estrinseca
all
'
opera
d
'
arte
,
diventa
perciò
critica
?
Io
parlo
d
'
una
attività
intrinseca
della
riflessione
,
e
non
della
riflessione
come
materia
componente
dell
'
opera
d
'
arte
.
È
chiaro
!
E
non
è
credibile
che
il
Croce
non
l
'
intenda
.
Non
vuole
intenderlo
.
E
ne
è
prova
quel
suo
voler
far
credere
che
siano
imprecise
le
mie
distinzioni
e
che
io
le
ripeta
e
le
modifichi
e
le
temperi
di
continuo
e
che
,
quando
altro
non
sappia
,
ricorra
alle
immagini
;
mentre
invece
negli
esempii
ch
'
egli
cita
di
queste
mie
pretese
ripetizioni
e
modificazioni
e
soccorrevoli
immagini
,
sfido
chiunque
a
scoprire
il
minimo
disaccordo
,
la
minima
modificazione
,
il
minimo
temperamento
della
prima
asserzione
,
e
non
piuttosto
una
più
chiara
spiegazione
,
una
più
precisa
immagine
;
sfido
chiunque
a
riconoscere
con
lui
il
mio
imbarazzo
,
poiché
i
concetti
,
a
suo
dire
,
mi
si
sformano
tra
mano
quando
li
prendo
per
porgerli
altrui
.
Tutto
questo
è
veramente
pietoso
.
Ma
tanto
può
sul
Croce
ciò
che
una
volta
egli
s
'
è
lasciato
dire
:
che
cioè
dell
'
umorismo
non
si
debba
,
né
si
possa
parlare
.
Andiamo
avanti
.
IV
Per
spiegarci
la
ragione
del
contrasto
tra
la
riflessione
e
il
sentimento
,
dobbiamo
penetrar
nel
terreno
in
cui
il
germe
cade
,
voglio
dire
nello
spirito
dello
scrittore
umorista
.
Che
se
la
disposizione
umoristica
per
sé
sola
non
basta
,
perché
ci
vuole
il
germe
della
creazione
,
questo
germe
poi
si
nutre
dell
'
umore
che
trova
.
Lo
stesso
Lipps
che
vede
tre
modi
d
'
essere
dell
'
umore
,
cioè
:
a
)
l
'
umore
,
come
disposizione
,
o
modo
di
considerar
le
cose
;
b
)
l
'
umore
,
come
rappresentazione
;
c
)
l
'
umore
obiettivo
;
conclude
poi
che
in
verità
l
'
umore
è
soltanto
in
chi
lo
ha
:
soggettivismo
e
oggettivismo
non
sono
altro
che
un
diverso
atteggiamento
dello
spirito
nell
'
atto
della
rappresentazione
.
La
rappresentazione
cioè
dell
'
umore
,
che
è
sempre
in
chi
lo
ha
,
può
essere
atteggiata
in
due
modi
:
subiettivamente
od
obiettivamente
.
Quei
tre
modi
d
'
essere
si
presentano
al
Lipps
perché
egli
limita
e
determina
eticamente
la
ragione
dell
'
umorismo
,
il
quale
è
per
lui
,
come
abbiamo
già
veduto
,
superamento
del
comico
attraverso
il
comico
stesso
.
Sappiamo
che
cosa
egli
intenda
per
superamento
.
Io
,
secondo
lui
,
ho
umore
,
quando
:
ich
selbst
bin
der
Erhabene
,
der
sich
Behauptende
,
der
Träger
des
Vernünftigen
oder
Sittlichen
.
Als
dieser
Erhabene
,
oder
im
Lichte
dieses
Erhabenen
betrachte
ich
die
Welt
.
Ich
finde
in
ihr
Komisches
und
gehe
betrachtend
in
die
Komik
ein
.
Ich
gewinne
aber
schliesslich
mich
selbst
,
oder
das
Erhabene
in
mir
,
erhöht
,
befestigt
,
gesteigert
wieder
.
Ora
questa
per
noi
è
una
considerazione
assolutamente
estranea
,
prima
di
tutto
,
e
poi
anche
unilaterale
.
Togliendo
alla
formula
il
valore
etico
,
l
'
umorismo
poi
con
essa
riman
considerato
,
se
mai
,
nel
suo
effetto
,
non
nella
causa
.
Per
noi
tanto
il
comico
quanto
il
suo
contrario
,
sono
nella
disposizione
d
'
animo
stessa
ed
insiti
nel
processo
che
ne
risulta
.
Nella
sua
anormalità
,
non
può
esser
che
amaramente
comica
la
condizione
d
'
un
uomo
che
si
trova
ad
esser
sempre
quasi
fuori
di
chiave
,
ad
essere
a
un
tempo
violino
e
contrabbasso
;
d
'
un
uomo
a
cui
un
pensiero
non
può
nascere
,
che
subito
non
gliene
nasca
un
altro
opposto
,
contrario
;
a
cui
per
una
ragione
ch
'
egli
abbia
di
dir
sì
,
subito
un
'
altra
e
due
e
tre
non
ne
sorgano
che
lo
costringono
a
dir
no
;
e
tra
il
sì
e
il
no
lo
tengan
sospeso
,
perplesso
,
per
tutta
la
vita
;
d
'
un
uomo
che
non
può
abbandonarsi
a
un
sentimento
,
senza
avvertir
subito
qualcosa
dentro
che
gli
fa
una
smorfia
e
lo
turba
e
lo
sconcerta
e
lo
indispettisce
.
Questo
stesso
contrasto
,
che
è
nella
disposizione
dell
'
animo
,
si
scorge
nelle
cose
e
passa
nella
rappresentazione
.
È
una
speciale
fisionomia
psichica
,
a
cui
è
assolutamente
arbitrario
attribuire
una
causa
determinante
;
può
esser
frutto
d
'
una
esperienza
amara
della
vita
e
degli
uomini
,
d
'
una
esperienza
che
se
,
da
un
canto
,
non
permette
più
al
sentimento
ingenuo
di
metter
le
ali
e
di
levarsi
come
un
'
allodola
perché
lanci
un
trillo
nel
sole
,
senza
ch
'
essa
la
trattenga
per
la
coda
nell
'
atto
di
spiccare
il
volo
,
dall
'
altro
induce
a
riflettere
che
la
tristizia
degli
uomini
si
deve
spesso
alla
tristezza
della
vita
,
ai
mali
di
cui
essa
è
piena
e
che
non
tutti
sanno
o
possono
sopportare
;
induce
a
riflettere
che
la
vita
,
non
avendo
fatalmente
per
la
ragione
umana
un
fine
chiaro
e
determinato
,
bisogna
che
,
per
non
brancolar
nel
vuoto
,
ne
abbia
uno
particolare
,
fittizio
,
illusorio
,
per
ciascun
uomo
,
o
basso
o
alto
;
poco
importa
,
giacché
non
è
,
né
può
essere
il
fine
vero
,
che
tutti
cercano
affannosamente
e
nessuno
trova
,
forse
perché
non
esiste
.
Quel
che
importa
è
che
si
dia
importanza
a
qualche
cosa
,
e
sia
pur
vana
:
varrà
quanto
un
'
altra
stimata
seria
,
perché
in
fondo
né
l
'
una
né
l
'
altra
daranno
soddisfazione
:
tanto
è
vero
che
durerà
sempre
ardentissima
la
sete
di
sapere
,
non
si
estinguerà
mai
la
facoltà
di
desiderare
,
e
non
è
detto
pur
troppo
che
nel
progresso
consista
la
felicità
degli
uomini
.
Tutte
le
finzioni
dell
'
anima
,
tutte
le
creazioni
del
sentimento
vedremo
esser
materia
dell
'
umorismo
,
vedremo
cioè
la
riflessione
diventar
come
un
demonietto
che
smonta
il
congegno
d
'
ogni
immagine
,
d
'
ogni
fantasma
messo
su
dal
sentimento
;
smontarlo
per
veder
com
'
è
fatto
;
scaricarne
la
molla
,
e
tutto
il
congegno
striderne
,
convulso
.
Può
darsi
che
questo
faccia
talvolta
con
quella
simpatica
indulgenza
di
cui
parlan
coloro
che
vedono
soltanto
un
umorismo
bonario
.
Ma
non
c
'
è
da
fidarsene
,
perché
se
la
disposizione
umoristica
ha
talvolta
questo
di
particolare
,
cioè
questa
indulgenza
,
questo
compatimento
o
anche
questa
pietà
,
bisogna
pensare
che
esse
son
frutto
della
riflessione
che
si
è
esercitata
sul
sentimento
opposto
;
sono
un
sentimento
del
contrario
nato
dalla
riflessione
su
quei
casi
,
su
quei
sentimenti
,
su
quegli
uomini
,
che
provocano
nello
stesso
tempo
lo
sdegno
,
il
dispetto
,
l
'
irrisione
dell
'
umorista
,
il
quale
è
tanto
sincero
in
questo
dispetto
,
in
questa
irrisione
,
in
questo
sdegno
,
quanto
in
quell
'
indulgenza
,
in
quel
compatimento
,
in
quella
pietà
.
Se
così
non
fosse
,
si
avrebbe
non
più
l
'
umorismo
vero
e
proprio
,
ma
l
'
ironia
,
che
deriva
come
abbiamo
veduto
da
una
contradizione
soltanto
verbale
,
da
un
infingimento
retorico
,
affatto
contrario
alla
natura
dello
schietto
umorismo
.
Ogni
sentimento
,
ogni
pensiero
,
ogni
moto
che
sorga
nell
'
umorista
si
sdoppia
subito
nel
suo
contrario
:
ogni
sì
in
un
no
,
che
viene
in
fine
ad
assumere
lo
stesso
valore
del
sì
.
Magari
può
fingere
talvolta
l
'
umorista
di
tenere
soltanto
da
una
parte
:
dentro
intanto
gli
parla
l
'
altro
sentimento
che
pare
non
abbia
il
coraggio
di
rivelarsi
in
prima
;
gli
parla
e
comincia
a
muovere
ora
una
timida
scusa
,
ora
un
'
attenuante
,
che
smorzano
il
calore
del
primo
sentimento
,
ora
un
'
arguta
riflessione
che
ne
smonta
la
serietà
e
induce
a
ridere
.
Così
avviene
che
noi
dovremmo
tutti
provar
disprezzo
e
indignazione
per
don
Abbondio
,
per
esempio
,
e
stimar
ridicolissimo
e
spesso
un
matto
da
legare
Don
Quijote
;
eppure
siamo
indotti
al
compatimento
,
finanche
alla
simpatia
per
quello
,
e
ad
ammirare
con
infinita
tenerezza
le
ridicolaggini
di
questo
,
nobilitate
da
un
ideale
così
alto
e
puro
.
Dove
sta
il
sentimento
del
poeta
?
Nel
disprezzo
o
nel
compatimento
per
don
Abbondio
?
Il
Manzoni
ha
un
ideale
astratto
,
nobilissimo
della
missione
del
sacerdote
su
la
terra
,
e
incarna
questo
ideale
in
Federigo
Borromeo
.
Ma
ecco
la
riflessione
,
frutto
della
disposizione
umoristica
,
suggerire
al
poeta
che
questo
ideale
astratto
soltanto
per
una
rarissima
eccezione
può
incarnarsi
e
che
le
debolezze
umane
sono
pur
tante
.
Se
il
Manzoni
avesse
ascoltato
solamente
la
voce
di
quell
'
ideale
astratto
,
avrebbe
rappresentato
don
Abbondio
in
modo
che
tutti
avrebbero
dovuto
provar
per
lui
odio
e
disprezzo
,
ma
egli
ascolta
entro
di
sé
anche
la
voce
delle
debolezze
umane
.
Per
la
naturale
disposizione
dello
spirito
,
per
l
'
esperienza
della
vita
,
che
gliel
'
ha
determinata
,
il
Manzoni
non
può
non
sdoppiare
in
germe
la
concezione
di
quell
'
idealità
religiosa
,
sacerdotale
:
e
tra
le
due
fiamme
accese
di
Fra
Cristoforo
e
del
Cardinal
Federigo
vede
,
terra
terra
,
guardinga
e
mogia
,
allungarsi
l
'
ombra
di
don
Abbondio
.
E
si
compiace
a
un
certo
punto
di
porre
a
fronte
,
in
contrasto
,
il
sentimento
attivo
,
positivo
,
e
la
riflessione
negativa
;
la
fiaccola
accesa
del
sentimento
e
l
'
acqua
diaccia
della
riflessione
;
la
predicazione
alata
,
astratta
,
dell
'
altruismo
,
per
veder
come
sì
smorzi
nelle
ragioni
pedestri
e
concrete
dell
'
egoismo
.
Federigo
Borromeo
domanda
a
don
Abbondio
:
E
quando
vi
siete
presentato
alla
Chiesa
per
addossarvi
codesto
ministero
,
v
'
ha
essa
fatto
sicurtà
della
vita
?
V
'
ha
detto
che
i
doveri
annessi
al
ministero
fossero
liberi
da
ogni
ostacolo
,
immuni
da
ogni
pericolo
?
O
v
'
ha
detto
forse
che
dove
cominciasse
il
pericolo
,
ivi
cesserebbe
il
dovere
?
O
non
v
'
ha
espressamente
detto
il
contrario
?
Non
v
'
ha
avvertito
che
vi
mandava
come
un
agnello
tra
i
lupi
?
Non
sapevate
voi
che
c
'
eran
de
'
violenti
,
a
cui
potrebbe
dispiacere
ciò
che
a
voi
sarebbe
comandato
?
Quello
da
Cui
abbiam
la
dottrina
e
l
'
esempio
,
ad
imitazione
di
Cui
ci
lasciam
nominare
e
ci
nominiamo
pastori
,
venendo
in
terra
a
esercitarne
l
'
uffizio
,
mise
forse
per
condizione
d
'
aver
salva
la
vita
?
E
per
salvarla
,
per
conservarla
,
dico
,
qualche
giorno
di
più
sulla
terra
,
a
spese
della
carità
e
del
dovere
,
c
'
era
bisogno
dell
'
unzione
santa
,
della
imposizion
delle
mani
,
della
grazia
del
sacerdozio
?
Basta
il
mondo
a
dar
questa
virtù
,
a
insegnar
questa
dottrina
.
Che
dico
?
oh
vergogna
!
il
mondo
stesso
la
rifiuta
:
il
mondo
fa
anch
'
esso
le
sue
leggi
,
che
prescrivono
il
male
come
il
bene
;
ha
il
suo
vangelo
anch
'
esso
,
un
vangelo
di
superbia
e
d
'
odio
;
e
non
vuol
che
si
dica
che
l
'
amore
della
vita
sia
una
ragione
per
trasgredire
i
comandamenti
.
Non
lo
vuole
ed
è
ubbidito
!
E
noi
!
noi
figli
e
annunziatori
della
promessa
!
Che
sarebbe
la
Chiesa
se
codesto
vostro
linguaggio
fosse
quello
di
tuttii
vostri
confratelli
?
Dove
sarebbe
,
se
fosse
comparsa
nel
mondo
con
codeste
dottrine
?
.
Don
Abbondio
ascolta
questa
lunga
e
animosa
predica
a
capo
basso
.
Il
Manzoni
dice
che
lo
spirito
di
lui
si
trovava
tra
quegli
argomenti
,
come
un
pulcino
negli
artigli
del
falco
,
che
lo
tengono
sollevato
in
una
regione
sconosciuta
,
in
un
'
aria
che
non
ha
mai
respirata
.
Il
paragone
è
bello
,
quantunque
a
qualcuno
l
'
idea
di
rapacità
e
di
fierezza
che
è
nel
falco
sia
sembrata
poco
conveniente
al
Cardinal
Federigo
.
L
'
errore
,
secondo
me
,
non
è
tanto
nella
maggiore
o
minor
convenienza
del
paragone
,
quanto
nel
paragone
stesso
,
per
amore
del
quale
il
Manzoni
,
volendo
rifar
la
tavoletta
d
'
Esiodo
,
s
'
è
forse
lasciato
andare
a
dir
quello
che
non
doveva
.
Si
trovava
don
Abbondio
veramente
sollevato
in
una
regione
sconosciuta
tra
quegli
argomenti
del
Cardinal
Borromeo
?
Ma
il
paragone
dell
'
agnello
tra
i
lupi
si
legge
nel
Vangelo
di
Luca
,
dove
Cristo
dice
appunto
agli
apostoli
:
Ecco
,
io
mando
voi
come
agnelli
tra
i
lupi
.
E
chi
sa
quante
volte
dunque
don
Abbondio
lo
aveva
letto
;
come
in
altri
libri
chi
sa
quante
volte
aveva
letto
quegli
ammonimenti
austeri
;
quelle
considerazioni
elevate
.
E
diciamo
di
più
:
forse
lo
stesso
don
Abbondio
,
in
astratto
,
parlando
,
predicando
della
missione
del
sacerdote
,
avrebbe
detto
su
per
giù
le
stesse
cose
.
Tanto
vero
che
,
in
astratto
,
egli
le
intende
benissimo
:
Monsignore
illustrissimo
,
avrò
torto
,
risponde
infatti
;
ma
s
'
affretta
a
soggiungere
:
Quando
la
vita
non
si
deve
contare
,
non
so
cosa
mi
dire
.
E
allorché
il
Cardinale
insiste
:
E
non
sapete
voi
che
il
soffrire
per
la
giustizia
è
il
nostro
vincere
?
E
se
non
sapete
questo
,
che
cosa
predicate
?
di
che
siete
maestro
?
qual
è
la
buona
nuova
che
annunziate
ai
poveri
?
Chi
pretende
da
voi
che
vinciate
la
forza
con
la
forza
?
Certo
non
vi
sarà
domandato
,
un
giorno
,
se
abbiate
saputo
fare
stare
a
dovere
i
potenti
;
ché
a
questo
non
vi
fu
dato
né
missione
,
né
modo
.
Ma
vi
sarà
ben
domandato
se
avrete
adoprati
i
mezzi
ch
'
erano
in
vostra
mano
per
far
ciò
che
v
'
era
prescritto
,
anche
quando
avessero
la
temerità
di
proibirvelo
.
Anche
questi
santi
son
curiosi
,
pensa
don
Abbondio
:
in
sostanza
,
a
spremerne
il
sugo
,
gli
stanno
più
a
cuore
gli
amori
di
due
giovani
,
che
la
vita
d
'
un
povero
sacerdote
.
E
poiché
il
cardinale
è
rimasto
in
atto
di
chi
aspetti
una
risposta
,
risponde
:
Torno
a
dire
,
monsignore
,
che
avrò
torto
io
...
Il
coraggio
,
uno
non
se
lo
può
dare
.
Il
che
significa
appunto
:
Sissignore
,
ragionando
astrattamente
,
la
ragione
è
dalla
parte
di
Vossignoria
Illustrissima
;
il
torto
sarà
mio
.
Però
Vossignoria
Illustrissima
parla
bene
,
ma
quelle
facce
le
ho
viste
io
,
le
ho
sentite
io
quelle
parole
.
E
perché
dunque
,
gli
domanda
in
fine
il
Cardinale
,
vi
siete
voi
impegnato
in
un
ministero
che
v
'
impone
di
stare
in
guerra
con
le
passioni
del
secolo
?
Oh
,
il
perché
noi
lo
sappiamo
bene
:
il
Manzoni
stesso
ce
l
'
ha
detto
fin
da
principio
;
ce
l
'
ha
voluto
dire
e
poteva
anche
farne
a
meno
:
don
Abbondio
,
non
nobile
,
non
ricco
,
coraggioso
ancor
meno
,
s
'
era
accorto
,
prima
quasi
di
toccare
gli
anni
della
discrezione
,
d
'
essere
,
in
quella
società
,
come
un
vaso
di
terra
cotta
costretto
a
viaggiare
in
compagnia
di
molti
vasi
di
ferro
.
Aveva
quindi
,
assai
di
buon
grado
,
ubbidito
ai
parenti
,
che
lo
vollero
prete
.
Per
dir
la
verità
,
non
aveva
gran
fatto
pensato
agli
obblighi
e
ai
nobili
fini
del
ministero
al
quale
si
dedicava
:
procacciarsi
di
che
vivere
con
qualche
agio
e
mettersi
in
una
classe
privilegiata
e
forte
,
gli
eran
sembrate
due
ragioni
più
che
sufficienti
per
una
tale
scelta
.
In
lotta
dunque
con
le
passioni
del
secolo
?
Ma
se
egli
s
'
è
fatto
prete
per
guardarsi
appunto
dagli
urti
di
quelle
passioni
e
col
suo
sistema
particolare
di
scansar
tutti
i
contrasti
!
Bisogna
pure
ascoltare
,
signori
miei
,
le
ragioni
del
coniglio
!
Io
immaginai
una
volta
che
alla
tana
della
volpe
,
o
di
Messer
Renardo
,
com
'
essa
si
suol
chiamare
nel
mondo
delle
favole
,
accorressero
a
una
a
una
tutte
le
bestie
per
la
notizia
che
tra
loro
s
'
era
sparsa
di
certe
controfavole
che
la
volpe
avesse
in
animo
di
comporre
in
risposta
a
tutte
quelle
che
da
tempo
immemorabile
gli
uomini
compongono
,
e
da
cui
esse
bestie
han
forse
motivo
di
sentirsi
calunniate
.
E
tra
le
altre
alla
tana
di
Messer
Renardo
veniva
il
coniglio
a
protestare
contro
gli
uomini
che
lo
chiamano
pauroso
,
e
diceva
:
Ma
ben
vi
so
dire
per
conto
mio
,
Messer
Renardo
,
che
topi
e
lucertole
e
uccelli
e
grilli
e
tant
'
altre
bestiole
ho
sempre
messo
in
fuga
,
le
quali
,
se
voi
domandaste
loro
che
concetto
abbiano
di
me
,
chi
sa
che
cosa
vi
risponderebbero
,
non
certo
che
io
sia
una
bestia
paurosa
.
a
che
forse
pretenderebbero
gli
uomini
che
al
loro
cospetto
io
mi
rizzassi
su
due
piedi
e
movessi
loro
incontro
per
farmi
prendere
e
uccidere
?
Io
credo
veramente
,
Messer
Renardo
,
che
per
gli
uomini
non
debba
correre
alcuna
differenza
tra
eroismo
e
imbecillità
!
Ora
,
io
non
nego
,
don
Abbondio
è
un
coniglio
.
Ma
noi
sappiamo
che
Don
Rodrigo
,
se
minacciava
,
non
minacciava
invano
,
sappiamo
che
pur
di
spuntare
l
'
impegno
egli
era
veramente
capace
di
tutto
;
sappiamo
che
tempi
eran
quelli
,
e
possiamo
benissimo
immaginare
che
a
don
Abbondio
,
se
avesse
sposato
Renzo
e
Lucia
,
una
schioppettata
non
gliel
'
avrebbe
di
certo
levata
nessuno
,
e
che
forse
Lucia
,
sposa
soltanto
di
nome
,
sarebbe
stata
rapita
,
uscendo
dalla
chiesa
,
e
Renzo
anch
'
egli
ucciso
.
A
che
giovano
l
'
intervento
,
il
suggerimento
di
Fra
Cristoforo
?
Non
è
rapita
Lucia
dal
monastero
di
Monza
?
C
'
è
la
lega
dei
birboni
,
come
dice
Renzo
.
Per
scioglier
quella
matassa
ci
vuol
la
mano
di
Dio
;
non
per
modo
di
dire
,
la
mano
di
Dio
propriamente
.
Che
poteva
fare
un
povero
prete
?
Pauroso
,
sissignori
,
don
Abbondio
;
e
il
De
Sanctis
ha
dettato
alcune
pagine
meravigliose
esaminando
il
sentimento
della
paura
nel
povero
curato
;
ma
non
ha
tenuto
conto
di
questo
,
perbacco
:
che
il
pauroso
è
ridicolo
,
è
comico
,
quando
si
crea
rischi
e
pericoli
immaginarci
:
ma
quando
un
pauroso
ha
veramente
ragione
d
'
aver
paura
,
quando
vediamo
preso
,
impigliato
in
un
contrasto
terribile
,
uno
che
per
natura
e
per
sistema
vuole
scansar
tutti
i
contrasti
,
anche
i
più
lievi
,
e
che
in
quel
contrasto
terribile
per
suo
dovere
sacrosanto
dovrebbe
starci
,
questo
pauroso
non
è
più
comico
soltanto
.
Per
quella
situazione
non
basta
neanche
un
eroe
come
Fra
Cristoforo
,
che
va
ad
affrontare
il
nemico
nel
suo
stesso
palazzotto
!
Don
Abbondio
non
ha
il
coraggio
del
proprio
dovere
;
ma
questo
dovere
,
dalla
nequizia
altrui
,
è
reso
difficilissimo
,
e
però
quel
coraggio
è
tutt
'
altro
che
facile
;
per
compierlo
ci
vorrebbe
un
eroe
.
Al
posto
d
'
un
eroe
troviamo
don
Abbondio
.
Noi
non
possiamo
,
se
non
astrattamente
,
sdegnarci
di
lui
,
cioè
se
in
astratto
consideriamo
il
ministero
del
sacerdote
.
Avremmo
certamente
ammirato
un
sacerdote
eroe
che
,
al
posto
di
don
Abbondio
,
non
avesse
tenuto
conto
della
minaccia
e
del
pericolo
e
avesse
adempiuto
il
dovere
del
suo
ministero
.
Ma
non
possiamo
non
compatire
don
Abbondio
,
che
non
è
l
'
eroe
che
ci
sarebbe
voluto
al
suo
posto
,
che
non
solo
non
ha
il
grandissimo
coraggio
che
ci
voleva
;
ma
non
ne
ha
né
punto
né
poco
;
e
il
coraggio
,
uno
non
se
lo
può
dare
!
Un
osservatore
superficiale
terrà
conto
del
riso
che
nasce
dalla
comicità
esteriore
degli
atti
,
dei
gesti
,
delle
frasi
reticenti
ecc
.
di
don
Abbondio
,
e
lo
chiamerà
ridicolo
senz
'
altro
,
o
una
figura
semplicemente
comica
.
Ma
chi
non
si
contenta
di
queste
superficialità
e
sa
veder
più
a
fondo
,
sente
che
il
riso
qui
scaturisce
da
ben
altro
,
e
non
è
soltanto
quello
della
comicità
.
Don
Abbondio
è
quel
che
si
trova
in
luogo
di
quello
che
ci
sarebbe
voluto
.
Ma
il
poeta
non
si
sdegna
di
questa
realtà
che
trova
,
perché
,
pur
avendo
,
come
abbiamo
detto
,
un
ideale
altissimo
della
missione
del
sacerdote
su
la
terra
,
ha
pure
in
sé
la
riflessione
che
gli
suggerisce
che
quest
'
ideale
non
si
incarna
se
non
per
rarissima
eccezione
,
e
però
lo
obbliga
a
limitare
quell
'
ideale
,
come
osserva
il
De
Sanctis
.
Ma
questa
limitazione
dell
'
ideale
che
cos
'
è
?
è
l
'
effetto
appunto
della
riflessione
che
,
esercitandosi
su
quest
'
ideale
,
ha
suggerito
al
poeta
il
sentimento
del
contrario
.
E
don
Abbondio
è
appunto
questo
sentimento
del
contrario
oggettivato
e
vivente
;
e
però
non
è
comico
soltanto
,
ma
schiettamente
e
profondamente
umoristico
.
Bonarietà
?
Simpatica
indulgenza
?
Andiamo
adagio
:
lasciamo
star
codeste
considerazioni
,
che
sono
in
fondo
estranee
e
superficiali
,
e
che
,
a
volerle
approfondire
,
c
'
è
il
rischio
che
ci
facciano
anche
qui
scoprire
il
contrario
.
Vogliamo
vederlo
?
Sì
,
ha
compatimento
il
Manzoni
per
questo
pover
'
uomo
di
don
Abbondio
;
ma
è
un
compatimento
,
signori
miei
,
che
nello
stesso
tempo
ne
fa
strazio
,
necessariamente
.
In
fatti
,
solo
a
patto
di
riderne
e
di
far
rider
di
lui
,
egli
può
compatirlo
e
farlo
compatire
,
commiserarlo
e
farlo
commiserare
.
Ma
,
ridendo
di
lui
e
compatendolo
nello
stesso
tempo
,
il
poeta
viene
anche
a
ridere
amaramente
di
questa
povera
natura
umana
inferma
di
tante
debolezze
;
e
quanto
più
le
considerazioni
pietose
si
stringono
a
proteggere
il
povero
curato
,
tanto
più
attorno
a
lui
s
'
allarga
il
discredito
del
valore
umano
.
Il
poeta
,
in
somma
,
ci
induce
ad
aver
compatimento
del
povero
curato
,
facendoci
riconoscere
che
è
pur
umano
,
di
tutti
noi
,
quel
che
costui
sente
e
prova
,
a
passarci
bene
la
mano
su
la
coscienza
.
E
che
ne
segue
?
Ne
segue
che
se
,
per
sua
stessa
virtù
,
questo
particolare
divien
generale
,
se
questo
sentimento
misto
di
riso
o
di
pianto
,
quanto
più
si
stringe
e
determina
in
don
Abbondio
,
tanto
più
si
allarga
e
quasi
vapora
in
una
tristezza
infinita
,
.
ne
segue
,
dicevamo
,
che
a
voler
considerare
da
questo
lato
la
rappresentazione
del
curato
manzoniano
,
noi
non
sappiamo
più
riderne
.
Quella
pietà
,
in
fondo
,
è
spietata
:
la
simpatica
indulgenza
non
è
così
bonaria
come
sembra
a
tutta
prima
.
Gran
cosa
come
si
vede
,
avere
un
ideale
religioso
,
come
il
Manzoni
;
cavalleresco
,
come
il
Cervantes
per
vederselo
poi
ridurre
dalla
riflessione
in
don
Abbondio
e
in
Don
Quijote
!
Il
Manzoni
se
ne
consola
,
creando
accanto
al
curato
di
villaggio
Fra
Cristoforo
e
il
Cardinal
Borromeo
;
ma
è
pur
vero
che
,
essendo
egli
sopra
tutto
umorista
,
la
creatura
sua
più
viva
è
quell
'
altra
,
quella
cioè
in
cui
il
sentimento
del
contrario
s
'
è
incarnato
.
Il
Cervantes
non
può
consolarsi
in
alcun
modo
perché
,
nella
carcere
della
Mancha
,
con
Don
Quijote
come
egli
stesso
dice
genera
qualcuno
che
gli
somiglia
.
V
È
un
considerar
superficialmente
,
abbiamo
detto
,
e
da
un
lato
solo
l
'
umorismo
,
il
vedere
in
esso
un
particolar
contrasto
tra
l
'
ideale
e
la
realtà
.
Un
ideale
può
esserci
,
ripetiamo
;
questo
dipende
dalla
personalità
del
poeta
;
ma
se
c
'
è
,
ecco
,
è
per
vedersi
decomposto
,
limitato
,
rappresentato
a
questo
modo
.
Certamente
,
come
tutti
gli
altri
elementi
costitutivi
dello
spirito
d
'
un
poeta
,
esso
entra
e
si
fa
sentire
nell
'
opera
umoristica
,
le
dà
un
particolar
carattere
,
un
particolar
sapore
;
ma
non
è
condizione
imprescindibile
:
tutt
'
altro
!
ché
anzi
è
proprio
dell
'
umorista
,
per
la
speciale
attività
che
assume
in
lui
la
riflessione
,
generando
il
sentimento
del
contrario
,
il
non
saper
più
da
qual
parte
tenere
,
la
perplessità
,
lo
stato
irresoluto
della
coscienza
.
E
quest
'
appunto
distingue
nettamente
l
'
umorista
dal
comico
,
dall
'
ironico
,
dal
satirico
.
Non
nasce
in
questi
altri
il
sentimento
del
contrario
;
se
nascesse
,
sarebbe
reso
amaro
,
cioè
non
più
comico
,
il
riso
provocato
nel
primo
dall
'
avvertimento
di
una
qualsiasi
anormalità
;
la
contradizione
che
nel
secondo
è
soltanto
verbale
,
tra
quel
che
si
dice
e
quel
che
si
vuole
sia
inteso
,
diventerebbe
effettiva
,
sostanziale
,
e
dunque
non
più
ironica
;
e
cesserebbe
lo
sdegno
o
,
comunque
,
l
'
avversione
della
realtà
che
è
ragione
d
'
ogni
satira
.
Non
che
all
'
umorista
però
piaccia
la
realtà
!
Basterebbe
questo
soltanto
,
che
per
poco
gli
piacesse
,
perché
,
esercitandosi
la
riflessione
su
questo
suo
piacere
,
glielo
guastasse
.
Questa
riflessione
s
'
insinua
acuta
e
sottile
da
per
tutto
e
tutto
scompone
:
ogni
immagine
del
sentimento
,
ogni
finzione
ideale
,
ogni
apparenza
della
realtà
,
ogni
illusione
.
Il
pensiero
dell
'
uomo
,
diceva
Guy
de
Maupassant
tourne
comme
une
mouche
dans
une
bouteille
.
Tutti
i
fenomeni
,
o
sono
illusorii
,
o
la
ragione
di
essi
ci
sfugge
,
inesplicabile
.
Manca
affatto
alla
nostra
conoscenza
del
mondo
e
di
noi
stessi
quel
valore
obiettivo
che
comunemente
presumiamo
di
attribuirle
.
È
una
costruzione
illusoria
continua
.
Vogliamo
assistere
alla
lotta
tra
l
'
illusione
,
che
s
'
insinua
anch
'
essa
da
per
tutto
e
costruisce
a
suo
modo
;
e
la
riflessione
umoristica
che
scompone
a
una
a
una
quelle
costruzioni
?
Cominciamo
da
quella
che
l
'
illusione
fa
a
ciascuno
di
noi
,
dalla
costruzione
cioè
che
ciascuno
per
opera
dell
'
illusione
si
fa
di
sé
stesso
.
Ci
vediamo
noi
nella
nostra
vera
e
schietta
realtà
,
quali
siamo
,
o
non
piuttosto
quali
vorremmo
essere
?
Per
uno
spontaneo
artificio
interiore
,
frutto
di
segrete
tendenze
o
d
'
incosciente
imitazione
,
non
ci
crediamo
noi
in
buona
fede
diversi
da
quel
che
sostanzialmente
siamo
?
E
pensiamo
,
operiamo
,
viviamo
secondo
questa
interpretazione
fittizia
e
pur
sincera
di
noi
stessi
.
Ora
la
riflessione
,
si
,
può
scoprire
tanto
al
comico
e
al
satirico
quanto
all
'
umorista
questa
costruzione
illusoria
.
Ma
il
comico
ne
riderà
solamente
,
contentandosi
di
sgonfiar
questa
metafora
di
noi
stessi
messa
su
dall
'
illusione
spontanea
;
il
satirico
se
ne
sdegnerà
;
l
'
umorista
,
no
:
attraverso
il
ridicolo
di
questa
scoperta
vedrà
il
lato
serio
e
doloroso
;
smonterà
questa
costruzione
,
ma
non
per
riderne
solamente
;
e
in
luogo
di
sdegnarsene
,
magari
,
ridendo
,
compatirà
.
Il
comico
e
il
satirico
sanno
dalla
riflessione
quanta
bava
tragga
dalla
vita
sociale
il
ragno
dell
'
esperienza
per
comporre
la
ragna
della
mentalità
in
questo
e
in
quell
'
individuo
,
e
come
in
questa
ragna
resti
spesso
avviluppato
ciò
che
si
chiama
il
senso
morale
.
Che
cosa
sono
,
in
fondo
,
i
rapporti
sociali
della
così
detta
convenienza
?
Considerazioni
di
calcolo
,
nelle
quali
la
moralità
è
quasi
sempre
sacrificata
.
L
'
umorista
va
più
addentro
,
e
ride
senza
sdegnarsi
scoprendo
come
,
anche
ingenuamente
,
con
la
massima
buona
fede
,
per
opera
d
'
una
finzione
spontanea
,
noi
siamo
indotti
a
interpretar
come
vero
riguardo
,
come
vero
sentimento
morale
,
in
sé
,
ciò
che
non
è
altro
,
in
realtà
,
se
non
riguardo
o
sentimento
di
convenienza
,
cioè
di
calcolo
.
E
va
anche
più
in
là
,
e
scopre
che
può
diventar
convenzionale
finanche
il
bisogno
d
'
apparir
peggiori
di
quello
che
si
è
realmente
,
se
l
'
essere
aggregati
a
un
qualsiasi
gruppo
sociale
importi
che
si
manifestino
idealità
e
sentimenti
che
sono
proprii
a
quel
gruppo
,
e
che
tuttavia
a
chi
vi
partecipa
appariscono
contrarii
e
inferiori
al
proprio
intimo
sentimento
(
mi
avvalgo
qui
di
alcune
acute
considerazioni
contenute
nel
libro
di
Giovanni
Marchesini
,
Le
finzioni
dell
'
anima
,
Bari
,
Gius
.
Laterza
e
figli
,
1905
)
.
La
conciliazione
delle
tendenze
stridenti
,
dei
sentimenti
ripugnanti
,
delle
opinioni
contrarie
,
sembra
più
attuabile
su
le
basi
d
'
una
comune
menzogna
,
che
non
su
la
esplicita
e
dichiarata
tolleranza
del
dissenso
e
del
contrasto
;
sembra
,
in
somma
,
che
la
menzogna
debba
ritenersi
più
vantaggiosa
della
veracità
,
in
quanto
quella
può
unire
,
laddove
questa
divide
;
il
che
non
impedisce
che
,
mentre
la
menzogna
è
tacitamente
scoperta
e
riconosciuta
,
si
assuma
poi
a
garanzia
della
sua
efficacia
associatrice
la
veracità
stessa
,
facendosi
apparire
come
sincerità
l
'
ipocrisia
.
La
ritenutezza
,
il
riserbo
,
il
lasciar
credere
più
di
quanto
si
dica
o
si
faccia
,
il
silenzio
stesso
non
scompagnato
dalla
sapienza
dei
segni
che
lo
giustifichi
oh
,
indimenticabile
Conte
Zio
del
Consiglio
segreto
,
sono
arti
che
si
usano
di
frequente
nella
pratica
della
vita
;
e
cosa
pure
il
non
dare
occasione
che
si
osservi
ciò
che
si
pensa
,
il
lasciar
credere
che
si
pensi
meno
di
quanto
si
pensa
effettivamente
,
il
pretendere
di
essere
creduti
differenti
da
ciò
che
in
fondo
si
è
:
Un
parlare
ambiguo
,
un
tacere
significativo
,
un
restare
a
mezzo
,
uno
stringere
d
'
occhi
che
esprimeva
:
non
posso
parlare
;
un
lusingare
senza
promettere
,
un
minacciar
in
cerimonia
;
tutto
era
diretto
a
quel
fine
;
e
tutto
,
o
più
o
meno
,
tornava
in
prò
.
A
segno
che
fino
un
:
io
non
posso
niente
in
questo
affare
,
detto
talvolta
per
la
pura
verità
,
ma
detto
in
modo
che
non
gli
era
creduto
,
serviva
ad
accrescere
il
concetto
,
e
quindi
la
realtà
,
del
suo
potere
:
come
quelle
scatole
che
si
vedono
ancora
in
qualche
bottega
di
speziale
,
con
su
certe
parole
arabe
,
e
dentro
non
c
'
è
nulla
:
ma
servono
per
mantenere
il
credito
alla
bottega
.
Notava
il
Rousseau
nell
'
Émile
:
Si
può
fare
ciò
che
si
è
fatto
e
non
si
doveva
fare
.
Poiché
un
interesse
maggiore
può
far
sì
che
si
violi
una
promessa
che
si
era
fatta
per
un
interesse
minore
,
ciò
che
importa
è
che
la
violazione
avvenga
impunemente
.
Il
mezzo
a
questo
fine
è
la
menzogna
,
che
può
essere
di
due
specie
,
potendo
riguardare
il
passato
,
onde
ci
si
dichiara
autori
di
ciò
che
in
realtà
non
facemmo
,
o
essendone
autori
dichiariamo
di
non
essere
;
e
potendo
riguardare
il
futuro
,
come
avviene
quando
ci
facciamo
promesse
che
si
ha
in
animo
di
non
mantenere
.
E
evidente
che
la
menzogna
,
nell
'
uno
e
nell
'
altro
caso
,
sorge
dai
rapporti
della
convenienza
,
come
mezzo
a
conservar
l
'
altrui
benevolenza
e
ad
accaparrarsi
l
'
altrui
soccorso
.
Quanto
più
difficile
è
la
lotta
per
la
vita
,
e
più
è
sentita
in
questa
lotta
la
propria
debolezza
,
tanto
maggiore
si
fa
poi
il
bisogno
del
reciproco
inganno
.
La
simulazione
della
forza
,
dell
'
onestà
,
della
simpatia
,
della
prudenza
,
in
somma
,
d
'
ogni
virtù
massima
della
veracità
,
è
una
forma
d
'
adattamento
,
un
abile
strumento
di
lotta
.
L
'
umorista
coglie
subito
queste
varie
simulazioni
per
la
lotta
della
vita
;
si
diverte
a
smascherarle
;
non
se
n
'
indigna
:
è
così
!
E
mentre
il
sociologo
descrive
la
vita
sociale
qual
'
essa
risulta
dalle
osservazioni
esterne
,
l
'
umorista
armato
del
suo
arguto
intuito
dimostra
,
rivela
come
le
apparenze
siano
profondamente
diverse
dall
'
essere
intimo
della
coscienza
degli
associati
.
Eppure
si
mentisce
psicologicamente
come
si
mentisce
socialmente
.
E
il
mentire
a
noi
stessi
,
vivendo
coscientemente
solo
la
superficie
del
nostro
essere
psichico
,
è
un
effetto
del
mentire
sociale
.
L
'
anima
che
riflette
sé
stessa
è
un
'
anima
solitaria
;
ma
non
è
mai
tanta
la
solitudine
interiore
che
non
penetrino
nella
coscienza
le
suggestioni
della
vita
comune
,
con
gl
'
infingimenti
e
le
arti
trasfigurative
che
la
caratterizzano
.
Vive
nell
'
anima
nostra
l
'
anima
della
razza
o
della
collettività
di
cui
siamo
parte
;
e
la
pressione
dell
'
altrui
modo
di
giudicare
,
dell
'
altrui
modo
di
sentire
e
di
operare
,
è
risentita
da
noi
inconsciamente
:
e
come
dominano
nel
mondo
sociale
la
simulazione
e
la
dissimulazione
,
tanto
meno
avvertite
quanto
più
sono
divenute
abituali
,
così
simuliamo
e
dissimuliamo
con
noi
medesimi
,
sdoppiandoci
e
spesso
anche
moltiplicandoci
.
Risentiamo
noi
stessi
quella
vanità
di
parer
diversi
da
ciò
che
si
è
,
che
è
forma
consustanziata
nella
vita
sociale
;
e
rifuggiamo
da
quell
'
analisi
che
,
svelando
la
vanità
,
ecciterebbe
il
morso
della
coscienza
e
ci
umilierebbe
di
fronte
a
noi
stessi
.
Ma
quest
'
analisi
la
fa
per
noi
l
'
umorista
,
che
si
può
dar
pure
l
'
ufficio
di
smascherare
tutte
le
vanità
,
e
di
rappresentar
la
società
,
come
fa
appunto
il
Thackeray
,
quale
una
Vanity
Fair
(
lo
stesso
ufficio
si
dà
il
Thackeray
anche
nel
Libro
degli
Snobs
e
in
quella
Novella
senza
eroi
,
o
vanità
illuminate
con
le
candele
stesse
dell
'
autore
)
.
E
l
'
umorista
sa
bene
che
anche
la
pretesa
della
logicità
supera
spesso
di
gran
lunga
in
noi
la
reale
coerenza
logica
,
e
che
se
ci
fingiamo
logici
teoreticamente
,
la
logica
dell
'
azione
può
smentire
quella
del
pensiero
,
dimostrando
che
è
una
finzione
il
credere
alla
sua
sincerità
assoluta
.
L
'
abitudine
,
l
'
imitazione
incosciente
,
la
pigrizia
mentale
concorrono
a
crear
l
'
equivoco
.
E
quand
'
anche
poi
alla
ragione
rigorosamente
logica
si
aderisca
,
poniamo
,
col
rispetto
e
l
'
amore
verso
determinati
ideali
,
è
sempre
sincero
il
riferimento
che
facciamo
di
essi
alla
ragione
?
E
sempre
nella
ragione
pura
,
disinteressata
,
la
sorgente
vera
e
unica
della
scelta
degli
ideali
e
della
perseveranza
nel
coltivarli
?
O
invece
non
è
più
conforme
alla
realtà
il
sospettare
che
essi
siano
talora
giudicati
non
già
con
un
criterio
obiettivo
e
razionale
,
ma
piuttosto
a
seconda
di
speciali
impulsi
affettivi
e
di
oscure
tendenze
?
Le
barriere
,
i
limiti
che
noi
poniamo
alla
nostra
coscienza
,
sono
anch
'
essi
illusioni
,
sono
le
condizioni
dell
'
apparir
della
nostra
individualità
relativa
;
ma
,
nella
realtà
,
quei
limiti
non
esistono
punto
.
Non
soltanto
noi
,
quali
ora
siamo
,
viviamo
in
noi
stessi
,
ma
anche
noi
,
quali
fummo
in
altro
tempo
,
viviamo
tuttora
e
sentiamo
e
ragioniamo
con
pensieri
e
affetti
già
da
un
lungo
oblio
oscurati
,
cancellati
,
spenti
nella
nostra
coscienza
presente
,
ma
che
a
un
urto
,
a
un
tumulto
improvviso
dello
spirito
,
possono
ancora
dar
prova
di
vita
,
mostrando
vivo
in
noi
un
altro
essere
insospettato
.
I
limiti
della
nostra
memoria
personale
e
cosciente
non
sono
limiti
assoluti
.
Di
là
da
quella
linea
vi
sono
memorie
,
vi
sono
percezioni
e
ragionamenti
.
Ciò
che
noi
conosciamo
di
noi
stessi
,
non
è
che
una
parte
,
forse
una
piccolissima
parte
di
quello
che
noi
siamo
(
vedi
nel
libro
di
Alfredo
Binet
Les
altérations
de
la
personnalité
quella
rassegna
di
meravigliosi
esperimenti
psico
-
fisiologici
,
da
cui
queste
e
tant
'
altre
considerazioni
si
possono
trarre
,
come
notava
già
G
.
Negri
nel
libro
Segni
dei
tempi
)
.
E
tante
e
tante
cose
,
in
certi
momenti
eccezionali
,
noi
sorprendiamo
in
noi
stessi
,
percezioni
,
ragionamenti
,
stati
di
coscienza
,
che
son
veramente
oltre
i
limiti
relativi
della
nostra
esistenza
normale
e
cosciente
.
Certi
ideali
che
crediamo
ormai
tramontati
in
noi
e
non
più
capaci
d
'
alcuna
azione
nel
nostro
pensiero
,
su
i
nostri
affetti
,
sui
nostri
atti
,
forse
persistono
tuttavia
,
se
non
più
nella
forma
intellettuale
,
pura
,
nel
rostrato
loro
,
costituito
dalle
tendenze
affettive
e
pratiche
.
E
possono
essere
motivi
reali
di
azione
certe
tendenze
da
cui
ci
crediamo
liberati
,
e
non
aver
per
l
'
opposto
efficacia
pratica
in
noi
,
se
non
illusoria
,
credenze
nuove
che
riteniamo
di
possedere
veramente
,
intimamente
.
E
appunto
le
varie
tendenze
che
contrassegnano
la
personalità
fanno
pensare
sul
serio
che
non
sia
una
l
'
anima
individuale
.
Come
affermarla
una
,
difatti
,
se
passione
e
ragione
,
istinto
e
volontà
,
tendenze
e
idealità
,
costituiscono
in
certo
modo
altrettanti
sistemi
distinti
e
mobili
,
che
fanno
si
che
l
'
individuo
,
vivendo
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
di
essi
,
ora
qualche
compromesso
fra
due
o
più
orientamenti
psichici
,
apparisca
come
se
veramente
in
lui
fossero
più
anime
diverse
e
perfino
opposte
,
più
e
opposte
personalità
?
Non
c
'
è
uomo
,
osservò
il
Pascal
,
che
differisca
più
da
un
altro
che
da
sé
stesso
nella
successione
del
tempo
.
La
semplicità
dell
'
anima
contradice
al
concetto
storico
dell
'
anima
umana
.
La
sua
vita
è
equilibrio
mobile
;
è
un
risorgere
e
un
assopirsi
continuo
di
affetti
,
di
tendenze
,
di
idee
;
un
fluttuare
incessante
fra
termini
contradittorii
,
e
un
oscillare
fra
poli
opposti
,
come
la
speranza
e
la
paura
,
il
vero
e
il
falso
,
il
bello
e
il
brutto
,
il
giusto
e
l
'
ingiusto
e
via
dicendo
.
Se
d
'
un
tratto
si
disegna
nell
'
immagine
oscura
dell
'
avvenire
un
luminoso
disegno
d
'
azione
,
o
vagamente
brilla
il
fiore
del
godimento
,
non
tarda
ad
apparire
,
vindice
dei
diritti
dell
'
esperienza
,
il
pensiero
del
passato
,
non
di
rado
cupo
e
triste
;
o
interviene
a
infrenare
la
briosa
fantasia
il
senso
riottoso
del
presente
.
Questa
lotta
di
ricordi
,
di
speranze
,
di
presentimenti
,
di
percezioni
,
d
'
idealità
,
può
raffigurarsi
come
una
lotta
d
'
anime
fra
loro
,
che
si
contrastino
il
dominio
definitivo
e
pieno
della
personalità
.
Ecco
un
alto
funzionario
,
che
si
crede
,
ed
è
,
poveretto
,
in
verità
,
un
galantuomo
.
Domina
in
lui
l
'
anima
morale
.
Ma
un
bel
giorno
,
l
'
anima
istintiva
,
che
è
come
la
bestia
originaria
acquattata
in
fondo
a
ciascuno
di
noi
,
spara
un
calcio
all
'
anima
morale
,
e
quel
galantuomo
ruba
.
Oh
,
egli
stesso
,
poveretto
,
egli
per
il
primo
,
poco
dopo
,
ne
prova
stupore
,
piange
,
domanda
a
sé
stesso
,
disperato
:
Come
,
come
mai
ho
potuto
far
questo
?
Ma
,
sissignori
,
ha
rubato
.
E
quell
'
altro
là
?
Uomo
dabbene
,
anzi
dabbenissimo
:
sissignori
,
ha
ucciso
.
L
'
idealità
morale
costituiva
nella
personalità
di
lui
un
'
anima
che
contrastava
con
l
'
anima
istintiva
e
pure
in
parte
con
quella
affettiva
o
passionale
;
costituiva
un
'
anima
acquisita
che
lottava
con
l
'
anima
ereditaria
,
la
quale
,
lasciata
per
un
po
'
libera
a
sé
stessa
,
è
riuscita
'
d
'
improvviso
al
furto
,
al
delitto
.
La
vita
è
un
flusso
continuo
che
noi
cerchiamo
d
'
arrestare
,
di
fissare
in
forme
stabili
e
determinate
,
dentro
e
fuori
di
noi
,
perché
noi
già
siamo
forme
fissate
,
forme
che
si
muovono
in
mezzo
ad
altre
immobili
,
e
che
però
possono
seguire
il
flusso
della
vita
,
fino
a
tanto
che
,
irrigidendosi
man
mano
,
il
movimento
,
già
a
poco
a
poco
rallentato
,
non
cessi
.
Le
forme
,
in
cui
cerchiamo
d
'
arrestare
,
di
fissare
in
noi
questo
flusso
continuo
,
sono
i
concetti
,
sono
gli
ideali
a
cui
vorremmo
serbarci
coerenti
,
tutte
le
finzioni
che
ci
creiamo
,
le
condizioni
,
lo
stato
in
cui
tendiamo
a
stabilirci
.
Ma
dentro
di
noi
stessi
,
in
ciò
che
noi
chiamiamo
anima
,
e
che
è
la
vita
in
noi
,
il
flusso
continua
,
indistinto
,
sotto
gli
argini
,
oltre
i
limiti
che
noi
imponiamo
,
componendoci
una
coscienza
,
costruendoci
una
personalità
.
In
certi
momenti
tempestosi
,
investite
dal
flusso
,
tutte
quelle
nostre
forme
fittizie
crollano
miseramente
;
e
anche
quello
che
non
scorre
sotto
gli
argini
e
oltre
i
limiti
,
ma
che
si
scopre
a
noi
distinto
e
che
noi
abbiamo
con
cura
incanalato
nei
nostri
affetti
,
nei
doveri
che
ci
siamo
imposti
,
nelle
abitudini
che
ci
siamo
tracciate
,
in
certi
momenti
di
piena
straripa
e
sconvolge
tutto
.
Vi
sono
anime
irrequiete
,
quasi
in
uno
stato
di
fusione
continua
,
che
sdegnano
di
rapprendersi
,
d
'
irrigidirsi
in
questa
o
in
quella
forma
di
personalità
.
Ma
anche
per
quelle
più
quiete
,
che
si
sono
adagiate
in
una
o
in
un
'
altra
forma
,
la
fusione
è
sempre
possibile
:
il
flusso
della
vita
è
in
tutti
.
E
per
tutti
però
può
rappresentare
talvolta
una
tortura
,
rispetto
all
'
anima
che
si
muove
e
si
fonde
,
il
nostro
stesso
corpo
fissato
per
sempre
in
fattezze
immutabili
.
Oh
perché
proprio
dobbiamo
essere
così
,
noi
?
ci
domandiamo
talvolta
allo
specchio
,
con
questa
faccia
,
con
questo
corpo
?
Alziamo
una
mano
,
nell
'
incoscienza
;
e
il
gesto
ci
resta
sospeso
.
Ci
pare
strano
che
l
'
abbiamo
fatto
noi
.
Ci
vediamo
vivere
.
Con
quel
gesto
sospeso
possiamo
assomigliarci
a
una
statua
;
a
quella
statua
d
'
antico
oratore
,
per
esempio
,
che
si
vede
in
una
nicchia
,
salendo
per
la
scalinata
del
Quirinale
.
Con
un
rotolo
di
carta
in
mano
,
e
l
'
altra
mano
protesa
a
un
sobrio
gesto
,
come
pare
afflitto
e
meravigliato
quell
'
oratore
antico
d
'
esser
rimasto
lì
,
di
pietra
,
per
tutti
i
secoli
,
sospeso
in
quell
'
atteggiamento
,
dinanzi
a
tanta
gente
che
è
salita
,
che
sale
e
salirà
per
quella
scalinata
!
In
certi
momenti
di
silenzio
interiore
,
in
cui
l
'
anima
nostra
si
spoglia
di
tutte
le
finzioni
abituali
,
e
gli
occhi
nostri
diventano
più
acuti
e
più
penetranti
,
noi
vediamo
noi
stessi
nella
vita
,
e
in
sé
stessa
la
vita
,
quasi
in
una
nudità
arida
,
inquietante
;
ci
sentiamo
assaltare
da
una
strana
impressione
,
come
se
,
in
un
baleno
,
ci
si
chiarisse
una
realtà
diversa
da
quella
che
normalmente
percepiamo
,
una
realtà
vivente
oltre
la
vista
umana
,
fuori
delle
forme
dell
'
umana
ragione
.
Lucidissimamente
allora
la
compagine
dell
'
esistenza
quotidiana
,
quasi
sospesa
nel
vuoto
di
quel
nostro
silenzio
interiore
,
ci
appare
priva
di
senso
,
priva
di
scopo
;
e
quella
realtà
diversa
ci
appare
orrida
nella
sua
crudezza
impassibile
e
misteriosa
,
poiché
tutte
le
nostre
fittizie
relazioni
consuete
di
sentimenti
e
d
'
immagini
si
sono
scisse
e
disgregate
in
essa
.
Il
vuoto
interno
si
allarga
,
varca
i
limiti
del
nostro
corpo
,
diventa
vuoto
intorno
a
noi
,
un
vuoto
strano
,
come
un
arresto
del
tempo
e
della
vita
,
come
se
il
nostro
silenzio
interiore
si
sprofondasse
negli
abissi
del
mistero
.
Con
uno
sforzo
supremo
cerchiamo
allora
di
riacquistar
la
coscienza
normale
delle
cose
,
di
riallacciar
con
esse
le
consuete
relazioni
,
di
riconnetter
le
idee
,
di
risentirci
vivi
come
per
l
'
innanzi
,
al
modo
solito
.
Ma
a
questa
coscienza
normale
,
a
queste
idee
riconnesse
,
a
questo
sentimento
solito
della
vita
non
possiamo
più
prestar
fede
,
perché
sappiamo
ormai
che
sono
un
nostro
inganno
per
vivere
e
che
sotto
c
'
è
qualcos
'
altro
,
a
cui
l
'
uomo
non
può
affacciarsi
,
se
non
a
costo
di
morire
o
d
'
impazzire
.
È
stato
un
attimo
;
ma
dura
a
lungo
in
noi
l
'
impressione
di
esso
,
come
di
vertigine
,
con
la
quale
contrasta
la
stabilità
,
pur
così
vana
,
delle
cose
:
ambiziose
o
misere
apparenze
.
La
vita
,
allora
,
che
s
'
aggira
piccola
,
solita
,
fra
queste
apparenze
ci
sembra
quasi
che
non
sia
più
per
davvero
,
che
sia
come
una
fantasmagoria
meccanica
.
E
come
darle
importanza
?
come
portarle
rispetto
?
Oggi
siamo
,
domani
no
.
Che
faccia
ci
hanno
dato
per
rappresentar
la
parte
del
vivo
?
Un
brutto
naso
?
Che
pena
doversi
portare
a
spasso
un
brutto
naso
per
tutta
la
vita
...
Fortuna
che
,
a
lungo
andare
,
non
ce
n
'
accorgiamo
più
.
Se
ne
accorgono
gli
altri
,
è
vero
,
quando
noi
siamo
finanche
arrivati
a
credere
d
'
avere
un
bel
naso
;
e
allora
non
sappiamo
più
spiegarci
perché
gli
altri
ridano
,
guardandoci
.
Sono
tanti
sciocchi
!
Consoliamoci
guardando
che
orecchi
ha
quello
e
che
labbra
quell
'
altro
;
i
quali
non
se
n
'
accorgono
nemmeno
e
hanno
il
coraggio
di
ridere
di
noi
.
Maschere
,
maschere
...
Un
soffio
e
passano
,
per
dar
posto
ad
altre
.
Quel
povero
zoppetto
là
...
Chi
è
?
Correre
alla
morte
con
la
stampella
...
La
vita
,
qua
,
schiaccia
il
piede
a
uno
;
cava
là
un
occhio
a
un
altro
...
Gamba
di
legno
,
occhio
di
vetro
,
e
avanti
!
Ciascuno
si
racconcia
la
maschera
come
può
la
maschera
esteriore
.
Perché
dentro
poi
c
'
è
l
'
altra
,
che
spesso
non
s
'
accorda
con
quella
di
fuori
.
E
niente
è
vero
!
Vero
il
mare
,
sì
,
vera
la
montagna
;
vero
il
sasso
;
vero
un
filo
d
'
erba
;
ma
l
'
uomo
?
Sempre
mascherato
,
senza
volerlo
,
senza
saperlo
,
di
quella
tal
cosa
ch
'
egli
in
buona
fede
si
figura
d
'
essere
:
bello
,
buono
,
grazioso
,
generoso
,
infelice
,
ecc
.
ecc
.
E
questo
fa
tanto
ridere
,
a
pensarci
.
Sì
,
perché
un
cane
,
poniamo
,
quando
gli
sia
passata
la
prima
febbre
della
vita
,
che
fa
?
mangia
e
dorme
:
vive
come
può
vivere
,
come
deve
vivere
;
chiude
gli
occhi
,
paziente
,
e
lascia
che
il
tempo
passi
,
freddo
se
freddo
,
caldo
se
caldo
;
e
se
gli
dànno
un
calcio
se
lo
prende
,
perché
è
segno
che
gli
tocca
anche
questo
.
Ma
l
'
uomo
?
Anche
da
vecchio
,
sempre
con
la
febbre
:
delira
e
non
se
n
'
avvede
;
non
può
fare
a
meno
d
'
atteggiarsi
,
anche
davanti
a
sé
stesso
,
in
qualche
modo
,
e
si
figura
tante
cose
che
ha
bisogno
di
creder
vere
e
di
prendere
sul
serio
.
L
'
ajuta
in
questo
una
certa
macchinetta
infernale
che
la
natura
volle
regalargli
,
aggiustandogliela
dentro
,
per
dargli
una
prova
segnalata
della
sua
benevolenza
.
Gli
uomini
,
per
la
loro
salute
,
avrebbero
dovuto
tutti
lasciarla
irrugginire
,
non
muoverla
,
non
toccarla
mai
.
Ma
sì
!
Certuni
si
sono
mostrati
così
orgogliosi
e
stimati
così
felici
di
possederla
,
che
si
son
messi
subito
a
perfezionarla
,
con
zelo
accanito
.
E
Aristotile
ci
scrisse
sopra
finanche
un
libro
,
un
leggiadro
trattatello
che
si
adotta
ancora
nelle
scuole
,
perché
i
fanciulli
imparino
presto
e
bene
a
baloccarcisi
.
E
una
specie
di
pompa
a
filtro
che
mette
in
comunicazione
il
cervello
col
cuore
.
La
chiamano
LOGICA
i
signori
filosofi
.
Il
cervello
pompa
con
essa
i
sentimenti
dal
cuore
,
e
ne
cava
idee
.
Attraverso
il
filtro
,
il
sentimento
lascia
quanto
ha
in
sé
di
caldo
,
di
torbido
:
si
refrigera
,
si
purifica
,
si
i
-
de
-
a
-
liz
-
za
.
Un
povero
sentimento
,
così
,
destato
da
un
caso
particolare
,
da
una
contingenza
qualsiasi
,
spesso
dolorosa
,
pompato
e
filtrato
dal
cervello
per
mezzo
di
quella
macchinetta
,
diviene
idea
astratta
generale
;
e
che
ne
segue
?
Ne
segue
che
noi
non
dobbiamo
affliggerci
soltanto
di
quel
caso
particolare
,
di
quella
contingenza
passeggera
;
ma
dobbiamo
anche
attossicarci
la
vita
con
l
'
estratto
concentrato
,
col
sublimato
corrosivo
della
deduzione
logica
.
E
molti
disgraziati
credono
di
guarire
così
di
tutti
i
mali
di
cui
il
mondo
è
pieno
,
e
pompano
e
filtrano
,
pompano
e
filtrano
,
finché
il
loro
cuore
non
resti
arido
come
un
pezzo
di
sughero
e
il
loro
cervello
non
sia
come
uno
stipetto
di
farmacia
pieno
di
quei
barattolini
che
portano
su
l
'
etichetta
nera
un
teschio
fra
due
stinchi
in
croce
e
la
leggenda
:
VELENO
.
L
'
uomo
non
ha
della
vita
un
'
idea
,
una
nozione
assoluta
,
bensì
un
sentimento
mutabile
e
vario
,
secondo
i
tempi
,
i
casi
,
la
fortuna
.
Ora
la
logica
,
astraendo
dai
sentimenti
le
idee
,
tende
appunto
a
fissare
quel
che
è
mobile
,
mutabile
,
fluida
;
tende
a
dare
un
valore
assoluto
a
ciò
che
è
relativo
.
E
aggrava
un
male
già
grave
per
sé
stesso
.
Perché
la
prima
radice
del
nostro
male
è
appunto
in
questo
sentimento
che
noi
abbiamo
della
vita
.
L
'
albero
vive
e
non
si
sente
:
per
lui
la
terra
,
il
sole
,
l
'
aria
,
la
luce
,
il
vento
,
la
pioggia
,
non
sono
cose
che
esso
non
sia
.
All
'
uomo
,
invece
,
nascendo
è
toccato
questo
triste
privilegio
di
,
sentirsi
vivere
,
con
la
bella
illusione
che
ne
risulta
:
di
prendere
cioè
come
una
realtà
fuori
di
sé
questo
suo
interno
sentimento
della
vita
,
mutabile
e
vario
.
Gli
antichi
favoleggiarono
che
Prometeo
rapi
una
favilla
al
sole
per
farne
dono
agli
uomini
.
Orbene
,
il
sentimento
che
noi
abbiamo
della
vita
è
appunto
questa
favilla
prometèa
favoleggiata
.
Essa
ci
fa
vedere
sperduti
su
la
terra
;
essa
projetta
tutt
'
intorno
a
noi
un
cerchio
più
o
meno
ampio
di
luce
,
di
là
dal
quale
è
l
'
ombra
nera
,
l
'
ombra
paurosa
che
non
esisterebbe
,
se
la
favilla
non
fosse
accesa
in
noi
;
ombra
che
noi
però
dobbiamo
purtroppo
creder
vera
,
fintanto
che
quella
ci
si
mantiene
viva
in
petto
.
Spenta
alla
fine
dal
soffio
della
morte
,
ci
accoglierà
davvero
quell
'
ombra
fittizia
,
ci
accoglierà
la
notte
perpetua
dopo
il
giorno
fumoso
della
nostra
illusione
,
o
non
rimarremo
noi
piuttosto
alla
mercé
dell
'
Essere
,
che
avrà
rotto
soltanto
le
vane
forme
della
ragione
umana
?
Tutta
quell
'
ombra
,
l
'
enorme
mistero
,
che
tanti
e
tanti
filosofi
hanno
invano
speculato
e
che
ora
la
scienza
,
pur
rinunziando
all
'
indagine
di
esso
,
non
esclude
,
non
sarà
forse
in
fondo
un
inganno
come
un
altro
,
un
inganno
della
nostra
mente
,
una
fantasia
che
non
si
colora
?
Se
tutto
questo
mistero
,
in
somma
,
non
esistesse
fuori
di
noi
,
ma
soltanto
in
noi
,
e
necessariamente
,
per
il
famoso
privilegio
del
sentimento
che
noi
abbiamo
della
vita
?
Se
la
morte
fosse
soltanto
il
soffio
che
spegne
in
noi
questo
sentimento
penoso
,
pauroso
,
perché
limitato
,
definito
da
questo
cerchio
d
'
ombra
fittizia
oltre
il
breve
àmbito
dello
scarso
lume
che
ci
projettiamo
attorno
,
e
in
cui
la
vita
nostra
rimane
come
imprigionata
,
come
esclusa
per
alcun
tempo
dalla
vita
universale
,
eterna
,
nella
quale
ci
sembra
che
dovremo
un
giorno
rientrare
,
mentre
già
ci
siamo
e
sempre
vi
rimarremo
,
ma
senza
più
questo
sentimento
di
esilio
che
ci
angoscia
?
Non
è
anche
qui
illusorio
il
limite
,
e
relativo
al
poco
lume
nostro
,
della
nostra
individualità
?
Forse
abbiamo
sempre
vissuto
,
sempre
vivremo
con
l
'
universo
;
anche
ora
,
in
questa
forma
nostra
,
partecipiamo
a
tutte
le
manifestazioni
dell
'
universo
;
non
lo
sappiamo
,
non
lo
vediamo
,
perché
purtroppo
quella
favilla
che
Prometeo
ci
volle
donare
ci
fa
vedere
soltanto
quel
poco
a
cui
essa
arriva
.
E
domani
un
umorista
potrebbe
raffigurar
Prometeo
sul
Caucaso
in
atto
di
considerare
malinconicamente
la
sua
fiaccola
accesa
e
di
scorgere
in
essa
alla
fine
la
causa
fatale
del
suo
supplizio
infinito
.
Egli
s
'
è
finalmente
accorto
che
Giove
non
è
altro
che
un
suo
vano
fantasma
,
un
miserevole
inganno
,
l
'
ombra
del
suo
stesso
corpo
che
si
projetta
gigantesca
nel
cielo
,
a
causa
appunto
della
fiaccola
ch
'
egli
tiene
accesa
in
mano
.
A
un
solo
patto
Giove
potrebbe
sparire
,
a
patto
che
Prometeo
spegnesse
la
candela
,
cioè
la
sua
fiaccola
.
Ma
egli
non
sa
,
non
vuole
,
non
può
;
e
quell
'
ombra
rimane
,
paurosa
e
tiranna
,
per
tutti
gli
uomini
che
non
riescono
a
rendersi
conto
del
fatale
inganno
.
Così
il
contrasto
ci
si
dimostra
inovviabile
,
inscindibile
,
come
l
'
ombra
dal
corpo
.
Noi
l
'
abbiamo
veduto
,
in
questa
rapida
visione
umoristica
,
allargarsi
man
mano
,
varcare
i
limiti
del
nostro
essere
individuale
,
ov
'
ha
radice
,
ed
estendersi
intorno
.
Lo
ha
scoperto
la
riflessione
,
che
vede
in
tutto
una
costruzione
o
illusoria
o
finta
o
fittizia
del
sentimento
e
con
arguta
,
sottile
e
minuta
analisi
la
smonta
e
la
scompone
.
Uno
dei
più
grandi
umoristi
,
senza
saperlo
,
fu
Copernico
,
che
smontò
non
propriamente
la
macchina
dell
'
universo
,
ma
l
'
orgogliosa
immagine
che
ce
n
'
eravamo
fatta
.
Si
legga
quel
dialogo
del
Leopardi
che
s
'
intitola
appunto
dal
canonico
polacco
.
Ci
diede
il
colpo
di
grazia
la
scoperta
del
telescopio
:
altra
macchinetta
infernale
,
che
può
fare
il
pajo
con
quella
che
volle
regalarci
la
natura
.
Ma
questa
l
'
abbiamo
inventata
noi
,
per
non
esser
da
meno
.
Mentre
l
'
occhio
guarda
di
sotto
,
dalla
lente
più
piccola
,
e
vede
grande
ciò
che
la
natura
provvidenzialmente
aveva
voluto
farci
veder
piccolo
,
l
'
anima
nostra
,
che
fa
?
salta
a
guardar
di
sopra
,
dalla
lente
più
grande
,
e
il
telescopio
allora
diventa
un
terribile
strumento
,
che
subissa
la
terra
e
l
'
uomo
e
tutte
le
nostre
glorie
e
grandezze
.
Fortuna
che
è
proprio
della
riflessione
umoristica
il
provocare
il
sentimento
del
contrario
;
il
quale
,
in
questo
caso
,
dice
:
Ma
è
poi
veramente
così
piccolo
l
'
uomo
,
come
il
telescopio
rivoltato
ce
lo
fa
vedere
?
Se
egli
può
intendere
e
concepire
l
'
infinita
sua
piccolezza
,
vuol
dire
ch
'
egli
intende
e
concepisce
l
'
infinita
grandezza
dell
'
universo
.
E
come
si
può
dir
piccolo
dunque
l
'
uomo
?
Ma
è
anche
vero
che
se
poi
egli
si
sente
grande
e
un
umorista
viene
a
saperlo
,
gli
può
capitare
come
a
Gulliver
,
gigante
a
Lilliput
e
balocco
tra
le
mani
dei
giganti
di
Brobdingnag
.
VI
Da
quanto
abbiamo
detto
finora
intorno
alla
speciale
attività
della
riflessione
nell
'
umorista
,
appare
chiaramente
quale
dell
'
arte
umoristica
necessariamente
sia
l
'
intimo
processo
.
Anch
'
essa
l
'
arte
,
come
tutte
le
costruzioni
ideali
o
illusorie
,
tende
a
fissar
la
vita
:
la
fissa
in
un
momento
o
in
varii
momenti
determinati
:
la
statua
in
un
gesto
,
il
paesaggio
in
un
aspetto
temporaneo
,
immutabile
.
Ma
,
e
la
perpetua
mobilità
degli
aspetti
successivi
?
e
la
fusione
continua
in
cui
le
anime
si
trovano
?
L
'
arte
in
genere
astrae
e
concentra
,
coglie
cioè
e
rappresenta
così
degli
individui
come
delle
cose
,
l
'
idealità
essenziale
e
caratteristica
.
Ora
pare
all
'
umorista
che
tutto
ciò
semplifichi
troppo
la
natura
e
tenda
a
rendere
troppo
ragionevole
o
almeno
troppo
coerente
la
vita
.
Gli
pare
che
delle
cause
,
delle
cause
vere
che
muovono
spesso
questa
povera
anima
umana
agli
atti
più
inconsulti
,
assolutamente
imprevedibili
,
l
'
arte
in
genere
non
tenga
quel
conto
che
secondo
lui
dovrebbe
.
Per
l
'
umorista
le
cause
,
nella
vita
,
non
sono
mai
così
logiche
,
così
ordinate
,
come
nelle
nostre
comuni
opere
d
'
arte
,
in
cui
tutto
è
,
in
fondo
,
combinato
,
congegnato
,
ordinato
ai
fini
che
lo
scrittore
s
'
è
proposto
.
L
'
ordine
?
la
coerenza
?
Ma
se
noi
abbiamo
dentro
quattro
,
cinque
anime
in
lotta
fra
loro
:
l
'
anima
istintiva
,
l
'
anima
morale
,
l
'
anima
affettiva
,
l
'
anima
sociale
?
E
secondo
che
domina
questa
o
quella
,
s
'
atteggia
la
nostra
coscienza
;
e
noi
riteniamo
valida
e
sincera
quella
interpretazione
fittizia
di
noi
medesimi
,
del
nostro
essere
interiore
che
ignoriamo
,
perché
non
si
manifesta
mai
tutt
'
intero
,
ma
ora
in
un
modo
,
ora
in
un
altro
,
come
volgano
i
casi
della
vita
.
Sì
,
un
poeta
epico
o
drammatico
può
rappresentare
un
suo
eroe
,
in
cui
si
mostrino
in
lotta
elementi
opposti
e
repugnanti
;
ma
egli
di
questi
elementi
comporrà
un
carattere
,
e
vorrà
coglierlo
coerente
in
ogni
suo
atto
.
Ebbene
,
l
'
umorista
fa
proprio
l
'
inverso
:
egli
scompone
il
carattere
nei
suoi
elementi
;
e
mentre
quegli
cura
di
coglierlo
coerente
in
ogni
atto
,
questi
si
diverte
a
rappresentarlo
nelle
sue
incongruenze
.
L
'
umorista
non
riconosce
eroi
;
o
meglio
,
lascia
che
li
rappresentino
gli
altri
,
gli
eroi
;
egli
,
per
conto
suo
,
sa
che
cosa
è
la
leggenda
e
come
si
forma
,
che
cosa
è
la
storia
e
come
si
forma
:
composizioni
tutte
,
più
o
meno
ideali
,
e
tanto
più
ideali
forse
,
quanto
pio
mostrare
pretesa
di
realtà
:
composizioni
ch
'
egli
si
diverte
a
scomporre
;
né
si
può
dir
che
sia
un
divertimento
piacevole
.
Il
mondo
,
lui
,
se
non
propriamente
nudo
,
lo
vede
,
per
così
dire
,
in
camicia
:
in
camicia
il
re
,
che
vi
fa
così
bella
impressione
a
vederlo
composto
nella
maestà
d
'
un
trono
con
lo
scettro
e
la
corona
e
il
manto
di
porpora
e
d
'
ermellino
;
e
non
componete
con
troppa
pompa
nelle
camere
ardenti
su
catafalchi
i
morti
,
perché
egli
è
capace
di
non
rispettar
neppure
questa
composizione
,
tutto
questo
apparato
;
è
capace
di
sorprendere
,
per
esempio
,
in
mezzo
alla
compunzione
degli
astanti
,
in
quel
morto
lì
,
freddo
e
duro
,
ma
decorato
e
in
marsina
,
un
qualche
borboglio
lugubre
nel
ventre
,
e
d
'
esclamare
(
poiché
certe
cose
si
dicono
meglio
in
latino
)
:
-
Digestio
post
mortem
.
Anche
quei
soldatacci
austriaci
della
poesia
del
Giusti
,
di
cui
ci
siamo
occupati
in
principio
,
son
veduti
in
fine
dal
poeta
come
tanti
poveri
uomini
in
camicia
:
sono
spogliati
cioè
di
quelle
loro
uniformi
odiose
,
nelle
quali
il
poeta
vede
un
simbolo
della
schiavitù
della
patria
.
Quelle
uniformi
compongono
nell
'
animo
del
poeta
una
rappresentazione
ideale
,
della
patria
schiava
;
la
riflessione
scompone
questa
rappresentazione
,
spoglia
quei
soldati
e
vede
in
essi
una
torma
di
poveretti
addogliati
e
derisi
.
L
'
uomo
è
un
animale
vestito
dice
il
Carlyle
nel
suo
Sartor
Resartus
la
società
ha
per
base
il
vestiario
.
E
il
vestiario
compone
anch
'
esso
,
compone
e
nasconde
:
due
cose
che
l
'
umorismo
non
può
soffrire
.
La
vita
nuda
,
la
natura
senz
'
ordine
almeno
apparente
,
irta
di
contradizioni
,
pare
all
'
umorista
lontanissima
dal
congegno
ideale
delle
comuni
concezioni
artistiche
,
in
cui
tutti
gli
elementi
,
visibilmente
,
si
tengono
a
vicenda
e
a
vicenda
cooperano
.
Nella
realtà
vera
le
azioni
che
mettono
in
rilievo
un
carattere
si
stagliano
su
un
fondo
di
vicende
ordinarie
,
di
particolari
comuni
.
Ebbene
,
gli
scrittori
,
in
genere
,
non
se
n
'
avvalgono
,
o
poco
se
ne
curano
,
come
se
queste
vicende
,
questi
particolari
non
abbiano
alcun
valore
e
siano
inutili
e
trascurabili
.
Ne
fa
tesoro
invece
l
'
umorista
.
L
'
oro
,
in
natura
,
non
si
trova
frammisto
alla
terra
?
Ebbene
,
gli
scrittori
ordinariamente
buttano
via
la
terra
e
presentano
l
'
oro
in
zecchini
nuovi
,
ben
colato
,
ben
fuso
,
ben
pesato
e
con
la
loro
marca
e
il
loro
stemma
bene
impressi
.
Ma
l
'
umorista
sa
che
le
vicende
ordinarie
,
i
particolari
comuni
,
la
materialità
della
vita
in
somma
,
così
varia
e
complessa
,
contradicono
poi
aspramente
quelle
semplificazioni
ideali
,
costringono
ad
azioni
,
ispirano
pensieri
e
sentimenti
contrarii
a
tutta
quella
logica
armoniosa
dei
fatti
e
dei
caratteri
concepiti
dagli
scrittori
ordinarii
.
E
l
'
impreveduto
che
è
nella
vita
?
E
l
'
abisso
che
è
nelle
anime
?
Non
ci
sentiamo
guizzar
dentro
,
spesso
,
pensieri
strani
,
quasi
lampi
di
follia
,
pensieri
inconseguenti
,
inconfessabili
finanche
a
noi
stessi
,
come
sorti
davvero
da
un
'
anima
diversa
da
quella
che
normalmente
ci
riconosciamo
?
Di
qui
,
nell
'
umorismo
,
tutta
quella
ricerca
dei
particolari
più
intimi
e
minuti
,
che
possono
anche
parer
volgari
e
triviali
se
si
raffrontano
con
le
sintesi
idealizzatrici
dell
'
arte
in
genere
,
e
quella
ricerca
dei
contrasti
e
delle
contradizioni
,
su
cui
l
'
opera
sua
si
fonda
,
in
opposizione
alla
coerenza
cercata
dagli
altri
;
di
qui
quel
che
di
scomposto
,
di
slegato
,
di
capriccioso
,
tutte
quelle
digressioni
che
si
notano
nell
'
opera
umoristica
,
in
opposizione
al
congegno
ordinato
,
alla
composizione
dell
'
opera
d
'
arte
in
genere
.
Sono
il
frutto
della
riflessione
che
scompone
.
Se
il
naso
di
Cleopatra
fosse
stato
più
lungo
,
chi
sa
quali
altre
vicende
avrebbe
avuto
il
mondo
.
E
questo
se
,
questa
minuscola
particella
che
si
può
appuntare
,
inserire
come
un
cuneo
in
tutte
le
vicende
,
quante
e
quali
disgregazioni
può
produrre
,
di
quanta
scomposizione
può
esser
causa
,
in
mano
d
'
un
umorista
come
,
ad
esempio
,
lo
Sterne
,
che
dall
'
infinitamente
piccolo
vede
regolato
tutto
il
mondo
!
Riassumendo
:
l
'
umorismo
consiste
nel
sentimento
del
contrario
,
provocato
dalla
speciale
attività
della
riflessione
che
non
si
cela
,
che
non
diventa
,
come
ordinariamente
nell
'
arte
,
una
forma
del
sentimento
,
ma
il
suo
contrario
,
pur
seguendo
passo
passo
il
sentimento
come
l
'
ombra
segue
il
corpo
.
L
'
artista
ordinario
bada
al
corpo
solamente
:
l
'
umorista
bada
al
corpo
e
all
'
ombra
,
e
talvolta
più
all
'
ombra
che
al
corpo
;
nota
tutti
gli
scherzi
di
quest
'
ombra
,
com
'
esca
ora
s
'
allunghi
ed
ora
s
'
intozzi
,
quasi
a
far
le
smorfie
al
corpo
,
che
intanto
non
la
calcola
e
non
se
ne
cura
.
Nelle
rappresentazioni
comiche
medievali
del
diavolo
,
troviamo
uno
scolare
che
per
farsi
beffe
di
lui
gli
dà
ad
acchiappare
la
propria
ombra
sul
muro
.
Chi
rappresentò
questo
diavolo
non
era
certamente
un
umorista
.
Quanto
valga
un
'
ombra
l
'
umorista
sa
bene
:
il
Peter
Schlemihl
di
Chamisso
informi
.
Saggistica ,
LIBRO
PRIMO
L
'
EREDITÀ
DEL
RISORGIMENTO
Problemi
di
libertà
Gli
ultimi
fatti
della
vita
italiana
ripropongono
il
problema
di
una
esegesi
del
Risorgimento
svelandoci
le
illusioni
e
l
'
equivoco
fondamentale
della
nostra
storia
:
un
disperato
tentativo
di
diventare
moderni
restando
letterati
con
vanità
non
machiavellica
di
astuzia
,
o
garibaldini
con
enfasi
tribunizia
.
La
libertà
di
cui
qui
si
discute
contro
i
sogni
di
assolutismo
dei
nuovi
Signori
,
non
deve
dunque
confrontarsi
con
le
verbose
passioni
dei
radicali
che
offrirono
nel
mazzinianismo
la
misura
della
loro
impotenza
.
L
'
Italia
politica
deve
cercare
nella
libertà
una
virtù
di
Stato
meno
volgare
della
servile
disciplina
imposta
da
una
milizia
;
e
mentre
«
un
popolo
di
artisti
non
sapeva
immaginare
niente
di
più
bello
di
un
altro
Rienzi
che
salisse
il
Campidoglio
in
corteggio
teatrale
»
una
questione
di
autonomia
può
bene
affermarsi
come
una
questione
di
stile
e
di
passione
per
lo
spirito
di
fondatori
di
Stato
.
Il
contrasto
vero
dei
tempi
nuovi
come
delle
vecchie
tradizioni
non
è
tra
dittatura
e
libertà
,
ma
tra
libertà
e
unanimità
:
il
vizio
storico
della
nostra
formazione
politica
consisterebbe
nell
'
incapacità
di
pesare
le
sfumature
e
di
conservare
nelle
posizioni
contraddittorie
un
'
onesta
intransigenza
suggerita
dal
senso
che
le
antitesi
sono
necessarie
e
la
lotta
le
coordina
invece
che
sopprimerle
.
La
dignità
di
questi
metodi
liberali
repugna
alla
filosofia
dei
dittatori
,
teorici
di
un
governo
polemista
e
ignoranti
delle
recondite
doppiezze
dell
'
arte
demiurgica
:
l
'
ammonimento
di
Cavour
«
il
Ministero
non
può
fare
l
'
ufficio
del
giornalista
»
risuona
a
vuoto
tra
le
costumanze
facili
e
dogmatiche
della
tirannide
.
Pure
-
-
qualunque
sia
per
essere
il
giudizio
definitivo
delle
esperienze
inglesi
(
nelle
quali
non
cercheremmo
in
nessun
caso
dei
modelli
immutabili
)
-
-
soltanto
da
una
preparazione
di
costumi
e
di
forme
non
provinciali
potrà
scaturire
un
movimento
libertario
che
viva
di
responsabilità
economica
e
di
iniziative
popolari
rinunciando
alle
sterili
ideologie
di
disciplina
,
ordine
,
gerarchia
.
Il
problema
italiano
non
è
di
autorità
,
ma
di
autonomia
:
l
'
assenza
di
una
vita
libera
fu
attraverso
i
secoli
l
'
ostacolo
fondamentale
per
la
creazione
di
una
classe
dirigente
,
per
il
formarsi
di
un
'
attività
economica
moderna
e
di
una
classe
tecnica
progredita
(
lavoro
qualificato
,
intraprenditori
,
risparmiatori
)
:
che
dovevano
essere
le
condizioni
e
le
premesse
di
una
lotta
politica
coraggiosa
,
strumento
infallibile
per
la
scelta
e
il
rinnovamento
della
classe
governante
.
Diplomazia
e
dilettantismo
Dai
nostri
Comuni
sono
sorti
gli
elementi
della
vita
economica
moderna
.
Il
Comune
è
un
governo
di
classe
,
che
insegna
la
vita
politica
attraverso
le
lotte
civili
.
Il
Signore
,
che
per
dominare
la
concorrenza
commerciale
e
industriale
dei
magnati
suoi
rivali
opporrà
con
calcolo
astuto
all
'
opera
della
città
gli
interessi
conservatori
dell
'
economia
agraria
e
la
psicologia
schiavista
del
contadino
,
ha
imparato
nel
Comune
le
arti
dell
'
uomo
di
Stato
.
Senonché
accanto
all
'
autonomia
,
che
ha
fatto
sorgere
queste
figure
di
diplomatici
moderni
,
mentre
nei
secoli
precedenti
la
diplomazia
italiana
era
stata
lo
strumento
inseparabile
delle
superiori
arti
pontificie
,
è
mancata
la
garanzia
dei
movimenti
autonomi
.
La
spontaneità
elementare
dell
'
azione
in
questi
albori
della
politica
doveva
rimanere
povera
di
austera
passione
costruttiva
.
Lontani
dalla
politica
armonia
di
Roma
i
Comuni
oppongono
alle
cattoliche
gerarchie
un
senso
arguto
del
particolare
;
avvertono
l
'
agile
varietà
dei
bisogni
individuali
scordando
l
'
abito
unitario
imposto
dalla
Chiesa
per
esigenze
dogmatiche
;
e
a
gara
con
la
diplomazia
ecclesiastica
rivendicano
i
diritti
delle
nuove
classi
contro
le
superstrutture
dell
'
impero
feudale
.
Per
una
sorte
singolare
e
sfortunata
i
Comuni
non
giunsero
a
proporsi
problemi
europei
se
non
quando
il
periodo
della
vita
economica
comunale
stava
cedendo
alle
nuove
istituzioni
dei
Signori
.
Quando
Genova
e
Venezia
avrebbero
potuto
rappresentare
secondo
valori
unitari
il
problema
italiano
,
mancò
la
coesione
della
penisola
e
l
'
interdipendenza
dell
'
agricoltura
e
dei
commerci
.
Entro
questi
orizzonti
la
morale
non
poteva
accordarsi
con
la
politica
,
né
la
cultura
prodursi
a
contatto
della
vita
civile
e
nazionale
.
Prevalse
il
senso
cattolico
dei
limiti
e
le
idee
valsero
come
artifici
di
corte
.
L
'
agilità
della
cultura
e
l
'
esercizio
diplomatico
impedirono
ogni
Riforma
e
tardarono
l
'
evoluzione
politica
nazionale
:
nel
'500
si
determina
stabilmente
la
fisionomia
della
nostra
vita
economica
che
non
si
può
alimentare
di
rigorismo
etico
e
di
ascesi
organica
;
non
è
senso
di
dipendenza
e
bisogno
di
limitarsi
rinunciando
e
cercando
la
specializzazione
,
ma
prolungamento
eclettico
della
vita
individuale
.
La
morale
protestante
creava
insieme
con
la
libera
discussione
un
senso
di
solidarietà
nell
'
economia
del
lavoro
e
Lutero
ha
qualche
diritto
di
precursore
di
fronte
all
'
umiltà
moderna
del
taylorismo
;
invece
la
libertà
in
Italia
era
l
'
artificio
mantenuto
da
un
tranquillo
spirito
di
conciliazione
.
Le
Corti
,
unico
centro
di
vita
intellettuale
,
seguivano
pacificamente
il
modello
dogmatico
di
Roma
,
sicché
lo
spirito
critico
dovette
appagarsi
,
anche
quando
si
trattò
di
un
Galileo
,
di
risonanze
dilettantesche
,
che
neanche
il
martirio
seppe
trasformare
in
preparazione
ascetica
.
La
nostra
riforma
fu
Machiavelli
,
un
teorico
della
politica
,
un
isolato
.
I
suoi
concetti
non
trovarono
uomini
capaci
di
viverli
,
né
un
terreno
sociale
su
cui
fondarsi
.
È
uomo
moderno
perché
instaura
una
concezione
dello
Stato
ribelle
alla
trascendenza
e
pensa
un
'
arte
politica
organizzatrice
della
pratica
e
professa
una
religiosità
civile
come
spontaneità
di
iniziative
e
di
economia
.
Storicamente
l
'
esperienza
di
Machiavelli
si
potrebbe
definire
come
la
Signoria
più
il
Comune
,
se
lo
studio
della
romanità
non
avesse
aggiunto
alla
sua
osservazione
un
più
ampio
sfondo
realistico
e
un
tono
di
disinteresse
scientifico
.
Veramente
in
lui
l
'
opporsi
alla
Chiesa
fu
istinto
di
politico
mosso
in
qualche
modo
da
gelosia
di
mestiere
,
non
già
risultato
di
coscienza
laica
e
nazionale
come
ha
voluto
qualche
pedante
dei
nostri
giorni
.
Per
le
sue
stesse
abitudini
di
osservatore
doveva
avere
il
gusto
dell
'
etica
realistica
e
il
culto
dello
Stato
.
Invece
queste
complesse
attitudini
poterono
sembrare
un
desiderio
di
contemplazione
d
'
arte
e
la
serietà
del
suo
concetto
di
virtù
parve
attenuarsi
in
fragili
giuochi
di
astuzia
,
perché
le
risorse
del
diplomatico
si
mostravano
in
primo
piano
.
In
realtà
la
fama
di
negligenza
morale
che
lo
accompagna
e
l
'
opinione
corrente
del
suo
dilettantismo
sono
prodotti
dalla
mancanza
di
consenso
da
parte
dei
suoi
tempi
:
e
gli
italiani
alla
loro
volta
mancarono
all
'
appello
perché
la
Corte
li
aveva
educati
al
culto
piccolo
borghese
dell
'
onore
parassitario
e
ne
aveva
fatti
degli
aspiranti
agli
impieghi
e
alle
sinecure
.
Il
principe
sognato
da
Machiavelli
avrebbe
trovato
nel
'500
gli
stessi
elementi
e
le
stesse
psicologie
che
hanno
aiutato
Mussolini
nella
sua
rivoluzione
piccolo
borghese
.
Gli
artefici
della
politica
non
riuscivano
a
superare
gli
ostacoli
opposti
dai
limiti
di
un
ambiente
meramente
diplomatico
.
Due
secoli
dopo
il
Vico
deve
accontentarsi
di
risognare
il
mondo
della
praxis
intuito
da
Machiavelli
,
e
non
trovando
eco
alcuna
nella
realtà
deve
rifuggire
dalla
politica
e
votarsi
a
una
elaborazione
ascetica
di
concetti
storici
.
La
sostanza
di
queste
osservazioni
potrebbe
suggerire
un
equivoco
che
non
è
nei
nostri
intenti
se
alcuno
volesse
derivarne
l
'
affermazione
di
una
necessità
che
in
Italia
si
formi
un
movimento
riformatore
.
Invece
secondo
noi
sarebbe
assurdo
generalizzare
l
'
esperienza
anglo
sassone
.
Si
tratta
piuttosto
di
continuare
le
nostre
doti
istintive
che
ci
portano
più
naturalmente
verso
una
Riforma
(
rivoluzione
)
politica
che
morale
.
Nell
'
insegnamento
di
Machiavelli
c
'
è
la
finezza
del
cittadino
esperto
di
contingenze
storiche
,
non
il
programma
rumoroso
del
contadino
che
proclama
il
libero
esame
e
sente
il
bisogno
di
provvedere
alla
sua
formazione
spirituale
in
pubblico
.
Un
'
indagine
dei
motivi
psicologici
dominanti
nella
storia
italiana
potrebbe
trovare
inaspettatamente
il
riserbo
accanto
alla
retorica
.
Maturità
piemontese
All
'
Italia
indifferente
fu
imposta
la
rivoluzione
da
motivi
esterni
e
da
contingenze
di
politica
europea
.
Solo
il
Piemonte
,
rudemente
travagliato
intorno
a
un
'
esperienza
disordinata
di
forze
e
di
lavoro
,
seppe
compiere
la
sua
missione
.
Alla
fine
del
settecento
complesse
esigenze
di
modernità
caratterizzavano
la
vita
sociale
piemontese
.
La
fisionomia
generale
della
vita
agricola
poteva
riassumersi
nella
lotta
contro
il
latifondo
.
Veramente
il
governo
piemontese
,
fondato
su
un
'
aristocrazia
,
anche
se
moderato
dal
re
,
non
perseguiva
di
proposito
una
politica
favorevole
allo
spezzettamento
della
grande
proprietà
;
questo
era
il
risultato
singolare
di
due
condizioni
,
l
'
assenteismo
della
nobiltà
,
occupata
negli
impieghi
e
negli
onori
,
e
il
forte
peso
tributario
derivante
dalla
politica
estera
dispendiosa
e
bellicosa
dello
Stato
Sabaudo
.
La
classe
dominante
non
poteva
evitare
,
per
la
mancanza
di
industrie
e
commerci
,
che
le
imposte
venissero
a
pesare
sul
patrimonio
fondiario
,
anche
se
ne
era
direttamente
danneggiata
;
e
d
'
altra
parte
non
riusciva
,
assorta
in
altre
cure
,
a
far
fruttare
le
terre
in
modo
da
provvedere
agevolmente
alle
esigenze
del
Tesoro
.
Così
doveva
formarsi
,
per
una
selezione
di
capacità
inevitabile
e
connessa
con
le
trasformazioni
moderne
della
tecnica
agricola
,
una
nuova
classe
economica
indipendente
pronta
a
creare
,
per
assolvere
al
suo
compito
,
la
cultura
intensiva
.
Questa
classe
non
fu
di
coloni
,
ma
di
affittuari
,
per
la
maggiore
indipendenza
in
cui
si
trova
l
'
affittuario
rispetto
al
padrone
e
per
le
sue
attitudini
a
trovar
denaro
e
spenderlo
nel
migliorare
la
cultura
.
Senonché
una
trasformazione
siffatta
portava
con
sé
la
miseria
del
lavoratore
e
generava
il
pauperismo
,
problema
sociale
sinora
sconosciuto
in
Piemonte
.
Il
contrasto
scuoteva
vivamente
i
conservatori
e
si
ebbe
come
ripercussione
delle
difficoltà
obbiettive
un
singolare
rifiorimento
di
letteratura
economica
di
cui
furono
rappresentanti
il
Vasco
ed
il
Solera
.
Col
pauperismo
delle
campagne
si
veniva
manifestando
il
pauperismo
cittadino
a
cui
invano
dai
governanti
si
cercava
di
resistere
coll
'
opporre
un
protezionismo
operaio
al
protezionismo
industriale
.
Tutte
le
lusinghe
della
politica
sociale
,
promossa
per
una
vecchia
astuzia
del
tiranno
istintivamente
democratico
,
non
riuscirono
a
impedire
l
'
affermarsi
delle
differenze
e
la
politica
dei
conservatori
valse
soltanto
a
evitare
le
soluzioni
intransigenti
mentre
non
erano
ancora
abbastanza
mature
.
Contemporaneamente
alla
lotta
tra
aristocrazia
latifondista
e
affittuari
e
tra
affittuari
e
proletariato
si
venivano
ponendo
,
per
la
consuetudine
di
uno
Stato
laico
e
di
un
abile
governo
,
i
problemi
della
vita
sociale
moderna
,
l
'
antitesi
tra
Stato
e
Chiesa
,
i
rapporti
tra
mentalità
militare
ed
economica
,
tra
educazione
letteraria
e
educazione
civile
.
Qui
il
politico
trovava
terreno
per
le
sue
esperienze
,
perché
il
Piemonte
,
Stato
cuscinetto
tra
interessi
spagnuoli
e
interessi
francesi
,
diventava
un
osservatorio
sempre
più
notevole
.
(
Singolare
si
fa
persino
la
cultura
in
questo
vecchio
Stato
nemico
della
cultura
:
Baretti
,
Radicati
,
Denina
,
Botton
di
Castellamonte
,
Gerdil
,
gli
economisti
,
Alfieri
)
.
Un
esempio
di
psicologia
,
la
figura
del
Conte
Napione
,
ci
caratterizza
conclusivamente
questa
complessa
situazione
di
eclettismo
e
di
risveglio
enciclopedico
.
Sorprendiamo
in
lui
lo
sconvolgimento
portato
nel
valido
buon
senso
piemontese
dai
compiti
nuovi
e
raffinati
di
economia
moderna
e
di
politica
internazionale
.
Il
Napione
riusciva
a
salvarsi
col
guardare
le
cose
da
buon
diplomatico
,
libero
da
ogni
crisi
spirituale
.
È
la
politica
quella
che
naturalmente
separa
i
valori
,
e
dove
la
cultura
lascierebbe
troppe
sfumature
,
impone
pratiche
classificazioni
.
Le
soluzioni
proposte
dal
Napione
ai
problemi
del
suo
tempo
sono
quelle
caratteristiche
del
piemontese
,
lontano
dalla
metafisica
e
dal
romanticismo
:
lo
Stato
al
di
sopra
della
religione
,
anche
se
si
è
buoni
cattolici
,
la
scuola
politica
come
diplomazia
e
non
come
letteratura
o
strategia
.
Intanto
la
vecchia
classe
feudale
si
veniva
specializzando
nell
'
adempimento
della
funzione
militare
.
Con
questa
astuzia
di
amministratori
anche
i
problemi
più
lontani
si
possono
intuire
nei
loro
significati
attuali
e
resterà
sempre
un
modello
di
genialità
il
progetto
che
l
'
onesto
e
mediocre
Napione
presentò
per
una
confederazione
nazionale
che
riconoscesse
a
suo
capo
il
Pontefice
,
ma
servendo
di
fatto
agli
interessi
piemontesi
contro
la
Francia
.
L
'
astuzia
del
leale
servitore
del
Re
preveniva
addirittura
,
senza
preparazione
romantica
e
religiosa
,
i
sogni
neoguelfi
.
In
questo
movimento
regionale
l
'
opera
critica
di
Vittorio
Alfieri
compie
una
funzione
unitaria
.
La
sua
polemica
anti
dogmatica
,
l
'
istinto
pragmatista
pronto
a
consacrare
la
validità
di
ogni
sforzo
di
autonomia
,
la
negazione
della
rivoluzione
francese
-
-
la
quale
nonostante
gli
entusiasmi
dei
nostri
illuministi
diventava
tirannide
appena
trasportata
in
Italia
-
-
l
'
elaborazione
in
parte
cosciente
in
parte
indiretta
dei
concetti
di
popolo
,
di
nazione
,
di
libertà
;
superavano
i
limiti
del
movimento
piemontese
,
lo
ricollegavano
a
una
tradizione
,
determinavano
il
nucleo
sostanziale
romantico
del
mito
rivoluzionario
che
doveva
governare
il
nostro
Risorgimento
.
Le
peregrinazioni
alfieriane
attraverso
l
'
Europa
,
l
'
insistenza
della
sua
polemica
antiregionale
indicavano
nella
chiusa
sicurezza
demiurgica
della
vita
piemontese
,
il
ritmo
di
una
più
ampia
civiltà
europea
.
L
'
invasione
francese
-
-
che
per
istinto
di
uomini
di
Stato
non
trovava
tra
i
piemontesi
gli
entusiasmi
che
aveva
sollevati
nelle
altre
regioni
del
Nord
-
-
turbando
e
interrompendo
un
processo
appena
iniziato
impedì
l
'
organizzarsi
di
una
aristocrazia
che
da
una
generica
adesione
agli
ideali
alfieriani
riuscisse
a
un
'
azione
politica
positiva
.
Anzi
l
'
incertezza
delle
contingenze
genera
due
correnti
imprecise
di
pensiero
e
di
azione
che
sino
al
'21
tengono
divisi
gli
spiriti
tra
ipotesi
irreali
.
Gli
aderenti
al
movimento
rivoluzionario
cercano
per
un
lato
,
scimmiottando
l
'
enciclopedismo
la
loro
consistenza
ideale
fuori
delle
tradizioni
.
D
'
altra
parte
i
governi
,
fiduciosi
nella
reazione
,
fermi
alla
rivelazione
di
verità
promessa
dall
'
assolutismo
vedono
nei
nuovi
fermenti
di
idee
anarchia
e
disorganicità
e
vi
contrappongono
l
'
ordine
del
passato
.
Tra
questi
equivoci
le
abitudini
feudali
continuano
a
governare
il
paese
,
miste
con
la
destrezza
dei
diplomatici
,
per
i
primi
decenni
del
secolo
XIX
.
Neoguelfismo
Il
primo
tentativo
di
fondare
una
classe
dirigente
e
uno
Stato
dopo
la
rivoluzione
francese
risale
al
'21
e
sorge
in
Piemonte
perché
ivi
il
governo
e
le
tradizioni
politiche
erano
i
primi
modelli
e
i
primi
educatori
(
per
un
'
antinomia
più
che
per
un
proposito
)
di
esperienza
politica
.
Il
nuovo
contenuto
spirituale
venne
alla
rivoluzione
dall
'
affermarsi
di
un
romanticismo
idealistico
che
respingeva
i
sistemi
sensisti
e
intellettualisti
,
propugnava
i
valori
storici
e
vi
fondava
i
concetti
di
tradizione
nazionale
,
di
realismo
politico
,
di
progresso
e
di
svolgimento
storico
continuo
.
Questo
nucleo
romantico
di
pensiero
si
era
formato
in
Piemonte
durante
la
dominazione
napoleonica
.
Il
misogallismo
imparato
da
Alfieri
si
sviluppa
nell
'
affermazione
del
concetto
di
indipendenza
e
determina
,
oltre
le
limitazioni
del
pensiero
alfieriano
,
una
violenta
polemica
anti
sensista
,
che
significa
ritorno
alle
tradizioni
e
indipendenza
dall
'
imitazione
dei
francesi
.
La
scuola
di
Alfieri
libertario
doveva
nello
stesso
tempo
condurre
a
ripensare
il
concetto
di
libertà
.
Il
vizio
dello
spiritualismo
romantico
rimaneva
nei
limiti
posti
dalla
tradizione
cattolica
e
nell
'
esigenza
dell
'
ortodossismo
,
implicita
in
un
sistema
fondato
sul
principio
della
teocrazia
e
della
trascendenza
.
Perciò
il
nostro
romanticismo
,
mentre
traeva
vantaggio
dall
'
agilità
politica
dello
spirito
cattolico
,
non
riusciva
alla
esplicazione
matura
del
proprio
vigore
intimo
e
non
poté
raggiungere
la
vitalità
del
romanticismo
tedesco
.
Dopo
l
'
Alfieri
una
coscienza
dei
compiti
intellettuali
che
spettano
all
'
Italia
moderna
per
fuggire
un
passato
provinciale
si
trova
in
Luigi
Ornato
,
che
elaborò
il
suo
spiritualismo
prescindendo
da
ogni
teoria
cattolica
e
rivolgendosi
piuttosto
a
un
cristianesimo
platoneggiante
capace
di
rispondere
ai
nuovi
bisogni
religiosi
e
morali
,
senza
soffocarli
in
un
duro
schema
.
Il
misticismo
ornatiano
culminando
nel
concetto
di
libertà
santificava
ogni
ardore
dello
spirito
e
faceva
sentire
l
'
importanza
laica
di
una
vita
religiosa
che
si
chiarisse
e
risolvesse
come
vita
morale
e
filosofica
.
Ma
già
nel
Santarosa
la
coscienza
libertaria
dell
'
Ornato
si
affievoliva
in
uno
spiritualismo
dogmatico
e
dualistico
e
l
'
espressione
dell
'
esigenza
religiosa
si
confondeva
nell
'
ossequio
alla
Chiesa
.
Né
è
meraviglia
poiché
il
cristianesimo
,
iniziale
impulso
di
sentimento
,
momento
ideale
naturalmente
anarchico
,
eretico
,
atto
che
tende
a
non
,
esaurirsi
in
un
fatto
,
affermazione
di
spiritualità
contro
tutte
le
determinazioni
perfette
,
non
può
avere
vita
ideale
né
compimento
nella
realtà
se
non
sostituisce
alla
purezza
astratta
dell
'
aspirazione
l
'
ordine
solido
della
praticità
.
Le
correnti
religiose
romantiche
non
avendo
avuto
la
forza
di
creare
attraverso
il
primo
impulso
cristiano
una
riforma
religiosa
,
dovettero
necessariamente
venire
assorbite
dal
cattolicismo
.
Il
culto
romantico
della
storia
diede
un
fondamento
di
tradizione
a
questi
ritorni
cattolici
.
Le
risonanze
eretiche
del
pensiero
di
Luigi
Ornato
venivano
contenute
dalla
moderazione
dei
conservatori
.
Il
liberalismo
diventò
termine
inseparabile
dal
cattolicismo
.
La
teocrazia
riusciva
con
le
armi
stesse
dei
liberali
,
col
loro
spiritualismo
e
con
la
loro
fede
,
a
stroncare
ogni
moto
che
mettesse
in
discussione
il
passato
.
Per
un
'
eredità
storica
il
primo
movimento
democratico
diventa
un
'
arma
dei
conservatori
.
Il
neo
guelfismo
era
un
risultato
di
conciliazione
necessario
per
un
popolo
che
trovava
nella
diplomazia
tutti
i
suoi
vizi
e
tutte
le
sue
virtù
.
Non
cadremo
nell
'
errore
degli
studiosi
moderni
che
sono
andati
ricercando
i
significati
della
storia
italiana
secondo
mere
dialettiche
di
concetti
.
La
politica
è
un
'
arte
degli
imprevisti
e
la
sua
razionalità
non
segue
la
logica
dell
'
intellettualismo
.
Constatando
dunque
l
'
immaturità
ideale
dell
'
Italia
del
Risorgimento
,
o
la
mancata
partecipazione
popolare
,
non
si
vuol
fare
un
processo
alla
cultura
o
agli
uomini
,
ma
un
semplice
calcolo
di
forze
:
i
fermenti
d
'
idee
liberano
infatti
il
mondo
dell
'
azione
dai
pericoli
dogmatici
e
reazionari
lasciando
libero
l
'
uomo
di
Stato
ai
suoi
compromessi
e
alle
sue
astuzie
.
L
'
espediente
del
neo
guelfismo
si
risolveva
invece
in
un
pericolo
di
equivoci
e
di
debolezze
.
Distrutta
la
giovane
aristocrazia
del
'21
,
la
classe
dominante
che
rimane
è
tuttavia
lo
strumento
di
un
governo
reazionario
e
l
'
espressione
passiva
dei
risultati
promossi
dalla
Santa
Alleanza
.
Il
'48
dopo
una
preparazione
febbrile
interrotta
dalla
coincidenza
di
moti
stranieri
più
maturi
è
nient
'
altro
che
un
'21
divulgato
con
Gioberti
tribuno
.
Tutta
l
'
educazione
cattolica
di
Gioberti
e
la
chiusa
volontà
dogmatica
affiorano
nel
suo
equivoco
pensiero
democratico
.
Il
neo
guelfismo
e
il
cattolicismo
liberale
respingono
ogni
proposito
di
aperta
discussione
e
di
libera
iniziativa
suggeriti
dal
liberalismo
.
L
'
ossequio
alla
Chiesa
indebolisce
le
volontà
che
dovrebbero
produrre
il
nuovo
Stato
.
Il
pensiero
ufficiale
di
questo
attenuato
liberalismo
,
fuori
delle
apocalittiche
sintesi
giobertiane
,
capaci
di
promuovere
entusiasmi
ma
non
suscitatrici
di
esperienze
realistiche
,
scorge
nello
Stato
e
nella
Chiesa
un
dualismo
di
corpo
e
spirito
,
spoglia
la
funzione
dello
Stato
da
ogni
significato
moderno
e
la
intende
come
mera
amministrazione
.
lasciando
la
cura
delle
anime
alla
Chiesa
.
La
dominante
psicologia
libertaria
di
questi
anni
poteva
accettare
per
mera
inerzia
una
forza
tradizionale
come
la
Chiesa
,
ma
si
dimostrava
inesperta
e
immatura
a
fondare
il
nuovo
Stato
;
e
,
poiché
la
storia
nella
sua
dialettica
europea
superava
le
contingenti
volontà
delle
moltitudini
italiane
,
si
accettò
l
'
ossatura
esterna
,
il
meccanismo
dello
Stato
liberale
senza
vivificarlo
dall
'
interno
.
Restava
così
un
nome
senza
soggetto
.
Ma
la
coscienza
pratica
di
questa
immaturità
si
avverte
nelle
polemiche
agitatesi
durante
il
Risorgimento
a
proposito
del
problema
scolastico
.
L
'
opera
del
governo
,
la
sola
forza
di
cui
si
fosse
tenuto
conto
in
terra
di
politici
e
di
politicanti
,
si
rivelava
insufficiente
finché
la
materia
faceva
contrasto
con
la
forma
invano
imposta
.
L
'
educazione
popolare
parve
allora
il
solo
strumento
di
formazione
civile
.
Prima
di
esercitare
le
sue
funzioni
di
garanzia
e
di
difesa
,
il
nuovo
Stato
doveva
creare
gli
elementi
capaci
di
suscitare
e
arricchire
la
lotta
politica
.
Di
qui
il
dissidio
implicito
nel
nostro
liberalismo
che
non
si
può
accontentare
di
esprimere
il
risultato
della
dialettica
delle
forze
politiche
,
ma
deve
rinunciare
alla
libertà
per
imporre
un
elemento
al
disopra
degli
altri
.
Il
governo
erede
del
cattolicismo
ha
conservato
una
funzione
etica
astratta
di
egualitarismo
democratico
.
Il
Risorgimento
anteponeva
democrazia
a
liberalismo
per
continuare
le
patriarcali
tradizioni
teocratiche
.
Senonché
,
sostituendosi
il
cattolicismo
liberale
al
neo
guelfismo
,
penetrava
nel
mito
democratico
un
elemento
moderno
:
il
governo
indulse
al
cattolicismo
soltanto
per
indulgere
al
popolo
e
per
potersi
assumere
senza
contrasti
la
funzione
provvisoria
di
educatore
.
La
legge
Casati
imponendo
allo
Stato
il
compito
di
vincere
l
'
analfabetismo
costituiva
una
violenta
sovrapposizione
di
un
principio
trascendente
all
'
iniziativa
che
nasce
dal
basso
,
ma
poneva
le
premesse
per
far
superare
al
popolo
la
malattia
feudale
.
Così
s
'
erano
incontrati
ancora
una
volta
,
nel
problema
della
scuola
,
conservatori
e
rivoluzionari
.
Un
decennio
di
attività
pedagogica
valse
a
creare
in
Piemonte
una
classe
media
,
che
fu
la
classe
patriottica
e
s
'
inserì
come
forza
di
conservazione
e
di
moderazione
proprio
al
centro
del
dissidio
tra
popolazione
agricola
e
manifatturiera
.
Critica
repubblicana
Il
neo
guelfismo
era
stato
almeno
il
pensiero
istintivo
degli
italiani
cattolici
e
poté
risolversi
infine
in
un
eccellente
strumento
di
propaganda
nazionale
.
Invece
le
metafisiche
del
mazzinianismo
e
del
socialismo
di
Ferrari
ebbero
il
torto
di
nascere
come
dottrine
derivate
dagli
stranieri
,
repugnanti
al
gusto
e
alla
possibilità
degli
spiriti
italiani
,
lontani
dal
gioco
e
dall
'
equilibrio
preciso
delle
forze
.
Mazzini
e
Ferrari
riuscirono
a
trovar
eco
soltanto
nell
'
ambiente
artificioso
delle
eresie
e
degli
esuli
tra
i
quali
la
loro
funzione
di
avanguardia
ritenne
sempre
un
significato
romantico
e
nebuloso
.
Le
loro
dottrine
si
ridussero
a
due
confusi
edifici
teocratici
che
attingevano
motivi
episodici
e
sviluppi
parziali
dai
variopinti
movimenti
d
'
idee
nati
in
Europa
dopo
l
'
Enciclopedia
.
I
motivi
intellettualisti
di
Ferrari
,
gli
elementi
mistici
di
Mazzini
riducevano
in
conclusione
i
due
sogni
a
una
riforma
religiosa
attenuata
che
doveva
restare
impopolare
in
un
ambiente
estraneo
.
La
disperazione
eroica
di
Mazzini
poi
sorgeva
dalle
nobili
delusioni
di
un
ottimista
che
aveva
creduto
di
far
la
rivoluzione
con
la
propaganda
.
Di
fronte
a
queste
ideologie
che
risuscitavano
la
pratica
delle
congiure
e
degli
sdegni
letterari
il
liberalismo
sabaudo
aveva
almeno
il
merito
di
offrire
dei
quadri
sicuri
e
pronti
per
la
politica
estera
della
rivoluzione
.
Il
motivo
vitale
del
federalismo
si
ebbe
nella
critica
di
Carlo
Cattaneo
,
il
solo
realista
tra
tanti
romantici
e
teorici
.
La
fisionomia
speculativa
del
Cattaneo
si
rivela
tutta
in
una
professione
di
cultura
:
né
dal
sensismo
,
né
dal
razionalismo
si
può
dedurre
un
concetto
dell
'
attività
umana
;
per
la
drammaticità
della
storia
egli
rinuncia
agli
schemi
più
semplici
come
ai
più
complicati
messi
in
uso
dal
Risorgimento
.
L
'
impopolarità
di
Cattaneo
derivava
necessariamente
dallo
spirito
della
sua
polemica
che
constatava
il
tramonto
del
razionalismo
e
delle
discussioni
tra
classici
e
romantici
e
rimaneva
estraneo
al
neo
guelfismo
,
ultimo
tentativo
messo
in
opera
dall
'
esasperazione
romantica
.
La
sua
filosofia
è
la
prova
che
l
'
originalità
speculativa
italiana
si
suole
affermare
,
dopo
le
parentesi
di
misticismo
,
nel
riconoscimento
dei
più
gelosi
valori
della
personalità
.
La
sua
finezza
ci
è
attestata
dall
'
atteggiamento
anti
romantico
,
libero
da
ogni
peccato
di
sensismo
;
il
suo
rigorismo
morale
dall
'
opposizione
inesorabile
contro
i
demagogismi
unitari
e
le
illusioni
patriottiche
.
Se
la
forza
dinamica
del
suo
pensiero
è
stata
nel
secolo
scorso
meno
esuberante
di
quella
del
Mazzini
,
il
suo
spirito
ci
appare
ora
meno
indeterminato
e
meno
vaporoso
,
la
sua
figura
è
più
ricca
di
insegnamenti
,
la
sua
eresia
politica
può
presentarsi
ancora
come
un
programma
,
i
suoi
scritti
non
sono
diventati
illeggibili
come
i
Doveri
dell
'
uomo
.
Guardò
al
passato
senza
atteggiarsi
a
profeta
,
capì
senza
l
'
enfasi
dell
'
apostolo
che
il
fondare
uno
Stato
non
era
impresa
da
letterati
entusiasti
,
cercò
nelle
tradizioni
un
linguaggio
di
serietà
,
un
ammaestramento
di
cautela
.
Gli
italiani
erano
usi
a
parlare
di
libertà
come
di
cosa
da
dimostrazione
:
Cattaneo
offrì
l
'
esempio
di
un
pensiero
che
si
identificava
tutto
con
la
libertà
e
l
'
autonomia
e
ne
raccoglieva
organicamente
le
esigenze
senza
farne
risquillare
ad
ogni
istante
con
ingenua
retorica
la
parola
.
Invece
per
certi
spiriti
non
giova
che
il
tamburo
.
La
libertà
di
Cattaneo
si
esprimeva
come
realismo
in
etica
,
come
impulso
alla
produzione
e
alle
iniziative
in
economia
,
come
creatività
liberale
in
politica
,
come
valorizzazione
dell
'
esperienza
in
filosofia
,
come
culto
classico
dei
valori
formali
e
della
tradizione
liberatrice
in
arte
.
Per
queste
caratteristiche
di
misura
che
sono
il
segreto
della
sua
vitalità
gli
toccarono
in
sorte
i
compiti
di
critica
più
ardui
e
più
ingrati
,
che
gli
servirono
poi
di
disciplina
e
di
temperamento
.
Dovette
starsi
contento
della
solitudine
e
della
impopolarità
e
sembrare
retore
del
pessimismo
come
Mazzini
:
diedero
a
lui
,
realista
e
uomo
positivo
,
un
ufficio
di
Cassandra
.
La
sua
opera
resta
un
esempio
di
critica
interna
dello
sviluppo
dialettico
del
nostro
Risorgimento
,
per
il
quale
egli
fu
il
solo
,
dopo
Cavour
,
a
postulare
una
preparazione
economica
.
Visti
in
questa
luce
,
i
suoi
motivi
anti
unitari
,
ancora
validi
,
appaiono
l
'
equilibrata
antitesi
dell
'
illusione
patriottica
di
risolvere
con
l
'
unità
tutti
i
problemi
popolari
,
e
il
suo
regionalismo
è
sopratutto
un
problema
di
stile
e
di
misura
.
Rivoluzione
liberale
In
mezzo
a
questi
fermenti
inespressi
l
'
unità
italiana
doveva
venire
dall
'
iniziativa
del
dispotismo
.
Fu
gran
ventura
per
un
popolo
che
non
sapeva
distinguere
tra
Cattaneo
e
il
giobertismo
,
che
si
trovasse
a
guidarlo
Cavour
,
il
Cattaneo
della
diplomazia
,
che
seppe
evitare
l
'
isterilirsi
della
rivoluzione
in
una
tirannide
.
Il
dissidio
tra
Cavour
e
Vittorio
Emanuele
II
,
re
mediocre
e
negato
alla
comprensione
dei
tempi
,
fu
la
vera
Provvidenza
dell
'
unità
italiana
.
Il
ministro
piemontese
sovrasta
ai
suoi
contemporanei
perché
guarda
gli
stessi
problemi
con
l
'
occhio
dell
'
uomo
di
Stato
.
Tuttavia
la
sua
figura
è
qualcosa
di
più
che
un
esempio
della
coscienza
di
un
governatore
quale
poteva
essere
offerto
dai
ministri
del
'700
.
Genio
e
costanza
non
insegnavano
a
governare
l
'
Italia
delle
sette
e
della
reazione
clericale
.
La
singolare
virtù
di
Cavour
è
piuttosto
nella
franchezza
della
sua
astuzia
.
Egli
era
il
diplomatico
che
sapeva
parlare
alle
folle
e
,
pur
senza
mendicarne
il
favore
,
non
avrebbe
mai
arrestato
o
attenuato
la
forza
che
proviene
dall
'
entusiasmo
di
un
popolo
.
Dominanti
i
costumi
della
demagogia
e
della
teocrazia
,
Cavour
ha
saputo
incominciare
il
processo
moderno
di
una
rivoluzione
liberale
,
pur
disponendo
soltanto
di
un
esercito
e
di
una
dinastia
.
Educatore
e
diplornatico
,
ha
trovato
l
'
adesione
del
popolo
senza
corromperlo
.
Paragonato
con
gli
uomini
politici
che
lo
seguirono
,
tranne
Sella
,
appare
di
un
'
altra
razza
:
per
Depretis
e
per
lo
stesso
Giolitti
,
che
pure
ha
mente
di
uomo
di
Stato
,
il
giusto
termine
di
paragone
non
è
Cavour
,
ma
Rattazzi
,
modello
di
equilibrismo
,
di
equivoco
e
di
demagogia
.
Invece
il
possibilismo
di
Cavour
,
pur
non
indulgendo
a
professioni
di
fede
o
a
programmi
,
non
comprometteva
il
futuro
.
Seppe
disarmare
il
radicalismo
col
connubio
con
Rattazzi
,
che
era
più
una
vittoria
che
un
'
alleanza
e
frenò
il
clericalismo
con
una
politica
ecclesiastica
ferma
,
ma
moderata
e
non
demagogica
.
La
libertà
economica
fu
il
perno
educativo
su
cui
egli
impostò
la
sua
azione
popolare
.
Perché
la
rivoluzione
trionfasse
contro
la
reazione
bisognava
che
sulla
libertà
si
venisse
fondando
la
vita
privata
e
pubblica
;
combattendo
il
protezionismo
egli
apriva
il
Piemonte
a
una
diretta
comunicazione
con
l
'
attività
economica
europea
e
creava
un
movimento
di
attività
e
di
iniziative
che
permise
allo
Stato
di
affrontare
venti
anni
di
politica
avventurosa
.
Il
liberismo
di
Cavour
mirava
a
far
entrare
nella
vita
nazionale
nuove
forze
operose
:
senza
giungere
alle
pratiche
corruttrici
della
politica
di
beneficenza
il
suo
filantropismo
s
'
opponeva
apertamente
all
'
indifferenza
dei
governanti
per
le
classi
inferiori
.
Mentre
creava
nella
vita
popolare
le
condizioni
obbiettive
per
una
rinascita
moderna
fondata
sugli
imperativi
dell
'
economia
e
non
sui
sogni
della
religione
,
il
liberalismo
di
Cavour
era
lo
strumento
fondamentale
della
sua
politica
estera
.
Con
una
tradizione
secolare
di
diplomatici
troppo
astuti
,
costretti
a
far
conto
soltanto
sulla
propria
dignità
personale
perché
non
sorretti
dal
sentimento
della
nazione
,
gli
italiani
erano
diventati
estranei
alla
politica
europea
,
perché
non
le
offrivano
alcuna
garanzia
e
non
potevano
fondarsi
su
esigenze
reali
e
su
virtù
positive
per
partecipare
all
'
equilibrio
internazionale
.
Cavour
seppe
dare
all
'
Europa
l
'
esempio
di
una
pratica
di
governo
dignitosamente
liberale
,
capace
di
mantenere
i
propri
impegni
e
di
conquistare
la
fiducia
del
paese
.
Di
fronte
all
'
Austria
egli
mostrava
la
possibilità
di
un
governo
nazionale
che
non
aveva
bisogno
di
ricorrere
allo
stato
d
'
assedio
.
Ma
il
capolavoro
di
Cavour
-
-
bisogna
riconoscerlo
,
dopo
tanti
fraintendimenti
-
-
fu
la
politica
ecclesiastica
.
Egli
comprese
la
vanità
di
ogni
lotta
contro
il
cattolicismo
in
un
paese
cattolico
e
la
necessità
di
combattere
la
Chiesa
non
su
un
terreno
dogmatico
,
ma
sul
problema
formale
della
libertà
di
coscienza
.
Intesa
secondo
questi
principi
,
la
formula
Libera
Chiesa
in
libero
Stato
non
è
più
un
'
ambigua
trovata
di
filosofia
del
diritto
,
ma
un
'
astuzia
di
politica
internazionale
e
la
prova
delle
virtù
diplomatiche
e
della
maturità
costituzionale
del
nuovo
Stato
.
Lasciando
ai
tribuni
e
ai
capi
della
lotta
politica
il
compito
di
combattere
il
dogmatismo
e
riservando
alla
cultura
libera
la
funzione
di
elaborare
le
nuove
ideologie
,
Cavour
obbligava
i
paladini
di
una
verità
medioevale
ad
accettare
per
la
lotta
una
pregiudiziale
moderna
.
Il
suo
ossequio
per
la
Chiesa
poi
provava
soltanto
il
suo
senso
di
misura
e
la
sua
profonda
convinzione
che
l
'
autonomia
di
un
popolo
moderno
non
potesse
fondarsi
su
una
demagogica
propaganda
anticlericale
.
Non
si
poteva
andare
oltre
il
cattolicismo
se
si
dimenticava
la
tradizione
cattolica
.
Confrontata
con
i
complessi
motivi
dell
'
opera
promossa
dallo
statista
appare
aridamente
dogmatica
la
critica
opposta
alla
formula
cavouriana
dagli
hegeliani
teorici
d
'
intolleranza
e
,
ancor
più
pedantemente
,
dal
Vera
.
G
.
M
.
Bertini
fu
tra
i
critici
della
politica
ecclesiastica
cavouriana
il
solo
che
toccò
con
misura
i
motivi
più
delicati
e
difficili
postulando
la
necessità
di
una
polemica
inesorabile
contro
i
residui
di
assolutismo
inerenti
in
qualsiasi
politica
ispirata
dalla
Chiesa
.
Senonché
questi
motivi
di
pensiero
del
Bertini
ripresi
poi
dagli
Spaventa
e
dalla
Destra
hegeliana
erano
validi
per
prevenire
ogni
rinascita
di
un
equivoco
neo
guelfo
nella
lotta
d
'
idee
e
nella
cultura
nazionale
,
non
potevano
ispirare
una
politica
di
Stato
che
deve
tenere
conto
del
Vaticano
come
di
un
elemento
della
vita
diplomatica
internazionale
.
In
realtà
l
'
opera
di
Cavour
era
l
'
opposizione
più
vigorosa
ad
ogni
influenza
neoguelfa
;
la
sua
politica
era
assai
più
astuta
di
quella
che
gli
potesse
esser
suggerita
da
una
qualunque
ideologia
immanentista
perché
sconfiggeva
l
'
assolutismo
con
risorse
completamente
realistiche
.
Sotto
l
'
amministratore
c
'
era
anche
qui
il
politico
che
aveva
risolto
modernamente
i
più
difficili
problemi
dello
spirito
.
Socialismo
di
Stato
Dei
risultati
liberali
raggiunti
dalla
rivoluzione
unitaria
soltanto
Cavour
tra
gli
uomini
del
suo
tempo
aveva
avuto
completa
coscienza
.
Morto
il
ministro
piemontese
restava
viva
una
situazione
storica
,
ma
la
rivoluzione
veniva
a
trovarsi
senza
contenuto
e
senza
guida
.
Il
problema
di
Cattaneo
ridiventava
dominante
.
Le
nuove
avventure
di
politica
estera
s
'
imponevano
alla
nazione
senza
che
il
ritmo
della
vita
economica
vi
corrispondesse
.
Le
classi
medie
avevano
conquistato
il
governo
senza
istituire
rapporti
di
comunicazione
con
le
altre
classi
.
Dopo
il
'70
,
su
27
milioni
di
abitanti
gli
elettori
politici
inscritti
nelle
liste
erano
mezzo
milione
.
La
povertà
dell
'
economia
generale
generava
una
situazione
di
parassitismo
:
il
regime
dominante
si
poteva
considerare
come
una
casta
di
impiegati
interessata
,
per
conservare
i
privilegi
,
ad
impedire
ogni
partecipazione
popolare
.
L
'
eredità
del
Regno
di
Napoli
pesava
sul
nuovo
Stato
,
aumentando
la
corruzione
e
creando
contro
la
vita
agricola
naturale
una
superstruttura
di
parassitarismo
burocratico
ed
elettorale
.
Non
ci
stupiremo
che
la
lotta
politica
si
confondesse
in
una
caccia
all
'
impiego
.
Per
tali
premesse
il
governo
italiano
doveva
naturalmente
essere
un
socialismo
di
Stato
.
Ma
mentre
Lassalle
,
per
un
calcolo
di
contingenze
realistiche
,
conduce
a
Marx
,
in
Italia
i
termini
del
processo
sono
Rattazzi
e
Mazzini
.
Mazzini
e
Marx
(
ove
si
prescinda
dalle
espressioni
sentimentali
che
trovano
i
loro
miti
e
dall
'
antitesi
di
stile
e
di
psicologia
che
li
separa
:
Mazzini
,
romantico
,
vaporoso
,
impreciso
;
Marx
chiaro
,
inesorabile
,
realista
)
pongono
in
due
ambienti
diversi
le
premesse
rivoluzionarie
della
nuova
società
e
,
attraverso
i
concetti
di
missione
nazionale
e
di
lotta
di
classe
,
affermano
un
principio
volontaristico
che
riconduce
la
funzione
dello
Stato
alle
libere
attività
popolari
risultanti
da
un
processo
di
individuale
differenziazione
.
In
questo
senso
Mazzini
e
Marx
sono
liberali
.
Tuttavia
Marx
parla
al
popolo
un
linguaggio
che
può
essere
inteso
perché
si
fonda
sulle
esigenze
prime
che
caratterizzano
la
vita
sociale
,
Mazzini
resta
in
un
apostolato
generico
e
retorico
,
sospeso
nel
vuoto
dell
'
ideologia
,
perché
non
potendo
rivolgersi
all
'
uomo
dell
'
industria
e
dell
'
officina
parla
a
un
popolo
di
spostati
,
di
disoccupati
,
di
ufficiali
pubblici
.
Siffatte
condizioni
obbiettive
non
possono
promuovere
un
movimento
liberale
,
ma
generano
quasi
per
istinto
lo
sfruttamento
utilitario
delle
etiche
solidaristiche
e
socialiste
.
Perciò
dal
'50
al
'914
l
'
eredità
cattolica
e
la
disgregazione
sociale
,
addirittura
terribile
nel
Sud
,
costringono
in
Italia
il
nuovo
organismo
statale
ad
affermarsi
secondo
un
'
astratta
funzione
di
moralità
che
corrompe
i
principi
liberisti
in
una
concezione
democratica
di
stanca
grettezza
utilitaria
.
Il
riformismo
italiano
non
è
stato
inventato
dai
nostri
socialisti
,
ma
si
è
affacciato
naturalmente
con
le
prime
discussioni
sulla
scuola
popolare
per
poter
dare
un
senso
alla
lotta
contro
i
Gesuiti
.
Vincenzo
Gioberti
e
Domenico
Berti
ne
sono
i
padri
legittimi
.
L
'
evoluzione
sociale
dell
'
Italia
dopo
il
'60
,
essendo
stato
introdotto
nella
vita
della
penisola
un
nuovo
elemento
di
riorganizzazione
economica
,
vien
sostituendo
al
socialismo
di
Stato
che
aveva
promosso
la
legislazione
scolastica
un
più
franco
riformismo
economico
.
La
ricostruzione
scolastica
,
tentata
come
rivoluzione
morale
,
aveva
potuto
creare
un
embrione
di
classe
dirigente
ma
si
era
dimostrata
incapace
di
un
'
espressione
politica
che
valorizzasse
le
forze
individuali
.
Il
primo
momento
dell
'
organizzazione
nelle
coscienze
popolari
doveva
essere
infatti
un
momento
per
eccellenza
economico
,
affermazione
elementare
di
autonomia
e
di
libertà
.
Purtroppo
nei
costumi
della
vita
italiana
questo
tenue
risveglio
economico
doveva
confondersi
in
una
caccia
al
privilegio
:
le
prime
aristocrazie
operaie
,
invece
di
mantenere
le
loro
posizioni
di
intransigenza
,
invocano
borghesemente
la
protezione
della
legislazione
sociale
,
come
le
timide
iniziative
industriali
chiedono
l
'
appoggio
del
protezionismo
doganale
e
delle
sovvenzioni
governative
.
L
'
opera
della
sinistra
come
riformismo
economico
era
dunque
il
coronamento
logico
della
nostra
impotenza
rivoluzionaria
.
Era
il
risultato
dialettico
di
due
forze
arretrate
incapaci
di
esplicarsi
:
la
teocrazia
si
continuava
nella
democrazia
e
nel
riformismo
,
le
tradizioni
diplomatiche
si
riducevano
a
opportunismo
di
amministratori
.
L
'
istinto
della
conciliazione
trasformava
l
'
equivoco
iniziale
di
Chiesa
e
Stato
in
equivoco
di
governo
e
popolo
.
L
'
ideale
del
governo
è
una
monarchia
paterna
dispensatrice
di
privilegi
.
Ma
per
l
'
eredità
della
rivoluzione
non
riuscita
il
movimento
riformista
italiano
(
come
poi
il
partito
socialista
)
non
può
crescere
nei
quadri
di
uno
Stato
a
cui
il
popolo
non
crede
perché
non
l
'
ha
creato
con
il
suo
sangue
.
Il
socialismo
prussiano
coincide
nel
suo
valore
etico
di
liberazione
popolare
con
il
significato
dello
Stato
,
rappresenta
la
continuazione
dello
spirito
di
solidarietà
della
Riforma
,
è
figlio
dell
'
ascesi
religiosa
,
e
si
misura
secondo
il
realizzarsi
dell
'
idea
statale
nella
coscienza
dei
cittadini
.
La
lotta
pratica
s
'
è
ridotta
nei
termini
dell
'
economia
perché
un
principio
comune
è
coessenziale
agli
spiriti
e
dal
processo
economico
trae
esso
stesso
sviluppo
:
la
rivoluzione
unitaria
in
Germania
è
stata
popolare
e
morale
.
In
Italia
una
tradizione
che
non
è
coscientemente
liberale
,
ma
istintivamente
individualista
,
si
oppone
alla
vitalità
di
ogni
sistema
che
ignori
la
libera
iniziativa
e
attribuisca
allo
Stato
un
'
attività
distinta
dall
'
attività
dei
cittadini
.
Il
socialismo
di
Stato
si
rivela
dunque
come
un
momento
effimero
,
come
una
transazione
che
bisogna
superare
.
Una
volta
venuti
sul
terreno
della
legislazione
sociale
la
politica
diventa
un
perpetuo
ricatto
in
cui
a
eterne
concessioni
fanno
eco
eterne
richieste
senza
che
s
'
introduca
nella
lotta
politica
un
principio
di
responsabilità
.
Lo
Stato
viene
corroso
dal
dissidio
tra
governo
e
popolo
:
un
governo
senza
autorità
e
senza
autonomia
perché
astratto
dalle
condizioni
economiche
effettive
e
fondato
sul
compromesso
;
un
popolo
educato
al
materialismo
,
in
perenne
atteggiamento
anarchico
di
fronte
all
'
organizzazione
sociale
.
Né
la
Destra
,
né
la
Sinistra
riuscirono
a
sottrarsi
a
questa
necessità
di
protezionismo
demagogico
:
Sella
che
seguì
in
tono
minore
costumi
cavouriani
fu
l
'
uomo
più
impopolare
nel
paese
.
Il
nuovo
Stato
,
impegnato
sino
al
'70
in
una
politica
estera
prefissa
,
si
trovava
privo
di
risorse
finanziarie
,
con
una
generazione
di
patriotti
da
compensare
con
la
beneficenza
pubblica
e
con
gli
impieghi
,
con
uno
spirito
inconcludente
di
irrequietismo
garibaldino
da
fronteggiare
.
Parve
che
ogni
fortuna
avvenire
sarebbe
stata
compromessa
se
non
si
tenesse
vivo
lo
stato
d
'
animo
di
tensione
e
di
aspettazione
in
cui
si
prolungava
l
'
entusiasmo
degli
anni
precedenti
:
e
si
nascosero
le
verità
della
politica
finanziaria
,
si
ostentò
uno
sfarzo
,
pur
necessario
,
di
opere
pubbliche
.
La
Destra
,
demagogica
e
anticonservatrice
come
la
Sinistra
,
partecipe
delle
stesse
illusioni
radicali
,
divenne
una
consorteria
.
Il
trasformismo
di
Depretis
fu
l
'
espressione
più
evidente
di
un
'
Italia
che
si
pasceva
di
conciliazioni
e
di
unanimità
e
non
riusciva
ad
affrontare
i
terribili
doveri
della
fondazione
dello
Stato
.
La
Sinistra
si
rendeva
anche
eco
di
una
caratteristica
situazione
meridionale
:
per
essa
il
problema
dell
'
unità
veniva
posto
la
prima
volta
nei
suoi
termini
sconfortanti
di
politica
tributaria
e
di
opere
pubbliche
.
Solo
una
pronta
risoluzione
del
problema
elettorale
e
del
problema
burocratico
avrebbe
potuto
porre
rimedio
a
questa
situazione
parassitaria
:
ma
non
si
osava
discorrere
di
autonomie
regionali
per
non
compromettere
l
'
unità
e
si
voleva
mantenere
il
diritto
elettorale
a
una
ristretta
oligarchia
quasi
per
premiare
la
minoranza
che
aveva
preparata
l
'
unità
e
non
complicare
il
problema
dello
Stato
con
l
'
intervento
di
nuove
masse
popolari
,
sinora
neglette
e
ignorate
.
Così
non
si
riusciva
a
consolidare
una
vera
e
propria
situazione
intelligentemente
conservatrice
che
desse
il
suo
tono
alla
vita
nazionale
e
disciplinasse
il
sorgere
delle
nuove
ideologie
rivoluzionarie
che
avrebbero
affrontato
le
responsabilità
future
.
Sonnino
e
Franchetti
invocarono
invano
l
'
allargamento
del
suffragio
;
Stefano
Jacini
,
la
mente
più
lucida
della
politica
italiana
dopo
Cavour
e
Sella
,
veniva
accusato
di
clericalismo
quando
proclamava
questa
esigenza
di
un
partito
conservatore
e
ne
tracciava
il
programma
con
precisione
critica
esemplare
.
Quando
gli
italiani
furono
stanchi
delle
astuzie
e
delle
lusinghe
di
Depretis
si
abbandonarono
alle
facili
seduzioni
della
megalomania
di
Crispi
,
e
nel
fallimento
africano
tutta
la
nazione
fu
compromessa
.
Comunque
suonino
le
tardive
riabilitazioni
,
Adua
segna
l
'
estrema
condanna
di
una
facile
mentalità
romantica
e
rappresenta
la
critica
preventiva
di
ogni
ideologia
nazionalista
,
destinata
a
sorgere
in
Italia
con
la
mentalità
dell
'
avventura
e
la
preparazione
spirituale
parassitaria
della
piccola
borghesia
:
l
'
imperialismo
è
un
'
ingenuità
quando
restano
da
risolvere
i
problemi
elementari
dell
'
esistenza
.
Al
principio
del
secolo
XX
la
politica
italiana
deve
culminare
necessariamente
nel
giolittismo
,
dopo
una
parentesi
reazionaria
che
basta
per
corrompere
il
programma
e
lo
spirito
del
nascente
partito
socialista
e
per
dimostrare
i
pericoli
a
cui
la
libertà
in
Italia
si
trova
continuamente
esposta
.
Con
Giolitti
la
ripresa
dei
metodi
di
governo
di
Depretis
ha
una
serietà
nuova
.
L
'
intuizione
storica
con
cui
si
apre
l
'
azione
del
piemontese
è
addirittura
geniale
per
la
sua
aderenza
alla
precisa
situazione
del
paese
:
l
'
uomo
di
Stato
riconosce
il
suo
compito
nel
creare
un
'
atmosfera
di
tolleranza
nei
conflitti
sociali
che
si
annunciano
,
in
modo
da
non
compromettere
la
lenta
formazione
di
ricchezza
e
di
mentalità
economica
moderna
,
attraverso
cui
il
popolo
italiano
s
'
appresta
a
riparare
alla
sua
inferiorità
storica
.
L
'
Italia
deve
a
Giolitti
dieci
anni
di
pace
sociale
e
di
onesta
amministrazione
;
se
anche
egli
sbagliò
la
misura
nell
'
indulgenza
alla
demagogia
,
nelle
pose
dittatorie
e
nell
'
incostanza
della
schermaglia
parlamentare
,
se
fu
inferiore
a
se
stesso
nell
'
avventura
libica
e
di
fronte
alla
guerra
europea
,
resta
l
'
uomo
più
caratteristico
della
situazione
.
La
guerra
europea
ci
coglie
in
piena
crisi
unitaria
ed
interrompe
l
'
ascesi
di
ordinaria
amministrazione
e
di
serietà
economica
a
cui
il
giolittismo
ci
aveva
iniziati
.
È
la
prova
di
maturità
che
l
'
Italia
deve
superare
in
contatto
con
l
'
Europa
.
Lo
spirito
della
guerra
fu
infatti
popolare
e
severo
,
segnò
per
i
contadini
del
Mezzogiorno
la
prima
prova
di
vita
unitaria
;
il
sacrificio
fu
tanto
più
eroico
quanto
più
parve
umile
ed
anonimo
.
Senonché
s
'
inseriva
nella
guerra
,
a
limitarla
e
a
deformarla
nei
suoi
effetti
educativi
,
lo
spirito
dell
'
interventismo
che
risuscitava
la
retorica
garibaldina
senza
farne
rinascere
la
generosità
.
La
guerra
nazionalista
combattuta
con
lo
spirito
delle
leghe
d
'
azione
antitedesca
e
dei
comitati
di
salute
pubblica
era
la
guerra
impopolare
ed
oligarchica
che
tornò
a
separare
il
paese
tra
una
minoranza
plutocratica
e
avventuriera
e
una
massa
di
lavoratori
non
ancora
differenziata
.
La
crisi
economica
che
ne
seguì
e
le
disparità
psicologiche
generate
dal
privilegio
appaiono
allo
storico
come
la
spiegazione
preventiva
del
fascismo
che
rappresenta
l
'
ultima
rivincita
dell
'
oligarchia
patriottica
,
cortigiana
e
piccolo
borghese
che
governa
l
'
Italia
da
molti
secoli
,
soffocando
ogni
iniziativa
popolare
.
Una
rivoluzione
mancata
La
storia
del
dopo
guerra
in
Italia
appare
all
'
osservatore
sereno
come
l
'
annuncio
della
lotta
politica
e
la
preparazione
di
un
esercizio
effettivo
di
libertà
.
La
guerra
civile
mettendo
a
cimento
tutti
i
partiti
e
tutte
le
forze
costituiva
l
'
espressione
più
intensa
delle
nuove
volontà
.
Senonché
a
questi
fermenti
e
a
queste
speranze
mancarono
le
energie
direttrici
,
le
aristocrazie
capaci
di
interpretarli
e
di
rafforzarli
.
Sopravvissero
le
vecchie
élites
e
le
nuove
ne
riprodussero
l
'
impreparazione
fondandosi
su
una
grossolana
esperienza
guerresca
e
su
inquietudini
messianiche
.
L
'
influenza
dei
due
gruppi
dell
'
Unità
e
di
Volontà
,
privi
di
attitudini
alla
politica
militante
,
non
bastò
a
redimere
la
politica
dei
combattenti
.
Né
i
vecchi
partiti
potevano
intendere
e
dare
espressione
ai
bisogni
nuovi
,
sì
che
furono
inariditi
da
un
insuperabile
dissidio
tra
la
loro
opera
di
interpretazione
del
reale
e
la
loro
praxis
.
Per
quattro
anni
la
lotta
politica
non
riuscì
a
dare
la
misura
della
lotta
sociale
.
Il
liberalismo
perdette
la
sua
efficacia
perché
si
dimostrò
incapace
di
intendere
il
problema
dell
'
unità
.
Il
clericalismo
dopo
aver
cantato
le
esequie
all
'
idea
liberale
si
spense
nel
partito
che
persegue
attraverso
una
praxis
democratica
un
risultato
di
conservazione
.
Il
socialismo
,
che
nascondeva
elementi
per
riuscire
l
'
idea
dell
'
avvenire
,
rivelò
la
povertà
delle
sue
attitudini
nel
momento
della
realizzazione
,
ed
espresse
in
Turati
la
sua
impotenza
di
partito
di
governo
.
Accettò
l
'
eredità
di
una
corrotta
democrazia
invece
di
mantenersi
coerente
a
una
logica
rivoluzionaria
.
Rivoluzionari
furono
in
Italia
solo
quei
comunisti
che
agitando
il
mito
di
Lenin
videro
nella
rivoluzione
il
cimento
della
capacità
politica
delle
classi
lavoratrici
e
della
loro
attitudine
a
creare
lo
Stato
.
Ma
neanche
il
marxismo
che
aveva
animato
le
masse
seppe
far
nascere
i
capi
.
Il
movimento
operaio
è
stato
tuttavia
dopo
la
guerra
il
primo
movimento
laico
d
'
Italia
,
capace
di
recare
alla
sua
ultima
logica
il
significato
rivoluzionario
moderno
dello
Stato
e
di
concludere
in
una
nuova
etica
e
in
una
nuova
religiosità
la
lotta
contro
le
morte
fedi
.
Mancò
la
comprensione
del
valore
nazionale
rappresentato
da
questo
movimento
operaio
rivoluzionario
.
Mancarono
i
dirigenti
alla
loro
funzione
,
per
paura
e
vanità
insieme
del
governare
.
La
politica
unitaria
di
Serrati
,
da
cui
dipesero
a
un
certo
punto
le
sorti
della
rivoluzione
,
si
dimostrò
un
giolittismo
diseducatore
,
privo
dell
'
abilità
di
Giolitti
e
impreparato
a
dominare
le
situazioni
con
serenità
fiduciosa
.
Solo
la
lotta
può
condurre
alla
coesione
e
alla
disciplina
.
La
funzione
unitaria
è
assolta
in
ogni
caso
dal
governo
:
per
lui
l
'
astenersi
è
l
'
essenza
della
moralità
.
Nel
pensiero
di
Serrati
si
confusero
le
opposte
aspirazioni
di
contadini
e
operai
prima
di
riconoscersi
.
Invece
perché
la
lotta
politica
abbia
il
suo
ritmo
di
responsabilità
bisogna
che
le
affermazioni
procedano
autonome
dal
basso
,
quasi
secondo
una
legge
di
separatismo
.
La
conciliazione
è
un
risultato
sempre
nuovo
della
lotta
:
affermarla
a
priori
significa
annientare
i
liberi
sforzi
mentre
sorgono
.
E
i
rivoluzionari
instauravano
infatti
una
pratica
reazionaria
.
Liberismo
e
operai
C
'
era
implicita
nel
movimento
socialista
,
fuori
degli
astratti
programmi
di
socializzazione
,
la
possibilità
di
una
nuova
economia
che
risolvesse
finalmente
l
'
antinorma
insolubile
della
politica
economica
italiana
:
protezionismo
liberismo
.
Il
consiglio
di
fabbrica
poteva
essere
il
punto
di
partenza
di
un
'
economia
nuova
.
Il
liberismo
ha
dominato
in
Piemonte
e
in
Toscana
,
come
Organizzazione
economica
di
un
'
agricoltura
fondata
sulla
piccola
proprietà
e
sulla
mezzadria
.
Deve
dimostrare
nella
vita
moderna
la
sua
validità
adattandosi
alle
esigenze
dell
'
industria
,
la
quale
sta
creando
naturalmente
un
'
economia
della
fabbrica
,
fondata
su
rigida
disciplina
interna
dei
rapporti
tra
industriali
e
operai
.
Ma
nulla
esclude
che
anche
l
'
industria
si
svolga
liberisticamente
dal
punto
di
vista
dello
scambio
,
se
si
vincerà
lo
spirito
dilettantesco
e
parassitario
dell
'
industrialismo
italiano
rivolgendolo
alla
sua
funzione
naturale
che
è
l
'
industrializzazione
dell
'
economia
agraria
.
Un
esame
di
coscienza
severo
ci
convincerebbe
che
la
nostra
politica
economica
fu
sviata
,
prima
che
dalla
mancanza
di
capitali
mobili
,
dalla
permanenza
del
dazio
sul
grano
,
il
quale
sottraeva
all
'
agricoltura
ogni
volontà
di
lotta
,
le
impediva
le
necessarie
comunicazioni
con
lo
sviluppo
dell
'
industria
e
non
le
concedeva
di
conquistare
il
suo
posto
nei
mercati
mondiali
seguendo
la
logica
delle
sue
attitudini
alla
specializzazione
.
Solo
per
questi
errori
iniziali
veniva
alimentata
tra
i
capitalisti
del
Nord
la
psicosi
dell
'
avventura
megalomane
e
del
mimetismo
internazionale
che
ora
è
difficile
estirpare
perché
si
sono
venute
formando
intorno
correnti
artificiose
di
interessi
.
Un
movimento
operaio
intransigente
contro
tutti
i
riformismi
potrebbe
segnare
l
'
inizio
della
revisione
e
offrire
i
quadri
per
la
lotta
inevitabile
.
Gli
appelli
dei
liberisti
ai
consumatori
e
ai
contadini
cadranno
a
vuoto
come
caddero
nel
passato
.
Il
concetto
stesso
di
consumatore
è
un
mero
elemento
di
calcolo
,
e
psicologicamente
corrisponde
allo
spirito
piccolo
borghese
.
Ora
le
classi
medie
che
dominano
nell
'
Italia
moderna
non
hanno
mai
mostrato
alcuna
attitudine
all
'
eroicità
e
al
sacrificio
politico
:
sono
da
un
lato
i
delusi
dell
'
aspirazione
al
capitalismo
,
falliti
per
la
loro
gretta
insufficienza
,
dall
'
altro
le
pseudo
aristocrazie
operaie
esaurite
nello
sforzo
di
imborghesirsi
.
I
contadini
sono
condannati
dalla
storia
ad
una
funzione
conservatrice
;
un
'
iniziativa
politica
che
movesse
dalle
campagne
sboccherebbe
in
un
tumulto
reazionario
per
l
'
impreparazione
dei
costumi
e
l
'
assenza
di
attitudini
specifiche
alla
lotta
politica
:
del
resto
non
importa
che
i
contadini
si
elevino
per
operare
quando
la
loro
funzione
singolare
è
di
conservare
nel
loro
spirito
di
quiete
e
di
rassegnazione
le
energie
del
futuro
,
destinate
a
esaurirsi
rapidamente
colla
selezione
dell
'
inurbanamento
.
Ora
è
nostra
ferma
convinzione
che
l
'
ardore
e
lo
spirito
di
iniziativa
che
condussero
gli
operai
all
'
occupazione
delle
fabbriche
non
possano
considerarsi
spenti
per
sempre
:
né
le
lusinghe
della
legislazione
sociale
e
del
collaborazionismo
parassitario
instaurato
dai
fascisti
addormenteranno
insidiosamente
la
sola
forza
viva
su
cui
si
possa
contare
per
il
futuro
.
In
sede
di
cultura
politica
il
nostro
compito
è
di
preparare
a
queste
idee
centrali
le
nuove
classi
dirigenti
.
Confessando
una
speranza
,
concluderemo
che
il
nuovo
liberismo
deve
coincidere
in
Italia
con
la
rivoluzione
operaia
per
offrire
le
prime
garanzie
e
le
prime
forze
di
uno
sviluppo
autonomo
delle
iniziative
.
L
'
Italia
diventerà
moderna
rimanendo
un
paese
prevalentemente
agricolo
:
ma
la
nostra
agricoltura
povera
ed
arretrata
deve
alimentare
per
prendere
consistenza
una
serie
di
iniziative
industriali
aderenti
ai
suoi
bisogni
,
deve
essa
stessa
,
come
presentì
Stefano
Jacini
nell
'
Inchiesta
agraria
,
divenire
industriale
.
La
rinascita
moderna
della
nostra
economia
incomincierà
allora
con
la
volontà
di
azione
delle
avanguardie
industriali
(
operai
e
intraprenditori
)
del
Nord
che
sapranno
offrire
una
soluzione
unitaria
del
problema
meridionale
e
liberarci
dal
politicantismo
parassitario
che
fu
durante
60
anni
il
solo
effetto
dell
'
unità
.
LIBRO
SECONDO
LA
LOTTA
POLITICA
IN
ITALIA
I
Liberali
e
democratici
Concetto
e
sviluppi
del
liberalismo
in
Italia
Si
potrebbe
cercare
,
senza
intenzione
riposta
d
'
arguzia
,
la
più
grave
deficenza
del
liberalismo
italiano
nella
lunga
mancanza
di
un
partito
politico
francamente
conservatore
.
Senza
conservatori
e
senza
rivoluzionari
,
l
'
Italia
è
diventata
la
patria
naturale
del
costume
demagogico
.
Di
fronte
al
pericolo
del
clericalismo
,
ora
reale
,
ora
immaginato
da
fantasie
garibaldine
,
anche
i
retrivi
si
sono
ridotti
ad
amoreggiare
col
radicalismo
.
Prima
dell
'
assunzione
della
Sinistra
al
potere
la
lotta
per
l
'
indipendenza
nazionale
e
il
difficile
problema
del
risanamento
finanziario
contrastavano
ogni
serio
proposito
di
preparare
le
condizioni
favorevoli
alla
lotta
politica
.
La
Destra
era
un
governo
di
conciliazione
e
di
concentrazione
nazionale
,
e
La
Farina
con
la
sua
lega
politica
non
si
mostrava
pìù
timido
del
Partito
d
'
azione
di
fronte
alle
riforme
radicali
.
Invece
dopo
il
'70
la
pratica
unanime
di
questo
radicalismo
nazionalista
si
convertiva
in
un
germe
di
dissoluzione
per
i
nostri
costumi
politici
.
«
Il
conservatorismo
-
-
secondo
il
pensiero
del
Bluntschli
-
-
ha
il
suo
ufficio
naturale
dopo
una
rivoluzione
e
dopo
una
trasformazione
politica
di
un
popolo
,
quando
si
tratta
di
mantenere
i
risultati
raggiunti
e
impedire
che
trasmodino
»
.
Ora
di
questo
pensiero
soltanto
Stefano
Jacini
si
faceva
eco
e
interprete
per
la
situazione
italiana
.
«
Conservantismo
e
liberalismo
,
quando
coesistano
in
permanenza
nel
seno
di
un
corpo
politico
,
l
'
uno
di
fronte
all
'
altro
,
formano
insieme
le
condizioni
necessarie
della
sua
salute
normale
;
e
sono
destinati
,
nell
'
interesse
del
progresso
civile
,
a
prevalere
alternativamente
;
questo
quando
occorre
dar
mano
ad
un
lavoro
indefesso
di
riforme
;
quello
quando
occorre
riparare
le
forze
che
,
per
effetto
del
lavoro
,
si
sogliono
logorare
,
ciascuno
sorvegliando
l
'
altro
e
impedendogli
di
trasmodare
...
»
.
«
...
L
'
unità
d
'
Italia
,
la
legittimità
della
casa
regnante
,
lo
statuto
vigente
,
essendo
i
tre
fondamenti
dello
Stato
,
un
conservatore
italiano
,
affinché
sia
lecito
designarlo
con
questa
denominazione
non
può
ammetterne
neppure
la
discussione
.
Eccettuati
questi
tre
punti
,
i
quali
del
resto
,
pel
carattere
loro
generale
,
si
adatterebbero
e
alla
massima
espansione
di
libertà
praticabile
nel
mondo
moderno
e
al
più
vigoroso
potere
esecutivo
,
eccettuati
questi
tre
punti
un
conservatore
italiano
può
sindacare
ogni
cosa
che
si
riferisce
allo
Stato
.
Nel
qual
sindacato
,
appoggiandosi
ad
un
'
esperienza
ventenne
,
esso
inclinerà
naturalmente
a
difendere
tutto
ciò
che
nelle
istituzioni
e
nell
'
indirizzo
del
governo
,
risulta
conforme
,
secondo
quell
'
esperienza
,
o
secondo
l
'
evidenza
incontestabile
,
al
concetto
conservatore
,
ecc
.
ecc
.
»
Assai
meglio
di
Silvio
Spaventa
,
preoccupato
di
esprimere
le
sole
esigenze
dell
'
unità
e
dell
'
autorità
dello
Stato
,
Jacini
aveva
capito
come
il
problema
italiano
dovesse
risolversi
in
un
problema
di
stile
politico
.
Un
partito
conservatore
poteva
compiere
in
Italia
una
funzione
moderna
.
Indirettamente
liberale
,
in
quanto
facesse
sentire
la
dignità
del
rispetto
alla
legge
,
l
'
esigenza
di
difendere
scrupolosamente
la
sicurezza
pubblica
,
e
l
'
efficacia
del
culto
delle
tradizioni
per
fondare
nel
paese
una
coesione
morale
.
Le
risorse
dell
'
hegelismo
di
Destra
rimanevano
senza
influenza
di
fronte
alle
dominanti
passioni
demagogiche
perché
non
parlavano
agli
italiani
la
loro
lingua
;
i
conservatori
avrebbero
potuto
invece
creare
consensi
nello
spirito
di
certe
classi
popolari
professando
un
ossequio
severo
per
la
religione
e
attenendosi
alla
formula
cavouriana
nella
questione
ecclesiastica
.
L
'
istinto
del
risparmio
,
la
necessità
di
una
saggia
politica
tributaria
,
l
'
ostilità
verso
le
soverchie
imposte
che
si
accompagnano
,
come
frutto
naturale
,
agli
esperimenti
di
statalismo
avrebbero
dovuto
costituire
nelle
classi
rurali
della
penisola
le
premesse
per
una
chiara
coscienza
anti
parlamentaristica
,
che
rispettasse
nel
Parlamento
l
'
istituto
delle
garanzie
elementari
di
libertà
e
di
democrazia
contro
lo
spirito
di
avventura
in
politica
estera
,
l
'
impiegomania
e
le
sinanie
plutocratiche
in
politica
interna
,
ma
resistesse
all
'
invadenza
del
centralismo
oligarchico
con
una
valida
riforma
elettorale
e
con
la
difesa
del
decentramento
.
Un
programma
simile
a
questo
presentato
dal
Jacini
sarebbe
stato
in
Italia
la
liquidazione
preventiva
della
psicologia
radicaloide
e
nazionalista
che
divenne
invece
dominane
tra
i
parvenus
di
una
borghesia
fallita
.
L
'
insegna
del
conservatorismo
doveva
essere
tra
noi
la
lotta
dell
'
agricoltura
(
nelle
sue
possibilità
di
industrializzazione
)
contro
l
'
Abenteuer
Kapitalismus
degli
industriali
dilettanti
e
contro
il
parassitismo
burocratico
.
I
motivi
di
critica
al
soverchio
peso
delle
imposte
sulla
proprietà
fondiaria
,
sui
quali
si
è
soffermato
in
seguito
con
insistente
convinzione
Giustino
Fortunato
toccavano
il
punto
essenziale
del
problema
del
regime
parlamentare
in
Italia
:
una
coscienza
di
contribuenti
era
la
preparazione
indispensabile
e
sufficiente
per
garantire
la
permanenza
delle
istituzioni
liberali
.
Il
deputato
venuto
a
Roma
per
difendere
a
nome
di
classi
rurali
una
politica
di
risparmio
e
di
emigrazione
avrebbe
interrotto
violentemente
gli
interessi
su
cui
attraverso
ricatti
e
complicità
lo
Stato
italiano
veniva
creando
una
pratica
di
parassitismo
e
di
beneficenza
per
gli
spostati
,
giocando
sulla
demagogia
finanziaria
.
L
'
inerzia
del
Sud
,
subito
dopo
il
'61
connessa
col
brigantaggio
e
con
l
'
eredità
del
vecchio
regime
,
rese
impossibile
il
formarsi
di
condizioni
obbiettive
favorevoli
a
questa
lotta
anti
burocratica
.
I
documenti
della
psicologia
e
della
cultura
conservatrice
rimasero
seppelliti
e
dimenticati
nell
'
Inchiesta
agraria
.
Mentre
falliva
prima
di
nascere
il
liberalismo
dei
conservatori
che
poteva
avere
la
sua
sede
storica
nell
'
economia
del
Mezzogiorno
,
le
avanguardie
del
Nord
erano
tratte
dall
'
immaturità
della
lotta
politica
e
dei
costumi
nazionali
a
rinnegare
il
loro
programma
naturale
di
individualismo
e
di
liberismo
.
Tra
industria
e
liberalismo
veniva
a
scavarsi
un
abisso
che
pretesero
di
trasportare
addirittura
nel
campo
della
teoria
e
della
sociologia
.
Invece
il
liberalismo
non
si
esaurisce
evidentemente
nel
liberismo
,
ma
tuttavia
lo
comprende
e
lo
presuppone
.
Senza
cedere
al
vezzo
di
semplicistiche
e
chiuse
definizioni
si
può
ritenere
che
la
passione
e
la
coscienza
di
libertà
e
di
iniziativa
(
che
sono
i
concetti
centrali
di
una
teoria
e
di
una
pratica
liberale
)
trovino
naturale
alimento
in
una
vita
economica
spregiudicata
senza
essere
avventurosa
,
capace
di
fortificarsi
di
fronte
agli
imprevisti
della
realtà
senza
rigidi
attaccamenti
a
sistemi
di
sorta
,
agile
e
nemica
della
quiete
provinciale
e
nazionalista
,
capace
di
tenere
il
suo
posto
per
fecondità
di
produzione
e
di
intrapresa
nell
'
equilibrio
della
vita
mondiale
.
Questa
è
poi
,
se
ben
si
cerca
,
la
morale
dell
'
individualismo
economico
che
ha
avuto
i
suoi
testi
e
le
sue
esperienze
nei
paesi
anglo
sassoni
i
quali
ci
diedero
gli
albori
della
modernità
.
Nel
nostro
secolo
il
primo
insegnamento
dell
'
industria
dovrebbe
consistere
nella
dimostrazione
di
uno
spirito
e
di
una
necessità
non
grettamente
nazionali
,
ma
europei
e
mondiali
;
da
questi
orizzonti
ormai
l
'
attività
inventrice
e
produttrice
degli
uomini
non
può
più
prescindere
.
Invece
la
nuova
economia
italiana
nel
Nord
sorgeva
come
industria
protetta
rinnegando
ogni
senso
di
dignità
.
In
trent
'
anni
di
polemica
i
nostri
liberisti
hanno
avuto
tempo
e
possibilità
di
dimostrare
con
calcoli
e
cifre
tutti
i
danni
economici
del
protezionismo
doganale
.
Ridiscutere
la
questione
in
sede
di
economia
parrebbe
un
anacronismo
.
Gli
ultimi
studi
e
gli
ultimi
dati
non
hanno
concluso
in
nessun
punto
di
vista
nuovo
,
ma
si
sono
limitati
a
confermare
che
la
vita
nazionale
contrae
,
aderendo
al
protezionismo
,
un
pessimo
affare
.
Ma
è
ora
di
affrontare
gli
argomenti
protezionisti
nel
loro
stesso
campo
prediletto
,
dimostrando
i
danni
politici
del
loro
sistema
,
che
ha
inaugurato
in
Italia
un
'
epoca
di
corruzione
e
di
decadenza
nei
costumi
del
proletariato
e
della
borghesia
.
L
'
elevazione
morale
degli
operai
era
negata
inizialmente
dall
'
umiliazione
di
dover
limitare
propositi
e
ideali
intorno
a
un
problema
di
disoccupazione
;
la
borghesia
per
salvarsi
dall
'
errore
delle
premesse
doveva
cercare
dei
complici
e
pagare
con
una
politica
di
concessioni
la
sua
tattica
di
sfruttamento
dell
'
erario
.
Così
venivano
a
mancare
i
due
nuclei
essenziali
di
reclutamento
per
un
partito
liberale
d
'
avanguardia
che
tendesse
a
rinnovare
la
vita
politica
facendovi
affluire
continuamente
nuove
correnti
libertarie
disciplinate
intorno
a
una
morale
di
autonomia
.
La
parola
d
'
ordine
delle
classi
inferiori
era
la
ricerca
di
un
sussidio
.
Il
krumiraggio
non
era
che
un
simbolo
dell
'
immaturità
desolante
dello
spirito
proletario
e
della
psicologia
primitiva
,
da
corsari
e
da
speculatori
schiavisti
,
delle
classi
industriali
.
Per
l
'
inconsistenza
dei
fini
non
si
poteva
costruire
la
fibra
dei
combattenti
.
All
'
individualismo
(
che
resta
la
prima
base
dell
'
azione
,
come
l
'
economia
è
presupposto
della
politica
,
e
segna
in
un
certo
modo
il
primo
affermarsi
di
una
coscienza
e
di
una
dignità
civile
nell
'
uomo
-
-
le
critiche
della
filosofia
moderna
,
infatti
,
valide
contro
la
gnoseologia
utilitaria
,
sono
inconsistenti
di
fronte
a
un
'
esperienza
inconcussa
della
praxis
)
all
'
individualismo
si
sostituiva
la
morale
della
solidarietà
,
una
specie
di
calcolata
complicità
nel
parassitismo
.
Per
queste
artificiose
conciliazioni
si
scavava
tra
Sud
e
Nord
un
abisso
sempre
più
profondo
e
si
evitava
l
'
urto
soltanto
con
un
'
alternativa
di
favori
.
Invece
un
'
industria
nata
liberisticamente
non
sarebbe
stata
l
'
antitesi
della
vita
agricola
,
ma
l
'
avanguardia
:
intorno
al
sistema
di
produzione
,
nella
fabbrica
,
intraprenditori
e
operai
,
conquistando
la
coscienza
della
necessità
tecnica
delle
loro
funzioni
,
avrebbero
raggiunto
responsabilità
politica
e
potenza
d
'
azione
.
La
vita
italiana
può
parere
ricca
di
inesorabili
antitesi
all
'
osservatore
frettoloso
:
invece
intorno
a
un
sistema
parlamentare
,
sufficientemente
agile
,
interessi
agricoli
e
interessi
industriali
avrebbero
potuto
pacificamente
contendersi
rimanendo
fedeli
a
premesse
di
dignità
liberale
.
L
'
agricoltura
(
sia
la
piccola
proprietà
del
Nord
,
sia
la
mezzadria
toscana
,
sia
la
cultura
estensiva
del
Mezzogiorno
,
a
mano
a
mano
migliorata
dall
'
emigrazione
e
dalle
istituzioni
del
credito
fondiario
,
sia
la
cultura
moderna
industrializzata
delle
zone
emiliane
e
lombarde
)
costituisce
in
certo
modo
l
'
aspetto
conservatore
di
una
pratica
liberale
,
come
quella
formata
prevalentemente
da
proprietari
che
hanno
interesse
a
godere
delle
libertà
tradizionali
,
senza
ingerenze
governative
,
mentre
tengono
fermo
all
'
eternità
dei
propri
diritti
,
attaccati
alle
forme
dominanti
di
proprietà
,
pronti
a
resistere
contro
ogni
aspirazione
del
proletariato
agricolo
,
il
quale
pur
nella
loro
resistenza
viene
temprandosi
al
senso
della
proprietà
e
al
bisogno
della
liberazione
.
Invece
per
queste
stesse
condizioni
di
immaturità
e
di
aspettazione
messianica
il
proletariato
rurale
non
si
può
adattare
in
Italia
a
una
pratica
liberale
ed
è
tratto
naturalmente
ai
sogni
anarchici
e
radicali
,
i
quali
nella
loro
indeterminatezza
e
vaghezza
hanno
pure
il
merito
di
condurli
per
la
prima
volta
alla
vita
sociale
e
di
prepararli
indirettamente
a
lotte
più
mature
.
L
'
industria
alla
sua
volta
alimenta
nel
Nord
un
liberalismo
d
'
avanguardia
e
quasi
l
'
impulso
rivoluzionario
del
mondo
moderno
.
La
fabbrica
educa
al
senso
della
dipendenza
e
della
coordinazione
sociale
,
ma
non
spegne
le
forze
di
ribellione
,
anzi
le
cementa
in
una
volontà
organica
di
libertà
.
Al
culto
della
costituzione
tradizionale
sostituisce
l
'
ideale
sempre
rinnovato
di
un
ordine
nuovo
.
L
'
individuo
trova
la
sua
elevazione
nella
morale
del
lavoro
.
L
'
intraprenditore
esperimenta
nella
conquista
del
mercato
mondiale
le
leggi
inesorabili
dell
'
iniziativa
moderna
della
produzione
.
Un
ritmo
di
vita
intenso
in
cui
ognuno
assolve
la
sua
funzione
in
quanto
sia
sempre
più
vigorosamente
se
stesso
alimenta
una
psicologia
di
dominio
di
fronte
all
'
imprevisto
,
di
coerenza
nello
sfruttamento
di
tutte
le
libere
energie
,
di
preveggenza
sicura
nel
calcolo
dell
'
avvenire
,
senza
illusioni
avventurose
e
senza
i
semplicismi
dello
speculatore
.
Questa
morale
di
libertà
poteva
riuscire
la
preparazione
sociale
più
rigorosa
di
una
pratica
politica
di
opposizione
liberale
.
I
limiti
dello
Statuto
,
rivoluzionario
per
il
mondo
in
cui
era
sorto
,
sarebbero
apparsi
come
ingrate
costrizioni
da
superare
con
nuove
esperienze
di
leggi
future
.
Il
senso
delle
libertà
,
per
la
stampa
,
per
l
'
organizzazione
delle
classi
,
per
la
lotta
politica
,
per
la
critica
costituzionale
,
si
affermava
trionfante
nella
città
moderna
,
organismo
sorto
per
lo
sforzo
autonomo
di
migliaia
d
'
individui
che
gli
danno
la
loro
legge
senza
poter
accettare
più
un
'
imposizione
estranea
.
Il
suffragio
universale
e
la
rappresentanza
proporzionale
avrebbero
potuto
,
esperimentati
spregiudicatamente
,
preparare
un
'
atmosfera
di
serenità
per
l
'
affermarsi
di
queste
discussioni
e
di
queste
esigenze
.
Invece
il
liberalismo
non
seppe
dare
la
parola
d
'
ordine
alle
forze
nuove
:
gli
industriali
parvero
costituire
una
banda
misteriosa
con
nascoste
funzioni
sacerdotali
nell
'
equilibrio
politico
italiano
e
si
creò
la
parola
plutocrazia
per
definire
il
sospetto
e
lo
sdegno
,
pure
ipocritamente
rispettoso
e
cortigiano
,
con
cui
li
considerava
il
pubblico
italiano
;
gli
operai
trovarono
nel
socialismo
il
simbolo
rivoluzionario
della
loro
libertà
,
e
solo
in
questo
senso
(
che
è
precisamente
l
'
opposto
di
quello
riformistico
teorizzato
dal
Missiroli
)
ebbero
nel
mondo
moderno
una
funzione
liberale
.
I
torti
della
teoria
liberale
Di
queste
insufficienze
pratiche
si
può
scorgere
un
sintomo
nell
'
inconsistenza
delle
teorie
liberali
elaborate
nell
'
ultimo
cinquantennio
.
Gli
scrittori
del
liberalismo
non
hanno
saputo
fare
i
loro
conti
con
il
movimento
operaio
che
stava
diventando
l
'
erede
naturale
della
funzione
libertaria
esercitata
prima
dalla
borghesia
;
e
non
hanno
elaborato
un
concetto
dei
più
interessanti
fenomeni
della
vita
politica
:
la
lotta
di
classe
e
la
formazione
storica
dei
partiti
.
La
dottrina
della
classe
politica
accuratamente
elaborata
da
Gaetano
Mosca
e
da
Vilfredo
Pareto
avrebbe
potuto
illuminare
i
significati
della
lotta
nel
campo
sociale
se
fosse
stata
connessa
più
direttamente
con
le
condizioni
della
vita
pubblica
e
con
il
contrasto
storico
dei
vari
ceti
.
Il
concetto
di
una
élite
che
s
'
impone
sfruttando
una
rete
d
'
interessi
e
condizioni
psicologiche
generali
,
contro
vecchi
dirigenti
che
hanno
esaurita
la
loro
funzione
,
è
schiettamente
liberale
come
quella
che
scopre
nel
conflitto
sociale
la
prevalenza
degli
elementi
autonomi
e
delle
energie
reali
rinunciando
all
'
inerzia
di
quelle
ideologie
che
si
accontentano
di
avere
fiducia
in
una
serie
di
entità
metafisiche
come
la
giustizia
,
il
diritto
naturale
,
la
fratellanza
dei
popoli
.
Il
processo
di
genesi
dell
'
élite
è
nettamente
democratico
:
il
popolo
,
anzi
le
varie
classi
offrono
nelle
aristocrazie
che
le
rappresentano
la
misura
della
loro
forza
e
della
loro
originalità
.
Lo
Stato
che
ne
deriva
non
è
tirannico
e
vi
hanno
contribuito
i
liberi
sforzi
dei
cittadini
divenuti
per
l
'
occasione
combattenti
.
Il
regime
parlamentare
,
nonché
contrastare
a
questa
legge
storica
della
successione
dei
ceti
e
delle
minoranze
dominanti
,
non
è
che
lo
strumento
più
squisito
per
lo
sfruttamento
di
tutte
le
energie
partecipanti
e
per
la
scelta
pronta
dei
più
adatti
.
Invece
la
scienza
dominante
,
anche
dei
sedicenti
lberali
,
si
appagò
di
uno
sterile
sogno
di
unità
sociale
e
non
volle
riconoscere
altri
valori
fuori
della
gretta
religione
della
patria
e
dell
'
interesse
generale
.
Questa
dottrina
di
indifferenza
politica
confondeva
addirittura
il
liberalismo
di
governo
col
liberalismo
forza
politica
e
iniziativa
di
popolo
.
Le
conclusioni
più
rigorose
di
tali
premesse
si
possono
leggere
nel
celebre
saggio
di
Benedetto
Croce
sul
Partito
come
giudizio
e
come
pregiudizio
.
Nel
quale
,
a
dire
il
vero
,
la
scoperta
più
arguta
era
la
barzelletta
d
'
apertura
,
dei
partiti
politici
come
generi
letterari
.
Il
Croce
ubbidiva
a
una
logica
conservatrice
e
prescindeva
da
ogni
esperienza
diretta
della
vita
politica
.
Infatti
il
partito
può
definirsi
un
genere
della
casistica
,
un
'
astrazione
programmatica
soltanto
se
lo
si
intende
secondo
una
funzione
meramente
conoscitiva
dei
problemi
pratici
.
Ma
rispetto
alla
conoscenza
tecnica
della
realtà
sociale
il
partito
rappresenta
un
momento
di
ulteriore
mediazione
e
sintesi
effettuata
appunto
in
un
'
azione
:
basta
richiamarci
alla
distinzione
crociana
di
teoria
e
pratica
per
dimostrare
la
natura
illuministica
della
critica
del
Croce
ai
pregiudizi
del
partito
.
Si
dovrà
notare
lo
stesso
errore
quando
il
Croce
parla
della
lotta
di
classe
come
di
un
«
concetto
logicamente
assurdo
,
perché
formato
mercè
l
'
indebito
trasferimento
della
dialettica
hegeliana
dei
concetti
puri
alle
classificazioni
empiriche
;
e
praticamente
pernicioso
,
perché
distruttivo
della
coscienza
dell
'
unità
sociale
»
.
Questa
critica
sarà
valida
contro
la
filosofia
della
storia
di
Marx
e
contro
l
'
illusione
messianica
,
di
natura
mistica
e
hegeliana
,
di
un
'
abolizione
finale
delle
classi
.
In
realtà
la
praxis
ci
addita
ogni
giorno
in
seno
all
'
unità
sociale
il
formarsi
di
classi
distinte
che
,
per
legge
naturale
,
si
ipostatizzano
,
si
associano
,
combattono
per
interessi
presenti
e
idealità
future
.
A
queste
classi
che
si
sentono
unite
,
e
nemiche
e
che
hanno
creato
i
loro
costumi
e
le
loro
aspirazioni
attraverso
una
lotta
reale
nella
storia
,
il
filosofo
non
potrebbe
senza
palese
ingenuità
predicare
l
'
unità
sociale
e
spiegare
la
natura
gnoseologica
delle
loro
illusioni
,
perché
queste
illusioni
non
sono
un
artificioso
schema
come
i
generi
letterari
,
ma
la
necessità
più
intima
della
loro
vita
,
le
loro
speranze
e
le
loro
sofferenze
.
Né
la
logica
dell
'
astratto
né
la
logica
dell
'
atto
puro
possono
spiegare
l
'
imperativo
di
lotta
da
cui
scaturisce
il
partito
politico
che
soltanto
gli
ideologhi
sono
tratti
a
veder
esaurito
nelle
soluzioni
da
esso
presentate
per
le
varie
questioni
economiche
e
tecniche
.
Se
la
realtà
consistesse
soltanto
di
questioni
obbiettive
se
ne
potrebbe
dare
un
concetto
razionalistico
e
il
problema
sociale
consisterebbe
semplicemente
nel
trovare
una
serie
di
specifici
sui
quali
,
a
dimostrazione
data
,
non
dovrebbe
sussistere
più
alcun
dubbio
:
ma
questa
è
la
logica
della
Chiesa
e
del
Sillabo
,
non
la
logica
della
politica
.
L
'
ideale
di
un
partito
unico
resterà
sempre
il
sogno
mediocre
dei
regimi
teocratici
e
corruttori
e
basta
pensare
che
ne
vedemmo
il
risorgere
nelle
ideologie
fasciste
.
La
politica
dei
partiti
,
quando
studia
le
questioni
obbiettive
,
le
prospetta
secondo
gli
interessi
e
le
forze
popolari
:
per
essa
la
realtà
viene
trasfigurata
secondo
la
misura
dei
sentimenti
e
delle
psicologie
.
La
mente
del
capo
partito
manifesta
la
sua
originalità
nel
momento
in
cui
le
volontà
individuali
esprimono
non
già
la
maturità
delle
loro
conoscenze
,
ma
la
loro
logica
politica
.
All
'
uomo
di
governo
spetta
un
compito
di
secondo
grado
,
ossia
il
dialettizzare
le
forze
esprimendone
una
legge
che
è
di
interesse
generale
solo
in
quanto
è
il
risultato
di
atteggiamenti
contrastanti
.
Per
il
partito
una
considerazione
dei
risultati
è
appena
un
elemento
di
calcolo
o
di
previsione
:
mentre
il
capo
partito
è
in
un
senso
preciso
e
ristretto
il
tribuno
,
l
'
uomo
di
governo
è
il
diplomatico
.
Queste
osservazioni
spiegano
senza
equivoco
le
ragioni
per
cui
noi
riteniamo
inconcludente
la
nota
polemica
liberale
del
Gentile
e
del
Missiroli
.
L
'
uno
e
l
'
altro
infatti
per
una
comune
passione
dialettica
e
metafisica
non
tenevano
conto
del
terreno
storico
nel
quale
un
'
indagine
sui
caratteri
e
i
limiti
dei
partiti
dev
'
essere
impostata
.
Per
il
Missiroli
liberalismo
è
la
stessa
essenza
della
storia
moderna
,
attivistica
e
immanentista
.
Il
liberale
più
che
a
una
posizione
precisa
di
giudizio
e
di
fede
deve
attenersi
a
un
metodo
dinamico
e
in
certo
senso
opportunista
.
La
sua
azione
tende
a
coordinare
gli
sforzi
vivi
della
storia
moderna
e
sta
giorno
per
giorno
dalla
parte
dei
più
illuminati
.
La
tesi
pratica
che
il
Missiroli
derivava
da
queste
premesse
definendo
liberale
l
'
opera
dei
socialisti
in
Italia
era
assai
brillante
e
seducente
nel
campo
storico
:
mentre
in
sede
teorica
il
metodo
missiroliano
fa
rivivere
un
pensiero
genericamente
progressista
,
che
ripete
l
'
impotenza
degli
illuministi
nel
tentativo
di
definire
il
progresso
,
ossia
in
sostanza
non
sa
direi
come
la
teoria
professata
debba
incarnarsi
in
azione
politica
.
Il
Gentile
alla
sua
volta
confondeva
liberalismo
con
arte
di
governo
.
Privo
del
senso
delle
distinzioni
e
delle
lotte
pratiche
egli
si
riduceva
a
un
concetto
del
liberalismo
come
risultante
di
forze
opposte
,
come
conservazione
che
è
anche
innovazione
,
ossia
al
vecchio
pensiero
moderato
che
non
vuole
andare
né
a
destra
né
a
sinistra
e
pretende
di
mascherare
i
propri
interessi
conservatori
gabellandoli
per
interessi
generali
.
Del
resto
in
tutta
l
'
equivoca
concezione
del
Gentile
che
vanamente
si
appella
a
Mazzini
e
a
Cavour
,
si
scorge
l
'
assenza
più
desolante
di
ogni
generosa
passione
per
la
libertà
.
Per
il
Gentile
la
politica
liberale
si
fa
dall
'
alto
:
solo
il
ministro
può
chiamarsi
liberale
.
Un
partito
di
governo
inteso
a
questa
funzione
di
moderato
illuminismo
conservatore
è
evidentemente
inconcepibile
,
sicché
il
problema
che
il
Gentile
voleva
risolvere
viene
da
lui
stesso
negato
nei
suoi
termini
.
L
'
esemplificazione
politica
delle
tesi
gentiliane
,
offerta
dal
ministro
della
pubblica
istruzione
di
Mussolini
,
conferma
il
significato
reazionario
che
Missiroli
scorse
nelle
prime
enunciazioni
:
la
giustificazione
e
l
'
interpretazione
date
dal
Gentile
del
suo
liberalismo
coincidono
con
la
morale
della
tirannide
e
il
problema
della
libertà
viene
dimenticato
,
per
un
artificio
dialettico
,
nella
preoccupazione
,
coltivata
da
tutti
i
despoti
,
dell
'
autorità
.
Le
origini
di
questa
arbitraria
interpretazione
filosofica
del
liberalismo
risalgono
in
Italia
a
più
di
un
cinquantennio
addietro
e
si
confondono
coi
primi
tentativi
della
Destra
di
dare
una
teoria
dello
Stato
etico
.
Silvio
Spaventa
ha
le
sue
responsabilità
per
l
'
equivoco
derivato
dal
trasportare
le
tesi
hegeliane
in
sede
pratica
.
Poiché
se
lo
Stato
ha
di
fronte
alla
storia
,
attraverso
le
vicende
,
diciamo
così
,
metafisiche
,
dell
'
umanità
,
una
funzione
etica
in
quanto
rispecchia
il
processo
per
cui
l
'
individuo
è
tratto
perpetuamente
a
esplicare
,
volente
o
no
,
una
funzione
sociale
,
è
assolutamente
erroneo
attribuire
allo
Stato
pubblica
amministrazione
che
vive
dei
contrasti
politici
e
interviene
nelle
vicende
quotidiane
,
una
funzione
metafisica
,
coi
diritti
pratici
che
se
ne
vogliono
derivare
.
In
politica
,
checché
ne
sembri
ai
filosofi
,
lo
Stato
è
etico
in
quanto
non
professa
nessuna
teoria
:
questa
posizione
di
equilibrio
è
la
sola
che
non
ci
ponga
di
fronte
all
'
insolubile
problema
di
fissare
quali
siano
gli
organi
di
questa
pretesa
morale
statale
;
e
ci
garantisce
la
possibilità
che
ogni
etica
,
come
ogni
politica
,
sia
da
esso
rispettata
in
quanto
si
rimette
il
giudizio
della
validità
sociale
di
cui
ciascuna
idea
potrà
menar
vanto
ai
risultati
della
libera
lotta
e
della
storia
imprevista
.
Di
fronte
alle
assurde
pretese
e
alla
dogmatica
grettezza
(
qualità
per
eccellenza
anti
liberali
)
a
cui
i
fìlosofi
sedicenti
liberali
ci
hanno
assuefatto
,
potremo
con
tranquilla
convinzione
di
equità
cantar
le
lodi
agli
onesti
scrittori
di
economia
,
che
,
se
ebbero
il
torto
di
non
salvare
dalle
antipatie
universali
la
dottrina
di
cui
erano
rimasti
modesti
depositari
,
non
si
stancarono
tuttavia
di
divenirne
i
predicatori
inascoltati
.
L
'
equivoco
da
essi
aiutato
della
confusione
tra
liberismo
e
liberalismo
resta
tuttavia
il
meno
pericoloso
e
il
meno
assurdo
di
quelli
sin
qui
analizzati
.
La
chiusa
setta
dei
liberisti
può
ben
dire
di
aver
salvato
per
parecchi
decenni
la
purezza
dell
'
idea
e
preparata
in
sede
economica
la
formazione
di
condizioni
psicologiche
favorevoli
a
una
rinascita
liberale
.
L
'
educazione
inglese
,
se
non
li
salvava
da
un
tono
molesto
ai
più
e
tuttavia
assai
spesso
finemente
ironico
,
dava
ai
loro
costumi
morali
e
letterari
un
senso
austero
di
dignità
,
una
coscienza
severa
di
ossequio
alle
leggi
e
alle
libertà
,
che
li
assisteva
costantemente
nella
loro
critica
e
contribuiva
a
renderli
impopolari
in
una
terra
di
dannunziani
e
di
tribuni
che
guardava
come
straniere
le
loro
figure
riservate
di
persone
educate
e
ammodo
.
S
'
intende
che
il
nostro
ritratto
riguarda
i
più
eletti
della
schiera
,
da
Francesco
Papafava
a
Luigi
Einaudi
,
perché
anche
il
liberismo
ebbe
i
suoi
tribuni
e
retori
fanatici
.
Pure
la
stessa
abitudine
di
giudicare
fatti
complessi
di
sfumature
e
di
psicologie
colla
sola
scorta
di
una
scienza
«
esatta
»
e
«
matematica
»
faceva
tornare
naturalmente
il
pregiudizio
che
la
logica
bastasse
a
giudicare
e
agire
in
politica
e
conduceva
a
svalutare
ancora
come
illusorie
le
distinzioni
dei
partiti
.
Insomma
la
parola
d
'
ordine
dei
liberali
in
Italia
a
partire
dal
secolo
scorso
fu
:
«
tutti
liberali
»
.
La
nuova
critica
liberale
deve
differenziare
i
metodi
,
negare
che
il
liberalismo
rappresenti
gli
interessi
generali
,
identificarlo
con
la
lotta
per
la
conquista
della
libertà
,
e
con
l
'
azione
storica
dei
ceti
che
vi
sono
interessati
.
In
Italia
,
dove
le
condizioni
sia
economiche
che
politiche
sono
singolarmente
immature
,
le
classi
e
gli
uomini
interessati
a
una
pratica
liberale
devono
accontentarsi
di
essere
una
minoranza
e
di
preparare
al
paese
un
avvenire
migliore
con
un
'
opposizione
organizzata
e
combattiva
.
Bisogna
convincersi
che
non
erano
e
non
potevano
essere
,
come
non
sono
,
liberali
i
nazionalisti
e
i
siderurgici
,
interessati
al
parassitismo
dei
padroni
,
né
i
riformisti
che
combattevano
per
il
parassitismo
dei
servi
,
né
gli
agricoltori
latifondisti
che
vogliono
il
dazio
sul
grano
per
speculare
su
una
cultura
esterisiva
di
rapina
,
né
i
socialisti
pronti
a
sacrificare
la
libertà
di
opporsi
alle
classi
dominanti
per
un
sussidio
dato
alle
loro
cooperative
.
Poiché
il
liberalismo
non
è
indifferenza
né
astensione
ci
aspettiamo
che
per
il
futuro
i
liberali
,
individuati
i
loro
nemici
eterni
,
si
apprestino
a
combatterli
implacabilmente
.
Immaturità
democratica
Dopo
il
'70
il
partito
liberale
,
risultante
delle
debolezze
teoriche
ed
obbiettive
fin
qui
descritte
,
è
svuotato
della
sua
funzione
rinnovatrice
perché
privo
di
una
dominante
passione
libertaria
e
si
riduce
a
un
partito
di
governo
,
un
equilibrismo
per
iniziati
che
esercita
i
suoi
compiti
tutorii
ingannando
i
governati
con
le
transazioni
e
gli
artifici
della
politica
sociale
.
La
pratica
giolittiana
fu
liberale
solo
in
questo
senso
conservatore
,
e
la
politica
collaborazionista
non
salvava
il
liberalismo
ma
le
istituzioni
,
tenendo
conto
non
del
movimento
operaio
ma
dello
spirito
piccolo
borghese
del
partito
socialista
.
La
naturale
conversione
del
liberalismo
in
democrazia
demagogica
fu
studiata
nelle
pagine
precedenti
e
basterà
richiamare
la
formula
missiroliana
della
Monarchia
socialista
,
o
per
maggiore
evidenza
di
argomentazione
la
polemica
decennale
di
Gaetano
Salvemini
che
combatteva
in
Giolitti
e
nel
socialismo
cooperativista
i
due
elementi
determinanti
dell
'
equilibrio
parassitario
.
Questo
periodo
storico
non
presenta
più
punti
oscuri
.
La
figura
di
Giolitti
sovrasta
su
tutte
le
altre
,
e
nell
'
immaturità
generale
i
danni
della
sua
politica
diseducatrice
e
demagogica
sono
compensati
dai
vantaggi
di
dieci
anni
di
pace
.
Non
si
può
dire
che
sia
stato
visto
dagli
altri
uomini
di
Stato
ciò
che
sfuggì
al
calcolo
e
alle
astuzie
del
domatore
.
La
psicologia
giolittiana
nell
'
esame
dei
due
termini
liberalismo
e
democrazia
è
la
psicologia
dominante
.
È
difficile
del
resto
individuare
le
differenze
tra
liberali
e
democratici
se
non
si
tiene
conto
degli
ambienti
che
li
alimentano
,
come
sarebbe
malagevole
e
retorico
distinguere
con
un
ragionamento
metafisico
i
due
concetti
storici
di
eguaglianza
e
libertà
.
Se
invece
l
'
osservazione
storica
si
trasporta
dal
Settecento
all
'
Ottocento
e
dall
'
Europa
all
'
Italia
potremo
dire
che
la
democrazia
ci
venne
come
una
forma
attenuata
di
liberalismo
,
fu
il
riparo
cercato
dagli
italiani
all
'
equivoco
insolubile
;
e
la
sostituzione
del
mito
egualitario
al
mito
libertario
segnerebbe
appunto
l
'
inaridirsi
dello
spirito
di
iniziativa
e
di
lotta
di
fronte
al
prevalere
dei
sogni
di
palingenesi
e
di
tranquilla
utopia
.
Sonnino
e
Salandra
,
vittime
dei
tempi
,
non
intendono
il
liberalismo
meglio
degli
altri
e
sono
democratici
come
Giolitti
,
con
l
'
astuzia
e
l
'
arte
di
governo
in
meno
.
Sonnino
ebbe
lo
spirito
del
retrivo
che
si
destreggia
con
la
metodologia
dell
'
uomo
di
buon
senso
.
Le
sue
esortazioni
alla
sincerità
nascono
nell
'
atmosfera
semplicista
dell
'
impreparazione
politica
.
In
lui
come
in
tutti
gli
ingenui
propagandisti
di
cultura
in
mezzo
all
'
ignoranza
la
tecnica
prevalse
sull
'
arte
.
Il
culto
della
legge
si
manifesta
nel
chiuso
spirito
d
'
intolleranza
del
predicatore
.
Era
inesorabile
nelle
sue
idee
fisse
con
la
cocciutaggine
di
chi
crede
di
averle
trovate
col
metodo
sperimentale
.
La
morale
della
solidarietà
coesisteva
in
lui
con
la
politica
nazionalista
.
Perciò
già
nella
sua
giovinezza
,
al
tempo
della
Rassegna
settimanale
,
(
opera
mirabile
di
cultura
,
caratteristica
di
un
'
epoca
che
si
sofferma
sul
limitare
della
politica
)
si
scorgevano
i
difetti
del
rigido
uomo
di
Stato
,
grettamente
calcolatore
.
Per
lui
,
diplomatico
fallito
,
la
diplomazia
costituiva
il
punto
centrale
della
considerazione
e
del
calcolo
.
Logicamente
doveva
scaturire
da
questo
cervello
un
concetto
di
liberalismo
del
tutto
inadeguato
al
ritmo
della
lotta
politica
.
Sonnino
auspicava
un
blocco
liberale
che
comprendesse
democratici
e
repubblicani
proponendosi
il
solo
fine
dell
'
interesse
generale
dello
Stato
nazionale
:
anche
per
lui
si
trattava
di
avvincere
le
classi
popolari
alla
causa
della
stabilità
e
della
pacifica
evoluzione
dell
'
organismo
dello
Stato
con
le
riforme
:
la
famosa
campagna
per
la
pensione
dei
sei
soldi
resta
caratteristica
testimonianza
di
un
metodo
social
democratico
di
tipo
germanico
dal
quale
Sonnino
dedusse
poi
con
perfetta
logica
,
se
pure
con
poca
finezza
,
la
sua
politica
estera
di
rivendicazioni
patriottiche
.
Anche
Antonio
Salandra
non
sa
vedere
nel
partito
liberale
molto
più
che
l
'
idealità
della
patria
e
il
sentimento
della
nazione
,
anch
'
egli
protesta
che
il
partito
liberale
non
è
un
partito
di
classe
,
salvo
a
confessare
poi
che
attinge
le
sue
forze
dalla
classe
media
:
intento
al
solo
problema
dell
'
autorità
e
del
potere
,
egli
non
si
stanca
di
rivolgere
le
sue
esortazioni
alla
borghesia
perché
essa
si
svegli
dalla
sua
inerzia
politica
.
Confonde
il
sintomo
col
problema
e
non
avverte
la
sostanza
della
crisi
che
sta
nell
'
assenza
di
libertà
e
di
attitudine
alla
lotta
.
L
'
esperimento
governativo
di
Salandra
,
che
ci
ha
dato
una
tirannide
demagogica
e
retorica
è
la
conferma
dei
suoi
vizi
mentali
.
Prima
della
guerra
soltanto
pochi
episodi
di
cultura
e
di
esercitazione
politica
solitari
e
senz
'
eco
potrebbero
entrare
a
buon
diritto
in
una
storia
analitica
del
liberalismo
.
Sono
tentativi
di
eresia
,
sforzi
di
concentrare
intorno
a
organi
di
studio
e
di
ricerca
gruppi
di
giovani
disinteressati
e
alieni
dal
calcolo
demagogico
.
I
nomi
sono
di
ieri
e
non
hanno
bisogno
di
essere
illustrati
:
Salvemini
,
Prezzolini
,
Caroncini
,
Amendola
e
Slataper
,
confusi
insieme
in
un
compito
indifferenziato
di
illuministi
.
Accanto
ad
essi
,
tollerata
e
quasi
gradita
,
la
bolsa
magniloquenza
di
Giovanni
Borelli
,
il
più
vuoto
dei
tribuni
del
militarismo
,
creduto
per
vent
'
anni
quasi
leggendariamente
l
'
ultimo
liberale
.
I
risultati
sono
di
cultura
,
la
loro
fecondità
per
l
'
avvenire
consiste
nella
preparazione
di
classi
dirigenti
più
mature
.
Il
desiderio
dell
'
azione
è
coltivato
in
questi
gruppi
di
eretici
quasi
nascostamente
e
si
manifesta
chiaro
soltanto
dopo
la
guerra
nel
movimento
politico
dei
combattenti
.
In
questo
le
possibilità
inizialmente
liberali
furono
frustrate
dalla
mancanza
di
chiarezza
nella
classe
politica
che
lo
guidò
e
che
era
stata
vittima
di
una
preparazione
genericamente
romantica
.
Vi
coesistettero
liberalismo
agrario
e
demagogia
finanziaria
,
politica
estera
salveminiana
e
imperialismo
,
spirito
anti
burocratico
e
simpatia
per
le
classi
di
impiegati
.
Romolo
Murri
,
il
più
bell
'
esemplare
della
vanità
del
profeta
fallito
.
cervello
di
pedante
,
in
cui
l
'
aridità
del
prete
s
'
accoppia
con
la
pigrizia
mentale
dell
'
attualista
dogmatico
,
riuscì
a
dare
il
tono
a
quei
tentativi
pratici
con
la
scoperta
di
un
sindacalismo
apocalittico
e
confusionario
che
egli
non
si
fece
scrupolo
di
gabellare
poi
per
fascista
e
di
farne
un
omaggio
ai
vincitori
.
Tutta
l
'
immaturità
del
movimento
dei
combattenti
si
rivelava
poi
nella
sua
incapacità
di
sostenere
la
concorrenza
dei
popolari
(
come
conservatore
)
e
dei
socialisti
(
come
rivoluzionario
)
.
Logicamente
moriva
nel
fascismo
la
confusa
ideologia
dei
guerrieri
intellettualisti
.
Le
aspettazioni
messianiche
generate
dalla
guerra
contrastavano
irrimediabilmente
con
le
premesse
liberali
:
la
lotta
politica
doveva
fare
i
conti
con
i
sogni
di
palingenesi
e
di
unanimità
.
Il
pensiero
più
maturo
in
questo
momento
storico
fu
quello
di
Nitti
che
tuttavia
mancò
di
tatto
e
di
elasticità
diplomatica
per
far
prevalere
nel
momento
opportuno
le
formule
chiarificatrici
.
Conscio
delle
transazioni
a
cui
la
lotta
politica
in
Italia
è
condannata
,
conscio
della
crisi
economica
permanente
nel
paese
povero
per
natura
,
Nitti
è
liberale
in
quanto
non
vede
soluzioni
possibili
fuori
di
una
politica
di
emigrazione
e
di
pace
.
La
sua
democrazia
di
compromesso
,
il
suo
collaborazionismo
avevano
il
merito
di
realizzare
in
Italia
,
rimanendo
nell
'
ambito
della
costituzione
e
dei
costumi
di
libertà
,
le
premesse
unitarie
non
ancora
compiute
.
Non
si
può
sapere
se
sulla
via
additata
da
Nitti
si
incamminerà
tuttavia
per
una
curiosa
ironia
della
storia
l
'
opera
del
governo
fascista
.
Se
così
fosse
(
ma
l
'
ipotesi
è
meramente
accademica
,
quando
appena
si
pensi
all
'
immaturità
delle
nuove
classi
guerriere
)
Mussolini
avrebbe
tuttavia
il
torto
di
averci
dato
con
la
retorica
del
tiranno
romantico
i
risultati
che
stava
per
raggiungere
l
'
azione
parlamentare
.
Se
dalla
negazione
fascista
il
liberalismo
fosse
tratto
a
ridiscutere
i
suoi
principi
,
a
difendere
i
propri
metodi
e
le
proprie
istituzioni
,
a
rinnovare
quella
passione
per
la
libertà
da
cui
nacque
primamente
,
forse
l
'
avvenire
politico
del
nostro
popolo
si
potrebbe
guardare
con
animo
più
sicuro
.
II
I
popolari
Toniolo
A
Giuseppe
Toniolo
(
18451918
)
spetta
il
merito
singolare
di
aver
data
espressione
e
sistemazione
politica
alle
esigenze
di
azione
sociale
che
Leone
XIII
era
venuto
agitando
e
di
aver
mostrato
così
,
contro
il
proprio
intento
,
agli
uomini
di
buona
fede
,
che
ancora
non
se
ne
fossero
persuasi
,
l
'
irreducibile
repugnanza
di
ogni
posizione
cattolica
col
pensiero
moderno
,
e
l
'
intimo
carattere
reazionario
di
una
praxis
politica
che
voglia
appoggiarsi
alla
Chiesa
,
come
a
istituto
e
organo
della
lotta
in
Italia
,
e
alla
tradizione
della
trascendenza
cristiana
come
a
un
Credo
sociale
degno
di
essere
continuato
.
Anche
oggi
l
'
atteggiamento
di
simpatia
e
di
adesione
con
cui
si
guarda
alle
idee
del
Toniolo
da
parecchi
uomini
e
da
diverse
tendenze
del
partito
popolare
,
può
essere
un
buon
argomento
per
cogliere
le
contraddizioni
e
gli
equivoci
persistenti
da
una
parte
nel
clericalismo
retrivo
,
dall
'
altra
nella
demagogia
teocratica
di
Miglioli
.
Il
Toniolo
,
sotto
la
moderazione
letteraria
,
è
un
intransigente
;
e
,
pur
attraverso
i
vizi
stilistici
dell
'
accademismo
e
gli
ornamenti
di
una
convenzionalità
ufficiale
,
mostra
il
bisogno
di
atteggiamenti
chiari
e
netti
,
di
un
centro
ideale
che
permetta
operose
discussioni
dei
concetti
e
spregiudicata
negazione
dei
termini
contrastanti
.
-
-
Se
non
ha
i
fulmini
di
Veuillot
o
di
Casoni
per
il
mondo
moderno
ne
ripete
tuttavia
un
'
identica
critica
negativa
.
La
sola
spiegazione
soddisfacente
della
vita
e
della
natura
dell
'
uomo
,
per
il
Toniolo
,
deve
riconoscersi
a
priori
nella
dottrina
di
Cristo
.
Tutto
ciò
che
vi
repugna
,
repugna
con
la
verità
.
Bisogna
ripetere
con
Dante
:
Avete
il
Vecchio
e
il
Nuovo
Testamento
E
il
Pastor
della
Chiesa
che
vi
guida
.
La
filosofia
per
eccellenza
,
la
verità
,
è
la
Scolastica
.
Bisogna
riprenderla
integralmente
.
Bisogna
eliminare
le
ultime
reliquie
deleterie
della
Riforma
luterana
.
Né
importa
distinguere
nelle
negazioni
.
La
rivoluzione
religiosa
tedesca
ha
lo
stesso
senso
della
rivoluzione
sociale
francese
.
Perciò
tutto
il
lavoro
di
revisione
critica
della
rivoluzione
francese
iniziato
dal
Le
Play
secondo
un
punto
di
vista
cattolico
è
accettato
integralmente
.
Riforma
e
rivoluzione
trovano
la
loro
espressione
filosofica
nell
'
individualismo
,
anzi
addirittura
in
Emanuele
Kant
:
bisogna
respingere
tutto
il
kantismo
.
Il
torto
del
pensiero
moderno
consiste
nell
'
avere
accettato
l
'
individualismo
e
negato
il
soprannaturale
:
la
degenerazione
filosofica
ha
prodotto
o
si
è
accompagnata
con
le
degenerazioni
economiche
e
sociali
.
Con
una
visione
sintetica
notevole
(
non
priva
tuttavia
di
grossolane
osservazioni
sempliciste
)
il
Toniolo
coglie
l
'
unità
ideale
della
filosofia
romantica
e
dell
'
economia
moderna
.
Questa
è
da
respingersi
tutta
in
blocco
:
il
liberalismo
smithiano
perché
nelle
sue
estreme
conseguenze
sancisce
,
col
principio
della
libera
concorrenza
,
l
'
oppressione
del
lavoratore
,
senza
alcuna
cristiana
pietà
,
e
perché
è
viziato
da
tre
gravi
peccati
ideali
:
l
'
utilitarismo
materiale
,
il
cosmopolitismo
egualitario
o
atomisino
individualistico
,
l
'
antistatalismo
;
la
scuola
sociologica
(
di
cui
sono
responsabili
,
per
doppio
titolo
indivisibile
,
il
positivista
Comte
e
il
panteista
Hegel
contemporaneamente
!
)
perché
colpevole
di
utilitarismo
ideologico
trascendentale
,
tendente
a
una
forma
di
unità
vaga
e
imprecisa
,
e
di
socialismo
di
Stato
.
Le
differenze
tra
Hegel
e
Haeckel
non
sono
visibili
all
'
occhio
di
un
cattolico
.
L
'
eresia
panteista
,
secondo
Toniolo
,
che
accetta
la
tradizione
cattolica
dell
'
Ottocento
,
basta
ad
accomunarli
senza
possibilità
di
contestazione
.
Di
fronte
alla
crudeltà
e
ai
dolori
della
scienza
moderna
,
pace
e
verità
si
possono
attendere
soltanto
da
un
coraggioso
ritorno
alla
democrazia
cristiana
.
Questa
si
deve
fondare
,
secondo
le
indicazioni
delle
Encicliche
di
Leone
XIII
,
movendo
dal
principio
che
fa
di
«
Gesù
Cristo
l
'
alfa
e
l
'
omega
di
tutta
la
vita
individuale
e
sociale
»
.
Il
punto
di
partenza
rigorosamente
teocratico
genera
svolgimenti
e
conclusioni
di
inesorabile
conseguenza
.
Democrazia
si
definisce
«
quell
'
ordinamento
civile
nel
quale
tutte
le
forze
sociali
,
giuridiche
ed
economiche
,
nella
pienezza
del
loro
sviluppo
gerarchico
cooperano
proporzionalmente
al
bene
comune
,
rifluendo
nell
'
ultimo
risultato
a
prevalente
vantaggio
delle
classi
inferiori
»
.
Dove
il
bene
comune
non
è
altro
che
la
salvezza
delle
anime
nella
fede
cattolica
,
il
principio
gerarchico
è
quello
cattolico
,
e
l
'
amore
alle
classi
inferiori
,
derivato
dal
riconoscimento
dell
'
eguaglianza
dei
figli
di
Dio
in
terra
,
si
fonda
sulla
carità
e
sull
'
umiltà
.
Ora
questa
definizione
della
democrazia
,
messa
da
parte
ogni
discussione
sugli
anacronismi
che
implica
,
può
giustificarsi
praticamente
solo
da
un
punto
di
vista
egoistico
e
utilitario
(
utilitaria
è
sempre
la
logica
politica
di
tutti
i
misticismi
)
e
l
'
indagine
storica
che
il
Toniolo
vi
reca
a
sostegno
ne
costituisce
la
prova
più
limpida
.
Sfugge
al
suo
cattolicismo
di
quiete
la
religiosità
dell
'
uomo
moderno
,
la
religiosità
della
democrazia
come
forza
autonoma
,
liberamente
operante
dal
basso
,
senza
limiti
che
la
predeterminino
fuori
della
volontaria
disciplina
che
essa
stessa
si
pone
,
sforzo
morale
di
liberazione
,
sacrificio
dell
'
individuo
nella
continuità
di
una
lotta
sociale
che
lo
trascende
e
che
pure
non
esiste
senza
la
sua
azione
singolare
.
La
visione
politica
del
nostro
buon
scienziato
si
restringe
al
mondo
antico
,
nel
sogno
di
una
gerarchia
sociale
in
cui
alle
classi
superiori
spetti
una
funzione
di
assistenza
e
di
patronato
e
alle
classi
inferiori
l
'
umiltà
e
l
'
obbedienza
.
Guarda
con
idillica
simpatia
i
vecchi
istituti
della
beneficenza
:
il
sabato
,
il
settennato
,
il
giubileo
;
crede
che
i
due
diritti
tradizionali
del
petere
e
dell
'
acclamare
possano
anche
nel
mondo
moderno
bastare
alla
difesa
del
popolo
.
Le
parole
di
approvazione
e
di
rimpianto
con
cui
il
Toniolo
ricorda
la
monarchia
di
Luigi
IX
,
che
egli
crede
di
poter
chiamare
senza
ironia
democratica
,
mentre
ci
rivelano
tutta
la
singolarità
della
sua
psicologia
,
chiariscono
la
sua
dottrina
nei
limiti
di
una
democrazia
patriarcale
che
esclude
l
'
iniziativa
popolare
e
i
principi
di
autoeducazione
,
e
vuol
dare
alle
masse
soltanto
i
palliativi
di
riforme
e
di
miglioramenti
economici
.
La
società
ideale
di
Toniolo
è
un
ordine
predisposto
in
cui
funzioni
specializzate
,
avute
in
eredità
per
divina
Provvidenza
,
spettano
alle
varie
classi
che
in
questo
modo
si
liberano
dal
problema
integrale
della
vita
e
dalla
complessità
delle
preoccupazioni
.
L
'
economia
si
riduce
al
compito
della
ripartizione
dei
beni
,
riesce
a
sancire
la
fratellanza
e
l
'
amore
nella
miseria
universale
.
Per
un
economista
siffatti
sviluppi
sono
assai
strani
ed
è
curioso
vedere
come
in
omaggio
a
una
teorizzata
dipendenza
dell
'
attività
economica
dall
'
etica
(
cristiana
)
si
neghi
l
'
industrialismo
moderno
e
vi
si
sostituisca
candidamente
la
dignità
della
povertà
cristiana
.
Insomma
decentramento
e
regime
corporativo
dovrebbero
riportare
la
società
alla
sua
logica
medioevale
.
La
funzione
dello
Stato
vi
resta
imprecisa
,
timidamente
discussa
,
mentre
lo
Stato
liberale
moderno
incute
paura
come
uno
spettro
.
Il
problema
dell
'
autorità
deve
riportarsi
in
sede
ultima
alla
Chiesa
cui
compete
di
definire
i
rapporti
non
ancora
definiti
e
di
rivendicare
in
ogni
istante
l
'
inesauribilità
della
propria
azione
(
scolastica
,
economica
,
legislativa
,
sociale
,
morale
)
.
Di
fronte
allo
Stato
moderno
la
Chiesa
è
lo
strumento
supremo
di
una
logica
anarchico
individualista
,
e
nel
suo
sforzo
di
ristabilire
gli
istituti
della
reazione
e
del
passato
essa
assume
spontaneamente
l
'
ufficio
di
guidare
i
cattolici
alla
disgregazione
degli
organi
pratici
di
quel
liberalismo
che
è
la
sua
antitesi
.
Intento
chiaro
in
Toniolo
e
nei
primi
atteggiamenti
di
Murri
.
Ma
pur
agitandosi
tra
oscure
anti
.
nomie
e
opposte
esigenze
,
il
migliolismo
con
le
sue
promesse
mistiche
e
con
la
sua
azione
sindacale
messianica
ne
ha
accolto
disorganicamente
l
'
eredità
.
Meda
Filippo
Meda
tempera
invece
le
intransigenze
della
fede
medioevale
con
l
'
astuzia
del
politico
.
I
suoi
scritti
si
possono
onestamente
classificare
nel
genere
letterario
dell
'
erudizione
parlamentare
di
cui
hanno
dato
esempi
dignitosamente
aridi
e
monotoni
Luzzatti
,
Salandra
,
Orlando
.
Vi
trovi
frequentemente
problemi
laterali
di
storia
politica
,
esami
di
coscienza
che
si
esprimono
in
tentativi
di
biografia
,
sforzi
di
allargare
la
visione
di
studioso
,
abbandonando
i
limiti
ristretti
della
vita
quotidiana
.
L
'
osservatore
li
distingue
a
una
nota
infallibile
di
psicologia
:
il
parlamentare
resta
parlamentare
e
diplomatico
anche
sotto
le
spoglie
dello
studioso
.
Anzi
per
chi
indaghi
i
fatti
nel
loro
complesso
lo
studio
storico
rivela
i
motivi
più
riposti
dell
'
azione
.
Il
Meda
ha
una
sua
arte
di
narratore
,
sa
disporre
fatti
e
documenti
,
approfondire
le
sue
ricerche
;
persiste
tuttavia
nei
suoi
profili
biografici
la
vecchia
forma
letteraria
dell
'
elogio
,
con
più
precise
misure
e
dignità
,
con
minori
pretese
di
accademismo
:
ma
sotto
lo
storico
avverti
il
pedagogista
che
considera
«
dovere
morale
lo
studio
dei
pochi
che
abbiano
avuto
nella
lor
carriera
mortale
una
fisionomia
propria
per
pregio
d
'
intelletto
e
di
virtù
»
.
È
naturale
che
l
'
esame
ponga
essenzialmente
in
luce
atteggiamenti
individuali
e
miri
a
rivelare
caratteri
.
Osservazioni
letterarie
,
morali
,
teoriche
restano
sempre
aderenti
al
pensiero
e
al
pregiudizio
degli
individui
che
sono
ritratti
:
il
Meda
trascura
di
vederli
in
rapporto
a
un
interesse
estetico
o
filosofico
dominante
.
La
considerazione
scientifica
non
turba
mai
la
varietà
dell
'
esperienza
e
della
cronaca
.
Per
il
cattolico
che
resti
al
di
qua
del
dissidio
tra
fede
e
ragione
,
dogma
e
libero
esame
,
la
scienza
deve
ridursi
a
qualcosa
di
astratto
;
la
logica
del
misticismo
vorrebbe
condurre
a
negarla
nella
passione
dell
'
unità
trascendente
e
poiché
i
tempi
non
paiono
propizi
all
'
eroica
rinuncia
mistica
,
l
'
unità
resta
un
articolo
di
fede
accanto
alla
quale
le
più
opposte
esigenze
dividono
gli
spiriti
e
i
particolari
interessi
sono
soddisfatti
in
modo
pacifico
,
separatamente
l
'
uno
dall
'
altro
,
con
grossolano
eclettismo
e
tranquilla
indifferenza
.
Il
cattolicismo
del
Meda
è
appunto
un
cattolicismo
moderno
,
quasi
modernistico
,
ma
senza
l
'
inquietudine
e
l
'
ansia
religiosa
.
La
Chiesa
non
combatte
con
lo
Stato
,
né
la
fede
con
la
ragione
;
in
sede
politica
,
nella
transazione
di
tutti
i
giorni
le
idee
rigide
e
nette
si
temperano
per
intrinseca
necessità
,
il
processo
di
creazione
ideale
è
attenuato
in
un
processo
meccanico
di
coordinamento
.
Meda
non
accarezza
illusioni
,
non
si
appassiona
a
posizioni
determinate
di
intolleranza
.
Il
suo
cattolicismo
non
è
una
fede
,
ma
la
fiducia
in
un
ordine
di
fatto
che
liberi
dagli
inconvenienti
dell
'
impreveduto
;
è
un
metodo
che
con
gli
opportuni
chiarimenti
e
le
giuste
riserve
si
può
definire
realismo
.
Non
esclude
infatti
l
'
intransigenza
,
le
posizioni
false
,
l
'
adesione
ai
miti
unilaterali
,
pur
sapendo
a
priori
che
la
storia
non
ne
sarà
rigidamente
modellata
.
Senonché
il
vero
realismo
ha
il
culto
delle
forze
che
creano
i
risultati
,
non
l
'
ammirazione
dei
risultati
intellettualisticamente
contemplati
a
priori
.
Il
realista
sa
che
la
storia
è
un
riformismo
,
ma
sa
pure
che
il
processo
riformistico
,
nonché
ridursi
a
una
diplomazia
di
iniziati
,
è
prodotto
dagli
individui
in
quanto
essi
operino
come
rivoluzionari
,
attraverso
nette
affermazioni
di
contrastanti
esigenze
.
La
visione
della
storia
del
Meda
è
invece
la
visione
dell
'
uomo
di
governo
,
che
ti
convince
quando
rimane
sottintesa
ad
animare
le
azioni
del
tattico
e
del
riformatore
,
ma
riesce
inadeguata
quando
si
cimenta
a
interpretazioni
sintetiche
.
Il
cattolicismo
poi
lo
conduce
per
istinto
a
ridurre
il
processo
della
storia
entro
gli
schemi
di
una
esaurita
rivelazione
.
E
la
sua
mente
di
politico
di
governo
può
guardare
con
interesse
le
forze
capaci
di
esprimersi
in
termini
e
valori
di
conservazione
,
ma
nega
di
rivolgersi
verso
gli
elementi
che
alla
normalità
della
formula
conservatrice
si
oppongano
con
la
spontaneità
di
uno
sforzo
rivoluzionario
e
di
un
ardore
creativo
.
La
posizione
del
politico
insomma
limita
e
comprende
quella
del
cattolico
,
evita
la
logica
rigoristica
del
dogma
che
condurrebbe
ad
una
negazione
violenta
del
mondo
moderno
,
si
appaga
di
uno
pseudo
realismo
,
inteso
come
riformismo
,
che
tende
ad
eliminare
dalla
storia
l
'
imprevisto
e
la
lotta
per
sostituirvi
un
ottimismo
senza
asprezze
e
senza
intransigenze
.
È
risaputo
che
l
'
esempio
più
convincente
e
preciso
di
questo
metodo
empirico
si
ebbe
in
sede
politica
col
giolittismo
:
in
sede
letteraria
invece
l
'
applicazione
dello
stesso
criterio
doveva
risolversi
in
gravi
delusioni
,
e
il
Meda
stesso
ce
ne
offrì
un
esperimento
quando
si
provò
a
tracciare
coraggiosamente
le
linee
di
una
cronistoria
del
partito
socialista
.
Basti
notare
l
'
equivoco
evidente
nella
pretesa
di
valutare
una
corrente
politica
dai
risultati
obbiettivi
e
legali
scaturiti
,
prescindendo
dal
movimento
che
li
ha
determinati
;
equivoco
tanto
più
grave
quando
siffatto
criterio
si
applichi
ad
un
fenomeno
che
è
in
piena
praxis
formativa
e
che
non
si
può
valutare
per
ciò
che
fa
,
ma
essenzialmente
per
ciò
che
inspira
,
per
le
correnti
di
azione
e
di
pensiero
che
vi
sono
implicite
o
iniziali
.
Nel
caso
specifico
poi
il
Meda
si
arresta
intellettualisticamente
all
'
esame
delle
formule
e
della
logica
comiziesca
,
sicché
per
es
.
il
movimento
del
partito
socialista
italiano
non
viene
negato
a
priori
come
eresia
,
ma
studiato
nel
suo
movimento
empirico
,
dove
le
rigidità
e
le
posizioni
nette
si
attenuano
in
transazioni
ineluttabili
.
Atteggiamento
caratteristicamente
riformista
,
per
cui
nonostante
tutte
le
professioni
di
oggettività
il
Meda
è
tratto
ad
esaminare
con
benevolenza
e
a
mettere
in
valore
le
tendenze
gradualiste
e
anti
rivoluzionarie
,
senza
sentire
il
bisogno
di
una
netta
critica
ideale
alle
dottrine
di
estrema
sinistra
.
Il
presupposto
del
Meda
è
che
il
pensiero
conservatore
sia
nel
vero
con
la
sua
svalutazione
di
ogni
movimento
non
contenutisticamente
tradizionale
e
la
premessa
implicita
si
converte
in
una
visione
turatiana
dei
movimenti
delle
masse
.
Insegnamenti
decisivi
per
la
natura
del
suo
pensiero
vengono
del
resto
dalla
mera
considerazione
della
scelta
degli
argomenti
di
studio
:
Beernaert
,
Hertling
sono
i
suoi
ideali
,
i
realizzatori
della
sua
politica
temperata
e
fattiva
;
di
De
Mun
ha
in
pregio
l
'
opera
della
maturità
,
ma
considera
con
scetticismo
le
esplosioni
di
giovanile
esuberanza
;
Moneta
rappresenta
un
altro
suo
platonico
sogno
di
calma
e
di
quiete
;
Tosti
,
Persico
,
Toniolo
sono
i
maestri
diretti
di
democrazia
e
di
moderazione
.
Il
suo
sguardo
rimane
fisso
alla
pratica
abilità
,
alla
sapienza
di
equilibrio
,
all
'
azione
empirica
più
che
alle
risonanze
ideali
.
Dal
De
Mun
e
dal
cattolicismo
gallico
ha
assimilata
la
critica
della
rivoluzione
francese
,
non
per
avere
libera
la
via
a
un
'
affermazione
dogmatica
,
non
per
opporre
cattolicismo
a
libertà
,
ma
per
non
doversi
preoccupare
di
risalire
allo
studio
delle
origini
del
mondo
moderno
,
per
non
dover
risolvere
una
questione
di
filosofia
e
porre
un
'
antitesi
senza
soluzione
tra
la
pacifica
fede
medioevale
del
cattolico
e
la
modernità
del
politico
.
Finché
il
dualismo
resta
implicito
,
finché
le
due
opposte
fedi
non
si
determinano
in
contrasto
,
l
'
equivoco
può
sussistere
senza
pericolo
.
Il
Meda
ha
un
metodo
pratico
per
evitare
ogni
inconveniente
quando
le
idee
gli
si
fanno
incontro
,
contraddittorie
,
nella
pratica
:
e
questo
metodo
è
ancora
una
possibilità
di
astenersi
,
un
liberalismo
conservatore
limitato
ad
esaminare
le
cose
dall
'
esterno
.
I
principi
formali
del
liberalismo
inglese
vengono
temperati
così
da
preoccupazioni
di
governo
patriarcale
che
tendono
non
solo
a
conciliare
sul
terreno
pratico
,
ma
a
stroncare
,
mentre
nascono
,
le
antitesi
troppo
forti
e
le
posizioni
troppo
nette
.
È
la
negazione
del
concetto
di
lotta
che
sta
alla
base
della
politica
e
della
vita
,
di
quel
concetto
che
proprio
le
rivoluzioni
ideali
moderne
hanno
cercato
di
valorizzare
.
Il
Meda
teme
che
i
principi
liberistici
possano
favorire
la
reazione
del
proletariato
:
e
la
sua
visione
moderata
riesce
piena
di
diffidenza
e
di
paura
di
fronte
alle
nuove
forze
travolgenti
che
esigono
di
partecipare
alla
vita
dello
Stato
.
«
Il
partito
conservatore
dovrà
mostrarsi
sinceramente
costituzionale
e
liberale
nel
vero
senso
della
parola
,
mediante
il
rispetto
di
tutti
i
diritti
»
.
Ma
la
disciplina
resta
un
presupposto
e
l
'
intimo
compito
del
politico
è
ancora
la
conciliazione
della
borghesia
col
governo
di
destra
.
La
crisi
che
travaglia
l
'
anima
nazionale
non
è
neanche
avvertita
,
le
esigenze
dell
'
economia
sono
ridotte
a
poche
formulette
di
protezionismo
e
di
intervenzionismo
statale
;
presenti
al
suo
spirito
restano
i
problemi
di
forma
come
il
problema
cestituzionale
e
la
rappresentanza
proporzionale
,
voluta
con
l
'
astuzia
del
conservatore
.
A
considerare
intrinsecamente
le
cose
,
c
'
è
alla
base
di
questo
liberalismo
conservatore
inolto
semplicismo
e
quasi
un
'
indifferenza
verso
l
'
elaborazione
delle
idee
.
Infatti
egli
ammira
dell
'
Hertling
l
'
eleganza
,
la
moderazione
,
la
tolleranza
,
l
'
amore
per
le
soluzioni
non
rigide
.
Nella
sua
fede
neo
scolastica
è
penetrato
molto
eclettismo
.
Come
non
ha
inteso
la
rivoluzione
francese
,
così
è
rimasto
estraneo
a
tutti
i
movimenti
ideali
profondi
e
travolgenti
(
riforma
luterana
,
rivoluzione
russa
,
ecc
.
)
:
perché
contro
lo
spirito
della
rivoluzione
sta
appunto
il
suo
carattere
,
la
sua
abitudine
mentale
.
Del
suo
partito
,
che
pur
avrebbe
dovuto
avere
un
pensiero
religioso
specifico
,
almeno
prima
del
'19
,
egli
è
pronto
ad
accettare
la
definizione
del
Beernaert
:
il
partito
che
non
vuole
l
'
anticlericalismo
.
In
sede
ideale
respinge
l
'
individualismo
in
omaggio
a
una
concezione
organica
della
società
(
De
Mun
)
,
che
creda
a
una
gerarchia
,
con
funzioni
di
patronato
riservate
alle
classi
alte
,
di
devozione
e
sottomissione
attribuite
alle
classi
umili
.
Da
queste
premesse
(
benché
egli
riconosca
la
difficoltà
e
il
pericolo
di
«
costringere
e
dirigere
l
'
azione
politica
e
sociale
nel
rigore
dialettico
di
tesi
e
definizioni
assolute
»
)
costruisce
il
suo
edificio
di
legislazione
sociale
e
di
riformismo
che
si
rivela
talvolta
pochissimo
più
libero
e
aperto
della
monastica
pretesa
agitata
dal
De
Muri
di
risanare
il
popolo
e
dargli
la
giustizia
perché
cessi
di
odiare
la
società
.
Certo
il
Meda
non
scorge
tutta
l
'
ingenuità
di
questo
programma
,
non
vede
come
il
problema
della
vita
sociale
non
consista
nella
ricerca
di
un
patriarcale
accordo
di
carità
e
di
giustizia
,
ma
soltanto
nell
'
adesione
vitale
del
popolo
stesso
all
'
organismo
della
società
che
esso
senta
come
creazione
propria
e
di
cui
sappia
assumere
la
responsabilità
.
Gli
è
che
il
suo
sguardo
è
fisso
al
passato
e
nel
suo
mondo
statico
(
psicologicamente
,
se
non
dogmaticamente
,
cattolico
)
i
principi
e
i
criteri
non
risiedono
nell
'
iniziativa
,
ma
in
una
concezione
trascendente
per
metà
illuministica
e
per
metà
biblica
.
La
pratica
trasformista
è
continuata
con
una
pregiudiziale
ancora
più
esplicitamente
reazionaria
poiché
monarchia
socialista
e
cristianesimo
sociale
sono
,
a
pari
diritto
,
due
elementi
dell
'
assolutismo
.
Con
le
arti
dell
'
illusione
si
frenano
le
lotte
spirituali
;
l
'
ideale
politico
presente
resta
ancora
la
Chiesa
(
esclusa
ogni
questione
di
fede
)
nata
da
tutte
le
transazioni
come
espressione
di
continuità
,
di
alterne
vicende
,
di
sicura
consistenza
;
quasi
per
tradizione
il
più
grande
istituto
dell
'
abilità
politica
.
A
questo
motivo
di
valore
essenzialmente
empirico
è
ridotto
il
neo
guelfismo
di
Meda
,
il
quale
,
pur
nelle
sue
tendenze
reazionarie
e
nella
sua
cieca
fiducia
verso
la
tradizione
,
è
troppo
prudente
e
ha
troppo
vivo
il
senso
dell
'
opportunità
per
concedersi
un
anacronismo
clamoroso
.
Non
sembrerà
tuttavia
un
paradosso
il
dire
che
la
sicurezza
del
suo
equilibrio
di
democratico
fa
pensare
a
Turati
,
un
Turati
che
ha
cambiato
la
tonaca
del
demagogo
con
quella
del
predicatore
.
Della
demagogia
settecentesca
infatti
le
idee
del
Meda
partecipano
l
'
astrattismo
e
l
'
imprecisione
:
dalle
sue
generiche
formule
si
possono
dedurre
modi
d
'
azione
perfettamente
antitetici
e
decisamente
immorali
.
Il
concetto
di
ordine
può
avere
un
senso
rivoluzionario
se
è
professato
da
un
comunista
che
abbia
un
suo
ideale
di
ordine
nuovo
;
ma
diventa
reazionario
in
chi
sospiri
l
'
ordine
del
passato
.
Così
la
solidarietà
sociale
è
il
vessillo
in
nome
del
quale
hanno
combattuto
tutti
i
tribuni
,
ma
se
la
solidarietà
deve
essere
instaurata
in
nome
di
una
legge
di
salvazione
eterna
il
modello
di
umanitarismo
diventa
l
'
Inquisizione
.
Un
altro
atteggiamento
caratteristico
di
Meda
nella
discussione
ideale
si
può
riconoscere
nell
'
esame
che
egli
dedica
al
nazionalismo
e
al
pacifismo
.
La
giustificazione
della
tesi
pacifista
è
da
riportarsi
al
suo
atteggiamento
di
uomo
di
governo
ed
è
accettabile
solo
secondo
limiti
di
empirismo
economico
.
È
necessaria
una
politica
di
pace
e
di
accordi
internazionali
per
la
ricostruzione
europea
.
Era
necessaria
una
politica
di
pace
all
'
Italia
al
principio
del
secolo
xx
per
vincere
la
crisi
interna
,
iniziare
una
politica
di
risparmi
e
di
economia
,
favorire
la
formazione
di
capitale
circolante
per
le
industrie
,
il
commercio
,
l
'
agricoltura
.
Ma
pare
illusorio
e
pericoloso
ricondurre
questa
tesi
pratica
alla
logica
umanitaria
del
cattolicismo
.
Il
Meda
vi
si
prova
,
ma
poi
ne
rifugge
e
per
un
generico
patriottismo
retorico
accetta
anche
la
guerra
libica
.
Vigile
spirito
di
politico
,
s
'
arresta
al
fatto
compiuto
;
ha
la
duttilità
necessaria
per
piegarvisi
,
per
sfruttarlo
.
Non
teme
le
contraddizioni
perché
la
pratica
non
è
,
per
il
ministro
,
un
mondo
da
organizzarsi
secondo
tendenze
e
ideali
coerenti
,
ma
da
accettarsi
come
un
risultato
di
destrezza
.
Perciò
il
politico
resta
privo
di
giustificazioni
ideali
e
deve
cercare
la
sua
idealità
in
un
'
astratta
tradizione
o
in
un
ingenuo
moralismo
di
cui
resta
esempio
nel
singolare
interesse
con
cui
egli
segue
questioni
politicamente
inesistenti
,
come
la
legislazione
su
la
ricerca
della
paternità
,
la
campagna
anti
blasfema
e
la
lotta
contro
la
stampa
corruttrice
.
Se
il
cristianesimo
del
Meda
può
accettare
le
lotte
ma
non
la
lotta
,
vuol
dire
che
rinuncia
alla
coerenza
per
limitarsi
all
'
opportunismo
:
qui
già
il
metodo
è
individualismo
utilitario
.
E
soltanto
per
una
premessa
utilitaria
è
giustificabile
in
sede
ideale
l
'
internazionalismo
di
Meda
che
ha
rinunciato
all
'
apocalittica
impostazione
del
problema
che
poteva
riuscire
coerente
in
un
cattolico
;
invece
egli
non
capisce
il
valore
della
guerra
avendone
una
visione
meramente
atomistica
:
non
vede
il
trasfigurarsi
del
delitto
in
missione
quando
corrisponda
a
rinuncia
e
a
sacrificio
dell
'
individuo
.
Così
non
riesce
ad
affermare
la
validità
sociale
della
forza
e
dell
'
ingiustizia
,
non
intende
la
dialettica
umana
per
cui
la
giustizia
e
i
valori
morali
scaturiscono
dalla
sostanza
stessa
della
lotta
,
si
alimentano
di
antitesi
e
di
ingiustizie
,
risultano
dalla
consacrazione
dei
nostri
giusti
limiti
.
Dal
fatto
economico
la
scienza
moderna
vede
nascere
il
fatto
morale
,
dall
'
individuo
lo
Stato
,
dall
'
egoismo
la
razionalità
della
storia
;
il
torto
del
Meda
consiste
nella
sua
inettitudine
ad
acquistare
coscienza
di
queste
supreme
giustificazioni
spirituali
.
Ma
giova
riconoscere
con
franchezza
,
esaurita
la
parte
più
severa
del
processo
,
che
a
conclusioni
più
indulgenti
ci
si
potrebbe
obbiettivamente
arrestare
trasportando
l
'
analisi
dalla
forma
mentis
alle
intenzioni
.
Certo
la
posizione
di
un
cattolico
ortodosso
che
volesse
operare
nella
politica
nazionale
negli
anni
18901914
era
tra
le
più
difficili
:
cultura
,
chiarezza
di
principi
,
novità
d
'
idee
non
offrivano
un
fondamento
coerente
:
fidando
sulla
cultura
e
sulla
sincerità
degli
spontanei
impulsi
ideali
,
la
conclusione
logica
era
Murri
,
ossia
la
negazione
delle
premesse
.
Meda
ebbe
l
'
astuzia
di
elaborare
formule
più
o
meno
empiriche
e
contraddittorie
e
di
preparare
in
piena
sicurezza
e
buona
fede
l
'
equivoco
pratico
,
L
'
episodio
delle
elezioni
di
Rho
nel
1904
è
un
esempio
della
sua
giolittiana
saggezza
.
Non
si
poteva
con
più
dignitosa
apparenza
di
ingenuità
liquidare
il
non
expedit
continuando
a
professarvi
devozione
nel
modo
più
rigido
in
sede
teorica
.
Meda
aveva
ragione
contro
le
intransigenze
pontificie
,
aveva
per
sé
una
situazione
di
fatto
invincibile
:
ma
appunto
per
la
sua
sicurezza
ebbe
il
senno
pratico
di
non
ribellarsi
e
la
vittoria
fu
sua
.
Mettendosi
apertamente
contro
il
non
expedit
egli
ne
avrebbe
certo
aiutata
la
caduta
,
ma
si
precludeva
ogni
via
all
'
azione
,
si
condannava
alla
solitudine
e
politicamente
all
'
inutilità
.
Le
sue
transazioni
,
la
poca
franchezza
delle
professioni
ideali
,
il
velo
dell
'
equivoco
mantenuto
gelosamente
non
gli
conquistano
molte
simpatie
:
manca
inesorabilmente
alla
sua
persona
ogni
parvenza
etica
:
pure
questa
è
la
realtà
del
suo
spirito
e
il
suo
bisogno
di
pace
e
di
serenità
per
operare
,
le
naturali
tendenze
alla
conciliazione
,
dovevano
condurlo
istintivamente
a
questo
atteggiamento
di
obbedienza
che
gli
assegnava
ufficio
rappresentativo
tra
i
cattolici
italiani
destinandolo
ad
attenuare
le
rigidezze
troppo
aspre
dell
'
azione
cattolica
in
Italia
,
a
suscitare
nei
cattolici
,
senza
rimpianti
,
una
franca
azione
conservatrice
dello
Stato
.
Così
egli
conservatore
poté
essere
all
'
avanguardia
come
deputato
e
come
ministro
,
primo
tra
i
cattolici
,
dopo
i
neoguelfi
,
che
osasse
accettare
anche
ufficialmente
la
responsabilità
di
un
nuovo
Stato
sorto
sulle
rovine
di
una
trascendente
autorità
.
Abile
del
resto
fu
la
sua
opera
di
ministro
,
esemplare
la
sua
politica
finanziaria
:
digiuno
di
cultura
tecnica
in
materia
di
finanze
seppe
superare
i
pregiudizi
dell
'
economia
cristiana
e
,
circondandosi
di
sapienti
consiglieri
come
Einaudi
e
Cabiati
,
legò
al
nome
suo
un
'
opera
di
ricostruzione
delle
finanze
italiane
importantissima
,
cui
egli
probabilmente
non
ha
recato
il
contributo
di
un
rigo
.
Lo
scrittore
riesce
inferiore
al
politico
appunto
perché
conserva
lo
stesso
ideale
di
abilità
,
sincero
,
ma
non
sino
ad
abbandonarsi
a
compromettenti
professioni
di
fede
,
storico
onesto
,
ma
con
un
secondo
fine
quasi
inconsciamente
sottinteso
,
uomo
di
cultura
non
sottile
,
privo
di
pericolose
passioni
per
la
verità
.
Ci
lascia
freddi
anche
quando
riesce
ad
interessarci
perché
non
si
sa
spogliare
di
un
abito
di
monotonia
che
è
diventato
la
sua
seconda
natura
,
e
con
l
'
astuta
bonarietà
ha
rinunciato
anche
all
'
ultimo
residuo
eroico
che
vi
era
nel
superiore
cinismo
di
Giolitti
sì
che
nella
sua
figura
è
rimasto
solo
più
l
'
arido
atteggiamento
di
un
politico
che
vuol
conservare
un
equilibrio
pratico
tramontato
.
Sturzo
Soltanto
nel
problema
(
ormai
storico
)
della
personalità
di
Luigi
Sturzo
sono
riassunte
le
più
insolubili
difficoltà
e
i
più
sottili
equivoci
che
impediscono
al
teorico
e
allo
storico
di
comprendere
la
praxis
del
partito
popolare
.
La
posizione
di
Sturzo
fu
la
prova
più
chiara
che
si
sono
elaborate
tra
i
popolari
idee
politiche
e
stati
d
'
animo
che
non
è
possibile
confondere
col
vecchio
clericalismo
.
Lo
stato
di
profondo
disagio
in
cui
l
'
onorevole
Meda
si
è
venuto
trovando
a
poco
a
poco
nel
suo
partito
,
l
'
improvviso
tramonto
della
sua
autorità
di
quasi
capo
di
governo
e
indiscusso
capo
dei
cattolici
,
non
sono
un
caso
di
fortuna
personale
,
non
corrispondono
a
una
sostituzione
di
idoli
,
ma
hanno
il
carattere
preciso
di
un
rinnovamento
ideale
,
di
un
mutamento
di
metodi
e
di
concezioni
.
Filippo
Meda
restò
nel
partito
popolare
il
rappresentante
del
vecchio
clericalismo
liberale
e
riformista
,
che
fu
soltanto
un
elemento
nel
complesso
gioco
politico
tentato
dallo
Sturzo
.
Meda
al
governo
è
un
uomo
,
un
'
abilità
pratica
,
non
un
'
idea
:
egli
concilia
cattolicismo
e
liberalismo
senza
neppure
proporsi
il
problema
della
conciliazione
.
Ora
l
'
esperienza
Murri
,
con
tutte
le
sue
confusioni
romantiche
,
non
si
poteva
tuttavia
saltare
senza
chiarimenti
.
L
'
esigenza
Murri
risolta
invece
senza
escludere
Meda
,
anzi
giustificandolo
,
determinava
problemi
assai
più
complessi
di
cultura
e
di
azione
,
sicché
nel
chiuso
cerchio
della
vaga
incertezza
clericale
dovevano
penetrare
nuovi
elementi
,
più
complessi
dell
'
idillio
mistico
.
Il
clericalismo
era
stato
una
letteratura
di
nostalgia
e
,
nei
suoi
termini
sociali
,
l
'
origine
di
una
tecnica
di
diplomatici
:
il
partito
popolare
doveva
diventare
un
termine
della
lotta
politica
.
Far
coesistere
Miglioli
e
Crispolti
,
accettare
l
'
eredità
di
Murri
e
di
Pio
X
,
esaltare
le
elucubrazioni
economiche
di
Toniolo
e
valorizzare
l
'
eclettismo
di
Tangorra
,
accogliere
liberamente
con
sovrana
superiorità
persino
l
'
eresia
,
servirsi
addirittura
con
sapienza
regia
dell
'
elegante
dilettantismo
eristico
di
Luigi
Ambrosini
(
senza
compromettersi
,
anzi
compromettendolo
)
:
ecco
la
maestosa
dialettica
che
il
partito
popolare
ha
imposto
nella
disorganizzata
vita
italiana
,
dimostrando
con
evidenza
la
verità
del
suo
equivoco
.
Ora
è
agevole
spiegare
partitamente
Speranzini
e
Anile
,
Gemelli
e
Crispolti
,
Miglioli
e
Meda
.
Ma
in
Sturzo
si
tratta
di
risolvere
il
problema
di
tutte
queste
antitesi
,
trovando
il
punto
di
legame
pratico
dell
'
attività
di
tutte
queste
figure
.
Sturzo
fu
,
più
che
il
capo
,
il
simbolo
del
suo
partito
:
nella
necessità
del
suo
ufficio
si
nascose
una
funzione
demiurgica
che
lo
fa
apparire
come
un
enigma
ai
tecnici
della
politica
,
e
che
sconvolse
persino
la
complessa
astuzia
di
Giolitti
.
Sturzo
,
il
messianico
del
riformismo
trova
dominante
nella
situazione
in
cui
gli
tocca
agire
l
'
illusione
riformista
che
educa
il
popolo
al
parassitarismo
e
all
'
utilitarismo
.
Deve
fare
i
suoi
conti
con
le
degenerazioni
concrete
del
costume
politico
e
morale
.
La
sua
figura
di
prete
aperto
e
acuto
sembra
destinata
in
Italia
a
una
funzione
di
riformatore
,
per
l
'
educazione
civile
di
un
popolo
letterato
.
Nell
'
illusione
riformista
il
popolo
si
piega
all
'
utilitarismo
,
e
questa
corruzione
allontana
sempre
più
l
'
unità
due
volte
fallita
.
Bisogna
impedire
la
catastrofe
dell
'
atomismo
che
i
socialisti
non
vedono
e
non
sanno
evitare
perché
credono
di
fare
agire
delle
coscienze
,
mentre
non
dispongono
che
di
dilettanti
inesperti
.
Per
questo
programma
Sturzo
è
il
messianico
del
riformismo
.
Accettando
la
formula
cavouriana
con
la
più
ingenua
convinzione
lavora
a
fare
che
il
popolo
creda
alla
politica
attraverso
una
pregiudiziale
morale
.
Si
propone
di
animare
la
vitalita
delle
democrazie
,
ma
,
chiuso
nei
limiti
del
suo
problema
,
non
può
vedere
la
politica
in
funzione
dello
Stato
e
delle
classi
dirigenti
.
La
sua
attività
è
in
diretto
rapporto
con
gli
elementi
palingenetici
dell
'
avvenire
dei
popoli
.
Egli
può
dunque
tentare
l
'
opera
di
proselitismo
fallita
ai
democratici
perché
agita
la
bandiera
del
riformismo
messianicamente
e
fa
partecipare
il
popolo
al
processo
della
laicità
valendosi
delle
illusioni
di
cui
è
ricco
per
natura
un
programma
religioso
.
Né
l
'
eresia
della
praxis
può
incutergli
timore
perché
accettando
il
vecchio
liberalismo
monco
e
riformistico
egli
rende
più
difficile
la
concorrenza
dello
Stato
panteista
e
del
marxismo
.
Invece
,
nella
storia
della
Chiesa
,
Sturzo
rappresentò
per
un
analogo
atteggiamento
e
secondo
un
'
identica
misura
la
parte
del
riformista
del
messianismo
,
proprio
perché
politica
e
religione
creano
naturalmente
posizioni
reciproche
.
La
guerra
europea
ha
dimostrato
che
la
Chiesa
non
può
lottare
contro
tutta
l
'
Europa
,
non
può
teorizzare
la
sua
antitesi
con
l
'
eresia
,
ma
deve
anzi
dialettizzarla
con
cautela
in
una
pratica
di
diplomatici
.
Sturzo
,
alieno
dalle
posizioni
rivoluzionarie
,
cercò
anche
in
questa
lotta
la
palingenesi
pacifica
e
ai
fermenti
rumorosi
oppose
l
'
agilità
di
una
transazione
.
Il
Risorgimento
è
un
risultato
che
bisogna
accettare
:
non
vi
si
può
contrapporre
una
Riforma
religiosa
come
rivoluzione
che
scoppia
dall
'
esterno
ad
ampliare
il
dogma
della
Chiesa
,
rinnovandone
la
funzione
di
centro
della
vita
europea
.
Alle
torbide
antitesi
ideali
,
che
si
rivelerebbero
come
un
anacronismo
nelle
condizioni
della
vita
economica
italiana
,
Sturzo
contrappose
lo
spirito
di
una
riforma
che
restasse
nei
metodi
senza
toccare
la
sostanza
,
paga
di
un
'
agilità
diplomatica
e
di
una
versatilità
di
consensi
e
di
simpatie
,
chiusa
nel
tradizionale
orizzonte
di
finezza
e
di
duttilità
del
cattolico
.
Ma
nel
gioco
fu
più
spregiudicato
sino
a
far
riuscire
il
suo
cattolicismo
alla
politica
,
andando
al
popolo
attraverso
il
Vangelo
.
È
in
lui
la
fede
del
cristiano
ottimista
e
cauto
,
che
opera
secondo
i
suoi
limiti
di
uomo
,
senza
crisi
,
e
sa
che
la
divinità
non
può
non
essergli
presente
perché
è
universale
.
Sente
i
problemi
più
vivi
dello
spirito
senza
averne
il
terrore
degli
asceti
;
la
sua
religiosità
non
è
un
tormento
,
ma
uno
stato
di
serenità
,
quasi
uno
stato
di
grazia
-
-
per
usare
termini
sacri
in
un
discorso
che
vuol
essere
profano
.
È
difficile
trovare
in
Sturzo
una
professione
teorica
,
di
cristianesimo
,
e
quando
si
direbbe
che
stia
per
pronunciarsi
appare
inadeguata
perché
egli
non
è
intollerante
e
la
preoccupazione
del
proselitismo
si
tempera
in
uno
stato
d
'
animo
di
liberale
.
Ma
il
pensiero
della
trascendenza
gli
è
presente
anche
quando
egli
non
lo
afferma
,
la
sua
filosofia
della
storia
è
cattolica
e
gli
permette
di
guardare
le
cose
con
fiducia
.
Ché
se
dall
'
azione
trascorressimo
all
'
indagine
della
teoria
per
cercarvi
un
esempio
più
convincente
di
ortodossismo
,
il
nostro
ragionamento
potrebbe
riuscire
assai
rigoroso
,
ma
non
dovrebbe
in
nessun
modo
compromettersi
in
un
atto
di
accusa
contro
le
intenzioni
perché
anche
la
fede
di
Sturzo
rispetta
l
'
imprevisto
e
non
rifiuta
di
lasciarsi
giudicare
in
ultima
analisi
dalla
storia
.
C
'
è
,
è
vero
,
una
premessa
psicologica
necessaria
nella
via
che
conduce
all
'
affermazione
della
trascendenza
e
talvolta
poté
sembrare
che
il
proposito
più
segreto
di
Sturzo
consistesse
nel
fare
agire
questa
premessa
.
Mentre
non
si
può
difendere
integralmente
il
dogma
e
la
fede
,
senza
ridursi
a
un
oltraggio
alla
modernità
,
il
verbo
della
fede
e
dell
'
amore
parlato
dalla
Chiesa
opera
spontaneo
nella
solitudine
della
coscienza
individuale
.
Gli
elementi
palingenetici
in
cui
Sturzo
confida
portano
indirettamente
al
cattolicismo
e
si
offrono
nel
momento
giusto
alle
speranze
inappagate
dell
'
umana
debolezza
.
Si
tratta
di
creare
l
'
aspettazione
messianica
in
cui
questi
impulsi
possano
agire
.
Sturzo
in
questo
viene
incontro
ardimentosamente
al
mondo
moderno
e
sembra
aspettare
l
'
istante
di
debolezza
in
cui
la
dedizione
alla
Chiesa
universale
potrà
tornare
necessaria
.
Notate
infatti
come
egli
si
sforzi
di
vedere
in
ogni
fatto
politico
un
valore
morale
,
come
faccia
risalire
la
giustificazione
di
ogni
atto
non
alla
realtà
storica
o
all
'
autonomia
dei
risultati
obbiettivi
,
ma
alla
suprema
dignità
della
morale
individuale
.
La
Chiesa
potrà
vincere
ancora
facendo
conto
sulla
paura
dei
singoli
di
fronte
alle
crisi
di
coscienza
.
Ma
se
anche
fosse
stato
questo
il
calcolo
profondo
di
Sturzo
,
lo
vedremmo
facilmente
convertirsi
in
un
gioco
pericoloso
.
La
aconfessionalità
poté
sembrare
il
tentativo
di
convertire
le
armi
dei
liberali
contro
loro
stessi
.
La
lotta
autonomista
contro
lo
Stato
burocratico
fu
talvolta
lotta
contro
il
socialismo
e
la
politica
liberale
dei
governi
eretici
:
infatti
è
più
facile
nella
praxis
vincere
gli
spiriti
singoli
che
gli
Stati
,
i
quali
non
conoscono
le
dure
vigilie
della
coscienza
,
né
la
paura
dell
'
eresia
.
Dopo
due
millenni
la
tattica
che
ha
servito
a
sgretolare
dall
'
interno
l
'
impero
romano
,
quando
non
era
possibile
per
la
Chiesa
domarlo
dall
'
esterno
,
ritornerebbe
valida
.
Ma
sarà
possibile
svegliare
delle
coscienze
senza
suscitare
delle
responsabilità
?
Le
volontà
operanti
,
raggiunta
la
loro
coerenza
politica
,
si
adatteranno
ancora
a
chiedere
la
sanzione
?
Se
in
Sturzo
fosse
continuata
una
nascosta
pregiudiziale
di
clericalismo
bisognerebbe
avvertirlo
che
nei
suoi
conti
avrebbe
dimenticato
il
rovesciamento
della
praxis
.
Svegliando
coscienze
individuali
,
suscitando
impulsi
autonomi
,
egli
invece
operò
di
fatto
come
un
liberale
né
seppe
più
fermarsi
a
mezza
strada
.
Chi
oserebbe
dirci
se
il
messianico
del
riformismo
pratico
avrà
servito
alla
Chiesa
o
allo
Stato
;
se
il
riformista
del
messianismo
avrà
consolidato
l
'
ortodossismo
o
aiutata
la
logica
del
libero
esame
,
favorendo
il
formarsi
di
pregiudiziali
etiche
laiche
?
Liberalismo
conservatore
Chi
osservi
spregiudicatamente
i
risultati
e
i
motivi
pratici
dell
'
opera
di
Sturzo
nel
partito
popolare
deve
ammettere
che
a
queste
domande
egli
si
è
sforzato
di
rispondere
,
con
logica
costante
,
come
si
conveniva
allo
spirito
di
un
liberale
conservatore
.
E
soltanto
la
sua
abilità
e
la
profonda
onestà
ideale
seppero
evitare
all
'
equivoca
azione
del
partito
i
due
scogli
dell
'
eresia
,
che
gli
avrebbe
tolto
ogni
importanza
pratica
,
e
del
confessionalismo
che
l
'
avrebbe
ridotto
idealmente
a
un
'
inerte
contraddizione
.
Il
suo
spirito
di
tolleranza
si
rivelò
in
pratica
il
pìù
adatto
a
chiarire
il
problema
delle
relazioni
tra
Stato
e
Chiesa
soffocando
ogni
rinascita
del
pericolo
clericale
.
Il
partito
popolare
confermò
in
ultima
analisi
l
'
infallibilità
della
politica
ecclesiastica
di
Cavour
e
di
Jacini
;
poiché
la
questione
romana
non
mette
in
pericolo
la
religione
e
la
nazione
soltanto
se
permane
un
dissidio
ideale
tra
Stato
e
Chiesa
,
una
separazione
di
intendimenti
,
che
possa
giustificare
nella
vita
internazionale
l
'
esistenza
dei
due
poteri
,
mentre
impone
all
'
Italia
l
'
obbligo
di
una
dignitosa
politica
di
libertà
.
Giova
ricordare
l
'
importanza
del
chiarimento
recato
dai
popolari
nella
vita
italiana
con
l
'
esempio
di
un
partito
cattolico
che
non
subisce
in
nessun
caso
l
'
influenza
del
Vaticano
.
Sturzo
fu
l
'
antitesi
più
eloquente
dell
'
equivoco
neoguelfo
e
del
dogma
giurisdizionalista
:
di
fronte
alla
Chiesa
le
sue
abdicazioni
e
concessioni
furono
tutte
meno
gravi
di
quelle
alle
quali
si
adattò
Mussolini
.
Né
la
politica
ecclesiastica
fu
il
solo
esempio
di
pratica
liberale
nel
partito
di
Don
Sturzo
.
Metodi
e
organizzazione
si
risolvevano
in
un
senso
schiettamente
conservatore
.
I
contadini
e
i
piccoli
proprietari
partecipando
al
partito
popolare
entravano
per
la
prima
volta
nella
vita
pubblica
portandovi
un
caratteristico
spirito
di
avversione
verso
la
politica
megalomane
e
la
preponderanza
plutocratica
:
dalla
novità
di
questi
interessi
apertamente
dichiarati
si
ebbe
la
revisione
tecnica
della
cultura
clericale
.
Gli
antichi
clericali
non
si
erano
preoccupati
di
problemi
pratici
:
risolta
la
questione
essenziale
con
una
professione
di
ossequio
alla
Chiesa
non
vedevano
nello
Stato
la
risultante
di
tutte
le
forze
economiche
e
contingenti
,
né
pensavano
di
penetrarne
le
esigenze
.
Suggerivano
non
dei
problemi
ma
delle
pregiudiziali
,
come
la
negazione
del
divorzio
e
la
propaganda
contro
la
pornografia
.
Suscitati
i
nuovi
problemi
i
tentativi
di
risolverli
,
secondo
un
metodo
semplicemente
problemista
,
hanno
una
funzione
politica
e
conservatrice
e
Sturzo
se
ne
è
fatto
un
'
arma
contro
le
intemperanze
dogmatiche
e
retrive
dei
destri
e
contro
la
palingenesi
demigogica
dei
sinistri
.
Il
richiamo
alla
realtà
rompe
le
aspirazioni
in
frammentarie
esigenze
concrete
,
ma
riesce
pure
ad
assegnare
al
partito
popolare
un
'
adeguata
missione
e
lo
induce
a
farsi
eco
dei
bisogni
delle
classi
medie
e
agricole
,
impotenti
a
una
rivoluzione
,
ma
non
più
disposte
a
continuare
nella
politica
parassitaria
del
collaborazionismo
.
Collaborazionisti
poterono
sembrare
,
in
un
difficile
momento
della
vita
italiana
,
i
popolari
,
per
il
naturale
istinto
democratico
che
li
moveva
e
perché
la
situazione
del
dopo
guerra
favoriva
ogni
professione
demagogica
.
Ma
la
logica
di
Sturzo
fu
sempre
chiara
nella
dichiarata
avversione
a
Giolitti
per
la
sua
politica
finanziaria
e
nella
difesa
delle
autonomie
e
delle
libertà
scolastiche
contro
l
'
invadenza
burocratica
favorita
,
dai
ceti
medi
socialistoidi
.
Soltanto
la
politica
sindacale
poté
sembrare
il
punto
oscuro
ed
equivoco
del
programma
.
La
moda
della
difesa
degli
interessi
professionali
,
l
'
illusione
che
un
parlamento
del
lavoro
potesse
risolvere
le
più
difficili
questioni
,
era
invero
in
forte
contrasto
con
l
'
istinto
democratico
e
le
aspirazioni
liberali
connaturate
con
la
difesa
di
interessi
largamente
diffusi
,
pacifici
e
tolleranti
.
Ma
l
'
errore
fu
scontato
con
la
passione
portata
poi
nella
difesa
del
sistema
parlamentare
.
Sturzo
si
assimilò
il
concretismo
di
Salvemini
portando
nel
costume
parlamentare
almeno
il
tono
di
discussioni
leali
.
Riproponendo
il
problema
del
regionalismo
egli
seguiva
uno
stile
di
singolare
misura
e
di
moderazione
psicologica
,
riattaccando
gli
uomini
alle
tradizioni
e
agli
interessi
precisi
,
mentre
tutta
la
politica
si
veniva
facendo
intorno
a
formule
messianiche
e
a
rivendicazioni
retoriche
.
Disinteressandosi
delle
questioni
più
artificiose
di
politica
estera
proposte
dai
nazionalisti
mostrava
di
intendere
la
necessità
per
gli
italiani
di
dedicarsi
a
una
politica
di
raccoglimento
,
e
iniziava
con
singolare
precisione
il
suo
compito
di
rieducatore
delle
medie
borghesie
,
guarendole
dall
'
infantilismo
retorico
,
dall
'
illusione
dell
'
avventura
,
dall
'
irrequietudine
propria
degli
spostati
.
Sfuggì
a
Don
Sturzo
,
tra
tanti
problemi
visti
lucidamente
e
affrontati
con
amministrativa
ponderatezza
e
modestia
,
il
problema
centrale
della
vita
italiana
,
che
condizionava
tutti
gli
altri
:
il
problema
delle
forze
capaci
di
creare
e
sostenere
una
classe
dirigente
.
Le
simpatie
della
classe
ecclesiastica
,
verso
il
nuovo
partito
,
mentre
furono
in
un
primo
tempo
il
segreto
del
suo
successo
,
ne
irrigidirono
le
manifestazioni
contrastando
il
formarsi
di
organismi
tattici
corrispondenti
alle
sempre
più
incalzanti
necessità
di
lotta
aperta
.
Il
sindacalismo
bianco
mancando
di
uno
spirito
battagliero
di
classe
fu
sfruttato
dagli
industriali
come
un
espediente
della
resistenza
agli
operai
estremisti
alla
stregua
dei
krumiri
.
Tutte
queste
debolezze
si
rivelarono
irrimediabili
nel
momento
dell
'
offensiva
fascista
che
,
se
non
riuscì
a
eliminare
il
partito
dalla
vita
italiana
,
ne
diminuì
tuttavia
la
funzione
moderatrice
e
chiarificatrice
.
Non
sapendo
quali
forze
opporre
ai
vincitori
la
tattica
più
proficua
parve
allora
a
Sturzo
un
collaborazionismo
guardingo
che
accanto
alla
demagogia
retriva
dei
guerrieri
disoccupati
tendesse
ad
affermare
la
legittimità
di
un
atteggiamento
conservatore
e
rispettoso
delle
tradizioni
.
La
proporzionale
fu
difesa
appunto
come
uno
strumento
di
pacifica
democrazia
e
come
il
metodo
più
adatto
per
frenare
le
illusioni
degli
arrivati
.
Senonché
la
necessità
penosa
del
sacrificio
di
Sturzo
attesta
appunto
la
presenza
oscura
di
quegli
equivoci
e
di
quei
pericoli
ideali
che
hanno
tenuto
sin
qui
l
'
osservatore
spregiudicato
in
un
atteggiamento
di
sospensione
del
giudizio
circa
il
futuro
.
Lontani
dal
fascismo
e
non
più
responsabili
dell
'
esperimento
di
Mussolini
la
salvezza
dei
popolari
per
il
futuro
potrebbe
consistere
soltanto
nella
loro
attitudine
a
tener
conto
non
soltanto
delle
proprie
organizzazioni
,
ma
delle
esigenze
vitali
della
media
borghesia
agraria
che
si
è
consolidata
nel
decennio
giolittiano
e
che
costituisce
una
delle
forze
conservative
permanenti
,
anche
contro
la
nuova
situa
zione
del
fascismo
.
La
fortuna
e
la
necessità
della
pratica
liberale
moderata
di
Sturzo
in
questi
anni
consistono
appunto
nella
sua
capacità
di
continuare
i
compiti
del
giolittismo
preparando
le
condizioni
favorevoli
alla
libera
lotta
politica
.
III
I
socialisti
Premesse
riformiste
Tra
l
'
equivoco
del
liberalismo
come
arte
di
governo
,
la
demagogia
nazionalista
e
il
pericolo
clericale
il
Partito
Socialista
Italiano
non
poté
,
neppure
approssimativamente
,
nella
sua
logica
e
nella
sua
praxis
apparire
come
un
episodio
politico
connesso
con
la
storia
del
marxismo
in
Italia
.
Il
marxismo
,
dottrina
dell
'
iniziativa
popolare
diretta
,
preparazione
di
un
'
aristocrazia
operaia
capace
,
nell
'
esperimento
della
lotta
quotidiana
,
di
promuovere
l
'
ascensione
delle
classi
lavoratrici
è
stato
ripensato
in
Italia
con
qualche
originalità
soltanto
da
pochi
solitari
come
Antonio
Labriola
e
Rodolfo
Mondolfo
ed
è
valso
a
ravvivare
qua
e
là
i
motivi
di
critica
dei
sindacalisti
come
Enrico
Leone
e
Arturo
Labriola
.
L
'
esperimento
torinese
dell
'
Ordine
Nuovo
fu
la
sola
iniziativa
di
popolo
alimentata
dal
marxismo
.
Sorto
con
le
pretese
di
un
partito
rivoluzionario
,
il
socialismo
si
esaurì
nella
tattica
dei
miglioramenti
economici
e
del
cooperativismo
e
finì
con
l
'
aggregare
alle
sue
file
tutti
i
malcontenti
della
media
borghesia
,
preoccupati
di
formarsi
con
la
pratica
riformista
le
proprie
clientele
parassitarie
.
Non
ci
meravigliamo
che
il
problema
istituzionale
sia
ignorato
o
dimenticato
quando
la
vita
economica
tende
naturalmente
ad
allargare
l
'
educazione
politica
trasportando
le
preoccupazioni
dagli
elementi
formali
e
individuali
alle
esigenze
della
produzione
.
Ma
è
indice
di
insufficienza
politica
e
legislativa
il
fatto
che
in
nessuna
circostanza
si
sia
osato
mettere
in
discussione
il
nostro
Statuto
,
caratterizzato
per
i
casi
stessi
che
lo
produssero
,
da
uno
spirito
anacronistico
trasgredito
ogni
giorno
;
tanto
più
se
si
riflette
che
le
vicende
della
pratica
quotidiana
dopo
l
'
unità
facevano
sentire
come
un
peso
continuo
agli
italiani
l
'
umiliazione
della
mancanza
di
libertà
e
di
sicurezza
.
L
'
esigenza
libertaria
in
un
paese
in
cui
la
preoccupazione
della
libertà
è
stata
continuamente
soffocata
dalla
preoccupazione
dell
'
unità
,
rimane
così
viva
da
poter
giustificare
la
persistenza
di
un
partito
radicale
fittizio
,
ridotto
ad
assumere
atteggiamenti
eroici
da
rivoluzione
francese
e
a
mascherare
con
pose
garibaldine
e
mazziniane
una
sostanza
di
corruzione
e
di
infantilismo
.
Trent
'
anni
di
propaganda
socialista
furono
per
queste
ragioni
turbati
e
sconvolti
dalla
retorica
dei
principi
e
dall
'
utilitarismo
dell
'
azione
.
I
socialisti
non
discutevano
di
problemi
pratici
e
di
riforme
politiche
per
mantenere
purissime
le
premesse
rivoluzionarie
,
e
costretti
poi
a
inserirsi
nella
realtà
,
non
vi
trovavano
alcun
impulso
all
'
intransigenza
.
La
pratica
riformista
rimase
priva
di
ogni
lume
della
cultura
e
della
tecnica
,
la
predicazione
rivoluzionaria
s
'
inebbriò
di
parole
.
Solo
dopo
due
decenni
di
sforzi
inani
compresero
l
'
equivoco
gli
amici
di
Bissolati
e
cercarono
di
chiarirsi
e
di
chiarire
la
situazione
decidendosi
a
una
pratica
riformista
di
critica
al
governo
.
Purtroppo
ai
loro
motivi
genericamente
umanitari
mancava
qualunque
preparazione
di
studi
e
il
loro
esperimento
si
risolse
in
un
fenomeno
d
'
imitazione
francese
.
Salvemini
Più
interessante
in
sede
di
chiarimenti
programmatici
è
l
'
esperimento
Salvemini
nella
storia
del
nostro
socialismo
.
La
posizione
spirituale
di
Salvemini
dal
1900
al
1910
appare
analoga
alla
posizione
di
Sorel
,
se
appena
si
tien
conto
delle
condizioni
specifiche
in
cui
doveva
ridursi
la
lotta
politica
italiana
per
effetto
della
immaturità
storica
ed
economica
.
Pure
il
richiamo
a
Sorel
non
ci
deve
mettere
in
sospetto
di
rigoristiche
premesse
o
di
misteriose
iniziazioni
mitiche
:
perché
il
sorelismo
che
attribuiamo
a
Salvemini
(
e
che
prescinde
da
qualunque
ipotesi
di
lettura
o
di
accettazione
o
di
specifica
influenza
)
lungi
dall
'
avere
un
significato
dogmatico
vuol
definire
con
precisione
di
rapporti
storici
la
funzione
critica
che
Salvemini
ebbe
di
fronte
al
movimento
socialista
nelle
sue
degenerazioni
riformiste
e
parassitarie
.
Ché
se
si
volesse
precisare
il
confronto
in
una
questione
di
stile
politico
dovremo
finire
coll
'
escludere
decisamente
nel
Salvemini
una
vera
e
propria
mentalità
marxista
,
anche
se
considerazioni
critiche
valorizzate
dall
'
autorità
del
marxismo
possano
dargli
giustamente
ragione
nella
sua
polemica
con
Turati
.
Sarà
agevole
mostrare
come
le
idee
direttive
di
Salvemini
muovano
da
una
formazione
del
tutto
diversa
e
si
dirigano
verso
altri
orizzonti
.
Smascherando
il
rivoluzionarismo
verboso
di
Enrico
Ferri
e
mostrando
come
alla
rivoluzione
si
oppongano
inesorabilmente
condizioni
obbiettive
le
quali
consigliano
di
volgersi
invece
ad
una
lotta
decisa
a
ottenere
le
riforme
politiche
,
Salvemini
non
faceva
insomma
che
continuare
la
battaglia
combattuta
dai
socialisti
dal
1892
al
1901
per
liberare
i
cittadini
dal
giogo
dello
Stato
e
del
parlamentarismo
estraneo
,
e
per
promuovere
,
richiamandoli
alla
loro
responsabilità
,
iniziative
coscienti
invece
che
azioni
demagogiche
.
Nella
sua
critica
del
riformismo
,
del
socialismo
di
Stato
e
del
parassitismo
cooperativistico
bisogna
sottintendere
una
pregiudiziale
non
marxista
,
di
semplice
realismo
politico
,
riferito
a
un
liberalismo
radicaleggiante
con
qualche
accento
di
solidarismo
.
È
lo
stesso
impeto
di
affetti
e
di
commozione
che
lo
porterà
alle
indagini
sul
problema
meridionale
.
E
talora
infatti
egli
non
vede
altro
che
una
questione
di
morale
e
di
educazione
.
Ossia
gli
sfuggono
i
termini
più
schiettamente
marxistici
:
il
suo
marxismo
rimarrebbe
in
questi
casi
una
semplice
antipatia
contro
le
superstrutture
ideologiche
,
un
amore
per
i
fatti
che
scende
in
lui
direttamente
dal
Cattaneo
.
Ma
gli
ammaestramenti
realistici
del
Salvemini
al
partito
socialista
non
si
limitarono
mai
al
feticismo
dei
fatti
e
alla
morale
della
solidarietà
o
alle
preoccupazioni
costanti
per
il
problema
meridionale
.
Intanto
alla
sua
adesione
al
socialismo
non
bisogna
attribuire
alcun
proposito
ideologico
fuor
della
volontà
di
una
lotta
concreta
contro
tutti
i
privilegi
:
il
motivo
spiega
anche
esaurientemente
il
distacco
.
Ché
se
vorremo
trattare
qui
delle
più
delicate
questioni
di
personalità
bisognerà
confessare
che
proprio
questo
moralismo
solenne
,
mentre
costituisce
il
suo
più
intimo
fascino
,
appare
il
segreto
delle
sue
debolezze
:
la
troppa
moralità
,
l
'
assenza
di
una
liberazione
ascetica
dai
termini
individuali
e
pessimistici
del
problema
rimangono
i
limiti
della
sua
azione
,
caratteristico
esempio
di
feroce
intransigenza
,
mentre
tutti
abdicavano
e
negli
accordi
e
nelle
conciliazioni
offrivano
esempio
della
loro
corrotta
tolleranza
.
Chiarificatore
,
schematizzatore
,
chiuso
al
senso
degli
imponderabili
egli
è
troppo
sofferente
per
riuscire
un
uomo
di
lotta
.
Gli
è
più
facile
descrivere
un
fenomeno
che
aderire
al
gioco
sottile
delle
forze
operanti
.
Infatti
,
uscito
dal
socialismo
senza
critica
e
senza
crisi
,
egli
chiarì
il
suo
illuminismo
come
problemismo
;
più
che
una
fede
un
canone
descrittivo
,
un
mezzo
di
capire
.
Egli
cerca
il
fatto
obbiettivo
prescindendo
dalle
sfumature
,
ignorando
le
illusioni
che
presiedono
alle
opere
.
La
sua
concezione
razionalista
si
risolve
in
un
'
azione
di
illuminismo
e
di
propagandismo
,
che
può
riuscire
utile
a
una
società
di
cultura
,
non
a
un
partito
;
è
una
preparazione
elementare
per
la
serietà
delle
classi
dirigenti
,
ma
non
risolve
il
problema
degli
uomini
e
delle
iniziative
perché
non
dà
il
senso
dell
'
azione
.
Fisso
alle
pregiudiziali
teoriche
e
morali
egli
non
si
libera
dallo
schema
nell
'
esame
degli
individui
e
si
ridusse
per
vent
'
anni
a
combattere
una
crociata
contro
Giolitti
,
il
quale
come
uomo
di
governo
aveva
le
sue
stesse
idee
,
i
suoi
metodi
,
i
suoi
pregiudizi
,
ma
li
presentava
col
cinismo
del
domatore
invece
che
coll
'
entusiasmo
dell
'
apostolo
.
Se
il
partito
socialista
fu
sino
al
1911
l
'
avanguardia
dell
'
azione
riformista
del
governo
,
Salvemini
scorse
i
metodi
ed
elaborò
le
idee
di
questa
pratica
con
la
chiarezza
che
può
trovarsi
soltanto
nel
fanatismo
di
un
avversario
.
Più
tardi
il
distacco
dal
partito
socialista
richiamandolo
ad
interessi
troppo
specificamente
regionali
e
ad
un
'
opera
quasi
di
predicatore
gli
diminuì
assai
la
sensibilità
politica
e
la
capacità
di
valutare
le
forze
e
i
limiti
della
concretezza
.
Invece
nel
periodo
della
critica
socialista
,
prima
del
1910
,
si
trova
in
lui
uno
stile
molto
più
complesso
e
una
volontà
assai
più
preoccupata
del
ritmo
dialettico
sociale
.
Si
possono
rileggere
ancora
con
sorpresa
e
con
cordiale
adesione
le
sue
critiche
all
'
equivoco
dell
'
anticlericalismo
,
e
certo
lo
seguiamo
consenzienti
quando
egli
dice
che
«
la
classe
lavoratrice
deve
crearsi
da
sé
,
con
le
sue
forze
,
i
suoi
diritti
»
o
lo
vediamo
notare
quasi
religiosamente
che
«
le
moltitudini
hanno
un
fondo
inesauribile
di
misticismo
e
d
'
aspirazione
al
bene
»
o
considerare
pensoso
«
la
meravigliosa
forza
di
espansione
morale
che
è
racchiusa
nella
formula
dell
'
ideale
socialista
»
.
Alle
aspettazioni
utilitarie
fiduciose
nel
mecenatismo
governativo
opponeva
la
«
vera
praticità
delle
grandi
iniziative
,
apparentemente
disinteressate
»
.
È
incontestabile
che
da
questo
senso
cordiale
di
umanità
e
di
esperienza
storica
i
motivi
della
sua
critica
al
riformismo
ministeriale
rimanessero
assai
più
profondi
e
vari
.
Il
suo
antigiolittismo
,
che
ora
può
parere
quasi
donchisciottesco
,
e
che
la
storia
si
diverte
a
confondere
con
la
sua
ironia
,
ebbe
un
significato
tragico
ed
eroico
per
le
preoccupazioni
religiose
con
cui
il
Salvemini
considerò
sempre
ogni
movimento
popolare
.
In
queste
illusioni
e
in
questi
miti
risiede
una
profonda
capacità
realistica
.
Come
non
preferire
questa
prima
fase
della
lotta
contro
il
socialismo
di
Stato
,
quando
Salvemini
è
tutto
preoccupato
dal
pensiero
di
evitare
che
aristocrazie
diventando
oligarchie
restino
assorbite
dal
ministerialismo
e
ne
vengano
così
disgregati
gli
strumenti
di
lotta
del
partito
operaio
e
la
stessa
unità
della
classe
:
mentre
in
seguito
riduce
tutte
le
sue
lagnanze
a
una
questione
di
giustizia
?
Nessun
dubbio
che
fosse
quella
veramente
la
via
maestra
per
un
'
azione
politica
non
fittizia
:
in
quanto
soddisfaceva
le
necessità
tattiche
di
coordinare
la
marcia
delle
avanguardie
con
quella
del
grosso
dell
'
esercito
e
poneva
le
precauzioni
più
evidenti
per
impedire
la
formazione
di
mediocrazie
al
posto
delle
vere
éliles
operaie
.
Rinunciandovi
,
Salvemini
passava
da
Marx
e
da
Cattaneo
alla
democrazia
.
Il
motivo
più
valido
del
suo
apostolato
rimase
la
sua
posizione
concretamente
unitaria
di
fronte
al
problema
meridionale
;
una
posizione
di
franco
liberismo
,
incapace
di
tradursi
in
azione
per
la
persistenza
di
una
solitudine
moralistica
.
In
realtà
il
Salvemini
ebbe
il
torto
di
non
elaborare
la
sua
critica
al
rivoluzionarismo
in
una
posizione
decisamente
rivoluzionaria
e
questo
rimane
il
punto
morto
del
suo
liberismo
e
del
suo
regionalismo
.
La
concessione
del
suffragio
universale
e
della
proporzionale
furono
la
sua
sconfitta
irreparabile
.
Il
suo
moralismo
istintivo
poteva
rimanere
rigoroso
sinché
gli
toccò
la
parte
di
vittima
.
Fatta
alla
Camera
dei
Deputati
,
la
campagna
epuratrice
ed
educativa
ha
un
sapore
d
'
ironia
e
manca
del
fascino
centrale
.
Il
ritmo
dell
'
azione
deve
inseguire
attraverso
gli
scopi
concreti
un
'
illusione
trascendente
o
l
'
ideale
di
un
'
autonomia
infinita
;
la
liberazione
che
viene
dagli
istituti
giuridici
e
dalle
stesse
riforme
politiche
è
solo
una
molla
ad
agire
e
non
significa
nulla
senza
la
forza
delle
iniziative
.
Il
chiaro
razionalismo
di
Salvemini
era
tratto
invece
a
vedere
esaurite
e
attuate
le
iniziative
nel
momento
in
cui
si
conquistavano
le
riforme
ossia
si
lasciava
sfuggire
l
'
insegnamento
più
realistico
del
movimento
operaio
:
un
imperativo
liberale
di
intransigenza
.
Tuttavia
Salvemini
rappresenta
un
momento
caratteristico
e
centrale
nell
'
opera
del
partito
socialista
:
l
'
opposizione
costituzionale
.
Finché
il
partito
socialista
si
accontentò
di
ripetere
romanticamente
motivi
di
rivendicazione
degli
oppressi
esso
poté
rappresentare
insieme
contadini
e
operai
,
agire
come
rivoluzionario
e
come
conservatore
.
E
riducendosi
sempre
più
a
un
partito
di
classi
medie
,
con
la
psicologia
caratteristica
del
consumatore
,
la
via
,
additata
dal
Salvemini
e
seguita
da
Modigliani
,
della
lotta
antiprotezionista
poteva
anche
parere
la
più
coerente
e
la
sola
che
si
venisse
a
risolvere
in
una
pratica
educativa
.
Le
formule
gradualiste
,
integraliste
,
sindacaliste
,
anarchiche
e
rivoluzionarie
erano
enunciate
tutte
in
termini
irreali
,
echi
imprecisi
di
concetti
e
di
teorie
legittime
in
altri
paesi
e
vani
sforzi
di
nascondere
l
'
equivoco
sostanziale
.
L
'
incapacità
,
rivoluzionaria
si
mostrava
a
mano
a
mano
più
evidente
con
la
prevalenza
delle
organizzazioni
settentrionali
e
col
trasformarsi
del
socialismo
del
Nord
in
un
partito
quasi
dominante
,
analogo
per
corruzione
alle
democrazie
meridionali
alimentate
da
quella
media
borghesia
,
eternamente
soffocatrice
degli
sforzi
compiuti
dal
proletariato
agricolo
per
rinnovarsi
,
che
era
stata
appunto
l
'
oggetto
delle
critiche
più
acerbe
da
parte
del
Salvemini
e
degli
altri
intellettuali
dedicatisi
alla
lotta
socialista
.
Allora
Salvemini
abbandonò
il
partito
e
venne
chiarendo
la
sua
azione
come
difesa
liberale
dei
contadini
.
L
'
equivoco
riformista
Il
riformismo
socialista
era
la
conseguenza
logica
delle
premesse
e
delle
psicologìe
manifestatesi
nel
primo
incomposto
sforzo
di
liberazione
compiuto
dai
ceti
popolari
in
Italia
.
L
'
equilibrio
della
nostra
lotta
politica
era
duramente
alterato
dall
'
eredità
del
Risorgimento
:
questo
ha
creato
senza
compierla
né
soddisfarla
una
specifica
situazione
rivoluzionaria
,
che
se
restò
potenziale
durante
il
travaglio
dei
tecnici
e
dei
diplomatici
nell
'
opera
d
'
arte
della
creazione
dello
Stato
italiano
,
diventava
torbidamente
esplicita
quando
lo
Stato
compiuto
si
scorgeva
vuoto
di
significato
ideale
,
incapace
di
essere
vivificato
dalle
masse
.
D
'
altra
parte
fuori
del
governo
una
mediocrazia
pìù
o
meno
sapiente
che
professa
a
priori
una
funzione
di
assistenza
e
di
aiuto
al
popolo
tenta
di
corrompere
con
le
riforme
e
l
'
opera
di
conciliazione
ogni
azione
diretta
,
per
illudere
i
ribelli
con
proposte
pacifiche
che
le
conservino
una
illuministica
funzione
educativa
.
Il
partito
socialista
non
si
è
accorto
del
gioco
e
ha
lasciato
che
si
riproducesse
nel
suo
seno
,
con
un
'
infiltrazione
di
conservatori
,
un
'
altra
forma
dell
'
ineluttabile
antitesi
che
separa
nell
'
immatura
Italia
popolo
e
governo
.
L
'
accordo
coi
liberali
conservatori
e
coi
radicali
era
giustificato
di
fronte
a
Crispi
e
a
Pelloux
nella
difesa
delle
pìù
elementari
condizioni
di
libertà
.
Ma
superato
il
pericolo
i
socialisti
non
riescono
più
a
distinguersi
da
Giolitti
che
per
una
più
intensa
demagogia
:
nell
'
unità
del
partito
,
invano
ridiscussa
e
proclamata
si
nascondono
le
più
contrastanti
sfumature
,
che
riproducono
in
un
linguaggio
semi
estremista
i
vari
motivi
degli
altri
partiti
italiani
,
dai
conservatori
ai
radicali
.
La
linea
d
'
azione
è
identica
,
non
lottano
diversi
principi
,
ma
diverse
persone
.
Perciò
Bissolati
è
stato
più
coerente
e
pìù
sincero
di
Turati
accettando
una
responsabilità
di
governo
che
era
ineluttabile
date
le
premesse
ideali
.
Le
pose
antigovernative
diventavano
anch
'
esse
nel
partito
posizioni
di
governo
,
modi
di
lotta
parlamentare
.
Passando
dalla
piazza
a
Montecitorio
la
rivoluzione
si
è
convertita
in
una
diplomazia
.
Il
comizio
è
solo
più
l
'
arma
dell
'
illusione
dei
nuovi
capi
,
oltreché
l
'
artificio
per
appagare
un
istinto
di
tribuni
,
è
il
sistema
adottato
per
rafforzare
una
posizione
personale
.
La
preoccupazione
dell
'
unità
del
movimento
,
al
di
sopra
della
coesione
delle
idee
,
diventava
dominante
per
la
necessità
di
apparire
rappresentanti
di
una
forte
organizzazione
;
e
perciò
si
mantenne
una
parvenza
di
unità
ricorrendo
a
tutte
le
formule
intellettualistiche
di
nascosto
arrivismo
.
La
vuota
eristica
dei
congressi
-
-
dalla
negazione
delle
tendenze
(
Imola
,
Bologna
)
all
'
integralismo
(
Roma
)
,
al
riformismo
di
destra
o
di
sinistra
(
Firenze
,
Modena
)
-
-
nasconde
questo
riposto
calcolo
.
Gli
sforzi
autonomisti
delle
masse
sfuggono
alle
analisi
dei
capi
,
fermentano
invano
in
cerca
di
un
'
espressione
,
affiorano
finalmente
nel
modo
più
confuso
dopo
che
la
guerra
europea
sembra
aver
condotto
alla
responsabilità
sociale
nuclei
nuovi
di
operai
e
di
contadini
.
Ma
quando
si
pone
chiaramente
il
dissidio
tra
riformisti
e
rivoluzionari
,
Livorno
è
la
squallida
eredità
di
un
equivoco
durato
30
anni
e
l
'
incertezza
di
Serrati
disorganizza
definitivamente
le
forze
popolari
.
Turati
Attraverso
queste
vicende
un
uomo
rimane
in
campo
,
costante
e
senza
contraddizioni
perché
non
,
mai
deciso
,
animatore
di
tutta
una
tradizione
politica
,
anche
se
alieno
dall
'
assumerne
responsabilità
di
condottiero
:
Filippo
Turati
.
Senonché
qual
valore
dovremo
dare
a
questa
coerenza
di
trent
'
anni
di
vita
politica
?
Il
problema
pare
restringersi
nei
limiti
di
un
fatto
psicologico
e
questa
del
resto
è
la
ragione
invocata
da
tutti
gli
ammiratori
di
Turati
.
Ma
la
coerenza
lineare
,
l
'
identità
delle
parole
e
dei
concetti
,
la
fermezza
del
carattere
annuncia
qui
un
sentimentalismo
di
visioni
dogmatiche
,
una
conclusione
prematura
,
che
rimane
unilaterale
mentre
si
ritiene
perfetta
.
E
del
resto
qual
'
è
la
natura
speculativa
,
il
nocciolo
ideale
dei
luoghi
comuni
che
viene
ripetendo
Turati
?
Il
marxismo
non
è
penetrato
nel
suo
spirito
,
non
vi
ha
alimentato
l
'
esperienza
realistica
del
condottiero
di
forze
politiche
.
L
'
ideologia
turatiana
non
ha
giustificazioni
di
aperta
e
vigorosa
umanità
,
ma
si
limita
in
un
momento
caratteristico
per
la
nostra
storia
,
di
assenza
di
lotta
.
L
'
educazione
di
Turati
lo
porta
assai
lontano
dai
problemi
di
cultura
e
di
realismo
storico
:
il
suo
spirito
si
svolge
sin
dai
primi
scritti
giovanili
nell
'
atmosfera
spirituale
della
sociologia
positivista
e
l
'
umanitarismo
che
rese
affascinante
la
sua
propaganda
tra
le
masse
ha
un
colore
utilitari
sta
e
sostituisce
troppo
interessatamente
le
funzioni
patriarcali
del
frate
laico
.
Da
Anna
Kuliscioff
imparò
un
marxismo
di
tinta
romantica
,
da
Enrico
Ferri
l
'
ottimismo
dello
scienziato
indulgente
e
l
'
abito
missionario
del
difensore
dei
miseri
,
da
Bissolati
la
preoccupazione
di
trovare
poche
e
chiare
formule
di
sentimentalismo
sociologico
da
applicare
ai
problemi
politici
.
La
sua
morale
non
ha
nulla
di
rigoristico
,
si
riduce
alla
funzione
difensiva
della
vita
e
dello
sviluppo
,
un
atomismo
gretto
e
particolaristico
che
trasferendosi
nel
campo
politico
riduce
i
problemi
di
forza
a
una
tattica
di
astuzie
economiche
.
Del
resto
anche
dove
egli
accetta
l
'
esigenza
della
conquista
(
graduale
!
)
del
potere
politico
da
parte
delle
masse
il
suo
obbiettivo
è
di
arrivare
pacificamente
a
un
mutamento
radicale
economico
.
Qui
l
'
intreccio
è
assai
ingarbugliato
e
il
problema
dei
rapporti
tra
economia
e
politica
che
il
marxismo
aveva
validamente
posto
è
ingenuamente
trattato
da
una
mente
aliena
dalle
più
sottili
considerazioni
di
dialettica
storica
e
di
realismo
della
praxis
.
Al
Turati
basta
salvare
i
suoi
pregiudizi
di
natura
ottimistica
e
il
suo
concetto
tollerante
del
progresso
:
la
lotta
di
classe
e
l
'
importanza
idealistica
della
conquista
del
potere
da
parte
dei
nuovi
ceti
operai
per
il
rinnovamento
del
ritmo
attivo
della
storia
sfuggono
alla
sua
critica
.
Di
fronte
alla
grande
importanza
del
comunismo
critico
e
della
disciplina
rivoluzionaria
da
esso
instaurata
,
il
riformismo
di
Turati
si
rivela
sterile
e
diseducatore
.
Un
altro
equivoco
di
cui
Turati
è
responsabile
nella
nostra
incultura
politica
si
nasconde
nelle
interminabili
discussioni
sul
dilemma
:
programma
massimo
o
programma
minimo
.
Il
programma
minimo
è
un
programma
di
governo
,
è
un
espediente
tecnico
per
l
'
esercizio
dei
poteri
statali
.
Ma
non
spetta
,
non
è
mai
spettato
a
un
partito
di
masse
il
compito
di
elaborare
un
tale
programma
,
che
non
può
alimentare
se
non
parzialmente
la
lotta
politica
,
e
in
tutti
i
casi
soltanto
attraverso
metodi
di
alta
maturità
,
analoghi
a
quelli
proposti
dall
'
Ostrogorschi
e
perciò
assai
lontani
dalle
possibilità
di
un
partito
demagogico
.
L
'
azione
del
popolo
,
nel
momento
storico
presente
può
svolgersi
soltanto
secondo
gli
indirizzi
di
un
programma
massimo
,
una
concezione
della
vita
e
della
realtà
elaborata
come
mito
suscitatore
di
opere
,
e
l
'
interesse
verso
le
riforme
pratiche
deve
rimanere
un
interesse
di
ordine
amministrativo
,
un
provvedimento
tattico
per
superare
ostacoli
contingenti
.
Ma
la
preparazione
della
vittoria
in
questa
grande
battaglia
eternamente
ripresa
può
venire
soltanto
dalla
decisione
del
piano
strategico
.
La
strategia
si
risolveva
nella
tattica
,
nel
decennio
ultimo
dei
secolo
scorso
,
durante
il
quale
si
ebbe
l
'
esperienza
politica
più
vivace
del
Turati
e
del
primo
socialismo
italiano
.
Risolto
d
'
amore
e
d
'
accordo
con
radicali
ed
anarchici
il
problema
materiale
dell
'
esistenza
vennero
a
mancare
fini
più
coerenti
e
lontani
.
Di
fronte
a
Crispi
e
a
Pelloux
,
Turati
seppe
condurre
la
battaglia
con
singolare
arte
diplomatica
e
con
grande
generosità
.
Riuscì
a
conservare
al
suo
partito
un
'
individualità
,
pur
approfittando
del
concorso
decisivo
degli
elementi
conservatori
che
gli
erano
indispensabili
.
Ma
in
questo
compromesso
si
è
esaurita
tutta
l
'
originalità
di
pensiero
del
nostro
socialismo
.
L
'
antitesi
coi
sindacalisti
e
con
gli
anarchici
significò
appunto
una
pratica
conservatrice
.
Il
gradualismo
attenuò
ogni
opposizione
al
potere
costituito
.
L
'
idea
internazionalista
fu
mantenuta
per
pregiudizi
di
umanitarismo
e
di
positivismo
o
,
nel
caso
Treves
,
per
una
cruda
necessità
messianica
di
razza
.
Il
giolittismo
segna
lo
sfacelo
di
questa
ideologia
perché
il
governo
si
dimostra
più
illuminato
e
più
umanitario
che
il
partito
.
Mentre
Salvemini
sceglieva
una
pratica
di
opposizione
ispirata
a
motivi
pratici
corrispondenti
a
una
situazione
squallida
del
proletariato
rurale
del
Sud
e
si
salvava
così
con
la
fecondità
di
una
critica
,
Turati
e
gli
altri
parlamentari
settentrionali
del
socialismo
si
riducevano
sempre
più
penosamente
ad
una
complicità
non
avvertita
con
le
borghesie
dominanti
e
salvavano
le
loro
posizioni
personali
professando
un
grossolano
pacifismo
retorico
e
una
filosofia
democratica
per
cui
speravano
di
procurare
anche
alle
classi
operaie
organizzate
del
Nord
i
privilegi
di
cui
godevano
i
dominanti
.
Da
questa
logica
collaborazionista
Turati
non
giunse
ad
assumere
responsabilità
di
governo
per
mera
timidezza
.
In
realtà
predicava
alle
masse
con
enfasi
demagogica
concetti
e
riforme
che
Giolitti
attuava
stando
al
governo
.
Il
rivoluzionarismo
poi
serviva
per
ragioni
elettorali
e
corrispondeva
alla
psicologia
d
'
inquietudine
alimentata
nella
città
moderna
in
spiriti
non
preparati
al
ritmo
della
vita
industriale
,
venuti
dalla
campagna
con
l
'
illusione
dell
'
avventura
.
La
tragicommedia
dell
'
indecisione
Dopo
la
guerra
appena
il
popolo
ebbe
coscienza
di
esser
rimasto
esterno
alla
formazione
nazionale
,
guidato
per
venti
anni
dai
riformisti
a
un
'
opera
anarchica
di
sfruttamento
dello
Stato
,
e
volle
una
sua
disciplina
sovvertitrice
di
un
ordine
impostogli
da
tradizioni
non
sue
,
Turati
si
trovò
a
parlare
attraverso
i
fiori
della
retorica
messianica
un
linguaggio
reazionario
.
Il
suo
scetticismo
verso
ogni
organizzazione
di
forze
,
la
sua
fede
nella
diplomazia
giolittiana
riuscirono
in
un
momento
storico
solenne
gravemente
diseducatori
.
Per
un
'
opera
di
governo
realizzatrice
mancò
la
capacità
degli
uomini
nel
momento
in
cui
le
democrazie
socialiste
avrebbero
potuto
aggiungersi
alle
stanche
democrazie
borghesi
.
Si
può
giudicare
ormai
il
fenomeno
collaborazionista
con
animo
perfettamente
obbiettivo
,
ma
si
deve
condudere
che
dopo
le
esperienze
giolittiane
e
nittiane
esso
non
recava
nulla
di
nuovo
nella
nostra
vita
nazionale
.
Avrebbe
consolidato
opportunamente
uno
stato
di
fatto
ormai
insopprimibile
,
avrebbe
dato
un
senso
di
tranquillità
ai
ceti
medi
turbati
dall
'
attesa
seguita
alle
promesse
della
guerra
.
Non
potendo
animare
questa
situazione
coll
'
entusiasmo
di
un
'
iniziativa
epica
,
i
socialisti
avrebbero
dovuto
dominare
gli
eventi
con
la
perizia
amministrativa
e
lo
spirito
d
'
ordine
nella
giustizia
distributiva
.
Per
una
politica
reale
di
conservazione
bisognava
trovare
il
punto
di
incontro
e
di
reciproca
tolleranza
tra
gli
interessi
plutocratici
e
le
incalzanti
richieste
delle
classi
inferiori
.
Con
l
'
esperimento
della
guerra
e
con
la
politica
di
Nitti
era
stata
preparata
efficacemente
la
coesistenza
delle
due
correnti
mediante
un
'
opera
legislativa
che
convertiva
le
contrastanti
pretese
in
nuovi
rapporti
giuridici
.
L
'
autorità
che
Filippo
Turati
e
i
suoi
amici
avrebbero
potuto
recare
al
governo
partecipandovi
assicurava
la
continuazione
di
questo
equilibrio
,
nel
quale
il
popolo
si
salvava
per
l
'
avvenire
.
Invece
le
aristocrazie
sindacali
si
trovarono
svuotate
di
ogni
consistenza
politica
,
vittime
di
una
pratica
di
corruzione
e
di
caccia
ai
sussidi
governativi
.
La
loro
avidità
non
le
poteva
assistere
in
un
'
opera
di
conciliazione
diplomatica
.
L
'
organizzazione
politica
socialista
era
vittima
del
suo
stesso
successo
che
si
era
risolto
in
un
ingigantimento
burocratico
.
L
'
adesione
di
larghi
strati
di
malcontenti
tolse
ogni
agilità
di
movimento
al
partito
.
Invece
di
essere
un
'
avanguardia
disciplinata
pronta
alla
manovra
come
un
esercito
,
i
tesserati
riprodussero
le
incertezze
della
situazione
italiana
,
divisi
tra
un
nucleo
di
operai
formatisi
nella
vita
della
città
moderna
e
una
turba
di
contadini
indeboliti
più
che
affrancati
dalla
breve
esperienza
vissuta
come
imboscati
nella
fabbrica
.
La
partecipazione
di
nuclei
più
propriamente
agricoli
,
esasperati
dalla
guerra
,
accrebbe
la
confusione
perché
non
si
seppe
farli
agire
al
loro
posto
come
gregari
inquadrati
.
Non
è
qui
il
luogo
di
rilevare
gli
errori
insiti
nella
diagnosi
della
situazione
offerta
dai
rivoluzionari
.
Ma
bisogna
constatare
che
ai
rivoluzionari
i
riformisti
non
seppero
rispondere
con
un
pensiero
chiaro
e
originale
.
Non
seppero
contrapporvi
un
'
organìzzazione
propria
.
Esplicarono
un
'
opera
corrodente
e
invece
di
assumere
le
loro
responsabilità
fuori
del
partito
vi
agirono
come
sentinelle
avanzate
di
una
tattica
che
godeva
la
fiducia
degli
industriali
,
aderendo
alla
rivoluzione
colle
parole
,
ma
boicottando
coi
fatti
ogni
sforzo
di
chiarimento
.
Rimasero
nel
partito
soltanto
per
non
diminuire
la
loro
influenza
parlamentare
che
doveva
riuscire
completamente
feconda
nel
momento
in
cui
essi
avrebbero
portato
a
Giolitti
o
a
Nitti
il
dono
di
un
proletariato
acquiescente
e
addomesticato
.
Ma
questo
stesso
proposito
fu
perseguito
coi
sistemi
infantili
di
una
organizzazione
da
carbonari
.
Il
mestiere
del
tribuno
aveva
ucciso
in
questi
uomini
tutti
i
sensi
del
diplomatico
.
Le
giornate
del
luglio
1922
resteranno
l
'
esempio
più
ingenuo
di
una
battaglia
combattuta
con
tutte
le
intenzioni
di
essere
sconfitti
.
Mentre
le
possibilità
immediate
della
situazione
si
risolvevano
tutte
nel
collaborazionismo
,
essi
subirono
il
giuoco
della
crisi
parlamentare
,
ebbero
gli
scrupoli
più
inopportuni
nel
momento
in
cui
la
loro
opera
era
richiesta
e
poteva
ancora
salvare
il
proletariato
da
una
reazione
apertamente
violenta
,
smobilitarono
le
forze
definendo
legalitario
uno
sciopero
che
restava
l
'
ultima
possibilità
di
vincere
la
battaglia
e
finirono
umoristicamente
col
presentarsi
candidati
al
governo
quando
la
borghesia
,
evitato
il
pericolo
,
non
si
doveva
più
fare
alcun
scrupolo
di
respingerli
con
le
beffe
.
Lo
storico
di
questo
episodio
quasi
ameno
,
che
fu
la
prima
vittoria
,
non
cercata
,
dei
fascisti
,
non
potrà
salvare
né
le
menti
né
i
caratteri
:
anche
nella
favola
la
figura
della
volpe
gabbata
riesce
una
parte
priva
d
'
indulgenza
.
Turati
,
Modigliani
e
i
mandarini
sindacali
s
'
illudevano
di
trovare
in
tutta
Italia
la
situazione
milanese
di
ottimismo
e
di
bonaria
complicità
.
Nel
loro
collegio
elettorale
come
in
Parlamento
non
riuscivano
a
rappresentarsi
quella
vita
di
passione
e
di
esasperazione
che
non
erano
stati
capaci
di
leggere
trent
'
anni
prima
nelle
opere
di
Carlo
Marx
.
Teso
verso
un
'
aspettazione
non
mai
appagata
il
proletariato
restava
ormai
inerte
e
senza
interesse
verso
l
'
esperimento
riformista
.
Il
tono
della
vita
italiana
veniva
dato
da
nuovi
elementi
e
la
volontà
reazionaria
dei
gruppi
più
esperti
si
valse
della
disoccupazione
degli
spiriti
e
della
disoccupazione
delle
braccia
per
tentare
un
'
offensiva
in
grande
stile
,
che
si
nascose
,
come
accade
,
sotto
la
retorica
del
patriottismo
.
A
guardar
bene
le
cose
non
era
che
il
secondo
termine
,
identico
anche
se
reciproco
,
dell
'
aspirazione
collaborazionista
:
non
dovremo
meravigliarci
se
i
gregari
della
reazione
si
trovarono
ad
essere
gli
stessi
che
avevano
aspettato
l
'
offensiva
di
sinistra
,
né
che
i
capi
,
se
pur
dovettero
mutare
,
resultassero
negli
effetti
fratelli
di
pensiero
e
di
illusioni
;
-
-
insomma
che
proprio
i
fascisti
si
dovessero
trovare
con
la
più
allegra
sventatezza
a
proporre
la
palingenesi
collaborazionista
.
Senonché
i
fascisti
erano
guerrieri
oltre
che
tribuni
e
non
accadde
che
si
disponessero
a
recitarci
la
tragicommedia
dell
'
indecisione
.
IV
I
comunisti
La
fabbrica
Per
gli
sforzi
di
un
nucleo
intelligente
di
capitani
d
'
industria
(
i
soli
borghesi
che
abbia
avuto
l
'
Italia
)
c
'
era
a
Torino
,
almeno
inizialmente
,
prima
della
guerra
europea
,
una
industria
moderna
.
La
guerra
la
ingigantì
:
per
opera
di
Giovanni
Agnelli
,
si
venne
creando
intorno
alle
officine
Fiat
un
organismo
industriale
da
cui
tutta
l
'
attività
cittadina
ritrasse
nuova
fisionomia
.
«
Si
tratta
-
-
per
dirla
con
uno
scrittore
comunista
di
un
gigantesco
apparato
industriale
che
corrisponde
a
un
piccolo
Stato
capitalista
,
che
è
un
piccolo
Stato
capitalista
e
imperialista
,
perché
detta
legge
all
'
industria
meccanica
torinese
,
perché
tende
,
con
la
sua
produttività
eccezionale
,
a
prostrare
e
ad
assorbire
tutti
i
concorrenti
,
un
piccolo
Stato
assoluto
che
ha
il
suo
autocrate
»
.
L
'
importanza
delle
officine
Fiat
non
si
riduceva
ai
progressi
della
tecnica
o
dell
'
economia
,
ma
dipendeva
da
una
specifica
situazione
moderna
.
Si
veniva
sviluppando
in
una
grande
città
la
prima
industria
modello
che
creava
una
nuova
psicologia
del
cittadino
.
Torino
fu
così
la
città
moderna
della
penisola
,
sede
di
un
'
industria
aristocratica
accentrata
,
per
selezione
di
spiriti
e
di
capacità
,
nelle
mani
di
pochi
uomini
geniali
,
e
divenuta
la
cellula
iniziale
di
un
organismo
economico
in
cui
la
coordinazione
degli
elementi
e
l
'
esperienza
dei
nuovi
sistemi
produttivi
alimentava
negli
individui
una
coscienza
sociale
.
Soltanto
queste
caratteristiche
possono
spiegare
l
'
originalità
della
vita
politica
torinese
,
mentre
a
Milano
il
dilettantismo
commerciale
(
Notari
)
suscita
una
psicologia
riformista
contraria
alla
politica
intransigente
della
città
industriale
.
Infatti
a
Torino
l
'
accentramento
industriale
venne
creando
l
'
accentramento
operaio
.
La
selezione
degli
spiriti
direttivi
promosse
la
selezione
delle
intelligenze
operaie
e
il
raffinamento
delle
virtù
della
mano
d
'
opera
.
Né
questi
coefficienti
di
progresso
tecnico
possono
rimanere
inerti
di
,
conseguenze
politiche
.
Il
capitalismo
seguendo
la
sua
estrema
logica
ideale
,
con
un
processo
che
sembrava
dar
ragione
a
Marx
,
costringeva
il
movimento
operaio
a
riprendere
le
sue
premesse
ideali
,
a
organizzarsi
intorno
al
suo
centro
di
vita
quotidiano
e
lo
aiutava
direttamente
ad
esprimere
la
sua
logica
di
ribelle
.
I
vecchi
miti
della
socialdemocrazia
italiana
e
straniera
(
fragili
documenti
di
rivoluzionarismo
o
di
riformismo
secondo
i
diversi
temperamenti
che
li
rivivevano
)
caddero
inutili
di
fronte
all
'
esperienza
diretta
.
Alla
visione
politica
di
chi
li
accettava
restò
il
dilemma
tra
la
confusa
agitazione
demagogica
(
Bombacci
)
o
il
pauroso
ripiegamento
retrivo
del
riformismo
.
Chi
avvertendo
le
nuove
esigenze
delle
classi
popolari
si
provò
a
studiarle
poté
constatare
che
la
loro
struttura
era
fondamentalmente
mutata
.
S
'
affermavano
qua
e
là
vigorose
minoranze
operaie
che
,
conquistata
la
propria
coscienza
di
classe
,
ne
deducevano
con
logica
infallibile
posizioni
pratiche
di
lotta
.
L
'
ideale
di
una
classe
operaia
aristocratica
,
conscia
della
sua
forza
,
capace
di
rinnovare
se
stessa
e
la
vita
politica
quale
era
balenato
alla
visione
storica
di
Marx
,
intuizione
che
rimane
per
noi
al
disopra
delle
macchinose
costruzioni
economiche
la
parte
viva
del
marxismo
,
trovava
una
risonanza
concreta
per
cui
inserirsi
fecondamente
nello
sviluppo
dell
'
economia
italiana
.
La
specializzazione
quasi
tayloristica
del
lavoro
suscitava
nell
'
operaio
la
coscienza
della
sua
necessità
.
D
'
altra
parte
contro
l
'
umile
ideale
americano
e
protestante
di
un
lavoro
ridotto
a
puro
fatto
meccanico
,
complesse
esigenze
di
produzione
che
facevano
partecipare
un
nucleo
sempre
più
numeroso
di
eletti
al
segreto
e
alle
difficoltà
del
lavoro
qualificato
,
generavano
nei
salariati
una
coscienza
oscura
di
idealismo
aristocratico
che
fermentava
in
un
bisogno
di
potere
.
S
'
incontravano
così
due
momenti
della
civiltà
moderna
proprio
nella
fase
più
tormentosa
del
loro
ascendere
.
Intorno
ai
nuclei
più
veggenti
degli
operai
e
degli
intraprenditori
si
raccoglievano
dall
'
una
parte
e
dall
'
altra
i
gregari
recando
alimento
di
complesse
esigenze
alla
lotta
.
La
città
divenuta
centro
della
vita
e
delle
aspirazioni
che
la
circondano
obbliga
gli
immigrati
(
operai
manuali
e
piccoli
borghesi
commercianti
)
ad
accettare
il
loro
posto
di
combattimento
tra
le
contrastanti
esigenze
di
una
dialettica
che
li
sovrasta
.
Di
fronte
all
'
Italia
,
indifferente
a
questo
processo
improvviso
e
turbinoso
,
parve
che
a
Torino
dovesse
incombere
un
'
altra
volta
il
compito
di
riconquistare
la
penisola
alla
vita
europea
.
La
teoria
di
questa
nuova
realtà
economica
fu
tracciata
frammentariamente
e
parzialmente
dai
giovani
dell
'
Ordine
Nuovo
.
Essi
elaborarono
attraverso
l
'
esperienza
politica
che
si
svolgeva
dinanzi
ai
loro
occhi
,
l
'
idea
di
un
organismo
che
raccogliesse
tutti
gli
sforzi
produttivi
legittimi
,
aderendo
plasticamente
alla
realtà
delle
forze
storiche
e
ordinandole
liberamente
in
una
gerarchia
di
funzioni
,
di
valori
,
di
necessità
.
Il
consiglio
di
fabbrica
,
nel
quale
le
esigenze
del
risparmio
,
dell
'
intrapresa
e
dell
'
opera
esecutrice
si
organizzano
secondo
il
pregio
che
è
peculiare
di
ciascuno
,
nella
misura
dell
'
attività
svolta
,
fu
la
loro
idea
nuova
e
precisa
in
nome
della
quale
cercarono
di
chiamare
a
raccolta
gli
operai
e
di
dare
loro
una
personalità
politica
.
Accanto
e
contro
questa
caratteristica
esperienza
torinese
si
avvertivano
intanto
in
Italia
le
risonanze
imprecise
di
una
nuova
situazione
internazionale
che
suscitava
complessi
ideali
nel
travaglio
di
difficili
antinomie
:
le
avanguardie
rivoluzionarie
torinesi
si
trovarono
così
di
fronte
all
'
ostacolo
dei
nuovi
problemi
di
tattica
,
teoria
e
psicologia
popolare
determinati
dalla
situazione
generale
.
La
crisi
rivoluzionaria
internazionale
fatta
di
aspirazioni
messianiche
insoddisfatte
,
di
miseria
e
di
impotenza
,
prevalenti
nelle
maggioranze
,
diventava
per
l
'
appunto
l
'
antitesi
dei
propositi
e
dell
'
azione
alimentati
nelle
aristocrazie
proletarie
per
un
'
esperienza
caratteristica
e
autonoma
.
Il
problema
contro
cui
si
spezzarono
le
energie
dei
teorici
torinesi
del
consiglio
di
fabbrica
fu
il
rapporto
e
la
coordinazione
tra
la
confusa
incertezza
dei
riposti
impulsi
dominanti
nelle
masse
popolari
della
nazione
e
il
loro
istinto
rivoluzionario
concreto
.
Gramsci
Se
si
vuole
penetrare
nelle
intime
caratteristiche
di
cultura
e
di
psicologia
del
gruppo
che
diresse
il
movimento
comunista
torinese
bisogna
risalire
alla
storia
del
giornalismo
socialista
negli
anni
di
guerra
.
Nel
1914
il
socialismo
torinese
aveva
la
stessa
impreparazione
e
superficialità
provinciale
che
vedemmo
caratteristica
di
tutto
il
movimento
italiano
.
Invece
di
una
politica
di
ideali
,
capace
di
esercitare
un
'
influenza
educatrice
,
invece
di
organizzare
le
idee
almeno
intorno
all
'
astratta
e
pur
sempre
generosa
bandiera
dell
'
internazionalismo
,
professarono
i
più
,
prendendolo
a
prestito
dai
giolittiani
,
un
gretto
neutralismo
,
arido
,
privo
di
motivi
spirituali
,
utilitarista
,
a
mala
pena
giustificabile
in
una
mentalità
di
governo
,
ma
affatto
ripugnante
a
un
partito
di
popolo
.
La
mancanza
di
idealità
e
di
intransigenza
nel
partito
corrispondeva
alla
mancanza
di
un
nucleo
di
dirigenti
colti
e
operosi
.
La
fisionomia
del
vecchio
socialismo
torinese
fu
data
quasi
essenzialmente
dall
'
esistenza
dell
'
Alleanza
Cooperativa
,
grande
organismo
economico
che
si
rivelò
capace
di
sostenere
la
concorrenza
del
libero
commercio
nel
provvedere
alle
esigenze
del
consumo
,
ma
,
in
sede
politica
,
fu
scuola
di
collaborazionismo
e
di
spirito
burocratico
.
Né
alcuna
corrente
che
divenisse
dominante
nel
partito
ne
poté
prescindere
,
perché
questa
era
la
vera
base
finanziaria
del
partito
,
nella
sua
azione
locale
.
Nofri
,
tecnico
del
cooperativismo
,
nel
quale
poté
anche
trovare
il
suo
canonicato
,
Casalini
il
missionario
dell
'
igiene
,
il
medico
dei
poveri
,
che
lavorando
nel
suo
Comune
esauriva
tutti
i
suoi
ideali
filantropici
,
Morgari
l
'
apostolo
popolare
nella
lotta
contro
i
soprusi
e
i
privilegi
,
furono
le
figure
eminenti
e
popolari
nella
psicologia
rudimentale
delle
masse
.
Il
«
marchese
»
Balsamo
Crivelli
,
il
raffinato
dell
'
erudizione
,
il
Pastonchi
degli
studi
storici
,
e
il
«
professore
»
Zino
Zini
recarono
al
quadro
i
necessari
colori
romantici
,
con
la
loro
adesione
aristocratica
e
filosofica
alla
causa
degli
umili
e
degli
oppressi
.
La
preparazione
e
la
fisionomia
spirituale
di
Antonio
Gramsci
invece
apparivano
profondamente
diverse
da
queste
tradizioni
già
negli
anni
in
cui
egli
compiva
i
suoi
studi
letterari
all
'
Università
di
Torino
e
si
era
iscritto
al
partito
socialista
,
probabilmente
per
ragioni
umanitarie
maturate
nel
pessimismo
della
sua
solitudine
di
sardo
emigrato
.
Pare
venuto
dalla
campagna
per
dimenticare
le
sue
tradizioni
,
per
sostituire
l
'
eredità
malata
dell
'
anacronismo
sardo
con
uno
sforzo
chiuso
e
inesorabile
verso
la
modernità
dei
cittadino
.
Porta
nella
persona
fisica
il
segno
di
questa
rinuncia
alla
vita
dei
campi
,
e
la
sovrapposizione
quasi
violenta
di
un
programma
costruito
e
ravvivato
dalla
forza
della
disperazione
,
dalla
necessità
spirituale
di
chi
ha
respinto
e
rinnegato
l
'
innocenza
nativa
.
Antonio
Granisci
ha
la
testa
di
un
rivoluzionario
;
il
suo
ritratto
sembra
costruito
dalla
sua
volontà
,
tagliato
rudemente
e
fatalmente
per
una
necessità
intima
,
che
dovette
essere
accettata
senza
discussione
:
il
cervello
ha
soverchiato
il
corpo
.
Il
capo
dominante
sulle
membra
malate
sembra
costruito
secondo
i
rapporti
logici
necessari
per
un
piano
sociale
,
e
serba
dello
sforzo
una
rude
serietà
impenetrabile
;
solo
gli
occhi
mobili
e
ingenui
ma
contenuti
e
nascosti
dall
'
amarezza
interrompono
talvolta
con
la
bontà
del
pessimista
il
fermo
rigore
della
sua
razionalità
.
La
voce
è
tagliente
come
la
critica
dissolutrice
,
l
'
ironia
s
'
avvelena
nel
sarcasmo
,
il
dogma
vissuto
con
la
tirannia
della
logica
toglie
la
consolazione
dell
'
umorismo
.
C
'
è
nella
sua
sincerità
aperta
il
peso
di
un
corruccio
inaccessibile
;
dalla
condanna
della
sua
solitudine
sdegnosa
di
confidenze
sorge
l
'
accettazione
dolorosa
di
responsabilità
più
forti
della
vita
,
dure
come
il
destino
della
storia
;
la
sua
rivolta
è
talora
il
risentimento
e
talora
il
corruccio
più
profondo
dell
'
isolano
che
non
si
può
aprire
se
non
con
l
'
azione
,
che
non
può
liberarsi
dalla
schiavitù
secolare
se
non
portando
nei
comandi
e
nell
'
energia
dell
'
apostolo
qualcosa
di
tirannico
.
L
'
istinto
e
gli
affetti
si
celano
ugualmente
nella
riconosciuta
necessità
di
un
ritmo
di
vita
austera
nelle
forme
e
nei
nessi
logici
;
dove
non
vi
può
essere
unità
serena
e
armonia
supplirà
la
costrizione
,
e
le
idee
domineranno
sentimenti
e
espansioni
.
L
'
amore
per
la
chiarezza
categorica
e
dogmatica
,
propria
dell
'
ideologo
e
del
sognatore
gli
interdicono
la
simpatia
e
la
comunicazione
sicché
sotto
il
fervore
delle
indagini
e
l
'
esperienza
dell
'
inchiesta
diretta
,
sotto
la
preoccupazione
etica
del
programma
,
sta
un
rigorismo
arido
e
una
tragedia
cosmica
che
non
consente
un
respiro
di
indulgenza
.
Lo
studente
conseguiva
la
liberazione
dalla
retorica
propria
della
razza
negando
l
'
istinto
per
la
letteratura
e
il
gusto
innato
nelle
ricerche
ascetiche
del
glottologo
;
l
'
utopista
detta
il
suo
imperativo
categorico
agli
strumenti
dell
'
industria
moderna
,
regola
colla
logica
che
non
può
fallire
i
giri
delle
ruote
nella
fabbrica
,
come
un
amministratore
fa
i
suoi
calcoli
senza
turbarsi
,
come
il
generale
conta
le
unità
organiche
apprestate
per
la
battaglia
:
sulla
vittoria
non
si
calcola
e
non
si
fanno
previsioni
perché
la
vittoria
sarà
il
segno
di
Dio
,
sarà
il
risultato
matematico
del
rovesciamento
della
praxis
.
Il
senso
epico
è
dato
qui
dal
freddo
calcolo
e
dalla
sicurezza
silenziosa
:
c
'
è
la
borghesia
che
congiura
per
la
vittoria
del
proletariato
.
Come
scrittore
Gramsci
fu
una
rivelazione
dell
'
Avanti
!
.
Nella
pagina
dedicata
alla
vita
torinese
egli
ebbe
una
rubrica
sua
,
Sotto
la
Mole
,
di
polemica
distruttrice
e
di
satira
acerba
:
nei
suoi
scritti
si
sentì
subito
uno
stile
feroce
,
incalzante
,
dialettico
,
serenamente
rude
:
la
lucida
disperazione
catastrofica
di
Marx
mescolata
con
le
visioni
di
dialettica
storica
di
Oriani
,
e
l
'
arte
delle
rispondenze
e
delle
costruzioni
armoniche
attinte
dai
classici
.
Ma
la
sua
attività
di
teorico
del
processo
rivoluzionario
incomincia
con
l
'
opera
prestata
nel
Grido
del
Popolo
.
Il
piccolo
settimanale
di
propaganda
del
partito
diventò
nel
1918
una
rivista
di
cultura
e
di
pensiero
.
Pubblicò
le
prime
traduzioni
degli
scritti
rivoluzionari
russi
,
propose
l
'
esegesi
politica
dell
'
azione
dei
bolscevichi
.
L
'
animatore
di
queste
ricerche
,
benché
il
direttore
apparente
sia
altri
,
è
il
cervello
di
Gramsci
.
La
figura
di
Lenin
gli
appariva
come
una
volontà
eroica
di
liberazione
:
i
motivi
ideali
che
costituivano
il
mito
bolscevico
,
nascostamente
fervidi
nella
psicologia
popolare
,
dovevano
agire
non
come
il
modello
di
una
rivoluzione
italiana
ma
come
l
'
incitamento
a
una
libera
iniziativa
operante
dal
basso
.
Le
esigenze
antiburocratiche
della
rivoluzione
italiana
erano
state
avvertite
dal
Gramsci
,
fin
dal
1917
,
quando
il
suo
pensiero
autonomista
si
concretò
in
un
numero
unico
,
dal
titolo
significativo
,
La
città
futura
,
pubblicato
come
modello
e
come
annuncio
di
un
giornale
di
cultura
politica
operaia
.
L
'
Ordine
Nuovo
La
città
futura
diventa
nel
1919
l
'
Ordine
Nuovo
,
il
solo
documento
di
giornalismo
rivoluzionario
e
marxista
che
sia
sorto
in
Italia
con
qualche
serietà
ideale
.
Nell
'
Ordine
Nuovo
il
tragico
dissidio
di
ogni
azione
politica
italiana
-
-
ineluttabilmente
incerta
tra
una
tendenza
all
'
autonomia
e
una
tradizione
riformista
-
-
si
avvertì
sin
dai
primi
numeri
nel
contrasto
di
pensiero
tra
i
fondatori
.
Bisogna
ricordarli
per
l
'
opera
singolare
a
cui
si
dedicarono
:
erano
,
accanto
a
Gramsci
,
Tasca
,
Togliatti
e
Terracini
.
Il
temperamento
di
Terracini
è
politico
più
che
teorico
.
Antidemagogico
per
sistema
,
aristocratico
,
contrario
alle
violenze
oratorie
,
ragionatore
sottile
,
fermo
nella
polemica
e
nell
'
azione
fino
all
'
aridità
e
alla
cocciutaggine
.
Spregiudicato
nel
giudizio
delle
idee
,
disposto
a
trattarle
come
forze
,
secondo
l
'
opportunità
.
Era
il
diplomatico
,
il
Machiavellico
;
ma
così
privo
di
simpatia
e
di
qualità
incitatrici
che
quando
rimase
per
ultimo
sulla
breccia
nessuna
delle
sue
qualità
diplomatiche
gli
valse
a
vincere
l
'
arida
solitudine
che
lo
circondava
,
per
preparare
un
'
azione
.
Togliatti
,
trovatosi
anche
lui
come
Terracini
in
una
posizione
di
responsabilità
,
fu
vittima
della
sua
inquietudine
che
pare
cinismo
inesorabile
e
tirannico
ed
è
indecisione
,
che
fu
giudicata
equivoco
e
forse
è
soltanto
un
ipercriticismo
invano
combattuto
e
che
tuttavia
deve
lasciare
sospeso
il
nostro
giudizio
obiettivo
.
Il
vero
dissidio
si
ebbe
tra
il
Gramsci
e
il
Tasca
,
e
fu
la
prova
del
fuoco
che
rivelò
nel
primo
l
'
uomo
maturo
a
intendere
i
nuovi
problemi
.
Angelo
Tasca
veniva
al
movimento
politico
da
un
'
educazione
prevalentemente
letteraria
e
con
mentalità
di
propagandista
e
di
apostolo
.
Collaboratore
dell
'
Ordine
Nuovo
lo
pensava
come
una
rivista
di
idee
che
riprendesse
il
problema
di
Antonio
Labriola
e
tracciasse
una
revisione
del
marxismo
e
la
storia
del
movimento
intellettuale
socialista
.
Cominciò
con
una
serie
di
studi
su
Louis
Blanc
,
scritti
con
la
cura
bibliografica
di
un
collaboratore
del
Giornale
storico
della
letteratura
italiana
;
il
suo
interesse
,
oltreché
all
'
onestà
delle
citazioni
e
dello
schedario
,
si
rivolgeva
al
problema
della
piccola
proprietà
con
atteggiamenti
sentimentali
quasi
piccolo
borghesi
:
qualcosa
di
patriarcale
,
di
Bakounine
e
di
Turati
insieme
,
restava
nel
suo
pensiero
.
Socialismo
di
un
letterato
,
di
un
messianico
che
concepiva
la
redenzione
popolare
come
palingenesi
illuministica
e
alla
civiltà
moderna
sovrapponeva
un
suo
sogno
di
virtù
operaia
piccolo
borghese
,
che
si
alimentasse
di
abitudini
moderate
e
ataviche
,
di
una
tranquillità
raccolta
nella
casa
giardino
.
La
fantasia
dell
'
intellettuale
lottò
sempre
in
lui
con
l
'
equilibrio
del
latino
colto
,
il
messianismo
cristiano
soverchiò
talvolta
la
serenità
calcolatrice
del
piemontese
.
Dopo
i
primi
mesi
durante
i
quali
l
'
Ordine
Nuovo
visse
una
vita
sterile
di
tentativi
e
di
enfasi
(
le
sole
cose
vive
erano
alcune
brillanti
cronache
culturali
in
cui
si
rivelò
il
caustico
ingegno
di
Palmiro
Togliatti
)
il
Gramsci
impose
come
problema
centrale
la
discussione
dei
consigli
di
fabbrica
.
Questi
dovevano
essere
nel
suo
pensiero
i
quadri
del
nuovo
Stato
operaio
,
e
,
nel
periodo
di
lotta
violenta
,
i
quadri
dell
'
esercito
rivoluzionario
;
alle
astratte
propagande
si
trattava
di
sostituire
un
'
azione
concreta
,
gli
operai
dovevano
abituarsi
a
una
reale
disciplina
e
a
un
cosciente
esercizio
d
'
autorità
,
dovevano
acquistare
a
contatto
con
i
loro
organismi
di
lavoro
una
mentalità
di
produttori
e
di
classe
dirigente
.
Se
nella
fabbrica
si
svolge
la
vita
operaia
,
nella
fabbrica
si
devono
organizzare
gli
operai
per
resistere
di
fronte
agli
industriali
.
Il
nuovo
Stato
che
non
sorge
più
in
nome
degli
astratti
diritti
e
doveri
del
cittadino
,
ma
per
secondare
l
'
operosità
dei
lavoratori
,
deve
aderire
plasticamente
agli
organismi
in
cui
la
loro
attività
si
svolge
e
di
qui
attingere
la
conoscenza
dei
loro
bisogni
,
qui
indagare
i
loro
problemi
.
Comunque
si
debba
giudicare
della
validità
pratica
di
tali
formule
questa
era
finalmente
una
concezione
rivoluzionaria
di
fronte
a
cui
tutto
il
bagaglio
di
astrattismo
e
di
riformismo
doveva
cadere
.
Il
sindacalismo
di
Tasca
che
accettava
i
consigli
per
attribuirvi
lo
stesso
valore
propagandistico
dei
sindacati
si
rivelava
inadeguato
alla
coscienza
operaia
.
Egli
rimase
estraneo
al
nuovo
esperimento
di
lotta
di
classe
.
L
'
Ordine
Nuovo
diventò
il
centro
intorno
a
cui
affluirono
i
nuclei
più
coscienti
dei
proletari
,
che
ne
attesero
la
parola
d
'
ordine
durante
le
lotte
più
gravi
,
nei
momenti
più
incerti
.
L
'
occupazione
delle
fabbriche
e
la
campagna
elettorale
per
la
conquista
del
comune
furono
gli
episodi
culminanti
dell
'
offensiva
proletaria
,
diretta
dagli
uomini
che
ne
avevano
dato
la
teoria
.
Ma
contro
l
'
azione
della
nuova
aristocrazia
stava
il
peso
morto
dell
'
eredità
socialista
,
l
'
incapacità
dei
dirigenti
confederali
,
gli
ideali
utilitaristi
a
cui
la
massa
piccolo
borghese
era
stata
educata
,
lo
spirito
reazionario
dei
contadini
venuti
confusamente
al
partito
,
infine
la
limitatezza
stessa
chiusa
e
impotente
dei
dirigenti
,
che
non
riuscirono
a
dividersi
i
compiti
e
a
ritrovare
nuovi
uomini
adatti
,
mentre
l
'
arrivismo
soffocava
da
tutte
le
parti
il
movimento
troppo
precoce
.
In
questo
dissidio
l
'
opera
dell
'
Ordine
Nuovo
si
rivelò
insufficiente
a
far
prevalere
le
sue
soluzioni
.
La
lotta
per
i
Consigli
Per
tutto
l
'
anno
1920
il
Consiglio
di
fabbrica
fu
il
centro
dell
'
attività
rivoluzionaria
,
il
problema
intorno
a
cui
si
distinsero
le
varie
sfumature
del
movimento
operaio
,
l
'
organo
della
lotta
contro
le
organizzazioni
industriali
.
Mentre
queste
seguendo
esigenze
locali
si
mostravano
fortemente
battagliere
e
si
sentivano
moralmente
e
intellettualmente
alla
testa
dello
sviluppo
industriale
della
nazione
,
gli
scrittori
dell
'
Ordine
Nuovo
alla
loro
volta
capivano
di
non
poter
resistere
coi
vecchi
principi
di
comuni
discussioni
sindacali
,
di
non
poter
aderire
alla
tattica
meramente
economica
della
Confederazione
Generale
del
Lavoro
,
quando
il
movimento
impegnava
la
personalità
degli
interessati
integralmente
e
senza
tregua
:
la
lotta
generale
doveva
avvenire
su
un
fronte
unico
di
azione
.
Mario
Guarnieri
,
un
riformista
,
ci
ha
lasciato
i
documenti
,
alquanto
tendenziosi
per
lo
stesso
eclettismo
ostentato
,
dell
'
elaborazione
prima
di
questo
pensiero
e
delle
discussioni
preliminari
tra
fautori
e
avversari
dei
consigli
.
Ma
il
dissidio
teorico
e
pratico
ha
risonanze
assai
più
complesse
di
una
questione
di
persone
e
corrisponde
a
caratteristiche
schiettamente
regionali
,
determinate
da
condizioni
di
più
raffinato
progresso
tecnico
e
di
più
viva
comprensione
dei
rapporti
politici
tra
le
classi
sul
terreno
della
produzione
.
Nell
'
agosto
del
1919
i
gruppi
operai
della
Fiat
centro
,
coi
quali
il
Granisci
era
in
intimo
rapporto
di
discussione
e
di
collaborazione
pensarono
di
creare
i
nuovi
organismi
di
lotta
e
di
organizzazione
proletaria
,
movendo
da
un
'
istituzione
preesistente
,
le
commissioni
interne
.
Queste
,
sorte
da
parecchi
anni
nella
città
,
senza
notevoli
opposizioni
da
parte
degli
industriali
,
erano
destinate
secondo
il
pacifico
Colombino
a
costituire
una
nuova
specie
di
scuola
di
arti
e
mestieri
e
nel
recondito
pensiero
di
Buozzi
avrebbero
potuto
perfino
recare
incremento
alla
produzione
.
Si
trattava
di
rinunciare
ai
limiti
posti
all
'
organizzazione
economica
dagli
accordi
stabiliti
esplicitamente
o
implicitamente
coi
padroni
,
e
di
affermare
le
commissioni
interne
come
organismi
politici
,
che
esercitassero
un
potere
accanto
e
contro
il
potere
padronale
,
estendendoli
fino
a
dar
loro
la
struttura
dei
veri
e
propri
consigli
di
fabbrica
,
capaci
di
imporre
agli
operai
la
loro
disciplina
e
di
organizzarli
secondo
le
naturali
gerarchie
di
produzione
.
L
'
esperienza
insegnò
subito
che
le
commissioni
interne
potevano
riuscire
un
buon
punto
di
partenza
per
una
specie
di
tradizione
psicologica
.
Ma
le
funzioni
del
nuovo
consiglio
dovevano
rimanere
distinte
dalle
antiche
della
commissione
o
almeno
in
ogni
reparto
bisognava
assegnare
a
nuovi
commissari
le
funzioni
direttrici
del
movimento
operaio
.
L
'
Ordine
Nuovo
,
aiutato
dall
'
edizione
torinese
dell
'
Avanti
!
che
Ottavio
Pastore
acconsentiva
a
far
diventare
quasi
il
prolungamento
naturale
del
pensiero
del
Gramsci
,
si
assunse
la
direzione
e
la
preparazione
degli
organismi
economici
e
dell
'
opera
politica
.
Dimostrò
l
'
originalità
del
nuovo
movimento
dei
consigli
e
la
necessità
di
tenerli
distinti
dall
'
azione
sindacale
.
Il
sindacato
è
organo
di
resistenza
,
non
di
iniziativa
,
tende
a
dare
all
'
operaio
la
sua
coscienza
di
salariato
,
non
la
dignità
del
produttore
:
lo
accetta
nella
sua
condizione
di
schiavo
e
lavora
per
elevarlo
,
senza
rinnovarlo
,
in
un
campo
puramente
riformistico
e
utilitario
.
Nel
Consiglio
invece
l
'
operaio
sente
la
sua
dignità
di
elemento
indispensabile
della
vita
moderna
,
si
trova
in
relazione
coi
tecnici
,
cogli
intellettuali
,
cogli
intraprenditori
,
pone
al
centro
delle
sue
aspirazioni
non
il
pensiero
dell
'
utile
particolare
,
ma
un
ideale
di
progresso
e
di
autonomia
per
cui
egli
possa
rafforzare
le
sue
attitudini
,
e
cerca
di
fondare
un
'
organizzazione
pratica
attraverso
la
quale
la
sua
classe
conquisti
il
potere
.
Lo
schema
di
azione
non
era
più
grossolanamente
democratico
e
pedagogico
:
la
nuova
società
da
instaurare
non
doveva
essere
la
società
del
popolo
indistinto
,
ma
del
popolo
come
proletariato
.
Il
governo
sarebbe
stato
un
'
aristocrazia
venuta
dal
basso
,
capace
di
ricevere
l
'
eredità
della
classe
dirigente
esausta
.
Nonché
organo
di
collaborazione
il
Consiglio
appariva
come
la
cellula
prima
della
futura
organizzazione
economica
e
politica
e
come
l
'
esercito
del
fronte
unico
di
lotta
nel
periodo
anteriore
alla
conquista
del
potere
.
A
capo
di
questo
movimento
vi
furono
gruppi
di
operai
che
nel
mito
dell
'
Ordine
Nuovo
sentirono
la
loro
libertà
.
Si
ebbe
l
'
esempio
di
giovani
proletari
dedicati
alla
propaganda
rivoluzionaria
senza
messianismi
e
senza
speranze
umanitarie
,
che
parlavano
un
linguaggio
di
hegeliani
inconsci
,
e
mettevano
al
disopra
dei
loro
pensieri
un
ideale
arido
e
austero
di
Stato
.
E
poiché
le
masse
non
potevano
intendere
e
partecipare
volontariamente
alle
nuove
idee
,
si
assunsero
il
compito
di
guidarle
dove
quelle
non
sapevano
vedere
,
di
farle
trovare
di
fronte
ad
avvenimenti
che
le
determinassero
coscienti
o
no
ad
un
'
azione
precisa
.
Riuscirono
infatti
ad
organizzare
e
ad
imporre
per
10
giorni
,
a
Torino
,
nell
'
aprile
1920
,
uno
sciopero
generale
che
non
si
proponeva
le
solite
rivendicazioni
di
salario
,
ma
uno
scopo
nettamente
ideale
:
il
mantenimento
dei
Consigli
.
Lo
sciopero
fallì
perché
il
Consiglio
Nazionale
del
partito
socialista
lo
volle
circoscritto
a
Torino
e
perché
gli
industriali
,
guidati
intelligentemente
dall
'
Olivetti
(
che
aveva
studiato
il
pensiero
dei
nuovi
rivoluzionari
e
ne
aveva
penetrato
lo
spirito
e
i
pericoli
)
si
opposero
con
tutte
le
forze
.
Tuttavia
la
sconfitta
fu
uno
di
quegli
ammaestramenti
solenni
che
esperimentano
la
costanza
delle
volontà
e
consentono
il
calcolo
delle
forze
.
Non
infranse
la
disciplina
operaia
,
anzi
provò
una
capacità
singolare
di
sacrificio
.
Dimostrò
l
'
inettitudine
del
partito
socialista
ad
ogni
azione
diretta
;
fece
intendere
l
'
esigenza
di
imprimere
al
movimento
un
'
organizzazione
politica
nazionale
,
capace
di
dire
a
tutti
gli
operai
la
parola
d
'
ordine
necessaria
per
la
difesa
dei
gruppi
più
progrediti
che
si
trovano
all
'
avanguardia
del
movimento
rivoluzionario
.
Il
dissidio
,
tra
l
'
Ordine
Nuovo
e
Serrati
era
sostanzialmente
questo
:
per
il
primo
il
fronte
unico
dell
'
azione
proletaria
doveva
essere
nelle
trincee
più
avanzate
;
per
Serrati
alla
retroguardia
.
Questi
pensava
l
'
occupazione
del
potere
come
coronamento
dell
'
elevazione
generale
delle
masse
(
utopia
mazziniana
astrattista
e
indeterminata
)
,
Gramsci
credeva
all
'
elevamento
delle
masse
solo
attraverso
l
'
occupazione
del
potere
.
Tra
queste
due
mentalità
,
una
democratica
,
l
'
altra
marxista
,
l
'
antitesi
si
dimostrò
sin
dall
'
aprile
1920
,
e
a
quella
data
risale
la
costituzione
effettiva
di
un
partito
comunista
torinese
,
distinto
e
contrastante
dal
partito
socialista
.
E
il
battesimo
del
nuovo
partito
fu
l
'
occupazione
delle
fabbriche
del
settembre
:
la
rivincita
della
battaglia
perduta
nella
primavera
,
la
prova
del
fuoco
della
maturità
degli
operai
torinesi
.
Senonché
la
vittoria
segnò
insieme
la
conclusione
e
la
decadenza
perché
dimostrò
l
'
impossibilità
di
estendere
il
movimento
a
tutta
l
'
Italia
sia
per
gli
ostacoli
economici
,
sia
per
l
'
inesistenza
fuori
di
Torino
di
una
classe
dirigente
operaia
matura
.
Di
fronte
al
grandioso
movimento
dei
Consigli
qui
descritto
un
liberale
non
può
assumere
la
posizione
meramente
negatrice
di
Luigi
Einaudi
e
di
Edoardo
Giretti
.
Siamo
di
fronte
a
uno
dei
fenomeni
più
schiettamente
autonomisti
che
abbiano
saputo
prodursi
nell
'
Italia
moderna
.
Chi
fuori
di
ogni
pregiudizio
di
partito
,
pensoso
degli
effetti
della
crisi
postbellica
che
è
crisi
di
volontà
,
di
coerenza
,
di
libertà
,
confidi
ancora
in
una
ripresa
del
movimento
rivoluzionario
interrotto
nel
Risorgimento
che
penetri
finalmente
nello
spirito
delle
masse
popolari
e
le
svegli
alla
libertà
,
dovrebbe
scorgere
in
questi
sentimenti
e
in
queste
prove
la
via
maestra
della
lotta
politica
futura
.
I
comunisti
torinesi
avevano
superato
la
fraseologia
libertaria
e
demagogica
e
si
proponevano
problemi
concreti
.
Contro
la
burocrazia
sindacale
affermavano
le
libere
iniziative
locali
.
Movendo
dalla
fabbrica
si
assumevano
l
'
eredità
specifica
della
tradizione
borghese
proponendosi
non
già
di
creare
dal
nulla
una
nuova
economia
,
ma
di
riprendere
e
continuare
i
progressi
della
tecnica
produttrice
raggiunta
dagli
industriali
.
Sapevano
,
contro
le
astrattezze
dei
programmi
di
socializzazione
,
quale
importanza
debba
attribuirsi
al
problema
del
risparmio
nell
'
industria
,
quale
parte
spetti
nella
produzione
agli
intraprenditori
.
Il
Consiglio
di
fabbrica
poteva
soddisfare
,
nel
pensiero
dei
suoi
teorici
,
anche
le
esigenze
degli
impiegati
,
non
in
quanto
siano
piccoli
borghesi
,
ma
in
quanto
sono
impiegati
,
elementi
della
produzione
.
Si
può
concludere
insomma
che
le
esperienze
concrete
dell
'
azione
politica
avevano
liberato
completamente
i
giovani
comunisti
torinesi
dalle
illusioni
e
dai
luoghi
comuni
del
socialismo
e
dell
'
internazionalismo
.
Essi
videro
nel
movimento
operaio
un
valore
liberistico
.
Se
il
loro
esperimento
è
fallito
resta
tuttavia
uno
dei
più
nobili
sforzi
che
si
siano
tentati
per
rinnovare
la
nostra
vita
politica
.
Il
Partito
Comunista
Giolitti
esperimentò
anche
di
fronte
al
disperato
movimento
promosso
dai
comunisti
la
sua
tattica
infallibile
e
poté
addomesticare
i
ribelli
,
consegnarli
inerti
alle
vendette
della
piccola
borghesia
,
cui
non
parve
vero
che
fosse
cessato
lo
spauracchio
del
motto
«
Chi
non
lavora
non
mangia
»
,
scritto
sulla
bandiera
dei
suoi
carnefici
.
Fu
in
queste
circostanze
,
dopo
il
tramonto
dell
'
ideale
di
libertà
che
il
solo
proletariato
era
rimasto
a
difendere
con
le
sue
avanguardie
,
fu
in
questa
crisi
di
volontà
e
in
questa
stanchezza
delle
forze
e
dei
caratteri
che
poté
nascere
il
vendicatore
e
il
consolatore
degli
atterriti
ceti
medi
,
il
fascismo
,
armato
della
sua
violenza
patriarcale
e
della
sua
dannunziana
esaltazione
.
Il
sogno
tirannico
di
Mussolini
,
non
diverso
dalla
piacevole
dittatura
burocratica
e
sindacale
pensata
dai
nostri
social
democratici
,
ma
soltanto
più
italiano
,
più
umanista
,
dilettantesco
e
teatrale
,
rappresentò
appunto
la
rinuncia
degli
individui
alle
loro
responsabilità
,
delle
classi
alle
loro
forze
schierate
in
campo
e
fu
la
palingenesi
di
una
decadenza
in
cui
le
minoranze
più
battagliere
e
più
degne
erano
state
travolte
da
una
crisi
economica
di
disoccupazione
superiore
alle
loro
volontà
e
fatalmente
propizia
ai
ritorni
vagheggiati
dai
retori
a
un
'
economia
schiavista
.
In
queste
condizioni
ai
vinti
di
Torino
non
rimaneva
che
un
compito
di
resistenza
.
Poiché
il
fallimento
era
irreparabile
bisognava
che
le
avanguardie
scindessero
le
loro
responsabilità
dalle
turbe
infrante
e
piegate
,
per
riaffermare
come
una
solitaria
eresia
del
futuro
il
loro
fermo
pensiero
di
vendicatori
.
Così
in
grande
fretta
e
senza
riflettere
alle
circostanze
di
opportunità
e
di
tattica
fu
fondato
il
partito
comunista
.
Si
spiega
perfettamente
come
i
veri
rivoluzionari
italiani
non
potessero
pìù
aver
fede
nel
partito
socialista
che
non
era
stato
capace
di
azione
realizzatrice
per
l
'
elefantiasi
burocratica
del
suo
ordinamento
,
per
il
pregiudizio
dell
'
unità
e
per
una
responsabilità
di
governo
implicita
nella
sua
tattica
collaborazionista
;
e
restava
ora
impotente
di
fronte
all
'
offensiva
armata
dei
cercatori
di
quiete
e
di
spasso
.
Il
pericolo
del
partito
era
che
,
nella
difesa
dei
privilegi
cooperativisti
,
si
venisse
a
man
mano
adeguando
empiricamente
al
vecchio
Stato
,
e
agisse
come
forza
di
conservazione
,
senza
introdurre
nella
vita
nazionale
né
un
'
idea
,
né
una
forza
nuova
,
pago
di
accogliere
l
'
eredità
giolittiana
.
Se
Serrati
fosse
stato
grande
politico
,
come
fu
,
veramente
,
cuore
generoso
,
la
battaglia
per
l
'
unità
del
partito
avrebbe
potuto
assumere
almeno
un
carattere
educativo
e
sarebbe
stato
più
fecondo
lo
sforzo
di
imprimere
all
'
unico
movimento
una
direzione
operosa
e
libera
che
stimolasse
le
forze
popolari
invece
di
attenderne
lo
svegliarsi
e
che
facesse
coincidere
l
'
opera
del
partito
col
pensiero
della
minoranza
più
attiva
,
più
coerente
,
più
rivoluzionaria
.
L
'
unità
di
Serrati
invece
era
viziata
da
un
pregiudizio
quietistico
e
democratico
.
Ora
nel
partito
socialista
,
per
la
generica
propaganda
di
messianismo
,
erano
entrati
a
poco
a
poco
elementi
di
ceti
borghesi
e
contadini
,
desiderosi
di
miglioramenti
economici
,
privi
di
preparazione
politica
e
di
volontà
libertaria
,
fissi
a
una
generica
negazione
anarchica
dello
Stato
per
ragione
di
utilitarismo
,
e
la
psicologia
di
questi
neofiti
doveva
rivelarsi
l
'
ostacolo
più
insuperabile
a
una
netta
differenziazione
politica
.
Sistemi
democratici
erano
destinati
a
portare
alla
direzione
del
movimento
proprio
queste
masse
impreparate
che
,
incapaci
di
controllo
e
di
iniziativa
,
avrebbero
poi
seguito
disegni
e
condottieri
demagogici
.
Al
pari
di
Serrati
anche
i
comunisti
erano
privi
di
attitudini
diplomatiche
e
parve
più
adeguata
ai
loro
spiriti
una
modesta
questione
di
sincerità
.
Così
la
separazione
divenne
inevitabile
;
il
problema
della
disciplina
a
Mosca
fu
la
mera
occasione
per
il
conflitto
dei
due
sistemi
e
venne
accettata
volentieri
dai
riformisti
i
quali
per
collaborare
al
governo
dovevano
farsi
perdonare
parecchi
peccati
di
internazionalismo
.
Lo
sviluppo
degli
eventi
ha
dimostrato
che
i
comunisti
sacrificarono
di
fatto
a
questo
problema
di
sincerità
il
loro
avvenire
politico
.
Il
partito
che
essi
immaginarono
poteva
agire
intransigente
e
solitario
,
inesorabilmente
pronto
a
instaurare
la
dittatura
,
solo
nel
momento
in
cui
fosse
consentita
una
offensiva
in
grande
stile
.
Ma
alle
esigenze
della
difesa
contro
il
fascismo
avrebbe
provveduto
invece
molto
più
energicamente
il
fronte
unico
proletario
che
fu
poi
invano
invocato
.
La
tattica
propizia
per
una
politica
intransigente
doveva
essere
ben
altrimenti
machiavellica
:
il
compito
dei
comunisti
era
di
far
servire
alla
Resistenza
tutte
le
forze
.
Naturalmente
il
partito
si
sarebbe
liberato
dalle
tendenze
meno
coraggiose
eliminandole
e
lasciandole
agli
ultimi
posti
e
non
avremmo
avuto
l
'
esempio
di
un
gruppo
che
va
alla
battaglia
più
difficile
e
definitiva
con
un
esercito
improvvisato
,
sfornito
di
quadri
e
coi
gregari
malcerti
.
La
fisionomia
del
nuovo
partito
risultò
infatti
di
elementi
discordi
e
immaturi
:
i
messianici
della
propaganda
rivoluzionaria
come
Bombacci
e
Misiano
(
i
decorativi
dell
'
estrema
sinistra
)
accanto
a
un
teorico
della
catastrofe
de
l
'
economia
borghese
come
Graziadei
;
la
frazione
astensionista
di
Bordiga
,
fautrice
con
esuberanza
meridionale
di
un
rivoluzionarismo
burocratico
che
riusciva
a
sboccare
nel
socialismo
di
Stato
mentre
riduceva
sempre
più
la
politica
al
chiuso
dogmatismo
della
teoria
,
accanto
ai
disegni
sottili
e
alle
storiche
improvvisazioni
di
Tuntar
,
prodotto
caratteristico
di
una
forte
genialità
critica
svolta
con
arido
intellettualismo
in
un
ambiente
internazionale
dove
tre
civiltà
si
incontrano
senza
determinare
una
nuova
civiltà
,
ma
producendo
soltanto
la
patologia
dell
'
irrequietezza
.
Tra
questi
dissidi
e
queste
sfumature
il
pensiero
di
Gramsci
avrebbe
potuto
imporsi
come
forza
risolutrice
se
la
disoccupazione
non
avesse
fatto
mancare
improvvisamente
i
gregari
disciplinati
alla
lotta
.
Così
i
comunisti
furono
un
'
eresia
solitaria
invece
che
un
'
avanguardia
caratteristica
nell
'
equilibrio
delle
forze
.
Si
chiusero
a
ogni
comunicazione
con
la
vita
nazionale
,
limitandosi
ad
affermare
come
una
fede
sopravissuta
la
loro
politica
estera
internazionalista
.
I
loro
disegni
e
la
loro
attività
pratica
rimasero
fedeli
a
una
coerenza
astratta
e
teorica
,
secondo
calcoli
meramente
dialettici
e
sillogistici
.
Poiché
il
partito
socialista
era
fallito
per
la
mancanza
di
organismi
che
aderissero
agli
strati
della
produzione
e
potessero
costituire
l
'
impalcatura
del
nuovo
Stato
,
il
nuovo
partito
comunista
avrebbe
dovuto
secondo
Gramsci
e
Bordiga
organizzare
il
movimento
con
una
rigida
disciplina
interna
:
il
popolo
avrebbe
sentita
la
superiorità
di
questa
minoranza
direttrice
e
ne
avrebbe
accettata
l
'
influenza
.
Senonché
tali
ideologie
restavano
prive
di
ogni
attitudine
ad
inserirsi
nella
vita
economica
italiana
quando
il
problema
dei
Consigli
di
fabbrica
era
diventato
definitivamente
insolubile
;
è
curioso
parlare
di
organismi
e
di
organicità
quando
non
c
'
è
materia
da
inquadrare
.
Infatti
in
tre
anni
di
vita
il
partito
si
è
chiuso
sterilmente
in
un
problema
di
tattica
del
quale
l
'
esercito
proletario
sconvolto
si
è
appena
accorto
:
scomparsi
i
consentimenti
pratici
e
ideali
l
'
eristica
delle
persone
divenne
dominante
.
A
questo
punto
la
critica
che
noi
vorremmo
offrire
al
processo
teorico
e
pratico
per
cui
i
comunisti
furono
travolti
si
stacca
notevolmente
dalle
obbiezioni
dominanti
.
È
vero
che
l
'
elaborazione
delle
idee
pratiche
e
dei
problemi
empirici
rimase
alquanto
nebulosa
e
contraddittoria
,
ma
noi
sappiamo
che
un
partito
d
'
opposizione
deve
avere
due
programmi
pratici
,
uno
mitico
che
offra
la
palingenesi
agli
stanchi
combattenti
di
oggi
,
i
quali
sospirano
cristianamente
il
regno
della
pace
,
anche
se
la
negano
con
la
loro
irrequietezza
,
un
altro
politico
che
si
esprimerà
soltanto
nell
'
ora
della
vittoria
.
Questa
curiosa
ironia
rimane
latente
nel
movimento
rivoluzionario
:
quando
viene
la
fase
risolutiva
,
i
rivoluzionari
si
trovano
a
lottare
primamente
contro
se
stessi
.
Fu
un
caso
singolare
dei
comunisti
torinesi
,
derivante
dalla
famigliarità
della
loro
coltura
col
sindacalismo
di
Sorel
,
il
fatto
di
aver
compreso
perfettamente
questo
processo
di
contraddizione
della
storia
pur
non
potendo
essi
proporsi
l
'
esame
dei
rapporti
che
avrebbero
dovuto
connettere
il
mito
con
l
'
azione
pratica
.
Le
declamazioni
contro
lo
Stato
furono
intese
originariamente
dagli
scrittori
dell
'
Ordine
Nuovo
come
declamazioni
contro
lo
Stato
burocratico
;
il
loro
ideale
stesso
di
un
ordine
nuovo
derivò
dalla
volontà
di
ereditare
le
esigenze
del
Risorgimento
non
soddisfatte
;
la
professione
di
fede
internazionalista
fu
una
politica
estera
contrapposta
all
'
imperialismo
francese
;
e
la
lotta
contro
il
capitalismo
sfiorò
motivi
polemici
di
rimpianto
per
l
'
insufficienza
economica
del
capitalismo
italiano
.
I
motivi
della
critica
non
avevano
dunque
alcuna
parentela
con
le
ideologie
del
socialismo
di
Stato
e
i
maestri
più
diretti
del
Gramsci
furono
insieme
con
i
rivoluzionari
teorici
i
problemisti
liberali
da
Salvemini
a
Einaudi
,
da
Mosca
a
Fortunato
:
Tasca
,
Togliatti
,
Sanna
avevano
le
stesse
origini
ideologiche
.
L
'
insufficienza
del
loro
esperimento
non
si
può
dunque
attribuire
all
'
immaturità
delle
idee
che
anzi
derivano
dalle
tradizionali
correnti
di
pensiero
liberale
e
autonomista
le
quali
furono
in
ogni
tempo
il
pìù
caratteristico
strumento
di
critica
alla
storia
italiana
.
Bisogna
risalire
a
una
questione
di
caratteri
e
di
amministrazione
interna
.
Il
partito
comunista
coi
suoi
ideali
di
rivoluzione
liberatrice
contro
la
burocrazia
borghese
fu
un
esempio
pratico
di
organismo
artificiale
,
cresciuto
in
regime
protezionista
.
I
suoi
organi
sono
uffici
burocratici
,
i
suoi
uomini
funzionari
,
legati
come
e
più
che
i
mandarini
sindacali
a
uno
stipendio
.
I
sistemi
amministrativi
corrispondono
a
un
metodo
di
vita
parassitaria
.
Per
la
sua
stessa
natura
impopolare
e
aristocratica
parve
sovrapporsi
alle
condizioni
reali
della
vita
italiana
:
le
sue
iniziative
furono
astratte
e
non
commisurate
e
controllate
dall
'
effettiva
partecipazione
delle
masse
.
Sul
tema
oro
russo
si
potrebbe
anche
restare
indifferenti
alle
critiche
banali
mosse
da
nazionalisti
e
patrioti
:
il
vero
pericolo
e
la
vera
immoralità
provengono
dal
fatto
che
,
mancando
una
finanza
liberistica
,
aperta
alle
sanzioni
e
ai
sacrifici
dei
singoli
,
viene
a
mancare
lo
sprone
all
'
iniziativa
e
uno
dei
criteri
fondamentali
per
i
giudizi
di
validità
e
di
successo
.
Il
partito
si
volle
diffondere
seguendo
,
col
metodo
più
borghese
e
reazionario
,
le
circoscrizioni
amministrative
del
regno
(
una
sezione
in
ogni
comune
,
era
il
sogno
più
caro
!
)
e
non
si
tenne
conto
che
un
partito
rivoluzionario
deve
fondarsi
sulle
forze
più
che
sugli
uffici
e
la
distribuzione
geografica
delle
sezioni
deve
corrispondere
allo
sforzo
e
alla
volontà
degli
aderenti
secondo
una
legge
di
autonomia
non
secondo
un
piano
burocratico
.
Naturalmente
quando
il
mantenere
le
posizioni
divenne
impresa
ardua
,
l
'
impiegato
abdicò
di
fronte
ai
vincitori
.
Mancava
lo
spirito
eroico
e
non
vi
poté
essere
la
resistenza
disperata
.
Chiusa
la
cassa
centrale
si
sbandarono
i
funzionari
.
Gli
stessi
effetti
di
questo
protezionismo
si
constatarono
nell
'
attività
giornalistica
del
partito
.
C
'
era
un
giornale
,
nato
dai
sacrifici
di
una
classe
operaia
matura
e
agguerrita
:
l
'
Ordine
Nuovo
.
Fu
nei
primi
mesi
di
vita
il
giornale
più
intellettuale
d
'
Italia
in
cui
tutto
era
concepito
organicamente
,
fatto
con
spirito
di
sacrificio
e
con
un
ideale
di
libertà
,
dalla
manchette
alla
cronaca
teatrale
,
dalle
lettere
degli
operai
agli
articoli
di
Lenin
,
al
romanzo
d
'
appendice
.
E
si
ebbe
un
miracolo
anche
più
raro
:
che
gli
operai
lo
lessero
,
lo
discussero
,
quasi
fanatici
della
cultura
.
Un
ordine
dell
'
esecutivo
,
non
estraneo
a
piccole
questioni
personali
,
fondò
all
'
improvviso
due
nuovi
quotidiani
,
Il
Lavoratore
a
Trieste
e
Il
Comunista
a
Roma
,
e
divise
l
'
Italia
in
tre
zone
inesorabilmente
delimitate
,
ciascuna
delle
quali
doveva
avere
un
giornale
e
uno
solo
,
per
evitare
la
concorrenza
.
E
poiché
gli
uomini
per
tre
quotidiani
non
vi
erano
si
spezzò
l
'
organica
redazione
torinese
mandando
a
Roma
Togliatti
,
a
Trieste
Pastore
,
col
risultato
ultimo
di
tre
giornali
illeggibili
,
mentre
solo
nel
proletariato
torinese
vi
erano
attitudini
specifiche
a
far
vivere
un
giornale
politico
proprio
imprimendogli
la
sua
stessa
vita
.
Fu
chiaro
che
non
è
possibile
creare
aristocrazie
e
spiriti
maturi
con
disposizioni
di
comitati
direttivi
ed
esecutivi
.
I
giornali
invece
di
rappresentare
psicologie
caratteristiche
e
di
rispecchiare
tendenze
originali
diventarono
per
un
malinteso
ossequio
alla
Terza
Internazionale
antologie
noiosissime
di
scritti
di
Bucarin
o
di
Zinovief
.
Siffatte
condizioni
di
protezionismo
politico
determinarono
formazioni
artificiose
di
vita
morale
.
Chiusi
in
piccoli
gruppi
,
negati
all
'
azione
i
comunisti
si
esaurivano
in
una
sterile
critica
ai
massimalisti
,
mentre
le
loro
file
nonostante
la
negazione
teorica
di
qualunque
suddivisione
in
tendenze
erano
sconvolte
dalle
reciproche
diffidenze
e
da
odi
personali
feroci
,
come
accade
solo
tra
congiurati
.
Dominava
un
'
atmosfera
romantica
intollerante
e
intollerabile
,
uno
spirito
di
setta
arido
e
dissolvente
.
Gli
uomini
migliori
dovettero
occuparsi
di
faccende
insidiosamente
particolari
e
vi
esaurirono
le
loro
più
vivaci
attitudini
.
Si
logorarono
in
meno
di
due
anni
.
E
le
persecuzioni
fasciste
invece
di
farne
dei
martiri
,
e
dei
simboli
di
ribellione
tolsero
ogni
efficacia
pratica
alla
loro
azione
condannandoli
,
a
ricominciare
daccapo
per
l
'
esame
di
coscienza
e
di
maturità
.
Le
organizzazioni
non
si
improvvisano
:
valgono
per
le
tradizioni
che
le
hanno
nutrite
,
per
gli
sforzi
che
costarono
.
Invece
di
trovare
nelle
lotte
per
la
libertà
il
vigore
della
rinascita
gli
organismi
comunisti
caddero
appena
i
capi
ebbero
un
momento
di
stanchezza
.
V
I
nazionalisti
La
dottrina
nazionalista
ha
indicato
i
suoi
limiti
e
i
suoi
vizi
d
'
origine
in
Morasso
e
in
Sighele
durante
il
periodo
di
preparazione
,
in
Corradini
e
in
Rocco
nel
momento
costruttivo
.
La
praxis
esaurì
ogni
eroicità
nell
'
avventura
tripolina
e
si
ridusse
a
un
fatto
personale
Federzoni
che
non
è
senza
interesse
per
il
collezionista
di
curiosità
aneddotiche
.
Le
adesioni
del
Gentile
e
del
Varisco
sono
da
valutare
come
casi
di
accademia
e
di
retorica
che
non
portarono
al
nazionalismo
esperienze
nuove
;
Coppola
è
un
fenomeno
d
'
importazione
francese
,
Sillani
un
documento
di
archeologia
,
Siciliani
il
traduttore
degli
Erotici
,
Tamaro
un
caso
di
patologia
irredentista
.
Se
si
guardano
le
cose
nel
loro
aspetto
di
tecnica
politica
,
il
partito
nazionalista
è
un
poco
il
fratellino
del
vecchio
partito
repubblicano
,
prodotto
romagnolo
,
un
capriccio
di
studenti
e
di
professori
,
«
malattie
d
'
infanzia
»
che
si
ritrovano
e
si
spengono
tutt
'
e
due
nel
fascismo
.
L
'
uno
e
l
'
altro
infatti
si
sono
fermati
a
pregiudiziali
di
costituzionalismo
,
l
'
uno
e
l
'
altro
hanno
incominciato
con
la
poesia
(
Carducci
e
D
'
Annunzio
)
per
continuare
con
l
'
oratoria
e
finire
...
con
la
filosofia
.
Già
in
certe
constatazioni
c
'
è
un
fondo
di
amarezza
e
di
condanna
ineluttabile
che
ci
lasciano
indifferenti
;
e
l
'
esame
proposto
si
muta
nell
'
adempimento
doveroso
di
un
'
indagine
storica
.
Tutti
sentiamo
di
non
poter
cercare
qui
orizzonti
di
scoperta
perché
le
avventure
del
viaggio
sono
previste
e
piccole
,
né
sul
cammino
troveremo
ragione
di
discordia
.
Partecipando
alla
lotta
politica
i
nazionalisti
,
in
venti
anni
di
dottrina
e
quindici
di
azione
,
hanno
lasciato
dietro
di
sé
un
solo
insegnamento
,
negativo
:
l
'
impresa
libica
.
Ignorarono
il
problema
operaio
,
il
problema
per
eccellenza
,
intorno
a
cui
avrebbero
dovuto
impegnarsi
,
di
vita
o
di
morte
,
i
partiti
del
nostro
secolo
.
Di
tutte
le
questioni
pratiche
discussero
per
passatempo
quasi
compiacendosi
di
contraddizioni
e
di
ignoranze
compromettenti
;
combatterono
la
burocrazia
difendendo
l
'
accentramento
;
maledissero
l
'
emigrazione
e
ne
invocarono
la
tutela
;
disdegnarono
il
problema
meridionale
,
mentre
volevano
esaltare
la
nazione
e
la
sua
unità
;
annunciatori
della
religione
dello
Stato
fecero
comunella
coi
clericali
;
venerarono
la
Triplice
Alleanza
e
poi
finirono
a
mostrare
la
loro
finezza
nelle
leghe
di
azione
antitedesca
;
sindacalisti
per
virtù
di
imitazione
,
confusero
abilmente
i
trusts
con
i
sindacati
operai
;
critici
della
democrazia
e
del
pacifismo
non
seppero
inserirsi
neanche
in
una
tradizione
borghese
.
Il
nazionalismo
francese
,
monarchico
e
reazionario
,
ha
il
gusto
dell
'
arcaico
e
il
sostegno
vigoroso
di
una
tradizione
militare
,
religiosa
,
aristocratica
,
capace
di
non
confondersi
con
l
'
enfasi
demagogica
del
cosmopolitismo
parigino
.
In
Italia
un
atteggiamento
di
questo
genere
che
non
voglia
peccare
di
copia
fotografica
dovrebbe
riprendere
la
tradizione
sabauda
.
Invece
l
'
Idea
Nazionale
e
Politica
sono
irreparabilmente
affezionate
al
cosmopolitismo
e
romanamente
filistee
;
il
gusto
dell
'
arcaico
si
esprime
in
tendenze
archeologiche
,
il
culto
della
tradizione
nonché
dirigersi
ai
valori
morali
e
agli
sforzi
di
coscienza
più
istintivi
,
sdegna
i
limiti
naturali
della
prudenza
storica
e
si
traduce
in
desideri
vibranti
senza
ascoltare
i
suggerimenti
diplomatici
di
un
realismo
elementare
.
Alfredo
Rocco
ha
inventato
il
nazionalismo
economico
,
Enrico
Corradini
la
priorità
della
politica
estera
sulla
politica
interna
.
Guerrieri
l
'
uno
e
l
'
altro
,
nelle
loro
elucubrazioni
,
ma
con
l
'
anima
del
giurista
o
con
la
maschera
del
drammaturgo
.
C
'
è
tra
i
Maurras
,
i
Valois
,
i
Barrès
,
i
Daudet
da
un
lato
e
i
Rocco
e
gli
Ercole
dall
'
altro
una
differenza
di
misura
e
di
spirito
comico
;
quelli
sono
conservatori
per
ragioni
di
stile
e
francesi
di
letteratura
,
questi
giuristi
sottili
,
preoccupati
di
fissare
la
formula
e
di
allontanare
le
sfumature
,
per
lungo
esercizio
diventati
famigliari
con
le
entità
pseudoconcettuali
e
del
tutto
alieni
dall
'
ironia
che
è
nell
'
individuo
e
dall
'
astuzia
del
particolare
;
imperialisti
per
reagire
all
'
aridità
di
un
'
educazione
astratta
,
con
il
fondamentale
dogmatismo
del
costituzionalista
.
Se
a
queste
deficienze
di
personalità
e
a
questa
frettolosa
sicumera
di
praxis
connetterete
i
limiti
del
movimento
storico
avrete
collocato
il
nazionalismo
nella
sua
luce
,
in
quell
'
atmosfera
d
'
ironia
che
gli
aderisce
senza
essere
frutto
della
crudeltà
della
satira
,
che
può
pacificamente
risparmiarlo
.
I
profeti
primi
,
in
ordine
cronologico
,
del
nazionalismo
furono
poeti
(
Corradini
,
Papini
,
Borgese
,
1903
)
sognatori
di
espansione
e
di
attività
.
La
seconda
generazione
nazionalista
si
divertì
più
modestamente
a
sognare
un
collegio
elettorale
(
Federzoni
,
Bevione
)
;
gli
ultimi
sono
operosi
giuristi
e
candidi
teorici
,
votati
a
un
'
opera
di
società
di
cultura
.
Sotto
questa
varietà
di
evoluzioni
resta
,
come
unica
sostanza
sentimentale
,
un
patriottismo
ora
filisteo
ora
retorico
,
sempre
troppo
ingenuo
per
avere
validità
politica
(
il
sentimento
della
patria
può
essere
un
presupposto
,
non
un
elemento
della
politica
)
e
si
perpetua
,
come
aspirazione
ideale
,
l
'
ultimo
tentativo
di
un
astratto
sogno
hegeliano
.
Senonché
Antonio
Labriola
e
Benedetto
Croce
bene
avevano
avvertito
con
l
'
esempio
la
poca
serietà
di
chi
volesse
riprendere
il
concetto
dello
Stato
hegeliano
senza
ricordarsi
gli
approfondimenti
di
Marx
.
Così
il
nazionalismo
fu
una
filosofia
della
storia
ottimistica
che
parlò
enfaticamente
di
Stato
forte
dimenticando
l
'
elaborazione
pratica
della
lotta
politica
da
cui
lo
Stato
scaturisce
e
teorizzò
astrattamente
un
termine
del
processo
storico
senza
vederne
la
natura
meccanica
e
naturalistica
.
Invero
solo
per
un
vizio
originario
di
educazione
positivista
essi
ci
parlano
di
nazione
e
non
di
Stato
e
non
bastano
le
tessere
di
Giovanni
Gentile
e
di
Balbino
Giuliano
per
cancellare
le
orme
di
Morasso
e
di
Sighele
.
Il
nazionalismo
si
oppose
al
socialismo
e
al
positivismo
rimanendo
nel
loro
stesso
piano
:
per
parlare
un
linguaggio
famigliare
ai
nuovi
aderenti
fu
l
'
antitesi
della
tesi
.
La
romantica
democrazia
reagendo
contro
il
Risorgimento
aveva
cercato
di
superare
il
particolarismo
in
esso
implicito
;
poiché
la
nostra
unità
ci
venne
più
dalle
tradizioni
piemontesi
che
dal
liberismo
di
Cavour
e
dallo
storicismo
critico
di
Cattaneo
.
Per
vie
diverse
erronee
,
limitate
,
Lombroso
,
Ardigò
,
Loria
reagivano
rimanendo
provinciali
al
filisteismo
della
nostra
unità
,
volgarizzavano
esigenze
di
malcontento
,
si
assimilavano
grossolanamente
un
pensiero
europeo
che
gli
Italiani
non
avevano
saputo
apprendere
dalla
serietà
di
Cattaneo
e
di
Cavour
.
Opponendosi
a
questo
umanitarismo
romantico
,
i
nazionalisti
non
sentirono
la
vitalità
che
vi
si
nascondeva
.
Da
quella
parentesi
era
nato
il
movimento
operaio
e
,
contro
il
garibaldinismo
di
Crispi
,
una
franca
coscienza
libertaria
,
premessa
necessaria
di
un
serio
pensiero
politico
.
I
nazionalisti
credettero
di
poter
fare
a
meno
della
lotta
politica
e
di
tornare
semplicemente
al
povero
sogno
di
disperazione
del
Gioberti
.
Essi
accettarono
il
Risorgimento
come
un
dato
di
fatto
,
senza
intendere
che
si
poteva
essere
davvero
unitari
solo
facendo
il
processo
all
'
unità
,
solo
spezzandone
il
mito
eroico
per
integrare
le
deficienze
e
mettere
riparo
al
fallimento
.
Perciò
rimase
sterile
la
loro
critica
al
parlamentarismo
,
all
'
acquiescenza
delle
classi
dirigenti
,
all
'
impreparazione
della
politica
estera
,
alla
superficialità
dell
'
anticlericalismo
,
alla
pericolosa
corruzione
della
massoneria
.
Ma
non
seppero
rifare
il
processo
organico
che
determinava
queste
condizioni
necessariamente
,
non
seppero
esprimere
una
volontà
di
redenzione
aderente
a
capacità
storiche
reali
.
E
perciò
le
loro
idee
si
ridussero
alle
manifestazioni
del
malcontento
piccoloborghese
che
con
la
retorica
della
patria
cercava
di
consolarsi
della
sua
incapacità
economica
.
Si
ripeteva
nel
partito
senza
genialità
e
senza
profondità
psicologica
il
caso
di
provincialismo
letterario
di
Alfredo
Oriani
.
Ad
Oriani
come
a
ispiratore
dottrinario
si
rivolgeva
Giulio
De
Frenzi
già
vicino
a
trasfigurarsi
nell
'
eroico
clericalismo
di
Luigi
Federzoni
.
Oriani
era
stato
l
'
ammiratore
di
Crispi
e
il
teorico
ottimista
dell
'
impresa
africana
:
Oriani
era
il
«
grand
'
uomo
del
villaggio
»
come
il
nazionalismo
era
il
grande
partito
di
un
'
Italia
desolata
e
infantile
.
Ma
volgarizzandosi
,
irreparabilmente
si
disperdevano
le
qualità
letterarie
dell
'
eroica
solitudine
del
Romagnolo
:
restavano
la
sua
mazziniana
incultura
politica
e
i
suoi
arbitrari
schematismi
hegeliani
che
,
per
ignoranza
delle
forze
economiche
e
della
genuina
idealità
dell
'
empiria
,
lo
avevano
condotto
semplicisticamente
a
capovolgere
Ferrari
e
a
fantasticare
di
unità
italiana
compiuta
quando
il
processo
era
appena
incominciato
.
Alla
lotta
politica
pensata
da
Oriani
resta
estranea
la
complessità
dei
movimenti
economici
e
delle
psicologie
:
la
Rivolta
Ideale
è
il
trionfo
dell
'
astrattismo
,
un
mondo
di
ideologie
senza
uomini
.
E
i
nazionalisti
,
che
ne
assimilarono
la
superficie
,
derivarono
dai
più
infelici
intellettualismi
la
pigrizia
semplificatrice
in
cui
il
loro
istinto
retorico
si
appagava
.
Prezzolini
e
Papini
cercarono
,
ai
tempi
del
Regno
,
di
far
capire
ai
nazionalisti
Mosca
e
Parere
,
ma
questo
tentativo
di
integrazione
culturale
trovò
gli
spiriti
impreparati
e
non
era
del
resto
sufficiente
alla
realtà
imprevista
che
si
veniva
creando
.
Poiché
la
teoria
delle
élites
è
un
canone
valido
di
interpretazione
storica
,
ma
nasconde
tutti
i
pericoli
dell
'
intellettualismo
sociologico
e
scientifico
da
cui
nasce
,
se
non
si
trasporta
la
logica
di
Mosca
e
di
Pareto
sino
a
Giorgio
Sorel
il
quale
considera
la
teoria
delle
aristocrazie
nel
suo
ambiente
naturale
,
ossia
nella
lotta
di
classe
.
Nel
1903
una
teorica
di
conservazione
si
esprimeva
necessariamente
nella
pratica
giolittiana
,
e
non
la
borghesia
ma
il
proletariato
si
stava
schierando
sul
fronte
di
combattimento
.
Ma
in
quegli
anni
gli
scrittori
del
Regno
davano
la
prova
del
loro
realismo
schernendo
gli
operai
.
Se
chi
parlava
nel
1903
di
élites
e
di
lotta
politica
avesse
avuto
una
visione
della
realtà
la
rivoluzione
operaia
del
191920
non
sarebbe
stata
stroncata
per
mancanza
di
classe
dirigente
.
Il
nazionalismo
ha
perduto
in
questa
ignoranza
la
sua
prima
battaglia
di
politica
estera
.
Mario
Morasso
definiva
allora
le
rivendicazioni
delle
classi
lavoratrici
un
eterno
rompicapo
e
levava
il
suo
inno
alle
imprese
di
eroismo
dilettantesco
del
Duca
degli
Abruzzi
e
del
Capitano
Cagni
.
Enrico
Corradini
non
poteva
capire
che
la
politica
estera
è
più
importante
in
un
certo
senso
della
politica
interna
solo
in
quanto
è
essa
stessa
politica
interna
;
senza
che
sia
meno
vera
la
proposizione
reciproca
.
Ma
a
questa
stregua
l
'
impresa
libica
invece
di
preparare
una
politica
imperialista
svela
la
nostra
infantilità
politica
,
nello
stesso
modo
della
politica
adriatica
.
Il
realismo
politico
più
elementare
suggerisce
ben
più
precise
grandezze
;
il
problema
della
nostra
emigrazione
,
la
questione
meridionale
sono
problemi
di
politica
estera
più
importanti
del
conseguimento
di
concessioni
africane
,
e
una
saggia
politica
di
alleanze
può
servirci
meglio
di
grossi
propositi
bellici
.
D
'
altra
parte
l
'
esempio
inglese
e
americano
insegnano
che
solo
con
un
proletariato
agguerrito
e
cosciente
è
possibile
una
seria
politica
espansionista
.
Non
basta
aver
affermato
l
'
utilità
della
guerra
per
esser
chiamati
realisti
in
politica
.
Qui
i
nazionalisti
dichiareranno
tutti
i
meriti
loro
e
il
loro
coraggio
nella
lotta
e
nella
resistenza
contro
le
demagogie
pacifiste
.
Ma
l
'
esaurirsi
nella
mera
critica
di
una
ideologia
utopistica
può
essere
la
migliore
prova
di
un
peccato
d
'
utopia
e
di
una
valutazione
erronea
della
realtà
.
Lo
spirito
guerresco
dei
nazionalisti
fu
infatti
poco
più
che
uno
sfogo
di
esuberanze
malate
e
di
illusioni
dimentiche
.
Il
giudizio
più
realistico
in
tema
di
militarismo
resta
sempre
quello
di
Machiavelli
:
i
soldati
che
vincono
le
battaglie
sono
quelli
che
vogliono
la
pace
e
lo
spirito
d
'
avventura
mal
si
concilia
con
le
severe
necessità
della
guerra
.
La
pratica
offre
le
critiche
più
decisive
e
inesorabili
di
certe
illusioni
storiche
senza
che
se
ne
diano
pensiero
i
dottrinari
.
La
guerra
europea
è
stata
vinta
più
per
opera
dell
'
astrattismo
wilsoniano
che
del
concretismo
imperialista
e
questo
concretismo
non
era
meno
ingenuo
di
quell
'
astrattismo
.
La
storia
è
sempre
più
complessa
dei
programmi
:
la
politica
imperialista
degli
zar
conduce
la
Russia
alla
sconfitta
;
Trozchi
predicando
la
pace
fa
la
guerra
vittoriosa
.
Nel
disconoscimento
di
queste
realtà
consiste
il
dottrinarismo
immaturo
dei
nazionalisti
.
Espansione
coloniale
e
militarismo
non
sono
in
essi
specifiche
volontà
ma
vizi
dogmatici
:
progetti
innocui
con
cui
si
cerca
di
nascondere
penose
situazioni
non
conosciute
.
Il
nazionalismo
ha
perduto
la
sua
seconda
battaglia
quando
ha
dovuto
subire
il
gioco
del
fascismo
e
ridursi
,
esso
,
il
partito
della
forza
e
dell
'
astuzia
,
al
compito
di
elaborare
una
dottrina
per
i
vincitori
.
Nell
'
adesione
al
fascismo
si
vide
chiaramente
quanto
vi
fosse
di
piccolo
borghese
e
di
enfatico
nella
Real
Politik
di
Coppola
e
di
Corradini
.
Con
la
sua
teoria
delle
aristocrazie
il
nazionalismo
non
è
stato
capace
di
elaborare
neanche
una
praxis
borghese
.
Il
corradiniano
regime
della
borghesia
produttiva
non
ha
sostegni
di
intransigenza
,
né
natura
eroica
che
lo
salvi
dalla
degenerazione
del
socialismo
di
Stato
.
Gli
industriali
potranno
essere
condotti
alla
lotta
politica
con
intollerante
coerenza
solo
da
un
mito
francamente
liberista
.
Il
protezionismo
è
la
morale
della
mediocrità
dell
'
industria
;
stronca
la
formazione
di
aristocrazie
borghesi
adeguando
il
merito
all
'
intrigo
,
negando
con
lo
statalismo
il
processo
libero
dell
'
industria
-
-
come
il
cooperativismo
spezza
le
naturali
aristocrazie
operaie
col
promuovere
costumi
da
parassita
.
I
nazionalisti
non
hanno
elevato
un
solo
grido
contro
la
mentalità
burocratica
,
anzi
sono
diventati
il
partito
dei
ceti
medi
per
paura
della
rivoluzione
.
Nella
difesa
del
protezionismo
affiora
una
vera
e
propria
questione
di
mentalità
che
culmina
in
un
mediocre
ricatto
:
il
parassitismo
è
mercanteggiato
in
cambio
di
un
'
adesione
dottrinaria
al
mito
della
patria
.
Eccoci
a
constatare
ancora
qui
la
malattia
storica
e
costituzionale
del
neo
guelfismo
:
Alfredo
Rocco
ne
è
il
profeta
più
tardo
.
Il
Primato
giobertiano
torna
in
vigore
col
suo
astrattismo
anti
liberale
da
medioevo
e
l
'
hegelismo
provinciale
della
Destra
si
acqueta
con
Gentile
monarchico
e
nazionalista
,
nell
'
enfatica
palingenesi
unitaria
del
semplicismo
conservatore
.
Si
esercitino
i
letterati
nel
considerare
questi
episodi
di
oratoria
arcadica
.
Nota
sul
sindacalismo
di
Alfredo
Rocco
Le
costruzioni
teoriche
di
Alfredo
Rocco
,
filosofo
del
sindacalismo
nazionalista
,
sono
appena
un
nuovo
aspetto
della
dominante
morale
protezionista
che
si
è
prima
analizzata
.
«
Tutta
la
vita
degli
organismi
sociali
-
-
scrive
Alfredo
Rocco
-
-
è
una
lotta
incessante
tra
il
principio
dell
'
organizzazione
rappresentato
dallo
Stato
,
che
tende
a
consolidarli
e
ad
accrescerli
,
e
il
principio
della
disgregazione
,
rappresentata
dagli
individui
e
dai
gruppi
,
che
tende
a
disintegrarli
,
e
perciò
a
farli
cadere
e
perire
.
Quando
trionfa
lo
Stato
,
la
società
si
sviluppa
e
prospera
:
quando
riprendono
il
sopravvento
gli
individui
e
i
gruppi
essa
si
disgrega
e
muore
»
.
Non
è
vera
la
dottrina
del
progresso
,
anzi
«
la
storia
si
svolge
secondo
cicli
distinti
,
ma
simili
e
ricorrenti
.
Ed
è
naturale
:
la
storia
dell
'
umanità
non
è
che
la
storia
delle
varie
organizzazioni
sociali
che
si
succedono
nei
secoli
e
nei
millenni
,
e
ciascuna
di
queste
ha
,
come
tutti
gli
organismi
,
una
vita
,
che
si
inizia
con
la
nascita
e
termina
con
la
morte
,
attraverso
la
giovinezza
,
la
maturità
,
la
vecchiaia
.
Nessuna
meraviglia
,
pertanto
,
che
la
storia
si
ripeta
perché
nei
vari
organismi
sociali
che
si
formano
successivamente
,
si
ripete
con
le
sue
identiche
fasi
,
la
vita
»
(
Politica
,
vol
.
VII
,
pag
.
3
)
.
Questi
concetti
sono
una
rigida
applicazione
del
socialismo
di
Stato
,
senonché
,
più
che
a
Lassalle
,
bisognerebbe
pensare
a
Campanella
e
ai
regimi
teocratici
.
Dopo
Marx
solo
qualche
onesto
pievano
di
paeselli
sperduti
saprebbe
consentire
a
una
anatomia
della
società
ingenua
come
quella
escogitata
dal
Rocco
.
Invero
il
trionfo
dello
Stato
non
può
essere
che
trionfo
degli
individui
.
La
funzione
politica
non
è
propria
di
entità
concettuali
,
ma
di
persone
,
le
quali
per
il
fatto
stesso
che
operano
nella
società
non
dipendono
mai
dalla
grettezza
degli
egoismi
.
Se
la
vita
è
trionfo
di
attività
e
di
iniziativa
,
lo
Stato
opera
come
limite
ideale
,
tende
a
diventare
un
risultato
immanente
e
necessario
nel
momento
delle
affermazioni
individuali
.
Senonché
la
più
elementare
prudenza
ci
suggerisce
di
metter
da
parte
osservazioni
troppo
filosofiche
inadatte
alla
schermaglia
con
un
candido
giurista
inesperto
di
storia
.
Gioverà
scendere
invece
dalle
premesse
alle
smaglianti
conseguenze
.
«
Lo
Stato
deve
tornare
alla
sua
vecchia
tradizione
interrotta
dal
trionfo
dell
'
ideologia
liberale
,
e
comportarsi
verso
i
sindacati
moderni
come
si
comportò
con
le
corporazioni
medioevali
.
Deve
assorbirli
e
farli
suoi
organi
.
Per
ottenere
questo
risultato
il
semplice
riconoscimento
non
basta
,
occorre
una
trasformazione
ben
più
profonda
.
Occorre
da
un
lato
proclamare
la
obbligatorietà
dei
sindacati
e
dall
'
altro
porli
risolutamente
sotto
il
controllo
dello
Stato
,
determinandone
con
precisione
le
funzioni
,
disciplinandone
la
vigilanza
e
la
tutela
in
una
forma
di
autarchia
non
eccessivamente
svincolata
.
Ma
,
sopratutto
,
bisogna
trasformarli
da
strumenti
di
lotta
per
la
difesa
di
interessi
particolaristici
in
organi
di
collaborazione
al
raggiungimento
di
fini
comuni
.
I
sindacati
operai
e
quelli
padronali
debbono
essere
riuniti
,
industria
per
industria
,
in
un
sindacato
misto
organizzato
,
s
'
intende
,
in
due
,
anzi
,
piuttosto
in
tre
sezioni
,
giacché
sarebbe
opportuno
che
anche
gli
elementi
direttivi
,
ingegneri
,
tecnici
,
capi
fabbrica
,
avessero
la
loro
rappresentanza
speciale
.
Ma
l
'
azione
comune
del
sindacato
deve
essere
ridotta
ad
unità
da
un
organismo
apposito
,
consiglio
e
direttorio
sindacale
per
il
raggiungimento
di
fini
comuni
»
(
Politica
,
VII
,
p
.
10
)
.
Qui
con
l
'
ironia
viene
a
contrastare
la
generosità
,
e
il
naturale
candore
che
sta
sotto
ogni
malizia
ci
consiglia
a
mitezza
verso
le
illusioni
stesse
più
enfatiche
e
i
progetti
più
massicci
e
goffi
e
sicuri
di
sé
.
Usi
a
pietà
verso
le
deficenze
più
irreparabili
e
,
per
così
dire
,
fisiologiche
,
dovremo
dire
che
si
nasce
ottimista
come
si
nasce
becco
,
e
se
il
nazionalismo
è
bello
e
ridente
invece
che
serio
e
doloroso
la
colpa
non
sarà
tutta
della
sua
infanzia
.
Il
sindacalismo
è
nato
per
sconvolgere
gli
schemi
,
per
stroncare
le
pretese
illuministiche
,
per
far
scaturire
la
verità
dalla
lotta
politica
,
per
ottenere
da
ognuno
la
sua
dedizione
alla
praxis
,
per
dominare
col
realismo
i
comodi
giusnaturalismi
.
Il
sindacalismo
organizza
delle
forze
,
le
conduce
al
sacrificio
,
obbliga
ognuno
ad
assumere
la
sua
responsabilità
,
dà
a
tutti
,
senza
preoccuparsi
di
astrattezze
dottrinali
,
un
senso
elementare
di
dignità
:
separa
gli
attivi
dagli
inerti
,
schiaccia
inesorabilmente
i
pigri
,
fa
sentire
le
differenze
dei
valori
,
acuisce
l
'
esigenza
di
una
aristocrazia
e
di
un
eroismo
civile
,
crea
i
presupposti
per
la
nuova
esperienza
di
una
morale
di
produttori
.
Qualunque
sia
il
suo
mito
finale
,
il
suo
sogno
di
palingenesi
,
il
sindacalismo
ha
la
sua
realtà
attuale
come
suscitatore
di
valori
.
Rocco
vuole
il
sindacalismo
senza
lotta
,
come
dire
Hegel
senza
dialettica
,
il
collettivismo
marxista
senza
la
dittatura
del
proletariato
e
il
rovesciamento
della
praxis
,
il
diritto
pubblico
senza
la
politica
.
Il
suo
sogno
è
infatti
essenzialmente
costi
tuzionalista
;
il
suo
mondo
ideale
è
una
pacifica
rinuncia
mistica
.
Vagheggia
la
riduzione
dello
spirito
e
degli
individui
a
una
misura
amministrativa
;
la
sua
ammirazione
per
la
burocrazia
è
inesorabile
,
propugna
:
«
l
'
abbandono
del
pregiudizio
dottrinale
,
ogni
giorno
smentito
dai
fatti
,
che
il
salario
e
le
condizioni
del
lavoro
siano
determinate
dalla
legge
della
domanda
e
dell
'
offerta
e
l
'
adozione
del
principio
del
giusto
salario
che
la
giurisprudenza
si
incaricherebbe
ben
presto
di
precisare
e
di
sviluppare
»
.
Non
occorre
infierire
contro
intenzioni
tanto
candide
.
L
'
inventore
del
nazionalismo
economico
è
diventato
economista
non
per
presunzione
ma
per
esigenza
di
partito
:
egli
non
osa
neanche
nascondere
le
equivoche
sue
derivazioni
.
La
giurisprudenza
?
Abbiamo
trovato
le
giuste
misure
.
Ecco
perché
è
necessario
abolire
i
validi
strumenti
millenari
della
lotta
politica
:
boicottaggio
,
sciopero
,
serrata
,
ostruzionismo
.
I
sindacati
di
Rocco
sono
un
'
invenzione
di
carattere
professionale
,
sono
il
semenzaio
dei
nuovi
clienti
.
VI
I
repubblicani
Lo
spirito
del
partito
d
'
azione
Se
nel
Partito
Repubblicano
si
trovano
oggi
germi
di
rinnovamento
le
ragioni
sono
da
cercarsi
nell
'
azione
storica
del
fascismo
e
nel
confluire
in
seno
al
fascismo
dei
motivi
nazionalisti
e
retorici
dell
'
interventismo
.
La
guerra
ha
liquidato
la
questione
dell
'
irredentismo
,
nella
quale
i
repubblicani
rimanevano
rigidi
e
indifferenziati
dai
partiti
dell
'
ordine
.
La
monarchia
poi
,
riconoscendo
il
colpo
di
mano
fascista
,
ha
ripresentato
il
problema
istituzionale
.
Infine
il
fascismo
ricollegandosi
alla
parte
caduca
e
donchisciottesca
del
nostro
Risorgimento
si
assume
quel
compito
di
rivendicazioni
romantiche
,
di
predicazione
di
esaltato
patriottismo
,
di
sentimentalismo
sociale
collaborazionista
che
dopo
la
fine
del
partito
d
'
azione
era
stato
il
solo
patrimonio
continuato
dal
mazzinianismo
.
Il
ventennio
antecedente
al
'14
ci
aveva
dato
infatti
una
caratteristica
forma
di
psicologia
di
altri
tempi
:
la
camicia
rossa
«
tendenziale
»
non
mai
sazia
di
leggenda
e
di
cortei
,
generoso
sangue
romagnolo
,
con
l
'
avventura
per
ideale
e
la
spavalderia
per
motto
,
irredentista
per
un
ripicco
a
Francesco
Giuseppe
,
rispettosa
dell
'
ordine
borghese
come
di
quello
che
si
lascia
bestemmiare
,
sdegnata
con
la
monarchia
per
potersi
spiegare
con
semplicità
la
storia
e
il
proprio
perpetuo
malcontento
,
oltre
che
per
altissimi
principi
di
uguaglianza
sociale
.
La
guerra
,
poverissima
nel
creare
sfumature
di
idealità
e
di
caratteri
,
ci
divertì
invece
nella
figurazione
del
repubblicano
tirannello
e
del
comitato
di
salute
pubblica
.
Furono
i
repubblicani
primissimi
responsabili
con
i
nazionalisti
nel
creare
le
famìgerate
leghe
d
'
azione
antitedesca
e
nell
'
esasperare
quella
campagna
contro
Giolitti
,
che
resta
,
anche
per
gli
spiriti
non
teneri
verso
il
giolittismo
,
uno
degli
indici
più
sconsolanti
della
nostra
immaturità
durante
la
guerra
.
Del
resto
un
partito
che
non
ebbe
altra
risorsa
,
per
decenni
,
fuor
di
una
banale
campagna
moralizzatrice
e
identificò
la
lotta
politica
con
la
lotta
all
'
uomo
e
le
accuse
di
disonestà
pratica
,
doveva
logicamente
esaurirsi
nel
modo
più
allegro
,
e
darci
lo
spettacolo
di
parecchi
suoi
gregari
,
paladini
di
purità
,
implicati
nei
più
disgustosi
scandali
.
Si
sa
che
la
storia
difficilmente
consente
che
le
sfuggano
le
occasioni
della
più
piacevole
ironia
:
e
ci
volle
riservare
l
'
estrema
prevista
sorpresa
di
un
Colaianni
persecutore
del
proletariato
e
del
bolscevismo
e
di
un
partito
rivoluzionario
alleato
alla
monarchia
per
salvare
i
pescicani
e
le
cricche
di
Montecitorio
.
Solo
a
questo
punto
,
mentre
la
reazione
fascista
si
stava
sfrenando
in
Romagna
con
la
complicità
dei
repubblicani
,
e
da
parte
dei
più
dignitosi
,
come
il
Ghisleri
e
il
Facchinetti
,
non
si
sapeva
suggerir
rimedio
fuor
di
una
rosea
Costituente
:
alcuni
giovani
,
come
Zuccarini
,
Conti
,
Schiavetti
e
Bergamo
,
riuscirono
ad
imporre
la
necessità
di
un
orientamento
rivoluzionario
.
Senonché
l
'
occasione
e
il
fondamento
dell
'
opera
,
il
movimento
operaio
,
sono
mancati
e
ai
nuovi
repubblicani
spetterà
un
mero
compito
di
critica
e
di
eresia
d
'
avanguardia
.
I
torti
del
mazzinianismo
Resta
a
vedere
se
la
dottrina
mazziniana
,
su
cui
questi
giovani
continuano
a
fondarsi
,
non
contenga
già
originariamente
quei
vizi
di
comprensione
storica
e
di
pratica
dei
quali
Colaianni
,
Barzilai
,
Chiesa
,
Pirolini
,
non
sarebbero
che
naturali
esemplificazioni
.
Si
chiede
se
l
'
equivoco
in
cui
si
trovarono
i
repubblicani
di
fronte
ai
tre
problemi
1
)
Dalmazia
,
2
)
wilsonismo
,
3
)
bolscevismo
potessero
evitarsi
o
non
corrispondessero
a
pericolosi
errori
di
impostazione
e
di
natura
.
La
politica
estera
fu
il
terreno
specifico
della
competenza
di
Mazzini
e
si
potrebbe
citare
come
una
prova
del
suo
realismo
nella
visione
del
Risorgimento
.
Ma
,
in
quanto
è
valida
,
ha
i
suoi
limiti
aderenti
alle
occasioni
per
le
quali
fu
pensata
e
soltanto
per
ragionamenti
storici
si
possono
giustificare
le
sue
ideologie
umanitarie
,
che
i
repubblicani
hanno
inteso
invece
come
premesse
su
cui
esercitare
i
procedimenti
deduttivi
.
Più
compromettente
è
l
'
eredità
mazziniana
in
tema
di
questione
sociale
.
Infatti
quando
Mazzini
parla
del
problema
sociale
come
di
un
problema
di
educazione
delle
facoltà
umane
,
egli
è
in
una
posizione
reazionaria
;
la
stessa
in
cui
ricade
il
Ghisleri
,
intendendo
il
consiglio
di
fabbrica
come
uno
strumento
di
conoscenze
economiche
per
gli
operai
.
E
se
il
concetto
d
'
associazione
come
l
'
intendeva
il
genovese
ha
avuto
una
grande
importanza
per
creare
lo
slancio
e
lo
spirito
rivoluzionario
non
ha
saputo
poi
estendersi
al
campo
tattico
e
strategico
e
dare
agli
operai
un
ordine
di
lotta
e
una
disciplina
di
intransigenza
.
La
cooperazione
e
la
mutualità
,
sorte
dall
'
iniziativa
di
difesa
delle
classi
proletarie
,
diventano
una
corruzione
piccolo
borghese
delle
autonomie
e
un
peso
morto
per
la
battaglia
se
sono
alimentate
con
spirito
riformistico
come
preludio
alla
società
futura
.
Il
movimento
operaio
ha
la
sua
logica
nella
sua
disperazione
;
il
futuro
non
può
essere
compromesso
con
piani
preconcetti
.
Ed
ecco
che
invece
Zuccarini
,
in
pieno
processo
di
rivoluzione
italiana
,
mentre
afferma
che
il
problema
politico
è
problema
di
forza
e
che
i
repubblicani
sono
rivoluzionari
,
pone
di
fronte
all
'
esperimento
russo
la
domanda
:
come
deve
essere
organizzata
la
società
dopo
la
rivoluzione
.
Preoccupazione
caratteristica
del
dottrinarismo
mazziniano
che
viene
a
introdurre
,
nel
momento
in
cui
l
'
unità
della
difesa
e
dell
'
attacco
deve
essere
conservata
,
rigorosa
,
la
scissione
delle
ipotesi
e
delle
previsioni
.
Il
processo
al
regime
accentratore
,
autoritario
,
monopolistico
della
rivoluzione
russa
,
non
si
può
fare
a
priori
in
nome
di
un
ideale
di
autonomia
perché
soltanto
il
futuro
ci
dirà
l
'
organizzazione
del
futuro
e
in
Russia
Lenin
ubbidisce
al
suo
clima
storico
e
ad
esigenze
non
più
astratte
ma
determinate
da
una
dialettica
quotidiana
reale
.
Il
problema
del
movimento
operaio
è
problema
di
libertà
e
non
di
uguaglianza
sociale
,
la
critica
allo
Stato
ha
un
valore
dinamico
,
non
ricostruttivo
.
La
classe
operaia
si
migliora
tecnicamente
da
se
stessa
nella
fabbrica
;
la
sua
capacità
rivoluzionaria
poi
è
data
dalla
sua
forza
morale
,
dallo
spirito
di
sacrificio
.
Sono
cose
che
la
scuola
non
può
insegnare
,
anzi
l
'
idea
sola
di
insegnarle
,
mentre
non
ha
alcun
grado
di
attuabilità
,
costituisce
un
'
umiliazione
per
l
'
operaio
.
I
Doveri
dell
'
uomo
di
Mazzini
sono
un
libro
immorale
in
quanto
propongono
all
'
operaio
un
ideale
che
non
scaturisce
dal
suo
stesso
cuore
,
lo
persuadono
a
tradire
sé
e
i
suoi
per
agire
nell
'
atmosfera
retorica
della
palingenesi
democratica
e
della
virtù
piccolo
borghese
.
L
'
operaio
deve
educarsi
da
se
stesso
nella
fabbrica
,
deve
conquistare
la
sua
coscienza
morale
nel
lavoro
,
che
gli
darà
virtù
di
eroismo
politico
,
deve
,
educato
,
rimanere
operaio
.
L
'
uguaglianza
sociale
è
l
'
ideale
di
tutte
le
preparazioni
e
di
tutti
i
sogni
ribelli
,
è
l
'
aspirazione
più
tragicamente
commossa
dell
'
uomo
di
tutti
i
tempi
,
ma
esaurisce
la
sua
forza
nel
creare
l
'
impulso
rivoluzionario
:
solo
la
differenziazione
può
alimentare
una
morale
sociale
e
un
senso
dei
limiti
e
una
responsabilità
di
sacrificio
.
Mazzini
non
ha
avvertito
la
logica
di
questo
processo
perché
il
suo
Stato
futuro
vive
in
un
'
atmosfera
romantica
ed
evangelica
aliena
da
ogni
esperienza
di
modernità
e
i
suoi
seguaci
non
scorgono
,
al
di
là
della
nazione
,
il
travaglio
della
coscienza
statale
.
Solo
per
questa
considerazione
è
spiegata
la
svalutazione
dei
capi
che
affiora
anche
qua
e
là
negli
scritti
di
Zuccarini
;
e
la
assoluta
incomprensione
dei
compiti
che
spettano
alle
aristocrazie
dirigenti
.
Infine
dove
il
dottrinarismo
mazziniano
si
rivela
più
inadeguato
è
nella
completa
assenza
di
cognizioni
economiche
e
nella
pretesa
di
subordinare
la
complessa
realtà
dell
'
economia
al
semplicismo
preconcetto
di
uno
schema
politico
.
Le
idee
fisse
di
Mazzini
e
dei
suoi
seguaci
sono
la
cooperazione
e
la
piccola
proprietà
concepite
con
una
mentalità
di
primitivi
,
senza
connessione
con
l
'
economia
moderna
e
senza
avvertire
che
la
cooperazione
,
come
sistema
produttivo
,
tende
a
diventare
parassitaria
e
la
piccola
proprietà
floridissima
nel
Monferrato
urta
contro
ostacoli
sinora
non
superati
in
Basilicata
o
in
Calabria
.
Tra
Mazzini
e
Cattaneo
Non
si
può
dire
dunque
come
i
giovani
repubblicani
siano
per
riuscire
a
conciliare
la
loro
volontà
rivoluzionaria
con
queste
malsicure
premesse
della
dottrina
mazziniana
.
La
loro
critica
al
fascismo
corruttore
coincide
oggi
con
la
nostra
,
ma
nel
momento
in
cui
bisognerà
scegliere
tra
uguaglianza
e
libertà
la
guida
di
Mazzini
non
li
trarrebbe
certo
dall
'
equivoco
,
perché
nel
mazzinianismo
,
mentre
si
trovano
le
idee
più
contraddittorie
e
confuse
,
il
nucleo
centrale
resta
una
dottrina
democratica
conservatrice
rispetto
alla
quale
le
sovrapposizioni
rivoluzionarie
sono
una
mera
derivazione
romantica
,
quasi
una
malattia
del
secolo
che
non
è
più
il
nostro
.
Il
disagio
di
questo
equivoco
è
avvertito
dai
nuovi
repubblicani
nell
'
atto
stesso
che
non
riescono
a
individuare
la
loro
azione
in
un
senso
determinato
.
I
motivi
polemici
di
Critica
politica
,
la
bella
rivista
di
O
.
Zuccarini
,
potrebbero
essere
accettati
senza
discussione
da
conservatori
intelligenti
.
Tra
Sud
e
Nord
il
partito
non
si
è
deciso
.
Le
nostalgie
rivoluzionarie
lo
avvicinano
agli
operai
,
il
mazziniano
fanatismo
per
la
piccola
proprietà
lo
accosta
ai
contadini
.
Qui
si
nascondono
delle
contraddizioni
per
l
'
azione
futura
del
partito
:
se
bisogna
preoccuparsi
della
vita
agraria
in
Italia
prima
di
ogni
altra
cosa
(
p
.
43
,
Il
partito
repubblicano
dopo
la
guerra
)
bisogna
combattere
non
soltanto
l
'
industria
,
ma
anche
gli
operai
e
sognare
una
rivoluzione
fanatica
(
di
che
altro
saranno
capaci
i
contadini
del
Sud
?
)
invece
di
una
rivoluzione
politica
.
Che
dire
del
pensiero
repubblicano
verso
il
Parlamento
per
cui
li
troviamo
partecipi
della
comune
aspettazione
dal
governo
tecnico
e
competente
?
La
storia
recente
ha
dimostrato
in
modo
inconcusso
la
superiorità
degli
incompetenti
sui
competenti
.
Giunto
a
questo
punto
il
nostro
processo
ai
rinati
repubblicani
apparirebbe
tendenzioso
e
non
metterebbe
in
chiaro
la
simpatia
con
cui
continuiamo
a
seguirli
se
non
rilevassimo
il
punto
vivo
del
loro
pensiero
e
delle
loro
polemiche
rendendo
l
'
omaggio
dovuto
ai
motivi
che
ereditano
da
Cattaneo
.
Il
federalismo
per
spiriti
non
negati
alla
cultura
conserva
le
suggestioni
dell
'
eresia
più
accreditata
che
sia
sorta
nella
nostra
storia
politica
.
Il
vessillo
dell
'
autonomia
e
del
decentramento
nasconde
sfumature
e
risorse
complesse
ed
impreviste
:
del
regionalismo
è
facile
rinnovare
di
fronte
alle
esigenze
ricorrenti
i
sensi
e
le
suggestioni
;
la
modestia
dell
'
insegnamento
economico
non
è
fuor
di
luogo
nell
'
Italia
moderna
,
il
mito
libertario
sta
per
diventare
laborioso
e
doveroso
.
In
un
regime
intollerante
di
critica
e
di
autonomia
,
sotto
un
governo
paternamente
dispotico
,
queste
sfumature
di
indagini
e
delicatezze
di
metodo
hanno
un
compito
ben
preciso
di
difesa
per
l
'
avvenire
,
anche
se
non
ne
scaturisca
oggi
un
imperativo
di
azione
tutto
chiaro
.
LIBRO
TERZO
CRITICA
LIBERALE
I
Problemismo
Gaetano
Salvemini
e
Luigi
Sturzo
sono
riusciti
a
promuovere
in
Italia
il
più
recente
esperimento
di
illuminismo
politico
offrendo
il
metodo
e
alcuni
esempi
di
problemismo
pratico
.
La
natura
liberale
di
questo
tentativo
non
ha
bisogno
di
troppi
chiarimenti
e
le
stesse
obbiezioni
che
gli
furono
rivolte
attestano
solo
l
'
immaturità
delle
condizioni
storiche
in
cui
il
loro
pensiero
,
alquanto
esclusivo
,
si
dovette
svolgere
.
La
conoscenza
dei
problemi
pratici
non
può
sostituire
,
s
'
intende
,
la
dialettica
delle
forze
e
infatti
la
critica
liberale
non
ha
mai
preteso
di
ridurre
la
realtà
sotto
schemi
intellettualistici
preconcetti
:
le
azioni
degli
uomini
non
sono
guidate
dalla
sola
logica
,
anzi
la
spiegazione
offerta
dalle
pretese
razionali
è
insufficiente
quanto
quella
che
si
vuol
derivare
dal
riconoscimento
degli
istinti
.
D
'
altra
parte
lo
scetticismo
verso
l
'
indagine
problemistica
mostra
di
non
capire
che
nella
complessità
della
vita
sociale
i
«
problemi
»
riescono
degli
eccellenti
punti
di
orientamento
,
e
sono
talvolta
occasioni
e
strumenti
per
individuare
la
crisi
e
le
forze
vitali
presenti
nell
'
equilibrio
politico
.
Se
la
metodologia
liberale
è
la
più
ripugnante
ai
dogmi
e
alle
semplificazioni
astratte
,
alle
cieche
fiducie
e
alla
sicumera
dei
progettismi
,
la
conoscenza
dei
problemi
pratici
si
presenta
per
il
politico
come
una
forma
e
un
indice
di
liberalismo
:
è
un
modo
di
aderire
alle
sfumature
e
di
prolungare
l
'
osservazione
,
una
delle
vie
per
cui
si
prova
l
'
ascesi
del
politico
.
La
teoria
liberale
non
ha
mai
dimenticato
che
l
'
attitudine
prima
dell
'
uomo
di
governo
come
dell
'
uomo
di
partito
sarebbe
quella
di
sapersi
fermare
al
momento
giusto
,
prima
di
decidere
:
la
virtù
del
dubbio
e
della
sospensione
di
giudizio
,
la
capacità
di
dar
ragione
all
'
avversario
è
la
miglior
preparazione
all
'
intransigenza
e
all
'
intolleranza
operosa
.
Anzi
deriva
da
questa
caratteristica
l
'
accusa
volgare
mossa
al
liberalismo
quasi
fosse
incapace
di
azione
perché
obbiettivo
e
fedele
a
canoni
di
indagine
teorica
prima
che
a
esigenze
di
interessi
:
senonché
l
'
obbiezione
mostra
di
ignorare
proprio
il
fondamento
psicologico
del
liberalismo
,
che
non
è
soltanto
movimento
libertario
e
difesa
delle
iniziative
dei
singoli
,
ma
anche
un
indice
di
maturità
storica
,
un
segno
di
aristocrazia
del
sapere
e
una
raffinata
diplomazia
nei
rapporti
sociali
.
Il
liberalismo
sdegna
la
politica
dei
competenti
(
degli
interessati
)
perché
ha
elaborato
un
concetto
della
politica
come
disinteresse
dell
'
uomo
di
governo
di
fronte
al
popolo
interessato
,
e
perché
ha
offerto
durante
il
corso
storico
alcuni
modelli
assai
evidenti
della
competenza
che
deve
ritrovarsi
nell
'
uomo
di
Stato
(
Cavour
)
.
II
La
lotta
di
classe
e
la
borghesia
La
lotta
di
classe
è
stata
l
'
experimentum
crucis
della
pratica
liberale
;
solo
attraverso
la
lotta
di
classe
il
liberalismo
può
dimostrare
le
sue
ricchezze
.
Essa
rappresenta
in
politica
la
parte
che
in
economia
spettò
al
fenomeno
dello
scambio
e
del
commercio
.
È
lo
strumento
infallibile
per
la
formazione
di
nuove
élites
,
la
vera
leva
,
sempre
operante
,
del
rinnovamento
popolare
.
Soltanto
la
lotta
,
mentre
condiziona
lo
scaturire
delle
iniziative
,
garantisce
le
libertà
dei
singoli
.
Le
classi
appaiono
chiuse
e
agiscono
come
unità
distinte
e
individuate
nei
momenti
più
gravi
del
contrasto
:
ma
errerebbe
chi
le
considerasse
schemi
o
astrazioni
mentre
corrispondono
a
uno
sviluppo
e
rappresentano
un
movimento
.
Il
sogno
nazionalista
della
distruzione
o
dell
'
addomesticamento
delle
classi
ha
la
stessa
natura
del
sogno
pacifista
e
dimentica
la
funzione
educativa
del
contrasto
nella
vita
degli
uomini
.
Ci
sono
buone
ragioni
per
sospettare
che
la
sociologia
abbia
negato
il
concetto
di
classe
soltanto
per
avere
esperimentato
la
difficoltà
del
definirle
.
La
caratteristica
della
lotta
politica
infatti
risiede
in
questo
che
,
mentre
separa
le
classi
,
le
unisce
:
le
sfumature
e
gli
elementi
differenziali
riescono
così
mutevoli
e
dialettici
.
Uno
studioso
idealista
,
avendo
voluto
intendere
rigorosamente
la
borghesia
come
un
fatto
dello
spirito
,
si
ridusse
a
studiarla
non
nei
borghesi
,
che
nel
suo
giudizio
avevano
troppo
scarsa
coscienza
ideale
di
se
stessi
,
ma
nel
proletariato
che
la
conosce
per
il
fatto
stesso
che
la
combatte
.
Con
questo
processo
metodologico
la
scienza
veniva
a
fondarsi
sui
miti
,
la
critica
riesciva
identica
con
la
polemica
.
Infatti
per
suggestioni
di
questo
genere
si
è
continuato
a
vedere
nella
figura
del
borghese
l
'
uomo
che
si
è
fatta
una
posizione
,
l
'
uomo
del
ceto
dirigente
contento
di
sé
.
E
allora
non
esisterebbe
una
borghesia
,
ma
soltanto
lo
spirito
che
si
imborghesisce
;
non
una
classe
,
ma
una
circolazione
di
classi
:
un
pericolo
eterno
di
stasi
,
di
negazione
del
progresso
,
di
acquiescenza
al
passato
.
La
borghesia
sarebbe
il
momento
dell
'
inerzia
,
della
rinuncia
in
cui
tutte
le
élites
ricadono
quando
si
avvicina
il
loro
tramonto
.
Senonché
si
può
parlare
nel
secolo
nostro
della
necessità
del
tramonto
della
borghesia
?
La
civiltà
capitalistica
,
preparata
dai
comuni
sorta
trionfalmente
in
Inghilterra
e
diffusa
negli
ultimi
decenni
,
pur
nonostante
varie
attenuazioni
in
tutto
il
mondo
civile
,
è
la
civiltà
del
risparmio
,
fondata
su
intraprese
che
hanno
bisogno
per
vivere
di
un
capitale
mobile
.
I
paesi
più
arretrati
nella
civiltà
capitalistica
,
i
paesi
in
cui
la
borghesia
si
mostrava
meno
solida
,
erano
appunto
negli
anni
scorsi
quelli
in
cui
la
povertà
delle
condizioni
sociali
,
la
difficoltà
di
iniziative
industriali
e
commerciali
ostacolava
la
formazione
di
capitale
mobile
:
la
Russia
,
ancora
costretta
in
un
'
economia
latifondista
,
l
'
impero
austriaco
dominato
dagli
agrari
ungheresi
,
l
'
Italia
,
condannata
dal
dazio
sul
grano
a
una
politica
agraria
preistorica
.
Adriano
Tilgher
ha
cercato
la
logica
di
questa
civiltà
nell
'
attivismo
assoluto
che
riconosce
in
se
stesso
il
principio
e
il
termine
dello
svolgimento
.
L
'
impulso
vitale
viene
infatti
alla
vita
moderna
dalle
sue
stesse
ragioni
interiori
,
per
una
parte
dalla
superpopolazione
per
l
'
altra
dalla
crescente
capacità
produttiva
,
dalle
inesauribili
invenzioni
tecniche
,
dai
bisogni
sempre
nuovi
.
In
questa
vita
moderna
l
'
economia
si
fonda
sul
liberismo
,
la
politica
promuove
le
esperienze
di
autonomia
con
la
pratica
liberale
,
la
filosofia
vuole
essere
critica
e
immanentista
,
la
morale
si
fonda
sul
realismo
e
sul
valore
fondamentale
dell
'
attività
,
la
logica
è
dialettica
.
Ma
dove
le
condizioni
obbiettive
non
sono
mature
per
uno
sviluppo
rigoroso
,
abbiamo
processi
patologici
che
dagli
stessi
principi
conducono
a
conseguenze
contrastanti
;
il
liberismo
diventa
socialismo
di
Stato
,
il
liberalismo
democrazia
demagogica
o
nazionalismo
dilettantesco
,
come
in
sede
culturale
il
criticismo
si
dissangua
nel
sensismo
,
la
dialettica
cede
all
'
eristica
e
alla
retorica
.
Questi
due
momenti
dello
sviluppo
di
uno
stesso
mondo
,
si
possono
chiamare
tutti
e
due
con
la
stessa
legittimità
borghesi
,
se
borghese
è
l
'
orientamento
di
vita
cominciato
con
la
rivoluzione
francese
:
solo
un
esame
storico
più
analitico
potrà
introdurre
nuovi
criteri
di
differenza
per
spiegare
i
vari
stadi
di
sviluppo
in
cui
la
civiltà
borghese
si
trova
presso
i
vari
popoli
.
La
lotta
di
classe
risparmia
,
nella
sua
azione
presente
,
la
civiltà
capitalistica
la
quale
poi
è
al
di
sopra
delle
classi
e
vuole
l
'
opera
di
tutti
i
ceti
che
vi
partecipano
e
la
creano
concordi
,
pur
mentre
lottano
tra
di
sé
inesorabili
nel
volere
la
reciproca
sopraffazione
.
La
crisi
economica
che
offrì
gli
elementi
per
la
critica
socialista
non
fu
il
segno
di
un
esaurimento
definitivo
,
e
le
palingenesi
socialiste
stesse
valsero
come
miti
d
'
azione
,
non
come
annunci
di
tramonto
:
il
capitalismo
moderno
oppone
ai
suoi
avversari
insuperabili
esigenze
economiche
e
pratiche
e
li
obbliga
a
contribuire
al
suo
successo
.
Si
spiega
agevolmente
il
motivo
per
cui
nel
mondo
moderno
borghese
,
spettò
la
definizione
di
borghesia
alla
classe
dirigente
:
non
in
quanto
essa
si
opponga
ai
moti
popolari
,
ma
in
quanto
ne
è
l
'
espressione
diretta
e
ne
rappresenta
gli
istinti
e
le
deficienze
.
È
giusto
però
che
i
partiti
d
'
opposizione
,
nella
loro
volontà
di
creare
la
nuova
élite
di
governo
,
affrontino
la
lotta
seguendo
la
logica
di
miti
intransigenti
e
messianici
sino
al
semplicismo
.
Lasciata
l
'
elaborazione
del
concetto
di
borghesia
agli
scrittori
del
proletariato
,
è
naturale
che
il
concetto
ne
sia
stato
essenzialmente
negativo
e
che
nella
borghesia
si
siano
trovati
e
teorizzati
,
come
specifici
di
essa
,
quegli
errori
e
quelle
debolezze
che
il
mondo
moderno
reca
in
sé
e
che
sono
propri
nello
stesso
modo
del
proletariato
,
il
quale
anzi
sogna
una
società
nuova
,
appunto
perché
ha
la
coscienza
istintiva
dell
'
immaturità
presente
.
La
lotta
di
classe
affina
il
senso
di
questa
economia
borghese
e
della
proprietà
privata
,
promuove
nel
cittadino
la
coscienza
di
produttore
,
come
capitalista
,
come
tecnico
e
come
operaio
.
Gli
stessi
operai
conservano
una
psicologia
borghese
se
pure
sognano
trasformazioni
e
catastrofi
:
il
concetto
marxistico
di
proprietà
dei
mezzi
di
produzione
distingue
soltanto
i
ceti
che
hanno
potuto
più
rapidamente
conquistare
la
loro
coscienza
di
produttori
.
Il
significato
rivoluzionario
del
movimento
operaio
,
come
ha
dimostrato
l
'
occupazione
delle
fabbriche
,
consiste
nella
sua
attitudine
a
riuscire
più
vigorosamente
borghese
,
mentre
troppi
industriali
non
sanno
adempiere
la
loro
funzione
di
risparmiatori
e
di
intraprenditori
.
Il
sistema
borghese
invece
di
avviarsi
al
tramonto
sarà
ravvivato
proprio
dai
declamatori
e
dai
becchini
della
borghesia
.
Le
classi
dunque
valgono
come
miti
:
forze
che
sempre
si
rinnovano
e
si
contendono
il
potere
.
Il
proletariato
potendo
affermarsi
solo
a
patto
di
voler
creare
un
ordine
nuovo
,
ha
negato
in
teoria
,
col
più
formidabile
paradosso
,
la
sua
funzione
nella
società
presente
:
in
uno
sforzo
tanto
più
gigantesco
quanto
più
,
in
apparenza
,
impotente
,
nelle
umili
condizioni
spirituali
dei
proletari
,
ha
acconsentito
a
identificare
la
civiltà
presente
con
la
classe
avversaria
ed
ha
osato
affrontare
la
responsabilità
di
creare
una
civiltà
nuova
.
Che
cosa
vi
sarà
di
nuovo
in
questa
sognata
civiltà
ci
diranno
le
vicende
della
storia
:
le
illusioni
del
socialismo
in
tanto
diventeranno
realizzatrici
in
quanto
si
cimenteranno
intorno
al
problema
specifico
di
continuare
l
'
eredità
del
mondo
presente
.
Il
mito
marxista
nella
sua
temerarietà
avrà
saputo
far
degni
i
proletari
di
questo
compito
.
Nella
lotta
messianica
di
due
principi
ideali
,
vivi
l
'
uno
come
sogno
e
l
'
altro
come
realtà
economica
e
politica
,
la
storia
non
ammette
soluzioni
di
continuità
e
si
serve
dei
miti
,
delle
fedi
e
delle
illusioni
per
rinnovare
la
sua
eternità
.
Con
questa
fiducia
guarda
il
liberale
la
lotta
aperta
dei
ceti
e
dei
partiti
chi
sa
combattere
è
degno
di
libertà
.
III
Politica
ecclesiastica
Le
accuse
degli
idealisti
contro
il
semplicismo
e
la
fiducia
con
cui
la
teoria
liberale
avrebbe
considerato
il
problema
ecclesiastico
,
valgono
soltanto
contro
i
massoni
del
patto
Gentiloni
.
Lo
Stato
non
professa
un
'
etica
,
ma
esercita
un
'
azione
politica
.
Non
rinuncia
di
fronte
a
nessuna
Chiesa
,
ma
non
ha
bisogno
di
combatterla
come
una
concorrente
.
Il
potere
temporale
è
morto
.
Lo
Stato
(
anzi
gli
individui
nello
Stato
libero
)
deve
difendersi
dall
'
assolutismo
che
reca
in
se
stesso
,
non
dal
reazionarismo
di
altre
epoche
.
Il
liberalismo
vede
nella
storia
italiana
due
problemi
di
politica
ecclesiastica
:
i
rapporti
tra
il
Vaticano
e
lo
Stato
,
complicati
dalla
questione
romana
;
e
l
'
esistenza
di
uno
spirito
cattolico
tra
i
cittadini
.
Prima
della
fondazione
del
partito
popolare
la
questione
degli
italiani
cattolici
sembrava
assai
pericolosa
per
l
'
unità
e
lo
Stato
risentì
di
queste
paure
e
dovette
ricorrere
alternativamente
a
provvedimenti
di
politica
ora
grettamente
clericali
ora
settariamente
massonici
.
Il
partito
popolare
ha
migliorato
i
costumi
dell
'
Italia
liberale
allontanando
lo
spauracchio
del
pericolo
clericale
.
È
ormai
lecito
pensare
a
una
pratica
di
governo
ispirata
da
cattolici
che
rimanga
perfettamente
estranea
alle
influenze
del
Vaticano
.
In
quanto
al
primo
problema
è
buona
tradizione
di
governo
,
che
risale
a
Cavour
,
il
considerarlo
come
un
affare
di
politica
estera
.
Nel
regolare
i
rapporti
tra
il
Vaticano
e
lo
Stato
consisterebbe
infatti
la
prova
infallibile
di
maturità
per
il
diplomatico
italiano
che
ha
poi
il
dovere
di
presentare
i
risultati
della
partita
come
garanzia
di
serietà
politica
della
nazione
agli
occhi
degli
altri
governanti
.
Sostenere
cavallerescamente
la
schermaglia
continua
con
la
diplomazia
più
raffinata
del
mondo
,
mantenere
intatta
una
difficilissima
posizione
di
equilibrio
senza
che
la
lotta
si
inasprisca
e
senza
che
si
venga
a
una
pace
compromettente
e
pericolosa
è
un
esercizio
invidiabile
di
serenità
e
di
astuzia
.
E
non
si
può
escludere
che
il
Vaticano
abbia
per
la
nostra
politica
interna
una
delicata
funzione
di
liberalismo
e
di
moderazione
,
capace
di
frenare
i
sogni
tirannici
,
i
colpi
di
Stato
e
le
avventure
scapigliate
con
lo
spauracchio
delle
complicazioni
internazionali
.
Ma
queste
considerazioni
valgono
soltanto
se
si
immagina
costante
il
presente
stato
di
lotta
tra
i
due
organismi
ritenuti
inconciliabili
nonostante
il
riserbo
e
la
dignità
dei
reciproci
rapporti
.
Una
soluzione
della
questione
romana
che
assegnasse
al
pontefice
la
sovranità
su
una
parte
sia
pur
minima
di
territorio
(
per
es
.
i
Palazzi
)
significherebbe
un
regresso
evidente
:
anche
l
'
ombra
e
il
nome
del
potere
temporale
riescono
insopportabili
a
uno
spirito
moderno
;
e
il
dissidio
risorto
su
una
conciliazione
siffatta
ci
riporterebbe
vanamente
ad
altri
tempi
.
La
logica
cattolica
postula
in
politica
il
clericalismo
assoluto
;
ma
il
cattolicismo
del
Vaticano
è
ormai
troppo
abile
,
diplomatico
,
agile
per
voler
essere
logico
:
basta
togliere
di
mezzo
le
occasioni
e
le
ambizioni
dei
ritorni
.
Qui
volendo
indicare
con
un
nome
tutto
il
cammino
di
aberrazioni
da
cui
si
deve
distogliere
la
politica
italiana
basterà
ricordare
Gioberti
:
nessun
programma
riuscirebbe
oggi
più
nefasto
del
neoguelfismo
che
pur
sembra
allettare
i
cuori
dei
nuovi
governanti
.
Da
Federzoni
a
Mussolini
l
'
idea
di
una
Chiesa
strumento
dell
'
espansione
italiana
,
custode
delle
tradizioni
nazionali
,
sacra
protettrice
del
popolo
eletto
è
tornata
ostinatamente
con
ingenue
promesse
;
e
sembra
ricorrere
con
Pio
XI
,
il
papa
milanese
,
la
nefasta
illusione
quarantottesca
.
L
'
ingenuità
di
un
siffatto
sogno
di
conciliazione
appare
evidente
se
appena
si
considera
che
la
fine
arte
politica
del
Vaticano
difficilmente
s
'
indurrà
a
concedere
senza
ricambio
:
e
la
situazione
è
così
delicata
che
qualunque
spostamento
di
equilibrio
può
far
rinascere
penosamente
le
questioni
clericali
.
L
'
educazione
politica
(
dei
cattolici
è
cominciata
col
partito
popolare
.
L
'
opera
dei
governanti
dovrà
essere
ben
cauta
se
non
vorrà
interromperla
prima
della
maturità
.
D
'
altra
parte
il
solo
sospetto
di
una
complicità
italiana
nelle
decisioni
del
Vaticano
potrebbe
determinare
un
umiliante
conflitto
internazionale
.
I
rapporti
tra
Stato
e
Chiesa
dunque
si
potranno
migliorare
solo
se
si
manterrà
costante
la
pregiudiziale
cavouriana
della
laicità
.
Si
tratta
di
liquidare
lentamente
e
insensibilmente
gli
ultimi
residui
di
clericalismo
,
se
non
si
vuole
veder
rinascere
con
singolare
asprezza
la
lotta
anticlericale
.
Questo
programma
in
Italia
è
stato
rappresentato
da
Luigi
Sturzo
,
il
solo
che
avrebbe
saputo
,
liquidando
il
clericalismo
con
il
consenso
dei
cattolici
,
evitare
una
reazione
cruenta
.
L
'
accordo
di
Mussolini
col
Vaticano
contro
Sturzo
segna
certo
il
ritorno
di
politiche
più
avventurose
e
compromettenti
ma
non
è
ancora
lecito
dire
quale
dei
tre
malanni
(
neoguelfismo
,
clericalismo
o
anticlericalismo
)
ci
attende
in
questa
parentesi
di
politica
illiberale
.
IV
La
proporzionale
In
Italia
le
questioni
costituzionali
continuano
ad
essere
considerate
come
questioni
di
forma
come
se
tutti
i
popoli
non
avessero
fatto
la
prova
delle
loro
attitudini
all
'
autogoverno
e
delle
qualità
diplomatiche
nella
creazione
dei
congegni
elettorali
più
adatti
a
condizioni
storiche
specifiche
e
nella
coordinazione
degli
istituti
statali
e
delle
iniziative
libere
.
Il
collegio
uninominale
fu
il
sistema
ideale
in
un
paese
(
l
'
Inghilterra
)
che
aveva
rinunciato
al
feudalismo
per
garantirsi
contro
un
sovrano
statolatra
;
è
ancora
economicamente
e
politicamente
una
forma
feudale
,
presuppone
il
voto
limitato
e
l
'
esistenza
d
'
una
classe
aristocratica
,
si
adatta
a
un
tipo
di
vita
tradizionale
e
sedentaria
,
esente
dallo
spirito
d
'
avventura
;
riesce
l
'
ideale
più
accessibile
ai
contadini
,
alieni
dal
partecipare
alla
vita
dello
Stato
,
paghi
di
eleggere
il
deputato
,
incapaci
di
controllarlo
.
Dove
il
deputato
non
può
parlare
in
nome
dei
suoi
interessi
di
feudatario
la
tendenza
del
collegio
uninominale
si
esprime
nella
formazione
di
una
classe
di
politici
,
facili
a
degenerare
in
una
pratica
di
politicantismo
parassitario
.
Questo
processo
si
ebbe
,
in
forme
alquanto
demagogiche
,
in
Italia
,
dove
gli
interessi
agrari
non
riuscirono
a
stabilizzarsi
,
e
l
'
istinto
retorico
trasformò
il
rappresentante
nel
tribuno
.
Così
stando
le
cose
la
rappresentanza
proporzionale
parve
segnare
giustamente
in
Italia
il
periodo
in
cui
la
vita
unitaria
si
sarebbe
imposta
alfine
,
dopo
il
tormento
della
guerra
e
dell
'
ascensione
socialista
,
con
una
fisionomia
di
serietà
etica
e
politica
.
Se
ne
fece
banditore
il
partito
popolare
che
inaugurò
appunto
in
Italia
,
nella
misura
concessa
agli
italiani
,
una
rivoluzione
di
carattere
protestante
sia
per
la
sua
etica
cristiano
liberale
,
sia
per
lo
spirito
laico
e
cavouriano
con
cui
considera
il
clericalismo
(
Sturzo
e
Donati
)
.
L
'
utilità
della
proporzionale
non
fu
quella
di
uno
strumento
di
conservazione
come
crede
alcuno
,
ma
si
rivelò
nel
creare
le
condizioni
della
lotta
politica
e
del
normale
svolgimento
dell
'
opera
dei
partiti
.
A
questo
concetto
noi
dobbiamo
dare
dei
riferimenti
alquanto
diversi
dai
consueti
.
Il
dopo
guerra
fu
un
fenomeno
di
dissolvimento
dei
costumi
e
di
tormenti
ideologici
:
le
condizioni
generali
vi
sono
assai
analoghe
a
quelle
dell
'
Europa
di
Lutero
,
fortemente
favorevoli
a
un
movimento
di
carattere
religioso
nel
senso
di
una
riforma
cristiana
del
cattolicismo
.
Il
sintomo
più
importante
di
queste
esigenze
non
sono
i
vari
episodi
mistici
o
confessionali
(
Papini
,
Manacorda
,
Zanfrognini
,
Conscientia
)
,
ma
il
tentativo
di
Sturzo
che
ha
appunto
la
serietà
di
un
largo
movimento
sociale
.
La
proporzionale
diede
a
queste
voci
i
mezzi
per
agire
nel
terreno
nazionale
,
per
presentarsi
come
programmi
e
proporre
delle
discipline
.
La
democrazia
trovava
la
sua
atmosfera
liberale
:
la
proporzionale
obbliga
gli
individui
a
battersi
per
un
'
idea
,
vuole
che
gli
interessi
si
organizzino
,
che
l
'
economia
sia
elaborata
dalla
politica
.
Uno
dei
più
forti
segni
di
disgregamento
nel
dopo
guerra
non
fu
la
lotta
di
classe
,
ma
il
pericolo
che
le
classi
si
spezzassero
egoisticamente
in
categorie
;
che
gli
interessi
vincessero
le
idee
,
che
il
corporativismo
si
sostituisse
ai
costumi
di
lotta
sindacale
rivoluzionaria
insegnati
da
Marx
e
da
Sorel
.
Il
pericolo
-
-
anche
se
nessuno
l
'
ha
visto
-
-
stava
nelle
rappresentanze
professionali
-
-
concetto
che
fu
caro
a
tutti
gli
intellettuali
disoccupati
da
Murri
a
Rossoni
.
Solo
la
proporzionale
ebbe
la
virtù
per
qualche
anno
di
utilizzare
queste
forze
disgregatrici
obbligandole
a
trasportare
gli
interessi
nel
campo
politico
,
dove
naturalmente
son
tratti
a
coordinarsi
rinunciando
al
loro
esclusivismo
proprio
quanto
più
ciascuno
lo
afferma
e
lo
difende
.
Il
fascismo
dovette
sconvolgere
,
per
vincere
,
i
risultati
liberali
conservatori
di
due
esperimenti
proporzionalisti
e
oppose
all
'
esercito
degli
elettori
bande
di
schiavi
ignari
dei
diritti
politici
.
Il
loro
istinto
di
padroni
guida
assai
precisamente
i
fascisti
nella
lotta
contro
la
proporzionale
.
Ora
codesti
padroni
sono
tanto
più
curiosi
in
quanto
ci
vogliono
presentare
i
loro
stratagemmi
di
volgare
restaurazione
come
scoperte
futuriste
.
La
critica
alla
proporzionale
perché
non
rende
possibile
un
governo
di
maggioranza
è
futurista
proprio
come
le
scoperte
marinettiane
di
forme
d
'
arte
alessandrine
.
L
'
importanza
dell
'
opera
moralizzatrice
della
proporzionale
si
riconobbe
negli
esperimenti
italiani
,
nella
sua
attitudine
a
liquidare
i
governi
di
maggioranza
.
Dove
prevale
senza
incertezze
una
maggioranza
si
ha
nient
'
altro
che
un
'
oligarchia
larvata
.
La
formazione
elettorale
della
maggioranza
di
governo
è
poi
sempre
un
risultato
di
transazioni
e
di
equivoci
(
patto
Gentiloni
)
;
l
'
arma
del
ricatto
diventa
il
sistema
con
cui
il
tiranno
può
asservire
ai
suoi
istinti
gli
eserciti
delle
democrazie
votanti
.
La
vita
moderna
si
nutre
di
antitesi
e
di
contrasti
non
riducibili
a
schemi
;
i
blocchi
e
le
concentrazioni
sono
il
sistema
del
semplicismo
in
cerca
di
unanimità
;
la
logica
della
vita
politica
si
riposa
nella
varietà
e
nel
dissenso
,
il
governo
ne
sorge
per
un
processo
dialettico
diversamente
atteggiato
a
seconda
delle
diverse
azioni
di
tutti
i
partiti
.
La
proporzionale
è
riuscita
a
creare
le
condizioni
di
vita
per
un
governo
di
coalizione
(
valorizzato
dall
'
influenza
dei
partiti
che
vi
collaborano
anche
quando
si
contrastano
)
,
eliminando
ogni
possibilità
di
patti
Gentiloni
.
L
'
Italia
di
Nitti
dovrà
rimanere
per
questo
aspetto
,
a
parte
ogni
critica
che
si
possa
muovere
alla
figura
del
ministro
,
un
ideale
vanamente
vagheggiato
e
risperato
di
educazione
politica
.
In
quel
periodo
torbido
e
difficile
mentre
la
proporzionale
aiutò
con
chiarezza
i
governi
a
salvare
il
paese
,
ci
fu
dato
il
primo
esempio
della
capacità
degli
italiani
a
vivere
in
un
regime
di
democrazia
moderna
:
fuori
di
quell
'
esperimento
non
ci
rimase
altra
alternativa
che
il
Medio
Evo
di
Mussolini
.
V
La
rivolta
dei
contribuenti
Il
concetto
marxista
della
derivazione
dei
rapporti
politici
da
fenomeni
di
natura
economica
va
inteso
e
corretto
in
un
senso
che
escluda
ogni
rigoroso
determinismo
e
fissi
invece
connessioni
di
carattere
irrazionale
assai
più
complesse
e
vorrei
dire
misteriose
.
L
'
attività
economica
sarebbe
la
materia
che
cerca
nella
politica
la
sua
forma
;
fenomeno
rozzo
e
sfuggente
che
si
tenta
di
conoscere
attraverso
leggi
di
approssimazione
meccaniche
e
in
cui
l
'
opera
del
politico
,
mobile
,
sensibilissima
,
libera
,
si
esercita
come
su
un
terreno
di
sperimento
per
sorprendere
l
'
istante
in
cui
riuscirà
ad
affermare
il
suo
dominio
spirituale
.
Riesce
perciò
ricca
di
notevoli
significati
l
'
osservazione
comune
che
l
'
opera
del
politico
,
volontà
libera
e
indipendente
debba
tuttavia
incontrarsi
con
la
presenza
di
condizioni
obbiettive
favorevoli
,
o
,
secondo
la
frase
più
generica
degli
idealisti
,
inserirsi
nella
storia
.
Anzi
solo
a
questo
punto
si
potrebbe
riprendere
con
frutto
il
vecchio
discorso
della
cultura
che
si
richiede
nel
politico
.
Queste
pregiudiziali
spiegano
il
nostro
scetticismo
verso
le
troppo
abusate
disquisizioni
sulla
crisi
economica
e
sui
modi
di
risolverla
.
Se
la
parola
decisiva
spetta
,
senza
appello
,
al
politico
l
'
indagine
economica
non
ci
darà
lo
specifico
infallibile
,
ma
appena
dei
punti
di
riferimento
.
Tutto
il
valore
della
tecnica
si
deve
esaurire
nel
suo
carattere
di
strumento
e
di
coefficiente
.
L
'
uomo
di
Stato
starà
attento
al
consiglio
dell
'
economista
,
ma
lo
subordinerà
agli
altri
fattori
storici
.
Il
merito
di
certa
economia
liberista
consiste
essenzialmente
nella
franca
rinuncia
al
giudizio
conclusivo
:
l
'
economista
rimane
fedele
al
suo
limite
scientifico
,
suggerisce
criteri
di
buona
amministrazione
,
espone
i
risultati
della
sua
esperienza
isolata
e
ristretta
secondo
ipotesi
e
astrazioni
quasi
matematiche
,
o
secondo
misure
semplicemente
descrittive
.
L
'
economista
constata
l
'
esistenza
di
un
problema
finanziario
,
burocratico
,
monetario
,
offre
l
'
anatomia
dei
processi
di
produzione
della
ricchezza
in
un
determinato
momento
storico
:
ma
la
sua
osservazione
resta
sul
terreno
delle
premesse
e
dei
sintomi
.
L
'
istituire
tra
questi
fatti
una
gerarchia
e
una
coordinazione
è
già
il
compito
dello
storico
e
del
politico
.
L
'
osservatore
realista
studia
come
si
comportano
rispetto
a
questi
sintomi
e
rispetto
ai
problemi
le
varie
forze
dell
'
equilibrio
sociale
.
Ecco
un
esempio
nel
quale
si
può
risolvere
tutta
la
nostra
indagine
.
Il
problema
del
pareggio
del
bilancio
che
è
il
punto
più
sensibile
della
crisi
economica
non
può
essere
risolto
con
le
riforme
tecniche
perché
è
un
problema
di
contribuenti
:
e
per
chiare
ragioni
,
se
non
altro
psicologiche
,
si
riferisce
più
alle
spese
che
alle
entrate
.
Non
riesce
difficile
constatare
attraverso
i
tormenti
degli
economisti
l
'
esistenza
di
una
più
grave
questione
di
coscienza
tributaria
.
Tra
la
storia
inglese
dei
secoli
XII
XIII
e
la
storia
nostra
del
dopo
guerra
si
trovano
curiose
analogie
.
La
conquista
normanna
aveva
necessariamente
unito
per
i
sacrifici
della
guerra
vittoriosa
re
e
vassalli
:
aveva
rafforzato
l
'
autorità
statale
,
come
la
guerra
europea
la
rafforzò
in
Italia
.
I
nobili
scomparvero
dinanzi
al
Re
,
divennero
tenentes
in
capite
;
come
negli
anni
passati
la
demagogia
finanziaria
ha
reso
incerti
i
diritti
di
proprietà
dei
cittadini
.
Lo
scutagium
o
l
'
auxilium
dovuto
dai
nobili
e
dal
clero
non
era
di
natura
diversa
dalle
imposte
che
industria
,
commercio
,
proprietari
e
capitalisti
pagarono
per
far
vivere
gli
impiegati
o
per
fornire
di
scuole
le
classi
medie
o
di
pensioni
e
sussidi
le
classi
proletarie
e
militari
privilegiate
favorendo
anche
attraverso
il
fascismo
le
tendenze
collaborazioniste
.
E
se
la
situazione
si
annunciava
in
Italia
già
da
trent
'
anni
la
guerra
ne
ha
radicalmente
capovolti
gli
effetti
.
Il
commune
concilium
regni
(
poi
Parliamentum
)
nacque
in
Inghilterra
non
come
istituto
parlamentare
,
non
come
teatro
di
lotte
politiche
di
partiti
ma
come
strumento
pratico
diretto
ad
impedire
le
dilapidazioni
a
danno
dei
baroni
.
Questi
si
sentivano
contribuenti
,
si
sentivano
Stato
,
classe
politica
,
tanto
che
imposero
al
re
un
vero
e
proprio
contratto
bilaterale
che
fu
il
fundamentum
libertatis
Angliae
in
quanto
consolidò
la
vita
economica
del
paese
indipendentemente
dalle
ingerenze
politiche
.
Il
sistema
bicamerale
ebbe
un
senso
profondo
in
Inghilterra
perché
la
Camera
dei
Lords
dovette
esercitare
una
specifica
funzione
finanziaria
,
che
venne
poi
cedendo
alla
Camera
dei
Comuni
a
mano
a
mano
che
la
ricchezza
affluiva
alle
classi
medie
intraprendenti
.
I
conflitti
costituzionali
dal
Reform
bill
del
1832
al
Parliament
bill
del
1911
coincidendo
con
un
progressivo
allargamento
del
suffragio
segnano
l
'
assorbimento
della
funzione
finanziaria
nella
più
ampia
funzione
politica
.
In
Italia
lo
Statuto
,
che
era
stato
per
certi
aspetti
un
frettoloso
espediente
piemontese
nel
'48
,
non
risolse
,
ma
fece
appena
balenare
il
problema
.
In
Italia
il
contribuente
non
ha
mai
sentito
la
sua
dignità
di
partecipe
della
vita
statale
:
la
garanzia
del
controllo
parlamentare
sulle
imposte
non
era
una
esigenza
,
ma
una
formalità
giuridica
:
il
contribuente
italiano
paga
bestemmiando
lo
Stato
;
non
ha
coscienza
di
esercitare
,
pagando
,
una
vera
e
propria
funzione
sovrana
.
L
'
imposta
gli
è
imposta
.
Il
Parlamento
italiano
,
derivato
,
attraverso
la
Carta
e
la
costituzione
belga
,
dal
modello
inglese
esercita
il
controllo
finanziario
come
esercita
ogni
altra
funzione
politica
.
È
demagogico
,
parlamentaristico
sin
dal
suo
nascere
perché
è
nato
dalla
rettorica
,
dall
'
inesperienza
,
dal
mimetisino
.
C
'
è
un
tentativo
non
mai
interrotto
nella
legislazione
italiana
per
far
diventare
la
piccola
proprietà
un
fatto
universale
,
per
costringere
tutti
a
questa
legge
:
le
classi
nullatenenti
(
primi
gli
impiegati
)
tendono
a
partecipare
alla
piccola
proprietà
attraverso
il
parassitismo
a
spese
dello
Stato
.
I
socialisti
italiani
hanno
aderito
a
questa
politica
cercando
di
ottenere
per
le
classi
proletarie
la
legislazione
sociale
.
Giolitti
ha
avuto
l
'
eroico
cinismo
di
presentare
come
liberale
questa
politica
di
saccheggio
dello
Stato
.
Sembrò
che
la
guerra
tendesse
ad
abolire
la
descritta
mentalità
dei
piccoli
proprietari
meschini
,
anarchici
e
sfruttatori
,
col
farli
partecipare
largamente
allo
sforzo
della
Nazione
attraverso
le
sottoscrizioni
al
prestito
.
Ma
si
trattò
anche
qui
della
gioia
piccolo
borghese
di
carpire
allo
Stato
il
grasso
interesse
.
È
naturale
che
sia
stato
proprio
Giolitti
(
il
quale
non
ha
mai
creduto
che
l
'
Italia
potesse
diventare
una
Nazione
produttrice
e
l
'
ha
sempre
amministrata
con
metodi
piccoli
borghesi
)
ad
annullare
i
pochi
effetti
economici
salutari
della
guerra
con
la
politica
finanziaria
demagogica
reclamata
dal
popolo
unanime
.
Il
problema
della
pubblica
amministrazione
era
stato
risolto
in
Inghilterra
con
la
creazione
di
una
buro
`
crazia
non
numerosa
ferreamente
sottoposta
alla
direzione
dei
lords
insigniti
di
cariche
direttive
onorifiche
.
In
Italia
il
problema
della
burocrazia
non
è
più
solubile
dal
momento
che
per
fare
gli
Italiani
abbiamo
dovuto
farli
impiegati
,
e
abbiamo
abolito
il
brigantaggio
soltanto
trasportandolo
a
Roma
.
Una
rivoluzione
di
contribuenti
in
Italia
in
queste
condizioni
non
è
possibile
per
la
semplice
ragione
che
non
esistono
contribuenti
.
Nel
pensiero
di
Turati
e
di
Miglioli
l
'
Italia
fu
la
nazione
proletaria
:
il
popolo
poi
doveva
essere
educato
al
parassitismo
.
Le
classi
borghesi
mancano
di
una
coscienza
capitalistica
e
liberistica
,
e
cercano
di
difendersi
,
di
non
lasciarsi
sopraffare
partecipando
esse
pure
all
'
accordo
e
facendosi
pagare
in
dazi
doganali
e
sussidi
ciò
che
devono
elargire
in
imposte
.
L
'
operaio
e
l
'
agricoltore
non
usano
avvedersi
di
questo
ultimo
anello
della
catena
per
cui
il
beneficio
iniziale
torna
a
ricadere
su
di
loro
.
Mancando
di
iniziativa
coraggiosa
hanno
bisogno
di
delegare
,
anche
a
proprio
danno
,
allo
Stato
la
funzione
di
allontanar
l
'
imprevisto
e
il
pericolo
.
Qui
la
crisi
si
riassume
nelle
scarse
attitudini
degli
Italiani
all
'
autogoverno
,
che
le
fantasie
anti
parlamentari
favorite
dal
fascismo
teorizzano
nel
modo
più
sconsolante
e
inconscio
.
Lo
spettro
del
bilancio
riesce
l
'
indice
di
tormenti
più
laboriosi
che
soltanto
la
rivoluzione
dei
contribuenti
riuscirà
a
coronare
.
Senonché
con
questi
discorsi
siamo
addirittura
nei
limiti
della
profezia
.
Bisogna
che
nuove
condizioni
di
maturità
economica
preparino
le
aristocrazie
adatte
(
operai
,
intraprenditori
agricoli
,
capitani
d
'
industria
,
principi
mercanti
)
a
sostituire
il
governo
degli
impiegati
di
Colombino
,
di
Rossoni
e
di
Farinacci
.
Solo
con
la
coscienza
di
questi
fini
la
rivolta
antiburocratica
e
l
'
invocazione
alle
iniziative
regionali
potranno
migliorare
il
nostro
costume
politico
.
VI
Politica
estera
La
caratteristica
generale
della
nuova
politica
internazionale
dopo
la
guerra
è
nella
volontà
esperta
di
ognuno
di
non
decidersi
,
di
non
considerare
come
punto
di
partenza
nessuno
dei
risultati
raggiunti
,
di
confidare
nel
futuro
.
Nel
gioco
reciproco
di
nascondersi
,
la
politica
estera
indica
le
convulsioni
interne
ed
esclude
la
mutua
confidenza
.
L
'
isolamento
reciproco
è
un
sistema
per
mantenere
l
'
equilibrio
valido
come
la
politica
delle
alleanze
:
esige
una
diplomazia
più
fine
e
un
'
abilità
più
spregiudicata
.
A
guardar
bene
le
cose
questa
incertezza
inconcludente
non
è
evitabile
e
bisogna
congratularci
coi
nostri
ministri
degli
esteri
che
non
si
stancano
al
gioco
.
La
ragione
centrale
di
turbamento
potrebbe
sembrare
l
'
entrata
dell
'
America
e
del
Giappone
nella
storia
e
il
premere
dell
'
India
sulla
politica
inglese
:
ma
invece
di
parlare
del
tramonto
dell
'
Europa
bisogna
vedere
il
disordine
come
frutto
di
una
necessaria
diffidenza
reciproca
.
Le
soluzioni
più
evidenti
sono
,
in
tali
frangenti
,
le
più
semplicistiche
che
nulla
risolvono
e
soltanto
introducono
semi
di
discordia
aprioristici
inaderenti
ai
reali
interessi
:
il
blocco
delle
nazioni
proletarie
dei
progettisti
non
fa
che
constatare
l
'
esistenza
di
un
mondo
dilacerato
con
Russia
,
Germania
,
Italia
in
crisi
di
depressione
e
America
e
Inghilterra
in
crisi
di
eccesso
di
produzione
.
La
lotta
dei
debitori
contro
i
creditori
sarebbe
la
soluzione
estrema
e
disperata
che
riaffermerebbe
la
scissione
in
modo
più
doloroso
,
mentre
l
'
equilibrio
deve
mirar
a
combinare
in
modo
sapiente
crteditori
e
debitori
.
Una
politica
wilsoniana
dell
'
Italia
a
Versailles
avrebbe
costituito
forse
uno
dei
termini
fermi
della
riorganizzazione
,
avrebbe
offerto
un
punto
di
direzione
e
di
convergenza
alle
nazioni
più
deboli
e
isolate
(
Piccola
Intesa
,
Penisola
balcanica
,
America
del
Sud
)
.
Era
la
prima
volta
che
si
offriva
all
'
Italia
la
possibilità
di
esercitare
una
grande
azione
di
politica
estera
.
L
'
aspirazione
nittiana
all
'
unità
del
mondo
,
mossa
da
intelligenti
apprezzamenti
sulla
Germania
,
trascura
il
terreno
realistico
su
cui
gli
avvenimenti
si
svolgono
;
l
'
impossibilità
di
distruggere
certe
naturali
differenze
.
Qui
non
si
pretende
di
condannare
i
popoli
ma
è
evidente
che
Francia
e
Germania
sono
ridotte
per
ora
a
posizioni
statiche
e
predisposte
e
l
'
America
pare
che
ne
voglia
seguire
l
'
esempio
,
sicché
solo
all
'
Inghilterra
e
all
'
Italia
,
fallito
Wilson
,
viene
a
spettare
,
per
opposte
vie
e
secondo
opposte
esigenze
,
la
funzione
delicata
delle
comunicazioni
e
dei
movimenti
in
un
mondo
rigido
.
Versailles
è
dunque
una
tregua
nel
senso
più
completo
e
oserei
dire
normale
della
parola
:
e
la
pace
dovrà
esser
preparata
e
realizzata
a
poco
a
poco
in
un
lavorio
di
decenni
dai
diplomatici
.
Se
non
intervengono
decisioni
avventate
,
nonostante
i
problemi
intricatissimi
delle
riparazioni
,
della
penisola
balcanica
,
della
Russia
,
della
eredità
dell
'
Austria
,
l
'
Europa
s
'
avvia
appunto
a
una
lunga
parentesi
di
pace
duratura
.
E
di
ciò
la
ragione
non
va
ricercata
nelle
sue
stremate
forze
,
ma
nell
'
estremo
buon
senso
(
non
paia
ironia
)
prevalso
in
questi
anni
di
dopoguerra
,
nell
'
assenza
di
ogni
posizione
intollerante
,
nell
'
effettiva
unità
dell
'
Europa
sentita
universalmente
anche
se
ognuno
dei
gover
ni
crede
di
fare
una
politica
nazionalista
.
In
effetto
dalla
politica
estera
del
dopoguerra
sono
stati
esclusi
del
tutto
gli
avventurieri
(
fatalmente
persino
Venizelos
!
)
e
abbiamo
avuto
per
quattro
anni
l
'
esempio
di
una
singolare
fermezza
di
nervi
,
di
uno
spirito
di
ascesi
non
venuto
meno
neanche
attraverso
le
inconclusioni
di
decine
di
conferenze
internazionali
!
Tutti
son
divenuti
naturalmente
diplomatici
,
e
chiusa
la
partita
di
una
discussione
ne
vogliono
aperta
un
'
altra
:
scopo
essenziale
non
già
l
'
espandersi
,
ma
il
neutralizzar
l
'
avversario
.
Veramente
sotto
il
cinismo
dei
diplomatici
bisogna
riconoscere
che
uno
spirito
di
carità
cristiana
nuovo
ha
pervaso
tutta
l
'
Europa
,
né
dovremo
lamentarci
se
si
mostra
come
finezza
e
tatto
invece
che
con
dichiarazioni
di
simpatia
:
da
quattro
anni
gli
uomini
di
Stato
agiscono
col
più
sublime
disinteresse
e
tanto
è
il
fascino
di
siffatta
atmosfera
che
persino
il
bellicoso
Mussolini
fu
fatto
mansueto
a
Territet
da
poche
parole
di
Lord
Curzon
e
da
un
sorriso
di
Poincaré
.
È
naturale
che
ognuno
nasconda
gelosamente
la
buona
volontà
sotto
il
decoro
dell
'
occasione
,
ma
in
realtà
chi
osò
cogliere
una
tra
le
migliaia
di
occasioni
per
una
nuova
guerra
manifestatesi
dopo
Versailles
?
La
lentezza
:
questa
è
l
'
arma
per
cui
la
diplomazia
del
dopoguerra
viene
spiegando
i
suoi
diabolici
disegni
di
pace
mentre
i
popoli
non
sognano
che
di
uccidersi
.
Altro
che
politica
estera
fatta
dai
parlamenti
!
Solo
le
aristocrazie
e
le
minoranze
sanno
realizzare
la
democrazia
.
Queste
premesse
offrono
una
base
organica
per
chi
voglia
esaminare
criticamente
la
politica
estera
dell
'
Italia
in
questi
quattro
anni
.
Nel
giuoco
comune
noi
avevamo
per
natura
una
delle
posizioni
più
mobili
e
spregiudicate
.
Non
si
seppe
comprendere
abbastanza
il
forte
nostro
interesse
al
disinteresse
.
È
chiaro
che
la
sicurezza
dell
'
Italia
dipende
dalla
sua
politica
di
alleanze
,
dalle
simpatie
che
riesce
ad
alimentare
e
non
dalle
concessioni
orientali
;
è
chiaro
che
anche
una
politica
nazionalista
è
ammissibile
soltanto
se
noi
riusciamo
a
non
esser
soli
,
ad
inserirci
a
un
sistema
di
forze
.
Ciò
fu
compreso
soltanto
dal
conte
Sforza
che
realizzò
prudentemente
la
politica
d
'
accordo
con
la
Piccola
Intesa
,
rovinata
poi
dai
successori
.
Bisognava
saper
giuocare
sul
wilsonismo
;
la
politica
delle
nazionalità
oppresse
che
ci
aveva
fatto
vincere
la
guerra
ci
avrebbe
fatto
vincere
la
pace
.
Sarebbe
poi
assurdo
non
ricordare
che
il
punto
fermo
della
nostra
politica
estera
attraverso
vicende
secolari
rimane
la
possibilità
di
contare
sull
'
accordo
inglese
:
una
politica
antinglese
è
sterile
per
chi
non
possa
disporre
della
riserva
di
iniziative
e
di
imprevisti
che
soltanto
la
Russia
riuscirebbe
a
far
agire
in
Italia
,
in
Asia
Minore
e
nell
'
Europa
centrale
.
Siamo
inesorabilmente
risoluti
a
chiamarci
pacifisti
sin
che
l
'
imperialismo
italiano
sarà
quello
di
Corradini
o
di
Coppola
.
L
'
Italia
che
sogna
avventure
tripoline
o
pensa
alle
tradizioni
romane
è
negata
a
qualunque
politica
estera
efficace
.
Il
fascismo
si
risolverà
in
un
pacifismo
imbelle
e
astensionista
per
la
sua
incapacità
di
educare
gli
italiani
alla
responsabilità
,
per
la
sua
indulgenza
al
sogno
idillico
di
un
regime
paterno
.
Comunque
suoni
la
retorica
dei
discorsi
,
un
governo
che
esalti
la
milizia
nazionale
non
può
creare
uno
spirito
militare
.
L
'
esercito
dei
volontari
fu
sempre
l
'
esercito
degli
sbandati
,
con
la
psicologia
di
avventurieri
o
di
predoni
;
l
'
austerità
del
sacrificio
richiesto
dalla
guerra
non
s
'
impara
nelle
spedizioni
punitive
.
Solo
le
democrazie
che
avranno
saputo
alimentare
un
proletariato
agguerrito
nel
suo
ideale
di
lavoro
saranno
capaci
di
una
politica
imperialista
,
appunto
in
quanto
non
ostenteranno
infantili
programmi
di
militarismo
.
Nella
Civiltà
moderna
la
guerra
per
la
pace
,
definita
da
Machiavelli
,
diventa
una
legge
di
sviluppo
dei
popoli
:
il
noviziato
retorico
e
l
'
iniziazione
ai
riti
più
enfatici
di
Marte
fanciullo
non
si
adattano
allo
spirito
laico
di
questi
nuovi
combattenti
.
«
Perché
questi
uomini
buoni
,
e
che
non
usano
la
guerra
per
loro
arte
,
non
vogliono
trarre
di
quella
se
non
fatica
pericoli
e
gloria
,
quando
e
'
sono
a
sufficienza
gloriosi
,
desiderano
tornarsi
a
casa
e
vivere
dell
'
arte
loro
»
.
«
Ciascuno
d
'
essi
faccia
volentieri
la
guerra
per
avere
pace
e
non
cerchi
turbare
la
pace
per
avere
guerra
»
.
II
Il
problema
della
scuola
Le
tendenze
corporative
e
sindacali
del
dopo
guerra
ci
hanno
procurato
tra
gli
altri
esperimenti
di
politica
dei
competenti
la
scoperta
non
nuova
,
ma
tuttavia
non
meno
allegra
,
di
una
politica
scolastica
proposta
,
discussa
e
tentata
dai
professori
.
Il
più
tranquillo
liberale
o
il
più
modesto
psicologo
avrebbero
potuto
indicare
agevolmente
l
'
equivoco
di
queste
abusate
sicumere
:
per
chi
abbia
dimestichezza
con
la
storia
non
sono
invero
necessarie
nuove
esperienze
per
dimostrare
l
'
inferiorità
della
politica
dei
tecnici
in
confronto
dei
tecnici
della
politica
.
Invece
le
cose
si
condussero
sino
al
fondo
e
assistemmo
,
secondo
una
logica
prevista
,
alle
più
sottili
trasformazioni
,
che
nell
'
adeguarsi
alla
doppia
logica
del
partito
popolare
,
statolatra
per
favorire
la
media
borghesia
e
antistatale
per
seguire
le
tradizioni
cattoliche
e
autonomiste
,
cambiarono
il
programma
della
libertà
della
scuola
in
una
discussione
professorale
sull
'
esame
di
stato
.
Pare
evidente
che
non
debba
acconsentire
alla
metamorfosi
chi
non
ha
perduto
,
nella
pratica
dell
'
insegnamento
,
il
senso
delle
proporzioni
e
dei
rapporti
tra
scuola
e
cultura
.
Il
senso
più
palese
della
formula
«
libertà
della
scuola
»
per
un
liberale
è
per
l
'
appunto
la
necessità
e
la
volontà
di
una
liquidazione
del
dogmatismo
scolastico
,
di
un
riconoscimento
del
valore
educativo
contenuto
nelle
libere
iniziative
culturali
che
il
mondo
moderno
ha
creato
intorno
alla
scuola
,
istituto
caratteristicamente
sorto
sotto
l
'
influenza
delle
concezioni
medioevali
.
La
dimostrazione
nel
nostro
pensiero
scaturisce
dalle
considerazioni
storiche
più
elementari
che
segnalano
la
coincidenza
delle
prime
affermazioni
della
libertà
scolastica
e
dei
primi
istintivi
ritrovamenti
del
pensiero
e
della
civiltà
moderna
.
Senza
allontanarci
dalla
tradizione
liberale
piemontese
potremo
indicare
agevolmente
gli
spunti
di
una
concezione
originale
,
anteriore
ai
cattolici
liberali
francesi
,
sulla
questione
della
libertà
scolastica
.
Giambattista
Vasco
,
economista
torinese
(
17331786
)
,
del
quale
anche
il
Pecchio
loda
la
chiarezza
e
l
'
evidenza
nella
trattazione
dei
problemi
tecnici
,
liberista
convinto
«
non
tanto
per
aver
letto
e
ammirato
Smith
,
per
avere
pensato
da
sé
»
,
affermava
pochi
anni
prima
della
rivoluzione
francese
che
giova
«
sianvi
scuole
stabilite
dal
governo
,
potendo
esse
scegliere
facilmente
i
più
dotti
professori
procacciandoli
anche
da
'
lontani
paesi
,
e
somministrare
agli
studenti
quei
comodi
che
difficilmente
si
avrebbero
in
altre
scuole
particolari
,
come
macchine
di
fisica
,
istromenti
di
matematiche
,
ecc
.
»
.
Ma
«
la
concorrenza
dei
maestri
privati
coi
professori
(
della
scuola
pubblica
)
può
essere
utilissima
,
sia
per
costringere
questi
a
non
trascurare
il
loro
dovere
,
sia
per
formare
ottimi
candidati
per
le
cattedre
,
quali
saranno
certamente
coloro
che
con
buona
reputazione
si
sono
molti
anni
esercitati
ad
insegnare
nelle
scuole
particolari
(
private
)
»
.
E
per
regolare
questo
privato
insegnamento
fissava
due
disposizioni
:
prima
«
non
permettere
ad
alcuno
di
aprire
scuole
in
casa
senza
una
permissione
speciale
del
governo
che
non
si
accorderebbe
che
a
persone
dabbene
»
,
seconda
«
costringere
coloro
che
vogliono
insegnare
in
propria
casa
a
farlo
a
porte
aperte
,
cosicché
possa
intervenire
alle
loro
lezioni
chiunque
voglia
,
il
che
sembra
un
sufficiente
ritegno
»
.
E
«
giammai
non
converrebbe
spingere
le
precauzioni
più
oltre
»
.
Proponendo
la
pubblicità
dell
'
insegnamento
il
Vasco
non
pensava
alle
difficoltà
didattiche
della
sua
proposta
(
se
ne
preoccupò
invece
nel
1876
il
Bertini
e
risolse
il
problema
negandolo
)
:
fu
questa
della
pubblicità
idea
diffusa
e
fortunata
durante
tutto
l
'
Ottocento
e
meriterebbe
forse
un
esame
approfondito
:
ma
noi
dobbiamo
piuttosto
concludere
dalle
citazioni
fatte
la
natura
antidogmatica
del
pensiero
liberale
piemontese
.
E
nel
1846
,
agli
albori
della
rivoluzione
che
doveva
in
Piemonte
liquidare
molti
resti
di
medioevalismo
,
l
'
Albini
,
rosminiano
in
filosofia
,
ma
in
politica
costituzionalista
,
con
tendenze
alla
statolatria
,
riaffermava
con
precisione
di
giurista
l
'
idea
di
libertà
scolastica
corretta
mediante
un
controllo
governativo
.
Tali
professioni
di
fede
appaiono
generiche
anticipazioni
dottrinali
:
tutto
il
sistema
d
'
insegnamento
vigente
in
Piemonte
era
in
realtà
nelle
mani
del
governo
,
rigidamente
cattolico
,
e
cattolici
erano
i
pochi
istituti
privati
.
La
concorrenza
era
un
nome
.
Ma
proprio
mentre
l
'
Albini
scriveva
,
nel
1844
,
si
svegliava
quel
movimento
per
le
scuole
di
metodo
,
da
cui
nacque
poi
tutto
il
giornalismo
scolastico
dello
stato
sardo
.
Fu
un
vero
Sturm
und
drang
pedagogico
che
ebbe
,
nonostante
la
fretta
,
una
forte
efficacia
nella
formazione
della
classe
dirigente
che
guidò
l
'
esperienza
del
'4849
.
Dopo
la
guerra
il
problema
si
presentò
nella
forma
più
urgente
e
imprescindibile
.
Il
nuovo
Stato
,
costituito
a
democrazia
senza
partecipazione
popolare
,
doveva
prendere
la
sua
posizione
e
la
sua
responsabilità
di
fronte
a
partiti
inesistenti
o
immaturi
,
doveva
affrontare
un
compito
ideale
,
non
ancora
sentito
dai
cittadini
,
l
'
istruzione
del
popolo
,
e
preparare
una
classe
di
maestri
.
Per
tale
esigenza
la
politica
scolastica
liberale
doveva
venir
sacrificata
provvisoriamente
a
una
politica
scolastica
unitaria
e
in
mancanza
di
una
morale
e
di
uno
spirito
nazionale
e
laico
si
tentò
di
creare
una
scuola
di
Stato
.
La
psicologia
dell
'
italiano
di
fronte
alla
scuola
fu
caratteristicamente
piccolo
borghese
e
,
per
l
'
impotenza
di
preparare
situazioni
storiche
concrete
di
maturità
,
vagheggiò
di
sovrapporre
sui
dissidi
delle
anime
una
tinta
comune
di
cultura
generale
ottimistica
e
borghese
.
Il
dilettantismo
della
erudizione
e
la
retorica
fiduciosa
dell
'
autoincensamento
sostituivano
la
coscienza
del
produttore
e
le
responsabilità
realistiche
.
Bisogna
riconoscere
tuttavia
che
tali
vizi
nacquero
originariamente
come
ripari
della
necessità
;
e
l
'
espediente
della
scuola
di
Stato
venne
alimentato
in
coscienze
per
natura
libertarie
o
liberali
.
Dalla
libertà
come
da
punto
di
partenza
inconcusso
movevano
per
esempio
Bertrando
Spaventa
e
Domenico
Berti
;
ma
la
libertà
del
Berti
era
quella
del
cattolico
diventato
liberale
per
influenza
dell
'
economia
inglese
e
della
recente
esperienza
storica
;
Spaventa
cercava
la
libertà
sognata
da
Cuoco
e
da
Colletta
nella
giustificazione
teorica
di
Hegel
.
Non
poteva
dunque
sfuggire
allo
Spaventa
il
carattere
della
civiltà
moderna
che
non
chiede
organi
o
istituti
per
una
propaganda
dogmatica
,
ma
si
serve
di
tutte
le
antitesi
e
di
tutte
le
critiche
:
egli
infatti
rifiutava
in
sede
teorica
persino
il
concetto
di
una
scuola
di
Stato
.
Ma
lo
Stato
italiano
,
o
per
esso
lo
Stato
piemontese
,
deve
difendersi
di
fronte
al
pericolo
clericale
;
perciò
anche
Spaventa
pensa
a
un
insegnamento
ufficiale
,
timoroso
della
prevalenza
cattolica
,
almeno
fino
che
non
sia
tolta
alla
Chiesa
la
posizione
di
privilegio
in
cui
la
metteva
il
primo
articolo
dello
Statuto
.
Il
pensiero
dello
Spaventa
nel
1851
era
dunque
identico
al
pensiero
del
Berti
nel
'49
.
Senonché
il
Berti
a
due
anni
di
distanza
aveva
attenuato
la
polemica
anticattolica
,
e
colla
libertà
della
scuola
voleva
avvicinarsi
a
Cavour
per
preparare
intorno
a
lui
la
nota
concentrazione
,
che
fu
per
il
Piemonte
non
infeconda
di
successi
politici
.
Anche
il
liberalismo
del
Berti
dunque
nascondeva
un
equivoco
.
Egli
aveva
compreso
dall
'
esperienza
della
prima
guerra
che
l
'
unità
d
'
Italia
sarebbe
avvenuta
soltanto
mediante
la
transazione
coi
cattolici
;
perciò
verso
la
scuola
cattolica
egli
non
poteva
più
nutrire
timori
anzi
era
tratto
a
considerarla
come
fattore
primo
di
nazionalità
.
Un
terribile
problema
poi
incombeva
sul
nuovo
Stato
:
l
'
educazione
di
tutto
il
popolo
;
e
a
compiere
questo
dovere
,
secondo
il
Berti
,
bisognava
che
si
unissero
gli
sforzi
della
nazione
intera
,
senza
distinzione
di
partiti
:
bisognava
concedere
la
libertà
d
'
insegnamento
a
tutti
,
la
libera
concorrenza
avrebbe
permesso
poi
che
solo
le
scuole
migliori
prendessero
sviluppo
completo
:
le
scuole
limitate
,
confessionali
,
non
avrebbero
avuto
mai
vita
vigorosa
:
si
sarebbero
affaticati
i
liberali
al
lavoro
,
a
fondare
anch
'
essi
scuole
private
modello
,
e
a
dare
l
'
esempio
ci
si
era
messo
il
Berti
sin
dal
'50
.
Ma
un
avversario
della
libertà
scolastica
poteva
obbiettare
per
le
stesse
ragioni
storiche
:
di
fronte
all
'
immensità
del
problema
bisogna
che
da
parte
del
governo
venga
una
parola
decisiva
:
lasciar
la
scuola
alla
libera
concorrenza
vorrebbe
dire
condannare
le
regioni
più
povere
a
non
avere
scuole
,
a
non
combattere
l
'
analfabetismo
:
vorrebbe
dire
rendere
impossibile
l
'
unità
.
Bisogna
dunque
che
il
nuovo
Stato
affermi
,
la
sua
laicità
anche
a
costo
di
sovrapporsi
alle
iniziative
private
:
bisogna
che
s
'
impegni
a
dare
la
scuola
a
tutti
i
comuni
.
E
se
questo
non
fu
il
pensiero
esplicito
di
Bertrando
Spaventa
diventò
tuttavia
il
programma
del
governo
,
che
non
si
accontentò
di
fare
,
ma
volle
,
e
continua
a
volere
,
strafare
.
Nel
momento
presente
un
'
attività
scolastica
troppo
invadente
dello
Stato
si
riduce
a
sostituire
alla
coltura
i
pregiudizi
della
burocrazia
.
Del
resto
Augusto
Monti
ha
dimostrato
che
la
politica
scolastica
dello
Stato
italiano
dopo
il
'70
è
stata
tutta
organicamente
diretta
,
con
i
pregiudizi
della
cultura
generale
,
della
neutralità
del
sapere
scientifico
,
ecc
.
,
ad
attuare
una
concezione
di
classe
e
a
formare
uno
spirito
borghese
anzi
,
diremmo
noi
,
piccolo
borghese
.
La
lotta
politica
intensa
del
dopo
guerra
preparando
la
formazione
dei
partiti
capovolge
invece
tutto
lo
spirito
della
scuola
italiana
e
instaura
un
nuovo
equilibrio
di
forze
,
desiderose
di
combattere
su
ogni
terreno
.
La
formula
dei
popolari
per
la
libertà
scolastica
in
un
ambiente
siffatto
non
ha
più
nulla
di
clericale
,
ma
diventa
un
caposaldo
di
libera
lotta
contro
lo
stato
burocratico
.
D
'
altra
parte
l
'
esistenza
di
grossi
nuclei
organizzati
e
di
precise
tendenze
psicologiche
,
dai
socialisti
ai
popolari
,
ai
combattenti
,
era
,
al
tempo
della
lotta
per
la
riforma
Croce
,
la
più
sicura
garanzia
contro
ogni
possibilità
di
monopolio
e
di
impostazione
dogmatica
partigiana
.
In
sede
speculativa
i
filosofi
potranno
anche
teorizzare
l
'
attività
scolastica
come
funzione
di
Stato
inteso
quale
sintesi
delle
iniziative
dei
cittadini
.
Ma
l
'
equivoco
dei
socialisti
riformisti
e
di
tutti
gli
ammiratori
della
statolatria
consiste
per
l
'
appunto
nel
confondere
questo
Stato
ideale
,
oggetto
delle
speculazioni
dei
filosofi
del
diritto
con
lo
Stato
amministrazione
pubblica
.
Il
fatto
è
che
le
funzioni
del
primo
Stato
non
debbono
affatto
tradursi
in
organi
di
quest
'
ultimo
.
Nel
momento
in
cui
le
funzioni
cercano
i
loro
organi
entra
in
gioco
il
libero
contrasto
delle
forze
economiche
ed
amministrative
.
Solo
uno
Stato
teocratico
può
rivendicare
il
diritto
del
monopolio
scolastico
;
lo
Stato
moderno
non
ha
una
funzione
patriarcale
di
educatore
e
chi
parla
di
un
'
etica
di
Stato
parla
per
metafora
,
esaurendosi
necessariamente
la
morale
pubblica
in
quella
dei
cittadini
e
non
potendosi
parlare
di
una
civiltà
sociale
diversa
da
quella
realizzata
dagli
individui
.
La
scuola
e
la
cultura
sono
state
organizzate
e
promosse
dall
'
alto
,
e
si
sono
sovrapposte
alle
iniziative
dei
singoli
in
momenti
storici
specifici
,
e
non
la
filosofia
del
diritto
,
ma
la
psicologia
e
la
politica
devono
discutere
questi
limiti
dell
'
empiria
.
La
Chiesa
ha
creato
l
'
Università
,
e
ha
realizzato
gerarchicamente
la
sua
predicazione
umanitaria
per
opporre
alle
invasioni
barbariche
un
baluardo
conservatore
delle
antiche
civiltà
.
Le
corti
umanistiche
promovendo
la
letteratura
e
la
scuola
di
cultura
servivano
all
'
arte
loro
di
governo
in
un
tempo
in
cui
le
plebi
italiane
sognavano
un
regime
paterno
.
Oggi
di
fronte
al
fascismo
,
una
politica
che
rivendichi
la
libertà
della
scuola
,
utile
ieri
,
è
diventata
insufficiente
perché
non
si
può
fare
della
tecnica
quando
il
fronte
unico
della
lotta
è
diventato
il
terreno
politico
.
La
lotta
contro
la
tirannide
non
si
può
fare
invocando
riforme
e
concessioni
dalla
tirannide
,
ma
contrapponendole
rivendicazioni
integrali
di
dignità
.
Il
fascismo
instaurando
la
sua
politica
scolastica
di
classe
travolgerà
le
illusioni
pedagogiche
di
Gentile
e
di
Lombardo
Radice
e
continuerà
la
scuola
piccolo
borghese
e
parassitaria
della
terza
Italia
.
La
pregiudiziale
per
proporre
il
vero
problema
dell
'
educazione
nazionale
è
dunque
la
non
collaborazione
.
È
chiaro
che
in
questo
senso
la
nostra
scuola
non
ha
bisogno
di
scuole
,
e
possiamo
discutere
di
problemi
pratici
soltanto
in
senso
astratto
e
per
un
vizio
di
progettismo
.
In
un
'
Italia
moderna
,
quale
la
veniamo
preparando
con
la
nostra
lotta
,
in
cui
i
cittadini
sappiano
creare
la
loro
scuola
aderente
alle
loro
esigenze
,
contro
la
monotonia
generica
della
scuola
di
Stato
,
l
'
esame
è
naturalmente
svalutato
in
quanto
la
scuola
si
fonde
con
la
cultura
e
con
la
vita
.
Invece
di
allevare
impiegati
lo
Stato
si
riduce
alla
sua
funzione
di
controllo
.
Se
può
sembrare
interessante
conoscere
i
nostri
progetti
confesseremo
che
prima
del
fascismo
il
problema
di
questo
controllo
si
riduceva
per
noi
nei
termini
seguenti
:
1
)
Per
la
scuola
elementare
:
lotta
diretta
dello
Stato
contro
l
'
analfabetismo
,
mobilitazione
di
tutte
le
forze
nazionali
,
preti
o
massoni
,
bolscevichi
o
conservatori
,
poiché
si
tratta
di
preparare
gli
strumenti
elementari
della
vita
moderna
indipendentemente
da
ogni
considerazione
etica
.
Affrontare
risolutamente
il
problema
nel
Mezzogiorno
.
Non
si
rinnoverà
il
popolo
meridionale
con
scuole
elementari
improvvisate
,
ma
la
lotta
contro
l
'
analfabetismo
è
una
imprescindibile
esigenza
economica
per
il
problema
eticamente
e
politicamente
più
importante
del
Sud
:
l
'
emigrazione
.
2
)
Per
la
scuola
elementare
bisogna
formare
dei
maestri
,
ossia
lo
Stato
deve
istituire
delle
scuole
normali
,
anzi
delle
scuole
medie
modello
,
limitate
di
numero
e
coi
posti
concessi
ad
allievi
per
concorso
;
a
integrare
questa
azione
di
Stato
provvederà
l
'
iniziativa
privata
:
per
fornire
di
scuole
poi
i
paesi
rurali
non
c
'
è
altra
soluzione
fuor
di
quella
di
Augusto
Monti
dell
'
assunzione
di
personale
non
diplomato
e
dell
'
abilitazione
.
Ma
della
scuola
normale
o
media
non
bisogna
sopravalutare
il
significato
:
la
questione
dell
'
analfabetismo
si
risolve
solo
creando
una
situazione
rivoluzionaria
delle
vecchie
abitudini
e
suscitatrice
di
nuovi
sforzi
,
come
ben
insegna
Lenin
in
Russia
.
L
'
affollamento
alla
scuola
media
verrà
meno
non
appena
lo
Stato
non
darà
più
ai
suoi
studenti
titoli
o
lauree
:
poiché
la
nostra
piccola
borghesia
è
diventata
una
casta
che
ha
il
suo
titolo
nobiliare
nel
diploma
.
Il
problema
dell
'
università
è
identico
con
quello
delle
scuole
medie
e
lo
si
potrà
risolvere
solo
riconoscendo
che
da
parecchie
decine
d
'
anni
la
cultura
universitaria
è
inferiore
alla
cultura
del
paese
,
alimentata
sopratutto
dalle
libere
iniziative
del
giornalismo
,
dei
partiti
,
delle
associazioni
.
3
)
Poiché
queste
riforme
parranno
alla
nostra
reazionaria
e
demagogica
borghesia
troppo
antidemocratiche
o
rivoluzionarie
si
tratta
di
prepararle
proponendole
come
riforme
essenzialmente
economiche
.
La
scuola
di
Stato
infatti
è
diventata
per
lo
Stato
un
problema
di
finanza
che
non
si
può
risolvere
se
non
sfollando
gli
istituti
,
coll
'
aumentare
le
tasse
scolastiche
(
mettendo
a
concorso
i
posti
gratuiti
)
ed
eliminando
il
parassitismo
professorale
mediante
il
solo
sistema
infallibile
di
cui
si
disponga
,
ossia
riducendo
gli
stipendi
.
Il
fascismo
non
farà
nulla
di
questo
perché
ha
bisogno
di
gregari
fedeli
o
non
può
ottenerli
se
non
in
cambio
di
un
impiego
governativo
;
né
può
lasciar
libertà
alla
cultura
per
timore
delle
conseguenze
e
perché
in
ogni
tempo
l
'
oscurantismo
burocratico
e
la
morale
di
Stato
furono
le
migliori
armi
dell
'
assolutismo
.
LIBRO
QUARTO
IL
FASCISMO
Le
ragioni
dell
'
opposizione
Lo
spirito
della
nostra
indagine
ci
potrebbe
esentare
dal
compito
di
discorrere
del
fascismo
,
che
fu
individuato
,
nelle
pagine
precedenti
,
come
una
parentesi
storica
,
come
un
fenomeno
di
disoccupazione
nell
'
economia
e
nelle
idee
connesso
con
tutti
gli
errori
della
nostra
formazione
nazionale
.
Il
presupposto
di
questo
libro
è
che
l
'
Italia
riesca
a
trovare
in
sé
la
forza
per
superare
la
sua
crisi
e
riprendere
quella
volontà
di
vita
europea
che
parve
annunciarsi
,
almeno
in
certi
episodi
,
col
Risorgimento
.
Quindi
accade
che
le
nostre
obbiezioni
al
fascismo
siano
tutte
pregiudiziali
e
scorgano
l
'
errore
dove
gli
apologisti
indicano
i
meriti
,
nella
capacità
che
ebbe
il
movimento
,
in
un
'
ora
di
sospensione
e
di
incertezze
,
di
porre
termine
alla
tensione
degli
Italiani
e
di
comprometterli
in
una
banale
palingenesi
di
patriarcalismo
quando
la
solennità
della
crisi
imponeva
ai
cittadini
l
'
imperativo
categorico
della
coerenza
,
della
libera
lotta
politica
,
dell
'
autogoverno
.
Il
ministero
Facta
apparirà
allo
storico
come
la
più
curiosa
delle
ironie
e
quasi
la
caricatura
di
un
volere
provvidenziale
che
dava
agli
Italiani
un
governo
debole
e
rinunciatario
perché
i
cittadini
sapessero
affrontare
le
responsabilità
inevitabili
della
lotta
politica
e
dell
'
iniziativa
statale
.
Finché
la
lotta
dei
partiti
nati
nel
dopo
guerra
rimaneva
indecisa
tutte
le
possibilità
del
futuro
erano
salve
.
Il
fascismo
ci
ha
tolto
quest
'
incubo
;
e
mentre
gli
Italiani
fallivano
al
loro
esame
di
serietà
moderna
il
genio
della
stirpe
ha
ripreso
tra
i
residui
dell
'
avventuroso
Rinascimento
la
leggendaria
figura
del
condottiero
di
milizie
che
dà
ai
servi
inquieti
una
paterna
disciplina
.
Elogio
della
ghigliottina
Nella
Rivoluzione
Liberale
del
23
novembre
1922
questo
nostro
stato
d
'
animo
impopolare
era
così
descritto
:
Il
fascismo
vuol
guarire
gli
Italiani
dalla
lotta
politica
,
giungere
a
un
punto
in
cui
,
fatto
l
'
appello
nominale
,
tutti
i
cittadini
abbiano
dichiarato
di
credere
nella
patria
,
come
se
col
professare
delle
convinzioni
si
esaurisse
tutta
la
praxis
sociale
.
Insegnare
a
costoro
la
superiorità
dell
'
anarchia
sulle
dottrine
democratiche
sarebbe
un
troppo
lungo
discorso
,
e
poi
,
per
certi
elogi
,
nessun
miglior
panegirista
della
pratica
.
L
'
attualismo
,
il
garibaldinismo
,
il
fascismo
sono
espedienti
attraverso
cui
l
'
inguaribile
fiducia
ottimistica
dell
'
infanzia
ama
contemplare
il
mondo
semplificato
secondo
le
proprie
misure
.
La
nostra
polemica
contro
gli
Italiani
non
muove
da
nessuna
adesione
a
supposte
maturità
straniere
;
né
da
fiducia
in
atteggiamenti
protestanti
o
liberisti
.
Il
nostro
antifascismo
prima
che
un
'
ideologia
,
è
un
istinto
.
Se
il
nuovo
si
può
riportare
utilmente
a
schemi
e
ad
approssimazioni
antichi
,
il
nostro
vorrebbe
essere
un
pessimismo
sul
serio
,
un
pessimismo
da
vecchio
Testamento
senza
palingenesi
,
non
il
pessimismo
letterario
dei
cristiani
delusione
di
ottimisti
.
La
lotta
tra
serietà
e
dannunzianesimo
è
antica
e
senza
rimedio
.
Bisogna
diffidare
delle
conversioni
,
e
credere
più
alla
storia
che
al
progresso
,
concepire
il
nostro
lavoro
come
un
esercizio
spirituale
,
che
ha
la
sua
necessità
in
sé
,
non
nel
suo
divulgarsi
.
C
'
è
un
valore
incrollabile
al
mondo
:
l
'
intransigenza
e
noi
ne
saremmo
,
per
un
certo
senso
,
in
questo
momento
,
i
disperati
sacerdoti
.
Temiamo
che
pochi
siano
così
coraggiosamente
radicali
da
sospettare
che
con
queste
metafisiche
ci
si
possa
incontrare
nel
problema
politico
.
Ma
la
nostra
ingenuità
è
più
esperta
di
talune
corruzioni
e
in
certe
teorie
autobiografiche
ha
già
sottinteso
un
insolente
realismo
politico
obbiettivo
.
Noi
vediamo
diffondersi
con
preoccupazione
una
paura
dell
'
imprevisto
che
seguiteremo
a
indicare
come
provinciale
per
non
ricorrere
a
più
allarmanti
definizioni
.
Ma
di
certi
difetti
sostanziali
anche
in
un
popolo
«
nipote
»
di
Machiavelli
non
sapremmo
capacitarci
,
se
venisse
l
'
ora
dei
conti
.
Il
fascismo
in
Italia
è
un
'
indicazione
di
infanzia
perché
segna
il
trionfo
della
facilità
,
della
fiducia
,
dell
'
entusiasmo
.
Si
può
ragionare
del
ministero
Mussolini
:
come
di
un
fatto
d
'
ordinaria
amministrazione
.
Ma
il
fascismo
è
stato
qualcosa
di
più
;
è
stato
l
'
autobiografia
della
nazione
.
Una
nazione
che
crede
alla
collaborazione
delle
classi
;
che
rinuncia
per
pigrizia
alla
lotta
politica
,
dovrebbe
essere
guardata
e
guidata
con
qualche
precauzione
.
Confessiamo
di
aver
sperato
che
la
lotta
tra
fascisti
e
socialcomunisti
dovesse
continuare
senza
posa
:
e
pensammo
nel
settembre
del
1920
e
pubblicammo
nel
febbraio
del
1922
La
Rivoluzione
Liberale
con
fiducia
verso
la
lotta
politica
che
attraverso
tante
corruzioni
,
corrotta
essa
stessa
,
tuttavia
sorgeva
.
In
Italia
,
c
'
era
della
gente
che
si
faceva
ammazzare
per
un
'
idea
per
un
interesse
per
una
malattia
di
retorica
!
Ma
già
scorgevamo
i
segni
della
stanchezza
,
i
sospiri
alla
pace
.
È
difficile
capire
che
la
vita
è
tragica
,
che
il
suicidio
è
più
una
pratica
cotidiana
che
una
misura
di
eccezione
.
In
Italia
non
ci
sono
proletari
e
borghesi
:
ci
sono
soltanto
classi
medie
.
Lo
sapevamo
:
e
se
non
lo
avessimo
saputo
ce
lo
avrebbe
insegnato
Giolitti
.
Mussolini
non
è
dunque
nulla
di
nuovo
:
ma
con
Mussolini
ci
si
offre
la
prova
sperimentale
dell
'
unanimità
,
ci
si
attesta
l
'
inesistenza
di
minoranze
eroiche
,
la
fine
provvisoria
delle
eresie
.
Certe
ore
di
ebbrezza
valgono
per
confessioni
e
la
palingenesi
fascista
ci
ha
attestato
inesorabilmente
l
'
impudenza
della
nostra
impotenza
.
A
un
popolo
di
dannunziani
non
si
può
chiedere
spirito
di
sacrificio
.
Noi
pensiamo
anche
a
ciò
che
non
si
vede
:
ma
se
ci
si
attenesse
a
quello
che
si
vede
bisognerebbe
confessare
che
la
guerra
è
stata
invano
.
Privi
di
interessi
reali
,
distinti
,
necessari
gli
Italiani
chiedono
una
disciplina
e
uno
Stato
forte
.
Ma
è
difficile
pensare
Cesare
senza
Pompeo
,
Roma
forte
senza
guerra
civile
.
Si
può
credere
all
'
utilità
dei
tutori
e
giustificare
Giolitti
e
Nitti
,
ma
i
padroni
servono
soltanto
per
farci
ripensare
a
La
Congiura
dei
Pazzi
ossia
ci
riportano
a
costumi
politici
sorpassati
.
Né
Mussolini
né
Vittorio
Emanuele
Savoia
hanno
virtù
di
padroni
,
ma
gli
Italiani
hanno
bene
animo
di
schiavi
.
È
doloroso
dover
pensare
con
nostalgia
all
'
illuminismo
libertario
e
alle
congiure
.
Eppure
,
siamo
sinceri
sino
in
fondo
,
c
'
è
chi
ha
atteso
ansiosamente
che
venissero
le
persecuzioni
personali
perché
dalle
sofferenze
rinascesse
uno
spirito
,
perché
nel
sacrificio
dei
suoi
sacerdoti
questo
popolo
riconoscesse
se
stesso
.
C
'
è
stato
in
noi
,
nel
nostro
opporsi
fermo
,
qualcosa
di
donchisciottesco
.
Ma
ci
si
sentiva
pure
una
disperata
religiosità
.
Non
possiamo
illuderci
di
aver
salvato
la
lotta
politica
:
ne
abbiamo
custodito
il
simbolo
e
bisogna
sperare
(
ahimè
,
con
quanto
scetticismo
)
che
i
tiranni
siano
tiranni
,
che
la
reazione
sia
reazione
,
che
ci
sia
chi
avrà
il
coraggio
di
levare
la
ghigliottina
che
si
mantengano
le
posizioni
sino
in
fondo
.
Si
può
valorizzate
il
regime
;
si
può
cercare
di
ottenerne
tutti
i
frutti
:
chiediamo
le
frustate
perché
qualcuno
si
svegli
,
chiediamo
il
boia
perché
si
possa
veder
chiaro
.
Mussolini
può
essere
un
eccellente
Ignazio
di
Loyola
;
dove
c
'
è
un
De
Maistre
che
sappia
dare
una
dottrina
,
un
'
intransigenza
alla
sua
spada
?
La
capitis
deminutio
delle
teorie
Nessun
De
Maistre
,
nessuna
dottrina
nella
letteratura
apologetica
del
fascismo
.
Per
il
fascismo
le
teorie
sono
ideologie
piacevoli
che
bisogna
improvvisare
e
subordinare
alle
occasioni
.
Le
avventure
riescono
più
seducenti
che
le
idee
,
e
queste
perdendo
la
loro
dignità
e
autonomia
sono
ridotte
a
funzioni
servili
.
L
'
uguaglianza
fascismo
controriforma
serve
come
una
risorsa
del
programma
neoguelfo
;
il
liberalismo
di
De
Stefani
può
soddisfare
le
aspettazioni
più
popolari
intorno
al
mito
del
pareggio
;
il
sindacalismo
nazionale
offre
alle
masse
il
pane
in
cambio
della
dignità
;
il
nazionalismo
e
il
patriottismo
soddisfano
gli
istinti
più
filistei
delle
classi
dell
'
entusiasmo
.
In
un
libro
troppo
fortunato
nel
quale
Mussolini
lasciò
che
si
riconoscesse
,
anche
all
'
estero
,
il
suo
programma
,
un
fascista
onesto
ha
finito
col
trarre
tutte
le
conseguenze
piu
pacifiche
dall
'
ammonimento
di
Missiroli
:
«
Il
fascismo
sarà
la
coscienza
matura
della
nuova
democrazia
,
e
,
come
tale
,
dovrà
riconciliarsi
col
socialismo
,
o
sarà
peggio
che
nulla
;
un
tardivo
e
impossibile
tentativo
reazionario
»
.
Ma
il
fascismo
di
Pietro
Gorgolini
è
addirittura
il
giolittismo
di
Fera
,
un
'
antologia
politica
di
tutti
i
programmi
di
sinistra
dopo
Depretis
.
Wilsonismo
e
socialismo
di
Stato
,
liberismo
confuso
con
l
'
economia
del
giusto
prezzo
,
finanza
demagogica
,
difesa
della
piccola
proprietà
e
lotta
contro
il
latifondo
,
ecco
la
demagogia
poetica
annunciata
precocemente
dal
banditore
e
non
smentita
poi
dall
'
opera
dei
governanti
.
Chi
non
ha
adottato
queste
semplici
formule
è
andato
subito
troppo
vicino
all
'
eresia
e
si
è
preclusa
la
popolarità
.
I
tentativi
mediocri
di
teoria
dei
Grandi
rimasero
un
'
ingenuità
solitaria
.
Il
proposito
di
far
aderire
le
masse
allo
Stato
del
resto
non
si
realizza
inventando
nuove
formule
di
sindacalismo
nazionale
;
mentre
spera
la
religiosità
del
movimento
dall
'
adesione
popolare
,
Grandi
non
si
avvede
di
ripetere
le
aberrazioni
di
illuministica
eleganza
del
nazionalismo
,
del
modernismo
e
del
sindacalismo
,
note
critiche
di
intellettuali
.
Il
pensiero
di
Agostino
Lanzillo
poi
si
potrebbe
addirittura
consigliare
a
chi
si
trovi
a
corto
di
argomenti
nella
polemica
col
fascismo
.
Anche
se
ci
spieghiamo
senza
difficoltà
la
sua
adesione
a
Mussolini
per
l
'
esaltazione
dell
'
interventismo
e
per
l
'
irrequieta
ispirazione
antintellettualista
la
filosofia
dell
'
intuizione
di
A
.
Lanzillo
resta
infatti
alquanto
più
esperta
e
preparata
di
talune
grossolane
professioni
relativistiche
di
capi
e
di
gregari
e
riesce
persino
a
consentire
certe
possibilità
di
critica
e
di
intelligenza
.
La
profezia
del
governo
fascista
appare
in
questi
termini
:
«
Nella
società
attuale
-
-
ai
primi
del
1922
-
-
noi
constatiamo
che
lo
Stato
sta
accrescendo
ogni
giorno
il
suo
potere
.
La
forza
militare
che
ha
ai
suoi
ordini
è
assai
più
temibile
ora
che
non
prima
della
guerra
,
per
la
sviluppatissima
confidenza
con
l
'
uso
delle
armi
e
la
diminuita
e
quasi
scomparsa
impressionabilità
dei
cittadini
di
fronte
a
fatti
di
repressione
armata
.
I
mezzi
di
collegamento
,
di
repressione
,
di
organizzazione
difensiva
sono
formidabili
e
quasi
invincibili
.
Se
si
suppone
,
secondo
l
'
ipotesi
avanzata
avanti
,
che
possa
avvenire
una
fusione
,
allo
scopo
di
dominio
politico
,
fra
talune
categorie
operaie
e
taluni
ceti
dirigenti
,
ne
verrà
una
compagine
politica
così
salda
,
che
la
forza
che
questo
Stato
avrà
e
potrà
usare
contro
il
resto
della
società
,
sarà
praticamente
illimitata
»
.
Si
domanda
quale
sia
di
fronte
a
tali
prospettive
l
'
animo
di
Agostino
Lanzillo
liberista
,
nemico
dell
'
intervenzionismo
statale
,
del
nazionalismo
e
del
militarismo
dato
che
il
fascismo
sta
per
essere
appunto
l
'
erede
,
nel
senso
più
cattivo
,
del
socialismo
.
Dei
tre
canoni
cari
al
Lanzillo
,
liberismo
,
antintellettualismo
,
esperienza
economica
non
so
quale
si
potrà
salvare
in
un
governo
paternamente
cattolico
,
in
uno
Stato
disposto
a
controllare
non
solo
l
'
economia
privata
ma
ancora
le
coscienze
e
l
'
urna
elettorale
.
È
vero
che
egli
si
può
rallegrare
ormai
della
sua
antica
profezia
:
La
guerra
sarà
per
dare
agli
uomini
la
massima
spregiudicatezza
nell
'
usare
la
forza
,
ma
nei
nuovi
iniziati
alla
concezione
della
vita
guerriera
cercherà
invano
gli
auspicati
requisiti
della
classe
dirigente
capace
di
contemperare
la
persistenza
degli
aggregati
e
l
'
istinto
delle
combinazioni
,
individualista
e
liberista
contro
la
mediocrità
organizzata
.
Certo
le
nuove
classi
guerriere
,
che
Lanzillo
preconizzava
istintivamente
individualiste
,
si
sono
piuttosto
rivelate
barbaramente
burocratiche
e
i
loro
istinti
di
monotonia
non
consentono
la
speranza
di
una
risoluzione
unitaria
del
regionalismo
col
rispetto
religioso
delle
personalità
regionali
!
L
'
invito
al
fascismo
a
farsi
rappresentante
delle
classi
medie
è
stato
il
solo
ascoltato
,
ma
a
vederne
i
risultati
vorremmo
che
Lanzillo
ci
spiegasse
come
egli
scorgesse
nel
fascismo
un
'
anima
eroica
e
se
la
citazione
di
Sorel
a
proposito
della
loro
violenza
non
venisse
alquanto
a
sproposito
.
Gli
offriremo
appunto
una
antitesi
liberista
dei
problemi
che
egli
pone
.
Il
liberismo
infatti
fissa
come
limite
naturale
all
'
economia
la
mediazione
politica
,
la
quale
ha
parimenti
le
sue
necessità
ed
esigenze
autonome
:
sembrerebbe
dunque
che
la
giusta
critica
agli
avventati
scioperi
di
cattivi
politicanti
e
al
facilonismo
massimalista
non
autorizzasse
senz
'
altro
l
'
esaltazione
del
sindacalismo
giuridico
,
in
omaggio
a
un
vagheggiato
governo
dei
produttori
!
Invocare
un
governo
di
produttori
mentre
solo
la
proporzionale
potrebbe
agire
mirabilmente
come
strumento
di
lotta
politica
e
di
formazione
libera
dei
partiti
significa
spaventarsi
della
libertà
e
rifugiarsi
nelle
medioevali
consolazioni
corporative
.
Quest
'
odio
dei
fascisti
verso
la
politica
in
omaggio
all
'
idillio
letterario
e
al
pratico
adattamento
economico
è
il
peggior
indice
della
decadenza
dei
nostri
costumi
e
della
mollezza
dei
caratteri
che
invocano
,
come
riposo
,
il
ritorno
del
Medio
Evo
.
La
costituzione
del
Carnaro
fu
il
primo
avvertimento
;
poi
collaborazionismo
e
fascismo
,
guardia
regia
e
squadrismo
furono
gli
assidui
espedienti
della
tremula
fantasia
.
Il
governo
di
Mussolini
esilia
nei
conventi
la
critica
,
offre
ai
deboli
una
religione
di
Stato
,
una
guardia
pretoriana
,
un
filosofo
hegeliano
a
capo
delle
scuole
;
nello
Stato
etico
annulla
le
iniziative
.
All
'
Italia
immatura
offre
una
culla
che
potrebbe
essere
la
tomba
delle
coscienze
civili
diventate
private
dopo
aver
eliminati
provvisoriamente
alleandosi
ancora
una
volta
con
la
plutocrazia
,
i
due
problemi
che
sarebbero
stati
la
Bastiglia
del
popolo
italiano
:
i
rapporti
tra
lo
Stato
e
le
classi
operaie
;
l
'
incontro
e
l
'
antitesi
tra
industria
e
agricoltura
.
Chi
parla
oggi
di
liberismo
e
di
problema
meridionale
?
La
Monarchia
ha
seppellito
i
democratici
e
la
lotta
politica
.
I
discorsi
sui
governi
delle
competenze
e
dei
tecnici
hanno
la
stessa
natura
delle
prediche
sulla
grazia
divina
e
lo
spirito
santo
:
valsero
a
rubarci
una
costituzione
che
volevano
migliorare
e
a
edificare
un
nuovo
monumento
di
paterna
teocrazia
.
Ma
il
discorso
delle
teorie
non
è
necessario
quando
predomina
una
questione
di
istinti
assolutamente
spensierati
.
I
simboli
riescono
più
significativi
delle
idee
.
Così
al
ritratto
dell
'
autore
che
adorna
un
altro
libro
apologetico
assai
curioso
poco
resterebbe
da
aggiungere
per
avere
completa
la
biografia
del
fascista
:
parendo
che
lo
sfoggio
audace
di
medaglie
militari
definisca
i
confini
delle
individualità
assai
meglio
che
un
elenco
di
testi
o
la
descrizione
dello
stile
.
L
'
istintivo
richiamo
,
per
rozze
somiglianze
,
al
capo
primitivo
di
tribù
,
armato
di
fisica
esultanza
corrugata
e
di
piacevoli
talismani
,
non
si
smentisce
nella
narrazione
vivacemente
burocratica
,
inesperta
e
palese
.
Il
documento
interessa
in
modo
singolare
se
appena
si
guardano
le
cose
ad
una
certa
lontananza
,
sì
che
prendano
il
loro
rilievo
quasi
Umberto
Banchelli
fosse
un
nuovo
vassallo
del
nuovo
re
,
illetterato
e
bellicoso
come
Teodorico
,
feroce
come
Alboino
.
Ma
egli
terrebbe
più
della
rozzezza
di
Paolo
Diacono
,
che
della
felice
erudizione
di
Cassiodoro
;
derivando
il
suo
rispetto
per
intellettuali
come
Prezzolini
e
per
Soffici
dall
'
indulgenza
costante
nei
due
amici
verso
la
spensieratezza
avventurosa
,
e
talvolta
persino
verso
i
nuovi
barbari
.
Chissà
che
Soffici
non
offra
volentieri
la
sua
allegra
malleveria
alle
invettive
del
Banchelli
contro
le
dottrine
«
dell
'
ebreo
germanico
Carlo
Marx
,
ovvero
di
Mordeca
,
poiché
era
questo
il
suo
vero
nome
che
si
era
tolto
per
essere
dalle
folle
ignoranti
dei
suoi
tempi
acclamato
e
creduto
»
.
In
verità
solo
il
pervertimento
del
senso
dei
valori
nei
momenti
più
notturni
può
spiegarci
le
metafore
marinesche
dell
'
umile
cronaca
dove
per
la
battaglia
elettorale
di
Firenze
si
attribuisce
al
fascio
il
compito
di
«
impedire
che
otto
secoli
di
arte
italiana
e
di
sacrifici
cittadini
potessero
esser
lordati
dall
'
effigie
del
russo
asiatico
ebreizzato
Lenin
»
.
Del
resto
l
'
ambizione
letteraria
del
rozzo
cronista
chiama
candidamente
a
riscontro
la
fiorentina
età
di
«
guelfi
e
ghibellini
»
per
la
ripresa
sassaiola
.
Ma
non
giova
sprecare
metafore
di
troppo
lusso
per
fatti
che
sono
tanto
banali
e
cotidiani
.
Nel
fascista
non
si
trova
poi
se
non
di
rado
il
rispetto
del
barbaro
per
la
sapienza
che
gli
è
negata
,
e
certe
religiose
venerazioni
crescono
male
nel
cuore
monotono
del
goffo
guerriero
di
mestiere
.
La
cronaca
dei
giornali
parla
con
più
precisione
della
contraffatta
baldanza
di
generali
e
deputati
«
minorenni
»
.
Anche
in
queste
memorie
,
la
venerazione
e
la
profezia
dell
'
Italia
cattolica
,
il
plauso
alla
monarchia
assoluta
,
la
paura
degli
ebrei
e
della
plutocrazia
,
le
proteste
contro
Mussolini
che
non
vuole
le
industrie
di
Stato
descrivono
conclusivamente
il
candore
di
certe
albe
spirituali
.
Si
vorrebbero
raccogliere
esempi
di
stile
:
«
Ormai
tutto
questo
dilagare
di
partiti
ha
fatto
conoscere
quanto
occorra
por
fine
ai
partiti
stessi
,
e
ridurli
numericamente
magari
ad
uno
solo
»
.
«
E
distruggere
fino
al
possibile
i
dialetti
e
non
permettere
la
stampa
in
dialetto
che
fa
alimentare
lo
spirito
di
campanile
»
.
«
Non
vi
può
essere
che
una
potenza
cattolica
,
non
vi
può
essere
che
Roma
,
che
un
dì
si
possa
decidere
a
scacciare
i
turchi
dall
'
Europa
e
ridare
al
tempio
di
Santa
Sofia
il
significato
cristiano
per
cui
esso
sorse
»
.
«
Guai
a
colui
che
ardisse
toccare
le
sacrosante
conquiste
economiche
proletarie
!
Se
dovrà
sorgere
la
vera
e
reale
monarchia
essa
dovrà
essere
per
mezzo
del
suo
Re
responsabile
il
padre
austero
del
proletariato
»
.
Il
discorso
potrebbe
farsi
più
severo
se
di
queste
innocenze
si
chiedesse
ragione
ai
tutori
legittimi
e
responsabili
.
Allora
la
critica
moralistica
del
Banchelli
alla
democrazia
si
dovrebbe
definire
la
giusta
ribellione
insolente
dello
scolaro
maleducato
al
maestro
insufficiente
.
Invero
perché
non
considerare
con
profonda
pietà
,
questi
ragazzi
spostati
che
dai
padri
democratici
e
dagli
eventi
avventurosi
poco
poterono
apprendere
fuor
della
corruzione
dei
costumi
!
Anche
il
fascismo
,
come
tutte
le
infanzie
,
ha
per
noi
le
sue
penose
giustificazioni
,
come
quello
cui
meglio
si
adatterebbe
il
confessore
o
il
predicante
che
il
maestro
di
politica
.
Crebbero
svagati
trovatelli
né
alcuno
insegnò
loro
qual
duro
noviziato
attenda
l
'
artiere
delle
sociali
contingenze
.
Nel
gioco
della
guerra
si
riconobbero
una
precocità
viziosa
.
Oggi
la
sicumera
del
barbaro
cela
soltanto
la
paura
,
né
lo
spirito
aperto
assiste
la
generosità
,
anzi
la
spavalderia
alternandosi
con
l
'
obbedienza
mostra
l
'
esaurimento
dei
nervi
,
la
povertà
di
inibizione
,
la
decadenza
della
razza
.
Il
futurismo
sarebbe
stato
dunque
l
'
annuncio
ebbro
e
sconsolato
di
questa
fondamentale
aridezza
interiore
.
Si
tratta
di
sostituire
al
bastone
tedesco
il
pugnale
fascista
(
pag
.
176
)
,
di
affidare
altrui
l
'
esercizio
della
propria
libertà
.
In
politica
l
'
antidemocrazia
segna
un
ritorno
nostalgico
verso
lo
Stato
paterno
;
in
critica
i
procedimenti
sono
metafore
come
negli
alchimisti
.
Volta
per
volta
servirebbe
,
in
luogo
della
pietra
filosofale
,
a
spiegar
tutto
,
la
plutocrazia
non
conosciuta
,
o
l
'
ebreismo
,
fantoccio
di
nuvole
che
mille
venti
ingrandiscono
,
o
l
'
arrivismo
di
chi
tiene
i
primi
posti
,
o
il
commercio
e
l
'
industria
addirittura
.
Il
libro
di
Banchelli
è
pieno
di
deplorazioni
per
la
mancanza
di
fascisti
galantuomini
,
e
di
domande
maligne
sulla
sorte
toccata
all
'
amministrazione
delle
finanze
del
fascio
per
opera
dei
capi
più
accesi
.
Nelle
crude
lotte
intestine
vi
appare
legge
l
'
accusa
di
ladro
contro
l
'
avversario
politico
.
La
nostra
memoria
non
è
tanto
vigile
da
rimettere
in
corso
certi
pettegolezzi
,
ma
il
giudizio
sarà
ben
pronto
a
cogliere
il
significato
storico
di
siffatti
caduti
costumi
.
Nessuno
si
nasconda
le
naturali
preoccupazioni
per
la
rinuncia
alle
più
elementari
dignità
,
ché
l
'
immaturo
spirito
del
fascismo
sta
proprio
nel
non
saper
destare
neanche
il
rispetto
per
il
mestiere
.
Il
ricorrere
ai
miti
invece
che
all
'
esperienza
,
il
considerate
antropomorficamente
le
realtà
complesse
della
contingenza
,
indica
senza
il
pudore
dell
'
infingimento
il
suo
semplicismo
.
Con
la
stereotipia
di
una
disciplina
si
vorrebbero
riparare
le
deficenze
ma
non
si
osa
far
nascere
l
'
ordine
dal
libero
disordine
.
Lo
spirito
d
'
avventura
non
riesce
a
scoprire
la
tradizione
e
i
lamenti
sulle
degenerazioni
morali
non
intendono
che
fuori
della
lotta
politica
manca
il
criterio
del
rinnovamento
etico
.
Mussolini
Mussolini
è
stato
l
'
eroe
rappresentativo
di
questa
stanchezza
e
di
questa
aspirazione
al
riposo
.
La
sua
figura
di
ottimista
sicuro
di
sé
,
le
astuzie
oratorie
,
l
'
amore
per
,
il
successo
e
per
le
solennità
domenicali
,
la
virtù
della
mistificazione
e
dell
'
enfasi
riescono
schiettamente
popolari
tra
gli
Italiani
.
È
difficile
immaginarlo
altrimenti
che
sotto
le
spoglie
di
un
audace
condottiero
di
compagnie
di
ventura
;
o
come
il
capo
primitivo
di
una
selvaggia
banda
posseduta
da
un
dogmatico
terrore
che
non
consenta
riflessioni
.
La
sua
vittoria
,
tra
il
disorientamento
degli
altri
,
si
spiega
esaurientemente
pensando
alle
sue
qualità
risolutive
di
tattico
.
Gli
manca
il
senso
squisitamente
moderno
dell
'
ironia
,
non
comprende
la
storia
se
non
per
miti
,
gli
sfugge
la
finezza
critica
dell
'
attività
creativa
che
è
dote
centrale
del
grande
politico
.
La
sua
professione
di
relativismo
non
riuscì
neppure
a
sembrare
un
'
agile
mistificazione
:
troppo
dominante
vi
avvertì
ognuno
la
sconcertata
ricerca
ingenua
di
un
riparo
che
eludesse
l
'
infantile
incertezza
e
coprisse
le
malefatte
.
Coerenza
e
contraddizioni
sono
in
Mussolini
due
diversi
aspetti
di
una
mentalità
politica
che
non
può
liberarsi
dai
vecchi
schemi
di
un
moralismo
troppo
disprezzato
per
poter
essere
veramente
sostituito
.
Egli
rimane
perciò
diviso
e
indeciso
tra
momenti
di
una
coerenza
troppo
dogmatica
per
non
riuscire
goffa
e
sfoghi
di
esuberanza
anarchicamente
ingiustificati
.
Ha
bisogno
di
un
mondo
in
cui
al
condottiero
,
non
si
chieda
di
essere
un
politico
.
Lottare
per
una
idea
,
elaborare
nella
lotta
un
pensiero
,
è
un
lusso
e
una
seccatura
:
Mussolini
è
abbastanza
intelligente
per
piegarvisi
,
ma
gli
basterebbe
la
lotta
pura
e
semplice
senza
i
tormenti
della
critica
moderna
.
Solo
gli
ingenui
si
sono
potuti
stupire
dei
suoi
recenti
amori
con
la
Chiesa
cattolica
.
Nessuno
più
lontano
di
Mussolini
dallo
spirito
dello
Stato
laico
e
dalla
vecchia
Destra
degli
Spaventa
.
Egli
non
ha
nulla
di
religioso
,
sdegna
il
problema
come
tale
,
non
sopporta
la
lotta
col
dubbio
;
ha
bisogno
di
una
fede
per
non
doverci
più
pensare
,
per
essere
il
braccio
temporale
di
una
idea
trascendente
.
Avrebbe
potuto
riuscire
il
duce
di
una
Compagnia
di
Gesù
,
l
'
arma
di
un
Pontefice
persecutore
di
eretici
,
-
-
con
una
sola
idea
in
testa
da
ripetere
e
da
far
entrare
«
a
suon
di
randellate
»
nei
«
crani
refrattari
»
.
Gli
articoli
del
Popolo
d
'
Italia
erano
così
:
ripetizioni
di
un
ordine
,
dogmi
e
spesso
stereotipie
di
un
monotono
disegno
,
così
sono
i
comunicati
e
i
discorsi
:
letterariamente
hanno
qualcosa
di
militare
e
di
catechismo
-
-
si
deduce
l
'
opera
del
boia
o
dello
squadrista
dalle
verità
assolute
,
trascendenti
,
e
cristallizzate
.
Infatti
i
tre
momenti
centrali
della
vita
di
Mussolini
hanno
coinciso
con
tre
momenti
risolutivi
,
entusiastici
,
dogmatici
della
storia
italiana
:
il
messianismo
socialista
,
l
'
apocalissi
antitedesca
,
la
palingenesi
fascista
:
chi
vorrà
essere
così
ottuso
da
ricercare
nel
condottiero
di
questi
episodi
uno
sviluppo
,
e
delle
ragioni
ideali
.
di
progresso
?
Perché
vedere
un
problema
politico
dove
si
tratta
di
un
fenomeno
di
psicologia
del
successo
e
di
una
nuova
arte
economica
delle
idee
?
Sarà
legittimo
studiare
la
filosofia
politica
di
Corrado
Wolfort
,
di
Giovanni
Hakwood
o
di
Francesco
Bussone
?
La
storia
giudicherà
con
indulgenza
l
'
anacronismo
di
Mussolini
che
nonostante
il
suo
orgoglio
chiuso
di
signorotto
incompiuto
è
stato
tanto
umile
da
inchinarlesi
:
garibaldino
in
ritardo
come
Crispi
,
ma
forse
meno
cocciuto
di
lui
e
per
il
suo
convinto
arrivismo
più
duttile
:
rozzo
,
povero
di
idee
riuscì
almeno
due
volte
,
per
la
robustezza
e
la
disinvoltura
,
l
'
ostetrico
della
storia
.
Le
debolezze
intrinsiche
di
questo
temperamento
si
scorsero
quando
il
condottiero
dovette
farsi
amministratore
e
diplomatico
.
In
un
consesso
internazionale
di
impenetrabili
l
'
inferiorità
di
Mussolini
,
attore
più
che
artista
,
tribuno
più
che
statista
,
è
palese
poiché
egli
non
sa
che
specchiarsi
nella
propria
enfasi
.
La
sua
eloquenza
,
la
forza
del
polemista
,
non
sanno
battersi
sul
terreno
delle
ironie
e
dei
sottintesi
,
restano
smontate
appena
dal
comizio
e
dalla
sala
di
scherma
si
passi
all
'
arguta
conversazione
e
alla
snervante
schermaglia
insidiosa
delle
parole
.
Mussolini
è
a
suo
agio
soltanto
quando
parla
al
buon
popolo
e
ne
ascolta
i
desideri
o
lo
rimbrotta
con
fiero
cipiglio
per
le
sue
monellerie
.
L
'
ordinaria
amministrazione
con
la
sua
monotonia
è
un
altro
fiero
nemico
del
presidente
;
se
egli
non
avesse
un
piacevole
divertimento
nelle
trovate
sportive
che
gli
riconciliano
la
popolarità
il
compito
quotidiano
sarebbe
snervante
e
senza
risorse
.
Del
resto
l
'
indole
propria
del
governo
avventuroso
ed
eccezionale
vuole
che
l
'
ostacolo
insuperabile
resti
il
mondo
delle
faccende
comuni
e
necessarie
su
cui
invano
si
dirigono
i
desideri
dei
pretoriani
e
dei
subalterni
della
rivoluzione
in
cerca
di
sinecure
.
La
pazienza
è
più
amica
dei
ritorni
e
delle
rivincite
che
delle
improvvisazioni
.
Tuttavia
restano
notevoli
le
attitudini
di
Mussolini
a
conservare
il
potere
tra
un
popolo
entusiasta
e
desideroso
di
svaghi
,
che
egli
conosce
benissimo
e
cui
appresta
quotidiane
sorprese
(
dal
telegramma
a
Spalla
all
'
esaltazione
del
raid
Baracca
ai
discorsi
domenicali
)
.
Messa
da
parte
ogni
preoccupazione
di
politica
estera
egli
si
è
dedicato
inesorabilmente
a
un
'
abile
tattica
reazionaria
di
liquidazione
di
tutti
i
partiti
e
di
tutti
gli
organismi
politici
e
,
aiutato
dalla
crisi
economica
,
sembra
voler
ridurre
alla
sua
ragione
tutti
gli
avversari
.
Anche
in
questo
esperimento
il
trasformismo
giolittiano
è
stato
ripreso
con
più
decisi
espedienti
teatrali
e
le
doti
dei
politico
si
riducono
tutte
ad
astuzie
di
manovra
e
a
calcoli
tattici
,
indici
di
un
'
arte
affatto
umanistica
e
militare
.
Il
mussolinismo
è
dunque
un
risultato
assai
più
grave
del
fascismo
stesso
perché
ha
confermato
nel
popolo
l
'
abito
cortigiano
,
lo
scarso
senso
della
propria
responsabilità
,
il
vezzo
di
attendere
dal
duce
,
dal
domatore
,
dal
deus
ex
machina
la
propria
salvezza
.
La
lotta
politica
in
regime
mussoliniano
non
è
facile
:
non
è
facile
resistergli
perché
egli
non
resta
fermo
a
nessuna
coerenza
,
a
nessuna
posizione
,
a
nessuna
distinzione
precisa
ma
è
pronto
sempre
a
tutti
i
trasformismi
.
Dovrà
ineluttabilmente
l
'
Italia
rimanere
condannata
dalla
sua
inferiorità
economica
a
questi
costumi
anacronistici
e
cortigiani
?
O
le
forze
della
nuova
iniziativa
popolare
e
di
ceti
dirigenti
incompromessi
riusciranno
a
dare
il
tono
alla
nostra
storia
futura
?
A
questo
punto
è
evidente
che
una
nostra
profezia
riuscirebbe
troppo
interessata
e
per
quel
che
non
nasce
dal
contesto
spetta
piuttosto
all
'
iniziativa
del
lettore
.
Saggistica ,
ALLA
DOLCE
E
CARA
MEMORIA
DI
MIA
FIGLIA
GRAZIELLA
DEDICO
QUESTE
PAGINE
ALLE
QUALI
HO
CONSACRATO
LE
ORE
MIGLIORI
DELLA
MIA
VITA
.
PREFAZIONE
Il
volume
che
ora
viene
alla
luce
consta
di
due
parti
:
la
prima
è
la
seconda
edizione
degli
Elementi
di
scienza
politica
,
che
furono
pubblicati
alla
fine
del
1895;
la
seconda
è
completamente
nuova
e
fu
pensata
e
scritta
negli
ultimi
due
o
tre
anni
.
Essendo
infatti
da
un
pezzo
esaurita
la
prima
edizione
del
lavoro
sulla
scienza
politica
,
pubblicato
quasi
trenta
anni
fa
,
diventava
necessario
farne
una
nuova
;
ma
intanto
erano
mutati
i
tempi
,
nuovi
avvenimenti
erano
maturati
ed
essi
mi
fornivano
nuovi
dati
dei
quali
dovevo
tener
conto
,
anche
perché
modificavano
sensibilmente
alcuni
dei
modi
di
vedere
ai
quali
mi
ero
conformato
quando
scrivevo
la
prima
parte
del
lavoro
.
Né
devo
nascondere
al
lettore
che
a
ciò
hanno
contribuito
quelle
variazioni
che
avvengono
nel
carattere
e
nella
mentalità
di
qualunque
uomo
,
finché
l
'
uno
e
l
'
altra
,
con
l
'
età
molto
avanzata
,
non
si
cristallizzano
in
una
forma
definitiva
.
Date
queste
mie
condizioni
intellettuali
e
morali
,
o
dovevo
rifare
la
prima
parte
dell
'
opera
o
dovevo
scriverne
un
'
altra
,
che
perfettamente
corrispondesse
alla
mia
odierna
maniera
di
pensare
.
Ho
scelto
quest
'
ultima
soluzione
,
aggiungendo
alla
prima
parte
del
lavoro
solo
le
poche
note
che
sono
segnate
con
un
asterisco
,
anche
perché
tenevo
a
mantenere
integra
l
'
interpretazione
che
molti
anni
fa
avevo
dato
ad
alcuni
importanti
problemi
politici
,
interpretazione
che
fatti
recentissimi
hanno
oggi
confermato
.
Ma
,
tanto
nella
prima
che
nella
seconda
parte
del
presente
lavoro
,
mi
sono
sforzato
di
mantenermi
fedele
al
metodo
che
,
fin
da
quando
ancora
giovanissimo
scrivevo
la
Teorica
dei
governi
,
ho
adottato
e
che
poi
ho
cercato
sempre
di
praticare
apportandovi
tutti
i
miglioramenti
di
cui
ero
capace
.
Da
moltissimi
anni
sono
convinto
che
l
'
unico
sistema
possibile
col
quale
l
'
uomo
può
fino
ad
un
certo
punto
dominare
le
proprie
passioni
e
migliorare
le
proprie
sorti
consiste
nello
studio
della
psicologia
umana
individuale
e
collettiva
.
Fin
da
un
'
epoca
molto
remota
la
saggezza
ellenica
avea
giudicato
che
la
maniera
più
efficace
che
avea
l
'
uomo
per
elevare
il
proprio
carattere
e
moderare
gli
effetti
di
alcuni
suoi
istinti
consistesse
nella
conoscenza
di
se
stesso
.
È
quindi
spiegabile
se
ho
creduto
e
credo
fermamente
che
un
simile
metodo
possa
applicarsi
con
uguali
risultati
allo
studio
della
psicologia
collettiva
.
Esso
anzi
fu
già
ad
essa
applicato
più
di
ventidue
secoli
fa
,
nell
'
epoca
cioè
nella
quale
il
grande
Aristotele
scriveva
la
sua
Politica
,
e
ben
altri
risultati
potrebbe
dare
oggi
quando
,
mercé
il
progresso
degli
studi
storici
,
geografici
e
statistici
,
conosciamo
tanta
parte
del
passato
e
del
presente
dell
'
umanità
.
Aggiungerò
che
l
'
esempio
dell
'
Economia
politica
la
quale
,
studiando
collo
stesso
sistema
i
fenomeni
economici
,
ha
potuto
sicuramente
mettere
in
evidenza
alcune
delle
leggi
che
li
regolano
,
mi
ha
oltremodo
confortato
a
persistere
nella
via
che
da
un
pezzo
avevo
scelto
.
Naturalmente
non
mi
nascondo
le
grandi
difficoltà
che
presenta
l
'
uso
del
metodo
che
ho
rapidamente
accennato
,
fra
le
quali
occupa
uno
dei
primi
posti
la
quantità
di
cognizioni
esatte
che
esso
richiede
su
tutto
quanto
è
accaduto
ed
accade
nelle
società
che
hanno
una
storia
;
né
io
mi
lusingo
di
averle
tutte
superate
.
Quindi
posso
soltanto
affermare
che
ho
fatto
del
mio
meglio
,
fiducioso
che
,
se
la
civiltà
umana
saprà
superare
la
procella
che
oggi
la
minaccia
,
la
modesta
opera
mia
potrà
essere
da
altri
continuata
e
perfezionata
e
che
potranno
essere
a
poco
a
poco
colmate
tutte
le
grandi
lacune
che
essa
oggi
presenta
.
Dirò
,
per
ultimo
,
che
mi
sono
sforzato
di
comprimere
tutte
quelle
passioni
e
quei
sentimenti
che
potevano
annebbiare
la
visione
obiettiva
dei
fatti
sui
quali
dovevo
fondare
le
mie
con
clusioni
.
Riconosco
che
la
completa
riuscita
di
questo
sforzo
esigerebbe
che
l
'
uomo
non
fosse
più
tale
,
ma
credo
di
aver
fatto
tutto
ciò
che
,
mercé
la
buona
fede
e
la
buona
volontà
,
si
poteva
in
questo
senso
ottenere
.
Prossimo
a
chiudere
la
mia
carriera
scientifica
,
ho
fermamente
voluto
esporre
,
senza
odi
,
senza
collera
,
senza
entusiasmi
,
colla
serenità
che
solo
l
'
età
avanzata
può
dare
,
tutto
quanto
lo
studio
degli
avvenimenti
e
del
carattere
umano
aveva
potuto
insegnarmi
.
Torino
,
dicembre
del
1922
.
Dilexi
justitiam
,
quaesivi
veritatem
.
CAPITOLO
I
.
Il
metodo
nella
scienza
politica
.
I
.
Origini
e
scopi
della
scienza
politica
.
-
-
II
.
Perché
si
è
scelta
questa
denominazione
.
-
-
III
.
Il
metodo
sperimentale
e
l
'
origine
delle
scienze
.
-
-
IV
.
Varie
applicazioni
di
questa
metodo
nella
scienza
politica
.
-
-
V
.
Sistema
che
dà
la
prevalenza
all
'
ambiente
fisico
nello
studio
della
scienza
politica
.
VI
.
Della
prevalenza
dei
popoli
del
settentrione
su
quelli
del
mezzogiorno
.
-
-
VII
.
Continua
lo
stesso
argomento
.
-
-
VIII
.
I
vari
tipi
di
organizzazione
politica
e
le
diversità
di
clima
.
-
-
IX
.
Importanza
della
diversa
configurazione
del
suolo
.
-
-
X
.
Sistema
che
fa
dipendere
i
fenomeni
politici
dalla
diversità
delle
razze
umane
.
-
-
XI
.
Razze
superiori
ed
inferiori
.
-
-
XII
.
Il
genio
delle
razze
.
-
-
XIII
.
Il
sistema
evoluzionista
e
la
lotta
per
l
'
esistenza
.
-
-
XIV
.
Il
progresso
politico
ed
il
miglioramento
fisico
delle
razze
umane
.
-
-
XV
.
Riassunto
delle
teoriche
evoluzioniste
.
-
-
XVI
.
Il
metodo
storico
fondato
sulla
identità
fondamentale
delle
tendenze
ed
attitudini
politiche
delle
grandi
razze
umane
.
-
-
XVII
.
Nuovi
materiali
di
cui
questo
metodo
dispone
.
-
-
XVIII
.
Obiezioni
che
ad
esso
si
fanno
.
-
-
XIX
.
Condizioni
alle
quali
questo
metodo
può
essere
bene
adoperato
.
-
-
XX
.
Continuazione
dello
stesso
argomento
e
conclusione
.
I
.
-
-
Da
molti
secoli
si
è
affacciata
alla
mente
dei
pensatori
l
'
ipotesi
che
i
fenomeni
sociali
,
che
davanti
ad
essi
si
svolgevano
,
non
fossero
meri
accidenti
,
né
la
manifestazione
di
una
volontà
soprannaturale
ed
onnipotente
,
ma
piuttosto
l
'
effetto
di
tendenze
psicologiche
costanti
,
che
determinano
l
'
azione
delle
masse
umane
.
Fin
da
Aristotele
si
è
cercato
di
scoprire
le
leggi
e
le
modalità
che
regolano
l
'
azione
di
queste
tendenze
e
lo
studio
,
che
ha
avuto
questo
obietto
,
si
è
chiamato
politica
.
Nei
secoli
decimosesto
e
decimosettimo
molti
scrittori
,
in
Italia
specialmente
,
si
occuparono
di
politica
.
Però
essi
,
a
cominciare
da
Machiavelli
,
che
è
fra
tutti
il
più
famoso
,
non
si
occuparono
tanto
di
determinare
quelle
tendenze
costanti
in
tutte
le
società
umane
,
che
abbiamo
già
accennato
,
quanto
d
'
investigare
le
arti
per
le
quali
un
uomo
od
una
classe
di
persone
potevano
arrivare
a
disporre
del
supremo
potere
,
in
una
data
società
,
ed
a
difendersi
contro
gli
sforzi
di
coloro
che
li
volevano
surrogare
.
Si
tratta
di
due
cose
,
che
,
sebbene
abbiano
qualche
punto
di
contatto
tra
loro
,
pure
sono
sostanzialmente
diverse
.
Un
esempio
,
che
crediamo
molto
calzante
,
dimostra
ciò
assai
meglio
di
un
lungo
ragionamento
.
L
'
Economia
politica
studia
le
leggi
o
le
tendenze
costanti
,
che
regolano
nelle
società
umane
la
produzione
e
la
distribuzione
della
ricchezza
:
ma
questo
studio
non
equivale
in
niun
modo
all
'
arte
di
arricchirsi
e
di
conservare
le
dovizie
.
Un
valentissimo
economista
può
infatti
essere
assolutamente
inetto
a
costituirsi
un
patrimonio
,
ed
un
banchiere
,
un
industriale
,
uno
speculatore
,
sebbene
possano
ricavare
qualche
lume
dalla
conoscenza
delle
leggi
economiche
,
non
hanno
bisogno
di
esserne
maestri
e
riescono
del
resto
a
fare
abbastanza
bene
i
loro
affari
anche
se
completamente
le
ignorano
.
II
.
-
-
Ai
giorni
nostri
lo
studio
iniziato
da
Aristotele
si
è
sud
diviso
e
specializzato
,
sicché
più
che
la
scienza
abbiamo
le
scienze
politiche
.
Inoltre
si
è
cercato
di
fare
la
sintesi
,
di
coordinare
i
risultati
di
queste
scienze
ed
é
nata
così
la
Sociologia
.
Anche
gli
scrittori
di
diritto
pubblico
,
i
quali
interpretano
e
commentano
le
leggi
positive
,
quasi
sempre
sono
trascinati
all
'
indagine
delle
tendenze
generali
alle
quali
queste
leggi
sono
inspirate
,
e
gli
storici
,
che
narrano
gli
avvenimenti
umani
,
dall
'
esame
di
questi
hanno
spessissimo
cercato
di
dedurre
le
leggi
che
li
regolano
e
li
determinano
.
Così
fecero
nell
'
antichità
Polibio
e
Tacito
,
nel
secolo
decimosesto
Guicciardini
,
nel
secolo
presente
Macaulay
e
Taine
.
Filosofi
,
teologi
,
giuristi
,
quanti
hanno
avuto
per
fine
diretto
od
indiretto
dei
loro
lavori
il
miglioramento
della
umana
società
,
ed
hanno
perciò
esaminato
le
leggi
che
ne
regolano
l
'
organizzazione
,
possono
essere
considerati
,
almeno
da
un
lato
,
come
studiosi
di
scienze
politiche
.
Sicché
forse
una
buona
metà
dello
scibile
umano
,
una
somma
immensa
di
sforzi
intellettuali
,
che
l
'
uomo
ha
impiegato
alla
ricerca
del
suo
passato
,
a
scrutare
il
suo
avvenire
,
a
studiare
la
propria
natura
morale
e
sociale
,
si
può
considerare
come
ad
esse
consacrata
.
Fra
le
scienze
politiche
o
sociali
una
branca
ha
finora
raggiunto
una
maturità
scientifica
tale
che
,
per
la
sicurezza
e
l
'
abbondanza
dei
risultati
acquisiti
,
si
lascia
notevolmente
indietro
tutte
le
altre
.
Intendiamo
alludere
all
'
Economia
politica
.
Infatti
verso
la
fine
del
secolo
decimottavo
alcuni
ingegni
potenti
hanno
isolato
i
fenomeni
riguardanti
la
produzione
e
la
distribuzione
della
ricchezza
dagli
altri
fenomeni
sociali
,
ed
,
isolatamente
guardandoli
,
sono
riusciti
a
determinare
molte
delle
leggi
o
tendenze
psicologiche
costanti
alle
quali
ubbidiscono
.
L
'
isolamento
dei
fenomeni
economici
dagli
altri
rami
delle
scienze
sociali
,
e
specialmente
l
'
uso
invalso
di
considerarli
come
indipendenti
dagli
altri
fenomeni
,
che
riguardano
l
'
organizzazione
dei
poteri
politici
,
se
da
una
parte
spiega
i
rapidi
progressi
dell
'
Economia
politica
,
dal
l
'
altra
è
forse
la
causa
principale
per
la
quale
alcuni
postulati
di
questa
scienza
sono
ancora
soggetti
a
discussione
.
Sicché
forse
,
coordinando
le
proprie
osservazioni
con
altre
che
riguardano
altri
lati
della
psicologia
umana
,
l
'
Economia
politica
potrà
fare
nuovi
e
decisivi
passi
in
avanti
.
È
indiscutibile
però
che
non
si
possono
studiare
le
tendenze
che
regolano
l
'
ordinamento
dei
poteri
politici
senza
tener
conto
dei
risultati
,
che
l
'
Economia
politica
,
questa
scienza
sorella
che
ha
raggiunto
più
presto
la
sua
maturità
,
ha
di
già
ottenuto
.
Noi
lo
studio
delle
tendenze
suddette
,
che
forma
oggetto
di
questo
nostro
lavoro
,
chiamiamo
Scienza
politica
.
Ed
abbiamo
scelta
questa
denominazione
perché
fu
la
prima
usata
nella
storia
dello
scibile
umano
,
perché
ancora
non
è
caduta
in
disuso
,
ed
anche
perché
nome
nuovo
di
Sociologia
,
che
,
dopo
Augusto
Comte
,
si
è
da
molti
scrittori
,
adottato
,
non
ha
ancora
una
significazione
ben
determinata
e
precisa
e
,
nell
'
uso
comune
,
comprende
tutte
le
scienze
sociali
,
frà
le
quali
anche
le
economiche
e
quelle
che
hanno
per
obietto
lo
studio
delle
leggi
che
determinano
la
delinquenza
,
anziché
quell
'
una
,
che
ha
per
suo
scopo
principale
l
'
esame
dei
fenomeni
,
che
più
propriamente
e
specialmente
si
chiamano
politici
.
III
.
-
-
Una
scienza
risulta
sempre
da
un
sistema
di
osservazioni
fatte
sopra
un
dato
ordine
di
fenomeni
con
speciale
cura
,
con
appropriati
metodi
e
coordinate
in
modo
da
giungere
alla
scoperta
di
verità
indiscutibili
,
che
all
'
osservazione
volgare
e
comune
sarebbero
rimaste
ignote
.
Le
scienze
matematiche
forniscono
l
'
esempio
più
semplice
e
più
fa
cile
porre
in
luce
come
si
forma
il
procedimento
scientifico
.
L
'
assioma
è
il
frutto
di
un
'
osservazione
accessibile
a
tutti
e
la
cui
verità
salta
subito
agli
occhi
anche
dei
profani
;
richiamando
e
coordinando
diversi
assiomi
si
arriva
alla
dimostrazione
dei
più
facili
teoremi
,
e
poi
,
coordinando
ancora
le
verità
ricavate
da
questi
teoremi
con
quelli
degli
assiomi
,
si
arriva
alla
dimostra
zione
di
nuovi
teoremi
più
difficili
ancora
,
e
la
cui
verità
non
si
può
intuire
né
provare
da
chi
in
quelle
scienze
non
sia
iniziato
.
Analogamente
si
procede
nella
fisica
e
nelle
altre
scienze
naturali
,
ma
in
esse
il
metodo
comincia
a
complicarsi
con
nuovi
elementi
:
spesso
non
basta
coordinare
parecchie
osservazioni
semplici
per
ottenere
la
dimostrazione
di
una
verità
,
che
chiameremo
composta
,
ossia
non
percepibile
a
prima
vista
,
ma
,
nella
maggior
parte
dei
casi
,
ciò
che
in
matematica
è
l
'
assioma
si
ottiene
per
mezzo
di
un
esperimento
o
di
lunghe
esperienze
.
Or
sì
l
'
uno
che
le
altre
hanno
un
valore
quando
si
fanno
con
metodi
speciali
ed
accurati
e
da
persone
che
a
questi
metodi
sono
state
debitamente
iniziate
.
Nei
primordi
delle
singole
scienze
il
vero
procedimento
scientifico
è
quasi
sempre
dovuto
ad
ipotesi
felici
,
che
poi
sono
state
provate
dalle
esperienze
e
dalle
osservazioni
dei
fatti
,
e
che
alla
loro
volta
hanno
spiegato
moltissime
altre
esperienze
e
moltissimi
altri
fatti
.
Quasi
sempre
un
lungo
periodo
d
'
empirismo
,
dei
sistemi
sbagliati
,
che
impedivano
di
coordinare
utilmente
i
dati
che
si
raccoglievano
sui
singoli
fenomeni
,
dei
metodi
di
osservazione
imperfetti
od
errati
hanno
preceduto
il
periodo
veramente
scientifico
di
una
data
disciplina
.
È
così
che
,
per
lunghi
secoli
,
l
'
astronomia
e
la
chimica
si
son
dibattute
negli
errori
e
nei
vaneggiamenti
dell
'
astrologia
e
dell
'
alchimia
.
Solo
dopo
che
i
cervelli
umani
si
sono
affaticati
per
molto
tempo
sopra
un
dato
ordine
di
fenomeni
,
l
'
abbondanza
dei
dati
raccolti
,
il
perfezionamento
dei
metodi
e
degli
strumenti
materiali
dell
'
osservazione
,
la
intuizione
e
la
lunga
pazienza
di
potenti
ingegni
hanno
prodotto
quelle
ipotesi
felici
,
che
abbiamo
accennato
,
ed
hanno
reso
possibile
una
vera
scienza
.
Da
quanto
abbiamo
detto
si
deduce
facilmente
che
non
basta
per
ottenere
dei
veri
risultati
scientifici
che
,
sopra
un
dato
ordine
di
fenomeni
,
si
proceda
col
sistema
dell
'
osservazione
e
dell
'
esperienza
.
Francesco
Bacone
si
illuse
,
e
forse
anche
molti
pensatori
e
scrittori
nostri
contemporanei
si
fanno
illusioni
,
sulla
capacità
assoluta
che
il
detto
sistema
ha
nello
scoprire
la
verità
scientifica
.
In
verità
perché
l
'
osservazione
dei
fatti
e
l
'
esperienza
diano
buoni
risultati
sono
necessarie
le
condizioni
che
abbiamo
testé
accennato
;
malamente
usate
e
quando
il
procedimento
scientifico
è
errato
conducono
a
scoperte
fallaci
e
possono
anche
dare
un
colore
di
serietà
a
vere
sciocchezze
.
In
fondo
l
'
astrologia
e
l
'
alchimia
,
che
abbiamo
già
citato
,
erano
fondate
sopra
vere
o
pretese
osservazioni
di
fatti
ed
esperienze
:
ma
il
metodo
di
osservazione
,
o
meglio
il
punto
di
vista
che
tutte
le
informava
e
coordinava
,
era
profondamente
errato
.
Il
famoso
Martino
Delrio
quando
scriveva
il
suo
libro
De
disquisitione
magicarum
,
credeva
di
fondarsi
sull
'
osservazione
dei
fatti
determinando
le
differenze
fra
il
maleficio
amatorio
,
l
'
ostile
ed
il
sonnifero
e
rivelando
le
arti
ed
i
costumi
delle
streghe
e
dei
maliardi
,
ed
intendeva
appunto
che
la
sua
esperienza
dovesse
giovare
a
scoprirli
ed
a
premunirsene
.
Credevano
di
fondarsi
pure
sull
'
osservazione
dei
fatti
gli
economisti
anteriori
ad
Adamo
Smith
,
che
la
ricchezza
di
una
nazione
facevano
unicamente
consistere
nel
denaro
e
nella
produzione
della
terra
;
e
sui
fatti
e
sulle
esperienze
quasi
universalmente
riconosciute
dai
suoi
contemporanei
si
basava
don
Ferrante
,
tipo
dello
scienziato
del
seicento
dipinto
così
efficacemente
dal
Manzoni
,
quando
con
un
ragionamento
,
nelle
apparenze
e
nella
forma
perfettamente
logico
e
positivo
,
volea
provare
l
'
impossibilità
che
esistesse
il
contagio
della
peste
bubbonica
.
IV
.
-
-
La
scienza
politica
non
crediamo
che
neanche
ora
,
sia
entrata
interamente
nel
vero
periodo
scientifico
.
Sebbene
uno
studioso
possa
in
essa
vedere
molte
cose
,
che
sfuggono
all
'
attenzione
di
un
profano
,
pure
non
ci
pare
che
possa
fornire
un
complesso
di
verità
indiscutibili
,
riconosciute
da
tutti
coloro
che
in
questa
disciplina
sono
iniziati
,
e
molto
meno
che
abbia
già
acquistato
un
metodo
d
'
indagini
sicuro
e
da
tutti
universalmente
accettato
.
Le
cause
di
questo
fatto
son
varie
,
ma
noi
per
ora
ci
asterremo
dallo
esporre
il
nostro
pensiero
in
proposito
.
Diremo
soltanto
che
ci
pare
che
esse
non
siano
per
nulla
attribuibili
a
deficienza
degli
ingegni
,
che
sopra
gli
argomenti
politici
hanno
meditato
,
ma
piuttosto
alla
maggiore
complessità
dei
fenomeni
che
ad
essi
si
riferiscono
,
e
sopra
tutto
alla
quasi
impossibilità
,
che
ci
è
stata
fino
a
pochi
decennii
fa
,
di
avere
larga
ed
esatta
cognizione
di
quei
fatti
,
dallo
studio
dei
quali
può
ricavarsi
la
nozione
di
quelle
leggio
tendenze
costanti
,
che
regolano
l
'
ordinamento
politico
delle
società
umane
.
Per
quanto
possiamo
crederli
incompleti
o
manchevoli
,
è
intanto
nostro
dovere
di
fare
un
rapido
esame
dei
vari
metodi
o
sistemi
d
'
idee
coi
quali
si
è
proceduto
finora
allo
studio
della
scienza
politica
.
Parecchi
di
essi
non
sono
stati
e
non
sono
che
una
giustificazione
più
o
meno
filosofica
,
teologica
o
razionale
di
certi
tipi
di
organizzazione
politica
,
che
hanno
avuto
per
secoli
una
parte
importante
,
e
talvolta
l
'
hanno
ancora
,
nella
storia
dell
'
umanità
.
Giacché
,
come
vedremo
più
avanti
,
una
delle
tendenze
sociali
più
costanti
è
appunto
questa
di
spiegare
mediante
una
teoria
razionale
od
una
credenza
soprannaturale
la
forma
di
Governo
esistente
.
Abbiamo
avuto
perciò
una
pretesa
scienza
politica
a
servizio
di
quelle
società
in
cui
le
credenze
soprannaturali
predominano
ancora
negli
animi
umani
,
e
nelle
quali
perciò
l
'
esercizio
dei
poteri
politici
trova
la
sua
spiegazione
nella
volontà
di
Dio
o
degli
Dei
,
e
abbiamo
avuto
,
e
abbiamo
,
un
'
altra
scienza
politica
che
gli
stessi
poteri
legittima
volendone
fare
una
libera
e
spontanea
espressione
della
libera
volontà
del
popolo
,
ossia
della
maggioranza
degli
individui
che
compongono
una
data
società
.
Dobbiamo
a
preferenza
occuparci
di
due
fra
tutti
questi
sistemi
e
metodi
di
osservazione
politica
,
i
quali
hanno
un
carattere
più
obiettivo
ed
universale
e
tendono
a
trovare
le
leggi
con
cui
si
spiega
l
'
esistenza
di
tutte
le
varie
forme
di
regime
politico
,
che
esistono
nel
mondo
.
Questi
due
metodi
sono
:
quello
che
fa
dipendere
la
differenziazione
politica
delle
varie
società
dalla
varietà
dell
'
ambiente
fisico
,
e
sopratutto
del
clima
dei
paesi
in
cui
esse
abitano
,
e
l
'
altro
che
la
fa
dipendere
principalmente
dalle
differenze
fisiche
,
ed
in
conseguenza
psicologiche
,
che
vi
sono
fra
le
diverse
razze
umane
.
L
'
uno
fa
prevalere
nelle
scienze
sociali
il
criterio
dell
'
ambiente
fisico
,
l
'
altro
quello
etnologico
o
somatico
.
Tutti
e
due
hanno
una
parte
troppo
importante
nella
,
storia
della
scienza
,
ed
anche
nella
scienza
contemporanea
,
ed
un
carattere
apparentemente
troppo
positivo
e
sperimentale
perché
ci
sia
possibile
il
dispensarci
d
'
esaminarne
il
vero
valore
scientifico
.
V
.
-
-
A
cominciare
da
Erodoto
ed
Ippocrate
e
venendo
fino
al
secolo
presente
,
grandissimo
è
il
numero
degli
scrittori
,
che
hanno
parlato
dell
'
influenza
del
clima
sui
fenomeni
sociali
in
genere
e
specialmente
sui
fenomeni
politici
.
Molti
hanno
anche
cercato
di
provarla
ed
hanno
su
di
essa
fondato
interi
sistemi
scientifici
.
Fra
questi
primeggia
il
Montesquieu
,
il
quale
forse
più
decisamente
di
ogni
altro
ha
affermato
l
'
influenza
preponderante
del
clima
sul
senso
morale
e
sull
'
ordinamento
politico
delle
nazioni
:
«
Avvicinandovi
ai
paesi
del
Mezzogiorno
voi
potete
credere
di
allontanarvi
dalla
morale
stessa
»
scrisse
nello
Spirito
delle
leggi
,
ed
in
altro
brano
della
stessa
opera
,
sentenziò
che
la
libertà
è
incompatibile
con
i
paesi
caldi
e
che
essa
non
prospera
dove
fiorisce
l
'
arancio
.
Altri
scrittori
ammettono
che
la
civiltà
sia
nata
nei
paesi
caldi
,
ma
sostengono
pure
clic
il
suo
centro
di
gravità
si
sia
andato
sempre
più
spostando
verso
il
nord
e
che
ivi
oggi
sono
posti
i
paesi
politicamente
meglio
organizzati
.
Cominciando
a
trattare
quest
'
argomento
ci
pare
quasi
superfluo
il
rammentare
che
il
clima
di
un
paese
non
dipende
esclusiva
mente
dalla
sua
latitudine
ma
risente
anche
l
'
influenza
di
altre
circostanze
,
quali
sarebbero
l
'
altezza
sul
livello
del
mare
,
l
'
esposizione
,
i
venti
dominanti
,
ecc
.
Bisogna
anche
avvertire
che
non
tutto
l
'
ambiente
fisico
dipende
dal
clima
,
cioè
dalle
variazioni
termometriche
ed
idrometriche
;
concorrono
a
determinarlo
anche
altre
circostanze
,
ad
esempio
la
maggiore
o
minore
popolazione
,
che
una
contrada
può
avere
,
e
perciò
il
grado
al
quale
vi
è
arrivata
la
cultura
del
suolo
ed
anche
il
genere
di
cultura
più
comunemente
in
uso
.
È
innegabile
poi
che
l
'
influenza
,
che
il
clima
può
esercitare
in
tutta
la
vita
e
sull
'
ordinamento
politico
di
un
popolo
,
deve
andare
continuamente
diminuendo
col
crescere
della
civiltà
.
Il
regno
vegetale
è
senza
dubbio
quello
più
sottomesso
alle
condizioni
atmosferiche
e
telluriche
,
perché
le
piante
,
tranne
che
non
siano
allevate
nelle
stufe
,
mancano
quasi
assolutamente
dei
mezzi
di
reagire
e
difendersi
contro
le
influenze
esterne
.
Gli
animali
lo
sono
già
di
meno
,
perché
per
essi
la
difesa
e
la
reazione
non
è
del
tutto
impossibile
.
L
'
uomo
,
anche
selvaggio
,
lo
è
ancora
meno
,
perché
sempre
superiori
a
quelli
degli
animali
sono
i
suoi
mezzi
di
difesa
,
e
meno
di
tutti
lo
è
l
'
uomo
d
'
avanzata
civiltà
,
che
dispone
di
tali
risorse
da
risentire
relativamente
ben
poco
gli
effetti
dei
cambiamenti
di
clima
,
e
queste
risorse
tuttodì
va
aumentando
e
perfezionando
.
Ciò
premesso
,
ci
pare
un
concetto
ovvio
ed
accettevole
questo
:
che
le
prime
grandi
civiltà
siano
nate
nei
siti
dove
la
natura
presentava
più
facilitazioni
o
minori
resistenze
;
sicché
generalmente
esse
hanno
prosperato
nelle
grandi
vallate
di
clima
piuttosto
caldo
e
bene
irrigue
,
che
,
con
relativa
facilità
,
permettono
la
cultura
di
qualche
cereale
,
cultura
necessaria
al
sostentamento
di
grandi
masse
umane
in
spazii
relativamente
piccoli
.
Questa
induzione
è
confermata
dalla
storia
,
che
ci
mostra
le
prime
civiltà
essere
sorte
nello
vallate
del
Nilo
,
dell
'
Eufrate
,
del
Gange
e
del
fiume
Giallo
,
oppure
nell
'
altipiano
di
Anahuac
,
paesi
che
appunto
presentano
tutte
le
condizioni
fisiche
da
noi
accennate
.
Una
volta
però
che
l
'
uomo
è
riuscito
,
in
un
sito
eccezionalmente
favorevole
,
ad
organizzare
le
sue
forze
in
modo
da
domare
la
natura
,
può
in
seguito
vincerla
in
altri
luoghi
,
nei
quali
essa
si
mostra
più
restia
.
Ai
giorni
nostri
,
tranne
le
contrade
polari
e
forse
qualche
regione
equatoriale
e
qualche
altra
,
che
,
per
malaria
o
soverchia
aridità
,
presenta
specialissime
condizioni
sfavorevoli
,
tutti
gli
altri
paesi
sono
o
possono
diventare
suscettibili
di
albergare
popoli
civili
.
VI
.
-
-
La
regola
per
la
quale
la
civiltà
si
espande
sempre
dal
sud
verso
il
nord
,
o
meglio
dai
paesi
caldi
ai
freddi
,
ci
pare
una
di
quelle
formole
sempliciste
,
che
hanno
la
pretesa
di
spiegare
,
me
diante
una
causa
unica
,
fenomeni
molto
complessi
.
Essa
non
si
fonda
che
sopra
un
frammento
della
storia
,
su
quella
di
un
solo
periodo
della
civiltà
europea
,
ed
anche
questo
superficialmente
studiato
.
Esaminando
con
metodo
analogo
una
carta
geografica
,
osservando
ad
es
.
quella
della
Germania
settentrionale
o
della
Siberia
,
si
potrebbe
trarne
la
legge
che
tutti
i
fiumi
scorrono
da
sud
a
nord
,
perché
ciò
avviene
in
quei
paesi
,
che
hanno
le
alture
a
mezzogiorno
ed
il
mare
a
tramontana
.
La
regola
potrebbe
essere
invertita
se
si
osservasse
la
Russia
meridionale
,
e
nell
'
America
meridionale
potrebbe
trovarsene
una
terza
:
cioè
che
i
fiumi
scorrono
da
ovest
ad
est
.
La
verità
è
che
i
fiumi
,
senza
alcun
riguardo
alla
latitudine
od
alla
longitudine
,
scorrono
sempre
dall
'
alto
in
basso
,
dal
monte
o
dagli
altipiani
verso
il
mare
od
i
laghi
.
E
diremmo
quasi
che
,
considerando
come
contrade
più
basse
quelle
dove
si
trova
meno
resistenza
,
analoga
è
la
legge
che
regola
l
'
espansione
delle
varie
civiltà
.
Il
movimento
incivilitore
procede
indifferentemente
da
sud
a
nord
e
da
nord
a
sud
,
ma
va
sempre
a
preferenza
verso
quella
direzione
nella
quale
incontra
minori
ostacoli
naturali
e
sociali
ed
intendo
per
questi
ultimi
l
'
urto
di
un
'
altra
civiltà
originale
,
che
si
espande
in
senso
inverso
alla
prima
.
Difatti
la
civiltà
chinese
,
nata
nelle
provincia
centrali
dell
'
impero
,
a
nord
è
stata
fermata
dagli
sterili
e
freddi
altipiani
del
l
'
Asia
centrale
,
mentre
al
sud
si
è
potuta
estendere
non
solo
nelle
provincie
meridionali
della
China
propriamente
detta
,
ma
anche
nell
'
Indochina
.
Anche
la
civiltà
indiana
trovando
al
nord
la
quasi
insuperabile
catena
dell
'
Imalaia
si
è
estesa
dal
nord
al
sud
,
dall
'
India
settentrionale
nel
Deccan
e
poi
anche
a
Ceylon
ed
a
Giava
.
La
civiltà
egiziana
si
estese
a
nord
finché
trovò
nella
Siria
settentrionale
la
potente
confederazione
dei
Khetas
,
cioè
l
'
urto
di
un
'
altra
civiltà
;
potè
al
contrario
espandersi
maggio
mente
al
sud
,
risalendo
il
corso
del
Nilo
da
Menfi
a
Tebe
e
da
Tebe
a
Meroe
.
La
civiltà
persiana
,
erede
di
quelle
antichissime
della
Mesopotamia
,
si
estese
da
oriente
ad
occidente
,
direzione
nella
quale
trovava
meno
ostacoli
naturali
,
finché
non
urtò
nella
civiltà
greca
.
Alla
sua
volta
la
civiltà
greco
romana
,
abbracciando
tutto
il
bacino
del
Mediterraneo
,
limitata
al
sud
da
deserti
insuperabili
,
all
'
Est
dalla
civiltà
orientale
,
rappresentata
dall
'
impero
partico
e
poi
dal
persiano
,
si
estese
a
nord
finché
non
incontrò
le
paludi
e
le
foreste
,
allora
difficilissime
,
della
Germania
settentrionale
e
della
Scozia
.
Anche
la
civiltà
maomettana
,
limitata
al
sud
dal
mare
e
dal
deserto
,
dovette
avanzarsi
verso
il
nord
ovest
.
Nel
Medio
Evo
la
civiltà
europea
,
stretta
al
sud
dalla
civiltà
araba
,
che
le
tolse
tutta
la
parte
meridionale
del
bacino
del
Mediterraneo
,
si
allargò
verso
il
nord
,
acquistando
la
Scozia
,
la
Germania
settentrionale
,
la
Scandinavia
e
la
Polonia
.
Al
giorno
d
'
oggi
la
civiltà
europea
si
estende
in
tutte
le
direzioni
,
dovunque
vi
sono
terreni
scarsi
di
popolazione
e
facilmente
colonizzabili
o
nazioni
di
civiltà
decaduta
che
aspettano
chi
le
conquisti
.
Ed
aggiungiamo
che
anche
il
centro
,
il
focolare
precipuo
di
una
civiltà
si
sposta
,
secondo
che
essa
si
estende
in
un
senso
o
nell
'
altro
,
obbedendo
alla
legge
che
abbiamo
accennato
.
I
paesi
che
stanno
alla
frontiera
di
un
tipo
di
coltura
umana
non
sono
ordinariamente
quelli
che
in
essa
eccellono
.
Quando
la
civiltà
europea
abbracciava
l
'
intero
bacino
del
Mediterraneo
,
la
Grecia
propriamente
detta
e
l
'
Italia
meridionale
stavano
al
centro
del
mondo
civile
e
erano
i
paesi
più
prosperi
,
più
colti
,
più
ricchi
;
quando
diventarono
la
più
avanzata
avanguardia
,
che
stava
di
fronte
al
mondo
maomettano
,
necessariamente
decaddero
.
VII
.
-
-
Ipotesi
pure
molto
arrischiata
ci
pare
quella
che
attribuisce
una
moralità
superiore
ai
popoli
del
settentrione
di
fronte
a
quelli
del
mezzogiorno
.
La
moralità
risulta
da
qualità
così
complesse
dell
'
animo
e
della
mente
,
ed
hanno
tanta
parte
nelle
sue
affermazioni
positive
e
negative
le
circostanze
esteriori
in
cui
si
svolge
la
vita
umana
,
che
è
già
un
giudizio
abbastanza
difficile
il
determinare
se
un
singolo
individuo
sia
potenzialmente
più
morale
di
un
altro
;
e
lo
stesso
giudizio
diventa
difficilissimo
quando
lo
si
vuol
fare
rispetto
a
due
società
,
a
due
masse
umane
composte
di
numerosissimi
individui
.
I
dati
statistici
su
questo
argomento
non
possono
dir
tutto
e
spesso
non
dicono
neanche
abbastanza
,
e
le
impressioni
personali
,
quasi
sempre
troppo
subiettive
sono
anche
più
fallaci
delle
statistiche
.
Il
vizio
,
che
più
comunemente
si
attribuisce
ai
meridionali
,
è
la
lussuria
,
mentre
la
ubbriachezza
è
più
generalmente
imputata
ai
settentrionali
.
Ma
si
può
invero
osservare
che
i
Negri
del
Congo
si
ubbriacano
più
vergognosamente
dei
contadini
russi
e
degli
operai
svedesi
e
quanto
alla
lussuria
pare
che
le
abitudini
ed
il
tipo
di
organizzazione
sociale
,
che
ogni
popolo
per
una
serie
di
circostanze
storiche
si
è
creato
,
vi
influiscano
più
del
clima
.
San
Vladimiro
,
lo
czar
che
santificato
diventò
il
patrono
di
tutte
le
Russie
,
prima
di
convertirsi
al
cristianesimo
teneva
più
donne
nei
suoi
serragli
di
quante
ne
poteva
avere
il
califfo
Harun
al
Raschid
ed
Ivan
il
terribile
per
la
crudeltà
come
per
la
lussuria
emulò
e
superò
Nerone
,
Eliogabalo
ed
i
più
feroci
sultani
dell
'
oriente
.
Ai
giorni
nostri
la
prostituzione
di
Londra
,
Parigi
e
Vienna
ha
forse
superato
quella
antica
di
Babilonia
e
di
Delhi
.
Nell
'
Europa
odierna
il
massimo
dei
reati
di
libidine
lo
presenta
la
Germania
,
vengono
dopo
in
ordine
decrescente
,
il
Belgio
,
la
Francia
,
l
'
Austria
Ungheria
;
l
'
Italia
occupa
un
posto
vicino
al
minimo
,
il
quale
è
segnato
dalla
Spagna
.
Molti
fra
i
sociologi
criminalisti
generalmente
ammettono
che
nel
Sud
prevalgono
i
reati
di
sangue
,
quelli
contro
le
persone
,
mentre
attribuiscono
al
nord
un
maggior
numero
di
reati
contro
la
proprietà
.
Ma
il
Tarde
ed
il
Colajanni
hanno
dimostrato
al
l
'
evidenza
che
le
relazioni
,
che
si
sono
volute
trovare
tra
le
varie
forme
della
delinquenza
ed
il
clima
sono
piuttosto
da
attribuirsi
alle
differenze
di
condizioni
sociali
,
che
talora
si
riscontrano
tra
le
varie
regioni
di
uno
stesso
Stato
.
È
vero
che
negli
Stati
Uniti
d
'
America
,
in
Francia
e
anche
in
Italia
si
osserva
costantemente
una
prevalenza
dei
reati
di
sangue
al
sud
,
mentre
al
nord
vi
è
un
numero
relativamente
maggiore
di
reati
contro
la
proprietà
,
ma
come
fa
rilevare
benissimo
lo
stesso
Tarde
,
in
tutti
questi
paesi
le
contrade
meridionali
sono
più
prive
di
comunicazioni
,
più
lontane
dai
grandi
centri
industriali
e
dai
focolari
della
odierna
civiltà
delle
contrade
settentrionali
;
or
è
naturale
che
la
forma
violenta
della
criminalità
prevalga
,
indipendentemente
dal
clima
,
nei
paesi
più
rozzi
,
mentre
la
criminalità
astuta
diventa
più
comune
in
quelli
più
colti
.
E
tanto
è
vero
che
questa
è
la
migliore
spiegazione
del
fenomeno
,
che
i
dipartimenti
francesi
dove
la
criminalità
violenta
è
più
elevata
sono
,
è
vero
,
nel
mezzogiorno
della
Francia
,
ma
hanno
un
clima
relativamente
freddo
perché
montagnosi
.
Ciò
si
osserva
anche
in
Italia
,
dove
la
Basilicata
,
contrada
che
ha
dato
uno
dei
più
forti
contingenti
dei
reati
di
sangue
,
è
un
paese
montagnoso
di
clima
relativamente
freddo
,
e
son
coperti
di
neve
per
gran
parte
dell
'
anno
i
gioghi
del
Matese
,
del
Gargano
e
della
Sila
e
quelli
dove
stanno
alcuni
Comuni
della
Sicilia
famosi
per
imprese
sanguinarie
e
brigantesche
.
VIII
.
-
-
Venendo
poi
alla
parte
strettamente
politica
della
quistione
diremo
che
,
prima
di
sentenziare
che
i
meridionali
siano
incapaci
di
libertà
,
bisogna
intendersi
sul
significato
preciso
e
scientifico
di
questa
parola
.
Se
ammettiamo
che
paese
più
libero
sia
quello
in
cui
i
diritti
dei
governati
sono
meglio
difesi
contro
l
'
arbitrio
personale
e
la
voglia
di
prepotere
dei
governanti
,
dobbiamo
convenire
che
istituzioni
politiche
sotto
questo
riguardo
ritenute
migliori
,
sono
state
in
vigore
tanto
in
paesi
freddi
quanto
in
altri
temperati
molto
,
come
,
ad
esempio
,
la
Grecia
e
Roma
.
Viceversa
l
'
arbitrio
dei
governanti
innalzato
a
sistema
di
governo
si
può
trovare
anche
in
paesi
freddissimi
come
la
Russia
.
Il
sistema
costituzionale
non
ebbe
inizi
più
vigorosi
nella
brumosa
Inghilterra
che
nell
'
Aragona
,
nella
Castiglia
ed
in
Sicilia
.
Ammesso
che
presentemente
le
diverse
modalità
di
governo
rappresentativo
possano
essere
riguardate
come
le
forme
di
regime
politico
meno
imperfette
,
noi
le
troviamo
in
vigore
in
Europa
,
tanto
al
nord
che
al
sud
,
e
,
fuori
d
'
Europa
,
funzionario
forse
tanto
bene
nel
freddo
Canadà
che
al
Capo
di
Buona
Speranza
,
dove
il
clima
,
se
non
caldo
addirittura
,
è
certo
temperatissimo
.
La
ragione
per
la
quale
i
meridionali
dovrebbero
essere
meno
atti
ad
un
regime
politico
libero
ed
elevato
non
può
essere
altra
che
questa
:
che
essi
hanno
minore
energia
fisica
e
sopratutto
minore
energia
morale
ed
intellettuale
.
È
infatti
una
opinione
molto
comune
che
i
settentrionali
siano
destinati
con
la
loro
superiore
energia
,
che
si
esplica
nel
lavoro
,
nelle
armi
,
nelle
scienze
,
a
conquistare
sempre
i
fiacchi
meridionali
.
Ma
questa
opinione
è
anche
più
superficiale
e
più
contradetta
dai
fatti
di
quelle
che
abbiamo
precedentemente
confutato
.
Invero
le
civiltà
nate
e
sviluppate
in
climi
caldi
o
molto
temperati
ci
hanno
lasciato
monumenti
,
che
testimoniano
di
una
avanzata
cultura
e
di
una
incalcolabile
energia
di
lavoro
,
che
riesce
più
maravigliosa
quando
si
rammenta
che
esse
non
disponevano
di
quelle
macchine
,
che
ora
centuplicano
le
forze
dell
'
uomo
.
La
laboriosità
di
un
popolo
più
che
dal
clima
pare
che
dipenda
da
abitudini
che
sono
in
gran
parte
determinate
dalle
sue
vicende
storiche
.
In
generale
hanno
abitudini
laboriose
i
popoli
di
antica
civiltà
,
pervenuti
da
lungo
tempo
allo
stadio
agricolo
e
che
pure
da
lungo
tempo
hanno
goduto
di
un
regime
politico
tollerabile
,
il
quale
assicura
ai
lavoratori
una
parte
almeno
del
frutto
dei
propri
sforzi
.
Al
contrario
i
popoli
barbari
e
semibarbari
,
o
ricaduti
in
una
parziale
barbarie
,
abituati
a
vivere
in
parte
di
guerra
e
di
ladroneccio
,
fuori
della
guerra
e
della
caccia
sogliono
essere
pigri
ed
inerti
.
Come
tali
infatti
Tacito
descrive
i
Germani
antichi
,
tali
sono
adesso
le
Pelli
Rosse
dell
'
America
.
settentrionale
e
oltremodo
pigri
sono
pure
i
Calmucchi
,
sebbene
i
primi
abbiano
abitato
e
gli
altri
abitino
ancora
in
paesi
molto
freddi
.
Al
contrario
laboriosissimi
sono
i
Chinesi
delle
provincie
meridionali
e
con
gran
tenacia
sanno
lavorare
i
Fellah
egiziani
.
E
se
la
mancanza
di
grandi
industrie
nella
parte
più
meridionale
dell
'
Europa
ha
fatto
nascere
ed
alimenta
il
pregiudizio
che
i
suoi
abitanti
siano
poco
laboriosi
,
chi
conosce
bene
quelle
popolazioni
sa
benissimo
che
in
generale
quest
'
accusa
è
poco
meritata
.
Se
ammettiamo
che
la
superiorità
militare
sia
una
prova
di
maggiore
energia
,
in
verità
è
difficile
stabilire
se
i
settentrionali
abbiano
vinto
e
conquistato
i
meridionali
più
di
frequente
di
quello
che
ne
siano
stati
alla
lor
volta
vinti
e
conquistati
.
Eran
Egiziani
,
che
nei
loro
bei
momenti
percorsero
fino
alle
montagne
dell
'
Armenia
,
ed
abitavano
in
un
paese
di
clima
temperatissimo
quei
guerrieri
Assiri
,
dei
quali
si
può
detestare
la
crudeltà
ma
bisogna
anche
ammirare
l
'
indomabile
energia
bellicosa
.
Eran
meridionali
i
Greci
,
che
seppero
conquistare
tutta
l
'
Asia
occidentale
,
e
con
le
armi
,
le
colonie
,
i
commerci
,
la
superiorità
del
loro
genio
,
ellenizzarono
tutta
la
parte
orientale
del
bacino
del
Mediterraneo
e
gran
parte
di
quello
del
Mar
Nero
.
Lo
erano
anche
i
Romani
,
le
cui
legioni
coprirono
i
piani
della
Dacia
,
penetrarono
nelle
inaccessibili
foreste
della
Germania
ed
inseguirono
i
Pitti
ed
i
Caledoni
fin
nei
più
remoti
ricettacoli
delle
loro
fredde
e
selvagge
montagne
.
Erano
meridionali
gl
'
Italiani
del
Medio
Evo
,
che
fecero
prodigi
d
'
attività
militare
,
industriale
,
commerciale
;
e
meridionali
erano
gli
Spagnuoli
del
cinquecento
,
quei
famosi
conquistadores
,
che
in
meno
di
mezzo
secolo
,
esploravano
,
percorrevano
e
conquistavano
la
maggior
parte
dell
'
America
.
Meridionali
erano
,
rispetto
agl
'
Inglesi
,
quei
Franco
Normanni
,
seguaci
di
Guglielmo
il
conquistatore
,
che
in
pochi
anni
seppero
spossessare
quasi
del
tutto
gli
abitatori
della
parte
meri
dionale
della
Gran
Brettagna
,
e
che
,
colla
spada
alle
reni
,
perseguitarono
gli
Angli
fino
all
'
antica
,
muraglia
romana
;
e
meridionali
in
senso
assoluto
quegli
Arabi
,
che
,
in
meno
di
un
secolo
,
seppero
imporre
la
loro
conquista
,
e
,
colla
conquista
la
lingua
,
religione
e
civiltà
loro
a
tanta
parte
di
mondo
quanta
ne
hanno
forse
conquistata
e
colonizzata
gli
Anglo
Sassoni
in
parecchi
secoli
.
IX
.
-
-
Le
differenze
di
organizzazione
sociale
determinate
dalla
configurazione
del
suolo
possono
essere
considerate
come
appendice
di
quelle
dovute
alla
varietà
dei
climi
,
sebbene
siano
forse
più
importanti
.
Non
si
può
negare
infatti
che
l
'
essere
un
paese
più
o
meno
piano
o
montuoso
,
il
trovarsi
sulle
grandi
vie
di
comunicazione
o
l
'
esserne
appartato
,
sono
elementi
che
influiscono
nella
sua
storia
molto
più
di
alcuni
gradi
in
più
o
in
meno
nella
sua
media
termometrica
;
ma
neppure
la
loro
importanza
deve
essere
esagerata
al
punto
da
farne
una
legge
fatale
.
Certe
circostanze
topografiche
,
che
,
date
alcune
condizioni
storiche
,
sono
favorevoli
,
in
altre
condizioni
diventano
sfavorevolissime
e
viceversa
.
La
Grecia
,
quando
tutta
l
'
Europa
era
ancora
all
'
età
del
bronzo
e
nei
primordi
di
quella
del
ferro
,
si
trovò
in
condizione
meravigliosamente
favorevole
per
diventare
il
primo
paese
civile
di
questa
parte
del
mondo
;
perché
,
a
preferenza
di
qualunque
altra
contrada
,
potè
ricevere
le
infiltrazioni
della
civiltà
egiziana
e
di
quelle
asiatiche
.
Ma
nell
'
epoca
moderna
,
fino
a
quando
si
tagliò
l
'
istmo
di
Suez
,
si
può
dire
che
lo
stesso
paese
sia
stato
fra
quelli
d
'
Europa
più
sfavorevolmente
situati
,
perché
lontano
dal
centro
della
coltura
europea
e
dalle
grandi
vie
del
commercio
transatlantico
ed
indiano
.
Altra
opinione
abbastanza
diffusa
in
questi
argomenti
è
quella
che
fa
i
montanari
abitualmente
superiori
ai
pianigiani
e
destinati
quasi
sempre
a
conquistarli
.
Certo
essa
è
meno
infondata
di
quella
che
attribuisce
una
grande
superiorità
ai
popoli
settentrionali
,
perché
,
se
è
discutibile
che
un
clima
freddo
sia
più
salutare
di
quello
temperato
o
caldo
,
sembra
accertato
che
i
paesi
elevati
sono
quasi
sempre
più
salubri
di
quelli
bassi
,
e
miglior
salute
vuol
dire
costituzione
fisica
più
forte
e
perciò
maggiore
energia
individuale
.
Ma
non
sempre
una
maggiore
energia
individuale
va
unita
ad
una
più
fonte
organizzazione
della
compagine
sociale
,
della
quale
in
fondo
dipende
l
'
essere
una
gente
dominatrice
o
dominata
.
Ora
un
saldo
organismo
politico
,
che
riunisca
e
diriga
gli
sforzi
di
grandi
masse
d
'
uomini
,
è
più
facile
che
sorga
e
si
mantenga
nelle
pianure
anziché
nelle
montagne
.
Difatti
noi
vediamo
in
Oriente
i
montanari
Circassi
,
Curdi
ed
Albanesi
avere
individualmente
spesso
raggiunta
una
grande
importanza
,
le
loro
bande
,
che
entravano
al
servizio
degli
imperi
limitrofi
,
essere
spesso
diventate
influenti
e
temute
,
ma
l
'
Albania
,
la
Circassia
ed
il
Curdistan
non
hanno
mai
,
in
tempi
storici
,
formato
il
nocciolo
di
grandi
imperi
indipendenti
,
anzi
sono
stati
sempre
attratti
nell
'
orbita
dei
grandi
organismi
politici
,
che
hanno
toccato
i
loro
confini
.
Anche
gli
Svizzeri
hanno
avuto
grande
importanza
come
individui
e
come
corpi
di
soldati
mercenari
,
ma
la
Svizzera
,
come
nazione
,
non
ha
mai
pesato
sensibilmente
nella
bilancia
politica
d
'
Europa
.
Nella
storia
,
poi
,
in
generale
,
si
vede
che
se
le
ardite
bande
dei
montanari
hanno
spesso
devastato
più
che
conquistato
le
pianure
,
più
spesso
ancora
gli
eserciti
organizzati
dei
pianigiani
sono
riusciti
vincitori
degli
sforzi
sconnessi
dei
montanari
e
li
hanno
stabilmente
domati
.
Furono
i
Romani
che
conquistarono
i
Sanniti
,
mentre
questi
poterono
solo
qualche
volta
vincere
i
Romani
;
e
,
nella
Gran
Brettagna
,
se
le
bande
dei
montanari
scozzesi
scorsero
e
devastarono
qualche
volta
il
nord
dell
'
Inghilterra
,
gl
'
Inglesi
pianigiani
vinsero
e
conquistarono
più
di
frequente
la
montuosa
Scozia
e
finirono
col
domarne
gli
umori
riottosi
e
coll
'
assimilarla
completamente
.
Né
del
resto
si
può
ammettere
che
i
popoli
abitanti
nelle
pianure
debbano
essere
necessariamente
destituiti
o
anche
scarsi
di
energia
:
basta
riflettere
che
gli
Olandesi
,
i
Tedeschi
settentrionali
,
i
Russi
e
gli
stessi
Inglesi
sono
in
gran
parte
abitatori
di
un
paese
molto
basso
per
comprendere
quanto
un
'
opinione
simile
sarebbe
poco
fondata
.
X
.
-
-
Il
metodo
che
fa
dipendere
,
dalla
razza
alla
quale
un
popolo
appartiene
oltre
che
il
grado
di
progresso
civile
,
che
genericamente
ha
raggiunto
,
anche
il
tipo
di
ordinamento
politico
,
che
ha
adottato
,
è
molto
meno
antico
dell
'
altro
,
che
arbitro
di
tutto
fa
il
clima
.
Né
poteva
essere
altrimenti
,
perché
l
'
antropologia
e
la
filologia
comparata
,
sulle
quali
è
fondata
la
classificazione
scientifica
delle
razze
umane
,
sono
scienze
molto
recenti
Broca
e
Grimm
sono
vissuti
nel
secolo
decimonono
,
mentre
una
nozione
abbastanza
approssimativa
delle
differenze
di
clima
si
è
potuta
avere
fin
dal
tempo
di
Erodoto
.
Però
,
per
quanto
tardi
venuta
,
altrettanto
la
tendenza
etnologica
nelle
scienze
sociali
è
stata
invadente
:
e
negli
ultimi
decenni
del
secolo
decimonono
con
la
differenza
e
l
'
azione
delle
varie
razze
si
è
cercata
di
spiegare
tutta
la
storia
dell
'
umanità
.
Si
è
fatta
la
distinzione
tra
razze
superiori
ed
inferiori
,
attribuendo
alle
prime
la
civiltà
,
la
moralità
,
la
capacità
di
costituirsi
in
grandi
agglomerazioni
politiche
;
riserbando
alle
altre
la
sorte
dura
,
ma
fatale
,
di
sparire
davanti
le
razze
elevate
oppure
di
esserne
conquistate
ed
incivilite
.
Alla
meno
peggio
si
ammette
che
esse
possano
continuare
a
vivere
restando
indipendenti
,
ma
senza
poter
mai
raggiungere
quella
cultura
e
quel
perfetto
ordinamento
sociale
e
politico
,
che
sono
propri
soltanto
dei
popoli
di
stirpe
privilegiai
.
Renan
scrisse
che
la
poesia
dell
'
anima
,
la
fede
,
la
libertà
,
l
'
onestà
il
sacrificio
non
apparvero
nel
mondo
che
con
le
due
grandi
razze
,
che
incerto
senso
hanno
formato
l
'
umanità
:
cioè
la
razza
ariana
e
la
semitica
.
Per
De
Gobineau
il
punto
centrale
della
storia
è
sempre
là
dove
abita
il
gruppo
bianco
più
puro
,
più
intelligente
,
più
forte
.
Il
Lapouge
porta
la
stessa
dottrina
alle
più
estreme
conseguenze
;
secondo
quest
'
autore
non
solo
la
razza
veramente
morale
e
superiore
in
tutto
è
l
'
ariana
,
ma
in
questa
stessa
eccellono
solo
quegli
individui
,
che
il
tipo
ariano
conservano
puro
ed
incontaminato
;
coloro
che
sono
alti
,
biondi
e
dolicocefali
.
Anche
fra
i
popoli
che
passano
per
indogermanici
questi
individui
non
sarebbero
che
un
'
esigua
minoranza
dispersa
fra
una
maggioranza
di
bassi
,
bruni
e
brachicefali
.
I
veri
ariani
perciò
,
piuttosto
numerosi
tra
gl
'
Inglesi
ed
i
Nord
Americani
,
comincerebbero
a
scarseggiare
in
Germania
,
dove
si
potrebbero
trovare
solo
nelle
classi
superiori
,
sarebbero
rarissimi
dell
'
Helwald
,
del
De
Gobineau
(
Essai
sur
l
'
inégalité
des
races
humaines
.
Paris
,
1884
,
ed
.
Didot
)
,
ecc
.
in
Francia
,
e
nei
paesi
dell
'
Europa
meridionale
diventerebbero
merce
quasi
sconosciuta
.
Accanto
a
questa
scuola
,
che
sostiene
la
superiorità
innata
e
fatale
di
alcune
razze
umane
,
ve
ne
è
un
'
altra
,
che
,
senza
essere
con
essa
in
assoluto
contrasto
,
più
direttamente
si
rannoda
;
alle
teoriche
di
Darwin
,
le
cui
applicazioni
alle
scienze
sociali
nella
seconda
metà
del
secolo
scorso
sono
state
larghissime
.
Lo
Spencer
è
lo
scrittore
più
in
fama
di
questa
seconda
scuola
,
i
cui
seguaci
sono
numerosissimi
:
essi
,
senza
sostenere
la
superiorità
inevitabile
e
continua
di
una
razza
sulle
altre
,
credono
che
ogni
progresso
sociale
sia
avvenuto
ed
avvenga
per
via
della
così
detta
evoluzione
organica
e
superorganica
.
Secondo
questa
scuola
entro
ogni
società
avverrebbe
una
lotta
continua
,
quella
per
l
'
esistenza
;
per
la
quale
gl
'
individui
più
forti
,
migliori
,
più
adatti
all
'
ambiente
,
sopravviverebbero
ai
più
deboli
e
meno
adatti
e
prolificherebbero
a
preferenza
di
questi
ultimi
,
comunicando
ai
loro
figli
come
innate
quelle
qualità
per
le
quali
essi
avevano
riportato
la
vittoria
e
che
per
loro
erano
acquisite
per
via
di
una
lenta
educazione
.
La
stessa
lotta
avverrebbe
tra
le
società
stesse
,
per
la
quale
quelle
più
solidamente
costituite
,
o
composte
di
individui
più
forti
,
vincerebbero
le
altre
meno
vantaggiosamente
dotate
,
che
,
cacciate
nei
siti
meno
adatti
all
'
umano
sviluppo
,
sarebbero
condannate
a
rimanere
in
uno
stato
di
perenne
inferiorità
.
Note
è
difficile
trovare
una
differenza
sostanziale
fra
le
due
dottrine
testé
ricordate
,
perché
,
anche
ammettendo
la
teoria
monogenistica
,
cioè
che
tutte
le
razze
umane
siano
derivate
da
unico
ceppo
,
è
certo
che
i
loro
caratteri
differenziali
sono
antichissimi
,
e
si
dovettero
fissare
in
epoche
molto
remote
,
quando
l
'
uomo
non
avea
oltre
passato
lo
stadio
della
vita
selvaggia
ed
era
quindi
più
adatto
a
sentire
l
'
influenza
degli
agenti
naturali
coi
quali
era
in
contatto
.
Stando
perciò
alla
teoria
strettamente
etnologica
,
fin
dall
'
inizio
dell
'
epoca
storica
le
razze
elevate
avrebbero
già
avuto
quei
caratteri
di
superiorità
,
che
conservano
ancora
quasi
inalterati
;
mentre
la
teoria
propriamente
detta
evoluzionista
,
implicitamente
od
esplicitamente
,
ammette
che
la
lotta
per
l
'
esistenza
abbia
avuto
i
suoi
effetti
pratici
più
recentemente
e
ad
essa
attribuisce
il
decadere
od
il
prosperare
delle
varie
nazioni
e
civiltà
durante
il
periodo
storico
.
XI
.
-
-
Prima
di
parlare
della
superiorità
od
inferiorità
delle
varie
razze
umane
bisogna
determinare
il
valore
della
parola
razza
,
alla
quale
si
attacca
un
significato
ora
molto
lato
,
ora
assai
ristretto
.
Si
dice
la
razza
bianca
,
la
gialla
e
la
nera
,
indicando
varietà
della
specie
umana
distinte
non
solo
dal
linguaggio
,
ma
anche
da
differenze
anatomiche
abbastanza
importanti
e
palpabili
,
e
si
dice
pure
la
razza
ariana
e
la
semitica
per
indicare
due
suddivisioni
della
razza
bianca
,
distinte
,
è
vero
,
dal
linguaggio
,
ma
la
cui
somiglianza
fisica
è
notevolissima
.
Si
dice
anche
la
razza
latina
,
la
germanica
,
la
slava
,
denominando
sempre
con
lo
stesso
vocabolo
tre
suddivisioni
del
ramo
ariano
della
razza
bianca
;
le
quali
,
sebbene
parlino
lingue
differenti
,
pure
è
dimostrato
che
filologicamente
sono
legate
da
una
origine
comune
e
le
cui
differenze
fisiche
sono
minime
,
tanto
che
può
accadere
che
un
individuo
dell
'
una
sia
giudicato
come
appartenente
ad
un
'
altra
.
Ora
la
confusione
delle
parole
porta
in
questo
caso
,
come
sempre
,
quella
delle
idee
:
la
differenza
di
razza
si
fa
valere
tanto
per
spiegare
certe
diversità
,
che
vi
sono
nella
civiltà
e
nell
'
ordinamento
politico
dei
bianchi
e
dei
negri
,
quanto
per
giustificare
quelle
tra
latini
,
germani
e
slavi
;
mentre
,
nel
primo
caso
,
può
veramente
il
coefficiente
etnologico
avere
molta
importanza
e
,
nel
secondo
,
averne
una
minima
.
Bisogna
anche
por
mente
che
,
nel
periodo
storico
ed
in
quello
preistorico
,
gl
'
incrociamenti
e
le
mescolanze
,
specialmente
fra
popoli
di
razza
molto
affine
,
sono
state
frequenti
.
In
quest
'
ultimo
caso
,
siccome
le
differenze
fisiche
fra
le
razze
che
si
sono
incrociate
sono
poco
importanti
e
sopratutto
non
facilmente
percepibili
,
nel
fare
le
classificazioni
più
che
ai
caratteri
anatomici
si
è
data
importanza
alle
affinità
filologiche
.
Ma
questo
criterio
è
tutt
'
altro
che
sicuro
ed
infallibile
.
Spesso
può
avvenire
ed
avviene
che
due
popoli
strettamente
parenti
per
sangue
parlino
lingue
,
che
filologicamente
hanno
lontani
rapporti
,
mentre
popoli
di
razza
diversa
possono
servirsi
di
lingue
e
di
dialetti
,
le
radici
e
la
struttura
grammaticale
dei
quali
sono
molto
affini
.
Per
quanto
la
cosa
sembri
a
prima
vista
improbabile
,
pure
vi
sono
molti
esempi
e
circostanze
storiche
che
la
spiegano
e
la
provano
;
generalmente
i
popoli
conquistati
,
se
sono
meno
civili
dei
conquistatori
,
ne
adottano
le
leggi
,
le
arti
,
la
cultura
,
la
religione
e
spesso
finiscono
con
l
'
adottarne
la
lingua
.
Ciò
premesso
,
ci
pare
un
fatto
assodato
che
le
razze
più
misere
,
quelle
che
gli
antropologhi
chiamano
più
basse
,
i
Fuegiani
,
gli
Australiani
,
i
Boschimani
,
ecc
.
,
siano
fisicamente
ed
anche
intellettualmente
inferiori
alle
altre
.
Che
questa
inferiorità
sia
innata
,
che
sia
sempre
esistita
,
o
che
si
debba
attribuire
alla
desolazione
delle
contrade
che
quei
popoli
abitano
,
alla
scarsezza
di
risorse
che
esse
offrono
ed
all
'
estrema
miseria
che
ne
è
la
conseguenza
,
è
quistione
che
non
è
né
facile
né
indispensabile
per
noi
di
risolvere
.
Del
resto
queste
razze
non
formano
che
una
frazione
piccolissima
dell
'
umanità
,
frazione
che
va
rapidamente
diminuendo
avanti
l
'
espansione
della
razza
bianca
,
dietro
la
quale
si
va
in
molti
luoghi
infiltrando
anche
la
gialla
.
Per
spirito
di
giustizia
bisogna
riconoscere
che
il
prosperare
di
queste
due
razze
,
in
quelle
stesse
terre
dove
gli
aborigeni
potevano
solo
stentatamente
vivacchiare
,
non
è
tutto
dovuto
alla
superiorità
organica
,
che
esse
vantano
.
Giacché
i
nuovi
abitatori
portano
seco
cognizioni
e
mezzi
materiali
,
mercé
i
quali
traggono
abbondanti
sussistenze
da
quelle
zolle
,
che
spontaneamente
avrebbero
dato
quasi
nulla
.
L
'
indigeno
australiano
si
contentò
per
secoli
e
secoli
d
'
inseguire
i
kanguri
,
di
abbattere
uccelli
col
bömerang
o
,
alla
peggio
,
di
mangiare
lucertole
;
ma
bisogna
confessare
che
non
aveva
alcun
mezzo
di
procurarsi
le
sementi
dei
grani
e
delle
altre
piante
commestibili
,
nei
progenitori
delle
mandrie
di
montoni
,
che
sono
stati
a
disposi
zione
dei
coloni
inglesi
.
Ben
più
difficile
è
il
sentenziare
sopra
l
'
inferiorità
della
razza
americana
aborigena
e
della
razza
nera
.
Esse
sono
state
da
tempo
immemorabile
in
possesso
di
vastissime
contrade
,
nelle
quali
potenti
civiltà
si
sarebbero
potute
sviluppare
.
In
America
infatti
,
nel
Messico
,
nel
Perù
,
in
qualche
altro
sito
esistevano
od
avevano
esistito
possenti
imperi
,
dei
quali
però
non
possiamo
esattamente
determinare
il
grado
di
cultura
,
perché
ebbero
il
torto
di
crollare
davanti
l
'
urto
di
poche
centinaia
di
avventurieri
spagnuoli
.
In
Africa
qualche
volta
la
razza
nera
si
è
politicamente
organizzata
in
vasti
imperi
,
come
fu
per
es
.
,
quello
di
Uganda
,
ma
nessuno
ha
raggiunto
spontaneamente
tal
grado
di
cultura
da
potere
essere
paragonato
agli
Stati
più
antichi
fondati
dalla
razza
bianca
o
dalla
gialla
,
agli
imperi
chinese
,
babilonese
o
egizio
antico
,
nel
quale
la
razza
incivilitrice
non
era
la
nera
.
Parrebbe
perciò
che
tanto
per
gli
Americani
indigeni
quanto
per
i
Negri
una
certa
inferiorità
si
possa
anche
a
prima
vista
stabilire
.
Ma
quando
le
cose
vanno
in
un
modo
,
non
sempre
è
lecito
asserire
che
dovevano
necessariamente
ed
immancabilmente
andare
in
quel
modo
.
È
dubbio
che
l
'
uomo
sia
vissuto
durante
il
periodo
terziario
,
ma
è
un
fatto
scientificamente
provato
che
la
sua
antichità
risale
al
principio
del
periodo
quaternario
,
e
che
perciò
va
calcolata
non
per
migliaia
d
'
anni
,
ma
per
centinaia
e
forse
migliaia
di
secoli
.
Ora
le
razze
,
l
'
abbiamo
già
accennato
,
dovettero
formarsi
in
epoca
remotissima
,
e
,
trattandosi
di
periodi
così
lunghi
,
l
'
essere
una
razza
arrivata
,
trenta
,
quaranta
,
anche
cinquanta
se
coli
prima
ad
un
perfezionamento
ragguardevole
di
cultura
,
non
è
una
prova
infallibile
di
superiorità
organica
.
Delle
circostanze
esteriori
,
spesso
anche
fortuite
,
la
scoperta
e
l
'
uso
di
un
metallo
,
cosa
più
o
meno
agevole
secondo
i
vari
paesi
,
l
'
avere
o
no
a
portata
della
mano
piante
o
animali
addomesticabili
,
possono
accelerare
o
ritardare
lo
sviluppo
di
una
civiltà
,
ovvero
mutarne
le
vicende
.
È
innegabile
che
se
gli
Americani
indigeni
avessero
conosciuto
l
'
uso
del
ferro
,
o
se
gli
Europei
avessero
scoperto
la
polvere
da
sparo
due
secoli
dopo
,
questi
non
avrebbero
così
presto
e
così
completamente
distrutto
le
organizzazioni
politiche
di
quelli
.
Né
bisogna
dimenticare
che
,
quando
una
razza
arrivata
ad
una
civiltà
matura
si
trova
in
contatto
con
un
'
altra
ancora
allo
stato
barbaro
,
se
da
una
parte
le
fornisce
una
quantità
di
strumenti
e
cognizioni
utili
,
dall
'
altra
ne
disturba
profondamente
,
quando
non
ne
arresta
del
tatto
,
lo
sviluppo
spontaneo
ed
originale
.
I
Bianchi
infatti
non
solo
hanno
quasi
dappertutto
distrutto
od
asservito
gli
Americani
indigeni
,
ma
per
secoli
hanno
anche
abbruttito
ed
impoverito
la
razza
negra
coll
'
alcool
e
colla
tratta
;
sicché
si
deve
convenire
che
la
civiltà
europea
finora
non
solo
ha
contrastato
,
ma
quasi
ha
impedito
tutti
gli
sforzi
che
Negri
e
Pelli
Rosse
avrebbero
potuto
spontaneamente
fare
per
progredire
.
A
diversi
rami
della
razza
americana
indigena
si
fa
il
rimprovero
,
che
si
estende
anche
al
Polinesi
oltre
che
agli
Australiani
e
ad
altre
razze
umane
delle
più
misere
,
di
non
saper
sopportare
il
contatto
coll
'
uomo
bianco
e
di
scomparire
rapidamente
davanti
l
'
avanzarsi
di
questo
.
La
verità
è
che
i
Bianchi
tolgono
alle
razze
di
colore
i
mezzi
di
sussistenza
,
prima
che
esse
possano
abituarsi
a
far
uso
dei
nuovi
mezzi
di
sostentare
la
vita
,
che
sono
dagli
stessi
Bianchi
introdotti
.
Ordinariamente
i
territori
di
caccia
delle
tribù
selvaggia
sono
invasi
e
la
grossa
selvaggina
è
distrutta
:
prima
che
gl
'
indigeni
abbiano
potuto
adattarsi
all
'
agricoltura
.
Inoltre
le
razze
civili
comunicano
alle
meno
civili
le
loro
malattie
,
senza
che
quest
'
ultima
possano
ordinariamente
giovarsi
dei
metodi
preventivi
e
curativi
,
che
il
progresso
scientifico
ed
una
lunga
esperienza
hanno
a
quelle
insegnato
.
La
tisi
,
la
sifilide
ed
il
vaiuolo
farebbero
probabilmente
tra
noi
la
stessa
strage
,
che
fanno
presso
alcune
tribù
selvaggia
,
se
noi
queste
malattie
prevenissimo
e
curassimo
con
i
soli
mezzi
che
sono
alla
portata
dei
selvaggi
,
che
consistono
nel
non
averne
alcuno
.
Sono
generalmente
le
Pelli
Rosse
ed
i
Negri
inferiori
ai
Bianchi
come
individui
?
Sebbene
i
più
rispondano
subito
ed
energicamente
di
si
,
qualcuno
dice
con
eguale
prontezza
e
risoluzione
di
no
;
a
noi
pare
difficile
l
'
affermarlo
con
sicurezza
,
come
il
negarlo
.
Chi
rammenta
la
storia
della
prima
colonizzazione
della
Virginia
deve
convenire
che
la
figlia
di
Powattan
,
il
Sachem
che
comandava
in
quelle
contrade
all
'
arrivo
dei
Bianchi
,
la
gentile
ed
affettuosa
Pocahonta
,
aveva
doti
di
mente
e
di
cuore
non
inferiori
a
quelle
di
quasi
alcuna
fanciulla
europea
dei
suoi
tempi
.
Stanley
,
che
i
Negri
doveva
conoscer
bene
,
non
sentenzia
mai
sulla
inferiorità
assoluta
della
razza
africana
,
anzi
cita
parecchi
esempi
di
Negri
intelligenti
e
non
privi
di
qualità
morali
,
specie
tra
quelli
che
sono
stati
educati
tra
popoli
civili
:
anche
tra
quelli
assoluta
mente
barbari
trova
sviluppate
certe
qualità
,
che
sono
state
a
preferenza
coltivate
;
ad
esempio
,
dice
che
nel
Congo
anche
un
fanciullo
riesce
superiore
al
più
astuto
sensale
europeo
nell
'
abilità
di
far
valere
la
sua
merce
,
nel
saper
vender
caro
e
comprare
a
buon
patto
.
Gli
Americani
indigeni
,
dove
si
sono
mescolati
coi
Bianchi
e
ne
hanno
abbracciato
la
civiltà
,
non
hanno
mancato
di
dare
qualche
uomo
notevole
,
come
ad
esempio
Garcilasso
della
Vega
e
Benito
Juarez
.
I
Negri
nelle
identiche
condizioni
possono
vantare
Toussaint
Louverture
,
il
Morton
dotto
teologo
ed
umanista
,
il
Firmin
e
parecchi
altri
.
Dobbiamo
però
confessare
che
,
nell
'
una
e
nell
'
altra
razza
,
la
nota
delle
individualità
cospicue
è
molto
scarsa
rispetto
alla
quantità
d
'
individui
,
che
hanno
avuto
e
hanno
la
possibilità
di
fruire
dei
vantaggi
che
offre
il
vivere
civile
.
Però
ha
qualche
peso
l
'
osservazione
che
un
dotto
vescovo
di
razza
negra
facea
al
Gorge
:
che
i
fanciulli
negri
nelle
scuole
profittano
quanto
i
bianchi
e
si
mostrano
egualmente
svegli
ed
intelligenti
fino
all
'
età
di
dieci
o
dodici
anni
,
ma
,
appena
cominciano
a
capire
che
essi
appartengono
una
razza
considerata
inferiore
,
e
che
a
loro
non
è
riservata
altra
sorte
che
quella
di
fare
i
cuochi
ed
i
facchini
,
si
svogliano
dallo
studio
e
cadono
nell
'
apatia
.
Non
si
può
infatti
negare
che
in
gran
parte
dell
'
America
gli
uomini
di
colore
siano
generalmente
considerati
come
esseri
inferiori
,
che
debbono
essere
necessariamente
rilegati
negli
ultimi
strati
sociali
;
or
,
se
le
nostre
classi
diseredate
portassero
nell
'
aspetto
l
'
impronta
indelebile
della
loro
inferiorità
sociale
,
è
certo
che
tra
esse
ben
pochi
sarebbero
gli
individui
i
quali
avrebbero
l
'
energia
di
sollevarsi
ad
una
condizione
sociale
molto
superiore
a
quella
della
loro
nascita
.
Ad
ogni
modo
,
se
qualche
dubbio
è
lecito
di
elevare
sulla
attitudine
dei
Negri
e
degli
Americani
indigeni
ad
una
civiltà
e
ad
un
ordinamento
politico
superiore
,
ogni
perplessità
vien
meno
riguardo
non
solo
agli
Arii
ed
ai
Semiti
,
ma
a
tutta
la
razza
così
detta
mongolica
o
gialla
ed
anche
a
quella
razza
bruna
,
che
nel
vive
ora
mescolata
con
la
razza
ariana
e
nella
China
meridionale
,
nell
'
Indochina
,
forse
anche
nel
Giappone
si
è
fusa
con
quella
gialla
.
Il
complesso
di
queste
razze
forma
certamente
più
dei
tre
quarti
e
forse
i
quattro
quinti
dell
'
intera
umanità
.
I
Chinesi
hanno
saputo
fondare
una
civiltà
originalissima
,
che
maravigliosamente
è
durata
e
più
maravigliosamente
ancora
ha
saputo
espandersi
.
Figlia
in
gran
parte
della
civiltà
chinese
è
quella
del
Giappone
e
quella
della
Indochina
,
e
pare
che
abbia
appartenuto
alla
razza
turanica
quel
popolo
dei
Somiri
e
degli
Akkad
,
che
fondò
la
più
antica
civiltà
babilonese
.
La
razza
bruna
pare
che
fosse
autrice
dell
'
antichissima
civiltà
dell
'
Elam
o
Susiana
,
ed
una
civiltà
autoctona
pare
che
esistesse
nell
'
India
prima
del
l
'
arrivo
degli
Ariani
.
L
'
Egitto
deve
la
sua
civiltà
ad
una
razza
,
che
si
dice
sub
semitica
o
berbera
,
e
Ninive
,
Sidone
,
Gerusalemme
,
Damasco
,
forse
anche
Sardi
,
appartennero
ai
Semiti
.
Alla
più
re
cente
civiltà
degli
Arabi
maomettani
ci
pare
superfluo
accennare
.
XII
.
-
-
Senza
ammettere
la
superiorità
o
l
'
inferiorità
assoluta
di
alcuna
razza
umana
,
molti
credono
che
ognuna
di
esse
abbia
speciali
qualità
intellettuali
e
morali
in
corrispondenza
necessaria
con
certi
tipi
di
organizzazione
sociale
e
politica
,
dai
quali
il
suo
spirito
,
o
meglio
ancora
,
ciò
che
si
dice
il
genio
stesso
della
razza
non
le
permettono
di
allontanarsi
.
Or
fatta
la
debita
parte
alle
esagerazioni
,
che
facilmente
si
ammettono
su
questo
argomento
,
tenuto
sempre
presente
il
gran
fondo
amano
,
che
si
ritrova
in
tutti
i
popoli
ed
in
tutti
i
tempi
,
è
innegabile
che
non
diciamo
ogni
razza
,
ma
ogni
nazione
,
ogni
regione
,
ogni
città
ha
un
certo
tipo
speciale
,
non
dappertutto
ugualmente
determinato
e
preciso
,
il
quale
consiste
in
un
complesso
d
'
idee
,
di
credenze
,
di
opinioni
,
di
sentimenti
,
di
consuetudini
e
di
pregiudizi
,
i
quali
rappresentano
per
ogni
gruppo
dell
'
umanità
cioè
che
i
lineamenti
del
viso
sono
per
ogni
individuo
.
Ma
questa
diversità
di
tipo
sarebbe
sicuramente
una
conseguenza
delle
diversità
fisiche
,
della
varietà
della
razza
,
del
sangue
diverso
che
scorre
nelle
vene
di
ogni
nazione
,
se
non
trovasse
la
sua
spiegazione
in
un
altro
fatto
,
che
è
uno
dei
più
sicuri
e
costanti
,
che
si
possono
accertare
mercé
l
'
osservazione
della
natura
umana
.
Intendiamo
alludere
al
mimetismo
,
a
quella
grande
forza
psicologica
per
la
quale
ogni
individuo
suole
acquistare
le
idee
,
le
credenze
ed
i
sentimenti
,
che
sono
più
comuni
nell
'
ambiente
nel
quale
è
cresciuto
.
Salvo
rare
e
quasi
mai
complete
eccezioni
,
si
pensa
,
si
giudica
,
si
crede
,
come
pensa
giudica
e
crede
la
società
nella
quale
viviamo
;
delle
cose
si
osserva
quel
lato
,
che
generalmente
è
più
notato
dalle
persone
che
ci
circondano
,
e
si
sviluppano
nell
'
individuo
a
preferenza
quelle
attitudini
morali
ed
intellettuali
,
che
sono
più
pregiate
e
più
comuni
in
quell
'
ambiente
umano
in
cui
egli
si
è
formato
.
Infatti
l
'
unità
di
tipo
morale
ed
intellettuale
si
ritrova
fortissima
in
collettività
di
persone
,
fra
le
quali
non
vi
è
alcuna
speciale
comunanza
di
sangue
e
di
razza
.
Valga
ad
esempio
il
clero
cattolico
,
il
quale
,
sparso
dappertutto
,
conserva
sempre
una
singolare
uniformità
nelle
sue
credenze
,
nelle
sue
abitudini
intellettuali
e
morali
ed
anche
nei
suoi
costumi
.
Il
fenomeno
si
osserva
più
spiccato
nei
vali
ordini
religiosi
;
è
notoria
la
maravigliosa
rassomiglianza
di
un
Gesuita
italiano
,
con
un
Gesuita
francese
,
tedesco
od
inglese
.
Molta
rassomiglianza
si
trova
pure
nel
tipo
militare
comune
a
quasi
tutti
i
grandi
eserciti
europei
;
ed
un
tipo
intellettuale
e
morale
abbastanza
costante
può
anche
esistere
perfino
nei
singoli
reggimenti
della
milizia
,
nelle
scuole
militari
ed
anche
nei
collegi
laici
,
dovunque
insomma
si
è
potuto
o
saputo
costituire
un
ambiente
particolare
,
una
specie
di
forma
psicologica
,
la
quale
plasma
alla
sua
maniera
tutti
gl
'
individui
che
vengono
in
essa
gettati
.
Non
indaghiamo
per
ora
come
i
grandi
ambienti
nazionali
,
e
meglio
ancora
,
quelle
grandi
correnti
psicologiche
,
che
abbracciano
talvolta
tutta
una
civiltà
od
i
seguaci
di
una
religione
si
siano
formate
,
siano
vissute
e
spesso
anche
sparite
dalla
scena
del
mondo
.
L
'
iniziare
questo
studio
equivarrebbe
a
richiamare
la
storia
di
tutta
la
parte
civile
dell
'
umanità
:
questo
possiamo
con
sicurezza
asserire
che
le
circostanze
storiche
speciali
ad
ognuno
dei
grandi
gruppi
dell
'
umanità
hanno
principalmente
formato
gli
ambienti
speciali
,
ai
quali
abbiamo
accennato
,
e
nuove
circostanze
storiche
questi
ambienti
lentamente
modificano
o
anche
distruggono
la
parte
che
la
consanguineità
,
la
razza
,
ha
nella
formazione
dei
vari
ambienti
morali
ed
intellettuali
può
almeno
in
certi
casi
essere
piccola
e
difficilmente
apprezzabile
,
anche
quando
il
coefficiente
etnico
sembra
a
prima
vista
preponderante
.
Così
si
cita
l
'
esempio
degli
Ebrei
,
che
,
sparsi
in
mezzo
ad
altri
popoli
,
hanno
per
secoli
e
secoli
maravigliosamente
conservato
il
loro
tipo
nazionale
.
Ma
bisogna
appunto
tener
presente
che
i
discendenti
d
'
Israele
sono
sempre
vissuti
moralmente
appartati
dalle
popolazioni
in
mezzo
alle
quali
abitavano
e
sono
perciò
sempre
stati
in
un
ambiente
speciale
.
Infatti
la
prole
delle
famiglie
ebraiche
convertite
al
Cristiane
simo
od
all
'
Islamismo
di
raro
conserva
lungamente
,
ossia
per
molte
generazioni
,
i
caratteri
dei
suoi
antenati
,
e
lo
stesso
Ebreo
non
convertito
,
mantiene
meglio
il
suo
tipo
speciale
là
dove
vive
più
appartato
.
Un
Ebreo
della
Piccola
Russia
o
di
Costantinopoli
è
molto
più
Ebreo
di
un
suo
correligionario
nato
e
cresciuto
in
Italia
o
in
Francia
,
paesi
dove
i
Ghetti
non
sono
più
che
una
memoria
.
Anche
i
Chinesi
trasportati
in
America
apprendono
molti
lati
della
civiltà
dei
Bianchi
,
sebbene
moralmente
non
trasformino
il
loro
tipo
;
ma
essi
in
California
ed
altrove
vivono
sempre
tra
loro
in
un
ambiente
chinese
.
Nella
Turchia
europea
ed
asiatica
convivono
nelle
stesse
città
Turchi
,
Greci
,
Armeni
,
Ebrei
e
Franchi
e
non
si
fondono
,
né
le
razze
si
modificano
,
perché
esse
,
sebbene
materialmente
in
contatto
,
moralmente
sono
divise
e
ciascuna
ha
il
suo
ambiente
speciale
.
E
si
potrebbe
perfino
osservare
che
la
maggiore
tenacia
con
cui
si
conserva
il
tipo
nazionale
inglese
,
fra
quelli
delle
altre
nazioni
europee
,
è
una
conseguenza
della
poca
sociabilità
che
gli
Inglesi
,
stabiliti
in
paese
straniero
,
hanno
verso
gl
'
indigeni
,
la
quale
li
costringe
a
stare
fra
loro
in
un
embrione
di
ambiente
britannico
.
Il
così
detto
genio
delle
razze
non
è
quindi
qualche
cosa
di
così
fatale
e
necessario
come
ad
alcuni
piace
immaginare
.
Am
mettendo
pure
che
le
varie
razze
superiori
,
suscettibili
cioè
di
creare
una
propria
ed
originale
civiltà
,
siano
organicamente
di
verse
una
dall
'
altra
,
non
è
la
somma
delle
loro
differenze
organiche
ciò
che
esclusivamente
od
anche
principalmente
ha
determinato
la
diversità
del
tipo
sociale
,
che
esse
hanno
adottato
,
ma
piuttosto
la
diversità
dei
contatti
sociali
e
delle
circostanze
storiche
,
alle
quali
,
non
solo
ogni
razza
,
ma
ogni
nazione
ed
ogni
organismo
sociale
son
destinati
a
sottostare
.
XIII
.
-
-
La
questione
della
razza
sarebbe
qui
esaurita
se
da
tutti
si
ammettesse
che
i
cambiamenti
organici
e
psichici
,
dai
quali
una
razza
umana
può
essere
modificata
durante
un
periodo
storico
anche
lungo
,
per
esempio
di
venti
o
trenta
secoli
,
sono
poco
apprezzabili
e
quasi
trascurabili
.
Ma
,
lungi
dall
'
essere
una
simile
credenza
generalmente
accettata
,
prevale
ora
una
scuola
,
che
si
fonda
su
postulati
diversi
;
giacché
,
applicando
alle
scienze
sociali
le
dottrine
di
Darwin
sull
'
evoluzione
delle
specie
,
ammette
che
ogni
gruppo
umano
possa
nel
decorso
di
pochi
secoli
raggiungere
un
notevole
miglioramento
organico
,
dal
quale
fa
provenire
il
perfezionamento
politico
e
sociale
.
Ora
,
senza
discutere
o
negare
le
dottrine
di
Darwin
sulla
trasformazione
nella
specie
,
ed
ammettendo
anche
la
discendenza
del
l
'
uomo
da
un
ipotetico
antropopiteco
,
una
cosa
ci
sembra
certa
,
indiscutibile
e
percepibile
a
prima
vista
:
che
la
famosa
lotta
per
l
'
esistenza
e
la
selezione
naturale
,
che
ne
è
conseguenza
,
come
è
stata
descritta
nelle
piante
,
negli
animali
e
negli
uomini
selvaggi
,
non
esiste
nelle
società
umane
pervenute
anche
ad
un
mediocrissimo
stadio
di
civiltà
.
L
'
avercela
voluta
trovare
è
effetto
naturale
della
fortuna
straordinaria
che
ebbe
l
'
ipotesi
darvinista
nello
scienze
naturali
,
fortuna
che
dovea
tentare
fortemente
gli
spiriti
sistematici
ad
estenderne
l
'
applicazione
.
Ciò
è
pure
effetto
di
un
equivoco
,
della
confusione
di
due
fatti
,
che
,
sostanzialmente
di
versi
,
hanno
apparentemente
qualche
punto
di
contatto
,
la
quale
confusione
è
facilmente
spiegabile
che
sia
avvenuta
nelle
menti
fortemente
prevenute
a
favore
del
sistema
evoluzionista
.
Si
è
,
per
spiegarsi
in
poche
parole
,
scambiata
la
lotta
per
l
'
esistenza
con
quella
per
la
preminenza
,
la
quale
è
realmente
un
fatto
costante
,
che
avviene
in
tutte
le
società
umane
dalle
più
civili
a
quelle
appena
uscite
dallo
stato
selvaggio
.
Infatti
nella
lotta
fra
le
varie
società
umane
,
la
vincitrice
ordinariamente
,
anzi
quasi
sempre
,
non
distrugge
la
vinta
,
ma
la
sottomette
,
l
'
assimila
,
le
impone
il
proprio
tipo
di
civiltà
.
Oggidì
in
Europa
ed
in
America
la
guerra
non
ha
altro
risultato
che
l
'
egemonia
politica
della
nazione
,
che
riesce
militarmente
superiore
,
o
l
'
annessione
di
qualche
provincia
;
ma
anche
antica
mente
,
quando
lottavano
la
Grecia
con
la
Persia
e
Roma
con
Cartagine
,
si
distruggeva
qualche
volta
l
'
organismo
politico
,
l
'
esistenza
nazionale
dei
vinti
,
ma
individualmente
,
anche
nell
'
ipotesi
peggiore
,
questi
erano
ridotti
preferibilmente
in
servitù
anziché
passati
a
fil
di
spada
.
I
casi
come
quelli
di
Sagunto
e
di
Numanzia
,
della
presa
di
Tiro
per
opera
di
Alessandro
Magno
e
di
quella
di
Cartagine
sono
stati
sempre
assolutamente
eccezionali
.
Gli
Assiri
nell
'
antico
Oriente
,
i
Mongoli
nel
Medio
Evo
furono
i
popoli
che
più
frequentemente
praticarono
l
'
uso
orrendo
dello
sterminio
sistematico
dei
vinti
,
eppure
anche
essi
lo
usarono
piuttosto
come
mezzo
di
raggiungere
con
il
terrore
la
sottomissione
degli
altri
popoli
,
anziché
come
fine
;
ed
in
verità
non
si
può
dire
che
un
solo
popolo
sia
stato
dalle
loro
orribili
stragi
materialmente
distratto
.
Se
poniamo
mente
poi
al
lavorìo
interiore
,
che
avviene
nel
seno
di
ogni
società
,
vediamo
subito
che
in
esso
il
carattere
di
lotta
per
la
preminenza
anziché
per
l
'
esistenza
è
anche
più
spiccato
.
La
gara
fra
gl
'
individui
di
ogni
nucleo
sociale
è
per
arrivare
ai
posti
elevati
,
alla
ricchezza
,
al
comando
,
per
conquistare
i
mezzi
,
che
dànno
la
facoltà
di
dirigere
a
proprio
piacimento
molte
attività
e
molte
volontà
umane
.
I
vinti
,
che
in
questa
lotta
sono
naturalmente
i
più
,
non
vengono
già
,
come
sarebbe
carattere
sostanziale
dello
struggle
for
life
,
né
divorati
,
né
distrutti
,
né
tampoco
impediti
di
riprodursi
;
essi
soltanto
godono
più
scarse
soddisfazioni
materiali
e
sopratutto
hanno
minor
libertà
ed
indipendenza
.
Si
può
dire
anzi
che
in
generale
nelle
società
colte
le
classi
inferiori
,
lungi
dall
'
essere
lentamente
eliminate
per
via
della
così
detta
selezione
naturale
,
sono
più
prolifiche
delle
superiori
,
ed
è
certo
che
,
anche
in
quelle
classi
,
tutti
gl
'
individui
finiscono
quasi
sempre
coll
'
avere
un
pane
ed
una
donna
;
per
quanto
il
primo
possa
essere
più
o
meno
nero
e
stentato
,
la
seconda
più
o
meno
leggiadra
e
desiderabile
.
La
poligamia
delle
classi
superiori
è
il
solo
argomento
che
si
potrebbe
citare
a
favore
del
principio
della
selezione
naturale
applicato
alle
società
barbare
e
civili
.
Ma
anche
quest
'
argomento
è
debolissimo
,
perché
alla
poligamia
umana
non
corrisponde
sempre
una
maggiore
fecondità
e
perché
sono
a
preferenza
poligame
quelle
società
umane
,
le
quali
hanno
realizzato
minori
progressi
sociali
;
sicché
la
selezione
naturale
si
sarebbe
mostrata
più
impotente
colà
dove
aveva
maggiori
mezzi
d
'
azione
.
XIV
.
-
-
Premesse
queste
osservazioni
,
che
equivalgono
quasi
ad
una
questione
pregiudiziale
,
venendo
ad
altro
ordine
d
'
idee
,
è
facile
rilevare
che
,
se
il
progresso
di
una
razza
e
di
una
nazione
dipendesse
principalmente
dal
miglioramento
organico
degli
individui
che
ne
fanno
parte
,
le
vicende
del
mondo
dovrebbero
presentare
una
trama
ben
differente
di
quella
che
noi
cono
sciamo
.
Il
progresso
morale
,
intellettuale
e
quindi
sociale
di
ogni
popolo
dovrebbe
essere
più
lento
,
ma
più
continuo
.
La
legge
della
selezione
naturale
combinata
con
quella
dell
'
eredità
dovrebbe
ad
ogni
generazione
far
segnare
un
passo
,
ma
un
passo
solo
,
in
avanti
di
quella
che
l
'
ha
preceduto
;
e
non
dovrebbe
accadere
,
ciò
che
nella
storia
spessissimo
vediamo
,
che
un
popolo
in
due
o
tre
generazioni
soltanto
dia
moltissimi
passi
avanti
e
,
qualche
volta
,
moltissimi
indietro
.
Questi
casi
di
progressi
rapidi
e
di
decadenze
vertiginose
sono
così
comuni
che
quasi
non
varrebbe
la
pena
,
di
citarli
.
Da
Pisistrato
a
Socrate
non
corrono
che
circa
centovent
'
anni
,
ma
durante
essi
l
'
arte
,
il
pensiero
,
la
civiltà
,
ellenica
compirono
tali
incommensurabili
progressi
da
trasformare
un
popolo
di
civiltà
mediocre
,
per
quanto
antica
,
in
quella
Grecia
,
che
nella
storia
del
progresso
amano
scrisse
le
pagine
più
splendide
,
più
profonde
,
più
incancellabili
.
Non
citiamo
l
'
esempio
di
Roma
perché
,
a
dir
vero
,
nel
suo
rapido
passaggio
dalla
barbarie
alla
civiltà
ebbe
moltissima
parte
l
'
influenza
ellenica
;
ma
l
'
Italia
del
rinascimento
cronologicamente
non
dista
che
un
secolo
circa
dall
'
Italia
di
Dante
,
eppure
in
questo
spazio
di
tempo
,
l
'
ideale
artistico
,
morale
e
scientifico
per
lavorìo
intimo
ed
originale
della
nazione
cambia
interamente
,
e
l
'
uomo
del
Medio
Evo
si
trasforma
e
scompare
.
Osserviamo
un
momento
la
Francia
del
1650
e
quella
del
1750
.
Nella
prima
vive
ancora
chi
può
rammentare
la
notte
di
S
.
Bartolomeo
;
le
guerre
religiose
,
la
lega
santa
,
due
Re
che
consecutivamente
cadono
sotto
il
coltello
dei
fanatici
sono
fatti
,
che
non
hanno
ancora
acquistato
il
mistero
dell
'
antichità
,
dei
quali
i
testimoni
oculari
non
devono
essere
rari
;
alla
presa
della
Roccella
,
ultimo
episodio
del
periodo
storico
che
abbiamo
accennato
,
hanno
potuto
assistere
tutti
coloro
,
che
appena
varcarono
la
prima
gioventù
;
quasi
nessuno
osa
esprimere
i
suoi
dubbi
sull
'
esistenza
dei
folletti
e
delle
streghe
,
e
trentasette
anni
sono
appena
trascorsi
dal
di
che
,
come
strega
,
fu
bruciata
la
moglie
del
maresciallo
d
'
Ancre
.
Un
secolo
dopo
Montesquieu
è
già
vecchio
,
Voltaire
e
Rousseau
sono
adulti
,
l
'
Enciclopedia
,
se
non
pubblicata
,
è
già
matura
nel
mondo
intellettuale
,
la
rivoluzione
dell
'
ottantanove
nelle
idee
,
nelle
credenze
,
nei
costumi
si
può
dire
quasi
compiuta
.
E
,
senza
andar
cercando
altri
esempi
lontani
,
guardiamo
i
paesi
più
noti
dell
'
Europa
presente
,
l
'
Inghilterra
,
la
Germania
,
l
'
Italia
,
la
Spagna
.
Certo
la
rivoluzione
intellettuale
e
morale
,
che
si
svolse
nell
'
ultimo
secolo
in
queste
nazioni
,
se
fosse
stata
una
conseguenza
di
modificazioni
organiche
degli
individui
che
le
compongono
,
avrebbe
richiesto
per
lo
meno
qualche
dozzina
di
generazioni
.
D
'
altra
parte
anche
gli
esempi
di
rapide
decadenze
di
nazioni
e
di
civiltà
,
intere
non
sono
rari
.
Si
cerca
di
spiegarle
attribuendole
alle
invasioni
ed
alle
distruzioni
dei
barbari
,
ma
si
dimentica
che
,
perché
un
paese
civile
possa
diventare
preda
dei
barbari
,
deve
essere
caduto
in
uno
stato
di
grande
esaurimento
e
di
grande
disorganizzazione
,
che
sono
conseguenza
della
dissoluzione
morale
e
politica
;
giacché
,
nel
caso
contrario
,
una
maggiore
civiltà
presuppone
sempre
una
popolazione
maggiore
e
cognizioni
e
mezzi
di
offesa
e
di
difesa
più
potenti
ed
efficaci
.
La
China
è
stata
conquistata
due
volte
dai
Mongoli
o
Tartari
e
l
'
India
parecchie
volte
dai
Turchi
,
dai
Tartari
,
dagli
Afgani
,
ma
la
civiltà
chinese
ed
indiana
al
momento
delle
invasioni
erano
già
entrate
in
periodi
di
decadenza
.
E
questa
decadenza
spontanea
dei
popoli
civili
in
alcuni
casi
si
può
quasi
matematicamente
accertare
.
Tutti
gli
orientalisti
sanno
che
l
'
antichissima
fra
tutte
le
antiche
civiltà
egiziane
,
quella
che
canalizzò
il
Nilo
,
inventò
la
scrittura
geroglifica
,
costruì
le
grandi
piramidi
,
si
ecclissò
spontaneamente
e
scomparve
senza
che
sinora
se
ne
siano
potute
conoscere
le
ragioni
.
Vi
furono
guerre
civili
,
ecco
tutto
quello
che
si
sa
,
e
poi
l
'
oscurità
e
la
barbarie
,
dalle
quali
,
dopo
più
di
quattro
secoli
,
si
vede
spontaneamente
sorgere
una
nuova
civiltà
.
Babilonia
,
che
per
tanti
e
tanti
secoli
era
stata
un
focolare
di
civiltà
,
non
fu
distrutta
dai
suoi
conquistatori
,
né
da
Ciro
,
né
da
Dario
,
né
da
Alessandro
,
decadde
e
scomparve
dalla
scena
del
mondo
per
lenta
consunzione
,
per
disfacimento
spontaneo
.
L
'
impero
romano
d
'
occidente
si
dice
che
sia
stato
distrutto
dai
barbari
,
ma
chi
conosce
anche
mediocremente
la
storia
sa
che
i
barbari
non
ammazzarono
che
un
cadavere
,
sa
quanto
grande
sia
stata
la
decadenza
nell
'
arte
,
nella
letteratura
,
nella
ricchezza
,
nell
'
amministrazione
,
in
tutti
i
rami
insomma
della
romana
civiltà
da
Marco
Aurelio
e
Diocleziano
;
epoca
nella
quale
i
barbari
non
fecero
che
scorrere
temporaneamente
qualche
provincia
,
ma
non
si
stabilirono
in
alcuna
parte
dell
'
impero
,
né
ebbero
modo
di
farvi
danni
duraturi
.
Senza
che
fosse
perturbata
da
alcuna
invasione
od
elemento
straniero
,
la
Spagna
della
seconda
metà
del
secolo
de
cimosettimo
non
era
più
che
l
'
ombra
di
quel
paese
,
che
,
un
secolo
prima
era
la
Spagna
di
Carlo
V
e
che
mezzo
secolo
prima
,
aveva
avuto
Cervantes
,
Lopez
de
Vega
e
Quevedo
.
Tutti
questi
fatti
si
spiegano
molto
male
o
meglio
non
si
spiegano
affatto
con
la
teoria
dell
'
evoluzione
organica
e
superorganica
e
della
selezione
naturale
.
Stando
ad
essa
un
popolo
più
civile
dovrebbe
essere
più
epurato
e
migliorato
dalla
lotta
per
l
'
esistenza
,
e
per
via
dell
'
eredità
avrebbe
dovuto
acquistare
sugli
altri
un
vantaggio
,
che
,
nella
corsa
delle
nazioni
attraverso
i
secoli
,
non
si
capisce
perché
poi
dovrebbe
perdere
.
Al
contrario
noi
vediamo
una
nazione
,
un
gruppo
di
popoli
,
ora
lanciarsi
con
impeto
irresistibile
avanti
,
ora
accasciarsi
e
miseramente
restare
indietro
.
Si
può
invero
notare
un
movimento
di
progresso
,
che
,
nonostante
le
interruzioni
e
le
lacune
,
spinge
l
'
umanità
sempre
più
avanti
,
e
la
civiltà
odierna
,
della
razza
ariana
è
infatti
superiore
a
tutte
le
precedenti
,
ma
bisogna
riflettere
che
ogni
nuovo
popolo
,
il
quale
ha
,
la
fortuna
di
diventare
civile
,
ha
molto
meno
cammino
a
fare
e
disperde
una
quantità
infinitamente
minore
di
forze
,
perché
esso
eredita
la
esperienza
e
le
cognizioni
positive
di
tutte
le
civiltà
che
l
'
hanno
preceduto
.
essa
desolò
le
provincie
orientali
dell
'
impero
,
paesi
dove
la
civiltà
greco
romana
dovea
durare
ancora
per
lunghissimi
secoli
.
Certo
che
i
Germani
di
Tacito
non
sarebbero
arrivati
in
diciotto
secoli
a
formare
centri
di
cultura
come
Londra
,
Berlino
,
New
York
se
avessero
dovuto
inventare
essi
la
scrittura
alfabetica
,
i
primi
elementi
delle
matematiche
e
tutto
quel
tesoro
immenso
di
cognizioni
,
che
appresero
mercé
il
contatto
coi
Greci
e
coi
Romani
.
Né
la
civiltà
ellenica
e
la
civiltà
romana
avrebbero
tanto
progredito
senza
le
infiltrazioni
delle
antiche
civiltà
orientali
,
alle
quali
appunto
esse
dovettero
la
nozione
dell
'
alfabeto
e
dei
primi
rudimenti
delle
scienze
esatte
.
Adunque
piuttosto
che
,
per
la
via
del
l
'
eredità
organica
la
civiltà
umana
progredisce
per
quella
della
eredità
scientifica
;
possono
restare
stazionari
,
o
anche
diventar
barbari
,
i
discendenti
di
un
popolo
civile
e
gli
studi
dei
loro
padri
feconderanno
la
civiltà
nascente
di
orde
incolte
che
si
troveranno
in
condizioni
favorevoli
per
accogliere
quei
benefici
germi
.
A
dir
vero
si
riconosce
anche
dagli
evoluzionisti
il
fatto
che
,
prima
della
razza
ariana
e
segnatamente
del
ramo
germanico
di
essa
,
altre
razze
sono
arrivate
alla
civiltà
;
ma
si
aggiunge
che
queste
razze
sono
decadute
o
rimaste
stazionarie
perché
invecchiate
,
od
,
in
altri
termini
,
perché
hanno
esaurito
tutta
quella
somma
di
energia
intellettuale
e
morale
di
cui
potevano
disporre
.
Veramente
questa
idea
della
vecchiaia
di
alcune
razze
ci
pare
l
'
effetto
di
un
'
analogia
del
tatto
apparente
fra
la
vita
dell
'
individuo
e
quella
della
comunità
;
mentre
,
stando
ai
fatti
che
noi
vediamo
,
siccome
i
membri
di
quest
'
ultima
si
riproducono
sempre
ed
ogni
nuova
generazione
ha
tutto
il
vigore
della
gioventù
,
un
'
intera
società
non
può
diventare
vecchia
come
accade
all
'
individuo
quando
le
sue
forze
cominciano
a
declinare
.
Né
,
a
nostra
conoscenza
,
è
stata
mai
accertata
alcuna
differenza
organica
fra
gl
'
individui
di
una
società
che
progredisce
e
quelli
di
un
'
altra
società
che
decade
.
Le
società
in
decadenza
invecchiano
perché
cambia
il
tipo
dell
'
organizzazione
sociale
;
invecchiano
allora
,
o
meglio
si
sfatano
lentamente
,
le
credenze
religiose
,
i
costumi
,
i
pregiudizi
e
le
tradizioni
sulle
quali
le
istituzioni
politiche
e
sociali
sono
fondate
ma
questi
sono
tutti
elementi
sociali
il
cui
variare
dipende
dall
'
intervento
di
nuovi
fattori
storici
coi
quali
un
popolo
si
può
trovare
in
contatto
,
o
anche
da
una
lenta
e
spontanea
elaborazione
intellettuale
,
morale
e
sociale
,
che
in
seno
allo
stesso
si
può
produrre
.
Sicché
è
molto
,
ma
molto
arrischiato
l
'
asserire
che
i
cambiamenti
nella
costituzione
fisica
della
razza
vi
possano
entrare
per
qualche
cosa
.
Del
resto
questa
credenza
che
tutte
le
civiltà
extra
ariane
,
l
'
egiziana
,
la
babilonese
,
quella
chinese
antica
e
moderna
,
siano
state
e
siano
uniformemente
immobili
ci
pare
proprio
l
'
effetto
di
un
errore
d
'
ottica
,
proveniente
dal
fatto
che
noi
le
vediamo
molto
da
lontano
.
È
il
caso
delle
montagne
,
che
,
da
lontano
sotto
il
cielo
limpido
e
trasparente
della
Sicilia
,
sembrano
belle
muraglie
azzurre
,
che
,
perpendicolarmente
ed
uniformemente
,
chiudono
l
'
orizzonte
e
che
,
da
vicino
,
poi
si
vede
che
sono
tutt
'
altra
cosa
:
perché
ognuna
comprende
un
piccolo
mondo
speciale
di
salite
,
di
discese
,
di
accidentalità
di
ogni
genere
.
Non
possiamo
raccontare
qui
,
neppure
sommariamente
,
le
vicende
di
Babilonia
,
di
Tebe
,
di
Menfi
,
ma
lo
studio
dei
monumenti
caldei
ed
egiziani
ci
ha
informato
in
modo
omai
non
dubbio
,
che
degli
alti
e
dei
bassi
,
delle
decadenze
e
delle
epoche
di
risorgimento
e
di
progresso
ce
ne
furono
parecchie
,
tanto
sulle
rive
del
Nilo
che
su
quelle
dell
'
Eufrate
e
del
Tigri
.
E
quanto
alla
China
,
è
vero
che
la
sua
civiltà
è
durata
meravigliosamente
e
senza
interruzione
parecchie
migliaia
d
'
anni
,
ma
non
,
è
a
dire
che
,
sia
stata
,
sempre
la
stessa
:
quel
tanto
che
sappiamo
della
storia
chinese
basta
ad
assicurarci
che
l
'
organizzazione
politica
e
sociale
del
Celeste
impero
ha
subìto
,
nel
corso
dei
secoli
,
fortissime
modificazioni
.
XV
.
-
-
Il
Letourneau
nel
suo
libro
intitolato
«
Evoluzione
della
morale
»
fa
derivare
il
progresso
delle
società
umane
da
un
processo
organico
,
per
il
quale
le
azioni
buone
,
che
sarebbero
poi
le
azioni
utili
,
lasciano
una
traccia
nel
cervello
e
nei
centri
nervosi
dell
'
individuo
che
le
fa
,
traccia
che
,
ripetuta
diverse
volte
,
produce
una
tendenza
verso
la
continuazione
dello
stesso
atto
,
la
qual
tendenza
,
si
trasmette
poi
ai
discendenti
.
Si
può
domandare
perché
non
lasciano
la
stessa
traccia
le
azioni
cattive
od
inutili
.
Ma
ascoltiamo
l
'
autore
:
egli
scrive
che
«
come
i
corpi
suscettibili
di
fosforescenza
si
ricordano
della
luce
,
così
la
cellula
nervosa
si
ricorda
dei
suoi
atti
intimi
,
ma
attenendosi
a
modi
infinitamente
più
tenaci
e
svariati
.
Ogni
atto
al
quale
ha
presieduto
la
cellula
nervosa
,
vi
lascia
una
specie
di
residuo
funzionale
,
che
nell
'
avvenire
ne
faciliterà
la
ripetizione
e
qualche
volta
la
provocherà
.
In
effetto
questa
ripetizione
diverrà
sempre
più
facile
e
finirà
anche
col
compiersi
spontaneamente
ed
automaticamente
.
La
cellula
nervosa
avrà
,
allora
acquistato
un
'
inclinazione
,
un
'
abitudine
,
un
istinto
,
un
bisogno
»
.
E
più
avanti
:
«
Le
cellule
nervose
sono
per
eccellenza
degli
apparecchi
d
'
impregnazione
;
qualunque
corrente
d
'
attività
molecolare
le
traversi
vi
lascia
più
o
meno
una
traccia
,
che
tende
a
rivivere
.
Con
una
ripetizione
sufficiente
degli
atti
queste
traccie
s
'
organizzano
,
si
fissano
,
si
trasmettono
ereditariamente
ed
a
ciascuna
di
esse
corrisponde
una
tendenza
,
un
'
inclinazione
,
che
si
manifesterà
all
'
occasione
e
contribuirà
a
costituire
ciò
che
si
chiama
il
carattere
.
Bisogna
tener
presente
questa
veduta
generale
se
si
vuole
capire
l
'
origine
e
l
'
evoluzione
della
morale
»
.
E
più
avanti
ancora
,
ribadendo
sempre
lo
stesso
concetto
,
aggiunge
:
«
Nei
suoi
tratti
essenziali
ciò
che
è
etico
è
utilitario
e
progressivo
.
Pertanto
una
volta
formate
,
impiantate
nei
centri
nervosi
,
le
inclinazioni
morali
o
immorali
non
si
spengono
che
lentamente
come
esse
si
sono
formate
.
Spesso
anche
riappariscono
per
atavismo
ed
allora
si
vedono
sorgere
,
nel
seno
di
una
società
relativamente
incivilita
dei
tipi
morali
dell
'
epoca
della
pietra
,
ovvero
dei
tipi
eroici
in
mezzo
ad
una
civiltà
mercantile
»
.
Ci
pare
che
questi
brani
bastino
per
avere
un
'
idea
abbastanza
precisa
e
coscienziosa
del
concetto
fondamentale
dello
scrittore
.
Essi
sono
inoltre
sufficienti
per
fornire
un
concetto
abbastanza
chiaro
degli
argomenti
di
tutta
quella
scuola
,
che
pone
le
scienze
antropologiche
a
fondamento
della
sociologia
.
Le
ipotesi
però
,
per
quanto
belle
ed
ardite
,
nella
scienza
hanno
un
valore
solo
quando
sono
confermate
dall
'
esperienza
,
ossia
da
dimostrazioni
a
base
di
fatti
:
ad
ogni
modo
noi
non
vogliamo
ora
discutere
l
'
autenticità
di
tutto
quel
procedimento
organico
,
che
,
nel
libro
del
Letourneau
,
troviamo
così
nettamente
e
così
si
curamente
esposto
.
Ma
,
i
fatti
sono
sempre
i
fatti
,
essi
hanno
lo
stesso
valore
scientifico
,
sia
che
siano
tratti
dallo
studio
delle
cellule
nervose
,
dal
colore
dei
capelli
e
dalla
misurazione
dei
crani
delle
varie
razze
e
dalla
osservazione
delle
società
animali
,
oppure
dallo
studio
della
storia
umana
.
L
'
unica
classificazione
per
ordine
d
'
importanza
,
che
si
possa
ammettere
tra
essi
,
è
quella
tra
fatti
bene
accertati
,
che
,
ad
esempio
,
non
sono
stati
trovati
ed
asseriti
da
coloro
stessi
,
che
vi
hanno
sopra
fabbricato
le
loro
teorie
,
e
fatti
dubbi
,
male
accertati
,
che
hanno
subìto
l
'
influenza
dei
preconcetti
dell
'
osservatore
.
Or
tutta
la
storia
ampiamente
dimostra
come
il
progresso
delle
società
umane
non
segua
quel
corso
che
dovrebbe
seguire
se
le
teorie
della
scuola
antropologica
fossero
esatto
:
sicché
per
accettarle
bisogna
che
esse
subiscano
almeno
una
modificazione
.
Si
deve
cioè
ammettere
che
l
'
uomo
civile
o
capace
di
civiltà
,
il
quale
non
è
certo
comparso
ieri
sulla
faccia
del
mondo
,
ha
subito
nelle
sue
cellule
nervose
tante
e
così
varie
impressioni
morali
da
rendergli
possibili
le
tendenze
e
le
abitudini
più
disparate
:
tanto
quelle
che
conducono
una
società
verso
il
progresso
intellettuale
,
morale
e
politico
,
quanto
le
altre
,
che
la
portano
alla
decadenza
ed
al
disfacimento
.
XVI
.
-
-
Ma
,
così
ridotta
,
la
teoria
antropologica
non
ha
più
alcun
valore
pratico
,
non
c
'
insegna
né
ci
può
insegnare
alcuna
cosa
,
che
già
non
sappiamo
,
e
val
meglio
di
tentar
di
raggiungere
risaltati
scientifici
per
altra
via
,
per
quanto
ardua
questa
possa
essere
.
La
verità
è
che
,
come
fondandosi
sulla
varietà
dei
climi
,
nessuna
legge
generale
si
è
potuta
trovare
intorno
all
'
organizzazione
delle
società
umane
ed
alla
varietà
dei
tipi
,
che
esse
presentano
,
così
non
se
ne
è
trovata
alcuna
che
sia
basata
sulla
diversità
delle
razze
e
che
è
impossibile
attribuire
al
loro
miglioramento
od
alla
decadenza
organica
il
progresso
o
la
rovina
delle
nazioni
.
Chi
ha
molto
viaggiato
ordinariamente
viene
nell
'
opinione
che
gli
uomini
,
sotto
le
apparenti
differenze
di
costumi
e
di
abitudini
,
infondo
psicologicamente
si
somigliano
moltissimo
;
chi
ha
molto
letto
la
storia
acquista
una
convinzione
analoga
per
quel
che
riguarda
le
varie
epoche
della
umana
,
civiltà
:
scorrendo
i
documenti
i
quali
c
'
informano
come
gli
uomini
di
un
altro
tempo
sentirono
,
pensarono
,
vissero
,
la
conclusione
alla
quale
si
arriva
è
sempre
identica
:
che
essi
erano
molto
simili
a
noi
.
Questa
somiglianza
psicologica
,
il
fatto
che
le
grandi
razze
,
che
formano
i
quattro
quinti
dell
'
umanità
,
si
sono
mostrate
capaci
di
svariatissime
vicende
di
progresso
e
di
decadenza
,
ci
induce
a
porre
avanti
l
'
ipotesi
,
che
è
anche
il
risultato
di
tutte
le
indagini
negative
che
abbiamo
già
fatto
,
che
come
l
'
uomo
o
almeno
le
grandi
razze
umane
,
hanno
la
tendenza
costante
a
costituirsi
in
società
,
così
devono
avere
tendenze
psicologiche
ugualmente
forti
e
costanti
,
che
le
spingono
verso
un
grado
sempre
maggiore
di
cultura
e
di
progresso
sociale
,
tendenze
che
però
agiscono
con
più
o
meno
forza
,
o
possono
essere
anche
soffocate
,
a
seconda
che
trovano
più
o
meno
favorevole
l
'
ambiente
fisico
,
quel
complesso
di
circostanze
che
si
chiama
il
caso
fortuito
ed
anche
a
seconda
che
sono
più
o
meno
combattute
dall
'
ambiente
sociale
,
cioè
da
altre
tendenze
psicologiche
egualmente
generali
e
costanti
.
In
fondo
è
un
processo
organico
,
per
quanto
più
complicato
,
simile
a
quello
che
avviene
in
tutta
la
natura
animale
e
vegetale
.
Una
pianta
ha
la
tendenza
fortissima
ad
espandersi
e
moltiplicarsi
,
tendenza
che
può
essere
agevolata
o
combattuta
dall
'
ambiente
fisico
,
dalle
condizioni
cioè
di
umidità
e
di
clima
,
dal
caso
fortuito
rappresentato
dal
vento
e
dagli
uccelli
,
che
ne
propagano
o
disperdono
i
semi
,
e
da
qualità
proprie
,
cioè
dalla
maggiore
o
minore
resistenza
,
che
oppone
alle
malattie
che
la
colpiscono
.
Simile
pure
è
il
procedimento
che
avviene
in
quel
ramo
dell
'
attività
sociale
,
che
è
stato
a
preferenza
degli
altri
studiato
,
cioè
nella
produzione
della
ricchezza
;
produzione
la
quale
ha
una
tendenza
indefinita
ad
aumentare
,
che
è
più
o
meno
ostacolata
dalle
difficoltà
naturali
,
fino
ad
un
certo
punto
dal
caso
fortuito
ed
anche
dall
'
ignoranza
,
dalla
soverchia
ingordigia
e
dai
pregiudizi
umani
.
L
'
uomo
non
crea
né
distrugge
alcuna
delle
forze
della
natura
,
però
può
studiarne
il
gioco
e
l
'
andamento
e
dirigerlo
a
suo
profitto
.
È
così
che
agisce
nell
'
agricoltura
,
nella
navigazione
,
nella
meccanica
;
è
così
che
in
questi
rami
di
attività
la
scienza
moderna
ha
potuto
raggiungere
risultati
quasi
miracolosi
.
Il
metodo
certo
non
può
essere
diverso
quando
si
tratta
delle
scienze
sociali
;
e
infatti
è
quello
stesso
che
ha
dato
finora
discreti
risultati
nell
'
Economia
politica
.
Senonché
non
è
da
dissimularsi
che
nelle
scienze
sociali
in
genere
le
difficoltà
da
superare
sono
immensa
mente
maggiori
:
giacché
non
solo
la
più
grande
complessità
delle
leggi
psicologiche
,
o
tendenze
costanti
comuni
alle
masse
umane
,
rende
più
difficile
il
determinarne
l
'
azione
,
ma
è
indiscutibile
che
è
più
agevole
l
'
osservazione
dei
fatti
che
si
svolgono
attorno
a
noi
,
anziché
quella
dei
fatti
,
che
sono
opera
nostra
.
L
'
uomo
può
studiare
molto
più
agevolmente
i
fenomeni
della
fisica
,
della
,
chimica
,
della
botanica
,
anziché
i
propri
istinti
e
le
proprie
passioni
.
E
bisogna
anche
confessare
che
la
necessaria
obiettività
,
per
condurre
con
buon
risaltato
questo
genere
di
osservazioni
sarà
sempre
privilegio
di
una
ristretta
frazione
d
'
individui
dotati
di
attitudini
speciali
e
di
una
particolare
educazione
intellettuale
,
e
,
dato
che
questi
individui
possano
raggiungere
risultati
scientifici
,
è
molto
problematico
che
riescano
a
modificare
in
base
ad
essi
l
'
azione
politica
delle
grandi
società
umane
.
XVII
.
-
-
Qualunque
possa
essere
nell
'
avvenire
l
'
efficacia
pratica
della
scienza
politica
è
indiscutibile
che
i
progressi
di
questa
disciplina
sono
tutti
fondati
sullo
studio
dei
fatti
sociali
e
che
questi
fatti
non
si
possono
cavare
che
dalla
storia
delle
diverse
nazioni
.
In
altre
parole
se
la
scienza
politica
deve
essere
fondata
sullo
studio
e
l
'
osservazione
dei
fatti
politici
è
all
'
antico
metodo
storico
che
bisogna
tornare
.
Contro
questo
metodo
si
elevano
diverse
obiezioni
più
o
meno
gravi
,
alle
quali
brevemente
risponderemo
.
Si
dice
prima
di
tutto
che
moltissimi
autori
,
a
cominciare
da
Aristotile
continuando
con
Machiavelli
e
Montesquieu
fino
ai
giorni
nostri
,
hanno
questo
metodo
usato
,
e
che
,
malgrado
che
molte
delle
loro
osservazioni
parziali
siano
universalmente
riconosciute
come
fondate
e
come
verità
scientificamente
acquisite
,
pure
un
vero
sistema
scientifico
ancora
non
si
è
trovato
.
Ma
del
metodo
storico
in
particolare
si
può
dire
quello
che
abbiamo
già
detto
del
metodo
positivo
in
genere
,
che
per
dare
buoni
risultati
deve
essere
bene
applicato
.
Or
per
bene
applicarlo
,
con
dizione
indispensabile
è
il
conoscere
la
storia
largamente
ed
esattamente
,
e
ciò
non
era
nella
possibilità
né
di
Aristotile
,
né
di
Machiavelli
o
di
Montesquiou
,
né
di
alcun
altro
scrittore
,
che
fosse
vissuto
solo
più
di
mezzo
secolo
addietro
.
Le
grandi
sintesi
non
possono
essere
tentate
che
dopo
che
si
ha
una
collezione
grandissima
di
fatti
studiati
ed
accertati
con
criterio
scientifico
;
certo
anche
nei
secoli
scorsi
delle
nozioni
storiche
non
mancavano
,
ma
esse
erano
quasi
unicamente
ristrette
a
singoli
periodi
:
fino
agli
inizi
del
secolo
scorso
si
conosceva
forse
in
qualche
modo
la
civiltà
greco
romana
e
la
storia
delle
nazioni
moderne
europee
,
ma
sul
passato
del
resto
del
mondo
non
si
sapevano
se
non
favole
vaghissime
ed
incerte
tradizioni
.
Ed
anche
nella
ristretta
parte
della
storia
,
che
abbiamo
accennato
,
le
nozioni
che
si
possedevano
non
erano
perfette
;
non
era
ancora
sviluppato
il
senso
critico
,
mancava
quella
paziente
ricerca
dei
documenti
,
quella
minuziosa
ed
accurata
interpretazione
delle
inscrizioni
,
che
,
non
solo
ha
precisato
meglio
le
linee
generali
delle
azioni
dei
grandi
personaggi
storici
,
ma
ci
ha
rivelato
tutti
quei
dettagli
delle
consuetudini
sociali
e
dell
'
organizzazione
politica
ed
amministrativa
dei
diversi
popoli
,
che
sono
interessanti
per
lo
studio
della
scienza
politica
assai
più
delle
gesta
personali
dei
grandi
guerrieri
e
dei
sovrani
.
La
conoscenza
esatta
della
geografia
fisica
,
l
'
etnologia
e
la
filologia
comparata
,
che
illuminano
sulle
origini
ed
i
rapporti
di
consanguineità
delle
nazioni
,
la
preistoria
,
che
ha
posto
in
evidenza
l
'
antichità
del
genere
umano
e
di
alcune
civiltà
,
la
interpretazione
degli
alfabeti
geroglifico
,
cuneiforme
ed
indiano
antico
,
che
ci
hanno
svelato
i
misteri
delle
civiltà
orientali
ora
estinte
,
sono
conquiste
del
secolo
decimonono
.
Ugualmente
in
questo
secolo
si
sono
,
almeno
in
parte
,
tolti
i
misteri
,
che
avviluppavano
la
storia
della
China
,
del
Giappone
e
di
altre
nazioni
dell
'
estremo
oriente
,
e
si
sono
in
parte
scoperti
,
in
parte
più
accuratamente
studiati
i
ricordi
delle
antiche
civiltà
americane
.
In
questo
secolo
infine
è
invalso
l
'
uso
degli
studi
statistici
comparati
,
che
ci
rendono
facile
la
conoscenza
delle
condizioni
di
popoli
lontanissimi
.
Indiscutibilmente
se
lo
studioso
di
scienze
sociali
poteva
prima
intuire
,
ora
soltanto
ci
ha
i
mezzi
per
osservare
in
grande
,
gli
strumenti
ed
i
materiali
per
provare
.
Aristotile
non
conosceva
che
imperfettissimamente
la
storia
delle
grandi
monarchie
asiatiche
;
le
sue
cognizioni
probabilmente
si
limitavano
a
quanto
ne
avevano
scritto
Erodoto
e
Senofonte
,
ed
a
quanto
ne
aveva
potuto
sapere
dai
seguaci
di
Alessandro
,
che
poco
capivano
i
paesi
che
conquistavano
.
Sicché
in
fondo
altro
tipo
politico
non
avea
famigliare
che
lo
Stato
greco
del
quarto
e
del
quinto
secolo
avanti
Cristo
e
poco
o
nulla
di
esatto
avea
potuto
apprendere
sul
resto
del
mondo
:
in
queste
condizioni
la
sua
Politica
rappresenta
uno
sforzo
intellettuale
maraviglioso
e
la
sua
classificazione
dei
governi
in
monarchie
,
aristocrazie
e
democrazie
,
che
ora
si
potrebbe
giudicare
incompleta
e
superficiale
,
allora
certo
era
quanto
di
meglio
la
mente
umana
potea
escogitare
.
Machiavelli
ebbe
per
modello
quasi
esclusivo
dello
stato
il
Comune
italiano
della
fine
del
quattrocento
,
colle
sue
alternative
di
tirannide
e
di
anarchia
,
nel
quale
il
potere
si
conquistava
e
si
perdeva
per
un
giunco
di
violenze
e
furberie
,
che
facea
guadagnare
la
partita
a
chi
sapea
meglio
mentire
e
dava
l
'
ultimo
colpo
di
pugnale
:
si
comprende
che
questo
modello
abbia
colpito
tanto
il
suo
spirito
da
fargli
scrivere
il
Principe
.
La
conoscenza
quasi
esclusiva
che
avea
della
storia
romana
,
come
si
poteva
apprendere
ai
suoi
tempi
,
e
di
quella
delle
grandi
monarchie
moderne
,
che
poco
avanti
a
lui
eransi
formate
,
spiegano
i
Discorsi
sulle
Decadi
,
le
Storie
e
le
sue
lettere
.
-
-
Montesquieu
non
poteva
conoscere
la
storia
dell
'
Oriente
molto
meglio
di
Aristotile
,
né
quella
greca
e
romana
assai
più
pro
fondamente
di
Machiavelli
,
e
le
maggiori
cognizioni
che
avea
sugli
istituti
e
la
storia
della
Francia
,
dell
'
Inghilterra
e
della
Germania
,
a
preferenza
di
quelli
degli
altri
paesi
,
dànno
la
spiegazione
della
sua
teoria
secondo
la
quale
la
libertà
politica
sarebbe
solo
possibile
nei
paesi
freddi
.
XVIII
.
-
-
Un
'
altra
obiezione
si
fa
al
metodo
storico
,
la
quale
se
non
più
fondata
è
certo
più
speciosa
,
e
tale
che
agli
occhi
di
alcuni
può
parere
molto
grave
e
perfino
insuperabile
.
Essa
si
basa
sulla
poca
attendibilità
dei
materiali
storici
.
Si
dice
infatti
comunemente
che
tutti
gli
sforzi
degli
storici
spesso
non
giungono
a
scoprire
la
verità
,
che
frequentemente
è
difficile
accertare
precisamente
come
realmente
siano
accaduti
fatti
che
si
sono
svolti
nel
corso
dell
'
anno
e
nella
nostra
città
,
sicché
si
può
ritenere
come
impossibile
di
ottenere
racconti
degni
di
fede
quando
si
tratta
di
epoche
e
paesi
lontani
.
Non
si
manca
di
rilevare
le
contradizioni
che
esistono
tra
i
diversi
storici
e
le
smentite
,
che
l
'
un
l
'
altro
si
dànno
,
le
passioni
da
cui
ordinariamente
sono
animati
e
se
ne
conclude
che
nessuna
deduzione
siculi
,
nessuna
vera
scienza
si
può
trarre
da
fatti
che
sono
sempre
molto
dubbi
e
imperfettamente
conosciuti
.
A
questi
argomenti
la
risposta
non
è
ardua
.
E
prima
di
tutto
osserviamo
di
passaggio
che
i
fatti
contemporanei
non
appuriamo
esattamente
solo
quando
non
abbiamo
né
l
'
interesse
né
i
mezzi
di
conoscere
la
verità
,
oppure
quando
vi
sono
interessi
contrari
,
che
vi
si
oppongono
.
Se
quest
'
ostacolo
non
vi
fosse
,
ognuno
che
volesse
impiegarvi
tempo
ed
un
po
'
di
danaro
,
potrebbe
sempre
,
in
mezzo
alle
varie
versioni
,
alle
ciarle
ed
ai
si
dice
,
trovare
,
per
mezzo
di
un
'
inchiesta
più
o
meno
lunga
,
come
presso
a
poco
un
fatto
realmente
sia
accaduto
.
Or
,
poi
fatti
storici
,
quanto
più
antichi
sono
tanto
più
tacciono
gl
'
interessi
,
che
mirano
ad
alterarne
la
esatta
nozione
,
e
si
deve
supporre
che
lo
storico
abbia
pazienza
e
tempo
sufficienti
per
appurare
intorno
ad
essi
la
verità
.
Di
ben
altra
importanza
è
una
seconda
osservazione
,
che
ora
faremo
in
proposito
.
I
fatti
storici
sui
quali
regna
e
regnerà
sempre
la
maggiore
incertezza
sono
quelli
aneddottici
e
biografici
che
possono
interessare
la
vanità
od
il
tornaconto
di
un
uomo
,
di
una
nazione
,
di
un
partito
.
È
su
questi
principalmente
che
la
passione
dello
scrittore
può
essere
causa
anche
incosciente
di
errori
;
ma
fortunatamente
,
questo
genere
di
fatti
interessano
mediocremente
lo
studioso
di
scienze
politiche
,
al
quale
importerà
ben
poco
se
una
battaglia
sia
stata
vinta
per
merito
di
un
tal
capitano
o
per
colpa
di
un
altro
,
o
se
un
assassinio
politico
sia
stato
più
o
meno
giustificabile
.
Al
contrario
vi
sono
altri
fatti
che
riguardano
il
tipo
e
l
'
organizzazione
sociale
dei
vari
popoli
e
delle
varie
epoche
;
e
su
questi
appunto
,
che
son
quelli
che
a
preferenza
c
'
interessano
,
gli
storici
,
spontaneamente
e
senza
partito
preso
,
ci
dicono
spesso
la
verità
,
e
più
che
gli
storici
ci
illuminano
i
documenti
ed
i
monumenti
.
Ad
es
.
probabilmente
non
sapremo
mai
quando
Omero
precisamente
visse
,
in
quale
città
nacque
,
quali
furono
i
casi
della
sua
vita
,
ma
ciò
ha
un
certo
interesse
per
il
critico
ed
il
letterato
che
amerebbero
conoscere
i
più
minuti
particolari
intorno
alla
persona
dell
'
autore
dell
'
Iliade
e
della
Odissea
,
e
ne
ha
uno
ben
mediocre
per
il
politico
che
studia
il
mondo
psicologico
e
sociale
descritto
dal
gran
poeta
,
mondo
che
,
per
quanto
abbellito
dalla
,
fantasia
del
vate
,
dovette
realmente
esistere
in
epoca
poco
anteriore
ad
Omero
.
Nessuno
conoscerà
mai
precisamente
quali
siano
stati
i
torti
ed
i
meriti
di
Temistocle
,
come
siano
stati
pronunziati
i
discorsi
di
Pericle
,
quale
fosse
la
gamba
dalla
quale
zoppicava
Agesilao
,
la
razza
del
cane
di
Alcibiade
ed
il
colore
del
cavallo
di
Alessandro
Magno
,
ma
è
indiscutibilmente
provato
che
nell
'
Ellade
,
dal
sesto
al
quarto
secolo
avanti
Cristo
,
vi
era
un
tipo
di
organizzazione
politica
,
della
quale
conosciamo
già
bene
,
e
sempre
meglio
conosceremo
,
a
misura
che
si
studieranno
le
iscrizioni
ed
i
monumenti
che
mano
mano
si
trovano
,
le
diverse
varietà
,
le
specialità
ed
i
particolari
della
compagine
amministrativa
economica
e
militare
.
Nessuno
probabilmente
conoscerà
mai
nulla
di
esatto
sulla
vita
del
Re
egiziano
Kufro
della
IV
dinastia
,
malgrado
la
grande
piramide
,
che
egli
si
fece
costruire
per
tomba
,
nessuno
avrà
la
biografia
di
Ramses
2°
della
XVIII
dinastia
,
malgrado
che
resti
il
poema
di
Pentaur
,
che
ne
celebra
le
vittorie
vere
o
supposte
;
ma
,
nessuno
porrà
in
dubbio
che
,
trenta
o
quaranta
secoli
avanti
l
'
èra
volgare
,
aravi
già
nella
valle
del
Nilo
una
società
numerosa
,
organizzata
,
civile
,
e
che
lo
spirito
umano
dovette
fare
prodigiosi
sforzi
di
pazienza
e
di
originalità
per
cavarla
dalla
barbarie
.
Nessuno
può
porre
in
dubbio
che
questa
società
,
modificandosi
sempre
nel
volger
dei
secoli
,
ebbe
credenze
religiose
,
cognizioni
scientifiche
e
,
talvolta
,
così
maravigliosa
organizzazione
amministrativa
e
militare
,
che
si
potrebbe
quasi
paragonare
a
quella
degli
Stati
più
civili
dell
'
èra
odierna
.
È
lecito
dubitare
che
Tiberio
e
Nerone
siano
stati
così
tristi
come
Tacito
li
ha
descritti
,
che
sfasi
esagerata
l
'
imbecillità
di
Claudio
,
la
lascivia
di
Messalina
,
la
passione
di
Caligola
per
il
suo
cavallo
.
Ma
non
si
può
negare
l
'
esistenza
dell
'
impero
romano
e
la
possibilità
negli
imperatori
di
commettere
malvagità
e
pazzie
che
,
in
altri
tempi
ed
in
altri
tipi
di
organizzazione
politica
,
non
sarebbero
state
tollerate
.
Né
si
può
mettere
in
dubbio
che
,
nei
primi
secoli
dell
'
èra
volgare
,
una
grande
civiltà
riunita
politicamente
in
un
grande
stato
abbracciava
tutto
il
bacino
del
Mediterraneo
:
e
di
questo
stato
conosciamo
già
abbastanza
,
e
sempre
meglio
conosceremo
,
la
legislazione
e
la
elaborata
organizzazione
finanziaria
,
amministrativa
e
militare
.
Si
può
perfino
supporre
che
Sakia
Muni
sia
interamente
un
mito
,
che
Gesù
Cristo
non
sia
stato
mai
crocifisso
,
anzi
che
neppure
abbia
esistito
,
ma
nessuno
negherà
mai
l
'
esistenza
,
del
Buddismo
e
del
Cristianesimo
coi
dogmi
e
precetti
morali
che
li
costituiscono
;
nessuno
negherà
mai
che
queste
due
religioni
,
poiché
tanto
si
son
diffuse
e
da
tanto
tempo
durano
,
devono
rispondere
a
sentimenti
ed
a
bisogni
psicologici
diffusissimi
nelle
masse
umane
.
XIX
.
-
-
In
conclusione
dunque
,
pur
ammettendo
che
l
'
aneddoto
ed
il
particolare
biografico
abbiano
potuto
influire
sulla
storia
delle
nazioni
,
ci
pare
innegabile
che
essi
possono
dare
ben
poco
aiuto
nello
scoprire
le
granii
;
leggi
psicologiche
,
che
si
manifestano
nella
vita
delle
nazioni
stesse
.
Queste
leggi
svelano
piuttosto
la
loro
azione
nelle
istituzioni
amministrative
e
giuridiche
,
nelle
religioni
,
in
tutte
le
abitudini
morali
e
politiche
dei
vari
popoli
,
ed
è
quindi
in
questi
ultimi
ordini
di
fatti
che
dobbiamo
concentrare
la
nostra
attenzione
.
Ed
intorno
a
questi
fatti
crediamo
difficile
e
scarsamente
utile
stabilire
dei
criteri
precisi
di
preferenza
.
In
verità
qualunque
notizia
,
sia
storica
o
contemporanea
,
che
riguardi
le
istituzioni
di
un
popolo
politicamente
organizzato
,
che
sia
cioè
riunito
in
masse
piuttosto
numerose
e
che
abbia
raggiunto
un
certo
grado
di
una
qualunque
civiltà
,
può
essere
molto
interessante
.
Se
una
raccomandazione
si
può
fare
in
proposito
è
questa
:
che
si
sfugga
dal
ricavare
tutte
le
osservazioni
da
un
gruppo
di
organismi
politici
,
che
appartengono
allo
stesso
periodo
storico
o
presentino
lo
stesso
,
o
poco
dissimile
,
tipo
di
civiltà
.
Lo
Spencer
,
come
abbiamo
già
accennato
,
nei
suoi
Primi
principi
di
sociologia
ha
cercato
di
premunire
gli
studiosi
di
scienze
sociali
contro
quelli
che
egli
chiama
pregiudizi
;
che
consistono
in
certe
abitudini
dello
spirito
umano
,
per
le
quali
l
'
osservatore
vede
i
fatti
sociali
sotto
un
punto
di
vista
subiettivo
unilaterale
e
ristretto
,
che
necessariamente
produce
dei
risultati
erronei
.
Or
,
per
riparare
a
quest
'
inconveniente
,
non
basta
avvertire
chi
può
cadervi
che
l
'
inconveniente
esiste
,
ma
bisogna
che
il
suo
spirito
sia
preparato
in
maniera
da
evitarlo
.
Infatti
l
'
aver
la
nozione
del
pregiudizio
politico
,
del
pregiudizio
nazionale
e
di
quello
religioso
o
antireligioso
non
toglie
che
una
persona
,
la
quale
è
stata
educata
nella
credenza
che
una
data
forma
di
governo
basti
a
rigenerare
l
'
umanità
,
che
la
sua
nazione
è
la
prima
dell
'
universo
,
che
la
sua
religione
è
la
sola
verace
o
che
il
progresso
umano
consista
nella
distruzione
di
tutte
le
religioni
,
quando
viene
all
'
applicazione
pratica
delle
teoriche
spenceriane
,
non
cada
in
uno
o
in
parecchi
dei
pregiudizi
enumerati
.
La
vera
salvaguardia
contro
questa
specie
di
errori
sta
nel
sapere
elevare
il
proprio
criterio
al
di
sopra
delle
credenze
ed
opinioni
che
sono
generali
nella
propria
epoca
o
in
quel
tipo
sociale
o
nazionale
di
cui
facciamo
parte
;
il
che
,
riportandoci
ad
un
concetto
già
accennato
,
corrisponde
all
'
avere
studiato
molti
fatti
sociali
,
a
conoscer
bene
e
molto
la
storia
,
non
già
di
un
periodo
o
di
un
popolo
,
ma
possibilmente
dell
'
umanità
.
XX
.
-
-
Ai
giorni
nostri
,
od
almeno
fino
a
poco
tempo
fa
,
è
prevalsa
negli
studi
sociali
la
tendenza
a
considerare
con
speciale
cura
gli
organismi
politici
più
semplici
e
più
primitivi
,
cioè
quelli
delle
tribù
selvaggio
;
e
tutte
le
circostanze
,
che
ad
esse
si
riferiscono
,
sono
stato
attentamente
notate
e
registrate
.
Le
relazioni
dei
viaggiatori
,
che
fra
queste
tribù
hanno
dimorato
,
hanno
perciò
acquistato
una
particolare
importanza
e
riempiono
i
moderni
libri
di
Sociologia
.
Or
noi
non
diremo
che
questi
studi
siano
completamente
inutili
,
giacché
è
difficile
trovare
un
'
applicazione
qualsiasi
dello
spirito
umano
,
che
resti
completamente
infeconda
;
ma
certo
non
ci
sembrano
i
più
adatti
a
fornire
solidi
materiali
alle
scienze
sociali
in
genere
ed
alla
scienza
politica
in
ispecie
.
E
,
prima
di
tutto
,
facciamo
osservare
che
le
relazioni
dei
viaggiatori
sono
ordinaria
mente
più
subiettive
,
più
incerte
e
contradittorie
dei
racconti
degli
storici
e
sopratutto
meno
soggette
al
controllo
dei
documenti
e
dei
monumenti
.
Un
individuo
,
che
si
trova
in
mezzo
a
uomini
di
una
civiltà
molto
differente
di
quella
alla
quale
è
abituato
,
generalmente
li
osserva
a
preferenza
da
certi
punti
di
vista
speciali
,
e
perciò
può
facilmente
prendere
abbagli
ed
errori
.
Erodoto
,
che
fu
il
più
gran
viaggiatore
dell
'
antichità
ed
osservatore
;
come
ora
si
è
riscontrato
,
non
superficiale
e
coscienzioso
,
molte
cose
riferì
erroneamente
,
appunto
perché
,
abituato
alla
civiltà
greca
,
mal
sapea
spiegarsi
certi
fenomeni
delle
civiltà
orientali
;
e
se
si
potessero
controllare
le
relazioni
dei
viaggiatori
moderni
su
documenti
autentici
,
come
si
è
fatto
qualche
volta
con
quelle
di
Erodoto
,
non
crediamo
che
le
troveremmo
più
esatte
.
In
secondo
luogo
poi
,
e
ci
par
questo
argomento
decisivo
,
i
fatti
sociali
non
si
possono
raccogliere
che
nelle
società
umane
,
e
per
società
non
si
deve
intendere
un
'
agglomerazione
di
poche
famiglie
,
ma
ciò
che
comunemente
dicesi
una
nazione
,
un
popolo
,
uno
stato
.
Le
forze
psicologiche
sociali
non
si
possono
sviluppare
e
non
possono
avere
la
loro
applicazione
che
nei
grandi
organismi
politici
,
cioè
colà
dove
esistono
numerose
riunioni
di
uomini
moralmente
e
politicamente
uniti
.
Nel
gruppo
primitivo
,
nella
tribù
di
cinquanta
o
cento
individui
,
il
problema
politico
quasi
non
esiste
e
quindi
non
si
può
studiare
.
Ad
esempio
è
molto
facile
spiegarsi
la
monarchia
in
una
di
quelle
tribù
che
abbiamo
accennato
,
nelle
quali
il
maschio
più
forte
e
più
scaltro
facilmente
s
'
impone
ai
pochi
compagni
;
ma
soccorrono
ben
altri
elementi
per
potere
darsi
ragione
dello
stabilirsi
di
questa
istituzione
in
società
di
milioni
di
individui
,
nelle
quali
un
solo
non
si
può
materialmente
imporre
alla
totalità
degli
altri
e
,
per
quanto
abile
ed
energico
,
troverà
facilmente
nella
massa
centinaia
di
individui
che
,
almeno
potenzialmente
,
sono
abili
ed
energici
quanto
lui
.
Si
comprende
pure
facilmente
come
poche
decine
ed
anche
poche
centinaia
d
'
individui
,
che
vivono
in
sieme
,
restando
isolati
moralmente
,
se
non
materialmente
,
dal
resto
del
mondo
,
presentino
una
data
singolarità
di
tipo
morale
,
ed
abbiano
vivo
il
sentimento
della
tribù
e
della
famiglia
.
Ma
il
comprendere
ciò
ci
aiuta
ben
poco
quando
si
tratta
di
spiegarci
perché
una
identità
di
tipo
morale
,
un
sentimento
vivissimo
nazionale
,
esista
in
agglomerazioni
amane
di
decine
e
qualche
volta
,
come
nel
caso
della
Russia
e
della
China
di
centinaia
di
milioni
di
persone
,
nelle
quali
gli
individui
quasi
sempre
vivono
lontanissimi
gli
uni
dagli
altri
,
sono
nella
loro
grandissima
maggioranza
scevri
di
qualunque
reciproco
rapporto
personale
,
e
,
nei
loro
vari
gruppi
,
presentano
condizioni
di
vita
materiale
molto
differente
.
Si
dice
che
lo
studio
degli
enti
politici
minuscoli
riesce
utilissimo
,
perché
in
essi
si
trovano
in
embrione
tutti
quegli
organi
sociali
che
poi
si
vanno
mano
mano
sviluppando
nelle
società
più
vaste
e
più
progredite
,
e
si
crede
che
riesca
molto
più
facile
esaminarne
il
meccanismo
quando
i
detti
organi
sono
rudimentali
,
anziché
quando
divengono
complicati
.
Ma
il
paragone
,
ormai
così
frequente
l
'
organizzazione
delle
società
umane
e
quelle
,
degli
individui
del
regno
,
animale
,
giammai
crediamo
che
sia
stato
meno
calzante
e
meno
opportuno
come
in
questo
caso
.
Esso
si
può
ritorcere
facilissimamente
contro
la
tesi
a
favore
della
quale
fa
invocato
;
giacché
non
crediamo
che
nessun
zoologo
vorrebbe
trar
lume
dallo
studio
degli
animali
inferiori
per
risolvere
le
quistioni
riguardanti
l
'
anatomia
e
la
fisiologia
dei
vertebrati
a
sangue
caldo
,
e
non
é
certo
coll
'
osservazione
delle
monére
e
dei
polipi
che
si
sono
scoperte
la
circolazione
del
sangue
ed
accertate
le
funzioni
del
cuore
,
del
cervello
e
dei
polmoni
nell
'
uomo
e
negli
altri
animali
superiori
.
Ed
ora
non
manca
che
un
argomento
ancora
,
ma
è
il
più
importante
di
tutti
,
per
provare
la
bontà
del
metodo
storico
da
noi
preferito
.
Questo
argomento
consiste
nella
buona
applicazione
del
detto
metodo
;
nel
dimostrare
con
l
'
esempio
pratico
che
esso
,
usufruendo
di
tutti
i
materiali
storici
,
che
la
scienza
di
questo
secolo
ha
messo
a
nostra
disposizione
,
può
dare
risultati
veramente
scientifici
.
Ciò
tenteremo
di
fare
negli
altri
capitoli
di
questo
lavoro
.
CAPITOLO
II
.
La
classe
politica
.
I
.
Predominio
di
una
classe
dirigente
in
tutte
le
società
.
-
-
II
.
Importanza
politica
di
questo
fatto
.
-
-
III
.
Prevalenza
delle
minoranze
organizzate
sulle
maggio
ranze
.
-
-
IV
.
Forze
politiche
.
Il
valor
militare
.
-
-
V
.
La
ricchezza
.
-
-
VI
.
Le
credenze
religiose
e
la
cultura
scientifica
.
-
-
VII
.
Influenza
dell
'
eredità
nella
classe
politica
.
-
-
VIII
.
Periodi
di
stabilità
e
di
rinnovamento
della
classe
politica
.
I
.
-
-
Fra
le
tendenze
ed
i
fatti
costanti
,
che
si
trovano
in
tutti
gli
organismi
politici
,
uno
ve
n
'
è
la
cui
evidenza
può
essere
facilmente
a
tutti
manifesta
:
in
tutte
le
società
,
a
cominciare
da
quelle
più
mediocremente
sviluppate
e
che
sono
appena
arrivate
ai
primordi
della
civiltà
,
fino
alle
più
colte
e
più
forti
,
esistono
due
classi
di
persone
:
quella
e
l
'
altra
dei
governati
.
La
prima
,
che
è
sempre
la
meno
numerosa
,
adempie
a
tutte
le
funzioni
politiche
,
monopolizza
il
potere
e
gode
i
vantaggi
che
ad
esso
sono
uniti
;
mentre
la
seconda
,
più
numerosa
,
è
diretta
regolata
dalla
prima
in
modo
più
o
meno
legale
,
ovvero
più
o
meno
arbitrario
e
violento
,
e
ad
essa
fornisce
,
almeno
apparente
mente
,
i
mezzi
materiali
di
sussistenza
e
quelli
che
alla
vitalità
dell
'
organismo
politico
sono
necessari
.
Nella
pratica
della
vita
tutti
riconosciamo
l
'
esistenza
di
questa
classe
dirigente
o
classe
politica
,
come
altra
volta
ebbimo
a
definirla
.
Sappiamo
infatti
che
nel
nostro
paese
alla
direzione
della
cosa
pubblica
vi
è
una
minoranza
di
persone
influenti
,
di
cui
la
maggioranza
subisce
,
di
buon
grado
o
malgrado
,
la
dire
zione
e
che
lo
stesso
avviene
nei
paesi
vicini
,
e
non
sapremmo
quasi
nella
realtà
immaginare
un
mondo
organizzato
diversamente
,
nel
quale
tutti
ugualmente
e
senza
alcuna
gerarchia
fossero
sot
toposti
ad
un
solo
o
tatti
ugualmente
dirigessero
le
cose
politiche
.
Se
in
teoria
ragioniamo
altrimenti
ciò
è
in
parte
l
'
effetto
di
abitudini
inveterate
nel
nostro
pensiero
ed
in
parte
è
dovuto
alla
soverchia
importanza
che
diamo
a
due
fatti
politici
,
la
cui
appariscenza
è
d
'
assai
superiore
alla
realtà
.
Il
primo
di
essi
consiste
nella
facile
constatazione
che
in
ogni
organismo
politico
vi
è
sempre
una
persona
che
è
capo
della
gerarchia
di
tutta
la
classe
politica
e
dirige
ciò
che
si
chiama
il
timone
dello
Stato
.
Questa
persona
non
sempre
è
quella
che
legalmente
avrebbe
il
supremo
potere
,
alle
volte
anzi
,
accanto
al
Re
od
all
'
Imperatore
ereditario
vi
è
un
primo
ministro
o
un
maestro
di
palazzo
che
ha
un
potere
effettivo
maggiore
di
quello
del
Sovrano
,
od
,
in
luogo
del
Presidente
elettivo
,
governa
l
'
uomo
politico
influente
,
che
l
'
ha
fatto
eleggere
.
Qualche
volta
,
per
circostanze
speciali
,
invece
di
una
persona
sola
sono
due
o
tre
quelle
che
adempiono
a
quest
'
ufficio
della
suprema
direzione
.
Il
secondo
fatto
è
anch
'
esso
di
facile
percezione
,
perché
qualunque
sia
il
tipo
di
organizzazione
sociale
,
agevolmente
si
può
constatare
che
la
pressione
proveniente
dal
malcontento
dalla
massa
dei
governati
,
le
passioni
da
cui
essa
è
agitata
possono
esercitare
una
certa
influenza
sull
'
indirizzo
dalla
classe
politica
.
Ma
l
'
uomo
che
è
a
capo
dello
Stato
non
potrebbe
certo
governare
senza
l
'
appoggio
di
una
classe
numerosa
,
che
i
suoi
ordini
fa
eseguire
e
rispettare
,
e
se
egli
può
far
sentire
il
peso
della
sua
possanza
ad
uno
od
a
parecchi
dei
singoli
individui
,
che
a
questa
classe
appartengono
,
non
può
certo
urtarla
nel
suo
complesso
e
distruggerla
.
Giacché
,
dato
che
ciò
fosse
possibile
,
dovrebbe
subito
ricostituirne
un
'
altra
,
senza
di
che
la
sua
azione
sarebbe
completamente
annullata
.
E
d
'
altra
parte
,
ammesso
anche
che
il
malcontento
delle
masse
riuscisse
a
detronizzare
la
classe
dirigente
,
dovrebbe
necessariamente
trovarsi
,
come
più
avanti
meglio
dimostreremo
,
nel
seno
delle
masse
stesse
un
'
altra
minoranza
organizzata
,
che
all
'
ufficio
di
classe
dirigente
adempisse
.
Altrimenti
qualunque
organizzazione
e
qualunque
compagine
sociale
sarebbe
distrutta
.
II
.
-
-
Ciò
che
poi
costituisce
la
vera
superiorità
della
classe
politica
,
come
base
di
ricerche
scientifiche
,
è
l
'
importanza
preponderante
che
la
sua
varia
costituzione
ha
nel
determinare
il
tipo
politico
ed
anche
il
grado
di
civiltà
dei
diversi
popoli
.
Stando
infatti
a
quella
maniera
di
classificare
le
forme
dei
governi
,
che
è
ancora
in
voga
,
la
Turchia
e
la
Russia
erano
fino
a
qualche
anno
fa
tutte
e
due
monarchie
assolute
,
l
'
Inghilterra
e
l
'
Italia
monarchie
costituzionali
e
la
Francia
e
gli
Stati
Uniti
andrebbero
poste
nella
categoria
delle
Repubbliche
.
Questa
classificazione
è
basata
sul
fatto
che
,
nei
primi
due
paesi
,
il
capo
dello
Stato
è
ereditario
ed
era
nominalmente
onnipotente
,
nei
secondi
,
pur
essendo
ereditario
,
ha
facoltà
ed
attribuzioni
limitate
,
negli
ultimi
infine
è
elettivo
.
Ma
la
classificazione
è
evidentemente
superficiale
.
Giacché
appare
subito
che
ben
poco
di
comune
v
'
è
nella
maniera
come
sono
ed
erano
rette
politicamente
la
Russia
e
la
Turchia
,
assai
diverso
essendo
il
grado
di
civiltà
di
questi
duo
paesi
e
l
'
ordinamento
delle
loro
classi
politiche
:
e
,
seguendo
lo
stesso
criterio
,
troviamo
il
regime
dell
'
Italia
monarchica
assai
più
analogo
a
quello
della
Francia
repubblicana
che
a
quello
dell
'
Inghilterra
ugualmente
monarchica
,
ed
importantissime
differenze
esservi
fra
l
'
ordinamento
politico
degli
Stati
Uniti
e
quello
della
Francia
stessa
,
sebbene
ambidue
i
paesi
siano
retti
a
repubblica
.
Come
poco
,
avanti
abbiamo
accennato
,
lunghe
abitudini
di
pensiero
si
sono
opposte
e
si
oppongono
su
questo
punto
al
progresso
scientifico
.
La
classificazione
da
noi
accennata
,
che
divide
i
Governi
in
monarchie
assolute
,
temperate
e
repubbliche
è
opera
di
Montesquieu
che
la
sostituì
a
quella
classica
,
che
già
avea
fatto
Aristotele
,
il
quale
li
divideva
in
monarchie
,
aristocrazie
e
democrazie
.
Da
Polibio
a
Montesquieu
molti
autori
aveano
perfezionato
la
classificazione
aristotelica
sviluppandola
nella
teoria
dei
Governi
misti
.
Poi
la
corrente
democratica
moderna
,
che
ebbe
il
suo
inizio
con
Rousseau
,
si
fondò
sul
concetto
che
la
maggioranza
dei
cittadini
di
uno
Stato
possa
,
anzi
debba
partecipare
alla
vita
politica
;
e
la
dottrina
della
sovranità
popolare
,
malgrado
che
la
scienza
moderna
renda
sempre
più
manifesta
la
coesistenza
in
ogni
organismo
politico
del
principio
democratico
,
del
monarchico
e
dell
'
aristocratico
,
s
'
impone
ancora
a
moltissime
.
Noi
qui
non
la
confuteremo
direttamente
,
giacché
a
questo
còmpito
adempiamo
in
tutto
il
complesso
del
nostro
lavoro
,
e
perché
è
assai
difficile
in
poche
pagine
distruggere
in
una
mente
umana
tutto
un
sistema
d
'
idee
,
che
vi
si
è
radicato
;
giacché
,
come
bene
scrisse
il
Las
Casus
nella
vita
di
Cristoforo
Colombo
,
il
disimparare
è
in
molti
casi
più
difficile
dell
'
imparare
.
III
.
-
-
Fin
da
ora
però
crediamo
utile
di
rispondere
ad
una
obiezione
,
la
,
quale
ci
pare
che
molto
facilmente
si
possa
fare
al
nostro
modo
di
vedere
.
Se
è
agevole
il
comprendere
che
un
solo
non
possa
comandare
ad
una
massa
senza
che
ci
sia
in
essa
una
minoranza
che
lo
sostenga
,
è
,
piuttosto
difficile
l
'
ammettere
come
un
fatto
costante
e
naturale
,
che
le
minoranze
comandino
alle
maggioranze
anziché
queste
a
quelle
.
Ma
è
questo
uno
dei
punti
,
come
tanti
se
ne
dànno
in
tutte
le
altre
scienze
,
in
cui
la
prima
apparenza
delle
cose
è
contraria
alla
loro
realtà
.
Nel
fatto
è
fatale
la
prevalenza
di
una
minoranza
organizzata
,
che
obbedisce
ad
unico
impulso
,
sulla
maggioranza
organizzata
.
La
forza
di
qualsiasi
minoranza
è
irresistibile
di
fronte
ad
ogni
individuo
della
maggioranza
,
il
quale
si
trova
solo
davanti
alla
totalità
della
minoranza
organizzata
;
e
nello
stesso
tempo
si
può
dire
che
questa
è
organizzata
appunto
,
perché
è
minoranza
.
Cento
,
che
agiscano
sempre
di
concerto
e
d
'
intesa
gli
uni
cogli
altri
,
trionferanno
su
mille
presi
ad
uno
ad
uno
e
che
non
avranno
alcun
accordo
fra
loro
;
e
nello
stesso
tempo
sarà
ai
primi
molto
più
facile
l
'
agire
di
concerto
e
l
'
avere
un
'
intesa
,
perché
son
cento
e
non
mille
.
Da
questo
fatto
si
ricava
facilmente
la
conseguenza
che
,
quanto
più
è
grande
una
comunità
politica
,
altrettanto
minore
può
essere
la
proporzione
della
minoranza
governante
rispetto
alla
maggioranza
governata
,
e
tanto
più
difficile
riesce
a
questa
l
'
organizzarsi
per
reagire
contro
di
quella
.
Però
,
oltre
al
vantaggio
grandissimo
che
viene
dall
'
organizzazione
,
le
minoranze
governanti
ordinariamente
sono
costituite
in
maniera
che
gl
'
individui
che
le
compongono
,
si
distinguono
dalla
massa
dei
governati
per
certe
qualità
,
che
dànno
loro
una
certa
superiorità
materiale
ed
intellettuale
od
anche
morale
,
oppure
sono
gli
eredi
di
coloro
che
queste
qualità
possedevano
:
essi
in
altre
parole
devono
avere
qualche
requisito
,
vero
od
apparente
,
che
è
fortemente
apprezzato
e
molto
si
fa
valere
nella
società
nella
quale
vivono
.
IV
.
-
-
Nelle
Società
primitive
,
che
sono
ancora
nel
primo
stadio
della
loro
costituzione
,
la
qualità
che
più
facilmente
apre
l
'
accesso
alla
classe
politica
o
dirigente
,
è
il
valor
militare
.
La
guerra
,
che
nelle
società
di
avanzata
civiltà
è
uno
stato
eccezionale
,
può
essere
considerata
quasi
come
normale
in
quelle
che
sono
all
'
inizio
del
loro
sviluppo
,
ed
allora
gl
'
individui
che
spiegano
in
essa
migliori
attitudini
acquistano
facilmente
la
supremazia
sugli
altri
:
i
più
bravi
diventano
i
capi
.
Il
fatto
è
costante
,
ma
le
modalità
che
può
assumere
,
secondo
i
casi
,
sono
alquanto
diverse
.
Ordinariamente
il
dominio
di
una
classe
guerriera
sopra
una
moltitudine
,
pacifica
si
suole
attribuire
alla
sovrapposizione
delle
razze
,
alla
conquista
,
che
un
popolo
bellicoso
fa
di
un
altro
relativamente
imbelle
.
Qualche
volta
infatti
la
cosa
avviene
precisa
così
:
e
ne
abbiamo
degli
esempi
nell
'
India
dopo
le
invasioni
degli
Arii
,
nell
'
impero
romano
dopo
quelle
dei
popoli
germanici
e
nel
Messico
dopo
la
conquista
azteca
;
ma
più
spesso
ancora
,
in
certe
condizioni
sociali
,
vediamo
formarsi
una
classe
guerriera
e
dominatrice
anche
là
dove
di
conquista
straniera
non
vi
è
assolutamente
traccia
.
Finché
un
'
orda
infatti
vive
esclusivamente
di
caccia
,
allora
tutti
i
suoi
individui
possono
facilmente
tramutarsi
in
guerrieri
e
vi
saranno
dei
capi
,
che
avranno
naturalmente
il
predominio
nella
tribù
,
ma
non
si
avrà
la
formazione
di
una
classe
bellicosa
,
che
sfrutti
e
tuteli
nello
stesso
tempo
un
'
altra
addetta
al
lavoro
pacifico
.
Ma
,
a
misura
che
si
va
lasciando
lo
stadio
venatorio
e
si
entra
in
quello
agricolo
e
pastorale
,
allora
,
insieme
all
'
aumento
enorme
della
popolazione
ed
alla
maggiore
stabilità
dei
mezzi
d
'
influenza
sociale
,
può
nascere
la
divisione
più
o
meno
netta
in
due
classi
:
l
'
una
consacrata
esclusivamente
al
lavoro
agricolo
,
l
'
altra
alla
guerra
.
Se
ciò
avviene
,
è
inevitabile
che
l
'
ultima
acquisti
poco
a
poco
tale
preponderanza
sulla
prima
da
poterla
impunemente
opprimere
.
La
Polonia
offre
un
esempio
caratteristico
del
cambiamento
graduale
della
classe
guerriera
in
classe
assolutamente
dominatrice
.
In
origine
i
Polacchi
aveano
quell
'
ordinamento
del
comune
rurale
che
era
prevalso
fra
tutti
i
popoli
slavi
,
né
Bravi
fra
loro
distinzione
alcuna
fra
guerrieri
ed
agricoltori
,
ossia
nobili
e
contadini
.
Però
,
dopo
che
fissaronsi
nelle
grandi
pianure
dove
scorre
la
Vistola
ed
il
Niemen
,
cominciando
a
svilupparsi
fra
essi
l
'
agricoltura
e
nello
stesso
tempo
continuando
la
necessità
di
guerreggiare
contro
bellicosi
vicini
,
i
capi
delle
tribù
o
woiewodi
si
circondarono
di
un
certo
numero
di
individui
scelti
,
i
quali
ebbero
come
occupazione
speciale
quella
delle
armi
.
Essi
erano
divisi
nelle
varie
comunità
rurali
ed
erano
naturalmente
esentati
dai
lavori
agricoli
,
pur
ricevendo
la
loro
porzione
dei
prodotti
della
terra
,
alla
quale
,
come
gli
altri
comunisti
,
aveano
diritto
.
Nei
primi
tempi
la
loro
posizione
non
era
molto
ricercata
e
vi
ebbero
esempi
di
paesani
,
che
rifiutavano
l
'
esenzione
dei
lavora
agricoli
pur
di
non
andare
a
combattere
;
ma
,
gradatamente
,
come
quest
'
ordine
di
cose
si
fece
stabile
,
come
una
classe
si
abituò
al
maneggio
delle
armi
ed
agli
ordinamenti
militari
,
mentre
l
'
altra
vieppiù
incallivasi
nell
'
uso
dell
'
aratro
e
della
vanga
,
i
guerrieri
divennero
nobili
e
padroni
ed
i
contadini
,
da
compagni
e
fratelli
,
tramutaronsi
in
villani
e
servi
.
Poco
a
poco
i
bellicosi
signori
moltiplicarono
le
loro
esigenze
al
punto
che
la
parte
,
che
essi
prendevano
come
membri
della
comunità
,
si
allargò
fino
a
comprendere
tutto
il
prodotto
della
comunità
stessa
,
meno
ciò
che
era
assolutamente
necessario
alla
sussistenza
dei
coltivatori
;
e
quando
questi
tentarono
di
fuggire
,
furono
con
la
forza
costretti
a
restar
legati
alla
terra
,
assumendo
così
il
loro
stato
i
caratteri
di
una
vera
e
propria
servitù
della
gleba
.
Evoluzione
analoga
abbiamo
in
Russia
.
Colà
i
guerrieri
che
costituivano
la
droujina
,
ossia
il
seguito
degli
antichi
kniaz
o
principi
discendenti
da
Rürick
,
ottennero
anch
'
essi
,
per
vivere
,
una
parte
del
reddito
dei
mir
,
o
comuni
rurali
dei
contadini
.
A
poco
a
poco
questa
parte
crebbe
e
siccome
la
terra
abbondava
e
le
braccia
mancavano
ed
i
contadini
ne
profittavano
per
emigrare
,
lo
czar
Boris
Godounof
alla
fine
del
decimosesto
secolo
diè
il
diritto
ai
nobili
di
ritenere
con
la
forza
i
contadini
nelle
loro
terre
,
dando
così
origine
alla
servitù
della
gleba
.
Però
in
Russia
giammai
la
forza
armata
fu
costituita
esclusivamente
dai
nobili
:
i
moujiks
o
piccoli
uomini
seguivano
alla
guerra
come
gregari
i
membri
della
droujina
,
e
poi
,
fin
dal
secolo
sedicesimo
,
Ivano
IV
il
Terribile
costituiva
mediante
gli
strelitzi
un
corpo
di
truppe
quasi
stanziali
,
che
durò
fino
a
quando
Pietro
il
Grande
lo
sostituì
con
i
reggimenti
organizzati
secondo
il
tipo
europeo
occidentale
,
nei
quali
gli
antichi
membri
della
droujina
,
uniti
a
stranieri
,
formarono
il
corpo
degli
ufficiali
,
ed
i
moujiks
diedero
l
'
intero
contingente
dei
soldati
.
In
generale
poi
,
in
tutti
i
popoli
entrati
recentemente
nello
stadio
agricolo
e
relativamente
civile
,
troviamo
costante
il
fatto
che
la
classe
per
eccellenza
militare
corrisponde
a
quella
politica
dominatrice
,
in
qualche
parte
anzi
l
'
uso
delle
armi
resta
riservato
esclusivamente
a
questa
classe
,
come
è
accaduto
nell
'
India
ed
in
Polonia
;
più
comunemente
avviene
che
anche
i
membri
della
classe
governata
possono
essere
eventualmente
arruolati
,
ma
sempre
come
gregari
e
nei
corpi
meno
stimati
.
Così
in
Grecia
,
al
l
'
epoca
delle
guerre
mediche
,
i
cittadini
appartenenti
alle
classi
più
ricche
ed
influenti
costituivano
i
corpi
,
scelti
dei
cavalieri
e
degli
ospiti
,
i
meno
ricchi
combattevano
come
peltasti
o
frombolieri
e
gli
schiavi
,
ossia
la
massa
dei
lavoratori
,
era
quasi
completamente
esentata
dal
maneggio
delle
armi
.
Ordinamento
perfettamente
analogo
troviamo
nella
Roma
repubblicana
fino
al
l
'
epoca
delle
guerre
puniche
ed
anche
fino
a
Caio
Mario
,
tra
i
Galli
all
'
epoca
di
Giulio
Cesare
,
nell
'
Europa
latina
e
germanica
del
Medio
Evo
,
nella
Russia
testé
citata
ed
in
molti
altri
popoli
.
V
.
-
-
Come
in
Russia
ed
in
Polonia
,
come
nell
'
India
e
nell
'
Europa
del
Medio
Evo
,
dappertutto
le
classi
guerriere
e
dominatrici
si
sono
accaparrata
la
quasi
esclusiva
proprietà
delle
terre
,
che
nei
paesi
non
molto
civili
sono
la
fonte
principalissima
della
produzione
e
della
ricchezza
.
A
misura
poi
che
la
civiltà
va
progredendo
,
il
reddito
di
queste
terre
va
aumentando
,
ed
allora
,
se
altre
circostanze
vi
concordano
,
può
avvenire
una
trasformazione
sociale
molto
importante
:
la
qualità
più
caratteristica
della
classe
dominante
più
che
il
valore
militare
viene
ad
essere
la
ricchezza
,
i
governanti
sono
i
ricchi
piuttosto
che
i
forti
.
La
principale
condizione
necessaria
perché
questa
trasformazione
avvenga
è
la
seguente
:
occorre
che
l
'
organizzazione
sociale
si
perfezioni
e
si
concentri
in
maniera
che
il
presidio
della
forza
pubblica
diventi
molto
più
efficace
di
quello
della
forza
privata
.
Bisogna
,
in
altre
parole
,
che
la
proprietà
privata
sia
sufficiente
mente
tutelata
dalla
forza
pratica
e
reale
delle
leggi
in
modo
da
rendere
superflua
quella
del
proprietario
stesso
.
Ciò
si
ottiene
me
diante
una
serie
di
graduali
mutamenti
nell
'
ordinamento
sociale
,
sui
quali
più
avanti
ci
dovremo
piuttosto
lungamente
intrattenere
,
e
che
hanno
per
effetto
di
cambiare
quel
tipo
di
organizzazione
politica
,
che
noi
chiameremo
lo
Stato
feudale
,
in
un
altro
tipo
,
essenzialmente
diverso
,
che
da
noi
sarà
denominato
Stato
burocratico
.
Però
fin
da
ora
possiamo
dire
che
la
evoluzione
,
alla
quale
abbiamo
accennato
,
ordinariamente
è
molto
facilitata
dal
prore
dire
dei
pacifici
costumi
e
da
certe
abitudini
morali
,
che
le
società
contraggono
col
progredire
della
civiltà
.
Una
volta
avvenuta
la
detta
trasformazione
è
certo
che
,
come
il
potere
politico
ha
prodotto
la
ricchezza
,
così
la
ricchezza
produce
il
potere
.
In
una
società
già
abbastanza
matura
,
nella
quale
la
forza
individuale
è
tenuta
a
freno
da
quella
collettiva
,
se
i
potenti
sono
ordinariamente
i
ricchi
,
dall
'
altra
parte
basta
essere
ricchi
per
diventare
potenti
.
Ed
in
verità
è
inevitabile
che
,
quando
è
proibita
la
lotta
a
mano
armata
restando
permessa
quella
a
colpi
di
scudi
i
posti
migliori
siano
conquistati
appunto
da
coloro
che
di
scudi
sono
meglio
forniti
.
Ci
sono
invero
Stati
di
civiltà
avanzatissima
,
che
sono
organizzati
in
base
a
principi
morali
di
un
'
indole
tale
,
che
sembrano
escludere
questa
preponderanza
della
ricchezza
da
noi
enunciata
.
Ma
questo
è
uno
dei
tanti
casi
in
cui
i
principî
teorici
non
hanno
che
una
limitata
applicazione
nella
realtà
delle
cose
.
Negli
Stati
Uniti
d
'
America
,
ad
esempio
,
tutti
i
poteri
escono
direttamente
od
indirettamente
dalle
elezioni
popolari
ed
il
suffragio
è
,
in
quasi
tutti
gli
Stati
,
universale
;
e
vi
è
anche
di
più
:
la
democrazia
colà
non
è
solo
nelle
istituzioni
,
ma
anche
in
certo
modo
nei
costumi
,
e
vi
è
una
certa
ripugnanza
nei
ricchi
a
darsi
ordinariamente
alla
vita
pubblica
ed
una
certa
ripugnanza
nei
poveri
a
scegliere
i
ricchi
per
le
cariche
elettive
.
Ciò
non
toglie
che
un
ricco
vi
sia
sempre
molto
più
influente
di
un
povero
,
perché
può
pagare
i
politicanti
spiantati
,
che
dispongono
delle
pubbliche
amministrazioni
;
non
toglie
,
che
le
elezioni
si
facciano
al
suono
dei
dollari
;
che
intieri
parlamenti
locali
e
numerose
frazioni
del
Congresso
non
risentano
l
'
influenza
delle
potenti
compagnie
ferroviarie
e
dei
grandi
baroni
della
finanza
.
E
vi
è
perfino
chi
assicura
che
,
in
parecchi
Stati
dell
'
Unione
,
chi
abbia
molto
da
spendere
possa
anche
concedersi
il
lusso
di
ammazzare
un
uomo
colla
quasi
sicurezza
dell
'
impunità
.
Anche
nella
China
fino
a
qualche
anno
fa
,
il
Governo
,
sebbene
non
avesse
accolto
il
principio
dell
'
elezione
popolare
,
era
fondato
sopra
una
base
essenzialmente
egalitaria
;
si
sa
che
i
gradi
accademici
aprivano
l
'
accesso
alle
pubbliche
cariche
e
che
questi
gradi
si
conferivano
per
esame
senza
apparente
riguardo
alla
nascita
od
alla
ricchezza
.
Ma
benché
la
classe
doviziosa
sia
in
China
meno
numerosa
,
meno
ricca
,
meno
strapotente
che
negli
Stati
Uniti
d
'
America
,
non
è
men
vero
che
essa
avea
,
saputo
notevolmente
intaccare
la
leale
applicazione
di
questo
sistema
.
Non
solo
si
comprava
spesso
a
forza
di
danaro
l
'
indulgenza
degli
esamina
tori
,
ma
il
Governo
stesso
talora
per
danaro
vendeva
i
diversi
gradi
accademici
e
permetteva
che
arrivassero
agli
impieghi
per
sone
ignoranti
,
che
qualche
volta
erano
venute
su
dagli
ultimi
strati
sociali
.
Prima
di
lasciare
quest
'
argomento
dobbiamo
poi
rammentare
che
,
in
tutti
i
paesi
del
mondo
,
altri
mezzi
d
'
influenza
sociale
,
quali
sarebbero
la
notorietà
,
la
grande
cultura
le
cognizioni
speciali
,
i
gradi
elevati
nelle
gerarchie
ecclesiastiche
,
amministrative
e
militari
,
si
acquistano
sempre
più
facilmente
dai
ricchi
anziché
dai
poveri
.
I
primi
per
arrivare
devono
sempre
percorrere
una
via
notevolmente
più
breve
di
quella
dei
secondi
,
senza
contare
che
il
tratto
di
strada
,
che
ai
ricchi
viene
risparmiato
,
è
spessissimo
il
più
aspro
e
difficile
.
VI
.
-
-
Nelle
società
nelle
quali
le
credenze
religiose
hanno
molta
forza
ed
i
ministri
del
culto
formano
una
classe
speciale
si
costituisce
quasi
sempre
un
'
aristocrazia
sacerdotale
,
che
ottiene
una
parte
più
o
meno
grande
della
ricchezza
e
del
potere
politico
.
Abbiamo
esempi
cospicui
di
questo
fatto
in
certe
epoche
dell
'
antico
Egitto
,
nell
'
India
braminica
e
nell
'
Europa
del
Medio
Evo
.
Spesso
i
sacerdoti
,
oltre
che
adempire
agli
uffici
religiosi
,
hanno
avuto
anche
cognizioni
giuridiche
e
scientifiche
e
hanno
rappresentato
la
classe
intellettualmente
più
elevata
.
Conscientemente
o
inconscientemente
però
,
nelle
gerarchie
sacerdotali
si
è
manifestata
di
frequente
la
tendenza
a
monopolizzare
le
cognizioni
accennate
e
ad
ostacolare
la
diffusione
dei
metodi
e
dei
procedimenti
,
che
rendono
possibile
e
facile
l
'
apprenderle
.
Si
può
invero
sospettare
che
a
questa
tendenza
sia
,
almeno
in
parte
,
dovuta
la
lentissima
diffusione
che
ebbe
nell
'
Egitto
antico
l
'
alfabeto
demotico
,
infinitamente
più
semplice
e
facile
della
scrittura
geroglifica
.
In
Gallia
i
Druidi
,
sebbene
avessero
conoscenza
dell
'
alfabeto
greco
,
non
permettevano
che
la
copiosa
raccolta
della
loro
letteratura
sacra
fosse
scritta
ed
obbligavano
i
loro
allievi
a
cacciarla
con
molta
fatica
a
memoria
.
Allo
stesso
scopo
può
essere
attribuito
l
'
uso
tenace
e
frequente
delle
lingue
morte
,
che
troviamo
nell
'
antica
Caldea
,
nell
'
India
e
nell
'
Europa
del
Medio
Evo
.
Qualche
volta
,
infine
,
come
è
appunto
accaduto
nell
'
India
,
si
è
proibito
formalmente
alle
classi
inferiori
di
aver
conoscenza
dei
libri
sacri
.
Le
nozioni
speciali
e
la
vera
cultura
scientifica
,
spoglie
di
qualunque
carattere
sacro
e
religioso
,
diventano
una
forza
politica
importante
solo
in
uno
stadio
molto
avanzato
di
civiltà
;
ed
è
allora
soltanto
che
esse
possono
a
coloro
che
le
posseggono
aprire
l
'
adito
della
classe
governante
.
Ma
,
anche
in
questo
caso
,
è
da
tener
presente
,
che
ciò
che
ha
un
valore
politico
non
è
tanto
la
scienza
in
sé
stessa
quanto
le
applicazioni
pratiche
che
se
ne
possono
fare
a
vantaggio
del
pubblico
,
ovvero
dello
Stato
.
Qualche
volta
non
si
richiede
che
il
possesso
dei
soli
procedimenti
meccanici
indispensabili
per
acquistare
una
coltura
superiore
,
forse
perché
è
più
facile
constatare
misurare
la
perizia
,
che
in
essi
il
candidato
ha
potuto
acquistare
.
Così
,
in
certe
epoche
dell
'
antico
Egitto
,
la
professione
di
scriba
conduceva
alle
cariche
pubbliche
ed
al
potere
,
forse
anche
perché
l
'
apprendere
la
scrittura
geroglifica
richiedeva
lunghi
e
pazienti
studi
;
come
pure
,
nella
China
moderna
,
la
conoscenza
dei
numerosissimi
caratteri
della
scrittura
chinese
ha
formato
la
base
della
cultura
dei
mandarini
.
Nell
'
Europa
presente
ed
in
America
la
classe
,
che
,
applica
alla
guerra
,
all
'
amministrazione
pubblica
,
alle
opere
ed
alla
sanità
pubblica
i
ritrovati
della
scienza
moderna
,
occupa
una
posizione
socialmente
e
politicamente
ragguardevole
;
e
,
negli
stessi
paesi
,
come
nella
Roma
antica
,
privilegiata
assolutamente
è
,
la
condizione
dei
giurisperiti
,
che
conoscono
la
complicata
legislazione
comune
a
tutti
i
popoli
di
antica
civiltà
,
massime
se
alle
nozioni
giuridiche
accoppiano
quel
genere
di
eloquenza
,
che
più
incontra
il
gusto
dei
propri
contemporanei
.
Non
mancano
esempi
nei
quali
vediamo
che
,
nella
frazione
più
elevata
della
classe
politica
,
la
lunga
pratica
nel
dirigere
l
'
organizzazione
militare
e
civile
della
comunità
fa
nascere
e
sviluppare
una
vera
arte
di
governo
superiore
al
gretto
empirismo
ed
a
tutto
ciò
che
può
suggerire
la
sola
esperienza
individuale
.
È
allora
che
si
costituiscono
quelle
aristocrazie
di
funzionari
,
come
il
Senato
romano
,
il
veneto
e
,
fino
ad
un
certo
punto
la
stessa
aristocrazia
inglese
,
che
formavano
l
'
ammirazione
dello
Stuart
Mill
e
che
certo
hanno
dato
alcuni
dei
Governi
,
che
più
si
sono
distinti
per
maturità
nei
loro
disegni
e
costanza
ed
avvedutezza
nel
metterli
in
esecuzione
.
Quest
'
arte
non
è
certo
la
Scienza
politica
,
ma
ha
precorso
senza
dubbio
l
'
applicazione
di
alcuni
suoi
postulati
;
però
,
se
essa
si
è
in
qualche
modo
affermata
in
certe
classi
di
persone
da
lungo
tempo
in
possesso
delle
funzioni
politiche
,
crediamo
che
la
sua
conoscenza
non
abbia
servito
mai
come
criterio
ordinario
per
aprirne
l
'
accesso
a
coloro
,
che
dalla
loro
posizione
sociale
ne
restavano
esclusi
.
storiche
alla
maniera
,
ben
inteso
,
come
queste
discipline
erano
comprese
dai
Chinesi
.
VII
.
-
-
In
certi
paesi
troviamo
le
caste
ereditarie
;
la
classe
governante
è
perciò
definitivamente
ristretta
ad
un
dato
numero
di
famiglie
e
la
nascita
è
l
'
unico
criterio
,
che
determina
l
'
entrata
nella
detti
classe
o
l
'
esclusione
da
essa
.
Gli
esempi
di
queste
aristocrazie
ereditarie
sono
comunissimi
e
non
vi
è
quasi
paese
di
antica
civiltà
,
che
,
in
una
data
epoca
della
sua
storia
,
non
ne
abbia
avuto
.
Una
nobiltà
ereditaria
troviamo
infatti
in
certi
periodi
nella
China
e
nell
'
Egitto
antico
,
nell
'
India
,
nella
Grecia
anteriore
alle
guerre
mediche
,
in
Roma
antica
,
tra
gli
Slavi
,
tra
i
Latini
e
Germani
del
Medio
Evo
,
nel
Messico
all
'
epoca
della
scoverta
dell
'
America
e
nel
Giappone
fino
a
pochi
anni
fa
.
Su
questo
proposito
dobbiamo
premettere
due
osservazioni
:
la
prima
è
che
tutte
le
classi
politiche
hanno
la
tendenza
a
diventare
di
fatto
,
se
non
di
diritto
,
ereditarie
.
Infatti
tutte
le
forze
politiche
hanno
quella
qualità
,
che
in
fisica
si
chiama
forza
di
inerzia
,
cioè
la
tendenza
a
restare
nel
punto
e
nello
stato
in
cui
si
trovano
.
Il
valor
militare
e
la
ricchezza
facilmente
per
tradizione
morale
e
per
effetto
dell
'
eredità
si
mantengono
in
certe
famiglie
;
e
la
pratica
delle
grandi
cariche
,
l
'
abitudine
e
quasi
l
'
attitudine
a
trattare
gli
affari
di
importanza
si
acquistano
molto
più
facilmente
quando
da
piccoli
si
è
avuta
con
essi
una
certa
famigliarità
.
Anche
quando
i
gradi
accademici
,
la
coltura
scientifica
,
le
attitudini
speciali
provate
per
mezzo
di
esami
e
di
concorsi
aprono
l
'
adito
alle
cariche
pubbliche
,
non
si
distrugge
quel
vantaggio
speciale
a
favore
di
taluni
,
che
i
Francesi
definiscono
il
vantaggio
delle
posizioni
già
prese
.
Ed
in
realtà
,
per
quanto
esami
e
concorsi
siano
teoricamente
aperti
a
tutti
,
alla
maggioranza
manca
sempre
l
'
agiatezza
necessaria
per
sopperire
alle
spese
di
una
lunga
preparazione
,
ed
a
molti
altri
fanno
difetto
le
relazioni
e
le
parentele
,
per
le
quali
un
individuo
è
messo
subito
sulla
via
buona
e
si
evitano
i
tentennamenti
e
gli
sbagli
inevitabili
quando
si
entra
in
un
ambiente
sconosciuto
,
nel
quale
non
si
hanno
ed
appoggi
.
La
seconda
osservazione
consiste
in
ciò
:
che
,
quando
vediamo
in
un
paese
stabilita
una
casta
ereditaria
che
monopolizza
il
potere
politico
,
si
può
esser
sicuri
che
un
simile
stato
di
diritto
fu
preceduto
dallo
stato
di
fatto
.
Prima
di
affermare
il
loro
diritto
esclusivo
ed
ereditario
al
potere
,
le
famiglie
o
le
caste
potenti
dovettero
tenere
ben
saldo
nelle
loro
mani
il
bastone
del
comando
,
dovettero
monopolizzare
assolutamente
tutte
le
forze
politiche
di
quell
'
epoca
e
di
quel
popolo
in
cui
si
affermarono
;
altrimenti
una
pretesa
di
questo
genere
avrebbe
suscitato
proteste
e
lotte
acerbissime
.
Dopo
ciò
diremo
come
le
aristocrazie
ereditarie
,
spesso
hanno
vantato
una
origine
soprannaturale
o
almeno
diversa
e
superiore
a
quella
delle
classi
governate
;
tale
pretesa
si
spiega
con
un
fatto
sociale
importantissimo
,
del
quale
dovremo
lungamente
parlare
nel
seguente
capitolo
,
e
che
fa
sì
che
ogni
classe
governante
tende
a
giustificare
il
suo
potere
di
fatto
appoggiandolo
ad
un
principio
morale
d
'
ordine
generale
.
Recentemente
però
la
stessa
pretesa
si
è
presentata
con
l
'
appoggio
di
un
corredo
scientifico
.
Qualche
scrittore
,
sviluppando
ed
ampliando
le
teorie
del
Darwin
,
crede
che
le
classi
superiori
rappresentino
un
grado
più
elevato
dell
'
evoluzione
sociale
e
che
esse
quindi
siano
per
costituzione
organica
migliori
di
quelle
inferiori
;
il
Gumplowicz
,
già
citato
,
va
più
avanti
e
sostiene
nettamente
il
concetto
che
la
divisione
dei
popoli
in
classi
professionali
è
fondata
,
nei
paesi
di
moderna
civiltà
,
sopra
una
eterogeneità
etnica
.
Or
sono
notissime
nella
storia
le
qualità
come
anche
i
difetti
speciali
,
le
une
e
gli
altri
molto
accentuati
,
che
hanno
mostrato
quelle
aristocrazie
,
che
sono
rimaste
perfettamente
chiuse
,
oppure
che
hanno
reso
molto
difficile
l
'
accesso
nella
loro
classe
.
L
'
antico
patriziato
romano
e
la
moderna
nobiltà
inglese
e
tedesca
dànno
subito
l
'
idea
del
tipo
che
accenniamo
.
Senonché
,
di
fronte
a
questo
fatto
ed
alle
teorie
che
tendono
ad
esagerarne
la
portata
,
si
può
fare
sempre
la
stessa
obiezione
:
che
gl
'
individui
appartenenti
a
questo
aristocrazie
debbono
le
loro
qualità
speciali
non
tanto
al
sangue
,
che
loro
scorre
nelle
vene
,
quanto
alla
particolarissima
educazione
che
hanno
ricevuto
,
e
che
ha
sviluppato
in
loro
certe
tendenze
intellettuali
e
morali
a
preferenza
di
altre
.
Si
dice
che
ciò
può
esser
sufficiente
a
spiegare
le
superiorità
nelle
attitudini
puramente
intellettuali
,
ma
non
le
differenze
di
carattere
morale
,
come
sarebbero
la
forza
di
volontà
,
il
coraggio
,
l
'
orgoglio
,
l
'
energia
.
Ma
la
verità
è
che
la
posizione
sociale
,
le
tradizioni
di
famiglia
,
le
abitudini
della
classe
in
cui
viviamo
,
contribuiscono
al
maggiore
o
minore
sviluppo
delle
qualità
accennate
più
di
quanto
comunemente
si
crede
.
Se
infatti
osserviamo
attentamente
gl
'
individui
che
cambiano
di
posizione
sociale
,
o
in
meglio
o
in
peggio
,
e
che
entrano
in
conseguenza
in
un
ambiente
diverso
da
quello
al
quale
erano
abituati
possiamo
facilmente
accertarci
che
le
loro
attitudini
intellettuali
si
modificano
molto
meno
sensibilmente
di
quelle
morali
.
Astrazion
facendo
della
maggiore
larghezza
di
vedute
,
che
lo
studio
e
le
cognizioni
dànno
a
chiunque
non
sia
assolutamente
uno
stupido
,
ogni
individuo
,
resti
semplice
segretario
o
diventi
ministro
,
arrivi
al
grado
di
sergente
od
a
quello
di
generale
,
sia
milionario
o
pezzente
,
si
mantiene
immancabilmente
a
quel
livello
intellettuale
,
che
la
natura
gli
ha
dato
.
Mentre
,
col
cambiare
del
grado
sociale
e
della
ricchezza
,
possiamo
benissimo
vedere
(
orgoglioso
diventare
umile
e
la
servilità
cambiarsi
in
tracotanza
;
un
carattere
franco
e
fiero
,
costretto
da
necessità
,
imparare
a
mentire
o
quanto
meno
a
dissimulare
;
e
chi
si
è
piegato
lungamente
a
simulare
e
mentire
rifarsene
poi
adottando
una
sedicente
franchezza
ed
inflessibilità
di
carattere
.
È
pure
vero
che
chi
dall
'
alto
viene
abbassato
spesso
acquista
forza
di
rassegnazione
,
di
sacrificio
e
d
'
iniziativa
,
come
puro
che
chi
dal
basso
viene
innalzato
qualche
volta
guadagna
riguardo
al
sentimento
della
giustizia
e
dell
'
equità
.
Insomma
,
si
muti
in
bene
o
in
male
,
deve
essere
eccezionalmente
temprato
quell
'
individuo
,
che
,
cambiando
notevolmente
di
posizione
sociale
,
conserva
inalterato
il
proprio
carattere
(
Scrisse
Mirabeau
che
,
per
qualunque
uomo
,
una
grande
elevazione
nella
scala
sociale
produce
una
crisi
,
che
guarisce
i
mali
che
ha
e
glie
ne
crea
alcuni
,
che
prima
non
aveva
.
Vedi
Correspondance
entre
le
conte
de
Mirabeau
et
le
comte
de
La
Marck
,
vol
.
II
,
pag
.
228
.
Paris
,
1851
,
Librairie
Le
Normant
)
.
Il
coraggio
guerresco
,
l
'
energia
nell
'
attacco
,
la
longanimità
nella
resistenza
sono
qualità
,
che
spesso
e
lungamente
sono
state
credute
monopolio
delle
classi
superiori
.
Certo
grande
può
essere
la
differenza
naturale
e
,
diremo
così
,
innata
che
su
queste
qualità
può
correre
fra
un
individuo
ed
un
altro
;
a
mantenerle
però
alte
o
basse
,
in
media
,
in
una
categoria
d
'
uomini
numerosa
,
concorrono
sopratutto
le
tradizioni
e
le
abitudini
dell
'
ambiente
.
Generalmente
ci
familiarizziamo
col
pericolo
,
o
meglio
ancora
con
un
dato
pericolo
,
quando
le
persone
con
cui
siamo
usi
a
vivere
ne
parlano
con
indifferenza
e
rimangono
calme
ed
imperturbabili
davanti
ad
esso
.
Infatti
,
sebbene
molti
ce
ne
siano
naturalmente
timidi
,
i
montanari
affrontano
impavidi
i
pericoli
degli
abissi
ed
i
marinari
quelli
del
mare
,
ed
allo
stesso
modo
le
popolazioni
e
le
classi
abituate
alla
guerra
mantengono
in
sommo
grado
le
virtù
militari
.
E
ciò
è
tanto
vero
che
,
anche
popolazioni
e
classi
sociali
ordi
nariamente
disusate
dalle
armi
,
acquistano
rapidamente
le
dette
virtù
,
purché
gl
'
individui
da
esse
provenienti
vengano
incorporati
in
certi
nuclei
,
dove
il
coraggio
e
l
'
ardire
siano
tradizionali
;
purché
siano
,
ci
si
passi
la
metafora
,
gettati
in
crogiuoli
umani
fortemente
imbevuti
di
quei
sentimenti
,
che
ad
essi
si
vogliono
trasmettere
.
Con
fanciulli
principalmente
rubati
fra
gl
'
infiacchiti
Greci
di
Bisanzio
Maometto
II
reclutava
i
suoi
terribili
giannizzeri
;
il
tanto
disprezzato
fellah
egiziano
,
da
lunghi
secoli
disabituato
dalle
armi
ed
avvezzo
a
ricevere
umile
ed
imbelle
le
bastonate
di
tutti
gli
oppressori
,
mescolato
ai
Turchi
ed
Albanesi
di
Mehemet
Alì
diventava
un
buon
soldato
.
La
nobiltà
francese
ha
goduto
sempre
gran
fama
per
il
suo
brillante
valore
,
ma
,
fino
alla
fine
del
secolo
decimottavo
,
questa
qualità
non
era
ugualmente
attribuita
alla
borghesia
dello
stesso
paese
;
le
guerre
della
repubblica
e
dell
'
impero
dimostrarono
ampiamente
che
la
natura
era
stata
ugualmente
prodiga
di
coraggio
per
tutti
gli
abitanti
della
Francia
,
e
che
plebe
e
borghesia
potevano
fornire
non
solo
buoni
soldati
,
ma
anche
,
che
ciò
si
credeva
privilegio
esclusivo
dei
nobili
,
eccellenti
ufficiali
.
VIII
.
-
-
Infine
,
stando
all
'
idea
di
coloro
che
sostengono
la
forza
esclusiva
del
principio
ereditario
nella
classe
politica
,
si
verrebbe
ad
una
conseguenza
consimile
a
quella
che
abbiamo
accennato
nella
prima
parte
del
nostro
lavoro
:
la
storia
politica
della
umanità
dovrebbe
essere
molto
più
semplice
di
quella
che
è
.
Severamente
la
classe
politica
appartenesse
ad
una
razza
differente
o
se
le
sue
qualità
dominatrici
si
trasmettessero
principalmente
per
mezzo
della
eredità
organica
,
non
si
capirebbe
il
perché
,
formata
una
volta
questa
classe
,
essa
debba
decadere
e
perdere
il
potere
.
È
ammesso
comunemente
che
le
qualità
proprie
di
una
razza
sono
molto
tenaci
e
,
stando
alla
teoria
dell
'
evoluzione
,
le
attitudini
acquisite
nei
padri
sono
innate
nei
figli
e
col
succedersi
delle
generazioni
si
vanno
sempre
più
affinando
.
Sicché
i
discendenti
dei
dominatori
dovrebbero
diventare
sempre
più
atti
a
dominare
,
e
le
altre
classi
dovrebbero
mano
mano
vedere
allontanata
la
possibilità
di
misurarsi
con
loro
e
di
sostituirli
.
Or
la
più
volgare
esperienza
basta
a
farci
sicuri
che
le
cose
non
vanno
precisamente
così
.
Noi
vediamo
che
,
appena
si
spostano
le
forze
politiche
,
se
si
fa
sentire
il
bisogno
che
attitudini
diverse
di
quelle
antiche
si
affermino
nella
direzione
dello
Stato
e
se
le
antiche
quindi
non
conservano
la
loro
importanza
,
o
se
avvengono
dei
cambiamenti
nella
loro
distribuzione
,
muta
anche
la
maniera
come
la
classe
politica
è
formata
.
Se
in
una
società
si
forma
un
nuovo
cespite
di
ricchezza
se
cresce
l
'
importanza
pratica
del
sapere
,
se
l
'
antica
,
religione
decade
,
od
una
nuova
ne
nasce
,
se
una
nuova
corrente
di
idee
si
diffonde
,
contemporaneamente
avvengono
forti
spostamenti
nella
classe
dirigente
.
Si
può
dire
st
'
asserzione
si
possono
addurre
facilmente
molti
fatti
,
e
fra
gli
altri
quello
,
tanto
ovvio
,
che
spessissimo
i
rami
della
stessa
famiglia
appartengono
a
classi
sociali
molto
differenti
.
anzi
che
tutta
la
storia
dell
'
umanità
civile
si
riassume
nella
lotta
fra
la
tendenza
,
che
hanno
gli
elementi
dominatori
a
monopolizzare
le
forze
politiche
ed
a
trasmetterne
ereditariamente
il
possesso
ai
loro
figli
,
e
la
tendenza
,
che
pure
esiste
,
verso
lo
spostamento
di
queste
forze
e
l
'
affermazione
di
forze
nuove
,
la
quale
produce
un
continuo
lavorio
di
endosmosi
ed
esosmosi
fra
la
classe
alta
e
alcune
frazioni
di
quelle
basse
.
Decadono
poi
immancabilmente
le
classi
politiche
ogni
qualvolta
non
possono
più
esercitare
le
qualità
per
le
quali
arrivarono
al
potere
,
o
quando
non
possono
rendere
più
il
servizio
sociale
che
rendevano
o
le
loro
qualità
ed
i
servizi
che
rendono
perdono
ogni
importanza
nell
'
ambiente
sociale
in
cui
vivono
:
così
decadde
l
'
aristocrazia
romana
quando
non
forni
più
esclusivamente
gli
alti
ufficiali
dell
'
esercito
,
gli
amministratori
della
repubblica
,
i
governatori
delle
provincia
;
così
decadde
la
veneta
quando
i
suoi
patrizi
non
comandarono
più
le
galere
e
non
passarono
più
gran
parte
della
loro
vita
navigando
,
commerciando
e
combattendo
.
Nella
natura
inorganica
troviamo
l
'
esempio
dell
'
aria
,
nella
quale
la
tendenza
all
'
immobilità
,
prodotta
dalla
forza
d
'
inerzia
,
è
continuamente
combattuta
dalla
tendenza
allo
spostamento
,
conseguenza
delle
ineguaglianze
nella
distribuzione
del
calorico
.
Le
due
tendenze
,
prevalendo
a
vicenda
nelle
diverse
parti
del
nostro
pianeta
,
vi
producono
or
la
calma
,
or
il
vento
e
la
tempesta
.
Senza
voler
trovare
alcuna
analogia
sostanziale
fra
questo
esempio
ed
i
fenomeni
sociali
,
e
solo
citandolo
perché
ci
fa
comodo
come
paragone
formale
,
osserviamo
che
,
nelle
società
umane
,
prevale
ora
la
tendenza
che
produce
la
chiusura
,
l
'
immobilità
,
la
cristallizzazione
,
per
dir
così
,
della
classe
politica
,
ora
quella
che
ha
per
conseguenza
il
suo
più
o
meno
rapido
rinnovamento
.
Le
società
dell
'
Oriente
,
che
noi
giudichiamo
immobili
,
in
realtà
non
lo
sono
sempre
state
,
perché
altrimenti
,
come
abbiamo
già
accennato
,
non
avrebbero
potuto
fare
quei
progressi
di
cui
ci
lasciarono
le
irrecusabili
testimonianze
.
È
molto
più
esatto
il
dire
che
noi
le
abbiamo
conosciute
quando
erano
in
un
periodo
di
cristallizzazione
delle
loro
forze
e
classi
politiche
.
Lo
stesso
avviene
in
,
quelle
società
,
che
comunemente
si
chiamano
invecchiate
,
nelle
quali
le
credenze
religiose
,
la
cultura
scientifica
,
i
modi
di
produrre
e
distribuire
la
ricchezza
non
hanno
subìto
da
lunghi
secoli
alcun
radicale
cambiamento
,
e
che
non
sono
stato
turbate
nel
loro
ordinario
andamento
da
infiltrazioni
materiali
od
intellettuali
di
elementi
stranieri
.
In
queste
società
,
le
forze
politiche
essendo
sempre
le
stesse
,
la
classe
che
le
possiede
mantiene
indisputato
il
potere
,
che
si
perpetua
per
ciò
in
certe
famiglie
e
l
'
inclinazione
verso
la
immobilità
si
generalizza
anche
in
tutti
gli
strati
sociali
.
E
così
che
nell
'
India
vediamo
il
regime
delle
caste
stabilirsi
rigorosamente
dopo
che
vi
fu
soffocato
il
Buddismo
.
Così
vediamo
pure
che
nell
'
antico
Egitto
i
Greci
trovarono
le
caste
ereditarie
,
mentre
sappiamo
che
nei
periodi
di
splendore
e
rinnovamento
della
civiltà
egiziana
la
ereditarietà
degli
uffici
e
delle
condizioni
sociali
non
esisteva
.
Ma
l
'
esempio
più
noto
e
forse
più
importante
di
una
società
che
tende
a
cristallizzarsi
l
'
abbiamo
in
quel
periodo
della
storia
romana
che
dicesi
il
basso
impero
,
nel
quale
,
dopo
alcuni
secoli
di
un
'
immobilità
sociale
quasi
completa
,
ve
diamo
farsi
sempre
più
netta
la
separazione
fra
due
classi
:
l
'
una
di
grandi
proprietari
e
funzionari
importanti
,
l
'
altra
di
servi
,
di
coloni
,
di
plebe
;
e
cosa
anche
più
notevole
,
stabilita
pria
dal
costume
che
dalla
legge
,
l
'
eredità
,
degli
uffici
e
delle
condizioni
sociali
si
andò
in
quell
'
epoca
rapidamente
generalizzando
.
Ma
può
avvenire
al
contrario
,
e
avviene
qualche
volta
nella
storia
delle
nazioni
,
che
il
commercio
con
genti
estranee
,
la
necessità
di
emigrare
,
le
scoperte
,
le
guerre
,
creino
nuova
povertà
e
ricchezza
nuova
,
diffondano
cognizioni
fin
allora
sconosciute
,
producano
l
'
infiltrazione
di
nuove
correnti
morali
,
intellettuali
e
religiose
.
Può
accadere
che
,
per
lenta
elaborazione
interna
o
per
effetto
di
queste
infiltrazioni
,
o
per
ambo
le
cause
,
sorga
una
scienza
nuova
,
o
tornino
in
onore
i
risultati
di
quella
antica
,
che
era
stata
obliata
,
e
che
le
nuove
idee
e
le
nuove
credenze
scuotano
le
abitudini
intellettuali
sulle
quali
si
fondava
l
'
obbedienza
delle
masse
.
La
classe
politica
può
anche
essere
vinta
e
distrutta
in
tutto
od
in
parte
da
invasioni
straniere
e
,
quando
si
producono
le
circostanze
dianzi
rammentate
,
può
anche
essere
sbalzata
di
seggio
da
nuovi
strati
sociali
forti
di
nuove
forze
politiche
.
È
naturale
che
ci
sia
allora
un
periodo
di
rinnovamento
,
o
,
se
si
vuole
definirlo
così
,
di
rivoluzione
,
durante
il
quale
le
energie
individuali
hanno
buon
giunco
ed
alcuni
fra
gl
'
individui
più
passionati
,
più
attivi
,
più
scaltri
ed
arditi
possono
dal
basso
della
scala
sociale
aprirsi
la
via
fino
ai
gradi
più
elevati
.
Questo
movimento
,
una
volta
iniziato
,
non
si
può
tutto
ad
un
tratto
fermare
;
l
'
esempio
di
contemporanei
,
che
,
partiti
dal
nulla
sono
arrivati
a
posizioni
cospicue
,
stimola
nuove
ambizioni
,
nuove
cupidigie
,
nuove
energie
,
ed
il
rinnovamento
molecolare
della
classe
politica
si
mantiene
attivo
finché
un
lungo
periodo
di
stabilità
sociale
non
lo
va
di
nuovo
rallentando
.
Allora
,
mano
mano
che
dallo
stato
febbrile
una
società
va
passando
a
quello
di
calma
,
siccome
le
tendenze
psicologiche
dell
'
uomo
sono
sempre
le
stesse
,
coloro
che
fanno
parte
della
classe
politica
vanno
acquistando
lo
spirito
di
corpo
e
di
esclusivismo
ed
imparano
l
'
arte
di
monopolizzare
a
loro
vantaggio
le
qualità
e
le
attitudini
necessarie
per
arrivare
al
potere
e
per
mantenerlo
:
infine
,
col
tempo
,
si
formala
forza
conservatrice
per
eccellenza
,
quella
dell
'
abitudine
,
per
la
quale
molti
si
rassegnano
a
stare
in
basso
,
ed
i
membri
di
certe
famiglie
o
classi
privilegiate
acquistano
la
convinzione
che
per
loro
è
quasi
un
diritto
assoluto
lo
stare
in
alto
ed
il
comandare
.
Ad
un
filantropo
verrebbe
certo
la
voglia
di
indagare
se
l
'
umanità
sia
più
felice
o
meno
tribolata
quando
si
trova
in
un
periodo
di
calma
e
cristallizzazione
sociale
,
in
cui
ognuno
deve
quasi
fa
talmente
restare
in
quel
gradino
della
gerarchia
sociale
nel
quale
è
nato
,
ovvero
quando
traversa
il
periodo
perfettamente
opposto
di
rinnovamento
e
rivoluzione
,
che
permette
a
tutti
di
aspirare
ai
gradi
più
eccelsi
ed
a
qualcheduno
di
arrivarvi
.
Una
simile
indagine
sarebbe
difficile
,
e
si
dovrebbe
tener
conto
nella
risposta
di
molte
condizioni
ed
eccezioni
e
forse
essa
sarebbe
sempre
influenzata
dal
gusto
individuale
dell
'
osservatore
.
Perciò
noi
ci
guarderemo
bene
dal
darla
;
molto
più
che
,
se
anche
potessimo
ottenere
un
risultato
indiscutibile
e
sicuro
,
esso
sarebbe
sempre
di
una
scarsissima
utilità
pratica
:
attesoché
ciò
che
filosofi
e
teologi
chiamano
il
libero
arbitrio
,
cioè
la
scelta
spontanea
degli
individui
,
ha
avuto
finora
,
e
forse
avrà
sempre
,
pochissima
o
quasi
nessuna
influenza
nell
'
affrettare
la
fine
od
il
principio
di
uno
dei
periodi
storici
accennati
.
CAPITOLO
III
.
Nozioni
preliminari
.
I
.
La
formola
politica
.
-
-
II
.
Il
tipo
sociale
.
-
-
III
.
Rapporti
tra
il
tipo
sociale
e
le
religioni
universali
.
-
-
IV
.
Efficacia
di
queste
religioni
.
-
-
V
.
La
formola
politica
e
le
religioni
universali
.
-
-
VI
.
Lo
Stato
feudale
e
lo
Stato
burocratico
.
-
-
VII
.
Differenze
fra
questi
due
tipi
di
ordinamento
politico
.
-
-
VIII
.
Cenno
sulle
cause
della
decadenza
degli
Stati
burocratici
.
I
.
-
-
Come
abbiamo
già
accennato
nel
precedente
capitolo
,
accade
immancabilmente
,
o
almeno
è
accaduto
finora
in
tutte
le
società
discretamente
numerose
ed
appena
arrivate
ad
un
certo
grado
di
coltura
,
che
la
classe
politica
non
giustifica
esclusiva
mente
il
suo
potere
col
solo
possesso
di
fatto
,
ma
cerca
di
dare
i
ad
esso
una
base
morale
ed
anche
legale
,
facendolo
scaturire
come
conseguenza
necessaria
di
dottrine
e
credenze
generalmente
riconosciute
ed
accettate
nella
società
che
essa
dirige
.
Così
,
ad
es
.
,
in
una
società
fortemente
imbevuta
dallo
spirito
cristiano
,
la
classe
politica
governa
per
volontà
del
sovrano
,
il
quale
,
alla
sua
volta
,
regna
perché
è
l
'
unto
del
Signore
.
Anche
nelle
società
maomettane
l
'
autorità
politica
è
esercitata
direttamente
in
nome
dal
califfo
,
ossia
vicario
del
Profeta
,
o
in
nome
di
colui
che
dal
califfo
ha
ricevuto
una
investitura
tacita
od
espressa
.
I
mandarini
chinesi
reggevano
lo
Stato
,
perché
si
supponeva
interpretassero
la
volontà
del
figlio
del
cielo
,
che
dal
cielo
avea
ricevuto
il
man
dato
di
governare
paternamente
,
e
secondo
le
regole
della
morale
di
Confucio
,
il
popolo
delle
cento
famiglie
.
La
complicata
gerarchia
dei
funzionari
civili
e
militari
dell
'
impero
romano
si
fondava
sulla
volontà
dell
'
imperatore
,
il
quale
,
almeno
fino
a
Diocleziano
,
per
supposizione
legale
,
avea
ricevuto
dal
popolo
il
mandato
di
reggere
la
cosa
pubblica
.
I
poteri
di
tutti
i
legislatori
,
magistrati
ed
impiegati
negli
Stati
Uniti
d
'
America
emanano
direttamente
od
indirettamente
dal
suffragio
degli
elettori
,
ritenuto
espressione
della
sovrana
volontà
popolare
.
Questa
base
giuridica
e
morale
,
sulla
quale
in
ogni
società
poggia
il
potere
della
classe
politica
,
è
quella
che
in
altro
lavoro
abbiamo
chiamato
,
e
che
d
'
ora
in
poi
chiameremo
formola
politica
,
e
che
i
filosofi
del
diritto
appellano
generalmente
principio
di
sovranità
.
-
-
Essa
difficilmente
è
identica
in
società
diverse
,
e
due
o
parecchie
formole
politiche
hanno
notevoli
punti
di
contatto
,
oppure
una
rassomiglianza
fondamentale
,
solo
quando
sono
professate
da
popoli
che
hanno
lo
stesso
tipo
di
civiltà
,
o
,
usando
già
una
espressione
che
fra
poco
spiegheremo
,
appartengono
allo
stesso
tipo
sociale
.
-
-
Le
diverse
formole
politiche
,
secondo
il
diverso
grado
di
civiltà
delle
genti
fra
le
quali
sono
in
vigore
,
possono
essere
fondate
o
su
credenze
soprannaturali
o
sopra
concetti
che
,
se
non
sono
positivi
,
ossia
fondati
sulla
realtà
dei
fatti
,
appaiono
almeno
razionali
.
-
-
Non
diremo
però
che
,
tanto
nel
primo
che
nell
'
altro
caso
,
rispondano
a
verità
scientifiche
;
anzi
ci
è
d
'
uopo
confessare
che
,
se
nessuno
ha
visto
mai
l
'
atto
autentico
con
il
quale
il
Signore
ha
dato
facoltà
a
certe
persone
o
famiglie
privilegiate
di
reggere
per
conto
suo
i
popoli
,
un
osservatore
coscienzioso
può
anche
facilmente
constatare
che
un
'
elezione
popolare
,
per
quanto
il
suffragio
sia
largo
,
non
è
ordinariamente
l
'
espressione
della
volontà
delle
maggioranze
.
Ciò
però
non
vuol
dire
che
le
varie
formole
politiche
siano
volgari
ciarlatanerie
inventate
appositamente
per
scroccare
l
'
obbedienza
delle
masse
,
e
sbaglierebbe
di
molto
colui
che
in
questo
modo
le
considerasse
.
La
verità
è
dunque
che
esse
corrispondono
ad
un
vero
bisogno
della
natura
sociale
dell
'
uomo
;
e
questo
bisogno
,
così
universalmente
sentito
,
di
governare
e
sentirsi
governare
non
sulla
sola
base
della
forza
materiale
ed
intellettuale
,
ma
anche
su
quella
di
un
principio
morale
,
ha
indiscutibilmente
la
sua
pratica
è
reale
importanza
.
Ha
scritto
lo
Spencer
che
il
diritto
divino
dei
Re
fu
la
grande
superstizione
dei
secoli
passati
e
che
il
diritto
divino
delle
assemblee
elette
a
suffragio
popolare
è
la
grande
superstizione
del
secolo
presente
.
-
-
Il
concetto
non
si
può
dire
errato
,
ma
certo
non
contempla
ed
esaurisce
tutti
i
lati
della
questione
.
Pare
a
noi
che
sia
necessario
anche
di
vedere
se
,
senza
qualcuna
di
queste
grandi
superstizioni
,
una
società
si
possa
reggere
;
se
una
illusione
generale
non
sia
cioè
una
forza
sociale
,
che
serve
potentemente
a
cementare
la
unità
e
la
organizzazione
di
un
'
intera
civiltà
.
II
.
-
-
L
'
umanità
si
divide
in
gruppi
sociali
,
ognuno
dei
quali
è
distinto
dagli
altri
da
credenze
,
sentimenti
,
abitudini
ed
interessi
,
che
ad
esso
sono
speciali
.
Gl
'
individui
,
che
di
uno
di
questi
gruppi
fanno
parte
,
sono
uniti
fra
loro
dalla
coscienza
di
una
fratellanza
comune
,
e
divisi
dagli
altri
gruppi
da
passioni
e
tendenze
più
o
meno
antagonistiche
e
repulsive
.
Come
abbiamo
già
accennato
,
la
formola
politica
deve
essere
fondata
sulle
speciali
credenze
e
sui
sentimenti
più
forti
del
gruppo
sociale
nel
quale
è
in
vigore
,
o
almeno
della
frazione
di
questo
gruppo
,
che
ha
la
preminenza
politica
.
Questo
fenomeno
dell
'
esistenza
dei
gruppi
sociali
,
ognuno
dei
quali
ha
caratteristiche
proprie
e
spesso
presumo
una
superiorità
assoluta
sugli
altri
,
è
stato
riconosciuto
ed
esaminato
da
molti
autori
,
segnatamente
da
quelli
moderni
che
trattano
del
principio
di
nazionalità
.
Recentemente
il
Gumplowicz
ha
fatto
molto
bene
rilevare
l
'
importanza
che
esso
ha
nella
Scienza
politica
o
Sociologia
che
voglia
dirsi
.
Adotteremmo
anche
il
termine
usato
a
definirlo
da
questo
autore
,
il
quale
lo
chiama
singenismo
,
se
il
vocabolo
,
conformemente
alle
idee
fondamentali
dello
scrittore
,
non
accennasse
ad
una
preponderanza
quasi
assoluta
dell
'
elemento
etnico
,
ossia
della
comunità
di
sangue
e
di
razza
,
nella
formazione
di
ciascun
gruppo
sociale
.
Or
noi
crediamo
che
in
parecchie
civiltà
primitive
,
non
tanto
,
la
comunità
di
sangue
quanto
l
'
opinione
che
essa
esisteva
,
la
credenza
di
un
antenato
comune
,
spesso
nata
dopo
che
il
tipo
sociale
era
formato
abbia
potuto
contribuire
a
cementarne
l
'
unità
;
ma
crediamo
pure
che
le
moderne
dottrine
antropologiche
e
filologiche
abbiano
potuto
suscitare
un
risveglio
di
antipatie
tra
gruppi
sociali
e
frazioni
dello
stesso
gruppo
,
le
quali
hanno
per
semplice
pretesto
le
differenze
di
razza
.
In
verità
poi
nella
formazione
del
gruppo
o
tipo
sociale
,
oltre
alla
più
o
meno
sicura
affinità
della
razza
concorrono
molti
altri
elementi
,
come
sarebbero
la
comunità
di
lingua
,
di
religione
,
di
interessi
ed
i
frequenti
rapporti
determinati
dalla
posizione
geografica
.
Anzi
,
non
è
neppur
necessario
che
tutti
questi
fattori
coesistano
;
giacché
la
comunità
della
storia
,
la
vita
vissuta
per
secoli
insieme
con
vicende
identiche
o
simili
,
determinando
la
somiglianza
delle
abitudini
morali
ed
intellettuali
,
delle
passioni
e
delle
ricordanze
diventa
spesso
l
'
elemento
precipuo
per
la
creazione
di
un
tipo
sociale
consciente
.
Una
volta
questo
formato
si
ha
,
come
già
avvertimmo
nella
prima
parte
del
nostro
lavoro
,
quasi
un
crogiuolo
,
che
imprime
uno
stampo
comune
a
tutti
gli
individui
che
entrano
in
esso
.
Si
chiami
suggestione
,
mimetismo
o
semplicemente
educazione
,
av
viene
allora
quel
fenomeno
per
il
quale
l
'
uomo
sente
,
crede
,
ama
ed
odia
,
secondo
l
'
ambiente
nel
quale
vive
:
per
il
quale
si
è
Cristiani
od
Ebrei
,
Maomettani
o
Buddisti
,
Francesi
od
Italiani
,
meno
rarissime
eccezioni
,
per
la
sola
ragione
che
tali
erano
coloro
fra
i
quali
siamo
nati
e
cresciuti
.
III
.
-
-
Nei
primordi
della
storia
ogni
popolo
civile
era
quasi
un
'
oasi
in
mezzo
ad
un
deserto
di
barbarie
,
le
diverse
civiltà
aveano
perciò
fra
di
loro
o
scarsissime
comunicazioni
o
queste
mancavano
in
modo
assoluto
:
tale
fu
infatti
la
condizione
dell
'
antico
Egitto
durante
le
prime
dinastie
e
tale
quella
della
China
fino
ad
un
'
epoca
assai
meno
remota
.
Allora
naturalmente
ogni
tipo
sociale
avea
un
'
originalità
assoluta
,
quasi
in
niun
modo
temperata
da
infiltrazioni
ed
influenze
straniere
.
Malgrado
però
che
questo
isolamento
dovesse
fortemente
contribuire
a
rinforzare
la
tendenza
che
ha
ogni
tipo
sociale
a
riunirsi
in
unico
organismo
politico
,
pure
fin
d
'
allora
vediamo
che
essa
non
prevale
che
a
sbalzi
.
Stando
infatti
agli
esempi
citati
,
la
China
all
'
epoca
di
Confucio
,
si
divi
deva
in
molti
Stati
feudali
quasi
indipendenti
l
'
uno
dall
'
altro
e
nell
'
Egitto
spesso
vediamo
i
diversi
hiq
o
re
locali
dei
singoli
nomi
acquistare
la
piena
indipendenza
e
qualche
volta
anche
il
basso
o
l
'
alto
Egitto
formavano
regni
distinti
.
Più
tardi
,
in
civiltà
avanzatissime
e
molto
complesse
come
quella
ellenica
,
vediamo
svolgersi
a
preferenza
una
tendenza
contraria
a
quella
che
abbiamo
accennato
,
la
tendenza
cioè
che
spinge
un
tipo
sociale
a
dividersi
in
organismi
politici
distinti
e
quasi
sempre
rivali
.
Infatti
l
'
egemonia
,
che
diversi
stati
greci
tentarono
stabilire
su
tutti
i
popoli
ellenici
,
fu
sempre
un
concetto
molto
lontano
dalla
vera
unità
politica
;
e
del
resto
gli
sforzi
di
Atene
,
di
Sparta
e
poi
della
Macedonia
per
stabilire
quest
'
egemonia
in
modo
dura
turo
ed
efficace
non
ebbero
mai
un
completa
successo
.
Ciò
che
forma
il
tratto
veramente
caratteristico
di
molti
popoli
dell
'
antichità
ed
in
generale
delle
civiltà
che
chiameremmo
primitive
,
perché
poco
hanno
sentito
l
'
influenza
di
elementi
stranieri
,
è
la
semplicità
e
l
'
unità
dell
'
intero
sistema
d
'
idee
e
di
credenze
,
sulle
quali
si
basava
l
'
esistenza
di
un
popolo
e
la
sua
organizzazione
politica
.
Vediamo
infatti
fra
i
veto
popoli
la
formola
politica
non
solo
essere
appoggiata
sulla
religione
,
ma
completamente
immedesimarsi
colla
stessa
.
Il
Dio
era
eminentemente
nazionale
,
rappresentava
il
protettore
speciale
del
territorio
e
del
popolo
,
il
fulcro
della
sua
organizzazione
politica
;
il
popolo
aveva
finché
il
suo
Dio
aveva
forze
bastanti
per
aiutarlo
ed
,
alla
sua
volta
,
il
Dio
durava
finché
viveva
il
suo
popolo
.
Gli
Ebrei
sono
l
'
esempio
più
noto
di
un
popolo
organizzato
secondo
il
sistema
che
abbiamo
accennato
,
ma
non
si
deve
credere
che
,
nell
'
epoca
in
cui
fiorirono
,
i
regni
d
'
Israele
e
di
Giuda
costituissero
un
'
eccezione
.
Lo
stesso
ufficio
che
Javeh
esercitava
a
Gerusalemme
,
Kamos
lo
disimpegnava
a
Moab
;
Marduk
a
Babilonia
,
Assur
a
Ninive
ed
Ammon
a
Tebe
.
Come
il
Dio
d
'
Israele
comandava
a
Saul
,
a
David
ed
a
Salo
mone
di
combattere
ad
oltranza
gli
Ammoniti
ed
i
Filistei
,
così
Ammon
imponeva
ai
Faraoni
d
'
Egitto
di
percuotere
i
barbari
dell
'
Oriente
e
dell
'
Occidente
ed
Assur
incitava
allo
sterminio
degli
stranieri
i
sovrani
di
Ninive
e
loro
concedeva
la
vittoria
.
A
poco
a
poco
però
i
rapporti
fra
popoli
relativamente
civili
si
fecero
più
frequenti
;
avvenne
la
fondazione
di
grandissimi
imperi
e
questi
non
poterono
sempre
essere
basati
sull
'
assimilazione
e
distruzione
completa
dei
popoli
vinti
,
ma
dovettero
spesso
contentarsi
della
semplice
loro
dipendenza
.
Allora
il
vincitore
frequentemente
crede
atto
politico
il
riconoscere
e
l
'
adorare
il
Dio
dei
vinti
:
infatti
i
Re
assiri
conquistatori
di
Babilonia
spesso
resero
omaggio
a
Marduk
e
pare
che
lo
stesso
abbia
fatto
Ciro
;
Alessandro
Magno
sacrificò
ad
Ammon
,
ed
in
generale
a
tutte
le
divinità
,
dei
conquistati
,
ed
i
Romani
poi
le
ammisero
tutte
nel
loro
Pantheon
.
A
questo
punto
,
reso
possibile
dai
lunghi
periodi
di
pace
e
dall
'
assopimento
delle
rivalità
nazionali
,
che
seguono
appunto
lo
stabilirsi
di
grandi
organismi
politici
,
vediamo
apparire
nel
mondo
un
fenomeno
relativamente
recente
,
cioè
le
grandi
religioni
umanitarie
ed
universali
;
che
,
senza
distinzione
di
razza
,
di
lingua
,
di
regime
politico
,
aspirano
ad
estendere
l
'
influenza
delle
loro
dottrine
indistintamente
su
tutta
la
terra
.
IV
.
-
-
Il
Buddismo
,
il
Cristianesimo
ed
il
Maomettismo
sono
le
tre
grandi
religioni
umanitarie
comparse
finora
nel
mondo
.
Comprendono
tutte
e
tre
un
corpo
completo
di
dottrine
a
base
prevalentemente
filosofica
nel
Buddismo
e
dommatica
nel
Cristianesimo
e
nel
Maomettismo
:
ed
ognuna
di
esse
ha
la
pretesa
di
contenere
la
verità
assoluta
e
di
offrire
una
guida
sicura
ed
infallibile
,
la
cui
osservanza
procaccia
il
bene
in
questa
vita
e
nell
'
altra
.
L
'
appartenere
insieme
ad
una
di
queste
religioni
costituisce
un
legame
grandissimo
fra
popoli
disparati
e
differentissimi
di
razza
e
di
lingua
e
dà
ad
essi
una
maniera
speciale
e
comune
d
'
intendere
la
morale
e
la
vita
,
ed
oltre
a
ciò
costumi
ed
abitudini
politiche
e
familiari
tali
da
determinare
la
formazione
di
un
vero
tipo
sociale
,
le
cui
caratteristiche
sono
spesso
così
spiccate
,
così
pro
fonde
,
da
riuscire
quasi
indelebili
.
Si
può
dire
anzi
che
dalla
comparsa
di
queste
grandi
religioni
data
la
distinzione
precisa
tra
tipo
sociale
e
tipo
nazionale
,
che
prima
quasi
non
esisteva
.
Infatti
un
tempo
vi
era
la
civiltà
egiziana
,
la
caldaica
,
la
greca
,
ma
non
la
civiltà
cristiana
e
la
maomettana
;
non
esisteva
cioè
un
complesso
di
popoli
,
distinti
di
lingua
e
di
razza
e
divisi
in
molteplici
organismi
politici
,
ma
uniti
da
credenze
,
sentimenti
e
coltura
comune
.
Il
Maomettismo
è
fra
tutte
le
religioni
quella
che
forse
scolpisce
più
fortemente
la
sua
impronta
negli
individui
,
che
l
'
hanno
abbracciato
,
o
meglio
che
sono
nati
in
una
società
di
cui
essa
si
è
impadronita
.
Il
Cristianesimo
ed
anche
l
'
Ebraismo
sono
state
e
sono
finora
forme
adattissime
per
modellare
,
secondo
certi
determinati
disegni
,
la
molle
creta
dello
spirito
romano
.
Più
blanda
è
l
'
azione
del
Buddismo
,
ma
pur
sempre
molto
efficace
.
È
pure
da
osservare
che
queste
grandi
religioni
con
dottrine
e
gerarchia
religiosa
fortemente
organizzate
,
se
da
una
parte
servono
maravigliosamente
all
'
affratellamento
ed
all
'
assimilazione
dei
correligionari
,
sono
dall
'
altra
parte
una
forza
coibente
di
una
efficacia
grandissima
fra
popolazioni
di
credenze
diverse
.
Esse
bastano
a
scavare
un
abisso
quasi
incolmabile
fra
penti
vicine
per
razza
e
per
lingua
,
che
abitano
in
paesi
contigui
o
anche
nella
stessa
contrada
.
È
la
differenza
di
religione
infatti
che
ha
reso
quasi
impossibile
la
fusione
fra
le
popolazioni
che
abitano
la
penisola
balcanica
e
l
'
India
.
È
certamente
meravigliosa
l
'
attitudine
che
mostrarono
i
Romani
ad
assimilare
i
popoli
sottomessi
vincendo
notevolissime
resistenze
provenienti
dalla
differenza
di
razza
,
di
lingua
,
di
grado
di
cultura
;
ma
forse
non
sarebbero
ugualmente
riusciti
se
avessero
incontrato
l
'
ostacolo
di
religioni
ostili
,
esclusive
e
fortemente
organizzate
.
Difatti
il
Druidismo
nelle
Gallie
ed
in
Bretagna
,
benché
avesse
una
organizzazione
assai
poco
elaborata
,
pure
offri
qualche
resistenza
,
ed
i
Giudei
si
fecero
sterminare
e
disperdere
,
ma
non
furono
assimilati
.
Nel
Nord
dell
'
Africa
Roma
riuscì
a
latinizzare
e
conquidere
alla
sua
civiltà
,
almeno
fino
ad
in
certo
punto
,
i
progenitori
dei
moderni
Mori
,
Arabi
e
Kabili
,
ma
non
si
trovò
di
fronte
alla
religione
mussulmana
,
come
ora
accade
ai
Francesi
ed
agli
Italiani
.
Giugurta
e
Tacfarina
non
potevano
fare
appello
alle
passioni
religiose
come
Abd
el
Kader
e
Bou
Maza
.
Come
bene
scrisse
il
Karamzine
la
religione
cristiana
impedì
che
la
Moscovia
,
sotto
la
lunga
dominazione
dei
Mongoli
,
diventasse
interamente
asiatica
;
e
d
'
altra
parte
,
sebbene
i
Russi
siano
alla
loro
volta
potenti
assimilatori
e
nella
grande
Russia
il
sangue
finnico
e
mongolo
siasi
in
forti
proporzioni
mescolato
allo
slavo
,
pure
i
nuclei
di
Tartari
maomettani
di
Kazan
,
di
Astrakan
e
di
Crimea
non
si
sono
fatti
assorbire
;
essi
o
hanno
emigrato
o
sono
rimasti
formando
una
popolazione
a
parte
,
sottomessa
ma
nettamente
distinta
dal
resto
dei
sudditi
dello
Czar
.
Anche
in
China
i
figli
del
Celeste
Impero
hanno
potuto
assai
bene
assimilare
gli
abitanti
delle
provincia
meridionali
,
diversi
di
razza
e
di
lingua
,
ma
non
già
i
Roui
Tze
,
discendenti
dalle
tribù
turche
da
circa
mille
anni
residenti
nelle
provincia
del
Nord
ovest
della
China
propriamante
detta
;
perché
,
malgrado
che
questi
abbiano
adottato
la
lingua
e
le
apparenze
esteriori
dei
Chinesi
propriamente
detti
,
coi
finali
vivono
mescolati
nelle
stesse
città
,
pure
sono
,
stati
tenuti
in
un
isolamento
morale
dal
Maomettismo
,
che
i
loro
padri
avevano
adottato
prima
che
passassero
la
gran
muraglia
.
V
.
-
-
Coll
'
apparire
delle
grandi
religioni
universali
la
storia
dell
'
umanità
si
complica
di
fattori
nuovi
.
Già
abbiamo
visto
che
,
anche
prima
che
esse
sorgessero
,
un
tipo
sociale
,
malgrado
la
sua
tendenza
all
'
unità
,
si
potea
dividere
in
diversi
organismi
politici
.
Con
le
dette
religioni
questo
fatto
divenne
più
generale
e
meno
evitabile
e
potè
cominciare
quel
fenomeno
,
che
in
Europa
viene
definito
la
lotta
tra
lo
Stato
e
la
Chiesa
.
La
complicazione
nasce
principalmente
da
ciò
,
che
la
tendenza
all
'
unità
nel
tipo
sociale
resta
,
ma
è
ostacolata
da
forze
molto
maggiori
.
Avviene
poi
che
se
da
una
parte
la
organizzazione
politica
tende
sempre
a
giustificare
la
propria
esistenza
mercé
i
principi
della
religione
prevalente
,
questa
,
da
parte
sua
,
cerca
sempre
d
'
impadronirsi
del
potere
politico
e
d
'
identificarsi
con
esso
per
farne
strumento
ai
suoi
fini
ed
alla
sua
propaganda
.
È
nei
paesi
maomettani
che
religione
e
politica
stanno
più
strettamente
unite
.
Il
capo
di
uno
Stato
maomettano
è
stato
quasi
sempre
il
pontefice
di
una
delle
grandi
sétte
in
cui
si
divide
l
'
Islam
,
oppure
dal
pontefice
ha
ricevuto
l
'
investitura
.
Vero
è
che
nei
se
coli
scorsi
quest
'
investitura
fu
spesso
una
vana
formalità
,
che
il
Califfo
,
ridotto
omai
senza
forze
temporali
,
non
potea
negare
ai
potenti
;
ma
bisogna
tener
presente
che
,
nel
periodo
che
corre
dalla
decadenza
degli
Abassidi
di
Bagdad
fino
al
sorgere
del
grande
impero
ottomano
,
il
fanatismo
musulmano
era
molto
minore
di
quello
di
oggi
.
Certo
è
poi
che
ogni
i
primi
fecero
una
guerra
di
sterminio
ai
secondi
.
Dopo
avere
desolato
orribilmente
le
provincia
accennate
la
guerra
civile
si
restrinse
nella
Kashgaria
al
di
là
della
gran
muraglia
,
e
non
finì
che
nel
1877
coll
'
assassinio
del
capo
dei
maomettani
Jakoubbeg
(
Rousst
,
opera
citata
)
.
grande
rivoluzione
o
fondazione
di
nuovo
Stato
nei
paesi
maomettani
si
accoppia
e
giustifica
,
quasi
sempre
con
un
nuovo
scisma
religioso
;
così
fu
nel
Medio
Evo
,
quando
sorsero
i
nuovi
imperi
degli
Almoravidi
e
degli
Almohaidi
,
e
lo
stesso
è
avvenuto
nel
secolo
decimonono
coll
'
insurrezione
dei
Wahabiti
e
con
quella
capitanata
dal
Mahdi
di
Ondurman
.
In
China
il
Buddismo
vive
sottomesso
sotto
la
protezione
dello
Stato
,
il
quale
mostra
di
riconoscerne
e
tutelarne
il
culto
per
un
rigardo
alle
classi
basse
della
popolazione
,
che
ne
sono
seguaci
.
Nel
Giappone
questa
religione
è
tollerata
,
ma
il
Governo
cerca
attualmente
di
favorire
l
'
antica
religione
nazionale
di
Sinto
.
In
Europa
i
diversi
riti
del
Cristianesimo
si
trovano
in
condizioni
molto
differenti
.
In
Russia
lo
czar
è
il
capo
della
religione
ortodossa
e
l
'
autorità
della
Chiesa
si
confonde
quasi
con
quella
dello
Stato
,
anzi
,
agli
occhi
di
un
vero
russo
,
un
buon
suddito
tori
greci
,
i
Musulmani
,
per
parecchi
secoli
del
Medio
Evo
,
furono
assai
più
spregiudicati
dei
cristiani
contemporanei
(
Amari
,
Storia
dei
Musulmani
in
Sicilia
)
.
Quest
'
autore
traduce
e
riporta
una
corrispondenza
fra
l
'
imperatore
Federico
II
e
parecchi
dotti
musulmani
,
suoi
contemporanei
,
nella
quale
si
sente
un
forte
sapore
di
razionalismo
.
dello
czar
deve
essere
greco
ortodosso
.
Anche
nei
paesi
protestanti
il
rito
dominante
ha
pure
un
carattere
più
o
meno
ufficiale
.
Il
Cattolicismo
,
dalla
caduta
dell
'
impero
romano
,
ha
avuto
,
ed
ha
ancora
,
un
'
indipendenza
maggiore
.
Nel
Medio
Evo
aspirò
ad
asservire
l
'
autorità
laica
in
tutti
i
paesi
che
erano
entrati
nell
'
orbita
cattolica
,
e
ci
fu
un
momento
in
cui
il
Papa
,
potè
sperare
vicina
la
realizzazione
del
vastissimo
progetto
di
riunire
tutta
la
Cristianità
,
cioè
tutto
un
tipo
sociale
,
sotto
la
sua
influenza
più
o
meno
diretta
.
Ora
vive
di
compromessi
,
dando
appoggio
ai
poteri
laici
e
ricevendone
,
e
,
qua
e
là
,
in
lotta
aperta
con
essi
.
Un
organismo
politico
la
cui
popolazione
è
seguace
di
una
delle
religioni
universali
accennate
,
o
anche
divisa
fra
diversi
riti
di
una
di
queste
religioni
,
deve
avere
una
base
propria
giuridica
e
morale
sulla
quale
poggi
la
sua
classe
politica
.
Deve
essere
perciò
fondato
sul
sentimento
nazionale
,
sulla
lunga
tradizione
dell
'
autonomia
,
sulle
rimembranze
storiche
,
sulla
devozione
secolare
ad
una
dinastia
,
su
qualche
cosa
insomma
che
ad
esso
sia
speciale
.
Accanto
al
colto
generale
,
umanitario
,
deve
esistere
in
certo
modo
il
culto
,
diremmo
quasi
nazionale
,
più
o
meno
bene
conciliato
e
coordinato
con
quello
.
I
doveri
dei
due
culti
vengono
spesso
cumulativamente
osservati
dagli
stessi
individui
:
ed
a
questo
proposito
è
bene
osservare
che
non
sempre
gli
uomini
sono
perfettamente
coerenti
nello
stabilire
i
principi
ai
quali
inspirano
la
loro
condotta
.
Sicché
in
pratica
si
può
essere
buoni
cattolici
e
nello
stesso
tempo
buoni
Tedeschi
,
buoni
Italiani
,
buoni
Francesi
e
servire
fedelmente
un
sovrano
protestante
od
una
Repubblica
,
che
fa
professione
ufficiale
di
anticlericalismo
.
Qualche
volta
,
come
avviene
frequentemente
in
Italia
,
si
può
essere
anche
buon
patriotta
e
ardente
socialista
,
sebbene
la
democrazia
sociale
,
come
il
Cattolicismo
,
sia
nella
sua
essenza
contraria
al
particolarismo
nazionale
.
Però
queste
transazioni
avvengono
quando
le
passioni
non
sono
molto
acuite
,
ed
,
a
rigor
di
logica
,
avevano
ragione
gl
'
Inglesi
del
secolo
decimottavo
,
i
quali
,
considerando
che
il
Re
era
il
capo
della
Chiesa
anglicana
e
che
al
Papa
dovea
anzi
tutto
obbedienza
ogni
buon
cattolico
,
credevano
che
egli
non
potesse
essere
nello
stesso
tempo
un
buon
inglese
.
Ciò
che
è
veramente
necessario
,
quando
esiste
un
antagonismo
più
o
meno
larvato
fra
una
dottrina
od
una
religione
che
aspira
all
'
universalità
ed
i
sentimenti
e
le
tradizioni
,
che
sostengono
il
particolarismo
di
uno
Stato
,
è
che
questi
ultimi
siano
veramente
forti
,
che
siano
anche
collegati
con
molti
interessi
materiali
e
che
una
frazione
cospicua
della
classe
dirigente
ne
sia
fortemente
imbevuta
e
li
propaghi
e
li
mantenga
nelle
masse
.
Quando
questa
frazione
della
classe
politica
è
inoltre
saldamente
organizzata
può
tener
testa
a
tutte
le
correnti
religiose
e
dottrinarie
,
che
esercitano
la
loro
influenza
nella
società
che
essa
dirige
.
Ma
se
i
suoi
sentimenti
sono
fiacchi
,
le
sue
forze
morali
ed
intellettuali
deficienti
,
la
sua
organizzazione
difettosa
,
allora
quelle
prevalgono
e
lo
Stato
finisce
col
diventare
lo
zimbello
di
qualcuna
delle
religioni
o
dottrine
universali
,
ad
esempio
del
cattolicistno
o
della
democrazia
sociale
.
VI
.
-
-
Prima
di
procedere
innanzi
crediamo
opportuno
,
per
rendere
più
facile
l
'
esposizione
di
ciò
che
appresso
diremo
,
di
dare
una
breve
notizia
intorno
ai
due
tipi
secondo
i
quali
ci
pare
che
si
possano
classificare
tutti
gli
organismi
politici
.
Questi
due
tipi
sarebbero
il
feudale
ed
il
burocratico
.
Cominciamo
subito
col
far
rilevare
che
questa
nostra
classificazione
non
è
basata
su
criteri
immutabili
ed
essenziali
;
non
crediamo
perciò
che
ci
sia
alcuna
legge
psicologica
,
la
quale
sia
speciale
ad
alcuno
dei
due
tipi
ed
ignota
quindi
all
'
altro
.
Ci
pare
anzi
che
i
due
tipi
non
siano
che
la
manifestazione
,
in
momenti
diversi
,
di
una
sola
tendenza
costante
,
per
la
quale
l
'
organizzazione
politica
delle
società
,
umane
diventa
meno
semplice
ossia
più
complicata
,
mano
mano
che
ogni
società
aumenta
in
grandezza
e
si
perfeziona
in
civiltà
.
La
seconda
di
queste
condizioni
è
anzi
più
indispensabile
e
di
carattere
più
generale
della
prima
,
perché
,
a
dir
vero
,
anche
Stati
molto
vasti
possono
essere
organizzati
feudalmente
.
In
fondo
uno
Stato
burocratico
non
è
perciò
che
uno
Stato
feudale
la
cui
organizzazione
,
progredendo
e
sviluppandosi
,
si
è
complicata
,
come
pure
uno
Stato
feudale
può
provenire
da
una
società
già
burocratizzata
,
che
,
decaduta
di
civiltà
e
spesso
ridotta
in
frammenti
,
è
stata
costretta
a
ritornare
ad
un
ordinamento
politico
più
semplice
e
più
primitivo
.
Ciò
premesso
,
diremo
come
per
Stato
feudale
intendiamo
quel
tipo
di
organizzazione
politica
nella
quale
tutte
le
funzioni
direttive
di
una
società
,
come
sarebbero
le
economiche
,
le
giuridico
ammministrative
e
le
militari
,
sono
esercitate
cumulativamente
dagli
stessi
individui
,
e
nello
stesso
tempo
lo
Stato
si
compone
di
piccoli
aggregati
sociali
,
ognuno
dei
quali
possiede
tutti
gli
organi
necessari
per
bastare
a
sé
stesso
.
L
'
Europa
del
Medio
Evo
ci
offre
l
'
esempio
più
conosciuto
di
questa
specie
di
ordinamento
,
che
perciò
appunto
abbiamo
chiamato
feudale
,
ma
,
studiando
la
storia
degli
altri
popoli
e
leggendo
i
racconti
dei
viaggiatori
contemporanei
,
ci
possiamo
facilmente
accorgere
che
esso
è
molto
diffuso
.
Infatti
,
come
il
barone
medioevale
era
proprietario
della
terra
,
comandante
degli
armati
,
giudice
ed
amministratore
del
suo
feudo
,
nel
quale
godeva
il
mero
e
misto
imperio
,
così
ora
il
Ras
abissino
compartisce
la
giustizia
,
comanda
i
guerrieri
e
preleva
i
tributi
,
ossia
toglie
al
coltivatore
tutto
quanto
non
è
strettamente
necessario
al
suo
mantenimento
.
In
certe
epoche
dell
'
antico
Egitto
l
'
hiq
o
governatore
locale
curava
la
manutenzione
dei
canali
,
dirigeva
le
culture
,
amministrava
la
giustizia
,
esigeva
i
tributi
,
comandava
gli
armati
;
anche
il
curaca
del
Perù
,
sotto
l
'
impero
degli
Incas
,
era
il
capo
del
suo
villaggio
ed
a
questo
titolo
ne
amministrava
la
proprietà
rurale
collettiva
,
vi
esercitava
le
funzioni
giudiziarie
e
,
alla
richiesta
del
figlio
del
Sole
,
ne
comandava
il
contingente
armato
.
Qualche
volta
anche
le
funzioni
religiose
sono
state
disimpegnate
dallo
stesso
capo
che
dirigeva
le
altre
attività
sociali
,
come
appunto
avveniva
nel
Medio
Evo
europeo
quando
gli
abati
ed
i
vescovi
erano
pure
feudatari
.
È
pure
da
tener
presente
che
si
può
avere
un
ordinamento
feudale
,
anche
quando
la
terra
,
fonte
quasi
esclusiva
della
ricchezza
nelle
società
poco
avanzate
,
non
è
giuridicamente
proprietà
assoluta
della
classe
governante
.
Poiché
,
dato
che
i
coltivatori
non
siano
legalmente
vassalli
e
schiavi
e
che
siano
anche
nominalmente
proprietari
del
campo
che
coltivano
,
certo
è
che
il
capo
locale
ed
i
suoi
satelliti
,
avendo
piena
podestà
d
'
imporre
tributi
e
corvées
,
lascieranno
ai
lavoratori
dei
campi
soltanto
quello
che
è
necessario
per
la
loro
sussistenza
.
Hanno
avuto
carattere
spiccatamente
feudale
anche
piccoli
organismi
politici
,
nei
quali
la
produzione
della
ricchezza
è
stata
basata
non
sulla
cultura
della
terra
,
ma
sul
commercio
e
sull
'
industria
;
giacché
ci
è
stata
la
stessa
fusione
della
direzione
politica
ed
economica
nelle
stesse
persone
.
Così
i
capi
politici
dei
Comuni
medioevali
erano
nello
stesso
tempo
capi
delle
corporazioni
di
arti
e
mestieri
;
i
negozianti
di
Tiro
e
Sidone
,
come
quelli
di
Genova
e
di
Venezia
,
di
Brema
e
di
Amburgo
dirigevano
i
banchi
e
le
fattorie
stabilite
nei
paesi
barbari
,
comandavano
le
navi
,
che
a
volta
servivano
al
commercio
ed
a
volta
alla
guerra
,
e
governavano
le
loro
città
.
Ciò
accadeva
specialmente
quando
la
città
viveva
di
commercio
marittimo
,
nell
'
esercizio
del
quale
chi
comandava
la
nave
alla
funzione
commerciale
accoppiava
molto
facilmente
la
direzione
politica
e
militare
.
Altrove
,
a
Firenze
ad
esempio
,
dove
gran
parte
dei
proventi
si
traevano
dall
'
industria
e
dalle
banche
,
la
classe
dirigente
presto
perdette
le
abitudini
guerresche
e
perciò
la
direzione
militare
.
Forse
si
deve
in
parte
a
ciò
la
vita
agitata
,
che
visse
la
oligarchia
mercantile
di
Firenze
dalla
cacciata
del
duca
di
Atene
a
Cosimo
dei
Medici
.
VII
.
-
-
Nello
stato
burocratico
non
devono
necessariamente
tutte
le
funzioni
direttive
essere
accentrate
nella
burocrazia
e
da
essa
venire
esercitate
:
possiamo
anzi
affermare
che
ciò
fino
al
momento
presente
,
forse
mai
è
avvenuto
.
La
caratteristica
principale
di
questo
tipo
di
organizzazione
sociale
crediamo
che
stia
in
questo
fatto
:
che
,
laddove
esso
sussiste
,
il
potere
centrale
preleva
per
via
l
'
imposte
una
parte
notevole
della
ricchezza
sociale
,
la
quale
serve
prima
di
tutto
al
mantenimento
dell
'
organizzazione
militare
,
poi
a
sopperire
ad
una
quantità
più
o
meno
grande
di
funzioni
civili
.
Sicché
una
società
tanto
più
è
burocratica
quanto
maggiore
è
la
quantità
di
funzionari
,
che
disimpegnano
uffici
pubblici
e
vivono
ricevendo
un
salario
dal
Governo
centrale
o
dai
corpi
locali
.
In
uno
Stato
burocratico
poi
la
specializzazione
delle
funzioni
dirigenti
è
sempre
maggiore
che
negli
Stati
feudali
:
la
prima
e
la
più
elementare
divisione
delle
attribuzioni
è
quella
che
sottrae
all
'
elemento
militare
le
facoltà
amministrative
e
le
giudiziarie
.
È
anche
evidente
che
negli
Stati
burocratici
la
disciplina
in
tutti
i
gradi
della
gerarchia
politica
amministrativa
e
militare
è
molto
più
assicurata
.
Il
paragone
fra
un
conte
del
Medio
Evo
circondato
da
armigeri
e
vassalli
da
secoli
attaccati
alla
sua
famiglia
e
mantenuti
coi
prodotti
delle
terre
del
signore
ed
un
prefetto
ed
un
generale
moderni
,
ai
quali
un
colpo
di
telegrafo
può
sottrarre
di
botto
ogni
autorità
e
perfino
lo
stipendio
,
basta
subito
a
darcene
una
idea
.
Nello
Stato
feudale
perciò
si
richiede
una
grande
energia
,
un
gran
senso
politico
in
colui
o
coloro
che
stanno
al
sommo
vertice
della
scala
sociale
per
tenere
organizzati
,
compatti
,
obbedienti
ad
un
unico
impulso
i
diversi
gruppi
sociali
,
che
tenderebbero
alla
disgregazione
ed
all
'
autonomia
,
e
ciò
è
tanto
vero
che
,
spesso
,
con
la
morte
di
un
capo
autorevole
finisce
la
forza
di
uno
Stato
.
Solo
una
grande
unità
morale
,
l
'
appartenere
ad
un
tipo
sociale
molto
spiccato
,
può
salvare
per
lungo
tempo
l
'
esistenza
politica
di
un
popolo
feudalmente
organizzato
;
e
certamente
ci
è
voluto
il
Cristianesimo
per
isolare
e
salvare
l
'
autonomia
delle
genti
abissine
,
circondati
da
pagani
e
maomettani
.
Quando
però
questa
forza
coibente
agisce
in
modo
fiacco
e
quando
lo
Stato
feudale
si
trova
a
contatto
con
,
popoli
più
saldamente
organizzate
,
allora
è
molto
facile
che
sia
assorbito
e
sparisca
in
una
delle
tante
crisi
periodiche
,
alle
quali
in
esso
il
potere
centrale
è
fatalmente
soggetto
.
Al
contrario
le
qualità
personali
del
capo
supremo
influiscono
relativamente
poco
sulla
durata
di
uno
Stato
burocratico
ed
una
società
burocraticamente
organizzata
può
conservare
la
sua
autonomia
anche
quando
ripudia
una
antica
formola
politica
e
ne
adotta
una
nuova
,
ovvero
quando
modifica
,
anche
profondamente
,
il
suo
tipo
sociale
.
VIII
.
-
-
L
'
organizzazione
burocratica
non
deve
essere
necessariamente
accentratrice
,
nel
senso
che
comunemente
si
suol
dare
a
quest
'
espressione
;
spesso
la
burocratizzazione
si
può
conciliare
con
una
larga
autonomia
provinciale
,
come
accade
ad
esempio
,
nella
China
;
dove
le
diciotto
provincie
propriamente
chinesi
hanno
una
larghissima
autonomia
,
in
modo
che
dal
capoluogo
di
ognuna
di
esse
si
provvede
a
quasi
tutti
gli
affari
locali
.
Gli
Stati
di
civiltà
europea
,
anche
ipiù
discentrati
,
sono
tutti
più
o
meno
burocratizzati
:
come
abbiamo
già
accennato
,
la
caratteristica
:
principale
di
un
organismo
burocratico
è
questa
:
che
in
esso
le
funzioni
militari
ed
un
numero
più
o
meno
grande
gli
altri
servizi
pubblici
sono
esercitati
da
impiegati
salariati
.
Che
i
salari
siano
tutti
pagati
dal
Governo
centrale
o
che
in
parte
ricadano
sui
corpi
locali
,
che
più
o
meno
stanno
sotto
il
controllo
di
quello
,
è
un
dettaglio
,
che
non
ha
la
grande
importanza
che
ad
esso
si
suole
attribuire
.
Nella
storia
non
mancano
i
casi
di
organismi
politici
molto
piccoli
,
i
quali
,
avendo
un
'
organizzazione
burocratica
appena
ab
bozzata
o
non
avendone
quasi
affatto
,
hanno
compito
miracoli
di
energia
in
ogni
ramo
dell
'
attività
umana
.
Le
città
elleniche
ed
i
Comuni
italiani
del
Medio
Evo
sono
esempi
che
neppure
occorre
di
citare
.
Ma
quando
si
tratta
di
vasti
organismi
umani
,
che
si
stendono
su
tratti
grandissimi
di
territorio
e
comprendono
milioni
e
milioni
d
'
individui
,
pare
che
solo
l
'
organizzazione
burocratica
riesca
a
riunire
sotto
unico
impulso
quegli
immensi
tesori
di
forza
economica
e
di
energia
morale
ed
intellettuale
,
coi
quali
la
classe
dirigente
pub
riuscire
a
modificare
profondamente
le
condizioni
interne
di
una
società
,
ed
a
renderne
efficace
e
potente
l
'
azione
di
là
dei
proprii
confini
.
Era
infatti
burocratizzato
l
'
Egitto
nei
bei
tempi
della
XVII
e
XVIII
dinastia
,
quando
la
civiltà
dei
Faraoni
ebbe
una
delle
più
splendide
rinascenze
ed
i
battaglioni
egiziani
dal
Nilo
Azzurro
estesero
le
loro
conquiste
fino
ai
piedi
del
Caucaso
.
Era
uno
Stato
fortemente
burocratico
l
'
impero
romano
,
saldissimo
organismo
sociale
che
seppe
estendere
la
civiltà
della
Grecia
e
dell
'
Italia
e
la
lingua
dell
'
Italia
a
tanta
parte
del
mondo
,
compiendo
uno
dei
più
difficili
lavori
di
assimilazione
sociale
.
Ed
è
burocratica
la
Russia
,
che
,
malgrado
varie
gravissime
debolezze
interne
,
ha
ancora
una
potente
vitalità
e
spinge
sempre
più
avanti
la
sua
espansione
nei
vastissimi
territori
dell
'
Asia
.
Malgrado
questi
e
parecchi
altri
esempi
,
che
facilmente
si
potrebbero
trovare
,
non
bisogna
dimenticare
un
fatto
importantissimo
,
che
abbiamo
già
accennato
;
cioè
che
nessuna
grande
società
troviamo
nella
storia
,
nella
quale
tutte
le
attività
umane
siano
state
completamente
burocratizzate
.
È
questo
forse
uno
dei
tanti
indizii
della
grande
complessità
delle
leggi
sociali
,
la
quale
fa
si
che
un
tipo
di
ordinamento
politico
,
che
produce
buoni
risultati
quando
è
applicato
fino
ad
un
certo
punto
,
sistematizzato
e
generalizzato
,
riesce
inattuabile
e
dannoso
.
Infatti
noi
vediamo
spesso
burocratizzata
la
giustizia
,
burocratizzata
l
'
amministrazione
,
e
quel
gran
burocratizzatore
,
che
fu
Napoleone
primo
,
condusse
a
buon
punto
anche
la
burocratizzazione
dell
'
insegnamento
e
della
gerarchia
sacerdotale
cattolica
;
vediamo
spesso
eseguiti
dalla
burocrazia
strade
,
canali
,
ferrovie
,
tutti
i
lavori
pubblici
,
che
agevolano
la
produzione
della
ricchezza
,
ma
questa
produzione
stessa
non
vediamo
mai
interamente
burocratizzata
.
Sembra
che
la
direzione
di
questo
ramo
importantissimo
dell
'
attività
sociale
mal
si
pieghi
,
come
tanti
altri
,
alla
regolarità
burocratica
e
che
per
la
classe
,
che
vi
è
dedicata
,
il
tornaconto
individuale
sia
uno
sprone
ben
più
efficace
di
qualunque
salario
governativo
.
Ma
vi
è
di
più
:
abbiamo
indizii
abbastanza
forti
che
la
burocratizzazione
estesa
alla
produzione
ed
all
'
intera
distribuzione
della
ricchezza
sarebbe
esiziale
.
Non
vogliamo
accennare
ai
danni
eco
nomici
del
protezionismo
,
dell
'
ingerenza
del
Governo
nelle
banche
e
del
soverchio
svolgimento
dato
ai
livori
pubblici
,
e
facciamo
sol
tanto
rilevare
un
atto
bene
accertato
.
Il
regime
burocratico
,
nel
quale
chi
dirige
la
produzione
economica
ed
anche
il
singolo
lavoratore
sono
protetti
contro
la
confisca
arbitraria
per
parte
dei
forti
e
dei
prepotenti
e
che
severamente
reprime
ogni
guerra
privata
,
offre
una
grande
sicurezza
alla
vita
umana
ed
anche
alla
proprietà
:
con
esso
mediante
una
quota
parte
fissa
,
che
il
produttore
paga
a
profitto
dell
'
organizzazione
sociale
,
egli
ha
il
tranquillo
godimento
del
resto
della
produzione
;
ciò
che
permette
tale
uno
svolgimento
della
ricchezza
pubblica
e
privata
,
il
quale
è
ignoto
nei
paesi
più
barbari
e
più
primitivamente
organizzati
.
Ma
può
accadere
,
ed
è
accaduto
che
,
o
perché
le
pretensioni
della
classe
militare
e
degli
altri
burocratici
sono
troppo
esagerate
o
per
i
soverchi
uffici
che
la
burocrazia
vuole
disimpegnare
,
o
per
le
guerre
ed
i
debiti
,
che
ne
sono
la
conseguenza
,
la
quantità
di
ricchezza
,
che
la
classe
che
adempie
alle
altre
funzioni
che
non
siano
lo
economiche
assorbisce
e
consuma
,
diventi
troppo
esagerata
.
Allora
l
'
imposta
prelevata
sulle
classi
produttrici
della
ricchezza
può
aumentare
al
punto
da
far
diminuire
fortemente
il
tornaconto
individuale
alla
produzione
,
ed
in
questo
caso
viene
a
scemare
immancabilmente
la
produzione
stessa
.
Colla
diminuzione
della
ricchezza
vanno
di
pari
passo
l
'
emigrazione
od
una
maggiore
mortalità
nelle
classi
povere
ed
infine
l
'
esaurimento
dell
'
intero
corpo
sociale
.
Sono
questi
appunto
i
fenomeni
che
scorgiamo
al
declinare
degli
Stati
burocratici
;
li
vediamo
infatti
nell
'
epoca
che
segui
il
massimo
svolgimento
burocratico
dell
'
Egitto
antico
e
più
visibilmente
ancora
durante
la
decadenza
dell
'
impero
romano
.
CAPITOLO
IV
.
Rapporti
tra
la
classe
politica
ed
il
tipo
sociale
.
I
.
Tendenza
degli
organismi
ad
estendere
il
proprio
tipo
sociale
.
-
-
II
.
Coesistenza
di
diversi
tipi
sociali
in
unico
organismo
politico
.
-
-
III
.
Unità
e
differenze
di
tipo
sociale
tra
le
varie
classi
dello
stesso
popolo
.
-
-
IV
.
Rapporti
tra
la
di
versità
dei
costumi
e
la
varietà
del
tipo
sociale
.
-
-
V
.
Psicologia
delle
plebi
.
-
-
VI
.
Conseguenze
della
diversità
di
tipo
sociale
tra
la
plebe
e
la
classe
di
rigente
.
I
.
-
-
Abbiamo
già
visto
nel
capitolo
precedente
come
ogni
tipo
sociale
abbia
la
tendenza
a
riunirsi
in
un
unico
organismo
politico
;
diremo
ora
come
ogni
organismo
politico
,
estendendosi
,
quasi
sempre
miri
e
spesso
riesca
all
'
allargamento
del
proprio
tipo
sociale
.
Questa
aspirazione
,
che
troviamo
anche
nell
'
antichità
più
remota
,
aveva
allora
la
sua
attuazione
mercé
procedimenti
barbari
,
grossolani
e
violenti
,
ma
certo
efficaci
.
Gli
Assiri
,
ad
es
.
,
costumavano
di
trapiantare
le
popolazioni
conquistate
,
le
quali
strappate
a
forza
dalla
madre
patria
,
venivano
disseminate
fra
gemi
di
spirito
e
di
nazionalità
assira
colle
quali
finivano
col
fondersi
;
alla
loro
volta
colonie
assirevenivano
spesso
mandate
nelle
terre
conquistate
.
Gl
'
Incas
del
Perù
costumavano
parimenti
di
trapiantare
in
massa
le
tribù
selvagge
che
conquistavano
,
per
poterle
più
facilmente
addomesticare
alla
civiltà
peruviana
ed
assimilarle
agli
altri
sudditi
del
figlio
del
sole
.
Nel
Medio
Evo
Carlomagno
,
dopo
avere
sterminato
una
buona
,
parte
dei
Sassoni
,
trapiantò
nel
loro
paese
delle
numerose
colonie
di
Franchi
.
Alcuni
secoli
dopo
i
Cavalieri
Teutonici
estendevano
la
lingua
germanica
e
la
religione
cristiana
dalle
rive
dell
'
Elba
fino
alle
foci
della
Vistola
e
del
Niemen
con
modi
consimili
:
sterminando
cioè
una
parte
dei
naturali
e
trasportando
nei
paesi
conquistati
numerose
colonie
tedesche
.
I
Romani
applicarono
alle
volte
metodi
analoghi
,
ma
non
ne
fecero
un
uso
esclusivo
.
Ad
es
.
,
non
li
impiegarono
mai
colle
popolazioni
molto
civili
dell
'
Oriente
,
ed
anche
in
Gallia
,
in
Spagna
,
in
Britannia
ed
altrove
l
'
impero
assimilò
i
barbari
basandosi
principalmente
sulla
diffusione
della
lingua
e
del
diritto
latino
e
su
quella
della
letteratura
e
della
scienza
greco
italiana
,
diffondendo
infine
i
benefizi
di
un
'
amministrazione
ammirevolmente
organizzata
e
di
una
civiltà
superiore
.
Generalmente
la
propaganda
religiosa
ed
una
,
coltura
più
avanzata
sono
i
modi
più
efficaci
per
assimilare
le
popolazioni
sottomesse
.
Fu
infatti
con
questi
modi
clic
il
Messico
,
il
Perù
e
moltissimi
altri
paesi
dell
'
America
meridionale
ricevettero
in
pochi
secoli
l
'
impronta
della
civiltà
spagnuola
e
portoghese
,
sebbene
buona
parte
,
e
qualche
volta
la
gran
maggioranza
dei
loro
abitanti
,
non
fossero
di
origine
iberica
.
II
.
-
-
Ma
spesso
un
diverso
tipo
sociale
sopravvive
,
almeno
per
alcuni
secoli
,
malgrado
che
sul
popolo
che
l
'
ha
adottato
pesi
l
'
egemonia
o
il
dominio
di
un
popolo
conquistatore
.
Nell
'
antico
impero
persiano
i
Medo
persiani
,
adoratori
del
fuoco
,
erano
dominatori
ed
il
loro
sovrano
era
il
Re
dei
Re
,
colui
che
comandava
a
tutti
i
sovrani
che
facevano
parte
del
vastissimo
Stato
.
Ma
le
popolazioni
sottomesse
,
rette
dai
satrapi
,
ovvero
anche
dalle
antiche
dinastie
dei
sovrani
indigeni
,
conservavano
intatte
le
loro
credenze
,
i
loro
usi
,
i
loro
costumi
,
né
abbandonavano
il
loro
tipo
sociale
per
adottare
quello
dei
Medo
Persiani
.
Anzi
per
alcune
di
queste
popolazioni
,
poste
in
mezzo
all
'
impero
,
ma
tutelate
dalla
difficoltà
dei
siti
e
dalle
abitudini
guerresche
,
la
soggezione
era
più
apparente
che
reale
.
In
questo
modo
la
Corte
di
Susa
potè
reggere
per
quasi
due
secoli
un
vastissimo
impero
nel
quale
,
tranne
in
Egitto
,
dalla
fine
del
regno
di
Dario
d
'
Istaspe
fino
all
'
invasione
di
Alessandro
Magno
non
vi
furono
notevoli
ribellioni
.
È
da
notare
però
che
al
primo
urto
un
po
'
forte
l
'
impero
si
sfasciò
,
perché
i
popoli
sottomessi
non
avevano
alcuna
vera
solidarietà
con
quello
dominatore
,
né
le
loro
forze
erano
riunite
e
cementate
da
un
'
organizzazione
amministrativa
e
militare
veramente
salda
.
In
altri
Stati
troviamo
anche
tipi
sociali
distinti
,
che
pur
vivono
mescolati
insieme
.
In
Turchia
,
per
es
.
,
vi
sono
nelle
città
i
quartieri
dei
Turchi
,
dei
Greci
,
degli
Armeni
e
degli
Ebrei
,
e
nelle
campagne
i
villaggi
degli
Osmanli
spesso
confinano
con
quelli
dei
Greci
e
dei
Bulgari
.
In
India
convivono
pure
Bramini
,
Maomettani
,
Parsi
ed
Europei
;
anzi
l
'
Oriente
pare
che
abbia
questa
specialità
di
essere
quasi
un
museo
,
dove
si
raccolgono
quei
frammenti
ed
avanzi
di
tipi
sociali
che
altrove
vengono
assorbiti
e
scompaiono
.
Quando
in
uno
Stato
avviene
questa
miscela
di
tipi
sociali
la
classe
politica
deve
essere
fornita
quasi
esclusiva
mente
da
quello
dominatore
,
e
quando
questa
regola
non
è
osservata
,
perché
il
tipo
dominatore
non
è
sufficiente
per
numero
o
per
energia
morale
ed
intellettuale
,
allora
un
paese
si
può
considerare
come
malato
,
prossimo
cioè
a
gravi
rivolgimenti
politici
.
La
Turchia
infatti
trovasi
in
queste
condizioni
,
perché
,
venuta
nel
secolo
scorso
in
contatto
intimo
e
conflitto
d
'
interessi
colla
civiltà
europea
,
ha
dovuto
impiegare
un
gran
numero
di
Greci
,
di
Armeni
ed
anche
di
Franchi
.
Or
,
come
è
stato
bene
osservato
,
se
ciò
le
ha
fornito
le
risorse
di
una
cultura
superiore
,
le
ha
tolto
in
compenso
una
parte
della
sua
selvaggia
energia
e
non
ha
impedito
sopratutto
che
il
gran
Sultano
perdesse
una
parte
considerevole
del
suo
territorio
.
Nell
'
India
i
conquistatori
britannici
sono
finora
assai
superiori
di
civiltà
;
ma
,
scarsissimi
di
numero
,
si
fanno
coadiuvare
,
nell
'
amministrazione
,
nella
giustizia
e
nell
'
esercito
da
elementi
indigeni
.
Or
,
se
la
parte
a
questi
affidata
nelle
pubbliche
funzioni
diventerà
tanto
importante
da
rendere
non
indispensabile
l
'
opera
degli
Europei
,
è
dubbio
che
il
dominio
di
questi
possa
lungamente
durare
.
Quando
in
uno
Stato
vivono
mescolati
diversi
tipi
sociali
,
accade
quasi
immancabilmente
che
anche
in
quelli
sottomessi
esista
una
classe
,
se
non
dominante
,
certo
dirigente
.
Avviene
qualche
volta
che
questa
classe
è
la
prima
che
si
lascia
assorbire
dal
tipo
dominatore
.
L
'
aristocrazia
gallica
infatti
fece
presto
a
romanizzarsi
,
essa
in
poche
generazioni
,
apprese
la
cultura
classica
e
giuridica
dei
latini
e
brigò
il
diritto
di
cittadinanza
romana
,
che
le
fu
facilmente
concesso
.
Anche
i
begs
della
Bosnia
,
per
non
cascare
nel
rango
dei
conculcati
raia
e
non
perdere
i
loro
possedimenti
,
dopo
la
battaglia
di
Kossovo
si
convertirono
all
'
Islamismo
.
Ma
,
nell
'
uno
e
nell
'
altro
caso
,
si
trattava
di
aristocrazie
che
non
avevano
molta
cultura
,
né
sopratutto
erano
eredi
delle
memorie
di
un
'
antica
e
gloriosa
civiltà
.
Più
spesso
infatti
le
tradizioni
della
grandezza
passata
,
la
coscienza
della
propria
superiorità
,
la
ripugnanza
per
il
diverso
tipo
sociale
la
vincono
sull
'
interesse
personale
,
ed
allora
le
classi
alte
del
popolo
vinto
diventano
l
'
elemento
più
inassimi
labile
.
Così
le
nobili
famiglie
fanariote
di
Costantinopoli
non
si
sono
quasi
mai
convertite
all
'
islamismo
;
i
Cofti
attuali
,
che
esercitano
ancora
la
professione
di
scribi
e
burocratici
,
pa
re
che
siano
discendenti
dell
'
antichissima
classe
letterata
,
che
formava
l
'
aristocrazia
dell
'
antico
Egitto
e
si
mantengono
cristiani
,
mentre
la
massa
dei
coltivatori
o
fellah
è
diventata
da
parecchi
secoli
maomettana
.
Pare
che
anche
dall
'
aristocrazia
persiana
discendano
gli
attuali
Guebri
,
che
ancora
mantengono
il
culto
del
fuoco
.
In
India
le
caste
più
elevate
hanno
date
meno
conversioni
all
'
islamismo
.
III
.
-
-
Ed
ora
accenneremo
ad
un
fenomeno
sociale
meno
apparente
,
ma
forse
più
importante
.
Il
fatto
della
coesistenza
in
unico
organismo
politico
di
più
di
un
tipo
sociale
si
può
trovare
,
in
modo
più
o
meno
larvato
,
anche
in
paesi
che
apparentemente
presentano
una
grande
unità
sociale
.
Esso
avviene
tutte
le
volte
che
la
formola
politica
,
sulla
quale
si
basa
la
classe
dirigente
di
una
data
società
,
non
è
accessibile
alle
classi
più
basse
,
oppure
quando
l
'
insieme
di
credenze
e
di
principi
morali
e
filosofici
,
del
quale
detta
formola
si
compone
,
non
è
ancora
abbastanza
penetrato
negli
strati
più
numerosi
e
meno
elevati
di
una
società
.
Lo
stesso
accade
quando
una
notevole
differenza
di
costumi
,
di
cultura
e
di
abitudini
vi
è
tra
la
classe
dirigente
e
quella
governata
.
Ci
spiegheremo
meglio
con
doli
esempi
:
a
Roma
e
nella
Grecia
antica
lo
schiavo
era
tenuto
interamente
fuori
dalla
città
,
considerata
come
corpo
politico
e
comunità
morale
.
Egli
non
partecipava
all
'
educazione
nazionale
,
non
era
cointeressato
né
materialmente
né
moralmente
al
benessere
dello
Stato
.
Il
Paria
indiano
tenuto
fuori
da
ogni
casta
,
che
non
deve
neppure
gli
Dei
avere
comuni
coi
suoi
oppressori
,
isolato
assolutamente
dal
resto
della
popolazione
,
rappresenta
pure
una
classe
d
'
individui
,
che
sta
fuori
moralmente
dal
tipo
sociale
entro
il
quale
vive
.
Al
contrario
gli
Ebrei
ed
altri
popoli
dell
'
antico
Oriente
consideravano
anche
il
manovale
e
lo
schiavo
,
una
volta
che
si
era
per
dir
così
nazionalizzato
,
come
partecipe
dei
sentimenti
della
società
alla
quale
apparteneva
.
La
coltivazione
accurata
dei
sentimenti
,
delle
idee
e
delle
abitudini
delle
classi
basse
,
mercé
un
'
opportuna
catechizzazione
,
è
pure
merito
grandissimo
del
Cristianesimo
e
dell
'
Islamismo
,
i
quali
sono
in
ciò
più
o
meno
efficacemente
imitati
dalle
moderne
nazioni
europee
.
Generalmente
sono
le
formole
politiche
molto
antiche
,
quell
'
insieme
di
credenze
e
di
sentimenti
,
che
hanno
la
sanzione
dei
secoli
quelle
che
riescono
a
penetrare
anche
negli
strati
più
bassi
delle
società
umane
.
Accade
invece
che
,
quando
un
rapido
movimento
d
'
idee
agita
le
classi
più
alte
o
alcuni
centri
intellettuali
più
attivi
,
che
per
lo
più
si
trovano
nelle
grandi
città
,
molto
facilmente
le
classi
più
basse
e
le
contrade
più
remote
di
uno
Stato
rimangono
indietro
e
diversi
tipi
sociali
accennano
a
formarsi
nella
stessa
società
.
La
maggiore
o
minore
unione
morale
fra
tutte
le
classi
sociali
spiega
la
forza
o
la
debolezza
che
in
certi
momenti
mostrano
alcuni
organismi
politici
.
È
noto
,
ad
esempio
,
quanto
la
macchina
governativa
della
Turchia
pecchi
di
venalità
,
inettitudine
e
trascuratezza
;
flotta
,
esercito
,
finanza
tutto
è
andato
in
malora
nei
dominî
della
Sublime
Porta
;
pare
,
in
certe
determinate
occasioni
,
quando
la
mezzaluna
appare
in
pericolo
,
il
popolo
turco
ha
dato
talora
segni
di
tale
fiera
energia
da
impensierire
anche
gli
Stati
militarmente
più
forti
dell
'
Europa
.
Gli
è
che
il
povero
nizam
stracciato
e
scalzo
,
che
si
fa
intrepidamente
amnmazzare
dietro
la
trincea
,
il
redif
,
che
all
'
appello
del
Sultano
,
abbandona
il
tugurio
,
sentono
davvero
la
formola
politica
che
son
chiamati
a
servire
,
e
per
essa
sono
pronti
a
dare
l
'
ultimo
parà
e
financo
la
vita
.
I
contadini
turchi
della
Romelia
e
dell
'
Anatolia
credono
realmente
e
fortemente
nell
'
Islam
,
nel
Profeta
,
nel
Sultano
,
che
ne
è
il
vicario
,
e
le
credenze
,
in
nome
delle
quali
si
domandano
loro
gli
estremi
sacrifici
,
sono
le
stesse
,
che
ordinariamente
riempiono
la
sua
vita
e
formano
il
suo
mondo
morale
ed
intellettuale
.
Malgrado
la
ordinaria
mediocrità
dei
propri
ufficiali
superiori
il
soldato
russo
fu
l
'
avversario
più
temuto
da
Napoleone
I
;
nella
famosa
campagna
di
Russia
,
la
disfatta
dell
'
esercito
invasore
,
più
che
dal
freddo
,
forse
più
che
dalla
fame
e
dalla
diserzione
,
fu
determinata
dall
'
odio
dal
quale
esso
fu
circondato
e
perseguitato
da
Vitebsk
in
poi
,
appena
cioè
entrò
nei
paesi
propriamente
russi
Fu
quest
'
odio
che
inspirò
la
sinistra
energia
di
distruggere
le
provvigioni
nel
raggio
battuto
dall
'
esercito
nemico
,
di
bruciare
tutte
le
città
ed
i
villaggi
,
che
si
trovavano
nella
strada
da
Smolensko
a
Mosca
,
e
che
die
'
a
Rostopckin
il
coraggio
di
far
bruciare
la
stessa
Mosca
.
Poiché
anche
per
il
moujik
russo
,
Dio
,
lo
czar
,
la
santa
Russia
formavano
parte
integrante
di
quelle
credenze
e
di
quei
sentimenti
dei
quali
,
fin
dalla
nascita
,
era
stato
imbevuto
e
che
per
tradizione
domestica
aveva
imparato
a
venerare
.
E
la
stessa
unità
morale
ci
dà
il
segreto
di
altre
resistenze
fortunate
e
quasi
miracolose
,
e
,
là
dove
manca
,
spiega
il
segreto
di
certe
debolezze
vergognose
.
Fu
forte
la
Vandea
,
perché
nobili
,
curati
e
contadini
avevano
le
stesse
credenze
,
gli
stessi
affetti
,
le
stesse
passioni
;
fu
fortissima
la
Spagna
nel
1808
perché
il
grande
di
Spagna
e
l
'
ultimo
mandriano
ugualmente
sentivano
l
'
odio
contro
i
Francesi
invasori
,
tenuti
in
conto
di
miscredenti
,
la
fedeltà
verso
il
loro
sovrano
,
l
'
orgoglio
di
essere
una
nazione
fiera
ed
indipendente
.
E
questa
unanimità
di
sentimenti
,
malgrado
la
mediocrità
dei
duci
,
e
quella
ancora
più
spiccata
degli
eserciti
regolari
,
spiega
i
miracoli
delle
la
istruzione
e
capacità
media
dei
generali
russi
fosse
,
al
principiare
del
secolo
scorso
,
notevolmente
inferiore
a
quella
degli
ufficiali
austriaci
o
prussiani
.
II
famoso
Souvarof
conosceva
assai
bene
la
psicologia
del
soldato
russo
e
l
'
arte
di
condurlo
alle
imprese
più
arrischiate
,
ma
era
del
reato
un
temerario
più
che
dotto
condottiero
.
difese
di
Saragozza
e
di
Tarragona
e
la
vittoria
finale
che
coronò
la
campagna
per
la
guerra
d
'
indipendenza
.
Al
contrario
debolissima
si
mostrò
la
stessa
Spagna
all
'
epoca
dell
'
invasione
legittimista
francese
del
1822
,
perché
allora
solo
una
parte
delle
classi
superiori
comprendevano
ed
apprezzavano
il
principio
in
nome
del
quale
si
combatteva
,
quello
della
monarchia
costituzionale
,
che
era
incomprensibile
per
il
resto
delle
classi
superiori
e
per
la
massa
del
popolo
.
E
debole
si
mostrò
il
Napoletano
negli
anni
1798
e
1799
,
malgrado
i
numerosi
atti
individuali
e
collettivi
di
disperato
valore
.
Perché
,
mentre
la
massa
del
popolo
e
la
maggioranza
delle
classi
medie
e
superiori
odiavano
i
giacobini
francesi
,
le
idee
rivoluzionarie
,
ed
erano
fanatici
della
monarchia
legittima
e
più
ancora
della
fede
cattolica
,
una
minoranza
esigua
delle
classi
elevate
,
scarsa
di
numero
,
ma
forte
per
intelligenza
,
esaltazione
ed
audacia
,
dispregiava
i
sentimenti
dei
suoi
compatriotti
ed
aderiva
completamente
a
quelli
dei
Francesi
.
Fu
per
questo
che
il
tradimento
,
e
forse
più
che
il
tradimento
il
sospetto
continuo
di
esso
,
disorganizzò
ogni
resistenza
:
disorganizzò
l
'
esercito
regolare
,
già
per
se
stesso
mediocre
,
e
rese
meno
efficace
la
resistenza
spontanea
delle
popolazioni
,
che
forse
,
senza
le
intelligenze
vere
e
supposte
cogli
invasori
,
avrebbe
trionfato
.
IV
.
-
-
Finora
abbiamo
quasi
esclusivamente
accennato
alle
differenze
di
credenze
religiose
e
politiche
nei
diversi
strati
sociali
,
ora
faremo
anche
rilevare
come
il
diverso
grado
di
coltura
intellettuale
e
la
diversità
di
linguaggio
,
di
abitudini
e
di
costumi
famigliari
abbiano
la
loro
importanza
.
Noi
siamo
cosi
abituati
ad
ammettere
una
distinzione
fra
la
classe
che
ha
ricevuto
un
'
educazione
letteraria
e
scientifica
più
o
meno
raffinata
e
quella
che
non
ne
ha
ricevuto
affatto
od
è
rimasta
ai
primi
rudimenti
,
fra
il
ceto
civile
,
che
ha
le
abitudini
e
le
maniere
della
buona
società
,
e
la
numerosa
categoria
di
persone
che
di
questi
requisiti
manca
,
che
facilmente
possiamo
essere
indotti
a
credere
che
la
stessa
distinzione
,
ugualmente
profonda
ed
ugualmente
netta
,
esista
in
tutte
le
società
umane
ed
abbia
sempre
esistito
nei
nostri
paesi
.
Ora
ciò
non
è
:
certo
nell
'
Oriente
maomettano
la
distinzione
accennata
o
non
esiste
quasi
affatto
o
è
infinitamente
meno
spiccata
che
fra
noi
;
in
Russia
la
profonda
differenza
,
che
ci
è
ora
fra
la
classe
che
colà
si
appella
l
'
intelligenza
ed
i
moujicks
ed
i
mercanti
dalla
lunga
barba
,
non
poteva
esistere
all
'
epoca
di
Pietro
il
Grande
,
quando
non
v
'
erano
colà
Università
,
ed
i
boiardi
eran
quasi
così
rozzi
ed
ignoranti
come
i
contadini
.
Anche
nell
'
Europa
occidentale
solo
due
secoli
fa
la
differenza
della
coltura
intellettuale
e
delle
abitudini
pubbliche
e
private
fra
le
diverse
classi
sociali
era
assai
meno
spiccata
di
ora
;
essa
si
è
andata
accentuando
sensibilmente
solo
nei
secoli
decimottavo
e
decimonono
.
E
,
per
quanto
sia
strano
a
prima
vista
,
pure
è
esattamente
vero
che
questo
movimento
nei
costumi
,
notato
da
parecchi
scrittori
di
paesi
diversi
,
coincide
col
nascere
e
col
crescere
di
quella
corrente
d
'
idee
e
di
sentimenti
,
che
generalmente
va
intesa
col
nome
di
democrazia
,
rendendo
più
stridente
la
contraddizione
fra
le
teorie
adesso
più
in
voga
e
la
loro
pratica
applicazione
.
È
nelle
società
burocratizzate
che
la
differenza
di
educazione
fra
le
varie
classi
sociali
può
divenire
più
accentuata
,
giacché
in
quelle
a
tipo
feudale
i
singoli
membri
della
classe
dirigente
sono
generalmente
dispersi
in
mezzo
ai
loro
seguaci
,
vivono
in
continuo
contatto
con
loro
,
e
devono
esserne
,
in
certo
modo
,
i
capi
naturali
.
A
qualcuno
può
far
maraviglia
che
,
durante
il
Medio
Evo
,
quando
il
barone
stava
isolato
in
mezzo
ai
suoi
vassalli
e
li
trattava
duramente
,
questi
non
profittassero
della
loro
superiorità
numerica
per
liberarsi
.
Or
certo
la
cosa
non
sempre
era
facile
,
perché
un
gruppo
di
persone
,
superiore
per
energia
e
pratica
delle
armi
al
resto
dei
soggetti
,
era
sempre
più
o
meno
legato
alla
sorte
del
signore
.
Ma
,
indipendentemente
da
questa
considerazione
,
bisogna
tenerne
presente
anche
un
'
altra
,
che
ha
un
peso
grandissimo
:
il
barone
conosceva
spesso
personalmente
i
suoi
vassalli
,
aveva
il
loro
modo
di
pensare
e
di
sentire
,
le
stesse
superstizioni
,
le
stesse
abitudini
,
lo
stesso
linguaggio
;
era
per
loro
un
padrone
,
qualche
volta
anche
duro
ed
arbitrario
,
ma
era
pare
l
'
uomo
,
che
essi
comprendevano
perfettamente
,
alla
cui
conversazione
potevano
pigliar
parte
,
alla
cui
mensa
,
sebbene
in
luogo
più
basso
,
spesso
si
assidevano
,
ed
insieme
al
quale
qualche
volta
si
ubbriacavano
.
Or
bisogna
mancare
di
qualunque
conoscenza
psicologica
delle
classi
plebee
per
non
comprendere
subito
quante
cose
questa
famigliarità
vera
,
proveniente
dall
'
uguaglianza
dell
'
educazione
o
,
se
così
si
vuole
,
da
un
'
uguale
rozzezza
di
abitudini
,
faccia
tollerare
e
perdonare
.
Difatti
le
prime
rivolte
dei
contadini
scoppiarono
non
quando
la
feudalità
era
più
dura
,
ma
quando
i
nobili
impararono
a
stare
fra
loro
e
la
gaia
scienza
e
le
corti
d
'
amore
cominciarono
a
dirozzarli
e
ad
allontanarli
dalle
rustiche
abitudini
dell
'
isolato
castello
.
Ed
una
osservazione
importante
fa
su
questo
riguardo
Adamo
Mickievicz
.
Secondo
quest
'
autore
la
nobiltà
polacca
fu
popolare
fra
i
contadini
finché
visse
in
mezzo
a
loro
;
questi
si
lasciavano
allora
togliere
volentieri
il
pane
dalla
bocca
,
perché
il
loro
signore
potesse
comprare
cavalli
ed
armi
di
lusso
per
la
caccia
ed
anche
per
andare
a
sciabolare
i
Turchi
ed
i
Russi
.
Ma
,
quando
l
'
educazione
francese
s
'
introdusse
fra
i
nobili
polacchi
,
quando
essi
impararono
a
dare
le
feste
di
ballo
all
'
uso
di
Versailles
e
passarono
le
loro
giornate
danzando
il
minuetto
,
allora
contadini
e
nobiltà
cominciarono
a
fare
due
popoli
a
parte
,
né
i
primi
sostennero
validamente
la
seconda
nelle
lotte
,
che
alla
fine
del
secolo
decimottavo
combattè
contro
gli
stranieri
.
Anche
l
'
aristocrazia
celtica
dell
'
Irlanda
,
la
vecchia
nobiltà
degli
O
'
e
dei
Mac
era
,
secondo
il
Macaulay
e
tutti
gli
altri
storici
,
popolarissima
fra
i
contadini
,
le
cui
fatiche
fornivano
al
capo
del
clan
il
lusso
della
sua
rozza
ed
abbondante
tavola
,
le
cui
figlie
erano
talora
prelevate
per
il
suo
rustico
harem
;
ma
quei
nobili
erano
considerati
quasi
come
membri
della
famiglia
,
essi
coi
contadini
avevano
comune
,
dicevasi
,
il
sangue
e
certo
le
abitudini
e
le
idee
.
Invece
odiatissimo
fu
il
proprietario
inglese
che
li
surrogò
,
e
che
,
forse
più
moderato
e
certo
più
regolato
e
corretto
nelle
esigenze
,
era
però
straniero
di
lingua
,
di
religione
,
di
consuetudini
,
viveva
lontano
,
e
,
anche
stando
vicino
,
avea
per
tradizione
acquistato
l
'
abitudine
di
stare
isolato
,
senza
alcun
contatto
coi
suoi
dipendenti
,
tranne
quello
strettamente
necessario
fra
padroni
e
servi
.
V
.
-
-
Gli
è
che
vi
sono
nell
'
umanità
sentimenti
individualmente
forse
imponderabili
,
di
analisi
difficile
e
di
più
difficile
definizione
,
ma
il
cui
insieme
è
fortissimo
e
può
contribuire
alla
preparazione
di
fatti
sociali
importantissimi
.
Chi
scrisse
che
l
'
uomo
si
lascia
guidare
dal
solo
interesse
,
diede
una
massima
generale
di
un
valore
pratico
presso
che
nullo
,
la
quale
riesce
a
farci
apprendere
qualche
cosa
solo
a
patto
di
analisi
e
distinzioni
molto
minute
.
Chi
crede
che
l
'
interesse
sia
quello
solo
che
viene
materialmente
espresso
per
mezzo
del
denaro
,
e
che
si
misura
a
soldi
ed
a
lire
,
è
una
persona
di
poco
cuore
e
che
non
ha
testa
sufficiente
per
capire
gli
altri
uomini
.
In
verità
per
ogni
individuo
l
'
interesse
equivale
al
proprio
gesto
;
ognuno
quindi
l
'
intende
in
una
maniera
speciale
,
e
per
molti
la
soddisfazione
dell
'
amor
proprio
,
del
sentimento
della
dignità
personale
,
di
vanità
grandi
e
piccole
,
di
capricci
e
rancori
individuali
,
vale
più
dei
godimenti
puramente
materiali
.
Questi
concetti
bisogna
sopratutto
tener
presenti
quando
si
vogliono
studiare
le
relazioni
fra
ricchi
e
poveri
,
fra
superiori
e
subordinati
,
o
meglio
fra
le
diverse
classi
sociali
.
In
fondo
,
purché
i
primi
bisogni
siano
abbastanza
soddisfatti
,
ciò
che
contribuisce
principalmente
a
far
nascere
ed
a
mantenere
la
ruggine
fra
le
diverse
classi
sociali
non
è
tanto
la
differenza
dei
godimenti
materiali
quanto
l
'
appartenere
a
due
ambienti
diversi
giacché
,
ad
una
parte
almeno
delle
classi
inferiori
,
ancor
più
delle
privazioni
,
può
riuscire
amara
l
'
esistenza
di
un
mondo
superiore
dal
quale
è
esclusa
:
di
un
mondo
il
cui
accesso
,
senza
esser
proibito
da
leggi
né
da
privilegi
ereditari
,
è
ostacolato
da
un
filo
di
seta
:
sottilissimo
,
che
difficilmente
però
si
può
scavalcare
:
la
differenza
di
coltura
,
di
maniere
e
di
abitudini
sociali
.
Fin
dall
'
antichità
si
è
scritto
che
in
ogni
città
ed
in
ogni
Stato
vi
sono
due
popolazioni
nemiche
,
che
stanno
sempre
alle
vedette
per
nuocersi
l
'
una
all
'
altra
:
queste
due
popolazioni
sarebbero
i
ricchi
ed
i
poveri
.
Or
la
massima
non
ci
pare
che
possa
avere
un
'
applicazione
assoluta
e
sopratutto
generale
,
e
quanto
già
abbiamo
detto
può
servire
a
spiegare
le
moltissime
eccezioni
e
restrizioni
colle
quali
la
si
deve
accogliere
.
Generalmente
i
poveri
seguono
i
ricchi
,
o
meglio
le
classi
dirette
seguono
le
dirigenti
,
ogni
volta
che
sono
imbevute
delle
stesse
opinioni
e
credenze
ed
hanno
un
'
educazione
intellettuale
e
morale
non
troppo
dissimile
;
le
plebi
inoltre
sono
fide
coadiutrici
delle
classi
elevate
nelle
lotte
contro
gli
stranieri
,
quando
il
nemico
appartiene
ad
un
tipo
sociale
così
differente
da
inspirare
uguale
ripugnanza
a
ricchi
ed
a
poveri
.
Infatti
in
Spagna
nel
1808
ed
in
Vandea
contadini
e
signori
combatterono
insieme
,
né
i
primi
profittarono
mai
dei
disordini
dell
'
anarchia
per
svaligiare
le
case
dei
secondi
.
Non
ci
è
quasi
esempio
che
le
classi
povere
di
un
paese
cristiano
si
siano
sollevate
per
aiutare
una
invasione
maomettana
,
e
molto
meno
poi
le
classi
povere
di
un
paese
maomettano
favorirebbero
l
'
invasione
cristiana
.
La
democrazia
sociale
dell
'
Europa
centrale
ed
occidentale
si
mostra
indifferente
riguardo
al
concetto
di
nazionalità
e
proclama
l
'
alleanza
dei
proletari
di
tutti
i
paesi
contro
i
capitalisti
di
tutto
il
mondo
;
or
queste
teorie
potrebbero
forse
avere
una
certa
efficacia
pratica
se
avvenisse
una
lotta
fra
Tedeschi
e
Francesi
,
ovvero
fra
Italiani
ed
Inglesi
,
popoli
appartenenti
tutti
,
presso
a
poco
,
allo
stesso
tipo
sociale
.
Ma
se
si
trattasse
di
respingere
una
seria
invasione
tartara
o
chinese
,
o
semplicemente
turca
o
russa
,
noi
crediamo
che
la
grande
maggioranza
dei
proletari
,
anche
colà
dove
sono
fortemente
imbevuti
di
collettivismo
mondiale
,
darebbero
volentieri
la
loro
cooperazione
alle
classi
dirigenti
.
Chi
ha
molto
viaggiato
avrà
notato
un
fatto
,
che
ha
la
sua
importanza
:
spessissimo
i
poveri
di
paese
diverso
,
come
del
resto
fanno
anche
i
ricchi
che
appartengono
a
differenti
contrade
,
si
affratellano
fra
di
loro
assai
più
che
ricchi
e
poveri
dello
steseti
paese
.
Però
ciò
accade
finché
si
è
tra
popoli
i
costumi
dei
quali
abbiamo
molta
affinità
con
quelli
di
casa
propria
;
perché
se
si
va
in
contrade
molto
lontane
,
dove
si
trovino
idee
ed
abitudini
interamente
nuove
,
allora
il
ricco
ed
il
povero
dello
stesso
paese
,
o
anche
semplicemente
di
paesi
vicini
,
si
sentiranno
fra
di
loro
assai
più
legati
che
cogli
stranieri
della
loro
classe
.
Il
che
vuol
dire
che
,
presto
o
tardi
,
arriva
un
punto
in
cui
la
differenza
di
tipo
sociale
è
assai
maggiore
con
lo
straniero
che
fra
le
diverse
classi
dello
stesso
paese
.
VI
.
-
-
L
'
isolamento
psicologico
ed
intellettuale
delle
plebi
,
il
distacco
troppo
marcato
fra
la
coltura
,
le
credenze
e
la
educazione
delle
varie
classi
sociali
possono
dare
origine
a
parecchi
fenomeni
sociali
,
interessanti
certamente
per
lo
studioso
di
scienze
politiche
,
ma
pericolosi
per
le
società
ove
accadono
.
Ed
in
primo
luogo
,
in
séguito
a
quest
'
isolamento
,
quasi
necessariamente
si
forma
in
mezzo
alla
plebe
un
'
altra
classe
dirigente
,
spesso
in
antagonismo
con
quella
,
che
tiene
in
mano
il
governo
legale
.
Quando
questa
classe
dirigente
plebea
è
bene
organizzata
può
dare
a
chi
ufficialmente
governa
una
data
società
serii
impicci
.
In
molti
paesi
cattolici
,
ad
esempio
,
l
'
influenza
morale
sui
contadini
è
ancora
quasi
tutta
in
potere
del
clero
:
questi
hanno
per
il
curato
tutta
quella
fiducia
che
negano
al
funzionario
governativo
.
In
altri
,
dove
il
popolo
vede
in
questo
funzionario
e
nel
signore
degli
uomini
,
se
non
del
tutto
nemici
,
certo
completamente
estranei
,
gli
elementi
più
risoluti
e
maneschi
della
plebe
qualche
volta
riescono
a
formare
vastissime
e
tenacissime
associazioni
,
che
esigono
tasse
,
amministrano
una
giustizia
speciale
per
proprio
conto
,
hanno
la
loro
gerarchia
,
i
loro
capi
,
i
loro
tribunali
riconosciuti
.
Si
viene
così
a
costituire
un
vero
Stato
entro
lo
Stato
,
un
Governo
occulto
spesso
più
temuto
,
più
obbedito
e
,
se
non
più
amato
,
certo
più
compreso
del
Governo
legale
.
Dappertutto
poi
dove
una
frazione
della
classe
politica
,
o
perché
convertita
ad
una
nuova
formola
politica
,
o
per
altre
ragioni
,
aspira
a
rovesciare
il
Governo
legale
,
essa
usa
sempre
di
appoggiarsi
sulle
classi
inferiori
,
che
facilmente
la
seguono
quando
sono
nemiche
od
indifferenti
verso
l
'
ordine
di
cose
costituito
.
È
per
questa
alleanza
,
così
spesso
conclusa
,
che
noi
vediamo
la
plebe
strumento
necessario
di
quasi
tutte
le
sommosse
e
rivoluzioni
e
così
spesso
stare
a
capo
dei
movimenti
popolari
uomini
di
una
condizione
sociale
superiore
.
Accade
pure
talvolta
il
fenomeno
opposto
:
cioè
che
quella
parte
della
classe
politica
,
che
ha
in
mano
il
potere
e
resiste
alle
correnti
innovatrici
,
si
appoggi
sulle
classi
basse
,
che
restano
fedeli
alle
antiche
idee
ed
all
'
antico
tipo
sociale
.
Così
avvenne
in
Spagna
dopo
il
1822
e
fino
al
1830
,
così
nel
Napolitano
nel
1799
ed
in
parte
fino
al
1860
.
In
questi
casi
si
possono
avere
periodi
di
governo
goffo
,
ignorante
e
plebeo
,
del
genere
di
quello
che
fu
definito
la
negazione
di
Dio
.
Ma
il
più
pericoloso
fra
gli
effetti
,
che
può
produrre
la
differenza
di
tipo
sociale
fra
le
varie
classi
sociali
e
l
'
isolamento
reciproco
fra
esse
,
che
necessariamente
l
'
accompagna
,
è
la
mancanza
di
energia
nelle
classi
superiori
,
che
divengono
deficienti
di
caratteri
arditi
e
pugnaci
e
ricche
di
individui
molli
e
passivi
.
Abbiamo
già
accennato
come
nello
Stato
a
tipo
feudale
questo
fatto
riesca
quasi
impossibile
:
giacché
,
là
dove
la
società
si
divide
in
frammenti
quasi
indipendenti
l
'
uno
dall
'
altro
,
i
capi
di
ogni
singolo
gruppo
devono
essere
necessariamente
energici
,
essendo
la
loro
supremazia
in
gran
parte
affidata
alla
propria
forza
materiale
,
e
morale
,
che
hanno
campo
inoltre
di
continuamente
applicare
ed
esplicare
nelle
lotte
cogli
immediati
vicini
.
Ma
,
quando
l
'
organizzazione
sociale
è
progredita
,
allora
la
superiorità
della
cultura
e
della
ricchezza
e
sopra
tutto
la
coesione
e
l
'
organizzazione
della
classe
governante
,
la
quale
usufruisce
dei
vantaggi
della
macchina
burocratica
,
possono
,
fino
ad
un
certo
punto
,
supplire
alla
mancanza
di
energia
individuale
.
Può
così
accadere
che
una
parte
notevole
della
classe
governante
,
specialmente
quella
che
dà
alla
società
il
tono
e
l
'
indirizzo
intellettuale
,
si
disabitui
dal
trattare
cogli
uomini
delle
classi
inferiori
e
dal
direttamente
comandarli
.
È
questa
la
condizione
di
cose
necessaria
perché
la
frivolezza
ed
una
specie
di
cultura
tutta
astratta
e
convenzionale
prendano
il
posto
del
senso
della
realtà
e
della
vera
ed
esatta
conoscenza
della
vita
umana
;
perché
gli
animi
perdano
ogni
virilità
e
comincino
a
farsi
strada
le
teorie
sentimentali
ed
esageratamente
umanitarie
sulla
bontà
innata
della
specie
umana
,
specialmente
quando
non
è
guasta
dalla
civiltà
,
e
sulla
preferenza
assoluta
da
darsi
,
nelle
arti
di
governo
,
ai
mezzi
dolci
e
persuasivi
piuttosto
che
a
quelli
rigidi
ed
imperiosi
.
Si
crede
allora
,
come
scrisse
il
Taine
,
che
,
poiché
la
vita
sociale
per
secoli
ha
proceduto
blanda
ed
ordinata
,
come
un
fiume
delle
acque
impetuose
tra
i
suoi
robusti
argini
,
gli
argini
siano
diventati
superflui
e
si
possano
impunemente
abbattere
,
perché
il
fiume
è
rinsavito
.
In
questi
errori
tanto
più
facilmente
una
classe
politica
è
esposta
a
cadere
quanto
più
essa
è
,
se
non
legalmente
,
effettivamente
chiusa
agli
elementi
provenienti
dalle
classi
inferiori
;
perché
in
queste
le
necessità
della
vita
,
la
gara
continua
ed
aspra
per
il
pane
,
la
mancanza
di
coltura
letteraria
,
mantengono
sempre
svegli
gli
aviti
istinti
della
lotta
e
la
rudezza
inesauribile
della
natura
umana
.
Ad
ogni
modo
,
si
aggiunga
o
no
all
'
isolamento
intellettuale
e
morale
anche
quest
'
altro
coefficiente
dell
'
isolamento
per
dir
così
familiare
,
certo
è
che
,
quando
la
classe
dirigente
è
degenerata
nel
modo
che
abbiamo
accennato
,
perde
l
'
attitudine
a
provvedere
ai
casi
suoi
ed
a
quelli
della
società
.
,
che
ha
la
disgrazia
di
essere
da
essa
guidata
.
Allora
lo
Stato
rovina
al
primo
urto
un
po
'
forte
che
venga
dal
nemico
esterno
,
chi
governa
non
sa
affrontare
la
minima
tempesta
,
ed
i
rivolgimenti
che
una
classe
politica
forte
ed
avveduta
avrebbe
attuato
con
perdite
infinitamente
minori
di
ricchezza
,
di
sangue
umano
e
di
senso
morale
pigliano
l
'
aspetto
di
cataclismi
sociali
.
to
una
influenza
grandissima
su
tutte
le
idee
politiche
del
secolo
scorso
,
dovremo
ritornare
nei
seguenti
capitoli
.
CAPITOLO
V
.
La
difesa
giuridica
.
I
.
Varie
opinioni
intorno
al
progresso
del
senso
morale
.
-
-
II
.
La
scuola
evoluzionista
.
-
-
III
.
Dottrina
del
Bucale
-
-
Disciplina
del
senso
morale
.
-
-
IV
,
In
flnenza
delle
credenze
religiose
nella
disciplina
del
senso
morale
.
-
-
V
.
Influenza
dell
'
organizzazione
politica
.
-
-
VI
.
Il
semplicismo
politico
in
rapporto
alla
difesa
giuridica
.
-
-
VII
.
I
Governi
misti
-
-
Completamento
della
teoria
di
Montesquieu
sulla
divisione
dei
poteri
.
-
-
VIII
.
Influenza
della
separazione
del
prestigio
religioso
dal
potere
laico
.
-
-
IX
.
Influenza
della
distribuzione
della
ricchezza
.
-
-
X
.
Rappresentanza
ed
equilibrio
di
tutte
le
forze
politiche
.
-
-
XI
.
L
'
unità
di
tipo
nella
classe
politica
.
I
.
-
-
Non
sarebbe
indispensabile
definire
che
cosa
sia
il
senso
morale
:
giacché
si
tratta
di
un
concetto
,
che
tutti
sentono
e
capiscono
,
senza
che
sia
necessario
che
venga
da
una
formola
determinato
e
circoscritto
.
Ad
ogni
modo
diremo
come
per
esso
generalmente
s
'
intenda
quell
'
insieme
di
sentimenti
,
per
i
quali
la
naturale
propensione
degli
individui
umani
ad
esplicare
le
proprie
facoltà
ed
attività
,
a
soddisfare
i
propri
appetiti
e
le
proprie
volontà
,
a
comandare
ed
a
godere
,
viene
frenata
dalla
naturale
compassione
per
il
danno
ed
il
dispiacere
,
che
altri
uomini
potrebbero
risentirne
.
Qualche
volta
questo
sentimento
arriva
al
punto
che
la
soddisfazione
morale
per
aver
procurato
il
piacere
e
l
'
utile
altrui
vince
quella
materiale
di
aver
provveduto
al
proprio
.
re
educazione
politica
che
ebbe
,
fin
quasi
agli
ultimi
anni
del
secolo
scorso
,
la
sua
classe
dirigente
.
Quando
la
limitazione
all
'
appagamento
del
proprio
piacere
,
di
fronte
al
sacrificio
altrui
,
è
determinata
dai
sentimenti
affettuosi
verso
le
persone
che
ci
stanno
più
vicine
e
che
ci
sono
ordinariamento
care
,
allora
si
dice
che
essa
è
basata
sulla
simpatia
;
quando
essa
è
inspirata
soltanto
dal
rispetto
che
si
deve
agli
altri
uomini
,
anche
estranei
,
anche
nemici
,
sol
perché
uomini
,
allora
si
ha
il
sentimento
più
delicato
e
molto
meno
diffuso
della
giustizia
.
L
'
idealizzazione
e
l
'
esagerazione
di
questi
sentimenti
sono
state
concretate
nelle
note
formole
:
ama
il
prossimo
tuo
come
te
stesso
,
non
fare
agli
altri
quello
che
non
vorresti
che
fosse
fatto
a
te
.
Esse
però
hanno
piuttosto
il
significato
di
uno
sforzo
per
raggiungere
un
perfezionamento
morale
,
che
mai
potrà
essere
toccato
,
anziché
quello
di
un
consiglio
pratico
ed
applicabile
alla
vita
reale
.
Infatti
,
tranne
le
eccezioni
dovute
quasi
sempre
all
'
amor
paterno
e
materno
,
ogni
individuo
è
quello
che
a
preferenza
di
tutti
può
e
sa
provvedere
meglio
ai
casi
suoi
,
e
,
perché
vi
provveda
bene
,
è
necessario
che
ami
sé
stesso
almeno
un
po
'
più
degli
altri
e
che
li
tratti
in
modo
differente
dal
proprio
io
.
È
una
quistione
molto
discussa
quella
intorno
al
progresso
od
alla
stabilità
del
senso
morale
.
Si
sa
,
che
un
chiarissimo
scrittore
del
secolo
scorso
,
il
Buckle
,
osservando
che
i
principi
etici
più
puri
ed
elevati
furono
già
noti
e
proclamati
anche
in
società
antichissime
,
sostenne
che
il
progresso
delle
società
umane
è
quasi
esclusivamente
intellettuale
e
scientifico
,
non
già
morale
.
A
conclusioni
essenzialmente
diverse
viene
la
moderna
e
numerosa
scuola
evoluzionista
:
secondo
questa
,
il
senso
morale
può
e
deve
continuamente
progredire
in
grazia
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
in
base
alla
quale
entro
ogni
società
sopravvivono
a
preferenza
gli
individui
più
ricchi
di
sentimenti
altruistici
,
che
sono
i
più
utili
agli
interessi
del
corpo
sociale
,
e
,
nella
lotta
tra
società
diverse
,
fini
scono
sempre
per
vincere
quelle
dove
gli
stessi
sentimenti
sono
in
media
più
forti
.
Esamineremo
brevemente
le
due
dottrine
,
tanto
quanto
basterà
a
dimostrare
che
nessuna
di
esse
può
venire
riguardata
come
base
inconcussa
di
deduzioni
scientifiche
,
e
cominceremo
dalla
seconda
che
fino
ad
oggi
è
la
più
sparsa
e
diffusa
.
II
.
-
-
Or
,
anche
non
tenendo
conto
di
quanto
abbiamo
creduto
di
dimostrare
nella
prima
parte
del
nostro
lavoro
,
circa
la
lotta
per
l
'
esistenza
,
che
viceversa
fra
gl
'
individui
di
una
società
arrivata
ad
un
grado
anche
mediocrissimo
di
cultura
,
sarebbe
piuttosto
lotta
per
la
preminenza
,
ci
pare
un
vero
paradosso
il
principio
proclamato
dai
sedicenti
positivisti
,
secondo
il
quale
,
entro
ogni
gruppo
sociale
,
o
ai
gradi
più
elevati
,
od
anche
addirittura
alla
sopravvivenza
dovrebbero
arrivare
preferibilmente
gl
'
individui
più
morali
e
perciò
più
dotati
di
sentimenti
altruistici
.
Tutto
ciò
che
in
questo
proposito
possiamo
concedere
,
e
concediamo
volentieri
,
è
che
un
individuo
specialmente
sprovvisto
di
senso
morale
,
e
che
non
sappia
abbastanza
mascherare
le
sue
tendenze
,
avrà
a
superare
difficoltà
maggiori
degli
altri
per
l
'
antipatia
e
ripugnanza
che
generalmente
inspirerà
;
ma
anche
un
individuo
di
senso
morale
specialmente
squisito
si
troverà
in
condizioni
svantaggiosissime
.
In
sostanza
,
in
tutti
i
negozi
grandi
e
piccoli
della
,
vita
,
egli
dovrà
lottare
con
armi
assolutamente
impari
.
La
maggioranza
degli
uomini
userà
contro
lui
quelle
arti
,
che
egli
potrà
conoscere
benissimo
,
ma
che
si
guarderà
bene
dall
'
adoperare
;
e
da
ciò
ricaverà
un
danno
certo
maggiore
di
quello
che
risentirà
dalla
malevolenza
di
cui
è
circondato
un
accorto
briccone
,
che
sa
misurare
bene
le
sue
bricconate
.
In
verità
si
può
essere
eccezionalmente
buoni
quasi
senza
averne
conscienza
,
per
naturale
semplicità
di
animo
,
od
anche
conscientemente
per
magnanimità
di
cuore
,
per
insuperabile
ripugnanza
al
male
ed
inflessibile
dirittura
di
carattere
;
ma
non
già
perché
si
possa
menomamente
credere
che
con
la
bontà
si
ottenga
più
facilmente
il
conseguimento
dei
propri
fini
o
ciò
che
comunemente
si
dice
la
riuscita
ed
il
successo
nella
vita
.
L
'
utilitarismo
inteso
in
questo
senso
come
base
della
morale
,
ci
si
permetta
di
dirlo
,
non
può
essere
che
la
furberia
di
un
ipocrita
o
il
sogno
di
uno
sciocco
.
È
chiaro
quindi
che
,
in
tutte
le
società
,
la
così
detta
evoluzione
e
selezione
dei
migliori
dovrebbe
risolversi
in
un
perpetuarsi
e
moltiplicarsi
dei
tipi
di
moralità
media
,
che
sono
veramente
i
più
adatti
a
ciò
che
si
dice
la
lotta
per
l
'
'
esistenza
;
e
la
sopravvivenza
,
e
forse
è
più
esatto
dire
la
preminenza
,
dovrebbe
a
preferenza
spettare
a
quei
caratteri
,
che
in
ogni
ambiente
sociale
,
rappresentano
la
più
aurea
mediocrità
morale
.
Senonché
ci
pare
che
,
neppure
così
sostanzialmente
modificata
;
la
teoria
degli
evoluzionisti
riesca
accettabile
;
giacché
essa
suppone
ad
ogni
modo
che
l
'
elemento
morale
sia
sempre
il
fattore
principale
,
che
contribuisce
a
preferenza
degli
altri
alla
riuscita
o
al
mancamento
degli
scopi
,
che
ogni
individuo
si
prefigge
nella
vita
.
Or
praticamente
la
cosa
non
va
così
.
A
tacere
dell
'
influenza
della
fortuna
,
che
è
più
grande
di
quello
che
generalmente
si
immagina
,
la
ricchezza
o
la
deficienza
di
certe
qualità
intellettuali
,
come
sarebbero
la
prontezza
della
percezione
e
la
finezza
dell
'
osservazione
,
contribuiscono
moltissimo
a
portare
un
uomo
ai
più
alti
gradini
della
società
o
a
tenerlo
nei
più
bassi
.
Ma
sopratutto
vi
contribuiscono
altre
qualità
,
che
dipendono
dalla
tempra
dell
'
individuo
senza
che
siano
,
propriamente
parlando
,
né
intellettuali
né
morali
.
Esse
sono
la
tenacia
nei
propositi
,
la
,
confidenza
in
sé
stesso
,
e
,
sopra
tutto
l
'
attività
.
Anzi
,
a
voler
giudicare
in
qualunque
società
se
un
individuo
si
farà
o
no
avanti
nella
vita
non
si
può
certo
usare
un
criterio
unico
,
ma
volendo
tener
d
'
occhio
il
criterio
principale
,
si
deve
guardare
se
è
attivo
e
se
sa
bene
impiegare
la
sua
attività
.
Una
parte
sola
della
teorica
selezionista
possiamo
ammettere
come
vera
;
crediamo
infatti
che
si
possa
accettare
che
nella
lotta
fra
due
società
(
caeteris
paribus
)
,
debba
trionfare
quella
i
cui
individui
sono
in
media
più
provvisti
di
senso
morale
,
e
che
quindi
saranno
più
uniti
,
più
fiduciosi
gli
uni
degli
altri
,
più
capaci
di
abnegazione
.
Ma
questa
eccezione
nuoce
anziché
giovare
al
complesso
della
tesi
evoluzionista
;
giacché
,
se
in
una
data
società
una
media
più
elevata
del
senso
morale
non
può
provenire
dalla
sopravvivenza
dei
migliori
,
ammesso
che
il
fatto
esista
,
non
si
può
attribuirlo
che
ad
una
migliore
organizzazione
della
società
stessa
:
a
quelle
cause
cioè
d
'
indole
storica
,
che
sono
le
peggiori
nemiche
di
coloro
,
che
i
fenomeni
sociali
vogliono
precipuamente
spiegare
mercé
i
mutamenti
dell
'
organismo
e
della
psiche
individuale
.
III
.
-
-
Sebbene
meno
lontane
dal
nostro
modo
di
vedere
,
pure
non
possiamo
accettare
le
teorie
del
Buckle
senza
modificarle
o
almeno
senza
completarle
.
È
verissimo
infatti
che
in
società
molto
antiche
troviamo
massime
e
leggi
,
che
dinotano
un
senso
morale
molto
squisito
;
in
papiri
,
ad
esempio
,
che
rimontano
alla
dodicesima
dinastia
egiziana
,
si
leggono
precetti
che
valgono
quasi
quelli
della
morale
cristiana
e
buddistica
.
Platonici
e
Stoici
nel
mondo
greco
romano
,
gli
Esseni
in
quello
ebraico
sono
pure
i
rappresentanti
di
una
morale
superiore
,
e
numerose
traccie
di
essa
,
si
possono
agevolmente
rintracciare
nelle
civiltà
chinese
,
indiana
e
persiana
anteriori
all
'
êra
volgare
.
Ma
bisogna
considerare
e
notare
che
,
benché
la
data
alla
quale
rimontano
i
precetti
accennati
sia
remota
,
pure
essi
sono
stati
escogitati
ed
accolti
da
popoli
la
cui
civiltà
era
già
antica
ed
il
cui
senso
morale
avea
perciò
subìto
una
lunghissima
elaborazione
.
Invero
,
se
un
paragone
è
possibile
fra
la
morale
di
una
tribù
primitiva
e
quella
di
un
popolo
relativamente
civile
e
che
per
lunghi
secoli
ha
vissuto
organizzato
in
grandi
e
numerosi
organismi
politici
,
è
quello
stesso
che
si
può
fare
fra
la
morale
di
un
bambino
e
quella
di
un
adulto
.
La
prima
rappresenta
l
'
incoscienza
,
la
seconda
la
coscienza
:
nel
primo
gli
istinti
buoni
e
cattivi
sono
semplicemente
abbozzati
,
nel
secondo
li
osserviamo
completamente
sviluppati
e
maturi
.
Tanto
il
fanciullo
che
il
selvaggio
possono
fare
il
male
,
e
grandissimo
male
,
ma
nel
loro
operato
prevarrà
sempre
il
cieco
,
bestiale
impeto
al
calcolo
ed
alla
premeditazione
,
e
possono
anche
fare
il
bene
senza
mai
raggiungere
in
esso
la
squisita
correttezza
,
il
consciente
sacrifizio
di
sé
di
cui
è
capace
l
'
uomo
adulto
e
civile
.
Ma
non
è
soltanto
nella
maggiore
perfezione
degli
istinti
morali
ed
immorali
che
l
'
uomo
civile
differisce
dal
selvaggio
;
giacché
,
nelle
società
di
antica
cultura
e
che
per
secoli
hanno
goduto
di
una
salda
organizzazione
politica
,
la
compressione
degli
istinti
immorali
,
ciò
che
alcuni
penalisti
chiamerebbero
la
contro
spinta
che
li
frena
,
è
indiscutibilmente
più
forte
,
ed
acquista
tutta
l
'
importanza
di
una
inveterata
abitudine
.
In
queste
società
si
vanno
per
lunga
e
lenta
elaborazione
creando
quegli
organi
,
che
fanno
si
che
,
in
un
certo
numero
di
rapporti
pubblici
e
privati
,
la
moralità
generale
tenga
a
freno
la
manifestazione
della
immoralità
individuale
.
Quasi
tutti
comprendono
,
quando
non
sono
interessati
ed
appassionati
,
che
un
dato
atto
non
risponde
a
quei
sentimenti
di
giustizia
,
che
sono
comuni
nella
società
in
cui
vivono
;
ma
certo
potrebbe
darsi
che
la
gran
maggioranza
commettesse
quello
stesso
atto
sotto
la
spinta
della
passione
o
di
un
forte
interesse
.
Or
l
'
opinione
pubblica
,
la
religione
,
la
legge
e
tutta
l
'
organizzazione
sociale
che
la
fa
osservare
,
sono
l
'
espressione
della
coscienza
della
moltitudine
,
che
nei
casi
generali
è
spassionata
e
disinteressata
,
contro
l
'
uno
o
i
pochi
ai
quali
la
violenza
dei
sentimenti
egoistici
vela
,
in
un
dato
momento
,
il
retto
intendimento
del
giusto
e
dell
'
onesto
;
il
giudice
è
lo
strumento
del
senso
morale
di
tutti
,
che
,
caso
per
caso
,
tiene
a
dovere
e
frena
le
passioni
e
gl
'
istinti
malvagi
di
ciascuno
.
Quindi
non
solo
in
una
civiltà
avanzata
gl
'
istinti
morali
,
come
le
passioni
egoistiche
,
si
affinano
e
diventano
più
coscienti
e
perfetti
,
ma
in
una
società
la
cui
organizzazione
politica
è
molto
progredita
,
la
disciplina
morale
è
indiscutibilmente
maggiore
,
e
sono
più
numerosi
e
più
specificati
gli
atti
troppo
egoistici
,
che
dal
controllo
e
freno
reciproco
degli
individui
che
la
compongono
sono
proibiti
ed
ostacolati
.
In
ogni
società
vi
è
certamente
,
un
numero
di
individui
relativamente
piccolo
,
che
ha
tendenze
spiccatamente
refrattarie
ad
ogni
disciplina
sociale
.
;
ed
è
pure
certo
che
vi
ha
un
certo
numero
di
coscienze
superiori
e
di
caratteri
saldamente
temprati
,
per
i
quali
ogni
freno
,
che
li
mantenga
nella
retta
via
,
riesce
quasi
superfluo
.
Ma
fra
questi
due
estremi
vi
è
la
maggioranza
immensa
delle
coscienze
mediocri
,
per
le
quali
il
timore
del
danno
e
della
pena
,
il
fatto
che
delle
proprie
azioni
si
è
responsabili
davanti
ad
altri
,
che
non
sono
né
complici
né
subordinati
,
sono
mezzi
efficacissimi
per
far
superare
vittoriosamente
le
mille
tentazioni
,
che
la
vita
pratica
offre
alla
trasgressione
dei
doveri
morali
.
I
meccanismi
sociali
che
regolano
questa
disciplina
del
senso
morale
formano
ciò
che
noi
chiamiamo
la
difesa
giuridica
.
Diciamo
subito
che
essi
non
sono
in
tutte
le
società
ugualmente
perfetti
:
può
darsi
anzi
,
e
si
è
dato
il
caso
,
che
una
società
scientificamente
ed
artisticamente
più
progredita
di
un
'
altra
resti
,
da
questo
lato
,
in
uno
stato
di
notevole
inferiorità
.
E
può
darsi
anche
che
la
difesa
giuridica
si
vada
infiacchendo
e
diventi
meno
efficace
in
società
le
quali
sono
in
un
periodo
di
progresso
scientifico
ed
economico
.
È
innegabile
poi
che
una
grave
catastrofe
,
come
sarebbe
una
lunga
guerra
od
una
grande
rivoluzione
,
produce
dovunque
un
periodo
di
dissoluzione
sociale
;
la
disciplina
dei
sentimenti
egoisiici
allora
vien
meno
,
le
abitudini
colle
quali
essi
sono
stati
lungamente
frenati
si
scuotono
,
e
gli
istinti
bestiali
,
addormentati
ma
non
spenti
da
un
lungo
periodo
di
pace
e
di
civiltà
,
riappaiono
vivaci
.
Giacché
se
da
una
parte
la
maggiore
cultura
è
riuscita
a
dissimularli
,
dall
'
altra
li
ha
resi
più
temprati
ed
acuiti
.
È
così
che
vediamo
talvolta
gruppi
di
avventurieri
appartenenti
a
popoli
civili
in
contatto
con
popoli
barbari
o
di
tipo
sociale
differentissimo
,
credersi
sciolti
dagli
ordinari
vincoli
morali
e
perpetrare
le
azioni
per
le
quali
rimasero
celebri
i
conquistatori
spagnuoli
nell
'
America
,
e
Warren
Hastings
e
Clive
nell
'
India
;
ed
è
ricorrendo
agli
stessi
criteri
che
si
possono
spiegare
gli
eccessi
tremendi
della
guerra
dei
trent
'
anni
,
della
Rivoluzione
francese
e
di
altre
guerre
civili
.
IV
.
-
-
Se
noi
guardiamo
ai
principali
popoli
,
che
hanno
avuto
ed
hanno
una
storia
,
vediamo
che
in
essi
la
disciplina
del
senso
morale
è
affidata
tanto
alle
religioni
quanto
a
tutta
l
'
organizzazione
legislativa
.
In
origine
anzi
presso
tutti
,
ed
ancora
adesso
presso
molti
popoli
,
la
legge
civile
e
il
precetto
religioso
si
sono
assolutamente
confusi
e
le
sanzioni
che
li
accompagnavano
andavano
e
vanno
sempre
uniti
.
Oggi
nei
paesi
di
civiltà
europea
e
chinese
l
'
organizzazione
laica
o
civile
e
quella
religiosa
sono
più
o
meno
nettaimente
separate
:
e
la
seconda
riesce
tanto
più
efficace
quanto
più
forte
è
la
fede
che
sa
inspirare
e
mantenere
;
mentre
la
prima
fonda
la
sua
perfezione
nella
se
città
ed
alle
lotte
civili
entro
le
città
stesse
,
che
ebbero
luogo
durante
la
guerra
del
Peloponneso
.
È
da
notare
che
a
tutti
i
cataclismi
sociali
,
che
distruggono
la
disciplina
morale
,
tiene
sempre
dietro
un
periodo
di
rilassamento
di
questa
disciplina
,
che
non
si
va
ricostituendo
che
lentamente
.
Il
Letourneau
nel
suo
libro
«
La
Sociologie
après
l
'
ethnogrnphie
»
ha
fatto
molto
bene
rilevare
come
i
progressi
intellettuali
presso
i
barbari
ed
i
selvaggi
,
siano
assai
più
rapidi
di
quelli
morali
.
E
questo
fatto
,
che
avviene
anche
nelle
società
civili
che
escono
da
un
periodo
di
disorganizzazione
sociale
,
e
che
proviene
dalla
lentezza
con
cui
si
stabiliscono
e
ristabiliscono
le
abitudini
morali
,
contribuisce
a
dare
un
'
apparenza
di
verità
alla
dottrina
del
Buckle
sulla
stabilità
assoluta
del
senso
morale
.
Il
lettore
,
che
è
al
corrente
dei
moderni
studi
sociologici
,
avrà
notato
che
noi
abbiamo
affatto
evitato
ogni
indagine
sulla
origine
degli
istinti
morali
od
altruistici
;
infatti
per
i
nostri
studi
ci
è
sufficiente
di
constatare
che
essi
sono
innati
nell
'
uomo
e
necessari
per
la
vita
sociale
.
Avrà
pure
notato
che
il
nostro
modo
di
vedere
è
opposto
a
quello
sostenuto
dal
Rousseau
,
che
l
'
uomo
,
cioè
,
naturalmente
è
buono
,
ma
che
la
società
lo
fa
cattivo
e
perverso
.
Noi
invece
crediamo
che
la
organizzazione
sociale
avendo
per
conseguenza
il
freno
reciproco
degli
individui
umani
,
li
migliori
;
non
già
distruggendone
gl
'
istinti
malvagi
,
ma
abituando
a
domarli
.
sua
maggiore
conformità
a
certe
tendenze
psicologiche
,
che
sarà
nostro
dovere
d
'
indagare
.
Si
è
lungamente
disputato
se
la
sanzione
religiosa
,
quando
è
separata
da
quella
politica
,
riesca
più
efficace
di
questa
;
se
il
timore
dell
'
inferno
valga
in
pratica
più
del
carcere
e
del
gendarme
:
ci
pare
che
una
risposta
precisa
ed
applicabile
a
tutti
i
casi
,
che
la
questione
può
presentare
,
difficilmente
possa
darsi
.
E
ovvio
che
un
paese
la
cui
organizzazione
politica
,
è
fiacca
e
primitiva
e
nel
quale
la
fede
religiosa
è
ardente
,
trovasi
in
condizioni
essenzialmente
diverse
di
quelle
di
un
altro
paese
,
nel
quale
gli
entusiasmi
religiosi
siano
intiepiditi
ed
il
regime
politico
,
amministrativo
e
giudiziario
assai
perfezionato
.
Più
avanti
dovremo
trattare
lungamente
dell
'
efficacia
etica
delle
religioni
in
genere
;
ad
ogni
modo
possiamo
fin
da
ora
dire
,
che
,
sebbene
tanto
il
precetto
religioso
che
le
leggi
civili
siano
emanazione
di
quel
senso
morale
collettivo
,
che
è
indispensabile
in
tutte
le
associazioni
umane
,
sebbene
sia
innegabile
che
un
qualche
effetto
pratico
tutte
le
religioni
hanno
e
devono
avere
,
pure
è
per
lo
meno
arrischiata
l
'
opinione
di
coloro
,
che
ne
vorrebbero
esagerare
l
'
importanza
.
Se
chi
pensa
così
avesse
ragione
,
grande
,
ad
esempio
,
dovrebbe
essere
la
differenza
morale
fra
un
popolo
cristiano
ed
uno
idolatra
.
Or
certo
,
se
si
paragona
un
popolo
cristiano
civile
ad
un
popolo
idolatra
barbaro
,
il
distacco
morale
è
immenso
;
ma
se
poniamo
accanto
due
popoli
allo
stesso
grado
di
barbarie
,
dei
quali
uno
abbia
abbracciato
il
Cristianesimo
e
l
'
altro
no
,
allora
si
trova
che
,
nella
pratica
,
essi
si
diportano
presso
a
poco
alla
stessa
maniera
,
o
almeno
non
vi
è
un
distacco
molto
sensibile
nella
loro
condotta
:
i
moderni
Abissini
sono
un
esempio
vivente
e
notorio
di
quanto
affermiamo
.
Se
poi
paragoniamo
la
società
ancora
pagana
,
ma
politicamente
ben
'
ordinata
,
dell
'
epoca
di
Marco
Aurelio
con
quella
cristiana
ma
disordinatissima
,
che
ci
viene
descritta
da
Gregorio
di
Tours
,
dubitiamo
forte
che
il
parallelo
non
riesca
tutto
favorevole
alla
prima
.
Invero
è
proprio
della
natura
umana
che
un
danno
certo
e
prossimo
,
per
quanto
relativamente
piccolo
,
sia
generalmente
più
temuto
di
un
danno
incerto
e
remoto
per
quanto
grande
.
Per
la
massa
delle
coscienze
volgari
,
nel
momento
che
la
cupidità
.
,
la
libidine
o
la
vendetta
le
spinge
al
furto
,
allo
stupro
,
all
'
omicidio
,
il
timore
dell
'
ergastolo
e
del
patibolo
sono
mezzi
più
potenti
e
sopratutto
più
sicuri
di
prevenzione
della
possibilità
degli
eterni
tormenti
;
e
se
ciò
è
vero
per
i
grandi
strappi
al
senso
morale
,
che
si
fanno
solo
nei
momenti
di
passione
violenta
,
è
verissimo
per
le
piccole
violazioni
ai
precetti
più
ovvii
dell
'
equità
e
della
giustizia
,
alle
quali
possiamo
essere
indotti
dalla
spinta
quotidiana
dei
piccoli
interessi
e
delle
piccole
bizze
.
Infatti
quale
legge
morale
o
religiosa
non
riconosce
che
il
pagare
i
debiti
è
,
in
massima
,
una
cosa
giusta
e
doverosa
?
Eppure
dobbiamo
confessare
che
moltissimi
buoni
credenti
si
asterrebbero
dal
farlo
,
e
troverebbero
mille
cavilli
e
pretesti
per
ingannare
la
propria
coscienza
,
se
non
vi
fossero
costretti
dalla
pubblica
vergogna
e
sopratutto
dall
'
usciere
.
Non
ci
vuole
un
sentimento
troppo
delicato
per
capire
che
il
bastonare
un
altro
è
una
cosa
,
per
lo
meno
,
scorretta
;
eppure
l
'
abitudine
di
alzare
le
mani
sul
prossimo
nei
momenti
d
'
ira
,
viene
nelle
masse
combattuta
efficacemente
solo
dalla
sicurezza
che
chi
dà
un
pugno
si
espone
a
riceverne
subito
un
altro
,
e
che
l
'
affare
può
anche
terminare
col
carcere
o
con
la
multa
.
E
noi
vediamo
,
purtroppo
,
che
gli
esseri
più
deboli
e
più
incapaci
di
difesa
,
le
donne
ed
i
fanciulli
,
i
quali
appunto
per
ciò
dovrebbero
essere
maggiormente
tutelati
dal
sentimento
religioso
e
morale
,
sono
le
vittime
più
frequenti
delle
brutalità
manesche
.
E
in
paesi
molto
religiosi
,
ma
nei
quali
le
classi
inferiori
sono
completamente
abbandonate
all
'
arbitrio
di
quelle
superiori
,
non
è
cosa
straordinaria
che
i
padroni
battano
servì
e
vassalli
.
Certo
che
la
fede
religiosa
,
come
l
'
entusiasmo
patriottico
e
le
passioni
politiche
,
possono
,
in
dati
momenti
di
sovraeccitazione
straordinaria
,
produrre
grandi
correnti
di
abnegazione
e
di
sacrificio
e
spingere
le
masse
a
fatti
ed
a
sforzi
che
,
a
chi
tien
conto
solo
della
natura
ordinaria
dell
'
uomo
,
sembrano
quasi
sovrumani
.
I
giubilei
cattolici
e
i
revivals
protestanti
ce
ne
porgono
più
di
un
esempio
,
e
,
come
fatti
caratteristici
,
si
possono
anche
citare
il
gran
movimento
di
carità
e
d
'
amore
,
che
agitò
l
'
Umbria
al
tempo
di
S
.
Francesco
d
'
Assisi
,
e
qualche
fugace
giornata
della
rivoluzione
francese
e
dei
moti
del
1848
in
Italia
.
Ma
la
possibilità
che
hanno
certi
sentimenti
di
eccitare
febbri
passeggiare
non
ci
deve
indurre
in
errore
intorno
alla
loro
reale
efficacia
nella
vita
ordinaria
dell
'
umanità
.
Si
sono
viste
città
intiere
,
in
momenti
di
sovraeccitazione
patriottica
e
religiosa
,
spogliarsi
dei
propri
beni
per
donarli
allo
Stato
od
alla
Chiesa
:
ma
certo
nessuna
organizzazione
politica
può
a
lungo
sussistere
se
l
'
imposta
,
non
ha
un
carattere
coattivo
;
e
la
Chiesa
stessa
,
quando
ha
potato
,
ha
reso
obbligatorie
le
decime
.
Il
sentimento
patriottico
ed
ancor
più
il
religioso
,
e
più
ancora
quando
sono
combinati
in
unica
passione
,
bastano
a
produrre
insurrezioni
generali
e
violente
,
ed
in
certi
momenti
hanno
indotto
intere
popolazioni
a
pigliare
le
armi
per
imprendere
spedizioni
lontane
ed
arrischiatissime
,
come
ad
esempio
avvenne
nelle
prime
due
o
tre
crociate
.
Ma
essi
non
bastano
a
fornire
eserciti
saldi
e
sicuri
,
che
in
tutti
i
momenti
siano
pronti
laddove
il
bisogno
lo
richieda
;
tranne
che
non
si
tratti
di
popolazioni
nelle
quali
la
guerra
sia
un
'
occupazione
ordinaria
e
fornisca
lucri
abituali
.
Questa
specie
di
eserciti
,
fra
gemi
che
vivono
ordinariamente
d
'
agricoltura
,
d
'
industrie
e
di
commercio
,
sono
invece
il
prodotto
di
una
salda
disciplina
sociale
,
che
costringe
inesorabilmente
ogni
individuo
a
fare
il
suo
dovere
ed
a
prestare
il
suo
servizio
in
dati
tempi
e
in
dati
modi
.
V
.
-
-
Or
è
certo
che
l
'
organizzazione
propriamente
detta
politica
,
quella
che
stabilisce
l
'
indole
dei
rapporti
tra
la
classe
governante
e
quella
governata
e
tra
i
vari
gradi
e
le
diverse
frazioni
della
prima
,
è
il
fattore
,
che
contribuisce
precipuamente
a
determinare
il
grado
di
perfezione
,
che
può
raggiungere
la
,
difesa
giuridica
di
un
popolo
.
Un
Governo
onesto
,
un
Governo
di
verità
e
di
giu
stizia
,
un
Governo
veramente
liberale
,
come
l
'
intendeva
il
Guicciardini
,
è
la
miglior
garenzia
che
,
anche
i
diritti
che
più
comunemente
s
'
intendono
per
privati
,
la
tutela
,
cioè
della
proprietà
e
della
vita
,
saranno
efficamente
custoditi
.
Un
regime
corrotto
,
nel
quale
può
accadere
che
chi
comanda
,
in
nome
di
Dio
o
del
popolo
poco
importa
,
libito
faccia
licito
in
sua
legge
,
è
evidente
che
sarà
insufficiente
anche
nell
'
adempiere
a
questa
missione
;
e
,
sebbene
ufficialmente
possa
riguardo
ad
essa
proclamare
principii
accettabili
ed
anche
elevati
,
pure
nella
pratica
questi
saranno
malamente
osservati
.
È
un
'
osservazione
non
solo
facile
,
ma
diremo
quasi
banale
questa
:
che
i
rapporti
fra
governanti
e
governati
e
fra
le
varie
categorie
dei
primi
,
sono
più
o
meno
inspirati
a
principii
di
moralità
e
giustizia
,
secondo
la
diversità
dei
paesi
e
dei
tempi
.
Infatti
non
vi
è
chi
non
veda
subito
la
differenza
,
che
corre
su
questo
riguardo
fra
il
governo
dei
pascià
e
dei
visir
turchi
del
buon
tempo
antico
,
dello
stampo
di
Maometto
Köproli
,
Mustafà
Bairakdar
ed
Alì
Tebelen
,
che
disponevano
alla
spiccia
delle
sostanze
,
del
corpo
e
della
vita
dei
raiah
ed
anche
talvolta
dei
credenti
da
loro
governati
,
e
quello
dei
mandarini
chinesi
,
che
in
conclusione
devono
far
capo
alla
corruzione
burocratica
per
potere
aggiunger
qualche
supplemento
al
loro
stipendio
;
e
per
eseguire
una
sentenza
di
morte
,
a
meno
che
una
provincia
non
sia
sottoposta
a
leggi
eccezionali
,
devono
spedire
il
processo
a
Pekino
per
esservi
riveduto
ed
all
'
occorrenza
corretto
.
Salta
subito
agli
occhi
che
la
Russia
sotto
Ivano
IV
il
terribile
,
quando
le
confische
e
gli
sterminii
in
massa
d
'
intere
città
erano
cose
ordinarie
,
era
retta
,
in
modo
alquanto
diverso
di
come
è
governata
oggi
;
né
è
meno
evidente
che
la
Russia
d
'
oggi
,
è
governata
in
modo
diverso
dall
'
Inghilterra
,
dove
ogni
arresto
personale
deve
essere
subito
e
seriamente
legalizzato
.
E
neppure
è
dubbio
che
le
grandi
nazioni
dell
'
Europa
centrale
ed
occidentale
siano
rette
in
modo
alquanto
diverso
delle
Repubbliche
dell
'
America
meridionale
,
dove
la
fucilazione
,
che
il
partito
vincitore
infligge
ai
capi
del
partito
vinto
,
non
è
ancora
andata
in
disuso
,
ed
in
qualcuna
delle
quali
,
in
epoca
non
remota
,
coloro
che
ressero
per
qualche
anno
il
potere
ebbero
modo
di
rubare
non
dei
milioni
ma
dei
miliardi
.
Tutte
queste
sensibilissime
variazioni
nel
grado
di
bontà
del
regime
politico
sono
da
alcuni
molto
facilmente
spiegate
colle
differenze
di
razza
.
Abbiamo
già
nella
prima
parte
del
nostro
lavoro
ampiamente
trattato
quest
'
argomento
;
ci
limiteremo
ora
a
rammentare
che
il
vizio
della
razza
difficilmente
si
può
invocare
quando
si
tratta
di
popoli
,
che
hanno
saputo
creare
civiltà
,
molto
avanzate
e
che
in
altri
tempi
aveano
organizzazioni
politiche
nelle
quali
la
difesa
giuridica
era
relativamente
eccellente
rispetto
a
quella
delle
nazioni
,
che
ora
da
questo
lato
li
sopravanzano
,
e
che
finalmente
,
nei
loro
rapporti
privati
,
non
mostrano
quella
inferiorità
,
organica
del
senso
morale
,
che
solo
nelle
pubbliche
faccende
verrebbe
a
manifestarsi
.
Altri
la
spiegano
colla
differenza
del
grado
di
civiltà
:
e
questi
hanno
senza
dubbio
una
parte
di
ragione
;
perché
,
come
più
avanti
dovremo
dimostrare
,
è
assai
difficile
,
per
non
dire
impossibile
,
che
una
società
vasta
e
numerosa
come
una
nazione
moderna
abbia
molto
perfezionato
la
sua
difesa
giuridica
,
se
non
ha
raggiunto
uno
sviluppo
intellettuale
ed
economico
abbastanza
notevole
.
Ma
la
parte
è
cosa
differente
dal
tutto
:
giacché
molti
sono
i
popoli
che
hanno
avuto
periodi
di
splendore
materiale
ed
anche
intellettuale
e
che
,
quasi
costretti
da
una
specie
di
forza
fatale
,
non
hanno
mai
potuto
disfarsi
da
certi
tipi
di
organizzazione
politica
,
i
quali
sembrano
del
tutto
impropri
ad
assicurare
un
vero
progresso
nella
morale
delle
classi
governanti
:
quindi
,
ciò
che
comunemente
appellasi
civiltà
è
,
evidentemente
,
una
condizione
necessaria
,
ma
non
sufficiente
per
il
vero
progresso
politico
.
Si
può
invero
affermare
che
le
abitudini
contribuiscono
grandemente
nel
determinare
il
grado
massimo
di
perfezione
o
d
'
imperfezione
nella
difesa
giuridica
,
che
un
popolo
è
capace
di
stabilmente
godere
o
sistematicamente
tollerare
.
Infatti
sì
può
senza
stento
ammettere
che
sarebbe
impossibile
che
,
in
una
od
anche
in
poche
generazioni
,
i
moderni
Persiani
,
ad
esempio
,
possano
diventare
adatti
al
regime
che
ora
vige
in
Inghilterra
,
o
che
i
nostri
contemporanei
Inglesi
possano
ridursi
a
tale
da
essere
governati
come
lo
sono
i
sudditi
dello
Scià
.
Abbiamo
già
,
accennato
al
fatto
che
le
abitudini
morali
si
modificano
assai
più
lentamente
di
quelle
intèllettuali
,
però
esse
,
per
quanto
lentamente
,
pur
si
modificano
;
e
possono
andar
cambiando
in
senso
buono
come
in
senso
cattivo
.
Se
è
vero
quindi
che
gl
'
Inglesi
moderni
non
tollererebbero
più
un
re
come
Riccardo
3°
un
lord
cancelliere
come
Francesco
Bacone
,
un
giudice
come
Jeffreys
,
un
generale
comandante
le
truppe
nella
Scozia
come
Graham
di
Claverhouse
e
probabilmente
neppure
un
lord
protettore
come
Cromwell
,
se
si
può
ragionevolmente
sperare
che
Bernabò
Visconti
e
Cesare
Borgia
sarebbero
impossibili
fra
gl
'
Italiani
d
'
oggidì
,
non
è
men
vero
che
,
a
qualche
secolo
d
'
intervallo
,
i
Romani
,
dei
quali
Polibio
avea
ammirato
l
'
organizzazione
politica
che
era
forse
la
migliore
di
tutta
l
'
antichità
classica
,
si
adattarono
a
sopportare
la
tirannide
di
Tiberio
,
di
Caligola
e
di
Nerone
,
e
che
i
discendenti
dei
Greci
contemporanei
di
Aristide
,
di
Pericle
e
di
Epaminonda
stettero
per
lunghi
secoli
sotto
il
governo
degli
imperatori
bizantini
.
Inoltre
è
innegabile
che
vi
devono
essere
delle
cause
,
che
determinano
il
formarsi
di
alcune
abitudini
a
preferenza
di
altre
;
sicché
,
ammesso
anche
che
la
varietà
di
regime
politico
sia
dovuta
principalmente
alla
differenza
di
abitudini
politiche
,
resta
integro
il
problema
intorno
alla
ricerca
delle
cause
per
le
quali
le
dette
abitudini
si
sono
variamente
stabilite
.
In
conclusione
noi
crediamo
di
trovarci
davanti
ad
una
grande
legge
psicologica
,
la
quale
può
sola
spiegare
perché
gl
'
istinti
morali
di
un
popolo
più
o
meno
si
affermano
e
si
sviluppano
nella
sua
organizzazione
politica
;
legge
che
in
fondo
non
è
che
una
delle
tante
esplicazioni
dell
'
altra
legge
più
generale
,
che
abbiamo
esposto
in
principio
di
questo
capitolo
,
la
quale
spiega
la
maggiore
o
minore
forza
dei
freni
morali
in
tutte
le
manifestazioni
della
vita
sociale
.
VI
.
-
-
La
preponderanza
assoluta
di
una
sola
forza
politica
,
il
predominio
di
un
concetto
semplicista
nell
'
organizzazione
dello
Stato
,
l
'
applicaziione
severamente
logica
d
'
un
solo
principio
ispiratore
di
tutto
il
diritto
pubblico
,
sono
gli
elementi
necessari
per
qualunque
genere
di
dispotismo
;
tanto
per
quello
fondato
sul
diritto
divino
,
che
per
l
'
altro
che
presume
di
avere
la
sua
base
nella
sovranità
popolare
;
per
il
fatto
che
essi
permettono
a
chi
ha
in
mano
il
potere
di
sfruttare
maggiormente
,
a
beneficio
delle
proprie
passioni
,
i
vantaggi
di
una
posizione
superiore
.
Giacché
,
quando
coloro
che
stanno
alla
testa
della
classe
governante
sono
gli
interpreti
esclusivi
della
volontà
di
Dio
o
del
popolo
,
ed
esercitano
la
sovranità
in
nome
di
questi
enti
,
in
società
profondamente
imbevute
di
credenze
religiose
o
di
fanatismo
democratico
,
e
quando
altre
forze
sociali
organizzate
non
esistono
all
'
infuori
di
quelle
,
che
rappresentano
il
principio
sul
quale
si
basa
la
sovranità
della
nazione
,
allora
nessuna
resistenza
,
nessun
controllo
efficace
sono
possibili
,
che
valgano
a
temperare
la
naturale
tendenza
,
che
hanno
coloro
che
stanno
a
capo
della
gerarchia
sociale
ad
abusare
dei
loro
poteri
.
Una
classe
governante
,
che
tutto
si
può
permettere
in
nome
di
un
sovrano
,
che
tutto
può
fare
,
subisce
una
vera
degenerazione
morale
;
quella
degenerazione
che
è
comune
a
tutti
gli
uomini
,
i
cui
atti
sono
esenti
dal
freno
e
dal
controllo
,
che
ad
essi
ordinariamente
impone
l
'
opinione
e
la
coscienza
dei
loro
simili
.
Le
responsabilità
dei
subordinati
,
che
finiscono
col
risolversi
nell
'
irresponsabilità
e
nell
'
onnipotenza
dell
'
uomo
,
o
del
piccolo
gruppo
di
uomini
che
stanno
a
capo
della
gerarchia
di
tutti
i
funzionari
,
si
chiamino
Czar
,
Sultano
o
Comitato
di
salute
pubblica
,
comunicano
a
tutta
la
macchina
politica
i
vizi
che
l
'
assolutismo
genera
nei
capi
.
Giacché
tutto
si
può
osare
quando
s
'
interpreta
la
volontà
,
vera
o
supposta
,
di
chi
crede
avere
il
diritto
che
tutto
pieghi
ad
un
suo
cenno
,
senza
che
abbia
la
possibilità
di
tutto
vedere
e
senza
che
altre
coscienze
libere
e
disinteressate
possano
controllare
le
sue
passioni
ed
i
suoi
errori
.
E
gli
effetti
di
un
simile
sistema
sono
pronti
e
tristissimi
.
Crediamo
che
nessuno
come
il
russo
Dostoiewsky
,
che
visse
lungamente
nel
paese
dell
'
autocrazia
e
passò
dieci
anni
nelle
miniere
della
Siberia
,
abbia
fra
i
moderni
descritto
con
più
verità
e
sentimento
la
degenerazione
del
carattere
,
che
il
potere
assoluto
produce
negli
uomini
,
sicché
non
rinunciamo
a
trascrivere
le
sue
parole
.
Egli
dice
:
«
Chi
possiede
la
potenza
illimitata
sulla
carne
ed
il
sangue
del
suo
simile
,
chi
ha
la
facoltà
di
avvilire
coll
'
avvilimento
supremo
un
altro
essere
,
è
incapace
di
resistere
al
desiderio
di
fare
il
male
.
La
tirannia
è
un
'
abitudine
,
che
diventa
alla
lunga
una
malattia
.
Il
miglior
uomo
del
mondo
può
abbrutirsi
così
da
non
distinguersi
da
una
fiera
.
Il
sangue
inebria
,
lo
spirito
diviene
accessibile
ai
fenomeni
più
anormali
,
che
possono
sembrare
delle
vere
gioie
.
La
possibilità
di
una
tale
licenza
diviene
alle
volte
contagiosa
a
tutto
un
popolo
;
eppure
la
società
,
che
disprezza
il
carnefice
ufficiale
,
non
disprezza
codesti
carnefici
potenti
»
.
Or
è
appunto
questa
specie
di
ubbriachezza
morale
,
rilevata
pure
da
parecchi
moderni
psichiatri
,
quella
che
spiega
gli
eccessi
degli
onnipotenti
,
che
ci
dà
la
chiave
delle
follie
criminose
di
parecchi
imperatori
romani
,
di
Ivano
IV
e
Pietro
il
Grande
,
di
tanti
sultani
dell
'
Oriente
,
di
Robespierre
,
di
Barrere
,
di
Carrier
e
di
Lébon
.
Si
può
obbiettare
che
vi
sono
stati
sovrani
assoluti
buoni
,
come
ve
ne
sono
stati
di
cattivi
,
e
che
nell
'
Europa
continentale
,
prima
della
recente
adozione
dei
Governi
costituzionali
e
parlamentari
,
l
'
assolutismo
non
produsse
risultati
così
disastrosi
da
giustificare
quanto
noi
abbiamo
sostenuto
.
Rispondiamo
facilmente
che
l
'
assolutismo
europeo
posteriore
al
Medio
Evo
fu
tutt
'
altro
che
completo
;
perché
anche
l
'
autorità
di
un
Luigi
XIV
uvea
freni
possenti
nella
tradizione
di
un
tempo
in
cui
il
Re
non
era
che
il
primo
dei
baroni
,
nei
privilegi
secolari
della
nobiltà
e
delle
provincie
,
e
sopratntto
nella
separazione
più
o
meno
completa
della
Chiesa
dallo
Stato
.
Ad
ogni
modo
,
tanta
è
la
ricchezza
e
la
varietà
della
natura
umana
,
che
ammettiamo
,
ciò
che
del
resto
è
provato
dalla
storia
,
che
alcuni
individui
abbiano
saputo
interamente
dominare
le
proprie
passioni
e
conservarsi
puri
ed
onesti
,
anche
dopo
essere
stati
lungamente
investiti
di
un
'
autorità
assoluta
.
Ma
l
'
influenza
benefica
di
questi
fortunati
accidenti
è
meno
grande
di
quello
che
comunemente
si
crede
:
giacché
,
in
un
paese
abituato
stabilmente
ad
un
regime
dispotico
,
la
massa
della
classe
politica
usa
ad
essere
adulatrice
e
vile
coi
superiori
,
necessariamente
deve
diventare
superba
,
dispotica
,
soverchiatrice
cogli
in
inferiori
;
gli
uomini
sciaguratamente
essendo
così
fatti
che
,
quanto
più
sono
soggetti
al
capriccio
ed
all
'
arbitrio
di
chi
sta
in
alto
,
tanto
più
,
in
generale
,
tendono
a
far
pesare
il
loro
capriccio
ed
il
loro
arbitrio
su
chi
sta
in
basso
e
resta
in
loro
balìa
.
VII
.
-
-
Nell
'
antichità
Aristotile
,
Polibio
e
qualche
altro
scrittore
,
dando
la
preferenza
ai
governi
misti
di
monarchia
,
aristocrazia
e
democrazia
,
intuirono
chiaramente
la
legge
,
che
abbiamo
enunciato
.
In
verità
,
nello
Stato
greco
,
l
'
antica
monarchia
appoggiata
al
carattere
sacro
ed
alla
tradizione
,
l
'
aristocrazia
che
rappresentava
pure
la
tradizione
ed
ordinariamente
la
proprietà
territoriale
,
la
democrazia
basata
sulla
ricchezza
mobiliare
,
sul
numero
,
sulle
passioni
della
folla
,
erano
altrettante
forze
politiche
,
la
cui
contemperanza
,
finché
una
non
prevalse
esclusivamente
sulle
altre
,
potea
dare
,
e
diede
,
un
tipo
di
organizzazione
politica
,
nel
quale
la
difesa
giuridica
era
,
nei
tempi
ordinari
,
sufficientemente
garantita
.
Anche
in
Roma
,
all
'
epoca
nella
quale
la
sua
costituzione
fu
tanto
ammirata
da
Polibio
,
troviamo
contemperate
le
influenze
della
grande
proprietà
patrizia
e
della
piccola
proprietà
plebea
con
quella
della
proprietà
mobiliare
dei
cavalieri
;
troviamo
le
tradizioni
delle
grandi
famiglie
di
ottimati
,
discendenti
dai
Numi
,
mantenere
la
loro
possanza
di
fronte
alle
passioni
popolari
ed
ai
servizi
ed
alle
ricchezze
recenti
delle
grandi
famiglie
plebee
,
e
troviamo
queste
forze
politiche
diverse
estrinsecarsi
nelle
varie
autorità
politiche
,
militari
,
amministrative
e
giudiziarie
,
alleandosi
e
temperandosi
in
modo
da
dar
luogo
allo
Stato
giuridicamente
più
perfetto
di
tutta
l
'
antichità
.
Nel
secolo
scorso
Montesquieu
dallo
studio
della
Costituzione
inglese
ricavò
la
dottrina
la
quale
insegna
che
,
perché
un
paese
sia
libero
,
è
necessario
che
il
potere
vi
freni
il
potere
e
che
l
'
esercizio
dei
tre
poteri
fondamentali
,
che
egli
trovava
in
qualunque
Stato
,
sia
affidato
ad
organi
politici
diversi
.
Omai
i
trattatisti
di
diritto
costituzionale
hanno
dimostrato
che
una
separazione
assoluta
dei
tre
poteri
trovati
dal
Montesquieu
non
esiste
e
che
non
è
necessario
che
essi
siano
precisamente
tre
.
Ma
non
è
questo
forse
il
difetto
principale
della
dottrina
del
Montesquieu
,
difetto
del
resto
piuttosto
imputabile
ai
numerosi
scrittori
,
che
ad
essa
attinsero
,
che
al
suo
primo
autore
.
Costoro
infatti
,
tenendo
gli
occhi
rivolti
alla
teoria
del
maestro
,
hanno
dato
importanza
piuttosto
al
suo
lato
formale
,
e
,
diremmo
quasi
curialesco
,
anziché
a
quello
sostanziale
e
politico
.
Si
è
dimenticato
troppo
che
un
organo
politico
,
per
essere
efficace
a
frenare
l
'
azione
di
un
altro
,
deve
rappresentare
una
forza
politica
,
deve
essere
l
'
organizzazione
di
un
'
autorità
e
di
un
'
influenza
sociale
,
che
nel
seno
della
società
valga
qualche
cosa
,
di
fronte
all
'
altra
,
che
s
'
incarna
nell
'
organo
politico
,
che
si
deve
controllare
.
È
per
questa
ragione
,
che
,
malgrado
la
lettera
degli
Statuti
e
delle
Carte
fondamentali
,
noi
vediamo
in
parecchie
monarchie
parlamentari
,
il
Capo
dello
Stato
non
sostenuto
né
da
vecchie
tradizioni
,
né
dal
prestigio
quasi
scomparso
del
diritto
divino
,
né
dall
'
influenza
delle
classi
economicamente
elevate
,
della
burocrazia
e
dell
'
esercito
,
diventare
insufficiente
a
controbilanciare
l
'
azione
della
Camera
elettiva
;
la
quale
viene
sostenuta
dalla
credenza
che
essa
rappresenti
l
'
universalità
dei
cittadini
e
riunisce
in
sé
un
cumulo
notevole
di
attitudini
,
di
interessi
,
di
ambizioni
e
di
energie
.
È
perciò
che
vediamo
,
negli
stessi
paesi
,
la
magistratura
proclamata
a
parole
uno
dei
poteri
fondamentali
dello
Stato
,
ma
ridotta
di
fatto
ad
essere
un
ramo
della
burocrazia
dipendente
dal
Gabinetto
ligio
alla
maggioranza
della
Camera
elettiva
,
mancare
di
prestigio
e
d
'
indipendenza
e
non
attirare
a
sé
energie
morali
e
intellettuali
bastevoli
a
rilevarne
l
'
importanza
.
È
sempre
per
la
stessa
ragione
che
vediamo
qualche
Camera
alta
,
composta
di
funzionari
in
riposo
,
di
deputati
che
rinunziano
alla
vita
politica
militante
e
di
qualche
ricco
del
quale
il
Ministero
ha
trovato
conveniente
di
soddisfare
la
vanità
,
e
che
non
offre
perciò
un
sufficiente
pascolo
né
agli
spiriti
pugnaci
,
né
a
quelli
ambiziosi
,
essere
rigettata
facilmente
in
seconda
linea
dalla
Camera
bassa
,
che
le
siede
accanto
.
VIII
.
-
-
Il
primo
elemento
,
e
diremo
anzi
il
più
essenziale
,
perché
un
organismo
politico
possa
progredire
nel
senso
di
ottenere
una
difesa
giuridica
,
sempre
migliore
,
è
la
separazione
del
potere
laico
dall
'
ecclesiastico
;
o
,
per
dir
meglio
,
bisogna
che
il
principio
a
nome
del
quale
si
esercita
l
'
autorità
temporale
non
abbia
nulla
di
sacro
e
di
immutabile
.
Quando
il
potere
si
appoggia
ad
un
ordine
d
'
idee
e
di
credenze
,
al
di
fuori
del
quale
non
è
riputato
potervi
essere
né
verità
,
né
giustizia
,
è
quasi
impossibile
che
esso
nella
pratica
sia
discusso
e
temperato
e
che
il
progresso
sociale
possa
arrivare
al
punto
che
le
diverse
potestà
si
armonizzino
e
frenino
fra
di
loro
,
in
maniera
che
sia
evitato
l
'
arbitrio
di
chi
sta
in
alto
nella
gerarchia
sociale
.
L
'
immobilità
relativa
di
certi
tipi
sociali
si
deve
appunto
attribuire
alla
ragione
che
abbiamo
accennato
.
Il
carattere
sacro
,
delle
caste
ha
ad
esempio
impedito
da
molti
secoli
qualunque
progresso
sociale
nella
civiltà
indiana
.
E
bisogna
tener
presente
che
essa
in
origine
dovette
avere
un
brillantissimo
sviluppo
,
altrimenti
non
si
potrebbero
spiegare
i
grandi
progressi
materiali
ed
artistici
,
che
raggiunse
;
il
che
fa
supporre
,
ciò
che
del
resto
pare
confermato
da
recenti
studi
,
che
la
divisione
e
l
'
isolamento
delle
varie
caste
non
siano
stati
sempre
così
rigorosi
come
ora
li
troviamo
.
Anche
le
società
maomettane
sono
colpite
dalla
stessa
debolezza
.
Questo
fatto
,
parzialmente
osservato
da
molti
,
è
stato
con
grande
esattezza
rilevato
dal
Leroy
Beaulieu
.
Parlando
questo
autore
dei
Tartari
maomettani
,
che
ancora
abitano
la
Russia
nei
governi
di
Kazan
,
Astrakan
e
Crimea
,
li
descrive
corre
agiati
,
puliti
e
dediti
al
commercio
,
ma
aggiunge
:
«
il
vero
vizio
dell
'
Islam
,
la
sua
vera
causa
d
'
inferiorità
politica
non
è
nel
suo
domma
,
né
nella
sua
morale
,
ma
nella
confusione
dello
spirituale
col
temporale
,
della
legge
religiosa
colla
civile
.
Il
Corano
essendo
insieme
Bibbia
e
codice
,
le
parole
del
Profeta
tenendo
il
posto
del
diritto
,
le
leggi
ed
i
costumi
sono
per
sempre
resi
sacri
dalla
religione
e
da
questo
solo
fatto
deriva
che
la
civiltà
maomettana
è
necessariamente
stazionaria
»
.
Per
completare
quest
'
analisi
,
così
fine
e
così
giusta
,
potea
aggiungere
che
,
nei
paesi
dove
le
popolazioni
maomettane
sono
indipendenti
,
il
sovrano
è
quasi
sempre
Califfo
o
vicario
del
Profeta
,
o
almeno
dal
Califfo
fa
derivare
nominalmente
o
realmente
la
sua
autorità
;
ed
a
questo
titolo
nessuno
dei
credenti
può
rifiutargli
obbedienza
assoluta
,
a
meno
che
non
impugni
come
illegittima
l
'
autorità
del
califfato
e
non
si
faccia
iniziatore
di
una
riforma
religiosa
.
I
popoli
cristiani
hanno
potuto
superare
il
pericolo
della
confusione
accennata
dal
Leroy
Beaulieu
ed
hanno
potuto
creare
lo
Stato
laico
per
un
complesso
di
circostanze
favorevoli
.
In
primo
luogo
il
Vangelo
contiene
fortunatamente
poche
massime
che
siano
applicabili
direttamente
alla
vita
politica
;
in
secondo
luogo
non
bisogna
dimenticare
che
la
Chiesa
cattolica
,
malgrado
che
abbia
sempre
aspirato
ad
avere
una
parte
preponderante
nel
potere
politico
,
non
ha
potuto
giammai
monopolizzarlo
interamente
per
due
principalissime
ragioni
,
inerenti
alla
sua
costituzione
.
La
prima
è
che
,
generalmente
,
è
stato
prescritto
il
celibato
dei
preti
e
,
sempre
,
quello
dei
monaci
;
sicché
non
si
sono
potute
stabilire
vere
dinastie
di
abati
e
di
vescovi
sovrani
;
e
da
questo
lato
anzi
dobbiamo
essere
molto
grati
a
Gregorio
VII
.
La
seconda
consiste
nel
fatto
che
la
missione
ecclesiastica
,
malgrado
i
numerosi
esempi
con
trarci
che
troviamo
nel
bellicoso
Medio
Evo
,
è
stata
sempre
per
sua
natura
poco
conciliabile
coll
'
esercizio
delle
armi
.
Il
precetto
il
quale
vuole
che
la
Chiesa
aborrisca
dal
sangue
non
si
è
potuto
mai
interamente
obliare
,
e
in
tempi
relativamente
ordinati
e
pacifici
,
va
finito
col
prevalere
:
sicché
anche
nei
secoli
che
vanno
,
dal
decimoprimo
al
decimoquarto
,
gli
scrittori
guelfi
accanto
alla
supremazia
papale
hanno
dovuto
ammettere
l
'
esistenza
di
un
imperatore
,
di
un
sovrano
laico
,
che
di
questa
fosse
lo
strumento
ed
il
braccio
secolare
.
Non
bisogna
poi
dimenticare
che
il
dispotismo
più
completo
,
al
quale
siano
stati
sottoposti
dei
popoli
cristiani
,
lo
troviamo
a
Bisanzio
ed
in
Russia
,
dove
i
sovrani
laici
riuscirono
più
completamente
a
ridurre
sotto
la
loro
diretta
influenza
l
'
autorità
ecclesiastica
,
e
che
le
la
Spagna
nei
secoli
undecimo
e
dodicesimo
e
nei
recentissimi
movimenti
,
che
abbiamo
già
rammentato
.
Naturalmente
in
tutti
questi
movimenti
,
accanto
ai
motivi
religioni
,
non
mancarono
mai
quelli
di
carattere
assolutamente
mondano
.
IX
.
-
-
Dopo
la
separazione
dell
'
autorità
laica
da
quella
ecclsiastica
,
i
coefficienti
più
potenti
di
una
difesa
giuridica
più
o
meno
progredita
si
trovano
nel
modo
come
è
distribuita
in
una
società
la
ricchezza
e
nel
mondo
come
è
organizzata
la
sua
forza
militare
.
E
qui
occorre
anzitutto
fare
una
distinzione
fra
i
popoli
che
sono
ancora
nel
periodo
feudale
e
quelli
che
già
hanno
un
'
organizzazione
burocratica
.
Nello
Stato
feudale
il
monopolio
della
ricchezza
,
che
,
in
uno
stadio
ancor
rozzo
di
civiltà
,
consiste
nel
possesso
della
terra
,
e
la
supremazia
militare
si
trovano
ordinariamente
concentrati
nella
classe
dominatrice
;
ma
questo
stato
di
cose
,
pur
presentando
moltissimi
inconvenienti
,
non
produce
mai
gli
effetti
,
che
avrebbe
in
una
organizzazione
sociale
più
perfezionata
.
Il
capo
di
uno
Stato
feudale
infatti
potrà
fare
un
torto
a
qualcuno
dei
suoi
baroni
,
ma
non
potrà
mai
essere
il
padrone
assoluto
di
tutti
i
suoi
feudatarii
,
perché
questi
disponendo
di
una
parte
,
diciamo
così
,
della
pubblica
forza
,
potranno
sempre
esercitare
di
fatto
quel
diritto
di
resistenza
,
che
negli
Stati
burocratici
,
quando
è
sancito
,
resta
scritto
nelle
costituzioni
e
nei
libri
di
diritto
pubblico
.
Ed
anche
i
singoli
baroni
hanno
un
limite
alla
tirannia
,
che
possono
esercitare
contro
la
massa
dei
loro
soggetti
,
nella
disperazione
degli
stessi
,
che
si
può
cambiare
facilmente
in
ribellione
.
Quindi
in
tutti
i
paesi
veramente
feudali
,
il
dominio
dei
capi
,
a
scatti
violento
ed
arbitrario
,
è
ordinariamente
assai
limitato
dalle
consuetudini
;
e
si
sa
ad
esempio
che
gli
Abissini
e
sopratutto
gli
Afgani
non
prestano
che
un
'
obbedienza
molto
condizionale
ai
loro
Ras
ed
ai
loro
Emiri
.
Abbiamo
già
visto
come
le
tradizioni
e
gli
avanzi
di
un
regime
feudale
valgano
a
temperare
l
'
autorità
di
un
capo
dello
Stato
,
tanto
che
,
neppure
all
'
epoca
di
Luigi
XIV
e
di
Federico
il
Grande
di
Prussia
,
la
monarchia
europea
può
essere
paragonata
ai
regimi
politici
,
a
capo
dei
quali
stavano
o
stanno
gli
imperatori
di
Bisanzio
o
gli
Scià
di
Persia
.
Ma
quando
al
contrario
la
classe
,
che
ha
il
monopolio
della
ricchezza
e
delle
armi
estrinseca
il
suo
potere
per
mezzo
di
una
burocrazia
accentratrice
e
di
un
esercito
stanziale
onnipotente
,
allora
si
può
avere
il
dispotismo
nelle
sue
peggiori
manifestazioni
:
si
ha
cioè
una
forma
di
governo
barbara
primitiva
,
la
quale
tiene
a
sua
disposizione
gli
strumenti
di
una
civiltà
avanzata
,
un
giogo
di
ferro
,
che
può
essere
applicato
da
mani
rozze
e
inconscienti
e
che
difficilmente
si
può
spezzare
,
perché
è
temprato
da
artefici
provetti
.
Che
l
'
onnipotenza
di
un
esercito
stanziale
sia
una
delle
forme
peggiori
di
regime
politico
è
cosa
così
ovvia
e
conosciuta
,
che
non
ci
affaticheremo
ad
insistervi
ancora
.
Si
sa
pure
che
il
so
verchio
accentramento
della
ricchezza
in
una
frazione
della
classe
governante
ha
prodotto
la
decadenza
di
organismi
politici
relativamente
molto
perfetti
come
ad
esempio
la
repubblica
romana
.
È
impossibile
infatti
che
leggi
ed
istituzioni
,
che
garentiscano
la
giustizia
ed
i
diritti
dei
deboli
,
siano
efficaci
,
quando
la
ricchezza
è
così
distribuita
,
che
di
fronte
ad
un
piccolo
numero
di
persone
,
che
possiedono
le
terre
ed
i
capitali
,
vi
è
una
moltitudine
di
proletari
,
che
non
hanno
altra
risorsa
che
le
proprie
braccia
ed
hanno
bisogno
dei
ricchi
per
non
morir
di
fame
dall
'
oggi
al
domani
.
In
questa
condizione
di
cose
la
massima
che
la
legge
è
uguale
per
tutti
,
la
proclamazione
dei
diritti
dell
'
uomo
ed
il
suffragio
universale
non
sono
che
ironie
;
ed
è
pure
un
'
ironia
il
dire
che
ogni
plebeo
porta
nel
suo
sacco
il
bastone
di
maresciallo
,
cioè
che
può
diventare
alla
sua
volta
capitalista
.
Giacché
,
anche
ammesso
che
qualcuno
lo
diventerà
,
egli
non
sarà
il
migliore
di
animo
e
di
costumi
,
ma
il
più
infaticabile
,
il
più
fortunato
e
forse
anche
il
più
briccone
,
mentre
la
massa
resterà
sempre
ugualmente
sottomessa
a
coloro
che
stanno
in
alto
.
Non
ci
è
poi
da
farsi
illusioni
sulle
conseguenze
pratiche
di
un
regime
in
cui
la
direzione
della
produzione
economica
,
la
distribuzione
di
essa
ed
il
potere
politico
fossero
indissolubilmente
legati
ed
attribuiti
alle
stesse
persone
.
Noi
vediamo
che
,
a
misura
che
lo
Stato
assorbe
e
distribuisce
una
parte
maggiore
della
pubblica
ricchezza
,
i
capi
della
classe
politica
hanno
maggiori
mezzi
d
'
influenza
e
di
arbitrio
sui
loro
subordinati
e
più
agevolmente
si
sottraggono
al
controllo
di
chicchessia
.
Non
ci
è
invero
chi
non
sappia
come
una
delle
cause
più
importanti
della
decadenza
del
Parlamentarismo
sia
la
grande
quantità
di
impieghi
,
di
appalti
,
di
lavori
pubblici
e
di
altri
favori
d
'
indole
economica
,
che
i
governanti
possono
distribuire
o
ad
individui
o
a
collettività
di
persone
;
e
gl
'
inconvenienti
di
questo
regime
sono
maggiori
colà
appunto
dove
relativamente
più
grande
è
la
quantità
di
ricchezza
che
il
Governo
ed
i
corpi
elettivi
locali
assorbono
e
distribuiscono
;
e
dove
quindi
è
più
difficile
procacciarsi
una
posizione
indipendente
ed
un
onesto
guadagno
senza
aver
che
fare
con
le
pubbliche
amministrazioni
.
Se
poi
tutti
gli
strumenti
della
produzione
fossero
in
mano
del
Governo
,
i
funzionari
,
che
la
produzione
dovrebbero
dirigere
e
distribuire
,
sarebbero
gli
arbitri
della
fortuna
e
del
benvivere
di
tutti
;
e
giammai
oligarchia
più
possente
,
camorra
più
universale
si
sarebbe
avuta
in
una
società
di
coltura
avanzata
.
Quando
tutti
i
vantaggi
morali
e
materiali
dipendessero
da
coloro
che
hanno
in
mano
il
potere
,
non
ci
è
viltà
che
non
si
farebbe
per
contentarli
;
come
non
ci
è
violenza
o
frode
alla
quale
non
si
ricorrerebbe
per
arrivare
al
potere
,
ossia
per
appartenere
al
numero
di
coloro
che
distribuiscono
la
torta
,
anziché
restare
fra
i
molti
altri
che
si
devono
contentare
della
porzione
loro
attribuita
.
Una
società
si
trova
nelle
condizioni
migliori
per
applicarvi
una
organizzazione
politica
relativamente
perfetta
,
quando
in
essa
esiste
una
classe
numerosa
,
in
posizione
economica
presso
che
indipendente
da
coloro
che
hanno
nelle
mani
il
supremo
potere
,
la
quale
ha
quel
tanto
di
benessere
;
che
è
necessario
per
dedicare
una
parte
del
suo
tempo
a
perfezionare
la
sua
cultura
e
ad
acquistare
quell
'
interesse
al
pubblico
bene
,
quello
spirito
diremmo
quasi
aristocratico
,
che
solo
possono
indurre
gli
uomini
a
servire
il
proprio
paese
senza
altre
soddisfazioni
che
quelle
che
procura
l
'
amor
proprio
.
In
tutti
i
paesi
,
che
sono
stati
e
sono
all
'
avanguardia
della
difesa
giuridica
,
o
come
comunemente
dicesi
della
libertà
,
una
classe
simile
si
è
sempre
trovata
.
Esisteva
a
Roma
,
quando
vi
era
quella
,
numerosa
plebe
composta
di
piccoli
proprietari
,
che
,
per
la
frugalità
dei
tempi
,
poteva
bastare
a
sé
stessa
e
che
seppe
,
passo
passo
,
con
una
tenacia
maravigliosa
,
conquistare
il
diritto
di
piena
cittadinanza
.
Esisteva
nell
'
Inghilterra
del
secolo
decimosettimo
ed
esiste
in
quella
presente
;
giacché
nell
'
una
e
nell
'
altra
si
è
trovata
e
si
trova
una
numerosa
gentry
,
formata
prima
a
preferenza
di
medii
proprietari
,
ora
a
preferenza
di
medii
capitalisti
,
che
ha
fornito
e
fornisce
il
miglior
contingente
alla
classe
politica
.
Esisteva
ed
esiste
negli
Stati
Uniti
d
'
America
,
dove
la
classe
dei
farmers
agiati
ha
fornito
e
fornisce
gli
elementi
politici
migliori
;
ed
esiste
più
o
meno
in
tutti
gli
Stati
d
'
Europa
centrale
ed
occidentale
.
Colà
dove
,
per
cultura
,
per
educazione
,
per
troppo
scarsa
agiatezza
,
questa
classe
è
insufficiente
alla
sua
missione
,
il
governo
parlamentare
come
farebbe
qualunque
altro
regime
politico
,
dà
i
frutti
peggiori
.
X
.
-
-
È
indiscutibile
poi
che
col
crescere
della
civiltà
aumenta
un
numero
di
quelle
influenze
morali
e
materiali
,
che
sono
suscettibili
di
diventare
forze
politiche
.
Accanto
alla
ricchezza
immobiliare
si
crea
ad
esempio
quella
mobiliare
,
frutto
delle
industrie
e
dei
commerci
;
gli
studi
progrediscono
,
le
occupazioni
che
hanno
per
base
una
cultura
scientifica
acquistano
importanza
,
e
si
forma
una
nuova
classe
sociale
,
la
quale
può
,
fino
ad
un
certo
punto
,
bilanciare
il
prestigio
materiale
dei
ricchi
e
quello
morale
dei
sacerdoti
.
Inoltre
la
tolleranza
reciproca
,
che
può
essere
effetto
di
una
cultura
avanzata
,
permette
la
coesistenza
di
diverse
correnti
religiose
e
politiche
,
che
naturalmente
si
bilanciano
e
controllano
a
vicenda
,
e
nello
stesso
tempo
rende
possibile
la
discussione
pubblica
degli
atti
dei
governanti
.
La
specializzazione
stessa
delle
funzioni
pubbliche
fa
si
che
influenze
diverse
possano
estrinsecarsi
e
partecipare
al
reggimento
dello
Stato
.
Senonché
è
da
osservare
che
ogni
forza
politica
,
perché
si
faccia
valere
proporzionatamente
alla
sua
reale
importanza
,
è
necessario
che
sia
organizzata
,
e
che
,
perché
sia
bene
organizzata
,
sono
indispensabili
diversi
coefficienti
,
fra
i
quali
principalissimi
il
tempo
e
la
tradizione
.
È
perciò
che
spesso
vediamo
un
vero
disquilibrio
prodursi
,
in
diverse
epoche
ed
in
paesi
diversi
,
fra
l
'
importanza
che
una
classe
aveva
nella
società
e
la
sua
diretta
influenza
nel
governo
del
paese
.
Oltreciò
vi
è
quasi
sempre
qualche
forza
politica
,
che
ha
la
tendenza
invincibile
a
soverchiare
,
ad
assorbire
le
altre
,
ed
a
distruggere
quindi
l
'
equilibrio
giuridico
legalmente
stabilito
.
Ciò
è
vero
tanto
per
le
forze
politiche
che
hanno
un
carattere
materiale
,
come
sarebbero
la
ricchezza
e
la
preponderanza
mirare
,
quanto
per
quelle
che
hanno
un
carattere
morale
,
come
sono
le
grandi
correnti
religiose
e
dottrinali
.
Ognuna
di
queste
correnti
pretende
di
avere
il
monopolio
della
verità
e
della
giustizia
,
ed
ogni
specie
di
esclusivismo
e
di
bacchettoneria
,
siano
essi
cristiani
o
maomettani
,
abbiano
il
carattere
sacro
o
quello
razionalista
,
s
'
inspirino
all
'
infallibilità
del
papa
o
a
quella
della
democrazia
,
sono
da
questo
lato
ugualmente
perniciosi
.
Ogni
paese
,
ogni
epoca
,
può
avere
la
sua
speciale
corrente
d
'
idee
e
di
credenze
che
,
essendo
la
più
forte
,
preme
sul
meccanismo
politico
e
tende
a
sconvolgerlo
.
Avviene
anzi
generalmente
che
si
apprezzino
benissimo
i
danni
prodotti
dalle
correnti
già
indebolite
e
passate
di
moda
,
che
si
stigmatizzino
con
orrore
le
lesioni
gravissime
che
esse
hanno
fatto
al
sentimento
della
giustizia
;
mentre
non
si
scorgono
o
si
scusano
o
si
condannano
debolmente
i
danni
analoghi
,
che
la
corrente
invoga
ha
fatto
o
minaccia
di
fare
.
Si
grida
e
si
proclama
che
la
libertà
è
raggiunta
,
che
la
bufera
è
passata
,
mentre
in
verità
essa
non
ha
che
cambiato
di
direzione
e
,
ci
si
passi
la
metafora
,
di
forma
e
di
colore
.
Al
giorno
d
'
oggi
in
Éuropa
due
sono
le
forze
morali
,
che
aspirano
a
rompere
l
'
equilibrio
giuridico
:
la
Chiesa
cattolica
e
la
democrazia
sociale
.
La
prima
,
malgrado
la
sua
mirabile
organizzazione
,
può
essere
per
il
momento
riguardata
come
meno
violenta
e
pericolosa
e
continuerà
ad
esserlo
fino
a
quando
le
minaccie
della
seconda
non
avranno
spinto
di
nuovo
le
classi
alte
in
grembo
a
quelle
credenze
,
che
esse
hanno
ora
abbandonato
o
professano
molto
tiepidamente
.
Fra
le
forze
materiali
,
quella
che
più
facilmente
si
può
imporre
a
tutti
i
poteri
dello
Stato
e
riesce
più
facilmente
a
violare
,
non
diciamo
le
norme
della
giustizia
e
dell
'
equità
,
ma
qualche
volta
anche
il
testo
preciso
della
legge
,
è
la
ricchezza
mobiliare
;
o
almeno
quella
parte
di
essa
che
è
potentemente
organizzata
.
Il
grande
sviluppo
del
credito
e
del
sistema
bancario
,
le
grandi
compagnie
per
azioni
,
che
spesso
dispongono
dei
mezzi
di
comunicazione
di
estesissime
contrade
e
d
'
interi
Stati
,
l
'
estensione
grandissima
che
hanno
preso
i
debiti
pubblici
,
hanno
creato
,
negli
ultimi
cento
anni
,
nuove
compagini
,
nuovi
i
elementi
d
'
importanza
politica
,
la
cui
azione
invadente
e
prepotente
parecchi
dei
maggiori
Stati
del
nuovo
e
del
vecchio
mondo
hanno
avuto
già
occasione
di
sperimentare
.
La
relativa
facilità
di
organizzazione
della
ricchezza
mobiliare
,
la
possibilità
di
accentrare
la
direzione
di
una
parte
ragguardevole
di
essa
in
mano
di
pochi
individui
contribuisce
a
spiegare
la
sua
preponderanza
.
Abbiamo
qui
uno
dei
tanti
esempi
di
minoranze
organizzate
che
prevalgono
sulle
maggioranze
disorganizzate
.
Un
piccolissimo
numero
d
'
individui
possono
dirigere
tutte
le
Banche
d
'
emissione
di
uno
Stato
,
oppure
tutte
le
compagnie
che
esercitano
la
grande
industria
dei
trasporti
ferroviari
o
marittimi
,
oppure
anche
possono
essere
arbitri
delle
grandi
compagnie
per
azioni
,
che
esercitano
industrie
indispensabili
alla
difesa
del
paese
,
come
quelle
metallurgiche
,
o
compiono
opere
pubbliche
per
le
quali
neppure
le
finanze
dei
Governi
più
ricchi
sarebbero
sufficienti
.
Questi
individui
,
che
hanno
il
maneggio
di
centinaia
di
milioni
,
possiedono
mezzi
svariatissimi
per
allarmare
o
lusingare
interessi
molto
estesi
,
per
intimidire
e
corrompere
funzionari
,
ministri
,
deputati
e
giornalismo
;
senza
che
quella
parte
del
capitale
nazionale
,
che
è
senza
dubbio
la
parte
maggiore
,
la
quale
si
trova
impegnata
in
moltissime
industrie
mediocri
o
piccole
,
ovvero
dispersa
in
una
moltitudine
di
mani
,
sotto
forma
di
risparmi
più
o
meno
grandi
,
possa
menomamente
reagire
contro
di
essi
.
E
si
noti
che
anche
la
parte
principale
del
capitale
delle
Banche
e
delle
Compagnie
industriali
per
azioni
,
appartiene
ordinariamente
ai
piccoli
e
mediocri
azionisti
,
i
quali
non
solo
restano
completamente
passivi
,
ma
spesso
sono
le
prime
vittime
dei
loro
duci
,
che
sulle
loro
perdite
riescono
a
fondare
la
loro
fortuna
e
la
loro
influenza
.
XI
.
-
-
È
da
notare
infine
che
qualunque
ordinamento
politico
semplicista
,
basato
sopra
un
principio
assoluto
,
il
quale
fasi
che
tutta
la
classe
politica
sia
organizzata
sopra
unico
tipo
,
rende
malagevole
la
partecipazione
alla
vita
pubblica
di
tutte
le
influenze
sociali
e
più
malagevole
il
controllo
,
che
le
une
possono
sulle
altre
esercitare
.
Ciò
è
vero
tanto
quando
il
potere
è
esclusivamente
affidato
ad
impiegati
,
che
si
suppongono
nominati
dal
principe
,
che
quando
esso
è
in
mano
a
funzionari
elettivi
,
la
cui
scelta
si
dice
che
appartenga
al
popolo
.
Dappoiché
i
freni
che
la
burocrazia
come
la
democrazia
possono
imporre
a
loro
stesse
,
e
che
si
esplicano
per
mezzo
di
altri
burocratici
o
di
molteplici
funzionari
elettivi
,
riescon
sempre
insufficienti
e
nella
pratica
non
raggiungono
mai
interamente
il
loro
scopo
.
La
storia
amministrativa
dell
'
impero
romano
ci
fornisce
infatti
un
esempio
opportuno
della
incapacità
d
'
una
burocrazia
accentratrice
a
frenare
efficamente
sé
stessa
.
Si
sa
che
in
origine
,
tanto
nella
capitale
che
nei
municipî
,
nelle
colonie
e
nelle
città
di
provincia
,
vi
era
,
sotto
la
supremazia
di
Roma
repubblicana
o
imperiale
,
quello
che
gl
'
Inglesi
chiamano
un
>
hi
rend
=
'
italic
'
>
self
goverrnment
;
le
cariche
pubbliche
erano
cioè
gratuitamente
esercitate
da
una
numerosa
classe
agiata
.
Ma
fin
dal
principio
dell
'
impero
le
funzioni
,
che
in
Roma
fino
allora
erano
state
attribuite
agli
edili
ed
ai
censori
,
furono
date
a
funzionari
speciali
stipendiati
,
aiutati
nel
loro
servizio
da
un
personale
numeroso
d
'
impiegati
pure
retribuiti
.
Così
la
cura
dell
'
alimentazione
della
città
fu
affidata
al
praeefectus
annonae
,
i
lavori
pubblici
ai
Curatores
viarum
,
aquarum
,
operum
pubblicorum
,
riparum
et
alvei
Tiberis
,
la
sorveglianza
dell
'
illuminazione
e
sugli
incendi
al
praefectus
vigilum
e
la
polizia
al
praefectus
urbis
.
Ben
presto
il
sistema
della
capitale
si
andò
estendendo
ai
municipî
,
che
andarono
perdendo
la
loro
autonomia
amministrativa
.
Infatti
,
fin
dalla
fine
del
primo
secolo
dell
'
impero
,
vediamo
diminuire
sensibilmente
l
'
autorità
dei
duumviri
juris
dicendo
e
degli
aediles
,
ai
quali
era
affidata
l
'
amministrazione
municipale
delle
singole
città
,
che
vennero
poco
a
poco
sostituiti
da
impiegati
:
juridici
,
correctores
,
curatores
rerum
publicarum
..
Per
quanto
l
'
evoluzione
fosse
lenta
,
a
partire
da
Nerva
e
Traiano
interpolatamene
l
'
autorità
dei
funzionari
elettivi
veniva
sospesa
e
le
loro
attribuzioni
erano
affidate
per
un
dato
tempo
ad
un
curator
,
simile
al
nostro
regio
commissario
,
e
nello
stesso
tempo
si
andava
lentamente
accrescendo
l
'
autorità
ispettiva
e
l
'
ingerenza
del
corrector
provinciae
,
equivalente
nel
caso
al
nostro
prefetto
.
Finché
,
alla
fine
del
secondo
secolo
,
vediamo
quasi
universalmente
spente
le
autonomie
municipali
ed
una
vastissima
ed
assorbente
rete
burocratica
stendersi
per
tutto
l
'
impero
.
Contemporaneamente
decadeva
l
'
agiata
borghesia
municipale
,
che
componeva
l
'
ordo
decurionum
,
la
quale
partecipava
al
reggimento
delle
città
e
dal
cui
seno
uscivano
appunto
coloro
,
che
coprivano
le
cariche
di
duumviro
e
di
edile
.
Or
,
quando
l
'
accentramento
burocratico
ed
il
fiscalismo
ebbero
creata
la
società
romana
del
Basso
Impero
,
composta
di
una
classe
ristrettissima
di
grandi
proprietari
e
di
alti
funzionari
e
di
un
'
altra
numerosissima
di
persone
assolutamente
povere
,
prive
di
ogni
importanza
sociale
,
e
che
,
sebbene
libere
di
nascita
,
decadevano
facilmente
fino
a
ridursi
alla
condizione
di
coloni
,
noi
vediamo
comparire
un
'
istituzione
originalissima
,
un
nuovo
organo
burocratico
,
che
avea
appunto
la
missione
di
difendere
e
tutelare
le
classi
disagiate
e
gli
avanzi
dei
piccoli
proprietari
contro
gli
abusi
della
burocrazia
.
Il
defensor
civitatis
creato
da
Valentiniano
I
°
,
nel
364
,
era
appunto
un
impiegato
,
creato
apposta
per
proteggere
la
plebe
urbana
contro
le
soverchierie
degli
alti
funzionari
e
dei
ricchi
,
che
con
quelli
facevano
causa
comune
;
egli
dovea
specialmente
curare
che
i
reclami
dei
poveri
fossero
accolti
come
di
diritto
e
potessero
arrivare
ai
piedi
del
trono
.
Ma
questo
sforzo
,
che
fece
l
'
assolutismo
burocratico
per
correggere
e
controllare
sé
stesso
,
malgrado
le
rettissime
intenzioni
del
legislatore
,
non
dovette
avere
una
sensibile
efficacia
;
giacché
i
mali
antichi
non
disparvero
e
le
cause
,
che
conducevano
l
'
impero
alla
dissoluzione
,
continuarono
,
colla
stessa
forza
ad
agire
.
In
Russia
l
'
assolutismo
burocratico
trova
le
sue
antichissime
radici
nell
'
influenza
bizantina
,
che
fin
dall
'
epoca
di
Wladimiro
il
Grande
e
dei
suoi
successori
si
fece
sentire
a
Kief
,
e
fu
certo
raf
forzato
dalla
terribile
dominazione
mongolica
,
che
sopravvenne
nel
secolo
tredicesimo
e
fece
sentire
il
suo
velo
fin
nel
decimosesto
.
Ed
anche
quivi
la
famosa
cancelleria
segreta
organizzata
dallo
czar
Alessio
,
verso
la
metà
del
secolo
decimosettimo
,
non
era
che
una
polizia
speciale
,
che
facea
capo
direttamente
al
sovrano
ed
era
incaricata
discrutare
gli
abusi
ed
anche
i
tentativi
di
rivolta
degli
alti
impiegati
e
dei
boiari
,
i
cali
formavano
in
fondo
una
unica
classe
.
Or
l
'
attuale
terza
sezione
,
tanto
tristemente
famosa
,
discende
in
linea
diretta
e
legittima
da
questa
cancelleria
segreta
,
più
volte
nominalmente
abolita
,
ma
sempre
di
fatto
conservata
;
e
pare
che
,
più
che
a
correggere
la
venalità
e
la
corruttela
della
burocrazia
russa
,
essa
sia
stata
efficace
nell
'
aumentare
l
'
oppressione
,
che
questa
fa
subire
a
tutto
il
resto
del
paese
.
Negli
Stati
Uniti
d
'
America
vediamo
al
contrario
l
'
impotenza
della
democrazia
a
controllare
e
limitare
sé
stessa
.
Non
si
può
negare
che
i
redattori
della
Costituzione
del
1787
abbiano
avuto
gran
cura
di
attuare
il
contrappeso
e
l
'
equilibrio
perfetto
dei
diversi
poteri
e
dei
diversi
organi
politici
.
Data
la
base
assolutamente
democratica
del
Governo
,
la
mancanza
assoluta
di
un
potere
,
che
direttamente
non
provenga
dalle
elezioni
popolari
,
difficilmente
crediamo
che
si
sarebbe
potuto
immaginare
di
meglio
.
Di
fatti
,
anche
non
tenendo
conto
,
che
colà
il
Senato
,
munito
di
poteri
più
efficaci
delle
Camere
alte
europee
e
fondato
sul
sentimento
,
ancor
vivace
delle
autonomie
dei
singoli
Stati
,
è
certamente
molto
autorevole
,
il
Presidente
,
che
usa
liberamente
del
diritto
di
veto
,
che
non
può
essere
buttato
giù
da
un
voto
della
Camera
bassa
e
che
riassume
nella
propria
persona
la
responsabilità
del
Governo
per
un
intero
lustro
,
come
organo
della
difesa
giuridica
è
superiore
ai
Gabinetti
dei
paesi
parlamentari
:
corpi
collettivi
meno
autorevoli
,
che
hanno
più
bisogno
di
cattivarsi
la
simpatia
dei
deputati
e
dei
politicanti
,
ed
i
di
cui
membri
sentono
meno
il
peso
della
responsabilità
personale
.
Certo
si
deve
anzi
a
questa
larghezza
di
poteri
ed
al
sentimento
della
responsabilità
personale
,
che
spesso
si
sviluppa
stando
in
una
carica
elevatissima
,
se
,
nell
'
ultimo
mezzo
secolo
,
abbiamo
visto
alcuni
Presidenti
,
come
il
Johnson
,
l
'
Hayes
ed
il
Cleveland
,
opporsi
con
tenacia
e
coraggio
ai
peggiori
eccessi
dei
partiti
,
che
li
avevano
eletti
.
Ma
questa
perfezione
che
chiameremo
formale
,
del
meccanismo
del
Governo
federale
ed
anche
dei
Governi
dei
singoli
Stati
non
ha
potuto
riparare
che
fino
ad
un
certo
punto
al
vizio
fondamentale
di
tutto
il
regime
politico
ed
amministrativo
dell
'
Unione
americana
.
Vizio
,
che
è
stato
molto
aggravato
dalla
tendenza
,
che
fra
il
1820
ed
il
1850
cominciò
a
prevalere
e
che
ora
è
diventata
quasi
generale
,
per
la
quale
il
suffragio
è
quasi
in
tutti
gli
Stati
divenuto
universale
;
sicché
un
'
unica
categoria
di
elettori
dà
i
suffragi
in
tutte
le
elezioni
e
si
son
rese
direttamente
elettive
e
temporanee
le
nomine
dei
giudici
dei
vari
Stati
,
che
prima
erano
a
vita
e
generalmente
attribuite
ai
rispettivi
governatori
.
In
questo
modo
la
stessa
cricca
elettorale
elegge
infallibilmente
le
autorità
federali
e
quelle
locali
;
governatori
,
giudici
e
Parlamento
sono
in
fondo
gli
istrumenti
delle
stesse
influenze
,
le
quali
diventano
le
padrone
assolute
ed
irresponsabili
di
tutto
uno
Stato
.
Tanto
più
che
i
politicanti
americani
,
che
fanno
un
mestiere
delle
elezioni
,
sono
abilissimi
nell
'
arte
di
stabilire
il
Ring
(
letteralmente
tradotto
l
'
anello
,
il
circolo
)
,
cioè
il
sistema
mediante
il
quale
tutti
i
poteri
,
che
dovrebbero
controllarsi
e
completarsi
a
vicenda
,
diventano
l
'
emanazione
di
un
solo
caucus
o
comitato
elettorale
.
Ma
si
potrebbe
obiettare
che
,
col
sistema
del
suffragio
universale
,
tutte
le
forze
e
tutte
le
influenze
politiche
possono
essere
rappresentate
nella
classe
governante
proporzionatamente
alla
loro
importanza
numerica
,
e
che
riesce
perciò
impossibile
ad
una
minoranza
di
monopolizzare
il
potere
a
proprio
vantaggio
e
farne
così
uno
strumento
alle
proprie
vedute
ed
alle
proprie
passioni
.
A
quest
'
obiezione
,
che
riflette
un
sistema
d
'
idee
ancora
molto
in
voga
,
ma
che
noi
non
abbiamo
accettato
ed
abbiamo
fin
qui
indirettamente
combattuto
,
risponderemo
direttamente
nel
capitolo
venturo
.
CAPITOLO
VI
.
Polemiche
.
I
.
La
teoria
democratica
.
-
-
II
.
Rapporti
fra
il
regime
rappresentativo
e
la
difesa
giuridica
.
-
-
III
.
Significato
della
così
detta
azione
dello
Stato
.
-
-
IV
.
Questioni
intorno
ai
limiti
di
questa
azione
.
-
-
V
.
La
dottrina
del
Comte
sui
tre
stadi
intellettuali
e
politici
.
-
-
VI
.
Valore
pratico
del
parallelismo
stabilito
dal
Comte
.
-
-
VII
.
Classificazione
degli
Stati
,
secondo
lo
Spencer
,
in
militari
ed
industriali
.
-
-
VIII
Debolezze
e
lacune
di
questa
classificazione
.
I
.
-
-
Nei
precedenti
capitoli
abbiamo
esposto
quali
siano
,
secondo
il
nostro
modo
di
vedere
,
alcune
delle
leggi
e
tendenze
costanti
che
regolano
le
società
umane
.
Ora
possiamo
più
agevolmente
fare
la
critica
di
alcune
opinioni
e
teorie
politiche
,
ancora
o
almeno
fino
a
poco
tempo
fa
,
molto
in
voga
,
le
quali
vengono
,
secondo
noi
,
dalle
leggi
che
abbiamo
ricordato
più
o
meno
sfatate
.
Molte
fra
le
dottrine
sulla
libertà
e
sull
'
uguaglianza
,
come
ancora
sono
comunemente
intese
,
dottrine
che
il
secolo
decimottavo
ha
escogitato
,
che
il
diciannovesimo
ha
maturato
e
tentato
di
applicare
e
che
il
ventesimo
probabilmente
liquiderà
o
modificherà
sostanzialmente
,
si
riassumono
e
si
concretano
nel
concetto
che
vuole
a
base
di
ogni
Governo
suffragio
universale
.
Si
crede
in
infatti
molto
comunemente
che
Governo
libero
,
egalitario
,
legittimo
,
sia
esclusivamente
quello
basato
sulla
volontà
della
maggioranza
,
la
quale
coi
suoi
suffragi
trasmette
per
un
dato
tempo
i
suoi
poteri
ai
propri
mandatari
.
Fino
a
qualche
generazione
addietro
e
per
parecchi
scrittori
ed
uomini
politici
anche
oggi
,
tutte
le
imperfezioni
dei
Governi
a
base
rappresentativa
sono
state
attribuite
alla
incompleta
o
falsata
applicazione
di
questi
principii
.
Una
scuola
così
vasta
,
credenze
cotanto
diffuse
,
non
si
sfatano
con
qualche
pagina
,
quindi
noi
ora
non
faremo
una
confutazione
in
regola
delle
teorie
sulle
quali
si
fonda
il
suffragio
universale
.
Del
resto
,
indipendentemente
da
quanto
abbiamo
già
detto
su
questo
argomento
nel
presente
lavoro
,
di
esso
ci
siamo
occupati
anche
in
altri
scritti
;
sicché
ora
accenneremo
semplicemente
a
qualcuno
degli
argomenti
fondamentali
che
meglio
possono
minare
le
basi
dell
'
edificio
intellettuale
,
sul
quale
il
suffragio
universale
è
poggiato
.
Ci
basterà
quindi
di
dimostrare
che
la
supposizione
per
la
quale
l
'
eletto
è
ritenuto
l
'
organo
della
maggioranza
dei
suoi
elettori
ordinariamente
non
è
conforme
alla
verità
.
E
,
fondandoci
sull
'
esperienza
dei
fatti
e
ricordando
alcune
osservazioni
pratiche
,
che
tutti
hanno
presenti
e
che
riguardano
il
modo
come
si
svolge
il
fenomeno
elettorale
,
facilmente
proveremo
il
nostro
assunto
.
Quel
che
avviene
colle
altre
forme
di
Governo
,
che
cioè
la
minoranza
organizzata
domina
la
maggioranza
disorganizzata
,
avviene
pure
,
e
perfettamente
,
malgrado
le
apparenze
contrarie
,
col
sistema
rappresentativo
.
Quando
si
dice
che
gli
elettori
scelgono
il
loro
deputato
,
si
usa
una
locuzione
molto
impropria
;
la
verità
è
che
il
deputato
si
fa
scegliere
dagli
elettori
,
e
,
se
questa
frase
sembrasse
in
qualche
caso
troppo
rigida
e
severa
,
potremmo
temperarla
dicendo
che
i
suoi
amici
lo
fanno
scegliere
.
Accade
nelle
elezioni
,
come
in
tutte
le
altre
manifestazioni
della
vita
sociale
,
che
gl
'
individui
,
che
hanno
la
voglia
e
sopratutto
i
mezzi
morali
,
intellettuali
e
materiali
per
imporsi
agli
altri
,
primeggiano
su
questi
altri
e
li
comandano
.
Il
mandato
politico
è
stato
quasi
assimilato
a
quello
civile
già
noto
nel
diritto
privato
.
Ma
,
nei
rapporti
privati
,
la
delegazione
di
poteri
e
di
facoltà
presuppone
sempre
nel
mandante
la
più
ampia
libertà
nella
scelta
del
mandatario
.
Or
appunto
questa
libertà
di
scelta
,
ritenuta
amplissima
in
teoria
,
diventa
necessariamente
quasi
nulla
ed
irrisoria
nella
pratica
delle
elezioni
politiche
.
Infatti
se
ogni
elettore
dasse
il
suo
voto
al
candidato
del
suo
cuore
,
sicuramente
non
ne
risulterebbe
altro
,
nella
quasi
totalità
dei
casi
,
che
una
grande
dispersione
di
voti
;
poiché
è
quasi
impossibile
che
molte
volontà
,
non
coordinate
e
non
organizzate
,
s
'
incontrino
nella
scelta
spontanea
di
un
individuo
,
la
quale
può
essere
determinata
da
criteri
diversissimi
e
quasi
tutti
subiettivi
.
Per
dare
al
suo
voto
qualche
efficacia
ogni
singolo
elettore
è
perciò
costretto
a
limitare
la
scelta
in
un
campo
ristrettissimo
,
cioè
fra
le
due
o
tre
persone
che
hanno
qualche
probabilità
di
riuscita
;
e
questa
probabilità
hanno
ordinariamente
solo
coloro
che
sono
sostenuti
da
un
gruppo
,
da
un
comitato
,
da
una
minoranza
organizzata
,
che
ne
propugna
la
candidatura
.
Abbiamo
altrove
ragionato
lungamente
dei
modi
come
si
formano
queste
minoranze
organizzate
attorno
ai
candidati
singoli
,
od
ai
gruppi
di
candidati
.
Ci
basterà
ora
ricordare
che
esse
sono
ordinariamente
fondate
sull
'
influenza
del
censo
,
sopra
cointeressamenti
materiali
o
sui
legami
di
famiglia
,
di
classe
,
di
setta
o
di
partito
politico
.
Buona
o
cattiva
che
sia
la
loro
composizione
,
è
innegabile
che
i
comitati
ed
i
deputati
,
che
alle
volte
sono
i
loro
strumenti
,
alle
volte
i
loro
duci
e
padroni
,
rappresentano
l
'
organizzazione
di
un
numero
rilevante
di
valori
e
di
forze
sociali
.
La
vera
conseguenza
pratica
del
regime
rappresentativo
è
perciò
non
già
il
governo
della
maggioranza
,
ma
la
partecipazione
di
un
certo
numero
di
valori
sociali
al
reggimento
dello
Stato
,
la
influenza
e
l
'
organizzazione
di
molte
forze
politiche
,
che
in
uno
Stato
assoluto
,
cioè
retto
dalla
sola
burocrazia
,
sarebbero
rimaste
inerti
ed
escluse
.
II
.
-
-
Esaminando
i
rapporti
che
il
regime
rappresentativo
ha
con
la
difesa
giuridica
si
possono
fare
le
seguenti
distinziomi
ed
osservazioni
.
Se
è
verissimo
che
la
gran
maggioranza
degli
elettori
è
passiva
,
nel
senso
che
non
ha
libertà
di
scegliere
il
suo
rappresentante
,
ma
solo
un
limitatissimo
diritto
di
opzione
fra
i
diversi
candidati
,
pure
questa
facoltà
,
per
quanto
sia
limitata
,
fa
sì
che
i
pretendenti
alla
deputazione
,
cerchino
di
attirare
a
sé
quella
forza
che
può
dare
il
tracollo
alla
bilancia
in
prò
dell
'
uno
o
dell
'
altro
;
e
perciò
fanno
ogni
sforzo
per
adulare
,
carezzare
ed
attirarsi
le
simpatie
delle
masse
.
In
questo
modo
certi
sentimenti
e
certe
passioni
della
folla
devono
necessariamente
avere
influenza
sull
'
animo
dei
deputati
,
e
l
'
eco
di
un
'
opinione
molto
sparsa
,
di
un
malcontento
molto
forte
si
fa
facilmente
sentire
fin
nelle
più
alta
sfere
dei
governanti
.
Si
può
obiettare
che
quest
'
influenza
della
maggioranza
degli
elettori
necessariamente
è
ristretta
alle
grandi
linee
dell
'
indirizzo
politico
;
che
essa
si
fa
sentire
solo
in
pochissimi
argomenti
di
carattere
generale
e
che
,
entro
questi
limiti
,
anche
nei
Governi
assoluti
,
le
classi
dirigenti
sono
obbligate
a
tener
conto
dei
sentimenti
delle
masse
.
È
certo
infatti
che
il
Governo
più
dispotico
deve
procedere
molto
cautamente
quando
si
tratta
di
urtare
i
sentimenti
,
le
convinzioni
,
i
pregiudizi
della
maggioranza
dei
governati
,
o
quando
deve
imporre
ad
essa
sacrifici
pecuniari
ai
quali
non
è
abituata
;
ma
la
cautela
,
nell
'
offenderla
sarà
anche
maggiore
quando
ogni
singolo
deputato
,
il
cui
voto
può
essere
tanto
utile
e
necessario
al
potere
esecutivo
,
sa
che
il
malcontento
delle
turbe
può
,
a
breve
scadenza
,
procacciare
il
trionfo
di
un
aborrito
rivale
.
Il
regime
rappresentativo
ha
poi
effetti
molto
diversi
a
seconda
che
varia
la
composizione
molecolare
del
corpo
elettorale
.
Se
tutti
gli
elettori
,
che
hanno
qualche
influenza
per
coltura
e
posizione
sociale
,
sono
entro
i
Comitati
,
e
se
al
di
fuori
di
questi
non
resta
che
una
massa
di
poveri
e
di
ignoranti
,
è
impossibile
che
essa
possa
esercitare
con
qualche
serietà
ed
efficacia
il
suo
diritto
di
controllo
ed
opzione
,
ed
in
questo
caso
fra
le
diverse
minoranze
organizzate
,
che
si
disputano
il
campo
,
vince
infallibilmente
quella
che
più
spende
e
più
inganna
.
Lo
stesso
avviene
se
entro
il
corpo
elettorale
le
persone
che
hanno
capacità
ed
indipendenza
economica
,
rappresentano
una
minoranza
sparuta
,
la
quale
non
ha
modo
d
'
influire
direttamente
sul
voto
delle
maggioranze
;
perché
,
come
ordinariamente
accade
nelle
grandi
città
,
queste
si
sottraggono
alla
loro
azione
morale
e
materiale
.
Mentre
quando
le
capacità
politiche
dispongono
esse
direttamente
dei
voti
della
maggioranza
e
riescono
a
sottrarla
alla
azione
dei
Comitati
e
dei
galoppini
,
può
avvenire
che
il
controllo
sull
'
opera
di
costoro
sia
efficace
.
Sicché
il
paragone
fra
i
meriti
e
le
dottrine
dei
diversi
candidati
sarà
relativamente
serio
e
spassionato
solo
quando
le
forze
elettorali
non
sono
interamente
in
potere
di
coloro
che
delle
elezioni
fanno
un
'
occupazione
abituale
od
un
mestiere
.
Ma
la
vera
garanzia
giuridica
nei
Governi
rappresentativi
sta
nella
discussione
pubblica
,
che
ha
luogo
in
seno
alle
assemblee
.
Dentro
queste
possono
penetrare
forze
ed
elementi
politici
disparatissimi
e
basta
una
piccola
minoranza
indipendente
per
controllare
l
'
operato
di
una
grande
maggioranza
e
sopratutto
per
limitare
l
'
onnipotenza
della
organizzazione
burocratica
.
Ma
quando
le
assemblee
,
oltre
ad
essere
organi
di
discussione
e
di
pubblicità
,
diventano
,
come
accade
nei
Governi
parlamentari
,
il
corpo
politico
che
riassume
in
sé
tutto
il
prestigio
e
tutto
il
potere
dell
'
autorità
legittima
,
allora
,
malgrado
il
freno
delle
pubbliche
discussioni
,
su
tutta
la
macchina
amministrativa
e
giudiziaria
può
pesare
la
tirannia
irresponsabile
ed
anonima
degli
elementi
che
prevalgono
nelle
elezioni
e
parlano
a
nome
del
popolo
:
si
può
avere
cioè
uno
dei
peggiori
tipi
di
organizzazione
politica
che
la
maggioranza
reale
di
una
società
moderna
possa
tollerare
.
Il
referendum
nei
Governi
a
base
quasi
esclusivamente
rappresentativa
può
essere
un
modo
abbastanza
efficace
col
quale
quel
complesso
di
odii
ed
amori
,
entusiasmi
e
disgusti
,
che
,
quando
sono
veramente
sparsi
e
generali
,
formano
ciò
che
più
verisimilmente
si
appella
la
pubblica
opinione
,
può
reagire
contro
l
'
operato
e
l
'
iniziativa
della
minoranza
governante
.
Difatti
,
trattandosi
non
di
fare
una
scelta
od
un
'
elezione
,
ma
di
dire
un
sì
od
un
no
sopra
una
determinata
questione
,
ogni
singolo
voto
non
può
an
dare
disperso
,
ed
ha
la
sua
pratica
importanza
indipendentemente
da
ogni
organizzazione
e
coordinazione
di
setta
,
di
partito
,
di
comitati
.
È
certo
però
che
col
referendum
non
si
avvera
neppure
l
'
ideale
democratico
del
Governo
della
maggioranza
,
poiché
il
governare
,
più
che
nel
consentire
o
proibire
le
modificazioni
della
Costituzione
od
anche
della
legislazione
,
consiste
nel
dirigere
tutta
la
macchina
militare
,
finanziaria
,
giudiziaria
ed
amministrativa
,
o
nell
'
influire
su
chi
la
dirige
.
Inoltre
il
referendum
se
da
una
parte
limita
il
potere
della
classe
governante
,
dall
'
altra
non
è
men
vero
che
può
seriamente
ostacolare
tutti
i
miglioramenti
dell
'
organismo
politico
;
i
quali
saranno
sempre
più
facilmente
apprezzati
dalla
classe
governante
,
per
quanto
possa
essere
interessata
e
corrotta
,
che
dalla
maggioranza
dei
governati
.
III
.
-
-
Una
quistione
,
che
si
agita
molto
tra
gli
scrittori
di
scienze
sociali
,
è
quella
relativa
alla
maggiore
o
minore
ingerenza
che
spetta
allo
Stato
.
Noi
cercheremo
di
dimostrare
che
essa
non
è
una
questione
sola
,
ma
un
complesso
di
questioni
,
ed
,
applicando
le
teorie
che
nei
capitoli
precedenti
abbiamo
esposte
,
forse
contribuiremo
a
dissipare
alcuni
equivoci
e
malintesi
,
che
finora
ne
hanno
ostacolato
il
retto
e
,
preciso
intendimento
,
ed
hanno
perciò
impedito
che
si
venisse
,
almeno
in
qualcuna
di
esse
,
a
conclusioni
precise
.
È
molto
sparso
ancora
quel
modo
di
vedere
,
che
fa
della
so
società
e
dello
Stato
due
enti
perfettamente
separati
e
distinti
e
spesso
li
considera
anche
come
antagonisti
.
Or
,
prima
di
tutto
,
noi
crediamo
che
occorra
determinare
chiaramente
che
cosa
si
intende
per
Società
e
che
cosa
s
'
intende
per
Stato
.
Stando
alle
regole
dei
Codici
ed
alle
concezioni
del
diritto
amministrativo
,
lo
Stato
è
certamente
un
ente
distinto
,
capace
di
vita
giuridica
,
il
quale
rappresenta
gli
interessi
della
collettività
ed
amministra
il
demanio
pubblico
;
e
che
,
come
tale
,
può
venire
in
conflitto
d
'
interessi
con
i
privati
e
con
gli
altri
enti
giuridici
.
Politicamente
parlando
però
lo
Stato
non
è
che
l
'
organizzazione
di
tutte
le
forze
sociali
,
che
hanno
valore
politico
.
Esso
,
in
altre
parole
,
rappresenta
il
complesso
di
tutti
quegli
elementi
,
che
in
una
società
sono
atti
alla
funzione
politica
e
sanno
e
vogliono
ad
essa
partecipare
;
è
quindi
il
risultato
della
loro
coordinazione
e
della
loro
disciplina
.
Questo
è
il
vero
punto
di
vista
da
cui
lo
Stato
va
considerato
dai
cultori
delle
scienze
sociali
;
giacché
è
brutto
e
pericoloso
errore
,
che
dura
ancora
nel
nostro
secolo
ed
impedisce
il
retto
apprezzamento
dei
problemi
politici
,
la
tendenza
curialesca
a
riguardarli
dal
lato
,
non
diciamo
giuridico
,
ma
prettamente
ed
esclusivamente
giudiziario
.
Sicché
,
secondo
il
nostro
modo
di
vedere
,
antagonismo
fra
Stato
e
Società
non
può
esistere
,
potendosi
riguardare
lo
Stato
come
quella
parte
della
Società
,
che
disimpegna
la
funzione
politica
,
e
tutte
le
questioni
riguardanti
la
,
ingerenza
o
non
ingerenza
dello
Stato
vengono
ad
assumere
un
nuovo
aspetto
,
per
il
quale
,
piuttosto
che
studiare
quali
debbano
essere
i
limiti
dell
'
azione
dello
Stato
,
si
deve
cercare
quale
sia
il
miglior
tipo
di
organizzazione
politica
;
quello
cioè
che
consente
a
tutti
gli
elementi
,
che
hanno
valore
politico
in
una
data
Società
,
di
essere
meglio
utilizzati
e
specializzati
,
meglio
sottoposti
al
reciproco
controllo
ed
al
principio
della
responsabilità
individuale
per
gli
atti
che
compiono
nelle
loro
rispettive
mansioni
.
Comprendiamo
che
quando
si
hanno
certe
abitudini
intellettuali
non
è
facile
il
mutarle
rapidamente
ed
adattarsi
a
nuovi
metodi
di
osservazione
e
ad
una
nuova
maniera
di
considerare
un
dato
argomento
.
Però
confidiamo
che
basterà
un
semplice
accenno
alle
pratiche
applicazioni
che
può
avere
il
sistema
da
noi
esposto
,
è
il
lettore
si
familiarizzi
con
esso
e
ne
scorga
anche
i
vantaggi
.
Ad
esempio
,
quando
si
contrappone
l
'
azione
dello
Stato
all
'
iniziativa
privata
spesso
non
si
fa
elle
un
paragone
fra
l
'
opera
della
burocrazia
e
quella
che
possono
esercitare
altri
elementi
direttivi
della
Società
,
che
,
in
qualche
caso
,
possono
anche
,
senza
essere
impiegati
stipendiati
,
rivestire
un
carattere
ufficiale
.
Nelle
nostre
società
di
tipo
europeo
,
per
quanto
burocratizzate
,
la
burocrazia
non
è
lo
Stato
,
ma
soltanto
una
parte
di
esso
.
Sicché
quando
si
dice
comunemente
che
in
Italia
ed
in
Francia
,
in
Germania
ed
in
Russia
,
lo
Stato
fa
tutto
ed
assorbe
tutto
,
bisogna
interpretare
la
massima
nel
senso
che
la
burocrazia
francese
,
italiana
,
tedesca
e
russa
hanno
molte
più
attribuzioni
di
quelle
di
altri
paesi
,
ad
esempio
,
di
quella
inglese
e
dell
'
americana
.
Come
,
quando
si
parla
del
famoso
Self
govermnent
inglese
,
del
popolo
dell
'
Inghilterra
che
si
governa
da
sé
stesso
,
non
bisogna
supporre
,
come
se
ne
potrebbe
avere
la
tentazione
stando
alla
dizione
usata
,
che
nei
paesi
del
continente
europeo
,
i
Francesi
,
gl
'
Italiani
,
i
Tedeschi
ed
i
Russi
non
si
governino
da
loro
stessi
e
che
essi
affidino
a
stranieri
la
direzione
delle
rispettive
funzioni
politiche
ed
amministrative
;
ma
bisogna
intendere
semplicemente
che
certi
uffici
,
che
in
Inghilterra
sono
affidati
a
persone
nominate
dagli
elettori
o
anche
nominate
dal
Governo
,
ma
scelte
fra
i
notabili
dei
diversi
luoghi
e
non
retribuite
né
traslocabili
a
volontà
,
sono
negli
altri
paesi
d
'
Europa
disimpegnati
da
burocratici
.
IV
.
-
-
Abbiamo
già
accennato
come
,
sebbene
la
burocrazia
e
le
assemblee
che
dispongono
del
supremo
potere
politico
,
abbiano
avuto
ed
abbiano
ingerenza
in
certi
rami
della
produzione
economica
,
quali
sarebbero
,
ad
esempio
,
la
manutenzione
e
costruzione
delle
opere
pubbliche
e
le
banche
di
emissione
,
pure
sembra
accertato
che
la
direzione
di
questo
ramo
dell
'
attività
sociale
non
sia
stata
mai
,
in
nessuna
società
pervenuta
ad
un
certo
grado
di
coltura
e
prosperità
,
completamente
burocratizzata
.
Questa
direzione
è
stata
ed
è
in
massima
sempre
affidata
ad
elementi
,
che
cento
fanno
parte
delle
forze
direttrici
della
società
e
quindi
sono
vere
forze
politiche
,
ma
non
entrano
nei
quadri
della
pubblica
amministrazione
.
Si
potrebbe
anche
ricordare
quanto
sia
stata
in
generale
dannosa
l
'
ingerenza
degli
elementi
che
hanno
la
direzione
propriamente
politica
,
cioè
legislativa
,
amministrativa
e
giudiziaria
,
della
società
,
nelle
faccende
economiche
,
e
quanta
parte
del
depauperamento
,
che
affligge
qualche
nazione
moderna
,
si
debba
a
quest
'
ingerenza
attribuire
.
Generalmente
coloro
che
vogliono
restringere
le
funzioni
dello
Stato
dovrebbero
inspirarsi
a
questo
pratico
e
semplicissimo
concetto
:
che
,
in
tutti
i
rami
dell
'
attività
sociale
,
nell
'
istruzione
pubblica
,
nel
culto
,
nella
beneficenza
,
nell
'
amministrazione
dalla
giustizia
,
nell
'
organizzazione
militare
,
ecc
.
la
funzione
direttiva
è
sempre
necessaria
e
che
deve
essere
affidata
ad
una
classe
speciale
,
che
abbia
le
attitudini
necessario
a
disimpegnarla
.
Or
quando
si
vuole
togliere
,
in
tutto
od
in
parte
,
una
di
queste
attribuzioni
alla
burocrazia
od
ai
corpi
elettivi
bisogna
tener
presente
che
è
necessario
che
esista
in
seno
alla
società
una
categoria
di
persona
,
che
possieda
le
attitudini
,
ossia
abbia
la
necessaria
preparazione
morale
ed
intellettuale
ed
anche
la
posizione
economica
sufficiente
per
adempire
al
nuovo
ufficio
che
le
viene
affidato
.
Spesso
anche
non
basta
che
in
una
società
vi
siano
gli
elementi
adatti
a
ciò
,
ma
bisogna
che
siano
bene
scelti
e
bene
coordinati
,
altrimenti
l
'
esperimento
può
fallire
e
produrre
risultati
dannosi
.
Noi
crediamo
,
ad
esempio
,
che
questa
sia
stata
la
vera
ragione
per
la
quale
l
'
istituzione
dei
giurati
non
ha
fatto
buona
,
prova
in
molti
paesi
del
continente
europeo
.
I
così
detti
giudici
popolari
infatti
rappresentano
l
'
intervento
di
elementi
sociali
estranei
alla
magistratura
regolare
nell
'
amministrazione
della
giustizia
penale
;
ma
sono
troppo
numerosi
per
poter
essere
tutti
intellettualmente
e
moralmente
preparati
al
loro
ufficio
,
e
perché
il
farne
parte
dia
tale
iena
soddisfazione
di
amor
proprio
da
fare
loro
acquistare
quello
spirito
di
corpo
,
quel
sentimento
,
diremmo
quasi
aristocratico
,
che
è
necessario
per
rialzare
il
carattere
medio
di
uomini
ai
quali
così
delicate
mansioni
sono
affidate
.
Dall
'
altra
parte
coloro
che
invocano
un
maggiore
intervento
dello
Stato
dovrebbero
pensare
al
significato
pratico
e
positivo
di
questa
parola
,
spogliandola
di
tutto
ciò
che
essa
ha
di
vago
,
di
indeterminato
,
diremmo
quasi
di
magico
e
di
soprannaturale
nell
'
uso
comune
.
Spesso
ai
giorni
nostri
contro
tutti
i
danni
della
concorrenza
privata
,
come
rimedio
a
tutte
le
cupidigie
,
alla
libidine
del
prepotere
,
a
tutti
gli
eccessi
dell
'
individualismo
,
o
meglio
dell
'
egoismo
,
s
'
invoca
l
'
intervento
dello
Stato
.
Il
quale
,
organo
del
diritto
e
del
progresso
morale
,
dovrebbe
sollevare
gli
umili
e
debellare
i
superbi
;
e
,
puro
di
tutte
le
volgari
preoccupazioni
degli
interessi
personali
,
dovrebbe
reprimere
tutte
le
iniquità
,
provvedere
a
tutti
i
bisogni
materiali
e
morali
,
avviare
l
'
umanità
sui
floridi
sentieri
della
giustizia
,
della
pace
,
dell
'
armonia
,
universale
.
Quanto
scemerebbe
questa
fiducia
se
,
invece
di
pensare
alloStato
ente
astratto
,
posto
quasi
al
di
fuori
della
società
,
si
tenesse
presente
ciò
che
esso
è
in
fatti
,
vale
a
dire
l
'
organizzazione
concreta
di
una
gran
parte
degli
elementi
dominatori
di
una
società
.
Se
si
pensasse
che
,
nella
nostra
società
europea
,
quando
si
parla
di
azione
dello
Stato
,
la
frase
si
riferisce
all
'
azione
che
pos
sono
esercitare
ministri
,
deputati
ed
impiegati
;
tutta
bravissima
gente
,
che
,
per
quanto
possa
essere
migliorata
o
frenata
dal
sentimento
della
responsabilità
,
dalla
disciplina
,
e
dallo
spirito
di
corpo
,
ha
tutte
le
facoltà
e
tutte
le
debolezze
umane
.
Eccellenti
persone
,
che
però
,
come
tutti
gli
uomini
,
hanno
gli
occhi
,
che
si
possono
all
'
occorrenza
aprire
o
chiudere
,
e
la
bocca
,
che
può
,
se
condo
i
casi
,
parlare
,
tacere
ed
anche
mangiare
;
e
le
quali
possono
peccare
anch
'
esse
di
orgoglio
,
di
accidia
,
di
cupidigia
e
di
vanità
,
ed
avere
le
loro
simpatie
ed
antipatie
,
le
loro
amicizie
ed
avversioni
,
le
loro
passioni
ed
i
loro
interessi
,
e
fra
questi
anche
quello
di
restare
al
proprio
posto
,
ed
all
'
occorrenza
di
conseguirne
uno
migliore
.
V
.
-
-
Sarebbe
opera
impossibile
,
od
almeno
assai
difficile
,
il
rispondere
a
tutte
le
teorie
e
le
dottrine
,
che
si
allontanano
dal
nostro
modo
di
vedere
intorno
alle
tendenze
costanti
ossia
le
leggi
,
che
regolano
l
'
organizzazione
delle
società
,
umane
.
Fra
queste
dottrine
due
però
ve
ne
sono
,
strettamente
connesse
e
legate
,
che
,
per
la
loro
odierna
diffusione
,
hanno
tale
importanza
,
che
di
esso
non
possiamo
assolutamente
tacere
.
Intendiamo
alludere
alle
teorie
del
Comte
ed
a
quelle
dello
Spencer
.
Il
primo
,
come
si
sa
,
ha
messo
in
rilievo
i
tre
stadi
dell
'
intendimento
umano
:
il
teologico
,
il
metafisico
ed
il
positivo
,
ai
quali
fa
corrispondere
tre
tipi
diversi
di
ordinamento
sociale
:
il
militare
,
il
feudale
e
l
'
industriale
.
Il
secondo
classifica
invece
semplicemente
le
società
umane
in
Stati
militari
,
fondati
sulla
coercizione
,
ed
in
Stati
industriali
,
basati
sul
contratto
e
sul
libero
consenso
di
coloro
che
li
compongono
.
Sulle
orme
di
questi
illustri
sociologhi
,
ora
gran
parte
di
coloro
che
,
specialmente
in
Italia
,
si
occupano
di
scienze
sociali
e
politiche
,
fanno
di
questi
concetti
la
pietra
angolare
dei
loro
ragionamenti
e
dei
loro
sistemi
.
In
linea
generale
sulla
classificazione
dei
tre
stadi
intellettuali
fatta
dal
Comte
ci
pare
che
ci
sia
poco
da
obiettare
.
L
'
uomo
infatti
può
spiegarsi
tutti
i
fenomeni
,
tanto
dell
'
universo
inorganico
che
di
quello
organico
,
compresi
quelli
sociali
,
attribuendoli
ad
enti
soprannaturali
,
all
'
intervento
cioè
di
Dio
o
degli
Dei
,
di
genî
,
benefici
o
malefici
,
che
sono
autori
della
vittoria
e
della
sconfitta
,
dell
'
abbondanza
e
della
carestia
,
della
salute
e
della
pestilenza
,
ed
allora
si
ha
il
periodo
detto
teologico
.
Li
può
anche
spiegare
attribuendoli
a
cause
prime
,
frutto
della
sua
imaginazione
oppure
di
un
'
osservazione
superficiale
e
sconnessa
dei
fatti
,
come
quando
credeva
dipendesse
dal
moto
e
dalla
congiunzione
dei
pianeti
la
sorte
degli
individui
e
delle
nazioni
,
dalle
combinazioni
degli
umori
la
sanità
del
corpo
umano
,
e
dalla
quantità
di
metalli
preziosi
posseduti
la
ricchezza
dei
popoli
,
ed
allora
è
nello
stadio
aprioristico
o
metafisico
.
Può
infine
,
rinunciando
a
conoscere
le
cause
prime
di
questi
fenomeni
,
studiarne
,
con
rigoroso
sistema
d
'
osservazione
,
le
leggi
naturali
che
li
regolano
e
farne
suo
prò
,
ed
allora
è
nel
periodo
scientifico
o
positivo
.
Dove
cominciano
le
obiezioni
e
le
critiche
al
sistema
,
del
Comte
è
quando
si
vuole
fare
una
distinzione
cronologica
netta
e
precisa
fra
le
varie
società
,
umane
,
assegnandole
ad
uno
dei
tre
periodi
accennati
.
Poiché
è
impossibile
negare
elle
tatti
e
tre
i
periodi
intellettuali
coesistano
in
tutte
le
società
umane
,
dalle
più
mature
a
quelle
che
sono
ancora
,
per
dir
così
,
nello
stadio
selvaggio
.
Infatti
la
Grecia
antica
ci
diede
Ippocrate
ed
Aristotile
,
Roma
Lucrezio
,
la
moderna
civiltà
europea
ci
ha
dato
la
fisica
,
la
chimica
,
l
'
economia
politica
,
ha
inventato
il
telescopio
ed
il
microscopio
,
si
è
impadronita
della
elettricità
,
ed
ha
scoperto
i
microbi
,
che
cagionano
le
pestilenze
e
le
malattie
;
eppure
non
si
può
non
riconoscere
che
ad
Atene
come
a
Roma
antica
,
a
Parigi
come
a
Berlino
,
a
Londra
come
a
New
York
,
la
maggioranza
defili
individui
erano
e
sono
in
pieno
periodo
teologico
,
o
almeno
in
quello
metafisico
.
Come
non
ci
fu
epoca
alcuna
della
classica
antichità
nella
quale
non
si
consultassero
auguri
ed
oracoli
,
non
si
facessero
sacrifici
e
non
si
credesse
ai
presagi
,
così
vediamo
ancora
le
religioni
rivelate
avere
una
parte
importantissima
nella
vita
dei
nostri
contemporanei
e
,
dove
esse
s
'
indeboliscono
,
vediamo
svilupparsi
le
superstizioni
spiritistiche
e
gli
assurdi
metafisici
della
democrazia
sociale
.
E
d
'
altra
parte
il
selvaggio
che
nella
pianta
e
nel
sasso
vede
un
feticcio
,
che
crede
che
lo
stregone
della
tribù
possa
produrre
la
pioggia
e
scongiurare
il
fulmine
,
non
potrebbe
vivere
se
non
possedesse
alcune
vere
nozioni
positive
.
Quando
egli
studia
le
abitudini
della
selvaggina
,
quando
impara
a
distinguerne
le
orme
e
tien
conto
della
direzione
del
vento
per
sorprenderla
ed
impadronirsene
,
fa
suo
prò
di
osservazioni
accumulate
e
coordinate
da
lui
e
dai
suoi
maggiori
,
agisce
perciò
secondo
i
dettami
di
una
vera
scienza
.
Ma
vi
ha
di
più
:
come
si
può
già
intuire
dagli
esempi
accennati
,
non
solo
nella
stessa
epoca
e
nello
stesso
popolo
possono
coesistere
i
tre
periodi
intellettuali
del
Comte
,
ma
anche
nello
stesso
individuo
.
Diremo
anzi
che
questa
è
la
regola
generale
,
della
quale
gli
esempi
a
centinaia
saltano
agli
occhi
di
tutti
,
e
che
il
contrario
è
l
'
eccezione
.
A
chi
infatti
non
è
accaduto
di
conoscere
qualche
capitano
di
nave
buon
credente
,
che
presta
fede
anche
ai
miracoli
della
Madonna
di
Lourdes
o
della
Madonna
di
Pompei
,
che
in
politica
o
nelle
scienze
economiche
si
trova
incompleto
stadio
metafisico
e
che
,
quando
si
tratta
di
dirigere
la
rotta
e
comandare
la
manovra
della
sua
nave
,
fa
uso
di
criteri
rigorosamente
scientifici
?
Tutti
o
quasi
tutti
i
medici
,
fino
a
due
secoli
fa
,
erano
credenti
nelle
loro
religioni
,
e
perciò
non
negavano
l
'
efficacia
delle
preghiere
e
dei
voti
nella
guarigione
delle
malattie
;
inoltre
sul
funzionamento
dei
diversi
organi
del
corpo
umano
e
sulle
virtù
di
certi
semplici
avevano
svariate
credenze
assolutamente
metafisiche
,
dovute
in
gran
parte
all
'
influenza
di
Galero
e
dei
medici
arabi
,
ma
nello
stesso
tempo
non
mancavano
certo
di
cognizioni
positivo
,
che
rimontano
ad
Ippocrate
,
e
che
,
lentamente
elaborate
dall
'
esperienza
di
tanti
secoli
,
permettevano
in
certi
casi
una
cura
razionale
.
Similmente
le
preghiere
per
invocare
la
vittoria
dell
'
Altissimo
ed
i
Te
Deum
per
ringraziarlo
furono
in
uso
in
Europa
,
assai
tempo
dopo
che
Gustavo
Adolfo
,
Turenne
e
Montecuccoli
aveano
cominciato
a
condurre
le
guerre
con
norme
scientifiche
.
Senofonte
,
per
citare
un
caso
concreto
,
quando
credeva
che
un
sogno
fosse
un
avvertimento
degli
Dei
era
in
pieno
periodo
teologico
;
sulla
forma
della
terra
e
sulla
composizione
dei
corpi
aveva
certamente
delle
idee
,
che
i
geografi
ed
i
chimici
dei
giorni
nostri
avrebbero
giustamente
caratterizzato
per
metafisiche
;
ma
,
nel
condurre
la
famosa
ritirata
dei
diecimila
,
quando
,
ad
esempio
,
per
riparare
la
colonna
principale
,
che
marciava
coi
bagagli
,
dai
continui
assalti
della
cavalleria
persiana
la
faceva
coprire
da
due
linee
di
fiancheggiatori
armati
alla
leggiera
,
si
regolava
secondo
criteri
,
che
,
dato
il
sistema
d
'
armamento
allora
in
uso
,
anche
uno
stratega
moderno
avrebbe
trovato
scientifici
e
positivi
.
Lo
stesso
autore
se
nella
Ciropedia
si
mostra
prevalentemente
teologico
e
metafisico
,
diventa
di
nuovo
positivo
nel
suo
trattato
sull
'
arte
di
cavalcare
,
perché
su
quest
'
argomento
,
come
farebbe
un
moderno
,
trae
i
suoi
precetti
dallo
studio
della
natura
del
cavallo
.
VI
.
-
-
La
verità
è
che
in
questo
,
come
in
tanti
altri
casi
,
il
semplicismo
non
si
adatta
bene
alle
scienze
che
riguardano
la
psicologia
dell
'
uomo
,
animale
molto
complesso
,
pieno
di
contraddizioni
,
e
che
non
sempre
si
cura
di
esser
logico
e
coerente
;
e
che
perciò
anche
quando
crede
e
spera
che
Dio
possa
intervenire
in
sostegno
della
sua
causa
,
ha
cura
contemporaneamente
di
tenere
asciutte
le
polveri
,
di
valersi
cioè
del
sussidio
dell
'
intelletto
e
dell
'
esperienza
propria
e
degli
altri
.
Il
solo
argomento
veramente
valido
,
che
si
potrebbe
addurre
a
favore
della
classificazione
del
Comte
,
è
questo
:
che
,
sebbene
i
tre
stadi
intellettuali
coesistano
in
tutte
le
società
umane
e
si
possano
rintracciare
nella
maggioranza
degli
individui
che
le
compongono
,
pure
possono
essere
,
secondo
i
casi
,
assai
inegualmente
distribuiti
;
sicché
un
popolo
può
avere
un
corredo
di
cognizioni
scientifiche
indiscutibilmente
superiore
a
quelle
di
un
altro
,
e
,
secondo
le
varie
epoche
della
sua
storia
,
può
su
questo
riguardo
grandemente
progredire
o
decadere
;
come
pure
è
innegabile
che
le
dottrine
metafisiche
e
le
credenza
soprannaturali
hanno
generalmente
maggiore
presa
ed
influenza
sulle
nazioni
e
sugli
individui
maggiormente
sprovvisti
di
cultura
scientifica
.
Ma
,
così
ridotta
,
la
teoria
del
Comte
rassomiglia
molta
a
quest
'
altra
,
per
verità
alquanto
banale
:
che
quanto
più
una
società
è
scientificamente
progredita
,
meno
campo
resta
alle
dottrine
aprioristiche
,
e
di
altrettanto
diminuisce
in
essa
l
'
influenza
del
soprannaturale
.
Dove
poi
i
concetti
del
padre
della
moderna
sociologia
ci
sembrano
anche
più
lontani
dalla
verità
è
nella
parte
che
si
riferisce
al
parallelismo
fra
i
tre
stadi
intellettuali
ed
i
tre
tipi
di
organizzazione
politica
che
egli
stabilisce
:
il
militare
,
cioè
,
il
feudale
e
l
'
industriale
,
-
-
corrispondenti
il
primo
alla
infanzia
,
il
secondo
all
'
adolescenza
,
il
terzo
alla
maturità
delle
società
umane
.
La
funzione
militare
,
l
'
organizzazione
cioè
di
una
forza
armata
per
la
difesa
interna
ed
esterna
di
un
popolo
,
e
se
si
vuole
,
secondo
portano
gl
'
interessi
,
i
pregiudizi
e
le
passioni
umane
,
anche
per
l
'
offesa
,
fino
ad
oggi
è
stata
ed
è
una
necessità
di
tutte
le
società
umane
.
La
preponderanza
politica
maggiore
o
minore
dell
'
elemento
militare
dipende
,
in
parte
,
da
cause
che
abbiamo
già
studiato
,
dall
'
essere
cioè
o
no
questo
elemento
una
forza
politica
più
o
meno
indispensabile
ed
assorbente
,
più
o
meno
da
altre
forze
politiche
bilanciata
,
ed
in
parte
da
altre
cagioni
,
che
quando
sarà
il
momento
opportuno
non
mancheremo
di
esporre
.
Intanto
possimo
fin
d
'
ora
con
sicurezza
affermare
che
non
vediamola
necessità
del
connubio
indissolubile
che
,
secondo
il
Comte
,
vi
dovrebbe
essere
fra
la
prevalenza
politica
del
militarismo
e
la
prevalenza
,
nel
mondo
intellettuale
e
morale
,
del
periodo
teologico
.
Diremo
anzi
di
più
:
che
non
ci
pare
cioè
in
niun
modo
provato
,
che
il
tipo
di
organizzazione
,
che
il
citato
autore
chiama
militare
,
debba
esclusivaunente
prevalere
solo
in
quelle
società
,
che
si
trovano
al
primo
stadio
del
loro
sviluppo
,
e
,
per
parlare
il
linguaggio
dei
moderni
positivisti
,
nello
stato
d
'
infanzia
.
La
società
ellenica
,
ad
esempio
,
dopo
Alessandro
Magno
si
trovava
evidentemente
organizzata
secondo
un
tipo
,
che
qualunque
sociologo
avrebbe
caratterizzato
per
quello
militare
.
Le
leghe
repubblicane
della
Grecia
propriamente
detta
,
posteriormente
alla
conquista
macedone
,
non
ebbero
che
una
importanza
politica
molto
limitata
;
esse
,
fino
alla
conquista
romana
,
furono
sempre
nella
clientela
o
nel
vassallaggio
dei
grandi
regni
ellenizzati
d
'
Egitto
,
d
Siria
e
sopratutto
di
Macedonia
,
i
quali
erano
vere
monarchie
militari
assolute
e
fondate
sulla
forza
degli
eserciti
.
Eppure
,
proprio
in
quell
'
epoca
,
la
società
greca
era
tutt
'
altro
che
in
uno
stato
d
'
infanzia
o
in
un
periodo
teologico
,
perché
poco
prima
di
allora
si
erano
formate
ed
allora
fiorivano
quelle
scuole
filosofiche
,
che
rappresentano
il
massimo
sforzo
del
pensiero
ellenico
verso
la
scienza
positiva
.
Lo
stesso
si
può
osservare
nella
società
romana
,
quando
,
dopo
Cesare
,
si
affermò
l
'
assolutismo
imperiale
sorretto
dai
pretoriani
e
dalle
legioni
.
La
prevalenza
delle
credenze
religiose
,
la
fede
ardente
che
in
esse
un
popolo
può
avere
,
producono
poi
immancabilmente
la
preponderanza
politica
delle
classi
sacerdotali
.
Ora
queste
non
sempre
sono
fuse
interamente
colle
classi
militari
,
né
sempre
hanno
con
esse
completa
comunanza
di
sentimenti
e
d
'
interessi
.
La
stessa
unione
fra
il
trono
e
l
'
altare
,
che
ebbe
luogo
in
Europa
al
principio
di
questo
secolo
dopo
la
Santa
Alleanza
,
fu
dovuta
alla
peculiare
circostanza
che
entrambi
erano
direttamente
minacciati
dalla
corrente
razionalista
e
rivoluzionaria
.
Ma
questo
fatto
,
lungi
dal
formare
una
regola
generale
,
che
possa
esser
presa
come
legge
universale
,
è
da
riguardarsi
piuttosto
come
uno
dei
tanti
fenomeni
transitori
che
nella
storia
si
producono
.
Non
mancano
certo
gli
esempi
in
contrario
;
e
sono
facili
a
portarsi
quelli
dell
'
India
,
dove
ci
fu
un
'
epoca
,
nella
quale
la
casta
dei
Bramini
si
trovò
in
lotta
con
quella
dei
guerrieri
,
e
l
'
altro
dalle
lotte
avvenute
in
Europa
fra
il
Papato
e
l
'
Impero
.
Ci
pare
poi
impossibile
trovare
una
giustificazione
qualsiasi
,
fondata
sui
fatti
,
di
quella
parte
della
dottrina
del
Comte
,
che
,
alla
prevalenza
della
metafisica
nel
pensiero
umano
,
fa
corrispondere
la
prevalenza
del
sistema
feudale
nell
'
ordinamento
palifico
.
Abbiamo
già
visto
come
,
ciò
che
comunemente
si
chiama
l
'
organizzazione
feudale
,
sia
un
tipo
politico
relativamente
semplice
,
che
si
riscontra
spessissimo
nell
'
inizio
dello
grandi
società
umane
e
si
riproduce
quando
un
grande
Stato
burocratico
viene
a
dissolversi
.
Quantunque
il
progresso
politico
e
quello
scientifico
non
procedano
sempre
di
pari
passo
,
come
è
provato
dalla
storia
d
'
Italia
nel
Rinascimento
,
pure
si
può
ammettere
con
molte
riserve
che
,
in
generale
,
ad
uno
stadio
politico
primitivo
o
ad
un
periodo
di
decadenza
e
dissoluzione
politica
,
corrisponda
uno
stato
d
'
ignoranza
quasi
generale
od
un
periodo
di
accasciamento
intellettuale
.
Ma
,
non
si
sa
proprio
vedere
il
perché
questo
debba
essere
caratterizzato
dal
prevalere
dei
concetti
metafisici
anziché
di
quelli
teologici
;
come
pure
non
si
può
ammettere
che
,
durante
,
il
fiorire
di
un
ordinamento
feudale
,
l
'
attività
scientifica
debba
,
essere
necessariamente
spenta
.
Confucio
,
che
visse
in
un
'
epoca
nella
quale
la
China
era
ordinata
feudalmente
,
non
fu
certo
un
metafisico
;
e
dall
'
altro
lato
la
scienza
del
trivio
e
del
quadrivio
,
come
del
resto
qualunque
altra
specie
di
cultura
che
non
sia
affatto
superficiale
,
è
ignota
agli
Afgani
ed
agli
Abissini
moderni
.
Il
Comte
si
fonda
sull
'
esempio
del
Medio
Evo
europeo
:
quest
'
e
poca
ebbe
senza
dubbio
i
suoi
grandi
scrittori
metafisici
,
come
ne
ebbe
pure
la
classica
antichità
;
però
il
voler
fare
del
pensiero
medioevale
quasi
un
ponte
di
passaggio
fra
l
'
antichità
teologica
ed
il
moderno
pensiero
scientifico
è
un
concetto
falso
,
come
è
falsa
la
credenza
che
il
feudalismo
sia
stato
la
forma
politica
organicamente
intermedia
fra
gli
antichi
imperi
ieratici
e
lo
Stato
moderno
.
Ma
basta
leggere
gli
scrittori
medioevali
,
specialmente
quelli
delle
epoche
che
si
allontanano
un
poco
dalla
caduta
dell
'
Impero
d
'
occidente
e
non
sono
troppo
vicine
al
Rinascimento
,
per
capire
subito
quanto
il
pensiero
medioevale
fosse
assai
più
profondamente
,
assai
più
costituzionalmente
teologico
di
quello
antico
.
Quegli
scrittori
ed
i
loro
contemporanei
sono
immensamente
più
lontani
,
più
diversi
da
noi
,
di
quanto
lo
siano
stati
i
contemporanei
di
Aristotile
e
di
Cicerone
.
E
l
'
ordinamento
feudale
si
formava
e
fioriva
proprio
in
quei
secoli
nei
quali
la
paura
continua
delle
carestie
e
della
peste
,
le
frequenti
apparizioni
di
Enti
celesti
ed
infernali
,
turbavano
,
imbecillivano
completamente
i
cervelli
umani
;
quando
il
terrore
del
demonio
era
lo
stata
permanente
di
quelle
povere
anime
,
in
cui
,
per
mancanza
di
qualunque
cultura
,
la
ragione
deperiva
ed
il
maraviglioso
,
il
soprannaturale
diventavano
un
elemento
familiare
come
l
'
aria
respirabile
.
VII
.
-
-
Resterebbe
a
dimostrare
come
il
terzo
rapporto
necessario
,
che
pone
il
Comte
fra
il
regime
industriale
e
la
scienza
positiva
,
sia
anch
'
esso
fallace
.
Ce
ne
dispensiamo
,
perché
,
in
quest
'
ultima
parte
,
i
concetti
dell
'
autore
del
sistema
di
politica
positiva
non
hanno
avuta
molta
eco
,
essendo
essi
troppo
diversi
da
quelli
che
finora
sono
più
in
voga
fra
i
nostri
contemporanei
,
e
non
offrendo
sufficiente
appiglio
a
giustificare
,
con
una
parvenza
di
metodo
scientifico
,
passioni
ed
interessi
che
finora
hanno
molta
forza
.
Infatti
si
sa
che
l
'
industrialismo
secondo
il
Comte
è
un
tipo
di
organizzazione
sociale
di
là
da
venire
,
nel
quale
la
funzione
direttiva
della
società
dovrebbe
essere
affidata
ad
un
sacerdozio
scientifico
positivista
e
ad
un
patriziato
bancario
ed
industriale
,
fra
i
quali
non
dovrebbe
essere
facile
ai
membri
delle
classe
inferiore
di
penetrare
.
Perché
l
'
autore
,
prevedendo
il
caso
,
non
dimenticò
di
scrivere
che
«
il
sacerdozio
disporrà
i
proletari
a
disprezzare
qualunque
tendenza
ad
uscire
dalla
propria
classe
,
come
contraria
alla
dignità
dell
'
ufficio
popolare
e
funesta
alle
giuste
aspirazioni
del
popolo
,
che
sempre
è
stato
tradito
dai
suoi
disertori
»
.
Altra
idea
fondamentale
dell
'
A
.
è
che
tutto
il
movimento
intellettuale
e
politico
della
fine
del
secolo
decimottavo
e
della
prima
meta
del
decimonono
sia
stato
un
movimento
rivoluzionario
,
che
ha
avuto
per
risultato
l
'
anarchia
morale
e
politica
proveniente
dalla
distruzione
del
regime
monoteista
feudale
al
quale
nulla
si
è
saputo
sostituire
.
Coerentemente
a
questo
modo
di
vedere
,
il
regime
parlamentare
è
severamente
condannato
dal
Comte
,
come
un
effetto
del
periodo
anarchico
nel
quale
siamo
;
la
stessa
funzione
rappresentativa
,
per
la
quale
gl
'
inferiori
scelgono
i
superiori
,
è
definita
da
quest
'
autore
come
una
operazione
rivoluzionaria
.
Piuttosto
ci
converrà
fermarci
sulla
seconda
teoria
,
che
abbiamo
già
accennato
;
sulla
modificazione
cioè
che
lo
Spencer
,
e
dopo
lui
moltissimi
moderni
sociologhe
,
hanno
apportato
alle
dottrine
del
loro
maestro
,
classificando
le
società
umane
in
due
tipi
,
rappresentati
dallo
Stato
militare
e
dallo
Stato
industriale
.
Qualunque
classificazione
deve
essere
fondata
sopra
caratteri
distintivi
netti
e
precisi
e
lo
Spencer
infatti
non
manca
di
avvertirci
che
,
sebbene
«
durante
l
'
evoluzione
sociale
si
vedano
i
caratteri
dei
due
tipi
mescolarsi
,
pare
,
nella
teoria
come
nei
fatti
è
possibile
di
seguire
con
tutta
la
chiarezza
desiderabile
i
caratteri
opposti
,
che
distinguono
ciascuna
delle
due
organizzazioni
nel
loro
completo
sviluppo
»
.
Or
,
trattandosi
di
un
autore
così
reputato
,
anzi
addirittura
cose
celebre
,
si
può
ammettere
che
egli
sia
il
migliore
giudice
dell
'
opera
propria
;
ma
tuttavia
avremmo
desiderato
una
chiarezza
e
certo
una
precisione
maggiore
in
quei
due
capitoli
dei
principii
di
sociologia
nei
quali
l
'
illustre
scrittore
tratta
ex
professo
di
questo
argomento
;
e
non
esitiamo
a
confessare
che
,
certo
per
colpa
nostra
,
non
ci
siamo
formato
un
concetto
del
tutto
determinato
delle
idee
che
egli
espone
in
proposito
.
Il
criterio
fondamentale
della
classificazione
dello
Spencer
,
quello
che
non
solo
è
esposto
nei
due
capitoli
accennati
,
ma
al
quale
continuamente
si
allude
,
in
tutte
le
sue
opere
ed
in
quelle
dei
suoi
numerosi
seguaci
,
è
questo
:
che
la
società
militare
è
fondata
sul
regime
degli
statuti
,
sulla
coercizione
che
i
governanti
esercitano
sui
governati
,
mentre
quella
industriale
è
basata
sul
contratto
,
sul
libero
consenso
di
coloro
che
ne
fanno
parte
,
né
più
né
meno
come
una
società
letteraria
,
industriale
e
commerciale
,
la
quale
non
è
possibile
senza
il
libero
assentimemto
dei
soci
.
Ora
,
ci
perdonino
tutti
coloro
che
hanno
abbracciato
questo
concetto
,
ma
a
noi
sembra
,
e
non
possiamo
fare
a
meno
di
confessarlo
,
che
esso
si
fondi
sopra
presupposti
eminentemente
aprioristici
e
che
non
reggono
alla
prova
dei
fatti
.
Qualunque
organizzazione
politica
crediamo
invece
che
sia
contemporaneamente
spontanea
e
coercitiva
;
spontanea
poiché
essa
proviene
dalla
natura
dell
'
uomo
,
come
è
stato
osservato
fin
da
Aristotile
,
e
nello
stesso
tempo
coercitiva
,
perché
è
un
fatto
necessario
,
l
'
uomo
non
potendo
vivere
altrimenti
.
È
naturale
quindi
,
ed
è
spontaneo
,
e
nello
stesso
tempo
è
indispensabile
,
che
,
dove
ci
sono
uomini
,
ci
sia
una
società
,
e
che
,
dove
vi
è
una
società
,
ci
sia
anche
uno
Stato
;
cioè
una
minoranza
dirigente
ed
una
maggioranza
che
da
essa
è
diretta
.
Si
potrebbe
obiettare
che
noi
spostiamo
la
quistione
in
modo
artificiosamente
a
noi
vantaggioso
,
e
che
,
sebbene
l
'
esistenza
di
un
'
organizzazione
sociale
sia
un
fatto
naturale
e
necessario
là
dove
ci
sono
gruppi
o
moltitudini
umane
,
pure
ci
possono
essere
alcuni
Stati
i
cui
ordinamenti
riscuotono
l
'
assentimento
,
o
almeno
l
'
acquiescenza
completa
,
della
gran
maggioranza
degli
individui
che
ne
fanno
parte
,
mentre
altri
questa
condizione
non
raggiungono
.
Non
neghiamo
che
la
cosa
sia
precisamente
così
,
ma
non
vediamo
però
perché
i
primi
si
debbano
chiamare
Stati
industriali
ed
i
secondi
Stati
militari
.
Infatti
il
consenso
della
maggioranza
di
un
popolo
in
una
data
forma
di
regime
politico
,
dipende
unicamente
dal
fatto
che
questo
regime
è
fondato
sopra
credenze
religiose
o
filosofiche
universalmente
accettate
;
o
,
per
parlare
il
linguaggio
nostro
,
dipende
dalla
diffusione
e
dall
'
ardore
della
fede
,
che
la
classe
governata
ha
nella
formola
politica
con
la
quale
la
classe
governante
giustifica
il
suo
potere
.
Ora
questa
fede
,
in
generale
,
è
certo
maggiore
in
quegli
Stati
,
che
lo
Spencer
classificherebbe
fra
gli
Stati
militari
e
che
presentano
tutti
i
caratteri
che
egli
ad
essi
suole
attribuire
;
cioè
negli
Stati
dove
un
Governo
assoluto
ed
arbitrario
si
fonda
sul
diritto
divino
.
Infatti
nelle
monarchie
orientali
spesso
si
congiura
contro
la
persona
del
sovrano
,
ma
fino
a
pochi
anni
fa
è
stata
rara
(
aspirazione
ad
una
forma
diversa
di
Governo
;
e
fra
i
popoli
della
moderna
Europa
noi
vediamo
che
i
Turchi
ed
i
Russi
,
ad
eccezione
di
una
piccola
minoranza
istruita
,
sono
stati
quelli
fra
i
quali
il
regime
che
esisteva
fino
a
pochi
anni
fa
era
più
in
armonia
coll
'
ideale
politico
della
gran
maggioranza
della
nazione
.
Del
resto
in
tutti
i
paesi
barbari
la
popolazione
può
essere
malcontenta
del
capo
o
dei
capi
,
ma
ordinariamente
non
concepisce
e
non
desidera
un
regime
politico
migliore
.
Senza
che
sia
mai
tassativamente
detto
,
da
alcuni
esempi
citati
dallo
Spencer
e
dal
capitolo
che
segue
i
due
già
rammentati
,
e
che
tratta
del
passato
e
dell
'
avvenire
delle
istituzioni
politiche
,
si
potrebbe
arguire
che
per
lui
gli
Stati
industriali
sono
quelli
nei
quali
il
Governo
ha
una
base
rappresentativa
,
o
nei
quali
vi
è
almeno
la
tendenza
a
non
riconoscere
altra
autorità
legittima
se
non
quella
che
emana
dai
popolari
comizi
.
Però
malgrado
gl
'
indizi
che
abbiamo
accennato
,
non
possiamo
ammettere
che
sia
precisamente
questo
il
concetto
del
chiarissimo
autore
.
Perché
altrimenti
tutti
i
suoi
volumi
di
Sociologia
,
non
servirebbero
che
a
rinforzare
quella
corrente
d
'
idee
già
tanto
diffusa
,
che
comunemente
appellasi
radicale
,
e
che
dallo
stesso
Spencer
e
da
molti
dei
suoi
seguaci
è
stata
più
o
meno
direttamente
combattuta
.
Inoltre
egli
non
può
ignorare
quanto
il
sistema
elettivo
sia
stato
diffuso
nelle
repubbliche
dell
'
antica
Grecia
,
a
Roma
e
persino
fra
gli
antichi
Germani
,
che
tumultuariamente
sceglievano
i
loro
capi
innalzandoli
sugli
scudi
,
e
tutti
questi
popoli
,
stando
ai
suoi
criteri
,
andrebbero
classificati
fra
quelli
che
avevano
un
tipo
accentuatamente
militare
.
Né
infine
si
può
ammettere
che
alla
sua
alta
mente
siano
sfuggite
totalmente
le
considerazioni
già
più
o
meno
accennate
in
altri
libri
e
da
altri
autori
,
e
che
noi
abbiamo
sommariamente
svolte
nel
principio
di
questo
capitolo
.
Or
dalle
considerazioni
ricordate
risulta
che
la
partecipazione
del
popolo
ai
comizi
elettorali
non
significa
che
esso
diriga
il
Governo
e
che
la
classe
dei
governati
scelga
quella
dei
governanti
,
ma
piuttosto
che
la
funzione
elettorale
,
quando
si
svolge
in
buone
condizioni
sociali
,
equivale
ad
un
mezzo
col
quale
alcune
forze
politiche
controllano
e
limitano
l
'
azione
delle
altre
.
VIII
.
-
-
Lo
Spencer
stabilisce
altri
caratteri
distintivi
fra
i
due
tipi
militare
ed
industriale
,
che
ci
sembrano
ugualmente
vaghi
ed
indeterminati
.
Scrive
egli
,
ad
esempio
,
che
colla
decrescenza
del
militarismo
e
l
'
accrescimento
relativo
dell
'
industrialismo
,
si
va
da
un
ordinamento
sociale
nel
quale
gl
'
ìndividui
esistono
a
profitto
dello
Stato
ad
un
altro
ordinamento
nel
quale
lo
Stato
esiste
a
profitto
degl
'
individui
.
Distinzione
sottile
,
che
ci
rammenta
quella
che
si
farebbe
qualora
si
disputasse
se
nell
'
uomo
il
cervello
esista
a
profitto
del
resto
del
corpo
o
il
resto
del
corpo
esista
a
vantaggio
del
cervello
.
Altrove
asserisce
che
l
'
azione
dello
Stato
militare
è
regolatrice
positiva
,
nel
senso
che
impone
una
quantità
di
atti
da
compire
,
mentre
quella
dello
Stato
industriale
è
regolatrice
negativa
,
limitandosi
essa
a
prescrivere
gli
atti
che
non
si
possono
commettere
;
non
avendo
presente
che
non
esiste
organizzazione
sociale
nella
quale
l
'
azione
dirigente
non
sia
nello
stesso
tempo
positiva
e
negativa
,
e
che
,
siccome
l
'
attività
emana
è
limitata
,
moltiplicando
la
regolamentazione
negativa
,
si
ottiene
,
riguardo
all
'
inceppamento
dell
'
iniziativa
individuale
,
quasi
lo
stesso
risultato
di
quello
che
produce
una
soverchia
regolamentazione
positiva
.
Alcuni
caratteri
poi
dello
Stato
militare
che
lo
Spencer
enumera
si
riferiscono
alle
società
soverchiamente
burocratizzate
,
come
sarebbero
quelle
che
l
'
autore
ritrova
nell
'
antico
Perù
;
dove
gli
ufficiali
pubblici
dirigevano
le
colture
e
distribuivano
l
'
acqua
(
probabilmente
a
scopo
d
'
irrigazione
oppure
in
paesi
ed
in
tempi
di
estrema
,
siccità
)
;
mentre
altri
al
contrario
si
riscontrano
nei
popoli
,
dove
l
'
autorità
sociale
è
ancora
,
od
è
stata
recentemente
,
debole
,
e
che
si
trovano
in
quel
periodo
di
organizzazione
rozza
e
primitiva
che
noi
abbiamo
definito
l
'
ordinamento
feudale
o
ne
sono
usciti
da
poco
.
Fra
quest
'
ultimi
va
messa
l
'
usanza
della
vendetta
privata
,
che
il
chiarissimo
autore
,
il
quale
crede
opportuno
citare
in
proposito
l
'
autorità
di
Brantôme
,
trova
ancora
diffusa
in
Francia
alla
fine
del
Medio
Evo
perfino
fra
gli
ecclesiastici
.
Inoltre
,
dove
vige
quest
'
usanza
,
e
quindi
presso
tutti
i
popoli
barbari
,
o
la
cui
organizzazione
sociale
è
molto
indebolita
,
è
naturale
che
il
valore
personale
sia
qualità
molto
pregiata
e
così
va
spiegata
quest
'
altra
caratteristica
che
lo
Spencer
attribuisce
alle
società
militari
.
Aggiungiamo
che
lo
stesso
accade
in
quelle
società
che
,
per
svariate
ragioni
,
hanno
dovuto
sostenere
molte
guerre
offensore
e
difensive
,
e
che
è
naturale
che
la
bravura
sia
l
'
unico
attributo
che
conferisce
prestigio
ed
influenza
,
là
dove
la
rozzezza
non
permette
alle
attitudini
scientifiche
,
od
a
quelle
che
mirano
a
produrre
la
ricchezza
,
di
svilupparsi
.
Finalmente
non
possiamo
tacere
che
la
tendenza
,
che
lo
Spencer
attribuisce
alle
società
militari
,
di
vivere
delle
proprie
risorse
economiche
ricorrendo
il
meno
possibile
agli
scambi
internazionali
,
è
più
che
altro
una
conseguenza
della
rozzezza
e
dell
'
isolamento
di
molti
popoli
e
,
presso
altri
già
più
civili
,
dei
pregiudizi
delle
masse
sfruttati
dagli
interessi
dei
pochi
,
che
sanno
raggiungere
il
loro
tornaconto
a
danno
dei
molti
.
È
molto
probabile
infatti
che
ben
poco
abbiano
profittato
degli
scambi
cogli
altri
popoli
quelle
tribù
che
lo
Spencer
cita
così
spesso
come
tipi
di
società
industriali
primitive
;
ed
al
giorno
d
'
oggi
le
correnti
protezioniste
pur
troppo
non
si
sono
fatte
sentire
meno
forti
nell
'
industriale
America
del
Nord
che
nella
militare
Germania
.
Né
vuolsi
per
ultimo
dimenticare
che
mal
si
apporrebbero
coloro
i
quali
volessero
distinguere
le
società
industriali
dal
grado
di
sviluppo
economico
che
hanno
raggiunto
,
o
quelle
militari
dall
'
energia
e
dalla
prevalenza
guerresca
che
hanno
saputo
ottenere
.
Giacché
lo
stesso
Spencer
direttamente
od
indirettamente
ci
avverte
che
questo
criterio
,
forse
superficiale
ma
certo
molto
semplice
e
facilmente
percepibile
,
è
da
scartare
.
Difatti
,
riguardo
alla
prima
ipotesi
,
l
'
egregio
l
'
autore
non
manca
di
far
rilevare
che
«
non
bisogna
confondere
una
società
industriale
con
una
società
industriosa
»
e
che
«
le
relazioni
sociali
che
caratterizzano
il
tipo
industriale
possono
coesistere
con
un
'
attività
produttrice
molto
limitata
»
;
e
riguardo
alla
seconda
,
lo
Spencer
non
vorrà
ammettere
che
la
Repubblica
romana
abbia
avuto
una
organizzazione
più
militare
e
meno
industriale
,
nel
senso
che
egli
dà
a
quest
'
espressione
,
degli
Imperi
Orientali
che
furono
da
essa
conquistati
,
o
che
i
conquistatori
inglesi
siano
stati
meno
inoltrati
nel
tipo
industriale
dei
conquistati
indiani
.
Malgrado
queste
e
malgrado
altre
obiezioni
,
che
si
potrebbero
muovere
alla
classificazione
dello
Spencer
,
non
possiamo
però
negare
,
che
,
diremo
così
,
nascosta
ed
ottenebrata
da
un
equivoco
,
con
essa
una
grande
verità
non
sia
stata
intravista
.
È
certo
che
,
oltre
ai
criteri
di
classificazione
che
abbiamo
già
accennato
e
che
ci
siamo
sforzati
di
confutare
,
molti
altri
se
ne
possono
desumere
da
tutte
le
affermazioni
sue
,
dall
'
insieme
delle
sue
opere
e
sopratutto
dallo
spirito
che
le
anima
.
Dal
complesso
di
quanto
questo
autore
ha
scritto
non
si
può
infatti
fare
a
meno
di
ricavare
che
egli
per
Stato
militare
intende
quello
in
cui
la
difesa
giuridica
è
meno
progredita
,
e
per
Stato
industriale
un
altro
tipo
di
società
,
in
cui
la
giustizia
e
la
morale
sociale
sono
maggiormente
tutelate
.
L
'
equivoco
,
di
cui
teste
abbiamo
parlato
e
che
ha
impedito
allo
Spencer
di
procedere
oltre
nello
scoprire
una
grande
verità
,
scientifica
,
consiste
in
ciò
:
che
egli
,
preoccupato
dal
fatto
che
la
violenza
materiale
è
stata
ed
è
uno
dei
maggiori
ostacoli
al
progredire
della
difesa
giuridica
'
'
ha
creduto
nello
stesso
tempo
che
la
guerra
e
la
necessità
di
un
'
organizzazione
militare
sia
di
ogni
violenza
l
'
origine
.
Così
concependo
il
problema
,
si
è
confusa
la
causa
con
uno
dei
suoi
effetti
.
Si
è
creduto
che
la
guerra
sia
l
'
esclusiva
origine
della
tendenza
,
che
ha
la
natura
umana
a
prepotere
sui
propri
simili
,
mentre
non
è
che
una
delle
sue
tante
manifestazioni
.
Ora
questa
tendenza
,
che
,
nei
rapporti
esterni
fra
popolo
e
popolo
,
non
può
essere
frenata
che
dalla
prevalenza
sempre
maggiore
degli
interessi
materiali
ben
intesi
,
nei
rapporti
interni
fra
gl
'
individui
dello
stesso
popolo
,
abbiamo
già
visto
che
viene
,
fino
ad
un
certo
punto
,
neutralizzata
solo
dalla
moltiplicità
delle
forze
politiche
che
in
una
società
si
possono
affermare
e
dal
controllo
che
le
une
sulle
altre
possono
esercitare
.
Su
quanto
abbiamo
scritto
già
sopra
quest
'
importante
argomento
nella
abbiamo
da
togliere
,
ma
certo
molto
ci
resta
da
aggiungere
.
È
infatti
nostro
compito
l
'
esaminare
come
mai
fra
le
classi
dirigenti
,
fra
le
forze
politiche
,
quella
frazione
che
rappresenta
appunto
la
forza
materiale
,
che
tiene
in
mano
le
armi
,
non
rompa
l
'
equilibrio
giuridico
a
suo
vantaggio
e
non
s
'
imponga
sistematica
mente
alle
altre
.
Certo
la
possibilità
che
questo
fatto
avvenga
è
un
pericolo
continuo
,
al
quale
tutte
le
società
sono
esposte
e
che
suole
minacciare
specialmente
quelle
che
si
trovano
in
un
periodo
di
rapido
rinnovamento
di
forze
e
di
formole
politiche
.
Senonché
l
'
esame
dei
rapporti
fra
gli
ordinamenti
militari
e
la
difesa
giuridica
,
la
ricerca
dei
metodi
migliori
affinché
il
detto
pericolo
sia
scongiurato
,
è
tema
così
arduo
che
a
trattarlo
consacreremo
un
apposito
capitolo
del
nostro
lavoro
.
Per
ora
solo
dobbiamo
far
rilevare
che
le
idee
dello
Spencer
su
questo
argomento
,
delle
quali
abbiamo
cercato
di
porre
in
luce
i
lati
deboli
per
quel
che
riguarda
la
generalità
sistematica
,
non
sono
neppure
tali
da
potersi
approvare
rispetto
a
quelle
applicazioni
pratiche
,
che
,
più
o
meno
direttamente
,
l
'
autore
suggerisce
.
Egli
infatti
fra
gli
ordinamenti
militari
mostra
di
prediligere
quelli
nei
quali
«
il
soldato
,
volontariamente
arruolato
a
certe
condizioni
determinate
,
partecipa
in
qualche
maniera
delle
condizioni
di
un
libero
operaio
»
e
crede
che
un
tale
ordinamento
convenga
ad
una
società
«
in
cui
il
tipo
industriale
si
è
già
affermato
»
.
In
altri
termini
ciò
significa
che
quella
frazione
della
società
,
che
ha
più
gusto
per
il
mestiere
delle
armi
,
dovrebbe
assumere
volontariamente
,
mediante
compenso
,
che
,
per
questo
come
per
gli
altri
mestieri
sarebbe
determinato
dalle
condizioni
del
mercato
,
l
'
incarico
della
difesa
militare
sì
interna
che
esterna
.
Ora
pare
a
noi
,
e
molto
prima
di
noi
era
parso
a
Machiavelli
ed
a
tanti
altri
scrittori
,
che
a
meno
di
circostanze
speciali
ed
eccezionali
,
sia
appunto
questo
il
sistema
,
che
,
nei
popoli
di
coltura
avanzata
,
dà
peggiori
risultati
;
che
più
facilmente
sviluppa
nella
classe
militare
la
tendenza
ad
opprimere
le
altre
e
toglie
a
queste
la
possibilità
di
ogni
rimedio
efficace
e
di
ogni
riparo
.
CAPITOLO
VII
.
Chiese
,
partiti
e
sette
.
I
.
Istinto
della
lotta
fra
le
collettività
umane
.
-
-
II
.
Altri
coefficienti
delle
gare
religiose
e
politiche
.
-
-
III
.
Qualità
dei
fondatori
di
nuove
religioni
e
dottrine
politiche
.
-
-
IV
.
Nuclei
dirigenti
di
ogni
nuova
religione
o
dottrina
politica
.
-
-
V
.
Condizioni
transitorie
per
l
'
adattabilità
delle
dottrine
religiose
e
politiche
ai
vari
momenti
storici
.
-
-
VI
.
Condizioni
permanenti
per
la
loro
adattabilità
alla
natura
umana
.
-
-
VII
.
Transazioni
pratiche
di
certe
dottrine
.
-
-
VIII
.
Organizzazione
stabile
dei
nuclei
dirigenti
.
-
-
IX
.
Contemperanza
dei
sentimenti
generosi
e
degli
interessi
materiali
.
-
-
X
.
Sistemi
per
attirare
e
dominare
le
masse
.
-
-
Efficacia
della
forza
materiale
.
-
-
XI
.
Altre
arti
adoperate
allo
stesso
scopo
.
-
-
XII
.
Conclusione
del
capitolo
.
I
.
-
-
Narra
Buffon
che
,
racchiudendo
un
certo
numero
di
daini
in
un
parco
,
avviene
immancabilmente
che
dividonsi
in
due
truppe
sempre
in
guerra
fra
loro
.
Pare
che
un
istinto
molto
simile
a
questo
faccia
sentire
la
sua
influenza
sugli
uomini
.
Essi
hanno
infatti
la
naturale
inclinazione
alla
lotta
,
ma
questa
solo
sporadicamente
assume
il
carattere
individuale
,
di
un
solo
cioè
in
guerra
contro
un
solo
;
perché
,
anche
lottando
,
l
'
uomo
resta
un
animale
eminentemente
sociale
.
Vediamo
perciò
abitualmente
gli
uomini
formarsi
in
nuclei
,
fra
i
quali
vi
sono
capi
e
gregari
;
e
gl
'
individui
,
che
ogni
nucleo
compongono
,
sono
fra
di
loro
specialmente
affratellati
e
concordi
e
sfogano
gli
istinti
pugnaci
contro
coloro
che
fanno
parte
degli
altri
nuclei
.
Questo
istinto
di
attrupparsi
e
di
combattere
contro
gli
altri
attruppamenti
è
la
prima
base
ed
il
fondamento
più
primitivo
tanto
delle
lotte
esterne
,
che
accadono
fra
società
diverse
,
che
delle
fazioni
,
delle
sette
,
dei
partiti
,
ed
in
certo
modo
anche
delle
varie
chiese
e
di
tutte
le
divisioni
e
suddivisioni
che
sorgono
in
seno
ad
una
stessa
società
e
vi
occasionano
lotte
morali
e
qualche
volta
,
materiali
.
Esso
,
nelle
società
molto
piccole
e
primitive
,
nelle
quali
vi
è
molta
unità
morale
ed
intellettuale
ed
ogni
individuo
ha
gli
stessi
costumi
,
le
stesse
credenze
e
le
stese
superstizioni
,
può
bastare
da
solo
a
mantenere
le
abitudini
discordi
e
bellicose
.
Gli
Arabi
e
i
Kabili
della
Barberia
,
ad
esempio
,
hanno
tutti
le
stesse
credenze
religiose
,
lo
stesso
grado
e
lo
stesso
tipo
di
cultura
intellettuale
e
morale
,
eppure
,
quando
non
combattevano
contro
l
'
infedele
in
Algeria
,
ed
a
Tunisi
,
contro
i
Turchi
a
Tripoli
,
e
contro
il
Sultano
nel
Marocco
,
erano
sempre
in
lotta
,
fra
loro
.
Ogni
confederazione
di
tribù
,
era
in
rivalità
od
in
lotta
aperta
contro
la
confederazione
vicina
;
nel
seno
della
stessa
confederazione
vi
erano
discordie
e
spesso
si
faceva
parlare
la
polvere
fra
le
tribù
che
la
componevano
;
dentro
la
tribù
vi
erano
ininnieizic
fra
i
vari
douars
,
e
spesso
il
douar
era
diviso
dalle
contese
fra
le
singole
famiglie
.
Altre
volte
,
quando
gli
ambienti
sociali
sano
piccoli
,
anche
tra
minuscole
frazioni
di
popoli
abbastanza
civili
le
lotte
interne
possono
nascere
senza
che
siano
giustificate
da
differenze
morali
ed
intellettuali
delle
parti
nemiche
,
o
,
se
pure
queste
differenze
si
accampano
,
non
sono
che
un
puro
pretesto
.
Così
i
nomi
di
Guelfi
e
Ghibellini
fornirono
piuttosto
la
giustificazione
e
l
'
occasione
anziché
la
causa
alle
lotte
intestine
dei
nostri
Comuni
medioevali
;
e
lo
stesso
si
può
dire
generalmente
dei
nomi
di
liberale
,
clericale
,
radicale
e
socialista
,
che
assumono
oggi
le
fazioni
,
che
si
contendono
il
potere
amministrativo
nei
piccoli
Comuni
dell
'
Italia
meridionale
.
In
momenti
poi
di
eccezionale
apatia
intellettuale
,
pretesti
,
anche
frivolissimi
,
possono
dare
occasione
a
lotte
abbastanza
importanti
in
seno
a
società
molto
grandi
e
progredite
.
A
Bisanzio
,
ad
esempio
,
durante
e
dopo
l
'
impero
di
Giustiniano
,
i
due
partiti
dei
Verdi
e
dei
Turchini
o
dei
Prasini
e
dei
Veneti
,
che
spesso
insanguinarono
con
lotte
molto
cruenti
le
vie
della
città
,
ebbero
origine
dal
parteggiare
che
facevano
gli
spettatori
del
circo
per
i
cocchieri
di
differente
colore
.
Un
pallido
ricordo
di
queste
lotte
si
ebbe
,
prima
del
1848
,
in
qualche
città
italiana
,
dove
una
parte
della
gioventù
si
accalorava
per
la
preminenza
di
qualche
prima
donna
o
prima
ballerina
.
II
.
-
-
Prima
di
procedere
oltre
apriamo
una
brevissima
parentesi
e
facciamo
osservare
che
,
tanto
nelle
società
piccole
che
nelle
grandi
,
quando
il
bisogno
di
lottare
trova
il
suo
sfogo
nelle
gare
e
nelle
guerre
esteriori
,
esso
è
in
certo
modo
appagato
ed
è
men
facile
che
si
esplichi
nelle
discordie
e
nei
certami
civili
od
interni
.
Ciò
premesso
,
diremo
come
,
guardando
attentamente
alla
natura
dei
partiti
,
delle
sette
,
delle
fazioni
politiche
,
filosofiche
e
religiose
,
che
si
manifestano
in
generale
in
seno
ai
popoli
civili
,
facilmente
ci
possiamo
accorgere
che
in
esse
all
'
istinto
pugnace
di
attrupparsi
e
combattere
,
che
è
il
più
primitivo
e
,
se
ci
fosse
lecita
la
parola
,
diremmo
il
più
animalesco
,
si
mescolano
altri
coefficienti
intellettuali
e
psicologici
più
complessi
e
più
umani
.
Nelle
società
grandi
e
civili
tenute
insieme
,
oltre
che
dalla
affinità
morale
ed
intellettuale
anche
da
una
forte
e
complicata
organizzazione
politica
,
vi
è
la
possibilità
di
una
libertà
speculativa
ed
affettiva
molto
maggiore
che
in
quelle
piccole
e
rozze
.
Perciò
in
un
gran
popolo
le
lotte
politiche
e
religiose
sono
anche
determinate
dalla
moltiplicità
delle
correnti
d
'
idee
,
di
credenze
e
di
affetti
,
che
riescono
ad
affermarsi
;
dalla
formazione
di
crogiuoli
intellettuali
e
morali
diversi
,
entro
i
duali
le
convinzioni
ed
i
sentimenti
dei
singoli
individui
sono
variamente
elaborati
.
Così
noi
vediamo
il
Buddismo
svilupparsi
in
seno
alla
società
bramanica
,
il
Profetismo
e
posteriormente
le
varie
scuole
dei
Saducei
e
degli
Esseni
e
la
setta
degli
Zelanti
tenere
agitata
la
vita
d
'
Israele
,
lo
Stoicismo
,
il
Manicheismo
,
il
Cristianesimo
ed
il
culto
mitriaco
contendersi
la
supremazia
del
mondo
romano
ellenico
,
il
Mazdeismo
propagarsi
nella
Persia
dei
Sassanidi
,
il
Maomettismo
nascere
in
Arabia
e
diffondersi
rapidamente
in
Asia
.
,
Africa
ed
Europa
.
Fenomeni
perfettamente
analoghi
,
sebbene
adattati
all
'
indole
più
razionalista
della
moderna
civiltà
europea
sono
il
liberalismo
ed
il
radicalismo
del
secolo
decimonono
,
e
meglio
ancora
la
democrazia
sociale
,
che
,
nata
quasi
contemporaneamente
al
liberalismo
,
ha
mantenuto
più
a
lungo
la
sua
forza
di
propaganda
e
come
è
stata
uno
dei
fattori
storici
più
importanti
della
fine
del
secolo
decimonono
,
continuerà
ad
esserlo
nei
primi
decenni
del
ventesimo
.
Accanto
a
queste
che
abbiamo
nominato
,
nella
storia
dei
popoli
civili
sarebbe
facile
rintracciare
moltissime
altre
correnti
minori
,
le
quali
,
con
più
o
meno
fortunata
diffusione
,
hanno
tutte
raggiunto
una
certa
importanza
,
ed
hanno
tutte
contribuito
a
dar
pascolo
agli
istinti
della
disputa
,
della
lotta
,
del
sacrificio
e
della
persecuzione
,
che
sono
così
radicati
nei
cuori
degli
uomini
.
Il
modo
come
nascono
tutte
queste
dottrine
o
correnti
di
idee
,
di
sentimenti
,
di
convinzioni
,
ha
sempre
qualche
cosa
di
costante
,
che
dà
all
'
esordio
di
ognuna
di
esse
alcuni
caratteri
comuni
.
L
'
uomo
,
essere
debole
assai
davanti
le
sue
passioni
ed
anche
davanti
quelle
degli
altri
,
egoista
spesso
più
che
necessità
il
comporti
,
ordinariamente
vano
,
invidioso
,
meschino
,
conserva
nella
quasi
totalità
degli
individui
due
grandi
aspirazioni
,
due
sentimenti
che
lo
nobilitano
,
lo
elevano
,
lo
purificano
:
cerca
la
verità
,
ama
la
giustizia
;
e
qualche
,
volta
è
capace
di
sacrificare
a
questi
due
sentimenti
anche
una
parte
più
o
meno
grande
dell
'
appagamento
delle
sue
passioni
Te
dei
suoi
interessi
materiali
.
L
'
uomo
civile
,
essere
assai
più
complesso
e
delicato
del
selvaggio
e
del
barbaro
,
può
,
in
qualche
caso
,
elevarsi
fino
ad
una
concezione
assai
raffinata
dei
sentimenti
accennati
.
In
certi
momenti
storici
,
in
una
data
società
un
individuo
può
sorgere
,
che
acquisti
la
convinzione
che
egli
ha
qualche
cosa
di
nuovo
a
dire
riguardo
alla
ricerca
della
verità
,
una
dottrina
più
elevata
da
insegnare
per
la
migliore
attuazione
della
giustizia
;
quest
'
individuo
è
il
piccolo
seme
,
che
può
,
date
alcune
doti
di
carattere
,
il
favore
dell
'
ambiente
e
molteplici
circostanze
accidentali
,
produrre
la
pianta
che
stenderti
,
i
suoi
rami
in
gran
parte
del
mondo
.
III
.
-
-
La
storia
non
sempre
ci
ha
conservato
i
particolari
biografici
di
questi
fondatori
di
religioni
e
di
scuole
politico
sociali
,
che
in
fondo
sono
pur
esse
quasi
religioni
spoglie
dell
'
elemento
teologico
.
Di
alcuni
però
sappiamo
abbastanza
;
e
ad
esempio
Maometto
,
Lutero
,
Calvino
e
sopratutto
Rousseau
,
possono
essere
con
una
relativa
facilità
analizzati
.
La
qualità
fondamentale
,
che
tutti
debbono
avere
,
è
una
profonda
convinzione
della
propria
importanza
o
meglio
dell
'
efficacia
,
dell
'
opera
loro
.
Se
credono
in
Dio
si
stimeranno
sempre
destinati
dall
'
Onnipotente
a
riformare
la
religione
e
la
umanità
intiera
.
Indiscutibilmente
poi
non
è
in
essi
che
si
potrà
ricercare
il
perfetto
equilibrio
di
tutte
le
facoltà
intellettuali
e
morali
,
ma
neppure
possono
essere
considerati
come
pazzi
;
giacché
la
follia
è
un
male
che
presuppone
nell
'
individuo
che
ne
è
colpito
uno
stato
anteriore
e
normale
di
sanità
.
Vanno
piuttosto
classificati
fra
coloro
che
ordinariamente
sono
chiamati
originali
o
esaltati
;
nel
senso
che
attribuiscono
a
certi
lati
della
vita
o
dell
'
attività
umana
una
importanza
esagerata
,
e
che
tutto
il
loro
essere
,
tutto
lo
sforzo
di
cui
sono
capaci
,
giuocano
sopra
una
carta
,
cercando
di
raggiungere
l
'
ideale
della
loro
esistenza
per
una
via
inusitata
che
dai
più
sarebbe
ritenuta
assurda
.
Ma
evidentemente
chi
ha
il
perfetto
equilibrio
di
tutte
le
sue
facoltà
,
chi
fa
il
conto
esatto
dei
risultati
da
raggiungere
di
fronte
agli
sforzi
ed
ai
sacrifici
che
sono
necessari
per
ottenerli
,
chi
giudica
modestamente
e
sensatamente
dell
'
importanza
del
proprio
individuo
e
dell
'
efficacia
reale
e
duratura
che
la
sua
azione
,
dato
il
corso
ordinario
degli
eventi
umani
,
può
esercitare
nel
mondo
,
chi
calcola
esattamente
e
freddamente
le
probabilità
prò
e
contro
la
riuscita
,
non
intraprenderà
mai
un
'
iziativa
originale
e
ardita
e
non
farà
mai
grandi
cose
.
Se
tutti
gli
uomini
fossero
normali
ed
equilibrati
,
la
storia
del
mondo
sarebbe
molto
diversa
,
e
,
conviene
anche
confessarlo
,
sarebbe
molto
monotona
.
Qualità
fondamentale
del
capo
partito
,
del
fondatore
d
'
una
setta
o
di
una
religione
ed
in
generale
,
si
può
dire
,
di
qualunque
pastore
di
popoli
,
che
voglia
far
sentire
la
propria
personalità
ed
indirizzare
una
società
secondo
le
sue
vedute
,
è
il
sapere
infondere
in
altri
le
proprie
convinzioni
e
sopratutto
i
propri
sentimenti
,
il
riuscire
a
far
si
che
molti
vivano
della
sua
vita
intellettuale
e
morale
e
compiano
dei
sacrifici
per
gli
ideali
,
che
egli
ha
concepito
.
Questa
facoltà
comunicatrice
dei
sentimenti
e
delle
passioni
proprie
non
è
comune
à
tutti
i
riformatori
;
quelli
che
ne
mancano
,
anche
che
abbiano
una
forte
originalità
di
pensiero
e
di
sentimento
,
riescono
inefficaci
nella
vita
pratica
e
spesso
finiscono
coll
'
entrare
nella
categoria
dei
novatori
senza
seguito
,
dei
geni
incompresi
,
i
quali
difficilmente
possono
evitare
il
ridicolo
.
Al
contrario
coloro
che
la
posseggono
non
solo
sanno
inspirare
agli
apostoli
ed
alle
turbe
i
loro
entusiasmi
e
persino
suscitarne
il
delirio
,
ma
finiscono
anche
col
far
nascere
una
specie
di
vene
razione
per
la
loro
persona
e
col
diventare
l
'
oggetto
di
un
vero
culto
,
per
il
quale
ogni
loro
minimo
atto
acquista
importanza
,
ogni
loro
parola
è
senza
discussione
creduta
,
ogni
loro
cenno
ciecamente
obbedito
.
Attorno
ad
essi
si
forma
un
ambiente
di
esaltazione
,
che
è
sommamente
contagioso
e
che
è
padre
di
atti
arditi
e
sacrifici
,
che
certamente
non
sarebbero
possibili
se
gli
uomini
che
ne
sono
gli
autori
fossero
nel
loro
stato
normale
.
È
così
che
si
spiega
il
successo
enorme
di
certe
predicazioni
ed
insegnamenti
e
la
fortuna
straordinaria
che
,
ad
esempio
,
ebbero
nel
Medio
Evo
due
tipi
,
così
diversi
in
tante
altre
cose
ma
così
simili
nell
'
arte
di
interessare
gli
uomini
,
come
furono
San
Francesco
d
'
Assisi
ed
Abelardo
.
Così
si
spiega
come
Maometto
fosse
tenuto
in
tale
venerazione
dai
suoi
discepoli
ed
adepti
,
che
conservavano
quali
reliquie
i
peli
della
sua
barba
e
(
bisogna
far
la
parte
alla
rozzezza
dei
tempi
)
raccoglievano
con
venerazione
i
suoi
sputi
,
e
come
bastasse
una
sua
insinuazione
perché
i
suoi
più
pericolosi
avversari
fossero
assassinati
.
E
così
si
spiega
pure
come
,
ad
un
cenno
di
Mazzini
,
non
siano
mancate
quasi
mai
persone
disposte
ad
assumere
le
imprese
più
arrischiate
e
perigliose
,
e
come
in
tutti
i
tentativi
di
comunismo
pratico
,
che
si
sono
fatti
nel
secolo
decimonono
da
Owen
e
da
Fourier
fino
a
David
Lazzaretti
,
siansi
trovate
sempre
un
certo
numero
di
persone
disposte
a
sacrificare
la
loro
sostanza
.
Quando
qualcheduno
di
questi
fondatori
o
capi
di
scuole
politiche
o
religiose
è
anche
uomo
di
guerra
,
come
fu
Giovanni
Ziska
,
riesce
ad
infondere
nei
suoi
seguaci
una
sicurezza
di
vincere
e
quindi
un
coraggio
poco
comuni
.
Non
si
deve
poi
cercare
in
tutti
i
caratteri
originali
,
che
si
fanno
iniziatori
di
un
movimento
d
'
idee
e
di
sentimenti
,
un
senso
morale
assolutamente
squisito
che
presieda
uniformemente
a
tutti
gli
atti
della
loro
vita
,
perché
non
sempre
lo
si
troverebbe
.
Preoccupati
quasi
esclusivamente
di
raggiungere
il
loro
ideale
,
per
il
conseguimento
di
questo
scopo
sono
quasi
sempre
pronti
a
soffrire
essi
ed
a
far
soffrire
anche
gli
altri
.
Generalmente
anzi
hanno
un
alto
disprezzo
o
almeno
una
gran
trascuranza
per
tutto
ciò
che
si
riferisce
ai
bisogni
quotidiani
ed
agli
interessi
materiali
ed
immediati
della
vita
,
e
,
anche
che
non
lo
dicano
espressamente
,
biasimano
sempre
in
cuor
loro
la
gente
dedita
a
seminare
,
mietere
e
conservare
il
raccolto
,
perché
pensano
che
,
una
volta
stabilito
quello
che
essi
credono
il
regno
di
Dio
o
della
verità
e
della
giustizia
,
i
bisogni
degli
uomini
saranno
così
facili
ad
essere
appagati
come
quelli
degli
uccelli
dell
'
aria
o
dei
pesci
delle
acque
.
Quando
vivono
in
tempi
razionalisti
,
ed
apparentemente
più
positivi
,
non
tengono
conto
dell
'
esaurimento
della
pubblica
ricchezza
che
il
solo
tentativo
di
attuare
i
loro
ideali
potrebbe
produrre
.
Su
questo
riguardo
,
del
resto
,
conviene
distinguere
tre
periodi
attraverso
i
quali
la
vita
di
ogni
grande
riformatore
può
passare
.
Il
primo
è
quello
durante
il
quale
egli
concepisce
la
sua
dottrina
e
questa
si
va
elaborando
nell
'
intimo
della
sua
coscienza
,
e
,
durante
questo
stadio
,
egli
può
conservarsi
in
perfetta
buona
fede
e
potrà
essere
accasato
di
fanatismo
,
ma
non
già
di
doppiezza
e
ciarlataneria
;
il
secondo
comincia
quando
inizia
la
sua
predicazione
,
ed
allora
la
necessità
di
impressionare
gli
altri
lo
spinge
fatalmente
a
caricare
alcune
tinte
e
quindi
alla
posa
;
il
terzo
periodo
si
ha
quando
è
così
fortunato
da
poter
tentare
l
'
attuazione
pratica
dei
suoi
insegnamenti
.
Arrivato
a
quest
'
ultimo
stadio
e
trovandosi
necessariamente
in
contatto
diretto
con
tutte
le
imperfezioni
e
le
debolezze
della
natura
umana
,
deva
se
vuole
riuscire
,
moralmente
decadere
.
Allora
tutti
i
riformatori
convengono
nell
'
interno
della
loro
coscienza
che
il
fine
giustifica
i
mezzi
,
che
non
si
possono
guidare
gli
uomini
senza
alcun
poco
ingannarli
,
e
,
di
transazione
in
transazione
,
si
arriva
al
punto
che
riesce
malagevole
anche
al
più
acuto
psicologo
il
distinguere
dove
finisca
in
essi
la
sincera
convinzione
e
dove
cominci
la
messa
in
scena
e
la
fufarnteria
.
Certo
è
che
svariatissimi
elementi
morali
possono
coesistere
nello
stesso
individuo
,
come
ad
esempio
in
Enfantin
,
il
secondo
sommo
pontefice
del
Sansimonismo
,
ed
in
Maometto
,
nel
quale
non
si
può
negare
l
'
aspirazione
sincera
ed
onesta
verso
una
religione
meno
rozza
e
materiale
di
quella
che
gli
Arabi
praticavano
prima
di
lui
,
mentre
è
pure
certo
che
qualche
volta
i
versetti
del
Corano
,
che
l
'
Arcangelo
Gabriele
mano
mano
gli
comunicava
,
giungevano
opportuni
per
liberarlo
da
impegni
presi
e
perfino
per
esentarlo
dall
'
osservanza
di
certi
freni
morali
,
che
in
versetti
precedenti
erano
stati
stabiliti
.
IV
.
-
-
Accanto
all
'
individuo
,
che
primo
concepisce
una
nuova
dottrina
,
vi
è
sempre
un
greppo
più
o
meno
numeroso
,
che
riceve
direttamente
la
parola
dal
maestro
e
che
dei
suoi
sentimenti
è
profondamente
imbevuto
.
Ogni
Messia
deve
avere
i
suoi
apostoli
,
dappoiché
l
'
uomo
ha
in
quasi
tutte
le
manifestazioni
della
sua
attività
morale
e
materiale
bisogno
della
società
;
non
c
'
è
entusiasmo
che
non
si
spenga
,
non
ci
è
fede
che
non
si
scuota
se
restano
in
un
prolungato
isolamento
.
La
scuola
,
la
chiesa
,
l
'
agape
,
la
loggia
,
il
convegno
abituale
,
comunque
si
chiami
,
di
un
gruppo
di
persone
,
che
sentono
e
pensano
nello
stesso
modo
,
che
hanno
gli
stessi
entusiasmi
,
gli
stessi
odî
,
gli
stessi
amori
e
comprendono
ugualmente
la
vita
,
fortifica
,
esalta
e
sviluppa
i
loro
sentimenti
e
produce
tale
un
'
assimilazione
di
questi
nel
carattere
di
ogni
singolo
individuo
da
renderne
la
traccia
indelebile
.
È
in
questo
gruppo
dirigente
che
d
'
ordinario
la
inspirazione
primitiva
del
maestro
viene
sviluppata
,
raffinata
,
completata
tanto
da
diventare
un
vero
sistema
politico
,
religioso
o
filosofico
scevro
da
incongruenze
e
contraddizioni
troppo
apparenti
.
È
dentro
di
esso
che
si
mantiene
il
fuoco
sacro
della
propaganda
anche
dopo
che
il
primo
autore
della
dottrina
è
scomparso
;
ed
è
a
questo
nucleo
,
che
si
recluta
da
sé
per
coaptazione
,
che
l
'
avvenire
della
nuova
dottrina
è
affidato
.
Giacché
per
quanto
l
'
originalità
di
vedute
,
la
forza
dei
sentimenti
,
l
'
attitudine
alla
propaganda
di
un
maestro
siano
grandi
,
tutte
queste
qualità
riescono
inefficaci
se
,
prima
di
materialmente
o
moralmente
morire
,
egli
non
ha
fondato
la
scuola
;
mentre
,
al
contrario
,
quando
il
soffio
che
anima
questa
è
energico
e
potente
,
tutti
i
difetti
e
le
imperfezioni
,
che
posteriormente
si
possono
scorgere
nell
'
opera
,
del
primo
autore
della
dottrina
,
possono
essere
mano
mano
corretti
o
dimenticati
e
la
propaganda
può
continuare
attiva
ed
efficace
.
Al
di
fuori
del
nucleo
dirigente
resta
la
folla
dei
proseliti
,
ma
questa
,
mentre
numericamente
forma
l
'
elemento
maggiore
e
dà
e
fornisce
alla
Chiesa
od
al
partito
la
forza
materiale
ed
anche
economica
,
intellettualmente
e
moralmente
è
il
fattore
più
trascura
bile
di
qualunque
dottrina
politica
e
religiosa
.
Le
masse
,
difficili
ad
essere
conquistate
da
una
dottrina
nuova
,
non
l
'
abbandonano
poi
che
con
difficoltà
;
e
,
quando
ciò
avviene
,
la
colpa
è
quasi
sempre
del
nucleo
dirigente
;
giacché
è
quasi
sempre
in
mezzo
ad
esso
che
prima
s
'
insinuano
l
'
indifferentismo
e
lo
scetticismo
.
La
miglior
maniera
di
far
credere
è
quella
di
essere
profondamente
convinto
,
l
'
arte
di
appassionare
consiste
nell
'
essere
fortemente
appassionato
.
Quando
il
sacerdote
non
sente
la
sua
fede
il
popolo
diventerà
indifferente
ed
abbraccerà
un
'
altra
dottrina
,
che
avrà
ministri
più
zelanti
;
se
l
'
ufficiale
non
è
imbevuto
di
spirito
militare
,
se
non
sarà
pronto
a
dar
la
vita
per
il
decoro
della
propria
bandiera
,
il
soldato
non
si
batterà
;
se
il
settario
non
sarà
infanatichito
non
potrà
trascinare
le
turbe
alla
ribellione
.
Se
si
tratta
di
dottrine
o
credenze
antiche
,
da
un
pezzo
formate
,
che
si
sono
già
tradizionalmente
imposte
,
ed
il
cui
campo
d
'
azione
è
omai
fissato
e
circoscritto
,
è
generalmente
la
nascita
che
ascrive
un
individuo
nelle
file
dei
loro
seguaci
.
In
Germania
o
negli
Stati
Uniti
,
ad
esempio
,
quasi
sempre
si
è
cattolici
,
protestanti
od
israeliti
a
seconda
che
si
nasca
in
una
famiglia
che
professi
una
di
queste
religioni
;
in
Spagna
ed
in
Italia
chi
ha
ancora
una
religione
è
quasi
sempre
cattolico
.
Se
però
in
un
paese
vi
sono
diverse
dottrine
,
ancora
nello
stadio
di
formazione
e
di
propaganda
attiva
,
che
si
fanno
vicendevolmente
la
concorrenza
,
allora
la
scelta
individuale
,
nelle
persone
di
media
levatura
,
dipende
da
un
cumulo
di
circostanze
,
in
parte
accidentali
,
in
parte
frutto
dell
'
abilità
con
cui
la
propaganda
di
una
data
dottrina
,
vien
fatta
.
In
Francia
ed
anche
in
Italia
il
giovinetto
può
diventare
conservatore
o
radicale
socialista
a
seconda
delle
idee
del
padre
,
del
professore
o
del
compagno
,
che
esercita
più
influenza
,
sopra
di
lui
nel
momento
che
i
suoi
principii
cominciano
a
formarsi
;
un
libro
che
capita
nelle
sue
mani
,
un
giornale
che
si
legge
quotidianamente
,
in
un
'
età
in
cui
i
concetti
generali
non
sono
ancora
precisati
e
si
ha
principalmente
bisogno
di
entusiasmarsi
,
amando
od
odiando
qualche
cosa
e
qualche
uomo
,
possono
determinare
l
'
intiero
indirizzo
di
una
vita
.
Giacché
,
siccome
le
convinzioni
politiche
,
religiose
o
filosofiche
sono
in
fondo
per
molti
uomini
una
cosa
molto
secondaria
,
specialmente
dopo
che
è
trascorsa
la
prima
gioventù
ed
è
venuta
l
'
età
delle
occupazioni
pratiche
e
degli
affari
,
così
un
po
'
per
indolenza
.
,
un
po
'
per
abitudine
,
un
po
'
per
malinteso
amor
proprio
e
per
la
così
detta
coerenza
di
carattere
,
si
finisce
spessissimo
,
quando
l
'
interesse
fortemente
nel
contrasta
,
col
conservare
per
tutta
la
vita
quelle
dottrine
,
che
si
sono
abbracciate
in
un
momento
d
'
impeto
fanciullesco
,
consacrando
ad
esse
quel
po
'
di
energia
e
di
attività
,
che
anche
gli
uomini
comunemente
detti
positivi
sogliono
riserbare
per
ciò
che
si
reputa
l
'
ideale
.
Dal
fatto
però
che
la
scelta
individuale
di
una
credenza
o
di
un
colore
politico
può
essere
determinata
dal
caso
non
si
deve
indurre
che
questo
sia
la
causa
principale
che
contribuisce
alla
riuscita
delle
varie
scuole
o
chiese
.
Vi
sono
invece
dottrine
molto
adatte
al
proselitismo
,
ed
altre
ve
ne
sono
assai
meno
adatte
.
Tre
infatti
sono
i
fattori
dai
quali
quasi
esclusivamente
dipende
la
larga
diffusione
di
un
insegnamento
politico
o
religioso
.
Il
primo
consiste
nella
sua
adattabilità
ad
un
dato
momento
storico
.
Il
secondo
corrisponde
alla
sua
attitudine
a
soddisfate
un
maggior
numero
di
passioni
,
di
sentimenti
e
d
'
inclinazioni
umane
,
di
quelle
specialmente
che
sono
più
diffuse
e
radicate
nelle
masse
.
Il
terzo
finalmente
è
costituito
dalla
buona
organizzazione
del
nucleo
dirigente
,
formato
di
tutti
gl
'
individui
specialmente
dediti
al
mantenimento
ed
alla
diffusione
dello
spirito
,
che
informa
una
data
dottrina
.
V
.
-
-
Perché
una
dottrina
sia
adatta
ad
un
dato
momento
storico
di
una
data
società
,
bisogna
anzitutto
che
corrisponda
allo
stato
di
maturità
che
lo
spirito
umano
ha
raggiunto
in
quel
momento
ed
in
quella
società
.
Una
religione
monoteista
trionferà
,
facilmente
quando
gli
intelletti
saranno
abbastanza
progrediti
per
comprendere
come
tutti
i
fenomeni
naturali
si
possano
attribuire
ad
unica
causa
ed
unica
sia
la
forza
che
regge
l
'
universo
.
Il
razionalismo
potrà
essere
il
fondamento
di
altre
dottrine
,
quando
il
libero
esame
ed
i
risultati
delle
scienze
naturali
e
storiche
avranno
infirmato
il
contenuto
delle
religioni
rivelate
,
e
la
concezione
di
un
Dio
,
fatto
ad
immagine
e
somiglianza
dell
'
uomo
,
che
interviene
arbitrariamente
negli
eventi
umani
,
apparirà
assurda
alle
classi
dirigenti
.
Nei
secoli
durante
i
quali
il
Cristianesimo
si
diffuse
nell
'
impero
romano
,
ancora
quasi
tutti
,
pagani
e
cristiani
,
credevano
nel
soprannaturale
e
nel
miracolo
;
ma
il
soprannaturale
pagano
era
già
divenuto
troppo
grossolano
ed
incoerente
,
mentre
quello
cristiano
,
che
,
oltre
a
rispondere
meglio
ai
bisogni
dell
'
animo
umano
,
era
,
più
sistematico
e
meno
fanciullesco
,
doveva
trionfare
.
Luciano
,
perfettamente
scettico
,
che
ride
di
tutti
,
pagani
e
cristiani
,
nel
secondo
secolo
dell
'
èra
volgare
è
un
'
eccezione
.
Il
pubblico
colto
di
allora
nella
sua
media
intelligenza
era
meglio
rappresentato
da
Celso
,
che
,
deista
e
credente
nel
soprannaturale
e
nei
miracoli
,
pure
attaccava
col
ridicolo
il
Vecchio
ed
il
Nuovo
Testamento
.
Ma
,
giacché
si
era
posto
in
questa
,
via
tanto
conveniente
ad
un
razionalista
,
e
che
,
sedici
secoli
dopo
,
in
circostanze
diverso
,
dovea
riuscire
così
bene
a
Voltaire
,
avrebbe
dovuto
facilmente
accorgersi
come
fosse
molto
più
facile
provocare
il
ridicolo
ed
anche
il
disgusto
sulle
turpi
azioni
e
le
puerili
baruffe
di
cui
davano
spettacolo
gli
Dei
dell
'
Olimpo
.
Ed
in
verità
riesce
evidente
che
da
parecchio
tempo
il
paganesimo
classico
non
potea
bastare
più
né
al
sentimento
,
né
all
'
intelletto
degli
uomini
e
,
come
bene
osserva
il
Renan
,
il
mondo
romano
ed
ellenico
se
non
fosse
divenuto
cristiano
si
sarebbe
convertito
al
culto
di
Mitra
,
o
a
qualche
altra
religione
asiatica
più
mistica
del
Paganesimo
classico
e
meno
incoerente
.
Similmente
Rousseau
apparve
ed
ebbe
fortuna
quando
,
prima
l
'
Umanesimo
e
la
Riforma
,
poi
i
progressi
delle
scienze
esatte
e
naturali
,
infine
Voltaire
e
l
'
Enciclopedia
,
avevano
sfatato
tatto
il
mondo
cristiano
e
medioevale
,
sicché
poteva
riuscire
accetta
una
,
nuova
spiegazione
razionale
,
se
non
ragionevole
,
delle
istituzioni
politiche
.
Se
noi
esaminiamo
la
vita
di
Lutero
e
di
Maometto
facilmente
possiamo
vedere
che
la
Germania
e
l
'
Arabia
erano
,
quando
essi
apparvero
,
preparate
ad
accogliere
le
loro
dottrine
.
Se
teniamo
presente
che
l
'
uomo
,
quando
ha
una
certa
cultura
,
e
soprattutto
quando
non
è
sotto
la
pressione
assorbente
dei
bisogni
materiali
,
ha
generalmente
la
tendenza
ad
interessarsi
a
qualche
cosa
di
superiore
,
che
riguardi
gl
'
interessi
della
società
alla
quale
appartiene
e
si
elevi
al
di
sopra
delle
cure
ordinarie
della
vita
,
facilmente
ci
possiamo
accorgere
che
è
assai
più
facile
che
una
nuova
dottrina
,
possa
attecchire
colà
dove
questa
tendenza
non
trova
,
il
suo
pascolo
nell
'
organizzazione
politica
già
esistente
;
dove
perciò
gli
entusiasmi
,
le
ambizioni
,
il
desiderio
di
lottare
e
primeggiare
più
difficilmanle
riescono
ad
avere
uno
sfogo
.
Certo
,
ad
esempio
,
il
Cristianesimo
non
si
sarebbe
rapidamente
diffuso
quando
Roma
repubblicana
potea
offrire
ai
suoi
cittadini
le
emozioni
delle
lotte
elettorali
o
quando
essa
faceva
il
suo
terribile
duello
con
Cartagine
;
sicché
fu
la
pace
dell
'
impero
che
,
attutendo
le
guerre
fra
le
nazioni
,
riserbando
tutte
le
pubbliche
funzioni
ai
soli
impiegati
,
preparando
un
lungo
periodo
di
sicurezza
e
di
ozio
politico
,
rese
alla
nuova
religione
il
miglior
servizio
possibile
.
Similmente
la
consolidazione
dello
stato
burocratico
,
che
avvenne
nel
secolo
passato
,
la
fine
delle
guerre
religiose
,
la
formazione
di
una
classe
colta
ed
agiata
che
era
esclusa
dalle
funzioni
politiche
,
fornirono
il
sostrato
che
rese
possibile
prima
il
movimento
liberale
e
poi
quello
radicale
socialista
.
Conviene
anche
ammettere
che
una
nazione
si
può
trovare
,
di
remo
così
,
psicologicamente
esaurita
o
riposata
.
È
lo
stesso
concetto
che
,
forse
con
meno
proprietà
di
parola
,
si
esprime
quando
si
dice
che
un
popolo
è
vecchio
o
giovane
.
Quando
una
società
da
parecchi
secoli
non
ha
subìto
rivoluzioni
o
gravi
rivolgimenti
politici
e
si
prepara
,
ad
uscire
da
questo
suo
lungo
torpore
,
riesce
più
facile
di
convincerla
che
il
trionfo
di
una
nuova
dottrina
,
l
'
inizio
di
una
nuova
forma
di
governo
debbano
segnare
il
principio
di
un
'
èra
nuova
,
dell
'
età
dell
'
oro
o
del
regno
della
cuccagna
,
all
'
avvento
del
quale
tutti
gli
uomini
debbono
diventare
buoni
e
felici
.
Al
contrario
è
naturale
che
,
dopo
una
serie
di
rivolgimenti
,
l
'
entusiasmo
e
la
fede
che
inspirano
i
novatori
e
le
novità
politiche
,
diminuiscano
di
molto
e
che
un
certo
senso
di
scetticismo
e
di
stanchezza
si
diffonda
nelle
masse
.
Però
questo
esaurimento
della
facoltà
di
credere
e
di
entusiasmarsi
si
produce
assai
più
difficilmente
di
quanto
a
prima
vista
possa
sembrare
.
Non
solo
infatti
sfuggono
in
gran
parte
alla
influenza
deleteria
della
disillusione
tutte
le
dottrine
religiose
,
che
si
fondano
sul
soprannaturale
,
sulla
soluzione
del
problema
che
riguarda
la
causa
,
prima
dell
'
universo
e
che
rimandano
ad
un
'
altra
vita
l
'
attuazione
di
un
ideale
di
felicità
e
di
giustizia
;
ma
anche
quelle
apparentemente
più
positivo
,
che
dovrebbero
dare
i
loro
frutti
in
questa
vita
,
resistono
assai
bene
alle
smentite
che
dà
loro
l
'
esperienza
quotidiana
dei
fatti
.
In
fondo
le
illusioni
durano
perché
,
per
la
quasi
totalità
degli
uomini
,
l
'
illudersi
è
un
bisogno
meno
materiale
,
ma
non
meno
sentito
di
tanti
altri
;
perciò
un
sistema
di
illusioni
non
si
sfata
facilmente
finché
non
lo
si
sostituisca
con
un
sistema
nuovo
.
Alle
volte
,
quando
ciò
non
è
possibile
,
neppure
una
serie
di
sofferenze
,
delle
prove
terribili
,
frutto
di
più
terribili
esperienze
,
bastano
a
far
ricredere
un
popolo
;
o
meglio
l
'
accasciamento
,
più
che
la
delusione
,
dura
finché
vive
la
generazione
,
che
è
stata
personalmente
desolata
e
decimata
;
ma
poi
,
appena
le
energie
sociali
si
rinfrancano
alquanto
,
se
l
'
indirizzo
delle
idee
e
l
'
educazione
dei
sentimenti
non
mutano
,
le
stesse
illusioni
produrranno
nuove
lotte
e
nuove
sventure
.
VI
.
-
-
L
'
attitudine
di
una
dottrina
a
soddisfare
i
bisogni
dell
'
anima
umana
,
oltreché
dalle
necessità
di
tempo
e
di
luogo
alle
quali
abbiamo
già
accennato
,
dipende
anche
da
condizioni
permanenti
,
da
vere
leggi
psicologiche
,
che
è
necessario
siano
da
essa
osservate
.
Anzi
è
questo
il
secondo
ed
importantissimo
fattore
del
successo
delle
nuove
dottrine
politiche
e
religiose
deh
quale
veniamo
ora
a
parlare
.
Come
regola
generale
un
sistema
d
'
idee
,
di
credenze
,
di
affetti
per
essere
accolto
da
grandi
masse
umane
,
deve
rispondere
da
una
parte
ai
sentimenti
più
elevati
dell
'
animo
,
deve
perciò
promettere
il
regno
della
giustizia
e
dell
'
uguaglianza
in
questo
mondo
o
nell
'
altro
,
e
proclamare
che
i
buoni
saranno
premiati
,
i
malvagi
puniti
.
Ma
nello
stesso
tempo
non
sarà
male
se
darà
un
po
'
di
soddisfazione
all
'
invidia
ed
a
quel
rancore
,
che
generalmente
si
,
ha
contro
i
forti
ed
i
fortunati
,
e
sarà
molto
opportuna
l
'
affermazione
che
,
in
questa
vita
o
nell
'
altra
,
verrà
un
momento
in
cui
gli
ultimi
saranno
i
primi
ed
i
primi
saranno
gli
ultimi
.
Gioverà
molto
se
qualche
lato
della
dottrina
che
si
vuole
propagare
potrà
offrire
un
rifugio
agli
animi
dolci
e
buoni
,
che
dalle
lotte
e
dalle
delusioni
della
vita
cercano
un
conforto
nel
raccoglimento
e
nella
rassegnazione
;
sarà
pure
utile
ed
anzi
indispensabile
che
essa
abbia
modo
di
usufruire
e
di
indirizzare
lo
spirito
di
abnegazione
e
di
sacrificio
,
che
in
alcuni
individui
è
preponderante
,
ma
la
dottrina
stessa
deve
lasciare
anche
una
qualche
base
all
'
orgoglio
ed
alla
vanità
.
Sicché
i
credenti
devono
essere
sempre
il
popolo
o
la
classe
degli
eletti
o
almeno
devono
rappresentare
l
'
avanguardia
del
vero
progresso
.
Il
Cristiano
quindi
deve
poter
pensare
con
soddisfazione
che
,
al
di
fuori
della
propria
fede
,
tutti
saranno
dannati
;
il
Bramino
deve
poter
rallegrarsi
che
egli
solo
discende
dalla
testa
di
Brama
ed
ha
l
'
altissimo
onore
di
leggere
i
libri
sacri
;
il
Buddista
deve
apprezzare
altamente
il
privilegio
di
raggiungere
più
presto
il
Nirvana
,
il
Maomettano
deve
con
soddisfazione
rammentare
che
egli
solo
è
il
vero
credente
e
che
tutti
gli
altri
sono
cani
infedeli
in
questa
vita
e
dannati
nell
'
altra
,
il
radicale
socialista
infine
deve
esser
convinto
che
sono
putridi
ed
egoisti
borghesi
o
pecoroni
ignoranti
e
servili
coloro
che
non
pensano
come
lui
.
Così
si
provvede
al
bisogno
di
stimare
se
stesso
ed
il
proprio
culto
o
le
proprie
convinzioni
e
nello
stesso
tempo
a
quello
di
disprezzare
ed
odiare
gli
altri
.
Dall
'
odio
alla
lotta
non
vi
è
che
un
passo
,
e
difatti
non
vi
è
setta
politica
o
credenza
religiosa
che
non
l
'
ammetta
,
cruenta
od
incruenta
secondo
i
casi
,
contro
coloro
che
non
accettano
i
suoi
dogmi
.
Se
la
scansa
assolutamente
e
predica
in
tutti
i
casi
mansuetudine
e
sottomissione
è
segno
che
si
sente
del
tutto
debole
e
che
troppo
rischierebbe
ad
intraprenderla
.
Nella
lotta
,
poi
trovano
pascolo
tutti
gli
appetiti
meno
nobili
ma
non
meno
diffusi
del
cuore
umano
:
l
'
amore
del
lusso
,
la
libidine
di
sangue
e
di
donne
,
l
'
ambizione
di
comandare
e
prepotere
.
Certo
non
si
può
fare
una
ricetta
con
i
quantitativi
che
esigo
la
soddisfazione
di
ogni
sentimento
umano
per
la
fondazione
di
una
duratura
setta
politica
o
dottrina
religiosa
,
ma
si
può
affermare
con
sicurezza
che
a
raggiungere
questo
scopo
è
necessaria
l
'
alleanza
di
una
certa
quantità
di
sentimenti
elevati
e
di
passioni
basse
,
di
metallo
prezioso
e
di
metallo
vile
;
altrimenti
la
lega
non
riesce
resistente
.
Ogni
dottrina
che
non
tiene
abbastanza
conto
delle
qualità
diverse
e
contraddittorie
delle
masse
umane
,
ha
poca
forza
di
propaganda
e
,
se
si
vuole
diffondere
,
deve
essere
nella
pratica
modificata
.
Anzi
la
mescolanza
del
bene
e
del
male
è
così
ingenita
nella
natura
umana
,
che
un
po
'
di
metallo
fino
deve
esistere
anche
nella
lega
di
cui
sono
impastate
le
associazioni
di
malfattori
e
le
sette
misteriose
ed
assassine
,
ed
un
po
'
di
metallo
basso
deve
entrare
anche
in
quel
complesso
di
sentimenti
,
che
inspira
le
comunità
degli
asceti
,
che
fanno
completo
sacrificio
di
sé
stessi
,
ed
i
gruppi
degli
eroi
.
La
soverchia
scarsezza
dei
due
elementi
ha
sempre
però
lo
stesso
risultato
di
impedire
la
larga
diffusione
della
dottrina
o
della
,
disciplina
speculo
,
che
un
dato
instituto
impone
ai
suoi
membri
.
Infatti
è
accaduto
ed
accade
che
si
formi
una
setta
brigantesca
,
che
predichi
il
furto
,
l
'
omicidio
e
la
distruzione
;
ma
,
anche
in
questo
caso
,
noi
vediamo
che
la
perpetrazione
di
questi
fatti
è
colorita
con
qualche
speciosa
dottrina
politica
o
religiosa
,
che
serve
ad
attirare
nel
sodalizio
qualche
illuso
non
del
tutto
spregevole
,
il
quale
col
suo
briciolo
di
rispettabilità
rende
più
tollerabile
agli
altri
la
loro
turpitudine
e
introduce
nel
sodalizio
quel
tanto
di
senso
morale
,
che
è
indispensabile
perché
le
bricconate
riescano
.
Esempio
di
società
di
questo
genere
abbiamo
negli
Assassini
,
che
nel
Medio
Evo
funestarono
la
Siria
e
l
'
Irak
Arabi
,
nei
Thugs
o
strangolatori
dell
'
India
,
negli
anarchici
militanti
d
'
Europa
e
d
'
America
e
forse
anche
in
qualche
società
secreta
della
China
.
Vediamo
pure
d
'
altra
parte
,
che
associazioni
di
uomini
si
sono
costituite
nelle
quali
si
è
stabilito
di
rinunciare
ad
ogni
vanità
e
ad
ogni
godimento
di
questo
mondo
e
si
è
accettato
il
sacrificio
completo
della
propria
personalità
in
pro
del
sodalizio
o
della
umanità
intera
.
I
conventi
dei
bonzi
e
gli
ordini
religiosi
del
cattolicesimo
sono
esempi
abbastanza
noti
di
istituti
di
questa
specie
.
E
nondimeno
,
sebbene
essi
siano
in
generale
reclutati
fra
gl
'
individui
i
quali
,
o
per
circostanze
speciali
della
vita
o
per
naturale
vocazione
al
sacrificio
ed
alla
rassegnazione
,
sono
più
adatti
al
loro
speciale
ufficio
,
pure
non
si
può
dire
che
siano
del
tutto
esenti
dalle
passioni
mondane
;
giacché
il
desiderio
di
riscuotere
l
'
ammirazione
dei
devoti
,
la
voglia
che
hanno
molti
individui
di
primeggiare
nell
'
ordine
e
quella
,
forse
ancora
più
forte
,
che
l
'
ordine
primeggi
sopra
i
sodalizi
rivali
,
sono
molle
potentissime
,
che
contribuiscono
alla
durata
di
simili
associazioni
ed
alla
loro
prosperità
.
gli
altri
.
Non
sappiamo
se
il
fatto
sia
rigorosamente
vero
,
ma
la
conseguenza
che
ne
trae
lo
scrittore
inglese
è
certamente
esatta
.
Ma
nell
'
uno
e
nell
'
altro
caso
,
oltre
che
un
briciolo
di
bene
si
è
trovato
sempre
mescolato
al
male
e
che
un
briciolo
di
male
ha
sempre
intossicato
il
bene
,
siamo
di
fronte
costantemente
a
sodalizi
non
troppo
grandi
,
e
che
sopratutto
non
hanno
mai
compreso
tutti
i
membri
di
una
grande
società
umana
.
Malgrado
tutte
le
speciose
giustificazioni
del
delitto
,
che
si
sono
escogitate
,
le
sette
assassine
e
ladre
non
sono
state
finora
che
delle
vere
malattie
sociali
,
che
sono
riuscite
per
qualche
tempo
a
terrorizzare
ed
anche
ad
influenzare
vaste
contrade
,
ma
non
hanno
mai
convertito
un
gran
popolo
ai
loro
principii
.
Anche
il
convento
è
stato
sempre
un
'
eccezione
e
,
dove
la
vita
monacale
si
è
estesa
ed
è
diventata
un
mestiere
abituale
di
una
parte
notevole
della
popolazione
,
essa
ha
rapidamente
tralignato
.
Le
Chiese
ebionite
,
che
nei
primi
tempi
del
Cristianesimo
esigevano
che
ogni
fedele
mettesse
in
comune
i
propri
guadagni
e
volevano
estendere
il
tipo
monacale
all
'
intera
società
cristiana
,
vissero
sempre
vita
stentata
e
presto
dovettero
scomparire
.
Giacché
se
tesori
di
abnegazione
si
possono
ottenere
da
un
piccolo
numero
d
'
individui
scelti
ed
educati
con
acconcia
disciplina
,
lo
stesso
non
è
possibile
quando
si
abbia
da
fare
con
un
'
intiera
massa
umana
,
nella
quale
necessariamente
il
bene
è
me
scolato
al
male
ed
i
bisogni
e
le
passioni
di
ogni
genere
si
fa
uno
sentire
.
È
perciò
che
qualunque
esperimento
di
palingenesi
sociale
per
provare
qualche
cosa
dovrebbe
essere
applicato
ad
un
popolo
intero
;
dato
che
se
ne
trovi
uno
che
si
presti
ad
un
simile
studio
.
VII
.
-
-
È
per
queste
ragioni
che
una
religione
la
cui
morale
è
troppo
elevata
produce
tutto
al
più
quei
buoni
risultati
,
certo
non
disprezzabili
,
che
spesso
si
ottengono
quando
gli
uomini
si
sforzano
di
raggiungere
un
ideale
di
bene
,
che
è
al
di
sopra
delle
loro
forze
l
'
attuare
,
ma
nella
pratica
deve
finire
sempre
coll
'
essere
poco
scrupolosamente
osservata
.
L
'
urto
continuo
fra
la
credenza
religiosa
e
le
necessità
umane
,
fra
ciò
che
si
riconosce
santo
e
conforme
alla
legge
divina
e
ciò
che
si
fa
,
costituisce
la
eterna
,
contradizione
,
la
inevitabile
ipocrisia
della
vita
,
di
molti
popoli
e
non
soltanto
dei
popoli
cristiani
.
Poco
prima
,
che
il
Cristianesimo
diventasse
,
mercé
Costantino
,
la
religione
ufficiale
dell
'
impero
romano
,
il
buon
Lattanzio
esclamava
:
«
Se
il
vero
Dio
soltanto
fosse
onorato
(
cioè
se
tutti
si
fossero
convertiti
al
Cristianesimo
)
,
non
vi
sarebbero
più
dissensioni
né
guerre
.
Gli
uomini
sarebbero
tutti
uniti
con
i
legami
di
pila
carità
indissolubile
,
perché
essi
si
riguarderebbero
tutti
come
fratelli
.
Nessuno
macchinerebbe
più
agguati
per
disfarsi
del
suo
vicino
,
ciascuno
si
contenterebbe
di
poco
e
non
vi
sarebbero
più
frodi
e
latrocinii
.
Come
diventerebbe
fortunata
la
condizione
degli
uomini
,
che
età
dell
'
oro
comincierebbe
per
il
mondo
!
»
.
Doveva
essere
questa
infatti
l
'
opinione
di
un
cristiano
,
convinto
che
ogni
credente
dovesse
porre
interamente
in
pratica
i
precetti
e
lo
spirito
della
sua
religione
e
che
reputava
possibile
che
questi
fossero
osservati
da
un
'
intiera
società
,
come
lo
erano
da
quelle
anime
elette
che
,
col
sacrificio
della
loro
vita
,
non
rinnegavano
la
fede
davanti
le
persecuzioni
di
Diocleziano
.
Se
Lattanzio
fosse
vissuto
solo
cinquant
'
anni
più
tardi
,
forse
si
sarebbe
accorto
come
nessuna
religione
basti
ad
elevare
sensibilmente
e
rapidamente
il
livello
morale
di
tutto
un
popolo
;
se
fosse
rinato
nel
Medio
Evo
avrebbe
potuto
accertarsi
come
adattandosi
sempre
più
alle
mutevoli
condizioni
storiche
ed
alle
esigenze
perenni
dell
'
animo
umano
,
la
stessa
religione
,
che
aveva
dato
il
martire
e
che
dava
il
missionario
,
era
buona
a
produrre
pure
il
crociato
e
l
'
inquisitore
.
I
Maomettani
,
in
generale
,
osservano
il
Corano
assai
più
scrupolosamente
di
come
i
Cristiani
obbediscono
al
Vangelo
.
Ma
ciò
non
proviene
soltanto
dalla
loro
fede
più
cieca
,
che
è
un
effetto
della
loro
maggiore
ignoranza
scientifica
;
ma
anche
dal
fatto
che
le
prescrizioni
di
Maometto
sono
moralmente
meno
elevate
,
e
quindi
umanamente
più
realizzabili
di
quelle
di
Cristo
.
Coloro
che
praticano
l
'
Islam
si
astengono
,
in
generale
,
molto
severamente
dal
vino
e
dalla
carne
di
maiale
,
ma
un
individuo
,
che
non
ne
abbia
mai
gustato
,
non
risente
un
disagio
apprezzabile
se
è
privo
di
questi
alimenti
.
L
'
adulterio
è
anche
fra
i
seguaci
dell
'
Islam
assai
più
raro
che
fra
i
Cristiani
,
ma
il
divorzio
è
fra
i
primi
molto
più
facile
e
Maometto
permette
di
prendere
diverse
mogli
,
né
proibisce
di
praticare
le
schiave
.
È
raccomandato
assai
ai
credenti
nell
'
Islam
di
fare
l
'
elemosina
ai
compagni
di
fede
e
il
essere
con
essi
larghi
di
ogni
sorta
di
aiuti
,
ma
è
anche
loro
inculcato
di
far
la
guerra
agli
infedeli
,
ed
è
anzi
riputata
opera
meritoria
lo
sterminarli
in
guerra
ed
il
sottoporli
a
tributo
in
pace
.
In
fondo
nel
Corano
si
trovano
perciò
prescrizioni
per
tutti
i
gusti
e
,
restando
fedeli
alla
sua
lettera
,
ed
al
suo
spirito
,
si
può
andare
in
paradiso
per
parecchie
strade
maestre
.
Non
è
da
dimenticare
che
qualche
credenza
islamitica
,
la
quale
urta
uno
degli
i
istinti
più
forti
e
radicati
nella
natura
umana
,
è
quella
appunto
che
meno
facilmente
riesce
ad
influenzare
la
condotta
dei
Musulmani
.
Maometto
infatti
promette
il
paradiso
a
tutti
coloro
che
soccombono
nella
guerra
,
santa
.
Ora
,
se
ogni
credente
conformasse
la
sua
condotta
a
quanto
assicura
,
il
Corano
,
ogni
volta
che
un
esercito
maomettano
si
trova
di
fronte
ai
miscredenti
dovrebbe
vincere
o
perire
fino
all
'
ultimo
uomo
.
Non
si
può
negare
che
un
certo
numero
di
individui
si
comporti
conforme
al
detto
del
Profeta
,
ma
la
maggioranza
preferisce
per
ordinario
la
sconfitta
alla
morte
,
benché
accompagnata
dall
'
eterna
beatitudine
.
I
Buddisti
sono
,
in
generale
,
osservantissimi
dei
precetti
esteriori
della
loro
religione
,
però
nel
metterne
in
pratica
lo
spirito
e
le
prescrizioni
sanno
,
come
i
Cristiani
,
togliersi
di
imbarazzo
facendo
col
cielo
opportuni
accomodamenti
.
Penultimo
re
di
Birmania
fu
il
saggio
ed
accorto
Meudoume
Men
:
oltre
a
governare
bene
i
suoi
sudditi
,
egli
era
molto
appassionato
per
le
discussioni
religiose
e
filosofiche
,
né
mancava
mai
di
far
venire
alla
sua
presenza
tutti
gli
Inglesi
e
gli
altri
Europei
di
distinzione
,
che
passavano
per
Mandalay
capitale
dei
suoi
Stati
.
Discorrendo
con
costoro
si
sforzava
sempre
di
sostenere
la
superiorità
,
della
morali
buddista
su
quella
delle
altre
religioni
,
e
non
mancava
mai
di
richiamare
l
'
attenzione
dei
suoi
interlocutori
sul
fatto
che
la
condotta
dei
Cristiani
non
rispondeva
ordinariamente
ai
precetti
della
loro
religione
;
e
certamente
non
dovea
stentare
molto
a
dimostrare
che
la
maniera
come
gl
'
Inglesi
avevano
tolto
il
suo
predecessore
una
parte
dei
suoi
Stati
non
era
in
nulla
conforme
al
Vangelo
.
Egli
dal
canto
suo
,
essendo
stato
educato
in
un
monastero
di
bonzi
,
era
rigido
osservatore
delle
prescrizioni
buddistiche
;
alla
sua
corte
non
era
affatto
permesso
di
macellare
alcun
animale
,
e
gli
Europei
che
lungamente
vi
soggiornavano
,
ai
quali
la
dieta
esclusivamente
vegetale
riusciva
ostica
,
erano
costretti
a
cercarvi
di
nascosto
un
supplemento
nei
boschi
,
dove
andavano
in
traccia
d
'
uova
d
'
uccelli
.
Non
avrebbe
poi
dato
giammai
,
e
per
nessuna
ragione
al
mondo
,
l
'
ordine
di
una
esecuzione
capitale
.
Infatti
,
quando
la
presenza
di
qualcuno
lo
incomodava
troppo
,
l
'
arguto
monarca
si
limitava
a
domandare
replicatamente
al
suo
primo
ministro
:
il
tale
è
ancora
in
questo
mondo
?
E
,
quando
il
primo
ministro
rispondeva
finalmente
di
no
,
Mendoume
Men
sorrideva
placidamente
.
Egli
non
aveva
offeso
i
precetti
della
sua
religione
,
ma
non
per
questo
aveva
ottenuto
meno
il
suo
scopo
,
cioè
,
che
un
'
anima
umana
avesse
anticipato
il
cominciamento
di
quella
serie
di
trasmigrazioni
,
che
la
devono
condurre
alla
fusione
nell
'
anima
universale
preconizzata
dalle
credenze
buddistiche
.
Una
dottrina
essenzialmente
virile
che
ben
poco
,
anzi
quasi
nulla
,
concedeva
alle
passioni
,
alle
debolezze
ed
anche
ai
sentimenti
umani
fu
quella
stoica
.
Ma
appunto
per
questo
lo
stoicismo
limitò
la
sua
influenza
ad
una
frazione
della
classe
colta
,
e
le
masse
restarono
completamente
estranee
alla
sua
propaganda
.
La
scuola
stoica
potè
quindi
in
una
data
epoca
contribuire
alla
formazione
del
carattere
di
una
parte
della
classe
dirigente
dell
'
impero
romano
e
ad
essa
senza
dubbio
si
deve
una
serie
di
buoni
imperatori
;
ma
dal
momento
che
i
suoi
adepti
non
sedettero
più
sui
gradini
di
un
trono
restò
completamente
inefficace
.
Impotente
a
trasformarsi
,
perché
la
parte
intellettuale
e
strettamente
filosofica
aveva
in
essa
quasi
totalmente
assorbito
quella
dommatica
ed
affettiva
,
non
potè
contendere
l
'
impero
del
mondo
romano
al
Cristianesimo
,
come
non
sarebbe
riuscita
a
contenderlo
al
Mosaismo
,
all
'
Islam
ed
al
Buddismo
.
Certo
non
si
può
affermare
che
sia
indifferente
per
un
popolo
l
'
abbracciare
una
qualsiasi
religione
o
dottrina
politica
.
Anzi
difficilmente
si
potrà
sostenere
che
gli
effetti
pratici
del
Cristiane
simo
siano
uguali
a
quelli
del
Maomettismo
o
della
democrazia
sociale
.
È
quindi
indiscutibile
che
una
credenza
alla
lunga
può
determinare
una
certa
piega
nei
sentimenti
emani
le
cui
conseguenze
possono
essere
grandissime
.
Ma
ciò
che
ci
pare
ugualmente
i
indiscutibile
è
che
nessuna
credenza
riuscirà
a
render
l
'
uomo
sostanzialmente
diverso
da
quello
che
è
;
e
,
per
parlare
un
linguaggio
compreso
da
chiunque
,
oltre
che
dagli
adepti
delle
scienze
sociali
,
nessuna
lo
renderà
del
tutto
buono
o
del
tutto
cattivo
,
completamento
altruista
od
assolutamente
egoista
.
Un
adattamento
a
quella
mediocrità
morale
ed
affettiva
,
che
risponde
alla
media
dell
'
umanità
,
è
in
tutte
indispensabile
.
Coloro
che
questa
verità
non
vogliono
riconoscere
ci
pare
che
agevolino
il
còmpito
a
quegli
altri
che
,
dalla
inefficacia
relativa
dei
sentimenti
religiosi
e
delle
dottrine
politiche
,
traggono
argomento
per
proclamarne
l
'
inefficacia
assoluta
.
VIII
.
-
-
Resta
a
parlare
dell
'
organizzazione
del
nucleo
dirigente
e
dei
mezzi
che
esso
usa
per
convertire
le
masse
,
o
mantenerle
fedeli
ad
una
data
credenza
o
dottrina
.
Come
il
lettore
rammenterà
,
è
questo
il
terzo
dei
fattori
dal
quali
dipende
la
riuscita
e
la
durata
di
qualunque
sistema
religioso
o
politico
.
Come
abbiamo
già
visto
,
la
prima
formazione
del
nucleo
dirigente
di
una
nuova
dottrina
politica
o
religiosa
avviene
per
coaptazione
spontanea
;
in
seguito
la
sua
organizzazione
è
basata
principalmente
su
quel
fenomeno
dello
spirito
umano
,
al
quale
abbiamo
pure
accennato
,
che
chiameremo
mimetismo
e
consiste
nella
tendenza
che
hanno
le
passioni
,
i
sentimenti
e
le
credenze
di
un
individuo
a
svilupparsi
secondo
la
corrente
,
che
prevale
nell
'
ambiente
in
cui
egli
moralmente
si
forma
e
viene
educato
.
È
un
fatto
perfettamente
naturale
che
,
in
un
popolo
arrivato
ad
un
certo
grado
di
cultura
,
un
certo
numero
di
giovani
abbia
la
facoltà
di
entusiasmarsi
per
ciò
che
crede
vero
e
morale
,
per
quelle
idee
;
in
apparenza
almeno
,
generose
ed
elevate
,
che
riguardano
il
destino
della
nazione
e
dell
'
umanità
.
Questi
sentimenti
e
lo
spirito
di
abnegazione
e
di
sacrificio
,
che
ne
è
la
conseguenza
,
possono
restare
allo
stato
puramente
potenziale
ed
atrofizzarsi
od
avere
uno
splendido
sviluppo
a
seconda
che
siano
o
no
coltivati
;
e
possono
dare
frutti
diversissimi
secondo
la
maniera
diversa
come
sono
coltivati
.
Nel
figlio
di
un
mercante
a
minuto
,
che
non
ha
altro
contatto
che
cogli
avventori
ed
i
commessi
della
bottega
paterna
,
è
probabile
che
non
abbiano
mai
occasione
di
affermarsi
o
manifestarsi
;
a
meno
che
non
si
tratti
di
uno
di
quegli
individui
superiori
e
rarissimi
,
che
riescono
a
formarsi
da
sé
;
mentre
un
giovane
allevato
fin
dai
primi
anni
religiosamente
ed
educato
in
seguito
in
un
seminario
cattolico
potrà
diventare
un
missionario
,
che
tutta
la
sua
vita
consacrerà
al
trionfo
della
fede
.
Un
altro
,
nato
in
una
famiglia
blasonata
,
educato
in
un
collegio
militare
,
e
che
poi
entrerà
come
sottotenente
in
un
reggimento
,
dove
troverà
compagni
e
superiori
imbevuti
delle
stesse
convinzioni
,
crederà
suo
dovere
primo
ed
esclusivo
d
'
obbedire
per
tutta
la
vita
agli
ordini
del
Sovrano
ed
all
'
occorrenza
farsi
ammazzare
per
lui
.
Un
altro
infine
,
venuto
su
fra
antichi
congiuratori
e
rivoluzionari
,
che
da
bambino
avrà
provato
entusiasmi
e
fremiti
al
racconto
di
persecuzioni
politiche
e
di
episodi
delle
barricate
,
la
cui
cultura
intellettuale
si
sarà
formata
sugli
scritti
di
Rousseau
,
di
Mazzini
o
di
Marx
,
crederti
:
santo
il
lottare
sempre
contro
l
'
oppressione
dei
Governi
costituiti
e
per
la
rivoluzione
affronterà
il
carcere
ed
il
patibolo
.
Tutto
ciò
accade
perché
,
una
volta
formato
l
'
ambiente
cattolico
ecclesiastico
,
il
burocratico
militare
,
il
rivoluzionario
,
un
individuo
,
un
giovane
specialmente
,
che
non
sia
assolutamente
d
'
intelletto
superiore
o
di
animo
del
tutto
volgare
,
presto
entro
quell
'
ambiente
darà
alle
sue
facoltà
affettive
quella
direzione
che
da
esso
gli
viene
indicata
;
sicché
,
a
seconda
dei
casi
,
si
svilupperanno
nell
'
alunno
certi
sentimenti
anziché
altri
,
lo
spirito
di
ribellione
e
di
lotta
,
ad
esempio
,
a
preferenza
di
quello
di
obbedienza
passiva
e
di
sacrificio
.
L
'
educazione
(
i
Francesi
direbbero
il
dressage
)
riesce
,
l
'
abbiamo
già
accennato
,
sui
giovani
a
prefe
rema
che
sugli
adulti
,
sui
caratteri
entusiasti
e
passionati
,
anziché
su
quelli
freddi
,
ponderati
e
calcolatori
,
sui
docili
anziché
sui
ribelli
;
tranne
nel
caso
che
la
dottrina
si
trovi
in
un
periodo
,
o
sia
per
la
sua
essenza
tale
,
che
riesca
utile
di
coltivare
e
sviluppare
l
'
istinto
della
ribellione
.
Una
condizione
sopra
tutte
è
opportuna
e
quasi
indispensabile
perché
si
raggiunga
lo
scopo
,
che
abbiamo
accennato
,
dell
'
assimilazione
cioè
degli
individui
all
'
ambiente
:
che
quest
'
ambiente
sia
chiuso
a
tutte
le
influenze
esteriori
,
che
nessun
sentimento
e
sopratutto
nessuna
idea
al
di
fuori
di
quelle
che
portano
la
marca
,
della
fabbrica
vi
penetri
.
Nel
seminario
non
deve
entrare
nessun
libro
posto
all
'
indice
,
la
filosofia
si
deve
riassumere
in
S
.
Tommaso
d
'
Aquino
,
la
cultura
deve
esservi
essenzialmente
teologica
e
patristica
,
i
racconti
che
desteranno
l
'
interesse
e
serviranno
di
pascolo
alla
curiosità
dei
giovani
saranno
tolti
dalla
storia
dei
martiri
e
confessori
.
Nel
collegio
militare
si
narreranno
le
gesta
dei
grandi
capitani
,
le
glorie
del
proprio
esercito
e
della
propria
dinastia
,
l
'
educazione
e
l
'
istruzione
saranno
quelle
strettamente
necessarie
per
far
conoscere
il
mestiere
delle
armi
ed
apprezzare
altamente
l
'
onore
di
essere
officiale
,
gentiluomo
e
servire
fedelmente
il
Re
e
la
patria
.
Nella
conventicola
rivoluzionaria
non
si
parlerà
che
delle
vittorie
e
delle
glorie
del
popolo
impeccabile
,
delle
nefandezze
dei
tiranni
e
dei
loro
satelliti
,
della
cupidità
e
viltà
dei
borghesi
e
sarà
proscritto
qualunque
libro
elio
non
sia
redatto
secondo
lo
spirito
e
le
vedute
dèi
maestri
.
Ogni
barlume
di
equanimità
,
ogni
raggio
che
porti
la
luce
di
altri
mondi
morali
ed
intellettuali
,
il
quale
penetri
in
uno
di
questi
ambienti
chiusi
,
vi
produce
dubbi
,
titubanze
,
diserzioni
.
La
storia
vera
,
sincera
,
obiettiva
dei
fatti
,
quella
che
insegna
a
conoscere
ed
a
valutare
gli
uomini
indipendentemente
dalla
loro
casta
,
religione
o
partito
politico
,
che
solo
tien
conto
delle
loro
debolezze
e
delle
loro
virtù
,
che
educa
e
forma
il
senso
dell
'
osservazione
e
del
reale
,
deve
esservi
assolutamente
interdetta
.
In
fondo
non
si
tratta
dunque
che
di
un
vero
squilibrio
dello
spirito
,
che
ogni
ambiente
procaccia
,
alla
recluta
elio
entro
il
suo
seno
viene
attirata
,
alla
quale
si
offre
della
vita
un
'
immagine
parziale
,
accuratamente
riveduta
,
circoscritta
e
corretta
,
che
il
neofita
prende
per
quella
iutiera
e
reale
.
Si
esagerano
certi
sentimenti
si
comprimono
certi
altri
,
si
dà
del
giusto
,
dell
'
onesto
,
del
dovere
una
idea
,
se
non
fondamentalmente
errata
,
certo
del
tutto
incompleta
.
Però
bisogna
anche
riconoscere
che
le
persone
perfettamente
equilibrate
,
che
conoscono
ed
apprezzano
tutti
i
doveri
e
ad
ognuno
di
essi
annettono
la
giusta
importanza
,
è
difficile
assai
che
consacrino
tutta
la
loro
vita
e
la
loro
energia
ad
uno
scopo
particolare
e
determinato
.
E
la
forza
di
una
esagerazione
e
,
se
così
si
vuole
,
di
una
illusione
collettiva
quella
che
produce
i
grandi
fatti
storici
e
fa
muovere
il
mondo
.
Se
un
Cristiano
ammettesse
che
anche
senza
battesimo
si
può
essere
ugualmente
onesto
e
che
fosse
possibile
salvarsi
l
'
anima
rinnegando
la
propria
fede
,
si
sarebbe
spento
l
'
ardore
dei
missionari
e
dei
martiri
ed
il
Cristianesimo
non
sarebbe
divenuto
uno
dei
grandi
fattori
della
storia
umana
.
Se
molti
tra
i
fautori
di
una
rivoluzione
fossero
ben
persuasi
che
l
'
indomani
della
vittoria
lo
stato
della
società
non
potrebbe
essere
gran
fatto
migliorato
,
e
se
dubitassero
che
vi
è
anche
il
rischio
di
peggiorarlo
,
sarebbe
difficilissimo
trascinarli
sulle
barricate
.
Le
nazioni
infatti
in
cui
lo
spirito
critico
abbonda
e
che
sono
(
in
fondo
giustamente
)
scettiche
sugli
effetti
pratici
che
possono
avere
dottrine
nuove
,
non
si
fanno
mai
iniziatrici
di
grandi
movimenti
sociali
e
finiscono
coll
'
essere
trascinate
a
rimorchio
dalle
altre
più
facilmente
entusiasmatili
;
ed
,
a
guardar
bene
,
lo
stesso
accade
fra
gl
'
individui
di
ulto
stesso
popolo
,
entro
il
quale
i
più
riflessivi
finiscono
spessissimo
coll
'
esser
trascinati
dai
più
impulsivi
.
Dappoiché
non
sempre
accade
che
i
pazzi
siano
trattenuti
dai
savi
,
spesso
anzi
i
primi
costringono
gli
altri
a
tener
loro
compagnia
.
IX
.
-
-
Ma
una
volta
passato
il
periodo
eroico
di
ogni
istituzione
,
quello
della
prima
propaganda
,
allora
la
riflessione
e
gl
'
interessi
presto
reclamano
i
loro
diritti
.
L
'
entusiasmo
,
lo
spirito
di
sacrificio
,
la
unilateralità
di
vedute
,
bastano
a
fondare
religioni
e
partiti
politici
,
ma
non
sono
sufficienti
a
diffonderli
molto
ed
a
durevolmente
conservarli
.
Allora
il
reclutamento
del
nucleo
dirigente
si
modifica
o
meglio
si
completa
;
poiché
accade
sempre
che
fra
gl
'
individui
che
lo
compongono
si
entri
per
considerazioni
puramente
idealiste
,
ma
l
'
età
nella
quale
l
'
idealismo
è
tutto
passa
presto
nella
gran
maggioranza
degli
individui
umani
,
e
bisogna
trovare
anche
qualche
cosa
che
soddisfi
l
'
ambizione
,
la
vanità
,
la
sete
di
godimenti
materiali
.
In
una
parola
,
insieme
ad
un
centro
d
'
idee
e
di
sentimenti
,
bisogna
creare
un
centro
d
'
interessi
.
E
qui
riappare
e
ritroviamo
di
nuovo
la
teoria
della
lega
del
metallo
puro
col
metallo
vile
,
che
abbiamo
precedentemente
enunciata
.
In
un
nucleo
dirigente
veramente
bene
organizzato
tutti
i
caratteri
devono
trovare
il
loro
posto
:
chi
vuol
sacrificarsi
agli
altri
e
chi
vuole
sfruttare
il
prossimo
a
favor
suo
,
chi
vuol
sembrare
potente
e
chi
vuole
esserlo
effettivamente
senza
curarsi
delle
apparenze
,
chi
ama
soffrire
le
privazioni
e
chi
vuol
godere
i
piaceri
della
vita
.
Tutti
questi
elementi
fusi
e
disciplinati
sotto
un
regime
forte
ed
autoritario
,
entro
il
quale
ogni
individuo
sa
che
,
finché
resterà
fedele
allo
scopo
ed
all
'
indirizzo
dell
'
istituzione
,
le
sue
tendenze
saranno
appagate
,
e
,
se
ad
essa
si
ribella
,
potrà
essere
moralmente
ed
anche
materialmente
distrutto
,
formano
quegli
organismi
sociali
,
che
sfidano
le
più
svariate
vicende
storiche
e
durano
per
decine
di
secoli
.
E
la
mente
ricorre
spontanea
alla
Chiesa
cattolica
,
che
di
tutti
questi
organismi
è
stato
ed
è
il
più
saldo
ed
il
più
tipico
,
e
non
si
può
non
restare
ammirati
di
fronte
alla
complessità
ed
alla
sapienza
del
suo
ordinamento
.
Il
seminarista
,
il
novizio
,
la
sorella
di
carità
,
il
missionario
,
il
predicatore
,
il
frate
mendicante
,
l
'
opulento
abate
ed
il
convento
aristocratico
,
il
curato
di
campagna
,
il
ricco
arcivescovo
,
qualche
volta
anche
principe
sovrano
,
il
cardinale
che
prende
il
passo
sui
primi
ministri
,
il
Papa
,
fino
a
qualche
secolo
fa
uno
dei
più
potenti
sovrani
temporali
,
tutti
in
essa
hanno
il
loro
posto
e
la
loro
ragione
d
'
essere
.
Il
Macaulay
ha
fatto
rilevare
un
grande
vantaggio
,
che
ha
il
Cattolicesimo
sul
Protestantesimo
e
che
sarebbe
il
seguente
:
quando
in
seno
al
secondo
nasce
uno
spirito
entusiasta
e
squilibrato
finisce
sempre
col
trovare
una
nuova
spiegazione
della
Bibbia
e
col
fondare
quindi
un
'
altra
delle
tante
sette
in
cui
si
divide
la
Riforma
;
mentre
lo
stesso
individuo
dal
Cattolicesimo
sarebbe
stato
perfettamente
utilizzato
e
sarebbe
divenuto
un
elemento
di
forza
anziché
di
disgregazione
.
Avrebbe
infatti
vestito
un
saio
di
frate
,
sarebbe
divenuto
un
famoso
predicatore
e
,
nel
caso
che
fosse
stato
un
carattere
veramente
originale
,
un
cuore
davvero
caldo
,
e
che
i
tempi
avessero
aiutato
,
se
ne
sarebbe
potuto
fare
anche
un
San
Francesco
d
'
Assisi
od
un
Sant
'
Ignazio
di
Lodola
.
Ora
questo
esempio
,
pur
così
calzante
,
ci
svela
solo
uno
dei
tanti
modi
con
cui
la
gerarchia
cattolica
sa
mettere
a
profitto
tutte
le
attitudini
umane
.
Si
dice
che
il
celibato
degli
ecclesiastici
sia
contro
natura
,
e
veramente
per
un
certo
numero
di
uomini
è
sacrificio
grandissimo
il
restar
privi
di
una
famiglia
legale
;
ma
d
'
altra
parte
bisogna
riflettere
che
a
questo
prezzo
soltanto
si
può
avere
una
milizia
scevra
di
affetti
privati
ed
isolata
dal
resto
della
società
;
e
per
i
caratteri
che
ad
esso
sono
proclivi
,
il
celibato
stesso
non
esclude
certe
soddisfazioni
materiali
.
Credono
anche
molti
che
la
Chiesa
sia
tralignata
e
che
abbia
perduto
forza
ed
influenza
perché
si
è
allontanata
dalle
sue
origini
e
non
è
stata
più
unicamente
l
'
ancella
dei
poveri
.
Ma
anche
questo
è
un
modo
di
vedere
superficiale
e
quindi
erroneo
.
Forse
alla
fine
del
secolo
decimonono
o
al
principiare
del
ventesimo
,
quando
tutti
parlano
e
s
'
interessano
,
o
mostrano
d
'
interessarsi
,
delle
classi
diseredate
,
può
convenire
anche
al
Sommo
Pontefice
di
rammentarsi
un
poco
di
più
che
Egli
è
il
servo
dei
servi
di
Dio
.
Ma
,
tolte
certe
epoche
transitorie
,
la
Chiesa
cattolica
non
sarebbe
divenuta
quella
che
è
stata
,
né
sarebbe
durata
tanto
tempo
in
auge
,
se
si
fosse
conservata
sempre
una
istituzione
a
puro
beneficio
dei
miseri
e
popolare
soltanto
fra
gli
straccioni
.
Essa
al
contrario
accortamente
ha
trovato
il
modo
di
farsi
apprezzare
tanto
dal
povero
che
dal
ricco
:
al
primo
ha
offerto
elemosine
e
consolazioni
,
il
secondo
ha
conquistato
colla
magnificenza
e
colle
soddisfazioni
,
che
ha
saputo
procacciare
alla
sua
vanità
ed
al
suo
amor
proprio
.
E
tanto
quest
'
indirizzo
è
stato
bene
scelto
,
che
tutti
i
nemici
della
Chiesa
,
mentre
da
una
parte
le
hanno
rimproverato
il
suo
lusso
e
la
sua
mondanità
,
d
'
altra
parte
,
se
sono
stati
accorti
,
hanno
avuto
sempre
cura
di
toglierle
,
per
quanto
è
stato
possibile
,
influenza
e
ricchezze
;
ed
un
'
altra
,
istituzione
,
che
ora
in
parecchi
paesi
a
combatter
la
Chiesa
cattolica
si
è
tutta
consacrata
,
dal
canto
suo
non
manca
,
di
procacciare
,
per
quanto
può
,
soddisfazioni
personali
e
vantaggi
materiali
ai
suoi
aderenti
.
X
.
-
-
Organizzato
il
nucleo
dirigente
,
i
sistemi
da
esso
adoperati
per
conquistare
le
masse
e
mantenerle
fedeli
alla
dottrina
possono
essere
vari
.
Quando
non
s
'
incontrano
forti
ostacoli
esteriori
o
nella
natura
stessa
di
un
sistema
politico
o
religioso
,
possono
dare
beoni
risaltati
tanto
i
metodi
di
propaganda
fondati
sulla
persuasione
e
l
'
educazione
graduale
delle
turbe
,
quanto
gli
altri
che
ricorrono
alla
violenza
.
La
violenza
è
anzi
forse
il
modo
più
spiccio
di
far
prevalere
convinzioni
ed
idee
,
ma
naturalmente
per
usarla
è
ovvio
che
bisogna
essere
i
più
forti
.
Nel
secolo
decimonono
si
è
molto
diffusa
la
persuasione
che
la
forza
e
la
persecuzione
non
valgano
a
combattere
le
dottrine
fondate
sulla
verità
,
alle
quali
è
riserbato
l
'
avvenire
,
e
che
sono
del
pari
inutili
contro
quelle
sbagliate
,
delle
quali
la
ragione
popolare
fa
giustizia
da
sé
.
Or
,
ci
si
conceda
di
esser
sinceri
,
è
difficile
trovare
un
concetto
più
erroneo
,
perché
fondato
sopra
una
maggiore
superficialità
di
osservazioni
e
sopra
una
maggiore
inesperienza
dei
fatti
storici
,
di
questo
che
abbiamo
ora
esposto
:
esso
ci
pare
uno
di
quelli
che
faranno
più
ridere
i
posteri
alle
nostre
spalle
.
Che
un
simile
modo
di
vedere
sia
predicato
da
tutti
i
partiti
e
da
tutte
le
sette
,
che
non
hanno
ancora
nelle
mani
il
potere
,
lo
comprende
benissimo
;
perché
l
'
istinto
del
proprio
interesse
le
deve
indurre
a
professare
questa
opinione
;
ma
la
stoltezza
incomincia
quando
essa
è
accettata
dagli
altri
.
Quid
est
veritas
?
diceva
Pilato
,
e
noi
cominciamo
col
domandare
che
cosa
sia
una
dottrina
vera
e
una
dottrina
falsa
?
Scientificamente
parlando
,
tutte
le
dottrine
religiose
,
anche
quelle
più
diffuse
,
sono
false
,
e
certo
non
si
sosterrà
che
il
Maomettismo
,
ad
esempio
,
che
ha
conquistato
tanta
parte
del
mondo
,
sia
fondato
sulla
verità
scientifica
.
È
quindi
molto
più
esatto
il
dire
che
vi
sono
dottrine
le
quali
soddisfano
i
sentimenti
più
sparsi
e
radicati
nei
cuori
umani
e
che
quindi
hanno
una
gran
forza
di
diffusione
,
e
dottrine
le
quali
posseggono
in
minor
grado
la
qualità
accennata
,
e
che
quindi
,
benché
dal
lato
intellettuale
possano
essere
più
accettabili
,
si
diffonderanno
meno
.
E
,
se
si
vuole
,
si
possono
anche
distinguere
le
dottrine
la
cui
diffusione
è
giovevole
agli
interessi
della
civiltà
e
della
giustizia
e
produce
una
maggior
somma
di
pace
,
di
moralità
,
di
benessere
,
dalle
dottrine
colle
quali
si
può
ottenere
un
effetto
contrario
;
le
quali
pur
troppo
non
sono
quelle
che
sempre
presentano
meno
i
caratteri
della
diffusibilità
.
Noi
,
ad
esempio
,
crediamo
che
la
democrazia
sociale
minacci
l
'
avvenire
della
civiltà
moderna
,
eppure
bisogna
riconoscere
che
essa
si
fonda
sul
sentimento
della
giustizia
,
sulla
invidia
e
sulla
sete
dei
godimenti
;
qualità
così
diffuse
negli
uomini
,
specialmente
in
quelli
presenti
,
che
sarebbe
errore
grandissimo
negare
alle
dottrine
socialiste
una
gran
forza
di
propaganda
.
Si
rammenta
sempre
l
'
esempio
del
Cristianesimo
che
trionfò
malgrado
le
persecuzioni
,
e
del
liberalismo
moderno
che
vinse
i
tiranni
che
lo
comprimevano
.
Ciò
dimostra
soltanto
che
una
persecuzione
condotta
male
non
può
bastare
a
tutto
,
e
che
vi
sono
forse
dei
casi
in
cui
la
forza
stessa
non
basta
ad
arrestare
una
corrente
d
'
idee
;
ma
l
'
eccezione
non
può
servire
di
fondamento
ad
un
principio
generale
.
La
verità
è
che
quasi
sempre
se
le
persecuzioni
mal
fatte
,
tardivamente
intraprese
,
condotte
con
mollezza
ed
oscitanza
,
possono
anche
giovare
al
trionfo
di
una
dottrina
,
la
persecuzione
spietata
,
energica
,
che
colpisce
la
dottrina
avversaria
appena
essa
si
manifesta
,
è
il
modo
più
adatto
per
combatterla
.
Il
Cristianesimo
non
sempre
nell
'
impero
romano
fu
perseguitato
energicamente
,
ebbe
lunghi
periodi
di
tolleranza
,
e
le
persecuzioni
stesse
furono
di
frequente
parziali
,
limitate
cioè
in
qualche
provincia
;
infine
non
trionfò
definitivamente
se
non
quando
un
imperatore
,
che
aveva
in
mano
la
forza
costituita
,
cominciò
a
favorirlo
.
Similmente
la
propaganda
liberale
non
solo
non
fu
ostacolata
,
ma
fu
quasi
aiutata
dai
governi
dalla
metà
del
secolo
decimottavo
fino
alla
Rivoluzione
francese
.
Combattuta
in
seguito
con
intermittenza
e
non
mai
contemporaneamente
in
tutto
il
mondo
europeo
,
trionfò
quando
i
Governi
stessi
si
convertirono
o
furono
colla
forza
,
interna
od
esterna
,
abbattuti
.
Di
fronte
a
questi
due
esempi
dubbi
quanti
altri
ve
ne
sono
decisamente
contrari
.
Lo
stesso
Cristianesimo
nei
suoi
inizi
difficilmente
si
diffuse
fuori
dei
confini
dell
'
impero
romano
;
in
Persia
,
ad
es
.
,
non
fu
accolto
,
non
solo
perché
trovò
ostacolo
nella
religione
nazionale
,
ma
anche
perché
vi
fu
energicamente
perseguitato
.
Colla
spada
e
col
fuoco
Carlo
Magno
,
durante
lo
spazio
di
una
generazione
,
lo
impiantò
fra
i
Sassoni
.
L
'
evangelizzazione
dell
'
impero
romano
avea
richiesto
secoli
;
pochi
anni
bastarono
a
quella
di
molti
paesi
barbari
,
perché
una
volta
convertiti
i
Re
ed
i
grandi
,
il
popolo
in
massa
chinava
la
cervice
al
battesimo
.
In
questo
modo
molto
spiccio
la
croce
fu
impiantata
nei
diversi
regni
anglo
sassoni
,
in
Polonia
,
in
Russia
,
nei
paesi
scandinavi
ed
in
Lituania
.
Nel
secolo
decimosettimo
la
religione
cristiana
,
fu
quasi
spenta
nel
Giappone
mediante
una
persecuzione
spietata
e
quindi
efficace
.
Colla
persecuzione
il
Buddismo
fu
sradicato
dall
'
India
sua
patria
,
il
Mazdeismo
dalla
Persia
dei
Sassanidi
ed
il
Babismo
dalla
Persia
moderna
,
la
nuova
religione
del
Taeping
dalla
China
.
mercé
la
persecuzione
sparirono
gli
Albigesi
dalla
Francia
meridionale
ed
il
Maomettismo
ed
il
Mosaismo
furono
sbarbicati
dalla
Spagna
e
dalla
Sicilia
.
La
Riforma
religiosa
in
fondo
non
trionfò
che
in
quei
paesi
in
cui
fu
appoggiata
dai
Governi
ed
in
qualche
caso
da
una
rivoluzione
vittoriosa
.
La
stessa
rapida
diffusione
del
Cristianesimo
,
che
si
attribuisce
a
miracolo
,
è
nulla
di
fronte
a
quella
ben
più
rapida
del
Maomettismo
.
Il
primo
in
tre
secoli
si
estese
per
tutto
il
territorio
dell
'
impero
romano
;
il
secondo
in
soli
ottanta
anni
allargò
i
suoi
confini
da
Samarcanda
ai
Pirenei
.
Ma
il
primo
agiva
unicamente
colla
predicazione
e
la
persuasione
,
il
secondo
impiegava
a
preferenza
la
scimitarra
.
Del
resto
il
fatto
che
tutti
i
partiti
politici
e
tutte
le
credenze
religiose
tendono
ad
esercitare
un
'
influenza
su
chi
comanda
,
e
,
quando
possono
,
a
monopolizzare
il
comando
,
è
la
miglior
prova
che
essi
,
anche
se
non
lo
confessano
apertamente
,
hanno
l
'
intima
convinzione
che
il
disporre
di
tutte
le
forze
più
efficaci
di
un
organismo
sociale
,
e
specialmente
di
lino
Stato
burocratico
,
sia
il
modo
migliore
per
diffondere
e
sostenere
le
loro
dottrine
.
XI
.
-
-
Indipendentemente
dall
'
uso
della
forza
materiale
,
sugli
altri
modi
che
usano
le
varie
religioni
ed
i
partiti
politici
per
attirare
le
turbe
,
per
conservare
sopra
di
esse
il
predominio
e
sfruttarne
la
credulità
,
ci
sono
da
fare
osservazioni
analoghe
a
quelle
che
abbiamo
già
fatte
,
relativamente
alla
necessità
che
hanno
i
fondatori
di
dottrine
e
le
dottrine
stesse
di
adattarsi
ad
una
certa
mediocrità
morale
.
I
seguaci
di
ogni
sistema
politico
o
religioso
usano
su
questo
riguardo
rilevare
accuratamente
le
pecche
degli
avversari
,
avendo
la
pretensione
di
esserne
mondi
,
ma
in
fatti
tutti
sono
,
con
molte
gradazioni
è
vero
,
più
o
meno
intinti
della
stessa
pece
.
In
verità
,
come
abbiamo
già
accennato
,
si
può
essere
perfettamente
morali
finché
non
si
viene
in
contatto
cogli
altri
uomini
e
sopratutto
finché
non
si
ha
la
pretensione
di
gridarli
,
ma
quando
si
vuole
dirigere
la
loro
condotta
,
allora
è
necessario
far
giuocare
tutte
le
loro
molle
sensibili
,
sfruttare
tutte
le
loro
debolezze
,
e
chi
volesse
soltanto
fare
appello
ai
loro
sentimenti
generosi
sarebbe
assai
facilmente
vinto
da
altri
meno
scrupoloso
.
Gli
Stati
non
si
governano
coi
paternostri
,
diceva
Cosimo
dei
Medici
(
il
padre
della
patria
)
:
ed
invero
è
difficile
assai
il
condurre
le
moltitudini
secondo
certe
vedute
,
quando
non
si
sa
all
'
occorrenza
lusingare
le
passioni
,
soddisfare
fantasie
ed
appetiti
ed
incutere
paura
.
A
guardarci
bene
si
vede
che
le
arti
usate
per
adescare
le
turbe
,
in
tutti
i
tempi
ed
in
tutti
i
luoghi
,
hanno
avuto
ed
hanno
una
grande
analogia
,
perché
è
occorso
sempre
di
mettere
a
profitto
le
stesse
debolezze
umane
.
Tutte
le
religioni
,
anche
quelle
che
rinnegano
il
soprannaturale
,
hanno
il
loro
speciale
stile
declamatorio
,
con
cui
si
fanno
le
prediche
,
i
discorsi
od
i
sermoni
;
tutte
hanno
per
colpire
la
fantasia
il
loro
rituale
e
le
loro
pompe
esteriori
;
le
processioni
alcune
le
fanno
coi
ceri
e
salmodiando
litanie
,
altre
dietro
le
bandiere
rosse
al
suono
della
marsigliese
o
cantando
l
'
inno
dei
lavoratori
.
Religioni
e
partiti
politici
mettono
ugualmente
a
profitto
i
vanitosi
e
creano
per
loro
gradi
,
uffici
e
distinzioni
,
ed
ugualmente
sfruttano
i
semplici
e
gli
ingenui
e
gli
avidi
di
sacrificio
o
di
notorietà
per
creare
il
martire
,
e
,
una
volta
ottenuto
il
martire
,
hanno
cura
di
mantenerne
vivo
il
culto
,
che
serve
tanto
a
rafforzare
la
fede
.
Altra
volta
nei
conventi
si
soleva
scegliere
il
più
baccellone
dei
frati
e
lo
si
accreditava
come
santo
,
attribuendogli
anche
miracoli
,
e
ciò
allo
scopo
di
aumentare
la
celebrità
e
quindi
la
ricchezza
e
l
'
influenza
del
sodalizio
,
le
quali
erano
sapute
ben
adoperare
da
coloro
che
aveano
diretto
la
commedia
.
Ai
giorni
nostri
sette
e
partiti
politici
sono
abilissimi
nel
creare
l
'
uomo
superiore
,
l
'
eroe
leggendario
,
il
carattere
che
non
si
discute
,
il
quale
serve
anche
esso
a
mantenere
il
lustro
della
congrega
e
procaccia
ricchezze
e
potere
ai
furbi
che
ne
fanno
parte
.
Quando
il
conte
zio
rammentava
al
padre
provinciale
dei
cappuccini
le
marachelle
che
il
padre
Cristoforo
avea
commesse
in
gioventù
:
è
la
gloria
dell
'
abito
,
rispondeva
di
botto
il
padre
provinciale
,
che
uno
che
al
secolo
ha
potuto
far
dire
di
sé
,
con
quest
'
abito
indosso
diventa
tutt
'
altro
.
Questa
è
senza
dubbio
risposta
prettamente
fratesca
,
ma
agiscono
peggio
dei
frati
partiti
e
sette
politiche
,
che
,
purché
i
loro
adepti
siano
fedeli
alla
bandiera
,
ne
coprono
e
ne
scusano
le
peggiori
ribalderie
.
Per
essi
chiunque
porta
l
'
abito
indosso
diventa
di
botto
tutt
'
altro
.
Quel
complesso
di
dissimulazioni
,
artifici
e
furberie
,
che
va
comunemente
inteso
col
nome
di
gesuitismo
,
non
è
proprio
soltanto
dei
seguaci
di
Loyola
;
forse
questi
ebbero
l
'
onore
di
dargli
il
nome
perché
lo
coordinarono
,
lo
perfezionarono
e
quasi
lo
costituirono
a
sistema
;
ma
in
fondo
lo
spirito
gesuitico
non
è
che
una
esagerazione
dello
spirito
settario
portato
alle
ultime
conseguenze
.
Tutte
le
religioni
e
tutti
i
partiti
,
che
,
con
più
o
meno
sincerità
iniziale
d
'
entusiasmo
,
si
sono
prefissi
di
condurre
gli
uomini
secondo
un
dato
scopo
,
hanno
,
con
maggiore
o
minor
temperanza
,
usato
modi
analoghi
a
quelli
dei
Gesuiti
e
qualche
volta
forse
anche
peggiori
.
Il
principio
che
il
fine
giustifica
i
mezzi
si
è
adottato
per
il
trionfo
di
tutte
le
cause
e
di
tutti
i
sistemi
sociali
e
politici
;
per
tutti
i
partiti
,
come
in
tutti
i
culti
,
vige
l
'
usanza
di
giudicare
uomini
grandi
solo
quelli
che
militano
nelle
loro
file
,
gli
altri
tutti
essendo
bricconi
o
cretini
;
e
,
quando
peggio
non
si
può
fare
,
si
mantiene
un
ostinato
silenzio
sui
meriti
degli
individui
,
che
stanno
fuori
della
chiesa
o
della
chiesuola
.
Tutti
i
settari
praticano
l
'
arte
di
mantenere
formalmente
e
letteralmente
la
parola
data
violandola
nella
sostanza
;
tutti
conoscono
il
modo
di
torcere
la
narrazione
dei
fatti
a
loro
profitto
;
tutti
sanno
trovare
i
caratteri
semplici
e
timorati
e
conoscono
le
vie
di
cattivarsene
la
fiducia
ed
averne
aiuti
e
sussidi
per
l
'
idea
e
per
le
persone
che
la
rappresentano
e
ne
sono
gli
apostoli
.
Purtroppo
perciò
anche
se
i
Gesuiti
sparissero
il
gesuitismo
resterebbe
;
e
basta
guardarsi
un
poco
attorno
per
essere
convinti
di
questa
verità
.
XI
.
-
-
E
difficile
assai
che
venga
un
giorno
in
cui
le
lotte
e
le
gare
fra
religioni
e
partiti
diversi
debbano
finire
;
ciò
sarebbe
possibile
quando
tutto
il
mondo
civile
appartenesse
ad
unico
tipo
sociale
,
ad
unica
religione
,
e
non
vi
fossero
più
dispareri
sul
modo
di
raggiungere
un
miglioramento
sociale
.
Or
,
senza
accogliere
le
teorie
di
qualche
autore
tedesco
che
ammette
la
necessità
dei
partiti
politici
,
perché
rispondono
alle
varie
tendenze
,
che
si
manifestano
nelle
diverse
età
,
dell
'
uomo
,
noi
possiamo
facilmente
constatare
che
qualunque
nuova
religione
,
qualunque
nuovo
indirizzo
politico
,
che
arrivano
a
raggiungere
un
certo
successo
,
si
suddividono
ordinariamente
in
altre
sette
;
nelle
quali
gli
istinti
della
disputa
e
della
lotta
trovano
il
loro
sfogo
,
e
che
combattono
fra
loro
collo
stesso
zelo
e
lo
stesso
accanimento
,
che
prima
adoperavano
contro
le
religioni
ed
i
partiti
avversari
.
I
numerosi
scismi
e
le
eresie
continuamente
ripullulanti
del
Cristianesimo
,
del
Maomettismo
e
di
tante
altre
religioni
,
lo
divisioni
che
già
,
nascono
in
seno
alla
democrazia
,
sociale
,
ancor
lontana
,
dal
suo
trionfo
,
che
forse
non
raggiungerà
mai
,
provano
la
difficoltà
straordinaria
di
attuare
quell
'
universalità
,
di
un
solo
mondo
morale
ed
intellettuale
,
alla
quale
abbiamo
accennato
.
Del
resto
,
ammesso
anche
che
essa
,
si
possa
facilmente
conseguire
,
non
ci
pare
desiderabile
:
finora
la
libertà
,
di
pensare
,
osservare
e
giudicare
serenamente
e
spassionatamente
uomini
e
cose
è
stata
possibile
,
sempre
,
s
'
intende
,
per
pochi
individui
,
solo
in
quelle
società
il
dominio
delle
quali
è
stato
conteso
da
diverse
correnti
religiose
e
politiche
.
Questa
stessa
condizione
,
abbiamo
già
visto
al
capitolo
quinto
,
essere
indispensabile
quasi
per
ottenere
quella
maggior
giustizia
nei
rapporti
fra
governanti
e
governati
,
che
è
compatibile
coll
'
imperfetta
natura
umana
,
il
che
sarebbe
ciò
che
comunemente
viene
inteso
per
libertà
politica
.
Nelle
società
infatti
nelle
quali
la
scelta
fra
più
correnti
religiose
e
politiche
non
è
più
possibile
,
perché
una
sola
è
riuscita
ad
imporsi
esclusivamente
,
il
pensatore
isolato
ed
originale
deve
tacere
,
e
,
al
monopolio
morale
ed
intellettuale
,
si
unisce
infallibilmente
quello
politico
a
pro
di
una
casta
o
di
una
sola
forza
sociale
.
Base
delle
moderne
dottrine
massoniche
è
la
credenza
,
che
l
'
uomo
tende
a
divenire
fisicamente
,
intellettualmente
e
moralmente
sempre
più
sano
ed
elevato
,
e
che
solo
l
'
ignoranza
e
la
superstizione
,
che
hanno
generato
le
religioni
dommatiche
,
lo
hanno
allontanato
e
lo
allontanano
dal
seguire
questa
via
,
che
sarebbe
per
lui
la
più
naturale
,
e
lo
hanno
spinto
alle
persecuzioni
,
alle
stragi
,
alle
lotte
fratricide
.
Un
simile
modo
di
vedere
non
ci
pare
accettabile
.
Quelle
che
ora
molti
chiamano
superstizioni
,
tutte
le
religioni
rivelate
,
non
sono
state
certo
insegnate
all
'
uomo
da
un
Ente
extra
umano
,
ma
furono
create
dagli
uomini
stessi
e
nella
natura
umana
hanno
trovato
il
loro
alimento
e
la
loro
ragion
d
'
essere
.
Esse
non
sono
che
solo
in
parte
,
e
qualche
volta
minima
,
responsabili
delle
lotte
,
delle
stragi
e
delle
persecuzioni
,
dovute
spesso
più
alle
passioni
degli
uomini
che
ai
dommi
che
le
religioni
insegnano
.
Anzi
crediamo
che
la
scusa
dei
tempi
e
dei
fanatismi
religiosi
e
politici
non
valga
a
togliere
,
innanzi
la
storia
imparziale
,
che
una
piccola
frazione
della
responsabilità
individuale
per
gli
eccessi
di
ogni
genere
;
perché
in
ogni
tempo
,
in
ogni
religione
,
in
ogni
dottrina
,
ciascuno
può
e
sa
trovare
quella
tendenza
,
che
alla
sua
indole
è
più
confacente
.
E
tanto
ciò
è
vero
che
il
Maomettismo
non
impedì
a
Saladino
di
essere
umano
e
generoso
anche
cogli
infedeli
,
come
il
Cristianesimo
non
mitigò
la
ferocia
di
Riccardo
cuor
di
leone
;
che
la
stessa
religione
,
che
diede
Simone
di
Monfort
e
Torquemada
,
diede
pure
S
.
Francesco
d
'
Assisi
e
Santa
Teresa
,
che
nello
stesso
anno
1793
,
in
cui
vissero
ed
operarono
Marat
,
Robespierre
e
quel
convenzionale
Carrier
,
che
a
Nantes
faceva
annegare
a
migliaia
i
bambini
dei
Vandeisti
,
il
capo
vandeista
Bon
champs
,
ferito
,
al
letto
di
morte
implorava
ed
otteneva
la
vita
e
la
libertà
di
quattromila
prigionieri
repubblicani
,
che
i
suoi
commilitoni
volevano
moschettare
.
Del
resto
lotte
vivissime
si
sono
avute
,
e
persecuzioni
e
stragi
,
nell
'
ultimo
secolo
,
si
sono
perpetrate
in
nome
di
altre
dottrine
,
che
non
hanno
alcun
fondamento
nel
soprannaturale
e
proclamano
la
libertà
,
l
'
uguaglianza
e
la
fratellanza
di
tutti
gli
uomini
.
In
verità
il
sentimento
,
che
nasce
spontaneo
da
una
rapida
e
spregiudicata
sintesi
della
storia
dei
popoli
,
è
la
,
compassione
per
le
qualità
contradittorie
della
povera
razza
umana
:
così
ricca
di
abnegazione
,
così
pronta
alle
volte
al
sacrificio
individuale
e
nella
quale
,
nello
stesso
tempo
,
ogni
tentativo
più
o
meno
indovinato
,
e
qualche
volta
non
indovinato
affatto
,
per
raggiungere
un
miglioramento
morale
e
quindi
materiale
,
va
unito
allo
sfrenarsi
di
odii
,
di
rancori
,
delle
passioni
peggiori
.
Tragico
destino
quello
degli
uomini
:
i
quali
,
pur
aspirando
sempre
a
conseguire
ed
attuare
il
bene
,
trovarono
nello
stesso
tempo
il
modo
di
scannarsi
e
perseguitarsi
a
vicenda
,
fino
a
ieri
,
per
l
'
interpretazione
di
un
dogma
o
di
un
passo
della
Bibbia
;
hanno
continuato
a
scannarsi
ed
a
perseguitarsi
oggi
per
inaugurare
il
regno
della
libertà
,
dell
'
uguaglianza
e
della
fratellanza
;
e
forse
si
scanneranno
,
si
perseguiteranno
,
si
martirizzeranno
atrocemente
domami
,
quando
,
in
nome
della
democrazia
,
sociale
,
si
vorrà
fare
sparire
dal
mondo
ogni
traccia
dì
violenza
e
d
'
ingiustizia
.
CAPITOLO
VIII
.
Le
rivoluzioni
.
I
.
Carattere
delle
rivoluzioni
nelle
città
elleniche
e
nei
Comuni
medioevali
.
-
-
II
.
Guerre
civili
e
rivoluzioni
in
Roma
antica
,
nell
'
Europa
feudale
e
nei
paesi
maomettani
.
-
-
III
.
Rivoluzioni
in
China
.
-
-
IV
.
Insurrezioni
di
carattere
nazionale
.
-
-
V
.
Insurrezioni
rurali
in
Europa
.
-
-
VI
.
Rivoluzioni
tipiche
della
Francia
moderna
.
-
-
VII
.
Condizioni
per
la
riuscita
di
queste
rivoluzioni
.
I
.
-
-
Abbiamo
esaminato
i
modi
come
si
formano
e
si
affermano
le
correnti
d
'
idee
,
di
sentimenti
e
di
passioni
,
che
ordinariamente
influiscono
a
mutare
l
'
indirizzo
delle
società
umane
.
Resta
a
vedere
in
qual
maniera
queste
correnti
riescano
talora
materialmente
ad
imporsi
:
mediante
l
'
uso
della
forza
,
cambiando
anche
gli
individui
che
stanno
al
potere
e
facendo
si
che
essi
rappresentino
i
loro
principii
.
Simili
mutamenti
,
nelle
società
che
hanno
raggiunto
un
certo
sviluppo
nella
loro
organizzazione
,
possono
avvenire
o
per
iniziativa
o
almeno
col
consenso
di
quella
frazione
della
società
,
alla
quale
suole
essere
affidata
la
tutela
di
tutto
il
corpo
politico
e
che
,
nei
casi
ordinari
,
ha
il
monopolio
delle
armi
,
oppure
per
opera
di
altri
elementi
e
forze
sociali
,
che
quella
frazione
riescono
a
vincere
.
Allora
ha
luogo
quel
fenomeno
,
abbastanza
frequente
nella
storia
contemporanea
,
che
comunemente
chiamasi
rivoluzione
e
che
sarà
ora
nostro
cómpito
di
brevemente
analizzare
.
I
rivolgimenti
dei
piccoli
Stati
,
nei
quali
l
'
organizzazione
burocratica
non
esiste
o
è
assolutamente
embrionale
,
non
hanno
che
un
'
analogia
del
tutto
apparente
con
quelli
dei
grandi
e
sopratutto
colle
rivoluzioni
moderne
.
Nell
'
antichità
classica
,
ad
esempio
,
quando
un
tiranno
diveniva
padrone
di
una
città
,
oppure
un
'
oligarchia
si
sostituiva
alla
democrazia
,
e
spesso
anche
quando
il
tiranno
o
l
'
oligarchia
venivano
rovesciati
,
in
fondo
si
trattava
sempre
di
una
cricca
,
più
o
meno
numerosa
,
che
,
nella
direzione
della
cosa
pubblica
,
ne
sostituiva
un
'
altra
.
Rasando
lo
Stato
greco
funzionava
regolarmente
,
tutta
la
classe
governante
,
cioè
tutti
coloro
che
non
erano
né
schiavi
,
né
stranieri
domiciliati
,
né
operai
manovali
partecipavano
alle
funzioni
politiche
.
Quando
si
stabiliva
il
regime
tirannico
,
ovvero
oligarchico
,
o
anche
duella
degenerazione
della
democrazia
che
dicevasi
oclocrazia
,
allora
una
frazione
di
questa
classe
usurpava
per
sé
tutto
il
potere
a
detrimento
del
l
'
altra
,
che
veniva
in
parte
uccisa
,
in
parte
spogliata
dei
beni
ed
esiliata
.
Alla
loro
volta
i
vincitori
dovevano
temere
le
rappresaglie
dei
vinti
,
i
quali
se
riuscivano
a
superarli
li
trattavano
alla
stessa
maniera
.
La
lotta
era
quindi
condotta
a
base
di
forza
e
di
furberia
,
cogli
assassinii
e
le
sorprese
,
e
le
parti
in
lizza
spesso
ricorrevano
all
'
appoggio
degli
stranieri
o
di
qualche
pugno
di
mercenari
e
,
una
volta
vittoriose
,
usavano
occupare
la
rocca
e
togliere
le
armi
a
tutti
coloro
che
non
erano
fra
i
loro
accoliti
,
e
queste
,
essendo
allora
abbastanza
costose
,
non
si
potevano
facilmente
rimpiazzare
.
Raro
avveniva
,
come
nel
caso
delle
imprese
condotte
da
Pelopida
ed
Epaminonda
a
Tebe
e
da
Timoleone
a
Siracusa
,
che
si
profittasse
della
vittoria
per
stabilire
un
regime
meno
sanguinario
e
violento
,
ed
in
questo
caso
la
benefica
innovazione
durava
solo
quanto
l
'
influenza
personale
o
la
vita
di
colui
,
che
ne
era
stato
autore
.
Qualche
altra
volta
invece
la
fazione
usurpatrice
riusciva
a
mantenersi
al
potere
per
più
di
una
generazione
,
come
avvenne
per
i
Pisistraditi
e
per
i
due
Dionigi
.
Agatocle
,
uno
dei
peggiori
tiranni
del
mondo
greco
,
mori
vecchio
ed
era
,
arrivato
al
potere
da
giovane
,
e
pare
che
solo
il
veleno
sia
riuscito
ad
abbreviare
la
sua
vita
ed
il
suo
governo
.
Nei
Comuni
italiani
,
la
cui
organizzazione
politica
somigliava
a
quella
della
classica
Grecia
,
rivissero
le
abitudini
dell
'
antico
Stato
ellenico
:
una
fazione
con
a
capo
un
signore
sbandiva
gli
avversari
o
li
assassinava
,
e
in
tutti
e
due
i
casi
s
'
impadroniva
dei
loro
beni
;
spesso
bisognava
sopraffare
per
non
essere
sopraffatti
.
Ordinariamente
le
due
famiglie
più
ricche
e
potenti
del
Comune
se
ne
contendevano
armata
mano
la
supremazia
;
anche
esse
,
come
gli
antichi
capi
parte
greci
,
appoggiandosi
,
quando
potevano
,
agli
aiuti
stranieri
ed
ai
mercenari
.
Così
Torriani
e
Visconti
si
disputarono
il
possesso
di
Milano
e
la
scena
,
con
poche
varianti
,
si
ripetè
nei
Comuni
minori
.
Paci
,
tregue
,
intenerimenti
religiosi
,
provocati
da
frati
e
da
cittadini
dabbene
,
come
quello
che
racconta
il
buon
Dino
Compagni
,
non
ottenevano
che
un
effetto
momentaneo
e
,
peggio
ancora
,
spesso
non
erano
che
arti
colle
quali
i
più
ribaldi
sopraffacevano
i
meno
malvagi
assalendoli
quando
erano
impreparati
e
indifesi
.
Col
Rinascimento
i
costumi
si
fecero
meno
armigeri
,
la
lotta
in
campo
aperto
più
rara
,
ma
la
perfidia
ed
il
tradimento
diventarono
ancor
più
sottili
e
con
il
lungo
uso
furono
quasi
innalzati
all
'
altezza
di
scienza
.
In
qualche
città
prevalsero
i
così
detti
modi
civili
:
in
Firenze
i
potenti
,
ad
esempio
,
si
strinsero
fra
loro
con
parentadi
,
mantennero
un
certo
equilibrio
e
conservarono
la
preponderanza
riempiendo
le
borse
(
ora
sarebbero
le
liste
elettorali
)
con
i
loro
clienti
.
Questa
fu
la
politica
che
segui
l
'
oligarchia
mercantile
con
a
capo
gli
Albizzi
finché
fu
vivo
Niccolò
d
'
Uzzano
e
quella
che
segui
Cosimo
dei
Medici
coi
suoi
consorti
,
sebbene
,
all
'
occorrenza
,
sapesse
usare
altri
mezzi
.
Altrove
,
nelle
Romagne
e
nell
'
Umbria
,
le
lotte
si
prolungarono
fin
dopo
il
1500
,
come
tra
veri
masnadieri
.
A
Perugia
gli
Oddi
,
cacciati
dai
Baglioni
,
li
sorpresero
di
notte
;
ma
i
Baglioni
combatterono
perfino
in
camicia
e
non
si
fecero
sopraffare
;
vittoriosi
poi
si
sterminarono
fra
di
loro
.
Oliverotto
da
Fermo
ottenne
la
signoria
della
sua
città
trucidando
,
a
capo
della
sua
compagnia
di
ventura
,
suo
zio
ed
i
maggiorenti
del
luogo
,
che
l
'
avevano
invitato
ad
amichevole
banchetto
.
Tanto
nelle
lotte
civili
delle
città
greche
,
quanto
in
quelle
dei
Comuni
italiani
,
la
temperanza
e
l
'
umanità
poco
potevano
giovare
,
la
prevalenza
dovea
ordinariamente
restare
ai
più
pronti
ed
ai
più
furbi
,
a
coloro
che
meglio
sapevano
fingere
e
meno
pativano
di
scrupoli
.
Anche
il
caso
fortuito
avea
una
gran
parte
nella
buona
riuscita
di
un
'
impresa
e
si
raccontano
in
proposito
molti
episodi
romanzeschi
.
Un
cane
che
latrava
,
un
'
ubbriacatura
presa
qualche
ora
prima
o
dopo
,
una
lettera
letta
a
tempo
o
rimandata
chiusa
per
l
'
indomani
,
decidevano
del
successo
di
un
colpo
di
mano
;
come
avvenne
quando
Epaminonda
e
Pelopida
s
'
impadronirono
di
Tebe
ed
Arato
di
Sicione
.
È
da
notare
poi
che
,
tanto
le
lotte
civili
che
tormentarono
gli
Stati
greci
,
quanto
quelle
che
dilaniarono
i
Comuni
italiani
non
contribuirono
sensibilmente
a
maturare
alcun
vero
cambiamento
sociale
.
Mutavano
i
governanti
,
ma
la
società
,
chiunque
trionfasse
,
rimaneva
quasi
sempre
organizzata
alla
stessa
maniera
.
I
grandi
fattori
storici
,
la
scienza
e
l
'
arte
ellenica
,
l
'
emancipazione
dei
servi
della
gleba
,
il
rinascimento
artistico
e
letterario
,
si
svolsero
indipendentemente
dalle
gare
sanguinose
,
che
turbarono
la
Grecia
e
l
'
Italia
.
Tutto
al
più
le
guerre
civili
non
poterono
influire
che
a
ritardarne
lo
sviluppo
,
simili
in
ciò
alle
guerre
esteriori
,
rendo
ed
abbattendo
un
paese
ne
ostacolano
economici
ed
intellettuali
.
Qualunque
scienza
politica
,
basata
poi
esclusivamente
sull
'
osservazione
dei
periodi
storici
ai
quali
abbiamo
accennato
,
non
potea
riuscire
che
incompleta
e
superficiale
.
E
tale
è
appunto
quella
che
si
rivela
nella
famosa
opera
di
Machiavelli
intitolata
il
Principe
,
troppo
vituperata
,
troppo
lodata
,
ed
alla
quale
in
ogni
caso
si
è
attribuita
soverchia
importanza
..
Al
giorno
d
'
oggi
un
osservatore
,
che
tenesse
mente
al
modo
come
nelle
Borse
,
nelle
Società
anonime
,
e
nelle
Banche
si
fanno
e
si
disfanno
le
fortune
private
,
potrebbe
facilmente
scrivere
un
libro
sull
'
arte
di
arricchirsi
,
nel
quale
dovrebbe
probabilmente
dare
consigli
tali
sui
modi
di
parere
onesto
e
di
non
esserlo
e
di
rubare
scansando
la
Corte
d
'
assise
,
da
far
diventare
facezie
innocenti
i
precetti
che
si
trovano
nel
libro
del
segretario
fiorentino
.
Ma
,
l
'
abbiamo
già
accennato
,
un
simile
lavoro
non
farebbe
parte
della
scienza
economica
,
come
l
'
arte
di
arrivare
al
potere
e
restarci
,
in
date
condizioni
sociali
,
non
è
la
scienza
politica
.
E
che
non
si
tratti
di
scienza
,
cioè
di
grandi
leggi
psicologiche
che
si
ritrovano
in
tutte
le
grandi
società
umane
,
è
provato
dal
fatto
che
i
suggerimenti
del
Machiavelli
potevano
giovare
forse
a
Ludovico
il
Moro
od
a
Cesare
Borgia
,
come
probabilmente
avrebbero
servito
a
Dionigi
,
ad
Agatocle
ed
a
Giasone
di
Fere
,
ai
dey
di
Algeri
,
ad
Ali
Tebelen
ed
anche
a
Mehemet
Alì
,
quando
questi
esclamava
che
l
'
Egitto
era
all
'
asta
e
sarebbe
rimasto
a
colui
che
avrebbe
speso
l
'
ultima
somma
e
dato
l
'
ultimo
colpo
di
sciabola
;
ma
agli
uomini
politici
dell
'
Europa
moderna
od
a
quelli
della
Repubblica
romana
avrebbero
apportato
un
sussidio
molto
scarso
.
Sebbene
,
a
scanso
di
equivoci
,
convenga
confessare
che
la
rettitudine
,
l
'
abnegazione
e
la
buona
fede
forse
in
nessun
luogo
ed
in
nessun
tempo
siano
state
e
siano
le
qualità
più
adatte
per
conseguire
il
potere
e
conservarlo
.
Dopo
guanto
abbiamo
già
esposto
non
occorre
neppure
di
far
rilevare
che
negli
Stati
moderni
,
di
organizzazione
molto
complicata
,
assai
più
vasti
degli
antichi
e
poggiati
sulla
burocrazia
e
gli
eserciti
stanziali
,
è
impossibile
compire
le
rivoluzioni
mediante
uno
o
più
colpi
di
pugnale
od
organizzando
bene
una
sorpresa
od
un
'
imboscata
:
perciò
i
rivoluzionari
moderni
inspirandosi
a
quelli
classici
commettono
un
grossolano
anacronismo
.
Ciò
non
vuol
dire
però
che
le
reminiscenze
classiche
siano
affatto
inutili
,
perché
esse
sono
sempre
molto
adatte
a
riscaldare
i
cervelli
dei
giovani
ed
a
mantenere
l
'
ambiente
rivoluzionario
,
e
,
fin
dall
'
epoca
del
Rinascimento
,
furono
in
questo
senso
abilmente
sfruttate
.
Se
il
regicidio
infatti
ora
non
basta
a
rovesciare
un
Governo
,
l
'
assassinio
politico
può
sempre
servire
a
spargere
la
titubanza
ed
il
terrore
nei
capi
della
classe
governante
ed
a
renderne
meno
energica
l
'
azione
;
inoltre
,
siccome
quasi
tutti
gli
assassini
politici
soccombono
nell
'
esecuzione
delle
loro
imprese
,
così
diventano
martiri
di
un
'
idea
,
ed
il
culto
che
loro
si
viene
ti
tributare
è
uno
dei
mezzi
meno
onesti
,
ma
non
meno
efficaci
,
per
mantenere
una
propaganda
rivoluzionaria
.
II
.
-
-
Roma
repubblicana
fu
in
complesso
lo
Stato
antico
in
cui
la
difesa
giuridica
fu
meglio
assicurata
e
le
lotte
civili
perciò
meno
sanguinose
e
più
rare
.
Durante
i
lunghi
contrasti
fra
patrizi
e
plebei
,
nel
foro
non
mancarono
i
tumulti
e
qualche
volta
si
trascorse
anche
fino
alle
pugnalate
,
qualche
altra
volta
accadde
che
una
mano
di
facinorosi
occupasse
di
sorpresa
il
Campidoglio
,
ma
,
per
secoli
interi
,
non
ci
furono
fazioni
che
usurpassero
violentemente
il
potere
trucidando
ed
esiliando
gli
avversari
.
Quando
furono
uccisi
i
Gracchi
per
ben
due
volte
lo
svolgersi
legale
delle
votazioni
fu
impedito
col
sangue
,
e
quando
poi
fu
violentemente
rivocata
la
deliberazione
dei
comizi
,
che
affidava
,
il
comanda
della
guerra
d
'
Asia
a
Silla
,
avvenne
che
questi
,
con
esempio
nuovo
,
entrasse
in
città
a
capo
di
un
esercito
.
Giacché
le
legioni
,
militando
lungamente
fuori
d
'
Italia
,
aveano
acquistato
il
carattere
di
eserciti
stanziali
ed
erano
divenuti
tali
da
potere
essere
strumenti
ciechi
in
mano
dei
loro
capi
.
Sicché
fra
eserciti
regolari
si
combatterono
poi
le
guerre
civili
,
ed
il
capo
dell
'
ultimo
esercito
che
in
queste
guerre
fu
vittorioso
,
Ottaviano
Augusto
,
mutò
stabilmente
la
forma
di
governo
e
diè
principio
alla
monarchia
burocratica
e
militare
.
D
'
allora
in
poi
le
soldatesche
regolari
si
arrogarono
il
diritto
di
mutare
non
già
la
forma
,
ma
il
Capo
del
Governo
.
Nell
'
Europa
feudale
,
ed
in
generale
in
tutti
i
popoli
feudalmente
organizzati
,
le
lotte
civili
e
le
rivoluzioni
assunsero
ed
assumono
sempre
il
carattere
di
guerre
fra
le
fazioni
in
cui
si
dividevano
o
si
dividono
i
baroni
o
capi
locali
.
Così
avveniva
che
in
Germania
all
'
elezione
di
un
nuovo
imperatore
spesso
si
formassero
fra
i
baroni
e
le
città
,
libere
due
partiti
,
che
si
combattevano
a
vicenda
,
ognuno
seguendo
il
sovrano
di
sua
scelta
che
proclamava
legittimo
.
Altrove
,
come
in
Sicilia
all
'
epoca
delle
lotte
fra
la
nobiltà
latina
e
la
catalana
,
le
parti
contendenti
si
disputavano
il
possesso
persona
del
Re
o
del
principe
o
principessa
ereditaria
,
giacché
questo
possesso
dava
il
modo
ad
una
fazione
di
mettersi
sotto
lo
scudo
della
legittimità
o
di
proclamare
ribelli
e
felloni
gli
avversari
.
Per
analoghe
ragioni
in
Francia
Borgognoni
ed
Armagnacchi
si
contendevano
il
possesso
della
persona
del
Re
o
del
Delfino
.
Altre
volte
i
baroni
si
schieravano
sotto
gli
stendardi
di
due
dinastie
rivali
,
come
avvenne
in
Inghilterra
durante
la
guerra
delle
due
Rose
.
Quando
poi
tutta
o
quasi
tutta
la
nobiltà
si
sollevava
unanime
contro
un
sovrano
,
allora
la
rivoluzione
era
presto
compiuta
ed
il
Re
veniva
,
agevolmente
sbalzato
e
ridotto
all
'
impotenza
;
quest
'
ultimo
caso
,
non
raro
in
tutti
i
regimi
feudali
,
accadde
con
una
certa
frequenza
nella
Scozia
.
Come
nelle
lotte
civili
degli
Stati
greci
e
dei
Comuni
italiani
,
così
pure
in
quelle
intestine
fra
i
baroni
dello
stesso
regno
,
la
parte
vincitrice
soleva
,
quando
ciò
era
possibile
,
spossessare
i
vinti
dei
loro
feudi
,
che
distribuiva
fra
i
suoi
accoliti
.
Se
gli
assassinii
e
sopratutto
gli
avvelenamenti
erano
più
rari
,
ai
vinti
,
quando
non
perivano
sul
campo
di
battaglia
,
sovrastava
spesso
la
scure
del
carnefice
.
Tutta
la
nobile
famiglia
Chiaramonti
peri
a
Palermo
sul
palco
fatale
;
sul
palco
e
sui
campi
di
battaglia
fu
sterminata
quasi
tutta
la
vecchia
nobiltà
inglese
durante
le
successive
vittorie
e
sconfitte
delle
due
case
di
Yorck
e
di
Lancaster
.
In
Francia
parecchi
capi
Armagnacchi
furono
assassinati
,
altri
uccisi
a
furor
di
popolo
dalla
plebe
di
Parigi
,
ed
assassinato
alla
sua
volta
moriva
Giovanni
senza
paura
duca
di
Borgogna
.
Nei
paesi
maomettani
,
non
tenendo
conto
degli
intrighi
di
serraglio
,
che
producono
la
deposizione
e
la
morte
di
un
sultano
e
ne
elevano
un
altro
,
le
rivoluzioni
propriamente
dette
,
mentre
da
un
lato
hanno
molta
analogia
con
le
lotte
che
si
combattevano
nell
'
Europa
feudale
,
dall
'
altro
racchiudono
spesso
i
germi
di
un
movimento
,
che
ora
chiameremmo
socialista
,
nascosto
e
dissimulato
da
una
riforma
religiosa
.
Difatti
,
malgrado
che
gli
sforzi
di
molti
sovrani
orientali
ed
africani
per
circondarsi
di
truppe
regolarmente
assoldate
siano
alle
volte
abbastanza
riusciti
,
pure
,
nella
maggioranza
delle
popolazioni
musulmane
,
specialmente
in
quelle
che
abitano
la
campagna
e
che
menano
una
vita
più
pastorale
che
agricola
,
l
'
antichissima
organizzazione
delle
tribù
si
è
conservata
,
e
l
'
insurrezione
dei
capi
di
esse
,
come
quella
dei
baroni
europei
,
per
sostenere
un
pretendente
al
trono
od
i
diritti
di
una
nuova
dinastia
è
rimasta
sempre
un
fatto
possibile
.
Fra
le
tribù
stesse
poi
può
sempre
sorgere
un
novatore
,
il
quale
pretenda
di
ricondurre
l
'
Islam
alla
primitiva
purezza
e
predichi
una
riforma
religiosa
,
ed
allora
,
se
la
sua
propaganda
è
seguita
dal
successo
,
si
ha
la
rivoluzione
religiosa
e
sociale
.
Giacché
nei
paesi
orientali
ed
anche
nel
nord
dell
'
Africa
,
se
non
vi
é
la
lotta
di
classe
fra
capitalisti
e
proletari
,
che
si
vorrebbe
inaugurare
nell
'
Europa
moderna
,
si
è
mantenuto
per
diecine
di
secoli
e
dura
sempre
il
sordo
antagonismo
fra
le
tribù
povere
e
brigantesche
del
deserto
e
della
montagna
e
quelle
più
ricche
,
che
abitano
i
fertili
piani
,
e
più
ancora
fra
le
prime
,
e
le
imbelli
e
doviziose
popolazioni
delle
città
.
Né
si
può
dire
che
l
'
Islam
non
offra
appiglio
al
risorgere
del
vecchio
spirito
egalitario
dispregiatore
delle
ricchezze
e
dei
godimenti
,
che
già
troviamo
in
alcuni
profeti
ebraici
,
in
Isaia
ed
in
Amos
il
mandriano
di
Tecoa
.
Se
Maometto
non
disse
che
era
più
facile
che
un
carrello
passasse
attraverso
la
cruna
di
un
ago
anziché
un
ricco
andasse
in
Paradiso
,
era
però
assai
amante
della
semplicità
dei
costumi
,
e
delle
gioie
di
questo
mondo
non
pregiava
che
le
donne
ed
i
profumi
.
Una
volta
che
si
presentarono
a
lui
come
ambasciadori
ottanta
cavalieri
dei
Beni
Kende
,
tribù
recentemente
convertita
all
'
Islamismo
,
in
magnifico
arnese
con
abiti
di
seta
,
egli
fece
subito
loro
osservare
che
la
nuova
religione
non
permetteva
il
lusso
,
e
quelli
stracciarono
subito
le
ricche
vestimenta
.
Il
secondo
califfo
Omar
,
che
conquistò
tante
terre
e
tanti
tesori
,
desinava
frugalmente
per
terra
,
e
,
quando
morì
,
lasciò
per
eredità
personale
un
solo
abito
e
tre
dramme
.
Così
si
spiega
facilmente
come
nella
Barberia
,
durante
l
'
undecimo
e
dodicesimo
secolo
,
le
vecchie
dinastie
arabe
venissero
vinte
e
spossessate
dalla
riforma
religiosa
degli
Almoravidi
,
che
alla
loro
volta
furono
rovesciati
da
una
nuova
riforma
religiosa
,
detta
degli
Almohaidi
.
In
tutti
e
due
i
casi
le
tribù
del
deserto
o
della
montagna
caldeggiarono
le
dottrine
riformatrici
e
si
sovrapposero
alle
popolazioni
più
colte
e
più
ricche
del
Tell
o
zona
marittima
.
Elementi
consimili
si
possono
facilmente
trovare
nella
setta
dei
Wahabiti
dell
'
Arabia
e
nelle
più
recenti
fortune
del
Mahadismo
dell
'
alto
Nilo
.
Va
da
sé
che
come
i
prischi
Saraceni
,
una
volta
padroni
delle
ricche
contrade
della
Siria
,
della
Persia
,
e
dell
'
Egitto
,
dimenticarono
la
frugalità
dei
Sarabehoni
,
ossia
degli
uomini
che
avevano
conosciuto
il
Profeta
,
qualcuno
dei
quali
nella
sua
vecchiaia
ebbe
campo
di
scandalizzarsi
per
il
fasto
spiegato
dai
califfi
Ommiadi
di
Damasco
,
che
fu
poi
superato
dai
califfi
Abbassidi
di
Bagdad
;
così
anche
nel
caso
degli
Almoravidi
ed
Almohaidi
,
la
natura
umana
presto
trionfò
dell
'
ardore
settario
.
Anche
questi
infatti
,
una
volta
in
possesso
delle
reggie
di
Fez
e
di
Cordova
,
obliarono
la
vita
semplice
che
avevano
praticato
e
predicato
negli
altipiani
al
di
là
dell
'
Atlante
,
ed
adottarono
tutte
le
raffinatezze
del
lusso
orientale
.
Se
risultati
perfettamente
identici
non
hanno
dato
i
Wahabiti
,
i
Mahdisti
ed
altre
sette
maomettane
,
ciò
è
avvenuto
per
la
minor
fortuna
che
finora
esse
hanno
avuto
.
III
.
-
-
In
China
le
rivoluzioni
ed
i
rivolgimenti
violenti
non
sono
stati
rari
,
ci
riesce
però
ancora
difficile
di
apprezzare
le
cause
sociali
di
quelli
molto
antichi
.
Sappiamo
che
l
'
Impero
Celeste
è
passato
attraverso
regimi
economici
e
politici
diversi
,
che
da
Stato
feudale
,
che
era
prima
,
è
diventato
uno
Stato
burocratico
;
a
seconda
di
questi
cambiamenti
hanno
dovuto
,
certo
cambiare
i
motivi
e
le
forme
delle
ribellioni
.
Ci
è
noto
gusto
:
che
,
quando
l
'
educazione
di
una
dinastia
era
molto
decaduta
,
quando
principi
fiacchi
facevano
governare
le
donne
e
gli
eunuchi
o
perdevano
il
tempo
a
cercare
la
bevanda
dell
'
immortalità
,
e
gli
abusi
dei
funzionari
oltrepassavano
certi
limiti
,
allora
qualche
governatore
ribelle
o
qualche
ardito
avventuriero
,
posti
a
capo
di
bande
d
'
insorti
,
battevano
qualche
volta
le
truppe
del
Governo
,
aiutati
dall
'
universale
malcontento
,
spossessavano
la
vecchia
e
fondavano
una
nuova
dinastia
.
La
quale
conservava
una
maggiore
energia
per
qualche
generazione
,
finché
anch
'
essa
s
'
infiacchiva
e
di
nuovo
si
accentuavano
gli
antichi
abusi
.
Le
invasioni
dei
barbari
del
settentrione
e
dei
Tibetani
occasionarono
ed
agevolarono
spesso
questi
cambiamenti
.
Quando
poi
il
paese
intiero
cadde
sotto
la
dominazione
dei
Mongoli
,
col
tempo
maturò
una
di
quelle
potentissime
reazioni
dello
spirito
nazionale
,
che
spesso
si
accentuano
fra
i
popoli
di
antica
civiltà
,
come
avvenne
nell
'
antico
Egitto
colla
cacciata
degli
Hiqsos
,
e
come
in
questo
secolo
è
accaduto
in
Grecia
ed
in
Italia
.
Alla
fine
del
secolo
decimoquarto
un
gruppo
di
uomini
entusiasti
ed
energici
,
con
a
capo
il
bonzo
Rong
ou
,
sollevò
lo
stendardo
della
rivolta
contro
i
Mongoli
ed
,
aiutati
dall
'
esplosione
del
sentimento
nazionale
,
che
avvenne
in
tutta
la
China
,
riuscirono
a
ricacciare
i
barbari
al
di
là
della
grande
muraglia
.
Rong
ou
fu
il
fondatore
della
dinastia
dei
Ming
,
che
governò
il
paese
fino
allo
scorcio
del
secolo
decimosettimo
.
Durante
il
secolo
decimonono
la
China
,
diventata
uno
Stato
quasi
completamente
burocratizzato
,
ebbe
un
'
altra
,
rivoluzione
che
,
sebbene
non
sia
riuscita
,
pure
merita
,
di
essere
ricordata
,
ed
è
importante
sopratutto
per
l
'
analogia
che
offre
con
quella
che
aveva
messo
sul
trono
il
bonzo
Rong
ou
.
In
seguito
al
disordine
che
la
guerra
cogli
Inglesi
,
terminata
cogli
svantaggiosi
trattati
del
1842
e
1844
,
produsse
in
tutto
l
'
impero
,
una
rivolta
contro
la
dinastia
straniera
dei
Tartari
Manschù
scoppiò
nelle
vicinanze
di
Nankin
,
l
'
antica
capitale
dei
Ming
,
il
cuore
del
nazionalismo
chinese
.
La
cacciata
dello
straniero
e
la
fondazione
di
una
nuova
religione
,
nella
quale
i
dorami
del
Cristianesimo
erano
curiosamente
mescolati
ed
adattati
alle
idee
filosofiche
ed
alle
superstizioni
popolari
dei
Chinesi
,
fornirono
la
base
morale
della
rivoluzione
.
Un
maestro
di
scuola
,
letterato
d
'
infima
classe
,
una
specie
di
spostato
,
che
rispondeva
al
nome
di
Rong
Sieou
Tsien
,
ne
fu
il
capo
supremo
;
attorno
a
lui
un
gruppo
di
uomini
energici
,
intelligenti
,
ambiziosi
ne
secondarono
i
primi
movimenti
e
lo
aiutarono
tanto
nell
'
escogitare
il
sistema
religioso
e
filosofico
accennato
,
quanto
nel
dirigere
le
prime
imprese
dell
'
insurrezione
.
La
macchina
burocratica
chinese
era
allora
profondamente
scossa
per
le
sconfitte
toccate
e
la
inferiorità
manifestata
di
fronte
agli
Europei
,
i
popoli
erano
malcontenti
,
sicché
i
primi
successi
dei
ribelli
furono
rapidissimi
.
Entrati
in
Nankin
nel
1853
,
essi
vi
proclamarono
il
Taè
ping
,
cioè
l
'
éra
della
pace
universale
,
e
nello
stesso
tempo
Rong
Sieou
Tsien
,
che
certo
non
era
un
uomo
volgare
,
fu
assunto
al
grado
di
Imperatore
Celeste
e
capo
stipite
della
nuova
dinastia
nazionale
.
Siccome
però
,
anche
in
China
,
la
forza
bruta
necessaria
alla
riuscita
delle
rivoluzioni
si
trova
a
preferenza
nella
feccia
della
società
,
i
gregari
dell
'
esercito
che
dovea
inaugurare
la
pace
universale
si
reclutarono
a
preferenza
fra
i
soldati
disertori
,
i
delinquenti
sfuggiti
alla
giustizia
,
e
,
in
generale
,
fra
tutti
i
vagabondi
e
gli
spostati
,
che
abbondano
nelle
grandi
città
tanto
chinesi
che
europee
.
Ben
tosto
i
capi
furono
impotenti
a
frenare
gli
eccessi
dei
loro
seguaci
,
e
le
bande
del
Taè
ping
portarono
dappertutto
il
saccheggio
,
la
desolazione
,
la
strage
.
Le
mosse
stesse
della
insurrezione
non
furono
più
dirette
da
un
pensiero
politico
,
ma
dalla
libidine
del
furto
e
del
sangue
,
ed
i
paesi
che
essa
dominava
subirono
tutti
gli
orrori
di
una
vera
anarchia
.
La
nuova
guerra
coll
'
Inghilterra
e
colla
Francia
scoppiata
il
1860
e
la
insurrezione
dei
Maomettani
del
nord
ovest
prolungarono
per
parecchi
anni
questo
stato
di
cose
,
ma
appena
il
Governo
chinese
,
liberatosi
in
parte
dai
suoi
imbarazzi
,
potè
spedire
forze
considerevoli
contro
i
ribelli
,
questi
,
che
ornai
aveano
per
duto
interamente
la
simpatia
delle
popolazioni
,
si
trovarono
ridotti
a
mal
partito
.
Nankin
fu
accerchiata
,
quasi
tutti
i
primi
compagni
di
Rong
Sieou
Tsien
,
i
soli
capaci
di
vedute
politiche
e
larghi
concetti
,
erano
periti
,
e
questi
,
attorniato
da
una
massa
raunaticcia
pronta
a
saccheggiare
come
a
tradirlo
,
disperando
di
resistere
ancora
,
si
avvelenò
nel
suo
palazzo
il
30
giugno
1864
.
Venti
giorni
dopo
le
truppe
imperiali
,
padrone
di
Nankin
,
decapitavano
il
giovane
figlio
del
defunto
capo
dei
ribelli
,
e
soffocavano
atrocemente
nel
sangue
una
rivolta
che
tra
il
sangue
si
era
mantenuta
.
Adunque
,
anche
nel
Celeste
Impero
,
come
nei
paesi
maomettani
e
come
in
gran
parte
è
accaduto
in
Europa
,
l
'
idealità
della
concezione
politica
,
in
nome
della
quale
nacque
la
rivoluzione
,
si
turbò
e
si
perdette
quasi
interamente
appena
si
entrò
nel
periodo
della
sua
attuazione
.
Ed
un
altro
punto
di
contatto
possiamo
trovare
fra
la
insurrezione
del
Taè
ping
e
quelle
europee
nel
fatto
che
anche
in
China
il
movimento
rivoluzionario
fu
preceduto
e
preparato
dalle
società
secrete
.
Infatti
,
fin
dal
secolo
decimottavo
,
si
è
avvertita
colà
l
'
opera
di
associazioni
occulte
,
che
mantengono
vivo
il
malcontento
del
popolo
e
l
'
odio
contro
la
dinastia
straniera
.
Esse
del
resto
sono
sopravvissute
alla
rivolta
,
che
avevano
contribuito
a
suscitare
.
Pare
anzi
che
all
'
opera
loro
si
debbano
gai
assassinii
di
parecchi
europei
,
diretti
a
suscitare
al
Governo
di
Pechino
imbarazzi
colle
Potenze
occidentali
,
e
che
a
queste
società
siano
affiliati
,
proprio
come
accade
in
paesi
molto
più
noti
della
China
,
patrioti
ardenti
e
disinteressati
,
malfattori
che
del
legame
settario
si
valgono
per
procacciarsi
l
'
impunità
,
e
perfino
funzionari
che
ne
approfittano
alle
volte
per
far
carriera
.
IV
.
-
-
Fra
le
rivoluzioni
europee
hanno
un
carattere
speciale
quelle
che
rappresentano
la
reazione
di
un
popolo
sottomesso
verso
il
popolo
oppressore
.
Tali
furono
l
'
insurrezione
della
Svezia
contro
la
Danimarca
sotto
Gustavo
Wasa
,
quella
dell
'
Olanda
contro
la
Spagna
,
della
Spagna
stessa
contro
la
Francia
nel
1808
,
della
Grecia
contro
la
Turchia
,
dell
'
Italia
contro
l
'
Austria
,
della
Polonia
contro
la
Russia
.
Queste
insurrezioni
somigliano
più
alle
guerre
esteriori
fra
due
popoli
anziché
alle
lotte
civili
,
e
sono
quelle
che
più
facilmente
riescono
.
Oggi
però
coi
grossi
eserciti
stanziali
che
abbiamo
,
il
popolo
che
insorge
,
per
avere
forti
probabilità
di
vittoria
,
deve
già
godere
di
una
semi
indipendenza
,
in
maniera
che
una
parte
di
esso
sia
militarmente
bene
organizzata
.
Nella
Spagna
nel
1808
,
oltre
alle
famose
guerrillas
,
anche
gli
eserciti
regolari
presero
parte
attivissima
a
favore
dell
'
insurrezione
;
in
Italia
al
1848
l
'
esercito
piemontese
ebbe
la
parte
principale
nella
lotta
contro
lo
straniero
,
e
le
truppe
regolari
del
Piemonte
insieme
agli
alleati
francesi
diedero
nel
1859
i
colpi
che
decisero
della
sorte
della
penisola
.
Anche
la
Polonia
,
nel
1830
e
31
,
potè
lottare
quasi
un
anno
contro
il
colosso
russo
,
perché
esisteva
fino
allora
un
esercito
polacco
che
sposò
la
causa
nazionale
.
L
'
insurrezione
del
1863
e
1864
condotta
da
sole
bande
irregolari
ebbe
infatti
risultati
assai
meno
importanti
e
fu
repressa
mercé
sforzi
assai
minori
.
Nella
stessa
classe
di
rivoluzioni
va
messa
quella
degli
Stati
Uniti
contro
l
'
Inghilterra
.
Si
sa
che
le
colonie
anglo
americane
godevano
,
anche
prima
del
1776
,
una
larghissima
autonomia
;
sicché
quando
si
strinsero
in
confederazione
e
proclamarono
l
'
indipendenza
,
poterono
facilmente
,
un
po
'
colle
antiche
milizie
dei
vari
Stati
,
un
po
'
coi
volontari
,
organizzare
una
forza
armata
colla
quale
tennero
in
bilico
le
truppe
mandate
dalla
madre
patria
a
soggiogarli
,
finché
,
soccorsi
dalla
Francia
,
riuscirono
ad
emanciparsi
interamente
.
Quando
scoppiò
la
rivoluzione
inglese
del
1613
l
'
Inghilterra
non
era
ancora
uno
Stato
burocratico
,
ed
il
Re
Carlo
I
non
poteva
disporre
che
di
uno
scarsissimo
esercito
stanziale
.
Sicché
dalla
parte
del
Parlamento
combatterono
in
principio
le
milizie
dei
Comuni
,
dalla
parte
del
Re
sostennero
principalmente
il
peso
della
lotta
i
nobili
di
campagna
,
ossia
i
Cavalieri
.
Questi
erano
assai
più
esercitati
nelle
armi
e
furono
sulle
prime
facilmente
vittoriosi
,
ma
quando
Cromwell
seppe
formare
pria
un
reggimento
e
poi
un
esercito
di
truppe
stanziali
e
disciplinate
,
allora
la
lotta
non
fu
più
possibile
;
ed
alla
testa
di
quell
'
esercito
il
lord
protettore
non
solo
vinse
i
Cavalieri
,
ma
sottomise
la
Scozia
e
l
'
Irlanda
,
tenne
a
posto
i
Livellatori
,
mandò
a
casa
poco
garbatamente
il
lungo
Parlamento
e
divenne
il
padrone
assoluto
delle
isole
britanniche
.
Certo
la
memoria
di
questi
fatti
per
lungo
tempo
rese
diffidenti
gl
'
Inglesi
,
amanti
delle
costituzionali
franchigie
,
verso
le
truppe
stanziali
;
essa
fece
si
che
si
lasciassero
mancare
a
Carlo
II
e
Giacomo
II
i
mezzi
per
mantenere
un
grosso
esercito
stanziale
,
che
si
cercassero
tutti
i
modi
di
tenere
esercitate
le
milizie
delle
contee
,
e
che
si
costringesse
lo
stesso
Guglielmo
d
'
Orange
a
rinviare
nel
continente
,
con
suo
grande
rammarico
,
quei
vecchi
reggimenti
olandesi
alla
testa
dei
quali
aveva
rovesciato
l
'
ultimo
degli
Stuardi
.
V
.
-
-
Altro
fenomeno
sociale
importante
troviamo
nelle
insurrezioni
contadinesche
piuttosto
frequenti
in
diverse
contrade
di
Europa
nella
seconda
metà
del
secolo
decimottavo
e
nella
prima
metà
di
quello
decimonono
.
Tali
furono
,
a
tacere
di
quelle
che
scoppiarono
in
Russia
al
principio
dell
'
impero
di
Caterina
II
,
sotto
colore
di
rimettere
sul
trono
diverse
persone
che
si
spacciavano
per
lo
Czar
Pietro
III
morto
assassinato
,
e
di
quella
spagnuola
del
1808
alla
quale
prese
parte
tutta
la
nazione
,
la
grande
insurrezione
della
Vandea
nel
1793
,
quella
del
Napoletano
nel
1799
contro
la
repubblica
partenopea
,
l
'
altra
dei
calabresi
contro
Giuseppe
Bonaparte
del
1808
,
quella
del
Tirolo
nel
1809
e
le
diverse
insurrezioni
carliste
della
Biscaglia
e
della
Navarra
.
Il
Macaulay
,
parlando
della
insurrezione
rurale
che
fu
capitanata
da
Monmouth
all
'
epoca
di
Giacomo
II
,
osserva
che
essa
fu
possibile
,
perché
allora
in
Inghilterra
i
contadini
erano
tutti
un
po
'
militari
.
E
veramente
una
seria
insurrezione
delle
plebi
agricole
è
solo
possibile
dove
esse
hanno
una
certa
abitudine
alle
armi
;
o
almeno
dove
la
caccia
,
o
il
brigantaggio
,
o
le
lotte
di
famiglia
e
di
campanile
mantengono
la
famigliarità
coi
colpi
di
fucile
.
Nella
Russia
i
moti
che
abbiamo
già
accennati
,
dei
quali
il
più
importante
venne
capitanato
da
Pugatcheff
,
furono
una
conseguenza
dell
'
odio
che
i
contadini
,
i
cosacchi
,
e
tutti
gli
scorridori
abituati
alla
libertà
della
steppa
nutrivano
per
l
'
accentramento
burocratico
,
che
allora
,
si
andava
accentuando
e
contro
gli
impiegati
tedeschi
,
che
di
questo
accentramento
erano
ritenuti
principali
autori
.
Però
gl
'
insorti
mantennero
sempre
un
carattere
,
che
ora
si
direbbe
lealista
,
percbè
sostenevano
che
il
vero
Czar
si
trovava
nel
loro
campo
,
e
che
la
Czarina
,
che
risiedeva
a
Pietro
burgo
ed
a
Mosca
,
era
una
usurpatrice
.
Sentimenti
,
da
un
lato
conservatori
e
dall
'
altro
lato
avversi
alla
soverchia
ingerenza
dello
Stato
,
troviamo
anche
in
tutte
le
insurrezioni
contadinesche
,
generalmente
avvenute
quando
i
partiti
novatori
trionfanti
,
in
nome
della
civiltà
e
del
progresso
,
hanno
voluto
imporre
sacrifici
nuovi
.
I
Vandeisti
,
infatti
,
per
quanto
malcontenti
della
Repubblica
,
che
perseguitava
i
loro
curati
,
benché
irritatissimi
per
il
supplizio
di
Luigi
XVI
,
si
sollevarono
in
massa
soltanto
nel
marzo
1793
quando
la
Convenzione
decretò
una
leva
generale
.
I
contadini
del
Napoletano
nel
1799
,
oltreché
lesi
dai
novatori
nelle
loro
abitudini
e
nelle
loro
credenze
,
furono
dalle
truppe
francesi
taglieggiati
e
saccheggiati
in
malo
modo
.
Nella
Spagna
nel
1808
,
oltre
al
sentimento
cattolico
e
nazionale
altamente
offeso
,
diceva
si
e
credevasi
che
gl
'
invasori
francesi
venissero
provveduti
di
gran
numero
di
manette
,
che
dovevano
servire
a
condurre
fuori
del
paese
tutta
la
gioventù
destinata
ad
essere
arruolata
negli
eserciti
napoleonici
.
Nella
Biscaglia
e
nella
Navarra
spagnuola
le
diverse
insurrezioni
carliste
sono
state
in
gran
parte
causate
dalla
gelosia
colla
quale
queste
provincie
hanno
tutelato
il
mantenimento
degli
antichi
fueros
,
che
loro
assicuravano
molte
immunità
rispetto
ai
pubblici
pesi
ed
un
'
amministrazione
locale
quasi
indipendente
.
I
primi
capi
delle
insurrezioni
rurali
sogliono
essere
per
cultura
e
condizione
sociale
di
poco
superiori
ai
contadini
.
Il
famoso
cabecilla
spagnuolo
Mina
era
un
mulattiere
;
nel
Napoletano
al
1799
il
solo
Rodio
era
un
leguleio
di
provincia
,
ma
Pronio
,
Mammone
e
Nunziante
facevano
prima
i
mugnai
o
i
sotto
ufficiali
.
Andrea
Hoffer
,
il
capo
della
insurrezione
tirolese
del
1809
,
era
un
agiato
oste
:
i
moti
iniziali
dell
'
insurrezione
vandeista
furono
diretti
dal
barbiere
Gaston
,
dal
vetturale
Cathelinau
e
dal
guardacaccia
Stofflet
.
Se
però
le
classi
superiori
aderiscono
all
'
insurrezione
,
dando
ad
essa
forza
e
consistenza
,
presto
sorgono
altri
capitani
di
una
condizione
sociale
superiore
.
Fu
così
che
in
Vandea
i
contadini
andarono
ai
castelli
dei
signori
,
naturalmente
esitanti
perché
capivano
meglio
le
difficoltà
dell
'
impresa
,
e
li
persuasero
o
li
costrinsero
quasi
a
mettersi
alla
loro
testa
.
Così
furono
trascinati
nell
'
azione
i
gentiluomini
Lescure
,
Bonchamps
,
Larochejacquelin
e
Charette
.
Quest
'
ultimo
,
freddo
,
astuto
,
di
un
'
attività
e
di
un
'
energia
indomabili
,
spiegò
subito
tutte
le
doti
di
un
perfetto
capoparte
;
sicché
,
invece
di
frenare
gli
eccessi
dei
suoi
seguaci
,
fece
loro
commettere
tutte
le
vendette
che
vollero
,
al
fine
di
comprometterli
e
le
garli
irrevocabilmente
alla
causa
della
ribellione
.
Fra
i
capi
delle
rivolte
rurali
e
conservatrici
il
solo
che
posa
essere
paragonato
a
lui
è
il
biscaglino
Zumalacarreguy
,
capo
supremo
della
prima
insurrezione
carlista
,
che
anch
'
egli
era
un
piccolo
gentiluomo
campagnuolo
.
Un
carattere
comune
alle
insurrezioni
conservatrici
dei
contadini
,
come
a
quelle
che
in
nome
della
libertà
e
del
progresso
si
fanno
nelle
grandi
città
,
è
il
seguente
:
per
poco
che
esse
durino
presto
si
forma
una
classe
di
persone
che
vi
prende
gusto
ed
ha
interesse
a
continuarle
.
Il
primo
movimento
può
avere
un
carattere
di
universalità
,
ma
ben
tosto
nella
massa
si
distinguono
coloro
che
,
una
volta
lasciate
le
abituali
occupazioni
,
non
vogliono
tornarvi
,
perché
sentono
svilupparsi
l
'
istinto
della
lotta
e
delle
avventure
.
Vi
sono
infatti
uomini
,
che
non
attitudine
per
farsi
molto
avanti
nei
momenti
ordinari
della
vita
sociale
,
ma
al
contrario
sanno
farsi
valere
nei
momenti
eccezionali
,
come
sono
le
guerre
civili
;
costoro
hanno
naturalmente
la
tendenza
a
che
l
'
eccezione
diventi
regola
generale
.
Così
vediamo
che
,
dopo
la
prima
fase
,
la
più
grandiosa
,
dell
'
insurrezione
vandeista
,
che
si
chiuse
colla
terribile
rotta
di
Savenay
,
la
guerra
si
prolungò
ancora
per
anni
,
perché
,
attorno
ai
capi
,
si
erano
formati
nuclei
di
uomini
risoluti
,
che
altro
mestiere
non
volevano
esercitare
che
quello
del
partigiano
.
Più
si
accentua
questa
tendenza
quando
la
rivoluzione
è
un
mezzo
di
far
rapida
fortuna
,
come
avvenne
a
Rodio
ed
a
Pronio
,
che
diventarono
di
botto
generali
,
ed
a
Nunziante
e
Mammone
,
che
furono
riconosciuti
colonnelli
.
Nella
Spagna
il
lievito
rivoluzionario
lasciato
dai
sei
anni
della
guerra
d
'
indipendenza
fermentò
nelle
successive
guerre
civili
,
nelle
quali
il
nocciolo
delle
insurrezioni
fu
sempre
formato
da
avventurieri
che
speravano
fortune
ed
avanzamenti
;
poiché
molti
gradi
furono
colà
guadagnati
servendo
ed
abbandonando
in
tempo
le
diverse
parti
combattenti
.
VI
.
-
-
Le
rivoluzioni
che
rappresentano
fatti
sociali
apparentemente
più
strani
,
perché
dovuti
a
condizioni
politiche
più
speciali
,
sono
senza
dubbio
quelle
scoppiate
in
Francia
durante
il
secolo
decimonono
.
Esse
sono
state
infatti
rese
possibili
solo
da
una
eccessiva
burocratizzazione
e
da
altre
circostanze
peculiari
alle
quali
brevemente
accenneremo
.
Non
mettiamo
nel
novero
la
grande
rivoluzione
del
1789
,
che
fu
una
vera
dissoluzione
delle
classi
e
delle
forze
politiche
che
fin
allora
avevano
diretto
la
Francia
.
Si
sa
che
allora
l
'
amministrazione
e
l
'
esercito
,
disorganizzati
completamente
dall
'
inesperienza
dell
'
Assemblea
nazionale
,
dall
'
emigrazione
e
dalla
propaganda
dei
clubs
,
non
furono
per
parecchio
tempo
più
al
caso
di
far
rispettare
le
decisioni
di
qualunque
governo
.
Sicché
il
potere
caduto
dalle
mani
del
Re
non
fu
raccolto
da
un
ministero
che
aveva
la
fiducia
dell
'
Assemblea
costituente
,
ed
appartenne
volta
per
volta
alla
setta
od
all
'
uomo
che
,
in
un
dato
giorno
,
sapea
farsi
seguire
a
Parigi
da
un
nucleo
di
forza
armata
;
fosse
questi
La
Fayette
a
capo
della
guardia
nazionale
o
Danton
colla
plebe
dei
sobborghi
armata
di
picche
.
Però
fin
d
'
allora
comincia
a
manifestarsi
una
tendenza
che
si
andrà
vieppiù
accentuando
nella
prima
metà
del
secolo
decimonono
.
Coloro
che
dirigevano
le
insurrezioni
cercavano
sempre
di
impadronirsi
della
persona
o
delle
persone
,
che
rappresentavano
il
simbolo
o
l
'
istituzione
alla
quale
la
Francia
,
o
per
antica
tradizione
o
per
fede
nei
principii
nuovi
,
obbediva
;
ed
,
una
volta
riusciti
nel
loro
intento
,
erano
realmente
padroni
del
Paese
.
Così
fecero
gli
insorti
al
6
ottobre
1789
,
quando
,
obbedendo
evidentemente
ad
una
parola
d
'
ordine
,
andarono
a
Versailles
e
s
'
impadronirono
del
Re
.
Abolita
la
monarchia
,
fu
contro
la
Convenzione
nazionale
che
si
diressero
i
colpi
di
mano
,
come
quello
del
31
maggio
1793
che
fece
l
'
Assemblea
la
quale
rappresentava
la
Francia
,
schiava
di
un
pugno
di
marmaglia
parigina
.
La
provincia
tentò
allora
di
reagire
,
ma
invano
,
perché
l
'
esercito
restò
obbediente
ai
comandi
che
venivano
dalla
capitale
in
nome
della
Convenzione
,
per
quanto
fosse
notorio
che
questa
era
coartata
.
La
stessa
generale
acquiescenza
per
tutto
ciò
che
avveniva
nella
sede
del
Governo
contribuì
molto
al
felice
risultato
dei
diversi
colpi
di
stato
,
che
avvennero
sotto
il
Direttorio
e
fino
allo
stabilirsi
dell
'
impero
napoleonico
.
Ma
forse
ancora
più
caratteristico
è
quello
che
avvenne
nel
1830
,
nel
1848
e
nel
1870
.
Dopo
un
combattimento
più
o
meno
lungo
,
qualche
volta
relativamente
insignificante
,
con
quella
frazione
di
truppe
,
che
difendeva
nella
capitale
i
fabbricati
dove
stavano
i
rappresentanti
del
supremo
potere
fin
allora
riconosciuto
legittimo
,
la
folla
armata
e
disarmata
fece
fuggire
sovrani
e
ministri
,
sciolse
le
assemblee
e
tumultuariamente
formò
un
Governo
,
composto
di
uomini
più
o
meno
noti
al
paese
,
i
quali
s
'
insediarono
nei
luoghi
dove
gli
antichi
capi
del
Governo
erano
soliti
a
governare
,
e
di
là
,
coadiuvati
quasi
sempre
dai
soliti
funzionari
,
telegrafarono
alla
Francia
che
,
grazie
al
popolo
vittorioso
,
essi
erano
diventati
i
padroni
del
Paese
;
e
Paese
,
amministrazione
ed
esercito
prontamente
li
obbedirono
.
Pare
la
storia
della
lanterna
maravigliosa
di
Aladino
,
la
quale
quando
,
per
caso
od
astuzia
,
capitava
in
mano
ad
uno
,
fosse
egli
anche
un
semplice
ed
ignorante
fanciullo
,
subito
i
gemi
lo
servivano
ciecamente
e
rendevano
il
possessore
più
ricco
e
potente
dei
sultani
dell
'
Oriente
,
senza
che
nessuno
gli
domandasse
come
e
perché
il
prezioso
talismano
fosse
pervenuto
nelle
sue
mani
.
Si
può
obiettare
che
nel
1830
il
Governo
era
diventato
cieco
strumento
del
partito
legittimista
,
che
era
uscito
dalla
legalità
,
che
una
gran
parte
della
Francia
era
decisamente
contraria
,
all
'
indirizzo
politico
che
esso
seguiva
e
che
una
parte
stessa
delle
truppe
agì
mollemente
o
non
agì
del
tutto
nel
momento
decisivo
.
La
catastrofe
del
1870
contribuisce
pure
a
spiegarci
il
cambiamento
di
Governo
,
che
allora
in
Francia
ebbe
luogo
.
Ma
nessun
elemento
di
questo
genere
abbiamo
per
renderci
ragione
della
subitanea
rivoluzione
del
1848
:
né
le
Camere
,
né
la
burocrazia
,
né
l
'
esercito
avevano
allora
simpatie
per
il
Governo
repubblicano
,
la
maggior
parte
dei
dipartimenti
vi
era
contraria
;
a
Parigi
stessa
la
guardia
nazionale
,
in
febbraio
oscillante
,
perché
desiderava
la
caduta
del
Ministero
Guizot
,
nel
marzo
e
nell
'
aprile
successivi
fece
manifestazioni
reazionarie
.
Eppure
bastarono
poche
ore
di
titubanza
,
perché
Luigi
Filippo
,
la
sua
famiglia
ed
i
suoi
ministri
dovessero
fuggire
non
da
Parigi
,
ma
dalla
Francia
,
le
Camere
fossero
annullato
ed
un
Governo
provvisorio
,
i
cui
membri
furono
,
in
mezzo
ad
una
folla
tumultuante
,
proclamati
al
Palazzo
Barbone
,
assumesse
,
di
punto
in
bianco
,
la
direzione
politica
della
Francia
.
Il
cittadino
Caussidière
,
fino
al
giorno
avanti
perseguitato
dalla
polizia
,
alla
testa
di
un
gruppo
d
'
insorti
e
con
le
mani
ancora
sporche
di
polvere
,
andò
nel
pomeriggio
del
24
febbraio
1848
alla
Prefettura
di
polizia
e
,
fin
dalla
stessa
sera
,
ne
divenne
il
capo
ed
il
direttore
.
L
'
indomani
tutti
i
capi
servizio
gli
promisero
la
loro
fedele
cooperazione
e
,
volenti
o
nolenti
,
mantennero
la
promessa
.
Il
Blanc
,
nella
prefazione
dell
'
opera
testé
citata
,
dice
che
Luigi
Filippo
cadde
principalmente
perché
i
suoi
fautori
lo
sostenevano
per
interesse
non
già
per
devozione
personale
.
Secondo
quest
'
autore
,
aveva
il
Re
borghese
pochi
nemici
,
molti
cointeressati
,
ma
al
momento
del
pericolo
non
si
trovò
un
amico
.
Questa
ragione
crediamo
che
abbia
un
valore
molto
limitato
;
giacché
non
ci
pare
che
tutti
coloro
che
sostengono
una
forma
di
governo
debbano
avere
affezione
personale
od
amicizia
disinteressata
per
l
'
individuo
,
che
di
questa
forma
sta
a
capo
.
Anzi
questi
sentimenti
non
possono
essere
sinceramente
sentiti
che
dalle
poche
persone
o
poche
famiglie
,
che
stanno
nella
sua
intimità
.
La
devozione
politica
per
un
sovrano
o
anche
per
il
capo
di
una
repubblica
è
tutt
'
altra
cosa
.
Piuttosto
,
come
abbiamo
già
accennato
,
ci
pare
invece
che
la
causa
principale
dei
subitanei
rivolgimenti
della
Francia
sia
il
soverchio
accentramento
burocratico
,
peggiorato
dal
regime
parla
mentare
,
il
quale
fa
sì
che
gli
impiegati
siano
già
abituati
ai
cambiamenti
di
padrone
e
d
'
indirizzo
e
sappiano
per
esperienza
che
a
contentare
chi
sta
in
alto
ci
si
guadagna
molto
e
che
a
scontentarlo
ci
si
perde
assai
.
Con
un
simile
regime
ciò
che
abbisogna
alla
gran
maggioranza
dell
'
esercito
,
della
burocrazia
ed
anche
a
quella
parte
dalla
popolazione
che
per
interesse
od
istinto
ama
l
'
ordine
,
è
un
governo
;
non
un
dato
governo
;
sicché
coloro
che
di
fatto
stanno
a
capo
della
macchina
dello
Stato
trovano
sempre
le
forze
conservatrici
pronte
a
sostenerli
e
l
'
intiero
organismo
politico
si
muove
quasi
ugualmente
,
qualunque
sia
la
mano
che
lo
faccia
,
agire
.
Certo
con
questo
sistema
si
può
ottenere
piuttosto
un
cambiamento
nelle
persone
che
hanno
in
mano
il
sapremo
potere
,
anziché
nel
vero
indirizzo
politico
di
una
società
;
e
ciò
appunto
è
accaduto
in
Francia
,
dopo
il
1830
,
il
1818
ed
il
1870
:
giacché
,
se
si
vuole
tentare
un
mutamento
più
radicale
,
gli
stessi
governanti
usciti
dalla
Rivoluzione
sono
trascinati
ad
impedirlo
,
come
avvenne
nel
giugno
1818
e
nel
1871
,
dagli
elementi
conservatori
che
sono
i
loro
strumenti
e
nello
stesso
tempo
i
loro
padroni
.
È
pure
indiscutibile
che
un
forte
sentimento
della
legalità
e
della
legittimità
del
Governo
preesistente
ostacolerebbe
l
'
obbedienza
passiva
ad
un
nuovo
regime
sorto
dalle
barricate
,
ma
un
sentimento
di
questo
genere
per
nascere
ed
affermarsi
ha
bisogno
del
tempo
e
della
tradizione
,
ed
in
Francia
troppo
rapidi
furono
i
cambiamenti
avvenuti
fino
al
1870
perché
la
tradizione
vi
potesse
attecchire
.
Bisogna
finalmente
tener
presente
che
,
durante
il
secolo
decimonono
,
in
Francia
ed
in
gran
parte
d
'
Europa
le
minoranze
rivoluzionarie
hanno
potuto
fare
assegnamento
non
solo
sulla
simpatia
delle
masse
povere
ed
incolte
,
ma
anche
,
e
principalmente
forse
,
su
quelle
delle
classi
,
che
pure
hanno
una
certa
cultura
.
A
torto
od
a
ragione
,
si
è
,
per
tre
quarti
di
secolo
,
insegnato
alla
gioventù
che
molte
fra
le
più
importanti
conquiste
della
vita
moderna
si
sono
ottenute
in
seguito
alla
grande
rivoluzione
o
colle
rivoluzioni
.
Data
una
simile
educazione
,
non
è
da
maravigliare
se
i
tentativi
e
le
vittorie
dei
rivoluzionari
non
siano
vedute
con
ripugnanza
dalla
generalità
,
fino
a
tanto
almeno
che
non
ne
minacciano
o
danneggiano
seriamente
gli
interessi
materiali
.
Naturalmente
i
sentimenti
ai
quali
abbiamo
accennato
devono
essere
per
un
pezzo
più
forti
e
diffusi
in
quei
paesi
nei
quali
gli
stessi
Governi
di
fatto
o
legali
sono
usciti
da
una
rivoluzione
;
in
modo
che
,
pur
condannando
le
ribellioni
in
genere
,
devono
pur
celebrare
quella
buona
,
quella
santa
insurrezione
dalla
quale
ripetono
la
loro
origine
.
VII
.
-
-
Uno
dei
modi
principali
mercé
i
quali
la
tradizione
e
le
passioni
rivoluzionarie
si
sono
mantenute
in
molti
paesi
d
'
Europa
sono
le
società
politiche
,
specialmente
quelle
segrete
.
È
nel
loro
seno
infatti
che
si
educano
i
gruppi
dirigenti
,
che
sanno
poi
fomentare
le
passioni
delle
masse
e
condurle
verso
un
dato
fine
.
Quando
si
potrà
scrivere
imparzialmente
la
storia
del
secolo
decimarono
essa
si
dovrà
molto
occupare
dell
'
efficacia
colla
quale
qualche
società
segreta
molto
diffusa
ha
saputo
spargere
le
idee
liberali
e
democratiche
,
modificando
profondamente
e
rapidamente
l
'
indirizzo
intellettuale
di
una
gran
parte
della
società
europea
.
Giacché
,
se
non
si
tenesse
conto
di
una
propaganda
attiva
,
organizzata
e
ben
diretta
,
difficilmente
si
potrebbe
spiegare
come
certi
modi
di
vedere
,
che
sulla
fine
del
secolo
decimottavo
erano
patrimonio
dei
salotti
eleganti
e
di
una
società
ristrettissima
,
ora
si
sentono
ripetere
in
fondo
ai
più
remoti
villaggi
da
persone
ed
in
ambienti
,
che
certo
non
si
sono
modificati
in
forza
di
una
cultura
propria
.
Se
però
nella
preparazione
intellettuale
e
morale
delle
rivoluzioni
le
associazioni
,
sia
palesi
che
segrete
,
ordinariamente
eccellono
,
lo
stesso
non
si
può
dire
quando
si
tratta
di
spingere
le
masse
all
'
azione
immediata
,
di
suscitare
un
movimento
a
mano
armata
in
un
dato
punto
ed
in
un
giorno
stabilito
;
perché
allora
società
e
congiure
,
per
una
volta
che
riescono
,
dieci
volte
almeno
falliscono
.
La
ragione
è
evidente
:
per
lanciare
una
rivoluzione
non
bastano
gli
spostati
pronti
ad
ogni
rischio
,
che
si
trovano
in
tutte
le
grandi
città
europee
,
ma
bisogna
anche
la
cooperazione
di
una
parte
notevole
delle
masse
.
Or
queste
non
si
commuovono
senza
che
vi
sia
un
gran
fermento
negli
spiriti
causato
da
avvenimenti
,
che
i
Governi
spesso
non
sanno
o
non
possono
evitare
,
ma
che
nello
stesso
tempo
le
socìetà
rivoluzionarie
non
possono
creare
,
e
dei
quali
perciò
possono
soltanto
trarre
abilmente
profitto
.
Una
grande
speranza
delusa
,
un
rapido
peggioramento
delle
condizioni
economiche
,
una
sconfitta
toccata
all
'
esercito
nazionale
o
una
rivolta
vittoriosa
di
un
paese
vicino
sono
tutti
fatti
molto
adatti
a
sovraeccitare
una
moltitudine
già
preparata
dall
'
educazione
rivoluzionaria
.
Allora
il
nucleo
dei
ribelli
stabilmente
organizzato
,
se
sa
profittare
del
momento
,
può
sperare
un
successo
;
ma
se
al
contrario
si
lancia
solo
nell
'
azione
,
senza
alcun
sussidio
di
circostanze
eccezionali
,
viene
infallibilmente
e
con
facilità
sopraffatto
,
come
accadde
in
Francia
in
occasione
dei
moti
del
1832
,
1832
,
e
1840
.
Perciò
le
Polizie
,
che
d
'
ordinario
si
preoccupano
poco
della
propaganda
dei
principii
e
stanno
solo
attente
a
prevenire
e
sventare
i
colpi
di
mano
dei
gruppi
rivoluzionari
,
dei
quali
riescono
abbastanza
facilmente
a
conoscere
i
progetti
e
le
intenzioni
immediate
mercé
qualche
spia
che
insinuano
nel
loro
seno
,
dànno
prova
di
quella
meschinità
di
vedute
,
che
pare
una
qualità
comune
e
quasi
fatale
in
tutte
le
presenti
istituzioni
conservatrici
.
In
Francia
,
in
Spagna
ed
anche
in
Italia
si
trova
qualche
città
,
nella
quale
è
più
facile
trascinare
le
masse
selle
barricate
.
È
questo
uno
dei
tanti
effetti
dell
'
abitudine
e
della
tradizione
,
per
le
quali
una
popolazione
,
che
una
volta
ha
fatto
alle
fucilate
ed
ha
rovesciato
il
Governo
costiuito
,
crederà
,
per
una
generazione
almeno
,
possibile
di
rinnovare
con
buon
esito
il
tentativo
,
a
meno
che
ripetuti
e
sanguinosi
in
accessi
non
la
disingannino
.
Aggiungiamo
che
gl
'
individui
,
che
panno
parecchie
volte
affrontato
il
fuoco
,
acquistano
una
specie
d
'
educazione
guerresca
e
diventano
capaci
di
battersi
meglio
.
Malgrado
però
tutti
i
vantaggi
di
tempo
,
di
luogo
,
di
circostanze
,
dei
quali
un
movimento
rivoluzionario
può
fruire
,
certo
ai
giorni
nostri
,
coi
grossi
eserciti
stanziali
che
abbiamo
e
mercé
i
mezzi
pecuniari
e
gli
strumenti
bellici
,
che
solo
i
poteri
costituiti
sono
al
caso
di
procurarsi
,
nessun
Governo
può
essere
colla
forza
rovesciato
se
gli
uomini
stessi
che
lo
dirigono
non
sono
per
i
primi
scossi
ed
esitanti
,
o
se
almeno
non
sono
trattenuti
da
una
forte
paura
di
assumere
la
responsabilità
repressione
sanguinosa
.
Le
concessioni
all
'
ultima
ora
,
gli
e
contrordini
,
le
titubanze
di
coloro
che
hanno
in
mano
la
legale
e
che
la
debbono
adoperare
,
sono
i
veri
e
più
efficaci
della
riuscita
di
una
rivoluzione
e
la
storia
delle
giorno
febbraio
1848
è
su
questo
riguardo
molto
istruttiva
.
Ed
è
dannosa
illusione
il
credere
che
,
mentre
nei
posti
più
elevati
tenna
e
si
ha
paura
di
compromettersi
,
si
possano
trova
ufficiali
subalterni
che
assumano
la
responsabilità
di
una
energica
iniziativa
o
anche
di
una
energica
esecuzione
di
ordini
perplessi
e
contradittori
.
Resta
ora
ad
esaminare
in
che
modo
si
siano
costituiti
citi
stanziali
e
quali
siano
le
condizioni
perché
non
dei
questi
organismi
complessi
e
delicati
,
che
,
senza
turbare
riamente
l
'
equilibrio
giuridico
delle
altre
forze
sociali
,
saputi
ben
adoperare
,
strumenti
così
efficaci
in
mano
dei
legali
.
Di
ciò
tratteremo
nel
seguente
capitolo
.
abbia
contribuito
,
come
spiega
il
Blanc
nella
sua
storia
della
rivoluzione
del
1848
,
quella
certa
organizzazione
che
aveano
avuto
negli
opifici
nazionali
.
L
'
elemento
rivoluzionario
si
battè
anche
meglio
nel
1871
,
perché
,
facendo
esso
parte
della
guardia
nazionale
parigina
,
era
stato
accuratamente
armato
,
organizzato
ed
esercitato
.
CAPITOLO
IX
.
Gli
eserciti
stanziali
.
I
.
La
funzione
militare
nelle
civiltà
primitive
.
-
-
II
.
Lo
Stato
burocratico
e
gli
eserciti
mercenari
e
stanziali
.
-
-
III
.
Preponderanza
politica
abituale
dell
'
elemento
militare
.
-
-
IV
.
Ragioni
per
le
quali
questa
preponderanza
è
stata
limitata
e
distrutta
nei
paesi
di
civiltà
europea
.
-
-
V
.
Importanza
pratica
delle
moderne
milizie
cittadine
.
-
-
VI
.
Diversità
di
classe
fra
la
bassa
forza
e
gli
ufficiali
in
molti
eserciti
stanziali
.
-
-
VII
.
Giudizi
e
pregiudizi
intorno
alle
speciali
attitudini
militari
dei
vari
popoli
.
-
-
VIII
.
Gli
eserciti
stanziali
,
la
guerra
e
l
'
avvenire
della
civiltà
di
tipo
europeo
.
I
.
-
-
Nei
paesi
selvaggi
o
molto
barbari
,
nei
quali
la
produzione
economica
è
rudimentale
,
nel
caso
abbastanza
frequente
che
si
venga
alla
guerra
,
tutti
gl
'
individui
maschi
ed
adulti
sono
soldati
.
Giacché
nelle
società
primitive
,
dato
che
esista
la
pastorizia
nomade
o
che
vi
sia
anche
un
embrione
di
agricoltura
e
d
'
industria
,
queste
non
sono
mai
così
sviluppate
da
assorbire
interamente
l
'
attività
emana
;
sicché
restano
sempre
tempo
ed
energia
sufficienti
per
darsi
alle
scorrerie
avventurose
,
le
quali
forniscono
un
'
occupazione
non
solo
piacevole
ma
quasi
sempre
lucrosa
.
Nelle
popolazioni
dunque
alle
quali
accenniamo
,
le
arti
pacifiche
sono
lasciate
volentieri
alle
donne
o
tutto
al
più
agli
schiavi
e
gli
uomini
si
dànno
a
preferenza
alla
caccia
ed
alla
guerra
.
Così
è
accaduto
ed
accade
fra
tutte
le
razze
ed
in
tutti
i
climi
,
quando
si
trovino
le
condizioni
che
abbiamo
rilevate
:
così
vivevano
gli
antichi
Germani
e
fino
a
pochi
anni
fa
gli
avanzi
delle
odierne
Pelli
Rosse
,
gli
Sciti
dell
'
antichità
classica
ed
i
Turcomanni
dell
'
êra
moderna
,
e
così
vivono
fino
ad
oggi
una
parte
dei
Negri
dell
'
interno
dell
'
Africa
e
le
tribù
ariane
,
semitiche
o
mongole
,
che
,
nelle
regioni
più
inaccessibili
dell
'
Asia
,
hanno
potuto
conservare
un
'
indipendenza
di
fatto
.
Un
coefficiente
favorevole
alla
durata
di
questo
stato
di
cose
è
la
esistenza
di
organismi
politici
minimi
,
l
'
autonomia
di
fatto
di
ogni
piccola
tribù
o
minuscolo
villaggio
,
che
può
rendere
diuturna
la
guerra
e
continui
il
ladroneggio
e
le
rappresaglie
fra
vicini
.
Difatti
anche
le
tribù
barbare
sottomesse
ad
un
Governo
regolare
che
impedisce
le
guerre
intestine
,
alla
lunga
diventano
pacifiche
;
come
,
ad
esempio
,
è
accaduto
in
gran
parte
alle
popolazioni
nomadi
dell
'
Asia
da
lungo
tempo
sottoposte
al
Governo
chinese
ed
a
quelle
fra
il
Volga
e
gli
Urali
,
che
pure
da
un
pezzo
subiscono
il
giogo
della
Russia
.
Al
contrario
,
nel
Medio
Evo
,
vediamo
in
Germania
ed
anche
in
Italia
popolazioni
relativamente
colte
mantenere
costumi
molto
guerreschi
,
perché
divise
in
feudi
e
Comuni
fra
i
quali
di
fatto
durava
il
diritto
del
pugno
.
Appena
però
grandi
organismi
politici
,
anche
rudimentali
ed
imperfetti
,
si
vanno
costituendo
,
e
sopratutto
appena
lo
sviluppo
economico
è
più
avanzato
e
la
guerra
non
fornisce
più
l
'
occupazione
maggiormente
lucrosa
,
allora
vediamo
consacrarsi
al
mestiere
delle
armi
una
classe
speciale
,
la
quale
ritrae
il
proprio
sostentamento
non
tanto
dalle
prede
,
che
fa
sugli
avversari
,
quanto
dai
tributi
,
che
,
sotto
diverse
forme
,
preleva
sui
lavoratori
pacifici
del
paese
che
essa
tutela
e
difende
.
Generalmente
,
siccome
in
un
periodo
di
mediocre
civiltà
e
cultura
la
produzione
è
quasi
esclusi
vamente
agricola
,
i
guerrieri
o
sono
proprietari
delle
terre
,
che
fanno
da
altri
coltivare
,
o
dai
lavoratori
della
terra
ritraggono
pesanti
ed
onerose
contribuzioni
.
Così
accadde
durante
quel
periodo
primitivo
della
classica
antichità
nel
quale
la
paure
dominatrice
e
militare
della
città
era
costituita
unicamente
dai
proprietari
di
terre
,
e
lo
stesso
fenomeno
si
ha
più
spiccatamente
in
tutti
i
paesi
feudalmente
organizzati
.
Lo
troviamo
perciò
tra
i
Latini
ed
i
Germani
del
Medio
Evo
come
anche
fra
gli
Slavi
;
presso
i
quali
si
determinò
più
tardi
,
perché
più
tardi
abbandonarono
la
vita
nomade
ed
entrarono
nel
periodo
stabilmente
agricolo
;
e
lo
troviamo
pure
,
in
certe
epoche
,
in
China
,
nel
Giappone
e
nell
'
India
,
nella
quale
era
rientrato
in
pieno
vigore
durante
quell
'
epoca
di
decadenza
e
di
anarchia
,
che
segui
la
dissoluzione
dell
'
impero
del
Gran
Mogol
.
Organizzazioni
analoghe
si
possono
rintracciare
in
Turchia
,
nell
'
Abissinia
,
in
Afganistan
e
nei
periodi
di
decadenza
.
,
che
si
frappongono
fra
le
diverse
fasi
dell
'
antichissima
civiltà
egiziana
;
in
tutte
quelle
società
,
insomma
,
che
non
panna
ancora
abbandonato
quel
primo
e
più
rozzo
periodo
di
cultura
,
che
possiamo
in
una
grande
nazione
trovare
,
ovvero
che
,
dopo
avere
raggiunto
una
civiltà
molto
più
avanzata
,
per
ragioni
interne
ed
esterne
decadono
,
si
decompongono
,
e
,
come
tipo
sociale
,
si
trasformano
e
periscono
,
come
fu
il
caso
dell
'
Impero
romano
.
II
.
-
-
Quando
però
la
civiltà
degli
Stati
feudali
va
aumentando
,
non
tarda
a
manifestarsi
in
essi
la
tendenza
verso
la
centralizzazione
e
perciò
verso
l
'
ordinamento
burocratico
.
Dappoiché
il
potere
centrale
cerca
costantemente
di
emanciparsi
dalla
necessità
di
ricorrere
alla
buona
volontà
dei
piccoli
organismi
politici
,
che
formano
lo
Stato
;
buona
volontà
che
non
è
sempre
pronta
e
disinteressata
.
Quindi
,
anche
per
tenerli
ubbidienti
e
disciplinati
,
cerca
di
fornirsi
direttamente
dei
mezzi
coi
quali
efficacemente
si
impone
la
propria
volontà
agli
altri
uomini
:
il
denaro
,
cioè
,
ed
i
soldati
.
È
così
che
si
vanno
creando
i
corpi
mercenari
,
che
sono
a
servizio
diretto
del
capo
dello
Stato
,
e
questo
fatto
è
così
naturale
e
costante
,
che
,
in
embrione
almeno
,
lo
troviamo
in
tutti
i
paesi
feudalmente
organizzati
.
Al
giorno
d
'
oggi
infatti
il
Negus
d
'
Abissinia
,
oltre
il
contingente
che
gli
forniscono
i
vari
Ras
,
ha
un
primo
nucleo
di
armati
formato
dalle
guardie
addette
alla
sua
persona
che
egli
mantiene
direttamente
colle
requisizioni
che
affluiscono
a
Corte
,
ed
anche
dai
servitori
della
sua
casa
,
beccai
,
palafrenieri
e
panattieri
,
che
seguono
l
'
Imperatore
dappertutto
ed
all
'
occorrenza
diventano
soldati
.
Anche
nella
Bibbia
troviamo
che
il
primo
nucleo
dell
'
esercito
di
David
e
dei
suoi
successori
era
composto
dai
guerrieri
che
mangiavano
alla
mensa
del
Re
e
dai
mercenari
Cretesi
e
Filistei
;
tutta
gente
molto
provetta
nelle
armi
,
la
quale
represse
la
rivolta
capitanata
da
Assalonne
sebbene
fosse
secondata
dalla
maggioranza
del
popolo
.
Il
Rénan
crede
anzi
che
questo
fatto
di
un
nucleo
di
sbirri
stranieri
presi
al
servizio
del
Governo
centrale
sia
proprio
soltanto
dei
popoli
semitici
,
presso
i
quali
lo
spirito
di
tribù
e
di
famiglia
è
così
forte
,
che
gli
elementi
indigeni
non
riescono
adatti
a
far
rispettare
i
diritti
dello
Stato
,
che
vengono
sempre
posposti
agli
interessi
della
propria
fazione
.
Ma
in
verità
pare
a
noi
che
ciò
accada
dappertutto
dove
l
'
aggregato
sociale
si
componga
di
piccoli
nuclei
provvisti
di
tutti
gli
organi
necessari
ad
una
vita
indipendente
e
che
quindi
possono
facilmente
ribellarsi
al
potere
centrale
.
Sicché
il
Re
d
'
Inghilterra
,
che
nel
Medio
Evo
procurava
di
assoldare
Fiamminghi
e
Brabanzoni
,
il
Re
di
Francia
che
si
circondava
di
Svizzeri
,
il
signore
italiano
che
stipendiava
i
Tedeschi
,
in
fondo
obbedivano
alle
stesse
necessità
politiche
che
spingevano
i
Re
di
Giuda
ad
assoldare
Filistei
e
Cretesi
,
e
spinsero
più
tardi
i
Califfi
di
Bagdad
ad
assoldare
la
guardia
turca
.
A
nostra
conoscenza
solo
il
genio
organizzatore
di
Roma
portò
a
tale
perfezione
l
'
ordinamento
degli
eserciti
cittadini
reclutati
nella
classe
dominatrice
ed
agiata
e
composti
d
'
individui
che
pigliavano
le
armi
solo
in
caso
di
bisogno
,
da
renderne
possibile
,
senza
scosse
e
quasi
insensibilmente
,
la
trasformazione
in
un
vero
e
proprio
esercito
stanziale
formato
di
soldati
di
mestiere
.
Generalmente
però
l
'
inizio
degli
eserciti
stanziali
si
deve
trovare
nei
nuclei
di
mercenari
indigeni
o
stranieri
che
il
potere
centrale
assolda
per
avere
un
punto
di
appoggio
di
fronte
alle
altre
forze
militari
feudalmente
organizzate
.
La
nazionalità
dei
mercenari
stessi
può
qualche
volta
essere
stata
determinata
da
ragioni
politiche
e
forse
anche
da
abitudini
ed
attitudini
tradizionali
,
ma
il
criterio
che
più
comunemente
ha
prevalso
è
senza
dubbio
quello
economico
del
minimo
mezzo
col
massimo
risultato
:
cioè
di
avere
il
maggior
numero
possibile
di
soldati
colla
minima
,
spesa
.
Perciò
sono
stati
sempre
i
paesi
relativamente
poveri
di
capitali
e
ricchi
di
popolazione
,
nei
quali
il
tempo
e
la
vita
degli
uomini
si
possono
avere
a
più
buon
patto
,
quelli
che
hanno
fornito
,
come
regola
generale
,
i
contingenti
più
importanti
alle
truppe
assoldate
.
III
.
-
-
Stranieri
o
indigeni
i
mercenari
stabilmente
organizzati
,
una
volta
diventati
la
forza
preponderante
di
un
paese
,
hanno
sempre
cercato
d
'
imporsi
al
resto
della
società
.
Come
la
classe
feudale
,
essi
,
una
volta
conseguito
il
monopolio
delle
armi
,
ne
hanno
profittato
per
ottenere
privilegi
,
per
vivere
quanto
più
grassamente
è
stato
possibile
alle
spalle
dei
lavoratori
,
e
sopratutto
per
ridurre
alla
loro
dipendenza
il
supremo
potere
politico
;
e
la
loro
influenza
è
stata
tanto
più
esclusiva
quanto
più
perfetta
era
la
loro
organizzazione
e
quanto
più
completa
la
disorganizzazione
militare
del
resto
della
nazione
.
Alcuni
esempi
in
proposito
sono
a
tutti
familiari
e
,
senza
rammentare
i
pretoriani
e
le
legioni
che
disponevano
dell
'
Impero
romano
,
diremo
che
quasi
ogni
volta
che
i
Governi
,
per
reagire
contro
l
'
anarchia
feudale
o
per
altre
ragioni
,
hanno
creato
corpi
di
truppe
stanziali
,
si
sono
poi
trovati
quasi
sempre
in
balia
di
questi
.
Ivano
IV
di
Russia
,
per
non
dipendere
interamente
dai
contingenti
forniti
dai
boiardi
e
poter
governare
più
assoluto
,
formò
il
corpo
degli
strelitzi
stabilmente
assoldato
,
e
che
dipendeva
direttamente
dal
Sovrano
;
e
ben
tosto
gli
strelitzi
fecero
e
disfecero
gli
czar
,
diventarono
quasi
i
padroni
della
Russia
,
e
Pietro
il
Grande
non
se
ne
potè
liberare
altrimenti
che
mitragliandoli
e
decapitandoli
a
migliaia
.
A
Costantinopoli
i
Sultani
vollero
anch
'
essi
avere
una
milizia
completamente
fida
,
che
all
'
occorenza
marciasse
senza
scrupoli
,
non
solo
contro
gl
'
infedeli
,
ma
anche
contro
gli
scheiks
degli
Arabi
e
dei
Kurdi
,
i
begs
albanesi
e
bosniaci
ed
i
kan
dei
Turcomanni
e
dei
Tartari
,
perché
formata
da
gente
senza
patria
e
senza
famiglia
,
educata
esclusivamente
nella
devozione
all
'
Islam
ed
al
Padischiàh
;
e
crearono
i
giannizzeri
reclutati
con
fanciulli
circassi
,
greci
e
di
altre
nazioni
cristiane
,
comprati
o
rapiti
giovanissimi
alle
loro
famiglie
.
E
ben
tosto
i
giannizzeri
crearono
e
deposero
i
Sultani
,
furono
i
veri
padroni
dell
'
Impero
degli
Osmanli
,
strangolarono
l
'
infelice
Selim
III
,
che
primo
volle
frenare
la
loro
onnipotenza
,
ed
il
sultano
Mahmud
dovette
sterminarli
per
vincerli
.
Ed
i
sultani
di
Costantinopoli
avrebbero
potuto
far
tesoro
dell
'
esperienza
degli
Abbassidi
di
Bagdad
,
loro
predecessori
nel
califfato
.
Costoro
fin
dagli
inizi
del
nono
secolo
,
e
forse
anche
prima
,
per
avere
una
milizia
fida
,
che
non
avesse
la
tentazione
d
'
innalzare
lo
stendardo
dei
Fatimiti
o
degli
Ommeiadi
,
come
non
di
rado
facevano
le
truppe
arabe
,
avevano
formato
la
guardia
turca
.
A
partire
dal
califfo
Motasem
(
833842
)
,
questa
guardia
divenne
onnipotente
ed
i
mercenari
turchi
commisero
in
Bagdad
ogni
sorta
di
eccessi
.
Il
successore
di
Motasem
,
di
nome
Vatek
,
fu
dai
Turchi
deposto
e
surrogato
col
fratello
Al
Motavakel
e
poi
in
quattro
anni
(
866870
)
essi
fecero
e
disfecero
tre
altri
califfi
;
finché
il
califfo
Motamed
,
dopo
la
morte
di
Musa
loro
capo
,
potè
alquanto
imbrigliarli
e
,
sparpagliatili
sulle
frontiere
del
Khorasan
e
della
Dsungaria
,
riguardava
come
proprie
vittorie
le
sconfitte
che
essi
toccavano
.
In
conclusione
la
storia
c
'
insegna
che
ordinariamente
la
classe
che
ha
portato
la
lancia
od
il
fucile
si
è
imposta
all
'
altra
,
che
ha
maneggiato
la
vanga
o
la
spola
.
Appena
una
società
è
tanto
progredita
che
la
produzione
economica
debba
assorbire
un
gran
numero
di
braccia
e
d
'
intelligenze
,
fra
popoli
civili
dati
abitualmente
alle
occupazioni
pacifiche
,
il
dichiarare
in
principio
che
tutti
sono
soldati
,
quando
non
vi
è
una
salda
organizzazione
militare
ed
un
nucleo
di
capi
e
di
ufficiali
particolarmente
consacrati
al
mestiere
delle
armi
,
equivale
in
pratica
a
non
avere
nel
momento
del
pericolo
alcun
soldato
e
ad
esporre
un
paese
popolatissimo
a
restare
in
balia
di
un
piccolo
esercito
,
nazionale
o
straniero
,
purché
sia
ben
esercitato
ed
organizzato
.
Dall
'
altro
lato
l
'
affidare
il
mestiere
delle
armi
esclusivamente
a
quella
frazione
della
società
,
che
spontaneamente
vi
è
più
adatta
e
volontariamente
lo
assume
,
sistema
che
pare
il
più
naturale
ed
ovvio
,
e
che
molti
popoli
nel
passato
hanno
adottato
,
presenta
pure
gravissimi
e
vari
inconvenienti
.
In
una
società
disorganizzata
,
in
ogni
villaggio
si
formerà
una
banda
di
uomini
composta
da
coloro
,
che
avranno
più
ripugnanza
al
lavoro
metodico
e
più
inclinazione
alle
avventure
ed
alla
violenza
,
e
questa
banda
ed
il
suo
capo
tiranneggeranno
i
pacifici
lavoratori
senza
regola
né
legge
.
In
una
società
semi
organizzata.,
l
'
insieme
di
queste
bande
costituirà
la
classe
dominatrice
,
che
sarà
signora
e
padrona
di
tutta
la
ricchezza
,
e
l
'
influenza
politica
,
come
fu
il
caso
della
feudalità
medioevale
nell
'
occidente
di
Europa
,
e
della
nobiltà
polacca
fino
a
poco
più
di
un
secolo
fa
.
In
uno
stato
burocratico
,
che
rappresenta
il
tipo
di
organizzazione
sociale
più
complicato
,
l
'
esercito
stanziale
,
che
comprenderà
tutti
gli
elementi
più
belligeri
e
saprà
facilmente
e
prontamente
obbedire
ad
unico
impulso
,
facilmente
s
'
imporrà
al
resto
della
società
.
Il
gran
fatto
moderno
,
quasi
generale
nelle
nazioni
di
civiltà
europea
,
di
grossi
eserciti
stanziali
rigidi
custodi
della
legge
,
ossequenti
agli
ordini
dell
'
autorità
civile
,
e
la
cui
importanza
politica
è
scarsa
ed
indirettamente
esercitata
,
se
non
è
assolutamente
senza
esempio
nella
storia
umana
,
rappresenta
quindi
una
fortunata
eccezione
.
Solo
l
'
abitudine
di
poche
generazioni
e
la
dimenticanza
del
passato
fanno
sì
che
esso
sembri
normale
a
noi
,
che
abbiamo
vissuto
sulla
fine
del
secolo
decimonono
e
sul
principio
del
ventesimo
e
che
troviamo
strano
quando
questo
stato
di
cose
subisce
qualche
eccezione
.
Ma
in
verità
un
simile
risultato
si
è
potuto
ottenere
solo
in
grazia
,
ad
un
grande
e
sapiente
sviluppo
di
quei
sentimenti
sui
quali
è
basata
la
difesa
giuridica
,
e
sopratutto
mercé
una
serie
di
circostanze
storiche
eccezionalmente
favorevoli
,
che
sarà
nostra
cura
di
brevemente
rammentare
.
Accenniamo
fin
da
ora
che
non
è
impossibile
che
altre
circostanze
sto
riche
,
che
si
vanno
elaborando
,
riescano
ad
indebolire
ed
a
sfasciare
il
complicato
,
delicato
e
sapiente
meccanismo
degli
eserciti
moderni
;
ciò
che
ci
ricondurrebbe
ad
un
tipo
di
organizzazione
militare
,
forse
più
naturale
e
più
semplice
,
ma
certo
anche
più
barbaro
e
meno
adatto
ad
una
difesa
giuridica
perfezionata
.
IV
.
-
-
La
lenta
elaborazione
storica
per
la
quale
si
è
arrivati
alla
costituzione
dei
moderni
eserciti
stanziali
rimonta
alla
fine
del
Medio
Evo
.
Fu
durante
il
secolo
decimoquinto
che
,
in
Francia
dapprima
,
e
poi
nelle
altre
regioni
d
'
Europa
la
monarchia
accentratrice
,
madre
dello
Stato
burocratico
moderno
,
andò
sostituendo
le
truppe
stanziali
alle
milizie
feudali
.
Se
fin
d
'
allora
l
'
Europa
ebbe
relativamente
poco
a
soffrire
dalle
insurrezioni
e
dalle
sovrapposizioni
militari
,
ciò
si
deve
al
fatto
che
la
sostituzione
avvenne
lentamente
,
gradatamente
e
che
,
anche
sulla
,
fine
del
Medio
Evo
,
la
costituzione
degli
eserciti
europei
fu
complicata
in
guisa
che
diversi
e
disparati
elementi
sociali
vi
erano
rappresentati
e
si
bilanciavano
a
vicenda
.
La
cavalleria
infatti
,
al
principiare
del
periodo
storico
al
quale
abbiamo
accennato
,
era
in
generale
formata
dagli
uomini
d
'
arme
,
gentiluomini
di
nascita
,
profondamente
imbevuti
di
spirito
aristocratico
e
feudale
,
che
stavano
però
al
soldo
del
Re
;
mentre
la
fanteria
era
una
raccolta
di
avventurieri
di
vari
paesi
.
Poco
a
poco
prevalse
il
sistema
di
affidare
anche
il
comando
dei
reggimenti
e
poi
delle
compagnie
di
fanteria
a
gentiluomini
,
per
nascita
ed
indole
diversi
dai
loro
soldati
.
Inoltre
,
fino
a
Luigi
XIV
ed
anche
dopo
,
si
prolungò
l
'
antico
uso
che
un
signore
raccoglieva
per
conto
suo
uno
squadrone
,
un
reggimento
,
una
compagnia
fra
gli
uomini
delle
sue
terre
,
e
con
il
corpo
già
formato
si
metteva
:
al
soldo
di
un
sovrano
.
In
caso
di
bisogno
poi
si
supponeva
sempre
che
il
Re
potesse
convocare
sotto
le
armi
tutta
la
nobiltà
del
Reame
.
Malgrado
però
che
la
mescolanza
,
dei
vari
elementi
sociali
e
delle
varie
nazionalità
avesse
impedito
agli
eserciti
del
cinque
cento
e
della
prima
metà
del
seicento
di
diventare
padroni
degli
Stati
che
servivano
,
pare
non
era
cosa
facile
il
mantenere
una
tollerabile
disciplina
fra
truppe
formate
dagli
avventurieri
di
ogni
paese
ed
in
gran
parte
dalla
zavorra
della
società
.
Se
restarono
proverbiali
gli
eccessi
dei
lanzichinecchi
tedeschi
e
dei
micheletti
spagnuoli
,
non
è
a
credere
elio
i
reggimenti
francesi
,
svizzeri
od
italiani
,
croati
o
valloni
,
si
diportassero
molto
meglio
.
Bisogna
leggere
la
corrispondenza
di
don
Giovanni
d
'
Austria
per
vedere
con
quanti
stenti
,
con
quanta
destrezza
ed
energia
del
capitano
e
degli
ufficiali
fosse
mantenuta
una
disciplina
molto
relativa
fra
le
truppe
che
repressero
la
rivolta
dei
Mori
negli
Alpuxarres
,
che
s
'
imbarcarono
nelle
galee
che
vinsero
a
Lepanto
e
che
servirono
nella
guerra
di
Fiandra
.
Già
nei
primi
anni
del
secolo
decimosesto
il
cardinale
Ximenes
all
'
udire
che
un
esercito
spagnuolo
,
sbarcato
per
conquistare
Algeri
,
era
stato
sconfitto
o
quasi
di
strutto
,
dicesi
elio
abbia
esclamato
:
«
Dio
sia
lodato
;
ecco
finalmente
liberata
la
Spagna
da
tanti
mali
arnesi
!
»
.
Ed
alla
fine
dello
stesso
secolo
,
fra
le
cose
impossibili
che
Cervantes
faceva
desiderare
al
curato
ed
al
farmacista
del
villaggio
dove
nacque
il
cavaliere
della
Mancia
,
ci
era
anche
questa
:
che
i
soldati
,
che
dall
'
interno
del
paese
si
avviavano
ai
porti
per
imbarcarsi
per
l
'
estero
,
non
saccheggiassero
per
la
via
i
contadini
loro
connazionali
.
Sono
note
poi
le
gesta
delle
milizie
di
tutti
i
paesi
,
che
combatterono
nella
famosa
guerra
dei
trent
'
anni
.
In
Inghilterra
una
delle
cause
principalissime
per
le
quali
si
mantenne
a
lungo
l
'
avversione
agli
eserciti
stanziali
fu
la
paura
della
vita
licenziosa
che
menavano
i
soldati
di
mestiere
.
Sotto
Giacomo
II
fu
famoso
per
stupri
e
rapine
un
reggimento
inglese
tornato
in
patria
dopo
avere
servito
alcuni
anni
in
Tangeri
sotto
il
colonnello
Kirke
.
Siccome
questo
reggimento
portava
nella
bandiera
per
insegna
un
agnello
,
i
soldati
che
di
esso
facevano
parte
furono
,
con
umorismo
britannico
,
soprannominati
gli
agnelli
di
Kirke
.
Una
disciplina
migliore
non
si
ebbe
che
nella
fine
del
secolo
decimosettimo
e
sopratutto
nel
secolo
decimottavo
,
durante
il
quale
vediamo
sparire
quasi
generalmente
le
milizie
feudali
e
cittadine
e
cominciare
l
'
êra
dei
veri
e
propri
eserciti
stanziali
alla
moderna
.
Allora
la
necessità
di
tenere
molti
uomini
in
arme
e
la
difficoltà
di
pagarli
tanto
quanto
bastava
per
averli
volontarii
,
fecero
si
che
si
cominciasse
ad
introdurre
la
coscrizione
nella
maggior
parte
dei
paesi
del
continente
europeo
.
Inoltre
poi
i
soldati
non
vennero
più
raccolti
fra
gli
avventurieri
e
la
feccia
della
società
,
ma
furono
piuttosto
scelti
fra
i
contadini
ed
operai
,
che
,
anziché
dedicarsi
per
tutta
la
vita
al
mestiere
delle
armi
,
tornarono
dopo
pochi
anni
alle
loro
ordinarie
occupazioni
e
gli
ufficiali
continuarono
ad
appartenere
ad
una
classe
totalmente
distinta
.
Essi
infatti
divennero
sempre
più
dei
gentiluomini
burocratizzati
,
che
,
all
'
ordine
ed
alla
puntualità
gelosamente
la
prerogativa
di
custodire
le
mura
e
i
fortilizi
delle
città
con
milizie
cittadine
.
Ad
esempio
in
Palermo
,
sotto
la
dominazione
spagnuola
,
sebbene
gli
abitanti
si
conservassero
quasi
sempre
fedelissimi
sudditi
di
Sua
Maestà
Cattolica
,
pare
non
poteva
entrare
che
un
numero
ben
piccolo
di
soldati
stranieri
per
custodire
il
Palazzo
reale
ed
il
Castello
a
mare
,
ed
i
baluardi
con
le
artiglierie
restavano
in
potere
della
milizia
cittadina
formata
dalle
onorate
maestranze
.
Qualche
volta
che
si
trattò
d
'
introdurre
altre
soldatesche
in
città
,
le
dette
maestranze
,
sempre
professando
devozione
e
fedeltà
al
Re
,
barricarono
le
strade
e
puntarono
i
cannoni
dei
baluardi
sul
palazzo
reale
.
La
rivolta
di
Messina
del
1676
fu
in
parte
occasionata
dal
tentativo
,
che
fece
lo
stratigoto
don
Luigi
dell
'
Hoyo
,
di
sorprendere
i
forti
che
erano
custoditi
dalla
milizia
cittadina
.
Il
timore
che
inspirava
la
soldatesca
era
fondato
sulla
condotta
li
cenziosa
,
che
si
supponeva
dovessero
tenere
i
soldati
.
dell
'
impiegato
,
accoppiarono
lo
spirito
cavalleresco
ed
il
sentimento
dell
'
onore
tradizionale
nella
nobiltà
.
Solo
nell
'
Inghilterra
e
negli
Stati
Uniti
d
'
America
durò
e
dura
l
'
antico
sistema
di
reclutare
i
soldati
volontariamente
ed
a
preferenze
tra
gli
spostati
delle
classi
più
povere
della
società
.
In
questi
due
paesi
,
e
specialmente
negli
Stati
Uniti
,
le
truppe
stanziali
si
sono
mantenute
relativamente
scarse
;
perché
,
per
la
loro
posizione
geografica
,
la
loro
difesa
esteriore
può
in
gran
parte
essere
affidata
alla
marina
da
guerra
,
mentre
l
'
ordine
interno
è
in
parte
mantenuto
da
milizie
cittadine
e
sopratutto
dalla
numerosa
e
bene
organizzata
polizia
.
Inoltre
vi
si
conserva
negli
eserciti
regolari
più
rigorosamente
che
negli
eserciti
del
continente
europeo
la
distinzione
di
classe
fra
gli
ufficiali
e
la
bassa
forza
;
distinzione
la
quale
fa
si
che
i
primi
per
attinenze
di
famiglia
e
per
educazione
siano
strettamente
legati
a
quella
minoranza
,
che
,
per
nascita
,
cultura
,
e
ricchezza
,
sta
al
vertice
della
piramide
sociale
.
V
.
-
-
Il
valore
pratico
della
milizia
cittadina
americana
finora
si
è
dimostrato
molto
mediocre
.
Già
lo
stesso
Washington
diceva
che
,
se
fosse
stato
invitato
a
rispondere
con
giuramento
a
questa
domanda
:
se
le
milizie
erano
utili
od
inutili
,
non
avrebbe
esitato
a
rispondere
che
erano
inutili
.
Le
guerre
esterne
infatti
ed
anche
quelle
di
secessione
si
sono
combattute
quasi
esclusivamente
dall
'
esercito
federale
aumentato
da
,
arruolamenti
volontari
e
,
nei
disordini
interni
,
è
dubbio
almeno
se
la
milizia
sia
più
efficace
a
sedarli
che
ad
accrescerli
.
Essa
non
ha
saputo
impedire
i
frequenti
linciaggi
,
e
davanti
gli
scioperanti
si
è
dispersa
o
è
venuta
a
patti
,
come
accadde
nel
1887
ed
in
altri
scioperi
più
recenti
,
nei
quali
l
'
ordine
è
stato
ristabilito
dall
'
esercito
federale
.
Ad
ogni
modo
la
milizia
americana
diede
il
modello
e
fu
in
certo
modo
la
madre
della
guardia
nazionale
europea
,
alla
quale
fino
a
quaranta
o
cinquant
'
anni
addietro
si
attribuiva
una
grande
importanza
,
principalmente
per
lo
scopo
politico
che
credevasi
dovesse
disimpegnare
:
si
voleva
infatti
costituire
con
essa
un
corpo
armato
,
il
quale
,
emancipato
dalla
cieca
disciplina
militare
,
custodisse
le
istituzioni
parlamentari
contro
gli
attentati
del
potere
esecutivo
sostenuto
dalle
truppe
stanziali
.
Già
fin
dalla
grande
rivoluzione
francese
Mirabeau
avea
rivelato
molto
bene
gl
'
inconvenienti
della
formazione
di
un
simile
corpo
,
il
quale
favoriva
,
o
reprimeva
la
rivolta
secondo
gli
umori
del
momento
e
si
costituiva
in
certo
modo
arbitro
armato
fra
le
autorità
costituite
ed
i
rivoluzionari
.
Malgrado
ciò
nel
1830
,
quando
si
fece
la
revisione
della
Carta
,
non
si
trascurò
di
sancire
con
un
articolo
speciale
che
«
la
Carta
e
tutti
i
diritti
che
essa
consacrava
restavano
affidati
al
patriottismo
ed
al
coraggio
delle
guardie
nazionali
»
e
,
quando
Garibaldi
entrò
in
Napoli
,
per
salvare
dalla
distruzione
il
Castel
S
.
Elmo
,
da
dove
fino
allora
le
truppe
regie
avevano
tenuto
la
città
sotto
il
loro
cannone
,
dovette
promettere
che
esso
sarebbe
stato
sempre
custodito
dalla
guardia
nazionale
napoletana
.
In
Francia
,
a
dir
vero
,
non
sempre
l
'
opera
delle
guardie
nazionali
riuscì
inefficace
;
nel
1832
e
1834
e
nelle
giornate
di
giugno
1848
la
paura
del
socialismo
produsse
scatti
di
coraggio
nei
pacifici
borghesi
parigini
,
e
la
guardia
nazionale
coadiuvò
l
'
esercito
nella
repressione
delle
rivolte
;
ma
nel
febbraio
1848
,
scontenta
del
Ministero
Guizot
,
e
non
comprendendo
che
si
faceva
una
rivoluzione
,
fu
dapprincipio
ostile
alle
truppe
,
poi
dubbiosa
ed
inerte
,
e
la
sua
condotta
fu
causa
principalissima
della
caduta
della
monarchia
di
luglio
.
Non
seppe
poi
ostacolare
il
colpo
di
Stato
del
2
dicembre
1851
,
e
nel
187071
,
essendo
stati
ammessi
a
servire
nelle
sue
file
anche
gli
operai
socialisti
,
gli
elementi
di
disordine
ebbero
,
com
'
è
naturale
,
il
disopra
sopra
quelli
d
'
ordine
,
e
la
milizia
cittadina
di
Parigi
fornì
i
pretoriani
alla
Comune
.
Ai
giorni
nostri
,
in
parte
perché
la
poca
efficacia
e
solidità
dell
'
istituzione
sono
diventate
coll
'
esperienza
troppo
evidenti
,
in
parte
perché
ogni
professionista
,
o
bottegaio
,
avendo
servito
qualche
tempo
nell
'
esercito
permanente
,
ha
perduto
l
'
entusiasmo
per
le
parate
e
per
l
'
uniforme
,
la
guardia
nazionale
è
stata
abolita
in
tutti
i
grandi
paesi
d
'
Europa
.
VI
.
-
-
Prima
di
concludere
sull
'
argomento
dell
'
organizzazione
militare
della
moderna
Europa
e
sui
suoi
rapporti
colla
difesa
giuridica
dobbiamo
ancora
fare
due
osservazioni
.
La
prima
riguarda
la
divisione
della
forza
armata
in
due
classi
,
delle
quali
l
'
una
comprende
gli
ufficiali
,
reclutati
quasi
sempre
nella
classe
politicamente
dirigente
e
che
hanno
una
educazione
ed
istruzione
speciale
e
cominciano
il
loro
servizio
con
un
grado
abbastanza
elevato
,
mentre
l
'
altra
viene
composta
dai
gregari
e
dai
graduati
inferiori
i
quali
difficilmente
hanno
aperto
l
'
adito
ai
gradi
maggiori
.
Or
questa
distinzione
,
che
patirebbe
a
prima
vista
oltremodo
convenzionale
ed
arbitraria
,
si
ritrova
più
o
meno
precisa
in
tutti
quei
grossi
eserciti
stanziali
,
di
epoche
e
paesi
differentissimi
,
che
sono
stati
meglio
organizzati
.
Essa
era
già
applicata
in
certe
epoche
dell
'
antico
Egitto
,
giacché
i
papiri
che
rimontano
a
quelle
dinastie
,
durante
le
quali
le
armi
egiziane
più
si
distinsero
,
ci
parlano
di
officiali
dei
carri
di
guerra
e
di
ufficiali
di
fanteria
educati
in
speciali
collegi
militari
,
dove
erano
iniziati
a
tutte
le
durezze
della
vita
delle
armi
,
e
per
entrare
nei
quali
si
doveva
pagare
abbastanza
,
non
già
in
danaro
,
che
allora
non
esisteva
,
ma
in
schiavi
ed
in
.
È
stata
applicata
in
certo
modo
nella
China
moderna
,
dove
il
mandarinato
militare
ha
avuto
qualche
analogia
colla
nostra
ufficialità
;
giacché
il
mandarino
militare
doveva
superare
un
esame
davanti
alle
autorità
militari
della
provincia
ed
entrava
poi
con
un
grado
abbastanza
elevato
nelle
milizie
di
una
delle
diciotto
provincie
chinesi
.
Ma
era
sopratutto
in
vigore
nelle
legioni
romane
degli
ultimi
secoli
della
repubblica
e
dei
primi
secoli
dell
'
impero
,
nelle
quali
si
mantenne
lungamente
la
distinzione
fra
la
milizia
comune
e
quella
detta
equestris
,
che
si
iniziava
servendo
come
contubernalis
(
oggi
si
direbbe
aiutante
di
campo
)
del
console
o
del
comandante
la
legione
,
il
quale
poi
apriva
l
'
adito
al
grado
di
tribuno
militare
ed
agli
altri
gradi
superiori
;
mentre
,
chi
iniziava
la
sua
carriera
da
semplice
soldato
nella
milizia
comune
,
potè
per
lunghissimi
secoli
solo
arrivare
a
centurione
primipilare
,
ufficio
che
costituiva
quasi
il
bastone
di
maresciallo
della
bassa
forza
.
Organizzazione
questa
che
assicurava
il
possesso
dei
gradi
elevati
nell
'
esercito
alla
stessa
classe
sociale
che
occupava
le
alte
magistrature
civili
e
che
,
avendo
la
ricchezza
ed
il
potere
politico
,
formava
l
'
aristocrazia
dell
'
antica
Roma
.
VII
-
-
L
'
altra
osservazione
riguarda
uno
dei
giudizi
e
pregiudizi
più
sparsi
nel
mondo
:
che
le
qualità
militari
siano
cioè
assai
inegualmente
distribuite
fra
i
popoli
,
dei
quali
alcuni
sarebbero
naturalmente
timidi
e
poltroni
ed
altri
arditi
e
valorosi
.
Certo
non
si
potrà
mai
dimostrare
che
qualche
cosa
di
vero
non
vi
sia
in
questi
pregiudizi
.
Ma
d
'
altra
parte
ci
pare
indiscutibile
che
sono
principalmente
le
abitudini
più
o
meno
guerresche
di
un
popolo
,
la
solidità
ed
il
tipo
dell
'
ordinamento
militare
che
ha
adottato
,
gli
elementi
che
più
contribuiscono
ad
accrescere
la
sua
fama
bellicosa
.
La
verità
è
che
la
guerra
,
come
tutti
i
mestieri
pericolosi
,
richiede
una
certa
abitudine
per
essere
affrontata
con
calma
e
sangue
freddo
;
quando
quest
'
abitudine
manca
,
non
può
essere
supplita
che
o
da
quei
momenti
d
'
orgasmo
,
che
si
producono
in
rarissimi
periodi
della
vita
dei
popoli
,
o
da
quel
sentimento
del
dovere
e
dell
'
onore
che
,
in
una
classe
molto
ristretta
ed
eletta
,
può
essere
suscitato
e
mantenuto
vivo
da
una
educazione
speciale
.
Or
nelle
nazioni
civili
,
nelle
quali
la
gran
maggioranza
non
può
stabilmente
dedicarsi
alle
lotte
cruente
,
l
'
organizzazione
militare
deve
tendere
allo
scopo
di
distribuire
fra
le
masse
una
piccola
minoranza
che
a
queste
lotte
è
abituata
o
che
è
preparata
dall
'
educazione
speciale
,
che
abbiamo
accennato
,
in
modo
che
possa
padroneggiare
i
gregari
,
esercitare
sopra
di
essi
un
'
influenza
decisiva
ed
indurli
ad
affrontare
un
pericolo
,
che
altrimenti
avrebbero
evitato
.
Siccome
l
'
organizzazione
,
alla
quale
abbiamo
accennato
,
può
essere
più
o
meno
perfetta
e
può
anche
completamente
mancare
,
siccome
la
classe
dirigente
può
essere
familiare
col
mestiere
delle
armi
e
può
anche
esserne
,
per
circostanze
diverse
,
completamente
schiva
,
noi
vediamo
,
percorrendo
la
storia
dei
popoli
civili
,
che
quasi
tutti
hanno
avuto
i
loro
momenti
di
gloria
militare
,
e
quasi
tutti
hanno
avuto
i
loro
periodi
di
debolezza
materiale
.
Gl
'
Indiani
,
tante
volte
saccheggiati
e
conquistati
da
Turchi
,
Mongoli
,
Afgani
e
Persiani
e
che
nel
secolo
decimottavo
si
fecero
sottomettere
da
poche
migliaia
d
'
Inglesi
,
furono
il
popolo
asiatico
che
resistette
più
valorosamente
ai
Macedoni
.
Gli
indigeni
dell
'
Egitto
per
lunghi
secoli
hanno
avuto
fama
di
soldati
poco
valorosi
,
eppure
si
reclutavano
fra
gli
abitatori
della
bassa
valle
del
Nilo
le
truppe
degli
Ahmes
e
dei
Touthmes
,
che
ai
loro
tempi
erano
i
primi
eserciti
del
mondo
.
Da
Leonida
ad
Alessandro
Magno
i
Greci
furono
considerati
soldati
valorosissimi
,
ed
all
'
epoca
di
Senofonte
parlavano
col
massimo
disprezzo
dei
Siri
e
degli
abitanti
della
Mesopotamia
,
ma
quando
sorse
l
'
Islam
,
le
popolazioni
semitiche
dell
'
Asia
ripresero
il
sopravvento
e
fecero
scempio
delle
pacifiche
popolazioni
che
ubbidivano
all
'
impero
di
Bisanzio
.
Gl
'
Italiani
del
Rinascimento
erano
cattivi
soldati
,
perché
disabituati
della
vera
guerra
,
ma
fra
i
loro
padri
si
erano
reclutati
i
legionari
di
Roma
,
valore
sufficiente
aveano
mostrato
all
'
epoca
dei
Comuni
e
,
solo
qualche
secolo
dopo
Machiavelli
,
i
reggimenti
italiani
emularono
per
la
solidità
quelli
spagnuoli
nella
famosa
giornata
di
Rocroy
.
I
Na
poletani
,
nel
passato
specialmente
imputati
di
codardia
,
dovettero
questa
loro
fama
piuttosto
alla
mancanza
di
coesione
ed
unità
morale
,
che
hanno
mostrato
in
diverse
occasioni
,
che
a
deficienza
di
valore
personale
,
ed
in
Spagna
ed
in
Russia
,
sotto
Napoleone
I
ed
in
altre
occasioni
le
truppe
napolitane
si
sono
assai
bene
comportate
.
VIII
.
-
-
Ai
giorni
nostri
ci
è
una
reazione
contro
i
grossi
eserciti
stanziali
e
si
adducono
a
carico
di
essi
le
braccia
,
che
tolgono
agli
opifici
ed
all
'
agricoltura
,
i
vizi
che
inspirano
alla
gioventù
e
sopratutto
l
'
intollerabile
spesa
di
cui
sono
cagione
Vero
è
che
questi
lagni
sono
a
preferenza
mossi
da
quegli
elementi
sociali
che
in
ogni
tempo
hanno
avuto
più
la
tendenza
a
farsi
valere
ed
imporsi
colla
forza
al
resto
della
società
,
da
quelli
che
avrebbero
naturalmente
e
spontaneamente
più
gusto
per
il
mestiere
delle
armi
e
che
trovano
ostacolo
all
'
esplicazione
dei
loro
istinti
,
forse
incoscienti
,
nella
presente
organizzazione
militare
delle
masse
pacifiche
e
lavoratrici
;
ma
è
pur
vero
che
le
necessità
,
che
hanno
condotte
le
diverse
nazioni
europee
alla
organizzazione
degli
eserciti
moderni
,
hanno
ora
l
'
effetto
di
allargare
sempre
più
l
'
applicazione
di
quei
principii
sui
quali
essi
sono
fondati
in
maniera
da
snaturarne
la
compagine
.
Le
guerre
napoleoniche
prima
e
poi
sopratutto
quella
del
1870
avendo
dato
la
vittoria
a
quelle
nazioni
,
che
hanno
armato
e
mobilizzato
eserciti
più
numerosi
,
hanno
condotto
a
tale
esagerazione
,
in
quasi
tutti
i
paesi
del
continente
europeo
,
il
sistema
del
servizio
militare
obbligatorio
,
che
ora
si
è
arrivati
al
punto
da
aver
la
pretesa
di
raccogliere
,
in
caso
di
bisogno
,
nei
quadri
dell
'
esercito
tutta
la
popolazione
valida
di
uno
Stato
di
trenta
,
quaranta
o
più
milioni
di
abitanti
.
Ma
per
rendere
possibile
l
'
attuazione
di
una
simile
pretesa
si
è
dovuto
da
una
parte
accorciare
tanto
la
durata
del
servizio
da
rendere
dubbio
che
i
coscritti
abbiano
il
tempo
di
acquistare
quelle
abitudini
,
quello
speciale
spirito
di
corpo
,
che
devono
distinguere
il
soldato
dal
resto
della
società
,
e
che
,
per
ragioni
tecniche
e
sopratutto
politiche
,
è
necessario
che
non
siano
soverchiamente
indebolite
.
E
,
d
'
altra
parte
,
si
è
dovuto
aumentare
tanto
la
spesa
per
gli
uomini
,
per
i
quadri
e
per
gli
armamenti
,
che
sono
in
continuo
rinnovamento
,
da
renderne
sempre
più
difficile
la
continuazione
e
da
produrre
quel
mostruoso
accumulo
del
debito
pubblico
,
che
è
una
delle
principalissime
piaghe
di
molti
paesi
moderni
e
sotto
il
quale
qualcuno
di
quelli
economicamente
meno
forti
rischia
di
soccombere
.
Né
ciò
è
tutto
:
la
macchina
militare
,
a
forza
di
essere
ingrandita
,
è
diventata
sempre
più
complicata
e
delicata
ed
il
dirigerne
il
funzionamento
in
tempo
di
mobilitazione
e
di
guerra
è
divenuta
opera
irta
di
sempre
maggiori
difficoltà
.
Ed
è
lecito
anche
domandarsi
se
la
guerra
stessa
sarà
un
fatto
possibile
,
quando
ogni
giorno
di
ostilità
,
fra
i
danni
economici
del
paese
e
le
spese
dell
'
erario
,
costerà
ad
ogni
nazione
parecchie
decine
di
milioni
;
quando
,
il
giorno
in
cui
sarà
dichiarata
,
saranno
turbati
gl
'
interessi
e
gli
affetti
di
tutte
le
famiglie
di
un
popolo
civile
.
-
-
Or
,
se
gli
interessi
economici
e
le
ripugnanze
morali
,
che
si
oppongono
ad
uno
scoppio
bellicoso
fra
nazioni
civili
,
riescono
ad
evitarlo
solo
per
sessanta
o
settanta
anni
di
seguito
,
è
dubbio
se
fra
le
nuove
generazioni
potrà
durare
ancora
quello
spirito
militare
e
patriottico
sul
quale
sono
fondati
gli
eserciti
moderni
e
che
solo
rende
possibili
gli
enormi
sacrifici
materiali
,
che
essi
costano
.
Quando
il
decadere
dei
sentimenti
accennati
e
la
lunghissima
pace
avranno
di
fatto
abolito
o
reso
parvenza
vana
e
senza
subbietto
gli
eserciti
stanziali
,
rinascerà
il
pericolo
che
la
prevalenza
militare
ritorni
ad
altre
razze
,
ad
altre
civiltà
,
che
hanno
sunto
ed
avranno
svolgimento
diverso
da
quella
europea
e
se
ne
saranno
appropriati
i
mezzi
ed
i
metodi
di
distruzione
.
-
-
E
se
anche
questo
pericolo
parrà
ad
alcuni
troppo
lontano
e
chimerico
,
nessuno
potrà
negare
che
,
nel
seno
stesso
delle
popolazioni
europee
,
vi
saranno
sempre
i
caratteri
violenti
e
quelli
timidi
,
le
discrepanze
d
'
interessi
e
la
voglia
d
'
imporsi
con
la
forza
materiale
.
-
-
Sicché
,
sciolta
una
volta
od
indebolita
la
grande
organizzazione
per
la
quale
il
monopolio
della
funzione
militare
è
stato
tolto
a
quella
categoria
di
persone
che
naturalmente
vi
ha
più
gusto
ed
attitudine
,
chi
impedirà
alle
piccole
organizzazioni
dei
forti
,
degli
arditi
e
dei
violenti
di
ricostituirsi
per
opprimere
i
deboli
ed
i
pacifici
?
E
la
guerra
,
morta
all
'
ingrande
,
non
rinascerà
a
minuto
nelle
contese
tra
le
famiglie
,
le
classi
ed
i
villaggi
?
In
verità
dai
dubbi
,
che
abbiamo
espresso
,
si
può
trarre
una
conclusione
,
che
noi
non
osiamo
quasi
nettamente
formulare
:
che
la
guerra
stessa
cioè
,
nella
sua
forma
presente
causa
ancora
di
tanti
mali
e
madre
di
tante
barbarie
,
sia
un
fatto
che
di
tanto
intanto
si
rende
necessario
,
affinché
non
decada
ciò
che
ci
ha
di
meglio
nel
funzionamento
delle
odierne
società
europee
ed
esse
non
ritornino
ad
un
tipo
di
difesa
giuridica
meno
elevato
.
Grave
e
terribile
conclusione
,
che
non
sarebbe
del
resto
che
un
'
altra
di
quelle
conseguenze
della
natura
umana
,
così
complicata
e
contradittoria
,
alle
quali
abbiamo
già
accennato
alla
fine
del
capitolo
settimo
;
di
quella
natura
umana
per
la
quale
il
bene
,
nello
svolgimento
della
storia
dei
popoli
,
è
sempre
fatalmente
connesso
col
male
,
ed
il
miglioramento
giuridico
e
morale
di
una
società
va
unito
con
lo
sfogo
delle
passioni
più
basse
ed
egoistiche
e
degli
istinti
più
brutali
.
CAPITOLO
X
.
Conclusione
.
I
.
Scopo
della
conclusione
.
-
-
II
.
I
tre
problemi
della
vita
moderna
-
-
Il
problema
religioso
.
-
-
III
.
L
'
avvenire
del
Cristianesimo
.
-
-
IV
.
Il
Cristianesimo
e
la
scienza
positiva
.
-
-
V
.
Il
problema
politico
.
-
-
VI
.
Esame
critico
del
Parlamentarismo
.
-
-
VII
.
Le
riforme
del
Parlamentarismo
.
-
-
VIII
.
Quale
sarebbe
la
riforma
fondamentale
-
-
Ostacoli
che
incontra
.
IX
-
-
Esame
critico
del
collettivismo
.
-
-
XII
.
La
giustizia
nell
'
organizzazione
sociale
.
-
-
XIII
.
Esame
critico
dell
'
anarchia
.
-
-
XIV
.
La
lotta
di
classe
.
-
-
XV
.
Effetti
pratici
della
democrazia
sociale
.
-
-
XVI
.
Cause
della
stessa
.
-
-
XVII
.
Probabilità
di
trionfo
della
democrazia
sociale
.
-
-
XVIII
.
Rimedi
atti
a
combatterla
.
-
-
XIX
.
Missione
della
scienza
politica
.
I
.
-
-
Il
chiudere
questo
nostro
lavoro
sarebbe
cosa
assai
breve
e
facile
se
ci
potessimo
limitare
ad
una
semplice
e
sommaria
enumerazione
degli
argomenti
che
abbiamo
finora
trattati
.
Basterebbe
infatti
rammentare
che
nel
primo
capitolo
abbiamo
esposto
le
ragioni
per
le
quali
crediamo
che
solamente
mercé
lo
studio
dei
fatti
storici
si
possano
scoprire
le
tendenze
costanti
,
ossia
le
leggi
,
che
regolano
l
'
ordinamento
delle
società
umane
,
e
che
nei
seguenti
capitoli
ci
siamo
appunto
occupati
di
determinare
la
natura
e
l
'
azione
di
alcune
delle
dette
leggi
.
Abbiamo
voluto
infatti
dimostrare
che
,
in
qualunque
aggregato
umano
che
abbia
raggiunto
un
certo
grado
di
cultura
,
esiste
una
minoranza
dirigente
,
la
quale
si
recluta
in
modi
diversi
,
ma
,
sempre
fondati
sul
possesso
delle
molteplici
e
variabili
forze
sociali
;
cioè
di
quelle
qualità
,
che
,
secondo
i
tempi
ed
i
luoghi
,
dànno
agli
individui
chele
posseggono
prestigio
morale
e
preminenza
intellettuale
ed
economica
,
e
forniscono
i
modi
di
dirigere
le
volontà
altrui
.
Abbiamo
anche
cercato
,
di
porre
in
chiaro
che
ogni
società
si
fonda
sopra
un
complesso
di
credenze
e
principii
religiosi
e
filosofici
,
che
ad
essa
sono
speciali
,
e
in
base
ai
quali
spiega
e
giustifica
il
suo
ordinamento
.
Ciò
ci
ha
dato
occasione
di
occuparci
della
diversità
dei
tipi
sociali
,
dovuta
principalmente
alla
fondamentale
diversità
di
alcuni
di
questi
sistemi
filosofici
e
religiosi
o
formole
politiche
,
che
si
dividono
l
'
impero
di
quella
parte
massima
dell
'
umanità
,
che
ha
raggiunto
un
certo
grado
di
cultura
.
Due
poi
sono
i
punti
di
questa
parte
del
nostro
lavoro
,
che
ci
sembrano
più
specialmente
suscettibili
di
applicazioni
scientifiche
e
pratiche
di
qualche
importanza
.
Quello
nel
quale
ci
siamo
sforzati
di
provare
che
la
migliore
difesa
giuridica
,
il
maggior
rispetto
del
senso
morale
da
parte
dei
governanti
si
può
ottenere
solo
mediante
la
partecipazione
al
Governo
ed
il
controllo
reciproco
di
molteplici
forze
politiche
.
E
l
'
altro
che
consiste
nella
dimostrazione
,
che
ci
sembra
di
aver
sufficientemente
dato
,
della
incapacità
che
ha
qualunque
dottrina
filosofica
o
religiosa
a
cambiare
radicalmente
e
durevolmente
la
natura
umana
;
specialmente
quando
,
invece
di
limitare
la
,
propria
propaganda
ad
un
piccolo
numero
di
individui
scelti
,
di
anime
elette
,
la
estende
a
tutta
intera
una
grande
società
e
pretende
governarla
informandola
ai
suoi
principii
;
senza
con
ciò
negare
la
notevole
efficacia
pratica
che
può
avere
la
prevalenza
di
un
dato
indirizzo
dottrinario
o
religioso
.
Infine
i
capitoli
ottavo
e
nono
riguardano
l
'
applicazione
delle
teorie
precedentemente
esposte
ad
un
fenomeno
cosi
comune
nei
tempi
moderni
come
è
stata
la
rivoluzione
violenta
e
ad
un
altro
fenomeno
in
contraddizione
col
primo
,
che
è
l
'
ordinamento
dei
moderni
eserciti
stanziali
,
il
quale
impedisce
a
quella
frazione
della
società
,
che
potrebbe
naturalmente
assumere
il
monopolio
militare
,
di
imporsi
colla
violenza
alle
altre
forze
sociali
.
Però
noi
crediamo
che
in
quest
'
ultimo
capitolo
un
còmpito
un
po
'
più
delicato
e
difficile
ci
resti
ancora
da
esaurire
.
Crediamo
che
sia
nostro
dovere
l
'
esaminare
al
lume
dei
principii
,
che
abbiamo
già
esposto
,
i
problemi
più
importanti
che
agitano
ora
le
nazioni
di
civiltà
europea
.
Forse
con
ciò
da
un
lato
determine
remo
meglio
la
natura
di
questi
problemi
e
potremo
anche
indagare
più
agevolmente
quali
siano
le
soluzioni
più
probabili
,
che
essi
avranno
;
e
dall
'
altro
lato
potremo
meglio
scientificamente
precisare
i
nostri
concetti
e
porre
in
luce
ancora
più
le
conseguenze
pratiche
,
che
se
ne
possono
trarre
.
Aggiungiamo
che
all
'
indagine
predetta
siamo
pure
spinti
da
quello
stimolo
,
tanto
naturale
ed
umano
,
che
certamente
agisce
tanto
sul
lettore
che
sullo
scrittore
,
e
che
fa
si
che
siamo
indotti
ad
interessarci
sommamente
a
quei
fatti
ed
a
quelle
quistioni
,
che
si
svolgono
intorno
a
noi
,
nel
paese
e
fra
la
generazione
fra
i
quali
viviamo
.
II
.
-
-
Diciamo
subito
che
i
problemi
di
cui
ci
occuperemo
sono
tre
.
In
primo
luogo
esamineremo
se
le
presenti
religioni
a
base
dommatica
o
,
per
precisare
meglio
il
nostro
concetto
,
se
le
diverse
forme
del
Cristianesimo
riusciranno
a
sopravvivere
alla
presente
corrente
rivoluzionaria
ed
a
resistere
al
movimento
razionalista
,
che
tende
a
distruggerle
.
In
secondo
luogo
vedremo
se
la
prevalenza
delle
autorità
politiche
elettive
,
e
sopratutto
quel
sistema
di
governo
che
è
comunemente
chiamato
Parlamentismo
,
siano
suscettibili
di
una
lunga
durata
,
e
,
nel
caso
che
si
debbano
necessariamente
modificare
,
esamineremo
in
che
senso
le
modificazioni
potranno
o
dovranno
avvenire
.
In
terzo
luogo
finalmente
getteremo
lo
sguardo
sull
'
avvenire
della
nostra
civiltà
di
fronte
alla
democrazia
sociale
,
di
questa
grandiosa
corrente
di
sentimenti
e
d
'
idee
,
che
invade
tanti
paesi
d
'
Europa
e
d
'
America
,
e
che
,
mentre
da
un
lato
è
una
vera
conseguenza
della
loro
storia
più
recente
,
dall
'
altro
è
un
fattore
attissimo
a
modificare
il
loro
avvenire
.
Il
primo
di
questi
problemi
può
a
prima
vista
sembrare
il
più
facile
dei
tre
,
ma
certo
non
lo
è
:
infatti
contiene
forse
una
parte
maggiore
d
'
imprevedibile
e
d
'
imponderabile
che
il
secondo
ed
il
terzo
,
che
sembrano
,
giustamente
,
casi
complicati
e
coi
quali
del
resto
è
intimamente
connesso
.
Diciamo
perciò
fin
da
ora
che
,
specialmente
su
questo
primo
problema
,
una
risposta
precisa
,
netta
e
sicura
non
la
daremo
,
e
che
ci
limiteremo
piuttosto
ad
ipotesi
ed
a
previsioni
cautamente
generiche
e
pensatamente
incerte
.
Molti
con
sicurezza
affermano
che
la
scienza
ammazzerà
il
dogma
.
Questa
opinione
,
superficialmente
considerata
,
è
senza
dubbio
per
diversi
lati
accettabile
.
Non
si
può
negare
infatti
che
le
scienze
fisiche
e
chimiche
,
la
geologia
,
la
preistoria
,
la
critica
degli
stessi
documenti
storici
,
battano
in
breccia
tutto
il
soprannaturale
del
Vecchio
e
del
nuovo
Testamento
e
l
'
inspirazione
dei
santi
Padri
.
Diciamo
anzi
di
più
;
che
,
anche
se
la
scienza
non
intaccasse
direttamente
le
credenze
religiose
,
una
mente
educata
alle
sue
severe
indagini
ed
ai
suoi
metodi
rigorosi
deve
sentire
,
se
è
spassionata
,
una
invincibile
ripugnanza
ad
accettare
dottrine
ed
asserzioni
dommatiche
,
che
deve
considerare
come
gratuitamente
affermate
.
Però
d
'
altra
parte
è
da
tener
presente
che
le
credenze
religiose
non
hanno
mai
risposto
ad
un
bisogno
del
nostro
raziocinio
,
ma
piuttosto
ad
altre
necessità
della
psicologia
e
sopratutto
del
sentimento
umano
.
Se
da
un
certo
punto
di
vista
possono
essere
considerate
come
illusioni
,
bisogna
pure
riconoscere
che
esse
son
mantenute
non
tanto
dalla
loro
apparenza
di
verità
,
quanto
dal
bisogno
che
hanno
gli
uomini
d
'
illudersi
.
E
questo
bisogno
è
così
generale
,
così
forte
,
specialmente
in
certi
momenti
della
vita
,
che
noi
vediamo
spesso
individui
d
'
intelletto
robusto
,
abituato
al
senso
della
realtà
,
corredato
di
studi
positivi
,
e
talvolta
anche
di
carattere
calmo
ed
equilibrato
,
pagare
ad
esso
un
largo
tributo
.
Né
in
proposito
dobbiamo
attribuire
troppa
importanza
ad
un
fenomeno
al
quale
ora
assistiamo
,
segnatamente
nei
paesi
cattolici
,
e
che
può
condurre
ad
apprezzamenti
erronei
.
Le
pratiche
del
Cristianesimo
nelle
grandi
città
della
Francia
,
in
parecchie
della
Spagna
e
dell
'
alta
Italia
,
forse
anche
in
taluna
della
Germania
e
dell
'
America
settentrionale
,
vanno
scomparendo
,
e
scompaiono
ivi
a
preferenza
nelle
plebi
anziché
nelle
classi
che
hanno
una
certa
agiatezza
e
cultura
.
Or
non
deve
da
ciò
dedursi
che
l
'
educazione
razionalista
e
positiva
abbia
fatto
fra
quelle
plebigrandi
progressi
.
Si
può
non
solo
dubitare
della
verità
delle
dottrine
religiose
,
ma
esser
convinti
che
esse
sono
tutte
fenomeni
storici
prodotti
però
da
bisogni
innati
e
profondi
dello
spirito
umano
,
perché
una
educazione
positiva
della
mente
,
nutrita
di
larghi
studi
,
l
'
ha
a
poco
a
poco
abituato
a
non
ritenere
per
vero
se
non
ciò
che
sia
scientificamente
provato
.
In
questo
caso
l
'
individuo
,
perdendo
un
sistema
di
illusioni
,
resta
cosi
bene
equilibrato
che
non
è
certo
disposto
ad
abbracciarne
un
altro
,
e
sopratutto
il
primo
che
capita
.
Ma
la
totalità
dei
miscredenti
plebei
ed
anche
,
bisogna
dirlo
,
la
gran
maggioranza
dei
miscredenti
di
qualche
cultura
,
che
abbiamo
ora
nelle
nazioni
di
civiltà
europea
,
non
arriva
al
razionalismo
per
questa
strada
:
non
crede
,
e
schernisce
,
semplice
mente
perché
è
cresciuta
in
un
ambiente
nel
quale
le
hanno
insegnato
a
non
credere
ed
a
schernire
.
Ed
,
in
queste
condizioni
,
la
mente
,
che
respinge
il
Cristianesimo
perché
è
una
credenza
basata
sul
soprannaturale
,
è
sempre
disposta
ad
accoglierne
altre
certo
più
grossolane
e
volgari
.
L
'
operaio
di
Parigi
,
di
Barcellona
o
di
Milano
,
il
bracciante
delle
Romagne
o
il
piccolo
commerciante
di
Berlino
in
fondo
non
sono
emancipati
dall
'
ipse
dixit
,
più
di
quanto
lo
sarebbero
se
andassero
a
messa
o
frequentassero
la
predica
del
pastore
protestante
o
la
Sinagoga
.
Invece
di
credere
ciecamente
al
prete
credono
con
uguale
cecità
all
'
agitatore
rivoluzionario
.
Si
stimano
all
'
avanguardia
della
civiltà
ed
hanno
lo
spirito
accessibile
a
tutte
le
ubbie
ed
a
tutti
i
sofismi
.
Lo
stadio
morale
ed
intellettuale
che
hanno
raggiunto
,
lungi
dall
'
essere
un
illuminato
positivismo
,
non
è
che
un
volgare
,
sensuale
e
degradante
materialismo
,
o
indifferentismo
religioso
che
voglia
dirsi
.
Prima
di
ridere
del
lazzarone
,
che
ha
fede
nella
liquefazione
del
sangue
di
San
Gennaro
,
dovrebbero
rendersi
capaci
di
non
ammettere
per
vere
cose
ugualmente
assurde
e
certo
più
dannose
.
III
.
-
-
Ora
,
così
stando
le
cose
,
prevalendo
in
parte
delle
masse
non
già
un
positivismo
od
agnosticismo
per
dir
così
,
organico
,
ma
un
volgare
ateismo
d
'
imitazione
,
il
terreno
che
le
credenze
,
religiose
hanno
con
rapidità
perduto
,
può
essere
,
almeno
per
un
certo
spazio
di
tempo
,
prima
cioè
che
l
'
indifferenza
religiosa
diventi
tradizionale
,
con
una
relativa
rapidità
riguadagnato
.
Può
darsi
benissimo
che
le
dottrine
socialiste
e
gli
istinti
rivoluzionari
abbiano
fra
qualche
generazione
manifestamente
dichiarato
la
loro
bancarotta
,
può
anche
darsi
che
a
questo
risultato
si
arrivi
dopo
lotte
civili
,
dopo
sofferenze
morali
ed
economiche
grandissime
;
paragonabili
,
non
già
a
quelle
che
si
ebbero
a
patire
dopo
le
piccole
rivoluzioni
passeggiere
del
secolo
decimonono
,
ma
alle
altre
,
che
provarono
così
duramente
la
generazione
che
assistè
alla
grande
rivoluzione
francese
.
È
risaputo
intanto
che
il
Cristianesimo
è
a
preferenza
la
religione
dei
tempi
difficili
anziché
di
quelli
prosperi
;
di
Esso
si
può
fare
facilmente
a
meno
quando
la
vita
è
facile
ed
agiata
,
quando
l
'
avvenire
si
presenta
ridente
,
quando
i
godimenti
materiali
non
fanno
difetto
;
ma
si
sente
al
contrario
urgente
il
bisogno
delle
sue
speranze
e
dei
suoi
conforti
quando
si
è
colpiti
da
disillusioni
amare
e
da
catastrofi
,
quando
le
privazioni
ed
i
dolori
rendono
amaro
l
'
oggi
e
più
amara
la
prospettiva
dell
'
indomani
.
Bisogna
rammentare
che
già
una
volta
trionfò
definitivamente
quando
le
classi
alte
e
medie
del
mondo
antico
subirono
quella
tremenda
catastrofe
,
quelle
inenarrabili
sofferenze
,
che
furono
la
conseguenza
delle
vittorie
definitive
dei
barbari
e
della
caduta
dell
'
impero
romano
d
'
occidente
.
Se
,
sulla
fine
del
secolo
decimono
od
all
'
alba
di
quello
venturo
,
molte
vite
fossero
sacrificate
,
ed
una
buona
parte
del
capitale
europeo
fosse
sciupato
in
lotte
ed
in
vani
tentativi
di
riforme
sociali
,
non
è
improbabile
che
al
fasto
ed
allo
sperpero
,
che
sono
stati
una
delle
caratteristiche
degli
ultimi
decenni
del
secolo
decimonono
,
non
debba
succedere
un
'
èra
di
abbattimento
e
di
relativa
miseria
,
durante
la
quale
le
dottrine
cristiane
troverebbero
propizio
il
terreno
per
riguadagnare
il
cuore
delle
masse
.
Finora
,
nei
paesi
cattolici
,
essendo
appunto
la
Chiesa
catto
lica
quella
che
gode
di
una
maggiore
autonomia
e
che
pretende
una
più
grande
ingerenza
nelle
cose
dello
Stato
,
la
propaganda
anti
religiosa
è
stata
direttamente
od
indirettamente
favorita
dalle
autorità
laiche
con
le
quali
il
Papato
si
è
trovato
in
violenti
conflitti
d
'
interessi
.
Ciò
è
avvenuto
specialmente
in
Francia
,
nei
primi
anni
della
monarchia
di
luglio
e
durante
un
certo
periodo
della
terza
repubblica
,
ed
in
Italia
,
durante
e
dopo
la
caduta
del
potere
temporale
dei
Papi
.
Ma
è
erroneo
scambiare
queste
lotte
,
che
sono
episodii
che
di
quando
in
quando
si
sono
rinnovati
nella
vita
dei
popoli
cattolici
,
con
l
'
essenza
stessa
;
della
loro
storia
,
dando
ad
esse
il
carattere
di
guerre
a
morte
non
interrotte
né
da
paci
né
da
tregue
.
Come
è
accaduto
spessissimo
nei
secoli
scorsi
,
dopo
essersi
accanitamente
disputata
una
posizione
,
bisogna
che
quella
delle
due
parti
in
contesa
che
l
'
ha
perduta
si
abitui
alla
nuova
condizione
delle
cose
e
si
rassegni
,
almeno
tacitamente
,
ad
accettarla
.
Di
queste
ore
di
tacita
rassegnazione
la
Chiesa
cattolica
ne
conta
parecchie
nella
sua
lunga
storia
.
Non
è
possibile
poi
che
tanto
la
Chiesa
che
lo
Stato
non
finiscano
coll
'
accorgersi
che
nelle
loro
lotte
presenti
,
il
vero
tertius
gaudens
,
come
ebbe
a
scrivere
lo
Schäffle
e
come
vede
da
sé
chiunque
sia
spassionato
ed
abbia
appena
appena
un
zinzino
di
senno
politico
,
è
la
democrazia
sociale
.
Non
è
possibile
che
questi
due
Enti
non
vedano
alla
lunga
il
gran
bene
,
che
,
camminando
con
un
certo
accordo
,
si
possono
scambievolmente
fare
.
Ormai
in
Francia
pare
che
un
movimento
nel
senso
da
noi
indicato
si
vada
sempre
più
eccentuando
.
Ed
anche
in
Italia
il
tempo
è
e
sarà
il
miglior
maestro
,
e
molta
gente
va
vedendo
,
e
vedrà
sempre
più
chiaramente
,
che
,
se
da
un
lato
il
Cattolicesimo
dura
e
facilmente
non
si
distrugge
,
dall
'
altro
neppure
è
possibile
distruggere
la
storia
;
annullare
cioè
quei
fatti
ai
quali
un
lungo
volgere
di
anni
ha
apposto
il
suo
incancellabile
suggello
ed
ha
dato
l
'
autorità
di
cosa
giudicata
.
Corre
ormai
il
ventiseiesimo
anno
dal
di
nel
quale
le
ultime
traccio
del
potere
temporale
dei
papi
furono
distrutte
,
ed
era
già
un
pezzo
che
gli
ultimi
suoi
avanzi
non
si
potevano
più
reggere
per
forza
propria
.
Chiunque
vive
nel
mondo
europeo
,
e
specialmente
in
quello
italiano
,
e
non
vuole
affettare
vani
timori
né
pascersi
d
'
inconsulte
speranze
,
deve
scorgere
chiaramente
l
'
impossibilità
materiale
della
sua
restaurazione
;
e
tutto
fa
preveder
che
la
quistione
,
che
ad
essa
si
riferisce
,
va
posta
tra
quelle
che
il
secolo
ventesimo
dimenticherà
,
incalzato
,
come
sarà
,
da
tante
altre
questioni
più
nuove
,
più
calde
,
più
urgenti
.
IV
.
-
-
Meno
conciliabile
è
,
a
dir
vero
,
il
dissidio
fra
il
metodo
scientifico
positivo
e
quella
base
soprannaturale
e
dogmatica
che
si
trova
in
tutte
le
religioni
,
quella
cristiana
compresa
,
e
che
il
Cattolicesimo
segnatamente
ha
di
recente
esagerato
.
Ma
bisogna
tener
presente
che
la
fede
è
cosa
vecchia
e
la
scienza
relativamente
nuova
.
Essa
avea
già
mostrato
qualche
barlume
di
sé
nell
'
antico
Egitto
,
in
Babilonia
,
nell
'
India
braminica
,
in
China
;
barlumi
però
non
coordinati
,
avvolti
quasi
sempre
nel
mistero
ed
interrotti
da
lunghi
secoli
di
oscurità
.
Più
forte
fu
la
luce
che
sviluppò
la
civiltà
greco
romana
;
ma
anch
'
essa
si
spense
quasi
al
declinare
del
mondo
antico
;
altri
sprazzi
ne
vediamo
apparire
durante
l
'
epoca
più
splendida
della
civiltà
araba
,
che
fecondò
germi
preparati
dalla
Grecia
e
dalla
Persia
dei
Sassanidi
;
ma
anch
'
essi
furono
soffocati
dall
'
imbarbarimento
progressivo
del
mondo
maomettano
.
Come
base
integrante
di
una
civiltà
,
come
vero
portato
di
un
periodo
storico
,
la
scienza
positiva
comincia
nel
secolo
decimosesto
e
non
si
affermò
che
nel
decimottavo
in
questa
Europa
,
che
ereditò
e
fecondò
dottrine
e
nozioni
elaborate
da
tanti
popoli
e
da
tante
civiltà
.
Ora
,
la
guerra
fra
questa
nuova
forza
sociale
,
che
si
volea
affermare
,
e
la
religione
che
si
voleva
difendere
,
e
che
per
prima
cosa
cercò
di
soffocare
nelle
fasce
il
nuovo
concorrente
,
fu
naturale
e
spiegabile
.
E
la
religione
prima
cercò
di
negare
,
e
poi
colpì
d
'
anatema
i
risultati
della
scienza
,
e
d
'
altra
parte
la
scienza
assunse
con
particolare
impegno
la
missione
di
sbugiardare
agli
occhi
delle
masse
i
dogmi
della
religione
.
Tante
istituzioni
però
e
tante
persone
sembrano
incompatibili
,
le
quali
,
dalla
impossibilità
di
eliminarsi
a
vicenda
e
dalla
necessità
,
che
ne
viene
in
conseguenza
,
di
far
vita
insieme
,
sono
costrette
a
compatirsi
.
Se
la
scienza
poi
attacca
direttamente
od
indirettamente
il
dogma
,
almeno
essa
si
svolge
in
un
campo
differente
da
quello
delle
religioni
;
il
pensiero
scientifico
infatti
spiega
la
sua
azione
sul
raziocinio
umano
,
mentre
la
fede
ha
la
sue
base
nel
sentimento
.
Il
primo
necessariamente
è
accessibile
solo
a
quel
piccolo
numero
di
individui
,
che
hanno
la
capacità
e
la
possibilità
di
menare
una
vita
fortemente
intellettiva
,
mentre
l
'
altra
estende
la
sua
azione
sulle
masse
.
Certo
più
incompatibili
assai
che
la
scienza
ed
una
religione
sono
due
religioni
diverse
,
che
necessariamente
si
devono
sbugiardare
a
vicenda
e
si
fanno
la
concorrenza
sullo
stesso
terreno
.
Eppure
noi
vediamo
che
,
parecchie
volte
,
dopo
lunghe
ed
atroci
lotte
,
due
religioni
,
una
volta
convinte
della
impossibilità
di
distruggersi
,
finiscono
col
tollerarsi
a
vicenda
.
Così
è
avvenuto
ed
avviene
dovunque
cattolici
e
protestanti
,
cristiani
e
maomettani
,
maomettani
ed
idolatri
hanno
convissuto
e
convivono
pacificamente
nello
stesso
paese
.
Ma
forse
la
China
ci
offre
su
questo
argomento
un
esempio
,
che
fa
più
al
caso
nostro
.
Colà
le
classi
colte
e
governanti
seguono
un
vago
Deismo
,
che
in
fondo
è
un
vero
e
proprio
positivismo
razionale
,
mentre
il
popolo
è
buddista
,
seguace
della
religione
di
Lao
Tze
,
o
maomettano
.
Il
Buddismo
è
anche
in
certo
modo
legalmente
riconosciuto
e
l
'
autorità
partecipa
ufficialmente
alle
sue
feste
.
Or
potrebbe
avvenire
qualche
cosa
di
molto
analogo
in
Europa
.
Quivi
ci
pare
assai
improbabile
che
in
un
prossimo
avvenire
religioni
nuove
possano
,
non
diciamo
nascere
,
ma
diffondersi
;
sicché
le
varie
forme
del
Cristianesimo
manterranno
la
loro
preponderanza
in
quei
paesi
dove
attualmente
la
hanno
.
Alla
lunga
una
reciproca
tolleranza
potrebbe
stabilirsi
fra
il
positivismo
o
meglio
l
'
agnosticismo
scientifico
degli
individui
più
colti
e
le
credenze
seguite
,
non
solo
dalle
masse
povere
ed
incolte
,
ma
anche
da
tutta
quella
gran
parte
delle
classe
agiata
,
che
per
sesso
,
per
abitudine
,
per
l
'
educazione
ricevuta
o
per
temperamento
,
è
più
ossequente
agli
impulsi
del
sentimento
.
V
.
-
-
I
primi
dovrebbero
comprendere
che
non
si
ottiene
alcun
vantaggio
sociale
facendo
la
propaganda
della
miscredenza
fra
coloro
che
sentono
il
bisogno
delle
credenze
religiose
,
o
che
son
troppo
ignoranti
per
arrivare
a
formarsi
una
concezione
originale
e
propria
intorno
a
certi
problemi
naturali
e
sociali
.
E
d
'
altra
parte
,
coloro
che
dirigono
il
movimento
cristiano
,
e
specialmente
quello
cattolico
,
dovrebbero
pure
persuadersi
.
,
e
questa
persuasione
a
dir
vero
è
alquanto
difficile
che
acquistino
,
che
ormai
la
scienza
è
diventata
tanta
parte
della
vita
dei
popoli
civili
,
che
non
può
riuscire
facile
,
e
diremmo
quasi
che
non
può
riuscire
possibile
,
di
soffocarla
e
distruggerla
.
Però
le
soluzioni
,
alle
quali
abbiamo
ora
accennato
,
dei
problemi
moderni
riguardanti
i
rapporti
tra
lo
Stato
e
la
Chiesa
e
fra
la
scienza
e
le
religioni
dommatiche
,
sono
soltanto
da
ritenersi
come
possibili
;
il
che
non
vuol
dire
che
siano
facili
e
sopratutto
che
sian
le
più
probabili
.
Perché
fossero
adottate
,
dovrebbero
avere
molto
senno
politico
le
parti
che
attualmente
sono
in
conflitto
,
e
purtroppo
,
a
preferenza
del
senno
,
le
passioni
,
i
rancori
ed
i
fanatismi
dirigono
gli
avvenimenti
umani
.
Non
bisogna
poi
dimenticare
che
attualmente
la
corrente
democratica
socialista
rappresenta
quasi
un
'
altra
religione
,
che
fa
una
,
terribile
concorrenza
a
quella
cristiana
,
ed
è
con
essa
,
quasi
assolutamente
incompatibile
.
Or
,
è
pure
possibile
che
,
nell
'
urto
fra
queste
due
correnti
,
non
resti
più
la
libertà
,
la
tolleranza
sufficiente
perché
continui
a
prosperare
ed
a
vivere
quel
piccolissimo
strato
sociale
capace
di
conservare
l
'
indipendenza
del
pensiero
davanti
i
grandi
problemi
sociali
e
politici
.
Pur
troppo
le
epoche
nelle
quali
è
stato
permesso
di
liberamente
esprimere
il
proprio
pensiero
,
di
non
esser
servo
di
alcun
fanatismo
,
di
altana
superstizione
,
sono
epoche
privilegiate
e
piuttosto
eccezionali
nella
storia
dei
popoli
,
ed
esse
non
hanno
durato
ordinariamente
molto
a
lungo
.
Spesso
le
società
umane
si
sono
adagiate
per
secoli
in
un
sistema
di
credenze
,
e
ad
esso
hanno
sacrificato
la
libertà
di
discutere
e
di
pensare
,
oppure
si
sono
dilaniate
aspramente
perché
due
diverse
correnti
di
dottrine
e
di
credenze
hanno
conteso
in
tutti
i
modi
perla
preponderanza
sociale
.
I
momenti
di
pace
,
di
tolleranza
relativa
,
nei
quali
le
passioni
sono
state
alquanto
imbrigliate
e
l
'
intelletto
ha
potuto
con
calma
osservare
e
ragionare
,
sono
stati
in
fondo
fortunate
parentesi
,
divise
fra
loro
da
lunghi
periodi
di
cieco
ed
esclusivo
fanatismo
o
di
selvaggia
lotte
e
persecuzioni
.
E
,
che
ognuna
di
queste
parentesi
possa
essere
chiusa
,
è
provato
dai
tipi
di
civiltà
che
troviamo
ora
decaduti
od
immobilizzati
,
e
che
dovettero
avere
anch
'
essi
dei
momenti
in
cui
il
pensiero
umano
fu
relativamente
libero
,
altrimenti
non
si
potrebbe
spiegare
il
grado
di
progresso
intellettuale
,
che
bure
un
giorno
raggiunsero
.
E
,
anche
restando
nell
'
Europa
,
si
può
rammentare
che
da
Aristotile
si
andò
indietro
fino
al
bizantinismo
,
dalla
civiltà
splendida
e
positiva
dei
primi
secoli
dell
'
impero
romano
,
che
solo
nei
secoli
decimottavo
e
decimonono
le
più
colte
nazioni
hanno
sorpassato
,
si
andò
,
con
una
decadenza
ora
lenta
ora
rapida
,
alla
barbarie
,
che
troviamo
descritta
da
Gregorio
di
Tours
e
Paolo
Diacono
ed
a
quella
,
forse
ancora
più
supina
e
degradante
,
che
troviamo
documentata
nella
cronaca
di
Raul
Glaber
.
È
ripensando
a
queste
grandi
eclissi
dell
'
intelletto
amano
che
,
senza
fare
pronostici
la
cui
difficoltà
è
evidente
,
sorgo
nell
'
animo
il
triste
sospetto
che
all
'
epoca
presente
potrà
succederne
un
'
altra
in
cui
non
sarà
libero
per
ogni
individuo
il
professare
o
il
non
professare
pubblicamente
la
religione
cristiana
ed
in
cui
la
spontanea
e
sincera
espressione
del
pensiero
umano
,
la
piena
indipendenza
dell
'
indagine
scientifica
potrà
essere
limitata
dalla
necessità
di
conservare
intatto
quel
tipo
sociale
,
che
,
dopo
lunghe
ed
accanite
lotte
,
sarà
riuscito
vittorioso
.
V
.
-
-
Legato
al
problema
religioso
e
sopratutto
al
terzo
problema
,
cioè
all
'
avvenire
della
nostra
civiltà
di
fronte
allo
svolgimento
della
democrazia
sociale
,
è
il
secondo
problema
elle
ora
imprendiamo
a
trattare
,
che
riguarda
la
crisi
che
traversano
i
Governi
rappresentativi
e
sopratutto
quelli
parlamentari
;
crisi
che
,
ristretta
oggi
nel
campo
delle
idee
e
delle
opinioni
,
può
allargarsi
domani
in
quello
dei
fatti
e
determinare
mutamenti
graduali
o
repentini
nelle
istituzioni
che
reggono
tanta
parte
d
'
Europa
.
Cominciamo
coll
'
osservare
infatti
che
,
non
tenendo
conto
delle
nuove
forze
sociali
,
che
si
affermarono
durante
il
secolo
decimottavo
,
forze
basate
sopra
la
produzione
di
nuore
ricchezze
e
sulla
diversa
,
distribuzione
delle
ricchezze
stesse
e
sul
sorgere
di
una
classe
media
colta
ed
agiata
,
due
furono
le
correnti
intellettuali
che
produssero
i
movimenti
politici
,
i
quali
hanno
condotto
alla
loro
volta
quasi
tutti
i
popoli
di
civiltà
europea
ai
governi
rappresentativi
e
spesso
anche
ai
governi
parlamentari
.
La
prima
è
quella
basata
sulle
dottrine
del
Montesquieu
,
e
che
chiameremo
la
corrente
liberale
,
la
quale
,
mercé
la
divisione
dei
poteri
,
ha
voluto
fare
un
argine
all
'
assolutismo
burocratico
,
ed
abbiamo
già
visto
come
,
benché
incompleto
,
il
sistema
d
'
idee
al
quale
ora
accenniamo
non
si
possa
dire
fondamentalmente
errato
.
La
seconda
è
la
corrente
democratica
,
il
cui
padre
intellettuale
è
indiscutibilmente
il
Rousseau
,
la
quale
pone
come
base
legale
di
ogni
potere
politico
la
sovranità
popolare
,
il
mandato
che
i
governanti
ricevono
dalla
maggioranza
dei
cittadini
,
e
fa
dipendere
dalla
sincera
attuazione
di
questo
presupposto
non
solo
la
legittimità
dei
governi
,
ma
anche
la
loro
bontà
,
ossia
la
loro
attitudine
a
soddisfare
gli
interessi
e
gli
ideali
delle
masse
ed
a
condurle
verso
il
miglioramento
economico
,
intellettuale
e
morale
.
Or
,
come
più
avanti
cercheremo
di
dimostrare
,
questa
seconda
corrente
d
'
idee
,
venendo
alle
sue
ultime
esplicazioni
e
conseguenze
,
ha
prodotto
anche
la
moderna
democrazia
sociale
.
Le
numerose
obiezioni
che
ora
si
muovono
ai
governi
rappresentativi
,
e
sopratutto
a
quelli
nei
quali
,
per
la
larga
base
data
al
suffragio
popolare
,
e
più
ancora
per
la
preponderanza
che
ha
politicamente
l
'
organo
elettivo
detto
comunemente
camera
bassa
,
l
'
ideale
democratico
si
potrebbe
dire
a
preferenza
attuato
,
sono
di
tre
ordini
:
Una
prima
categoria
di
attacchi
e
di
critiche
infatti
si
riferisce
ai
pettegolezzi
,
alle
lungaggini
,
alle
futilità
di
cui
spesso
si
occupano
le
assemblee
parlamentari
.
Un
'
altra
,
che
fin
d
'
ora
crediamo
di
potere
affermare
che
è
meglio
fondata
,
viene
a
preferenza
formulata
dai
socialisti
avanzati
e
dagli
anarchici
,
e
si
può
riassumere
nell
'
accusa
che
,
dato
il
presente
sistema
d
'
ineguale
distribuzione
della
ricchezza
,
i
parlamenti
non
rappresentano
gli
interessi
e
le
aspirazioni
della
maggioranza
,
ma
piuttosto
quelle
delle
classi
ricche
e
dirigenti
.
La
terza
finalmente
,
certo
più
fondata
di
tutte
,
riguarda
la
soverchia
ingerenza
,
non
tanto
della
Camera
come
corpo
politico
,
quanto
dei
singoli
deputati
,
nella
giustizia
,
nell
'
amministrazione
,
nella
distribuzione
di
tutta
,
quella
,
parte
grandissima
di
ricchezza
sociale
,
che
è
,
sotto
forma
di
imposte
e
di
tasse
,
assorbita
dallo
Stato
e
da
esso
impiegata
nei
diversi
servizi
pubblici
e
di
quell
'
altra
parte
,
pure
grande
,
concentrata
nelle
banche
e
nelle
grandi
speculazioni
industriali
,
nelle
Opere
Pie
,
la
quale
non
sfugge
ordinariamente
alla
influenza
e
sorveglianza
dei
governi
moderni
.
Non
ci
è
infatti
chi
non
veda
a
prima
,
vista
quanto
sia
dannosa
la
continua
ingerenza
,
la
faccenderia
dei
deputati
in
un
regime
fortemente
burocratizzato
quale
sua
origine
feudale
avea
tratto
il
principio
della
rappresentanza
e
l
'
avea
conservato
e
sviluppato
.
è
il
nostro
;
ad
essa
si
è
dato
un
nome
speciale
,
recente
e
pure
già
odioso
:
si
chiama
infatti
comunemente
il
Parlamentarismo
.
VI
.
-
-
Or
gl
'
inconvenienti
insiti
a
qualunque
regime
di
discussione
,
la
lungaggine
delle
assemblee
,
la
vacuità
di
molti
discorsi
nei
quali
è
facile
scorgere
che
lo
sfogo
di
piccole
ambizioni
e
del
piccolo
amor
proprio
individuale
ha
una
parte
maggiore
che
la
devozione
al
pubblico
interesse
,
la
leggerezza
con
cui
spesso
si
compilano
nuove
leggi
,
l
'
ostruzionismo
che
qualche
volta
ritarda
provvedimenti
necessari
,
le
stesse
violenze
di
linguaggio
non
sempre
giustificate
,
sono
tutti
senza
dubbio
difetti
gravi
;
ma
possono
sembrare
gravissimi
e
di
capitale
importanza
solo
a
chi
ha
la
persuasione
che
il
regime
politico
di
un
popolo
possa
andare
esente
dalle
debolezze
inerenti
alla
natura
umana
.
La
capacità
che
ha
l
'
uomo
di
concepire
il
bene
,
la
giustizia
assoluta
,
il
modo
migliore
di
adempiere
al
proprio
dovere
,
e
la
difficoltà
grandissima
che
poi
prova
nel
regolare
le
proprie
azioni
conformandosi
scrupolosamente
a
questi
suoi
concepimenti
,
producono
la
conseguenza
inevitabile
che
non
vi
è
uomo
di
Stato
e
forma
di
Governo
che
non
possano
essere
oggetto
di
censure
numerose
ed
,
astrattamente
considerate
,
anche
giuste
.
L
'
unico
criterio
pratico
per
giudicare
tanto
gli
uomini
che
i
regimi
politici
è
dunque
quello
di
paragonarli
con
gli
altri
,
e
sopratutto
con
quelli
che
li
hanno
preceduti
e
,
quando
si
può
,
con
quelli
che
li
hanno
seguito
.
Or
,
valutati
a
questa
stregua
,
i
vizi
delle
Assemblee
,
le
cattive
con
seguenze
che
il
loro
controllo
e
la
loro
partecipazione
al
potere
può
produrre
in
tutti
i
regimi
rappresentativi
,
compresi
quelli
costituzionali
,
sono
ben
poca
cosa
di
fronte
ai
danni
innegabili
che
si
avrebbero
dal
loro
annullamento
o
dalla
loro
completa
esautorazione
.
Infatti
,
nelle
presenti
condizioni
della
società
,
alla
soppressione
della
assemblee
rappresentative
seguirebbe
immancabilmente
quel
regime
,
che
si
chiama
comunemente
assoluto
,
e
che
noi
crediamo
che
si
potrebbe
meglio
battezzare
come
esclusivamente
burocratico
,
perché
ha
come
caratteristica
principale
l
'
allontanamento
dalla
vita
pubblica
,
di
tutte
le
forze
politiche
,
di
tutti
i
valori
sociali
,
che
non
fanno
parte
della
burocrazia
e
,
se
non
altro
,
la
loro
subordinazione
assoluta
all
'
elemento
burocratico
.
Certo
non
escludiamo
interamente
che
il
disgusto
sempre
crescente
del
parlamentarismo
e
sopratutto
la
paura
della
democrazia
sociale
,
là
dove
essa
assume
un
carattere
minacciosamente
rivoluzionario
,
possano
spingere
parecchi
popoli
della
moderna
Europa
verso
un
tale
regime
;
ma
non
possiamo
ammettere
che
ciò
sarà
un
bene
;
e
non
occorre
una
lunga
dimostrazione
per
questa
nostra
tesi
,
dopo
quanto
abbiamo
esposto
,
nel
capitolo
quinto
,
sui
pericoli
e
gli
inconvenienti
della
preponderanza
assoluta
,
non
soggetta
a
limitazione
ed
a
discussione
alcuna
,
di
una
sola
forza
politica
.
E
che
non
si
tratti
di
un
'
obiezione
puramente
teorica
e
dottrinale
,
ma
di
un
valore
pratico
grandissimo
,
è
facilmente
provato
dall
'
esempio
di
qualche
paese
di
civiltà
europea
,
dove
il
regime
rappresentativo
ancora
molto
imperfettamente
funziona
,
come
ad
esempio
sarebbe
la
Russia
,
e
forse
meglio
ancora
dalle
ricordanze
dell
'
antico
regime
francese
e
da
quelle
più
recenti
che
gl
'
Italiani
,
specialmente
quelli
del
Mezzogiorno
,
possono
facilmente
rievocare
.
Solo
l
'
abitudine
ai
vantaggi
di
un
regime
di
discussione
pubblica
di
tutti
gli
atti
dei
Governi
può
non
fare
scorgere
a
prima
vista
agli
osservatori
superficiali
della
giovane
generazione
quale
sarebbe
là
rovina
morale
che
verrebbe
dalla
sua
caduta
;
rovina
che
si
esplicherebbe
in
una
serie
di
attentati
alla
difesa
giuridica
,
alla
giustizia
,
a
tutto
ciò
che
comunemente
dicesi
la
libertà
,
assai
più
perniciosi
di
tutti
quelli
che
possono
essere
addebitati
,
non
diciamo
ai
governi
rappresentativi
in
genere
,
ma
anche
ai
meno
corretti
fra
i
Governi
parlamentari
.
Le
obiezioni
che
i
socialisti
molto
avanzati
e
gli
anarchici
fanno
comunemente
al
sistema
rappresentativo
hanno
fondamento
in
una
osservazione
già
da
noi
esposta
nel
capitolo
VI
del
presente
lavoro
ed
altrove
,
che
molti
altri
scrittori
hanno
pare
formulato
e
che
è
da
maravigliare
soltanto
che
non
sia
più
diffusa
ed
accreditata
.
Alludiamo
al
fatto
evidente
che
i
membri
di
una
Camera
elettiva
non
sono
quasi
mai
scelti
liberamente
e
spontaneamente
dalla
maggioranza
dei
loro
elettori
,
perché
questi
non
hanno
che
una
limitatissima
libertà
di
opzione
tra
i
pochissimi
candidati
,
la
riuscita
dei
quali
presenta
una
certa
probabilità
.
Certo
questa
contraddizione
flagrante
tra
il
fatto
ed
il
diritto
,
fra
la
base
giuridica
del
mandato
politico
e
la
sua
pratica
esplicazione
,
è
una
debolezza
grandissima
di
qualunque
sistema
rappresentativo
.
Però
essa
può
fornire
un
argomento
di
capitale
importanza
contro
al
detto
sistema
solo
a
coloro
,
e
sono
ancora
moltissimi
,
che
accettano
la
teoria
della
sovranità
popolare
secondo
la
interpretazione
ristretta
e
precisamente
circoscritta
,
che
ne
hanno
dato
Rousseau
ed
i
suoi
seguaci
della
scuola
democratica
,
poi
quali
significa
che
il
Governo
di
ogni
società
debba
emanare
dalla
maggioranza
numerica
dei
cittadini
.
Ma
se
,
come
noi
crediamo
,
la
sola
cosa
importante
e
possibile
in
un
regime
politico
è
che
vi
prendano
parte
tutti
i
valori
sociali
,
che
in
esso
trovino
un
posto
tutti
coloro
che
hanno
qualcuna
delle
qualità
,
che
,
in
un
dato
tempo
e
in
un
dato
popolo
,
determinano
il
prestigio
e
l
'
influenza
delle
classi
e
degli
individui
,
allora
si
può
ammettere
che
,
come
non
va
combattuta
una
religione
per
la
scarsa
veridicità
dei
suoi
dogmi
quando
moralmente
produce
buoni
risultati
,
così
le
applicazioni
di
una
dottrina
politica
si
possono
accettare
finché
hanno
per
conseguenza
un
miglioramento
della
difesa
giuridica
,
benché
la
dottrina
stessa
offra
facilmente
il
fianco
ad
una
critica
inspirata
a
criteri
positivi
.
Or
è
innegabile
che
il
sistema
rappresentativo
dà
a
molteplici
forze
sociali
il
modo
di
partecipare
al
regime
politica
,
controllando
e
limitando
l
'
azione
di
altre
forze
sociali
,
cioè
,
della
burocrazia
.
E
certamente
,
se
queste
sole
fossero
le
conseguenze
e
le
applicazioni
possibili
della
dottrina
della
sovranità
popolare
,
converrebbe
accertarle
,
pur
riconoscendo
la
scarsa
base
scientifica
della
corrente
d
'
idee
e
di
sentimenti
che
le
ha
prodotte
.
Né
si
dica
che
il
fatto
che
le
maggioranze
vere
e
reali
hanno
un
'
influenza
molto
limitata
nella
scelta
dei
rappresentanti
dipenda
esclusivamente
dalle
presenti
disuguaglianze
sociali
.
Indiscutibilmente
,
quando
queste
esistono
,
è
naturale
che
la
scelta
degli
elettori
cada
a
preferenza
su
coloro
che
nella
disuguaglianza
rappresentano
i
punti
più
elevati
della
scala
sociale
;
ma
,
anche
se
per
un
'
ipotesi
,
che
crediamo
impossibile
,
la
scala
fosse
livellata
in
modo
da
diventare
un
piano
,
resterebbe
sempre
la
prevalenza
inevitabile
delle
minoranze
organizzate
e
facili
ad
organizzare
,
di
fronte
alle
maggioranze
disorganizzate
.
La
moltitudine
degli
elettori
sarebbe
perciò
sempre
costretta
a
scegliere
i
suoi
rappresentanti
fra
i
candidati
sostenuti
dai
gruppi
di
persone
per
gusto
ed
interesse
più
attivamente
dedite
alla
vita
politica
.
Adunque
,
ciò
che
vi
è
di
più
fondato
nelle
critiche
,
che
ormai
da
più
di
un
ventennio
si
fanno
contro
i
Governi
rappresentativi
,
sta
tutto
nella
soverchia
ed
esclusiva
prevalenza
degli
elementi
elettivi
,
che
si
verifica
in
molti
di
essi
e
specialmente
quando
degenerano
nel
Parlamentarismo
.
Il
fatto
che
,
dove
questo
è
in
vigore
,
esce
dal
seno
della
Camera
elettiva
il
Ministero
,
che
dirige
tutta
la
vasta
ed
assorbente
macchina
burocratica
,
e
quello
più
grave
ancora
che
Presidenti
del
Consiglio
e
Ministri
restano
in
carica
finché
piaccia
alla
maggioranza
della
detta
Camera
il
conservarli
,
sono
le
prime
e
vere
radici
dei
mali
così
comunemente
lamentati
.
È
per
essi
che
nelle
Camere
la
discussione
degli
atti
del
Governo
ed
il
controllo
,
che
sopra
l
'
azione
governativa
i
deputati
dovrebbero
esercitare
,
sono
quasi
sempre
traviati
da
ambizioni
personali
ed
interessi
di
parte
.
È
per
essi
che
il
desiderio
naturale
nei
governanti
di
fare
il
bene
viene
efficacemente
e
costantemente
combattuto
dal
desiderio
,
non
meno
naturale
,
di
fare
il
proprio
interesse
,
che
il
sentimento
del
dovere
professionale
è
nei
ministri
e
nei
deputati
sempre
bilanciato
da
tutte
le
ambizioni
e
da
tutti
gli
amor
propri
giustificati
ed
ingiustificati
.
È
per
essi
che
la
macchina
amministrativa
e
giudiziaria
viene
mutata
in
grande
agenzia
elettorale
col
relativo
sperpero
di
pubblico
danaro
e
di
senso
morale
,
che
le
pretese
di
qualunque
grande
elettore
,
attraverso
il
deputato
che
ha
bisogno
di
lui
,
e
del
ministro
che
ha
bisogno
del
deputato
,
bastano
talvolta
a
far
rinnegare
qualunque
rispetto
all
'
equità
ed
alla
legge
.
È
infine
per
questa
costante
,
procurata
,
flagrante
contraddizione
fra
il
dovere
e
l
'
interesse
di
chi
governa
e
di
chi
deve
limitare
e
giudicare
l
'
azione
del
Governo
,
che
la
burocrazia
e
l
'
elemento
elettivo
,
che
dovrebbero
controllarsi
a
vicenda
,
finiscono
col
corrompersi
e
a
vicenda
.
VII
.
-
-
Prima
di
studiare
i
rimedi
proposti
e
da
proporre
ad
un
simile
stato
di
cose
conviene
fermarsi
un
momento
per
esaminare
cosa
accadrebbe
se
esso
durasse
immutato
per
un
certo
spazio
di
tempo
,
se
,
ad
esempio
,
per
mezzo
secolo
ancora
nulla
di
sostanziale
fosse
mutato
nelle
istituzioni
che
reggono
tanta
parte
della
società
europea
e
non
avvenissero
in
essa
nuovi
rivolgimenti
talmente
violenti
da
spostare
le
influenze
e
le
fortune
personali
.
Or
,
dato
che
questa
ipotesi
,
cosa
che
ci
pare
difficile
,
possa
avverarsi
,
respingiamo
formalmente
quell
'
opinione
,
un
tempo
abbracciata
da
molti
ed
ora
seguita
da
pochi
,
secondo
la
quale
le
istituzioni
parlamentari
avrebbero
in
sé
stesse
una
virtù
riparatrice
dei
mali
che
producono
negli
inizi
della
loro
applicazione
.
Possiamo
però
ammettere
che
questi
mali
cambierebbero
un
po
'
di
natura
per
quel
fenomeno
della
stabilità
o
cristallizzazione
delle
influenze
politiche
,
che
avviene
in
tutti
i
paesi
il
cui
regime
politico
non
è
per
un
lungo
tempo
cambiato
da
infiltrazioni
straniere
o
da
un
lavorìo
interiore
d
'
idee
e
di
passioni
.
I
figli
delle
notorietà
presenti
del
Parlamento
,
della
Banca
e
della
burocrazia
arriverebbero
infatti
sempre
più
facilmente
ai
posti
già
occupati
dai
padri
,
e
si
formerebbe
un
piccolo
mondo
,
una
consorteria
di
famiglie
influenti
,
entro
la
quale
sarebbe
difficile
agli
uomini
nuovi
di
penetrare
.
Accadrebbe
ciò
che
è
accaduto
in
Roma
repubblicana
,
dove
le
diverse
generazioni
delle
famiglie
più
cospicue
si
succedevano
nelle
cariche
più
elevate
e
nell
'
Inghilterra
del
secolo
decimottavo
e
dei
primi
decenni
del
decimonono
fino
alla
riforma
del
1832
,
quando
le
antiche
famiglie
parlamentari
erano
alternativamente
alla
testa
dell
'
Opposizione
o
del
Gabinetto
,
e
si
accentuerebbe
ciò
che
già
accade
in
Francia
ed
in
Italia
,
paesi
dove
il
sistema
rappresentativo
è
ancora
recente
,
nei
quali
spesso
vediamo
i
figli
,
i
fratelli
ed
i
generi
degli
uomini
politici
ereditare
i
collegi
dei
loro
parenti
.
mercé
questa
maggiore
stabilità
della
classe
che
avrebbe
l
'
alta
direzione
politica
si
renderebbe
più
difficile
il
farsi
avanti
agli
nomini
di
merito
e
di
nascita
oscura
,
ma
crescerebbe
la
difficoltà
anche
por
coloro
elle
escono
dalla
folla
e
salgono
i
primi
gradini
della
notorietà
e
dell
'
influenza
politica
lusingando
e
acuendo
le
più
basse
o
le
più
insensate
aspirazioni
della
folla
.
Il
tempo
farebbe
pure
dimenticare
la
prima
origine
impura
di
molte
fortune
e
molte
influenze
,
ai
figli
nati
in
elevata
fortuna
sarebbero
risparmiate
le
bassezze
e
le
contraddizioni
che
,
per
arrivarvi
,
furono
necessarie
ai
padri
,
ma
diventerebbe
sempre
più
flagrante
la
contraddizione
fra
lo
spirito
delle
istituzioni
e
coloro
,
che
sarebbero
chiamati
a
rappresentarle
,
e
l
'
oligarchia
,
che
governerebbe
a
nome
del
popolo
,
e
che
non
potrebbe
mai
ripudiare
interamente
le
arti
e
lo
ipocrisie
necessarie
in
qualunque
regime
parlamentare
,
starebbe
sempre
più
lontana
ed
appartata
dai
sentimenti
e
dalle
passioni
del
popolo
.
E
per
popolo
non
intendiamo
solo
le
masse
dei
contadini
e
degli
operai
,
ma
,
anche
quelle
numerose
classi
medie
,
fra
le
quali
si
svolge
tanta
parte
dell
'
attività
economica
ed
intellettuale
del
paese
.
Prescindendo
quindi
dagli
effetti
naturali
,
che
eserciterebbe
l
'
azione
del
tempo
,
la
quale
,
come
abbiamo
visto
,
sarebbe
di
dubbia
utilità
,
non
è
difficile
escogitare
quelle
modificazioni
degli
istituti
presenti
,
che
attenuerebbero
i
danni
del
Parlamentarismo
.
Non
ci
è
infatti
chi
non
veda
quanto
riuscirebbe
utile
l
'
aumentare
le
guarentigie
d
'
indipendenza
della
magistratura
,
assicurando
ai
magistrati
in
tutti
i
paesi
quella
vera
e
reale
inamovibilità
di
grado
e
di
luogo
,
che
ora
è
praticata
soltanto
in
alcuni
,
ed
elevando
,
a
fatti
non
a
parole
,
la
loro
posizione
sociale
ed
il
loro
prestigio
.
Non
ci
è
chi
non
veda
quanto
gioverebbe
in
Francia
ed
in
Italia
ed
altrove
l
'
introdurre
il
sistema
della
responsabilità
di
tutti
gli
impiegati
dello
Stato
al
modo
tedesco
,
in
guisa
che
tutti
i
pubblici
funzionari
di
grado
elevato
rispondessero
dell
'
opera
loro
da
vanti
tribunali
amministrativi
realmente
indipendenti
,
e
sottraendo
nello
stesso
tempo
i
detti
funzionari
agli
arbitrii
dei
Ministri
e
quindi
dei
deputati
.
Si
potrebbe
anche
organizzare
meglio
il
controllo
finanziario
,
aumentando
l
'
indipendenza
della
Corte
dei
Conti
.
Disgraziata
mente
tutti
questi
rimedi
,
che
attenuerebbero
la
gravità
di
alcuni
sintomi
del
male
senza
toglierne
la
radice
,
sono
pure
di
difficile
attuazione
per
la
resistenza
che
gli
elementi
dominatori
che
hanno
il
battesimo
del
suffragio
popolare
,
e
che
vengono
comunemente
appellati
democratici
,
oppongono
tacitamente
od
apertamente
,
in
nome
degli
intangibili
principii
della
sovranità
nazionale
,
ogni
qual
volta
si
tratta
di
aumentarti
il
prestigio
e
le
attribuzioni
di
quegli
istituti
,
che
limitano
la
loro
onnipotenza
.
Più
radicale
ed
efficace
rimedio
sarebbe
senza
alcun
dubbio
quello
,
che
è
stato
vagheggiato
da
molti
,
e
che
consiste
in
un
ritorno
al
sistema
costituzionale
del
quale
il
Governo
parlamentare
non
è
che
una
trasformazione
e
,
secondo
alcuni
,
una
degenerazione
.
Non
bisogna
nascondere
che
un
movimento
politico
che
cercasse
di
arrivare
a
questo
resultato
,
avrebbe
una
certa
facilità
di
pratica
attuazione
,
perché
realmente
,
stando
alla
lettera
degli
Statuti
e
delle
Carte
fondamentali
sulle
quali
posa
l
'
edificio
giuridico
dei
Governi
moderni
,
non
si
può
scorgere
alcuna
differenza
fra
il
regime
parlamentare
e
quello
costituzionale
,
anzi
tutti
i
testi
ammettono
esclusivamente
l
'
esistenza
di
un
regime
costituzionale
non
già
di
quello
parlamentare
.
Questa
forma
di
Governo
non
si
è
perciò
stabilita
se
non
in
base
ad
una
serie
di
concessioni
tacitamente
richieste
dalla
pubblica
opinione
e
tacitamente
con
sentite
dai
Capi
degli
Stati
;
sicché
basterebbe
un
cambiamento
nell
'
opinione
pubblica
per
tornare
ad
una
interpretazione
più
autentica
dei
principii
codificati
nelle
Costituzioni
.
Aggiungiamo
non
essere
esatto
ciò
che
alcuni
credono
,
che
il
Governo
parlamentare
cioè
abbia
avuto
in
Inghilterra
la
sanzione
di
una
durata
parecchie
volte
secolare
;
perché
realmente
esso
cominciò
colà
a
delinearsi
soltanto
poco
prima
della
metà
del
secolo
decimottavo
e
non
ha
funzionato
secondo
le
norme
,
che
i
trattatisti
credono
corrette
,
se
non
durante
il
secolo
decimonono
e
specialmente
durante
il
lungo
regno
della
regina
Vittoria
e
durante
quelli
dei
suoi
successori
.
Malgrado
ciò
confessiamo
che
una
evoluzione
politica
,
nel
senso
indicato
ci
parrebbe
ora
di
una
opportunità
molto
dubbia
.
In
Francia
,
in
Italia
e
negli
altri
paesi
parlamentari
del
continente
europeo
il
funzionamento
di
tutti
gli
istituti
politici
è
ormai
le
gato
al
presupposto
che
debba
vigere
in
fatto
il
regime
parlamentare
.
E
discutibile
se
sia
stato
giovevole
il
passaggio
diretto
dal
regime
burocratico
assolato
a
quello
parlamentare
,
senza
fermarsi
prima
,
almeno
per
un
certo
tempo
,
nel
periodo
semplice
mente
costituzionale
;
ma
,
poiché
gli
eventi
hanno
così
proceduto
,
bisogna
subirne
le
conseguenze
.
Or
principalissima
conseguenza
delle
teorie
e
delle
consuetudini
politiche
,
che
hanno
finora
prevalso
in
tanta
parte
d
'
Europa
,
è
stata
questa
:
che
la
Camera
elettiva
,
sicura
che
il
Gabinetto
potea
essere
sempre
rovesciato
da
un
suo
voto
contrario
,
non
ha
curato
abbastanza
la
necessità
di
limitarne
i
poteri
e
le
attribuzioni
.
Sicché
essa
è
stata
larghissima
nell
'
aumentare
le
risorse
,
le
funzioni
,
le
inframmettenze
dello
Stato
,
ed
è
stata
forse
poco
gelosa
della
intangibilità
di
alcuni
dei
suoi
poteri
;
perché
ha
pensato
che
coloro
che
dello
Stato
sono
a
capo
sarebbero
sempre
gli
strumenti
della
sua
maggioranza
.
Così
stando
le
cose
,
è
evidente
che
il
passaggio
rapido
dal
regime
parlamentare
al
costituzionale
,
nei
paesi
che
sono
al
primo
abituati
,
condurrebbe
ad
un
sistema
di
Governo
molto
più
autoritario
e
ristretto
di
quello
che
vediamo
in
vigore
in
quelle
nazioni
nelle
quali
il
costituzionalismo
puro
non
si
è
mai
trasformato
e
le
funzioni
di
tutti
i
poteri
sono
rimaste
sempre
conformi
alla
lettera
degli
Statuti
fondamentali
.
Senza
farsi
illusioni
,
si
può
con
quasi
sicurezza
affermare
che
una
simile
evoluzione
,
decapitando
la
Camera
dei
rappresentanti
,
togliendole
cioè
la
principale
delle
sue
attribuzioni
e
nello
stesso
tempo
conservando
intatta
tutta
quell
'
assorbente
organizzazione
burocratica
,
tutti
quei
mezzi
e
quelle
abitudini
di
corruzione
coi
quali
ora
i
Governi
parlamentari
sanno
modificare
i
responsi
delle
urne
,
toglierebbe
almeno
per
molto
tempo
ogni
spontaneità
di
azione
,
ogni
importanza
politica
ai
Parlamenti
e
ci
condurrebbe
ad
un
regime
molto
simile
a
quell
'
assolutismo
burocratico
,
del
quale
abbiamo
poco
sopra
accennato
i
vizi
e
gl
'
inconvenienti
.
Ed
è
anche
da
tener
presente
che
questi
sarebbero
più
sentiti
,
più
amari
,
più
gravi
se
il
Gabinetto
,
che
inaugurerebbe
il
nuovo
sistema
,
fosse
uscito
,
come
è
molto
probabile
,
dal
Parlamentarismo
e
fosse
quindi
inquinato
da
tutte
le
corruttele
e
le
ipocrisie
inerenti
alla
sua
origine
.
VIII
.
-
-
Il
rimedio
più
efficace
e
più
sicuro
ai
mali
del
Parlamentarismo
starebbe
in
un
discentramento
largo
ed
organico
,
il
quale
non
dovrebbe
solo
consistere
in
un
passaggio
di
attribuzioni
dalla
burocrazia
centrale
a
quella
provinciale
,
e
dalle
Camere
del
Parlamento
nazionale
ai
corpi
elettivi
locali
,
ma
nell
'
affidare
gran
parte
delle
mansioni
,
che
ora
sono
esercitate
dalla
burocrazia
e
dai
corpi
elettivi
,
a
quella
classe
di
persone
,
che
per
cultura
ed
agiatezza
ha
capacità
,
indipendenza
,
prestigio
sociale
assai
superiore
a
quello
delle
masse
;
la
quale
non
si
dà
ai
pubblici
impieghi
e
che
ora
,
quando
non
riesce
o
non
vuole
farsi
eleggere
alla
deputazione
,
o
non
entra
a
far
parte
dei
Consigli
provinciali
o
di
quelli
dei
grandi
Comuni
,
resta
completamente
lontana
dalla
vita
pubblica
.
È
in
questo
modo
soltanto
che
si
possono
lenire
i
mali
del
Parlamentarismo
o
rendere
meno
pericoloso
per
le
pubbliche
libertà
il
passaggio
da
esso
al
regime
costituzionale
.
Se
non
fosse
noto
altrimenti
,
si
potrebbe
rilevare
da
quanto
noi
abbiamo
già
scritto
che
le
magagne
dei
Governi
parlamentari
hanno
quasi
tutte
origine
dall
'
indebita
ingerenza
che
la
burocrazia
,
per
mezzo
principalmente
dei
Prefetti
,
esercita
nella
formazione
degli
elementi
elettivi
centrali
e
locali
e
da
quella
,
ugualmente
indebita
,
che
gli
elementi
elettivi
centrali
,
ossia
i
deputati
,
esercitano
alla
loro
volta
sella
burocrazia
.
Da
ciò
proviene
un
indecente
ed
ipocrita
mercimonio
di
tolleranze
reciproche
e
di
scambievoli
favori
,
che
è
la
vera
cancrena
di
parecchie
nazioni
europee
.
Or
questo
cerchio
non
si
rompe
aumentando
i
poteri
della
burocrazia
o
allargando
le
attribuzioni
dei
corpi
elettivi
,
ma
si
spezzerà
soltanto
chiamando
nuovi
elementi
politici
,
nuove
forze
sociali
al
servizio
della
cosa
pubblica
,
perfezionando
la
difesa
giuridica
mediante
la
partecipazione
ai
pubblici
uffici
di
tutte
le
persone
,
che
hanno
attitudine
a
ciò
e
che
non
sono
impiegati
salariati
promovibili
e
traslocatili
a
beneplacito
di
un
Ministro
,
né
devono
attendere
la
riconferma
della
loro
carica
dalla
sollecitazione
dei
voti
,
dal
beneplacito
di
un
comitato
o
di
un
faccendiere
elettorale
.
In
Francia
,
in
Italia
ed
altrove
,
in
ogni
provincia
o
dipartimento
si
potrebbe
applicare
il
concetto
testé
esposto
,
facendo
la
lista
di
tutti
coloro
che
hanno
una
laurea
universitaria
e
pagano
un
dato
censo
,
e
formandone
una
categoria
speciale
di
funzionari
gratuiti
,
la
quale
,
sebbene
aperta
a
tutti
coloro
che
arrivassero
a
conquistare
i
titoli
enunciati
,
pare
per
l
'
omogeneità
della
condizione
sociale
e
per
la
naturale
tendenza
che
ha
l
'
uomo
per
le
distinzioni
sociali
,
acquisterebbe
presto
solidità
e
spirito
di
corpo
,
e
dedicherebbe
volentieri
una
parte
del
suo
tempo
ai
pubblici
negozi
.
Fra
gl
'
individui
appartenenti
a
questa
categoria
si
dovrebbero
scegliere
a
sorte
o
nominare
a
vita
,
secondo
i
casi
,
i
giudici
conciliatori
,
gli
ufficiali
incaricati
di
redigere
le
liste
degli
elettori
politici
e
comunali
e
alcuni
nuovi
funzionari
,
che
dovrebbero
essere
incaricati
di
certe
mansioni
di
polizia
giudiziaria
.
Nella
stessa
classe
dovrebbero
essere
scelti
i
componenti
dei
tribunali
amministrativi
di
primo
grado
,
che
dovrebbero
surrogare
,
là
dove
esistono
,
le
presenti
Giunte
amministrative
e
che
potrebbero
essere
anche
presieduti
da
un
magistrato
di
carriera
.
Lo
stesso
elemento
potrebbe
,
anzi
dovrebbe
,
essere
rappresentato
nei
Consigli
di
prefettura
.
Certo
non
possiamo
qui
esporre
minutamente
tutto
un
sistema
di
riforme
delle
istituzioni
politiche
ed
amministrative
della
società
europea
e
diamo
quindi
soltanto
l
'
idea
fondamentale
,
che
del
resto
non
è
esclusivamente
nostra
,
alla
quale
le
riforme
dovrebbero
essere
inspirate
,
tracciamo
la
via
che
ci
pare
opportuno
e
necessario
di
seguire
.
Non
ci
dissimuliamo
neppure
le
obiezioni
,
che
alla
immediata
applicazione
dei
nostri
concetti
si
potrebbero
opporre
.
Anzi
,
sebbene
non
abbiano
tutte
la
stessa
gravità
,
è
nostro
dovere
farne
un
sommario
esame
.
Si
può
dire
infatti
che
la
presente
istituzione
della
giuria
è
organizzata
secondo
il
metodo
da
noi
propugnato
e
che
pure
essa
fa
cattiva
prova
e
si
va
di
giorno
in
giorno
sempre
più
discreditando
.
Ma
,
in
primo
luogo
,
osserviamo
che
le
accuse
contro
la
giuria
sono
forse
esagerate
nel
senso
che
d
'
inconvenienti
,
che
ad
essa
esclusivamente
si
attribuiscono
,
sono
forse
a
preferenza
il
frutto
di
una
tendenza
generale
del
secolo
verso
una
soverchia
mitezza
nella
repressione
dei
reati
comuni
;
tendenza
contro
la
quale
,
presto
o
tardi
,
dovrà
affermarsi
una
forte
reazione
.
In
secondo
luogo
poi
gli
elementi
che
entrano
nella
giuria
non
sono
esclusivamente
quelli
da
noi
indicati
,
perché
,
essendosi
allargata
molto
,
anzi
troppo
,
la
base
di
questo
istituto
,
ne
fa
parte
una
maggioranza
di
persone
,
che
non
ha
la
preparazione
intellettuale
e
morale
sufficiente
al
delicato
ufficio
elio
deve
esercitare
.
Or
gli
organismi
sociali
spesso
funzionano
male
,
non
già
perché
il
principio
al
quale
devono
la
loro
origine
sia
sostanzialmente
falso
,
ma
perché
è
male
applicato
.
Certo
,
ad
esempio
,
è
giusto
il
principio
propugnato
dal
Machiavelli
,
che
la
forza
armata
a
tutela
dell
'
ordine
e
dell
'
indipendenza
di
uno
Stato
debba
essere
composta
di
cittadini
,
che
a
turno
prestino
il
loro
servizio
,
anziché
di
stranieri
e
di
mercenari
,
che
della
milizia
fanno
un
mestiere
.
Ma
,
mentre
una
sapiente
ed
accorta
applicazione
di
questo
principio
ha
prodotto
i
moderni
eserciti
stanziali
,
un
'
applicazione
inorganica
e
leggiera
dello
stesso
avrebbe
risultati
identici
a
quelli
che
diedero
l
'
ordinanza
fiorentina
creata
secondo
i
suggerimenti
del
segretario
fiorentino
e
la
guardia
nazionale
che
funzionò
in
Italia
fino
a
quarant
'
anni
fa
.
Si
può
anche
obiettare
che
la
formazione
di
una
classe
di
funzionari
come
quella
da
noi
accennata
avrebbe
qualche
cosa
di
artificiale
e
di
arbitrario
.
Non
neghiamo
che
ad
un
osservatore
superficiale
la
critica
possa
sembrare
giusta
,
perché
nessun
istituto
umano
,
nessuna
legge
,
si
sottrae
alla
necessità
di
stabilire
limiti
che
hanno
qualche
cosa
di
artificioso
e
convenzionale
;
ma
,
nel
caso
nostro
,
se
guardiamo
alla
sostanza
delle
cose
,
ci
pare
che
sia
perfettamente
il
contrario
.
Nei
nostri
costumi
e
nelle
nostre
abitudini
private
facciamo
infatti
sempre
una
notevole
distinzione
tra
colui
che
ha
un
'
elevata
cultura
e
per
la
sua
posizione
economica
fa
parte
della
buona
società
,
e
l
'
uomo
povero
ed
ignorante
;
e
,
se
politicamente
sono
ambidue
considerati
alla
stessa
stregua
,
ciò
dipende
appunto
dal
fatto
cha
nel
nostro
ordinamento
politico
prevalgono
criteri
arbitrari
e
convenzionali
.
Se
una
cosa
ci
deve
perciò
far
maraviglia
è
la
nullità
politica
come
classe
di
coloro
che
hanno
i
requisiti
accennati
.
E
diciamo
pensatamente
come
classe
,
perché
poi
,
individualmente
,
escono
ora
quasi
tutti
dagli
strati
sociali
che
hanno
una
certa
agiatezza
ed
una
certa
cultura
coloro
che
coprono
le
cariche
elettive
di
qualche
importanza
,
cioè
i
deputati
,
i
consiglieri
provinciali
o
dipartimentali
ed
i
sindaci
ed
i
consiglieri
comunali
delle
grandi
città
.
Il
male
è
che
ne
escono
dopo
esser
passati
,
meno
rare
eccezioni
,
attraverso
un
sistema
di
selezione
alla
rovescia
,
che
esclude
dai
posti
di
maggiore
importanza
quanti
non
vogliono
o
non
possono
comprare
i
voti
degli
elettori
,
oppure
coloro
che
hanno
carattere
troppo
elevato
per
sacrificare
all
'
ambizione
la
dignità
,
e
troppa
lealtà
e
correttezza
per
profondere
promesse
che
sanno
di
non
poter
mantenere
,
o
che
si
mantengono
soltanto
col
sacrificio
dell
'
utile
pubblico
a
quello
privato
.
Più
grave
,
più
reale
è
l
'
ostacolo
che
all
'
attuazione
pratica
dei
nostri
concetti
verrebbe
dalle
presenti
condizioni
economiche
di
molti
paesi
d
'
Europa
.
Nel
secolo
scorso
e
nella
prima
metà
di
quello
presente
,
la
gentry
inglese
ha
esercitato
quasi
tutti
gli
uffici
equivalenti
a
quelli
che
noi
vorremmo
affidati
alla
classe
,
che
ad
essa
corrisponde
nella
società
del
continente
europeo
;
e
li
ha
esercitato
in
base
ad
un
sistema
analogo
a
quello
che
vorremmo
introdurre
nei
nostri
paesi
,
sistema
che
purtroppo
,
è
bene
che
lo
dichiariamo
fin
da
ora
,
per
l
'
influenza
delle
moderne
idee
democratiche
,
ha
perduto
negli
ultimi
decenni
molto
terreno
anche
al
di
là
della
Manica
.
Ma
l
'
Inghilterra
è
stata
negli
ultimi
secoli
un
paese
relativamente
ricco
e
,
fino
a
cinquant
'
anni
fa
,
la
scienza
non
avea
una
così
larga
applicazione
nei
varii
rami
dell
'
attività
sociale
:
perciò
a
stabilire
il
prestigio
di
un
individuo
bastava
una
certa
agiatezza
ed
una
certa
educazione
morale
e
non
era
,
come
oggi
,
quasi
indispensabile
che
a
questi
fattori
si
aggiungesse
una
cultura
superiore
.
Ora
le
necessità
dei
tempi
e
soprattutto
il
bisogno
di
mantenere
la
propria
influenza
possono
indurre
la
classe
più
ricca
,
quella
che
possiede
le
grandi
fortune
,
a
scuotere
la
tradizionale
ignavia
,
della
quale
ha
dato
in
molti
paesi
spettacolo
,
ed
a
seguire
i
corsi
universitari
;
ma
questa
classe
è
e
sarà
sempre
molto
ristretta
,
e
non
potrà
bastare
a
tutti
gli
uffici
che
abbiamo
enumerato
,
se
non
è
unita
a
quell
'
altra
,
che
possiede
solo
una
onesta
e
mediocre
agiatezza
.
Intanto
questo
strato
sociale
è
appunto
quello
,
che
più
stenta
a
mantenere
il
proprio
rango
,
colpito
come
è
,
forse
a
preferenza
degli
altri
,
dai
pesantissimi
e
depauperanti
sistemi
tributari
moderni
.
Sicché
esso
difficilmente
in
molti
paesi
conserva
quel
margine
di
benessere
economico
,
che
è
indispensabile
per
adire
la
cultura
superiore
quasi
esclusivamente
a
scolo
di
decoro
individuale
,
di
lusso
di
famiglia
,
di
utilità
sociale
;
ma
a
preferenza
la
consegue
con
uno
scopo
professionale
,
costretta
come
è
ad
avere
quei
diplomi
,
che
sono
necessari
per
l
'
esercizio
delle
carniere
dette
liberali
.
E
fin
qui
il
danno
sociale
sarebbe
forse
tollerabile
,
ma
il
peggio
è
che
l
'
ingombro
di
queste
carriere
spinge
sempre
più
questa
classe
verso
la
ricerca
affannosa
dei
pubblici
impieghi
,
i
quali
per
le
pressioni
degli
aspiranti
si
moltiplicano
non
solo
nulle
amministrazioni
centrali
,
ma
anche
in
quelle
locali
,
occasionando
nuove
spese
e
nuove
ingerenze
burocratiche
.
Sicché
si
stabilisce
un
cerchio
fatale
di
cause
ed
effetti
reciproci
,
per
il
quale
la
rovina
della
media
proprietà
e
dei
capitalisti
mediocri
,
dovuta
al
soverchio
peso
delle
imposte
,
rende
quasi
necessario
di
aumentare
ancora
le
imposte
:
e
vengono
così
trasformati
in
funzionari
di
carriera
,
quegli
stessi
elementi
sociali
,
che
,
in
un
paese
più
prospero
,
resterebbero
liberi
cittadini
e
costituirebbero
il
più
efficace
controllo
all
'
azione
della
burocrazia
.
Ma
anche
le
difficoltà
economiche
si
potrebbero
gradatamente
superare
,
se
,
alla
formazione
di
una
nuova
aristocrazia
a
basi
larghe
,
di
una
classe
numerosa
,
che
racchiuderebbe
quasi
tutte
le
energie
morali
e
le
forze
intellettuali
delle
nazioni
e
che
sarebbe
lo
strumento
più
atto
a
contrappesare
le
oligarchie
burocratiche
,
bancarie
ed
elettorali
,
non
fosse
più
forte
e
meno
vincibile
ostacolo
quella
corrente
democratica
,
ancora
tanto
in
voga
,
la
quale
nessuna
legittimità
di
azione
politica
,
nessuna
prerogativa
,
ammette
,
che
non
emani
direttamente
o
indirettamente
dal
suffragio
popolare
.
Questa
corrente
,
che
,
come
abbiamo
già
accennato
,
ha
contribuito
potentemente
a
diminuire
,
negli
ultimi
decenni
,
le
attribuzioni
della
gentry
inglese
e
le
ha
affidate
in
cambio
all
'
elemento
elettivo
od
alla
burocrazia
,
spiegherebbe
tutta
la
forza
di
cui
è
ancora
capace
per
impedire
che
una
evoluzione
in
senso
inverso
si
compisse
nel
continente
europeo
.
In
fondo
perciò
la
maggiore
difficoltà
nei
rimedi
da
applicare
ai
mali
del
parlamentarismo
sta
tutta
nelle
condizioni
intellettuali
delle
società
,
che
sono
rette
a
sistema
parlamentare
,
nelle
dottrine
cioè
e
nelle
opinioni
che
in
esse
sono
più
diffuse
;
e
,
nella
ricerca
di
questi
rimedi
,
finiamo
col
trovarci
di
fronte
a
quello
stesso
ordine
d
'
idee
e
di
passioni
al
quale
deve
la
sua
origine
la
democrazia
sociale
.
IX
.
-
-
Cominciando
l
'
esame
di
quest
'
ultimo
ed
importantissimo
degli
argomenti
,
che
ci
eravamo
prefissi
di
trattare
,
sarà
opportuno
premettere
un
po
'
di
storia
.
In
parecchi
movimenti
religiosi
e
sociali
,
che
poi
hanno
assunto
grandi
proporzioni
,
può
riuscire
difficile
il
rintracciare
esattamente
e
determinare
la
parte
precisa
che
il
primo
fondatore
ed
i
suoi
prischi
collaboratori
hanno
avuto
nella
maniera
come
i
detti
movimenti
praticamente
si
sono
svolti
;
diciamo
di
più
che
non
è
agevole
l
'
accertare
la
fede
di
nascita
dei
primi
maestri
ed
i
caratteri
che
,
fin
dalla
nascita
,
erano
loro
speciali
.
La
personalità
di
Sakya
Muni
resta
confusa
infatti
tra
il
vago
e
l
'
incerto
delle
leggende
buddistiche
e
forse
non
si
potrà
mai
determinare
la
parte
che
Manete
,
primo
fondatore
del
Manicheismo
,
ebbe
in
quelle
credenze
che
poi
produssero
in
Persia
sulla
fine
del
secolo
quinto
una
specie
di
tentativo
di
rivoluzione
sociale
.
Ma
,
quando
spuntò
l
'
alba
del
socialismo
odierno
,
eravamo
già
in
un
periodo
intellettualmente
assai
più
maturo
,
nel
quale
le
dottrine
nuove
ed
i
ricordi
personali
venivano
subito
raccolti
e
fissati
in
libri
pubblicati
a
migliaia
di
copie
,
che
non
saranno
mai
forse
interamente
distrutti
e
perduti
.
I
primordi
perciò
delle
attuali
dottrine
riformatrici
sono
noti
e
possono
essere
seguiti
passo
per
passo
;
ed
,
arrivando
alle
loro
non
lontane
origini
,
facilmente
constatiamo
che
Voltaire
e
i
suoi
seguaci
ebbero
una
parte
importantissima
nel
distruggere
il
mondo
antico
,
ma
non
accennarono
quasi
mai
a
sistemi
sociali
nuovi
che
a
quello
allora
vigente
si
potessero
sostituire
.
Sicché
il
vero
padre
di
quei
sentimenti
,
di
quelle
passioni
,
di
quel
modo
di
comprendere
e
giudicare
la
vita
sociale
,
che
hanno
avuto
per
conseguenza
pratica
la
nascita
e
lo
sviluppo
della
democrazia
sociale
,
è
indiscutibilmente
,
per
come
molti
hanno
già
osservato
prima
di
noi
,
Giangiacomo
Rousseau
.
Certo
è
facile
trovare
nella
China
,
nell
'
India
,
per
fino
nell
'
antico
Egitto
,
in
qualche
scrittore
greco
e
romano
,
nella
Persia
dei
Sassanidi
,
fra
i
Profeti
d
'
Israele
e
fra
i
Santi
Padri
della
Chiesa
cattolica
,
negli
eresiarchi
cristiani
del
Medio
Evo
e
del
principio
dell
'
éra
moderna
e
fra
i
riformatori
della
religione
maomettana
,
idee
,
sentimenti
,
giudizi
staccati
e
talvolta
anche
sistemi
completi
di
credenze
,
che
si
avvicinano
mirabilmente
a
duelli
dei
moderni
socialisti
.
Ciò
è
molto
naturale
perché
i
sentimenti
sui
quali
poggiano
tanto
le
scuole
socialiste
propriamente
dette
,
quanto
quelle
anarchiche
,
non
sono
certo
esclusivi
delle
odierne
generazioni
europee
ed
americane
.
Inoltre
l
'
applicazione
dello
spirito
critico
all
'
analisi
delle
istituzioni
sociali
contemporanee
,
collo
scopo
di
fornire
una
base
razionale
e
sistematica
,
almeno
apparente
,
alla
esplicazione
dei
sentimenti
accennati
,
è
pure
un
fatto
antico
ed
abbastanza
ovvio
,
che
può
accadere
in
tutte
le
società
umane
arrivate
ad
un
certo
periodo
della
loro
maturità
.
Però
ciò
non
significa
che
il
socialismo
odierno
discenda
per
filiazione
morale
ed
intellettuale
diretta
e
non
interrotta
da
alcuna
delle
dottrine
che
hanno
con
esso
qualche
analogia
,
e
che
fiorirono
nelle
diverse
parti
del
mondo
in
secoli
più
o
meno
remoti
,
e
perirono
dopo
aver
lasciato
nella
storia
traccie
più
o
meno
profonde
della
loro
propaganda
.
Le
odierne
scuole
riformatrici
,
tanto
socialiste
che
anarchiche
,
che
non
si
riattaccano
ad
alcun
principio
religioso
ed
hanno
una
base
puramente
razionale
,
sono
invece
un
parto
spontaneo
delle
condizioni
intellettuali
e
morali
del
secolo
decimottavo
e
del
secolo
decimonono
.
Il
loro
germe
è
tutto
in
quella
dottrina
che
proclama
l
'
uomo
naturalmente
buono
,
e
sostiene
che
la
società
lo
rende
cattivo
,
dimenticando
che
la
struttura
di
una
società
non
è
che
un
risultato
delle
transazioni
e
degli
equilibri
fra
gli
svariati
e
,
complicatissimi
istinti
umani
.
Or
il
primo
che
formulò
nettamente
questa
dottrina
,
colui
che
ne
fu
il
propugnatore
più
illustre
,
è
senza
dubbio
il
filosofo
ginevrino
,
nelle
cui
opere
,
del
resto
,
non
solo
appare
esplicitamente
il
concetto
che
pone
la
giustizia
assoluta
a
fondamento
di
tutte
le
istituzioni
politiche
e
condanna
perciò
ogni
disuguaglianza
politica
ed
economica
,
ma
anche
agevolmente
si
riconoscono
quei
sentimenti
di
rancore
verso
i
prediletti
della
fortuna
,
i
ricchi
,
i
potenti
,
che
entrano
per
tanta
parte
nel
bagaglio
polemico
dei
socialisti
delle
generazioni
passate
e
della
presente
.
Il
lavoro
sull
'
origine
della
ineguaglianza
fra
gli
uomini
,
nel
quale
il
Rousseau
poneva
quei
germi
che
,
fecondati
maravigliosamente
dall
'
ambiente
,
doveano
tanto
svilupparsi
,
fu
pubblicato
nel
1754
e
già
l
'
anno
dopo
,
nel
1755
,
dai
principii
posti
si
traevano
le
naturali
conseguenze
in
un
libro
lungamente
oscuro
,
attribuito
per
un
pezzo
al
Diderot
,
ma
il
cui
vero
autore
è
certo
Morelly
,
e
nel
quale
già
sono
grossolanamente
ma
chiaramente
tracciate
le
linee
fondamentali
di
una
riforma
sociale
in
senso
collettivista
;
ed
ugualmente
per
l
'
abolizione
della
proprietà
privata
conchiudeva
nel
1776
uno
scrittore
,
ai
suoi
tempi
abbastanza
celebre
e
conosciuto
,
cioè
l
'
abate
Mahly
,
e
la
famosa
frase
di
Proudhon
che
la
proprietà
è
un
furto
la
troviamo
già
in
un
opuscolo
pubblicato
nel
1718
da
quel
Brissot
di
Warville
,
che
divenne
poi
uno
dei
cali
più
noti
del
partito
grondino
.
Si
è
molto
disputato
e
si
disputa
ancora
se
gli
uomini
che
diressero
il
gran
movimento
rivoluzionario
francese
alla
fine
del
secolo
XVIII
fossero
stati
o
no
intinti
di
dottrine
socialiste
.
Anteriormente
al
1848
il
Blanc
lo
ha
affermato
ed
il
Quinet
,
fondandosi
principalmente
sulle
memorie
del
convenzionale
Baudot
,
lo
ha
negato
.
A
noi
pare
evidente
che
il
socialismo
debba
essere
una
conseguenza
necessaria
della
democrazia
pura
,
se
almeno
per
democrazia
devesi
intendere
la
negazione
di
ogni
superiorità
sociale
che
non
sia
basata
sul
libero
consenso
della
maggioranza
;
e
su
questo
punto
non
esitiamo
a
dar
perfettamente
ragione
allo
Stahl
e
torto
al
Tocqueville
e
ad
altri
,
che
hanno
sostenuto
il
contrario
.
Però
una
conseguenza
necessaria
,
non
vuol
dire
che
debba
essere
immediata
,
ed
è
naturale
anzi
che
corra
un
certo
tempo
fra
il
tentativo
di
attuare
l
'
uguaglianza
assoluta
nel
campo
politico
e
l
'
altro
col
quale
si
cerca
,
di
applicarla
anche
nel
campo
economico
,
giacché
ordinariamente
solo
l
'
esperienza
insegna
che
la
prima
è
del
tutto
apparente
se
non
è
completata
dalla
seconda
.
Sicché
,
durante
il
periodo
che
corre
dal
1789
al
1793
,
un
po
'
perché
l
'
esperienza
mancava
.
,
un
po
'
perché
le
dottrine
socialiste
erano
ancora
nella
loro
infanzia
e
non
erano
state
ancora
bene
elaborate
e
concretate
in
sistemi
che
avessero
almeno
l
'
apparenza
scientifica
,
sopratutto
poi
perché
i
capi
dei
rivoluzionari
d
'
azione
,
se
erano
soldati
,
si
contentavano
di
arrivare
in
un
par
d
'
anni
da
sergenti
a
generali
,
se
avvocati
,
si
limitavano
a
diventare
(
quando
non
morivano
sulla
ghigliottina
)
legislatori
,
proconsoli
,
membri
dei
Comitati
di
salute
pubblica
,
o
alla
peggio
altissimi
funzionari
,
e
perché
tutti
costoro
,
insieme
ai
contadini
,
trovavano
assai
comodo
acquistare
dallo
Stato
le
proprietà
private
degli
emigrati
mercé
un
pugno
di
assegnati
senza
valore
,
le
teorie
che
ufficialmente
prevalsero
nelle
varie
Assemblee
legislative
e
costituenti
furon
quelle
che
i
socialisti
odierni
chiamano
individualiste
e
borghesi
.
Vero
è
che
se
tali
furono
le
dottrine
prevalenti
,
ben
altra
intonazione
ebbero
gli
istinti
e
le
passioni
che
allora
si
scatenarono
,
e
che
,
se
non
si
fece
ufficialmente
la
guerra
alla
ricchezza
ed
alla
proprietà
privata
in
genere
,
la
si
fece
,
in
generale
con
molta
efficacia
,
ai
proprietari
ed
ai
ricchi
.
Quindi
di
fatti
e
discorsi
dei
rivoluzionari
d
'
allora
,
perfettamente
all
'
unisono
colle
aspirazioni
dei
socialisti
rivoluzionari
di
mezzo
secolo
fa
e
d
'
oggi
,
se
ne
possono
citare
a
dovizia
.
Nondimeno
,
quando
il
movimento
rivoluzionario
era
già
al
suo
declinare
,
troviamo
un
tentativo
per
attuare
l
'
uguaglianza
assoluta
e
porre
termine
alle
oppressioni
ed
ai
privilegi
,
mediante
l
'
abolizione
della
proprietà
privata
e
la
concentrazione
di
tutta
la
ricchezza
nelle
mani
dello
Stato
.
Questo
infatti
era
il
fine
,
che
,
come
è
notorio
,
si
proponeva
di
raggiungere
il
famoso
Caio
Gracco
Baboeuf
.
La
cospirazione
degli
Eguali
,
della
quale
costui
era
a
capo
,
comprendeva
tutta
quella
parte
dei
sopravvissuti
giacobini
,
che
nelle
idee
socialiste
,
come
abbiamo
visto
non
ignote
alla
fine
del
secolo
scorso
,
volevano
attingere
la
forza
ravvivatrice
della
rivoluzione
,
che
accennava
a
spegnersi
nell
'
anarchia
o
nel
cesarismo
.
Compagno
del
Baboeuf
,
che
,
sventata
la
sua
congiura
,
fu
ghigliottinato
tomo
si
sa
nel
1797
,
era
l
'
Italiano
Buonarroti
,
anello
di
congiunzione
fra
i
socialisti
del
secolo
scorso
e
quelli
della
prima
metà
del
presente
.
Egli
infatti
espose
chiaramente
le
dottrine
del
suo
maestro
in
un
libro
che
comparve
nel
1828
,
che
contiene
tutta
la
parte
essenziale
delle
dottrine
secondo
la
quali
lo
Stato
deve
diventare
unico
proprietario
delle
terre
e
dei
capitali
.
Questo
libro
ebbe
una
grandissima
influenza
nell
'
educazione
in
tellettuale
di
tutte
le
conventicole
rivoluzionarie
che
si
formarono
in
Francia
poco
prima
e
sopratutto
doto
della
rivoluzione
del
1830
,
quando
le
passioni
e
gl
'
intelletti
cominciarono
ad
agitarsi
nel
senso
di
una
radicale
riforma
della
società
e
si
costituì
il
primo
grande
ambiente
socialista
.
Pochi
anni
prima
del
Buonarroti
aveano
cominciato
le
loro
pubblicazioni
il
Fourier
ed
il
Saint
Simon
,
e
nei
dieci
o
quindici
anni
che
seguirono
il
1830
il
socialismo
veniva
fecondato
dalle
pubblicazioni
di
Pietro
Leroux
,
di
Luigi
Blanc
e
di
Proudhon
,
per
tacere
degli
astri
minori
.
E
,
a
stare
bene
attenti
,
nella
feconda
fioritura
d
'
idee
riformatrici
che
ebbe
luogo
in
Francia
dal
1820
al
1848
,
troviamo
già
,
accennate
tutte
le
varietà
o
le
gradazioni
del
socialismo
presente
.
Abbiamo
infatti
già
il
socialismo
legalitario
di
Fourier
e
quello
rivoluzionario
di
Blanc
,
ci
sono
già
in
Proudhon
i
germi
delle
dottrine
anarchiche
e
nel
Buchez
è
già
abbozzato
il
socialismo
cristiano
;
e
,
se
guardiamo
ai
metodi
coi
quali
si
faceva
la
propaganda
,
constatiamo
anche
allora
la
pubblicazione
del
romanzo
collettivista
che
mena
grande
rumore
.
X
.
-
-
Se
una
lettura
attenta
degli
scrittori
socialisti
anteriori
al
1848
,
che
sono
quasi
tatti
Francesi
,
ci
può
facilmente
convincere
che
essi
poco
o
nulla
lasciarono
da
inventare
ai
Tedeschi
che
vennero
dopo
,
se
si
può
agevolmente
scorgere
che
Marx
non
ha
fatto
,
che
sviluppare
sistematicamente
,
in
una
forma
più
strettamente
logica
e
valendosi
di
una
conoscenza
più
ampia
dell
'
economia
politica
,
classica
ed
anche
della
filosofia
hegeliana
,
quegli
stessi
principii
,
che
già
avevano
posato
il
Buonarroti
,
il
Leroux
,
il
Blanc
e
sopratutto
il
Proudhon
,
non
è
men
vero
che
il
socialismo
contemporaneo
è
un
fenomeno
sociale
assai
più
grave
di
quello
di
sessanta
anni
fa
.
La
sua
diffusione
,
infatti
,
è
senza
paragone
maggiore
,
perché
,
invece
di
essere
ristretto
quasi
unicamente
alle
grandi
città
della
Francia
e
sopratutto
a
Parigi
,
abbraccia
quasi
tutta
l
'
Europa
oltre
agli
Stati
Uniti
d
'
America
ed
all
'
Australia
,
sicché
si
può
dire
che
sia
un
bene
od
un
male
comune
a
tutti
i
popoli
di
civiltà
europea
.
Né
in
profondità
ha
guadagnato
meno
che
in
estensione
;
giacché
gl
'
istinti
rivoluzionari
ed
i
propositi
generosi
,
che
prima
trovavano
un
obbiettivo
ed
uno
sfogo
nel
movimento
semplicemente
democratico
o
in
quello
per
la
ricostituzione
di
alcune
nazionalità
,
ora
che
i
governi
rappresentativi
a
larga
base
sono
stati
introdotti
quasi
dappertutto
ed
hanno
avuto
spesso
per
risultato
le
delusioni
del
Parlamentarismo
,
ora
che
l
'
unità
italiana
e
quella
tedesca
sono
da
un
pezzo
quasi
compiute
e
che
la
quistione
polacca
può
sembrare
tristamente
giudicata
,
si
sono
tutti
concentrati
nell
'
aspirazione
di
riforme
sostanziali
del
presente
ordinamento
sociale
.
È
venuto
un
momento
in
cui
sono
molti
al
mondo
che
hanno
sete
di
giustizia
e
nutrono
la
speranza
di
poterla
,
presto
soddisfare
.
Ormai
non
è
più
un
pensatore
,
un
uomo
di
cuore
isolato
«
che
ha
veduto
tutte
le
oppressioni
che
si
fanno
sotto
il
sole
,
ha
veduto
le
lagrime
degli
oppressi
,
i
quali
non
hanno
alcun
consolatore
,
né
forza
da
potere
scampare
dalle
mani
dei
loro
oppressori
»
e
,
colla
constatazione
generale
del
danno
,
va
unita
la
fiducia
nella
possibilità
di
un
sollecito
rimedio
.
La
credenza
che
i
primi
Cristiani
avevano
nel
prossimo
avvento
del
regno
di
Dio
,
che
dovea
fare
sparire
il
male
,
premiare
i
giusti
,
punire
i
malvagi
,
trova
il
suo
riscontro
nella
persuasione
,
diffusa
in
tutti
gli
strati
sociali
,
che
la
parte
maggiore
delle
iniquità
,
che
si
trovano
nel
mondo
,
sia
imputabile
alla
maniera
come
è
ora
organizzata
la
società
,
e
che
esse
potrebbero
essere
evitate
se
coloro
che
hanno
nelle
mani
il
potere
sociale
non
fossero
lo
strumento
dei
ricchi
e
dei
forti
ed
intervenissero
efficacemente
a
favore
dei
deboli
.
Questa
persuasione
,
che
omai
ha
conquistato
tante
menti
e
riscalda
tanti
cuori
,
la
convinzione
omai
tanto
sparsa
che
vi
sia
una
quistione
sociale
,
che
fra
poco
siano
inevitabili
importanti
riforme
del
diritto
di
proprietà
,
della
famiglia
,
di
tutta
la
presente
organizzazione
industriale
e
capitalistica
,
i
tentativi
e
le
promesse
,
che
gli
stessi
governanti
ed
i
Sovrani
non
mancano
talvolta
di
fare
su
questo
argomento
,
contribuiscono
a
formare
quell
'
ambiente
intellettuale
e
morale
in
cui
il
socialismo
militante
vive
,
prospera
,
si
diffonde
.
Col
favore
infatti
di
quest
'
ambiente
,
attorno
ai
più
reputati
maestri
ed
organizzatori
,
si
sono
formate
due
numerosissime
organizzazioni
politiche
,
ognuna
delle
quali
ha
le
sue
aspirazioni
,
i
suoi
programmi
,
le
sue
dottrine
abbastanza
circoscritte
e
determinate
,
quasi
due
vere
Chiese
:
esse
sono
costituite
dai
seguaci
del
collettivismo
e
da
quelli
dell
'
anarchia
.
Ambedue
hanno
,
a
somiglianza
delle
comunità
religiose
,
una
certa
tendenza
all
'
universalità
e
,
se
non
spediscono
missionari
a
convertire
i
barbari
,
esercitano
però
la
loro
propaganda
in
quasi
tutti
i
popoli
di
civiltà
europea
;
in
una
di
esse
più
specialmente
,
cioè
in
quella
collettivista
,
vediamo
che
,
malgrado
i
numerosi
eresiarchi
ed
i
frequenti
scismi
,
fenomeno
comune
a
tutti
gli
organismi
giovani
e
pieni
di
vita
,
i
capi
,
gl
'
ispiratori
,
si
riuniscono
in
frequenti
concilii
nazionali
ed
universali
,
e
discutono
intorno
ai
dogmi
,
alla
disciplina
,
alla
linea
di
condotta
elle
il
partito
deve
tenere
,
e
fissano
norme
e
metodi
,
che
poi
sono
dalla
moltitudine
dei
credenti
universalmente
accettati
.
XI
.
-
-
L
'
esporre
succintamente
i
postulati
del
collettivismo
è
cosa
abbastanza
facile
,
essendo
essi
già
abbastanza
noti
a
tutte
le
persone
di
qualche
cultura
dopo
che
,
da
non
pochi
anni
a
questa
parte
,
i
suoi
seguaci
son
diventati
tosi
numerosi
da
essere
rappresentati
nei
Parlamenti
dell
'
Italia
,
della
Francia
e
sopratutto
della
Germania
,
dove
essi
assumono
il
titolo
,
che
noi
crediamo
il
più
scientificamente
adatto
a
designarli
,
di
democrazia
sociale
.
Secondo
dunque
la
dottrina
universalmente
riconosciuta
per
ortodossa
,
lo
Stato
rappresentante
della
collettività
dei
cittadini
dovrebbe
essere
l
'
unico
proprietario
di
tutti
gli
strumenti
di
produzione
,
siano
essi
capitali
propriamente
detti
,
macchine
o
terreni
,
e
dovrebbe
essere
l
'
unico
direttore
e
l
'
unico
distributore
della
produzione
economica
.
Non
essendovi
più
né
proprietari
d
'
immobili
,
né
capitalisti
privati
,
tutti
lavorerebbero
per
conto
dell
'
intera
società
,
e
l
'
organismo
sociale
provvederebbe
a
tutti
o
in
ragione
del
bisogno
di
ogni
individuo
,
come
avrebbe
voluto
una
formola
più
semplice
e
più
,
antica
,
o
in
ragione
del
lavoro
compiuto
,
come
vorrebbe
la
formola
più
nuova
ed
ora
più
generalmente
accettata
.
Tutta
la
macchina
così
organizzata
sarà
poi
amministrata
e
di
retta
da
capi
scelti
dal
popolo
a
suffragio
universale
,
che
avranno
cura
di
attribuire
ad
ognuno
quella
qualità
di
lavoro
di
cui
è
più
capace
,
faranno
in
modo
che
i
prodotti
del
lavoro
e
dei
capitali
sociali
non
siano
sciupati
né
indebitamente
sottratti
o
goduti
,
e
nello
stesso
tempo
ne
distribuiranno
ad
ogni
individuo
,
con
perfetta
equità
e
giustizia
,
quella
quota
esatta
,
che
gli
spetta
o
come
prodotto
del
proprio
lavoro
onestamente
ed
infallibilmente
calcolato
,
o
per
i
propri
bisogni
,
dei
quali
con
eguale
imparzialità
i
governanti
si
saranno
formato
un
esatto
criterio
.
Or
noi
non
vogliamo
tener
conto
delle
lotte
civili
,
delle
violenze
,
che
molti
giustamente
ritengono
indispensabili
per
l
'
attuazione
di
questo
programma
e
che
certo
non
farebbero
che
esasperare
gli
odi
e
rancori
e
le
cupidigie
e
,
dividendo
la
popolazione
in
vincitori
e
vinti
e
mettendo
i
secondi
in
balìa
dei
primi
,
darebbero
agio
di
sfrenarsi
ai
più
malvagi
tra
gl
'
istinti
umani
.
Ammettiamo
anzi
che
le
riforme
accennate
siansi
potute
compiere
pacificamente
e
di
comune
accordo
,
o
che
i
secoli
col
loro
volgere
abbiano
già
spento
l
'
ultima
eco
delle
guerre
fratricide
,
con
le
quali
il
nuovo
tipo
di
organizzazione
sociale
si
era
inaugurato
.
Ammettiamo
anche
di
più
,
che
la
produzione
e
la
ricchezza
totale
della
società
non
sia
,
come
vogliono
gli
economisti
,
e
come
ci
pare
che
essi
abbiano
indiscutibilmente
provato
,
col
nuovo
sistema
notevolmente
diminuita
.
Anzi
siamo
prontissimi
a
riconoscere
che
il
lato
etico
del
problema
sociale
debba
avere
un
'
assoluta
prevalenza
su
quello
esclusivamente
economico
e
che
giustamente
per
molte
menti
e
molte
coscienze
il
poco
,
ben
diviso
,
sia
preferibile
al
molto
,
diviso
male
.
Ma
,
dopo
aver
tanto
conceduto
,
abbiamo
il
diritto
ed
il
dovere
di
proporre
un
'
altra
quistione
,
che
chiameremo
politica
,
perché
è
la
più
larga
,
la
più
comprensiva
che
si
possa
immaginare
;
perché
è
un
prodotto
spontaneo
dell
'
esame
sintetico
di
ogni
ordine
di
rapporti
sociali
;
perché
la
sua
soluzione
deve
interessare
non
meno
gli
economisti
ortodossi
che
i
socialisti
,
non
meno
i
capitalisti
che
gli
operai
,
i
ricchi
che
i
poveri
;
perché
essa
è
la
prima
,
la
più
importante
per
tutti
i
cuori
nobili
,
per
tutti
gl
'
intelletti
spregiudicati
,
che
,
al
disopra
di
qualunque
formola
e
di
qualunque
partito
,
pongono
la
ricerca
spassionata
di
un
assestamento
sociale
che
rappresenti
il
massimo
del
bene
che
sia
lecito
alla
nostra
povera
umanità
di
raggiungere
.
Abbiamo
dunque
il
diritto
ed
il
dovere
di
chiedere
se
,
con
l
'
attuazione
del
sistema
comunista
o
di
quello
collettivista
,
la
giustizia
,
la
verità
,
l
'
amore
ed
il
compatimento
reciproco
fra
gli
uomini
avranno
nel
mondo
un
posto
,
maggiore
di
quello
che
ora
vi
occupano
:
se
i
forti
,
che
staranno
sempre
in
alto
,
saranno
meno
soverchiatori
;
se
i
deboli
,
che
rimarranno
sempre
in
basso
,
saranno
meno
soverchiati
.
A
questa
domanda
rispondiamo
fin
d
'
ora
recisamente
,
ma
osiamo
dirlo
ponderatamente
,
con
un
no
.
Un
uomo
di
mente
ci
disse
una
volta
che
era
impossibile
allo
studioso
di
scienze
storiche
e
politiche
di
prevedere
esattamente
ciò
che
avverrà
in
un
futuro
prossimo
o
remoto
nelle
società
umane
,
perché
vi
è
sempre
negli
eventi
umani
una
parte
dovuta
a
ciò
che
comunemente
si
chiama
il
caso
fortuito
,
la
quale
non
potrà
mai
essere
in
anticipazione
calcolata
;
aggiungeva
però
che
si
può
al
contrario
prevedere
molto
bene
ciò
che
non
avverrà
mai
,
l
'
in
dagine
negativa
avendo
una
base
sicura
nella
conoscenza
della
natura
umana
,
la
quale
mai
permetterà
che
si
attui
realmente
ciò
che
ad
essa
fondamentalmente
ripugna
.
La
seconda
di
queste
massime
ci
pare
molto
applicabile
al
caso
che
ora
stiamo
studiando
,
e
la
sua
applicazione
deve
riuscire
tanto
più
facile
che
in
gran
parte
non
si
tratta
già
di
prevedere
ciò
che
potrà
o
no
accadere
,
ma
di
constatare
semplicemente
ciò
che
è
accaduto
e
tutti
i
giorni
accade
;
sicché
il
moltissimo
già
per
esperienza
noto
ci
rendo
agevolissimo
lo
stabilire
ciò
che
sarà
il
poco
,
che
alcuni
credono
ancora
un
ignoto
.
Infatti
le
società
comuniste
e
collettiviste
sarebbero
senza
dubbio
rette
da
magistrati
eletti
esclusivamente
a
suffragio
universale
,
e
noi
sappiamo
già
come
funzionino
i
poteri
politici
dove
essi
sono
in
mano
quasi
esclusivamente
ai
così
detti
mandatari
del
popolo
.
Sappiamo
già
come
le
maggioranze
non
abbiano
che
un
semplice
diritto
di
opzione
fra
i
pochi
candidati
possibili
e
come
non
possano
perciò
esercitare
sopra
di
essi
che
un
controllo
saltuario
,
limitato
e
spesso
inefficace
;
sappiamo
come
l
'
indicazione
dei
candidati
stessi
sia
quasi
sempre
l
'
opera
di
minoranze
organizzate
per
gusto
o
per
mestiere
dedite
alla
politica
elettorale
,
di
caucus
e
di
comitati
i
cui
interessi
sono
spessissimo
in
contradizione
con
quelli
delle
maggioranze
.
Conosciamo
già
quali
siano
le
astuzie
usate
dai
peggiori
per
falsare
a
loro
profitto
i
verdetti
delle
urne
,
quali
siano
le
bugie
che
si
dicono
,
le
promesse
fallaci
e
le
violenze
che
si
fanno
,
per
carpire
i
voti
degli
elettori
.
Ma
,
possono
obiettare
i
comunisti
e
collettivisti
,
tutto
ciò
avviene
perché
esiste
la
presente
organizzazione
capitalistica
,
perché
ora
i
latifondisti
ed
i
proprietari
delle
grandi
fortune
mobiliari
hanno
mille
modi
diretti
ed
indiretti
di
coartare
e
comprare
i
voti
dei
poveri
,
dei
quali
si
giovano
per
rendere
il
suffragio
universale
una
menzogna
ed
assicurarsi
la
preponderanza
,
politica
;
ed
è
appunto
per
evitare
gl
'
inconvenienti
testé
enumerati
che
bisognerebbe
,
quando
non
ci
fossero
altre
ragioni
,
cambiare
radicalmente
l
'
ordinamento
sociale
.
Coloro
che
ragionano
in
questo
modo
dimenticano
però
un
particolare
della
questione
,
che
a
noi
non
pare
trascurabile
;
dimenticano
cioè
che
,
anche
nelle
società
organizzate
come
essi
vorrebbero
,
vi
sarebbero
sempre
coloro
che
amministrerebbero
la
pubblica
ricchezza
e
vi
sarebbe
la
grande
massa
degli
amministrati
,
che
si
dovrebbero
contentare
della
parte
che
loro
verrebbe
attribuita
.
Or
gli
amministratori
della
repubblica
sociale
,
che
sarebbero
nello
stesso
tempo
i
capi
politici
;
diverrebbero
indubbiamente
molto
più
potenti
dei
ministri
e
dei
milionari
d
'
oggidì
.
Poiché
l
'
uomo
,
che
avrà
la
facoltà
di
costringere
gli
altri
ad
un
dato
lavoro
e
di
fissare
la
porzione
di
godimenti
e
di
soddisfazioni
morali
e
materiali
,
che
dovrà
essere
il
correspettivo
di
questo
lavoro
,
per
quanto
possa
essere
frenato
da
leggi
e
regolamenti
,
sarà
sempre
il
despota
dei
suoi
fratelli
e
potrà
sempre
far
piegare
a
suo
vantaggio
la
loro
coscienza
e
la
loro
volontà
.
E
tutte
le
menzogne
,
tutte
le
viltà
tutte
le
violenze
e
le
baratterie
,
che
ora
non
servono
soltanto
per
brigare
i
suffragi
del
popolo
ma
si
adoperano
anche
per
farsi
avanti
nei
pubblici
impieghi
o
semplicemente
per
far
quattrini
presto
e
con
modi
poco
scrupolosi
,
in
un
regime
collettivista
sarebbero
tutte
consacrate
allo
scopo
di
diventare
amministratori
dell
'
azienda
sociale
.
Unica
,
sarebbe
la
mèta
degli
avidi
,
dei
furbi
e
dei
violenti
,
unica
la
tendenza
delle
cabale
e
delle
combriccole
,
che
non
mancherebbero
di
formarsi
a
scapito
dei
caratteri
più
miti
,
più
giusti
,
più
leali
.
E
la
differenza
sarebbe
tutta
a
vantaggio
della
società
presente
;
poiché
la
distruzione
della
pluralità
delle
forze
politiche
,
della
diversità
dei
modi
e
delle
vie
con
cui
ora
si
acquista
l
'
importanza
sociale
,
toglierebbe
ogni
indipendenza
ed
ogni
possibilità
di
controllo
reciproco
.
Ora
almeno
l
'
impiegato
può
ridersi
del
milionario
;
un
buon
operaio
,
che
sappia
bene
guadagnarsi
la
vita
colle
proprie
braccia
,
nulla
ha
da
temere
dal
capo
divisione
,
dal
deputato
o
dal
ministro
;
chiunque
abbia
una
posizione
discreta
come
proprietario
,
industriale
o
professionista
può
portare
la
fronte
alta
dinanzi
a
tutti
i
poteri
dello
Stato
ed
a
tutti
i
latifondisti
ed
alti
baroni
della
finanza
che
stanno
nel
mondo
.
Col
collettivismo
nessuno
potrà
fare
a
meno
di
essere
sottomesso
agli
uomini
che
saranno
al
governo
,
essi
soli
potranno
dispensare
i
favori
,
il
pane
,
la
gioia
ed
il
dolore
della
vita
.
Una
tirannide
unica
,
assorbente
e
schiacciante
graverà
su
tutti
;
i
grandi
della
terra
saranno
i
padroni
assoluti
di
tutto
,
e
la
parola
indipendente
di
chi
da
loro
nulla
teme
e
nulla
spera
non
verrà
più
a
frenarne
gli
eccessi
.
Cita
il
George
frequentemente
,
nel
suo
libro
intitolato
Progresso
e
Povertà
,
un
passo
dei
Vedas
nel
quale
è
detto
che
gli
elefanti
folli
d
'
orgoglio
ed
i
parasoli
ricamati
d
'
oro
sono
il
frutto
della
proprietà
privata
della
terra
.
Al
giorno
d
'
oggi
,
che
la
civiltà
è
più
raffinata
e
la
vita
più
multiforme
,
la
ricchezza
può
procacciare
ben
altro
che
elefanti
e
parasoli
;
ma
in
fondo
i
privilegi
che
essa
conferisce
a
chi
la
possiede
consistono
nel
render
più
facile
il
conseguimento
dei
piaceri
intellettuali
,
nel
più
abbondante
godimento
di
quelli
materiali
,
in
soddisfazioni
di
vanità
,
e
d
'
amor
proprio
e
sopratutto
nel
poter
disporre
delle
volontà
altrui
,
conservando
indipendente
la
propria
.
Or
i
capi
di
una
repubblica
comunista
o
collettivista
disporrebbero
più
che
mai
tirannicamente
delle
volontà
degli
altri
e
,
potendo
distribuire
privazioni
o
favori
,
avrebbero
mezzo
di
godere
,
forse
più
gesuiticamente
ma
con
eguale
abbondanza
,
di
quei
piaceri
materiali
e
di
quei
trionfi
della
vanità
,
che
ora
sono
patrimonio
dei
potenti
e
dei
milionari
;
come
questi
,
e
meglio
di
questi
,
potrebbero
avvilire
la
dignità
dègli
altri
uomini
e
potrebbero
corrompere
la
virtù
delle
donne
.
XII
.
Più
che
nella
parte
positiva
,
la
forza
delle
dottrine
socialiste
e
di
quelle
anarchiche
sta
nella
parte
negativa
,
cioè
nella
critica
acuta
,
minuziosa
,
spietata
,
che
fanno
degli
ordinamenti
presenti
.
Or
che
la
distribuzione
della
ricchezza
,
così
come
si
è
fatta
per
il
passato
e
come
avviene
ai
nostri
tempi
,
considerata
dal
punto
di
vista
della
giustizia
assoluta
,
offra
margine
a
molti
e
gravissimi
appunti
,
perché
consacra
grandi
e
flagranti
ingiustizie
,
è
cosa
tanto
evidente
che
l
'
affermarla
ci
pare
quasi
una
vera
e
propria
banalità
.
In
verità
non
ci
volevano
il
sottilissimo
ingegno
del
Proudhon
,
non
le
lunghe
ed
algebriche
deduzioni
del
Marx
,
né
la
potente
e
sanguinosa
ironia
del
Lassalle
,
per
provare
ciò
che
salta
tanto
agevolmente
agli
occhi
di
tutti
,
anche
dell
'
osservatore
più
superficiale
e
profano
:
che
il
godimento
individuale
dei
beni
della
vita
non
è
proporzionato
,
non
diciamo
allo
stento
,
ma
neppure
al
merito
del
lavoro
,
che
è
stato
impiegato
a
produrli
.
Accade
nella
vita
economica
ciò
che
osserviamo
tutti
i
giorni
nella
vita
politica
,
in
quella
scientifica
,
in
tutti
i
rami
,
insomma
,
dell
'
attività
sociale
:
che
il
successo
,
cioè
,
quasi
mai
è
proporzionato
al
merito
;
che
fra
il
servizio
reso
da
un
individuo
alla
società
ed
il
guiderdone
che
ne
ricava
vi
è
quasi
sempre
un
grande
e
spesso
stridente
squilibrio
.
Il
combattere
il
socialismo
volendo
negare
o
semplicemente
attenuare
la
verità
del
fatto
testé
da
noi
accennato
,
equivale
a
porsi
sopra
un
terreno
nel
quale
si
è
sicuri
di
avere
la
peggio
.
Gli
economisti
ortodossi
,
che
qualche
volta
l
'
hanno
tentato
ed
hanno
cercato
dimostrare
che
la
proprietà
privata
delle
terre
e
dei
capitali
non
solo
è
indispensabile
o
utile
per
la
convivenza
sociale
,
ma
risponde
anche
ai
dettami
assoluti
della
morale
e
della
giustizia
,
ci
pare
che
abbiano
prestato
il
fianco
a
poderosissimi
attacchi
;
e
la
loro
tesi
,
che
in
ogni
tempo
potrebbe
essere
giudicata
difficile
,
anzi
quasi
disperata
,
raggiunge
l
'
evidenza
dell
'
assurdità
nei
tempi
che
corrono
,
quando
tutti
sappiamo
con
quali
modi
si
costituiscano
di
frequente
le
grandi
fortune
.
Tutto
ciò
che
si
può
e
si
deve
obiettare
alla
critica
demolitrice
dei
socialisti
si
riassume
in
una
verità
,
che
può
sembrare
crudele
ed
alla
quale
abbiamo
già
accennato
,
ma
elle
è
utile
e
morale
che
sia
altamente
e
ripetutamente
proclamatati
Questa
verità
consiste
nella
constatazione
che
non
vi
può
essere
organizzazione
sociale
che
sia
basata
esclusivamente
sul
sentimento
della
giustizia
e
che
da
questo
lato
quindi
non
lasci
molto
a
desiderare
.
Ed
è
naturale
che
sia
tosi
,
perché
ogni
individuo
non
è
mai
nella
sua
condotta
privata
e
pubblica
guidato
esclusivamente
dal
senso
del
giusto
,
ma
anche
dalle
sue
passioni
e
dai
suoi
bisogni
.
Solo
chi
si
isola
dal
mondo
,
chi
rinuncia
ad
ogni
ambizione
di
ricchezza
o
di
potere
,
ad
ogni
vanità
mondana
,
ad
esplicare
in
qualsiasi
modo
la
propria
personalità
,
può
lusingarsi
che
i
suoi
atti
siano
inispirati
dal
sentimento
assoluto
della
giustizia
;
ma
l
'
uomo
d
'
azione
,
che
sta
nella
vita
politica
o
in
quella
degli
affari
,
sia
egli
commerciante
o
proprietario
,
professionista
o
manuale
,
sacerdote
di
una
religione
od
apostolo
del
socialismo
,
mira
sempre
a
raggiungere
il
successo
,
e
perciò
la
sua
condotta
sarà
sempre
il
risultato
di
una
transazione
,
consciente
od
inconsciente
,
fra
il
sentimento
della
giustizia
ed
i
suoi
interessi
.
Il
volere
,
con
sentimenti
così
fatti
,
costituire
un
tipo
di
organizzazione
sociale
corrispondente
in
tutto
a
quell
'
ideale
di
giustizia
che
l
'
uomo
può
concepire
ma
,
non
sa
attuare
,
è
un
'
utopia
che
in
certe
circostanze
può
diventare
pericolosa
;
quando
essa
cioè
riesce
a
far
convergere
una
quantità
di
forze
intellettuali
e
morali
verso
il
conseguimento
di
uno
scopo
che
non
sarà
mai
una
verità
e
che
il
giorno
che
si
tenterà
di
realizzare
non
potrà
produrre
che
il
trionfo
dei
peggiori
e
lo
sconforto
e
la
delusione
dei
buoni
.
I
dottori
del
socialismo
affermano
che
tutte
o
almeno
gran
parte
delle
imperfezioni
umane
,
delle
ingiustizie
che
ora
,
si
commettono
sotto
il
sole
,
non
sono
un
effetto
delle
naturali
condizioni
etiche
della
nostra
specie
,
ma
piuttosto
di
quelle
che
ad
essa
vengono
imposte
dalla
presente
organizzazione
borghese
.
Uno
di
questi
dottori
in
un
suo
recente
lavoro
ha
detto
esplicitamente
che
«
cambiando
le
condizioni
sociali
,
secondo
gl
'
intenti
che
si
propone
il
socialismo
,
avremo
una
profonda
trasformazione
della
natura
umana
»
.
Or
noi
non
faremo
il
torto
ai
riformatori
odierni
di
supporre
che
essi
vogliano
riprodurre
sotto
una
forma
nuova
il
vecchio
aforisma
di
Rousseau
:
che
l
'
uomo
nasce
buono
e
la
società
lo
rende
cattivo
.
Poiché
,
per
accettare
incondizionatamente
questo
giudizio
,
bisogna
nuche
ammettere
che
la
società
non
sia
il
risultato
della
naturale
e
spontanea
attività
degli
uomini
,
ma
sfasi
costituita
per
influenza
di
un
ente
sovrumano
od
extraumano
,
che
sì
è
divertito
a
darci
leggi
,
istituti
e
consuetudini
,
che
hanno
attossiccato
e
sconvolto
la
bontà
,
la
generosità
,
la
magnaminità
innate
della
stirpe
di
Adamo
.
Non
crediamo
neppure
che
i
socialisti
moderni
pensino
che
la
presente
organizzazione
sociale
risponda
solo
agli
istinti
di
altre
razze
,
di
altre
generazioni
umane
,
il
cui
senso
morale
dovea
essere
molto
più
basso
di
quello
della
generazione
contemporanea
,
la
girale
,
nobile
ed
elevata
come
è
,
sentirebbe
urgente
il
bisogno
di
liberarsi
,
come
da
una
tunica
di
Nesso
,
degli
istituti
ereditati
dai
suoi
poco
scrupolosi
maggiori
.
Dappoiché
,
ammesso
questo
modo
di
applicare
le
teorie
evoluzioniste
alle
società
umane
,
ammesso
che
la
selezione
abbia
da
qualche
secolo
ad
ora
sensibil
mente
rialzato
il
livello
medio
della
moralità
,
bisogna
anche
ammettere
che
il
progresso
morale
già
ottenuto
avrebbe
dovuto
sensibilmente
diminuire
,
anziché
aumentare
,
gl
'
inconvenienti
della
organizzazione
borghese
.
Or
ciò
non
è
evidentemente
accaduto
:
gli
uomini
non
sono
diventati
,
stando
anche
a
quello
che
dicono
i
socialisti
,
meno
egoisti
e
duri
di
cuore
.
Giacché
,
se
il
contrario
fosse
vero
,
se
un
atomo
dell
'
utile
proprio
non
avesse
spesso
per
loro
ugual
peso
di
una
gran
somma
d
'
interessi
e
di
dignità
altrui
,
se
tutta
una
società
fosse
nella
sua
gran
maggioranza
composta
di
persone
giuste
e
compassionevoli
,
di
gente
retta
ed
intera
,
come
piaceva
al
Signore
d
'
Israele
e
come
certo
sarebbe
piaciuta
ai
signori
Marx
e
Lassalle
,
verrebbero
ridotti
ai
minimi
termini
tutti
quei
funesti
risultati
del
rapace
capitalismo
e
della
disperata
concorrenza
,
i
quali
dagli
autori
ora
citati
sono
stati
con
sì
rara
maestria
rilevati
.
Sicché
l
'
interpretazione
più
positiva
,
che
si
possa
ora
dare
all
'
antica
dottrina
di
Rousseau
,
è
quella
che
viene
appunto
seguita
da
moltissimi
fra
coloro
che
militano
nelle
file
del
partito
collettivista
o
anche
fra
gli
anarchici
.
Essi
credono
infatti
che
il
lavorio
naturale
della
selezione
sia
profondamente
disturbato
e
pervertito
nelle
presenti
società
borghesi
e
che
esso
potrà
liberamente
agire
ed
avere
i
suoi
benefici
effetti
solo
quando
saranno
attuati
quei
programmi
,
che
variano
secondo
le
diverse
scuole
riformatrici
.
Ragionando
in
questo
modo
è
evidente
che
si
scolata
,
una
speranza
,
che
non
si
potrà
mai
provare
anticipatamente
se
sarà
,
realizzata
che
si
calcola
sopra
un
progresso
morale
che
si
asserisce
che
si
raggiungerà
,
per
attuare
un
tipo
di
organizzazione
sociale
,
che
lo
suppone
di
già
raggiunto
e
che
potrebbe
forse
funzionare
soltanto
quando
fosse
raggiunto
.
Non
si
farebbe
infine
che
rinnovare
,
in
grande
e
con
effetti
più
disastrosi
,
l
'
errore
al
quale
dobbiamo
principalmente
i
danni
presenti
del
Parlamentarismo
.
Ma
in
verità
,
se
lo
studio
spassionato
della
storia
ci
può
dire
qualche
cosa
,
esso
c
'
insegna
,
come
crediamo
di
avere
dimostrato
al
capitolo
VII
di
questo
lavoro
,
che
è
assai
difficile
il
modificare
sensibilmente
il
livello
morale
medio
di
tutto
un
popolo
ché
abbia
già
raggiunto
da
un
pezzo
un
grado
elevato
di
civiltà
,
e
che
l
'
influenza
,
che
i
diversi
tipi
di
organizzazione
sociale
e
politica
possono
avere
in
queste
modificazioni
,
è
certo
minore
di
quanto
immaginano
i
novatori
d
'
oggidì
.
C
'
insegna
inoltre
che
tutte
le
volte
che
,
nel
corso
dei
secoli
,
quest
'
influenza
si
è
esplicata
in
modo
benefico
,
questo
si
è
ottenuto
perché
l
'
arbitrio
individuale
e
collettivo
di
coloro
che
avevano
in
mano
un
potere
è
stato
frenato
e
controllato
da
altri
uomini
posti
in
condizioni
di
assoluta
indi
pendenza
e
di
nessuna
,
comunanza
,
d
'
interessi
con
coloro
che
dove
vano
controllare
.
È
stato
necessario
ed
indispensabile
perciò
che
sfasi
potuta
avere
la
moltiplicità
delle
forze
politiche
,
che
parecchie
fossero
le
vie
colle
quali
si
arrivava
ad
acquistare
l
'
importanza
sociale
e
che
le
diverse
forze
politiche
fossero
rappresentate
nel
reggimento
dello
Stato
.
Il
collettivismo
ed
il
comunismo
,
come
tutte
le
dottrine
basate
sulle
passioni
e
la
fede
cieca
delle
masse
,
tendono
a
distruggere
l
'
accennata
moltiplicità
delle
forze
politiche
e
,
riducendo
ogni
potere
in
mano
ai
soli
eletti
del
popolo
,
abolendo
per
giunta
,
la
ricchezza
individuale
,
che
in
tutte
le
società
mature
ha
fornito
spesso
il
mezzo
d
'
acquistare
indipendenza
e
prestigio
senza
il
concorso
dei
reggitori
dello
Stato
,
non
possono
condurre
che
alla
menomazione
della
difesa
giuridica
,
a
ciò
che
in
linguaggio
povero
si
chiama
la
tirannia
dei
governanti
sui
governati
.
Quella
tirannia
,
ch
'
è
stata
sempre
il
risultato
pratico
di
tutte
le
dottrine
politiche
sempliciste
,
che
,
non
osservando
quanto
vi
sia
di
complicato
e
difficili
nella
natura
umani
,
hanno
voluto
adattare
l
'
organizzazione
sociale
ad
un
sole
concetto
unilaterale
ed
assoluto
ed
hanno
voluto
stabilirla
sopra
un
principio
esclusivo
,
sia
stato
esso
quello
della
volontà
di
Dio
,
interpretata
dai
suoi
ministri
e
dai
suoi
vicari
terrestri
,
o
quello
della
volontà
del
popolo
,
esercitata
per
mezzo
dei
suoi
rappresentanti
.
Certo
,
per
quanto
una
sana
dottrina
politica
possa
suggerire
rimedi
legislativi
ed
indicare
quell
'
indirizzo
atto
a
diminuire
al
quanto
le
ingiustizie
sociali
;
per
quanto
i
congegni
della
difesa
giuridica
possano
esser
migliorati
in
modo
da
moderare
l
'
oltracotanza
,
degli
nomini
investiti
dei
pubblici
poteri
;
i
benefici
che
da
tutte
le
riforme
inspirate
a
questi
criteri
si
potrebbero
avere
sono
tempre
ben
poca
cosa
di
fronte
a
quell
'
êra
di
felicità
,
di
uguaglianza
,
di
giustizia
,
universale
,
che
le
varie
scuole
socialiste
implicitamente
od
esplicitamente
promettono
ai
loro
seguaci
.
I
detti
benefici
corrispondono
ai
pochi
e
dubbi
anni
di
discreta
sanità
fisica
che
un
coscienzioso
medico
può
,
con
le
debite
riserve
,
garantire
ai
suoi
clienti
;
premio
,
invero
,
molto
scarso
di
una
diuturna
osservanza
di
tutte
le
norme
igieniche
,
specialmente
se
vien
paragonato
alla
pronta
e
sicura
guarigione
di
tutti
i
malanni
ed
alla
vita
quasi
secolare
elio
viene
promessa
dall
'
elisir
del
ciarlatano
.
Chiediamo
sinceramente
venia
di
un
ravvicinamento
,
che
certo
dal
lato
morale
non
è
applicabile
ad
uomini
che
in
buona
fede
sostengono
le
loro
idee
;
ma
osserviamo
che
potrebbe
darsi
benissimo
che
il
medico
dimostrasse
la
fallacia
dell
'
elisir
e
che
il
ciarlatano
lo
sfidasse
di
rimando
ad
inventarne
un
altro
,
che
avesse
realmente
quella
virtù
che
dovei
esser
contenuta
nel
suo
.
Siamo
certi
che
il
medico
risponderebbe
che
,
appunto
perché
egli
conosce
quale
sia
la
moltiplicità
dei
germi
patogenici
e
quanto
siano
varie
e
numerose
le
cause
che
possono
deteriorare
il
delicato
organismo
del
corpo
umano
,
non
pretenderà
mai
di
trovare
il
rimedio
universale
e
sicuro
di
tutte
le
malattie
,
poiché
,
se
semplicemente
lo
tentasse
,
scenderebbe
subito
al
livello
del
ciarlatano
.
XIII
.
Gli
anarchici
,
come
abbiamo
già
notato
,
fondano
la
loro
critica
demolitrice
delle
istituzioni
vigenti
sulle
stesse
passioni
,
sullo
stesso
ordine
di
osservazione
e
d
'
idee
che
costituiscono
la
basi
della
propaganda
collettivista
;
con
questa
differenza
soltanto
,
che
essi
sono
ordinariamente
più
violenti
,
e
qualche
volta
addirittura
feroci
,
non
solo
negli
atti
,
ma
anche
nelle
parole
.
Negli
ideali
che
si
propongono
di
attuare
,
si
distinguono
però
profondamente
da
tutte
le
scuole
socialiste
.
Mentre
queste
,
in
fatti
,
per
abolire
od
attenuare
notevolmente
le
ingiustizie
e
le
disuguaglianze
che
si
lamentano
nel
mondo
,
vorrebbero
modificare
,
sia
pure
radicalmente
,
l
'
organizzazione
presente
della
società
,
gli
anarchici
,
saggiamente
argomentando
che
,
con
qualunque
tipo
di
organizzazione
sociale
,
vi
sarebbero
sempre
le
disparità
di
condizione
fra
gli
nomini
,
e
continuerebbero
a
coesistere
i
dominatori
ed
i
dominati
,
o
,
come
essi
dicono
,
gli
sfruttatori
e
gli
sfruttati
,
propugnano
la
distruzione
di
ogni
società
organizzata
.
Fanno
come
colui
che
,
avendo
scoperto
che
nessun
morigerato
tenore
di
vita
può
assicurare
una
salute
perfetta
,
ricorre
,
come
rimedio
sicuro
contro
ogni
possibilità
di
malattia
,
al
suicidio
.
Seguaci
più
logici
e
più
rigorosi
del
padre
di
tutti
i
novatori
moderni
,
ossia
di
Giangiacomo
Rousseau
,
i
partigiani
dell
'
anarchia
ritengono
dunque
che
,
essendo
la
società
organizzata
l
'
origine
di
tutti
gli
abusi
,
questi
non
possano
venir
altrimenti
eliminati
che
con
una
disorganizzazione
completa
del
consorzio
ornano
,
ossia
con
un
ritorno
allo
stato
di
natura
.
Ma
con
ciò
non
fanno
che
ripetere
,
force
inconsciamente
,
un
errore
del
loro
maestro
;
poiché
la
verità
è
che
lo
stato
naturale
dell
'
uomo
,
come
del
resto
quello
di
molti
altri
animali
,
non
è
il
disgregamento
individuale
,
ma
la
società
,
che
può
esser
soltanto
più
o
meno
vasta
,
più
o
meno
organizzata
.
Il
supporre
quindi
che
un
fatto
tosi
universale
,
come
è
quello
tanto
facilmente
constatabile
che
tatti
gli
nomini
vivono
socialmente
,
sia
dovuto
all
'
interesse
ed
alla
furberia
di
pochi
,
è
un
concetto
che
,
certo
non
noi
per
i
primi
,
ci
permettiamo
di
definire
come
assurdo
ed
infantile
.
Aristotile
,
che
visse
ventuno
secoli
prima
del
filosofo
e
romanziere
ginevrino
,
ebbe
una
percezione
infinitamente
pia
chiara
e
precisa
,
della
vera
natura
dell
'
uomo
quando
scrisse
che
questi
è
un
animale
politico
.
Ma
le
facoltà
intellettuali
del
peripatetico
greco
probabilmente
non
furono
mai
turbate
né
da
un
puntiglioso
amor
proprio
,
né
dalla
vanità
letteraria
;
e
si
può
anche
supporre
che
la
protezione
dei
sovrani
di
Macedonia
,
o
il
saper
bastare
ai
propri
bisogni
,
lo
abbiano
sottratto
alla
necessità
di
inasprirsi
il
carattere
e
guastarsi
il
fegato
stando
vicino
a
persone
spesso
frivole
,
qualche
volta
pettegole
,
quasi
sempre
di
condizione
sociale
superiore
.
Nel
fatto
,
ammesso
che
l
'
ipotesi
anarchica
si
avverasse
,
che
fosse
distrutto
perciò
il
tipo
odierno
di
organizzazione
sociale
,
che
non
ci
fossero
più
nazioni
né
Governi
,
che
fossero
spazzati
via
gli
eserciti
stanziali
,
la
,
burocrazia
,
le
Camere
e
sopratutto
i
poliziotti
e
le
carceri
,
resterebbe
sempre
la
necessità
di
vivere
,
e
perciò
di
usare
delle
terre
e
degli
altri
strumenti
di
produzione
e
resterebbero
sempre
le
armi
ed
i
caratteri
intraprendenti
ed
arditi
disposti
ad
usarne
per
asservire
altri
.
Dati
questi
elementi
,
si
costituirebbero
subito
piccoli
nuclei
sociali
,
in
cui
molti
lavorerebbero
e
pochi
armati
ed
organizzati
li
spoglierebbero
o
tutelerebbero
,
vivendo
in
ogni
modo
alle
loro
spalle
;
si
tornerebbe
elce
a
quel
tipo
di
organizzazione
semplice
e
primitivo
,
nel
quale
ogni
gruppo
di
armati
è
padrone
assoluto
di
un
cantuccio
di
terra
e
dei
suoi
coltivatori
,
dato
che
lo
sappia
conquistare
e
difendere
con
le
proprio
armi
;
tipo
che
noi
abbiamo
chiamato
feudale
.
Accadrebbe
,
infine
,
ciò
che
accadde
in
Europa
,
quando
la
dissoluzione
dell
'
impero
di
Carlo
Magno
finì
di
disgregare
quel
tanto
di
organizzazione
sociale
che
era
sopravvissuto
alla
caduta
dell
'
Impero
romane
,
ciò
che
accadde
nell
'
India
quando
i
successori
del
Gran
Mogol
furono
ridotti
all
'
impotenza
,
ciò
che
accadrà
in
ogni
società
di
cultura
avanzata
che
,
per
cagioni
interiori
od
esteriori
,
si
disgrega
e
discioglie
.
Certo
coloro
che
si
sentono
baldi
e
forti
e
non
hanno
nulla
da
perdere
si
avvantaggerebbero
di
un
simile
rivolgimento
,
che
da
rebbe
la
preponderanza
come
forza
politica
solo
alla
violenza
ed
al
valor
personale
;
ma
ne
sarebbe
danneggiata
l
'
immensa
maggioranza
,
dei
pacifici
,
forse
il
novanta
per
cento
degli
nomini
,
che
al
regno
del
bugno
preferisce
anche
una
imperfettissima
giustizia
sociale
,
un
po
'
di
tranquillità
e
la
sicurezza
di
godere
almeno
una
parte
dei
frutti
del
proprio
lavoro
.
Per
non
far
nascere
fallaci
speranze
dobbiamo
intanto
osservare
che
i
risultati
,
che
il
trionfo
dell
'
anarchia
ci
farebbe
raggiungere
,
non
si
possono
ottenere
in
pochi
anni
,
o
anche
in
qualche
generazione
.
Giacché
,
se
occorsero
molti
secoli
per
arrivare
dalla
barbarie
al
grado
presente
di
civiltà
,
ne
deve
passare
pure
qualcuno
perché
una
società
vada
perdendo
le
altitudini
civili
e
ritorni
in
uno
stato
di
relativa
barbarie
.
Che
se
poi
si
volesse
addirittura
tornare
alla
barbarie
assoluta
,
allo
stato
delle
tribù
,
che
vivono
di
caccia
,
di
pesca
,
di
agricoltura
nomade
,
allora
ci
vorrà
un
tempo
anche
maggiore
;
quello
cioè
che
occorre
perché
la
vecchia
e
popolatissima
Europa
ci
riduca
ad
una
popolazione
che
sia
appena
un
ventesimo
di
quella
presente
.
A
meno
che
,
per
far
presto
,
i
fautori
dell
'
anarchia
,
oltre
a
sterminare
i
borghesi
e
,
come
essi
dicono
,
i
loro
satelliti
e
sicofanti
,
non
vorranno
pure
distruggere
violentemente
la
grandissima
maggioranza
di
quegli
sfruttati
,
sulla
sorte
dei
quali
ora
spargono
tante
lagrime
.
XIV
.
-
-
Una
dottrina
comune
a
tutti
i
partiti
novatori
,
siano
essi
anarchici
o
semplicemente
socialisti
,
è
quella
della
così
detta
lotta
di
classe
.
Questa
,
dottrina
,
svolta
abbastanza
largamente
per
la
prima
volta
dal
Marx
,
è
uno
dei
migliori
cavalli
di
battaglia
di
tutti
coloro
che
attaccano
l
'
ordinamento
presente
della
società
;
occorre
perciò
dirne
qualche
cosa
.
E
prima
di
tutto
facciamo
rilevare
che
essa
è
fondata
sopra
un
esame
incompleto
,
unilaterale
e
tendenzioso
della
storia
,
col
quale
si
vorrebbe
provare
che
tutta
l
'
attività
delle
società
civili
siasi
finora
esplicata
negli
sforzi
che
hanno
fatto
le
classi
dominatrici
per
mantenersi
al
potere
e
sfrattarlo
a
loro
vantaggio
e
in
quelli
delle
classi
basse
tendenti
a
scuotere
questo
giogo
.
Or
ritroviamo
nel
passato
di
tutti
i
popoli
importantissimi
fatti
sociali
,
che
non
possono
essere
contenuti
in
verun
motto
nella
vernice
angusta
di
questo
quadro
.
Ad
esempio
,
la
lotta
della
Grecia
contro
la
Persia
,
quella
di
Roma
contro
Cartagine
,
l
'
immensa
diffusione
del
Cristianesimo
e
del
Maomettismo
,
le
Crociate
e
lo
stesso
risorgimento
della
nazionalità
italiana
,
che
,
come
diceva
un
arguto
e
coltissimo
economista
,
piuttosto
che
a
fattori
economici
,
fu
dovuto
alla
influenza
esercitata
dai
poeti
e
dai
romanzieri
.
Venendo
poi
alle
gare
civili
,
che
dovrebbero
a
preferenza
essere
determinate
dalla
lotta
di
classe
,
osserviamo
che
anche
in
questo
punto
il
fenomeno
sociale
è
posto
in
luce
dai
socialisti
in
modo
parziale
e
quindi
errato
.
Troviamo
di
quando
in
quando
nella
storia
,
esempi
di
insurrezioni
violente
delle
classi
più
povere
o
di
frazioni
di
queste
,
come
furono
,
ad
esempio
,
le
ribellioni
degli
Iloti
a
Sparta
e
quelle
degli
schiavi
a
Roma
,
le
Jacqueries
della
Francia
ed
altri
moti
contadineschi
e
dei
minatori
,
che
sono
scoppiati
nei
secoli
scorsi
in
Germania
,
in
Inghilterra
ed
anche
in
Russia
.
Essi
sono
stati
occasionati
o
la
oppressioni
inusitate
e
veramente
intollerabili
o
,
più
di
frequente
,
da
disordini
degli
Stati
all
'
origine
dei
quali
gli
insorti
erano
rimasti
estranei
,
ma
elle
avevano
loro
offerto
il
destro
di
avere
delle
armi
e
un
principio
di
organizzazione
.
Ad
ogni
modo
però
è
certo
che
tutti
i
movimenti
ai
quali
hanno
preso
parte
esclusivamente
le
sole
classi
che
vivono
di
lavoro
manuale
,
sono
stati
sempre
con
una
relativa
facilità
,
e
talvolta
con
crudeltà
,
repressi
,
e
che
quasi
mai
hanno
contribuito
a
migliorare
stabilmente
le
condizioni
di
queste
classi
.
Le
sole
lotte
,
cruenti
od
incruenti
,
che
hanno
avuto
il
risultato
pratico
di
modificare
l
'
ordinamento
delle
società
e
sopratutto
la
composizione
delle
classi
dirigenti
,
sono
state
quelle
che
nuovi
elementi
d
'
influenza
e
nuove
forze
politiche
,
sorte
nel
seno
della
classe
governata
ma
che
rappresentavano
numericamente
una
frazione
minima
di
essa
,
hanno
impegnato
per
ottenere
duella
partecipazione
al
Governo
dello
Stato
,
che
esse
credevano
,
e
forse
era
,
loro
ingiustamente
ostacolata
.
Fu
così
che
le
famiglie
più
ricche
della
plebe
romana
,
escluse
dal
consolato
e
da
altre
cariche
cospicue
,
ingaggiarono
nel
quinto
e
quarto
secolo
avanti
l
'
êra
volgare
quella
lotta
con
l
'
antico
patriziato
,
che
ebbe
per
effetto
la
costituzione
di
una
classe
dirigente
più
larga
,
fondata
sul
criterio
del
censo
anziché
su
quello
esclusivo
della
nascita
,
classe
che
formò
la
nobiltà
degli
ultimi
secoli
della
Repubblica
.
Fu
pure
così
che
quella
parte
del
terzo
stato
francese
,
che
,
durante
il
secolo
scorso
,
aveva
acquistato
ricchezze
quasi
uguali
e
cultura
ed
attitudine
di
governo
anche
superiore
a
quelle
della
nobiltà
ebbe
,
dopo
la
Rivoluzione
,
aperto
l
'
accesso
a
tutte
le
cariche
pubbliche
.
E
,
se
è
vero
che
,
tanto
nell
'
uno
che
nell
'
altro
caso
,
la
massa
dei
governanti
ebbe
a
godere
i
vantaggi
di
una
maggiore
difesa
giuridica
,
ciò
avvenne
perché
i
suoi
interessi
si
trovarono
concordi
con
quelli
delle
nuove
forze
politiche
,
che
richiedevano
l
'
ammissione
nella
classe
governante
;
avvenne
perché
queste
nuove
forze
,
per
ottenere
il
loro
intento
,
dovettero
propugnare
principii
di
utilità
,
sociale
e
di
giustizia
,
l
'
applicazione
dei
quali
,
se
giovava
più
direttamente
a
loro
,
giovava
pare
ai
membri
più
umili
del
civile
consorzio
.
Certo
anzi
non
si
pro
disconoscere
che
questo
che
abbiamo
accennato
sia
tino
dei
tanti
modi
coi
quali
il
sorgere
di
nuovi
elementi
d
'
influenza
sociale
può
migliorare
e
rendere
più
equi
i
rapporti
fra
governanti
e
governati
;
ma
ciò
non
vuol
dire
che
qualche
volta
sia
avvenuto
,
o
possa
avvenire
,
che
l
'
intiera
massa
dei
governati
,
di
fatto
non
di
diritto
,
si
sostituisca
o
venga
messa
a
pari
alla
minoranza
governante
,
che
finisca
perciò
la
distinzione
fra
duella
che
i
socialisti
chiamano
classe
sfruttatrice
e
la
classe
che
essi
dicono
sfruttata
.
Resta
a
vedere
poi
se
sia
esatta
questa
divisione
della
società
,
di
cui
tanto
scrivono
e
che
tanto
vanno
predicando
,
in
una
classe
parassita
,
che
nella
contribuisce
alla
produzione
ed
al
benessere
sociale
e
ne
gode
la
parte
migliore
,
ed
una
classe
,
che
tutto
fa
,
tutto
produce
e
che
viene
rimunerata
appena
col
necessario
alla
vita
e
qualche
volta
neppure
con
questo
.
Ora
,
neppure
isolando
completamente
,
come
fanno
spesso
gli
economisti
ed
i
loro
avversari
socialisti
,
i
fenomeni
riguardanti
la
produzione
e
la
distribuzione
della
ricchezza
da
tutti
gli
altri
fatti
sociali
,
questo
modo
di
vedere
risulta
perfettamente
conforme
alla
verità
.
Giacché
se
è
vero
che
è
il
capitale
,
non
il
capitalista
,
quello
che
fornisce
agli
operai
i
mezzi
e
la
possibilità
di
un
lavoro
proficuo
,
se
è
pur
vero
che
è
la
terra
,
non
il
proprietario
di
essa
,
ciò
che
è
necessaria
al
contadino
,
non
si
può
negare
che
l
'
individuo
,
che
sa
riunire
nelle
sue
mani
una
forte
quantità
di
capitale
e
sa
impiegarlo
proficuamente
a
scopo
industriale
,
ed
il
proprietario
che
sa
dirigere
bene
la
cultura
dei
suoi
fondi
,
non
rendano
un
vero
servizio
sociale
aumentando
la
produzione
e
la
ricchezza
;
servizio
del
quale
e
perfettamente
giusto
che
abbiano
una
rimunerazione
.
Che
se
poi
guardiamo
l
'
insieme
dei
fenomeni
sociali
,
se
teniamo
presente
che
la
produzione
della
ricchezza
è
strettamente
legata
al
grado
di
coltura
che
un
paese
ha
raggiunto
,
alla
bontà
,
del
suo
ordinamento
politico
ed
amministrativo
,
allora
l
'
accusa
di
parassitismo
leggermente
lanciata
all
'
intiera
classe
dirigente
composta
di
proprietari
,
di
capitalisti
,
d
'
industriali
,
d
'
impiegati
,
di
professionisti
,
di
tutti
coloro
,
insomma
,
che
non
vivono
di
lavoro
manuale
,
ci
parrà
supremamente
ingiusta
e
tale
che
soltanto
dalla
più
cieca
,
passione
può
essere
accolta
.
Ora
infatti
che
la
grande
industria
e
l
'
agricoltura
hanno
bisogno
ogni
giorno
di
più
delle
applicazioni
della
scienza
,
ora
che
la
produzione
economica
è
basata
quasi
tutta
sugli
scambi
fra
paesi
lontanissimi
,
che
non
sono
possibili
se
gli
nomini
non
sono
riuniti
in
grandi
nazioni
e
sotto
governi
sapientemente
organizzati
,
è
assurdo
l
'
asserire
che
tutto
è
prodotto
dai
lavoratori
manovali
e
tutto
debba
loro
legittimamente
appartenere
;
è
iniquo
dimenticare
i
servizi
che
rende
quella
classe
che
mantiene
la
pace
e
l
'
ordine
,
dirige
tutto
il
movimento
politico
ed
economico
,
conserva
e
fa
progredire
l
'
alta
cultura
scientifica
e
rende
possibile
che
grandi
masse
umane
vivano
e
collaborino
insieme
.
In
piena
giustizia
non
si
può
negare
a
questa
classe
che
una
parte
non
disprezzabile
della
produzione
economica
,
sia
consacrata
a
sostentarla
con
tutta
quell
'
agiatezza
,
che
è
necessaria
affinché
conservi
e
sviluppi
la
propria
superiorità
intellettuale
e
morale
.
Giacché
se
è
certo
,
che
senza
la
cooperazione
dei
lavoratori
manovali
,
essa
sarebbe
condannata
a
decadere
e
forse
anele
a
perire
,
è
pure
certo
che
,
senza
gli
elementi
dirigenti
,
i
lavoratori
manovali
cadrebbero
subito
in
uno
stato
di
barbarie
,
che
farebbe
immensamente
diminuire
la
produzione
economica
e
deteriorerebbe
quindi
in
modo
grandissimo
il
loro
stato
morale
e
materiale
.
Su
questo
argomento
la
più
antica
lezione
di
sociologia
,
l
'
apologo
delle
membra
e
dello
stomaco
,
che
Menenio
Agrippa
recitava
,
circa
ventiquattro
secoli
fa
,
avanti
la
plebe
romana
adunata
sul
Monte
Sacro
,
resta
sempre
quella
che
meglio
risponde
alla
verità
delle
cose
.
Ciò
che
tutti
debbono
riconoscere
,
e
che
nessuno
potrà
negare
,
è
che
nelle
classi
elevate
vi
è
buon
numero
di
parassiti
o
sfruttatori
,
che
molto
godono
e
molto
consumano
senza
rendere
alcun
vero
servizio
sociale
,
né
di
direzione
,
né
di
esecuzione
;
e
che
vi
sono
in
esse
anche
elementi
che
profittano
della
loro
posizione
per
trarre
una
rimunerazione
dei
loro
servizi
infinitamente
superiore
ai
loro
meriti
reali
.
A
questi
elementi
abbiamo
già
.
Accennato
fin
dal
capitolo
V
del
presente
lavoro
,
quando
abbiamo
parlato
di
quelle
tali
forze
sociali
,
che
tendono
sempre
con
la
loro
soverchia
preponderanza
a
rompere
l
'
equilibrio
giuridico
a
loro
vantaggio
;
e
se
mal
non
ci
apponiamo
,
abbiamo
nominato
come
particolarmente
pericolosi
a
questo
riguardo
i
banchieri
,
alcuni
grossi
industriali
e
speculatori
e
generalmente
coloro
che
riuniscono
in
unica
mano
grosse
frazioni
di
capitale
mobiliare
.
Però
,
osservando
questi
sfruttamenti
,
che
avvengono
in
molti
paesi
mediante
le
famose
tariffe
protezioniste
,
ed
in
alcuni
altri
anche
mediante
i
privilegi
bancari
,
dobbiamo
convenire
che
essi
sono
esercitati
tanto
a
danno
delle
classi
lavoratrici
che
a
pregiudizio
delle
frazioni
più
grosse
della
classe
dirigente
;
sicché
anche
questa
,
nella
sua
grande
maggioranza
,
paga
largamente
il
fio
della
sua
debolezza
ed
ignoranza
,
sopportando
sacrifici
che
vanno
a
pro
di
un
numero
piccolissimo
d
'
individui
.
Del
resto
parassiti
e
sfruttatori
esistono
in
tutti
gli
strati
sociali
,
come
pure
in
tutti
i
gradini
della
scala
economica
e
gerarchica
vi
sono
gli
sfrattati
.
È
uno
sfruttatore
colui
che
sciupa
in
lusso
,
giuochi
e
bagordi
una
fortuna
,
e
disfà
in
questo
modo
il
capitale
ereditato
,
ed
è
uno
sfruttato
quegli
che
laboriosantente
ed
onestamente
l
'
ha
accumulato
,
faticando
molto
,
consumando
poco
e
forse
godendo
niente
.
È
sfruttatore
l
'
uouno
politico
,
che
arriva
ai
primi
posti
profittando
della
facilità
che
hanno
i
popoli
a
lasciarsi
ingannare
,
lusingando
le
borie
e
le
vanità
delle
masse
,
comprando
le
coscienze
,
usando
ed
abusando
di
tutte
le
cattive
qualità
e
le
debolezze
dei
suoi
simili
,
ed
è
uno
sfruttato
l
'
uomo
di
Stato
che
,
più
che
all
'
effetto
ed
all
'
applauso
,
mira
al
vantaggio
reale
dei
governati
ed
è
sempre
pronto
a
lasciare
il
potore
quando
questo
vantaggio
crede
di
non
poter
più
raggiungere
.
È
sfruttatore
l
'
impiegato
che
ha
conquistato
il
suo
posto
ingannando
gli
esaminatori
o
rendendo
servizi
loschi
ai
politicanti
e
lo
conserva
e
fa
carriera
e
lavora
,
il
meno
possibile
,
adulando
i
suoi
superiori
o
tradendo
il
suo
dovere
d
'
ufficio
,
ed
è
uno
sfrattato
il
suo
collega
che
fa
...
precisamente
tutto
il
contrario
.
E
uno
sfruttatore
il
soldato
,
che
si
eclissa
nel
momento
del
pericolo
ma
si
fa
vivo
quando
si
tratta
di
avere
la
medaglia
o
la
ricompensa
,
ed
è
uno
sfruttato
il
suo
commilitone
,
che
affronta
la
morte
e
le
ferite
senza
pensare
a
farsene
un
titolo
per
posare
ad
eroe
e
chiedere
posti
di
favore
e
sussidi
per
tutta
la
vita
.
Sono
sfruttatori
quei
contadini
e
sopratutto
quegli
operai
pigri
,
viziosi
,
e
disonesti
,
che
cominciano
coll
'
essere
i
parassiti
dei
loro
parenti
più
laboriosi
,
continuano
coll
'
essere
i
parassiti
dei
loro
compagni
,
ai
quali
scroccano
aiuti
dando
in
cambio
chiacchere
e
cattivi
consigli
,
e
dei
padroni
ai
quali
scroccano
il
salario
dando
in
cambio
un
lavoro
mal
fatto
ed
incompleto
,
e
finiscono
spesso
coll
'
essere
parassiti
della
società
intera
nel
carcere
;
e
sono
sfruttati
tutti
quei
lavoratori
manovali
,
che
coscienziosamente
e
tacitamente
adempiono
al
loro
dovere
,
che
mai
si
sottraggono
al
disagio
ed
alla
fatica
,
o
vivono
stentatamente
senza
poter
migliorare
la
propria
posizione
o
mettere
qualche
cosa
da
parte
per
la
vecchiaia
.
È
uno
sfruttatore
colui
che
,
restando
pensatamente
celibe
,
insidia
all
'
onore
delle
donne
altrui
,
ed
è
uno
sfruttato
chi
,
dopo
essersi
sobbarcato
ai
pesi
ed
alla
responsabilità
di
una
famiglia
regolarmente
costituita
,
diventa
bersaglio
alle
insidie
del
primo
.
Finalmente
è
uno
sfruttatore
lo
scienziato
che
consegue
la
cattedra
scrivendo
il
libro
che
piace
a
coloro
che
devono
essere
i
suoi
giudici
,
o
consegue
la
celebrità
o
la
popolarità
pubblicando
l
'
opera
che
piace
alle
turbe
,
perché
lusinga
la
passione
del
giorno
;
ed
è
uno
sfruttato
quegli
che
all
'
amaro
della
verità
sacrifica
buona
parte
del
suo
successo
e
si
rassegna
perciò
a
rimanere
in
un
rango
inferiore
a
quello
in
cui
,
se
meno
onesto
,
il
suo
ingegno
ed
i
suoi
sardi
l
'
avrebbero
chiamato
.
Un
tempo
gli
sfruttati
si
chiamavano
i
buoni
,
gli
onesti
,
i
galantuomini
,
i
bravi
,
i
laboriosi
ed
i
morigerati
,
e
gli
sfruttatori
venivano
definiti
come
viziosi
,
scioperati
,
poltroni
,
intriganti
,
farabutti
e
delinquenti
.
-
-
Si
chiamino
pure
come
si
vogliono
,
e
forse
non
è
male
che
ci
siano
due
espressioni
sole
,
che
sintetizzino
le
molteplici
categorie
delle
quali
sono
formate
le
due
classi
di
cui
ci
siamo
occupati
,
che
ci
sono
sempre
state
e
purtroppo
sempre
ci
saranno
nel
mondo
.
-
-
L
'
importante
è
che
si
tenga
presente
che
,
se
più
miseri
e
più
da
compiangere
sono
gli
sfruttati
delle
classi
più
basse
,
un
buon
numero
pure
ne
deve
esistere
nelle
classi
medie
ed
alte
;
altrimenti
verrebbe
meno
quel
tanto
di
abnegazione
e
di
sentimento
del
dovere
che
è
indispensabile
nella
minoranza
dirigente
affinché
il
consorzio
civile
possa
durare
.
XV
.
-
-
Resta
a
vedere
se
tutta
questa
gran
corrente
di
idee
e
di
passioni
,
che
complessivamente
va
designata
col
nome
di
socialismo
,
pur
non
essendo
fondata
sopra
un
'
osservazione
esatta
delle
leggi
che
regolano
la
vita
sociale
,
pur
mirando
ad
un
ideale
,
che
non
si
potrà
,
raggiungere
se
non
quando
sarà
,
radicalmente
mutata
la
natura
umana
,
abbia
almeno
l
'
effetto
pratico
di
migliorare
le
condizioni
morali
e
quindi
materiali
della
,
maggioranza
.
-
-
La
sua
azione
in
questo
caso
sarebbe
benefica
e
potrebbe
paragonarsi
a
quella
di
altre
grandi
illusioni
collettive
,
che
,
rendendo
gli
uomini
più
buoni
,
più
scambievolmente
tolleranti
,
meno
impazienti
di
fronte
alle
ingiustizie
del
mondo
,
fanno
,
nei
limiti
del
possibile
,
meno
dura
l
'
esistenza
per
tetti
coloro
che
restano
negli
ultimi
gradini
della
scala
economica
e
contribuiscono
con
ciò
a
fortificare
la
compagine
della
società
.
-
-
Fin
da
ora
dichiariamo
che
l
'
indagine
sommaria
,
che
faremo
su
questo
importante
argomento
,
ci
darà
un
risultato
tutt
'
altro
chee
positivo
.
Si
sa
che
tutti
i
libri
,
oltre
ad
avere
una
influenza
,
intellettuale
,
che
si
esplica
mercé
le
dottrine
in
essi
contenute
ed
a
seconda
del
modo
come
certi
problemi
della
vita
umana
vengono
studiati
e
presentati
al
lettore
,
hanno
pure
un
'
influenza
che
chiameremo
morale
,
la
quale
dipende
dalle
passioni
e
dai
sentimenti
che
gli
autori
consciamente
ed
inconsciamente
sovraeccitauo
od
attutiscono
.
Or
,
se
cominciamo
ad
esaminare
sotto
quest
'
ultimo
punto
di
vista
le
opere
dei
maggiori
dottori
del
socialismo
e
specialmente
di
quelli
della
seconda
metà
del
secolo
decimonono
,
che
sono
più
noti
,
certamente
troviamo
che
un
soffio
di
pace
,
d
'
amore
di
concordia
sociale
spira
da
quelle
di
Rodbertus
,
di
Carlo
Marlo
e
sopratutto
di
Enrico
George
,
nel
quale
più
che
l
'
odio
contro
i
forti
si
sente
una
nobile
e
tenera
compassione
per
i
deboli
;
ma
in
altri
più
numerosi
,
ed
a
tacere
di
Bakounine
,
in
qualcheduno
degli
autori
più
divulgati
e
più
ortodossi
,
in
Marx
,
ad
esempio
,
nello
stesso
Lassalle
,
il
sentimento
che
predomina
,
attraverso
la
facilità
polemica
ed
il
brio
o
l
'
aridità
e
la
pesantezza
con
cui
è
condotto
il
ragionamento
scientifico
,
è
l
'
avversione
contro
il
ricco
ed
il
potente
,
che
si
esplica
di
continuo
coll
'
ironia
,
col
sarcasmo
,
coll
'
invettiva
.
Nei
loro
scritti
il
capitalista
viene
sempre
considerato
e
dipinto
quasi
come
un
uomo
di
altra
razza
,
di
altro
sangue
,
che
il
povero
non
deve
riguardare
come
un
suo
simile
,
il
quale
ha
fondamentalmente
le
sue
stesse
debolezze
e
la
sue
virtù
,
che
si
manifestano
in
modo
un
po
'
diverso
,
solo
perché
diverso
è
per
lui
l
'
ambiente
,
diverse
sono
le
tentazioni
e
le
necessità
della
vita
,
ma
,
come
un
rivale
ed
un
nemico
,
come
un
essere
infesto
,
oppressore
,
degradato
e
degradante
,
la
cui
rovina
soltanto
può
rendere
possibile
la
propria
redenzione
e
la
propria
salvezza
.
Indiscutibilmente
un
movimento
così
vasto
e
complesso
come
la
democrazia
:
sociale
non
si
può
fondare
unicamente
sui
buoni
istinti
della
natura
umana
;
sicché
riconosciamo
come
naturale
e
necessario
che
,
accanto
al
sentimento
della
giustizia
ed
all
'
aspirazione
verso
una
società
migliore
,
anche
le
passioni
basse
,
antisociali
e
selvaggie
vi
trovino
il
loro
pascolo
.
Il
male
è
che
precisamente
a
quest
'
ultime
le
dottrine
socialiste
offrono
un
campo
troppo
fertile
e
vasto
dove
possono
oltremodo
moltiplicarsi
e
lussureggiare
.
Si
è
insegnato
al
povero
che
il
ricco
gavazza
col
frutto
dei
suoi
sudori
,
che
gli
viene
rapito
mediante
una
artificiosa
organizzazione
della
società
basata
sulla
violenza
e
la
frode
.
Questa
credenza
in
tutte
le
coscienze
,
che
non
siano
assolutamente
nobili
e
pure
,
serve
mirabilmente
a
giustificare
lo
spirito
di
ribellione
,
la
sete
dei
godimenti
materiali
,
la
bestemmia
l
'
odio
,
la
maledizione
;
essa
feconda
il
sentimento
della
vendetta
e
l
'
invidia
istintiva
verso
quelle
superiorità
naturali
e
sociali
,
che
solo
una
lunga
abitudine
e
la
convinzione
che
sono
fatti
necessari
ed
inevitabili
possono
rendere
universalmente
indiscusse
ed
accettate
.
Debolezza
innegabile
di
tutto
il
movimento
socialista
è
poi
la
soverchia
materializzazione
del
concetto
della
felicità
umana
e
quindi
della
giustizia
sociale
.
-
-
I
socialisti
,
dopo
aver
idealizzato
troppo
l
'
uomo
,
credendolo
migliore
di
quello
che
è
,
giacché
attribuiscono
all
'
ordinamento
sociale
gran
parte
dei
vizi
e
delle
debolezze
che
sono
inerenti
alla
natura
umana
,
mostrano
poi
un
concetto
troppo
basso
dei
loro
simili
quando
credono
,
o
mostrano
di
credere
,
che
la
ricchezza
sia
compagna
inseparabile
del
godimento
e
la
povertà
vada
fatalmente
unita
alla
sofferenza
.
Leggendo
i
loro
scritti
ed
ascoltando
i
loro
sermoni
parrebbe
che
la
felicità
indivisuale
sia
esattamente
proporzionata
alla
quantità
di
danari
che
ognuno
possiede
.
-
-
Or
,
per
quanto
un
simile
sistema
sia
polemicamente
comodo
per
tutti
i
novatori
,
facendo
apparire
maggiore
assai
di
quella
che
realmente
sia
l
'
ingiustizia
della
società
odierna
,
esso
non
corrisponde
alla
verità
,
perché
,
fortunatamente
,
le
cose
non
vanno
così
.
Infatti
,
sebbene
il
poter
mantenere
quel
tenore
di
vita
al
quale
siamo
abituati
e
sopratutto
la
sicurezza
del
domani
,
siano
condizioni
indispensabili
di
un
certo
benessere
,
pure
non
è
men
vero
che
alla
felicità
individuale
contribuiscono
molti
altri
elementi
obiettivi
e
subiettivi
.
-
-
In
fondo
chi
è
buono
ed
ha
l
'
animo
ben
temprato
può
essere
molto
più
soddisfatto
di
un
altro
che
gli
è
assai
superiore
in
ricchezza
ed
anche
di
posizione
sociale
,
ed
il
riconoscere
che
fa
generalmente
il
mondo
che
il
primo
è
stato
mal
rimaritato
può
,
insieme
all
'
intima
soddisfazione
della
sua
coscienza
,
essere
uno
degli
elementi
della
sua
maggiore
felicità
.
Altre
dottrine
,
altre
credenze
si
sono
trovate
davanti
al
grave
e
tormentoso
problema
della
vita
.
,
nella
quale
spesso
il
giusto
ed
il
buono
soccombe
,
l
'
iniquo
ed
il
malvagio
trionfa
,
ma
l
'
hanno
risoluto
in
modo
diverso
di
come
pretende
risolverlo
il
socialismo
.
Gli
stoici
,
ad
esempio
,
non
potendo
fare
sparire
dal
mondo
il
dolore
,
educavano
i
loro
adepti
a
sopportarlo
fortemente
;
non
potendo
promettere
a
tutti
il
godimento
dei
beni
materiali
,
ne
inculcavano
il
disprezzo
anche
a
coloro
elle
erano
nella
possibilità
di
largamente
fruirne
.
Lo
stesso
disprezzo
delle
gioie
della
carne
,
del
piacere
materiale
troviamo
negli
inizi
ed
in
tutti
i
momenti
di
fervore
del
Cristianesimo
.
E
se
è
vero
che
l
'
esagerazione
di
questo
indirizzo
può
produrre
quel
misticismo
,
che
aliena
dal
mondo
e
dalla
vita
,
i
caratteri
più
nobili
e
più
proclivi
al
sacrificio
di
sé
,
non
è
men
vero
che
un
insegnamento
così
fatto
è
non
solo
moralmente
più
elevato
,
ma
anche
più
pratico
di
quello
diametralmente
opposto
che
tengono
in
generale
i
socialisti
;
il
quale
può
avere
per
conseguenza
,
il
momentaneo
decadimento
di
alcuni
dei
sentimenti
più
elevati
della
natura
umana
.
L
'
uguaglianza
fra
tutti
gli
uomini
e
l
'
aspirazione
verso
la
giustizia
assoluta
non
è
la
prima
volta
che
sono
predicate
per
il
mondo
.
Ma
esse
possono
essere
bandite
poggiandosi
sull
'
amore
,
sulla
tolleranza
,
sul
compatimento
reciproco
,
e
possono
anche
essere
proclamate
facendo
appello
all
'
odio
ed
alla
violenza
.
Si
può
intimare
al
ricco
ed
al
potente
di
considerare
il
povero
ed
il
misero
come
suo
fratello
e
si
può
anche
far
credere
al
povero
ed
al
misero
che
il
ricco
ed
il
potente
sia
il
suo
nemico
.
La
prima
maniera
è
quella
seguìta
da
Gesù
,
dagli
apostoli
,
da
S
.
Francesco
d
'
Assisi
,
che
dicevano
ai
ricchi
:
date
.
La
seconda
è
quella
osata
dalla
maggioranza
dei
socialisti
presenti
,
che
,
descrivendo
i
godimenti
dei
ricchi
come
il
prodotto
dei
sudori
furati
ai
poveri
,
implicitamente
od
esplicitamente
dicono
a
questi
:
prendete
.
Non
è
chi
non
veda
come
tale
differenza
sostanziale
di
metodo
debba
avere
in
pratica
,
conseguenze
incalcolabili
.
XVI
.
-
-
Dopo
guanto
abbiamo
scritto
non
occorrerà
lunga
mente
soffermarsi
per
esporre
quali
siano
le
cause
della
corrente
socialista
.
Il
lettore
avrà
già
compreso
che
la
causa
delle
cause
è
quella
che
abbiamo
combattuto
in
tutto
il
presente
lavoro
,
cioè
l
'
indirizzo
intellettuale
del
secolo
nelle
dottrine
che
riguardano
la
organizzazione
della
società
,
i
modi
di
vedere
che
finora
prevalgono
,
nelle
persone
di
mezzana
e
qualche
volta
di
elevata
cultura
,
circa
le
leggi
che
regolano
i
rapporti
politici
.
Naturalmente
poi
questa
causa
prima
si
presenta
in
mille
forme
e
genera
quelle
molteplici
cause
secondarie
e
dirette
,
che
sono
state
da
parecchi
scrittori
più
o
meno
completamente
rilevate
.
Noi
ne
accenneremo
soltanto
alcune
,
alle
quali
forse
non
si
è
data
finora
l
'
importanza
che
meritano
;
notando
che
spesso
esse
assumono
l
'
apparenza
,
e
anche
la
realtà
di
malattie
del
senso
morale
anziché
di
errori
di
discernimento
e
del
giudizio
.
Giacché
per
la
strettissima
connessione
che
vi
è
in
tutto
ciò
che
riguarda
l
'
ordinamento
sociale
fra
il
mondo
morale
e
quello
intellettuale
,
di
frequente
avviene
che
il
falso
indirizzo
nel
campo
speculativo
,
l
'
apprezzamento
sbagliato
sulla
natura
e
le
tendenze
sociali
degli
uomini
,
si
traducano
in
pratica
nel
mettere
questi
in
una
posizione
moralmente
falsa
;
e
quindi
nel
renderli
più
facili
alle
transazioni
ed
alle
colpe
,
diminuendo
l
'
efficacia
degli
istinti
più
nobili
e
avendo
per
necessaria
conseguenza
,
un
abbassamento
del
livello
medio
del
carattere
e
della
coscienza
.
Ad
esempio
,
una
delle
cause
prossime
ed
immediate
,
un
coefficiente
importante
del
progresso
della
propaganda
socialista
è
l
'
allargamento
del
suffragio
politico
,
e
meglio
ancora
il
suffragio
universale
,
che
,
in
omaggio
ai
principii
della
scuola
radicale
ed
alla
logica
democratica
,
si
è
venuto
adottando
in
tanta
parte
di
Europa
.
Ora
il
suffragio
a
larga
base
può
riuscire
pericoloso
,
non
tanto
perché
,
come
molti
sperano
o
temono
,
dando
ai
proletari
il
diritto
di
deporre
la
scheda
nell
'
urna
,
i
loro
rappresentanti
genuini
possano
formare
la
,
maggioranza
delle
assemblee
politiche
;
giacché
in
fondo
,
con
qualunque
sistema
elettorale
,
la
preponderanza
resterà
,
sempre
alle
classi
più
influenti
anziché
a
quelle
più
numerose
;
ma
piuttosto
per
l
'
omaggio
che
la
maggior
parte
dei
candidati
,
per
superare
più
facilmente
i
rivali
,
si
affretta
a
rendere
ai
sentimenti
ed
ai
pregiudizi
popolari
.
Omaggio
che
porta
facilmente
a
fare
professioni
di
fede
e
promesse
fondate
sui
posturati
del
socialismo
.
Naturalmente
il
sistema
fa
sì
che
i
caratteri
più
schietti
ed
energici
vengano
a
preferenza
allontanati
dalla
vita
pubblica
,
che
le
transazioni
e
le
restrizioni
morali
diventino
sempre
più
comuni
,
e
,
colpe
risaltato
ultimo
,
fa
imbecillire
sempre
più
,
moralmente
ed
intellettualmente
,
le
schiere
dei
così
detti
conservatori
.
Altro
elemento
importantissimo
nella
elaborazione
dei
partiti
socialisti
è
la
tradizione
rivoluzionaria
ancora
vivissima
nei
paesi
latini
,
nei
quali
le
classi
dirigenti
hanno
fatto
di
tutto
per
tenerla
viva
e
perpetuarla
.
Come
ha
osservato
il
Villetard
e
come
già
abbiamo
accennato
nel
capitolo
VIII
,
in
Francia
,
almeno
fino
a
pochi
anni
addietro
,
ad
eccezione
forse
dei
clericali
legittimisti
,
solo
gl
'
interessi
sono
stati
conservatori
,
ma
le
idee
ed
i
sentimenti
inspirati
non
solo
dall
'
istruzione
e
dall
'
educazione
privata
,
ma
sopratutto
da
quella
ufficiale
,
sono
stati
eminentemente
rivoluzionari
.
E
lo
stesso
si
può
dire
dell
'
Italia
negli
ultimi
cinquanta
anni
.
Si
sa
quanto
sia
naturale
nella
gioventù
il
bisogno
di
entusiasmarsi
e
di
avere
davanti
un
tipo
,
un
modello
,
che
rappresenti
l
'
ideale
della
virtù
e
della
perfezione
,
che
ognuno
cerca
,
per
quanto
può
,
di
imitare
.
Or
il
modello
che
si
è
posto
davanti
ai
giovani
moderni
,
tanto
da
noi
elle
oltre
Alpe
,
non
è
,
e
non
può
essere
,
il
cavaliere
che
si
fa
uccidere
per
la
sua
bella
,
la
sua
fede
ed
il
suo
Re
ma
molto
meno
è
stato
il
funzionario
,
il
magistrato
,
il
militare
rigido
custode
della
legge
e
della
consegna
;
esso
è
puramente
e
semplicemente
il
rivoluzionario
d
'
azione
:
l
'
uomo
che
,
in
nome
della
libertà
e
dell
'
eguaglianza
,
ha
combattuto
i
tiranni
,
si
è
ribellato
al
potere
costituito
,
e
che
,
vinto
,
ne
ha
subìto
intrepido
lo
persecuzioni
,
vincitore
lo
ha
rovesciato
e
spesso
lo
ha
sostituito
.
Dopo
che
si
è
così
studiosamente
coltivata
la
simpatia
per
i
ribelli
,
dopo
che
si
è
insegnato
che
tutto
quanto
essi
hanno
fatto
è
stato
nobile
e
generoso
,
è
naturale
che
la
corrente
dei
sentimenti
e
delle
idee
della
nuova
generazione
siasi
spinta
verso
quella
dottrina
,
che
può
giustificare
e
render
necessaria
la
ribellione
.
Dappoiché
,
non
essendoci
più
una
Bastiglia
da
espugnare
,
non
potendosi
più
cacciare
dal
Louvre
gli
Svizzeri
,
di
Carlo
X
,
compita
presso
a
poco
l
'
unità
d
'
Italia
diventato
quel
Governo
,
che
fu
definito
come
la
negazione
di
Dio
,
una
memoria
talmente
remota
che
lo
si
comincia
a
giudicare
con
imparzialità
,
lo
spirito
di
ribellione
non
si
può
applicare
che
contro
le
istituzioni
,
che
dalle
antiche
rivoluzioni
sono
venute
fuori
,
e
contro
gli
uomini
che
di
queste
istituzioni
stanno
a
capo
e
che
sono
stati
spesso
gli
antichi
rivoluzionari
.
È
ciò
parrà
anche
più
naturale
e
ovvio
se
si
pop
mente
che
,
in
parte
per
le
imperfezioni
inseparabili
da
qualunque
regime
politico
,
in
parte
per
la
loro
debolezza
intrinseca
,
le
nuove
istituzioni
non
hanno
potuto
appagare
tutte
quelle
speranze
di
rigenerazione
sociale
che
in
esse
si
erano
riposte
,
e
che
gli
antichi
congiuratori
e
rivoluzionari
diventati
uomini
di
Stato
e
reggitori
di
popoli
certo
non
sono
stati
immuni
da
errori
e
peccati
.
Così
stando
le
cose
,
chi
si
potrà
maravigliare
se
quegli
elementi
giovani
che
credono
possibile
una
più
radicale
riforma
della
società
,
I
se
coloro
che
sperano
con
essa
di
acquistare
importanza
politica
,
se
buona
parte
di
quanto
vi
è
di
nobile
,
di
attivo
,
di
generoso
ed
ambizioso
nella
generazione
che
si
prepara
a
raccogliere
l
'
eredità
dei
vecchi
,
abbia
abbracciato
le
dottrine
socialiste
?
Ha
acquistato
una
certa
popolarità
fra
le
persone
di
qualche
cultura
una
massima
del
Machiavelli
,
il
quale
scrisse
che
per
salvare
o
rinvigorire
le
istituzioni
antiche
bisognava
richiamarle
ai
loro
principii
.
Leggendo
la
storia
dei
principi
mongoli
discendenti
da
Gengiskan
ne
abbiamo
trovata
un
'
altra
,
che
può
avere
un
significato
diametralmente
opposto
a
quella
del
segretario
fiorentino
e
che
ci
pare
più
vera
,
perché
applicabile
ad
un
numero
maggiore
di
casi
pratici
.
Secondo
gli
storici
dunque
,
Yeliui
Cutsai
,
primo
ministro
di
Octai
figlio
di
Gengi
skan
,
avrebbe
di
frequente
detto
al
suo
padrone
e
signore
:
il
vostro
impero
fu
conquistato
a
cavallo
,
ma
non
lo
potete
governare
restando
a
cavallo
.
Nessuno
vorrà
negare
l
'
intuito
politico
del
ministro
mongolo
;
perché
veramente
,
e
lo
potremmo
con
facilità
dimostrare
,
i
modi
con
cui
si
conservano
gli
Stati
,
le
religioni
ed
i
partiti
politici
,
i
sentimenti
e
le
passioni
che
bisogna
a
quest
'
uopo
coltivare
,
sono
di
frequente
essenzialmente
diversi
di
quelli
che
hanno
servito
a
fondarli
.
Tornando
al
caso
nostro
,
facilmente
riconosciamo
che
uno
Stato
nuovo
,
un
nuovo
regime
politico
possono
esser
fondati
mediante
la
rivoluzione
,
ammettiamo
anzi
che
qualche
volta
ciò
possa
essere
necessario
;
ma
è
certo
però
che
nessuno
Stato
si
consolida
,
nessun
regime
dura
se
continua
lo
spirito
rivoluzionario
,
e
peggio
ancora
se
coloro
che
hanno
nelle
mani
il
potere
proseguono
a
fomentarlo
,
invece
di
coltivare
quei
sentimenti
,
quelle
passioni
,
quei
modi
di
vedere
,
che
ad
esso
sono
diametralmente
opposti
.
Prima
di
terminare
questo
argomento
rammenteremo
di
volo
altre
cause
,
che
contribuiscono
indubbiamente
ai
progressi
del
socialismo
e
che
sono
state
già
da
altri
autori
ampiamente
svolte
.
Tali
sarebbero
le
improvvisate
ricchezze
di
tanti
speculatori
,
quasi
sempre
disonestamente
guadagnate
e
più
malamente
spese
nell
'
acquisto
di
immeritata
ed
ingiustificata
influenza
politica
,
oppure
in
un
lusso
volgare
ed
appariscente
,
che
offende
le
mediocrità
degli
onesti
ed
insulta
quasi
alla
inopia
dei
più
miseri
.
Tutto
l
'
andazzo
del
secolo
,
del
resto
,
congiura
ad
aumentare
questo
danno
,
perché
,
mentre
si
predica
uguaglianza
,
democrazia
e
che
tutti
gli
uomini
hanno
gli
stessi
diritti
,
mai
forse
ci
è
stato
tanto
pubblico
squilibrio
nei
godimenti
materiali
,
mai
la
ricchezza
,
comunque
raggiunta
,
ha
servito
meglio
ad
aprire
tutte
le
porte
,
mai
essa
è
stata
più
stupidamente
ostentata
.
Altri
fattori
del
socialismo
sarebbero
la
guerra
,
inconsulta
che
si
è
fatta
al
sentimento
religioso
,
la
povertà
pubblica
,
prodotta
dalle
imposte
eccessive
e
sovratutto
dai
soverchi
debiti
e
dalle
troppe
spese
improduttive
,
le
immoralità
notorie
dei
governanti
,
le
ingiustizie
e
le
ipocrisie
del
Parlamentarismo
,
le
fabbriche
di
spostati
,
che
si
sono
istituite
mediante
l
'
ordinamento
presente
dell
'
insegnamento
secondario
e
superiore
.
Finalmente
occupa
un
posto
distinto
in
questa
enumerazione
l
'
uso
invalso
di
servirsi
dell
'
influenza
che
si
ha
sull
'
opinione
pubblica
e
sui
governi
per
ottenere
concessioni
di
monopolii
o
dazi
così
detti
protettori
dell
'
industria
e
dell
'
agricoltura
nazionale
.
Giacché
in
questa
maniera
si
giustifica
qualunque
altra
forma
di
socialismo
,
avendone
già
adottato
una
veramente
pessima
che
fa
servire
L
'
autorità
dello
Stato
ad
avvantaggiare
alcuni
pochi
,
per
lo
più
doviziosi
,
a
danno
di
tutti
gli
altri
poveri
e
ricchi
.
Si
sa
che
la
trascuranza
delle
norme
igieniche
,
la
penuria
di
buoni
viveri
,
buona
acqua
e
sane
abitazioni
,
se
non
hanno
l
'
effetto
di
generare
il
bacillo
del
cholera
,
indebolendo
però
gli
organismi
umani
ed
ostacolando
le
difese
contro
il
morbo
,
ne
agevolano
la
diffusione
colà
dove
esso
è
entrato
,
e
producono
lo
sviluppo
della
epidemia
.
Analogamente
tutti
i
coefficienti
che
abbiamo
enumerato
,
tutti
gli
atti
di
mal
governo
,
se
non
sono
rettamente
responsabili
di
aver
dato
origine
a
quell
'
infezione
intellettuale
che
è
il
socialismo
,
certo
,
aumentando
il
malcontento
o
diminuendo
quindi
la
resistenza
organica
della
società
,
ne
agevolano
il
progresso
.
Sarebbe
perciò
molto
opportuno
il
consigliare
alle
classi
dirigono
una
più
stretta
igiene
sociale
,
il
che
vuol
dire
l
'
abbandono
dei
vecchi
errori
.
Disgraziatamente
il
consiglio
facile
a
dare
è
piuttosto
difficile
ad
eseguire
;
perché
sia
accolto
e
messo
in
pratica
,
le
dette
classi
dovrebbero
avere
maggiore
moralità
e
sopratutto
preveggenza
e
capacità
maggiori
di
quelle
di
cui
finora
hanno
dato
,
in
molti
paesi
,
spettacolo
.
XVII
.
-
-
Forse
ben
pochi
fra
coloro
che
oggi
seguono
con
un
certo
interesse
lo
svolgimento
della
vita
pubblica
in
Europa
ed
in
America
,
non
si
sono
fatta
la
domanda
se
la
democrazia
sociale
sia
o
no
destinata
a
trionfare
in
un
avvenire
più
o
meno
prossimo
.
Dobbiamo
sinceramente
confessare
che
molti
,
i
quali
certo
non
hanno
simpatia
per
le
dottrine
socialiste
e
che
non
hanno
alcun
interesse
a
favorirle
,
sono
però
inclinati
a
rispondere
affermativamente
alla
domanda
accennata
,
e
questo
è
uno
dei
fratti
di
quell
'
educazione
intellettuale
per
la
quale
la
gran
maggioranza
delle
persone
di
qualche
coltura
è
abituata
a
considerare
la
storia
dell
'
umanità
come
un
cammino
continuo
verso
la
realizzazione
di
quelle
idee
,
che
ora
diconsi
comunemente
avanzate
.
La
credenza
cieca
,
poi
nel
trionfo
fatale
,
inevitabile
e
più
o
meno
prossimo
del
loro
programma
è
comunissima
nei
seguaci
del
collettivismo
e
dell
'
anarchia
,
ed
è
per
essi
un
grandissimo
elemento
di
forza
,
rendendo
loro
lo
stesso
servizio
che
ai
Cristiani
primitivi
rese
la
fede
nel
prossimo
avvento
del
Regno
di
Dio
o
nella
vita
futura
.
Come
questi
,
infatti
,
fondati
sulla
fiducia
che
avevano
nella
rivelazione
divina
,
affrontavano
intrepidi
il
martirio
,
così
i
novatori
odierni
sopportano
volentieri
le
noie
,
i
disagi
,
le
persecuzioni
,
quando
per
caso
debbono
qualcuna
patirne
,
pregustando
anticipatamente
la
gioia
della
sicura
,
e
molti
credono
,
della
vicina
vittoria
.
Dopo
quanto
abbiamo
già
scritto
nessuno
si
meraviglierà
se
noi
affermiamo
recisamente
che
,
anche
nell
'
ipotesi
che
collettivisti
ed
anarchici
fossero
vittoriosi
in
parecchi
Stati
e
s
'
impadronissero
dell
'
autorità
politica
,
sarebbe
sempre
impossibile
la
realizzazione
del
loro
programma
;
poiché
i
postulati
del
collettivismo
,
del
comunismo
e
dell
'
anarchia
non
potranno
mai
avere
una
pratica
,
attuazione
.
Resta
però
a
vedere
quanta
probabilità
di
divenire
una
realtà
abbia
la
ipotesi
che
abbiamo
accennata
.
Giacché
il
semplice
tentativo
,
continuato
per
qualche
anno
,
di
porre
in
vigore
,
ad
esempio
,
la
teorie
collettiviste
,
se
non
altererà
le
leggi
costanti
,
che
regolano
la
organizzazione
delle
società
umane
,
leggi
che
finiranno
sempre
coll
'
imporsi
e
col
trionfare
,
graverà
terribilmente
sulla
sorte
della
generazione
sulla
quale
l
'
esperimento
sarà
fatto
.
Essa
,
sbattute
fra
la
rivoluzione
e
la
inevitabile
reazione
;
sarà
ad
ogni
modo
costretta
,
a
ritornare
verso
un
tipo
di
governo
assai
più
rozzo
ed
assoluto
di
quello
al
quale
siamo
omai
abituati
e
dovrà
subire
necessariamente
una
decadenza
nella
.
Difesa
giuridica
e
un
vero
disastro
morale
e
materiale
,
i
quali
fra
qualche
secolo
potranno
essere
studiati
con
interesse
e
forse
anche
con
diletto
,
come
un
bel
caso
di
patologia
sociale
,
ma
intanto
procacceranno
sofferenze
inenarrabili
a
coloro
,
che
ne
saranno
stati
gli
spettatori
e
le
vittime
.
Ma
,
anche
posta
in
questi
termini
,
la
questione
non
è
di
quelle
che
si
possono
risolvere
con
sicurezza
,
perché
molti
sono
gli
argomenti
che
si
possono
addurre
pro
e
contro
il
trionfo
tempo
raneo
di
una
rivoluzione
sociale
,
e
gli
elementi
del
giudizio
variano
abbastanza
da
uno
Stato
all
'
altro
di
Europa
,
e
variano
ancora
di
più
se
si
tien
conto
delle
colonie
inglesi
e
degli
Stati
Uniti
d
'
America
.
Certo
è
assai
meno
facile
l
'
attuazione
di
un
semplice
tentativo
di
collettivismo
che
l
'
abbattere
la
più
salda
delle
dinastie
regnanti
.
Non
bisogna
infatti
dimenticare
che
,
nel
presente
ordinamento
sociale
,
le
due
redini
di
cui
si
serve
qualunque
Governo
per
condurre
una
nazione
,
sono
la
burocrazia
,
e
l
'
esercito
stanziale
.
Or
,
come
abbiamo
già
accennato
nel
capitolo
VIII
,
nelle
rivoluzioni
precedenti
,
fatta
eccezione
della
grande
rivoluzione
francese
,
si
è
cambiato
il
cavaliere
,
male
redini
non
si
sono
spezzate
,
esse
anzi
hanno
continuato
a
funzionare
.
Or
se
trionfasse
una
grande
rivoluzione
sociale
,
è
assai
dubbio
se
il
presente
corpo
d
'
impiegati
ed
ufficiali
potrebbe
continuare
nelle
sue
funzioni
,
e
sopratutto
è
oltremodo
dubbio
se
nelle
fila
dei
vincitori
si
troverebbe
il
personale
adatto
a
surrogarli
.
Non
agendo
più
i
consueti
organi
del
Governo
,
si
avrebbe
un
periodo
d
'
anarchia
dal
quale
non
si
sa
che
cosa
potrebbe
uscire
,
ma
che
intanto
renderebbe
impossibile
persino
la
continuazione
momentanea
di
un
saggio
qualunque
di
collettivismo
.
L
'
ordinamento
presente
della
società
fornisce
poi
forze
di
resistenza
immense
e
di
cui
ancora
non
si
è
esperimentato
il
valore
.
Incalcolabile
è
il
numero
di
uomini
e
d
'
interessi
la
cui
sorte
è
legata
alla
continuazione
del
regime
che
oggi
prevale
.
Banchieri
,
commercianti
,
industriali
;
impiegati
pubblici
e
privati
,
possessori
di
titoli
di
credito
pubblico
,
depositari
di
risparmi
anche
piccoli
,
proprietari
grandi
e
piccini
,
formano
un
esercito
numerosissimo
,
i
cui
gregari
se
possono
anche
simpatizzare
colle
idee
di
,
uguaglianza
sociale
,
quando
si
tratta
di
progetti
vaghi
ed
a
lunga
scadenza
,
certo
penserebbero
altrimenti
se
ne
vedessero
immediata
l
'
esecuzione
ed
imminente
fosse
la
lesione
dei
loro
interessi
.
Bisogna
anche
calcolare
che
un
Governo
può
in
certi
momenti
avere
il
monopolio
di
mezzi
d
'
azione
efficacissimi
,
quali
sarebbero
la
posta
,
il
telegrafo
e
le
ferrovie
,
che
esso
può
disporre
dei
milioni
che
si
trovano
nelle
pubbliche
casse
,
senza
pregiudizio
di
quelli
che
in
un
momento
grave
possono
fornigli
le
Banche
ed
il
corso
forzoso
,
e
che
esso
infine
ha
a
sua
disposizione
la
polizia
e
l
'
esercito
stanziale
,
che
,
se
non
è
stato
già
disorganizzato
dalle
concessioni
fatte
allo
spirito
democratico
,
quando
è
saldo
e
risolutamente
adoperato
può
,
anche
ridotto
ad
un
numero
relativamente
scarso
,
comprimere
sempre
qualunque
tentativo
d
'
insurrezione
armata
.
D
'
altra
parte
si
deve
tener
conto
della
propaganda
continua
che
,
in
tutti
gli
strati
sociali
,
anche
in
quelli
che
dovrebbero
essere
più
inclinati
alla
difesa
dell
'
ordine
presente
,
fa
la
democrazia
sociale
.
Propaganda
,
che
se
raramente
ottiene
delle
conversioni
piene
ed
intere
fra
gli
uomini
di
una
certa
età
e
di
una
certa
posizione
sociale
,
rende
dubbiosi
della
giustizia
della
propria
causa
molti
di
coloro
,
che
,
per
interesse
o
per
ufficio
,
dovrebbero
combattere
la
nuova
corrente
rivoluzionaria
,
e
che
nel
momento
del
pericolo
può
far
diventare
oscillanti
buona
parte
di
quelle
forze
,
che
hanno
la
missione
di
arrestarla
.
E
questa
titubanza
può
diventare
un
grave
fattore
di
sconfitta
se
è
complicata
colla
lenta
azione
dissolvente
,
che
in
tutti
gli
organi
dello
Stato
esercita
il
regime
parlamentare
.
Come
si
può
esigere
infatti
fermezza
,
nel
pericolo
,
ed
un
servizio
scrupoloso
e
leale
senza
debolezze
ed
esitazioni
,
da
una
macchina
burocratica
abituata
al
mutevole
arbitrio
dei
successivi
Ministeri
;
da
Prefetti
ed
ufficiali
di
polizia
cambiati
periodicamente
in
agenti
elettorali
?
Quale
affidamento
potranno
dare
uomini
,
che
,
par
obbligo
quasi
di
ufficio
,
non
devono
avere
fedeltà
e
devozione
sincera
per
alcun
principio
,
per
alcuna
persona
,
che
devono
combattere
oggi
colui
al
quale
ubbidirono
fino
a
ieri
,
e
il
cui
studio
principale
deve
esser
quello
di
non
incorrere
nella
collera
del
padrone
presente
,
senza
farsi
troppo
nemico
il
padrone
futuro
?
In
questo
modo
si
potranno
formare
buoni
equilibristi
,
adatti
tutto
al
più
per
i
momenti
ordinari
della
vita
amministrativa
,
ma
che
non
avranno
né
l
'
abitudine
alla
cieca
obbedienza
,
né
il
coraggio
di
ardite
iniziative
e
di
assumere
gravi
responsabilità
,
e
che
sopratutto
mancheranno
della
fermezza
di
mente
e
di
cuore
,
così
rara
negli
uomini
abituati
a
transazioni
ed
a
ripieghi
,
e
che
pure
è
la
qualità
più
indispensabile
per
gli
alti
funzionari
di
un
Governo
nei
momenti
straordinari
in
cui
avvengono
le
rivoluzioni
.
Ciò
che
sopratutto
poi
rende
difficile
qualunque
presagio
è
il
fatto
che
il
giorno
in
cui
lo
scoppio
rivoluzionario
avverrà
(
e
non
è
secondo
noi
sicuro
che
debba
avvenire
)
,
non
sarà
determinato
né
dai
capi
della
democrazia
sociale
,
né
dagli
uomini
che
staranno
al
governo
dei
vari
Stati
.
Esso
sarà
la
conseguenza
o
di
errori
in
volontari
dei
governanti
,
o
di
avvenimenti
inconsciamente
provocati
,
che
nessuno
avrà
avuto
la
forza
d
'
impedire
e
che
produrranno
in
una
data
società
una
scossa
ed
una
agitazione
grandiosa
.
Or
non
sappiamo
,
né
possiamo
sapere
,
se
l
'
occasione
che
si
presenterà
e
nella
quale
il
partito
rivoluzionario
sarà
in
certo
modo
forzato
ad
agire
,
potrà
essere
per
questo
la
migliore
possibile
;
se
allora
cioè
le
sue
forze
saranno
del
tutto
organizzate
e
quelle
dei
suoi
avversaria
abbastanza
disorganizzate
.
D
'
altra
parte
bisogna
tener
presente
che
se
il
momento
favorevole
di
iniziare
la
rivoluzione
dovesse
ancora
per
molto
tempo
tardare
,
ciò
sarebbe
dannoso
ai
rivoluzionari
stessi
.
Perché
è
difficilissimo
mantenere
a
lungo
fra
le
masse
una
agitazione
qualsiasi
,
quando
non
si
fa
alcuno
sforzo
concreto
affinché
queste
possano
sperare
che
vedranno
l
'
attuazione
di
quegli
ideali
,
che
l
'
agitazione
stessa
si
propone
di
raggiungere
;
e
perché
in
Francia
ed
in
qualche
altro
paese
,
dove
si
conservano
le
abitudini
e
le
tradizioni
della
lotta
a
mano
armata
,
esse
andrebbero
interamente
perdute
,
e
mancherebbero
del
tutto
quei
capi
,
che
,
coll
'
autorità
e
l
'
esperienza
acquistate
nei
precedenti
cimenti
,
potrebbero
meglio
dirigire
l
'
andamento
delle
future
rivoluzioni
.
Infine
il
valore
personale
degli
uomini
,
che
reggeranno
il
potere
supremo
nei
grandi
Stati
d
'
Europa
e
d
'
America
nel
momento
che
si
giocherà
la
partita
decisiva
,
se
pure
questa
sarà
giocata
,
costituirà
un
fattore
non
indifferente
di
vittoria
o
di
sconfitta
per
la
democrazia
sociale
rivoluzionaria
.
XVIII
.
-
-
Ad
ogni
modo
è
certo
che
,
anche
che
sia
evitato
un
movimento
violento
,
ammesso
pure
che
tra
le
file
dei
novatori
il
partito
detto
evoluzionista
abbia
a
conservare
sempre
tale
preponderanza
da
poter
impedire
,
per
ora
e
per
qualche
generazione
ancora
,
una
lotta
a
mano
armata
,
non
per
questo
la
democrazia
sociale
cesserà
di
essere
un
violento
agente
dissolvitore
della
società
moderna
.
Sicché
se
la
nuova
dottrina
non
sarà
debellata
,
l
'
ordine
di
cose
ora
prevalente
rimarrà
sempre
in
uno
stato
di
equilibrio
instabile
,
e
non
sarà
in
gran
parte
custodito
che
dalla
forza
materiale
.
Or
questa
può
bastare
ad
impedire
,
giorno
per
giorno
lo
scoppio
di
una
catastrofe
violenta
,
ma
non
può
ridare
al
consorzio
civile
quell
'
unità
morale
senza
la
quale
esso
non
può
godere
di
uno
stabile
assetto
.
Ci
pare
perciò
indiscutibile
che
la
civiltà
europea
,
se
sarà
costretta
a
stare
lungamente
e
diuturnamente
sulle
difese
contro
le
tendenze
delle
scuole
socialiste
,
sarà
,
per
questo
solo
,
costretta
a
decadere
.
E
la
decadenza
si
manifesterà
tanto
se
vorrà
con
esse
transigere
,
far
concessioni
e
quasi
venire
a
patti
,
come
fra
poco
meglio
vedremo
,
quanto
se
adotterà
un
sistema
di
coazione
e
di
resistenza
assoluta
,
per
mantenere
il
quale
dovrà
abbandonare
buona
parte
delle
sue
idealità
,
diminuire
la
libertà
del
pensiero
ed
adottare
nuovi
tipi
di
governo
,
che
segneranno
una
vera
diminuzione
nella
tutela
della
giustizia
e
nella
difesa
giuridica
.
Rimedi
se
ne
sono
suggeriti
molti
e
certo
buona
parte
di
essi
non
è
da
respingere
;
ma
,
anche
i
migliori
,
se
accrescono
,
come
già
abbiamo
visto
,
la
forza
di
resistenza
del
malato
,
non
tolgono
la
vera
causa
della
malattia
.
Di
questa
specie
di
farmachi
abbiamo
testé
parlato
e
non
crediamo
opportuno
di
ritornarci
sopra
.
Se
si
migliora
l
'
economia
nazionale
,
se
si
diminuiscono
le
imposte
,
se
si
rende
più
equa
ed
efficace
la
giustizia
,
se
si
tolgono
tutti
gli
abusi
che
si
possono
fare
scomparire
,
sarà
certo
per
la
società
un
bene
non
disprezzabile
;
ma
la
democrazia
sociale
,
che
aspira
alla
giustizia
assoluta
,
ed
all
'
uguaglianza
assoluta
,
le
quali
mai
si
potranno
ottenere
,
non
disarmerà
certo
per
questo
e
non
perdonerà
alla
società
borghese
solo
perché
essa
confesserà
in
parte
le
sue
colpe
e
farà
penitenza
;
giacché
,
diversamente
del
Dio
dei
cristiani
,
il
vero
socialista
di
fronte
all
'
ordinamento
economico
presente
vuole
la
morte
del
peccatore
,
non
giacche
si
converta
e
viva
.
Un
secondo
ordine
di
rimedi
nel
quale
molto
hanno
sperato
uomini
di
Stato
e
qualche
sovrano
moderno
,
consiste
nell
'
applicare
l
'
intervento
dello
Stato
a
sanare
o
diminuire
molte
delle
ingiustizie
,
delle
sofferenze
,
che
sono
il
prodotto
dell
'
individualismo
economico
,
della
concorrenza
spietata
che
si
fanno
proprietari
e
grandi
industriali
,
e
che
hanno
per
effetto
la
miseria
e
l
'
incertezza
del
domani
per
i
proletari
salariati
.
Anche
su
questo
punto
noi
ci
siamo
già
abbastanza
spiegati
nel
capitolo
VI
del
presente
lavoro
.
Abbiamo
infatti
già
detto
che
non
vi
è
una
questione
sociale
,
ma
vi
sono
molte
questioni
sociali
,
e
che
,
caso
per
caso
,
l
'
intervento
dello
Stato
,
ossia
della
burocrazia
e
delle
altre
classi
dirigenti
organizzate
,
può
essere
giustificato
o
respinto
.
Certo
vi
sono
esempi
in
cui
quest
'
intervento
,
moderatamente
usato
,
può
essere
accolto
,
come
avviene
per
la
limitazione
di
certi
lavori
per
le
donne
ed
i
fanciulli
.
Non
negheremo
anche
che
per
quel
che
riguarda
la
carità
,
l
'
assistenza
pubblica
o
la
mutua
assistenza
,
l
'
organizzazione
moderna
sia
affatto
insufficiente
;
poiché
fra
lo
Stato
ed
il
grosso
Comune
,
strumento
dello
Stato
,
enti
troppo
grandi
,
entro
i
quali
l
'
individuo
sparisco
ed
è
dimenticato
,
e
la
famiglia
moderna
ridotta
ornai
alla
massima
semplicità
,
alla
minima
espressione
possibile
,
nella
quale
neppure
i
fratelli
sentono
spesso
il
dovere
di
aiutare
i
loro
consanguinei
,
non
vi
sono
organismi
intermedie
.
Tali
erano
fra
noi
nell
'
antichità
,
nel
Medio
Evo
e
fino
a
qualche
secolo
fa
,
le
corporazioni
e
le
fratellanze
d
'
arte
e
di
professione
,
e
organismi
consimili
si
trovano
anche
ora
in
tutto
le
altre
civiltà
.
Essi
impongono
certi
obblighi
a
coloro
che
ne
fanno
parte
;
ma
riconoscono
pure
in
essi
certi
diritti
e
sopratutto
impediscono
che
l
'
individuo
o
la
famiglia
,
colpiti
da
un
momentaneo
disastro
,
siano
lasciati
nell
'
abbandono
e
ridotti
alla
disperazione
.
Indiscutibilmente
quindi
da
questo
lato
qualche
cosa
vi
è
da
rifare
,
e
forse
basterebbe
che
i
Governi
lasciassero
fare
perché
spontaneamente
si
andassero
ricostituendo
quelle
solidarietà
naturali
,
che
per
formarsi
hanno
principalmente
bisogno
di
un
lungo
periodo
di
stabilità
nelle
popolazioni
e
negli
interessi
economici
.
Ben
altro
però
è
ciò
che
ordinariamente
si
pretende
dall
'
intervento
dello
Stato
;
perché
si
vorrebbe
da
molti
che
questo
direttamente
influisse
sulla
distribuzione
della
ricchezza
,
togliendo
,
mediante
le
imposte
,
ai
ricchi
il
superfluo
per
darlo
ai
poveri
.
Or
questo
concetto
,
che
raccoglie
molte
simpatie
anche
tra
i
conservatori
,
come
quello
che
tende
a
contentare
tutti
i
numerosissimi
socialistoidi
,
cioè
quella
turba
grandissima
,
che
,
senza
essere
ascritta
al
partito
collettivista
od
all
'
anarchico
,
forma
quell
'
ambiente
di
simpatia
nel
quale
i
detti
partiti
possono
prosperare
e
propagarsi
,
è
veramente
pericoloso
.
Non
bisogna
infatti
dissimularsi
che
una
sua
applicazione
alquanto
larga
,
colpendo
troppo
gravemente
il
capitale
,
o
pretendendo
,
ad
esempio
,
d
'
imporre
un
dato
tipo
di
cultura
delle
terre
,
ucciderebbe
ciò
che
i
Francesi
chiamano
la
vacca
da
latte
;
cioè
farebbe
diminuire
grandemente
la
produzione
della
ricchezza
e
quindi
aumenterebbe
la
miseria
ed
il
malcontento
in
tutti
gli
strati
sociali
.
Inaugurando
un
simile
sistema
,
non
si
avrebbe
il
collettivismo
,
non
sparirebbero
le
disuguaglianze
sociali
,
e
quindi
resterebbe
sempre
ai
novatori
qualche
cosa
di
sostanziale
da
chiedere
,
ma
si
turberebbe
oltremodo
tutta
l
'
economia
della
società
detta
borghese
e
se
ne
disorganizzerebbe
del
tutto
il
funzionamento
.
Che
i
seguaci
del
Marx
caldeggino
transitoriamente
l
'
applicazione
del
sistema
accennato
è
naturale
ed
è
logico
;
perché
è
il
solo
che
possa
ridurre
la
società
al
punto
da
rendere
desiderabile
un
esperimento
di
collettivismo
;
ma
ci
pare
molto
strano
che
quelli
,
che
le
loro
teorie
non
accettano
,
sperino
di
neutralizzarle
e
combatterle
agendo
in
modo
da
peggiorare
le
condizioni
economiche
di
tutti
e
riducendo
quasi
tutti
nella
condizione
di
attendere
un
miglioramento
dal
collettivismo
.
Il
socialismo
cristiano
,
e
più
specialmente
quello
cattolico
,
è
infine
ritenuto
da
molti
mezzo
adattissimo
a
neutralizzare
quello
ateo
,
materialista
e
rivoluzionario
,
e
sforzi
lodevolissimi
,
e
non
del
tutto
inefficaci
,
si
sono
fatti
e
si
fanno
in
questo
senso
.
Non
bisogna
però
avere
una
fiducia
illimitata
in
questa
diversione
.
Come
abbiamo
già
accennato
,
il
Cristianesimo
ed
il
socialismo
,
sebbene
ambidue
profittino
di
quella
sete
di
giustizia
e
d
'
ideale
,
che
è
così
comune
negli
uomini
,
pur
costretti
a
vivere
in
un
mondo
dove
esistono
tante
nequizie
delle
quali
essi
stessi
sono
gli
autori
,
si
appoggiano
poi
,
ad
altri
sentimenti
,
che
nelle
due
dottrine
sono
tutt
'
altro
che
identici
.
I
loro
metodi
di
propaganda
,
le
loro
aspirazioni
sono
anche
essenzialmente
diverse
,
e
diversissimo
è
l
'
ambiente
intellettuale
,
che
è
loro
necessario
per
prosperare
.
Giacché
la
base
del
Cristianesimo
è
la
fede
nel
soprannaturale
,
in
un
Dio
che
vede
le
lacrime
dei
miseri
e
li
consola
in
questa
vita
e
li
premia
nell
'
altra
;
mentre
il
socialismo
,
nato
dalla
filosofia
razionalista
del
secolo
passato
,
si
fonda
sulle
dottrine
materialiste
,
che
insegnano
tutta
la
felicità
consistere
nell
'
appagamento
degli
istinti
e
delle
passioni
terrene
.
Sono
perciò
due
piante
di
natura
differentissima
,
che
possono
benissimo
contrastarsi
gli
umori
del
suolo
,
ma
delle
quali
è
impossibile
tentare
lo
scambievole
innesto
.
È
vana
perciò
la
speranza
che
il
ramoscello
cristiano
inserito
nel
tronco
socialista
ne
possa
modificare
i
frutti
,
togliendo
loro
ogni
sapore
aspro
,
ogni
virtù
nociva
,
e
rendendoli
dolci
e
salubri
;
ed
il
socialismo
cristiano
invero
altro
non
è
e
non
può
essere
che
un
nome
nuovo
applicato
ad
una
cosa
vecchia
,
cioè
alla
carità
cristiana
.
La
quale
può
senza
dubbio
rendere
ancora
grandissimi
servigi
alla
società
europea
,
ma
potrebbe
interamente
distruggere
il
socialismo
ateo
e
rivoluzionario
solo
quando
il
mondo
divenisse
di
nuovo
talmente
imbevuto
di
spirito
cristiano
come
lo
fu
nei
secoli
meno
colti
del
Medio
Evo
.
XIX
-
-
Nelle
condizioni
presenti
della
civiltà
europea
,
il
rimedio
che
può
colpire
il
male
alla
radice
,
quello
che
,
facendo
sparire
i
succhi
vitali
dei
quali
l
'
albero
si
nutre
,
può
solo
farlo
disseccare
,
è
ben
altro
.
La
democrazia
sociale
,
come
crediamo
di
aver
già
dimostrato
,
è
principalmente
una
malattia
intellettuale
del
secolo
nostro
.
E
,
sebbene
essa
abbia
trovato
propizio
anche
l
'
ambiente
morale
,
preparato
da
tutti
i
rancori
,
le
ambizioni
è
le
cupidigie
,
che
sono
la
necessaria
conseguenza
di
un
lungo
periodo
rivoluzionario
e
dagli
spostamenti
di
fortuna
che
a
questo
vanno
uniti
,
sebbene
le
sia
stata
sommamente
giovevole
la
disillusione
prodotta
dalla
democrazia
parlamentare
,
che
dovea
inaugurare
nel
mondo
il
regno
della
giustizia
e
dell
'
uguaglianza
ed
ha
così
male
adempiuto
ai
suoi
impegni
,
pure
l
'
origine
della
nuova
dottrina
,
è
dovuta
ad
un
dato
sistema
d
'
idee
,
che
in
fondo
è
la
conseguenza
logica
di
quello
al
quale
l
'
antica
democrazia
pura
si
era
inspirata
.
La
credenza
nella
possibilità
che
il
Governo
emani
dalla
maggioranza
,
la
fede
nella
incorruttibilità
di
questa
maggioranza
,
la
fiducia
assoluta
che
gli
uomini
emancipati
da
ogni
principio
d
'
autorità
,
che
non
abbia
la
sua
base
nel
consenso
universale
,
da
ogni
superstizione
aristocratica
,
monarchica
e
religiosa
,
potranno
inaugurare
quel
regime
politico
,
che
più
risponde
agli
interessi
generali
ed
a
quelli
della
giustizia
,
hanno
formato
quel
complesso
di
idee
e
di
sentimenti
,
che
ha
combattuto
e
combatte
le
credenze
cristiane
nel
popolo
ed
è
il
principale
ostacolo
a
qualunque
compromesso
con
la
Chiesa
.
Lo
stesso
ordine
d
'
idee
e
di
sentimenti
ha
prodotto
la
democrazia
parlamentare
e
,
come
abbiamo
visto
,
impedisce
ora
che
si
applichino
al
parlamentarismo
rimedi
radicali
;
e
lo
stesso
infine
è
quello
che
ci
porta
inesorabilmente
verso
il
socialismo
ed
in
ultimo
verso
l
'
anarchia
.
Poiché
,
dopo
che
l
'
esperienza
ha
dimostrato
che
la
semplice
uguaglianza
politica
,
estrinsecata
col
suffragio
universale
,
non
produce
l
'
uguaglianza
di
fatto
e
mantiene
la
preminenza
di
una
data
classe
n
di
certe
influenze
sociali
,
è
naturale
ed
è
logico
che
si
escogiti
un
sistema
,
che
distrugga
le
disparità
delle
fortune
private
e
ponga
in
condizioni
uguali
coloro
che
,
aspirando
a
reggere
la
società
,
domandano
il
suffragio
del
popolo
.
E
,
dopo
che
un
'
esperienza
un
po
'
più
matura
avrà
accertato
,
o
semplicemente
fatto
intuire
,
che
neanche
in
questo
modo
si
avrà
un
Governo
che
sia
la
sincera
emanazione
della
volontà
della
maggioranza
,
e
che
molto
meno
si
avrà
la
giustizia
assoluta
,
sorgerà
,
come
ultimo
portato
di
un
concetto
metafisico
che
invano
ha
corso
verso
la
sua
realizzazione
,
la
dottrina
che
caldeggia
la
fine
di
qualunque
tipo
di
organismo
sociale
,
e
perciò
l
'
anarchia
.
La
verità
è
quindi
che
la
dottrina
democratica
,
che
pure
ha
reso
innegabili
servigi
alla
civiltà
,
e
che
,
incarnandosi
nel
sistema
rappresentativo
del
quale
ha
trovato
il
modello
in
Inghilterra
,
ha
contribuito
alla
realizzazione
di
importantissimi
miglioramenti
nella
difesa
giuridica
,
ottenuti
merce
un
regime
di
libera
discussione
che
si
è
applicato
in
tante
parti
d
'
Europa
ora
che
si
è
arrivati
alle
sue
ultime
deduzioni
logiche
,
e
che
i
principii
sui
quali
è
fondata
si
vogliono
attuare
fino
alle
loro
ultime
conseguenze
,
produce
la
disorganizzazione
ed
il
decadimento
dei
paesi
nei
quali
prevale
.
Ed
è
necessario
che
sia
così
;
perché
la
detta
dottrina
,
sotto
apparenze
pseudo
scientifiche
,
è
in
fondo
perfettamente
apriorista
.
Infatti
le
sue
premesse
non
sono
in
nulla
giustificate
dai
fatti
,
giacché
,
nelle
società
umane
,
l
'
uguaglianza
assoluta
non
è
mai
esistita
,
ed
il
potere
politico
non
è
stato
e
non
sarà
mai
fondato
sul
consenso
esplicito
della
maggioranza
;
perché
esso
è
stato
e
sarà
sempre
esercitato
da
quella
minoranza
organizzata
che
ha
avuto
od
avrà
i
mezzi
,
variabili
secondo
i
tempi
,
di
imporre
la
sua
supremazia
alla
moltitudine
.
Abbiamo
già
visto
che
solo
un
'
organizzazione
sapiente
ed
un
numero
veramente
grande
di
circostanze
storiche
favorevoli
hanno
potuto
rendere
questa
preponderanza
della
classe
dirigente
meno
pesante
ed
abusiva
.
Scrisse
Rénan
che
l
'
Impero
romano
avrebbe
potuto
arrestare
il
propagarsi
del
Cristianesimo
ad
una
sola
condizione
:
diffondendo
cioè
quell
'
insegnamento
positivo
delle
scienze
naturali
che
solo
può
sviluppare
il
senso
del
reale
e
che
,
col
porre
in
chiaro
che
nei
fatti
naturali
il
nostro
mondo
ubbidisce
a
leggi
immutabili
,
riesce
a
sradicare
dallo
spirito
umano
,
la
credenza
nei
miracoli
e
nell
'
intervento
continuo
del
soprannaturale
.
Ma
allora
le
scienze
naturali
erano
appena
in
uno
stato
embrionale
,
ed
il
Cristianesimo
trionfò
.
Ora
,
nel
mondo
in
cui
viviamo
,
il
socialismo
sarà
solo
arrestato
se
la
scienza
politica
positiva
arriverà
nelle
discipline
sociali
a
schiacciare
del
tutto
gli
attuali
metodi
aprioristici
ed
ottimisti
,
se
cioè
la
scoperta
e
la
dimostrazione
delle
grandi
leggi
costanti
,
che
si
manifestano
in
tutte
le
società
umane
,
metterà
a
nudo
l
'
impossibile
attuazione
della
concezione
democratica
.
A
questo
patto
,
ma
a
questo
patto
soltanto
,
le
classi
intellettuali
saranno
interamente
sottratte
all
'
influenza
della
democrazia
sociale
e
formeranno
un
ostacolo
invincibile
al
suo
trionfo
.
Finora
,
questo
o
quell
'
altro
postulato
dei
socialisti
è
stato
dagli
studiosi
di
scienze
sociali
,
e
sopratutto
dagli
economisti
,
studiato
in
modo
da
farne
rilevare
l
'
evidente
fallacia
.
Ma
ciò
non
basta
,
perché
equivale
a
dimostrare
falsi
uno
o
parecchi
miracoli
senza
distruggere
la
fede
nella
possibilità
dei
miracoli
.
Ad
un
intero
sistema
metafisico
si
deve
opporreun
intero
sistema
positivo
.
Scrisse
pure
recentemente
un
altro
egregio
autore
che
«
nell
'
insegnamento
superiore
,
agli
errori
del
marxismo
bisogna
contrapporre
le
teorie
dell
'
Economia
politica
e
della
sociologia
positiva
,
perché
gl
'
intelletti
giovanili
non
restino
in
balìa
di
chimere
ad
essi
presentate
come
gli
ultimi
risultati
della
scienza
»
.
Saggie
e
giuste
parole
,
ma
che
finora
contengono
più
l
'
espressione
di
un
lodevole
desiderio
che
l
'
indicazione
di
un
rimedio
di
pronta
e
sicura
efficacia
.
Eccellente
cosa
è
invero
lo
studio
dell
'
Economia
politica
,
ma
non
basta
da
solo
a
bandire
dalla
mente
le
chimere
alle
quali
si
accenna
.
Perché
questa
disciplina
,
che
ha
acutamente
indagato
le
leggi
che
regolano
la
produzione
e
la
distribuzione
della
ricchezza
,
non
si
è
consacrata
eziandio
a
studiare
i
rapporti
che
hanno
con
le
altre
leggi
che
spiegano
la
loro
azione
sull
'
organizzazione
politica
delle
società
umane
;
perché
gli
economisti
non
si
sono
dedicati
ad
osservare
quelle
credenze
,
quelle
illusioni
collettive
,
che
possono
diventare
,
in
una
data
società
,
generali
e
formano
tanta
parte
della
storia
del
mondo
;
essendoché
è
risaputo
che
l
'
uomo
non
vive
di
solo
pane
.
E
in
quanto
poi
alla
sociologia
positiva
,
l
'
egregio
autore
che
abbiamo
citato
ci
permetta
di
credere
che
finora
non
sfasi
manifestata
,
almeno
nella
maggioranza
delle
sue
dottrine
,
come
scienza
matura
ed
indiscutibile
.
Ci
pare
infatti
che
,
nella
seconda
metà
del
secolo
decimonono
,
la
concorrenza
alla
metafisica
democratico
socialista
sia
stata
fatta
solo
da
altri
sistemi
sedicenti
positivi
,
ma
ugualmente
metafisici
,
che
hanno
anche
meno
riscontro
nella
vita
reale
dei
popoli
e
sono
anche
meno
suscettibili
di
pratiche
applicazioni
.
Fra
le
diverse
metafisiche
è
naturale
che
la
prevalenza
sia
rimasta
a
quella
che
meglio
sa
lusingare
le
passioni
più
vive
e
più
generali
.
Arduo
quindi
è
il
còmpito
che
resta
alla
scienza
politica
.
E
lo
sarà
tanto
più
,
perché
le
verità
,
che
è
sua
missione
di
rivelare
,
non
saranno
generalmente
gradite
ed
urteranno
molte
passioni
e
molti
interessi
.
È
quindi
molto
probabile
che
,
malgrado
l
'
abitudine
alla
libera
discussione
,
che
distingue
i
nostri
tempi
,
la
diffusione
dei
nuovi
risultati
scientifici
incontrerà
ancora
una
volta
quegli
ostacoli
,
che
hanno
ritardato
i
progressi
degli
altri
rami
dello
scibile
.
Né
è
da
credere
che
le
nuovissime
dottrine
potranno
trovare
un
appoggio
nei
Governi
,
in
quelle
classi
dirigenti
,
che
dovrebbero
pure
sostenerle
.
Perché
gli
interessi
,
di
qualunque
natura
siano
,
amano
la
polemica
,
non
la
discussione
spassionata
,
e
sostengono
solo
la
teoria
che
serve
ad
un
fine
particolare
ed
immediato
,
che
giustifica
un
uomo
,
sostiene
un
dato
Governo
od
un
partito
;
non
già
quella
che
potrà
portare
pratiche
conseguenze
solo
in
momenti
relativamente
lontani
e
nell
'
interesse
generale
della
società
.
Se
la
scienza
quindi
finirà
col
trionfare
,
la
sua
vittoria
sarà
,
ora
come
sempre
,
dovuta
alla
coscienza
degli
studiosi
onesti
,
per
i
quali
,
sopra
ogni
altra
considerazione
,
sta
il
dovere
di
ricercare
ed
esporre
la
verità
.
Saggistica ,
1939
I
.
È
difficile
crescere
Infanzia
del
cuore
.
Podbielski
esplora
,
con
quel
timido
amore
che
guidò
prima
di
lui
Rilke
e
Alain
-
Fournier
,
l
'
anima
giovanile
.
E
al
suo
sguardo
,
come
a
quello
dei
maestri
,
si
offrono
paesaggi
autunnali
:
i
paesaggi
ricchi
d
'
ombre
su
cui
autore
e
figure
si
confondono
insensibilmente
.
Ma
in
questa
uniformità
di
orizzonti
è
il
segno
di
un
'
attitudine
genuina
più
che
di
una
scuola
,
nell
'
incapacità
a
separare
il
disegno
dal
gesto
è
l
'
impronta
di
nature
costrette
a
un
esclusivo
lirismo
.
Podbielski
ignora
la
catarsi
perché
ignora
il
dramma
.
Fra
Klaus
e
Dedalus
,
ritratti
di
giovani
artisti
,
ogni
somiglianza
è
esclusa
.
Dove
Joyce
dispone
vigorosi
contrasti
o
si
rifugia
nell
'
ironia
e
così
drammatizza
,
Podbielski
contamina
,
traduce
sempre
in
un
invariato
lamento
.
Perenne
contaminazione
,
viva
e
umana
nell
'
adeguarsi
della
storia
interiore
del
protagonista
alla
vita
esterna
nei
suoi
quotidiani
eventi
.
Alain
-
Fournier
aveva
scoperto
per
l
'
anima
giovanile
quel
«
domane
inconnu
»
che
è
il
suo
intatto
regno
.
Ma
l
'
inquieta
anima
del
ragazzo
di
Podbielski
non
ha
un
suo
regno
.
Klaus
cade
in
città
da
semplici
consuetudini
di
villaggio
e
il
suo
destino
è
sommerso
nel
turbine
dei
destini
altrui
.
Sono
pochi
giorni
di
esperienze
.
Il
ragazzo
ha
assistito
per
caso
a
un
'
opera
teatrale
in
cui
crede
di
vedere
rappresentati
i
propri
dubbi
e
le
proprie
ansietà
,
il
dramma
di
chi
teme
di
non
poter
affrontare
la
vita
senza
una
guida
.
Scrive
all
'
autore
,
Hesber
,
che
lo
riceve
benevolmente
,
esperto
di
queste
angosce
giovanili
,
ma
sa
che
non
potrà
aiutarlo
.
Semplicissima
trama
:
gli
incontri
successivi
del
ragazzo
con
lo
scrittore
e
i
suoi
amici
,
l
'
interessamento
febbrile
a
questa
nuova
vita
,
l
'
amore
che
si
matura
per
Gela
,
l
'
amica
di
Hesber
,
e
l
'
inevitabile
distacco
che
pone
una
precisa
moralità
.
Solo
il
ritorno
alla
solitudine
,
la
dolorosa
indipendenza
da
ogni
legame
faranno
del
ragazzo
inquieto
un
artista
.
Messaggio
non
nuovo
.
Ho
ricordato
in
principio
un
maestro
,
Rilke
,
e
altri
nomi
dovrei
aggiungere
,
primo
fra
tutti
quello
di
Gide
.
Il
breve
romanzo
è
condotto
sui
temi
cari
a
Rilke
e
a
Gide
(
la
ricchezza
della
sorte
,
il
figliol
prodigo
,
la
riconoscenza
delle
cose
,
il
ritorno
alla
solitudine
)
.
Certo
Podbielski
non
è
un
novatore
.
Così
i
modi
del
suo
stile
sono
spesso
legati
a
esempi
di
un
decadentismo
primitivo
;
quello
delle
inani
bianche
sul
nero
lucido
del
pianoforte
,
quello
delle
frasi
interrotte
da
ambigui
puntini
.
Posizioni
stilistiche
e
morali
cui
siamo
avversi
.
Non
perché
predica
il
ritorno
alla
solitudine
o
per
amore
a
certe
sue
faticose
immagini
,
ci
siamo
rivolti
a
Podbielski
.
Ma
perché
nuova
e
pura
è
in
lui
la
precisa
volontà
d
'
arte
.
Volontà
che
talvolta
,
come
nel
secondo
dei
frammenti
tradotti
,
pienamente
si
attua
.
Per
queste
rare
pagine
l
'
autore
ventiduenne
merita
l
'
augurio
più
giusto
:
che
egli
possa
seguire
la
via
del
maggiore
fra
i
suoi
maestri
,
Rilke
,
il
quale
dai
primi
versi
indulgenti
alla
più
semplice
curva
del
sentimento
e
del
ritmo
seppe
educare
il
canto
alla
dignità
delle
ultime
espressioni
.
Perché
,
come
dice
Gela
al
ragazzo
inquieto
:
«
Nichts
ist
schwerer
als
wachsen
»
(
Niente
è
più
difficile
che
crescere
)
.
II
.
Viaggio
a
interlaken
Il
vangelo
dei
milionari
.
Partimmo
dalla
dormente
cittadina
francese
mentre
l
'
alba
si
annunziava
appena
dietro
i
tetti
delle
vecchie
case
.
Davanti
all
'
agenzia
di
viaggi
,
punto
di
ritrovo
e
di
partenza
,
attendevano
alcune
persone
;
un
giovanotto
sollevava
la
saracinesca
con
il
rumore
stridulo
e
isolato
delle
ore
notturne
.
Il
mio
amico
disse
che
erano
mercanti
di
buoi
.
Mi
sorprese
dapprima
una
conoscenza
così
profonda
delle
classi
sociali
,
ma
vidi
poi
un
cartello
che
annunziava
per
quel
giorno
la
grande
fiera
bovina
di
Thun
e
riconobbi
che
il
loro
aspetto
non
ammetteva
equivoci
.
Vicino
ai
mercanti
aspettavano
pazientemente
mogli
e
figlie
.
Dopo
un
quarto
d
'
ora
arrivò
l
'
autobus
,
una
vettura
grande
e
traballante
non
senza
lussi
di
arredamento
.
Nostra
meta
non
era
la
fiera
di
Thun
;
era
il
grande
congresso
internazionale
degli
Oxford
Groups
,
che
riuniva
quel
giorno
a
Interlaken
uomini
e
donne
di
tutti
i
paesi
:
santi
crociati
in
veste
moderna
,
coperti
di
una
spirituale
armatura
.
Il
mio
compagno
di
viaggio
,
un
giovane
giornalista
tedesco
che
aveva
citato
questa
elegante
definizione
,
mi
dava
ora
ampie
notizie
sulla
setta
che
io
conoscevo
solo
attraverso
letture
e
conversazioni
casuali
.
Confuso
spesso
,
fuori
del
mondo
anglosassone
,
con
il
movimento
di
Oxford
che
nel
secolo
scorso
tentò
di
riavvicinare
la
Chiesa
anglicana
a
quella
di
Roma
,
il
movimento
attuale
ha
compiti
molto
più
vasti
.
Si
propone
,
secondo
le
parole
di
uno
dei
suoi
capi
,
di
«
portare
nel
mondo
la
realizzazione
dei
poteri
dello
Spirito
Santo
»
.
A
raggiungere
uno
scopo
così
complesso
,
il
fondatore
ritiene
che
basti
la
pratica
della
dottrina
da
lui
insegnata
,
dottrina
nata
in
seguito
a
circostanze
soprannaturali
e
ricca
di
elementi
mistici
assai
più
che
di
logica
coerenza
.
Il
dottor
Frank
Nathan
D
.
Buchman
,
pastore
luterano
,
era
tornato
dall
'
America
in
Inghilterra
,
una
trentina
di
anni
fa
,
deluso
dalla
vita
e
senza
più
fede
nell
'
efficacia
della
propria
missione
spirituale
.
A
Oxford
un
'
improvvisa
rivelazione
della
Divinità
,
non
sappiamo
precisamente
in
che
forma
,
lo
illuminò
.
Dedicatosi
all
'
apostolato
,
strinse
intorno
a
sé
una
prima
schiera
di
giovani
studenti
,
che
più
tardi
,
estendendosi
,
divenne
l
'
Oxford
Group
.
L
'
Oxford
Group
,
spiega
il
fondatore
,
non
è
una
chiesa
,
è
un
'
associazione
di
uomini
che
si
propongono
di
vivere
secondo
certi
principi
morali
.
Doveri
dei
seguaci
sono
l
'
apostolato
e
la
confessione
pubblica
.
Colonne
dell
'
edificio
i
quattro
«
assoluti
»
insegnati
dal
fondatore
:
assoluta
onestà
,
assoluta
purità
,
assoluto
altruismo
,
assoluto
amore
.
Norme
,
come
si
vede
,
piuttosto
generiche
.
Ma
da
questi
vaghi
precetti
il
dottor
Buchman
passò
più
tardi
a
maggiori
programmi
.
Dichiarò
che
l
'
Oxford
Group
era
una
forza
mondiale
e
decise
di
condurre
la
lotta
contro
le
potenze
malefiche
.
Un
nuovo
Islam
si
mosse
alla
conquista
del
mondo
.
Da
tutte
le
terre
britanniche
,
dall
'
Olanda
,
dalla
Scandinavia
vennero
le
adesioni
.
Mr
.
Bennett
,
ex
primo
ministro
canadese
,
disse
:
«
Come
Wesley
salvò
l
'
Inghilterra
dagli
effetti
della
Rivoluzione
francese
,
così
le
forze
che
voi
rappresentate
possono
sole
salvare
la
civiltà
»
.
Questi
piani
grandiosi
sono
esposti
in
un
opuscolo
intitolato
La
marea
montante
,
che
sfogliai
durante
il
viaggio
.
Alcune
pagine
contengono
solo
fotografie
.
Mussolini
mentre
parla
alla
folla
,
Hitler
che
passa
in
rivista
i
reparti
nazisti
,
la
flotta
americana
in
manovra
:
ecco
che
cosa
si
vede
in
tutto
il
mondo
,
dice
il
titolo
.
Ma
altro
si
prepara
nei
cuori
.
Infatti
da
queste
immagini
di
guerra
si
passa
alla
grande
fotografia
centrale
,
quadro
sensibile
della
«
marea
montante
»
.
La
gioventù
di
tutti
i
paesi
,
levate
in
alto
le
bandiere
,
marcia
verso
una
meta
,
invisibile
per
noi
,
ma
certo
allettante
a
giudicare
dagli
sguardi
dei
giovani
.
L
'
Oxford
Group
guida
la
rigenerazione
del
mondo
.
Cercate
in
Dio
la
liberazione
dei
vostri
mali
.
Adesso
il
mio
amico
,
che
era
del
resto
un
giovane
di
molto
spirito
,
mi
raccontava
i
progressi
dalle
origini
,
e
una
grave
sonnolenza
cominciava
ad
avvolgermi
.
Distiguevo
la
parola
«
pazzi
»
,
ripetuta
spesso
,
e
rispondevo
con
cenni
di
approvazione
.
Ma
la
nebbia
uguale
sui
prati
,
il
rombo
della
macchina
e
il
tepore
che
mi
separava
dal
freddo
esterno
mi
addormentavano
insensibilmente
.
Dopo
poco
la
marea
montante
del
sonno
mi
aveva
raggiunto
.
Mi
svegliai
alla
frontiera
.
Ci
avevano
fermato
due
pacifici
doganieri
svizzeri
che
si
fidavano
della
nostra
onestà
,
ma
volevano
disinfettarci
.
Con
risate
e
lazzi
i
bovari
scesero
e
esposero
le
loro
grosse
suole
al
diligente
spruzzo
delle
guardie
;
noi
li
seguimmo
e
l
'
autobus
partì
liberato
da
ogni
impurità
.
Poi
prati
,
per
ore
di
seguito
,
cascinali
,
e
Neuchâtel
e
Berna
gaie
e
luminose
in
quelle
prime
ore
del
mattino
.
Solo
verso
le
dieci
si
arrivò
allo
smagliante
lago
di
Thun
che
i
bovari
fotografarono
,
montando
in
piedi
sui
sedili
.
Ne
seguimmo
la
costa
e
l
'
autista
ci
depose
tutti
a
Interlaken
.
Il
mio
amico
e
io
scendemmo
,
piuttosto
inebetiti
dalle
sei
ore
di
macchina
,
e
ci
avviammo
alla
posta
,
luogo
di
tutti
gli
appuntamenti
nelle
città
sconosciute
(
Interlaken
veramente
non
è
una
città
,
è
una
fila
di
alberghi
tra
due
laghi
)
.
Due
congressisti
inglesi
ci
dovevano
attendere
e
guidare
poi
nella
tumultuosa
folla
dei
mistici
.
Ma
già
l
'
Inghilterra
ci
stringeva
da
ogni
parte
:
vecchie
signore
passeggiavano
al
sole
in
uniformi
quasi
coloniali
;
altre
contrattavano
con
piccole
grida
sulle
porte
dei
negozi
,
altre
passavano
affannatissime
trascinandosi
dietro
mariti
e
fratelli
.
Capii
di
trovarmi
di
fronte
alla
gioventù
di
tutto
il
mondo
che
aveva
deposto
momentaneamente
le
bandiere
.
I
due
che
aspettavano
erano
giovani
davvero
.
Ci
ricevettero
con
molta
cortesia
e
siccome
il
mio
amico
,
venuto
col
segreto
proposito
di
polemizzare
,
si
era
dichiarato
un
ammiratore
dei
gruppi
,
lo
accolsero
benignamente
come
un
neofita
.
Io
,
timido
di
fronte
a
uomini
che
fluttuavano
fra
il
terrestre
e
il
soprannaturale
,
non
osai
affrontare
argomenti
elevati
.
Dopo
vaghe
parole
di
ammirazione
per
la
Jungfrau
,
osservai
che
i
congressisti
dovevano
essere
numerosi
.
-
Certo
.
Siamo
già
qualche
migliaio
.
E
oggi
ne
arrivano
altri
cinquecento
.
Ma
ad
Amsterdam
eravamo
anche
di
più
.
Le
ultime
parole
,
pronunciate
con
tono
di
rimpianto
,
mi
fecero
ripensare
a
quello
che
aveva
detto
il
mio
compagno
di
viaggio
.
Nei
primi
congressi
l
'
eccitazione
era
tale
che
chi
aveva
ottenuto
di
comunicare
con
la
Divinità
,
immediatamente
,
assetato
di
purezza
,
passava
alla
confessione
pubblica
.
Lo
spettacolo
di
uomini
e
donne
«
invasi
dal
dio
»
,
come
personaggi
virgiliani
,
e
declamanti
a
gran
voce
i
loro
fatti
personali
richiamava
un
pubblico
enorme
.
Poi
si
capì
l
'
inopportunità
di
questi
sistemi
e
ora
i
congressi
non
si
occupano
più
di
questioni
private
;
anzi
,
mi
spiegò
una
delle
nostre
guide
,
preferiscono
intressarsi
solo
di
problemi
internazionali
.
Tuttavia
la
pratica
della
confessione
pubblica
resta
uno
dei
cardini
della
vita
religiosa
dei
gruppi
.
Malvolentieri
uno
dei
loro
teorici
riconosce
che
l
'
idea
della
confessione
non
è
del
tutto
originale
:
-
È
anzi
uno
dei
rudimenti
della
cristianità
primitiva
,
da
lungo
tempo
scomparso
eccetto
che
in
alcune
fedi
in
cui
sussiste
la
confessione
a
Dio
attraverso
un
prete
.
Non
feci
commenti
a
questa
strana
affermazione
e
chiesi
quale
fosse
l
'
attività
dei
gruppi
nelle
questioni
internazionali
.
Mi
fu
spiegato
che
in
tutte
le
sedute
si
discutono
i
problemi
che
sembrano
più
importanti
per
il
benessere
dei
popoli
.
Si
conclude
generalmente
con
la
decisione
presa
all
'
unanimità
di
inviare
un
telegramma
;
per
esempio
a
Stalin
,
esortandolo
alla
pratica
delle
virtù
cristiane
.
Dopodiché
i
partecipanti
si
separavano
convinti
di
aver
esercitato
un
influsso
decisivo
sugli
avvenimenti
europei
.
Queste
notizie
ci
dava
lungo
la
strada
uno
dei
due
inglesi
che
ci
disse
poi
di
essere
addirittura
l
'
organizzatore
della
propaganda
fotografica
.
Doveva
avere
molto
da
fare
,
perché
davanti
a
ogni
albergo
gruppi
teatralmente
disposti
attendevano
di
essere
fotografati
e
cantavano
inni
.
Serenità
e
letizia
occupavano
gli
animi
.
Percorso
il
lungo
viale
entrammo
nel
più
grande
albergo
di
Interlaken
,
momentaneamente
trasformato
in
quartier
generale
dell
'
Oxford
Group
.
Una
folla
agitata
riempiva
il
giardino
,
i
corridoi
,
le
sale
;
vi
si
svolgeva
un
movimento
continuo
e
senza
meta
.
Mi
mostrarono
la
sala
dedicata
alle
pubblicazioni
e
mi
condussero
poi
in
giardino
,
mentre
il
mio
compagno
,
che
doveva
restare
qualche
giorno
,
si
occupava
della
propria
sistemazione
.
Per
distrarmi
mi
presentavano
a
tutti
come
un
amico
.
Conobbi
così
l
'
uomo
più
ricco
del
Giappone
,
il
ministro
delle
Finanze
di
uno
stato
scandinavo
e
altri
personaggi
non
meno
illustri
.
Finalmente
mi
gettarono
fra
le
braccia
di
un
signore
serio
,
professore
di
letteratura
italiana
in
una
grande
università
.
Mi
aggredì
subito
:
-
Cerchiamo
un
italiano
come
uno
spillo
.
Abbiamo
bisogno
di
qualcuno
che
traduca
i
nostri
manifesti
.
Sareste
disposto
voi
?
Risposi
con
un
'
accettazione
generica
spinto
dalla
curiosità
e
dalla
segreta
speranza
che
mi
pagassero
(
un
giovane
italiano
in
Svizzera
e
così
ossessionato
dai
prezzi
che
accetta
qualunque
lavoro
purché
sia
retribuito
-
Però
,
-
aggiunsi
,
-
bisogna
che
sia
un
lavoro
breve
oppure
da
continuarsi
per
corrispondenza
.
Fra
qualche
ora
devo
ripartire
per
la
Francia
.
-
Non
partirete
,
-
dichiarò
tranquillamente
.
-
Vi
accompagneremo
noi
in
automobile
quando
avrete
finito
,
fra
tre
,
quattro
giorni
.
Lo
spettro
del
franco
svizzero
mi
si
presentò
di
nuovo
.
Giacché
a
Interlaken
gli
alberghi
si
pagano
.
Ma
il
mio
amico
arrivò
a
tempo
a
prelevarmi
e
a
farmi
sospendere
gli
accordi
col
professore
.
Il
tedesco
si
era
sistemato
in
pochi
minuti
e
ammirava
l
'
organizzazione
perfetta
.
Evidentemente
gli
albergatori
svizzeri
avevano
intuito
nei
congressisti
una
facile
preda
e
li
avevano
accerchiati
completamente
.
Erano
adottati
sistemi
quasi
militari
.
Due
tagliandi
ci
davano
diritto
a
un
pasto
a
prezzo
ridotto
e
alla
compagnia
di
altri
venti
congressisti
.
Erano
quasi
tutti
studenti
o
professori
,
una
tavola
di
intellettuali
.
Ogni
tanto
un
signore
anziano
si
alzava
,
dava
l
'
annunzio
di
un
discorso
o
di
una
assemblea
per
il
pomeriggio
e
poi
mandava
in
giro
un
foglio
per
raccogliere
le
adesioni
.
Ma
l
'
avvenimento
più
importante
del
giorno
era
il
grande
discorso
che
avrebbe
pronunciato
il
dottor
Buchman
.
Si
attendeva
una
sua
parola
sulla
situazione
politica
.
Si
commentava
intanto
,
come
di
mirabile
esempio
,
questa
sua
frase
:
-
Io
lavoro
diciotto
ore
del
giorno
:
nove
sto
in
raccoglimento
,
e
nove
le
impiego
a
scrivere
e
a
ripetere
quello
che
ho
sentito
-
.
Sentii
pronunciare
a
proposito
di
questo
duro
orario
di
lavoro
le
parole
«
dinamo
spirituale
»
.
Il
raccoglimento
(
«
quiet
time
»
)
che
udivo
citare
per
la
prima
volta
,
è
uno
dei
precetti
del
dottor
Buchman
.
Ogni
tanto
i
fedeli
devono
raccogliersi
in
meditazione
per
una
diecina
di
minuti
e
poi
scrivere
quello
che
hanno
sentito
.
-
Così
,
-
disse
una
volta
il
fondatore
,
-
io
ho
trovato
Dio
.
Quando
i
fogli
di
adesione
da
firmare
me
ne
davano
il
tempo
,
guardavo
attentamente
la
cameriera
che
ci
serviva
,
una
sana
ragazza
svizzera
sul
cui
viso
credevo
di
scorgere
un
accenno
d
'
ironia
.
Preoccupato
di
questo
atteggiamento
,
che
certo
giudicava
contrario
al
principio
dell
'
assoluta
purità
,
l
'
organizzatore
della
propaganda
fotografica
iniziò
su
di
me
un
cortese
,
ma
risoluto
tentativo
di
conversione
.
-
Vediamo
,
-
disse
con
tono
insinuante
,
-
voi
avete
una
fede
,
credete
in
Dio
?
-
Sono
cattolico
romano
-
risposi
solennemente
costringendolo
al
silenzio
.
-
Anzi
,
-
aggiunsi
poi
,
-
in
che
rapporti
siete
voi
con
la
Chiesa
di
Roma
?
-
Ottimi
.
Noi
consideriamo
uguali
tutte
le
Chiese
purché
vi
sia
purità
di
fede
nei
credenti
.
-
Già
,
ma
io
vorrei
sapere
come
la
Chiesa
cattolica
considera
voi
.
-
Ah
,
bene
,
-
disse
con
incertezza
.
-
Qualche
tempo
fa
un
prete
cattolico
ha
pubblicato
un
articolo
di
lode
del
gruppo
.
La
risposta
non
mi
convinse
,
ed
ebbi
più
tardi
conferma
della
sua
inconsistenza
.
Domandai
anche
se
avessero
fra
di
loro
persone
di
modesta
condizione
.
Non
avevo
visto
che
milionari
accompagnati
da
una
larga
clientela
e
mi
stupivano
i
frequenti
richiami
al
Vangelo
da
parte
di
una
compagnia
di
ricchi
.
-
Certo
che
abbiamo
dei
poveri
.
Vedete
,
per
esempio
due
operai
di
Londra
,
gente
che
avrà
forse
tre
,
quattro
scellini
in
tasca
,
volevano
venire
al
congresso
.
Era
un
desiderio
vivo
,
ma
,
naturalmente
,
mancavano
i
denari
.
Eppure
sono
qui
.
Sapete
come
hanno
fatto
?
Hanno
pregato
.
-
Sì
,
ma
il
viaggio
avranno
dovuto
pagarlo
.
-
Hanno
pregato
.
La
prima
riflessione
,
immediata
,
fu
che
le
mie
traduzioni
sarebbero
state
pagate
con
preghiere
;
la
seconda
che
un
prete
cattolico
e
due
operai
sono
un
esiguo
peso
di
fronte
a
quello
di
cinquemila
congressisti
e
della
loro
scorta
d
'
oro
.
In
compenso
il
gruppo
si
estende
.
La
marea
sale
e
dilaga
.
Mi
parlarono
dei
nuovi
seguaci
in
Africa
del
Sud
,
delle
crescenti
fortune
della
dottrina
insegnata
dal
fondatore
.
Ascoltavo
in
silenzio
questa
gente
discorrere
con
serena
fatuità
delle
questioni
più
gravi
,
e
ne
avevo
un
senso
di
stanchezza
.
Volli
uscire
,
subito
dopo
colazione
,
alla
ricerca
di
un
mondo
più
reale
.
Ma
,
fuori
,
i
suoni
aspri
delle
inglesi
e
le
vocali
trascinate
delle
olandesi
riempivano
l
'
aria
.
Un
vecchietto
che
vendeva
i
giornali
era
l
'
unico
sottratto
a
quell
'
atmosfera
da
teatro
.
E
una
corrente
di
simpatia
si
stabilì
fra
noi
,
quando
dandoci
i
giornali
,
borbottò
con
gratitudine
:
-
C
'
è
ancora
qualcuno
che
parla
tedesco
a
Interlaken
.
III
.
Incontro
con
Goethe
Werther
italiano
.
Spaini
ha
tradotto
per
l
'
edizione
bellissima
di
Einaudi
il
Werther
(
Torino
1938
)
.
Impresa
non
singolare
.
Dai
foschi
giovani
del
primo
romanticismo
fino
ai
contemporanei
ogni
generazione
letteraria
ha
avuto
i
suoi
traduttori
del
Werther
.
La
prima
versione
girava
per
l
'
Italia
negli
ultimi
anni
del
Settecento
;
fu
tra
le
mani
di
Ugo
Foscolo
che
poi
negò
di
averla
letta
,
e
certo
inclinò
al
suicidio
qualche
fervido
adolescente
e
preoccupò
più
di
un
marito
alle
corti
provinciali
.
Poi
guerre
e
catastrofi
resero
giuoco
da
salotto
il
lontano
colpo
di
pistola
del
giovane
Werther
.
Studiosi
tradussero
ancora
il
breve
romanzo
per
collezioni
di
classici
.
L
'
anima
fraterna
a
cui
il
libro
si
rivolge
sembrò
smarrita
.
Ma
dall
'
accusa
di
lavoro
superfluo
Spaini
si
difende
nella
vivace
prefazione
che
apre
il
volume
A
un
Werther
lontano
inattuale
,
ormai
estraneo
,
egli
ha
voluto
dedicare
la
sua
opera
.
A
un
Werther
che
da
questa
insuperabile
distanza
ha
ripreso
giovanilità
,
e
qui
è
veramente
il
pericolo
per
il
traduttore
.
Che
si
possa
contaminare
l
'
immagine
remota
che
a
noi
resta
del
testo
goethiano
.
Se
sia
lecito
cioè
dare
linguaggio
moderno
a
un
romanzo
che
appunto
nella
sua
grazia
rigida
ha
ritrovato
evidenza
letteraria
.
Così
si
rimpiangono
certi
amabili
costrutti
settecenteschi
dei
primi
traduttori
e
quegli
imperfetti
in
«
a
»
che
bastano
ad
evocare
atteggiamenti
perduti
.
«
Il
celebre
signor
dottor
Goethe
-
dice
l
'
autore
di
una
edizione
veneziana
del
1811
-
è
un
avvocato
di
Francoforte
sul
Meno
che
scrisse
varie
altre
cose
degne
di
essere
lette
,
ma
queste
lettere
particolarmente
gli
hanno
assicurato
la
stima
universale
»
.
Certo
costoro
potevano
accostarsi
a
un
Goethe
che
aveva
scritto
varie
altre
cose
degne
di
esser
lette
con
una
castità
che
a
noi
non
è
data
.
Ma
di
questa
circostanza
non
seppero
il
valore
.
Li
preoccupavano
gli
ardimenti
del
giovane
poeta
,
e
quel
linguaggio
impetuoso
che
ridussero
a
modi
composti
e
sordi
.
Goethe
scrittore
li
precedeva
di
troppo
.
Questa
versione
di
oggi
invece
è
stata
compiuta
con
intelligenza
.
Spaini
ha
cercato
uno
stile
scorrevole
e
insieme
piuttosto
sostenuto
,
senza
arcaismi
fittizi
e
senza
asprezze
moderne
.
Nella
seconda
parte
per
una
maggiore
concitazione
del
testo
la
versione
italiana
ha
qualche
frase
opaca
.
Ma
è
una
lettura
piena
di
dignità
.
Bellissima
lettura
,
il
Werther
.
Romanzo
cauto
,
misurato
nei
suoi
impeti
,
nei
rivelati
entusiasmi
:
«
Mi
piace
!
»
ecco
una
frase
che
odio
a
morte
.
Che
razza
di
uomo
deve
essere
uno
al
quale
Lotte
piace
,
per
il
quale
essa
non
occupa
tutti
i
sensi
,
tutti
i
sentimenti
!
Mi
piace
!
Giorni
fa
un
tale
mi
chiese
se
mi
piaceva
Ossian
!
»
Anche
qui
dove
l
'
entusiasmo
è
voluto
non
si
abbandona
a
una
facile
scia
di
parole
.
Ritento
i
brani
polemici
,
che
allora
scossero
una
giovinezza
e
che
ora
giungono
a
noi
molto
attenuati
:
l
'
invocazione
al
genio
.
«
Oh
,
amici
miei
!
Perché
mai
il
fiume
del
genio
prorompe
così
raramente
,
così
raramente
investe
con
le
sue
acque
in
piena
e
scuote
le
vostre
anime
meravigliate
?
»
Ormai
fievole
,
questo
richiamo
eroico
è
entrato
nella
leggenda
,
come
leggendarie
sono
certe
immagini
del
giovane
Napoleone
.
Il
fiume
del
genio
da
Coleridge
a
Rimbaud
e
da
Rimbaud
al
surrealismo
ha
percosso
tutti
gli
argini
e
a
noi
resta
se
mai
la
cura
di
ricostruire
e
moderare
.
Di
qui
le
facili
ironie
.
Ma
l
'
Europa
letteraria
del
1774
non
era
la
nostra
,
era
una
specie
di
giardino
olandese
.
E
certi
gesti
di
Goethe
,
come
più
tardi
il
viso
crucciato
del
giovane
generale
,
riprendono
in
quello
sfondo
la
loro
esatta
misura
.
Sussiste
tuttavia
qualche
intemperanza
per
dar
ragione
alle
censure
di
una
lunga
critica
,
qualche
grido
improvviso
,
qualche
immoderata
effusione
.
E
sorprendono
rari
accenni
piacevolmente
frivoli
(
il
migliore
è
un
breve
biglietto
:
«
Sì
,
cara
Lotte
,
mi
mandi
più
spesso
commissioni
.
Soltanto
una
preghiera
.
Non
metta
più
spolverino
sui
biglietti
che
mi
scrive
.
Oggi
l
'
ho
portato
in
fretta
alle
labbra
e
poi
mi
scricchiavano
i
denti
»
)
.
Ma
rimane
la
grande
prontezza
di
Goethe
,
il
suo
sguardo
umano
.
Si
pensi
alla
lettera
del
primo
incontro
,
alle
ultime
scene
concitate
,
a
certe
rapide
ironie
.
Rimane
la
misura
del
suo
lavoro
(
si
pensi
alle
pistole
annunciate
una
prima
volta
,
proposte
di
nuovo
all
'
arresto
del
servo
,
dominanti
alla
fine
del
libro
)
.
Rimangono
le
immagini
piene
di
nobiltà
che
percorrono
tutta
l
'
opera
:
la
fontana
,
la
festa
con
il
temporale
,
le
visioni
di
Omero
e
di
Ossian
.
Bellissima
lettura
.
Il
Settecento
francese
e
inglese
aveva
avuto
romanzi
di
indagine
preziosa
a
cui
ha
riportato
più
tardi
la
curva
della
storia
letteraria
.
I
romantici
nella
piena
liberazione
del
sentimento
fantastico
raggiunsero
luoghi
di
rara
poesia
(
l
'
Hyperion
di
Holderlin
segna
forse
in
questo
senso
uno
sviluppo
estremo
)
.
Ma
Werther
,
nella
facilità
dei
suoi
moti
,
è
una
delle
figure
che
ancora
illumina
meglio
il
nostro
gusto
.
Vive
in
una
bella
luce
uniforme
,
sia
che
si
sdegni
o
versi
lacrime
,
che
danzi
nel
frac
giallo
e
turchino
o
si
affidi
al
temibile
giuoco
delle
pistole
.
IV
.
Miti
nordici
I
canti
dell
'
Edda
.
I
miti
nordici
sono
noti
per
lo
più
agli
italiani
attraverso
le
tortuose
vicende
della
tetralogia
wagneriana
.
Si
è
fissata
un
'
immagine
sanguigna
di
quegli
eroi
e
dèi
e
giganti
,
che
dal
teatro
traggono
come
un
seguito
musicale
e
luci
e
colori
non
veri
.
Immagini
deformate
,
certo
,
queste
che
Wagner
vedeva
attraverso
inevitabili
schermi
e
che
a
noi
trasmise
.
I
romantici
avevano
spesso
amato
miti
tragici
ma
casti
,
e
assaporavano
ancora
nelle
loro
troppo
fresche
tragedie
il
recente
gusto
dell
'
idillio
.
Più
tardi
,
in
un
paese
letterario
avviato
al
decadentismo
,
Wagner
e
Hebbel
trovarono
nella
cruda
barbarie
dei
miti
nordici
materia
preziosa
.
E
li
incitò
alla
loro
opera
la
perenne
ambizione
germanica
al
poema
nazionale
.
Comparve
allora
Siegfried
visto
attraverso
Schopenhauer
e
quei
torbidi
fratelli
Siegmund
e
Sieglinde
e
il
tragico
fato
degli
dèi
.
Immagini
alterate
ma
nobilissime
.
Perché
invano
nei
testi
originali
si
cercherebbe
l
'
alato
linguaggio
del
viandante
che
risponde
agli
enigmi
nel
Siegfried
di
Wagner
:
«
Qual
stirpe
regna
fra
le
nubi
del
cielo
?
»
«
Su
quelle
nubi
stanno
gli
dèi
»
.
(
Ma
qui
si
trascina
inevitabile
la
suggestione
musicale
)
.
Ora
gli
dèi
dell
'
Edda
ci
tornano
nella
loro
genuina
figura
attraverso
la
traduzione
italiana
che
di
alcuni
canti
islandesi
ha
fatto
con
molta
dottrina
la
signorina
Olga
Gogala
(
Utet
,
Torino
1939
)
.
I
frammenti
tradotti
sono
presi
appunto
dai
Canti
degli
dèi
che
con
i
Canti
degli
eroi
formano
l
'
Edda
più
antica
,
quella
in
versi
.
Per
lungo
tempo
la
raccolta
,
confinata
in
un
'
Islanda
semibarbara
,
fu
ignota
all
'
Europa
.
Nel
1643
il
vescovo
Bryniolf
Sveinsson
trovò
il
codice
che
la
conteneva
e
lo
inviò
al
re
di
Danimarca
,
a
Copenhagen
,
dove
ancora
adesso
si
trova
con
il
nome
di
Codex
Regius
.
Prima
si
conosceva
solo
l
'
Edda
in
prosa
,
una
raccolta
di
precetti
assai
posteriore
a
questi
canti
.
Dell
'
origine
dei
canti
poco
si
sa
.
Probabilmente
sono
opera
di
profughi
che
,
cacciati
dalla
Norvegia
verso
il
secolo
IX
,
si
rifugiarono
nella
deserta
isola
del
Nord
.
Mentre
in
Scandinavia
si
diffondeva
il
cristianesimo
,
gli
esuli
dell
'
Islanda
conservarono
quasi
immune
dall
'
influsso
cristiano
la
tradizione
delle
loro
saghe
.
Più
tardi
trascrissero
i
canti
e
a
essi
si
deve
se
ci
rimane
una
testimonianza
dell
'
antichissima
poesia
europea
.
Poesia
dobbiamo
chiamarla
per
consuetudine
di
definire
così
le
strofe
ritmiche
.
Ma
ora
,
remota
la
fede
romantica
in
una
presunta
arte
,
voce
immediata
di
popoli
,
nessuno
cercherebbe
più
nei
rozzi
testi
del
Codex
Regius
un
suggerimento
poetico
.
E
vedemmo
che
anche
Wagner
e
Hebbel
si
limitarono
a
trarne
una
grezza
materia
umana
.
In
verità
,
l
'
interesse
umano
oltre
quello
particolarmente
culturale
dei
canti
,
è
sempre
grande
.
Come
nota
giustamente
la
traduttrice
,
questi
poemi
degli
dèi
non
hanno
affatto
carattere
religioso
.
Stretti
alla
terra
,
ai
monti
,
alle
foreste
del
Nord
,
gli
dèi
sovrastano
appena
una
rude
umanità
.
E
non
li
liberano
a
immagini
più
pure
le
favole
che
i
mediterranei
inventarono
per
i
loro
numi
.
Restano
gravi
di
vino
e
di
sangue
,
negati
a
ogni
agilità
.
E
certo
si
deve
questo
all
'
abbandono
dei
miti
che
non
furono
mai
,
come
i
greci
,
ripresi
in
epoche
colte
,
ma
caddero
e
lasciarono
solo
una
traccia
primitiva
.
Si
leggono
storie
di
facili
inganni
,
come
più
tardi
si
ritroveranno
nella
prima
letteratura
borghese
,
di
risse
e
di
memorabili
banchetti
.
Poi
,
confuse
nei
componimenti
,
raccolte
di
proverbi
,
leggende
di
uomini
saggi
,
insegnamenti
morali
.
Un
gruppo
che
ha
per
titolo
Hávamál
è
una
specie
di
codice
della
vita
sociale
.
E
a
porre
subito
in
una
giusta
luce
il
mondo
dei
canti
basta
la
prima
strofa
:
Tutte
le
porte
pria
d
'
entrare
in
casa
son
da
guardarsi
e
da
provare
bene
.
Non
si
sa
mai
se
dietro
quella
soglia
non
attenda
un
nemico
.
Precetti
di
solito
duri
,
di
un
compiaciuto
e
barbarico
egoismo
.
Qualche
bella
frase
hanno
le
strofe
sull
'
amicizia
,
e
quelle
sulla
fama
che
accade
di
vedere
spesso
citate
:
Muoion
le
greggi
,
muoiono
le
stirpi
moriamo
anche
noi
stessi
,
ma
non
muore
giammai
la
buona
fama
e
chiunque
col
bene
se
l
'
acquista
.
Presentimenti
ingenui
di
un
mondo
morale
,
a
cui
seguono
subito
curiose
norme
come
quelle
che
consigliano
a
chi
vuole
assassinare
di
alzarsi
presto
e
di
agire
di
buon
mattino
.
Ma
quasi
tutti
i
testi
hanno
come
argomenti
imprese
gloriose
o
sono
documenti
della
più
antica
saggezza
.
Si
sente
una
grande
venerazione
per
le
forze
spirituali
,
forze
ancora
magiche
e
nubilose
.
Così
Odino
vuote
scendere
a
una
gara
di
dottrina
con
il
più
saggio
dei
giganti
.
E
un
'
altra
volta
ascolta
il
vaticinio
della
profetessa
che
narra
l
'
origine
del
mondo
e
delle
stirpi
e
annuncia
la
fine
degli
dèi
.
(
È
il
Völuspá
,
un
canto
famoso
che
veramente
ha
singolari
immagini
)
.
Simbolo
preciso
del
mondo
nordico
sono
le
rune
,
i
caratteri
magici
,
segno
originario
d
'
intelligenza
.
E
il
più
bello
dei
miti
per
una
suggestione
di
significati
nascosti
e
per
la
sua
analogia
con
il
simbolo
cristiano
della
croce
è
quello
narrato
nel
canto
runico
di
Odino
:
Io
so
che
dall
'
albero
al
vento
per
ben
nove
notti
pendei
ferito
da
spada
,
a
Odino
immolato
,
io
stesso
a
me
stesso
;
quell
'
albero
niuno
conosce
da
quale
radice
ei
germogli
.
Poi
,
con
uno
slancio
,
Odino
si
curva
a
terra
dall
'
albero
,
raccoglie
dei
pezzetti
di
legno
,
su
cui
incide
le
rune
,
e
per
mezzo
delle
rune
,
cioè
della
saggezza
,
si
libera
dal
segreto
martirio
.
Strani
paesaggi
questi
del
Nord
.
Li
animano
inconsuete
allegorie
,
estranee
a
uno
spirito
che
ormai
hanno
penetrato
il
simbolo
ellenico
e
quello
cristiano
.
E
tutela
il
mistero
un
linguaggio
inaccessibile
.
La
traduttrice
aveva
dinanzi
a
sé
un
compito
molto
severo
.
Noi
non
possiamo
che
ammirare
silenziosamente
la
sua
erudizione
.
Ma
dobbiamo
dire
molto
bene
,
come
lettori
del
commento
e
delle
brevi
introduzioni
ai
testi
.
I
canti
sono
tradotti
in
versi
italiani
.
In
versi
duri
,
ingenui
,
zoppi
,
che
ci
sono
molto
piaciuti
.
Perché
crediamo
che
abbiano
reso
la
cadenza
barbara
dei
testi
.
(
In
questi
casi
i
tentativi
di
versioni
rigidamente
metriche
sono
illusori
)
.
E
ancora
abbiamo
nell
'
orecchio
certe
cadenzate
parole
.
I
solenni
versi
di
Odino
che
ci
hanno
invitato
alla
lettura
.
Perché
i
detti
di
Odino
sono
inutili
ai
giganti
ma
preziosi
ai
figli
dell
'
uomo
:
salute
a
colui
che
li
impara
salute
a
colui
che
li
ascolta
.
V
.
Cronache
semiserie
1
.
Dignitari
di
Francia
.
L'8
giugno
il
gran
vecchio
,
Charles
Maurras
,
è
stato
ricevuto
all
'
Accademia
di
Francia
.
Maurras
,
che
molti
dei
suoi
compatrioti
definiscono
con
quelle
brevi
ingiurie
di
sapore
osceno
che
sono
una
delle
maggiori
grazie
della
lingua
francese
,
è
ritenuto
da
altri
addirittura
il
più
grande
uomo
vivente
oggi
in
Francia
.
Comunque
una
figura
di
molto
rilievo
.
Forse
troppo
irregolare
per
la
solenne
assemblea
,
questo
polemista
difensore
di
una
Chiesa
che
lo
ha
condannato
,
di
un
re
che
lo
trascura
e
di
un
'
idea
della
Francia
che
i
più
dei
francesi
rinnegano
.
E
per
molto
tempo
dall
'
Accademia
fu
escluso
.
Dice
l
'
articolo
primo
dello
statuto
del
1635
:
«
Nessuno
sarà
ricevuto
all
'
Accademia
che
non
sia
gradito
al
protettore
»
.
Allora
il
protettore
era
Richelieu
.
Ora
,
secondo
le
norme
,
sarebbe
il
presidente
Lebrun
.
Naturalmente
,
notre
Albert
,
come
dicono
i
francesi
,
accetta
chiunque
con
grande
cordialità
.
E
il
diritto
di
velo
in
pratica
era
passato
al
defunto
segretario
perpetuo
,
uomo
bizzosissimo
che
tenne
lontani
per
molto
tempo
candidati
autorevoli
.
Morto
lui
ci
fu
la
corsa
degli
esclusi
:
Jérôme
Tharaud
,
Maurois
,
Maurras
.
Marraus
ha
commemorato
nella
sua
orazione
Henri
-
Robert
,
il
grande
avvocato
che
egli
sostituisce
.
Gli
ha
risposto
con
l
'
elogio
tradizionale
Henri
Bordeaux
.
Noi
non
apprezziamo
molto
l
'
opera
poetica
di
Maurras
.
Ancora
meno
apprezziamo
il
suo
pensiero
politico
.
Ancora
meno
i
romanzi
di
Bordeaux
.
Tuttavia
il
vecchio
e
il
nuovo
immortale
hanno
fatto
due
bei
discorsi
.
Una
piacevole
conversazione
,
almeno
.
Maurras
ha
ricordato
con
molto
spirito
le
sue
visite
forzate
al
Palazzo
di
giustizia
,
le
sue
varie
esperienze
umane
.
Bordeaux
ha
parlato
della
Provenza
,
dei
doni
portati
dai
parenti
al
piccolo
Carlo
con
l
'
augurio
paesano
:
«
Che
tu
possa
essere
pieno
come
un
uovo
,
buono
come
il
pane
,
saggio
come
il
sale
e
dritto
come
un
fiammifero
»
.
Poi
ha
ricordato
una
serie
di
gloriosi
accademici
che
conobbero
il
carcere
.
Purtroppo
,
resta
la
parte
dottrinale
dei
due
discorsi
.
L
'
evocazione
di
un
mondo
di
morti
a
cui
Maurras
crede
fervidamente
,
dai
firmatari
della
lontana
Enquête
sur
la
monarchie
fino
al
precursore
De
Bonald
.
La
stanca
polemica
contro
i
nemici
tradizionali
:
il
barbaro
germano
,
le
idee
dissolvitrici
,
la
libertà
democratica
come
l
'
autorità
dello
stato
totalitario
.
Un
'
aria
onesta
di
destra
monarchica
in
paese
repubblicano
.
Un
maresciallo
di
Francia
padrino
di
questo
nemico
della
costituzione
.
«
Quando
cadono
le
foglie
,
quando
migrano
gli
augelli
»
,
ha
scritto
colui
che
Maurras
chiama
«
le
divin
Carducci
»
.
Meno
macabro
della
cavalcata
di
Enrico
Quinto
,
ma
forse
non
meno
fantastico
,
sembrerà
a
chi
guardi
oggi
la
vera
Francia
quest
'
incontro
di
letterati
in
abito
verde
intenti
a
rievocare
nella
gran
sala
dell
'
Accademia
i
lontani
santi
della
patria
e
il
nazionalismo
letterario
e
sanguigno
di
Maurice
Barrès
.
2.Nozze
sul
fiume
.
Si
è
risposato
Sacha
Guitry
.
Non
ce
ne
importa
nulla
.
Ma
siccome
tutti
i
giornali
parlano
di
questo
matrimonio
e
sembrano
giudicarlo
un
avvenimento
importante
,
diamo
anche
noi
qualche
notizia
,
per
fissare
lo
squallore
di
fatti
considerati
notevoli
.
Sacha
Guitry
,
con
gli
anni
che
ha
,
ha
sposato
una
diciannovenne
.
E
questo
non
vorrebbe
dire
,
perché
cose
simili
fecero
Cicerone
e
tanti
altri
.
Ma
ha
prescelto
modi
assurdi
.
Alle
nozze
fissate
per
un
certo
giorno
erano
stati
invitati
tutti
i
giornalisti
di
Francia
.
Il
matrimonio
fu
celebrato
invece
un
giorno
prima
,
appunto
per
evitare
la
stampa
.
E
ora
il
carosello
coi
giornalisti
continua
:
piacevole
inseguimento
.
Erano
testimoni
il
principe
Poniatowski
(
perché
questi
nomi
da
bollettino
della
Grande
Armata
al
matrimonio
di
un
attore
?
)
e
René
Benjamin
della
Accademia
Goncourt
.
Alle
undici
una
telefonata
all
'
Eliseo
invitava
il
cittadino
Lebrun
alle
nozze
del
cittadino
Guitry
.
E
il
presidente
si
è
fatto
rappresentare
da
un
alto
funzionario
.
Rinunziamo
a
descrivere
tutte
le
piacevolezze
della
cerimonia
.
A
noi
questi
gesti
fanno
l
'
effetto
di
certi
sorridenti
inchini
dei
giocolieri
per
un
esercizio
che
non
abbiamo
capito
.
Si
mette
una
mano
in
tasca
,
si
dà
qualcosa
e
ci
si
allontana
smarriti
.
Non
per
ripetere
un
tardo
elogio
della
vita
rustica
,
ma
giudichiamo
molto
più
serio
il
contegno
di
due
giovani
contadini
dei
dintorni
di
Pisa
da
noi
conosciuti
.
Siccome
non
avevano
il
denaro
per
il
viaggio
di
nozze
a
Firenze
,
si
misero
su
una
barca
e
andarono
su
e
giù
fra
le
canne
lungo
i
greti
dell
'
Arno
.
Finché
i
ragazzini
del
paese
li
scoprirono
e
rievocarono
per
loro
gli
antichi
fescennini
,
così
da
far
coprire
di
rossore
il
volto
della
sposa
e
ridere
di
timido
orgoglio
il
giovane
maschio
.
3.Ore
in
teatro
.
«
Ora
viene
fuori
il
diavolo
»
.
Scura
e
opprimente
come
le
acque
notturne
,
la
musica
del
primo
quadro
dell
'
Oro
del
Reno
invadeva
la
sala
.
Dietro
un
velo
di
nebbia
s
'
intravedeva
il
fondo
del
fiume
,
un
paesaggio
desolato
di
rocce
e
contorte
vegetazioni
.
-
Ora
viene
fuori
il
diavolo
,
-
ripeté
il
signore
accanto
a
me
a
una
donna
e
a
un
bambino
che
erano
con
lui
.
Allora
il
bambino
,
che
questi
ripetuti
annunci
del
diavolo
tenevano
in
agitazione
,
cominciò
a
impazientirsi
.
-
Ah
eccolo
,
-
disse
.
Invece
comparve
Alberico
che
,
dopo
aver
strisciato
sui
sassi
umidi
,
prese
a
dimenarsi
e
a
cantare
cupamente
.
Vidi
un
certo
smarrimento
sul
viso
dei
vicini
.
Poi
,
d
'
improvviso
,
il
sospetto
negli
occhi
del
padre
.
-
Scusate
,
-
mi
chiese
esitante
,
-
ma
questo
non
è
il
Mefistolele
?
-
No
,
è
l
'
Oro
del
Reno
.
-
Ah
,
l
'
Oro
del
Reno
-
.
(
Aveva
una
voce
addolorata
,
di
uomo
colpevole
)
.
Poi
non
disse
nulla
.
Notai
solo
che
guardava
con
disprezzo
Alberico
e
i
suoi
tentativi
amorosi
.
Trattenni
il
nome
di
Wagner
,
che
per
lui
doveva
giungere
da
lontani
regni
di
noia
.
Mi
pareva
inutile
amareggiare
ancora
di
più
una
sera
scelta
per
le
gioie
lucenti
del
Mefistofele
,
e
naufragata
senza
rimedio
in
quelle
torbide
acque
wagneriane
.
Un
'
altra
volta
davano
la
Valchiria
.
Vicino
a
me
stava
,
seduto
per
terra
,
un
uomo
entrato
col
favore
colpevole
del
custode
.
Era
vistosamente
vestito
e
aveva
in
mano
un
'
arancia
.
Quando
spensero
le
luci
lo
vidi
affaccendarsi
con
un
temperino
sulla
sua
arancia
.
Il
sipario
si
aprì
,
comparve
Siegmund
lacero
e
tenebroso
:
intorno
a
me
vagavano
freschi
odori
di
frutta
.
Poi
vidi
un
'
ombra
muoversi
al
mio
fianco
.
La
mano
del
vicino
batteva
il
tempo
con
la
scorza
d
'
arancia
.
Si
era
disteso
sui
gradini
;
portava
lentamente
alla
bocca
gli
spicchi
e
intanto
con
la
mano
destra
e
con
la
rossa
lista
della
scorza
si
abbandonava
alla
musica
.
Poche
persone
nella
sala
erano
penetrate
da
Wagner
come
lui
.
Quando
al
canto
dei
due
amanti
si
spalancò
la
porta
dell
'
oscuro
maniero
sui
prati
di
primavera
,
mi
tornò
più
acuto
un
odore
di
giardini
siciliani
.
Accettai
la
bellissima
suggestione
.
Il
vicino
,
tacitamente
,
aveva
tirato
fuori
un
'
altra
arancia
.
Della
Lucia
di
Lammermoor
mi
piace
molto
una
scena
.
L
'
ingresso
dello
sposo
.
In
una
sala
favolosamente
illuminata
come
se
ne
vedono
solo
ai
teatri
d
'
opera
,
una
folla
di
signore
e
signori
molto
ben
vestiti
,
attendono
e
passeggiano
.
In
fondo
«
una
porta
praticabile
»
,
dice
la
didascalia
.
Dalla
Porta
praticabile
entra
,
annunciato
da
una
musica
festosa
,
Enrico
,
e
lo
saluta
il
bellissimo
coro
«
Per
te
d
'
immenso
giubilo
»
.
Ma
lo
spettacolo
è
prezioso
.
Enrico
attraversa
la
scena
con
passo
risoluto
e
a
viso
aperto
.
Dalle
due
parti
gentiluomini
,
armigeri
e
signore
si
piegano
in
un
concorde
inchino
.
Qualche
comparsa
,
che
ha
per
l
'
inchino
una
particolare
disposizione
,
continua
a
genuflettersi
con
leggiadria
e
a
sventolare
il
cappello
,
benché
il
nobile
signore
sia
già
entrato
e
abbia
salutato
tutti
.
Intanto
lo
sposo
è
arrivato
alla
ribalta
.
Il
Pubblico
,
anche
se
molto
accorto
,
è
inconsciamente
soggiogato
dall
'
aspetto
autorevole
di
Enrico
,
dal
suo
passo
trionfale
.
Si
stabilisce
un
silenzio
rispettoso
.
Allora
Enrico
,
che
è
generalmente
un
cantante
di
terz
'
ordine
,
attacca
con
voce
di
agnello
:
Per
poco
fra
le
tenebre
sparì
la
vostra
stella
,
io
la
farò
risorgere
più
fulgida
e
più
bella
.
Anche
ho
un
ricordo
piuttosto
gaio
dei
teatri
a
cui
si
andava
con
la
scuola
.
Ci
facevano
sentire
cattivi
concerti
oppure
drammi
.
Drammi
storici
,
spesso
.
Poi
a
scuola
qualche
atteggiamento
di
immoderato
eroismo
aveva
chiare
origini
teatrali
.
Generali
che
spezzavano
spade
come
fossero
lapis
,
altri
che
pronunciavano
frasi
nette
,
definitive
.
Gridavamo
come
ossessi
se
ci
si
concedeva
la
fortuna
di
una
rissa
sulla
scena
.
Fu
lì
,
in
quei
clamorosi
teatri
,
che
vidi
per
le
prime
volte
la
ragazza
bionda
e
mite
che
conobbi
più
tardi
.
Ancora
adesso
la
prima
memoria
di
lei
è
legata
al
ricordo
di
cattive
musiche
e
parole
declamate
,
da
cui
mi
distraeva
,
nella
mezza
luce
della
sala
,
il
suo
profilo
sereno
e
l
'
arco
leggero
dei
capelli
sulla
fronte
.
4.Paesaggi
estivi
.
Vittoriosa
la
lotta
di
un
pastore
contro
un
'
aquila
.
I
pastori
guerrieri
scendono
dalle
loro
montagne
in
queste
calde
stagioni
per
raggiungere
il
triste
popolo
dei
giornali
estivi
.
Sono
figure
di
un
teatro
a
maschere
fisse
,
personaggi
che
vengono
a
ritrovare
i
compagni
inevitabili
.
Le
numerose
vittime
del
maltempo
,
i
giovinetti
sedicenni
che
fanno
in
barca
il
giro
del
Mediterraneo
,
le
ragazze
uccise
per
gelosia
,
occupano
in
ordine
i
titoli
delle
pagine
faticosamente
composte
.
Si
scorrono
,
le
pagine
,
senza
speranza
di
una
lettura
,
completando
a
mente
i
titoli
intravisti
.
Non
tutti
,
perché
qualcosa
avviene
,
e
quando
non
avviene
nulla
i
giornalisti
richiamano
l
'
attenzione
con
i
loro
titoli
.
«
Lupi
sovietici
invadono
la
Lituania
»
,
annunziava
qualche
tempo
fa
un
giornale
autorevole
,
certo
senza
comprendere
l
'
importanza
di
questa
notizia
,
la
prima
che
sia
arrivata
a
noi
,
di
bestie
,
anzi
di
bestie
selvagge
,
politicamente
organizzate
(
«
Una
certa
assemblea
di
vermi
politici
»
,
diceva
Amleto
)
.
Ma
sono
comparse
fugaci
.
I
personaggi
ricorrenti
prevalgono
,
per
pigrizia
di
giornalisti
o
per
assenza
di
novità
,
nella
storia
dei
mesi
estivi
.
Ogni
tanto
qualche
nome
splende
di
una
luce
più
intensa
,
trascorre
come
una
meteora
e
sparisce
nel
buio
.
«
Il
ministro
sudafricano
Pirow
visiterà
l
'
Europa
»
,
scrisse
una
volta
timidamente
un
quotidiano
.
«
Il
ministro
Pirow
in
Germania
»
,
si
cominciò
a
leggere
poi
più
spesso
.
Dopo
qualche
giorno
fu
la
vertigine
:
il
ministro
Pirow
nei
Balcani
,
il
ministro
Pirow
in
Francia
,
in
Inghilterra
il
ministro
Pirow
dappertutto
.
I
giornali
avevano
trovato
un
uomo
.
Poi
quel
vecchio
vestito
di
nero
col
collettino
bianco
da
pastore
si
imbarcò
su
un
bastimento
e
naufragò
per
i
giornali
europei
senza
lasciare
una
traccia
,
un
ricordo
.
Così
fu
di
un
veliero
,
la
Girl
Pat
se
riusciamo
a
ricordare
il
nome
,
che
scomparve
e
riapparì
fantasticamente
fra
le
onde
dell
'
Atlantico
.
Per
qualche
giorno
i
giornali
furono
soddisfatti
e
in
quel
periodo
nessun
bambino
mangiò
pezzi
di
bottiglia
o
cascò
in
una
caldaia
.
Ma
inevitabilmente
si
ritorna
allo
squallore
.
Sulle
terze
pagine
dei
quotidiani
francesi
si
vedono
visi
preoccupati
di
gendarmi
in
cheppì
e
poi
,
macilento
e
distratto
,
l
'
uomo
che
ha
ucciso
ventidue
donne
.
In
Inghilterra
si
presentano
al
pubblico
i
nuovi
baronetti
.
Nessuna
vanità
appare
tanto
intelligente
da
meritare
un
commento
.
Rimangono
le
miserie
di
P
.
G
.
Wodehouse
a
Le
Touquet
e
tenuissimi
pettegolezzi
europei
.
Nelle
vanità
dobbiamo
rifugiarci
quando
oltre
i
confini
di
un
atlante
circoscritto
,
nelle
pagine
a
cui
la
nostra
ricerca
non
arriva
,
si
succedono
notizie
sempre
più
gravi
.
E
ogni
giorno
la
lettura
rinnova
il
monito
di
Romeo
:
«
Peace
,
peace
,
Mercutio
,
peace
!
Thouthalk
'
st
of
nothing
»
(
Basta
,
basta
,
Mercutio
,
tu
parli
di
nulla
)
.
VI
.
La
stagione
di
Aci
Trezza
I
Malavoglia
.
Si
è
sempre
insistito
sulla
sorte
di
Verga
,
autore
mal
compreso
,
autore
che
ogni
nuova
critica
ha
voluto
spogliare
di
soprastrutture
e
pregiudizi
anteriori
per
porre
finalmente
in
una
luce
onesta
e
definitiva
.
Questo
lavoro
generoso
anche
se
spesso
illusorio
e
la
convinzione
dei
critici
più
autorevoli
degli
ultimi
trent
'
anni
hanno
costruito
ormai
intorno
al
romanziere
siciliano
un
muro
di
fama
intoccabile
.
Scaduto
il
tempo
della
sua
più
umile
popolarità
,
quella
delle
opere
giovanili
,
Verga
è
passato
alle
antologie
scolastiche
e
al
freddo
decoro
delle
commemorazioni
senza
un
conforto
di
letture
estese
e
intelligenti
,
senza
cioè
una
riconoscenza
(
che
è
cosa
diversa
dal
riconoscimento
o
forse
del
riconoscimento
è
la
forma
più
diffusa
)
.
Ora
,
questo
accade
per
tutti
e
sarebbe
assurdo
rammaricarsene
(
si
pensi
a
D
'
Annunzio
e
alle
diverse
maschere
che
la
sua
opera
ancora
sopporta
)
.
Ma
per
esistono
ragioni
più
gravi
di
distanza
,
di
ostilità
.
Certo
egli
sopravvisse
ai
suoi
anni
,
fu
confuso
poi
con
altri
vicini
a
lui
per
coincidenza
di
date
e
d
'
interessi
più
che
per
la
loro
natura
letteraria
,
e
accomunato
nel
rifiuto
di
una
poetica
così
fiera
di
velleità
e
di
pretese
come
la
verista
.
Da
parte
del
pubblico
il
rifiuto
naturalmente
è
disinteresse
e
fastidio
;
per
la
storia
letteraria
,
Verga
non
poteva
sparire
e
in
fondo
mantenne
sempre
il
rispetto
dei
lettori
più
consapevoli
.
Attento
ad
altre
voci
,
in
tempi
d
'
inquietudine
,
Serra
diede
quel
giudizio
un
po
'
distante
:
«
Passano
gli
anni
e
la
sua
figura
non
diminuisce
;
il
maestro
del
verismo
si
perde
,
ma
lo
scrittore
grandeggia
»
.
Il
grande
scrittore
:
era
già
l
'
esilio
del
romanziere
vivente
fra
i
maestri
non
letti
.
La
stessa
severità
dell
'
opera
,
la
sua
durezza
dovevano
respingere
un
pubblico
conquistato
ai
fulgidi
romanzi
dannunziani
e
a
quella
che
si
chiamava
arte
spiritualista
contro
il
tenace
positivismo
verghiano
.
Ora
sorprende
ritrovare
I
Malavoglia
in
una
nuova
edizione
(
Mondadori
,
1939
)
,
romanzo
destinato
a
larghe
letture
,
accanto
a
opere
assai
più
facili
e
d
'
interesse
immediato
,
legate
al
cinema
e
a
un
costume
americano
così
diverso
da
quello
della
remota
Italia
di
Verga
.
E
forse
è
utile
rileggerlo
disinteressatamente
,
come
se
fosse
libero
da
una
storia
di
decenni
,
per
scoprirne
ancora
la
ricchezza
di
suggerimenti
spontanei
e
il
poco
caduto
,
artificio
o
polemica
.
«
Non
volli
fare
opera
polemica
ma
opera
d
'
arte
»
,
aveva
scritto
già
Verga
in
quella
breve
pagina
che
precede
la
prima
edizione
.
Ma
queste
sono
parole
comuni
e
si
sa
come
egli
fosse
legato
a
una
dottrina
e
come
ogni
formula
mantenga
un
contenuto
polemico
:
più
una
formula
come
quella
dei
veristi
che
accoglieva
accanto
ai
motivi
tecnici
e
alla
naturale
predilezione
per
una
materia
circoscritta
addirittura
motivi
extraletterari
di
critica
e
di
testimonianza
sociale
.
Certo
Verga
fu
lontano
da
qualunque
concessione
a
esigenze
temporali
,
fu
naturalmente
protetto
dal
suo
sicuro
animo
letterario
.
E
in
lui
erano
impossibili
quei
risultati
deteriori
che
diede
certo
naturalismo
tedesco
o
l
'
opera
più
clamorosa
di
un
Blasco
Ibañez
.
Ma
il
freddo
di
una
«
educazione
poetica
»
sussiste
in
altre
pagine
,
sussiste
anche
nei
Malavoglia
che
sono
probabilmente
l
'
opera
più
sorvegliata
e
matura
.
Il
disegno
,
prima
di
tutto
.
Da
altri
si
vide
nell
'
ampio
svolgimento
una
misura
di
umanità
.
A
noi
questa
umanità
non
giova
ora
;
interessa
solo
l
'
altra
umanità
,
la
vita
lettera
dei
personaggi
,
e
i
limiti
che
a
questi
personaggi
possono
venire
da
qualsiasi
rigidezza
.
Lo
sforzo
di
un
programma
era
già
nella
idea
iniziale
:
i
cinque
romanzi
collegati
da
richiami
esteriori
,
ma
uniti
nel
comune
significato
zoliano
di
documento
sociale
.
Poi
gli
ultimi
non
furono
scritti
e
I
Malavoglia
e
Mastro
don
Gesualdo
rimangono
come
risultati
autonomi
,
quasi
liberi
da
ogni
peso
sensibile
.
Del
resto
quel
piano
dell
'
opera
non
era
che
uno
schema
esteriore
la
cui
traccia
letteraria
sarebbe
stata
probabilmente
assai
debole
.
Il
disegno
invece
ritorna
nel
corpo
dei
Malavoglia
per
oscurarne
la
solenne
libertà
,
e
precisamente
in
quell
'
addensarsi
di
conclusioni
che
,
secondo
noi
,
vizia
la
seconda
parte
.
(
Si
accettino
queste
note
a
un
momento
dell
'
opera
soprattutto
come
mezzo
per
chiarirne
la
più
giusta
grandezza
e
insieme
come
segno
di
una
divergenza
dal
giudizio
comune
)
.
A
tutti
i
personaggi
nel
risolversi
del
racconto
è
assegnata
una
sorte
:
uomini
e
donne
che
in
principio
vivevano
della
loro
libertà
non
sfuggono
a
una
definizione
e
a
una
sentenza
Assumono
cioè
la
loro
parte
,
secondo
il
proposito
dell
'
autore
e
i
suggerimenti
della
dottrina
:
entrano
a
costituire
il
quadro
sociale
.
Sono
anche
le
pagine
in
cui
Verga
cede
di
più
al
colore
,
quel
colore
meridionale
e
sanguigno
,
scenario
inevitabile
della
nostra
prosa
verista
,
che
in
opere
assai
meno
ricche
come
i
romanzi
della
Serao
e
in
parte
i
bozzetti
di
Di
Giacomo
,
doveva
prevalere
sul
dramma
o
avviarlo
a
soluzioni
facili
.
Qui
indebolisce
solo
il
dramma
di
'
Ntoni
,
in
cui
altri
vide
il
centro
dell
'
opera
come
quello
in
cui
l
'
umanità
di
queste
creature
pone
più
evidenti
i
suoi
problemi
;
che
per
noi
invece
segna
già
la
deriva
del
racconto
.
Con
la
malavita
di
'
Ntoni
e
quella
sua
coltellata
,
con
la
caduta
di
Lia
declina
a
un
'
avventura
carnale
e
romanzesca
il
fato
terrestre
dei
Malavoglia
.
Si
è
detto
fato
,
e
quest
'
accenno
al
declino
potrebbe
autorizzare
interpretazioni
mitiche
molto
lontane
dal
nostro
pensiero
.
I
richiami
alla
tragedia
greca
,
come
quelli
al
mondo
letterario
russo
,
hanno
qui
il
solito
debole
valore
di
suggestione
critica
.
Il
fato
dei
Malavoglia
è
solo
la
dura
traccia
della
loro
vita
,
la
necessità
della
loro
esistenza
e
,
letterariamente
,
la
ragione
dell
'
opera
.
Anzi
,
occorre
insistere
sull
'
aggettivo
«
terrestre
»
.
Fino
da
principio
la
sorte
si
annuncia
ai
Malavoglia
in
una
sua
esemplare
materializzazione
:
il
carico
dei
lupini
.
E
i
lupini
torneranno
nel
discorso
e
nell
'
azione
come
una
guida
inesorabile
alla
vita
dei
protagonisti
.
Poi
questi
elementi
terrestri
si
ripeteranno
,
saranno
come
i
nodi
dell
'
azione
,
quasi
idoli
per
i
personaggi
,
e
per
noi
simboli
letterari
di
una
straordinaria
evidenza
(
i
lupini
,
la
chiusa
della
Vespa
,
la
barca
)
.
La
casa
è
forse
il
più
gentile
di
questi
simboli
e
il
più
ricco
,
quella
casa
del
nespolo
che
il
distacco
e
l
'
amore
dei
Malavoglia
rendono
a
una
umana
presenza
.
Sulla
felicità
non
casuale
di
certi
nomi
che
disegnano
le
immagini
più
care
(
la
casa
del
nespolo
,
la
Mena
detta
Sant
'
Agata
)
,
ci
si
potrebbe
fermare
per
misurarne
il
difficile
peso
.
Così
un
altro
elemento
non
trascurabile
sono
le
sentenze
che
ricorrono
fino
all
'
ultimo
.
Sembrano
faticosi
e
inutili
,
quei
proverbi
,
o
se
mai
debolmente
pittoreschi
.
Ma
la
loro
funzione
di
architettura
nel
povero
mondo
logico
dei
pescatori
si
precisa
quando
padron
'
Ntoni
infermo
e
sfinito
non
sa
più
parlare
che
attraverso
un
parossismo
di
proverbi
,
e
il
rompersi
delle
frasi
nei
detti
consueti
segna
barlumi
di
pensiero
e
disperati
tentativi
di
aggrapparsi
alla
vita
di
prima
.
È
anche
difficile
riconoscere
la
simpatia
verghiana
,
l
'
amore
ai
personaggi
nella
loro
astrazione
e
quindi
nella
lettera
.
L
'
unica
vicenda
narrata
con
amore
è
quella
di
Alfio
e
Mena
,
e
ai
due
giovani
viene
come
una
casta
nobiltà
:
sono
senza
colpa
,
ma
nessuna
piega
di
simpatia
li
accompagna
.
Del
resto
i
Malavoglia
si
possono
chiamare
i
veri
uomini
del
romanzo
perché
i
loro
motivi
costanti
sono
la
povertà
e
il
dolore
;
gli
altri
vivono
solo
in
funzione
di
sentimenti
inferiori
e
precisi
.
Fu
la
grande
paura
del
preteso
verismo
:
cedere
a
effusioni
benevole
;
per
cui
,
se
Verga
accettò
inconsciamente
formule
negative
,
si
tenne
sempre
lontano
nel
tempo
della
maturità
da
ogni
possibile
indulgenza
di
maniera
.
Fu
anche
,
questo
,
più
volgarmente
,
il
suo
pessimismo
.
Si
sa
che
in
questo
libro
poco
zoliano
mancano
le
descrizioni
.
L
'
unica
nel
senso
tradizionale
è
quella
della
tempesta
che
in
verità
non
conta
tra
le
pagine
migliori
.
(
Invece
le
poche
soste
in
cui
si
accenna
alla
natura
hanno
da
questa
loro
rara
presenza
una
strana
freschezza
:
orti
e
giardini
nel
paese
di
mare
,
i
campi
,
le
strade
siciliane
)
.
Ma
il
racconto
incalza
sempre
con
la
sua
necessità
.
Di
solito
i
«
fatti
»
decisivi
sono
riferiti
in
fretta
,
senza
una
dichiarata
attenzione
.
E
si
è
detto
prima
del
decadere
degli
ultimi
capitoli
perché
essi
appunto
contrastano
con
la
misurata
intelligenza
di
questa
introduzione
.
Contro
il
precipitare
della
vicenda
dei
Malavoglia
nel
clamore
del
processo
e
nelle
luci
più
fosche
sta
l
'
origine
della
loro
disgrazia
,
quel
naufragio
appena
ricordato
e
la
decisione
dei
due
compari
di
agire
contro
la
famiglia
.
Qui
,
nell
'
incerto
muoversi
della
sorte
,
la
pretesa
d
'
imparzialità
,
trasfigurata
e
resa
concreta
,
ha
quasi
una
sua
reale
giustificazione
.
O
almeno
si
ha
di
fronte
uno
degli
esempi
più
persuasivi
della
funzione
del
narratore
rispetto
all
'
opera
(
e
si
pensa
a
Manzoni
,
qui
come
altrove
)
.
Così
,
spoglia
di
ogni
eccesso
di
sentimento
è
la
morte
della
Maruzza
,
momento
dell
'
opera
tragica
,
non
incontro
di
spunti
emotivi
.
E
l
'
annunzio
è
introdotto
tranquillamente
con
uno
di
quei
brevi
racconti
che
servono
anche
in
altre
pagine
:
«
Ma
ella
non
sapeva
che
doveva
partire
anche
lei
...
che
doveva
lasciarli
per
via
tutti
quelli
cui
voleva
bene
e
che
gli
erano
attaccati
al
cuore
e
glielo
strappavano
a
pezzetti
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
»
.
È
la
conclusione
di
una
lunga
scena
fra
la
madre
e
il
figlio
e
nella
sua
indifferenza
dice
l
'
ora
più
dolorosa
dei
Malavoglia
.
Ma
in
questo
annullare
i
fatti
alla
sola
dignità
letteraria
del
racconto
,
nella
piena
vittoria
del
testo
sulla
cronaca
è
forse
il
merito
più
grande
di
Verga
narratore
,
è
anche
per
noi
la
sua
vera
modernità
.
Padrone
poi
Scarfoglio
di
dire
che
Verga
non
aveva
portato
nulla
alla
tecnica
del
racconto
,
se
per
tecnica
intendeva
,
come
ancora
s
'
intende
,
un
giuoco
di
buoni
accorgimenti
.
Forse
l
'
intelligenza
dei
motivi
esteriori
prevale
in
certe
scene
bellissime
,
come
quella
dell
'
annunzio
di
Lissa
,
che
del
resto
giovano
a
distendere
la
forza
del
racconto
,
e
riposano
,
come
riposa
sempre
il
breve
e
aspro
umorismo
verghiano
.
(
In
autori
meno
tenuti
a
un
disegno
o
addirittura
vaganti
come
Proust
,
la
stessa
necessità
di
riposo
e
di
esercizio
porta
a
quei
lunghi
intermezzi
ironici
che
in
Proust
,
appunto
per
la
loro
autonomia
,
hanno
un
valore
quasi
di
«
cadenza
»
)
.
Certo
nessun
accorgimento
avrebbe
potuto
aggiungere
nobiltà
alle
parole
che
salutano
la
partenza
dalla
casa
:
«
Maruzza
guardava
la
porta
del
cortile
dalla
quale
erano
usciti
Luca
e
Bastianuccio
e
la
stradicciola
per
la
quale
il
figlio
suo
se
n
'
era
andato
coi
calzoni
rimboccati
mentre
pioveva
e
non
l
'
aveva
visto
più
sotto
il
paracqua
d
'
incerata
»
.
È
una
sosta
appena
voluta
fra
due
riprese
del
racconto
,
ma
quel
ragazzo
nella
pioggia
sotto
il
paracqua
d
'
incerata
porta
su
di
sé
tutta
la
stremata
poesia
dei
Malavoglia
.
Si
è
detto
in
principio
della
minore
intensità
dell
'
ultima
parte
,
al
declinare
della
vicenda
.
Che
ha
poi
un
esito
felice
,
perché
l
'
impallidire
dei
personaggi
,
quel
chiudersi
di
ciascuno
nella
propria
maschera
,
segna
veramente
il
congedo
.
E
benché
il
romanzo
volutamente
abbia
la
sua
fine
in
un
giorno
come
tutti
gli
altri
(
«
Ma
il
primo
di
tutti
a
cominciare
la
sua
giornata
è
stato
Rocco
Spatu
»
)
,
si
sente
che
la
stagione
di
Aci
Trezza
è
trascorsa
,
che
quegli
uomini
e
quelle
donne
sono
partiti
come
Padron
'
Ntoni
per
il
loro
viaggio
,
più
lontano
di
Trieste
e
di
Alessandria
d
'
Egitto
.
1940
VII
.
Letture
italiane
1
.
Il
pericolo
dell
'
inconcludenza
.
La
nostra
lettura
di
Morovich
fu
continuamente
interrotta
da
rabbiose
ricerche
.
Queste
ricerche
riguardavano
«
le
fonti
»
della
sua
prosa
;
erano
dovute
alla
presenza
nella
nostra
memoria
di
un
preciso
stile
che
Morovich
richiamava
con
insistenza
ma
che
non
riuscivamo
a
identificare
.
I
primi
capitoli
del
suo
nuovo
libro
(
I
ritratti
nel
bosco
,
Parenti
,
1939
)
bastano
a
suggerire
qualche
barlume
,
ma
poi
ogni
tentativo
di
definizione
è
subito
smentito
.
Se
mai
i
nomi
tentati
possono
valere
come
una
parentela
momentanea
e
forse
inavvertita
.
Il
racconto
che
ha
per
titolo
I
ritratti
nel
bosco
,
per
esempio
,
potrebbe
far
pensare
a
Chesterton
;
se
Chesterton
non
fosse
più
vivace
e
definitivo
.
Qualche
altro
ricorda
sicuramente
un
certo
umorismo
russo
(
La
paura
dei
ladri
è
costruito
sullo
schema
preciso
di
una
novella
di
Cecov
)
.
Ma
,
a
parte
l
'
evidente
animo
antirusso
di
questi
personaggi
(
e
in
loro
non
resta
nulla
del
lungo
tremito
di
Cecov
)
,
qui
era
proprio
il
racconto
di
Morovich
,
o
addirittura
la
sua
sintassi
che
ci
premeva
di
riconoscere
.
Finché
ci
parve
di
trovare
questo
esempio
sfuggente
non
in
un
autore
,
ma
in
una
maniera
,
non
in
una
fonte
quindi
ma
in
una
ragionata
analogia
.
I
racconti
di
Morovich
sono
scritti
come
quegli
intrecci
di
opere
insigni
che
si
leggono
nei
libri
di
testo
,
sono
canovacci
,
riassunti
.
Sono
in
un
certo
senso
il
racconto
essenziale
e
lo
scheletro
del
racconto
.
E
questo
vale
sia
che
egli
narri
una
vicenda
esteriore
,
sia
che
discenda
a
perplessi
stati
d
'
animo
.
Procede
sempre
con
la
sua
naturale
speditezza
di
cronaca
e
con
quelle
brevi
,
lucide
osservazioni
.
Tanto
che
da
questa
particolare
natura
derivano
alla
sua
prosa
segni
inconfondibili
.
Per
esempio
l
'
assenza
totale
dal
suo
racconto
di
elementi
descrittivi
.
Ogni
capitolo
è
preceduto
da
una
immaginaria
didascalia
:
la
scena
si
svolge
in
un
giardino
(
o
in
una
casa
)
e
se
mai
qualche
accenno
sommario
ha
un
interesse
immediato
di
inquadratura
(
«
Gli
uccelli
volavano
nella
notte
stridendo
di
terrore
mentre
i
tuoni
rotolavano
in
cielo
»
)
.
Ma
manca
qualsiasi
riposo
,
qualsiasi
attesa
nel
periodo
,
che
conceda
una
tranquilla
diversione
e
apra
un
nuovo
respiro
,
al
contrario
di
tanta
prosa
moderna
italiana
che
si
nutre
solo
di
queste
pause
.
Poi
a
un
esame
più
attento
del
testo
si
distinguono
i
diversi
aspetti
di
Morovich
e
sono
anch
'
essi
lucidi
e
precisi
.
Probabilmente
l
'
esempio
migliore
del
suo
scrivere
sono
quei
racconti
brevissimi
in
cui
una
fantasia
fredda
e
leggera
si
sostiene
sempre
a
un
'
armatura
di
stile
.
«
Antonio
si
svegliò
bruscamente
disturbato
da
un
rumore
come
di
zoccoli
.
Accese
la
lampadina
e
vide
che
era
la
Morte
la
quale
passeggiava
in
su
e
in
giù
per
la
stanza
e
che
,
vedendosi
osservata
,
si
fermò
e
indicò
col
dito
il
cassetto
del
tavolino
da
notte
»
.
L
'
uomo
si
preoccupa
per
il
rumore
dei
piedi
scarni
che
può
svegliare
i
vicini
.
«
-
Se
vuoi
che
prenda
la
rivoltella
,
-
le
disse
Antonio
indicando
le
ciabatte
sul
tappeto
,
-
mi
devi
fare
il
piacere
di
calzare
le
mie
pantofole
.
-
Sta
bene
,
-
rispose
la
Morte
,
e
subito
le
calzò
.
Ora
passeggiava
senza
alcun
rumore
.
Antonio
spense
la
luce
.
Pareva
proprio
che
nella
stanza
non
ci
fosse
nessuno
.
Si
guardò
bene
dal
prendere
dal
cassetto
la
rivoltella
e
dopo
un
poco
dormiva
di
nuovo
profondamente
»
.
Qui
la
favola
veramente
ha
una
conclusione
che
non
è
solo
nell
'
umorismo
raggiunto
ma
nella
misura
della
narrazione
,
nei
suoi
limiti
così
chiaramente
mantenuti
.
Non
meno
intelligente
la
storia
degli
spettri
che
per
far
morire
di
paura
Silvestro
lo
avevano
aspettato
la
notte
su
una
corda
fra
due
pali
.
Silvestro
torna
brillo
,
si
accorge
che
la
moglie
ha
lasciato
la
biancheria
senza
fermarla
,
e
con
due
fermagli
di
legno
assicura
gli
spettri
alla
corda
.
Sono
giuochi
molto
rischiosi
,
anch
'
essi
sospesi
sulla
corda
,
ma
in
questi
casi
prendono
agilità
dalla
libera
fantasia
.
Che
dà
anche
,
a
lui
scrittore
affrettato
,
le
sue
rare
immagini
:
«
Giorgio
invece
era
inquieto
.
Verso
la
mezzanotte
uscì
dalla
casa
dove
gelava
.
Gli
ci
volle
poco
per
scoprire
la
Morte
,
immobile
nella
luce
lunare
accanto
a
una
botte
piena
di
ghiaccio
»
.
Sarà
facile
riconoscere
il
valore
di
quella
botte
piena
di
ghiaccio
almeno
per
una
scenografia
(
e
poi
l
'
incontro
dell
'
uomo
con
la
Morte
sarà
commentato
benissimo
e
avrà
un
seguito
molto
ricco
)
.
Meno
buoni
i
racconti
allegorici
:
se
la
storia
della
fortuna
non
dispiace
per
una
sua
strana
crudezza
,
quell
'
altra
dell
'
ispirazione
è
sicuramente
fredda
.
Del
resto
il
pericolo
costante
di
Morovich
è
l
'
inconcludenza
.
Certe
storie
si
svolgono
con
molta
precisione
e
serietà
,
ma
in
fondo
occupano
molto
più
spazio
di
quanto
non
ne
meriti
il
loro
vago
significato
.
Perché
è
certo
che
queste
prose
si
leggono
un
poco
come
apologhi
e
si
vuole
una
conclusione
qualunque
.
Anche
se
l
'
intensità
sarà
data
da
elementi
esteriori
come
la
morte
della
ragazza
nel
Cartoccio
di
funghi
o
la
malattia
in
quella
pagina
di
cui
ci
restava
un
sottile
ricordo
di
quando
fu
pubblicata
in
«
Omnibus
»
:
I
signori
bevevano
il
cognac
.
Un
ultimo
aspetto
di
Morovich
si
può
cercare
in
quei
pochi
racconti
più
ampi
che
dovrebbero
reggersi
da
sé
,
senza
l
'
ausilio
di
una
moralità
o
un
intervento
fantastico
.
Il
più
notevole
forse
è
quello
intitolato
Una
donna
di
quindici
anni
,
che
,
discutibile
tutto
,
ha
qualche
momento
assai
bello
(
basterebbero
le
esitazioni
della
ragazza
,
la
fine
calma
e
quel
sottile
umore
di
parodia
che
circola
nei
racconti
borghesi
di
Morovich
)
.
Del
resto
è
un
autore
molto
diverso
;
proprio
alla
fine
si
trova
un
curioso
racconto
con
certi
particolari
vivaci
che
era
difficile
aspettarsi
.
Ma
si
potrà
riconoscere
quasi
sempre
.
E
questo
,
anche
se
per
il
critico
è
una
conclusione
facile
e
comune
,
resta
per
l
'
autore
il
risultato
più
sicuro
.
Qui
per
Morovich
il
merito
più
difficile
.
Degli
altri
suoi
meriti
la
freschezza
e
i
nitidi
contorni
,
nessuno
vorrà
discutere
.
Come
i
suoi
pericoli
,
si
è
detto
,
sono
l
'
inconcludenza
e
la
geometria
,
il
gusto
del
disegno
ben
misurato
anche
se
inutile
e
l
'
orgoglio
di
una
lucida
intelligenza
.
2
.
Involuzione
della
satira
Questo
libro
(
Mosca
,
Ricordi
di
scuola
,
Rizzoli
,
1939
)
è
stato
preceduto
da
una
intelligentissima
pubblicità
.
Non
so
se
Mosca
si
renda
conto
che
egli
compie
opera
assai
più
elevata
quando
scrive
accanto
ai
suoi
buffi
disegni
:
«
Uom
colla
barba
al
libraio
non
garba
»
,
e
fa
poi
intervenire
«
il
dottor
Newmann
che
tanto
può
sull
'
animo
dei
librai
»
per
indurlo
a
vendere
i
Ricordi
di
scuola
agli
uomini
colla
barba
,
di
quando
scrive
con
animo
raccolto
e
serietà
di
propositi
gli
stessi
Ricordi
di
scuola
.
È
questa
una
questione
molto
importante
perché
riguarda
,
oltre
i
limiti
personali
di
Mosca
,
la
misura
dell
'
autocritica
nello
scrittore
di
parodie
e
la
possibilità
di
trasferire
su
un
piano
creativo
quelle
doti
di
attenzione
e
di
vivacità
che
sono
proprie
appunto
di
un
certo
umorismo
.
Le
risposte
suggerite
dal
nostro
esempio
sono
assai
sconfortanti
.
Confermano
l
'
antica
opinione
che
l
'
esercizio
sullo
stile
altrui
per
una
ripresa
ironica
annulli
qualsiasi
tentativo
di
un
'
espressione
propria
.
L
'
esempio
di
Mosca
poi
è
particolarmente
interessante
perché
testimonia
la
possibilità
di
una
strana
involuzione
.
Dimostra
cioè
che
,
partiti
da
De
Amicis
per
una
spietata
parodia
,
si
può
andare
a
finire
a
De
Amicis
e
riviverlo
seriamente
.
Chi
,
prima
di
ogni
considerazione
tecnica
,
cercasse
alle
origini
dell
'
umorismo
di
Mosca
un
dato
sicuro
,
troverebbe
probabilmente
l
'
insofferenza
di
un
certo
mondo
borghese
facilmente
atteggiato
a
cui
egli
reagisce
rappresentandolo
in
formule
rigide
e
grottesche
.
La
figura
astratta
del
«
vecchietto
»
di
Mosca
,
per
esempio
,
vale
come
una
delle
migliori
prove
di
questo
procedimento
.
Poi
,
con
una
notevole
intelligenza
,
egli
seppe
trovare
ai
suoi
personaggi
scenari
ugualmente
astratti
e
un
linguaggio
convenzionale
e
arbitrario
di
grande
efficacia
.
(
Qui
si
potrebbero
fare
i
soliti
nomi
troppo
seri
per
Mosca
.
Incontri
col
surrealismo
ci
sono
certamente
,
ma
non
sappiamo
che
peso
abbiano
)
.
Comunque
,
si
era
detto
di
De
Amicis
.
E
De
Amicis
rappresentava
appunto
in
Italia
,
in
un
'
Italia
non
troppo
lontana
,
la
tutela
di
quella
educazione
sentimentale
da
cui
nasce
l
'
umorismo
di
Mosca
.
(
Per
molti
riguardi
il
mondo
della
scuola
;
e
Mosca
ha
ancora
qualcosa
di
scolaresco
)
.
Poi
la
polemica
si
estende
a
tutto
un
tardo
Ottocento
provinciale
e
piccolo
-
borghese
che
eccita
in
vario
modo
la
fantasia
dei
nostri
umoristi
.
(
E
un
gusto
chiarissimo
in
certi
disegnatori
e
soprattutto
nei
tipografi
)
.
Ma
ecco
che
ora
Mosca
,
posto
di
fronte
a
un
'
esperienza
sentita
,
si
trova
a
una
curiosa
incapacità
d
'
espressione
.
E
finisce
col
riecheggiare
ingenuamente
quei
modi
di
cui
era
parso
vittorioso
e
distruttore
nelle
sue
cose
ironiche
.
Non
che
i
Ricordi
di
scuola
siano
un
libro
propriamente
mancato
;
hanno
qualche
scaltrezza
e
qualche
merito
,
ma
in
fondo
inclinano
pericolosamente
a
De
Amicis
e
sono
degni
di
una
affrettata
condanna
.
Mosca
scrittore
non
avrebbe
nemmeno
meritato
questo
discorso
se
noi
non
avessimo
in
grande
considerazione
Mosca
parodista
.
E
se
abbiamo
insistito
sulla
parodia
è
appunto
perché
giudichiamo
il
suo
genio
esclusivamente
parodistico
.
Finora
il
risultato
più
importante
è
probabilmente
il
«
Bertoldo
»
,
un
giornale
a
cui
si
deve
dedicare
qualche
attenzione
non
fosse
altro
per
il
peso
che
ha
ormai
sul
costume
italiano
.
Ed
è
veramente
l
'
unico
giornale
che
eserciti
una
funzione
attiva
di
critica
al
costume
.
Coglie
nell
'
avvenimento
quotidiano
il
margine
comico
,
riconosce
soprattutto
il
momento
in
cui
la
notizia
o
la
persona
sono
divenute
familiari
al
pubblico
,
hanno
assunto
cioè
quella
rigidità
che
permette
una
efficace
parodia
.
Qui
è
appunto
il
valore
del
«
Bertoldo
»
:
commento
alla
moda
e
al
gusto
di
un
popolo
.
A
questo
risultato
i
redattori
del
«
Bertoldo
»
sono
arrivati
con
grande
precisione
di
gusto
.
(
E
anche
onestamente
.
Si
veda
come
sono
sfruttati
gli
elementi
umoristici
nella
guerra
attuale
senza
mai
un
accento
d
'
immoralità
Ma
dove
altri
si
ferma
a
uno
scherzo
occasionale
,
Mosca
ha
coscienza
di
svolgere
opera
di
cultura
.
E
qui
si
possono
ricordare
due
suoi
saggi
.
Il
primo
è
quella
storia
della
scienza
che
si
pubblica
a
puntate
sul
«
Bertoldo
»
e
che
è
una
magnifica
satira
delle
opere
di
divulgazione
scientifica
.
E
questo
ci
pare
il
Mosca
migliore
.
L
'
altra
rubrica
,
che
pure
ha
molta
fortuna
,
è
quella
dedicata
alla
poesia
moderna
,
e
per
diverse
ragioni
è
opportuno
citarla
.
Sarà
facile
riconoscere
anche
lì
il
significato
umoristico
in
uno
spunto
di
parodia
,
nella
ripresa
cioè
di
un
linguaggio
accademico
intessuto
di
citazioni
e
di
richiami
ad
autorità
.
Sarebbe
invece
perfettamente
assurdo
accogliere
l
'
opinione
diffusa
che
la
critica
di
Mosca
i
rappresenti
una
sana
reazione
agli
estremisti
della
poesia
contemporanea
.
Una
simile
funzione
potrebbe
anche
essere
utile
contro
gli
sfruttatori
di
una
cifra
,
se
esercitata
da
persona
molto
saggia
e
capace
di
discriminare
.
Ma
una
tale
maturità
critica
manca
naturalmente
a
Mosca
il
quale
,
splendidamente
ignaro
,
condanna
alle
stesse
facezie
testi
di
poesia
come
quelli
di
Ungaretti
,
di
Gatto
,
di
Luzi
,
o
addirittura
di
Rilke
,
e
testi
degli
ultimi
cretini
.
Una
volta
poi
messa
bene
in
chiaro
l
'
assoluta
nullità
del
suo
metodo
critico
,
non
c
'
è
niente
di
male
che
si
diverta
con
la
poesia
.
Quello
che
importa
è
che
egli
rinunzi
a
diventare
«
poetico
»
.
Gli
elementi
crepuscolari
che
ingentilivano
la
sua
ironia
rivelano
,
messi
a
nudo
,
una
grande
povertà
letteraria
.
Riportano
soprattutto
Mosca
a
quelle
angustie
del
sentimento
borghese
che
egli
aveva
spezzato
col
suo
dono
d
'
umorismo
elevando
a
disegno
astratto
l
'
ingenua
visione
dell
'
uomo
comune
.
3
.
Sui
limiti
di
Pirandello
.
L
'
unica
immagine
che
ci
restava
di
Pirandello
era
quella
del
vecchio
curvo
dinanzi
a
un
sipario
con
le
braccia
un
po
'
aperte
,
e
nel
viso
a
punta
e
negli
occhi
il
segno
di
una
carnale
affinità
coi
suoi
personaggi
.
L
'
altro
,
il
professore
e
il
polemista
di
questi
saggi
,
non
viveva
più
che
in
una
memoria
attardata
.
E
da
una
scelta
così
sommaria
l
'
uomo
aveva
pochissimo
danno
.
Infatti
il
sostegno
che
l
'
opera
critica
porta
all
'
intelligenza
di
Pirandello
è
minimo
;
direi
che
queste
pagine
giovano
piuttosto
a
mettere
in
luce
i
limiti
di
un
pensiero
altrimenti
forte
di
qualche
ragione
nella
sua
riconosciuta
ambiguità
(
Saggi
di
Pirandello
,
a
cura
di
M
.
Lo
Vecchio
Musti
,
Mondadori
,
Milano
1939
)
.
Certo
l
'
ingegno
che
trascinava
l
'
autore
drammatico
a
crudeli
giuochi
sugli
uomini
e
poteva
suscitare
intorno
ai
suoi
volubili
problemi
una
estrema
tensione
intellettuale
,
qui
,
di
fronte
a
un
impegno
critico
preciso
,
manca
.
Il
dialogo
allusivo
e
bizzarro
dei
suoi
racconti
,
scritto
su
una
tela
continua
di
amarezza
,
aveva
raggiunto
un
alto
valore
di
espressione
letteraria
.
Costretto
a
un
'
argomentazione
serrata
,
Pirandello
trasporta
sul
terreno
critico
i
suoi
modi
discorsivi
e
ne
trae
pessimi
effetti
di
stile
e
risultati
critici
assai
deboli
.
«
Bella
consolazione
,
la
filosofia
!
»
Questa
conclusione
esclamativa
segna
a
un
certo
punto
l
'
insofferenza
di
un
metodo
che
da
altri
gli
veniva
proposto
come
esempio
di
critica
matura
e
insieme
un
suo
modo
di
evadere
che
a
tutti
apparirà
alquanto
primitivo
e
sommario
.
Interessano
ormai
poco
quei
lunghi
discorsi
col
D
'
Ancona
e
col
Rajna
,
interrotti
da
citazioni
di
Alfredo
Binet
.
E
si
nota
che
il
lavoro
non
ha
mai
un
suo
centro
.
Scritti
in
un
tempo
di
fiere
polemiche
sulla
natura
della
critica
,
questi
saggi
rimangono
incerti
fra
esempi
contrastanti
:
l
'
estetica
nuova
di
Croce
,
la
tradizione
erudito
-
filologica
delle
università
nostre
e
tedesche
e
un
certo
positivismo
di
origine
francese
e
di
scarsa
utilità
letteraria
.
Mantengono
cioè
un
carattere
composito
sconcertante
.
Così
il
celebre
saggio
sull
'
umorismo
che
in
verità
non
è
degno
di
grande
fama
.
Il
disordine
,
l
'
imprecisione
e
l
'
inettitudine
a
concludere
tolgono
qualunque
ragione
di
utilità
all
'
opera
.
Non
si
può
condurre
un
lungo
studio
su
antitesi
così
approssimative
come
quella
stabilita
fra
umorismo
in
senso
stretto
e
umorismo
in
senso
largo
,
o
arbitrarie
come
quella
fra
umorismo
e
ironia
.
E
s
'
intende
che
,
nella
polemica
con
un
avversario
della
lucida
forza
di
Croce
,
Pirandello
,
anche
nei
suoi
motivi
ragionevoli
,
finisce
col
dibattersi
in
disperate
conclusioni
.
Altri
saggi
cadono
per
la
stessa
povertà
della
materia
(
come
quello
su
Alberto
Cantoni
o
quello
sul
verso
di
Dante
,
contro
Garlanda
)
.
E
dove
l
'
impegno
è
più
serio
,
negli
scritti
su
attore
e
traduttore
su
teatro
vecchio
e
teatro
nuovo
,
si
sente
il
gusto
delle
affermazioni
facili
e
una
certa
tendenza
a
risolvere
i
problemi
più
gravi
in
maniera
sbrigativa
e
arrogante
.
Ma
forse
i
saggi
non
sarebbero
ebbero
tutti
da
respingere
se
non
ne
rendesse
faticosa
la
lettura
una
triste
assenza
di
fantasia
.
Le
pagine
migliori
restano
quelle
dei
discorsi
su
Verga
(
specialmente
del
secondo
,
detto
all
'
Accademia
d
'
Italia
nel
'31
)
.
Qui
si
perdonano
arbitrî
e
giudizi
non
veri
per
un
franco
tentativo
di
accostamento
all
'
opera
,
un
principio
di
dialogo
fra
Pirandello
e
Verga
.
Ed
è
il
meno
che
si
dovrebbe
chiedere
alla
critica
di
uomini
della
statura
di
Pirandello
:
una
notizia
personale
e
sommaria
sui
fatti
dell
'
arte
.
4
.
L
'
onore
d
'
Italia
.
La
preparazione
alla
guerra
intesa
come
necessità
politica
della
Nazione
e
ultimo
dovere
del
nostro
Risorgimento
fu
opera
,
nei
primi
anni
del
secolo
,
di
uomini
maturi
alla
visione
politica
o
devoti
a
una
ideologia
;
trovò
più
tardi
il
suo
momento
cruciale
nell
'
impeto
delle
lotte
che
precedettero
l
'
intervento
.
Ma
la
preparazione
alla
guerra
come
fattore
spirituale
,
alla
guerra
esperienza
di
uomini
,
era
stata
il
lavoro
inconsapevole
di
una
generazione
quanto
mai
fervida
a
rivedere
i
valori
della
nostra
tradizione
,
a
cercare
per
la
prima
volta
il
senso
di
una
cultura
italiana
moderna
.
Questa
opera
di
rielaborazione
e
di
rinnovamento
fu
merito
in
Italia
soprattutto
della
«
Voce
»
.
Pochi
anni
prima
D
'
Annunzio
aveva
scritto
le
sue
canzoni
civili
e
,
scoppiata
la
guerra
nel
'14
,
l
'
altro
gruppo
degli
intellettuali
fiorentini
,
quello
raccolto
intorno
a
«
Lacerba
»
,
iniziò
una
furiosa
campagna
per
l
'
Intervento
.
Ma
queste
due
voci
,
pure
clamorose
e
ascoltate
,
non
significarono
in
fondo
molto
più
di
un
proclama
letterario
:
troppo
lontano
D
'
Annunzio
dalla
umile
realtà
dei
problemi
e
perduto
in
una
sua
visione
retorica
;
e
gli
altri
,
i
lacerbiani
,
troppo
soggetti
a
umori
personali
e
strettamente
impegnati
in
una
polemica
sui
fatti
.
I
valori
profondi
che
potevano
sostenere
una
prova
così
severa
si
dovevano
cercare
altrove
.
Fu
allora
che
l
'
opera
educativa
intrapresa
dalla
rivista
di
Firenze
trovò
la
sua
più
ardua
conferma
.
I
giovani
educati
su
quelle
pagine
a
una
nozione
della
cultura
che
fosse
approfondimento
spirituale
e
scuola
di
giusto
rigore
,
abbandonarono
senza
gesti
le
loro
letture
,
il
loro
orgoglio
,
e
l
'
aspirazione
a
una
più
civile
vita
d
'
Europa
,
per
portare
un
contributo
alla
comune
fatica
del
popolo
.
E
nella
guerra
portarono
con
questa
umiltà
di
soldati
la
loro
letteratura
,
non
come
ornamento
inutile
e
offensivo
ma
piuttosto
come
modo
di
vivere
,
necessità
inseparabile
.
Più
tardi
ebbero
quasi
tutti
dalla
prova
vissuta
un
preciso
insegnamento
o
addirittura
una
nuova
vita
.
Su
uomini
come
Soffici
la
guerra
doveva
agire
da
elemento
chiarificatore
,
disperdere
tutto
quello
che
i
frivolo
ed
esterno
si
agitava
nella
sua
letteratura
e
ridurre
lo
scrittore
a
una
lucidità
e
a
una
severità
prima
non
raggiunte
.
Su
altri
,
come
un
Jahier
,
l
'
esempio
fu
certamente
diverso
.
Jahier
portava
alla
guerra
la
sua
intransigenza
,
la
sua
sincerità
,
il
suo
rigore
di
moralista
.
Era
,
come
temperamento
,
il
più
adatto
a
sentire
l
'
austerità
di
una
esperienza
di
quella
natura
e
a
ricavarne
i
significati
meno
scoperti
.
Tanto
che
,
se
mai
,
il
suo
pericolo
era
una
coscienza
troppo
severa
della
prova
che
si
affrontava
,
un
ritegno
che
limitasse
l
'
espressione
letteraria
e
riuscisse
alla
sua
diffidenza
di
protestante
verso
il
fatto
estetico
.
E
Con
me
e
con
gli
alpini
porta
la
traccia
di
questo
stato
d
'
animo
.
Ogni
tanto
la
pagina
letteraria
devia
insensibilmente
diventa
discorso
ai
soldati
o
meditazione
religiosa
.
Forse
perché
egli
si
sentiva
un
maestro
e
una
guida
(
diresse
dopo
la
ritirata
«
L
'
Astico
»
,
giornale
per
i
soldati
)
,
il
figlio
di
quei
pastori
calvinisti
che
evoca
in
Ragazzo
,
rigidi
e
sicuri
sopra
la
comunità
genuflessa
.
Certo
Jahier
aveva
bisogno
dell
'
artificio
,
della
costrizione
letteraria
.
(
E
in
Ragazzo
le
parti
migliori
sono
appunto
quelle
più
letterarie
dove
si
cercano
chiari
effetti
di
stile
e
la
pagina
non
si
affida
solo
alla
generosità
di
un
temperamento
)
.
Ma
,
con
queste
riserve
,
rimane
il
suo
un
libro
bellissimo
.
Quello
fra
i
nostri
libri
di
guerra
più
nudo
e
sincero
,
quello
più
aderente
in
ogni
pagina
alla
moralità
e
alla
realtà
degli
avvenimenti
.
E
insieme
il
più
militare
.
Stuparich
andò
in
guerra
con
la
stessa
castità
ma
con
un
animo
sperduto
e
una
tenue
sensibilità
giovanile
.
Jahier
scrisse
veramente
un
diario
militare
,
di
uno
che
ha
abdicato
a
ogni
altra
forma
di
vita
per
vivere
secondo
un
dovere
.
Forse
perché
fu
anche
il
nostro
scrittore
più
vicino
ai
soldati
,
quello
che
li
guardò
con
animo
meno
letterario
.
Li
rappresentò
sempre
nella
loro
povertà
umana
,
ripetendo
il
loro
linguaggio
dialettale
,
le
loro
canzoni
di
guerra
.
E
in
quei
montanari
veneti
inconsapevoli
del
loro
compito
egli
vide
a
un
tratto
il
soldato
,
trovò
i
lineamenti
più
difficili
della
virtù
.
E
li
descrisse
in
quelle
pagine
bellissime
che
si
chiamano
Ritratto
del
soldato
Somacal
e
che
chiude
un
'
affermazione
da
non
scordare
:
«
Ho
trovato
vicino
a
te
l
'
onore
d
'
Italia
,
Somacal
Luigi
»
.
5
.
La
rivolta
di
Jahier
.
Ormai
dovrebbe
essere
facile
a
una
critica
avveduta
riconoscere
negli
anni
della
«
Voce
»
l
'
unico
nostro
romanticismo
.
Che
ebbe
,
come
dovunque
in
Europa
,
i
suoi
gilets
rossi
e
i
suoi
capelli
dipinti
di
verde
;
tutto
l
'
aspetto
cioè
meno
ingenuo
e
felice
.
Fu
anzi
un
romanticismo
particolarmente
animoso
.
Lo
scontro
a
Firenze
fra
vociani
e
futuristi
e
la
breve
brutalità
delle
bastonature
diedero
un
sapore
di
avventura
militaresca
a
questi
miti
giovanili
.
Ma
,
mentre
gli
elementi
estremi
si
fissarono
poi
in
«
Lacerba
»
e
continuarono
ad
accendere
razzi
sempre
più
smorti
nel
tardo
futurismo
,
ai
nomi
della
«
Voce
»
rimase
un
crisma
di
severità
e
il
predicato
di
moralisti
.
Piero
Jahier
fu
appunto
di
questi
;
anch
'
egli
trovò
nella
guerra
un
suo
naturale
destino
e
lo
seguì
con
l
'
obbedienza
e
la
penetrazione
dell
'
uomo
di
fede
.
Ma
se
la
guerra
poté
scoprire
certe
sue
virtù
e
suggerirgli
quel
quaderno
Con
me
e
con
gli
alpini
,
ch
'
è
tra
i
nostri
più
nobili
diari
,
lo
scrittore
aveva
dato
altre
prove
,
era
affidato
alle
pagine
di
questa
disperata
autobiografia
,
Ragazzo
,
e
ai
primi
scritti
vociani
,
che
ora
Vallecchi
ristampa
dopo
venti
anni
di
silenzio
(
Ragazzo
e
prime
poesie
,
Vallecchi
,
Firenze
1939
)
.
Testi
di
questa
natura
possono
ancora
suscitare
diffidenze
e
incomprensioni
.
Perché
rappresentano
forse
l
'
ultima
sommossa
tentata
dallo
scrittore
contro
la
letteratura
,
i
suoi
ordini
e
le
sue
tradizioni
.
In
Ragazzo
questa
violazione
non
è
soltanto
un
fatto
di
lingua
,
il
quale
sarebbe
meno
difficile
a
definire
e
in
fondo
più
volgare
ed
esterno
.
Ma
è
piuttosto
,
secondo
il
moto
romantico
,
una
rivolta
dell
'
individuo
,
una
violenza
di
contenuti
polemici
che
spesso
sovrasta
e
travolge
la
letteratura
.
In
Ragazzo
deve
apparire
tutto
:
la
miseria
più
vile
,
rappresentata
con
una
fiera
virilità
di
linguaggio
,
la
cronaca
e
il
sentimento
teso
e
scoperto
.
Ed
è
qui
appunto
,
e
non
sugli
ardimenti
esteriori
,
che
si
può
esercitare
una
prima
censura
.
Chiedersi
cioè
se
questa
generosità
trovi
sempre
una
vera
espressione
letteraria
o
talvolta
non
viva
solo
del
proprio
slancio
.
Ma
in
fondo
Jahier
riuscì
quasi
sempre
.
Poteva
correre
lungo
limiti
estremi
,
scrivere
senza
ritegno
della
famiglia
povera
e
della
morte
del
padre
,
perché
aveva
raggiunto
quel
grado
d
'
intensità
che
giustifica
la
nuda
confessione
e
spiega
il
sentimentalismo
e
l
'
angoscia
.
Si
leggano
quelle
pagine
bellissime
che
aprono
il
libro
,
con
la
corsa
del
ragazzo
via
da
scuola
e
l
'
ansietà
bruciata
nelle
ultime
righe
:
Devi
essere
te
,
sorella
,
vero
.
Via
quel
piccione
.
Ma
è
una
donna
alla
finestra
presto
:
una
donna
alla
finestra
...
Ma
è
una
donna
alla
finestra
...
ma
è
la
mia
mamma
colle
braccia
tese
.
È
questo
un
procedimento
molto
semplice
,
e
il
raccontare
si
risolve
in
un
grido
.
Ma
qui
sarà
appunto
il
grido
ad
affermarsi
come
fatto
di
stile
,
avrà
nella
pagina
di
Jahier
il
valore
che
aveva
nei
testi
di
uno
scrittore
a
lui
caro
:
Péguy
.
Non
si
possono
unire
,
questi
due
uomini
,
solo
sotto
il
segno
di
un
temperamento
.
Perché
essi
avevano
appunto
in
comune
uno
stile
,
il
dono
cioè
che
la
critica
più
rigida
dichiara
di
non
trovare
dietro
un
'
opera
tuttavia
generosa
.
Erano
,
sì
,
tumultuari
,
ma
si
dovrà
riconoscere
sotto
quel
tumulto
una
ferma
ragione
letteraria
.
(
E
sono
certamente
risultati
di
stile
le
ossessionanti
ripetizioni
di
Péguy
e
i
periodi
costruiti
su
un
«
ma
»
iniziale
di
Jahier
)
.
Del
resto
bastano
a
confermare
questo
dono
le
poche
pagine
in
cui
il
discorso
si
placa
,
come
in
quelle
parole
che
ricordano
l
'
origine
del
ragazzo
e
chiudono
un
capitolo
torbido
e
concitato
nella
calma
bellezza
di
queste
immagini
:
«
Dietro
le
sue
spalle
ribelli
ci
sono
le
nonne
calviniste
coi
capelli
lisci
spartiti
intorno
al
viso
austero
;
ci
sono
i
Pastori
che
s
'
alzavano
sul
pulpito
rigidi
nella
toga
nera
e
lasciavan
cadere
sull
'
assemblea
genuflessa
l
'
invocazione
sicura
:
'
Notre
aide
est
au
nom
de
Dieu
'
»
.
E
nelle
ultime
parole
si
troverà
anche
un
'
altra
delle
ragioni
essenziali
di
Jahier
.
La
sua
religiosità
,
quel
rigore
calvinista
che
guidò
ogni
suo
gesto
e
si
scoprì
sempre
anche
nell
'
opera
letteraria
.
Così
i
versi
raccolti
in
fondo
al
volume
,
e
che
si
chiamano
«
prime
poesie
»
,
non
sono
probabilmente
poesia
(
sebbene
qualcuna
si
possa
citare
con
sicurezza
)
.
Sono
,
in
mezzo
a
un
'
esaltazione
verbale
,
certo
caduca
,
brani
di
preghiera
.
E
anche
qui
la
preghiera
non
è
genere
letterario
,
ma
piuttosto
inconsapevole
deviazione
da
un
intento
diverso
.
Errore
proprio
di
un
tempo
come
quello
dei
vociani
in
cui
talvolta
il
fervore
delle
intenzioni
confondeva
le
pagine
.
Ma
con
questi
difetti
essi
ebbero
meriti
poi
non
più
ritrovati
.
Furono
dalla
parte
giusta
,
videro
molte
cose
e
ne
scoprirono
altre
.
Furono
i
primi
in
Italia
a
saper
gridare
.
Gridare
non
come
un
maestro
che
provi
il
proprio
sdegno
o
come
grida
l
'
auriga
eretto
su
un
finto
cocchio
(
perché
la
nostra
tradizione
era
ricca
e
aveva
anche
questo
)
;
ma
come
gridano
gli
uomini
,
i
quali
,
contro
un
'
opinione
letteraria
corrente
,
non
possono
sempre
parlare
piano
.
6
.
Fantasie
convenzionali
.
L
'
ingenuità
di
certe
storie
in
cui
giovinette
si
offrono
alla
divinità
del
fiume
e
sono
subito
divorate
dai
coccodrilli
era
ormai
confinata
al
cinema
;
a
questa
regione
subalterna
del
pittoresco
.
Ma
in
fondo
diverte
,
dopo
una
prima
sorpresa
,
ritrovare
vicende
,
che
di
solito
accompagna
l
'
urlo
e
il
clamore
del
pubblico
,
nelle
pagine
nitide
di
un
«
narratore
italiano
»
(
Guelfo
Civinini
,
Vecchie
storie
d
'
oltremare
,
Mondadori
,
1940
)
.
Uno
apre
il
volume
e
trova
subito
l
'
avorio
nero
,
i
vecchi
filibustieri
,
le
schiave
tredicenni
e
le
donne
di
tutti
gli
oceani
.
Poi
,
veramente
,
non
trova
altro
.
Protagonisti
e
paesaggio
annunziano
un
mondo
letterario
chiuso
che
rapidamente
si
precisa
.
Restano
vagamente
intorno
al
testo
le
memorie
di
una
nobile
letteratura
,
ma
sono
ancora
distanti
.
Kipling
,
Conrad
,
Stevenson
,
London
,
autori
a
noi
molto
cari
,
si
presentano
dietro
le
pagine
con
un
'
aria
un
po
'
smorta
.
E
forse
su
questi
Angli
minori
si
potrebbe
non
insistere
,
fingere
di
non
riconoscerli
.
Ma
altri
tentativi
sono
più
arditi
:
Shakespeare
,
per
esempio
,
si
poteva
lasciarlo
da
parte
.
E
invece
anche
Shakespeare
vi
è
compreso
:
la
storia
di
Romeo
e
Giulietta
trasportata
in
Somalia
è
uno
degli
ornamenti
del
libro
.
Qui
conviene
fermarsi
sul
momento
criticamente
più
notevole
dell
'
opera
.
Civinini
è
una
persona
intelligente
e
si
accorge
benissimo
della
instabilità
letteraria
dei
suoi
racconti
.
Ma
ha
creduto
di
trovare
un
rimedio
in
quel
tono
bonario
e
familiare
che
era
naturale
ai
suoi
bozzetti
toscani
.
Procedimento
che
a
noi
pare
sbagliato
:
perché
,
se
ci
si
rassegna
a
leggere
racconti
di
pirati
,
di
avvoltoi
e
di
tribù
somale
,
si
preferisce
vederli
presi
sul
serio
,
da
qualcuno
che
ci
creda
.
Civinini
invece
sta
in
mezzo
:
un
po
'
crede
ai
suoi
racconti
,
e
un
po
'
ci
scherza
.
I
libri
di
questo
genere
si
reggono
poi
su
una
nozione
convenzionale
del
bello
.
Così
,
le
schiave
dal
seno
d
'
ambra
devono
essere
bellissime
,
gli
uomini
valorosi
e
i
paesaggi
ardenti
o
desolati
.
Qui
invece
gli
uomini
hanno
gli
occhi
pieni
di
mosche
,
le
donne
sono
grasse
e
il
paesaggio
noioso
.
Se
,
escluso
qualunque
risultato
d
'
arte
,
il
bello
convenzionale
può
avere
un
valore
decorativo
,
il
brutto
convenzionale
non
ha
assolutamente
ragione
di
esistere
.
Con
questo
non
si
vuole
affatto
mettere
in
dubbio
la
buona
fede
di
Civinini
.
Sono
gli
argomenti
,
i
fatti
,
che
trascinano
inevitabilmente
al
falso
con
i
loro
nomi
corruttori
:
Oriente
,
avventura
.
Così
è
da
escludere
,
per
esempio
,
che
Civinini
voglia
passare
i
suoi
ultimi
anni
in
un
faro
fra
i
marosi
.
È
anche
difficile
che
egli
abbia
sognato
di
diventare
cantibai
,
e
in
questa
veste
di
compiere
le
peggiori
atrocità
.
A
Civinini
queste
fantasie
sembrano
belle
e
una
presunzione
di
bellezza
sostituisce
benissimo
una
presunzione
di
verità
.
Ma
la
nostra
critica
è
fondata
su
un
atteggiamento
iniziale
,
su
una
forte
divergenza
di
gusto
.
7
.
L
'
Italia
sofferta
.
Il
volgere
degli
entusiasmi
di
Papini
dalla
mania
devastatrice
dei
primi
anni
a
questa
sua
fierezza
di
maestro
delle
esperienze
spirituali
,
braccio
della
Chiesa
e
capo
delle
lettere
,
doveva
convincerlo
a
prendere
un
'
ultima
figura
,
a
divenire
col
tempo
scrittore
celebrativo
.
Così
due
tradizioni
della
nostra
società
letteraria
,
e
non
le
migliori
,
si
chiudono
in
lui
:
quella
dell
'
autore
di
invettive
,
pronto
a
percuotere
,
e
quella
del
dignitario
celebrante
secondo
un
linguaggio
comune
i
fasti
riconosciuti
.
Questo
occorreva
dire
subito
per
riportare
alla
sua
giusta
misura
l
'
ultimo
Papini
,
distinguerlo
da
quei
Machiavelli
e
Foscolo
e
Carducci
a
cui
egli
si
richiama
in
una
esteriore
dignità
di
gesti
e
da
cui
lo
separano
tuttavia
altro
vigore
e
fermezza
d
'
animo
.
Italia
mia
,
ha
scritto
Papini
,
è
un
libro
di
passione
.
E
di
queste
parole
vorremmo
tener
conto
come
del
più
sicuro
merito
.
Perché
è
l
'
unico
punto
che
abbiamo
in
comune
con
Papini
,
il
punto
su
cui
potremmo
incontrarci
se
il
suo
discorso
agisse
su
di
noi
oltre
il
segno
di
una
breve
esaltazione
verbale
.
Ma
anche
Papini
sa
che
una
passione
affidata
a
parole
sorde
e
logore
non
brucia
,
rimane
appena
un
impegno
.
E
questa
è
la
vera
conclusione
della
lettura
:
quel
linguaggio
disperato
e
violento
è
ancora
lontano
,
non
nostro
.
Tuttavia
si
potrebbe
accogliere
senza
rammarico
la
parte
più
propriamente
oratoria
dell
'
opera
.
Quegli
Appunti
per
un
inno
all
'
Italia
,
che
sono
scritti
con
molta
enfasi
e
certo
servirebbero
a
un
inno
non
bello
.
Ma
,
quando
non
si
voglia
prenderli
per
poesia
e
neanche
per
appunti
di
poesia
,
potranno
valere
come
notevoli
brani
celebrativi
.
Così
la
Lettera
a
uno
straniero
e
i
Lineamenti
spirituali
d
'
Italia
,
pagine
di
un
respiro
polemico
acceso
,
utili
come
segni
di
un
gusto
,
documenti
di
un
entusiasmo
.
Dove
Papini
è
inaccettabile
nel
suo
impegno
critico
.
Quando
afferma
di
fare
storia
o
addirittura
filosofia
della
storia
.
Quando
traccia
le
grandi
linee
di
un
evento
secondo
criteri
stranissimi
e
si
fa
obiezioni
scolastiche
a
cui
risponde
da
sé
.
Certo
egli
è
sicuro
ormai
delle
sue
verità
e
della
freddezza
e
della
miseria
degli
studi
tradizionali
.
Ma
,
nonostante
questo
disprezzo
,
la
storia
e
la
filosofia
non
accennano
a
tornare
a
Plutarco
.
Restano
discipline
a
cui
si
porta
forse
tanta
passione
quanta
Papini
ne
chiede
ora
a
gran
voce
,
ma
una
passione
assai
più
chiara
e
severa
,
e
insieme
l
'
obbligo
di
un
estremo
rigore
intellettuale
.
Così
è
ancora
difficile
sollevarsi
oltre
i
limiti
di
un
fermo
lavoro
di
studi
,
a
«
volo
d
'
aquila
»
.
(
La
simbologia
di
quest
'
opera
ha
una
ricchezza
ritrovabile
appena
in
certe
insegne
del
cinema
:
aquile
e
querce
,
campane
,
fiamme
)
.
Soprattutto
quando
questo
volo
si
sostiene
a
notizie
e
riferimenti
di
una
meravigliosa
ingenuità
.
Del
resto
la
storiografia
di
Papini
,
come
i
versi
di
alcuni
suoi
amici
,
ci
confermano
sempre
più
a
un
nostro
antico
sospetto
.
Che
l
'
animo
liceale
sia
una
forma
insopprimibile
nella
vita
dello
spinto
e
che
dove
intemperanze
giovanili
lo
hanno
oscurato
per
una
ansietà
di
precoci
rivoluzioni
,
quest
'
animo
ritorni
più
tardi
,
spoglio
di
ogni
sereno
albore
,
viziato
dalla
vecchiaia
.
Dispiace
scrivere
con
tanta
sicurezza
,
quasi
con
oltracotanza
.
Dispiace
dover
parlare
così
di
un
uonio
di
cui
altre
volte
si
riconobbe
la
voce
calda
e
vicina
;
non
sentire
più
,
noi
giovani
,
l
'
empito
della
sua
frase
,
la
sua
persuasione
,
questa
sua
clamorosa
Italia
(
«
l
'
Italia
non
è
già
la
matrona
da
teatro
,
-
dice
a
un
certo
punto
,
-
né
la
balia
...
»
;
e
poi
cedendo
a
una
peggiore
allegoria
:
«
È
quella
giovane
,
e
eretta
che
guarda
dalle
sue
montagne
...
»
La
nostra
è
più
dura
e
sofferta
e
non
si
piega
alle
immagini
)
.
Ma
forse
non
è
questa
nemmeno
la
sua
Italia
.
Per
noi
la
patria
di
Papini
resta
quella
che
egli
credette
di
riconoscere
nei
lineamenti
spirituali
di
qualche
alta
figura
di
maestro
e
di
amico
,
di
cui
ritrovò
il
volto
terreno
lungo
i
muri
e
le
strade
della
sua
estiva
Toscana
.
8
.
Il
rischio
dell
'
isolamento
«
E
di
fronte
al
freddo
che
dai
più
lontani
limiti
della
campagna
,
dalle
crete
,
dalle
colline
,
dalla
valle
del
fiume
,
sembrava
stringerla
per
un
lungo
assedio
,
la
villa
si
chiuse
nella
solita
passiva
resistenza
di
tutti
gli
anni
»
.
Parole
che
meglio
di
qualunque
introduzione
preparano
al
romanzo
aprendo
quegli
orizzonti
fermi
in
cui
poi
il
racconto
stagnerà
come
in
un
suo
naturale
grigiore
,
al
freddo
degli
eventi
.
Dalla
natura
astratta
e
rigida
di
queste
terre
si
spiegherà
una
storia
non
meno
chiusa
in
un
duro
riserbo
.
E
come
il
paesaggio
fissato
nelle
«
crete
»
intorno
alla
villa
superi
i
lineamenti
della
campagna
toscana
,
così
questo
racconto
andrà
molto
oltre
i
confini
di
una
breve
cronaca
provinciale
.
«
Un
lungo
assedio
»
.
Ecco
il
motivo
che
regola
i
personaggi
e
le
immagini
di
Bilenchi
,
e
definisce
la
sua
letteratura
.
L
'
infanzia
di
Sergio
,
il
bambino
intorno
a
cui
si
snoda
il
romanzo
,
sarà
un
seguito
di
esitazioni
e
di
angosce
da
cui
insensibilmente
si
precisa
la
coscienza
,
nel
raccogliere
il
filo
di
queste
deboli
vicende
per
dare
un
'
unità
nell
'
ordine
della
memoria
,
e
l
'
impegno
di
Bilenchi
.
Un
libro
uscito
un
anno
fa
,
San
Silvano
di
Dessì
,
può
dare
in
parte
i
termini
di
un
giudizio
.
In
Dessì
l
'
ansietà
,
gli
abbandoni
e
perfino
la
presenza
d
'
influssi
culturali
immediati
portavano
al
libro
un
vigore
di
immagini
che
qui
resta
estraneo
.
In
Conservatorio
tutti
gli
impulsi
sono
ridotti
a
un
ostinato
silenzio
:
nessun
frastuono
esterno
passa
il
giardino
della
villa
e
i
muri
di
santa
Teresa
.
E
se
l
'
esecuzione
risulta
ferma
e
precisa
oltre
ogni
attesa
,
non
si
può
vincere
un
dubbio
iniziale
sulla
validità
di
questo
atteggiamento
.
Domandarsi
cioè
se
un
impegno
tanto
preciso
trova
la
giusta
resistenza
dei
fatti
.
Cosa
rimane
,
in
fondo
,
a
una
memoria
immediata
?
Su
quel
lavoro
continuo
i
capricci
delle
due
donne
,
Marta
e
Vera
,
la
loro
ambigua
realtà
.
Perché
esse
sono
ancorate
a
un
'
esperienza
precedente
,
a
una
vita
di
cui
arriva
solo
una
vaga
notizia
allusiva
.
E
il
romanzo
probabilmente
è
in
quelle
memorie
rimaste
inutili
negli
anni
di
santa
Teresa
che
affiorano
dalle
conversazioni
e
dai
giuochi
.
Così
santa
Teresa
diventa
il
centro
della
vicenda
,
un
paese
pieno
di
attesa
,
quello
che
era
nel
libro
di
Alain
-
Fournier
«
le
domaine
inconnu
»
.
Poi
,
quando
Sergio
entra
anche
lui
al
Conservatorio
e
si
aspetta
la
cifra
che
risolva
l
'
intreccio
,
tutto
diventa
più
vicino
e
sbiadito
;
si
affronta
un
'
assoluta
assenza
di
risultati
.
L
'
attenzione
potrà
riaccendersi
,
ma
si
riaccenderà
al
primo
esitare
del
racconto
,
quando
sorge
il
pericolo
di
un
'
avventura
(
al
primo
errore
cioè
nello
svolgimento
dell
'
opera
)
.
E
le
avventure
verranno
e
saranno
terrestri
e
di
una
sconcertante
durezza
.
Così
resta
nel
libro
un
dissidio
fra
la
presenza
fisica
di
questi
episodi
(
la
cura
dei
muli
,
pure
molto
bello
,
i
prigionieri
,
la
barbara
uccisione
alla
fine
)
e
il
disegno
dei
primi
capitoli
.
Un
dissidio
fra
gli
uomini
e
le
donne
del
libro
:
Bruno
,
Giulio
,
Carlo
hanno
su
di
sé
la
guerra
,
il
socialismo
,
e
biografie
precise
e
carnali
;
le
donne
,
Vera
,
Clara
,
vivono
in
una
regione
fantastica
,
separata
e
diversa
.
Dissidio
che
si
può
risolvere
se
si
riportano
i
termini
alla
memoria
di
Sergio
,
se
si
fa
di
lui
il
vero
autore
dell
'
opera
.
Così
i
personaggi
spariscono
e
resta
un
diario
grigio
e
unito
,
l
'
unica
forma
possibile
,
in
fondo
,
per
chi
abbia
accolto
una
certa
esigenza
di
stile
.
Conservatorio
è
scritto
molto
letterariamente
.
La
narrazione
ha
trovato
un
suo
tono
continuo
nella
spezzatura
dei
periodi
;
ma
il
dialogo
di
Bilenchi
resta
secondo
me
un
fatto
incerto
:
è
ancora
troppo
serrato
oltre
i
limiti
della
verità
.
Tuttavia
questa
somma
di
esitazioni
e
di
censure
e
qualche
deciso
contrasto
devono
essere
considerati
soprattutto
come
una
testimonianza
di
stima
per
Bilenchi
.
Il
quale
resta
nelle
sue
discutibili
prove
uno
dei
nostri
scrittori
più
sicuri
,
uno
dei
pochi
a
cui
si
possono
riportare
con
certezza
i
modi
di
una
nuova
narrativa
indipendente
.
9
.
La
polemica
su
Pascoli
.
I
poeti
,
consumate
le
prime
ragioni
che
giustificavano
la
loro
presenza
nel
secolo
,
sopravvivono
in
virtù
di
motivi
inferiori
,
di
fatti
che
toccano
appena
i
confini
dell
'
arte
.
Prima
cioè
che
la
loro
opera
sia
diventata
un
esempio
duraturo
e
dopo
che
la
scomparsa
dell
'
uomo
ha
trascinato
con
sé
gli
interessi
meno
precisi
,
resta
ai
poeti
un
valore
provvisorio
:
un
nome
,
in
fondo
,
e
una
funzione
sociale
.
La
funzione
sociale
di
Pascoli
è
per
ora
quella
di
dare
agli
ignari
una
poesia
tutta
avvilita
al
dato
del
sentimento
,
una
cronaca
offerta
con
i
motivi
del
canto
,
e
il
mito
inerte
ma
necessario
della
«
cosa
poetica
»
.
Così
egli
sarà
ancora
per
molti
anni
il
signore
delle
nostre
antologie
,
ripeterà
il
suo
grande
nome
a
capo
di
quei
verseggiatori
inutili
che
hanno
un
ciclo
vitale
simile
alle
farfalle
e
bastano
appena
a
nutrire
una
generazione
di
tranquilli
scolari
.
Questa
che
parrebbe
considerazione
esteriore
,
intesa
a
limitare
un
Pascoli
tutto
decorativo
e
scolastico
,
ha
invece
un
significato
letterario
.
Riguarda
cioè
il
fatto
più
importante
nella
storia
della
poesia
pascoliana
,
la
diserzione
dello
scrittore
dalla
linea
dei
suoi
maestri
e
la
pretesa
di
una
poesia
autoctona
.
Serra
accennò
a
questa
pretesa
quando
volle
insistere
su
un
Pascoli
non
umanista
.
E
Pascoli
stesso
diede
la
definitiva
conferma
in
quei
suoi
scritti
di
dottrina
e
di
sentimento
che
sono
tutti
una
magra
polemica
contro
la
tradizione
letteraria
italiana
,
la
poesia
che
sa
di
chiuso
,
che
non
sa
mai
di
guazza
e
d
'
erba
fresca
.
Egli
avrebbe
scritto
per
primo
in
un
paese
accademico
la
poesia
che
sa
di
guazza
.
E
si
dice
che
fu
un
disertore
,
non
un
novatore
,
perché
questa
pretesa
si
fermò
alle
prime
conquiste
,
cadde
con
tutti
i
residui
della
poetica
pascoliana
appena
scosso
quel
labile
mondo
di
cultura
e
di
gusto
da
cui
la
dottrina
nasceva
.
Tuttavia
il
suo
inganno
d
'
ingenuità
e
d
'
infanzia
restò
a
fondamento
della
fede
dei
discepoli
e
bastò
allora
a
convincere
i
lettori
meno
avveduti
.
Si
pensi
a
Thovez
,
a
quel
suo
libro
clamoroso
che
minava
gli
ordini
della
letteratura
per
una
impossibile
rivincita
.
Pascoli
è
quasi
salvo
dalle
accuse
di
Thovez
:
a
lui
si
riconoscevano
volentieri
la
franchezza
e
il
decoro
di
un
'
altra
età
,
quei
pregi
che
la
nostra
cultura
aveva
ormai
oppressi
e
perduti
.
Del
resto
,
libri
come
quello
di
Thovez
servono
appena
a
provare
lo
sgomento
di
uno
spttatore
giovanile
di
fronte
all
'
ordine
perpetuo
della
tradizione
:
sono
uno
specchio
esemplare
della
rivolta
.
Ma
accanto
a
Thovez
le
due
voci
più
autorevoli
del
suo
tempo
accolsero
Pascoli
in
modo
diverso
.
Croce
con
una
severità
di
procedere
che
sotto
apparenze
polemiche
nascondeva
un
vero
interesse
di
lettura
.
E
benché
si
senta
già
all
'
inizio
di
quel
moto
che
avrebbe
portato
il
critico
,
secondo
un
'
antica
espressione
,
a
mettere
tappi
quadrati
dentro
bottiglie
rotonde
(
a
lavorare
cioè
su
testi
che
gli
eran
ormai
sfuggiti
)
,
il
suo
saggio
propone
alcune
questioni
che
sono
certamente
in
vigore
.
Serra
scrisse
il
più
vago
e
assorto
dei
suoi
saggi
,
le
pagine
distratte
dalla
chiara
visione
della
Romagna
e
dal
saluto
all
'
amico
poeta
.
E
concluse
con
una
affermazione
di
impossibilità
,
una
rinuncia
alla
critica
(
che
era
poi
il
termine
definitivo
di
tutto
il
suo
lavoro
)
.
Tuttavia
l
'
intero
svolgimento
del
suo
saggio
,
qualche
nota
(
«
l
'
intelligenza
imperfetta
»
)
e
la
stessa
citazione
del
giudizio
sono
dati
indispensabili
alla
critica
pascoliana
;
così
valgono
le
citazioni
,
e
scoprono
un
Pascoli
quasi
nostro
,
certo
assai
diverso
e
distante
dallo
scrittore
d
'
allora
.
La
critica
successiva
continuò
in
questo
dubbio
proponendo
la
questione
di
fede
.
Anche
il
referendum
indetto
dalla
Ronda
nel
'21
fu
assai
poco
definitivo
.
Rimase
un
sospetto
reciproco
a
dividere
le
due
parti
e
il
rammarico
da
una
parte
e
dall
'
altra
di
argomenti
non
riconosciuti
.
Se
mai
,
i
rondisti
contribuirono
con
la
loro
opera
a
segnare
i
veri
limiti
che
separavano
ormai
dal
poeta
le
nuove
generazioni
.
Ma
ora
,
dopo
ancora
vent
'
anni
,
nessuno
potrà
togliere
a
Giovanni
Pascoli
il
suo
vero
nome
di
poeta
.
Ora
che
la
coerenza
del
suo
linguaggio
si
ritrova
intatta
e
felice
nelle
poche
pagine
riuscite
;
che
dai
libri
riconosciuti
,
i
Canti
o
Myricae
,
è
facile
estrarre
ogni
giorno
termini
di
imprevista
bellezza
.
Così
si
è
scoperto
il
vero
significato
dei
Poemi
conviviali
,
la
dignità
letteraria
e
il
gusto
preciso
di
quell
'
opera
.
Si
discusse
un
tempo
per
sapere
se
i
Poemi
erano
o
no
greci
.
E
sono
se
mai
sulla
linea
più
pura
della
poesia
moderna
,
testi
utili
a
una
poesia
del
decadentismo
europeo
come
forse
nessun
altro
in
Italia
.
Perché
il
Pascoli
di
Barga
,
lui
che
visto
di
spalle
sembrava
un
fattore
,
è
ancora
il
più
europeo
dei
nostri
poeti
della
fine
del
secolo
.
Carducci
è
tradotto
dagli
ungheresi
e
dai
romeni
e
piace
a
Maurras
;
ma
è
sempre
un
impegno
difficile
quello
di
assegnarlo
a
una
qualunque
tradizione
moderna
.
D
'
Annunzio
confuse
nelle
sue
disperate
invenzioni
il
dialetto
di
Pescara
a
voci
delle
più
remote
capitali
d
'
Europa
.
Ma
se
mai
il
poeta
europeo
è
quello
dei
romanzi
e
del
Poema
paradisiaco
;
quello
nostro
,
lo
scrittore
del
terzo
libro
,
è
un
fenomeno
difficile
e
raro
,
come
la
sua
lingua
e
i
suoi
gesti
;
e
non
so
chi
fuori
d
'
Italia
potrebbe
capire
l
'
Alcione
e
risentirlo
poesia
.
Pascoli
invece
fu
coerente
nel
suo
errore
e
nelle
sue
scoperte
,
sempre
teso
a
una
vera
interpretazione
dei
fatti
.
È
appunto
per
essere
stato
così
unito
al
suo
tempo
,
così
tenace
,
che
egli
ancora
ci
preoccupa
e
che
la
nostra
polemica
verso
di
lui
non
è
esaurita
.
Egli
rimane
,
certo
,
dei
nostri
veri
poeti
,
quello
che
ha
scritto
più
brutte
poesie
.
Si
scoprono
,
a
leggere
,
oscure
derivazioni
.
Tutta
la
più
trista
scultura
del
primo
Novecento
è
pascoliana
;
le
donne
che
da
piedistalli
di
marmo
si
sporgono
sui
fiumi
della
patria
e
hanno
i
capelli
simili
a
fiamme
e
sui
capelli
la
spada
del
guerriero
,
sono
pascoliane
.
Così
fu
Pascoli
l
'
ultimo
a
evocare
Mazzini
con
procedimenti
quasi
pirotecnici
all
'
urto
delle
strofe
.
Ma
queste
sono
censure
facili
,
accettate
dai
custodi
meno
rigidi
della
sua
fama
.
È
più
grave
che
tutto
il
suo
mondo
sia
caduto
a
un
giro
così
rapido
,
quel
mondo
governato
da
supreme
antitesi
di
riso
e
di
pianto
,
fitto
di
oggetti
inutili
al
nostro
bisogno
di
poesia
.
(
Si
pensi
alla
presenza
insopportabile
degli
uccelli
nei
libri
pascoliani
)
.
Così
tutto
un
residuo
polemico
doveva
manifestarsi
all
'
incontro
con
una
letteratura
tanto
coerente
e
imperiosa
.
Baldini
,
il
quale
ha
premesso
un
avvertimento
alla
raccolta
di
tutte
le
Poesie
(
Mondadori
,
1939
)
,
ha
dovuto
superare
tali
animosità
.
E
,
in
età
più
pacata
,
ha
risolto
quasi
tutte
le
antinomie
;
pur
avvertendo
gli
errori
,
ha
cercato
di
dissimularli
in
un
ampio
panneggiamento
critico
.
Ha
dato
cioè
il
giudizio
più
equanime
che
si
possa
dare
su
un
Pascoli
ormai
classico
,
affidato
al
rispetto
dei
minori
.
Pure
,
estranea
a
questi
contrasti
di
umore
e
di
età
,
la
poesia
segue
una
sua
calma
traiettoria
.
Vive
di
trapassi
e
di
suggerimenti
che
il
tempo
protegge
da
ogni
discussione
nel
silenzio
della
tecnica
.
E
di
questa
eredità
tecnica
dell
'
opera
pascoliana
non
si
potrà
dubitare
quando
si
legga
qua
e
là
qualche
rigo
della
più
vitale
poesia
di
oggi
:
«
il
lungo
colloquio
coi
poveri
morti
,
la
cenere
,
il
vento
-
il
vento
che
tarda
,
la
morte
,
la
morte
che
vive
»
,
o
,
leggermente
alterato
:
«
non
recidere
,
forbice
,
quel
volto
»
(
Eugenio
Montale
,
Le
occasioni
)
.
VIII
.
I
«
poeti
»
nazisti
Un
'
antologia
tedesca
La
vicenda
della
poesia
nella
Germania
del
dopoguerra
è
un
difficile
esempio
.
Il
volgere
delle
esperienze
letterarie
,
alcune
torbide
e
false
,
altre
certamente
valide
,
trovò
una
brusca
fine
nel
1932-33
coll
'
avvento
del
nazional
-
socialismo
,
la
condanna
dei
tentativi
d
'
avanguardia
e
il
proclamato
ritorno
alla
tradizione
.
Ma
una
tradizione
,
si
badi
,
intesa
in
senso
niente
affatto
letterario
:
il
richiamo
accademico
dei
nostri
conservatori
sarebbe
accolto
con
sicura
indifferenza
dai
teorici
della
nuova
arte
tedesca
.
Per
il
nazionalsocialismo
tradizione
è
una
somma
di
valori
presi
alla
storia
del
popolo
,
elementi
essenziali
nell
'
anima
della
razza
.
E
questi
valori
non
hanno
origine
naturalmente
nella
struttura
tecnica
della
pagina
;
ma
in
fatti
primordiali
e
mitici
,
governati
dal
ritmo
di
quelle
diadi
che
sono
quasi
le
formule
sacre
della
dottrina
tedesca
(
«
Blut
und
Boden
,
Blut
und
Ehre
»
)
.
«
Come
vi
fu
un
'
arte
figurativa
degenerata
,
così
per
gli
anni
trascorsi
si
può
parlare
di
una
poesia
degenerata
largamente
diffusa
»
.
Queste
parole
aprono
la
prefazione
che
due
giovani
autori
,
H
.
Gerstner
e
K
.
Schworm
,
hanno
scritto
per
l
'
antologia
dei
poeti
contemporanei
edita
dal
«
Zentralverlag
»
del
Partito
(
Deutsche
Dichter
unserer
Zeit
,
1939
)
.
Un
'
opera
certamente
notevole
;
se
non
altro
per
la
coerenza
e
il
rigore
con
cui
sono
stati
applicati
principî
altre
volte
rimasti
a
una
vaga
enunciazione
.
E
molto
utile
a
chi
voglia
cercare
nella
letteratura
gli
ultimi
motivi
della
polemica
culturale
tedesca
.
Dopo
i
rivolgimenti
di
qualche
anno
fa
la
letteratura
tedesca
sembrò
trovare
i
suoi
valori
più
sicuri
in
quegli
scrittori
che
,
usciti
dalla
guerra
senza
una
crisi
di
dissolvimento
,
potevano
difendere
alcune
ragioni
essenziali
e
insieme
appoggiarsi
a
una
vera
dignità
letteraria
.
Autori
come
Carossa
o
anche
Binding
,
e
fra
i
più
giovani
Alverdes
,
rappresentavano
appunto
questa
forza
.
Ora
gli
autori
citati
e
tutti
quelli
vicini
a
loro
come
posizione
sono
esclusi
dell
'
antologia
,
o
perché
i
loro
nomi
sono
già
entrati
nella
storia
letteraria
o
perché
si
considera
superato
il
momento
che
essi
rappresentavano
.
È
sopravvenuta
una
generazione
assai
più
rigida
e
coerente
nelle
sue
pretese
.
Una
generazione
che
,
secondo
le
parole
del
testo
,
«
ha
superato
l
'
idealismo
estetico
per
vivere
di
un
idealismo
politico
»
.
Attraverso
la
formula
alquanto
rozza
(
perché
certo
,
nella
patria
di
Hegel
quell
'
idealismo
estetico
è
molto
indeterminato
)
si
intravede
l
'
ambizione
affermata
da
questi
principî
:
confondere
a
una
sola
misura
l
'
esito
letterario
e
politico
dell
'
opera
d
'
arte
.
Dato
il
significato
strettamente
nazionale
di
quasi
tutte
le
opere
raccolte
,
citare
non
sarà
molto
utile
.
Anche
perché
gli
autori
sono
nella
maggior
parte
giovanissimi
.
Dei
vecchi
è
compreso
solo
qualcuno
che
vanta
meriti
particolari
(
nemmeno
H
.
F
.
Blunck
o
H
.
Grimm
,
scrittori
pure
autorevoli
)
.
È
compreso
Dietrich
Eckart
,
l
'
amico
del
Führer
e
di
Rosenberg
,
uno
dei
maestri
spirituali
del
terzo
Reich
,
il
cui
grido
«
Deutschland
erwache
»
è
scritto
sugli
stendardi
delle
SA
.
Se
egli
fu
un
mediocre
letterato
nelle
sue
prove
continue
,
a
qualche
canto
patriottico
,
al
«
Deutschland
erwache
»
si
deve
riconoscere
un
certo
maschio
vigore
.
Accanto
a
lui
pochi
altri
:
Johst
presidente
della
Reichsschrifttumskammer
;
Hohlbaum
;
il
vecchio
Bartels
che
per
primo
introdusse
nella
storia
letteraria
la
distinzione
tra
arte
tedesca
e
arte
giudaica
.
I
giovani
sono
molti
e
vicini
fra
loro
.
Celebrano
temi
comuni
:
il
combattimento
,
la
caduta
e
la
rinascita
della
Germania
,
la
liberazione
attraverso
il
Führer
.
Si
riconosce
qualche
figura
notevole
:
il
Reichsjugendführer
Baldur
von
Schirach
,
che
pubblica
i
suoi
versi
fra
quelli
dei
gregari
;
e
si
possono
isolare
per
una
maggiore
compiutezza
formale
quelli
già
più
noti
e
letterariamente
più
esperti
:
Schumann
,
E
.
W
.
Möller
,
Anacker
.
Anzi
qualcuno
dei
migliori
,
Schumann
per
esempio
,
è
arrivato
ormai
a
una
rigidezza
di
stile
che
ha
un
suo
significato
letterario
(
e
ricorda
vagamente
l
'
aria
poetica
del
primo
Impero
francese
)
.
Ma
la
parte
più
utile
del
volume
è
rappresentata
dalle
note
che
precedono
i
testi
.
La
valutazione
critica
nel
senso
tradizionale
è
completamente
abbandonata
.
Dopo
le
notizie
biografiche
,
il
giudizio
riguarda
dati
estranei
all
'
arte
o
certamente
marginali
:
gli
argomenti
esposti
,
qualche
nuovo
criterio
di
scelta
(
esita
quindi
fra
una
retorica
dei
contenuti
e
un
commento
celebrativo
)
.
Hermann
Gerstner
,
uno
dei
compilatori
dell
'
antologia
,
ha
tra
i
suoi
meriti
letterari
quello
di
avere
scritto
un
romanzo
,
La
strada
nel
bosco
,
in
cui
«
ci
conduce
nel
bosco
tedesco
e
mostra
come
la
costruzione
di
una
potente
autostrada
libera
dalla
miseria
materiale
e
morale
un
villaggio
sperduto
e
i
suoi
abitanti
»
.
Lo
scrittore
è
giudicato
quindi
in
ragione
delle
sue
scoperte
,
dei
motivi
che
ha
saputo
trovare
e
svolgere
a
sostegno
di
una
tesi
.
E
la
letteratura
ritorna
una
gara
su
argomenti
comuni
.
Sono
anche
interessanti
i
criteri
di
scelta
.
Molti
irredenti
nel
volume
:
austriaci
,
tedeschi
dei
Sudeti
,
tedeschi
di
Danzica
.
E
nelle
biografie
accenni
insistenti
alle
origini
umili
dei
nuovi
scrittori
.
Un
altro
dato
letterario
importante
è
la
larga
parte
data
agli
autori
di
opere
per
radio
,
ai
giornalisti
,
agli
scrittori
di
propaganda
.
Un
'
immagine
della
letteratura
che
sia
sempre
più
strumento
di
educazione
popolare
,
attività
coordinata
(
e
a
questo
si
è
arrivati
ormai
senza
esitazione
e
senza
polemiche
)
.
La
riduzione
di
ogni
categoria
al
principio
del
«
Volk
»
trova
qui
una
sua
estrema
conseguenza
.
E
come
per
il
diritto
si
ripete
la
frase
del
ministro
Franck
:
«
È
giusto
ciò
che
giova
al
popolo
,
è
ingiusto
ciò
che
gli
nuoce
»
,
sarà
per
la
letteratura
bello
ciò
che
esalta
il
popolo
,
brutto
ciò
che
lo
abbassa
.
Fenomeno
,
mi
pare
,
straordinariamente
importante
nella
cultura
dell
'
Europa
contemporanea
.
Tuttavia
,
siccome
chi
scrive
di
un
libro
di
poeti
non
può
ignorare
la
poesia
,
resta
il
dovere
di
un
giudizio
sui
testi
.
Che
può
essere
solo
distante
e
severo
:
alla
luce
di
una
nostra
nozione
di
poesia
queste
cinquecento
pagine
sono
bianche
e
nitide
come
i
fogli
di
un
calendario
.
E
sarà
anche
lecito
chiudere
la
lettura
di
un
libro
tutto
dedicato
al
«
deutsch
»
e
al
«
volksdeutsch
»
con
una
professione
di
nazionalismo
.
Con
un
calmo
ritorno
ai
valori
della
nostra
ultima
poesia
.
Una
poesia
che
ad
altri
apparirà
forse
debole
e
astratta
,
ma
che
certo
vive
di
una
sua
sostanza
umana
,
se
oltre
questo
breve
impiglio
di
nomi
e
di
fatti
non
consuma
la
propria
fortuna
e
la
propria
verità
.
IX
.
Gusto
e
giuoco
di
Jünger
Capricci
e
figure
.
L
'
opera
letteraria
di
Ernst
Jünger
ha
una
sua
origine
precisa
e
le
stesse
ragioni
di
vita
negli
anni
dell
'
immediato
dopoguerra
tedesco
.
Il
suo
primo
libro
:
In
Stahlgewittern
,
era
dedicato
al
combattimento
come
esperienza
virile
.
Traditi
i
motivi
del
sentimento
e
ogni
partecipazione
umana
ai
fatti
che
si
svolgevano
,
Jünger
tentava
il
saggio
sulla
guerra
come
realtà
di
numeri
;
irrigidiva
qualunque
moto
spirituale
nell
'
astrazione
del
fatto
meccanico
e
cercava
il
senso
di
una
civiltà
nei
rapporti
fra
gli
uomini
sorti
da
quella
strenua
condizione
di
vita
.
Esempio
di
qualche
interesse
in
una
letteratura
in
gran
parte
travolta
da
ragioni
d
'
affetto
e
pochissimo
disposti
a
seguire
un
freddo
sguardo
documentario
.
Tuttavia
l
'
errore
di
Jünger
,
il
suo
estetismo
e
la
fede
nelle
cifre
dell
'
intelligenza
si
scoprivano
già
in
questa
rinuncia
a
un
intervento
morale
,
nel
tentativo
di
ridurre
la
guerra
a
una
rivoluzione
del
mondo
sensibile
e
a
un
fenomeno
della
coscienza
.
Le
opere
successive
,
fino
a
Feuer
und
Blut
,
che
è
del
1926
,
confermarono
queste
doti
:
la
precisione
del
giudizio
critico
e
,
nelle
pagine
più
meditate
,
una
rara
fermezza
di
stile
.
Così
si
accentuò
la
preoccupazione
politica
.
(
«
Politica
»
per
Jünger
è
sempre
stata
considerazione
delle
masse
e
ha
suggerito
notizie
vigorose
dove
il
rifiuto
di
un
approfondimento
razionale
non
deviava
i
problemi
a
soluzioni
evidentemente
sommarie
)
.
Benché
quindi
la
sua
opera
non
contenesse
mai
dichiarazioni
di
partito
e
fosse
lontana
dall
'
apologia
volgare
dei
nazionalisti
,
il
rigore
del
suo
atteggiamento
e
l
'
assenza
nei
suoi
libri
di
qualunque
polemica
umanitaria
lo
fecero
considerare
scrittore
di
destra
.
Il
nazionalsocialismo
riconobbe
più
tardi
in
lui
il
primo
interprete
della
guerra
tedesca
.
Le
facoltà
propriamente
letterarie
di
Jünger
,
il
gusto
saggistico
e
l
'
ordine
freddo
della
prosa
riapparvero
in
uno
spazio
di
aperta
fantasia
nell
'
Abenteuerliche
Herz
,
uscito
nel
1928
.
Questa
prima
serie
di
saggi
e
l
'
altra
di
scritti
più
ampi
intitolata
Blätter
und
Steine
spostavano
il
campo
d
'
interesse
a
un
mondo
di
rapporti
fantastici
;
dalle
spiagge
dalmate
e
dal
valore
delle
vocali
Jünger
traeva
i
temi
di
disordinate
avventure
.
Più
tardi
i
paesi
divennero
solo
un
punto
di
riferimento
astratto
al
viaggio
dello
scrittore
;
le
sue
rigide
analisi
toccarono
i
confini
del
surrealismo
.
Rimase
su
queste
libere
basi
il
gusto
della
costruzione
intellettuale
che
le
letture
di
Jünger
sorreggono
e
difendono
dal
pericolo
d
'
ingenuità
.
Ma
rimase
anche
un
freddo
sapore
di
giuoco
.
Così
se
si
vuol
chiedere
un
risultato
definitivo
a
qualche
pagina
di
Jüer
credo
che
si
debbano
scegliere
quelle
di
minore
impegno
critico
:
i
frammenti
allucinati
e
percossi
dove
la
prosa
si
tende
e
il
ritmo
accetta
i
suggerimenti
di
uno
spazio
immaginario
.
Jünger
pensatore
invece
ha
se
mai
valore
politico
.
Nel
1932
era
uscito
il
suo
più
importante
saggio
di
contenuto
sociale
,
Der
Arbeiter
.
Esaltazione
di
una
società
futura
fondata
sul
lavoro
come
forza
religiosa
e
cardine
di
una
disciplina
totalitaria
,
il
libro
,
che
pure
segnava
un
deciso
orientamento
a
sinistra
,
fu
condannato
dai
marxisti
ortodossi
per
il
suo
residuo
letterario
.
Sembrò
esprimere
cioè
l
'
inquieto
«
animus
»
rivoluzionario
che
portava
con
sé
il
giovane
movimento
nazionalsocialista
;
e
influì
certamente
su
alcuni
dei
più
autorevoli
dottrinari
del
partito
(
Karl
Schmitt
,
per
esempio
)
.
Solo
in
seguito
dissensi
d
'
interpretazione
e
un
preciso
interesse
d
'
arte
allontanarono
Jünger
dall
'
attività
politica
diretta
.
I
suoi
ultimi
libri
sono
di
pura
invenzione
letteraria
.
Un
romanzo
autobiografico
,
Afrikamische
Spiele
evoca
le
sue
doti
migliori
di
ordine
e
di
chiarezza
.
Partito
da
un
fragile
spunto
(
la
storia
di
un
ragazzo
-
la
sua
storia
-
che
fugge
da
casa
per
arruolarsi
nella
legione
straniera
)
,
Jünger
è
riuscito
a
mantenere
il
respiro
e
la
giovanile
libertà
del
libro
d
'
avventure
su
uno
sfondo
continuo
d
'
intelligenza
e
d
'
ironia
.
Così
nitido
e
scarno
Afrikanische
Spiele
è
uno
dei
più
piacevoli
romanzi
che
si
siano
scritti
in
Germania
in
questi
ultimi
anni
.
Nel
1938
uscì
una
seconda
edizione
del
Cuore
avventuroso
riveduta
e
portata
a
un
più
severo
impegno
letterario
.
Da
quel
volume
che
per
ora
è
l
'
ultimo
,
sono
state
scelte
le
pagine
tradotte
.
Capricci
e
figure
,
il
sottotitolo
del
libro
,
spiega
alcuni
indefinibili
motivi
di
Jünger
.
Qui
,
trascurati
i
saggi
più
ampi
,
dove
una
pretesa
d
'
intelligenza
non
sempre
riesce
a
chiudere
il
suo
cerchio
,
si
sono
raccolte
pagine
staccate
,
giorni
di
un
diario
metafisico
.
In
particolare
alcuni
esercizi
sul
macabro
,
che
dalla
naturale
assenza
dello
scrittore
,
dal
suo
distacco
,
sulla
pagina
prendono
un
rilievo
e
una
luce
deserta
non
confondibili
.
Dei
difetti
più
palesi
,
dell
'
estetismo
di
alcune
raffigurazioni
e
del
respiro
frigido
che
percorre
il
testo
,
si
e
già
detto
.
Comunque
merita
attenzione
in
Italia
il
rigore
di
una
tale
prosa
e
questi
primi
tentativi
di
deformazione
fantastica
:
tentativi
ora
così
rari
in
una
letteratura
tutta
intenta
al
più
umile
lavoro
documentario
e
celebrativo
.
Ernst
Jünger
è
nato
a
Heidelberg
nel
1895
e
ha
vissuto
negli
ultimi
anni
a
Ueberlingen
sul
Bodensee
.
Allo
scrittore
politico
ha
dedicato
un
ottimo
saggio
Delio
Cantimori
.
L
'
opera
letteraria
non
è
ancora
conosciuta
in
Italia
.
X
.
Fin
edella
seconda
vigilia
La
freccia
di
carta
.
I
giornali
della
Svizzera
francese
hanno
raccolto
un
'
eredità
che
nessuno
vorrà
toccare
,
quella
di
una
stampa
mediocre
e
orgogliosa
che
gli
ideali
della
borghesia
nutrivano
nella
Francia
d
'
anteguerra
.
Un
simile
passaggio
non
era
difficile
a
prevedere
.
Sono
lontani
i
tempi
in
cui
Ginevra
rappresentava
una
civiltà
ribelle
e
vigorosa
.
Col
decadere
del
protestantesimo
a
religione
per
i
moderati
,
ogni
vestigio
di
forza
è
sparito
dalle
rive
di
quei
laghi
e
le
grandi
statue
dei
riformatori
sono
rimaste
a
guardare
un
popolo
lontano
più
di
ogni
altro
da
propositi
rivoluzionari
.
È
sorto
a
Ginevra
un
palazzo
e
la
solennità
degli
atri
e
dei
portici
ha
finito
col
sopravvivere
a
ogni
concreta
realtà
;
finché
la
sigla
S.d.N.
si
è
cancellata
pianamente
dalla
zona
dei
nostri
interessi
e
una
incerta
fuga
in
automobile
ha
travolto
con
sé
le
ultime
speranze
della
collaborazione
europea
.
Provincia
intellettuale
della
Francia
,
Ginevra
non
ripete
i
motivi
di
lotta
che
pure
agitavano
la
Francia
d
'
anteguerra
.
Il
dovere
della
neutralità
incombe
su
ogni
parola
che
si
pronuncia
in
Svizzera
,
obbliga
i
giornali
a
occuparsi
nelle
prime
pagine
di
curiosità
zoologiche
e
attenua
e
diminuisce
le
reazioni
più
pure
.
Sussiste
un
tema
che
supera
probabilmente
i
limiti
della
tradizione
pittoresca
fondata
sulle
frecce
e
le
mele
e
sostiene
la
dignità
del
popolo
elvetico
:
la
volontà
d
'
indipendenza
.
E
la
calma
risoluta
con
cui
gli
svizzeri
si
preparano
a
difendere
l
'
unità
politica
della
loro
nazione
è
una
prova
che
basta
a
cancellare
molti
errori
.
Del
resto
è
certo
che
l
'
attività
migliore
del
popolo
svizzero
,
l
'
opera
dei
suoi
studiosi
e
dei
suoi
tecnici
,
vale
a
riscattare
gli
esempi
di
mediocrità
che
ci
troveremo
di
fronte
.
«
Pour
que
le
Parthénon
ne
soit
pas
touché
»
.
Così
la
«
Gazette
de
Lausanne
»
del
30
ottobre
si
rivolge
ai
suoi
lettori
.
Ora
,
scrivere
un
articolo
su
questo
argomento
,
nel
paese
che
fu
una
delle
patrie
di
Nietzsche
,
significa
avere
al
posto
del
senso
tragico
il
senso
scolastico
della
vita
.
E
le
ragioni
sono
immediate
.
Gli
aviatori
italiani
non
toccheranno
certamente
il
Partenone
.
Non
hanno
nessuna
ragione
per
farlo
.
Se
lo
toccassero
sarebbe
una
sventura
:
il
Partenone
è
tuttavia
un
segno
di
opere
illustri
e
di
tempi
esemplari
;
e
ci
auguriamo
con
tutti
che
il
giorno
della
sua
rovina
non
debba
venire
.
Ma
è
il
linguaggio
del
giornale
svizzero
a
cui
vogliamo
replicare
.
«
Est
il
possible
,
-
scrive
la
'
Gazette
de
Lausanne
'
,
-
que
un
jour
funeste
l
'
Acropole
soit
atteinte
?
Cela
ne
se
peut
pas
,
cela
toucherait
au
sacrilège
»
.
Si
sente
che
il
redattore
di
questo
articolo
nei
suoi
riposi
scrive
versi
alessandrini
.
La
sua
commozione
è
sincera
e
documentata
;
si
appoggia
naturalmente
a
ricordi
storici
di
papi
che
fermano
il
barbaro
e
di
statue
della
divinità
davanti
a
cui
l
'
orda
si
arresta
e
si
inchina
.
Il
signor
V
.
parla
insomma
in
nome
della
civiltà
e
dello
spirito
.
Ora
,
è
su
questa
questione
della
civiltà
che
senza
intenti
polemici
si
vorrebbe
discutere
,
tanto
ci
pare
incerta
la
visione
che
hanno
gli
Svizzeri
della
guerra
attuale
.
Crede
veramente
la
«
Gazette
de
Lausanne
»
che
in
questo
momento
in
Europa
nulla
sia
più
importante
dell
'
Acropoli
?
I
popoli
europei
si
affrontano
in
una
lotta
da
cui
molti
usciranno
distrutti
;
principî
che
hanno
sorretto
la
vita
delle
nazioni
e
per
cui
i
migliori
sono
caduti
sul
campo
o
sul
patibolo
rischiano
di
perdere
ogni
valore
;
gli
uomini
di
buona
volontà
combattono
da
anni
per
la
loro
salvezza
.
Giunge
dalle
città
d
'
Europa
il
rumore
delle
fucilazioni
.
Ma
tutte
queste
sono
contingenze
del
secolo
,
risponderebbe
probabilmente
il
signor
V
.
,
mentre
l
'
Acropoli
è
eterna
.
Ed
è
questo
il
senso
scolastico
della
vita
.
Noi
non
speriamo
di
convincere
il
signor
V
.
E
ci
importa
poco
in
fondo
,
tanto
siamo
sicuri
delle
nostre
idee
e
fermi
a
una
nostra
nozione
di
civiltà
.
Una
civiltà
i
cui
valori
siano
da
cercare
solo
negli
animi
degli
uomini
e
non
nelle
pietre
squadrate
,
sorgano
pure
queste
pietre
sull
'
Acropoli
di
Atene
.
Un
altro
slogan
dei
giornali
svizzeri
i
di
questi
giorni
è
quello
dell
'
«
uomo
provvidenziale
»
.
L
'
uomo
provvidenziale
sarebbe
il
maresciallo
Pétain
.
È
lontanissima
da
noi
l
'
idea
di
mancare
di
rispetto
a
un
vecchio
che
ha
raccolto
su
di
sé
il
peso
di
tante
sciagure
e
porta
tuttavia
il
contributo
delle
sue
forze
a
una
causa
difficile
e
precaria
.
Ma
non
riusciamo
a
vedere
in
lui
alcunché
di
provvidenziale
.
Durante
la
grande
guerra
egli
rese
splendidi
servizi
come
capo
;
in
seguito
portò
alla
Francia
la
sua
devozione
,
la
sua
esperienza
e
un
ingegno
lucido
e
sicuro
.
Fu
capo
di
stato
maggiore
dell
'
esercito
e
successore
di
Lyautey
nel
Marocco
.
Finita
la
guerra
di
Spagna
il
suo
prestigio
personale
e
la
sua
autorità
di
vecchio
maestro
di
Franco
lo
fecero
scegliere
a
rappresentante
della
repubblica
presso
la
Spagna
nazionale
.
E
anche
questa
non
fu
una
missione
precisamente
gloriosa
.
Ora
la
stampa
francese
e
quella
svizzera
si
commuovono
a
descrivere
l
'
incontro
Hitler
-
Pétain
.
Quando
il
vecchio
soldato
portò
la
sua
divisa
turchina
e
le
sette
stelle
di
maresciallo
davanti
alla
compagnia
d
'
onore
dei
soldati
germanici
i
vecchi
contadini
alzarono
le
braccia
e
i
giornalisti
piansero
.
Così
l
'
uomo
che
regge
oggi
la
Francia
e
porta
il
grado
che
fu
di
Turenne
e
di
Massena
si
presentava
al
vincitore
per
accettarne
le
condizioni
.
Era
certo
uno
spettacolo
grave
,
ma
non
tale
da
suscitare
l
'
entusiasmo
dei
francesi
presenti
.
Pure
allora
parve
un
trionfo
.
Il
Führer
ricevette
il
maresciallo
«
avec
une
déférence
marquée
»
;
e
su
questo
dato
di
pura
curiosità
i
commentatori
si
fondarono
per
una
celebrazione
insensata
.
La
Francia
aveva
ritrovato
se
stessa
e
il
suo
prestigio
.
Non
si
poteva
procedere
alla
ricostruzione
europea
senza
tener
conto
della
sua
voce
.
Solo
i
successivi
comunicati
tedeschi
riportarono
la
realtà
.
Ma
soprattutto
irragionevole
e
fondato
solo
su
dati
di
stato
civile
è
il
paragone
che
si
istituisce
fra
Pétain
e
Clemenceau
.
Che
cosa
abbiano
di
comune
questi
due
uomini
contrari
per
origini
e
per
tendenze
non
si
capisce
.
Entrambi
raccolsero
nelle
loro
mani
in
un
momento
decisivo
la
sorte
della
Francia
.
Ma
,
se
questo
non
è
un
particolare
superfluo
,
Clemenceau
vinse
la
guerra
e
Pétain
la
perdette
.
E
un
solco
più
profondo
resta
fra
le
due
figure
.
Perché
,
qualunque
fosse
stato
l
'
esito
della
guerra
del
'14
,
il
vecchio
radicale
avrebbe
scelto
un
'
altra
chiusa
alla
propria
vita
politica
:
non
la
pia
invocazione
alla
Madonna
di
Lourdes
con
cui
il
maresciallo
Pétain
salutò
la
rovina
della
Francia
.
1941
XI
.
Dalle
ore
dell
'
angoscia
Commento
a
un
soldato
tedesco
.
Dietro
gli
schemi
universali
offerti
dalla
propaganda
,
la
gioventù
d
'
Europa
cerca
dalle
due
parti
una
ragione
e
uno
scopo
alla
guerra
che
si
combatte
.
E
non
può
trovarli
nelle
statistiche
e
nei
discorsi
,
nei
dati
dell
'
economia
e
della
storia
diplomatica
,
perché
in
realtà
questo
suo
lavoro
si
traduce
in
una
ricerca
interiore
,
nella
ricerca
delle
proprie
possibilità
e
dei
propri
mezzi
,
della
propria
misura
personale
di
fronte
alla
guerra
.
Opera
di
puro
egoismo
come
sono
le
opere
migliori
della
giovinezza
,
questa
ha
un
valore
politico
immediato
:
di
indice
sulle
future
esperienze
.
Perché
,
quando
la
generazione
di
cui
si
discorre
sarà
arrivata
a
governare
,
il
senso
dell
'
avventura
ora
attraversata
dominerà
le
sue
decisioni
.
Su
una
parola
,
«
generazione
»
,
si
innesta
la
polemica
.
Tutti
ricordano
probabilmente
il
fervore
con
cui
furono
salutati
in
Francia
e
in
Germania
i
giovani
chiamati
a
rompere
una
lunga
teoria
di
pace
e
a
sostenere
per
primi
in
Europa
la
guerra
.
Il
chiasso
discorde
dei
letterati
e
tutta
la
triste
eloquenza
degli
uomini
politici
non
bastarono
allora
a
nascondere
una
imminente
realtà
di
sventure
.
Ma
certo
l
'
attesa
era
minore
e
guastata
da
fantasie
profane
,
se
le
conseguenze
maturate
a
poco
a
poco
nei
quattro
anni
di
guerra
portarono
un
così
grave
turbamento
negli
spiriti
.
Tornati
alla
Germania
agonica
del
dopoguerra
,
alla
Francia
esaltata
di
Poincaré
,
molti
dei
sopravvissuti
si
affrettarono
a
proclamare
la
loro
rovina
.
I
compagni
di
Psichari
,
quelli
che
dovevano
riscattare
le
virtù
francesi
nella
prova
del
combattimento
e
ridare
una
giovinezza
alla
patria
,
portavano
solo
amarezza
e
squallore
,
l
'
inutilità
della
esperienza
vissuta
.
Dalla
guerra
non
tornavano
i
cavalieri
del
Santo
Sepolcro
,
ma
una
borghesia
sperduta
e
diffidente
che
esitava
ancora
fra
l
'
uniforme
abbandonata
nelle
trincee
di
ieri
e
i
compiti
insostenibili
di
una
nuova
vita
civile
.
Questa
fu
la
«
generazione
perduta
»
.
Il
mito
nato
dallo
sgomento
di
quegli
anni
si
è
trascinato
fino
a
noi
e
ancora
occupa
i
fasti
di
una
mediocre
letteratura
.
Ma
la
generazione
perduta
non
è
un
'
invenzione
letteraria
.
È
un
duro
problema
,
e
ogni
guerra
ne
ripropone
i
termini
alla
nostra
cura
e
alla
nostra
inquietudine
.
Venti
anni
fa
,
non
senza
una
coda
retorica
,
gli
uomini
più
sensibili
alla
gravità
degli
eventi
trascorsi
si
domandavano
il
perché
di
così
alte
sciagure
e
alludevano
al
sacrificio
delle
vite
e
al
peso
inevitabile
sulle
generazioni
avvenire
.
Qualunque
risposta
allora
sarebbe
stata
falsa
o
inutile
perché
in
verità
le
accuse
premevano
sugli
uomini
e
escludevano
ogni
tentativo
di
apologia
.
Ma
i
tempi
sono
ora
rivolti
ad
altre
considerazioni
,
e
si
misura
con
altri
metri
il
valore
delle
esperienze
,
se
occorre
affrontare
inattese
risoluzioni
e
valutarne
per
una
nostra
storia
la
portata
improvvisa
.
Così
,
senza
attendere
i
rimorsi
di
un
'
altra
età
e
gli
scrupoli
della
cauta
riflessione
,
altri
prevengono
le
requisitorie
future
e
chiudono
ogni
esitazione
con
un
breve
atto
di
forza
.
Allo
stesso
modo
sono
sorti
quei
procedimenti
i
giuridici
che
hanno
distrutto
un
'
antica
Europa
e
travolto
con
sé
l
'
autorità
delle
consuetudini
.
«
Denn
wir
sind
Soldaten
geworden
»
:
«
Perché
siamo
divenuti
soldati
»
.
A
questa
conclusione
sommaria
Heinz
Oertmann
,
soldato
del
Reich
,
riduce
l
'
ansietà
di
un
popolo
e
tutti
i
confusi
propositi
dei
suoi
coetanei
in
Europa
.
Una
risposta
così
provvisoria
può
offendere
probabilmente
chi
crede
a
un
giusto
dovere
di
responsabilità
e
all
'
obbligo
continuo
di
vigilanza
e
di
controllo
sulla
propria
opera
;
ma
porta
con
sé
una
nozione
tanto
precisa
e
concreta
del
proprio
stato
che
non
è
facile
rifiutarla
.
E
vale
,
se
mai
,
come
un
esempio
di
difficile
coerenza
.
Io
non
mi
esagero
l
'
importanza
di
un
documento
individuale
(
è
una
lettera
a
un
compagno
pubblicata
da
un
grande
giornale
tedesco
)
.
Ma
ho
raccolto
queste
parole
perché
credo
che
riportino
un
senso
più
largo
di
quello
originario
,
e
perché
l
'
intelligenza
delle
citazioni
e
il
rigore
della
scrittura
fanno
presumere
nell
'
autore
qualità
non
mediocri
.
L
'
inizio
è
il
solito
,
di
un
giovane
intellettuale
tedesco
cui
è
rimasto
degli
anni
delle
esperienze
romantiche
il
gusto
della
confessione
e
il
senso
precario
di
certi
valori
.
Le
notti
passate
a
discutere
nel
fumo
dei
bicchieri
,
quando
un
vago
disegno
d
'
Europa
si
presentava
alle
coscienze
e
poneva
problemi
fino
allora
ignorati
,
l
'
aria
pesante
dei
caffè
letterari
segnano
i
confini
di
questi
episodi
.
Ma
venti
anni
fa
un
simile
teatro
borghese
sarebbe
caduto
alla
prima
invocazione
di
guerra
e
le
ragioni
patriottiche
sarebbero
accorse
a
fare
di
questo
«
clerc
»
esitante
un
fedele
vassallo
dell
'
imperatore
.
Qui
neppure
una
parola
è
sacrificata
a
tali
antiche
figure
;
la
giustificazione
è
fredda
e
distante
e
non
richiede
la
fede
che
per
un
grazioso
complemento
finale
.
Le
opere
bastano
altrimenti
a
condurre
avanti
,
e
la
divisa
grigio
-
ferro
protegge
dalle
tentazioni
del
mondo
.
Così
si
può
rifiutare
tutto
un
bagaglio
faticoso
e
inutile
,
contentarsi
del
proprio
mestiere
,
della
propria
giornata
,
divenire
soldati
.
L
'
idea
germanica
,
le
insegne
dell
'
impero
a
Norimberga
e
i
discorsi
di
Fichte
non
sono
importanti
qui
.
Importante
è
vivere
coi
soldati
la
loro
vicenda
quotidiana
,
muoversi
da
un
paese
all
'
altro
secondo
gli
ordini
che
si
ricevono
e
lentamente
accondiscendere
a
questa
abitudine
di
vita
così
da
farne
la
propria
e
da
sentirla
familiare
e
necessaria
,
più
che
un
dovere
.
Chi
non
veda
l
'
importanza
di
questo
passaggio
per
la
storia
attuale
è
piuttosto
maldisposto
.
Perché
la
traduzione
di
un
tale
stato
d
'
animo
sul
terreno
politico
è
chiara
e
precisa
:
significa
adozione
della
guerra
come
modo
di
vita
e
conquista
di
un
mito
a
cui
sorreggersi
con
la
stessa
forza
che
si
dedicava
un
tempo
ai
voti
religiosi
.
Durante
l
'
altra
guerra
l
'
ideologia
della
pace
e
della
giustizia
non
ebbe
in
fondo
altro
nemico
che
un
vecchio
nazionalismo
finito
,
ancorato
a
memorie
inutili
.
Ma
le
polemiche
fra
Hauptmann
e
Romain
Rolland
sono
ora
così
dimenticate
da
far
sorridere
chi
le
riesumasse
a
paragone
.
Quando
il
vecchio
drammaturgo
scriveva
,
al
Reichstag
tedesco
parlavano
contro
i
crediti
di
guerra
Liebknecht
e
Haase
,
e
un
grande
poeta
affrontava
dubbioso
il
nuovo
dio
:
«
Per
la
prima
volta
ti
vedo
sorgere
sentito
dire
,
distante
,
incredibile
dio
della
guerra
»
.
Ora
non
esiste
un
grande
poeta
tedesco
.
I
poeti
del
Reich
si
adunano
a
Weimar
sotto
la
presidenza
di
un
tenente
colonnello
e
formulano
curiose
proposizioni
di
estetica
di
guerra
.
Ma
chi
dinanzi
a
questi
fatti
sorridesse
condannando
,
commetterebbe
una
grave
leggerezza
.
Perché
i
cattivi
poeti
del
Reich
sono
i
buoni
soldati
del
Reich
.
E
da
questa
confusione
di
propositi
,
da
queste
false
dottrine
si
stacca
un
fatto
preciso
:
il
sorgere
attraverso
la
guerra
di
una
coscienza
militare
.
Per
la
prima
volta
dopo
Napoleone
si
assiste
in
Europa
a
questo
fenomeno
:
il
formarsi
non
di
una
casta
di
militari
,
ma
di
un
ceto
a
cui
l
'
esperienza
di
combattimento
vissuta
a
lungo
in
comune
presterà
caratteri
non
cancellabili
.
Negli
anni
turbinosi
che
seguirono
al
1815
cosa
significò
in
fondo
il
bonapartismo
?
Nulla
come
pensiero
politico
:
dottrinari
rigidi
ai
loro
principî
quali
i
teorici
della
restaurazione
e
gli
eredi
del
più
intransigente
dogmatismo
repubblicano
dovevano
trovare
una
debole
resistenza
nei
vecchi
colonnelli
e
nei
baroni
dell
'
impero
.
Ma
dietro
gli
interessi
materiali
che
univano
poche
famiglie
restava
,
comune
a
un
più
largo
popolo
,
il
mito
del
soldato
,
e
alle
coscienze
individuali
quell
'
età
tornava
66
attraverso
il
ricordo
di
un
'
impresa
ininterrotta
e
gloriosa
,
presente
nei
discorsi
degli
uomini
e
nel
rammarico
di
quelli
venuti
tardi
.
Il
paragone
è
provvisorio
.
Pure
è
probabile
che
qualunque
sia
l
'
esito
della
guerra
i
tedeschi
non
dimentichino
l
'
anno
che
ora
è
trascorso
.
«
Wir
sind
Menschen
von
Position
...
torneremo
ai
nostri
uffici
,
alle
nostre
scuole
,
alle
nostre
redazioni
...
»
Ma
chi
potrà
cancellare
dal
ricordo
fisico
di
questi
uomini
il
senso
dell
'
avventura
vissuta
in
comune
,
le
ore
nelle
città
conquistate
in
Fiandra
o
in
Polonia
,
le
pianure
orientali
traversate
col
moto
violento
dei
carri
armati
e
lo
sbarco
invernale
in
Norvegia
?
Chi
potrà
convincerli
che
il
loro
passato
è
falso
e
convertirli
a
una
dottrina
diversa
?
«
Cosa
volete
,
sono
un
filologo
,
ho
creduto
nell
'
Inghilterra
e
sono
del
1906»
.
Parole
raccolte
da
Oertmann
nel
colloquio
con
un
giovane
olandese
,
che
è
citato
come
uno
dei
due
episodi
a
cui
si
deve
la
lettera
.
Nella
grande
città
di
mare
,
battuta
dalla
guerra
,
questo
colloquio
doveva
dire
l
'
antagonismo
di
due
formazioni
spirituali
e
spiegare
la
vittoria
della
gioventù
tedesca
.
E
infatti
se
nelle
parole
dell
'
olandese
è
facile
riconoscere
una
resa
opaca
e
tranquilla
,
assai
più
notevole
è
il
commento
del
soldato
tedesco
.
«
Vedi
,
non
è
vero
più
niente
di
quello
che
abbiamo
pensato
.
Quest
'
epoca
può
averci
resi
più
critici
,
più
diffidenti
verso
le
parole
e
i
libri
,
ma
noi
non
siamo
una
generazione
di
trapasso
,
non
siamo
una
generazione
perduta
.
Abbiamo
la
nostra
missione
come
ogni
gruppo
di
giovani
,
la
missione
che
c
'
impongono
l
'
età
e
le
circostanze
,
non
più
facile
né
più
difficile
di
altre
...
»
E
qui
mi
pare
che
s
'
incontri
l
'
opera
decisiva
,
in
questo
tremito
che
accompagna
le
parole
più
sicure
e
tradisce
una
imprevedibile
ansia
.
Pesa
curiosamente
su
questa
dichiarazione
il
senso
del
pericolo
corso
,
la
paura
imminente
di
perdersi
.
67
Generazione
1906
.
Erano
gli
uomini
che
si
ritenevano
troppo
giovani
per
la
storia
gia
cresciuta
,
troppo
vecchi
per
quella
che
si
preparava
.
La
guerra
li
ha
sottratti
a
questi
dubbi
e
a
questa
sfiducia
,
li
ha
buttati
sul
terreno
a
cui
cautamente
si
avvicinavano
.
Esistevano
dei
problemi
individuali
e
non
esistono
più
:
l
'
ordine
militare
non
tollera
simili
strascichi
.
Esistevano
i
problemi
e
i
doveri
di
una
generazione
e
sono
stati
messi
da
parte
e
dimenticati
:
con
gli
individui
e
le
loro
fortune
anche
la
generazione
è
sopraffatta
,
non
conta
.
«
Wir
sind
nicht
mehr
eine
Generation
...
»
Così
comincia
l
'
ultimo
,
più
duro
paragrafo
:
«
Noi
non
siamo
più
una
generazione
.
Noi
siamo
una
classe
.
Un
apporto
all
'
esercito
.
La
classe
1906
»
.
Arrivati
a
questo
punto
è
lecito
accogliere
con
qualche
incertezza
la
soluzione
scelta
.
Perché
,
portato
a
un
tale
rigore
il
culto
della
disciplina
,
la
vittoria
confina
con
l
'
abdicazione
;
la
scelta
di
una
missione
con
il
rifiuto
delle
responsabilità
.
Come
sempre
,
i
due
poli
della
forza
estrema
e
della
debolezza
sono
vicinissimi
;
e
a
chi
voglia
giudicare
tra
i
due
limiti
rimane
solo
una
misura
di
paragone
:
l
'
esito
dell
'
impresa
.
Perché
è
facile
dall
'
altra
parte
affermare
che
si
tratti
di
fenomeni
secondari
di
reazione
e
raccogliere
sotto
un
giudizio
di
estetismo
militare
certe
dichiarate
preferenze
.
Ma
finché
il
successo
accompagnerà
le
grige
armate
del
Reich
e
sulle
città
conquistate
sventolerà
la
bandiera
bianca
e
rossa
,
non
vi
sarà
posto
in
Europa
per
altri
uomini
e
per
un
'
idea
contrastante
.
XII
.
Poesia
e
documento
Pretesto
americano
.
In
Europa
(
e
per
i
fatti
letterari
l
'
Europa
moderna
comincia
nel
1636
)
i
poeti
affrontano
un
'
età
minore
col
sopraggiungere
della
fortuna
;
e
questo
loro
deperire
ha
più
tardi
una
sua
fine
retorica
dietro
i
vetri
delle
accademie
68
o
nel
rispetto
unanime
di
uomini
altrimenti
viziati
.
In
America
l
'
irrigidimento
e
quella
morte
anteriore
che
si
rivelano
nel
cadere
delle
polemiche
intorno
a
un
nome
ormai
ripetuto
seguono
corsi
probabilmente
diversi
.
La
fama
condanna
laggiù
ai
rapidi
sussulti
delle
macchine
,
l
'
orgasmo
dei
numeri
invade
l
'
agile
spazio
della
fantasia
e
impone
i
ritmi
di
una
responsabilità
insostenibile
.
Ma
,
dietro
gli
esempi
della
corruzione
umana
,
sono
assai
più
importanti
quelli
che
insegnano
la
corruzione
dell
'
opera
d
'
arte
,
la
sua
breve
decadenza
di
fronte
e
contro
la
folla
.
L
'
opera
non
resiste
al
logorio
di
una
interpretazione
collettiva
,
assume
presto
i
valori
di
chi
le
confida
un
interesse
mediocre
e
da
parola
diviene
proverbio
,
simbolo
astratto
di
bellezza
.
Così
,
per
coloro
che
credevano
a
una
poesia
di
Biancaneve
di
Disney
,
la
degenerazione
di
quei
motivi
sarà
stata
palese
quando
i
sette
nani
apparvero
su
tutti
i
muri
della
città
,
confusero
la
loro
persona
fantastica
ai
simboli
minori
della
vita
borghese
.
(
Come
se
un
mottetto
di
Montale
dovesse
servire
per
la
pubblicità
;
e
,
credo
,
morirebbe
subito
.
I
valorosi
giovani
parlano
sempre
della
pagina
e
dell
'
eterno
mentre
è
probabile
che
la
poesia
non
duri
oltre
il
disegno
dei
fatti
accidentali
)
.
Di
queste
forze
risolutive
il
cinema
è
ora
la
più
attiva
(
nella
sua
struttura
attuale
,
non
per
necessità
di
origine
)
.
Esso
consuma
il
primo
significato
dell
'
opera
accelerando
il
moto
diversivo
;
compie
la
mediazione
fra
il
personaggio
vitale
dell
'
autore
,
la
sua
libertà
senza
limiti
e
l
'
automa
necessario
alla
memoria
passiva
del
pubblico
.
Così
sono
morti
Anna
Karenina
e
Poil
de
Carotte
e
basterebbe
un
solo
film
per
ridurre
Faust
a
pochi
gesti
senza
spazio
.
Per
questo
sarebbe
stolto
ormai
chiedere
un
voto
di
poesia
alla
signora
Pearl
S
.
Buck
.
Ella
ha
scritto
un
libro
La
buona
terra
,
che
il
pubblico
ammira
,
e
il
cui
senso
è
giunto
agli
ignari
attraverso
una
macchinosa
riduzione
cinematografica
.
Le
sue
opere
sono
tradotte
in
tedesco
e
69
in
spagnolo
;
il
suo
nome
ha
raggiunto
la
costellazione
astrale
dei
manifesti
(
quel
popolo
virtuoso
di
cui
un
poeta
moderno
ha
detto
:
«
De
nos
affiches
les
noms
adorés
»
)
.
Così
Pearl
S
.
Buck
ha
un
suo
feudo
letterario
,
la
Cina
,
come
la
Deledda
aveva
il
suo
piccolo
feudo
sardo
e
altri
in
un
tempo
più
ingenuo
le
pianure
erbose
dell
'
Ovest
o
le
isole
dei
mari
del
Sud
.
Ma
la
Cina
è
più
ricca
:
la
Cina
è
drammatica
,
pittoresca
,
didascalica
.
Da
questo
paese
inesauribile
la
Buck
ha
tratto
tutte
le
ragioni
del
suo
lavoro
e
ora
lo
organizza
e
lo
divide
secondo
un
criterio
incensurabile
.
Alla
Cina
ella
deve
la
sua
fortuna
,
una
fortuna
popolata
di
draghi
.
La
scrittrice
merita
questa
fortuna
:
è
una
donna
umana
e
giusta
,
di
integra
intelligenza
;
fedele
alla
sua
educazione
americana
tanto
da
non
capire
probabilmente
valori
di
altra
origine
.
(
Anche
la
sua
Cina
,
credo
,
è
solo
una
traduzione
illuminata
)
.
Scrittori
di
questa
natura
cadono
nel
premio
Nobel
come
altri
per
necessità
si
abbandonano
al
vizio
o
diventano
pazzi
.
Assumono
quindi
un
valore
convenzionale
nei
quadri
della
società
e
a
essi
non
si
può
chiedere
altro
che
di
rappresentare
degnamente
la
parte
loro
affidata
.
Il
colonnello
Lindberg
,
Ford
,
il
senatore
Borah
potrebbero
starle
accanto
,
uomini
rappresentativi
di
una
effimera
società
secolare
.
Pure
nessuno
di
noi
avrebbe
letto
un
libro
del
colonnello
Lindberg
.
Io
ho
letto
invece
Angelo
guerriero
di
Pearl
S
.
Buck
,
che
gli
editori
presentano
arbitrariamente
come
romanzo
.
Fedele
a
un
intento
documentario
,
deserto
di
fantasia
,
Angelo
guerriero
è
la
biografia
del
padre
della
scrittrice
,
missionario
in
Cina
.
Per
molto
tempo
,
fino
a
Emile
Faguet
circa
,
la
critica
letteraria
francese
si
fondò
principalmente
sulla
«
peinture
des
caractères
»
.
E
per
«
la
peinture
des
caractères
»
,
Angelo
guerriero
è
un
ottimo
libro
.
Isola
questo
vecchio
dagli
occhi
chiari
su
una
indefinita
folla
cinese
e
dai
moti
dei
protagonisti
trae
un
discreto
colore
,
quasi
il
nerbo
di
una
narrazione
.
Ma
il
clima
rievocativo
del
libro
,
la
sua
accensione
letteraria
non
superano
i
limiti
di
una
intelligente
pietà
filiale
.
Libri
cosiffatti
uccidono
qualunque
apprezzamento
critico
.
Si
devono
tuttavia
considerare
onesti
se
riescono
a
suggerire
riflessioni
disinteressate
,
a
deviare
il
pensiero
a
nuovi
argomenti
(
secondo
una
nozione
della
letteratura
ormai
abbandonata
dai
tecnici
)
.
Qui
la
presenza
di
una
figura
che
vive
di
sue
ragioni
morali
e
il
ricordo
di
miti
così
distanti
dai
nostri
quali
sono
quelli
del
protestantesimo
americano
bastano
a
far
convergere
sul
libro
interessi
non
mediocri
.
XIII
.
Per
una
cultura
unitaria
Le
Università
e
la
cultura
.
Con
profonda
soddisfazione
dei
buoni
,
in
Italia
,
la
sede
naturale
della
cultura
resta
l
'
Università
.
Credo
che
questo
stato
di
cose
corrisponda
a
una
antica
consuetudine
italiana
e
soprattutto
sia
l
'
esito
di
una
tradizione
recente
.
E
credo
che
in
fondo
conferisca
al
nostro
terreno
culturale
una
solidità
e
una
compattezza
di
qualche
valore
.
Il
progressivo
svincolarsi
della
cultura
europea
dal
costume
universitario
(
fenomeno
tutto
esterno
,
si
badi
,
e
di
un
interesse
se
mai
sociale
)
,
che
occupa
in
varie
figure
i
primi
decenni
del
secolo
,
in
Italia
è
certo
assai
meno
sensibile
che
altrove
.
In
Francia
fu
carico
di
significati
politici
quando
i
professori
rappresentarono
una
classe
e
una
educazione
politica
d
'
intransigenza
e
obbligarono
gli
astanti
alla
reazione
.
Del
resto
la
Francia
,
paese
delle
libere
esperienze
,
doveva
accogliere
con
naturalezza
questa
estrema
ventata
romantica
e
autorizzare
i
più
svagati
tentativi
.
La
Francia
era
il
paese
dove
i
Cahiers
di
Péguy
rappresentavano
ancora
un
'
affermazione
positiva
contro
le
memorie
inutili
della
Sorbona
,
e
ove
doveva
nascere
umilmente
e
quindi
prosperare
«
La
Nouvelle
Revue
Française
»
,
il
migliore
documento
di
cultura
antiuniversitaria
che
finora
ci
abbia
dato
l
'
Europa
.
(
E
qui
soccorrerebbero
moltissimi
esempi
;
ma
ricordo
un
numero
della
rivista
dedicato
a
Tocqueville
e
Gobineau
,
i
due
compagni
d
'
ufficio
,
in
cui
chiaramente
si
lasciava
intendere
che
Tocqueville
era
uno
storico
limitato
e
di
vedute
accademiche
,
mentre
Gobineau
era
davvero
un
pensatore
libero
da
impacci
:
opinione
manifestamente
ridicola
)
.
Da
questi
cenni
è
facile
capire
cosa
s
'
intenda
qui
per
cultura
antiuniversitaria
.
Ma
in
un
senso
più
largo
,
polemica
antiuniversitaria
vuol
dire
polemica
antiistituzonale
;
quindi
il
significato
di
ultimo
clamore
romantico
che
viene
a
un
tale
atteggiamento
di
spirito
.
Di
qui
anche
i
diversi
aspetti
del
problema
nelle
nazioni
civili
.
In
Inghilterra
,
dove
anche
l
'
Università
è
un
centro
di
studi
semiprivato
,
il
problema
non
deve
essere
quasi
sensibile
.
In
Francia
fu
appunto
clamoroso
;
mentre
in
Germania
e
da
noi
urta
contro
il
senso
fortissimo
della
istituzione
universitaria
.
Così
fra
i
tedeschi
il
padre
di
questa
cultura
eroica
e
dissipata
,
spregiatrice
delle
biblioteche
e
amante
delle
montagne
,
fu
appunto
filologo
e
professore
d
'
università
,
si
adattò
a
vivere
qualche
volta
in
pianura
e
solo
alla
sua
tarda
pazzia
deve
ora
l
'
approvazione
dei
reprobi
.
Da
noi
la
situazione
non
mi
pare
diversa
.
L
'
unico
movimento
serio
che
abbia
intrapreso
una
polemica
culturale
è
stato
,
credo
,
«
La
Voce
»
.
E
il
senso
di
quella
polemica
fu
chiarissimo
:
combattere
per
un
'
Università
contro
un
'
altra
Università
,
procedere
a
una
sostituzione
secondo
i
quadri
e
non
all
'
abbattimento
dei
quadri
.
Si
pensi
del
resto
agli
uomini
che
erano
al
centro
di
quella
polemica
,
a
maestri
della
tempra
di
Lombardo
Radice
in
cui
il
senso
sociale
della
scuola
fu
continuamente
a
capo
di
ogni
preoccupazione
.
E
più
di
tutti
ai
due
uomini
intorno
ai
quali
si
è
svolta
la
nostra
maggiore
cultura
:
così
rigidamente
universitario
Croce
,
nel
suo
sdegnoso
antiaccademismo
,
e
così
fervido
di
discepoli
Gentile
dai
primi
anni
d
'
insegnamento
fino
alle
ultime
attività
politiche
.
Già
il
fatto
che
siano
stati
,
dopo
De
Sanctis
,
ministri
questi
due
uomini
,
è
un
curioso
privilegio
della
cultura
italiana
.
Si
provi
a
trasferire
la
stessa
esperienza
in
Francia
o
in
Germania
per
immaginarne
i
disastrosi
risultati
.
La
Repubblica
del
dopoguerra
si
è
procurata
molti
guai
,
ma
non
quello
di
fare
Alain
ministro
dell
'
Educazione
;
e
Ludwig
Klages
non
ha
inflitto
ai
fanciulli
di
Germania
la
sua
filosofia
dell
'
anima
.
Così
il
senso
della
nostra
esperienza
mi
pare
certamente
benefico
per
una
unità
di
criteri
che
non
vuol
dire
unità
d
'
intenti
,
ma
significa
forse
di
più
in
un
terreno
che
è
dominato
dal
metodo
.
Non
solo
alcune
scuole
o
alcuni
canoni
d
'
interpretazione
,
ma
addirittura
alcune
forme
di
pensiero
sono
scomparse
dal
nostro
orizzonte
culturale
.
Tutto
quel
vario
rigoglio
sociologico
che
dà
ancora
frutti
in
Francia
e
in
America
da
noi
non
riuscì
a
produrre
un
libro
leggibile
.
(
E
così
per
quasi
tutti
i
derivati
della
vecchia
cultura
positivistica
:
i
nostri
teorici
sono
passati
come
falciatrici
meccaniche
e
non
hanno
lasciato
traccia
di
culture
estranee
;
tanto
che
quasi
si
desidera
di
vedere
un
sociologo
o
un
evoluzionista
,
sia
pure
confinato
in
una
riserva
di
caccia
)
.
Finalmente
l
'
Università
assicura
il
tranquillo
decoro
dei
concorsi
e
delle
opere
:
esclude
fino
a
un
certo
limite
l
'
avventura
intellettuale
.
All
'
influenza
della
cultura
universitaria
dobbiamo
la
fortuna
di
avere
un
solo
storico
di
tipo
aquilino
come
Papini
e
un
buon
numero
di
professori
onesti
e
addottrinati
.
Questo
per
quanto
riguarda
il
nucleo
più
virile
della
nostra
cultura
,
quegli
orientamenti
di
pensiero
da
cui
dipendono
le
discipline
storiche
e
filosofiche
e
ai
quali
è
legata
anche
l
'
alta
cultura
giuridica
.
Restano
due
grandi
ali
:
la
cultura
strettamente
scientifica
e
quella
letteraria
.
Della
prima
non
è
necessario
parlare
perché
è
ovvio
che
i
veri
scienziati
sono
i
professori
d
'
università
e
non
gli
inventori
delle
macchine
da
scrivere
.
L
'
altro
argomento
da
considerare
in
margine
,
è
quello
,
da
noi
prediletto
,
della
civiltà
letteraria
.
Su
questo
terreno
il
distacco
è
sensibile
,
e
siccome
i
letterati
,
oltre
che
per
il
numero
,
per
il
loro
immenso
rumore
occupano
una
parte
assai
estesa
delle
nostre
province
spirituali
,
questo
dissidio
ha
preso
l
'
aspetto
di
una
cirsi
severa
.
È
aperta
una
libera
discussione
per
l
'
attribuzione
delle
responsabilità
:
il
professor
Russo
giudica
che
sia
colpa
dei
dilettanti
,
i
letterati
fiorentini
pensano
che
sia
colpa
dei
marci
residui
idealistici
.
In
realtà
se
un
dissidio
esiste
è
di
natura
probabilmente
fisiologica
e
non
tale
da
preoccupare
.
Personalmente
sono
convinto
che
la
nostra
società
letteraria
,
attraverso
certe
sue
debolezze
e
certe
evidenti
inanità
rappresenti
uno
stadio
assai
progredito
.
E
che
elabori
con
notevole
coraggio
i
temi
di
una
cultura
indipendente
.
Ma
trovo
naturale
che
non
possa
essere
seguita
dall
'
Università
in
questo
compito
di
pattuglia
.
(
E
del
resto
l
'
Università
è
una
categoria
molto
incerta
:
a
Roma
per
esempio
,
accanto
a
maestri
di
vecchia
formazione
,
occupano
le
cattedre
di
letterature
straniere
uomini
aperti
a
qualsiasi
moderna
suggestione
)
.
Non
capisco
quindi
perché
critici
come
Falqui
si
agitino
tanto
per
dimostrare
che
non
siamo
capiti
.
(
Dico
«
siamo
»
perché
essendo
nato
nel
1919
aspiro
anch
'
io
alla
protezione
di
Falqui
)
.
Uno
scrittore
della
natura
di
Bo
,
che
in
altri
tempi
sarebbe
stato
tenuto
in
quarantena
per
almeno
vent
'
anni
,
è
professore
di
università
.
Non
lo
hanno
capito
,
ma
lo
hanno
fatto
professore
d
'
università
;
quasi
per
fiducia
.
Pretendere
ora
che
lo
capiscano
per
forza
mi
pare
un
abuso
.
Senza
contare
che
non
vedo
l
'
utilità
di
essere
così
largamente
capiti
.
Il
giorno
in
cui
Carlo
Emilio
Gadda
fosse
incluso
nelle
antologie
scolastiche
e
la
gente
in
treno
leggesse
Montale
a
noi
resterebbe
un
mediocre
compito
di
chiosatori
e
di
cronisti
.
Così
,
dissipato
questo
breve
fermento
letterario
,
credo
che
si
possa
aver
fede
nella
struttura
unitaria
della
nostra
cultura
.
Questo
non
vuol
dire
naturalmente
che
si
debba
aver
fede
nei
valori
che
la
nostra
cultura
afferma
o
tradisce
:
l
'
inchiesta
graziosamente
ci
esime
da
un
giudizio
.
E
in
questi
limiti
credo
anche
che
il
problema
università
anti
-
università
non
sia
ora
al
colmo
dei
nostri
dissidi
.
Ma
se
mai
altri
di
ordine
diverso
:
il
significato
che
hanno
assunto
,
per
una
generazione
procedente
da
principî
rivoluzionari
,
valori
di
origine
oscura
e
lontana
;
il
limite
,
arduo
problema
,
dei
rapporti
tra
cultura
e
politica
.
XIV
.
La
sconfitta
della
Francia
L
'
abito
verde
.
Qualche
anno
fa
di
questa
commedia
francese
fecero
un
film
,
e
in
occasione
del
tricentenario
dell
'
Accademia
francese
il
pubblico
europeo
rise
signorilmente
dei
vecchi
generali
e
dei
filologi
sordi
,
di
un
mondo
che
le
ambizioni
delle
donne
sospingevano
al
culto
dell
'
immortalità
.
Era
la
rivincita
piuttosto
infelice
della
corruzione
borghese
su
un
mito
di
cultura
e
di
arte
che
anche
nella
sua
ultima
decadenza
restava
inaccessibile
a
quelle
categorie
.
Ma
era
anche
un
sintomo
di
reazioni
più
larghe
,
di
un
gusto
diffuso
.
Perché
certo
in
Francia
nessuno
credeva
più
all
'
immortalità
.
Nessuno
credeva
in
Francia
all
'
immortalità
;
neppure
quel
sergente
che
guidava
noi
giovani
per
le
cripte
del
Panthéon
,
e
accompagnando
le
parole
con
un
largo
gesto
funebre
annunziava
:
«
Ici
repose
Victor
Hugo
,
grand
poète
et
écrivain
»
.
Scandiva
metricamente
la
frase
,
ma
in
fondo
era
del
tutto
estraneo
al
seguito
.
«
Ici
repose
Jean
Jaurès
...
»
E
chi
sa
cosa
diceva
di
Jean
Jaurès
.
Già
allora
le
sentinelle
,
ferme
a
gambe
larghe
sulla
Piazza
Reale
di
Monaco
,
facevano
capire
che
sarebbe
successo
qualcosa
di
grave
.
Un
paese
può
disprezzare
le
accademie
quando
ha
il
modo
di
sostituirle
.
Così
in
Germania
furono
travolte
le
istituzioni
,
e
un
popolo
che
credeva
nelle
corone
di
lauro
e
negli
archi
di
trionfo
fu
incoraggiato
a
questa
innocua
passione
dalle
diplomazie
europee
.
Caduta
la
grande
struttura
dell
'
esercito
,
il
mito
della
forza
militare
prussiana
sembrava
destinato
a
sparire
con
gli
ultimi
residui
dell
'
impero
,
e
l
'
elmo
a
chiodo
di
Guglielmo
non
era
più
vicino
ai
programmi
di
Stresemann
del
lungo
granatiere
di
Brandeburgo
.
Ma
le
trovate
retoriche
dei
tribuni
,
anche
rivoluzionari
,
colpiscono
ogni
tanto
il
senso
dei
fatti
storici
meglio
di
un
paziente
lavoro
di
indagine
e
di
una
severa
volontà
di
elaborazione
.
«
La
guerra
è
l
'
industria
nazionale
della
Prussia
»
,
aveva
detto
Mirabeau
.
A
Stresemann
,
che
aveva
studiato
la
storia
economica
ed
era
amico
di
Ugo
Stinnes
e
di
industrie
si
intendeva
veramente
,
quelle
parole
dovevano
suonare
come
un
felice
ricordo
scolastico
,
qualcosa
come
le
notizie
sui
Germani
di
Tacito
.
Pure
il
suo
temperamento
politico
,
la
sua
preparazione
tecnica
e
una
volontà
indubbia
di
condurre
il
paese
su
nuove
strade
non
bastarono
a
evitare
il
risorgere
di
energie
molto
più
elementari
,
come
l
'
alta
tradizione
di
pensiero
socialista
e
la
pratica
diffusa
fra
gli
operai
dei
grandi
centri
industriali
non
avevano
impedito
nel
1914
la
vittoria
di
altre
passioni
,
di
altri
moti
.
Molti
fatti
sono
intervenuti
nella
struttura
politica
ed
economica
della
Germania
moderna
.
Ma
nel
1940
,
dopo
i
discorsi
di
Goering
sul
burro
e
i
cannoni
,
la
proposizione
di
Mirabeau
era
vera
anche
nel
suo
più
stretto
significato
economico
.
A
tali
delusioni
vanno
incontro
gli
uomini
più
accorti
e
preparati
di
fronte
alla
complessità
di
certe
esperienze
.
«
Non
è
agitando
pochi
scalmanati
nelle
birrerie
di
Monaco
che
si
fa
la
nuova
Germania
»
,
aveva
scritto
Stresemann
nel
suo
diario
a
proposito
del
putsch
Hitler
-
Ludendorff
.
E
con
lui
erano
d
'
accordo
gli
uomini
più
eminenti
del
paese
e
i
politici
stranieri
.
Ora
,
dopo
quindici
anni
,
i
pareri
saranno
discordi
sul
valore
di
novità
che
rappresentò
la
Germania
nazista
.
Ma
è
chiaro
anche
per
i
diplomatici
inglesi
che
dal
1933
la
Germania
agisce
sulla
storia
contemporanea
attraverso
gli
scalmanati
delle
birrerie
.
Così
un
equivoco
formale
ha
retto
per
molti
anni
le
relazioni
fra
l
'
Europa
democratica
e
la
Germania
.
L
'
equivoco
fra
l
'
accademia
e
l
'
azione
diretta
,
fra
il
grido
di
rivincita
e
gli
uomini
che
per
la
rivincita
lavoravano
tranquillamente
in
silenzio
.
«
Invictis
victi
vestiti
»
,
scrivevano
i
tedeschi
sui
monumenti
.
E
anche
questo
gusto
per
l
'
epigrafe
latina
sembrava
in
quei
tempi
una
prova
del
loro
insuperato
accademismo
.
Altri
fatti
si
svolgevano
in
sottordine
,
che
parevano
non
interessare
le
diplomazie
.
Il
lavoro
paziente
di
riarmo
,
il
giuoco
delle
fabbriche
con
presunti
scopi
civili
,
tutta
la
tacita
organizzazione
per
la
nuova
vittoria
appartengono
alla
storia
politica
e
ormai
sono
noti
al
pubblico
.
Ma
quella
che
interessa
a
noi
è
la
sorte
degli
uomini
;
almeno
di
un
gruppo
di
uomini
che
a
un
certo
punto
trovò
chiusa
la
propria
strada
e
disperso
e
abbattuto
il
mondo
dei
propri
interessi
:
i
militari
tedeschi
.
Alcuni
evidentemente
si
diedero
all
'
avventura
.
La
repubblica
del
dopoguerra
era
il
paese
ideale
per
le
più
disordinate
aspirazioni
;
e
le
bande
di
guerrieri
baltici
,
le
comunità
di
mistici
della
tradizione
,
i
raggruppamenti
reazionari
raccolsero
questa
marea
di
disoccupati
.
Ma
la
parte
più
adulta
cercò
una
via
pacifica
per
sopravvivere
.
Gli
ufficiali
effettivi
divennero
maestri
di
scuola
,
diedero
lezioni
di
inglese
e
si
occuparono
di
commercio
con
la
stessa
ostinata
sicurezza
con
cui
avevano
compiuto
il
loro
primo
servizio
;
soprattutto
con
la
persuasione
di
lavorare
per
la
Germania
.
E
su
questa
via
avrebbero
dato
probabilmente
il
meglio
delle
loro
forze
;
avrebbero
mostrato
cosa
significa
per
l
'
Europa
quell
'
enorme
riserva
che
essi
chiamano
con
orgoglio
il
lavoro
tedesco
.
Solo
una
serie
di
sbagli
da
parte
degli
avversari
e
il
corso
tetro
e
vertiginoso
della
storia
europea
del
dopoguerra
potevano
indurli
a
tornare
con
tanta
rapidità
sul
terreno
che
si
erano
scelto
in
principio
.
Non
fu
necessario
aspettare
il
solito
salto
delle
generazioni
;
gli
stessi
uomini
,
invecchiati
,
ripresero
le
uniformi
di
guerra
e
alcuni
di
loro
,
lasciati
gli
uffici
e
le
occupazioni
degli
anni
di
attesa
,
accettarono
le
bande
rosse
di
ufficiali
di
stato
maggiore
,
si
sedettero
a
un
tavolo
di
comando
,
e
in
tre
settimane
liquidarono
il
piccolo
Belgio
,
Gamelin
e
il
suo
Quartier
generale
,
e
il
corpo
di
spedizione
del
visconte
Gort
.
Vicenda
sconcertante
e
non
ancora
conchiusa
per
gli
individui
;
a
cui
nemmeno
i
consueti
ricordi
napoleonici
danno
un
paragone
valido
.
Ma
ora
,
ripensando
alla
sorte
di
questi
uomini
,
viene
spontanea
una
domanda
.
Cosa
sarà
di
una
classe
che
non
era
meno
orgogliosa
e
compatta
della
casta
militare
tedesca
,
di
quella
«
France
militaire
»
che
occupava
i
cuori
dei
buoni
repubblicani
,
anche
quando
la
Camera
e
la
stampa
riesumavano
contro
i
generali
vecchi
argomenti
polemici
?
Cosa
sarà
del
nostro
amico
Jean
,
che
era
devoto
alle
accademie
e
credeva
in
Saint
-
Cyr
?
Il
problema
di
questi
uomini
è
serio
.
Il
sottotenente
Jean
,
il
quale
una
volta
ha
giurato
di
servire
le
istituzioni
della
repubblica
,
su
quale
istituzione
terrà
fermo
?
Tutta
la
sua
geografia
era
costruita
intorno
ad
alcuni
punti
fissi
,
ad
alcuni
nomi
.
Gamelin
,
il
vecchio
ufficiale
di
Joffre
,
era
il
più
illustre
;
altri
nomi
saranno
bastati
un
giorno
a
incutergli
il
severo
rispetto
del
grado
:
Corap
,
Giraud
.
Erano
i
capi
,
allora
,
e
dei
capi
non
era
lecito
dubitare
a
un
giovane
sottotenente
,
ma
solo
a
parlamentari
corrotti
e
incompetenti
.
Ora
questo
scheletro
è
precipitato
.
Gamelin
è
sotto
inchiesta
,
i
generali
travolti
;
il
giovane
colonnello
di
stato
maggiore
che
rappresentava
con
particolari
qualità
«
l
'
Armée
future
»
è
condannato
a
morte
in
contumacia
.
Potranno
rialzarsi
i
più
giovani
da
questa
scossa
e
ripristinare
i
valori
a
cui
si
affidavano
?
E
quali
saranno
le
vie
per
giungere
a
una
così
ardua
rigenerazione
?
Jean
saprà
risponderci
;
se
a
quest
'
ora
egli
non
ozia
in
un
campo
di
qualche
cittadina
tedesca
o
non
è
da
molto
tempo
caduto
sulla
Somme
o
sull
'
Aisne
con
al
petto
uno
dei
distintivi
che
portano
il
motto
e
lo
stendardo
dei
reggimenti
di
Francia
.
Questa
vicenda
individuale
,
si
è
detto
,
non
è
nuova
.
Ma
alcune
considerazioni
di
carattere
militare
sono
ora
fresche
e
valide
,
piene
di
insegnamenti
Quando
i
professori
di
ginnastica
diventarono
colonnelli
di
stato
maggiore
,
e
gli
ex
sottufficiali
presero
il
comando
dei
corpi
d
'
armata
celeri
,
i
capi
delle
varie
accademie
militari
in
Europa
guardarono
con
molta
commiserazione
ai
nuovi
quadri
dell
'
esercito
tedesco
.
Qualche
ufficiale
poteva
ancora
portare
con
sé
l
'
educazione
dello
stato
maggiore
di
Ludendorff
,
e
i
giovani
formati
dal
nazismo
erano
certamente
preparati
;
ma
i
quadri
vitali
,
la
massa
degli
ufficiali
superiori
e
generali
si
potevano
giudicare
insufficienti
.
La
radice
di
un
giudizio
così
sicuro
è
facile
a
ritrovare
in
un
solo
punto
:
la
formazione
accademica
di
certe
classi
militari
.
In
tutti
gli
scritti
che
sono
apparsi
sulla
campagna
di
Francia
l
'
evidenza
di
alcuni
fatti
ampiamente
riconosciuta
urta
ancora
contro
una
terminologia
legata
a
vecchie
abitudini
,
difficile
da
sopprimere
.
I
tedeschi
possono
vincere
tutte
le
battaglie
che
vogliono
;
ai
critici
militari
d
'
Europa
non
sarà
mai
chiaro
perché
i
capi
dell
'
esercito
francese
,
uomini
formati
alla
scuola
di
Foch
e
di
Joffre
,
hanno
perduto
la
guerra
.
Un
articolo
recente
di
Pertinax
,
dedicato
a
Gamelin
e
apparso
su
una
grande
rivista
americana
,
porta
a
questo
problema
dei
generali
elementi
notevoli
d
'
informazione
e
un
giudizio
che
in
linea
di
massima
è
da
condividere
.
E
insieme
rivela
per
vari
trapassi
di
linguaggio
l
'
evoluzione
che
alcune
idee
hanno
subito
nella
mente
di
un
uomo
certo
informato
e
capace
.
«
Ottimi
generali
sono
stati
alla
testa
dell
'
esercito
tedesco
dal
1919
a
oggi
»
;
dice
a
un
certo
punto
Pertinax
,
e
cita
von
Seeckt
,
von
Hammerstein
,
von
Fritsch
.
«
Nessuno
di
loro
vi
è
rimasto
.
Nessuno
di
loro
,
una
volta
dimesso
è
stato
richiamato
»
.
Questo
è
appunto
il
fatto
essenziale
.
Von
Fritsch
era
certo
un
ottimo
generale
;
ma
era
ottimo
com
'
è
ottimo
Weygand
,
e
probabilmente
non
avrebbe
battuto
Weygand
.
Aveva
al
suo
attivo
un
eccellente
passato
e
tutti
i
requisiti
per
comandare
degnamente
un
esercito
.
Invece
è
morto
(
è
stato
detto
)
come
un
oscuro
ufficiale
combattendo
a
fianco
del
suo
reggimento
in
Polonia
.
Altri
sono
caduti
presto
nella
triste
dimenticanza
che
avvolge
i
generali
della
riserva
.
Nel
gennaio
del
1938
,
quando
Hitler
eliminò
bruscamente
alcuni
dei
capi
militari
del
Reich
(
fra
cui
appunto
von
Fritsch
)
,
si
disse
da
più
parti
ch
'
era
un
suicidio
e
che
i
nazionalsocialisti
si
tagliavano
le
gambe
da
soli
.
Cosa
potevano
valere
i
generali
quasi
ignoti
sostenuti
dal
partito
?
La
questione
è
rimasta
sospesa
per
due
anni
;
ora
è
risolta
definitivamente
dal
corso
delle
vicende
militari
.
I
non
persuasi
possono
formulare
solo
ipotesi
di
terzo
grado
:
cosa
sarebbe
avvenuto
se
...
Così
come
sono
andate
sinora
le
cose
,
i
generali
di
questa
guerra
saranno
Keitel
,
Brauchitsch
,
List
o
chi
sta
dietro
a
loro
.
E
a
von
Fritsch
si
potranno
dedicare
solo
pagine
commoventi
come
quelle
che
si
dedicano
al
generale
Hoche
.
Il
quale
era
la
spada
della
repubblica
e
se
fosse
vissuto
avrebbe
fermato
Napoleone
;
ma
ebbe
la
sventura
di
morire
giovane
e
non
fermò
Napoleone
.
Chi
era
Gamelin
di
fronte
a
simili
avversari
?
Egli
era
un
uomo
di
grande
intelligenza
,
secondo
il
parere
di
quasi
tutti
i
tecnici
che
lo
hanno
avvicinato
;
un
uomo
dotato
di
una
sicura
capacità
di
giudizio
e
di
un
'
autorità
tale
da
fargli
presiedere
naturalmente
le
più
importanti
riunioni
d
'
Europa
.
L
'
irresolutezza
latente
del
suo
carattere
non
preoccupava
ministri
come
Daladier
,
la
cui
fama
di
energia
e
di
vigore
si
appoggiava
soprattutto
a
discorsi
vibrati
e
a
qualche
atto
di
violenza
in
materia
di
politica
sociale
.
A
dire
il
vero
Gamelin
non
fu
mai
considerato
con
molto
entusiasmo
da
Paul
Reynaud
,
ma
quando
Reynaud
salì
al
potere
i
tempi
erano
già
precipitosi
.
Quello
che
si
vorrebbe
ribadire
ora
è
che
la
presenza
di
Gamelin
a
capo
di
tutte
le
forze
combattenti
francesi
non
fu
certo
il
fattore
determinante
della
sconfitta
.
I
difetti
personali
del
generalissimo
influirono
in
modo
sensibile
sul
corso
delle
operazioni
;
ma
un
peso
altrimenti
importante
ebbero
difetti
che
non
erano
dell
'
uomo
Gamelin
,
bensì
del
sistema
di
cui
egli
faceva
parte
.
È
quella
che
si
è
indicata
prima
come
formazione
accademica
.
Accademia
significa
soprattutto
conservazione
di
valori
tramandati
.
E
tale
compito
,
che
può
essere
difficile
e
alto
in
tempi
di
cauta
elaborazione
,
diventa
pericoloso
in
epoche
che
sono
attraversate
da
nuovi
principî
,
come
,
per
la
tecnica
della
guerra
,
tra
il
1918
e
il
1940
.
Questo
ormai
lo
sa
chi
scrive
,
lo
sa
chi
legge
,
lo
sanno
tutti
,
insomma
.
Ma
fino
alla
primavera
1940
tale
convinzione
era
molto
meno
diffusa
.
Nel
campo
militare
,
educazione
accademica
voleva
dire
fede
nel
principio
della
difensiva
,
e
in
Francia
fede
nella
linea
Maginot
.
E
si
deve
riconoscere
che
una
simile
disposizione
d
'
animo
non
era
proprio
solo
di
Gamelm
:
era
divisa
da
Weygand
,
era
divisa
da
Pétain
.
Quando
uscì
un
libro
del
generale
Chauvineau
intitolato
:
Une
invasion
est
-
elle
encore
possible
?
,
che
considerava
appunto
il
problema
di
un
nuovo
attacco
tedesco
e
concludeva
per
i
sicuri
vantaggi
di
un
sistema
difensivo
,
a
tutti
fu
dato
leggere
una
prefazione
firmata
Pétain
e
pienamente
d
'
accordo
.
Il
libro
di
De
Gaulle
sulla
guerra
futura
fu
accolto
con
curiosità
dallo
Stato
Maggiore
,
secondo
Pertinax
,
ma
in
fondo
non
convinse
nessuno
.
E
Weygand
lo
rimandò
indietro
con
una
nota
fredda
e
cortese
:
«
Mi
ha
molto
interessato
,
ma
non
sono
d
'
accordo
»
.
Questo
l
'
atteggiamento
unanime
degli
alti
gradi
militari
nella
Francia
d
'
anteguerra
.
E
non
era
che
il
riflesso
su
una
data
mentalità
di
stati
d
'
animo
più
diffusi
,
il
sintomo
del
grave
ritardo
con
cui
la
repubblica
di
Albert
Lebrun
seguiva
la
storia
concitata
del
secolo
.
Una
di
quelle
mediocri
frasi
che
fanno
fortuna
in
tempi
di
crisi
,
«
perdere
l
'
autobus
»
,
è
applicata
ora
a
volta
a
volta
,
e
con
esito
disuguale
,
dagli
inglesi
ai
tedeschi
e
dai
tedeschi
agli
inglesi
.
In
realtà
,
l
'
unico
paese
che
aveva
irreparabilmente
perduto
l
'
autobus
era
la
Francia
.
La
Francia
dei
militari
e
dei
borghesi
,
delle
rivendicazioni
sociali
e
dell
'
impero
africano
.
Quando
si
è
cercato
un
solo
motivo
a
cui
congiungere
queste
diverse
aspirazioni
,
nulla
è
parso
utile
.
Non
il
tema
della
nazionalità
che
in
questa
guerra
sembra
avere
una
parte
sempre
più
secondaria
.
Non
la
coscienza
di
difendere
un
interesse
acquisito
(
un
diritto
,
in
altre
parole
,
un
ordinamento
giuridico
)
,
che
sostiene
valide
e
unite
le
forze
dell
'
Impero
britannico
.
Soprattutto
non
la
fede
in
quei
principî
a
cui
solo
si
può
richiedere
da
una
nazione
moderna
il
sacrificio
della
vita
e
della
salute
dei
propri
sudditi
.
La
mistica
della
repubblica
,
a
cui
si
afferrava
disperatamente
Péguy
,
da
molto
tempo
aveva
lasciato
il
suolo
di
Francia
.
Quei
diritti
che
egli
citava
con
un
continuo
entusiasmo
:
«
quel
diritto
di
voto
che
ora
è
così
facile
per
voi
combattere
e
deridere
,
ma
per
cui
altri
uomini
sono
morti
,
quel
gesto
comune
dell
'
urna
per
cui
malati
esausti
si
sono
alzati
dai
loro
letti
mossi
dalla
sola
volontà
di
realizzare
il
diritto
...
»
Tutte
queste
erano
parole
inevitabilmente
superate
dall
'
esperienza
recente
.
La
mistica
della
repubblica
non
si
alimenta
di
compromessi
.
E
quale
compromesso
più
palese
di
quello
che
fu
posto
alla
base
del
regime
Pétain
:
salvare
insieme
la
pace
dei
«
foyers
»
normanni
e
l
'
integrità
dell
'
impero
?
La
Francia
sconfitta
poteva
essere
travolta
da
una
crisi
e
scoprire
tuttavia
un
paese
più
profondo
,
un
suolo
meno
colpito
nelle
sue
virtù
produttive
.
In
altri
tempi
,
questi
trapassi
si
erano
svolti
sotto
il
segno
miracoloso
dei
santi
di
Francia
.
Ma
ora
né
santa
Giovanna
,
né
santa
Genoveffa
potevano
rigenerare
il
loro
popolo
:
solo
quelle
robuste
crisi
che
hanno
scosso
altri
popoli
moderni
sul
loro
cammino
.
E
ancora
una
volta
si
è
creduto
nell
'
intervento
personale
,
nel
gesto
della
Madonna
di
Lourdes
e
nella
gloria
senile
di
un
uomo
.
Ma
solo
cronisti
molto
più
ingenui
e
infelici
dei
vecchi
maestri
medioevali
,
storici
della
forza
del
signor
di
Montigny
potevano
credere
sul
serio
che
a
salvare
la
Francia
caduta
bastassero
le
forze
di
Pierre
Laval
,
senatore
della
Senna
.
Così
la
vecchia
struttura
sopravvive
malata
e
resistente
.
Sopravvive
il
vecchio
costume
che
ha
assunto
una
nuova
autorità
,
ora
che
l
'
abito
verde
è
salito
al
più
alto
seggio
della
repubblica
nella
persona
del
maresciallo
Pétain
.
«
Philippe
Pétain
Chef
de
l
'
État
»
,
sta
scritto
sulle
monete
.
Potrebbero
anche
metterci
,
piccolo
piccolo
,
«
de
l
'
Académie
Française
»
.
E
sotto
un
così
alto
simbolo
la
vita
accademica
ha
ripreso
nella
Francia
del
dopoguerra
un
vigore
che
non
si
aspettava
.
Tutti
ne
sono
partecipi
in
qualche
modo
:
gli
intellettuali
che
lealmente
riconoscono
la
loro
responsabilità
di
fronte
alla
guerra
,
gli
uomini
politici
che
costituiscono
partiti
,
vuoi
di
raggruppamento
,
vuoi
d
'
isolamento
,
e
soprattutto
i
giudici
e
gli
imputati
della
surreale
corte
di
Rion
.
I
giudici
condannano
a
morte
i
contumaci
con
la
più
alta
tranquillità
,
ma
per
evitare
disordini
si
astengono
dal
giudicare
i
presenti
.
Gli
imputati
trascorrono
il
loro
tempo
nella
lettura
e
nella
meditazione
e
sono
stranamente
simili
a
quei
coetanei
di
La
Rochefoucauld
che
vivevano
perduti
nel
ricordo
di
un
ordine
antico
dove
tutto
era
aperto
all
'
intrigo
e
al
giuoco
delle
qualità
personali
,
e
il
giuramento
prestato
alla
regina
scioglieva
da
quello
prestato
al
re
.
Spettacolo
triste
nella
sua
indecisione
,
come
sarebbe
tragico
e
doloroso
se
mai
dovesse
volgersi
al
serio
.
Anche
lì
,
tra
quegli
uomini
,
vi
sono
alcune
visibili
differenze
.
Così
l
'
unico
governante
non
accademico
che
abbia
avuto
la
Francia
negli
ultimi
tempi
,
Paul
Reynaud
,
si
distingue
dai
compagni
per
la
sua
attività
giovanile
.
E
mentre
gli
altri
scrivono
le
loro
memorie
o
leggono
Boezio
,
egli
si
esercita
,
a
quanto
si
dice
,
al
salto
della
siepe
.
Scuola
di
indubbio
vigore
per
un
uomo
di
cinquant
'
anni
e
,
se
si
vuole
,
esercizio
pieno
di
significati
allusivi
.
XV
.
L
'
allegoria
del
sentimento
Conversazione
in
Sicilia
.
Da
parte
degli
uomini
liberi
,
di
coloro
cioè
che
nutrono
la
loro
presunzione
di
una
totale
assenza
di
confronti
,
ricorrono
accuse
alla
nostra
letteratura
;
e
si
definisce
un
mondo
chiuso
e
mediocre
dove
il
denaro
regola
le
ambizioni
e
le
giovani
personalità
sono
soffocate
con
terrore
asiatico
.
Il
problema
delle
giovani
personalità
angustia
in
particolare
il
crescere
dell
'
ultima
generazione
.
Questa
visione
è
soltanto
pittoresca
,
ed
è
chiaro
che
un
simile
bakuninismo
della
cultura
non
ha
grandi
ragioni
a
suo
vantaggio
oltre
la
personale
impazienza
degli
autori
che
lo
proclamano
.
Pure
la
struttura
attuale
della
nostra
società
letteraria
giustifica
in
certo
modo
il
sorgere
di
tali
leggende
,
e
il
vigore
polemico
con
cui
si
difendono
alcune
posizioni
raggiunte
accresce
la
distanza
fra
i
gruppi
,
determina
un
incolmabile
vuoto
.
A
Firenze
,
a
Milano
e
a
Roma
i
giovani
che
hanno
rappresentato
in
questi
anni
un
tentativo
di
ricerca
letteraria
indipendente
si
trovano
naturalmente
isolati
contro
la
sorpresa
del
pubblico
e
l
'
ostilità
rigorosa
di
altre
attitudini
critiche
.
Nasce
da
questo
contrasto
un
senso
di
solidarietà
che
li
stringe
su
interessi
comuni
ed
eccita
la
parte
avversa
all
'
uso
di
termini
spregiativi
quali
setta
,
consorteria
e
camorra
.
Accuse
evidentemente
di
futile
peso
.
Ma
quella
solidarietà
,
se
non
ha
origini
massoniche
come
presume
una
parte
dell
'
opinione
pubblica
,
induce
certo
il
germe
di
altri
pericoli
:
la
beatitudine
critica
e
la
tendenza
all
'
indiscriminazione
.
Ignara
delle
nuove
norme
di
guerra
la
giovane
letteratura
avanza
come
la
falange
macedone
,
in
ordine
chiuso
,
portando
avanti
un
certo
numero
di
inetti
e
di
disertori
sostenuti
dalla
fiducia
generale
.
E
il
vero
pericolo
di
una
cultura
orientata
in
questo
senso
non
risiede
nel
sostituire
le
nebbie
del
Nord
alla
tradizione
solare
,
ma
nel
difendere
,
protetto
dalle
nebbie
del
Nord
,
l
'
assoluto
cretino
accanto
allo
scrittore
dotato
.
La
prosperità
dei
cretini
non
è
diminuita
infatti
col
sorgere
di
una
letteratura
che
richiede
alla
sua
base
un
più
complesso
esercizio
.
Questo
preambolo
doveva
solo
servire
qui
a
isolare
un
libro
che
vorremmo
difendere
dalla
confusione
polemica
perché
,
portandosi
subito
oltre
la
«
terra
di
nessuno
»
dei
programmi
e
delle
esperienze
,
si
aggiunge
al
nostro
patrimonio
reale
,
crea
miti
e
figure
che
,
vivi
ora
al
nostro
sentimento
,
entreranno
per
questa
porta
nella
storia
della
recente
poesia
.
È
il
romanzo
che
uscì
sulla
rivista
«
Letteratura
»
sotto
il
conteso
titolo
di
Conversazione
in
Sicilia
e
che
ora
dal
nome
di
un
breve
racconto
che
lo
precede
si
chiama
Nome
e
lagrime
.
Nome
e
lagrime
dura
il
giro
di
poche
pagine
,
è
un
racconto
inquieto
e
sensibile
dove
le
immagini
si
succedono
con
la
rapida
tristezza
delle
apparenze
e
hanno
la
stessa
futile
attrattiva
.
La
corsa
nella
città
dietro
l
'
occhio
rosso
del
gasogeno
,
la
presenza
ambigua
di
una
ragazza
di
cui
non
si
saprà
il
nome
bastano
a
suscitare
l
'
angoscia
che
penetra
ogni
parola
del
giuoco
.
I
tempi
di
Nome
e
lagrime
hanno
la
durata
esatta
del
balletto
,
le
sue
immagini
lo
stesso
penetrante
nitore
.
Tuttavia
per
questa
assoluta
simultaneità
di
movimenti
quelle
pagine
sono
alla
conclusione
di
una
maniera
di
Vittorini
,
definiscono
un
poco
la
sua
recente
esperienza
formale
.
E
per
questo
crediamo
sia
bene
leggerle
dopo
quel
libro
profondamente
imperfetto
e
pieno
di
terribili
astrattezze
che
è
Conversazione
in
Sicilia
.
«
Io
ero
quell
'
inverno
in
preda
ad
astratti
furori
»
.
Così
comincia
la
prima
parte
di
Conversazione
in
Sicilia
,
il
viaggio
«
nel
cuore
puro
della
Sicilia
»
,
l
'
evocazione
di
un
paese
che
non
vuol
essere
paragonato
ad
alcuna
immagine
terrestre
e
che
proprio
da
questa
sua
distanza
trae
una
singolare
verità
.
«
La
quiete
nella
non
speranza
»
,
il
primo
stadio
del
dolore
virile
,
avvia
il
libro
alle
sue
tristi
avventure
,
e
il
corrispondente
di
questa
condizione
umana
è
una
ammirevole
prosa
che
introduce
lo
stile
di
Vittorini
:
«
Pioveva
intanto
e
passavano
i
giorni
,
i
mesi
,
e
io
avevo
le
scarpe
rotte
,
l
'
acqua
che
mi
entrava
nelle
scarpe
,
e
non
vi
era
più
altro
che
questo
:
pioggia
,
massacri
sui
manifesti
dei
giornali
,
e
acqua
nelle
mie
scarpe
rotte
,
muti
amici
,
la
vita
in
me
come
un
sordo
sogno
,
e
non
speranza
,
quiete
»
.
(
Più
tardi
nel
libro
altri
esempi
di
questa
felice
oratoria
confermeranno
il
valore
concreto
della
prosa
di
Vittorini
)
.
In
quel
viaggio
si
annunziano
intanto
i
primi
simboli
del
paese
Sicilia
:
«
un
po
'
di
malaria
un
po
'
di
tisi
»
,
e
a
sopportarli
intervengono
le
prime
figure
umane
.
Sono
uomini
poveri
e
donne
avvolte
negli
scialli
,
«
siciliani
con
la
visiera
del
berretto
molle
sul
naso
»
,
ma
i
loro
gesti
rigidi
e
le
parole
astratte
(
dicano
New
York
,
dicano
pesceduovo
)
introducono
sicuramente
all
'
allegoria
.
Occorrerà
qui
spiegare
questa
parola
bizzarra
;
ma
nessun
'
altra
potrebbe
definire
il
rapporto
esatto
che
corre
fra
le
figure
del
romanzo
e
la
passione
poetica
che
le
agita
.
In
nessun
libro
recente
il
dolore
o
l
'
angoscia
,
il
dato
umano
insomma
,
che
è
all
'
origine
della
creazione
,
sono
apparsi
così
evidenti
,
meno
oscurati
dalla
trama
letteraria
.
E
per
questo
Conversazione
in
Sicilia
ha
un
valore
assoluto
di
allegoria
,
unica
allegoria
possibile
del
sentimento
,
discorso
in
cui
gli
uomini
e
le
cose
portano
segni
a
noi
familiari
e
tuttavia
sono
sempre
molto
remoti
,
oltre
i
limiti
della
cronaca
.
Certo
,
per
accettare
un
termine
così
antico
occorrerà
togliergli
qualunque
significato
informativo
:
allegorici
sono
i
personaggi
di
Vittorini
non
come
i
monumenti
della
città
di
Torino
,
ma
come
le
figure
di
Alice
nel
paese
delle
meraviglie
,
per
fare
un
nome
a
caso
,
come
gli
attori
del
melodramma
o
i
personaggi
di
un
ideale
teatro
shakesperiano
.
A
quest
'
ultimo
paragone
teatrale
riconducono
del
resto
alcuni
tecnici
,
come
quel
gran
finale
dove
tutte
le
figure
sono
radunate
sotto
la
grande
statua
di
donna
e
ciascuna
riprende
il
proprio
discorso
nell
'
affermazione
conclusiva
.
L
'
ultima
scena
risente
forse
,
nella
pesantezza
dei
simboli
,
di
un
gusto
un
po
'
carico
e
diminuito
:
così
l
'
episodio
finale
del
padre
,
che
ricorda
i
sogni
arbitrari
dei
romantici
.
Ma
poco
prima
sono
le
pagine
più
intense
del
libro
,
il
colloquio
col
soldato
morto
e
l
'
improvviso
rivelarsi
del
dono
più
puro
di
Vittorini
,
quella
immediata
evocazione
di
miti
che
i
gesti
più
semplici
risolvono
nella
verità
quotidiana
.
(
«
Insomma
la
volete
o
no
?
-
gridai
.
-
La
voglio
,
la
voglio
,
-
il
soldato
rispose
»
)
.
Altrove
le
stesse
felici
illuminazioni
ricorrono
nelle
pagine
più
oscure
del
libro
,
traversano
tutta
quella
parte
centrale
dove
temi
ricchi
e
preziosi
si
alternano
con
altri
di
incerta
interpretazione
.
E
dovunque
lo
stesso
accento
di
verità
batte
sulle
parole
che
ricordano
l
'
assunto
lontano
del
libro
:
il
dolore
del
«
mondo
offeso
»
e
la
presenza
di
«
nuovi
doveri
»
.
«
Non
fu
sul
campo
che
morirono
i
suoi
Gracchi
»
,
dice
la
madre
al
figlio
salutandolo
dopo
i
loro
strani
colloqui
.
E
questo
commiato
inatteso
è
una
delle
chiavi
possibili
per
capire
il
molto
tenebroso
che
in
questo
libro
,
come
nel
secondo
Faust
,
l
'
autore
ha
messo
deliberatamente
.
Ma
decifrare
non
è
indispensabile
a
un
lettore
ingenuo
.
Leggere
basterà
a
chi
voglia
seguire
il
corso
poetico
della
vicenda
,
scoprire
un
mondo
che
è
vivo
e
puro
ai
confini
non
mutabili
della
fantasia
e
della
memoria
.
Altri
diranno
ora
dei
rapporti
che
pongono
quest
'
opera
nel
cielo
astratto
della
poesia
.
A
noi
piace
concludere
una
volta
con
il
nobile
rischio
del
giudizio
letterario
.
E
così
per
finire
un
discorso
incominciato
vorremmo
dire
che
il
romanzo
di
Vittorini
è
un
libro
molto
importante
per
la
nuova
letteratura
.
Il
più
importante
forse
che
sia
venuto
nelle
nostre
mani
da
quando
ci
portarono
,
con
una
bella
ape
disegnata
sopra
,
il
volume
scuro
delle
Occasioni
:
poesie
di
E
.
Montale
.
XVI
.
Contro
i
miti
romantici
Il
nuovo
romanticismo
.
Le
questioni
male
impostate
hanno
sempre
uno
straordinario
successo
e
in
definitiva
sono
il
mezzo
più
utile
per
giudicare
del
proprio
atteggiamento
e
delle
idee
altrui
.
Così
su
questa
rivista
è
nato
un
seguito
di
note
assai
vive
su
un
argomento
in
origine
scialbo
e
ozioso
quale
era
quello
del
«
nuovo
romanticismo
»
.
A
un
titolo
di
questo
genere
non
si
può
non
opporre
una
prima
obiezione
di
carattere
formale
:
romanticismo
è
un
termine
che
ha
una
accezione
storica
precisa
.
Col
tempo
si
è
formato
poi
intorno
a
questa
parola
un
alone
discreto
;
romantico
e
romanticismo
hanno
preso
a
significare
cose
diverse
e
fantastiche
come
avviene
di
tutti
i
vocaboli
che
dal
linguaggio
dottrinale
passano
all
'
uso
volgare
e
acquistano
in
colore
e
varietà
quanto
perdono
in
determinatezza
.
Ora
,
una
discussione
che
abbia
qualche
pretesa
culturale
non
può
adoperare
la
parola
«
romanticismo
»
come
l
'
adoperano
gli
industriali
del
cinema
per
i
loro
compiti
pubblicitari
(
e
parlano
di
una
giovane
attrice
dotata
di
temperamento
«
romantico
e
sensibile
»
)
.
È
se
mai
l
'
errore
da
evitare
con
più
cura
.
Invece
mi
pare
che
questa
contaminazione
non
fosse
del
tutto
lontana
dall
'
animo
di
Angioletti
quando
,
in
termini
di
amabile
dilettantismo
,
egli
sollevò
la
questione
.
Un
vento
leggero
come
il
favonio
gli
pareva
apportatore
di
una
nuova
vita
spirituale
e
alcuni
segni
egli
vedeva
già
impressi
sull
'
opera
dei
maggiori
fra
i
nostri
scrittori
viventi
.
Io
non
credo
che
il
favonio
,
per
esempio
,
di
Ungaretti
,
susciti
mai
più
che
una
leggera
increspatura
sul
mare
dei
sentimenti
contemporanei
(
la
responsabilità
di
questa
immagine
ricade
tutta
su
Angioletti
che
ha
incominciato
)
.
Ma
,
a
parte
questa
riduzione
del
quadro
visivo
-
Angioletti
vede
grande
dove
io
vedo
piccolo
-
,
credo
di
riconoscere
il
suo
orientamento
e
di
apprezzarlo
.
Sviluppi
molto
diversi
ha
avuto
la
questione
portata
in
altri
campi
.
A
un
pacifico
voto
formulato
da
Manlio
Lupinacci
il
quale
domandava
per
la
generazione
futura
simpatia
umana
e
coraggio
morale
,
Galvano
della
Volpe
e
Mario
Alicata
hanno
risposto
con
due
vivaci
articoli
,
il
primo
avvertendo
che
la
civiltà
futura
in
quanto
civiltà
della
tecnica
non
ammette
coraggio
e
simpatia
ma
solo
lavoro
(
conclusione
che
sembra
piuttosto
malinconica
)
,
e
il
secondo
postulando
la
necessità
di
più
rigorose
esigenze
morali
.
Quindi
Spirito
in
un
articolo
molto
preciso
ha
esaminato
i
motivi
reazionari
che
perdurano
nell
'
Europa
contemporanea
,
e
poiché
egli
giudica
che
questi
motivi
siano
di
natura
illuministica
,
ha
invocato
a
superarli
un
nuovo
romanticismo
.
Ognuno
di
questi
scrittori
,
dunque
,
intende
a
modo
suo
il
termine
romanticismo
,
ma
tutti
sono
concordi
nell
'
auspicare
il
sorgere
di
un
nuovo
lievito
spirituale
che
modifichi
la
struttura
odierna
e
dia
all
'
Europa
l
'
ordine
di
cui
ha
bisogno
.
Io
non
mi
rendo
conto
chiaramente
di
questa
esigenza
;
o
meglio
,
non
vedo
perché
questa
rivoluzione
,
o
ritorno
,
debba
chiamarsi
romantica
;
tutte
le
mie
tendenze
mi
portano
se
mai
a
credere
il
contrario
e
a
combattere
nella
discendenza
romantica
il
primo
fattore
di
reazione
.
Inoltre
gli
scritti
che
ho
citato
e
in
particolare
i
primi
tre
hanno
accentuato
il
carattere
moralistico
della
disputa
:
a
me
preme
fissare
alcuni
aspetti
culturali
perché
chi
vuole
ne
tragga
poi
delle
conclusioni
attive
.
Innanzi
tutto
:
cos
'
è
il
romanticismo
per
noi
?
Io
penso
che
convenga
restringersi
al
significato
limitatamente
storico
della
parola
.
So
benissimo
che
è
possibile
tracciare
linee
di
contatto
all
'
infinito
e
stabilire
alberi
genealogici
simili
alla
quercia
di
Arturo
;
ma
in
questo
modo
si
disperde
soltanto
il
contenuto
delle
proprie
affermazioni
.
Così
non
sono
d
'
accordo
con
il
mio
amico
Alicata
quando
chiama
romantico
san
Bernardo
e
romantici
i
Vangeli
,
e
mi
pare
che
sia
anche
quello
un
indulgere
a
cattive
consuetudini
.
Di
fronte
all
'
esempio
storico
e
liberi
da
qualunque
categoria
arbitraria
sarà
forse
più
facile
venire
a
un
'
intesa
.
Le
derivazioni
romantiche
nella
nostra
vita
spirituale
sono
ora
così
complesse
e
intricate
che
è
in
certo
modo
impossibile
discriminarle
.
Ma
è
tuttavia
necessario
compiere
un
lavoro
di
vaglio
sulle
singole
esperienze
che
giorno
per
giorno
si
presentano
,
saggiarne
l
'
utilità
particolare
al
di
fuori
di
ogni
valutazione
complessiva
.
Così
i
frutti
buoni
del
romanticismo
,
quelli
che
hanno
un
sapore
vivo
per
noi
,
saranno
la
poesia
di
Keats
e
il
teatro
di
Kleist
,
la
filosofia
di
Schelling
e
la
musica
di
Schumann
.
Saranno
nell
'
ordine
politico
i
moti
rivoluzionari
che
vanno
dal
'21
al
'48
e
le
affermazioni
di
indipendenza
e
di
dignità
personale
che
svilupparono
i
teorici
del
liberalisimo
europeo
.
I
frutti
cattivi
(
per
noi
)
saranno
la
poesia
di
Byron
e
la
teoria
politica
di
Adam
Müller
,
il
vago
empito
religioso
che
accompagnò
tante
manifestazioni
del
secolo
scorso
e
la
parte
eccessiva
attribuita
alle
forze
incoscienti
e
in
genere
alla
sfera
dell
'
irrazionale
.
Sono
tutti
esempi
presi
a
caso
,
forse
reversibili
.
Comunque
,
si
tratti
di
ideologie
o
di
opere
realizzate
,
siamo
sempre
sul
piano
delle
tracce
concrete
,
dei
dati
esatti
.
Al
di
fuori
di
questa
che
è
l
'
eredità
storica
di
un
tempo
,
il
tempo
romantico
,
si
vuole
abbracciare
ora
uno
stato
d
'
animo
,
un
pathos
,
risuscitare
tutti
quei
fattori
imponderabili
che
preparano
lo
sfogo
,
«
l
'
éclosion
romantique
»
.
E
questa
tendenza
io
credo
che
si
debba
combattere
,
non
solo
perché
geneticamente
irrealizzabile
(
questo
lo
sa
bene
anche
chi
si
propone
un
tale
compito
)
ma
perché
falsa
e
oziosa
nei
suoi
motivi
.
Sono
proprio
i
residui
di
quel
pathos
romantico
il
più
grave
peso
morto
che
l
'
Europa
intellettuale
si
trascina
.
I
miti
romantici
splendono
con
tutto
il
loro
vigore
sul
nostro
cielo
;
e
romantici
sono
gli
idoli
a
cui
sacrifica
la
patte
più
corrotta
d
'
Europa
.
Di
fronte
a
questa
unanime
decadenza
la
Dea
Ragione
di
Robespierre
,
già
oggetto
di
molti
sarcasmi
,
appare
in
una
luce
nobile
e
calma
;
e
uomini
e
momenti
del
secolo
XVIII
dimenticati
o
condannati
come
antistorici
riprendono
la
loro
funzione
esemplare
.
La
tesi
di
Spirito
appare
così
capovolta
:
proprio
quei
temi
che
sembravano
a
lui
esauriti
e
disfatti
,
noi
pensiamo
che
una
generazione
più
giovane
possa
riprenderli
e
farne
il
cardine
di
un
'
opera
rivoluzionaria
.
S
'
intende
che
con
questo
giudizio
il
terreno
delle
considerazioni
storiche
è
abbandonato
,
e
si
passa
a
un
altro
problema
:
di
scelta
e
di
polemica
attiva
.
Il
problema
della
strada
da
scegliere
,
in
cui
le
soluzioni
individuali
hanno
un
peso
secondario
.
A
sostegno
della
mia
tesi
io
ho
solo
una
certa
esperienza
dei
miei
coetanei
;
un
'
esperienza
abbastanza
importante
perché
la
mia
generazione
(
quella
nata
fra
il
'10
e
il
'20
)
è
l
'
ultima
arrivata
alla
consapevolezza
e
in
questo
senso
quella
che
ha
in
mano
i
fili
.
So
che
è
difficile
determinare
le
pretese
e
i
compiti
di
una
generazione
prima
che
essa
sia
giunta
al
suo
punto
di
maturità
,
abbia
affrontato
le
circostanze
che
serviranno
a
definirla
.
Ma
sui
sintomi
che
fin
d
'
ora
si
annunziano
nei
migliori
e
nei
più
capaci
mi
pare
che
da
molte
parti
ci
si
inganni
.
Che
l
'
attuale
generazione
abbia
sete
di
trascendenza
,
di
lotta
col
demone
,
di
miti
eroici
e
di
sublimi
orrori
,
io
non
credo
.
Essa
lascia
ai
vecchi
intellettuali
delusi
questa
confusione
di
propositi
;
le
conversioni
religiose
e
il
distacco
dal
mondo
.
Posta
di
fronte
a
dei
problemi
vitali
,
educata
fra
avversità
precise
e
sensibili
,
l
'
ultima
generazione
non
ha
tempo
di
costruirsi
il
dramma
interiore
:
ha
trovato
un
dramma
esteriore
perfettamente
costruito
.
Solo
sfruttando
le
armi
di
questa
sua
esperienza
,
unendo
una
estrema
freddezza
di
giudizio
alla
volontà
tranquilla
di
difendere
la
propria
natura
,
essa
potrà
sfuggire
alla
condizione
di
servitù
che
si
prepara
per
le
minoranze
inutili
.
I
segni
di
questa
reazione
sono
ancora
lontani
;
ma
certo
non
bastano
a
ingannare
le
molte
prove
di
smarrimento
che
capitano
sotto
gli
occhi
(
perché
sono
appunto
prove
di
smarrimento
,
non
indice
di
un
qualsiasi
futuro
)
.
Gli
autori
politici
che
parlano
del
Mediterraneo
in
termini
spirituali
,
i
critici
letterari
che
scrivono
di
Eugenio
Montale
in
termini
agiografici
sono
gli
ultimi
mostri
di
un
tempo
che
ha
sofferto
molte
crisi
.
Il
rosso
crepuscolo
di
questi
dèi
non
riuscirà
a
commuoverci
,
quando
la
chiarezza
delle
idee
e
l
'
onestà
dei
propositi
avranno
ancora
una
volta
ragione
dei
mistici
,
dei
taumaturghi
e
dei
profeti
.
XVII
.
La
guerra
esperienza
subita
Wieckert
o
del
martirio
.
Da
una
letteratura
incerta
sui
dati
della
tradizione
e
in
gran
parte
soffocata
dall
'
impegno
politico
e
divulgativo
,
emergono
quegli
scrittori
che
una
vaga
disposizione
naturale
sorregge
nel
loro
lavoro
:
quelli
cioè
che
vedono
ancora
nella
poesia
un
dono
da
custodire
e
da
difendere
,
e
non
un
ufficio
da
assumere
di
fronte
al
pubblico
.
È
così
che
il
nome
di
Carossa
,
altrimenti
destinato
a
non
superare
una
breve
cerchia
di
ammiratori
,
sembra
oggi
rappresentare
i
valori
più
genuini
della
poesia
tedesca
.
Accanto
a
Carossa
una
posizione
particolare
in
quest
'
ordine
di
serietà
spetta
a
Ernst
Wiechert
,
i
cui
libri
trovano
in
Italia
accoglienza
sempre
più
favorevole
.
Dopo
La
signora
e
La
vita
semplice
pubblicati
da
Mondadori
e
La
serva
di
Doskocil
Jürgen
,
che
uscì
per
i
tipi
di
Sperling
e
Kupfer
,
è
ora
la
volta
di
Ognuno
,
romanzo
di
guerra
che
l
'
editore
Frassinelli
presenta
in
accurata
veste
tipografica
nella
buonissima
versione
di
Massimo
Mila
.
Ognuno
è
il
protagonista
del
libro
,
uno
dei
tanti
che
la
guerra
ha
colpito
nella
loro
sorte
giovanile
e
definitivamente
asservito
alle
proprie
leggi
,
staccandoli
da
ogni
altra
promessa
.
Questa
che
fu
l
'
esperienza
principale
della
generazione
di
Wiechert
e
che
è
poi
tornata
con
diversi
significati
nelle
pagine
e
nei
diari
dei
superstiti
,
ha
mantenuto
qui
il
suo
valore
originario
di
destino
,
avventura
individuale
.
Ogni
contatto
col
mondo
inteso
come
rapporto
polemico
o
tentativo
di
giudizio
è
evitato
da
Wiechert
con
la
cura
più
assidua
;
sembrerebbe
una
contaminazione
su
queste
pagine
a
cui
non
si
può
chiedere
altro
messaggio
che
quello
di
una
vaga
solidarietà
umana
.
Nella
sua
volontaria
abnegazione
è
il
pregio
principale
dello
scrittore
Wiechert
,
nell
'
avere
egli
rinunciato
all
'
opera
celebrativa
come
al
pamphlet
,
alla
vendetta
.
(
Molti
libri
di
guerra
sono
in
realtà
solo
vendette
)
.
Ma
in
questa
rinuncia
è
anche
il
suo
limite
:
e
chi
legge
vedrà
di
pagina
in
pagina
sfaldarsi
la
storia
e
l
'
umanità
dei
personaggi
svanire
dietro
un
leggero
velo
di
lagrime
.
In
realtà
Wiechert
non
è
un
narratore
.
È
un
uomo
capace
di
tenere
evocazioni
e
di
un
'
ammirevole
chiarezza
di
linguaggio
,
ma
non
si
preoccupa
affatto
di
sostenere
il
racconto
con
i
mezzi
più
elementari
.
È
uno
scrittore
a
tesi
,
secondo
una
formula
comune
,
ma
le
sue
sono
tesi
sentimentali
e
guardinghe
che
stentano
a
precisarsi
.
Così
la
tesi
di
questo
libro
è
il
dolore
,
il
dolore
dei
giovani
che
consumano
e
perdono
la
loro
età
,
il
dolore
delle
madri
,
il
dolore
delle
donne
.
Altri
hanno
elevato
su
queste
basi
meravigliose
costruzioni
polemiche
e
affrontato
i
più
ardui
argomenti
;
Wiechert
è
lontanissimo
da
un
impegno
di
questo
genere
:
a
lui
basta
condividere
l
'
esperienza
e
riconoscerne
le
ultime
ripercussioni
nell
'
animo
dei
protagonisti
.
I
personaggi
di
Ognuno
sostengono
la
loro
parte
con
il
martirio
,
non
con
un
qualsiasi
argomento
,
e
alla
fine
lasciano
il
lettore
incerto
sulla
loro
fisionomia
leggermente
ribelle
.
Questa
inclinazione
dell
'
autore
si
riconosce
del
resto
nella
stesura
del
libro
,
nel
suo
progressivo
staccarsi
da
ogni
interesse
concreto
.
Seguendo
una
rapidissima
deriva
passa
dalle
chiare
evocazioni
delle
prime
pagine
,
da
quelle
caserme
di
pace
dove
si
logora
la
giovinezza
dei
protagonisti
,
a
una
regione
di
mito
sempre
più
confusa
.
La
guerra
è
già
un
mito
nell
'
animo
dei
ragazzi
,
un
mito
assai
più
nobile
di
quello
che
propone
la
propaganda
ufficiale
,
ma
tuttavia
un
termine
irreale
e
distante
.
La
madre
,
la
madre
sposa
,
la
madre
amante
,
le
mani
,
i
flauti
,
le
notti
con
i
fili
d
'
erba
in
bocca
:
tutto
questo
tumulto
di
immagini
complementari
precipita
nella
seconda
metà
del
volume
e
soffoca
qualsiasi
libertà
di
parola
.
È
il
dannunzianesimo
dell
'
anima
,
la
tabe
essenziale
della
prosa
tedesca
moderna
.
Da
noi
quella
forma
di
eccitazione
sentimentale
ha
esaurito
la
propria
fortuna
nei
primi
anni
del
secolo
;
in
Germania
si
perpetua
con
un
'
incredibile
varietà
di
toni
e
di
argomenti
e
sembra
rispondere
a
una
necessità
dei
tempi
.
Il
destino
più
comune
dei
personaggi
letterari
tedeschi
è
dunque
quello
di
essere
creature
o
demiurghi
,
quasi
mai
uomini
.
Questo
sfuggire
alla
misura
umana
nella
rappresentazione
d
'
arte
mi
pare
un
segno
notevole
di
debolezza
,
certo
un
segno
assai
più
grave
di
quella
corruzione
che
si
voleva
riconoscere
in
altre
forme
d
'
arte
ormai
condannate
.
Qui
la
prova
più
certa
è
data
dalla
reazione
tipicamente
virile
,
dalla
reazione
al
fatto
politico
.
Tutte
le
volte
che
la
parola
«
patria
»
ritorna
nel
libro
è
un
diffondersi
di
lunghe
ripercussioni
.
Questi
personaggi
non
si
alzano
in
piedi
battendo
i
tacchi
come
avviene
nella
maggior
parte
dei
romanzi
tedeschi
contemporanei
.
Soffrono
o
sorridono
,
sanno
che
alcune
parole
devono
essere
pesate
ogni
volta
per
essere
comprese
,
e
finalmente
obbediscono
o
rinunciano
,
ma
sempre
in
una
curiosa
distanza
fantastica
.
Che
si
possa
andare
oltre
una
tale
separazione
di
fantasia
e
risalire
all
'
origine
dei
miti
per
discuterli
non
è
conciliabile
con
la
fede
di
Wiechert
.
E
questo
valutare
il
fatto
storico
e
politico
come
un
idolum
,
come
un
fatto
naturale
che
deve
essere
preso
nella
coscienza
ma
non
alterato
,
mi
pare
il
sintomo
più
grave
di
smarrimento
.
Un
seguito
di
smarrimenti
è
tutta
la
storia
di
questi
giovani
;
una
fitta
vicenda
spirituale
che
non
tocca
mai
i
limiti
della
personalità
individuale
.
La
guerra
e
i
suoi
simboli
sono
motivo
di
un
continuo
approfondimento
interiore
,
ma
non
si
vede
dove
questo
approfondimento
possa
portare
uomini
sforniti
di
ogni
centro
morale
.
Sensibili
e
accorti
,
essi
subiscono
le
esperienze
,
e
credono
così
di
assolvere
una
missione
;
non
si
accorgono
che
«
subire
»
l
'
esperienza
,
qualsiasi
esperienza
,
significa
colare
a
picco
.
Questa
digressione
,
s
'
intende
,
non
tocca
il
significato
letterario
dell
'
opera
di
Wiechert
.
Direi
anzi
che
le
cose
dette
sopra
confermano
la
sua
felice
disposizione
;
in
questa
totale
assenza
di
giudizio
è
il
primo
presupposto
di
una
pura
sensibilità
(
chi
vuole
può
anche
tradurre
vichianamente
in
termini
eletti
)
.
Ma
le
digressioni
non
sono
inutili
.
Soprattutto
quando
a
distrarre
dall
'
opera
letteraria
intervengono
elementi
così
forti
come
quelli
attuali
.
Qui
si
parlava
di
soldati
tedeschi
:
di
uomini
a
cui
è
impossibile
non
pensare
nelle
giornate
dell
'
agosto
1941
.
XVIII
.
Sul
disordine
ideologico
tedesco
Scrittori
tedeschi
.
Bonaventura
Tecchi
continua
a
svolgere
i
temi
di
una
narrativa
indipendente
e
personale
e
ha
dato
ancora
l
'
anno
scorso
con
Giovani
amici
una
prova
della
sua
freschezza
d
'
animo
e
della
sua
chiara
fantasia
.
Il
suo
valore
critico
restava
invece
consegnato
al
volume
su
Wackenroder
,
che
apparve
più
di
dieci
anni
fa
nelle
edizioni
di
Solaria
;
piace
ora
veder
raccolti
in
un
grosso
volume
edito
da
Parenti
i
saggi
e
gli
articoli
da
lui
dedicati
in
questi
ultimi
venti
anni
agli
scrittori
della
Germania
contemporanea
.
Il
libro
non
ha
pretese
di
rivelazione
critica
né
di
presentazione
organica
di
un
periodo
(
sulle
doti
più
mature
di
Tecchi
critico
illuminerà
meglio
il
secondo
volume
,
in
cui
sono
annunciati
cinque
lunghi
saggi
anch
'
essi
già
apparsi
su
riviste
di
studio
o
nati
dall
'
insegnamento
universitario
)
.
Qui
note
semplicemente
informative
e
recensioni
di
vario
impegno
si
alternano
a
brevi
saggi
in
cui
il
discreto
moralismo
di
Tecchi
illumina
aspetti
imprevisti
dell
'
opera
d
'
arte
.
La
nota
più
interessante
del
libro
mi
pare
che
sia
appunto
questa
:
la
reazione
costante
del
critico
sicuro
di
un
gusto
e
di
una
regola
umana
all
'
effusione
sentimentale
e
al
disordine
ideologico
di
una
letteratura
come
quella
tedesca
del
dopoguerra
,
a
cui
si
potrebbe
applicare
in
blocco
il
giudizio
che
Goethe
dava
di
Arnim
:
«
È
come
una
botte
senza
cerchi
che
perde
vino
da
tutte
le
parti
»
.
Perdeva
anche
del
buon
vino
;
ed
è
motivo
di
rammarico
che
tutto
quel
fermento
di
programmi
e
di
opere
non
sia
arrivato
a
una
pacificazione
naturale
.
Finita
di
morte
violenta
quella
letteratura
non
ha
lasciato
un
segno
delle
sue
ultime
intenzioni
e
una
traccia
precisa
da
seguire
.
Già
da
qualche
anno
la
nuova
poesia
tedesca
procede
infatti
su
strade
diverse
e
non
riconosce
alcuna
parentela
con
quella
che
l
'
ha
preceduta
.
Secondo
questo
schema
il
libro
di
Tecchi
si
può
dividere
in
due
parti
:
una
dedicata
agli
scrittori
di
Weimar
e
l
'
altra
a
quelli
del
terzo
Reich
.
La
prima
ha
più
un
andamento
di
cronaca
:
i
libri
e
gli
autori
vi
sono
avvicinati
secondo
motivi
spesso
occasionali
e
nelle
pagine
del
critico
interessa
soprattutto
l
'
attenzione
rivolta
a
qualche
fenomeno
di
massa
,
a
quelle
reazioni
psicologiche
e
di
gusto
che
sono
lo
sfondo
naturale
dell
'
epoca
.
Questa
parte
,
pur
felice
nei
suoi
svolgimenti
,
non
offre
quindi
dati
nuovi
per
la
soluzione
del
problema
a
cui
accennavo
prima
:
la
determinazione
dei
veri
valori
poetici
della
Germania
negli
anni
dal
'18
al
'33
.
Il
miglior
contributo
critico
che
si
può
ricavare
in
questo
senso
dai
saggi
di
Tecchi
è
se
mai
nei
limiti
che
egli
pone
ad
autori
di
più
vasta
fama
:
Werfel
,
Wassermann
,
Heinrich
Mann
.
Tutti
sono
considerati
con
molta
attenzione
;
e
di
quasi
tutti
si
scopre
il
difetto
emergente
,
quel
compromesso
con
le
ragioni
dell
'
arte
che
ha
finito
per
suscitare
intorno
alle
loro
opere
più
un
fervore
di
intelligenti
discussioni
che
il
calmo
silenzio
della
poesia
.
Del
resto
agisce
in
queste
pagine
anche
una
sottintesa
polemica
personale
;
e
da
uno
scrittore
così
poco
ideologico
come
è
Tecchi
è
giusto
aspettarsi
queste
esitazioni
e
queste
riserve
.
Più
decisamente
critico
il
tono
della
seconda
parte
del
volume
che
comprende
gli
scrittori
degli
ultimi
anni
.
Anche
qui
per
uno
studioso
straniero
il
primo
compito
è
quello
di
valutare
a
una
misura
di
intelligenza
e
di
civiltà
europee
i
tentativi
compiuti
in
Germania
.
E
Tecchi
assolve
con
giusta
severità
il
suo
compito
ricordando
le
pregiudiziali
dogmatiche
che
vietano
agli
scrittori
tedeschi
un
completo
abbandono
alla
loro
arte
.
Preoccupati
quasi
tutti
di
esprimere
un
ideale
non
solo
umano
ma
germanico
,
di
restituire
alla
sua
purezza
la
tradizione
nazionale
e
di
altre
istanze
ugualmente
fantastiche
,
essi
smarriscono
il
senso
delle
loro
possibilità
letterarie
.
L
'
equivoco
degli
scrittori
di
grandi
propositi
è
denunciato
con
molta
precisione
da
Tecchi
:
autori
come
Kolbenheyer
o
Grimm
suscitano
in
noi
la
stessa
impressione
di
disagio
che
si
ritrova
in
queste
pagine
,
e
alla
giovane
poesia
di
Gerhard
Schumann
nessuno
che
abbia
una
educazione
letteraria
moderna
può
prestar
fede
.
Così
è
facile
concludere
che
,
se
le
ambizioni
di
molta
letteratura
di
Weimar
sono
cadute
presto
nell
'
effimero
gusto
della
«
rivoluzione
permanente
»
,
il
ritorno
all
'
ordine
bandito
dagli
scrittori
del
terzo
Reich
ha
chiuso
in
un
'
aura
provinciale
alcune
delle
aspirazioni
più
generose
e
ha
obbligato
al
silenzio
i
non
conformisti
.
Tecchi
indica
con
mano
sicura
i
nomi
di
coloro
che
sfuggono
a
questa
scolorita
atmosfera
:
Jünger
,
Carossa
,
Wiechert
fra
i
prosatori
,
Britting
per
qualche
poesia
.
Si
può
sottoscrivere
quasi
interamente
a
questi
giudizi
e
insieme
constatarne
l
'
esattezza
attraverso
le
ripercussioni
che
la
qualità
dell
'
autore
ha
sulle
pagine
del
critico
.
Mentre
altrove
il
giudizio
di
Tecchi
appare
sommario
e
affrettato
proprio
per
una
mancanza
di
materia
da
penetrare
,
si
veda
come
il
suo
linguaggio
critico
si
fa
subito
pieno
quando
egli
ha
di
fronte
un
testo
ricco
di
possibilità
,
un
autore
per
cui
senta
qualche
affinità
elettiva
.
Per
quest
'
ultimo
carattere
vorrei
indicare
i
capitoli
su
Wiechert
e
le
pagine
molto
belle
su
Thomas
Mann
.
L
'
analisi
di
un
libro
così
importante
per
il
suo
tempo
come
è
Unordnung
und
frühes
Leid
è
condotta
da
Tecchi
con
una
leggerezza
di
mano
veramente
ammirevole
.
Del
resto
se
prima
ho
indicato
una
costante
nell
'
accorto
moralismo
di
Tecchi
recensore
,
vorrei
anche
rilevare
il
progresso
tecnico
che
si
riconosce
nel
corso
di
questo
libro
.
Dai
saggi
del
'24-25
agli
ultimi
del
'40
il
cammino
compiuto
dal
critico
è
grande
.
Non
resta
che
augurarsi
altre
prove
di
questa
maturità
di
giudizio
e
di
questa
chiarezza
ideale
,
raggiunte
da
Tecchi
in
venti
anni
di
continuo
e
disinteressato
esercizio
d
'
intelligenza
.
1942
XIX
.
L
'
esempio
di
Pisacane
Prefazione
al
Saggio
sulla
Rivoluzione
.
Per
la
maggior
parte
degli
italiani
il
nome
di
Carlo
Pisacane
non
suscita
altro
ricordo
che
quello
scolastico
e
vago
dell
'
impresa
di
Sapri
.
Ma
questo
episodio
rischia
di
non
essere
compreso
da
chi
volesse
vedervi
solo
il
gesto
disperato
di
un
ribelle
:
in
realtà
esso
fu
la
conclusione
di
una
vita
governata
da
ideali
concreti
,
tutta
unita
in
uno
sforzo
di
coerenza
e
di
chiarezza
interiore
.
Tenente
del
genio
nell
'
esercito
borbonico
,
più
tardi
disertore
e
perseguitato
;
volontario
nella
campagna
del
'48
,
capo
di
Stato
Maggiore
nella
difesa
della
Repubblica
Romana
,
rifugiato
in
Piemonte
e
occupato
nella
preparazione
del
movimento
insurrezionale
,
egli
cercò
una
ragione
dottrinale
a
questa
sua
opera
di
rivoluzionario
e
la
trovò
in
una
teoria
della
storia
della
politica
che
anima
tutta
la
sua
polemica
nazionale
e
che
lo
allontana
singolarmente
dalle
idee
dei
contemporanei
.
Resta
da
vedere
quanto
nel
suo
pensiero
così
poco
incline
agli
svolgimenti
astratti
fosse
estraneo
ad
aspirazioni
più
diffuse
,
a
un
moto
che
,
contenuto
per
molto
tempo
in
forme
rozze
e
provinciali
,
sarebbe
riuscito
solo
più
tardi
a
manifestare
la
propria
vitalità
e
a
imporre
le
ragioni
che
lo
guidavano
accanto
ad
altre
ormai
accettate
e
potenti
.
Ma
è
certo
che
fra
i
dottrinari
del
Risorgimento
(
fra
coloro
cioè
che
affidarono
il
loro
nome
a
una
concezione
politica
ampiamente
riconosciuta
)
Pisacane
non
ha
compagni
.
Devoto
a
un
tempo
a
Mazzini
e
a
Cattaneo
,
partecipe
dei
moti
dei
contemporanei
e
sensibile
a
tutti
i
loro
problemi
,
egli
si
stacca
dai
federalisti
come
dai
mazziniani
ortodossi
,
per
formulare
il
pensiero
più
audacemente
rivoluzionario
che
abbia
dato
il
suo
tempo
:
è
l
'
unico
socialista
intransigente
dell
'
Italia
pre
-
unitaria
,
e
un
socialista
per
temperamento
e
per
metodi
assai
più
vicino
ai
moderni
teorici
che
ai
vecchi
dottrinari
di
un
'
utopia
collettivista
.
L
'
affinità
dei
motivi
svolti
nel
Saggio
sulla
Rivoluzione
e
già
in
alcune
pagine
di
Guerra
combattuta
con
i
temi
fondamentali
del
marxismo
è
così
evidente
che
ha
procurato
a
Pisacane
il
nome
di
materialista
storico
e
la
fama
di
precursore
di
Sorel
.
Tali
avvicinamenti
possono
sorprendere
chi
è
rimasto
all
'
immagine
leggermente
sfocata
dell
'
eroe
di
Sapri
;
tuttavia
essi
trovano
una
precisa
conferma
nel
linguaggio
politico
dello
scrittore
napoletano
.
L
'
affermazione
così
frequente
in
Pisacane
che
le
idee
derivano
dai
fatti
,
e
non
questi
da
quelle
,
corrisponde
nella
sua
sommaria
enunciazione
al
cosiddetto
«
rovesciamento
della
dialettica
hegeliana
»
operato
da
Marx
.
La
subordinazione
dei
fatti
di
natura
politica
a
quelli
di
natura
economica
,
che
sarà
più
tardi
il
cardine
del
materialismo
storico
,
ritorna
con
chiarezza
in
queste
pagine
(
p
.
116
:
«
la
ragione
economica
nella
società
domina
la
politica
»
)
.
Perfino
alcuni
aspetti
strettamente
economici
del
processo
storico
,
come
la
legge
del
concentramento
dei
capitali
,
sono
noti
a
Pisacane
;
e
il
gusto
delle
formule
di
battaglia
(
«
distruzione
di
chi
usurpa
»
)
fa
pensare
alle
formule
divulgate
più
tardi
dal
marxismo
(
«
espropriare
gli
espropriatori
»
)
.
Queste
affinità
di
linguaggio
hanno
indotto
gli
studiosi
a
domandarsi
se
Pisacane
avesse
letto
a
Londra
il
Manifesto
dei
comunisti
.
Dai
dati
che
si
posseggono
non
risulta
un
contatto
diretto
fra
il
nostro
esule
e
il
gruppo
di
emigrati
internazionali
che
faceva
capo
a
Marx
e
a
Engels
;
comunque
quello
che
preme
sottolineare
qui
non
è
un
problema
di
scuole
,
ma
il
singolare
interesse
che
la
polemica
sociale
di
Pisacane
ha
tuttora
nei
riguardi
del
movimento
rivoluzionario
europeo
.
A
quel
movimento
egli
appartiene
per
l
'
intensità
e
il
rigore
delle
sue
convinzioni
,
ancor
più
che
per
lo
sviluppo
del
suo
pensiero
.
Pisacane
non
fu
un
grande
teorico
.
I
principî
che
sopra
si
sono
citati
e
che
attraverso
il
diffondersi
del
marxismo
dovevano
diventare
la
più
forte
leva
rivoluzionaria
d
'
Europa
sarebbero
rimasti
nelle
sue
opere
a
uno
stadio
letterario
probabilmente
infecondo
.
Nelle
pagine
dei
Saggi
si
trovano
mescolate
a
intuizioni
felici
vecchie
e
screditate
dottrine
;
e
bisogna
riconoscere
che
,
se
egli
aveva
raccolto
la
tradizione
del
pensiero
politico
italiano
del
Settecento
,
ne
aveva
anche
avuto
in
eredità
costruzioni
artificiose
e
caduche
,
ora
tanto
più
vuote
dopo
un
secolo
di
vita
.
Ma
quello
che
non
può
non
colpire
lettori
avvezzi
al
linguaggio
dei
nostri
scrittori
del
secolo
scorso
è
il
tono
nuovo
di
Pisacane
,
la
sua
spregiudicatezza
di
fronte
a
problemi
da
altri
appena
sfiorati
e
il
vigore
ideologico
che
si
rivela
nelle
pagine
più
penetranti
.
La
parte
veramente
notevole
dì
questo
saggio
è
quella
dedicata
alla
demolizione
dei
miti
borghesi
:
il
capitolo
sulla
proprietà
,
quello
sulla
religione
e
sulla
fratellanza
.
Rare
volte
nella
nostra
letteratura
si
sono
affrontati
con
tanta
sicurezza
e
con
tanta
libertà
di
linguaggio
argomenti
che
la
tradizione
e
il
sentimento
degli
italiani
rendevano
difficilissimi
.
Solo
questo
nobile
borbonico
,
della
famiglia
dei
duchi
di
San
Giovanni
,
poteva
arrivare
a
proposizioni
così
radicali
come
quelle
che
si
leggono
nella
Rivoluzione
.
«
Ostacoli
all
'
umana
felicità
,
come
scogli
di
sicuro
naufragio
,
il
diritto
di
proprietà
ed
il
governo
»
,
è
scritto
a
pag
.
128;
e
più
avanti
i
giudizi
sul
cristianesimo
provano
un
'
avversione
irreducibile
non
solo
alla
Chiesa
di
Roma
ma
a
ogni
forma
di
vita
religiosa
.
Quanto
fosse
radicata
in
lui
questa
pregiudiziale
laica
si
vede
del
resto
anche
nei
giudizi
su
Mazzini
che
,
più
o
meno
benevoli
secondo
i
tempi
,
insistono
tutti
con
molta
acutezza
sul
motivo
del
distacco
religioso
.
Infine
notevolissime
le
pagine
del
capitolo
IV
in
cui
il
mito
della
fratellanza
è
rifiutato
con
parole
che
sono
piuttosto
di
un
contemporaneo
di
Sorel
e
di
Pareto
che
di
un
discepolo
dell
'
umanitarismo
settecentesco
:
«
Il
fine
è
l
'
unità
d
'
interessi
,
la
fratellanza
,
mezzo
la
riforma
completa
degli
ordini
sociali
operata
con
la
forza
»
(
dove
l
'
accento
è
da
mettere
evidentemente
sulla
seconda
proposizione
,
sul
mezzo
e
non
sul
fine
)
.
Così
Pisacane
si
stacca
dai
moderati
,
da
quei
dottrinari
i
quali
«
badano
che
la
scienza
non
esca
dalla
sua
innocenza
»
e
a
cui
si
rivolge
il
suo
sarcasmo
come
più
tardi
quello
di
Marx
.
Egli
afferma
risolutamente
la
propria
natura
rivoluzionaria
;
si
pone
sulla
via
di
quei
«
riformatori
»
che
ha
indicati
poco
prima
come
l
'
aristocrazia
delle
nazioni
moderne
e
in
cui
vede
rappresentato
l
'
esempio
della
più
alta
virtù
civile
.
Questo
coraggio
ideologico
mi
pare
che
rappresenti
il
maggior
contributo
di
Pisacane
alla
storia
del
pensiero
politico
italiano
.
E
che
insieme
documenti
la
sua
maturità
di
uomo
,
il
grado
di
persuasione
a
cui
era
giunto
attraverso
letture
e
contatti
personali
un
individuo
per
altro
destinato
a
una
vita
non
certo
di
studio
(
la
sua
era
prima
di
tutto
una
vocazione
militare
)
.
A
questa
maturità
di
coscienza
e
a
questa
chiarezza
interiore
non
corrispose
in
lui
una
maturità
politica
.
I
singoli
problemi
gli
sfuggono
nella
loro
formulazione
immediata
:
giudicava
secondo
gli
schemi
della
propria
ideologia
e
si
affidava
al
difficile
esempio
di
una
natura
generosa
e
impulsiva
.
Di
fronte
al
problema
italiano
la
soluzione
scelta
da
Pisacane
fu
fin
dal
principio
quella
mazziniana
;
e
da
questo
atteggiamento
iniziale
deriva
in
gran
parte
il
suo
errore
politico
.
Meno
fiducioso
di
Mazzini
nelle
virtù
messianiche
dei
popoli
,
addirittura
sprezzante
quando
accenna
nel
Testamento
all
'
«
ignobile
volgo
»
che
segue
la
fortuna
dei
vincitori
,
egli
divide
tuttavia
l
'
indifferenza
degli
ideologi
del
suo
partito
per
le
possibilità
individuali
nell
'
uomo
politico
:
«
La
vanità
dell
'
uomo
lo
induce
a
credersi
creatore
di
quei
concetti
che
ha
semplicemente
svolto
,
ispiratore
di
quelle
imprese
che
dall
'
universale
volontà
sospinto
produsse
a
fine
»
(
p
.
180
)
.
Dinanzi
ai
problemi
del
Risorgimento
prendere
una
tale
posizione
significava
non
prevedere
il
fenomeno
Cavour
.
Il
«
fenomeno
»
,
ché
verso
l
'
uomo
Pisacane
non
ebbe
né
poteva
avere
alcuna
simpatia
,
persuaso
com
'
era
che
il
costituzionalismo
dei
governanti
piemontesi
fosse
più
dannoso
all
'
Italia
dell
'
assolutismo
borbonico
.
La
sua
tesi
doveva
essere
smentita
dai
fatti
almeno
per
quanto
si
riferisce
alla
capacità
del
Piemonte
di
promuovere
l
'
unità
nazionale
;
essa
non
è
ancora
del
tutto
vinta
nell
'
ordine
delle
affermazioni
ideali
,
e
da
molto
tempo
le
conseguenze
e
i
pericoli
denunciati
dai
mazziniani
provano
la
loro
realtà
di
fronte
all
'
Italia
unita
.
Comunque
contro
il
politico
Cavour
Pisacane
non
poteva
cedere
.
Egli
apparteneva
a
un
'
altra
razza
,
alla
razza
di
coloro
che
nella
storia
del
secolo
scorso
dovevano
sostenere
una
parte
diversa
e
difficile
:
non
quella
di
chi
raccoglie
e
ricostruisce
,
ma
quella
di
chi
abbatte
e
sacrifica
.
Solo
tra
questi
suoi
compagni
di
lotta
egli
appare
nella
luce
che
lo
spiega
,
e
trova
la
sua
misura
storica
.
Altra
forza
educativa
(
almeno
come
capacità
di
convincere
e
di
guidare
)
ebbe
Mazzini
,
e
diversa
capacità
di
teorico
e
di
sistematore
Marx
.
Ma
inevitabilmente
fra
questi
due
nomi
si
pone
quello
di
Pisacane
come
un
esempio
di
rara
indipendenza
di
giudizio
e
di
coerenza
interiore
.
Così
vicino
a
Marx
nella
capacità
di
adoperare
al
servizio
di
una
ideologia
tutti
i
mezzi
di
una
forte
dialettica
,
nella
assoluta
spregiudicatezza
e
nel
rifiuto
di
ogni
compromesso
;
così
fedele
a
Mazzini
nella
persuasione
che
ogni
problema
politico
si
riduce
in
definitiva
a
un
problema
di
coscienza
,
egli
attinge
alle
due
maggiori
forze
rivoluzionarie
del
suo
tempo
.
Comporre
il
dissidio
fra
il
determinismo
economico
dell
'
uno
e
il
volontarismo
etico
dell
'
altro
era
compito
troppo
alto
per
Pisacane
;
ma
da
questa
apparente
contraddizione
egli
trae
il
vero
significato
della
sua
opera
.
Resta
,
la
sua
,
soprattutto
una
lezione
morale
.
E
non
si
può
non
riconoscere
una
raggiunta
maturità
umana
a
chi
prima
di
partire
per
l
'
impresa
di
Sapri
poteva
dettare
le
ultime
parole
del
Testamento
.
Non
solo
Dio
e
la
sua
legge
sono
lontani
da
quelle
righe
,
ma
vi
appare
superata
qualunque
ipostasi
che
possa
soccorrere
i
morenti
;
la
patria
,
il
popolo
,
la
gloria
sono
appena
nominati
in
quel
saluto
:
«
Tutta
la
mia
ambizione
,
tutto
il
mio
premio
lo
trovo
nel
fondo
della
mia
coscienza
e
nel
cuore
di
tutti
quei
cari
e
generosi
amici
che
hanno
cooperato
e
diviso
i
miei
palpiti
e
le
mie
speranze
»
.
XX
.
Indipendenza
e
ignoranza
Sul
protezionismo
della
cultura
.
Due
anni
fa
,
agli
ultimi
littoriali
della
cultura
,
ricordiamo
che
si
discuteva
sul
tema
«
Indipendenza
della
letteratura
italiana
»
e
che
furono
coperti
d
'
ingiurie
e
di
fischi
i
pochi
che
tentarono
di
dare
una
interpretazione
reazionaria
all
'
argomento
.
Reazionari
erano
allora
quelli
che
domandavano
l
'
esclusione
dal
nostro
orizzonte
culturale
di
un
complesso
di
opere
e
di
modi
espressivi
che
erano
giudicati
falsi
solo
perché
stranieri
.
Tutti
eravamo
d
'
accordo
nel
deprecare
la
facile
fortuna
che
trovano
in
Italia
libri
spesso
mediocri
;
ma
nessuno
credeva
seriamente
che
questo
male
si
potesse
eliminare
adottando
misure
repressive
,
chiudendo
la
porta
a
ogni
esperienza
che
fosse
nata
fuori
d
'
Italia
e
cercando
una
facile
immunità
e
nella
inerzia
spirituale
.
In
quegli
anni
noi
ci
eravamo
proposto
un
ideale
d
'
indipendenza
alquanto
più
alto
:
che
fosse
consapevole
elaborazione
di
una
materia
discorde
,
riduzione
a
un
unico
linguaggio
e
a
un
'
unica
dignità
italiana
dei
motivi
più
diversi
.
Così
ci
fu
facile
dimostrare
che
la
cultura
non
è
un
prodotto
da
misurare
in
termini
da
bilancia
commerciale
,
che
ogni
scambio
è
produttivo
in
un
mondo
dove
non
valgono
le
leggi
dell
'
economia
e
che
,
in
genere
,
la
censura
prefettizia
è
un
efficace
mezzo
di
controllo
,
ma
non
basta
a
promuovere
una
letteratura
indipendente
.
Del
resto
i
littoriali
avevavo
un
vivo
carattere
di
assemblea
rivoluzionaria
e
quando
i
contraddittori
si
fermavano
su
tesi
così
semplici
e
meschine
era
lecito
disfarsene
in
modo
brusco
e
abbandonarli
all
'
ironia
del
pubblico
.
Da
allora
non
sentimmo
più
parlare
di
protezionismo
della
cultura
.
Leggemmo
qualche
tempo
fa
la
candida
proposta
di
un
noto
drammaturgo
italiano
il
quale
suggeriva
di
escludere
dai
nostri
repertori
tutte
le
opere
drammatiche
di
autori
stranieri
,
compresi
Shakespeare
e
Goethe
,
perché
diseducative
;
ma
quella
proposta
,
in
cui
non
si
sapeva
dove
finisse
il
civismo
e
dove
cominciasse
un
'
energica
tutela
dei
propri
interessi
,
fu
accolta
molto
freddamente
;
e
crediamo
che
Shakespeare
si
reciti
ancora
nei
nostri
teatri
senza
alcuna
offesa
per
i
soldati
che
combattono
e
con
probabile
vantaggio
per
l
'
educazione
popolare
.
Questa
necessità
di
distinguere
secondo
valori
e
soprattutto
di
non
temere
il
contagio
è
stata
bene
intesa
,
almeno
come
arma
di
propaganda
,
dai
tedeschi
;
e
ricordiamo
che
ancora
pochi
mesi
fa
,
nella
vetrina
di
una
grande
libreria
di
Monaco
spiccava
l
'
orgogliosa
scritta
:
«
Le
ultime
novità
inglesi
e
francesi
»
,
e
i
libri
di
Lawrence
erano
allineati
in
buon
ordine
accanto
a
quelli
di
Carossa
e
di
Binding
.
Si
poteva
dunque
sperare
che
la
tesi
dell
'
indipendenza
come
ignoranza
fosse
definitivamente
abbandonata
;
ma
essa
riaffiora
in
un
articolo
di
Goffredo
Coppola
apparso
sul
«
Popolo
d
'
Italia
»
il
15
gennaio
,
in
cui
si
chiede
un
provvedimento
di
polizia
contro
Dostojevskij
e
si
considera
traditore
della
patria
e
d
'
intesa
col
nemico
chi
si
avventuri
a
tradurre
il
vecchio
Charles
Dickens
.
Ci
pare
,
questo
,
un
atteggiamento
così
equivoco
e
dannoso
da
meritare
una
breve
discussione
.
Esaminando
il
bilancio
per
il
1941
di
una
casa
editrice
italiana
,
Goffredo
Coppola
nota
che
il
catalogo
di
quella
casa
comprende
alcune
opere
anglosassoni
e
russe
.
Soprattutto
lo
colpisce
il
fatto
che
sia
stata
pubblicata
quest
'
anno
una
nuova
edizione
di
Guerra
e
pace
di
Leone
Tolstoi
,
anzi
di
«
Lev
Tolstòj
come
Casa
Einaudi
stampa
con
giudaica
scrupolosità
di
forestiero
»
.
Ora
si
vorrebbe
domandare
a
Goffredo
Coppola
perché
adoperi
parole
così
compromettenti
.
Che
cosa
vuol
dire
«
giudaica
scrupolosità
di
forestiero
»
?
Il
nome
Tolstòj
si
scrive
così
,
e
il
fatto
che
l
'
Italia
fascista
sia
in
guerra
con
la
Russia
bolscevica
non
è
una
buona
ragione
per
sbagliare
l
'
ortografia
dei
nomi
propri
.
Allo
stesso
modo
chi
scrivesse
Churchill
con
una
elle
sola
non
darebbe
prova
di
un
particolare
odio
all
'
Inghilterra
,
ma
solo
di
una
scarsa
conoscenza
dell
'
ortografia
.
Goffredo
Coppola
se
la
prende
con
le
traduzioni
e
non
sa
che
solo
paesi
di
alta
cultura
possono
tradurre
molto
;
che
la
traduzione
,
quando
è
veramente
opera
letteraria
,
non
significa
atto
di
soggezione
ma
presa
di
possesso
.
Tutte
queste
opere
che
entrano
in
Italia
saranno
un
fecondo
terreno
di
prova
per
chi
sappia
affrontarle
con
intelligenza
critica
e
riconoscere
in
questo
continuo
confronto
la
misura
della
propria
originalità
.
Quanto
agli
altri
,
gli
imitatori
della
commedia
francese
e
i
succubi
di
Körmendi
,
essi
potranno
forse
essere
tratti
in
inganno
;
ma
perché
dovremmo
preoccuparci
di
salvare
uomini
così
evidentemente
predestinati
all
'
errore
?
La
vera
cultura
italiana
non
ha
bisogno
di
censori
.
Questa
è
la
nostra
certezza
,
fondata
sulla
fiducia
nel
lavoro
dei
migliori
contemporanei
,
sulla
loro
maturità
di
giudizio
.
Guerra
di
religione
è
intitolato
l
'
articolo
di
Goffredo
Coppola
.
Certo
;
ma
questa
che
si
combatte
è
una
guerra
di
religione
a
cui
rivendichiamo
un
senso
e
una
dignità
nuovi
,
se
deve
rispondere
all
'
idea
che
ce
ne
siamo
formata
in
un
'
epoca
di
faticoso
rinnovamento
.
Mentre
il
Coppola
-
certo
per
amore
di
polemica
-
tenta
far
credere
di
avere
un
'
idea
alquanto
diversa
delle
guerre
di
religione
.
Press
'
a
poco
quella
che
doveva
avere
il
califfo
Omar
,
«
intransigente
»
anche
lui
,
il
quale
,
compiuto
il
meritorio
gesto
di
bruciare
la
biblioteca
di
Alessandria
,
aggiunse
la
nota
frase
sull
'
utilità
dei
libri
che
non
fossero
il
Corano
.
Ma
non
possiamo
credere
che
Goffredo
Coppola
,
di
cui
conosciamo
l
'
impegno
di
studioso
e
la
spregiudicatezza
di
polemista
abbia
voluto
riferirsi
a
questa
forma
di
facile
intransigenza
che
più
volte
ha
ripudiata
nei
suoi
scritti
.
XXI
.
La
decomposizione
di
una
società
I
rivoluzionari
decadenti
.
Lo
spettacolo
delle
nazioni
oppresse
e
divise
,
questo
antico
tema
biblico
è
ormai
troppo
familiare
ai
nostri
occhi
perché
il
primo
sgomento
non
debba
cedere
a
una
più
fredda
passione
e
risolversi
nel
severo
giudizio
della
storia
contemporanea
.
Pure
,
se
i
paesi
provinciali
e
discordi
continuano
la
loro
vicenda
di
spartizioni
e
minacciano
una
interminabile
storia
di
rappresaglie
e
di
crisi
,
non
si
può
accettare
la
scomparsa
di
una
grande
nazione
come
un
incidente
di
guerra
.
Nessuna
guerra
e
nessuna
ideologia
potranno
cancellare
dalla
storia
d
'
Europa
il
nome
Francia
o
il
nome
Germania
.
Per
questo
si
guarda
oggi
con
particolare
cura
alla
Francia
che
è
al
principio
del
1942
il
paese
più
smembrato
d
'
Europa
.
Questa
definizione
non
considera
affatto
lo
stato
del
territorio
francese
.
La
linea
di
demarcazione
,
la
sottile
linea
verde
che
corre
da
Ginevra
a
Baiona
,
è
appena
un
simbolo
geografico
di
questa
sorte
.
È
il
confine
più
astratto
d
'
Europa
:
passa
in
mezzo
ai
campi
,
taglia
le
strade
e
solo
al
cadere
della
sera
assume
una
sua
realtà
sensibile
,
quando
da
una
parte
si
accendono
le
fioche
luci
della
Francia
di
Pétain
e
dall
'
altra
scende
il
buio
che
avvolge
l
'
Europa
in
guerra
.
Altre
linee
,
meno
visibili
ma
più
profonde
,
dividono
i
francesi
fra
loro
;
ne
fanno
un
popolo
smarrito
e
discorde
che
cerca
senza
tregua
una
via
al
riscatto
dei
propri
errori
ed
esita
con
sconcertante
facilità
fra
soluzioni
opposte
.
Il
primo
tentativo
,
subito
dopo
la
disfatta
,
fu
quello
di
ricomporre
l
'
unità
ideale
del
paese
,
quella
figura
di
donna
tante
volte
mutata
nel
tempo
che
ha
trovato
la
sua
ultima
espressione
in
un
puro
e
bel
disegno
di
Matisse
,
«
Gardez
votre
confiance
dans
la
France
éternelle
»
.
Così
si
chiudono
i
discorsi
del
maresciallo
:
ma
invocazioni
e
figure
non
bastano
a
coprire
uno
stato
di
profondo
squallore
,
e
l
'
incubo
del
provvisorio
grava
sulle
storiche
decisioni
di
Vichy
.
Dietro
questa
«
France
éternelle
»
,
che
ha
un
po
'
l
'
irrealtà
dei
vecchi
simboli
repubblicani
,
esistono
molti
paesi
che
portano
il
nome
di
Francia
.
Esiste
la
Francia
di
Pétain
,
piena
di
ritratti
del
Maresciallo
nelle
vetrine
,
di
striscioni
tricolori
,
di
preghiere
per
la
Vergine
,
di
ceri
e
di
famiglie
savoiarde
leali
.
Esiste
una
Francia
dissidente
,
di
piccoli
borghesi
,
di
ascoltatori
di
radio
straniere
,
occupati
a
scrivere
sui
muri
e
a
comprare
di
nascosto
distintivi
degaullisti
.
Esiste
ancora
la
Francia
in
qualche
isolotto
che
ubbidisce
a
De
Gaulle
e
nelle
riunioni
segrete
di
individui
votati
alla
resistenza
.
Nella
povertà
generale
di
carbone
e
di
burro
,
di
olio
e
di
benzina
,
la
Francia
del
1941
ha
visto
nascere
qualche
libro
.
Pochi
libri
,
scritti
in
fretta
e
stampati
male
,
semibruciati
come
quel
manoscritto
di
Petitjean
che
un
proiettile
tedesco
colpì
a
Forbach
,
mentre
un
bombardamento
ne
distruggeva
le
bozze
a
Tours
.
Ma
sono
i
segni
di
una
lenta
ripresa
:
le
vetrine
hanno
di
nuovo
l
'
aspetto
rigoglioso
di
una
volta
e
i
frontespizi
bianchi
della
NRF
si
affacciano
dai
chioschi
delle
stazioni
a
portare
il
consueto
saluto
della
civiltà
francese
.
Degli
editori
risorti
il
maggiore
è
Grasset
,
e
a
lui
si
deve
con
i
Cahiers
di
Montesquieu
l
'
opera
più
importante
dell
'
annata
.
Strano
libro
,
quei
Cahiers
.
Diffuso
dopo
quasi
duecento
anni
dalla
morte
dell
'
autore
e
composto
in
modo
da
sorprendere
gli
studiosi
,
il
libro
è
stato
subito
tradotto
in
tedesco
e
ha
avuto
quasi
più
successo
in
Germania
che
in
Francia
.
Molte
parti
sono
ormai
invecchiate
:
notizie
di
corte
o
moralità
settecentesche
;
ma
non
si
può
ascoltare
senza
qualche
sgomento
la
voce
del
vecchio
magistrato
tornare
sulla
terra
per
portare
al
suo
popolo
un
messaggio
di
rassegnazione
.
«
La
France
n
'
est
plus
au
milieu
d
'
Europe
,
c
'
est
l
'
Allemagne
»
.
Questa
l
'
unica
voce
di
un
grande
del
passato
venuta
a
confortare
i
francesi
del
nostro
secolo
:
dai
viventi
non
si
poteva
aspettare
maggiore
conforto
e
non
si
è
avuto
.
Una
specie
d
'
ombra
è
scesa
sugli
uomini
che
rappresentavano
fino
a
pochi
mesi
fa
l
'
intelligenza
francese
.
Al
tempo
dell
'
invasione
corsero
oscure
voci
sulla
sorte
degli
intellettuali
:
si
disse
che
Gide
era
morto
e
che
altri
erano
scomparsi
sulle
strade
dell
'
esercito
tedesco
.
In
realtà
Gide
è
vivo
e
pubblica
tutte
le
settimane
delle
curiose
interviste
sul
«
Figaro
»
;
dopo
un
primo
momento
di
disordine
fisico
e
di
ripugnanza
morale
quasi
tutti
gli
altri
sono
tornati
alla
superficie
e
cercano
di
riprendere
le
antiche
fila
nell
'
aria
diversa
dell
'
armistizio
.
Ma
un
fenomeno
più
grave
ha
colpito
con
Gide
gli
uomini
che
formavano
il
senato
della
cultura
francese
.
Quella
letteratura
che
occupava
con
abbastanza
dignità
gli
ultimi
venticinque
anni
e
che
aveva
i
suoi
capi
nella
triade
Gide
-
Claudel
-
Valery
ha
trovato
in
questa
guerra
la
sua
fine
spirituale
.
I
futuri
storici
che
ameranno
,
come
Thibaudet
,
la
divisione
per
epoche
,
potranno
servirsi
di
questa
approssimazione
con
sufficiente
chiarezza
.
Un
libro
come
Les
nourritures
o
come
Monsieur
Teste
non
avrebbe
più
ragione
di
uscire
dopo
questa
guerra
.
E
del
resto
lo
stesso
Gide
lo
ha
riconosciuto
,
illuminato
forse
dal
suo
estremo
egoismo
,
quando
a
una
domanda
sull
'
avvenire
della
letteratura
ha
risposto
che
solo
la
sorte
dei
giovani
lo
interessa
:
quanto
a
lui
e
ai
suoi
coetanei
,
essi
hanno
già
detto
la
loro
parola
,
il
loro
messaggio
non
è
di
questo
mondo
.
Sarebbe
facile
fare
del
moralismo
su
una
tale
scomparsa
:
più
onesto
indicare
il
limite
cronologico
,
la
conclusione
formale
di
un
periodo
.
E
il
migliore
esempio
è
forse
l
'
ultimo
libro
di
Valéry
:
Mélange
,
una
informe
raccolta
di
annotazioni
in
prosa
e
in
versi
dove
sembra
che
si
estinguano
tutti
i
temi
di
un
'
ultima
poetica
simbolista
.
«
Mélange
c
'
est
l
'
esprit
»
è
la
triste
conclusione
di
questo
libro
di
cui
non
resta
altro
ricordo
che
il
segno
di
una
ornata
vecchiaia
e
l
'
eco
fresca
di
qualche
verso
.
(
«
Quel
silence
,
battu
d
'
un
simple
bruit
de
bêche
!
-
Je
m
'
éveille
attendu
par
cette
neige
fraîche
-
qui
me
saisit
au
creux
de
ma
chère
chaleur
»
)
.
Molto
più
vivo
nei
suoi
limiti
di
confessione
letteraria
un
breve
fascicolo
di
versi
pubblicato
da
Aragon
con
il
titolo
di
Crève
-
coeur
.
Dopo
molte
traversie
politiche
e
ideologiche
,
dopo
esser
stato
combattente
in
Spagna
e
direttore
di
un
grande
giornale
,
l
'
autore
di
Anicet
ha
ritrovato
un
ingenuo
linguaggio
poetico
per
accennare
ai
motivi
della
sua
guerra
.
Gide
ha
indicato
in
questo
libro
,
che
ripete
i
modi
della
vecchia
canzone
,
una
possibile
via
di
salvezza
per
la
poesia
francese
;
certo
accanto
a
effimere
scoperte
formali
l
'
opera
di
Aragon
annunzia
una
non
comune
vitalità
umana
e
un
'
alta
dignità
di
linguaggio
.
Ma
i
libri
di
poesia
si
perdono
nella
voce
confusa
della
moltitudine
:
la
letteratura
di
questo
tempo
è
rivolta
ad
altri
fini
,
documentari
e
apologetici
.
Come
sul
terreno
politico
l
'
armistizio
è
stato
la
rivincita
degli
esclusi
,
il
ritorno
di
aspirazioni
e
programmi
che
da
settant
'
anni
lottavano
contro
la
repubblica
democratica
,
senza
che
un
uomo
nuovo
abbia
potuto
raccogliere
l
'
eredità
dei
nonagenari
,
così
nessun
giovane
è
venuto
a
sostenere
le
sorti
dell
'
intelligenza
francese
.
Ma
voci
che
fino
a
ieri
erano
ascoltate
con
curiosità
come
ornamento
di
una
libera
discussione
,
hanno
trovato
a
un
tratto
dei
consensi
e
rappresentano
,
almeno
di
fronte
agli
estranei
,
l
'
ultimo
dato
della
cultura
contemporanea
.
Un
uomo
che
pareva
destinato
a
compiere
questa
parte
di
demolitore
delle
rovine
repubblicane
è
Henri
de
Montherlant
.
Ancora
indeciso
fra
la
poesia
civile
e
il
romanzo
erotico
,
padrone
di
una
nitida
intelligenza
e
viziato
nelle
sue
radici
profonde
,
Montherlant
è
più
di
ogni
altro
l
'
uomo
della
crisi
.
Il
suo
libro
Solstice
de
juin
rappresenta
il
vero
«
désarroi
»
della
Francia
,
la
velleità
rivoluzionaria
e
il
triste
spirito
di
reazione
che
animano
le
classi
uscite
intatte
da
questa
guerra
.
La
repubblica
è
caduta
e
la
repubblica
ideale
che
invocava
Péguy
è
un
nome
troppo
borghese
per
gli
esteti
della
rivoluzione
individuale
.
Il
«
bushido
»
,
gli
ordini
cavallereschi
medioevali
,
il
disprezzo
per
la
donna
e
altre
cretinerie
di
questo
genere
sono
i
miti
che
propone
al
suo
popolo
un
soldato
reduce
dalla
più
dura
delle
sconfitte
.
La
guerra
non
ha
insegnato
a
Montherlant
nulla
delle
sue
semplici
virtù
:
la
rassegnazione
e
il
coraggio
,
la
pietà
di
fronte
al
pericolo
.
È
stata
una
specie
di
corrida
per
intellettuale
disoccupato
:
«
J
'
avais
pour
ces
armées
déconfites
la
même
indifférence
qu
'
on
a
pour
le
cheval
du
picador
,
atterré
,
qui
s
'
empêtre
dans
ses
tripes
.
Déjà
le
jeu
était
ailleurs
»
.
Abbastanza
vicino
a
lui
nell
'
ideologia
è
Drieu
La
Rochelle
,
l
'
ambiguo
Drieu
,
ultimo
direttore
della
NRF
e
attivo
propugnatore
della
collaborazione
con
la
Germania
.
(
Con
Chardonne
,
Jouhandeau
e
qualche
altro
minore
,
egli
ha
rappresentato
la
Francia
al
recente
convegno
degli
scrittori
europei
a
Weimar
)
.
Drieu
ha
raccolto
un
anno
fa
le
sue
Notes
pour
comprendre
le
siècle
;
ed
è
anche
questo
un
libro
assai
utile
per
capire
la
«
Weltanschauung
»
da
decadenti
rivoluzionari
che
anima
gli
ultimi
superstiti
di
una
classe
vinta
.
L
'
esaltazione
della
barbarie
risorta
fa
da
sfondo
alla
vecchiaia
di
tutto
un
mondo
,
una
vecchiaia
così
povera
di
contenuto
genuino
da
appoggiarsi
a
deboli
trovate
pubblicitarie
e
al
gusto
mediocre
del
paradosso
.
Nelle
note
di
Drieu
si
può
leggere
fra
l
'
altro
che
l
'
omosessualità
è
una
conseguenza
della
pace
,
e
più
tardi
questa
singolare
proposizione
:
«
La
révolution
philosophique
et
religieuse
qui
ne
fait
que
de
commencer
fait
ses
premiers
pas
par
le
sport
.
Quelqu
'
un
a
-
t
-
il
songé
à
écrire
une
histoire
du
sport
?
Cette
histoire
serait
plus
importante
que
celle
du
marxisme
qu
'
elle
implique
un
moment
,
puis
noie
dans
son
flot
»
.
Più
ingegnoso
un
tentativo
di
interpretare
la
recente
cultura
francese
attraverso
una
contrapposizione
di
tipi
letterari
.
Da
una
parte
:
France
,
Duhamel
,
Giraudoux
,
Mauriac
,
Maurois
,
i
tentatori
;
dall
'
altra
i
custodi
dell
'
intelligenza
virile
:
Sorel
,
Barrès
,
Maurras
,
Péguy
,
Bernanos
,
Céline
,
Giono
,
Malraux
,
Petitjean
.
E
fra
i
contemporanei
con
valore
esemplare
Gide
e
Valéry
contro
Claudel
.
Schema
che
,
oltre
ai
difetti
di
tutte
le
classificazioni
letterarie
,
ha
il
torto
di
mettere
accanto
sotto
un
pretesto
di
affinità
elettive
uomini
di
diversi
propositi
.
È
chiaro
che
il
problema
di
un
paese
come
la
Francia
è
un
problema
di
coscienza
assai
prima
che
un
problema
di
stile
.
E
basta
risalire
al
ricordo
di
Dreyfus
per
convincersi
che
quella
scelta
andrebbe
mutata
di
fronte
a
un
fatto
concreto
:
quasi
nessuno
nella
Francia
di
oggi
sarebbe
dreyfusardo
.
Petitjean
è
citato
da
Drieu
come
l
'
ultimo
rappresentante
della
tradizione
virile
.
In
verità
non
è
dubbio
che
egli
sia
un
uomo
dotato
di
una
certa
risolutezza
;
ma
io
non
saprei
dire
fino
a
che
punto
la
sua
coerenza
verbale
si
traduca
in
forza
politica
e
dove
il
suo
inquieto
animo
rivoluzionario
si
plachi
in
una
ferma
convinzione
.
Petit
jean
ha
l
'
aria
di
coloro
che
per
avere
tutto
compreso
e
superato
sfociano
in
un
generico
attivismo
e
finiscono
per
esaurire
la
loro
vitalità
nel
puro
virtuosismo
critico
.
Dei
suoi
Combats
préliminaires
«
dedicati
a
tutti
coloro
che
queste
sconfitte
preliminari
hanno
lasciato
assetati
di
vittoria
finale
»
,
la
parte
veramente
concreta
è
un
breve
diario
di
guerra
;
tutto
il
resto
è
aspirazione
e
leggenda
,
mito
dell
'
uomo
inattuale
e
profezia
disarmata
.
Accanto
a
questi
libri
che
portano
su
un
piano
ideologico
la
rivolta
della
borghesia
francese
,
altri
puramente
documentari
o
autobiografici
hanno
avuto
maggior
fortuna
di
pubblico
.
È
il
caso
di
Vingt
-
six
hommes
di
Baroncelli
,
un
romanzo
di
guerra
inteso
a
esaltare
la
più
alta
virtù
militare
:
il
cameratismo
.
È
il
caso
di
un
libro
di
Paul
Mousset
:
Quand
le
temps
travaillait
pour
nous
(
proibito
in
zona
libera
)
,
in
cui
il
risentimento
del
francese
medio
contro
l
'
alleato
britannico
più
fortunato
e
più
forte
trova
argomenti
vivaci
e
la
penna
di
un
abilissimo
giornalista
.
Altri
infine
hanno
raccontato
la
loro
campagna
e
i
giorni
confusi
dell
'
armistizio
con
intenti
diversi
.
Bénoist
-
Méchin
ha
raccolto
in
un
austero
diario
le
sue
impressioni
di
prigionia
;
brutale
e
caotico
Céline
ha
descritto
ai
francesi
i
fasti
della
«
retraite
motorisée
»
.
Da
questi
libri
raccolti
a
caso
è
difficile
trarre
una
definizione
che
serva
al
nostro
giudizio
.
Il
loro
valore
letterario
è
spesso
mediocre
:
ragioni
esterne
premono
da
vicino
sull
'
opera
d
'
arte
e
impediscono
il
libero
formarsi
di
una
cultura
.
Ma
i
libri
dell
'
armistizio
restano
per
il
loro
valore
documentario
:
provano
la
civiltà
di
un
popolo
che
sa
analizzarsi
fino
nelle
sue
pieghe
più
profonde
,
e
insieme
provano
la
crisi
severa
che
attraversa
la
Francia
.
Questa
vivida
intelligenza
e
questo
gusto
ancora
insuperato
dell
'
opera
d
'
arte
non
varcano
mai
i
limiti
della
natura
individuale
;
si
confondono
nelle
tenebre
più
fitte
appena
sfiorano
un
problema
umano
,
cessano
di
apparire
«
gratuiti
»
per
divenire
«
strumentali
»
.
Crisi
in
un
paese
come
la
Francia
può
voler
dire
soltanto
questo
:
distanza
fra
il
fine
e
i
mezzi
,
contrasto
fra
l
'
eredità
intellettuale
e
le
forze
che
dovrebbero
plasmarla
,
fra
la
maturità
del
gusto
e
il
vigore
creativo
.
L
'
impressione
generale
che
si
ricava
dalla
lettura
di
questi
documenti
è
che
gli
intellettuali
francesi
non
sanno
che
cosa
vogliono
.
I
comunisti
hanno
un
loro
programma
,
i
degaullisti
anche
.
Perfino
i
puri
del
regime
di
Pétain
vivono
di
una
loro
convinzione
arcaica
ma
ferma
.
Solo
i
«
clercs
»
che
parlano
in
nome
dell
'
intelligenza
francese
sfuggono
a
ogni
precisazione
,
si
difendono
dietro
il
comodo
riparo
della
crisi
individuale
.
Se
due
partiti
esistono
ancora
in
Francia
sono
quello
dei
rimasti
e
quello
dei
fuggiti
;
fra
gli
attuali
collaboratori
della
NRF
e
uomini
come
Malraux
o
Benda
si
è
creato
un
distacco
che
non
è
soltanto
ideologico
.
Nella
madrepatria
i
contrasti
spariscono
:
la
necessità
del
compromesso
ha
creato
quella
tendenza
politica
che
va
sotto
il
nome
straordinario
di
«
attesismo
»
e
che
esprime
una
situazione
spirituale
nuova
nella
storia
.
Gli
intellettuali
cercano
di
conciliare
le
esigenze
del
loro
mestiere
con
i
tempi
tragici
,
come
gli
uomini
di
Vichy
tentano
di
salvare
il
salvabile
nel
vecchio
giuoco
delle
diplomazie
.
Ma
abbandonati
fra
il
paternalismo
cattolico
del
maresciallo
e
il
cinismo
degli
ideologi
di
destra
i
francesi
rischiano
di
perdere
qualcosa
che
è
più
importante
delle
colonie
atlantiche
e
della
flotta
:
rischiano
di
perdere
il
senso
umano
della
virilità
.
Virili
erano
ancora
quelli
che
la
guerra
ha
sorpresi
,
piccoli
borghesi
di
Parigi
e
contadini
della
provincia
,
partiti
«
pour
faire
peur
à
Hitler
»
con
le
loro
goffe
divise
e
con
i
loro
vecchi
aeroplani
.
Alcuni
di
loro
sono
morti
;
altri
scontano
ora
nei
campi
di
concentramento
e
nel
lavoro
obbligatorio
l
'
ingenuità
di
un
tempo
in
cui
tutto
sembrava
troppo
vicino
.
Al
loro
posto
sono
apparsi
i
profeti
della
reazione
,
i
128
piccoli
Machiavelli
che
genera
ogni
sconfitta
.
La
scritta
«
liberté
,
égalité
,
fraternité
»
è
scomparsa
dai
frontoni
dei
palazzi
,
indice
di
un
tempo
che
bisogna
scordare
;
e
Montherlant
detta
ai
contemporanei
i
precetti
di
un
'
etica
nietzschiana
.
Forse
tutto
questo
non
è
che
fermento
del
dopoguerra
,
e
in
Germania
lo
«
spenglerismo
»
non
fu
meno
orgoglioso
e
funesto
,
Ma
per
la
nostra
chiarezza
e
senza
alcuna
animosità
occorre
definire
i
valori
della
Francia
di
oggi
.
Riconoscere
che
quel
mondo
appare
povero
,
debole
e
corrotto
di
fronte
alle
vere
forze
che
combattono
in
Europa
,
di
fronte
a
un
solo
soldato
russo
o
tedesco
caduto
nella
pianura
orientale
per
la
difesa
di
un
ordine
che
serva
all
'
Europa
futura
.
XXII
.
Un
messaggio
sbagliato
Sulle
scogliere
di
marmo
.
Ernst
Jünger
,
di
cui
si
comincia
a
parlare
ora
in
Francia
e
in
Italia
e
che
anche
in
Germania
è
considerato
con
grande
disparità
di
giudizi
,
è
forse
il
maggiore
scrittore
tedesco
di
oggi
.
Una
definizione
così
brusca
deve
essere
presa
con
cautela
:
emergere
nel
mondo
letterario
della
Germania
contemporanea
non
significa
portare
un
messaggio
nuovo
e
positivo
,
ma
affermare
con
un
certo
diritto
la
propria
validità
letteraria
.
In
questo
senso
Ernst
Jünger
ha
un
'
importanza
già
chiara
:
il
suo
posto
nella
prosa
tedesca
è
quello
di
un
maestro
;
e
fra
coloro
che
scrivono
e
pubblicano
entro
i
confini
del
grande
Reich
forse
il
solo
Carossa
può
stargli
a
pari
per
naturale
dignità
di
scrittore
.
A
Carossa
,
che
gli
si
potrebbe
contrapporre
come
uomo
e
come
«
Weltanschauung
»
,
lo
apparenta
anche
la
posizione
che
essi
occupano
di
fronte
alla
storia
letteraria
tedesca
.
Provenienti
da
mondi
di
dottrina
e
di
gusto
affatto
diversi
essi
sono
i
più
illustri
epigoni
della
tradizione
letteraria
tedesca
,
e
in
questo
rappresentano
meglio
di
ogni
altro
le
sorti
di
una
cultura
che
non
ha
saputo
rinnovarsi
oltre
certi
limiti
e
vive
in
modo
assai
precario
di
un
patrimonio
ereditato
.
Carossa
ripete
nella
sua
calma
e
nobile
maturità
il
mito
di
Goethe
,
molto
attenuato
e
impoverito
;
Jünger
si
può
considerare
l
'
ultimo
episodio
della
tradizione
romantica
e
precisamente
di
quella
via
orfica
e
tumultuosa
che
passa
nei
suoi
ultimi
«
detours
»
attraverso
Nietzsche
e
George
.
Tale
qualifica
gli
viene
dal
suo
gusto
di
prosatore
e
di
stilista
non
meno
che
dal
suo
atteggiamento
di
pensiero
,
che
fa
di
lui
una
figura
estremamente
rappresentativa
per
indicare
la
crisi
odierna
.
Gli
inizi
di
Jünger
sono
caratteristici
.
Egli
si
rivelò
al
pubblico
come
scrittore
di
guerra
nel
1919
,
e
dai
primi
diari
di
quegli
anni
fino
alle
ultime
meditazioni
dell
'
uomo
maturo
,
la
guerra
è
rimasta
il
motivo
inspiratore
della
sua
arte
,
le
leggi
e
i
valori
del
combattimento
i
termini
della
sua
moralità
.
Questa
esperienza
si
è
riflessa
prima
di
tutto
in
una
forma
letteraria
nuova
;
la
prosa
rigida
del
giovane
scrittore
,
il
taglio
netto
del
suo
discorso
lo
hanno
separato
subito
dalla
marca
di
retori
tornati
dal
fronte
e
hanno
elevato
i
suoi
saggi
di
guerra
sopra
molte
pagine
celebrative
o
patetiche
nate
in
Germania
dopo
la
disfatta
.
L
'
annullamento
delle
più
forti
emozioni
in
una
immagine
fredda
e
perfetta
,
il
riscatto
della
povertà
umana
attraverso
la
visione
fantastica
,
sono
stati
la
sua
scoperta
originaria
e
hanno
dato
alle
sue
prime
opere
il
sigillo
formale
della
«
Stahlhartromantik
»
.
Più
tardi
questa
dote
naturale
si
è
progressivamente
affinata
sino
a
produrre
quei
liberi
giuochi
della
fantasia
che
con
il
nome
di
Capricci
e
figure
e
di
Foglie
e
pietre
costituiscono
il
più
autorevole
contributo
di
Jünger
alla
letteratura
moderna
europea
.
D
'
altra
parte
la
sua
intelligenza
costruttiva
si
esercitava
su
temi
politici
e
sociologici
,
e
negli
ultimi
anni
di
Weimar
Jünger
pubblicava
un
saggio
sulla
Mobilitazione
totale
e
l
'
opera
teorica
Il
lavoratore
in
cui
è
annunciato
il
sorgere
di
una
società
futura
fondata
,
come
un
moderno
ordine
cavalleresco
,
sulla
disciplina
del
lavoro
.
Questi
saggi
,
che
pure
hanno
avuto
un
notevole
influsso
sulle
tendenze
più
avanzate
della
Germania
del
dopoguerra
,
portano
i
segni
della
vocazione
letteraria
dell
'
autore
,
e
sono
importanti
piuttosto
come
indicazione
di
un
interesse
culturale
che
per
il
loro
contenuto
di
dottrina
.
All
'
infuori
delle
divagazioni
politiche
Jünger
torna
sempre
all
'
autobiografia
;
e
pura
autobiografia
è
un
piacevolissimo
romanzo
Giuochi
africani
in
cui
è
raccontato
con
molta
vivacità
di
colori
un
episodio
avventuroso
della
sua
adolescenza
.
Salvo
che
per
uno
studio
di
Delio
Cantimori
sullo
scrittore
politico
e
per
alcuni
saggi
di
traduzione
apparsi
sulla
rivista
romana
«
La
Ruota
»
,
l
'
opera
di
Jünger
non
era
conosciuta
in
Italia
.
Alessandro
Pellegrini
ha
raccolto
ora
in
un
volume
della
«
Medusa
»
di
Mondadori
il
libro
più
significativo
della
sua
recente
evoluzione
:
Sulle
scogliere
di
marmo
e
alcuni
capitoli
tolti
dai
precedenti
volumi
di
saggi
.
In
quelle
ultime
pagine
di
Capricci
gli
amatori
del
giuoco
fantastico
potranno
trovare
i
più
raffinati
esempi
dell
'
intelligenza
da
acquario
di
Ernst
Jünger
.
La
sua
crudeltà
cerebrale
,
il
suo
gusto
del
nitido
e
del
levigato
si
esprimono
in
quei
brevi
capitoli
con
grande
forza
persuasiva
,
e
la
traduzione
veramente
notevole
di
Pellegrini
permette
di
seguirne
tutte
le
asperità
e
le
dolcezze
con
una
mano
delicatissima
.
Lo
stesso
mondo
di
superbo
estetismo
,
ma
più
compatto
e
uniforme
,
riappare
nelle
Scogliere
di
marmo
,
unito
a
una
insolita
profondità
di
significati
.
In
una
regione
fantastica
,
che
per
i
suoi
aspetti
fisici
ricorda
la
Dalmazia
,
mentre
per
i
nomi
dei
luoghi
e
la
natura
dei
personaggi
appartiene
a
una
curiosa
mitologia
,
si
svolge
la
lotta
fra
l
'
ordine
umano
,
impersonato
in
alcune
figure
di
saggi
e
di
eremiti
,
e
l
'
irrompere
oscuro
della
violenza
e
della
follia
.
Il
pregio
letterario
del
libro
è
nella
sapiente
descrizione
di
questa
marea
montante
dell
'
angoscia
e
nella
libertà
stilistica
di
alcune
pagine
,
mentre
altrove
il
linguaggio
ricercato
e
purissimo
non
riesce
sempre
a
sostenere
lo
sforzo
di
uno
stile
così
prezioso
.
Tuttavia
l
'
interesse
del
libro
,
il
suo
valore
di
curiosità
è
,
piuttosto
che
in
queste
qualità
letterarie
,
nel
suo
significato
di
confessione
personale
,
Jünger
ha
tradotto
la
sua
esperienza
del
dopoguerra
in
una
allegoria
che
non
si
sa
se
più
ingenua
o
temeraria
.
I
riferimenti
sono
così
chiari
che
si
potrebbe
quasi
compilare
un
glossario
:
così
i
mauretani
,
politecnici
della
potenza
,
sono
i
militari
,
la
guerra
di
Alta
Piana
è
la
grande
guerra
;
e
altrettanto
facile
sarebbe
riconoscere
Bracquemart
e
le
tetre
bande
del
Forestaro
.
Questo
premere
dell
'
esperienza
sulla
fantasia
prova
la
serietà
con
cui
Jünger
ha
sentito
certi
problemi
del
suo
tempo
;
insieme
sollecita
a
un
dialogo
e
propone
alcune
soluzioni
per
i
giovani
venuti
dopo
.
Pellegrini
sottolinea
nella
sua
intelligente
prefazione
il
motivo
di
riscatto
religioso
che
dà
al
libro
un
valore
apostolico
;
e
in
realtà
molti
in
Germania
credono
al
messaggio
di
Jünger
.
Ma
nonostante
i
suoi
significati
religiosi
e
guerrieri
Jünger
appartiene
per
noi
a
una
letteratura
decadente
o
,
se
si
preferisce
,
decaduta
.
Egli
non
ha
nulla
da
dire
alla
nostra
generazione
,
e
i
soldati
tedeschi
che
si
sono
portati
al
fronte
Auf
den
Marmorklippen
accanto
ai
testi
di
Goethe
hanno
commesso
un
grave
errore
di
scelta
.
Nello
stesso
anno
in
cui
usciva
in
Germania
Auf
den
Marmorklippen
,
Elio
Vittorini
pubblicava
in
Italia
Conversazione
in
Sicilia
.
I
due
libri
portano
due
messaggi
assolutamente
diversi
e
significano
nelle
loro
evidenti
allegorie
il
contrasto
di
due
tempi
fra
cui
forse
si
iscriverà
il
segno
di
una
vera
rottura
.
XXIII
.
Il
mondo
offeso
Scrittori
a
Weimar
.
«
A
nome
del
suo
presidente
Hans
Carossa
ho
l
'
onore
di
invitarvi
al
Convegno
dell
'
Unione
degli
scrittori
europei
che
avrà
luogo
a
Weimar
dal
7
all'11
ottobre
»
.
Seguivano
a
queste
parole
frasi
di
circostanza
,
promesse
di
vita
facile
e
la
firma
di
un
funzionario
dell
'
Ambasciata
tedesca
.
Poco
dopo
arrivò
un
biglietto
di
Vittorini
che
era
stato
invitato
anche
lui
e
questa
presenza
di
un
amico
mi
mise
di
buon
umore
;
mandai
un
corretto
telegramma
di
ringraziamento
e
preparai
le
valige
.
La
Germania
è
solenne
quando
si
arriva
dal
Brennero
la
mattina
:
i
prati
sono
freschi
e
le
montagne
imminenti
,
contadine
lavorano
curve
sulla
terra
e
i
vecchi
sono
immobili
accanto
alle
loro
case
aguzze
.
Qualche
prigioniero
si
intravede
lungo
i
binari
e
alle
stazioni
salgono
giovani
soldati
,
ma
non
entrano
nel
paesaggio
inumano
della
montagna
e
nulla
ricorda
il
respiro
affannoso
e
l
'
ansia
precoce
di
altri
paesi
in
guerra
.
Anche
a
Monaco
poco
era
mutato
dalle
ultime
volte
:
soltanto
qualche
vetrina
era
sostituita
da
parti
di
legno
,
segno
probabile
della
incursione
inglese
,
e
su
quelle
ancora
rotte
una
scritta
annunziava
con
brevità
tedesca
:
«
Wer
plündert
wird
erschossen
»
(
Chi
rapina
è
ucciso
)
.
Poi
venne
la
Franconia
calma
e
deserta
,
i
tetti
di
Norimberga
sotto
il
sole
e
le
piccole
stazioni
popolate
di
donne
.
Solo
la
sera
la
terra
diventò
«
nigra
»
,
quando
il
treno
entrò
in
Turingia
in
mezzo
alle
foreste
e
si
avvicinarono
le
città
dai
nomi
claustrali
,
Bebra
,
Fulda
,
Apolda
.
Bisognò
allora
cambiare
in
piccole
stazioni
e
io
caddi
cercando
di
prendere
il
treno
in
corsa
;
peregrinai
per
Jena
in
un
buio
terribile
alla
ricerca
dell
'
Orso
nero
,
e
finalmente
mi
addormentai
fra
le
braccia
dello
stesso
Orso
nero
,
rimandando
al
giorno
dopo
l
'
ultimo
breve
tragitto
.
La
prima
sorpresa
la
mattina
furono
le
facce
familiari
e
assonnate
degli
italiani
:
Cecchi
,
Baldini
e
Falqui
che
aspettavano
allo
stesso
binario
,
accompagnati
da
un
inviato
del
Ministero
della
Propaganda
tedesco
.
Il
barone
Von
Hutten
,
discendente
dell
'
umanista
e
uomo
compitissimo
e
spiritoso
,
fu
per
tutto
il
nostro
soggiorno
un
tutore
estremamente
sollecito
del
nostro
benessere
.
Quel
giorno
dovette
subito
placare
un
piccolo
incidente
con
un
signore
di
aspetto
professorale
che
non
voleva
riconoscere
il
nostro
diritto
allo
scompartimento
riservato
e
protestava
,
in
lingua
aulica
.
Alla
minaccia
di
fare
intervenire
gli
agenti
costui
si
alzò
pronunciando
con
dignità
la
frase
:
«
Cedo
alla
violenza
»
,
e
Cecchi
insistette
per
portarlo
con
noi
a
Weimar
e
presentarlo
al
congresso
,
ma
la
severità
e
l
'
ordine
del
convegno
non
l
'
avrebbero
tollerato
.
Di
quell
'
ordine
severo
e
esemplare
riconoscemmo
i
primi
segni
quando
,
arrivati
all
'
Albergo
dell
'
Elefante
,
luogo
già
famoso
in
tempi
parlamentari
e
ora
rinnovato
per
i
fasti
nazionalsocialisti
,
ci
buttarono
addosso
marchi
,
tagliandi
per
il
vitto
,
programmi
,
biglietti
d
'
ingresso
e
carte
per
il
fumo
.
Restava
appena
il
tempo
per
farsi
la
barba
e
poi
Cecchi
dovette
pronunciare
un
discorso
sullo
stato
della
presente
letteratura
in
Italia
.
Disse
cose
intelligenti
con
voce
sommessa
e
affrettata
e
il
semicerchio
degli
ospiti
riuniti
nella
Sala
del
Camino
si
mosse
concorde
ad
applaudirlo
.
Avevamo
tanta
gente
intorno
a
noi
che
era
difficile
riconoscere
con
chi
si
aveva
a
che
fare
.
Solo
più
tardi
le
successive
relazioni
permisero
di
tracciare
i
confini
nella
complicata
geografia
della
nuova
Europa
;
le
facce
corrisposero
ai
visi
,
gli
interpreti
gettarono
i
primi
ponti
.
Mancava
il
Presidente
,
Carossa
,
malato
in
Italia
,
e
mancava
Papini
;
li
sostituiva
un
piccolo
professore
finlandese
,
Koskenniemi
,
e
dirigeva
le
discussioni
il
segretario
generale
della
società
,
il
romanziere
Rothe
,
uomo
intelligente
e
preciso
,
molto
idoneo
al
suo
compito
.
Le
discussioni
non
dovevano
toccare
per
ora
argomenti
letterari
,
su
cui
sarebbe
stato
difficile
trovare
un
linguaggio
comune
,
ma
ciascuna
delegazione
si
limitava
a
riferire
sull
'
attività
svolta
dalla
società
nel
proprio
paese
.
La
delegazione
italiana
era
una
delle
più
numerose
.
Farinelli
,
magnificamente
spettinato
,
generoso
di
parole
e
di
abbracci
,
pronto
a
rispondere
in
qualsiasi
lingua
a
qualsiasi
allocuzione
,
era
un
capo
esemplare
e
fu
uno
dei
maggiori
successi
del
convegno
.
Cecchi
e
Baldini
,
ritrosi
e
incuriositi
,
tradivano
la
loro
sorpresa
di
fronte
a
una
folla
insolita
:
a
volte
impaziente
Cecchi
,
placido
e
acuto
Baldini
(
confessò
una
sera
che
mai
come
in
mezzo
agli
scrittori
europei
si
era
sentito
Rione
Flaminio
)
.
In
realtà
la
loro
educazione
rondista
non
corrispondeva
al
clima
di
folclore
cosmopolita
che
inevitabilmente
si
era
creato
a
Weimar
;
e
Falqui
aggiungeva
alla
reazione
dei
due
maestri
un
rapido
e
vivace
commento
.
Accanto
agli
accademici
completavano
la
delegazione
Sertoli
,
in
rappresentanza
del
Ministero
,
e
due
professori
non
propriamente
letterati
,
Acito
e
Cogni
provati
amici
della
Germania
.
Due
giorni
prima
della
fine
arrivò
Vittorini
col
suo
aspetto
saraceno
e
il
suo
sorriso
di
uomo
dritto
.
Con
lui
,
che
non
parlava
la
lingua
ma
faceva
ugualmente
amicizie
e
si
intendeva
con
tutti
,
si
passò
una
piacevole
serata
in
compagnia
dei
francesi
e
di
una
giovane
e
civilissima
editrice
di
Berlino
,
Toni
Muller
.
Per
la
Francia
erano
venuti
Chardonne
e
Drieu
La
Rochelle
;
svagato
e
mondano
il
primo
,
chiuso
il
secondo
in
un
ironico
riserbo
come
conveniva
all
'
uomo
che
si
proclamava
il
più
intelligente
del
congresso
.
Li
accompagnavano
Thérive
,
il
critico
del
«
Temps
»
,
e
due
giovani
,
Blond
e
Fraigneau
:
gente
vivace
e
in
complesso
civile
,
per
quanto
di
una
civiltà
più
di
costume
che
di
cultura
.
La
Spagna
era
rappresentata
da
tre
signori
in
uniforme
nera
,
coperti
delle
più
rutilanti
decorazioni
che
io
avessi
mai
visto
,
parchi
di
parole
e
animati
nei
gesti
(
si
facevano
il
segno
della
croce
a
ogni
partenza
di
treno
)
.
Per
la
Svizzera
c
'
era
Knittel
,
sanguigno
e
massiccio
come
i
suoi
libri
;
per
il
Belgio
,
d
'
Hubermont
,
qualche
olandese
e
qualche
fiammingo
.
Ma
il
tono
fondamentale
era
dato
dai
balcanici
e
dagli
scandinavi
i
quali
riempivano
tre
quarti
dei
seggi
con
le
loro
donne
e
i
loro
costumi
,
le
loro
barbe
e
i
loro
premi
Nobel
.
Intendersi
con
questa
gente
sul
piano
letterario
non
era
facile
.
Gli
interpreti
riducevano
in
italiano
e
in
tedesco
i
diversi
idiomi
europei
,
ma
la
diversità
degli
accenti
restava
fortissima
,
e
fra
il
discorso
moderato
di
Cecchi
e
quello
successivo
di
uno
scrittore
norvegese
il
quale
compose
una
specie
di
rapsodia
sulla
storia
della
sua
terra
e
parlò
delle
rune
e
degli
scaldi
e
della
futura
Norvegia
come
grande
potenza
dello
spirito
,
i
punti
di
contatto
erano
minimi
.
Così
l
'
augurio
finale
di
Karl
Rothe
che
nella
prossima
riunione
si
potesse
parlare
di
libri
e
di
programmi
culturali
senza
uniformi
e
senza
fotografi
,
fu
accolto
con
un
applauso
amichevole
e
sfiduciato
.
A
Weimar
i
fotografi
imperavano
.
E
tuttavia
la
parte
delle
uniformi
e
delle
insegne
non
fu
senza
interesse
per
chi
sapesse
subire
il
difficile
tirocinio
del
cerimoniale
tedesco
.
Ci
furono
innumerevoli
brindisi
e
innumerevoli
discorsi
,
gite
e
concerti
.
(
Una
gita
molto
bella
a
Eisenach
per
visitare
la
Wartburg
che
come
edificio
ha
la
caratteristica
di
molti
monumenti
storici
tedeschi
,
di
essere
cioè
una
rocca
medioevale
fatta
quasi
interamente
nel
secolo
scorso
,
ma
conserva
il
ricordo
di
Lutero
e
domina
bellissime
foreste
)
.
E
sullo
sfondo
di
queste
fitte
giornate
vedemmo
muoversi
e
funzionare
la
grande
macchina
tedesca
.
Diretti
egregiamente
dal
dottor
Hövel
del
Ministero
della
Propaganda
,
pochi
fiduciari
e
qualche
ragazza
provvedevano
ai
compiti
della
giornata
,
organizzavano
viaggi
e
partenze
,
distribuivano
denaro
,
subivano
i
capricci
degli
ospiti
.
Cameriere
energiche
e
veloci
servivano
a
tavola
con
l
'
impeto
delle
truppe
d
'
assalto
,
e
alle
porte
montavano
la
guardia
ragazzi
della
Hitler
-
Jugend
,
dritti
sulle
gambe
lunghe
,
silenziosi
e
ubbidienti
nelle
loro
uniformi
nere
.
Quella
era
la
Germania
,
un
'
immagine
ridotta
e
familiare
dell
'
altra
più
aspra
che
combatte
a
Oriente
,
ma
simile
nella
struttura
interiore
e
nei
caratteri
umani
.
Quanto
ai
poeti
,
i
tedeschi
che
erano
numerosissimi
,
svolgevano
le
loro
riunioni
separati
e
noi
eravamo
loro
ospiti
solo
nelle
occasioni
più
solenni
;
così
non
fu
sempre
possibile
raggiungere
chi
si
voleva
conoscere
e
vedere
i
pochi
a
cui
era
giusto
attribuire
un
valore
letterario
.
Mancavano
i
due
maggiori
,
Carossa
e
Jünger
,
e
qualche
altro
non
era
stato
invitato
:
dei
nomi
più
noti
in
Italia
c
'
erano
Mechow
e
Alverdes
,
Biscoff
,
Britting
,
la
Miegel
.
C
'
erano
i
due
capi
della
letteratura
ufficiale
,
Blunck
e
Johst
,
e
c
'
era
il
giovane
lirico
Gerhard
Schumann
in
uniforme
di
generale
delle
SA
.
Uno
dopo
l
'
altro
i
veri
protagonisti
delle
riunioni
salivano
sul
podio
nella
casa
del
partito
e
pronunciavano
un
discorso
;
le
loro
relazioni
,
ascoltate
con
molto
rispetto
e
definite
,
spesso
non
a
torto
,
«
fabelhaft
»
,
avevano
carattere
prevalentemente
politico
:
così
Dwinger
parlò
sul
bolscevismo
come
minaccia
per
la
civiltà
e
Schumann
sulla
poesia
di
guerra
.
Finalmente
domenica
11
ottobre
,
ultimo
giorno
del
congresso
,
scrittori
tedeschi
e
ospiti
stranieri
si
riunirono
per
partecipare
all
'
atto
ufficiale
di
chiusura
.
Lo
scenario
cambiò
di
colpo
come
nell
'
epilogo
di
un
dramma
barocco
:
il
tono
dimesso
e
democratico
delle
sedute
in
albergo
cedette
al
più
rigido
stile
totalitario
e
i
signori
che
erano
stati
accanto
a
noi
in
comune
abito
grigio
si
coprirono
a
un
tratto
di
aquile
e
di
nastrini
.
La
grande
sala
della
Weimarhalle
era
pavesata
di
bandiere
:
il
rosso
e
l
'
oro
dei
generali
splendevano
nelle
prime
file
tra
le
giacche
nere
degli
scrittori
europei
.
Un
'
orchestra
si
era
disposta
immobile
intorno
all
'
arengario
e
lampi
di
magnesio
diffondevano
brividi
dalle
gallerie
in
alto
.
«
Soldaten
und
Fahnen
,
hoch
!
»
gridò
il
più
elevato
dei
gerarchi
presenti
ed
entrò
Goebbels
col
suo
passo
strascicato
e
un
seguito
di
personaggi
in
uniforme
.
Quindi
la
sala
si
ricompose
lentamente
mentre
l
'
orchestra
suonava
musiche
militari
.
Parlò
per
primo
il
Gauleiter
della
Turingia
,
Sauckel
,
il
quale
,
salutato
il
ministro
,
definì
i
nemici
contro
i
quali
combatte
l
'
Asse
:
bolscevismo
,
democrazia
,
giudaismo
,
americanismo
.
Poi
parlò
Johst
,
presidente
della
Camera
degli
scrittori
del
Reich
e
ripeté
l
'
assicurazione
del
Führer
che
da
questa
guerra
non
sarebbero
usciti
stati
borghesi
.
L
'
orchestra
eseguì
i
preludi
di
Liszt
che
simboleggiano
la
campagna
orientale
,
e
finalmente
salì
sul
podio
Goebbels
e
con
la
sua
voce
misurata
e
precisa
espose
agli
scrittori
le
direttive
del
terzo
Reich
.
La
parte
più
importante
del
discorso
fu
quella
polemica
:
in
Germania
si
disprezzano
gli
scrittori
che
scrivono
per
fini
estetici
,
lo
scrittore
che
resta
accanto
o
dietro
al
proprio
tempo
non
ha
diritto
di
esistere
.
Il
ministro
si
rallegrò
quindi
del
gran
numero
di
libri
e
di
altri
scritti
pubblicati
sulla
guerra
e
concluse
con
l
'
affermazione
più
volte
ripetuta
che
questa
che
si
combatte
non
è
solo
una
guerra
di
forze
materiali
ma
soprattutto
un
conflitto
di
spiriti
.
Così
la
guerra
,
che
per
qualche
giorno
era
stata
tenuta
lontano
dai
discorsi
cosmopoliti
,
ma
che
era
ancora
alta
su
quegli
uomini
e
dominava
il
loro
avvenire
,
tornò
fra
noi
come
l
'
ospite
principale
.
Il
giorno
fu
ancora
preso
da
riunioni
e
concerti
,
ma
la
mattina
dopo
rimasi
solo
a
Weimar
con
Vittorini
,
e
nella
città
vuota
di
ospiti
e
priva
di
bandiere
i
simboli
della
crisi
apparvero
più
scoperti
e
palesi
.
Goethe
e
Schiller
erano
nascosti
sotto
una
casupola
di
mattoni
,
finti
libri
erano
esposti
nelle
vetrine
e
le
donne
passeggiavano
sole
nel
vecchio
parco
di
Weimar
.
Con
Vittorini
che
conosce
«
il
mondo
offeso
»
fu
facile
parlare
di
quegli
argomenti
che
un
congresso
della
letteratura
europea
non
può
affrontare
;
della
letteratura
come
una
onesta
vocazione
,
e
soprattutto
dell
'
Europa
:
una
cosa
che
ci
pareva
troppo
grande
e
incerta
e
afflitta
perché
trecento
signori
riuniti
a
Weimar
nell
'
ottobre
1942
potessero
parlare
in
suo
nome
.
1943
XXIV
.
L
'
ultima
esperienza
francese
I
.
Profeti
senza
fede
.
Vichy
,
gennaio
Mentre
il
fascismo
francese
manifesta
la
sua
inanità
nelle
modeste
prove
dei
partiti
totalitari
di
Doriot
e
di
Déat
e
la
situazione
politica
della
Francia
si
precisa
sempre
meglio
come
una
situazione
di
puro
attesismo
(
a
Vichy
si
parla
di
«
quelques
chefs
indignes
»
;
ma
è
opportuno
ricordare
che
tutti
i
capi
militari
del
Nord
Africa
,
gli
uomini
cioè
meglio
qualificati
per
il
loro
lealismo
e
la
loro
devozione
a
Pétain
sono
passati
in
massa
alla
dissidenza
dopo
lo
sbarco
americano
)
,
si
va
affermando
in
alcuni
ceti
della
cultura
francese
un
fascismo
ideologico
,
una
dottrina
o
tendenza
fascista
,
che
ha
ormai
una
breve
tradizione
e
si
appoggia
a
qualche
nome
significativo
.
Montherlant
e
Drieu
La
Rochelle
sono
i
due
esempi
più
notevoli
di
questo
atteggiamento
intellettuale
e
Bénoist
-
Méchin
è
l
'
uomo
che
lo
ha
sostenuto
con
più
fortuna
sul
terreno
politico
fino
alla
sua
recente
caduta
.
A
questi
maestri
e
precursori
si
ispirano
diversi
gruppi
di
giovani
i
quali
,
anche
se
divisi
dai
loro
programmi
immediati
,
sono
però
riconoscibili
per
certi
caratteri
comuni
:
irrazionalismo
,
culto
della
forza
e
dell
'
onore
,
sentimenti
antidemocratici
,
imperialismo
come
meta
ultima
e
collaborazione
con
la
Germania
come
meta
vicina
.
Non
si
può
dire
in
complesso
che
si
tratti
di
un
fenomeno
imprevedibile
né
di
forze
nuove
venute
ora
a
maturazione
:
sono
piuttosto
voci
della
vecchia
Francia
che
si
perdevano
un
tempo
nel
confuso
clamore
della
terza
repubblica
e
che
,
per
essere
ora
le
sole
autorizzate
e
quelle
che
corrispondono
alla
congiuntura
politica
,
hanno
preso
un
tono
più
alto
e
s
'
impongono
all
'
attenzione
del
pubblico
.
Un
tipico
esponente
di
questa
sitoazione
è
Alfred
Fabre
-
Luce
.
Fabre
-
Luce
è
un
isolato
nella
vita
politica
e
un
signore
nella
vita
civile
.
Ancora
di
recente
Drieu
La
Rochelle
in
un
corsivo
della
«
Nouvelle
Revue
Française
»
,
intitolato
chi
sa
perché
Libéraux
,
faceva
delle
varianti
su
questa
condizione
di
patrizio
di
Fabre
-
Luce
,
che
per
molto
tempo
gli
ha
alienato
la
simpatia
della
critica
e
lo
ha
confinato
in
un
'
aura
di
dilettantismo
.
Egli
stesso
del
resto
contribuiva
a
questa
fama
disperdendo
la
sua
attività
in
tutte
le
zone
della
cultura
e
dedicandosi
alla
narrativa
,
al
teatro
e
alla
critica
,
con
esito
sempre
discutibile
.
Solo
dopo
la
guerra
Fabre
-
Luce
ha
puntato
decisamente
sul
suo
talento
politico
e
,
oltre
a
qualche
saggio
minore
,
ha
scritto
quella
fortunatissima
cronaca
della
vita
francese
dal
'39
al
'42
che
si
chiama
appunto
Journal
de
la
France
ed
è
uno
dei
libri
più
venduti
e
più
letti
degli
ultimi
anni
.
Il
Journal
è
un
libro
prezioso
per
seguire
l
'
evoluzione
degli
avvenimenti
e
delle
idee
nella
Francia
di
Pétain
e
,
benché
scritto
in
modo
un
po
'
ornato
e
pittoresco
(
letterariamente
Fabre
-
Luce
è
un
adepto
di
Giraudoux
)
,
rivela
una
mano
di
giornalista
non
comune
.
Quanto
ai
sentimenti
dell
'
autore
,
si
avverte
quella
inclinazione
a
destra
che
,
variamente
mascherata
,
è
poi
l
'
impronta
caratteristica
degli
uomini
della
sua
classe
e
dei
suoi
gusti
.
Tuttavia
per
indicare
con
esattezza
una
situazione
spirituale
il
Journal
non
basta
;
la
stessa
abilità
con
cui
è
scritto
lo
rende
evasivo
e
sfuggente
.
Fabre
-
Luce
ha
rimediato
a
questa
lacuna
dandoci
ora
un
libro
che
dovrebbe
essere
il
documento
migliore
per
intendere
ragioni
e
propositi
dei
suoi
compagni
di
dottrina
;
questa
Anthologie
de
l
'
Europe
nouvelle
(
Plon
,
1942
)
,
che
raccoglie
le
pagine
più
significative
dei
nuovi
classici
,
indica
i
profeti
e
le
guide
a
cui
dovrebbe
rivolgersi
la
gioventù
del
dopoguerra
.
Il
libro
si
apre
con
un
capitolo
che
è
intitolato
Realismo
e
che
con
il
solito
Machiavelli
e
il
solito
Nietzsche
e
un
insolito
e
ambiguo
Pascal
mette
insieme
una
professione
di
fede
di
pessimismo
generico
.
Ora
,
è
bene
forse
chiarire
un
punto
che
trascende
di
molto
l
'
importanza
del
signor
Fabre
-
Luce
e
delle
sue
idee
sull
'
avvenire
d
'
Europa
.
Si
può
essere
pessimisti
riguardo
ai
tempi
e
alle
circostanze
,
riguardo
alle
sorti
di
un
paese
o
di
una
classe
,
riguardo
a
questi
o
a
quegli
uomini
,
ma
non
si
può
essere
pessimisti
riguardo
all
'
uomo
.
Non
lo
si
può
,
almeno
quando
si
vuol
fare
della
politica
sul
serio
,
essere
cioè
uomini
prima
di
tutto
.
Un
tale
atteggiamento
che
una
moda
in
decadenza
si
ostina
a
considerare
sano
e
virile
,
è
soltanto
stupido
:
noi
abbiamo
superato
,
sì
,
l
'
ottimismo
dogmatico
di
Rousseau
,
come
questa
gente
non
si
stanca
di
ripetere
,
ma
non
abbiamo
scordato
che
tutte
le
grandi
rivoluzioni
sono
state
fatte
da
uomini
i
quali
credevano
nell
'
uomo
,
che
volevano
mutarlo
e
costringerlo
,
ma
che
in
definitiva
volevano
aiutarlo
.
A
che
scopo
altrimenti
fare
una
rivoluzione
e
non
legarsi
una
pietra
al
collo
e
buttarsi
in
mare
?
Così
il
vero
elemento
discriminatore
fra
rivoluzione
e
reazione
,
questo
sottile
sostegno
del
giudizio
storico
,
potrà
apparire
alla
nostra
coscienza
chiuso
nella
più
semplice
delle
formule
:
la
sorte
dell
'
uomo
di
fronte
ai
suoi
simili
.
Il
preteso
realismo
dei
rivoluzionari
decadenti
li
porta
invece
a
scegliersi
come
maestri
sociologi
invecchiati
e
politici
senza
fortuna
,
uomini
che
dalla
loro
stessa
inerzia
hanno
tratto
ispirazione
a
fantasie
e
progetti
di
potere
.
Dopo
un
inizio
così
netto
la
scelta
di
Fabre
-
Luce
non
lascia
molte
sorprese
.
I
nomi
che
si
susseguono
nei
diversi
capitoli
del
libro
appartengono
a
una
medesima
costellazione
politica
o
vi
sono
assunti
con
atto
arbitrario
(
Péguy
e
Georges
Sorel
,
secondo
la
distinzione
che
si
è
fatta
prima
,
restano
come
rivoluzionari
di
fronte
alla
storia
,
Nietzsche
è
troppo
vario
e
complesso
per
servire
da
trampolino
a
questi
esercizi
;
ma
H
.
S
.
Chamberlain
,
Spengler
,
Unamuno
,
Maurras
appartengono
a
una
sola
categoria
di
disordine
intellettuale
e
di
debolezza
umana
e
Jacques
Chardonne
,
che
Fabre
-
Luce
cita
coraggiosamente
sotto
il
titolo
Socialismo
antimarxista
,
è
soltanto
un
romanziere
di
second
'
ordine
che
fa
ridere
contrapposto
a
Marx
)
.
Il
compilatore
nota
nella
prefazione
che
la
parte
degli
anglosassoni
nella
formazione
delle
nuove
ideologie
sembra
essere
molto
modesta
,
mentre
Francia
e
Germania
vi
avrebbero
contribuito
più
di
tutte
le
altre
nazioni
.
E
il
merito
concreto
di
un
libro
di
questo
genere
dovrebbe
essere
almeno
quello
di
riavvicinare
la
cultura
francese
alla
tedesca
,
di
colmare
così
un
lungo
e
dannoso
silenzio
.
Ma
a
tutti
è
chiaro
che
la
cultura
tedesca
non
è
quella
rappresentata
in
queste
pagine
da
due
brani
di
Goethe
e
di
Nietzsche
e
da
tutte
le
povere
apparizioni
del
momento
:
i
Grimm
,
i
Kolbenheyer
,
gli
Dwinger
,
che
Fabre
-
Luce
presenta
con
l
'
ingenua
soddisfazione
del
neofita
.
E
come
l
'
autore
e
i
suoi
compagni
di
dottrina
non
hanno
riconosciuto
la
vera
tradizione
della
civiltà
tedesca
nelle
sue
forme
storiche
,
così
non
sono
riusciti
a
penetrare
l
'
essenza
della
Germania
di
oggi
,
di
quella
Germania
di
cui
pure
cercano
l
'
appoggio
e
ammirano
l
'
esempio
.
Essi
si
sono
fermati
nella
loro
ricerca
a
una
zona
tutta
esterna
di
polemica
ideologica
,
che
corrisponde
se
mai
alla
fase
preparatoria
del
nazionalsocialismo
.
Con
i
tedeschi
in
casa
non
si
sono
accorti
del
grande
mutamento
che
la
guerra
,
vera
prova
di
una
rivoluzione
,
ha
portato
in
Germania
,
semplificando
i
rapporti
e
riducendo
il
paese
a
uno
stato
elementare
di
tensione
da
cui
è
lontano
ogni
schema
ideologico
.
I
soldati
che
traversano
le
stazioni
d
'
Europa
carichi
d
'
inverosimili
bagagli
,
obbedienti
e
tranquilli
,
quegli
ufficiali
delle
SS
i
quali
trascorrono
le
loro
vacanze
pilotando
apparecchi
da
bombardamento
,
hanno
superato
Möller
van
der
Bruck
non
meno
di
Kant
,
non
sono
soltanto
fuori
di
un
'
ideologia
,
ma
fuori
dell
'
ideologia
.
Per
comprendere
questo
fenomeno
non
è
necessario
forse
leggere
tutto
Il
tramonto
dell
'
Occidente
,
ma
piuttosto
rivivere
lo
stato
febbrile
,
la
povertà
,
l
'
angoscia
da
cui
è
nato
il
terzo
Reich
.
Esperienze
tutte
estranee
e
incomprensibili
per
gli
uomini
educati
nella
Francia
fra
le
due
guerre
,
paese
delle
violenze
verbali
e
delle
caute
attese
.
2
.
La
decadenza
comune
.
Vichy
,
maggio
Se
questi
anni
di
confusione
e
di
equivoci
,
di
povertà
e
di
paura
,
vorranno
tuttavia
essere
ricordati
nella
storia
di
Francia
,
se
questo
paese
,
percorso
da
soldati
stranieri
e
logorato
dall
'
opportunismo
,
vorrà
lasciare
un
suo
magro
segno
ideologico
,
il
nome
di
Drieu
La
Rochelle
vi
sarà
certo
legato
.
Come
tutti
i
protagonisti
della
«
Révolution
nationale
»
,
egli
è
un
rappresentante
genuino
dei
tempi
che
si
vogliono
negare
(
giacché
la
caratteristica
di
questa
curiosa
rivoluzione
,
dove
i
marescialli
nonagenari
hanno
avuto
la
meglio
sui
generali
settantenni
,
è
di
essere
fatta
di
«
refou
-
lements
»
e
di
risacche
:
una
rivoluzione
di
cui
tutti
i
capipopolo
sono
Philippe
Égalité
)
.
Come
la
maggior
parte
di
loro
egli
è
un
protagonista
involontario
,
e
credo
che
sarebbe
per
il
primo
molto
scontento
di
sentirsi
citare
in
questi
termini
e
in
questa
compagnia
.
Pure
,
quando
nella
propria
vita
si
fa
della
politica
intellettuale
,
bisogna
rassegnarsi
ai
pericolosi
soprassalti
della
macchina
politica
,
e
oggi
Drieu
La
Rochelle
si
trova
auotomaticamente
al
centro
di
un
mondo
di
interessi
e
di
opinioni
a
cui
è
forse
lontano
dal
dare
il
proprio
consenso
.
Soravvissuto
al
crollo
dei
monumenti
repubblicani
,
invocato
ai
giovani
come
maestro
,
direttore
del
maggiore
organo
della
cultura
francese
militante
,
la
«
Nouvelle
Revue
Française
»
,
egli
deve
assumere
per
forza
certi
impegni
e
certe
responsabilità
.
Questa
è
la
giusta
conclusione
di
una
carriera
intellettuale
sempre
leggermente
pervertita
,
che
lo
ha
portato
a
credere
in
formule
negative
e
a
vedere
in
Jacques
Doriot
il
vero
rivoluzionario
dei
nostri
tempi
.
Pure
la
sua
eresia
non
merita
una
condanna
sommaria
,
perché
nel
corso
della
sua
lunga
avventura
Drieu
ha
avuto
almeno
un
merito
:
ha
salvato
una
lucidità
di
idee
e
una
esattezza
di
termini
che
mancano
di
solito
agli
eresiarchi
e
che
permettono
una
precisa
valutazione
del
suo
errore
.
Rifacevo
questa
constatazione
leggendo
la
prefazione
scritta
nel
'42
alla
nuova
edizione
integrale
di
Gilles
,
una
lucida
e
intelligente
prefazione
a
un
brutto
romanzo
.
Gilles
è
brutto
per
molte
ragioni
:
intanto
è
uno
degli
esempi
più
cospicui
di
quella
che
si
potrebbe
chiamare
«
l
'
illusione
del
romanzo
»
prosperata
con
la
NRF
.
Si
sa
l
'
importanza
preponderante
che
quel
gruppo
di
scrittori
accordò
al
romanzo
attraverso
una
discutibile
poetica
:
praticamente
il
romanzo
,
portato
a
un
limite
estremo
di
ibridismo
,
divenne
il
pretesto
buono
a
tutti
per
raccontare
le
proprie
faccende
private
o
per
esporre
le
proprie
idee
generali
.
Gilles
è
un
caso
tipico
di
questa
doppia
deviazione
;
e
del
resto
la
critica
più
avveduta
l
'
ha
riconosciuto
fin
dal
primo
momento
negandogli
ogni
merito
come
opera
narrativa
.
Ma
questa
constatazione
indurrebbe
semplicemente
a
non
parlarne
:
io
credo
invece
che
di
Gilles
si
debba
parlare
,
perché
questo
libro
,
che
racconta
la
vita
di
un
francese
fra
le
due
guerre
e
in
cui
evidentemente
molti
francesi
si
sono
riconosciuti
(
se
ne
sono
fatte
27
edizioni
)
,
è
uno
dei
documenti
più
precisi
e
convincenti
sul
costume
francese
degli
ultimi
venti
anni
.
Drieu
stesso
si
rende
conto
dell
'
importanza
principalmente
polemica
del
suo
libro
quando
nella
prefazione
porta
prima
di
tutto
la
discussione
sul
terreno
morale
.
«
Mi
sono
trovato
come
tutti
gli
altri
scrittori
contemporanei
di
fronte
a
un
fatto
schiacciante
:
la
decadenza
»
.
Questo
è
il
presupposto
del
libro
a
cui
è
indispensabile
risalire
per
comprenderne
certi
aspetti
essenziali
.
La
povertà
di
sangue
e
la
miseria
morale
di
una
società
a
cui
l
'
uomo
solo
non
può
sfuggire
sono
i
motivi
su
cui
Drieu
ha
costruito
il
suo
romanzo
saggio
.
E
questa
povertà
di
sangue
,
questa
miseria
morale
risultano
benissimo
dalla
triste
vicenda
di
Gilles
,
dalla
celebrazione
di
una
gente
erotica
e
finanziaria
,
annegata
nell
'
adulteno
e
nel
traffico
politico
,
sempre
più
lontana
da
un
'
immagine
concreta
dell
'
uomo
.
Ma
quello
che
forse
Drieu
non
sospetta
è
quanto
egli
stesso
sia
complice
di
quella
miseria
,
indissolubilmente
legato
ai
suoi
personaggi
da
una
comunità
di
linguaggio
e
di
gusti
che
lo
tradisce
come
una
somiglianza
fisionomica
.
Egli
pretende
di
scrivere
la
satira
della
borghesia
francese
,
ma
la
satira
presuppone
un
distacco
netto
,
l
'
appartenenza
a
una
sfera
che
ha
già
rotto
i
ponti
con
il
mondo
che
si
vuole
rappresentare
.
Hemingway
ha
descritto
ambienti
e
persone
in
preda
a
un
'
orribile
decadenza
,
ma
vi
è
passato
attraverso
netto
come
il
suo
linguaggio
,
e
chi
chiude
The
Sun
Also
Rises
si
sente
fresco
e
tranquillo
come
dopo
la
più
onesta
delle
letture
.
Così
in
Francia
il
pessimismo
totale
di
Jean
-
Paul
Sartre
,
in
Italia
l
'
acredine
del
primo
Moravia
sono
molto
meno
corrotti
di
questo
libro
politico
,
perché
suppongono
appunto
una
satira
risoluta
e
sincera
.
Drieu
al
contrario
è
profondamente
radicato
in
un
mondo
di
cui
vede
l
'
insufficienza
:
vi
dedica
la
sua
amara
ironia
,
ma
non
osa
fare
un
gesto
per
liberarsene
.
E
qui
è
la
nozione
stessa
di
decadenza
che
viene
in
causa
e
determina
una
variazione
.
La
decadenza
non
è
mai
un
fatto
«
écrasant
»
per
l
'
individuo
,
è
sempre
un
fatto
possibile
che
si
tratta
di
subire
o
di
respingere
.
Nella
sua
prefazione
Drieu
rimprovera
ad
altri
scrittori
contemporanei
l
'
evasione
dal
loro
mondo
naturale
per
paura
di
cedere
ai
pericoli
circostanti
.
Ma
quella
evasione
indica
appunto
la
vitalità
delle
reazioni
di
un
uomo
contro
le
insidie
sociali
:
Malraux
che
cerca
in
Cina
e
in
Spagna
quei
motivi
umani
che
non
trova
in
Francia
è
un
esempio
positivo
,
ed
è
per
questo
che
L
'
espoir
resterà
come
un
libro
edificante
,
mentre
Gilles
sarà
appena
l
'
ultima
celebrazione
di
una
crisi
senza
uscite
.
Tale
problema
della
decadenza
di
un
uomo
e
di
una
società
è
immanente
sull
'
orizzonte
politico
europeo
,
e
il
desiderio
di
discuterlo
la
sola
origine
di
questo
commento
.
Esso
ci
tocca
tutti
in
quanto
figli
e
partecipi
di
una
civiltà
borghese
,
ed
è
tanto
più
necessario
meditarlo
di
fronte
a
uomini
come
Drieu
,
Montherlant
o
Ernst
Jünger
che
ce
ne
offrono
soluzioni
ingannevoli
e
vestono
di
ambigue
parole
la
semplice
figura
della
rivoluzione
.
XXV
.
La
lotta
contro
gli
idoli
Americana
.
Un
libro
conta
sempre
per
quello
che
non
si
propone
,
per
quel
margine
di
imprevisto
che
contiene
in
sé
come
una
riserva
di
energia
e
di
vigore
.
Così
l
'
antologia
di
Vittorini
,
Americana
,
apparsa
in
una
raccolta
di
opere
di
carattere
divulgativo
e
facile
a
confondersi
in
una
nozione
critica
comune
.
Quando
si
parla
di
narrativa
tedesca
o
di
teatro
religioso
si
allude
a
un
'
unità
scolastica
,
a
un
pretesto
di
cultura
.
Ma
il
libro
di
cui
vogliamo
parlare
conta
per
un
significato
diverso
:
vale
come
il
messaggio
disinvolto
di
un
popolo
a
chi
è
lontano
dalle
sue
rive
e
la
risposta
orgogliosa
dell
'
America
ai
problemi
del
mondo
nuovo
.
Questa
è
stata
almeno
la
riuscita
di
Vittorini
,
e
su
questa
riuscita
polemica
si
può
iniziare
un
discorso
più
vivo
di
quello
che
spetterebbe
a
una
semplice
antologia
di
testi
.
Americana
:
la
brevità
del
nome
suggella
la
ricchezza
delle
intenzioni
,
evoca
la
fantasia
dei
viaggiatori
piuttosto
che
lo
studio
dei
filologi
.
L
'
America
è
stata
sempre
da
noi
oggetto
di
una
valutazione
unitaria
:
forse
la
sua
compattezza
geografica
e
la
distanza
sul
mare
hanno
contribuito
a
creare
questo
mito
di
un
paese
che
cresce
come
un
unico
corpo
e
si
configura
e
si
atteggia
secondo
abitudini
proprie
.
Emigranti
arrivavano
da
tutte
le
terre
d
'
Europa
,
ma
la
grande
voce
dell
'
America
copriva
presto
il
frastuono
delle
lingue
diverse
e
confondeva
in
un
'
unica
razza
i
popoli
lontani
.
Architetture
sorgevano
di
fronte
ai
due
oceani
diverse
da
quelle
delle
nostre
città
.
E
quando
questo
slancio
del
vivere
superò
la
sua
fase
iniziale
,
uscì
dalle
praterie
e
dalle
miniere
per
farsi
industria
e
potenza
,
la
curiosità
indulgente
degli
europei
si
coprì
di
un
tono
polemico
,
finché
parve
a
qualcuno
che
un
vero
conflitto
fosse
sorto
tra
le
due
civiltà
,
simile
all
'
urto
violento
e
inevitabile
delle
età
successive
.
Questo
complesso
di
diffidenza
e
di
curiosità
trovò
altrove
la
sua
espressione
naturale
in
una
ricca
sociologia
;
soprattutto
dopo
la
guerra
,
quando
l
'
America
entrò
da
vicino
nella
vita
europea
e
impose
i
propri
gusti
e
le
proprie
tendenze
.
Allora
si
studiò
questo
astratto
nei
suoi
fenomeni
più
appariscenti
,
la
democrazia
totale
e
il
cinematografo
,
la
musica
negra
e
i
cartelli
industriali
;
altri
processi
restarono
indistinti
nell
'
ombra
,
troppo
embrionali
o
discosti
per
colpire
occhi
non
esercitati
.
Da
noi
in
Italia
la
sociologia
non
fiorisce
,
e
le
relazioni
fra
i
due
popoli
rimasero
allo
stato
grezzo
dei
rapporti
di
massa
:
influenzate
dalla
povertà
degli
emigranti
,
dagli
aspetti
più
chiassosi
della
pubblicità
.
Pure
la
forma
America
era
ormai
troppo
netta
all
'
orizzonte
per
non
suscitare
la
curiosità
degli
intellettuali
;
e
accanto
a
libri
lirici
,
come
quello
di
Soldati
,
e
ai
documenti
inespressivi
del
giornalismo
politico
,
uscì
qualche
anno
fa
America
amara
,
primo
saggio
importante
delle
reazioni
della
nostra
intelligenza
alle
forme
ormai
mature
della
cultura
americana
.
America
amara
è
un
libro
esemplare
.
Puro
di
linguaggio
come
pochi
scrittori
europei
e
sensibile
al
valore
della
parola
attraverso
una
sottile
educazione
letteraria
,
Cecchi
porta
con
sé
i
limiti
della
«
regione
»
:
subisce
lo
spazio
come
un
ostacolo
invalicabile
.
La
Toscana
,
questa
regione
troppo
civile
,
è
presente
in
ogni
suo
giudizio
,
e
le
figure
ormai
consuete
del
paesaggio
toscano
sono
il
limite
di
ogni
altra
terra
.
Viaggiatore
instancabile
,
egli
è
uno
degli
uomini
meno
capaci
di
adattarsi
alle
sorprese
del
viaggio
,
uno
dei
più
ostinatamente
rinchiusi
nei
pregiudizi
di
una
sola
patria
.
Accanto
a
questa
inferiorità
geografica
Cecchi
è
trattenuto
nel
suo
giudizio
politico
da
un
'
altra
remora
:
la
caratteristica
inettitudine
della
sua
generazione
a
comprendere
tutti
quei
valori
che
sfuggono
all
'
apprezzamento
estetico
,
la
tendenza
a
convertire
i
fatti
del
costume
in
pura
curiosità
e
le
situazioni
sociali
in
moti
della
fantasia
.
Questa
disposizione
può
essere
in
uno
scrittore
motivo
di
superiorità
e
infatti
ha
liberato
la
letteratura
del
nostro
secolo
da
faticosi
complessi
ideologici
e
le
ha
dato
un
nuovo
respiro
;
ma
è
insieme
il
primo
sintomo
di
oscuri
pericoli
.
Da
noi
ha
coinciso
,
dopo
l
'
esaurimento
di
poche
esperienze
più
coraggiose
(
«
La
Voce
»
,
Gobetti
)
,
con
l
'
affermazione
di
una
scuola
la
cui
eredità
si
è
presto
consumata
e
il
cui
maggior
torto
storico
sarà
di
aver
vissuto
in
pacifica
contemporaneità
col
fascismo
.
In
Francia
,
madrepatria
di
tutte
le
colonie
letterarie
moderne
,
lo
stesso
fenomeno
ha
conosciuto
casi
più
cospicui
e
convincenti
.
Si
pensi
all
'
assoluta
infondatezza
delle
pretese
politiche
di
Gide
,
alla
debolezza
di
Valéry
quando
si
avventura
a
discutere
di
cose
temporali
,
all
'
amabile
e
infruttuoso
arabesco
tracciato
da
Giraudoux
in
Pleins
pouvoirs
.
La
critica
di
Cecchi
,
come
quella
di
tutti
costoro
,
rigorosa
e
talvolta
perfetta
sul
piano
orizzontale
della
pagina
,
non
ha
alcuna
validità
quando
cerca
di
svilupparsi
in
altre
dimensioni
,
quando
abbandona
il
terreno
familiare
della
variazione
per
tentare
quello
,
più
aspro
del
giudizio
.
Si
assiste
allora
al
vano
spettacolo
dello
scenografo
che
vuol
rendere
abitabili
le
sue
pareti
,
del
matematico
indotto
a
portare
le
sue
formule
sulle
sabbie
mobili
dell
'
economia
politica
.
Solo
ragioni
così
forti
,
e
un
'
altra
che
non
possiamo
discutere
,
ma
che
decide
in
definitiva
di
ogni
controversia
-
l
'
età
che
ci
separa
-
possono
spiegare
il
contrasto
nato
fra
le
nostre
intelligenze
su
questo
nome
di
America
.
Perché
dove
Cecchi
ha
raccolto
scrupolosamente
un
museo
di
orrori
,
dove
ha
isolato
malattie
e
decadenza
e
riconosciuto
un
mondo
a
cui
è
impossibile
prestar
fede
,
noi
abbiamo
sentito
una
voce
profondamente
vicina
,
quella
di
veri
amici
e
dei
primi
contemporanei
.
Vuoti
e
oscurità
sono
stati
colmati
nella
nostra
anima
dalla
presenza
di
questa
America
.
I
miti
dell
'
infanzia
,
logorati
in
una
scolorita
tradizione
dialettale
e
bonaria
,
risorgono
più
candidi
e
freschi
sulle
autostrade
d
'
America
.
L
'
infanzia
di
Saroyan
,
armeno
d
'
America
,
è
la
nostra
,
con
le
stesse
scoperte
e
gli
stessi
desideri
,
un
'
infanzia
dove
biciclette
e
giornali
hanno
la
presenza
incantevole
che
è
negata
agli
oggetti
consunti
delle
fiabe
.
E
la
nuova
leggenda
nasce
fra
pianoforti
e
canzoni
in
un
tremante
cinematografo
.
Le
donne
astratte
di
un
tempo
,
le
prime
apparse
all
'
orizzonte
dell
'
adolescenza
,
erano
protagoniste
di
avventure
decise
su
uno
schermo
di
provincia
,
e
i
nomi
impronunciabili
delle
dive
americane
segnavano
le
gloriose
tappe
di
un
'
educazione
sentimentale
.
E
dopo
che
la
guerra
del
1914
aveva
confuso
la
nostra
fantasia
attraverso
un
'
ambigua
leggenda
,
prima
che
un
'
altra
guerra
tradisse
il
vero
significato
di
quell
'
episodio
da
cui
doveva
scaturire
la
nostra
maturità
,
Hemingway
aveva
scritto
A
Farewell
to
Arms
,
primo
sicuro
esempio
di
come
l
'
uomo
solo
possa
ottenere
la
liberazione
da
un
costume
ormai
scaduto
,
sottrarsi
con
le
proprie
energie
alle
imboscate
della
storia
.
Cecchi
non
può
rendersi
conto
dell
'
enorme
importanza
di
tutto
questo
,
del
valore
del
prezioso
carico
di
spezie
e
di
oro
che
i
nuovi
vascelli
hanno
riportato
dall
'
America
.
Egli
si
accanisce
nella
sua
critica
ai
narratori
americani
su
discutibili
motivi
filologici
per
giustificare
quella
che
è
prima
di
tutto
una
incompatibilità
esistenziale
:
l
'
incompatibilità
di
chi
è
cresciuto
in
un
'
aria
condizionata
con
i
liberi
terreni
d
'
America
e
di
chi
ha
confessato
troppo
francamente
il
proprio
rispetto
dei
«
carabinieri
a
cavallo
»
per
poter
comprendere
gli
impulsi
e
le
reazioni
di
una
folla
in
tumulto
.
Il
suo
nome
torna
ora
in
testa
a
questa
antologia
a
firma
di
una
prefazione
che
è
veramente
amara
per
il
suo
rifiuto
di
ogni
intesa
con
l
'
avversario
.
Ma
subito
dopo
,
le
pagine
che
Vittorini
ha
dedicato
ai
diversi
momenti
della
cultura
americana
rappresentano
l
'
antitesi
più
netta
alla
formula
di
Cecchi
,
ne
rovesciano
insieme
il
contenuto
ideologico
e
il
metodo
critico
.
Vittorini
sa
che
una
pura
lettura
musicale
dei
testi
non
ci
serve
più
,
che
dopo
i
saggi
più
recenti
della
critica
europea
,
insistere
su
quella
strada
significa
perdere
il
sapore
genuino
della
parola
scritta
per
arrendersi
alla
pura
sensibilità
.
(
E
in
Francia
,
dove
la
stessa
evoluzione
storica
ha
raggiunto
un
grado
più
maturo
,
la
critica
non
giornalistica
è
precipitata
in
un
vortice
da
cui
è
difficile
salvarsi
)
.
Vittorini
compie
quel
rovesciamento
di
valori
che
era
necessario
per
tenere
in
piedi
una
storia
letteraria
che
sia
ancora
storia
universale
,
propone
senza
accorgersene
una
tesi
radicale
,
una
via
di
salvezza
,
per
cui
sarà
proprio
l
'
oggetto
,
l
'
origine
concreta
dell
'
ispirazione
,
a
determinare
una
scala
di
valori
e
a
dirigere
l
'
interesse
del
critico
.
Una
tale
formula
potrebbe
provocare
le
più
facili
condanne
e
richiamare
polemiche
ormai
sepolte
se
fosse
appunto
una
formula
,
se
corrispondesse
a
una
dottrina
,
a
una
qualsiasi
estetica
neorealistica
.
Ma
essa
è
prima
di
tutto
un
'
invenzione
e
uno
sfogo
,
un
rivolgersi
a
quello
che
cresce
intorno
i
noi
con
la
disinteressata
ricerca
della
creatura
viva
e
con
quella
pura
curiosità
da
cui
nasce
ogni
giudizio
valido
.
Perché
,
che
cos
'
è
in
fondo
una
rivelazione
poetica
se
non
la
scoperta
di
un
nuovo
paese
,
lo
sguardo
che
improvvisamente
si
ferma
su
figure
prima
indistinte
,
l
'
emergere
dal
buio
di
parole
sconosciute
?
Tutti
i
veri
poeti
,
i
veri
maestri
del
passato
sono
rimasti
nella
nostra
memoria
come
governatori
di
una
provincia
,
scopritori
di
tesori
che
ci
hanno
lasciati
in
eredità
.
A
loro
appartengono
certe
ore
del
giorno
come
ai
pittori
appartengono
i
paesaggi
che
l
'
arte
ha
riscattato
:
ogni
libro
,
ogni
opera
compiuta
resta
come
un
segno
dell
'
uomo
piantato
nella
giungla
circostante
.
In
questa
progressiva
opera
di
conquista
e
di
incivilimento
,
in
questo
espandersi
dell
'
uomo
oltre
i
confini
della
sua
esperienza
primitiva
,
l
'
America
si
trova
ora
come
la
terra
più
fertile
e
generosa
.
Un
secolo
e
mezzo
fa
la
Germania
usciva
definitivamente
dalla
preistoria
culturale
e
mostrava
ormai
un
profilo
inconfondibile
nella
geografia
dei
popoli
europei
.
Cinquant
'
anni
or
sono
un
gruppo
di
intellettuali
e
di
scrittori
di
genio
portava
a
termine
una
faticosa
opera
di
riavvicinamento
storico
e
faceva
dono
al
mondo
occidentale
della
Russia
,
del
suo
paesaggio
e
della
sua
esperienza
religiosa
,
delle
sue
esaltazioni
collettive
e
delle
sue
malattie
.
L
'
America
ha
ora
raggiunto
quel
punto
di
equilibrio
in
cui
la
letteratura
cessa
di
essere
materia
vissuta
e
non
è
ancora
tradizione
accademica
:
gli
scrittori
che
vivono
in
questo
periodo
hanno
il
diritto
di
chiamarsi
classici
perché
in
loro
si
precisa
per
la
prima
volta
una
figura
dell
'
America
che
non
ha
bisogno
di
alcun
richiamo
.
Hawthorne
,
Melville
,
i
nomi
maggiori
del
secolo
scorso
,
avevano
già
raccolto
il
materiale
per
una
storia
americana
,
avevano
parlato
a
momenti
con
una
voce
che
non
è
possibile
confondere
,
ma
in
loro
erano
ancora
presenti
i
residui
di
una
storia
più
antica
:
sentivano
i
vincoli
di
una
tradizione
religiosa
,
potevano
intuire
forse
le
ragioni
di
una
nuova
legge
,
non
porre
i
fondamenti
di
un
nuovo
costume
.
Soltanto
la
generazione
attuale
ha
fatto
dei
suoi
mezzi
d
'
espressione
,
dei
suoi
film
e
dei
suoi
libri
un
'
arma
di
guerra
totale
,
ha
accompagnato
con
lo
slancio
della
propria
parola
il
progresso
di
un
secolo
che
chiedeva
l
'
impegno
di
tutte
le
proprie
energie
,
ha
saputo
celebrare
le
nuove
opere
dell
'
uomo
nell
'
atto
stesso
in
cui
venivano
compiute
.
Come
in
ogni
vero
rivolgimento
letterario
,
i
nomi
che
contano
fra
gli
scrittori
americani
d
'
oggi
,
Hemingway
,
Faulkner
,
Saroyan
sono
soprattutto
gli
inventori
di
uno
stile
;
ma
il
loro
è
uno
stile
sotto
cui
è
ancora
fresca
la
materia
terrestre
,
che
deve
la
sua
pienezza
alla
presenza
di
nuovi
oggetti
:
di
nuove
macchine
e
di
nuove
case
,
di
nuove
relazioni
fra
gli
uomini
.
Sentire
questo
assoluto
privilegio
non
è
ancora
esaurire
il
compito
del
critico
,
ma
è
la
prima
condizione
per
non
fraintendere
lo
sforzo
che
un
popolo
e
una
generazione
fanno
per
esprimersi
.
E
,
questa
consapevolezza
si
trova
nelle
note
che
Vittorini
ha
anteposto
a
ogni
gruppo
di
scrittori
.
Libere
da
ogni
influsso
scolastico
,
sorrette
da
una
fantasia
vigorosa
e
sicura
,
esse
sono
uno
dei
più
notevoli
esempi
di
storia
letteraria
vissuta
da
uno
scrittore
;
certo
più
vicine
a
esempi
classici
,
come
L
'
Allemagne
della
Staël
o
Die
romantische
Schule
di
Heine
,
che
al
consueto
lavoro
dei
critici
di
mestiere
.
Il
fatto
che
Vittorini
abbia
scritto
queste
pagine
qualche
mese
dopo
Conversazione
in
Sicilia
prova
quale
forza
egli
sia
per
la
nostra
cultura
,
come
il
suo
nome
abbia
già
varcato
i
limiti
di
una
viva
amicizia
per
iscriversi
in
una
storia
più
duratura
e
profonda
.
Forse
perché
mentre
leggevo
questo
libro
la
campagna
bavarese
passava
davanti
ai
miei
occhi
dai
finestrini
di
un
treno
,
la
Germania
si
è
a
poco
a
poco
presentata
nella
riflessione
come
l
'
antitesi
naturale
di
questo
mondo
e
in
un
significato
più
esteso
il
suo
specchio
in
Europa
.
Nessun
popolo
è
più
vicino
a
quello
americano
per
la
giovinezza
del
sangue
e
il
candore
dei
desiderî
e
nessun
popolo
celebra
con
parole
tanto
diverse
la
propria
leggenda
.
Le
vie
della
corruzione
e
quelle
della
purezza
sono
anche
qui
paurosamente
vicine
;
ma
una
continua
follia
trascina
i
tedeschi
fuori
della
loro
strada
,
li
opprime
in
avventure
disumane
e
difficili
.
Così
questi
due
popoli
,
che
pochi
anni
fa
lottavano
vicini
nel
caldo
degli
stadi
e
cercavano
il
migliore
esempio
di
un
lavoro
organizzato
,
si
affrontano
ora
come
i
protagonisti
di
una
lotta
cruenta
:
essi
hanno
preso
su
di
sé
la
responsabilità
di
dirigere
il
mondo
e
colpiscono
senza
ritegno
gli
ultimi
ostacoli
alla
loro
impetuosa
natura
.
Perché
questo
è
il
senso
maggiore
della
guerra
che
si
combatte
.
Alla
consuetudine
diplomatica
e
alla
fantasia
dei
generali
si
presentano
ancora
vecchie
figure
:
l
'
equilibrio
europeo
e
la
«
France
éternelle
»
,
la
monarchia
asburgica
e
gli
stati
cuscinetto
.
Ma
queste
figure
appartengono
alla
pace
di
Wesfalia
quella
di
Versailles
:
dietro
la
loro
vacillante
realtà
chi
bisogno
di
corpi
vivi
e
di
parole
senza
inganno
vede
altri
nomi
:
America
e
Germania
,
Russia
,
Cina
.
Da
una
parte
e
dall
'
altra
sono
impegnate
forze
capaci
di
correggere
il
corso
della
nostra
esperienza
,
di
buttarci
in
un
angolo
come
rottami
inutili
o
di
condurci
in
salvo
su
una
riva
qualsiasi
.
Ma
l
'
America
vincerà
questa
guerra
perché
il
suo
slancio
iniziale
obbedisce
a
forze
più
vere
,
perché
crede
facile
e
giusto
quello
che
si
propone
.
Keep
smiling
,
«
conserva
il
tuo
sorriso
»
:
questo
«
slogan
»
di
pace
veniva
dall
'
America
con
tutto
un
seguito
di
musiche
edificanti
,
quando
l
'
Europa
era
una
vetrina
vuota
e
l
'
austerità
di
costumi
imposta
ai
paesi
totalitari
scopriva
soltanto
il
volto
disperato
e
amaro
della
reazione
fascista
.
L
'
estrema
semplicità
dell
'
ottimismo
americano
poteva
indignare
quanti
erano
persuasi
del
dovere
di
portare
il
lutto
in
segno
d
'
umanità
,
quanti
anteponevano
l
'
orgoglio
per
i
propri
morti
alla
salute
dei
propri
vivi
.
Ma
il
grande
orgoglio
dell
'
America
per
i
suoi
figli
di
oggi
sarà
la
consapevolezza
che
essi
hanno
corso
sulla
strada
più
ripida
della
storia
,
che
hanno
evitato
i
pericoli
e
le
insidie
di
uno
sviluppo
quasi
senza
soste
.
L
'
arricchimento
e
la
corruzione
burocratica
,
i
gangster
e
le
crisi
,
tutto
è
diventato
natura
in
un
corpo
che
cresce
.
E
questa
è
la
sola
storia
dell
'
America
:
un
popolo
che
cresce
,
che
copre
con
il
suo
continuo
entusiasmo
gli
errori
già
commessi
e
riscatta
nella
buona
volontà
i
pericoli
futuri
.
Le
forze
più
ostili
potevano
incontrarsi
sul
suolo
americano
,
le
malattie
e
la
miseria
;
ma
la
media
di
questi
rischi
e
paure
era
sempre
una
positività
,
ripeteva
ogni
volta
l
'
esaltazione
dell
'
uomo
.
Certo
una
simile
avventura
non
poteva
essere
proclamata
ad
alta
voce
,
doveva
trovare
una
maschera
qualsiasi
,
una
cifra
divulgabile
:
troppo
vecchio
sangue
inglese
restava
nella
razza
americana
per
permettere
un
'
esposizione
così
impudica
di
propositi
morali
e
un
gusto
dell
'
astratto
decisamente
riprovevole
.
Allora
il
benessere
,
la
ricchezza
o
semplicemente
il
danaro
coprirono
questi
astratti
furori
,
diedero
un
contenuto
concreto
allo
slancio
verso
l
'
uomo
che
animava
la
gioventù
americana
.
E
tutti
gli
esteti
oziosi
che
si
sentivano
contemporanei
di
Pericle
,
gli
pseudo
-
filosofi
avvolti
in
distinzioni
metafisiche
,
i
giornalisti
che
avevano
assunto
la
difesa
dell
'
occidente
volsero
le
spalle
a
un
popolo
così
manifestamente
degenere
.
Grava
sulla
civiltà
americana
la
stupidità
di
una
frase
:
civiltà
materialistica
.
Civiltà
di
produttori
:
questo
è
l
'
orgoglio
di
una
razza
che
non
ha
sacrificato
le
proprie
forze
a
velleità
ideologiche
e
non
è
caduta
nel
facile
trabocchetto
dei
«
valori
spirituali
»
;
ma
ha
fatto
della
tecnica
la
propria
vita
,
ha
sentito
nuovi
affetti
nascere
dalla
pratica
quotidiana
del
lavoro
collettivo
e
nuove
leggende
sorgere
dagli
orizzonti
conquistati
.
Qualunque
cosa
pensino
i
critici
romantici
,
un
'
esperienza
così
profondamente
rivoluzionaria
non
è
rimasta
senza
parole
;
e
mentre
nell
'
Europa
del
dopoguerra
si
riprendevano
i
temi
di
una
cultura
decadente
o
si
adottavano
formule
come
quella
surrealista
,
necessariamente
sprovviste
di
futuro
,
l
'
America
si
esprimeva
in
una
nuova
narrativa
e
in
nuovo
linguaggio
,
inventava
il
cinematografo
.
Che
cosa
sia
il
cinema
americano
molti
sentono
,
con
quell
'
ambivalenza
di
simpatia
e
di
fastidio
che
è
stata
descritta
come
uno
dei
nostri
irriducibili
complessi
di
europei
,
ma
nessuno
forse
ha
posto
in
luce
con
il
necessario
vigore
.
Ora
che
un
'
astinenza
obbligatoria
ci
ha
guariti
dagli
eccessi
di
pubblicità
e
dal
fastidio
dell
'
abitudine
si
può
forse
ricapitolare
il
significato
di
quell
'
episodio
educativo
e
riconoscere
nel
cinema
americano
il
più
grande
messaggio
che
abbia
ricevuto
la
nostra
generazione
.
Certo
il
cinema
è
nato
in
Europa
e
in
Europa
ha
fatto
le
sue
prime
prove
;
ma
appena
uscito
dallo
stadio
infantile
,
è
diventato
una
mediocre
appendice
delle
nostre
letterature
.
L
'
equivoco
di
una
estetica
rigida
su
presupposti
discutibili
ha
fatto
sì
che
per
anni
si
agitassero
i
problemi
più
fatui
:
chi
sia
l
'
autore
del
film
,
in
che
rapporto
si
trovi
l
'
attore
col
regista
.
Solo
in
Russia
il
cinema
aveva
riconosciuto
la
sua
strada
e
la
seguiva
con
la
naturalezza
di
chi
non
cerca
una
giustificazione
araldica
,
ma
si
affida
allo
slancio
delle
proprie
forze
.
E
quando
qualche
anno
dopo
rinacque
in
America
con
la
stessa
facile
spontaneità
ma
dotato
di
una
molto
maggiore
capacità
di
espansione
,
i
custodi
del
gusto
letterario
incorrotto
cominciarono
a
piangere
sulla
industrializzazione
,
sulla
decadenza
dell
'
arte
muta
e
su
altre
sciagure
da
laboratorio
.
Pure
anche
qui
capitalismo
americano
e
proletariato
russo
si
incontravano
nella
loro
risoluta
volontà
di
provare
un
mondo
non
ancora
scoperto
,
di
servirsi
con
fiducia
e
con
energia
dei
nuovi
strumenti
dell
'
uomo
.
Nato
come
industria
di
lusso
,
sottoposto
alle
più
dure
leggi
dell
'
economia
capitalistica
,
il
cinema
americano
doveva
presto
diventare
il
nutrimento
di
una
massa
anonima
,
esprimere
i
suoi
bisogni
e
le
sue
preferenze
,
instaurare
il
primo
colloquio
tra
le
grandi
folle
di
tutto
il
mondo
e
una
cultura
unitaria
.
Allora
il
cinema
entrò
nella
nostra
vita
come
una
presenza
insostituibile
;
cresciuto
con
la
nostra
stessa
giovinezza
ci
insegnò
a
vedere
e
a
comporre
secondo
nuove
misure
,
modificò
la
storia
e
la
geografia
nei
nostri
cervelli
,
fu
insieme
scuola
e
polemica
,
divertimento
e
mitologia
.
In
questo
sforzo
di
espansione
la
sua
importanza
era
soprattutto
sociale
in
quanto
,
arma
serenamente
rivoluzionaria
,
aboliva
le
frontiere
politiche
e
collaborava
alla
presa
di
coscienza
più
urgente
per
il
nostro
tempo
,
quella
dell
'
unità
della
razza
.
Ma
nell
'
ordine
estetico
il
suo
significato
non
era
minore
,
perché
senza
il
cinema
i
nostri
occhi
vedrebbero
il
mondo
in
un
'
altra
luce
,
e
oggi
è
sicuro
che
gli
anonimi
autori
del
film
americano
furono
i
primi
a
rispondere
all
'
appello
rivolto
da
Baudelaire
agli
artisti
moderni
,
i
primi
a
mostrare
come
siamo
giovani
e
belli
con
le
nostre
scarpe
di
vernice
e
con
le
nostre
cravatte
borghesi
.
Questa
certezza
era
indispensabile
per
uscire
da
un
mediocre
estetismo
e
,
più
o
meno
palesemente
secondo
le
affinità
del
gusto
,
la
lezione
americana
fu
assimilata
da
tutti
i
popoli
civili
.
Sola
ostinatamente
chiusa
nei
suoi
complessi
medioevali
,
la
Germania
di
oggi
rifiuta
di
accettarla
.
Il
corno
del
postiglione
di
Eichendorff
suona
ancora
nei
versi
dei
cattivi
poeti
del
terzo
Reich
:
nessuno
di
loro
potrà
riconoscere
dei
valori
visivi
fuori
di
una
cornice
tradizionale
,
sentire
una
musica
non
consacrata
da
ragioni
accademiche
.
Ogni
ragazza
tedesca
rinnova
le
scoperte
che
una
sua
bisavola
fece
in
un
crepuscolo
d
'
autunno
,
si
estasia
di
fronte
agli
stessi
paesaggi
,
trova
«
fabelhaft
»
e
«
wunderbar
»
le
stesse
reliquie
archeologiche
.
Il
fascino
del
deserto
,
l
'
esotismo
,
il
cielo
azzurro
d
'
Italia
restano
i
limiti
di
una
poetica
che
da
oltre
un
secolo
basta
a
nutrire
questi
irriducibili
filistei
:
nessuno
di
loro
ha
capito
che
una
fabbrica
della
periferia
di
Berlino
può
essere
non
meno
«
natura
»
degli
scogli
di
Capri
e
che
una
finestra
intravista
dalle
vetture
dell
'
U
.
Bahn
ha
molto
più
diritto
a
essere
ammirata
di
un
«
point
de
vue
»
riconosciuto
,
come
nei
giardini
barocchi
.
L
'
universo
romantico
,
questo
pericoloso
giocattolo
per
uomini
difesi
da
una
superiore
ironia
,
è
passato
tale
e
quale
nelle
mani
dei
nipoti
,
ridotto
a
una
formula
comune
e
venerato
come
un
oggetto
da
museo
.
Tutte
le
reazioni
tentate
in
più
di
un
secolo
dall
'
intelligenza
europea
,
da
Heine
a
Thomas
Mann
,
non
hanno
potuto
correggere
questo
vizio
fondamentale
dell
'
anima
tedesca
.
Così
l
'
estetica
romantica
agisce
come
un
ingorgo
nello
sviluppo
di
una
libera
sensibilità
e
la
politica
romantica
copre
col
suo
equivoco
la
sostanziale
incertezza
di
un
popolo
cresciuto
attraverso
prove
durissime
,
ma
a
cui
è
sempre
mancata
una
vera
esperienza
politica
.
In
virtú
di
quell
'
equivoco
è
nato
il
regime
nazionalsocialista
,
assurda
perversione
a
cui
si
deve
se
un
paese
proletario
vive
secondo
ideali
piccolo
-
borghesi
.
Per
quell
'
equivoco
il
più
forte
paese
produttore
d
'
Europa
ha
posto
uno
iato
incolmabile
fra
produzione
e
cultura
,
dirige
la
sua
industria
verso
scopi
di
guerra
,
mette
nelle
mani
dei
militari
il
miracolo
dell
'
organizzazione
.
La
Germania
di
oggi
perpetua
la
retorica
dell
'
uomo
inattuale
;
sulle
più
povere
derivazioni
nietzschiane
celebra
la
rivolta
del
mito
contro
l
'
uomo
concreto
,
si
avvolge
in
insanabili
contrasti
.
Il
sangue
e
la
terra
sono
diventati
gli
emblemi
di
un
popolo
che
nella
confusione
del
sangue
e
nell
'
indifferenza
ai
problemi
territoriali
aveva
trovato
la
sua
civiltà
;
il
paese
che
per
primo
ha
conosciuto
il
grande
sforzo
dell
'
industria
centralizzata
moderna
non
ha
altro
esempio
da
proporre
alle
generazioni
future
che
la
comunità
di
villaggio
.
Su
un
tale
inconciliabile
antagonismo
di
fedi
e
di
dottrine
ereditate
si
basa
ora
il
conflitto
fra
America
e
Germania
.
L
'
importante
è
viaggiare
,
risponde
un
popolo
di
pionieri
ai
mistici
del
focolare
domestico
;
e
l
'
antico
idolo
di
patria
s
'
infrange
,
ritorna
memoria
dell
'
uomo
,
terra
a
cui
si
crede
e
si
pensa
,
ma
che
non
può
renderci
schiavi
.
Con
lui
periscono
altre
sovrastrutture
radicate
nel
profondo
delle
nostre
abitudini
,
molte
viltà
e
pigrizie
mascherate
da
nobili
parole
.
L
'
America
non
ha
cimiteri
da
difendere
.
In
questa
lotta
contro
gli
idoli
può
riconoscere
la
sua
missione
:
nella
lotta
contro
i
gentili
che
continuamente
riproducono
il
loro
errore
e
oppongono
all
'
uomo
un
'
ortodossia
o
un
rito
,
una
macchina
politica
o
dottrinale
.
A
contatto
di
questa
generosa
missione
l
'
utopia
del
mondo
nuovo
riprende
coraggio
;
ancora
pura
enunciazione
nell
'
ideologia
marxista
,
si
fa
prova
concreta
dovunque
l
'
uomo
non
cede
agli
oscuri
pericoli
della
mistica
e
del
rimpianto
,
non
si
rifugia
nella
neutralità
e
nel
disinteresse
,
ma
affronta
liberamente
e
con
i
propri
mezzi
i
compiti
di
un
'
esistenza
problematica
.
Questo
può
avvenire
in
America
,
può
avvenire
in
Russia
.
Nelle
nostre
parole
dedicate
all
'
America
molto
sarà
ingenuo
e
inesatto
,
molto
si
riferirà
ad
argomenti
forse
estranei
al
fenomeno
storico
Usa
e
alle
sue
forme
attuali
.
Ma
poco
importa
:
perché
,
anche
se
il
Continente
non
esistesse
,
le
nostre
parole
non
perderebbero
il
loro
significato
.
Questa
America
non
ha
bisogno
di
Colombo
,
essa
è
scoperta
dentro
di
noi
,
è
la
terra
a
cui
si
tende
con
la
stessa
speranza
e
la
stessa
fiducia
dei
primi
emigranti
e
di
chiunque
sia
deciso
a
difendere
a
prezzo
di
fatiche
e
di
errori
la
dignità
della
condizione
umana
.
XXVI
.
Il
monito
dell
'
altro
dopoguerra
Il
sangue
d
'
europa
.
Sarà
bene
che
tutti
gli
italiani
i
quali
esercitano
in
virtuose
recriminazioni
la
loro
fantasia
politica
leggano
un
libro
destinato
a
scuotere
chi
non
è
ancora
persuaso
della
natura
essenzialmente
vulcanica
del
sottosuolo
d
'
Europa
,
I
proscritti
di
Ernst
von
Salomon
(
Einaudi
,
1943
)
.
Probabilmente
questo
nome
non
dirà
molto
ai
lettori
di
oggi
;
ma
quando
il
libro
uscì
in
Germania
,
una
quindicina
di
anni
fa
,
fu
accolto
con
un
enorme
rumore
di
giudizi
contrastanti
e
divenne
il
centro
di
una
discussione
non
soltanto
letteraria
.
Molti
giovani
,
cresciuti
nello
smarrimento
del
dopoguerra
,
vi
trovarono
la
materia
di
cui
nutrire
la
loro
impaziente
ambizione
;
altri
,
fedeli
a
una
tradizione
di
costume
o
impegnati
dall
'
altra
parte
nella
lotta
politica
,
lo
salutarono
come
il
manifesto
dell
'
Apocalisse
.
Il
motivo
spicciolo
,
la
ragione
immediata
di
questo
interesse
e
della
violenza
delle
reazioni
era
un
dato
biografico
:
l
'
autore
del
libo
era
uno
degli
assassini
di
Rathenau
e
la
sua
spietata
confessione
aveva
un
forte
sapore
di
scandalo
.
Ma
lo
scandalo
Salomon
varca
di
molto
i
confini
di
un
episodio
giudiziario
,
è
lo
scandalo
della
Germania
,
lo
scandalo
di
un
paese
che
l
'
Europa
aveva
messo
al
bando
mentre
la
guerra
si
spegneva
ai
suoi
confini
e
tutte
le
fibre
tese
per
oltre
quattro
anni
si
spezzavano
.
Lo
stesso
assassinio
di
Rathenau
,
episodio
centrale
del
libro
,
si
confonde
in
un
clima
di
arbitrî
e
di
terrore
che
il
grande
incendio
d
'
Europa
domina
coi
suoi
riflessi
.
Vera
ragione
del
libro
è
il
dopoguerra
,
quel
dopoguerra
che
solo
la
Germania
conobbe
,
quando
il
crollo
delle
istituzioni
significò
la
rottura
di
un
equilibrio
difficilmente
recuperabile
,
e
la
prima
scossa
provocò
una
vertiginosa
caduta
di
valori
veri
e
fittizi
.
La
polemica
contro
l
'
antico
ordine
divenne
allora
negazione
di
ogni
ordine
,
i
contrasti
di
classe
raggiunsero
uno
stadio
di
violenza
improduttiva
e
i
soldati
del
più
disciplinato
esercito
del
mondo
portarono
le
loro
armi
a
una
lotta
senza
disciplina
.
Stretta
in
questo
vortice
di
contraddizioni
la
Germania
si
logorava
senza
trovare
una
via
d
'
uscita
e
le
forze
chiamate
a
soccorrerla
esaurivano
una
dopo
l
'
altra
le
loro
possibilità
.
I
proscritti
furono
coloro
che
accettarono
questo
stato
di
cose
come
una
condizione
insopprimibile
,
che
,
nutriti
di
odio
e
di
disprezzo
,
vollero
portare
alle
ultime
conseguenze
il
germe
della
rovina
e
varcarono
senza
esitare
le
soglie
dell
'
Apocalisse
.
Reduci
dal
fronte
,
che
la
guerra
aveva
consunti
ma
che
dalla
guerra
,
come
un
vizio
insanabile
,
non
sapevano
più
staccarsi
,
adolescenti
cresciuti
lontano
da
ogni
scuola
di
umanità
,
idealisti
e
avventurieri
,
si
riconobbero
una
missione
comune
.
Si
costituirono
bande
armate
con
compiti
indefiniti
:
il
nemico
era
l
'
Intesa
che
imponeva
condizioni
di
pace
vessatorie
,
erano
i
popoli
finitimi
stretti
come
bestie
da
preda
intorno
alle
spoglie
del
Reich
,
ma
era
anche
la
debole
repubblica
di
Weimar
e
le
forze
che
in
essa
si
esprimevano
:
la
socialdemocrazia
e
il
marxismo
.
Quale
fosse
invece
il
motivo
comune
che
stringeva
queste
azioni
e
la
meta
positiva
che
questi
uomini
si
proponevano
è
molto
più
difficile
definire
.
L
'
importante
era
agire
:
organizzare
la
guerriglia
nei
territori
di
confine
,
promuovere
il
sabotaggio
contro
le
potenze
occupanti
,
punire
con
atti
di
terrorismo
gli
incerti
e
i
traditori
.
In
nome
di
che
cosa
avvenne
tutto
questo
?
Una
parola
torna
spesso
nei
discorsi
esaltati
dei
capi
e
nei
proclami
dei
corpi
franchi
:
«
Germania
»
;
ma
è
facile
accorgersi
che
si
tratta
di
un
vessillo
mistico
più
che
di
una
concreta
insegna
politica
,
e
i
canoni
del
nazionalismo
tradizionale
indicano
malissimo
le
pretese
e
le
intenzioni
dei
proscritti
.
Così
la
qualifica
di
reazionari
puri
che
si
suole
dare
ai
corpi
franchi
,
se
risponde
alla
funzione
storica
assolta
in
definitiva
da
quelle
formazioni
,
quando
la
lotta
si
polarizzò
fra
loro
e
gli
elementi
di
sinistra
,
esprime
molto
vagamente
le
oscure
forze
che
guidarono
i
più
generosi
fra
i
proscritti
,
quelli
di
cui
Salomon
è
l
'
interprete
autorizzato
e
convinto
.
Reazionari
di
sinistra
,
se
si
può
tentare
una
definizione
di
questo
genere
,
si
assunsero
una
posizione
nuova
nella
storia
del
nostro
secolo
:
combatterono
le
forze
progressiste
perché
rappresentavano
il
maggior
tentativo
di
dire
alla
Germania
un
nuovo
volto
e
nuove
leggi
,
ma
non
ebbero
che
ironia
e
disprezzo
per
le
destre
tradizionali
a
cui
erano
osservati
.
Dalla
guerra
portarono
lo
spirito
estremamente
libero
dei
soldati
di
ventura
e
il
bisogno
di
combattere
per
qualcosa
e
contro
qualcuno
,
ma
se
in
qualcosa
credettero
,
fu
nella
caduta
della
civiltà
borghese
e
in
una
specie
di
rigenerazione
mistica
che
la
Germania
avrebbe
raggiunto
attraverso
il
sangue
e
il
sacrificio
.
Le
confuse
dottrine
sul
tramonto
dell
'
Occidente
sono
un
altro
aspetto
di
questa
mentalità
insieme
alle
ripetute
contraddizioni
per
cui
Rathenau
,
il
più
vicino
a
loro
degli
uomini
politici
tedeschi
,
fu
scelto
a
vittima
esemplare
,
e
di
tutti
gli
avversari
gli
unici
a
essere
considerati
con
una
certa
benevolenza
furono
i
più
aspri
:
i
comunisti
.
Certo
nulla
di
conservatore
rimase
in
costoro
:
più
pericolosi
dei
reazionari
comuni
,
essi
gettarono
il
seme
dell
'
anarchia
nel
campo
della
reazione
,
colpirono
i
vivi
per
difendere
il
fantasma
di
una
patria
perduta
e
adoperarono
tutte
le
loro
forze
perché
si
affermasse
sovrano
«
il
primo
,
istinto
dell
'
uomo
:
la
distruzione
»
.
Quanto
di
questo
spirito
sia
passato
nella
ideologia
nazionalsocialista
è
noto
a
tutti
coloro
che
hanno
seguito
lo
sviluppo
del
movimento
.
Gli
uomini
della
tempra
di
Salomon
,
che
ne
costituivano
l
'
estrema
ala
sinistra
,
esaurirono
la
loro
funzione
quando
il
partito
entrò
nel
suo
secondo
momento
,
passò
dalla
fase
rivoluzionaria
alla
fase
organizzativa
:
ma
a
loro
resta
legato
il
germe
più
vitale
dell
'
ideologia
e
l
'
origine
di
una
dottrina
che
nella
guerra
ha
le
sue
radici
e
nella
guerra
dovrà
concludere
le
sue
dure
vicende
.
Così
credo
di
non
sbagliarmi
se
dico
che
i
testi
più
signifcativi
dell
'
hitlerismo
sono
ancora
oggi
questo
libro
di
Salomori
e
gli
scritti
di
Ernst
Jünger
.
L
'
accostamento
è
insolito
e
ha
valore
solo
per
quel
che
riguarda
il
sostrato
ideologico
e
di
costume
,
non
certo
un
'
affinità
letteraria
.
Jünger
è
infatti
uno
scrittore
letteratissimo
,
e
proprio
questa
sua
armatura
culturale
lo
ha
portato
a
poco
a
poco
a
spegnere
i
motivi
rivoluzionari
e
a
rifugiarsi
nelle
ultime
opere
in
un
virtuoso
e
disperato
estetismo
.
Quanto
alle
qualità
letterarie
dello
scrittore
Salomon
,
esse
costituiscono
in
fondo
un
argomento
secondario
.
Chi
ha
visto
in
lui
un
grande
narratore
ha
torto
:
Salomon
si
muove
vagamente
nel
clima
dell
'
espressionismo
;
il
suo
trucco
consiste
nel
creare
un
'
atmosfera
concitata
attraverso
l
'
evocazione
di
orrori
fisici
e
psicologici
,
cervelli
spappolati
sui
muri
,
voluttà
che
nascono
dal
contatto
con
una
canna
di
mitragliatrice
.
Dove
manca
un
motore
esterno
di
agitazione
,
per
esempio
nell
'
ultima
parte
che
descrive
la
prigionia
,
l
'
interesse
langue
rapidamente
e
le
formule
di
Salomon
si
scoprono
in
tutta
la
loro
facilità
.
D
'
altra
parte
rifiutare
all
'
autore
dei
Proscritti
ogni
dote
di
scrittore
e
farne
semplicemente
un
delinquente
esibizionista
,
come
ha
preteso
qualcuno
,
è
un
errore
.
L
'
evocazione
delle
ore
più
febbrili
del
dopoguerra
,
la
Berlino
desolata
del
'19
,
gli
assalti
alle
case
operaie
sono
resi
con
una
superba
crudezza
:
Ci
battemmo
dappertutto
con
le
guardie
che
tiravano
dai
tetti
;
scivolammo
incollati
ai
muri
delle
case
,
intorno
agli
angoli
,
fucile
imbracciato
,
cercando
qualche
spiraglio
aperto
;
rimanemmo
in
agguato
dietro
barricate
costruite
in
fretta
,
ci
allungammo
in
terra
dietro
colonne
di
avvisi
e
fanali
,
sfondammo
porte
e
ci
precipitammo
su
per
scale
oscure
,
sparammo
su
tutto
ciò
che
portava
armi
e
non
apparteneva
alla
truppa
,
e
qualche
volta
stendemmo
nelle
strade
anche
uomini
disarmati
,
anche
donne
,
anche
bambini
qualche
volta
,
e
sui
loro
corpi
fischiavano
le
pallottole
,
e
accadeva
qualche
volta
che
i
morti
fossero
colpiti
:
sembrava
allora
che
trasalissero
un
'
ultima
volta
e
noi
sentivamo
in
bocca
un
cattivo
sapore
(
P
.
39
)
.
Altrove
questa
eloquenza
si
gonfia
di
un
pathos
polemico
,
quando
è
rivolta
al
mondo
circostante
dei
bonzi
e
dei
politicanti
di
mestiere
e
crea
quadri
di
un
vigoroso
rilievo
.
Ma
non
per
questo
bisogna
considerare
Salomon
uno
scrittore
da
antologia
.
La
sua
importanza
è
altrove
,
è
nell
'
avere
tentato
un
genere
di
narrativa
documentaria
di
cui
oggi
gli
scrittori
americani
,
Hemingway
alla
testa
,
ci
mostrano
le
ragioni
profonde
.
Alla
tendenza
tutta
introvertita
della
più
recente
narrativa
europea
questa
letteratura
contrappone
una
violenta
«
contaminatio
»
col
cinematografo
e
col
giornalismo
,
ma
soprattutto
rivendica
allo
scrittore
,
all
'
uomo
di
cultura
,
il
diritto
di
discutere
apertamente
i
presupposti
della
condizione
umana
.
Libri
come
Im
Westen
nichts
Neues
di
Remarque
,
L
'
espoir
di
Malraux
o
il
recente
The
Moon
is
Down
di
Steinbeck
sacrificano
palesemente
i
problemi
di
stile
a
una
fedeltà
giornalistica
umile
e
polemica
insieme
.
In
questo
senso
I
proscritti
è
uno
dei
pezzi
centrali
di
un
documentario
costruito
con
le
testimonianze
di
tutti
i
partiti
e
di
tutte
le
scuole
e
dotato
per
noi
di
un
valore
essenziale
,
perché
illumina
meglio
di
ogni
testo
di
storia
il
destino
di
un
'
epoca
in
cui
la
tolleranza
doveva
diventare
una
colpa
e
la
morte
fisica
scendere
con
inaudita
violenza
su
intere
generazioni
.
Se
questo
ciclo
parossistico
sia
per
concludersi
noi
non
possiamo
dire
.
Certo
oggi
,
all
'
avvicinarsi
della
fine
di
un
'
altra
guerra
mondiale
,
la
fucilata
dei
proscritti
suona
come
un
'
eco
sinistra
all
'
orecchio
dei
cittadini
d
'
Europa
,
e
chiama
ancora
una
volta
a
raccolta
le
forze
più
segrete
che
difendono
la
nostra
civiltà
.
XXVII
.
L
'
ora
del
riscatto
Il
colpo
di
stato
del
25
luglio
.
Nella
primavera
del
1943
l
'
opposizione
clandestina
al
fascismo
aveva
esaurito
praticamente
la
sua
funzione
originaria
.
Questa
funzione
era
stata
importantissima
:
aveva
tenuta
viva
per
oltre
vent
'
anni
l
'
unica
linea
di
pensiero
politico
indipendente
in
Italia
,
aveva
mostrato
al
fascismo
la
sua
sostanziale
debolezza
e
aveva
preparato
attraverso
la
lotta
e
il
sacrificio
i
quadri
di
un
avvenire
migliore
.
Ma
non
poteva
superare
un
certo
limite
:
a
ogni
tentativo
di
uscire
dal
chiuso
delle
cellule
e
delle
amicizie
rispondeva
immediata
la
reazione
poliziesca
,
e
il
più
maturo
dei
centri
di
opposizione
,
il
partito
comunista
,
che
si
sforzava
di
portare
la
lotta
dal
gruppetto
clandestino
all
'
azione
di
massa
,
vedeva
inesorabilmente
repressi
i
propri
tentativi
,
strozzato
sul
nascere
ogni
movimento
più
esteso
,
colpiti
i
quadri
che
era
difficile
sostituire
.
Certo
,
vent
'
anni
di
storia
non
erano
passati
inutilmente
.
La
corruzione
interna
di
un
regime
inizialmente
bacato
,
la
stanchezza
per
le
continue
avventure
militari
,
il
disagio
per
una
politica
economica
disordinata
e
pazzesca
avevano
influito
potentemente
sull
'
animo
delle
masse
e
avevano
portato
il
popolo
italianoa
una
condizione
ben
diversa
da
quella
di
illusoria
concordia
che
aveva
accompagnato
,
per
esempio
,
la
conquista
dell
'
Etiopia
.
La
condotta
rovinosa
della
nuova
guerra
diede
il
colpo
definitivo
a
questo
stato
di
cose
,
precipitando
dalla
parte
dell
'
opposizione
insieme
a
pochi
fascisti
delusi
tutta
la
folla
dei
pigri
e
degli
opportunisti
.
L
'
antifascismo
dispose
allora
di
una
forza
che
non
aveva
mai
posseduto
prima
;
l
'
enorme
maggioranza
del
popolo
italiano
,
contrario
al
regime
e
alla
guerra
,
si
trovò
schierata
contro
una
esigua
minoranza
di
fascisti
stretti
senza
più
convinzione
ai
loro
privilegi
e
alle
loro
prerogative
.
Eppure
proprio
questo
grado
di
maturità
nello
sviluppo
dell
'
opinione
pubblica
corrispondeva
a
un
punto
morto
nella
sfera
dell
'
azione
politica
.
Perché
uno
squilibrio
così
evidente
non
tendeva
a
risolversi
,
il
peso
delle
masse
disorganizzate
e
inesperte
non
bastava
a
capovolgere
la
bilancia
del
potere
politico
e
,
secondo
ogni
probabilità
,
se
non
fossero
intervenuti
agenti
esterni
la
guerra
fascista
sarebbe
continuata
fino
alla
sconfitta
completa
,
il
popolo
si
sarebbe
piegato
sotto
un
peso
sempre
maggiore
di
lutti
e
di
sventure
,
e
soltanto
le
armi
degli
alleati
avrebbero
liberato
l
'
Italia
dall
'
assurdo
fardello
che
l
'
opprimeva
.
Le
ragioni
di
questo
stato
di
fatto
in
apparenza
paradossale
sono
da
ricercare
in
condizioni
tecniche
che
la
scienza
politica
contemporanea
ha
largamente
studiato
.
Lo
stato
totalitario
moderno
è
una
macchina
che
si
muove
con
poche
leve
e
pochissime
persone
.
Chi
non
è
in
possesso
di
queste
leve
potrà
svolgere
una
azione
più
o
meno
feconda
,
ma
è
destinato
a
spezzarsi
appena
giunto
a
un
certo
limite
,
è
condannato
a
restare
irrimediabilmente
lontano
dalla
iniziativa
politica
.
In
Italia
lo
stato
fascista
era
una
macchina
che
funzionava
malissimo
,
i
suoi
congegni
erano
rozzi
e
imperfetti
e
a
ciò
si
deve
se
,
a
differenza
di
quanto
avvenne
in
Russia
o
in
Germania
,
larghe
sfere
della
vita
pubblica
rimasero
in
sostanza
immuni
dalla
sua
azione
.
Tuttavia
questa
macchina
imperfetta
sarebbe
bastata
a
spezzare
ogni
resistenza
interna
se
il
fascismo
non
avesse
commesso
l
'
errore
di
lasciare
alcune
delle
leve
di
comando
in
mano
a
forze
apparentemente
controllate
,
in
realtà
estranee
.
Dopo
vent
'
anni
di
regime
la
più
importante
di
queste
forze
era
ancora
la
monarchia
;
e
al
vecchio
istituito
giustamente
condannato
da
tutti
gli
italiani
responsabili
e
privo
di
ogni
consistenza
e
prestigio
morale
,
era
riservato
il
compito
di
dare
la
spinta
finale
all
'
edificio
marcio
del
fascismo
,
di
assumersi
cioè
l
'
iniziativa
che
nessuna
forza
sana
in
Italia
poteva
rivendicare
.
Pronta
a
tutti
i
compromessi
per
salvaguardare
la
propria
posizione
,
priva
di
vero
contatto
col
paese
,
Casa
Savoia
aveva
vissuto
per
vent
'
anni
in
perfetto
accordo
col
regime
che
aveva
salvato
nel
'22
il
trono
pericolante
e
che
permetteva
ai
suoi
dignitari
una
sicura
e
comoda
vita
.
Essa
aveva
avuto
però
l
'
abilità
di
mantenersi
esteriormente
staccata
dal
fascismo
,
conservando
una
vaga
veste
di
irresponsabilita
costituzionale
e
dando
credito
a
voci
di
dissidenza
da
parte
del
principe
ereditario
o
di
altri
principi
del
sangue
.
In
sostanza
la
dinastia
poteva
contare
sull
'
attaccamento
degli
strati
meno
evoluti
della
popolazione
e
sulla
fedeltà
della
maggior
parte
dell
'
esercito
:
dato
quest
'
ultimo
molto
importante
,
perché
l
'
esercito
divenuto
strumento
debolissimo
contro
il
nemico
esterno
,
era
tuttavia
la
organizzazione
più
efficiente
rimasta
in
piedi
nel
paese
.
Era
quindi
naturale
che
da
varie
parti
si
guardasse
a
Casa
reale
come
a
uno
dei
possibili
perni
del
futuro
rivolgimento
,
da
alcuni
con
sincera
fiducia
,
da
altri
con
la
speranza
di
servirsi
della
pedina
monarchica
per
un
più
vasto
giuoco
.
Per
molto
tempo
la
monarchia
non
sembrò
incoraggiare
questi
sentimenti
.
Ma
col
volgere
della
guerra
verso
una
fine
disastrosa
,
il
suo
atteggiamento
di
cauta
riserva
di
fronte
al
regime
si
accentuò
.
Nell
'
autunno
del
'42
due
grandi
avvenimenti
militari
,
il
fallimento
dell
'
offensiva
tedesca
in
Russia
,
culminata
nella
battaglia
di
Stalingrado
,
e
lo
sbarco
angloamericano
nell
'
Africa
francese
del
nord
col
successivo
crollo
del
fronte
africano
dell
'
Asse
,
avevano
dato
la
sensazione
che
la
guerra
fosse
perduta
per
la
Germania
.
Da
quel
momento
l
'
azione
di
sganciamento
della
monarchia
dal
fascismo
acquistò
un
moto
progressivo
.
Membri
della
Casa
reale
presero
contatto
direttamente
e
attraverso
emissari
con
esponenti
dell
'
opposizione
,
e
fu
stabilita
tutta
una
rete
di
sondaggi
destinata
a
identificare
le
forze
favorevoli
e
a
valutare
le
possibilità
di
successo
di
un
'
iniziativa
monarchica
per
l
'
eliminazione
di
Mussolini
e
la
fine
della
guerra
.
Fu
facile
convincersi
che
l
'
enorme
maggioranza
del
popolo
avrebbe
accolto
come
una
liberazione
qualunque
gesto
contro
il
fascismo
e
che
tutti
gli
elementi
politici
,
dai
conservatori
ai
comunisti
,
avrebbero
o
sostenuto
chi
se
ne
fosse
fatto
l
'
iniziatore
.
Così
nella
primavera
del
'43
il
disegno
del
colpo
di
stato
passò
dallo
stadio
di
ipotesi
a
quello
di
progetto
.
Era
convenuto
che
la
corona
avrebbe
avuto
l
'
iniziativa
e
che
i
gruppi
politici
l
'
avrebbero
appoggiata
con
tutte
le
loro
forze
.
Le
modalità
non
importavano
molto
;
restava
da
stabilire
il
momento
della
attuazione
.
Cominciò
allora
quella
ridda
d
'
incertezze
,
di
rinvii
,
di
contraddizioni
che
caratterizza
molto
bene
la
mentalità
degli
uomini
preposti
alla
esecuzione
del
piano
e
che
fino
da
allora
ne
prefigurò
il
mediocre
esito
.
Qualunque
fosse
stato
infatti
il
giudizio
dei
singoli
sulla
via
da
seguire
,
una
cosa
era
certa
:
che
ogni
momento
che
passava
rendeva
più
grave
la
situazione
e
diminuiva
il
valore
del
gesto
.
Occorreva
non
perdere
tempo
:
questo
principio
era
ammesso
in
teoria
da
tutti
gli
interessati
ma
praticamente
trovava
dovunque
ostacoli
e
resistenze
.
I
tardivi
scrupoli
costituzionali
del
re
,
l
'
insufficienza
dei
capi
militari
,
le
esitanze
di
alcuni
degli
nomini
politici
consultati
furono
altrettante
remore
alla
sollecita
realizzazione
del
progetto
.
La
paura
dei
tedeschi
impose
tali
cautele
,
anche
di
fronte
ai
collaboratori
più
fidati
,
che
si
fini
col
dare
l
'
impressione
,
soprattutto
ai
gruppi
di
sinistra
,
che
si
trattasse
di
una
mistificazione
e
che
in
realtà
il
colpo
di
stato
non
sarebbe
mai
avvenuto
.
Questa
prima
conseguenza
non
sarebbe
stata
in
sé
molto
temibile
,
in
quanto
il
colpo
doveva
avvenire
con
l
'
intervento
diretto
di
pochissime
persone
ed
era
inutile
farne
partecipi
elementi
destinati
comunque
ad
appoggiarlo
.
Ma
purtroppo
le
incertezze
non
erano
solo
apparenti
:
esse
corrispondevano
a
una
effettiva
mancanza
di
idee
negli
organizzatori
e
incidevano
su
due
aspetti
essenziali
della
situazione
:
le
trattative
con
gli
alleati
e
la
resistenza
alla
reazione
tedesca
.
Le
trattative
con
gli
anglosassoni
furono
condotte
per
vie
molteplici
e
vaghe
,
con
sondaggi
a
lunghissima
distanza
e
soprattutto
senza
mai
rendersi
conto
di
un
fatto
decisivo
:
gli
alleati
avevano
costituito
con
la
loro
caratteristica
lentezza
e
metodicità
un
piano
militare
destinato
a
riuscire
in
ogni
caso
,
e
molto
difficilmente
lo
avrebbero
modificato
per
venire
incontro
alle
esigenze
italiane
.
Occorreva
dunque
fornire
loro
tutti
gli
elementi
necessari
e
quindi
metterli
di
fronte
al
fatto
compiuto
,
senza
presumere
di
poter
strappare
da
essi
più
di
quanto
ci
consentisse
la
nostra
debole
posizione
.
Per
il
resto
provvedere
noi
ad
assicurarci
la
possibilità
di
sopravvivere
nel
periodo
che
sarebbe
trascorso
fra
la
richiesta
di
armistizio
e
l
'
arrivo
degli
angloamericani
in
Italia
.
Il
problema
fondamentale
non
era
quello
diplomatico
,
era
quello
di
predisporre
la
resistenza
alla
reazione
tedesca
.
Ora
,
i
militari
assicuravano
di
averlo
preso
in
esame
,
ma
diversi
indizi
lasciavano
supporre
che
la
preparazione
morale
e
tecnica
in
quel
settore
fosse
ancora
a
uno
stadio
molto
arretrato
.
Del
resto
continuava
a
trovare
credito
l
'
assurda
tesi
che
i
tedeschi
si
sarebbero
ritirati
spontaneamente
e
che
all
'
Italia
sarebbe
stata
risparmiata
la
triste
sorte
di
campo
di
battaglia
e
all
'
esercito
quella
di
dover
combattere
contro
l
'
antico
alleato
.
Intanto
la
situazione
si
evolveva
rapidamente
e
le
occasioni
più
favorevoli
passavano
senza
che
si
osasse
sfruttarle
.
La
prima
di
queste
occasioni
poteva
essere
la
caduta
dell
'
ultimo
baluardo
dell
'
Asse
in
Tunisia
,
episodio
che
ebbe
una
profonda
ripercussione
in
Italia
in
quanto
mise
in
evidenza
i
contrasti
ormai
acuti
fra
il
nostro
soldato
e
quello
tedesco
e
soprattutto
diffuse
la
sensazione
che
la
penisola
sarebbe
stata
il
prossimo
obiettivo
degli
alleati
.
Si
trovavano
allora
nel
paese
pochissime
forze
tedesche
ed
erano
tornati
dalla
Russia
i
resti
del
corpo
di
spedizione
italiano
,
togliendo
così
uno
dei
più
spinosi
ostacoli
al
nostro
distacco
dalla
Germania
.
Tuttavia
l
'
occasione
fu
giudicata
prematura
perché
gli
anglosassoni
non
erano
ancora
pronti
a
intervenire
in
Europa
e
le
nostre
forze
da
sole
non
sarebbero
riuscite
a
contenere
i
tedeschi
.
Si
entrò
allora
nel
periodo
cruciale
,
quello
che
intercorse
fra
la
fine
dei
combattimenti
in
Tunisia
e
lo
sbarco
alleato
in
Sicilia
(
12
maggio
-
10
luglio
)
.
Tutti
coloro
che
avevano
una
responsabilità
politica
ed
erano
al
corrente
della
situazione
adoperarono
ogni
mezzo
per
convincere
il
re
della
necessità
di
attuare
senza
più
ritardi
una
decisione
da
cui
poteva
dipendere
la
salvezza
del
paese
.
Vale
la
pena
di
esaminare
quali
erano
le
prospettive
che
si
aprivano
ai
loro
occhi
e
quale
significato
avrebbe
avuto
allora
il
rovesciamento
della
posizione
italiana
.
Un
paese
condotto
per
venti
anni
da
una
banda
di
avventurieri
,
impoverito
delle
sue
migliori
energie
,
compromesso
in
tutte
le
avventure
internazionali
,
si
trovava
dopo
tre
anni
di
guerra
sul
punto
di
dover
pagare
con
la
sconfitta
totale
le
responsabilità
dei
suoi
capi
.
Tuttavia
,
per
un
concorso
di
circostanze
eccezionalmente
fortunate
,
gli
si
apriva
una
via
di
salvezza
che
nessuno
avrebbe
osato
sperare
più
facile
e
sicura
.
L
'
eliminazione
del
regime
fascista
e
il
conseguente
distacco
dalla
Germania
sarebbero
apparsi
a
tutto
il
mondo
come
il
naturale
esaudimento
dei
voti
del
popolo
italiano
,
e
l
'
elemento
di
rischio
che
il
gesto
comportava
ne
avrebbe
garantito
la
sincerità
.
D
'
altra
parte
la
nostra
forza
militare
,
che
rappresentava
ormai
un
peso
morto
per
la
Germania
,
sarebbe
stata
assai
notevole
gettata
dall
'
altra
parte
della
bilancia
,
in
quanto
un
accordo
con
l
'
Italia
avrebbe
aperto
agli
alleati
le
porte
della
fortezza
europea
,
allora
ancora
intatta
,
e
avrebbe
capovolto
la
situazione
nei
Balcani
,
dove
era
lecito
sperare
che
le
nostre
truppe
,
d
'
intesa
con
i
patrioti
,
avrebbero
avuto
il
predominio
e
dove
gli
altri
stati
vassalli
della
Germania
non
aspettavano
che
un
esempio
per
uscire
da
una
crisi
insostenibile
.
Gli
alleati
erano
pronti
a
imbarcarsi
:
occorreva
soltanto
prevenirli
perché
il
gesto
apparisse
un
'
iniziativa
spontanea
e
non
una
resa
di
fronte
all
'
inevitabile
.
Quanto
alla
situazione
interna
,
tutte
le
forze
importanti
in
Italia
avevano
uguale
interesse
al
buon
esito
dell
'
impresa
:
le
masse
non
più
disposte
a
tollerare
il
peso
di
una
guerra
senza
speranze
;
i
partiti
politici
che
nella
caduta
del
fascismo
vedevano
la
condizione
preliminare
di
ogni
futura
attività
e
che
contavano
evidentemente
di
passare
presto
oltre
l
'
iniziativa
monarchica
;
ma
soprattutto
la
stessa
monarchia
che
,
mettendosi
alla
testa
della
resistenza
popolare
contro
la
reazione
tedesca
,
poteva
evidentemente
ricostituirsi
una
base
di
prestigio
altrimenti
perduta
.
Perché
questo
complesso
di
vantaggi
non
fu
sfruttato
?
Alcuni
aspetti
particolari
sono
tuttavia
oscuri
e
mancano
ancora
oggi
,
per
poter
valutare
con
esattezza
la
situazione
,
elementi
assai
importanti
,
come
quelli
che
concernono
le
trattative
segrete
e
che
coprono
in
sostanza
le
responsabilità
anglosassoni
.
Ma
il
quadro
generale
è
nettissimo
e
un
elemento
ne
emerge
con
assoluta
evidenza
:
l
'
inadeguatezza
degli
uomini
che
diressero
il
colpo
di
stato
di
fronte
al
compito
rivoluzionario
a
cui
erano
chiamati
.
La
cricca
dei
generali
che
manovrò
in
definitiva
i
comandi
non
vide
mai
nella
liberazione
dal
fascismo
un
gesto
rivoluzionario
;
essa
concepì
sempre
il
colpo
di
stato
come
un
espediente
necessario
a
tirarsi
fuori
da
una
cattiva
situazione
.
Le
sue
obiezioni
al
fascismo
furono
sempre
tecniche
,
non
di
principio
,
e
i
discorsi
che
Badoglio
pronunciò
dopo
l
'
armistizio
,
accusando
Mussolini
soprattutto
di
aver
trascurato
la
preparazione
della
guerra
,
sono
una
prova
evidente
di
questo
stato
d
'
animo
.
Partendo
da
simili
premesse
non
si
poteva
che
avviarsi
su
una
strada
nettamente
equivoca
di
fronte
alle
esigenze
del
paese
,
cercare
dovunque
compromessi
e
garanzie
e
vagheggiare
l
'
assurda
idea
di
un
colpo
di
stato
senza
rischi
.
Infatti
per
convincere
i
congiurati
a
muoversi
non
bastarono
le
sollecitazioni
e
le
promesse
:
ci
volle
lo
sbarco
alleato
in
Sicilia
che
rivelò
la
schiacciante
superiorità
aereo
-
navale
degli
angloamericani
e
nello
stesso
tempo
svalutò
la
portata
della
nostra
iniziativa
;
ci
volle
il
primo
bombardamento
di
Roma
con
i
fischi
che
salutarono
l
'
automobile
reale
nei
sobborghi
colpiti
.
Soltanto
allora
,
quando
anche
i
più
ottimisti
avevano
deposto
le
loro
speranze
,
la
macchina
fu
messa
in
moto
.
Bisogna
riconoscere
che
l
'
esecuzione
tecnica
del
colpo
è
l
'
unico
episodio
riuscito
dell
'
intera
vicenda
.
Con
accortezza
degna
più
della
Sublime
Porta
che
di
un
sovrano
costituzionale
,
Vittorio
Emanuele
riuscì
ad
attirare
nel
giuoco
i
capi
del
fascismo
dissidente
,
probabilmente
promettendo
loro
la
successione
,
provocò
il
voto
di
sfiducia
del
Gran
Consiglio
e
finalmente
fece
catturare
a
casa
sua
e
trasportare
in
un
'
autoambulanza
l
'
uomo
che
da
venti
anni
compariva
al
suo
fianco
come
il
padre
della
patria
.
Così
una
rivoluzione
che
si
era
dovuta
adattare
a
presentarsi
come
un
colpo
di
stato
si
risolse
in
una
brillante
manovra
di
palazzo
.
Gli
sviluppi
politici
ne
apparvero
subito
negativi
.
Il
25
luglio
,
alla
notizia
delle
dimissioni
di
Mussolini
,
data
dalla
radio
nella
forma
più
cauta
alle
undici
di
sera
,
in
tutte
le
città
d
'
Italia
la
folla
si
era
riversata
nelle
strade
e
aveva
celebrato
con
clamoroso
entusiasmo
la
fine
dell
'
èra
fascista
.
L
'
Italia
di
Mussolini
si
era
disfatta
in
un
giorno
come
una
facciata
di
cartapesta
;
ma
quel
primo
giorno
aveva
provato
anche
l
'
immaturità
organizzativa
delle
masse
italiane
.
Pace
era
la
parola
che
in
tutte
le
dimostrazioni
aveva
coperto
le
altre
grida
e
che
i
partiti
avevano
fatta
propria
nelle
prime
manifestazioni
ufficiali
.
Ma
il
proclama
di
Badoglio
conteneva
la
formula
:
«
la
guerra
continua
»
,
e
il
nuovo
governo
non
ebbe
difficoltà
a
imporre
la
sua
linea
:
già
la
sera
del
26
luglio
lo
stato
d
'
assedio
e
severissime
disposizioni
di
ordine
pubblico
vietavano
ogni
inopportuna
manifestazione
di
dissenso
.
Così
il
rivolgimento
si
fermava
a
mezza
strada
:
il
fascismo
era
caduto
,
ma
restava
in
piedi
la
sua
struttura
burocratico
-
militare
,
continuava
l
'
alleanza
con
la
Germania
e
continuava
la
guerra
che
nulla
poteva
ormai
giustificare
.
Evidentemente
,
se
le
masse
italiane
avessero
avuto
un
'
effettiva
maturità
politica
,
se
i
partiti
antifascisti
avessero
potuto
contare
su
di
una
base
larga
e
disciplinata
,
nessuna
misura
repressiva
sarebbe
bastata
a
imporre
la
continuazione
della
guerra
,
e
al
colpo
di
stato
sarebbe
seguita
la
rivoluzione
antifascista
e
antitedesca
.
Ma
questo
non
era
:
le
masse
,
dopo
la
prima
ubriacatura
,
tornarono
a
una
condizione
di
passività
,
e
i
partiti
,
ancora
privi
dei
loro
quadri
migliori
e
sorpresi
dal
passaggio
dalla
fase
clandestina
a
quella
legale
,
non
ebbero
la
forza
di
padroneggiare
la
situazione
.
D
'
altra
parte
Badoglio
aveva
dalla
sua
un
argomento
a
cui
non
si
poteva
controbattere
:
quello
della
sicurezza
militare
.
La
tesi
del
governo
,
che
del
resto
non
fu
mai
enunciata
esplicitamente
ma
solo
sottintesa
,
era
pressappoco
questa
:
gli
anglosassoni
non
sono
ancora
pronti
a
intervenire
sul
continente
;
dal
canto
loro
i
tedeschi
hanno
concentrato
in
Italia
forze
preponderanti
e
una
nostra
iniziativa
ufficiale
per
la
pace
separata
provocherebbe
una
reazione
a
cui
non
potremmo
resistere
.
Occorre
dunque
,
sotto
pena
di
perdere
una
parte
del
territorio
e
di
compromettere
l
'
esito
di
tutta
l
'
impresa
,
temporeggiare
finché
gli
accordi
con
gli
alleati
non
saranno
maturi
e
non
ci
consentiranno
di
denunciare
il
patto
con
la
Germania
.
Questa
soluzione
,
tipica
della
mentalità
dilatoria
e
pseudo
-
diplomatica
dei
nostri
generali
,
non
teneva
conto
di
fattori
politici
molto
importanti
:
l
'
entusiasmo
degli
italiani
nei
primi
giorni
,
durante
i
quali
la
resistenza
ai
tedeschi
sarebbe
stata
vista
come
il
corollario
indispensabile
della
liberazione
dal
fascismo
e
quindi
sostenuta
da
tutti
,
e
per
contro
la
demoralizzazione
dei
tedeschi
,
veramente
sconvolti
da
un
cataclisma
politico
che
erano
lontanissimi
dal
prevedere
.
Inoltre
non
si
valutava
abbastanza
il
fatto
che
raccogliere
,
sia
pure
provvisoriamente
,
l
'
eredità
del
fascismo
metteva
il
nuovo
governo
e
tutto
il
popolo
italiano
in
una
posizione
terribilmente
falsa
di
fronte
all
'
opinione
pubblica
mondiale
:
era
assurdo
abbattere
un
regime
totalitario
e
proclamare
il
ritorno
alle
tradizioni
del
Risorgimento
per
restare
impegnati
a
fianco
della
Germania
in
una
guerra
contro
le
democrazie
.
Queste
obiezioni
erano
abbastanza
facili
e
furono
subito
rivolte
al
governo
dalla
stampa
tuttora
clandestina
dei
partiti
e
dagli
stessi
uomini
politici
che
avevano
accesso
al
Quirinale
e
alla
Presidenza
del
Consiglio
;
ma
poiché
non
vi
era
mezzo
di
sostenerle
con
argomenti
più
energici
della
persuasione
,
si
dovette
trovare
un
«
modus
vivendi
»
che
permettesse
alle
forze
antifasciste
di
non
perdere
interamente
contatto
col
centro
.
Si
stabilì
allora
un
rapporto
di
natura
insolita
fra
il
governo
e
l
'
opposizione
,
rapporto
che
durò
all
'
incirca
inalterato
nelle
sei
settimane
del
regime
Badoglio
.
Alla
base
,
la
grande
massa
del
popolo
era
rimasta
profondamente
delusa
dalla
continuazione
della
guerra
:
vedeva
peggiorare
la
situazione
economica
e
ripetersi
i
bombardamenti
sulle
città
.
In
queste
condizioni
gli
sproloqui
della
stampa
sulla
ripristinata
libertà
non
avevano
molto
successo
e
la
gente
si
domandava
a
che
cosa
fosse
servito
il
colpo
di
stato
e
finiva
col
confidare
in
soluzioni
miracoliste
.
Era
abbastanza
diffusa
per
esempio
l
'
idea
che
a
una
nostra
richiesta
d
'
armistizio
tedeschi
e
inglesi
avrebbero
lasciato
il
territorio
italiano
per
andare
a
combattere
altrove
,
e
anche
elementi
vicini
al
governo
sgomento
.
Quando
,
pochi
giorni
dopo
il
colpo
di
stato
,
si
sparse
la
notizia
che
Hitler
si
era
ucciso
,
vi
furono
impressionanti
manifestazioni
di
gioia
da
parte
dei
militari
tedeschi
che
in
diverse
città
fraternizzarono
con
i
nostri
soldati
.
Subito
dopo
cominciò
l
'
afflusso
in
Italia
di
SS
e
di
reparti
speciali
per
«
rafforzare
il
morale
delle
truppe
»
.
non
si
peritavano
di
diffondere
simili
sciocchezze
.
Solo
una
minoranza
era
convinta
che
pace
«
tout
court
»
non
aveva
più
senso
e
che
pace
con
gli
anglosassoni
voleva
dire
guerra
alla
Germania
.
Si
vedevano
i
gravi
inconvenienti
di
questa
soluzione
(
mutilazione
del
territorio
,
dominio
tedesco
almeno
su
una
parte
dell
'
Italia
del
Nord
,
forse
guerra
civile
)
,
ma
essa
era
accolta
ugualmente
come
il
punto
di
arrivo
inevitabile
della
politica
fascista
e
insieme
il
punto
di
partenza
per
il
rinnovamento
ideologico
e
civile
del
nostro
paese
.
Espressione
di
questo
elemento
politicamente
più
evoluto
erano
i
partiti
.
Per
tutto
il
periodo
che
va
dal
colpo
di
stato
all
'
armistizio
si
può
parlare
di
partiti
in
senso
collettivo
,
perché
effettivamente
l
'
opera
dei
sei
partiti
riuniti
nella
concentrazione
antifascista
(
liberale
,
democrazia
del
lavoro
,
democrazia
cristiana
,
partito
d
'
azione
,
socialista
e
comunista
)
per
la
parte
che
ci
interessa
fu
condotta
in
comune
.
C
'
erano
naturalmente
differenze
grandissime
di
metodi
e
di
programmi
e
contrasti
che
ritardarono
e
intralciarono
l
'
azione
collettiva
,
ma
in
sostanza
la
linea
politica
fu
imposta
dalle
circostanze
piuttosto
che
scelta
in
base
a
presupposti
ideologici
e
si
può
riassumere
in
una
formula
:
premere
sul
governo
e
sospingerlo
in
ogni
modo
ad
agire
senza
rompere
definitivamente
con
esso
.
In
realtà
il
governo
aveva
molto
bisogno
di
essere
sospinto
.
Già
la
scelta
dei
ministri
,
merito
quasi
esclusivo
di
un
cortigiano
ambizioso
e
senza
idee
,
il
duca
Aquarone
,
era
stata
infelicissima
.
Il
criterio
prevalso
di
formare
un
gabinetto
di
funzionari
,
criterio
di
per
sé
discutibile
,
era
stato
applicato
nel
modo
più
elementare
;
si
era
preso
un
direttore
generale
per
quasi
ogni
ministero
e
lo
si
era
messo
a
capo
dell
'
amministrazione
.
Non
solo
così
il
governo
non
aveva
una
fisonomia
politica
,
ma
molti
dei
ministri
non
si
potevano
neanche
dire
generici
antifascisti
.
Essi
erano
legati
,
per
gli
uffici
occupati
fin
allora
,
a
persone
e
a
interessi
del
passato
regime
e
non
erano
in
grado
di
intervenire
con
la
necessaria
energia
per
produrre
una
situazione
nuova
.
La
stampa
,
che
era
passata
solo
in
parte
in
mano
di
uomini
veramente
spregiudicati
,
avrebbe
potuto
tuttavia
essere
un
efficace
stimolo
se
non
fosse
stata
imbrigliata
da
una
censura
severissima
e
dalle
disposizioni
per
nulla
mutate
dell
'
antico
Ministero
della
Cultura
popolare
(
anche
in
questo
privi
di
fantasia
,
gli
autori
del
colpo
di
stato
non
avevano
capito
che
quello
della
propaganda
era
uno
dei
posti
più
importanti
da
assegnare
e
avevano
chiamato
a
coprirlo
un
funzionario
senza
rilievo
,
fino
al
giorno
prima
direttore
generale
del
ministero
fascista
)
.
In
queste
condizioni
,
l
'
opposizione
,
rappresentata
ormai
dal
comitato
nazionale
dei
partiti
antifascisti
,
iniziò
la
sua
opera
fra
notevoli
difficoltà
.
Tutti
i
provvedimenti
di
un
certo
coraggio
rivolti
a
mostrare
che
la
fine
del
fascismo
non
era
stata
una
data
qualsiasi
nella
storia
degli
ultimi
anni
,
che
qualche
cosa
era
cambiato
nella
vita
italiana
,
furono
il
frutto
dei
laboriosi
interventi
del
comitato
presso
il
governo
.
Occorreva
l
'
ordine
del
giorno
controfirmato
dai
sei
partiti
per
convincere
Badoglio
che
il
regime
di
terrore
instaurato
in
varie
città
dai
comandi
militari
non
rispondeva
alla
nuova
situazione
;
la
visita
di
un
ex
presidente
del
Consiglio
al
Ministero
dell
'
Interno
per
ottenere
la
sostituzione
di
un
prefetto
squadrista
;
un
seguito
di
lettere
e
telefonate
perché
si
desse
finalmente
corso
all
'
ordine
di
liberazione
di
un
confinato
politico
.
Senza
questa
pressione
ininterrotta
dell
'
opinione
pubblica
,
costretta
a
esprimersi
per
bocca
di
pochi
autorizzati
,
il
fascismo
sarebbe
stato
sepolto
onorevolmente
,
macchiato
solo
di
un
lieve
sospetto
di
concussione
,
e
la
legge
sull
'
arricchimento
dei
gerarchi
e
i
fasci
scalpellati
sugli
edifici
pubblici
sarebbero
rimasti
l
'
unica
vendetta
del
popolo
italiano
per
venti
anni
di
soprusi
.
Le
due
battaglie
più
importanti
combattute
dall
'
opposizione
su
questo
terreno
dei
provvedimenti
rivoluzionari
furono
quella
per
l
'
immediata
liberazione
dei
detenuti
politici
e
quella
per
l
'
eliminazione
dei
fascisti
pericolosi
.
La
prima
fu
vinta
faticosamente
ed
ebbe
il
merito
di
riportare
nella
vita
pubblica
uomini
di
grande
valore
che
gli
anni
di
carcere
non
avevano
piegato
e
che
poterono
subito
riprendere
il
loro
posto
alla
testa
dei
partiti
.
La
seconda
si
trascinò
miseramente
senza
che
si
riuscisse
mai
a
vincere
i
ritegni
del
governo
e
l
'
ostilità
della
polizia
rimasta
fondamentalmente
fascista
.
Soltanto
quando
,
verso
la
fine
di
agosto
,
fu
scoperto
un
vasto
complotto
appoggiato
alla
ambasciata
tedesca
,
Badoglio
si
decise
a
far
eseguire
diversi
arresti
fra
i
fascisti
più
facinorosi
.
Ma
se
questi
erano
problemi
molto
urgenti
ed
era
giusto
dedicarvi
le
prime
energie
,
era
chiaro
che
la
loro
soluzione
definitiva
e
quella
di
ogni
altra
questione
dipendevano
in
realtà
da
un
problema
più
ampio
:
quello
della
posizione
internazionale
dell
'
Italia
e
dell
'
uscita
dalla
guerra
.
Col
25
luglio
il
popolo
italiano
aveva
ripudiato
definitivamente
il
fascismo
e
aveva
condannato
la
sua
opera
,
ma
era
rimasto
formalmente
contro
le
Nazioni
Unite
e
alleato
della
Germania
nazionalsocialista
.
Come
ora
si
potesse
uscire
da
questo
equivoco
ed
evitare
la
rovina
totale
del
paese
era
l
'
unica
seria
preoccupazione
del
momento
.
Purtroppo
,
proprio
su
questo
terreno
dove
sarebbe
stato
più
necessario
,
era
difficilissimo
intervenire
.
Consapevole
della
forza
che
gli
dava
la
gravità
della
situazione
e
mascherandosi
dietro
il
vecchio
armamentario
retorico
degli
interessi
supremi
del
paese
e
della
necessità
di
stringersi
tutti
intorno
a
un
solo
responsabile
,
Badoglio
aveva
praticamente
inibito
ogni
controllo
sulla
sua
politica
estera
che
conduceva
con
criteri
di
stato
maggiore
,
senza
neppure
farne
parte
agli
altri
membri
del
governo
.
Di
fronte
alle
pressioni
e
alle
insistenze
dei
gruppi
politici
,
il
maresciallo
rispondeva
assumendo
un
contegno
enigmatico
,
lasciando
capire
che
sentiva
le
loro
esigenze
e
che
il
governo
era
già
avanti
sulla
via
di
soddisfarle
,
ma
che
la
terribile
gravità
del
momento
gli
imponeva
un
riserbo
assoluto
,
anzi
lo
costringeva
a
fingere
spesso
atteggiamenti
non
suoi
.
Le
sue
dichiarazioni
si
concludevano
generalmente
con
vaghe
promesse
e
con
accenni
altrettanto
vaghi
agli
ostacoli
che
trovava
la
sua
opera
.
Tutto
l
'
interesse
della
situazione
politica
italiana
si
concentrò
così
intorno
ad
un
solo
dilemma
:
il
governo
fa
o
non
fa
le
trattative
,
farà
o
non
farà
la
pace
.
Da
una
parte
e
dall
'
altra
di
questa
alternativa
militavano
ragioni
piuttosto
forti
.
Evidentemente
Badoglio
non
aveva
preso
il
potere
in
modo
così
rischioso
per
assumersi
il
compito
di
portare
a
termine
una
guerra
già
perduta
.
Era
inoltre
notoriamente
antitedesco
;
e
tutto
faceva
supporre
che
avrebbe
cercato
di
staccarsi
dalla
Germania
appena
gli
fosse
stato
possibile
.
In
questo
caso
,
se
cioè
erano
in
corso
trattative
militari
con
gli
alleati
e
si
aspettava
solo
il
momento
buono
per
renderle
pubbliche
,
un
gesto
intempestivo
dell
'
opposizione
diventava
un
grande
errore
,
poteva
far
precipitare
tutto
e
dare
ai
tedeschi
il
pretesto
di
prendere
in
mano
la
situazione
.
D
'
altra
parte
,
se
le
trattative
non
esistevano
o
erano
destinate
a
fallire
,
come
altri
indizi
lasciavano
supporre
,
lo
starsene
in
attesa
rappresentava
una
gravissima
perdita
di
tempo
e
un
tradimento
di
fronte
al
popolo
italiano
.
Decidere
in
base
a
semplici
indizi
era
molto
rischioso
:
si
finì
col
restare
sulla
linea
già
adottata
di
premere
sul
governo
evitando
una
rottura
,
e
fu
solo
accentuata
la
pressione
.
Questa
linea
ebbe
del
resto
la
sua
sanzione
pubblica
quando
,
dopo
lunghe
trattative
,
gli
esponenti
dei
partiti
accettarono
le
cariche
sindacali
offerte
loro
dal
ministro
delle
Corporazioni
,
Piccardi
,
a
condizione
che
fosse
pubblicato
un
comunicato
in
cui
dichiaravano
di
assumere
la
carica
nell
'
interesse
della
categoria
,
ma
di
scindere
le
loro
responsabilità
sindacali
dalla
responsabilità
politica
.
Una
volta
concluso
tale
patto
,
mentre
i
tempi
della
guerra
si
affrettavano
e
incombeva
la
minaccia
di
un
colpo
di
mano
tedesco
con
successiva
restaurazione
fascista
,
sarebbe
stato
facile
al
governo
guadagnarsi
,
se
non
la
collaborazione
completa
,
la
fiducia
dei
gruppi
d
'
opposizione
.
Non
era
necessario
per
questo
tradire
nessun
segreto
militare
:
bastava
mostrarsi
più
aperti
verso
le
esigenze
dell
'
opinione
pubblica
e
desistere
da
una
politica
interna
fatta
di
compromessi
e
di
paure
.
Fedele
al
suo
piccolo
machiavellismo
di
generale
travestito
da
uomo
politico
,
Badoglio
intensificò
invece
le
contromanovre
,
moltiplicò
gli
equivoci
e
riuscì
a
produrre
un
disorientamento
totale
del
paese
.
Ai
primi
di
settembre
,
mentre
il
suo
rappresentante
era
tornato
in
Sicilia
con
pieni
poteri
per
firmare
l
'
armistizio
,
il
maresciallo
prometteva
in
segreto
ai
capi
dell
'
opposizione
la
formazione
di
un
governo
politico
per
la
guerra
antitedesca
,
ma
intanto
faceva
spargere
voci
d
'
imminenti
soluzioni
di
compromesso
e
assicurava
i
rappresentanti
di
Hitler
della
sua
indefettibile
lealtà
.
Questa
superiore
strategia
ebbe
l
'
esito
che
si
meritava
:
la
sera
dell'8
settembre
la
dichiarazione
d
'
armistizio
trovò
impreparati
tutti
quelli
che
avrebbero
dovuto
avere
una
funzione
positiva
e
preparatissimi
gli
avversari
.
Poche
ore
dopo
l
'
annuncio
ufficiale
,
le
colonne
tedesche
marciavano
su
Roma
e
il
re
e
Badoglio
fuggivano
precipitosamente
abbandonando
il
paese
all
'
anarchia
e
allo
sfacelo
.
Le
giornate
che
seguirono
l'8
settembre
furono
le
più
gravi
che
l
'
Italia
abbia
attraversato
da
quando
esiste
come
paese
unito
.
Caduto
Mussolini
,
Badoglio
non
aveva
voluto
andare
oltre
e
rompere
l
'
alleanza
nazista
per
timore
di
sviluppi
che
non
avrebbe
saputo
dominare
.
I
suoi
seguaci
rappresentavano
allora
le
terribili
conseguenze
di
un
gesto
cosìtemerario
:
Torino
e
Milano
distrutte
,
l
'
Italia
del
Nord
invasa
,
un
ritorno
di
elementi
fascisti
con
programma
vendicativo
.
Per
evitare
questi
mali
il
governo
aveva
obbligato
gli
italiani
a
reprimere
il
loro
primo
slancio
rivoluzionario
e
trasformato
quella
che
sarebbe
stata
una
sincera
esplosione
di
popolo
in
una
ambigua
manovra
diplomatica
.
I
capi
militari
avevano
avuto
quaranta
giorni
di
tempo
per
predisporre
la
resistenza
e
ancora
cinque
giorni
dopo
la
conclusione
dell
'
armistizio
per
dare
gli
ultimi
ritocchi
alla
loro
sapiente
opera
.
È
questo
era
il
risultato
di
tante
precauzioni
:
Torino
e
Milano
veramente
distrutte
,
non
dai
bombardamenti
tedeschi
ma
da
quelli
alleati
,
l
'
Italia
occupata
dai
tedeschi
non
fino
alla
valle
del
Po
ma
fino
al
Mezzogiorno
,
Mussolini
liberato
,
i
fascisti
al
potere
.
In
una
guerra
che
aveva
visto
la
tragedia
della
Polonia
,
il
crollo
della
Francia
e
della
Jugoslavia
,
nessuno
spettacolo
fu
più
tragico
del
disfacimento
della
compagine
italiana
.
Delle
forze
armate
,
la
sola
marina
eseguì
ordini
precisi
e
raggiunse
in
gran
parte
i
porti
alleati
;
l
'
aviazione
praticamente
non
esisteva
più
;
l
'
esercito
entrò
nel
caos
.
In
tre
giorni
la
resistenza
organizzata
fu
soffocata
quasi
dovunque
.
Roma
,
intorno
a
cui
Badoglio
aveva
concentrato
cinque
divisioni
,
si
arrese
a
due
divisioni
tedesche
;
abbandonata
all
'
arbitrio
dei
comandanti
militari
,
senza
un
responsabile
politico
,
senza
una
voce
che
la
sostenesse
,
la
città
visse
tre
giorni
di
angoscia
e
di
entusiasmo
,
ma
la
volontà
di
resistere
della
popolazione
non
servì
contro
gli
intrighi
dei
generali
.
Nelle
altre
città
manifestazioni
d
'
inettitudine
,
viltà
,
aperti
tradimenti
dei
capi
sabotarono
la
resistenza
.
L
'
armata
dei
Balcani
,
forte
di
quasi
trenta
divisioni
,
si
sfasciò
come
un
frutto
marcio
:
immense
colonne
di
fuggiaschi
raggiunsero
la
costa
sotto
la
protezione
dei
patrioti
jugoslavi
i
quali
si
limitarono
a
toglier
loro
armi
e
vestiario
.
Tutte
le
strade
d
'
Italia
si
coprirono
di
sbandati
che
portarono
da
un
capo
all
'
altro
della
penisola
l
'
immagine
vivente
dell
'
umiliazione
e
della
sconfitta
.
Le
responsabilità
dirette
di
questi
avvenimenti
,
le
ragioni
dei
singoli
episodi
saranno
discusse
ancora
per
molto
tempo
.
Certo
il
re
e
i
capi
militari
ne
portano
il
peso
maggiore
:
la
loro
viltà
e
la
loro
inettitudine
sono
costati
all
'
Italia
quasi
quanto
i
delitti
dei
fascisti
.
Certo
un
intervento
più
generoso
,
soprattutto
più
fiducioso
,
degli
alleati
avrebbe
modificato
notevolmente
la
situazione
:
Roma
,
per
esempio
,
si
poteva
tenere
ed
evitare
così
il
senso
della
catastrofe
totale
.
Ma
le
responsabilità
storiche
che
confluiscono
in
questa
crisi
di
pochi
giorni
superano
il
gruppetto
di
uomini
che
si
trovavano
momentaneamente
in
primo
piano
;
e
la
lezione
diretta
che
noi
possiamo
trarne
,
oltre
a
un
generico
sdegno
,
è
la
certezza
del
fallimento
della
classe
dirigente
italiana
:
questo
fatto
,
mascherato
per
anni
dietro
ogni
sorta
di
equilibrismi
,
oggi
scoperto
e
evidente
come
una
piaga
incurabile
.
I
soldati
che
nel
settembre
scorso
traversavano
l
'
Italia
affamati
e
seminudi
,
volevano
soprattutto
tornare
a
casa
,
non
sentire
più
parlare
di
guerra
e
di
fatiche
.
Erano
un
popolo
vinto
;
ma
portavano
dentro
di
sé
il
germe
di
un
'
oscura
ripresa
:
il
senso
delle
offese
inflitte
e
subite
,
il
disgusto
per
l
'
ingiustizia
in
cui
erano
vissuti
.
Ma
coloro
che
per
anni
li
avevano
comandati
e
diretti
,
i
profittatori
e
i
complici
del
fascismo
,
gli
ufficiali
abituati
a
servire
e
a
farsi
servire
ma
incapaci
di
assumere
una
responsabilità
,
non
erano
solo
dei
vinti
,
erano
un
popolo
di
morti
.
La
caduta
dell
'
impalcatura
statale
scoprì
le
miserie
che
ci
affliggevano
,
scoprì
che
il
fascismo
non
era
stato
una
parentesi
,
ma
una
grave
malattia
e
aveva
intaccato
quasi
dappertutto
le
fibre
della
nazione
.
Poteva
scomparire
in
modo
pacifico
e
i
suoi
postumi
potevano
essere
curati
:
le
giornate
di
settembre
esclusero
questa
possibilità
e
gettarono
il
paese
nelle
estreme
convulsioni
.
Tornò
il
terrore
sulle
città
italiane
,
appoggiato
all
'
agonizzante
potenza
hitleriana
,
e
il
fantomatico
Duce
di
Verona
cancellò
il
Duce
dell
'
autoambulanza
,
restituì
alla
reazione
la
sua
maschera
tragica
.
Ormai
l
'
Italia
uscirà
da
questi
crisi
attraverso
una
prova
durissima
:
la
distruzione
delle
sue
città
,
la
deportazione
dei
suoi
giovani
,
le
sofferenze
,
la
fame
.
Questa
prova
può
essere
il
principio
di
un
risorgimento
soltanto
se
si
ha
il
coraggio
di
accettarla
come
impulso
a
una
rigenerazione
totale
;
se
ci
si
persuade
che
un
popolo
portato
alla
rovina
da
una
finta
rivoluzione
può
essere
salvato
e
riscattato
soltanto
da
una
vera
rivoluzione
.
L
'
ULTIMA
LETTERA
Per
mio
fratello
.
Napoli
,
28
novembre
1943
Carissimo
,
parto
in
questi
giorni
per
un
'
impresa
di
esito
incerto
:
raggiungere
gruppi
di
rifugiati
nei
dintorni
di
Roma
,
portare
loro
armi
e
istruzioni
.
Ti
lascio
questa
lettera
per
salutarti
nel
caso
che
non
dovessi
tornare
e
per
spiegarti
lo
stato
d
'
animo
in
cui
affronto
questa
missione
.
I
casi
particolari
che
l
'
hanno
preceduta
sono
di
un
certo
interesse
biografico
,
ma
sono
troppo
complicati
da
riferire
:
qualcuno
degli
amici
che
è
da
questa
parte
vi
potrà
raccontare
come
nella
mia
fuga
da
Roma
sia
arrivato
nei
territori
controllati
da
Badoglio
,
come
abbia
passato
a
Brindisi
dieci
pessimi
giorni
presso
il
Comando
Supremo
e
come
,
dopo
essermi
convinto
che
nulla
era
cambiato
fra
i
militari
,
sia
riuscito
con
una
nuova
fuga
a
raggiungere
Napoli
.
Qui
mi
è
stato
facile
fra
gli
amici
politici
e
i
reduci
dalla
emigrazione
trovare
un
ambiente
congeniale
e
ho
contribuito
a
costituire
un
Centro
Italiano
di
Propaganda
che
potrebbe
avere
una
funzione
utile
e
che
mi
ha
riportato
provvisoriamente
alle
mie
attività
normali
e
a
un
ritmo
di
vita
pacifico
.
Ma
in
tutto
questo
periodo
è
rimasta
in
sospeso
la
necessità
di
partecipare
più
da
vicino
a
un
ordine
di
cose
che
non
giustifica
i
comodi
metodi
della
guerra
psicologica
;
e
l
'
attuale
irrigidirsi
della
situazione
militare
,
la
prospettiva
che
la
miseria
in
cui
vive
la
maggior
parte
degli
italiani
debba
ancora
peggiorare
hanno
reso
più
urgente
la
decisione
.
Così
,
dopo
il
fallimento
,
per
ragioni
indipendenti
dalla
nostra
volontà
,
di
altri
progetti
più
ambiziosi
ma
non
irragionevoli
,
ho
accettato
di
organizzare
una
spedizione
con
un
gruppo
di
amici
.
È
la
conclusione
naturale
di
quest
'
ultima
avventura
,
ma
soprattutto
il
punto
d
'
arrivo
di
un
'
esperienza
che
coinvolge
tutta
la
nostra
giovinezza
.
In
realtà
la
guerra
,
ultima
fase
del
fascismo
trionfante
,
ha
agito
su
di
noi
più
profondamente
di
quanto
risulti
a
prima
vista
.
La
guerra
ha
distolto
materialmente
gli
uomini
dalle
loro
abitudini
,
li
ha
costretti
a
prendere
atto
con
le
mani
e
con
gli
occhi
dei
pericoli
che
minacciano
i
presupposti
di
ogni
vita
individuale
,
li
ha
persuasi
che
non
c
'
è
possibilità
di
salvezza
nella
neutralità
e
nell
'
isolamento
.
Nei
più
deboli
questa
violenza
ha
agito
come
una
rottura
degli
schemi
esteriori
in
cui
vivevano
:
sarà
la
«
generazione
perduta
»
,
che
ha
visto
infrante
le
proprie
«
carriere
»
;
nei
più
forti
ha
portato
una
massa
di
materiali
grezzi
,
di
nuovi
dati
su
cui
crescerà
la
nuova
esperienza
.
Senza
la
guerra
io
sarei
rimasto
un
intellettuale
con
interessi
prevalentemente
letterari
:
avrei
discusso
i
problemi
dell
'
ordine
politico
,
ma
soprattutto
avrei
cercato
nella
storia
dell
'
uomo
solo
le
ragioni
di
un
profondo
interesse
,
e
l
'
incontro
con
una
ragazza
o
un
impulso
qualunque
alla
fantasia
avrebbero
contato
per
me
più
di
ogni
partito
o
dottrina
.
Altri
amici
,
meglio
disposti
a
sentire
immediatamente
il
fatto
politico
,
si
erano
dedicati
da
anni
alla
lotta
contro
il
fascismo
.
Pur
sentendomi
sempre
più
vicino
a
loro
,
non
so
se
mi
sarei
deciso
a
impegnarmi
totalmente
su
quella
strada
:
c
'
era
in
me
un
fondo
troppo
forte
di
gusti
individuali
,
d
'
indifferenza
e
di
spirito
critico
per
sacrificare
tutto
questo
a
una
fede
collettiva
.
Soltanto
la
guerra
ha
risolto
la
situazione
,
travolgendo
certi
ostacoli
,
sgombrando
il
terreno
da
molti
comodi
ripari
e
mettendomi
brutalmente
a
contatto
con
un
mondo
inconciliabile
.
Credo
che
per
la
maggior
parte
dei
miei
coetanei
questo
passaggio
sia
stato
naturale
:
la
corsa
verso
la
politica
è
un
fenomeno
che
ho
constatato
in
molti
dei
migliori
,
simile
a
quello
che
avvenne
in
Germania
quando
si
esaurì
l
'
ultima
generazione
romantica
.
Fenomeni
di
questo
genere
si
riproducono
ogni
volta
che
la
politica
cessa
di
essere
ordinaria
amministrazione
e
impegna
tutte
le
forze
di
una
società
per
salvarla
da
una
grave
malattia
,
per
rispondere
a
un
estremo
pericolo
.
Una
società
moderna
si
basa
su
una
grande
varietà
di
specificazioni
,
ma
può
sussistere
soltanto
se
conserva
la
possibilità
di
abolirle
a
un
certo
momento
per
sacrificare
tutto
a
un
'
unica
esigenza
rivoluzionaria
.
È
questo
il
senso
morale
,
non
tecnico
,
della
mobilitazione
:
una
gioventù
che
non
si
conserva
«
disponibile
»
,
che
si
perde
completamente
nelle
varie
tecniche
,
è
compromessa
.
A
un
certo
momento
gli
intellettuali
devono
essere
capaci
di
trasferire
la
loro
esperienza
sul
terreno
dell
'
utilità
comune
,
ciascuno
deve
sapere
prendere
il
suo
posto
in
una
organizzazione
di
combattimento
.
Questo
vale
soprattutto
per
l
'
Italia
.
Parlo
dell
'
Italia
non
perché
mi
stia
più
a
cuore
della
Germania
o
dell
'
America
,
ma
perché
gli
italiani
sono
la
parte
del
genere
umano
con
cui
mi
trovo
naturalmente
a
contatto
e
su
cui
posso
agire
più
facilmente
.
Gli
italiani
sono
un
popolo
fiacco
,
profondamente
corrotto
dalla
sua
storia
recente
,
sempre
sul
punto
di
cedere
a
una
viltà
o
a
una
debolezza
.
Ma
essi
continuano
a
esprimere
minoranze
rivoluzionarie
di
prim
'
ordine
:
filosofi
e
operai
che
sono
all
'
avanguardia
d
'
Europa
.
L
'
Italia
è
nata
dal
pensiero
di
pochi
intellettuali
:
il
Risorgimento
,
unico
episodio
della
nostra
storia
politica
,
è
stato
lo
sforzo
di
altre
minoranze
per
restituire
all
'
Europa
un
popolo
di
africani
e
di
levantini
.
Oggi
in
nessuna
nazione
civile
il
distacco
fra
le
possibilità
vitali
e
la
condizione
attuale
è
così
grande
:
tocca
a
noi
di
colmare
questo
distacco
e
di
dichiarare
lo
stato
d
'
emergenza
.
Musicisti
e
scrittori
dobbiamo
rinunciare
ai
nostri
privilegi
per
contribuire
alla
liberazione
di
tutti
.
Contrariamente
a
quanto
afferma
una
frase
celebre
,
le
rivoluzioni
riescono
quando
le
preparano
i
poeti
e
i
pittori
,
purché
i
poeti
e
i
pittori
sappiano
quale
deve
essere
la
loro
parte
.
Vent
'
anni
fa
la
confusione
dominante
poteva
far
prendere
sul
serio
l
'
impresa
di
Fiume
.
Oggi
sono
riaperte
agli
italiani
tutte
le
possibilità
del
Risorgimento
:
nessun
gesto
è
inutile
purché
non
sia
fine
a
se
stesso
.
Quanto
a
me
,
ti
assicuro
che
l
'
idea
di
andare
a
fare
il
partigiano
in
questa
stagione
mi
diverte
pochissimo
;
non
ho
mai
apprezzato
come
ora
i
pregi
della
vita
civile
e
ho
coscienza
di
essere
un
ottimo
traduttore
e
un
buon
diplomatico
,
ma
secondo
ogni
probabilità
un
mediocre
partigiano
.
Tuttavia
è
l
'
unica
possibilità
aperta
e
l
'
accolgo
.
Se
non
dovessi
tornare
non
mostratevi
inconsolabili
.
Una
delle
poche
certezze
acquistate
nella
mia
esperienza
è
che
non
ci
sono
individui
insostituibili
e
perdite
irreparabili
.
Un
uomo
vivo
trova
sempre
ragioni
sufficienti
di
gioie
negli
altri
uomini
vivi
,
e
tu
che
sei
giovane
e
vitale
hai
il
dovere
di
lasciare
che
i
morti
seppelliscano
i
morti
.
Anche
per
questo
ho
scritto
a
te
e
ho
parlato
di
cose
che
forse
ti
sembrano
ora
meno
evidenti
ma
che
in
definitiva
contano
più
delle
altre
.
Mi
sarebbe
stato
difficile
rivolgere
la
stessa
esortazione
alla
mamma
e
agli
zii
,
e
il
pensiero
della
loro
angoscia
è
la
più
grave
preoccupazione
che
abbia
in
questo
momento
.
Non
posso
fermarmi
su
una
difficile
materia
sentimentale
,
ma
voglio
che
conoscano
la
mia
gratitudine
:
il
loro
affetto
e
la
loro
presenza
sono
stati
uno
dei
fattori
positivi
principali
nella
mia
vita
.
Un
'
altra
grande
ragione
di
felicità
è
stata
l
'
amicizia
,
la
possibilità
di
vincere
la
solitudine
istituendo
sinceri
rapporti
fra
gli
uomini
.
Gli
amici
che
mi
sono
stati
più
vicini
,
Kamenetzki
,
Balbo
,
qualcuna
delle
ragazze
che
ho
amato
,
dividono
con
voi
questi
sereni
pensieri
e
mi
assicurano
di
non
avere
trascorso
inutilmente
questi
anni
di
giovinezza
.
SAGGI
CRITICI
I
.
Introduzione
a
«
Kätchen
di
heilbronn
»
di
Kleist
La
storia
della
poesia
vive
di
una
continua
scoperta
,
del
ricordo
mutevole
e
perenne
dell
'
opera
compiuta
.
Nessun
poeta
moderno
serve
più
di
Kleist
a
questa
valutazione
dell
'
arte
,
e
il
cammino
che
resta
da
compiere
per
portare
la
sua
opera
nel
quadro
della
nostra
esperienza
è
la
conclusione
di
una
lunga
disputa
,
l
'
ultimo
capitolo
a
una
storia
accidentata
e
diversa
.
Comprendere
Kleist
significa
penetrare
nel
folto
degli
equivoci
,
giungere
alla
mediazione
diretta
fra
il
suo
gusto
e
i
contemporanei
.
E
se
tale
passo
è
indispensabile
per
intendere
il
significato
di
ogni
poesia
,
qui
la
ricerca
non
sarà
inutile
:
non
darà
scoperte
archeologiche
ma
una
mediazione
feconda
,
perché
Kleist
,
come
Stendhal
o
Leopardi
,
non
ha
esaurito
il
giro
delle
sue
ripercussioni
,
la
sua
opera
è
scoperta
al
gusto
dei
contemporanei
,
la
sua
leggenda
non
si
è
ancora
estinta
nel
facile
disegno
di
una
mitologia
ufficiale
.
La
leggenda
di
Kleist
:
il
tema
è
così
evidente
che
ha
fornito
il
titolo
di
un
libro
a
uno
dei
suoi
critici
più
recenti
.
E
in
realtà
la
leggenda
investe
tutto
Kleist
:
procede
dalla
complessità
della
sua
figura
umana
e
dal
significato
della
sua
apparizione
letteraria
.
La
critica
patetica
ha
raccolto
in
lui
tutti
i
motivi
di
una
vita
delirante
e
ha
scoperto
in
quella
morte
senza
esempio
la
formula
per
infinite
divagazioni
.
La
critica
allegorica
ha
trovato
nell
'
uomo
posto
dalla
sorte
di
fronte
a
Goethe
e
apparso
nel
pieno
fervore
del
romanticismo
tedesco
,
un
terreno
straordinariamente
fertile
per
ogni
abuso
d
'
interpretazione
.
Tutti
gli
schemi
coincidono
con
la
geometria
arbitraria
della
sua
mente
:
l
'
erotismo
e
la
metafisica
cristiana
,
il
mito
nazionale
e
quello
umanitario
.
E
tutte
le
formule
sono
buone
per
indicare
l
'
uomo
che
fu
a
volta
a
volta
portatore
del
genio
tragico
tedesco
ed
erede
della
psicologia
settecentesca
,
profeta
della
Germania
liberata
e
guida
ai
sentieri
dell
'
inconscio
.
Così
la
«
confusione
dei
sentimenti
»
di
cui
parlava
Goethe
a
proposito
dell
'
autore
,
si
è
fortemente
arricchita
della
successiva
confusione
critica
,
e
il
disordine
si
perpetua
nell
'
odierna
controversia
sul
valore
della
sua
opera
.
La
poesia
resta
come
un
'
intatta
ricchezza
su
questa
corrente
di
notizie
e
di
inganni
e
offre
la
sua
fortuna
mutevole
alla
nostra
ostinata
ricerca
.
Al
centro
delle
varie
ambizioni
critiche
si
trova
,
come
si
è
detto
,
la
vita
di
Kleist
.
Una
povera
vita
:
di
uomo
trascinato
dalla
malattia
e
sempre
angosciato
da
problemi
e
miti
senza
risposta
,
ma
ricca
di
un
oscuro
impulso
,
chiusa
in
questa
orgogliosa
follia
che
fa
della
sua
fine
il
più
singolare
episodio
dell
'
avventura
romantica
.
Forse
questo
rapporto
continuo
tra
la
creazione
letteraria
e
la
esperienza
di
vita
-
documentato
nelle
lettere
che
sono
una
delle
parti
indispensabili
dell
'
opera
di
Kleist
-
questo
scambio
perenne
fra
il
motivo
personale
che
anima
gli
scritti
e
l
'
invenzione
fantastica
che
egli
infuse
nella
propria
esistenza
,
giustificano
un
'
attenzione
altrimenti
superflua
ai
casi
della
biografia
.
Comincia
con
Kleist
una
storia
che
occuperà
tutto
il
secolo
XIX
,
quella
storia
che
ha
come
sua
prima
insegna
le
pistole
da
viaggio
di
Werther
e
giunge
fino
ai
torbidi
casi
di
Rimbaud
e
al
mito
moderno
del
figliuol
prodigo
.
Nasce
il
ritratto
dell
'
artista
come
profugo
;
e
la
sua
prima
rivelazione
coincide
col
sorgere
di
una
società
nuova
.
Il
romanticismo
,
riconosciuto
più
tardi
nei
suoi
limiti
espressivi
,
è
allora
tumulto
e
passione
:
cresce
nel
sangue
degli
uomini
prima
che
nei
loro
libri
,
cambia
il
destino
dei
viaggi
prima
di
modificare
il
corso
degli
studi
.
Si
trasforma
il
paesaggio
in
cui
gli
europei
sono
vissuti
fino
a
quel
giorno
e
l
'
esatta
misura
di
Palladio
cede
alle
oscure
selve
medioevali
.
Prima
che
gli
Schlegel
diffondano
il
verbo
della
chiesa
romantica
e
quando
il
libro
della
Stäel
è
ancora
limitato
a
un
pubblico
di
lettori
colti
,
la
vita
orgogliosa
di
Lord
Byron
annuncia
all
'
Europa
la
scoperta
di
un
mondo
nuovo
.
La
vita
di
Kleist
è
assai
più
limitata
,
porta
ancora
i
segni
della
provincia
prussiana
in
un
'
Europa
civile
e
cosmopolita
.
I
tentativi
di
interpretazione
titanica
suggeriti
più
tardi
dai
critici
deformano
notevolmente
la
realtà
:
il
suo
odio
per
Napoleone
,
l
'
antagonismo
con
Goethe
,
la
reazione
non
naturale
a
Kant
,
non
sono
esempi
di
un
positivo
orgoglio
di
fronte
ai
maggiori
uomini
del
suo
tempo
,
ma
piuttosto
la
prova
della
sua
natura
di
velleitario
.
Quello
che
importa
nella
sua
storia
è
la
capacità
di
accogliere
i
motivi
biografici
più
diversi
,
di
fare
di
una
vita
privata
il
perfetto
paradigma
del
secolo
.
Kleist
era
nato
il
18
ottobre
1777
da
una
famiglia
di
nobili
della
Marca
Orientale
.
Indotto
dalla
tradizione
domestica
a
entrare
nell
'
esercito
,
lascia
il
servizio
a
ventidue
anni
per
insofferenza
di
una
disciplina
che
limita
la
sua
natura
,
e
si
dedica
allo
studio
e
alla
educazione
delle
persone
care
con
incostante
passione
.
Ma
quasi
subito
comincia
l
'
irrequietezza
che
dominerà
la
sua
esistenza
.
Nel
1800
abbandona
una
prima
volta
Francoforte
,
i
corsi
universitari
e
la
fidanzata
per
un
misterioso
viaggio
a
Würzburg
in
compagnia
di
un
amico
.
Scrive
da
Würzburg
delle
lettere
esaltate
e
da
quel
momento
non
ritrova
più
un
ordine
esteriore
da
imporre
alla
propria
vita
.
Ottiene
a
Berlino
un
ufficio
provvisorio
,
ma
dopo
pochi
mesi
lascia
Berlino
per
Parigi
dove
spera
di
potersi
dedicare
all
'
insegnamento
del
tedesco
e
della
nuova
filosofia
.
La
grande
città
lo
sgomenta
:
deluso
dai
francesi
e
dalla
loro
civiltà
cade
nell
'
episodio
rousseauiano
e
tenta
un
esperimento
di
vita
primitiva
in
una
piccola
isola
del
lago
di
Thun
.
Quando
nell
'
autunno
del
1802
torna
in
Germania
,
Kleist
ha
scoperto
la
vocazione
letteraria
e
ha
riconosciuto
una
meta
a
cui
rivolgere
le
proprie
disordinate
ambizioni
.
La
gloria
,
il
mito
settecentesco
inteso
in
tutto
il
suo
candore
,
lo
attira
con
una
forza
primitiva
,
e
il
giovane
quasi
sconosciuto
parla
di
aggiungere
onore
alla
tradizione
familiare
e
di
strappare
dalla
fronte
di
Goethe
il
lauro
del
poeta
germanico
.
Conosce
a
Weimar
Goethe
e
Schiller
,
è
accolto
con
amicizia
da
Wieland
.
Ma
in
tutto
questo
periodo
matura
in
lui
l
'
angoscia
che
lo
trascinerà
come
un
malato
o
un
demente
per
le
città
d
'
Europa
.
L
'
opera
incompiuta
,
il
Guiscardo
,
lo
ossessiona
come
una
febbre
fisica
:
si
esalta
a
ogni
riconoscimento
del
suo
stato
e
traversa
ore
di
pericolosa
prostrazione
.
Nel
gennaio
del
1803
lascia
la
casa
di
Wieland
dopo
un
laconico
annuncio
alla
sorella
:
«
Ho
trovato
qui
più
amore
che
non
fosse
giusto
e
presto
o
tardi
devo
fuggire
:
strano
destino
!
»
Soggiorna
a
Lipsia
e
a
Dresda
:
propositi
di
suicidio
e
confuse
aspirazioni
per
il
futuro
si
mescolano
stranamente
nell
'
esperienza
di
quei
mesi
.
Nell
'
ottobre
dello
stesso
anno
,
dopo
un
ultimo
colloquio
con
i
suoi
,
riparte
senza
una
ragione
precisa
,
traversa
la
Francia
in
preda
a
un
freddo
delirio
,
e
arrivato
a
Parigi
compie
il
primo
gesto
tragico
della
sua
vita
:
brucia
tutti
i
suoi
scritti
e
si
congeda
dalle
persone
che
amava
con
una
lettera
alla
sorella
in
cui
annuncia
il
suo
prossimo
trapasso
:
«
Mi
rallegra
la
vista
della
tomba
infinitamente
bella
»
.
Aveva
deciso
di
arruolarsi
nell
'
esercito
francese
raccolto
sulla
Manica
per
lo
sbarco
in
Inghilterra
e
di
morire
«
la
bella
morte
delle
battaglie
»
.
Un
amico
lo
trovò
qualche
giorno
dopo
mentre
errava
lungo
la
costa
della
Normandia
,
sospettato
di
spionaggio
e
in
pericolo
di
vita
,
e
lo
fece
rimpatriare
.
Dal
suo
ritorno
in
Germania
(
novembre
1803
)
al
giugno
1804
non
si
sa
più
nulla
di
Kleist
:
una
malattia
che
lo
colse
a
Magonza
sembra
consumare
in
un
'
unica
febbre
tutte
le
energie
sprecate
e
gli
astratti
furori
della
sua
giovinezza
.
La
seconda
parte
della
sua
vita
porta
la
stessa
impronta
di
disordinata
avventura
.
Königsberg
,
Dresda
,
Praga
,
Berlino
,
sono
le
tappe
di
un
viaggio
che
non
conosce
tregua
e
che
non
consola
il
poeta
della
sua
sfortuna
e
l
'
uomo
della
sua
povertà
.
La
sua
vicenda
è
nella
corsa
precipite
dei
cavalli
,
nel
distacco
doloroso
dalle
insegne
a
cui
in
ogni
nuova
sosta
sembra
chiedere
rifugio
.
Traversa
come
un
sonnambulo
i
campi
di
battaglia
,
è
arrestato
e
messo
in
fortezza
,
e
appena
libero
torna
a
cospirare
e
ad
agitarsi
.
Sempre
sprovvisto
di
denaro
vive
degli
aiuti
della
sorella
e
per
un
certo
tempo
di
una
pensione
della
regina
Luisa
;
si
illude
di
poter
tornare
agli
uffici
pubblici
e
ricade
come
in
un
vizio
antico
nel
mestiere
letterario
.
Riferimenti
esterni
di
qualche
importanza
per
questo
periodo
sono
i
giornali
che
successivamente
egli
diresse
:
il
«
Phoebus
»
,
fondato
a
Dresda
con
Adam
Müller
,
che
fu
per
tutto
il
1808
uno
dei
più
notevoli
fogli
del
movimento
romantico
;
la
«
Germania
»
appena
progettata
a
Praga
nel
l
'
estate
del
1809
come
una
bandiera
di
raccolta
del
nazionalismo
tedesco
e
morta
subito
dopo
la
vittoria
napoleonica
di
Wagram
;
infine
i
«
Berliner
Abendblätter
»
,
quotidiano
di
opposizione
alla
politica
liberale
di
Hardenberg
,
in
cui
ritorna
l
'
influsso
di
Adam
Müller
e
l
'
interesse
molteplice
e
insoddisfatto
dello
scrittore
Kleist
.
Tutte
queste
imprese
,
iniziate
con
grande
spreco
di
programmi
,
caddero
presto
quasi
travolte
dalla
instabilità
naturale
dell
'
uomo
.
E
le
opere
letterarie
non
ebbero
maggior
fortuna
:
editori
e
direttori
di
teatro
furono
costantemente
in
conflitto
col
poeta
di
difficile
umore
,
e
dei
suoi
drammi
due
soli
furono
rappresentati
in
vita
e
senza
successo
.
Così
disgusto
e
passione
si
alternarono
nel
governare
gli
ultimi
anni
della
vita
di
Kleist
.
Nell
'
agosto
del
1811
scrive
ancora
:
«
Appena
sarò
libero
da
quest
'
impegno
,
mi
proverò
di
nuovo
a
scrivere
opere
di
fantasia
.
A
volte
durante
una
lettura
o
a
teatro
sento
come
un
soffio
della
mia
prima
giovinezza
.
La
vita
che
posa
deserta
di
fronte
a
me
mi
appare
d
'
improvviso
in
una
luce
splendida
e
sento
agitarsi
nel
mio
animo
forze
che
credevo
estinte
»
.
Ma
poco
dopo
l
'
ultima
ondata
di
disgusto
avrà
un
effetto
più
duraturo
.
A
Berlino
,
attraverso
amici
comuni
,
aveva
conosciuto
Henriette
Vogel
,
moglie
di
un
funzionario
prussiano
e
vagamente
appassionata
di
letteratura
e
di
musica
.
Questa
donna
non
giovane
e
non
bella
doveva
essere
la
prima
a
subire
fino
in
fondo
la
suggestione
di
Kleist
e
doveva
dividere
con
lui
il
passo
più
difficile
della
sua
esistenza
.
Le
lettere
scambiate
fra
i
due
nel
periodo
della
loro
breve
amicizia
testimoniano
di
una
rara
esaltazione
,
contengono
frasi
che
ricordano
il
linguaggio
più
acceso
di
Käthchen
,
e
spumeggiano
di
tutta
l
'
enfasi
che
era
nella
natura
di
Kleist
.
Ma
l
'
ultimo
atto
di
cui
essi
furono
protagonisti
è
un
modello
di
consapevolezza
e
di
virtù
,
la
più
notevole
eccezione
all
'
inettitudine
tecnica
di
Kleist
,
il
primo
capolavoro
nella
storia
segreta
dei
suicidi
.
Tutta
la
barbarie
fisica
che
aveva
accompagnato
la
vita
dell
'
uomo
,
il
rigurgito
di
sangue
che
acceca
i
suoi
personaggi
,
si
placano
nella
tranquilla
visione
della
morte
;
e
la
tragedia
romantica
spinta
così
ai
suoi
ultimi
limiti
supera
se
stessa
e
ricade
in
un
leggero
velo
di
nebbia
e
di
lacrime
.
Per
il
modo
in
cui
fu
compiuto
quel
suicidio
non
appartiene
alla
moda
transitoria
di
Werther
ma
risale
agli
esempi
di
una
più
antica
civiltà
e
si
adorna
di
tutto
l
'
orgoglio
della
tradizione
stoica
.
Il
20
novembre
1811
i
due
amanti
partono
in
carrozza
sulla
via
di
Potsdam
diretti
a
una
piccola
osteria
sulle
rive
del
Wannsee
.
Là
si
dispongono
a
una
breve
villeggiatura
e
preparano
la
scena
della
loro
fine
con
una
cura
che
tradisce
la
vocazione
teatrale
di
Kleist
.
Scrivono
agli
amici
le
ultime
lettere
,
lettere
che
resterebbero
in
ogni
caso
come
un
prezioso
documento
psicologico
,
tanto
l
'
ironia
e
la
tenerezza
crescono
di
significato
in
quello
stretto
contatto
con
la
morte
.
Poi
,
scelto
un
luogo
adatto
nel
cavo
di
un
vecchio
albero
,
allontanano
per
un
istante
la
cameriera
e
si
uccidono
con
la
stessa
arma
:
Kleist
con
un
colpo
alla
bocca
,
Henriette
al
cuore
,
per
non
turbare
in
un
atto
così
solenne
i
lineamenti
del
viso
.
Nel
corso
di
questa
vita
,
agitata
da
un
demone
così
violento
,
poche
cose
ebbero
un
'
importanza
non
puramente
biografica
,
utile
cioè
anche
per
noi
.
Gli
amici
erano
personalità
di
secondo
piano
:
meno
Adam
Müller
che
ebbe
un
influsso
durevole
sulla
sua
attività
intellettuale
,
tutti
gli
altri
furono
piuttosto
episodi
della
vita
di
Kleist
che
figure
dotate
di
una
esistenza
propria
.
Le
sue
relazioni
letterarie
con
i
contemporanei
sono
assai
curiose
:
dai
rapporti
con
Wieland
,
Goethe
,
Arnim
,
Fouqué
,
Tieck
,
risulta
che
essi
erano
colpiti
soprattutto
dagli
aspetti
bizzarri
della
personalità
di
Kleist
,
dalle
sue
tare
fisiche
e
insieme
dal
singolare
fascino
che
contrastava
con
la
mediocrità
apparente
dell
'
uomo
.
Quando
Goethe
,
molti
anni
dopo
la
morte
di
Kleist
,
volle
raccogliere
il
suo
giudizio
sull
'
uomo
,
disse
:
«
Egli
mosse
sempre
in
me
,
con
le
più
pure
intenzioni
d
'
affetto
,
sgomento
e
orrore
,
come
un
corpo
ben
dotato
dalla
natura
che
soffra
di
una
malattia
incurabile
»
.
Queste
parole
spesso
interpretate
come
un
segno
di
inimicizia
sono
la
prova
migliore
dell
'
equanimità
penetrante
di
Goethe
.
Di
fronte
al
male
che
assillava
Kleist
egli
non
poteva
esprimere
meglio
il
proprio
distacco
,
e
se
più
tardi
una
cattiva
letteratura
ha
preso
origine
da
questo
giudizio
,
la
colpa
è
di
chi
non
ha
saputo
distinguere
fra
patologia
normale
e
critica
della
persona
.
La
lettera
che
Goethe
scrisse
a
Kleist
dopo
la
lettura
della
Pentesilea
tocca
come
un
ferro
di
chirurgo
i
punti
morti
della
fantasia
kleistiana
,
e
nessuna
interpretazione
allegorica
può
aggiungere
qualcosa
alla
chiarezza
dei
rapporti
letterari
che
essa
pone
fra
i
due
uomini
.
Nietzsche
indicò
più
tardi
con
parole
precise
il
vero
dissidio
che
li
separava
quando
disse
che
Goethe
aborriva
in
Kleist
«
i
lati
incurabili
della
natura
»
,
quella
zona
segreta
da
cui
nasce
la
tragedia
e
da
cui
Goethe
volle
sempre
tenersi
lontano
come
gli
animali
dal
buio
.
Goethe
,
per
cui
il
solo
pensiero
di
scrivere
una
tragedia
era
stato
un
tempo
un
'
angoscia
e
un
pericolo
,
non
poteva
accettare
la
natura
tragica
di
Kleist
;
e
pieno
di
sgomento
di
fronte
a
quella
favolosa
creatura
,
Pentesilea
,
non
poteva
riconoscere
l
'
uomo
il
quale
confessava
di
aver
posto
nella
storia
inumana
dell
'
amazzone
«
tutto
il
dolore
e
tutto
lo
splendore
della
propria
anima
»
.
Sul
significato
di
Kleist
come
uomo
politico
le
opinioni
sono
discordi
.
La
politica
dei
romantici
è
sempre
stata
una
categoria
molto
imprecisa
,
e
Kleist
,
così
vicino
a
Adam
Müller
,
ne
divise
tutte
le
incertezze
e
i
pericoli
.
Ma
egli
era
cresciuto
in
un
'
epoca
in
cui
certi
valori
di
civiltà
e
di
vita
politica
europea
erano
stati
troppo
chiaramente
enunciati
perché
si
potessero
subito
scordare
,
e
il
nazionalismo
a
cui
si
convertì
negli
ultimi
anni
non
è
affatto
comparabile
ad
altre
manifestazioni
più
recenti
dello
spirito
tedesco
.
Le
espressioni
del
suo
odio
verso
la
Francia
furono
sì
acerbe
e
terribili
,
come
tutto
quello
che
veniva
da
Kleist
,
ma
la
Germania
del
1810
,
ora
confusa
in
un
mito
comune
di
sangue
e
di
suolo
,
non
era
la
Germania
del
1870
,
né
quella
del
1933
,
e
l
'
esaltazione
patriottica
che
ebbe
tanta
parte
negli
ultimi
anni
di
Kleist
non
intaccò
mai
la
sua
coscienza
di
uomo
.
Così
anche
i
suoi
scritti
più
feroci
,
come
il
Catechismo
di
un
tedesco
,
conservano
le
tracce
di
una
sana
educazione
illuministica
e
sono
penetrati
da
un
linguaggio
di
libertà
e
di
giustizia
a
cui
l
'
empito
retorico
non
toglie
ogni
accento
generoso
.
Infine
l
'
ultimo
elemento
che
non
si
può
trascurare
perché
in
certo
modo
circoscrive
tutta
la
personalità
di
Kleist
è
quello
erotico
.
È
stato
detto
che
la
sua
vita
è
il
problema
erotico
personificato
,
e
certo
una
gran
parte
dell
'
interesse
rivolto
a
Kleist
da
alcuni
strati
della
cultura
moderna
si
deve
a
questa
singolare
posizione
sessuale
.
Fino
dai
primi
anni
le
donne
occupano
interamente
la
sua
esistenza
:
Ulrike
,
la
sorella
,
è
l
'
unica
ad
accompagnarlo
anche
nelle
più
infelici
avventure
,
e
la
fidanzata
di
Francoforte
,
Wilhelmine
von
Zenge
,
è
strettamente
legata
al
suo
sviluppo
intellettuale
.
Poi
figure
concrete
:
le
sorelle
von
Schlieben
,
Luoise
Wieland
,
Maria
von
Kleist
,
Henriette
Vogel
,
e
altre
persone
appena
intraviste
,
come
la
leggendaria
contadina
del
lago
di
Thun
,
determinano
crisi
e
rinascite
nella
vita
di
Kleist
,
sono
protagoniste
della
sua
avventura
terrena
e
insieme
episodi
della
sua
storia
fantastica
.
Ogni
tentativo
di
far
coincidere
questi
due
mondi
è
destinato
a
fallire
:
resta
il
fatto
,
soltanto
importante
per
noi
,
che
a
eccezione
di
Kohlhaas
tutti
i
drammi
e
tutti
i
racconti
di
Kleist
hanno
come
sfondo
un
tema
erotico
.
Una
così
forte
concentrazione
di
sentimenti
basta
a
far
presumere
una
natura
anormale
,
e
in
realtà
i
rapporti
che
Kleist
ebbe
con
tutte
queste
donne
furono
tempestosi
e
ambigui
.
La
chiave
biografica
della
sua
situazione
sessuale
è
nel
viaggio
a
Würzburg
del
1800
:
di
là
egli
scrisse
a
Wilhelmine
von
Zenge
alcune
strane
lettere
in
cui
accennò
più
volte
al
gran
mutamento
intervenuto
nella
sua
vita
,
all
'
atto
che
lo
aveva
reso
degno
di
lei
,
e
al
loro
avvenire
di
felicità
matrimoniale
.
Dopo
le
prime
indulgenti
interpretazioni
ottocentesche
,
secondo
cui
il
poeta
avrebbe
avuto
nel
suo
viaggio
la
rivelazione
della
natura
,
i
biografi
sono
ora
quasi
tutti
d
'
accordo
nel
ritenere
che
Kleist
abbia
subito
a
Würzburg
una
cura
intesa
a
guarirlo
di
una
debolezza
di
origine
nervosa
sopravvenuta
per
eccessi
giovanili
.
Un
simile
dato
di
fatto
riempì
naturalmente
di
giubilo
la
cultura
positivista
della
fine
del
secolo
scorso
,
e
da
allora
tutta
la
critica
di
orientamenti
psicanalitici
ha
fatto
di
Kleist
il
suo
eroe
,
confondendo
valori
letterari
e
curiosità
biografiche
e
tentando
di
stabilire
impossibili
determinismi
.
Ora
,
dissipato
forse
l
'
errore
freudiano
,
non
sfuggirà
il
valore
letterario
di
questo
episodio
.
Alcmena
,
la
marchesa
di
O
.
,
Toni
del
Fidanzamento
a
San
Domingo
,
sono
i
personaggi
di
un
mondo
di
cui
Käthchen
di
Heilbronn
e
Pentesilea
rappresentano
i
due
poli
estremi
e
che
è
stato
rivelato
da
Kleist
con
una
intensità
senza
pari
.
La
dilatazione
dell
'
erotismo
fino
ai
suoi
limiti
morbosi
,
il
furore
del
sangue
e
del
sesso
danno
l
'
accento
più
deciso
all
'
opera
di
Kleist
e
la
mettono
così
violentemente
in
contrasto
con
l
'
ambiente
in
cui
nacque
.
Il
mondo
morale
dell
'
uomo
del
Settecento
dominato
da
alcuni
universali
,
la
virtù
o
la
grazia
,
si
dissolve
e
scopre
enormi
piaghe
e
passioni
insoddisfatte
.
Su
questa
via
si
eserciteranno
poi
innumerevoli
altri
nei
cento
anni
che
vanno
da
Kleist
a
Baudelaire
e
da
Baudelaire
a
Joyce
.
Parlare
di
decadentismo
qui
è
forse
superfluo
:
certo
Kleist
è
legato
a
un
determinato
momento
della
nostra
sensibilità
;
e
queste
conclusioni
a
cui
si
giunge
attraverso
un
esame
sommario
della
sua
vita
trovano
la
loro
conferma
più
chiara
nell
'
analisi
del
suo
sviluppo
interiore
.
All
'
origine
della
personalità
culturale
di
Kleist
non
sta
un
letterato
ma
un
moralista
.
Tutti
i
documenti
che
si
posseggono
della
sua
giovinezza
provano
che
i
suoi
interessi
erano
prevalentemente
morali
,
quasi
mai
orientati
in
senso
tecnico
.
Occupò
molti
anni
nello
studio
delle
scienze
,
uno
studio
concepito
in
modo
illuministico
e
sempre
rivolto
al
perfezionamento
della
personalità
umana
;
si
dedicò
alla
matematica
e
alla
filosofia
con
l
'
eclettismo
proprio
del
suo
tempo
.
Direi
che
il
livello
medio
dell
'
educazione
illuministica
è
rappresentato
benissimo
dal
giovane
Kleist
,
con
la
mania
pedagogica
e
il
gusto
delle
affermazioni
morali
,
il
vago
empito
religioso
che
accompagnava
ogni
sua
certezza
.
Le
lettere
giovanili
alla
sorella
e
alla
fidanzata
sono
un
terribile
esempio
di
questa
serietà
di
autodidatta
;
si
sentiva
successivamente
attirato
dai
vari
rami
della
,
scienza
settecentesca
e
voleva
versarla
con
ordine
nel
grembo
delle
due
donne
.
Organizzava
corsi
e
dava
lezioni
;
una
volta
,
scrisse
che
non
concepiva
come
si
potesse
vivere
senza
costituirsi
un
piano
di
esistenza
.
E
già
il
senso
della
malattia
affiora
in
quest
'
ordine
trascendentale
,
lo
rende
così
distante
dall
'
ordine
umano
di
Goethe
.
Più
tardi
anche
il
suo
maggior
incontro
nel
campo
della
cultura
tedesca
,
quello
con
la
filosofia
kantiana
,
fu
dominato
dallo
stesso
squilibrio
.
Credette
di
trovare
nell
'
affermazione
kantiana
dell
'
inconoscibilità
del
noumeno
la
condanna
di
tutti
i
suoi
sforzi
di
adolescente
e
fu
preso
da
una
disperazione
quasi
fisica
.
Lasciò
allora
i
progetti
e
le
ambizioni
che
lo
avevano
occupato
fino
a
quel
giorno
,
prese
a
viaggiare
e
a
scrivere
con
lo
stesso
dissoluto
entusiasmo
.
Ora
si
discute
dai
critici
se
Kleist
abbia
capito
Kant
e
addirittura
se
lo
abbia
letto
nel
testo
.
Ma
l
'
incontro
col
pensiero
kantiano
è
certo
un
momento
decisivo
nella
storia
del
poeta
Kleist
.
Esso
segna
lo
sfasciarsi
della
costruzione
razionalistica
,
la
prima
crepa
in
un
sistema
di
pensiero
che
aveva
difeso
come
una
corazza
il
giovane
scrittore
.
Le
affermazioni
di
libertà
dell
'
individuo
e
di
trionfo
delle
passioni
succedono
agli
atti
di
fede
nella
scienza
e
nella
virtù
,
l
'
enfasi
del
sentimento
sostituisce
l
'
enfasi
della
ragione
.
La
tesi
kantiana
,
ingenuamente
tradotta
in
termini
personali
,
non
sparirà
più
dall
'
opera
di
Kleist
e
il
conflitto
fra
verità
e
apparenza
ritornerà
come
un
tema
ossessivo
nelle
vicende
dei
drammi
e
dei
racconti
.
Ma
un
processo
descritto
in
termini
così
rigorosamente
intellettuali
rischierebbe
di
ingannare
sulla
natura
dell
'
evoluzione
di
Kleist
.
Il
viaggio
a
Würzburg
del
1800
aveva
destato
in
lui
un
vago
bisogno
di
azione
,
e
alla
certezza
distrutta
nel
dominio
dell
'
intelletto
egli
doveva
sostituire
un
nuovo
credo
.
Le
dottrine
filosofiche
e
pedagogiche
che
avevano
rivelato
la
categoria
del
sentimento
furono
il
migliore
impulso
a
uscire
da
questa
crisi
,
e
nelle
Confessioni
di
Jean
-
Jacques
egli
trovò
quello
che
non
potevano
dargli
la
critica
kantiana
e
l
'
alto
esempio
di
Goethe
:
una
spiegazione
della
propria
natura
.
Così
i
motivi
della
sua
fede
giovanile
cadono
fra
i
residui
scolastici
e
il
nome
che
da
allora
ricorre
più
spesso
nelle
lettere
di
Kleist
è
quello
di
Rousseau
.
In
un
simile
passaggio
da
una
circoscritta
educazione
illuministica
,
attraverso
la
nuova
filosofia
,
alla
scoperta
di
un
mondo
che
si
pone
come
il
mondo
della
libertà
e
dell
'
individuo
creatore
,
è
facile
riconoscere
uno
splendido
paradigma
del
secolo
,
oltre
che
la
migliore
guida
per
seguire
l
'
evoluzione
del
poeta
.
La
vittoria
del
motivo
sentimentale
coincide
in
Kleist
con
la
conquista
dell
'
espressione
letteraria
:
il
mondo
che
egli
ritrova
nell
'
intimo
della
propria
natura
è
quello
che
Rousseau
ha
scoperto
e
che
i
romantici
difendono
nel
loro
fervore
rivoluzionario
.
Debole
e
irruento
Kleist
doveva
esprimere
meglio
di
ogni
altro
questo
capovolgimento
di
valori
:
la
lettera
a
Rühle
von
Lilienstern
dell
'
agosto
1806
è
la
più
netta
smentita
ai
precetti
contenuti
nella
dissertazione
di
sette
anni
prima
al
maestro
Martini
.
Il
lavoro
intellettuale
esaltato
allora
come
unica
strada
alla
felicità
è
ora
respinto
come
un
peso
inutile
:
«
O
l
'
intelletto
!
Lo
sciagurato
intelletto
!
Non
studiare
troppo
,
mio
caro
.
La
tua
traduzione
di
Racine
ha
brani
eccellenti
.
Segui
il
tuo
sentimento
.
Quello
che
ti
pare
buono
,
daccelo
,
e
alla
buon
'
ora
.
È
come
e
un
colpo
di
dadi
,
ma
non
esiste
altro
»
.
Un
passo
ulteriore
su
questa
via
sarà
compiuto
qualche
anno
dopo
con
il
saggio
Sul
teatro
delle
marionette
,
il
più
importante
scritto
teorico
di
Kleist
.
Due
interlocutori
immaginari
nel
giardino
pubblico
di
una
città
tedesca
espongono
la
tesi
della
superiorità
del
burattino
sull
'
attore
:
libero
il
primo
dalla
legge
di
gravità
,
gratuito
e
perfetto
in
ogni
suo
gesto
;
ancora
avviluppato
il
secondo
nel
giro
delle
proprie
intenzioni
.
Con
quest
'
ultimo
saggio
Kleist
pone
i
fondamenti
di
un
'
estetica
irrazionalista
che
potrà
essere
compresa
solo
in
tempi
molto
vicino
a
noi
:
perché
l
'
esaltazione
della
marionetta
come
mezzo
espressivo
implica
il
rifiuto
di
ogni
verosimiglianza
esteriore
e
la
scoperta
del
surreale
.
È
notevole
che
una
storia
così
elaborata
non
contenga
quasi
elementi
letterari
.
I
nomi
che
contano
sono
Kant
e
Rousseau
,
nomi
di
filosofi
e
di
moralisti
;
e
gli
scritti
teorici
a
cui
si
è
accennato
valgono
appena
come
rare
intuizioni
o
si
limitano
a
fornire
notizie
sulla
genesi
del
suo
linguaggio
drammatico
.
Ogni
altro
tentativo
di
istituire
rapporti
di
scuola
o
di
tendenza
è
destinato
a
fallire
di
fronte
a
una
personalità
così
violentemente
autoctona
.
Le
sue
letture
giovanili
furono
probabilmente
scolastiche
:
i
classici
latini
e
greci
,
i
maestri
di
retorica
e
gli
scrittori
francesi
del
gran
secolo
.
Più
tardi
conobbe
i
contemporanei
e
,
certo
molto
bene
,
le
opere
di
Wieland
e
di
Goethe
e
il
teatro
di
Schiller
.
Per
rintracciare
un
influsso
preciso
sull
'
opera
di
Kleist
al
di
fuori
di
questo
cerchio
limitato
di
interessi
bisognerà
arrivare
a
un
curioso
teorico
dei
sogni
,
E
.
G
.
von
Schubert
,
o
risalire
all
'
esempio
di
Shakespeare
,
dove
ogni
riferimento
ai
testi
diventa
problematico
e
una
vaga
parentela
spirituale
conta
ancora
più
di
qualsiasi
derivazione
provata
.
Da
Goethe
,
così
raffinatamente
letterato
pur
nei
suoi
vari
interessi
,
lo
distacca
questa
mancanza
di
interessi
formali
.
La
storia
delle
opere
di
Goethe
è
una
storia
di
esperienze
letterarie
e
i
suoi
diari
e
le
sue
conversazioni
provano
una
continua
attenzione
alle
cose
dell
'
arte
.
In
Kleist
non
ci
fu
mai
una
precisa
natura
di
letterato
:
soprattutto
non
si
può
parlare
per
la
sua
opera
di
progresso
stilistico
.
Quando
nel
1800
egli
dichiara
di
aver
dinanzi
a
sé
una
carriera
letteraria
,
questa
affermazione
non
suona
diversa
da
altre
precedenti
,
cadute
nel
rapido
corso
delle
ambizioni
kleistiane
.
Ma
aveva
scoperto
quel
giorno
la
propria
vocazione
maggiore
e
la
sua
prima
opera
ha
già
tutti
i
segni
di
una
necessità
rigorosa
,
è
l
'
immagine
giovanile
di
un
'
opera
classica
.
Da
allora
tutti
i
drammi
e
i
racconti
di
Kleist
vivranno
di
questa
fortissima
impronta
senza
che
una
sensibile
evoluzione
formale
accompagni
il
loro
crescere
,
modifichi
oltre
alla
tecnica
e
i
dati
esteriori
le
più
profonde
qualità
del
linguaggio
.
Necessità
non
vuol
dire
facilità
;
e
la
lunga
fatica
sul
Guiscardo
,
le
ricorrenti
crisi
di
disperazione
basterebbero
a
provare
la
serietà
del
suo
impegno
di
poeta
.
Quello
che
si
sa
del
suo
modo
di
comporre
conferma
la
nostra
ipotesi
.
Arnim
e
Brentano
derisero
la
sua
diligenza
di
letterato
,
l
'
interminabile
lavoro
di
correzione
a
cui
si
dedicava
sui
testi
;
e
tutti
gli
altri
critici
più
acuti
hanno
sottolineato
l
'
elemento
di
pedanteria
senza
di
cui
non
è
spiegabile
la
personalità
di
Kleist
.
Probabilmente
egli
trasportò
nelle
cose
dell
'
arte
un
'
abitudine
giovanile
:
quel
complesso
scolastico
,
quel
bisogno
di
perfezione
e
di
ordine
che
avevano
accompagnato
i
suoi
fallimenti
di
uomo
e
che
dovevano
trovare
la
loro
giustificazione
proprio
nell
'
opera
letteraria
.
Tali
notizie
contrastano
con
l
'
immagine
fantastica
che
è
rimasta
del
poeta
.
Ma
la
tendenza
all
'
interpretazione
puramente
dionisiaca
di
Kleist
,
oltre
che
piuttosto
volgare
nei
suoi
motivi
,
è
inesatta
letterariamente
.
Lo
spirito
dionisiaco
penetra
certo
Pentesilea
(
che
infatti
è
giudicata
l
'
opera
capitale
da
quegli
interpreti
)
,
ma
non
spiega
la
costruzione
rigida
dei
racconti
,
non
giustifica
gli
ultimi
documenti
della
sua
vita
:
quelle
lettere
che
annunciano
il
suicidio
e
cominciano
come
Kohlhaas
o
la
Marchesa
di
O
.
,
col
freddo
gelo
di
un
enunciato
:
«
Giacciamo
uccisi
sulla
via
di
Potsdam
...
»
.
In
realtà
nessuna
interpretazione
univoca
basta
a
esaurire
la
vitalità
di
un
poeta
;
e
dove
altri
hanno
seguito
il
flusso
di
follia
che
penetra
in
apparenza
tutto
il
suo
mondo
,
a
noi
converrà
tracciarne
i
limiti
,
salvare
ciò
che
d
'
ingenuo
e
pittoresco
continua
al
crescere
fra
quelle
rive
tempestose
.
Solo
in
questa
involontaria
dialettica
si
potrà
riconoscere
una
nuova
immagine
dello
scrittore
e
dare
alla
sua
figura
storica
una
più
profonda
ragione
.
Come
il
fenomeno
culturale
Kleist
è
il
rompere
di
energie
sentimentali
da
un
involucro
razionalista
e
settecentesco
,
così
il
fenomeno
letterario
è
il
brivido
che
a
un
tratto
percorre
l
'
unità
ragionata
della
sua
opera
.
E
lo
sgomento
che
da
Goethe
ai
contemporanei
coglie
i
lettori
di
Kleist
nasce
dal
pensiero
che
il
suo
volto
nasconde
la
perenne
ambiguità
della
maschera
tragica
,
che
il
giovane
malaticcio
e
balbuziente
porta
dentro
di
sé
l
'
urlo
feroce
di
Pentesilea
e
la
desolata
follia
di
Käthchen
.
Quando
nel
1821
Tieck
raccolse
e
pubblicò
le
opere
di
Kleist
,
si
fermò
nella
sua
prefazione
sul
Principe
di
Homburg
,
che
vedeva
allora
la
luce
per
la
prima
volta
e
che
definì
un
dono
incomparabile
per
il
teatro
tedesco
,
e
subito
dopo
sulla
Famiglia
Schroffenstein
e
su
Käthchen
di
Heilbronn
.
Da
allora
il
furore
critico
che
Kleist
ha
sempre
attirato
su
di
sé
si
è
ripercosso
nella
diversa
valutazione
delle
opere
.
In
particolare
delle
due
grandi
correnti
ideologiche
che
si
dividono
la
critica
kleistiana
,
quella
psicanalitica
e
letteraria
ha
preferito
Anfitrione
e
Pentesilea
,
mentre
quella
eroica
e
celebrativa
,
ancora
molto
forte
in
Germania
,
ha
messo
l
'
accento
soprattutto
sulla
Battaglia
d
'
Arminio
.
Ora
dopo
oltre
un
secolo
di
diverse
contese
è
forse
giusto
tornare
sul
giudizio
di
Tieck
e
,
lasciando
da
parte
il
Principe
di
Homburg
che
è
l
'
opera
meno
discussa
,
mettere
di
nuovo
a
fuoco
gli
altri
due
drammi
.
Appunto
perché
sottratte
all
'
ideologia
,
la
Famiglia
Schroffenstein
e
Käthchen
di
Heilbronn
sono
per
noi
le
opere
che
restituiscono
più
chiara
l
'
immagine
di
Kleist
.
Meno
immediate
di
Pentesilea
,
più
deboli
del
Principe
di
Homburg
,
esse
rispondono
meglio
di
quei
drammi
al
nostro
vivo
bisogno
di
poesia
.
E
in
questo
caso
l
'
accordo
col
giudizio
di
Tieck
non
sarebbe
casuale
perché
indicherebbe
un
avvicinamento
alla
misura
originaria
del
poeta
attraverso
le
soprastrutture
e
gli
inganni
di
una
lunga
epoca
critica
.
La
Famiglia
Schroffenstein
,
edita
nella
forma
attuale
nel
1803
ma
in
quel
tempo
già
più
volte
rielaborata
,
ha
caratteri
evidenti
di
immaturità
su
cui
tutti
i
giudizi
sono
concordi
.
Tuttavia
è
con
Käthchen
l
'
opera
che
illumina
meglio
il
momento
shakespeariano
nel
dramma
di
Kleist
e
resta
,
nella
grande
confusione
di
stile
e
di
motivi
,
un
'
opera
straordinariamente
vitale
.
I
grandi
conflitti
di
virtù
astratte
e
di
sentimenti
che
si
ripeteranno
poi
fino
a
Kohlhaas
sono
presentati
con
molta
chiarezza
nei
primi
atti
di
quel
dramma
.
Ma
quando
l
'
impostazione
retorica
e
ogni
tanto
la
tecnica
del
verso
farebbero
pensare
a
Schiller
,
un
'
ondata
di
entusiasmo
kleistiano
travolge
i
limiti
apparenti
,
crea
una
atmosfera
di
desolato
stupore
nuova
nel
teatro
tedesco
.
Il
desiderio
e
l
'
angoscia
,
gli
stadi
elementari
della
passione
,
risolvono
le
virtù
astratte
dei
personaggi
:
le
figure
si
cancellano
ai
nostri
occhi
e
l
'
azione
si
perde
in
un
vago
clamore
verbale
.
Qualche
edizione
tedesca
conserva
ancora
il
quadro
degli
«
Hauptcharaktere
»
nella
Famiglia
Schroffenstein
.
Un
simile
lavoro
,
perfettamente
ozioso
,
mostra
come
non
si
sia
capito
nulla
del
significato
dell
'
opera
e
in
genere
dell
'
ispirazione
romantica
.
Le
categorie
psicologiche
inventate
per
il
teatro
francese
si
applicano
ancora
benissimo
a
Schiller
,
ma
diventano
uno
stupido
strumento
scolastico
per
chi
voglia
misurarvi
i
personaggi
di
Kleist
.
Descrivere
i
caratteri
della
Famiglia
Schroffenstein
è
press
'
a
poco
come
fissare
in
una
formula
psicologica
i
protagonisti
dei
Fratelli
Karamazoff
.
Con
Kleist
,
almeno
con
il
Kleist
più
ardito
di
Kätchchen
e
della
Famiglia
Schroffenstein
,
comincia
quella
dissoluzione
del
personaggio
che
porterà
ai
più
sconcertanti
esempi
moderni
:
ora
marionette
,
ora
esseri
profondamente
razionali
,
gli
uomini
e
le
donne
di
quei
drammi
sfuggono
a
qualsiasi
modulo
esteriore
,
vendicano
nella
loro
assoluta
libertà
il
lungo
asservimento
a
una
poetica
classica
.
La
vicenda
si
snoda
e
si
perfeziona
,
tocca
episodi
di
un
tragico
temerario
e
si
perde
in
battute
gratuite
e
superflue
:
l
'
interesse
lascia
sempre
più
la
rappresentazione
dei
fatti
per
guidarci
a
una
segreta
e
fortissima
«
orchestra
»
.
E
qui
soccorre
un
ultimo
esempio
che
probabilmente
non
è
stato
mai
fatto
e
che
è
forse
il
più
significativo
per
Kleist
:
quello
dell
'
opera
lirica
.
Pare
che
Kleist
mostrasse
da
giovane
un
notevole
talento
musicale
,
ma
questa
può
essere
una
coincidenza
senza
valore
:
quello
che
è
certo
è
che
il
suo
genio
drammatico
ha
i
suoi
veri
eredi
soltanto
nei
grandi
operisti
dell
'
Ottocento
.
Il
senso
del
tragico
,
presto
scaduto
nelle
formule
del
teatro
borghese
,
doveva
trovare
soluzioni
inattese
nello
scenario
confuso
dell
'
opera
in
musica
.
Hebbel
e
Ibsen
sono
lontanissimi
da
Kleist
e
come
in
genere
tutta
la
letteratura
ottocentesca
trasportano
in
un
linguaggio
moderno
problemi
e
miti
ereditati
da
Schiller
.
Ma
per
capire
Kleist
è
molto
più
utile
seguire
la
linea
che
da
Weber
e
Berlioz
porta
a
Wagner
e
considerare
in
ultima
analisi
il
nome
sorprendente
di
Verdi
.
Chi
trovasse
arbitrario
l
'
ultimo
riferimento
pensi
alla
concitazione
di
certe
scene
di
massa
,
al
continuo
alternarsi
di
episodi
patetici
e
di
effetti
brutali
,
infine
a
quell
'
assurda
conclusione
del
quinto
atto
dove
in
un
'
apoteosi
di
vestiti
scambiati
,
di
personaggi
inutili
e
di
omicidî
non
commoventi
tutti
i
nodi
del
dramma
,
si
sciolgono
come
per
caso
.
Un
senso
,
così
eroico
dell
'
assurdo
è
rintracciabile
solo
nell
'
opera
lirica
italiana
,
e
Rigoletto
e
Un
ballo
in
maschera
sono
il
più
bell
'
epilogo
di
un
dramma
avviato
per
queste
strade
.
Accanto
a
questo
aspetto
ideologico
,
la
Famiglia
Schroffenstein
interessa
per
un
altro
motivo
:
filologico
.
Nasce
in
quel
dramma
il
linguaggio
di
Kleist
,
quel
verso
fatto
di
spezzature
e
di
ripetizioni
,
che
dà
al
dialogo
un
carattere
fortemente
antiaccademico
e
interrompe
ogni
voluta
retorica
in
un
improvviso
singhiozzo
.
Il
sonnambulismo
dei
personaggi
si
esprime
naturalmente
in
questa
forma
concitata
e
contrasta
nel
modo
più
netto
con
la
lucida
visione
del
mondo
degli
eroi
schilleriani
.
Per
la
prima
volta
si
parla
sul
teatro
tedesco
un
linguaggio
che
non
ha
nulla
a
che
fare
con
la
tradizione
letteraria
,
né
col
basso
realismo
della
commedia
volgare
.
Sarà
appunto
questo
linguaggio
,
portato
a
un
alto
grado
di
perfezione
,
che
tornerà
in
Käthchen
con
tutti
i
segni
della
maturità
di
Kleist
.
Quale
sia
il
vero
messaggio
di
Käthchen
,
religioso
e
umano
,
è
stato
discusso
fra
gli
interpreti
che
hanno
voluto
riconoscervi
una
complicata
allegoria
kleistiana
.
Per
noi
il
messaggio
poetico
è
molto
chiaro
ed
è
contenuto
nel
rapporto
,
altrove
enunciato
dallo
stesso
autore
,
fra
l
'
azione
come
giuoco
istintivo
di
sentimenti
e
il
linguaggio
come
giuoco
istintivo
di
parole
.
Nel
suo
saggio
Sulla
elaborazione
progressiva
delle
idee
Kleist
dà
alcuni
splendidi
esempi
di
quello
che
egli
intendesse
per
fantasia
letteraria
:
capacità
di
segnare
su
un
libro
aperto
i
moti
della
immaginazione
,
sviluppo
autonomo
del
linguaggio
da
una
facoltà
non
controllata
.
A
questo
irrazionalismo
estetico
corrispondeva
nell
'
ultimo
periodo
della
vita
di
Kleist
un
profondo
irrazionalismo
etico
.
Così
la
verità
e
il
bene
si
manifestano
solo
attraverso
gli
aspetti
notturni
della
nostra
natura
,
nei
momenti
in
cui
cade
ogni
schermo
e
sorgono
immagini
che
l
'
intelletto
non
spiega
.
Di
qui
l
'
importanza
del
sogno
in
Käthchen
,
il
contrasto
fra
quello
che
si
manifesta
alla
luce
del
giorno
e
le
assorte
figure
della
notte
,
il
rompersi
dei
piani
degli
uomini
sotto
l
'
impero
di
una
più
forte
volontà
.
Käthchen
è
il
dramma
dell
'
imprevedibile
;
nel
colmo
delle
scene
risolutive
i
personaggi
si
mettono
a
discutere
degli
argomenti
più
impensati
e
suscitano
un
'
improvvisa
tensione
come
acrobati
che
si
affannino
nel
vuoto
(
vedi
il
bellissimo
episodio
dei
servi
che
litigano
per
appoggiare
la
scala
nel
terzo
atto
)
.
Scene
assolutamente
gratuite
come
il
dialogo
fra
il
Burgravio
di
Friburgo
e
Giacomo
Pech
,
pure
nel
terzo
atto
,
hanno
per
molto
tempo
provocato
lo
sdegno
dei
critici
.
Eppure
il
genio
del
teatro
romantico
tedesco
è
proprio
in
questa
libertà
di
parola
,
nel
nobile
sdegno
di
ogni
compiutezza
esteriore
.
Dal
Gatto
con
gli
stivali
di
Tieck
,
a
Scherzo
,
satira
,
ironia
di
Grabbe
,
al
Woyzeck
di
Büchner
,
corre
una
tradizione
in
cui
l
'
amore
della
«
licenza
»
è
diventato
motivo
di
una
nuova
e
libera
maniera
poetica
.
Kleist
fu
l
'
assertore
teorico
di
questo
mondo
quando
nella
conclusione
del
saggio
Sul
teatro
delle
marionette
accennò
a
coloro
che
per
aver
mangiato
di
nuovo
all
'
albero
della
saggezza
sarebbero
tornati
nella
primitiva
innocenza
.
Solo
alla
luce
di
questo
paradosso
,
romantico
si
può
comprendere
il
valore
positivo
di
molte
ingenuità
che
turbano
Käthchen
e
risolvere
le
contraddizioni
di
un
tale
«
sorprendente
miscuglio
di
cose
sensate
e
insensate
»
,
(
Goethe
)
.
Così
le
figure
del
dramma
non
sono
uomini
e
donne
legati
a
una
vicenda
corporea
,
ma
attori
di
una
storia
fantastica
.
Cunegonda
è
essenzialmente
«
personaggio
»
,
quasi
marionetta
che
i
fili
dell
'
immaginazione
sottraggono
a
ogni
peso
terreno
.
La
sua
parte
è
strettamente
verbale
,
i
suoi
gesti
non
corrispondono
a
una
premessa
psicologica
,
ma
avvengono
,
secondo
le
parole
di
Kleist
,
nel
dominio
astratto
della
legge
del
pendolo
.
Perfino
l
'
assurdo
particolare
della
sua
composizione
fisica
è
una
garanzia
di
naturalezza
in
quanto
toglie
ogni
pretesa
di
veridicità
alla
favola
di
cui
essa
è
protagonista
.
E
del
resto
ogni
inverosimiglianza
non
è
salvata
dal
riso
che
corre
per
tutto
il
dramma
,
da
quel
raro
e
difficile
impiego
dell
'
umorismo
nell
'
opera
tragica
?
A
questa
estrema
rarefazione
intellettuale
corrisponde
in
Käthchen
di
Heilbronn
una
grande
semplicità
di
sentimenti
e
di
visione
.
Kleist
confessò
più
tardi
di
aver
ceduto
in
quell
'
opera
a
suggestioni
esteriori
,
e
normalmente
si
riconosce
in
Kätchen
un
traviamento
del
gusto
in
senso
popolare
.
Ma
esiste
qualcosa
di
più
di
una
semplice
adesione
alla
moda
dominante
e
il
consiglio
di
Goethe
conta
per
qualche
cosa
accanto
agli
applausi
del
pubblico
.
Una
delle
espressioni
più
felici
che
Goethe
abbia
trovato
per
indicare
il
suo
distacco
da
Kleist
è
quella
del
«
teatro
invisibile
»
.
E
il
voltafaccia
più
notevole
nel
corso
dell
'
opera
di
Kleist
è
appunto
quello
che
precede
i
due
ultimi
drammi
:
Käthchen
di
Heilbronn
e
il
Principe
di
Homburg
.
Dopo
la
Famiglia
Schroffenstein
lo
scrittore
Kleist
si
era
inoltrato
per
strade
assai
difficili
.
Il
Guiscardo
,
iniziato
press
'
a
poco
nello
stesso
tempo
ma
con
diversi
propositi
,
porta
già
l
'
impronta
di
un
altro
ingegno
.
È
il
tipico
esempio
dell
'
ambizione
umana
di
Kleist
,
della
grandiosità
imperfetta
della
sua
natura
.
Wieland
disse
per
primo
la
frase
famosa
che
«
se
Eschilo
,
Sofocle
e
Shakespeare
si
fossero
riuniti
in
una
sola
persona
,
non
avrebbero
potuto
scrivere
qualcosa
di
più
alto
del
Guiscardo
»
.
E
da
allora
è
rimasta
intorno
a
quell
'
opera
un
'
aura
di
commosso
stupore
.
Gran
parte
di
questa
fortuna
si
deve
probabilmente
alla
mania
tedesca
dell
'
opera
incompiuta
,
dell
'
abbozzo
come
dato
metafisico
.
In
realtà
del
frammento
il
Guiscardo
ha
tutti
i
difetti
:
resta
come
opera
tragica
fermo
a
una
promessa
iniziale
che
nasconde
la
sorte
matura
del
dramma
,
e
vive
di
questa
incerta
promessa
e
del
linguaggio
straordinariamente
vigoroso
delle
prime
scene
.
La
Brocca
rotta
è
completamente
isolata
nell
'
opera
di
Kleist
e
in
fondo
nella
letteratura
tedesca
.
Gli
imitatori
hanno
cercato
invano
di
riprodurre
la
straordinaria
vitalità
di
questo
episodio
e
i
fedeli
di
Kleist
non
persuadono
nel
loro
tentativo
di
allegorizzare
il
breve
quadro
di
genere
oltre
i
suoi
limiti
di
perfetto
esercizio
tecnico
.
Molto
più
ricco
di
significati
certi
è
Anfitrione
in
cui
i
sottili
veleni
kleistiani
agiscono
già
in
profondo
.
Da
un
testo
così
condizionato
dal
gusto
di
una
società
moderna
,
come
quello
di
Molière
,
Kleist
è
riuscito
a
ricavare
una
storia
senza
tempo
,
un
'
avventura
profondamente
allusiva
in
cui
gli
effetti
dell
'
intrigo
sono
sacrificati
a
una
complicata
ricerca
umana
.
La
«
confusione
di
sentimenti
»
è
palese
in
quel
dramma
:
l
'
abbandono
della
norma
universale
per
una
pericolosa
eresia
.
Già
ai
contemporanei
parve
ripugnante
quel
miscuglio
di
sacro
e
di
profano
,
e
Goethe
si
sdegnò
del
«
travestimento
cristiano
»
dei
personaggi
.
Infine
con
Pentesilea
i
motivi
che
urgono
nei
drammi
precedenti
si
rivelano
con
una
forza
inaudita
:
la
volontà
di
Kleist
di
scendere
negli
angoli
più
remoti
della
coscienza
rompe
ogni
freno
e
celebra
la
sua
vittoria
nella
sanguinosa
visione
dell
'
amazzone
.
Non
solo
la
leggenda
antica
è
violata
nei
suoi
sensi
,
ma
un
mondo
nuovo
è
scoperto
negli
impulsi
e
nelle
passioni
di
quegli
eroi
.
Dopo
la
discesa
agli
inferi
che
è
Pentesilea
,
il
poeta
non
poteva
che
perdersi
nelle
nebbie
del
«
teatro
dell
'
avvenire
»
o
per
la
via
opposta
tentare
una
soluzione
liberatrice
con
una
fuga
nel
visibile
.
Käthchen
di
Heilbronn
serve
proprio
per
questo
,
per
ritrovare
la
purezza
discreta
dell
'
opera
d
'
arte
,
la
sua
dolce
invenzione
.
I
castelli
che
ardono
nello
sfondo
di
questo
dramma
,
i
fiumi
passati
a
guado
,
le
notti
di
tempesta
non
sono
vuoti
scenari
,
ma
i
simboli
di
un
mondo
esterno
che
si
ricompone
lentamente
.
In
questo
gusto
della
visione
immediata
Kleist
ritrova
una
dote
essenziale
della
sua
natura
di
poeta
:
la
capacità
di
scorgere
e
di
rappresentare
.
Heine
lo
definì
«
scrittore
plastico
»
,
e
in
realtà
egli
che
si
lamentava
dei
propri
«
mezzi
talenti
»
fu
l
'
unico
a
possedere
un
vero
talento
espressivo
fra
i
suoi
contemporanei
.
Fouqué
è
pallido
e
mediocre
,
Arnim
artificioso
,
Friedrich
Schlegel
paurosamente
astratto
,
accanto
a
questo
animatore
di
figure
e
di
gesti
.
E
mentre
i
suoi
personaggi
si
muovono
con
assurda
evidenza
e
la
favola
confina
sempre
più
col
puro
giuoco
fantastico
,
Käthchen
di
Heilbronn
porta
su
queste
scene
fittizie
il
respiro
di
una
più
pura
umanità
.
Essa
traversa
la
storia
come
una
creatura
di
un
'
altra
razza
,
una
creatura
di
carne
in
mezzo
a
creature
di
legno
,
e
il
suo
linguaggio
d
'
amore
tocca
una
zona
più
profonda
della
nostra
coscienza
e
lega
l
'
intero
dramma
di
Kleist
alla
storia
della
vera
poesia
.
II
.
Saggi
sul
teatro
tedesco
I
.
Introduzione
.
È
consuetudine
che
ogni
antologia
si
presenti
al
pubblico
con
una
serie
di
precisazioni
e
di
limiti
iniziali
che
valgono
in
sostanza
come
una
difesa
dalle
accuse
più
facilmente
prevedibili
.
In
realtà
il
compito
di
riunire
opere
e
collaboratori
diversi
,
per
uno
scopo
già
difficile
,
è
tale
che
quasi
sempre
si
sopporta
malvolentieri
la
responsabilità
dell
'
esito
e
si
preferisce
disperderla
nel
numero
o
imputarla
alle
circostanze
.
Ma
,
al
di
fuori
di
questa
comprensibile
premura
giustificativa
,
un
onesto
dialogo
col
lettore
è
indispensabile
per
chiarire
le
intenzioni
di
chi
ha
contribuito
al
lavoro
e
per
sopperire
al
difetto
di
unità
e
di
coerenza
nella
struttura
esterna
dell
'
opera
.
Scopo
di
questa
raccolta
è
dunque
di
introdurre
il
pubblico
italiano
alla
storia
del
teatro
tedesco
,
una
storia
tortuosa
e
ricchissima
,
da
cui
molte
sorprese
potranno
derivare
a
chi
non
ha
consuetudine
con
quella
civiltà
letteraria
.
Nessun
popolo
come
il
tedesco
,
salvo
forse
gli
spagnoli
,
ha
sentito
il
teatro
con
tanta
vitale
necessità
,
ne
ha
fatto
il
suo
più
illustre
mezzo
d
'
espressione
e
insieme
la
platea
di
tutti
i
disordini
e
gli
entusiasmi
popolari
.
La
lingua
tedesca
nasce
in
opere
dialogate
:
Il
villano
di
Boemia
,
che
diamo
come
introduzione
alla
nostra
raccolta
,
è
uno
dei
primi
monumenti
della
prosa
letteraria
in
Germania
,
e
il
passaggio
dal
linguaggio
di
curia
a
quello
di
una
libera
espressione
artistica
vi
si
avverte
in
tutta
la
sua
rozza
purezza
.
Hans
Sachs
sarà
un
secolo
più
tardi
il
corifeo
di
una
società
borghese
matura
e
vigorosa
per
cui
la
letteratura
è
svago
e
distrazione
,
prima
testimonianza
seritta
di
una
civiltà
che
si
riconosce
e
si
scopre
.
Ma
il
teatro
quale
noi
lo
intendiamo
comincerà
col
barocco
.
In
quell
'
epoca
consacrata
all
'
eloquenza
il
teatro
è
molto
più
che
un
genere
letterario
,
è
la
più
completa
rappresentazione
della
vita
e
la
sua
celebrazione
nobile
e
popolare
insieme
.
Gli
uomini
che
lo
creano
,
Opitz
,
Gryphius
,
sono
i
legislatori
di
un
gusto
che
si
riproduce
deformandosi
fino
nei
più
umili
strati
sociali
,
i
maestri
di
un
tempo
che
essi
sorvegliano
dall
'
alto
della
loro
dottrina
come
dal
sommo
di
una
scalinata
barocca
.
Intorno
a
loro
pullula
tutta
una
serie
di
manifestazioni
minori
ma
vivacissime
,
spettacoli
di
comici
vagabondi
e
teatro
edificante
degli
ordini
religiosi
,
farsa
popolare
nella
polvere
del
retrobottega
e
lucida
e
armoniosa
opera
di
corte
.
La
satira
sociale
si
alterna
con
la
trattazione
di
soggetti
sacri
in
questo
bisogno
di
vedere
e
di
esprimere
,
e
personaggi
contrastanti
si
schierano
in
un
'
unica
parata
allegorica
.
Così
sulle
scene
di
legno
,
oltre
le
povere
vicende
dei
mimi
,
si
svolgono
le
controversie
che
animano
tutta
la
vita
spirituale
tedesca
e
gli
ideali
dei
dotti
trovano
nel
teatro
il
loro
specchio
concreto
,
il
loro
punto
di
contatto
con
la
folla
mutevole
delle
città
.
Quando
più
tardi
anche
in
Germania
si
fa
sentire
la
grande
ventata
di
rinnovamento
,
il
bisogno
di
uscire
dagli
idoli
barocchi
,
per
seguire
le
vie
diritte
della
ragione
e
quelle
tortuose
e
ambili
del
sentimento
,
due
scuole
si
fronteggiano
,
ricche
di
tesi
e
di
programmi
:
ma
insieme
Lessing
dà
l
'
esempio
più
insigne
di
quello
che
sarà
il
teatro
moderno
e
dedica
il
suo
ingegno
sagace
e
attivo
al
lungo
lavoro
della
Drammaturgia
amburghese
.
Finalmente
,
quando
la
cultura
tedesca
,
già
antica
e
gloriosa
,
trova
la
sua
vera
pienezza
,
si
libera
delle
pastoie
dell
'
imitazione
straniera
,
per
fare
della
Germania
la
più
ricca
provincia
letteraria
d
'
Europa
,
i
nomi
che
portano
più
lontano
questo
messaggio
sono
Goethe
e
Schiller
ed
è
ancora
dalle
tavole
di
un
palcoscenico
che
i
loro
attori
parlano
all
'
Europa
la
lingua
di
una
epoca
nuova
.
Accanto
a
questo
rigoglio
letterario
e
conseguenza
naturale
di
tanta
ricchezza
e
di
tanto
fervore
si
sviluppa
il
mezzo
tecnico
,
il
teatro
,
voglio
dire
,
come
complesso
di
artifici
e
di
esperienze
,
come
scuola
e
come
spettacolo
.
Questo
privilegio
dura
fino
a
oggi
,
e
chiunque
abbia
mai
varcato
la
soglia
di
un
teatro
tedesco
sa
quale
atmosfera
di
nobile
tradizione
si
respiri
in
quelle
sale
venerabili
come
accademie
.
La
linea
che
è
stata
scelta
da
noi
per
seguire
questa
complicata
vicenda
è
naturalmente
quella
che
ci
è
parsa
più
dritta
:
la
linea
della
poesia
.
In
una
rassegna
destinata
a
indicare
sommariamente
i
termini
di
un
'
evoluzione
che
dura
qualche
secolo
,
stabilire
rapporti
esatti
e
definire
momenti
culturali
con
giusta
approssimazione
sarebbe
stato
un
compito
impossibile
.
Si
è
voluto
tuttavia
uscire
dall
'
anonimo
dei
passaggi
obbligati
per
segnare
risolutamente
alcuni
filoni
,
quelli
più
ricchi
,
secondo
noi
,
di
genuine
possibilità
poetiche
.
Nei
limiti
consentiti
dallo
spazio
e
con
l
'
obbligo
di
non
cancellare
episodi
la
cui
importanza
culturale
sia
indiscutibile
,
scelte
e
omissioni
vogliono
indicare
cioè
un
deciso
atteggiamento
di
gusto
e
si
propongono
come
esemplari
.
I
primi
testi
contenuti
nella
raccolta
hanno
ancora
l
'
aspetto
grezzo
dei
monumenti
arcaici
,
ma
sono
,
come
quelli
,
pietre
su
cui
edificheranno
le
civiltà
successive
.
Lo
spazio
più
ampio
è
dedicato
invece
agli
anni
che
vanno
dall
'
irrompere
dello
«
Sturm
und
Drang
»
fino
al
più
maturo
romanticismo
:
in
quegli
uomini
che
,
secondo
l
'
espressione
di
Goethe
,
ebbero
vent
'
anni
quando
la
Germania
aveva
vent
'
anni
,
riposa
ancora
il
germe
più
fecondo
dell
'
intelligenza
tedesca
e
gli
echi
suscitati
dalle
loro
parole
non
sono
ancora
spenti
ai
nostri
orecchi
di
moderni
.
Di
Goethe
e
Kleist
sono
date
rispettivamente
due
opere
,
segno
di
una
supremazia
che
è
facile
riconoscere
al
nostro
gusto
e
che
risulta
nella
sua
polarità
molto
più
istruttiva
di
quella
tradizionalmente
rappresentata
da
Goethe
e
Schiller
.
Subito
dopo
,
il
nucleo
principale
dell
'
antologia
è
costituito
dai
romantici
e
da
una
categoria
di
romantici
a
cui
da
qualche
tempo
si
rivolge
un
'
attenzione
più
meditata
e
fruttuosa
.
Tieck
,
Arnim
,
Büchner
,
un
certo
Grabbe
rappresentano
valori
che
solo
alla
luce
di
esperienze
poetiche
molto
più
approfondite
si
rilevano
in
tutta
la
loro
ricchezza
,
e
il
fervore
di
ricerca
che
da
parte
della
critica
moderna
viene
spiegato
intorno
alla
loro
opera
è
un
segno
non
fortuito
di
affinità
letteraria
.
Per
contro
il
periodo
che
va
da
Hebbel
ai
contemporanei
è
quasi
completamente
trascurato
.
I
drammi
degli
autori
che
popolano
quel
periodo
sono
ancora
nelle
biblioteche
dei
nostri
padri
in
cattive
traduzioni
italiane
e
continuano
a
essere
recitati
nei
nostri
teatri
da
cattive
compagnie
.
Essi
non
meritano
per
ora
un
riscatto
ed
è
giusto
che
rimangano
avvolti
in
questa
atmosfera
di
indeterminatezza
.
Hofmannsthal
chiude
la
raccolta
:
l
'
epoca
che
viene
dopo
di
lui
è
ancora
un
terreno
troppo
accidentato
e
malsicuro
perché
ci
si
possa
avventurare
con
animo
sereno
,
e
la
grazia
e
il
vigore
delle
sue
immagini
sono
un
addio
più
conveniente
alla
storia
che
abbiamo
trattata
dei
gesti
parossistici
e
interrogativi
di
molta
letteratura
che
lo
ha
seguito
.
Queste
le
nostre
convinzioni
letterarie
;
in
altri
casi
la
scelta
è
stata
determinata
da
ragioni
d
'
indole
tecnica
:
opere
di
importanza
minore
sono
state
preferite
ad
altre
di
maggior
significato
,
perché
difficilmente
di
queste
ultime
si
sarebbe
potuto
dare
una
traduzione
adeguata
.
Così
è
per
Gryphius
:
uno
dei
grandi
drammi
,
Cardenio
e
Zelinda
o
Leone
Armeno
lo
avrebbero
certo
assai
meglio
rappresentato
del
Peter
Squenz
,
il
quale
non
è
che
un
momento
felice
della
sua
produzione
minore
.
Ma
ci
si
domanda
quale
traduttore
avrebbe
saputo
rendere
con
dignità
e
senza
noia
il
faticoso
passo
degli
alessandrini
seicenteschi
.
Per
la
scelta
dei
testi
prevale
dunque
assolutamente
il
criterio
della
leggibilità
:
gli
errori
di
prospettiva
che
potrebbero
derivarne
al
lettore
saranno
corretti
dalle
note
che
precedono
ogni
capitolo
.
Finalmente
l
'
ultimo
criterio
che
ci
ha
guidati
nella
compilazione
è
stato
quello
di
dare
,
finché
fosse
possibile
,
opere
sconosciute
in
Italia
.
Gran
parte
di
questo
materiale
è
nuovo
per
noi
:
Il
villano
di
Boemia
,
la
cui
importanza
è
stata
illustrata
soprattutto
da
studiosi
recenti
,
come
il
Burdach
,
non
è
molto
noto
in
Italia
,
nonostante
i
suoi
chiari
rapporti
con
la
cultura
umanistica
del
Trecento
.
Nuovi
sono
i
Fastnachtsspiele
e
nuovo
è
naturalmente
Christian
Reuter
,
la
cui
scoperta
,
come
quella
di
tanti
scrittori
del
tardo
barocco
,
si
deve
alla
curiosità
e
allo
zelo
della
critica
post
-
romantica
.
Anche
per
i
moderni
si
è
voluto
seguire
lo
stesso
criterio
,
dando
la
preferenza
fra
le
diverse
opere
di
uno
scrittore
a
quelle
che
avessero
meno
probabilità
di
essere
conosciute
dagli
italiani
.
Per
Goethe
,
di
cui
non
si
potevano
dare
evidentemente
delle
novità
,
è
stata
scelta
la
prima
versione
della
Stella
,
quella
del
1775
,
che
si
distacca
dalla
versione
definitiva
per
alcune
particolarità
di
linguaggio
e
soprattutto
per
il
finale
,
tipico
delle
convinzioni
umanitarie
e
anticonformiste
del
giovane
Goethe
.
Inedite
,
cioè
scritte
appositamente
,
sono
tutte
le
traduzioni
,
meno
quella
della
Vendetta
di
Crimilde
del
Donadoni
,
a
cui
si
è
voluto
rendere
omaggio
come
all
'
opera
di
un
morto
recente
che
ancora
ci
appartiene
.
Agli
altri
traduttori
,
che
con
vario
successo
hanno
assolto
il
loro
compito
e
alleggerito
quello
del
compilatore
,
va
il
nostro
amichevole
ringraziamento
.
Un
ringraziamento
speciale
rivolgiamo
al
professor
Leonello
Vincenti
,
dell
'
Università
di
Torino
,
che
fino
dal
principio
ha
dato
al
nostro
progetto
l
'
appoggio
prezioso
del
suo
consiglio
e
della
sua
dottrina
.
2
.
Teatro
barocco
.
Finora
si
è
parlato
di
teatro
con
il
leggero
abuso
che
autorizza
una
convenzione
lungamente
stabilita
.
Ma
in
realtà
questa
parola
,
tolta
alla
tradizione
classica
e
grave
di
significati
culturali
,
rappresenta
male
il
succedersi
di
fenomeni
profondamente
diversi
,
legati
ai
bisogni
di
epoche
che
non
conoscono
«
nuances
»
.
La
rappresentazione
medioevale
,
sacra
e
profana
,
è
piuttosto
un
rito
con
un
contenuto
rigido
che
un
'
opera
drammatica
quale
noi
siamo
disposti
a
vederla
attraverso
la
nostra
esperienza
di
moderni
.
La
Riforma
rivalutò
la
parola
:
le
preoccupazioni
di
ordine
pedagogico
e
religioso
che
animavano
quegli
autori
diedero
alle
loro
opere
un
sigillo
di
eloquenza
,
rimasto
poi
come
l
'
unica
impronta
del
loro
passaggio
nel
mondo
;
la
mancanza
di
forti
personalità
letterarie
mantiene
infatti
tutta
quella
produzione
in
un
rango
minore
di
scuola
e
polemica
da
cui
appena
si
stacca
qualche
nome
più
significativo
,
come
quelli
di
Waldis
e
di
Rebhuhn
.
Ma
è
solo
con
la
Controriforma
,
con
le
prime
avvisaglie
di
un
'
estetica
e
di
un
gusto
barocco
che
il
teatro
che
noi
conosciamo
fa
il
suo
ingresso
nella
cultura
tedesca
.
Verso
la
fine
del
Cinquecento
sono
presenti
in
Germania
tutti
gli
elementi
che
condizionano
la
nascita
di
una
vera
letteratura
drammatica
.
Prima
di
tutto
si
fa
sensibile
l
'
influsso
straniero
:
compagnie
di
comici
italiani
danno
spettacoli
in
varie
corti
tedesche
,
ma
il
loro
passaggio
non
sembra
avere
grandi
ripercussioni
.
Molto
più
importante
è
invece
l
'
esempio
dato
dai
comici
vaganti
inglesi
.
Questi
attori
,
venuti
dall
'
Inghilterra
con
un
repertorio
illustre
(
Shakespeare
,
Marlowe
,
e
altri
più
oscuri
)
,
che
le
necessità
della
traduzione
e
l
'
obbligo
di
adattarsi
al
gusto
di
un
pubblico
più
rozzo
di
quello
inglese
,
trasformano
fino
a
renderlo
irriconoscibile
,
insegnano
tuttavia
una
concezione
del
teatro
singolarmente
adatta
ai
tempi
nuovi
.
Sul
loro
esempio
si
formano
in
Germania
compagnie
drammatiche
,
di
cui
presto
fanno
parte
anche
le
donne
,
il
gusto
dello
spettacolo
si
diffonde
in
tutte
le
classi
del
popolo
,
si
cominciano
a
costruire
teatri
.
Non
meno
esteso
e
immediato
è
l
'
influsso
delle
mode
letterarie
che
essi
portano
dall
'
Inghilterra
.
I
loro
drammi
,
veri
canovacci
intessuti
di
episodi
violenti
e
incredibili
(
bisogna
vedere
che
cosa
quegli
ingenui
attori
riescono
a
fare
dell
'
Amleto
)
diffondono
un
gusto
dell
'
azione
visibile
e
ingegnosa
che
il
pubblico
tedesco
raccoglie
con
avidità
.
Prima
ancora
dello
scadere
del
secolo
autori
tedeschi
si
provano
nel
nuovo
genere
d
'
arte
,
e
uno
spirito
particolarmente
aperto
alle
suggestioni
del
momento
,
il
duca
Heinrich
Julius
von
Braunschweig
,
dà
i
primi
esempi
del
dramma
barocco
in
Germania
.
Le
opere
di
Heinrich
Julius
,
atroci
vicende
di
peccati
commessi
e
scontati
,
con
conclusioni
edificanti
,
non
basterebbero
ad
assicurare
al
loro
autore
un
grande
nome
di
poeta
;
ma
la
figura
dell
'
uomo
è
certo
notevole
.
Protettore
di
poeti
e
di
artisti
,
fautore
dell
'
assolutismo
monarchico
,
assertore
della
diffusione
del
diritto
romano
in
Germania
,
egli
è
uno
dei
personaggi
che
rappresentano
meglio
gli
orientamenti
dell
'
età
nuova
.
Del
resto
il
solo
fatto
che
il
nome
di
un
principe
succeda
negli
annali
della
poesia
tedesca
a
quello
del
ciabattino
Hans
Sachs
,
è
un
segno
della
trasformazione
che
la
società
tedesca
ha
subito
in
questo
scorcio
di
secolo
.
Il
centro
della
cultura
si
è
spostato
verso
le
corti
:
la
borghesia
protestante
che
finora
ha
tenuto
in
mano
il
governo
,
si
è
logorata
nelle
contese
di
religione
e
si
trasforma
lentamente
in
un
corpo
di
funzionari
.
È
piuttosto
nei
territori
mantenuti
al
cattolicesimo
,
dove
si
sono
fermamente
stabilite
le
vecchie
dinastie
,
che
si
può
cercare
uno
sviluppo
libero
e
generoso
di
manifestazioni
d
'
arte
.
Un
fortissimo
impulso
a
questo
rinnovamento
dei
valori
sensibili
è
dato
dalla
milizia
che
incarna
la
volonta
combattiva
della
reazione
cattolica
:
la
compagnia
di
Gesù
.
Non
solo
l
'
Ordine
domina
il
mondo
della
cultura
,
riservandosi
la
disciplina
dell
'
insegnamento
,
e
modifica
l
'
architettura
delle
città
con
le
sue
innumerevoli
chiese
,
ma
si
fa
promotore
attivo
di
un
'
arte
come
quella
drammatica
sempre
sospetta
di
spiriti
profani
.
Nato
dalla
pratica
scolastica
della
esercitazione
o
«
declamatio
»
,
il
teatro
dei
Gesuiti
,
attentissimi
anche
in
questo
alle
fluttuazioni
del
secolo
,
si
sviluppa
soprattutto
come
spettacolo
,
fino
a
raggiungere
proporzioni
di
una
ricchezza
e
di
una
complessità
mai
viste
.
Al
di
fuori
di
questa
genialità
scenica
,
il
valore
letterario
dei
loro
testi
,
scritti
in
latino
,
non
supera
quasi
mai
quello
di
una
esercitazione
scolastica
,
ma
alcuni
nomi
meritano
di
essere
ricordati
,
soprattutto
quello
di
Jacob
Bidermann
,
che
fu
acclamato
dai
contemporanei
quale
sommo
tragico
e
il
cui
Cenodoxus
,
riesumato
qualche
anno
fa
in
Germania
,
potè
trovare
ancora
caldi
ammiratori
.
La
grande
importanza
assunta
da
fenomeni
come
il
teatro
degli
ordini
religiosi
e
l
'
architettura
dei
Gesuiti
ha
indotto
qualche
critico
moderno
a
parlare
del
barocco
come
di
arte
della
Controriforma
.
In
realtà
,
se
la
culla
del
barocco
è
stato
il
mondo
cattolico
,
e
alcune
città
del
Sud
,
che
ancora
ne
conservano
fortissima
l
'
impronta
,
sono
rimaste
i
fortilizi
di
quella
tradizione
e
di
quel
gusto
,
una
tesi
così
radicale
non
regge
oltre
la
prima
approssimazione
;
e
a
dimostrare
che
il
barocco
penetra
a
poco
a
poco
tutti
gli
spiriti
del
Seicento
,
basterebbe
il
fatto
che
la
successiva
evoluzione
sposta
di
nuovo
il
centro
della
cultura
tedesca
verso
nord
,
in
Sassonia
e
in
Slesia
.
In
quelle
province
si
riproducono
con
forme
appena
diverse
i
fenomeni
che
si
sono
visti
nelle
capitali
cattoliche
:
agli
spettacoli
di
Vienna
e
di
Monaco
succedono
quelli
non
meno
splendidi
di
Breslavia
,
al
teatro
degli
ordini
religiosi
si
contrappone
quello
dei
ginnasi
protestanti
che
si
evolve
verso
forme
sensibilmente
vicine
.
Infine
nella
terra
protestante
di
Slesia
nasce
la
scuola
che
darà
la
formula
definitiva
alla
poetica
del
barocco
tedesco
e
comprenderà
i
nomi
maggiori
della
letteratura
del
Seicento
.
Il
fondatore
della
scuola
,
destinato
ad
avere
una
autorità
incontestata
sul
gusto
del
tempo
,
Martin
Opitz
,
è
una
di
quelle
figure
che
la
fama
goduta
in
vita
compromette
di
fronte
ai
posteri
.
Poco
dotato
come
poeta
egli
seppe
guadagnare
la
supremazia
su
tutti
i
letterati
del
tempo
attraverso
l
'
esercizio
di
facoltà
che
corrispondevano
perfettamente
ai
bisogni
della
cultura
tedesca
di
allora
.
In
un
'
età
in
cui
la
Germania
,
come
tutta
l
'
Europa
,
organizza
il
proprio
gusto
sulla
base
della
tradizione
umanistica
ma
con
una
netta
volontà
di
indipendenza
nazionale
,
negli
anni
che
vedono
sorgere
le
prime
accademie
,
in
cui
la
lingua
stessa
si
definisce
e
con
essa
i
generi
letterari
,
l
'
attività
di
Opitz
,
traduttore
,
critico
,
autore
di
una
poetica
che
accoglie
tutti
i
motivi
del
Rinascimento
letterario
europeo
,
è
un
vero
paradigma
delle
tendenze
del
secolo
.
Egli
adempie
in
un
paese
molto
più
arretrato
della
Francia
,
alle
funzioni
di
un
Malherbe
e
in
parte
di
un
Boileau
,
e
non
c
'
è
da
stupirsi
che
la
gratitudine
alquanto
confusa
e
declamatoria
dei
contemporanei
gli
abbia
attribuito
il
titolo
di
nuovo
Orazio
e
di
nuovo
Marone
.
Ma
se
Opitz
con
i
suoi
precetti
e
con
l
'
esempio
dei
suoi
rifacimenti
e
traduzioni
indica
la
strada
,
il
creatore
originale
nasce
solo
venti
anni
dopo
nella
stessa
provincia
slesiana
:
è
Andreas
Gryphius
.
Avvicinarsi
a
Gryphius
con
l
'
intenzione
di
una
immediata
partecipazione
poetica
è
un
'
impresa
temeraria
:
i
suoi
componimenti
elegiaci
e
didascalici
,
i
suoi
sonetti
scritti
in
sonori
alessandrini
,
sono
enormemente
distanti
dalla
nostra
sensibilità
educata
ad
altre
voci
dall
'
esperienza
romantica
;
e
i
suoi
drammi
storici
,
carichi
di
eroismi
solenni
,
di
azioni
macchinose
e
di
figure
allegoriche
,
hanno
la
rigida
e
desolante
struttura
di
edifici
inabitabili
.
Ma
questa
inaccessibilità
di
gusti
è
una
conseguenza
della
poetica
estremista
del
Seicento
(
e
il
mondo
classico
di
Corneille
,
con
i
suoi
sublimi
fantocci
,
non
ci
appare
altrettanto
povero
di
contenuto
umano
?
)
L
'
opera
di
Gryphius
merita
un
'
attenzione
più
meditata
perché
nel
soffocante
abito
barocco
egli
porta
una
vera
natura
di
scrittore
,
un
temperamento
tragico
ed
elegiaco
che
si
rivela
soprattutto
in
quelle
opere
,
come
Cardenio
e
Zelinda
dove
è
meno
palese
l
'
influsso
della
moda
dominante
.
Del
resto
anche
la
celebrazione
dei
motivi
consueti
del
tempo
-
fatuità
di
ogni
cosa
umana
miseria
delle
passioni
e
trionfo
delle
virtù
morali
-
trova
in
lui
accenti
profondi
e
spontanei
;
e
le
altre
qualità
che
lo
imposero
alla
ammirazione
del
pubblico
,
la
maestria
tecnica
e
l
'
elevata
dottrina
,
sono
appena
il
coronamento
di
una
naturale
superiorità
del
poeta
.
Accanto
al
bizzarro
Simplizissimus
e
alle
raccolte
dei
lirici
e
dei
mistici
slesiani
i
drammi
di
Gryphius
restano
certo
come
il
monumento
maggiore
della
civilta
letteraria
del
Seicento
.
Un
solo
drammaturgo
,
fra
quelli
che
lo
seguono
,
è
degno
di
essere
menzionato
accanto
a
lui
:
il
giurista
e
magistrato
David
Caspar
di
Lohenstein
.
In
questo
autore
che
al
teatro
dedicò
solo
gli
ozi
di
una
vita
presa
dagli
uffici
pubblici
(
fu
anche
sindaco
di
Breslavia
)
,
l
'
inclinazione
,
già
palese
in
Gryphius
,
a
passare
dal
rigido
classicismo
a
una
atmosfera
più
carica
di
colorito
barocco
,
diviene
dominante
.
L
'
intrigo
è
l
'
elemento
principale
dei
suoi
drammi
;
la
psicologia
dei
personaggi
vi
è
trattata
in
modo
più
realistico
,
ma
insieme
l
'
atroce
e
il
meraviglioso
vi
si
incontrano
con
un
compiacimento
sensuale
che
resterà
come
il
sigillo
del
più
maturo
barocco
.
A
Gryphius
e
a
Lohenstein
succedono
gli
epigoni
che
rimaneggiano
la
materia
ereditata
senza
alcuna
intelligenza
;
ma
fra
quei
due
nomi
maggiori
si
può
chiudere
tutta
l
'
evoluzione
del
teatro
del
tempo
.
Già
in
Gryphius
sono
presenti
elementi
culturali
definiti
;
all
'
influsso
primitivo
,
dei
comici
inglesi
,
che
concerne
soprattutto
l
'
azione
scenica
,
si
affiancano
altri
motivi
,
frutto
dell
'
esperienza
di
un
uomo
che
ha
viaggiato
l
'
Europa
e
ha
conosciuto
le
letterature
antiche
e
quelle
contemporanee
.
Prima
di
tutto
i
classici
.
Le
traduzioni
opitziane
da
Seneca
e
Sofocle
restano
il
modello
della
dignità
tragica
per
tutta
la
Germania
e
hanno
un
'
importanza
che
è
appena
possibile
sopravvalutare
in
un
'
epoca
tanto
bisognosa
di
esempi
e
di
regole
.
Fra
i
moderni
i
quali
hanno
seguito
la
buona
via
,
i
francesi
,
destinati
ad
avere
un
influsso
determinante
sul
teatro
successivo
,
non
hanno
per
ora
molto
seguito
(
anzi
,
Gryphius
polemizza
con
Corneille
nella
prefazione
al
Leone
Armeno
)
;
in
Italia
domina
già
l
'
opera
lirica
,
e
gli
spagnoli
,
affini
per
diversi
aspetti
,
non
sono
conosciuti
.
Più
importante
è
invece
l
'
Olanda
,
che
con
gli
scritti
umanistici
di
un
Heinsius
e
con
i
drammi
biblici
di
un
Vondel
offre
gli
esempi
meglio
rispondenti
al
gusto
tedesco
ed
è
per
le
condizioni
generali
della
sua
cultura
e
della
sua
vita
religiosa
il
paese
meno
distante
dalla
giovane
Germania
.
Perché
la
situazione
della
Germania
nella
prima
metà
del
Seicento
è
affatto
particolare
in
Europa
.
La
guerra
dei
trent
'
anni
ha
finito
di
distruggere
quello
che
le
lotte
di
religione
hanno
lasciato
in
piedi
:
la
strage
,
la
disperazione
,
l
'
abbandono
diventano
l
'
esperienza
quotidiana
del
popolo
.
La
religiosità
tormentata
del
secolo
trae
dalle
sventure
subite
impulso
a
severe
meditazioni
e
a
sfoghi
mistici
,
ma
il
bisogno
di
esteriorizzare
e
di
celebrare
traduce
presto
questi
sentimenti
in
cerimonie
e
visioni
.
Nasce
così
il
teatro
barocco
,
moralistico
e
allegorico
,
ricco
di
svolgimenti
,
di
avventure
e
di
immagini
.
La
tragedia
è
movimento
di
emozioni
:
il
meraviglioso
,
talvolta
lo
sfondo
esotico
o
curioso
fanno
da
cornice
alla
vicenda
dell
'
uomo
insigne
che
cede
ai
colpi
del
fato
:
i
grandi
personaggi
storici
,
la
cui
sorte
può
avere
un
significato
edificante
,
sono
i
legittimi
protagonisti
di
un
teatro
di
cui
è
stato
detto
che
lo
stoicismo
romano
e
lo
spirito
protestante
sono
le
leve
morali
.
L
'
alessandrino
recentemente
codificato
e
imposto
dalla
scuola
slesiana
veste
del
suo
ricco
paludamento
quei
magnanimi
discorsi
.
Mentre
dunque
la
tragedia
,
genere
nobile
,
si
perfeziona
e
si
svolge
secondo
i
canoni
descritti
,
un
'
evoluzione
parallela
dà
la
sua
impronta
agli
altri
generi
.
Il
pubblico
dei
ginnasi
e
delle
corti
,
il
pubblico
che
ha
letto
i
classici
latini
non
vuol
più
saperne
delle
piatte
rappresentazioni
dei
«
Meistersinger
»
.
Dagli
intermezzi
della
tragedia
,
che
col
suo
fosco
moralismo
doveva
opprimere
gli
animi
,
nasce
una
commedia
colta
destinata
a
distrarre
e
a
ingentilire
,
di
cui
ancora
Gryphius
dà
gli
esempi
più
illustri
.
La
satira
grossolana
delle
epoche
precedenti
cede
il
posto
a
una
vera
commedia
d
'
intrigo
imitata
dai
latini
:
finché
la
nuova
società
non
è
abbastanza
matura
e
definita
per
giustificare
a
sua
volta
una
satira
più
moderna
di
costumi
e
di
caratteri
.
Ma
a
questo
punto
,
con
Christian
Reuter
e
Christian
Weise
,
il
secolo
barocco
è
giunto
al
suo
crepuscolo
.
Le
commedie
di
Christian
Reuter
,
studente
libertino
di
Lipsia
,
portano
in
scena
una
società
che
ha
già
disfatto
le
trame
della
dignità
barocca
e
si
riconosce
piuttosto
nel
mondo
di
Molière
che
in
quello
convenzionale
dei
classici
;
il
ciclo
dei
romanzi
di
«
Schelmuffsky
»
consuma
la
parodia
del
romanzo
d
'
avventure
,
genere
amatissimo
in
tutto
il
secolo
e
di
cui
ancora
pochi
anni
prima
un
altro
duca
di
Braunschweig
,
Anton
Ulrich
,
aveva
dato
gli
esempi
più
significativi
.
La
stessa
tendenza
è
rappresentata
con
forza
anche
maggiore
dal
poligrafo
Christian
Weise
,
il
quale
nei
suoi
romanzi
politici
,
nelle
sue
commedie
e
nei
suoi
scritti
si
fa
banditore
di
un
nuovo
verbo
destinato
a
scuotere
dalle
fondamenta
tutti
i
cardini
della
poetica
barocca
:
la
naturalezza
.
Così
si
compie
l
'
ultima
scomposizione
del
mondo
culturale
del
Seicento
:
nuove
regole
disciplinano
la
fantasia
degli
artisti
,
nuove
distinzioni
governano
i
generi
letterari
.
Mentre
il
romanzo
,
ricchissimo
di
futuro
,
si
avvia
su
strade
intentate
,
da
avventuroso
e
didascalico
si
fa
galante
e
sentimentale
,
il
teatro
,
trascinato
dal
suo
stesso
impulso
al
visibile
e
al
meraviglioso
,
trova
formule
sempre
più
complesse
di
rappresentazione
e
di
gioco
.
È
l
'
ora
della
commedia
musicale
,
del
«
Singspiel
»
,
il
cui
testo
ha
appena
funzione
di
libretto
e
che
ha
soprattutto
fortuna
presso
le
piccole
corti
.
La
musica
,
la
coreografia
diventano
ingredienti
sempre
più
necessari
al
buon
funzionamento
di
uno
spettacolo
:
sotto
la
formula
ancora
seicentesca
del
«
Gesamtkunstwerk
»
barocco
si
profila
l
'
idolo
dei
tempi
nuovi
,
l
'
opera
in
musica
.
3
.
Da
Lessing
a
Goethe
.
Da
Opitz
in
poi
il
grande
sforzo
dell
'
epoca
del
razionalismo
era
stato
di
portare
a
unità
teatro
e
ordine
:
«
queste
due
parole
inconciliabili
in
Germania
»
(
Gundolf
)
.
Ma
la
battaglia
per
la
ragione
è
segnata
da
continue
eresie
,
da
fughe
verso
il
sensibile
e
da
ritorni
alla
natura
,
finché
l
'
edificio
sempre
incerto
del
razionalismo
tedesco
precipita
travolto
da
un
movimento
che
nel
proprio
nome
ha
conservato
l
'
impeto
di
forze
contenute
e
violente
:
lo
«
Sturm
und
Drang
»
.
Nella
prima
metà
del
Settecento
Johann
Christoph
Gottsched
è
l
'
ultimo
e
il
più
autorevole
rappresentante
di
quella
volontà
ordinatrice
:
la
sua
opera
di
legislatore
e
di
critico
completa
l
'
opera
appena
iniziata
da
Opitz
,
ma
in
un
clima
di
cultura
molto
più
maturo
,
arricchito
dall
'
esperienza
moderna
e
da
uno
studio
più
approfondito
degli
antichi
.
Gli
scrittori
del
gran
secolo
francese
hanno
dato
l
'
esempio
di
come
si
possa
far
rivivere
un
teatro
classico
ai
nostri
giorni
,
e
alla
luce
delle
regole
da
loro
definitivamente
affermate
la
grossolanità
medioevale
e
il
turgore
barocco
appaiono
ugualmente
condannabili
come
tentativi
di
epoche
incivili
.
Anche
il
gusto
troppo
diffuso
dell
'
opera
lirica
e
dello
spettacolo
popolare
è
combattuto
da
questo
retore
intransigente
,
deciso
a
ricondurre
il
teatro
a
una
superiore
aritmetica
di
regole
e
ai
precetti
di
Aristotele
.
La
letteratura
drammatica
guadagna
in
dignità
verbale
quanto
perde
in
vigore
spontaneo
e
rischia
di
chiudersi
in
una
desolata
accademia
.
Ma
l
'
illusione
dell
'
immobilità
si
frantuma
sotto
l
'
impulso
di
nuove
forze
:
il
razionalismo
nutre
dentro
di
sé
i
propri
nemici
e
offre
continuamente
il
fianco
a
obiezioni
e
proteste
.
Così
a
Gottsched
e
ai
suoi
seguaci
si
contrappone
la
scuola
svizzera
di
Bodmer
,
non
meno
pedantesca
nelle
sue
premesse
dottrinali
,
ma
animata
da
un
pathos
religioso
che
potrà
consentire
fruttuose
evasioni
nel
fantastico
e
da
cui
si
svilupperà
un
giorno
l
'
opera
poetica
di
Klopstock
.
Altrove
il
rigore
classicistico
inclina
verso
il
rococò
,
si
fa
tenero
e
grazioso
.
E
del
resto
la
vera
nemica
delle
regole
,
la
fantasia
,
si
insinua
da
più
parti
,
se
anche
il
maestro
del
classicismo
europeo
,
Voltaire
,
di
cui
Gottsched
non
è
che
un
luogotenente
provinciale
,
indulge
alla
barbarie
inglese
di
Shakespeare
a
cui
perdona
le
molte
stravaganze
per
amore
del
suo
genio
nativo
.
Shakespeare
,
questo
nome
impronunciabile
,
che
ancora
poco
tempo
prima
era
citato
in
Germania
come
Saspar
,
comincia
a
diventare
in
quegli
anni
il
centro
di
dispute
e
di
considerazioni
feconde
.
Nuovi
nomi
,
la
natura
,
il
genio
,
si
arrogano
diritti
di
fronte
alla
pretesa
irrevocabilità
del
gusto
e
alle
regole
degli
antichi
.
Finalmente
il
più
grande
avversario
di
Voltaire
in
Europa
,
Lessing
,
riprende
con
diversa
consapevolezza
il
tema
della
natura
razionale
del
bello
e
dedica
al
problema
particolare
del
teatro
la
sua
Drammaturgia
amburghese
.
Con
Lessing
la
cultura
del
Settecento
entra
nella
sua
fase
più
viva
.
Come
individuo
egli
non
esce
dall
'
ambito
del
razionalismo
:
il
suo
sforzo
intellettuale
consiste
nel
trovare
alla
creazione
artistica
regole
più
profonde
di
quelle
scolastiche
proposte
da
Gottsched
e
dagli
svizzeri
,
e
il
suo
sforzo
creativo
non
lo
porta
a
introdurre
una
nuova
sensibilità
,
ma
a
vedere
con
chiarezza
un
nuovo
mondo
umano
,
i
limiti
di
un
gusto
che
i
contemporanei
intuivano
confusamente
.
Le
preoccupazioni
moralistiche
e
intellettuali
di
questo
grande
illuminista
fanno
sì
che
il
più
bello
dei
suoi
drammi
sia
ancora
Nathan
il
saggio
,
pura
parabola
della
saggezza
;
ma
come
scrittore
,
come
uomo
di
cultura
,
come
dottrinario
,
egli
realizza
una
sua
missione
.
Se
i
vari
Weise
,
Gottsched
,
Bodmer
contano
nel
regno
delle
intenzioni
,
Lessing
scende
nel
concreto
:
i
suoi
personaggi
vivono
di
una
vita
reale
e
il
suo
ingegno
naturalmente
libero
lo
porta
a
conclusioni
molto
lontane
dai
punti
di
partenza
.
Così
la
Drammaturgia
amburghese
può
contenere
la
tesi
rivoluzionaria
che
:
«
se
il
teatro
tedesco
dovesse
seguire
la
propria
naturale
tendenza
somiglierebbe
più
all
'
inglese
che
al
francese
»
,
e
aprire
in
tal
modo
le
dighe
all
'
irrompente
romanticismo
.
A
questa
rara
lungimiranza
Lessing
deve
la
sua
singolare
posizione
di
mediatore
fra
due
mondi
,
quello
circostante
dell
'
«
Aufklärung
»
e
quello
prossimo
dello
«
Sturm
und
Drang
»
;
e
di
lui
si
è
potuto
dire
giustamente
che
i
contemporanei
ne
ammirarono
la
capacità
di
pensare
la
vita
e
i
posteri
il
dono
di
vivere
il
mondo
del
pensiero
.
Con
la
poesia
di
Klopstock
e
la
critica
di
Lessing
la
cultura
del
Settecento
è
arrivata
al
suo
punto
di
estrema
maturazione
:
sospinta
da
altri
impulsi
(
l
'
eclettismo
di
Wieland
,
che
con
le
sue
traduzioni
da
Shakespeare
e
le
sue
letture
romantiche
doveva
influire
in
modo
sensibile
sulla
generazione
successiva
)
,
il
mondo
dell
'
«
Aufklärung
»
si
consuma
a
poco
a
poco
;
dalle
sue
ceneri
sorge
un
nuovo
e
strano
universo
:
lo
«
Sturm
und
Drang
»
.
Come
molti
movimenti
di
grande
risonanza
culturale
lo
«
Sturm
und
Drang
»
è
un
movimento
preletterario
.
Senza
Goethe
e
Schiller
i
suoi
banditori
resterebbero
appena
come
confusi
ideologi
nella
storia
della
letteratura
:
essi
vivevano
in
fondo
di
un
'
eredità
tramandata
che
un
'
improvvisa
parola
d
'
ordine
aveva
permesso
di
dilapidare
.
Essi
furono
i
primi
a
gettare
nel
campo
dell
'
arte
le
fiaccole
incendiarie
che
il
pensiero
settecentesco
aveva
acceso
:
le
dottrine
di
libertà
dell
'
individuo
e
di
trionfo
delle
passioni
,
le
proteste
contro
l
'
ordinamento
sociale
,
il
disprezzo
delle
convenzioni
e
delle
regole
estetiche
.
Coerenti
in
questo
loro
indirizzo
instaurarono
il
disordine
per
odio
della
legge
scritta
e
si
avviarono
con
passo
deciso
sulla
strada
dell
'
anarchia
.
Canone
critico
e
giustificazione
della
loro
opera
sediziosa
era
la
dottrina
del
genio
.
Ma
il
genio
faceva
appunto
difetto
alla
maggior
parte
degli
«
Stürmer
und
Dränger
»
e
a
questo
squilibrio
interiore
,
a
questo
equivoco
pregiudiziale
si
deve
l
'
impressione
di
vuoto
e
di
velleità
che
danno
spesso
le
loro
opere
.
Essi
si
valsero
dei
materiali
incendiari
che
avevano
scoperto
senza
grande
fantasia
,
adoperarono
la
lingua
plebea
di
Shakespeare
,
i
costumi
della
società
borghese
,
le
formule
del
titanismo
come
contenuti
grezzi
,
che
dovevano
valere
per
la
loro
sola
presenza
.
Tipico
rappresentante
di
questo
semplicismo
è
Heinrich
Leopold
Wagner
,
autore
di
una
fosca
parodia
del
primo
Faust
,
L
'
infanticida
;
e
non
molto
più
resistente
sembra
oggi
l
'
opera
di
Klinger
,
che
con
uno
dei
suoi
drammi
diede
il
nome
al
movimento
e
che
tradusse
in
termini
letterari
il
bisogno
di
passione
e
l
'
ansietà
di
delirio
attinti
all
'
opera
più
tumultuosa
di
Shakespeare
.
Più
dotato
degli
altri
due
,
vero
esempio
del
genio
mancato
in
cui
confluiscono
correnti
di
creatività
e
vene
di
follia
,
è
Lenz
,
l
'
amico
di
Goethe
,
al
quale
è
necessario
tornare
oggi
per
gustare
gli
aspetti
meno
caduchi
dello
«
Sturm
und
Drang
»
.
I
suoi
capricci
intellettuali
colpiscono
come
bizzarre
fantasie
e
l
'
empito
di
rivolta
contro
le
convenzioni
e
gli
abusi
si
esprime
nei
suoi
drammi
sociali
con
un
vigore
che
accende
una
volta
tanto
i
nuovi
contenuti
e
dà
loro
una
vera
giustificazione
estetica
.
Oltre
a
questi
che
furono
i
banditori
più
consapevoli
della
dottrina
,
al
movimento
di
rivolta
e
di
scoperta
parteciparono
in
modo
diverso
tutti
gli
scrittori
della
fine
del
secolo
,
dal
sensuale
e
colorito
Heinse
,
in
cui
si
avvertono
le
prime
tracce
di
un
rinascente
paganesimo
,
a
Friedrich
Müller
autore
di
teneri
e
plastici
idilli
.
Ma
il
vero
significato
,
la
gloria
storica
dello
«
Sturm
und
Drang
»
è
che
a
quella
giovanile
infatuazione
presero
parte
Goethe
e
Schiller
.
In
Goethe
e
Schiller
il
messaggio
del
secolo
,
il
grande
appello
all
'
individuo
,
che
Herder
aveva
tradotto
mirabilmente
nel
dominio
della
cultura
e
che
doveva
nutrire
tutta
la
generazione
romantica
,
trova
per
la
prima
volta
la
sua
vera
pienezza
.
Insieme
essi
ricreano
nel
corso
della
loro
opera
una
nuova
legge
sulle
rovine
delle
vecchie
norme
:
dal
mondo
inerte
del
classicismo
fanno
nascere
la
letteratura
classica
tedesca
.
Tuttavia
il
loro
ingresso
nella
storia
avviene
sotto
i
segni
dello
«
Sturm
und
Drang
»
.
Goetz
von
Berlichingen
è
del
1772
,
Werther
del
1774
,
I
masnadieri
del
1781
.
In
quelle
opere
i
motivi
correnti
dell
'
epoca
trovano
una
vitalità
improvvisa
:
la
tradizione
è
veramente
travolta
dalla
furia
disgregatrice
di
Karl
Moor
,
il
quadro
della
storia
tedesca
si
popola
di
figure
e
di
emblemi
nella
vicenda
di
Goetz
e
un
nuovo
simbolo
traversa
il
ciclo
della
mitologia
moderna
col
suicidio
di
Werther
.
In
seguito
l
'
evoluzione
letteraria
e
umana
dei
due
scrittori
doveva
portarli
ad
allontanarsi
sempre
più
da
quegli
accenti
iniziali
,
e
il
rifiuto
finale
dell
'
avventura
dello
«
Sturm
und
Drang
»
segnare
la
condanna
di
un
movimento
che
l
'
impotenza
dei
suoi
segnaci
aveva
già
consumato
.
Ma
il
cammino
di
Goethe
e
Schiller
indicava
anche
la
via
d
'
uscita
verso
un
costume
letterario
più
alto
.
Nella
loro
esperienza
il
superamento
della
barbarie
preromantica
avveniva
attraverso
una
consapevole
riduzione
alla
realtà
interiore
di
quelle
antitesi
e
di
quei
miti
che
i
loro
coetanei
avevano
brandito
come
torce
fumose
.
E
in
una
tale
opera
di
approfondimento
e
di
riscatto
umano
l
'
amicizia
dei
due
uomini
,
del
resto
diversi
e
contrastanti
,
ha
anche
oggi
la
sua
ragione
storica
e
le
loro
opere
contraddittorie
trovano
un
sicuro
equilibrio
.
Schiller
,
debole
poeta
,
affida
a
una
superba
eloquenza
la
soluzione
di
quei
problemi
che
agitano
la
sua
natura
di
moralista
e
di
storico
.
Il
suo
pathos
non
è
mai
lirico
,
non
è
in
fondo
che
una
violenza
retorica
,
ma
sorregge
nel
suo
movimento
sincero
l
'
azione
drammatica
e
fa
del
sublime
e
del
patetico
non
solo
dei
magri
surrogati
della
poesia
,
ma
i
cardini
di
una
concezione
del
mondo
e
i
fattori
di
una
educazione
morale
a
cui
tutto
l
'
Ottocento
s
'
inchina
.
Goethe
vive
invece
un
'
evoluzione
assolutamente
creatrice
.
L
'
esperienza
che
trascina
Schiller
a
meditare
più
profondamente
i
temi
del
suo
entusiasmo
giovanile
determina
in
lui
nuove
figure
,
preme
sulla
fantasia
e
si
traduce
naturalmente
in
nuovi
ritmi
e
nuove
immagini
.
Clavigo
,
Stella
,
Egmont
,
personaggi
e
creature
che
vivono
ciascuno
di
una
particolare
atmosfera
,
sono
gli
incontri
del
poeta
in
questa
discesa
verso
il
reale
e
l
'
umano
e
preparano
alla
nitida
visione
degli
ultimi
drammi
.
Faust
e
Wilhelm
Meister
esprimono
nella
loro
vicenda
esemplare
il
corso
di
questa
perfetta
«
Bildung
»
.
L
'
esperienza
raccolta
,
l
'
acquisizione
umana
in
una
tale
avventura
sono
così
grandi
che
fanno
dimenticare
facilmente
i
dati
tecnici
.
Ma
il
teatro
è
ormai
irriconoscibile
nei
suoi
termini
.
Attraverso
le
selve
germaniche
e
le
vicissitudini
borghesi
Goethe
e
Schiller
ritrovano
la
Grecia
:
una
Grecia
che
non
ha
più
nulla
in
comune
con
l
'
imitazione
classicistica
,
un
paese
che
vive
secondo
leggi
proprie
e
sorge
chiaro
e
distante
accanto
alla
Grecia
antica
.
La
sposa
di
Messina
e
Ifigenia
in
Taurine
segnano
gli
episodi
conclusivi
di
un
destino
poetico
che
abbraccia
nel
suo
temerario
sviluppo
tutti
i
motivi
della
cultura
moderna
.
Ma
se
quelle
opere
terminano
un
lavoro
individuale
e
placano
l
'
ansietà
di
due
esistenze
,
un
mondo
è
rimasto
scoperto
dietro
il
loro
passaggio
,
che
nessuno
potrà
più
ignorare
.
Forse
soltanto
il
Faust
,
l
'
opera
tedesca
,
nella
sua
complessità
formale
e
nel
suo
significato
recondito
,
dice
quanto
profonda
sia
stata
questa
ricerca
e
come
abbia
arricchito
di
parole
e
di
miti
il
mutevole
orizzonte
dell
'
esperienza
poetica
.
4
.
I
romantici
.
Romanticismo
,
questa
parola
seducente
e
imprecisa
domina
da
molto
tempo
il
nostro
orizzonte
culturale
,
ma
nessuno
può
dire
di
possedere
il
suo
significato
storico
che
,
come
la
struttura
di
certe
regioni
vulcaniche
,
esita
ancora
sotto
l
'
impulso
di
forze
incontrollabili
.
Al
tempo
della
Stäel
romanticismo
era
la
visione
di
paesaggi
nostalgici
,
l
'
edera
che
saliva
alle
finestre
di
castelli
in
rovina
,
l
'
amore
di
nature
ingenue
ed
esaltate
per
un
mondo
senza
leggi
,
tutto
percorso
da
sotterranee
vene
di
poesia
.
Una
nuova
visione
della
storia
,
un
gusto
pronunciato
del
primitivo
e
del
favoloso
e
l
'
esplosione
di
sentimenti
che
la
civiltà
settecentesca
aveva
represso
diedero
la
loro
impronta
all
'
evoluzione
successiva
di
quel
nome
.
Ora
la
ricerca
critica
è
rivolta
a
zone
più
segrete
,
a
quelle
che
circoscrivono
i
moti
elementari
della
creazione
e
in
cui
l
'
individuo
stesso
,
centro
instabile
dell
'
universo
romantico
,
talvolta
si
annulla
e
scompare
per
lasciare
al
suo
posto
voci
indistinte
.
Una
sensibilità
particolare
ai
rapporti
tra
la
vita
e
il
sogno
(
fortuna
non
casuale
di
Calderón
)
,
l
'
attenzione
concessa
a
fenomeni
psicologici
anormali
o
addirittura
morbosi
,
sono
stati
i
principali
indizi
su
cui
si
è
mossa
questa
tendenza
critica
che
porta
a
escludere
dall
'
episodio
romantico
uomini
come
Walter
Scott
o
Manzoni
(
in
verità
legati
ai
loro
coetanei
solo
da
esteriori
affinità
di
contenuti
)
,
e
mette
in
dubbio
la
validità
del
primo
romanticismo
francese
,
quello
dei
panciotti
rossi
,
per
celebrare
l
'
altro
,
la
rivoluzione
espressiva
e
metafisica
che
va
da
Nerval
e
Baudelaire
al
surrealismo
.
Una
tale
concezione
,
che
tende
a
isolare
i
dati
essenziali
dell
'
«
anima
romantica
»
,
è
nata
evidentemente
sotto
l
'
impero
di
poetiche
molto
più
moderne
e
rischia
di
alterare
i
presupposti
storici
di
quell
'
esperienza
;
tuttavia
essa
ha
per
noi
il
pregio
di
mettere
in
luce
uno
dei
caratteri
peculiari
di
ogni
letteratura
romantica
:
la
sua
antiplasticità
,
la
sua
mancanza
di
limiti
formali
e
tecnici
.
Il
teatro
è
visione
e
misura
.
Ora
,
il
romanticismo
tedesco
fin
dalle
sue
prime
formulazioni
fu
avverso
per
principio
a
ogni
visione
netta
(
non
per
nulla
la
più
grande
gloria
tedesca
è
la
musica
romantica
,
mentre
pittura
e
scultura
di
quel
periodo
sono
terribilmente
mediocri
)
.
La
negazione
della
legge
era
veramente
negli
scrittori
romantici
una
vocazione
interiore
:
corrispondeva
all
'
assenza
di
ogni
misura
istintiva
,
al
bisogno
di
vivere
e
di
respirare
nell
'
indeterminato
.
Si
pensi
alla
dissolutezza
formale
di
un
Jean
Paul
,
alle
nebbie
perenni
in
cui
si
nuove
un
Novalis
,
forse
le
due
nature
più
genuinainente
romantiche
.
In
altri
l
'
impulso
creatore
si
manifestò
addirittura
in
forme
riflesse
,
critiche
o
filosofiche
,
senza
arrivare
mai
a
concretarsi
in
un
'
immagine
.
Così
,
dei
fondatori
della
prima
scuola
romantica
,
uomini
chiamati
a
esercitare
un
influsso
tanto
profondo
su
tutta
la
sensibilità
del
secolo
,
nessuno
si
può
dire
uno
scrittore
riuscito
.
Friedrich
Schlegel
,
fortissimo
ingegno
di
critico
e
di
storico
,
consumò
tutte
le
sue
ambizioni
letterarie
in
un
disgraziato
romanzo
,
Lucinda
,
che
è
il
colmo
della
confusione
espressiva
;
suo
fratello
August
Wilhelm
dedicò
le
sue
migliori
energie
alla
traduzione
di
Shakespeare
,
opera
esemplare
ma
tipicamente
di
mediazione
culturale
,
non
creativa
.
Più
dotato
artisticamente
degli
altri
due
,
Tieck
scrisse
drammi
e
racconti
che
importano
nella
storia
della
letteratura
:
tuttavia
anche
essi
non
sfuggono
mai
a
un
certo
sapore
di
genericità
e
la
fama
dello
scrittore
è
legata
piuttosto
agli
articoli
critici
,
talvolta
estremamente
penetranti
,
e
a
quelle
rare
opere
in
cui
l
'
alleanza
della
fantasia
con
una
intelligenza
ironica
raggiunge
effetti
di
sorprendente
ricchezza
.
Il
gatto
con
gli
stivali
è
un
superiore
giuoco
d
'
intelligenza
,
ma
per
la
sua
stessa
natura
non
può
costituire
un
modello
.
Di
fronte
al
teatro
contemporaneo
i
romantici
si
espressero
meglio
per
negazione
,
attraverso
la
satira
e
la
polemica
.
Schiller
è
il
bersaglio
indiretto
di
questa
polemica
per
la
fantasia
,
che
scopre
facilmente
quanto
di
meccanico
fosse
rimasto
nella
sua
concezione
del
dramma
,
ma
soprattutto
gli
pseudo
-
Schiller
,
i
vari
Iffland
,
Kotzebue
,
dominatori
del
gusto
popolare
e
perduti
in
orribili
macchine
teatrali
.
La
coscienza
critica
di
quello
che
non
doveva
essere
il
nuovo
teatro
è
dunque
lucidissima
:
manca
soltanto
l
'
esempio
positivo
da
contrapporre
a
quelle
deviazioni
.
Solo
Tieck
intuì
,
col
suo
sicuro
ingegno
,
qual
era
l
'
uomo
che
poteva
rispondere
al
difficile
compito
;
ma
quest
'
uomo
,
il
più
grande
scrittore
,
forse
l
'
unico
grande
scrittore
il
cui
nome
si
possa
associare
a
quello
del
teatro
romantico
,
Heinrich
von
Kleist
,
visse
al
di
fuori
della
fitta
società
del
suo
tempo
e
divise
con
Hölderlin
,
come
lui
solitario
e
profugo
,
una
sorte
particolarmente
severa
e
la
gloria
tardiva
dopo
la
morte
.
In
Kleist
l
'
ondata
shakespeariana
che
agita
il
teatro
tedesco
dalla
metà
del
Settecento
trova
finalmente
uno
sfogo
.
Wieland
aveva
tratto
dall
'
inglese
i
motivi
fiabeschi
e
faritastici
,
Herder
e
Goethe
ne
avevano
scoperta
la
vastità
umana
e
la
ricchezza
espressiva
,
Kleist
rievoca
la
passione
,
primo
impulso
dell
'
opera
tragica
,
e
la
traduce
in
parole
di
una
sconcertante
evidenza
.
Il
suo
linguaggio
,
rotto
e
incoerente
,
dichiara
per
la
prima
volta
le
paurose
lacune
dell
'
anima
romantica
.
L
'
isterismo
e
la
malattia
,
figure
estreme
di
questa
visione
del
mondo
,
sono
stati
celebrati
in
modo
esclusivo
dalla
critica
moderna
come
il
patrimonio
di
Kleist
(
mentre
Il
principe
di
Homburg
e
già
Käthchen
di
Heilbronn
provano
l
'
esistenza
di
altri
motivi
discreti
o
addirittura
idillici
)
.
Ma
l
'
importante
è
riconoscere
in
lui
una
vera
natura
di
tragico
e
una
delle
guide
certe
sullo
sviluppo
della
sensibilità
moderna
.
Che
questo
risultato
non
fosse
casuale
,
che
egli
vedesse
quale
svolta
rappresentava
la
sua
concezione
del
dramma
,
prova
il
breve
e
mirabile
scritto
Sul
teatro
delle
marionette
,
uno
dei
pochi
convincenti
saggi
di
estetica
irrazionalistica
che
ci
siano
rimasti
nella
forma
paradossale
propria
del
gusto
romantico
.
Accanto
a
Kleist
gli
altri
scrittori
contemporanei
tradiscono
una
carenza
vitale
.
Il
più
importante
è
Zacharias
Werner
,
autore
applauditissimo
e
fondatore
di
un
dramma
che
si
è
convenuto
di
chiamare
fatalista
.
Il
suo
teatro
,
basato
su
effetti
di
una
tragica
brutalità
,
non
porta
alcuna
seria
innovazione
di
ordine
letterario
,
ma
ha
una
notevole
portata
come
indice
di
un
gusto
che
si
mantiene
attraverso
le
discordi
evoluzioni
del
secolo
.
A
lui
,
oltre
che
a
Schiller
,
si
può
far
risalire
un
senso
teatrale
che
,
riconosciuto
come
deteriore
dalle
intelligenze
più
avvedute
,
è
tuttavia
all
'
origine
della
manifestazione
centrale
del
teatro
ottocentesco
:
l
'
opera
lirica
.
Di
coloro
che
ne
perpetuarono
la
tradizione
strettamente
letteraria
,
l
'
unico
degno
di
essere
ricordato
è
Christian
Dietrich
Grabbe
.
Natura
profondamente
bizzarra
,
egli
ebbe
il
merito
di
scrivere
accanto
ai
soliti
drammi
storici
sproporzionati
e
pazzeschi
una
commedia
satirica
:
Scherzo
,
satira
,
ironia
e
altre
cose
più
profonde
,
in
cui
rivive
in
un
'
atmosfera
di
assoluta
libertà
tutta
la
geniale
ironia
della
Germania
romantica
.
Altri
scrittori
venuti
dopo
si
contentarono
di
rielaborare
senza
grande
intelligenza
la
materia
ormai
consueta
di
un
falso
medioevo
,
riducendo
a
un
repertorio
comune
la
superba
mitologia
del
sentimento
tedesco
.
Intanto
la
giovane
scuola
romantica
,
quella
di
Heidelberg
,
più
ricca
di
genuini
temperamenti
artistici
,
aveva
ripreso
l
'
equivoco
dei
suoi
padri
trasportando
sulla
scena
la
storia
e
la
leggenda
con
pretese
non
sempre
fondate
di
scoperta
e
di
rivelazione
poetica
.
Brentano
,
puro
temperamento
lirico
,
scrisse
un
grande
dramma
:
La
fondazione
di
Praga
,
e
una
commedia
:
Ponce
de
Leon
,
ugualmente
fallite
come
opere
teatrali
.
Altrettanto
priva
di
una
struttura
attendibile
è
la
maggiore
opera
drammatica
di
Arnim
:
Gerusalemme
e
Halle
,
rielaborazione
su
motivi
shakespeariani
del
Cardenio
e
Zelinda
di
Gryphius
.
Si
sa
quale
è
oggi
l
'
importanza
di
Arnim
per
l
'
interpretazione
più
recente
della
poetica
romantica
:
si
tende
a
vedere
in
lui
l
'
assertore
consapevole
della
impersonalità
del
fatto
artistico
e
il
precursore
di
molte
formule
moderne
fino
al
surrealismo
.
In
realtà
la
sua
opera
,
confusa
e
inorganica
,
contiene
rare
bellezze
e
,
oltre
che
nelle
novelle
,
sprazzi
di
una
fredda
e
sconcertante
poesia
si
trovano
nel
drammi
minori
e
in
alcuni
frammenti
di
romanzi
.
Ma
con
Arnim
il
gratuito
e
l
'
assurdo
sono
ormai
il
dominio
esclusivo
dell
'
intelligenza
romantica
,
il
giuoco
iniziato
da
Jean
Paul
e
continuato
attraverso
Hoffmann
e
altri
minori
ha
raggiunto
i
limiti
della
legittimità
.
Bisogna
arrivare
alle
soglie
di
quel
mondo
perché
altro
sangue
alimenti
il
corpo
dell
'
arte
tedesca
e
perché
un
vero
poeta
trovi
nuove
realtà
fuori
dell
'
ambito
angusto
di
un
'
immaginazione
ormai
soltanto
tecnica
.
Questo
poeta
è
Georg
Büchner
:
in
lui
l
'
esperienza
romantica
si
traduce
giustamente
in
maturità
espressiva
,
ma
alle
formule
intellettuali
e
alle
facili
mode
del
tardo
romanticismo
egli
sostituisce
un
pathos
che
nasce
da
una
nuova
visione
del
destino
umano
,
dalla
scoperta
del
fatto
sociale
in
cui
si
annullano
le
pretese
di
assoluto
della
fantasia
letteraria
.
Mentre
nella
maggior
parte
dei
suoi
coetanei
questa
rivelazione
del
mondo
esterno
si
traduce
in
forme
eminentemente
pratiche
,
crea
una
generazione
di
rivoluzionari
e
di
polemisti
,
Büchner
mantiene
un
'
alta
purezza
espressiva
e
,
morto
giovanissimo
,
lascia
col
frammento
di
novella
:
Lenz
,
e
col
Woyzeck
due
fra
le
opere
maggiori
della
poesia
tedesca
moderna
.
5
.
Teatro
viennese
.
Uno
dei
caratteri
essenziali
dell
'
episodio
romantico
in
Germania
è
la
stretta
interdipendenza
,
non
soltanto
letteraria
e
ideologica
ma
biografica
,
in
cui
si
muovono
i
protagonisti
.
In
un
paese
pieno
di
frontiere
interne
e
di
tradizioni
locali
invitte
i
romantici
vivono
come
una
unica
stirpe
,
i
loro
destini
s
'
incrociano
continuamente
,
fanno
nascere
amicizie
e
rivalità
,
collaborazioni
,
adulterî
.
Chiusa
a
questo
fermento
di
avventure
individuali
,
come
presto
estranea
al
lo
sviluppo
politico
della
nuova
Germania
,
l
'
Austria
degli
Absburgo
vive
allora
la
sua
insigne
vecchiaia
:
tramonta
il
sacro
romano
impero
della
nazione
tedesca
,
e
Vienna
rinuncia
per
sempre
a
essere
la
capitale
del
Reich
,
per
ridursi
a
un
rango
di
città
cosmopolita
o
di
provincia
tedesca
.
Il
poeta
di
questa
Austria
civile
e
dialettale
in
cui
riposano
i
germi
di
vecchie
culture
si
terrà
anch
'
egli
discosto
dall
'
esaltazione
contemporanea
e
,
benché
attentissimo
alle
ragioni
e
alle
mode
del
secolo
,
non
uscirà
da
un
costume
di
dignitoso
riserbo
.
La
sua
lunga
vita
sarà
divisa
fra
il
teatro
e
il
lavoro
burocratico
,
senza
che
mai
i
draghi
della
fantasia
notturna
levino
il
capo
a
turbarlo
nelle
ore
d
'
ufficio
.
Grillparzer
è
tipicamente
un
contemporaneo
dei
romantici
:
ne
divide
le
inclinazioni
intellettuali
e
a
volte
ne
imita
l
'
accento
,
ma
attraverso
la
sua
natura
le
pretese
romantiche
escono
talmente
deformate
che
è
impossibile
riconoscerle
.
I
suoi
drammi
risentono
degli
stessi
modelli
letterari
(
così
l
'
interesse
prevalente
per
il
teatro
spagnolo
)
,
ma
la
loro
importanza
è
di
ordine
affatto
diverso
.
Mentre
il
teatro
romantico
vive
di
una
incoerente
genialità
,
le
opere
di
Grillparzer
devono
il
posto
notevole
che
esse
occupano
nella
storia
della
letteratura
tedesca
alle
virtù
tecniche
del
drammaturgo
,
rimaste
forse
insuperate
,
e
a
certi
passaggi
in
cui
la
discreta
umanità
dell
'
autore
trova
felici
e
rare
espressioni
poetiche
.
Grillparzer
è
un
fenomeno
isolato
difficilmente
definibile
in
una
situazione
culturale
.
Ma
nella
«
terra
dei
feaci
»
austriaca
un
'
altra
tradizione
si
era
mantenuta
che
prima
di
estinguersi
darà
ancora
saporosi
frutti
:
la
tradizione
barocca
.
Il
teatro
che
avevano
creato
i
poeti
visionari
e
accademici
del
Seicento
tedesco
trova
a
Vienna
la
sua
patria
definitiva
,
diventa
gloria
particolare
di
quella
città
che
per
tutto
il
secolo
successivo
doveva
accogliere
la
più
europea
delle
corti
in
una
cornice
vivissima
di
tradizione
popolare
.
Il
primo
elemento
a
cui
si
allaccia
il
nuovo
teatro
viennese
è
ancora
l
'
«
Ordensdrama
»
,
la
rappresentazione
scolastica
di
cui
i
Gesuiti
avevano
fatto
una
grande
cerimonia
per
il
pubblico
barocco
.
Nella
seconda
metà
del
secolo
XVII
un
italiano
di
Trento
,
Niccolò
Avancini
,
aveva
portato
al
loro
massimo
splendore
i
«
Ludi
cesarei
»
,
come
ormai
si
chiamavano
quelle
avventurose
storie
allegoriche
di
principi
e
di
virtù
.
Ma
già
il
suo
spettacolo
,
splendido
e
raffinato
,
fitto
di
intermezzi
,
luminarie
,
apoteosi
,
è
ai
margini
della
tradizione
letteraria
viva
.
Da
allora
si
precisa
quel
distacco
che
sarà
uno
dei
fattori
determinanti
della
cultura
del
Settecento
.
Gli
elementi
barocchi
,
cacciati
dall
'
alta
letteratura
sempre
più
dominata
da
spiriti
razionalistici
,
si
rifugiano
nell
'
opera
lirica
e
nello
spettacolo
popolare
,
che
alimentano
con
una
rara
vitalità
.
Mentre
in
tutta
l
'
Europa
il
nuovo
teatro
d
'
imitazione
inglese
e
francese
offre
le
sue
ragionevoli
vicende
borghesi
e
cosmopolite
,
la
tradizione
barocca
attinge
alle
fonti
locali
e
mantiene
contro
tutte
le
volontà
di
riforma
i
lazzi
dei
buffoni
e
i
gorgheggi
delle
prime
donne
.
In
Italia
si
sviluppa
la
commedia
dell
'
arte
,
questo
singolare
prodotto
che
risale
alle
forme
più
antiche
della
comicità
indigena
e
non
ha
alcun
rapporto
con
la
tendenza
contemporanea
del
teatro
letterario
.
A
Vienna
,
legata
all
'
Italia
per
tante
ragioni
di
cultura
,
i
protagonisti
di
una
simile
vicenda
sono
pure
attori
e
uomini
di
teatro
:
Stranitzky
,
il
creatore
della
figura
di
Hanswurst
,
tipica
maschera
della
comicità
grossolana
contro
cui
si
accanisce
l
'
ira
degli
«
Aufklärer
»
;
il
comico
Kurz
,
detto
Bernardone
,
autore
di
burleschi
e
pantomime
:
fino
a
Schikaneder
,
il
librettista
e
impresario
di
Mozart
,
che
col
Flauto
magico
doveva
dare
la
sua
ultima
e
più
felice
espressione
a
un
genere
ormai
consunto
.
Non
bisogna
illudersi
sull
'
importanza
letteraria
di
queste
manifestazioni
che
,
sepolte
sotto
il
disprezzo
degli
illuministi
,
hanno
poi
goduto
di
una
effimera
rivalutazione
.
I
creatori
del
teatro
popolare
viennese
sono
uomini
che
contano
per
il
loro
attaccamento
al
mestiere
,
per
qualità
tecniche
e
mimiche
,
ma
il
teatro
scritto
risulta
molto
povero
e
soprattutto
una
manifestazione
di
maniera
,
non
meno
delle
più
complicate
finzioni
dell
'
accademia
settecentesca
.
Il
significato
storico
della
loro
esistenza
è
nella
lotta
contro
il
razionalismo
,
che
mantiene
viva
una
tradizione
fantastica
e
permette
agli
spiriti
indigeni
più
genuini
di
restare
desti
sotto
l
'
uniformità
del
gusto
neoclassico
.
Verso
la
fine
del
Settecento
questa
tradizione
è
solamente
popolare
.
L
'
opera
lirica
ha
subito
le
severe
riforme
dei
teorici
dell
'
arte
pura
,
conosce
le
nobili
forme
di
un
Gluck
,
di
uno
Spontini
;
gli
intermezzi
sono
quasi
completamente
aboliti
dalla
tragedia
classica
;
e
musica
,
coreografia
e
spiriti
bizzarri
si
rifugiano
fra
le
quinte
del
teatro
popolare
viennese
.
Intanto
l
'
elemento
fondamentale
del
dramma
barocco
,
l
'
allegoria
,
subisce
nel
corso
degli
ultimi
decenni
una
curiosa
evoluzione
.
Nata
per
rappresentare
l
'
ordine
rigido
e
solenne
dell
'
universo
barocco
,
l
'
allegoria
si
è
fatta
razionale
quando
il
mondo
ha
voluto
a
tutti
i
costi
somigliare
a
una
macchina
,
è
diventata
eudemonistica
col
trionfo
delle
ideologie
umanitarie
,
e
finalmente
,
esaurita
ogni
sua
funzione
accademica
,
serve
a
un
gusto
ingenuo
di
figure
e
di
illusioni
per
consumare
il
proprio
destino
nella
parodia
.
Nella
Vienna
del
Congresso
la
parodia
raggiunge
una
incredibile
prosperità
:
ogni
avvenimento
politico
,
ogni
successo
letterario
è
seguito
da
un
corteo
di
parodie
e
gli
autori
più
fortunati
nel
nuovo
genere
acquistano
una
vera
celebrità
.
Tuttavia
questo
tipo
di
rappresentazione
sarebbe
rimasto
puramente
un
episodio
pittoresco
legato
alla
storia
dei
gloriosi
teatri
viennesi
se
,
ai
primi
dell
'
Ottocento
,
in
un
mondo
ormai
lontano
dalle
visioni
barocche
,
non
fosse
comparso
con
Ferdinand
Raimund
un
autore
dotato
di
virtù
e
di
ambizioni
tali
da
risvegliare
a
breve
vita
la
tradizione
morente
.
Attore
comico
,
Raimund
comincia
a
scrivere
opere
nel
gusto
dell
'
epoca
,
fiabe
e
commedie
fantastiche
,
ricche
di
uno
spirito
genuino
ma
non
diverse
nel
tono
da
quelle
dei
maggiori
drammaturghi
popolari
:
un
Bäuerle
,
un
Meisl
.
Ma
presto
,
consapevole
della
propria
dignità
e
sospinto
da
una
natura
in
fondo
più
drammatica
che
comica
,
Raimund
tenta
forme
nuove
:
nascono
così
gli
«
Original
Zauberspiele
»
,
bizzarre
opere
in
cui
lo
stile
giocoso
della
farsa
viennese
cerca
di
sollevarsi
ad
altezze
tragiche
ed
il
vecchio
repertorio
dei
geni
,
delle
virtù
e
degli
dèi
,
ormai
ridotto
a
una
funzione
di
puro
divertimento
,
è
adoperato
con
le
intenzioni
edificanti
del
teatro
barocco
.
Il
pubblico
non
accolse
con
favore
questo
tentativo
di
distrarlo
dalle
sue
preferenze
abituali
e
la
carriera
di
Raimund
,
le
cui
ultime
opere
sono
quasi
commedie
di
carattere
estranee
alla
tradizione
barocca
,
è
un
continuo
contrasto
fra
le
aspirizioni
letterarie
dello
scrittore
e
le
leggi
e
i
gusti
di
un
mondo
a
cui
l
'
uomo
non
poteva
sottrarsi
.
L
'
impresa
di
Raimund
era
in
definitiva
destinata
a
fallire
,
ma
il
suo
passaggio
lascia
una
traccia
nella
storia
del
teatro
viennese
che
si
libera
da
certi
schemi
facilmente
convenzionali
e
sulla
via
di
un
vivace
realismo
vanta
almeno
due
nomi
di
importanza
europea
:
Nestroy
,
anche
egli
attore
e
ultimo
erede
della
pura
comicità
indigena
,
e
,
già
sullo
scadere
del
secolo
,
Anzengruber
,
scrittore
di
più
vaste
ambizioni
in
cui
la
satira
politica
prevale
sulla
materia
tradizionale
e
i
temi
del
realismo
popolare
confluiscono
nella
grande
corrente
del
naturalismo
europeo
.
6
.
Ultimo
atto
.
Il
secolo
scorso
è
diviso
in
Germania
in
due
tempi
ben
distinti
.
L
'
impulso
vitale
dei
romantici
,
la
loro
genialità
,
il
loro
coraggio
fanno
balenare
gli
ultimi
riflessi
del
grande
incendio
fino
alla
metà
del
secolo
:
poi
il
singolare
fenomeno
si
compone
e
si
acqueta
e
le
ultime
scintille
si
perdono
in
un
crepuscolo
che
annuncia
l
'
avvento
senza
speranza
di
un
'
èra
borghese
.
Eichendorff
,
che
vive
la
sua
esistenza
di
alto
funzionario
ornandola
appena
delle
lievi
figurazioni
dei
suoi
racconti
,
delle
ombre
che
popolano
le
sue
notti
italiane
,
Mörike
,
perduto
in
tenere
reminiscenze
,
lirico
e
novellista
minore
,
Lenau
,
a
cui
manca
la
voce
per
fare
della
storia
della
sua
anima
un
'
esperienza
assolutamente
umana
,
sono
i
maggiori
epigoni
della
grande
avventura
.
Lontano
a
forza
da
questa
Germania
dolorante
,
che
si
dibatte
senza
risolversi
fra
il
vecchio
e
il
nuovo
,
l
'
intelligenza
più
lucida
di
quegli
anni
,
Heine
,
può
salutare
l
'
esperienza
trascorsa
nel
suo
saggio
sulla
Scuola
romantica
e
concluderla
nella
sua
persona
con
singolare
evidenza
.
Intanto
le
energie
più
vive
del
tempo
si
volgono
ad
altro
:
crescono
nelle
attività
mediate
,
nella
politica
,
nel
giornalismo
.
Il
processo
che
con
la
comparsa
della
«
Giovane
Germania
»
è
ancora
alla
sua
fase
letteraria
,
sia
pure
di
crisi
,
scivolerà
rapidamente
su
un
altro
terreno
,
investirà
tutta
la
civiltà
tedesca
per
trasformare
quello
che
cento
anni
prima
era
il
paese
dei
musicisti
e
dei
filosofi
nello
stato
degli
industriali
e
nel
Reich
dei
politici
.
Nei
primi
anni
del
secolo
il
punto
di
fuoco
della
vita
tedesca
,
il
peso
stesso
della
parola
Germania
era
a
Weimar
,
fra
Goethe
e
Schiller
;
gli
uomini
di
stato
avevano
la
nobile
statura
di
Humboldt
e
i
sovrani
la
liberalità
di
Carlo
Augusto
e
la
grazia
della
regina
Luisa
.
Poi
,
negli
anni
che
sono
intorno
al
'48
,
il
centro
di
gravità
si
sposta
fra
gli
alunni
delle
nuove
scienze
naturali
e
tecniche
,
i
politici
di
Francoforte
,
gli
ideologi
e
i
polemisti
della
«
Rheinische
Zeitung
»
.
Ma
dopo
il
'70
è
la
Berlino
di
Bismarck
che
incarna
la
Germania
unitaria
e
imperialista
,
e
una
grande
svolta
si
è
compiuta
nella
storia
dei
popoli
europei
.
Gli
intellettuali
di
questo
tempo
,
i
maestri
della
Germania
uscita
dalla
sua
crisi
di
adolescenza
,
sono
gli
storici
e
i
sociologi
capaci
di
sceverare
gli
elementi
costanti
nella
tumultuosa
preistoria
del
popolo
tedesco
,
di
dare
una
base
concreta
alle
aspirazioni
e
alle
velleità
che
già
si
delineano
.
Più
in
alto
,
forti
della
loro
pretesa
inattualità
,
ma
profondamente
radicati
nell
'
atmosfera
del
secolo
,
padri
di
tutti
gli
errori
e
i
benefici
che
ne
deriveranno
,
stanno
i
profeti
:
Wagner
,
sempre
circondato
da
incendi
e
incantesimi
è
già
disposto
a
corrompere
nell
'
estetismo
della
missione
individuale
le
sue
superbe
scoperte
;
Nietzsche
,
rivolto
a
un
futuro
che
gli
sfuggirà
sempre
come
un
'
essenza
metafisica
,
ma
che
anima
la
sua
visione
e
dà
a
ogni
sua
parola
un
pathos
non
confondibile
.
Nonostante
il
grande
apporto
che
questi
due
uomini
daranno
alla
cultura
europea
,
o
forse
appunto
in
virtù
della
loro
soffocante
personalità
,
il
contributo
diretto
che
essi
recano
all
'
arte
è
esiguo
.
La
prosa
di
Zarathustra
arriva
solo
dopo
molti
anni
a
turbare
le
coscienze
letterarie
europee
e
la
formula
estetica
di
Wagner
,
fonte
di
infinite
discussioni
,
non
si
traduce
in
realtà
fuori
della
cerchia
sacra
di
Bayreuth
.
L
'
arte
,
dissoluta
delle
sue
leggi
antiche
attraverso
tanti
attacchi
e
tanti
titanismi
,
va
alla
deriva
:
si
perde
in
avventure
metafisiche
o
approda
a
infeconde
spiagge
borghesi
.
Il
teatro
la
segue
in
questi
viaggi
senza
meta
.
Pure
un
grande
scrittore
compare
ancora
sulla
scena
del
teatro
tedesco
,
il
più
grande
forse
che
la
Germania
abbia
avuto
accanto
ai
due
che
abbiamo
nominato
per
ultimi
:
Friedrich
Hebbel
.
Non
legato
ad
alcuna
scuola
,
solitario
e
insoddisfatto
,
Hebbel
è
il
simbolo
del
vigore
tedesco
in
un
'
ora
di
profonda
inquietudine
.
In
quest
'
uomo
mal
cresciuto
e
condannato
a
una
perpetua
infelicità
,
rivivono
la
passione
di
Kleist
e
l
'
eloquenza
di
Schiller
e
si
trasformano
in
parole
d
'
arte
le
turbinose
ideologie
di
un
secolo
che
tocca
la
sua
maturità
.
È
compiuta
in
lui
quella
elaborazione
dei
contenuti
romantici
che
darà
un
nuovo
fondo
alla
sensibilità
moderna
:
i
temi
del
decadentismo
europeo
,
gli
alti
temi
del
sesso
e
del
sangue
,
dominano
i
suoi
drammi
,
che
essi
rievochino
il
crepuscolo
di
antichi
idoli
e
il
sorgere
di
nuove
civiltà
,
o
discendano
,
come
Maria
Maddalena
,
nella
dura
legge
dell
'
esistenza
borghese
.
Ma
Hebbel
mantiene
in
questa
inclinazione
già
morbida
una
robusta
figura
di
scrittore
e
di
uomo
e
costruisce
la
sua
opera
su
un
fortissimo
sostrato
ideologico
e
critico
che
non
ha
ancora
perduto
la
sua
validità
.
Accanto
a
lui
gli
altri
contemporanei
fanno
una
debole
parte
di
comparse
.
Otto
Ludwig
è
l
'
unico
che
merita
di
essere
citato
con
onore
:
natura
anch
'
egli
riflessiva
e
critica
(
importanti
sono
i
suoi
studi
su
Shakespeare
)
,
tocca
con
una
forza
grave
e
sorda
temi
biblici
e
episodi
di
vita
quotidiana
e
nel
suo
dramma
Il
guardaboschi
,
scritto
in
una
lingua
povera
e
quasi
dialettale
,
mostra
come
sia
ormai
matura
l
'
esigenza
di
una
tragedia
popolare
nel
senso
più
semplice
e
immediato
.
Con
Hebbel
e
Ludwig
una
nota
nuova
è
entrata
nella
letteratura
tedesca
:
l
'
istanza
realistica
,
che
un
Büchner
aveva
sentito
con
istintiva
purezza
(
superandola
del
resto
nell
'
impeto
dell
'
espressione
)
,
e
che
ora
dietro
l
'
esempio
francese
e
quello
di
Ibsen
si
estende
a
tutta
l
'
Europa
e
crea
una
scuola
ricca
di
presupposti
teorici
e
intimamente
legata
al
trionfante
positivismo
.
Teatro
e
romanzo
diventano
presto
il
campo
della
nuova
battaglia
che
in
Germania
,
dopo
i
furori
romantici
,
è
particolarmente
sentita
.
(
Ma
l
'
equivoco
realista
sarà
svelato
anche
prima
dell
'
equivoco
romantico
,
e
l
'
episodio
del
chirurgo
che
,
assistendo
a
un
dramma
verista
dove
un
'
attrice
si
dispone
a
partorire
di
fronte
al
pubblico
,
scaglia
il
proprio
forcipe
sulla
scena
fra
la
gazzarra
generale
,
è
una
bella
leggenda
,
degna
di
Muzio
Scevola
e
delle
storie
antiche
)
.
Molti
nomi
prendono
parte
a
questa
battaglia
che
ha
appunto
il
torto
di
essere
una
vera
battaglia
,
con
veri
cadaveri
e
veri
trionfatori
:
da
Sudermann
,
nome
ingiallito
,
solo
consegnato
a
una
esteriore
abilità
di
drammaturgo
,
a
Wedekind
,
nome
che
è
già
rivolto
all
'
intelligenza
,
ma
ancora
impigliato
in
fumosi
complessi
eretico
-
sociali
.
La
nostra
intenzione
è
di
lasciarli
da
parte
in
attesa
che
altri
distingua
quello
che
è
degno
di
ricordo
da
quello
che
si
è
disfatto
con
la
carta
e
la
colla
dei
cartelloni
pubblicitari
.
Per
il
nostro
compito
d
'
informazione
un
solo
nome
riassume
tutta
questa
vicenda
nel
suo
orgoglioso
disordine
:
quello
di
Gerhard
Hauptmann
.
Autore
di
oltre
cento
opere
che
vanno
dal
realismo
brutale
alla
rigidezza
neoclassica
e
indicano
come
il
pendolo
delle
mode
letterarie
batta
ormai
oscillazioni
corte
e
rapidissime
,
proteso
verso
Goethe
nell
'
universalità
degli
interessi
e
perfino
in
una
assurda
somiglianza
fisica
,
Hauptmann
è
soprattutto
il
più
glorioso
esempio
della
confusione
che
può
albergare
nella
testa
di
un
intellettuale
tedesco
.
La
sua
opera
vale
come
repertorio
di
tutti
i
temi
drammatici
apparsi
nella
storia
del
teatro
,
i
suoi
personaggi
,
che
vanno
dalla
proletaria
slesiana
a
Ifigenia
e
da
Gesù
Cristo
in
veste
di
maestro
di
scuola
a
Till
Eulenspiegel
,
esauriscono
ogni
possibile
fantasia
di
vestiarista
.
Successi
e
contrasti
accompagnano
naturalmente
questa
carriera
ricca
di
frequenti
ritorni
:
la
critica
si
limiterà
a
sottolineare
che
i
risultati
più
attendibili
di
Hauptmann
sono
legati
alla
prima
polemica
per
il
realismo
e
a
qualche
delicata
leggenda
ripresa
nella
maturità
.
Da
un
tale
caos
si
doveva
uscire
,
come
in
tutta
l
'
Europa
,
attraverso
un
consapevole
ritorno
ai
valori
lirici
,
a
quel
primato
dello
stile
che
i
teorici
dell
'
arte
documentaria
avevano
creduto
di
poter
facilmente
sopprimere
.
E
in
questo
la
Germania
fu
particolarmente
fortunata
:
la
triade
George
,
Hofmannsthal
,
Rilke
è
una
delle
costellazioni
più
luminose
sul
cielo
della
fine
del
secolo
,
e
una
di
quelle
che
possono
meglio
orientare
sulle
rotte
della
poesia
.
Rilke
fu
un
solitario
,
la
cui
voce
arriva
forse
più
lontano
di
quella
di
ogni
altro
contemporaneo
,
ma
il
cui
passaggio
nel
mondo
fu
troppo
discreto
per
provocare
reazioni
diffuse
;
degli
altri
due
,
in
principio
collaboratori
diretti
nella
vittoriosa
polemica
contro
il
naturalismo
,
Hofmannsthal
è
quello
che
ci
interessa
di
più
per
i
fini
di
questa
raccolta
.
La
sua
opera
drammatica
,
contemporanea
della
temibile
inflazione
letteraria
ora
descritta
,
si
distingue
nella
giungla
circostante
per
la
rigorosa
unità
dello
stile
,
per
la
presenza
di
un
gusto
che
è
perfettamente
definito
benché
tragga
la
sua
ricchezza
dalle
fonti
più
disparate
.
Vero
europeo
,
Hofmannsthal
fa
confluire
in
sé
tutte
le
tendenze
e
le
aspirazioni
di
un
'
epoca
profondamente
riflessiva
,
che
ha
ripreso
i
suggerimenti
romantici
con
un
sapore
più
torbido
e
maturo
,
e
conosce
l
'
inquieto
estetismo
di
Swinburne
e
di
Debussy
,
di
Maeterlink
e
di
D
'
Annunzio
.
Tutti
i
motivi
di
una
poetica
decadente
(
quella
delle
città
morte
e
delle
campane
sommerse
,
materia
mostratasi
poi
così
fragile
)
sono
filtrati
nei
drammi
e
nelle
liriche
di
Hofmannsthal
;
ma
più
civile
d
'
un
D
'
Annunzio
,
anche
se
meno
fortemente
dotato
,
questo
austriaco
sa
trasformare
i
temi
più
pericolosi
in
misurate
occasioni
di
poesia
e
si
distacca
dai
contemporanei
per
la
maggiore
consapevolezza
dei
limiti
di
un
gusto
,
per
la
lucidità
intellettuale
che
lo
assiste
tanto
nel
comporre
quanto
nel
teorizzare
sulle
cose
dell
'
arte
e
sui
moti
di
una
civiltà
in
crisi
.
Dopo
Hofmannsthal
il
teatro
tedesco
è
tutt
'
altro
che
finito
.
Wedekind
aveva
già
rimosso
zone
oscure
e
segrete
:
col
dopoguerra
sopravviene
un
fortunoso
arrembaggio
,
un
nuovo
«
Sturm
und
Drang
»
,
che
a
differenza
dell
'
antico
non
intacca
solo
i
contenuti
sociali
,
la
sfera
esterna
dell
'
arte
,
ma
si
riflette
altresí
sui
modi
del
canto
e
risale
alle
fonti
ultime
della
immaginazione
.
Il
teatro
si
trasforma
prodigiosamente
sotto
questi
impulsi
sediziosi
e
la
struttura
tradizionale
dell
'
opera
crolla
come
un
castello
di
carta
.
Un
pubblico
stordito
dalla
guerra
e
dalla
rivoluzione
assiste
alle
sconcertanti
imprese
dei
nuovi
registi
e
scenografi
,
vede
incontrarsi
sulla
scena
la
psicanalisi
e
il
marxismo
,
ascolta
le
promesse
di
un
'
èra
di
prosperità
e
i
ragionati
deliri
degli
espressionisti
.
Mirabili
sforzi
di
intelligenza
segnano
la
strada
che
conosce
i
nomi
di
Fritz
von
Unruh
,
Franz
Werfel
,
Ernst
Barlach
,
e
ancora
qualche
nome
rispettabile
,
come
quello
di
Billinger
,
sopravvive
alla
reazione
politica
in
cui
quel
fervore
di
invenzioni
è
soffocato
senza
aver
potuto
dare
la
propria
misura
definitiva
.
Ma
,
vista
a
distanza
,
l
'
esperienza
di
Hofmannsthal
sembra
conclusiva
perché
nessuno
degli
scrittori
citati
regge
a
lungo
a
un
severo
controllo
e
nessuno
ha
portato
nelle
sue
invenzioni
il
segno
di
una
vera
necessità
.
Del
resto
il
teatro
,
come
macchina
e
come
mito
,
non
sembra
suscettibile
di
molti
sviluppi
.
Dopo
tutti
gli
sfoghi
e
le
scoperte
di
un
secolo
tecnico
(
tecnico
,
s
'
intende
,
anche
nel
regno
della
fantasia
)
,
Pirandello
lo
riprende
dove
lo
aveva
lasciato
Tieck
(
anzi
,
nessuna
opera
moderna
raggiunge
la
perfetta
consapevolezza
di
giuoco
del
Gatto
con
gli
stivali
)
e
tutte
le
formule
sceniche
succedutesi
in
questi
vent
'
anni
,
dalle
più
complesse
dell
'
immediato
dopoguerra
fino
a
quella
recente
e
semplicissima
dell
'
americano
Thornton
Wilder
,
indicano
piuttosto
la
stanchezza
di
un
mezzo
di
espressione
che
non
genuine
possibilità
di
futuro
.
In
verità
si
tratta
di
un
fenomeno
che
penetra
più
profondamente
di
quanto
sembri
a
prima
vista
e
che
solo
l
'
abitudine
,
madre
degli
uomini
,
nasconde
.
Attraverso
le
disperate
contorsioni
e
i
tentativi
di
ringiovanimento
degli
ultimi
decenni
il
teatro
,
tutto
il
teatro
,
non
quello
in
lingua
tedesca
o
francese
,
ma
quello
che
da
secoli
vive
nei
suoi
elementi
primordiali
,
la
maschera
e
l
'
attore
,
un
fondale
fra
due
quinte
,
comincia
a
vacillare
.
Naturalmente
attori
e
registi
,
drammaturghi
e
scenografi
,
tutti
coloro
che
vivono
con
passione
questa
vicenda
e
che
sono
gli
eredi
di
una
storia
cosìillustre
ed
antica
,
non
lo
riconoscono
,
si
rifiutano
sdegnosamente
di
prendere
sul
serio
i
sintomi
della
malattia
.
Ma
il
teatro
non
è
più
per
gli
uomini
quello
che
era
stato
il
dramma
allegorico
per
il
pubblico
barocco
e
la
commedia
sentimentale
per
la
società
del
Settecento
,
quello
spettacolo
che
sorretto
dalla
musica
aveva
attirato
il
mutevole
genio
dell
'
«
ancien
régime
»
e
commosso
la
gioventú
romantica
.
Le
sale
sono
ancora
affollate
di
un
pubblico
borghese
,
ma
sempre
più
la
scena
diventa
possesso
dei
virtuosi
e
il
libretto
cade
in
mano
dei
mestieranti
;
le
vecchie
forme
durano
troppo
per
non
far
sospettare
della
vitalità
delle
nuove
;
lo
spettacolo
ha
un
tono
di
commemorazione
più
che
di
celebrazione
.
I
veri
scrittori
del
Novecento
che
producono
per
il
teatro
:
Shaw
,
Pirandello
,
Giraudoux
,
O
'
Neill
,
fanno
sempre
più
della
letteratura
dialogata
:
crescono
nelle
loro
opere
le
ragioni
culturali
,
sparisce
la
leggenda
.
Così
si
estende
a
tutto
un
mondo
il
complesso
della
vecchiaia
:
le
quinte
si
coprono
di
polvere
,
il
legno
e
il
cartone
si
uniscono
male
alle
nuove
macchine
di
acciaio
.
E
mentre
i
più
gloriosi
teatri
d
'
Europa
si
trasformano
insensibilmente
in
musei
e
accademie
e
i
mediocri
scadono
a
un
rango
culturale
di
terz
'
ordine
,
il
nostro
bisogno
di
parole
e
di
immagini
si
volge
ad
altre
zone
:
la
nuova
leggenda
,
proletaria
e
cosmopolita
,
nasce
di
là
dall
'
oceano
in
un
tremante
cinematografo
.
Saggistica ,
PREFAZIONE
Questo
libro
ha
una
piccola
storia
che
vale
a
spiegarne
le
più
evidenti
lacune
e
la
mancanza
di
note
e
di
corredo
bibliografico
.
Lo
scrissi
nascostamente
a
Lipari
,
isola
di
deportazione
fascista
,
pochi
mesi
prima
della
mia
evasione
.
Risente
quindi
dello
stato
di
particolare
tensione
in
cui
io
venni
scrivendo
,
costretto
com
'
ero
a
tutte
le
astuzie
per
sottrarlo
alle
frequenti
perquisizioni
(
un
vecchio
pianoforte
lo
ospitò
lungamente
)
.
Più
che
un
libro
organico
vuol
essere
la
confessione
esplicita
di
una
crisi
intellettuale
ch
'
io
so
molto
diffusa
nella
nuova
generazione
socialista
.
Questa
crisi
è
pur
sempre
la
crisi
del
marxismo
,
ma
ad
uno
stadio
infinitamente
più
acuto
che
non
fosse
trent
'
anni
or
sono
quando
apparve
il
noto
libro
di
Bernstein
.
Sono
in
giuoco
ormai
i
fondamenti
primi
della
dottrina
,
e
non
le
sole
pratiche
applicazioni
.
È
la
filosofia
,
la
morale
,
la
stessa
concezione
politica
marxista
che
ci
lascia
profondamente
insoddisfatti
e
ci
sospinge
per
nuove
strade
verso
più
ampi
orizzonti
.
Ho
espresso
il
mio
pensiero
con
franchezza
assoluta
,
convinto
che
solo
la
coraggiosa
revisione
delle
sue
premesse
morali
e
intellettuali
potrà
ridonare
al
socialismo
quella
freschezza
e
quella
forza
espansiva
che
da
troppi
anni
gli
mancano
.
Nella
parte
ricostruttiva
del
libro
mi
sono
proposto
di
offrire
,
sia
pure
di
scorcio
,
il
quadro
di
una
rinnovata
posizione
socialista
che
io
amo
chiamare
socialista
liberale
.
Dal
punto
di
vista
storico
questa
formula
sembra
racchiudere
una
contraddizione
,
poi
che
il
socialismo
sorse
come
reazione
al
liberalismo
-
-
soprattutto
economico
-
-
che
con
traddistingueva
il
pensiero
borghese
ai
primi
dell
'
ottocento
.
Ma
dall
'
Ottocento
ad
oggi
molto
cammino
si
è
fatto
e
molte
esperienze
si
sono
accumulate
.
Le
due
posizioni
antagonistiche
sono
andate
lentamente
avvicinandosi
.
Il
liberalismo
si
è
investito
progressivamente
del
problema
sociale
e
non
sembra
più
necessariamente
legato
ai
principi
della
economia
classica
,
manchesteriana
.
Il
socialismo
si
va
spogliando
,
sia
pure
faticosamente
,
del
suo
utopismo
ed
è
venuto
acquistando
una
sensibilità
nuova
per
i
problemi
di
libertà
e
di
autonomia
.
È
il
liberalismo
che
si
fa
socialista
,
o
è
il
socialismo
che
si
fa
liberale
?
Le
due
cose
assieme
.
Sono
due
visioni
altissime
ma
unilaterali
della
vita
che
tendono
a
compenetrarsi
e
a
compenetrarsi
.
Il
razionalismo
greco
e
il
messianismo
d
'
Israele
.
L
'
uno
domina
l
'
amore
per
la
libertà
,
il
rispetto
delle
autonomie
,
una
concezione
armoniosa
e
distaccata
della
vita
.
L
'
altro
una
giustizia
tutta
terrena
,
il
mito
della
eguaglianza
,
un
tormento
spirituale
che
vieta
ogni
indulgenza
.
Nella
sua
prefazione
all
'
Histoire
du
peuple
d
'
Israel
,
Renan
,
grandissimo
ammiratore
della
civiltà
greca
,
confessa
che
«
Le
libéralisme
(
grec
)
ne
sera
plus
seul
à
gouverner
le
monde
.
L
'
Angleterre
et
l
'
Amérique
garderont
longtemps
des
restes
d
'
influence
biblique
,
et
,
chez
nous
,
les
socialistes
,
élèves
sans
le
savoir
des
prophètes
,
forceront
toujours
la
politique
rationnelle
à
compter
avec
eux
»
.
Ma
è
possibile
qualificare
una
politica
come
razionale
,
se
non
tien
conto
in
primissimo
luogo
dell
'
idea
di
giustizia
?
CAPITOLO
I
IL
SISTEMA
MARXISTA
L
'
orgoglioso
proposito
di
Marx
fu
quello
di
assicurare
al
socialismo
una
base
scientifica
,
di
trasformare
il
socialismo
in
una
scienza
,
anzi
nella
scienza
sociale
per
definizione
.
Di
qui
il
disdegno
per
i
predecessori
e
il
ripudio
d
'
ogni
posizione
moralistica
.
Con
le
due
grandi
scoperte
,
dice
l
'
Engels
in
Evoluzione
del
socialismo
dall
'
utopia
alla
scienza
,
della
concezione
materialistica
della
storia
ed
il
segreto
della
produzione
mediante
il
plus
valore
,
«
il
socialismo
divenne
una
scienza
,
che
occorre
adesso
elaborare
più
ampiamente
in
tutti
i
suoi
particolari
»
.
Al
socialista
Marx
non
chiedeva
più
atti
di
fede
e
romantiche
dedizioni
:
anzi
egli
diffidava
dei
cavalieri
dell
'
ideale
.
Al
socialista
chiedeva
il
sano
impiego
della
fredda
ragione
,
il
coraggioso
riconoscimento
della
realtà
storica
.
Il
socialismo
era
nei
fatti
,
nel
meccanismo
intimo
della
società
capitalistica
:
non
nei
cuori
degli
uomini
.
Doveva
avverarsi
,
non
poteva
non
avverarsi
;
e
si
sarebbe
avverato
non
per
opera
di
una
immaginaria
volontà
libera
degli
uomini
,
ma
di
quelle
forze
trascendenti
e
dominanti
gli
uomini
e
i
loro
rapporti
che
sono
le
forze
produttive
nel
loro
incessante
svilupparsi
e
progredire
.
Il
socialismo
scientifico
,
usava
dire
Antonio
Labriola
,
autorevolissimo
interprete
del
marxismo
,
afferma
l
'
avvento
della
produzione
comunista
non
come
un
postulato
o
un
oggetto
di
libera
scelta
,
ma
come
il
risultato
del
processo
immanente
della
storia
.
I
principî
di
cotesta
scienza
marxista
sono
così
universalmente
noti
che
qui
basterà
farne
un
semplice
richiamo
:
Marx
assume
come
fondamentale
negli
uomini
il
bisogno
economico
.
Per
la
progressiva
soddisfazione
di
questo
gli
uomini
sono
costretti
a
ricorrere
a
metodi
e
rapporti
di
produzione
che
sono
indipendenti
dalla
loro
volontà
.
Le
forze
produttive
sono
il
fattore
determinante
del
processo
storico
.
Tutti
i
fenomeni
della
vita
sociale
,
politica
,
spirituale
,
hanno
carattere
derivato
,
relativo
,
storico
,
in
quanto
sono
un
prodotto
del
modo
e
dei
rapporti
di
produzione
.
Il
processo
storico
è
la
risultante
di
una
immanente
legge
dialettica
,
di
un
ritmo
delle
cose
;
si
svolge
cioè
in
virtù
e
attraverso
un
perenne
contrasto
,
che
nei
momenti
critici
si
fa
drammatico
,
tra
le
forze
espansive
della
produzione
e
le
forze
conservatrici
simbolizzate
dai
preesistenti
rapporti
sociali
.
Il
passaggio
da
una
fase
produttiva
all
'
altra
si
avvera
per
una
ferrea
intrinseca
necessità
ad
opera
di
leggi
storiche
,
correlative
ai
vari
sistemi
produttivi
.
Espressione
di
questo
contrasto
tra
forze
di
produzione
e
forme
cristallizzate
di
vita
sociale
è
la
lotta
di
classe
.
Tutta
la
storia
si
risolve
in
una
indefinita
serie
di
lotte
di
classi
.
Questa
lotta
è
sempre
terminata
col
trionfo
delle
esigenze
della
produzione
,
cioè
con
la
vittoria
politica
della
classe
che
queste
esigenze
,
anche
inconsapevolmente
,
impersona
.
Il
sistema
capitalistico
di
produzione
è
anch
'
esso
lacerato
da
una
contraddizione
intima
insuperabile
tra
il
carattere
sempre
più
collettivo
del
sistema
produttivo
e
quello
individuale
e
monopolistico
del
sistema
di
appropriazione
dei
mezzi
di
produzione
e
di
scambio
.
I
rapporti
borghesi
di
produzione
,
di
traffico
e
di
proprietà
,
condizione
della
vita
e
del
dominio
della
classe
borghese
,
urtano
sempre
più
fortemente
contro
le
necessità
di
vita
e
di
sviluppo
delle
forze
produttive
.
Questa
contraddizione
,
per
effetto
della
legge
dinamica
che
presiede
allo
svolgimento
capitalistico
,
condurrà
necessariamente
alla
negazione
del
regime
borghese
(
categoria
del
valore
che
genera
quella
del
plusvalore
,
che
a
sua
volta
genera
l
'
accentramento
dei
capitali
,
l
'
immiserimento
progressivo
dei
proletari
,
la
scomparsa
dei
ceti
medi
,
la
sovraproduzione
,
la
crisi
)
.
Manifestazione
di
questo
contrasto
è
la
lotta
sempre
più
risolutiva
tra
proletariato
e
borghesia
.
Essa
terminerà
necessariamente
-
-
a
meno
di
una
catastrofe
sociale
-
-
con
la
vittoria
del
proletariato
che
si
fa
portatore
delle
esigenze
espansive
delle
forze
di
produzione
.
Il
proletariato
conquisterà
violentemente
il
potere
politico
e
abolirà
il
modo
borghese
di
appropriazione
,
contraddittorio
con
le
necessità
di
una
produzione
sempre
più
collettiva
,
socializzando
i
mezzi
di
produzione
e
di
scambio
.
Lo
Stato
e
tutte
le
differenze
di
classe
scompariranno
.
Dalle
rovine
della
società
borghese
sorgerà
una
società
di
liberi
e
di
eguali
in
cui
lo
sviluppo
prodigioso
della
produzione
,
non
più
ostacolato
dal
sistema
monopolistico
dei
rapporti
sociali
,
fornirà
a
ciascuno
la
possibilità
di
soddisfare
pienamente
i
suoi
materiali
bisogni
e
libererà
l
'
umanità
dalla
schiavitù
delle
forze
materiali
.
Questo
,
in
succo
,
il
pensiero
costante
di
Marx
,
proclamato
nel
Manifesto
dei
Comunisti
(
1847
)
,
riaffermato
con
frasi
lapidarie
nella
prefazione
alla
Critica
dell
'
economia
politica
(
1859
)
,
svolto
e
illustrato
nel
Capitale
(
1867
)
,
riconfermato
sino
alla
morte
.
Pensiero
nettamente
deterministico
,
rispetto
al
quale
gli
sforzi
interpretativi
di
un
Sorel
,
di
un
Labriola
,
di
un
Mondolfo
per
avvalorare
una
interpretazione
che
faccia
posto
ad
una
autonoma
funzione
degli
uomini
nella
storia
,
sono
sempre
naufragati
.
Il
sistema
marxistico
è
determinista
,
o
non
è
.
Non
è
,
intendo
,
come
sistema
organico
di
pensiero
.
Ogni
qualvolta
Marx
ha
voluto
di
proposito
riassumere
i
suoi
intendimenti
e
la
portata
delle
sue
tesi
,
lo
ha
fatto
con
parole
che
non
lasciano
adito
a
dubbi
.
Tralascio
il
famoso
brano
del
1859
nella
prefazione
alla
Critica
dell
'
economia
politica
che
anche
i
più
modesti
cultori
di
studi
marxistici
hanno
presente
per
ricordare
che
Marx
,
nella
prefazione
al
Capitale
,
avverte
che
la
società
moderna
non
può
saltare
e
sopprimere
con
decreti
niuna
delle
fasi
del
suo
sviluppo
naturale
;
può
solo
accorciare
il
periodo
della
gestazione
e
del
parto
.
A
queste
fasi
presiedono
leggi
naturali
e
tendenze
che
si
adempiono
con
ferrea
necessità
.
Sul
carattere
necessario
,
addirittura
fatale
,
della
evoluzione
delle
forze
produttive
e
di
tutto
il
processo
storico
,
Marx
ritorna
meditatamente
con
lo
squarcio
famoso
contenuto
nell
'
ultimo
capitolo
del
I
volume
del
Capitale
che
termina
con
la
frase
«
...
la
produzione
capitalistica
genera
essa
stessa
la
propria
negazione
con
la
fatalità
che
presiede
alle
metamorfosi
della
natura
»
.
Proprio
in
questa
pagina
conclusiva
Marx
sente
il
bisogno
di
richiamare
,
a
prova
della
sua
perfetta
coerenza
,
le
pagine
parallele
del
Manifesto
,
fornendone
così
,
a
venti
anni
di
distanza
,
una
interpretazione
decisiva
.
Sei
anni
dopo
,
rendendo
conto
di
una
lunga
geniale
recensione
della
sua
opera
,
fu
sua
esplicitamente
la
frase
del
finissimo
critico
russo
:
«
Marx
considera
il
movimento
sociale
come
una
naturale
concatenazione
di
fenomeni
storici
,
concatenazione
sottoposta
a
leggi
che
non
solo
sono
indipendenti
dalla
volontà
,
dalla
coscienza
e
dai
disegni
dell
'
uomo
,
ma
che
invece
determinano
la
sua
volontà
,
la
sua
coscienza
e
i
suoi
disegni
...
»
Bernstein
certo
protesterebbe
in
modo
veemente
contro
questa
sintetica
interpretazione
.
Ma
Marx
,
che
è
l
'
unico
e
più
vero
giudice
in
materia
,
non
solo
non
protestò
,
ma
la
fece
sua
con
compiacenza
,
lodando
l
'
autore
per
la
sua
acutezza
.
Si
potrebbero
citare
innumeri
brani
di
Marx
a
conforto
di
questa
interpretazione
deterministica
.
Ma
più
che
le
parole
vale
lo
spirito
generale
che
pervade
l
'
opera
sua
,
la
impostazione
di
tutti
i
problemi
che
egli
ebbe
ad
affrontare
.
Le
necessità
della
polemica
contro
gli
utopisti
e
gli
ideologi
borghesi
,
potranno
avere
indotto
Marx
-
riteneva
Engels
nella
sua
vecchiaia
-
ad
accentuare
l
'
aspetto
deterministico
del
sistema
:
non
mai
però
a
capovolgerne
l
'
aspetto
essenziale
.
Certo
il
determinismo
marxista
ha
un
valore
tutto
convenzionale
e
relativo
.
Quando
Marx
dichiara
le
forze
materiali
di
produzione
fattore
determinante
del
processo
storico
,
egli
si
arresta
consapevolmente
ad
un
anello
della
catena
deterministica
.
Ma
non
è
che
ignori
le
maglie
antecedenti
:
Marx
ha
insistito
più
volte
sull
'
influsso
dei
fattori
naturali
e
ambientali
,
e
,
in
special
modo
,
sulla
razza
.
Solo
che
assume
questi
dati
come
costanti
.
Ciò
che
lo
interessa
sono
le
variazioni
dei
fenomeni
sociali
all
'
interno
di
questo
ambiente
che
assume
come
fisso
,
e
la
legge
di
queste
variazioni
.
Ad
esempio
:
i
caratteri
naturali
e
antropologici
della
regione
britannica
possono
a
buon
diritto
considerarsi
come
costanti
nel
periodo
17601830
.
Si
domanda
a
che
sono
dovute
le
profondissime
trasformazioni
seguite
nei
rapporti
sociali
inglesi
,
e
,
più
in
generale
,
i
fondamentali
eventi
storici
del
periodo
.
Marx
senza
esitazione
risponde
:
alla
trasformazione
del
modo
di
produzione
.
È
ben
noto
quale
enorme
influenza
esercitò
su
di
lui
e
su
tutti
gli
scrittori
del
periodo
l
'
esperienza
della
rivoluzione
industriale
,
in
cui
veramente
la
macchina
e
il
sistema
di
fabbrica
si
rivelarono
come
i
demiurghi
.
Ma
è
anche
ben
noto
come
Marx
non
azzardò
mai
la
dimostrazione
della
sua
tesi
storiografica
generale
,
la
quale
è
frutto
di
una
arbitraria
estensione
analogica
delle
conclusioni
cui
era
pervenuto
nella
possente
analisi
dei
primordi
del
sistema
capitalistico
.
Ora
il
problema
centrale
del
marxismo
,
come
dottrina
del
moto
proletario
,
sta
nel
ruolo
che
esso
assegna
all
'
elemento
umano
,
al
fattore
volontà
.
Nel
periodo
giovanile
Marx
,
sotto
l
'
influsso
di
Feuerbach
,
aveva
rivendicato
il
carattere
puramente
umano
della
storia
contro
ogni
alienazione
a
favore
di
forze
trascendenti
.
Ma
questa
rivendicazione
,
dapprima
piena
e
sostanziale
,
perde
via
via
di
contenuto
e
di
significato
col
precisarsi
della
sua
dottrina
,
sino
a
ridursi
ad
un
residuo
tutto
polemico
e
formale
.
Nel
sistema
marxista
abbiamo
a
che
fare
con
una
umanità
sui
generis
,
composta
di
uomini
per
definizione
non
liberi
,
operanti
sotto
la
spinta
del
bisogno
,
costretti
a
ricorrere
a
metodi
produttivi
indipendenti
dal
loro
volere
e
ad
accedere
a
rapporti
sociali
imperativi
.
Essi
hanno
un
solo
titolo
per
essere
considerati
fattore
efficiente
del
processo
storico
:
l
'
essere
parte
integrante
del
meccanismo
produttivo
.
Gli
altri
aspetti
sono
derivati
e
secondari
,
funzione
dello
sviluppo
delle
forze
produttive
.
E
solo
acquisteranno
pieno
valore
e
autonomia
funzionale
in
una
società
comunista
,
perché
allora
,
e
solamente
allora
,
si
libereranno
dalla
schiavitù
verso
le
forze
materiali
.
Psicologicamente
parlando
,
l
'
uomo
di
Marx
non
è
che
l
'
homo
oeconomicus
di
Bentham
.
Questa
è
la
sua
costante
psicologica
,
allo
stesso
modo
della
razza
,
del
clima
,
ecc
.
Le
reazioni
che
questo
homo
oeconomicus
offre
non
sono
reazioni
spontanee
ed
autonome
,
ma
determinate
dal
modificarsi
dei
rapporti
produttivi
e
quindi
dei
rapporti
sociali
.
È
appunto
partendo
da
questa
costante
psicologica
che
Marx
assume
come
pacifico
che
i
proletari
si
rivolteranno
non
appena
si
saranno
loro
rivelati
lo
stato
di
soggezione
in
cui
versano
e
le
cause
di
questa
soggezione
.
Ma
è
chiaro
che
la
causa
determinante
di
questa
rivoluzione
interiore
non
risiede
in
loro
,
ma
nel
meccanismo
esteriore
della
produzione
capitalistica
.
L
'
intimo
fuoco
del
marxismo
sta
tutto
in
questo
concetto
della
necessità
storica
dell
'
avvento
della
società
socialista
,
in
virtù
di
un
processo
obbiettivo
e
fatale
di
trasformazione
di
cose
.
(
Anche
le
coscienze
si
modificheranno
,
ma
secondo
una
linea
necessaria
e
prestabilita
dalla
«
costante
»
psicologica
)
.
Togliere
o
attenuare
questo
concetto
significa
far
crollare
l
'
intero
sistema
.
Se
davvero
Marx
avesse
assegnato
alla
volontà
umana
una
influenza
autonoma
nello
svolgersi
del
processo
storico
;
se
,
come
vogliono
i
revisionisti
,
avesse
affermato
che
tra
forze
materiali
di
produzione
e
coscienza
sociale
il
rapporto
è
di
interdipendenza
e
non
di
causa
e
effetto
-
-
come
avrebbe
potuto
enunciare
con
tanta
categorica
certezza
la
sua
legge
di
sviluppo
del
capitalismo
?
(
Per
farlo
avrebbe
dovuto
possedere
una
eguale
categorica
certezza
intorno
alle
leggi
dominanti
la
vita
intima
e
il
meccanismo
psicologico
degli
uomini
.
Ma
donde
avrebbe
tratto
questa
certezza
?
La
psicologia
sperimentale
è
una
scienza
giovane
;
e
anche
oggi
siamo
ben
lungi
dal
possedere
certezze
categoriche
in
materia
.
Mentre
Marx
si
è
sempre
disinteressato
dei
problemi
di
psicologia
individuale
e
collettiva
.
)
Sarebbe
assurdo
che
Marx
avesse
dedicato
tutta
la
sua
vita
a
studiare
una
faccia
del
problema
-
-
quella
relativa
al
mondo
esteriore
-
-
e
si
fosse
invece
totalmente
disinteressato
dell
'
altra
faccia
,
relativa
al
mondo
della
coscienza
.
È
chiaro
che
l
'
introduzione
del
fattore
«
volontà
umana
»
nel
processo
storico
,
significa
escludere
a
priori
ogni
valore
scientifico
a
una
previsione
sociologica
.
Infatti
o
si
ammette
una
sfera
di
libertà
,
per
quanto
condizionata
,
nella
vita
dello
spirito
,
nel
modo
d
'
essere
della
coscienza
,
o
non
la
si
ammette
.
Se
la
si
ammette
cade
il
concetto
di
necessità
storica
,
e
sorge
l
'
alternativa
.
Si
introduce
cioè
quell
'
elemento
di
dubbio
che
nel
sistema
marxista
difetta
totalmente
.
O
non
si
ammette
questa
sfera
di
libertà
,
cioè
si
ritiene
che
la
volontà
umana
,
date
le
circostanze
,
debba
dirigersi
in
un
senso
determinato
e
allora
la
volontà
umana
,
nel
suo
manifestarsi
,
viene
ricacciata
al
rango
di
effetto
e
non
più
di
concausa
.
In
ambo
i
casi
il
tentativo
di
conciliare
il
sistema
marxista
con
una
interpretazione
non
deterministica
,
cade
.
Ci
sono
inoltre
varie
altre
prove
indirette
del
determinismo
implicito
nel
sistema
marxista
.
Se
Marx
avesse
assegnato
una
influenza
autonoma
e
determinante
alla
volontà
umana
,
non
si
spiegherebbe
il
suo
scherno
per
tutti
coloro
che
appoggiavano
le
rivendicazioni
proletarie
sul
terreno
della
morale
e
del
diritto
.
Se
la
volontà
deve
intervenire
,
tutti
gli
stimoli
che
concorrono
a
volgerla
nel
senso
auspicato
debbono
essere
potentemente
incoraggiati
.
Invece
egli
considera
come
profondamente
errata
e
pericolosa
una
propaganda
socialista
facente
appello
a
un
principio
di
giustizia
.
In
Marx
è
sempre
presente
la
preoccupazione
di
tradire
,
nell
'
impeto
della
polemica
,
il
fondo
storicistico
del
suo
pensiero
.
Egli
ha
sempre
cura
di
avvertirci
che
il
suo
punto
di
vista
«
meno
di
qualsiasi
altro
»
può
rendere
l
'
individuo
responsabile
dei
rapporti
dai
quali
egli
socialmente
deriva
,
«
checché
faccia
per
districarsene
»
.
Le
leggi
immanenti
della
produzione
capitalistica
si
impongono
ai
capitalisti
come
«
leggi
coercitive
esterne
»
.
La
loro
volontà
è
fuori
giuoco
.
È
bene
anzi
che
essi
non
tentino
di
ribellarsi
al
ruolo
che
loro
impone
la
dialettica
storica
.
Perderebbero
il
loro
tempo
e
ritarderebbero
i
futuri
svolgimenti
.
Il
proletariato
,
dal
suo
canto
,
non
può
accusare
il
capitalismo
in
linea
morale
e
giuridica
.
Morale
e
diritto
sono
categorie
storiche
,
puri
riflessi
delle
correlative
strutture
economiche
.
I
capitalisti
hanno
le
carte
in
regola
con
la
morale
e
il
diritto
propri
dell
'
era
capitalistica
.
Se
sfruttano
i
proletari
,
cioè
se
pagano
loro
solo
una
frazione
del
valore
che
producono
,
non
fanno
che
obbedire
alle
«
leggi
immanenti
»
di
scambio
in
regime
capitalistico
.
Per
essere
a
posto
coi
principi
economici
,
giuridici
e
morali
del
capitalismo
il
capitalista
non
ha
che
da
fornire
al
salariato
i
mezzi
-
-
in
moneta
-
-
per
vivere
e
riprodursi
.
Se
si
comportasse
diversamente
egli
verrebbe
meno
alla
sua
funzione
sociale
di
«
fanatico
agente
dell
'
accumulazione
»
.
Il
lavoratore
non
può
protestare
.
Se
egli
perde
il
soprappiù
di
valore
che
il
lavoro
umano
-
-
e
solo
esso
-
-
ha
la
virtù
di
produrre
,
lo
perde
per
una
necessità
storica
inderogabile
.
Il
profitto
è
altrettanto
naturale
,
in
questa
fase
storica
,
quanto
il
macchinismo
,
la
divisione
del
lavoro
,
il
sistema
di
fabbrica
,
il
salariato
,
il
mercato
mondiale
,
le
crisi
...
I
borghesi
,
scrive
sempre
Marx
,
hanno
perfettamente
ragione
di
sostenere
che
l
'
odierna
ripartizione
è
«
giusta
»
,
perché
in
realtà
«
essa
è
l
'
unica
«
giusta
»
ripartizione
sulla
base
della
odierna
forma
di
produzione
»
.
Non
a
torto
si
definì
il
Capitale
la
più
intransigente
apologia
del
Capitalismo
!
Il
Manifesto
dei
Comunisti
,
commenta
il
Labriola
,
è
tutto
prosaico
;
non
v
'
è
in
esso
né
retorica
né
proteste
.
Esso
è
ora
una
scienza
.
Non
lamenta
sul
pauperismo
per
eliminarlo
.
Non
sparge
lacrime
su
niente
.
Le
lacrime
delle
cose
si
sono
trasformate
per
se
stesse
in
forza
rivendicatrice
spontanea
.
L
'
etica
e
l
'
idealismo
consistono
ormai
nel
mettere
il
pensiero
scientifico
al
servizio
del
proletariato
.
In
verità
Marx
è
così
convinto
del
fatale
avvento
della
società
comunista
ad
opera
della
legge
di
sviluppo
del
capitalismo
che
,
allo
stesso
modo
dello
scienziato
nei
suoi
esperimenti
,
sommamente
si
preoccupa
di
eliminare
dal
giuoco
sociale
tutti
i
fattori
capaci
di
turbare
o
rallentare
il
pieno
esplicarsi
di
quella
legge
.
E
,
in
primo
luogo
,
i
residui
sentimentali
e
moralistici
.
Tutte
le
norme
tattiche
e
tutto
il
programma
pratico
da
lui
consigliato
ai
partiti
socialisti
rispondono
a
quello
scopo
fondamentale
:
accelerare
,
facilitare
,
il
processo
di
sviluppo
capitalistico
.
Il
suo
discorso
sul
libero
scambio
fornisce
un
esempio
tipico
.
Una
sola
forte
obbiezione
si
oppone
alla
interpretazione
deterministica
del
marxismo
:
la
teoria
della
lotta
di
classe
.
Come
si
spiega
lo
sforzo
di
Marx
per
svegliare
la
coscienza
di
classe
nei
proletari
,
la
sua
stessa
invocazione
rivoluzionaria
,
se
la
parte
riservata
agli
uomini
nel
processo
storico
è
puramente
passiva
?
Qui
è
d
'
uopo
distinguere
tra
la
formulazione
generale
della
teoria
della
lotta
di
classe
-
-
in
nulla
contraddicente
alla
linea
deterministica
del
suo
pensiero
-
-
e
la
applicazione
particolare
che
egli
ne
ha
fatto
al
caso
della
lotta
tra
proletariato
e
borghesia
.
In
linea
generale
Marx
si
limita
ad
affermare
che
la
lotta
di
classe
è
il
risultato
necessario
del
contrasto
esistente
nelle
cose
stesse
;
la
faccia
umana
della
dialettica
immanente
nelle
cose
.
Egli
avverte
che
la
rivoluzione
formale
,
esteriore
,
nei
rapporti
sociali
,
scoppia
solo
quando
quella
sostanziale
,
nel
modo
e
nella
tecnica
produttiva
,
è
già
avvenuta
.
Per
Marx
la
reazione
psicologica
è
un
posterius
,
segue
il
fatto
economico
come
l
'
ombra
la
luce
;
e
il
fatto
economico
,
ricordiamolo
,
non
è
il
frutto
di
una
volontà
libera
,
ma
di
una
volontà
istintiva
,
schiava
,
dominata
dal
bisogno
.
Sarà
una
concezione
psicologica
molto
semplicista
e
volgare
,
ma
indubbiamente
essa
sta
alle
radici
della
costruzione
marxista
.
E
Marx
vi
annette
tanta
poca
importanza
che
mai
ne
parla
di
proposito
.
Nella
applicazione
della
teoria
generale
al
caso
particolare
della
lotta
tra
proletariato
e
borghesia
,
non
si
può
invece
negare
che
Marx
abbia
abbandonato
talvolta
,
specie
negli
scritti
di
propaganda
,
la
posizione
deterministica
,
salvo
tornarvi
nelle
esposizioni
più
pacate
e
riassuntive
del
suo
sistema
di
pensiero
.
Ma
ciò
,
oltre
che
esser
dovuto
all
'
intimo
contrasto
tra
la
sua
natura
di
scienziato
e
di
agitatore
,
era
in
funzione
anche
del
dubbio
che
egli
nutriva
intorno
alle
conseguenze
della
lotta
che
appena
cominciava
a
disegnarsi
.
Mentre
per
il
passato
egli
poteva
sicuramente
affermare
che
il
contrasto
era
sempre
terminato
col
trionfo
della
classe
che
,
interpretando
le
esigenze
produttive
,
esplicava
una
funzione
rivoluzionaria
,
per
l
'
avvenire
il
suo
senso
storico
gli
vietava
una
ipoteca
troppo
assoluta
.
Cosicché
a
lato
della
ipotesi
normale
egli
affacciava
anche
l
'
ipotesi
che
la
lotta
potesse
risolversi
con
l
'
esaurimento
dei
due
contendenti
,
magari
per
difetto
di
consapevolezza
storica
nel
proletariato
.
Con
questo
dubbio
si
concorreva
a
legittimare
lo
sforzo
per
la
propaganda
,
l
'
organizzazione
e
l
'
azione
insurrezionale
;
e
in
questo
dubbio
-
-
dovuto
a
cause
ben
complesse
-
-
sta
invero
l
'
unico
momento
volontaristico
del
sistema
.
Si
osservi
inoltre
che
questo
momento
finale
volontaristico
è
,
psicologicamente
,
il
prodotto
della
assiomatica
credenza
di
Marx
che
l
'
ora
ultima
del
capitalismo
,
almeno
in
Inghilterra
,
stesse
per
suonare
:
cioè
che
si
fossero
maturati
in
seno
alla
vecchia
società
,
sempre
più
incapace
a
risolvere
i
massimi
problemi
della
vita
sociale
,
gli
elementi
obbiettivi
che
soli
avrebbero
assicurato
le
possibilità
di
vita
alla
società
comunista
.
Lo
stimolo
fondamentale
del
processo
rivoluzionario
,
anche
nella
sua
ultima
drammatica
fase
,
non
sta
davvero
nella
propaganda
e
nel
progressivo
schiarirsi
della
coscienza
proletaria
,
ma
nel
drammatico
cozzo
degli
elementi
contraddittori
che
il
capitalismo
rinserra
.
È
il
catastrofismo
,
-
-
cioè
il
fenomeno
della
universale
proletarizzazione
,
del
progressivo
immiserimento
,
dell
'
accentramento
dei
capitali
in
poche
mani
,
delle
crisi
sempre
più
incontenibili
-
-
che
provoca
eccita
esaspera
la
ribellione
proletaria
e
consente
al
profeta
una
sicurezza
messianica
.
La
propaganda
ha
l
'
ufficio
di
accelerare
il
processo
,
eliminare
gli
ostacoli
;
non
mai
di
determinarlo
.
È
il
coronamento
di
un
complesso
di
cause
anteriori
e
da
essa
indipendenti
:
senza
di
che
risulterebbe
impotente
e
sterile
.
Il
posto
che
Marx
fa
all
'
elemento
volontà
è
quindi
limitatissimo
;
è
più
un
suggello
formale
che
una
impronta
sostanziale
.
(
Ripeto
:
il
sistema
marxistico
è
deterministico
o
non
è
.
Per
lo
meno
come
sistema
organico
di
pensiero
.
)
CAPITOLO
II
DAL
MARXISMO
AL
REVISIONISMO
[
La
religione
marxista
.
]
La
letteratura
socialista
,
ricca
a
migliaia
di
volumi
,
difetta
di
una
seria
storia
ideologica
del
socialismo
contemporaneo
;
vale
a
dire
di
una
storia
del
marxismo
e
delle
correnti
revisionistiche
,
su
su
sino
alle
posizioni
attuali
di
critica
e
di
superamento
.
I
marxisti
puri
questa
storia
l
'
hanno
sempre
trascurata
,
et
pour
cause
;
ma
non
possiamo
rimproverare
gli
ortodossi
di
non
averci
dato
la
storia
dell
'
eresia
.
Essi
son
fermi
come
l
'
ostrica
allo
scoglio
,
si
illudono
di
possedere
la
verità
assoluta
,
integrale
,
intangibile
,
hanno
l
'
occhio
sempre
e
solo
rivolto
alla
«
sottostante
struttura
economica
»
e
ostinatamente
negano
vi
sia
nulla
di
sostanziale
da
rivedere
nel
corpus
dottrinario
marxista
.
Ma
lo
strano
si
è
che
questa
storia
non
ce
l
'
hanno
saputa
fornire
neppure
i
revisionisti
,
ancorché
tanto
ansiosi
,
come
di
regola
gli
eretici
,
di
negare
la
loro
eresia
rivendicando
una
stretta
parentela
marxistica
.
Eppure
sarebbe
una
storia
singolarmente
ironica
e
suggestiva
,
specie
se
la
si
conducesse
sulla
scorta
dei
criteri
storiografici
marxistici
:
giacché
costringerebbe
il
marxismo
,
in
quanto
dottrina
del
moto
socialista
,
a
divorar
se
stesso
,
riabilitando
il
tanto
bistrattato
revisionismo
.
Ammesso
infatti
per
un
istante
che
le
posizioni
ideologiche
siano
il
riflesso
dello
stato
di
sviluppo
delle
forze
produttive
e
dei
rapporti
di
classe
,
ne
viene
che
dopo
le
profonde
trasformazioni
economiche
avveratesi
dal
tempo
di
Marx
ai
giorni
nostri
,
anche
la
sua
dottrina
sul
moto
proletario
reclama
una
sostanziale
revisione
.
A
meno
di
ritenere
che
il
relativismo
marxista
a
tutto
s
'
applichi
-
-
economia
,
diritto
,
arte
,
politica
e
morale
-
-
dottrina
marxista
esclusa
...
Nella
storia
del
marxismo
si
possono
distinguere
tre
fasi
:
la
fase
religiosa
,
la
fase
critica
e
la
fase
attuale
di
netto
superamento
.
Nella
prima
che
si
può
arrestare
intorno
al
1900
,
il
sistema
marxista
,
nella
sua
interezza
,
ricevette
la
quasi
unanime
ed
entusiastica
adesione
della
élite
socialista
continentale
.
Per
i
Bebel
,
i
Kautsky
,
i
Liebknecht
,
i
Guesde
,
i
Lafargue
,
i
Plekhanoff
,
ecc
.
,
il
rapporto
tra
socialismo
e
marxismo
si
fece
presto
di
identità
completa
.
Il
marxismo
appariva
loro
come
un
tutto
monolitico
,
come
una
visione
nuova
del
mondo
e
della
vita
,
come
la
filosofia
specifica
del
moto
socialista
.
Non
si
faceva
allora
questione
di
interpretazione
,
ma
di
applicazione
.
Il
movimento
,
ancora
alle
prime
armi
e
nel
periodo
della
predicazione
messianica
,
si
distingueva
per
una
intransigente
orgogliosa
professione
di
fede
intesa
a
segnarne
il
distacco
e
la
superiorità
su
tutte
le
altre
scuole
sociali
e
socialiste
.
Nonostante
il
suo
prepotente
realismo
,
la
nuova
dottrina
esercitava
una
suggestione
quasi
religiosa
.
Essere
marxisti
era
come
appartenere
a
un
'
altra
razza
,
alla
razza
eletta
per
la
quale
il
mistero
della
vita
era
squarciato
.
L
'
umanità
si
trovava
ancora
avvolta
nelle
nebbie
delle
false
ideologie
bandite
da
falsi
pastori
per
interesse
di
classe
,
ignara
del
suo
essere
e
del
suo
avvenire
.
Solo
il
marxista
vedeva
chiaro
nel
passato
e
nel
presente
,
ed
era
in
grado
,
per
la
conoscenza
che
aveva
delle
leggi
di
sviluppo
della
società
capitalistica
,
di
sollecitare
razionalmente
l
'
avvento
dei
tempi
nuovi
.
Il
marxismo
era
come
una
seconda
coscienza
,
ma
una
coscienza
tutta
critica
,
lucida
,
razionale
,
che
affidava
con
matematica
certezza
della
bontà
e
dell
'
inevitabile
trionfo
dell
'
ideale
socialista
.
Il
marxismo
trionfava
non
tanto
per
gli
intrinseci
contributi
recati
alla
conoscenza
del
mondo
capitalistico
,
quanto
per
la
sicurezza
che
riusciva
a
instillare
nei
militanti
della
natura
razionale
della
loro
fede
e
per
il
suo
appello
a
quel
metodo
positivo
allora
tanto
in
onore
.
Tutto
in
Marx
e
nell
'
opera
di
Marx
congiurava
a
questo
fine
:
l
'
estrema
difficoltà
di
penetrare
i
suoi
scritti
,
la
mancanza
di
un
'
opera
sistematica
e
riassuntiva
,
la
sua
cultura
ad
un
tempo
enciclopedica
ed
aristocratica
,
il
suo
stile
apodittico
ed
astruso
,
la
misteriosità
della
vita
,
il
lungo
esilio
,
ma
soprattutto
la
coscienza
che
egli
aveva
,
ad
un
grado
senza
precedenti
,
della
propria
grandezza
e
della
verità
inconfutabile
della
propria
dottrina
.
Basta
rileggere
il
Manifesto
,
uno
dei
più
potenti
pamphlets
della
storia
,
per
comprendere
le
ragioni
della
sua
immensa
fortuna
.
Difficile
resistergli
e
addirittura
impossibile
per
uno
spirito
semplice
che
acquisti
per
la
prima
volta
la
nozione
dello
stato
di
soggezione
in
cui
versa
.
Nessun
volontarista
,
nessun
uomo
d
'
azione
,
mai
,
seppe
suscitare
più
ribellioni
e
fanatiche
dedizioni
di
questo
iroso
topo
di
biblioteca
con
le
sue
venti
pagine
famose
.
Egli
vi
imprigiona
con
la
sua
dialettica
seducente
e
,
quando
vi
ha
tra
le
sue
mani
,
vi
percuote
il
cervello
con
sentenze
degne
del
Dio
della
vendetta
.
Il
Manifesto
,
che
fu
poi
il
solo
mediatore
tra
lui
e
le
folle
,
possiede
in
grado
eminente
tutti
i
caratteri
della
rivelazione
.
Premesse
apodittiche
,
concatenazione
logica
formidabile
e
trascinante
,
sincerità
brutale
e
fremente
,
fede
travestita
in
scienza
e
scienza
trasformata
in
macchina
polemica
,
visione
ciclopica
della
vita
e
del
ritmo
sociale
.
Nel
Manifesto
Marx
parla
il
linguaggio
della
Nemesi
.
Nulla
è
più
drammatico
di
quella
sua
volutamente
fredda
analisi
del
sistema
capitalistico
di
sfruttamento
che
termina
con
la
visione
della
catastrofe
inevitabile
dalla
quale
solo
potrà
sortire
la
società
nuova
,
di
liberi
e
di
eguali
,
la
società
socialista
.
Un
sogno
romantico
in
nome
della
ragione
!
La
giustizia
alleata
con
la
scienza
,
anzi
la
scienza
che
è
di
per
sé
giustizia
!
Quale
potere
di
attrazione
!
Come
resistergli
,
perché
resistergli
?
D
'
altronde
bisogna
riconoscere
che
i
canoni
marxistici
di
propaganda
e
di
tattica
mirabilmente
rispondevano
al
compito
immediato
delle
prime
avanguardie
socialiste
,
che
era
poi
quello
di
svegliare
il
grande
dormiente
-
-
il
proletariato
-
-
per
dargli
una
prima
rudimentale
coscienza
di
sé
,
della
sua
forza
,
del
suo
diritto
a
non
vivere
servo
e
affamato
.
Che
importavano
il
determinismo
fatalistico
,
la
erronea
visione
apocalittica
,
la
dolorosa
irrisione
degli
eterni
valori
morali
,
contrassegno
e
impotenza
,
dicevasi
,
dei
socialisti
«
piccoli
borghesi
»
?
Che
importavano
,
quando
Marx
,
come
Giosuè
dinanzi
alle
mura
di
Gerico
,
lanciava
l
'
annuncio
dell
'
imminente
trionfo
?
Quale
pace
,
quale
certezza
dava
il
suo
linguaggio
profetico
ai
primi
apostoli
perseguitati
!
Batti
ma
ascolta
,
essi
potevano
dire
alla
società
borghese
.
Ascolta
,
perché
noi
possediamo
il
segreto
della
tua
vita
mortale
.
Noi
non
ci
erigiamo
contro
di
te
in
una
negazione
cieca
e
totale
;
anzi
riconosciamo
,
come
nessuno
mai
per
l
'
innanzi
,
la
tua
grandiosa
,
indispensabile
funzione
storica
.
Anzi
vogliamo
che
tu
conduca
sino
in
fondo
la
tua
esperienza
,
svolga
intero
il
ciclo
che
il
Dio
della
produzione
ti
ha
assegnato
.
Ciò
è
necessario
per
la
nostra
stessa
vittoria
.
Ma
ricordati
che
dopo
,
che
presto
,
dallo
sconquasso
immane
che
segnerà
la
tua
fine
,
saremo
noi
i
tuoi
unici
legittimi
eredi
.
Tu
stessa
ci
fornirai
il
materiale
umano
per
la
nostra
battaglia
-
-
il
proletariato
-
-
assieme
a
tutte
le
condizioni
che
renderanno
la
tua
fine
inevitabile
;
tu
stessa
ti
scaverai
la
fossa
ingigantendo
all
'
infinito
le
contraddizioni
che
già
sottilmente
ti
rodono
;
tu
stessa
accumulerai
la
ricchezza
,
la
potenza
produttiva
,
la
sapienza
tecnica
,
che
consentiranno
a
quella
che
oggi
è
utopia
di
farsi
realtà
.
Inutile
la
ribellione
,
vano
ogni
sforzo
per
sottrarsi
alle
inderogabili
leggi
dello
sviluppo
capitalistico
.
Noi
parliamo
il
linguaggio
del
Fato
;
e
il
Fato
nel
nostro
secolo
si
chiama
Scienza
.
Con
straordinaria
rapidità
,
per
un
processo
psicologico
elementare
,
le
nuove
supposte
verità
si
tramutarono
in
dogmi
cui
tutti
professarono
generico
ossequio
,
ben
convinti
che
il
genio
di
Marx
ne
avesse
consegnato
nei
libri
famosi
la
irrefutabile
dimostrazione
.
Le
masse
si
impadronirono
della
parte
più
caduca
,
antiscientifica
,
ma
terribilmente
suggestiva
del
pensiero
di
Marx
(
rigida
contrapposizione
delle
classi
,
visione
catastrofica
,
apocalissi
)
e
ne
fecero
altrettanti
canoni
di
fede
che
era
peccato
grosso
discutere
.
I
pochi
che
si
incaricarono
di
ripercorrere
tutte
le
tappe
della
laboriosissima
dimostrazione
marxista
o
rimasero
vittime
,
prigionieri
del
sistema
,
troppo
deboli
per
confutarlo
e
troppo
timidi
per
criticarlo
,
o
,
ribellandosi
,
si
misero
fuori
automaticamente
dal
movimento
.
La
feroce
persecuzione
borghese
attestava
che
si
procedeva
nel
giusto
solco
,
avvalorava
gli
articoli
della
nuova
religione
marxista
.
Sulle
barricate
,
nei
carceri
,
la
fede
si
rinsaldava
,
i
principi
si
irrigidivano
,
la
speranza
che
il
gran
sogno
fosse
per
avverarsi
,
si
ingigantiva
.
Invece
...
,
invece
fu
ben
altro
,
come
i
più
cauti
e
lungimiranti
avevano
avvertito
.
Anziché
la
rivoluzione
sociale
espropriatrice
venne
al
mondo
il
movimento
operaio
.
E
col
movimento
operaio
le
libertà
politiche
,
la
legislazione
sociale
,
i
partiti
di
massa
.
Il
movimento
operaio
.
La
prassi
riformista
-
-
meglio
direbbesi
:
antimarxista
-
-
del
movimento
operaio
socialista
,
si
è
affermata
in
tutti
i
paesi
quasi
in
sordina
,
più
per
forza
maggiore
e
per
la
lezione
delle
cose
,
che
per
consapevole
elezione
;
e
sovente
contro
i
disegni
dei
teorici
.
I
quali
,
a
cominciare
da
Marx
,
che
quasi
lo
ignorò
,
hanno
sempre
diffidato
un
poco
del
movimento
sindacale
.
Nel
sistema
marxista
la
sfera
di
azione
utile
assegnata
al
sindacato
è
ristrettissima
e
vale
solo
per
i
suoi
riflessi
politici
.
In
tutta
Europa
,
esclusa
l
'
Inghilterra
dove
il
partito
sorse
come
espressione
politica
delle
Trade
Unions
,
si
verificò
sin
dagli
inizi
un
contrasto
tra
partiti
e
sindacati
,
a
spese
apparentemente
del
moto
sindacale
che
si
volle
subordinare
al
partito
,
ma
in
realtà
a
tutto
danno
dei
partiti
che
si
videro
costretti
a
conciliare
l
'
inconciliabile
:
cioè
il
momento
pratico
col
teoretico
,
il
semplicismo
messianico
del
loro
programma
finalistico
con
le
concrete
rivendicazioni
sindacali
,
la
tattica
rivoluzionaria
e
la
pratica
intransigente
della
lotta
di
classe
,
con
i
quotidiani
fenomeni
di
transazione
e
di
collaborazione
dei
sindacati
.
In
nome
dei
fini
ultimi
i
partiti
socialisti
si
vedevano
costretti
a
intervenire
a
favore
di
modeste
frazioni
operaie
o
di
rivendicazioni
di
dettaglio
,
compromettendo
la
loro
purezza
rivoluzionaria
per
una
indefinita
serie
di
piatti
di
lenticchie
.
Ma
non
v
'
era
possibilità
di
scelta
.
La
marea
proletaria
,
cadute
le
dighe
reazionarie
,
era
salita
incontenibile
,
invadendo
territori
sconosciuti
,
abbattendo
muraglie
teoretiche
,
superando
tutti
gli
ostacoli
logici
,
i
non
possumus
,
le
scomuniche
e
i
sinaistici
bagliori
del
Manifesto
.
O
accompagnare
questo
moto
,
sacrificando
le
formule
,
o
restarne
travolti
.
Saggiamente
anche
i
marxisti
più
intransigenti
si
appigliarono
al
primo
corno
del
dilemma
,
salvo
nascondere
nell
'
equivoco
verbale
la
resa
avvenuta
.
In
sostanza
il
movimento
sindacale
non
ha
mai
aderito
al
programma
e
,
più
che
al
programma
,
allo
spirito
e
alla
forma
mentis
marxistica
.
Di
tutte
le
tesi
marxistiche
non
ha
salvato
-
-
coi
dovuti
temperamenti
-
-
che
il
principio
della
lotta
di
classe
e
della
autoemancipazione
proletaria
.
Principio
tattico
e
pedagogico
certo
fondamentale
,
che
Marx
più
di
ogni
altro
scrittore
ha
contribuito
ad
illustrare
,
ma
che
non
può
considerarsi
monopolio
della
scuola
marxista
(
Marx
rubò
di
peso
la
formula
a
Blanqui
)
,
non
foss
'
altro
perché
fu
sempre
regola
istintiva
delle
organizzazioni
operaie
.
Per
il
resto
esso
ha
rinnegato
implicitamente
tutte
le
tesi
marxiste
affermando
la
possibilità
e
la
desiderabilità
di
una
trasformazione
graduale
della
società
borghese
con
le
armi
del
voto
,
della
contrattazione
,
dell
'
agitazione
,
cioè
col
ricorso
al
metodo
democratico
.
Pur
facendo
leva
sulla
forza
del
numero
e
sul
peso
degli
interessi
,
si
è
guardato
bene
dall
'
irridere
,
secondo
vuole
il
marxismo
,
la
vecchia
piattaforma
giusnaturalistica
e
moralistica
;
e
non
in
vano
ha
fatto
appello
agli
innati
diritti
della
personalità
e
a
un
principio
superiore
di
giustizia
.
Lungi
dal
legittimare
in
linea
storica
il
potere
e
la
funzione
borghese
,
e
dall
'
inchinarsi
di
fronte
alla
necessità
,
sia
pur
transeunte
,
delle
leggi
di
scambio
della
forza
lavoro
in
regime
capitalistico
,
ne
ha
contestato
la
validità
in
sede
etica
e
ne
ha
iniziata
la
erosione
in
sede
contrattuale
.
Alla
visione
drammatica
e
pessimistica
del
processo
sociale
ha
sostituito
una
visione
ottimista
,
costruttiva
,
repugnante
dai
semplicismi
e
dalle
contraddizioni
lineari
in
cui
si
compiaceva
il
marxismo
.
Al
posto
dei
piccoli
clan
rivoluzionari
,
vegetanti
nell
'
ombra
in
attesa
della
crisi
finale
,
sono
subentrate
le
possenti
organizzazioni
sindacali
muoventesi
alla
luce
del
sole
,
dirette
da
uomini
dal
cervello
quadro
e
dalle
capacità
realizzatrici
,
che
hanno
dato
il
colpo
di
grazia
alle
figure
romantiche
del
cospiratore
e
del
rivoluzionario
;
uomini
che
,
provenendo
dalle
stesse
fila
operaie
,
si
rifiutano
ad
ogni
astratta
contemplazione
del
moto
sociale
,
ad
ogni
eccessiva
idealizzazione
delle
virtù
proletarie
.
Avvocati
delle
masse
,
espressione
dei
valori
,
delle
speranze
,
dei
bisogni
medi
,
e
non
alfieri
di
piccoli
gruppi
d
'
eccezione
,
si
battono
per
fini
concreti
e
immediati
,
come
l
'
aumento
salariale
,
la
diminuzione
della
giornata
lavorativa
,
l
'
allargamento
del
suffragio
,
la
democratizzazione
del
regime
di
fabbrica
;
e
così
facendo
vanno
talvolta
anche
troppo
oltre
nel
loro
pragmatismo
.
Dal
partito
politico
non
attendono
più
il
comando
per
l
'
insurrezione
,
ma
pretendono
invece
la
organica
azione
in
Parlamento
e
nei
corpi
pubblici
per
la
difesa
di
una
atmosfera
di
piena
libertà
e
il
conseguimento
di
una
legislazione
protettrice
del
lavoro
.
La
progressiva
consapevolezza
dei
limiti
dell
'
azione
sindacale
,
il
contatto
con
la
realtà
economica
,
l
'
abito
del
contraddittorio
e
della
responsabilità
,
la
stessa
imponenza
dei
risultati
via
via
conseguiti
,
che
creano
una
inattesa
anche
se
parziale
solidarietà
col
mondo
circostante
,
tutto
coopera
così
a
spegnere
nel
movimento
operaio
le
facili
illusioni
sulla
possibilità
e
soprattutto
sulla
convenienza
di
un
rivolgimento
improvviso
e
violento
.
Il
proletariato
,
dopo
il
sorgere
del
moto
sindacale
e
cooperativo
e
la
conquista
delle
libertà
politiche
,
sente
sempre
più
chiaramente
che
non
è
più
vero
che
abbia
tutto
da
guadagnare
e
nulla
da
perdere
da
una
catastrofe
sociale
.
Specie
nei
paesi
più
progrediti
esso
sa
di
essersi
assicurato
un
tenore
di
vita
e
un
complesso
di
istituti
e
di
diritti
che
si
conservano
solo
preservando
l
'
organismo
sociale
da
scosse
violente
e
soprattutto
mantenendo
immutato
il
livello
di
produttività
e
il
ritmo
del
progresso
.
E
'
,
in
una
parola
,
il
capovolgimento
della
posizione
marxista
,
ciò
che
gli
estremisti
chiamano
la
«
degenerazione
»
riformistica
dei
sindacati
.
Ma
è
una
«
degenerazione
»
che
dura
da
più
di
mezzo
secolo
,
che
si
accentua
ogni
anno
che
passa
,
una
«
degenerazione
»
con
la
quale
ormai
sono
costretti
a
fare
i
conti
i
più
puritani
.
A
questa
decisa
deviazione
nella
sfera
pratica
ne
corrispose
un
'
altra
in
sede
ideologica
.
Il
blocco
dottrinale
marxista
che
era
rimasto
saldissimo
sotto
la
furia
delle
persecuzioni
,
rivelò
ben
presto
,
in
una
atmosfera
di
libera
critica
,
profondissime
crepe
.
Sorgeva
il
revisionismo
,
commento
critico
di
tutta
la
nuova
imponente
fenomenologia
.
Il
revisionismo
Il
revisionismo
,
più
che
sforzo
sistematico
di
critica
e
di
integrazione
del
marxismo
ad
opera
di
una
corrente
solidale
di
scrittori
,
deve
considerarsi
come
la
protesta
,
variamente
atteggiata
e
motivata
,
della
nuova
generazione
socialista
contro
il
piatto
conformismo
dei
marxisti
puri
incapaci
di
adattare
la
teoria
alla
nuova
prassi
operaia
e
di
concepire
un
socialismo
non
strettamente
legato
alla
posizione
materialista
in
filosofia
.
Tra
Bernstein
,
Sorel
,
Jaurès
,
Croce
,
Labriola
,
Mondolfo
-
-
per
limitarsi
ai
più
noti
-
-
il
rapporto
è
più
d
'
ordine
psicologico
e
polemico
,
che
positivo
:
l
'
esigenza
che
li
spingeva
era
comune
,
ma
le
conclusioni
cui
pervennero
intorno
all
'
essenza
e
al
significato
dell
'
insegnamento
marxista
spesso
divergevano
e
financo
si
contraddicevano
.
Ciascuno
di
questi
scrittori
avanzò
una
propria
personale
interpretazione
,
non
di
rado
dando
vita
a
una
«
tendenza
»
e
a
una
«
scuola
»
,
come
il
Bernstein
in
Germania
e
il
Sorel
in
Francia
e
in
Italia
.
Pure
,
nonostante
la
tanta
discordanza
di
voci
,
un
quid
comune
li
lega
e
ci
permette
di
parlarne
come
di
un
movimento
unitario
.
Tutto
il
revisionismo
,
sia
di
destra
che
di
sinistra
,
può
infatti
riassumersi
nello
sforzo
di
far
posto
,
nel
sistema
marxista
,
alla
volontà
e
all
'
ottimismo
del
moto
operaio
.
Anche
i
rivoluzionari
sono
dominati
dallo
stesso
motivo
:
romperla
col
concetto
di
necessità
storica
,
così
severamente
affermato
da
Marx
,
o
ridurlo
ad
una
formula
così
elastica
da
piegarlo
alle
esigenze
di
un
volontarismo
blanquista
.
Lo
stesso
leninismo
,
pure
tanto
rispettoso
per
la
lettera
marxista
,
non
ha
fatto
che
sviluppare
in
modo
autonomo
e
originale
tutti
gli
aspetti
volontaristici
dei
sistema
,
vale
a
dire
la
dottrina
relativa
ai
periodi
di
transizione
e
alla
funzione
della
dittatura
e
del
terrore
.
Non
sempre
i
revisionisti
furono
consapevoli
della
portata
delle
loro
critiche
.
Bisogna
anzi
riconoscere
che
agli
inizi
i
loro
propositi
erano
stati
più
che
modesti
.
Si
trattava
solo
di
correggere
alcune
unilateralità
,
di
combattere
atteggiamenti
troppo
assoluti
in
materia
di
tattica
e
soprattutto
di
dare
un
valore
relativo
e
secondario
al
catastrofismo
.
Nessuno
pensava
di
attentare
ai
fondamenti
del
sistema
cui
tutti
professavano
ossequio
.
Bernstein
non
ha
mai
pensato
di
contrapporsi
a
Marx
.
La
revisione
voleva
mantenersi
interna
al
sistema
e
procedere
cautamente
con
l
'
aiuto
di
innumeri
citazioni
marxiste
,
per
sostituire
al
Marx
tutto
angoli
e
spigoli
della
tradizione
ortodossa
,
un
Marx
più
complesso
ed
umano
.
Non
bisogna
credere
che
a
questo
risultato
essi
siano
giunti
solo
per
abilità
dialettica
,
attraverso
aprioristiche
interpretazioni
.
Essi
furono
potentemente
aiutati
-
-
e
sino
a
un
certo
punto
giustificati
-
-
dalla
straordinaria
complessità
della
personalità
di
Marx
,
il
cui
svolgimento
intimo
ebbero
il
merito
di
rivelare
.
Marx
non
si
esaurisce
nel
marxismo
e
per
molti
lati
anzi
lo
confuta
.
In
tutta
la
vita
di
Marx
-
-
e
di
riflesso
anche
nei
suoi
scritti
-
-
fondamentale
è
il
contrasto
tra
sentimento
e
ragione
,
scienza
e
fede
.
C
'
è
in
Marx
uno
spirito
eternamente
giovane
e
ribelle
-
-
spirito
di
moralista
,
di
apostolo
,
di
combattente
-
-
che
pare
prendersi
beffe
del
gelido
scienziato
.
Secondo
il
classico
dramma
di
tutti
gli
intellettuali
cui
è
preclusa
l
'
azione
,
gli
stimoli
repressi
reagirono
sulla
sfera
teoretica
,
degenerandola
.
Nonostante
la
condanna
d
'
ogni
slancio
etico
e
d
'
ogni
impeto
di
fede
,
Marx
non
pervenne
mai
,
anche
nei
ragionamenti
più
aridi
e
astrusi
del
Capitale
,
a
celare
il
calore
religioso
di
una
fede
preesistente
al
sistema
.
Col
risalire
dal
sistema
all
'
autore
,
col
ricostruire
le
fasi
attraverso
le
quali
il
suo
pensiero
passò
,
coll
'
insistere
abilmente
sulle
esperienze
e
influenze
giovanili
,
e
coll
'
interpretare
poi
,
alla
luce
di
questi
più
complessi
elementi
,
i
secchi
teoremi
marxisti
,
non
riuscì
difficile
ai
revisionisti
dimostrare
il
semplicismo
e
l
'
unilateralità
della
interpretazione
sino
allora
corrente
.
Vagliando
ogni
parola
,
richiamando
ogni
precedente
,
gli
stati
d
'
animo
,
le
concrete
situazioni
storiche
,
finirono
per
complicare
inverosimilmente
le
discussioni
;
e
dove
Marx
aveva
usato
parole
lapidarie
e
proposizioni
perentorie
,
introdussero
il
bacillo
del
dubbio
.
Ma
...
chi
gladio
ferit
,
gladio
perit
.
Il
marxismo
è
una
costruzione
dogmatica
,
non
sopporta
il
bacillo
critico
.
Anche
il
revisionismo
,
nonostante
tutte
le
cautele
,
attenuazioni
,
riserve
,
non
poté
sottrarsi
al
fato
di
tutte
le
eresie
:
che
cominciano
appunto
con
riserve
di
carattere
marginale
per
finire
con
la
totale
sovversione
.
Ciò
che
conta
in
questi
casi
non
è
il
proposito
,
ma
il
metodo
.
E
il
metodo
impiegato
dai
revisionisti
fu
singolarmente
distruttivo
.
In
poco
tempo
le
divergenze
,
che
erano
secondarie
,
si
fecero
insuperabili
.
Dalle
questioni
d
'
ordine
pratico
e
tattico
fu
giuocoforza
passare
alle
questioni
più
generali
fino
a
che
non
si
giunse
ad
impugnare
la
stessa
teoria
del
materialismo
storico
,
perno
del
sistema
.
Invano
i
revisionisti
tentarono
di
attenuare
la
profondità
dall
'
erosione
compiuta
,
rifiutandosi
di
erigere
un
bilancio
conclusivo
e
continuando
a
proclamare
il
loro
sostanziale
conformismo
.
Il
bilancio
lo
fecero
gli
ortodossi
e
specialmente
gli
scrittori
borghesi
:
ed
era
un
bilancio
quasi
fallimentare
.
Per
rendersi
conto
della
gravità
della
frana
basterà
fare
un
cenno
sommario
della
posizione
che
vennero
assumendo
intorno
al
'900
i
due
più
tipici
esponenti
del
movimento
revisionistico
:
Bernstein
e
Sorel
.
Bernstein
iniziava
il
suo
libro
famoso
(
Die
Voraussetzungen
des
Sozialismus
)
dichiarando
di
condividere
le
premesse
filosofiche
del
marxismo
e
rivendicandone
il
carattere
altamente
scientifico
.
Suo
scopo
era
solo
quello
di
«
chiarirne
»
ed
«
allargarne
»
la
portata
,
fondando
su
basi
infrangibili
i
principi
della
nuova
scienza
socialista
.
In
questa
scienza
marxista
distingueva
una
parte
pura
,
intangibile
-
-
il
materialismo
storico
-
-
da
una
parte
applicata
,
la
quale
invece
era
suscettibile
di
modificazioni
senza
danno
ai
principi
.
Quando
però
passò
alla
determinazione
di
questa
parte
pura
cominciarono
i
guai
.
Col
pretesto
che
Marx
era
stato
talvolta
tradito
dall
'
espressione
e
che
,
come
tutti
i
novatori
,
aveva
esposto
in
modo
troppo
unilaterale
la
nuova
teoria
,
la
adulterò
siffattamente
da
renderla
irriconoscibile
.
Bernstein
ad
esempio
affermava
«
la
necessità
di
rendere
piena
ragione
,
accanto
alle
forze
e
ai
rapporti
produttivi
,
alle
idee
di
diritto
e
di
morale
,
alle
tradizioni
storiche
e
religiose
,
agli
influssi
geografici
,
a
quelli
della
natura
e
del
tempo
in
cui
rientrano
»
-
-
si
noti
l
'
abilità
di
questa
inclusione
in
sordina
-
-
«
la
natura
e
le
tendenze
spirituali
dell
'
uomo
»
.
Sosteneva
inoltre
che
nella
società
moderna
va
ognora
crescendo
la
capacità
di
guidare
lo
sviluppo
economico
,
appunto
per
la
maggiore
conoscenza
che
abbiamo
di
questo
sviluppo
;
così
che
individui
e
gruppi
riescono
a
sottrarre
una
parte
sempre
maggiore
della
loro
esistenza
all
'
influsso
di
una
necessità
affermantesi
contro
o
senza
il
loro
volere
.
E
concludeva
asserendo
che
in
fatto
di
ideologia
,
altrettanto
reale
dell
'
economia
,
la
società
moderna
è
più
ricca
delle
società
preesistenti
,
appunto
perché
il
nesso
causale
tra
sviluppo
tecnico
economico
e
sviluppo
delle
tendenze
sociali
si
fa
sempre
più
indiretto
.
Osservazioni
sacrosante
,
ormai
accettate
tacitamente
da
tutti
i
socialisti
contemporanei
;
ma
verità
che
davvero
non
possono
dedursi
dalle
premesse
marxiste
.
Ma
non
basta
.
Bernstein
,
che
pure
si
professava
,
nella
sostanza
,
marxista
al
cento
per
cento
,
patrocinava
nel
suo
libro
nientemeno
che
l
'
abbandono
...
dell
'
idea
di
necessità
storica
.
Di
quella
idea
,
egli
commentava
,
che
dà
l
'
illusione
che
il
mondo
cammini
verso
un
regime
predestinato
.
E
la
sosteneva
,
naturalmente
,
sulla
base
di
quelle
troppo
famose
note
giovanili
di
Marx
a
Feuerbach
,
che
sono
il
punto
di
partenza
e
d
'
arrivo
di
tutto
quanto
il
revisionismo
.
La
ingenuità
di
Bernstein
rasentava
addirittura
l
'
incredibile
quando
faceva
mostra
di
credere
che
la
sua
non
era
che
«
una
interpretazione
diversa
,
una
forma
attenuata
di
esposizione
,
che
non
intaccava
in
nulla
l
'
unità
del
sistema
e
anzi
ne
aumentava
la
«
scientificità
»
(
sic
!
)
«
Il
problema
starebbe
ormai
solo
-
-
così
egli
concludeva
-
-
nell
'
assodare
con
precisione
il
rapporto
quantitativo
dei
fattori
,
delle
forze
storiche
predominanti
»
.
Caspita
,
ma
se
era
proprio
questo
il
problema
che
Marx
si
vantava
di
aver
risolto
categoricamente
.
Sorel
(
mi
riferisco
al
Sorel
gradualista
,
prima
dei
suo
passaggio
al
sindacalismo
)
è
ancora
più
franco
e
radicale
.
Egli
addirittura
negava
l
'
esistenza
di
un
«
sistema
»
marxista
e
si
prendeva
beffe
dei
credenti
nel
socialismo
«
scientifico
»
.
Respingeva
l
'
interpretazione
deterministica
della
dottrina
materialistica
della
storia
,
non
accettava
la
teoria
della
omogeneità
della
classe
proletaria
-
-
anzi
negava
che
le
classi
fossero
due
e
necessariamente
contrastanti
-
-
insisteva
sulle
influenze
della
razza
,
delle
condizioni
storiche
,
dello
sviluppo
intellettuale
,
si
rifiutava
di
credere
ad
una
incorreggibile
anarchia
capitalistica
,
negava
la
teoria
catastrofica
,
stimava
erronea
la
teoria
del
valore
,
rivendicava
la
somma
importanza
dei
problemi
morali
,
rivelava
i
residui
utopistici
nelle
previsioni
marxiste
,
giudicava
Marx
storico
deficientissimo
dal
lato
metodologico
e
psicologico
e
addirittura
metteva
in
dubbio
l
'
originalità
del
Maestro
...
Anch
'
egli
stimava
di
poter
fare
queste
critiche
nel
nome
stesso
di
Marx
,
o
per
lo
meno
in
nome
dello
spirito
della
sua
dottrina
,
incompreso
dagli
sciocchi
scolari
.
Era
contrario
allo
«
spirito
»
di
Marx
voler
determinare
,
in
modo
universale
,
l
'
influenza
delle
forze
produttive
nella
storia
.
Tanto
più
che
il
marxismo
nulla
spiega
intorno
allo
sviluppo
della
tecnologia
,
la
cui
storia
è
piena
di
contingenza
e
di
azzardo
.
Ma
quando
pure
si
possedessero
tali
principi
,
essi
non
servirebbero
gran
che
,
perché
bisognerebbe
poi
scoprire
gli
altri
principi
in
virtù
dei
quali
le
forze
produttive
fanno
la
loro
apparizione
.
Non
bisogna
dimenticare
-
-
egli
ammoniva
-
-
che
le
forze
produttive
sono
generate
dagli
uomini
.
Per
Sorel
il
valore
del
materialismo
storico
era
solo
d
'
ordine
pratico
,
tattico
.
Volendo
essere
una
filosofia
dell
'
azione
,
era
utile
che
esagerasse
l
'
importanza
delle
cose
obbiettive
,
onde
evitare
le
false
manovre
dei
rivoluzionari
.
Marx
,
dice
Sorel
,
voleva
dare
un
consiglio
di
prudenza
ai
rivoluzionari
.
Per
ragioni
tattiche
e
psicologiche
,
per
raggiungere
cioè
il
massimo
effetto
,
gli
dette
«
la
forma
di
una
legge
assoluta
che
governa
la
storia
»
.
Spiegazione
indubbiamente
ingegnosa
che
Marx
avrebbe
fatto
assai
bene
a
fornirci
:
se
non
altro
per
risparmiarci
una
intera
biblioteca
esegetica
.
Ma
che
-
-
sia
detto
con
tutto
rispetto
per
Sorel
-
-
convince
assai
poco
.
In
verità
codesta
assurda
«
spiegazione
»
,
al
pari
delle
altre
molte
di
cui
è
ricca
la
letteratura
revisionistica
,
sta
a
documentare
in
modo
evidente
l
'
impaccio
e
il
disagio
sempre
più
gravi
in
cui
era
venuta
a
trovarsi
la
nuova
generazione
,
posta
di
fronte
al
problema
di
una
incondizionata
accettazione
dell
'
eredità
marxista
.
[
È
opportuno
non
trascurare
,
accanto
alla
critica
dei
filosofi
e
dei
sociologi
,
quelle
degli
economisti
,
da
Böhm
-
Bawerk
a
Pareto
.
Essi
attestano
i
numerosi
errori
,
sofismi
e
contraddizioni
del
Capitale
,
e
anche
la
parte
importante
avuta
da
Rodbertus
nell
'
elaborazione
delle
più
famose
teorie
.
Si
mise
in
discussione
la
definizione
del
valore
come
funzione
del
solo
lavoro
;
si
provò
l
'
insanabile
contraddizione
inerente
alla
fondamentale
tesi
marxista
(
cioè
che
il
capitale
variabile
produca
da
solo
il
plusvalore
)
;
si
negò
che
i
salari
fossero
connessi
al
minimo
di
sussistenza
.
In
apparenza
le
critiche
degli
economisti
qualificati
in
blocco
come
«
borghesi
»
,
non
provocarono
mai
altro
che
sdegni
e
ironie
nel
campo
dei
socialisti
«
scientifici
»
.
Ma
in
realtà
nessun
socialista
serio
,
dopo
queste
critiche
riprese
da
Bernstein
,
osò
più
fare
suoi
i
teoremi
economici
di
Marx
.
La
critica
era
stata
così
decisiva
,
che
nella
sua
Prefazione
alla
miseria
della
filosofia
Engels
giunse
fino
ad
ammettere
che
il
principio
del
plusvalore
non
era
essenziale
alla
concezione
scientifica
del
socialismo
,
dal
momento
che
Marx
aveva
fondato
la
rivendicazione
comunista
sulla
rovina
necessaria
del
sistema
di
produzione
capitalista
.
La
nuova
scuola
dell
'
utilità
marginale
,
ignorata
da
Marx
benché
nata
molto
tempo
prima
della
sua
morte
,
aveva
convertito
la
maggior
parte
degli
economisti
socialisti
.
Tuttavia
Engels
fini
con
l
'
ammettere
che
era
ugualmente
possibile
costruire
il
socialismo
sulla
teoria
del
grado
dell
'
utilità
finale
.
Si
contentava
di
aggiungere
che
si
trattava
di
un
socialismo
volgare
.
]
Che
rimaneva
in
piedi
,
dopo
l
'
ondata
critica
,
del
sistema
marxista
?
L
'
unità
del
sistema
risultava
spezzata
.
Il
materialismo
storico
era
trasformato
in
una
eclettica
quanto
generica
teoria
storiografica
che
abbracciava
tutto
e
non
stringeva
nulla
,
il
cui
valore
,
come
guida
del
concreto
moto
socialista
si
riduceva
pressapoco
a
pzero
.
Il
revisionismo
rigettava
il
determinismo
,
dichiarava
gli
uomini
,
nella
totalità
del
loro
essere
-
-
e
non
quali
meri
elementi
del
processo
produttivo
-
-
al
centro
del
processo
storico
;
sostituiva
al
rapporto
di
dipendenza
tra
economia
e
ideologia
e
,
più
precisamente
,
tra
forze
e
rapporti
produttivi
e
rapporti
sociali
,
un
legame
di
complessa
interdipendenza
,
pur
riconoscendo
,
specie
per
le
epoche
trascorse
,
la
estrema
importanza
del
fattore
economico
;
rigettava
la
teoria
del
valore
pur
in
sede
di
stretta
economia
pur
difendendone
l
'
assunto
in
sede
etica
e
giuridica
;
non
credeva
alla
fatalità
dell
'
avvento
,
né
alla
funzione
levatrice
della
violenza
e
della
dittatura
;
statistiche
alla
mano
dimostrava
errate
le
famose
leggi
di
concentramento
della
ricchezza
in
poche
mani
,
di
immiserimento
crescente
,
di
proletarizzazione
;
negava
l
'
inasprirsi
dei
rapporti
sociali
e
anzi
segnalava
in
tutti
i
paesi
una
trasformazione
in
senso
democratico
cui
non
rimaneva
estranea
la
borghesia
,
vieppiù
aperta
alle
necessità
nuove
.
La
socialdemocrazia
,
diceva
Bernstein
in
conclusione
,
dovrà
preoccuparsi
più
dei
compiti
prossimi
che
dei
fini
ultimi
;
i
quali
fini
ultimi
-
-
conquista
del
potere
politico
,
espropriazione
dei
capitalisti
-
-
non
sono
per
nulla
fini
ultimi
,
ma
semplici
mezzi
per
il
conseguimento
di
determinate
mete
e
aspirazioni
.
La
nuova
formula
è
:
il
moto
è
tutto
,
il
fine
è
nulla
.
«
Occorre
-
-
egli
scriveva
-
-
che
la
socialdemocrazia
abbia
il
coraggio
di
emanciparsi
dalla
fraseologia
del
passato
per
voler
apparire
ciò
che
essa
è
in
realtà
:
un
partito
di
riforme
democratiche
e
socialiste
»
.
Questo
per
il
revisionismo
di
destra
.
V
'
era
poi
-
-
anche
se
meno
profondo
e
originale
-
-
un
revisionismo
di
sinistra
.
Insomma
il
marxismo
come
sistema
organico
,
dal
significato
categorico
e
univoco
,
era
finito
.
Ormai
molteplici
correnti
politiche
e
culturali
potevano
legittimamente
richiamarsi
a
Marx
;
l
'
attributo
«
marxista
»
si
faceva
sempre
più
generico
e
vago
.
Deterministi
e
volontaristi
,
riformisti
e
rivoluzionari
,
si
contendono
aspramente
l
'
eredità
del
Maestro
.
Più
accessibili
allo
stretto
determinismo
gli
economisti
;
più
disposti
alle
tesi
volontaristiche
i
filosofi
e
gli
agitatori
.
Marxista
Loria
,
marxista
Sorel
;
marxista
Lenin
,
marxista
Turati
,
marxista
il
politico
che
addita
nella
teoria
della
lotta
di
classe
il
contributo
essenziale
,
marxista
lo
storico
e
il
sociologo
che
accetta
il
materialismo
storico
spoglio
d
'
ogni
connessione
con
la
fede
nell
'
avvento
socialista
.
Per
gli
uni
si
tratta
di
una
concezione
che
illumina
di
nuova
luce
tutti
i
lati
della
speculazione
umana
,
dando
vita
a
una
filosofia
,
una
economia
,
una
storia
,
un
diritto
,
una
estetica
...
marxisti
;
per
altri
di
un
mero
canone
storiografico
oppure
di
un
insieme
di
osservazioni
e
di
previsioni
tendenziali
non
degne
di
assurgere
al
rango
di
filosofia
.
Una
piccola
torre
di
Babele
che
ha
permesso
a
tesi
e
a
correnti
contraddittorie
di
ornarsi
della
paternità
illustre
di
Marx
,
alimentando
una
polemica
ognora
più
sterile
e
inconcludente
.
Per
noi
,
della
generazione
successiva
,
venuti
al
socialismo
e
al
marxismo
attraverso
tutta
una
letteratura
critica
e
con
la
precisa
nozione
di
una
somma
grandiosa
di
esperienze
,
ciò
riesce
tutt
'
altro
che
nuovo
e
non
suscita
né
smarrimenti
né
crisi
.
Ma
per
i
vecchi
conformisti
del
tempo
,
usi
a
ragionare
solo
e
sempre
con
la
mediazione
marxista
,
fu
una
mezza
rivoluzione
spirituale
.
Essi
non
potevano
adattarsi
a
rivedere
quel
patrimonio
intellettuale
che
aveva
formato
la
gloria
della
loro
giovinezza
;
e
anche
quando
convenivano
nel
loro
intimo
della
necessità
di
una
sia
pur
cauta
revisione
,
si
sentivano
rattenuti
,
prigioni
della
propaganda
iniziale
,
necessariamente
mitica
secondo
il
bisogno
delle
folle
ancor
vergini
.
Di
fronte
alla
frana
così
minacciosa
reagirono
energicamente
col
Kautsky
alla
testa
.
Sostenuti
dal
conservatorismo
ideologico
e
,
più
che
ideologico
,
fraseologico
,
dei
militanti
presso
i
quali
immenso
era
il
prestigio
di
Marx
,
accusarono
i
revisionisti
di
attentare
al
mito
,
compromettere
i
fini
ultimi
,
cancellare
ogni
sostanziale
differenza
col
radicalismo
borghese
,
spegnere
la
fede
e
l
'
entusiasmo
delle
masse
col
rimandare
alle
calende
greche
la
possibilità
della
emancipazione
integrale
,
condividere
le
critiche
interessate
degli
scrittori
«
borghesi
»
,
dando
così
nuova
vita
a
quelle
correnti
degenerate
del
socialismo
piccolo
borghese
,
già
tanto
aspramente
fustigate
da
Marx
.
I
revisionisti
,
travolti
,
specie
in
Germania
,
Mecca
del
marxismo
,
dalla
condanna
quasi
unanime
dei
congressi
,
e
sinceramente
desiderosi
di
mantenere
l
'
unità
del
movimento
operaio
-
-
che
era
poi
ciò
che
loro
più
premeva
,
ben
sapendo
che
esso
si
sarebbe
presto
incaricato
di
fare
le
loro
vendette
-
-
ripiegarono
su
posizioni
teoriche
meno
attaccabili
e
si
arresero
disciplinatamente
al
verdetto
della
maggioranza
.
Anziché
proseguire
la
battaglia
sino
alle
conseguenze
ultime
per
liberare
il
socialismo
politico
dall
'
incapsulamento
marxista
,
preferirono
tacere
o
nascondere
le
loro
gravi
riserve
entro
le
pieghe
sottili
di
una
mera
quistione
interpretativa
.
Dal
loro
canto
i
marxisti
puri
,
pur
dominando
nei
congressi
,
sentivano
chiaramente
che
era
impossibile
scomunicare
il
moto
operaio
e
la
nuova
realtà
economica
su
cui
questo
si
innestava
;
né
conveniva
abbandonare
a
loro
stessi
i
giovani
,
col
rischio
di
farli
precipitare
nella
eresia
più
completa
.
Anche
agli
occhi
loro
la
conciliazione
si
imponeva
.
Urgeva
la
saldatura
.
Se
non
bisognava
avvalorare
la
tesi
peccaminosa
che
la
dottrina
marxista
fosse
superata
nei
suoi
fondamenti
essenziali
,
non
bisognava
neppure
restare
tetragoni
alle
nuove
esperienze
.
Le
posizioni
revisionistiche
ed
ortodosse
vennero
così
artificiosamente
riavvicinandosi
.
Gli
uni
e
gli
altri
consentirono
nel
riconoscere
che
il
marxismo
non
era
una
teoria
perfettamente
definita
e
rifinita
in
tutti
i
suoi
particolari
.
C
'
era
un
nocciolo
fondamentale
intangibile
che
nessuno
si
incaricava
di
fissare
chiaramente
;
ma
da
esso
potevansi
derivare
conclusioni
pratiche
discordanti
che
non
impegnavano
i
principi
.
Si
era
predicata
alle
masse
la
rivoluzione
a
breve
scadenza
,
l
'
intransigenza
,
la
sfiducia
nelle
armi
legali
e
nelle
riforme
in
nome
di
Marx
.
Ebbene
ora
si
predicherebbe
il
gradualismo
,
la
fede
nelle
istituzioni
democratiche
e
nelle
riforme
,
in
nome
di
Marx
,
di
un
Marx
riveduto
,
integrato
,
ammansito
.
L
'
importante
era
pur
sempre
potersi
richiamare
a
Marx
:
salvare
la
tradizione
,
evitare
che
gli
estremisti
potessero
monopolizzare
il
suo
nome
,
dimostrare
ai
fedeli
che
nulla
di
sostanziale
era
mutato
,
che
si
sacrificava
talvolta
la
lettera
,
ma
per
salvare
lo
spirito
immortale
.
Ciò
avveniva
nei
primi
anni
del
nuovo
secolo
per
un
processo
talmente
spontaneo
e
diffuso
che
evidentemente
rispondeva
a
profonde
ragioni
d
'
essere
del
movimento
che
vano
sarebbe
qui
criticare
troppo
acerbamente
.
Solo
è
lecito
considerarne
sinteticamente
gli
effetti
.
E
gli
effetti
furono
che
i
frutti
della
battaglia
revisionistica
andarono
in
gran
parte
perduti
.
Quando
proprio
sembrava
che
la
élite
della
nuova
generazione
fosse
per
emanciparsi
dalla
servitù
marxista
,
essa
rientrava
,
solo
armata
di
qualche
riserva
formale
,
nel
solco
tradizionale
.
Fu
una
conciliazione
(
tra
teoria
e
realtà
,
e
tra
revisionisti
e
ortodossi
)
tutta
esteriore
,
apparente
,
in
funzione
delle
contingenze
e
del
prevalere
delle
tendenze
:
e
non
il
superamento
di
una
crisi
che
avrebbe
dovuto
svolgersi
,
prima
e
soprattutto
,
nell
'
intimo
delle
coscienze
.
Nei
rivoluzionari
fu
un
fenomeno
di
ipocrisia
o
di
cecità
;
nei
riformisti
di
debolezza
.
Fu
imboccata
la
via
della
minor
resistenza
,
la
via
equivoca
degli
adattamenti
e
della
casuistica
.
La
querela
si
fece
scolastica
,
scontentò
e
allontanò
i
migliori
,
diseducò
,
o
meglio
,
non
educò
le
masse
,
e
vietò
per
troppi
anni
ancora
quella
coraggiosa
chiarificazione
ideologica
che
è
oggi
condizione
sine
qua
non
per
una
gagliarda
ripresa
socialista
.
CAPITOLO
III
MARXISMO
E
REVISIONISMO
IN
ITALIA
Il
socialismo
italiano
nasce
,
come
moto
di
masse
,
tra
il
'90
e
il
'900
,
nel
segno
di
Marx
.
Prima
s
'
erano
avuti
conati
di
rivolta
tra
le
miserabilissime
plebi
rurali
e
una
larga
,
tumultuosa
propaganda
internazionalistica
a
carattere
anarchicheggiante
in
molti
centri
italiani
,
specie
del
meridione
.
Il
moto
operaio
,
aspramente
perseguitato
e
incompreso
,
solo
nel
nord
aveva
compiuto
qualche
progresso
fornendo
,
col
partito
operaio
,
una
prima
timida
esperienza
di
movimento
politico
autonomo
della
classe
operaia
.
Eccettuata
l
'
infanzia
,
si
può
dire
che
la
storia
ideologica
del
socialismo
italiano
si
svolga
sulla
medesima
linea
dei
movimenti
socialisti
d
'
oltr
'
Alpe
,
di
quello
germanico
in
particolare
.
Con
questo
notabile
:
che
il
marxismo
in
Italia
fu
,
tutto
sommato
,
fenomeno
di
artificiosa
importazione
che
mai
riuscì
ad
impregnare
nel
profondo
il
moto
socialista
.
Nel
moto
italiano
vi
fu
sempre
un
distacco
tra
teoria
e
pratica
,
programmi
e
azione
;
e
quando
finalmente
si
adeguò
l
'
una
all
'
altra
,
ci
si
avvide
che
la
teoria
si
era
volatizzata
e
la
pratica
tendeva
a
risolversi
in
un
riformismo
fiacco
e
analitico
,
viziato
da
una
paternalistica
concezione
dello
Stato
.
L
'
eresia
si
alimentò
dapprima
nelle
cose
,
nel
moto
,
in
quello
contadino
in
specie
;
e
solo
col
nuovo
secolo
investì
-
-
attraverso
violente
ed
inesauste
polemiche
-
-
la
teoria
,
spezzando
la
compagine
del
socialismo
politico
.
L
'
Italia
male
si
prestava
ad
un
innesto
di
socialismo
marxista
.
Immensa
plebe
rurale
,
legata
ancora
alla
gleba
e
al
prete
,
con
vastissime
oasi
artigiane
e
rare
avanguardie
proletarie
e
capitaliste
,
il
problema
per
essa
non
consisteva
nell
'
avviamento
al
socialismo
,
ma
nell
'
avviamento
al
capitalismo
e
alla
vita
moderna
.
Il
popolo
,
corrotto
da
servitù
secolari
,
rimasto
estraneo
a
tutto
il
processo
del
Risorgimento
,
galleggiava
al
livello
della
sussistenza
fisica
e
morale
.
Difettava
nel
cittadino
,
costretto
a
una
lotta
asprissima
con
la
natura
,
il
senso
primordiale
della
dignità
e
della
libertà
,
e
la
adesione
attiva
,
per
via
di
lunghe
esperienze
e
fecondi
contrasti
,
alla
vita
collettiva
.
La
stessa
élite
intellettuale
del
tempo
,
ricca
di
valori
originali
,
era
viziata
da
una
educazione
prevalentemente
letteraria
ed
era
costretta
,
dai
troppo
chiusi
e
miseri
quadri
provinciali
,
ad
una
vita
stentata
.
Economia
,
psicologia
,
tradizione
,
tutto
opponevasi
ad
una
comprensione
piena
e
ad
una
fruttuosa
applicazione
del
socialismo
marxista
.
Garibaldi
assertore
del
materialismo
storico
,
ecco
il
socialismo
marxista
trasportato
in
Italia
!
Garibaldi
è
l
'
ultima
generazione
romantica
,
l
'
epigone
di
quella
larga
schiera
di
giovani
che
si
ricollegavano
idealmente
alla
epopea
del
Risorgimento
,
il
combattente
di
tutte
le
«
cause
»
da
Roma
a
Digione
a
Domokos
,
dove
morirono
volontari
socialisti
,
il
prototipo
dell
'
italiano
generoso
,
ribelle
,
squattrinato
ed
utopista
,
che
a
vent
'
anni
sputa
sul
mondo
e
sulla
vita
che
non
gli
concedono
la
degna
causa
per
la
bella
morte
.
Il
materialismo
storico
è
Marx
,
la
scienza
,
la
sapienza
,
la
disciplina
tedesca
,
la
ragione
armata
di
tutti
i
diritti
,
Bentham
e
Ricardo
,
Feuerbach
e
Hegel
,
l
'
economia
classica
e
l
'
aritmetica
utilitaria
,
il
determinismo
e
la
dialettica
;
ma
più
ancora
che
Marx
è
il
quadro
dell
'
Inghilterra
vittoriana
,
industriale
e
potente
,
che
avea
fornito
a
Marx
gli
elementi
induttivi
per
la
sua
costruzione
.
È
da
cotesto
impasto
che
nacque
il
socialismo
politico
italiano
,
ad
opera
di
un
gruppo
di
giovani
universitari
di
grandissimo
ingegno
e
generoso
cuore
,
raccolti
attorno
a
una
rivista
-
-
«
La
Critica
sociale
»
-
-
che
fu
per
trent
'
anni
l
'
autorevole
divulgatrice
del
verbo
marxista
e
certo
una
delle
più
belle
riviste
sociali
d
'
Europa
.
Eran
venuti
al
socialismo
per
impulso
sentimentale
,
offesi
dalle
ingiustizie
e
bassezze
della
vita
italiana
ancora
avvolta
nelle
spire
di
un
feudalesimo
economico
e
politico
,
e
dal
rapido
corrompersi
degli
uomini
e
degli
ideali
del
Risorgimento
;
ed
eran
bramosi
di
una
luce
dall
'
alto
,
di
un
fuoco
per
le
loro
anime
,
di
un
fine
che
avesse
valore
universale
ed
etico
.
Ma
erano
altrettanto
ansiosi
di
giustificarsi
razionalmente
in
omaggio
allo
scientificismo
e
positivismo
di
moda
,
e
per
la
repulsione
che
in
loro
provocava
il
facilonismo
e
la
demagogia
dei
rivoluzionari
allora
imperanti
.
Non
li
poteva
soddisfare
l
'
angusta
ed
empirica
visione
che
aveva
dominato
il
piccolo
partito
operaio
e
tanto
meno
l
'
utopismo
libertario
dei
seguaci
di
Bakunin
;
Mazzini
era
morto
da
un
pezzo
,
e
il
suo
astratto
moralismo
,
reso
insopportabile
dal
settarismo
degli
scolari
e
dalla
tragedia
fisica
e
morale
in
cui
versava
la
più
gran
parte
dei
lavoratori
,
non
reggeva
alla
loro
critica
realistica
scaturente
dai
fatti
;
la
piccola
nobile
vena
del
socialismo
maloniano
,
con
la
sua
onesta
povertà
di
motivi
e
la
eccessiva
ecletticità
e
vacuità
di
contorni
,
non
era
certamente
fatta
per
acquetare
palati
cosi
fini
e
scaltriti
,
aperti
alle
nuove
correnti
della
cultura
.
Il
marxismo
,
riassumendo
in
sé
i
più
audaci
sviluppi
del
pensiero
del
secolo
,
soddisfece
ampiamente
la
loro
sete
.
Esso
portava
nella
piccola
vita
italiana
l
'
eco
viva
e
sovvertitrice
dei
problemi
e
delle
lotte
europee
,
colmando
,
almeno
nel
regno
delle
idee
,
quel
penoso
distacco
tra
Italia
ed
Europa
che
esisteva
nel
regno
dei
fatti
e
della
ricchezza
.
Darsi
al
marxismo
equivaleva
a
tuffarsi
in
mare
aperto
dopo
aver
starnazzato
nello
stagno
,
tanto
sostanzioso
riusciva
quello
spregiudicato
realismo
dopo
tutto
il
fumo
ideologico
e
patriottardo
.
Come
sempre
avviene
degli
ideali
che
la
loro
effettuazione
contamina
,
alla
grande
fiammata
del
Risorgimento
aveva
tenuto
dietro
in
Italia
una
delusione
immensa
.
Per
la
nuova
generazione
l
'
unità
era
un
dato
acquisito
di
cui
ogni
giorno
di
più
si
criticavano
il
processo
e
i
risultati
:
altr
'
esca
,
altro
ideale
,
si
richiedeva
in
quegli
anni
.
L
'
ideale
universale
del
socialismo
permetteva
di
trascendere
i
magri
confini
dell
'
orizzonte
italiano
per
ricollegarsi
tangibilmente
alle
più
solenni
esperienze
sociali
e
socialiste
in
corso
,
a
quella
germanica
in
specie
,
che
la
lotta
vittoriosa
contro
le
leggi
di
eccezione
cingeva
in
quegli
anni
di
fulgida
aureola
.
Si
aggiunga
inoltre
una
certa
tal
quale
disposizione
italica
ad
accogliere
con
straordinario
interesse
i
prodotti
spirituali
stranieri
e
non
sarà
difficile
spiegarsi
la
conversione
clamorosa
al
marxismo
di
tutto
il
meglio
della
giovane
generazione
.
Benedetto
Croce
,
nella
Storia
d
'
Italia
,
ha
dato
di
questa
conversione
un
quadro
inobliabile
.
Egli
ha
reso
un
alto
omaggio
al
marxismo
che
venne
in
quegli
anni
a
riempire
il
vuoto
che
vaneggiava
nel
pensiero
e
negli
ideali
italiani
,
contribuendo
possentemente
alla
rinascita
morale
e
culturale
del
paese
.
A
quarant
'
anni
di
distanza
,
evoluto
verso
un
conservatorismo
illuminato
,
egli
non
esita
a
confessare
che
pur
non
accettando
oggi
il
marxismo
,
è
lieto
di
esserci
passato
attraverso
e
che
,
se
non
vi
fosse
passato
,
avvertirebbe
come
una
lacuna
nella
mente
.
Si
comprende
quindi
agevolmente
come
tutta
la
nuova
generazione
si
convertisse
d
'
emblée
al
marxismo
.
Ma
mentre
in
lui
l
'
esperienza
marxista
ebbe
soprattutto
un
valore
critico
e
si
risolse
in
una
lezione
di
realismo
storico
,
per
gli
altri
,
militanti
entusiasti
,
assurse
al
rango
di
filosofia
ultima
,
definitiva
,
al
servizio
di
un
programma
di
partito
.
Il
bandolo
dell
'
umana
matassa
sembrava
ritrovato
una
volta
per
sempre
,
ogni
dubbio
eliminato
.
Non
si
trattava
ormai
che
di
passare
alla
pratica
applicazione
,
di
lavorare
in
una
direzione
ben
nota
.
Grado
a
grado
anche
i
migliori
si
abituarono
a
ragionare
sempre
con
la
mediazione
marxista
e
persero
ogni
vera
autonomia
e
originalità
di
pensiero
.
Coll
'
inserirvi
preoccupazioni
e
metodi
che
vi
repugnavano
si
perse
gradualmente
anche
l
'
intimo
contatto
con
la
realtà
del
paese
;
e
si
ruppe
bruscamente
quella
sia
pur
scarna
tradizione
socialista
paesana
che
aveva
avuto
nel
Mazzini
e
nel
Cattaneo
i
suoi
principali
esponenti
.
Nella
furia
dell
'
ora
e
delle
persecuzioni
i
giovani
,
sopraffatti
dalle
necessità
dell
'
apostolato
,
che
fu
davvero
mirabile
in
quegli
anni
,
non
ebbero
modo
di
approfondire
i
nuovi
valori
.
La
fantasia
,
sollecitata
dalle
sciabole
e
dalle
manette
durante
la
duplice
reazione
di
Crispi
e
di
Pelloux
(
'94
,
'98
)
,
precipitò
naturalmente
agli
estremi
del
mito
,
al
sogno
di
una
trasformazione
apocalittica
nel
breve
spazio
di
una
generazione
.
Era
,
se
si
vuole
,
un
marxismo
spurio
,
codesto
;
ma
la
degenerazione
,
se
vi
fu
,
non
fu
certo
nel
senso
di
una
maggiore
elasticità
ed
indulgenza
nell
'
applicazione
;
ché
anzi
si
basò
gran
parte
della
propaganda
sul
tallone
d
'
Achille
del
sistema
,
il
catastrofismo
.
Ciò
che
colpiva
le
menti
non
era
la
nota
relativistica
,
storicista
;
bensì
l
'
aspetto
messianico
,
la
certezza
nel
rapido
inevitabile
trapasso
.
Anche
il
Turati
accedette
sin
verso
il
'98
a
questa
visione
schematica
e
ingenua
;
e
quando
poi
tentò
di
placare
tanto
ardore
di
illusioni
,
si
trovò
ad
urtare
contro
la
incrostazione
pseudo
teoretica
e
la
messianica
attesa
che
egli
stesso
,
in
perfetta
buona
fede
,
aveva
concorso
a
creare
.
La
crisi
del
'900
,
dopo
la
uccisione
di
re
Umberto
,
pose
fine
drammaticamente
a
un
eccezionale
stato
di
tensione
che
assai
aveva
contribuito
ad
alimentare
l
'
assolutezza
del
mito
.
L
'
orizzonte
che
pareva
chiuso
,
si
squarciò
;
il
moto
operaio
,
sino
allora
compresso
e
perseguitato
,
ricevette
,
col
memorando
sciopero
di
Genova
,
consacrazione
quasi
ufficiale
;
le
libertà
politiche
parvero
definitivamente
assicurate
.
Dal
1900
sin
verso
il
1904
si
assiste
in
Italia
a
un
dilagare
di
agitazioni
e
di
scioperi
,
mentre
una
febbre
di
vita
invade
il
paese
.
Le
orribili
condizioni
di
esistenza
dei
lavoratori
grandemente
migliorano
,
una
nuova
coscienza
sorge
in
ceti
sino
allora
abbrutiti
,
parlamenti
e
comuni
si
aprono
alle
nuove
forze
prementi
,
la
borghesia
si
mostra
sensibile
alle
esigenze
dei
tempi
.
Il
partito
passa
quasi
di
colpo
dal
bando
e
dall
'
ostruzionismo
al
ministerialismo
.
Nello
spazio
di
pochi
anni
Filippo
Turati
,
condannato
alla
galera
per
quattordici
anni
,
si
vede
sollecitato
ad
assumere
il
potere
;
e
Andrea
Costa
,
da
habitué
di
guardine
,
viene
promosso
alla
vicepresidenza
della
Camera
.
Il
mutamento
di
clima
fu
tale
che
non
poté
non
determinare
fortissimi
squilibri
e
contraccolpi
,
specie
tra
i
giovani
improvvisamente
disincantati
e
,
com
'
è
naturale
,
restii
a
far
proprio
,
senza
le
dovute
esperienze
,
il
subitaneo
ottimismo
e
legalitarismo
à
tout
prix
del
Turati
e
dei
capi
del
moto
operaio
.
Una
generazione
che
aveva
impostato
la
lotta
su
un
terreno
semplicistico
,
intransigente
,
rivoluzionario
,
si
trovava
posta
alla
testa
,
per
miracoloso
concorso
di
eventi
,
del
più
grande
movimento
di
masse
con
la
prospettiva
di
salire
al
governo
.
Quel
che
in
Inghilterra
era
costato
un
secolo
di
battaglie
dure
e
pazienti
in
un
ambiente
già
inciso
dalle
rivoluzioni
del
secolo
XVII
e
dalle
riforme
del
'32;
quel
che
in
Francia
era
frutto
della
formidabile
ondata
dell'89
e
delle
successive
crisi
rivoluzionarie
o
morali
del
'30'48'71'93'900
(
una
rivoluzione
,
in
sostanza
,
ogni
generazione
)
;
quel
che
in
Germania
si
ottenne
solo
nel
1918
dopo
lo
sconquasso
immane
della
guerra
;
in
Italia
si
era
ottenuto
-
-
o
ci
si
illudeva
di
avere
ottenuto
-
-
nell
'
éspace
d
'
un
matin
con
la
complicità
di
un
sovrano
che
si
diceva
aperto
ai
tempi
nuovi
e
di
un
paio
di
ministri
coraggiosi
.
In
questo
contrasto
nel
tempo
,
che
costringeva
i
pionieri
a
far
opera
di
raccoglitori
,
in
questa
fatale
immaturità
psicologica
e
tecnica
a
fronteggiare
i
compiti
nuovi
e
positivi
-
-
immaturità
di
cui
non
si
saprebbe
accusare
nessuno
-
-
sta
probabilmente
la
prima
ragione
della
crisi
che
,
a
cominciare
dal
1907908
circa
,
roderà
sempre
più
gravemente
il
socialismo
italiano
.
Io
mi
occupo
qui
della
crisi
intellettuale
.
Revisionismo
.
Anche
la
storia
,
breve
ma
intensa
,
del
revisionismo
italiano
,
ha
il
suo
inizio
intorno
al
'900
.
Per
l
'
innanzi
si
erano
avuti
notevoli
contributi
,
ma
per
lo
più
da
parte
di
elementi
estranei
al
movimento
,
che
non
influirono
gran
che
sulla
communis
opinio
socialista
del
tempo
,
ancora
pienamente
aderente
alla
lettera
del
sistema
marxista
.
Il
filosofo
napoletano
Antonio
Labriola
si
fece
in
Italia
,
in
due
memorabili
saggi
,
l
'
apologista
del
materialismo
storico
.
Egli
ebbe
soprattutto
riguardo
agli
aspetti
filosofici
della
dottrina
,
e
i
suoi
lavori
,
più
che
a
rivelare
o
a
superare
una
crisi
del
marxismo
di
cui
cominciavasi
a
discorrere
in
quegli
anni
,
furono
diretti
a
spazzar
via
gli
equivoci
(
Loria
)
,
le
grossolane
interpretazioni
(
la
materialistica
)
,
i
fallaci
raccostamenti
(
con
Darwin
e
Spencer
)
.
La
sua
fu
una
lezione
di
aristocratica
prudenza
ai
neofiti
del
marxismo
che
credevano
di
possedere
nella
teoria
del
materialismo
storico
un
facile
talismano
.
Egli
ammonì
che
la
famosa
sottostruttura
economica
,
determinatrice
di
tutti
gli
altri
fenomeni
sociali
,
non
è
un
semplice
meccanismo
dal
quale
emergono
,
quasi
fossero
effetti
meccanici
immediati
,
le
istituzioni
,
le
leggi
,
i
costumi
,
i
pensieri
,
i
sentimenti
,
le
ideologie
.
Con
molta
finezza
dimostrò
come
il
processo
di
derivazione
e
di
mediazione
fosse
assai
complicato
,
spesso
sottile
e
tortuoso
,
non
sempre
decifrabile
.
Persuaso
di
essere
l
'
unico
marxista
rigido
e
conseguente
che
contasse
l
'
Italia
,
nella
sua
corrispondenza
con
l
'
Engels
non
risparmiò
strali
ai
suoi
compagni
di
partito
accusati
di
non
penetrare
lo
spirito
della
dottrina
.
Il
che
non
gli
vietò
più
tardi
di
annoverarsi
tra
i
precursori
dell
'
espansionismo
coloniale
italiano
,
spostando
sul
piano
nazionale
l
'
interesse
che
aveva
portato
per
un
decennio
ai
problemi
della
lotta
di
classe
;
e
giustificandolo
con
la
tesi
,
molto
diffusa
in
Germania
,
che
il
colonialismo
fosse
una
fase
necessaria
dello
sviluppo
capitalistico
,
a
sua
volta
premessa
sine
qua
non
dell
'
avvento
socialistico
.
La
sua
influenza
si
accrebbe
assai
dopo
la
morte
prematura
e
dei
suoi
fini
-
-
forse
troppo
fini
e
talora
formali
-
-
contributi
esegetici
,
si
ritrovano
ampie
le
tracce
negli
studi
posteriori
,
specie
del
Mondolfo
.
La
critica
più
profonda
al
marxismo
è
dovuta
in
quegli
anni
ai
filosofi
(
Croce
,
Gentile
,
Chiappelli
)
che
preferirono
,
alla
discussione
logorante
sui
testi
,
lo
studio
sulle
derivazioni
ideologiche
del
Marx
(
Feuerbach
,
Hegel
)
e
sull
'
intrinseca
natura
della
sua
posizione
.
Benedetto
Croce
,
maestro
della
nuova
generazione
e
simpatizzante
col
nascente
movimento
,
rimane
indubbiamente
lo
spirito
più
vigoroso
che
si
sia
occupato
di
problemi
marxisti
.
Col
Bernstein
e
col
Sorel
(
che
introdusse
in
Italia
)
egli
costituisce
la
triade
che
massimamente
contribuì
al
progressivo
sgretolamento
del
sistema
.
Avendo
spogliato
il
materialismo
storico
d
'
ogni
sopravvivenza
di
finalità
e
di
disegni
provvidenziali
,
e
ridottane
la
portata
a
quella
di
un
semplice
canone
interpretativo
,
ancorché
ricco
di
suggestione
,
dimostrò
come
esso
non
potesse
dare
appoggio
né
al
socialismo
né
a
qualsiasi
altro
indirizzo
pratico
della
vita
.
Per
diventare
azione
-
-
sosteneva
Croce
-
-
esso
abbisognava
di
una
serie
di
complementi
etici
e
sentimentali
,
di
giudizi
morali
ed
entusiasmi
di
fede
:
e
giustamente
criticò
l
'
assurdo
relativismo
morale
professato
dai
socialisti
.
Egli
smantellò
le
posizioni
Loriane
,
tanto
in
voga
in
Italia
negli
ambienti
socialisti
,
corresse
arditamente
alla
luce
della
filosofia
idealistica
la
teoria
della
lotta
di
classe
(
la
storia
è
lotta
di
classi
quando
vi
sono
le
classi
e
hanno
coscienza
dei
loro
interessi
antagonistici
)
,
e
recò
una
serie
di
classici
saggi
alla
comprensione
e
alla
critica
della
teoria
del
valore
,
a
cui
negò
giustamente
valore
scientifico
.
La
revisione
crociana
,
che
il
suo
autore
stranamente
si
ostinò
a
considerare
pura
e
semplice
interpretazione
,
anticipò
in
sintesi
quasi
tutti
gli
svolgimenti
posteriori
della
critica
marxista
in
Italia
e
all
'
estero
;
e
,
specie
dopo
il
1900
,
contribuì
ad
allontanare
dal
movimento
,
ancora
ufficialmente
aderente
al
vangelo
marxista
e
materialista
,
non
pochi
elementi
di
élite
.
Mentre
,
in
ragione
stessa
della
sua
arditezza
,
del
suo
carattere
non
sistematico
,
e
soprattutto
della
non
ortodossa
sua
provenienza
,
non
incise
,
come
logicamente
avrebbe
dovuto
,
lo
stato
maggiore
socialista
.
Nessuno
parve
anzi
preoccuparsi
delle
ripercussioni
che
quel
forte
pensiero
avrebbe
avuto
sui
giovani
;
nessuno
si
attentò
a
rispondere
al
critico
suggestivo
e
dissolvente
;
era
idealista
...
e
tanto
bastava
.
E
così
avvenne
che
i
suoi
scritti
,
diffusissimi
in
Italia
,
siano
restati
a
tutt
'
oggi
inconfutati
,
probabilmente
perché
inconfutabili
.
I
due
tentativi
revisionistici
di
qualche
importanza
che
si
ebbero
dopo
il
'900
,
furono
il
riformista
e
il
sindacalista
rivoluzionario
,
che
,
a
malgrado
le
profonde
discordanze
pratiche
,
erano
mossi
da
preoccupazioni
di
ordine
simile
.
Entrambi
-
-
ma
più
il
secondo
che
il
primo
-
-
dichiaravano
necessaria
una
profonda
revisione
che
per
certi
lati
equivaleva
ad
un
abbandono
;
entrambi
,
antideterministi
,
tendevano
ad
una
rivalutazione
delle
forze
e
dei
valori
morali
.
Ma
entrambi
troppo
politici
,
troppo
settari
,
troppo
in
funzione
delle
accanite
lotte
di
tendenza
,
troppo
preoccupati
di
ricavare
ad
ogni
costo
dal
marxismo
elementi
di
conforto
delle
proprie
tesi
pratiche
.
In
una
prima
fase
,
sotto
l
'
impressione
della
libertà
di
fresco
conquistata
e
del
prorompente
moto
operaio
,
si
tentò
di
affermare
,
ad
opera
dei
migliori
elementi
della
vecchia
guardia
socialista
(
Bissolati
,
Bonomi
,
Cabrini
e
,
solo
in
parte
,
il
Turati
)
una
revisione
di
stile
bernsteiniano
,
con
qualche
accenno
a
una
possibile
esperienza
laburista
che
adeguasse
più
strettamente
il
movimento
alla
realtà
della
situazione
italiana
.
Ma
,
se
si
prescinde
da
studi
pregevoli
su
questo
o
quell
'
aspetto
della
dottrina
e
da
una
lodevole
preoccupazione
per
i
problemi
pratici
,
si
deve
riconoscere
che
la
revisione
riformista
italiana
,
professata
a
mezza
bocca
,
e
accompagnata
,
specie
dai
capi
politici
,
da
prudenti
riserve
e
distinzioni
,
non
solo
non
aggiunse
nulla
di
sostanziale
a
quanto
già
aveva
detto
il
Bernstein
,
ma
non
incise
menomamente
le
masse
.
Trattenuta
dal
timore
di
crisi
disincantatrici
e
di
speculazioni
estremiste
,
si
ostinò
,
ancor
più
del
Bernstein
,
in
una
insostenibile
rivendicazione
della
propria
purità
marxista
,
rifiutando
di
condurre
le
critiche
alla
loro
logica
conclusione
.
Sul
terreno
pratico
,
forse
indebolita
dal
rumoroso
e
sterile
atteggiamento
negativo
dei
rivoluzionari
,
finì
per
adattarsi
ad
una
azione
frammentaria
di
riforme
,
ad
una
politica
di
compromessi
e
transazioni
,
perdendo
ognora
più
di
vista
i
fini
più
generali
e
lontani
della
lotta
.
D
'
altronde
per
trionfare
essa
avrebbe
necessitato
l
'
adesione
di
larghe
correnti
giovanili
;
mentre
i
giovani
,
in
quegli
anni
,
se
socialisti
,
gravitavano
quasi
tutti
verso
l
'
ala
rivoluzionaria
e
,
in
particolar
modo
,
verso
quella
sindacalista
.
Inoltre
il
Bissolati
,
il
Bonomi
e
il
Salvemini
,
che
della
revisione
erano
stati
i
più
decisi
esponenti
,
si
allontanarono
o
furono
espulsi
dal
partito
e
persero
ogni
influenza
sulle
masse
.
Rimase
quasi
unico
il
Graziadei
,
fedele
alle
tesi
revisionistiche
anche
quando
,
dopo
vent
'
anni
,
passerà
al
comunismo
.
Il
merito
di
una
larga
ripresa
di
studi
marxistici
risale
in
quegli
anni
soprattutto
ai
sindacalisti
rivoluzionari
,
e
ai
due
giovanissimi
leaders
del
movimento
,
Arturo
Labriola
ed
Enrico
Leone
.
Sulle
pullulanti
riviste
dilagarono
gli
scritti
esegetici
e
le
discussioni
che
,
se
pur
viziate
da
troppo
evidente
apriorismo
e
disinvoltura
di
metodi
,
innegabilmente
rivelarono
indipendenza
di
giudizio
e
genialità
di
spunti
.
Labriola
più
d
'
ogni
altro
si
sforzò
,
con
le
risorse
di
un
ingegno
brillantissimo
,
di
coniare
una
interpretazione
nettamente
volontaristica
volta
a
fare
di
Marx
un
precursore
delle
tesi
sindacaliste
.
Ma
se
fu
eloquente
fu
assai
poco
convincente
,
e
mai
riuscì
a
dimostrare
che
Marx
avesse
,
non
dico
scritto
,
ma
anche
solo
pensato
,
ciò
che
egli
così
audacemente
attribuivagli
in
materia
di
idealismo
rivoluzionario
,
azione
diretta
,
federalismo
,
ecc
.
Purtroppo
il
movimento
si
risolse
,
in
pratica
,
in
una
disordinatissima
avventura
di
intellettuali
disoccupati
che
non
sapevano
piegarsi
alla
necessaria
disciplina
di
un
moto
di
masse
;
fuoco
fatuo
di
importazione
,
come
rapidamente
fiorì
,
cosi
rapidamente
decadde
,
lasciando
scarse
tracce
,
all
'
infuori
di
una
travolgente
rivendicazione
della
libertà
umana
nella
storia
,
comprensibile
reazione
al
piatto
fatalismo
dei
marxisti
puri
.
Molte
giovani
energie
che
vi
avevano
entusiasticamente
aderito
,
anche
per
certo
suo
garibaldinismo
e
fede
nella
violenza
creatrice
,
andarono
alla
deriva
o
passarono
ad
altri
movimenti
di
estrema
,
come
l
'
anarchico
e
il
sindacalistico
.
Svalutato
dal
clamoroso
insuccesso
pratico
e
dal
volgare
arrivismo
di
troppi
suoi
capi
,
cadde
così
nel
vuoto
questo
unico
tentativo
revisionistico
condotto
su
ampio
fronte
senza
infingimenti
e
calcoli
meschini
;
e
di
tanto
ne
sortì
rivalutato
il
vecchio
conformismo
che
additava
nella
scapigliatura
teoretica
le
ragioni
del
fallimento
in
sede
pratica
.
Dopo
di
esso
,
cioè
dopo
il
1908
,
non
è
più
il
caso
di
parlare
di
movimenti
revisionistici
;
quella
vivacità
di
studi
marxisti
che
si
era
avuta
sino
allora
decadde
;
e
solo
di
tanto
in
tanto
è
dato
imbattersi
in
qualche
libro
,
come
ad
esempio
quello
del
Salucci
,
che
riprendeva
i
motivi
del
revisionismo
bernsteiniano
con
maggiore
aderenza
alle
cose
italiane
,
tentando
una
conciliazione
tra
Marx
e
Mazzini
,
tra
economia
e
morale
.
Dal
1910
ai
giorni
nostri
un
solo
nome
di
vero
rilievo
si
incontra
nel
campo
della
esegesi
marxista
:
Rodolfo
Mondolfo
,
tempra
serena
e
conciliativa
di
studioso
,
cui
è
doveroso
dedicare
qualche
pagina
meno
frettolosa
per
due
motivi
egualmente
importanti
:
che
egli
riassume
in
sé
tutti
i
motivi
della
critica
anteriore
e
che
la
sua
esegesi
costituisce
tuttora
lo
strumento
massimo
,
per
non
dire
unico
,
della
educazione
marxista
delle
nuove
generazioni
italiane
.
Anche
il
Mondolfo
non
si
è
saputo
sottrarre
al
difetto
tipico
di
tutti
gli
scrittori
revisionisti
:
di
confezionare
un
Marx
di
maniera
,
estremamente
riveduto
e
corretto
,
di
far
rientrare
di
contrabbando
nel
suo
pensiero
-
-
mercè
dialettiche
acrobazie
e
sfoggio
di
erudizione
-
-
le
proprie
idee
e
le
nuove
esigenze
,
rinunciando
a
priori
ad
ogni
sviluppo
originale
;
di
rivedere
quel
pensiero
alla
luce
unilaterale
della
posizione
giovanile
del
suo
autore
,
rigettando
tacitamente
tra
le
«
scorie
»
quanto
non
quadra
nel
nuovo
schema
interpretativo
,
ancorché
Marx
,
a
quelle
«
scorie
»
,
mostrasse
di
annettere
fondamentale
importanza
.
Al
pari
di
tutti
i
revisionisti
,
Mondolfo
risolve
il
marxismo
nella
teoria
materialistica
della
storia
,
e
questa
nel
concetto
centrale
di
rovesciamento
della
prassi
.
Teoria
del
valore
,
catastrofismo
,
sono
gettati
ad
bestias
.
Lo
scopo
di
Mondolfo
è
quello
di
estrarre
dal
marxismo
una
filosofia
del
socialismo
che
si
concili
pienamente
con
una
visione
attivistica
del
processo
storico
,
senza
cadere
negli
eccessi
del
volontarismo
estremo
.
Il
rapporto
tra
l
'
uomo
e
il
suo
ambiente
storico
sociale
,
egli
dice
in
sostanza
,
non
è
un
rapporto
tra
due
cose
esterne
l
'
una
all
'
altra
,
ma
è
un
rapporto
di
azione
reazione
,
rapporto
dialettico
,
all
'
interno
di
un
'
unica
realtà
.
Il
soggetto
conosce
l
'
oggetto
in
quanto
lo
produce
;
il
soggetto
è
l
'
uomo
sociale
che
,
spinto
dai
suoi
bisogni
,
da
una
perpetua
insoddisfazione
della
realtà
in
cui
vive
,
si
sforza
di
mutare
le
forme
e
i
rapporti
sociali
dapprima
esistenti
.
È
in
questo
sforzo
,
e
solo
mercè
questo
sforzo
,
che
egli
acquista
coscienza
della
realtà
e
della
sua
insufficienza
.
Per
interpretare
il
mondo
,
diceva
appunto
Marx
in
una
delle
sue
glosse
a
Feuerbach
,
bisogna
cangiarlo
.
Il
concreto
processo
storico
consiste
nello
svolgersi
della
attività
umana
in
una
continua
lotta
interiore
,
in
cui
l
'
avverarsi
continuo
di
contraddizioni
da
superare
costituisce
la
condizione
e
l
'
essenza
stessa
della
storia
.
L
'
attività
precedente
,
nei
suoi
risultati
,
diventa
condizione
e
limite
dell
'
attività
successiva
,
che
si
afferma
come
opposizione
a
ciò
che
preesiste
e
tende
a
superarlo
dialetticamente
.
Il
passato
condiziona
il
presente
e
questo
l
'
avvenire
,
ma
al
tempo
stesso
è
anche
stimolo
e
impulso
all
'
azione
ulteriore
modificatrice
.
L
'
umanità
lotta
dapprima
contro
le
condizioni
naturali
e
poi
contro
le
condizioni
sociali
da
essa
stessa
create
che
divengono
col
tempo
impedimento
allo
sviluppo
ulteriore
.
La
lotta
si
svolge
tra
forze
di
espansione
e
forze
di
conservazione
,
sotto
l
'
aculeo
del
bisogno
.
Quali
sono
queste
forze
di
espansione
?
Sono
,
risponde
Mondolfo
,
tutte
le
energie
e
attività
degli
uomini
e
si
possono
ricondurre
tutte
(
ecco
il
punto
delicato
mai
dimostrato
,
e
l
'
artificioso
allacciamento
a
Marx
)
al
concetto
di
forze
di
produzione
.
Le
forze
di
conservazione
sono
invece
rappresentate
dai
gruppi
ceti
classi
interessati
alla
conservazione
delle
forme
e
dei
rapporti
sociali
esistenti
.
La
lotta
assume
perciò
nella
realtà
l
'
aspetto
di
un
urto
di
classi
contro
classi
;
in
questo
senso
può
dirsi
che
la
lotta
tra
le
classi
sia
l
'
essenza
della
storia
.
Lo
sviluppo
storico
risulta
dunque
dalla
confluenza
e
dal
contrasto
insieme
di
due
elementi
:
le
condizioni
reali
e
la
volontà
umana
.
Nella
storia
non
c
'
è
posto
così
per
azioni
e
creazioni
arbitrarie
:
l
'
azione
ha
contro
di
sé
le
sue
condizioni
e
i
suoi
limiti
.
Lo
stesso
scoccare
dell
'
ora
delle
rivoluzioni
è
segnato
da
una
intrinseca
necessità
,
la
quale
,
allo
stesso
modo
che
le
rende
inevitabili
quando
siano
mature
,
le
rende
impossibili
quando
manchi
la
pienezza
delle
loro
condizioni
.
Questo
concetto
di
necessità
storica
-
-
conclude
Mondolfo
-
-
è
il
concetto
stesso
del
rovesciamento
della
praxis
,
ed
è
il
nucleo
essenziale
del
materialismo
storico
.
Disgraziatamente
però
la
posizione
del
Mondolfo
non
e
conciliabile
con
quella
di
Marx
.
Finché
Mondolfo
si
limita
a
porre
in
luce
la
visione
genericamente
dialettica
del
processo
storico
insita
nel
marxismo
,
non
v
'
è
nulla
da
obbiettare
.
Ma
tutto
da
obbiettare
quando
tenta
di
introdurre
,
tra
i
termini
della
opposizione
,
la
volontà
umana
,
facendo
degli
uomini
,
in
quanto
esseri
consapevoli
,
volenti
ed
operanti
,
i
veri
attori
della
storia
.
Perché
nel
sistema
marxista
i
termini
di
opposizione
sono
puramente
e
semplicemente
lo
sviluppo
tecnico
(
in
senso
lato
)
e
i
rapporti
sociali
.
Se
manca
il
contrasto
tra
questi
due
elementi
dell
'
ambiente
,
viene
anche
meno
,
negli
uomini
,
la
volontà
di
opporsi
alla
forma
sociale
in
cui
vivono
(
Longobardi
)
.
Per
avvalorare
la
tesi
contraria
-
-
che
in
sé
è
perfettamente
accettabile
,
ma
non
è
conforme
al
pensiero
marxista
-
-
Mondolfo
è
costretto
a
sforzare
sino
all
'
inverosimile
le
formule
marxiste
,
sostituendo
alle
espressioni
«
forze
produttive
»
,
«
sistema
di
produzione
»
-
-
inequivocabili
in
Marx
-
-
gli
«
uomini
»
nella
totalità
del
loro
essere
.
Lo
fa
con
grande
apparato
erudito
e
lusso
di
svolgimenti
,
sulla
base
di
rare
frasi
faticosamente
carpite
,
di
tardive
resipiscenze
dell
'
Engels
,
e
soprattutto
delle
famose
quattordici
glosse
a
Feuerbach
,
due
paginette
di
appunti
giovanili
che
Marx
mai
pubblicò
in
vita
,
e
che
fissavano
una
sua
interessantissima
ma
poi
superata
posizione
;
ma
la
dimostrazione
manca
,
e
non
può
che
mancare
,
dato
che
Marx
è
sordo
ad
ogni
appello
in
questo
senso
.
Un
tipico
esempio
di
questo
metodo
lo
si
ha
nel
tentativo
del
Mondolfo
di
conciliare
quel
benedetto
Capitale
,
tetragono
alle
più
modeste
sollecitazioni
volontariste
,
col
concetto
della
praxis
che
si
rovescia
,
appunto
affermato
da
Marx
giovane
.
Dice
Mondolfo
:
Marx
,
scrivendo
che
i
rapporti
di
produzione
sono
indipendenti
dalla
volontà
degli
uomini
,
intendeva
riferirsi
alle
singole
fasi
della
vita
economica
,
nelle
quali
gli
uomini
trovano
precostituiti
i
rapporti
stessi
,
e
non
possono
modificarli
e
foggiarli
a
loro
talento
.
Ma
non
appena
,
da
simile
considerazione
anatomica
e
separata
delle
età
singole
Marx
passa
a
considerare
la
continuità
del
processo
storico
di
sviluppo
,
ecco
che
i
già
definiti
«
rapporti
di
produzione
necessari
»
,
base
e
condizione
determinante
della
vita
sociale
e
spirituale
,
si
convertono
non
in
demiurghi
della
storia
,
ma
in
materia
cristallizzata
e
inerte
,
contro
la
quale
si
svolge
la
vera
forza
viva
in
movimento
e
bisogno
continuo
di
sviluppo
,
cioè
l
'
uomo
(
Sulle
orme
di
Marx
,
3a
ed
.
,
vol
.
II
,
p
.
221
)
.
Di
dimostrazione
neppur
l
'
ombra
.
Affermazione
gratuita
.
Marx
non
ha
mai
lasciato
lontanamente
supporre
di
far
propria
una
simile
incomprensibile
concezione
.
Quasi
potesse
darsi
una
legge
vera
pel
generale
e
non
più
vera
pel
particolare
,
un
uomo
libero
in
astratto
e
non
nel
concreto
,
nell
'
eternità
e
non
nell
'
attimo
.
D
'
altronde
se
questa
del
Mondolfo
dovesse
essere
l
'
autentica
interpretazione
del
marxismo
;
se
davvero
tutto
il
marxismo
stesse
nel
concetto
della
prassi
che
si
rovescia
,
a
me
par
chiaro
che
esso
si
risolva
nel
liberalismo
.
Al
marxismo
,
così
come
lo
interpreta
Mondolfo
,
e
con
lui
tutto
il
revisionismo
,
repugna
infatti
sempre
più
ogni
elemento
finalistico
;
o
meglio
,
da
quella
interpretazione
,
non
ne
discende
alcuna
conclusione
pro
o
contro
la
soluzione
socialista
.
Si
può
accettare
la
teoria
della
lotta
di
classe
come
un
fatto
e
ritenere
che
avrà
uno
sbocco
diverso
da
quello
previsto
da
Marx
o
che
costituirà
in
eterno
il
lievito
della
vita
associata
.
Viene
meno
cioè
quello
che
era
ed
è
-
-
in
realtà
-
-
il
fulcro
e
la
ragion
d
'
essere
di
tutto
il
sistema
:
vale
a
dire
la
scientifica
dimostrazione
della
necessità
storica
di
una
soluzione
socialista
.
La
necessità
del
socialismo
si
trasforma
nella
necessità
del
moto
socialista
,
della
lotta
tra
proletariato
e
borghesia
e
questa
lotta
appare
ormai
aperta
a
tutte
le
possibilità
e
a
tutte
le
conclusioni
.
La
crisi
intellettuale
.
Col
Mondolfo
si
chiude
-
-
speriamo
provvisoriamente
-
-
la
storia
del
revisionismo
italiano
.
Storia
triste
,
ahimè
,
perché
la
doppia
corrente
critica
che
,
in
un
primo
tempo
,
era
sembrata
affermarsi
,
non
riuscì
a
pervenire
a
risultati
conclusivi
,
a
influenzare
le
masse
,
e
tanto
meno
a
impregnare
le
tavole
programmatiche
del
partito
.
Come
certe
correnti
desertiche
essa
finì
per
perdersi
per
misteriose
vie
sotterranee
,
che
non
di
rado
erano
poi
le
vie
dell
'
ignoranza
,
dell
'
indifferenza
,
dell
'
insincerità
,
o
di
un
piatto
utilitarismo
.
Liberato
il
partito
dalla
doppia
eresia
di
destra
e
di
sinistra
,
concorde
in
una
spregiudicata
valutazione
del
marxismo
,
eliminate
cioè
le
forze
più
giovani
,
vivaci
e
spiritualmente
indipendenti
,
della
crisi
marxista
non
si
parlò
più
,
quasi
fosse
stata
definitivamente
risolta
.
Si
continuò
a
discorrere
allegramente
di
«
socialismo
scientifico
»
,
si
avvalorarono
ancora
le
proprie
tesi
con
indistinte
citazioni
marxiste
,
si
dichiarò
pur
sempre
il
Capitale
libro
magno
e
intangibile
del
socialismo
,
ma
reale
approfondimento
,
consapevole
accettazione
,
non
si
ebbero
più
.
Nei
rivoluzionari
fu
un
fenomeno
di
ipocrisia
o
di
superficialità
;
nei
riformisti
di
debolezza
.
L
'
élite
socialista
,
in
così
breve
lasso
di
tempo
sortita
dalle
tenebre
delle
congiure
alla
luce
delle
tribune
parlamentari
,
si
sentiva
prigioniera
della
propaganda
iniziale
e
del
bisogno
religioso
delle
folle
.
Ciascuno
si
abbandonò
passivamente
al
moto
che
ormai
procedeva
con
leggi
sue
,
ben
diverse
da
quelle
codificate
nella
dottrina
,
e
ci
si
guardò
bene
dal
«
fare
il
punto
»
,
all
'
uso
dei
navigatori
,
rivelando
con
la
propria
,
l
'
altrui
crisi
.
Si
costruirono
tanti
«
marxismi
puri
»
quante
erano
le
tendenze
;
ci
si
accapigliò
periodicamente
sui
testi
:
e
si
inventarono
formule
sapienti
più
o
meno
«
integralistiche
»
,
«
centristiche
»
,
«
unitaristiche
»
per
evitare
scismi
e
controbattere
le
minoranze
rivoluzionarie
nei
congressi
;
i
quali
congressi
,
da
rassegne
di
forze
vive
ed
operanti
vennero
sempre
più
riducendosi
ad
accademie
nelle
quali
di
tutto
discutevasi
fuorché
dei
problemi
vitali
del
movimento
.
In
meno
di
venti
anni
si
era
passati
dalla
tonante
rivelazione
di
Marx
a
un
coro
monotono
di
ripetitori
.
Le
parole
continuavano
a
frullare
,
ma
i
fatti
erano
scarsi
e
lo
spirito
sempre
più
utilitario
e
meschino
.
Alle
apocalittiche
previsioni
quasi
nessuno
,
nel
suo
intimo
,
credeva
più
.
il
Verbo
s
'
era
trasformato
in
lettera
,
la
fede
in
rito
,
il
ribelle
in
prete
.
Dopo
il
1908
la
crisi
intellettuale
e
morale
aveva
assunto
un
carattere
così
allarmante
da
richiamare
invano
l
'
attenzione
di
alcuni
tra
i
migliori
,
come
Rigola
,
Salvemini
,
Modigliani
,
e
lo
stesso
Turati
,
che
avvertiva
essere
le
forze
del
partito
scemate
d
'
importanza
e
di
numero
,
la
vita
dei
circoli
anemica
,
le
idee
incerte
,
il
fervore
dei
propagandisti
sbollito
e
generale
il
senso
di
rilassamento
.
Era
la
paralisi
generale
,
progressiva
;
lo
sciopero
dei
pochi
cervelli
ancora
in
funzione
.
La
gioventù
-
-
intendo
la
intelligencija
-
-
corse
tutte
le
esperienze
,
fuor
che
quella
socialista
che
,
nella
serra
calda
giolittiana
,
appariva
intellettualmente
conclusa
e
priva
di
vera
passione
.
La
gioventù
fu
volta
a
volta
crociana
,
vociana
(
dal
giornale
«
La
Voce
»
)
,
liberale
,
futurista
,
nazionalista
,
cristiana
,
ma
non
fu
più
socialista
.
Il
socialismo
non
interessava
più
.
Quando
ne
chiesi
la
spiegazione
ad
uno
dei
rappresentanti
più
cospicui
del
movimento
socialista
del
tempo
,
n
'
ebbi
una
risposta
ultradeterministica
che
dimostra
la
incapacità
di
molta
gente
a
rendersi
ragione
delle
cause
prime
e
più
profonde
della
sconfitta
subita
.
I
giovani
intellettuali
-
-
così
mi
rispose
-
-
quasi
sempre
di
provenienza
borghese
(
al
pari
,
del
resto
,
del
mio
interlocutore
)
disertarono
le
nostre
fila
,
per
essere
il
socialismo
passato
dalla
fase
ingenua
,
romantica
,
entusiasta
,
ma
inefficiente
,
alla
fase
molto
prosaica
ma
positiva
e
realizzatrice
della
lotta
per
i
salari
incidente
i
portafogli
dei
loro
papà
.
Non
diversamente
si
pronuncia
il
Longobardi
,
anche
se
con
maggiore
complessità
di
analisi
,
nel
suo
volume
sulla
Conferma
del
marxismo
.
Ora
questo
giudizio
è
assurdo
:
può
essere
un
motivo
di
ripicco
,
non
la
conclusione
di
una
serena
valutazione
del
problema
.
Non
ha
senso
immaginare
che
solo
tra
il
'90
e
il
'900
siano
esistiti
giovani
entusiasti
,
capaci
di
sacrificare
a
una
idealità
il
loro
personale
interesse
,
la
loro
carriera
.
Il
Risorgimento
vide
profondi
sommovimenti
e
folla
di
sacrifici
tra
i
giovani
,
e
non
fu
davvero
presieduto
da
una
visione
meschina
dell
'
interesse
della
borghesia
all
'
unificazione
.
E
dopo
il
'900
mancarono
proprio
fenomeni
di
dedizione
a
cause
che
in
nessun
modo
si
spiegano
ricorrendo
a
mobili
egoistici
?
Ma
al
contrario
,
è
opinione
quasi
unanime
che
nella
generazione
intellettuale
che
doveva
immolarsi
nella
guerra
,
si
notasse
un
crescente
stato
di
insoddisfazione
e
di
insofferenza
morale
;
il
bisogno
,
buono
o
cattivo
che
fosse
,
di
sortire
da
quella
vita
raffinata
e
cerebralizzante
,
di
immolarsi
corpo
e
anima
ad
una
causa
-
-
quale
si
fosse
-
-
purché
capace
di
trascendere
i
meschini
motivi
della
vita
d
'
ogni
giorno
.
Se
i
giovani
intellettuali
disertarono
il
socialismo
non
si
fu
perché
essi
divenissero
tutti
d
'
un
tratto
utilitari
e
filistei
.
Si
fu
all
'
inverso
perché
proprio
il
movimento
socialista
,
nelle
persone
di
troppi
suoi
dirigenti
,
nello
spirito
che
presiedeva
all
'
opera
sua
,
andò
perdendo
gran
parte
del
fuoco
etico
primitivo
.
Non
è
da
credere
che
sfuggisse
ai
giovani
lo
stato
di
profondo
disagio
e
insincerità
dei
leaders
del
movimento
,
la
superficialità
colpevole
con
la
quale
avevano
creduto
di
superare
la
cosiddetta
«
crisi
del
marxismo
»
.
I
giovani
hanno
bisogno
di
credere
alla
nobiltà
,
alla
purezza
,
alla
chiarezza
degli
ideali
professati
.
Il
transigere
,
che
troppi
fecero
,
con
la
propria
coscienza
,
o
il
sottrarsi
ai
richiami
e
reclami
della
ragione
seppellendo
l
'
interno
affanno
sotto
la
formula
equivoca
,
desta
in
loro
repulsione
profonda
.
E
repulsione
profonda
destò
in
loro
il
balbettio
dei
giornali
e
libri
socialisti
in
cui
era
venuto
meno
il
vigore
del
pensiero
e
la
fiamma
morale
.
A
questa
insofferenza
morale
si
accoppiava
una
crescente
insofferenza
d
'
ordine
intellettuale
contro
il
marxismo
dogmatico
e
materialista
,
e
più
ancora
contro
le
posizioni
mentali
e
culturali
che
distinguevano
gli
esponenti
massimi
del
socialismo
ufficiale
e
lo
stesso
partito
.
La
nuova
generazione
tutta
idealista
,
volontarista
,
pragmatista
,
non
capiva
il
linguaggio
materialistico
,
positivistico
,
scientificistico
dei
vecchi
.
I
quali
,
anziché
sforzarsi
di
penetrare
le
ragioni
intime
di
questa
reazione
,
si
chiusero
in
una
incomprensione
cieca
e
settaria
,
e
irrisero
i
nuovi
atteggiamenti
,
negando
a
priori
un
socialismo
non
positivistico
e
definendo
semplicisticamente
i
filosofi
idealisti
servi
della
borghesia
.
Già
dal
Congresso
di
Roma
si
era
dichiarato
solennemente
che
il
programma
portava
«
l
'
impronta
specifica
del
socialismo
democratico
e
positivista
»
,
cosicché
l
'
aderirvi
significava
implicita
accettazione
di
quella
determinata
filosofia
.
Accanto
alla
tessera
amministrativa
si
richiedeva
la
tessera
filosofica
:
e
chi
non
avesse
avuto
tutti
i
timbri
in
regola
,
chi
non
avesse
mostrato
di
nutrire
ammirazione
piena
per
Comte
o
Spencer
,
Darwin
o
Ardigò
,
eran
tirate
d
'
orecchi
,
larvati
boicottaggi
,
denegata
cittadinanza
,
finché
l
'
interessato
,
sentendosi
pesce
fuor
d
'
acqua
,
filava
via
verso
più
aereati
lidi
e
vasti
orizzonti
.
E
almeno
la
posizione
intellettuale
della
vecchia
generazione
fosse
stata
salda
,
fresca
,
professata
con
vera
passione
e
profonda
convinzione
.
Mentre
era
tutta
rosa
e
corrosa
da
una
critica
sostanziale
di
cui
la
gioventù
era
perfettamente
consapevole
.
Ora
non
si
giunge
alla
fede
attraverso
la
critica
;
e
quella
critica
,
quelle
poderose
confutazioni
del
marxismo
ortodosso
e
del
positivismo
nessuno
s
'
era
mai
preoccupato
di
controbattere
con
solidi
argomenti
,
oltre
che
con
facili
ironie
e
stupide
accuse
.
Così
fu
che
i
vecchi
non
compresero
nulla
del
segreto
travaglio
dei
giovani
,
e
i
giovani
abbandonarono
la
vecchia
gloriosa
corrente
,
segnando
un
distacco
che
fu
fatale
alle
fortune
del
socialismo
italiano
;
fatale
,
dico
,
perché
contiene
in
potenza
molte
delle
ragioni
della
futura
sconfitta
.
L
'
unico
tentativo
pratico
di
rinnovamento
avutosi
all
'
interno
del
partito
innanzi
la
guerra
è
dovuto
al
Mussolini
.
Avventuriero
nel
mondo
della
cultura
non
meno
che
in
quello
della
politica
,
in
lui
difettava
un
pensiero
saldo
e
coerente
e
una
onesta
preoccupazione
intellettuale
;
alla
sua
frenetica
volontà
d
'
azione
e
di
comando
una
cosa
sola
premeva
:
l
'
affermazione
della
sua
persona
.
Le
idee
,
i
valori
,
le
fedi
in
tanto
valevano
in
quanto
potevano
farsi
strumento
della
sua
ambizione
.
Ma
,
dotato
di
intuito
non
comune
,
egli
-
-
quasi
unico
-
-
sentì
come
la
vecchia
posizione
socialista
non
soddisfacesse
il
bisogno
dei
giovani
e
si
dette
tutt
'
uomo
a
rinfrescarla
facendo
larga
parte
all
'
idealismo
da
un
lato
e
al
volontarismo
pragmatista
e
bergsoniano
dall
'
altro
.
Malgrado
la
sua
intrinseca
immoralità
e
la
estrema
superficialità
della
sua
posizione
rivoluzionaria
egli
riuscì
in
breve
a
trascinarsi
dietro
gran
parte
della
gioventù
socialista
e
a
impadronirsi
clamorosamente
del
partito
.
La
vittoria
di
Mussolini
fu
dovuta
in
buona
parte
alla
costituzionale
incapacità
di
rinnovamento
dei
vecchi
quadri
dirigenti
del
movimento
;
i
quali
condannavano
bensì
questo
improvviso
quanto
assurdo
ritorno
all
'
insurrezionismo
blanquista
,
ma
non
erano
poi
in
grado
di
contrapporgli
un
programma
costruttivo
che
fosse
animato
da
una
visione
ampia
e
lungimirante
dei
problemi
della
vita
italiana
.
Il
loro
riformismo
,
guasto
dalla
tabe
elettoralistica
e
dalla
lotta
per
riforme
sociali
di
dettaglio
,
echeggiava
,
o
pareva
proprio
echeggiare
,
un
profondo
scetticismo
,
come
di
gente
che
non
crede
più
negli
ideali
della
propria
giovinezza
,
ma
non
osa
confessarlo
.
Né
è
a
dire
che
difettassero
in
quegli
anni
tra
i
giovani
sane
correnti
realistiche
capaci
di
alimentare
un
riformismo
virile
e
realizzatore
.
Ma
esse
furono
sistematicamente
compresse
e
eliminate
.
L
'
esempio
più
tipico
resta
«
l
'
Unità
»
del
Salvemini
che
riuscì
a
raccogliere
attorno
a
sé
un
autentico
stato
maggiore
di
giovani
tendenzialmente
socialisti
:
fornendo
così
la
riprova
che
la
decadenza
non
era
dovuta
alla
fuga
della
nuova
generazione
dal
socialismo
,
ma
piuttosto
alla
incapacità
del
partito
a
farsi
eco
delle
sue
esigenze
.
Si
affermava
la
urgente
necessità
di
un
programma
d
'
azione
che
sostituisse
alle
lotte
per
le
riforme
prevalentemente
economiche
che
interessavano
solo
ristrette
categorie
di
lavoratori
,
la
lotta
per
una
serie
di
grandi
riforme
politiche
di
interesse
generale
(
riforma
tributaria
,
doganale
,
comunale
,
militare
)
solo
capaci
di
creare
nel
popolo
quella
coscienza
politica
che
è
la
premessa
indispensabile
per
il
nascere
di
una
moderna
democrazia
.
Il
Salvemini
esagerò
spesso
nelle
sue
critiche
e
finì
per
cadere
,
per
amore
di
concretezza
,
in
un
puro
problemismo
.
Ma
è
indubbio
che
egli
,
più
acutamente
d
'
ogni
altro
,
diagnosticò
la
crisi
che
rodeva
alla
base
il
socialismo
italiano
.
In
verità
negli
ultimi
anni
innanzi
la
guerra
il
socialismo
italiano
era
,
intellettualmente
,
una
cosa
morta
.
Se
da
un
stimolo
parve
esso
animato
,
fu
,
se
mai
,
quello
della
autodistruzione
,
tanto
esso
fece
per
coalizzare
contro
di
sé
tutte
le
correnti
giovanili
.
Esso
fece
sì
che
la
reazione
intellettuale
antimarxista
si
incontrasse
con
quella
convergente
antidemocratica
,
antiparlamentare
,
che
in
Italia
significava
poi
antigiolittismo
.
Il
socialismo
riformista
,
non
realista
ma
transazionista
,
venne
esso
pure
identificato
col
parlamentarismo
degenerante
;
influendo
su
questa
reazione
e
traendone
nuovo
vigore
e
giustificazione
,
si
alimentarono
le
correnti
rivoluzionarie
,
da
Sorel
a
Mussolini
,
e
le
correnti
nazionaliste
;
le
quali
poi
,
convergendo
il
dì
della
guerra
,
dettero
potenzialmente
vita
al
fascismo
.
L
'
atteggiamento
del
partito
durante
la
guerra
,
con
la
infelice
formula
«
né
sabotare
né
consentire
»
conferma
la
incertezza
e
lo
spirito
compromissorio
che
l
'
animavano
.
La
guerra
travolse
come
valanga
il
già
fragile
edificio
intellettuale
.
Il
febbrile
dopoguerra
,
col
suo
ciclo
vorticoso
di
esperienze
,
venne
vissuto
alla
giornata
,
con
un
drenaggio
a
rovescia
che
polarizzò
le
scorie
ed
eliminò
gli
elementi
più
vitali
.
Accanto
ai
pochi
ma
saldi
rappresentanti
del
vecchio
gruppo
dirigente
non
si
intravide
neppur
l
'
ombra
di
qualche
autentica
energia
giovane
.
Si
marciava
ormai
stancamente
nei
vecchi
solchi
,
presentendo
il
pantano
finale
,
incapaci
di
sortirne
.
E
ora
da
sette
anni
non
si
marcia
più
e
sui
campi
deserti
spesseggia
la
gramigna
e
neppure
le
fioche
voci
antiche
riescono
a
giungerci
.
Occorre
finalmente
una
rude
scossa
intellettuale
che
sottragga
i
socialisti
italiani
al
loro
passivismo
ideologico
,
costringendoli
a
pensare
autonomamente
e
a
conquistare
con
duro
personale
travaglio
di
ricerca
,
di
dubbi
e
di
contrasti
i
nuovi
valori
da
sostituire
alla
fede
cieca
nelle
virtù
taumaturgiche
degli
specifici
marxisto
materialisti
.
Tempo
è
venuto
.
Anche
la
Chiesa
socialista
reclama
la
ribellione
del
libero
esame
e
la
fine
di
tutti
i
catechismi
.
5
CAPITOLO
IV
CONCLUSIONE
DEL
REVISIONISMO
Da
quanto
si
è
detto
nei
capitoli
precedenti
appare
che
se
il
revisionismo
ebbe
il
merito
di
rompere
la
incrostazione
dogmatica
,
sforzandosi
di
adeguare
la
teoria
alla
nuova
prassi
del
moto
operaio
e
sceverando
nel
marxismo
gli
aspetti
ancor
vivi
e
fruttuosi
da
quelli
sterili
e
superati
,
non
seppe
o
non
osò
condurre
il
processo
di
revisione
alle
sue
logiche
conclusioni
e
finì
per
arenarsi
in
una
polemica
interpretativa
che
annullò
gran
parte
dei
benefici
che
aveva
apportato
.
Quel
che
esso
non
fece
è
compito
della
nuova
generazione
di
fare
,
con
piena
sincerità
e
indipendenza
di
giudizio
,
senza
tema
di
infrangere
idoli
di
cartapesta
o
stampata
e
senza
illusioni
di
larghi
immediati
consensi
.
Il
materiale
critico
accumulatosi
nel
trentennio
è
tale
-
-
così
nel
regno
dei
fatti
che
delle
idee
-
-
che
non
si
tratta
tanto
di
dir
cose
nuove
o
di
avanzare
una
ennesima
interpretazione
di
Marx
;
quanto
di
mettere
in
chiaro
i
risultati
obbiettivi
e
in
gran
parte
concordanti
cui
era
giunto
il
revisionismo
.
In
breve
,
si
tratta
di
erigere
un
bilancio
del
marxismo
in
rapporto
al
movimento
socialista
.
Il
compito
è
urgente
,
urgentissimo
.
Particolarmente
in
Italia
.
Da
troppi
anni
le
posizioni
ideologiche
del
socialismo
si
sono
cristallizzate
rompendo
con
la
pratica
.
Siamo
oggi
ancora
a
Bernstein
,
alle
posizioni
e
alle
discussioni
del
'900
.
Mentre
il
mondo
,
dal
'900
ad
oggi
ha
,
più
che
camminato
,
precipitato
.
È
sorto
,
o
si
è
fatto
formidabile
,
il
moto
operaio
;
i
partiti
socialisti
stanno
trasformandosi
in
partiti
di
governo
e
sono
sulla
via
di
strappare
maggioranze
;
la
democrazia
politica
è
ormai
patrimonio
non
esclusivo
ma
certo
fondamentale
delle
masse
lavoratrici
;
lo
Stato
è
andato
perdendo
progressivamente
il
suo
carattere
di
classe
;
l
'
economia
borghese
si
è
andata
organizzando
e
razionalizzando
;
la
ricchezza
è
moltiplicata
,
anche
per
le
classi
operaie
;
una
guerra
e
una
rivoluzione
immani
sono
sopravvenute
fornendo
formidabili
esperienze
nuove
...
Tutto
è
mutato
intorno
a
noi
.
Tutto
,
fuorché
il
programma
e
l
'
ideologia
socialista
,
che
si
vorrebbero
sbocciate
complete
e
perfette
nei
secoli
,
per
opera
del
profetico
genio
di
Marx
.
La
scissione
comunista
in
tutto
il
mondo
ha
certo
concorso
non
poco
a
chiarire
la
fisionomia
socialista
,
se
non
altro
per
la
necessità
reciproca
di
distinguersi
e
di
affermarsi
su
posizioni
del
tutto
autonome
;
ma
il
chiarimento
fu
tutto
d
'
ordine
pratico
e
polemico
,
imposto
dalle
circostanze
,
e
non
vi
corrispose
davvero
una
egualmente
chiara
sistemazione
ideologica
.
I
dirigenti
dei
partiti
socialisti
d
'
Europa
-
-
Inghilterra
esclusa
-
-
rivendicano
oggi
ancora
col
Kautsky
una
del
tutto
inesistente
e
risibile
purità
marxistica
.
Si
direbbe
anzi
che
la
scissione
e
le
sopravvenute
responsabilità
di
governo
abbiano
accentuato
nei
capi
-
-
sotto
l
'
assillo
della
concorrenza
comunista
-
-
un
equivoco
conservatorismo
ideologico
che
li
rende
più
riluttanti
che
per
il
passato
ad
un
serio
esame
ideologico
.
È
incredibile
il
timore
che
pervade
i
più
di
fronte
alla
eventualità
di
doversi
discostare
apertamente
dalla
tradizione
marxista
,
e
il
sabotaggio
più
o
meno
consapevole
d
'
ogni
sia
pur
timida
corrente
non
marxista
.
Marx
è
il
tabou
.
Meno
se
ne
parla
meglio
è
.
Ci
si
affida
alla
pratica
,
maestra
di
vita
,
e
si
tira
a
campare
.
Il
cervello
socialista
oscilla
tra
la
ortodossia
formale
e
il
piatto
empirismo
.
Io
conosco
molti
socialisti
,
anche
giovani
,
che
condividono
nel
loro
intimo
le
punte
più
estreme
del
pensiero
revisionista
;
che
riconoscono
la
necessità
di
un
serio
sforzo
di
rinnovamento
ideologico
;
che
giungono
financo
a
proclamare
Marx
superato
.
Ma
ciò
sono
disposti
normalmente
a
concedere
in
camera
charitatis
,
tra
quattro
mura
e
pochi
amici
.
Ché
non
appena
si
tratti
di
assumere
una
posizione
responsabile
si
fanno
reticenti
ed
equivoci
e
scivolano
via
volentieri
sulla
superficie
liscia
del
solito
ordine
del
giorno
standardizzato
.
Pigrizia
?
Insincerità
?
Timore
di
perdere
le
masse
?
Sensazione
oscura
e
vile
dei
pericoli
e
delle
responsabilità
che
ci
connettono
ad
una
più
autonoma
e
quindi
più
soggettiva
,
faticosa
e
critica
posizione
?
Probabilmente
tutte
queste
cose
assieme
.
Il
fatto
è
,
insomma
,
che
coloro
che
dovrebbero
esercitare
funzione
dirigente
,
coloro
cui
spetta
il
compito
di
pensare
per
gli
altri
infiniti
troppo
assorbiti
dal
problema
dell
'
esistenza
,
han
finito
per
ridursi
prigionieri
dell
'
ingenuo
feticismo
delle
masse
,
da
essi
stessi
creato
,
e
che
,
con
non
molta
fatica
,
si
potrebbe
distruggere
.
Basterebbe
volere
.
E
pazienza
ancora
se
ciò
seguisse
in
modo
particolare
là
dove
il
moto
socialista
è
in
progressivo
ordinato
sviluppo
,
sulla
via
di
conquistare
o
rassodare
posizioni
di
comando
:
ché
là
è
più
scusabile
il
desiderio
di
evitare
discussioni
troppo
accese
nell
'
ora
delicata
del
trapasso
dalla
critica
negativa
all
'
azione
positiva
.
Ma
il
grave
si
è
che
ciò
si
avvera
soprattutto
in
Italia
dove
il
moto
socialista
è
stato
letteralmente
spazzato
,
e
dove
domani
si
dovrà
ricominciare
ab
ovo
,
con
animo
nuovo
adeguato
alla
grande
esperienza
vissuta
e
alla
generazione
mutata
.
Bisogna
ribellarsi
a
questo
fatale
andare
-
-
che
non
è
un
«
andare
»
,
ma
un
retrocedere
o
un
agonizzare
-
-
;
e
combattere
ogni
forma
di
ipocrisia
intellettuale
,
di
debolezza
senile
,
ogni
fuga
per
la
linea
di
minor
resistenza
,
e
di
massima
diseducazione
.
Ai
giovani
,
di
anni
o
di
spirito
,
corre
l
'
obbligo
di
imporre
una
decisa
chiarificazione
ideologica
che
abbatta
finalmente
tutti
i
rami
secchi
che
impacciano
assurdamente
il
cammino
,
che
ci
liberi
di
tutto
il
vecchio
pesante
bagaglio
catechistico
che
tanto
concorse
alla
nostra
sconfitta
.
Saremo
dapprima
in
pochi
,
e
molto
ci
sarà
da
lottare
.
Ma
la
lotta
è
vitale
ed
assurge
addirittura
ad
obbligo
di
coscienza
per
chi
creda
di
avere
identificato
nello
spirito
di
compromesso
e
nella
pavidità
dei
teorici
e
dei
capi
una
delle
ragioni
massime
della
crisi
che
il
socialismo
attraversa
.
,
La
conclusione
logica
cui
conduce
il
revisionismo
è
la
rottura
tra
socialismo
e
marxismo
.
Il
revisionismo
ha
difatti
confutato
o
tacitamente
abbandonato
tutte
le
tesi
marxiste
che
più
strettamente
si
collegavano
alla
posizione
socialista
;
mentre
ha
valorizzato
le
tesi
più
propriamente
filosofiche
o
sociologiche
(
materialismo
storico
,
lotta
delle
classi
)
che
,
per
il
valore
sempre
più
universale
e
obbiettivo
che
vanno
assumendo
,
non
possono
essere
monopolio
di
nessuna
parte
politica
.
Dalla
interpretazione
che
del
marxismo
dànno
i
revisionisti
,
discendono
logicamente
queste
conseguenze
:
1
)
che
si
può
essere
marxisti
senza
essere
socialisti
;
2
)
che
si
illudono
quei
socialisti
che
ancora
credono
di
ritrovare
nel
marxismo
il
principio
informatore
,
la
guida
,
del
concreto
movimento
socialista
.
La
dimostrazione
di
queste
tesi
apparentemente
paradossali
non
è
difficile
.
Vedemmo
già
come
la
vera
originalità
della
posizione
marxista
rispetto
alle
altre
posizioni
socialiste
non
stesse
né
in
una
diversa
prospettazione
del
fine
né
in
una
sostanziale
divergenza
di
metodi
,
ma
nel
concetto
della
necessità
storica
dell
'
avvento
socialista
per
effetto
della
legge
intima
di
sviluppo
della
società
capita
lista
.
Mentre
il
socialista
premarxista
denuncia
le
ingiustizie
sociali
e
postula
la
società
socialista
in
nome
di
un
principio
astratto
e
assoluto
di
giustizia
,
Marx
,
storicista
,
si
sforza
di
dimostrare
che
questa
soluzione
socialista
vive
già
in
potenza
nella
società
attuale
e
costituisce
la
necessaria
sintesi
superatrice
della
contraddizione
che
mina
alle
basi
il
sistema
capitalistico
di
produzione
.
A
questa
conclusione
egli
arriva
attraverso
lo
studio
obbiettivo
del
processo
storico
,
con
l
'
ausilio
del
metodo
materialistico
di
interpretazione
della
storia
.
La
catena
del
pensiero
marxista
,
ricostruita
logicamente
-
-
a
posteriori
-
-
diventa
:
metodo
materialistico
,
applicazione
di
esso
allo
studio
della
società
capitalistica
,
previsione
oggettiva
della
necessità
della
soluzione
socialista
.
Il
marxista
veramente
conseguente
è
dunque
socialista
per
deduzione
.
Se
cade
la
premessa
-
-
cioè
la
teoria
del
materialismo
storico
-
-
o
se
mutano
i
risultati
cui
porta
l
'
applicazione
del
metodo
-
-
cade
automaticamente
la
conclusione
socialista
.
Ora
quale
è
stato
il
senso
della
reazione
revisionista
?
Essa
ha
detto
:
c
'
è
nel
marxismo
un
nucleo
primo
fondamentale
,
il
materialismo
storico
.
Attorno
a
questo
nucleo
si
è
formata
una
incrostazione
pseudo
teoretica
che
non
è
che
il
risultato
di
una
prima
grossolana
applicazione
del
metodo
materialistico
fatta
da
Marx
alla
società
del
suo
tempo
.
Essa
era
piena
di
significato
allora
;
ma
oggi
,
dopo
il
perfezionamento
apportato
al
metodo
e
tutte
le
trasformazioni
seguite
,
non
resiste
più
alla
critica
.
In
questa
incrostazione
,
in
queste
scorie
,
rientrano
la
teoria
della
crisi
,
dell
'
immiserimento
progressivo
,
della
concentrazione
delle
ricchezze
in
poche
mani
,
dell
'
esasperarsi
delle
lotte
di
classi
sino
al
violento
cozzo
finale
.
Abbandoniamo
le
incrostazioni
,
cioè
le
fallaci
applicazioni
del
metodo
,
e
salveremo
il
nucleo
primo
,
il
nucleo
puro
del
marxismo
.
Ma
abbandonare
la
incrostazione
equivaleva
buttare
a
mare
la
conclusione
socialista
del
marxismo
:
e
siccome
il
marxismo
è
una
teoria
socialista
solo
per
le
conclusioni
,
significava
relegare
il
marxismo
fuori
dal
novero
delle
teorie
socialiste
.
In
verità
così
era
.
Da
quel
giorno
il
marxismo
perse
l
'
attributo
socialistico
.
Ma
un
risultato
così
paradossale
non
era
davvero
dichiarabile
,
data
la
strettissima
identificazione
che
si
era
ormai
abituati
a
fare
tra
socialismo
e
marxismo
.
Caduta
la
conclusione
socialista
,
bisognava
reintrodurre
il
socialismo
nelle
premesse
.
Ed
ecco
i
revisionisti
affannarsi
a
far
posto
nel
materialismo
storico
al
momento
della
libertà
,
ad
una
visione
attivistica
del
processo
storico
.
Ed
ecco
sorgere
o
risorgere
la
teoria
del
rovesciamento
della
praxis
.
La
quale
non
è
in
sé
socialista
,
non
contiene
nulla
che
accrediti
una
soluzione
socialista
.
Ma
facendo
posto
alla
volontà
umana
nella
storia
,
fa
posto
al
socialismo
.
È
chiaro
però
che
il
rapporto
tra
materialismo
storico
e
socialismo
veniva
ad
essere
capovolto
.
Ciò
che
per
l
'
innanzi
costituiva
una
conclusione
necessaria
diventa
ora
una
premessa
eventuale
.
I
revisionisti
hanno
fatto
a
ritroso
il
cammino
di
Marx
e
dalla
scienza
socialista
sono
tornati
alla
fede
,
cioè
alla
posizione
delle
scuole
premarxiste
.
È
appena
necessario
dire
che
di
questo
capovolgimento
non
hanno
avuto
chiara
coscienza
;
e
hanno
continuato
a
sostenere
assurdamente
il
marxismo
come
la
teoria
socialista
per
eccellenza
facendo
del
principio
del
rovesciamento
della
prassi
il
pilastro
essenziale
del
loro
socialismo
.
Col
melanconico
risultato
che
non
appena
il
socialista
approfondisce
i
fondamenti
teorici
della
sua
posizione
sente
sfuggirsi
il
terreno
sotto
ai
piedi
e
si
trova
ad
oscillare
tra
il
vuoto
e
il
dogmatismo
.
Per
passare
infatti
dalla
teoria
del
rovesciamento
della
prassi
alla
prassi
...
immobile
della
società
socialista
,
i
socialisti
revisionisti
debbono
rinnegare
se
stessi
accedendo
a
quel
determinismo
economico
volgare
e
a
quella
estrema
semplificazione
di
diagnosi
sociologica
contro
cui
giustamente
avevano
reagito
.
Cioè
debbono
a
)
ricondurre
tutte
le
contraddizioni
sociali
a
quell
'
unica
tra
sistema
di
produzione
e
sistema
di
appropriazione
;
b
)
imporre
un
ruolo
obbligato
alla
volontà
umana
;
c
)
fissare
una
direzione
categorica
all
'
evoluzione
produttiva
;
d
)
postulare
uno
stato
sociale
statico
e
perfetto
.
Vale
a
dire
debbono
rinnegare
quella
visione
dialettica
della
storia
-
-
indefinita
serie
di
lotte
,
non
solo
e
sempre
di
classi
,
e
non
solo
e
sempre
economiche
-
-
che
è
alla
base
della
loro
revisione
e
che
,
anche
per
Marx
Engels
,
è
l
'
unica
legge
a
priori
della
storia
.
Cioè
negare
la
storia
stessa
.
In
verità
al
marxismo
dei
revisionisti
ripugna
ogni
preciso
elemento
finalistico
;
o
meglio
,
dalla
loro
posizione
teoretica
non
discende
alcuna
conseguenza
pro
o
contro
il
socialismo
.
Si
può
accettare
la
storia
come
eterno
contrasto
di
classi
,
e
ammettere
una
pluralità
di
sbocchi
o
addirittura
non
considerare
la
funzione
borghese
come
funzione
di
sola
conservazione
.
Per
una
conclusione
socialista
si
richiede
l
'
intervento
di
dati
empirici
(
catastrofismo
marxista
)
o
di
un
elemento
di
fede
.
D
'
altronde
occorre
tener
presente
che
nella
dialettica
storica
il
momento
della
tesi
non
è
meno
importante
di
quello
dell
'
antitesi
;
anzi
l
'
uno
non
è
pensabile
senza
l
'
altro
.
Una
concezione
politica
che
voglia
derivarsi
dalle
posizioni
del
materialismo
storico
deve
far
proprie
,
giustificare
e
comprendere
assieme
e
la
funzione
conservatrice
borghese
e
la
funzione
rivoluzionaria
proletaria
,
ponendosi
sempre
sulla
diagonale
delle
forze
.
Io
reputo
sterile
il
tentativo
di
voler
collegare
troppo
strettamente
le
posizioni
filosofiche
con
quelle
pratiche
.
Ma
se
questo
collegamento
si
vuol
fare
per
la
teoria
del
materialismo
storico
,
con
la
interpretazione
revisionista
non
è
nel
socialismo
che
si
sbocca
,
ma
in
pieno
liberalismo
.
In
un
liberalismo
più
concreto
e
realistico
,
che
guarda
alla
sostanza
del
moto
sociale
e
alla
dialettica
delle
cose
,
che
identifica
con
maggior
precisione
e
realismo
gli
agenti
del
progresso
,
le
forze
animatrici
del
movimento
,
che
fa
i
conti
con
i
gruppi
e
con
le
classi
e
che
oggi
,
in
questo
stato
sociale
,
con
questa
forma
di
produzione
,
questa
psicologia
,
questi
bisogni
,
questa
sedimentazione
ideologica
,
dà
un
posto
preminente
al
problema
sociale
,
alla
lotta
tra
proletari
e
capitalisti
,
ma
pur
sempre
nel
liberalismo
.
Col
revisionismo
viene
dunque
meno
quello
che
era
il
carattere
distintivo
del
sistema
marxista
:
cioè
la
dimostrazione
obbiettiva
e
rigorosa
di
una
soluzione
socialista
.
Dal
marxismo
si
passa
al
revisionismo
,
e
dal
revisionismo
al
liberalismo
.
Queste
tappe
sono
fatali
.
Già
Bernstein
,
trent
'
anni
fa
,
lasciò
intendere
che
questa
sarebbe
stata
la
conclusione
.
Il
moto
socialista
è
tutto
,
egli
disse
,
e
il
fine
è
nulla
.
(
O
il
fine
in
tanto
vale
in
quanto
alimenta
il
moto
.
)
La
sua
formula
era
quella
di
un
socialista
liberale
.
Parve
scandalo
allora
.
Si
avvia
oggi
ad
essere
la
posizione
caratteristica
di
tutta
la
nuova
generazione
socialista
.
Intorno
al
valore
del
materialismo
storico
si
è
molto
discusso
in
questi
ultimi
anni
.
Molti
scrittori
marxisti
sono
disposti
a
concedere
che
esso
non
fornisce
appoggio
ad
una
tesi
finalistica
socialista
;
ma
tutti
però
insistono
nel
rilevare
il
valore
immenso
che
esso
ha
come
guida
,
come
«
bussola
»
del
moto
socialista
,
tanto
che
parlano
di
esso
come
della
filosofia
specifica
del
moto
socialista
.
Solo
il
materialismo
storico
,
solo
il
concetto
del
rovesciamento
della
praxis
,
proclama
Mondolfo
,
può
conciliare
i
due
estremi
del
materialismo
fatalistico
e
del
volontarismo
antistorico
e
salvare
il
movimento
così
dal
facilonismo
rivoluzionario
come
dall
'
impaludamento
riformista
.
Esso
solo
dà
al
rivoluzionario
la
consapevolezza
delle
possibilità
e
dei
limiti
dell
'
azione
in
ogni
momento
dato
.
Mondolfo
non
esita
a
dichiarare
che
il
fondamentale
difetto
dei
socialisti
italiani
è
consistito
nella
incongruenza
delle
premesse
filosofiche
,
nella
mancanza
di
una
coerente
orientazione
teorica
,
nella
trascuranza
del
principio
essenziale
di
quel
realismo
storico
,
al
quale
pure
han
creduto
appoggiarsi
,
che
consiste
nel
rovesciamento
della
praxis
.
Ora
io
confesso
che
in
tutte
le
formule
famose
care
ai
revisionisti
marxisti
,
dalla
«
prassi
che
si
rovescia
»
alla
«
realtà
condizionante
e
condizionata
»
,
dall
'
«
uomo
creatore
della
sua
storia
nei
limiti
delle
condizioni
preesistenti
che
sfuggono
al
suo
controllo
»
,
al
«
presente
figlio
del
passato
e
padre
dell
'
avvenire
»
,
non
vedo
nulla
di
specifico
capace
di
soddisfare
le
esigenze
del
moto
socialista
,
nulla
che
possa
guidare
l
'
azione
socialista
in
ogni
concreta
situazione
storica
.
In
essa
non
vedo
che
una
generica
trasposizione
del
principio
dialettico
dalla
sfera
concettuale
a
quella
del
reale
e
un
consiglio
generico
di
prudenza
ai
rivoluzionari
,
infinitamente
meno
suadente
di
quello
che
viene
dai
fatti
e
dalle
libere
esperienze
.
Osservo
però
che
mentre
nel
sistema
marxista
questa
dialettica
di
cose
aveva
un
significato
perfettamente
chiaro
e
una
direzione
(
soluzione
socialista
)
ben
precisata
,
nel
revisionismo
essa
assume
un
valore
sempre
più
vago
ed
evanescente
.
La
bussola
tanto
decantata
è
uno
strumento
che
,
all
'
atto
pratico
,
si
rivela
sordo
alle
influenze
magnetiche
della
storia
che
si
fa
.
Per
applicare
,
in
ogni
concreta
situazione
storica
,
il
metodo
materialistico
,
tutto
sta
,
evidentemente
,
nella
valutazione
dello
stato
delle
cose
(
meccanismo
produttivo
)
e
delle
coscienze
(
uomini
che
lottano
contro
l
'
ambiente
fisico
ed
economico
)
.
Ora
questa
interpretazione
sarà
sempre
,
entro
certi
limiti
,
viziata
da
soggettivismo
e
apriorismo
.
L
'
antitesi
tra
volontarismo
e
fatalismo
che
si
crede
di
aver
superata
in
sede
teoretica
col
concetto
della
prassi
che
si
rovescia
,
risorge
in
pieno
nella
pratica
.
Anche
il
volontarista
sfrenato
,
quando
proclama
tesi
semplicistiche
e
invoca
salti
miracolosi
può
,
in
buona
fede
,
reputarsi
pieno
di
senso
storico
.
Se
nel
processo
storico
si
fa
posto
alla
volontà
,
il
volontarista
può
sempre
,
nella
maestà
della
sua
intuizione
,
ritenere
non
vano
l
'
appello
alla
volontà
.
E
magari
pensare
che
occorra
esagerare
volutamente
il
ruolo
della
volontà
per
forzare
gli
uomini
,
pigri
e
ciechi
,
a
farne
un
uso
ragionevole
.
Quando
si
entra
nei
regni
complessi
della
psicologia
,
il
materialismo
storico
si
rivela
impotente
.
In
sostanza
tutto
il
materialismo
storico
,
dopo
la
sostituzione
dell
'
interdipendenza
al
determinismo
,
si
risolve
in
sede
pratica
in
una
lezione
di
realismo
storico
,
in
una
verità
banale
che
fu
acquisita
da
secoli
per
gli
uomini
d
'
azione
:
non
fare
il
passo
più
lungo
della
gamba
.
Quando
questa
lezione
fu
impartita
,
cioè
al
tempo
di
Marx
,
fu
veramente
salutare
,
perché
reagì
alle
orge
utopistiche
e
a
tutti
i
disegni
aprioristici
di
palingenesi
sociale
,
frutto
del
razionalismo
astratto
del
secolo
XVIII
;
ma
oggi
tende
a
farsi
nociva
.
Tutti
i
movimenti
socialisti
europei
,
sotto
l
'
incubo
di
questa
necessità
che
tanto
hanno
concorso
a
rivelare
,
hanno
perso
ogni
fiducia
nello
slancio
creativo
delle
masse
.
È
forse
venuta
l
'
ora
di
mettere
l
'
accento
sul
momento
della
libertà
,
di
ricordare
che
in
ogni
caso
è
ai
partiti
riformatori
che
spetta
esagerare
l
'
elemento
volontaristico
,
mentre
è
a
quelli
conservatori
che
spetta
di
esagerare
le
resistenze
.
Il
determinismo
marxista
,
e
anche
la
interpretazione
corretta
che
di
esso
dànno
i
revisionisti
,
induce
alla
accettazione
o
per
lo
meno
a
un
eccessivo
rispetto
a
priori
della
realtà
esistente
,
appunto
perché
esistente
.
Esso
umilia
l
'
umanità
ricordandole
di
continuo
la
sua
pochezza
di
fronte
alle
formidabili
forze
ambientali
,
naturali
e
sociali
;
e
può
facilmente
condurre
a
forme
di
rassegnazione
sul
tipo
di
quella
cattolica
.
Tutti
gli
dei
sono
pericolosi
,
compreso
quello
delle
forze
produttive
.
Dirò
una
cosa
che
può
sembrare
paradossale
;
ma
a
me
sembra
che
,
nello
stadio
attuale
dei
rapporti
sociali
,
il
materialismo
storico
è
filosofia
che
assai
meglio
si
addice
alla
classe
capitalistica
,
che
alla
classe
proletaria
.
Il
capitalista
,
in
particolare
l
'
imprenditore
,
essendo
alla
testa
del
processo
produttivo
,
dominandone
e
combinandone
gli
elementi
,
prendendo
una
parte
attiva
al
progresso
tecnico
,
possiede
la
coscienza
della
sua
attiva
partecipazione
alla
trasformazione
del
processo
produttivo
;
riesce
cioè
a
concretamente
inserire
la
sua
volontà
nella
storia
,
e
il
suo
rapporto
con
la
vita
economica
è
tipicamente
di
azione
reazione
.
Il
proletario
(
e
per
lui
l
'
intellettuale
che
aderisce
alla
causa
dei
lavoratori
)
,
subendone
invece
solo
i
contraccolpi
o
essendo
obbligato
ad
aderire
passivamente
al
processo
produttivo
,
non
vede
nelle
forze
di
produzione
che
delle
determinanti
contro
le
quali
,
oggi
,
è
impotente
a
reagire
.
Il
materialismo
storico
diventa
nelle
sue
mani
non
una
filosofia
liberatrice
,
ma
una
filosofia
che
gli
disvela
le
sue
catene
e
,
disvelandogliele
,
lo
induce
a
vani
conati
per
liberarsene
.
Può
servire
in
periodi
di
eccezionale
esaltazione
per
calmare
troppo
ardore
di
illusione
;
ma
non
può
essere
la
filosofia
base
di
un
movimento
operaio
che
è
ancora
in
stato
di
minorità
nella
direzione
dell
'
economia
.
Psicologicamente
parlando
è
fatale
che
il
materialismo
storico
assuma
,
presso
le
masse
,
un
colorito
deterministico
.
Più
in
generale
si
può
dire
che
a
tutti
i
dominatori
occorre
ricordare
continuamente
i
limiti
,
mentre
a
tutti
i
soggetti
bisogna
negarli
o
ridurne
la
portata
.
Il
partito
comunista
in
Russia
ha
sete
di
materialismo
storico
;
gli
scientifici
partiti
socialisti
marxisti
europei
hanno
sete
di
volontarismo
.
Di
un
volontarismo
non
parolaio
,
beninteso
,
che
sia
nutrito
da
una
fede
virile
nella
capacità
costruttrice
e
sostanzialmente
rinnovatrice
della
volontà
.
Le
esperienze
del
socialismo
italiano
costituiscono
ahimè
la
più
lampante
conferma
di
quanto
sopra
.
I
filosofi
del
materialismo
storico
lamentano
la
insufficiente
preparazione
teoretica
e
filosofica
e
la
scarsa
consequenziarità
dei
socialisti
italiani
;
e
credono
di
ritrovare
in
ciò
una
delle
cause
della
sconfitta
.
Io
oserei
lamentare
il
contrario
.
Troppa
preoccupazione
teoretica
o
pseudoteoretica
,
troppa
cura
di
mettersi
in
regola
coi
«
canoni
»
marxistici
,
troppa
paura
di
mostrarsi
empirici
,
risoluti
e
pragmatisti
.
Insopportabile
alle
volte
,
soprattutto
nei
periodi
in
cui
s
'
imporrebbe
l
'
azione
e
la
rapida
decisione
,
insopportabile
quella
falsa
preoccupazione
storicistica
che
ci
viene
da
Marx
e
,
ancor
più
che
da
lui
,
da
tutta
la
coorte
marxista
.
Si
teme
sempre
di
essere
antistorici
,
di
uscire
dalla
grande
rotta
segnata
sulle
carte
marxiste
,
di
non
aderire
perfettamente
alla
fisionomia
storica
del
proprio
tempo
.
Storici
quando
si
tratta
di
far
della
cronaca
,
cronisti
quando
si
tratta
di
far
della
storia
.
Di
qui
analisi
,
studi
,
discussioni
,
lambiccamenti
,
per
fissare
con
esattezza
chimerica
e
scolastica
lo
«
stato
civile
»
del
proprio
tempo
,
diagnosi
e
prognosi
dei
fenomeni
cui
si
assiste
.
Mentalità
professorale
,
che
non
ha
nulla
a
che
fare
con
quella
degli
uomini
d
'
azione
che
si
propongono
di
attivamente
collaborare
al
processo
storico
.
In
Italia
la
casa
comune
bruciava
,
le
fiamme
degli
edifici
operai
arrossavano
il
cielo
,
e
gli
inquilini
-
-
i
socialisti
-
-
si
accapigliavano
tra
loro
per
stabilire
se
quello
era
proprio
un
incendio
,
da
quali
cause
fosse
originato
,
se
rientrasse
in
questa
o
quella
categoria
,
se
fosse
stato
o
meno
previsto
nei
testi
sacri
,
se
fosse
limitato
all
'
Italia
.
ecc
,
ecc
.
Nei
periodi
dinamici
soprattutto
ci
si
avvede
quanto
illusoria
e
fatale
sia
la
pretesa
di
voler
seguire
il
filo
conduttore
fornito
dal
materialismo
storico
.
Una
vera
condanna
all
'
impotenza
.
L
'
azione
richiede
tempestività
,
intuizione
,
adattamento
,
creazione
.
Il
concreto
processo
storico
,
così
come
lo
delineano
i
cultori
del
materialismo
storico
,
è
una
storia
non
vissuta
,
una
storia
a
posteriori
,
una
storia
da
professori
.
La
famosa
bussola
serve
solo
quando
si
è
raggiunto
il
porto
.
Potrà
rendere
grandi
servigi
allo
storico
;
ma
è
spesso
inutile
,
e
talvolta
dannosa
,
al
facitore
di
storia
.
I
grossolani
errori
di
previsione
in
cui
incorse
Marx
nella
applicazione
del
suo
metodo
,
confermano
quanto
sopra
.
Il
materialismo
storico
ha
troppo
radicato
nella
mente
dei
più
la
tesi
che
il
processo
storico
sia
un
processo
meccanico
,
composizione
automatica
di
forze
ben
determinate
,
quantitativamente
stimabili
e
non
modificabili
per
azione
volontaria
dell
'
uomo
.
Ricordate
Bernstein
che
ammonisce
stare
ormai
il
problema
solo
nell
'
assodare
con
precisione
il
rapporto
quantitativo
dei
fattori
,
delle
forze
storiche
preponderanti
!
L
'
atteggiamento
di
troppi
socialisti
eminenti
di
fronte
al
fenomeno
fascista
nascente
,
fu
o
buddistico
o
stoico
.
Essi
allargarono
le
braccia
desolatamente
e
si
disposero
al
martirio
,
convinti
che
poco
o
nulla
vi
fosse
da
opporre
all
'
avanzarsi
del
fatto
che
avevano
analizzato
in
tutti
i
suoi
elementi
componenti
.
Essi
avevano
già
razionalmente
giustificata
la
loro
sconfitta
,
quando
gli
altri
non
si
illudevano
neppure
di
vincere
.
È
tanto
facile
rassegnarsi
alla
sconfitta
quando
essa
pare
venire
dalla
«
forza
delle
cose
»
,
dalla
«
immaturità
di
sviluppo
capitalistico
»
,
dalla
«
fase
di
necessaria
crescenza
borghese
»
,
ecc
.
ecc
.
E
quando
queste
formule
reggono
poco
,
allora
serve
egregiamente
l
'
hegelianesimo
di
basso
rango
con
la
sua
razionalizzazione
del
reale
,
di
tutta
la
realtà
,
anche
di
quella
realtà
che
,
contraddicendo
alla
legge
intima
dello
sviluppo
storico
,
dovrebbe
espellersi
dalla
realtà
.
Di
nuovo
torna
opportuno
il
paragone
col
cattolico
.
Il
credente
colpito
nell
'
affetto
dei
suoi
cari
attribuisce
la
prova
anche
la
più
atroce
a
segreti
motivi
del
Signore
.
Allo
stesso
modo
parla
il
materialista
storico
che
si
inchina
al
Dio
tenebroso
del
capitalismo
.
Soprattutto
grave
è
la
costante
sottovalutazione
che
i
marxisti
fanno
delle
ideologie
e
dei
cosiddetti
fattori
«
irrazionali
»
(
le
passioni
)
.
Basti
riflettere
al
grado
veramente
notevole
con
cui
il
nazionalismo
resiste
alle
necessità
economiche
.
In
tempi
di
bonaccia
il
danno
di
cotesta
sottovalutazione
è
relativo
;
ma
in
tempi
dinamici
,
di
crisi
o
di
rivoluzione
,
le
conseguenze
possono
essere
decisive
.
La
vita
politica
si
trova
allora
come
in
stato
di
incandescenza
e
si
presta
ad
essere
plasmata
nei
sensi
più
contraddittori
,
appunto
per
il
ruolo
immenso
che
vi
giuocano
gli
elementi
«
irrazionali
»
.
Al
materialista
storico
ciò
normalmente
sfugge
,
talché
finisce
per
giungere
a
un
apprezzamento
erratissimo
delle
forze
in
giuoco
.
Ciò
si
verificò
in
modo
tipico
agli
inizi
del
movimento
fascista
.
I
primi
nuclei
fascisti
non
si
può
dire
che
si
muovessero
per
esclusivo
interesse
o
suggestione
di
classe
,
e
neppure
erano
composti
da
soli
borghesi
.
Erano
gruppi
di
spostati
,
di
allucinati
,
di
idealisti
(
di
criminali
anche
)
,
in
preda
a
un
delirio
patriottardo
e
romantico
.
Solo
più
tardi
essi
diverranno
strumento
della
reazione
agrario
plutocratica
.
I
materialisti
storici
(
o
presunti
tali
...
)
,
abituati
a
commerciare
con
l
'
uomo
tipo
,
il
processo
storico
tipo
,
le
cause
prime
e
le
grandi
onde
del
moto
storico
;
accostumati
a
considerare
le
idee
come
travestimenti
degli
interessi
e
rapporti
di
classi
,
non
quando
si
tratta
di
far
della
cronaca
,
cronisti
quando
si
tratta
di
far
della
storia
.
Di
qui
analisi
,
studi
,
discussioni
,
lambiccamenti
,
per
fissare
con
esattezza
chimerica
e
scolastica
lo
«
stato
civile
»
del
proprio
tempo
,
diagnosi
e
prognosi
dei
fenomeni
cui
si
assiste
.
Mentalità
professorale
,
che
non
ha
nulla
a
che
fare
con
quella
degli
uomini
d
'
azione
che
si
propongono
di
attivamente
collaborare
al
processo
storico
.
In
Italia
la
casa
comune
bruciava
,
le
fiamme
degli
edifici
operai
arrossavano
il
cielo
,
e
gli
inquilini
-
-
i
socialisti
-
-
si
accapigliavano
tra
loro
per
stabilire
se
quello
era
proprio
un
incendio
,
da
quali
cause
fosse
originato
,
se
rientrasse
in
questa
o
quella
categoria
,
se
fosse
stato
o
meno
previsto
nei
testi
sacri
,
se
fosse
limitato
all
'
Italia
.
ecc
,
ecc
.
Nei
periodi
dinamici
soprattutto
ci
si
avvede
quanto
illusoria
e
fatale
sia
la
pretesa
di
voler
seguire
il
filo
conduttore
fornito
dal
materialismo
storico
.
Una
vera
condanna
all
'
impotenza
.
L
'
azione
richiede
tempestività
,
intuizione
,
adattamento
,
creazione
.
Il
concreto
processo
storico
,
così
come
lo
delineano
i
cultori
del
materialismo
storico
,
è
una
storia
non
vissuta
,
una
storia
a
posteriori
,
una
storia
da
professori
.
La
famosa
bussola
serve
solo
quando
si
è
raggiunto
il
porto
.
Potrà
rendere
grandi
servigi
allo
storico
;
ma
è
spesso
inutile
,
e
talvolta
dannosa
,
al
facitore
di
storia
.
I
grossolani
errori
di
previsione
in
cui
incorse
Marx
nella
applicazione
del
suo
metodo
,
confermano
quanto
sopra
.
Il
materialismo
storico
ha
troppo
radicato
nella
mente
dei
più
la
tesi
che
il
processo
storico
sia
un
processo
meccanico
,
composizione
automatica
di
forze
ben
determinate
,
quantitativamente
stimabili
e
non
modificabili
per
azione
volontaria
dell
'
uomo
.
Ricordate
Bernstein
che
ammonisce
stare
ormai
il
problema
solo
nell
'
assodare
con
precisione
il
rapporto
quantitativo
dei
fattori
,
delle
forze
storiche
preponderanti
!
L
'
atteggiamento
di
troppi
socialisti
eminenti
di
fronte
al
fenomeno
fascista
nascente
,
fu
o
buddistico
o
stoico
.
Essi
allargarono
le
braccia
desolatamente
e
si
disposero
al
martirio
,
convinti
che
poco
o
nulla
vi
fosse
da
opporre
all
'
avanzarsi
del
fato
che
avevano
analizzato
in
tutti
i
suoi
elementi
componenti
.
Essi
avevano
già
razionalmente
giustificata
la
loro
sconfitta
,
quando
gli
altri
non
si
illudevano
neppure
di
vincere
.
È
tanto
facile
rassegnarsi
alla
sconfitta
quando
essa
pare
venire
dalla
«
forza
delle
cose
»
,
dalla
«
immaturità
di
sviluppo
capitalistico
»
,
dalla
«
fase
di
necessaria
crescenza
borghese
»
,
ecc
.
ecc
.
E
quando
queste
formule
reggono
poco
,
allora
serve
egregiamente
l
'
hegelianesimo
di
basso
rango
con
la
sua
razionalizzazione
del
reale
,
di
tutta
la
realtà
,
anche
di
quella
realtà
che
,
contraddicendo
alla
legge
intima
dello
sviluppo
storico
,
dovrebbe
espellersi
dalla
realtà
.
Di
nuovo
torna
opportuno
il
paragone
col
cattolico
.
Il
credente
colpito
nell
'
affetto
dei
suoi
cari
attribuisce
la
prova
anche
la
più
atroce
a
segreti
motivi
del
Signore
.
Allo
stesso
modo
parla
il
materialista
storico
che
si
inchina
al
Dio
tenebroso
del
capitalismo
.
Soprattutto
grave
è
la
costante
sottovalutazione
che
i
marxisti
fanno
delle
ideologie
e
dei
cosiddetti
fattori
«
irrazionali
»
(
le
passioni
)
.
Basti
riflettere
al
grado
veramente
notevole
con
cui
il
nazionalismo
resiste
alle
necessità
economiche
.
In
tempi
di
bonaccia
il
danno
di
cotesta
sottovalutazione
è
relativo
;
ma
in
tempi
dinamici
,
di
crisi
o
di
rivoluzione
,
le
conseguenze
possono
essere
decisive
.
La
vita
politica
si
trova
allora
come
in
stato
di
incandescenza
e
si
presta
ad
essere
plasmata
nei
sensi
più
contraddittori
,
appunto
per
il
ruolo
immenso
che
vi
giuocano
gli
elementi
«
irrazionali
»
.
Al
materialista
storico
ciò
normalmente
sfugge
,
talché
finisce
per
giungere
a
un
apprezzamento
erratissimo
delle
forze
in
giuoco
.
Ciò
si
verificò
in
modo
tipico
agli
inizi
del
movimento
fascista
.
I
primi
nuclei
fascisti
non
si
può
dire
che
si
muovessero
per
esclusivo
interesse
o
suggestione
di
classe
,
e
neppure
erano
composti
da
soli
borghesi
.
Erano
gruppi
di
spostati
,
di
allucinati
,
di
idealisti
(
di
criminali
anche
)
,
in
preda
a
un
delirio
patriottardo
e
romantico
.
Solo
più
tardi
essi
diverranno
strumento
della
reazione
agrario
plutocratica
.
I
materialisti
storici
(
o
presunti
tali
...
)
,
abituati
a
commerciare
con
l
'
uomo
tipo
,
il
processo
storico
tipo
,
le
cause
prime
e
le
grandi
onde
del
moto
storico
;
accostumati
a
considerare
le
idee
come
travestimenti
degli
interessi
e
rapporti
di
classi
,
non
si
resero
conto
della
forza
autonoma
e
potentissirna
che
la
passione
,
bella
o
brutta
che
fosse
,
destava
negli
animi
dei
loro
rivali
.
Non
intesero
che
nell
'
urto
non
è
tanto
il
grado
di
consapevolezza
critica
che
conta
,
quanto
la
spontaneità
,
la
forza
viva
,
la
interna
persuasione
,
lo
spirito
attivo
di
lotta
e
di
sacrificio
.
Così
avvenne
che
mentre
da
un
lato
si
potenziava
sino
all
'
inverosimile
la
forza
esplosiva
del
movimento
fascista
,
dall
'
altro
prevaleva
nei
dirigenti
una
mera
capacità
critica
.
Tra
i
lottatori
e
gli
storici
la
partita
non
fu
dubbia
:
vinsero
i
primi
.
In
conclusione
,
l
'
affidarsi
che
i
socialisti
fanno
alla
bussola
storico
materialista
è
una
ingenua
illusione
e
una
contraddizione
.
Illusione
,
perché
con
essa
,
nella
migliore
delle
ipotesi
,
si
potrà
tracciare
una
generalissima
linea
di
sviluppo
avente
riguardo
alla
vita
non
di
una
ma
di
molte
generazioni
;
e
sempre
la
si
dovrà
accompagnare
da
fortissime
riserve
,
non
fosse
altro
perché
nessuno
è
in
grado
di
stabilire
quali
saranno
i
futuri
sviluppi
della
tecnica
,
e
quindi
i
caratteri
del
«
sistema
produttivo
»
.
Ogni
previsione
che
noi
faremo
,
essendo
una
mera
proiezione
nel
futuro
delle
condizioni
attuali
,
che
certamente
si
modificheranno
,
è
errata
.
Nel
migliore
dei
casi
il
fedele
lettore
della
bussola
storico
materialistica
riuscirà
a
tracciare
una
rotta
virtuale
,
non
una
rotta
reale
:
quella
rotta
cioè
che
la
società
eseguirebbe
rebus
sic
stantibus
,
con
questo
grado
di
tecnica
,
di
rapporti
sociali
,
cultura
,
ideologia
,
sensibilità
,
ecc
..
Quindi
una
previsione
generica
ed
errata
incapace
di
fornire
serio
aiuto
nell
'
azione
concreta
.
E
magari
fosse
sempre
una
proiezione
del
presente
nel
futuro
!
Che
troppo
spesso
invece
si
tratta
di
una
proiezione
del
passato
nel
futuro
,
di
quel
passato
sulle
cui
esperienze
Marx
,
ottanta
anni
fa
,
costruì
il
suo
sistema
e
le
sue
previsioni
.
Ma
l
'
affidarsi
alla
bussola
storico
materialistica
è
per
dei
socialisti
anche
una
contraddizione
.
Essi
vorrebbero
portare
una
coscienza
tutta
critica
e
razionale
nel
moto
,
e
nel
metodo
che
presiede
al
moto
,
e
non
nel
fine
.
Il
quale
fine
,
il
socialismo
,
postulano
sentimentalmente
e
spesso
in
modo
affatto
dogmatico
in
base
a
un
principio
di
fede
.
Se
vogliono
applicare
una
visione
critica
comincino
coll
'
applicarla
al
fine
,
e
poi
al
metodo
.
Scomodare
tutta
la
filosofia
per
decidere
questioni
pratiche
che
l
'
empiria
e
il
buon
senso
son
chiamati
a
risolvere
,
salvo
poi
guardarsi
bene
dal
conservare
questa
coscienza
critica
quando
si
tratti
dei
massimi
problemi
finalistici
del
socialismo
,
è
un
grottesco
bello
e
buono
.
Ma
il
colpo
di
grazia
alle
posizioni
del
socialismo
marxista
non
è
venuto
peraltro
dalla
teoria
.
In
teoria
tutte
le
tesi
,
anche
le
meglio
fondate
,
sono
opinabili
;
e
tutte
le
soluzioni
possono
riuscire
accettabili
.
Quand
'
anche
fossimo
riusciti
a
dimostrare
in
modo
categorico
che
il
revisionismo
ha
rotto
il
legame
logico
tra
socialismo
e
marxismo
,
vi
sarà
pur
sempre
chi
,
attraverso
esegesi
abili
e
sapienti
,
tenterà
di
sostenere
il
contrario
.
Ma
la
rude
smentita
è
venuta
invece
dalla
pratica
,
dalla
progressiva
erosione
di
due
miti
che
stanno
alla
base
di
tutta
la
propaganda
marxista
e
che
ne
hanno
costituito
la
ragione
massima
di
successo
:
1
)
il
comunismo
imposto
da
una
inderogabile
necessità
del
sistema
produttivo
,
conclusione
fatale
delle
contraddizioni
e
delle
crisi
che
minano
l
'
organismo
capitalistico
;
2
)
il
comunismo
considerato
come
il
solo
assetto
sociale
capace
di
assicurare
,
per
il
suo
razionale
ordinamento
produttivo
e
distributivo
,
un
immenso
aumento
di
produttività
e
di
benessere
,
sottraendo
l
'
umanità
alla
schiavitù
dei
bisogni
materiali
.
Il
primo
mito
è
stato
fortemente
intaccato
dalle
profonde
trasformazioni
subite
dal
capitalismo
dai
tempi
di
Marx
ai
giorni
nostri
.
Il
secondo
dall
'
accumularsi
di
una
serie
grandiosa
di
esperienze
operaie
in
sede
economica
e
politica
.
La
razionalizzazione
capitalista
,
da
un
lato
,
e
la
esperienza
russa
dall
'
altro
,
non
hanno
fatto
che
accentuarne
l
'
erosione
.
Cominciamo
dal
primo
.
Marx
aveva
fissato
nelle
sue
opere
una
fase
tipica
dello
sviluppo
capitalistico
:
la
fase
anarchica
ed
esplosiva
degli
inizi
,
come
si
disegna
in
Inghilterra
:
con
l
'
individualismo
sfrenato
,
la
libera
concorrenza
,
il
feroce
sfruttamento
della
manodopera
.
In
questa
fase
la
produzione
è
terribilmente
sregolata
,
il
sistema
di
fabbrica
funziona
con
sprechi
e
attriti
enormi
,
a
prezzo
di
sofferenze
inenarrabili
delle
masse
spogliate
violentemente
dei
loro
mestieri
e
strumenti
di
lavoro
,
ridotte
al
rango
di
merce
,
vittime
delle
crisi
economiche
ricorrenti
e
di
una
disoccupazione
che
appare
una
necessità
funzionale
del
capitalismo
.
L
'
errore
di
Marx
fu
di
aver
scambiato
il
prologo
con
l
'
intero
svolgimento
,
di
aver
prolungato
nel
tempo
fenomeni
transitori
,
di
aver
fatto
dell
'
immiserimento
progressivo
delle
masse
e
della
accumulazione
della
ricchezza
in
poche
mani
la
«
legge
generale
e
[
assoluta
»
dell
'
accumulazione
capitalistica
,
compromettendo
l
'
intera
sua
concezione
con
un
apriorismo
teoretico
e
con
lo
schematismo
dialettico
caro
agli
hegeliani
.
Il
capitalismo
riuscì
difatti
a
superare
la
posizione
senza
uscita
a
cui
sembrava
condannato
.
Il
movimento
operaio
,
la
legislazione
sociale
,
le
infinite
forme
di
intervento
della
società
posero
fine
,
nei
paesi
più
progrediti
,
agli
abusi
più
rivoltanti
;
il
perfezionarsi
della
produzione
e
della
mentalità
capitalistica
dimostrò
che
l
'
incremento
del
profitto
chiedeva
operai
più
qualificati
,
meglio
nutriti
,
meglio
pagati
,
capaci
,
oltreché
di
produrre
,
anche
di
consumare
le
sempre
più
gigantesche
masse
di
prodotti
che
inondavano
i
mercati
;
le
società
per
azioni
democratizzarono
,
entro
certi
limiti
,
il
capitale
,
e
le
coalizioni
capitalistiche
reagirono
ai
danni
di
una
produzione
affidata
al
capriccio
del
profitto
e
del
criterio
individuale
.
Dalla
politica
di
astensione
dello
Stato
in
materia
economica
si
passò
,
per
gradi
insensibili
,
a
una
politica
di
intervenzionismo
intenso
e
progressivo
:
nazionalizzazione
di
servizi
pubblici
essenziali
(
ferrovie
,
poste
,
banche
,
assicurazioni
,
ecc
.
)
,
controllo
sui
prezzi
di
molti
generi
(
illuminazione
,
pane
,
acqua
,
alloggi
,
ecc
.
)
,
controllo
su
mercati
,
corpi
professionali
,
commercio
estero
,
premi
e
sovvenzioni
,
espropriazioni
per
pubblica
utilità
,
lavori
pubblici
,
regolamentazione
coattiva
dei
salari
e
delle
condizioni
di
lavoro
...
fu
tutto
un
fiorire
di
iniziative
da
parte
degli
enti
pubblici
di
cui
non
si
possiede
una
idea
adeguata
.
Tipica
l
'
esperienza
dell
'
Inghilterra
,
Mecca
del
liberismo
individualistico
.
Abbiamo
là
attualmente
un
servizio
grandioso
di
opere
sociali
che
assorbe
quasi
metà
del
bilancio
,
sussidi
ai
disoccupati
e
ai
proprietari
di
miniere
,
tariffe
doganali
,
fissazione
di
salari
,
ecc
.
;
un
complesso
di
imprese
per
315
miliardi
di
lire
,
equivalenti
a
due
terzi
circa
del
capitale
totale
delle
grandi
imprese
inglesi
,
fa
parte
ormai
delle
imprese
nazionalizzate
,
seminazionalizzate
o
controllate
dallo
Stato
.
Ma
ancora
più
caratteristico
è
il
processo
che
ha
condotto
-
-
nei
più
importanti
rami
industriali
-
-
alla
sostituzione
delle
imprese
private
individuali
con
le
grandi
aziende
anonime
,
gigantesche
coalizioni
di
capitali
e
di
competenze
,
collegate
tra
loro
da
nessi
orizzontali
o
verticali
(
trusts
,
cartelli
,
ecc
.
)
su
scala
internazionale
,
costrette
assai
più
spesso
di
quanto
non
si
creda
a
ricercare
l
'
aumento
del
profitto
nella
riduzione
dei
costi
attraverso
la
produzione
in
massa
e
il
progresso
vertiginoso
dei
metodi
produttivi
.
In
America
soprattutto
il
processo
di
razionalizzazione
economica
ha
assunto
in
questi
ultimi
anni
un
ritmo
così
accentuato
da
eliminare
i
peggiori
effetti
della
concorrenza
sfrenata
e
dell
'
atomismo
,
realizzando
un
livello
altissimo
di
produttività
.
Il
vecchio
argomento
marxista
contro
gli
sprechi
colpevoli
del
capitalismo
ha
perduto
,
con
questi
progressi
,
buona
parte
della
sua
presa
.
La
produttività
raggiunta
da
molte
imprese
americane
o
germaniche
è
tale
che
difficilmente
è
concepibile
possa
superarsi
con
forme
statali
o
collettivistiche
di
gestione
.
Si
pensi
ad
esempio
ad
una
socializzazione
brusca
dell
'
industria
chimica
tedesca
.
Il
massimo
sperabile
da
una
socializzazione
sarà
di
poter
mantenere
inalterato
il
livello
della
produzione
e
il
ritmo
del
progresso
.
I
salari
operai
beneficierebbero
solo
di
quella
parte
del
profitto
che
non
viene
reimpiegata
nell
'
industria
e
che
si
dirige
a
consumi
voluttuari
.
Certamente
questo
processo
di
riorganizzazione
cui
è
stata
costretta
la
grande
industria
capitalistica
conferma
la
acutezza
di
molte
critiche
marxistiche
,
e
in
genere
di
tutte
le
scuole
riformatrici
del
secolo
scorso
,
al
regime
anarchico
della
concorrenza
,
e
rappresenta
un
notevole
pas
so
verso
una
produzione
razionale
non
più
dominata
dal
cieco
egoismo
di
una
infima
minoranza
;
ma
appunto
perciò
è
fatale
che
perdano
in
efficacia
ed
attualità
le
adusate
requisitorie
di
Marx
,
al
pari
della
sua
concezione
del
moto
socialista
che
da
quella
anarchia
capitalista
,
dichiarata
inguaribile
,
prendeva
le
mosse
.
Le
stesse
esperienze
della
guerra
e
del
dopoguerra
hanno
capovolto
le
previsioni
marxiste
.
La
rivoluzione
sociale
è
scoppiata
nel
paese
più
arretrato
,
la
Russia
;
mentre
il
paese
più
progredito
,
gli
Stati
Uniti
,
superava
la
crisi
col
minimo
di
scosse
.
Altro
esempio
,
l
'
Inghilterra
:
da
dieci
anni
un
decimo
della
sua
popolazione
lavoratrice
è
disoccupata
.
Fenomeno
mostruoso
,
che
ai
tempi
di
Marx
avrebbe
provocato
il
caos
sociale
,
o
un
tentativo
di
rivoluzione
espropriatrice
.
Invece
nulla
di
tutto
ciò
.
L
'
alto
tenore
di
vita
della
popolazione
-
-
cioè
la
emancipazione
dal
margine
di
sussistenza
che
Marx
negava
potesse
effettuarsi
-
-
ha
permesso
all
'
Inghilterra
di
fronteggiare
la
crisi
.
Questo
non
toglie
che
il
regime
capitalistico
riveli
tuttora
gravissimi
inconvenienti
e
non
solo
dal
lato
economico
:
la
guerra
e
le
lotte
di
classe
sono
ombre
fosche
nel
quadro
.
Ma
bisogna
abituarsi
a
considerare
l
'
insieme
del
quadro
,
e
non
solo
le
ombre
.
Ora
invece
la
mentalità
dei
marxisti
è
troppo
dominata
dal
pregiudizio
critico
:
essi
inevitabilmente
ricercano
nel
mondo
moderno
solo
gli
aspetti
negativi
che
permettano
di
confermare
il
pessimismo
di
Marx
.
Si
veda
ad
esempio
la
loro
attitudine
di
fronte
al
fenomeno
della
razionalizzazione
.
Essi
non
si
rendono
conto
che
le
forme
veramente
progredite
del
capitalismo
tecnicizzato
e
razionalizzato
non
sono
ormai
molto
lontane
dalle
forme
che
assumerebbe
un
socialismo
applicato
all
'
industria
.
Le
differenze
non
stanno
più
(
come
in
Marx
)
nella
sfera
della
produzione
,
ma
in
quella
della
distribuzione
e
della
morale
.
La
razionalizzazione
capitalista
contiene
in
sé
molti
elementi
di
quella
socialista
;
le
distanze
,
grandissime
nello
spirito
e
nelle
intenzioni
,
si
attenuano
assai
nei
pratici
risultati
.
Oggi
è
possibile
concepire
che
il
passaggio
dall
'
una
all
'
altra
si
compia
con
processo
graduale
e
pacifico
:
con
un
processo
che
,
salvando
i
pregi
ormai
assicurati
dell
'
una
,
li
rafforzi
progressivamente
coi
pregi
dell
'
altra
.
Ma
perché
il
processo
si
compia
occorre
che
i
socialisti
abbandonino
la
vecchia
posizione
aprioristicamente
critica
e
prendano
seria
nota
della
nuova
realtà
capitalistica
.
Per
chi
anela
ad
un
compito
costruttivo
è
un
errore
pericoloso
l
'
ostinarsi
a
contrapporre
una
forma
sociale
pura
,
ideale
(
la
società
socialista
)
ad
una
forma
tutta
e
solo
applicata
(
la
società
capitalista
attuale
)
.
Per
definizione
tutte
le
forme
pure
sono
superiori
alle
applicate
.
In
teoria
anche
il
liberismo
assoluto
-
-
la
armonia
newtoniana
degli
egoismi
individuali
,
celebrata
da
Bentham
-
-
è
capace
di
assicurare
il
maximum
di
benessere
collettivo
.
Bisogna
passare
dalla
teoria
alla
realtà
e
rassegnarsi
alle
inevitabili
delusioni
.
La
vita
è
ricolma
di
attriti
e
di
incognite
,
e
non
produce
che
valori
relativi
.
La
forma
sociale
ideale
cui
si
riferiscono
i
socialisti
marxisti
scaturì
per
contraccolpo
critico
e
sentimentale
dalle
analisi
delle
deficienze
e
delle
miserie
morali
e
materiali
di
una
fase
superata
del
capitalismo
nei
paesi
più
progrediti
.
Nella
misura
in
cui
il
capitalismo
ha
risolto
i
problemi
e
le
contraddizioni
segnalate
da
Marx
,
o
ha
realizzato
postulati
della
scuola
socialista
,
la
critica
marxista
è
superata
.
Cento
anni
fa
il
quadro
di
una
produzione
razionalizzata
,
sottratta
al
capriccio
degli
egoismi
individuali
,
era
altamente
suggestivo
.
Oggi
,
di
fronte
alla
razionalizzazione
delle
grandi
industrie
capitalistiche
,
il
fascino
è
immensamente
diminuito
;
e
solo
l
'
affezione
a
vecchi
luoghi
comuni
e
la
ignoranza
della
nuova
realtà
economica
può
conservarlo
agli
occhi
dei
socialisti
europei
.
In
una
discussione
tra
Marx
e
un
filatore
di
cotoni
del
Lancashire
o
un
produttore
di
caldaie
di
Birmingham
,
Marx
avrebbe
riportato
indubbiamente
la
palma
.
Nonostante
le
esagerazioni
,
lui
e
non
il
suo
avversario
precorreva
i
tempi
ed
era
sulla
linea
del
progresso
economico
.
Ma
immaginate
oggi
un
marxista
ortodosso
alle
prese
con
Ford
e
sentirete
come
tutte
le
sue
rivendicazioni
e
requisitorie
nell
'
ordine
produttivo
si
spuntino
contro
le
realizzazioni
di
Ford
.
Il
marxista
si
trova
infatti
costretto
a
spostare
la
sua
requisitoria
sul
piano
dei
fattori
morali
,
a
ri
vendicare
,
contro
la
spaventosa
uniformità
e
la
disciplina
livellatrice
di
una
produzione
standardizzata
,
i
valori
qualitativi
,
i
fattori
morali
,
i
diritti
all
'
autonomia
e
alla
intelligenza
degli
operai
;
a
farsi
,
in
una
parola
,
liberale
,
a
risuscitare
le
vecchie
formule
del
socialismo
utopista
e
della
rivolta
libertaria
.
L
'
ironia
della
storia
non
ha
mai
fine
...
!
La
grande
debolezza
dei
socialisti
contemporanei
consiste
appunto
nel
restare
tetragoni
all
'
evoluzione
della
realtà
,
nel
riferirsi
sempre
,
anche
nella
illustrazione
della
loro
forma
ideale
di
società
,
ad
elementi
di
fatto
superati
,
nell
'
impiegare
vecchie
e
consunte
argomentazioni
che
hanno
ben
scarsa
presa
sulla
realtà
della
vita
economica
moderna
.
Bisogna
si
convincano
che
i
vecchi
latinetti
sulla
superiorità
indiscutibile
di
una
produzione
sottratta
allo
stimolo
del
profitto
non
bastano
più
.
Bisogna
che
scendano
all
'
analisi
dettagliata
e
adeguino
le
soluzioni
ai
problemi
,
gli
ideali
ai
fatti
.
Bisogna
infine
che
prendano
atto
dele
infinite
esperienze
operaie
che
si
sono
compiute
in
questi
decenni
,
e
soprattutto
della
esperienza
russa
.
In
Russia
,
dodici
anni
dopo
la
rivoluzione
,
si
è
raggiunto
a
malapena
il
livello
di
produzione
prebellica
nell
'
industria
;
mentre
in
agricoltura
la
produzione
vi
resta
ancora
inferiore
.
Anche
nelle
aziende
industriali
meglio
organizzate
siamo
lontanissimi
dai
livelli
di
produttività
e
di
retribuzione
delle
corrispondenti
aziende
nei
paesi
capitalistici
.
La
psiche
operaia
non
è
certo
mutata
-
-
per
confessione
stessa
dei
Soviet
-
-
con
la
rapidità
desiderata
e
prevista
,
tanto
che
dopo
un
primo
periodo
di
rigida
applicazione
delle
formule
comunistiche
,
si
è
stati
costretti
a
ristabilire
buona
parte
del
vecchio
meccanismo
disciplinare
,
con
le
conseguenti
differenziazioni
gerarchiche
e
salariali
.
Ci
si
è
dovuti
convincere
,
insomma
,
che
la
previsione
ottimista
dei
vecchi
socialisti
potrebbe
avverarsi
solo
se
la
sua
realizzazione
dipendesse
dall
'
opera
di
quelle
esigue
minoranze
nelle
quali
la
trasformazione
delle
aziende
da
private
in
sociali
determina
il
sorgere
di
uno
squisito
senso
di
responsabilità
,
di
quel
senso
che
gli
anglosassoni
chiamano
del
«
servizio
sociale
»
.
Ma
le
sorti
della
produzione
dipendono
invece
dal
livello
medio
di
sensibilità
e
capacità
delle
grandi
masse
:
livello
che
si
modifica
con
estrema
lentezza
,
attraverso
una
profonda
e
diuturna
opera
di
educazione
.
Del
che
d
'
altronde
fanno
riprova
le
molteplici
interessantissime
esperienze
italiane
in
materia
di
cooperazione
rurale
.
Per
dieci
esperimenti
fortunati
,
dieci
almeno
fallirono
.
E
i
dieci
che
riuscirono
,
riuscirono
per
meravigliosa
abnegazione
di
dirigenti
,
attraverso
sforzi
e
sacrifici
di
decenni
,
ai
quali
tutta
indistintamente
la
massa
fu
chiamata
a
partecipare
.
Dopo
la
esperienza
russa
non
è
più
permesso
a
un
socialista
di
considerare
la
razionalizzazione
socialista
con
gli
occhi
ingenui
ed
utopisti
di
un
tempo
.
Essa
chiaramente
rivela
-
-
anche
indipendentemente
dalla
dittatura
-
-
quale
enorme
peso
vi
abbiano
gli
elementi
politici
e
psicologici
.
Il
piano
quinquennale
russo
è
dominato
dal
criterio
tutto
politico
di
favorire
l
'
industria
,
e
con
l
'
industria
lo
sviluppo
del
proletariato
,
nerbo
del
regime
,
a
danno
dell
'
agricoltura
e
della
immensa
maggioranza
della
popolazione
.
I
prezzi
dei
prodotti
industriali
sono
fissati
a
un
livello
artificiosamente
superiore
a
quelli
agricoli
,
così
da
grandemente
ridurre
la
capacità
d
'
acquisto
dei
ceti
rurali
.
La
stessa
ripartizione
delle
risorse
è
fatta
con
criteri
politici
,
in
vista
di
uno
sviluppo
dell
'
industria
pesante
e
delle
risorse
di
materie
prime
.
Mai
più
deliberatamente
si
sacrificarono
gli
evidenti
interessi
dell
'
economia
a
un
dogma
politico
;
e
mai
più
artificiosamente
si
costruì
un
conflitto
che
ha
bene
il
diritto
di
chiamarsi
di
classi
.
Il
contadino
non
è
più
sfruttato
dal
grande
proprietario
terriero
,
a
cui
doveva
consegnare
una
parte
del
raccolto
;
ma
oggi
quella
parte
del
raccolto
la
deve
consegnare
ai
rappresentanti
dello
Stato
e
dei
ceti
urbani
,
sotto
forma
di
una
brutale
riduzione
del
suo
potere
d
'
acquisto
.
Dalla
esperienza
russa
-
-
esperienza
comunque
fondamentale
per
la
storia
del
socialismo
mondiale
-
-
sgorga
una
grande
lezione
che
nessuno
potrà
contestare
:
e
cioè
che
una
rivoluzione
violenta
e
uno
sconvolgimento
subitaneo
dell
'
intero
sistema
produttivo
,
se
consente
apparentemente
di
riedificare
ex
novo
l
'
organizzazione
produttiva
in
base
a
un
principio
razionale
,
porta
di
conseguenza
una
tremenda
crisi
,
tanto
più
tremenda
quanto
più
sviluppato
e
perfezionato
è
il
meccanismo
finanziario
e
industriale
,
che
impone
sacrifici
e
sofferenze
senza
nome
alla
generazione
rivoluzionaria
.
Il
Paradiso
è
vietato
alla
generazione
rivoluzionaria
.
Essa
lavorerà
e
si
sacrificherà
per
i
figli
.
Ma
-
-
e
qui
sta
il
punto
cruciale
-
-
la
massa
proletaria
in
Russia
è
andata
incontro
ai
sacrifici
coscientemente
?
Quando
gli
operai
conquistarono
le
officine
intuivano
che
cosa
li
avrebbe
attesi
?
E
se
lo
avessero
intuito
,
se
avessero
avuto
dinanzi
ai
loro
occhi
-
-
come
hanno
invece
oggi
gli
altri
proletariati
dopo
la
loro
esperienza
-
-
il
quadro
inenarrabile
delle
sofferenze
avvenire
avrebbero
sostenuto
attivamente
il
movimento
rivoluzionario
,
il
partito
della
socializzazione
integrale
e
subitanea
?
Per
rispondere
sì
,
bisogna
ammettere
che
la
classe
operaia
russa
fosse
dotata
di
una
sublime
forza
morale
,
di
una
eroica
volontà
di
immolazione
-
-
propria
in
genere
solo
di
pochi
spiriti
privilegiati
-
-
,
avesse
insomma
aderito
ad
una
concezione
della
vita
risolutamente
antitetica
a
quella
che
instilla
il
marxismo
.
Il
che
torna
a
dire
che
dopo
l
'
esperienza
russa
non
sarà
più
consentito
ai
facili
propagandisti
della
rivoluzione
di
muovere
e
commuovere
le
masse
con
la
visione
del
paradiso
comunista
a
portata
di
mano
.
Dovranno
ripetere
il
proclama
di
Garibaldi
innanzi
Aspromonte
-
-
io
vi
prometto
fame
,
dolori
,
morte
-
-
e
,
abbandonando
la
vecchia
piattaforma
marxista
,
fare
appello
prima
e
soprattutto
alle
idealità
morali
.
CAPITOLO
V
IL
SUPERAMENTO
DEL
MARXISMO
Il
titolo
del
capitolo
non
deve
trarre
in
inganno
.
Quando
noi
diciamo
che
Marx
è
superato
non
intendiamo
davvero
dire
con
questo
che
nulla
rimanga
di
vivo
e
di
vitale
del
suo
pensiero
.
Al
contrario
.
Nessuno
può
sognarsi
di
patrocinare
un
totale
quanto
assurdo
rinnegamento
di
Marx
,
per
un
ritorno
all
'
utopismo
,
o
a
correnti
solidaristiche
,
o
a
teorie
storiografiche
,
giustamente
obliate
per
il
loro
formalismo
.
L
'
esperienza
secolare
del
moto
proletario
non
si
cancella
.
Il
figlio
si
emancipa
,
ma
non
può
rinnegare
il
proprio
padre
.
I
socialisti
moderni
sono
figli
di
Marx
,
anche
se
oggi
si
rifiutano
di
ricevere
la
sua
eredità
senza
un
larghissimo
beneficio
d
'
inventario
.
Dirò
di
più
e
cioè
che
non
si
concepisce
oggi
un
uomo
moderno
,
dotato
cioè
del
senso
vivo
dei
problemi
del
suo
tempo
-
-
che
non
sia
,
entro
certi
limiti
,
marxista
;
che
non
abbia
fatte
proprie
,
sangue
del
suo
sangue
,
tutto
un
insieme
di
verità
che
,
se
al
tempo
di
Marx
potevano
apparire
giustamente
rivoluzionatrici
,
sono
oggi
quasi
banali
tanto
sono
acquisite
alla
scienza
e
coscienza
moderna
.
Così
la
importanza
preminente
riconosciuta
alle
forze
economiche
e
,
tra
queste
,
alle
forze
di
produzione
e
loro
organamento
;
gli
stretti
legami
esistenti
tra
sistema
produttivo
e
rapporti
sociali
,
e
conseguente
loro
relatività
storica
;
lo
sviluppo
organico
del
modo
di
produzione
e
la
impossibilità
di
saltare
fasi
essenziali
dello
sviluppo
economico
;
il
progressivo
prevalere
del
macchinismo
e
dell
'
industrialismo
;
la
realtà
delle
lotte
di
classe
,
la
parte
che
queste
lotte
hanno
avuto
per
il
passato
,
l
'
avanzarsi
del
proletariato
per
effetto
dello
sviluppo
capitalistico
e
la
preminenza
del
contrasto
tra
capitalisti
e
proletari
,
il
frequente
modellarsi
delle
ideologie
sulla
base
degli
interessi
di
classe
o
di
ceto
,
ecc
.
In
fondo
il
più
vero
trionfo
di
Marx
sta
proprio
qui
:
nell
'
aver
permeato
del
suo
pensiero
,
del
suo
prepotente
realismo
tutta
quanta
la
scienza
sociale
moderna
;
di
contare
tra
i
suoi
scolari
i
suoi
stessi
più
acerrimi
avversari
,
di
veder
trattati
come
luoghi
comuni
molte
delle
sue
intuizioni
divinatrici
.
Fatte
le
debite
proporzioni
,
si
può
dire
che
egli
occupi
nella
scienza
sociale
il
posto
di
Kant
nella
filosofia
.
Come
dopo
Kant
,
così
dopo
Marx
talune
posizioni
sono
superate
per
sempre
e
l
'
indirizzo
degli
studi
subisce
una
svolta
decisiva
.
Ma
c
'
è
più
uno
storico
che
possa
scrivere
di
storia
senza
tener
sempre
presenti
e
le
forme
della
produzione
,
e
il
grado
della
tecnica
,
e
i
rapporti
economici
,
e
la
struttura
della
classe
;
cioè
senza
rintracciare
,
oltre
gli
aspetti
politici
,
morali
,
religiosi
,
quella
che
Marx
chiamava
la
struttura
economica
?
E
c
'
è
più
un
politico
che
possa
prescindere
dalla
sua
visione
realistica
e
dialettica
della
vita
sociale
,
e
veramente
illudersi
di
chiudere
,
col
sussidio
di
declamazioni
solidaristiche
e
di
repressioni
poliziesche
,
le
cateratte
della
lotta
o
delle
lotte
di
classe
?
Anche
la
reazione
antiproletaria
,
oggi
,
si
fa
nello
spirito
di
Marx
,
cioè
con
una
ben
più
perfetta
conoscenza
delle
forze
che
si
vogliono
incatenare
.
E
la
polemica
politica
è
ancor
oggi
intessuta
per
tre
quarti
intorno
a
posizioni
che
del
pensiero
di
Marx
recano
il
potente
suggello
.
Ma
,
ecco
il
punto
,
queste
verità
,
appunto
perché
verità
,
non
possono
più
dirsi
monopolio
socialista
,
e
ancor
meno
possono
valere
a
caratterizzare
il
moto
socialista
e
a
indirizzarlo
.
Sono
verità
,
e
come
tali
non
sono
né
borghesi
né
proletarie
.
Il
problema
vero
per
i
socialisti
non
consiste
dunque
nel
rinnegare
Marx
,
ma
nell
'
emanciparsene
.
Accettare
ciò
che
è
vitale
:
respingere
,
apertamente
,
definitivamente
,
quanto
nel
marxismo
v
'
ha
di
erroneo
,
di
utopistico
,
di
contingente
.
Il
richiamarsi
,
che
ancora
tanti
socialisti
fanno
,
a
Marx
,
come
al
faro
supremo
che
dovrà
guidarli
,
saecula
saeculorum
,
lungo
la
travagliata
rotta
negli
oceani
della
storia
,
è
supremamente
equivoco
ed
anacronistico
:
perché
,
se
intendono
richiamarsi
agli
aspetti
più
propriamente
tattico
politici
,
cioè
alla
sua
specifica
teoria
del
moto
e
dell
'
avvento
socialista
,
non
fanno
che
richiamarsi
agli
errori
già
confutati
da
trent
'
anni
di
critica
e
,
più
che
di
critica
,
di
prassi
socialista
;
e
se
intendono
invece
richiamarsi
alla
sua
teoria
centrale
del
materialismo
storico
,
si
richiamano
ad
una
posizione
che
non
è
più
specificatamente
socialista
,
o
,
per
lo
meno
,
ad
una
posizione
che
,
per
la
sua
genericità
,
non
è
più
in
grado
di
fornire
una
guida
precisa
nell
'
azione
concreta
.
,
Marx
per
primo
riderebbe
di
questa
buffa
pretesa
degli
epigoni
suoi
di
voler
arrestare
la
storia
della
dottrina
sociale
in
genere
,
e
socialista
in
specie
,
ai
parti
del
suo
cervello
:
(
egli
,
che
negava
anche
a
Mosè
e
a
Giosuè
gli
«
arresti
»
più
sensazionali
della
storia
)
egli
,
che
fornì
l
'
esempio
più
tipico
di
ribellione
contro
le
posizioni
tradizionali
,
acquisite
,
del
suo
tempo
.
L
'
esempio
di
Marx
giovinetto
,
ecco
la
migliore
difesa
contro
coloro
che
ci
accuseranno
di
lesa
patria
marxista
.
È
proprio
a
lui
,
alla
sua
prosa
corrosiva
,
alla
sua
feroce
intransigenza
,
che
si
deve
il
disprezzo
tuttora
imperante
per
tutte
le
correnti
socialiste
non
marxiste
(
e
quel
sistema
così
settario
e
violento
di
combatterle
che
così
bene
hanno
ereditato
i
comunisti
.
Nessuno
,
mai
,
fu
più
crudele
,
dimentico
,
ingiusto
di
lui
.
)
Dopo
aver
pescato
a
larghe
mani
nei
suoi
predecessori
e
nei
suoi
rivali
,
non
esitò
,
pur
di
imporre
il
suo
deciso
superamento
,
ad
ingigantire
le
antitesi
,
a
raddoppiare
in
violenza
polemica
,
affinché
in
un
deserto
colmo
solo
di
macerie
,
meglio
sovrastasse
in
tutto
il
suo
splendore
il
suo
scientifico
edificio
.
[
Che
tutto
ciò
sia
umano
è
comprensibile
;
che
,
in
fin
dei
conti
,
in
un
uomo
del
suo
genio
questo
orgoglio
prepotente
ed
esclusivo
sia
stato
magari
utile
,
è
possibile
ammettere
;
ma
che
proprio
s
'
abbiano
a
prendere
ancora
per
oro
colato
tutte
le
sue
fantasie
e
bizze
e
ripicchi
e
incomprensioni
di
polemista
malizioso
,
è
stupefacente
.
In
Europa
,
per
fortuna
,
non
tarda
a
disegnarsi
una
reazione
;
e
l
'
amore
per
Marx
non
è
più
un
amore
cieco
e
va
anzi
trasformandosi
in
un
lento
ma
inesorabile
distacco
.
Ma
in
Italia
l
'
adorazione
per
lui
,
almeno
sino
a
pochi
anni
or
sono
,
faceva
il
paio
con
quella
per
la
Vergine
di
Pompei
o
la
reliquia
di
san
Gennaro
;
né
mancava
chi
pretendeva
che
l
'
ampollina
marxista
avesse
a
bollire
eternamente
,
in
ogni
caso
ed
occasione
,
quando
dentro
ormai
c
'
era
rimasto
ben
poco
di
bollibile
...
Quanti
giovani
ho
io
conosciuto
che
senza
conoscere
l
'
abc
dell
'
economia
politica
si
perdevano
ancora
nei
garbugli
della
teoria
del
valore
;
o
che
allo
studio
della
realtà
attuale
preferivano
l
'
esegesi
sottile
degli
infiniti
e
contraddittori
passi
dell
'
opera
marxista
o
che
tutto
il
loro
studio
ponevano
nell
'
ereditare
non
il
suo
spirito
ma
il
suo
stile
,
fatto
di
opposizioni
saisissantes
e
di
giudizi
tranchants
...
Ma
ciò
,
speriamolo
,
appartiene
ormai
al
passato
.
Concludendo
:
il
Marx
socialista
è
un
Marx
confutato
nella
teoria
e
progressivamente
abbandonato
nella
pratica
;
esso
appartiene
a
una
fase
certo
essenziale
ma
oltrepassata
nella
storia
del
movimento
socialista
.
]
Il
suo
pensiero
costituisce
uno
dei
filoni
-
-
forse
il
più
prezioso
-
-
del
sottosuolo
intellettuale
socialista
;
e
sui
suoi
dati
ci
sarà
sempre
chi
continuerà
a
costruire
;
ma
non
può
più
aspirare
a
quella
posizione
esclusiva
e
monopolistica
che
lo
contraddistinse
sino
ai
giorni
nostri
.
Egli
ha
fatto
fare
al
moto
socialista
il
primo
gigantesco
passo
,
avviandolo
sulla
strada
maestra
della
politica
,
fornendogli
la
piattaforma
di
partenza
,
additandogli
la
materia
prima
,
gli
strumenti
e
la
tattica
essenziali
.
Il
triplice
denominatore
tattico
dei
partiti
socialisti
-
-
lotta
di
classe
,
autoemancipazione
proletaria
,
conquista
del
potere
politico
-
-
Marx
più
d
'
ogni
altro
agitatore
contribuì
a
diffonderlo
.
Ma
la
sua
resta
pur
sempre
una
posizione
di
partenza
:
richiamarsi
ancor
oggi
a
lui
è
avvolgersi
in
un
cerchio
chiuso
,
arrestando
il
processo
storico
a
uno
stadio
superato
.
Il
marxismo
fu
la
pedagogia
elementare
del
proletariato
,
la
dottrina
appropriata
per
la
sua
infanzia
tormentata
,
quando
il
porro
unum
et
necessarium
consisteva
nel
risveglio
delle
masse
abbrutite
e
derelitte
.
Indubbiamente
esso
rispondeva
in
modo
mirabile
a
quelle
esigenze
preliminari
.
L
'
edonismo
,
il
materialismo
,
l
'
utopismo
che
tutto
lo
penetrano
,
riflettevano
esattamente
lo
stato
materiale
e
mentale
delle
masse
.
Nessun
tentativo
di
forzare
l
'
angusto
ambito
in
cui
la
vita
della
massa
era
costretta
;
nessuno
sforzo
di
spalancarle
più
vasto
e
adeguato
orizzonte
spirituale
;
ma
,
al
contrario
,
assunzione
in
pieno
della
forma
mentale
proletaria
,
teorizzazione
ed
estensione
all
'
universale
degli
interessi
e
degli
stati
d
'
animo
proletari
,
linguaggio
visuale
sensibilità
proletari
.
Le
due
faccie
dell
'
animo
vergine
e
ribelle
delle
folle
-
-
indistinta
religiosità
e
appetiti
materiali
-
-
trovavano
pieno
riconoscimento
nella
dottrina
.
Da
un
lato
una
visione
mitica
,
apocalittica
,
col
balenio
di
una
società
felice
e
ricca
,
senza
lotte
e
senza
storia
.
Dall
'
altro
un
brutale
realismo
di
premesse
,
una
critica
spietatamente
negativa
di
un
mondo
già
segnato
dal
fato
.
Elementi
tutti
che
concorrevano
ad
accrescere
il
senso
dell
'
oppressione
e
quindi
della
ribellione
.
Sappiamo
,
sì
,
che
nella
mente
dei
dioscuri
la
sollevazione
proletaria
acquistava
un
valore
altissimo
e
simbolico
,
talché
essi
usavano
parlare
negli
anni
giovanili
di
un
proletariato
erede
della
filosofia
classica
tedesca
,
cioè
di
un
proletariato
che
nel
suo
moto
di
emancipazione
avrebbe
progressivamente
realizzata
l
'
idea
di
libertà
.
Ma
questa
loro
posizione
era
comprensibile
solo
a
piccole
minoranze
di
iniziati
,
non
mai
alle
masse
.
Dileggiando
tutte
le
categorie
dell
'
etica
,
sconoscendo
i
problemi
della
coscienza
,
rinviando
i
problemi
di
educazione
all
'
indomani
della
rivoluzione
(
cioè
della
trasformazione
ambientale
)
,
negando
financo
un
principio
di
libertà
,
il
marxismo
precludeva
alle
masse
ogni
slancio
idealistico
,
ogni
sforzo
di
perfezionamento
interiore
,
ogni
capacità
di
intuire
in
un
ordine
più
elevato
il
vaticinato
paradiso
.
Coloro
che
si
ostinano
a
contestare
il
carattere
intrinsecamente
materialistico
,
deterministico
,
edonistico
del
marxismo
,
e
si
dànno
a
ogni
sorta
di
sforzi
interpretativi
per
dimostrarci
che
l
'
umanismo
marxista
lascia
posto
ad
una
valutazione
etica
,
bisogna
bene
riconoscano
che
per
lo
meno
nella
propaganda
la
posizione
marxista
corre
fatalmente
alla
degenerazione
:
l
'
inevitabile
equivoco
che
si
stabilisce
tra
propagandista
e
propagandati
fa
sì
che
questi
ultimi
,
nonostante
tutte
le
riserve
e
gli
avvertimenti
,
valorizzino
,
nel
corpus
dottrinario
marxista
,
soprattutto
gli
aspetti
più
volgari
,
unilaterali
ed
erronei
che
più
facilmente
si
riconnettono
alla
loro
sensibilità
inferiorizzata
;
cioè
quelle
famose
«
scorie
»
(
determinismo
economico
,
catastrofismo
,
teoria
del
plusvalore
)
che
i
revisionisti
invano
si
sforzano
di
eliminare
.
Basta
avere
assistito
a
conferenze
di
propaganda
marxista
per
comprendere
qual
sorte
sia
riserbata
ad
esempio
al
meschino
che
si
proponga
di
spicciolare
una
concezione
così
cerebrale
e
complessa
come
la
teoria
della
prassi
che
si
rovescia
.
Io
vi
assistetti
e
ne
rimasi
erudito
.
Ora
è
chiaro
che
il
marxismo
che
a
noi
veramente
interessa
,
non
è
il
marxismo
più
o
meno
puro
di
una
eletta
di
iniziati
,
ma
quello
spurio
dei
gregari
.
Ciò
che
conta
,
in
ultima
analisi
,
è
quel
tanto
di
verità
,
di
stimoli
,
di
idealità
,
che
si
riesce
,
con
l
'
ausilio
di
una
dottrina
,
a
far
giungere
a
una
massa
.
Il
marxismo
non
è
la
dottrina
della
contemplazione
platonica
.
È
la
dottrina
del
moto
proletario
.
E
,
come
tale
,
deve
far
fronte
alla
psicologia
,
ai
bisogni
,
e
alle
deficienze
proletarie
.
Che
importa
a
me
,
dopo
tutto
,
che
le
quattordici
glosse
al
Feuerbach
o
la
Critica
alla
filosofia
del
diritto
di
Hegel
siano
l
'
antitesi
della
posizione
meramente
materialistica
e
fatalistica
e
schiudano
l
'
orizzonte
del
filosofo
ai
più
aurei
campi
della
speculazione
?
Che
importa
?
Le
masse
leggono
e
intendono
il
Manifesto
,
non
le
glosse
.
E
il
Manifesto
si
spiega
da
sé
,
senza
tanti
commenti
.
E
chi
infine
cercasse
di
presentare
il
Manifesto
attraverso
la
mediazione
delle
glosse
,
compirebbe
opera
vana
.
Marx
depennato
del
catastrofismo
,
del
determinismo
,
del
profetismo
,
non
è
più
mezzo
di
propaganda
,
ma
oggetto
di
studio
.
Il
Manifesto
seduce
cento
volte
di
più
le
masse
di
tutti
i
libri
esegetici
ed
equilibristici
dei
marxisti
revisionisti
,
in
cui
a
forza
di
dialettica
delle
cose
,
di
praxis
capovolgentesi
,
di
naturalismo
antropologico
-
-
concezioni
intravasabili
,
impropagandabili
,
generiche
,
incerte
-
-
il
bel
mito
a
portata
di
mano
si
dissipa
come
neve
d
'
agosto
...
Insomma
il
marxismo
non
è
più
ai
giorni
nostri
una
forza
benefica
.
Fu
un
tempo
l
'
unica
leva
efficiente
per
sottrarre
la
povera
gente
al
suo
passivismo
e
incanalarla
in
un
civile
organico
moto
di
liberazione
.
Ma
oggi
la
sua
influenza
si
è
fatta
deviatrice
e
diseducatrice
.
Deviatrice
,
perché
aggancia
le
fantasie
e
i
cervelli
ad
una
realtà
di
fatto
superata
;
diseducatrice
,
perché
fa
appello
ad
una
concezione
volgare
della
vita
,
a
moventi
d
'
ordine
inferiore
-
-
tipici
di
masse
cui
sia
ancora
preclusa
ogni
luce
spirituale
-
-
in
antitesi
assoluta
a
quelli
che
una
società
socialista
presuppone
.
Evocato
il
demone
utilitario
,
non
riesce
a
scacciarlo
:
più
se
ne
vale
e
più
schiavo
si
fa
.
Il
demone
corrompe
i
proletari
,
annulla
gli
sforzi
liberatori
,
imborghesisce
-
-
nel
senso
peggiore
della
parola
-
-
il
movimento
imprigionandolo
progressivamente
nelle
posizioni
avversarie
.
Henry
De
Man
,
nel
suo
celebre
libro
Au
delà
du
marxisme
ha
dato
di
questa
nemesi
un
quadro
che
non
potrebbe
essere
più
suggestivo
e
potente
.
In
verità
si
potrebbe
applicare
alla
ideologia
marxista
il
suo
principio
della
praxis
che
si
rovescia
.
Anche
essa
ideologia
,
un
tempo
elemento
di
propulsione
,
si
è
andata
trasformando
in
ostacolo
e
in
freno
.
La
filosofia
marxista
-
-
proclama
De
Man
-
-
non
è
che
il
risultato
dello
stato
sociale
proletario
,
l
'
indice
della
sua
inferiorità
e
della
sua
soggezione
allo
spirito
del
capitalismo
.
L
'
etica
marxista
-
-
in
realtà
inesistente
,
ché
di
etica
ve
n
'
è
una
sola
,
senza
aggettivi
:
l
'
etica
di
Socrate
,
di
Cristo
e
di
Kant
-
-
non
è
che
l
'
etica
liberale
(
utilitaristica
)
fondata
sull
'
homo
oeconomicus
.
La
religione
mascherata
del
cinismo
e
del
materialismo
proletario
non
è
che
un
capitalismo
di
segno
contrario
.
I
marxisti
non
hanno
mai
capito
che
il
rafforzamento
del
movente
economico
,
cui
conduce
fatalmente
la
loro
dottrina
,
se
dapprima
ha
risposto
pienamente
al
suo
ufficio
,
oggi
impedisce
la
costruzione
di
una
civiltà
nuova
e
porta
il
movimento
alla
corruzione
.
In
troppi
casi
la
élite
operaia
socialista
,
sotto
l
'
influsso
del
materialismo
marxista
,
anziché
esser
l
'
annunciatrice
di
una
civiltà
nuova
,
di
nuovi
valori
culturali
,
corre
il
rischio
di
trasformarsi
in
una
nuova
borghesia
in
potenza
,
assai
in
ritardo
,
quanto
a
gusti
intellettuali
,
al
grosso
dell
'
esercito
borghese
.
Non
voglio
dire
che
a
questo
risultato
ci
abbia
condotti
solo
e
solamente
l
'
ideologia
marxista
.
Prima
dell
'
ideologia
sta
la
bestia
uomo
,
proletaria
o
borghese
che
sia
,
col
suo
bagaglio
triste
di
debolezze
e
di
miserie
.
Ma
certo
la
dottrina
marxista
,
via
via
che
il
moto
socialista
passava
dalla
fase
ingenua
,
utopistica
,
negativa
a
quella
positiva
e
realizzatrice
,
anziché
aiutare
il
proletariato
ad
innalzarsi
spiritualmente
e
a
sprigionare
dei
valori
originali
e
puri
,
lo
ha
rattenuto
,
impedito
,
fornendo
al
suo
istintivo
grossolano
materialismo
,
un
alibi
razionale
di
straordinaria
suggestione
.
Conclusione
di
questo
discorso
?
È
semplice
.
Il
socialismo
deve
correggere
,
pena
la
paralisi
,
la
sua
piattaforma
nazionale
,
materiale
,
determinista
,
economicistica
.
Deve
tornare
alle
origini
e
ridiscendere
nel
cuore
delle
masse
e
abbeverarsi
di
nuovo
a
quella
che
è
la
linfa
vitale
del
movimento
.
Gradualista
o
rivoluzionario
che
sia
-
-
ha
bisogno
di
una
integrazione
etica
,
di
una
impostazione
volontaristica
.
Ha
parlato
sinora
quasi
esclusivamente
di
interessi
,
di
diritti
,
di
benessere
materiale
.
Deve
ora
parlare
più
spesso
di
idealità
,
di
doveri
,
di
sacrifici
.
Si
è
troppo
divinizzato
il
proletariato
,
facendone
il
rappresentante
di
tutte
le
più
pure
virtù
;
e
troppo
semplicisticamente
si
sono
fatte
risalire
tutte
le
sue
deficienze
e
miserie
alla
malvagia
organizzazione
sociale
.
L
'
uomo
allo
«
stato
di
natura
»
di
Rousseau
è
diventato
,
nel
secolo
XIX
,
il
«
popolo
»
di
Mazzini
e
il
«
proletariato
»
di
Marx
.
Il
«
proletariato
»
è
assurto
al
rango
di
categoria
filosofica
;
la
Storia
è
diventata
un
epico
poema
in
cui
l
'
eroe
proletario
abbatte
il
mostro
borghese
;
i
proletari
sono
apparsi
tutti
naturalmente
buoni
e
giusti
,
corrotti
solo
dall
'
ambiente
e
dalle
ingiustizie
sociali
.
Ragionando
per
astrazione
si
è
perso
il
contatto
con
l
'
umanità
concreta
,
coi
viventi
proletari
.
Accanto
alla
organizzazione
sociale
-
-
senza
dubbio
grandemente
responsabile
-
-
si
è
dimenticato
che
la
imperfezione
,
limitatezza
,
debolezza
del
proletario
,
prima
e
indipendentemente
da
ogni
stato
sociale
o
divisione
di
classe
,
deriva
dalla
sua
qualità
di
uomo
.
L
'
homo
homini
lupus
ha
radici
ben
più
profonde
di
quel
che
non
supponga
l
'
ingenua
psicologia
marxista
ignorante
tutti
i
problemi
di
coscienza
e
di
educazione
morale
.
Illusione
che
lo
si
possa
vincere
sul
solo
piano
esteriore
,
con
riforme
puramente
ambientali
.
Il
marxismo
,
facendo
delle
formule
deterministiche
-
-
che
voglion
l
'
uomo
in
funzione
dell
'
ambiente
-
-
la
base
di
tutta
la
sua
propaganda
,
ha
finito
per
non
vedere
che
il
problema
dei
mezzi
e
delle
trasformazioni
materiali
,
e
ha
così
troppo
spesso
scambiato
i
mezzi
coi
fini
,
compromettendo
o
annebbiando
quello
che
è
l
'
autentico
finalismo
socialista
.
Da
cinquant
'
anni
in
qua
tutto
il
socialismo
sembra
risolversi
nel
dogma
socializzatore
.
Tanto
di
socializzazione
e
tanto
di
spirito
socialista
.
Non
si
vuole
ammettere
il
dubbio
che
possa
darsi
socializzazione
senza
che
necessariamente
ne
segua
la
trasformazione
psichica
e
morale
.
Eppure
non
v
'
è
più
socialista
e
anche
comunista
che
seriamente
pensi
alla
possibilità
di
una
integrale
soppressione
della
proprietà
privata
nell
'
ordine
della
produzione
.
Ma
tant
'
è
,
si
continua
a
ripetere
la
formula
mitica
quasi
contenga
in
sé
racchiuso
l
'
ideale
supremo
.
Come
per
il
fine
,
anche
per
il
mezzo
.
Come
il
socialismo
si
è
risolto
nella
socializzazione
,
così
il
moto
socialista
si
risolve
troppo
facilmente
nel
principio
della
lotta
di
classe
,
in
cui
si
sostanzierebbe
,
secondo
taluni
,
tutto
il
processo
di
emancipazione
proletaria
.
Anche
qui
si
è
scambiato
un
principio
tattico
di
indubbio
valore
pedagogico
e
strumentale
con
l
'
essenza
del
moto
che
sta
in
qualcosa
di
più
profondo
e
positivo
che
non
sia
l
'
opposizione
,
la
lotta
,
sia
pur
consapevole
.
Si
è
rinserrato
il
più
gran
moto
di
massa
della
storia
entro
il
quadro
limitato
di
una
breve
esperienza
storica
eternandone
i
dati
e
motivi
contingenti
;
e
non
ci
si
è
avvisti
che
il
gran
fiume
plebeo
,
nel
suo
avanzare
verso
la
foce
arricchito
da
sempre
nuove
correnti
,
non
è
più
in
grado
di
scorrere
negli
angusti
limiti
del
letto
antico
.
Occorre
.
insomma
,
una
riaffermazione
libera
,
alta
e
schietta
della
essenza
della
idealità
socialista
,
fuori
da
ogni
pregiudizio
di
scuola
e
di
metodo
.
Il
socialismo
non
è
né
la
socializzazione
,
né
il
proletariato
al
potere
e
neppure
la
materiale
eguaglianza
.
Il
socialismo
,
colto
nel
suo
aspetto
essenziale
,
è
l
'
attuazione
progressiva
della
idea
di
libertà
e
di
giustizia
tra
gli
uomini
:
idea
innata
che
giace
,
più
o
meno
sepolta
dalle
incrostazioni
dei
secoli
,
al
fondo
d
'
ogni
essere
umano
;
sforzo
progressivo
di
assicurare
a
tutti
gli
umani
una
eguale
possibilità
di
vivere
la
vita
che
solo
è
degna
di
questo
nome
,
sottraendoli
alla
schiavitù
della
materia
e
dei
materiali
bisogni
che
oggi
ancora
domina
il
maggior
numero
;
possibilità
di
svolgere
liberamente
la
loro
personalità
,
in
una
continua
lotta
di
perfezionamento
contro
gli
istinti
primitivi
e
bestiali
e
contro
le
corruzioni
di
una
civiltà
troppo
preda
al
demonio
del
successo
e
del
denaro
.
[
Ma
-
-
si
dirà
-
-
tutto
ciò
non
è
socialismo
.
Il
socialismo
vuole
l
'
abolizione
delle
classi
e
l
'
uguaglianza
economica
.
Qui
invece
,
per
superare
il
marxismo
,
si
scivola
nel
vago
,
si
riesumano
delle
posizioni
estrose
,
non
si
fissa
che
una
sola
cosa
:
delle
tendenze
.
Non
abbiamo
nessuna
difficoltà
ad
ammettere
che
la
posizione
sopra
illustrata
non
permette
più
la
fede
ingenua
come
quella
nelle
invariabili
repubbliche
o
città
del
sole
.
L
'
adepto
di
questo
finalismo
categorico
e
utopistico
non
può
che
escludersi
dal
seno
del
socialismo
.
Ma
si
scomunicherebbe
soltanto
qualche
infelice
non
conformista
,
o
non
piuttosto
tutto
il
socialismo
?
Perché
questa
è
la
domanda
che
si
pone
.
Se
invece
di
affidarci
a
una
definizione
astratta
del
socialismo
,
ci
sforziamo
di
giungervi
per
induzione
sulla
scorta
di
un
secolo
di
esperienze
,
a
quale
definizione
arriveremo
?
Se
invece
del
socialismo
analizziamo
i
partiti
socialisti
concreti
,
le
organizzazioni
concrete
,
le
esigenze
e
gli
stimoli
effettivi
delle
masse
,
la
mentalità
dei
capi
politici
e
sindacalisti
,
siamo
ben
sicuri
di
poterci
riallacciare
alla
definizione
classica
del
socialismo
?
A
mio
avviso
la
domanda
porta
in
sé
la
risposta
.
Il
semplicismo
utopistico
dei
partiti
è
proporzionale
al
livello
di
educazione
delle
masse
.
Le
masse
non
potevano
destarsi
che
in
virtù
di
una
propaganda
estremamente
elementare
.
Ma
,
attualmente
,
una
gran
parte
delle
masse
,
almeno
in
Germania
,
in
Francia
e
in
Inghilterra
,
si
trova
in
condizioni
di
potere
aderire
a
una
concezione
meno
primitiva
della
lotta
politica
.
I
comunisti
sono
oggi
ciò
che
erano
i
socialisti
cinquant
'
anni
fa
,
con
questa
differenza
:
allora
la
massa
era
ineducata
ed
estremamente
miserabile
,
mentre
oggi
solo
una
parte
lo
è
ancora
.
Nella
misura
in
cui
il
progresso
economico
e
l
'
educazione
politica
di
questa
parte
,
ancora
notevole
,
potranno
realizzarsi
,
il
movimento
comunista
perderà
di
forza
,
e
il
movimento
socialista
potrà
liberarsi
dai
suoi
residui
utopistici
.
]
Anche
per
i
socialisti
,
l
'
ultimo
e
solo
fine
appare
l
'
uomo
,
l
'
individuo
concreto
,
cellula
prima
e
fondamentale
;
ovvero
la
società
,
ma
solo
in
quanto
con
questo
nome
si
designi
un
aggregato
di
individualità
e
si
abbia
riguardo
al
maggior
numero
.
Ché
la
società
in
quanto
organizzazione
,
è
mezzo
a
fine
,
è
strumento
al
servizio
degli
uomini
,
e
non
di
entità
metafisiche
,
siano
esse
la
Patria
,
o
il
Comunismo
.
Non
esistono
fini
della
società
che
non
siano
,
al
tempo
stesso
,
fini
dell
'
individuo
,
in
quanto
personalità
morale
;
anzi
questi
fini
non
hanno
vita
se
non
quando
siano
profondamente
vissuti
nell
'
intimo
delle
coscienze
.
La
giustizia
,
la
morale
,
il
diritto
,
la
libertà
non
si
realizzano
se
non
per
quel
tanto
che
si
realizzano
nelle
singole
individualità
.
Uno
Stato
giusto
non
è
quello
le
cui
leggi
si
ispirano
a
un
astratto
criterio
di
giustizia
,
ma
quello
in
cui
i
suoi
componenti
si
ispirano
nella
loro
attività
concreta
a
una
regola
di
giustizia
.
Uno
Stato
libero
vuole
prima
e
soprattutto
uomini
liberi
.
E
uno
Stato
socialista
spiriti
socialisti
.
Io
non
esito
a
dichiarare
che
la
rivoluzione
socialista
sarà
tale
,
in
ultima
analisi
,
solo
in
quanto
la
trasformazione
della
organizzazione
sociale
si
accompagnerà
ad
una
rivoluzione
morale
,
cioè
alla
conquista
,
perpetuamente
rinnovantesi
,
di
una
umanità
qualitativamente
migliore
,
più
buona
,
più
giusta
,
più
spirituale
.
Il
problema
che
confronta
tutti
i
moti
riformatori
è
proprio
tutto
in
questa
alternativa
:
trasformazione
delle
cose
o
delle
coscienze
?
Il
marxismo
che
,
per
la
sua
visione
edonistica
e
deterministica
,
ha
sempre
posto
in
primo
piano
il
problema
del
mezzo
,
risponde
categoricamente
:
trasformazione
delle
cose
,
trasformazione
dell
'
assetto
produttivo
e
distributivo
.
Del
fine
ultimo
quasi
si
disinteressa
.
Il
suo
storicismo
combinato
col
suo
utopismo
gli
fanno
teorizzare
il
mezzo
-
-
la
socializzazione
-
-
e
dispregiare
il
fine
:
l
'
umanità
.
I
problemi
di
educazione
e
di
cultura
li
rimanda
tutti
a
potere
conquistato
,
a
trasformazione
avvenuta
.
Perché
allora
solo
comincerà
la
vera
storia
,
allora
solo
si
verificherà
il
famoso
passaggio
«
dal
regno
della
necessità
a
quello
della
libertà
»
,
e
gli
uomini
diventeranno
padroni
della
loro
storia
,
che
non
sarà
più
storia
ma
stasi
.
Prima
non
v
'
è
che
il
problema
della
lotta
e
del
riscatto
,
l
'
educazione
del
combattente
.
Niente
di
più
utopistico
e
meccanico
di
questo
improvviso
rovesciarsi
di
posizione
filosofica
che
si
spiega
solo
col
carattere
messianico
del
profetismo
marxista
.
Ma
noi
che
coi
problemi
della
trasformazione
d
'
ordine
materiale
ci
troviamo
confrontati
,
noi
che
vediamo
la
trasformazione
,
sia
pur
lentamente
,
svolgersi
sotto
gli
occhi
nostri
,
noi
non
possiamo
più
aderire
a
questa
soluzione
negativa
e
semplicista
e
sentiamo
tutto
il
tormento
e
la
attualità
dei
problemi
di
moralità
e
di
coltura
.
La
trasformazione
delle
cose
deve
procedere
di
pari
passo
con
quella
delle
coscienze
;
ché
ben
poco
valgono
le
conquiste
materiali
,
soprattutto
quando
impongono
responsabilità
nuove
e
gravi
ai
vittoriosi
,
senza
una
adeguata
preparazione
spirituale
.
In
questa
reazione
al
marxismo
tutto
sta
,
come
è
evidente
,
a
non
oltrepassare
il
giusto
segno
;
a
non
cadere
a
nostra
volta
nelle
esagerazioni
etiche
degli
utopisti
e
dei
socialisti
cristiani
-
-
spesso
inconsapevoli
alleati
dei
ceti
reazionari
-
-
che
annullarono
ogni
differenza
tra
fine
e
mezzo
col
ridurre
tutta
la
questione
sociale
ad
un
problema
morale
.
Occorre
trovare
il
giusto
mezzo
,
la
fusione
tra
i
due
punti
di
vista
,
l
'
equilibrio
armonico
tra
fine
e
mezzo
.
Accettiamo
la
realistica
critica
marxista
della
società
capitalista
,
con
le
riserve
che
le
sopravvenute
trasformazioni
ci
impongono
;
ma
non
dividiamo
il
suo
finalismo
e
affermiamo
la
necessità
di
una
integrazione
morale
che
corregga
le
degenerazioni
cui
conduce
un
attaccamento
troppo
assoluto
al
canone
della
lotta
di
classe
.
Se
in
sede
politica
-
-
o
tecnica
-
-
il
problema
della
distinzione
tra
mezzo
e
fine
è
essenziale
,
e
anzi
il
successo
di
ogni
movimento
dipende
dalla
esatta
scelta
dei
mezzi
,
in
sede
morale
la
distinzione
non
ha
ragione
di
essere
posta
,
dappoiché
il
mezzo
si
confonde
col
fine
.
Il
mezzo
non
solo
deve
essere
conveniente
al
fine
(
problema
tecnico
)
,
ma
esserne
penetrato
.
Questo
principio
,
che
è
l
'
abc
dell
'
idealismo
,
fu
svolto
con
somma
maestria
dal
Lassalle
e
,
oggi
,
dal
De
Man
.
Esso
porta
di
conseguenza
a
riconoscere
che
il
principio
della
lotta
di
classe
-
-
nel
quale
,
secondo
molti
socialisti
moderni
,
starebbe
tutto
il
moto
socialista
-
-
non
è
di
per
sé
sufficiente
a
dare
una
intuizione
del
fine
;
specie
quando
predicato
in
forma
troppo
assoluta
.
La
universalità
del
fine
,
ecco
ciò
che
assicura
del
valore
etico
.
Ora
la
rigida
contrapposizione
di
classe
può
da
sola
dare
ai
proletari
l
'
intuizione
del
valore
universale
,
etico
,
del
socialismo
?
È
per
lo
meno
dubbio
.
Per
le
masse
,
non
accostumate
a
queste
proiezioni
nei
cieli
della
filosofia
,
è
probabile
che
il
linguaggio
strettamente
classistico
determini
un
abbassamento
,
una
contaminazione
del
fine
.
Il
concetto
di
classe
sorge
in
loro
più
da
una
comunanza
di
interessi
e
di
destino
,
che
di
ideali
.
La
classe
è
,
nel
fatto
,
qualche
cosa
di
palpabile
,
di
distinguibile
dalla
umanità
tutta
quanta
.
Difficile
per
chi
ne
fa
parte
e
partecipa
alle
sofferenze
connesse
alla
sua
appartenenza
,
idealizzare
la
classe
sino
a
comprendervi
,
in
uno
slancio
idealistico
,
l
'
umanità
intera
.
È
interessante
a
questo
proposito
notare
come
i
laburisti
si
siano
sempre
rifiutati
di
fare
della
lotta
di
classe
quel
punto
programmatico
assoluto
che
invece
tipicamente
contraddistingue
i
partiti
socialisti
continentali
.
Essi
non
fanno
attore
il
solo
proletariato
,
ma
la
società
,
che
tutta
e
in
tutte
le
sue
parti
si
sforzano
di
trasformare
.
E
ciò
tanto
più
facilmente
perché
il
concetto
della
separazione
di
classe
non
è
e
non
può
essere
,
tra
gli
inglesi
,
cosi
assoluto
come
da
noi
,
per
il
sussistere
di
un
patrimonio
religioso
e
morale
comune
tra
uomini
di
classi
diverse
.
Il
De
Man
va
così
oltre
nella
sua
dimostrazione
,
da
negare
addirittura
l
'
importanza
del
fine
ultimo
,
in
sé
considerato
;
o
da
riconoscergliela
solo
per
quel
tanto
che
esso
fine
riesce
a
vivere
attualmente
.
«
È
il
movente
presente
,
e
non
il
fine
futuro
-
-
egli
scrive
-
-
il
solo
decisivo
.
Ciò
non
implica
nessuna
negazione
del
fine
finale
;
perché
questo
,
per
quel
tanto
di
valore
che
ha
,
è
rappresentato
allo
stato
di
motivo
nel
movente
attuale
;
ora
esso
,
in
questo
caso
,
non
vale
se
non
quello
che
valgono
le
azioni
che
esso
determina
.
Io
sono
socialista
-
-
egli
conclude
-
-
non
davvero
perché
creda
a
una
visione
socialista
dell
'
avvenire
piuttosto
che
a
quella
di
un
qualunque
altro
ideale
,
ma
perché
sono
convinto
che
il
mobile
socialista
rende
gli
uomini
più
felici
e
migliori
»
.
Egli
esce
a
questo
punto
in
una
meravigliosa
sentenza
:
«
L
'
uomo
non
può
calmare
la
sua
nostalgia
più
profonda
,
la
vittoria
sul
tempo
,
che
trasformando
i
suoi
fini
futuri
in
mobili
attuali
incorporando
così
un
frammento
dell
'
avvenire
nel
presente
»
.
Proprio
così
.
De
Man
ha
detto
bene
e
ha
perfezionato
,
innalzandola
,
la
famosa
formula
di
Bernstein
:
il
moto
ètutto
,
il
fine
è
nulla
.
Sì
.
Il
moto
socialista
è
tutto
,
in
quanto
però
le
volizioni
,
i
motivi
che
vi
presiedono
siano
tutti
penetrati
dal
fine
socialista
.
Il
fine
vive
così
nelle
nostre
azioni
presenti
.
Ciò
equivale
a
dire
che
il
socialismo
non
è
un
ideale
statico
e
astratto
,
che
potrà
un
giorno
compiutamente
realizzarsi
.
È
un
ideale
limite
irraggiungibile
che
si
realizza
per
quel
tanto
che
riesce
a
permeare
la
nostra
vita
.
Il
socialismo
,
più
che
uno
stato
esteriore
da
realizzare
,
è
,
per
il
singolo
,
un
programma
di
vita
da
attuare
.
CAPITOLO
VI
SOCIALISMO
LIBERALE
La
lenta
ma
fatale
erosione
del
socialismo
marxista
non
si
è
accompagnata
,
putroppo
,
ad
un
vigoroso
sforzo
ricostruttivo
.
La
vecchia
fede
è
scossa
,
ma
la
nuova
non
è
sorta
.
Si
è
andati
lentamente
alla
deriva
;
e
quando
si
è
trattato
di
fissare
la
nuova
posizione
,
i
più
sono
arretrati
,
spaventati
dal
cammino
compiuto
.
La
vecchia
guardia
si
è
riafferrata
con
gli
uncini
dialettici
ai
sacri
testi
;
i
giovani
hanno
oscillato
tra
un
mortificante
dogmatismo
e
la
più
penosa
delle
incertezze
.
Il
monopolio
goduto
dal
marxismo
per
quasi
mezzo
secolo
ha
disabituato
troppa
gente
dal
ripensare
originalmente
,
in
piena
indipendenza
di
giudizio
,
i
problemi
del
socialismo
.
Sicché
oggi
l
'
emancipazione
forzata
dà
le
vertigini
.
Ancora
una
volta
la
critica
si
dimostra
più
facile
della
ricostruzione
.
Ma
che
valore
ha
una
critica
che
non
si
accompagni
per
lo
meno
ad
un
tentativo
di
ricostruzione
?
Qui
non
siamo
nei
regni
della
scienza
pura
.
Il
moto
socialista
è
,
prima
e
indipendentemente
da
ogni
teoria
e
da
ogni
teorica
giustificazione
.
Venticinque
milioni
di
uomini
sono
organizzati
sotto
le
bandiere
del
socialismo
e
in
nome
del
socialismo
lottano
per
la
loro
emancipazione
.
Non
basta
negare
,
bisogna
ricordarsi
sempre
di
questa
positiva
grandiosa
realtà
.
In
breve
:
sino
a
che
noi
non
sapremo
sostituire
alla
vecchia
consunta
posizione
marxista
una
posizione
nuova
che
soddisfi
egualmente
,
sia
pure
con
le
necessarie
correzioni
,
le
fondamentali
esigenze
delle
masse
lavoratrici
,
avremo
fatto
opera
,
se
non
vana
,
per
lo
meno
di
interesse
assai
relativo
.
Ora
questa
più
fresca
e
fruttuosa
e
attuale
posizione
non
ha
bisogno
di
essere
inventata
attraverso
cerebrali
meditazioni
.
Essa
vive
già
in
potenza
nella
critica
revisionista
e
si
attua
progressivamente
nel
moto
operaio
.
Il
problema
consiste
piuttosto
nel
rendere
esplicito
ciò
che
è
implicito
,
di
liberarsi
di
troppi
residui
che
ancora
gravano
sulla
ideologia
,
di
avere
il
coraggio
di
chiamare
le
cose
col
loro
vero
nome
.
Neomarxismo
revisionista
e
prassi
operaia
sono
la
faccia
teorica
e
la
faccia
pratica
di
una
nuova
concezione
socialista
liberale
in
cui
i
problemi
di
giustizia
sociale
e
di
vita
associata
possono
e
debbono
porsi
sullo
stesso
piano
di
quelli
di
libertà
e
di
vita
individuale
.
Il
socialismo
deve
tendere
a
farsi
liberale
e
il
liberalismo
a
sostanziarsi
di
lotta
proletaria
.
Non
si
può
essere
liberali
senza
aderire
attivamente
alla
causa
dei
lavoratori
;
e
non
si
serve
efficacemente
la
causa
del
lavoro
senza
fare
i
conti
con
la
filosofia
del
mondo
moderno
,
fondata
sull
'
idea
di
svolgimento
per
via
di
contrasti
eternamente
superantisi
,
nei
quali
celasi
appunto
il
succo
della
posizione
liberale
.
Tutta
la
socialdemocrazia
europea
,
e
non
solo
europea
,
si
muove
verso
una
forma
di
rinnovato
liberalismo
,
che
riassorbe
in
sé
i
motivi
di
movimenti
apparentemente
opposti
(
illuminismo
borghese
e
socialismo
proletario
)
.
Dovunque
essa
si
batte
per
le
libertà
individuali
,
politiche
,
di
voto
e
di
coscienza
.
Gli
aspetti
messianici
,
finalistici
,
passano
al
secondo
piano
,
mentre
si
impongono
i
problemi
del
concreto
moto
di
emancipazione
operaia
.
L
'
ideale
di
una
società
perfetta
di
liberi
e
di
eguali
,
senza
classi
,
senza
lotta
,
senza
Stato
,
si
trasforma
ogni
giorno
di
più
in
un
ideale
limite
che
vale
non
in
sé
,
quanto
come
stimolo
e
fuoco
dello
spirito
.
La
nuova
fede
si
alimenta
nel
fatto
della
lotta
e
della
ascensione
proletaria
,
nello
sforzo
della
società
tutta
quanta
per
superare
i
termini
angusti
ed
ingiusti
della
società
borghese
,
nella
perenne
sete
di
giustizia
e
ansia
di
libertà
.
E
,
più
in
generale
-
-
elevandosi
ad
una
contemplazione
distaccata
del
moto
sociale
-
-
nella
visione
della
vita
come
inesausto
cozzo
di
forze
e
ideologie
che
negandosi
si
superano
per
accedere
a
forme
superiori
di
assetto
sociale
e
di
attività
spirituale
.
La
formula
socialismo
liberale
suona
all
'
orecchio
di
molti
,
usi
alla
terminologia
politica
corrente
,
come
una
stonatura
.
La
parola
liberalismo
ha
servito
purtroppo
a
contrabbandare
merci
di
così
varia
specie
e
natura
,
e
fu
a
tal
punto
per
il
passato
orto
borghese
,
che
mal
si
piega
oggi
il
socialista
ad
impiegarla
.
Ma
qui
non
è
che
si
voglia
proporre
una
nuova
terminologia
di
partito
.
Si
vuol
solo
ricondurre
il
moto
socialista
ai
suoi
principi
primi
,
alle
sue
origini
storiche
e
psicologiche
.
Si
vuol
solo
dimostrare
come
il
socialismo
,
in
ultima
analisi
,
sia
filosofia
di
libertà
.
Passò
d
'
altronde
il
tempo
in
cui
politica
borghese
e
politica
liberale
liberista
si
identificavano
.
In
tutto
il
mondo
le
borghesie
non
sono
più
liberiste
e
non
sono
più
necessariamente
liberali
.
Quanto
più
il
moto
proletario
s
'
afferma
e
si
rafforza
nelle
masse
il
senso
attivo
della
libertà
,
e
tanto
più
la
borghesia
,
nelle
sue
frazioni
più
retrive
,
tenta
di
sottrarsi
alla
disciplina
e
al
metodo
della
libertà
.
Gli
stessi
nuovi
orientamenti
della
produzione
moderna
-
-
razionalizzata
meccanicizzata
teocratica
-
-
sacrificatrice
della
personalità
umana
nell
'
operaio
,
costringono
i
socialisti
a
una
funzione
,
anche
nel
senso
tradizionale
della
parola
,
liberale
.
Verrà
giorno
in
cui
questa
parola
,
questo
attributo
,
sarà
rivendicato
con
orgogliosa
consapevolezza
dal
socialista
:
[
sarà
quello
il
giorno
della
sua
maturità
,
della
sua
conseguita
emancipazione
almeno
nella
sfera
dello
spirituale
.
]
Nella
sua
più
semplice
espressione
il
liberalismo
può
definirsi
come
quella
teoria
politica
che
,
partendo
dal
presupposto
della
libertà
dello
spirito
umano
,
dichiara
la
libertà
supremo
fine
,
supremo
mezzo
,
suprema
regola
della
umana
convivenza
.
Fine
,
in
quanto
si
propone
di
conseguire
un
regime
di
vita
associata
che
assicuri
a
tutti
gli
uomini
la
possibilità
di
un
pieno
svolgimento
della
loro
personalità
.
Mezzo
,
in
quanto
reputa
che
questa
libertà
non
possa
essere
elargita
od
imposta
,
ma
debba
conquistarsi
con
duro
personale
travaglio
nel
perpetuo
fluire
delle
generazioni
.
Esso
concepisce
la
libertà
non
come
un
dato
di
natura
,
ma
come
divenire
,
sviluppo
.
Non
si
nasce
,
ma
si
diventa
liberi
.
E
ci
si
conserva
liberi
solo
mantenendo
attiva
e
vigilante
la
coscienza
della
propria
autonomia
e
costantemente
esercitando
le
proprie
libertà
.
La
fede
nella
libertà
è
al
tempo
stesso
una
dichiarazione
di
fede
nell
'
uomo
,
nella
sua
indefinita
perfettibilità
,
nella
sua
capacità
di
autodeterminazione
,
nel
suo
innato
senso
di
giustizia
.
Il
liberale
veramente
tale
è
tutt
'
altro
che
uno
scettico
.
È
un
credente
,
anche
se
combatte
ogni
affermazione
dogmatica
;
è
un
ottimista
,
anche
se
ha
della
vita
una
concezione
virile
e
drammatica
.
Questo
in
sede
astratta
.
In
sede
storica
il
discorso
si
complica
perché
il
liberalismo
ha
una
storia
ideale
e
pratica
che
,
nel
suo
svolgersi
,
ha
dato
vita
a
una
straordinaria
messe
di
esperienze
e
di
provvisorie
teorizzazioni
.
Nato
dal
pensiero
critico
moderno
,
ebbe
la
sua
prima
affermazione
con
la
Riforma
religiosa
.
Nelle
atroci
guerre
di
religione
,
in
cui
gli
uomini
si
dilaniarono
in
nome
delle
opposte
fedi
e
degli
opposti
dogmi
,
nacque
,
come
il
fiore
sulle
rovine
,
la
libertà
di
coscienza
religiosa
.
Cattolici
e
protestanti
,
incapaci
di
sterminarsi
a
vicenda
,
acconsentirono
alla
tregua
e
riconobbero
a
tutti
gli
uomini
il
diritto
di
professare
il
culto
che
più
loro
conveniva
.
Il
principio
di
libertà
si
allargò
alla
vita
della
cultura
nei
secoli
XVII
e
XVIII
per
effetto
del
progresso
scientifico
e
di
quel
movimento
di
ascensione
economica
e
intellettuale
della
borghesia
che
culmina
nell
'
Enciclopedia
;
e
trionfò
finalmente
in
sede
politica
con
la
rivoluzione
dell'89
e
la
sua
Dichiarazione
dei
diritti
dell
'
uomo
;
per
tendere
infine
ai
tempi
nostri
ad
informare
di
sé
tutta
la
vita
sociale
,
in
tutti
i
suoi
aspetti
e
in
tutte
le
sue
parti
,
nella
sfera
economica
in
particolare
,
per
far
sì
che
la
libertà
,
teorica
proclamazione
universale
,
rispondente
in
fatto
all
'
interesse
di
pochi
,
diventi
veramente
patrimonio
di
tutti
.
Il
socialismo
non
è
che
lo
sviluppo
logico
,
sino
alle
sue
estreme
conseguenze
,
del
principio
di
libertà
.
Il
socialismo
,
inteso
nel
suo
significato
più
sostanziale
e
giudicato
dai
risultati
-
-
movimento
cioè
di
concreta
emancipazione
del
proletariato
-
-
è
liberalismo
in
azione
,
è
libertà
che
si
fa
per
la
povera
gente
.
Dice
il
socialismo
:
l
'
astratto
riconoscimento
della
libertà
di
coscienza
e
delle
libertà
politiche
a
tutti
gli
uomini
,
se
rappresenta
un
momento
essenziale
nello
sviluppo
della
teoria
politica
,
ha
un
valore
ben
relativo
quando
la
maggioranza
degli
uomini
,
per
condizioni
intrinseche
e
ambientali
,
per
miseria
morale
e
materiale
non
sia
posta
in
grado
di
apprezzarne
il
significato
e
di
valersene
concretamente
.
La
libertà
non
accompagnata
e
sorretta
da
un
minimo
di
autonomia
economica
,
dalla
emancipazione
dal
morso
dei
bisogni
essenziali
,
non
esiste
per
l
'
individuo
,
è
un
mero
fantasma
.
L
'
individuo
in
tal
caso
è
schiavo
della
sua
miseria
,
umiliato
dalla
sua
soggezione
;
e
la
vita
non
può
avere
per
lui
che
un
aspetto
e
una
lusinga
:
il
materiale
.
Libero
di
diritto
,
è
servo
di
fatto
.
E
il
senso
di
servitù
aumenta
in
pena
ed
ironia
non
appena
il
servo
di
fatto
acquista
coscienza
della
sua
libertà
di
diritto
e
degli
ostacoli
che
la
società
gli
oppone
per
conseguirla
.
Ora
di
questi
individui
,
dice
il
socialista
,
era
piena
la
società
moderna
allorquando
il
socialismo
nasceva
;
di
questi
individui
ancor
oggi
è
composta
in
regime
capitalistico
buona
parte
della
classe
lavoratrice
,
priva
d
'
ogni
diritto
sui
suoi
strumenti
di
lavoro
,
d
'
ogni
compartecipazione
alla
direzione
della
produzione
,
d
'
ogni
senso
di
dignità
e
di
responsabilità
sul
lavoro
-
-
dignità
e
responsabilità
primi
scalini
della
scala
che
conduce
dalla
schiavitù
alla
libertà
.
È
in
nome
della
libertà
,
è
per
assicurare
una
effettiva
libertà
a
tutti
gli
uomini
,
e
non
solo
a
una
minoranza
privilegiata
,
che
i
socialisti
chiedono
la
fine
dei
privilegi
borghesi
e
la
effettiva
estensione
all
'
universale
delle
libertà
borghesi
;
è
in
nome
della
libertà
che
chiedono
una
più
equa
distribuzione
delle
ricchezze
e
l
'
assicurazione
in
ogni
caso
ad
ogni
uomo
di
una
vita
degna
di
questo
nome
;
è
in
nome
della
libertà
che
parlano
di
socializzazione
,
di
abolizione
della
proprietà
privata
dei
mezzi
di
produzione
e
di
scambio
,
della
sostituzione
del
criterio
di
socialità
,
dell
'
utile
collettivo
,
al
criterio
egoistico
,
dell
'
utile
personale
,
nella
direzione
della
vita
sociale
.
Tra
una
libertà
media
estesa
all
'
universale
,
e
una
libertà
sconfinata
assicurata
ai
pochi
a
spese
dei
molti
,
meglio
,
cento
volte
meglio
,
una
libertà
media
.
Etica
,
economia
,
diritto
concordano
in
questa
conclusione
.
Il
movimento
socialista
è
dunque
il
concreto
erede
del
liberalismo
,
il
portatore
di
questa
dinamica
idea
di
libertà
che
si
attua
nel
moto
drammatico
della
storia
.
Liberalismo
e
socialismo
,
ben
lungi
dall
'
opporsi
,
secondo
voleva
una
vieta
polemica
,
sono
legati
da
un
intimo
rapporto
di
connessione
.
Il
liberalismo
è
la
forza
ideale
ispiratrice
,
il
socialismo
la
forza
pratica
realizzatrice
.
La
borghesia
fu
,
un
tempo
,
l
'
antesignana
di
questa
idea
di
libertà
,
la
depositaria
della
funzione
liberale
:
quando
,
rompendo
il
quadro
chiuso
e
gelido
della
vita
feudale
,
vi
portò
germi
fecondi
di
vita
.
Nella
sua
lotta
contro
il
dogmatismo
della
Chiesa
e
l
'
assolutismo
dei
re
,
contro
i
privilegi
dei
nobili
e
i
privilegi
del
clero
,
il
mondo
morto
di
una
produzione
immobile
e
coatta
,
la
borghesia
impersonò
per
una
lunga
teoria
di
secoli
le
esigenze
di
progresso
della
intera
società
.
Oggi
non
più
.
La
borghesia
ha
trionfato
,
ha
conquistato
tutte
le
posizioni
dominanti
;
ma
per
il
suo
stesso
trionfo
la
sua
funzione
rivoluzionaria
,
di
levatrice
del
progresso
,
volge
al
tramonto
.
Essa
non
è
più
incalzata
da
una
perpetua
ansia
di
libertà
,
di
progresso
,
di
superamento
delle
posizioni
acquisite
;
né
la
assiste
più
un
ideale
universale
,
come
nell'89
,
che
trascenda
il
suo
interesse
di
classe
.
Il
sedicente
liberalismo
borghese
si
è
forgiato
un
sistema
rigido
,
chiuso
,
puntellato
da
quell
'
insieme
di
principî
economici
,
giuridici
,
sociali
,
che
si
riassumono
sinteticamente
con
la
formula
:
Stato
capitalistico
borghese
.
Esso
si
richiama
ancora
ai
vecchi
principî
della
Rivoluzione
francese
,
ma
questi
principi
appaiono
come
cristallizzati
,
mummificati
,
privati
del
loro
intimo
significato
,
contraddicenti
a
quello
che
era
lo
spirito
animatore
di
coloro
che
,
in
un
impeto
di
generoso
entusiasmo
,
cotesti
principî
proclamarono
.
Il
liberalismo
borghese
tenta
di
arrestare
il
processo
storico
allo
stadio
attuale
,
di
eternare
il
suo
dominio
,
di
trasformare
in
privilegio
quello
che
fu
un
tempo
un
diritto
derivante
da
una
incontestabile
opera
novatrice
;
e
si
oppone
all
'
ingresso
sulla
scena
della
storia
delle
nuove
forze
sociali
prementi
.
Col
suo
dogmatico
attaccamento
ai
principi
del
liberismo
economico
(
proprietà
privata
,
diritto
di
eredità
,
piena
libertà
di
iniziativa
in
tutti
i
campi
,
lo
Stato
organo
di
polizia
e
di
difesa
)
ha
come
imprigionato
lo
spirito
dinamico
del
liberalismo
entro
lo
schema
transeunte
di
un
sistema
sociale
.
Il
liberalismo
è
invece
per
definizione
storicista
e
relativista
,
vede
nella
storia
un
perpetuo
fluire
,
un
eterno
divenire
e
superamento
;
nulla
è
più
repellente
alla
sua
essenza
della
stasi
,
della
immobilità
,
della
categorica
certezza
,
della
fede
nel
possesso
di
verità
assolute
,
definitive
,
che
contraddistingue
i
liberali
borghesi
.
Il
liberalismo
borghese
è
impotente
a
intendere
il
problema
sollevato
dal
movimento
socialista
:
non
comprende
cioè
che
la
libertà
politica
e
spirituale
non
è
in
grado
,
da
sola
,
di
realizzare
l
'
esigenza
liberale
.
Arbitrariamente
estende
la
propria
esperienza
storica
al
proletariato
,
e
assurdamente
ritiene
che
il
problema
della
libertà
possa
porsi
in
modo
eguale
per
tutte
le
classi
.
È
chiaro
ad
esempio
che
mentre
la
conquista
della
libertà
politica
costituì
per
la
borghesia
la
sublimazione
,
il
coronamento
della
sua
potenza
,
già
affermatasi
in
sede
economica
e
culturale
;
per
il
proletariato
,
privato
d
'
ogni
effettiva
influenza
sulla
direzione
della
vita
economica
,
la
rivendicazione
e
successiva
conquista
della
libertà
politica
[
nulla
]
rappresentò
se
non
l
'
inizio
della
lotta
per
la
emancipazione
anche
economica
.
Il
processo
è
nettamente
inverso
.
E
in
ciò
probabilmente
sta
una
delle
ragioni
massime
della
crisi
che
tormenta
tutti
i
movimenti
socialisti
europei
,
specie
nel
dopoguerra
:
in
questa
terribile
sproporzione
tra
forza
economica
,
capacità
tecnica
,
livello
culturale
,
e
forza
politica
;
nell
'
essersi
trovato
,
il
proletariato
,
a
disporre
di
un
'
arma
politica
formidabile
,
cui
non
corrispose
a
tempo
(
e
ancora
non
corrisponde
)
un
adeguato
braccio
per
impugnarla
.
Solo
alcune
frazioni
della
borghesia
esercitano
ancora
una
utile
,
diciamo
anzi
,
pressoché
indispensabile
funzione
progressista
.
E
quali
?
Quelle
che
,
indipendentemente
dal
privilegio
della
nascita
,
realizzano
nella
vita
nuovi
valori
nella
sfera
della
intelligenza
pura
e
del
lavoro
di
direzione
:
gli
intellettuali
,
gli
scienziati
,
la
parte
più
sana
e
più
attiva
della
borghesia
industriale
ed
agraria
,
e
quelle
figure
formidabili
del
mondo
moderno
che
sono
gli
imprenditori
,
i
grandi
capitani
di
industria
,
i
politici
dell
'
economia
;
coloro
che
,
in
qualunque
regime
economico
,
avranno
il
compito
di
coordinare
i
vari
fattori
produttivi
e
di
mantenere
inesausto
il
ritmo
del
progresso
economico
.
Riprova
di
questa
funzione
liberale
che
ancora
esercitano
alcune
frazioni
borghesi
è
l
'
esistenza
,
presso
tutte
le
democrazie
moderne
,
di
partiti
di
democrazia
borghese
che
non
restano
sordi
alle
esigenze
del
progresso
e
dànno
la
mano
,
sia
pure
una
cauta
e
dubbiosa
mano
,
al
movimento
di
ascensione
della
classe
lavoratrice
.
Ma
la
borghesia
come
classe
,
come
quella
classe
(
che
più
che
classe
è
categoria
sociale
e
categoria
mentale
)
che
ricava
la
maggior
parte
dei
suoi
redditi
da
capitali
e
privilegi
accumulati
,
o
che
comunque
questo
sistema
privilegiato
difende
considerandolo
come
il
più
adeguato
alla
conservazione
del
proprio
dominio
e
il
più
favorevole
allo
svolgersi
della
vita
sociale
,
non
è
più
liberale
,
non
può
più
essere
liberale
.
Perché
la
borghesia
potesse
ancora
oggi
rivendicare
in
modo
persuasivo
la
funzione
liberale
,
bisognerebbe
che
essa
e
il
sistema
economico
che
ai
suoi
interessi
si
ricollega
,
si
dimostrassero
capaci
,
per
virtù
intrinseca
dei
principî
animatori
,
di
soddisfare
le
esigenze
della
nuova
classe
,
del
Quarto
Stato
.
Bisognerebbe
che
la
borghesia
si
dimostrasse
capace
,
pur
di
restare
fedele
alla
sua
grande
tradizione
storica
,
di
sacrificare
le
posizioni
di
ricchezza
e
di
comando
conquistate
,
per
far
posto
volontariamente
alle
nuove
forze
sociali
prementi
.
Ma
quale
disinteresse
,
quale
eroismo
,
pretenderemmo
da
essa
!
Una
simile
sete
di
autoimmolazione
potrà
ritrovarsi
in
qualche
raro
spirito
superiore
,
distaccato
dal
destino
della
propria
classe
al
punto
da
pervenire
alla
serena
obbiettività
del
filosofo
,
meglio
ancora
,
ad
abbracciare
la
causa
degli
oppressi
;
non
mai
in
una
classe
,
saldamente
afferrata
ai
suoi
beni
,
ai
suoi
privilegi
,
e
al
potere
.
Dove
vive
,
dove
si
attua
dunque
il
liberalismo
?
In
tutte
le
forze
attive
,
rivoluzionarie
(
nel
senso
sostanziale
della
parola
)
della
storia
;
in
tutte
le
forze
sociali
che
-
-
sia
pure
senza
averne
sempre
piena
consapevolezza
-
-
esercitano
una
funzione
rinnovatrice
,
in
tutte
le
forze
che
intendono
superare
lo
stato
sociale
attuale
e
aprire
alla
libertà
e
al
progresso
sempre
nuovi
territori
,
sempre
nuovi
orizzonti
.
I
poveri
,
gli
oppressi
,
coloro
che
non
possono
adattarsi
allo
stato
attuale
,
perché
in
questo
stato
soffrono
e
si
sentono
come
limitati
,
mutilati
,
e
hanno
coscienza
della
loro
mutilazione
;
ecco
il
formidabile
campo
di
reclutamento
del
liberalismo
.
La
classe
lavoratrice
nella
moderna
società
capitalistica
,
ecco
la
classe
che
sola
,
come
classe
,
può
essere
rivoluzionaria
;
il
socialismo
che
ne
interpreta
le
esigenze
,
che
lotta
contro
l
'
assetto
attuale
in
nome
dei
bisogni
del
maggior
numero
e
di
un
principio
superiore
di
libertà
e
di
giustizia
,
che
risveglia
le
masse
dalla
servitù
antica
dando
loro
coscienza
della
inferiorità
in
cui
si
trovano
,
ecco
il
movimento
politico
liberale
e
liberatore
.
«
Il
proletariato
-
-
scrive
uno
tra
i
più
acuti
rappresentanti
del
nuovo
socialismo
italiano
-
-
Saragat
-
-
non
ricrea
la
storia
dalle
fondamenta
,
ma
al
contrario
non
fa
che
portare
a
compimento
un
vecchio
lavoro
iniziato
da
quando
esiste
la
società
umana
...
L
'
idea
di
libertà
non
nasce
col
proletariato
ma
con
la
nascita
dell
'
uomo
,
col
primo
bagliore
di
autocoscienza
nello
spirito
dell
'
uomo
.
Al
proletariato
spetta
di
portare
più
alto
e
più
avanti
questa
fiaccola
che
ha
ricevuto
nel
moto
drammatico
della
storia
dalle
classi
che
lo
hanno
preceduto
...
»
Il
proletariato
può
dirsi
dunque
l
'
erede
della
funzione
liberale
.
A
una
condizione
però
:
che
i
poveri
,
che
la
classe
lavoratrice
,
che
il
movimento
socialista
,
in
tanto
reclamino
la
trasformazione
della
società
borghese
in
quanto
si
pongano
in
grado
,
e
per
la
teoria
cui
si
richiamano
e
per
le
capacità
che
posseggono
,
di
effettivamente
migliorarla
.
La
lunga
opposizione
ha
troppo
abituato
i
socialisti
a
concepire
il
socialismo
in
termini
polemici
e
in
termini
di
pura
forza
.
La
società
borghese
è
marcia
,
la
società
borghese
è
ricolma
di
attriti
,
di
vizi
,
di
ingiustizie
:
quindi
,
la
si
abbatta
.
Piano
.
In
materia
sociale
abbatte
solo
chi
sa
costruire
,
anzi
si
abbatte
solo
nella
proporzione
in
cui
si
è
ricostruito
,
non
foss
'
altro
perché
la
vita
sociale
non
può
conoscere
soste
e
regressi
;
soste
e
regressi
dei
quali
i
primi
a
soffrire
sono
i
proletari
.
Non
basta
più
dimostrare
sulla
carta
che
la
società
socialista
è
più
giusta
e
razionale
.
Bisogna
farla
funzionare
in
pratica
:
e
per
farla
funzionare
occorrono
le
capacità
;
e
le
capacità
non
si
improvvisano
,
e
neppure
basta
che
esistano
in
una
esigua
minoranza
.
Il
socialismo
da
problema
astratto
di
giustizia
sta
trasformandosi
ogni
giorno
di
più
in
un
problema
di
capacità
.
Torna
Proudhon
...
Contro
questo
tentativo
di
esprimere
il
socialismo
in
termini
di
libertà
,
di
riconoscere
nel
movimento
socialista
l
'
erede
della
funzione
liberale
,
si
è
obbiettato
che
il
liberalismo
male
si
concilia
col
programma
ricostruttivo
così
preciso
e
categorico
che
distingue
i
partiti
socialisti
moderni
.
I
liberali
,
si
dice
sempre
,
non
possono
per
definizione
sapere
come
si
determineranno
gli
equilibri
a
venire
.
Al
pari
dei
conservatori
borghesi
,
sedicenti
liberali
,
anche
i
socialisti
finirebbero
per
imprigionare
il
liberalismo
entro
i
limiti
di
un
sistema
chiuso
e
predeterminato
,
entro
i
limiti
del
sistema
collettivistico
.
Ora
lo
spirito
liberale
è
essenzialmente
dialettico
e
storicista
;
per
esso
la
lotta
è
l
'
essenza
stessa
della
vita
;
la
storia
è
la
risultante
di
un
perpetuo
confluire
ed
urtarsi
di
forze
;
nulla
quindi
di
più
illiberale
ed
utopistico
che
volerle
assegnare
un
percorso
obbligato
.
Per
il
liberale
nessun
principio
,
nessun
programma
,
per
quanto
mitico
e
lontano
nel
tempo
,
può
assumere
quel
sapore
assoluto
,
categorico
,
che
assume
invece
nei
socialisti
il
loro
programma
finalistico
.
Il
prevedere
e
,
addirittura
,
lo
stesso
auspicare
che
essi
fanno
,
di
un
futuro
regno
di
Dio
su
questa
terra
,
di
un
regno
di
giustizia
,
di
pace
e
di
eguaglianza
,
di
uno
stato
sociale
,
cioè
,
statico
e
perfetto
,
repugna
profondamente
alla
concezione
liberale
della
vita
.
L
'
obbiezione
è
giustissima
se
si
rivolge
contro
la
vecchia
posizione
mitica
e
utopistica
socialista
e
contro
la
mentalità
ancora
assai
diffusa
nelle
fila
socialiste
.
Il
Manifesto
dei
Comunisti
,
pur
avendo
tanto
contribuito
a
diffondere
l
'
esigenza
emancipatrice
,
e
quindi
liberale
,
nelle
masse
,
è
in
sé
,
nel
pensiero
messianico
che
lo
informa
,
profondamente
illiberale
.
Lo
stesso
dicasi
per
la
concezione
marxista
tradizionale
e
per
la
più
gran
parte
dei
programmi
finalistici
e
ricostruttivi
dei
partiti
socialisti
.
Ma
qui
occorre
distinguere
,
e
ricordare
che
una
cosa
è
il
concreto
moto
socialista
,
un
'
altra
cosa
il
suo
programma
,
anzi
il
suo
vecchio
programma
.
Quel
che
si
vuole
qui
sostenere
è
che
il
moto
socialista
,
per
i
suoi
effettivi
moventi
e
i
risultati
che
sino
ad
ora
ha
avuti
nello
sviluppo
sociale
,
esercita
ordinariamente
oggi
,
nella
concreta
società
in
cui
viviamo
,
una
indubbia
funzione
liberale
.
Il
proletariato
può
dichiarare
nei
suoi
programmi
ciò
che
vuole
;
ma
,
sino
a
tanto
che
esso
continuerà
a
trovarsi
in
una
situazione
di
inferiorità
morale
e
materiale
e
sentirà
prepotente
il
bisogno
di
liberarsene
,
e
,
nel
liberarsene
,
farà
uso
di
mezzi
,
di
strumenti
adeguati
,
cioè
posti
sulla
via
del
progresso
,
compierà
-
-
lo
voglia
o
non
lo
voglia
,
lo
sappia
o
non
lo
sappia
-
-
opera
sostanzialmente
liberale
.
Nessuno
può
negare
che
in
tutti
i
paesi
il
moto
operaio
abbia
dato
prova
,
passato
il
periodo
di
disperata
ribellione
degli
inizi
,
di
una
notevole
comprensione
delle
esigenze
del
progresso
.
Non
solo
esso
non
lotta
più
contro
la
introduzione
di
metodi
più
perfezionati
di
produzione
e
contro
le
macchine
,
ma
arriva
addirittura
a
reclamarne
la
introduzione
,
ben
comprendendo
che
le
possibilità
di
miglioramento
e
di
ascensione
sono
strettamente
collegate
a
una
più
alta
produttività
sociale
.
[
Marx
ha
sempre
ammonito
i
socialisti
che
la
società
socialista
non
sorgerà
da
una
riforma
interna
della
società
capitalistica
,
del
suo
sistema
di
distribuzione
,
ma
dalla
evoluzione
delle
forze
di
produzione
.
Sviluppare
queste
forze
di
produzione
,
svilupparle
il
più
rapidamente
e
integralmente
,
ecco
il
mezzo
migliore
per
avvicinare
la
società
nuova
.
Marx
però
riteneva
che
questo
processo
di
sviluppo
fosse
rapidissimo
e
determinasse
in
breve
volgere
di
tempo
una
crisi
catastrofica
nel
sistema
dei
rapporti
capitalistici
;
mentre
la
realtà
ha
dimostrato
come
questo
sviluppo
non
conducesse
necessariamente
a
conclusioni
socialiste
.
Di
qui
la
crisi
della
dottrina
socialista
,
la
sensazione
che
la
macchina
economica
non
segna
una
direzione
obbligata
,
la
revisione
dei
programmi
,
il
subentrare
di
una
visione
più
complessa
e
realista
in
tutti
i
movimenti
socialisti
.
Come
il
viandante
che
in
distanza
scorge
sull
'
orizzonte
la
montagna
con
contorni
netti
e
regolari
e
poi
,
avvicinatosi
,
la
scopre
sinuosa
e
tormentata
,
tutta
pieghe
e
ondulazioni
,
così
il
socialista
,
seguendo
da
presso
la
vita
economica
e
sociale
,
si
è
reso
conto
dell
'
eccessivo
semplicismo
e
unilateralità
dei
programmi
iniziali
.
]
In
tutta
Europa
stiamo
assistendo
in
questi
anni
a
una
profonda
trasformazione
del
movimento
socialista
,
nel
senso
di
una
sempre
maggiore
aderenza
alla
realtà
,
di
una
sempre
più
decisiva
prevalenza
riconosciuta
al
moto
operaio
e
ai
programmi
concreti
,
immediati
.
Uno
dopo
l
'
altro
i
residui
utopistici
e
messianici
,
che
tanto
posto
occupavano
ai
primordi
,
vengono
abbandonati
;
mentre
nella
letteratura
cadono
nel
giusto
oblio
i
vecchi
libri
catechistici
o
apocalittici
che
si
proponevano
di
delineare
l
'
ipotetico
Stato
socialista
nei
più
risibili
dettagli
.
Anche
per
i
socialisti
le
formule
semplicistiche
,
le
ricette
univoche
e
miracolose
che
dovevano
fornire
il
segreto
dell
'
avvenire
,
hanno
fatto
il
loro
tempo
.
Ormai
sono
molti
i
socialisti
che
concedono
che
solo
per
grandissime
linee
si
può
fissare
la
meta
,
anzi
una
meta
,
una
tappa
;
che
occorre
adattarsi
alle
circostanze
e
a
un
mondo
in
continua
vertiginosa
trasformazione
;
che
è
necessario
adeguarsi
all
'
esperienza
,
tenendo
presenti
solo
alcuni
punti
saldi
di
orientamento
;
perché
solo
dal
moto
,
dalla
esperienza
liberamente
attuata
,
scaturiranno
le
indicazioni
per
il
domani
.
Le
esperienze
della
guerra
e
del
dopoguerra
-
-
la
russa
in
specie
-
-
hanno
condotto
all
'
abbandono
del
vecchio
programma
accentratore
,
collettivista
,
che
faceva
dello
Stato
l
'
amministratore
,
il
gerente
universale
,
il
controllore
dei
diritti
e
delle
libertà
universali
.
Non
si
pensa
più
,
come
un
tempo
,
che
il
semplice
fatto
della
espropriazione
,
il
passaggio
delle
attività
produttive
alla
collettività
,
determinerà
una
trasformazione
apocalittica
-
-
produzione
e
ricchezza
moltiplicate
,
lavoro
ridotto
e
reso
gioioso
,
l
'
uomo
libero
alfine
dalla
schiavitù
della
materia
,
soppresse
automaticamente
le
lotte
,
le
classi
,
le
guerre
;
trionfanti
la
fratellanza
,
la
giustizia
,
la
pace
...
Per
i
socialisti
seri
,
colti
,
preparati
-
-
dirò
di
più
:
per
tutta
la
élite
dirigente
-
-
coteste
sono
ormai
favolette
delle
quali
è
più
igienico
non
parlare
.
A
tutti
appaiono
,
oltretutto
,
chiari
,
i
pericoli
della
elefantiasi
burocratica
,
della
invadenza
statale
,
della
dittatura
dell
'
incompetenza
,
dello
schiacciamento
d
'
ogni
autonomia
e
libertà
individuale
,
del
venir
meno
dello
stimolo
nei
dirigenti
come
negli
esecutori
.
Non
parliamo
poi
del
problema
della
felicità
.
Ormai
la
tendenza
predominante
,
nel
campo
socialista
,
è
in
favore
di
forme
di
conduzione
per
quanto
possibile
autonome
,
sciolte
,
correlative
ai
vari
tipi
di
imprese
,
che
ne
rispettino
le
tanto
varie
esigenze
:
forme
municipali
,
cooperative
,
sindacali
,
gildiste
,
trustiste
,
forme
miste
,
con
innesto
dell
'
interesse
generale
sul
particolare
,
forme
individuali
e
famigliari
,
a
seconda
delle
tradizioni
,
della
tecnica
,
dell
'
ambiente
,
ecc
.
Dello
Stato
industriale
,
commerciante
,
agricoltore
,
tutti
hanno
uno
scarso
concetto
,
a
meno
non
si
tratti
di
servizi
pubblici
essenziali
.
Diciamo
di
più
:
nessun
socialista
si
attenta
più
a
sostenere
a
priori
,
in
forma
generale
,
la
formula
socializzatrice
.
Comincia
a
farsi
strada
in
molti
studiosi
eminenti
(
vedi
la
recente
clamorosa
conversione
di
G
.
D
.
H
.
Cole
,
uno
dei
più
acuti
socialisti
britannici
)
la
convinzione
che
per
certi
rami
di
industria
il
problema
più
importante
è
quello
della
democratizzazione
del
regime
di
fabbrica
e
del
controllo
della
direzione
tecnica
e
sociale
nell
'
interesse
della
collettività
.
E
anche
per
quei
rami
più
progrediti
e
routiniers
in
cui
è
evidente
sin
d
'
ora
la
possibilità
e
la
utilità
di
una
socializzazione
,
si
ha
anche
cura
di
avvertire
che
non
vi
si
potrà
giungere
comunque
di
colpo
,
ma
gradualmente
,
a
passi
mediati
,
con
adeguato
corredo
di
esperienze
e
di
capacità
.
Insomma
pare
a
me
che
quella
giusta
riserva
che
,
in
nome
del
liberalismo
,
si
poteva
avanzare
contro
l
'
astrattismo
e
l
'
utopismo
degli
antichi
programmi
socialisti
,
sia
sulla
via
di
essere
superata
per
il
trionfare
del
buon
senso
,
dell
'
esperienza
,
delle
lezioni
pratiche
del
moto
,
e
soprattutto
per
le
sopravvenute
responsabilità
di
governo
.
Si
è
detto
che
la
posizione
liberale
è
contrassegnata
dalla
fede
nella
libertà
non
solo
come
fine
,
ma
anche
come
mezzo
.
La
libertà
non
saprebbe
conseguirsi
attraverso
la
tirannia
o
la
dittatura
,
e
neppure
per
elargizione
dall
'
alto
.
La
libertà
è
conquista
,
autoconquista
,
che
si
conserva
solo
col
continuo
esercizio
delle
proprie
facoltà
,
delle
proprie
autonomie
.
Per
il
liberalismo
,
e
quindi
per
il
socialismo
,
è
fondamentale
la
osservanza
del
metodo
liberale
o
democratico
di
lotta
politica
;
di
quel
metodo
che
,
per
la
sua
intima
essenza
,
è
tutto
penetrato
dai
principio
di
libertà
.
Esso
può
riassumersi
con
una
sola
parola
:
autogoverno
.
Il
metodo
liberale
vuole
che
i
popoli
e
le
classi
,
al
pari
degli
individui
,
si
amministrino
da
sé
,
con
le
loro
forze
,
senza
interventi
coercitivi
o
paternalistici
.
La
sua
grande
virtù
pedagogica
consiste
appunto
nell
'
assicurare
un
clima
che
sospinga
tutti
gli
uomini
ad
esercitare
le
loro
più
alte
facoltà
nell
'
approntare
istituti
che
li
inducano
a
partecipare
attivamente
alla
vita
sociale
.
Esso
reca
come
premessa
fondamentale
il
principio
che
la
libera
persuasione
del
maggior
numero
allo
stesso
modo
che
è
il
miglior
mezzo
per
raggiungere
la
verità
,
così
è
il
miglior
mezzo
per
garantire
progresso
sociale
e
assicurare
la
libertà
.
Sul
terreno
politico
si
potrebbe
definire
come
un
complesso
di
regole
di
giuoco
che
tutte
le
parti
in
lotta
si
impegnano
a
rispettare
;
regole
dirette
ad
assicurare
la
pacifica
convivenza
dei
cittadini
,
delle
classi
,
degli
Stati
,
a
contenere
le
lotte
fatali
e
anzi
desiderabili
,
entro
limiti
tollerabili
,
a
consentire
la
successione
al
potere
dei
vari
partiti
,
ad
incanalare
nella
legalità
le
forze
innovatrici
via
via
insorgenti
.
Prima
ancora
di
essere
un
sistema
di
meccanica
politica
,
esso
vuol
essere
una
sorta
di
patto
di
civiltà
che
gli
uomini
di
tutte
le
fedi
stringono
fra
loro
per
salvare
nella
lotta
gli
attributi
della
loro
umanità
.
Per
quanto
non
sia
suscettibile
di
definizione
rigida
,
si
può
dire
che
si
concreti
nel
principio
della
sovranità
popolare
,
nel
sistema
rappresentativo
,
nel
rispetto
dei
diritti
delle
minoranze
(
in
pratica
nel
diritto
all
'
opposizione
)
,
nel
solenne
riconoscimento
di
taluni
diritti
fondamentali
della
persona
definitivamente
acquisiti
alla
coscienza
moderna
(
libertà
di
pensiero
,
di
riunione
,
di
stampa
,
di
organizzazione
,
di
voto
,
ecc
.
)
,
nel
rinnegamento
esplicito
del
ricorso
alla
violenza
.
Il
metodo
liberale
di
lotta
politica
non
tollera
attributi
;
esso
non
è
e
non
può
essere
né
borghese
né
socialista
,
né
conservatore
né
rivoluzionario
,
per
quanto
la
sua
natura
lo
porti
a
favorire
le
forze
del
progresso
.
Vincolo
anteriore
ad
ogni
tendenza
politica
,
richiede
in
coloro
che
vi
accedono
,
la
fede
nella
ragione
,
il
rispetto
sacro
dell
'
uomo
,
il
riconoscimento
di
una
sfera
invarcabile
di
autonomia
nel
cittadino
,
la
convinzione
radicata
che
nulla
di
saldo
e
durevole
si
edifica
con
la
forza
brutale
,
ancorché
posta
al
servizio
di
grandi
ideali
.
Come
tutti
gli
strumenti
perfezionati
,
esso
implica
naturalmente
un
alto
grado
di
civiltà
;
anzi
,
è
il
prodotto
stesso
della
civiltà
.
Basta
infatti
il
sabotaggio
di
una
sola
delle
parti
in
giuoco
per
impedire
il
retto
funzionamento
del
metodo
.
Ne
viene
però
la
conseguenza
che
la
violenza
che
usassero
le
altre
per
ridurre
all
'
ordine
quell
'
una
,
sarebbe
pienamente
legittima
.
La
violenza
cui
si
vedesse
ad
esempio
costretto
a
ricorrere
un
proletariato
che
si
vedesse
attaccato
da
forze
reazionarie
all
'
indomani
di
una
grande
vittoria
elettorale
che
gli
aprisse
le
vie
del
potere
,
sarebbe
una
sacrosanta
e
liberalissima
violenza
.
Il
liberalismo
non
esclude
la
violenza
:
solo
la
trasforma
in
forza
,
dandole
la
sanzione
della
morale
e
del
diritto
.
Il
riconoscimento
del
metodo
liberale
,
la
fedeltà
al
metodo
,
ecco
in
che
si
sostanzia
praticamente
il
liberalismo
politico
.
Purtroppo
non
sono
rari
i
casi
di
socialisti
che
svalutano
o
irridono
il
metodo
democratico
.
Facendo
pompa
di
real
politik
,
essi
ricordano
che
tutte
le
grandi
trasformazioni
storiche
furono
accompagnate
dalla
violenza
,
e
che
è
ingenuo
illudersi
che
la
classe
borghese
si
lasci
spogliare
senza
offrire
resistenze
,
in
omaggio
al
dogma
liberale
.
Aggiungono
che
il
metodo
democratico
è
il
metodo
proprio
alla
società
borghese
,
rispondente
agli
interessi
di
conservazione
e
di
governo
della
borghesia
.
Che
sì
,
il
proletariato
può
e
deve
servirsi
delle
istituzioni
democratiche
fintanto
che
è
debole
e
ha
bisogno
di
farsi
le
ossa
;
ma
il
giorno
in
cui
esso
sarà
sufficientemente
forte
per
affrontare
la
battaglia
,
dovrà
saper
dare
un
bel
calcio
a
tutto
l
'
armamentario
democratico
,
utopistico
,
umanitario
,
e
fare
ricorso
alla
violenza
,
unica
risolutrice
nei
periodi
supremi
di
crisi
e
di
trapasso
.
Questo
discorso
che
i
socialisti
democratici
si
sentono
ripetere
da
trent
'
anni
dimostra
,
in
chi
lo
tiene
,
una
completa
incomprensione
dello
spirito
e
dell
'
essenza
del
metodo
liberale
,
una
fisiologica
incapacità
a
sortire
da
posizioni
che
se
avevano
una
ragione
d
'
essere
ai
primordi
del
moto
socialista
,
quando
il
proletariato
era
privo
dei
diritti
politici
e
non
aveva
da
perdere
altro
che
le
sue
catene
,
non
hanno
più
ragione
d
'
essere
oggi
che
il
proletariato
ha
conquistato
in
tutti
i
paesi
la
sua
maggiorità
politica
.
La
classe
operaia
si
trova
oggi
,
in
Europa
,
di
fronte
ad
una
borghesia
che
,
trascinata
dalla
logica
dei
suoi
principi
e
soprattutto
dalla
irresistibile
pressione
proletaria
,
è
stata
costretta
a
darsi
-
-
ché
non
l
'
aveva
originariamente
-
-
una
costituzione
democratica
.
La
borghesia
ammette
oggi
esplicitamente
che
l
'
unica
fonte
di
legittimità
del
potere
risiede
nel
popolo
,
in
tutto
il
popolo
,
il
quale
esprime
il
suo
volere
nei
parlamenti
,
attraverso
il
suffragio
universale
.
Il
partito
e
i
partiti
che
hanno
la
maggioranza
governano
;
e
,
forti
del
consenso
dei
più
,
hanno
,
in
principio
,
il
diritto
di
modificare
a
loro
talento
la
costituzione
sociale
,
con
la
sola
riserva
che
si
rispetti
il
diritto
di
opposizione
.
Non
occorre
sapere
in
questa
sede
se
la
borghesia
aderisca
oggi
in
buona
o
mala
fede
,
per
convinzione
o
per
necessità
,
a
questo
principio
.
Ciò
che
sappiamo
in
modo
preciso
è
che
questo
principio
non
può
non
venire
accolto
con
gioia
profonda
dai
socialisti
.
Non
dicono
essi
di
voler
servire
l
'
interesse
della
grande
maggioranza
della
popolazione
?
Non
rivendicano
essi
la
rappresentanza
specifica
delle
esigenze
e
delle
idealità
della
intera
classe
lavoratrice
?
Come
dunque
possono
esitare
nell
'
accettazione
piena
di
un
criterio
di
lotta
politica
che
è
diretto
,
tosto
o
tardi
,
a
dar
loro
il
potere
nelle
mani
,
e
che
a
priori
legittima
tutte
le
loro
rivendicazioni
?
Nessuna
riforma
sarà
abbastanza
audace
,
pur
che
riceva
l
'
adesione
della
maggioranza
,
sollecitata
coi
mezzi
della
propaganda
.
Nessuna
trasformazione
sarà
troppo
radicale
,
purché
si
appoggi
su
uno
stabile
consenso
.
Il
problema
dei
problemi
,
per
tutti
i
partiti
socialisti
,
diventa
ormai
quello
di
darsi
un
programma
che
possa
soddisfare
le
necessità
di
una
maggioranza
organica
delle
popolazione
dei
rispettivi
paesi
.
Coll
'
affidarsi
al
metodo
democratico
nessuno
crede
di
espellere
miracolosamente
la
violenza
dalla
storia
,
né
si
culla
nella
illusione
che
la
borghesia
si
rassegni
placida
al
tramonto
.
Non
è
all
'
indomani
di
una
così
tragica
guerra
,
non
è
all
'
indomani
dell
'
esperienza
fascista
,
che
si
può
pensar
questo
.
Nessuno
può
escludere
che
la
borghesia
,
o
la
frazione
più
retriva
di
essa
,
terrorizzata
dalla
marea
proletaria
che
sale
implacabile
,
stretta
nella
morsa
di
un
moto
operaio
reso
formidabile
proprio
dal
suo
gradualismo
,
dalla
saggia
adesione
alla
realtà
del
suo
tempo
e
dal
rispetto
dei
metodi
legali
,
ricorra
alla
sopraffazione
armata
.
Ma
,
si
badi
:
1
)
la
borghesia
non
è
un
blocco
uniforme
;
molto
più
spesso
di
quanto
non
si
creda
la
sua
pretesa
unità
è
un
sogno
di
astrattisti
.
È
proprio
questa
dicotomia
volgare
di
molti
socialisti
,
che
concorre
a
creare
in
momenti
di
crisi
un
artificioso
blocco
borghese
;
2
)
queste
armi
vogliono
delle
coscienze
,
delle
volontà
che
le
impugnino
.
Sino
a
prova
in
contrario
,
esercito
e
polizia
,
sono
popolo
,
proletariato
,
non
borghesia
;
3
)
in
questa
eventualità
proprio
la
più
ortodossa
dottrina
liberale
,
da
Blackstone
a
Mill
,
non
solo
legittima
l
'
impiego
della
forza
da
parte
della
maggioranza
,
ma
addirittura
glielo
impone
.
Dunque
,
niente
serafico
sogno
di
cherubini
che
vivono
nel
segno
dell
'
utopia
,
ma
consapevolezza
del
peso
della
morale
e
del
diritto
nei
grandi
urti
delle
classi
e
dei
popoli
.
Ciò
che
a
noi
preme
è
di
legittimarla
questa
eventuale
violenza
,
di
mettersi
in
condizione
di
non
essere
noi
i
trasgressori
del
patto
di
civiltà
,
di
ricorrere
alla
violenza
solo
se
costretti
,
e
di
ricorrervi
in
nome
di
quel
principio
di
legalità
,
di
maggioranza
,
che
i
nostri
stessi
avversari
,
finché
di
una
maggioranza
disponevano
,
avevano
dichiarato
di
accettare
e
anzi
imponevano
di
rispettare
.
Non
son
rari
coloro
che
a
questo
punto
sorridono
e
accusano
i
«
formalisti
»
del
metodo
democratico
di
perdersi
in
distinzioni
bizantine
.
Ma
col
far
ciò
dimostrano
di
essere
ancora
di
là
del
bene
e
del
male
;
non
sanno
che
in
queste
distinzioni
sta
precisamente
tutto
il
diritto
,
e
neppure
lontanamente
immaginano
la
suggestione
che
circonda
il
diritto
violato
,
e
quale
energia
esso
sappia
ispirare
ai
suoi
difensori
.
[
Il
bello
si
è
poi
che
coloro
che
tanto
amano
riempirsi
la
bocca
di
sonanti
invocazioni
all
'
insurrezione
,
alla
violenza
parificatrice
,
necessaria
,
storica
,
sono
normalmente
i
più
incapaci
,
anche
per
la
loro
educazione
e
i
moventi
umani
rari
che
li
sospingono
,
a
seriamente
organizzare
un
moto
rivoluzionario
.
La
loro
mentalità
barricadiera
è
per
lo
più
un
ricordo
libresco
,
una
sentimentale
tradizione
romantica
,
giacobina
,
tratta
dai
fasti
della
Rivoluzione
francese
,
quando
pure
non
è
una
astrazione
di
filosofi
cerebralizzanti
.
Ché
non
appena
la
borghesia
,
abilmente
profittando
delle
loro
dichiarazioni
sconvolgitrici
,
passa
all
'
azione
illegale
,
essi
non
sanno
ordinariamente
far
nulla
di
meglio
che
appellarsi
alle
sacre
carte
costituzionali
violate
,
ai
diritti
innati
calpestati
,
al
senso
di
umanità
rinnegato
,
solennemente
rimproverando
i
randelli
borghesi
-
-
ahimè
troppo
spesso
manovrati
da
autentici
proletari
-
-
di
non
restar
fedeli
allo
spirito
della
loro
civiltà
che
deve
-
-
chi
sa
poi
perché
-
-
essere
sempre
e
solo
fedele
al
metodo
democratico
.
]
Pare
impossibile
,
ma
da
parte
di
molti
socialisti
non
si
è
ancora
compreso
che
la
riserva
con
cui
essi
sogliono
accompagnare
l
'
adesione
al
metodo
democratico
-
-
riserva
per
la
quale
dichiarano
di
valersene
sin
tanto
che
tornerà
loro
comodo
,
salvo
poi
rinnegarlo
-
-
non
serve
altro
che
ad
autorizzare
i
ceti
reazionari
a
ricorrere
subito
ai
mezzi
illegali
per
stroncare
tempestivamente
un
movimento
operaio
che
minacci
di
farsi
pericoloso
.
L
'
esempio
italiano
del
191920
è
dolorosamente
probante
.
Il
partito
socialista
,
pur
avendo
ottenuto
un
grandissimo
successo
elettorale
,
aveva
raccolto
non
più
,
e
anzi
meno
,
di
un
terzo
dei
voti
:
non
disponeva
perciò
della
maggioranza
,
malgrado
le
elezioni
si
fossero
svolte
,
per
la
prima
e
ultima
volta
in
Italia
,
in
guisa
del
tutto
regolare
.
Pure
esso
dichiarò
solennemente
alla
borghesia
che
l
'
ora
sua
ultima
era
suonata
,
che
si
preparasse
a
scomparire
,
che
la
rivoluzione
nelle
strade
stava
per
scoppiare
,
che
alla
rivoluzione
sarebbe
seguita
la
dittatura
,
con
la
soppressione
morale
e
fisica
di
tutte
le
minoranze
dissenzienti
.
È
vero
che
si
limitò
poi
,
salvo
sporadici
episodi
,
ad
erigere
barricate
di
schede
e
di
ordini
del
giorno
.
Ma
intanto
fece
in
pieno
il
giuoco
degli
elementi
reazionari
i
quali
,
facendosi
forti
delle
scioccherie
degli
estremisti
,
riuscirono
a
travestirsi
da
agnellini
restauratori
delle
libertà
offese
e
del
diritto
violato
.
Con
quali
conseguenze
è
inutile
dire
.
Che
la
lezione
almeno
serva
,
che
la
si
smetta
di
fare
i
machiavellici
,
i
filosofi
della
storia
;
che
ci
si
astenga
nell
'
avvenire
dal
voler
inserire
nei
programmi
socialisti
di
tutto
un
po
'
-
-
legalità
e
violenza
,
pace
e
guerra
,
democrazia
e
dittatura
-
-
pur
di
non
farsi
trovare
«
impreparati
»
.
In
politica
bisogna
parlare
sempre
chiaro
,
anche
a
costo
di
far
la
figura
di
semplicisti
.
E
che
la
si
smetta
anche
di
fare
gli
eterni
scettici
,
di
credere
che
la
legge
di
Caino
,
la
legge
della
violenza
e
del
sangue
,
debba
in
eterno
regnare
tra
uomini
di
una
stessa
terra
.
Agli
eterni
scettici
si
può
domandare
quale
risposta
dessero
in
Grecia
,
in
Roma
,
nelle
stesse
colonie
schiaviste
del
Sette
Ottocento
i
proprietari
di
schiavi
,
i
sociologi
e
gli
schiavi
stessi
sulla
possibilità
che
un
giorno
l
'
istituto
della
schiavitù
sparisse
;
e
quale
risposta
avrebbero
dato
l
'
ugonotto
di
Francia
e
l
'
ebreo
di
Spagna
a
chi
avesse
loro
profetato
che
il
giorno
sarebbe
venuto
per
una
pacifica
convivenza
dei
culti
.
Facili
sorrisi
di
scherno
,
lezioni
di
realismo
.
Eppure
l
'
umanità
può
oggi
registrare
queste
due
sublimi
vittorie
:
abolizione
della
schiavitù
,
libertà
di
coscienza
.
[
Certo
se
si
fossero
ascoltate
le
voci
degli
scettici
di
tutti
i
tempi
nessuno
sforzo
,
mai
,
si
sarebbe
compiuto
per
superare
le
vecchie
posizioni
.
E
così
oggi
,
se
dovessimo
dar
peso
all
'
aprioristico
scetticismo
di
molti
estremisti
reazionari
e
rivoluzionari
,
dovremmo
perdere
la
speranza
nella
definitiva
conquista
di
quel
minimo
di
civiltà
che
è
il
metodo
democratico
.
Ma
nulla
è
più
grottesco
di
questo
pessimismo
ostinato
e
radicale
in
coloro
che
,
come
i
socialisti
intransigenti
,
si
propongono
nientemeno
che
la
realizzazione
del
socialismo
,
l
'
attuazione
di
una
perfetta
eterna
giustizia
tra
gli
uomini
.
L
'
ottimismo
nel
fine
dovrebbe
rendere
un
poco
meno
pessimisti
sui
metodi
.
]
Ma
a
risolvere
le
ultime
tergiversazioni
e
i
machiavellismi
dei
teorici
è
ormai
sopravvenuto
in
questi
ultimi
anni
il
fatto
sovrano
.
La
forza
delle
circostanze
,
più
ancora
che
una
esplicita
adesione
,
ha
fatto
sì
che
i
socialisti
diventassero
in
tutta
Europa
i
più
intransigenti
difensori
delle
istituzioni
democratiche
.
Essi
si
trovano
a
difendere
tutto
un
gigantesco
patrimonio
materiale
,
giuridico
e
morale
acquistato
in
lunghi
decenni
di
lotte
e
sacrifici
;
il
loro
movimento
trova
le
sue
più
solide
basi
non
nel
partito
politico
ma
in
una
gigantesca
rete
di
interessi
(
leghe
,
cooperative
,
società
mutue
,
ecc
.
)
che
chiedono
e
impongono
costante
vigilanza
e
tutela
.
I
socialisti
bene
intendono
che
,
non
ottemperando
a
questa
funzione
tutelatrice
,
finirebbero
per
essere
soppiantati
da
altre
correnti
verso
cui
fatalmente
graviterebbero
le
forze
sindacali
e
cooperative
.
Inoltre
,
nelle
esperienze
dell
'
immediato
dopoguerra
,
si
sono
resi
conto
che
,
comunque
la
si
pensi
in
argomento
,
il
momento
di
sfidare
la
borghesia
sul
terreno
della
forza
è
ben
lontano
dall
'
essere
giunto
;
essendo
il
proletariato
,
come
forza
politica
,
ancora
una
minoranza
,
meglio
vale
richiamarsi
esplicitamente
ai
diritti
che
il
liberalismo
borghese
riconosce
alle
minoranze
.
Ma
il
più
grande
ammonimento
è
venuto
ai
socialisti
dall
'
esperienza
comunista
.
Il
sorgere
,
alla
loro
estrema
ala
sinistra
,
di
un
movimento
che
nega
ogni
diritto
di
espressione
e
di
vita
alle
forze
socialiste
in
nome
della
dittatura
,
e
la
persecuzione
che
i
socialisti
hanno
subito
in
Russia
,
ha
dimostrato
loro
froebelianamente
il
valore
essenziale
,
intrinseco
,
non
solo
come
strumento
,
ma
come
clima
,
della
libertà
e
delle
istituzioni
democratiche
.
Trotsky
,
dal
suo
forzato
esilio
turco
,
che
impreca
contro
la
tirannia
di
Stalin
e
la
dittatura
di
un
pugno
di
burocrati
,
dopo
aver
irriso
per
tanti
anni
le
libertà
«
borghesi
»
e
i
metodi
democratici
,
non
è
forse
la
più
consolante
riprova
della
vitalità
insopprimibile
della
esigenza
liberale
?
Qualche
anno
ancora
e
l
'
adesione
socialista
al
metodo
e
al
clima
liberale
-
-
adesione
esplicita
,
integrale
,
definitiva
-
-
sarà
un
fatto
compiuto
.
Rimarrà
allora
un
ultimo
passo
da
compiere
perché
i
socialisti
entrino
nella
logica
e
nello
spirito
del
liberalismo
;
passo
anche
questo
inevitabile
,
ma
che
richiederà
lungo
lavoro
di
educazione
presso
le
masse
:
e
cioè
che
i
socialisti
riconoscano
che
il
metodo
democratico
e
il
clima
liberale
costituiscono
una
conquista
così
fondamentale
della
civiltà
moderna
,
che
dovranno
rispettarsi
anche
e
soprattutto
quando
sarà
padrona
del
governo
una
stabile
maggioranza
socialista
,
anche
quando
i
punti
essenziali
del
programma
riformatore
saranno
sulla
via
di
essere
realizzati
.
Ciò
non
significa
davvero
rinuncia
al
finalismo
socialista
,
ma
solo
rispetto
per
alcune
forme
essenziali
di
vita
associata
.
Anche
i
socialisti
dovranno
impegnarsi
a
rispettare
i
diritti
delle
minoranze
dissenzienti
,
il
diritto
di
opposizione
,
a
qualunque
titolo
compiuto
.
Col
riconoscerlo
non
temano
di
apparire
scettici
o
deboli
.
Al
contrario
.
Nessuna
fede
è
tanto
solida
come
quella
che
non
teme
la
critica
degli
avversari
,
e
che
anzi
questa
critica
sollecita
come
stimolo
e
limite
ad
un
tempo
.
Nessun
partito
,
nessun
movimento
è
tanto
forte
come
quello
che
riconosce
il
diritto
alla
vita
dei
suoi
avversari
e
che
dichiara
di
non
voler
rinnegare
,
nel
giorno
della
vittoria
,
lo
spirito
di
quel
metodo
liberale
che
permise
ad
esso
,
da
piccola
debole
minoranza
,
di
crescere
e
di
dominare
.
[
Il
socialismo
sarà
liberale
il
giorno
in
cui
saprà
dire
una
alta
definitiva
parola
su
questo
argomento
.
]
Concludendo
,
se
si
chiedesse
di
illustrare
in
sintesi
le
conseguenze
pratiche
che
sgorgano
dalle
osservazioni
svolte
nel
corso
di
questi
due
capitoli
,
io
mi
esprimerei
così
:
Sinora
l
'
azione
socialista
ebbe
carattere
prevalentemente
economico
.
Ciò
fu
probabilmente
necessario
,
giacché
è
utopia
l
'
andar
cianciando
di
morale
,
di
autonomia
spirituale
,
di
doveri
,
di
adesione
e
rispetto
al
metodo
democratico
,
a
chi
versa
nella
miseria
e
riesce
a
malapena
,
con
un
lavoro
logorante
e
abbrutente
,
a
soddisfare
i
bisogni
primari
della
vita
.
Conditio
sine
qua
non
è
la
conquista
permanente
di
un
grado
relativo
di
benessere
.
Tutto
cozza
contro
la
miseria
.
La
miseria
è
la
gran
nemica
,
né
più
né
meno
come
la
ricchezza
privilegiata
.
Le
plebi
miserabili
furono
sempre
serve
dei
potenti
.
La
fame
equivale
a
sordità
morale
e
gli
appelli
moralistici
si
risolvono
fatalmente
in
prediche
.
Ma
via
via
che
le
condizioni
economiche
migliorano
-
-
e
si
sono
grandemente
migliorate
-
-
via
via
che
la
classe
operaia
procede
nella
sua
affermazione
politica
,
via
via
che
lo
Stato
si
apre
alle
esigenze
nuove
,
e
la
stessa
borghesia
,
nelle
sue
frazioni
più
progressiste
,
non
contrasta
più
con
l
'
ostinazione
tradizionale
il
processo
di
emancipazione
proletaria
,
i
problemi
di
cultura
e
di
moralità
debbono
salire
al
primo
piano
,
pena
lo
smarrirsi
e
il
corrompersi
del
movimento
.
Il
socialismo
non
può
più
limitarsi
alla
riforma
degli
aspetti
esteriori
della
vita
associata
.
Una
emancipazione
che
mirasse
solo
a
eliminare
o
ridurre
la
oppressione
ambientale
;
una
libertà
che
fosse
tutta
e
solo
negativa
,
e
non
si
accompagnasse
con
la
riaffermazione
dei
valori
eterni
dello
spirito
,
sarebbe
la
liberazione
da
una
schiavitù
in
nome
di
un
'
altra
schiavitù
.
L
'
emancipazione
o
sarà
integrale
-
-
corpo
e
anima
-
-
o
non
sarà
.
È
consolante
perciò
rilevare
come
in
questi
ultimi
anni
queste
esigenze
d
'
ordine
spirituale
siano
venute
,
sia
pure
timidamente
,
affacciandosi
nel
seno
stesso
della
classe
operaia
,
per
merito
di
quello
stesso
moto
sindacale
che
sembrava
sensibile
alle
sole
quistioni
di
orario
e
di
salario
.
La
richiesta
sempre
più
insistente
per
il
controllo
operaio
,
per
la
compartecipazione
alla
direzione
della
produzione
,
per
la
costituzionalizzazione
del
regime
di
fabbrica
,
le
battaglie
su
questioni
di
principio
e
di
dignità
,
rivelano
il
sorgere
di
una
dignità
nuova
nell
'
operaio
medio
,
che
non
si
accontenta
più
dei
soli
miglioramenti
materiali
,
ma
intende
affermare
la
sua
personalità
autonoma
entro
e
fuori
la
fabbrica
,
non
solo
come
cittadino
ma
anche
come
produttore
.
La
stessa
tesi
socializzatrice
non
viene
più
prospettata
in
termini
puramente
utilitari
e
produttivistici
.
La
critica
che
dalle
fila
socialiste
si
leva
contro
la
concezione
tradizionale
del
socialismo
accentrato
e
collettivista
,
documenta
le
esigenze
nuove
di
autonomia
e
di
libertà
.
Il
nostro
compito
deve
consistere
nello
svolgere
queste
prime
oscure
intuizioni
dell
'
anima
proletaria
,
rivelandone
tutto
il
grande
valore
ai
fini
di
una
revisione
della
impostazione
teorica
del
moto
socialista
.
Aiutare
il
proletariato
a
conoscer
se
stesso
,
rivelargli
le
vere
cause
e
gli
effettivi
rimedi
allo
stato
penoso
di
inferiorità
psichica
e
sociale
in
cui
versa
,
concretare
in
formule
politiche
il
risultato
di
questo
processo
di
introspezione
nell
'
ordine
collettivo
.
Insistere
perché
al
movimento
socialista
sia
sempre
più
di
guida
un
ideale
di
autonomia
e
di
libertà
.
Spiegare
che
,
affinché
una
rivoluzione
sia
fruttuosa
,
non
basta
la
conquista
dei
centri
di
comando
.
Procedere
non
dall
'
alto
al
basso
,
ma
inversamente
.
Concepire
il
socialismo
non
come
risultato
di
imposizione
di
una
minoranza
illuminata
,
ma
come
risultato
di
persuasione
attraverso
una
lunga
catena
di
esperienze
positive
.
Non
avere
troppa
fede
nelle
leggi
.
Si
possono
fare
tutte
le
leggi
,
ma
se
esse
non
sanzionano
uno
stato
di
fatto
in
via
di
affermazione
e
non
riposano
già
sul
costume
,
si
risolvono
troppo
spesso
in
conati
infruttuosi
.
Avere
più
fede
nelle
proprie
forze
,
lavorare
,
sperimentare
,
lottare
,
senza
pregiudiziali
e
programmi
troppo
rigidi
,
solo
conservandosi
fedeli
ad
alcune
direttive
fondamentali
.
Ciò
che
in
ultima
analisi
veramente
importa
è
il
processo
di
elevazione
della
massa
e
la
riforma
dei
rapporti
sociali
in
base
a
un
principio
di
giustizia
che
si
armonizzi
col
rispetto
delle
libertà
degli
individui
e
dei
gruppi
;
e
davvero
il
rispetto
convenzionale
verso
un
programma
ormai
vecchio
di
cent
'
anni
è
in
troppe
parti
superato
.
Prima
di
chiudere
questo
breve
saggio
sul
socialismo
liberale
vorrei
indicare
sommariamente
quelli
che
mi
appaiono
come
gli
estremi
dell
'
abito
mentale
e
dello
stato
d
'
animo
del
socialista
liberale
.
Il
socialista
liberale
,
fedele
alla
grande
lezione
che
sgorga
dal
pensiero
critico
moderno
,
non
crede
alla
dimostrazione
scientifica
,
razionale
,
della
bontà
delle
empiriche
soluzioni
socialiste
e
neppure
alla
storica
necessità
dell
'
avvento
di
una
società
socialista
.
Non
si
illude
di
possedere
il
segreto
dell
'
avvenire
,
non
si
crede
depositario
della
verità
ultima
,
definitiva
,
in
materia
sociale
,
non
china
la
fronte
dinanzi
a
dogmi
di
nessuna
specie
.
Non
crede
che
il
regime
socialista
sarà
e
si
affermerà
nei
secoli
per
una
legge
trascendente
la
volontà
degli
uomini
.
Anzi
,
considerata
la
cosa
freddamente
,
può
anche
ammettere
in
via
di
ipotesi
che
le
forze
del
privilegio
,
della
ingiustizia
,
della
oppressione
dei
molti
nell
'
interesse
dei
pochi
,
possano
continuare
a
prevalere
.
Il
suo
motto
è
:
il
regime
socialista
sarà
,
ma
potrebbe
anche
non
essere
.
Sarà
se
noi
lo
vorremo
,
se
le
masse
vorranno
che
sia
,
attraverso
un
consapevole
sforzo
creatore
.
In
questo
dubbio
,
in
questo
virile
relativismo
,
che
spinge
prepotente
all
'
azione
e
vuole
fare
ampio
posto
alla
volontà
umana
nella
storia
;
in
questo
demone
critico
che
obbliga
di
continuo
a
rivedere
,
alla
luce
delle
nuove
esperienze
,
la
propria
posizione
;
in
questa
fede
nei
valori
supremi
dello
spirito
,
e
nella
meravigliosa
forza
animatrice
della
libertà
,
fine
e
mezzo
,
clima
e
leva
,
sta
lo
stato
d
'
animo
di
un
socialista
sortito
fuor
dal
pelago
marxista
alla
riva
liberalistica
.
L
'
azione
è
la
sua
più
vera
divisa
.
Egli
è
socialista
per
tutto
un
insieme
di
principî
e
di
esperienze
;
per
la
convinzione
tratta
dallo
studio
dei
fenomeni
sociali
;
ma
lo
è
soprattutto
per
fede
,
per
sentimento
,
per
adesione
attiva
-
-
ecco
il
punto
,
ecco
il
vaglio
-
-
alla
causa
dei
poveri
e
degli
oppressi
.
Chiunque
questa
causa
faccia
propria
non
può
muoversi
nello
spirito
del
liberalismo
e
nella
pratica
del
socialismo
.
CAPITOLO
VII
LA
LOTTA
PER
LA
LIBERTÀ
Il
problema
italiano
è
,
essenzialmente
,
problema
di
libertà
.
Ma
problema
di
libertà
nel
suo
significato
integrale
:
cioè
di
autonomia
spirituale
,
di
emancipazione
della
coscienza
,
nella
sfera
individuale
;
e
di
organizzazione
della
libertà
nella
sfera
sociale
,
cioè
nella
costruzione
dello
Stato
e
nei
rapporti
tra
i
gruppi
e
le
classi
.
Senza
uomini
liberi
,
nessuna
possibilità
di
Stato
libero
.
Senza
coscienze
emancipate
,
nessuna
possibilità
di
emancipazione
di
classi
.
Il
circolo
non
è
vizioso
.
La
libertà
comincia
con
l
'
educazione
dell
'
uomo
e
si
conchiude
col
trionfo
di
uno
Stato
di
liberi
,
in
parità
di
diritti
e
di
doveri
,
in
uno
Stato
in
cui
la
libertà
di
ciascuno
è
condizione
e
limite
alla
libertà
di
tutti
.
Ora
è
triste
cosa
a
dirsi
,
ma
non
per
questo
meno
vera
che
in
Italia
l
'
educazione
dell
'
uomo
,
la
formazione
della
cellula
morale
base
-
-
l
'
individuo
-
-
,
è
ancora
in
gran
parte
da
fare
.
Difetta
nei
più
,
per
miseria
,
indifferenza
,
secolare
rinuncia
,
il
senso
geloso
e
profondo
dell
'
autonomia
e
della
responsabilità
.
Un
servaggio
di
secoli
fa
sì
che
l
'
italiano
medio
oscilli
oggi
ancora
tra
l
'
abito
servile
e
la
rivolta
anarchica
.
Il
concetto
della
vita
come
lotta
e
missione
,
la
nozione
della
libertà
come
dovere
morale
,
la
consapevolezza
dei
limiti
propri
ed
altrui
,
difettano
.
Gli
italiani
hanno
più
spesso
l
'
orgoglio
della
loro
persona
,
nei
suoi
valori
e
rapporti
esterni
,
che
della
loro
personalità
.
La
loro
vita
intima
è
ricchissima
,
ma
unilaterale
;
ricchissima
soprattutto
nella
sfera
sentimentale
in
cui
erompe
in
forme
istintive
ed
esasperate
.
La
pacata
riflessione
sui
massimi
problemi
della
vita
,
l
'
abitudine
al
commercio
col
proprio
foro
interno
,
quel
fecondo
tormento
spirituale
che
crea
lentamente
tutto
un
prodigioso
inondo
interiore
che
solo
può
dare
la
coscienza
di
sé
come
unità
distinta
e
autonoma
,
mancano
nei
più
.
L
'
educazione
cattolica
-
-
pagana
nel
culto
e
dogmatica
nella
sostanza
-
-
e
la
lunga
serie
dei
paterni
governi
hanno
esentato
per
secoli
gli
italiani
dal
pensare
in
persona
prima
.
La
miseria
ha
fatto
il
resto
.
Ancor
oggi
l
'
italiano
medio
abbandona
alla
Chiesa
la
sua
autonomia
spirituale
;
ed
ora
si
vede
costretto
ad
abbandonare
allo
Stato
,
elevato
al
rango
di
fine
,
anche
la
sua
dignità
di
uomo
,
degradato
a
semplice
mezzo
.
Disposto
alla
servitù
nel
dominio
della
coscienza
,
lo
si
forza
ora
alla
servitù
nel
dominio
sociale
e
politico
.
Logica
conclusione
di
un
processo
di
passive
rinunzie
.
Il
dolce
far
niente
degli
italiani
-
-
leggenda
insultante
nell
'
ordine
materiale
-
-
ha
purtroppo
qualche
fondamento
nell
'
ordine
morale
.
Gli
italiani
sono
pigri
moralmente
,
c
è
in
loro
un
fondo
di
scetticismo
e
di
machiavellismo
di
basso
rango
che
li
induce
a
contaminare
,
irridendoli
,
tutti
i
valori
,
e
a
trasformare
in
commedia
le
più
cupe
tragedie
.
Abituati
a
ragionare
per
intermediari
nei
grandi
problemi
della
coscienza
-
-
un
vero
appalto
spirituale
-
-
è
naturale
che
si
rassegnino
facilmente
all
'
appalto
anche
nei
grandi
problemi
della
vita
politica
.
L
'
intervento
del
Deus
ex
machina
,
del
duce
,
del
domatore
-
-
si
chiami
esso
papa
,
re
,
Mussolini
-
-
risponde
sovente
ad
una
loro
necessità
psicologica
.
Da
questo
punto
di
vista
il
governo
mussoliniano
è
tutt
'
altro
che
rivoluzionario
.
Si
riallaccia
alla
tradizione
e
procede
sulla
linea
del
minimo
sforzo
.
Il
fascismo
è
,
contro
tutte
le
apparenze
,
il
più
passivo
risultato
della
storia
italiana
.
Gigantesco
rigurgito
di
secoli
e
abbietto
fenomeno
di
adattamento
e
di
rinunzia
.
Mussolini
trionfò
per
la
quasi
universale
diserzione
,
attraverso
una
lunga
rete
di
sapienti
compromessi
.
Solo
alcune
ristrette
minoranze
di
proletari
e
di
intellettuali
ebbero
l
'
ardire
di
affrontarlo
con
radicale
intransigenza
sin
dagli
inizi
.
Mussolini
fornisce
la
misura
della
sua
banalità
quando
considera
il
problema
della
autorità
e
della
disciplina
come
il
problema
pedagogico
essenziale
per
gli
italiani
.
Vivaddio
,
non
è
questo
che
occorre
insegnare
agli
italiani
!
Da
secoli
si
piegarono
a
tutti
i
domini
e
servirono
tutti
i
tiranni
.
La
nostra
storia
non
offre
sinora
nessuna
vera
rivoluzione
di
popolo
.
In
tutte
le
epoche
della
sua
storia
il
popolo
italiano
ha
sprigionato
dal
suo
seno
punte
altissime
,
solitarie
,
inaccessibili
;
minoranze
eroiche
,
ferrei
caratteri
;
ma
non
ha
saputo
mai
realizzare
se
stesso
.
L
'
Italia
fu
la
grande
assente
nelle
lotte
di
religione
,
lievito
massimo
del
liberalismo
,
atto
di
nascita
dell
'
uomo
moderno
.
Il
cattolicesimo
italico
,
ammorbato
dalla
corte
romana
e
dalla
passiva
unanimità
,
rimase
estraneo
anche
al
processo
di
purificazione
che
seguì
la
Riforma
.
Il
cattolicesimo
in
terra
di
monopolio
non
ha
nulla
a
che
fare
col
cattolico
in
terra
di
concorrenza
.
Per
secoli
vivemmo
,
nel
mondo
della
politica
,
di
luce
riflessa
e
stanche
e
frastagliate
ci
arrivarono
le
grandi
ondate
della
vita
europea
.
La
stessa
lotta
per
l
'
indipendenza
fu
opera
di
una
minoranza
,
non
passione
di
popolo
.
Solo
alcuni
centri
urbani
del
settentrione
parteciparono
attivamente
alla
rivolta
contro
lo
straniero
.
Nel
centro
e
nel
meridione
i
Savoia
,
passato
il
primo
periodo
di
entusiasmo
,
equivalsero
al
Lorena
e
al
Borbone
.
La
burocrazia
piemontese
avvolse
nelle
sue
spire
ordinate
ma
soffocatrici
tutta
quanta
l
'
Italia
,
spegnendo
gli
estremi
aneliti
di
autonomia
.
Il
trionfo
della
corrente
monarchica
e
diplomatica
valse
,
come
in
Germania
,
a
separare
violentemente
il
mito
unitario
da
quello
libertario
.
Mazzini
e
Cattaneo
furono
i
grandi
battuti
del
Risorgimento
.
La
stessa
libertà
politica
,
che
verrà
lentamente
col
passare
dei
decenni
,
sarà
figlia
di
transazioni
e
taciti
accomodamenti
.
La
conquista
della
libertà
non
è
legata
in
Italia
a
nessun
moto
di
masse
capace
di
adempiere
ruolo
mitico
e
ammonitore
.
La
massa
fu
assente
.
Il
proletariato
non
si
conquistò
le
sue
specifiche
libertà
di
organizzazione
,
sciopero
,
voto
,
a
prezzo
di
prolungati
sforzi
e
sacrifici
.
Il
suo
tirocinio
,
attorno
al
'900
,
fu
troppo
breve
;
e
il
suffragio
universale
apparve
,
e
fu
,
calcolata
elargizione
paternalista
.
La
regola
secondo
cui
non
si
ama
e
non
si
difende
se
non
ciò
per
cui
molto
si
è
lottato
e
sacrificato
,
ha
avuto
la
sua
riprova
più
tipica
nella
esperienza
fascista
.
L
'
edificio
liberale
crollò
come
cosa
morta
al
suo
primo
urto
e
le
classi
lavoratrici
assistettero
inerti
alla
negazione
di
valori
estranei
ancora
alla
loro
coscienza
.
Quando
Mussolini
elenca
oggi
le
cifre
delle
sue
greggia
e
delle
sue
mute
di
cani
e
vanta
la
unanimità
,
il
partito
unico
,
la
scomparsa
d
'
ogni
sostanziale
contrasto
,
d
'
ogni
libera
iniziativa
di
minoranze
combattive
,
in
nome
di
una
rivoluzione
carnevalesca
,
in
realtà
non
fa
che
rinnovare
i
fasti
del
borbonismo
,
senza
neppure
lasciarci
la
consolazione
di
saperlo
straniero
e
padrone
per
virtù
di
milizie
preponderanti
.
È
bensì
vero
che
la
sua
faziosità
romagnola
lo
porterebbe
alla
battaglia
;
ma
la
battaglia
egli
non
sa
concepirla
che
in
termini
di
forza
bruta
;
l
'
orgoglio
dispotico
del
dittatore
lo
costringe
a
spegnere
sistematicamente
ogni
ardore
di
contrasto
e
di
lotta
.
Pure
la
sua
intransigenza
settaria
serve
la
causa
della
libertà
.
Coi
randelli
e
le
manette
,
con
le
raffinate
persecuzioni
,
Mussolini
sta
costruendo
a
diecine
di
migliaia
gli
italiani
moderni
,
volontari
della
libertà
.
La
sua
furia
persecutrice
e
la
logica
tremenda
degli
strumenti
repressivi
di
cui
è
ormai
prigioniero
,
stanno
diventando
i
nostri
migliori
alleati
.
Per
la
prima
volta
nella
storia
d
'
Italia
la
rivendicazione
dei
diritti
inalienabili
della
persona
e
del
principio
dell
'
autogoverno
,
si
pone
come
problema
di
popolo
,
e
non
più
come
problema
di
una
setta
di
iniziati
.
Nessun
italiano
,
per
incolto
e
misero
che
sia
,
può
ignorare
il
fascismo
e
i
problemi
di
vita
e
di
morte
dal
fascismo
sollevati
.
L
'
ultimo
infelice
bracciante
della
Calabria
può
oggi
soffrire
e
sperare
per
la
stessa
causa
che
fa
soffrire
e
sperare
il
più
raffinato
intellettuale
e
lo
stesso
industriale
moderno
del
settentrione
.
Attraverso
tanti
patimenti
e
umiliazioni
la
coscienza
del
valore
della
libertà
sta
sorgendo
in
modo
drammatico
in
vaste
zone
del
popolo
italiano
.
Gli
italiani
sono
forse
psicologicamente
più
liberi
oggi
,
in
questa
lotta
disperata
per
la
conquista
delle
autonomie
essenziali
,
di
quel
che
non
fossero
ieri
con
lo
pseudo
Stato
costituzionale
giolittiano
e
le
migliaia
di
associazioni
indipendenti
.
Ciascuno
vede
il
problema
-
-
com
'
è
giusto
-
-
attraverso
la
lente
del
suo
interesse
e
del
suo
partito
,
ma
il
fuoco
va
diventando
unico
:
la
libertà
.
Gli
stessi
comunisti
,
nonostante
tanti
facili
schemi
,
si
vedono
costretti
a
spiegare
la
dittatura
in
termini
di
libertà
.
L
'
oppressione
fascista
prepara
l
'
unità
morale
del
popolo
italiano
.
Qual
è
la
posizione
dei
socialisti
di
fronte
al
problema
della
libertà
?
La
dottrina
marxista
cui
in
maggioranza
ancora
aderiscono
permette
loro
di
giungere
ad
una
visione
integrale
della
questione
italiana
,
con
quella
assolutezza
ideologica
ed
etica
che
è
premessa
indispensabile
per
un
serio
moto
rinnovatore
?
Non
direi
.
Il
socialismo
marxista
ignora
la
libertà
.
Esso
assegna
alla
libertà
un
valore
tutto
relativo
e
storico
.
Scambiando
la
sua
essenza
esterna
e
immutabile
con
le
sue
transeunti
manifestazioni
,
nega
addirittura
la
libertà
e
non
vede
che
le
singole
,
concrete
,
provvisorie
libertà
di
classe
,
truccature
più
o
meno
sapienti
degli
interessi
di
classe
.
Per
esso
il
problema
,
fondamentalissimo
,
della
libertà
morale
dell
'
uomo
,
non
esiste
neppure
o
è
tutto
e
solo
in
relazione
alla
soggezione
degli
uomini
al
meccanismo
economico
.
Gli
uomini
di
Marx
sono
,
dicevamo
,
uomini
per
definizione
non
liberi
,
operanti
solo
e
solamente
sotto
la
spinta
del
bisogno
economico
,
costretti
a
ricorrere
a
metodi
produttivi
e
a
darsi
rapporti
politico
sociali
spirituali
imperativi
.
L
'
intimo
fuoco
del
marxismo
sta
nel
concetto
della
necessità
storica
dell
'
avvento
della
società
socialista
in
virtù
di
un
processo
obbiettivo
e
fatale
di
trasformazione
di
cose
.
La
volontà
umana
compare
con
ruolo
secondario
,
per
non
dire
determinato
.
I
problemi
di
coscienza
,
di
autonomia
,
di
formazione
di
libere
personalità
,
non
esistono
per
Marx
.
Essi
sono
rimandati
all
'
indomani
della
trasformazione
sociale
.
Niente
è
più
utopistico
e
antiliberale
di
questo
rovesciamento
brusco
e
messianico
di
posizioni
di
questo
passaggio
da
un
regno
dove
la
necessità
domina
inesorabile
a
un
regno
dove
la
libertà
trionfa
sovrana
.
La
morale
,
come
la
libertà
,
sarebbero
prodotti
storici
,
meri
riflessi
della
evoluzione
del
mondo
esteriore
.
Tanto
di
libertà
nel
mondo
esterno
della
produzione
,
e
tanto
di
libertà
nel
mondo
interiore
.
Solo
emancipando
gli
uomini
dalla
schiavitù
dei
rapporti
capitalistici
essi
diventerebbero
liberi
.
Togliete
il
monopolio
nel
campo
della
proprietà
,
abolite
il
sistema
attuale
dei
rapporti
sociali
-
-
dice
Marx
-
-
e
voi
vedrete
sorgere
automaticamente
una
generazione
di
uomini
liberi
.
Errore
e
illusione
,
o
per
lo
meno
grandissima
unilateralità
.
Come
sempre
accade
alle
tesi
innovatrici
,
il
marxismo
ha
posto
in
risalto
un
dato
,
sia
pure
essenziale
,
del
problema
;
ma
per
affermare
quello
ha
sacrificato
tutti
gli
altri
.
Vi
sono
dei
valori
essenziali
nella
vita
così
degli
uomini
come
della
società
che
non
dipendono
da
una
semplice
trasformazione
ambientale
,
che
si
pongono
sempre
e
dovunque
ci
si
innalzi
sopra
la
vita
animale
,
e
che
richiedono
,
per
essere
compresi
,
l
'
educazione
e
gli
sforzi
di
una
lunga
serie
di
generazioni
:
anzi
si
può
dire
che
essi
costituiscono
il
presupposto
indispensabile
per
quella
stessa
trasformazione
ambientale
dai
socialisti
auspicata
.
Se
gli
uomini
non
hanno
radicato
né
il
senso
della
dignità
né
quello
della
responsabilità
,
se
non
sentono
la
fierezza
della
loro
autonomia
,
se
non
si
sono
emancipati
nel
loro
mondo
interiore
,
non
si
fa
il
socialismo
.
Si
fa
lo
Stato
caserma
,
lo
Stato
prussiano
,
uno
Stato
che
è
libero
nell
'
etichetta
,
ma
schiavo
nella
sostanza
.
Senza
la
tappa
del
libero
esame
e
la
tappa
dell'89
,
tappe
che
ad
ogni
generazione
spetta
peraltro
di
ripercorrere
,
il
socialismo
si
riduce
ad
un
melanconico
sogno
di
burocrati
.
L
'
impotenza
del
socialismo
marxista
di
fronte
ai
problemi
di
libertà
e
di
moralità
,
si
rivela
anche
nella
sua
relativa
incapacità
a
penetrare
il
fenomeno
fascista
.
Esso
non
vede
nel
fascismo
altro
che
un
fatto
brutale
di
reazione
di
classe
,
la
forma
moderna
,
tipica
,
di
reazione
capitalistica
.
Il
fascismo
è
,
tout
court
,
la
borghesia
che
ricorre
alla
violenza
per
opporsi
all
'
ascesa
proletaria
.
Tutto
il
resto
è
fumo
ideologico
,
dicono
i
marxisti
.
Con
un
facile
semplicismo
che
vorrebbesi
gabellare
per
realismo
,
si
sorvola
su
tutto
il
lato
morale
della
questione
,
su
tutto
ciò
che
di
caratteristicamente
italiano
rivela
il
fenomeno
fascista
.
Ma
l
'
errore
è
grossolano
.
Col
solo
interesse
di
classe
il
fascismo
non
si
spiega
.
Le
squadre
d
'
azione
non
sorsero
solo
per
l
'
ira
cieca
dei
ceti
retrivi
sovvenzionatori
.
Faziosità
,
spirito
d
'
avventura
,
gusti
romantici
,
idealismo
piccolo
borghese
,
retorica
nazionalista
,
reazioni
sentimentali
della
guerra
,
inquieto
desiderio
del
nuovo
,
qualunque
esso
fosse
,
-
-
senza
questi
motivi
il
fascismo
non
sarebbe
stato
.
Dalle
sedimentazioni
nascoste
della
razza
,
dalle
esperienze
delle
generazioni
,
il
fenomeno
fascista
è
venuto
fuori
quasi
per
esplosione
,
stimolato
da
un
evidente
interesse
di
classe
,
ma
profondamente
inciso
da
caratteri
che
sono
indipendenti
dai
criteri
di
classe
.
Nel
bolscevismo
diciannovista
molti
degli
aspetti
non
solo
estrinseci
del
fascismo
si
ritrovavano
in
pieno
.
Il
fascismo
va
innestato
sul
sottosuolo
italico
,
e
allora
si
vede
che
esso
esprime
vizi
profondi
,
debolezze
latenti
,
miserie
ahimè
del
nostro
popolo
,
di
tutto
il
nostro
popolo
.
Non
bisogna
credere
che
Mussolini
abbia
trionfato
solo
per
la
forza
bruta
.
La
forza
bruta
,
da
sola
,
non
trionfa
mai
.
Ha
trionfato
perché
ha
toccato
sapientemente
certi
tasti
ai
quali
la
psicologia
media
degli
italiani
era
straordinariamente
sensibile
.
Il
fascismo
è
stato
in
certo
senso
l
'
autobiografia
di
una
nazione
che
rinuncia
alla
lotta
politica
,
che
ha
il
culto
dell
'
unanimità
,
che
rifugge
dall
'
eresia
,
che
sogna
il
trionfo
della
facilità
,
della
fiducia
,
dell
'
entusiasmo
.
Lottare
contro
il
fascismo
non
significa
dunque
solo
lottare
contro
una
feroce
e
cieca
reazione
di
classe
,
ma
lottare
contro
un
certo
tipo
di
mentalità
,
di
sensibilità
,
di
tradizione
italiana
che
sono
proprie
,
purtroppo
,
inconsapevolmente
proprie
,
di
larghe
correnti
di
popolo
.
Perciò
la
lotta
è
difficile
e
non
può
consistere
in
un
semplice
problema
di
meccanico
rovesciamento
del
regime
.
È
innanzitutto
problema
di
educazione
morale
e
politica
nostra
e
altrui
,
dei
nostri
avversari
soprattutto
,
in
ogni
caso
di
tutti
gli
italiani
,
indipendentemente
da
ogni
divisione
di
classe
.
Ben
lungi
dal
terminare
il
giorno
della
rovina
fascista
,
è
anzi
solo
allora
che
si
porranno
i
problemi
costruttivi
...
Ma
perciò
la
lotta
è
bella
,
la
lotta
è
vitale
,
la
lotta
è
degna
veramente
di
tutti
i
sacrifici
.
Ora
non
sono
rari
i
socialisti
che
,
fisso
lo
sguardo
alla
sottostante
«
struttura
economica
»
,
ci
tengono
ad
ignorare
puramente
e
semplicemente
questi
problemi
.
Che
cosa
diventa
ai
loro
occhi
la
lotta
per
la
libertà
?
Una
lotta
strumentale
,
una
lotta
per
la
conquista
di
istituzioni
e
di
posizioni
tattiche
che
hanno
un
valore
transitorio
,
di
convenienza
,
perché
saranno
poi
negate
con
l
'
avvento
della
società
socialista
.
L
'
abitudine
a
considerare
il
problema
economico
come
il
problema
chiave
,
il
problema
determinante
,
e
a
misurare
tutti
i
valori
in
termini
utilitari
,
fa
sì
che
sfuggano
loro
i
valori
profondi
e
permanenti
che
solo
un
regime
di
libertà
è
capace
di
suscitare
.
Ciò
che
ad
essi
interessa
è
unicamente
la
forma
della
lotta
politica
,
e
non
la
sostanza
del
clima
liberale
.
Quando
i
marxisti
rivendicano
la
libertà
non
lo
fanno
per
il
suo
valore
in
sé
,
ma
solo
perché
ritengono
che
essa
favorisca
il
risveglio
proletario
e
lo
stesso
sviluppo
capitalistico
.
Posti
così
in
contrasto
tra
il
liberalismo
nei
metodi
e
l
'
illiberalismo
del
fine
,
è
fatale
che
si
sentano
a
disagio
nella
lotta
per
la
libertà
,
e
vi
partecipano
con
una
infinità
di
riserve
,
attenuazioni
,
sottili
interpretazioni
,
che
tolgono
alla
loro
rivendicazione
,
utilitaria
e
transitoria
,
ogni
forza
di
suggestione
e
di
proselitismo
.
Come
si
fa
infatti
ad
incitare
la
classe
lavoratrice
alla
lotta
rivoluzionaria
in
nome
della
libertà
,
quando
nel
momento
stesso
la
si
ammonisce
che
la
libertà
non
esiste
,
che
il
metodo
democratico
è
utile
oggi
ma
potrà
negarsi
domani
,
che
la
lotta
che
facciamo
non
è
,
se
non
molto
indirettamente
,
una
lotta
socialista
?
Una
vera
quadratura
del
circolo
.
Da
che
c
'
è
storia
non
si
sono
mai
fatte
rivoluzioni
coi
valori
relativi
.
La
tattica
,
il
calcolo
,
possono
bensì
alimentare
una
disputa
accademica
,
non
mai
una
battaglia
nelle
strade
.
Senza
il
balenio
di
un
ideale
supremo
che
permei
nel
profondo
la
sostanza
e
i
fini
della
lotta
attuale
,
senza
una
coscienza
vivissima
e
abbagliante
del
valore
dei
beni
pei
quali
si
combatte
,
non
si
crea
una
temperatura
rivoluzionaria
.
Finché
i
socialisti
non
affermeranno
il
valore
assoluto
,
in
sé
,
del
clima
liberale
,
delle
istituzioni
democratiche
,
delle
stesse
concrete
libertà
di
stampa
,
di
riunione
,
di
pensiero
,
saranno
impotenti
ad
affrontare
vittoriosamente
la
lotta
per
la
libertà
.
Trattenuto
da
mille
perplessità
anche
per
questo
motivo
si
spiega
come
il
socialismo
italiano
,
nonostante
disponga
delle
leve
massime
per
determinare
una
sollevazione
antifascista
,
non
sia
riuscito
ancora
a
ottenere
un
serio
risveglio
tra
le
masse
.
Gli
manca
la
fede
profonda
nella
libertà
,
e
si
consuma
nella
contraddizione
tra
mezzo
e
fine
.
La
superiorità
della
posizione
socialista
liberale
delineata
nel
capitolo
precedente
,
pare
a
me
che
stia
in
ciò
:
che
per
essa
noi
ci
sentiamo
perfettamente
a
posto
in
questa
lotta
per
la
libertà
,
che
in
nulla
dobbiamo
rinunziare
o
transigere
sul
nostro
programma
,
prendendo
a
prestito
motivi
propri
alla
ideologia
borghese
.
Per
noi
il
mito
della
libertà
impregna
tutto
il
nostro
programma
,
perché
anche
le
più
avanzate
trasformazioni
sociali
,
le
sollecitiamo
e
le
giustifichiamo
in
nome
di
un
principio
di
libertà
:
di
libertà
piena
,
effettiva
,
positiva
,
per
tutti
gli
esseri
umani
,
in
tutti
gli
aspetti
dell
'
esistenza
.
Libertà
politica
e
spirituale
oggi
,
perché
costituisce
la
premessa
,
lo
strumento
,
l
'
atmosfera
indispensabile
per
la
nostra
battaglia
,
anzi
un
momento
immanente
della
nostra
battaglia
;
e
libertà
,
autonomia
nell
'
economia
e
nello
Stato
,
domani
.
Libertà
come
mezzo
e
come
fine
.
Lottiamo
per
il
mezzo
-
-
il
metodo
democratico
-
-
in
quanto
esso
è
tutto
penetrato
dal
fine
.
La
nostra
posizione
non
è
che
lo
svolgimento
logico
,
sino
alle
ultime
conseguenze
,
del
principio
di
libertà
.
Il
socialista
liberale
non
ha
programmi
da
sospendere
,
dottrine
da
tenere
in
riserva
,
rivendicazioni
da
sottacere
,
perché
in
contrasto
con
la
impostazione
attuale
della
lotta
.
Pare
a
me
di
scorgere
una
mirabile
armonia
,
una
perfetta
rispondenza
tra
fini
e
mezzi
,
tra
pensiero
e
azione
,
tra
lotta
di
oggi
e
lotta
di
domani
.
E
mai
come
oggi
-
-
in
cui
ogni
parvenza
di
libertà
è
morta
in
Italia
-
-
io
sento
la
suprema
bellezza
di
una
lotta
che
si
svolge
intorno
ai
principi
primi
della
nostra
vita
e
della
nostra
fede
.
Si
leva
a
questo
punto
la
voce
del
«
praticone
»
,
del
vecchio
socialista
positivo
,
realista
,
ad
annunciarci
che
questi
son
tutti
bei
sogni
di
poeti
e
di
intellettuali
;
che
l
'
ideale
di
una
lotta
per
la
libertà
può
animare
contro
il
fascismo
solo
una
piccola
minoranza
di
aristocratici
;
che
la
massa
,
oppressa
dal
problema
del
vivere
e
abituata
a
guardare
al
sodo
,
all
'
utile
,
al
positivo
,
si
muoverà
solo
per
ragioni
economiche
;
che
se
le
sorti
della
battaglia
antifascista
potessero
dipendere
dall
'
azione
di
infime
minoranze
avremmo
forse
ragione
noi
;
ma
dipendono
invece
dalla
riscossa
della
massa
e
quindi
è
ai
bisogni
e
alla
psicologia
della
massa
che
è
necessario
riferirsi
;
che
dunque
occorre
dare
alla
opposizione
al
fascismo
un
fondamento
soprattutto
economico
,
dimostrando
che
in
tanto
si
reclama
la
libertà
in
quanto
solo
con
la
libertà
i
lavoratori
vedranno
migliorare
le
loro
condizioni
di
vita
e
rispettati
i
loro
diritti
fondamentali
.
In
questo
ragionamento
,
in
apparenza
suadente
,
si
cela
una
gravissima
debolezza
ed
una
contraddizione
.
Nessuno
evidentemente
nega
la
necessità
di
spiegare
in
termini
positivi
il
contenuto
e
le
conseguenze
della
lotta
per
la
libertà
,
apportatrice
di
maggiore
benessere
,
di
più
pane
e
di
più
companatico
.
Solo
attraverso
il
reale
si
arriva
all
'
ideale
,
ricordava
Jaurès
.
Quanto
più
premono
le
condizioni
sociali
e
ambientali
e
tanto
più
si
è
negati
ad
una
contemplazione
pura
dell
'
ideale
.
Ma
da
questo
elementare
riconoscimento
ad
arrivare
al
cliché
di
una
massa
sensibile
solo
agli
aspetti
materiali
dell
'
esistenza
,
ci
corre
;
giacché
nel
passaggio
si
perde
tutto
il
valore
ideale
,
tutto
l
'
aspetto
finalistico
della
lotta
per
la
libertà
.
Bisogna
spezzare
il
facile
ricatto
della
Massa
,
che
si
vorrebbe
elevare
al
rango
di
nuovo
Moloch
,
sacrificatore
della
nostra
migliore
umanità
;
tanto
più
che
esso
nasconde
,
assai
più
spesso
che
non
si
creda
,
un
comodo
alibi
per
la
propria
impotenza
spirituale
o
uno
stupido
orgoglio
.
Sono
proprio
i
presunti
avvocati
della
massa
,
che
vorrebbero
impartirci
lezioni
di
umiltà
,
a
peccare
per
aristocraticismo
.
Con
che
diritto
essi
affidano
ad
una
piccola
minoranza
-
-
alla
quale
beninteso
si
ascrivono
-
-
il
monopolio
di
tutti
i
sentimenti
disinteressati
?
Con
che
diritto
operano
questo
taglio
feroce
,
ponendo
da
un
lato
i
pochi
,
gli
eletti
;
e
dall
'
altro
i
molti
,
i
paria
dello
spirito
?
Non
capiscono
che
così
facendo
condannano
precisamente
il
diritto
della
massa
,
il
diritto
della
maggioranza
,
che
verrebbe
automaticamente
a
cedere
di
fronte
a
quello
degli
eletti
,
della
minoranza
,
appunto
perché
essa
minoranza
esprime
dei
valori
qualitativi
superiori
?
Il
giudizio
pessimistico
sulla
massa
è
un
giudizio
pessimistico
sull
'
uomo
,
dappoiché
la
massa
non
è
che
una
somma
di
concreti
individui
.
Quando
si
dichiara
la
massa
incapace
di
affermare
,
sia
pure
attraverso
rozze
e
primitive
intuizioni
,
il
valore
della
lotta
per
la
libertà
,
si
dichiara
l
'
uomo
chiuso
ad
ogni
istinto
che
non
sia
di
natura
strettamente
utilitaria
;
ma
si
taglia
contemporaneamente
alle
radici
ogni
sogno
di
palingenesi
e
di
redenzione
sociale
e
si
scuote
la
stessa
fede
negli
istituti
democratici
,
fede
che
è
fondata
sulla
tesi
di
una
fondamentale
identità
degli
uomini
e
su
un
ragionevole
ottimismo
nell
'
uomo
.
Oppongono
i
moderni
utilitari
che
è
solo
nella
misura
in
cui
si
riescono
ad
emancipare
gli
uomini
dalla
schiavitù
dei
bisogni
materiali
che
sorge
l
'
apprezzamento
per
i
valori
ideali
.
Ma
il
ragionamento
è
falso
e
pericoloso
assieme
.
Falso
,
perché
per
il
passato
,
quando
il
livello
medio
di
esistenza
era
infinitamente
inferiore
all
'
attuale
e
la
pressione
dell
'
ambiente
assai
superiore
,
si
ebbero
giganteschi
fenomeni
di
esaltazione
collettiva
per
cause
religiose
,
politiche
,
sociali
,
che
non
si
spiegano
assolutamente
col
solo
motivo
economico
.
Pericoloso
,
perché
ciò
equivarrebbe
a
riconoscere
che
la
borghesia
,
che
è
dotata
di
assai
maggiore
autonomia
economica
del
proletariato
,
dovrebbe
essere
assai
più
disposta
alla
professione
di
fedi
disinteressate
.
Il
che
,
è
quasi
ozioso
dirlo
,
urta
clamorosamente
con
la
verità
e
con
tutto
il
pensiero
socialista
.
In
verità
la
massa
non
è
vero
sia
negata
ad
ogni
appello
che
faccia
leva
su
motivi
non
strettamente
utilitari
.
Nella
vita
di
tutti
gli
uomini
,
anche
i
più
poveri
,
anche
i
più
abbrutiti
,
c
'
è
posto
per
momenti
di
riscatto
e
di
catarsi
.
Nell
'
ambito
familiare
questi
momenti
idealistici
tutti
li
riconoscono
:
è
assurdo
negarli
nella
sfera
sociale
.
La
storia
di
tutti
i
popoli
conosce
attimi
,
sia
pure
,
ma
di
sublime
bellezza
,
in
cui
folle
intere
si
apersero
ad
una
visione
elevata
e
disinteressata
.
Il
movimento
operaio
e
la
stessa
guerra
ce
ne
fornirono
degli
esempi
.
Perché
supporre
che
la
classe
lavoratrice
non
giunga
a
sentire
la
bellezza
di
una
lotta
per
la
libertà
,
di
una
lotta
che
implica
come
primo
sentimento
il
rispetto
di
sé
e
dei
propri
simili
?
Non
v
'
è
maggiore
schiavitù
di
coloro
che
,
raggiunta
la
consapevolezza
della
loro
condizione
servile
,
vi
si
rassegnano
.
Non
v
'
è
maggiore
impotenza
di
quella
di
coloro
che
,
intuito
il
valore
ideale
della
libertà
,
si
inducono
a
contaminarla
,
a
farne
una
rivendicazione
tutta
solo
prosaica
e
utilitaria
,
in
omaggio
a
una
pretesa
insensibilità
delle
masse
.
Se
davvero
le
masse
(
cioè
l
'
uomo
medio
)
fossero
così
negate
al
senso
del
valore
superiore
della
libertà
,
sarebbe
questa
la
migliore
ragione
per
reagirvi
con
una
opera
paziente
di
educazione
e
di
proselitismo
.
I
marxisti
invece
hanno
sempre
trovato
un
particolare
diletto
a
spengere
in
germe
i
motivi
idealistici
,
sprezzandoli
e
riconducendoli
sempre
alle
loro
pretese
origini
utilitarie
.
Ma
nella
posizione
dei
marxisti
di
fronte
al
problema
della
libertà
si
rivela
,
oltretutto
,
una
contraddizione
.
Sostengono
da
un
lato
che
la
massa
si
potrà
muovere
solo
per
interessi
materiali
;
mentre
dall
'
altro
le
chiedono
oggi
,
nella
concreta
situazione
italiana
,
di
rovesciare
violentemente
il
fascismo
.
Non
intendono
che
con
la
molla
dell
'
interesse
nessuno
sarà
indotto
ai
sacrifici
indispensabili
di
una
battaglia
rivoluzionaria
.
Non
basta
dimostrare
alle
masse
che
da
un
regime
di
libertà
ricaveranno
dei
vantaggi
;
bisogna
dimostrar
loro
che
i
sacrifici
di
prigione
,
di
esilio
,
di
sangue
saranno
compensati
nell
'
atto
stesso
in
cui
saranno
compiuti
anche
per
coloro
che
li
compiono
.
Il
che
è
manifestamente
assurdo
.
Una
lotta
rivoluzionaria
,
a
qualunque
fine
indirizzata
,
richiede
nella
massa
una
disposizione
altruistica
e
idealistica
,
la
capacità
di
esprimere
dal
suo
seno
una
minoranza
eroica
che
si
sacrifica
.
Ora
in
nome
di
che
si
sacrificherà
la
massa
se
davvero
non
può
muoversi
che
sul
piano
assegnatogli
dai
nostri
utilitari
?
Mistero
dei
misteri
.
È
doveroso
dirlo
,
i
socialisti
che
si
mantengono
ancora
legati
alla
concezione
formalistica
e
strumentale
della
lotta
per
la
libertà
,
sono
fatalmente
tagliati
fuori
dalla
battaglia
e
precipitano
al
compromesso
.
A
un
compromesso
che
potrebbe
magari
assicurare
l
'
apparenza
della
libertà
ma
ne
ucciderebbe
in
germe
la
sostanza
animatrice
.
Noi
intendiamo
dunque
chiamare
il
popolo
italiano
,
la
massa
,
a
una
lotta
rivoluzionaria
in
nome
del
principio
di
libertà
.
Questo
principio
di
libertà
non
esclude
,
anzi
include
,
rivendicazioni
di
carattere
più
positivo
e
ardite
riforme
sociali
;
la
lotta
per
il
pane
e
più
umane
condizioni
di
vita
si
identifica
per
tutte
le
classi
e
soprattutto
per
la
classe
operaia
,
con
la
lotta
per
la
libertà
;
ma
il
mito
animatore
della
rivoluzione
italiana
sarà
rappresentato
dal
principio
di
libertà
.
Coloro
che
ci
rimproverano
il
carattere
intransigente
dato
alla
lotta
ricordino
che
nella
vita
degli
individui
come
dei
popoli
vi
sono
ore
drammatiche
in
cui
il
cozzo
di
due
principi
e
di
due
mondi
morali
reciprocamente
escludentisi
vieta
ogni
posizione
di
compromesso
.
La
regola
pratica
del
liberalismo
,
la
regola
del
giusto
mezzo
,
cade
,
potendosi
essa
applicare
solo
laddove
regna
un
accordo
sui
fondamenti
essenziali
della
vita
sociale
.
Il
fascismo
per
primo
ha
spazzato
via
il
terreno
da
tutte
le
comode
e
quietistiche
posizioni
intermedie
,
irrigidendosi
in
una
settaria
e
categorica
proclamazione
di
principi
,
scavando
un
abisso
ideologico
e
pratico
tra
italiani
e
italiani
,
tra
Italia
fascista
ed
Europa
moderna
.
Il
fascismo
è
,
prima
e
soprattutto
,
antiliberalismo
:
impossibile
quindi
transigere
.
In
tutti
i
paesi
la
libertà
è
figlia
di
rivoluzione
.
L
'
Inghilterra
col
1648
,
la
Francia
col
1798
,
la
Germania
e
la
Russia
con
le
rivoluzioni
del
'17
e
del
'18
,
conquistarono
il
loro
definitivo
atto
di
emancipazione
.
Sembra
quasi
che
una
fatalità
storica
leghi
,
attraverso
i
secoli
,
la
emancipazione
dei
popoli
.
Se
il
popolo
d
'
Inghilterra
-
-
ebbe
a
dire
una
volta
Gladstone
-
-
avesse
obbedito
al
precetto
della
esclusione
della
violenza
e
del
mantenimento
dell
'
ordine
,
le
libertà
d
'
Inghilterra
non
sarebbero
mai
state
ottenute
.
Coloro
che
appartenendo
a
popoli
liberi
che
hanno
nel
sangue
da
molte
generazioni
la
religione
della
libertà
,
ci
invitano
al
compromesso
,
non
intendono
nulla
della
lotta
che
si
svolge
in
Italia
e
sono
,
inconsapevolmente
,
i
migliori
alleati
del
fascismo
.
Il
fascismo
non
teme
le
mezze
fedi
e
le
posizioni
di
transazione
imposte
dalla
sua
intransigenza
;
in
otto
anni
di
pratica
di
governo
ha
sempre
trionfato
di
tutti
i
tentativi
di
aggiramento
e
di
corruzione
.
Ciò
ch
'
esso
teme
sono
le
coscienze
rettilinee
e
la
fede
pura
nei
principi
;
ciò
ch
'
esso
ha
colpito
,
barbaramente
colpito
,
sono
gli
uomini
che
tutta
la
loro
vita
stoica
e
puritana
indicava
come
i
simboli
di
quest
'
opera
di
rigenerazione
.
È
senza
dubbio
molto
disturbante
avere
in
Europa
un
problema
così
tragico
come
quello
italiano
;
ma
è
inutile
illudersi
:
esso
sarà
eliminato
solo
quando
sarà
risolto
.
Esiste
ormai
in
Italia
o
fuori
d
'
Italia
una
generazione
di
uomini
che
hanno
scelto
il
loro
destino
e
per
nulla
al
mondo
rinunceranno
a
condurre
la
battaglia
sino
al
suo
logico
sbocco
.
Sono
essi
ormai
che
impongono
rotta
obbligata
alla
dittatura
e
imprigionano
il
fascismo
nella
logica
orribile
del
suo
sistema
repressivo
;
[
il
giorno
che
il
fascismo
concederà
loro
uno
spiraglio
,
essi
da
quello
spiraglio
faranno
passare
un
esercito
.
]
Nulla
questi
uomini
chiedono
agli
stranieri
,
all
'
infuori
di
quella
comprensione
e
solidarietà
morale
che
dovrebbero
sentirsi
come
dovere
nella
comunità
dei
popoli
liberi
.
CAPITOLO
VIII
PER
UN
NUOVO
SOCIALISMO
I
.
L
'
ideologia
.
Nel
precedente
capitolo
abbiamo
per
sommi
capi
delineata
quella
che
dovrebbe
essere
la
impostazione
della
battaglia
antifascista
da
parte
di
un
socialismo
penetrato
da
una
più
alta
esigenza
di
moralità
e
di
libertà
.
In
questo
cercheremo
di
stabilire
qualche
punto
di
orientamento
per
il
movimento
socialista
di
domani
.
La
questione
è
tutt
'
altro
che
bizantina
.
Il
domani
vaticinato
non
può
essere
lontano
e
giungerà
comunque
improvviso
;
e
la
storia
non
ammette
previsioni
e
dilazioni
.
Se
i
problemi
della
ripresa
socialista
non
verranno
sin
d
'
ora
virilmente
affrontati
,
il
movimento
socialista
correrà
il
rischio
,
come
dopo
la
guerra
,
di
restar
travolto
dal
ciclone
demagogico
improvvisatore
.
Ma
prima
ancora
di
scendere
all
'
esame
di
codesti
problemi
,
è
utile
chiedersi
quale
carattere
assumerà
questo
ritorno
alla
vita
del
socialismo
.
Ripresa
pura
e
semplice
nei
solchi
tradizionali
,
oppure
fresca
e
originale
rinascita
?
Coloro
che
la
vita
intera
spesero
sempre
nel
movimento
non
si
rendono
conto
della
gravità
della
crisi
che
stiamo
attraversando
e
si
illudono
che
nulla
di
sostanziale
sia
mutato
.
Consapevoli
della
profonda
penetrazione
operata
dal
socialismo
in
Italia
,
e
dei
vasti
residui
sentimentali
che
sono
nelle
masse
,
non
vedono
soluzione
di
continuità
.
Pare
a
loro
che
i
problemi
di
ieri
saranno
ancora
quelli
di
domani
,
che
la
continuità
,
assicurata
dalle
loro
persone
,
sarà
confermata
dalle
cose
...
A
questa
conclusione
sono
tratti
dalla
stessa
considerazione
del
fenomeno
fascista
-
-
che
definiscono
parentesi
irrazionale
dovuta
a
fattori
estrinseci
e
superficiali
-
-
e
una
vena
scettica
e
fatalistica
.
Ciò
che
è
avvenuto
,
essi
dicono
,
doveva
avvenire
.
Il
movimento
socialista
è
stato
quello
che
è
stato
non
per
volontà
di
uomini
,
ma
per
forza
di
cose
e
di
imperscrutabili
eventi
.
Le
«
cose
»
non
si
processano
.
Se
lungo
il
suo
glorioso
cammino
il
socialismo
ha
subito
questo
brusco
colpo
d
'
arresto
,
ciò
non
significa
che
lo
si
potesse
evitare
o
che
i
socialisti
ne
portino
colpa
.
È
l
'
alterna
vicenda
della
lotta
tra
proletariato
e
borghesia
.
Se
la
reazione
ha
vinto
non
è
per
gli
errori
commessi
dai
suoi
avversari
,
ma
per
gli
immensi
progressi
compiuti
e
consolidati
;
progressi
che
han
determinato
la
reazione
con
la
stessa
fatalità
con
cui
la
condensazione
atmosferica
determina
la
pioggia
.
Nulla
perciò
di
sostanziale
da
rivedere
Attendere
,
sperare
,
e
riprendere
coraggiosamente
il
cammino
a
via
di
nuovo
aperta
.
Il
fascismo
non
è
che
un
episodio
,
I
vinti
di
oggi
saranno
i
vittoriosi
di
domani
.
Non
così
la
pensa
la
nuova
generazione
.
I
giovani
non
amano
le
comode
autoassoluzioni
coi
ricorso
a
un
determinismo
a
posteriori
.
Essi
pretendono
un
virile
esame
delle
cause
della
sconfitta
,
un
serio
processo
di
revisione
e
di
autocritica
.
Credenti
nel
ruolo
della
volontà
umana
nella
storia
,
non
son
disposti
ad
attribuire
la
sconfitta
alla
inimicizia
degli
dei
o
al
ritmo
delle
forze
produttive
.
Essi
sentono
chiaramente
che
il
fascismo
è
ormai
una
esperienza
che
lascerà
il
suo
solco
nella
vita
italiana
;
non
può
trattarsi
alla
stregua
di
un
mero
accidente
o
di
una
semplice
parentesi
sospensiva
.
Combatterlo
non
significa
annullarlo
.
Anzi
,
tanto
meglio
lo
si
combatte
e
lo
si
supera
,
quanto
meglio
lo
si
è
compreso
.
Comprendere
è
superare
.
Il
fascismo
è
quasi
del
tutto
sfornito
di
valori
costruttivi
;
ma
ha
un
valore
di
esperienza
,
di
rivelazione
degli
italiani
agli
italiani
,
che
non
può
trascurarsi
.
Pur
non
risolvendoli
o
risolvendoli
male
,
il
fascismo
inoltre
ha
sollevato
problemi
che
non
si
possono
ignorare
.
Il
problema
dei
rapporti
tra
socialismo
e
nazione
,
il
problema
del
governo
in
regime
di
democrazia
,
il
problema
dell
'
autonomia
politica
,
si
porranno
,
a
fascismo
caduto
,
con
una
intensità
e
uno
stile
affatto
nuovi
.
Ma
più
ancora
che
l
'
esperienza
fascista
-
-
tremendamente
negativa
,
ma
pur
sempre
incisiva
-
-
il
deciso
rinnovamento
sarà
imposto
al
movimento
socialista
dall
'
esistenza
delle
nuove
generazioni
con
le
quali
sarà
necessario
prepararsi
a
fare
i
conti
.
Lo
stesso
prolungarsi
del
fenomeno
fascista
-
-
che
vieta
sotto
qualsiasi
forma
un
allacciamento
al
passato
-
-
e
le
fondamentali
esperienze
della
guerra
e
dopoguerra
,
hanno
creato
nei
giovani
una
mentalità
nuova
e
un
penoso
distacco
cogli
elementi
della
vecchia
generazione
.
Questo
distacco
è
di
tutti
i
tempi
e
di
tutti
i
luoghi
;
ma
la
guerra
lo
ha
reso
in
Europa
più
acuto
;
e
in
Italia
-
-
per
le
ragioni
accennate
nel
capitolo
sul
socialismo
italico
-
-
addirittura
drammatico
.
[
Per
chi
alla
guerra
partecipò
nel
fiore
degli
anni
,
o
nella
sua
arroventata
atmosfera
si
formò
,
la
guerra
è
il
tragico
punto
di
partenza
,
la
cresima
,
la
impronta
indelebile
.
Per
noi
,
innanzi
il
'14
,
non
v
'
è
storia
vissuta
,
ma
solo
storia
appresa
sui
libri
,
che
non
suscita
in
noi
echi
profondi
.
Per
i
nostri
vecchi
,
invece
-
-
tolto
qualche
raro
spirito
eternamente
giovane
-
-
il
fulcro
della
loro
vita
utilmente
vissuta
è
tutto
compreso
nel
venticinquennio
18901915
.
Dopo
vengono
le
tenebre
.
La
violenta
negazione
successiva
,
culminata
nel
fascismo
,
si
presenta
necessariamente
come
una
offesa
recata
al
meglio
di
loro
stessi
e
all
'
opera
tenace
e
paziente
in
cui
cercarono
di
estrinsecarsi
.
Il
domani
si
presenta
loro
non
come
lo
sboccare
fremente
verso
un
avvenire
ricolmo
di
azzardo
e
di
ignoto
,
ma
come
un
ritorno
,
dopo
tanto
deviare
,
alle
esperienze
della
loro
giovinezza
.
Il
loro
sguardo
accorato
si
volge
così
nostalgicamente
a
un
passato
che
non
può
tornare
e
che
è
fatalmente
muto
pei
giovani
.
La
rottura
è
stata
troppo
brusca
.
Il
cozzo
delle
mentalità
vieta
ogni
stretto
rapporto
.
Vecchi
e
giovani
socialisti
possono
amarsi
,
stimarsi
,
lavorare
assieme
;
ma
non
si
comprendono
più
.
È
fatale
che
non
si
comprendano
più
.
Parlano
due
lingue
diverse
.
In
questo
stato
d
'
animo
dei
giovani
c
'
è
probabilmente
anche
molta
ingiustizia
verso
la
vecchia
generazione
;
e
quando
verrà
il
tempo
di
fare
la
storia
,
la
correzione
si
imporrà
e
l
'
allacciamento
per
qualche
via
si
compierà
.
Ma
per
intanto
non
è
male
che
li
assista
questa
aspra
volontà
di
rinnovamento
e
di
purificazione
;
la
fede
-
-
fosse
pure
illusoria
-
-
di
fare
per
l
'
avvenire
meglio
di
quel
che
si
fece
per
il
passato
,
ricavando
dalla
dura
lezione
di
questi
anni
tutto
l
'
insegnamento
ch
'
essa
contiene
.
]
Definiamoci
dunque
in
funzione
d
'
avvenire
.
Il
problema
ideologico
.
Sul
problema
ideologico
abbiamo
già
detto
l
'
essenziale
nel
capitolo
sui
socialismo
liberale
,
perché
occorra
qui
ripetersi
.
Il
socialismo
europeo
si
avvia
decisamente
verso
una
concezione
e
una
pratica
laburista
liberale
e
verso
responsabilità
di
governo
.
In
Italia
seguirà
altrettanto
.
È
desiderabile
che
questo
movimento
sia
consapevole
,
cioè
preveduto
e
voluto
,
e
non
appaia
dettato
dalle
circostanze
;
e
si
accompagni
a
un
serio
sforzo
di
rinnovamento
ideologico
.
Il
marxismo
non
può
più
aspirare
a
conservare
il
ruolo
che
ebbe
per
il
passato
.
Se
continuasse
ad
esercitarlo
ciò
avverrebbe
per
pigrizia
e
insincerità
.
Nessuno
,
più
,
tra
i
capi
socialisti
,
aderisce
intimamente
al
marxismo
;
o
,
se
vi
aderisce
,
lo
fa
con
tali
riserve
e
distinzioni
da
togliergli
gran
parte
del
valore
pedagogico
e
normativo
.
Queste
cose
vanno
dette
,
alte
e
forti
,
senza
tema
di
provocare
disincantamenti
.
E
chi
non
si
sente
di
dirle
tolleri
in
buona
pace
che
altri
le
dica
,
senza
per
questo
espellerlo
dal
socialismo
.
Bisogna
farla
finita
coll
'
assurdo
timore
reverenziale
verso
tutto
ciò
che
si
riferisce
a
Marx
.
Dissociare
-
-
o
per
lo
meno
concedere
che
si
possa
dissociare
-
-
socialismo
e
marxismo
,
riconoscendo
nel
marxismo
una
delle
molteplici
e
transeunti
teorizzazioni
del
moto
socialista
;
di
un
moto
che
si
afferma
spontaneamente
e
indipendentemente
da
ogni
teoria
,
e
che
riposa
su
motivi
e
bisogni
elementari
dell
'
uomo
.
Tocco
un
punto
che
reputo
fondamentale
.
Si
parla
di
libertà
,
ci
si
batte
per
la
libertà
.
Ma
la
prima
libertà
che
occorre
instaurare
è
quella
all
'
interno
del
movimento
,
rompendo
le
incrostazioni
dogmatiche
e
i
grotteschi
monopoli
.
Il
moto
socialista
deve
avere
la
coerenza
di
applicare
prima
di
tutto
a
se
stesso
le
regole
ideali
che
lo
ispirano
nella
riforma
della
società
tutta
quanta
.
La
disciplina
è
propria
dell
'
azione
,
ma
guai
a
imporla
nel
dominio
delle
idee
e
delle
ideologie
.
La
pretesa
di
voler
imporre
,
attraverso
il
partito
,
un
abito
intellettuale
a
serie
,
è
quanto
di
più
mortificante
e
pericoloso
si
possa
immaginare
.
Ho
già
avuto
occasione
di
dire
quale
gelo
,
quale
paralisi
avesse
arrecato
al
partito
socialista
italiano
il
monopolio
marxista
.
Questo
monopolio
-
-
sì
,
d
'
accordo
,
sovente
più
formale
e
fraseologico
che
sostanziale
,
perché
i
più
restano
,
in
fatto
di
marxismo
,
al
di
là
del
bene
e
del
male
-
-
ha
bisogno
urgente
di
essere
spezzato
,
per
favorire
il
più
libero
estrinsecarsi
di
tutte
le
correnti
onde
si
è
alimentato
per
il
passato
il
gran
moto
di
emancipazione
sociale
.
Tra
i
socialisti
italiani
si
sono
andate
perpetuando
divisioni
e
incomprensioni
che
non
hanno
più
ragione
di
esistere
quando
l
'
adesione
ai
principi
marxistici
non
sia
più
considerata
come
testo
di
fede
,
e
quando
accanto
alla
concezione
tradizionale
del
socialismo
si
ammetta
la
vitalità
o
per
lo
meno
la
utilità
di
altre
correnti
particolarmente
sensibili
ai
problemi
morali
(
socialisti
mazziniani
,
etici
,
cristiani
)
,
o
ai
problemi
di
autonomia
e
di
forma
politica
(
repubblicani
,
autonomisti
)
,
o
ai
problemi
di
libertà
e
di
dignità
individuale
(
socialisti
liberali
e
non
pochi
sedicenti
socialisti
anarchici
)
,
ecc
.
ecc
.
Negli
ultimi
trent
'
anni
il
movimento
socialista
italiano
si
è
come
cristallizzato
e
ha
perduto
progressivamente
ogni
virtù
di
assorbimento
e
di
intera
ricomposizione
.
Esso
si
è
ritagliato
una
fetta
,
certo
cospicua
,
nel
panorama
sociale
italiano
;
ma
ha
finito
per
accontentarsi
di
lavorare
su
quella
,
rinunziando
implicitamente
ad
estendere
la
propria
influenza
e
a
rinnovarsi
;
e
ha
così
favorito
singolarmente
il
trionfo
di
altri
movimenti
,
come
tipicamente
quello
democratico
cristiano
,
o
ha
allontanato
da
sé
ogni
fervore
di
vita
culturale
.
Un
movimento
socialista
italiano
che
sapesse
imporsi
la
fatica
di
una
profonda
revisione
di
valori
,
son
certo
riuscirebbe
a
convogliare
seco
-
-
nonostante
le
diversità
di
origine
-
-
tutte
le
forze
giovani
che
aderiscono
e
ancor
più
aderiranno
,
in
una
Italia
libera
alfine
,
alla
causa
dei
lavoratori
;
e
a
determinare
nello
stesso
suo
seno
un
impetuoso
rigoglio
di
vita
e
di
discussioni
,
necessità
ineliminabile
dei
giovani
che
,
entrando
nel
mondo
delle
idee
,
hanno
il
dovere
di
fare
i
conti
coi
problemi
del
loro
tempo
.
Il
discorso
sulla
necessità
di
un
rinnovamento
ideologico
e
di
un
maggiore
liberalismo
all
'
interno
del
movimento
,
si
allarga
a
tutto
quanto
il
problema
della
cultura
.
I
socialisti
in
genere
,
e
quelli
italiani
in
particolare
,
sono
terribilmente
in
ritardo
in
fatto
di
cultura
;
in
ritardo
-
-
intendo
-
-
sulle
posizioni
in
cui
trovasi
il
meglio
della
nuova
generazione
.
Ciò
deriva
in
parte
dalla
pesantezza
dei
movimenti
di
massa
,
assai
conservatori
in
fatto
di
ideologia
e
di
cultura
;
ma
in
parte
,
in
somma
parte
-
-
almeno
in
Italia
-
-
dall
'
attaccamento
feticistico
alle
posizioni
del
materialismo
positivista
che
contrassegnava
la
élite
socialista
trent
'
anni
fa
.
Essa
ha
sempre
violentemente
combattuto
ogni
deviazione
dal
socialismo
ateo
,
materialista
,
positivista
;
e
ha
dispregiato
come
borghesi
tutte
le
correnti
giovanili
che
non
aderivano
allo
schema
abituale
.
Nel
suo
misoneismo
c
'
era
,
in
verità
,
oltre
a
una
notevole
incomprensione
,
una
discreta
dose
di
presunzione
.
Perché
essa
non
solo
non
aveva
innovato
,
al
tempo
della
sua
formazione
,
le
posizioni
culturali
della
borghesia
tutte
dominate
dai
pontefici
positivisti
;
ma
le
aveva
anzi
abbracciate
entusiasticamente
,
seguendo
a
molti
decenni
di
distanza
l
'
esempio
di
quelle
correnti
democratiche
borghesi
che
si
accingeva
a
soppiantare
in
sede
politica
.
Non
avrebbe
quindi
dovuto
meravigliarsi
che
le
nuove
couches
giovanili
socialiste
evolvessero
in
rapporto
ai
tempi
.
Ma
no
.
Si
trasportò
in
sede
culturale
lo
stesso
abito
dogmatico
che
si
portava
in
politica
,
e
si
pretese
d
'
esser
giunti
in
filosofia
a
verità
assolute
,
definitive
,
senza
possibilità
di
ritorni
e
di
contraddizioni
.
La
dialettica
,
tanto
celebrata
nel
moto
sociale
,
si
negò
nel
mondo
delle
idee
,
o
vi
si
rimbalzò
in
una
forma
meccanica
.
Il
socialista
doveva
essere
e
non
poteva
che
essere
,
positivista
!
L
'
idealismo
e
lo
spiritualismo
erano
degenerazioni
«
borghesi
»
!
Ebbene
,
bisogna
che
i
socialisti
,
vecchi
e
nuovi
,
si
convincano
che
alcune
posizioni
dello
spirito
umano
,
per
contraddittorie
che
siano
,
sono
insuperabili
,
eterne
come
il
pensiero
,
connaturate
alla
nostra
intelligenza
,
e
sfuggono
a
ogni
e
qualsiasi
rapporto
di
classe
.
Non
è
vero
che
il
socialismo
stia
in
una
relazione
necessaria
con
le
filosofie
materialistiche
e
positiviste
.
È
ridicolo
pensare
che
verrà
giorno
in
cui
gli
uomini
,
concordi
sui
massimi
problemi
della
vita
e
dell
'
essere
,
abbatteranno
religioni
e
metafisiche
per
vivere
solo
e
sempre
nel
regno
dell
'
esperienza
sensibile
.
Quel
giorno
,
che
per
fortuna
non
verrà
mai
,
sarebbe
un
gran
brutto
giorno
.
Da
che
mondo
è
mondo
,
questa
varietà
,
questo
alternarsi
,
questo
perenne
procedere
per
contraddizioni
e
per
sintesi
,
è
sempre
esistito
,
e
non
c
'
è
uomo
non
volgare
che
non
l
'
abbia
provato
in
se
medesimo
.
I
socialisti
troppo
audacemente
trasportano
in
sede
culturale
e
spirituale
la
terminologia
politica
e
le
divisioni
di
classe
.
Altro
frutto
del
determinismo
marxista
,
altro
grossolanissimo
errore
.
La
cultura
non
è
né
borghese
né
proletaria
;
solo
la
non
cultura
è
tale
,
o
taluni
aspetti
estrinseci
o
secondari
della
vita
culturale
.
Si
possono
avere
dei
riflessi
di
classe
sull
'
arte
,
ma
non
un
'
arte
di
classe
.
La
cultura
di
un
'
epoca
,
di
una
nazione
,
è
un
patrimonio
di
valori
che
trascende
il
fenomeno
economico
della
classe
,
per
affermarsi
come
universale
.
E
anche
per
quanto
si
attiene
a
quegli
aspetti
estrinseci
e
secondari
,
a
quei
riflessi
di
classe
nella
cultura
,
ai
socialisti
si
impone
molta
prudenza
.
Perché
,
è
doloroso
dirlo
,
in
fatto
di
attaccamento
alla
tradizione
,
al
costume
,
ai
gusti
,
alla
morale
corrente
,
il
proletario
medio
non
si
distingue
dal
borghese
medio
.
Il
proletariato
,
come
tale
,
si
è
dimostrato
sinora
incapace
di
dar
vita
a
seri
movimenti
rinnovatori
nella
sfera
della
cultura
;
esso
non
fa
che
seguire
,
a
distanza
di
una
o
due
generazioni
,
le
mode
letterarie
,
artistiche
,
filosofiche
della
borghesia
colta
.
Per
trovare
dei
movimenti
o
dei
tentativi
seriamente
emancipatori
nella
sfera
intellettuale
,
è
piuttosto
alle
avanguardie
di
provenienza
borghese
che
bisogna
rivolgersi
.
Di
provenienza
borghese
,
non
borghesi
esse
stesse
;
giacché
esse
,
meno
di
chiunque
altro
,
aderiscono
alla
mentalità
e
ai
pregiudizi
propri
della
borghesia
.
Tanto
è
vero
che
è
dal
loro
seno
che
proviene
quasi
tutta
la
élite
socialista
.
Il
lungo
discorso
comporta
una
precisa
conclusione
.
Questa
:
il
movimento
politico
socialista
deve
adottare
,
per
quanto
si
attiene
all
'
indirizzo
filosofico
e
culturale
,
un
principio
di
larga
intelligente
tolleranza
;
se
per
il
singolo
è
comprensibile
,
anzi
doveroso
,
ogni
sforzo
per
collegare
teoria
e
pratica
,
pensiero
e
azione
,
lo
stesso
proposito
,
riferito
al
movimento
nel
suo
complesso
,
è
un
fatale
errore
.
Guai
a
legare
un
moto
dallo
svolgimento
secolare
e
dalla
molteplicità
insopprimibile
dei
motivi
,
a
un
dato
credo
filosofico
.
Guai
a
voler
fissare
,
come
altra
volta
si
fece
,
una
filosofia
«
ufficiale
»
del
socialismo
.
Significa
o
far
sorgere
tanti
socialismi
quante
sono
le
correnti
o
,
ipotesi
più
verosimile
,
inceppare
,
inaridire
,
isolare
il
movimento
.
Significa
non
rendersi
conto
della
straordinaria
complessità
e
intensità
di
vita
del
mondo
moderno
,
dove
continuo
è
l
'
alternarsi
delle
posizioni
,
delle
scuole
,
dei
metodi
,
dove
rapidissimo
è
il
logoramento
di
credenze
ritenute
incontrovertibili
,
dove
neppure
si
concepiscono
posizioni
di
riposo
.
Significa
soprattutto
dimenticare
che
l
'
onda
del
pensiero
,
della
scuola
,
dei
gusti
culturali
è
assai
più
corta
e
frastagliata
dell
'
onda
del
moto
sociale
e
socialista
;
o
che
per
lo
meno
l
'
una
non
coincide
con
l
'
altra
.
Le
premesse
da
cui
scaturisce
il
moto
socialista
sono
così
elementari
ed
universali
da
non
implicare
nessuno
specifico
e
necessario
rapporto
con
questa
o
quella
filosofia
.
Una
vera
filosofia
,
appunto
perché
filosofia
,
potrà
sempre
giustificare
,
secondo
i
casi
,
e
la
conservazione
e
la
rivoluzione
e
la
restaurazione
.
Il
caso
di
Hegel
prova
per
tutti
.
La
impossibilità
,
oltre
che
l
'
errore
,
di
legare
il
grande
moto
socialista
a
un
determinato
indirizzo
teoretico
e
,
in
particolar
modo
,
all
'
indirizzo
marxista
,
si
rivela
chiaramente
attraverso
l
'
analisi
del
socialismo
contemporaneo
.
Esso
non
solo
si
va
emancipando
dalla
servitù
marxista
,
ma
,
col
crescere
in
estensione
e
profondità
,
si
viene
colorando
in
modo
diverso
nei
rispettivi
ambienti
nazionali
.
Anche
i
più
ciechi
credenti
nell
'
internazionalismo
assoluto
della
classe
proletaria
-
-
tipico
dei
bohémiens
e
dei
perseguitati
,
proprio
di
una
fase
romantica
iniziale
-
-
sono
costretti
a
riconoscere
le
sostanziali
differenze
tra
i
principali
movimenti
socialisti
del
mondo
.
Differenze
che
non
si
spiegano
davvero
col
diverso
grado
di
sviluppo
economico
dei
vari
paesi
-
-
secondo
vorrebbe
il
marxismo
-
-
ma
col
ricorso
a
complesse
serie
causali
,
la
cui
sintesi
trovasi
nella
fisionomia
delle
singole
collettività
nazionali
.
Di
tutti
i
grandi
movimenti
socialisti
,
solo
la
socialdemocrazia
austro
germanica
si
dichiara
ancora
formalmente
aderente
al
marxismo
,
nonostante
la
netta
correzione
in
senso
democratico
apportata
dalla
rivoluzione
del
1918
e
il
diffondersi
dell
'
eresia
nel
movimento
giovanile
.
La
tradizione
socialista
francese
-
-
romantica
,
umanistica
,
libertaria
-
-
è
sempre
rimasta
estranea
all
'
influenza
marxista
.
La
conciliazione
fallì
sempre
,
anche
nei
più
grandi
,
come
Jaurès
,
che
sol
nell
'
impeto
oratorio
riuscì
a
superare
il
dualismo
dei
motivi
.
Nei
socialisti
francesi
non
si
smarrirono
mai
il
culto
dell
'
individualità
,
la
fede
nella
libera
iniziativa
operaia
,
la
adesione
alla
realtà
nazionale
,
il
riconoscimento
dei
fattori
morali
,
il
rispetto
per
la
piccola
proprietà
rurale
e
artigiana
.
Proudhon
,
Sorel
,
Jaurès
,
e
non
Lafargue
e
non
Guesde
,
sono
i
legittimi
rappresentanti
della
mentalità
socialista
francese
.
Ancora
più
spiccata
la
originalità
del
socialismo
britannico
,
decisamente
antimarxista
,
antideologo
,
antilaico
,
insensibile
o
quasi
alle
lotte
di
tendenze
,
amante
,
per
la
mentalità
empirica
così
tipica
negli
inglesi
,
dei
problemi
concreti
.
Il
partito
laburista
-
-
geniale
sintesi
federativa
di
tutte
le
forze
che
si
battono
per
la
causa
della
giustizia
e
del
lavoro
-
-
pratica
la
lotta
di
classe
,
ma
si
è
sempre
rifiutato
di
elevarla
a
supremo
canone
tattico
.
Esso
mira
alla
riforma
graduale
e
pacifica
della
società
tutta
quanta
,
senza
tragiche
opposizioni
e
soluzioni
di
continuità
.
Non
intende
il
socialismo
britannico
e
il
fiasco
che
vi
hanno
incontrato
tutte
le
correnti
a
tipo
continentale
-
-
da
Rousseau
a
Lenin
-
-
chi
non
ponga
mente
,
oltre
all
'
insularità
,
al
cemento
religioso
che
lega
tutti
i
britanni
.
L
'
interesse
che
tutti
portano
ai
problemi
dello
spirito
favorisce
la
mutua
comprensione
e
tolleranza
,
e
delimita
strettamente
la
divisione
e
l
'
urto
di
classe
nella
sfera
materiale
,
ammortizzandola
.
La
Camera
dei
Comuni
vede
spezzarsi
i
partiti
e
ricomporsene
dei
nuovi
,
indipendenti
dal
criterio
economico
,
non
appena
debba
discutere
di
questioni
religiose
...
I
socialisti
italiani
-
-
parlo
specialmente
dei
leaders
politici
-
-
nel
loro
zelo
internazionalistico
e
nella
loro
pedissequa
accettazione
dei
canoni
marxistici
(
il
marxismo
ignora
le
frontiere
e
conosce
solo
la
classe
)
,
hanno
invece
troppo
spesso
forzate
le
caratteristiche
inconfondibili
dell
'
ambiente
e
della
storia
italiana
.
[
La
sia
pur
scarna
tradizione
socialista
italiana
(
Pisacane
,
Cafiero
,
Ferrari
,
Mazzini
)
fu
quasi
del
tutto
trascurata
.
Se
non
fosse
per
il
movimento
sindacale
e
cooperativo
che
viene
arricchendosi
,
specie
nelle
campagne
,
di
magnifiche
originali
esperienze
,
bisognerebbe
quasi
negare
al
socialismo
politico
italiano
ogni
seria
aderenza
alla
vita
italiana
.
]
Il
socialismo
italiano
dovrà
in
avvenire
preoccuparsi
assai
di
più
degli
specifici
problemi
nazionali
,
rompendo
l
'
assurdo
monopolio
patriottardo
dei
partiti
cosiddetti
nazionali
.
Nel
progressivo
specificarsi
e
individualizzarsi
dei
vari
movimenti
socialisti
europei
,
non
si
deve
scorgere
il
sintomo
del
fallimento
dell
'
ideale
universalistico
del
socialismo
.
Al
contrario
,
vi
si
deve
riconoscere
il
segno
del
trapasso
dall
'
astratto
al
reale
,
un
momento
fondamentale
e
ineliminabile
nel
cammino
ascensionale
delle
masse
,
le
quali
non
sono
in
grado
di
passare
di
colpo
dallo
spirito
di
categoria
e
di
campanile
,
alla
comprensione
piena
e
vissuta
di
una
solidarietà
mondiale
.
La
comunità
dei
popoli
postula
i
popoli
come
entità
a
sé
stanti
,
coi
loro
originali
motivi
di
sviluppo
:
solo
una
sintesi
organica
delle
varie
comunità
nazionali
porterà
un
giorno
alla
federazione
delle
nazioni
.
Tutto
il
resto
è
utopia
.
La
negazione
iniziale
dei
valori
nazionali
da
parte
dei
precursori
socialisti
fu
la
naturale
reazione
allo
stato
di
profonda
inferiorità
e
oppressione
fatta
alle
masse
.
Il
loro
internazionalismo
fu
soprattutto
polemico
e
non
costruttivo
.
La
classe
lavoratrice
,
accostumata
a
vedere
nello
Stato
lo
strumento
di
una
oppressione
di
classe
,
coinvolse
fatalmente
nella
condanna
e
nell
'
odio
anche
quella
patria
che
è
invece
espressione
simbolica
di
una
comunanza
innegabile
di
storia
e
di
destino
.
Oggi
che
le
masse
,
nei
paesi
più
progrediti
,
si
vedono
riconosciuta
piena
parità
di
diritti
politici
,
e
sono
venute
in
possesso
di
mezzi
potentissimi
per
permeare
di
sé
,
dei
propri
bisogni
materiali
e
ideali
,
lo
Stato
;
oggi
,
il
vieto
internazionalismo
che
nega
o
rinnega
la
patria
è
un
controsenso
,
un
errore
,
una
delle
tante
palle
di
piombo
che
il
feticcio
marxista
ha
appeso
al
piede
dei
partiti
socialisti
.
La
guerra
ha
dimostrato
di
quale
forza
il
mito
nazionale
sia
dotato
.
Popoli
nolenti
sono
stati
lanciati
contro
popoli
nolenti
in
una
guerra
atroce
durata
degli
anni
,
senza
che
nei
paesi
democraticamente
organizzati
si
sia
verificato
un
solo
serio
tentativo
di
ribellione
.
E
più
che
il
mito
vale
troppo
spesso
il
pregiudizio
nazionale
.
Basta
una
partita
di
football
o
uno
scontro
pugilistico
,
ahimè
,
per
dimostrare
quanto
può
sulle
masse
,
anche
le
più
disincantate
,
l
'
istinto
patriottardo
.
Esse
si
trovano
in
una
fase
ancora
primitiva
e
pericolosissima
di
patriottismo
che
le
rende
facili
prede
d
'
ogni
avventura
che
si
ammanti
del
falso
orpello
dell
'
onore
nazionale
et
similia
.
Se
i
socialisti
,
pur
di
combattere
queste
forme
primitive
o
degenerate
o
interessate
di
attaccamento
al
paese
,
si
ostineranno
a
ignorare
i
valori
più
alti
della
vita
nazionale
,
non
faranno
che
facilitare
il
giuoco
delle
altre
correnti
che
sullo
sfruttamento
del
mito
nazionale
basano
le
loro
fortune
.
II
.
La
pratica
.
Il
socialismo
italiano
ha
bisogno
-
-
che
dico
?
-
-
necessità
estrema
di
un
bagno
di
realismo
,
di
una
più
intima
presa
di
contatto
col
paese
,
rinunziando
alla
mediazione
per
troppi
lati
deformatrice
dello
schema
marxista
.
Indubbiamente
la
teoria
materialistica
della
storia
rese
inizialmente
preziosi
servigi
col
reagire
alle
considerazioni
troppo
formalistiche
e
unilaterali
del
processo
storico
;
ma
,
esaurito
il
suo
compito
critico
,
e
costretta
a
servire
troppo
pedissequamente
una
tesi
preconcetta
,
finì
per
condurre
a
sua
volta
ad
esagerazioni
funeste
.
Assai
più
spesso
che
non
si
creda
il
realismo
dei
marxisti
è
un
falso
realismo
.
Esso
inganna
sul
peso
delle
varie
forze
in
giuoco
,
sui
loro
rapporti
relativi
e
soprattutto
sullo
svolgimento
storico
cui
assegna
un
tema
e
uno
sbocco
fissi
.
Il
socialismo
marxista
ha
superato
l
'
utopismo
nel
fine
,
rinunciando
ai
piani
di
società
perfette
:
ma
lo
ha
trasportato
nello
svolgimento
.
Lo
svolgimento
deve
essere
sempre
necessariamente
verso
forme
di
economia
collettiva
,
attraverso
una
esasperazione
progressiva
dei
contrasti
di
classe
.
Variazioni
sostanziali
nel
programma
non
ne
contempla
,
o
,
se
si
verificano
,
tutto
lo
sforzo
è
diretto
a
svalutarle
riducendole
al
rango
d
'
eccezione
.
La
storia
è
un
gigantesco
dramma
a
tesi
,
a
ruoli
obbligati
.
L
'
attenzione
del
socialista
marxista
è
sempre
polarizzata
sui
problemi
del
capitalismo
industriale
.
Le
uniche
forme
veramente
legittime
di
produzione
sono
quelle
della
grande
industria
razionalizzata
e
della
grande
agricoltura
razionalizzata
.
L
'
unica
categoria
lavoratrice
all
'
altezza
dei
tempi
è
il
salariato
.
Popolo
e
salariato
sono
sinonimi
nel
pensiero
marxista
.
Le
altre
forme
di
produzione
e
le
altre
categorie
lavoratrici
sono
forme
e
categorie
anfibie
,
transitorie
,
retaggio
di
un
mondo
economico
destinato
a
scomparire
rapidamente
;
il
marxista
le
considera
già
sin
d
'
ora
come
acquisite
,
assorbite
dal
grande
capitalismo
e
dall
'
esercito
proletario
.
Solo
il
salariato
dell
'
industria
è
il
degno
milite
della
battaglia
socialista
,
perché
egli
solo
può
assurgere
a
una
perfetta
coscienza
di
classe
e
dei
suoi
compiti
rivoluzionari
.
Il
grado
del
progresso
è
fornito
dal
grado
di
proletarizzazione
.
Da
questa
visione
pregiudiziale
e
sommaria
della
evoluzione
economica
sorgono
gravi
inconvenienti
per
il
moto
socialista
,
specie
in
paesi
agrario
industriali
a
lenta
trasformazione
economica
,
come
tipicamente
l
'
Italia
.
Il
più
grave
è
l
'
incapacità
di
darsi
un
programma
costruttivo
in
questa
fase
cosiddetta
di
trapasso
,
che
pure
chiede
essa
pure
di
essere
vissuta
in
tutta
la
sua
pienezza
.
Quel
che
sorridendo
si
dice
dei
grandi
pensatori
negati
ai
piccoli
problemi
della
vita
d
'
ogni
giorno
,
si
può
ripetere
per
il
socialista
marxista
:
abituato
a
commerciare
con
le
«
categorie
economiche
»
,
i
«
modi
di
produzione
»
,
il
«
capitalismo
»
e
il
«
socialismo
»
non
riesce
più
a
comprendere
i
meschini
ma
pur
vitali
problemi
che
si
riferiscono
alla
piccola
industria
,
piccola
proprietà
agraria
,
mezzadria
,
artigianato
,
fittanza
.
È
un
nuovo
aspetto
del
suo
illiberalismo
,
questa
volta
diretto
non
più
contro
le
ideologie
ma
contro
le
cose
;
e
non
è
certo
l
'
ultima
causa
della
rapida
fortuna
che
riuscirono
ad
avere
in
Italia
altri
movimenti
politici
-
-
come
ad
esempio
il
cristiano
sociale
-
-
assai
meno
legati
a
formule
rigide
aprioristiche
.
Sombart
ha
posto
in
luce
l
'
errore
di
coloro
che
prevedono
nel
futuro
l
'
esclusivo
dominio
di
un
unico
sistema
economico
.
Tutta
l
'
esperienza
del
passato
e
la
natura
stessa
della
evoluzione
economica
vi
contrasta
.
Nel
corso
della
storia
il
numero
delle
forze
economiche
simultaneamente
viventi
è
andato
costantemente
aumentando
,
anche
se
si
è
modificata
la
posizione
rispettiva
.
Sombart
prevede
che
nell
'
avvenire
coesisteranno
,
accanto
a
economie
di
tipo
capitalistico
,
economie
cooperative
,
collettiviste
,
individuali
,
artigiane
,
e
la
piccola
proprietà
rurale
.
Egli
pensa
-
-
e
qui
si
può
discutere
-
-
che
il
capitalismo
dominerà
ancora
a
lungo
importanti
rami
della
vita
economica
,
specie
quelli
che
ancora
si
trovano
in
uno
stadio
di
rivoluzione
tecnica
,
e
quelli
che
sono
rivolti
alla
fabbricazione
di
prodotti
complicati
.
Ma
egli
per
primo
prevede
notevoli
modificazioni
.
È
probabile
che
il
capitalismo
debba
rinunciare
alla
sua
egemonia
,
sottomettendosi
sempre
più
a
limitazioni
e
interventi
da
parte
dei
pubblici
poteri
;
mentre
si
andranno
estendendo
le
forme
di
economia
regolata
,
nelle
quali
il
principio
del
soddisfacimento
del
bisogno
prevale
sul
principio
del
lucro
.
Queste
grandi
imprese
non
dominate
dai
capitalisti
si
affermeranno
soprattutto
là
dove
il
bisogno
è
stabilizzato
,
la
tecnica
della
fabbricazione
è
uscita
dallo
stadio
rivoluzionario
iniziale
,
e
quindi
la
vendita
e
la
produzione
si
aggirano
su
vie
ben
note
;
onde
sempre
più
superfluo
diviene
lo
spirito
d
'
iniziativa
.
Questa
concezione
così
variegata
della
vita
economica
del
prossimo
avvenire
,
è
assai
meno
brillante
di
quella
di
Marx
,
ma
è
assai
più
rispondente
alle
linee
su
cui
si
sviluppa
effettivamente
la
realtà
attuale
.
Si
potrà
discutere
sulla
rapidità
della
evoluzione
,
sul
peso
delle
forme
rispettive
,
e
sul
grado
dell
'
intervento
;
ma
non
sui
fenomeni
in
sé
.
I
socialisti
che
vogliono
incidere
sul
serio
la
realtà
del
loro
tempo
e
influire
su
questa
evoluzione
,
non
possono
continuare
a
isterilirsi
in
una
critica
a
priori
e
lineare
,
contrapponendo
alla
evoluzione
di
fatto
una
evoluzione
ideale
che
in
nessun
luogo
,
Russia
compresa
,
si
realizza
.
La
ignoranza
,
voluta
o
non
voluta
,
dei
fatti
può
ammettersi
ancora
per
coloro
che
credono
a
una
rivoluzione
prossima
di
tutto
intero
l
'
ordinamento
produttivo
:
non
per
coloro
che
hanno
una
visione
organica
dello
sviluppo
,
e
per
coloro
cui
spettano
ormai
responsabilità
positive
.
Questo
ragionamento
,
dicevamo
,
si
applica
particolarmente
all
'
Italia
.
Se
v
'
è
un
paese
in
cui
le
formule
facili
ed
univoche
si
spuntano
contro
la
insormontabile
varietà
dei
climi
,
delle
culture
,
delle
forme
e
delle
forze
economiche
,
questo
paese
è
l
'
Italia
,
madre
di
almeno
due
Italie
:
di
un
'
Italia
moderna
,
cittadina
,
industriale
,
e
di
un
'
Italia
antica
e
rurale
,
ancora
straniata
alla
civiltà
occidentale
,
dalle
masse
ancor
vergini
e
serve
,
che
vive
fuori
,
ostinatamente
fuori
da
quelle
condizioni
di
esistenza
che
sono
premessa
indispensabile
per
il
sorgere
e
l
'
affermarsi
di
un
solido
movimento
socialista
a
carattere
marxista
.
Anche
a
prescindere
da
ogni
intrinseca
valutazione
del
marxismo
,
è
indubbio
che
esso
si
presta
a
fornire
la
base
solo
a
un
movimento
politico
che
faccia
pernio
sulle
categorie
operaie
della
grande
e
media
industria
e
su
una
parte
del
bracciantato
rurale
.
Cioè
,
per
tornare
all
'
Italia
,
a
un
movimento
politico
che
per
lungo
tempo
ancora
interesserà
solo
una
frazione
,
una
minoranza
della
classe
lavoratrice
italiana
,
per
di
più
concentrata
in
un
terzo
del
territorio
.
Secondo
i
dati
del
censimento
del
'21
,
tuttora
valevoli
,
risulta
:
a
)
che
il
56
per
cento
della
popolazione
classificata
come
lavoratrice
,
era
addetta
all
'
agricoltura
,
e
solo
il
33
per
cento
all
'
industria
e
commercio
;
b
)
che
più
della
metà
degli
occupati
nell
'
agricoltura
costituiscono
l
'
esercito
imponente
dei
piccoli
proprietari
,
fittavoli
e
mezzadri
;
c
)
che
almeno
un
terzo
degli
occupati
nell
'
industria
e
commercio
sono
proprietari
,
conduttori
o
gerenti
-
-
proporzione
altissima
,
che
attesta
le
piccole
dimensioni
della
maggior
parte
delle
industrie
;
d
)
che
la
trasformazione
dell
'
Italia
da
paese
prevalentemente
agricolo
in
paese
agricolo
industriale
si
è
svolta
senza
sensibile
aumento
della
quota
della
popolazione
occupata
nell
'
industria
e
nei
commerci
(
227
/
000
nel
1882
,
219
/
000
nel
1901
,
200210
/
000
attualmente
)
.
Risulta
cioè
che
,
sulla
base
del
programma
e
della
tattica
marxista
,
non
si
conquista
una
maggioranza
in
Italia
.
O
rassegnarsi
allo
stato
di
minorità
per
un
numero
indefinito
di
anni
e
fors
'
anco
di
generazioni
,
o
invocare
la
dittatura
.
I
comunisti
italiani
,
attaccati
alla
lettera
del
marxismo
,
sono
logici
al
pari
dei
russi
nel
reclamare
la
dittatura
della
avanguardia
del
proletariato
e
la
fine
della
libertà
.
Dove
sono
meno
logici
è
quando
pretendono
di
dare
ad
intendere
che
la
loro
dittatura
risponda
all
'
interesse
di
tutta
la
classe
lavoratrice
.
Il
mito
socializzatore
e
il
fato
proletarizzatore
non
sorridono
infatti
a
due
terzi
dei
concreti
lavoratori
italiani
.
In
questi
settori
l
'
appello
comunista
,
e
anche
il
socialista
vieux
style
è
fatale
che
risuoni
a
vuoto
,
salvo
periodi
di
crisi
e
di
orgasmo
.
Soprattutto
in
materia
agraria
i
socialisti
marxisti
non
sono
mai
riusciti
ad
interpretare
le
aspirazioni
profonde
della
gran
massa
dei
contadini
italiani
.
Dominati
da
pregiudiziali
politiche
e
da
pregiudizi
economici
,
essi
finirono
per
infeudare
tutto
il
movimento
socialista
agli
interessi
delle
categorie
operaie
del
Nord
,
sollevando
le
proteste
vivacissime
dei
socialisti
meridionali
.
Ora
i
socialisti
italiani
debbono
decidersi
.
Vogliono
rimanere
in
eterno
i
rappresentanti
specifici
di
una
frazione
del
proletariato
italiano
,
attendendo
buddisticamente
che
l
'
evoluzione
economica
trasformi
l
'
Italia
in
una
Germania
o
in
una
Inghilterra
con
l'80
per
cento
di
salariati
industriali
?
Oppure
vogliono
mettersi
in
grado
sin
da
ora
,
con
un
programma
adeguato
e
realistico
,
di
cattivarsi
la
fiducia
di
tutti
,
o
per
lo
meno
di
una
grande
maggioranza
dei
concreti
lavoratori
italiani
,
onde
attuare
finalmente
loro
una
politica
decisamente
favorevole
agli
interessi
del
lavoro
,
della
pace
e
della
libertà
?
Se
essi
tengono
più
ai
programmi
che
ai
fatti
,
ai
fini
astratti
che
al
moto
,
alle
promesse
mitiche
che
alle
realizzazioni
,
non
hanno
che
da
proseguire
per
la
vecchia
strada
:
stiano
pur
certi
che
l
'
ora
delle
responsabilità
positive
di
governo
non
suonerà
mai
per
loro
,
o
,
almeno
,
per
il
loro
partito
.
Anche
se
saliranno
al
governo
sarà
più
per
compiervi
opera
negativa
che
costruttiva
,
più
per
controllare
e
prevenire
che
fare
;
e
,
senza
volerlo
,
finiranno
al
rimorchio
dei
gruppi
borghesi
progressisti
,
non
legati
da
formule
rigide
e
da
pregiudiziali
estemporanee
.
In
ogni
caso
essi
tradiranno
per
questa
via
la
loro
più
vera
missione
:
perché
il
movimento
socialista
deve
,
per
definizione
,
investirsi
degli
interessi
e
dei
problemi
della
intera
classe
lavoratrice
e
non
di
una
frazione
,
grande
o
piccola
che
sia
.
Se
viceversa
sentono
che
anch
'
essi
non
potranno
sottrarsi
nel
vicino
domani
a
quella
che
è
ormai
una
necessità
per
tutti
i
partiti
socialisti
del
mondo
-
-
vale
a
dire
la
responsabilità
del
potere
-
-
si
preparino
sin
d
'
ora
ad
una
profonda
revisione
del
loro
programma
,
della
loro
tattica
,
della
struttura
stessa
del
movimento
,
in
guisa
da
crearsi
la
possibilità
di
conquistare
una
salda
maggioranza
.
Col
dir
ciò
non
si
chiede
ai
socialisti
di
rinunziare
ai
loro
ideali
,
di
gettare
tra
i
ferrivecchi
della
propaganda
il
sogno
di
una
società
regolata
su
un
principio
di
giustizia
e
di
libertà
.
Tutt
'
altro
.
Si
chiede
anzi
di
non
compromettere
la
possibilità
di
reali
progressi
in
quel
senso
con
l
'
attaccamento
morboso
a
formule
,
a
programmi
,
a
metodi
superati
;
si
chiede
di
non
trasformare
i
mezzi
tecnici
,
strumentali
,
in
fini
,
ovvero
di
usare
mezzi
sempre
adeguati
ai
fini
parziali
che
ci
si
propone
di
raggiungere
;
si
chiede
insomma
di
mettersi
al
passo
con
la
realtà
economica
e
psicologica
del
loro
paese
,
di
non
baloccarsi
coi
sogni
delle
apocalittiche
trasformazioni
e
di
non
contare
su
improvvise
quanto
inconcepibili
conversioni
di
masse
.
Sostituire
al
vecchio
programma
marxista
un
programma
anche
dal
lato
finalistico
più
ampio
,
meno
storicamente
e
socialmente
condizionato
,
che
facendo
appello
a
motivi
e
ideali
universali
sia
capace
di
avvincere
non
questa
o
quella
frazione
di
lavoratori
,
ma
tutti
indistintamente
i
lavoratori
italiani
.
Al
mutamento
del
programma
dovrà
corrispondere
un
mutamento
nelle
forme
organizzative
.
L
'
antico
dualismo
tra
partito
e
movimento
operaio
non
potrà
prolungarsi
.
Quanto
più
si
porranno
al
primo
piano
i
problemi
del
moto
,
e
tanto
più
dovrà
farsi
sentire
il
peso
anche
politico
delle
organizzazioni
operaie
.
La
democrazia
operaia
vive
nei
sindacati
,
non
nel
partito
:
il
partito
tende
sempre
in
una
certa
misura
alla
dittatura
in
nome
di
una
ideologia
e
di
fini
lontani
che
si
vogliono
imporre
non
per
la
loro
concordanza
col
sentimento
dei
più
,
ma
per
la
loro
presunta
bontà
intrinseca
.
Io
sono
esplicitamente
favorevole
ad
una
riorganizzazione
del
movimento
socialista
su
basi
affini
a
quelle
del
partito
del
lavoro
britannico
:
far
centro
cioè
sul
moto
operaio
,
tendente
per
legge
fisiologica
all
'
unità
ed
efficacissimo
smorzatore
degli
urti
interni
,
specie
se
di
origine
ideologica
;
e
accompagnar
quello
con
una
costellazione
di
gruppi
politici
,
di
associazioni
culturali
,
di
organismi
cooperativi
,
mutualistici
,
ecc
.
Concepire
cioè
il
partito
di
domani
con
uno
spirito
ben
più
largo
e
generoso
di
quel
che
ieri
non
fosse
,
come
sintesi
federativa
di
tutte
le
forze
che
si
battono
per
la
causa
del
lavoro
sulla
base
di
un
programma
costruttivo
di
lavoro
.
Esso
dovrebbe
aver
riguardo
soprattutto
ai
compiti
immediati
,
ai
fini
conseguibili
in
uno
spazio
ragionevolmente
breve
di
anni
.
Un
solo
punto
dovrebbe
restar
fermo
:
e
cioè
accettazione
nel
fatto
(
sui
libri
si
sbizzarriscano
pure
i
filosofi
della
storia
)
del
metodo
liberale
di
lotta
politica
.
Qui
non
saprebbero
ammettersi
equivoci
o
contraddizioni
.
Non
si
può
organizzare
la
rivoluzione
e
pretendere
contemporaneamente
dagli
avversari
che
si
rassegnino
a
una
graduale
penetrazione
dello
Stato
sino
alla
pacifica
conquista
del
potere
.
Una
riorganizzazione
del
movimento
socialista
italiano
sulle
linee
più
sopra
accennate
-
-
riorganizzazione
che
vive
già
in
potenza
nella
alleanza
delle
sinistre
italiane
nella
lotta
per
la
libertà
e
la
repubblica
del
lavoro
-
-
contribuirebbe
immensamente
a
risolvere
quello
che
sarà
il
più
delicato
problema
del
domani
postfascista
:
assicurare
un
saldo
governo
all
'
Italia
.
Non
c
'
è
dubbio
che
una
delle
cause
del
trionfo
fascista
fu
dovuta
alla
degenerazione
della
vita
parlamentare
,
alla
impossibilità
di
raggruppare
attorno
a
un
programma
costruttivo
un
nucleo
omogeneo
di
forze
.
I
socialisti
,
che
saranno
inevitabilmente
al
centro
del
governo
di
domani
,
dovranno
mettersi
in
grado
di
valorizzare
con
un
programma
realista
e
una
organizzazione
elastica
i
vasti
consensi
che
certamente
avranno
in
larghi
strati
della
popolazione
.
Dico
di
più
:
il
passaggio
alle
responsabilità
di
governo
imporrà
ai
socialisti
di
attenuare
il
troppo
rigido
concetto
di
classe
,
incompatibile
con
un
normale
funzionamento
delle
istituzioni
democratiche
.
I
partiti
,
quando
salgono
al
potere
,
non
debbono
governare
per
sé
,
ma
per
tutti
,
acquistando
un
valore
di
universalità
.
Sulla
base
di
un
programma
di
classe
il
socialismo
in
Italia
né
avrà
una
maggioranza
,
né
avrà
il
potere
.
Esso
dovrà
prepararsi
a
dilatare
il
suo
fronte
a
tutta
quanta
la
classe
lavoratrice
,
e
a
governare
in
nome
di
un
valore
-
-
il
lavoro
-
-
[
che
a
buon
diritto
può
dirsi
interessi
tutti
gli
uomini
,
poi
che
tutti
gli
uomini
,
o
quasi
,
concorrono
,
in
un
modo
o
nell
'
altro
,
all
'
opera
della
produzione
.
Anche
da
questo
punto
di
vista
sarebbe
augurabile
il
sorgere
di
una
nuova
formazione
politica
.
Non
essendo
più
legata
formalmente
al
passato
,
essa
sarebbe
assai
più
sciolta
da
ogni
obbligo
di
coerenza
coi
programmi
e
metodi
antichi
,
e
potrebbe
più
liberamente
elaborare
,
sulla
base
delle
straordinarie
esperienze
del
quindicennio
,
un
programma
rinnovatore
.
]
APPENDICE
I
MIEI
CONTI
COL
MARXISMO
Li
vado
facendo
da
parecchi
anni
sotto
la
scorta
di
molti
nemici
e
carabinieri
dottrinali
,
in
compagnia
di
pochi
eretici
amici
.
Voglio
renderne
conto
qui
prima
di
tutti
a
me
stesso
,
poi
a
quei
miei
compagni
di
destino
che
non
credono
terminate
alle
Alpi
le
frontiere
del
mondo
.
Sarò
chiaro
,
semplice
,
sincero
e
,
poi
che
i
libri
mi
mancano
,
procederò
per
chiaroscuri
senza
i
famosi
«
abiti
professionali
»
e
i
non
meno
famosi
«
sussidi
di
note
»
.
Intanto
,
chi
sono
.
Sono
un
socialista
.
Un
socialista
che
,
malgrado
sia
stato
dichiarato
morto
da
un
pezzo
,
sente
ancora
il
sangue
circolar
nelle
arterie
e
affluire
al
cervello
.
Un
socialista
che
non
si
liquida
né
con
la
critica
dei
vecchi
programmi
,
né
col
ricordo
della
sconfitta
,
né
col
richiamo
alle
responsabilità
del
passato
,
né
con
le
polemiche
sulla
guerra
combattuta
.
Un
socialista
giovane
,
di
una
marca
nuova
e
pericolosa
,
che
ha
studiato
,
sofferto
,
meditato
e
qualcosa
capito
della
storia
italiana
lontana
e
vicina
.
E
precisamente
ha
capito
:
Che
il
socialismo
è
in
primo
luogo
rivoluzione
morale
,
e
in
secondo
luogo
trasformazione
materiale
.
Che
,
come
tale
,
si
attua
sin
da
oggi
nelle
coscienze
dei
migliori
,
senza
bisogno
di
aspettare
il
sole
dell
'
avvenire
.
Che
tra
socialismo
e
marxismo
non
v
'
è
parentela
necessaria
.
Che
anzi
,
ai
giorni
nostri
,
la
filosofia
marxista
minaccia
di
compromettere
la
marcia
socialista
.
Che
socialismo
senza
democrazia
è
come
volere
la
botte
piena
(
uomini
,
non
servi
;
coscienze
,
non
numeri
;
produttori
,
non
prodotti
)
e
la
moglie
ubriaca
(
dittatura
)
.
Che
il
socialismo
,
in
quanto
alfiere
dinamico
della
classe
più
numerosa
,
misera
,
oppressa
,
è
l
'
erede
del
liberalismo
.
Che
la
libertà
,
presupposto
della
vita
morale
così
del
singolo
come
delle
collettività
,
è
il
più
efficace
mezzo
e
l
'
ultimo
fine
del
socialismo
.
Che
la
socializzazione
è
un
mezzo
,
sia
pure
importantissimo
.
Che
lo
spauracchio
della
rivoluzione
sociale
violenta
spaventa
ormai
solo
i
passerotti
e
gli
esercenti
,
e
mena
acqua
al
mulino
reazionario
.
Che
il
socialismo
non
si
decreta
dall
'
alto
,
ma
si
costruisce
tutti
i
giorni
dal
basso
,
nelle
coscienze
,
nei
sindacati
,
nella
cultura
.
Che
ha
bisogno
di
idee
poche
e
chiare
,
di
gente
nuova
,
di
amore
ai
problemi
concreti
.
Che
il
nuovo
movimento
socialista
italiano
non
dovrà
esser
frutto
di
appiccicature
di
partiti
e
partitelli
ormai
sepolti
,
ma
organismo
nuovo
dai
piedi
al
capo
,
sintesi
federativa
di
tutte
le
forze
che
si
battono
per
la
causa
della
libertà
e
del
lavoro
.
Che
è
assurdo
imporre
a
così
gigantesco
moto
di
masse
una
unica
filosofia
,
un
unico
schema
,
una
sola
divisa
intellettuale
.
Il
primo
liberalismo
ha
da
attuarsi
all
'
interno
.
Le
tesi
sono
tredici
.
Il
tredici
porta
fortuna
.
Chi
vivrà
vedrà
.
Saggistica ,
Alla
memoria
di
CESARE
DE
LOLLIS
maestro
di
scienza
e
di
vita
per
acutezza
d
'
indagine
e
libertà
di
spirito
per
amore
intrepido
della
giustizia
e
della
verità
.
I
IL
PROBLEMA
DEL
RISORGIMENTO
Concezione
materiale
e
concezione
spirituale
Che
cosa
si
debba
intendere
per
Risorgimento
italiano
,
e
innanzi
tutto
che
cosa
sia
che
«
ri
sorga
»
;
in
quale
relazione
esso
si
trovi
con
la
storia
europea
moderna
,
di
cui
rappresenta
l
'
equivalente
nella
storia
d
'
Italia
;
se
e
in
quale
misura
esso
sia
di
carattere
politico
o
etico
o
culturale
;
se
esso
sia
una
formazione
puramente
indigena
,
o
presenti
apporti
e
influenze
straniere
,
e
di
che
natura
e
misura
;
quando
abbia
inizio
e
quando
termini
:
sono
tutte
questioni
,
di
cui
talune
sono
state
trattate
con
insistenza
e
risolte
-
-
specie
in
tempi
recenti
-
-
con
asseveranza
dogmatica
non
rispondente
sempre
alla
solidità
della
trattazione
;
ma
non
altrettanto
esaminate
nell
'
insieme
,
sistematicamente
.
In
ciò
è
una
differenza
col
Rinascimento
,
tanto
discusso
negli
ultimi
decenni
precisamente
in
quanto
concetto
d
'
insieme
,
e
su
un
piano
di
storiografia
europea
;
mentre
il
Risorgimento
si
è
seguitato
prevalentemente
a
considerare
come
fatto
di
interesse
quasi
puramente
italiano
.
Checché
si
debba
pensare
,
per
ora
,
di
quest
'
ultimo
punto
,
certo
è
che
il
risorgimento
:
è
per
noi
Italiani
parte
capitale
della
nostra
storia
,
storia
di
ieri
che
proietta
la
sua
ombra
sull
'
oggi
,
librandosi
tra
passato
e
avvenire
.
L
'
interesse
del
tema
appare
già
nelle
valutazioni
contrastanti
delle
forze
varie
che
operarono
nel
Risorgimento
,
dei
procedimenti
di
esse
,
e
fin
dei
risultati
del
Risorgimento
medesimo
.
Negli
apprezzamenti
relativi
si
notano
oscillazioni
giungenti
fino
al
capovolgimento
,
dovute
non
solo
a
contrasti
di
pensiero
e
alternanze
di
indirizzo
storiografico
politico
,
ma
a
condizioni
politiche
contingenti
e
a
calcoli
pratici
.
Accenneremo
a
un
punto
solo
:
la
prevalenza
spiccata
nel
periodo
1870914
dell
'
ortodossia
«
ghibellina
»
,
a
cui
successe
nei
vent
'
anni
fra
le
due
guerre
(
e
in
parte
dura
ancora
)
una
altrettanto
spiccata
tendenza
guelfa
,
o
addirittura
di
ancien
régime
.
V
'
è
una
rappresentazione
ingenua
-
-
largamente
e
inconsciamente
diffusa
-
-
del
Risorgimento
per
cui
esso
si
ridurrebbe
alla
formazione
del
regno
d
'
Italia
,
avvenuta
fra
il
1859
e
il
1861
,
e
completata
nel
1866
e
1870
.
Per
una
tale
rappresentazione
non
ha
senso
parlare
del
Risorgimento
come
di
un
problema
.
Non
esiste
nessuna
problematica
del
Risorgimento
:
non
c
'
è
che
da
snocciolare
la
litania
dei
fatti
per
cui
le
diverse
parti
d
'
Italia
furono
aggregate
al
regno
sabaudo
di
Vittorio
Emanuele
II
.
Si
tratta
di
una
serie
di
avvenimenti
esteriori
:
battaglie
,
occupazioni
militari
,
trattati
,
plebisciti
,
voti
parlamentari
,
decreti
reali
.
Se
questa
rappresentazione
ingenua
si
tenta
,
comunque
,
di
ragionarla
,
essa
si
risolve
in
una
interpretazione
del
Risorgimento
come
un
fatto
puramente
politico
territoriale
statale
;
e
ne
vien
fuori
qualcosa
che
in
sede
filosofica
possiamo
chiamare
positivismo
materialistico
,
in
sede
politica
assolutismo
monarchico
.
È
stata
infatti
sostenuta
,
nel
periodo
fascista
,
la
tesi
che
il
processo
del
Risorgimento
consista
nell
'
assorbimento
dei
diversi
stati
italiani
,
o
regioni
della
penisola
,
da
parte
del
regno
sabaudo
di
Sardegna
,
la
formazione
del
quale
costituirebbe
il
prologo
-
-
l
'
unico
prologo
-
-
della
nuova
Italia
.
Una
simile
tesi
,
mentre
per
un
verso
è
strettamente
abbarbicata
alla
concezione
che
abbiamo
detto
ingenua
,
per
un
altro
viene
essa
medesima
a
superarla
e
negarla
,
in
quanto
è
pur
costretta
ad
affermare
un
'
idea
centrale
,
un
criterio
direttivo
,
interpretativo
,
e
cioè
a
porsi
il
Risorgimento
non
solo
come
fatto
materiale
da
constatare
e
da
accettare
puramente
e
semplicemente
,
ma
come
una
questione
da
discutere
,
un
processo
da
interpretare
.
Il
criterio
interpretativo
sarebbe
appunto
quello
dello
stato
,
come
formazione
e
consistenza
puramente
autoritarie
.
Il
tentativo
,
però
,
di
elevare
la
concezione
ingenua
a
riflessa
,
compiuto
da
quella
che
,
per
comodità
di
linguaggio
,
chiameremo
scuola
sabaudistica
,
fallisce
già
all
'
inizio
,
mostrandoci
l
'
immediato
ricadere
della
tesi
riflessa
sul
piano
dell
'
ingenua
.
Sono
,
infatti
,
d
'
importanza
capitale
la
parte
e
il
modo
di
partecipazione
della
monarchia
sabauda
nel
Risorgimento
;
ma
,
se
questo
si
riassume
nell
'
ampliamento
dello
stato
monarchico
sabaudo
a
regno
d
'
Italia
,
tanto
vale
dire
che
il
Risorgimento
si
riduce
all
'
aggregazione
esteriore
delle
diverse
regioni
italiane
al
Piemonte
,
cioè
al
fatto
materiale
delle
annessioni
:
le
quali
,
allora
,
non
concludono
un
processo
storico
,
non
rappresentano
la
manifestazione
della
volontà
del
paese
ma
si
riducono
a
un
puro
atto
di
impero
.
Si
nega
nel
Risorgimento
l
'
elemento
nazionale
,
popolare
,
spirituale
:
e
nessuna
vera
differenza
esiste
più
tra
la
formazione
dell
'
unità
italiana
e
una
qualsiasi
conquista
straniera
.
Possiamo
dunque
metter
tranquillamente
da
parte
quella
concezione
ingenua
,
che
ci
si
rivela
intrinsecamente
nulla
,
e
rifiutarne
sin
d
'
ora
la
forma
riflessa
,
che
tuttavia
esamineremo
man
mano
nei
suoi
diversi
tratti
;
qui
aggiungiamo
solo
,
per
meglio
far
risaltare
l
'
inconsistenza
della
seconda
forma
,
due
considerazioni
.
La
prima
è
che
la
concezione
territoriale
,
o
sabaudistica
,
è
inetta
a
comprendere
entro
di
sé
tutta
una
serie
di
episodi
indubbiamente
«
risorgimentali
»
.
Se
il
Risorgimento
si
riduce
,
puramente
e
semplicemente
,
alla
formazione
territoriale
del
regno
sabaudo
d
'
Italia
,
che
posto
possono
averci
la
rivoluzione
napoletana
del
1820
o
quella
dell
'
Italia
centrale
del
1831
,
le
quali
mirarono
semplicemente
a
trasformare
la
costituzione
interna
di
taluni
stati
italiani
?
Altrettanto
si
dica
dei
diversi
moti
di
Romagna
fra
il
1840
e
il
1846
,
o
di
quelli
tra
il
1821
e
il
1848
nel
regno
di
Napoli
;
mentre
tutta
l
'
azione
mazziniana
,
unitaria
bensì
,
ma
repubblicana
,
rischierebbe
addirittura
di
figurare
come
«
Anti
risorgimento
»
(
e
tale
figurazione
era
l
'
aspirazione
ultima
,
più
recondita
,
dei
sostenitori
di
quella
teoria
,
uno
dei
quali
ebbe
a
parlare
di
«
lebbra
repubblicana
»
)
.
Che
anzi
,
perfino
una
gran
parte
del
1848
,
con
i
moti
riformistici
immediatamente
precedenti
,
rimarrebbe
fuori
della
soglia
del
Risorgimento
.
L
'
altra
considerazione
è
che
da
quando
il
termine
«
Risorgimento
»
si
è
cominciato
ad
usare
per
un
dato
periodo
della
storia
d
'
Italia
,
e
più
precisamente
per
indicare
i
nuovi
destini
del
nostro
paese
,
esso
non
è
stato
preso
mai
in
senso
puramente
statale
territoriale
.
Da
Bettinelli
a
Carducci
,
da
Alfieri
a
Gioberti
,
dai
patrioti
giacobini
a
Santarosa
,
da
Mazzini
a
Cavour
,
tutti
-
-
sia
che
usassero
il
termine
specifico
,
sia
che
con
altre
parole
esprimessero
il
concetto
-
-
hanno
inteso
per
Risorgimento
d
'
Italia
un
fatto
,
o
meglio
un
processo
,
di
carattere
spirituale
,
una
trasformazione
intima
e
completa
della
vita
italiana
,
una
affermazione
di
autonomia
nazionale
e
individuale
.
Se
mai
,
il
nome
ha
avuto
prima
un
significato
esclusivamente
o
prevalentemente
letterario
culturale
,
per
poi
assurmerne
anche
uno
politico
territoriale
.
Italia
e
Risorgimento
italiano
sono
stati
ambedue
intesi
innanzi
tutto
come
un
fatto
di
coscienza
,
come
atto
spirituale
.
«
Nova
et
vetera
»
E
già
lo
stesso
termine
«
Risorgimento
»
esclude
quel
significato
puramente
territoriale
,
materialistico
sotto
apparenza
politica
(
anche
la
politica
è
atto
dello
spirito
)
.
Ri
sorgimento
significa
qualche
cosa
che
c
'
è
stata
già
,
che
ha
cessato
temporaneamente
di
esserci
e
che
ritorna
ad
esserci
.
Ora
,
uno
stato
italiano
,
prima
del
regno
d
'
Italia
proclamato
nel
1861
,
la
storia
non
lo
conosce
.
La
cosidetta
confederazione
romano
italica
non
merita
questo
nome
,
avendo
essa
consistito
in
una
serie
di
vincoli
bilaterali
fra
Roma
e
i
singoli
popoli
dell
'
Italia
peninsulare
,
anziché
in
una
organizzazione
politica
comune
.
L
'
estensione
del
diritto
di
cittadinanza
romana
a
tutta
l
'
Italia
in
seguito
alla
guerra
sociale
non
portò
-
-
per
essere
il
funzionamento
della
vita
politica
rimasto
essenzialmente
cittadino
-
-
a
una
effettiva
partecipazione
paritaria
e
unitaria
di
tutta
la
popolazione
italiana
alla
vita
statale
:
fra
le
autonomie
municipali
italiche
e
la
politica
centrale
in
Roma
non
vi
fu
alcun
legame
organico
,
costituzionale
.
Con
l
'
istituzione
dell
'
impero
,
e
la
sua
evoluzione
universalistico
assolutistica
,
gli
spunti
per
uno
stato
italiano
rimasero
frustrati
,
e
dallo
stato
cittadino
si
passò
senz
'
altro
a
quello
imperiale
.
L
'
Italia
rimase
nella
sua
totalità
parte
dell
'
impero
romano
(
dipendente
da
Costantinopoli
nell
'
ultimo
periodo
)
fino
all
'
invasione
di
Alboino
,
per
scindersi
poi
in
due
,
Italia
bizantina
e
Italia
longobarda
:
nell
'
una
e
nell
'
altra
il
popolo
italiano
non
partecipa
alla
direzione
politica
,
è
(
come
si
dice
)
oggetto
e
non
soggetto
di
storia
.
Il
regno
d
'
Italia
,
continuazione
di
quello
longobardo
,
fu
subordinato
al
nuovo
impero
d
'
occidente
,
e
non
comprese
mai
in
diritto
-
-
e
tanto
meno
in
fatto
-
-
tutta
l
'
Italia
;
e
per
la
sua
costituzione
politico
sociale
rappresentò
per
qualche
secolo
,
piuttosto
che
uno
stato
italiano
,
una
molteplicità
di
feudatari
stranieri
sovrapposti
alla
popolazione
italiana
.
Il
popolo
italiano
riprese
il
governo
di
se
stesso
con
i
comuni
,
che
però
si
presentano
come
tante
formazioni
autonome
locali
entro
il
sussistente
regno
impero
,
senza
legame
statale
fra
loro
.
Né
il
regime
comunale
,
nella
sua
piena
efficienza
,
si
estese
oltre
l
'
Italia
centrale
:
nettamente
distinto
,
anche
se
strettamente
connesso
per
l
'
attività
politica
,
fu
il
regno
del
Mezzogiorno
,
in
cui
si
succedettero
una
serie
di
dinastie
di
origine
straniera
e
mantenenti
(
eccettuata
la
prima
)
legami
politico
dinastici
e
statali
con
l
'
estero
.
Col
secolo
decimoquinto
si
ha
un
assetto
politico
dell
'
Italia
più
definito
,
con
taluni
grandi
stati
indipendenti
di
fatto
,
anche
se
con
legami
di
sudditanza
formale
(
il
ducato
di
Milano
,
feudo
imperiale
;
il
regno
di
Napoli
,
feudo
della
Chiesa
,
ecc
.
)
:
questi
stati
sono
completamente
autonomi
l
'
uno
rispetto
all
'
altro
,
e
accanto
ad
essi
rimangono
una
quantità
di
stati
più
piccoli
.
Seguirono
dal
principio
del
secolo
XVI
le
dominazioni
straniere
,
le
quali
,
senza
sopprimere
totalmente
la
personalità
dei
precedenti
stati
italiani
,
si
estesero
a
una
parte
considerevole
(
ora
più
ora
meno
grande
)
della
penisola
,
ed
esercitarono
una
preponderanza
sul
serio
.
Queste
dominazioni
straniere
cessano
con
la
costituzione
e
il
completamento
del
regno
d
'
Italia
del
1861
,
il
quale
dunque
rappresenta
,
pur
con
l
'
assorbimento
di
tanti
elementi
storici
,
una
formazione
nuova
.
Invece
,
quanti
in
Italia
,
dalla
fine
del
Settecento
in
poi
,
sperarono
,
invocarono
,
preconizzarono
il
Risorgimento
,
tutti
,
anche
se
in
diverso
modo
e
misura
,
dettero
importanza
a
quella
particella
«
ri
»
;
tutti
,
anelando
al
futuro
,
guardarono
indietro
al
passato
;
tutti
ricercarono
nella
storia
d
'
Italia
fatti
,
istituti
,
uomini
che
fossero
esempio
,
incoraggiamento
,
monito
,
preparazione
.
Tutti
hanno
mirato
a
riprendere
un
'
opera
imperfetta
,
a
riattaccare
fili
interrotti
:
chi
ha
invocato
(
Mazzini
)
una
terza
Roma
;
chi
ha
mostrato
(
Balbo
)
come
trama
unitaria
della
storia
italiana
l
'
indipendenza
ottenuta
,
perduta
,
riacquistata
,
perduta
ancora
,
e
che
bisognava
tornar
a
ricuperare
definitivamente
;
chi
ha
parlato
(
Gioberti
)
di
un
primato
storico
italiano
da
rivendicare
e
reintegrare
;
e
se
non
un
primato
,
almeno
una
condizione
onorevole
dell
'
Italia
,
pari
a
quella
delle
maggiori
nazioni
europee
.
Che
in
queste
concezioni
diverse
del
Risorgimento
ci
fossero
esagerazioni
,
confusioni
,
illusioni
;
che
,
alla
prova
dei
fatti
,
l
'
una
o
l
'
altra
parte
di
esse
sia
risultata
manchevole
,
non
è
dubbio
,
e
avremo
occasione
di
vederlo
.
Ma
non
sembra
possibile
gettar
via
-
-
come
dicono
i
Tedeschi
-
-
«
col
bagno
il
bambino
»
:
e
cioè
rifiutare
,
per
gli
errori
parziali
,
il
nucleo
di
verità
ad
esse
concezioni
comune
.
Il
quale
era
,
che
per
il
popolo
italiano
non
si
trattasse
di
un
cominciamento
assoluto
,
ma
di
un
ricominciamento
,
poiché
esso
popolo
aveva
dietro
a
sé
una
lunga
e
grande
storia
.
Che
questa
convinzione
sia
stata
una
forza
operante
del
Risorgimento
,
è
indubbio
;
e
se
anche
si
volesse
chiamarla
mito
,
converrebbe
ugualmente
tenerne
conto
appunto
perché
il
Risorgimento
non
è
puro
fatto
esteriore
,
ma
creazione
spirituale
.
Sarebbe
sempre
la
storia
passata
d
'
Italia
,
che
,
attraverso
l
'
interpretazione
«
mitica
»
,
avrebbe
agito
a
preparare
la
futura
.
Non
sembra
quindi
accettabile
una
interpretazione
del
Risorgimento
puramente
«
modernistica
»
,
la
quale
consideri
il
processo
di
questo
e
il
suo
risultato
-
-
l
'
Italia
nuova
e
una
-
-
come
la
fondazione
di
qualche
cosa
che
prima
non
c
'
era
stata
mai
,
in
alcun
modo
.
In
altri
termini
:
la
storia
d
'
Italia
non
comincia
col
Risorgimento
;
il
Risorgimento
bensì
è
un
periodo
capitale
di
questa
storia
.
La
concezione
modernistica
estrema
sarebbe
verità
inconfutabile
(
per
quel
che
si
è
detto
già
)
solo
se
del
Risorgimento
si
accettasse
il
concetto
puramente
politico
territoriale
.
Prima
della
costituzione
dello
stato
italiano
unitario
esisteva
da
secoli
un
popolo
italiano
.
La
molteplicità
politica
ineliminabile
dell
'
Italia
medievale
non
significa
che
non
esistesse
in
quel
tempo
l
'
idea
e
la
realtà
di
una
nazione
italiana
,
poiché
non
deve
confondersi
il
concetto
di
nazione
con
quello
di
Stato
,
tanto
meno
di
stato
unitario
del
tipo
moderno
.
I
nuclei
di
vita
politica
costituiti
dalle
città
italiane
non
erano
estranei
tra
loro
come
lo
sono
stati
di
nazioni
diverse
.
Dal
confronto
tra
le
relazioni
dei
comuni
italiani
,
sia
pure
in
guerra
tra
loro
,
e
quelle
di
Francia
e
Inghilterra
,
di
Francia
e
Germania
nello
stesso
periodo
storico
,
la
realtà
di
una
storia
(
anche
politica
)
d
'
Italia
balza
irresistibile
.
Non
solo
i
comuni
italiani
sapevano
perfettamente
di
appartenere
a
una
stessa
nazione
;
non
solo
al
di
là
della
vita
politica
interna
specifica
ad
ogni
comune
,
al
di
là
delle
lotte
fra
i
comuni
,
c
'
era
l
'
unità
del
sangue
,
della
lingua
,
della
coltura
,
della
vita
familiare
,
economica
,
religiosa
;
ma
vi
erano
anche
problemi
politici
identici
nelle
diverse
città
le
cui
soluzioni
o
tentativi
di
soluzione
si
intrecciavano
strettamente
dall
'
una
all
'
altra
:
istituti
comunali
e
loro
svolgimento
e
trasformazione
,
relazioni
fra
le
diverse
classi
politico
sociali
,
posizioni
rispetto
all
'
Impero
e
alla
Chiesa
.
La
vita
politica
nell
'
Italia
settentrionale
e
centrale
presenta
dappertutto
la
stessa
fisionomia
,
e
relazioni
dirette
si
stringono
nel
campo
politico
,
non
solo
da
città
a
città
,
ma
da
regione
a
regione
:
gli
avvenimenti
della
Lombardia
hanno
le
loro
ripercussioni
in
Toscana
,
quelli
del
Veneto
in
Piemonte
o
nella
Liguria
;
il
regno
di
Sicilia
è
strettissimamente
associato
ai
destini
del
resto
d
'
Italia
.
Le
grandi
città
marittime
,
nonostante
il
loro
sviluppo
autonomo
nei
mari
anche
lontani
dall
'
Italia
,
sono
strettamente
interessate
agli
avvenimenti
della
penisola
,
e
vi
prendono
spesso
parte
diretta
.
È
un
tessuto
fittissimo
di
relazioni
che
rende
assolutamente
impossibile
fare
la
storia
di
una
grande
città
italiana
del
tempo
,
o
anche
di
una
regione
,
senza
trattare
contemporaneamente
quella
di
tutte
le
altre
.
E
tanto
più
ciò
vale
per
il
periodo
delle
signorie
e
dei
principati
,
quando
pochi
stati
maggiori
reggono
,
nella
collaborazione
o
nel
contrasto
delle
loro
politiche
intrecciate
perpetuamente
l
'
una
all
'
altra
,
i
destini
di
tutta
l
'
Italia
.
Quando
passiamo
al
periodo
delle
dominazioni
straniere
,
quel
filo
unitario
non
s
'
interrompe
,
anzi
si
fa
più
solido
,
sebbene
il
popolo
italiano
perda
il
governo
di
se
stesso
.
Se
,
cioè
,
è
lecito
parlare
di
storia
d
'
Italia
(
e
non
solo
di
Milano
,
Firenze
o
Napoli
)
al
tempo
dei
comuni
,
delle
signorie
e
dei
principati
,
a
più
forte
ragione
si
può
parlarne
nel
periodo
delle
dominazioni
straniere
.
È
proprio
allora
che
l
'
Italia
,
come
un
tutto
politico
,
prende
più
visibilmente
corpo
,
e
incomincia
a
porsi
nella
storia
d
'
Europa
quel
problema
unitario
italiano
che
per
adesso
è
trattato
dalle
potenze
straniere
,
e
che
sarà
poi
sciolto
dal
popolo
italiano
nel
Risorgimento
.
Nel
Seicento
si
perorò
e
si
discusse
,
in
prosa
e
in
versi
,
intorno
alle
sorti
comuni
d
'
Italia
come
non
mai
per
l
'
addietro
.
Chi
-
-
è
il
caso
più
frequente
-
-
pensa
per
lei
a
una
confederazione
di
principi
,
e
chi
abbozza
già
l
'
idea
(
che
allora
appariva
utopistica
)
della
sua
riunione
sotto
il
governo
di
un
solo
.
Chi
avversa
la
preponderanza
spagnuola
,
e
vorrebbe
equilibrarla
con
l
'
intervento
francese
;
chi
invece
ritiene
che
quella
preponderanza
assicuri
la
tranquillità
e
la
concordia
italiane
;
chi
,
più
generoso
,
vorrebbe
fare
a
meno
di
tutti
gli
stranieri
.
Ma
quel
che
è
comune
a
tutti
-
-
alla
letteratura
politica
del
tempo
di
Carlo
Emanuele
I
come
a
quella
del
tempo
di
Luigi
XIV
,
a
Girolamo
Muzio
,
propugnatore
di
una
confederazione
italica
nella
seconda
metà
del
Cinquecento
,
come
a
Vittorio
Siri
,
che
verso
la
metà
del
Seicento
sosteneva
la
necessità
di
un
'
occupazione
francese
in
Italia
per
l
'
equilibrio
-
-
è
la
considerazione
dell
'
Italia
come
unità
totalità
politica
,
con
interessi
e
destini
comuni
,
a
cui
occorre
provvedere
secondo
un
'
idea
direttiva
unica
,
un
piano
politico
unitario
.
Pure
tutto
questo
,
da
solo
,
potrebbe
non
rappresentare
altro
che
ideologia
politica
,
o
anzi
letteratura
retorica
,
simile
a
quella
dell
'
anonimo
«
gentiluomo
italiano
»
che
nei
primi
del
Seicento
parlava
di
un
'
Italia
«
vera
e
legittima
signora
del
mondo
»
.
Se
,
però
,
questa
pubblicistica
politica
la
si
mette
in
relazione
con
gli
avvenimenti
reali
,
allora
essa
assume
altro
aspetto
.
Precisamente
le
invasioni
straniere
,
cominciate
con
Carlo
VIII
,
contribuirono
a
porre
in
termini
concreti
la
questione
d
'
Italia
,
come
entità
politica
unitaria
.
Quelle
che
furono
da
principio
gare
per
il
possesso
di
questa
o
quella
parte
isolata
d
'
Italia
(
ducato
di
Milano
,
regno
di
Napoli
)
si
trasformarono
ben
presto
in
contese
per
la
preponderanza
in
Italia
,
e
quindi
per
un
assetto
generale
della
penisola
italiana
.
Grande
portata
ebbe
la
riunione
avvenuta
sotto
un
solo
dominio
-
-
e
durata
fino
al
1734
-
-
del
Milanese
e
del
Napoletano
,
cioè
del
Nord
e
del
Sud
d
'
Italia
.
Per
trovare
qualcosa
di
simile
bisogna
risalire
indietro
fino
ai
Longobardi
e
ai
Goti
,
perché
neanche
Federico
II
(
alto
signore
in
Lombardia
,
non
dominatore
diretto
)
ci
offre
nulla
di
equivalente
.
La
riunione
di
Nord
e
Sud
sotto
Spagna
e
poi
sotto
Austria
era
evidentemente
una
grande
iattura
per
l
'
indipendenza
italiana
;
ma
rafforzava
l
'
unificazione
politica
della
penisola
.
Questione
dell
'
indipendenza
e
questione
dell
'
unità
coincidono
nella
loro
soluzione
finale
,
ma
non
nei
loro
svolgimenti
.
E
del
resto
la
riunione
di
Milano
e
di
Napoli
sotto
la
stessa
dominazione
straniera
portava
ad
associare
anche
gli
sforzi
indirizzati
a
liberare
da
quella
le
due
regioni
.
I
duchi
di
Savoia
aspiravano
alla
Lombardia
;
ed
era
pure
un
Savoia
il
principe
Tommaso
,
che
si
progettò
da
parte
francese
di
mandare
nel
Napoletano
,
e
che
anzi
,
sotto
Mazarino
,
avviò
l
'
impresa
attaccando
lo
Stato
dei
presidî
.
Alcuni
anni
prima
,
al
tempo
di
Vittorio
Amedeo
I
,
di
cui
Tommaso
era
fratello
,
fu
ordita
una
congiura
che
avrebbe
dovuto
dare
al
duca
il
regno
di
Napoli
,
passando
il
Piemonte
all
'
altro
fratello
,
il
cardinal
Maurizio
,
e
il
Milanese
al
duca
di
Mantova
.
Ogni
piano
di
cacciata
degli
Spagnuoli
importava
necessariamente
un
riordinamento
generale
d
'
Italia
,
cioè
la
posizione
del
problema
politico
unitario
italiano
.
Ma
se
non
è
accettabile
una
interpretazione
modernistica
estrema
del
Risorgimento
-
-
che
del
resto
non
mi
sembra
sia
stata
sostenuta
espressamente
da
nessuno
,
poiché
l
'
opposizione
alla
«
unità
della
storia
d
'
Italia
»
ha
diverso
significato
,
-
-
ancor
meno
accettabile
sarebbe
una
interpretazione
puramente
«
passatistica
»
.
Sarebbe
assurdo
cioè
considerare
il
Risorgimento
come
pura
e
semplice
continuazione
della
precedente
storia
italiana
,
come
processo
puramente
di
evoluzione
interna
,
privo
di
rivoluzione
,
come
un
fatto
puramente
autoctono
,
indipendente
nella
sua
trama
essenziale
della
storia
generale
europea
.
V
'
è
il
ricominciamento
,
v
'
è
il
riattacco
al
passato
;
ma
v
'
è
,
altrettanto
e
più
,
l
'
elemento
nuovo
sovvertitore
,
l
'
inquadramento
nella
nuova
realtà
europea
,
formatasi
dopo
il
Rinascimento
in
massima
parte
indipendentemente
dall
'
Italia
.
Nova
et
vetera
:
l
'
Italia
del
Risorgimento
,
mentre
fa
appello
alle
tradizioni
paesane
,
mentre
aspira
a
tornar
degna
della
grandezza
passata
,
ha
perfetta
coscienza
che
appelli
e
aspirazioni
debbono
avere
per
ultimo
scopo
di
ricongiungerla
e
riportarla
alla
pari
con
l
'
Europa
,
andata
avanti
per
conto
suo
.
Anche
qui
la
pubblicistica
del
Risorgimento
è
concorde
;
i
moderati
gareggiano
con
i
radicali
,
gli
economisti
con
i
politici
.
Gli
uni
parlano
(
Balbo
)
del
governo
rappresentativo
di
tipo
inglese
da
introdurre
in
Italia
senza
vane
preoccupazioni
di
originalità
;
gli
altri
constatano
(
Ferrari
)
che
il
«
risorgimento
»
dall
'
Italia
era
passato
alla
Germania
con
la
Riforma
e
alla
Francia
con
la
Rivoluzione
,
e
ora
si
trattava
di
farlo
tornare
in
Italia
;
altri
ancora
insistono
sulla
inferiorità
della
coltura
o
della
vita
economica
in
Italia
rispetto
ad
altri
paesi
europei
.
Non
fa
eccezione
l
'
italianissimo
Mazzini
;
poiché
il
suo
ideale
di
un
'
Italia
protagonista
,
conduttrice
dell
'
Europa
,
nazione
apostolo
,
nazione
Cristo
,
presuppone
la
piena
accettazione
e
assimilazione
da
parte
di
essa
Italia
di
tutto
il
precedente
progresso
europeo
,
conclusosi
nella
rivoluzione
francese
.
Ogni
periodo
successivo
dell
'
umanità
per
il
Mazzini
deve
mantenere
i
valori
del
periodo
antecedente
aggiungendovi
i
nuovi
:
«
nella
serie
delle
sintesi
,
l
'
ultima
deve
necessariamente
comprendere
tutti
i
termini
delle
anteriori
più
in
proprio
;
quindi
la
sintesi
unitaria
non
può
rigettare
i
termini
conquistati
dalle
sintesi
anteriori
di
libertà
ed
eguaglianza
»
.
Bensì
il
suo
prepotente
idealismo
,
la
sua
lungimiranza
eroica
non
gli
facevano
scorgere
interamente
la
portata
e
la
difficoltà
di
questa
inclusione
delle
conquiste
precedenti
nelle
successive
,
e
lo
inducevano
a
bruciare
le
tappe
.
Del
resto
,
egli
si
spingeva
nel
suo
universalismo
fino
a
considerare
l
'
idea
della
patria
nazionale
come
stadio
transitorio
accettato
realisticamente
,
che
doveva
sboccare
in
una
organizzazione
unica
dell
'
umanità
.
Italia
vecchia
ed
Europa
nuova
La
tesi
modernistica
estrema
possiamo
chiamarla
europeista
pura
;
quella
«
passatistica
»
,
nazionalista
.
Unilaterali
ambedue
,
ma
più
sbagliata
e
pericolosa
per
fraintendimenti
la
seconda
.
La
tesi
europeista
pura
non
sopprime
i
dati
reali
del
Risorgimento
,
non
sfigura
il
processo
effettivo
di
questo
;
solo
impedisce
la
visione
completa
degli
uni
e
dell
'
altro
.
La
tesi
nazionalistica
,
invece
,
mentre
pretende
ricondurre
tutto
a
un
processo
autoctono
,
ignora
o
falsifica
quella
stessa
storia
dell
'
Italia
prerisorgimentale
che
dovrebbe
essere
la
sua
più
salda
base
.
Poiché
è
proprio
dalla
considerazione
della
continuità
fra
Italia
prerisorgimentale
e
risorgimentale
che
balza
fuori
l
'
ispirazione
europea
,
l
'
esigenza
europea
a
cui
il
Risorgimento
risponde
.
Questo
riprende
il
filo
della
storia
italiana
precisamente
in
quanto
riconduce
l
'
Italia
nel
cerchio
della
civiltà
europea
,
sulla
linea
del
progresso
europeo
da
cui
si
era
appartata
,
abbandonando
le
tradizioni
di
libertà
e
universalità
di
pensiero
che
avevano
formato
la
sua
grandezza
autentica
:
e
così
,
la
più
vera
italianità
fa
tutt
'
uno
con
questo
spirito
europeo
.
Le
stesse
formulazioni
estreme
del
Gioberti
(
«
primato
»
)
e
del
Mazzini
(
«
missione
»
)
non
sono
se
non
manifestazioni
o
trasformazioni
-
-
e
sia
pure
parziali
travisamenti
-
-
di
questa
esigenza
europea
che
si
impone
all
'
Italia
.
Lasciando
ora
da
parte
i
periodi
preromano
e
romano
-
-
che
può
discutersi
se
appartengano
alla
preistoria
o
alla
storia
d
'
Italia
:
noi
pensiamo
che
almeno
al
tempo
della
guerra
sociale
riluca
un
'
alba
di
storia
italiana
-
-
la
vita
del
nostro
popolo
prende
forma
definita
,
uscendo
dalla
mescolanza
romano
barbarico
cristiana
e
dallo
sminuzzamento
feudale
,
nel
secolo
duodecimo
,
e
cioè
nell
'
età
comunale
e
per
opera
dei
comuni
,
ai
quali
risponde
,
e
contraddice
a
un
tempo
,
la
formazione
(
non
a
caso
contemporanea
)
del
regno
di
Sicilia
.
Dalla
fine
del
secolo
undecimo
al
principio
del
decimosesto
è
il
grande
periodo
della
storia
italiana
,
quello
in
cui
tutte
le
nostre
energie
economiche
,
politiche
,
culturali
,
morali
,
religiose
hanno
pieno
e
armonico
sviluppo
,
in
cui
il
tenor
di
vita
si
eleva
e
si
raffina
,
le
forme
statali
si
complicano
e
si
perfezionano
,
letteratura
,
arte
,
scienza
fioriscono
;
e
tanta
pienezza
di
civiltà
innalza
l
'
Italia
a
un
livello
superiore
a
quello
delle
altre
nazioni
europee
.
È
il
periodo
che
il
Bettinelli
chiamò
Risorgimento
,
e
che
poi
si
disse
Rinascimento
;
il
secondo
termine
,
però
,
fu
applicato
più
propriamente
al
Quattro
e
Cinquecento
,
che
presentano
taluni
caratteri
distintivi
rispetto
ai
tre
secoli
anteriori
.
Non
occorre
qui
inoltrarci
nelle
discussioni
recenti
sui
rapporti
fra
i
due
periodi
,
discussioni
che
fanno
tutt
'
uno
con
quella
sul
rapporto
di
opposizione
e
di
continuità
fra
medioevo
e
Rinascimento
;
quel
che
importa
a
noi
qui
è
di
segnare
nettamente
questo
periodo
di
circa
quattro
secoli
e
mezzo
che
dal
nostro
punto
di
vista
possiamo
e
dobbiamo
considerare
unitario
,
e
che
è
quello
del
pieno
sviluppo
della
vita
italiana
:
il
periodo
che
in
politica
va
dalla
fioritura
dei
comuni
alla
«
bilancia
»
dei
principati
;
nel
pensiero
,
dalla
prima
scolastica
di
Anselmo
d
'
Aosta
a
Ficino
e
a
Pico
attraverso
san
Tommaso
d
'
Aquino
e
san
Bonaventura
:
in
letteratura
,
dal
Cantico
delle
creature
all
'
Orlando
Furioso
passando
per
la
Divina
Commedia
e
il
Decamerone
;
nell
'
arte
,
dall
'
Antelami
,
per
i
Pisano
,
Giotto
e
i
quattrocentisti
fiorentini
,
a
Michelangelo
.
Fioritura
di
vita
superba
,
integrale
e
ininterrotta
,
di
fronte
a
cui
conviene
solo
rilevare
-
-
cosa
essenziale
per
il
nostro
proposito
-
-
che
nella
prima
parte
di
questo
periodo
più
che
quadrisecolare
lo
svolgimento
della
civiltà
italiana
rimane
ancora
sostanzialmente
racchiuso
entro
i
confini
della
nazione
,
mentre
nel
secondo
trabocca
al
di
fuori
,
e
l
'
Italia
diviene
maestra
all
'
Europa
.
Ma
sino
alla
fine
del
periodo
la
storia
italiana
,
pur
collegata
al
resto
d
'
Europa
,
ha
carattere
autonomo
;
gli
stati
italiani
sono
indipendenti
,
il
popolo
italiano
è
soggetto
,
non
oggetto
,
di
storia
,
ha
in
mano
il
governo
dei
propri
destini
.
Alla
fioritura
e
alla
preponderanza
culturale
risponde
la
personalità
politica
autonoma
della
nazione
,
anche
se
appare
una
superiorità
del
momento
culturale
spirituale
su
quello
politico
territoriale
.
Tutto
cambia
nel
corso
del
secolo
XVI
,
il
secolo
della
grande
crisi
italiana
,
il
secolo
del
trapasso
dagli
splendori
del
Rinascimento
alle
tristezze
e
bassure
del
Seicento
.
Con
la
fine
del
Rinascimento
e
con
la
maturazione
della
Controriforma
la
coltura
italiana
perde
la
posizione
di
predominio
tenuta
per
circa
due
secoli
in
Europa
.
Nei
paesi
transalpini
,
e
specialmente
in
quelli
dell
'
Europa
occidentale
,
le
nuove
colture
,
sorte
sul
suolo
nazionale
smosso
e
fecondato
dalla
civiltà
del
Rinascimento
italiano
,
si
sviluppano
adesso
autonome
e
rigogliose
,
e
a
poco
a
poco
,
in
un
rovesciamento
di
parti
,
acquistano
influenza
preponderante
sulla
coltura
italiana
.
Soprattutto
nel
campo
del
pensiero
filosofico
scientifico
lo
spostamento
è
radicale
.
Il
periodo
della
Controriforma
fuori
d
'
Italia
presenta
elementi
positivi
e
negativi
in
contrasto
,
con
prevalenza
dei
primi
soprattutto
nei
due
grandi
paesi
occidentali
,
Francia
e
Inghilterra
.
Le
lotte
politico
religiose
tengono
vivi
e
pungolano
gli
spiriti
.
Da
noi
,
quiete
di
ristagno
:
la
doppia
cappa
di
Impero
e
Chiesa
grava
sulla
penisola
.
La
prigionia
del
Campanella
,
il
rogo
del
Bruno
,
la
condanna
di
Galileo
segnano
lo
spegnersi
di
una
speculazione
indipendente
in
Italia
.
Il
nostro
paese
non
solo
perde
il
primato
intellettuale
,
ma
esce
dal
circuito
della
coltura
produttiva
europea
e
si
racchiude
nell
'
erudizione
pura
e
nelle
logomachie
scolastiche
.
Il
pensiero
moderno
vive
e
si
svolge
al
di
fuori
.
La
filosofia
moderna
prende
le
mosse
da
Descartes
,
e
quando
in
Italia
,
verso
la
fine
del
Seicento
,
si
ebbe
una
prima
ripresa
di
vita
culturale
,
questa
nel
campo
filosofico
e
scientifico
si
svolse
in
gran
parte
sotto
l
'
influenza
del
cartesianesimo
,
mentre
anche
in
quello
dell
'
erudizione
altri
stranieri
furono
maestri
,
specialmente
i
Benedettini
della
congregazione
francese
di
San
Mauro
(
Mabillon
)
.
All
'
influenza
di
Cartesio
successe
quella
di
Newton
;
e
mentre
nell
'
erudizione
e
nella
ricerca
storica
già
ai
primi
del
Settecento
l
'
Italia
ha
maestri
suoi
,
nel
mondo
del
pensiero
il
filosofismo
inglese
e
il
francese
tengono
lo
scettro
.
Questo
nell
'
ordine
della
coltura
:
in
quello
politico
non
occorre
spendere
parola
a
mostrare
l
'
abbassamento
intervenuto
.
Perduta
l
'
indipendenza
nazionale
nella
tragedia
del
primo
trentennio
del
Cinquecento
,
l
'
Italia
è
bensì
più
che
mai
(
come
accennammo
già
)
al
centro
della
politica
europea
,
ma
in
quanto
materia
di
contrasto
per
la
preponderanza
fra
le
grandi
potenze
,
che
ne
decidono
i
destini
.
Anche
le
forme
politiche
nuove
-
-
monarchia
assoluta
parificatrice
e
accentratrice
,
monarchia
costituzionale
parlamentare
-
-
si
svolgono
fuori
d
'
Italia
.
Spuntano
ogni
tanto
nella
storiografia
italiana
contemporanea
velleità
di
rivalutazioni
della
Controriforma
e
del
Seicento
italiani
:
ora
nel
campo
dell
'
arte
,
accentuando
l
'
elemento
positivo
del
barocco
,
esaltandone
in
blocco
i
rappresentanti
,
scoprendo
ogni
tanto
genî
ignorati
;
ora
in
quello
della
politica
,
ricantando
le
doti
,
per
l
'
ennesima
volta
,
di
Carlo
Emanuele
I
«
campione
dell
'
indipendenza
italiana
»
,
o
presentando
il
principato
mediceo
come
precursore
dello
stato
moderno
,
o
facendo
l
'
apologia
del
dominio
spagnuolo
(
apologia
che
si
riduce
in
sostanza
a
mostrare
che
il
diavolo
non
era
tanto
brutto
quanto
si
dipinge
)
;
ora
-
-
ed
è
il
caso
più
frequente
-
-
in
quello
religioso
,
esaltando
il
merito
dell
'
Inquisizione
romana
di
aver
mantenuto
l
'
unità
religiosa
d
'
Italia
e
di
averla
preservata
dall
'
eresia
,
senza
far
distinzione
,
ovvia
e
fondamentale
,
fra
unità
religiosa
spontanea
,
vivente
,
e
uniformità
imposta
dall
'
esterno
,
senza
neanche
domandarsi
quali
risultati
profondi
la
Controriforma
italiana
abbia
avuto
per
la
vita
dello
spirito
,
e
cioè
per
la
stessa
coscienza
religiosa
,
e
senza
fare
il
confronto
con
il
diverso
stato
di
cose
,
con
la
vitalità
ben
più
ricca
e
intima
che
mostra
la
vita
religiosa
nella
Francia
,
pur
cattolica
,
dello
stesso
periodo
.
Ma
in
queste
apologie
controriformistiche
si
tratta
,
appunto
,
di
semplici
velleità
,
che
si
spengono
contro
l
'
evidente
realtà
d
'
insieme
della
decadenza
spirituale
,
politica
,
economica
d
'
Italia
in
quel
periodo
;
realtà
illuminata
in
tutta
la
sua
imponenza
dal
doppio
confronto
,
con
lo
stato
precedente
d
'
Italia
e
con
quello
contemporaneo
delle
altre
nazioni
europee
.
Rimane
inconcusso
e
incontrovertibile
il
fatto
che
la
linea
della
vita
italiana
,
ascendente
dal
1110
al
1300
,
mantenutasi
poi
ad
un
alto
livello
,
ma
non
senza
discese
parziali
,
fino
al
principio
del
secolo
XVI
,
scende
precipitosamente
dopo
il
1530
sino
alla
fine
del
secolo
,
per
rimanere
nella
bassura
durante
tutto
il
secolo
seguente
.
Nell
'
ordine
politico
è
inutile
discutere
sull
'
opera
più
o
meno
saggia
dell
'
uno
o
dell
'
altro
sovrano
,
accentuare
enfaticamente
i
contrasti
che
i
principi
sabaudi
hanno
avuto
con
i
dominatori
stranieri
d
'
Italia
,
gonfiare
le
voci
d
'
indipendenza
italiana
nel
Seicento
.
Quel
che
conta
è
la
mancanza
di
partecipazione
,
in
quei
contrasti
,
in
quelle
voci
,
e
in
generale
in
tutta
la
vita
politica
del
popolo
-
-
intendendo
per
popolo
anche
le
classi
elevate
,
-
-
e
la
conseguente
indifferenza
,
diseducazione
,
cristallizzazione
e
depauperamento
dei
ceti
dirigenti
,
con
il
fatto
dominante
della
la
soggezione
al
dominio
straniero
.
Nel
campo
culturale
,
una
produzione
erudita
abbondante
e
varia
,
e
lampi
fuggevoli
di
personalità
,
non
riparano
all
'
assenza
di
una
vita
vera
di
pensiero
.
In
quello
religioso
,
il
valore
individualmente
e
socialmente
apprezzabile
della
credenza
sinceramente
professata
,
del
costume
morale
osservato
,
o
almeno
riconosciuto
,
non
può
celare
l
'
aduggiamento
delle
formule
ripetute
passivamente
,
l
'
esaurimento
dell
'
impulso
intimo
irraggiato
nei
secoli
precedenti
dalla
religione
nella
vita
quotidiana
per
trasformarla
ed
elevarla
.
Il
tratto
comune
è
l
'
abbassamento
del
tono
vitale
,
la
dissociazione
fra
i
diversi
elementi
della
vita
nazionale
,
dissociazione
per
cui
la
politica
si
riduce
a
ragion
di
stato
,
la
coltura
a
erudizione
professionale
o
capriccio
di
virtuosi
,
la
religione
a
osservanza
formale
dei
riti
tradizionali
e
obbligatorî
.
Per
un
secolo
e
mezzo
,
nelle
tre
grandi
nazioni
sorelle
dell
'
italiana
-
-
Francia
,
Inghilterra
,
Germania
-
-
uscite
com
'
essa
dalla
elaborazione
e
trasformazione
dell
'
individualismo
e
universalismo
medievali
,
evoluzione
politica
,
economica
,
culturale
,
e
trasformazione
e
lotte
religiose
procedono
di
pari
passo
;
e
l
'
elemento
religioso
è
anzi
quello
dominatore
e
unificatore
,
tanto
che
anche
i
manualetti
storici
hanno
tutti
il
loro
bravo
periodo
de
«
le
guerre
di
religione
»
.
E
dopo
queste
guerre
,
dopo
la
pace
di
Vestfalia
,
la
rivoluzione
inglese
e
il
ritiro
dell
'
editto
di
Nantes
,
il
problema
religioso
permane
,
sotto
altre
forme
,
alla
ribalta
:
giansenismo
e
gesuitismo
in
Francia
,
deismo
e
razionalismo
(
il
così
detto
Illuminismo
)
in
Inghilterra
,
Francia
e
,
in
grado
minore
,
in
Germania
.
Il
consolidamento
definitivo
del
protestantesimo
in
Germania
di
fronte
alla
Controriforma
e
l
'
avviamento
alla
libertà
religiosa
fanno
tutt
'
uno
con
lo
sgretolamento
del
Sacro
Romano
Impero
e
lo
sviluppo
degli
stati
tedeschi
,
dalla
cui
unione
dovrà
poi
sorgere
l
'
unità
nazionale
germanica
.
In
Francia
la
riduzione
del
protestantesimo
in
limiti
ristrettissimi
,
l
'
instaurazione
ufficiale
delle
«
libertà
gallicane
»
e
la
repressione
del
giansenismo
sono
strettamente
connesse
con
l
'
onnipotenza
regia
e
l
'
accentramento
statale
preparanti
,
per
reazione
e
derivazione
a
un
tempo
,
il
filosofismo
e
la
rivoluzione
.
Pascal
e
Bossuet
,
principi
della
prosa
francese
,
sono
altresì
maestri
di
morale
e
di
teologia
,
come
mutatis
mutandis
si
potrà
dire
più
tardi
di
Voltaire
e
Rousseau
.
E
in
Inghilterra
l
'
unità
fra
lo
sviluppo
costituzionale
e
sociale
e
le
guerre
religiose
,
il
nesso
fra
queste
e
la
posteriore
filosofia
di
Locke
e
del
deismo
sono
ancora
più
evidenti
.
Con
formula
sintetica
diciamo
che
nella
Francia
,
Inghilterra
,
Germania
moderne
(
e
specialmente
nelle
due
prime
)
regna
fra
i
vari
aspetti
della
vita
,
o
fra
le
varie
attività
dello
spirito
,
una
profonda
unità
morale
.
Questa
unità
morale
anche
l
'
Italia
l
'
aveva
conosciuta
.
Nel
Due
e
Trecento
,
arte
e
pensiero
,
vita
politica
e
religiosa
s
'
intrecciano
in
Italia
in
un
fascio
potente
di
sentimenti
e
di
energie
.
La
Divina
Commedia
è
,
tutt
'
insieme
,
la
suprema
espressione
artistica
del
giovane
popolo
italiano
,
lo
specchio
delle
discussioni
e
delle
lotte
politiche
del
tempo
,
l
'
enciclopedia
scientifica
e
religiosa
del
medioevo
italiano
maturo
.
Giotto
non
dipinge
per
sé
,
né
per
una
conventicola
o
una
clientela
particolare
,
ma
per
tutto
un
popolo
,
a
cui
ammaestramento
e
conforto
rappresenta
accanto
ai
fatti
di
Cristo
quelli
del
suo
grande
imitatore
,
eroe
religioso
del
popolo
italiano
.
Nel
Quattrocento
l
'
unità
incomincia
ad
allentarsi
:
i
dotti
del
Rinascimento
sono
ben
più
lontani
dal
popolo
di
quel
che
non
fossero
Dante
o
san
Bonaventura
;
nella
letteratura
e
nell
'
arte
s
'
inizia
una
tendenza
estetizzante
.
Poi
,
l
'
unità
,
si
scinde
nettamente
.
I
grandi
artisti
del
Cinquecento
vivono
nell
'
Italia
invasa
e
straziata
,
passante
di
mano
in
mano
,
assistono
all
'
agonia
e
alla
morte
dell
'
indipendenza
nazionale
,
alla
condanna
di
Lutero
e
al
concilio
di
Trento
,
senza
che
nel
loro
mondo
di
linee
e
di
colori
si
rispecchi
la
realtà
circostante
.
Nella
suprema
crisi
politica
e
morale
d
'
Italia
,
la
maggiore
opera
di
poesia
non
è
che
un
lungo
divertimento
,
una
grande
,
geniale
risata
.
Michelangelo
risente
in
sé
tutti
i
contrasti
e
i
dolori
dell
'
età
sua
,
ma
non
ne
esprime
se
non
il
chiuso
e
impotente
corruccio
della
sua
anima
individuale
.
Alla
fine
la
rottura
spirituale
è
consumata
.
L
'
arte
diviene
estetismo
e
retorica
;
la
scienza
(
se
anche
con
più
lentezza
e
toccando
per
via
vette
supreme
)
,
tecnica
professionale
;
la
religione
,
confessionalismo
esteriore
e
abitudinario
.
È
l
'
unità
di
vita
morale
quella
che
fa
il
carattere
religioso
o
meno
di
un
popolo
,
nel
senso
profondo
della
parola
«
religione
»
.
Si
è
discusso
sulla
ragione
e
il
significato
del
fatto
che
la
Riforma
non
abbia
attecchito
in
Italia
;
e
chi
ha
dato
di
ciò
valutazione
negativa
,
chi
positiva
,
secondo
le
persuasioni
individuali
,
le
parti
militanti
,
o
semplicemente
l
'
andazzo
del
tempo
e
i
comodi
,
fruttuosi
opportunismi
.
Ma
la
mancanza
della
Riforma
in
Italia
è
effetto
e
non
causa
;
e
il
punto
essenziale
non
è
che
l
'
Italia
non
si
sia
fatta
protestante
,
ma
che
di
fronte
alla
grande
crisi
religiosa
sia
rimasta
,
come
nazione
,
indifferente
.
La
religiosità
era
già
divenuta
affare
individuale
,
l
'
osservanza
religiosa
comportamento
sociale
:
fra
religione
,
morale
e
politica
,
al
disotto
delle
concordanze
superficiali
ed
ipocrite
,
erano
sorti
muri
divisionali
.
Perciò
il
popolo
italiano
non
reagì
alla
Riforma
,
né
assorbendola
o
trasformandola
,
né
eliminandola
volontariamente
e
coscientemente
.
La
Controriforma
in
Italia
fu
essenzialmente
superstruttura
autoritaria
all
'
indifferentismo
delle
coscienze
individuali
,
decorazione
barocca
ricoprente
il
vuoto
religioso
e
morale
.
La
crisi
dissociativa
della
vita
morale
italiana
,
maturata
appieno
nella
Controriforma
e
nel
Seicento
,
si
era
iniziata
-
-
l
'
accennammo
già
-
-
nel
Rinascimento
.
Di
fronte
all
'
organicità
di
vita
morale
dell
'
Italia
nell
'
età
dei
comuni
,
il
Rinascimento
appare
un
periodo
di
crisi
spirituale
,
di
cui
taluni
grandi
artisti
,
da
Botticelli
a
Michelangelo
,
hanno
dato
le
espressioni
più
penetranti
.
Nell
'
Italia
del
Rinascimento
la
fede
medievale
,
la
concezione
tradizionale
del
mondo
e
della
vita
sono
scosse
;
ma
la
nuova
fede
umana
,
sicura
di
sé
,
non
è
raggiunta
ancora
(
lo
sarà
solo
nel
Settecento
)
.
Soprattutto
,
la
liberazione
spirituale
dell
'
individuo
,
imperfetta
già
di
per
sé
,
non
si
inquadra
in
una
nuova
concezione
e
organizzazione
sociale
:
l
'
individuo
si
sente
senza
appoggio
morale
,
come
sospeso
in
aria
;
e
se
taluni
da
questo
stato
d
'
animo
traggono
l
'
impulso
ad
affermazioni
sfrenate
di
egoismo
dominatore
(
il
tiranno
del
Rinascimento
,
Cesare
Borgia
)
,
altri
,
moralmente
migliori
,
ma
di
volontà
più
fiacca
e
incerta
,
si
ripiegano
su
se
stessi
e
soffrono
di
smarrimento
,
di
solitudine
e
di
nostalgia
(
la
melanconicità
malata
di
Botticelli
,
l
'
estasi
crepuscolare
di
Giorgione
)
.
La
crisi
politica
della
nazione
italiana
risponde
a
quella
morale
individuale
.
Troppo
preponderantemente
si
è
insistito
finora
sulla
divisione
dell
'
Italia
in
vari
stati
,
sulla
politica
estera
discorde
ed
egoistica
di
questi
,
per
spiegare
la
catastrofe
dell
'
indipendenza
italiana
ai
principî
del
Cinquecento
.
Occorre
portare
una
maggiore
attenzione
sull
'
immaturità
e
l
'
inorganicità
di
ciascuno
degli
stati
stessi
.
Mancava
una
fusione
vera
delle
varie
città
e
delle
diverse
classi
,
una
struttura
amministrativa
salda
e
profonda
,
una
vita
politica
della
collettività
,
una
coscienza
popolare
statale
,
e
,
in
una
parola
,
una
sufficiente
base
morale
.
Il
popolo
,
già
presente
nel
comune
,
nel
principato
era
assente
.
La
pace
pubblica
,
l
'
ordine
materiale
erano
maggiori
:
la
vitalità
intima
,
nutritasi
nelle
lotte
comunali
,
era
diminuita
.
Anche
per
la
«
tragedia
italiana
»
la
chiave
della
politica
estera
si
trova
nella
politica
interna
.
I
principati
italiani
(
compreso
il
mediceo
a
Firenze
)
conservavano
in
larga
misura
il
carattere
d
'
improvvisazione
per
forza
,
destrezza
e
fortuna
,
senza
una
vera
base
politico
morale
né
nel
diritto
divino
e
nel
prestigio
tradizionale
di
un
'
antica
dinastia
,
né
in
una
volontà
popolare
liberamente
e
organicamente
espressa
.
Le
investiture
imperiali
e
papali
erano
pure
formalità
giuridiche
,
senza
effetto
profondo
sulla
coscienza
di
principi
e
di
popoli
.
Nell
'
assenza
dei
secondi
dalla
vita
pubblica
,
la
gestione
dello
Stato
era
divenuta
cosa
puramente
professionale
del
principe
e
dei
suoi
funzionari
.
Il
gran
significato
del
Savonarola
nella
storia
italiana
è
di
aver
sentito
la
crisi
e
di
aver
fatto
un
tentativo
per
superarla
,
reagendo
a
quella
dissociazione
morale
.
Il
Savonarola
mirò
,
attraverso
un
risveglio
religioso
,
a
riportare
la
moralità
nella
vita
pubblica
e
privata
,
e
a
santificare
la
politica
come
opera
di
Dio
.
Dopo
di
lui
-
-
a
distanza
non
soltanto
di
tempo
-
-
occorre
ricordare
Paolo
Sarpi
,
che
non
fu
un
politico
e
giurisdizionalista
puro
quale
è
ritenuto
dai
più
;
come
non
lo
fu
il
suo
successore
cronologico
e
ideale
,
Pietro
Giannone
.
Anche
Sarpi
e
Giannone
hanno
i
loro
interessi
religiosi
,
per
quanto
dalla
loro
conformazione
di
spirito
,
tra
scientifica
e
politica
,
a
quella
profetica
del
Savonarola
la
distanza
sia
grande
.
Le
loro
battaglie
contro
la
curia
romana
sono
accompagnate
da
una
motivazione
religiosa
,
la
cui
sincerità
non
v
'
è
ragione
d
'
impugnare
,
checché
si
pensi
del
valore
intrinseco
,
storico
o
teologico
,
delle
loro
tesi
.
Ambedue
credono
che
la
chiesa
romana
odierna
abbia
degenerato
dalla
chiesa
cristiana
originaria
,
alterando
le
istituzioni
di
Cristo
,
in
quanto
ha
trasformato
in
temporale
,
giuridico
,
politico
quel
che
doveva
rimanere
spirituale
,
morale
,
religioso
.
Questo
è
il
concetto
fondamentale
tanto
della
Istoria
del
Concilio
tridentino
quanto
del
«
regno
papale
»
del
Giannone
,
terza
parte
del
Triregno
.
Non
si
tratta
dunque
per
loro
di
semplici
tesi
giuridiche
in
favore
dello
Stato
,
ma
di
una
concezione
organica
della
Chiesa
e
della
religione
cristiana
:
il
punto
della
controversia
è
essenzialmente
religioso
,
ed
essi
intendono
combattere
in
nome
del
Vangelo
e
nell
'
interesse
di
questo
.
Il
Giannone
ha
accenti
di
vivo
sdegno
per
quella
che
ritiene
degenerazione
e
paganizzazione
della
Chiesa
,
inseguita
da
lui
anche
sul
terreno
più
strettamente
religioso
,
come
il
culto
dei
santi
e
la
dottrina
della
transustanziazione
.
Il
Sarpi
afferma
con
forza
che
la
difesa
dello
Stato
contro
ciò
che
egli
giudica
usurpazione
clericale
importa
supremamente
alla
religione
,
appunto
perché
si
tratta
di
combattere
la
degenerazione
fondamentale
della
Chiesa
,
la
sua
mondanizzazione
.
Si
sa
che
il
Sarpi
è
imputato
-
-
e
proprio
dagli
scrittori
più
ortodossi
-
-
di
protestantesimo
nascosto
:
e
senza
entrare
adesso
a
decidere
la
questione
(
di
cui
bisognerebbe
cominciare
per
stabilir
esattamente
i
termini
)
si
può
in
ogni
caso
tener
per
certo
che
le
sue
idee
vanno
bene
al
di
là
dell
'
ambito
politico
ecclesiastico
,
spingendosi
su
un
terreno
schiettamente
religioso
.
Basta
ricordare
(
anche
senza
tener
conto
dei
suoi
accenni
alle
questioni
della
giustificazione
per
la
fede
e
della
predestinazione
)
il
suo
concetto
della
Chiesa
comunità
di
credenti
,
e
non
organizzazione
gerarchico
ecclesiastica
,
concetto
che
ha
implicazioni
religiose
di
vasta
portata
.
Vi
è
di
più
:
questo
presunto
politico
puro
è
tutto
pieno
dell
'
idea
della
volontà
divina
,
la
quale
agisce
continuamente
nella
storia
e
determina
con
potere
sovrano
il
corso
degli
avvenimenti
,
all
'
infuori
di
ogni
disegno
e
prudenza
umana
.
È
una
religiosità
ben
diversa
,
nella
sua
rassegnazione
passiva
,
da
quella
del
Savonarola
;
ma
è
pur
sempre
vera
e
profonda
religiosità
.
Tra
Savonarola
e
Sarpi
potrebbero
inserirsi
quelli
ché
sono
stati
chiamati
recentemente
«
eretici
italiani
»
(
Curione
,
Gribaldi
,
Gentile
,
Ochino
,
i
due
Socini
)
,
prendendo
la
parola
«
eretici
»
non
nel
senso
abituale
,
ma
in
quello
di
ribelli
non
meno
alla
vecchia
chiesa
cattolica
che
alle
nuove
protestanti
,
e
in
generale
a
qualunque
ortodossia
.
Certo
è
che
il
passaggio
diretto
dall
'
umanesimo
al
mondo
moderno
si
trova
in
questi
eretici
italiani
:
le
chiese
protestanti
formano
,
in
confronto
,
una
specie
di
gran
«
détour
»
,
anche
se
storicamente
necessario
e
di
valore
religioso
sociale
proprio
.
Attraverso
la
divisione
della
chiesa
cattolica
operata
dal
protestantesimo
passò
la
corrente
di
pensiero
sboccante
nel
deismo
e
nel
razionalismo
settecenteschi
,
generatrice
del
mondo
moderno
fondato
sulla
libertà
di
pensiero
e
di
coscienza
,
sulla
ragione
e
la
moralità
individuali
.
L
'
importanza
storica
di
questi
eretici
italiani
appare
così
veramente
di
prim
'
ordine
:
ed
essa
viene
rilevata
qui
non
per
una
qualsiasi
intenzione
apologetica
di
confessionalismo
anticattolico
(
come
malamente
intesero
,
per
sbadataggine
o
impreparazione
,
taluni
quando
io
espressi
altrove
questo
apprezzamento
)
,
ma
precisamente
in
sede
di
storia
obiettiva
delle
idee
e
delle
correnti
spirituali
.
Senonché
tale
importanza
degli
«
eretici
italiani
»
rappresenta
piuttosto
un
apporto
,
fra
i
meno
notati
e
fra
i
più
importanti
,
dell
'
Italia
all
'
Europa
,
in
prosecuzione
del
Rinascimento
,
che
non
un
precedente
del
rivolgimento
culturale
e
morale
italiano
agli
inizi
del
Risorgimento
,
poiché
l
'
Italia
fu
precisamente
il
paese
che
rimase
più
estraneo
alla
loro
influenza
.
Il
risveglio
del
problema
religioso
(
fondamentale
nella
storia
di
un
popolo
)
in
Italia
si
ha
nel
Settecento
,
per
tutt
'
altre
vie
,
con
l
'
anticurialismo
e
il
giansenismo
congiunti
fra
loro
.
II
IL
SETTECENTO
Date
politiche
e
realtà
storiche
Tutti
sono
d
'
accordo
oggi
nello
spostare
gli
inizi
del
Risorgimento
dal
1815
al
secolo
XVIII
:
e
già
quando
uscì
(
un
quarto
di
secolo
fa
)
il
primo
volume
della
Storia
del
Risorgimento
del
Raulich
,
fece
effetto
anacronistico
ch
'
essa
cominciasse
con
la
data
antica
.
Il
Carducci
,
nello
studio
«
Del
Risorgimento
italiano
»
premesso
alle
Letture
del
Risorgimento
,
e
che
è
del
1895
,
introdusse
la
data
del
1748
come
termine
del
periodo
prerisorgimentale
.
Era
una
data
politica
(
pace
d
'
Aquisgrana
)
;
ma
il
Carducci
le
dava
un
senso
più
ampio
,
molto
ampio
,
dicendo
che
nella
seconda
metà
del
secolo
XVIII
tutta
la
vecchia
società
italiana
si
era
avviata
a
sparire
per
dar
luogo
a
un
novo
ordine
di
cose
.
Un
'
altra
corrente
invece
ha
insistito
sul
fattore
politico
puro
,
mettendo
in
rilievo
nel
trattato
di
Aquisgrana
la
riduzione
al
minimo
del
dominio
straniero
in
Italia
(
solo
Milano
e
Mantova
)
e
l
'
ingrandimento
ulteriore
del
Piemonte
.
Ma
la
concezione
politica
pura
-
-
che
meglio
potremmo
chiamare
politico
territoriale
-
-
celebra
i
suoi
trionfi
,
e
potremmo
dire
i
suoi
saturnali
,
con
l
'
altra
data
(
venuta
in
voga
principalmente
negli
ultimi
anni
del
fascismo
)
del
1713
,
cioè
del
trattato
di
Utrecht
:
e
,
anche
a
chi
scrive
,
è
accaduto
vari
anni
fa
di
aver
accordato
a
questa
data
maggiore
importanza
di
quanto
meriti
realmente
.
La
tendenza
politica
insita
nella
scelta
di
quest
'
ultima
data
è
diversa
da
quella
della
data
1748
.
Per
la
seconda
potremmo
parlare
di
una
concezione
federalistica
,
in
quanto
si
dà
rilievo
al
fatto
che
l
'
Italia
,
dopo
la
pace
di
Aquisgrana
,
si
trovò
quasi
tutta
sotto
principi
suoi
,
tornando
cioè
ad
una
situazione
simile
a
quella
anteriore
al
1494
,
inizio
delle
invasioni
straniere
.
La
data
del
1713
,
invece
,
ha
carattere
unitario
sabaudo
:
essa
vede
nella
pace
di
Utrecht
soprattutto
l
'
ingrandimento
,
l
'
accresciuta
preminenza
in
Italia
dei
Savoia
,
assurti
alla
corona
regale
.
Ad
ambedue
le
date
è
comune
l
'
intenzione
di
riportare
il
processo
del
Risorgimento
a
prima
della
rivoluzione
francese
,
presentandolo
più
o
meno
indipendente
da
essa
.
La
data
del
1748
,
come
s
'
è
visto
nel
Carducci
,
è
capace
di
una
interpretazione
larga
degli
inizi
risorgimentali
,
tale
cioè
da
associare
politica
e
coltura
,
riformismo
e
filosofismo
:
il
Risorgimento
allora
appare
come
un
movimento
di
idee
,
una
trasformazione
politico
sociale
,
prima
ancora
che
una
innovazione
politico
territoriale
.
E
solo
in
questo
largo
senso
la
data
del
1748
ha
un
vero
valore
dal
punto
di
vista
del
Risorgimento
;
mentre
invece
essa
risulta
scarsamente
significativa
,
se
ci
si
restringe
a
considerare
la
nuova
struttura
politico
territoriale
dell
'
Italia
dopo
la
pace
di
Aquisgrana
.
Abbiamo
già
richiamato
la
vecchia
osservazione
sulla
somiglianza
notevole
di
tale
struttura
con
quella
dell
'
Italia
dopo
la
pace
di
Lodi
(
1454
)
nella
seconda
metà
del
secolo
XV
;
e
un
elemento
capitale
di
tale
somiglianza
è
precisamente
la
poca
solidità
della
struttura
medesima
,
che
ne
prepara
in
un
caso
e
nell
'
altro
il
crollo
a
distanza
di
meno
che
mezzo
secolo
.
Da
un
punto
di
vista
puramente
nazionale
statale
,
fu
per
l
'
Italia
catastrofe
,
o
inizio
di
catastrofe
,
l
'
invasione
francese
del
1796
non
meno
di
quella
del
1494
.
Ma
poi
anche
i
sanfedisti
più
ostinati
difficilmente
possono
negare
che
il
periodo
rivoluzionario
iniziato
nel
1796
abbia
un
rapporto
positivo
col
Risorgimento
,
mentre
quello
iniziato
nel
1494
sbocca
irremissibilmente
nella
perdita
dell
'
indipendenza
italiana
e
nell
'
abbassamento
politico
morale
del
nostro
paese
.
Ora
,
per
risolvere
l
'
apparente
contraddizione
contenuta
nel
riconoscimento
di
quella
positività
a
una
occupazione
straniera
e
alla
demolizione
degli
stati
indigeni
(
a
cominciare
dal
sabaudo
)
,
occorre
per
l
'
appunto
superare
il
punto
di
vista
puramente
nazionale
statale
.
L
'
anno
1713
,
con
la
pace
di
Utrecht
,
apportò
all
'
Italia
due
novità
politico
territoriali
:
la
sostituzione
dell
'
Austria
alla
Spagna
in
Lombardia
e
nel
Mezzogiorno
,
e
l
'
elevazione
di
casa
Savoia
al
regno
insieme
con
l
'
ingrandimento
dei
dominî
.
La
prima
novità
,
dal
punto
di
vista
nazionale
statale
,
dovrebbe
considerarsi
come
negativa
,
come
una
passività
,
poiché
l
'
Austria
rappresentò
un
governo
migliore
dello
spagnuolo
,
cioè
più
adatto
a
conciliarsi
e
conquistarsi
i
sudditi
;
senza
contare
che
in
Lombardia
il
dominio
straniero
veniva
anche
ad
essere
più
solido
per
la
vicinanza
al
nucleo
degli
stati
absburgici
.
I
fautori
,
infatti
,
della
data
1713
insistono
sulla
seconda
novità
.
Si
tratta
,
insomma
,
di
quella
interpretazione
del
Risorgimento
che
abbiamo
chiamata
«
sabaudistica
»
,
appunto
perché
compendia
e
risolve
nell
'
ampliamento
dello
stato
sabaudo
dal
Piemonte
a
tutta
l
'
Italia
il
processo
del
Risorgimento
.
Senonché
coloro
che
associano
quella
data
a
questa
concezione
incappano
subito
in
una
grave
difficoltà
.
L
'
acquisto
del
regno
di
Sicilia
da
parte
di
Vittorio
Amedeo
II
poté
sembrare
un
avviamento
all
'
egemonia
sabauda
su
tutta
la
penisola
:
Vittorio
Amedeo
veniva
a
premere
su
di
essa
dai
due
estremi
,
nord
e
sud
,
e
quasi
ad
anticipare
il
1860
.
Ma
,
senza
stare
ora
a
discutere
quanto
vi
sia
di
reale
e
quanto
di
apparente
o
fantastico
in
una
simile
rappresentazione
,
il
punto
è
che
questo
nuovo
avviamento
durò
l
'
espace
d
'
un
matin
.
Già
nel
1720
Vittorio
Amedeo
II
dovette
rinunciare
alla
Sicilia
-
-
in
seguito
al
colpo
di
testa
dell
'
Alberoni
per
la
rivincita
spagnuola
-
-
e
contentarsi
in
cambio
della
Sardegna
,
non
solo
ben
più
piccola
e
meno
importante
,
ma
priva
di
quella
posizione
geografica
dominante
o
suggestiva
che
abbiamo
rilevato
nella
Sicilia
.
Non
era
un
vero
scambio
,
ma
poco
meno
di
una
detronizzazione
.
Il
possesso
della
Sardegna
non
ebbe
importanza
per
gli
ulteriori
destini
sabaudo
italiani
,
se
non
si
volesse
rilevare
che
essa
fu
il
rifugio
della
dinastia
durante
il
periodo
napoleonico
sotto
la
protezione
della
flotta
inglese
,
in
comunanza
di
destino
con
i
Borboni
accantonati
in
Sicilia
.
La
rapidità
con
cui
il
cambio
avvenne
,
a
un
olimpico
aggrottar
di
sopracciglia
delle
grandi
potenze
,
mostra
quanto
poco
lo
stato
sabaudo
contasse
ancora
nel
gioco
politico
internazionale
.
Si
può
dire
anzi
che
,
in
quel
secondo
decennio
del
Settecento
,
lo
stato
sabaudo
perdesse
per
arrotondamenti
locali
e
acquisti
eccentrici
di
dubbio
valore
,
il
suo
maggiore
obiettivo
politico
territoriale
,
l
'
acquisto
della
Lombardia
;
e
di
arrotondamenti
locali
,
invece
di
quest
'
acquisto
capitale
,
dovette
altresì
contentarsi
nelle
ulteriori
guerre
di
successione
polacca
e
austriaca
.
Dimodoché
alla
fine
del
cinquantennio
,
dopo
Aquisgrana
,
di
fronte
ai
modesti
ampliamenti
locali
del
Piemonte
,
troviamo
che
l
'
impero
absburgico
aveva
incamerato
Milanese
e
Mantovano
come
suoi
feudi
e
riaffermato
di
fatto
il
suo
alto
potere
su
Parma
e
Piacenza
,
sulla
Toscana
,
e
più
in
generale
sulle
cose
italiane
;
e
anzi
in
Toscana
governava
,
sia
pure
con
un
governo
separato
,
lo
stesso
imperatore
,
a
cui
sarebbe
successo
un
membro
della
famiglia
imperiale
.
La
repubblica
di
Venezia
era
priva
ormai
nelle
faccende
italiane
di
ogni
influenza
,
di
ogni
voglia
e
capacità
di
contrastare
od
equilibrare
il
potere
straniero
;
anzi
il
suo
stesso
territorio
era
stato
impunemente
violato
dai
belligeranti
.
In
misura
ancor
maggiore
questa
sorte
era
toccata
allo
stato
pontificio
,
che
aveva
perduto
fin
l
'
ultimo
resto
d
'
importanza
politica
.
Nel
regno
di
Napoli
(
come
a
Parma
e
Piacenza
)
la
nuova
dinastia
era
portata
dallo
strettissimo
vincolo
dinastico
a
stringersi
alla
Spagna
e
a
seguirne
le
direttive
.
Infine
,
il
fatto
principale
era
che
le
trasformazioni
avvenute
nell
'
assetto
d
'
Italia
non
erano
state
se
non
in
minima
parte
opera
di
forze
indigene
:
ancora
una
volta
le
sorti
della
penisola
erano
state
decise
dalle
potenze
straniere
,
che
ne
avevano
fatto
il
proprio
campo
di
battaglia
.
In
conclusione
:
i
risultati
politico
territoriali
della
prima
metà
del
Settecento
per
l
'
Italia
sono
ben
lontani
dal
presentare
per
il
processo
del
Risorgimento
quell
'
importanza
che
molti
credono
,
o
affettano
di
credere
.
Il
mito
sabaudo
I
sostenitori
della
data
1713
,
con
la
motivazione
che
conosciamo
,
partono
da
questo
presupposto
ingenuo
:
che
,
essendo
lo
stato
piemontese
sabaudo
l
'
elemento
centrale
nella
conclusione
del
processo
del
Risorgimento
-
-
in
cui
non
vedono
,
come
sappiamo
,
se
non
la
formazione
politico
territoriale
-
-
esso
debba
trovarsi
necessariamente
nella
stessa
posizione
dominante
anche
al
principio
.
La
centralità
del
Piemonte
nella
storia
d
'
Italia
fra
il
1850
e
il
1861
viene
anticipata
,
proiettata
all
'
indietro
;
e
il
1713
non
è
il
termine
della
proiezione
,
ma
semplicemente
una
delle
sue
tappe
capitali
.
Da
Vittorio
Amedeo
II
,
primo
re
di
Sardegna
,
si
risale
naturalmente
a
Carlo
Emanuele
I
,
campione
dell
'
indipendenza
italiana
(
«
Carlo
,
quel
generoso
,
invitto
core
»
,
con
quel
che
segue
)
,
e
da
lui
a
Emanuele
Filiberto
,
ricostruttore
dello
stato
sabaudo
;
da
Cateau
Cambrésis
si
salta
(
poiché
con
la
prima
metà
del
Cinquecento
non
c
'
è
proprio
nulla
da
fare
,
per
la
tesi
)
ai
secoli
XV
e
XVI
,
per
mostrare
già
allora
l
'
importanza
primaria
del
Piemonte
sabaudo
nella
storia
d
'
Italia
.
Siamo
nel
campo
del
mito
politico
:
mito
formatosi
nel
periodo
finale
del
Risorgimento
,
sistemato
e
divenuto
ufficiale
principalmente
nell
'
insegnamento
scolastico
elementare
e
secondario
del
Postrisorgimento
,
ripreso
nel
periodo
fascista
con
accentuazione
dottrinaria
(
statalistica
)
,
e
più
d
'
una
volta
con
ostilità
virulenta
contro
quasi
tutte
le
tradizioni
e
i
valori
del
Risorgimento
,
ponendo
il
Carlo
Alberto
del
'33
al
posto
di
Mazzini
,
e
il
generale
Galateri
a
quello
di
Andrea
Vochieri
.
I
miti
politici
hanno
la
loro
spiegazione
,
la
loro
ragion
d
'
essere
,
in
sede
di
azione
,
di
propaganda
,
di
libera
lotta
politica
;
ma
la
storia
è
un
'
altra
cosa
.
E
la
storia
dice
che
fino
alla
seconda
metà
del
secolo
XVI
l
'
importanza
dello
stato
sabaudo
pei
la
vita
politica
generale
d
'
Italia
-
-
nel
periodo
massimo
della
storia
italiana
,
dai
comuni
al
Rinascimento
-
-
è
pressoché
nulla
;
nel
sistema
dei
principati
e
della
loro
«
bilancia
»
,
sistema
giunto
a
formazione
completa
alla
metà
del
secolo
XV
,
esso
non
ha
parte
;
la
funzione
immaginosamente
attribuitagli
di
«
guardiano
delle
porte
d
'
Italia
»
esso
non
l
'
ha
assunta
affatto
nel
periodo
delle
invasioni
straniere
(
il
piemontesissimo
e
sabaudissimo
Galeani
Napione
riconosceva
che
Carlo
VIII
era
passato
alla
conquista
del
regno
di
Napoli
«
coll
'
aiuto
dei
principi
nostri
»
)
,
mentre
più
tardi
-
-
a
conclusione
di
una
delle
tante
guerre
infruttuose
di
Carlo
Emanuele
I
-
-
è
stato
proprio
il
duca
di
Savoia
,
con
la
cessione
di
Pinerolo
alla
Francia
nel
trattato
di
Cherasco
,
a
riaprire
quella
porta
;
la
ricostruzione
territoriale
dello
stato
da
parte
di
Emanuele
Filiberto
fa
onore
alla
tenacia
e
alla
sagacia
del
principe
,
ma
fu
altresì
effetto
dell
'
equilibrio
stabilito
tra
Francia
e
Spagna
,
né
modificò
sostanzialmente
l
'
asservimento
d
'
Italia
nel
periodo
spagnuolo
;
la
politica
di
Carlo
Emanuele
I
,
celebrata
come
affermazione
di
nazionalità
indipendente
,
fu
soprattutto
aspirazione
d
'
ingrandimento
in
qualsiasi
direzione
,
in
Francia
e
Svizzera
alla
pari
che
in
Italia
;
il
programma
d
'
unione
della
Lombardia
al
Piemonte
fu
un
espediente
di
Enrico
IV
e
in
generale
della
politica
francese
più
ancora
che
idea
direttiva
dei
Savoia
;
dalla
morte
di
Vittorio
Amedeo
I
(
1637
)
,
per
un
cinquantennio
,
lo
stato
sabaudo
,
ridotto
a
dipendenza
francese
,
subisce
una
eclissi
quasi
totale
;
nelle
guerre
europee
dalla
fine
del
secolo
XVII
a
metà
del
secolo
XVIII
,
il
Piemonte
-
-
possiamo
ripetere
quel
che
dicemmo
per
Emanuele
Filiberto
:
con
tenacia
e
sagacia
,
-
-
si
mantenne
,
ricuperò
l
'
autonomia
,
effettuò
ampliamenti
territoriali
,
conquistò
la
corona
regia
,
ma
non
si
sostituì
in
Lombardia
alla
dominazione
straniera
né
trasformò
sostanzialmente
la
situazione
politica
inferiore
dell
'
Italia
,
nel
quarantennio
17491789
subì
di
nuovo
un
parziale
esautoramento
,
per
l
'
accordo
austro
francese
che
gli
toglieva
la
base
principale
della
sua
politica
estera
attiva
.
Il
mito
sabaudo
ha
fatto
sì
che
episodi
della
storia
d
'
Italia
perfettamente
analoghi
fra
loro
siano
stati
posti
in
luce
del
tutto
differente
secondoché
si
trattasse
del
Piemonte
o
di
altro
stato
.
Le
aspirazioni
dei
Savoia
su
Genova
non
avevano
natura
diversa
e
valore
ideale
superiore
a
quelle
,
poniamo
,
di
Austria
e
Spagna
sulla
Valtellina
;
le
congiure
del
Vachero
e
del
Della
Torre
,
in
cui
pescarono
infelicemente
a
danno
di
Genova
il
primo
e
il
secondo
Carlo
Emanuele
,
non
valevano
più
di
quella
del
Bedmar
a
danno
di
Venezia
,
dietro
cui
sarebbe
stata
la
Spagna
;
l
'
assorbimento
sabaudo
del
Monferrato
non
era
un
fatto
sostanzialmente
diverso
da
quello
di
Ferrara
e
Urbino
da
parte
del
papa
.
Carlo
Emanuele
I
,
lanciantesi
sulle
orme
del
capo
della
Controriforma
,
Filippo
II
,
alla
preda
nella
Francia
dilaniata
dalle
guerre
di
religione
,
lavorava
contro
l
'
equilibrio
europeo
e
a
danno
dell
'
Italia
,
mentre
Ferdinando
I
di
Toscana
e
Sisto
V
seguivano
una
politica
più
italiana
;
e
l
'
uomo
che
intorno
al
1615
si
era
atteggiato
a
campione
dell
'
indipendenza
italiana
contro
gli
Absburgo
è
lo
stesso
che
una
dozzina
d
'
anni
più
tardi
si
schierava
con
loro
nella
guerra
per
la
successione
del
Monferrato
,
incappando
nella
disgrazia
di
trovarsi
insieme
con
gli
autori
di
quel
sacco
di
Mantova
che
pose
fine
a
uno
dei
centri
della
coltura
italiana
.
Insomma
,
fino
alla
rivoluzione
francese
la
politica
sabauda
è
quella
di
uno
stato
di
terz
'
ordine
che
cerca
con
tutti
i
mezzi
di
mantenersi
e
di
ingrandirsi
,
e
riesce
a
passare
dal
terz
'
ordine
al
secondo
.
Si
ammirano
giustamente
in
quest
'
opera
tenacia
,
arte
politica
,
forza
guerresca
;
non
ci
si
ritrova
un
nesso
particolare
con
la
politica
nazionale
,
salvo
quello
generico
e
lontano
dell
'
utilità
per
quando
il
Piemonte
si
sarebbe
rivolto
a
una
simile
politica
,
che
per
allora
gli
rimaneva
ignota
.
La
linea
ascendente
del
Risorgimento
segue
-
-
come
vedremo
ora
-
-
tutt
'
altra
traiettoria
:
quella
del
rinnovamento
culturale
e
delle
riforme
interne
,
in
cui
il
Piemonte
,
e
particolarmente
il
governo
piemontese
,
non
hanno
nessuna
parte
direttiva
o
soltanto
ragguardevole
.
Il
risorgimento
spirituale
del
Settecento
La
tesi
sabaudistica
tenta
spostare
il
significato
del
Settecento
,
per
la
storia
d
'
Italia
e
del
Risorgimento
italiano
,
dal
terreno
riformistico
culturale
a
quello
territoriale
statale
.
Ma
è
tentativo
vano
,
contro
l
'
eloquenza
dei
fatti
e
l
'
unanimità
della
tradizione
del
Risorgimento
.
Tutta
la
vita
italiana
si
concentra
nel
corso
del
secolo
sul
primo
terreno
.
Nella
seconda
metà
del
secolo
XVIII
,
anteriormente
alla
rivoluzione
,
nessuno
pensa
in
Italia
a
cacciare
l
'
Austria
dalla
Lombardia
,
mentre
il
regno
borbonico
governato
dal
Tanucci
riceve
da
Madrid
il
verbo
di
Carlo
III
,
«
in
quo
vivimus
,
movemur
et
sumus
»
,
come
scriveva
l
'
abate
Galiani
al
Tanucci
medesimo
.
La
configurazione
territoriale
della
penisola
è
considerata
stabile
,
definitiva
;
e
nella
pace
duratura
gli
animi
si
rivolgono
ad
esaltare
la
superiorità
dei
tempi
e
dei
governi
nuovi
sugli
antichi
(
si
vedano
le
conclusioni
del
Muratori
ai
suoi
Annali
)
.
Questa
superiorità
si
esplica
nelle
riforme
governative
,
in
cui
i
primi
posti
spettano
alla
Lombardia
austriaca
,
alla
Toscana
lorenese
(
cioè
anch
'
essa
sotto
principi
austriaci
)
,
a
Napoli
dei
Borboni
spagnuoli
.
I
vecchi
stati
-
-
quelli
a
cui
storicamente
meglio
spetterebbe
l
'
epiteto
di
nazionali
o
indigeni
-
-
passano
in
secondo
piano
(
Piemonte
)
,
o
addirittura
non
entrano
in
linea
di
conto
(
Venezia
,
Genova
,
Stato
pontificio
)
.
La
tesi
del
Risorgimento
puramente
autoctono
,
aborigeno
;
si
trova
già
a
mal
partito
di
fronte
a
simili
constatazioni
;
ma
non
siamo
ancora
al
centro
della
questione
,
che
è
nella
natura
di
quel
riformismo
.
Possiamo
dire
che
i
suoi
caratteri
essenziali
siano
:
antifeudalesimo
,
massimo
in
Lombardia
,
minimo
nel
Napoletano
;
organizzazione
amministrativa
uniforme
e
accentratrice
,
sopra
il
caos
delle
legislazioni
e
degli
istituti
e
le
stratificazioni
delle
consuetudini
privilegiate
;
anticlericalismo
,
o
meglio
anticurialismo
,
cioè
riduzione
del
potere
della
Chiesa
,
e
più
precisamente
del
pontefice
,
a
favore
dello
Stato
,
con
spunti
di
riformismo
ecclesiastico
che
verso
la
fine
del
periodo
presero
in
Toscana
quegli
sviluppi
che
tutti
sanno
(
Scipione
de
'
Ricci
e
sinodo
pistoiese
)
;
tolleranza
religiosa
e
incipiente
laicizzazione
dello
Stato
e
della
vita
sociale
;
umanitarismo
spiegantesi
soprattutto
nell
'
addolcimento
delle
leggi
penali
,
fino
alla
abolizione
leopoldina
della
pena
di
morte
.
Sono
gli
stessi
caratteri
che
riscontriamo
,
dal
più
al
meno
,
nelle
riforme
degli
stati
fuori
d
'
Italia
.
Che
cosa
è
tutto
questo
se
non
l
'
applicazione
dei
principî
di
quel
filosofismo
o
razionalismo
formatosi
in
Inghilterra
tra
la
fine
del
Seicento
e
i
primi
del
Settecento
,
trapassato
in
Francia
che
ne
divenne
la
roccaforte
col
Voltaire
e
gli
enciclopedisti
,
e
propagatosi
in
Germania
,
in
Italia
e
nel
resto
d
'
Europa
?
L
'
Italia
tiene
un
posto
assai
onorevole
nella
pratica
riformistica
con
Bernardo
Tanucci
,
con
Pier
Leopoldo
e
con
gli
ottimi
coadiutori
di
questo
.
Altrettanto
onorevole
è
il
suo
posto
nel
campo
delle
idee
:
gli
scrittori
italiani
rimangono
piuttosto
timidi
nella
parte
filosofico
religiosa
,
pur
mostrandosi
impregnati
di
razionalismo
e
di
sensismo
;
sono
assai
più
arditi
nel
campo
economico
ed
amministrativo
,
e
loro
caratteristica
è
soprattutto
il
cambiato
concetto
della
politica
(
esso
affiora
già
insistentemente
negli
Annali
del
Muratori
)
superante
la
vecchia
ragion
di
stato
per
l
'
utile
sociale
,
per
la
liberazione
e
l
'
elevazione
dell
'
individuo
.
Ma
questo
moto
italiano
,
nel
campo
pratico
e
nel
teorico
,
è
schiettamente
europeo
:
l
'
Italia
lo
riceve
dal
di
fuori
con
i
principi
riformatori
stranieri
(
anche
se
coadiuvati
vigorosamente
dai
ministri
paesani
)
,
e
soprattutto
con
la
diffusione
della
scienza
,
della
filosofia
e
della
Weltanschauung
di
oltralpe
.
È
impresa
vana
,
tentata
per
pregiudizi
mentali
o
fini
pratici
,
quella
di
cercare
nel
pensiero
italiano
del
Settecento
una
originalità
intesa
come
singolarità
e
opposizione
rispetto
al
pensiero
contemporaneo
,
cioè
al
razionalismo
settecentesco
.
Parliamo
,
s
'
intende
,
del
pensiero
italiano
che
conta
,
di
quello
di
Beccaria
,
Filangieri
,
Verri
e
simili
;
né
possiamo
dare
importanza
alle
spigolature
erudite
tratte
dalla
farragine
di
scritti
accademici
di
quei
«
benpensanti
»
che
nella
storia
del
pensiero
non
hanno
mai
,
in
nessun
tempo
,
contato
nulla
(
è
piuttosto
comico
parlarci
dei
Filopatridi
piemontesi
che
al
Montesquieu
,
al
Rousseau
,
al
Diderot
,
al
Condillac
,
al
Voltaire
,
amavano
contrapporre
«
la
propria
storia
,
la
tradizione
sabauda
,
se
stessi
»
)
.
Di
fronte
a
quelle
spigolature
erudite
contano
molto
di
più
certe
semplici
battute
goldoniane
contro
la
superbia
tradizionale
e
l
'
influenza
corruttrice
della
nobiltà
,
e
a
favore
della
borghesia
e
del
popolo
lavoratore
.
Filosofia
e
ragione
sono
le
dèe
del
pensiero
settecentesco
italiano
come
di
quello
inglese
,
francese
,
tedesco
;
e
l
'
Italia
va
a
scuola
almeno
dal
primo
e
dal
secondo
.
L
'
Italia
riceve
il
pensiero
di
oltralpe
,
lo
assimila
,
lo
rinforza
con
i
succhi
del
proprio
terreno
,
stimolati
dall
'
innesto
esterno
.
L
'
Italia
del
Settecento
ripiglia
i
fili
interrotti
della
sua
tradizione
;
il
Risorgimento
si
riattacca
al
Rinascimento
.
Ma
il
riattacco
non
è
fatto
direttamente
,
rimanendo
sul
suolo
nazionale
;
esso
si
compie
attraverso
l
'
Europa
.
Ricongiungendosi
all
'
Europa
,
dopo
l
'
isolamento
controriformistico
e
seicentesco
,
l
'
Italia
comincia
a
ritrovare
se
stessa
.
La
ripresa
del
problema
religioso
Ciò
si
vede
particolarmente
bene
sul
terreno
ecclesiastico
religioso
.
Abbiamo
riavvicinato
sopra
Savonarola
,
Sarpi
,
Giannone
,
mostrando
come
essi
formino
una
catena
paesana
di
tradizioni
riformistico
religiose
,
attraverso
due
secoli
e
mezzo
.
Ma
il
Savonarola
e
il
Sarpi
erano
rimasti
isolati
e
finalmente
impotenti
:
l
'
uno
finì
sul
patibolo
sanzionato
dal
legato
pontificio
,
l
'
altro
sfuggì
a
malapena
agli
attentati
curiali
.
Il
Giannone
personalmente
non
fu
più
fortunato
,
poiché
terminò
i
suoi
anni
nella
lunga
prigionia
sabauda
,
ove
fu
attratto
e
tenuto
per
compiacere
alla
corte
di
Roma
.
Ma
,
mentre
egli
moriva
in
carcere
,
le
sue
idee
-
-
portate
su
un
piano
più
alto
di
quello
puramente
giuridico
a
cui
egli
si
era
tenuto
nella
Storia
del
regno
di
Napoli
(
il
Triregno
,
in
cui
a
questo
piano
superiore
si
era
elevato
egli
stesso
,
rimase
inedito
per
più
di
un
secolo
)
-
-
si
avviavano
al
successo
.
Gallicanesimo
e
giansenismo
,
provenienti
dal
di
fuori
,
avevano
cominciato
a
trasformare
l
'
ambiente
ecclesiastico
religioso
italiano
,
ridando
forza
alle
correnti
riformistiche
indigene
.
Il
gallicanesimo
era
un
movimento
politico
ecclesiastico
tendente
all
'
autonomia
nazionale
della
Chiesa
e
alla
sua
stretta
associazione
con
lo
Stato
;
il
giansenismo
era
un
movimento
dommatico
etico
i
cui
elementi
principali
erano
una
teoria
intransigente
della
grazia
divina
e
il
rigorismo
morale
.
Ma
il
primo
,
fondandosi
su
una
certa
idea
dell
'
antica
organizzazione
ecclesiastica
,
in
opposizione
alla
curia
romana
,
saliva
sul
piano
teorico
ecclesiastico
religioso
;
il
secondo
dalla
teoria
dommatica
scendeva
a
investire
la
prassi
ecclesiastica
e
la
politica
ecclesiastica
dei
governi
.
Già
il
Sarpi
era
stato
in
stretto
contatto
con
il
gallicanesimo
,
e
aveva
preso
vivo
interesse
all
'
inizio
di
quelle
polemiche
sulla
grazia
da
cui
scaturì
poco
dopo
il
giansenismo
;
e
,
se
questo
fu
nel
primo
periodo
un
fenomeno
soprattutto
francese
,
parallelo
ad
esso
vi
fu
un
agostinianismo
italiano
in
lotta
con
il
molinismo
e
il
lassismo
dei
Gesuiti
.
Il
giansenismo
aveva
in
sé
molto
di
antimoderno
,
di
arcaico
e
si
potrebbe
dire
di
reazionario
:
suo
fondamento
era
un
concetto
rigido
del
domma
rivelato
e
tramandato
;
suo
àmbito
,
la
vecchia
teologia
con
le
proprie
dispute
antichissime
;
suo
obbiettivo
,
la
restaurazione
della
morale
ascetica
e
dell
'
antica
disciplina
ecclesiastica
.
Gli
avversari
principali
dei
giansenisti
,
i
gesuiti
,
erano
per
vari
aspetti
più
moderni
,
più
accomodanti
verso
la
nuova
civiltà
.
Ma
due
elementi
essenziali
di
rinnovamento
si
ritrovano
nel
giansenismo
:
il
primo
e
maggiore
,
la
restaurazione
dell
'
intimità
della
coscienza
morale
,
attraverso
la
fede
nella
grazia
di
Dio
signora
onnipossente
dell
'
eletto
;
il
secondo
,
la
lotta
contro
l
'
assolutismo
della
chiesa
romana
(
donde
poi
i
contatti
e
l
'
alleanza
con
il
gallicanesimo
)
,
la
quale
portava
-
-
attraverso
l
'
appello
alle
antiche
tradizioni
ecclesiastiche
-
-
a
un
ringiovanimento
della
società
religiosa
,
a
una
prevalenza
della
Chiesa
comunità
di
coscienze
sulla
Chiesa
istituto
e
apparato
ecclesiastico
.
Inoltre
in
Francia
le
lotte
ripetute
contro
il
potere
regio
affiancante
e
talora
stimolante
l
'
intervento
romano
-
-
con
l
'
appello
,
anche
qui
,
alla
superiorità
della
coscienza
contro
il
potere
esterno
-
-
contenevano
in
sé
germi
di
liberalismo
politico
che
si
sarebbero
sviluppati
alla
fine
del
secolo
nel
contatto
con
la
rivoluzione
francese
,
in
Francia
e
in
Italia
.
Nella
prima
metà
del
Settecento
-
-
attraverso
le
contestazioni
sulla
validità
e
l
'
applicazione
della
bolla
Unigenitus
(
1713
)
e
l
'
appello
al
Concilio
,
-
-
giansenismo
e
gallicanesimo
si
associarono
strettamente
in
Francia
,
e
così
associati
si
diffusero
in
Italia
,
congiungendosi
all
'
agostinianismo
italiano
di
cui
rafforzarono
l
'
innato
carattere
antigesuitico
.
Parteciparono
al
moto
,
in
Italia
,
la
Lombardia
,
la
Liguria
,
la
Toscana
,
Napoli
,
Roma
stessa
(
circolo
Bottari
)
;
più
debolmente
il
Piemonte
.
Gallicanesimo
e
giansenismo
stimolarono
fra
noi
il
giurisdizionalismo
dei
governi
,
fornendogli
un
allargamento
della
base
teorica
e
un
impulso
morale
.
La
limitazione
del
potere
della
Curia
venne
a
far
tutt
'
uno
con
l
'
indipendenza
dei
governi
da
essa
e
con
l
'
abolizione
dei
privilegi
ecclesiastici
;
l
'
idea
di
una
chiesa
nazionale
si
associò
con
il
controllo
e
l
'
ingerenza
dei
governi
nelle
cose
ecclesiastiche
;
l
'
una
e
l
'
altra
alimentarono
speranze
e
suscitarono
piani
di
riforme
ecclesiastiche
,
di
valore
non
più
soltanto
politico
sociale
,
ma
religioso
.
In
quei
conflitti
giurisdizionali
,
nelle
lotte
anticuriali
dei
governi
italiani
settecenteschi
,
una
parte
notevole
della
società
ecclesiastica
-
-
probabilmente
non
la
più
numerosa
,
ma
certo
la
più
colta
e
,
così
a
occhio
e
croce
,
si
direbbe
anche
la
più
religiosa
(
in
ogni
caso
,
non
meno
religiosa
dell
'
altra
)
-
-
stette
per
i
sovrani
contro
il
pontefice
.
Non
erano
solo
i
funzionari
,
i
giuristi
,
gli
scrittori
laici
,
a
fare
del
«
regalismo
»
:
ne
facevano
,
prima
e
meglio
di
loro
,
ecclesiastici
canonisti
e
studiosi
di
patristica
e
di
storia
della
Chiesa
,
dottori
in
teologia
,
vescovi
.
Il
regalismo
non
si
riduceva
a
semplice
assolutismo
regio
,
e
tanto
meno
a
spirito
di
adulazione
verso
il
sovrano
(
come
in
uno
dei
suoi
impeti
di
polemica
irosa
sentenziò
e
condannò
l
'
Alfieri
)
:
c
'
erano
in
esso
coscienza
dei
diritti
della
società
civile
,
della
nazione
,
del
popolo
dei
credenti
,
desiderio
d
'
indipendenza
dal
dominio
clericale
,
aspirazioni
di
progresso
economico
e
civile
,
cura
dell
'
elevazione
del
popolo
,
e
-
-
ripetiamolo
-
-
tendenza
alla
riforma
interiore
,
alla
purificazione
ed
elevazione
della
chiesa
cattolica
,
a
riportare
il
cristianesimo
verso
la
purezza
originaria
.
Quest
'
interesse
religioso
affiora
nel
Tanucci
;
si
afferma
nei
giansenisti
di
Lombardia
;
si
realizza
praticamente
in
Toscana
con
l
'
opera
di
Scipione
de
'
Ricci
fatta
propria
da
Pier
Leopoldo
.
Non
si
tratta
qui
di
valutare
legittimità
e
risultati
di
quei
movimenti
e
di
quelle
aspirazioni
da
un
punto
di
vista
confessionale
o
anticonfessionale
,
ma
di
constatare
che
essi
risuscitarono
in
Italia
il
problema
religioso
dormiente
dal
tempo
della
Riforma
,
risvegliarono
e
smossero
nel
profondo
la
coscienza
italiana
,
avviando
la
restaurazione
di
quella
unità
morale
che
vedemmo
perduta
fra
il
Risorgimento
e
la
Controriforma
,
e
contribuirono
sostanzialmente
al
sorgere
di
una
nuova
Italia
,
in
armonia
con
il
progresso
generale
europeo
.
Una
limitazione
essenziale
,
tuttavia
,
conviene
fare
al
riformismo
settecentesco
italiano
,
teorico
e
pratico
,
per
quel
che
riguarda
l
'
avviamento
dato
da
esso
al
Risorgimento
.
Mancò
ad
esso
una
partecipazione
popolare
,
e
quindi
una
larga
base
nazionale
.
I
pensatori
italiani
del
Settecento
parlarono
ad
un
cerchio
ristrettissimo
,
ben
più
ristretto
che
in
Francia
o
in
Inghilterra
:
episodi
come
quelli
delle
agitazioni
di
Wilkes
in
Inghilterra
o
per
i
processi
Calas
e
De
La
Barre
in
Francia
(
Voltaire
!
)
in
Italia
non
si
ebbero
.
Alle
riforme
dei
governi
i
popoli
rimasero
indifferenti
o
addirittura
si
mostrarono
ostili
:
si
ricordino
le
avversioni
popolari
devote
toscane
alle
riforme
ricciane
leopoldine
.
Al
che
si
aggiunge
che
,
se
il
regalismo
non
si
ridusse
a
puro
assolutismo
regio
,
pure
non
può
negarsi
che
il
rafforzamento
di
questo
ne
fosse
non
solo
lo
scopo
diretto
,
ma
il
risultato
principale
.
I
sovrani
cercarono
nella
loro
opera
riformatrice
di
migliorare
l
'
amministrazione
rendendola
più
uniforme
,
la
giustizia
rendendola
più
spedita
e
più
umana
,
la
condizioni
economiche
e
intellettuali
dei
loro
popoli
favorendo
industrie
e
commerci
,
abolendo
taluni
dazi
e
vincoli
alla
libertà
del
lavoro
,
promovendo
e
diffondendo
la
coltura
.
Ma
in
conclusione
essi
non
affrontarono
i
problemi
fondamentali
posti
esplicitamente
dal
filosofismo
,
o
derivanti
necessariamente
dalle
premesse
di
questo
,
e
pertanto
già
maturi
nelle
coscienze
superiori
:
uguaglianza
civile
,
libertà
civile
e
politica
,
regolamento
costituzionale
dello
Stato
,
controllo
e
partecipazione
del
popolo
al
governo
.
E
perciò
è
nettamente
da
respingere
la
tesi
(
Botta
,
Manzoni
)
secondo
la
quale
,
se
il
corso
delle
riforme
settecetesche
italiane
non
fosse
stato
interrotto
dalla
rivoluzione
francese
,
esso
avrebbe
condotto
di
per
sé
,
per
vie
pacifiche
e
puramente
indigene
,
alla
resurrezione
nazionale
.
Europeismo
del
Settecento
italiano
Se
,
dunque
,
dobbiamo
far
capo
al
Settecento
per
gli
inizi
del
Risorgimento
,
risulta
chiara
la
necessità
di
accogliere
,
così
facendo
,
il
concetto
culturale
politico
del
Risorgimento
medesimo
,
al
posto
di
quello
politico
territoriale
.
Bisogna
salire
,
cioè
,
di
piano
,
e
allargare
l
'
orizzonte
:
si
tratta
di
ben
altro
che
del
trattato
di
Utrecht
o
di
quello
di
Aquisgrana
,
di
qualche
territorio
o
pezzo
di
territorio
ottenuto
dal
Piemonte
,
di
qualche
cambiamento
di
sovranità
nell
'
una
o
nell
'
altra
regione
della
penisola
.
Si
tratta
-
-
insistiamo
sull
'
idea
fondamentale
-
-
del
ricongiungimento
d
'
Italia
al
corso
generale
della
civiltà
europea
,
all
'
indirizzo
generale
della
vita
politico
sociale
europea
.
Ciò
posto
nessun
vantaggio
alla
tesi
del
Risorgimento
puramente
indigeno
può
venire
da
questa
inclusione
in
esso
del
Settecento
.
Col
tirare
indietro
gli
inizi
del
Risorgimento
dalla
rivoluzione
francese
alla
metà
o
ai
primi
del
Settecento
,
il
problema
delle
relazioni
fra
il
Risorgimento
ed
Europa
,
cioè
delle
influenze
estere
sul
primo
,
si
sposta
nel
tempo
e
nei
termini
specifici
;
ma
ritorna
ugualmente
,
inevitabilmente
,
e
vedemmo
già
come
si
risolva
.
All
'
influenza
politico
pratica
della
Rivoluzione
subentra
quella
politico
ideologica
del
filosofismo
.
Ricerche
compiute
negli
ultimi
tempi
sul
Settecento
italiano
(
più
precisamente
piemontese
)
per
mettere
in
luce
contributi
italiani
poco
noti
alle
lettere
e
alle
scienze
si
sono
rivelate
fruttuose
nei
particolari
eruditi
e
meritorie
per
l
'
abnegazione
della
ricerca
,
ma
non
hanno
punto
cambiato
il
quadro
generale
.
Se
mai
,
l
'
hanno
ingombrato
,
non
distinguendo
l
'
importante
dal
meno
importante
,
il
pensiero
originale
dal
luogo
comune
.
Un
Settecento
italiano
autoctono
,
da
contrapporre
alle
correnti
predominanti
all
'
estero
,
non
è
venuto
fuori
,
e
si
può
giurare
che
non
verrà
fuori
mai
.
È
assurda
in
radice
,
del
resto
,
per
qualsiasi
paese
,
l
'
autoctonia
della
vita
del
pensiero
e
dello
spirito
,
in
cui
esiste
sempre
circolo
e
accomunamento
.
Assurda
particolarmente
per
il
Settecento
,
secolo
cosmopolita
per
eccellenza
,
di
scambi
intensissimi
e
di
conguagliamento
,
visibile
anche
ai
ciechi
,
fra
i
diversi
paesi
,
con
predominio
nettissimo
di
una
mentalità
indivirdualistico
universalistica
.
Risultato
precipuo
della
elaborazione
ideale
del
Settecento
italiano
ed
europeo
è
il
concetto
di
umanità
,
nel
doppio
senso
dello
sviluppo
individuale
e
di
una
civiltà
comune
a
tutti
i
popoli
.
Individualismo
,
universalismo
,
umanitarismo
,
razionalismo
sono
caratteristiche
del
Settecento
italiano
non
meno
che
del
francese
,
inglese
o
tedesco
,
quando
pure
taluna
di
esse
non
si
trovi
fra
noi
più
accentuata
.
Il
Muratori
chiamava
la
ragion
di
stato
«
fiera
turbatrice
del
riposo
de
'
popoli
»
,
ed
esaltava
i
saggi
principi
che
sanno
cercare
la
vera
via
della
gloria
soprattutto
nel
bene
dei
loro
sudditi
.
Il
Beccaria
dichiarava
che
il
criterio
della
legislazione
deve
essere
«
la
massima
felicità
divisa
nel
maggior
numero
»
,
e
proclamava
che
la
volontà
generale
è
l
'
aggregato
delle
particolari
.
Il
Filangieri
constatava
non
dominare
più
al
tempo
suo
lo
spirito
bellicoso
degli
antichi
:
dappertutto
non
si
pensava
che
«
ad
essere
in
pace
e
ad
arricchirsi
»
.
Anche
per
il
Verri
l
'
interesse
pubblico
era
la
somma
degli
interessi
privati
.
Egli
prevedeva
un
tempo
,
forse
non
lontano
,
in
cui
la
ragione
universale
avrebbe
dilatato
il
suo
impero
;
e
intanto
osservava
che
gli
uomini
presentemente
in
Europa
vivevano
con
usi
e
opinioni
poco
dissimili
e
formavano
piuttosto
diverse
famiglie
di
uno
stato
che
nazioni
diverse
;
ed
esaltava
le
«
anime
nobili
»
che
«
mirano
la
terra
come
la
patria
dello
spirito
umano
,
e
gli
uomini
una
famiglia
divisa
in
buoni
e
malvagi
»
.
Questo
universalismo
ripigliava
le
tradizioni
italiane
,
sia
del
Rinascimento
sia
del
medioevo
,
ma
con
spiriti
nuovi
e
con
posizione
diversa
nei
riguardi
degli
altri
paesi
.
Sullo
scorcio
del
medioevo
l
'
Italia
,
dopo
aver
raggiunto
uno
dei
primi
posti
accanto
alla
Francia
precedentemente
dominante
,
era
passata
addirittura
al
primo
nel
Rinascimento
.
Poi
era
avvenuta
la
discesa
,
il
distacco
dal
resto
d
'
Europa
.
Ora
,
gli
Italiani
sapevano
benissimo
che
si
trattava
per
loro
di
risalire
la
china
,
e
guardavano
con
emulazione
,
ma
senza
invidia
,
chi
stava
più
in
su
di
loro
.
Nel
carteggio
di
Pietro
Verri
col
fratello
Alessandro
,
Locke
,
Voltaire
,
gli
enciclopedisti
sono
nominati
ripetutamente
come
maestri
.
Più
tardi
il
Verri
associava
il
ricordo
di
Montesquieu
a
quello
di
Beccaria
.
Non
per
questo
i
nostri
scrittori
del
Settecento
mancavano
di
sentimento
nazionale
,
che
talora
,
anzi
-
-
per
esempio
nel
noto
articolo
del
«
Caffè
»
Della
Patria
degli
italiani
,
attribuito
un
tempo
al
Verri
,
e
invece
del
Carli
-
-
giunge
alla
formulazione
precisa
di
un
patriottismo
italiano
fondato
sull
'
unità
e
la
coscienza
nazionali
.
Ma
solo
nei
minori
,
in
quelli
che
contavano
meno
-
-
eruditi
puri
,
compilatori
,
redattori
di
atti
accademici
,
ecc
.
-
-
il
sentimento
nazionale
prendeva
aspetto
di
rivalità
ostile
verso
l
'
estero
,
di
tentativo
(
vano
)
per
affermare
superiorità
italiane
allora
inesistenti
.
È
proprio
questa
parte
deteriore
,
infeconda
,
passata
senza
traccia
,
quella
su
cui
taluni
studiosi
del
Settecento
italiano
amano
oggi
sostare
.
I
più
illuminati
sentivano
allora
la
nostra
inferiorità
,
la
proclamavano
,
e
desideravano
rimediarvi
,
non
col
respingere
il
progresso
estero
,
ma
con
l
'
assimilarlo
.
Nel
campo
della
speculazione
politica
,
la
prevalenza
assoluta
delle
questioni
interne
era
in
rapporto
circolare
con
l
'
europeismo
e
l
'
universalismo
del
pensiero
.
Vedemmo
come
le
linee
fondamentali
del
pensiero
politico
italiano
fossero
le
stesse
che
nel
resto
d
'
Europa
:
ciò
non
impediva
visioni
di
problemi
particolari
nostri
e
applicazioni
speciali
a
situazioni
italiane
,
ma
senza
nessuna
pretesa
di
inalberare
principî
originali
.
Scarsamente
sentito
era
il
problema
dell
'
indipendenza
;
veniva
posto
invece
talora
quello
dell
'
accordo
tra
le
riforme
e
l
'
opinione
pubblica
:
«
tutto
fa
l
'
opinione
,
essa
è
la
direttrice
della
forza
»
,
diceva
il
Verri
.
Ignorato
era
tuttora
il
problema
dell
'
unità
;
anche
l
'
idea
della
confederazione
ebbe
solo
apparizioni
saltuarie
ed
occasionali
.
V
'
era
piuttosto
,
talora
,
un
certo
scontento
della
posizione
italiana
presente
,
un
certo
rimpianto
della
grandezza
passata
;
e
con
questi
sentimenti
comparivano
sporadicamente
valutazioni
e
vagheggiamenti
non
in
perfetto
accordo
con
l
'
ideologia
generale
.
Il
Filangieri
esponeva
l
'
idea
di
una
educazione
pubblica
formante
il
carattere
nazionale
;
il
Verri
ammetteva
l
'
ipotesi
di
un
rafforzamento
del
sistema
papale
come
benefico
all
'
Italia
,
affermando
così
un
nesso
positivo
fra
la
grandezza
del
papato
e
le
sorti
della
nazione
italiana
;
e
nel
conflitto
fra
papa
Clemente
XIV
e
i
Borboni
diceva
di
sentirsi
guelfo
,
spiegando
però
:
«
per
quella
naturale
propensione
che
abbiamo
nel
cuore
di
prendere
il
partito
del
debole
coraggioso
»
.
E
il
Baretti
-
-
scrittore
peraltro
di
idee
conservatrici
-
-
nella
stessa
occasione
si
sdegnava
che
il
papa
,
principe
italiano
,
fosse
violentato
a
fare
a
modo
delle
potenze
oltremontane
,
senza
riflettere
che
nella
questione
gesuitica
non
si
trattava
del
papa
come
principe
temporale
,
ma
del
capo
della
chiesa
cattolica
;
e
che
,
fra
le
potenze
che
gli
facevano
violenza
,
ce
n
'
erano
due
italiane
.
Superiore
a
tutti
questi
accenni
vaghi
e
occasionali
di
risveglio
patriottico
è
,
per
forza
e
nettezza
di
sentimento
,
l
'
Alfieri
,
il
quale
-
-
attraverso
,
si
noti
bene
,
un
riconoscimento
più
pieno
che
mai
dell
'
inferiorità
italiana
rispetto
alle
altre
nazioni
-
-
arrivò
nella
chiusa
di
Del
Principe
e
delle
Letterre
alla
famosa
profezia
sulla
rivoluzione
e
l
'
unità
d
'
Italia
.
Qui
veramente
il
Settecento
è
oltrepassato
,
e
suona
la
squilla
del
Risorgimento
.
Alfieri
e
Parini
:
rivoluzione
morale
Squilla
di
risorgimento
politico
.
Occorre
intenderne
bene
il
timbro
,
per
non
prendere
equivoco
circa
lo
strumento
da
cui
proviene
.
Chi
credesse
di
concludere
,
da
quel
finale
politico
e
dalla
profezia
unitaria
dell
'
opera
alfieriana
,
che
l
'
Alfieri
smentisce
il
nostro
concetto
del
Settecento
come
risorgimento
etico
culturale
in
senso
europeo
,
farebbe
doppio
errore
.
Intanto
,
l
'
Alfieri
appartiene
tutto
alla
seconda
metà
del
Settecento
,
e
in
particolare
quel
capitolo
di
Del
Principe
e
delle
Lettere
è
stato
scritto
nel
l784
,
cioè
appena
qualche
anno
prima
della
Rivoluzione
.
Se
il
Rousseau
,
nato
quasi
quarant
'
anni
avanti
all
'
Alfieri
,
si
stacca
dal
Settecento
puro
,
enciclopedistico
,
e
tuttavia
ne
continua
l
'
opera
sul
terreno
etico
politico
,
altrettanto
si
può
dire
dell
'
Alfieri
riguardo
al
Settecento
italiano
.
La
prima
radice
dell
'
italianità
dell
'
Alfieri
-
-
e
di
quel
certo
nazionalismo
,
di
quel
cero
astio
verso
le
altre
nazioni
(
particolarmente
la
Francia
)
che
sentiamo
in
lui
a
differenza
dello
spirito
dominante
nei
predecessori
-
-
è
morale
e
culturale
,
o
più
precisamente
letteraria
.
Da
una
parte
l
'
Alfieri
constata
l
'
inferiorità
presente
italiana
rispetto
alle
altre
nazioni
,
se
ne
sente
tocco
nella
sua
personalità
e
ci
s
'
infuria
.
Dall
'
altra
,
egli
è
conquistato
dall
'
entusiasmo
per
l
'
armonia
della
lingua
italiana
(
rispetto
alla
quale
i
suoni
delle
altre
sembravano
ai
suoi
nervi
facilmente
eccitabili
quasi
gridi
bestiali
)
e
per
le
bellezze
della
nostra
letteratura
:
gli
pare
che
nulla
si
ritrovi
d
'
uguale
ai
nostri
quattro
grandi
poeti
,
vicino
ai
quali
nutre
speranza
di
ottenere
un
posto
.
L
'
affermazione
prepotente
della
propria
individualità
è
motivo
dominante
dell
'
Alfieri
,
che
da
solo
rende
vano
e
risibile
qualsiasi
tentativo
di
trovare
in
lui
un
propugnatore
di
concezioni
statalistiche
,
sia
per
l
'
Italia
,
sia
per
la
società
in
generale
.
E
il
capitolo
finale
di
Del
Principe
e
delle
Lettere
,
che
si
cita
generalmente
come
se
fosse
isolato
,
è
invece
in
stretta
connessione
con
tutta
l
'
opera
:
ben
più
stretta
che
nell
'
altro
finale
,
ancor
più
famoso
e
di
qualche
affinità
,
quello
del
Principe
machiavellico
.
Tutta
la
tesi
dell
'
opera
è
nella
nobiltà
suprema
dell
'
ufficio
di
scrittore
,
purché
compiuto
senza
nessun
legame
con
i
governi
,
in
piena
libertà
d
'
ispirazione
e
di
espressione
.
A
tali
scrittori
l
'
Alfieri
considera
affidato
in
prima
linea
il
destino
delle
nazioni
,
perché
sono
essi
a
formarne
e
risvegliarne
la
coscienza
morale
:
ed
egli
sostiene
espressamente
e
diffusamente
la
superiorità
del
grande
scrittore
sul
gran
principe
,
così
come
nella
Vita
afferma
che
i
dispacci
e
la
diplomazia
del
governo
piemontese
«
mi
pareano
,
ed
erano
per
certo
,
assai
meno
importante
ed
alta
cosa
che
non
le
tragedie
mie
o
le
altrui
»
.
Quando
le
lettere
in
Italia
abbiano
compiuto
il
loro
ufficio
civile
,
e
in
seguito
a
questo
compimento
,
l
'
Alfieri
afferma
la
possibilità
della
risurrezione
politica
italiana
.
Risurrezione
che
sbocca
(
i
più
non
lo
ricordano
,
o
nol
sanno
)
non
nell
'
unità
monarchica
,
ma
nella
repubblica
,
poiché
si
prevede
che
l
'
unico
sovrano
subentrato
alla
dualità
(
essa
stessa
uscita
dalla
molteplicità
)
degli
stati
italiani
,
«
oltre
ogni
limite
abusando
anche
in
casa
del
suo
eccessivo
potere
,
dagli
Italiani
(
che
allora
riuniti
tutti
ed
illuminati
avranno
imparato
a
far
corpo
ed
a
credersi
un
solo
popolo
)
,
dagli
Italiani
riuniti
verrà
poi
allora
quell
'
uno
,
e
la
sua
fatale
unità
,
abolito
,
e
per
molte
generazioni
abborrito
e
proscritto
»
.
L
'
Alfieri
dunque
è
il
più
energico
assertore
della
preminenza
del
morale
sul
politico
,
del
Risorgimento
come
processo
spirituale
,
anziché
come
fatto
politico
territorale
.
Né
poteva
essere
diversamente
,
poiché
il
suo
superamento
(
in
quanto
superamento
c
'
è
)
del
Settecento
deriva
appunto
dell
'
accentuazione
dell
'
elemento
etico
.
Al
posto
dell
'
umanitarismo
utilitaristico
settecentesco
l
'
Alfieri
pone
l
'
individualismo
morale
,
la
formazione
e
affermazione
della
personalità
umana
,
che
peraltro
sono
svolgimento
e
integrazione
del
primo
.
La
critica
che
vedremo
(
p
.
57
)
formulata
da
altri
scrittori
italiani
del
Settecento
all
'
educazione
italiana
del
tempo
,
suona
in
lui
più
forte
,
più
sprezzante
.
Essa
è
il
punto
di
partenza
della
Vita
,
ove
all
'
«
Epoca
seconda
»
è
posto
come
sotto
titolo
riassuntivo
:
«
otto
anni
d
'
ineducazione
»
.
Negli
Annali
egli
scrive
di
avere
avuto
da
sua
madre
,
«
come
pur
troppo
si
suole
in
Italia
,
una
pessima
educazione
»
.
Contro
l
'
istruzione
del
collegio
,
i
«
non
studi
»
e
i
sistemi
pedagogico
disciplinari
,
l
'
Alfieri
vibra
continuamente
la
sua
sferza
.
Al
disdegno
per
quella
educazione
egli
accoppia
,
nel
corso
della
Vita
,
due
altri
aborrimenti
:
quello
per
la
disciplina
militare
,
l
'
«
infame
mestiere
militare
»
,
«
la
male
detta
genia
soldatesca
»
,
e
l
'
altro
per
i
vincoli
vassallatici
verso
i
sovrani
e
per
la
servilità
della
corti
;
motivi
che
ambedue
confluiscono
nella
condanna
assoluta
,
passionale
,
irosa
e
sprezzante
al
tempo
stesso
,
di
ogni
«
tirannide
»
.
Tutti
questi
sentimenti
alfieriani
rampollano
da
un
senso
fondamentale
di
libertà
e
dignità
individuali
,
e
ad
esso
ritornano
.
Questo
sentimento
è
alimentato
in
lui
da
ogni
esperienza
e
lo
ispira
in
ogni
giudizio
:
si
tratti
della
monarchia
militare
prussiana
o
del
dispotismo
moscovita
,
della
visita
all
'
Inghilterra
a
diciannove
anni
o
della
lettura
di
Plutarco
(
a
cui
associa
Montaigne
e
Montesquieu
)
,
della
proibizione
di
allontanarsi
dal
Piemonte
senza
permesso
del
sovrano
o
dell
'
altra
di
non
stampare
fuori
del
Piemonte
medesimo
.
E
così
egli
concede
,
con
sacrificio
delle
sue
proprietà
e
della
sua
posizione
sociale
,
al
«
disvassallamento
»
,
cioè
al
suo
trapiantamento
definitivo
fuori
del
Piemonte
e
alla
rescissione
di
ogni
vincolo
feudale
verso
il
sovrano
;
e
uscendo
dal
Piemonte
dice
di
essersi
inteso
«
come
allargato
il
respiro
»
;
e
aggiunge
così
se
stesso
al
grande
Lagrange
e
al
minor
Denina
nell
'
espatrio
,
con
una
coscienza
così
risoluta
da
rendere
per
lui
senza
oggetto
qualsiasi
apologia
«
sabauda
»
che
si
possa
tentare
in
quegli
altri
due
casi
,
poiché
qui
è
la
coscienza
e
la
volontà
recisa
dell
'
uomo
che
si
contrappongono
a
un
ambiente
e
a
un
sistema
.
Non
si
tratta
infatti
in
lui
di
risentimento
personale
verso
i
suoi
sovrani
,
di
cui
dice
bene
;
ma
del
fatto
che
«
quando
si
pensa
e
vivamente
si
sente
che
il
loro
giovare
o
nuocere
pendono
dal
loro
assoluto
volere
,
bisogna
fremere
e
fuggire
»
.
È
la
condanna
definitiva
di
ogni
assolutismo
,
appunto
perché
la
radice
si
ritrova
in
una
incompatibilità
morale
.
Né
l
'
opposizione
posteriore
alla
rivoluzione
francese
(
celebrata
ai
suoi
inizi
:
Parigi
sbastigliato
)
,
la
condanna
furiosa
di
essa
rivoluzione
e
della
Francia
cambiano
nulla
a
questa
sostanziale
posizione
alfierana
,
poiché
esse
sono
sempre
pronunciate
in
nome
della
«
sacra
e
sublime
causa
della
libertà
»
e
contro
«
la
prepotenza
militare
»
posta
a
base
della
«
sedicente
repubblica
»
.
E
ai
Francesi
,
«
schiavi
malnati
»
,
egli
rinfaccia
che
,
se
la
Francia
tiene
in
schiavitù
l
'
Europa
,
è
tenuta
essa
stessa
«
da
un
perpetuo
console
»
in
schiavitù
«
più
dura
ed
infame
»
.
Sopra
un
piano
morale
si
muove
dunque
l
'
Alfieri
:
e
sopra
un
piano
morale
-
-
poco
prima
o
contemporaneamente
a
lui
-
-
si
muove
anche
il
Parini
,
sebbene
non
sia
identico
l
'
orizzonte
dei
due
scrittori
.
Il
Parini
,
nonostante
la
sua
formazione
letteraria
arcadica
,
aveva
assorbito
molto
più
direttamente
e
largamente
dell
'
Alfieri
il
razionalismo
e
l
'
utilitarismo
sociale
settecenteschi
.
Ma
anch
'
egli
(
L
'
impostura
,
La
caduta
)
afferma
l
'
imperativo
supremo
della
personalità
morale
;
anch
'
egli
rivendica
la
dignità
umana
individuale
contro
pregiudizi
tradizionali
e
istituti
sociali
;
bensì
,
non
dominato
come
l
'
Alfieri
dal
prepotente
bisogno
d
'
affermazione
del
proprio
io
e
impregnato
ben
più
profondamente
di
lui
di
umanità
filosofica
e
cristiana
,
valica
i
confini
del
riformismo
politico
settecentesco
col
suo
sentimento
di
giustizia
sociale
spinto
fino
alla
vera
e
propria
contrapposizione
di
classe
,
e
potremmo
dire
quasi
odio
di
classe
,
manifestantesi
nei
dittici
sanguinosamente
ironici
della
vita
nobiliare
e
della
plebea
.
Anche
certi
accenni
nel
Giorno
,
che
potremmo
dire
conservatori
o
nazionalistici
,
non
sono
in
realtà
se
non
altre
manifestazioni
di
questo
sentimento
fondamentale
:
sia
che
egli
satireggi
l
'
affettazione
della
nobiltà
a
parlar
francese
e
rivendichi
«
l
'
italian
Goffredo
»
,
rispetto
all
'
Henriade
di
Voltaire
;
sia
che
derida
il
lusso
nobiliare
nella
sua
caccia
ai
prodotti
esotici
;
sia
infine
che
,
nel
parlare
delle
tendenze
antireligiose
dei
«
novi
sofi
»
,
attacchi
il
ripugnante
egoismo
di
classe
col
quale
la
nobiltà
intende
riserbare
per
sé
i
lumi
della
ragione
,
mantenendo
il
volgo
obbediente
entro
i
legami
tradizionali
;
mentre
invece
esalta
,
con
l
'
ironico
biasimo
,
le
dottrine
sociali
di
uguaglianza
e
di
umanità
del
filosofismo
.
E
la
religiosità
cristiana
del
Parini
si
associa
alla
condanna
dei
gesuiti
,
dell
'
intolleranza
religiosa
(
i
versi
contro
gli
autodafé
)
,
e
della
superstizione
dominante
a
Roma
.
Anche
nel
Parini
,
come
nell
'
Alfieri
,
si
passa
dal
riformismo
alla
rivoluzione
:
rivoluzione
politica
per
questo
,
sociale
per
quello
.
Era
il
passaggio
che
aveva
già
effettuato
fuori
d
'
Italia
il
Rousseau
,
e
che
la
rivoluzione
francese
si
apprestava
a
tradurre
dal
pensiero
al
fatto
.
E
,
se
l
'
Alfieri
trovò
nella
rivoluzione
francese
chi
attuò
il
suo
programma
tirannicida
tanto
pienamente
da
attirarsi
i
suoi
fulmini
,
il
sentimento
sociale
del
Parini
appare
,
rispetto
alla
seguente
rivoluzione
italiana
,
un
«
futuro
»
che
neppure
nel
corso
ulteriore
del
Risorgimento
trovò
piena
soddisfazione
.
Si
potrebbe
dire
che
egli
è
per
la
rivoluzione
italiana
alla
fine
del
secolo
XVIII
quello
che
il
Pisacane
fu
rispetto
al
Risorgimento
nel
suo
apogeo
.
Checché
sia
di
ciò
,
certo
è
che
l
'
Alfieri
e
il
Parini
ribadiscono
in
pieno
il
carattere
etico
culturale
del
Risorgimento
e
il
suo
legame
con
l
'
ideologia
del
Settecento
europeo
,
di
cui
essi
medesimi
rappresentano
lo
svolgimento
ulteriore
.
III
LA
PRIMA
CRISI
RIVOLUZIONARIA
Dai
riformisti
ai
giacobini
Nel
Settecento
italiano
abbiamo
incontrato
un
periodo
di
accordo
fra
il
pensiero
innovatore
degli
scrittori
e
l
'
azione
riformatrice
dei
governi
.
Questo
accordo
non
fu
mai
e
in
nessun
luogo
perfetto
,
perché
il
pensiero
dei
primi
si
spingeva
ben
più
avanti
dell
'
azione
dei
secondi
,
e
rimaneva
fra
le
due
categorie
la
diversità
intima
d
'
ispirazione
:
i
governi
non
avevano
superato
veramente
il
principio
della
ragion
di
stato
,
a
cui
i
pensatori
avevano
volto
decisamente
le
spalle
assumendo
un
concetto
dello
Stato
come
di
strumento
del
benessere
individuale
e
sociale
.
Verso
la
fine
del
secolo
l
'
accordo
si
ruppe
affatto
:
gli
uomini
di
governo
sostarono
e
indietreggiarono
,
i
teorici
proseguirono
innanzi
.
La
rottura
avvenne
in
coincidenza
e
in
relazione
con
la
rivoluzione
francese
;
ma
si
era
preparata
già
prima
,
per
ragioni
che
non
erano
senza
analogia
con
quelle
che
produssero
in
Francia
la
rivoluzione
stessa
.
Due
cose
mancarono
al
riformismo
settecentesco
italiano
:
la
partecipazione
del
popolo
,
e
cioè
una
coscienza
veramente
nazionale
,
e
lo
sbocco
in
un
nuovo
assetto
organico
dello
Stato
,
cioè
in
una
nuova
costituzione
.
Non
sono
mancanze
rilevate
oggi
,
a
fatti
compiuti
da
tanto
tempo
,
col
«
senno
di
poi
»
:
i
pensatori
italiani
se
ne
resero
conto
già
allora
.
Il
Verri
nell
'
aprile
1796
notava
che
quanto
si
era
avuto
di
progressivo
negli
anni
precedenti
non
solo
era
avvenuto
per
volere
assoluto
del
sovrano
,
senza
impulso
del
popolo
,
ma
in
contrasto
con
i
sentimenti
di
questo
,
«
che
avrebbe
voluto
conservare
inclusivamente
la
barbarie
della
tortura
e
il
supplizio
della
ruota
»
.
Quando
nel
1790
Leopoldo
II
invitò
i
consigli
provinciali
di
Lombardia
a
raccogliere
ed
esporre
le
rimostranze
e
i
bisogni
dello
Stato
,
il
Verri
giudicò
che
si
sarebbe
dovuta
chiedere
una
costituzione
,
e
stese
una
memoria
in
questo
senso
;
e
più
tardi
formulò
un
rimprovero
ai
rappresentanti
lombardi
per
non
averlo
fatto
.
Tali
prese
di
posizione
del
Verri
sono
posteriori
all
'
inizio
della
rivoluzione
francese
;
ma
questa
dovette
far
manifestare
al
Verri
disposizioni
d
'
animo
già
maturate
nel
decennio
precedente
,
come
possiamo
congetturare
altresì
per
la
sua
critica
(
anch
'
essa
posteriore
al
1789
,
ma
relativa
a
fatti
precedenti
)
al
rivoluzionarismo
dall
'
alto
di
Giuseppe
II
:
il
progresso
politico
per
imposizione
sovrana
,
egli
scrive
,
non
è
vero
progresso
;
è
un
governo
assoluto
di
polizia
,
«
smascherato
dispotismo
»
;
l
'
imperatore
non
era
padrone
degli
uomini
più
di
quello
che
lo
fosse
dell
'
erario
pubblico
.
Anteriore
,
in
ogni
caso
,
alla
Rivoluzione
è
lo
scritto
Decadenza
del
papato
,
ecc
.
(
1783
)
,
rimasto
inedito
fin
dopo
la
morte
del
Verri
,
in
cui
questi
attacca
a
fondo
il
«
fratismo
»
e
«
l
'
impostura
»
dominanti
in
Italia
,
cioè
il
metodo
di
educazione
clericale
,
tutto
fondato
su
credenze
imposte
dal
di
fuori
e
supinamente
accettate
,
senza
critica
personale
,
e
su
osservanze
esteriori
di
pratiche
e
di
riti
,
senza
intima
vita
morale
.
A
questa
educazione
egli
attribuiva
l
'
inferiorità
degli
Italiani
per
la
quale
-
-
egli
diceva
-
-
dappertutto
fuori
d
'
Italia
era
ormai
una
vergogna
il
dire
:
sono
Italiano
.
Evidentemente
a
tale
educazione
andava
anche
ricondotto
quell
'
indifferentismo
e
oscurantismo
della
coscienza
popolare
,
quella
mancanza
di
coscienza
nazionale
di
cui
abbiamo
parlato
sopra
,
e
che
isterilì
e
fece
fallire
il
riformismo
indigeno
italiano
.
Le
querele
contro
il
«
fratismo
»
sono
diffuse
nei
nostri
scrittori
(
Parini
,
Baretti
)
.
Era
posto
così
il
problema
spirituale
del
Risorgimento
,
come
autonomia
interiore
e
vita
morale
che
il
popolo
italiano
doveva
conquistarsi
come
avevano
fatto
gli
altri
popoli
europei
.
Il
giansenismo
si
rivelò
insufficiente
in
proposito
,
o
almeno
non
fece
in
tempo
ad
agire
:
esso
incominciava
appena
a
penetrare
nell
'
insegnamento
universitario
quando
scoppiò
la
bufera
rivoluzionaria
.
Il
Giorno
del
Parini
,
e
anche
la
Vita
dell
'
Alfieri
,
sono
le
maggiori
manifestazioni
di
questa
esigenza
di
rinnovamento
morale
,
e
al
tempo
stesso
della
sua
mancata
soddisfazione
.
Una
evoluzione
non
compiuta
,
e
di
cui
tuttavia
rimanga
l
'
esigenza
negli
spiriti
superiori
,
contiene
in
sé
un
germe
di
rivoluzione
:
il
distacco
fra
il
pensiero
e
l
'
azione
,
fra
l
'
ideale
e
il
reale
agisce
,
a
lungo
andare
,
esplosivamente
.
I
principi
italiani
intorno
all
'
inizio
della
rivoluzione
francese
,
e
per
contraccolpo
di
essa
(
ma
non
solo
per
questo
)
,
si
arrestarono
;
quelli
,
s
'
intende
,
che
si
erano
mossi
.
Ma
non
si
arrestarono
le
idee
di
quegli
Italiani
che
guardavano
innanzi
:
pochi
,
ma
in
essi
erano
le
forze
dell
'
avvenire
.
Nulla
di
più
caratteristico
dell
'
atteggiamento
,
rispetto
agli
svolgimenti
rivoluzionari
francesi
,
tenuto
dal
Verri
,
temperamento
per
null
'
affatto
rivoluzionario
,
fautore
di
una
placida
filosofia
,
patrizio
milanese
obbediente
al
governo
austriaco
,
anche
se
non
sempre
soddisfatto
di
esso
.
Egli
prese
le
difese
della
Rivoluzione
contro
coloro
che
si
scandalizzavano
per
i
suoi
primi
eccessi
;
si
augurò
la
diffusione
del
moto
,
sperando
che
ne
venisse
un
cambiamento
di
faccia
alla
politica
;
contestò
alle
classi
privilegiate
l
'
imparzialità
necessaria
per
giudicarne
;
e
se
dopo
il
supplizio
del
re
e
di
fronte
al
Terrore
formulò
biasimi
ed
ebbe
accenti
di
esecrazione
,
non
prese
però
neanche
allora
una
posizione
puramente
negativa
di
fronte
alla
Rivoluzione
,
e
vi
si
adattò
quando
essa
giunse
a
Milano
.
Egli
cercò
di
accogliere
i
nuovi
concetti
politici
,
sforzandosi
di
precisarli
secondo
i
suoi
criteri
razionali
e
morali
;
e
lo
stesso
fanatismo
rivoluzionario
,
tanto
contrario
alla
sua
indole
,
fu
da
lui
valutato
come
una
possibilità
di
scossa
della
nazione
italiana
dal
«
torpore
»
.
Se
tanto
avanti
giunse
il
patrizio
riformista
Verri
,
altri
non
si
contentarono
in
quegli
anni
di
pensare
,
ma
si
volsero
per
loro
conto
a
tentar
di
ristabilire
l
'
accordo
tra
pensiero
e
azione
.
Donde
la
formazione
qua
e
là
in
Italia
di
nuclei
di
«
giacobini
»
,
le
prime
congiure
,
i
primi
processi
politici
,
le
prime
esecuzioni
capitali
:
Emanuele
De
Deo
,
Francesco
De
Stefanis
,
Giovan
Battista
De
Rolandis
,
ecc
.
,
oltre
l
'
espulsione
dalla
Toscana
di
un
discendente
di
Michelangelo
,
Filippo
Buonarroti
,
divenuto
poi
compagno
del
Babeuf
in
Francia
.
Antirivoluzionarismo
sabaudo
Il
sistema
politico
territoriale
italiano
al
momento
della
rivoluzione
francese
era
(
s
'
è
detto
già
)
simile
a
quello
di
tre
secoli
addietro
,
all
'
inizio
delle
invasioni
straniere
:
di
bella
apparenza
,
ma
di
scarsa
solidità
.
I
novatori
in
Italia
erano
pochi
,
la
grande
maggioranza
delle
popolazioni
era
composta
di
sudditi
fedelissimi
;
ma
era
fedeltà
prevalentemente
inerte
,
passività
.
Come
tre
secoli
addietro
,
mancò
tanto
l
'
accordo
fra
i
principi
quanto
la
solidarietà
fra
principi
e
popoli
.
Il
progetto
di
confederazione
,
tanto
vantato
,
dal
Galeani
Napione
(
1791
)
non
solo
rimase
dissertazione
accademica
,
ma
anche
come
puro
pensiero
rispondeva
,
piuttosto
che
a
un
'
idea
nazionale
,
alla
preoccupazione
di
resistere
alla
Rivoluzione
,
di
conservare
lo
statu
quo
;
era
rivolto
al
passato
,
non
al
futuro
.
Esso
rientra
assai
più
nella
storia
dell
'
Antirisorgimento
che
in
quella
del
Risorgimento
.
Comunque
,
il
progetto
non
venne
effettuato
.
Il
Piemonte
sabaudo
fu
l
'
unico
a
svolgere
una
politica
attiva
,
guerresca
,
contro
la
Rivoluzione
premente
alle
porte
d
'
Italia
.
Dopo
quasi
quarant
'
anni
di
accordo
franco
austriaco
,
che
aveva
paralizzato
la
politica
estera
sabauda
,
si
tornava
alla
posizione
classica
di
Casa
Savoia
,
in
bilancia
fra
le
due
grandi
potenze
confinanti
.
Vittorio
Amedeo
III
però
non
scorse
la
situazione
sotto
questo
angolo
visuale
;
e
,
nonché
un
'
idea
nazionale
,
non
gli
arrise
neppure
quella
tradizionale
dell
'
acquisto
lombardo
propostogli
dalla
Francia
,
già
rivoluzionaria
ma
ancora
monarchica
,
nell
'
aprile
1792
.
Egli
si
strinse
invece
all
'
Austria
,
prima
per
difendere
,
poi
per
ricuperare
i
possessi
oltremontani
,
e
per
sbarrare
la
strada
alla
Rivoluzione
;
giunse
anzi
-
-
in
senso
direttamente
contrario
ai
destini
italiani
della
Casa
-
-
a
contemplare
una
retrocessione
all
'
Austria
del
Novarese
in
cambio
di
acquisti
in
Francia
.
La
lotta
armata
fu
sostenuta
dal
Piemonte
non
senza
tenacia
per
qualche
anno
;
ma
poi
finì
precipitosamente
sotto
i
colpi
del
Bonaparte
,
nel
disastro
militare
,
nell
'
umiliazione
dell
'
armistizio
e
della
pace
imposti
e
dell
'
occupazione
francese
,
e
infine
nell
'
espulsione
della
dinastia
.
Nella
prima
crisi
rivoluzionaria
del
Risorgimento
lo
stato
sabaudo
fece
allora
il
naufragio
più
completo
fra
gli
stati
italiani
salvo
la
decrepita
Venezia
:
i
Borboni
fra
il
1799
e
il
1814
ebbero
una
parte
più
attiva
dei
Savoia
,
sebbene
anche
questi
partecipassero
prima
dell
'
eclissi
quindecennale
,
alla
reazione
dell
'
Antirisorgimento
(
appresso
,
p
.
68
)
.
Primo
Risorgimento
politico
Le
armi
francesi
trovarono
in
Italia
un
terreno
in
qualche
misura
preparato
dai
giovani
«
giacobini
»
,
da
quelli
morti
sul
patibolo
come
dai
sopravvissuti
.
E
accanto
alla
nuova
generazione
giunta
di
un
balzo
al
rivoluzionarismo
erano
i
riformisti
divenuti
giacobini
,
o
almeno
disposti
a
collaborare
con
essi
,
come
Verri
a
Milano
,
Pagano
a
Napoli
.
L
'
effetto
sulle
condizioni
italiane
fu
grandioso
.
Si
ebbe
nell
'
incipiente
Risorgimento
il
passaggio
dal
piano
culturale
al
politico
,
dal
riformismo
governativo
alla
democrazia
,
dal
cosmopolitismo
alla
nazionalità
.
Questo
passaggio
si
effettuò
sotto
l
'
azione
diretta
della
rivoluzione
francese
,
cioè
delle
sue
idee
,
della
sua
propaganda
,
delle
sue
campagne
vittoriose
.
Ecco
un
fatto
,
di
quelli
massicci
,
contro
cui
si
spunta
ogni
abilità
sofistica
di
fautori
dell
'
autoctonia
pura
;
mentre
la
teoria
sabaudistica
perde
addirittura
il
filo
conduttore
.
Spazzati
via
i
vecchi
governi
-
-
quasi
senza
resistenza
,
salvo
quello
piemontese
,
-
-
dalle
armi
vittoriose
della
repubblica
,
si
riebbe
in
Italia
quel
che
da
secoli
(
dalla
fine
del
medioevo
)
non
si
era
più
visto
:
la
discussione
e
la
lotta
politica
,
il
formarsi
e
il
cozzare
dei
partiti
,
il
governo
di
popolo
con
le
assemblee
rappresentative
:
in
poche
parole
,
la
risurrezione
di
una
vita
politica
nazionale
.
Il
popolo
italiano
ritornò
sulla
scena
,
ridivenne
soggetto
di
storia
.
Vi
fu
coscienza
del
ritorno
,
del
risorgimento
;
anzi
fu
netta
e
persino
ostentata
,
nelle
reminiscenze
classiche
dei
nomi
e
degli
istituti
.
Si
rievocò
il
passato
d
'
Italia
,
cioè
una
sezione
di
esso
,
l
'
Italia
romana
o
Roma
antica
,
ricongiungendo
idealmente
i
due
estremi
della
catena
:
la
novissima
realtà
rivoluzionaria
e
la
remota
classicità
repubblicana
.
E
coloro
che
,
come
il
Gioia
,
erano
contrari
all
'
antica
Roma
,
risalirono
ancora
più
indietro
,
all
'
Italia
preromana
.
Anche
in
questo
ritorno
classicistico
l
'
influenza
della
rivoluzione
francese
fu
diretta
,
decisiva
:
precisamente
essa
rivoluzione
aveva
fatto
appello
all
'
antichità
classica
,
ai
ricordi
greco
romani
,
soprattutto
romani
,
i
due
Bruti
,
Scipione
,
Catone
.
Il
classicismo
trionfava
nelle
lettere
e
nelle
arti
non
meno
che
nel
pensiero
politico
.
In
quest
'
ultimo
esso
segna
il
passaggio
dal
cosmopolitismo
umanitario
,
non
privo
di
indeterminatezza
e
mollezza
,
al
patriottismo
,
entusiastico
,
irsuto
,
fanatico
.
Se
vi
fu
cambiamento
radicale
in
Francia
-
-
che
pure
aveva
secoli
dietro
di
sé
di
coscienza
nazionale
statale
completamente
formata
e
robusta
-
-
tanto
più
la
rivoluzione
delle
idee
fu
grande
in
Italia
,
con
precedenti
così
diversi
.
La
nascita
del
patriottismo
moderno
,
e
l
'
inizio
del
suo
trapasso
nel
nazionalismo
,
si
hanno
con
la
rivoluzione
francese
in
Francia
e
subito
dopo
in
Italia
.
Sorge
così
-
-
contemporaneamente
in
Gioia
,
Cuoco
,
Foscolo
-
-
l
'
idea
dello
«
spirito
pubblico
»
,
o
«
virtù
»
,
per
cui
il
cittadino
si
sente
tutt
'
uno
con
lo
Stato
;
l
'
idea
che
la
patria
è
qualche
cosa
da
realizzare
e
difendere
con
le
proprie
azioni
,
con
l
'
arma
in
pugno
(
sulla
necessità
di
una
milizia
nazionale
insisté
particolarmente
il
Foscolo
)
,
con
tutto
se
stesso
;
l
'
idea
della
necessità
,
per
la
salvezza
e
la
vita
della
nazione
,
di
uno
stato
forte
,
unitario
,
con
la
tendenza
a
porre
questa
necessità
,
e
in
genere
le
esigenze
statalnazionali
sopra
ogni
altra
cosa
.
Il
concetto
dell
'
unità
italiana
si
pone
così
in
una
forma
concreta
,
come
esigenza
attuale
,
sotto
il
pungolo
dell
'
esperienza
immediata
.
La
Francia
rivoluzionaria
aveva
trionfato
della
coalizione
europea
,
grazie
allo
stato
unitario
rinnovato
nella
sua
compattezza
,
esaltato
nella
sua
energia
dal
giacobinismo
.
Perciò
il
Gioia
nella
sua
famosa
dissertazione
Quale
dei
governi
liberi
meglio
convenga
alla
felicità
dell
'
Italia
(
1798
)
,
combatté
l
'
ipotesi
di
un
assetto
dell
'
Italia
in
tante
repubbliche
indipendenti
,
che
riuscirebbero
discordi
e
deboli
contro
l
'
estero
;
e
fa
anche
appello
alle
esperienze
negative
dell
'
età
comunale
e
signorile
.
Non
per
questo
il
Gioia
abbandonava
menomamente
la
libertà
:
l
'
Italia
,
egli
dice
,
dovrà
la
sua
rigenerazione
alla
filosofia
rivoluzionaria
che
ha
liberato
l
'
America
e
la
Francia
(
si
noti
il
senso
netto
della
connessione
fra
le
due
rivoluzioni
,
di
là
e
di
qua
dell
'
Atlantico
)
;
e
anzi
,
cura
precipua
della
dissertazione
è
di
mostrare
la
capacità
dell
'
Italia
a
un
governo
libero
non
meno
di
qualsiasi
altro
popolo
,
sia
perché
gli
uomini
sono
dappertutto
uguali
,
sia
perché
nella
storia
italiana
vi
sono
prove
di
una
tale
capacità
.
«
Fu
il
genio
italiano
che
gettò
in
Europa
il
primo
grido
di
libertà
»
,
nel
Rinascimento
,
e
prima
ancora
nel
movimento
repubblicano
dell
'
Italia
medievale
al
secolo
XII
,
e
anzi
già
nell
'
Italia
antica
,
prima
della
conquista
romana
.
Riferimento
quest
'
ultimo
tanto
più
notevole
,
in
quanto
viene
ad
associarsi
con
la
riprovazione
che
-
-
in
parziale
reazione
,
come
s
'
è
detto
,
al
classicismo
rivoluzionario
-
-
il
Gioia
manifesta
nei
termini
più
espliciti
contro
le
conquiste
romane
:
«
Non
m
'
arresterò
per
altro
a
far
l
'
elogio
dell
'
antica
Roma
,
né
chiamerò
dalla
tomba
i
suoi
eroi
.
Io
vorrei
anzi
fare
in
pezzi
le
pagine
della
storia
romana
,
perché
le
veggo
tinte
di
sangue
de
'
popoli
e
vi
leggo
scritta
la
schiavitù
delle
nazioni
»
.
È
questo
il
primo
,
o
quasi
primo
,
anello
di
una
catena
che
costituirà
un
filone
caratteristico
del
pensiero
risorgimentale
,
mostrante
la
centralità
del
concetto
liberale
,
e
quanto
fortemente
radicata
fosse
l
'
idea
che
l
'
italianità
nuova
doveva
sorgere
con
il
concorso
di
tutte
le
parti
della
nazione
,
e
non
per
sovrapposizione
dittatoriale
di
una
di
esse
.
Nella
formazione
di
una
coscienza
nazionale
additava
il
Gioia
(
in
altro
scritto
)
il
punto
decisivo
:
«
Vi
sentite
voi
veramente
Italiani
tutti
figli
di
una
stessa
patria
,
cittadini
di
una
stessa
città
?
Allora
voi
sarete
un
popolo
;
tutto
allora
vi
sarà
lecito
sperare
...
Obliate
le
abitudini
servili
,
e
mostratevi
degni
di
essere
governati
da
uomini
liberi
»
.
La
fecondità
di
quei
tre
anni
179699
,
del
pensiero
nazionale
italiano
-
-
di
un
pensiero
che
si
volgeva
all
'
azione
e
si
faceva
azione
-
-
è
mirabile
;
e
mostra
da
sola
l
'
effetto
prodotto
dalla
frantumazione
violenta
della
vecchia
Italia
,
che
il
riformismo
principesco
del
Settecento
aveva
poco
più
che
scalfito
.
Un
punto
caratteristico
:
ancora
nel
1791
il
già
menzionato
progetto
di
confederazione
italiana
(
antirivoluzionaria
)
del
Galeani
Napione
trovava
necessario
discutere
ripetutamente
le
pretese
tuttora
mantenute
in
piedi
dall
'
Impero
sull
'
Italia
,
e
additava
come
una
possibilità
della
confederazione
l
'
ottenerne
«
solenne
rinuncia
»
.
Ora
,
con
l
'
irrompere
armato
della
Rivoluzione
in
Italia
e
in
Germania
,
ogni
concetto
di
alta
signoria
imperiale
(
avanzo
del
medioevo
feudale
)
venne
spazzato
via
;
finché
crollò
miseramente
,
per
abdicazione
seguita
all
'
esautoramento
,
lo
stesso
Sacro
Romano
Impero
,
e
l
'
Italia
fu
liberata
da
una
delle
più
gravi
schiavitù
reali
e
ideali
gravante
da
secoli
su
di
lei
,
e
da
cui
i
vecchi
stati
italiani
non
erano
per
sé
riusciti
a
liberarla
mai
.
Una
volta
inteso
il
Risorgimento
come
processo
politico
spirituale
,
non
come
puro
fatto
politico
territoriale
,
tutta
la
positività
del
periodo
rivoluzionario
-
-
che
insieme
con
quello
napoleonico
Cesare
Balbo
assegnò
all
'
èra
delle
preponderanze
straniere
,
ciò
che
equivaleva
a
farne
un
nuovo
Cinquecento
,
passività
politica
pura
,
-
-
appare
chiara
,
imponente
.
Nel
corso
di
tre
anni
vennero
posti
tutti
i
problemi
del
Risorgimento
:
libertà
,
democrazia
,
indipendenza
,
unificazione
federale
o
unità
(
ambedue
con
regime
repubblicano
;
la
soluzione
unitaria
fu
quella
che
prevalse
nello
spirito
dei
patrioti
)
.
E
furono
posti
in
forma
concreta
,
storica
e
attuale
a
un
tempo
,
in
relazione
al
presente
e
al
passato
d
'
Italia
.
Dal
Verri
al
Gioia
,
dal
Cuoco
al
Foscolo
,
è
un
fervore
di
idee
,
di
discussioni
:
la
pubblicistica
politica
e
i
periodici
politici
fiorirono
,
specialmente
a
Milano
,
ove
si
accorse
da
ogni
parte
d
'
Italia
facendone
il
centro
ideale
dell
'
avviata
unità
della
nazione
,
espressa
fin
nelle
canzonette
cantate
per
la
strada
.
L
'
unità
si
può
dire
venisse
concretamente
propugnata
per
la
prima
volta
,
come
autogoverno
del
popolo
italiano
coscientemente
unito
.
È
un
poderoso
avviamento
di
fatto
ci
fu
nel
moto
di
unione
della
Cisalpina
,
tanto
da
parte
del
Veneto
e
di
Venezia
stessa
quanto
del
Piemonte
(
in
quest
'
ultimo
paese
però
vi
fu
una
corrente
«
allobroga
»
che
propugnò
l
'
annessione
alla
Francia
,
ricordando
che
i
Piemontesi
erano
stati
«
Galli
un
tempo
»
e
imprecando
contro
il
trattato
di
Cateau
Cambrésis
che
aveva
consegnato
il
Piemonte
al
tiranno
«
Emanuele
Filiberto
»
)
.
Sventolò
all
'
aura
per
la
prima
volta
il
tricolore
,
bandiera
nazionale
;
e
per
la
prima
volta
si
ebbero
legioni
italiane
,
portatrici
in
armi
dell
'
idea
nazionale
.
Uomini
insigni
entrarono
nella
vita
pubblica
,
capaci
d
'
incarnare
l
'
idea
nazionale
e
di
tenere
testa
ai
Francesi
.
La
questione
religiosa
fu
agitata
più
che
mai
,
affermandosi
una
relazione
di
intima
affinità
tra
Vangelo
e
democrazia
,
cristianesimo
e
libertà
del
popolo
.
È
il
momento
in
cui
il
giansenismo
,
svincolandosi
dai
ceppi
regalistici
si
fa
schietto
liberalismo
.
Al
tempo
stesso
l
'
esempio
degli
errori
francesi
nella
politica
ecclesiastica
(
Costituzione
civile
del
clero
con
le
lotte
religiose
conseguenti
)
ispirò
moderazione
,
o
per
dir
meglio
suggerì
il
concetto
che
il
problema
religioso
non
poteva
essere
risolto
,
se
non
nella
libertà
e
per
la
libertà
,
attraverso
un
'
opera
educativa
.
L
'
antinomia
del
moto
«
giacobino
»
italiano
Il
fatto
che
la
rivoluzione
italiana
del
179699
avvenisse
per
opera
dell
'
intervento
straniero
,
sotto
il
controllo
sovrano
di
capi
di
eserciti
stranieri
,
di
esecutori
delle
istruzioni
politiche
di
un
governo
estero
,
fu
una
realtà
grave
di
conseguenze
.
L
'
efficacia
della
risurrezione
politica
fu
minorata
in
radice
,
il
gioco
politico
normale
alterato
,
le
libertà
politiche
inceppate
nel
momento
stesso
della
loro
proclamazione
,
la
democrazia
resa
largamente
fittizia
e
talora
direttamente
calpestata
;
in
quanto
all
'
indipendenza
nazionale
,
essa
poteva
apparire
a
prima
vista
in
condizioni
peggiori
assai
di
prima
,
quando
solo
una
regione
della
penisola
era
soggetta
al
dominio
straniero
.
Di
qui
il
carattere
antinomico
del
periodo
,
per
cui
esso
da
un
lato
ci
si
presenta
come
il
primo
delle
realizzazioni
politiche
del
Risorgimento
,
mentre
dall
'
altro
prende
figura
di
un
nuovo
periodo
di
preponderanza
straniera
.
Di
questa
antinomia
ebbero
chiara
coscienza
,
per
primi
,
i
patrioti
italiani
del
tempo
o
«
giacobini
»
,
quelli
della
repubblica
cisalpina
come
quelli
della
partenopea
.
Ne
ebbero
coscienza
perché
il
loro
programma
politico
non
era
una
improvvisazione
opportunistica
,
dovuta
al
successo
delle
armi
francesi
,
ma
convinzione
germogliata
nel
loro
spirito
alla
luce
delle
idee
e
delle
esperienze
:
gli
uomini
della
Cisalpina
e
della
Partenopea
erano
gli
stessi
o
gli
affini
di
coloro
che
precedentemente
avevano
meditato
,
scritto
,
fatto
propaganda
,
congiurato
,
per
il
risorgimento
d
'
Italia
.
A
coloro
che
prima
della
venuta
dei
Francesi
avevano
per
le
nuove
idee
salito
il
patibolo
si
aggiunsero
,
qualche
anno
più
tardi
,
le
centinaia
di
vittime
cadute
in
Piemonte
innanzi
ai
moschetti
sabaudi
,
o
immolate
a
Napoli
sulle
forche
borboniche
,
o
dalla
Lombardia
deportate
in
Dalmazia
dal
governo
austriaco
anticipante
i
fasti
dello
Spielberg
.
I
patrioti
italiani
di
questo
primo
periodo
rivoluzionario
realizzarono
anticipatamente
la
formula
mazziniana
«
pensiero
e
azione
»
;
le
loro
sofferenze
,
il
loro
sacrificio
basterebbero
a
costituire
un
grosso
valore
positivo
del
periodo
,
nonostante
ogni
stridula
querimonia
di
nazionalistica
ortodossia
.
I
patrioti
italiani
non
erano
stati
loro
a
crear
quella
situazione
per
cui
l
'
Italia
si
dibatteva
fra
due
prepotenze
straniere
.
Non
erano
stati
i
«
giacobini
»
a
costringere
la
repubblica
di
San
Marco
in
quella
stolta
e
vile
neutralità
disarmata
,
che
non
poteva
non
procurarne
,
in
contingenze
tragiche
come
quelle
,
la
rovina
.
Non
furono
essi
a
far
scappare
il
Borbone
in
Sicilia
,
lasciando
soli
i
lazzari
a
battersi
contro
i
Francesi
,
ma
altresì
ad
inferocire
contro
i
loro
concittadini
migliori
.
Non
fu
colpa
dei
giacobini
,
insomma
-
-
già
per
il
fatto
che
erano
tanto
pochi
,
-
-
se
i
vecchi
governi
italiani
crollarono
come
castelli
di
carta
all
'
avvicinarsi
delle
truppe
francesi
,
perdendo
tutto
a
cominciar
dall
'
onore
.
L
'
indipendenza
italiana
alla
fine
del
secolo
decimottavo
cadde
con
tanta
vergognosa
facilità
perché
non
era
più
solida
che
alla
fine
del
decimoquinto
:
mancava
all
'
una
come
all
'
altra
non
tanto
(
come
pensò
il
Balbo
)
la
compiutezza
territoriale
o
giuridica
dell
'
indipendenza
,
quanto
là
spina
dorsale
di
una
coscienza
nazionale
,
l
'
autocreazione
della
nazione
da
parte
del
popolo
.
L
'
una
e
l
'
altra
si
ritrovano
nelle
idee
e
nell
'
opera
dei
«
giacobini
»
italiani
.
I
quali
accettarono
l
'
appoggio
francese
perché
non
potevano
farne
a
meno
;
ma
mirarono
a
costruire
,
a
realizzare
per
conto
proprio
l
'
Italia
.
Uguaglianza
civile
,
libertà
di
pensiero
,
rinnovazione
delle
strutture
amministrative
,
politiche
,
sociali
,
erano
intanto
fondate
:
fortificandosi
le
nuove
strutture
,
col
favore
delle
circostanze
attentamente
spiate
,
essi
pensavano
che
sarebbe
venuto
il
momento
di
congedare
i
precettori
e
di
fare
veramente
l
'
Italia
libera
e
una
.
Questa
non
fu
solo
l
'
idea
segreta
della
Società
dei
Raggi
,
ma
il
pensiero
intimo
,
la
molla
ultima
di
tutta
quell
'
azione
rivoluzionaria
italiana
.
Ché
anzi
fino
da
allora
,
in
cospetto
dei
francesi
occupanti
,
i
patrioti
resistettero
e
reclamarono
i
diritti
italiani
,
con
una
energia
che
può
sembrare
perfino
esagerata
a
chi
consideri
freddamente
la
realtà
della
situazione
:
la
quale
era
che
l
'
esistenza
delle
repubbliche
italiane
riposava
unicamente
sulle
armi
francesi
.
Si
veda
il
movimento
di
proteste
(
in
cui
il
Gioia
e
il
Foscolo
ebbero
i
primi
posti
)
contro
il
trattato
di
alleanza
,
o
di
vassallaggio
,
imposto
dal
Direttorio
alla
Cisalpina
;
si
ricordi
soprattutto
il
torrente
furioso
di
indignazione
contro
Campoformio
,
e
precedentemente
i
tentativi
molteplici
di
unione
del
Veneto
e
di
Venezia
medesima
alla
Cisalpina
.
L
'
idea
dell
'
unità
italiana
prese
corpo
definitivo
precisamente
come
reazione
contro
la
doppia
,
contemporanea
esperienza
di
dominio
straniero
;
e
nel
1799
fu
affermata
più
solennemente
che
mai
in
proposte
ufficiali
al
governo
francese
.
Con
idealismo
e
realismo
politico
insieme
,
i
patrioti
italiani
si
sforzarono
di
mostrare
l
'
utilità
e
la
necessità
per
la
Francia
dell
'
indipendenza
unitaria
d
'
Italia
,
secondo
il
concetto
europeo
(
derivante
dalla
rivoluzione
genuina
e
anticipante
Mazzini
e
il
liberalismo
radicale
di
Ferrari
e
Cattaneo
)
della
solidarietà
e
dell
'
affratellamento
fra
i
popoli
liberi
.
Il
primo
scoppio
dell
'
Antirisorgimento
Poiché
i
Francesi
erano
stranieri
invasori
e
spogliatori
,
coloro
che
insorsero
contro
di
essi
nel
1799
,
e
lottarono
per
la
restaurazione
della
vecchia
Italia
,
hanno
assunto
presso
certi
pubblicisti
odierni
figura
di
patrioti
.
Ma
la
figurazione
non
regge
.
Non
basta
pronunciar
certi
nomi
perché
la
cosa
ci
sia
:
Non
omnis
qui
dicit
mihi
:
Domine
,
Domine
,
intrabit
in
regnum
coelorum
.
Non
tutti
i
movimenti
antistranieri
(
forse
meglio
si
direbbe
«
antiforestieri
»
)
sono
senz
'
altro
movimenti
nazionali
.
La
preoccupazione
per
il
proprio
pezzo
di
terra
,
l
'
avversione
al
fiscalismo
o
alla
coscrizione
,
l
'
attaccamento
agli
usi
e
magari
alle
superstizioni
locali
,
il
desiderio
di
salvare
i
propri
poteri
,
privilegi
e
guadagni
,
non
bastano
perché
si
possa
parlare
di
sentimento
e
movimento
nazionali
:
possono
anzi
significare
tutto
l
'
opposto
.
Parlare
di
indipendenza
non
basta
,
di
avversione
allo
straniero
neppure
:
bisogna
vedere
per
chi
e
per
che
cosa
si
domanda
l
'
indipendenza
,
per
chi
e
per
che
cosa
si
lotta
contro
lo
straniero
.
L
'
indipendenza
,
non
è
un
fatto
materiale
territoriale
,
ma
un
atto
politico
spirituale
.
Occorre
che
dietro
ci
sia
un
popolo
cosciente
e
padrone
di
sé
,
in
marcia
verso
l
'
avvenire
.
Dietro
il
patriottismo
sanfedista
non
c
'
era
che
l
'
Italia
debole
,
arretrata
,
serva
:
la
vecchia
Italia
che
doveva
scomparire
perché
la
nuova
sorgesse
davvero
.
Ciò
per
cui
lottavano
quei
lazzaroni
napoletani
,
che
eccitarono
l
'
ammirazione
degli
stessi
giacobini
per
il
loro
valore
,
era
l
'
assolutismo
,
l
'
intolleranza
religiosa
,
i
privilegi
nobiliari
ed
ecclesiastici
,
la
schiavitù
del
pensiero
;
essi
ripudiavano
per
l
'
appunto
tutto
l
'
elemento
positivo
della
Rivoluzione
.
E
i
controrivoluzionari
o
sanfedisti
del
1799
si
appoggiavano
allo
straniero
né
più
né
meno
dei
giacobini
.
Non
era
l
'
Italia
contro
la
Francia
a
combatter
con
loro
,
ma
l
'
Austria
contro
la
Francia
:
straniere
le
parti
ambedue
,
si
annullavano
reciprocamente
sul
piano
dell
'
indipendenza
materiale
;
rimaneva
la
differenza
etico
politica
fra
il
vecchio
mondo
e
il
nuovo
.
Non
vi
può
essere
neppure
un
momento
di
esitazione
nell
'
assegnare
le
parti
storiche
:
i
giacobini
del
179699
continuavano
il
riformismo
italiano
del
Settecento
e
rappresentavano
il
Risorgimento
;
i
loro
avversari
,
l
'
Antirisorgimento
.
Altrimenti
occorrerebbe
fare
di
Fra
Diavolo
e
Brandaluccioni
i
precursori
di
Garibaldi
;
e
sarebbe
logico
da
parte
di
chi
vorrebbe
espellere
Mazzini
(
«
lebbra
repubblicana
»
)
dal
Risorgimento
italiano
.
Aggiungiamo
che
,
se
le
vittime
della
reazione
borbonica
sono
,
nella
giusta
coscienza
comune
,
precursori
del
Risorgimento
,
occorrerà
pur
dare
lo
stesso
posto
alle
vittime
della
reazione
monarchica
in
Piemonte
nel
179798
,
anteriormente
all
'
espulsione
della
dinasta
,
anche
se
ai
moti
piemontesi
non
spetti
lo
stesso
grado
di
elevazione
di
quello
partenopeo
,
e
se
più
atroce
,
più
sprezzante
della
giustizia
e
dell
'
umanità
,
fu
la
reazione
borbonica
.
È
in
quelle
vittime
che
trova
inizio
la
partecipazione
effettiva
del
Piemonte
all
'
azione
del
Risorgimento
.
Reazione
napoleonica
Di
contro
al
periodo
rivoluzionario
,
quello
napoleonico
rappresenta
un
netto
regresso
,
in
relazione
diretta
con
tutta
la
mentalità
napoleonica
e
la
politica
imperiale
.
Vi
è
tuttora
qualche
varietà
interpretativa
circa
la
posizione
di
Napoleone
rispetto
all
'
Italia
,
sia
per
la
coscienza
nazionale
dell
'
uomo
,
sia
per
la
politica
italiana
concreta
del
governante
.
Pure
,
due
cose
sono
evidenti
:
che
Napoleone
Bonaparte
si
è
considerato
francese
,
e
ha
subordinato
nettamente
,
totalmente
,
gli
interessi
dell
'
Italia
a
quelli
della
Francia
;
le
istruzioni
al
viceré
Eugenio
parlano
chiaro
prima
ancora
dei
suoi
atti
.
Tutt
'
al
più
si
può
trovare
che
nel
179697
il
Bonaparte
mostrò
,
in
confronto
del
Direttorio
,
un
interesse
più
specificamente
italiano
,
perché
considerava
allora
l
'
Italia
una
base
per
la
sua
fortuna
,
una
riserva
o
un
punto
di
lancio
.
Così
egli
fece
la
parte
di
eccitatore
delle
popolazioni
padane
,
di
promotore
della
Cispadana
e
della
Cisalpina
:
attivo
controbilanciato
in
larga
parte
sia
dall
'
assolutismo
con
cui
si
governò
nei
confronti
della
nuova
repubblica
,
sia
dal
mercato
di
Campoformio
,
odioso
in
sé
e
più
ancora
per
gli
sprezzi
e
i
raggiri
con
cui
piacque
al
Bonaparte
di
accompagnarlo
.
Una
volta
compiuto
il
salto
fino
al
governo
e
al
trono
di
Francia
,
questo
interesse
specifico
,
predominante
,
di
Napoleone
per
l
'
Italia
venne
meno
.
Si
potrebbe
dire
che
la
parte
positiva
della
politica
napoleonica
in
Italia
risale
alla
Rivoluzione
,
quella
negativa
è
sua
propria
;
o
,
con
formula
più
ampia
,
che
in
Italia
come
altrove
Napoleone
agì
a
guisa
di
un
grande
fenomeno
naturale
che
sconvolge
e
trasforma
l
'
ambiente
con
la
sua
azione
violenta
e
schiude
la
via
,
anche
senza
volerlo
e
saperlo
,
a
forze
non
di
sua
creazione
.
Gli
avviamenti
all
'
autonomia
politica
furono
da
Napoleone
troncati
in
Italia
come
lo
furono
in
Francia
.
La
costituzione
del
regno
italico
si
risolse
subito
in
parodia
:
basti
ricordare
la
sorte
del
Corpo
legislativo
,
il
quale
,
essendosi
permesso
di
proporre
modificazioni
ad
un
disegno
di
legge
inviatogli
da
Parigi
,
nonostante
la
sua
pronta
sottomissione
,
venne
soppresso
di
fatto
,
come
soppressa
di
fatto
fu
la
libertà
di
stampa
,
in
diritto
esistente
.
Si
ebbe
così
un
ristagno
anche
culturale
,
dopo
i
fervori
e
gli
splendori
della
fine
del
secolo
:
man
mano
una
cappa
di
piombo
si
stese
sull
'
Italia
napoleonica
.
La
depressione
ebbe
i
suoi
effetti
anche
nel
campo
del
pensiero
nazionale
,
ove
Cuoco
e
Gioia
si
adattarono
a
giustificare
con
argomenti
di
opportunità
l
'
assolutismo
napoleonico
:
necessità
di
protezione
,
di
governo
centrale
forte
per
un
popolo
che
ha
grandi
interessi
da
preservare
e
corre
grandi
pericoli
.
A
questo
adattamento
pratico
,
mascherato
di
ragionamenti
,
si
unisce
una
vera
e
propria
involuzione
di
idee
.
Il
Cuoco
sbocca
in
un
fatalismo
spegnitore
di
energie
,
con
la
sua
bilancia
matematica
del
bene
e
del
male
in
perpetuo
equilibrio
:
la
forza
che
anima
la
natura
è
unica
ed
eterna
;
gli
uomini
cambiano
,
ma
l
'
umanità
è
sempre
la
stessa
,
e
non
può
resistere
all
'
ordine
superiore
che
la
trascina
;
una
egual
somma
di
virtù
e
di
verità
si
contrappone
sempre
a
un
'
egual
somma
di
vizi
e
di
errori
.
Il
Foscolo
,
con
realismo
crudo
fino
all
'
ingenuità
,
mette
in
trono
il
concetto
della
forza
dominatrice
,
che
,
fondendosi
col
naturalismo
e
materialismo
residui
del
secolo
XVIII
,
assume
un
valore
universale
,
cosmico
,
approdando
anch
'
esso
a
una
concezione
fatalistica
e
pessimistica
.
L
'
universalità
dei
mortali
non
può
essere
né
quieta
né
libera
,
ma
deve
sottostare
alla
mente
dei
saggi
o
all
'
impero
del
forte
;
così
il
genere
umano
si
divide
in
molti
servi
e
in
pochi
signori
.
Egli
schernisce
«
le
sublimi
contemplazioni
»
,
che
confondono
«
le
verità
di
fatto
con
la
visione
metafisica
»
,
e
proclama
,
con
linguaggio
precocemente
hegeliano
:
«
Tutto
quello
che
è
,
deve
essere
;
e
se
non
dovesse
essere
non
sarebbe
»
.
L
'
equità
naturale
è
introvabile
;
il
diritto
delle
genti
si
risolve
con
la
forza
,
lo
stato
di
guerra
tra
i
popoli
è
fondamentalmente
perpetuo
.
Come
unico
rimedio
al
bellum
omnium
contra
omnes
il
Foscolo
pone
lo
stato
nazionale
,
concludendo
che
«
la
giustizia
sta
nelle
società
particolari
de
'
popoli
,
ma
non
nella
società
universale
del
genere
umano
»
,
e
che
il
giusto
è
racchiuso
nei
termini
della
ragion
di
stato
.
Così
,
appena
sorta
,
la
nazionalità
sembra
precipitare
nel
nazionalismo
e
nello
statalismo
.
E
,
alla
fine
del
periodo
napoleonico
,
nei
discorsi
Della
servitù
d
'
Italia
del
l8l5
,
il
Foscolo
vagheggia
una
monarchia
in
cui
i
nobili
tengano
la
bilancia
tra
i
re
e
i
cittadini
,
mentre
la
plebe
è
esclusa
da
ogni
officio
politico
,
e
si
potrebbe
dire
dalla
società
nazionale
.
Effetto
forse
,
quest
'
ultimo
,
delle
esperienze
sanfedistiche
alla
fine
del
secolo
precedente
e
più
ancora
dell
'
eccidio
del
Prina
a
Milano
,
al
momento
della
caduta
del
regno
italico
.
L
'
anfibio
«
Regno
d
'
Italia
»
Come
massimo
elemento
positivo
del
periodo
napoleonico
,
dal
punto
di
vista
del
Risorgimento
,
appare
il
regno
d
'
Italia
,
per
la
sua
vastità
e
organizzazione
e
per
il
suo
stesso
nome
.
Ci
si
ingannerebbe
però
assai
,
se
si
pensasse
Napoleone
intento
a
creare
un
regno
d
'
Italia
compatto
e
ben
difeso
.
Già
dopo
Marengo
,
il
primo
console
aveva
ordinato
un
programma
di
edilizia
militare
per
cui
la
difesa
della
Francia
era
accresciuta
e
diminuita
quella
d
'
Italia
.
Più
significativo
ancora
è
il
fatto
che
Piemonte
e
Liguria
vennero
uniti
definitivamente
alla
Francia
,
di
modo
che
le
porte
d
'
Italia
da
quel
lato
erano
,
non
aperte
,
ma
spalancate
.
E
Napoleone
teneva
tanto
a
questo
punto
che
perfino
nel
marzo
1814
,
allorché
si
vide
costretto
a
lasciare
che
Eugenio
e
Murat
si
accordassero
se
ci
riuscivano
,
per
dividersi
l
'
Italia
,
ne
eccettuò
ancora
quelle
due
regioni
cui
non
intendeva
rinunziare
.
Dalla
Liguria
l
'
impero
napoleonico
diretto
si
spingeva
a
cacciare
un
cuneo
nel
regno
d
'
Italia
tra
Lombardia
ed
Emilia
,
col
ducato
di
Parma
e
Piacenza
occupato
,
e
finalmente
annesso
,
da
Napoleone
.
E
a
rinforzo
del
cuneo
stava
il
granducato
di
Toscana
,
feudo
dell
'
Impero
,
sotto
Elisa
Bonaparte
Baciocchi
.
Toccarono
invece
al
regno
d
'
Italia
le
Marche
,
tolte
al
papa
,
ma
non
l
'
Umbria
,
riunita
anch
'
essa
con
Roma
e
il
Lazio
all
'
Impero
.
Di
modo
che
il
regno
d
'
Italia
,
escluso
dal
Tirreno
,
assunse
un
aspetto
particolarmente
curioso
:
un
quadrilatero
irregolare
a
nord
,
con
una
lunghissima
coda
tra
Appennino
e
Adriatico
sino
al
confine
napoletano
.
Configurazione
e
delimitazione
eminentemente
arbitrarie
,
che
da
sole
dimostrano
come
il
regno
d
'
Italia
fosse
un
espediente
,
più
che
uno
scopo
,
per
Napoleone
.
Subito
dopo
il
Diciotto
brumaio
,
Francesco
Melzi
d
'
Eril
,
che
fu
poi
un
buon
vicepresidente
della
repubblica
italiana
-
-
ma
non
viceré
del
regno
,
perché
ormai
Napoleone
non
collocava
che
membri
della
sua
famiglia
,
-
-
scrisse
al
Bonaparte
lamentando
che
non
si
fosse
compiuto
il
rinnovamento
italiano
con
un
programma
preciso
:
«
Ce
n
'
era
ben
uno
,
e
grande
,
il
solo
grande
:
riunire
tutti
questi
popoli
e
ricreare
una
nazione
;
ma
l
'
imponenza
del
risultato
ha
fatto
paura
!
»
Naturalmente
,
Napoleone
aveva
in
pronto
l
'
argomento
solito
in
questi
casi
:
l
'
Italia
non
era
matura
.
Sarà
una
spiegazione
più
calzante
il
ripetere
che
Napoleone
era
sovrano
di
Francia
,
e
dal
punto
di
vista
francese
(
preso
nella
direzione
tradizionale
della
vecchia
politica
)
guardò
sempre
le
cose
d
'
Italia
.
A
proposito
di
una
questione
di
tariffe
doganali
egli
scriveva
al
viceré
Eugenio
:
«
Bisogna
che
l
'
Italia
non
faccia
calcolo
alcuno
prescindendo
dalla
prosperità
della
Francia
;
essa
deve
confondere
i
suoi
propri
interessi
con
quelli
francesi
;
bisogna
soprattutto
che
essa
si
guardi
bene
dal
dare
alla
Francia
un
appiglio
a
un
'
annessione
,
giacché
se
la
Francia
vi
trovasse
il
suo
interesse
chi
potrebbe
impedirla
?
»
In
realtà
,
politicamente
parlando
,
l
'
annessione
c
'
era
già
nel
fatto
,
completa
.
Pure
,
si
andrebbe
errati
a
concludere
che
,
imperando
così
dispoticamente
Napoleone
,
tutto
fosse
passiva
obbedienza
nel
regno
d
'
Italia
.
Intanto
,
c
'
era
il
gran
fatto
che
l
'
amministrazione
di
questo
regno
-
-
lo
stato
più
esteso
che
il
settentrione
d
'
Italia
avesse
visto
da
molti
secoli
,
-
-
era
quasi
totalmente
in
mano
d
'
Italiani
.
E
non
era
un
'
amministrazione
inattiva
,
né
tale
che
si
limitasse
a
provvedimenti
conservatori
.
Essa
svolse
invece
,
sotto
l
'
impulso
di
Napoleone
,
un
'
opera
intensissima
,
la
quale
,
per
quanto
riguarda
i
rapporti
civili
e
le
condizioni
economiche
,
si
può
dire
compisse
rivoluzionariamente
ciò
che
in
via
riformistica
il
Settecento
italiano
aveva
incominciato
:
sparizione
dei
vincoli
feudali
ed
economici
,
della
manomorta
,
dei
privilegi
di
primogenitura
,
delle
legislazioni
e
dei
tribunali
particolari
,
uguaglianza
civile
,
regolarità
ed
accentramento
amministrativi
,
unità
di
pesi
e
misure
.
E
inoltre
,
provvedimenti
per
l
'
istruzione
pubblica
e
per
l
'
igiene
,
propulsione
all
'
industria
e
al
commercio
con
la
caduta
delle
barriere
doganali
e
dei
pedaggi
,
sviluppo
grandioso
della
rete
stradale
e
in
genere
dei
lavori
pubblici
,
ampliamento
delle
città
,
progressi
dell
'
industria
e
dell
'
agricoltura
.
Non
poca
importanza
ebbe
la
creazione
di
un
esercito
del
regno
d
'
Italia
.
Anche
questo
era
da
secoli
un
fatto
nuovo
.
Furono
stranieri
a
crearlo
e
ad
averne
il
comando
supremo
,
e
per
gli
interessi
stranieri
(
chi
non
ricorda
i
versi
del
Leopardi
sugli
Italiani
caduti
in
Russia
?
)
esso
combatté
quasi
sempre
.
Ma
i
quadri
,
fino
a
quelli
dei
generali
compresi
,
oltreché
le
truppe
,
erano
italiani
;
ed
esso
fu
un
addestramento
tecnico
,
una
scuola
di
energie
,
un
focolaio
(
piacesse
o
no
a
Napoleone
)
di
sentimento
nazionale
,
un
crogiuolo
di
unità
.
Non
per
nulla
nei
primi
anni
della
Restaurazione
gli
ex
ufficiali
di
quell
'
esercito
furono
in
prima
linea
fra
gli
agitatori
e
i
cospiratori
per
l
'
indipendenza
e
la
libertà
d
'
Italia
;
e
ancora
nel
Quarantotto
superstiti
di
esso
agirono
per
la
causa
nazionale
.
L
'
equivoco
del
napoleonismo
In
conclusione
,
per
l
'
Italia
come
per
la
Francia
e
il
resto
d
'
Europa
,
Napoleone
presenta
una
doppia
faccia
.
Nell
'
eredità
settecentesca
e
rivoluzionaria
egli
aveva
fatto
una
scelta
che
rispondeva
alla
sua
indole
e
alle
sue
fortune
personali
,
accettandone
una
parte
(
uguaglianza
e
incremento
economico
tecnico
)
e
respingendo
il
resto
.
Simili
scelte
,
però
,
le
fa
la
storia
,
e
non
la
volontà
prestabilita
di
singoli
individui
,
per
grandi
che
siano
.
In
fatto
,
Napoleone
non
riuscì
a
sbarazzarsi
del
principio
rivoluzionario
della
volontà
popolare
,
che
anzi
fu
costretto
a
fondare
formalmente
su
di
esso
il
proprio
edificio
(
plebisciti
)
,
pur
provvedendo
a
farlo
funzionare
come
pareva
a
lui
;
e
mentre
non
riuscì
a
spegnere
le
opposizioni
individuali
,
espresse
o
tacite
,
si
vide
sorgere
contro
le
esigenze
nazionali
liberali
dei
popoli
,
e
a
Sant
'
Elena
riconobbe
di
avere
sbagliato
.
D
'
altra
parte
,
anche
l
'
uguaglianza
napoleonica
,
col
ristabilimento
di
una
corte
imitante
le
pompe
della
Versailles
di
Luigi
XIV
,
con
l
'
istituzione
della
nobiltà
imperiale
,
fino
ai
principati
forniti
di
appannaggi
territoriali
,
e
con
la
moltiplicazione
dei
regni
vassalli
,
finì
per
assumere
caratteri
ben
strani
,
tanto
da
potersi
parlare
di
un
nuovo
feudalismo
.
Da
questa
ambiguità
sostanziale
del
napoleonismo
provenne
una
gran
confusione
di
idee
e
di
sentimenti
nel
mondo
politico
italiano
,
e
non
nell
'
Italia
soltanto
.
La
reazione
al
dispotismo
napoleonico
fu
altrettanto
ambigua
quanto
il
napoleonismo
a
cui
si
reagiva
:
la
faccia
progressista
dell
'
opera
napoleonica
ne
fu
investita
non
meno
di
quella
reazionaria
.
La
controrivoluzione
si
poté
nel
periodo
napoleonico
vestire
di
patriottismo
assai
più
agevolmente
che
nel
periodo
repubblicano
.
La
confusione
arrivò
al
punto
che
,
al
momento
della
caduta
del
regno
italico
,
il
partito
austriacante
(
bisogna
ricordare
che
gli
alleati
antinapoleonici
parlavano
di
libertà
e
di
indipendenza
dei
popoli
)
poté
far
figura
di
rappresentante
dell
'
indipendenza
italiana
;
e
dall
'
equivoco
risultarono
frustrate
le
possibilità
del
mantenimento
,
o
meglio
dell
'
istituzione
,
di
un
regno
italiano
veramente
indipendente
,
o
almeno
seriamente
autonomo
.
Le
radici
morali
del
dominio
austriaco
in
Italia
furono
poste
da
Napoleone
:
al
principio
e
alla
fine
della
sua
carriera
,
egli
si
trovò
ad
aver
lavorato
per
quel
dominio
.
Al
confusionismo
sul
terreno
politico
propriamente
detto
rispose
quello
politico
religioso
,
potentemente
favorito
dal
conflitto
fra
Napoleone
e
Pio
VII
,
che
restaurò
moralmente
il
papato
:
spunti
di
neoguelfismo
e
neo
ghibellinismo
s
'
intrecciarono
,
per
esempio
,
nel
pensiero
del
Foscolo
,
che
per
una
parte
disegnò
la
giustificazione
di
Gregorio
VII
e
parlò
di
educazione
degli
Italiani
alle
armi
e
alla
libertà
effettuata
dai
papi
;
per
l
'
altra
,
ricordò
le
chiamate
dello
straniero
fatte
dai
pontefici
e
rimproverò
al
Bonaparte
di
non
aver
lasciato
il
papato
«
vivere
di
elemosine
e
languire
di
consunzione
»
.
Questo
confusionismo
non
fu
l
'
ultima
causa
della
passività
con
la
quale
il
popolo
italiano
nell
'
insieme
assistette
ai
grandi
avvenimenti
del
18141815
,
e
in
particolare
al
tentativo
unitario
murattiano
.
Restaurazione
austriaca
L
'
Italia
politico
territoriale
del
18l5
presenta
una
somiglianza
spiccata
con
quella
del
1784
,
com
'
è
naturale
trattandosi
di
«
restaurazione
»
.
Tuttavia
,
una
differenza
capitale
è
nell
'
aumento
della
potenza
austriaca
,
preponderante
ora
nettamente
in
tutta
la
penisola
.
Ricuperata
la
Lombardia
e
riottenuto
con
essa
anche
il
Veneto
-
-
che
invece
nel
1797
aveva
avuto
in
cambio
della
prima
,
-
-
padrona
del
nord
d
'
Italia
con
l
'
appoggio
poderoso
di
tutto
l
'
impero
contiguo
(
mentre
nel
Settecento
la
Lombardia
era
vicina
,
ma
staccata
)
,
l
'
Austria
alla
posizione
ampliata
univa
una
più
decisa
volontà
di
controllo
e
di
comando
.
Questa
volontà
si
esplicò
nei
trattati
conclusi
con
Toscana
e
Napoli
(
il
secondo
dei
quali
le
dava
diritto
di
ingerenza
nel
regime
interno
napoletano
)
,
e
nel
principio
di
intervento
che
essa
fece
accettare
dalle
altre
grandi
potenze
,
le
quali
,
nell
'
insieme
,
si
adattarono
a
considerare
le
cose
italiane
come
interesse
e
competenza
austriaci
.
Era
un
'
alta
sovranità
imperiale
ristabilita
in
forma
ben
più
concreta
ed
efficace
dell
'
antica
.
Alla
preponderanza
austriaca
non
faceva
più
contrappeso
la
Francia
,
o
almeno
in
misura
assai
inferiore
di
prima
,
perché
era
uno
stato
sconfitto
,
in
margine
della
grande
politica
,
controllato
dall
'
alleanza
antinapoleonica
perdurante
sotto
il
nome
di
«
Santa
Alleanza
»
.
L
'
influenza
della
Spagna
nel
Mezzogiorno
,
già
diminuita
nel
periodo
di
Maria
Carolina
per
far
posto
a
quella
austriaca
,
era
adesso
cessata
,
come
era
sparita
la
posizione
di
grande
potenza
della
Spagna
medesima
.
Piuttosto
,
la
Russia
rappresentava
un
elemento
nuovo
di
contrappeso
all
'
Austria
,
estendendosi
la
sua
rivalità
con
essa
dall
'
Oriente
e
dalla
Germania
all
'
Italia
,
ove
già
alla
fine
del
secolo
precedente
le
guerre
di
coalizione
antifrancese
l
'
avevano
condotta
a
metter
piede
.
Allora
gli
zar
avevano
preso
la
difesa
del
regno
piemontese
contro
gli
appetiti
dell
'
Austria
,
e
lo
stesso
fecero
nella
Restaurazione
.
Nella
protezione
del
Piemonte
era
d
'
accordo
l
'
Inghilterra
,
che
però
guardava
di
più
,
per
i
suoi
interessi
mediterranei
,
al
Mezzogiorno
,
e
specialmente
alla
Sicilia
,
a
cui
un
proconsole
inglese
aveva
ottenuto
per
qualche
anno
una
costituzione
(
quella
del
1812
)
imposta
ai
Borboni
:
questi
,
legati
famigliarmente
a
Francia
e
Spagna
,
erano
sospetti
all
'
Inghilterra
.
Nell
'
insieme
,
l
'
interessamento
delle
altre
potenze
,
all
'
infuori
dell
'
Austria
,
alle
cose
italiane
era
limitato
e
secondario
:
nessuna
per
ora
si
trovava
in
grado
o
in
disposizione
di
contestare
la
supremazia
austriaca
;
non
v
'
era
niente
di
simile
all
'
equilibrio
tra
Francia
e
Absburgo
su
cui
i
Savoia
avevano
fondato
la
propria
politica
fino
al
1748
.
Patrioti
italiani
(
come
il
Foscolo
)
agitavano
già
l
'
idea
dell
'
utilità
di
un
'
Italia
ricostituita
in
nazione
per
l
'
equilibrio
e
la
pace
d
'
Europa
-
-
forma
deteriore
dell
'
altra
,
formulata
dai
repubblicani
italiani
nel
1799
,
dell
'
associazione
tra
i
popoli
liberi
;
-
-
ma
essa
non
trovava
per
allora
eco
sensibile
nelle
cancellerie
europee
.
Piemonte
«
ancien
régime
»
Escluse
iniziative
estere
a
pro
dell
'
indipendenza
italiana
,
rimaneva
in
astratto
la
possibilità
di
un
'
intesa
fra
gli
stati
italiani
per
contrappeso
all
'
Austria
.
Ma
era
,
appunto
,
possibilità
puramente
astratta
,
poiché
i
governi
italiani
della
Restaurazione
sentivano
bene
di
far
parte
d
'
un
sistema
che
aveva
la
sua
base
nell
'
Austria
,
mentre
una
coalizione
antiaustriaca
avrebbe
significato
cozzare
contro
l
'
Europa
del
Congresso
.
Senza
contare
che
due
principi
italiani
erano
austriaci
,
e
che
lo
stato
italiano
più
grande
,
Napoli
,
si
era
legato
per
trattato
all
'
Austria
.
Tanto
poco
questa
aveva
da
temere
allora
una
confederazione
italiana
contro
di
lei
,
che
promosse
essa
medesima
,
pur
senza
riuscirci
,
una
confederazione
degli
stati
italiani
per
farsene
capo
.
Contrario
all
'
alleanza
ed
alla
confederazione
fu
il
Piemonte
,
senza
che
tale
contrarietà
avesse
carattere
di
politica
nazionale
.
Altrettanto
può
dirsi
della
politica
territoriale
di
un
certo
attivismo
fatta
al
momento
della
restaurazione
da
Vittorio
Emanuele
I
:
essa
fu
diretta
a
conservare
i
propri
dominî
di
qua
e
di
là
delle
Alpi
ugualmente
(
Savoia
,
Novarese
)
,
e
ad
ampliarli
con
Genova
e
la
Lombardia
:
quest
'
ultimo
obiettivo
più
grande
di
tutti
,
l
'
unico
che
potesse
assumere
un
carattere
nazionale
,
fallì
.
Vittorio
Emanuele
I
e
i
suoi
ministri
non
fecero
appello
diretto
alle
nuove
forze
nazionali
,
ma
si
limitarono
a
mostrarle
nello
sfondo
alle
grandi
potenze
per
ripigliare
fra
di
esse
il
gioco
di
contrapposizione
:
Russia
Austria
,
Inghilterra
Francia
;
e
fecero
ricorso
anch
'
essi
al
concetto
di
equilibrio
.
L
'
assorbimento
di
Genova
realizzò
un
vecchio
postulato
della
politica
sabauda
,
non
senza
suscitare
nei
Genovesi
resistenze
,
rimpianti
e
avversioni
:
se
vi
furono
,
al
di
là
dell
'
incremento
territoriale
piemontese
,
conseguenze
nazionali
positive
(
apporto
di
spiriti
più
liberi
in
seno
al
corpo
sabaudo
,
correnti
giansenistiche
,
elementi
sociali
differenti
dalla
chiesa
e
vieta
aristocrazia
pedemontana
savoiarda
)
,
esse
furono
indirette
e
non
volute
certamente
dai
governanti
,
di
Torino
.
Sostanzialmente
,
Piemonte
e
Napoli
erano
sullo
stesso
piano
riguardo
alla
politica
generale
italiana
.
Se
in
Piemonte
era
più
sentito
il
problema
dell
'
indipendenza
dall
'
Austria
,
Napoli
aveva
al
suo
attivo
,
come
fermento
di
rivolgimenti
,
le
tradizioni
murattiane
,
e
in
particolare
l
'
esercito
di
Murat
,
fuso
bensì
con
quello
legittimistico
,
ma
con
mantenimento
degli
antichi
capi
.
Un
altro
elemento
specifico
di
sovversione
nel
Mezzogiorno
era
l
'
autonomismo
o
separatismo
siciliano
,
che
però
aveva
carattere
strettamente
regionale
senza
ripercussione
sul
continente
,
e
si
fondava
su
appelli
giuridici
al
passato
(
a
un
passato
,
per
verità
,
in
parte
assai
vicino
:
la
costituzione
del
1812
)
,
anziché
su
una
volontà
di
autocostruzione
nuova
.
Gli
altri
stati
italiani
non
contavano
per
la
politica
generale
italiana
.
Restaurazione
Antirisorgimento
Riguardo
alla
politica
interna
degli
stati
europei
dopo
il
1815
,
è
stata
fatta
la
questione
se
ad
essa
convenga
veramente
il
nome
di
reazione
cioè
se
vi
fosse
restau
razione
pura
e
semplice
del
passato
prerivoluzionario
,
dell
'
ancien
régime
.
Si
è
ormai
d
'
accordo
che
i
sovrani
del
congresso
di
Vienna
non
intesero
compiere
una
simil
restaurazione
integrale
.
Anch
'
essi
vollero
fare
una
scelta
,
o
una
sintesi
,
tra
vecchio
e
nuovo
,
e
proprio
secondo
i
criteri
napoleonici
,
anche
se
con
attenuazioni
.
La
loro
novità
di
fronte
a
Napoleone
-
-
cioè
il
loro
più
deciso
ritorno
all
'
antico
-
-
fu
il
principio
di
legittimità
,
che
Napoleone
non
aveva
potuto
invocare
(
e
non
se
n
'
era
dato
mai
pace
)
,
per
ragione
evidente
.
Essi
,
però
,
accomodarono
il
principio
di
legittimità
come
Napoleone
aveva
accomodato
quello
di
sovranità
popolare
.
Gli
uni
e
l
'
altro
,
in
conclusione
,
vollero
riprendere
l
'
opera
dei
sovrani
del
Settecento
,
l
'
assolutismo
illuminato
;
e
non
si
resero
conto
dell
'
anacronismo
.
L
'
assolutismo
illuminato
aveva
rappresentato
l
'
applicazione
parziale
di
idee
,
e
l
'
esplicazione
di
forze
,
che
avevano
poi
trovato
lo
sbocco
storico
finale
nella
Rivoluzione
:
e
non
si
poteva
quindi
tornare
ad
esso
,
riportando
al
corso
modesto
della
sorgente
il
fiume
sboccato
largamente
nel
piano
.
Quello
che
nell
'
assolutismo
illuminato
del
Settecento
era
stato
progresso
storico
,
diveniva
,
con
Napoleone
e
i
suoi
antagonisti
continuatori
del
1815
,
reazione
antistorica
,
priva
di
forza
morale
perché
non
fondata
su
principî
coerenti
.
Avevano
ragione
,
nelle
loro
critiche
consequenziarie
alla
restaurazione
,
il
principe
di
Canosa
e
Monaldo
Leopardi
.
Riguardo
all
'
Italia
,
il
problema
si
pone
specificamente
in
questa
forma
:
se
fra
Restaurazione
e
Risorgimento
ci
sia
rapporto
puramente
di
antitesi
,
o
se
invece
l
'
opera
dei
governi
restaurati
non
vada
inclusa
almeno
parzialmente
anch
'
essa
nel
processo
risorgimentale
.
In
altri
termini
:
il
Risorgimento
rispetto
alla
Restaurazione
fu
rivoluzione
o
evoluzione
?
In
generale
,
coloro
che
inclinano
per
la
seconda
alternativa
-
-
e
cioè
tendono
a
valorizzare
la
Restaurazione
sul
piano
del
Risorgimento
-
-
sono
i
medesimi
che
idoleggiano
l
'
interpretazione
politico
territoriale
del
Risorgimento
stesso
.
Senonché
,
proprio
da
questo
punto
di
vista
politico
territoriale
il
Risorgimento
appare
rivoluzionario
:
come
chiamare
altrimenti
un
processo
per
cui
sette
governi
si
riducono
ad
uno
con
l
'
abbattimento
degli
altri
sei
?
ma
anche
sul
terreno
politico
istituzionale
e
ideologico
non
si
può
dare
altra
risposta
;
e
l
'
abbiamo
già
data
anticipatamente
con
quel
che
abbiamo
detto
circa
il
carattere
anacronistico
dell
'
assolutismo
«
illuminato
»
dei
restauratori
.
Gli
uomini
del
Congresso
,
pure
accettando
talune
trasformazioni
politico
sociali
e
perfino
(
in
qualche
caso
particolare
fuori
d
'
Italia
)
istituti
costituzionali
,
non
ammettevano
le
idee
di
nazionalità
e
di
libertà
,
implicanti
un
diritto
dei
popoli
e
degli
individui
a
disporre
del
proprio
destino
,
e
ritenevano
spettasse
,
solo
ai
re
il
còmpito
di
provvedere
al
benessere
dei
sudditi
,
senza
ingerenza
di
questi
e
senza
che
di
fronte
ad
essi
fossero
responsabili
in
alcun
modo
i
governanti
,
che
da
Dio
direttamente
ed
unicamente
traevano
il
loro
potere
.
I
principî
fondamentali
della
Restaurazione
e
quelli
del
Risorgimento
erano
dunque
antitetici
:
se
poi
i
secondi
trionfassero
in
pieno
-
-
se
cioè
la
rivoluzione
politico
ideologica
riuscisse
altrettanto
completa
quanto
quella
politico
territoriale
,
-
-
è
cosa
che
in
seguito
cercheremo
di
vedere
.
Non
solo
l
'
Italia
della
Restaurazione
è
in
regresso
sostanziale
rispetto
alla
precedente
Italia
rivoluzionaria
,
ma
anche
rispetto
all
'
Italia
napoleonica
,
che
pure
era
stata
già
essa
una
reazione
.
Vedemmo
come
Napoleone
,
con
tutto
il
suo
dispotismo
e
in
parte
,
anzi
,
grazie
ad
esso
,
avesse
rimescolato
tutto
il
vecchio
mondo
,
portato
nuove
forze
,
nuovi
ceti
nel
campo
dell
'
azione
pubblica
,
e
mantenuto
(
nonostante
le
sue
tendenze
intime
)
il
principio
della
sovranità
popolare
al
posto
dell
'
antico
diritto
divino
.
Le
sue
stesse
necessità
cesaree
lo
avevano
costretto
a
mortificare
,
ma
altresì
ad
eccitare
,
il
fremito
della
vita
nuova
.
Tutto
questo
venne
meno
con
la
Restaurazione
.
E
anzi
,
perfino
rispetto
all
'
Italia
prerivoluzionaria
,
a
quella
cioè
del
riformismo
settecentesco
,
l
'
Italia
della
Restaurazione
si
presenta
come
reazionaria
.
Anche
quando
le
conquiste
singole
del
riformismo
furono
mantenute
,
cambiò
l
'
orientamento
,
lo
spirito
:
quel
che
era
una
spinta
in
avanti
si
trasformò
in
un
colpo
d
'
arresto
,
il
punto
di
partenza
divenne
quello
d
'
arrivo
,
colonna
d
'
Ercole
non
superabile
.
L
'
opera
del
riformismo
settecentesco
,
come
quella
del
periodo
rivoluzionario
napoleonico
,
fu
mantenuta
,
quando
fu
mantenuta
,
per
paura
di
sconvolgimenti
e
in
quanto
strumento
di
assolutismo
,
cioè
con
spirito
conservatore
reazionario
.
«
Tra
le
restaurazioni
fatte
non
si
tralasciò
se
non
la
restaurazione
dello
spirito
riformatore
e
progressivo
del
secolo
decimottavo
»
(
Balbo
)
.
Il
cambiamento
si
vede
particolarmente
bene
nella
politica
ecclesiastica
.
Poiché
il
diritto
divino
dei
principi
era
stato
scosso
dalle
idee
e
dagli
eventi
rivoluzionari
,
i
governi
della
Restaurazione
trovarono
necessario
rivolgersi
alla
Chiesa
per
rinsaldarlo
,
e
quindi
la
favorirono
ed
esaltarono
in
cospetto
ai
popoli
.
Di
qui
una
spiccata
reazione
al
liberalismo
religioso
e
al
laicismo
settecenteschi
,
l
'
abbandono
delle
velleità
di
riformismo
ecclesiastico
e
di
ogni
spirito
anticlericale
governativo
.
Di
qui
,
anche
,
una
molteplicità
di
trattative
fra
i
governi
,
italiani
e
non
italiani
,
e
la
Santa
Sede
-
-
trattative
approdate
a
concordati
o
ad
altri
atti
analoghi
-
-
per
sistemare
le
situazioni
ecclesiastiche
nei
vari
paesi
e
sanare
il
più
possibile
i
dissidi
fra
i
due
poteri
.
Fu
insomma
un
netto
ritorno
all
'
alleanza
fra
trono
e
altare
,
in
cui
il
prestigio
maggiore
toccava
al
secondo
,
sia
per
la
sua
resistenza
a
Napoleone
,
sia
per
i
nuovi
atteggiamenti
degli
spiriti
(
romanticismo
,
medievalismo
)
indipendenti
dagli
indirizzi
governativi
.
Un
episodio
caratteristico
di
questo
cambiamento
sul
terreno
politico
religioso
fu
il
ristabilimento
dell
'
ordine
dei
gesuiti
,
compiuto
da
Pio
VII
fin
dal
1814
senza
ostacolo
o
protesta
alcuna
da
parte
dei
governi
,
borbonici
o
non
borbonici
,
italiani
o
non
italiani
,
sebbene
taluni
di
essi
mantenessero
per
allora
le
misure
settecentesche
contro
l
'
Ordine
.
Questo
riacquistò
rapidamente
la
sua
diffusione
e
importanza
,
e
all
'
antica
devozione
per
il
papato
associò
una
strenua
lotta
contro
le
idee
liberali
.
Austria
e
Toscana
serbarono
per
allora
in
maggioranza
le
tradizioni
giuseppino
leopoldine
;
ma
cambiò
anche
lì
lo
spirito
,
nel
senso
di
un
giurisdizionalismo
puro
,
senza
più
aspirazioni
a
un
superamento
dell
'
ecclesiasticismo
nel
senso
d
'
una
società
civile
e
religiosa
nuova
.
Di
più
,
lo
svolgimento
ulteriore
anche
di
fatto
andò
in
senso
curiale
,
fino
ai
concordati
toscano
del
1851
e
austriaco
del
1855
.
Pure
,
nell
'
insieme
,
quei
due
stati
si
tennero
a
un
livello
più
elevato
degli
altri
italiani
;
lo
stato
pontificio
con
il
cardinal
Consalvi
tentò
un
certo
riformismo
settecentesco
;
Napoli
conservò
sostanzialmente
l
'
eredità
murattiana
;
il
Piemonte
sabaudo
fu
il
più
«
restauratore
»
,
cioè
il
più
reazionario
.
IV
L
'
ELABORAZIONE
DECISIVA
Il
liberalismo
carbonaro
La
differenza
capitale
fra
il
Settecento
e
il
periodo
della
Restaurazione
è
che
in
quello
vi
fu
accordo
tra
i
governi
(
o
almeno
taluni
governi
)
e
l
'
opinione
pubblica
progressista
,
mentre
ora
fra
i
due
elementi
dominò
un
disaccordo
profondo
,
un
dissidio
pregno
di
capacità
rivoluzionarie
.
Le
correnti
progressiste
italiane
rimasero
completamente
deluse
dal
nuovo
assetto
;
e
la
condotta
successiva
dei
governi
non
fece
che
intensificare
la
delusione
.
Così
al
riformismo
dei
principi
succedeva
il
rivoluzionarismo
dei
popoli
;
o
,
se
non
ancora
dei
popoli
,
della
parte
,
più
illuminata
e
più
viva
di
essi
.
Quale
che
fosse
il
carattere
delle
innovazioni
domandate
(
e
cioè
anche
se
queste
erano
per
sé
temperate
e
modeste
)
,
la
richiesta
assumeva
fisionomia
rivoluzionaria
,
di
fronte
all
'
atteggiamento
negativo
dei
governi
.
Dei
vari
problemi
posti
alla
coscienza
politica
italiana
negli
anni
rivoluzionari
alla
fine
del
secolo
XVIII
,
quello
dell
'
unità
nei
primi
anni
della
Restaurazione
si
ritirò
piuttosto
nello
sfondo
.
Per
quanto
il
Manzoni
avesse
affermato
già
nel
1815
:
Liberi
non
sarem
se
non
siam
uni
,
e
più
tardi
,
nel
1821
,
insistesse
sull
'
idea
fondamentale
dell
'
unità
d
'
Italia
,
Una
d
'
armi
,
di
lingua
,
d
'
altare
,
di
memorie
,
di
sangue
e
di
cor
,
nel
concetto
dei
patrioti
cospiratori
fra
il
1815
e
il
1830
l
'
unità
si
presentava
piuttosto
come
un
'
aspirazione
generica
di
associazione
,
di
unificazione
,
che
non
come
programma
di
uno
stato
unitario
abbracciante
tutta
l
'
Italia
.
Le
richieste
essenziali
erano
quelle
della
libertà
e
della
costituzione
:
postulati
provenienti
dal
moto
rivoluzionario
e
imposti
più
che
mai
dalla
rivolta
al
dispotismo
napoleonico
e
ai
suoi
continuatori
.
Di
questa
esigenza
liberale
si
fece
interprete
la
carboneria
.
Sorta
nel
Mezzogiorno
contro
il
Murat
che
non
voleva
dare
una
costituzione
,
e
alleatasi
per
un
certo
tempo
e
in
una
certa
misura
con
i
Borboni
,
essa
divenne
poi
-
-
per
la
delusione
di
cui
abbiamo
parlato
-
-
logicamente
antiborbonica
,
e
si
diffuse
nella
penisola
.
L
'
importanza
della
carboneria
consisté
precisamente
nell
'
aver
propagandato
l
'
esigenza
liberale
costituzionale
,
con
unità
di
aspirazioni
,
in
tutta
Italia
,
e
anzi
sopra
un
piano
europeo
.
Il
carbonarismo
fiorì
in
Francia
non
meno
che
in
Italia
,
e
stretti
furono
i
legami
fra
le
due
carbonerie
.
Uno
dei
principali
elementi
dei
tempi
nuovi
,
prodotto
specialmente
dalla
rivoluzione
francese
è
che
l
'
opera
della
Restaurazione
non
soppresse
o
piuttosto
alimentò
fu
la
formazione
in
Europa
di
una
opinione
pubblica
e
di
uno
stato
d
'
animo
comuni
,
al
di
sopra
delle
barriere
dei
singoli
stati
,
di
modo
che
i
movimenti
d
'
idee
e
gli
avvenimenti
dell
'
uno
avevano
efficacia
e
ripercussione
immediata
negli
altri
.
E
a
questo
proposito
occorre
ricordare
un
fatto
,
oggi
scarsamente
presente
alla
coscienza
storica
comune
e
a
prima
vista
alquanto
strano
:
e
cioè
,
che
Napoleone
,
detronizzato
ed
esiliato
dalla
Santa
Alleanza
,
si
trasformò
in
simbolo
di
libertà
in
Francia
e
in
Italia
e
nel
resto
d
'
Europa
;
trasfigurazione
non
senza
nesso
con
l
'
altro
fatto
,
che
gli
eserciti
furono
focolai
di
movimenti
liberali
.
Così
i
moti
rivoluzionari
non
si
produssero
isolatamente
in
un
singolo
paese
,
ma
assunsero
l
'
aspetto
di
crisi
europee
.
L
'
idea
fondamentale
di
questa
opinione
pubblica
liberale
carbonara
europea
fu
quella
della
rispondenza
,
dell
'
accoppiamento
fra
libertà
individuale
e
libertà
o
indipendenza
nazionale
.
Si
considerava
che
la
libertà
di
sviluppo
dell
'
individuo
era
diritto
incontestabile
di
ogni
uomo
,
così
come
il
libero
sviluppo
della
propria
nazionalità
era
diritto
incancellabile
di
ogni
popolo
.
Il
diritto
dei
singoli
era
considerato
della
stessa
natura
di
quello
delle
nazioni
,
e
il
secondo
appariva
-
-
settecentescamente
-
-
come
la
somma
dei
primi
.
I
popoli
avevano
il
loro
diritto
in
quanto
constavano
di
persone
umane
:
il
diritto
nazionale
non
era
qualcosa
di
trascendente
a
quelli
individuali
,
ma
la
somma
o
il
risultato
di
questi
.
Debolezza
della
carboneria
fu
l
'
indeterminatezza
del
programma
politico
,
che
infatti
è
poco
noto
a
tutt
'
oggi
;
e
inoltre
una
certa
tendenza
al
compromesso
con
i
governi
,
tendenza
che
si
spingeva
fino
a
vagheggiare
l
'
appoggo
di
questo
o
di
quel
governo
antiliberale
(
Austria
di
Metternich
,
Francia
di
Carlo
X
)
.
Alla
debolezza
contribuì
certo
il
fatto
(
o
piuttosto
ambedue
i
fatti
ebbero
la
stessa
origine
)
che
nel
periodo
18151830
il
pensiero
politico
italiano
notevolmente
sviluppato
dalla
metà
del
Settecento
ai
primi
anni
dell
'
Ottocento
,
rimase
nella
fase
d
'
arresto
del
periodo
napoleonico
.
Di
fronte
al
positivismo
individualistico
e
al
costituzionalismo
giuridico
del
Romagnosi
(
continuazione
non
senza
impoverimento
del
pensiero
settecentesco
)
,
troviamo
una
corrente
o
anzi
più
correnti
che
potremmo
chiamare
«
antipolitiche
»
,
non
nel
senso
che
questo
termine
aveva
nel
gergo
poliziesco
del
tempo
(
cioè
di
tendenza
sovversiva
contro
l
'
ordine
costituito
)
,
ma
in
quanto
,
attraverso
alla
negazione
o
all
'
abbassamento
dei
valori
politici
in
generale
,
giungevano
a
una
svalutazione
pessimistica
dell
'
attività
umana
.
In
quella
svalutazione
,
peraltro
,
erano
elementi
di
efficacia
notevole
per
il
processo
ideale
del
Risorgimento
:
negazione
radicale
della
ragion
di
stato
su
cui
tornavano
a
fondarsi
i
governi
e
il
pensiero
conformista
;
netta
subordinazione
degli
interessi
politici
all
'
esigenza
morale
;
affermazione
del
valore
puramente
strumentale
di
governi
e
stati
rispetto
all
'
umanità
.
Questi
sentimenti
li
troviamo
così
nel
cristiano
Manzoni
come
nell
'
incredulo
Leopardi
.
Il
riformismo
lombardo
e
il
«
Conciliatore
»
Le
tendenze
al
compromesso
politico
nel
carbonarismo
erano
suscettibili
di
accordo
con
il
movimento
riformistico
sociale
economico
che
si
affermò
specialmente
in
Lombardia
nei
primi
anni
della
Restaurazione
.
Esso
si
presenta
più
che
mai
come
continuazione
del
Settecento
:
soltanto
,
con
ben
più
larga
derivazione
dalla
teoria
alla
pratica
e
,
in
questo
campo
,
come
esplicazione
di
energie
private
anziché
di
governi
,
e
cioè
con
carattere
di
iniziativa
popolare
nazionale
.
Tale
fu
l
'
azione
del
Confalonieri
e
del
Porro
,
con
gli
altri
del
loro
gruppo
,
che
introdusse
i
battelli
a
vapore
,
la
filatura
meccanica
,
ecc
.
;
promossero
l
'
istruzione
elementare
(
cui
poi
seguirono
gli
asili
d
'
infanzia
)
;
si
schierarono
col
movimento
letterario
romantico
contro
i
classicisti
appoggiati
dall
'
Austria
che
«
difendevano
la
grammatica
,
il
principio
di
autorità
,
il
papato
»
,
e
fondarono
il
«
Conciliatore
»
.
Questo
movimento
riformistico
sociale
culturale
continuò
in
Lombardia
fino
al
Quarantotto
,
ed
ebbe
importanza
notevole
per
l
'
elaborazione
delle
forze
risorgimentali
.
Gli
scrittori
del
«
Conciliatore
»
sono
i
continuatori
dei
settecentisti
italiani
,
del
Verri
e
del
Beccaria
,
esaltati
da
loro
come
«
eroi
della
ragione
»
.
Essi
dichiarano
di
mirare
all
'
utilità
generale
,
facendosi
guidare
dalla
ragione
dall
'
esperienza
.
I
loro
criteri
giudizio
e
obiettivi
d
'
azione
rispondono
costantemente
al
riformismo
progressista
,
eredità
del
secolo
precedente
.
E
,
come
quel
riformismo
,
il
«
Conciliatore
»
e
tutta
la
corrente
in
cui
esso
rientra
sono
nettamente
«
europeisti
»
;
il
ricongiungimento
dell
'
Italia
all
'
Europa
è
più
che
mai
il
loro
problema
.
Diceva
il
Di
Breme
in
quel
giornale
:
«
L
'
Italia
è
ancora
addormentata
,
come
ognuno
sa
,
nella
filosofia
di
Aristotele
,
e
intanto
il
pensiero
europeo
progredisce
...
corrono
pel
mondo
tante
idee
,
tanti
concetti
,
tante
cognizioni
che
gli
italiani
non
hanno
ancora
rivestito
di
forma
,
e
così
per
la
morale
,
per
l
'
economia
,
per
la
metafisica
,
per
la
vita
domestica
,
esse
non
hanno
parole
e
forme
che
si
possano
trovare
nel
nostro
dizionario
...
Per
noi
è
molto
meno
urgente
parlare
come
faceva
il
cardinale
Bembo
,
e
come
fanno
certi
bonzi
moderni
della
santa
Crusca
,
che
partecipare
pienamente
al
beneficio
della
cultura
umana
e
della
civiltà
intellettuale
...
»
Parole
quest
'
ultime
che
si
dirigono
contro
la
corrente
puristica
dell
'
abate
Cesari
e
simili
;
e
se
contengono
una
certa
ingiustizia
di
fronte
ad
essa
,
tuttavia
possono
servire
come
reazione
equilibratrice
di
fronte
alla
esaltazione
eccessiva
che
del
purismo
talora
vien
fatta
come
apporto
capitale
alla
coscienza
nazionale
italiana
.
L
'
Austria
avrebbe
potuto
tentar
di
utilizzare
la
corrente
riformistica
,
tanto
più
che
non
mancavano
in
seno
all
'
opinione
liberale
progressista
italiana
e
alla
stessa
carboneria
disposizioni
a
riconoscere
la
superiorità
civile
del
governo
austriaco
rispetto
agli
altri
della
penisola
,
e
perfino
vagheggiamenti
di
un
'
estensione
del
suo
dominio
ad
altre
regioni
d
'
Italia
(
particolarmente
alle
Legazioni
)
.
Invece
essa
entrò
subito
in
lotta
con
quella
corrente
;
e
il
«
Conciliatore
»
,
nonostante
il
suo
carattere
letterario
,
fu
soppresso
dopo
un
solo
anno
di
vita
.
Ebbe
inizio
così
da
parte
della
classe
dirigente
austriaca
quell
'
irrigidimento
reazionario
,
quella
paralisi
della
volontà
e
del
cervello
,
che
seguitò
a
contraddistinguerla
,
salvo
brevi
sussulti
,
per
un
secolo
,
fino
alla
catastrofe
dell
'
impero
absburgico
.
Prevalse
nettamente
nella
coscienza
nazionale
italiana
,
a
differenza
di
quanto
era
avvenuto
nel
Settecento
,
la
considerazione
del
governo
austriaco
quale
straniero
e
oppressore
;
e
la
sua
preponderanza
su
tutta
l
'
Italia
contribuì
a
rafforzare
l
'
impostazione
del
problema
unitario
,
legandolo
a
quello
dell
'
indipendenza
.
Fin
d
'
ora
si
ebbe
un
'
accentuazione
dell
'
orientamento
politico
novatore
con
le
cospirazioni
e
i
primi
moti
insurrezionali
.
Negato
il
terreno
legale
,
necessariamente
l
'
azione
si
riversò
su
quello
illegale
.
L
'
Italia
non
era
«
la
terra
dei
morti
»
.
Ciò
vale
non
solo
per
il
Lombardo
Veneto
austriaco
,
ma
per
tutta
l
'
Italia
.
I
moti
del
182021
I
moti
del
1820
e
1821
in
Italia
(
rivoluzioni
di
Napoli
e
di
Piemonte
)
furono
la
prima
vera
iniziativa
rivoluzionaria
del
Risorgimento
,
poiché
i
rivolgimenti
alla
fine
del
secolo
XVIII
erano
avvenuti
in
seguito
e
in
forza
dell
'
intervento
francese
.
In
questo
carattere
d
'
iniziativa
sta
la
loro
importanza
,
e
altresì
nell
'
inquadramento
internazionale
.
Il
18201821
è
un
episodio
primario
del
carbonarismo
europeo
:
il
moto
,
incominciato
in
Ispagna
,
si
propagò
in
Italia
,
ebbe
anche
in
Francia
i
suoi
episodi
,
e
finì
per
spegnersi
al
punto
di
partenza
,
in
Ispagna
,
quasi
in
circolo
,
sotto
i
colpi
dell
'
esercito
franco
borbonico
venuto
a
ristabilire
l
'
assolutismo
e
in
cui
la
reazione
italiana
fu
rrappresentata
da
Carlo
Alberto
di
Carignano
,
principe
ereditario
di
Sardegna
.
Italianità
ed
europeismo
furono
dunque
strettamente
associati
in
quei
moti
;
il
Risorgimento
italiano
venne
concepito
e
tentato
come
elemento
di
una
Europa
nuova
.
Il
problema
italiano
si
pose
così
come
questione
europea
innanzi
ai
governi
delle
grandi
potenze
,
che
nel
congresso
di
Vienna
ne
avevano
presso
a
poco
ignorata
l
'
esistenza
,
e
su
di
esso
incominciano
le
prime
scissioni
della
Quintuplice
conservatrice
:
Francia
e
Inghilterra
si
differenziano
,
nel
contegno
rispetto
alla
Santa
Alleanza
propriamente
detta
,
dalle
tre
potenze
del
Nord
,
pur
restando
passive
di
fronte
all
'
azione
austriaca
.
Maturò
poco
dopo
,
negli
affari
dell
'
America
spagnuola
e
della
Grecia
,
il
distacco
definitivo
dal
blocco
conservatore
dell
'
Inghilterra
,
e
quello
temporaneo
e
parziale
di
Francia
e
Russia
.
Largamente
europei
sul
piano
politico
geografico
,
i
moti
italiani
del
182021
furono
assai
ristretti
su
quello
politico
sociale
.
Vi
partecipò
essenzialmente
l
'
esercito
,
in
Italia
come
in
Ispagna
e
in
Francia
:
si
trattò
,
cioè
,
di
«
pronunciamenti
»
.
Ma
occorre
osservare
che
gli
eserciti
nel
periodo
precedente
avevano
cambiato
natura
,
in
Francia
con
la
difesa
e
la
conquista
rivoluzionaria
,
in
Spagna
con
la
guerra
d
'
indipendenza
,
in
Italia
con
la
formazione
di
un
esercito
della
repubblica
e
del
regno
d
'
Italia
.
Essi
cioè
erano
entrati
in
stretta
relazione
col
nuovo
ordine
di
cose
rivoluzionario
nazionale
,
e
contro
la
vecchia
Europa
avevano
fatto
le
loro
prove
.
L
'
esercito
non
era
più
il
mercenario
strumento
regio
governativo
dell
'
ancien
régime
:
esso
scendeva
in
campo
come
la
rappresentanza
della
nazione
,
come
il
portatore
dell
'
idea
nazionale
,
al
di
sopra
e
all
'
occorrenza
contro
i
re
e
i
governi
,
con
una
coscienza
etico
politica
propria
capace
d
'
infrangere
i
vincoli
della
disciplina
professionale
per
un
più
alto
imperativo
.
Però
questa
partecipazione
protagonistica
dell
'
esercito
al
Risorgimento
fu
un
fenomeno
passeggero
(
mentre
in
Spagna
degenerò
nella
consuetudine
deleteria
dei
pronunciamenti
veri
e
propri
,
di
carattere
fazioso
e
personale
)
:
esso
,
dopo
aver
ceduto
con
grande
facilità
di
fronte
alle
armi
straniere
,
si
riassettò
rapidamente
a
Napoli
come
in
Piemonte
entro
i
limiti
statali
dinastici
:
e
ciò
ebbe
i
suoi
vantaggi
e
i
suoi
svantaggi
,
che
ora
non
è
nostro
còmpito
delineare
.
Rimane
,
dunque
,
che
i
moti
del
182021
ebbero
un
certo
carattere
di
casta
,
non
senza
infiltrazione
di
interessi
particolaristici
e
una
base
sociale
ristretta
:
non
solo
il
popolo
non
prese
vera
parte
al
movimento
,
ma
neanche
le
classi
medie
;
furono
in
sostanza
ufficiali
e
nobili
a
insorgere
.
La
carboneria
era
penetrata
nell
'
esercito
,
ma
non
aveva
rinnovato
la
coscienza
del
paese
:
la
setta
entrò
in
azione
,
il
popolo
rimase
in
disparte
;
e
i
pronunciamenti
ebbero
un
certo
carattere
di
imposizione
al
paese
.
Anche
entro
quella
ristretta
zona
si
notano
incertezze
,
contrasti
,
incompiutezza
di
idee
.
A
Napoli
il
murattismo
residuo
,
che
ebbe
parte
capitale
nel
nuovo
governo
,
e
il
carbonarismo
propriamente
detto
furono
in
divergenza
e
in
rivalità
.
Non
vi
furono
accenni
all
'
unità
nel
movimento
napoletano
,
mentre
la
Sicilia
riaffermò
il
suo
separatismo
;
la
giunta
insurrezionale
di
Alessandria
parlò
di
federazione
italiana
e
di
regno
d
'
Italia
,
ma
per
questo
intendeva
un
regno
dell
'
Alta
Italia
.
Lo
squillo
unitario
del
Manzoni
non
uscì
dallo
studio
del
poeta
:
tornò
tuttavia
a
sventolare
il
tricolore
che
era
già
un
simbolo
di
unità
nazionale
;
e
il
fatto
di
un
moto
nazionale
rivoluzionario
quasi
contemporaneo
a
sud
e
a
nord
anticipò
in
certo
modo
,
(
in
senso
inverso
)
la
situazione
del
l860
.
Ambedue
i
moti
,
però
,
erano
conservatori
della
rispettiva
dinastia
,
e
perciò
stesso
si
precludevano
la
via
a
uno
svolgimento
unitario
.
Se
a
Napoli
il
carbonarismo
accettava
i
Borboni
purché
costituzionali
,
a
Torino
non
solo
era
fedele
alla
dinastia
sabauda
,
ma
ne
assodava
strettamente
l
'
ingrandimento
alla
causa
nazionale
,
con
il
programma
del
regno
costituzionale
dell
'
alta
Italia
.
Santarosa
e
i
suoi
riprendevano
cioè
il
programma
tradizionale
sabaudo
,
sublimandolo
nella
luce
della
nazione
e
della
libertà
:
l
'
interesse
dinastico
territoriale
veniva
innalzato
a
postulato
etico
politico
.
A
Napoli
la
dinastia
accettò
la
rivoluzione
e
poi
tradì
,
iniziando
la
politica
dello
spergiuro
.
A
Torino
la
dinastia
non
accettò
l
'
innalzamento
offertole
,
prima
ancora
che
per
la
considerazione
del
rischio
,
perché
legata
alle
concezioni
dell
'
ancien
régime
:
essa
attendeva
l
'
ingrandimento
da
conquiste
,
da
trattati
,
dal
diritto
tradizionale
,
non
da
una
volontà
nazionale
rivoluzionaria
.
Coloro
che
avevano
chiesto
la
Lombardia
allo
zar
Alessandro
non
intendevano
riceverla
da
Santarosa
e
Confalonieri
;
per
conservare
l
'
assolutismo
del
diritto
divino
preferivano
lo
statu
quo
territoriale
con
la
rinuncia
all
'
ingrandimento
,
e
fecero
appello
alle
armi
austriache
contro
i
loro
devoti
,
desiderosi
della
loro
grandezza
.
La
monarchia
sabauda
era
ancora
,
non
solo
estranea
,
ma
ostile
al
Risorgimento
.
Vittorio
Emanuele
I
e
Carlo
Felice
furono
logici
e
onesti
ambedue
,
pur
con
tono
di
umanità
assai
diverso
,
e
procedettero
senza
esitazioni
;
non
così
il
giovanissimo
Carlo
Alberto
,
pencolante
fra
il
diritto
vecchio
e
il
nuovo
.
La
luce
dello
Spielberg
A
differenza
della
carboneria
napoletana
,
quella
lombarda
aveva
avuto
legami
con
la
piemontese
,
associando
libertà
,
indipendenza
,
regno
dell
'
alta
Italia
.
Unico
risultato
apparente
della
azione
carbonara
lombardo
veneta
,
i
processi
di
Salvotti
e
lo
Spielberg
.
Ma
la
catastrofe
fu
un
trionfo
,
il
carcere
un
'
apoteosi
.
Lo
Spielberg
,
illuminato
nei
suoi
martirî
dalla
bianca
,
pura
luce
delle
Mie
prigioni
,
dette
alla
causa
italiana
la
base
più
salda
,
più
potente
:
quella
dell
'
umanità
offesa
e
ribelle
.
Esso
drizzò
la
coscienza
morale
contro
la
legge
positiva
,
proclamando
che
la
legalità
è
un
conto
e
il
diritto
un
altro
,
che
l
'
umanità
è
al
disopra
dei
governi
e
dell
'
«
ordine
pubblico
»
.
Nulla
di
più
legale
dei
processi
politici
austriaci
di
questi
anni
,
ove
poté
bastare
a
taluno
mantenersi
negativo
per
venire
assolto
.
Neppure
l
'
applicazione
delle
pene
-
-
aveva
avuto
riguardo
ai
codici
-
-
poté
dirsi
particolarmente
rigorosa
,
poiché
tutti
i
condannati
ebbero
commutata
la
sentenza
capitale
in
prigionia
a
tempo
,
e
furono
dopo
vari
anni
liberati
.
Eppure
,
la
coscienza
morale
italiana
ed
europea
si
ribellò
al
trattamento
inflitto
a
quei
patrioti
,
a
quei
lottatori
per
un
ideale
,
chiusi
in
celle
anguste
,
malsane
,
male
illuminate
,
con
una
panca
per
letto
,
pesantemente
incatenati
,
coperti
di
vesti
aspre
come
cilizi
,
nutriti
,
se
si
può
dir
così
,
di
cibo
scarso
e
nauseabondo
,
perquisiti
tre
volte
al
giorno
,
privi
di
libri
e
di
ogni
occupazione
altra
da
quella
di
spaccar
legna
e
di
far
calzette
e
filacce
.
La
coscienza
morale
si
ribellò
,
e
iniziando
la
protesta
che
dopo
la
metà
del
secolo
Gladstone
doveva
continuare
contro
i
Borboni
;
e
pronunziò
inappellabilmente
che
un
regine
inumano
è
decaduto
in
diritto
.
Confalonieri
fu
più
forte
di
Metternich
,
Silvio
Pellico
giudicò
Francesco
I
.
Fu
il
fallimento
del
diritto
divino
dei
governi
,
della
vecchia
ragion
di
stato
;
e
ne
fu
neutralizzato
l
'
appoggio
che
clero
e
papato
apportavano
alla
causa
dell
'
ordine
legale
austriaco
.
La
bolla
pontificia
del
13
settembre
1821
aveva
pronunciato
la
scomunica
contro
i
carbonari
e
contro
chi
non
li
denunciava
:
essa
dette
luogo
a
disgustosi
episodi
da
parte
di
un
sacerdote
,
confessore
allo
Spielberg
,
e
segnò
un
netto
distacco
morale
fra
la
curia
romana
e
la
causa
umana
dei
patrioti
italiani
,
distacco
a
cui
non
fece
equilibrio
sufficiente
il
rifiuto
da
parte
di
Roma
di
condannare
Le
mie
Prigioni
.
Il
1831
e
il
1833
Il
1831
ebbe
somiglianze
e
differenze
con
il
1821
.
Anch
'
esso
fu
un
moto
regionale
,
anzi
una
molteplicità
di
moti
che
volle
rimaner
tale
fino
all
'
assurdo
:
si
ricordi
l
'
episodio
del
disarmo
dei
Modenesi
,
in
ritirata
di
fronte
agli
Austriaci
,
da
parte
del
governo
di
Bologna
,
che
li
qualificò
stranieri
.
Intanto
,
però
,
dopo
Napoli
e
il
Piemonte
,
l
'
Italia
centrale
entrava
in
scena
:
la
macchia
d
'
olio
rivoluzionaria
si
allargava
a
tutta
la
penisola
.
Se
mancò
l
'
associazione
dell
'
indipendenza
alla
libertà
che
c
'
era
stata
nel
Ventuno
piemontese
,
ci
fu
un
passo
avanti
in
altra
direzione
;
invece
d
'
imporre
la
costituzione
ai
governi
,
questi
furono
senz
'
altro
deposti
.
Si
affermò
l
'
autodecisione
dei
popoli
,
anche
se
non
senza
residui
del
vecchio
diritto
(
appello
alla
convenzione
del
1447
fra
Bologna
e
Nicolò
V
,
violata
dai
pontefici
)
.
L
'
unitarismo
mancò
ancor
più
che
nel
Ventuno
;
ma
vi
fu
allargamento
notevole
nello
strato
sociale
insorgente
:
al
posto
dell
'
esercito
e
della
nobiltà
scese
in
campo
la
borghesia
;
non
si
arrivò
ancora
ai
popolani
.
Vi
fu
un
nesso
europeo
come
nel
Ventuno
,
ma
di
carattere
diverso
.
Prima
della
rivoluzione
di
luglio
c
'
era
stato
un
legame
di
cospirazione
carbonara
tra
i
liberali
francesi
e
italiani
:
ma
,
avendo
la
rivoluzione
italiana
ritardato
un
semestre
sulla
francese
,
al
legame
cospiratorio
subentrò
,
da
parte
degli
insorti
italiani
,
la
speranza
o
anzi
la
fede
nell
'
appoggio
del
nuovo
governo
francese
,
fondata
sulla
proclamazione
da
parte
di
questo
della
teoria
del
non
intervento
.
Si
ripose
in
ciò
una
sicurezza
miracolosa
;
e
questa
sicurezza
prevalse
sulla
fiducia
in
se
medesimi
,
sullo
sforzo
proprio
.
Ma
la
rivoluzione
di
luglio
divenuta
governo
aveva
ora
interessi
propri
conservatori
;
e
si
ebbe
il
«
tradimento
»
di
Luigi
Filippo
e
del
capo
moderato
Casimir
Périer
.
La
parte
d
'
iniziativa
rivoluzionaria
in
Italia
non
fu
presa
più
dalla
Francia
fino
al
secondo
impero
;
e
questo
giovò
all
'
iniziativa
italiana
,
mentre
rappresentò
per
allora
un
colpo
al
liberalismo
monarchico
europeo
.
Vi
fu
tuttavia
un
modesto
intervento
francese
nello
Stato
pontificio
,
ad
Ancona
,
in
contrappeso
di
quello
dell
'
Austria
nelle
Romagne
.
Esso
dette
nuovo
momentaneo
alimento
alle
speranze
liberali
italiane
nell
'
appoggio
francese
:
in
realtà
,
non
fu
che
un
piccolo
anticipo
del
'49
,
un
rafforzamento
dell
'
ancien
régime
italiano
,
anziché
un
principio
di
cose
nuove
.
Unico
risultato
positivo
dell
'
occupazione
francese
d
'
Ancona
fu
di
mantenere
la
tradizione
della
rivalità
franco
austriaca
nella
penisola
.
Precedentemente
,
il
memorandum
collettivo
delle
sei
potenze
(
le
cinque
potenze
più
la
Sardegna
)
al
governo
pontificio
,
proponente
riforme
,
fu
anch
'
esso
privo
di
risultati
essenziali
;
ma
accentuò
,
rispetto
al
'21
,
il
carattere
europeo
del
problema
italiano
.
Che
le
speranze
del
liberalismo
monarchico
non
fossero
morte
neppure
dopo
la
delusione
del
'31
,
lo
mostrò
la
lettera
del
Mazzini
a
Carlo
Alberto
.
Se
anche
essa
non
rappresentò
una
convinzione
personale
,
una
vera
fiducia
del
nuovo
capo
cospiratore
nel
re
,
pure
fu
significativo
che
egli
ritenesse
necessario
adattarsi
ancora
in
pratica
a
quella
mentalità
carbonara
contro
cui
già
si
ergeva
in
teoria
.
E
in
realtà
,
il
primo
periodo
dell
'
azione
mazziniana
mostra
sopravvivenze
carbonare
,
ideologiche
e
pratiche
.
È
notevole
in
particolare
che
la
propaganda
mazziniana
nello
stato
piemontese
si
dirigesse
nei
primi
anni
prevalentemente
all
'
esercito
:
e
gli
episodi
del
1833
e
1834
possono
ricollegarsi
ai
moti
precedenti
del
18211831
,
anche
per
il
loro
carattere
militare
.
Il
contegno
di
Carlo
Alberto
di
fronte
ai
rivoluzionari
fu
perfettamente
.
analogo
a
quello
dell
'
Austria
e
del
Borbone
,
anzi
più
crudo
.
I
tentativi
di
riabilitazione
recenti
-
-
simbolico
quello
a
pro
del
Galateri
,
nient
'
altro
che
capo
brutalmente
zelante
di
inquisitori
e
di
sgherri
-
-
tendono
non
solo
a
rivedere
i
giudizi
pronunciati
durante
il
Risorgimento
,
ma
addirittura
a
capovolgerli
,
attribuendo
a
quelle
repressioni
di
Carlo
Alberto
un
significato
storico
patriottico
,
perché
avrebbe
salvato
lo
stato
che
doveva
compiere
l
'
opera
risorgimentale
.
È
intanto
da
vedere
se
quello
fosse
l
'
unico
o
il
miglior
modo
di
salvarlo
,
se
il
modo
e
la
misura
della
repressione
fossero
necessari
;
e
il
confronto
accennato
con
l
'
Austria
e
il
Borbone
è
istruttivo
in
proposito
.
Ma
il
punto
pricipale
è
che
tutto
il
ragionamento
apologetico
riposa
sopra
un
idoleggiamento
astratto
dello
Stato
in
sé
,
sopra
un
concetto
statico
,
materialistico
,
della
monarchia
sabauda
.
La
monarchia
di
Vittorio
Emanuele
II
e
di
Cavour
,
e
quella
stessa
di
Carlo
Alberto
nel
1848
,
non
sono
le
medesime
della
monarchia
di
Carlo
Alberto
nel
1833;
ed
è
evidente
che
,
se
il
nuovo
re
avesse
fatto
solo
qualche
accenno
nel
senso
del
programma
nazionale
liberale
(
secondo
l
'
invito
di
Mazzini
)
,
differente
sarebbe
stato
il
contegno
dei
patrioti
cospiratori
,
come
più
tardi
fu
differente
rispetto
al
Carlo
Alberto
del
1848
e
a
Vittorio
Emanuele
II
.
Il
nuovo
re
,
invece
,
non
solo
non
amnistiò
i
condannati
del
1821
,
nonostante
i
suoi
legami
innegabili
,
almeno
morali
,
con
essi
;
non
solo
non
compì
nessun
avviamento
liberale
costituzionale
;
ma
si
strinse
in
alleanza
con
l
'
Austria
,
e
,
oltrepassando
a
ritroso
l
'
Austria
stessa
,
si
fece
il
campione
del
legittimismo
puro
in
Francia
,
Spagna
e
Portogallo
.
Nessun
sovrano
mostrò
in
Italia
di
aver
fatta
propria
così
completamente
la
causa
della
reazione
,
salvo
Francesco
IV
di
Modena
.
I
liberali
patrioti
italiani
del
1833
e
1834
e
degli
anni
seguenti
non
potevano
vedere
in
Carlo
Alberto
se
non
la
incarnazione
dell
'
Antirisorgimento
;
non
potevano
se
non
trovare
una
verità
superiore
-
-
nonostante
le
inesattezze
materiali
varie
,
e
nonostante
il
giudizio
più
equo
che
oggi
può
dare
la
storia
,
-
-
nelle
famose
quartine
del
Giusti
rappresentanti
Carlo
Alberto
genuflesso
dinanzi
all
'
imperatore
Ferdinando
d
'
Austria
,
novellamente
coronato
re
d
'
Italia
.
Immobilità
politica
e
movimento
ideale
Dal
fallimento
della
rivoluzione
del
'
31
all
'
amnistia
di
Pio
IX
del
46
corre
un
quindicennio
di
elaborazione
ideale
dalla
quale
uscì
l
'
opera
definitiva
del
Risorgirmento
.
In
questa
elaborazione
è
il
significato
principale
del
periodo
,
quantunque
anche
le
congiure
e
i
moti
vi
avessero
la
loro
importanza
,
secondo
il
principio
mazziniano
:
«
Pensiero
e
azione
»
;
quel
poco
o
tanto
che
ci
fu
della
seconda
servì
di
riprova
,
o
di
pietra
di
paragone
,
al
primo
.
Tre
correnti
si
distinguono
nettamente
:
il
mazzinianesimo
,
il
liberalismo
moderato
,
il
liberalismo
radicale
(
o
federalismo
repubblicano
)
.
Loro
carattere
comune
è
quello
di
riflessione
su
quanto
era
accaduto
finora
e
sulla
realtà
presente
italiana
ed
europea
,
a
fin
di
reagire
alle
insufficienze
dei
moti
precedenti
e
additar
le
vie
dei
futuri
.
E
risultato
comune
fu
di
accentuare
il
carattere
ideologico
etico
del
Risorgimento
di
fronte
a
quello
politico
puro
,
di
prospettare
il
problema
italiano
sotto
tutti
gli
aspetti
,
concorrendo
per
diverse
vie
alla
formazione
di
una
coscienza
nazionale
,
di
un
programma
nazionale
,
e
altresì
a
porre
il
problema
italiano
innanzi
alla
coscienza
europea
.
Completamente
estranea
a
questa
elaborazione
fu
l
'
attività
dei
governi
italiani
,
di
tutti
i
governi
,
che
non
andò
mai
al
di
là
di
miglioramenti
amministrativi
e
provvedimenti
paternalistici
.
In
contrasto
con
questa
valutazione
negativa
si
accampa
la
tesi
-
-
risaliente
alla
storiografia
ufficiosa
del
Risorgimento
dopo
l
'
unità
,
ma
gonfiata
con
grande
strepito
in
tempi
recenti
-
-
che
l
'
opera
carlalbertina
nel
primo
quindicennio
di
regno
sia
stata
una
preparazione
all
'
azione
patriottica
seguente
.
Ancora
una
volta
,
una
simile
tesi
appare
viziata
irrimediabilmente
di
materialismo
.
Poiché
-
-
si
suppone
-
-
quell
'
opera
di
riformismo
regio
avrebbe
fortificato
lo
stato
sabaudo
,
e
cioè
fornito
ad
esso
i
mezzi
materiali
per
l
'
impresa
nazionale
,
essa
dovrebbe
esser
giudicata
preparazione
vera
e
propria
,
diretta
e
primaria
,
del
Risorgimento
;
e
ne
risulterebbe
la
continuità
perfetta
fra
il
Carlo
Alberto
alleato
dell
'
Austria
e
quello
di
Goito
(
in
quanto
allo
Statuto
,
questa
interpretazione
non
se
ne
cura
troppo
)
.
Ma
i
mezzi
debbono
essere
consoni
al
fine
,
sono
fini
essi
stessi
:
ecco
ciò
che
non
comprende
la
dottrina
banale
del
fine
che
giustifica
i
mezzi
.
Entro
la
materia
occorre
guardare
allo
spirito
.
Dell
'
attività
di
Carlo
Alberto
nel
quindicennio
si
può
dire
in
modo
particolare
quel
che
abbiamo
detto
in
generale
dell
'
opera
dei
sovrani
della
Restaurazione
:
che
essa
fu
una
ripresa
dell
'
assolutismo
illuminato
del
secolo
XVIII
,
e
per
ciò
appunto
viziata
di
anacronismo
.
E
peggio
,
che
anacronistica
fu
l
'
educazione
politico
morale
delle
classi
dirigenti
,
civili
e
militari
,
allontanate
,
segregate
da
tutte
le
idee
di
libertà
e
di
autogoverno
(
inseparabili
dalla
causa
nazionale
,
elementi
essenziali
di
questa
)
,
aggrappate
al
binomio
trono
altare
,
strettamente
solidali
con
l
'
Europa
del
congresso
di
Vienna
,
e
orientate
verso
l
'
Austria
,
sostegno
di
questa
Europa
e
di
quel
binomio
.
È
stato
opportunamente
ricordato
che
gli
ufficiali
dell
'
accademia
di
artiglieria
e
genio
di
Torino
si
sentirono
magnificare
per
anni
da
un
loro
professore
la
Santa
Alleanza
e
i
trattati
di
Vienna
,
e
vilipendere
non
solo
la
rivoluzione
francese
,
ma
anche
i
moti
piemontesi
del
1821
.
A
questa
completa
reazione
politica
corrispose
la
ristrettezza
castale
della
classe
dirigente
aristocratica
,
nettamente
separata
dalla
borghesia
;
e
il
coronamento
di
tutto
fu
la
mortificazione
e
l
'
asservimento
della
coltura
con
il
predominio
sanfedistico
gesuitico
.
È
un
detto
di
Cavour
(
pur
così
ostile
ai
rivoluzionari
e
al
mazzinianesimo
)
che
Torino
era
in
quel
tempo
un
«
inferno
intellettuale
»
;
ed
è
stato
Massimo
d
'
Azeglio
,
ancor
più
moderato
di
Cavour
,
a
confessarci
che
per
respirare
ogni
tanto
egli
andava
a
Milano
,
sotto
l
'
Austria
.
Quando
questi
testi
saranno
cancellati
,
potrà
cambiare
anche
il
giudizio
della
storia
sul
quindicennio
carlalbertino
.
Il
mazzinianesimo
Le
tre
correnti
che
abbiamo
indicato
si
svolsero
per
il
maggior
tratto
in
contemporaneità
cronologica
.
La
prima
a
scaturire
e
ingrossare
fu
tuttavia
la
mazziniana
,
mentre
le
prime
manifestazioni
del
liberalismo
radicale
precorrono
appena
di
qualche
anno
quelle
del
liberalismo
moderato
.
Ma
poiché
quest
'
ultimo
fu
in
buona
parte
una
reazione
cosciente
al
mazzinianesimo
,
noi
lo
esamineremo
subito
dopo
di
esso
,
lasciando
per
ultimo
il
liberalismo
radicale
,
che
fa
fronte
tanto
ai
moderati
quanto
ai
mazziniani
.
Il
Mazzini
ha
un
pensiero
già
pienamente
formato
e
largamente
propagandato
prima
del
'40
con
gli
scritti
della
«
Giovine
Italia
»
con
gli
altri
opuscoli
,
con
le
lettere
numerosissime
e
ricche
di
vita
e
di
pensiero
,
strumento
efficace
e
intenso
di
propaganda
.
Il
liberalismo
moderato
e
il
radicale
hanno
invece
dopo
il
1840
le
loro
espressioni
sistematiche
.
S
'
intende
che
noi
esaminiamo
qui
(
a
differenza
di
quanto
facemmo
altrove
)
queste
correnti
non
come
pensiero
politico
puro
,
ma
in
quanto
concorsero
al
processo
del
Risorgimento
,
senza
tuttavia
una
separazione
recisa
dei
due
aspetti
che
sarebbe
impossibile
.
Il
Mazzini
partì
dalla
critica
alla
carboneria
.
Egli
rimproverava
al
liberalismo
carbonaro
di
non
vedere
che
umanità
e
individui
,
ignorando
la
nazione
e
la
società
;
di
non
tener
conto
del
popolo
;
di
essere
utilitaristico
anziché
morale
,
affermando
solo
i
diritti
e
non
i
doveri
.
Tale
critica
egli
estendeva
a
tutto
il
movimento
liberale
uscito
fino
allora
dalla
rivoluzione
francese
:
nel
che
entrava
per
qualche
cosa
,
almeno
come
fattore
psicologico
,
precisamente
l
'
origine
francese
di
quel
liberalismo
,
essendo
stato
il
Mazzini
,
per
passione
nazionale
,
sempre
geloso
dell
'
iniziativa
francese
e
diffidente
dell
'
influenza
francese
sull
'
Italia
.
In
realtà
,
proprio
dalla
rivoluzione
francese
era
sorto
il
concetto
moderno
di
nazione
,
in
tutta
la
sua
potenza
e
prepotenza
,
subordinante
l
'
individuo
fino
al
sacrificio
totale
di
esso
.
Tuttavia
,
di
fronte
al
liberalismo
carbonaro
il
Mazzini
aveva
ragione
di
porre
in
rilievo
energico
l
'
elemento
nazionale
sociale
,
effettivamente
trascurato
da
quello
.
Non
altrettanto
giusto
,
neppure
di
fronte
alla
carboneria
,
egli
era
nella
parte
negativa
della
sua
critica
,
cioè
nella
sistemazione
del
valore
della
libertà
come
parziale
e
strumentale
.
Il
Mazzini
inclinava
,
con
qualche
precipitazione
,
a
intendere
la
libertà
come
qualche
cosa
di
preliminare
,
un
presupposto
già
acquisito
almeno
in
linea
ideale
e
su
cui
non
occorresse
fermarsi
più
oltre
a
riflettere
:
né
riuscì
forse
mai
a
coglierne
il
concetto
in
tutto
il
suo
valore
positivo
,
finale
,
sintetico
,
che
appare
quando
si
intenda
(
come
si
deve
intendere
)
per
libertà
il
pieno
sviluppo
della
personalità
umana
.
È
anzi
quest
'
ultimo
concetto
di
personalità
che
a
lui
,
tutto
fiso
nell
'
associazione
,
nella
solidarietà
,
nel
dovere
,
non
apparve
in
tutta
la
sua
portata
e
natura
:
l
'
idea
collettiva
,
non
completamente
scevra
di
mitologismo
,
della
nazione
e
della
società
portò
nel
suo
spirito
un
certo
oscuramento
.
In
ciò
i
radicali
e
gli
stessi
moderati
ebbero
su
lui
qualche
superiorità
.
Tuttavia
,
a
guardar
bene
,
il
concetto
fondamentale
mazziniano
del
progresso
indefinito
dell
'
umanità
non
era
se
non
una
formulazione
diversa
di
quella
esigenza
dello
sviluppo
personale
.
L
'
uomo
serve
all
'
umanità
,
ma
«
l
'
umanità
non
è
che
la
scala
per
la
quale
l
'
uomo
si
accosta
a
Dio
»
;
al
limite
,
i
due
termini
si
confondano
:
l
'
avvenire
ultimo
dell
'
individuo
è
identico
a
quello
dell
'
umanità
...
Checché
si
pensi
circa
la
natura
e
le
imperfezioni
del
concetto
di
libertà
nel
Mazzini
,
sta
il
fatto
che
per
lui
patria
,
o
nazione
,
e
libertà
sono
termini
inscindibili
.
Egli
dice
una
volta
,
con
incertezza
caratteristica
di
espressione
:
«
Amo
la
libertà
,
l
'
amo
fors
'
anche
più
che
non
amo
la
patria
;
ma
la
patria
io
l
'
amo
prima
della
libertà
»
;
dove
il
«
prima
»
bilancia
il
«
più
»
,
e
viceversa
.
L
'
esigenza
della
libertà
e
gli
istituti
delle
libertà
singole
sono
alla
base
della
sua
costruzione
nazionale
.
Egli
rinnega
bensì
,
più
compiutamente
di
ogni
altro
scrittore
italiano
del
tempo
,
la
tendenza
settecentesca
a
concepire
la
società
come
un
semplice
aggregato
,
o
somma
,
d
'
individui
;
e
pone
la
nazione
come
un
tutto
organico
al
centro
del
suo
concetto
del
Risorgimento
.
Ma
nazione
è
per
lui
il
popolo
,
tutto
il
popolo
,
che
prende
in
mano
esso
medesimo
-
-
anziché
affidarli
a
un
ceto
o
a
un
individuo
privilegiati
-
-
i
suoi
destini
.
Il
concetto
d
'
iniziativa
popolare
,
di
autoattività
e
autogoverno
nazionali
,
è
per
il
Mazzini
,
fondamentale
:
si
potrebbe
dire
l
'
alfa
e
l
'
omega
del
suo
sistema
politico
.
In
questo
concetto
organico
e
dinamico
della
nazione
italiana
come
autocreazione
popolare
è
uno
dei
massimi
apporti
del
Mazzini
al
processo
del
Risorgimento
,
ideale
e
pratico
:
da
esso
scaturisce
il
binomio
mazziniano
«
pensiero
e
azione
»
,
necessario
a
formare
una
vera
coscienza
nazionale
.
La
nazione
italiana
ha
per
il
Mazzini
un
passato
,
un
presente
,
e
soprattutto
un
futuro
.
Il
passato
italiano
non
è
per
lui
qualche
cosa
da
restaurare
,
da
rimettere
«
in
pristino
»
,
un
modello
da
copiare
;
ma
un
incitamento
,
un
auspicio
per
sollevarsi
dalle
bassure
presenti
e
metter
mano
alla
ricostruzione
dell
'
Italia
.
Ricostruzione
,
o
piuttosto
costruzione
:
poiché
,
se
il
Mazzini
fa
appello
alla
Roma
antica
repubblicana
imperiale
,
e
a
quella
papale
medievale
,
ambedue
dominatrici
e
maestre
del
mondo
,
e
in
nome
loro
invoca
e
profetizza
una
Terza
Roma
,
non
con
altrettanta
precisione
parla
di
una
prima
e
seconda
Italia
a
cui
succederebbe
una
terza
;
bensì
nella
nazione
italiana
nuova
vede
la
condizione
necessaria
per
quella
Terza
Roma
,
e
al
tempo
stesso
-
-
in
una
specie
di
processo
circolare
-
-
nel
fatto
di
Roma
italiana
vede
una
ragion
d
'
essere
particolarmente
potente
per
la
futura
missione
dell
'
Italia
.
Il
concetto
di
missione
nazionale
è
una
delle
idee
fondamentali
-
-
si
sarebbe
tentati
qualche
volta
di
chiamarla
idea
fissa
-
-
del
Mazzini
;
ma
anche
una
di
quelle
che
rimangono
più
indeterminate
.
Si
tratta
di
un
còmpito
speciale
che
ciascuna
nazione
deve
adempiere
;
ma
quale
esso
sia
,
per
l
'
Italia
o
per
le
altre
nazioni
,
il
Mazzini
non
indica
(
solo
più
tardi
disse
qualche
cosa
in
proposito
)
.
Insomma
quel
che
è
il
dovere
per
l
'
individuo
,
è
la
missione
per
la
nazione
;
soltanto
,
il
Mazzini
non
sembra
aver
avvertito
sufficientemente
che
il
dovere
missione
non
può
aver
nulla
di
stabile
,
di
determinato
a
priori
,
di
specifico
e
riservato
per
qualsiasi
individuo
o
collettività
:
doveri
e
missioni
rampollano
sempre
nuovi
e
diversi
dalla
varietà
delle
situazioni
.
Né
la
missione
può
consistere
in
un
«
principio
»
di
cui
una
sola
nazione
sia
interprete
privilegiata
;
poiché
se
di
principî
,
cioè
di
elementi
essenziali
,
davvero
si
tratti
,
essi
occorreranno
tutti
a
ciascuna
.
Di
fatto
,
il
Mazzini
non
precisa
per
l
'
Italia
altra
missione
se
non
quella
di
iniziatrice
della
resurrezione
e
confederazione
dei
popoli
,
missione
corrispondente
alla
situazione
storica
d
'
allora
,
e
che
ogni
nazione
avrebbe
potuto
assumere
a
seconda
delle
circostanze
.
Senonché
la
sua
fede
che
all
'
Italia
in
prima
linea
spettasse
un
così
alto
còmpito
,
era
adatta
a
risvegliare
e
a
tendere
all
'
estremo
le
energie
nazionali
,
e
al
tempo
stesso
a
render
solidale
la
causa
italiana
con
quella
di
tutte
le
altre
nazioni
.
Solidarietà
a
cui
corrispose
l
'
azione
effettiva
del
Mazzini
,
creatore
della
Giovine
Europa
e
in
contatto
costante
con
gli
altri
movimenti
nazionali
europei
.
Come
s
'
è
accennato
già
,
nel
concetto
mazziniano
di
nazione
v
'
è
un
detrito
di
mitologismo
sociologico
.
Ma
esso
non
deve
celare
il
nucleo
vitale
,
cioè
il
concetto
morale
,
ideale
,
di
nazione
,
anziché
puramente
politico
territoriale
:
concetto
che
rappresenta
un
'
aspirazione
cosciente
a
ristabilire
nella
vita
italiana
quell
'
unità
morale
che
era
venuta
meno
dal
Rinascimento
in
poi
.
Ogni
materialismo
statale
è
incompatibile
con
lo
spirito
mazziniano
.
L
'
Italia
per
lui
è
una
tradizione
storica
,
è
più
ancora
una
vita
morale
,
uno
spirito
,
una
vocazione
al
servizio
dell
'
umanità
;
ed
esigenza
morale
,
realtà
spirituale
è
l
'
unità
italiana
invocata
dal
Mazzini
.
L
'
unità
territoriale
è
strumento
per
la
riunione
delle
forze
morali
,
per
l
'
esplicazione
della
solidarietà
nazionale
;
è
manifestazione
sensibile
dell
'
unita
di
coscienza
,
giusta
effettuazione
della
volontà
del
popolo
.
L
'
idea
di
un
'
Italia
che
si
facesse
per
assorbimento
politico
militare
da
parte
di
uno
degli
stati
esistenti
,
ripugnava
al
Mazzini
,
non
meno
(
anche
se
non
per
ragioni
del
tutto
uguali
)
che
ai
federalisti
repubblicani
.
E
come
l
'
unità
,
così
la
repubblicana
;
la
quale
non
è
per
il
Mazzini
una
semplice
forma
di
regime
contrapposta
ad
un
'
altra
-
-
sullo
stesso
piano
,
per
esempio
,
della
monarchia
costituzionale
-
-
e
neppure
semplice
esplicazione
(
come
per
i
federalisti
repubblicani
)
del
principio
di
libertà
;
ma
è
unità
di
coscienza
e
di
azione
,
coronamento
necessario
della
formazione
nazionale
,
strumento
indispensabile
per
la
missione
nazionale
.
Tutto
questo
viene
rafforzato
per
l
'
Italia
dalle
tradizioni
storiche
del
suo
grandioso
passato
,
che
sono
-
-
dice
il
Mazzini
-
-
repubblicane
e
non
monarchiche
.
Il
valor
ideale
,
morale
,
della
repubblica
unitaria
italiana
,
doveva
concretarsi
,
innanzi
tutto
,
nel
contenuto
sociale
di
questa
.
Il
problema
sociale
fu
sentito
vivissimamente
dal
Mazzini
per
l
'
Italia
come
per
il
resto
d
'
Europa
;
e
,
se
egli
combatté
la
soluzione
comunistica
(
intaccata
ai
suoi
occhi
di
utopia
,
antiliberalismo
,
e
soprattutto
di
materialismo
)
,
la
sua
esigenza
sociale
era
tuttavia
radicale
non
meno
del
socialismo
:
il
principio
d
'
eguaglianza
esigeva
per
lui
che
ogni
uomo
partecipasse
in
ragione
del
suo
lavoro
al
godimento
dei
prodotti
dell
'
attività
sociale
.
Un
giorno
-
-
dice
il
Mazzini
-
-
saremo
tutti
operai
,
cioè
vivremo
dell
'
opera
nostra
.
Anche
per
il
problema
sociale
l
'
iniziativa
e
l
'
azione
spettano
per
il
Mazzini
al
popolo
stesso
e
allo
stato
popolare
;
è
estraneo
al
suo
pensiero
ogni
paternalismo
,
corporativistico
o
meno
.
L
'
impostazione
e
il
tentativo
di
soluzione
del
problema
sociale
rappresentano
una
grande
superiorità
del
Mazzini
rispetto
al
liberalismo
moderato
,
che
si
può
dire
ignorasse
quel
problema
(
esso
è
posto
energicamente
dal
Gioberti
nel
Rinnovamento
;
ma
il
Gioberti
del
Rinnovamento
è
ben
al
di
là
del
moderatismo
)
.
Il
concetto
di
umanità
è
coordinamento
,
o
meglio
superamento
di
quello
della
nazione
,
e
ne
corona
il
carattere
ideale
.
Esso
pone
una
barriera
insormontabile
,
un
vero
abisso
,
fra
il
mazzinianesimo
e
ogni
dottrina
di
etnicismo
nazionalistico
.
Non
si
tratta
del
dominio
di
una
nazione
,
l
'
Italia
,
ma
di
costruire
un
mondo
delle
nazioni
;
e
se
si
attribuisce
ripetutamente
all
'
Italia
una
missione
iniziatrice
(
di
popolo
Cristo
)
,
è
missione
politico
spirituale
,
non
politico
territoriale
,
da
svolgere
con
mezzi
conformi
alla
legge
morale
,
in
affratellamento
con
tutti
i
popoli
,
in
azione
solidale
fra
tutti
«
i
buoni
»
.
Le
singole
cause
nazionali
sono
collegate
indissolubilmente
fra
loro
,
e
insieme
debbono
trionfare
per
opera
dei
popoli
associati
contro
i
governi
.
Questo
è
l
'
europeismo
mazziano
,
al
di
fuori
e
contro
ogni
diplomazia
,
ogni
combinazione
di
interessi
particolaristici
di
governi
o
dinastie
.
Ogni
concezione
nazionalistica
presuppone
il
primato
della
politica
su
ogni
altra
attività
dello
spirito
.
Il
concetto
mazziniano
del
Risorgimento
approda
invece
a
un
superamento
completo
del
politico
nello
spirituale
.
Non
solo
ogni
ragione
di
stato
è
negata
in
radice
,
ma
la
politica
è
subordinata
integralmente
alla
morale
,
e
la
morale
non
è
se
non
l
'
applicazione
di
una
fede
religiosa
.
Il
problema
religioso
italiano
è
ripreso
dal
Mazzini
in
vista
di
una
soluzione
radicale
.
Con
esso
tocchiamo
al
vero
fondo
della
rivoluzione
mazziniana
,
che
non
è
nell
'
assetto
politico
-
-
in
cui
non
sono
esclusi
gradualità
e
temperamenti
,
-
-
ancor
meno
nell
'
insurrezione
,
semplice
strumento
temporaneo
;
ma
è
in
questa
intima
trasformazione
religiosa
.
Egli
parla
esplicitamente
di
una
nuova
fede
,
che
superi
così
le
vecchie
confessioni
cristiane
,
ormai
per
lui
impotenti
,
come
l
'
incredulità
scettica
e
materialistica
del
secolo
XVIII
.
Egli
respinge
nettamente
gli
sforzi
dei
neocattolici
o
neoguelfi
italiani
:
la
loro
scuola
,
secondo
lui
,
non
è
giovevole
al
progresso
italiano
,
di
cui
fraintende
l
'
idea
predicando
una
fede
non
sentita
veramente
.
Per
il
papato
e
il
cattolicismo
non
vi
è
posto
nel
Risorgimento
mazziniano
:
ciò
che
non
significa
,
naturalmente
,
ch
'
egli
pensasse
ad
abolizioni
forzate
,
a
persecuzioni
(
nulla
di
più
estraneo
al
suo
pensiero
)
,
ma
che
non
attribuiva
loro
una
funzione
positiva
.
Il
cristianesimo
stesso
per
il
Mazzini
è
esaurito
,
non
perché
falso
,
ma
perché
il
vero
che
c
'
era
in
esso
(
la
redenzione
individuale
)
ha
già
trionfato
.
Rimane
necessaria
la
fede
ultraterrena
,
che
è
per
il
Mazzini
quella
in
Dio
manifestantesi
per
successive
rivelazioni
nell
'
umanità
,
destinata
un
giorno
ad
esser
chiamata
tutta
intera
a
Lui
,
come
vi
ascendono
gli
individui
attraverso
le
loro
vite
successive
.
Finché
l
'
unità
sociale
non
è
fondata
,
autorità
ecclesiastica
e
autorità
politica
devono
rimanere
indipendenti
il
più
possibile
l
'
una
dall
'
altra
.
Una
volta
però
costituita
veramente
la
società
nuova
,
questo
separatismo
fra
Stato
e
Chiesa
,
fra
istituti
politici
e
principî
religiosi
,
non
avrà
più
ragion
d
'
essere
:
come
alla
fede
corrisponderà
la
morale
,
che
si
attuerà
nella
politica
,
così
lo
Stato
sarà
la
Chiesa
,
e
la
Chiesa
sarà
lo
Stato
.
Nessun
divorzio
fra
la
terra
e
il
cielo
:
occorre
agire
su
questa
terra
per
un
còmpito
sacro
,
per
la
realizzazione
del
regno
di
Dio
.
Per
camminare
verso
un
tale
ideale
,
il
Mazzini
conta
sull
'
educazione
nazionale
:
a
lei
spetta
far
sentire
fratelli
tutti
gli
uomini
di
una
nazione
,
toglierli
dall
'
isolamento
in
cui
si
trovano
,
imbeverli
delle
stesse
credenze
e
dello
stesso
spirito
,
render
possibile
un
pieno
sviluppo
delle
loro
facoltà
,
superando
le
condizioni
d
'
inferiorità
sociale
in
cui
tanti
di
essi
si
trovano
.
Questa
educazione
è
còmpito
dell
'
autorità
sociale
,
e
cioè
di
un
insegnamento
pubblico
politico
morale
,
con
carattere
uniforme
.
Concezione
che
potrebbe
essere
grave
di
conseguenze
,
ma
sostanzialmente
corretta
,
o
integrata
,
da
quel
che
dice
il
Mazzini
sulla
coesistenza
dell
'
educazione
nazionale
e
dell
'
insegnamento
libero
,
per
cui
alla
prima
spetta
l
'
insegnamento
del
dovere
sociale
,
del
programma
nazionale
,
al
secondo
la
libera
diffusione
di
nuovi
programmi
,
di
nuovi
ideali
,
che
assicurino
la
libertà
di
progresso
,
protetta
e
confortata
dallo
Stato
.
La
formazione
dell
'
unità
morale
è
dunque
per
il
Mazzini
graduale
e
non
subitanea
,
libera
e
non
imposta
,
e
,
dato
il
progresso
continuo
,
mai
definitiva
.
E
di
questa
unità
morale
l
'
interpretazione
e
l
'
applicazione
spettano
al
popolo
.
Il
punto
fondamentale
,
di
fronte
ad
autoritari
e
moderati
,
è
per
il
Mazzini
che
il
governo
nuovo
dev
'
essere
non
solo
per
il
popolo
,
ma
per
mezzo
del
popolo
.
Egli
afferma
una
capacità
politica
generale
del
popolo
,
quella
di
scegliere
spontaneamente
i
più
capaci
.
Non
ammette
che
la
politica
nazionale
e
popolare
possa
essere
incarnata
da
individui
dominatori
:
non
bisogna
attribuire
agli
individui
un
'
autorità
che
appartiene
solo
ai
principi
.
Non
si
tratta
per
una
nazione
di
usare
momentaneamente
la
libertà
di
scelta
per
abbandonarla
di
nuovo
,
ma
di
organizzare
con
le
istituzioni
l
'
esercizio
continuato
della
sua
libertà
e
sovranità
,
assicurandola
così
saldamente
da
non
poter
essere
perduta
per
sbagli
di
un
individuo
o
di
una
dinastia
.
Tutto
questo
fa
da
contrappeso
-
-
e
fino
a
un
certo
punto
da
superamento
-
-
al
pericolo
insito
nella
riduzione
mistica
mazziniana
della
politica
a
religione
:
il
pericolo
cioè
,
che
,
con
un
rovesciamento
facile
a
verificarsi
negli
spiriti
intellettualmente
o
moralmente
deboli
,
la
politica
-
-
e
quindi
l
'
utilità
contingente
di
una
data
situazione
,
un
programma
,
un
istituto
,
un
partito
particolari
,
-
-
si
innalza
a
morale
,
imposta
dall
'
alto
e
consacrata
nell
'
immobilità
.
Che
il
pericolo
sia
completamente
superato
non
potrebbe
dirsi
,
appunto
per
quel
misticismo
che
ignora
le
necessarie
distinzioni
.
Nella
concezione
mazziniana
del
Risorgimento
è
innegabile
un
residuo
dogmatico
,
trascendente
,
e
ben
lo
sentirono
i
contemporanei
e
i
seguaci
stessi
del
Mazzini
:
e
l
'
opposizione
aperta
,
o
la
repugnanza
intima
,
ad
esso
fu
uno
dei
più
gravi
ostacoli
all
'
efficacia
dell
'
azione
mazziniana
.
Reagì
in
particolare
il
liberalismo
radicale
,
con
l
'
assolutezza
del
suo
umanesimo
ignorante
ogni
trascendenza
;
ma
anche
il
liberalismo
moderato
oppose
al
mazzinianesimo
il
suo
senso
realistico
ed
empirico
.
Ambedue
associarono
in
questa
opposizione
le
tradizioni
del
pensiero
settecentesco
,
che
il
Mazzini
non
aveva
compreso
a
fondo
,
al
nuovo
pensiero
storico
scientifico
.
Rimase
pur
sempre
al
Mazzini
il
vanto
della
concezione
più
integrale
del
Risorgimento
,
quella
che
più
strettamente
associava
il
pensiero
all
'
azione
escludendo
ogni
infecondo
dilettantismo
ideologico
,
la
risurrezione
politica
all
'
elevazione
morale
sradicando
ogni
macchiavellismo
,
le
sorti
dell
'
Italia
a
quelle
di
tutta
l
'
Europa
eliminando
ogni
tentativo
d
'
isolamento
,
ogni
pretesa
di
dominio
.
Se
al
popolo
italiano
occorreva
per
il
suo
Risorgimento
superare
definitivamente
le
bassure
spirituali
a
cui
lo
aveva
condotto
la
decadenza
secolare
successa
al
Rinascimento
,
la
spinta
morale
a
quel
superamento
gli
venne
principalmente
dall
'
afflato
mistico
mazziniano
.
Né
si
saprebbe
additare
,
nella
propaganda
patriottica
del
Risorgimento
,
nessun
altro
che
abbia
come
il
Mazzini
lanciato
tanti
fili
,
tessuto
tante
trame
,
illuminato
,
eccitato
tanti
spiriti
,
formato
e
tenuto
insieme
tanti
nuclei
di
azione
,
fatto
appello
a
tanti
ambienti
diversi
,
posto
mano
a
tanti
strumenti
differenti
;
e
,
più
in
breve
,
speso
tutta
la
sua
intelligenza
,
tutte
le
sue
energie
,
ogni
suo
respiro
per
la
causa
dell
'
Italia
e
dell
'
umanità
.
Il
liberalismo
moderato
Il
moderatismo
del
Balbo
,
dell
'
Azeglio
,
del
primo
Gioberti
e
degli
altri
affini
,
ebbe
,
accanto
all
'
ispirazione
politica
,
una
radice
culturale
.
Esso
fu
strettamente
legato
al
rifiorire
degli
studi
storici
,
più
precisamente
di
storia
italiana
.
L
'
erudizione
settecentesca
venne
fecondata
fra
noi
nella
prima
metà
del
secolo
dalla
nuova
coscienza
storico
nazionale
,
alimentata
questa
a
sua
volta
dallo
spirito
di
umanità
e
di
socialità
ereditato
dal
Settecento
.
Si
può
dire
che
dallo
studio
della
storia
d
'
Italia
nasca
la
scuola
moderata
:
Manzoni
,
Troya
,
Capponi
,
Balbo
lo
mostrano
chiaramente
.
Unica
grande
eccezione
sarebbe
il
filosofo
oratore
Gioberti
,
ed
eccezione
solo
parziale
perché
egli
si
nutrì
di
studi
storici
(
sebbene
la
sua
mentalità
non
potesse
propriamente
dirsi
storica
)
,
e
su
fondamenti
storici
pretese
costruire
il
suo
Primato
.
Non
sarebbe
facile
trovare
nella
storia
di
un
'
altra
nazione
un
periodo
in
cui
movimento
politico
e
movimento
culturale
siano
così
strettamente
associati
come
nel
Risorgimento
:
constatazione
inoppugnabile
,
e
fatale
a
ogni
interpretazione
puramente
territorialistico
politica
del
Risorgimento
medesimo
.
Lo
studio
della
storia
nazionale
fu
coltivato
non
solo
da
individui
eminenti
,
ma
da
organismi
collettivi
,
come
la
Deputazione
di
storia
patria
fondata
a
Torino
da
Carlo
Alberto
,
e
ancor
meglio
l
'
«
Archivio
storico
italiano
»
fondato
da
un
privato
,
oriundo
svizzero
,
il
Vieusseux
,
il
medesimo
che
prima
aveva
messo
al
mondo
l
'
«
Antologia
»
.
E
l
'
istituzione
di
una
cattedra
di
«
Storia
d
'
Italia
»
fatta
da
Carlo
Alberto
nel
1846
all
'
università
di
Torino
,
può
indicarsi
come
uno
dei
segni
dell
'
evoluzione
carlalbertina
.
Due
risultati
dettero
gli
studi
di
storia
nazionale
per
il
Risorgimento
:
una
migliore
conoscenza
del
passato
italiano
,
con
ammaestramenti
e
auspicî
per
il
futuro
;
una
coscienza
più
chiara
delle
relazioni
fra
l
'
Italia
e
l
'
Europa
,
con
una
visione
migliore
dell
'
aspetto
europeo
del
problema
italiano
.
Erano
sempre
i
due
elementi
nazionale
ed
europeo
intrecciati
insieme
.
Il
Risorgimento
non
poteva
non
essere
poderosamente
alimentato
dal
ricordo
e
dal
racconto
delle
grandezze
passate
d
'
Italia
,
mentre
l
'
analisi
della
sua
decadenza
additava
le
difficoltà
della
resurrezione
e
i
mezzi
per
superarle
.
Nella
scelta
e
nella
valutazione
dei
vari
periodi
storici
entrava
un
forte
elemento
politico
.
È
stato
già
posto
in
piena
luce
da
un
maestro
insigne
il
fatto
che
tutta
una
scuola
di
storici
Italiani
,
i
quali
furono
anche
patrioti
e
politici
moderati
o
neoguelfi
o
cattolici
liberali
che
dir
si
voglia
,
si
concentrò
non
su
Roma
antica
,
-
-
anche
in
ciò
fu
un
contrasto
dei
moderati
con
il
Mazzini
,
-
-
e
neppure
sul
Rinascimento
,
ma
sul
medioevo
,
sull
'
età
dei
comuni
.
Così
i
valori
da
essa
estratti
dalla
storia
italiana
furono
l
'
indipendenza
e
la
libertà
,
piuttosto
che
l
'
unità
statale
.
Si
sa
come
il
Balbo
,
tra
indipendenza
e
libertà
,
desse
la
precedenza
assoluta
,
e
si
può
dire
l
'
esclusività
,
alla
prima
,
fino
a
domandare
che
la
passione
dell
'
indipendenza
spegnesse
le
altre
passioni
nazionali
(
porro
unum
est
necessarium
,
secondo
l
'
epigrafe
delle
Speranze
d
'
Italia
,
poi
tolta
per
scrupolo
religioso
)
.
Ma
in
ciò
egli
fu
isolato
in
seno
alla
stessa
scuola
moderata
.
Il
Durando
polemizzò
apertamente
con
lui
,
pur
senza
nominarlo
,
affermando
esser
gravissimo
errore
sostenere
che
si
dovesse
pensare
soltanto
all
'
indipendenza
e
non
curarsi
della
libertà
,
mentre
un
riordinamento
politico
italiano
in
senso
costituzionale
era
l
'
unica
via
per
ottenere
un
concentramento
morale
della
nazione
.
Il
Balbo
stesso
,
del
resto
,
faceva
questione
di
opportunità
e
non
di
principio
;
mentre
per
la
passata
storia
italiana
egli
non
è
inferiore
a
nessun
altro
nel
mettere
in
rilievo
la
libertà
come
autrice
delle
più
splendide
civiltà
nostre
.
La
conoscenza
della
storia
italiana
ed
europea
accoppiata
all
'
esame
della
realtà
presente
,
fece
ben
chiaro
a
questi
studiosi
politici
il
processo
di
decadenza
attraversato
dall
'
Italia
dopo
l
'
inizio
dell
'
età
moderna
,
mentre
le
altre
nazioni
europee
salivano
;
perciò
il
loro
orientamento
generale
fu
quello
del
risollevamento
dell
'
Italia
in
adeguazione
alla
civiltà
europea
.
Poiché
v
'
era
per
essi
una
civiltà
europea
,
o
cristiana
,
comune
che
costituiva
il
vincolo
e
il
valore
delle
nazioni
moderne
:
partecipare
a
questa
civiltà
era
condizione
di
vita
.
fondamentale
,
pregiudiziale
per
ciascheduna
di
esse
.
Nessuno
insistette
più
recisamente
,
si
potrebbe
dire
più
crudamente
,
dell
'
italianissimo
Balbo
sull
'
inferiorità
presente
dell
'
Italia
rispetto
alle
altre
nazioni
,
biasimando
i
vanti
delle
glorie
antiche
italiane
i
quali
,
inducendo
a
vagheggiare
un
'
passato
d
'
impossibile
ritorno
,
distraevano
dalla
realtà
presente
.
L
'
Italia
,
per
allora
,
mentre
non
poteva
isolarsi
dalla
vita
europea
,
non
poteva
avere
in
essa
se
non
uno
degli
ultimi
posti
.
E
una
ragione
primaria
della
sua
inferiorità
era
la
sua
inesperienza
presente
e
la
sua
scarsa
produttività
passata
in
fatto
di
quei
governi
rappresentativi
in
cui
il
Balbo
vedeva
il
progresso
politico
maggiore
d
'
Europa
.
Allo
stesso
«
europeismo
»
si
arrivava
da
un
altro
ordine
di
studi
,
che
viene
subito
dopo
gli
storici
in
serie
d
'
importanza
per
il
moto
del
Risorgimento
:
quelli
economico
tecnici
,
dei
quali
furono
principali
organi
taluni
periodici
lombardi
,
come
gli
«
Annali
universali
di
statistica
»
del
Romagnosi
e
il
«
Politecnico
»
del
Cattaneo
.
Della
politica
del
Cattaneo
diremo
fra
poco
;
ma
qui
occorre
dire
come
anche
questi
studi
alimentassero
il
pensiero
moderato
e
la
formazione
di
un
programma
riformistico
:
sviluppo
delle
industrie
,
costruzioni
di
ferrovie
,
abbassamento
di
dazi
,
unioni
doganali
.
Altrettanto
può
dirsi
dei
congressi
degli
scienziati
italiani
.
Si
trattava
,
in
generale
,
di
mettere
in
valore
,
sviluppare
le
energie
nazionali
in
tutti
i
campi
associandole
fra
loro
,
nelle
diverse
specie
e
da
regione
a
regione
,
nella
ben
chiara
coscienza
che
ciò
significava
costruire
la
nuova
Italia
.
Nel
campo
degli
studi
economici
compì
le
prime
affermazioni
,
pur
esse
di
valore
politico
e
nazionale
,
colui
che
da
uomo
politico
attivo
doveva
portare
il
moderatismo
alle
sue
fortune
supreme
,
superandolo
attraverso
l
'
alleanza
con
la
rivoluzione
:
Camillo
di
Cavour
.
E
l
'
europeismo
è
un
tratto
fondamentale
del
pensiero
cavouriano
già
prima
del
Quarantotto
:
sia
per
quella
coscienza
di
una
civiltà
europea
comune
di
cui
abbiamo
parlato
e
che
faceva
chiamare
al
Cavour
i
diversi
popoli
europei
«
branches
de
la
grande
famille
chrétienne
»
,
sia
in
quanto
problema
di
ricongiungimento
dell
'
Italia
all
'
Europa
civile
.
Alla
pari
o
anche
più
degli
altri
moderati
,
Cavour
teneva
fissi
gli
occhi
specialmente
su
Francia
e
Inghilterra
;
e
il
Balbo
esprimeva
un
pensiero
fondamentale
anche
di
lui
quando
parlava
della
«
civiltà
anglo
francese
,
la
civiltà
occidentale
d
'
Europa
»
come
identica
con
«
la
civiltà
progrediente
»
.
Un
'
eccezione
all
'
europeismo
dei
moderati
è
costituita
dal
Gioberti
nel
Primato
:
unica
,
ma
a
prima
vista
imponente
,
poiché
l
'
idea
comune
è
che
quel
libro
fondasse
la
scuola
moderata
e
ne
fosse
il
vangelo
.
Idea
comune
,
ma
errata
,
in
quanto
confonde
il
processo
ideologico
moderato
con
le
fortune
del
moderatismo
nell
'
opinione
pubblica
italiana
.
Il
Primato
ruppe
il
silenzio
italiano
,
conciliò
al
movimento
nazionale
una
quantità
di
elementi
fino
allora
in
disparte
od
ostili
;
ma
fu
ben
lontano
dal
rappresentare
il
pensiero
comune
della
scuola
moderata
.
Vi
erano
in
esso
elementi
reazionari
e
utopistici
strettamente
associati
:
una
critica
prevalentemente
negativa
(
almeno
nell
'
intonazione
,
se
non
nelle
intenzioni
recondite
dell
'
autore
)
della
civiltà
moderna
;
un
collocamento
dei
destini
d
'
Italia
,
anzi
della
civiltà
europea
,
nelle
mani
del
papa
e
del
clero
;
una
esaltazione
retorica
del
primato
italiano
non
solo
come
realtà
passata
o
possibilità
futura
,
ma
come
virtualità
già
presente
.
Su
tutti
questi
punti
il
pensiero
di
Gioberti
fu
respinto
dagli
altri
della
scuola
,
e
talora
perfino
con
scherzi
e
ironie
;
ed
egli
stesso
si
affrettò
a
interpretarlo
,
cioè
ad
abbandonarlo
,
accettando
le
posizioni
europee
degli
altri
.
Anche
il
programma
politico
costruito
dai
moderati
per
la
nuova
Italia
è
fatto
di
un
'
associazione
di
tratti
nazionali
e
tratti
europei
.
Dall
'
esame
del
passato
e
del
presente
della
nazione
essi
deducono
il
loro
federalismo
monarchico
;
constatano
la
realtà
dei
diversi
stati
italiani
formatisi
gradualmente
attraverso
i
secoli
,
e
si
propongono
di
conservarli
riformandoli
sul
modello
dei
più
progrediti
europei
.
Si
tratta
per
essi
di
fabbricare
su
ciò
che
esiste
:
«
sola
buona
mutazione
è
il
progredir
dalle
cose
presenti
alle
future
»
(
Balbo
)
.
Al
criterio
storico
risponde
quello
politico
moderato
:
desiderio
di
produrre
il
minimo
sconvolgimento
possibile
per
l
'
Italia
e
per
la
civiltà
europea
;
timore
dell
'
iniziativa
popolare
;
negazione
teorica
e
avversione
pratica
della
democrazia
.
Negazione
,
tuttavia
,
che
non
fu
l
'
unica
ed
ultima
parola
della
scuola
,
poiché
tanto
il
Balbo
quanto
il
Cavour
parlarono
di
vittoria
democratica
finale
.
All
'
ordinamento
monarchico
costituzionale
,
vagheggiato
per
ciascuno
degli
stati
italiani
,
più
che
mai
la
Francia
e
l
'
Inghilterra
fornivano
il
modello
.
II
significato
del
programma
nazionale
moderato
per
il
Risorgimento
consistette
nella
propaganda
dell
'
idea
nazionale
presso
vasti
ceti
che
altrimenti
sarebbero
rimasti
ad
essa
estranei
;
nella
favorita
convergenza
a
pro
del
Risorgimento
di
forze
politiche
,
economiche
,
culturali
,
religiose
;
nella
dimostrazione
che
era
possibile
un
programma
minimo
immediato
,
senza
rivoluzione
;
nell
'
avvicinamento
delle
forze
conservatrici
in
Europa
e
dei
governi
europei
alla
causa
italiana
.
Il
liberalismo
radicale
Il
programma
politico
del
Cattaneo
e
del
Ferrari
non
fu
svolto
apertamente
e
completamente
prima
del
1848
.
Ma
esso
riuscì
imbevuto
di
tutto
il
loro
spirito
;
e
questo
si
manifesta
a
pieno
già
negli
scritti
anteriori
.
Del
Cattaneo
già
le
Interdizioni
israelidiche
,
scritte
nel
1835
,
sono
rivelatrici
di
tutta
una
mentalità
,
che
trovò
ampia
occasione
di
manifestarsi
nella
collaborazione
agli
«
Annali
di
statistica
»
(
cominciata
già
nel
1832
)
e
soprattutto
nella
redazione
del
«
Politecnico
»
,
dal
1839
al
1844
.
Il
Ferrari
offre
già
elementi
caratteristici
ne
La
mente
di
Giandomenico
Romagnosi
del
1835
,
e
dispiega
le
sue
idee
negli
scritti
pubblicati
in
Francia
,
in
lingua
francese
,
fra
il
1843
e
il
1848
.
Le
prime
contraddizioni
al
Mazzini
vennero
da
essi
,
non
dai
moderati
.
Attraverso
il
Cattaneo
-
-
testa
ben
più
quadra
del
caotico
e
paradossale
Ferrari
-
-
il
liberismo
radicale
è
strettamente
legato
con
la
produzione
scientifico
tecnica
del
tempo
,
a
cui
abbiamo
fatto
ripetuto
accenno
.
Si
può
dire
che
all
'
inquadramento
storico
letterario
del
liberalismo
moderato
risponda
quello
scientifico
positivo
del
liberalismo
radicale
,
sebbene
il
prima
elemento
non
manchi
ai
radicali
come
trovammo
il
secondo
presente
ai
moderati
.
Da
notare
in
particolar
modo
è
la
rivalutazione
del
medioevo
italiano
comune
agli
uni
e
agli
altri
,
anche
se
con
qualche
diversità
di
spirito
.
Ambedue
i
gruppi
furono
composti
di
uomini
di
pensiero
,
prima
e
più
che
di
azione
,
nettamente
differenti
dal
blocco
pensiero
azione
mazziniano
,
non
proclivi
a
mescolarsi
con
le
moltitudini
,
anche
se
queste
(
come
era
il
caso
dei
radicali
)
facevano
parte
integrante
del
loro
programma
teorico
.
Ambedue
-
-
sempre
in
contrasto
col
Mazzini
-
-
vollero
fondarsi
sul
presente
,
su
ciò
che
esisteva
già
,
e
procedere
evolutivamente
,
non
rivoluzionariamente
.
Il
Ferrari
e
il
Cattaneo
erano
pronti
non
meno
dei
moderati
ad
accettare
,
e
anzi
a
promuovere
,
le
riforme
da
parte
dei
governi
,
nei
singoli
stati
:
il
Cattaneo
anzi
,
ancora
alla
vigilia
delle
Cinque
giornate
,
era
disposto
ad
adattarsi
con
l
'
Austria
,
contando
sopra
una
evoluzione
federale
dell
'
impero
absburghese
.
Il
federalismo
di
moderati
e
radicali
ha
un
punto
di
partenza
comune
in
questa
accettazione
della
realtà
presente
,
in
questa
adozione
del
metodo
riformistico
.
Ambedue
altresì
furono
contrari
alle
società
segrete
e
alle
cospirazioni
.
Ambedue
hanno
una
mentalità
positiva
,
razionale
,
amante
delle
distinzioni
,
di
contro
al
misticismo
ardentemente
unificatore
del
Mazzini
.
Qui
,
però
,
finiscono
le
somiglianze
e
cominciano
le
differenze
.
Per
i
moderati
il
riformismo
è
scopo
a
se
stesso
,
punto
d
'
arrivo
,
ciò
che
significa
conservazione
modificata
del
presente
;
per
i
radicali
esso
è
semplice
strumento
di
una
rivoluzione
progressivamente
attuantesi
.
Il
federalismo
dei
primi
significa
rispetto
delle
sovranità
esistenti
;
quello
dei
secondi
è
una
garanzia
per
la
piena
,
verace
attuazione
della
libertà
e
della
sovranità
popolare
,
da
erigere
sulla
rovina
di
quelle
altre
sovranità
.
Gli
uni
sono
Cristiani
cattolici
,
gli
altri
scienziati
positivisti
,
liberi
pensatori
.
Per
gli
uni
il
Risorgimento
è
essenzialmente
un
riordinamento
monarchico
costituzionale
operato
dai
governi
,
e
l
'
eliminazione
del
dominio
straniero
;
per
gli
altri
è
liberazione
totale
,
politica
,
sociale
,
soprattutto
intellettuale
.
Il
loro
radicalismo
,
prima
che
politico
,
è
ideologico
,
e
ispira
di
sé
anche
le
riforme
entro
il
quadro
degli
organi
esistenti
,
le
quali
,
a
contenuto
materiale
uguale
,
sono
perciò
imbevute
di
tutt
'
altro
spirito
da
quello
dei
moderati
:
il
loro
radicalismo
si
colloca
faccia
a
faccia
degli
istituti
e
delle
credenze
tradizionali
,
svuotando
i
primi
e
rinnegando
le
seconde
.
La
luce
della
scienza
e
della
ragione
,
ecco
la
loro
guida
.
Scienza
e
coltura
sono
per
essi
i
valori
supremi
,
che
non
conoscono
nessuna
trascendenza
metafisica
o
religiosa
.
Lo
Stato
è
per
essi
una
creazione
dell
'
intelligenza
;
e
,
prima
dell
'
associazione
politica
dei
popoli
vagheggiata
dal
Mazzini
,
il
Cattaneo
pensa
all
'
associazione
internazionale
delle
intelligenze
.
In
questa
affinità
universale
fondata
sulla
ragione
ogni
nazionalismo
è
negate
in
radice
,
e
l
'
europeismo
dei
moderati
è
largamente
superato
.
Non
si
tratta
di
porre
l
'
Italia
alla
testa
dei
popoli
per
una
missione
europea
,
ma
di
far
risplendere
a
pieno
sul
nostro
paese
quella
luce
della
scienza
e
della
ragione
che
già
si
spande
sul
resto
d
'
Europa
.
Il
Cattaneo
nulla
sa
di
missioni
particolari
dei
popoli
,
mentre
il
Ferrari
attribuisce
l
'
iniziativa
del
progresso
e
del
rivolgimento
europeo
alla
Francia
democratica
;
ma
quel
che
importa
ad
entrambi
è
il
libero
sviluppo
di
tutti
gli
individui
associati
,
dappertutto
simile
.
La
libertà
nei
moderati
si
riduceva
ad
un
insieme
di
istituti
giuridici
che
garantivano
le
libertà
particolari
;
nel
Mazzini
era
un
presupposto
e
uno
strumento
della
solidarietà
sociale
,
della
nuova
costruzione
nazionale
e
dell
'
associazione
dei
popoli
;
per
il
Cattaneo
e
il
Ferrari
essa
è
il
valore
primario
contenente
tutti
gli
altri
.
La
pregiudiziale
del
Balbo
a
pro
dell
'
indipendenza
è
rovesciata
da
loro
a
pro
della
libertà
,
fino
al
punto
che
il
Ferrari
parla
di
un
dualismo
fra
le
due
idee
,
dimostrato
dall
'
assolutismo
piemontese
;
e
sostiene
,
ancora
dopo
il
'48
,
che
occorre
far
la
guerra
alle
servitù
nostrane
prima
di
combattere
lo
straniero
.
La
libertà
ha
per
essi
valore
religioso
,
è
la
loro
nuova
religione
,
proclamata
esplicitamente
tale
:
in
suo
nome
,
il
Ferrari
nega
l
'
antica
(
con
particolare
crudezza
dopo
il
1848
)
,
considerandola
come
fondamento
principale
dell
'
ordine
vecchio
che
deve
scomparire
,
mentre
il
Cattaneo
preferisce
ignorarla
.
Al
disopra
dello
Stato
il
Ferrari
proclama
,
riferendosi
a
Kant
,
la
necessità
di
una
chiesa
universale
,
la
quale
non
è
se
non
l
'
associazione
degli
spiriti
razionali
di
cui
parla
il
Cattaneo
.
La
nazione
non
è
punto
ignorata
da
questo
cosmopolitismo
razionale
;
essa
però
è
concepita
non
quale
realtà
trasmessa
dal
passato
,
ma
quale
nuova
creazione
della
civiltà
europea
e
mondiale
.
Tuttavia
,
a
questa
concezione
il
Ferrari
,
più
storicista
del
Cattaneo
,
associa
l
'
altra
del
Risorgimento
come
ripresa
da
parte
dell
'
Italia
dell
'
opera
di
progresso
avviata
in
passato
e
quindi
continuata
dagli
altri
paesi
.
È
una
sua
idea
fondamentale
quella
che
il
risorgimento
europeo
sia
cominciato
in
Italia
con
i
comuni
e
proseguito
con
il
Rinascimento
;
sia
passato
quindi
in
Germania
come
Riforma
,
in
Francia
come
Rivoluzione
;
si
tratta
ora
per
l
'
Italia
di
riprendere
ciò
che
si
era
lasciata
sfuggire
.
Concezione
storicamente
fondata
e
idealmente
integrale
come
quella
che
associa
,
pur
senza
confonderli
,
sviluppo
culturale
,
religioso
e
politico
,
e
restaura
pertanto
anch
'
essa
,
in
altra
forma
da
quella
del
Mazzini
,
la
unità
morale
italiana
.
In
questa
concezione
,
storia
italiana
e
storia
europea
,
risorgimento
italiano
e
sviluppo
europeo
erano
organicamente
legati
in
circolo
.
L
'
idea
,
e
potrebbe
dirsi
la
fissazione
del
Ferrari
-
-
che
non
ha
giovato
alla
sua
fama
-
-
del
legame
indissolubile
tra
Risorgimento
italiano
e
politica
francese
,
derivava
da
ciò
che
la
Francia
era
ai
suoi
occhi
l
'
incarnazione
della
rivoluzione
:
modo
di
vedere
che
il
1789
,
il
1830
e
il
1848
rendevano
plausibile
.
Il
Ferrari
non
guardava
allo
stato
francese
qualsiasi
,
ma
alla
Francia
progressista
e
rivoluzionaria
:
alleandosi
con
questa
e
ricevendone
l
'
appoggio
,
l
'
Italia
per
lui
riprendeva
la
sua
eredità
.
Ferrari
Cattaneo
e
Primato
del
Gioberti
rappresentano
l
'
antitesi
massima
:
gli
uni
volevano
la
piena
assimilazione
dell
'
Italia
vecchia
all
'
Europa
nuova
,
l
'
altro
vagheggiava
,
o
mostrava
di
vagheggiare
,
la
riduzione
dell
'
Europa
nuova
all
'
Italia
vecchia
.
Nel
Rinnovamento
il
Gioberti
,
facendo
dipendere
la
realizzazione
nazionale
italiana
dall
'
espansione
del
moto
democratico
,
innanzi
tutto
francese
,
accettò
sostanzialmente
la
concezione
del
Ferrari
.
A
questo
punto
il
federalismo
dei
due
pensatori
appare
nella
sua
vera
luce
,
anche
nei
confronti
del
Mazzini
:
e
cioè
non
come
moderatismo
,
ma
come
radicalismo
.
Essi
non
vogliono
lo
stato
unitario
abbracciante
tutta
l
'
Italia
,
perché
lo
considerano
come
una
imposizione
dal
di
fuori
e
dall
'
alto
a
danno
dei
singoli
popoli
italiani
,
di
cui
impedirebbe
il
libero
sviluppo
.
Il
federalismo
repubblicano
assicura
l
'
iniziativa
popolare
,
e
le
libertà
locali
e
individuali
.
Di
fronte
al
federalismo
monarchico
dei
moderati
,
quello
repubblicano
di
Ferrari
e
Cattaneo
rappresenta
l
'
esatta
antitesi
;
un
minimo
e
un
massimo
di
libertà
,
di
rivolgimento
,
di
modernità
.
Solo
al
modo
della
Svizzera
e
degli
Stati
Uniti
-
-
diceva
il
Cattaneo
-
-
si
può
accoppiare
unità
e
libertà
;
il
popolo
per
conservare
la
libertà
deve
tenerci
sopra
le
mani
.
Si
aggiunge
nel
Ferrari
una
spiccata
nota
sociale
,
accentuata
dopo
il
'48
come
quella
antireligiosa
,
e
che
il
Pisacane
porterà
al
massimo
svolgimento
,
ponendo
il
socialismo
come
obbiettivo
della
rivoluzione
italiana
.
Il
federalismo
italiano
s
'
inquadrava
poi
nell
'
europeo
,
anzi
nel
mondiale
,
poiché
il
Cattaneo
aveva
l
'
occhio
anche
all
'
impero
britannico
e
all
'
America
.
Egli
descriveva
il
moto
universale
dei
popoli
risorti
,
che
riconquistavano
ciascuno
la
propria
coscienza
,
accorgendosi
che
la
libertà
di
ciascuna
nazione
era
condizione
necessaria
per
quella
delle
altre
.
Convergenza
nazionale
In
sede
puramente
teorica
,
le
antitesi
fra
le
tre
scuole
prevalgono
forse
sulle
coincidenze
.
Qui
però
noi
dobbiamo
valutarle
storicamente
,
nella
concretezza
effettuale
del
Risorgimento
.
Allora
,
esse
ci
appariscono
prevalentemente
complementari
.
Nei
moderati
troviamo
il
senso
e
la
conoscenza
del
reale
,
e
la
tecnica
politica
diretta
ad
utilizzarlo
;
nei
radicali
,
la
posizione
netta
dell
'
esigenza
liberale
,
innovatrice
,
affrancatrice
;
nel
Mazzini
lo
spirito
morale
,
religioso
,
l
'
apostolicità
della
propaganda
,
l
'
unità
mistica
del
pensiero
e
dell
'
azione
.
Volendo
caratterizzare
con
una
sola
parola
ciascuna
delle
tre
scuole
potremmo
dire
:
politica
,
pensiero
,
fede
;
o
anche
:
indipendenza
,
libertà
,
solidarietà
.
Il
risultato
dell
'
opera
contemporanea
delle
tre
correnti
fu
grandioso
:
si
ebbe
un
assalto
dalle
più
diverse
parti
all
'
intelligenza
e
al
sentimento
degli
Italiani
,
una
penetrazione
nei
più
diversi
strati
della
società
nazionale
.
Il
problema
italiano
fu
posto
sotto
tutti
gli
aspetti
,
in
Italia
e
fuori
;
tutte
le
forze
nazionali
furono
risvegliate
,
eccitate
,
mobilitate
-
-
fino
all
'
azione
ponente
a
repentaglio
la
libertà
e
la
vita
,
come
nel
sacrificio
eroico
dei
fratelli
Bandiera
,
o
nel
moto
di
Rimini
,
conato
estremamente
significativo
del
riformismo
moderato
per
attuarsi
attraverso
l
'
insurrezione
;
-
-
e
si
effettuò
il
collegamento
con
quelle
internazionali
.
Si
dice
spesso
che
Risorgimento
fu
opera
di
una
minoranza
.
È
questione
d
'
intendersi
.
La
parte
politica
attiva
tocca
sempre
alle
minoranze
,
poiché
la
maggioranza
ha
altro
da
fare
:
essa
ha
il
còmpito
del
lavoro
quotidiano
,
di
assicurare
la
continuità
della
vita
,
senza
di
cui
l
'
opera
superiore
della
minoranza
non
potrebbe
esistere
.
Perché
ci
sia
Maddalena
ad
accendere
la
lampada
dello
spirito
occorre
che
Marta
provveda
alle
faccende
domestiche
.
Tutto
sta
a
vedere
qual
è
il
rapporto
fra
la
minoranza
che
dirige
e
la
maggioranza
che
segue
:
di
persuasione
o
di
costrizione
,
di
partecipazione
intima
o
di
adesione
passiva
,
nella
luce
della
coscienza
o
nelle
tenebre
dell
'
ignoranza
.
La
minoranza
che
fece
il
Risorgimento
appartenne
al
primo
tipo
,
l
'
unico
che
permette
le
costruzioni
durature
.
E
ciò
fu
dovuto
precisamente
a
quella
triplice
scuola
,
a
quella
triplice
propaganda
,
la
quale
fornì
al
moto
politico
del
Risorgimento
una
base
ideale
così
salda
e
profonda
,
quale
pochi
altri
moti
politici
possono
vantare
.
Quelle
correnti
di
pensiero
non
furono
la
preparazione
o
l
'
occasione
o
l
'
aiuto
del
Risorgimento
:
esse
ne
furono
l
'
anima
stessa
,
che
nelle
congiure
,
nelle
insurrezioni
,
nelle
guerre
,
nelle
dimostrazioni
di
popolo
,
nei
plebisciti
,
nei
voti
parlamentari
trovò
il
suo
corpo
.
Solo
l
'
imponenza
di
quei
movimenti
di
pensiero
spiega
le
proporzioni
assunte
d
'
un
tratto
dal
moto
popolare
italiano
nel
184648
,
quasi
subito
fiammeggiare
d
'
incendio
vastissimo
;
e
,
dopo
il
fallimento
di
quello
,
la
ripresa
e
il
rapido
,
travolgente
successo
finale
.
V
LA
RIVOLUZIONE
NAZIONALE
Fisionomia
del
Quarantotto
La
rivoluzione
europea
del
1848
ha
un
prologo
nel
moto
riformistico
italiano
del
184647;
la
rivoluzione
siciliana
del
gennaio
1848
è
intermedia
.
Quel
moto
riformistico
ebbe
(
fatto
non
sufficientemente
avvertito
)
carattere
nettamente
prerivoluzionario
.
Le
riforme
furono
date
dai
sovrani
,
ma
sotto
la
pressione
immediata
e
continua
dei
popoli
:
si
confronti
il
comportamento
diversissimo
del
moto
riformistico
nel
Settecento
.
Fu
mobilitata
allora
,
ampiamente
,
sistematicamente
,
in
tutta
la
penisola
,
la
«
piazza
»
:
cosa
tanto
disgustosa
per
re
Carlo
Alberto
,
e
anche
per
il
conte
Balbo
,
che
contro
quell
'
uso
e
abuso
delle
dimostrazioni
di
popolo
rivolse
uno
dei
suoi
scritti
dottrinario
polemici
,
così
vivi
e
illuminanti
anche
quando
sono
sbagliati
.
L
'
indole
aristocratico
conservatrice
non
permise
al
Balbo
di
rendersi
conto
che
le
riunioni
di
piazza
in
sé
non
erano
né
buone
né
cattive
;
tutto
stava
a
vedere
quel
che
c
'
era
dentro
e
dietro
:
un
movimento
effettivo
di
spiriti
e
di
volontà
,
o
tumulti
occasionali
incomposti
ed
effimeri
,
o
anche
,
semplicemente
,
parate
su
comando
,
per
illusionismo
plebiscitario
giacobino
o
napoleonico
(
oggi
potremmo
aggiungere
,
«
ducistico
»
o
totalitaristico
)
.
I
moti
di
piazza
del
184648
,
checché
sia
di
certi
loro
aspetti
(
«
quarantottate
»
)
,
inseparabili
in
una
certa
misura
da
ogni
movimento
popolare
,
furono
nell
'
insieme
manifestazioni
fisiologiche
di
un
organismo
nuovo
,
o
rinnovato
,
affacciantesi
alla
vita
nuova
.
E
se
il
Quarantotto
fallì
,
il
fallimento
non
fu
dovuto
già
a
quei
moti
,
ma
all
'
assenza
o
scarsezza
di
altri
elementi
;
e
potrebbe
anche
dirsi
che
esso
si
verificò
in
coincidenza
con
il
venir
meno
dell
'
agitazione
popolare
manifestatasi
nei
moti
stessi
.
Questi
furono
il
risultato
naturale
di
tutte
le
precedenti
elaborazioni
di
pensiero
e
delle
diverse
propagande
(
compresa
quella
dei
moderati
medesimi
)
,
le
quali
sarebbero
riuscite
inutili
se
non
fossero
arrivate
al
popolo
e
non
avessero
promosso
una
sua
partecipazione
attiva
.
Dalla
quale
non
si
poteva
pretendere
la
compostezza
e
la
discrezione
di
un
congresso
di
scienziati
o
di
una
tornata
accademica
.
I
moti
popolari
del
184648
rappresentano
non
solo
l
'
effetto
,
ma
la
fusione
in
atto
delle
tre
correnti
di
pensiero
che
abbiamo
delineate
.
Il
programma
iniziale
fu
quello
dei
moderati
,
attuato
(
secondo
i
principi
moderati
)
dai
governi
,
ma
sotto
la
pressione
popolare
rispondente
all
'
esigenza
d
'
iniziativa
nazionale
propugnata
dal
Mazzini
,
anche
se
in
modi
non
graditi
da
lui
;
i
moti
si
effettuarono
nei
diversi
stati
autonomamente
e
condussero
alla
trasformazione
di
ciascuno
di
questi
,
come
volevano
i
federalisti
repubblicani
;
gli
svolgimenti
ulteriori
portaron
dal
programma
moderato
a
quello
mazziniano
e
radicale
.
Nel
Quarantotto
c
'
è
«
l
'
Italia
farà
da
sé
»
,
e
il
collegamento
con
l
'
insurrezione
degli
altri
popoli
,
con
gli
interventi
della
diplomazia
europea
;
l
'
azione
dei
governi
,
della
borghesia
illuminata
e
del
popolo
;
guelfi
e
ghibellini
,
federali
e
unitari
,
liberali
,
democratici
e
socialisti
.
Il
Quarantotto
ripeté
il
179699
,
il
1821
e
il
1831
,
preparò
il
185970;
e
tuttavia
ebbe
fisionomia
sua
,
e
fu
il
moto
più
comprensivo
di
tutti
.
Il
trionfo
del
neoguelfismo
Tutto
questo
movimento
grandioso
cominciò
da
un
fatto
modesto
,
quasi
banale
:
l
'
amnistia
politica
promulgata
da
papa
Pio
IX
per
solennizzare
il
suo
avvento
al
trono
.
Se
non
proprio
banale
,
il
fatto
poteva
almeno
dirsi
normale
:
otto
anni
prima
anche
l
'
imperatore
Ferdinando
I
d
'
Austria
aveva
dato
una
generale
amnistia
al
momento
dell
'
incoronazione
regia
in
Milano
;
anche
i
predecessori
di
Pio
IX
avevano
dato
amnistie
in
occasioni
analoghe
,
sia
pure
più
ristrette
.
Inoltre
l
'
amnistia
di
Pio
IX
era
subordinata
a
una
confessione
umiliante
;
il
manifesto
che
l
'
annunciò
parlava
di
«
perdono
»
,
e
terminava
con
una
minaccia
per
il
caso
in
cui
le
speranze
del
sovrano
negli
effetti
di
questo
perdono
risultassero
vane
.
Da
due
circostanze
derivarono
i
risultati
grandiosi
dell
'
atto
:
esso
cadde
in
una
situazione
profondamente
carica
di
elementi
novatori
,
e
provenne
dal
papa
.
L
'
amnistia
,
cioè
,
fu
intesa
come
un
indice
di
cambiamento
della
politica
papale
:
tutto
il
problema
politico
religioso
del
Risorgimento
apparve
posto
in
nuovi
termini
.
Quel
che
fino
allora
era
stato
ostacolo
,
sembrò
divenuto
il
più
potente
motore
.
Triplice
era
stata
sino
allora
l
'
opposizione
fra
papato
e
Risorgimento
.
Il
papato
aveva
unto
con
il
sacro
olio
della
religione
la
legittimità
dei
governi
;
l
'
altare
si
era
collocato
innanzi
al
trono
,
e
per
andar
a
toccar
questo
sembrava
necessario
l
'
abbattimento
di
quello
:
cosa
spaventosa
,
inconcepibile
per
l
'
opinione
pubblica
italiana
,
composta
quasi
tutta
di
credenti
,
e
quando
non
credenti
,
per
lo
meno
rispettosi
della
tradizione
religiosa
nazionale
.
E
il
papato
(
secondo
punto
)
,
mentre
consacrava
la
legittimità
dei
governi
assoluti
,
condannava
i
principî
liberali
,
cioè
vietava
ai
sudditi
di
domandare
cambiamenti
in
quel
senso
anche
in
via
regolare
,
e
ai
governi
di
concederli
.
Già
dal
1832
l
'
enciclica
di
Gregorio
XVI
Mirari
vos
contro
La
Mennais
aveva
pronunciato
formalmente
quella
condanna
che
poi
il
Sillabo
di
Pio
IX
doveva
codificare
.
Condannato
e
uscito
dalla
Chiesa
La
Mennais
-
-
che
anche
in
Italia
aveva
trovato
seguaci
,
-
-
era
tuttavia
risorto
in
Francia
,
dopo
il
1840
,
un
liberalismo
cattolico
,
ma
incerto
nel
pensiero
tra
l
'
opportunismo
e
l
'
affermazione
di
principio
,
confessionalistico
negli
atteggiamenti
pratici
(
apologia
dei
gesuiti
)
,
e
tuttavia
sospettato
nella
sua
ortodossia
dottrinale
;
comunque
,
moto
francese
e
non
italiano
,
inquadrato
nella
politica
ecclesiastica
della
Francia
.
Il
nostro
cattolicismo
liberale
fu
il
neoguelfismo
,
che
attraverso
lo
studio
della
storia
d
'
Italia
aveva
cercato
dimostrare
come
nel
medioevo
il
papato
fosse
stato
intimamente
congiunto
alla
storia
della
nazione
,
avesse
favorito
l
'
indipendenza
e
la
libertà
italiane
.
Rimaneva
a
vedere
se
altrettanto
potesse
avvenire
adesso
;
e
qui
si
paravano
innanzi
i
due
ostacoli
che
abbiamo
indicato
,
a
cui
si
aggiungeva
un
terzo
,
che
poteva
sembrare
il
più
grande
di
tutti
:
il
potere
temporale
pontificio
.
Si
trattava
anche
qui
di
un
governo
«
legittimo
»
,
ma
in
più
«
sacro
»
,
secondo
quel
carattere
conferito
nel
medioevo
dalla
Chiesa
e
dal
clero
a
ogni
loro
pertinenza
,
per
cui
un
diritto
feudale
,
un
possesso
territoriale
,
se
di
ecclesiastici
,
diveniva
un
noli
me
tangere
,
poco
meno
che
gli
articoli
del
Credo
;
si
congiungeva
coll
'
idea
di
questo
carattere
sacro
il
concetto
della
Chiesa
«
società
perfetta
»
,
a
cui
cioè
spettavano
i
possessi
materiali
e
i
poteri
coercitivi
come
parte
integrante
della
sua
costituzione
.
S
'
intende
che
a
casa
sua
il
governo
pontificio
non
poteva
ammettere
quegli
stessi
principi
liberali
(
per
es
.
la
tolleranza
relgiosa
,
la
libertà
di
stampa
)
che
condannava
in
casa
altrui
.
I
mazziniani
e
i
radicali
,
in
forza
dei
loro
anti
o
acattolicesimo
,
liquidavano
senz
'
altro
l
'
ostacolo
,
non
lasciando
nessun
posto
al
papato
nella
loro
costruzione
del
futuro
italiano
;
non
così
i
moderati
,
i
quali
,
d
'
accordo
con
l
'
opinione
media
nazionale
,
facevano
del
mantenimento
di
esso
nel
quadro
della
nazione
un
punto
fondamentale
.
Essi
sostenevano
perciò
anche
la
conservazione
del
potere
temporale
,
ma
ritenevano
necessaria
la
trasformazione
interna
del
governo
pontificio
(
innanzi
tutto
una
larga
laicizzazione
)
,
e
invocavano
l
'
adesione
del
pontefice
come
sovrano
temporale
alla
causa
italiana
dell
'
indipendenza
e
della
federazione
.
Ora
,
con
la
politica
di
Pio
IX
in
qualche
mese
parvero
superati
tutti
gli
ostacoli
.
Egli
si
mise
sulla
via
delle
riforme
liberali
,
e
sembrò
così
sciogliere
il
papato
dai
vincoli
dell
'
alleanza
con
l
'
assolutismo
;
lasciò
sfogo
al
sentimento
nazionale
dei
sudditi
,
e
mostrò
egli
stesso
sentimenti
d
'
italianità
sino
a
pronunciare
il
famoso
«
Benedite
,
Gran
Dio
,
l
'
Italia
!
»
,
almeno
come
fu
inteso
da
tutta
la
penisola
.
Così
Pio
IX
fu
al
tempo
stesso
il
Papa
Angelico
dei
sogni
mistici
e
apocalittici
del
medioevo
,
che
doveva
effettuare
il
rinnovamento
della
Chiesa
;
e
il
papa
del
Primato
,
che
egli
,
ancora
cardinal
Mastai
,
avrebbe
portato
con
sé
in
conclave
.
Gioberti
fu
acclamato
«
maestro
del
papa
»
,
fu
considerato
profeta
,
nuovo
Battista
del
nuovo
Cristo
.
Si
ebbero
una
laicizzazione
parziale
del
governo
con
la
formazione
di
un
ministero
regolare
;
una
discreta
libertà
di
stampa
,
per
legge
e
più
nella
pratica
;
una
consulta
di
stato
che
fece
intravvedere
(
nonostante
la
protesta
del
papa
)
una
costituzione
;
la
guardia
civica
,
che
significava
inizio
di
autogoverno
,
protezione
contro
l
'
arbitrio
poliziesco
.
Soprattutto
,
il
popolo
poté
dimostrare
,
agitarsi
,
tornare
attivo
,
protagonista
,
sulla
scena
politica
,
ben
più
di
quanto
non
lo
fosse
stato
al
tempo
della
rivoluzione
portata
dalla
Francia
in
Italia
.
Questa
era
la
cosa
di
cui
giustamente
più
si
preoccuparono
Metternich
e
Solaro
della
Margarita
:
l
'
iniziativa
passava
dai
governi
ai
popoli
.
Dal
riformismo
alla
rivoluzione
Dallo
Stato
pontificio
il
moto
dilagò
in
gran
parte
della
penisola
,
sempre
con
la
tolleranza
dei
governi
:
la
Toscana
,
per
opera
calcolata
e
organizzata
dai
patrioti
,
si
fece
il
primo
centro
della
propagazione
.
Prese
il
terzo
posto
il
Piemonte
,
ove
già
prima
delle
elezioni
di
Pio
IX
si
erano
avuti
inizi
di
risveglio
e
di
cambiamento
regio
:
nella
seconda
metà
del
'46
furono
manifestazioni
importanti
il
congresso
dell
'
Associazione
agraria
a
Mortara
,
quello
degli
scienziati
italiani
a
Genova
e
la
celebrazione
del
centenario
di
Balilla
.
Perfino
il
Lombardo
Veneto
,
sotto
la
polizia
austriaca
,
trovò
modo
di
agitarsi
dietro
il
paravento
dell
'
entusiasmo
religioso
per
Pio
IX
o
per
il
nuovo
arcivescovo
di
Milano
Romilli
,
successo
all
'
austriaco
Gaysruck
(
che
forse
,
in
fatto
di
liberalismo
,
avrebbe
potuto
dar
dei
punti
al
suo
successore
)
.
Fu
un
rimescolio
grandioso
della
propaganda
liberale
patriottica
in
tutta
Italia
;
essa
,
parte
per
abile
direzione
di
dietroscena
,
parte
per
impulso
spontaneo
,
per
l
'
affiorare
esplosivo
della
lenta
,
molteplice
germinazione
,
seppe
utilizzare
qualsiasi
circostanza
,
qualsiasi
occasione
o
pretesto
perla
mobilitazione
degli
spiriti
italiani
.
Non
mancarono
resistenze
dei
governi
.
Pio
IX
cercò
ripetutamente
di
porre
un
termine
alle
dimostrazioni
di
plauso
che
volevano
trascinarlo
sempre
più
avanti
;
ma
egli
si
compiaceva
al
tempo
stesso
di
quelle
dimostrazioni
,
per
una
certa
vanità
personale
che
fu
coefficiente
non
trascurabile
della
situazione
.
In
Toscana
la
polizia
procedette
a
vere
retate
di
persone
sospette
,
a
sfratti
,
ad
ammonizioni
.
Carlo
Alberto
si
mantenne
ancora
tenacemente
aggrappato
a
Solaro
e
negò
le
riforme
a
cui
avevano
già
acceduto
il
papa
e
il
granduca
,
finché
,
travolto
,
nell
'
ottobre
1847
ne
dette
assai
larghe
.
E
i
tre
stati
riformisti
si
accostarono
insieme
:
fra
Roma
,
Firenze
e
Torino
si
trattò
per
una
lega
doganale
,
e
ne
corse
la
notizia
per
l
'
Italia
suscitando
entusiasmi
e
speranze
.
Era
l
'
abbozzo
di
una
confederazione
italica
,
e
tutto
il
programma
riformista
veniva
messo
sul
telaio
.
La
spinta
finale
si
ebbe
non
da
una
iniziativa
di
governo
(
come
era
avvenuto
al
principio
con
l
'
amnistia
papale
)
,
ma
da
una
insurrezione
di
popolo
:
la
rivoluzione
siciliana
.
Fu
una
rivoluzione
tipicamente
locale
,
indigena
,
nella
impostazione
e
nello
spirito
:
rientrò
in
iscena
l
'
autonomismo
siciliano
,
nella
forma
e
nella
portata
assunte
dal
1812
in
poi
.
Ma
c
'
erano
elementi
«
europei
»
nella
costituzione
siciliana
di
quell
'
anno
,
reclamata
dagli
autonomisti
;
soprattutto
,
la
rivoluzione
siciliana
divenne
avvenimento
nazionale
attraverso
la
sua
ripercussione
a
Napoli
.
Tra
le
«
due
Sicilie
»
l
'
iniziativa
fu
capovolta
:
l
'
insurrezione
siciliana
promosse
il
moto
napoletano
e
la
concessione
,
il
29
gennaio
1848
,
della
costituzione
da
parte
di
Ferdinando
II
.
Non
per
questo
la
Sicilia
si
unì
a
Napoli
più
di
quel
che
avesse
fatto
nel
1820;
e
in
nome
del
suo
autonomismo
si
spinse
fino
a
proclamare
la
decadenza
dei
Borboni
.
Con
la
proclamazione
dello
statuto
,
Napoli
non
solo
si
univa
ai
tre
stati
riformisti
,
ma
li
sorpassava
d
'
un
balzo
:
e
furono
essi
costretti
a
seguirlo
.
Perfino
il
papa
dovette
combinare
in
qualche
modo
la
teocrazia
e
il
governo
costituzionale
.
Fu
un
rivolgimento
nazionale
da
cui
rimasero
assenti
soltanto
il
Lombardo
Veneto
e
i
ducati
,
per
la
forza
straniera
austriaca
:
appariva
nitido
il
nesso
fra
la
causa
dell
'
indipendenza
e
quella
della
libertà
.
L
'
Italia
e
l
'
Europa
In
meno
di
due
anni
,
il
paese
politicamente
più
arretrato
dell
'
Europa
centro
occidentale
aveva
assunto
un
aspetto
simile
a
quello
di
Francia
,
Inghilterra
,
Svizzera
.
Grande
fu
l
'
interesse
suscitato
in
Europa
da
questo
fatto
;
e
allora
si
cominciò
ad
avere
una
nozione
concreta
della
personalità
nazionale
italiana
,
a
sentire
veramente
la
questione
nazionale
italiana
come
problema
europeo
.
Si
sarebbe
potuto
perfino
parlare
di
un
'
iniziativa
europea
dell
'
Italia
,
sogno
del
Mazzini
,
che
però
non
era
soddisfatto
delle
forme
assunte
da
essa
:
egli
trovava
che
il
popolo
non
era
sufficientemente
protagonista
del
movimento
,
mostrava
troppo
scarsa
dignità
di
fronte
ai
sovrani
;
e
seguitava
ad
essere
contrario
alla
transazione
della
monarchia
costituzionale
.
Di
fronte
alla
Francia
di
Luigi
Filippo
,
sempre
più
chiusa
nella
sua
oligarchia
borghese
,
l
'
Italia
degli
inizi
del
'48
,
con
il
popolo
agitantesi
nelle
piazze
e
con
le
sue
recise
affermazioni
di
indipendenza
e
libertà
,
poteva
apparire
in
avanti
.
La
Francia
si
era
rivolta
allora
decisamente
-
-
in
seguito
al
conflitto
con
l
'
Inghilterra
per
i
«
matrimoni
spagnuoli
»
-
-
all
'
intesa
con
l
'
Austria
:
fioriva
l
'
idillio
Guizot
Metternich
,
in
cui
apparve
lo
sbocco
logico
di
certo
moderatismo
,
degno
del
nome
di
liberale
secondo
l
'
etimologia
:
lucus
a
non
lucendo
.
Nel
conflitto
svizzero
del
Sonderbund
,
l
'
intesa
franco
austriaca
trovò
la
sua
applicazione
in
senso
contrario
al
liberalismo
svizzero
,
che
tuttavia
trionfò
nella
guerra
civile
e
nella
costituzione
federale
del
1848
.
Anche
in
Italia
quell
'
intesa
funzionò
di
fronte
al
movimento
riformistico
italiano
:
solo
sfumature
di
atteggiamento
distinsero
in
proposito
la
politica
austriaca
dalla
francese
,
resti
di
pudore
del
«
re
cittadino
»
ormai
totalmente
acquisito
al
conservatorismo
,
sebbene
non
pensasse
mai
a
violare
la
costituzione
.
Di
contro
a
Francia
e
Austria
,
procedenti
a
braccio
l
'
una
dell
'
altra
,
stava
l
'
Inghilterra
,
che
avrebbe
potuto
indulgere
a
un
'
Austria
antagonista
della
Russia
,
ma
non
all
'
unione
austro
russa
nella
Santa
Alleanza
;
mentre
verso
la
Francia
,
non
solo
rivale
mediterranea
,
ma
accodantesi
all
'
intesa
austro
russa
,
non
poteva
più
avere
nessuna
simpatia
.
Il
Palmerston
;
tornato
al
ministero
degli
Esteri
proprio
contemporaneamente
alla
elezione
di
Pio
IX
,
favorì
i
moti
liberali
in
tutta
Europa
e
particolarmente
in
Italia
:
un
'
Italia
pacificata
e
fortificata
in
contrappeso
all
'
Austria
e
alla
Francia
gli
appariva
desiderabile
.
Ora
veramente
questo
concetto
dell
'
Italia
nazione
utile
all
'
equilibrio
e
alla
pace
europea
,
che
i
patrioti
italiani
avevano
già
formulato
alla
fine
del
periodo
napoleonico
,
irrompe
nel
chiuso
della
diplomazia
.
Il
Palmerston
con
la
sua
politica
si
intonava
all
'
opinione
pubblica
inglese
,
lavorata
efficacemente
dal
Mazzini
.
Si
ebbe
allora
la
missione
in
Italia
di
lord
Minto
;
venne
altresì
fra
noi
,
libero
da
ogni
vincolo
ufficiale
,
Cobden
,
l
'
apostolo
del
libero
scambio
,
e
fece
un
giro
trionfale
per
l
'
Italia
,
festeggiato
perfino
a
Milano
con
la
tolleranza
delle
autorità
austriache
.
Il
movimento
economico
liberista
si
univa
,
come
era
logico
,
a
quello
politico
liberale
;
e
anche
così
veniva
consacrato
l
'
europeismo
dell
'
italianissima
rivoluzione
del
Quarantotto
.
Italia
e
Austria
Il
Metternich
,
nonostante
l
'
intesa
col
Guizot
,
temporeggiava
mordendo
il
freno
:
conosceva
la
poca
solidità
dell
'
Austria
,
già
scricchiolante
,
ed
egli
stesso
sapeva
di
non
esser
più
così
padrone
come
al
tempo
di
Francesco
I
.
Nessuno
meglio
di
lui
si
rendeva
conto
che
il
moto
liberale
nazionale
italiano
rischiava
di
sfociare
nell
'
insurrezione
lombarda
e
nella
guerra
italiana
all
'
Austria
:
esso
era
già
colorito
largamente
di
antiaustriacantismo
.
Su
questo
terreno
era
più
facile
l
'
accordo
fra
quel
moto
e
la
politica
di
Carlo
Alberto
,
che
già
aveva
assunto
atteggiamento
risoluto
di
contro
l
'
Austria
,
per
questioni
doganali
,
al
principio
del
1846
.
Per
nessuno
come
per
Carlo
Alberto
ebbe
tanta
importanza
il
rivolgimento
della
politica
papale
:
religioso
fino
all
'
ascetismo
e
al
bigottismo
,
solo
attraverso
l
'
impostazione
neoguelfa
egli
poteva
accedere
al
movimento
nazionale
italiano
.
Le
dimostrazioni
per
il
centenario
di
Balilla
si
ebbero
non
solo
in
Liguria
e
in
Piemonte
,
ma
in
tutta
Italia
,
dimenticandosi
naturalmente
che
alleato
dell
'
Austria
cacciata
da
Genova
era
stato
il
re
di
Sardegna
.
Il
sentimento
nazionale
maturato
e
l
'
orgoglio
nazionale
ridesto
si
appuntavano
contro
l
'
Austria
;
il
neoguelfismo
evocava
le
lotte
dei
pontefici
contro
gli
imperatori
tedeschi
e
Alessandro
III
alleato
della
lega
lombarda
;
la
storia
di
questa
,
scritta
dal
monaco
di
Montecassino
Tosti
,
incarnazione
del
neoguelfismo
,
fu
annunciata
proprio
alla
vigilia
della
guerra
di
Lombardia
.
L
'
agitazione
nel
Lombardo
Veneto
era
sempre
più
intensa
;
allora
uscì
ed
ebbe
un
grandioso
successo
di
propagazione
clandestina
L
'
Austria
e
la
Lombardia
del
Correnti
;
accanto
alle
dimostrazioni
e
ai
conflitti
si
ebbe
l
'
avviamento
di
una
resistenza
legale
(
secondo
le
idee
del
Cattaneo
)
,
particolarmente
efficace
di
fronte
a
un
governo
assolutistico
e
poliziesco
,
ma
legalitario
,
che
difficilmente
ricorreva
a
violenze
puramente
arbitrarie
.
Forse
anche
allora
una
politica
austriaca
più
agile
,
più
intelligente
di
quella
del
dottrinario
e
ormai
anchilosato
Metternich
,
avrebbe
potuto
almeno
rinviare
l
'
urto
,
con
abili
concessioni
.
Tanto
più
che
la
rivoluzione
italiana
-
-
così
ormai
dobbiamo
chiamarla
-
-
presentava
rispetto
all
'
Austria
tendenze
,
avviamenti
,
possibilità
diverse
.
Non
mancava
certo
la
corrente
guerresca
,
e
ricominciavano
i
contatti
del
'21
fra
Lombardia
e
Piemonte
.
Il
conflitto
austro
pontificio
per
l
'
occupazione
di
Ferrara
città
nell
'
estate
1847
aveva
avuto
ripercussione
in
tutta
Italia
,
e
aveva
fatto
balzare
il
cuore
di
Carlo
Alberto
.
Però
era
intervenuto
nel
dicembre
l
'
accomodamento
diplomatico
:
da
una
parte
e
dall
'
altra
si
temporeggiava
,
e
si
temeva
la
soluzione
forte
.
La
rivoluzione
italiana
,
avendo
presa
la
piega
della
trasformazione
interna
e
avendola
sempre
più
accentuata
,
conteneva
in
sé
qualche
cosa
che
la
tratteneva
da
complicazioni
estere
guerriere
:
l
'
improvvisata
Italia
costituzionale
sentiva
il
bisogno
di
consolidarsi
e
attuarsi
praticamente
,
mentre
dovevano
ancora
prender
corpo
gli
avviamenti
federativi
.
Il
Ferrari
deprecava
un
urto
con
l
'
Austria
che
avrebbe
rischiato
di
arrestare
il
movimento
riformista
liberale
,
necessariamente
non
favorito
da
una
guerra
.
Il
Cattaneo
pensava
sempre
ad
una
evoluzione
possibile
entro
un
'
Austria
federale
;
anche
in
lui
il
radicalismo
liberale
agiva
in
senso
favorevole
ad
una
trasformazione
non
bellicosa
.
Dall
'
estero
venne
la
spinta
decisiva
alla
guerra
.
La
rivoluzione
europea
La
rivoluzione
italiana
,
per
quanto
avesse
trovato
simpatia
nelle
correnti
liberali
europee
e
avesse
interessato
anche
l
'
Europa
diplomatica
(
con
aumento
notevole
di
prestigio
e
importanza
per
il
nostro
paese
)
,
non
era
capace
,
direttamente
da
sé
,
di
rivoluzionare
l
'
Europa
.
Essa
contribuiva
bensì
,
col
suo
carattere
moderato
guelfo
,
a
riconciliare
con
le
idee
nuove
i
ceti
conservatori
cattolici
;
era
cioè
una
delle
forme
più
cospicue
del
cattolicismo
liberale
in
Europa
.
Si
videro
i
progressi
di
quella
riconciliazione
in
Francia
,
quando
la
rivoluzione
di
febbraio
abbatté
il
trono
di
Luigi
Filippo
.
Né
il
clero
né
le
alte
classi
si
levarono
a
sostenerlo
o
a
rimpiangerlo
:
la
repubblica
popolare
fu
accettata
all
'
unanimità
,
e
particolarmente
pronta
e
clamorosa
fu
l
'
adesione
ecclesiastica
;
si
ebbe
un
vero
idillio
clerico
repubblicano
,
in
un
'
atmosfera
quasi
di
medioevo
.
A
differenza
dell
'
italiana
,
la
rivoluzione
francese
si
diffuse
immediatamente
per
l
'
Europa
:
ancora
una
volta
l
'
iniziativa
europea
(
contro
simpatie
e
speranze
del
Mazzini
)
fu
della
Francia
.
Dalla
rivoluzione
francese
uscì
la
rivoluzione
germanica
,
a
Vienna
non
meno
che
a
Berlino
.
Fatto
capitale
nuovo
,
si
pose
il
problema
austriaco
in
tutta
la
sua
ampiezza
,
cioè
quello
dell
'
autonomia
dei
diversi
popoli
riuniti
sotto
lo
scettro
absburghese
.
L
'
idea
mazziniana
parve
trionfare
,
se
anche
non
per
l
'
iniziativa
dell
'
Italia
;
egli
già
da
tempo
vedeva
la
liberazione
italiana
dall
'
Austria
come
parte
nella
liberazione
generale
dei
popoli
austriaci
e
nel
dissolvimento
dell
'
impero
absburghese
:
anche
in
ciò
discorde
dai
moderati
italiani
,
che
tenevano
a
parte
la
causa
dell
'
indipendenza
italiana
,
e
spingevano
(
Balbo
)
a
vagheggiarne
una
soluzione
pacifica
attraverso
non
solo
il
mantenimento
,
ma
l
'
ampliamento
dell
'
Austria
in
altra
direzione
(
Balcani
)
.
Con
i
moderati
s
'
incontrava
qui
il
Cattaneo
:
il
federalismo
comune
veniva
trasportato
dall
'
Italia
al
mondo
danubiano
.
E
in
seno
all
'
Austria
stessa
una
gran
parte
dei
popoli
ridesti
si
movevano
nella
stessa
direzione
,
principalmente
gli
slavi
:
è
dell
'
apostolo
cèco
Palacky
il
motto
che
,
se
l
'
Austria
non
ci
fosse
stata
,
sarebbe
occorso
inventarla
.
Di
contro
al
federalismo
stava
l
'
unitarismo
nazionale
mazziniano
,
che
voleva
bensì
la
federazione
europea
,
ma
dopo
la
ricomposizione
integrale
di
ciascuna
nazionalità
:
senza
domandarsi
troppo
se
ciò
fosse
antropogeograficamente
possibile
,
e
soprattutto
se
l
'
esasperazione
nazionale
provocata
dalle
dissociazioni
e
dalle
riunioni
con
i
relativi
contrastanti
programmi
,
fosse
la
preparazione
morale
migliore
per
l
'
auspicata
federazione
dei
popoli
.
L
'
intervento
e
la
sconfitta
piemontesi
,
e
il
fallimento
del
federalismo
Per
l
'
Italia
lo
scoppio
della
rivoluzione
austriaca
troncava
di
fatto
ogni
tergiversazione
tra
soluzione
pacifica
e
bellicosa
,
tra
sistemazione
federale
del
Lombardo
Veneto
entro
l
'
impero
e
il
suo
distacco
da
questo
.
Una
volta
insorti
i
diversi
popoli
soggetti
all
'
Austria
,
ai
Lombardo
Veneti
non
rimaneva
che
ricongiungersi
in
qualche
modo
al
resto
d
'
Italia
:
il
dilemma
«
federalismo
o
unità
»
si
poneva
più
soltanto
entro
i
confini
italiani
.
Scoppiata
l
'
insurrezione
delle
Cinque
giornate
,
anche
il
Cattaneo
comprese
immediatamente
la
nuova
situazione
,
e
si
fece
dirigente
illuminato
e
intrepido
del
popolo
in
armi
.
Quale
lo
sbocco
del
movimento
?
I
più
dei
combattenti
non
andavano
nel
loro
pensiero
oltre
il
còmpito
immediato
,
la
cacciata
dell
'
Austria
;
taluni
già
prima
dell
'
insurrezione
pensavano
all
'
unione
col
Piemonte
,
specie
nelle
classi
elevate
;
il
Cattaneo
,
e
non
lui
solo
,
avrebbe
voluto
adesso
una
repubblica
lombarda
.
Non
v
'
era
però
una
tradizione
,
o
tutt
'
al
più
era
una
tradizione
milanese
interrotta
da
secoli
,
dal
basso
medioevo
.
Diverso
fu
il
caso
di
Venezia
,
ove
la
proclamazione
della
repubblica
di
San
Marco
si
presentò
da
sé
:
buona
parte
dei
Veneziani
viventi
erano
nati
sotto
di
essa
.
Ma
anche
a
Venezia
la
risurrezione
del
passato
non
risolveva
il
problema
delle
relazioni
con
il
resto
del
Veneto
,
che
non
potevano
più
essere
di
dominante
a
dominati
;
e
in
Lombardia
si
poneva
un
problema
analogo
tra
la
provincia
e
Milano
.
La
complicazione
principale
,
però
,
venne
dal
di
fuori
,
con
l
'
intervento
del
Piemonte
.
Carlo
Alberto
,
sollecitato
da
una
parte
dei
Milanesi
,
aveva
rotto
gli
indugi
,
non
prima
però
che
Milano
si
fosse
liberata
da
sé
;
e
scendeva
contro
l
'
esercito
austriaco
in
ritirata
verso
il
Quadrilatero
.
Egli
proclamò
di
venir
a
portare
il
soccorso
del
fratello
al
fratello
;
l
'
adozione
del
tricolore
,
cui
fu
sovrapposta
la
croce
sabauda
,
fu
simbolo
dell
'
adesione
regia
alla
causa
italiana
.
Presentandosi
in
lizza
quale
campione
dell
'
indipendenza
italiana
,
Carlo
Alberto
era
sincero
;
ma
quel
motivo
non
era
il
solo
.
S
'
intrecciavano
con
esso
altri
due
almeno
altrettanto
potenti
.
Il
re
pensava
alla
ripresa
del
programma
tradizionale
sabaudo
per
l
'
annessione
della
Lombardia
;
e
forse
gli
tornava
in
mente
l
'
opinione
espressa
verso
la
fine
del
Settecento
dal
Galeani
Napione
,
per
il
regno
sabaudo
esser
meglio
che
la
Lombardia
fosse
parte
dei
domini
di
un
altro
stato
piuttosto
che
stato
autonomo
.
A
quella
aspirazione
territoriale
si
associava
il
timore
della
repubblica
:
una
Lombardia
indipendente
sarebbe
riuscita
,
con
ogni
probabilità
,
repubblicana
.
Carlo
Alberto
si
trovava
tra
due
fuochi
:
una
probabile
repubblica
lombarda
,
una
già
esistente
repubblica
francese
;
ne
derivava
per
lui
il
timore
di
esser
preso
in
mezzo
,
schiacciato
.
Era
tutt
'
altro
che
un
semplice
pretesto
diplomatico
la
giustificazione
per
l
'
intervento
in
Lombardia
addotta
dal
suo
governo
alle
grandi
potenze
monarchiche
,
cioè
la
necessità
di
prevenire
il
pericolo
repubblicano
.
Anche
all
'
Austria
,
invece
della
dichiarazione
di
guerra
,
fu
diretta
questa
giustificazione
.
Innanzi
all
'
Europa
,
Carlo
Alberto
,
nell
'
atto
stesso
che
iniziava
la
guerra
d
'
indipendenza
,
nascondeva
sotto
il
moggio
monarchico
conservatore
la
fiaccola
dell
'
idea
nazionale
.
I
repubblicani
federali
(
Giuseppe
Ferrari
venne
temporaneamente
dalla
Francia
a
Milano
)
erano
recisamente
contrari
all
'
iniziativa
monarchico
sabauda
,
per
il
doppio
motivo
della
libertà
e
della
federazione
.
Il
Cattaneo
nel
febbraio
1848
aveva
detto
ai
Piemontesi
di
far
prima
la
rivoluzione
a
casa
loro
e
di
non
venire
«
con
la
vostra
corte
e
coi
vostri
confessionali
a
farci
cadere
ancora
al
di
sotto
delle
tartarughe
»
.
Il
Mazzini
invece
si
acconciò
all
'
intervento
piemontese
;
accettando
da
Carlo
Alberto
il
motto
«
l
'
Italia
farà
da
sé
»
,
osteggiando
cioè
,
alla
pari
del
re
,
un
intervento
francese
;
e
anticipando
il
contegno
del
1860
,
si
dichiarò
disposto
ad
appoggiare
pienamente
il
re
,
purché
si
accingesse
a
realizzare
l
'
unità
d
'
Italia
.
L
'
unità
già
allora
passava
per
il
Mazzini
avanti
alla
repubblica
,
ed
egli
vedeva
giustamente
l
'
opposizione
intrinseca
fra
l
'
intervento
sabaudo
e
il
movimento
federale
,
opposizione
che
a
tanti
non
appariva
ancora
(
Carlo
Alberto
stesso
sarebbe
rifuggito
dall
'
idea
di
detronizzare
il
papa
)
.
Non
era
,
infatti
,
solo
il
federalismo
repubblicano
ad
essere
scosso
alla
radice
dall
'
intervento
piemontese
,
ma
anche
quello
monarchico
.
La
guerra
vittoriosa
avrebbe
portato
al
Piemonte
la
Lombardia
e
il
Veneto
,
oltre
i
ducati
:
padrone
di
tutta
l
'
alta
Italia
,
esso
sarebbe
diventato
lo
stato
egemonico
della
penisola
.
In
che
condizione
si
sarebbero
trovati
gli
altri
,
e
particolarmente
l
'
altro
stato
principale
,
il
regno
di
Napoli
?
Unico
modo
di
rifarsi
per
questo
sarebbe
stato
di
gettarsi
sulle
terre
pontificie
,
al
che
si
opponevano
il
legittimismo
e
ancor
più
il
clericalismo
di
Ferdinando
II
.
Altri
atteggiamenti
del
Piemonte
(
principalmente
la
tiepidezza
verso
il
progetto
della
lega
)
non
poterono
che
confermare
gli
altri
principi
italiani
nei
sospetti
verso
le
sue
aspirazioni
.
Unico
rimedio
alla
crisi
federale
sarebbe
stato
che
il
Veneto
si
fosse
riunito
intorno
alla
repubblica
di
San
Marco
e
la
Lombardia
si
fosse
costituita
repubblica
e
ambedue
avessero
posto
in
piedi
forze
tali
da
apparire
veramente
alleate
e
non
vassalle
del
Piemonte
.
Senonché
repubbliche
ed
eserciti
repubblicani
non
potevano
riuscir
graditi
ai
sovrani
,
a
Carlo
Alberto
e
agli
altri
.
Grossa
questione
per
la
storiografia
del
'48
è
quella
dell
'
insufficienza
nell
'
organizzazione
e
nell
'
azione
dei
volontari
contro
l
'
Austria
;
ma
non
par
dubbio
che
cause
principali
di
quell
'
insufficienza
fossero
l
'
ostilità
del
Piemonte
e
il
poco
interesse
dei
moderati
o
fusionisti
lombardi
.
Ci
si
doveva
domandare
se
,
in
caso
di
proclamazione
della
repubblica
lombarda
,
il
Piemonte
sabaudo
avrebbe
seguitato
ancora
a
combattere
e
,
se
mai
,
con
quale
energia
;
e
certo
la
soluzione
negativa
del
quesito
dovette
avere
una
parte
precipua
nel
trionfo
strepitoso
del
partito
annessionista
a
Milano
,
oltre
tutti
gli
interessi
conservatori
che
si
schieravano
con
esso
.
Il
plebiscito
si
fece
-
-
contro
l
'
impegno
primitivo
di
rimandare
ogni
decisione
a
guerra
finita
,
e
a
parte
ogni
questione
circa
il
modo
con
cui
fu
effettuato
-
-
,
in
situazione
eminentemente
coatta
:
la
scelta
agli
occhi
della
moltitudine
venne
a
porsi
non
tra
l
'
annessione
al
Piemonte
e
lo
stato
autonomo
,
ma
tra
la
difesa
piemontese
contro
l
'
Austria
e
l
'
isolamento
di
fronte
a
questa
.
La
condizione
della
costituente
posta
dal
plebiscito
per
l
'
unione
-
-
condizione
che
poi
dette
luogo
a
molte
controversie
in
Piemonte
-
-
nulla
cambiava
al
punto
principale
,
perché
era
pregiudizialmente
stabilito
il
mantenimento
della
monarchia
costituzionale
sabauda
.
Il
fallimento
della
federazione
e
il
trionfo
dell
'
annessionismo
piemontese
ebbero
conseguenze
capitali
.
Sciolta
l
'
associazione
incipiente
dei
principi
italiani
contro
l
'
Austria
e
fra
loro
;
posto
fine
alla
tregua
dei
partiti
-
-
a
Milano
anche
il
Mazzini
,
giudicando
violato
l
'
impegno
,
rialzò
la
bandiera
repubblicana
,
tuttavia
senza
atteggiamenti
rivoluzionari
,
-
-
si
scatenò
quella
lotta
inasprita
da
sospetti
e
da
accuse
reciproche
,
poco
meno
che
bellum
omnium
contra
omnes
,
di
cui
poi
fece
il
bilancio
(
con
grandiosità
di
linee
e
incisività
di
segno
,
ma
non
senza
deformazioni
della
realtà
)
il
Gioberti
nel
Rinnovamento
;
mentre
prevalse
nella
guerra
d
'
indipendenza
sul
carattere
nazionale
popolare
quello
regio
piemontese
.
Promovendo
,
imponendo
i
plebisciti
annessionistici
,
da
Milano
a
Venezia
,
Carlo
Alberto
era
venuto
a
dire
:
«
I
'
mi
sobbarco
»
;
non
più
«
l
'
Italia
farà
da
sé
»
,
ma
«
Piemonte
farà
da
sé
»
.
Apparve
tosto
che
la
soma
era
superiore
alle
spalle
.
Non
è
qui
il
luogo
per
un
'
analisi
militare
delle
campagne
piemontesi
del
184849
.
Incontestabile
è
l
'
impreparazione
militare
del
Piemonte
:
prova
-
-
accanto
alle
altre
-
-
che
l
'
interpretazione
della
politica
di
Carlo
Alberto
nel
quindicennio
assolutistico
quale
preparazione
alla
guerra
d
'
indipendenza
non
regge
.
Più
grave
fu
l
'
impreparazione
morale
,
o
anzi
preparazione
alla
rovescia
.
Tutta
l
'
ispirazione
regio
governativa
del
quindicennio
era
stata
nel
senso
della
Santa
Alleanza
e
dell
'
intesa
con
l
'
Austria
;
come
,
d
'
improvviso
,
l
'
Austria
poteva
divenire
,
per
coloro
che
erano
stati
educati
così
,
il
nemico
mortale
?
La
guerra
fu
fatta
dall
'
alta
ufficialità
piemontese
per
dovere
d
'
ufficio
,
per
fedeltà
dinastica
,
ben
più
che
per
sentimento
nazionale
.
Da
alte
personalità
piemontesi
(
perfino
dallo
stesso
Carlo
Alberto
)
ci
viene
testimoniato
che
l
'
esercito
rimase
sorpreso
per
«
la
subitanea
irruzione
»
contro
l
'
Austria
,
ed
era
tutt
'
altro
che
entusiasta
della
causa
italiana
.
La
sostituzione
del
tricolore
italiano
(
fino
allora
bandiera
rivoluzionaria
)
all
'
antica
bandiera
sabauda
produsse
sull
'
ufficialità
un
senso
spiacevole
.
È
il
duca
di
Genova
,
cioè
il
fratello
di
Vittorio
Emanuele
,
a
dirci
,
nella
sua
relazione
finale
sulla
guerra
,
che
ufficiali
e
soldati
andarono
a
combattere
per
una
causa
contraria
del
tutto
ai
principi
nei
quali
erano
stati
allevati
fino
allora
.
Le
condizioni
morali
produttrici
di
tenacia
eroica
non
s
'
improvvisano
;
gli
spiriti
non
si
possono
muovere
a
destra
e
a
sinistra
,
avanti
e
indietro
,
alla
battuta
di
una
bacchetta
governativa
.
Si
deve
aggiungere
che
non
ci
fu
nella
penisola
un
moto
travolgente
di
volontarismo
bellicoso
per
la
cacciata
dello
straniero
;
ma
occorrerà
domandarsi
se
moti
simili
si
effettuino
quando
non
ci
sia
un
impulso
deciso
dei
governi
e
delle
classi
dirigenti
,
o
una
vera
e
propria
rivoluzione
sostituente
gli
uni
e
le
altre
,
come
nella
Francia
della
prima
repubblica
.
Capitali
per
l
'
esito
infelice
della
guerra
furono
la
caccia
mancata
all
'
esercito
di
Radetzky
nella
difficile
ritirata
da
Milano
,
e
più
il
mancato
avviluppamento
e
superamento
del
Quadrilatero
e
la
mancata
presa
di
posizione
agli
sbocchi
alpini
,
con
le
conseguenze
della
tattica
prevalentemente
difensiva
,
passiva
,
inerte
al
Quadrilatero
stesso
e
dell
'
abbandono
del
Veneto
.
Queste
deficienze
militari
furono
altresì
errori
politici
gravissimi
,
che
fecero
sospettare
un
tradimento
:
Carlo
Alberto
,
si
fantasticò
,
non
aveva
voluto
scacciare
l
'
esercito
austriaco
e
assicurare
la
libertà
del
Veneto
per
ottenere
tanto
più
facilmente
la
Lombardia
da
trattative
con
le
potenze
.
L
'
accettazione
da
parte
del
re
dell
'
idea
di
trattare
coll
'
Austria
attraverso
la
mediazione
franco
inglese
-
-
dietro
cui
era
veramente
l
'
inclinazione
di
Carlo
Alberto
a
contentarsi
della
linea
dell
'
Adige
-
-
parve
confermare
quei
sospetti
.
Con
la
mediazione
si
abbandonava
la
guerra
popolare
per
la
diplomazia
,
e
il
problema
italiano
diveniva
,
sì
,
europeo
,
ma
era
rimesso
nelle
mani
dei
governi
,
non
in
quelle
dei
popoli
.
Tanto
più
fece
gridare
al
tradimento
la
capitolazione
di
Milano
subito
dopo
la
promessa
della
difesa
a
oltranza
(
promessa
fatta
,
pare
,
mentre
era
prestabilita
la
ritirata
)
.
Non
di
tradimento
si
può
parlare
,
bensì
di
gravi
insufficienze
e
incongruenze
rispecchianti
i
vari
interessi
,
divergenti
fino
alla
contrarietà
,
che
avevano
presieduto
alla
guerra
.
Anche
il
movente
della
ritirata
infelicissima
su
Milano
fu
probabilmente
la
preoccupazione
di
un
pronunciamento
repubblicano
nella
capitale
lombarda
,
pregiudicante
il
diritto
sabaudo
derivante
dal
plebiscito
.
Crisi
rivoluzionaria
incompiuta
.
Negli
altri
stati
ritiratisi
dalla
guerra
nazionale
(
i
volontari
non
impegnavano
i
governi
)
,
scoppiò
la
crisi
interna
:
liberali
moderati
contro
democratici
,
monarchici
contro
repubblicani
,
federalisti
contro
unitari
.
La
brillante
unione
di
governi
e
popoli
andò
all
'
aria
quando
i
primi
cessarono
dal
mostrarsi
arrendevoli
alle
pressioni
dei
secondi
,
e
nei
popoli
stessi
vi
fu
dissidio
circa
la
direzione
da
dare
alla
pressione
medesima
.
Nei
governi
parte
fu
irresolutezza
,
parte
mala
volontà
,
in
diversa
misura
nei
diversi
stati
.
Massima
fu
la
mala
volontà
a
Napoli
,
ove
non
par
dubbio
il
calcolo
del
Borbone
di
cogliere
la
prima
occasione
(
che
fu
quella
dei
tumulti
del
15
maggio
)
per
arrestare
il
moto
liberale
e
tornar
padrone
,
accantonando
e
liquidando
lo
statuto
.
Tutti
i
paladini
del
borbonismo
non
valgono
a
mutare
questa
diagnosi
.
Il
lazzaronismo
bigotto
di
Ferdinando
II
si
precipitò
,
appena
poté
,
nella
direzione
che
gli
era
naturale
.
In
Toscana
fu
piuttosto
inettitudine
senza
premeditazione
maligna
del
granduca
e
dei
moderati
,
e
confusione
parolaia
di
partiti
e
maggiorenti
:
si
ebbero
un
pietoso
avvicendarsi
di
governi
tutti
incapaci
di
dirigere
l
'
opinione
pubblica
-
-
il
tanto
vituperato
Guerrazzi
non
si
portò
affatto
peggio
dei
moderati
vituperatori
,
-
-
la
fuga
del
granduca
(
qui
all
'
inettitudine
cominciò
ad
associarsi
la
doppiezza
)
,
una
proclamazione
indeterminata
di
costituente
,
il
colpo
di
stato
granduchista
dei
moderati
,
i
quali
non
videro
che
,
per
evitare
l
'
Austria
,
le
si
gettavano
in
bocca
.
Più
fatale
,
e
per
ciò
stesso
più
istruttivo
,
fu
lo
svolgimento
delle
cose
nello
Stato
pontificio
.
C
'
era
colà
una
doppia
antitesi
:
del
capo
religioso
universale
e
del
principe
italiano
,
della
teocrazia
e
della
costituzione
liberale
.
La
prima
condusse
alla
crisi
del
29
aprile
,
palliata
(
e
non
più
)
con
la
sistemazione
dell
'
esercito
del
Durando
al
seguito
di
Carlo
Alberto
.
La
seconda
si
svolse
attraverso
una
serie
di
crisi
ministeriali
,
fino
all
'
assassinio
di
Pellegrino
Rossi
,
alla
fuga
del
pontefice
,
alla
costituente
e
alla
repubblica
.
La
costituente
romana
fu
l
'
unica
attuazione
dell
'
idea
di
autodeterminazione
popolare
propugnata
da
varie
parti
e
in
vari
modi
:
la
più
alta
affermazione
della
sovranità
nazionale
si
ebbe
a
Roma
.
La
fuga
di
Pio
IX
e
il
suo
contegno
a
Gaeta
erano
un
'
abdicazione
morale
e
peggio
;
ma
il
gioco
politico
normale
fu
alterato
dalla
pretesa
del
legittimismo
sacrale
per
cui
il
popolo
avrebbe
dovuto
aspettare
passivamente
le
decisioni
del
pontefice
e
gli
esecutori
di
esse
,
e
si
pretendeva
vietare
ai
cittadini
di
pronunciarsi
attraverso
la
costituente
,
sia
pure
a
favore
del
papa
:
pretesa
a
cui
i
moderati
,
o
almeno
la
parte
più
cospicua
di
essi
,
si
acconciarono
astenendosi
.
La
restituzione
del
«
sacro
deposito
»
il
papa
l
'
attendeva
non
dal
popolo
,
ma
dal
diritto
teocratico
,
cioè
in
pratica
dalle
armi
straniere
.
A
queste
Pio
IX
affidò
la
sua
causa
ripigliando
la
serie
degli
appelli
papali
per
l
'
invasione
dell
'
Italia
,
da
quello
di
papa
Stefano
a
Pipino
a
quello
di
Giulio
II
agli
Svizzeri
.
Fu
il
divorzio
definitivo
fra
Italia
e
papato
temporale
:
la
caduta
di
questo
non
data
dal
20
settembre
1870
,
ma
dal
9
febbraio
1849
.
Anche
il
Piemonte
attraversò
,
sebbene
meno
grave
,
la
sua
crisi
politica
interna
.
Si
ebbe
un
timido
costituzionalismo
parlamentare
dei
moderati
,
fra
i
primi
timori
del
socialismo
(
gli
avvenimenti
francesi
accrescevano
peso
agli
accenni
italiani
,
più
numerosi
di
quel
che
si
crede
comunemente
,
ma
tuttavia
di
scarsa
portata
)
e
le
affermazioni
verbali
dei
democratici
,
a
cui
fece
accessione
temporanea
ed
incerta
il
Gioberti
.
La
costituente
monarchica
non
fece
in
tempo
a
realizzarsi
,
avendola
resa
senza
obietto
la
riconquista
austriaca
della
Lombardia
.
La
ripresa
della
guerra
d
'
indipendenza
fece
diversivo
ai
contrasti
interni
(
Cavour
le
fu
favorevole
per
questo
)
,
neutralizzando
l
'
opposizione
democratica
che
se
ne
fece
propugnatrice
.
La
testimonianza
del
sangue
Il
moto
del
Quarantotto
finì
con
tre
episodi
guerreschi
:
Novara
,
Roma
,
Venezia
.
Meschino
,
e
peggio
che
meschino
fu
il
primo
,
sotto
il
puro
aspetto
militare
:
inettitudine
e
disfattismo
gareggiarono
insieme
,
forse
con
prevalenza
del
secondo
.
Ma
ebbe
valore
morale
l
'
iniziativa
quasi
disperata
,
quando
ormai
l
'
Austria
era
consolidata
e
il
Piemonte
solo
in
Italia
e
in
Europa
.
Qui
fu
la
grandezza
del
gesto
di
Carlo
Alberto
,
terminato
col
sacrificio
della
corona
,
a
cui
pensava
già
anche
in
caso
di
vittoria
,
e
col
silenzioso
esilio
.
E
come
un
poeta
del
Risorgimento
lo
segnò
con
la
sua
sferza
nel
tempo
della
massima
umiliazione
,
così
un
altro
poeta
più
grande
del
Post
risorgimento
ne
raffigurò
l
'
esaltazione
finale
,
rappresentandolo
condotto
innanzi
a
Dio
dai
martiri
della
patria
,
che
ormai
potevano
ascriverlo
alla
propria
schiera
.
Roma
,
entrata
nel
Risorgimento
con
le
agitazioni
del
184647
,
s
'
inalzò
alla
vetta
di
esso
con
la
difesa
del
1849;
e
con
Roma
l
'
Italia
,
poiché
da
ogni
parte
gli
italiani
accorsero
a
combattere
per
lei
contro
lo
straniero
,
servitore
e
complice
della
reazione
europea
.
Quanto
è
bassa
la
guerra
di
dominazione
,
di
preda
e
di
oppressione
,
tanto
è
alto
il
sacrificio
della
vita
a
testimonianza
suprema
di
una
causa
di
valore
morale
.
Tale
fu
il
sacrificio
dei
difensori
di
Roma
nelle
ultime
disperate
lotte
del
giugno
1849
,
sicuri
com
'
erano
che
solo
nella
morte
poteva
essere
la
loro
vittoria
,
contro
un
nemico
materialmente
certo
di
sopraffarli
.
Ma
essi
intendevano
appunto
testimoniare
con
la
vita
la
realtà
della
nazione
italiana
.
E
lo
stesso
valore
di
testimonianza
martirio
ebbe
la
difesa
di
Venezia
,
quasi
ancora
più
disperata
di
quella
di
Roma
,
poiché
vi
mancava
fin
l
'
ultima
speranza
di
un
rivolgimento
di
politica
nello
stato
nemico
.
Roma
e
Venezia
,
abbandonate
a
se
stesse
,
consacrarono
in
faccia
al
mondo
l
'
indipendenza
e
la
libertà
italiane
,
difendendole
con
la
tradizione
dei
comuni
cittadini
medievali
,
con
gli
spiriti
della
religione
moderna
della
libertà
,
con
quella
fede
nell
'
ideale
che
persiste
e
trionfa
contro
ogni
barbara
prepotenza
,
purché
trovi
persone
disposte
a
dare
per
esso
la
vita
.
La
diagnosi
del
Quarantotto
Il
Gioberti
nel
suo
ultimo
libro
,
Del
Rinnovamento
civile
d
'
Italia
-
-
di
tanto
superiore
al
Primato
di
quanto
la
speculazione
storico
politica
vi
prevalse
sull
'
abilità
propagandistica
e
l
'
eloquenza
avvocatesca
o
sacerdotale
,
-
-
contrappose
al
«
Risorgimento
»
,
cioè
ai
moti
del
Quarantotto
testé
conclusi
e
falliti
,
il
«
Rinnovamento
»
,
e
cioè
il
processo
futuro
per
cui
l
'
Italia
sarebbe
risorta
davvero
.
Il
primo
-
-
egli
dice
-
-
ha
avuto
carattere
indigeno
,
procedimento
evolutivo
,
programma
federale
;
il
secondo
sarà
europeo
,
rivoluzionario
,
unitario
.
Diagnosi
e
prognosi
sono
tracciate
con
sagacia
grande
,
la
quale
si
esprime
in
uno
stile
ben
più
conciso
e
robusto
di
quello
del
Primato
.
La
concezione
giobertiana
dei
due
periodi
(
anche
se
non
con
l
'
accettazione
dei
due
diversi
termini
,
essendo
rimasto
comune
ad
ambedue
il
nome
di
Risorgimento
)
entrò
fin
da
principio
in
quella
che
possiamo
chiamare
la
storiografia
media
o
ufficiosa
nazionale
;
e
poiché
l
'
alleanza
francese
e
l
'
unità
monarchico
sabauda
furono
i
due
connotati
essenziali
del
periodo
conclusivo
del
Risorgimento
,
si
trovò
una
corrispondenza
perfetta
con
la
prognosi
giobertiana
,
che
ne
acquistò
fama
incontrastata
di
profezia
.
Alcuni
anni
addietro
uno
dei
più
acuti
studiosi
del
Risorgimento
,
ripreso
in
esame
caratteri
e
successi
della
profezia
giobertiana
,
giunse
a
conclusioni
notevolmente
diverse
dalle
comuni
,
e
sostanzialmente
giuste
.
Diremo
appresso
qualche
cosa
di
ciò
:
ora
,
per
conto
nostro
,
vorremmo
rivedere
,
prima
della
prognosi
del
«
Rinnovamento
»
,
la
diagnosi
del
«
Risorgimento
»
.
Il
moto
del
184648
è
stato
presentato
dal
Gioberti
nella
luce
del
Primato
:
com
'
era
naturale
,
anche
se
non
si
fosse
trattato
di
un
avvocato
della
propria
infallibilità
,
abile
fino
alla
sofisticheria
.
Di
qui
l
'
affermazione
risoluta
del
carattere
indigeno
,
evolutivo
conservatore
,
federale
di
quel
moto
.
Così
facendo
,
il
Gioberti
ha
insistito
sul
punto
di
partenza
trascurando
quello
di
arrivo
;
o
piuttosto
,
ha
considerato
il
secondo
come
deviazione
,
degenerazione
del
moto
originario
:
considerazione
tanto
più
ovvia
in
quanto
quel
punto
d
'
arrivo
rappresentava
un
fallimento
visibile
.
Ma
occorre
guardare
un
po
'
dentro
quel
fallimento
per
decidere
se
davvero
esso
fosse
dovuto
a
un
processo
degenerativo
,
o
se
non
ci
fossero
,
nella
presunta
degenerazione
,
una
logica
intima
,
esigenze
reali
,
che
si
tratterà
anche
di
vedere
se
e
come
furono
appagate
in
seguito
.
Tanto
che
alla
fine
ci
si
potrebbe
domandare
se
,
accettando
la
terminologia
giobertiana
nel
senso
da
lui
dato
ai
vocaboli
,
non
convenga
rovesciare
almeno
parzialmente
le
posizioni
,
e
chiamare
proprio
il
moto
del
Quarantotto
col
nome
di
Rinnovamento
.
Il
riformismo
del
184648
-
-
vedemmo
già
-
-
ebbe
,
nel
fondo
,
carattere
d
'
iniziativa
popolare
,
fu
dovuto
alla
pressione
del
popolo
;
e
se
il
contenuto
fu
moderato
,
il
modo
d
'
attuazione
(
che
in
politica
conta
assai
)
si
può
dire
semirivoluzionario
.
Un
solo
atto
governativo
pienamente
spontaneo
,
precedette
quella
iniziativa
e
quella
pressione
popolari
:
l
'
amnistia
di
Pio
IX
;
e
anche
questo
atto
in
tanto
acquistò
quello
straordinario
valore
propulsivo
in
quanto
cadde
in
una
situazione
nazionale
preparata
,
e
non
certo
per
opera
dei
governi
.
La
fase
decisiva
delle
riforme
-
-
quella
statutaria
-
-
successe
a
una
vera
e
propria
rivoluzione
,
anche
formale
,
la
siciliana
.
Seguì
la
guerra
d
'
indipendenza
,
che
non
era
più
un
fatto
riformistico
od
evoluzionistico
,
ma
rivoluzionario
,
come
è
già
nella
natura
stessa
di
ogni
guerra
,
che
è
il
contrario
di
un
'
evoluzione
o
transazione
pacifica
;
e
tanto
più
in
una
guerra
di
principi
quale
fu
quella
dell
'
indipendenza
italiana
contro
la
monarchia
legittimistica
austriaca
e
i
trattati
di
Vienna
.
Vedemmo
come
la
guerra
venisse
a
interferire
nel
processo
evolutivo
confederale
,
alterandolo
e
deviandolo
.
Ma
ancora
,
questa
guerra
non
fu
se
non
la
conseguenza
delle
Cinque
giornate
,
cioè
della
rivoluzione
lombardo
veneta
,
contraccolpo
a
sua
volta
della
rivoluzione
francese
e
parte
della
rivoluzione
europea
scatenata
da
quella
.
Così
,
anche
il
carattere
prettamente
indigeno
del
Quarantotto
va
all
'
aria
,
senza
che
si
possa
parlare
di
traviamento
dei
singoli
o
di
degenerazione
del
processo
:
abbiamo
un
ferreo
legame
di
avvenimenti
superiore
ad
ogni
iniziativa
individuale
,
e
corrispondente
agli
spiriti
del
Risorgimento
medesimo
,
alla
sua
logica
,
alle
sue
esigenze
ideali
.
La
prima
fase
del
Quarantotto
non
ha
dunque
il
carattere
puramente
evolutivo
voluto
dal
Gioberti
;
e
per
converso
lo
sbocco
rivoluzionario
del
Quarantotto
non
può
esser
rappresentato
come
brusco
capovolgimento
,
alterazione
arbitraria
del
processo
iniziale
.
Il
Gioberti
,
nel
Rinnovamento
,
è
acerbo
contro
i
«
puritani
»
,
e
cioè
i
repubblicani
intransigenti
o
di
principio
;
e
non
occorre
rievocare
i
suoi
giudizi
,
ingiusti
sino
all
'
oltraggio
,
sul
Mazzini
,
che
appartengono
alla
politica
contingente
.
Il
punto
è
se
il
programma
repubblicano
fu
davvero
,
nel
184849
apriorismo
dommatico
,
intrusione
premeditata
,
faziosa
e
rovinosa
.
Vedemmo
già
che
non
fu
affatto
così
.
Furono
la
carenza
,
la
defezione
dei
principi
(
riconosciute
,
non
senza
contraddizione
,
dal
Gioberti
stesso
come
causa
maggiore
del
fallimento
)
,
l
'
incapacità
del
moderatismo
a
inquadrare
e
dirigere
il
movimento
,
dopo
averlo
spinto
in
piazza
,
a
porre
la
questione
repubblicana
.
Tutti
i
governi
,
salvo
il
Piemonte
,
fallirono
nel
còmpito
interno
d
'
instaurare
un
nuovo
ordine
liberale
e
popolare
(
alla
monarchia
autonoma
siciliana
mancò
il
sovrano
,
per
il
rifiuto
del
duca
di
Genova
)
;
e
tutti
,
salvo
il
Piemonte
,
ritirarono
la
mano
dal
còmpito
esterno
,
quello
della
guerra
d
'
indipendenza
contro
l
'
Austria
.
Il
Piemonte
,
infine
,
che
questo
còmpito
assunse
,
per
due
volte
falli
alla
prova
:
la
riduzione
della
guerra
nazionale
popolare
a
guerra
regio
sabauda
non
risultò
fortunata
.
In
condizioni
simili
la
rivoluzione
nazionale
,
se
avesse
dovuto
avere
svolgimento
logico
sino
in
fondo
,
avrebbe
dovuto
approdare
alla
caduta
di
tutti
i
governi
e
allo
stabilimento
di
democrazie
repubblicane
,
unite
contro
l
'
Austria
e
i
sovrani
,
salvo
poi
a
vedere
se
avrebbe
trionfato
il
programma
unitario
del
Mazzini
o
quello
federale
dei
radicali
(
il
Mazzini
,
capo
a
Roma
,
era
disposto
di
fatto
ad
accettare
la
federazione
anche
col
Piemonte
monarchico
)
.
Oltre
alla
repubblica
romana
e
a
quella
di
Venezia
,
avviamenti
repubblicani
ci
furono
in
Toscana
,
e
perfino
nello
stato
piemontese
,
con
l
'
insurrezione
di
Genova
.
L
'
intervento
straniero
soffocò
l
'
esperimento
,
su
cui
non
è
possibile
pertanto
pronunciare
un
giudizio
definitivo
.
E
si
noti
che
la
questione
della
repubblica
fu
posta
dai
capi
democratici
-
-
anche
dai
più
decisi
,
idealisti
e
dommatici
,
-
-
non
come
imposizione
a
priori
,
dittatoriale
,
ma
sulla
base
dell
'
appello
al
popolo
attraverso
la
costituente
.
Le
costituenti
,
o
la
costituente
italiana
(
di
cui
la
romana
intendeva
essere
la
prima
sessione
)
,
non
erano
se
non
lo
sbocco
naturale
del
moto
nazionale
:
era
il
popolo
italiano
che
,
presa
coscienza
di
sé
,
si
poneva
nettamente
il
problema
dei
suoi
destini
,
e
-
-
abbandonato
da
principi
in
fuga
e
spergiuri
-
-
si
accingeva
a
risolverlo
con
l
'
autodeterminazione
.
Che
nel
movimento
fossero
immaturità
e
inesperienza
,
che
le
masse
fossero
ancora
scarsamente
penetrate
di
coscienza
nazionale
,
scarsamente
educate
alla
vita
politica
,
è
tutto
vero
;
ma
rimane
in
ogni
caso
lo
stato
di
necessità
,
che
nessun
demagogo
-
-
come
piaceva
supporre
al
Gioberti
-
-
aveva
creato
per
volontà
deliberata
;
e
del
resto
non
c
'
è
rivoluzione
in
cui
non
si
possano
ritrovare
quei
connotati
negativi
.
Se
per
agire
politicamente
si
dovesse
aspettare
la
piena
maturità
del
popolo
,
o
anche
soltanto
quella
delle
cosidette
classi
dirigenti
,
azione
politica
non
si
farebbe
mai
;
e
la
storia
si
pietrificherebbe
nell
'
immobilità
dello
statu
quo
.
La
mancata
internazionale
dei
popoli
Rivoluzione
fu
dunque
veramente
il
Quarantotto
;
e
anzi
la
più
vera
rivoluzione
nazionale
del
Risorgimento
,
l
'
unica
che
,
almeno
in
uno
dei
suoi
episodi
,
sia
arrivata
alla
completa
estrinsecazione
,
cioè
alla
piena
autodeterminazione
popolare
.
E
questa
rivoluzione
non
fu
degenerazione
,
ma
sviluppo
logico
il
cui
fallimento
ebbe
conseguenze
durature
,
producendo
nel
processo
del
Risorgimento
nazionale
popolare
una
frattura
,
che
ci
si
può
domandare
se
sia
mai
stata
interamente
e
definitivamente
sanata
.
È
verissima
la
diversità
fra
il
primo
periodo
di
attuazione
del
Risorgimento
,
terminato
nelle
catastrofi
del
'49
,
e
il
secondo
,
quello
della
realizzazione
unitaria
;
l
'
aver
posto
così
nettamente
la
distinzione
fra
i
due
periodi
è
un
merito
capitale
del
Gioberti
,
tanto
più
rilevante
in
quanto
la
storiografia
successiva
ha
capito
ben
poco
in
proposito
.
Ma
dei
due
periodi
il
più
veramente
rivoluzionario
fu
il
primo
,
mentre
il
secondo
portò
a
evoluzione
e
compromesso
;
e
ciò
in
connessione
con
gli
sviluppi
non
solo
italiani
,
ma
europei
.
Poiché
-
-
punto
capitale
su
cui
torneremo
-
-
non
fu
solo
la
storia
d
'
Italia
a
prendere
altro
avviamento
dopo
il
1848
,
ma
quella
di
tutta
l
'
Europa
.
È
forse
la
maggior
lacuna
nella
critica
giobertiana
del
Quarantotto
,
che
egli
non
ne
consideri
quasi
affatto
l
'
aspetto
internazionale
,
mentre
invece
dà
inquadramento
internazionale
così
netto
al
periodo
successivo
.
Anche
in
ciò
egli
è
partito
dalla
sua
«
categoria
»
del
Risorgimento
indigeno
.
Avviamento
e
svolgimento
infatti
del
moto
quarantottesco
furono
nettamente
nazionali
,
sino
alla
rivoluzione
siciliana
compresa
;
ma
nell
'
insieme
la
doppia
esplosione
rivoluzionaria
,
contro
l
'
Austria
e
contro
i
principi
indigeni
,
fu
successiva
alla
rivoluzione
europea
e
causata
da
questa
.
II
25
febbraio
parigino
produsse
il
13
marzo
viennese
,
e
questo
scatenò
le
Cinque
giornate
;
e
la
repubblica
francese
ebbe
la
sua
influenza
sui
movimenti
e
le
realizzazioni
repubblicane
a
Venezia
,
Milano
,
Firenze
,
Genova
,
Roma
,
anche
se
quell
'
influenza
non
fu
così
diretta
come
si
potrebbe
supporre
guardando
le
cose
all
'
ingrosso
e
da
lontano
.
La
repubblica
francese
di
febbraio
ebbe
carattere
moderato
,
idilliaco
all
'
interno
,
e
conservatore
,
timido
,
all
'
estero
;
rinunciò
alla
propaganda
europea
;
fu
quasi
una
riedizione
della
monarchia
di
luglio
,
nella
fase
della
«
resistenza
»
.
Ciò
rappresentò
una
debolezza
fondamentale
,
fatale
,
per
gli
sviluppi
europei
,
ritardati
di
un
secolo
e
resi
immensamente
più
faticosi
,
complicati
,
sanguinosi
e
distruggitori
.
Vi
furono
bensì
le
agitazioni
socialiste
,
fino
allo
scoppio
rivoluzionario
del
giugno
'48;
ma
il
loro
schiacciamento
fu
rapido
,
deciso
,
e
Cavaignac
,
non
Luigi
Napoleone
,
dette
il
colpo
mortale
alla
rivoluzione
,
illudendosi
di
salvare
la
libertà
.
Il
13
giugno
1849
fu
il
sussulto
di
un
morente
;
e
allora
già
in
tutta
Europa
la
rivoluzione
poteva
dirsi
spenta
.
Il
Quarantotto
,
come
è
la
vera
rivoluzione
nazionale
italiana
,
così
è
la
vera
rivoluzione
internazionale
europea
,
poiché
l
'
Ottantanove
fu
rivoluzione
francese
,
con
ripercussioni
europee
e
occupazioni
e
dittature
franco
rivoluzionarie
in
varie
parti
di
Europa
al
di
fuori
della
Francia
.
Nel
'48
,
pur
cominciando
il
moto
dalla
Francia
,
il
sollevamento
avvenne
quasi
contemporaneamente
in
gran
parte
d
'
Europa
;
e
se
la
scintilla
fu
francese
,
la
preparazione
di
lunga
mano
,
ideale
e
pratica
,
ciascun
paese
l
'
aveva
fatta
per
conto
proprio
e
al
tempo
stesso
in
contatto
con
gli
altri
.
È
anche
ragionevole
pensare
che
,
se
la
rivoluzione
si
fosse
consolidata
in
Francia
,
Germania
,
Austria
,
Italia
,
gli
effetti
non
sarebbero
mancati
nelle
penisole
iberica
,
balcanica
,
scandinava
,
mentre
la
Svizzera
ebbe
appunto
nel
'48
la
sua
trasformazione
da
Staatenbund
in
Bundesstaat
,
per
non
parlare
di
altre
ripercussioni
minori
in
altri
paesi
.
E
tuttavia
un
moto
così
vasto
e
profondo
fallì
.
Quale
la
ragione
?
I
soliti
discorsi
di
immaturità
,
eccessi
,
ecc
.
,
non
spiegano
nulla
;
sono
troppo
generici
,
e
denunziano
fenomeni
comuni
alle
rivoluzioni
fallite
come
a
quelle
riuscite
;
non
sono
altro
che
piagnistei
moralistici
O
paternali
di
moderatucoli
.
Occorre
venire
a
spiegazioni
più
concrete
.
Le
quali
sembra
possano
ridursi
a
due
:
l
'
interferire
di
socialismo
e
liberalismo
,
e
quello
di
democrazia
e
nazionalismo
.
Il
primo
ebbe
importanza
decisiva
in
Francia
,
il
secondo
nel
resto
d
'
Europa
;
ma
anche
il
secondo
ebbe
influenza
sul
fallimento
francese
,
come
il
primo
sugli
altri
fallimenti
europei
.
La
bandiera
rossa
,
levatasi
nel
Quarantotto
a
simbolo
del
proletariato
,
della
repubblica
sociale
,
fu
lo
spavento
e
il
ribrezzo
della
borghesia
,
di
quella
liberale
non
meno
che
della
conservatrice
,
e
il
«
pericolo
rosso
»
pose
la
borghesia
contro
il
proletariato
,
dividendo
nettamente
in
due
la
massa
di
manovra
liberale
democratica
,
e
spingendone
la
metà
borghese
indietro
fino
alla
reazione
e
alla
dittatura
.
Pochi
spettacoli
sono
più
impressionanti
,
ancora
oggi
a
distanza
di
quasi
un
secolo
,
di
un
Montalembert
e
-
-
che
è
ben
più
-
-
di
un
Cavour
,
i
quali
rabbrividiscono
di
paura
o
schizzano
livore
dagli
occhi
di
fronte
al
pericolo
per
«
l
'
ordine
sociale
»
;
e
son
pronti
,
per
scongiurare
quel
pericolo
,
a
inchinare
la
sciabola
e
a
baciare
l
'
aspersorio
.
Solo
dopo
lo
schiacciamento
del
socialismo
in
Francia
,
Cavour
riprende
decisamente
la
sua
evoluzione
liberale
.
Non
sono
stati
studiati
sufficientemente
per
lui
,
e
tanto
meno
per
tutto
il
moto
liberale
italiano
del
Quarantotto
,
gli
effetti
della
paura
del
socialismo
,
come
manca
uno
studio
adeguato
sui
movimenti
socialisti
italiani
in
quel
periodo
.
Nell
'
insieme
,
sembrerebbe
che
quella
paura
non
abbia
avuto
nel
Quarantotto
italiano
l
'
importanza
primaria
che
ebbe
indubbiamente
nel
francese
(
e
ciò
perché
il
«
pericolo
rosso
»
fu
meno
grave
fra
noi
)
,
ove
generò
la
maggioranza
conservatrice
dell
'
Assemblea
legislativa
,
la
presidenza
di
Luigi
Napoleone
e
il
colpo
di
stato
.
Comunque
,
da
allora
le
borghesie
europee
,
poste
fra
l
'
amore
della
libertà
e
il
timore
per
la
borsa
,
hanno
inclinato
,
ogni
volta
che
questo
timore
è
salito
a
un
certo
livello
,
a
dar
retta
al
secondo
piuttosto
che
al
primo
,
senza
domandarsi
troppo
se
,
in
fin
dei
conti
,
non
cumulassero
i
due
pericoli
insieme
.
Più
decisivo
,
sul
piano
europeo
,
appare
l
'
altro
fattore
del
fallimento
quarantottesco
.
Le
diverse
nazioni
insorte
non
si
accordarono
fra
loro
secondo
il
fideistico
presupposto
mazziniano
.
Taluna
(
quella
francese
)
,
sicura
della
propria
antica
esistenza
,
rimase
in
disparte
a
contemplare
la
lotta
delle
altre
più
giovani
(
interventi
diplomatici
e
velleità
d
'
interventi
militari
non
cambiarono
nulla
a
questo
fatto
,
e
per
la
loro
inconcludenza
e
perché
rimasero
sul
piano
della
vecchia
politica
)
;
e
non
comprese
che
quella
lotta
non
era
indifferente
per
la
propria
libertà
interna
,
per
il
proprio
avvenire
in
Europa
.
Le
nazionalità
giovani
non
solo
non
si
aiutarono
reciprocamente
,
ma
si
contrastarono
e
combatterono
.
I
nazionalisti
tedeschi
si
posero
contro
Slavi
e
Italiani
;
e
invano
si
tentò
dai
nostri
di
ottenere
dall
'
assemblea
di
Francoforte
il
riconoscimento
del
Trentino
italiano
.
Il
maresciallo
Radetzky
-
-
restauratore
del
dominio
austriaco
in
Italia
in
attesa
di
esserne
il
boia
qualche
anno
più
tardi
-
-
fece
figura
di
eroe
nazionale
tedesco
.
Gli
Ungheresi
non
si
portarono
meglio
di
fronte
ai
Croati
;
e
questi
fornirono
all
'
imperatore
absburgico
i
battaglioni
più
bellicosi
contro
l
'
Ungheria
.
Mancò
quasi
totalmente
la
solidarietà
dei
popoli
contro
l
'
oppressore
comune
:
qualche
contatto
diplomatico
fra
Italia
e
Ungheria
,
qualche
desiderio
italiano
di
intesa
con
Slavi
e
Rumeni
-
-
in
Gioberti
,
Cavour
,
oltre
,
naturalmente
,
Mazzini
,
-
-
non
cambiarono
questo
stato
di
cose
.
Si
ebbe
invece
la
solidarietà
nel
campo
opposto
:
lo
zar
fece
marciare
l
'
esercito
russo
contro
gli
Ungheresi
,
rendendo
possibili
le
impiccagioni
di
Arad
;
il
re
prussiano
preferì
-
-
«
regalmente
»
,
avrebbe
detto
il
Giusti
,
-
-
l
'
umiliazione
di
Olmütz
sotto
la
ferula
austriaca
e
russa
alla
parte
di
capo
della
libera
nazionalità
germanica
,
e
il
giovane
Bismarck
plaudì
.
Il
13
giugno
1849
,
fallì
l
'
ultima
insurrezione
democratica
parigina
;
il
18
giugno
vide
la
dispersione
dell
'
assemblea
costituente
germanica
da
parte
della
polizia
di
Stuttgart
;
il
4
luglio
Roma
cadde
innanzi
all
'
attacco
delle
truppe
di
Luigi
Napoleone
;
il
13
agosto
fu
la
capitolazione
ungherese
a
Vilagos
;
il
23
,
quella
di
Venezia
.
Era
mancata
la
coalizione
dei
popoli
;
aveva
vinto
quella
dei
governi
.
Non
fu
vittoria
definitiva
.
Quella
solidarietà
dei
governi
fu
sconvolta
ben
presto
dalla
politica
di
Napoleone
III
.
Ma
non
tornò
più
un
momento
come
quello
del
Quarantotto
,
di
sforzo
solidale
dei
popoli
per
la
liberazione
e
la
federazione
.
L
'
ideale
di
Mazzini
e
Cattaneo
rimase
inattuato
.
E
la
profezia
del
Gioberti
nel
Rinnovamento
-
-
che
il
moto
della
democrazia
europea
avrebbe
generato
e
incluso
il
«
Rinnovamento
»
italiano
-
-
non
si
avverò
,
almeno
in
quella
forma
diretta
e
integrale
.
VI
L
'
UNIFICAZIONE
Il
nuovo
Piemonte
La
reazione
governativa
italiana
al
Quarantotto
ebbe
svolgimento
logico
nella
revoca
degli
statuti
,
nell
'
intervento
e
nell
'
occupazione
straniera
(
l
'
Austria
nelle
legazioni
,
nei
ducati
,
in
Toscana
,
la
Francia
a
Roma
)
.
Lo
svolgimento
finale
repubblicano
non
era
riuscito
il
federalismo
monarchico
costituzionale
era
scomparso
;
il
secondo
fallimento
appariva
ben
più
definitivo
del
primo
,
che
almeno
poteva
vantare
le
difese
di
Roma
e
di
Venezia
.
Una
delle
soluzioni
possibili
del
problema
italiano
,
quella
appunto
del
federalismo
monarchico
,
era
eliminata
,
anche
se
tutti
non
se
ne
resero
conto
e
tentativi
di
ripresa
ci
furono
,
perfino
in
sede
internazionale
.
Insieme
col
federalismo
;
monarchico
veniva
colpita
a
morte
la
concezione
neoguelfa
del
Risorgimento
:
l
'
illusione
del
Papato
nazionale
,
e
anzi
duce
della
nazione
,
era
caduta
.
Si
trattava
,
nel
processo
del
Risorgimento
,
di
un
punto
capitale
a
favore
dell
'
europeismo
liberale
,
poiché
era
eliminata
una
delle
principali
forze
indigene
rappresentante
per
eccellenza
delle
tradizioni
conservatrici
e
autoritarie
.
Se
anche
il
Piemonte
fosse
passato
nel
campo
della
reazione
-
-
e
fu
li
per
li
per
passarci
;
la
classe
dirigente
locale
e
il
re
erano
forse
pencolanti
a
favore
del
passaggio
,
-
-
la
soluzione
democratica
repubblicana
,
cioè
quella
della
pura
e
semplice
iniziativa
popolare
,
per
quanto
battuta
,
provvisoriamente
dalle
preponderanti
forze
avversarie
,
sarebbe
rimasta
unica
in
campo
.
Il
Piemonte
avrebbe
dovuto
rinunciare
all
'
espansione
italiana
e
tornare
alla
politica
delle
«
foglie
di
carciofo
»
,
cioè
dei
piccoli
ampliamenti
occasionali
(
per
es
.
i
ducati
,
o
parte
di
essi
)
,
secondo
la
prospettiva
di
Solaro
della
Margarita
:
prospettiva
attraverso
cui
,
ancora
oggi
,
taluni
vedono
il
Risorgimento
italiano
.
Poiché
invece
il
Piemonte
fu
l
'
unico
a
mantenere
lo
statuto
,
esso
poté
seguitare
,
anche
dopo
la
seconda
vittoria
austriaca
,
ad
apparir
campione
della
nuova
Italia
.
Là
dove
tutti
gli
altri
stati
,
abbracciando
la
reazione
e
lo
straniero
indissolubilmente
congiunti
,
compivano
la
rinuncia
alla
nazione
e
all
'
avvenire
,
il
Piemonte
manteneva
la
sua
candidatura
.
E
la
manteneva
precisamente
con
la
politica
interna
liberale
:
esso
cioè
obbediva
all
'
intimazione
che
già
conosciamo
di
Cattaneo
,
accettava
la
tesi
radicale
delle
riforme
interne
prima
dell
'
indipendenza
,
e
lo
stesso
Balbo
riconosceva
ora
la
necessità
della
posposizione
dei
due
termini
.
Chi
formulò
il
programma
della
nuova
politica
piemontese
-
-
che
era
veramente
rivoluzionaria
rispetto
a
quella
di
Carlo
Alberto
-
-
fu
il
Rinnovamento
del
Gioberti
.
Il
Piemonte
doveva
farla
finita
col
«
municipalismo
»
,
che
induceva
tanti
Piemontesi
a
considerare
il
destino
del
loro
paese
a
parte
da
quello
dell
'
Italia
,
in
cui
non
vedeva
se
non
occasione
di
ingrandimenti
per
lo
stato
sabaudo
.
Di
«
municipalismo
»
,
diceva
il
Gioberti
,
era
stata
afflitta
anche
la
guerra
d
'
indipendenza
,
donde
pure
il
mancato
accordo
con
gli
altri
stati
e
popoli
italiani
.
Il
Piemonte
doveva
sposare
francamente
,
totalmente
,
la
causa
italiana
:
esso
avrebbe
avuto
parte
direttiva
,
egemonica
,
negli
sviluppi
di
questa
causa
,
purché
la
mira
finale
fosse
l
'
assorbimento
del
Piemonte
nell
'
Italia
,
e
non
viceversa
.
La
monarchia
sabauda
avrebbe
dovuto
metter
mano
risolutamente
ai
tre
problemi
moderni
,
progresso
delle
intelligenze
,
nazionalità
,
elevazione
della
plebe
.
«
La
monarchia
sarda
,
stata
finora
impropizia
all
'
ingegno
,
aristocratica
e
municipale
,
deve
rendersi
al
possibile
progressiva
,
democratica
,
nazionale
»
.
Prima
,
cioè
,
di
capitanare
l
'
Italia
,
il
Piemonte
doveva
trasformare
se
stesso
:
proprio
quello
(
occorre
ripetere
)
che
il
Cattaneo
gli
aveva
richiesto
alla
vigilia
della
guerra
d
'
indipendenza
.
Il
processo
dell
'
egemonia
piemontese
in
Italia
per
realizzare
lo
stato
italiano
appariva
dunque
al
Gioberti
non
come
prosecuzione
di
una
politica
secolare
,
ma
come
un
capovolgimento
secondo
la
direttiva
delle
nuove
idee
europee
.
La
libertà
-
-
diceva
pure
il
Gioberti
-
-
era
il
principio
antitetico
del
Piemonte
odierno
rispetto
all
'
Austria
e
agli
altri
principi
italiani
;
e
il
principio
doveva
esplicarsi
nelle
riforme
civili
.
La
legge
Siccardi
era
stata
un
«
preludio
lontano
»
;
ma
il
Gioberti
trovava
che
non
si
proseguiva
con
sufficiente
alacrità
per
quella
via
.
Egli
legava
(
sappiamo
)
le
probabilità
future
dell
'
Italia
a
un
rivolgimento
democratico
europeo
promosso
dalla
Francia
;
la
repubblica
francese
avrebbe
rispettato
il
regno
sabaudo
suo
alleato
;
tuttavia
,
era
da
credere
che
l
'
Europa
intera
sarebbe
divenuta
repubblicana
,
e
in
Italia
il
regno
popolare
avrebbe
fatto
da
passaggio
.
Checché
fosse
di
queste
previsioni
-
-
simili
profezie
in
bocca
di
uno
storico
filosofo
quale
il
Gioberti
,
come
in
quella
di
un
apostolo
religioso
quale
il
Mazzini
,
vanno
prese
piuttosto
come
prospettive
generiche
e
lontane
,
-
-
il
Gioberti
sbagliò
nel
supporre
l
'
alleanza
della
repubblica
francese
con
la
monarchia
sabauda
,
ma
non
nel
dare
un
posto
primario
alla
alleanza
franco
sarda
,
o
meglio
all
'
assunzione
da
parte
del
governo
francese
della
causa
italiana
;
e
(
ciò
che
tempera
lo
sbaglio
di
previsione
giobertiano
,
senza
eliminarlo
)
Napoleone
III
fece
in
Europa
,
almeno
in
una
certa
misura
,
la
parte
che
la
repubblica
del
'48
non
aveva
saputo
o
voluto
eseguire
.
Vittorio
Emanuele
II
e
Cavour
Il
Gioberti
,
terminando
il
bilancio
delle
sue
previsioni
su
Italia
e
Piemonte
,
diceva
di
osare
appena
sperare
nell
'
avveramento
dell
'
egemonia
piemontese
;
tanti
erano
gli
ostacoli
che
vi
trovava
in
seno
al
Piemonte
stesso
.
Sperava
solo
nel
giovane
re
,
al
quale
toccava
dare
un
indirizzo
personale
alla
politica
del
suo
governo
.
Si
sa
da
notizie
del
tempo
che
Vittorio
Emanuele
lesse
con
attenzione
il
Rinnovamento
;
il
che
sembrò
gran
fatto
,
perché
legger
libri
non
era
una
sua
occupazione
abituale
.
Gli
dovette
fare
una
grande
impressione
:
una
di
quelle
impressioni
che
si
hanno
quando
si
incontrano
espresse
nettamente
da
altri
idee
intraviste
già
in
confuso
per
conto
proprio
,
o
sonnecchianti
nei
recessi
del
subcosciente
.
La
personalità
di
Vittorio
Emanuele
II
non
è
stata
ancora
studiata
sufficientemente
,
non
si
è
fatto
lo
sforzo
necessario
per
penetrare
il
suo
«
segreto
»
,
anche
per
la
scarsezza
di
documenti
intimi
.
Egli
è
stato
detto
(
secondo
un
aneddoto
poco
noto
)
«
l
'
ultimo
dei
conquistatori
»
;
e
la
definizione
,
al
primo
suono
strana
-
-
come
parve
a
chi
la
sentì
e
la
riferì
,
-
-
potrebbe
colpire
nel
segno
,
e
a
fondo
.
Una
intuizione
fondamentale
deve
aver
guidato
il
sovrano
,
intuizione
che
spiega
la
sua
azione
personale
,
connaturata
d
'
altra
parte
al
suo
temperamento
.
Egli
comprese
più
nettamente
,
forse
,
di
ogni
altra
personalità
piemontese
dirigente
del
tempo
(
anche
dello
stesso
Cavour
,
almeno
nel
suo
primo
periodo
presidenziale
)
che
egli
non
aveva
scelta
fra
il
salire
a
re
d
'
Italia
o
lo
scendere
a
«
monsù
Savoia
»
;
che
era
proprio
la
tesi
giobertiana
.
Mettersi
perciò
alla
testa
del
moto
nazionale
,
dirigerlo
,
promuoverlo
e
controllarlo
,
perché
lo
sbocco
fosse
monarchico
e
non
repubblicano
,
e
trasformare
così
di
un
colpo
,
o
quasi
,
il
piccolo
regno
sabaudo
in
una
grande
potenza
europea
:
ecco
la
sua
direttiva
.
Mentre
in
Vittorio
Emanuele
prevalse
sin
dall
'
inizio
il
programma
politico
territoriale
in
funzione
dinastica
e
di
potenza
politica
,
attraverso
l
'
assunzione
della
causa
nazionale
,
nel
Cavour
fino
al
congresso
di
Parigi
almeno
sembrano
aver
predominato
gli
interessi
di
politica
interna
,
per
lo
svolgimento
liberale
costituzionale
del
Piemonte
come
stato
autonomo
.
Particolarmente
acuto
è
il
giudizio
del
Gioberti
nel
Rinnovamento
sul
Cavour
,
allora
semplice
ministro
:
da
una
parte
,
egli
accusa
anche
in
lui
la
tendenza
municipale
;
dall
'
altra
,
apprezza
il
fatto
che
il
municipalismo
piemontese
prende
nel
Cavour
fisionomia
europea
,
in
quanto
egli
vuol
portare
il
Piemonte
,
da
sé
,
sul
piano
delle
grandi
potenze
:
assunto
eccelso
,
che
però
il
Gioberti
non
reputa
attuabile
.
È
qui
intuita
una
gran
parte
almeno
della
psicologia
del
Cavour
,
che
era
sempre
andata
fino
allora
piuttosto
dal
Piemonte
all
'
Europa
e
dall
'
Europa
all
'
Italia
,
che
non
dal
Piemonte
direttamente
all
'
Italia
.
Psicologia
che
lo
avvicinava
come
forma
mentale
ai
federalisti
repubblicani
,
nonostante
la
differenza
nelle
teorie
politiche
e
nel
punto
d
'
arrivo
:
come
per
essi
,
per
il
Cavour
l
'
esigenza
essenziale
era
lo
sviluppo
entro
il
singolo
stato
italiano
della
libertà
e
della
civiltà
moderna
.
Nel
Cavour
questa
tendenza
era
di
eredità
moderata
,
non
radicale
;
ma
,
più
che
nei
moderati
del
'48
per
cui
le
riforme
interne
,
nonostante
ogni
importanza
ad
esse
sinceramente
attribuita
,
avevano
in
larga
misura
valore
strumentale
o
di
opportunità
,
nel
Cavour
del
18501855
la
libertà
e
la
costituzione
erano
sentite
come
valore
intrinseco
primario
,
come
qualcosa
che
valeva
di
per
sé
la
pena
di
conquistare
e
sviluppare
,
anche
se
per
avventura
dovesse
rimanere
entro
i
confini
del
Piemonte
.
La
libera
attività
politica
era
per
il
Cavour
il
bisogno
supremo
,
come
conquista
necessaria
della
civiltà
e
come
espansione
gioiosa
della
personalità
,
innanzi
tutto
,
naturalmente
,
della
propria
.
Già
in
questo
Cavour
del
primo
periodo
c
'
è
pertanto
qualcosa
che
supera
il
moderatismo
sul
piano
della
personalità
umana
,
qualcosa
che
nel
gioco
parlamentare
si
estrinsecò
attraverso
il
«
connubio
»
,
così
ostico
ai
moderati
autentici
come
l
'
Azeglio
.
Più
tardi
venne
il
superamento
del
moderatismo
sul
piano
politico
nazionale
nell
'
alleanza
con
la
rivoluzione
,
da
cui
il
Cavour
accettò
il
principio
della
deposizione
e
proclamazione
dei
sovrani
per
voto
popolare
.
La
politica
del
«
connubio
»
La
realizzazione
della
nuova
politica
piemontese
si
ebbe
innanzi
tutto
sul
terreno
confessionale
con
la
legge
Siccardi
per
l
'
abolizione
del
fòro
ecclesiastico
;
e
Cavour
vi
partecipò
in
prima
linea
,
sebbene
non
ancora
ministro
.
Si
trattava
di
un
'
applicazione
della
politica
liberale
,
e
cioè
di
attuare
la
parità
innanzi
alle
leggi
;
e
si
trattava
altresì
di
una
conseguenza
logica
del
fallimento
neoguelfo
.
Si
ebbe
ora
per
la
prima
volta
un
conflitto
aperto
fra
politica
nazionale
governativa
e
curia
romana
.
Alla
politica
ecclesiastica
liberale
si
associò
quella
di
rinnovamento
economico
:
libero
scambio
,
stimolo
di
energie
produttive
,
incremento
di
ricchezza
del
paese
,
ferrovie
,
banche
,
lavori
pubblici
,
trasformazione
moderna
dell
'
agricoltura
.
Liberalismo
e
liberismo
si
associarono
secondo
le
direttive
europee
del
Risorgimento
anteriore
al
'48
.
Strumento
parlamentare
di
questa
politica
fu
il
«
connubio
»
,
per
il
quale
la
vituperata
Sinistra
,
nonostante
la
ripetuta
solenne
scomunica
di
demagogia
,
salì
al
governo
,
se
non
tutta
,
almeno
in
un
suo
nucleo
politicamente
cospicuo
,
quello
del
Rattazzi
.
Vi
fu
un
allargamento
,
una
trasformazione
della
classe
dirigente
:
allora
veramente
cessò
nello
stato
piemontese
il
monopolio
dell
'
aristocrazia
,
e
la
borghesia
assunse
il
governo
.
Non
si
arrivò
ancora
a
una
vera
e
propria
democrazia
,
con
la
quale
non
si
accordavano
il
suffragio
ristretto
e
le
tendenze
,
oltreché
del
Cavour
,
dello
stesso
Rattazzi
,
che
dopo
le
affermazioni
democratiche
del
'48
andò
svolgendo
un
temperamento
piuttosto
di
conservatore
.
Ma
se
non
si
realizzò
la
democrazia
-
-
ciò
che
doveva
essere
còmpito
dell
'
Italia
una
,
-
-
se
ne
ebbe
l
'
avviamento
,
se
ne
collocò
la
base
:
come
non
poteva
non
avvenire
in
uno
svolgimento
effettivamente
liberale
,
dato
il
legame
inscindibile
-
-
dialettico
e
dinamico
,
e
non
di
statica
identità
-
-
fra
democrazia
e
liberalismo
.
Mancò
in
Piemonte
,
a
stimolare
il
processo
democratico
,
la
presenza
di
un
vero
e
proprio
Partito
repubblicano
:
c
'
era
a
Genova
,
ma
senza
grande
influenza
sulla
situazione
politica
generale
;
e
fu
combattuto
rabbiosamente
,
e
non
sempre
degnamente
,
dal
Cavour
,
che
accennava
a
divenire
dommatico
,
antiliberale
nei
suoi
confronti
,
tendendo
a
fare
della
forma
monarchica
un
«
tabù
»
,
e
cioè
a
negare
al
repubblicanesimo
un
posto
entro
il
libero
gioco
delle
forze
politiche
:
equivoco
protrattosi
a
lungo
anche
dopo
la
formazione
del
regno
d
'
Italia
.
Nonostante
queste
limitazioni
,
l
'
esperimento
di
governo
libero
in
Piemonte
dal
1850
al
1859
,
compiutosi
essenzialmente
sotto
la
direzione
di
Cavour
,
fu
serio
e
fruttuoso
.
Esso
fa
parte
integrante
e
capitale
del
Risorgimento
,
sia
perché
in
grazia
sua
il
Piemonte
mantenne
e
rafforzò
l
'
iniziativa
conseguita
con
la
guerra
del
'4849
,
sia
-
-
ed
è
il
punto
più
importante
-
-
perché
realizzò
la
capacità
degli
Italiani
all
'
autogoverno
,
e
la
mostrò
all
'
estero
,
confermando
il
loro
diritto
all
'
indipendenza
che
dell
'
autogoverno
è
al
tempo
stesso
premessa
e
risultato
.
Se
,
infatti
,
prima
condizione
perché
un
popolo
si
governi
da
sé
è
che
non
sia
soggetto
allo
straniero
,
vano
sarebbe
tuttavia
per
lui
sottrarsi
a
questa
soggezione
quando
dovesse
trovarsi
schiavo
in
casa
.
La
presenza
degli
esuli
delle
altre
regioni
italiane
,
la
loro
partecipazione
al
giornalismo
,
al
parlamento
e
a
tutte
le
forme
della
vita
pubblica
,
fino
al
governo
,
promossero
efficacemente
lo
spiemontesizzamento
del
regno
subalpino
invocato
dal
Gioberti
,
e
ne
fecero
una
rappresentanza
embrionale
di
tutta
Italia
.
E
anzi
(
come
di
recente
è
stato
opportunamente
rilevato
)
furono
proprio
la
nuova
coscienza
nazionale
e
l
'
elevazione
della
vita
politica
nel
regime
liberale
a
realizzare
una
vera
fusione
dell
'
aggregato
degli
stati
sabaudi
cisalpini
.
Ne
fu
promossa
la
modernizzazione
dello
stato
,
la
cui
legislazione
era
riconosciuta
dal
Cavour
medesimo
inferiore
a
quella
di
Napoli
.
In
altre
parole
:
se
il
Piemonte
assunse
la
causa
italiana
e
,
con
la
seria
e
posata
indole
della
sua
popolazione
,
con
la
sua
compattezza
statale
dinastica
,
agevolò
l
'
esperimento
costituzionale
liberale
,
l
'
Italia
del
Risorgimento
in
cammino
verso
l
'
unità
promosse
la
perfetta
realizzazione
dello
stato
piemontese
,
la
sua
elevazione
politica
,
culturale
,
morale
.
Funzione
capitale
del
Partito
d
'
azione
Conseguenza
di
questa
politica
fu
l
'
elevazione
del
Piemonte
sul
piano
italiano
e
su
quello
internazionale
:
piccolo
stato
che
manteneva
la
libertà
e
la
costituzione
ai
confini
dell
'
impero
austriaco
,
in
un
periodo
di
reazione
della
politica
europea
.
Si
accresceva
da
ciò
la
necessità
per
esso
di
condursi
prudentemente
sul
terreno
del
programma
nazionale
.
Il
Piemonte
doveva
far
da
campione
d
'
Italia
tacitamente
,
con
l
'
esempio
.
Lo
statu
quo
dei
trattati
era
la
base
dei
rapporti
fra
il
Piemonte
e
le
potenze
,
e
l
'
Austria
vittoriosa
si
accampava
sul
Ticino
.
Fu
già
molto
che
il
Piemonte
si
avanzasse
a
protestare
contro
Vienna
per
i
sequestri
illegali
dei
beni
ai
lombardi
emigrati
in
Piemonte
e
divenuti
cittadini
sardi
,
protesta
spinta
fino
al
richiamo
del
ministro
sardo
.
La
politica
liberale
interna
poteva
essere
enunciata
e
attuata
(
con
prudenza
anch
'
essa
)
;
quella
liberale
estera
,
o
nazionale
,
doveva
essere
sottintesa
,
o
tutt
'
al
più
accennata
,
dal
governo
piemontese
:
chi
l
'
esprimeva
in
Italia
e
fuori
era
il
Partito
d
'
azione
,
e
prima
di
tutti
il
Mazzini
.
Non
si
trattava
solo
di
propaganda
fatta
all
'
estero
e
all
'
interno
,
ma
anche
di
tentativi
insurrezionali
.
Le
iniziative
mazziniane
possono
essere
criticate
una
per
una
,
i
colpi
di
mano
giudicati
folli
:
rimane
pur
sempre
vero
che
senza
il
comitato
di
Londra
e
i
suoi
manifesti
,
senza
le
cartelle
del
prestito
mazziniano
e
i
martiri
di
Belfiore
,
senza
il
Sei
febbraio
milanese
,
Pier
Fortunato
Calvi
e
i
tentativi
di
Lunigiana
,
non
sarebbe
stata
mantenuta
innanzi
all
'
Europa
la
questione
italiana
.
Se
non
fossero
state
le
teste
calde
-
-
come
disse
il
giovane
Finali
a
Cavour
(
che
dovette
consentire
)
-
-
Cavour
non
avrebbe
potuto
al
congresso
di
Parigi
propugnare
la
causa
italiana
.
Né
era
solo
affare
di
relazione
fra
implicito
ed
esplicito
,
fra
la
condotta
di
chi
ha
la
responsabilità
di
governo
e
di
chi
è
libero
delle
proprie
azioni
.
Si
trattava
di
ben
più
:
il
programma
del
Risorgimento
in
tutta
la
sua
interezza
,
cioè
come
rivolgimento
totale
e
ricostruzione
integrale
d
'
Italia
,
sopra
un
piano
politico
etico
,
lo
si
ritrova
in
Mazzini
e
-
-
con
larga
diversità
di
spirito
e
di
struttura
,
ma
con
non
minore
ampiezza
d
'
ispirazione
-
-
nei
liberali
radicali
,
incalzanti
l
'
azione
del
governo
piemontese
;
mentre
il
pensiero
moderato
si
opportunizza
e
si
diplomatizza
sempre
più
,
perdendo
d
'
importanza
rispetto
al
periodo
anteriore
al
'48
.
Anche
nel
parlamento
e
nella
pubblicistica
subalpini
una
funzione
propulsiva
,
ignorata
dai
più
e
trascurata
dagli
studiosi
-
-
di
fronte
al
fulgore
della
stella
Cavour
-
-
è
esercitata
dalla
Sinistra
,
che
non
è
mazziniana
né
ferrariana
,
si
muove
entro
l
'
ambito
monarchico
costituzionale
,
ma
dal
mazzinianesimo
e
dal
liberalismo
radicale
trae
la
propria
ispirazione
.
Il
tentativo
maggiore
e
più
fruttuoso
di
fondere
insieme
Partito
d
'
azione
e
politica
piemontese
,
Mazzini
,
o
almeno
i
mazziniani
,
e
Cavour
,
fu
quello
della
Società
Nazionale
.
Il
significato
di
questa
era
contenuto
in
quella
specie
di
ultimatum
rivolto
dal
fondatore
Manin
alla
monarchia
di
Savoia
:
«
Fate
l
'
Italia
e
sono
con
voi
:
se
no
,
no
»
.
Nonostante
la
nettezza
vibrata
del
dilemma
,
esso
si
prestava
ancora
a
qualche
equivoco
:
si
trattava
di
unità
,
o
semplicemente
di
unificazione
?
Manin
preferiva
usare
il
secondo
termine
;
ma
altre
dichiarazioni
e
tutto
l
'
indirizzo
della
Società
scioglievano
la
riserva
,
e
il
programma
societario
consisteva
nel
domandare
al
Piemonte
di
assorbirsi
nell
'
Italia
,
rinunciando
all
'
esistenza
e
alle
tradizioni
particolaristiche
,
e
nel
domandare
contemporaneamente
a
tutti
gli
Italiani
di
rinunciare
al
federalismo
,
repubblicano
o
monarchico
,
in
pro
della
monarchia
sabauda
.
A
parte
quest
'
ultimo
punto
,
l
'
uno
e
l
'
altro
elemento
del
programma
erano
schiettamente
mazziniani
;
e
anzi
anche
per
quel
punto
v
'
era
un
precedente
favorevole
del
Mazzini
,
nel
suo
contegno
del
1848
di
fronte
a
Carlo
Alberto
.
Si
poteva
ben
dire
che
il
Piemonte
e
Cavour
,
accettando
il
programma
della
Società
Nazionale
,
aderivano
al
programma
mazziniano
.
Tra
la
linea
politica
sabauda
fino
a
tutto
il
1849
,
e
anzi
fin
dopo
il
congresso
di
Parigi
e
quella
dal
1859
in
poi
,
non
vi
è
continuità
,
ma
salto
.
A
quel
salto
la
spinta
decisiva
venne
dal
Mazzini
,
e
più
in
generale
dal
Partito
d
'
azione
repubblicano
.
Dalla
guerra
di
Crimea
a
quella
di
Lombardia
Anche
la
ferrea
e
aurea
catena
della
comune
storiografia
risorgimentale
:
ministero
Cavour
-
-
guerra
di
Crimea
congresso
di
Parigi
-
-
alleanza
franco
sarda
e
guerra
del
'59
,
va
controllata
in
ciascuno
dei
suoi
anelli
.
Di
chi
fosse
la
prima
idea
di
far
partecipare
il
Piemonte
alla
guerra
di
Crimea
,
se
maggiore
fosse
in
ciò
l
'
iniziativa
di
Vittorio
Emanuele
o
di
Cavour
,
sono
questioni
non
ancora
perfettamente
chiarite
,
ma
che
qui
importano
poco
.
Importa
invece
l
'
inquadramento
esatto
,
nazionale
e
internazionale
,
di
quella
partecipazione
.
La
guerra
delle
due
potenze
occidentali
contro
la
Russia
presentò
due
stadi
dal
punto
di
vista
ideologico
.
Nel
primo
ci
furono
un
'
accentuazione
di
idealità
liberali
in
contrapposto
allo
zarismo
,
e
accenni
a
fare
appello
al
movimento
di
liberazione
dei
popoli
:
a
riprendere
cioè
il
Quarantotto
.
Se
l
'
Austria
avesse
fatto
causa
comune
con
la
Russia
,
anche
solo
con
una
neutralità
spiccatamente
benevola
,
nessun
'
altra
via
avrebbero
avuto
Francia
e
Inghilterra
tranne
quella
di
suscitare
tutte
le
nazioni
oppresse
,
dai
polacchi
ai
serbi
,
contro
la
Santa
Alleanza
ripristinata
.
Ma
l
'
Austria
«
stupì
il
mondo
con
la
sua
ingratitudine
»
:
la
sua
neutralità
fu
ostile
alla
Russia
,
sino
alla
minaccia
di
trasformarsi
in
intervento
contro
di
essa
;
intervento
in
cui
riposero
le
loro
speranze
le
potenze
occidentali
.
La
partecipazione
del
Piemonte
,
in
queste
circostanze
,
fu
la
garanzia
offerta
dalle
potenze
occidentali
all
'
Austria
che
essa
non
aveva
nulla
da
temere
in
Italia
,
ebbe
cioè
un
aspetto
filoaustriaco
;
e
si
comprende
benissimo
,
anche
senza
altri
motivi
,
l
'
opposizione
non
solo
del
Mazzini
,
ma
della
Sinistra
piemontese
.
Rimane
la
riaffermazione
militare
del
Piemonte
dopo
Novara
;
rimangono
le
relazioni
ribadite
e
fortificate
con
le
potenze
occidentali
,
la
partecipazione
del
Piemonte
al
congresso
di
Parigi
e
la
discussione
colà
della
questione
italiana
.
Ma
chi
da
questo
concludesse
che
dalla
guerra
di
Crimea
è
uscita
l
'
indipendenza
e
l
'
unità
d
'
Italia
commetterebbe
peggio
che
una
esagerazione
.
Non
c
'
è
una
linea
unica
ascendente
dal
congresso
di
Parigi
alla
guerra
del
'59
.
A
Parigi
il
Cavour
tentò
veramente
di
trasformare
l
'
alleanza
militare
temporanea
per
la
guerra
in
intesa
generale
permanente
per
la
soluzione
della
questione
italiana
,
guadagnando
soprattutto
l
'
Inghilterra
(
al
tempo
stesso
accarezzò
la
Russia
,
con
un
difficile
equilibrismo
)
;
ma
,
dopo
le
sanguigne
speranze
del
primo
momento
,
il
tentativo
risultò
nettamente
fallito
.
Il
periodo
dalla
chiusura
del
congresso
alla
battaglia
di
Magenta
non
è
affatto
sotto
il
segno
dell
'
intesa
franco
inglese
contro
l
'
Austria
,
a
fianco
del
Piemonte
:
l
'
Inghilterra
invece
si
staccò
dalla
Francia
e
si
avvicinò
all
'
Austria
,
mentre
la
Francia
e
il
Piemonte
si
avvicinarono
alla
Russia
.
La
guerra
del
'59
scoppiò
sotto
il
duplice
segno
dell
'
intesa
franco
russa
e
della
contrarietà
alla
guerra
da
parte
del
ministero
inglese
Derby
Disraeli
;
solo
il
ritorno
del
Palmerston
al
potere
,
nel
giugno
1859
,
avviò
il
cambiamento
della
politica
inglese
.
Anche
l
'
atteggiamento
comune
della
Francia
e
dell
'
Inghilterra
rispetto
ai
Borboni
in
quegli
anni
non
portò
un
vero
contributo
al
Risorgimento
,
non
rappresentò
un
attivo
cospicuo
della
politica
cavouriana
.
Sotto
la
comunanza
della
protesta
contro
i
sistemi
borbonici
c
'
era
la
differenza
d
'
interessi
delle
due
potenze
,
la
rivalità
mediterranea
.
Acquistò
importanza
in
quegli
anni
il
murattismo
,
il
partito
cioè
che
avrebbe
voluto
sostituire
a
Napoli
i
Borboni
con
un
Murat
,
e
il
cui
trionfo
avrebbe
segnato
l
'
infeudamento
completo
dell
'
Italia
alla
Francia
,
con
un
principe
alleato
subordinato
a
nord
e
un
altro
ancor
più
strettamente
legato
a
sud
,
anche
per
vincoli
di
famiglia
.
Aver
visto
il
pericolo
mortale
del
murattismo
per
il
Risorgimento
italiano
,
e
aver
fatto
quanto
era
in
lui
per
scongiurarlo
,
è
merito
capitale
del
Mazzini
.
Anche
al
Cavour
quel
pericolo
non
rimase
ignoto
;
ma
egli
non
si
sentiva
la
forza
di
combatterlo
direttamente
,
e
se
ne
rimetteva
all
'
Inghilterra
.
Il
Mazzini
e
il
Pisacane
con
la
spedizione
di
Sapri
(
tanto
maledetta
dai
liberali
moderati
,
almeno
nel
suo
episodio
di
Genova
)
lanciarono
fra
le
gambe
murattiste
un
bastone
che
ebbe
il
suo
effetto
,
e
per
l
'
opinione
patriottica
italiana
e
per
la
politica
di
Napoleone
III
,
che
ne
ricevette
nuovo
incitamento
a
provvedere
per
l
'
Italia
.
L
'
incitamento
finale
venne
con
l
'
attentato
Orsini
,
sia
che
per
esso
si
voglia
insistere
sull
'
aspetto
politico
ideale
,
sia
su
quello
della
preoccupazione
personale
del
Cesare
per
la
sua
incolumità
.
Il
fatto
è
che
di
lì
è
uscito
il
convegno
di
Plombières
,
il
quale
è
il
vero
punto
di
partenza
del
'59
,
e
cioè
del
periodo
di
realizzazione
del
Risorgimento
politico
italiano
.
Non
si
tratta
di
una
continuazione
diretta
della
guerra
di
Crimea
e
del
congresso
di
Parigi
,
bensì
di
un
cominciamento
nuovo
.
Cominciamento
di
Napoleone
III
,
ma
sotto
l
'
influenza
decisiva
del
Partito
d
'
azione
e
del
Mazzini
.
Il
fatto
che
questi
non
avesse
nessuna
parte
nell
'
attentato
Orsini
non
cambia
nulla
in
proposito
:
per
Napoleone
III
l
'
attentato
s
'
inquadrò
lo
stesso
-
-
e
giustamente
-
-
nell
'
insieme
dell
'
azione
mazziniana
.
Mazzini
e
Cavour
Non
per
ciò
conviene
concludere
senz
'
altro
a
una
complementarità
perfetta
,
se
non
personale
,
reale
,
fra
il
Cavour
dell
'
ultimo
periodo
e
il
Mazzini
,
a
meno
di
ricadere
nella
concezione
territorialistico
sabauda
del
Risorgimento
.
Per
questa
,
infatti
,
il
combinare
insieme
l
'
opera
di
Mazzini
e
di
Cavour
,
il
far
abbracciare
in
sede
storica
i
due
uomini
che
,
come
individui
viventi
,
si
odiarono
così
cordialmente
,
sarebbe
assai
facile
(
in
pratica
i
seguaci
di
quella
concezione
preferiscono
eliminare
il
più
possibile
Mazzini
)
.
Nessuno
può
pensar
di
negare
che
il
Mazzini
sia
stato
il
propagandista
più
antico
e
tenace
dell
'
unità
d
'
Italia
,
dello
stato
unitario
italiano
.
Nessuno
può
contestare
,
né
contesta
,
l
'
efficacia
primaria
dell
'
opera
sua
in
questo
senso
.
E
nessuno
,
altresì
,
può
mettere
in
dubbio
che
uno
stato
italiano
unitario
sia
sorto
fra
il
1859
e
il
1861
(
Venezia
e
Roma
furono
completamenti
fatali
di
un
edificio
già
esistente
)
intorno
al
nucleo
dello
stato
piemontese
;
e
che
questa
opera
di
aggregazione
unificatrice
si
sia
compiuta
sotto
la
direzione
politica
e
governativa
del
conte
di
Cavour
.
Posta
così
la
questione
,
tutto
si
ridurrebbe
a
discutere
il
come
e
il
quando
,
il
più
e
il
meno
dell
'
azione
dei
due
:
quand
'
è
che
Cavour
si
convertì
alla
causa
dell
'
unità
italiana
;
quale
parte
avesse
nella
spedizione
dei
Mille
;
a
chi
risalga
l
'
idea
,
l
'
iniziativa
della
spedizione
nelle
Marche
e
nell
'
Umbria
;
come
si
arrivasse
alla
proclamazione
di
Roma
a
capitale
d
'
Italia
,
e
via
dicendo
.
Sono
quesiti
particolari
che
hanno
indubbiamente
un
grande
interesse
,
ma
le
cui
diverse
soluzioni
non
cambiano
radicalmente
la
visuale
complessiva
.
Considerando
il
Risorgimento
come
fatto
realizzatosi
compiutamente
nel
1870
secondo
l
'
unica
realizzazione
possibile
,
tutti
i
programmi
e
le
forze
che
vi
hanno
concorso
appaiono
puramente
e
semplicemente
assorbiti
e
«
superati
»
.
Ove
,
però
,
si
vada
al
di
là
della
semplice
considerazione
politico
territoriale
,
devesi
constatare
che
lo
stato
italiano
unitario
monarchico
costituzionale
parlamentare
,
formatosi
nel
186070
,
presenta
alcune
caratteristiche
in
opposizione
con
le
idealità
e
il
programma
mazziniani
.
Non
sarebbe
esatto
dire
che
Mazzini
e
Cavour
abbiano
concorso
entrambi
(
salvo
a
discutere
la
parte
di
ciascuno
)
a
un
risultato
,
che
,
unificando
l
'
opera
loro
,
li
ha
interamente
trascesi
,
assorbiti
ambedue
.
In
realtà
ci
fu
nella
lotta
un
vincitore
e
un
vinto
:
il
vincitore
fu
Cavour
,
il
vinto
Mazzini
.
O
,
per
essere
più
esatti
,
il
Mazzini
vinse
in
un
primo
tempo
imponendo
il
programma
unitario
al
«
municipalismo
»
piemontese
;
ma
nell
'
attuazione
di
questo
programma
toccò
al
Mazzini
soccombere
.
E
ancor
più
di
lui
(
diciamolo
subito
per
non
doverci
tornare
più
sopra
)
soccombette
il
liberalismo
radicale
,
o
autonomismo
federale
repubblicano
.
Facendosi
l
'
unità
italiana
,
il
punto
era
come
,
da
chi
,
per
chi
,
l
'
unità
si
sarebbe
fatta
.
La
questione
tra
monarchia
e
repubblica
conteneva
un
contrasto
più
profondo
tra
Cavour
e
Mazzini
.
L
'
idea
fissa
mazziniana
era
quella
dell
'
iniziativa
popolare
italiana
:
e
se
nei
riguardi
esteri
essa
significava
che
l
'
Italia
doveva
far
da
sé
e
prima
degli
altri
popoli
,
nei
riguardi
interni
voleva
dire
che
al
popolo
italiano
spettava
insorgere
lui
e
far
l
'
unità
:
«
le
rivoluzioni
hanno
ad
esser
fatte
pel
popolo
e
dal
popolo
»
.
Onde
egli
rimproverava
a
re
Vittorio
,
nella
lettera
aperta
da
Firenze
,
il
20
settembre
1859
:
«
Voi
non
v
'
affratellaste
al
Popolo
d
'
Italia
,
né
lo
chiamaste
ad
affratellarsi
con
voi
.
Sedotto
dalla
triste
politica
di
un
ministro
che
antepose
l
'
arte
di
Lodovico
il
Moro
alla
parte
di
rigeneratore
,
Voi
rifiutaste
il
braccio
del
nostro
Popolo
,
e
chiamaste
senza
bisogno
,
in
un
'
ora
infausta
,
alleate
ad
un
'
impresa
liberatrice
l
'
armi
di
un
tiranno
straniero
»
.
E
anche
qui
,
daccapo
,
non
bisogna
ridurre
il
dissidio
Mazzini
Cavour
a
una
semplice
differenza
di
valutazione
pratica
,
per
la
quale
il
primo
avrebbe
creduto
che
l
'
Italia
poteva
far
da
sé
contro
l
'
Austria
(
come
aveva
affermato
Carlo
Alberto
)
e
il
secondo
no
;
e
neppure
,
semplicemente
,
al
dottrinarismo
mazziniano
,
rifiutante
il
concorso
di
un
«
tiranno
»
,
in
contrapposto
dell
'
opportunismo
cavouriano
.
Al
di
là
di
tutto
questo
il
Mazzini
intuiva
,
con
la
chiaroveggenza
della
sua
passione
,
che
l
'
alleanza
francese
era
qualcosa
più
di
un
espediente
pratico
,
era
il
mezzo
per
trasformare
in
impresa
monarchico
governativa
la
causa
nazionale
popolare
italiana
.
Disse
il
Cavour
in
Senato
,
il
9
giugno
1860
,
nella
discussione
sul
trattato
di
cessione
di
Nizza
e
Savoia
:
«
Il
senatore
Pallavicino
ama
principalmente
l
'
alleanza
della
Rivoluzione
e
poi
quella
della
Francia
dopo
»
.
Non
era
un
attestato
di
lode
che
il
Cavour
intendeva
dare
al
Pallavicino
con
queste
parole
,
appunto
perché
per
lui
,
Cavour
,
l
'
ordine
delle
preferenze
era
il
contrario
:
di
rivoluzione
,
sia
pure
nazionale
,
bisognava
farne
il
meno
possibile
.
Più
volte
,
anzi
,
egli
oppone
«
nazionale
»
a
«
rivoluzionario
»
,
intendendo
col
primo
aggettivo
il
movimento
nazionale
monarchico
in
favore
di
casa
Savoia
.
Si
sa
come
il
Cavour
giungesse
a
prospettare
quale
decisione
già
presa
quella
,
audacissima
,
che
il
Piemonte
rinnovasse
da
solo
la
guerra
con
l
'
Austria
nel
caso
che
Garibaldi
e
il
Partito
d
'
azione
trionfassero
nel
regno
di
Napoli
;
e
ciò
,
per
ridare
alla
monarchia
l
'
iniziativa
perduta
del
movimento
nazionale
.
«
Per
un
principe
di
casa
Savoia
è
meglio
perire
in
una
guerra
che
in
una
rivoluzione
»
.
Fra
Mazzini
e
Cavour
,
dunque
,
si
trattava
di
una
lotta
fra
due
iniziative
:
quella
popolare
rivoluzionaria
(
che
il
Mazzini
intendeva
rimanesse
tale
,
anche
accettando
la
monarchia
)
,
e
quella
monarchico
governativa
.
In
ciò
era
la
loro
inconciliabilità
.
Il
programma
del
Mazzini
,
tra
Villafranca
e
il
plebiscito
napoletano
,
sarebbe
stato
di
mantenersi
neutrale
tra
repubblica
e
monarchia
,
di
ottenere
che
la
decisione
finale
fosse
demandata
al
voto
di
un
'
assemblea
nazionale
costituente
.
Sull
'
esito
del
voto
egli
stesso
non
aveva
dubbi
;
ma
riteneva
che
altro
fosse
una
monarchia
istituita
ex
novo
dal
voto
popolare
,
altro
l
'
aggregazione
delle
varie
parti
d
'
Italia
ad
una
monarchia
preesistente
.
Anche
Cavour
e
Vittorio
Emanuele
riconoscevano
la
diversità
;
ma
ne
traevano
una
norma
di
condotta
pratica
opposta
.
Non
bisogna
credere
che
il
Cavour
,
per
il
fatto
di
aver
detestato
Carlo
Alberto
e
di
esserne
stato
ricambiato
,
e
per
non
essersi
inteso
mai
perfettamente
con
Vittorio
Emanuele
,
fosse
non
compiutamente
saldo
nel
suo
sentimento
monarchico
e
dinastico
.
L
'
antirepubblicanesimo
costante
di
Cavour
(
dopo
un
breve
periodo
,
o
piuttosto
un
momento
,
della
prima
giovinezza
)
faceva
tutt
'
uno
col
suo
antirivoluzionarismo
,
la
sua
avversione
ai
governi
e
alle
iniziative
popolari
;
e
certamente
si
collegava
anche
col
suo
timore
del
comunismo
.
Tuttavia
quell
'
antirivoluzionarismo
di
Cavour
,
quella
decisa
avversione
all
'
iniziativa
popolare
,
quella
preoccupazione
dominante
di
mantenere
nelle
mani
del
governo
monarchico
la
direzione
del
moto
nazionale
,
non
rispondevano
in
lui
unicamente
a
interessi
dinastici
e
conservatori
.
V
'
era
in
tutto
questo
anche
un
momento
liberale
.
Nel
settembre
1860
,
al
tempo
del
conflitto
acuto
con
Garibaldi
,
egli
diceva
che
non
si
trattava
solo
di
una
questione
di
persone
,
ma
di
due
sistemi
in
contrasto
:
Garibaldi
sognava
una
specie
di
dittatura
,
senza
parlamento
e
con
poca
libertà
.
(
Di
fatto
,
questa
tendenza
di
Garibaldi
alla
«
dittatura
nazionale
»
di
cui
parleremo
appresso
fu
utilizzata
da
Vittorio
Emanuele
e
da
Cavour
a
pro
della
monarchia
)
.
Poco
dopo
,
nella
famosa
lettera
del
29
dicembre
1860
alla
contessa
di
Circourt
,
egli
presenta
pure
in
antitesi
la
libertà
e
la
dittatura
di
origine
popolare
e
,
respingendo
il
consiglio
del
generale
Filangieri
di
farsi
dittatore
,
proclama
la
sua
fede
liberale
parlamentare
con
parole
eloquenti
,
quasi
in
uno
slancio
lirico
.
Il
Mazzini
invece
,
di
fronte
alla
fede
parlamentare
di
Cavour
,
manteneva
la
sua
avversione
alla
monarchia
costituzionale
.
Il
suo
primo
pensiero
in
proposito
egli
l
'
aveva
manifestato
fin
dal
1834
:
«
La
monarchia
costituzionale
è
il
governo
più
immorale
del
mondo
:
istituzione
corrompitrice
essenzialmente
;
perché
la
lotta
organizzata
che
forma
la
vitalità
di
quel
governo
solletica
tutte
le
passioni
individuali
alla
conquista
degli
onori
o
della
fortuna
che
sola
dà
l
'
adito
agli
onori
»
.
Qui
tocchiamo
a
un
contrasto
fondamentale
d
'
idee
,
diciamo
pure
di
«
visione
del
mondo
»
,
fra
i
due
uomini
.
Il
Cavour
non
rifuggiva
punto
dalla
«
lotta
organizzata
»
-
-
anche
se
talvolta
,
come
nella
persecuzione
all
'
«
Italia
del
Popolo
»
,
gli
accadesse
in
pratica
di
alterare
le
regole
del
gioco
;
-
-
e
non
era
punto
disposto
a
scandalizzarsi
di
quel
«
solleticamento
»
delle
passioni
individuali
;
come
se
ne
scandalizzava
il
moralista
Mazzini
.
Egli
disse
una
volta
in
parlamento
che
non
era
possibile
immaginare
uno
stato
di
cose
fondato
sulla
libertà
dove
non
fossero
partiti
e
lotte
;
la
pace
completa
,
assoluta
,
non
era
compatibile
con
la
libertà
,
che
bisognava
saper
accettare
con
i
suoi
benefizi
,
«
forse
anche
co
'
suoi
inconvenienti
»
.
Anche
il
Mazzini
intendeva
mantenere
la
libertà
,
ma
si
prefiggeva
come
meta
uno
stato
di
cose
in
cui
la
lotta
(
dei
partiti
)
naturalmente
cessasse
:
«
Il
dovere
,
ammesso
una
volta
,
esclude
la
possibilità
della
lotta
»
.
Era
l
'
ideale
mazziniano
dell
'
unità
,
il
«
dogma
»
dell
'
unità
,
com
'
egli
stesso
dice
,
che
(
sappiamo
)
andava
per
lui
ben
oltre
l
'
unità
politica
:
questa
non
era
che
un
elemento
o
una
condizione
dell
'
unità
morale
e
religiosa
.
Vi
è
dunque
un
doppio
aspetto
nel
dissidio
Mazzini
Cavour
;
e
se
per
un
verso
,
in
quanto
il
primo
propugna
l
'
iniziativa
popolare
di
fronte
al
secondo
,
custode
geloso
di
quella
governativo
monarchica
,
il
più
liberale
,
il
più
radicalmente
innovatore
è
il
Mazzini
,
per
l
'
altro
-
-
cioè
per
l
'
ideale
di
uniformità
vagheggiato
dal
Mazzini
,
come
punto
d
'
arrivo
in
contrapposto
alla
lotta
politica
incessante
del
Cavour
-
-
l
'
apprezzamento
dovrebbe
piuttosto
rovesciarsi
.
Questo
secondo
contrasto
fa
capo
alla
stessa
struttura
mentale
dei
due
uomini
,
per
cui
il
Cavour
razionalisticamente
distingue
politica
e
religione
(
o
morale
)
,
mentre
il
Mazzini
unifica
misticamente
.
Laicità
razionalistica
e
misticismo
religioso
sono
indubbiamente
spiccate
caratteristiche
contrapposte
di
Cavour
e
di
Mazzini
,
senza
che
tuttavia
si
possa
parlare
per
il
primo
d
'
indifferenza
verso
i
problemi
religiosi
;
che
anzi
su
questo
terreno
vedremo
com
'
egli
compisse
la
sua
massima
ascensione
ideale
.
Né
questa
antitesi
di
struttura
mentale
e
di
aspirazioni
spirituali
nei
due
uomini
significa
necessariamente
un
'
opposizione
intrinseca
irriducibile
delle
loro
diverse
aspirazioni
,
che
rappresentano
invece
esigenze
ugualmente
profonde
,
ugualmente
necessarie
nel
corso
del
processo
storico
.
Da
questo
punto
di
vista
si
può
tornar
a
parlare
(
sopra
un
piano
ben
più
alto
di
quello
delle
realizzazioni
politiche
immediate
)
di
una
complementarità
fra
Mazzini
e
Cavour
.
Garibaldi
Chi
,
tra
Mazzini
e
Cavour
,
tra
la
costituente
realizzatrice
dell
'
iniziativa
popolare
e
il
sistema
plebiscitario
consacrante
in
forma
democratica
l
'
iniziativa
monarchica
,
fece
pendere
la
bilancia
a
favore
del
secondo
,
fu
Garibaldi
:
e
ciò
sebbene
egli
si
proclamasse
repubblicano
e
avversasse
Cavour
poco
meno
di
quel
che
l
'
avversava
Mazzini
.
Garibaldi
,
nel
famoso
brindisi
di
Londra
,
del
1864
,
proclamò
il
Mazzini
suo
maestro
:
più
tardi
,
invelenitosi
e
incancrenitosi
il
dissidio
con
lui
e
ancor
più
con
i
mazziniani
,
volle
disdirsi
affermando
di
essere
stato
italiano
e
repubblicano
dall
'
infanzia
,
senza
doverlo
a
Mazzini
.
Maestro
di
Garibaldi
,
come
di
tanti
altri
,
il
Mazzini
lo
fu
veramente
;
ma
la
struttura
spirituale
del
discepolo
era
e
rimase
profondamente
diversa
dalla
sua
.
Garibaldi
fu
il
capo
ideale
della
guerra
di
popolo
,
il
condottiero
capace
di
trascinare
e
guidare
sui
campi
di
battaglia
i
singoli
cittadini
,
di
infiammarli
e
soggiogarli
a
pro
della
causa
nazionale
,
con
un
disinteresse
personale
nativo
,
ingenuamente
eroico
.
Egli
incarnò
lo
spirito
nazionale
popolare
italiano
anelante
all
'
indipendenza
,
alla
libertà
,
alla
giustizia
,
in
tutta
la
sua
forza
primitiva
,
in
tutta
la
sua
purezza
immediata
:
fu
molto
più
vicino
al
popolo
di
Mazzini
,
lo
comprese
e
ne
fu
compreso
assai
meglio
.
Ma
,
appunto
perché
incarnava
così
bene
la
coscienza
popolare
nella
sua
ingenuità
,
egli
non
era
capace
di
superarla
,
di
dirigerla
verso
le
mete
lontane
ed
ultime
.
Realizzò
meravigliosamente
la
seconda
parte
del
dittico
mazziniano
«
pensiero
e
azione
»
,
ma
non
altrettanto
la
prima
.
Di
temperamento
assai
più
realistico
del
Mazzini
,
era
altresì
di
ben
minor
profondità
di
pensiero
e
lungimiranza
di
visione
:
il
concetto
mazziniano
dell
'
autocreazione
popolare
gli
sfuggiva
,
e
il
fondamento
ultimo
religioso
del
programma
mazziniano
gli
rimase
estraneo
.
Professando
sinceramente
la
superiorità
ideale
della
repubblica
,
Garibaldi
si
fermò
alla
constatazione
di
buon
senso
che
proclamar
la
repubblica
italiana
nel
1860
era
impossibile
;
e
poiché
al
tempo
stesso
egli
allargava
il
concetto
di
repubblica
comprendendovi
qualsiasi
governo
consentito
dal
popolo
(
se
gli
Inglesi
,
egli
diceva
,
sono
contenti
del
governo
della
regina
Vittoria
,
questo
deve
considerarsi
repubblicano
)
,
trovò
senz
'
altro
nei
plebisciti
la
consacrazione
della
monarchia
di
Vittorio
Emanuele
,
senza
fermarsi
né
sulle
condizioni
particolari
di
questi
,
né
sulla
esigenza
politica
ulteriore
rappresentata
dalla
richiesta
mazziniana
della
costituente
,
che
a
lui
parve
una
semplice
perdita
di
tempo
.
Una
volta
riconosciuto
che
da
Napoli
non
si
poteva
procedere
a
Roma
e
a
Venezia
,
non
c
'
era
più
ragione
per
Garibaldi
di
ritardar
le
annessioni
;
la
portata
politica
del
problema
scompariva
per
lui
dietro
quella
territoriale
.
A
questa
maniera
di
vedere
contribuì
la
sua
persuasione
che
per
fondare
la
nazione
italiana
(
e
non
solo
questa
)
occorresse
la
dittatura
temporanea
:
nella
fattispecie
,
la
dittatura
di
Vittorio
Emanuele
,
senza
considerare
che
non
di
una
dittatura
temporanea
si
trattava
,
ma
di
una
fondazione
dinastica
permanente
.
Solo
più
tardi
,
dopo
il
1870
,
Garibaldi
parlò
come
Mazzini
della
insufficienza
dello
statuto
sardo
e
della
necessità
di
sostituirlo
con
un
patto
nazionale
.
La
politica
europea
dopo
il
Quarantotto
:
dai
popoli
ai
governi
Il
contrasto
fra
Mazzini
e
Cavour
circa
le
direttive
per
la
soluzione
della
questione
italiana
si
collega
,
o
s
'
inquadra
,
in
un
metodo
e
una
visione
diversi
di
politica
europea
;
diversità
che
fa
capo
anch
'
essa
,
come
quella
precedente
,
alla
diversità
di
temperamento
morale
fra
i
due
uomini
,
ma
si
connette
a
tutto
lo
svolgimento
europeo
prima
e
dopo
il
1848
.
Debbo
ripeter
qui
quanto
scrissi
in
un
articolo
del
febbraio
del
1935
,
e
tornai
poi
a
scrivere
più
volte
.
Parziale
e
superficiale
è
la
concezione
comune
secondo
cui
il
periodo
dal
1859
al
1870
,
con
le
sue
realizzazioni
dell
'
unità
italiana
e
germanica
,
sarebbe
stato
nient
'
altro
che
la
prosecuzione
e
l
'
adempimento
dei
programmi
nazionali
impostati
nel
periodo
antecedente
,
fino
al
1848
compreso
.
Tra
questi
programmi
e
quelle
realizzazioni
esiste
invece
una
differenza
profonda
.
Nel
primo
periodo
i
promotori
dei
diversi
movimenti
nazionali
avevano
sognato
un
'
Europa
libera
tutta
e
riorganizzata
solidamente
per
opera
dei
popoli
fratelli
.
Il
Mazzini
dette
le
formulazioni
più
classiche
,
più
splendide
di
questo
programma
,
e
lo
trasportò
sopra
un
piano
metafisico
e
religioso
,
con
la
sua
concezione
dei
popoli
come
delle
varie
membra
di
un
unico
corpo
,
quello
dell
'
umanità
;
concezione
affine
-
-
e
l
'
affinità
era
a
lui
ben
nota
-
-
a
quella
del
Nuovo
Testamento
,
dei
cristiani
costituenti
il
corpo
di
Cristo
.
Ma
,
anche
senza
salire
a
queste
altezze
vertiginose
,
gli
agitatori
nazionali
e
sociali
contemporanei
del
Mazzini
sentirono
come
lui
intensamente
ed
espressero
questa
solidarietà
fra
i
popoli
europei
,
questa
unità
delle
singole
cause
nazionali
.
Vedemmo
anzi
come
,
anche
fuori
del
campo
degli
agitatori
,
negli
scrittori
moderati
italiani
,
si
ritrovi
-
-
sia
pure
sopra
un
piano
non
più
democratico
rivoluzionario
-
-
l
'
idea
fondamentale
dell
'
unità
spirituale
europea
,
del
legame
strettissimo
fra
le
cose
d
'
Italia
e
d
'
Europa
,
del
còmpito
italiano
di
ricongiungersi
all
'
Europa
e
di
servire
allo
sviluppo
della
civiltà
europea
.
Dopo
il
1850
,
i
movimenti
nazionali
,
da
popolari
e
solidali
,
tendono
a
divenire
governativi
e
a
muoversi
ciascuno
entro
la
propria
limitata
sfera
.
Alle
iniziative
popolari
succedono
quelle
dei
capi
di
stato
e
di
governo
,
i
quali
seguitano
a
vedere
le
connessioni
internazionali
,
a
tenerle
d
'
occhio
,
ma
solo
come
opportunità
politiche
da
sfruttare
per
i
singoli
fini
nazionali
statali
.
Caratteristico
,
per
esempio
,
nel
1859
è
il
contrasto
fra
Kossuth
,
che
mirava
a
fare
dell
'
indipendenza
ungherese
un
obiettivo
di
guerra
autonomo
per
la
Francia
e
il
Piemonte
,
e
Napoleone
III
,
per
il
quale
l
'
Ungheria
non
è
se
non
una
pedina
da
giocare
per
la
vittoria
della
guerra
in
Lombardia
.
Sempre
nel
1859
,
Napoleone
III
e
Cavour
non
hanno
altra
preoccupazione
che
di
rassicurare
lo
zar
che
in
Lombardia
volontari
polacchi
a
combattere
non
andranno
.
Così
ogni
causa
nazionale
procede
ormai
per
suo
conto
,
e
l
'
abbandono
dell
'
una
si
fa
servire
a
vantaggio
dell
'
altra
.
Il
Mazzini
rimase
sempre
fedele
alla
concezione
europeo
democratica
delle
nazionalità
.
Egli
seguitò
sempre
a
guardare
a
tutta
l
'
Europa
contemporaneamente
;
e
non
già
al
solo
fine
di
scrutare
qualsiasi
possibilità
di
sfruttamento
delle
diverse
situazioni
europee
a
pro
dell
'
Italia
,
ma
per
una
coscienza
profonda
della
solidarietà
fra
le
sorti
delle
diverse
nazioni
.
Si
trattava
sempre
per
lui
della
internazionale
dei
popoli
contro
l
'
internazionale
dei
re
.
Anzi
,
questa
tendenza
in
Mazzini
si
può
dire
che
si
accentui
col
passare
degli
anni
:
dopo
il
1860
v
'
è
una
lettera
di
lui
in
cui
dice
,
presso
a
poco
,
che
la
testa
gli
fa
male
per
la
gran
confusione
che
c
'
è
in
essa
di
popoli
,
movimenti
popolari
e
insurrezioni
in
corso
od
in
aspettativa
in
mezza
Europa
.
Fino
alla
morte
,
il
Mazzini
seguitò
a
considerare
il
Risorgimento
italiano
come
solidale
con
la
dissoluzione
dell
'
impero
absburgico
,
e
questa
congiunta
a
sua
volta
con
quella
dell
'
impero
turco
.
Egli
così
vedeva
in
un
unico
quadro
la
liberazione
e
la
ricostruzione
nazionale
dei
popoli
dalla
Polonia
alla
Grecia
;
e
riteneva
in
particolare
che
fosse
missione
precipua
dell
'
Italia
favorire
la
liberazione
e
la
costituzione
nazionale
dei
popoli
slavi
e
stringersi
con
essi
.
Anche
su
questo
terreno
la
concezione
e
il
metodo
Napoleone
III
Cavour
trionfò
di
Mazzini
;
e
,
come
sempre
succede
a
chi
trionfa
,
ebbe
gli
applausi
unanimi
del
«
fatto
compiuto
»
.
Pure
,
conseguenza
capitale
di
quel
trionfo
fu
che
taluni
problemi
nazionali
venissero
risolti
,
altri
rimandati
:
Italia
e
Germania
si
costituirono
in
unità
;
il
grande
piano
europeo
per
la
dissoluzione
dell
'
impero
absburgico
e
di
quello
turco
,
e
la
loro
ricostruzione
come
federazione
di
popoli
,
fu
messo
da
parte
.
Ma
i
problemi
rinviati
rimanevano
:
essi
si
fecero
più
tardi
acuti
,
improrogabili
,
e
fu
la
guerra
europea
del
1914
.
Napoleone
III
e
Mazzini
Vi
fu
dunque
per
il
Mazzini
una
triplice
ragione
di
combattere
la
politica
regio
cavouriana
dell
'
alleanza
con
Napoleone
III
:
1
)
iniziativa
straniera
,
anziché
nazionale
;
2
)
alleanza
col
dispotismo
ed
esclusione
dell
'
iniziativa
popolare
;
3
)
mutilazione
del
programma
europeo
delle
nazionalità
.
Uno
dei
punti
di
vista
sotto
cui
si
può
considerare
la
storia
d
'
Europa
nella
seconda
metà
del
secolo
XIX
è
quello
dell
'
antitesi
,
e
insieme
di
una
certa
affinità
,
fra
Mazzini
e
Napoleone
III
.
Luigi
Napoleone
fu
uomo
assai
superiore
moralmente
-
-
e
forse
non
inferiore
come
importanza
storica
-
-
a
Napoleone
«
il
Grande
»
.
Là
dove
il
secondo
non
aveva
pensato
che
alla
sua
carriera
e
grandezza
(
o
tutt
'
al
più
alla
grandezza
materiale
della
Francia
)
,
il
primo
ebbe
sinceri
interessi
europei
e
umani
,
sentì
veramente
taluni
ideali
.
Un
controllo
della
sua
sincerità
è
la
mancanza
delle
pose
e
delle
messe
in
scena
tanto
care
allo
zio
.
Luigi
Napoleone
intravide
più
di
un
aspetto
capitale
del
problema
europeo
:
liberazione
delle
nazionalità
come
base
di
un
nuovo
pacifico
assetto
europeo
,
elevazione
delle
masse
operaie
,
sanità
feconda
del
libero
scambio
internazionale
(
il
trattato
di
commercio
anglo
francese
del
1860
rimane
una
delle
cose
più
belle
compiute
in
quel
periodo
in
Europa
)
.
Il
primo
e
il
secondo
punto
erano
gli
obiettivi
stessi
del
Mazzini
:
e
insomma
-
-
l
'
abbiamo
già
accennato
-
-
il
programma
che
la
democrazia
francese
del
Quarantotto
aveva
rifiutato
di
assumere
fu
Napoleone
III
a
farlo
suo
,
almeno
in
una
certa
misura
.
Ma
tra
Napoleone
III
e
Mazzini
v
'
era
una
differenza
capitale
di
spirito
,
autoritario
e
cesareo
nell
'
uno
,
democratico
e
religioso
nell
'
altro
.
Si
considerarono
reciprocamente
come
antagonisti
massimi
;
e
per
Napoleone
III
l
'
esule
di
Londra
,
povero
e
apparentemente
isolato
e
inerme
,
fu
tra
le
più
costanti
e
maggiori
preoccupazioni
.
Fra
loro
si
contendeva
l
'
iniziativa
europea
,
se
dovesse
essere
del
cesarismo
o
di
«
Dio
e
popolo
»
;
se
la
nuova
Europa
dovesse
sorgere
solo
a
pro
del
popolo
,
o
anche
per
mezzo
del
popolo
.
La
contesa
massima
fu
intorno
all
'
Italia
:
nella
fase
decisiva
della
questione
italiana
,
se
si
guarda
attentamente
e
spassionatamente
,
due
furono
le
iniziative
propriamente
dette
,
di
Mazzini
e
di
Napoleone
III
:
la
monarchia
sabauda
e
lo
stesso
Cavour
seguirono
,
e
la
loro
azione
fu
il
risultato
e
come
la
diagonale
delle
due
iniziative
;
bensì
,
da
terzi
divennero
primi
,
grazie
alla
capacità
di
combinazione
e
di
realizzazione
,
all
'
equilibrio
sovrano
,
all
'
ispirazione
liberale
di
Cavour
.
Napoleone
III
sentiva
che
alla
soluzione
del
problema
italiano
erano
legati
i
suoi
destini
;
e
infatti
egli
cadde
per
essersi
arrestato
all
'
ultimo
passo
,
rimanendo
vittima
del
clericalismo
assolutistico
e
del
potere
temporale
.
Il
Mazzini
fremeva
all
'
idea
che
un
despota
,
per
giunta
straniero
,
dovesse
foggiare
la
nuova
Italia
aggregandola
al
suo
carro
,
togliendole
,
per
il
corpo
,
l
'
anima
.
Di
questo
asservimento
e
tradimento
furono
complici
necessari
ai
suoi
occhi
Cavour
e
la
monarchia
sabauda
.
Napoleone
III
,
tenendo
l
'
occhio
al
Mazzini
e
stimolato
non
solo
dal
desiderio
di
prevenirlo
,
ma
(
noi
crediamo
,
nonostante
ogni
altra
opinione
in
proposito
)
anche
dal
timore
di
esser
tolto
di
mezzo
dal
Partito
d
'
azione
,
strappò
l
'
iniziativa
di
mano
al
cospiratore
londinese
.
(
Notammo
già
che
il
colloquio
di
Plombières
seguì
solo
di
alcuni
mesi
l
'
attentato
di
Orsini
)
.
Ma
l
'
iniziativa
strappata
non
poté
essere
svolta
da
lui
integralmente
per
il
vizio
intrinseco
del
suo
regime
,
che
avrebbe
voluto
attuare
il
liberalismo
democratico
europeo
con
mezzi
nazionalistici
e
autoritari
.
Analisi
dell
'
unificazione
plebiscitaria
Fra
l
'
aprile
'59
e
il
marzo
'61
-
-
si
dovrebbe
anzi
dire
l
'
ottobre
'60
-
-
in
un
periodo
,
cioè
,
favolosamente
breve
,
fu
realizzata
l
'
unità
italiana
,
non
più
esistita
territorialmente
da
tredici
secoli
,
dall
'
invasione
longobarda
in
poi
,
e
come
autonomia
politica
unitaria
non
esistita
mai
.
Basta
questa
sola
considerazione
a
mostrare
l
'
assurdità
della
tesi
(
seppur
non
è
troppo
onore
chiamarla
con
questo
nome
)
che
vorrebbe
ridurre
il
Risorgimento
al
processo
di
espansione
territoriale
progressiva
dello
stato
sabaudo
.
Questo
,
dopo
aver
messo
settecento
anni
per
arrivare
dalle
Alpi
al
Ticino
,
avrebbe
da
sé
,
per
sua
miracolosa
forza
intrinseca
,
ingoiato
in
due
anni
tutto
il
resto
d
'
Italia
.
La
sproporzione
enorme
non
si
spiega
se
non
intendendo
che
ben
altre
e
più
profonde
forze
hanno
giocato
nell
'
unificazione
,
tutto
un
processo
secolare
etico
politico
il
quale
per
un
concorso
di
circostanze
realizzò
nel
corso
di
un
biennio
il
risultato
politico
territoriale
,
parte
essenziale
,
ma
non
unica
né
suprema
,
del
Risorgimento
.
Piuttosto
,
la
rapidità
prodigiosa
di
questa
realizzazione
sarà
un
motivo
di
più
per
indagare
se
in
essa
non
si
celasse
qualche
imperfezione
costituzionale
.
Quelle
circostanze
straordinariamente
concorrenti
furono
:
iniziativa
popolare
(
rivoluzioni
dell
'
Italia
centrale
,
spedizione
dei
Mille
,
progetti
e
tentativi
per
l
'
abbattimento
di
tutto
il
potere
temporale
)
;
azione
politico
militare
della
monarchia
sabauda
;
elementi
molteplici
della
situazione
europea
,
e
cioè
,
oltre
l
'
alleanza
franco
piemontese
e
tutta
la
politica
di
Napoleone
III
,
la
politica
di
Palmerston
e
Russell
favorevole
all
'
unità
italiana
,
la
crisi
interna
austriaca
,
il
dissidio
austro
prussiano
,
e
più
ancora
l
'
austro
russo
.
Nel
biennio
fatidico
,
la
monarchia
,
e
per
essa
Cavour
,
agisce
come
elemento
mediatore
(
nel
proprio
interesse
,
oltreché
in
quello
dell
'
Italia
)
fra
l
'
iniziativa
popolare
e
la
politica
europea
.
La
mediazione
fu
opera
di
straordinaria
capacità
politica
,
superiore
per
la
complessità
di
elementi
conciliati
alle
più
belle
realizzazioni
diplomatiche
di
Bismarck
;
ma
mediazione
non
avrebbe
potuto
esserci
senza
i
termini
da
mediare
.
Ora
,
l
'
iniziativa
popolare
fu
del
Mazzini
,
o
d
'
ispirazione
e
provenienza
,
diretta
o
indiretta
,
mazziniana
(
si
ricordi
quel
che
abbiamo
detto
circa
la
Società
Nazionale
)
;
e
se
un
'
altra
influenza
possiamo
indicare
accanto
ad
essa
,
è
quella
del
liberalismo
radicale
.
È
dunque
prettamente
antistorico
considerare
,
in
onore
del
demiurgo
o
deus
ex
machina
Vittorio
Emanuele
o
Cavour
,
l
'
azione
mazziniana
dopo
il
1849
-
-
e
in
particolare
nel
biennio
decisivo
-
-
come
inefficace
o
addirittura
dannosa
,
come
ostacolo
all
'
opera
realizzata
.
Il
fatto
capitale
per
l
'
unità
italiana
non
fu
la
guerra
franco
piemontese
contro
l
'
Austria
del
1859
,
che
per
sé
non
avrebbe
prodotto
(
e
nelle
intenzioni
formali
di
Napoleone
III
non
avrebbe
dovuto
produrre
)
che
il
regno
dell
'
alta
Italia
e
la
confederazione
:
un
ritorno
,
cioè
,
alla
prima
fase
quarantottesca
.
I
fatti
capitali
per
l
'
unità
furono
tre
:
le
insurrezioni
dell
'
Italia
centrale
,
la
spedizione
di
Sicilia
,
la
spedizione
delle
Marche
e
dell
'
Umbria
.
Sono
tre
pensieri
azioni
mazziniani
,
e
in
ogni
caso
popolari
rivoluzionari
.
Di
essi
,
i
primi
due
furono
altresì
realizzati
,
almeno
nella
spinta
iniziale
,
come
rivoluzione
popolare
(
si
tenga
presente
che
la
rivoluzione
toscana
del
27
aprile
,
la
più
importante
fra
quelle
dell
'
Italia
centrale
,
fu
opera
precipua
del
Partito
d
'
azione
)
;
la
spedizione
dei
Mille
,
anzi
,
è
il
tipo
stesso
dell
'
insurrezione
e
della
guerra
popolari
,
con
l
'
eroe
popolare
per
eccellenza
,
Garibaldi
.
Il
terzo
fatto
fu
realizzato
dalla
monarchia
,
la
quale
fece
sua
l
'
idea
,
con
inizi
di
fatto
,
della
rivoluzione
popolare
.
E
la
fece
sua
-
-
si
leggano
le
lettere
di
Cavour
del
tempo
-
-
perché
ritenne
che
questo
fosse
l
'
unico
mezzo
per
salvare
se
stessa
,
perché
l
'
unità
italiana
non
si
facesse
repubblicanamente
.
Ancora
una
volta
,
anzi
proprio
al
momento
buono
,
giocò
il
dilemma
ben
visto
da
Vittorio
Emanuele
II
:
o
re
d
'
Italia
o
«
monsù
Savoia
»
.
Il
Mazzini
si
piegò
ad
accettare
la
partecipazione
direttiva
della
monarchia
e
anzi
la
promosse
,
pur
prevedendo
il
risultato
contrario
al
suo
ideale
repubblicano
,
perché
in
lui
prevalse
su
ogni
altra
cosa
il
desiderio
dell
'
unità
,
che
in
questo
caso
era
proprio
l
'
unità
territoriale
a
preferenza
di
quella
politico
morale
.
Egli
bensì
riservò
per
sé
e
per
i
suoi
il
diritto
di
opposizione
politica
,
e
cioè
di
seguitare
la
propaganda
per
gli
ideali
repubblicani
.
Anch
'
egli
,
dunque
-
-
considerato
da
tanti
come
l
'
intransigente
settario
,
il
puro
oppositore
,
l
'
idealista
col
capo
nelle
nuvole
,
-
-
vide
la
realtà
politica
,
e
seppe
adattarvisi
nell
'
interesse
supremo
della
nazione
;
anzi
dal
suo
punto
di
vista
la
questione
da
farsi
sarebbe
se
non
vi
si
adattò
anche
troppo
.
Fu
un
sacrificio
magnanimo
,
un
caso
grandioso
di
sic
vos
non
vobis
.
Donde
,
allora
,
il
dissidio
persistente
fra
lui
e
il
nuovo
ordine
di
cose
,
dissidio
che
fece
del
maggiore
apostolo
dello
stato
unitario
,
una
volta
questo
realizzato
,
un
cospiratore
e
un
reprobo
fino
alla
morte
?
Il
Mazzini
intendeva
che
il
popolo
italiano
dovesse
pronunciarsi
,
quale
comunità
nazionale
,
liberamente
,
direttamente
e
integralmente
,
sul
suo
regime
politico
;
egli
reclamava
«
un
patto
nazionale
»
dettato
da
una
costituente
.
Anche
il
Gioberti
del
Rinnovamento
aveva
detto
che
,
dopo
la
dittatura
piemontese
,
occorrente
alla
liberazione
e
costituzione
d
'
Italia
,
l
'
ordinamento
politico
giuridico
della
nazione
avrebbe
dovuto
essere
opera
di
una
dieta
universale
della
nazione
.
I
plebisciti
non
furono
agli
occhi
del
Mazzini
un
equivalente
della
costituente
e
del
patto
,
perché
non
preceduti
da
discussione
in
sede
di
libera
lotta
politica
,
perché
le
formule
loro
non
ponevano
altra
ipotesi
concreta
che
l
'
unione
al
regno
costituzionale
di
Vittorio
Emanuele
II
,
perché
infine
essi
implicarono
l
'
accettazione
pura
e
semplice
per
tutta
Italia
di
uno
statuto
puramente
piemontese
,
e
di
concessione
regia
.
Ai
suoi
occhi
tutto
ciò
si
risolveva
in
una
aggregazione
esteriore
e
quasi
in
una
conquista
,
al
posto
della
creazione
popolare
di
una
nuova
Italia
.
E
non
poté
non
confermarsi
in
questa
idea
allorché
il
Parlamento
,
votando
il
regno
d
'
Italia
(
e
si
trattava
di
un
parlamento
eletto
a
suffragio
assai
limitato
)
,
proclamò
Vittorio
Emanuele
secondo
e
non
primo
.
Era
,
cioè
-
-
pensò
il
Mazzini
e
con
lui
il
federalismo
repubblicano
e
in
generale
la
democrazia
,
-
-
la
continuazione
della
monarchia
sabauda
,
non
la
creazione
di
una
nuova
monarchia
italiana
:
diritto
divino
,
non
diritto
popolare
;
quel
diritto
divino
che
,
sia
pure
accoppiato
con
la
«
volontà
della
nazione
»
(
e
sia
pure
col
sottinteso
di
escludere
la
teocrazia
papale
)
,
faceva
aperta
e
primaria
mostra
di
sé
nella
formula
d
'
intitolazione
per
gli
atti
del
nuovo
regno
.
Questo
giudizio
del
Mazzini
non
può
affatto
essere
considerato
-
-
come
piacque
e
piace
fare
ai
«
liberali
moderati
»
-
-
un
semplice
apriorismo
dommatico
,
o
anzi
stortura
settaria
.
Occorre
distinguere
in
esso
il
giudizio
sul
procedimento
di
unificazione
del
'6061
,
considerato
hic
et
nunc
,
nella
sua
sostanzialità
politico
giuridica
immediata
,
dall
'
altro
apprezzamento
:
quello
sul
risultato
futuro
dell
'
unificazione
così
avvenuta
,
cioè
sulle
virtualità
contenute
o
meno
nello
stato
italiano
così
costituito
,
insieme
con
le
derivanti
conseguenze
di
condotta
politica
in
confronto
dello
stato
medesimo
.
Sul
primo
punto
,
il
giudizio
storico
viene
a
coincidere
sostanzialmente
con
quello
politico
mazziniano
(
o
anche
repubblicano
federale
)
.
È
un
fatto
da
constatare
-
-
rimanendo
poi
libero
ciascuno
di
valutarlo
come
gli
piace
,
dal
punto
di
vista
del
Risorgimento
o
dell
'
Antirisorgimento
-
-
che
il
procedimento
annessionistico
plebiscitario
parlamentare
,
con
cui
fu
costituito
il
regno
d
'
Italia
,
rappresentò
non
una
costituzione
fatta
dal
popolo
italiano
con
piena
illuminazione
di
coscienza
e
libertà
di
volere
,
ma
una
improvvisazione
di
necessità
,
un
compromesso
fra
forze
popolari
e
poteri
conservatori
dinastici
,
sotto
la
triplice
pressione
dell
'
unico
stato
italiano
rimasto
in
piedi
,
della
diplomazia
europea
,
e
della
mancanza
,
nella
prospettiva
immediata
,
di
ogni
altra
soluzione
accettabile
(
che
non
fosse
cioè
il
ritorno
allo
stato
di
cose
precedenti
o
l
'
occupazione
straniera
o
l
'
anarchia
)
.
Si
agi
da
tutti
-
-
da
Vittorio
Emanuele
e
da
Cavour
,
come
da
Garibaldi
e
da
Mazzini
adottanda
il
principio
«
capo
ha
cosa
fatta
»
,
che
Gioberti
aveva
inculcato
nel
Rinnovamento
.
L
'
improvvisazione
di
necessità
si
tradusse
nel
carattere
imperfetto
dei
plebisciti
e
nella
convalida
di
essi
da
parte
di
un
parlamento
eletto
a
suffragio
ristretto
,
e
nell
'
adozione
pura
e
semplice
dello
statuto
octroyé
nel
'48
da
Carlo
Alberto
al
Piemonte
;
cioè
in
quei
connotati
contro
i
quali
si
diresse
l
'
opposizione
mazziniana
.
Pertanto
,
questa
improvvisazione
,
di
necessità
non
fu
,
hic
et
nunc
,
nell
'
immediata
realtà
politico
giuridica
,
una
creazione
vera
e
propria
del
nuovo
stato
nazionale
,
ma
,
precisamente
,
l
'
annessione
a
uno
degli
stati
italiani
preesistenti
di
tutti
gli
altri
.
Da
queste
constatazioni
esatte
il
Mazzini
dedusse
,
per
la
sua
mentalità
dommatica
e
statica
,
un
giudizio
di
condanna
definitiva
e
una
pregiudiziale
d
'
intransigenza
assoluta
nei
rispetti
del
nuovo
stato
,
tornando
così
,
in
confronto
del
regno
d
'
Italia
,
alla
posizione
d
'
intransigenza
rivoluzionaria
tenuta
verso
gli
antichi
stati
italiani
.
Egli
non
vide
(
per
quella
certa
deficienza
di
mentalità
liberale
che
fu
sempre
in
lui
)
come
,
attraverso
tutti
i
rabberciamenti
dell
'
antico
,
ci
fosse
nella
costruzione
improvvisata
una
novità
sostanziale
,
includente
in
sé
la
virtualità
di
sanare
il
vizio
d
'
origine
.
La
novità
era
il
regime
liberale
,
che
,
superiore
alla
lancia
d
'
Achille
,
sanava
le
ferite
altrui
oltreché
le
proprie
.
Esso
permetteva
nella
lotta
politica
quotidiana
di
saggiare
,
modificare
,
e
trasformare
anche
radicalmente
la
costruzione
medesima
.
Dalla
lotta
politica
quotidiana
sarebbe
derivata
la
convalida
o
meno
di
quanto
era
stato
operato
nella
costruzione
improvvisata
di
necessità
.
Vero
è
che
la
mentalità
dommatica
e
statica
,
rispetto
al
regno
d
'
Italia
,
non
fu
solo
del
Mazzini
,
ma
altrettanto
,
se
non
più
,
dei
suoi
avversari
liberali
moderati
e
perfino
dei
ralliés
del
Partito
d
'
azione
,
i
quali
,
facendo
dei
plebisciti
non
un
atto
politico
in
svolgimento
,
ma
un
feticcio
immobile
,
considerarono
la
costruzione
del
186061
come
un
noli
me
tangere
;
e
nel
giuramento
parlamentare
videro
la
consacrazione
giuridica
di
questa
intangibilità
,
mutilando
e
falsando
il
concetto
della
sovranità
e
dell
'
iniziativa
nazionali
,
base
del
Risorgimento
.
Una
conseguenza
capitale
della
«
costruzione
di
necessità
»
,
cioè
della
formazione
del
regno
d
'
Italia
attraverso
il
procedimento
annessionistico
parlamentare
che
abbiamo
caratterizzato
,
fu
che
le
classi
popolari
,
non
avendo
partecipato
direttamente
alla
costruzione
,
non
poterono
neppure
far
valere
in
essa
i
loro
interessi
specifici
;
e
perciò
il
programma
sociale
del
Risorgimento
-
-
impostato
dal
Mazzini
,
dal
Ferrari
,
dal
Gioberti
del
Rinnovamento
,
e
più
arditamente
di
tutti
dal
Pisacane
,
mentre
i
moderati
e
lo
stesso
Cavour
lo
avevano
sostanzialmente
ignorato
-
-
rimase
fuori
dalla
nuova
costruzione
.
Fu
l
'
aspetto
negativo
sociale
del
«
moderatismo
»
,
del
carattere
di
compromesso
insito
alla
formazione
del
regno
d
'
Italia
,
aspetto
complementare
di
quello
politico
,
o
piuttosto
(
come
si
è
accennato
già
)
conseguenza
necessaria
di
questo
,
poiché
è
sempre
vero
il
principio
«
politique
d
'
abord
»
.
Ma
anche
per
questa
lacuna
particolare
valeva
,
come
per
quella
generale
,
la
possibilità
di
rimedio
insita
nel
regime
liberale
.
Destra
e
sinistra
Dopo
il
1861
una
divergenza
capitale
fra
il
Mazzini
e
il
governo
monarchico
(
dietro
cui
la
Destra
,
che
Cavour
aveva
allargato
e
trasformato
,
tornò
a
prender
carattere
di
partito
oligarchico
)
fu
quella
circa
il
metodo
per
il
compimento
dell
'
unità
nazionale
:
divergenza
che
non
era
se
non
un
caso
particolare
del
dissenso
generale
preesistente
.
Se
il
Mazzini
aveva
sostenuto
sempre
il
principio
«
l
'
Italia
farà
da
sé
»
,
a
maggior
ragione
lo
sosteneva
adesso
che
lo
stato
italiano
comprendeva
la
quasi
totalità
della
penisola
,
con
più
di
venti
milioni
di
abitanti
.
Tutt
'
al
più
egli
ammetteva
una
certa
prudenza
riguardo
a
Roma
,
non
ignorando
la
possibilità
di
un
urto
armato
con
la
Francia
e
di
una
guerra
su
due
fronti
,
che
avrebbe
potuto
segnare
la
rovina
della
formazione
unitaria
appena
realizzata
.
Di
fronte
all
'
Austria
,
per
il
Veneto
,
nessun
dubbio
per
lui
;
occorreva
il
duello
diretto
fra
il
vecchio
e
il
nuovo
stato
,
con
l
'
insurrezione
popolare
come
battistrada
e
la
congiunzione
al
movimento
generale
di
liberazione
dei
popoli
sottomessi
agli
Absburgo
.
Alla
solidarietà
dei
popoli
(
l
'
abbiamo
già
avvertito
)
il
Mazzini
in
quest
'
ultimo
periodo
è
più
che
mai
fedele
,
nonostante
l
'
evoluzione
in
senso
contrario
della
politica
europea
:
egli
inquadra
sempre
l
'
Italia
nella
ricostruzione
generale
europea
sulla
base
delle
nazionalità
affratellate
,
ed
è
sempre
contrario
ad
ogni
isolamento
nazionalistico
.
Con
il
Mazzini
conveniva
in
queste
idee
tutto
il
Partito
d
'
azione
,
che
si
distingueva
appunto
dai
moderati
di
governo
per
il
suo
ricorso
all
'
iniziativa
popolare
,
senza
attendere
il
cenno
governativo
.
Il
Partito
d
'
azione
,
però
,
non
aveva
una
volontà
così
risoluta
e
compatta
come
quella
del
Mazzini
;
soprattutto
,
non
era
risoluto
e
compatto
nella
pregiudiziale
repubblicana
che
il
Mazzini
tornò
a
impiantare
dopo
la
convenzione
di
settembre
,
e
soprattutto
dopo
gli
scacchi
del
'66
.
Principale
personaggio
del
Partito
d
'
Azione
accanto
a
Mazzini
-
-
e
anzi
praticamente
più
influente
di
lui
-
-
era
Garibaldi
.
Ma
questi
,
di
fronte
a
«
Dio
e
Popolo
»
,
seguitava
a
dar
la
preferenza
a
«
Italia
e
Vittorio
Emanuele
»
:
era
insomma
assai
più
disposto
(
anche
dopo
Aspromonte
e
Mentana
)
ad
aspettare
l
'
iniziativa
,
se
non
del
governo
moderato
-
-
che
avversava
non
meno
di
Mazzini
,
-
-
del
re
,
per
cui
ebbe
sempre
fiducia
e
simpatia
.
In
quanto
alla
repubblica
,
Garibaldi
la
rimandava
alla
volontà
futura
del
popolo
italiano
.
La
questione
romana
Riguardo
alla
questione
romana
,
vi
era
tra
il
governo
e
il
Partito
d
'
azione
un
dissidio
non
solo
circa
il
modo
di
togliere
Roma
al
papa
,
ma
anche
intorno
all
'
atteggiamento
da
prendere
di
fronte
al
papato
e
alla
situazione
da
fargli
in
una
Roma
divenuta
italiana
.
Era
una
questione
non
più
solo
politica
,
ma
religiosa
:
tornava
il
problema
religioso
del
Risorgimento
e
di
tutta
la
storia
italiana
.
Il
neoguelfismo
era
praticamente
finito
,
salvo
certe
velleità
conciliatrici
tuttora
esistenti
in
gruppi
di
cattolici
nazionali
,
che
ebbero
influenza
,
se
non
per
una
soluzione
della
questione
romana
,
per
il
modus
vivendi
di
fatto
realizzato
.
La
soluzione
governativa
era
stata
formulata
da
Cavour
poco
prima
della
morte
e
lasciata
in
eredità
alla
Destra
,
la
quale
peraltro
non
l
'
accolse
se
non
con
beneficio
d
'
inventario
.
Era
la
parte
più
elevata
della
concezione
politica
cavouriana
,
quella
con
cui
il
Cavour
,
staccandosi
più
arditamente
dall
'
empirismo
moderato
,
s
'
innalzò
verso
le
vette
dell
'
ideale
.
Il
suo
concetto
era
che
l
'
applicazione
dei
principî
liberali
alle
relazioni
con
la
società
religiosa
(
libera
Chiesa
in
libero
Stato
)
avrebbe
avuto
per
effetto
la
conversione
del
cattolicismo
e
del
papato
ai
principî
di
libertà
,
la
loro
riconciliazione
con
la
società
moderna
.
Egli
era
fisso
nell
'
idea
che
l
'
antiliberalismo
pontificio
fosse
un
effetto
del
potere
temporale
;
i
concordati
e
i
principî
giurisdizionalistici
erano
una
necessità
,
finché
il
pontefice
riuniva
nelle
sue
mani
i
due
poteri
:
scomparsa
la
causa
,
sarebbe
scomparso
l
'
effetto
.
II
Cavour
non
aveva
una
nozione
chiara
dei
principî
cattolico
romani
sulla
Chiesa
società
perfetta
,
dotata
di
poteri
completi
e
autonomi
,
legislativi
,
giudiziari
,
coercitivi
,
e
sulla
natura
intima
del
diritto
canonico
,
per
cui
il
giure
,
con
le
sue
implicazioni
esteriori
,
fa
parte
integrante
del
cattolicismo
.
Perciò
la
soppressione
del
potere
temporale
con
la
libertà
concessa
alla
Chiesa
gli
fa
balenare
,
non
come
ideale
lontano
e
vago
,
ma
come
possibilità
concreta
già
esistente
,
l
'
accordo
fra
i
due
principî
morali
fondamentali
della
società
:
religione
e
libertà
.
Per
tal
modo
,
il
Cavour
,
così
realistico
,
così
empirico
,
così
diplomatico
sul
piano
della
questione
nazionale
puramente
politica
,
si
innalza
,
su
quello
della
politica
ecclesiastica
,
a
una
concezione
diversa
nel
concreto
da
quella
mazziniana
,
ma
di
spirito
affine
,
poiché
si
tratta
anche
qui
di
una
grande
suprema
missione
riserbata
all
'
Italia
per
la
civiltà
europea
e
umana
.
La
differenza
fra
il
binomio
«
Dio
e
Popolo
»
e
quello
«
Religione
e
Libertà
»
consisteva
in
ciò
:
che
nel
binomio
mazziniano
v
'
era
l
'
ideale
di
una
umanità
totalmente
,
misticamente
associata
,
di
una
religione
dell
'
umanità
assorbente
la
politica
;
mentre
nel
binomio
cavouriano
s
'
intravede
una
società
futura
di
cui
,
ricondotto
il
potere
statale
alla
sua
funzione
di
semplice
strumento
per
la
convivenza
umana
pacifica
,
ordinata
e
sicura
,
la
libera
collaborazione
degli
individui
si
svolgerebbe
senza
più
ostacoli
,
diretta
al
pieno
sviluppo
dei
valori
spirituali
.
La
Destra
cavouriana
,
dopo
la
morte
del
maestro
,
abbandonò
questo
idealismo
di
lui
(
qualche
tentativo
di
mantenerlo
vi
fu
,
invano
,
da
parte
del
Ricasoli
)
,
e
riportò
la
sistemazione
della
questione
romana
sul
piano
del
compromesso
politico
ecclesiastico
.
In
quanto
al
Partito
d
'
azione
,
anticlericale
e
antipapale
,
esso
non
voleva
sapere
di
guarentigie
in
favore
del
pontefice
,
e
neppure
,
propriamente
,
di
libera
Chiesa
in
libero
Stato
:
esso
parlava
di
annullamento
totale
del
papato
politico
,
considerato
come
nemico
irriducibile
,
e
vagheggiava
la
distruzione
del
papato
spirituale
,
non
propriamente
per
un
atto
diretto
di
forza
,
ma
come
conseguenza
dell
'
abolizione
del
potere
temporale
e
della
riduzione
del
papato
a
un
regime
di
diritto
comune
.
Anche
il
sistema
di
Cavour
,
in
ultima
analisi
,
approdava
al
diritto
comune
,
ma
con
spirito
profondamente
differente
,
in
quanto
si
riprometteva
dal
regime
di
questo
un
rifiorire
del
cattolicismo
,
anziché
una
sua
sparizione
.
Contro
il
papato
e
il
clero
sono
note
le
escandescenze
di
Garibaldi
,
che
non
debbono
essere
prese
alla
lettera
;
più
in
generale
,
il
Partito
d
'
azione
non
lavorò
effettivamente
a
realizzare
il
suo
programma
anticlericale
,
e
una
volta
arrivato
al
potere
come
Sinistra
,
seguitò
la
politica
ecclesiastica
della
Destra
.
Un
concetto
organico
di
politica
ecclesiastica
,
di
fronte
a
quello
del
Cavour
,
l
'
ebbe
solo
il
Mazzini
.
Per
lui
era
assurda
la
separazione
della
Chiesa
dallo
Stato
,
salvo
come
espediente
provvisorio
.
Chiesa
e
Stato
per
lui
erano
come
anima
e
corpo
;
al
cattolicismo
papale
invecchiato
egli
opponeva
la
nuova
religione
di
«
Dio
e
Popolo
»
,
la
nuova
rivelazione
che
doveva
scaturire
per
opera
diretta
divina
dalla
coscienza
popolare
,
e
che
doveva
dare
il
significato
supremo
al
Risorgimento
italiano
.
Il
Mazzini
perciò
fu
un
reciso
oppositore
della
formula
«
libera
Chiesa
in
libero
Stato
»
,
da
lui
giudicata
vuota
e
atea
.
Egli
la
giudicava
così
perché
,
al
solito
,
la
trasportava
senza
neppure
avvedersene
-
-
o
piuttosto
in
conformità
al
suo
principio
solito
di
unità
mistica
-
-
dalla
sfera
dei
rapporti
giuridici
e
politici
a
quella
delle
relazioni
morali
ultime
.
E
così
,
non
si
rendeva
conto
che
l
'
ordinamento
di
separazione
fra
Chiesa
e
Stato
vagheggiato
da
Cavour
non
impediva
punto
quell
'
azione
della
religione
sulla
politica
,
dello
spirituale
sul
temporale
,
dell
'
ideale
sulla
realtà
,
da
lui
,
Mazzini
,
giustamente
reclamata
;
ma
poteva
anzi
favorire
quell
'
azione
,
era
diretto
a
renderla
più
libera
e
pura
.
Era
cioè
un
tentativo
per
attuare
ciò
che
il
Mazzini
medesimo
,
nel
suo
sforzo
teoretico
per
conciliare
autorità
e
libertà
,
domandava
quando
scriveva
:
«
Desideriamo
che
un
pensiero
comune
ci
colleghi
in
attività
verso
un
oggetto
comune
;
ma
vogliamo
che
unione
siffatta
abbia
il
libero
nostro
consenso
;
vogliamo
che
oggetto
siffatto
sia
di
tutti
,
non
di
classe
o
di
setta
»
.
Dal
1861
al
1870
Nell
'
insieme
,
il
tono
politico
generale
in
Italia
dopo
il
1861
si
abbassa
.
La
partecipazione
del
popolo
alla
vita
pubblica
,
e
più
particolarmente
al
compimento
dell
'
edificio
nazionale
,
diminuisce
invece
di
accrescersi
.
Abbiamo
da
una
parte
una
politica
segreta
di
gabinetto
,
che
in
conclusione
si
riduce
ad
aspettare
i
contraccolpi
dei
cambiamenti
internazionali
;
dall
'
altra
,
moti
ristretti
,
isolati
,
colpi
di
testa
,
come
quelli
che
condussero
ad
Aspromonte
e
Mentana
.
L
'
elaborazione
interna
del
nuovo
stato
si
compie
per
opera
quasi
unicamente
governativa
,
con
ben
scarso
concorso
dell
'
opinione
pubblica
e
dello
stesso
parlamento
(
che
seguita
ad
essere
eletto
a
suffragio
ristrettissimo
)
.
Questo
fenomeno
,
che
potremmo
chiamare
di
involuzione
oligarchica
,
non
è
speciale
del
Risorgimento
italiano
,
anzi
è
ancor
più
accentuato
altrove
,
particolarmente
in
Germania
;
e
si
collega
con
quella
trasformazione
del
moto
politico
europeo
dopo
il
'48
,
di
cui
abbiamo
discorso
sopra
.
Trionfarono
di
fatto
,
in
tutto
e
per
tutto
,
le
soluzioni
monarchico
governative
.
Non
vi
fu
insurrezione
a
Roma
,
non
a
Venezia
,
né
rivolgimento
generale
dell
'
impero
austriaco
.
La
liberazione
del
Veneto
fu
un
fatto
puramente
diplomatico
militare
di
governi
,
spoglio
di
qualsiasi
elevazione
etico
politica
:
esso
si
compì
attraverso
le
sconfitte
militari
(
non
vergognose
né
rovinose
per
sé
,
ma
divenute
tali
per
l
'
inettitudine
dei
comandi
supremi
)
,
l
'
umiliazione
nazionale
della
consegna
da
parte
dello
straniero
,
la
rinunzia
al
Trentino
e
tanto
più
alla
Venezia
Giulia
.
Per
Roma
si
ebbero
due
iniziative
fallite
,
senza
reazione
popolare
italiana
;
si
mantenne
la
sudditanza
a
Napoleone
III
che
prese
corpo
nella
convenzione
di
settembre
(
oggetto
delle
imprecazioni
di
Mazzini
e
di
tutto
il
Partito
d
'
azione
)
;
fallirono
le
trattative
con
l
'
Austria
e
la
Francia
per
la
soluzione
diplomatica
della
questione
romana
;
solo
la
guerra
del
1870
portò
Roma
all
'
Italia
,
e
perfino
allora
in
primo
tempo
il
governo
riconfermò
la
convenzione
di
settembre
.
Neppure
all
'
ultimo
momento
vi
fu
a
Roma
l
'
insurrezione
popolare
:
si
rimase
in
attesa
delle
truppe
regie
.
Seguì
l
'
ultimo
plebiscito
,
il
trasporto
della
capitale
,
e
all
'
esigenza
mazziniana
della
costituente
nessuno
prestò
ascolto
.
Per
la
sistemazione
del
pontefice
la
legge
delle
guarentigie
adottò
la
soluzione
cavouriana
,
ma
riducendola
a
semplici
termini
di
modus
vivendi
,
con
la
rinunzia
agli
ideali
di
riforma
del
cattolicismo
.
Il
Post
risorgimento
Dopo
il
1870
quell
'
abbassamento
di
tono
,
di
cui
abbiamo
già
parlato
dopo
il
1861
,
diviene
una
constatazione
generale
.
Due
apprezzamenti
si
contrastano
in
suo
confronto
.
Il
primo
trae
dalla
constatazione
conseguenze
svalutative
per
tutto
il
periodo
di
vita
politica
italiana
dal
1870
alla
guerra
,
mirando
a
stabilire
una
opposizione
fra
il
Risorgimento
,
che
non
si
vuol
rinnegare
,
e
il
regime
liberale
democratico
che
ne
fu
il
risultato
.
L
'
altro
considera
che
ormai
le
questioni
più
grosse
,
i
problemi
fondamentali
erano
risolti
:
quelli
che
rimanevano
,
o
anzi
che
sarebbero
sempre
sorti
di
nuovo
,
non
erano
così
gravi
e
urgenti
,
così
pregiudiziali
:
era
la
vita
ordinaria
che
succedeva
a
quella
eroica
del
Risorgimento
.
La
seconda
valutazione
è
sostanzialmente
la
vera
;
ma
occorre
distinguere
e
precisare
.
La
costruzione
politico
morale
non
poteva
esser
terminata
con
quella
politico
territoriale
.
Anche
senza
accettare
il
semplicismo
della
formula
azegliana
(
«
L
'
Italia
è
fatta
:
restano
a
fare
gli
Italiani
»
)
,
già
il
fatto
che
la
seconda
costruzione
fosse
avvenuta
così
in
fretta
poteva
far
sospettare
che
ci
fosse
ancora
parecchio
da
fare
per
la
prima
.
Il
Mazzini
,
che
tanto
accoratamente
espresse
la
sua
delusione
innanzi
all
'
Italia
realizzata
,
così
diversa
da
quella
del
suo
sogno
,
concretava
politicamente
questa
delusione
un
po
'
vaga
-
-
che
per
sé
poteva
significare
semplicemente
il
divario
esistente
tra
ideale
e
realtà
-
-
seguitando
ad
auspicare
,
al
di
là
dello
stato
unificato
,
la
società
nazionale
realizzante
un
nuovo
grado
del
disegno
divino
,
mentre
in
seno
ad
essa
società
la
libera
propaganda
delle
idee
avrebbe
preparato
i
gradi
ulteriori
.
Era
la
concezione
sostituente
per
il
Mazzini
,
sopra
un
piano
più
alto
,
quella
liberale
costituzionale
dei
due
partiti
alternantisi
al
potere
.
Anche
per
chi
non
accetta
nelle
sue
particolarità
l
'
ideologia
etico
politica
mazziniana
,
si
pone
il
problema
della
continuità
fra
Risorgimento
e
Post
risorgimento
;
e
più
precisamente
,
se
le
premesse
dello
svolgimento
successivo
siano
state
poste
effettivamente
e
sufficientemente
coll
'
unificazione
,
e
se
ad
esse
abbia
corrisposto
lo
sviluppo
medesimo
.
È
un
problema
che
conviene
concretare
in
tre
punti
:
culturale
,
etico
religioso
,
politico
propriamente
detto
.
Qui
dobbiamo
limitarci
a
cenni
rapidissimi
,
esaminandolo
innanzi
tutto
per
il
cinquantennio
che
va
dall
'
unificazione
alla
prima
guerra
mondiale
.
Che
la
vita
culturale
italiana
in
questo
periodo
abbia
partecipato
effettivamente
,
fruttuosamente
,
alla
vita
culturale
europea
,
su
un
piede
di
eguaglianza
spirituale
e
strutturale
,
non
c
'
è
dubbio
:
potrà
discutersi
il
quanto
e
il
come
,
non
la
cosa
in
se
stessa
.
Fra
il
processo
del
Risorgimento
e
l
'
europeizzazione
della
coltura
italiana
non
vi
è
semplice
relazione
cronologica
,
ma
legame
intimo
:
si
tratta
appunto
di
quel
programma
europeo
che
abbiamo
visto
comune
a
tutte
le
correnti
di
pensiero
e
di
azione
del
Risorgimento
;
sia
che
,
nel
prepotente
patriottismo
di
Mazzini
e
nella
costruzione
baroccamente
grandiosa
del
Primato
giobertiano
,
si
formulasse
come
riconducimento
dell
'
Europa
all
'
Italia
;
sia
che
,
come
nei
moderati
,
nei
radicali
,
nel
Gioberti
del
Rinnovamento
e
nel
pensiero
più
spassionato
e
nel
comportamento
pratico
del
Mazzini
stesso
,
si
presentasse
come
esigenza
di
ricongiungimento
dell
'
Italia
all
'
Europa
.
Possiamo
dunque
dire
che
nel
campo
culturale
il
Risorgimento
pose
le
premesse
necessarie
e
sufficienti
allo
sviluppo
dell
'
Italia
unita
,
e
che
alle
premesse
risposero
le
conseguenze
:
fioritura
della
vita
letteraria
,
artistica
,
scientifica
,
sopra
un
piano
europeo
,
con
sempre
maggiore
avvicinamento
al
livello
dei
paesi
più
progrediti
.
Che
in
talune
parti
,
confrontando
l
'
ispirazione
ultima
,
il
tono
spirituale
della
coltura
italiana
della
seconda
metà
del
secolo
XIX
con
quella
della
prima
metà
,
potrà
riscontrarsi
piuttosto
una
discesa
,
occorre
tener
conto
innanzi
tutto
che
si
tratta
di
un
fenomeno
non
solo
italiano
,
ma
europeo
;
e
,
in
secondo
luogo
,
che
ogni
processo
di
diffusione
della
coltura
si
associa
quasi
fatalmente
a
un
certo
abbassamento
qualitativo
,
almeno
temporaneo
,
e
non
per
ciò
quel
processo
risulta
meno
fisiologico
,
meno
progressivo
.
L
'
aspetto
etico
religioso
è
quello
per
cui
sono
più
facili
e
frequenti
i
lagni
di
abbassamento
dopo
il
1870
,
e
a
cui
più
si
rivolgevano
le
recriminazioni
del
Mazzini
;
ma
è
altresì
quello
a
cui
maggiormente
conviene
l
'
osservazione
di
massima
fatta
sopra
,
che
un
certo
abbassamento
era
nella
natura
stessa
delle
cose
,
e
perciò
deve
considerarsi
come
un
processo
fisiologico
,
di
crescita
e
non
di
decadenza
.
Il
periodo
della
lotta
intensa
,
continua
,
mortale
-
-
nelle
congiure
,
nelle
insurrezioni
,
nelle
guerre
,
negli
scritti
e
nella
propaganda
orale
che
erano
pure
battaglie
,
nei
contrasti
necessari
fra
i
diversi
indirizzi
nazionali
-
-
doveva
naturalmente
avere
ritmo
di
vita
più
intenso
,
battito
di
polsi
più
accelerato
,
voli
più
eccelsi
di
idee
e
impeti
più
magnanimi
di
azione
che
non
il
periodo
successivo
della
vita
nazionale
quotidiana
entro
la
costruzione
già
realizzata
,
con
la
sua
parte
inevitabile
di
«
routine
»
,
quantitativamente
grande
.
Il
punto
vero
,
se
si
vuol
compiere
fruttuosamente
una
valutazione
spirituale
del
Post
risorgimento
,
senza
perdersi
nel
moralismo
e
nelle
querimonie
temporis
acti
,
è
se
l
'
unità
morale
italiana
,
alla
cui
costruzione
o
ricostruzione
aveva
lavorato
,
come
ultimo
obiettivo
,
il
Risorgimento
,
appaia
o
no
mantenersi
e
progredire
nel
periodo
successivo
.
Noi
diamo
risolutamente
risposta
affermativa
.
Dal
1870
al
1914
la
coscienza
nazionale
italiana
non
solo
ha
retto
alla
prova
del
còmpito
quotidiano
,
tanto
spesso
monotono
e
grigio
,
ma
si
è
consolidata
e
dilatata
.
Chiunque
ricordi
la
vita
italiana
al
principio
del
secolo
non
potrà
non
sottoscrivere
a
questo
apprezzamento
.
Naturalmente
non
contrastano
,
prima
o
dopo
il
1900
,
episodi
singoli
,
momenti
di
depressione
,
perché
occorre
guardare
alla
linea
complessiva
.
Tanto
meno
contrastano
le
lotte
di
partito
anche
vivaci
,
che
sono
anzi
condizione
e
conseguenza
al
tempo
stesso
di
una
vera
vita
nazionale
,
poiché
-
-
come
bene
spiegava
il
Balbo
quasi
un
secolo
fa
-
-
non
è
possibile
vedere
l
'
utile
della
patria
italiana
al
medesimo
modo
da
un
capo
all
'
altro
d
'
Italia
,
e
le
parti
altro
non
sono
che
queste
opinioni
diverse
sull
'
utile
nazionale
,
la
cui
libera
espressione
è
tra
i
primi
e
più
utili
risultati
della
libertà
della
nazione
.
Il
punto
più
delicato
,
per
la
coscienza
nazionale
italiana
e
per
l
'
unità
morale
della
nazione
nel
Post
risorgimento
,
fu
il
conflitto
fra
la
Chiesa
e
lo
Stato
,
culminante
nella
questione
romana
.
Nei
primi
anni
dopo
il
1870
,
e
specialmente
in
Roma
capitale
,
poté
sembrare
davvero
che
fosse
aperta
una
scissura
irrimediabile
,
un
abisso
,
fra
due
società
,
la
«
bianca
»
e
la
«
nera
»
,
fra
due
Italie
.
Eppure
non
era
così
.
Anche
allora
,
anche
in
Roma
,
nel
mondo
agitantesi
tra
Vaticano
e
Quirinale
,
e
perfino
in
Pio
IX
e
nella
Curia
,
la
scissione
era
meno
profonda
di
quanto
apparisse
;
permaneva
una
volontà
ultima
di
modus
vivendi
,
abbozzato
fin
dai
primi
giorni
;
v
'
era
il
senso
che
altro
fossero
le
necessarie
impostazioni
giuridico
diplomatiche
,
altro
la
vita
quotidiana
complessiva
e
i
sentimenti
intimi
.
Col
tempo
,
la
cicatrizzazione
fu
sempre
più
rapida
,
la
fusione
sempre
più
larga
e
intima
.
Nel
regime
delle
«
parallele
»
-
-
cioè
di
una
effettiva
separazione
della
Chiesa
dallo
Stato
senza
bisogno
di
proclamazione
,
col
rispetto
delle
esigenze
ecclesiastiche
essenziali
,
della
vita
religiosa
del
popolo
italiano
,
e
insieme
dell
'
aconfessionalità
governativa
,
-
-
nell
'
ambiente
della
libertà
di
coscienza
e
di
pensiero
,
di
una
libera
e
pacifica
discussione
di
tutte
le
idee
,
nel
fiorire
progressivo
della
coltura
e
della
coscienza
moderna
,
da
una
parte
i
patrioti
italiani
si
spogliarono
dell
'
anticlericalismo
ispido
e
settario
che
era
stato
un
'
arma
per
i
tempi
di
combattimento
;
dall
'
altra
,
i
cattolici
italiani
-
-
anche
i
«
clericali
»
-
-
deposero
,
in
diritto
o
in
fatto
,
i
loro
pregiudizi
e
le
loro
pregiudiziali
;
riconobbero
che
dalla
perdita
del
potere
temporale
la
Chiesa
aveva
guadagnato
,
che
la
legge
delle
guarantigie
non
era
stata
e
non
era
espediente
diplomatico
o
illusione
giuridica
,
ma
realtà
effettuale
assicurante
piena
libertà
al
papato
;
si
accostarono
sempre
più
alla
vita
italiana
,
fino
a
parteciparvi
pienamente
in
posizione
di
primo
piano
nell
'
immediato
dopoguerra
.
Altro
ostacolo
principale
all
'
unità
morale
italiana
provenne
dalla
«
questione
sociale
»
,
dalla
lotta
di
classe
.
E
anche
qui
si
ebbe
un
primo
periodo
di
contrapposizione
violenta
,
intransigente
:
i
patrioti
gridavano
addosso
al
socialismo
come
se
fosse
anarchia
o
alto
tradimento
,
i
socialisti
parlavano
del
proletariato
che
non
ha
patria
.
Ma
anche
qui
la
scissione
intransigente
era
piuttosto
nell
'
immaturità
reciproca
,
nella
lotta
politica
occasionale
e
nella
retorica
di
partito
,
che
nella
necessità
delle
cose
e
nei
sentimenti
ultimi
;
i
quali
,
in
ogni
caso
,
si
modificarono
da
una
parte
e
dall
'
altra
,
e
con
loro
i
metodi
di
lotta
e
le
realizzazioni
di
questa
.
La
possibilità
di
enunciare
nettamente
,
crudamente
,
contrasti
e
rivendicazioni
,
di
agire
per
il
riconoscimento
delle
proprie
esigenze
,
chiarificò
le
posizioni
reali
e
avvicinò
gli
spiriti
.
Il
regime
liberale
si
mostrò
sempre
più
imparziale
nei
conflitti
sociali
,
sempre
più
accogliente
verso
le
nuove
classi
e
le
nuove
forze
politiche
;
e
queste
presero
sempre
più
coscienza
dei
loro
vincoli
con
la
patria
comune
e
assunsero
sempre
maggiormente
il
loro
posto
entro
il
quadro
nazionale
.
Parlando
dell
'
entrata
proletaria
nella
vita
nazionale
siamo
già
passati
al
terzo
punto
,
all
'
evoluzione
politica
propriamente
detta
del
Post
risorgimento
.
Il
punto
capitale
era
infatti
,
su
questo
piano
,
l
'
immissione
effettiva
del
popolo
nel
nuovo
stato
.
Si
può
trovare
che
a
questa
esigenza
si
provvedesse
assai
imperfettamente
,
specie
nel
primo
decennio
.
Una
questione
importantissima
in
Italia
,
date
le
sue
tradizioni
storiche
,
la
sua
struttura
cittadina
,
la
sua
configurazione
geografica
,
era
quella
delle
autonomie
locali
,
o
decentramento
,
secondo
il
termine
comune
e
infelice
.
Essa
fu
posta
da
parte
quasi
senza
esame
;
e
con
questo
il
processo
del
Risorgimento
ebbe
una
grave
lacuna
.
La
semplice
estensione
del
suffragio
tardò
fino
al
1882
,
sebbene
Francia
e
Germania
avessero
da
tempo
il
suffragio
universale
,
e
in
Inghilterra
si
fossero
successe
le
riforme
elettorali
.
L
'
indifferentismo
del
corpo
elettorale
,
spesso
rilevato
in
base
al
numero
degli
astenuti
,
mostrava
come
la
maggiore
consapevolezza
delle
classi
superiori
avesse
dei
limiti
,
e
rendeva
quindi
più
forte
l
'
esigenza
dell
'
ampliamento
.
Si
ritornava
qui
al
fallimento
italiano
ed
europeo
del
'48
,
a
quella
frattura
nello
svolgimento
nazionale
,
a
quel
cambiamento
nell
'
indirizzo
della
politica
europea
,
a
quel
tanto
d
'
incompiuto
e
d
'
imperfetto
nel
processo
plebiscitario
unificatore
,
di
cui
abbiamo
discorso
.
Tuttavia
non
conviene
esagerare
.
Lo
strumento
fondamentale
per
la
partecipazione
alla
vita
politica
e
per
l
'
elevazione
delle
classi
popolari
era
assicurato
e
funzionò
,
con
le
libertà
pubbliche
e
la
vita
parlamentare
.
La
monarchia
costituzionale
fra
il
1870
ed
il
1914
mostrò
nell
'
insieme
una
sua
vitalità
,
nonostante
arresti
e
crisi
gravi
(
secondo
ministero
Crispi
,
Novantotto
,
secondo
ministero
Pelloux
)
,
perché
queste
furono
di
breve
durata
e
non
intaccarono
la
struttura
del
regime
liberale
,
non
pregiudicarono
cioè
le
condizioni
necessarie
per
correggere
le
deviazioni
e
riprendere
il
cammino
in
avanti
.
Sia
pure
lentamente
,
la
partecipazione
dei
nuovi
strati
alla
vita
politica
andò
sempre
aumentando
;
dopo
il
1900
,
essa
si
fece
rapida
e
intensa
coll
'
entrata
in
scena
del
proletariato
,
di
cui
abbiamo
già
fatto
cenno
,
alla
quale
si
accompagnò
il
miglioramento
economico
e
l
'
elevazione
generale
nelle
condizioni
di
vita
delle
classi
popolari
.
Il
tono
della
vita
politica
tornò
a
innalzarsi
,
la
lotta
politica
riprese
con
intensità
feconda
;
già
prima
della
guerra
si
arrivò
al
suffragio
quasi
universale
.
Poiché
la
monarchia
costituzionale
,
dopo
le
incertezze
e
deviazioni
temporanee
,
accennate
sopra
,
si
adattava
e
anzi
presiedeva
allo
sviluppo
liberale
democratico
sociale
,
nella
fedeltà
alla
lettera
e
allo
spirito
dello
statuto
e
dei
plebisciti
,
si
veniva
corrispondentemente
risolvendo
e
assorbendo
la
pregiudiziale
mazziniana
della
costituente
e
del
patto
nazionale
,
donde
la
quasi
sparizione
del
Partito
repubblicano
.
In
tutti
e
tre
gli
ordini
,
culturale
,
religioso
,
politico
,
l
'
Italia
alla
vigilia
della
guerra
del
1914
mostrava
di
possedere
nelle
realizzazioni
del
Risorgimento
gli
elementi
necessari
per
proseguire
il
suo
processo
di
sviluppo
politico
spirituale
.
Le
tradizioni
del
Risorgimento
e
la
politica
internazionale
dello
stato
italiano
Sul
piano
internazionale
,
il
Risorgimento
politico
territoriale
giunto
a
conclusione
tramandò
al
nuovo
stato
una
base
materiale
,
una
tattica
politica
e
talune
direttive
generali
.
La
base
materiale
era
l
'
Italia
unificata
,
con
i
suoi
ventisei
milioni
di
abitanti
cresciuti
rapidamente
a
trenta
e
oltre
,
e
dotata
man
mano
degli
apprestamenti
economici
e
tecnici
e
della
forza
militare
corrispondenti
.
Non
era
una
base
sufficiente
per
primeggiare
rispetto
alle
grandi
potenze
preesistenti
,
e
neppure
per
gareggiare
fin
dal
principio
con
esse
:
tuttavia
,
l
'
Italia
era
una
grande
potenza
,
anche
se
all
'
ultimo
posto
e
non
sempre
riconosciuta
come
tale
;
aveva
in
sé
gli
elementi
necessari
per
difendersi
,
per
far
valere
i
suoi
diritti
essenziali
,
per
prendere
posto
man
mano
nel
concerto
europeo
,
come
di
fatto
avvenne
.
Il
giudizio
complessivo
sulla
posizione
internazionale
raggiunta
dall
'
Italia
nel
cinquantennio
unitario
(
nonostante
ogni
episodio
meno
felice
,
ogni
divergenza
su
questo
o
quell
'
indirizzo
di
politica
estera
)
sembra
debba
essere
coscienziosamente
positivo
:
la
generazione
post
risorgimentale
non
tradì
il
deposito
affidatole
,
anche
se
non
sempre
l
'
abbia
amministrato
nel
modo
migliore
.
Nel
periodo
della
realizzazione
politico
territoriale
del
Risorgimento
,
il
governo
piemontese
e
poi
italiano
si
era
appoggiato
principalmente
all
'
alleanza
francese
;
anche
il
'66
non
portò
un
cambiamento
sostanziale
perché
l
'
alleanza
prussiana
fu
inquadrata
bene
o
male
in
quella
francese
,
e
dopo
la
guerra
non
ebbe
seguito
.
Tuttavia
Mentana
e
l
'
ostinazione
successiva
di
Napoleone
III
sulle
sue
posizioni
romane
allentò
il
vincolo
;
la
guerra
del
'70
rovesciò
l
'
impero
napoleonico
e
cambiò
radicalmente
la
situazione
.
Si
ebbe
allora
un
nuovo
contrasto
fra
moderatismo
e
Partito
d
'
azione
:
il
primo
preferì
una
politica
della
mano
libera
,
mentre
il
secondo
propugnò
l
'
alleanza
germanica
.
Le
visite
regie
del
1873
a
Vienna
e
a
Berlino
rappresentarono
un
compromesso
fra
le
due
tendenze
.
Dopo
le
rapide
,
vaghe
illusioni
del
1877
(
alleanza
con
Germania
e
Russia
contro
Austria
)
e
le
disillusioni
del
congresso
di
Berlino
,
le
parti
-
-
in
corrispondenza
con
il
cambiamento
avvenuto
in
Francia
-
-
furono
quasi
rovesciate
:
da
sinistra
vennero
le
maggiori
contrarietà
all
'
alleanza
con
gli
imperi
centrali
,
da
destra
il
maggior
favore
,
anche
se
fu
la
Sinistra
al
potere
ad
effettuare
l
'
alleanza
.
Decisero
la
volontà
e
il
criterio
regi
,
entrando
in
gioco
preoccupazioni
dinastico
conservatrici
contro
il
repubblicanesimo
alleato
della
Francia
e
,
al
tempo
stesso
,
irredentista
contro
l
'
Austria
.
Un
quindicennio
di
triplicismo
puro
finì
nei
disastri
del
secondo
ministero
Crispi
:
e
allora
vi
fu
un
lento
ritorno
nell
'
altro
senso
,
a
cui
parteciparono
direttamente
elementi
di
Destra
che
riprendevano
le
antiche
tradizioni
.
Si
ebbe
l
'
intesa
con
la
Francia
,
e
poi
anche
con
la
Russia
,
mentre
la
Triplice
si
ridusse
a
puro
elemento
di
statica
europea
.
Attraverso
questi
cambiamenti
rimase
punto
fisso
,
non
contestato
da
alcuno
,
l
'
amicizia
coll
'
Inghilterra
,
basata
sulla
coincidenza
d
'
interessi
per
l
'
equilibrio
nel
Mediterraneo
(
contro
la
Francia
,
eventualmente
anche
contro
la
Russia
)
e
risalente
idealmente
all
'
atteggiamento
favorevole
dell
'
opinione
pubblica
inglese
e
dello
stesso
governo
verso
la
rivoluzione
e
l
'
unità
italiane
(
la
famosa
nota
Russell
del
27
ottobre
1860
in
favore
dell
'
autodeterminazione
dei
popoli
)
.
Sostanzialmente
la
politica
estera
italiana
nelle
sue
diverse
fasi
(
ma
specialmente
nell
'
ultima
)
fu
una
politica
di
equilibrio
.
La
più
piccola
fra
le
grandi
potenze
europee
e
la
più
giovane
,
collocata
sull
'
orlo
del
continente
,
aveva
per
necessità
primaria
l
'
assenza
di
un
dominio
o
predominio
europeo
.
Era
la
traduzione
in
termini
di
politica
strumentale
del
retaggio
prezioso
del
Risorgimento
,
l
'
indipendenza
nazionale
.
Questo
interesse
aveva
preminenza
assoluta
rispetto
a
qualsiasi
ampliamento
parziale
.
Di
qui
la
cautela
verso
l
'
irredentismo
anche
quando
ne
fu
neutralizzato
il
carattere
repubblicano
antidinastico
.
E
tuttavia
,
nonostante
ogni
prudenza
,
si
ebbero
conseguimenti
importanti
per
Tripoli
,
per
i
Balcani
,
per
il
Mediterraneo
orientale
.
L
'
alleanza
con
l
'
Austria
aveva
un
elemento
di
contrasto
con
le
tradizioni
e
le
idealità
del
Risorgimento
.
Non
si
trattava
solo
della
rinunzia
all
'
irredentismo
,
che
in
ogni
caso
si
sarebbe
dovuto
accantonare
per
la
situazione
generale
europea
(
neanche
la
Francia
poté
avere
la
sua
guerra
per
l
'
Alsazia
Lorena
)
.
Oltre
l
'
irredentismo
,
era
in
gioco
la
politica
verso
i
popoli
balcanici
e
le
nazionalità
slave
e
rumena
dell
'
Austria
Ungheria
.
Le
due
direttive
,
moderata
(
Balbo
)
e
mazziniana
,
tornarono
ad
urtarsi
.
Una
specie
di
diagonale
fu
rappresentata
dall
'
articolo
7
della
Triplice
(
compensi
all
'
Italia
in
caso
di
occupazioni
austroungariche
nei
Balcani
)
;
in
realtà
,
con
quell
'
articolo
si
rimaneva
sul
terreno
della
vecchia
politica
.
Eravamo
impegnati
alla
politica
di
conservazione
dell
'
Austria
Ungheria
e
della
Turchia
,
le
cui
sorti
erano
legate
più
che
mai
secondo
l
'
intuizione
mazziniana
.
Se
alla
conservazione
fosse
andata
unita
una
evoluzione
,
preparante
la
libertà
e
l
'
assetto
nazionale
dei
popoli
nei
due
imperi
,
niente
di
meglio
.
Così
non
fu
;
né
all
'
Italia
può
spettare
in
questo
la
parte
di
responsabilità
maggiore
.
Ne
derivarono
la
guerra
del
1914
e
le
rivoluzioni
danubiano
balcaniche
del
1918
.
VII
CRISI
DEL
POST
RISORGIMENTO
Mussolinismo
e
nazionalismo
Lo
scoppio
della
guerra
europea
al
principio
dell
'
agosto
1914
sconvolse
dalle
fondamenta
la
politica
estera
italiana
,
basata
sull
'
alleanza
con
uno
dei
due
gruppi
di
potenze
in
guerra
e
sulle
intese
con
i
membri
dell
'
altro
gruppo
;
E
lo
sconvolgimento
si
propagò
quasi
immediatamente
alla
politica
interna
.
Ebbe
inizio
,
per
lo
stato
italiano
del
Post
risorgimento
,
una
crisi
;
crisi
che
maturò
negli
anni
191522
,
scoppiò
apertamente
in
quelli
seguenti
,
e
volse
a
catastrofe
.
Chi
avesse
fatto
il
punto
dello
svolgimento
politico
italiano
alla
vigilia
della
guerra
europea
-
-
il
cinquantenario
del
Regno
ne
offriva
l
'
occasione
migliore
-
-
avrebbe
trovato
che
esso
era
un
punto
culminante
.
L
'
Italia
stava
realizzandosi
come
democrazia
nazionale
,
liberale
e
sociale
.
Vi
era
tuttavia
un
fattore
generale
di
debolezza
nella
ancor
limitata
diffusione
dell
'
educazione
politica
,
e
nella
conseguente
ristrettezza
di
base
della
classe
dirigente
.
La
vita
politica
italiana
somigliava
a
un
adolescente
di
complessione
delicata
,
che
presenta
un
rigoglio
giovanile
,
ma
non
è
assicurato
ancora
contro
malattie
di
costituzione
,
pericolose
per
la
sua
esistenza
.
Precisamente
a
malattie
costituzionali
del
genere
si
potevano
paragonare
due
nuovi
fattori
della
vita
politica
italiana
,
entrati
in
campo
alla
vigilia
della
guerra
e
in
considerazione
dei
quali
si
deve
affermare
che
la
crisi
interna
italiana
precedette
,
in
realtà
,
quella
estera
.
I
due
nuovi
fattori
erano
il
socialismo
mussoliniano
e
il
nazionalismo
,
allora
in
antitesi
estrema
apparente
,
in
realtà
affini
e
destinati
in
pochi
anni
a
confondersi
insieme
.
La
ripresa
rivoluzionaria
del
socialismo
italiano
,
durante
e
subito
dopo
la
guerra
di
Libia
,
fu
qualcosa
di
assai
diverso
dalla
tendenza
intransigente
che
nel
decennio
anteriore
aveva
lottato
,
in
seno
al
partito
socialista
,
contro
il
riformismo
.
Benito
Mussolini
non
faceva
questione
di
collaborazione
o
meno
con
i
partiti
e
i
governi
borghesi
,
ma
propugnava
(
contro
tutto
lo
svolgimento
del
socialismo
,
da
Marx
in
poi
)
l
'
azione
diretta
come
metodo
normale
di
lotta
politica
.
Il
mussolinismo
veniva
a
rinnegare
il
gioco
normale
dei
partiti
,
la
vita
parlamentare
,
il
metodo
liberale
,
l
'
evoluzione
progressiva
e
consensuale
.
Esso
si
incontrava
col
precedente
sindacalismo
,
trasponendone
metodi
e
spirito
dalla
lotta
sindacale
a
quella
politica
:
ispiratore
comune
Georges
Sorel
,
il
cui
verbo
ebbe
allora
larga
diffusione
in
Italia
,
dai
pulpiti
più
diversi
,
e
da
cui
molta
gente
apprese
il
culto
della
violenza
e
l
'
odio
della
democrazia
.
In
quel
culto
e
in
quest
'
odio
il
neorivoluzionarismo
mussoliniano
si
trovò
appunto
a
comunicare
col
nazionalismo
.
Questo
movimento
sorse
fra
noi
negli
anni
immediatamente
precedenti
alla
guerra
libica
,
e
crebbe
durante
essa
a
importanza
nazionale
.
Gli
iniziatori
provennero
dalle
più
diverse
parti
:
dal
campo
conservatore
liberale
,
dalla
democrazia
irredentistica
,
dal
sindacalismo
,
e
fraternizzarono
dapprima
in
un
generico
slancio
patriottico
per
l
'
elevazione
e
la
grandezza
d
'
Italia
.
Dietro
questo
patriottismo
generico
,
però
,
c
'
erano
una
dottrina
politica
,
una
ideologia
e
un
metodo
di
lotta
politica
,
che
andarono
assumendo
lineamenti
sempre
più
precisi
,
con
un
processo
parallelo
di
secessione
e
di
ricomposizione
nel
corpo
degli
adepti
.
L
'
ideologia
del
nazionalismo
italiano
era
una
combinazione
di
positivismo
spenceriano
(
lotta
per
l
'
esistenza
,
selezione
,
trionfo
del
più
forte
)
e
di
statalismo
tedesco
hegeliano
o
neohegeliano
,
fusi
nello
stampo
dottrinario
del
nazionalismo
francese
di
Daudet
e
Maurras
;
e
la
fusione
era
impregnata
di
retorica
patriottarda
e
imperialistica
,
e
di
nietzscheismo
bellicistico
,
eroicizzante
,
antiumanitario
:
maestro
nell
'
una
e
nell
'
altro
Gabriele
D
'
Annunzio
.
Era
dunque
un
'
ideologia
di
molteplici
impronte
,
quasi
tutte
estere
,
completamente
estranea
alle
tradizioni
italiane
del
Risorgimento
,
direttamente
opposta
al
suo
spirito
liberale
e
umanitario
.
Questo
spirito
,
il
nazionalismo
italiano
coscientemente
lo
rinnegava
,
dichiarando
che
l
'
unica
cosa
importante
nel
processo
risorgimentale
era
stata
la
formazione
territoriale
statale
,
di
cui
le
idealità
del
Risorgimento
dovevano
considerarsi
semplici
strumenti
occasionali
,
da
gettar
via
,
a
formazione
compiuta
,
come
inutili
ingombri
,
o
piuttosto
da
eliminare
come
fermenti
di
dissoluzione
.
Ideale
politico
del
nazionalismo
era
la
distruzione
del
liberalismo
,
della
democrazia
,
del
socialismo
,
per
il
dominio
dispotico
dello
Stato
nazione
,
ente
puramente
astratto
e
formale
nei
suoi
lineamenti
teorici
,
ma
che
in
pratica
assumeva
le
funzioni
di
un
idolo
:
Moloch
ingoiante
i
cittadini
sacrificati
al
suo
nume
.
Era
una
risurrezione
dell
'
antico
Stato
assoluto
,
ma
assai
peggiorato
,
perché
se
ne
estendeva
illimitatamente
il
potere
e
l
'
arbitrio
,
abbandonandone
il
vecchio
contenuto
morale
;
e
così
il
nazionalismo
si
costituiva
come
ripresa
inasprita
e
peggiorata
dell
'
Antirisorgimento
.
Con
questa
ideologia
il
nazionalismo
non
poteva
trovare
i
suoi
appoggi
che
negli
elementi
più
retrivi
della
nazione
;
e
tali
appoggi
furono
i
denari
dei
siderurgici
e
i
voti
dei
clericali
.
Questi
erano
allettati
dalla
lotta
antimassonica
e
antiliberale
del
nazionalismo
,
dalla
larga
parte
ch
'
esso
riserbava
all
'
influenza
ecclesiastica
,
dall
'
esaltazione
del
papato
(
in
quanto
potenza
politica
,
non
in
quanto
fattore
religioso
)
come
elemento
costitutivo
,
fondamentale
della
grandezza
italiana
.
L
'
alleanza
con
i
clericali
più
spinti
completava
e
svelava
il
carattere
nettamente
antirisorgimentale
del
nazionalismo
.
E
tuttavia
esso
,
ostentatamente
antiliberale
,
penetrò
anche
largamente
nel
campo
liberale
,
in
quanto
i
liberali
italiani
erano
divenuti
in
gran
parte
dei
semplici
antisocialisti
conservatori
e
anzi
reazionari
;
e
,
inaciditi
per
l
'
esclusione
dal
potere
,
non
pensavano
che
a
riprenderlo
con
tutti
i
mezzi
,
non
rifuggendo
neppure
da
un
'
opera
disgregatrice
che
meritò
ai
più
estremisti
di
loro
la
qualifica
di
anarchici
.
A
questi
simpatizzanti
«
liberali
»
,
e
in
genere
ai
«
benpensanti
»
,
il
nazionalismo
si
imponeva
con
i
suoi
metodi
di
lotta
presi
in
prestito
ai
«
sovversivi
»
:
linguaggio
e
gesti
violenti
,
aggressività
personale
,
tumultuarietà
piazzaiuola
.
Il
contenuto
reazionario
,
cioè
,
si
realizzava
attraverso
il
metodo
demagogico
:
alleanza
che
,
con
la
complicità
dei
«
conservatori
anarchici
»
,
doveva
divenire
nel
dopoguerra
una
chiave
della
politica
italiana
.
Dalle
giornate
di
maggio
alla
marcia
su
Roma
La
politica
estera
dei
nazionalisti
era
imperialistica
,
diretta
puramente
all
'
espansione
materiale
della
nazione
,
senza
riconoscimento
dei
principî
ideali
e
di
valori
universali
per
l
'
ordinamento
internazionale
;
e
cioè
,
anche
qui
,
in
antitesi
diretta
col
Risorgimento
sia
quello
di
Cavour
,
sia
,
e
ancor
più
,
quello
di
Mazzini
.
Erano
fautori
dell
'
alleanza
germanica
,
e
anzi
la
consideravano
come
qualcosa
di
permanente
e
necessario
,
perché
da
essa
attendevano
una
guerra
di
conquista
mediterranea
e
coloniale
a
spese
della
Francia
e
dell
'
Inghilterra
,
senza
curare
il
problema
fondamentale
di
un
soddisfacente
assetto
europeo
.
La
dichiarazione
di
neutralità
italiana
e
le
disposizioni
degli
spiriti
in
Italia
li
indussero
,
senza
troppi
scrupoli
,
a
rovesciare
le
loro
posizioni
,
e
a
passare
dalla
parte
antigermanica
,
cercando
di
farsene
i
capi
.
Con
l
'
attacco
dell
'
Austria
alla
Serbia
e
la
guerra
europea
derivatane
,
la
politica
triplicistica
dell
'
Italia
,
dopo
un
trentennio
,
si
trovava
scossa
alle
basi
.
La
preoccupazione
di
difesa
contro
la
Francia
era
ormai
svanita
,
mentre
ingigantiva
la
preoccupazione
per
l
'
espansione
austriaca
nei
Balcani
.
In
quanto
al
motivo
conservatore
dinastico
,
che
tanta
importanza
aveva
avuto
per
la
fondazione
della
Triplice
,
esso
aveva
già
perduto
ogni
efficacia
,
di
fronte
agli
svolgimenti
interni
italiani
:
riprendeva
invece
,
trionfante
,
l
'
irredentismo
,
non
più
legato
al
repubblicanesimo
antidinastico
,
e
con
esso
la
tradizione
del
Risorgimento
e
l
'
ideologia
nazionale
democratica
(
di
cui
la
Triplice
Intesa
si
faceva
paladina
)
,
non
senza
forte
concorso
della
francofilia
massonica
largamente
diffusa
in
Italia
.
A
questa
ideologia
parvero
aderire
i
nazionalisti
italiani
,
abbandonando
le
loro
concezioni
imperialistiche
e
reazionarie
:
in
realtà
,
essi
portarono
intatto
nel
campo
democratico
il
loro
spirito
,
e
particolarmente
il
loro
demagogismo
.
Altrettanto
può
dirsi
dell
'
altro
passaggio
,
quello
di
Mussolini
,
dal
neutralismo
del
partito
socialista
all
'
interventismo
,
passaggio
in
cui
egli
poté
affiancarsi
con
i
sindacalisti
rivoluzionari
.
In
tutti
e
tre
i
casi
,
lo
spiritus
rector
,
o
motivo
conduttore
,
era
quello
della
guerra
per
la
guerra
,
e
cioè
della
violenza
,
demolitrice
del
vecchio
mondo
liberale
democratico
pacifistico
.
Era
uno
spirito
in
diretto
contrasto
con
quello
dell
'
altra
ala
dell
'
interventismo
,
la
democratica
:
numericamente
assai
superiore
,
e
anche
politicamente
,
ove
si
guardi
alle
posizioni
acquisite
;
ma
che
,
nella
lotta
per
l
'
intervento
e
nei
successivi
contrasti
col
neutralismo
,
fu
largamente
dominata
dal
«
dinamismo
»
demagogico
degli
alleati
nemici
.
Di
fronte
all
'
amalgama
interventistico
,
quello
neutralistico
non
era
molto
più
omogeneo
:
conservatori
che
potevano
definirsi
neutralisti
della
paura
;
cattolici
,
largamente
ispirati
da
motivi
confessionali
;
socialisti
,
di
un
pacifismo
dommatico
e
obbedienti
a
una
disciplina
meccanica
di
partito
;
infine
nazionali
puri
,
«
apartitici
»
,
che
volevano
la
neutralità
indifferenziata
e
manovrata
,
rivolta
a
cogliere
le
migliori
occasioni
per
la
tutela
e
l
'
ingrandimento
d
'
Italia
,
senza
rendersi
conto
delle
forze
ideologiche
,
passionali
,
necessariamente
di
carattere
universalistico
,
scatenate
dal
conflitto
europeo
.
Tutto
lo
schieramento
politico
italiano
e
la
struttura
stessa
dei
partiti
rimasero
sconvolti
dalla
nuova
spartizione
fra
interventisti
e
neutralisti
,
con
arresto
e
compromissione
dello
svolgimento
politico
post
risorgimentale
,
e
cioè
della
formazione
di
una
democrazia
nazionale
.
Le
giornate
di
maggio
portarono
lo
sconvolgimento
all
'
estremo
.
Con
la
vittoria
clamorosa
,
schiacciante
,
dell
'
interventismo
sul
neutralismo
-
-
vittoria
che
annullò
quanto
di
proficuo
,
proprio
dal
punto
di
vista
di
una
politica
nazionale
,
era
pur
contenuto
nel
secondo
-
-
si
ebbe
anche
il
trionfo
della
«
piazza
»
sul
parlamento
,
e
il
bando
dalla
nazione
del
capo
della
maggioranza
parlamentare
,
Giolitti
,
infamato
come
traditore
.
Crollò
così
tutta
la
situazione
politico
parlamentare
formatasi
dopo
il
1900
,
situazione
che
aveva
sostenuto
lo
sviluppo
politico
sociale
del
paese
,
congiungendo
democrazia
liberale
e
socialismo
nei
«
blocchi
popolari
»
e
in
parlamento
.
Il
socialismo
si
ritrasse
in
una
passiva
opposizione
di
principio
alla
guerra
,
ai
margini
della
vita
nazionale
,
e
la
corrente
conservatrice
reazionaria
,
che
avrebbe
voluto
addirittura
estrometterlo
da
questa
vita
,
prese
il
sopravvento
.
La
maggioranza
interventista
della
democrazia
rinnegò
il
suo
capo
ed
i
suoi
alleati
di
ieri
,
accettandone
la
scomunica
nazionale
,
mentre
la
minoranza
neutralistica
si
chiuse
,
per
lo
più
,
in
un
'
acida
politica
di
punzecchiature
recriminatorie
.
Dominò
la
commistione
di
nazionalismo
e
mussolinismo
(
cioè
il
fascismo
già
nato
)
;
e
così
quella
che
fu
detta
,
e
in
un
certo
senso
fu
,
l
'
ultima
guerra
del
Risorgimento
,
si
aprì
con
una
profonda
scissione
morale
,
entro
cui
cacciò
il
suo
ferro
avvelenato
L
'
Antirisorgimento
.
Sarebbe
potuta
e
dovuta
intervenire
la
monarchia
,
pronunziando
la
parola
pacificatrice
e
riparatrice
,
a
difesa
e
salvezza
di
quella
che
era
pure
stata
la
sua
politica
,
e
di
colui
che
era
pure
stato
il
suo
uomo
.
Essa
disertò
,
per
incomprensione
morale
o
per
calcolo
machiavellico
,
il
suo
còmpito
:
e
fu
la
prima
delle
sue
diserzioni
nel
trentennio
fatale
che
vide
il
passaggio
dal
Post
risorgimento
all
'
Antirisorgimento
.
La
scissione
e
la
rissa
interventistico
neutralistiche
serpeggiarono
durante
tutta
la
guerra
;
la
corrente
di
patriottismo
,
che
pure
scorse
larga
e
impetuosa
specie
dopo
Caporetto
,
non
valse
ad
eliminarle
,
e
le
dispute
sulle
cause
di
quella
sconfitta
e
poi
sui
risultati
della
guerra
le
ravvivarono
.
Si
ebbe
tuttavia
qualche
tempo
dopo
la
fine
della
guerra
una
riconciliazione
tra
democrazia
interventistica
e
neutralistica
;
ma
non
si
riformarono
una
maggioranza
in
parlamento
,
e
una
situazione
politica
nel
paese
,
di
democrazia
liberale
e
sociale
.
Vi
fu
uno
sfaldamento
miserabile
di
gruppi
parlamentari
,
con
vecchie
e
nuove
scissioni
personali
.
Nel
polverizzamento
di
liberali
e
democratici
si
contesero
il
campo
le
nuove
forze
del
socialismo
massimalista
,
del
popolarismo
,
del
fascismo
.
Le
due
prime
erano
riuscite
trionfanti
dalle
elezioni
del
1919
,
che
segnarono
l
'
esautorazione
della
vecchia
classe
dirigente
senza
sostituirne
una
nuova
.
Il
socialismo
massimalista
,
rivoluzionario
a
parole
,
nullo
nei
fatti
,
perpetuò
la
divisione
tra
proletariato
e
democrazia
formatasi
per
la
guerra
.
I
popolari
,
che
avevano
attratto
a
sé
buona
parte
delle
truppe
liberali
conservatrici
,
non
superarono
l
'
orizzonte
della
politica
particolaristica
e
confessionale
.
Dalla
moltitudine
accozzata
,
senza
coscienza
politica
e
senza
consistenza
di
classe
,
dei
senzapartito
,
trasse
le
sue
reclute
il
fascismo
,
sfruttando
i
sentimenti
e
gli
interessi
più
diversi
.
Esso
fece
leva
sul
malcontento
dei
«
combattenti
»
piccolo
borghesi
;
sul
patriottismo
apolitico
(
anch
'
esso
prevalentemente
piccolo
borghese
)
esasperato
da
qualche
eccesso
,
artificiosamente
ingrandito
,
del
postumo
neutralismo
socialista
,
e
più
ancora
dal
mito
-
-
di
fabbrica
machiavellico
demagogica
del
nazionalismo
-
-
della
«
vittoria
mutilata
»
o
«
tradita
»
(
in
realtà
,
da
un
punto
di
vista
puramente
politico
territoriale
,
nessun
paese
aveva
tanto
guadagnato
dalla
guerra
quanto
l
'
Italia
,
e
i
danni
reali
,
non
suoi
soltanto
,
ma
di
tutta
l
'
Europa
,
andavano
cercati
in
tutt
'
altra
direzione
)
;
e
soprattutto
sulla
paura
del
bolscevismo
.
Fu
spalleggiato
vigorosamente
da
agrari
,
industriali
,
massoni
,
«
liberali
»
,
e
innanzi
tutto
dai
nazionalisti
.
Questi
ultimi
divennero
sempre
più
i
veri
ispiratori
del
movimento
,
che
andò
perdendo
rapidamente
quel
tanto
o
quel
poco
che
c
'
era
originariamente
in
esso
di
democratico
nazionale
,
e
assunse
fisionomia
schiettamente
reazionaria
antirisorgimentale
.
Dal
nazionalismo
,
dal
sindacalismo
,
e
soprattutto
dall
'
arditismo
di
guerra
il
fascismo
trasse
-
-
duce
Mussolini
-
-
il
metodo
dell
'
azione
diretta
(
cioè
della
violenza
materiale
)
,
applicato
contro
il
socialismo
,
e
poi
contro
tutti
gli
avversari
;
e
nell
'
applicazione
di
questo
metodo
si
sostanziò
la
sua
attività
politica
,
inerti
o
complici
le
autorità
statali
e
i
ceti
dirigenti
.
Si
arrivò
così
alla
«
marcia
su
Roma
»
:
che
tuttavia
sarebbe
fallita
-
-
e
con
essa
si
sarebbe
avuta
la
liquidazione
del
fascismo
-
-
se
il
monarca
non
avesse
spezzato
in
mano
al
governo
legale
l
'
arma
di
difesa
,
e
chiamato
al
potere
il
capitano
della
rivolta
contro
lo
Statuto
e
contro
lo
stato
nazionale
del
Risorgimento
.
Dalla
marcia
su
Roma
al
fascismo
totalitario
Con
quella
chiamata
,
re
Vittorio
Emanuele
III
di
Savoia
Carignano
si
costituì
responsabile
diretto
e
primo
di
tutti
gli
svolgimenti
anticostituzionali
,
antiliberali
e
antirisorgimentali
del
regime
fascista
.
Questo
ebbe
dapprima
qualche
ambiguità
di
atteggiamento
,
grazie
al
gioco
di
equilibrio
mussoliniano
tra
il
fascismo
puro
e
filofascismo
«
liberale
»
:
ambiguità
che
ebbe
la
sua
manifestazione
tipica
nel
«
listone
»
governativo
per
le
elezioni
del
1924
.
Dopo
il
delitto
Matteotti
e
le
reazioni
antifasciste
-
-
immobilizzatesi
nella
passività
dell
'
«
Aventino
»
,
-
-
ogni
ambiguità
scomparve
,
tanto
da
costringere
all
'
opposizione
,
tardiva
e
impotente
,
anche
quasi
tutti
i
«
liberali
»
.
Mussolini
allora
,
sgominati
con
la
forza
statale
e
con
quella
di
partito
tutti
gli
avversari
,
costruì
integralmente
lo
stato
fascista
,
dittatoriale
totalitario
;
e
il
nazionalfascismo
(
nazionalisti
e
fascisti
si
erano
fusi
anche
formalmente
all
'
indomani
della
«
marcia
su
Roma
»
)
si
realizzò
pienamente
come
Antirisorgimento
,
con
la
soppressione
di
tutte
le
libertà
,
l
'
esautorazione
e
la
distruzione
del
parlamento
,
la
giustizia
sottomessa
al
potere
politico
,
il
privilegio
di
partito
annullante
l
'
eguaglianza
fra
i
cittadini
,
lo
sfruttamento
dell
'
economia
nazionale
a
favore
di
bande
di
profittatori
,
l
'
asservimento
e
l
'
inquinamento
della
coltura
nazionale
per
opera
di
concezioni
grossolane
e
inconsistenti
,
che
rinnegavano
i
principî
umanistici
fondamento
della
nuova
Italia
.
Complice
necessaria
in
quest
'
opera
di
distruzione
fu
la
Corona
,
la
quale
lasciò
mano
libera
al
fascismo
e
moltiplicò
le
manifestazioni
spontanee
di
adesione
ad
esso
.
Così
facendo
,
re
Vittorio
Emanuele
III
venne
meno
al
giuramento
e
agli
impegni
della
sua
ascesa
al
trono
,
capovolse
la
politica
da
lui
seguita
nell
'
anteguerra
,
abbandonò
i
fondamenti
giuridici
e
le
tradizioni
morali
della
monarchia
italiana
uscita
dal
Risorgimento
,
e
di
questa
monarchia
distrusse
la
sostanza
stessa
,
che
era
appunto
nell
'
associazione
della
dinastia
sabauda
con
la
libertà
e
con
l
'
autogoverno
della
nazione
.
Tra
il
1922
e
il
1926
la
monarchia
esistente
in
Italia
dal
1861
venne
meno
,
sostituita
da
un
istituto
indefinito
e
indefinibile
,
privo
in
pari
grado
di
base
legale
e
di
consistenza
politico
morale
.
Non
si
trattò
di
un
ritorno
(
che
del
resto
non
avrebbe
avuto
alcuna
legittimità
o
giustificazione
)
alla
vecchia
monarchia
assolutistica
dei
Savoia
del
primo
ramo
.
Il
regime
fascista
era
anzi
,
nella
sua
effettività
politica
e
nei
suoi
incerti
e
rozzi
tentativi
di
formulazione
ideologica
,
la
negazione
di
una
simile
monarchia
;
bensì
,
attribuendo
al
monarca
,
e
al
monarca
soltanto
,
la
nomina
e
il
congedo
del
capo
del
governo
e
la
sanzione
degli
atti
governativi
,
combinava
ibridamente
il
totalitarismo
di
partito
e
la
dittatura
ducista
con
l
'
arbitrio
regio
,
in
modo
tale
che
sul
re
veniva
a
cadere
la
responsabilità
finale
di
tutto
.
In
pratica
,
sebbene
il
re
fosse
ridotto
a
una
funzione
di
timbratura
degli
atti
del
regime
,
egli
copriva
questi
atti
con
l
'
autorità
e
il
prestigio
della
monarchia
.
Ciò
valeva
soprattutto
per
l
'
esercito
,
i
cui
capi
non
avevano
mai
superato
il
concetto
feudale
assolutistico
della
fedeltà
personale
al
monarca
,
e
trovarono
quindi
nella
sanzione
data
da
lui
al
regime
la
giustificazione
per
tollerare
o
promuovere
quella
fascistizzazione
dell
'
esercito
nazionale
di
cui
si
videro
nel
settembre
1943
i
risultati
finali
.
Dopo
la
monarchia
,
l
'
alta
borghesia
,
e
più
specialmente
la
cosidetta
plutocrazia
,
fornì
pure
al
regime
un
complice
sostegno
.
Abdicando
a
quella
che
era
stata
la
ragion
d
'
essere
dell
'
impresa
capitalistica
(
l
'
iniziativa
economica
responsabile
per
l
'
incremento
della
produzione
)
,
essa
accettò
tutti
i
capricci
e
gli
aborti
dell
'
economia
fascista
,
in
cambio
dei
propri
personali
profitti
conseguiti
in
un
'
economia
chiusa
e
dittatorialmente
regolata
,
e
in
cambio
della
distruzione
del
sindacalismo
operaio
e
della
stessa
personalità
morale
del
lavoratore
.
Potremmo
aggiungere
,
a
questa
enumerazione
dei
complici
del
fascismo
,
i
conservatori
,
ciechi
per
settarietà
e
per
paura
'
'
rinneganti
ogni
autentico
principio
di
conservazione
;
e
una
gran
parte
del
mondo
dell
'
alta
coltura
,
datasi
a
praticare
un
opportunistico
conformismo
nei
riguardi
del
regime
,
seminando
la
confusione
nei
cervelli
e
la
demoralizzazione
nei
cuori
.
A
rafforzare
lo
stato
di
asservimento
del
popolo
italiano
venne
l
'
intesa
tra
il
Vaticano
e
il
fascismo
,
fondata
,
o
manifestatasi
,
con
i
patti
del
Laterano
(
1929
)
.
Occorre
nettamente
distinguere
in
questi
il
contenuto
materiale
dalle
condizioni
politico
morali
in
cui
furono
stretti
,
e
dai
risultati
che
ne
provennero
per
la
situazione
generale
italiana
.
Il
componimento
della
questione
romana
nella
sua
sostanza
(
Città
del
Vaticano
)
corrispondeva
a
soluzioni
vagheggiate
nel
Risorgimento
e
nel
Post
risorgimento
,
ed
era
poco
più
che
una
sistemazione
bilaterale
della
legge
delle
guarentigie
.
Più
vario
e
complesso
giudizio
sarebbe
da
fare
-
-
ma
non
è
qui
il
luogo
,
-
-
del
Concordato
,
a
seconda
delle
diverse
clausole
e
di
certi
enunciati
di
principio
.
Ma
il
punto
capitale
,
in
questo
nostro
scorcio
storico
,
è
il
momento
politico
in
cui
i
patti
del
Laterano
furono
stretti
,
il
loro
Sitz
im
Leben
(
secondo
l
'
efficace
espressione
tedesca
)
,
cioè
il
collocamento
da
essi
trovato
e
la
funzione
vitale
assunta
nella
crisi
totale
della
vita
politica
italiana
.
L
'
avviamento
delle
trattative
venne
a
coincidere
con
l
'
instaurazione
piena
della
dittatura
fascistico
mussoliniana
,
erigentesi
sulla
caduta
del
vecchio
regime
liberale
democratico
,
che
era
altresì
l
'
unico
legale
,
l
'
unico
che
potesse
pretendere
di
rappresentare
la
libera
volontà
degli
Italiani
.
Così
gli
accordi
furono
conclusi
sul
corpo
dell
'
Italia
serva
e
dolorante
,
venendo
ad
affiancarsi
alla
cacciata
dal
parlamento
dei
legittimi
rappresentanti
del
popolo
,
alla
soppressione
definitiva
di
tutte
le
libertà
,
al
confino
politico
e
al
tribunale
speciale
.
L
'
effetto
morale
inevitabile
fu
di
una
sanzione
ecclesiastico
papale
all
'
operato
del
fascismo
e
di
colui
che
il
pontefice
,
all
'
indomani
degli
accordi
,
giudicò
uomo
provvidenziale
:
effetto
confermato
dall
'
intervento
ufficiale
dei
cattolici
a
favore
del
regime
nelle
«
elezioni
»
che
seguirono
immediatamente
.
Risultato
naturale
fu
l
'
intesa
che
si
stabili
in
tutta
Italia
fra
le
gerarchie
ecclesiastiche
e
fascismo
,
la
quale
,
mentre
ribadì
potentemente
i
ceppi
del
popolo
italiano
,
dette
,
con
il
«
clericofascismo
»
,
l
'
ultimo
efficacissimo
tocco
al
carattere
antirisorgimentale
del
nuovo
regime
.
Né
il
violento
,
ma
breve
conflitto
fra
governo
fascista
e
Santa
Sede
(
1931
)
per
l
'
Azione
cattolica
,
né
i
contrasti
occasionali
fra
i
due
poteri
cambiarono
questo
stato
di
cose
.
Solo
negli
ultimi
tempi
del
pontificato
di
Pio
XI
si
ebbe
la
sensazione
di
un
allontanamento
tra
Palazzo
Venezia
e
Vaticano
.
La
catastrofe
Il
regime
liberale
aveva
lasciato
a
quello
fascista
,
in
politica
estera
,
una
eredità
preziosa
,
il
trattato
di
Rapallo
:
preziosa
per
le
stipulazioni
specifiche
del
trattato
,
e
per
le
virtualità
e
gli
additamenti
in
esso
contenuti
.
Quel
trattato
,
insieme
al
precedente
di
Saint
Germain
,
aveva
completato
per
l
'
Italia
l
'
opera
del
Risorgimento
,
e
le
aveva
assicurato
una
sistemazione
territoriale
sufficientemente
favorevole
per
far
giudicare
antinazionale
qualsiasi
tentativo
da
parte
nostra
di
rimetterla
in
questione
.
Al
tempo
stesso
erano
poste
le
premesse
di
quella
collaborazione
fra
l
'
Italia
e
le
giovani
nazionalità
balcaniche
,
additata
già
dal
genio
di
Mazzini
come
la
via
maestra
per
la
sicurezza
e
la
grandezza
del
nostro
paese
.
Il
fascismo
accettò
materialmente
l
'
eredità
di
Rapallo
senza
farne
proprio
lo
spirito
,
per
esso
inintelligibile
;
e
in
questa
inintelligenza
trovò
un
compagno
nel
nazionalismo
jugoslavo
,
più
particolarmente
croato
.
Le
relazioni
con
la
Jugoslavia
si
andarono
facendo
sempre
più
cattive
;
il
restringimento
graduale
dei
vincoli
fra
le
nazioni
balcaniche
(
compresa
la
Turchia
)
si
effettuò
non
sotto
,
ma
contro
l
'
influenza
italiana
,
lasciandole
come
solo
campo
d
'
attività
l
'
irredentismo
bulgaro
,
in
contrasto
con
il
còmpito
pacificatore
che
essa
avrebbe
dovuto
espletare
;
con
la
Piccola
Intesa
,
i
buoni
rapporti
avviati
al
tempo
di
Rapallo
fecero
luogo
a
uno
spirito
di
ostilità
e
all
'
esclusiva
influenza
francese
.
Nei
riguardi
della
Germania
e
del
problema
germanico
,
Mussolini
iniziò
il
suo
governo
ponendosi
a
rimorchio
della
inintelligente
politica
di
Poincaré
;
quindi
serbò
un
contegno
di
passività
rispetto
alla
politica
di
Locarno
,
si
tenne
distante
dalla
Germania
repubblicana
e
da
Stresemann
,
come
si
mostrò
ostile
o
almeno
sprezzante
verso
la
Società
delle
nazioni
e
gli
ideali
di
pacificazione
e
collaborazione
europee
.
Dopo
il
1930
il
fascismo
si
dette
a
sventolare
demagogicamente
la
bandiera
del
revisionismo
,
proprio
quando
lo
sgombero
renano
e
la
nuova
sistemazione
,
o
liquidazione
,
delle
riparazioni
,
avevano
sanato
le
piaghe
maggiori
di
Versailles
,
e
l
'
ascensione
del
nazionalsocialismo
tedesco
-
-
favorita
dal
fascismo
-
-
minacciava
la
pace
europea
e
quello
stato
di
cose
che
garantiva
i
frutti
della
vittoria
italiana
.
Quando
però
Hitler
mostrò
i
suoi
appetiti
verso
l
'
Austria
,
Mussolini
ebbe
un
momento
di
lucido
intervallo
,
con
la
«
politica
di
Stresa
»
,
cioè
l
'
intesa
con
le
potenze
occidentali
.
Ma
l
'
irrimediabile
miopia
del
nazionalfascismo
fece
concepire
e
praticare
anche
quella
politica
sulla
base
dello
spicciolo
e
opportunistico
do
ut
des
:
quello
che
era
interesse
italiano
primario
,
vitale
,
fu
posposto
,
con
l
'
avventura
etiopica
,
alla
smania
della
conquista
coloniale
e
al
sogno
grottesco
di
una
«
risurrezione
dell
'
impero
»
.
Da
quell
'
avventura
derivò
la
rimilitarizzazione
renana
,
preludio
della
seconda
guerra
europea
.
Alle
realizzazioni
dell
'
imperialismo
hitleriano
Mussolini
prestò
man
forte
con
la
politica
dell
'
«
asse
Roma
Berlino
»
,
ispirata
dagli
interessi
di
partito
del
fascismo
,
fino
all
'
alleanza
offensiva
e
difensiva
del
«
patto
d
'
acciaio
»
,
che
pose
l
'
Italia
alla
mercé
di
Hitler
,
e
fino
alla
partecipazione
alla
guerra
scatenata
da
questo
per
il
dominio
nazional
-
socialista
sull
'
Europa
e
sul
mondo
,
e
per
la
distruzione
della
civiltà
latina
,
europea
e
cristiana
.
L
'
Italia
era
così
costretta
ad
una
guerra
in
cui
,
sconfitta
,
avrebbe
perduto
molto
,
vittoriosa
,
avrebbe
perduto
tutto
:
l
'
indipendenza
,
la
libertà
,
l
'
onore
e
la
sua
stessa
ragion
d
'
essere
.
Fu
l
'
apostasia
finale
del
Risorgimento
,
il
tradimento
supremo
verso
la
nazione
.
Dell
'
apostasia
e
del
tradimento
fu
complice
necessaria
,
ancora
una
volta
,
la
monarchia
sabauda
,
che
suggellò
così
la
sua
sentenza
,
scritta
già
da
un
quindicennio
.
Per
opera
della
monarchia
sabauda
il
Post
risorgimento
si
era
concluso
nell
'
Antirisorgimento
.
La
sospensione
nello
sviluppo
istituzionale
italiano
avvenuta
coi
plebisciti
cessava
,
il
compromesso
attuato
mediante
la
monarchia
costituzionale
veniva
meno
.
Al
popolo
italiano
,
abbandonato
a
se
stesso
dal
tradimento
dinastico
,
non
rimaneva
che
prendere
in
mano
da
solo
il
proprio
destino
.
Saggistica ,
PARTE
PRIMA
IL
PROBLEMA
STORICO
Capitolo
primo
Nel
censimento
milanese
I
.
Il
problema
storico
sta
nell
'
indagare
quale
sia
l
'
oggetto
della
imposta
fondiaria
secondo
le
norme
della
legge
I
marzo
1886
.
Ma
,
guardando
soltanto
al
testo
della
legge
,
dei
regolamenti
e
delle
istruzioni
catastali
,
non
si
giunge
ad
una
soluzione
.
Legge
,
regolamento
ed
istruzioni
sono
il
frutto
di
una
lunga
elaborazione
dottrinale
,
di
vive
discussioni
parlamentari
e
,
forse
più
che
tutto
,
di
una
pratica
secolare
,
di
cui
si
potrebbero
studiare
le
origini
assai
indietro
nel
tempo
.
Basti
,
per
non
risalire
troppo
oltre
,
fermarci
al
documento
capitale
in
materia
catastale
,
che
è
la
celebre
Relazione
dello
stato
in
cui
si
trova
l
'
opera
del
censimento
universale
del
Ducato
di
Milano
nel
mese
di
maggio
dell
'
anno
1750
redatta
dall
'
economista
Pompeo
Neri
,
presidente
dal
1749
della
ristabilita
Giunta
del
censimento
.
Ben
dice
il
Messedaglia
,
nella
classica
relazione
che
da
lui
prende
il
nome
,
che
il
modello
-
-
quale
istituto
tributario
-
-
degli
odierni
catasti
va
ricercato
nel
celebre
censimento
milanese
decretato
nel
1718;
né
punto
si
esagera
asserendo
che
questo
è
stato
veramente
l
'
esemplare
a
cui
si
sono
poscia
conformate
,
così
pel
concetto
,
come
per
il
disegno
generale
e
i
principii
direttivi
,
tutte
l
'
altre
istituzioni
tributarie
di
questo
genere
:
e
non
soltanto
tra
noi
,
ma
anche
in
qualche
altro
paese
.
E
prima
Ruggero
Bonghi
,
scrivendo
di
Valentino
Pasini
,
che
era
stato
nel
1863
,
come
poi
si
dirà
(
cfr
.
§
§
27
,
31
e
34
)
relatore
della
legge
di
imposta
di
ricchezza
mobile
,
accennava
a
taluni
i
quali
si
credono
essere
molto
più
innanzi
degli
altri
,
solo
perché
disprezzano
tutta
la
migliore
e
più
reputata
sapienza
dei
padri
nostri
,
solo
per
soggiungere
come
il
Pasini
quantunque
riputasse
che
la
scienza
non
avesse
ancora
dilucidati
i
principii
e
le
norme
della
stima
censuaria
,
ed
ammettesse
che
,
anche
dilucidati
dalla
scienza
,
non
potrebbero
essere
ammessi
subito
dai
governi
,
giacché
tra
la
dimostrazione
scientifica
delle
verità
economiche
e
la
loro
applicazione
pratica
è
necessario
ed
utile
che
passi
un
intervallo
in
cui
quelle
si
maturino
e
si
divulghino
,
pure
credeva
che
in
alcuni
paesi
il
senno
pratico
avesse
già
prevenuto
la
scienza
,
e
se
non
colte
sempre
da
per
tutto
,
né
rigorosamente
applicate
in
ogni
parte
le
sue
proprie
divinazioni
,
ad
ogni
modo
scoverte
e
seguite
quelle
migliori
norme
,
a
cui
nella
compilazione
dei
catasti
bisogna
attenersi
.
E
questi
paesi
erano
stati
la
repubblica
veneta
ed
il
ducato
di
Milano
.
La
repubblica
veneta
abolì
esenzioni
,
fissò
il
censo
al
territorio
del
fondo
;
il
censo
milanese
estendeva
le
venete
scoperte
,
creava
le
mappe
e
quanto
alla
stima
sostituì
«
ai
dati
somministrati
dalle
affittanze
e
dalle
contrattazioni
,
quelle
più
ragionevoli
del
prodotto
»
.
Il
censimento
milanese
non
fu
solo
l
'
esemplare
dei
catasti
moderni
;
ma
al
tempo
in
cui
il
Messedaglia
scriveva
la
relazione
intorno
al
disegno
di
legge
per
la
perequazione
fondiaria
,
che
divenne
poi
legge
fondamentale
nostra
dal
1°
marzo
1886
,
esso
era
ancora
in
corso
di
attuazione
tra
noi
.
Ed
invero
una
filiazione
diretta
dell
'
antico
censimento
milanese
può
considerarsi
senz
'
altro
-
-
scrive
il
Messedaglia
a
carte
29
(Mess.,
43
)
della
sua
relazione
-
-
il
nuovo
censimento
lombardo
veneto
,
la
cui
opera
si
viene
ancora
continuando
in
alcune
provincie
in
sostituzione
a
quel
primo
.
Era
nel
1886
ancora
in
vita
la
giunta
del
censimento
in
Milano
;
e
da
quella
giunta
furono
tratti
alcuni
tra
i
dirigenti
del
nuovo
catasto
.
Delle
idee
informatrici
della
prima
giunta
del
1718
che
prende
il
nome
dal
napoletano
presidente
don
Vincenzo
De
Miro
,
vero
creatore
del
catasto
lombardo
,
della
seconda
del
1749
presieduta
dal
toscano
Pompeo
Neri
e
di
quelle
successive
erano
imbevuti
gli
uomini
che
presiedettero
nel
1886
alla
elaborazione
della
legge
catastale
italiana
,
primo
fra
tutti
Angelo
Messedaglia
.
Tanto
ne
erano
imbevuti
,
da
essere
perciò
fatti
segno
a
critiche
acerbe
,
come
quando
l
'
on
.
Plebano
,
nella
tornata
del
18
gennaio
1886
,
volendo
tacciare
di
antiquato
il
metodo
catastale
proposto
alla
approvazione
della
camera
,
diceva
:
Il
sistema
di
catasto
che
ci
si
propone
,
in
sostanza
non
è
altro
che
il
famoso
censo
lombardo
,
né
più
né
meno
,
splendidamente
illustrato
con
una
monografia
,
degna
di
tutta
la
considerazione
,
questo
è
vero
;
ma
non
è
in
sostanza
che
il
censo
lombardo
;
di
guisa
che
io
credo
che
coloro
i
quali
dovranno
applicare
questa
legge
non
avranno
molte
difficoltà
da
incontrare
nel
fare
gli
studi
preparatori
e
le
circolari
,
perché
non
avranno
che
da
prendere
la
raccolta
delle
circolari
della
giunta
del
censo
e
troveranno
là
quanto
occorre
per
applicare
la
legge
stessa
che
oggi
stiamo
discutendo
.
2
.
Si
può
affermare
che
,
se
dal
1718
al
1886
erano
mutate
profondamente
le
dottrine
degli
scrittori
intorno
alla
natura
ed
alla
partizione
dei
redditi
agricoli
,
la
pratica
estimativa
dei
redditi
stessi
era
rimasta
invariata
,
quale
don
Vincenzo
De
Miro
la
aveva
codificata
nelle
sue
prime
istruzioni
.
Racconta
il
Neri
,
storico
accuratissimo
dei
lavori
della
prima
giunta
,
che
questa
,
compiuta
che
ebbe
la
misura
dei
terreni
,
commesse
a
quattro
dei
più
accreditati
ingegneri
di
proporre
un
metodo
,
acciò
tale
operazione
restasse
eseguita
con
tutta
la
giustizia
,
e
con
tutti
i
riflessi
convenienti
alla
generale
uguaglianza
,
che
per
lo
scopo
del
censimento
si
doveva
stabilire
.
Sulla
base
della
relazione
dei
periti
(
1724
)
,
sentita
la
Congregazione
dello
stato
e
le
rappresentanze
dei
pubblici
,
la
prima
giunta
formò
il
10
marzo
1725
le
istruzioni
alli
stimatori
.
Colla
scorta
di
queste
,
narra
il
Neri
,
fu
eseguita
la
stima
per
mezzo
delle
persone
più
pratiche
e
più
sperimentate
,
che
in
questo
genere
di
perizia
avesse
il
paese
,
calcolando
il
valore
capitale
dei
terreni
in
ragione
di
quattro
per
cento
sopra
la
rendita
di
essi
,
purificata
dalla
parte
colonica
,
e
da
qualunque
altra
spesa
di
coltura
e
di
reparazione
,
e
da
qualunque
altra
legittima
deduzione
da
farsi
per
causa
d
'
infortuni
celesti
,
e
altre
cause
,
secondo
la
pratica
comunemente
dalli
stimatori
ricevuta
,
e
generalmente
dalla
giunta
a
quest
'
effetto
regolata
nel
modo
più
mite
,
e
più
benigno
,
e
più
favorevole
al
possessore
(
pp
.
127
e
128
)
.
Pubblicata
la
stima
con
editto
del
30
settembre
1726
,
a
decidere
sui
reclami
,
la
giunta
,
in
ubbidienza
all
'
imperiale
dispaccio
del
12
maggio
1728
,
elesse
sei
periti
che
già
avevano
avuto
parte
nella
formazione
della
stima
,
insieme
ad
altri
otto
,
detti
imparziali
perché
alla
stima
medesima
estranei
,
affinché
rivedessero
la
fatta
stima
per
ben
due
volte
,
la
prima
in
confronto
ai
singoli
possessori
e
la
seconda
in
contraddittorio
con
le
pubbliche
rappresentanze
dei
comuni
e
delle
provincie
dello
stato
.
Del
metodo
tenuto
nella
stima
e
nella
revisione
dà
conto
una
relazione
delli
22
gennaio
1732
,
dalla
quale
qui
si
traggono
i
brani
relativi
al
punto
che
ci
interessa
,
omesse
le
parti
relative
a
punti
singolari
,
come
acque
,
gelsi
,
molini
,
ecc
.
ecc
.
(
da
p
.
136
a
139
)
:
Erano
le
generali
instruzioni
...
Primo
.
Una
attenta
ricognizione
oculare
di
ciascun
fondo
per
individuare
la
sua
intrinseca
attitudine
,
ed
assentarli
la
squadra
...
Un
diligente
esame
della
rendita
,
osservando
colla
perizia
dello
stimatore
la
quantità
e
qualità
del
frutto
,
che
una
pertica
di
ciascuna
qualità
di
fondo
può
produrre
,
non
tralasciando
di
prendere
esatte
informazioni
dalle
persone
più
pratiche
del
luogo
,
e
riconoscere
ancora
le
investiture
,
acciò
coll
'
oculare
ispezione
e
pluralità
delle
notizie
si
assenti
maggiormente
la
cavata
con
chiarezza
ed
accerto
.
Ricavata
la
vera
rendita
,
farvi
ogni
e
qualunque
deduzione
sì
per
il
lavorerio
,
come
per
le
spese
degli
edifizi
,
riparazioni
ecc
.
Nella
valutazione
dei
grani
,
regolare
il
loro
prezzo
massimo
,
mediocre
,
ed
infimo
.
Il
riso
bianco
a
lire
15
,
14
e
13
Il
formento
a
lire
12
,
11
e
10
La
segala
a
lire
8
e
7
Il
miglio
ed
il
melgone
a
lire
6
e
5
per
ogni
moggio
di
misura
milanese
.
E
per
tutti
gli
altri
frutti
,
come
varj
di
qualità
,
e
valore
,
apprezzarli
a
giudizio
dello
stimatore
,
secondo
le
circostanze
dei
luoghi
.
Che
la
rendita
d
'
ogni
fondo
da
valutarsi
,
s
'
intenda
quella
porzione
di
frutto
,
che
di
netto
va
al
padrone
,
dedotto
l
'
intero
lavorerio
,
la
semente
ed
ogni
altra
ecc
.
,
servendosi
perciò
in
ogni
parte
dello
stato
di
quell
'
ordine
di
lavorerio
,
che
venga
costumato
in
tal
sito
.
Ove
i
terreni
sono
affittati
a
denaro
,
servirsi
di
detto
ordine
di
lavorerio
,
ed
indi
confrontare
la
risultanza
coll
'
affitto
,
per
accertarsi
,
se
la
cavata
costituita
a
quel
fondo
sia
sussistente
,
avvertendo
,
che
il
prodotto
della
rendita
non
debba
uguagliarsi
rigorosamente
all
'
affitto
in
denaro
,
sul
riflesso
,
che
tali
affitti
sono
per
lo
più
stabiliti
colli
prezzi
maggiori
assegnati
ai
frutti
:
pure
,
quando
colla
sua
perizia
lo
stimatore
comprenda
che
il
prodotto
del
fondo
uguagli
od
ascenda
lo
stesso
fitto
,
starà
alle
sue
certe
risultanze
.
Se
s
'
incontrino
fondi
,
che
produchino
frutti
diversi
o
d
'
incerto
valore
,
come
lo
sono
le
ortaglie
,
e
simili
,
ai
quali
non
può
fissarsi
vero
prodotto
,
si
abbia
presente
il
fitto
,
e
da
quello
se
ne
ricavi
la
rendita
,
avvertendo
di
servirsi
dell
'
equità
,
essendo
fitto
a
denaro
.
Per
li
fondi
di
tenue
cavata
,
come
sono
i
pascoli
,
brughiere
,
zerbi
e
simili
,
che
per
lo
più
sono
nei
monti
,
ai
quali
non
può
fissarsi
precisa
minuta
per
la
stima
,
se
li
darà
un
più
verisimile
valore
,
senza
l
'
obbligo
di
calcolarli
la
rendita
,
e
questo
dovrà
essere
a
giudizio
dello
stimatore
,
premesse
le
dovute
informazioni
.
Il
ceppo
nudo
,
e
sito
affatto
sterile
,
ed
infruttifero
(
come
che
non
dà
prodotto
)
si
lasci
senza
valutazione
.
Ricavata
la
rendita
dei
fondi
colle
misure
predette
,
se
li
faccino
le
debite
deduzioni
.
Per
quello
riguarda
il
lavorerio
,
si
ritenga
in
tutto
il
costume
del
paese
,
come
sopra
si
è
detto
,
affine
di
giustificare
la
parte
dominicale
da
valutarsi
,
osservando
anche
quanto
distintamente
è
stato
coll
'
approvazione
della
real
giunta
assentato
dalli
stessi
periti
circa
i
terreni
nei
monti
,
ed
altre
qualità
nelle
rispettive
provincie
.
Per
le
deduzioni
degli
infortuni
celesti
si
osservi
,
cioè
:
Alli
coltivi
,
ed
agli
avvitati
nei
siti
in
pianura
,
se
gli
deduca
il
nono
.
Al
lino
il
settimo
.
Ai
prati
il
decimoquinto
.
Ed
ai
boschi
il
decimo
ottavo
.
E
nelle
parti
montuose
,
alle
selve
,
agli
avvitati
ed
agli
coltivi
se
li
deduca
il
settimo
,
nel
resto
come
sopra
.
Per
le
spese
dell
'
adacquazione
nei
terreni
adacquatori
,
siccome
in
un
solo
territorio
possono
esservi
diversità
di
acqua
,
e
di
spesa
tra
possessore
e
possessore
a
proporzione
di
pertica
,
si
assenti
di
regolare
tale
spesa
colla
maggior
risultanza
,
cioè
della
maggiore
che
risulterà
da
uno
dei
primi
estimati
,
e
ciò
affinché
in
un
solo
territorio
si
faccia
la
stessa
deduzione
perché
ne
risulti
una
sola
stima
.
Siccome
nel
ricavare
la
rendita
deve
considerarsi
ogni
sorta
di
frutto
,
così
nelle
deduzioni
non
deve
lasciarsene
alcuna
.
Perciò
si
abbia
presente
qualsiasi
altro
riflesso
che
possa
minorare
la
cavata
,
acciò
questa
resti
del
tutto
pura
,
avvertendo
,
che
non
deve
farsi
alcuna
deduzione
di
qualsiasi
carico
regio
camerale
o
locale
.
Ridotta
in
netto
la
rendita
dei
frutti
,
si
valutino
alli
prezzi
fissati
dall
'
eccellentissima
giunta
,
ritenendo
il
prezzo
massimo
nei
siti
,
ove
il
frutto
riesce
di
miglior
perfezione
,
ed
ha
maggior
esito
,
e
con
minore
spesa
,
così
declinando
con
quelli
di
minor
perfezione
,
meno
esito
,
e
maggior
spesa
,
la
qual
notizia
facilmente
si
potrà
avere
.
Per
stabilir
poi
detti
prezzi
,
dovranno
convocarsi
tutti
li
stimatori
,
che
opereranno
in
una
stessa
provincia
,
o
situazione
,
acciò
vadino
concordi
.
Se
si
volesse
riassumere
in
una
definizione
il
contenuto
del
concetto
di
rendita
imponibile
osservato
dagli
stimatori
milanesi
,
non
si
saprebbe
trovarne
altra
migliore
di
quella
del
codice
:
hoc
fructuum
nomine
continetur
quod
justis
sumptibus
superest
(
VII51
)
.
Dal
pensiero
degli
stimatori
milanesi
è
assente
qualunque
accenno
a
distinzioni
del
reddito
in
varie
parti
od
a
derivazioni
indipendenti
di
queste
parti
del
reddito
da
certe
forze
produttive
del
terreno
(
ad
esempio
,
dal
terreno
per
sé
,
dai
capitali
fissi
,
dal
capitale
circolante
o
dal
lavoro
)
.
Lo
stimatore
conosce
solo
i
«
frutti
»
del
suolo
o
la
«
cavata
»
o
la
«
rendita
»
,
che
sono
tutte
parole
sinonime
,
usate
ad
indicare
il
prodotto
lordo
della
terra
.
Dal
prodotto
lordo
devono
essere
dedotte
«
tutte
»
le
spese
,
nessuna
esclusa
.
Come
il
prodotto
deve
essere
calcolato
nella
sua
interezza
,
così
le
spese
devono
essere
valutate
in
modo
da
rendere
la
cavata
netta
«
del
tutto
pura
»
.
Le
spese
possono
essere
di
lavorazione
,
di
semente
,
di
riparazione
agli
edifici
,
di
perdite
per
infortuni
.
La
cavata
netta
,
o
rendita
imponibile
o
parte
dominicale
si
identifica
con
quella
porzione
di
frutto
che
di
netto
va
al
padrone
,
dedotta
cioè
dalla
cavata
lorda
«
la
parte
colonica
»
e
le
altre
spese
che
sopra
furono
indicate
.
Lo
stimatore
concepisce
cioè
il
frutto
lordo
del
fondo
diviso
in
due
parti
,
di
cui
una
sono
le
spese
,
principale
fra
esse
la
quota
colonica
,
ed
il
resto
«
quod
superest
»
è
la
parte
dominicale
che
va
al
padrone
ed
è
oggetto
della
imposta
fondiaria
.
Ancor
oggi
l
'
articolo
II
della
legge
I
marzo
1886
dichiara
che
«
rendita
imponibile
è
quella
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
al
proprietario
netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
»
.
E
l
'
on
.
Messedaglia
,
nella
tornata
del
10
dicembre
1885
,
a
scagionarsi
dalla
accusa
mossa
al
progetto
da
lui
difeso
di
inspirarsi
a
teorie
fisiocratiche
,
osservava
:
La
fisiocrazia
comincia
col
Tableau
économique
di
Quesnay
,
che
è
del
1758
e
il
censimento
milanese
,
il
tipo
normale
di
tutti
i
moderni
catasti
,
data
dal
1718
.
La
fisiocrazia
non
era
allora
ancor
nata
.
Il
prodotto
netto
di
cui
parliamo
noi
,
il
reddito
catastale
,
non
ha
che
vedere
col
prodotto
netto
dei
fisiocratici
;
come
non
ha
che
vedere
con
la
rendita
di
Ricardo
e
di
altri
economisti
.
La
relazione
1750
,
della
giunta
del
censimento
,
che
si
sa
esser
opera
di
Pompeo
Neri
,
non
ha
una
linea
che
si
possa
accusare
di
fisiocrazia
(
pp
.
15601
o
II
,
107
)
.
Le
parole
del
Messedaglia
,
capitali
per
la
interpretazione
della
legge
nostra
,
meritavano
di
essere
ricordate
dapprima
qui
,
perché
confermano
come
gli
stimatori
milanesi
si
fossero
esclusivamente
inspirati
alla
pratica
corrente
dell
'
estimo
rurale
,
in
uso
ai
loro
tempi
,
circostanza
già
rilevabile
dal
racconto
del
Neri
.
Tutti
i
calcoli
sulla
cavata
o
rendita
lorda
,
sulle
spese
e
sull
'
«
ordine
»
del
lavorerio
,
ossia
sui
metodi
di
conduzione
,
se
a
mezzadria
(
colonato
)
o
ad
affitto
o
ad
economia
,
sui
prezzi
da
usarsi
per
le
varie
specie
di
terreni
e
di
frutti
,
devono
essere
condotti
secondo
«
ciò
che
venga
costumato
in
ogni
sito
»
,
osservando
«
in
tutto
il
costume
del
paese
»
,
«
la
pratica
comunemente
dalli
stimatori
ricevuta
e
regolata
nel
modo
più
mite
e
più
benigno
e
più
favorevole
al
paese
»
.
Le
quali
istruzioni
furono
dappoi
sapientemente
riassunte
nell
'
art
.
11
della
nostra
legge
fondamentale
,
secondo
cui
i
fondi
devono
essere
«
considerati
in
uno
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
consuetudini
locali
»
,
né
si
deve
tener
conto
«
di
una
straordinaria
diligenza
o
trascuranza
»
.
Le
quali
ultime
non
sarebbero
invero
conformi
a
quel
«
costume
del
paese
»
a
cui
lo
stimatore
deve
sempre
riferirsi
nei
suoi
calcoli
di
prodotti
e
spese
.
3
.
Se
meglio
non
potevano
essere
espressi
i
due
concetti
fondamentali
,
dell
'
essere
la
rendita
imponibile
uguale
ai
frutti
totali
dedotte
tutte
le
spese
e
nel
doversi
calcolare
frutti
e
spese
in
condizioni
ordinarie
secondo
gli
usi
locali
,
non
vi
è
dubbio
altresì
qual
fosse
il
tipo
prevalente
di
conduzione
dei
fondi
che
gli
stimatori
milanesi
avevano
sott
'
occhio
.
Essa
è
la
colonia
-
-
la
prima
istruzione
del
1725
parla
solo
di
rendita
(
o
cavata
o
frutto
)
purificata
dalla
parte
colonica
-
-
con
divisione
dei
prodotti
in
parti
aliquote
tra
proprietario
e
colono
.
In
altra
parte
della
relazione
,
dove
si
ragiona
della
immunità
dei
beni
ecclesiastici
dai
tributi
,
e
si
accenna
alla
necessità
in
cui
si
trovarono
«
le
comunità
a
dirigere
le
loro
molestie
contro
i
coloni
di
essi
ecclesiastici
,
come
persone
più
deboli
e
notoriamente
laicali
,
lasciando
immuni
i
padroni
da
tutto
ciò
,
che
da
loro
si
poteva
pretendere
»
è
chiarito
come
alla
tassa
colonica
siano
soggetti
i
coloni
«
parziari
»
dei
beni
ecclesiastici
esenti
,
e
non
altre
specie
di
coltivatori
di
essi
beni
.
Il
contratto
di
colonato
appare
il
più
frequente
tra
quelli
osservati
dagli
stimatori
milanesi
;
sicché
la
parte
dominicale
del
prodotto
del
fondo
poteva
,
sotto
deduzione
delle
spese
sostenute
dal
proprietario
e
delle
perdite
per
infortuni
,
essere
considerata
senz
'
altro
come
imponibile
.
Che
il
contratto
di
colonato
fosse
quello
prevalente
,
si
deduce
altresì
dall
'
accenno
all
'
affitto
a
denaro
,
che
ne
dimostra
la
singolarità
.
Ed
invero
le
istruzioni
ordinano
che
,
pur
accertando
l
'
ammontare
dell
'
affitto
,
allo
scopo
di
assicurarsi
se
«
la
cavata
costituita
a
quel
fondo
»
ossia
se
il
prodotto
calcolato
dagli
estimatori
sia
«
sussistente
»
ossia
conforme
al
vero
,
«
il
prodotto
della
rendita
non
debba
uguagliarsi
rigorosamente
all
'
affitto
in
denaro
»
.
Ossia
le
istruzioni
comandano
che
nei
casi
di
affitto
,
il
prodotto
della
rendita
,
poco
sopra
definita
come
«
quella
porzione
di
frutto
che
di
netto
va
al
padrone
»
,
oggi
si
direbbe
la
rendita
imponibile
,
si
debba
calcolare
in
somma
inferiore
al
canone
di
affitto
.
La
regola
poggia
«
sul
riflesso
,
che
tali
affitti
sono
per
lo
più
stabiliti
colli
prezzi
maggiori
assegnati
ai
frutti
»
.
Soltanto
per
eccezione
,
quando
si
accerti
che
davvero
il
prodotto
normale
del
fondo
è
uguale
o
supera
il
canone
di
affitto
,
dovrà
lo
stimatore
attenersi
alle
«
sue
certe
risultanze
»
.
Il
canone
di
affitto
certo
può
dunque
essere
maggiore
della
rendita
calcolata
dallo
stimatore
;
ovvero
uguale
o
minore
.
Se
è
maggiore
,
lo
stimatore
potrà
tener
conto
,
ma
non
«
rigorosamente
»
,
del
fatto
.
Se
è
minore
,
lo
stimatore
si
atterrà
alle
«
sue
»
certe
risultanze
;
ossia
,
come
pare
si
debba
interpretare
dal
contesto
del
discorso
-
-
[
Pure
quando
colla
sua
perizia
lo
stimatore
comprenda
che
il
prodotto
del
fondo
uguagli
o
ascenda
lo
stesso
fitto
,
starà
alle
sue
certe
risultanze
,
]
-
-
baderà
piuttosto
ai
suoi
calcoli
che
al
dato
del
fitto
.
Sembra
dai
testi
di
poter
concludere
che
,
secondo
l
'
opinione
dei
periti
del
censimento
milanese
,
il
contratto
di
fitto
non
solo
era
eccezionale
ma
,
quando
aveva
luogo
,
il
canone
stipulato
era
una
somma
superiore
alla
parte
dominicale
del
prodotto
del
fondo
,
superiore
cioè
a
quanto
il
proprietario
poteva
ricavare
di
rendita
netta
col
dare
il
fondo
a
colonato
o
coll
'
amministrarlo
in
economia
.
Il
fitto
invero
«
per
lo
più
»
stipulavasi
«
colli
prezzi
maggiori
assegnati
ai
frutti
»
,
ossia
,
sembra
interpretarsi
,
quando
,
in
anni
buoni
,
i
fittaioli
lusingavansi
di
ottenere
redditi
elevati
.
Il
fitto
era
considerato
un
fatto
eccezionale
,
che
solo
in
circostanze
speciali
di
mercato
ascendente
aveva
luogo
.
Poiché
gli
stimatori
cercavano
la
rendita
media
ordinaria
,
essi
non
si
dovevano
occupare
di
sovrarendite
,
fossero
esse
dovute
a
prezzi
di
eccezione
od
a
perizia
singolare
dell
'
affittuario
.
Il
caso
comune
era
quello
del
proprietario
diretto
coltivatore
a
mezzo
di
coloni
o
mezzadri
.
Costui
normalmente
pare
non
riuscisse
ad
ottenere
una
rendita
uguale
al
fitto
che
gli
sarebbe
stato
pagato
,
in
circostanze
eccezionali
,
da
affittuari
,
classe
allora
appena
agli
inizi
della
sua
formazione
.
I
periti
perciò
,
attenendosi
all
'
osservazione
della
pratica
ordinaria
agricola
,
consigliavano
moderazione
nelle
stime
.
E
per
implicito
si
può
dedurre
che
essi
non
concepissero
neppur
l
'
esistenza
di
un
reddito
del
proprietario
coltivatore
diverso
dalla
parte
dominicale
netta
del
prodotto
totale
ed
in
aggiunta
ad
esso
,
fortunati
dicendo
quasi
quei
tali
i
quali
potevano
crescere
alquanto
tale
parte
dominicale
,
profittando
di
momenti
favorevoli
di
prezzi
alti
,
che
potevano
indurre
qualche
fittaiolo
a
promettere
un
canone
superiore
alla
rendita
dominicale
ordinaria
!
Capitolo
secondo
Nella
legge
catastale
4
.
Il
concetto
«
quod
justis
sumptibus
superest
»
,
ancora
indistinto
nel
censimento
milanese
e
nei
catasti
fatti
a
sua
imitazione
e
lasciati
in
eredità
al
nuovo
regno
d
'
Italia
,
ebbe
una
duplice
elaborazione
legislativa
.
Una
è
ancora
«
catastale
»
ed
ha
il
documento
suo
principale
nella
relazione
Messedaglia
.
L
'
altra
è
quella
«
mobiliare
»
,
la
quale
,
dopo
il
naufragio
del
tentativo
Scialoja
di
unificare
la
tassazione
diretta
in
una
imposta
sulla
rendita
generale
,
cercò
di
trasformare
ed
unificare
le
vecchie
imposte
di
patente
o
classificate
le
quali
negli
antichi
stati
italiani
colpivano
i
redditi
non
fondiarii
.
Sebbene
cronologicamente
lo
sforzo
di
costruzione
legislativa
mobiliare
preceda
(
186364
)
quello
fondiario
(
188586
)
,
dirò
prima
di
quest
'
ultimo
.
L
'
ordine
storico
ideale
è
talvolta
diverso
da
quello
cronologico
;
e
le
discussioni
stesse
del
186364
si
riferiscono
frequentemente
a
premesse
poste
negli
antichi
catasti
e
codificate
poi
nella
legge
del
1886
.
Sebbene
venuta
dopo
,
la
legge
del
1886
si
informò
nel
suo
spirito
al
sistema
d
'
idee
primamente
accolto
nel
censo
milanese
e
trasmesso
da
questo
ai
catasti
posteriori
;
sicché
a
giusta
ragione
possiamo
considerarla
prima
nell
'
ordine
ideologico
dei
precedenti
legislativi
.
5
.
I
documenti
e
le
discussioni
concernenti
il
disegno
di
legge
sul
riordinamento
dell
'
imposta
fondiaria
presentato
il
21
dicembre
1882
dall
'
on
.
Magliani
,
ministro
delle
finanze
,
vanno
segnalati
per
la
chiarezza
con
la
quale
affermano
la
distinzione
tra
la
rendita
fondiaria
o
reddito
dominicale
e
il
reddito
agrario
.
Le
teorie
di
Ricardo
e
di
Thünen
,
la
tesi
statica
e
quella
dinamica
o
storica
della
formazione
della
rendita
rivivono
nelle
pagine
delle
relazioni
e
negli
articoli
del
disegno
di
legge
.
Il
ministro
proponente
,
Magliani
,
dà
principio
alla
sua
relazione
,
ponendo
appunto
in
risalto
l
'
oggetto
particolare
o
la
fonte
dell
'
imposta
fondiaria
,
la
quale
colpisce
,
non
l
'
intiero
prodotto
agrario
,
ma
quella
parte
di
esso
che
dicesi
rendita
,
o
in
senso
più
largo
reddito
dominicale
;
ed
assume
perciò
un
carattere
speciale
,
per
cui
si
distingue
dalle
altre
imposte
dirette
.
Infatti
il
prodotto
dei
terreni
,
posto
in
coltivazione
,
comprende
due
parti
distinte
:
l
'
una
è
il
risultato
del
capitale
di
esercizio
e
del
lavoro
dell
'
impresa
agricola
,
e
costituisce
il
profitto
agrario
;
l
'
altra
è
l
'
effetto
della
terra
medesima
e
del
capitale
di
miglioria
investito
stabilmente
in
essa
,
e
forma
il
reddito
dominicale
,
cioè
il
reddito
del
proprietario
.
Lasciando
da
banda
la
prima
parte
,
che
si
riferisce
all
'
industria
agraria
,
propriamente
detta
,
e
che
è
comune
a
tutte
le
altre
industrie
,
ciò
che
rimane
si
può
considerare
come
cosa
distinta
,
e
fonte
speciale
di
ricchezza
privata
,
ed
è
il
vero
oggetto
imponibile
della
fondiaria
...
Il
profitto
agrario
è
variabile
di
anno
in
anno
e
subisce
i
rischi
e
le
sorti
degli
ordinari
prodotti
industriali
;
...
la
rendita
conserva
una
certa
stabilità
ed
ha
inoltre
una
tendenza
all
'
aumento
.
Se
il
profitto
agrario
varia
di
anno
in
anno
e
la
rendita
fondiaria
è
stabile
nel
tempo
,
diversamente
si
comportano
i
due
elementi
dal
punto
di
vista
statico
,
considerati
ad
un
dato
momento
:
il
profitto
agrario
è
la
parte
ordinaria
e
la
rendita
fondiaria
quella
differenziale
del
prodotto
del
fondo
.
Deducendo
rigorosamente
dalle
dottrine
ricardiane
,
il
Magliani
osserva
che
ne
le
terre
più
fertili
e
in
quelle
più
vicine
al
mercato
,
il
lavoro
e
il
capitale
impiegati
nel
suolo
di
prima
mano
in
condizioni
più
favorevoli
e
le
produzioni
che
hanno
un
costo
minore
godono
di
un
grande
vantaggio
,
ed
ottengono
,
oltre
dell
'
ordinario
profitto
,
un
guadagno
eccezionale
,
un
estraprofitto
e
una
rendita
la
quale
segna
la
differenza
tra
il
costo
più
basso
e
il
più
alto
su
cui
è
regolato
il
valore
normale
dei
prodotti
.
Poiché
,
aggiungasi
,
la
popolazione
crescente
costringe
a
coltivare
terreni
sempre
meno
fertili
e
più
lontani
dal
mercato
,
la
rendita
fondiaria
tende
nel
corso
ordinario
dell
'
economia
ad
elevarsi
,
indipendentemente
dal
valore
e
dall
'
opera
degli
uomini
,
perché
le
cause
da
cui
deriva
sono
d
'
ordine
generale
,
ed
operano
,
non
senza
interruzioni
,
ma
con
forza
crescente
.
Non
la
sola
terra
nuda
o
naturale
dà
origine
alla
rendita
fondiaria
;
fa
d
'
uopo
aggiungervi
il
capitale
investito
indissolubilmente
nella
terra
,
ma
che
pure
segue
le
vicende
e
le
tendenze
della
rendita
e
con
essa
si
eleva
.
Perciò
,
soggiunge
il
ministro
,
non
giovano
le
diminuzioni
dell
'
imposta
fondiaria
per
venire
in
aiuto
dell
'
agricoltura
;
ché
le
diminuzioni
dovrebbero
avvantaggiare
il
profitto
agrario
,
il
guadagno
ordinario
di
chi
mette
in
opera
lavoro
e
capitale
per
coltivare
le
terre
,
non
già
la
rendita
del
proprietario
puro
e
semplice
,
la
quale
è
cosa
ben
diversa
e
trae
origini
da
tutt
'
altre
cagioni
.
Ogni
diminuzione
del
tributo
fondiario
arrecherà
un
beneficio
ai
proprietari
,
ma
non
varrà
a
migliorare
le
condizioni
dell
'
industria
agraria
,
ad
accrescere
il
profitto
dei
coltivatori
di
terreni
senz
'
altri
provvedimenti
.
E
tutte
le
obbiezioni
che
si
fanno
all
'
imposta
in
discorso
,
desunte
dai
bisogni
,
dagli
interessi
e
dalle
condizioni
dell
'
agricoltura
,
cadono
a
vuoto
quando
si
osserva
che
il
carico
grava
su
quella
parte
del
prodotto
agrario
,
la
quale
non
è
retribuzione
ordinaria
del
capitale
e
del
lavoro
messi
in
opera
dal
coltivatore
,
ma
principalmente
un
guadagno
eccezionale
,
dovuto
a
circostanze
peculiari
di
natura
e
di
società
.
Per
favorire
gli
interessi
e
promuovere
l
'
incremento
dell
'
industria
agricola
potranno
giovare
altri
espedienti
,
e
sovratutto
un
alleviamento
del
tributo
che
colpisce
il
profitto
vero
e
proprio
di
essa
,
come
quello
delle
altre
industrie
affini
.
Ma
l
'
imposta
fondiaria
,
riferendosi
alla
rendita
del
proprietario
,
non
tocca
direttamente
la
parte
spettante
all
'
agricoltore
,
non
riguarda
l
'
interesse
e
la
condizione
di
esso
.
E
differisce
dalle
imposte
dirette
somiglianti
che
colpiscono
il
prodotto
delle
industrie
manifattrici
e
commerciali
,
per
due
caratteri
essenziali
,
perché
viene
prelevata
non
sul
reddito
intero
della
produzione
agraria
,
ma
sovra
una
parte
di
esso
,
attribuita
ad
una
classe
determinata
di
persone
;
e
perché
questa
parte
istessa
deriva
da
cause
peculiari
e
presenta
una
forma
propria
e
qualità
speciali
.
La
rendita
o
il
reddito
,
dominicale
dei
terreni
non
soggiace
alle
alterne
vicende
,
alle
fluttuazioni
incessanti
ed
ai
rischi
di
ogni
qualsiasi
industria
,
compresa
l
'
agricola
:
non
è
mutabile
essenzialmente
ed
è
incerta
di
anno
in
anno
,
al
pari
di
ogni
altra
specie
di
reddito
e
di
profitto
;
ma
conserva
una
certa
stabilità
relativa
,
come
si
vede
segnatamente
nel
sistema
degli
affitti
,
e
manifesta
in
una
serie
di
anni
una
tendenza
costante
all
'
aumento
.
In
riassunto
,
il
Magliani
faceva
derivare
dal
prodotto
totale
due
sorta
di
redditi
:
l
'
uno
fondiario
e
l
'
altro
agrario
.
Il
primo
è
frutto
della
terra
e
dei
capitali
di
miglioria
stabilmente
investiti
nella
terra
;
il
secondo
è
frutto
del
capitale
d
'
esercizio
e
del
lavoro
dell
'
imprenditore
agricolo
.
Il
primo
è
un
guadagno
eccezionale
e
differenziale
uguale
alla
differenza
tra
il
costo
variabile
dei
prodotti
sui
terreni
più
o
meno
fertili
o
bene
situati
o
vicini
al
mercato
e
il
prezzo
di
mercato
,
a
sua
volta
uguale
al
costo
massimo
di
produzione
sui
terreni
coltivati
;
il
secondo
è
variabile
di
anno
in
anno
e
subisce
i
rischi
e
le
sorti
degli
ordinari
prodotti
industriali
.
Il
primo
è
dovuto
a
circostanze
peculiari
di
natura
e
di
società
e
può
essere
tassato
coll
'
imposta
fondiaria
,
senza
nuocere
all
'
agricoltura
;
mentre
il
secondo
,
partecipando
alle
alterne
vicende
,
alle
fluttuazioni
incessanti
ed
ai
rischi
dell
'
industria
,
può
talora
formare
oggetto
di
alleviamenti
tributari
,
quando
faccia
d
'
uopo
venire
in
soccorso
all
'
agricoltore
.
Vi
è
,
in
questa
netta
contrapposizione
dei
due
redditi
,
la
manifestazione
di
un
istintivo
sforzo
del
ministro
delle
finanze
per
salvaguardare
la
imposta
fondiaria
«
la
base
più
salda
della
finanza
»
(
p
.
4
)
contro
le
richieste
di
alleviamenti
venute
fuori
durante
le
discussioni
allora
cominciate
sulla
crisi
agraria
e
delle
indagini
contenute
nei
volumi
della
inchiesta
agraria
del
Iacini
,
che
andavano
via
via
uscendo
alla
luce
;
ma
vi
è
anche
l
'
eco
degli
insegnamenti
teorici
,
secondo
cui
la
terra
dava
luogo
ad
un
reddito
singolare
chiamato
reddito
fondiario
,
che
non
aveva
riscontro
in
nessuna
altra
industria
e
diverso
dal
reddito
dell
'
industria
agraria
esercitato
sulla
terra
stessa
.
6
.
Si
dirà
poi
se
e
come
il
Magliani
abbia
tradotto
in
proposte
legislative
i
principii
regolatori
da
lui
esposti
nella
relazione
.
Per
ora
basti
averli
notati
;
e
si
aggiunga
subito
che
gli
stessi
principii
,
in
forma
ancor
più
netta
,
erano
esposti
da
Angelo
Messedaglia
nella
relazione
,
che
è
uno
dei
documenti
fondamentali
della
storia
della
finanza
italiana
.
A
parecchie
riprese
,
egli
accenna
all
'
oggetto
proprio
dell
'
imposta
fondiaria
;
ma
in
modo
particolare
ne
tratta
il
capitolo
XI
della
parte
seconda
,
di
cui
qui
si
riprodurrà
perciò
tutto
ciò
che
tocchi
l
'
argomento
.
Argomentando
dapprima
in
dottrina
,
il
Messedaglia
così
scrive
(
p
.
213
o
Mess
.
,
276
)
:
L
'
imposta
fondiaria
è
destinata
a
colpire
il
prodotto
dei
fondi
,
in
quella
misura
che
questo
può
spettare
al
proprietario
,
ossia
il
reddito
del
proprietario
come
tale
,
stimato
al
netto
di
ogni
spesa
di
produzione
e
conservazione
.
Il
prodotto
fondiario
(
parlando
sempre
di
terreni
)
è
il
risultato
di
tre
fattori
,
che
sono
quelli
della
produzione
economica
in
generale
:
la
natura
,
ossia
la
terra
,
il
capitale
,
e
il
lavoro
.
Il
capitale
assume
esso
medesimo
,
rispetto
alla
terra
,
due
modi
diversi
,
che
lo
differenziano
sostanzialmente
.
Vi
è
da
distinguere
il
capitale
di
miglioramento
ed
il
capitale
di
esercizio
:
immobile
il
primo
al
pari
della
terra
in
cui
viene
ad
investirsi
,
e
di
cui
segue
poi
la
vicenda
;
mobile
l
'
altro
,
e
che
resta
da
sé
.
Perloché
il
prodotto
fondiario
può
decomporsi
in
quattro
parti
,
le
quali
corrispondono
:
«
quella
porzione
del
reddito
fondiario
che
ha
carattere
più
specialmente
industriale
,
e
che
a
tutto
rigore
e
a
questo
titolo
,
dovrebbe
ritenersi
immune
dall
'
imposta
prediale
,
ossia
il
reddito
agrario
in
contrapposto
al
fondiario
propriamente
detto
»
.
E
più
sotto
(
p
.
163
o
Mess
.
,
207
)
,
esponendo
le
ragioni
per
cui
si
volle
abbandonare
il
metodo
della
denunzia
,
osserva
:
«
Costituiscono
(
le
denunzie
)
la
forma
prima
e
dominante
dappertutto
e
fino
a
quando
l
'
imposta
riveste
un
carattere
più
propriamente
personale
e
quindi
pure
dove
il
reddito
da
tassarsi
vuolsi
colpito
,
comunque
,
al
netto
,
nella
sua
totalità
,
ossia
non
soltanto
per
la
parte
del
proprietario
,
come
tale
,
ma
anche
per
quella
del
coltivatore
;
cessano
via
via
,
passando
in
seconda
linea
,
e
da
ultimo
scomparendo
del
tutto
,
col
distinguersi
del
reddito
fondiario
propriamente
detto
in
confronto
a
quello
che
chiameremo
il
reddito
industriale
della
terra
,
e
col
farsi
più
spiccata
la
realità
dell
'
imposta
prediale
»
.
Dove
si
potrebbe
leggere
esposta
questa
idea
che
per
lo
più
la
tassazione
distinta
della
rendita
fondiaria
e
l
'
esistenza
di
un
catasto
geometrico
,
particellare
,
per
classi
e
tariffe
siano
due
fatti
concomitanti
.
I
.
Alla
terra
nel
suo
stato
originario
,
naturale
;
2
.
Al
capitale
di
miglioramento
che
vi
si
investe
;
3
.
Al
capitale
d
'
esercizio
;
4
.
Al
lavoro
.
Sono
i
primi
due
elementi
che
forniscono
il
prodotto
fondiario
propriamente
detto
,
il
frutto
della
ricchezza
immobile
.
Gli
altri
due
somministrano
un
reddito
che
è
specificatamente
di
natura
industriale
,
il
reddito
agrario
in
senso
proprio
,
come
lo
si
è
talvolta
chiamato
,
e
che
va
ascritto
di
sua
natura
alla
ricchezza
mobile
.
Comparando
altresì
la
terra
e
il
capitale
in
essa
investito
,
è
facile
ravvisare
come
l
'
importanza
massima
,
in
una
condizione
avanzata
di
cose
,
sia
di
quest
'
ultimo
.
La
terra
è
l
'
elemento
fisso
,
il
capitale
è
l
'
elemento
progressivo
.
A
lungo
andare
,
è
questo
che
soverchia
sull
'
altro
in
proporzione
enorme
,
e
di
più
in
più
.
In
molti
casi
,
il
suolo
produttivo
esso
medesimo
non
è
se
non
una
creazione
del
capitale
:
testimonio
le
culture
irrigue
delle
nostre
pianure
,
e
quelle
a
scaglioni
dei
nostri
poggi
.
Né
l
'
anzidetta
distinzione
ha
un
valore
soltanto
teorico
di
scienza
,
ma
di
applicazione
pratica
altresì
,
e
sta
alla
base
di
ogni
sistema
razionale
d
'
imposta
.
L
'
imposta
fondiaria
è
destinata
a
colpire
il
prodotto
soltanto
nei
suoi
due
primi
elementi
,
il
prodotto
fondiario
in
stretto
senso
,
il
solo
che
costituisca
la
parte
del
proprietario
come
tale
,
risparmiando
per
proprio
conto
quello
degli
altri
due
fattori
,
di
carattere
più
propriamente
industriale
,
e
che
rappresenterebbe
la
parte
del
conduttore
,
di
chi
esercita
l
'
industria
agraria
,
sia
poi
esso
persona
distinta
da
quella
del
proprietario
,
o
faccia
tutt
'
uno
con
esso
.
Il
primo
soltanto
,
convenientemente
appurato
,
ossia
al
netto
,
è
quello
che
porge
la
materia
dell
'
imponibile
fondiario
.
7
.
Più
sotto
(
a
p
.
217
o
Mess
.
,
28184
)
,
il
Messedaglia
chiarisce
ancor
meglio
il
contenuto
dell
'
imponibile
fondiario
,
dimostrando
che
esso
non
si
identifica
con
quella
che
dagli
economisti
viene
chiamata
«
rendita
della
terra
»
.
Questa
sarebbe
quella
parte
del
prodotto
che
corrisponde
alla
differenza
tra
terre
d
'
ineguale
produttività
,
e
di
cui
le
infime
rimunerano
appena
alla
ragione
ordinaria
il
capitale
e
il
lavoro
ad
esse
applicato
.
Se
una
terra
non
rende
che
in
quest
'
ultima
proporzione
,
si
dice
che
la
sua
rendita
in
proprio
senso
,
quale
semplice
terra
,
è
nulla
;
se
rende
invece
di
più
,
cosicché
,
compensati
nella
misura
ordinaria
corrente
il
capitale
e
il
lavoro
,
ne
soverchi
ancora
qualcosa
,
la
rendita
consiste
in
questo
soverchio
.
La
differenza
stessa
può
dipendere
da
vari
elementi
:
la
naturale
feracità
delle
terre
,
la
posizione
,
la
più
o
meno
grande
agevolezza
alle
comunicazioni
,
e
la
maggiore
o
minore
prossimità
dei
mercati
,
il
sistema
e
il
movimento
dei
prezzi
:
ogni
circostanza
,
insomma
,
da
cui
possa
andarne
modificata
,
a
pari
spese
di
produzione
,
la
quantità
e
qualità
dei
prodotti
,
o
il
loro
valore
,
e
sorgere
così
un
divario
nel
reddito
delle
singole
terre
,
che
altrimenti
non
avrebbe
sufficiente
ragione
di
essere
.
Il
Messedaglia
vede
però
subito
,
contrariamente
al
Magliani
,
il
quale
a
questi
elementi
differenziali
aveva
dato
grande
importanza
,
sino
ad
attribuire
all
'
oggetto
dell
'
imposta
fondiaria
un
carattere
distinto
da
quello
di
tutte
le
altre
imposte
dirette
,
che
il
concetto
puramente
ricardiano
della
rendita
fondiaria
non
basta
a
caratterizzare
l
'
oggetto
dell
'
imposta
fondiaria
.
Non
basta
in
primo
luogo
,
ché
anche
di
altri
redditi
«
anzi
talvolta
in
forma
assai
più
spiccata
e
più
facilmente
e
generalmente
avvertita
»
si
può
dire
la
stessa
cosa
,
come
accade
per
le
aree
fabbricabili
nei
centri
popolosi
,
dove
la
rendita
può
formarsi
e
crescere
smisuratamente
anche
all
'
infuori
di
ogni
spesa
o
dispendio
da
parte
del
proprietario
.
Questi
non
ha
che
da
attendere
.
La
rendita
si
forma
ed
aumenta
per
un
processo
che
si
compie
attorno
a
lui
nello
svolgimento
economico
della
società
;
egli
viene
a
mietere
gratuitamente
il
frutto
spontaneo
della
fortuna
;
raccoglie
,
a
meglio
dire
,
il
prodotto
di
una
generale
operosità
,
alla
quale
potrebbe
anche
non
avere
partecipato
egli
stesso
in
alcuna
misura
.
Il
Messedaglia
nota
che
a
tale
specie
di
rendita
quasi
spontanea
ed
indipendente
dall
'
uomo
,
non
si
limita
affatto
l
'
oggetto
dall
'
imposta
:
Sulle
terre
in
coltura
specialmente
si
può
avere
una
vera
creazione
di
rendita
,
anche
per
atto
e
fatto
del
coltivatore
.
Basta
a
tale
uopo
supporre
un
'
applicazione
di
capitale
e
lavoro
che
rimuneri
con
qualche
larghezza
,
al
di
là
della
misura
ordinaria
,
i
miglioramenti
che
si
investono
nella
terra
.
Vi
può
essere
,
cioè
una
rendita
non
soltanto
per
la
terra
,
quale
area
nuda
,
ma
anche
per
il
capitale
di
miglioramento
;
il
più
alto
fitto
che
dalla
terra
deriva
al
proprietario
potrebbe
anche
non
rappresentare
che
il
profitto
più
o
meno
lauto
dei
fatti
dispendii
,
essere
la
remunerazione
di
un
'
impresa
più
o
meno
fortunata
,
intelligente
e
solerte
da
parte
sua
.
Il
proprietario
d
'
oggi
,
alla
sua
volta
,
il
quale
mostra
godere
del
beneficio
,
potrebbe
anche
non
essere
che
un
semplice
acquirente
,
il
quale
ha
pagato
il
beneficio
stesso
in
libero
mercato
,
né
più
né
meno
di
quello
che
vale
.
In
qualche
caso
può
pur
avvenire
che
il
reddito
tutto
intero
nemmeno
pareggi
l
'
ordinario
profitto
del
dispendio
incontrato
;
perloché
dovrebbesi
dire
che
non
soltanto
non
vi
è
positivamente
alcuna
rendita
,
ma
ve
n
'
ha
una
,
se
mai
,
da
qualificarsi
di
negativa
.
Vi
sono
insomma
intraprese
e
dispendi
,
che
rimunerano
,
e
al
di
là
,
il
costo
attuale
di
produzione
,
e
quel
tanto
di
un
tal
costo
passato
che
poté
rimanerne
stabilmente
in
esse
investito
;
ve
ne
ha
che
lo
remunerano
a
mala
pena
e
alla
ragione
ordinaria
corrente
;
ve
ne
ha
infine
che
non
toccano
nemmeno
a
questo
limite
,
e
ne
rimangono
più
o
meno
al
disotto
.
E
quest
'
ultimo
effetto
,
si
avverta
bene
,
potrebbe
esso
pure
derivare
da
cause
generali
,
indipendenti
dall
'
opera
del
proprietario
,
al
pari
del
primo
;
essere
il
prodotto
di
movimenti
e
spostamenti
che
avvengono
nel
generale
organismo
economico
,
e
che
alterano
e
modificano
a
un
dato
momento
quello
che
altrimenti
sarebbe
stato
l
'
aspetto
ordinario
,
normale
della
produzione
.
Al
Messedaglia
pare
in
conclusione
non
potere
essere
parola
di
estimo
esclusivamente
ordito
sul
concetto
di
una
cosidetta
rendita
della
terra
,
per
quanto
pure
non
sieno
altre
volte
mancati
economisti
che
ne
hanno
variamente
discusso
.
Bisogna
stimare
senz
'
altro
l
'
intiero
reddito
netto
fondiario
per
la
parte
che
spetta
al
possessore
(
terra
e
miglioramenti
compresi
)
e
nel
quale
si
trova
a
diverso
grado
compenetrata
la
rendita
essa
medesima
;
è
questo
il
solo
modo
,
pratico
e
razionale
,
che
possa
seguirsi
.
Perseguire
la
pura
rendita
della
terra
avrebbe
scopi
diversi
da
quello
fiscale
.
Vorrebbesi
trovar
modo
di
trasferire
allo
stato
tutta
quella
parte
del
maggior
valore
degli
immobili
che
può
riguardarsi
come
il
prodotto
indiretto
dal
lavoro
collettivo
della
società
,
anziché
di
quello
esclusivo
del
possessore
,
e
comporgli
con
ciò
un
fondo
che
andrebbe
a
scarico
delle
rimanenti
imposizioni
.
Non
sarebbe
neanche
a
titolo
d
'
imposta
,
ma
di
un
virtuale
condominio
,
la
parte
dovuta
alla
società
in
corpo
nella
creazione
comune
del
valore
,
e
che
si
ravvisa
dover
andare
indefinitamente
crescendo
,
così
in
via
assoluta
che
relativa
.
Comunque
si
voglia
di
siffatta
teoria
giudicarsi
,
essa
nulla
ha
a
vedere
con
lo
stabilimento
dell
'
imposta
fondiaria
in
senso
proprio
.
8
.
Due
soli
oratori
,
durante
l
'
ampia
discussione
accaduta
alla
Camera
,
esposero
concetti
degni
di
nota
intorno
al
concetto
teorico
della
rendita
imponibile
:
il
Di
San
Giuliano
e
il
Cagnola
.
L
'
on
.
Di
San
Giuliano
accentua
le
critiche
implicitamente
mosse
dal
relatore
della
legge
alla
posizione
singolare
fatta
dal
Magliani
al
reddito
terriero
.
Egli
non
ignora
che
gli
economisti
del
tempo
suo
avevano
cominciato
ad
estendere
il
concetto
di
rendita
a
tutti
i
campi
dell
'
umana
attività
ed
osserva
(
26
novembre
1885
,
p
.
15321
o
I
,
11517
)
:
La
cooperazione
della
natura
non
è
una
specialità
dell
'
agricoltura
,
ma
è
un
fattore
comune
a
tutti
i
rami
della
produzione
,
tanto
che
un
insigne
economista
,
lo
Schaeffle
,
volle
perfino
applicare
la
teoria
della
rendita
di
Ricardo
,
al
lavoro
intellettuale
e
manuale
dell
'
uomo
.
Il
calore
,
il
vapore
,
l
'
elettricità
,
di
cui
nella
produzione
industriale
ammiriamo
i
miracoli
,
che
cosa
sono
se
non
forme
della
cooperazione
gratuita
della
natura
?
E
ogni
nuova
invenzione
che
cosa
è
se
non
una
nuova
e
maggior
copia
di
forze
naturali
gratuite
che
si
mette
a
servizio
dell
'
industria
?
E
non
è
appunto
l
'
industria
a
preferenza
dell
'
agricoltura
il
campo
nel
quale
maggiormente
trionfa
sulle
forze
fisiche
l
'
ingegno
umano
,
frutto
anch
'
esso
della
cooperazione
gratuita
della
natura
?
...
Insomma
non
v
'
ha
ragione
di
distinguere
nella
produzione
agricola
una
fonte
d
'
entrata
qualitativamente
diversa
che
in
ogni
altro
reddito
...
La
rendita
netta
della
terra
non
differisce
dal
profitto
netto
che
gli
imprenditori
ottengono
in
tutte
le
altre
industrie
ed
è
regolata
dalle
medesime
leggi
.
Il
proprietario
d
'
un
opificio
qualunque
,
nel
chiudere
i
suoi
conti
al
termine
dell
'
anno
,
dopo
aver
dedotto
l
'
interesse
e
l
'
ammortamento
del
capitale
fisso
,
il
premio
d
'
assicurazione
,
le
spese
d
'
esercizio
ed
il
salario
della
direzione
,
trova
una
somma
che
non
appartiene
ad
alcuna
delle
predette
categorie
,
e
che
è
il
profitto
,
l
'
equipollente
esatto
della
rendita
fondiaria
,
dalla
quale
differisce
solo
a
tutto
suo
vantaggio
nella
misura
perché
,
per
solito
,
è
più
elevato
.
Ed
è
un
errore
supporre
che
la
natura
partecipi
più
intensamente
alla
produzione
agraria
che
a
quella
industriale
.
D
'
accordo
con
lo
Stuart
Mill
,
il
Di
San
Giuliano
nota
che
la
parte
della
natura
in
ogni
opera
umana
è
indefinita
ed
incommensurabile
.
È
impossibile
il
definire
che
in
una
cosa
la
natura
faccia
più
che
in
un
'
altra
.
Dopo
avere
confutato
le
teoriche
del
Magliani
secondo
cui
la
rendita
non
sarebbe
la
retribuzione
ordinaria
del
capitale
e
del
lavoro
,
ma
principalmente
un
guadagno
eccezionale
dovuto
a
circostanze
di
natura
e
di
società
,
l
'
oratore
prosegue
(
p
.
25233
o
I
,
11920
)
:
E
come
può
affermare
la
relazione
ministeriale
che
l
'
imposta
colpisce
il
reddito
dominicale
e
non
l
'
intiero
prodotto
agrario
?
Ciò
dipende
dall
'
ammontare
dell
'
imposta
,
poiché
,
ammessa
anche
la
teoria
fisiocratica
,
è
difficile
dire
in
ciascun
prodotto
agrario
quanta
sia
la
parte
del
reddito
dominicale
,
quanta
quella
che
è
retribuzione
del
lavoro
e
del
capitale
e
tanto
più
ciò
è
difficile
anzi
addirittura
impossibile
,
nei
fondi
migliorati
e
non
dati
in
affitto
.
Per
attuare
realmente
questo
concetto
della
relazione
ministeriale
,
il
catasto
dovrebbe
farsi
soltanto
per
classi
,
e
non
per
qualità
e
classi
,
poiché
le
colture
diverse
sono
appunto
il
frutto
del
capitale
e
del
lavoro
.
9
.
Il
critico
più
acuto
della
possibilità
di
distinguere
tra
reddito
fondiario
e
reddito
industriale
,
secondo
la
concezione
sopra
esposta
dal
Messedaglia
,
fu
il
Cagnola
,
del
quale
si
riferiscono
soltanto
le
proposizioni
le
quali
hanno
tratto
alla
formulazione
teorica
del
problema
.
Il
voler
distinguere
-
-
osservò
egli
nella
tornata
del
14
dicembre
1885
(
pp
.
1572830
o
II
,
21316
)
-
-
la
parte
del
prodotto
che
va
assegnata
alla
cooperazione
della
terra
e
delle
migliorie
e
quella
che
va
assegnata
alla
industria
agraria
è
una
questione
insolubile
.
La
commissione
per
stimare
il
reddito
fondiario
imponibile
,
tien
conto
in
primo
luogo
della
qualità
e
della
classe
dei
terreni
.
Ora
,
la
qualità
dipende
essenzialmente
o
principalmente
dalla
natura
del
suolo
o
non
piuttosto
si
deriva
dalla
lavorazione
stessa
agricola
?
...
L
'
arrivare
alle
superiori
qualità
dei
fondi
per
causa
di
piantagioni
,
quali
viti
o
gelsi
,
l
'
arrivare
alle
qualità
dei
terreni
a
coltura
continua
dipendenti
dall
'
avvicendamento
,
deriva
esclusivamente
da
quei
contratti
più
o
meno
lunghi
,
i
quali
dànno
fiducia
ai
conduttori
di
fruire
almeno
in
parte
delle
migliorie
,
che
essi
hanno
in
animo
di
intraprendere
.
Così
si
opera
oggi
stesso
nelle
migliorie
del
mezzodì
con
coltivazioni
arboree
.
Tale
origine
ebbe
la
più
parte
delle
stesse
marcite
dell
'
Alta
Italia
.
Persino
nella
economia
forestale
oggi
il
determinare
se
essa
debba
essere
a
ceduo
basso
,
a
ceduo
medio
,
a
ceduo
alto
od
a
fustaia
,
dipende
dall
'
imprenditore
e
dal
capitale
che
vuol
mantenere
investito
nella
foresta
.
A
seconda
dell
'
entità
di
esso
è
possibile
la
usufruizione
nell
'
uno
o
nell
'
altro
,
o
nel
terzo
o
nell
'
ultimo
dei
modi
che
ho
indicato
.
Quindi
la
qualità
della
terra
essenzialmente
dipende
dall
'
industria
agraria
,
dalla
potenza
del
capitale
,
dalla
abilità
tecnica
e
dagli
avvicendamenti
che
il
coltivatore
vi
adopera
.
Se
poi
veniamo
alle
classi
,
io
credo
che
nelle
coltivazioni
intensive
la
classe
onninamente
dipenda
dalla
qualità
delle
colture
e
degli
avvicendamenti
.
Per
esempio
,
la
classe
prima
dei
nostri
prati
avvicendati
si
ottiene
esclusivamente
con
la
coltivazione
fine
,
con
concimazione
a
stallatico
e
continuità
e
diligenza
in
uniforme
coltura
,
per
modo
che
la
terra
produca
un
prato
a
trifoglio
spontaneo
,
ladino
e
ad
altre
erbe
pure
scelte
e
di
qualità
costante
.
Se
si
alterano
le
coltivazioni
e
le
concimazioni
,
se
si
prolunga
la
risaia
,
la
classe
del
terreno
si
degrada
.
Ogni
data
classe
deriva
,
si
può
dire
,
esclusivamente
dall
'
azione
del
lavoro
e
del
capitale
impiegatovi
.
Né
ad
altra
conclusione
si
arriva
se
si
bada
ai
dati
speciali
di
cui
si
deve
tener
conto
nella
stima
.
Bisogna
,
osserva
la
Commissione
,
«
aver
riguardo
alla
intrinseca
attitudine
dei
fondi
e
alla
loro
situazione
non
soltanto
fisica
,
ma
anche
economica
»
.
Questa
tuttavia
,
commenta
il
Cagnola
,
oggi
dipende
soprattutto
dall
'
esistere
una
classe
di
coltivatori
,
la
quale
per
le
attitudini
tecniche
e
per
i
mezzi
materiali
possa
procurare
nella
coltivazione
una
data
intensità
.
Anche
«
l
'
ordinaria
e
duratura
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
pratiche
del
luogo
»
è
un
concetto
che
implica
«
l
'
entità
delle
scorte
e
l
'
attitudine
professionale
del
lavoratore
»
.
Aggiungasi
che
«
nel
periodo
della
formazione
del
catasto
milanese
la
massima
parte
delle
scorte
anche
vive
era
data
dalla
proprietà
al
coltivatore
,
e
quindi
il
valor
capitale
era
incluso
nei
fattori
delle
rendite
di
censo
.
Anche
oggi
una
parte
rilevante
di
scorte
si
deve
dare
dalla
proprietà
;
tali
sono
i
letami
,
i
faletami
,
le
terre
,
le
scorte
di
fieno
,
gli
erbatici
che
si
trovano
nel
fondo
e
si
devono
consumare
su
di
esso
.
Proprietà
ed
industria
quivi
si
consociano
nel
fornire
il
capitale
circolante
e
non
si
possono
certo
separare
nella
estimazione
delle
rispettive
cointeressenze
.
10
.
Le
critiche
temperate
del
Messedaglia
e
quelle
più
pungenti
del
Di
San
Giuliano
valsero
a
persuadere
il
Magliani
a
non
insistere
sul
carattere
differenziale
e
gratuito
della
rendita
fondiaria
e
sulla
sua
natura
peculiare
,
opposta
a
quella
degli
altri
redditi
soggetti
ad
imposta
.
Nella
relazione
al
Senato
non
vi
è
più
traccia
della
concezione
della
rendita
fondiaria
«
come
un
guadagno
eccezionale
,
dovuto
a
circostanze
peculiari
di
natura
e
di
società
»
,
che
era
sembrata
il
preludio
ad
una
progressiva
sua
confisca
da
parte
dello
stato
.
La
rendita
imponibile
diventa
puramente
quella
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
,
che
rimane
al
proprietario
netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
,
o
,
in
altri
termini
,
il
reddito
dominicale
senza
alcun
riguardo
al
profitto
dell
'
industria
agraria
.
La
dottrina
messedagliana
diventa
così
la
ispiratrice
pacifica
della
legge
d
'
imposta
.
Il
Messedaglia
la
ripete
,
quasi
con
le
stesse
parole
,
alla
Camera
ed
al
Senato
;
ed
,
evitando
di
affermare
la
peculiarità
del
concetto
di
rendita
all
'
agricoltura
,
anzi
affermandolo
esteso
a
tutti
i
redditi
,
ed
insistendo
nel
comprendere
sotto
il
nome
di
reddito
fondiario
il
frutto
della
terra
e
dei
capitali
stabilmente
impiegati
in
essa
,
toglie
valore
alle
critiche
che
il
Di
San
Giuliano
logicamente
aveva
mosso
all
'
idea
,
forse
inavvertitamente
esposta
dal
ministro
,
secondo
cui
l
'
imposta
fondiaria
avrebbe
dovuto
colpire
un
reddito
peculiare
,
dono
gratuito
«
di
natura
e
di
società
»
al
proprietario
.
Il
Messedaglia
non
si
impaccia
di
tali
astrazioni
;
assume
ad
oggetto
imponibile
dell
'
imposta
un
che
di
concreto
,
frutto
misto
di
fattori
naturali
e
di
capitali
investiti
.
Si
limita
a
dire
che
egli
vuol
giungere
solo
a
quel
che
nel
prodotto
della
terra
ha
natura
fondiaria
,
stabile
,
proveniente
dalla
terra
e
dai
capitali
fissi
;
escluso
ogni
frutto
dell
'
industria
agraria
.
Le
critiche
del
Cagnola
non
lo
scuotono
;
dai
verbali
delle
discussioni
alla
Camera
dei
deputati
non
risulta
che
egli
abbia
posto
attenzione
al
punto
essenziale
sollevato
dal
Cagnola
:
non
essere
possibile
distinguere
tra
terra
e
migliorie
da
una
parte
e
capitali
circolanti
e
lavoro
dell
'
uomo
dall
'
altra
.
Il
Cagnola
in
sostanza
,
precorrendo
teorie
agronomiche
ed
economiche
venute
di
poi
in
grande
onore
,
osserva
che
non
esiste
un
reddito
fondiario
separabile
concettualmente
dal
reddito
agrario
;
che
tutto
quel
che
di
più
stabile
e
fisso
vi
è
nel
prodotto
terriero
,
che
la
«
qualità
»
del
terreno
,
la
sua
«
classe
»
,
la
sua
maniera
«
ordinaria
»
medesima
di
coltivazione
,
la
sua
«
attitudine
»
a
produrre
,
tutto
è
collegato
indissolubilmente
con
la
quantità
delle
scorte
,
con
i
metodi
di
coltura
,
con
i
sistemi
di
conduzione
,
con
l
'
esistenza
di
una
classe
di
coltivatori
costituita
in
un
certo
modo
ovvero
in
un
altro
.
Essere
quindi
assurda
concettualmente
e
non
solo
praticamente
ogni
distinzione
tra
reddito
fondiario
e
reddito
agrario
e
formare
questi
due
pretesi
redditi
separati
un
tutt
'
uno
.
Queste
osservazioni
che
oggi
appaiono
senz
'
altro
degne
di
attenta
meditazione
,
per
lo
meno
ai
fini
pratici
della
valutazione
dei
redditi
in
sede
di
imposta
,
a
chiunque
conosca
appena
le
dottrine
dell
'
equilibrio
economico
,
passarono
allora
del
tutto
inosservate
e
non
esercitarono
alcuna
influenza
su
coloro
i
quali
avevano
predisposto
i
disegni
di
legge
e
stavano
elaborando
,
attraverso
a
successive
variazioni
,
il
testo
legislativo
vigente
.
11
.
Ora
vediamo
come
la
dizione
usata
nella
formulazione
della
legge
del
1886
attui
il
principio
.
Giova
all
'
uopo
leggere
il
brano
della
relazione
del
Messedaglia
che
fa
seguito
immediatamente
a
quello
già
citato
ed
in
cui
egli
passa
ad
esporre
il
metodo
col
quale
voleva
fosse
attuata
la
regola
del
tassare
soltanto
il
reddito
fondiario
e
non
quello
agrario
.
Per
configurare
concretamente
quel
reddito
fondiario
che
egli
voleva
colpire
,
il
Messedaglia
parte
dall
'
ipotesi
semplice
del
fondo
affittato
(
p
.
214
o
Mess
.
,
27778
)
:
Supponendo
che
un
fondo
sia
affittato
,
e
che
il
capitale
di
esercizio
appartenga
per
intero
al
conduttore
,
senz
'
altri
oneri
a
carico
di
questo
,
la
divisione
viene
a
farsi
in
modo
spontaneo
,
e
il
prezzo
dell
'
affitto
rappresenta
la
parte
del
proprietario
.
Non
sarebbe
però
esatto
il
ritenere
che
esso
ne
rappresenti
senz
'
altro
anche
il
reddito
netto
.
A
tal
uopo
vi
sarebbe
ancora
una
detrazione
da
fare
;
ed
è
quella
richiesta
dalle
spese
di
mantenimento
e
amministrazione
del
fondo
,
e
di
quanto
riguarda
la
necessaria
reintegrazione
del
capitale
di
miglioramento
.
Vi
è
da
pensare
alla
conservazione
delle
strade
,
degli
argini
,
degli
scoli
e
canali
,
degli
edifizi
rurali
;
vi
è
da
provvedere
alla
restaurazione
delle
piantagioni
e
delle
culture
;
vi
è
insomma
da
mantenere
il
fondo
qual
è
,
nelle
sue
condizioni
ordinarie
,
anche
all
'
infuori
di
altri
e
possibili
miglioramenti
,
i
quali
sarebbero
una
novità
.
Oltreché
,
anche
l
'
azienda
stessa
dominicale
ha
le
sue
spese
di
amministrazione
.
Bisogna
,
inoltre
,
aver
l
'
occhio
a
certe
perdite
eventuali
,
come
sarebbe
per
infortuni
e
regolare
il
conto
corrispondente
.
A
questo
punto
il
Messedaglia
,
il
quale
finora
aveva
semplicemente
supposta
una
divisione
del
prodotto
lordo
in
due
parti
:
quella
che
il
fittuario
ritiene
per
sé
e
quella
che
,
a
titolo
di
fitto
,
paga
al
proprietario
,
fa
un
rilievo
essenziale
per
la
interpretazione
dei
testi
legislativi
:
La
considerazione
del
capitale
di
esercizio
e
del
lavoro
occorrente
non
somministra
pertanto
se
non
una
prima
detrazione
,
nella
quale
si
compendiano
le
spese
ordinarie
industriali
di
produzione
.
Ciò
che
residua
pel
proprietario
va
ancora
depurato
da
altri
elementi
,
da
altre
spese
,
allo
scopo
di
averne
il
reddito
netto
;
il
fitto
,
anche
nei
termini
sopradetti
,
non
fornisce
nella
sua
integrità
se
non
un
reddito
lordo
,
e
non
ancora
il
netto
assoluto
della
parte
che
spetta
al
proprietario
come
tale
.
Accade
pei
terreni
ciò
che
accade
più
spiccatamente
per
gli
edifici
,
i
quali
si
stimano
sulla
pigione
reale
o
presunta
,
ma
con
forti
detrazioni
pel
naturale
deperimento
,
che
in
qualche
catasto
sonosi
anche
vedute
salire
ad
un
terzo
della
pigione
stessa
.
E
in
generale
,
non
si
dà
capitale
impiegato
,
il
quale
non
esiga
un
qualche
fondo
più
o
meno
rilevante
di
reintegrazione
,
giusta
la
natura
del
suo
impiego
e
le
trasformazioni
materiali
che
è
destinato
a
subire
.
Qui
,
abbandonando
l
'
ipotesi
del
fitto
,
il
Messedaglia
pone
il
problema
della
ricerca
dell
'
imponibile
fondiario
partendo
dalla
conoscenza
del
prodotto
lordo
:
In
altri
termini
,
l
'
imponibile
fondiario
risulta
dal
prodotto
totale
del
fondo
,
detratta
ogni
perdita
eventuale
,
e
depurato
da
tutte
le
spese
.
Le
quali
,
alla
loro
volta
,
possono
comprendersi
in
due
categorie
generali
:
I
ª
Spese
di
produzione
propriamente
dette
,
ossia
indispensabili
alla
creazione
e
realizzazione
del
prodotto
,
comprese
pur
quelle
di
custodia
e
trasporto
.
2ª
Spese
di
conservazione
e
mantenimento
del
fondo
,
comprese
pur
quelle
di
amministrazione
.
E
può
dirsi
che
tale
per
massima
sia
il
concetto
al
quale
mostrano
informarsi
i
vari
catasti
,
e
che
somministra
la
norma
per
la
rispettiva
base
estimale
.
Tant
'
è
vera
questa
conclusione
,
aggiungasi
,
che
veruna
differenza
potrebbesi
discernere
fra
l
'
enunciazione
riassuntiva
del
Messedaglia
e
quella
,
sopra
riprodotta
,
della
prima
giunta
del
censimento
milanese
.
Fatta
ragione
al
diverso
linguaggio
usato
,
le
due
enunciazioni
coincidono
perfettamente
,
sì
come
poteva
aspettarsi
da
colui
che
aveva
proclamato
il
censimento
milanese
essere
«
il
modello
degli
odierni
catasti
»
.
12
.
Memore
dell
'
insistenza
con
cui
la
giunta
milanese
aveva
ordinato
badarsi
al
«
costume
del
paese
»
,
alle
pratiche
agricole
«
costumate
in
ogni
sito
»
,
ed
aveva
consigliato
di
seguire
«
la
pratica
comunemente
dalli
estimatori
ricevuta
e
regolata
nel
modo
più
mite
e
più
benigno
e
più
favorevole
al
possessore
»
,
il
Messedaglia
passa
a
dire
(
pp
.
21415
o
Mess
.
,
27879
)
di
altri
elementi
di
determinazione
i
quali
stanno
in
rapporto
con
quella
stabilità
che
si
desidera
in
un
catasto
,
e
che
servono
di
riscontro
a
meglio
assegnarne
il
concetto
.
Si
mira
,
non
al
reddito
netto
attuale
di
un
dato
momento
,
ma
al
reddito
ordinario
,
normale
,
e
che
può
riguardarsi
come
il
prodotto
continuativo
,
duraturo
del
fondo
,
nelle
condizioni
in
cui
questo
si
trova
;
ad
una
specie
di
reddito
astratto
,
ideale
,
se
mai
così
piacesse
dire
,
ma
che
deve
essere
esso
medesimo
l
'
espressione
di
una
realtà
.
Il
reddito
,
cioè
,
va
calcolato
mediamente
,
e
sopra
un
tratto
di
tempo
abbastanza
lungo
da
poter
rappresentare
con
qualche
larghezza
tutte
le
ordinarie
vicende
della
coltivazione
.
Ed
è
questo
altresì
il
solo
,
sul
quale
possa
a
lungo
andare
contarsi
anche
dal
proprietario
medesimo
.
Può
anche
darsi
nel
fatto
che
un
tal
reddito
riesca
alquanto
diverso
nel
rilevamento
,
e
di
regola
più
moderato
della
realtà
(
e
giova
anzi
per
più
riguardi
che
siasi
disposti
a
moderazione
)
;
ma
ciò
non
infirma
ancora
il
concetto
;
e
basta
all
'
uopo
che
le
norme
secondo
cui
si
opera
,
abbiano
,
oltre
il
resto
,
anche
il
necessario
carattere
di
uniformità
.
Il
reddito
,
poi
,
andando
espresso
in
danaro
,
la
sua
determinazione
dipende
naturalmente
da
due
elementi
:
la
specie
e
quantità
dei
prodotti
,
e
il
prezzo
che
vi
corrisponde
.
Vuolsi
la
normalità
ordinaria
,
così
per
l
'
uno
come
per
l
'
altro
elemento
.
Ed
ove
,
come
ordinariamente
accade
,
si
assume
per
i
prodotti
e
per
i
prezzi
un
certo
periodo
di
riferimento
,
il
periodo
stesso
s
'
intende
fissato
collo
stesso
criterio
,
che
sia
un
periodo
da
potersi
considerare
come
normale
.
La
normalità
non
deve
osservarsi
solo
oggettivamente
,
con
riflesso
alla
sufficienza
del
tempo
considerato
a
mettere
in
luce
tutte
le
variazioni
di
stagioni
,
di
annate
,
di
avvicendamenti
agricoli
,
di
prezzi
;
ma
deve
anche
essere
soggettiva
,
e
badare
ai
metodi
di
coltivazione
(
pp
.
26061
o
Mess
.
,
342
)
:
I
terreni
,
cioè
,
secondo
la
rispettiva
qualità
,
si
considerano
in
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
pratiche
del
luogo
.
Non
si
ha
riguardo
a
quel
maggiore
prodotto
che
può
dipendere
da
una
coltivazione
eccezionalmente
accurata
,
ossia
da
una
straordinaria
diligenza
,
attività
o
copia
di
mezzi
del
coltivatore
;
né
,
viceversa
,
a
quel
prodotto
minore
che
deriva
da
una
insolita
trascuranza
.
Nessun
riguardo
parimenti
a
culture
eccezionali
,
di
carattere
transitorio
,
ossia
che
escono
dall
'
uso
e
dalla
destinazione
ordinaria
e
stabile
del
fondo
.
E
resta
poi
sempre
che
lo
stato
materiale
dei
fondi
e
delle
culture
va
riferito
all
'
epoca
censuaria
prestabilita
.
Il
prodotto
,
di
regola
,
va
considerato
in
natura
,
allo
stato
greggio
,
ammesso
soltanto
quel
primo
stadio
di
manufazione
che
può
essere
necessario
a
renderlo
commerciabile
.
E
quindi
il
grano
e
non
le
farine
,
l
'
uva
e
non
il
mosto
od
il
vino
,
le
ulive
e
non
l
'
olio
.
Il
che
pure
concorda
colla
nozione
del
reddito
fondiario
in
proprio
senso
,
quale
si
è
più
sopra
definito
,
e
da
cui
resta
escluso
ogni
reddito
della
terra
di
carattere
industriale
.
Se
tale
regola
affermasi
dal
Messedaglia
«
concordante
»
con
la
nozione
teorica
sua
del
reddito
fondiario
,
concorda
altresì
con
quella
che
«
trovasi
espressamente
sancita
in
alcuni
catasti
,
come
il
milanese
o
il
lombardo
veneto
e
venne
colà
rigorosamente
osservata
nella
pratica
»
(
p
.
261
o
Mess
.
,
343
)
.
Forse
in
altri
catasti
,
meno
perfetti
di
quelli
al
cui
modello
egli
sempre
si
ispira
,
la
regola
è
meno
esplicita
.
Essa
,
invero
,
presenta
alcune
difficoltà
di
applicazione
,
rispetto
a
singoli
generi
,
allorché
non
esista
per
essi
allo
stato
greggio
,
naturale
,
un
proprio
mercato
;
nel
qual
caso
sarebbe
da
supplirsi
con
una
conveniente
detrazione
sul
valore
del
prodotto
portato
ad
un
certo
grado
di
manufazione
.
Gioveranno
,
ad
attenuare
le
difficoltà
,
«
il
prudente
discernimento
dei
periti
e
delle
giunte
tecniche
»
ed
«
un
metodo
uniforme
ed
esattamente
determinato
nel
regolamento
e
nelle
istruzioni
particolari
per
la
stima
»
.
Finalmente
,
come
la
giunta
milanese
non
si
era
peritata
,
nell
'
elencare
le
spese
da
detrarsi
,
di
usare
amplissime
espressioni
come
«
ogni
e
qualunque
»
e
neppure
di
inserire
l
'
indeterminato
«ecc.»:
Ricavata
la
vera
rendita
,
farvi
ogni
e
qualunque
deduzione
sì
per
il
lavorerio
,
come
per
le
spese
degli
edifizi
,
riparazioni
,
ecc
.
Così
il
Messedaglia
,
nel
capitolo
XXII
delle
detrazioni
,
insiste
nell
'
escludere
che
la
legge
abbia
voluto
fare
un
elenco
tassativo
delle
detrazioni
medesime
.
La
legge
ne
specifica
alcune
(
p
.
265
o
Mess
.
,
34950
)
all
'
oggetto
di
meglio
chiarirne
la
natura
,
ovvero
,
in
qualche
caso
,
anche
il
modo
e
lo
scopo
indiretto
.
Tale
è
specialmente
il
caso
per
gli
infortuni
,
e
parimenti
pei
fabbricati
rurali
,
e
per
i
fitti
delle
acque
di
irrigazione
...
Alcune
detrazioni
trovansi
già
implicite
nella
determinazione
del
prodotto
lordo
,
in
quanto
che
scemano
il
prodotto
stesso
qual
è
da
considerarsi
in
misura
ordinaria
;
come
sarebbe
il
caso
delle
malattie
ricorrenti
a
cui
vanno
soggette
le
culture
o
le
piantagioni
.
In
altre
,
le
detrazioni
influiscono
direttamente
sulla
classe
o
graduazione
dei
fondi
,
come
avviene
per
i
terreni
soggetti
a
servitù
militare
od
a
vincolo
forestale
,
od
a
frane
o
lavine
.
Se
nella
legge
si
indicano
espressamente
,
ciò
si
fa
,
non
perché
sia
necessario
,
ma
«
a
maggiore
evidenza
e
guarentigia
»
.
Per
ogni
detrazione
proposta
o
richiesta
dai
contribuenti
,
badisi
al
principio
generale
che
è
«
quello
del
reddito
fondiario
debitamente
appurato
»
.
Badando
allo
scopo
,
la
specificazione
contenuta
nella
legge
deve
andare
considerata
quale
semplicemente
indicativa
,
anziché
tassativa
;
vale
a
dire
che
non
è
tolto
di
aver
riguardo
anche
a
qualche
altro
titolo
di
detrazione
,
che
fosse
per
avventura
rimasto
inavvertito
.
A
completare
il
quadro
della
natura
del
reddito
soggetto
ad
imposta
,
fa
d
'
uopo
per
ultimo
,
ricordare
come
esso
,
già
assunto
nella
sua
ordinarietà
rispetto
ad
un
sufficiente
tempo
trascorso
ed
ai
metodi
usuali
di
cultura
,
debba
conservarsi
immutato
per
il
tempo
di
trent
'
anni
,
durante
il
quale
nessuna
mutazione
può
essere
operata
nella
qualificazione
,
classificazione
e
tariffa
e
nell
'
applicazione
di
qualità
e
classe
ai
singoli
terreni
(
art
.
35
della
legge
I
°
marzo
1886
)
.
Senza
di
ciò
,
-
-
spiega
il
relatore
,
-
-
i
possessori
potrebbero
in
qualche
caso
andarne
forse
avvantaggiati
,
ma
in
qualche
altro
pure
danneggiati
;
e
fallirebbe
lo
scopo
a
cui
si
mira
colla
stabilità
dell
'
estimo
,
di
promuovere
e
premiare
i
miglioramenti
mediante
la
guarentigia
di
una
corrispondente
immunità
dall
'
imposta
(
p
.
307
o
Mess
.
,
406
)
.
Se
ben
si
riflette
,
la
immunità
temporanea
dei
miglioramenti
dall
'
imposta
è
una
conseguenza
logica
del
principio
generale
posto
sopra
,
per
cui
non
si
deve
aver
riguardo
al
maggior
prodotto
che
può
dipendere
«
da
una
straordinaria
diligenza
,
attività
o
copia
di
mezzi
del
coltivatore
,
né
a
quel
prodotto
minore
che
deriva
da
insolita
trascuranza
»
.
Non
si
dà
diligenza
straordinaria
,
senza
miglioria
del
fondo
;
né
insolita
trascuranza
,
senza
sua
degradazione
di
qualità
o
di
classe
o
di
amendue
;
ed
ove
subito
si
facesse
perciò
luogo
a
variazione
in
più
od
in
meno
,
si
verrebbe
a
tassare
quella
straordinaria
diligenza
o
a
tener
conto
,
con
minorazione
di
tributo
,
della
insolita
trascuranza
,
da
cui
invece
si
volle
fare
astrazione
,
affinché
il
reddito
tassato
fosse
quello
normale
,
ordinario
,
conforme
al
costume
del
paese
.
13
.
La
discussione
avvenuta
alla
Camera
dei
deputati
,
essendo
rivolta
ad
approfondire
od
a
dibattere
altri
punti
che
parevano
allora
di
maggior
momento
e
vivamente
appassionavano
per
diversi
e
contrastanti
motivi
l
'
opinione
pubblica
del
settentrione
,
del
centro
e
del
mezzodì
d
'
Italia
,
non
analizzò
a
fondo
i
metodi
proposti
per
attuare
il
concetto
di
tassare
unicamente
il
reddito
fondiario
,
ad
esclusione
di
quello
agrario
.
L
'
on
.
Luigi
Ferrari
manifestò
invano
i
suoi
dubbi
sulla
possibilità
di
far
sì
«
che
con
un
catasto
non
solo
per
classi
ma
per
colture
,
venga
colpita
soltanto
la
rendita
fondiaria
e
rimanga
esente
l
'
industria
»
(
tornata
dell'11
dicembre
1885
,
p
.
15624
o
II
,
14344
)
e
su
quella
«
che
una
tariffa
,
se
desunta
da
una
media
dodicennale
,
possa
mantenere
una
distinzione
tra
il
reddito
del
proprietario
ed
il
profitto
dell
'
industria
»
(ibid.)
.
Notò
egli
,
che
se
la
distinzione
sia
esatta
ed
applicabile
,
«
l
'
industria
debba
essere
colpita
da
una
imposta
diversa
,
da
un
'
imposta
personale
»
.
Ma
in
tal
caso
come
spiegare
«
l
'
invincibile
ripugnanza
»
che
il
sistema
dell
'
imposta
generale
sull
'
entrata
proposto
dall
'
on
.
Scialoja
incontrò
«
nel
pubblico
italiano
,
il
quale
lo
ha
sempre
considerato
,
lo
considera
e
lo
considererà
in
avvenire
come
una
tassa
duplicata
»
?
(
p
.
15625
o
II
,
146
)
.
Osservazione
non
pertinente
,
come
è
palese
a
chiunque
conosca
il
progetto
Scialoja
,
il
quale
accantonava
,
fissandola
per
sempre
e
dichiarandola
riscattabile
,
l
'
imposta
fondiaria
,
e
istituiva
una
imposta
generale
su
tutti
i
redditi
e
quindi
nuovamente
sui
redditi
fondiari
e
agrari
insieme
.
Ma
qui
la
si
volle
ricordata
,
poiché
il
Ferrari
ne
trae
argomento
a
citare
un
dato
di
fatto
storico
e
cioè
«
l
'
agitazione
dei
fittabili
lombardi
,
i
quali
la
[
vuol
dire
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
]
ritengono
assolutamente
un
duplicato
della
imposta
fondiaria
»
(ibid.)
.
Dubbi
ugualmente
vivi
e
più
precisi
manifestò
l
'
on
.
Villa
sulla
possibilità
di
fare
la
distinzione
tra
i
due
redditi
(
pp
.
1563940
o
II
,
17374
)
:
Il
catasto
stabilisce
l
'
imposta
;
ma
su
di
che
?
Sul
reddito
padronale
.
Che
cos
'
è
questo
reddito
padronale
?
In
qual
rapporto
sta
con
l
'
altro
reddito
di
cui
voi
parlate
,
il
reddito
agrario
?
Come
fate
a
distinguere
l
'
uno
dall
'
altro
?
In
qual
rapporto
il
fisco
tassatore
considera
i
capitali
che
concorrono
alla
produzione
agricola
?
Su
questo
punto
conviene
chiarire
le
idee
.
Questa
teorica
mi
spaventa
per
le
conseguenze
alle
quali
può
giungere
.
Voi
colpite
da
una
parte
il
proprietario
sul
reddito
così
detto
padronale
,
e
colpite
dall
'
altra
il
fittaiuolo
sul
reddito
agrario
.
Ma
quando
il
proprietario
è
insieme
proprietario
e
coltivatore
;
quando
i
due
redditi
sono
raccolti
dalle
stesse
mani
,
non
ci
è
dubbio
che
voi
veniate
un
giorno
a
chiedergli
la
doppia
imposta
?
E
l
'
imposta
del
fittaiuolo
,
del
coltivatore
,
su
di
che
la
commisurate
?
Le
preoccupazioni
dell
'
on
.
Villa
non
sono
importanti
dottrinalmente
,
se
pur
lo
siano
politicamente
e
fiscalmente
;
poiché
,
se
i
due
redditi
esistono
,
debbono
amendue
essere
tassati
,
ove
non
si
adducano
ragioni
di
immunità
che
il
Magliani
adombrava
quando
,
come
si
vede
sopra
,
sforzavasi
a
dimostrare
che
l
'
imposta
fondiaria
,
tassando
la
sola
rendita
della
terra
,
non
nuoceva
all
'
agricoltura
,
né
attardavane
il
progresso
;
ma
il
Villa
su
di
ciò
tace
.
Anzi
egli
,
proseguendo
,
nega
la
possibilità
di
distinguere
tra
i
due
redditi
e
vuole
considerarli
come
un
tutt
'
uno
.
Perché
non
parleremo
noi
invece
di
prodotto
agrario
che
è
il
risultato
del
capitale
impiegato
nella
terra
,
capitale
che
io
veggo
funzionare
nell
'
industria
agricola
nel
modo
stesso
che
funziona
in
qualunque
altra
industria
?
In
qualunque
altra
industria
manifatturiera
voi
trovate
il
capitale
fondatore
,
e
questo
capitale
fondatore
voi
lo
potete
in
qualunque
industria
considerare
come
nella
industria
agricola
sotto
un
doppio
aspetto
:
in
quello
che
non
si
esaurisce
che
in
un
più
o
meno
lungo
volgere
di
tempo
,
e
capitale
circolante
,
il
quale
serve
ad
un
solo
ciclo
di
produzione
.
Come
fate
voi
a
separare
e
distinguere
separatamente
gli
uffici
e
i
prodotti
di
questi
due
capitali
?
Potrete
scientificamente
distinguere
il
capitale
per
i
varii
modi
con
cui
si
manifesta
,
ma
non
certo
per
gli
effetti
che
esso
determina
nella
produzione
.
Quando
voi
raccogliete
un
grappolo
di
uva
,
voi
non
sapete
e
non
riuscirete
a
percepire
in
qual
modo
e
in
quali
proporzioni
abbiano
concorso
a
produrlo
il
capitale
del
proprietario
o
il
capitale
del
fittaiuolo
.
Quindi
,
quando
voi
mi
dite
che
coll
'
imposta
fondiaria
colpite
il
reddito
padronale
,
voi
mi
date
una
formula
indeterminata
,
la
quale
può
condurre
a
gravissime
conseguenze
.
Cercate
invece
di
accertare
il
prodotto
agrario
,
quello
che
realmente
si
raccoglie
dal
podere
.
Voi
potete
considerarlo
questo
prodotto
agrario
in
relazione
agli
sforzi
ed
al
lavoro
che
fu
diretto
ad
ottenerlo
.
Voi
sapete
allora
quali
sono
le
detrazioni
da
farsi
per
compensare
i
capitali
che
hanno
concorso
a
preordinarlo
e
a
produrlo
.
Voi
avete
facile
e
sgombra
la
via
a
poter
stabilire
quale
sia
il
reddito
,
il
prodotto
netto
della
terra
.
E
allora
su
quel
prodotto
netto
voi
potete
benissimo
chiedere
la
parte
che
spetta
allo
stato
.
14
.
L
'
immagine
del
grappolo
d
'
uva
,
in
cui
invano
l
'
agricoltore
si
sforza
di
distinguere
quel
che
è
reddito
fondiario
da
quella
parte
che
è
reddito
agrario
è
calzante
per
indicare
le
difficoltà
di
attuare
la
bipartizione
messedagliana
dei
redditi
;
e
su
questa
difficoltà
insiste
quell
'
onorevole
Cagnola
,
di
cui
sopra
si
riportarono
le
obbiezioni
teoriche
alla
distinzione
medesima
e
che
fu
il
solo
oratore
,
il
quale
su
questo
punto
diede
alla
discussione
un
contributo
veramente
importante
di
osservazioni
personali
(
nella
tornata
del
14
dicembre
1885
,
pp
.
15730
sgg
.
o
II
,
212
sgg
.
,
21718
)
.
Dopo
essersi
posto
il
problema
teorico
dell
'
assurdità
concettuale
della
separazione
dei
due
redditi
,
il
Cagnola
si
domanda
:
viene
davvero
il
reddito
agrario
detratto
dal
prodotto
lordo
,
sicché
il
residuo
imponibile
sia
solo
e
tutto
reddito
«
fondiario
»
?
La
legge
,
così
come
è
formulata
,
permette
di
concludere
che
la
«
industria
viene
messa
fuori
di
interesse
nelle
deduzioni
,
operate
le
quali
,
si
ha
il
reddito
netto
imponibile
?
»
Dalla
lettura
dell
'
art
.
14
del
disegno
di
legge
(
e
della
legge
vigente
)
,
e
dai
precedenti
rintracciati
nelle
istruzioni
del
vecchio
e
del
nuovo
censimento
milanese
,
egli
è
tratto
a
due
osservazioni
capitali
:
la
prima
è
che
tutte
le
detrazioni
elencate
nell
'
art
.
14
sono
sostenute
«
esclusivamente
dall
'
assuntore
dell
'
industria
agricola
»
;
non
sono
cioè
quelle
sole
che
sosterrebbe
il
proprietario
per
ridurre
il
fitto
da
lui
percepito
al
puro
netto
,
ma
quelle
che
deve
sostenere
l
'
industriale
agricolo
per
ridurre
il
prodotto
lordo
della
terra
al
netto
.
E
la
seconda
è
che
negli
elementi
di
detrazione
indicati
nell
'
art
.
14
non
si
scorge
vi
sia
un
cenno
qualunque
né
degli
interessi
del
capitale
,
né
del
profitto
dell
'
industriale
agricoltore
od
almeno
di
un
compenso
al
suo
lavoro
;
deduzioni
che
sole
giustificherebbero
il
sottoporlo
separatamente
ad
un
modo
speciale
di
tassazione
.
Il
Cagnola
dunque
rimprovera
al
governo
ed
alla
commissione
di
non
essere
stati
logici
nella
attuazione
del
loro
concetto
:
volevano
ridursi
a
tassare
il
solo
reddito
della
terra
,
sia
pure
dotata
di
fabbricati
rurali
e
di
migliorie
;
e
non
riuscirono
invece
a
togliere
dal
prodotto
«
onninamente
tutto
che
appartiene
all
'
azienda
agricola
»
.
L
'
obbiezione
di
doppia
tassazione
che
si
udì
dopo
il
decreto
del
4
gennaio
1923
pare
l
'
eco
di
quella
che
nitidamente
aveva
mosso
il
Cagnola
al
Messedaglia
allorquando
si
discuteva
il
testo
che
divenne
poi
la
legge
del
1886
.
A
rincalzar
l
'
obbiezione
,
il
Cagnola
osserva
che
il
censimento
milanese
non
fu
introdotto
allo
scopo
di
togliere
«
da
una
inestricabile
anarchia
gli
oneri
della
rendita
dominicale
,
della
rendita
padronale
»
.
Questo
fu
forse
il
risultato
della
grande
riforma
.
Lo
scopo
vero
era
di
«
venire
in
sollievo
delle
condizioni
delle
popolazioni
agricole
»
angariate
da
ogni
sorta
di
tributi
reali
e
personali
.
Sottoponendo
ad
imposta
di
ricchezza
mobile
gli
affittuari
rustici
,
si
ritorna
a
quelle
antiche
vessazioni
,
a
quei
duplicati
.
Egli
cita
(
p
.
15737
o
II
,
22729
)
l
'
esempio
del
coltivatore
proprietario
che
giustamente
,
logicamente
non
soggiace
a
questa
tassa
e
che
,
pure
,
esercita
l
'
industria
nelle
identiche
condizioni
dell
'
assuntore
a
titolo
di
affittanza
,
e
forma
una
viva
e
permanente
protesta
contro
l
'
odioso
privilegio
da
cui
sono
colpite
le
proprietà
e
le
popolazioni
delle
terre
coltivate
con
affittanza
.
Tanto
più
odioso
è
il
privilegio
di
tassazione
da
cui
sono
colpiti
gli
affittuari
,
in
quanto
nessuno
degli
agenti
delle
imposte
indaga
quale
sia
di
fatto
l
'
eventuale
loro
profitto
netto
,
sibbene
riducono
la
tassa
sull
'
agricoltura
ad
una
seconda
tassa
reale
in
proporzione
del
perticato
o
del
capitale
o
del
canone
di
affitto
.
Ecco
due
accuse
,
che
,
risorte
ai
giorni
nostri
,
si
possono
formulare
così
:
la
tassazione
degli
affittuari
coll
'
imposta
di
ricchezza
mobile
non
è
l
'
indice
di
un
privilegio
dei
proprietari
coltivatori
diretti
,
ma
di
un
'
odiosa
doppia
tassazione
degli
affittuari
;
tanto
più
odiosa
in
quanto
gli
affittuari
non
sono
tassati
sul
loro
eventuale
profitto
netto
,
ma
su
un
ipotetico
reddito
desunto
per
via
di
coefficienti
empirici
,
sicché
essi
chiaramente
pagano
una
seconda
imposta
reale
.
A
togliere
la
giusta
ragione
di
querela
,
il
Cagnola
formalmente
chiede
che
nelle
detrazioni
contemplate
dall
'
art
.
14
si
includano
«
l
'
interesse
del
capitale
agrario
ed
il
profitto
dell
'
industriale
»
.
15
.
Che
il
ministro
Magliani
,
il
relatore
Minghetti
ed
il
commissario
regio
Messedaglia
avessero
compreso
a
pieno
la
portata
delle
osservazioni
del
Cagnola
,
non
si
può
affermare
o
negare
con
sicurezza
,
sulla
base
dei
documenti
parlamentari
.
Appare
soltanto
che
,
quando
si
viene
alla
discussione
dell
'
art
.
11
,
il
relatore
Minghetti
sorse
a
proporre
,
a
nome
della
commissione
,
che
laddove
era
detto
:
La
rendita
imponibile
è
quella
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
;
si
aggiungessero
le
parole
al
proprietario
,
sicché
l
'
articolo
suonasse
,
come
poi
fu
votato
:
La
rendita
imponibile
è
quella
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
al
proprietario
netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
(
tornata
del
20
gennaio
1886
,
p
.
15993
o
III
,
29
)
.
Il
Minghetti
non
dà
ragione
all
'
emendamento
proposto
;
ma
l
'
on
.
Parpaglia
,
il
quale
di
buon
grado
lo
accetta
,
spiega
che
coll
'
aggiunta
delle
parole
al
proprietario
si
è
voluto
chiarire
che
si
deve
tener
conto
unicamente
del
reddito
padronale
o
dominicale
;
così
,
a
modo
di
esempio
,
se
un
fondo
fosse
tenuto
a
mezzadria
od
a
colonia
non
si
terrà
conto
della
parte
di
rendita
che
spetta
al
colono
,
ma
unicamente
di
quella
che
viene
attribuita
al
proprietario
,
poiché
questa
è
la
rendita
dominicale
(
p
.
15994
o
III
,
30
)
.
E
il
Messedaglia
,
rispondendo
in
seguito
ad
una
domanda
di
spiegazione
dell
'
on
.
Billia
,
ricorda
che
ministro
e
commissione
sono
concordi
nel
voler
tassare
solo
quella
porzione
dei
frutti
del
fondo
che
appartiene
al
proprietario
in
tale
qualità
,
non
nella
sua
qualità
eventuale
di
coltivatore
,
di
conduttore
del
fondo
(
p
.
16003
o
III
,
4849
)
.
Egli
riconosce
che
questo
concetto
,
introdotto
nella
relazione
,
accettato
dal
ministro
è
stato
esposto
forse
«
troppo
teoricamente
»
;
ma
non
ammette
che
esso
sia
un
errore
economico
e
che
dia
luogo
ad
equivoci
.
A
dimostrare
ciò
egli
si
rifà
alla
sua
«
esperienza
»
ed
alla
conoscenza
che
egli
ha
delle
minute
di
stima
del
Lombardo
Veneto
.
Una
minuta
di
stima
è
così
fatta
:
prodotto
totale
,
per
unità
di
misura
,
...
in
una
prima
colonna
,
specificando
i
generi
;
seconda
colonna
,
parte
padronale
,
distinguendo
questa
dalla
parte
colonica
a
sistema
partitario
,
che
è
quello
che
venne
generalmente
adottato
nella
stima
:
la
metà
,
i
due
terzi
,
od
altro
,
per
i
singoli
generi
,
secondo
gli
usi
locali
;
e
della
parte
colonica
non
si
parla
poi
più
.
In
una
terza
colonna
si
segnano
prezzi
unitari
da
applicarsi
alla
parte
padronale
;
eppoi
in
altra
colonna
si
indicano
le
detrazioni
per
depurare
la
rendita
stessa
e
quindi
ottenere
la
rendita
netta
che
spetta
al
proprietario
in
tale
sua
qualità
.
Questo
è
il
procedimento
del
catasto
lombardo
veneto
.
Altrove
,
come
a
Napoli
ed
in
Sicilia
,
si
è
partiti
dai
canoni
di
affitto
;
in
qualche
altro
caso
dai
prezzi
di
acquisto
;
ma
qualunque
sia
il
sistema
adottato
,
sempre
si
volle
e
si
vuole
ancora
adesso
che
la
rendita
netta
che
costituisce
l
'
imponibile
catastale
debba
rappresentare
soltanto
la
parte
padronale
,
non
già
il
totale
della
rendita
netta
del
fondo
(ibid.)
.
Al
chiarimento
non
si
acqueta
l
'
on
.
Cagnola
,
ché
egli
osserva
non
bastare
la
detrazione
della
«
parte
colonica
»
,
di
cui
nella
minuta
di
stima
citata
dal
Messedaglia
,
ad
esaurire
la
detrazione
degli
elementi
di
reddito
industriale
:
Il
commissario
regio
sa
meglio
di
me
che
la
parte
colonica
corrisponde
alla
tassa
personale
e
non
a
quella
di
ricchezza
mobile
per
le
industrie
,
il
che
,
tradotto
in
linguaggio
odierno
,
vuol
dire
che
la
parte
colonica
è
reddito
puramente
di
lavoro
manuale
,
da
tassarsi
in
quella
che
noi
chiameremmo
categoria
C
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
e
non
comprende
nessuno
dei
due
elementi
-
-
interessi
del
capitale
di
esercizio
e
profitto
dell
'
industria
agraria
-
-
che
costituiscono
il
reddito
«
agrario
»
,
il
quale
si
vorrebbe
distinguere
dal
reddito
«
fondiario
»
.
Dunque
,
nonostante
la
deduzione
della
«
parte
colonica
»
,
il
reddito
industriale
od
agrario
continua
a
far
parte
della
porzione
dominicale
o
padronale
dei
prodotti
del
fondo
;
il
che
risponde
altresì
alle
condizioni
storiche
in
cui
si
formarono
quelle
minute
di
stima
del
censo
lombardo
veneto
,
a
cui
alludeva
l
'
on
.
Messedaglia
:
Nel
formare
i
censimenti
passati
non
si
poteva
neppur
pensare
a
sottrarre
dal
prodotto
lordo
né
l
'
interesse
né
il
profitto
per
l
'
industria
agraria
,
dacché
le
scorte
del
fondo
in
attrezzi
ed
anche
in
bestiami
erano
date
in
gran
parte
dalle
proprietà
medesime
,
mentre
le
condizioni
sono
oggi
mutate
.
Nella
valutazione
quindi
del
reddito
fondiario
,
prendendo
a
base
l
'
ordinario
modo
di
coltivazione
,
si
considerava
appunto
il
fondo
istrutto
proveniente
dal
proprietario
,
e
quindi
la
rendita
del
fondo
istrutto
.
Ma
il
criterio
sul
quale
ebbero
a
calcolare
la
rendita
dominicale
l
'
on
.
commissario
regio
ed
il
ministro
per
giustificare
questa
espressione
è
precisamente
quello
del
fondo
non
istrutto
.
Dunque
il
capitale
d
'
esercizio
,
il
suo
frutto
e
profitto
vanno
dedotti
dal
prodotto
lasciando
il
residuo
del
solo
reddito
netto
padronale
(
tornata
del
21
gennaio
1886
,
pp
.
1603435
o
III
,
1078
)
.
Più
innanzi
,
non
persuaso
da
una
brevissima
replica
del
relatore
Minghetti
,
il
quale
,
supponendo
che
il
Cagnola
avesse
dimenticato
l
'
aggiunta
fatta
delle
parole
al
proprietario
nell
'
art
.
11
,
confidava
che
,
osservandola
,
se
ne
contentasse
,
(
p
.
16049
o
III
,
137
)
,
questi
insiste
nel
chiedere
che
almeno
la
commissione
ed
il
ministro
dichiarino
espressamente
intendersi
compresi
nelle
spese
di
produzione
della
parte
dominicale
gli
interessi
del
capitale
di
esercizio
ed
i
profitti
dell
'
industria
agraria
,
che
vengono
d
'
altra
parte
sottoposti
alla
tassa
di
ricchezza
mobile
(
p
.
16051
o
III
,
141
)
.
Ma
,
tra
i
rumori
dell
'
assemblea
,
impaziente
di
venire
al
voto
su
questo
,
per
altre
ragioni
,
tormentatissimo
art
.
14
,
la
proposta
cade
;
e
null
'
altro
più
di
rilevabile
occorre
di
leggere
su
questo
punto
nei
verbali
delle
discussioni
alla
Camera
ed
al
Senato
.
16
.
Ed
ora
,
innanzi
di
riassumere
sulla
base
di
documenti
legislativi
quale
sia
stata
la
volontà
espressa
dal
legislatore
;
pare
opportuno
mettere
a
confronto
i
testi
,
che
riguardano
l
'
oggetto
dell
'
imposta
,
quali
furono
proposti
dal
ministro
,
riformati
dalla
commissione
della
Camera
e
votati
dal
parlamento
:
Disegno
del
ministero
.
(
Magliani
)
.
Disegno
della
commissione
della
Camera
.
(
Relatori
:
Minghetti
e
Messedaglia
)
.
Testo
approvato
dal
parlamento
.
Art
.
3
.
La
stima
avrà
per
oggetto
di
determinare
la
rendita
netta
dei
terreni
,
sulla
base
della
quale
sarà
fatta
la
distribuzione
dell
'
imposta
,
mercé
l
'
applicazione
di
tariffe
per
qualità
e
classi
.
Art
.
9
.
La
stima
dei
terreni
ha
per
oggetto
di
stabilire
la
rendita
imponibile
sulla
quale
è
fatta
la
ripartizione
della
imposta
,
mediante
la
formazione
di
tariffe
di
estimo
,
nelle
quali
è
determinata
,
comune
per
comune
,
la
rendita
stessa
per
ogni
qualità
o
classe
.
Art
.
9
.
Identico
.
Le
tariffe
esprimeranno
la
rendita
di
un
ettaro
per
ciascuna
specie
di
coltura
e
per
ogni
grado
di
feracità
del
suolo
.
Art
.
11
.
La
tariffa
esprime
,
in
moneta
legale
,
la
rendita
imponibile
di
un
ettaro
per
ciascuna
qualità
e
classe
.
Art
.
11
.
Identico
.
La
rendita
imponibile
è
quella
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
.
La
rendita
imponibile
è
quella
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
al
proprietario
netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
.
I
fondi
saranno
considerati
in
uno
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
condizioni
locali
,
e
il
prodotto
sarà
calcolato
sulla
media
del
dodicennio
che
precede
l
'
anno
della
pubblicazione
della
presente
legge
.
I
fondi
saranno
considerati
in
uno
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
condizioni
locali
,
e
la
quantità
del
prodotto
sarà
determinata
sulla
base
della
media
del
dodicennio
che
precede
l
'
anno
della
pubblicazione
della
presente
legge
,
ovvero
di
quel
più
lungo
periodo
di
tempo
che
per
alcune
speciali
colture
fosse
necessario
a
comprendere
le
ordinarie
vicende
delle
medesime
.
Non
si
terrà
conto
di
una
straordinaria
diligenza
o
trascuranza
.
Identico
.
Disegno
del
ministero
.
(
Magliani
)
.
Disegno
della
commissione
della
Camera
.
(
Relatori
:
Minghetti
e
Messedaglia
)
.
Testo
approvato
dal
parlamento
.
Art
.
4
.
La
rendita
netta
dei
terreni
si
determinerà
sulla
base
del
loro
affitto
reale
o
presunto
,
e
in
mancanza
di
questa
colla
valutazione
dei
prodotti
dell
'
ordinaria
coltivazione
.
Soppresso
.
Soppresso
.
Art
.
5
.
I
contratti
di
affitto
,
da
cui
si
desumerà
la
rendita
dei
terreni
,
a
sensi
dell
'
articolo
precedente
,
dovranno
riferirsi
all
'
ultimo
decennio
;
essere
di
data
certa
e
di
una
durata
non
superiore
a
quella
ordinariamente
in
uso
nel
comune
.
Soppresso
.
Soppresso
.
Dove
gli
affitti
siano
in
numero
sufficiente
da
rappresentare
le
varie
gradazioni
della
proprietà
si
presumeranno
per
analogia
nei
terreni
non
affittati
mediante
la
classificazione
e
la
tariffa
.
Soppresso
.
Soppresso
.
Art
.
13
.
La
rendita
dei
terreni
si
determinerà
in
base
ai
prodotti
medii
della
ordinaria
coltivazione
.
Art
.
13
.
Soppresso
.
Ogni
particella
sarà
considerata
da
sé
,
senza
riguardo
alla
sua
connessione
con
altri
fondi
o
con
esercizi
industriali
e
a
rapporti
personali
del
possessore
.
Identico
.
Disegno
del
ministero
.
(
Magliani
)
.
Disegno
della
commissione
della
Camera
.
(
Relatori
:
Minghetti
e
Messedaglia
)
.
Testo
approvato
dal
parlamento
.
Art
.
14
.
La
valutazione
dei
prodotti
sarà
fatta
secondo
prezzi
medii
dell
'
ultimo
dodicennio
,
giusta
le
norme
da
stabilirsi
nel
regolamento
,
esclusi
i
due
anni
di
massimo
e
due
di
minimo
prezzo
,
e
tenuto
conto
del
disagio
medio
della
carta
.
Art
.
14
.
La
valutazione
di
ciascun
prodotto
sarà
fatta
sulla
media
dei
tre
anni
di
minimo
prezzo
compresi
nel
dodicennio
187485
,
tenuto
conto
del
disagio
medio
della
carta
e
giusta
le
norme
da
stabilirsi
nel
regolamento
.
La
commissione
centrale
,
di
cui
all
'
art
.
23
,
sentite
le
commissioni
provinciali
,
potrà
,
in
vista
di
speciali
circostanze
,
modificare
la
media
dei
prezzi
dei
singoli
prodotti
.
Identico
.
Art
.
6
.
Nei
comuni
,
nei
quali
non
sono
in
uso
gli
affitti
o
trovansi
così
rari
da
non
offrire
sicura
norma
per
la
determinazione
della
rendita
territoriale
,
questa
sarà
valutata
,
conformemente
all
'
art
.
4
,
sui
prodotti
depurati
:
Saranno
detratte
cogli
stessi
criteri
:
Identico
.
I
.
dalle
spese
di
coltivazione
secondo
gli
usi
e
le
condizioni
di
ciascun
luogo
;
I
.
le
spese
di
produzione
,
conservazione
e
trasporto
,
secondo
gli
usi
e
le
condizioni
di
ciascun
luogo
;
Identico
.
2
.
da
una
quota
per
il
reddito
attribuita
ai
fabbricati
rurali
;
2
.
le
spese
e
i
contributi
per
opere
di
difesa
e
di
scolo
,
compreso
il
contributo
per
opere
idrauliche
di
seconda
categoria
;
2
.
Le
spese
e
contributi
per
opere
permanenti
di
difesa
,
compreso
il
contributo
per
opere
idrauliche
di
seconda
categoria
;
3
.
dalle
spese
relative
alle
opere
di
difesa
e
di
scolo
;
3
.
le
spese
di
manutenzione
del
fondo
e
di
reintegrazione
delle
colture
;
3
.
Le
spese
di
manutenzione
del
fondo
e
dei
fabbricati
rurali
occorrenti
e
di
reintegrazione
delle
colture
;
Disegno
del
ministero
.
(
Magliani
)
.
Disegno
della
commissione
della
Camera
.
(
Relatori
:
Minghetti
e
Messedaglia
)
.
Testo
approvato
dal
parlamento
.
4
.
dai
danni
provenienti
da
infortuni
atmosferici
;
4
.
una
quota
per
le
spese
di
amministrazione
;
Identico
.
5
.
dalle
spese
di
amministrazione
;
5
.
una
quota
per
danni
provenienti
dagli
infortuni
;
Identico
.
6
.
dai
danni
provenienti
da
inondazioni
periodiche
o
ordinarie
a
cui
i
terreni
siano
soggetti
;
6
.
una
quota
pei
fabbricati
rurali
occorrenti
e
loro
accessori
considerati
in
istato
ordinario
e
secondo
gli
usi
e
i
bisogni
della
coltura
.
Soppresso
.
7
.
dai
danni
provenienti
da
lavine
.
Si
terrà
conto
anche
dei
danni
provenienti
dalle
inondazioni
ordinarie
,
dalle
lavine
,
dalle
servitù
militari
,
e
dal
vincolo
forestale
.
Si
terrà
conto
,
con
una
proporzionale
detrazione
dal
reddito
imponibile
,
anche
dei
danni
provenienti
dalle
inondazioni
ordinarie
,
dalle
lavine
e
frane
,
dalle
servitù
militari
,
dal
vincolo
forestale
e
,
per
terreni
prossimi
a
vulcani
in
attività
,
dai
fenomeni
vulcanici
e
metereologici
propri
di
quelle
contrade
.
La
valutazione
dei
prodotti
sarà
fatta
,
determinandone
colle
statistiche
ufficiali
il
prezzo
medio
dell
'
ultimo
dodicennio
,
esclusi
i
due
anni
di
massimo
e
minimo
prezzo
.
Come
criterio
di
stima
o
per
gli
opportuni
confronti
potranno
assumersi
le
risultanze
dei
contratti
di
compra
e
vendita
,
avuto
riguardo
al
saggio
dell
'
investimento
del
capitale
nell
'
acquisto
dei
fondi
in
ogni
comune
.
Art
.
15
.
Per
gli
opportuni
confronti
si
potrà
ricorrere
ai
contratti
di
affitto
dell
'
ultimo
dodicennio
e
ai
contratti
di
compera
e
vendita
dello
stesso
periodo
,
avuto
riguardo
al
saggio
dell
'
investimento
del
capitale
nell
'
acquisto
di
fondi
in
ogni
comune
e
al
disaggio
medio
della
carta
al
tempo
dell
'
affitto
o
della
compravendita
.
Soppresso
.
17
.
Se
,
ora
,
dall
'
esame
dei
materiali
legislativi
si
vuole
giungere
ad
una
conclusione
intorno
a
ciò
che
il
legislatore
volle
e
disse
in
merito
all
'
oggetto
dell
'
imposta
fondiaria
,
non
pare
che
sul
«
volle
»
possa
sorgere
alcun
dubbio
.
Il
legislatore
volle
indubbiamente
tassare
soltanto
il
reddito
fondiario
,
distinto
dal
reddito
agrario
.
Negò
esplicitamente
il
Messedaglia
,
e
,
dopo
avere
usato
qualche
indulgenza
verbale
alla
teoria
contraria
,
si
adattò
anche
il
Magliani
a
negare
che
l
'
imposta
fondiaria
volesse
colpire
soltanto
la
rendita
pura
della
terra
,
ricardiana
o
di
monopolio
,
dono
gratuito
di
natura
o
di
società
,
oggetto
specialissimo
di
imposta
e
in
tutto
differente
dall
'
oggetto
delle
altre
imposte
sui
redditi
.
È
pacifico
che
nell
'
intenzione
dei
legislatori
del
1886
,
il
reddito
soggetto
all
'
imposta
fondiaria
non
è
un
reddito
singolare
;
ma
partecipa
della
natura
degli
altri
redditi
dipendenti
da
capitali
investiti
,
i
quali
,
non
potendosi
ritrarre
dall
'
impiego
prescelto
,
possono
a
volta
a
volta
essere
uguali
,
inferiori
o
superiori
al
frutto
netto
dei
capitali
nuovi
.
Ma
è
certamente
,
in
quella
intenzione
,
reddito
puramente
«
fondiario
»
,
ossia
reddito
di
capitali
fissi
,
terra
e
migliorie
stabili
,
escluso
ogni
reddito
«
agrario
»
derivante
dall
'
impiego
dei
capitali
mobili
e
del
lavoro
dell
'
imprenditore
.
Che
tale
chiarissima
intenzione
del
legislatore
sia
stata
concretata
nel
testo
della
legge
non
risulta
però
da
alcuna
dichiarazione
esplicita
,
la
quale
non
si
sarebbe
forse
potuta
fare
senza
offesa
alla
tecnica
legislativa
,
bisognosa
di
precetti
e
non
di
principi
.
Importa
all
'
uopo
interpretare
logicamente
le
parole
dei
relatori
,
degli
oratori
,
del
testo
.
Durante
la
discussione
che
ebbe
luogo
nel
1923
intorno
al
punto
dibattuto
,
gran
conto
si
fece
,
oltrecché
delle
dichiarazioni
dottrinali
del
Messedaglia
,
delle
norme
contenute
nelle
istruzioni
I
°
giugno
1907
le
quali
ordinano
di
detrarre
l
'
interesse
del
capitale
scorte
vive
e
morte
e
le
spese
relative
alla
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
,
al
reparto
dei
prodotti
ed
alla
esecuzione
dalle
vendite
.
Dovendo
qui
,
tuttavia
,
interpretare
non
le
istruzioni
,
ma
la
legge
,
quel
che
importa
è
di
sapere
se
quelle
detrazioni
non
indicate
esplicitamente
siano
per
implicito
contenute
nella
legge
ed
in
caso
affermativo
,
quale
ne
sia
la
esatta
portata
.
Già
fu
osservato
sopra
,
riferendo
quel
che
disse
ripetutamente
il
Messedaglia
e
fu
riaffermato
da
molti
oratori
,
che
il
modello
del
catasto
italiano
fu
il
primo
censimento
milanese
.
Lo
fu
anche
su
questo
punto
della
definizione
del
reddito
imponibile
;
poiché
,
quali
che
fossero
le
convinzioni
scientifiche
del
Magliani
,
del
Minghetti
e
del
Messedaglia
intorno
alla
natura
dei
varii
redditi
terrieri
,
essi
non
seppero
se
non
riprodurre
le
formule
del
catasto
milanese
.
Ridotto
a
spiegare
con
precisione
quale
oggetto
abbia
voluto
assoggettare
all
'
imposta
,
il
Messedaglia
non
sa
far
meglio
che
ricorrere
alla
sua
esperienza
ed
alla
sua
pratica
delle
minute
di
stima
del
censo
lombardo
veneto
;
e
spiega
come
in
questa
minuta
,
diviso
il
prodotto
lordo
in
parte
colonica
ed
in
parte
dominicale
,
e
messa
da
parte
la
prima
,
si
depurasse
la
seconda
dalle
spese
ad
essa
afferenti
per
ridurla
a
netto
imponibile
.
Dalle
osservazioni
fatte
dal
Messedaglia
nelle
pagine
e
nei
punti
dei
suoi
discorsi
che
hanno
tratto
alla
stima
,
si
possono
ricavare
parecchie
uguaglianze
interessanti
:
1
)
Prodotto
lordo
=
parte
colonica
+
parte
dominicale
;
2
)
Prodotto
lordo
=
spese
ordinarie
industriali
di
produzione
+
canone
di
fitto
;
3
)
Parte
colonica
=
spese
ordinarie
industriali
di
produzione
;
4
)
Parte
dominicale
=
canone
di
fitto
;
5
)
Spese
ordinarie
industriali
di
produzione
=
compenso
del
capitale
d
'
esercizio
e
del
lavoro
+
spese
diverse
industriali
di
produzione
;
6
)
Parte
dominicale
=
reddito
fondiario
imponibile
+
spese
relative
alla
conservazione
ed
amministrazione
del
fondo
.
Le
uguaglianze
significano
che
nelle
condizioni
normali
od
ordinarie
supposte
dal
legislatore
,
è
indifferente
per
il
proprietario
utilizzare
i
suoi
fondi
col
metodo
del
colonato
o
mezzadria
(
uguaglianza
prima
)
o
con
quello
del
fitto
(
uguaglianza
seconda
)
.
Il
Messedaglia
non
fa
cenno
della
conduzione
diretta
;
ma
anche
in
tal
caso
le
conclusioni
sarebbero
state
le
stesse
.
Supponendo
una
situazione
di
terreni
,
di
prodotti
,
di
mercati
e
di
mano
d
'
opera
,
per
cui
il
coltivatore
si
contenti
della
metà
del
prodotto
lordo
,
è
indifferente
al
proprietario
ricevere
la
parte
a
lui
spettante
in
natura
,
a
titolo
di
parte
dominicale
(
in
I
)
,
o
in
denaro
,
a
titolo
di
canone
di
fitto
(
in
2
)
;
in
ambi
i
casi
la
quota
a
lui
spettante
essendo
la
parte
dominicale
lorda
(
uguaglianze
4
e
6
)
.
Quindi
la
parte
colonica
del
primo
contratto
è
uguale
alla
somma
delle
spese
ordinarie
industriali
del
secondo
contratto
(
uguaglianza
3
)
.
Ambe
le
quote
,
dominicale
e
colonica
,
sono
lorde
,
la
prima
delle
spese
che
il
proprietario
deve
sostenere
per
la
conservazione
e
amministrazione
del
fondo
(
in
6
)
;
la
seconda
delle
spese
che
il
colono
(
mezzadro
od
altro
partitante
)
o
fittuario
deve
sostenere
per
la
coltivazione
del
fondo
,
fra
quali
spese
non
è
detto
esplicitamente
,
ma
pare
si
possano
supporre
comprese
le
spese
altresì
del
proprio
lavoro
manuale
.
18
.
Tutto
ciò
che
di
certo
si
può
ricavare
dalle
dichiarazioni
del
ministro
,
del
relatore
,
del
regio
commissario
e
del
testo
della
legge
,
è
che
l
'
imposta
deve
colpire
solo
la
parte
dominicale
del
prodotto
lordo
.
L
'
aggiunta
più
caratteristica
,
anzi
la
sola
caratteristica
,
consentita
dalla
commissione
per
calmare
le
apprensioni
di
coloro
i
quali
,
come
il
Cagnola
,
trovavano
oscuro
ed
equivoco
il
testo
legislativo
,
fu
appunto
quella
delle
parole
al
proprietario
nell
'
art
.
11
,
sì
da
indicare
chiaramente
che
l
'
imposta
colpiva
solo
la
«
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
al
proprietario
»
.
Risulta
altresì
chiaramente
che
questa
«
parte
dominicale
»
deve
essere
netta
.
«
Netta
dalle
spese
e
perdite
eventuali
»
dice
l
'
art
.
11;
«
netta
dalle
spese
di
mantenimento
ed
amministrazione
del
fondo
e
di
quanto
riguarda
la
necessaria
reintegrazione
del
capitale
di
miglioramento
»
dice
il
Messedaglia
ed
illustra
ampiamente
a
p
.
214
della
relazione
,
nel
brano
riportato
integralmente
sopra
,
dove
sono
pur
ripetute
le
parole
«
perdite
eventuali
»
che
figurano
nel
testo
di
legge
.
Ma
spese
e
perdite
tutte
da
dedursi
sono
evidentemente
quelle
soltanto
che
si
riferiscono
alla
parte
dominicale
;
non
già
quelle
che
toccano
la
parte
colonica
od
industriale
;
ché
sarebbe
manifestamente
erroneo
dedurre
prima
dal
prodotto
lordo
la
parte
colonica
e
quindi
sia
il
compenso
del
capitale
di
esercizio
e
di
lavoro
sia
le
spese
industriali
di
produzione
,
per
ottenere
la
parte
dominicale
e
poi
dedurre
ancora
dalla
parte
dominicale
qualcuna
delle
spese
e
perdite
già
contenute
nella
parte
colonica
.
Il
che
chiarissimamente
spiega
il
Messedaglia
quando
si
fa
ad
esporre
il
congegno
delle
minute
di
stima
del
censo
lombardo
veneto
e
dichiara
che
,
dopo
averla
detratta
dal
prodotto
totale
una
prima
volta
,
«
della
parte
colonica
non
si
parla
più
»
;
ma
soltanto
si
depura
la
parte
padronale
dai
pesi
e
perdite
che
a
questa
sono
relative
.
Dal
fin
qui
detto
si
deduce
:
a
)
che
il
reddito
«
agrario
»
si
può
supporre
,
a
norma
della
legge
del
1886
,
detratto
dal
prodotto
lordo
e
quindi
esente
dall
'
imposta
fondiaria
soltanto
in
quanto
esso
faccia
parte
della
«
parte
colonica
»
o
degli
equivalenti
di
questa
in
altri
metodi
di
conduzione
,
i
quali
equivalenti
furono
indicati
nell
'
art
.
14
al
n
.
I
con
la
frase
,
applicabile
a
qualunque
tipo
di
conduzione
o
di
contratto
agrario
:
«
spese
di
produzione
,
conservazione
e
trasporto
(
dei
prodotti
del
fondo
)
,
secondo
gli
usi
e
le
condizioni
di
ciascun
luogo
»
;
b
)
che
«
le
spese
di
amministrazione
»
di
cui
al
n
.
4
del
medesimo
articolo
,
come
pure
quelle
indicate
ai
nn
.
3
,
5
e
6
sono
quelle
spese
le
quali
debbono
essere
compiute
dal
proprietario
,
come
tale
,
per
la
conservazione
della
sua
quota
dominicale
.
Hanno
esse
a
che
fare
con
il
lavoro
che
il
proprietario
stesso
eventualmente
compiesse
in
qualità
di
coltivatore
diretto
o
sorvegliante
o
direttore
(
in
contratto
di
mezzadria
)
dei
propri
fondi
?
Alla
domanda
non
è
agevole
rispondere
con
sicurezza
.
Dopo
più
matura
riflessione
sembra
potersi
concludere
che
gli
autori
della
legge
,
supponendo
metodi
ordinari
di
coltivazione
e
prodotto
ordinario
,
reputarono
doversi
dedurre
,
col
titolo
di
spese
di
amministrazione
,
anche
l
'
ordinaria
somma
occorrente
al
proprietario
per
remunerare
se
stesso
od
un
suo
agente
per
quell
'
opera
di
direzione
dei
lavori
agricoli
e
di
sorveglianza
sulla
loro
buona
esecuzione
che
nella
regione
agraria
considerata
fosse
compito
comunemente
a
lui
attribuito
,
per
la
necessità
ed
il
dovere
in
cui
egli
si
trovava
di
mantenere
integra
la
sostanza
fisica
ed
economica
del
fondo
.
La
ipotesi
essendo
quella
di
cultura
tradizionale
e
invalsa
,
le
esigenze
di
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
erano
mediocri
e
si
ristringevano
ai
pochi
consigli
ed
ordini
usuali
all
'
epoca
della
divisione
dei
raccolti
,
delle
semine
,
delle
mutazioni
negli
avvicendamenti
culturali
,
ed
,
occorrendo
,
là
dove
il
bestiame
era
fornito
dal
proprietario
od
a
metà
da
lui
e
dal
colono
,
al
momento
degli
acquisti
e
delle
vendite
relative
alla
stalla
.
Quando
dedussero
le
spese
di
amministrazione
i
legislatori
del
1886
non
credettero
di
dedurre
qualcosa
che
facesse
parte
del
reddito
«
agrario
»
,
bensì
soltanto
di
«
depurare
»
il
reddito
«
fondiario
»
dalle
spese
ad
esso
attinenti
.
Nella
mente
di
quei
legislatori
,
come
di
quelli
milanesi
del
'700
,
il
reddito
dominicale
doveva
da
lordo
essere
fatto
diventar
netto
,
depurandolo
delle
spese
di
amministrazione
.
Ad
essi
non
balenò
l
'
idea
che
il
proprietario
potesse
toccare
parte
del
reddito
«
agrario
»
o
d
'
impresa
;
questo
apparendo
proprio
del
colono
od
affittuario
o
,
se
del
proprietario
,
solo
in
quanto
questi
si
facesse
imprenditore
di
se
stesso
e
facesse
perciò
propria
la
parte
colonica
.
A
torto
od
a
ragione
,
gli
autori
della
legge
del
1886
ritennero
di
avere
dedotto
dal
prodotto
lordo
il
reddito
«
agrario
»
semplicemente
perché
dedussero
la
parte
colonica
.
Invano
il
Cagnola
si
affannò
a
spiegare
che
la
parte
dominicale
,
e
cioè
una
metà
od
i
due
terzi
od
un
terzo
del
prodotto
lordo
si
trovava
di
fatto
ingrossata
di
elementi
spettanti
al
reddito
agrario
.
Invano
disse
:
«
badate
che
il
colono
paga
ad
es
.
,
la
metà
del
prodotto
lordo
al
padrone
,
in
quanto
egli
,
in
tale
o
tal
'
altra
situazione
,
riceve
il
«
fondo
istrutto
»
,
ossia
provveduto
di
scorte
,
di
bestiame
,
di
attrezzi
,
di
invernaglie
»
.
Invano
,
con
altre
parole
,
rilevò
che
la
parte
padronale
poteva
essere
fissata
in
quella
tale
percentuale
,
perché
il
proprietario
dirigeva
egli
stesso
i
lavori
del
suo
fondo
e
comprendeva
quindi
una
quota
di
reddito
agrario
.
Le
proteste
non
furono
ascoltate
,
perché
si
era
fermamente
persuasi
che
,
dicendosi
«
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
al
proprietario
»
,
si
fosse
escluso
tutto
ciò
che
non
era
reddito
dominicale
propriamente
detto
.
E
da
ciò
si
può
ancora
dedurre
che
:
c
)
volendosi
obbedire
al
comando
del
legislatore
fu
necessario
agli
esecutori
del
catasto
scrutare
volta
per
volta
se
la
quota
dominicale
fosse
,
a
norma
delle
consuetudini
locali
,
lorda
,
oltrecché
delle
spese
di
conservazione
e
di
amministrazione
dei
fondi
e
del
compenso
del
lavoro
di
direzione
delle
culture
o
della
azienda
agraria
assunto
,
secondo
le
consuetudini
locali
,
dal
proprietario
,
anche
di
spese
di
carattere
industriale
,
come
interessi
di
capitali
di
conduzione
,
scorte
vive
e
morte
,
anticipazioni
salari
ecc
.
;
d
)
in
tal
senso
deve
essere
interpretata
la
dichiarazione
del
Messedaglia
intorno
al
carattere
«
non
tassativo
»
delle
detrazioni
dell
'
art
.
14
.
La
dichiarazione
non
consentiva
di
operare
detrazioni
non
menzionate
per
spese
effettivamente
sostenute
,
ma
lo
consentiva
solo
quando
quelle
spese
sminuissero
la
parte
dominicale
del
reddito
.
Sarebbe
stata
quindi
illogica
la
detrazione
dell
'
interesse
sulle
scorte
vive
nelle
regioni
agrarie
in
cui
il
bestiame
era
di
proprietà
del
colono
;
mentre
dovevasi
concedere
in
tutto
od
in
parte
nelle
regioni
in
cui
il
bestiame
medesimo
fosse
in
tutto
od
in
parte
di
proprietà
del
proprietario
;
e
)
non
esiste
nella
legge
e
nei
suoi
lavori
preparatori
alcun
indizio
che
la
detrazione
di
una
quota
generica
per
spese
di
amministrazione
possa
ritenersi
tale
da
comprendere
anche
un
compenso
per
il
lavoro
spettante
al
coltivatore
od
imprenditore
agricolo
.
Qualunque
ne
sia
stato
l
'
ammontare
,
che
di
fatto
fu
mantenuto
in
una
misura
assai
moderata
e
confacente
alla
sua
natura
,
quella
quota
di
spese
di
amministrazione
altro
non
è
e
non
doveva
essere
se
non
quella
ritenuta
opportuna
a
compensare
il
proprietario
,
come
tale
,
per
il
lavoro
di
amministrazione
dei
suoi
fondi
,
sorveglianza
e
conservazione
loro
e
per
quello
di
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
,
in
quanto
ordinariamente
secondo
le
usanze
locali
a
lui
spettasse
allo
scopo
di
salvaguardare
la
integrità
fisica
ed
economica
del
fondo
.
Nel
sistema
della
legge
,
la
parte
dominicale
soggetta
all
'
imposta
fondiaria
non
è
il
compenso
del
proprietario
inerte
.
Tale
concezione
è
affatto
esclusa
dalle
critiche
che
il
relatore
stesso
non
si
peritò
di
muovere
alle
avventate
dissertazioni
del
Magliani
sulla
gratuità
della
rendita
fondiaria
.
Il
«
proprietario
»
della
legge
del
1886
è
una
persona
attiva
,
la
quale
partecipa
alla
produzione
agraria
,
con
media
diligenza
,
non
straordinaria
certo
,
ma
neppure
trascurata
,
ed
attivamente
attende
a
conservare
i
suoi
fondi
ed
i
capitali
stabilmente
investiti
in
buono
stato
.
Non
solo
.
Il
proprietario
,
come
tale
,
deve
compiere
il
lavoro
necessario
a
far
sì
che
la
terra
,
da
altri
o
da
lui
medesimo
,
«
sia
coltivata
con
quei
metodi
culturali
che
valgano
a
conservarla
in
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
»
.
Il
lavoro
,
ad
esempio
,
necessario
ad
impedire
che
l
'
affittuario
o
mezzadro
depauperi
con
una
cultura
di
rapina
la
terra
,
è
lavoro
specificamente
spettante
al
proprietario
come
tale
e
sarebbe
illogico
supporre
che
esso
debba
essere
compiuto
da
coloro
-
-
i
coltivatori
-
-
al
cui
danno
,
sia
pure
giusto
danno
,
esso
deve
essere
compiuto
.
La
quota
dominicale
lorda
non
è
dunque
un
reddito
di
capitale
puro
;
bensì
deve
essere
depurata
per
giungere
a
tal
punto
;
ma
il
dover
essere
depurata
dimostra
che
essa
comprende
,
insieme
a
quote
di
rischio
(
infortuni
)
e
di
reintegrazione
,
anche
quote
che
possono
essere
di
reddito
di
lavoro
(
spese
di
amministrazione
)
.
Lo
stipendio
cioè
che
eventualmente
il
proprietario
assegna
all
'
agente
,
al
guardiano
,
al
guardaboschi
non
è
,
nel
sistema
della
legge
del
1886
,
parte
del
reddito
agrario
,
ma
parte
del
reddito
dominicale
e
necessario
alla
produzione
e
conservazione
di
questo
reddito
e
non
alla
produzione
del
reddito
agrario
.
Questi
redditi
(
per
l
'
agente
o
guardiano
)
o
spese
(
per
il
proprietario
)
non
sono
cioè
fattori
di
un
reddito
industriale
od
agrario
,
ma
fattori
o
conservatori
del
reddito
dominicale
.
La
legge
che
ne
consentì
la
detrazione
da
quest
'
ultimo
,
non
attribuì
perciò
al
proprietario
la
figura
,
neppure
attenuata
,
di
coltivatore
che
percepisce
o
potesse
percepire
un
reddito
agrario
.
Nel
sistema
della
legge
del
1886
,
il
proprietario
poteva
conferire
alla
conduzione
del
fondo
in
tutto
od
in
parte
le
scorte
vive
e
morte
e
conferiva
sempre
,
personalmente
od
a
mezzo
di
agente
o
fattore
,
un
qualche
lavoro
di
direzione
.
Non
perciò
si
supponeva
che
egli
diventasse
imprenditore
agricolo
e
godesse
di
reddito
agrario
,
oltreché
di
quello
dominicale
.
Egli
conferiva
scorte
e
lavoro
nei
limiti
della
consuetudine
ed
ordinarietà
;
ed
otteneva
prodotto
ordinario
.
Quando
fossero
da
questo
detratti
la
parte
colonica
,
l
'
interesse
corrente
sul
capitale
scorte
da
lui
conferito
,
il
compenso
per
il
lavoro
di
direzione
(
spese
di
amministrazione
)
e
le
altre
spese
pertinenti
a
lui
come
proprietario
,
la
quota
padronale
lorda
diventava
rendita
dominicale
netta
.
Anche
quand
'
era
lorda
,
non
comprendeva
,
secondo
la
mente
del
legislatore
del
1886
,
un
qualsiasi
elemento
di
reddito
agrario
.
19
.
Le
prove
che
l
'
imposta
codificata
dalla
legge
del
1886
non
colpì
i
redditi
«
agrari
»
sono
dunque
le
seguenti
:
I
)
le
dichiarazioni
dottrinali
che
questa
era
la
volontà
del
legislatore
.
Il
valore
della
quale
prima
prova
per
sé
è
scarso
,
in
primo
luogo
perché
il
ministro
proponente
ed
i
relatori
usarono
per
lo
più
un
linguaggio
differentissimo
l
'
uno
dagli
altri
;
ed
in
secondo
luogo
perché
manca
qualsiasi
addentellato
tra
le
premesse
dottrinali
ed
i
comandi
legislativi
;
anzi
il
Messedaglia
insiste
nel
rilevare
come
il
censo
milanese
,
prototipo
e
modello
di
tutti
i
catasti
,
era
stato
concepito
quando
di
fisiocrazia
,
ed
aggiungasi
di
rendita
ricardiana
e
simili
,
e
quindi
di
distinzione
di
redditi
,
fondiario
ed
agrario
,
ancor
non
si
parlava
;
2
)
l
'
espresso
comando
dell
'
art
.
11
di
considerare
come
imponibile
«
la
parte
del
prodotto
totale
del
fondo
che
rimane
al
proprietario
»
.
Questa
è
la
prova
dominante
,
che
le
dichiarazioni
del
relatore
vogliono
interpretata
nel
senso
già
esposto
:
considerare
tassabile
questa
parte
dominicale
non
nella
sua
misura
concreta
,
ma
in
quella
che
sarebbe
se
in
essa
non
si
comprendessero
quote
di
parte
colonica
;
3
)
la
deduzione
delle
spese
di
amministrazione
.
Anche
se
,
come
fu
sopra
chiarito
,
nella
intenzione
del
legislatore
,
essa
aveva
solo
per
iscopo
di
«
depurare
»
la
rendita
dominicale
lorda
e
farla
diventare
netta
,
la
logica
propria
di
ogni
istituto
tributario
riuscì
ad
attribuire
a
quella
deduzione
un
valore
proprio
.
Essa
volle
dire
:
siano
pure
le
spese
di
amministrazione
afferenti
al
reddito
dominicale
,
esse
devono
essere
dedotte
,
perché
sono
reddito
non
del
proprietario
in
quanto
puro
proprietario
,
ma
in
quanto
uomo
attivo
il
quale
vuole
curare
la
cosa
sua
e
farla
vivere
e
produrre
.
Perciò
quelle
spese
di
amministrazione
sono
un
reddito
non
del
capitale
terra
,
anche
instrutta
,
ma
del
lavoro
del
proprietario
o
di
un
suo
agente
e
come
tale
non
sono
reddito
«
fondiario
»
.
Forse
sono
reddito
spettante
al
dominus
,
ma
non
alla
terra
per
sé
;
tanto
è
vero
che
il
dominus
può
attribuirlo
ad
altri
che
custodisca
e
sovraintenda
per
conto
suo
.
C
'
era
qui
più
che
un
barlume
di
una
verità
:
essere
quelle
«
spese
di
amministrazione
»
qualcosa
di
mezzo
fra
il
reddito
dominicale
e
quello
agrario
;
e
,
se
mai
,
più
vicine
al
primo
che
al
secondo
;
reddito
di
chi
doveva
tutelare
il
primo
reddito
contro
le
eventuali
usurpazioni
o
dilapidazioni
del
secondo
,
o
meglio
di
chi
doveva
tutelare
la
perpetuità
del
reddito
della
terra
-
-
di
quello
fondiario
ed
insieme
di
quello
agrario
-
-
contro
gli
errori
o
gli
egoismi
a
corta
veduta
del
proprietario
e
del
colono
,
eventualmente
intesi
,
l
'
uno
e
l
'
altro
,
a
depauperare
il
fondo
per
trarne
vantaggio
immediato
ed
a
renderlo
incapace
di
produrre
il
reddito
suo
proprio
ordinario
;
4
)
il
comando
di
considerare
i
fondi
«
in
uno
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
condizioni
locali
»
,
senza
tener
conto
di
una
straordinaria
diligenza
o
trascuranza
.
In
tal
modo
si
escludono
dalla
tassazione
quegli
utili
industriali
,
che
si
possono
cavare
dalla
terra
con
metodi
perfezionati
di
cultura
,
con
diligenza
straordinaria
o
con
culture
speciali
,
non
usate
nella
località
;
5
)
da
questo
stesso
comando
e
forse
anche
da
quello
contenuto
nell
'
art
.
13
,
doversi
ogni
particella
considerare
in
se
stessa
,
senza
aver
riguardo
alla
sua
connessione
con
altri
fondi
o
con
esercizi
industriali
,
deriva
la
esenzione
di
quei
redditi
industriali
che
possono
conseguirsi
da
una
combinazione
specialmente
fruttifera
di
particelle
,
fuor
delle
combinazioni
comuni
nella
zona
agraria
,
di
cui
trattasi
,
o
dalla
manipolazione
dei
prodotti
del
fondo
con
metodi
industriali
più
perfezionati
di
quelli
bastevoli
a
porre
i
prodotti
stessi
in
stato
commerciabile
.
La
prova
seconda
ha
natura
permanente
e
si
applica
a
tutte
le
imprese
agricole
;
ché
in
tutte
fa
d
'
uopo
essere
provvisti
di
capitale
circolante
e
compiere
un
lavoro
di
direzione
e
di
organizzazione
dell
'
impresa
;
la
prova
terza
dimostra
la
finezza
dell
'
analisi
catastale
,
la
quale
giunge
a
scoprire
redditi
di
difesa
del
dominus
contro
il
colono
o
di
tutela
della
terra
;
la
prova
quarta
e
quinta
hanno
carattere
eccezionale
e
toccando
soltanto
le
imprese
,
poste
al
di
sopra
della
impresa
media
contenta
dei
metodi
ordinari
e
dei
guadagni
normali
,
riguarda
il
problema
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
soltanto
in
quanto
si
ritenga
che
essa
debba
per
l
'
appunto
colpire
codesti
redditi
o
guadagni
eccezionali
.
Tra
le
prove
della
esclusione
dei
redditi
agrari
dalla
tassazione
fondiaria
non
si
annovera
invece
il
lungo
periodo
di
tempo
che
sta
a
base
della
stima
dei
prezzi
e
dei
prodotti
.
La
legge
catastale
,
sia
che
,
col
Magliani
e
col
Messedaglia
,
assumesse
la
media
di
un
dodicennio
,
esclusi
i
due
anni
di
minimo
ed
i
due
anni
di
massimo
prezzo
,
sia
che
,
nel
testo
votato
dal
parlamento
,
si
fondasse
sulla
media
dei
tre
anni
di
prezzo
minimo
per
ciascun
prodotto
del
dodicennio
,
ebbe
sempre
il
medesimo
intento
:
raffigurare
lo
stato
medio
passato
(
Magliani
e
Messedaglia
)
o
quello
medio
probabile
futuro
(
testo
votato
)
.
Prevedevasi
invero
,
e
la
previsione
risultò
in
generale
corretta
,
che
i
prezzi
medi
del
tempo
susseguente
al
1886
avessero
a
risultare
non
superiori
e
forse
inferiori
alla
media
dei
tre
anni
di
prezzo
minimo
,
e
questa
perciò
fu
scelta
a
raffigurare
la
media
probabile
futura
.
Appunto
perché
trattasi
di
valori
medi
,
si
deve
presumere
che
essa
abbracci
gli
scarti
dalla
media
e
che
quindi
l
'
elevazione
straordinaria
dei
prezzi
in
un
anno
sia
annullata
dalla
depressione
straordinaria
di
essi
in
altri
anni
e
non
eserciti
alcuna
influenza
sull
'
ammontare
né
della
rendita
dominicale
ordinaria
imponibile
,
né
del
reddito
agrario
che
si
sarebbe
potuto
assoggettare
all
'
imposta
mobiliare
.
Si
leggono
qua
e
là
considerazioni
intorno
alla
maggior
variabilità
dei
redditi
agrarî
in
confronto
a
quelli
fondiari
;
ed
alcune
furono
sopra
riassunte
.
Ma
esse
non
sono
una
prova
che
il
reddito
agrario
sia
stato
escluso
dalla
stima
fondiaria
;
bensì
soltanto
che
per
esso
non
è
forse
agevole
ottenere
un
dato
medio
che
comprenda
gli
scarti
nei
due
sensi
;
mentre
all
'
ordinarietà
dei
metodi
culturali
corrisponde
naturalmente
anche
l
'
eliminazione
delle
circostanze
transitorie
nel
calcolo
del
reddito
soggetto
all
'
imposta
fondiaria
.
20
.
L
'
interpretazione
che
l
'
amministrazione
catastale
nei
regolamenti
e
nelle
istruzioni
diede
della
legge
fondamentale
,
fu
quale
potevasi
sperare
da
un
corpo
a
cui
presiedettero
,
specialmente
sugli
inizi
,
uomini
di
gran
fama
,
come
il
generale
Annibale
Ferrero
,
primo
esecutore
della
legge
di
perequazione
.
Giova
,
per
eliminare
viemmeglio
un
elemento
perturbatore
intervenuto
nel
dibattito
sorto
al
momento
dell
'
istituzione
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
vedere
come
il
regolamento
e
le
istruzioni
abbiano
interpretato
la
detrazione
di
quella
«
quota
per
spese
di
amministrazione
»
(
articolo
15
,
n
.
4
della
legge
)
,
che
sopra
fu
dimostrato
riferirsi
,
a
norma
dei
lavori
preparatori
e
della
legge
,
esclusivamente
al
reddito
dominicale
.
La
interpretazione
è
data
dall
'
art
.
148
del
regolamento
per
l
'
esecuzione
della
legge
sul
riordinamento
dell
'
imposta
fondiaria
,
approvato
con
R
.
Decreto
26
gennaio
1905
,
n
.
65
.
Art
.
148
.
Le
spese
di
amministrazione
da
dedursi
nella
stima
sono
quelle
relative
alla
custodia
e
alla
vigilanza
dei
fondi
e
dei
prodotti
,
alla
direzione
delle
colture
e
dei
lavori
ed
al
trasporto
dei
prodotti
stessi
nei
luoghi
di
custodia
,
in
quanto
siano
a
carico
del
proprietario
,
al
riparto
,
ove
occorra
,
dei
prodotti
fra
il
proprietario
ed
il
coltivatore
e
alla
esecuzione
delle
vendite
.
La
misura
dell
'
anzidetta
deduzione
si
determina
,
come
per
gli
infortuni
,
in
una
quota
parte
della
rendita
lorda
ed
in
proporzione
alle
diverse
qualità
di
coltivazione
,
istituendo
all
'
uopo
gli
opportuni
studi
,
e
assumendo
in
luogo
i
dati
e
le
informazioni
relative
dai
più
esperti
conoscitori
delle
aziende
agrarie
,
dai
principali
possessori
e
dalle
rappresentanze
locali
.
L
'
articolo
definisce
per
l
'
appunto
quelle
spese
che
il
Messedaglia
chiamava
spese
di
amministrazione
«
dell
'
azienda
dominicale
»
.
Il
proprietario
,
il
quale
percepisce
la
«
rendita
lorda
»
ossia
la
sua
quota
parte
dei
prodotti
del
fondo
,
il
50
od
il
40
od
il
60
per
cento
,
deve
pensare
a
custodirla
,
a
farla
trasportare
,
ove
le
spese
di
trasporto
non
siano
già
a
carico
del
colono
,
a
venderla
.
Deve
,
ancor
prima
,
provvedere
alla
divisione
del
prodotto
totale
col
colono
;
e
,
soprattutto
,
a
custodire
e
vigilare
i
fondi
e
dirigere
le
colture
ed
i
lavori
,
cosicché
il
colono
non
deteriori
i
fondi
e
li
coltivi
secondo
le
norme
del
buon
padre
di
famiglia
.
Il
regolamento
,
ordinando
che
tale
detrazione
sia
determinata
in
una
quota
parte
della
«
rendita
lorda
»
ha
inteso
parlare
di
«
rendita
lorda
padronale
»
;
ché
ove
parla
della
produzione
complessiva
adopera
altre
espressioni
:
«
prodotto
totale
dei
terreni
»
-
-
«
prodotti
»
-
-
«
rendita
totale
»
-
-
;
mentre
la
parola
«
rendita
lorda
»
o
«
rendita
padronale
lorda
»
viene
usata
a
significare
la
parte
dominicale
dei
prodotti
,
la
quale
,
in
ubbidienza
ai
precetti
messedagliani
,
deve
intendersi
lorda
di
quelle
spese
di
reintegrazione
,
di
amministrazione
e
di
infortuni
che
la
incidono
peculiarmente
.
La
istruzione
(
XV
)
per
la
qualificazione
,
la
classificazione
ed
il
classamento
dei
terreni
e
per
la
formazione
delle
tariffe
di
estimo
,
in
data
I
°
giugno
1907
ripete
quasi
testualmente
il
regolamento
.
Al
§
147
essa
dice
invero
:
«
Le
spese
di
amministrazione
da
dedursi
nella
stima
sono
quelle
relative
alla
custodia
ed
alla
vigilanza
dei
fondi
e
dei
prodotti
,
alla
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
ed
al
riparto
,
ove
occorra
,
dei
prodotti
fra
il
proprietario
e
il
coltivatore
e
alla
esecuzione
delle
vendite
»
.
Dove
l
'
unica
differenza
sta
nell
'
omissione
dell
'
inciso
,
contenuto
nel
regolamento
:
«
ed
al
trasporto
dei
prodotti
stessi
nei
luoghi
di
custodia
,
in
quanto
siano
a
carico
del
proprietario
»
,
inciso
il
quale
fu
trasportato
invece
nel
§
140
,
relativo
alle
spese
di
produzione
,
senza
tuttavia
la
riserva
dell
'
«
in
quanto
siano
a
carico
del
proprietario
»
essendosi
probabilmente
riflettuto
che
,
a
norma
delle
consuetudini
universalmente
osservate
,
il
trasporto
dei
prodotti
nei
luoghi
di
custodia
fa
sempre
carico
al
coltivatore
ed
è
perciò
spesa
di
produzione
propriamente
detta
.
21
.
Che
le
spese
di
amministrazione
incidano
la
parte
dominicale
lorda
del
prodotto
non
si
deduce
soltanto
dalle
dichiarazioni
del
Messedaglia
e
dalla
loro
commisurazione
,
alla
«
rendita
lorda
»
ossia
padronale
,
ma
pur
dal
modo
che
fu
praticamente
tenuto
nelle
minute
d
'
estimo
.
Chi
ricordi
la
espressiva
descrizione
fatta
alla
Camera
dal
Messedaglia
delle
minute
d
'
estimo
del
censo
lombardo
veneto
,
della
divisione
del
prodotto
nelle
due
parti
dominicale
e
colonica
,
di
cui
«
non
si
parla
poi
più
»
,
e
della
detrazione
«
dalla
parte
dominicale
»
dei
varii
oneri
su
essa
incidenti
,
non
stupisce
più
della
forza
di
conservazione
connaturata
ad
un
corpo
burocratico
imbevuto
di
insegnamenti
tradizionali
secolari
quando
rivede
quelle
minute
di
stima
ricomparire
invariate
nella
pratica
catastale
nostra
.
La
istruzione
IX
,
del
30
luglio
1891
,
la
quale
nel
testo
,
riferendosi
semplicemente
all
'
art
.
137
del
regolamento
del
14
novembre
1886
,
sopra
citato
,
non
contiene
nulla
di
diverso
dalla
istruzione
XV
che
poi
la
sostituì
,
è
fornita
di
numerosi
istruttivi
allegati
,
i
quali
chiariscono
praticamente
il
modo
tenuto
dalla
amministrazione
nostra
per
calcolare
le
spese
di
amministrazione
.
Riprodurrò
due
minute
di
stima
relative
a
tutte
le
quote
di
detrazione
ed
un
esempio
analitico
,
riguardante
le
sole
spese
di
amministrazione
.
La
minuta
di
stima
n
.
I
si
riferisce
ad
un
ettaro
di
seminativo
di
prima
classe
,
amministrato
col
sistema
di
colonia
parziaria
(
mezzadria
)
.
La
minuta
di
stima
n
.
4
si
riferisce
ad
un
ettaro
di
seminativo
irriguo
di
prima
classe
,
amministrato
col
sistema
della
conduzione
diretta
.
La
osservazione
fondamentale
che
vuolsi
fare
intorno
a
queste
minute
di
stima
è
che
le
detrazioni
ivi
contenute
hanno
per
iscopo
di
ridurre
al
netto
non
il
prodotto
totale
,
in
cui
è
contenuto
potenzialmente
il
reddito
agrario
od
industriale
del
coltivatore
,
ma
la
quota
dominicale
lorda
,
da
cui
tale
reddito
agrario
è
escluso
.
Che
se
,
come
si
vede
,
nella
minuta
di
stima
n
.
4
è
dedotto
anche
l
'
interesse
5%
del
capitale
scorte
,
questa
è
l
'
unica
detrazione
di
carattere
industriale
.
Importa
,
in
proposito
,
notare
la
differenza
tra
la
minuta
n
.
I
(
mezzeria
)
in
cui
la
detrazione
è
fatta
e
quella
n
.
4
,
in
cui
non
è
fatta
.
Ciò
dimostra
che
in
quei
casi
in
cui
,
trattandosi
di
amministrazione
diretta
(
minuta
n
.
4
)
,
lo
stimatore
era
in
grado
di
separare
razionalmente
la
parte
dominicale
da
quella
colonica
(
spese
di
produzione
)
nella
rendita
totale
,
l
'
interesse
del
capitale
scorte
fu
compreso
nelle
spese
di
produzione
(
parte
colonica
)
,
sicché
la
parte
dominicale
lorda
era
già
netta
di
tale
onere
.
Nei
casi
invece
in
cui
,
essendo
la
conduzione
a
colonia
parziaria
,
(
minuta
di
stima
n
.
I
)
,
lo
stimatore
deve
adattarsi
alle
convenzioni
usate
nella
località
,
egli
assume
la
parte
dominicale
,
ad
ipotesi
del
50%
,
al
lordo
anche
dell
'
interesse
sulla
metà
del
capitale
scorte
e
questo
deduce
per
avere
la
rendita
imponibile
.
Ma
in
ambi
i
casi
,
sia
di
amministrazione
diretta
che
a
mezzeria
,
lo
stimatore
nelle
sue
minute
ha
assunto
l
'
identica
percentuale
per
il
capitolo
delle
spese
di
amministrazione
(
12ª
deduzione
)
:
e
cioè
il
4%
della
rendita
padronale
lorda
(
lire
7,52
su
187,94
nella
minuta
n
.
I
e
II,79
su
294,77
nella
minuta
n
.
4
)
.
Poiché
è
indubbio
che
,
se
questa
detrazione
avesse
avuto
indole
industriale
,
essa
avrebbe
dovuto
essere
calcolata
in
una
percentuale
maggiore
nel
caso
di
amministrazione
diretta
che
in
quello
di
colonia
,
essendo
il
lavoro
di
direzione
delle
colture
e
degli
affari
rurali
,
ben
più
gravoso
ed
assorbente
nel
primo
che
nel
secondo
caso
,
l
'
uguaglianza
nella
misura
delle
due
detrazioni
dimostra
che
gli
stimatori
,
bene
interpretando
lo
spirito
della
legge
,
ritennero
che
non
dovesse
osservarsi
misura
diversa
nei
due
casi
,
dovendo
amendue
rispecchiare
l
'
ipotesi
di
ordinarietà
;
ed
in
questa
ipotesi
le
spese
di
amministrazione
sono
quelle
che
spettano
al
proprietario
come
tale
per
assicurarsi
che
i
suoi
fondi
siano
bene
amministrati
,
che
i
prodotti
siano
divisi
secondo
le
convenzioni
pattuite
,
riposti
in
luogo
sicuro
,
venduti
convenientemente
;
ed
i
lavori
e
le
colture
avvengano
secondo
le
regole
dell
'
ordinaria
coltivazione
da
buon
padre
di
famiglia
.
Tuttociò
e
non
meno
è
compito
del
proprietario
,
come
tale
.
Che
se
questo
talvolta
viene
trascurato
dai
proprietari
,
ben
si
dice
che
essi
mancano
ai
doveri
inerenti
al
possesso
fondiario
e
si
invocano
da
molti
sanzioni
di
espropriazione
.
La
legge
catastale
doveva
supporre
e
suppose
di
fatto
che
il
proprietario
da
essa
contemplato
soddisfacesse
ai
doveri
elementari
della
proprietà
;
e
gli
concesse
perciò
una
detrazione
della
rendita
dominicale
lorda
a
compenso
dell
'
opera
sua
di
amministratore
,
sicché
l
'
imposta
fondiaria
colpisse
la
pura
rendita
dominicale
netta
a
lui
spettante
come
proprietario
.
22
.
Che
questo
fosse
il
concetto
che
gli
stimatori
si
fecero
delle
spese
di
amministrazione
risulta
ancor
meglio
dall
'
analisi
particolareggiata
che
di
tale
capitolo
di
deduzione
fu
fatta
per
il
sistema
di
amministrazione
diretta
nell
'
esempio
undicesimo
«
di
analisi
per
la
determinazione
delle
deduzioni
contemplate
in
questa
(
IX
)
istruzione
»
.
L
'
esempio
assume
,
in
un
podere
esteso
su
140
ettari
,
le
spese
di
amministrazione
qui
indicate
:
Stipendio
ad
un
agente
per
la
direzione
e
la
sorveglianza
dell
'
azienda
per
tutto
l
'
anno
Lire
1000
Per
guardia
dei
prodotti
all
'
epoca
dei
raccolti
:
giornate
di
guardiano
a
lire
2
l
'
una
»
120
Spese
diverse
»
200
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
Totale
Lire
1320
L
'
importo
totale
così
calcolato
è
ripartito
fra
le
diverse
qualità
e
classi
di
terreno
componenti
il
podere
nella
maniera
indicata
nello
specchietto
seguente
:
Dall
'
esempio
riportato
di
analisi
risulta
che
per
spese
di
amministrazione
s
'
intendono
appunto
:
a
)
quelle
sostenute
per
un
agente
o
fattore
di
campagna
incaricato
della
direzione
e
sorveglianza
dell
'
azienda
per
tutto
l
'
anno
pagato
con
lo
stipendio
di
L
.
1000;
b
)
quelle
sostenute
per
la
guardia
dei
prodotti
all
'
epoca
dei
raccolti
;
giornate
60
di
guardiano
a
lire
2
ed
in
totale
L
.
120;
c
)
spese
diverse
,
L
.
200
.
II
carattere
di
spese
vere
e
proprie
gravanti
sull
'
amministrazione
del
proprietario
dell
'
azienda
rurale
e
quindi
sulla
parte
dominicale
lorda
vera
e
propria
,
risulta
chiaramente
da
questa
prova
,
la
quale
sembra
definitiva
.
Le
minute
di
stima
concordano
dunque
con
il
regolamento
di
applicazione
della
legge
e
con
le
istruzioni
nel
dedurre
dalla
quota
dominicale
lorda
valutata
in
una
situazione
ordinaria
l
'
interesse
delle
scorte
vive
e
morte
ed
il
compenso
del
lavoro
di
direzione
e
di
amministrazione
valutati
secondo
il
medesimo
criterio
,
in
quanto
riguardino
il
proprietario
.
Poiché
le
prove
stanno
,
come
si
dimostrò
sopra
(cfr.§
19
)
,
nell
'
essere
la
tassazione
fondiaria
limitata
alla
parte
del
prodotto
che
rimane
al
proprietario
,
e
nell
'
essere
la
stima
fondata
su
uno
stato
di
coltivazione
ordinaria
e
duratura
:
e
sono
quindi
esclusi
dalla
tassazione
fondiaria
i
redditi
dipendenti
da
straordinaria
diligenza
,
da
culture
particolarmente
redditizie
e
da
combinazioni
eccezionali
di
fattori
produttivi
,
noi
possiamo
concludere
che
il
reddito
agrario
è
,
secondo
la
legge
del
1886
,
escluso
dalla
tassazione
fondiaria
,
perché
compreso
nella
parte
colonica
,
e
ne
è
escluso
anche
il
reddito
di
tutela
e
garanzia
del
reddito
dominicale
perché
da
esso
dedotto
,
a
titolo
di
spese
di
amministrazione
.
23
.
L
'
amministrazione
catastale
,
nel
redigere
gli
articoli
124
a
128
del
regolamento
vigente
17
,
ispirandosi
al
concetto
della
normalità
,
si
è
riferita
al
metodo
di
conduzione
che
nei
nostri
paesi
è
il
più
antico
,
forse
ancora
il
più
diffuso
e
certamente
quello
più
tradizionale
e
tipico
,
il
quale
permetteva
di
inquadrare
le
stime
nel
sistema
milanese
della
eliminazione
preliminare
di
una
parte
colonica
e
17
Regolamento
citato
,
approvato
con
regio
decreto
26
gennaio
1905
,
n
.
65;
il
quale
riproduce
testualmente
le
norme
degli
articoli
112
a
116
del
regolamento
precedente
cit
.
20
gennaio
1898
.
nella
detrazione
susseguente
di
tutte
le
spese
afferenti
alla
quota
dominicale
:
la
colonia
parziaria
.
Ecco
gli
articoli
:
Art
.
124
.
Per
quei
territori
,
dove
è
in
uso
il
sistema
di
colonia
parziaria
,
le
spese
di
produzione
si
ritengono
consistere
in
quella
quota
parte
di
ciascun
prodotto
,
che
comunemente
viene
accordata
al
colono
in
compenso
delle
sue
prestazioni
e
delle
spese
che
deve
sostenere
per
tutti
i
lavori
occorrenti
ad
ottenerlo
,
compreso
il
collocamento
nei
luoghi
di
custodia
.
Detratta
questa
quota
dall
'
intiero
prodotto
,
la
residua
parte
spettante
al
possessore
,
valutata
coi
prezzi
stabiliti
come
sopra
,
costituisce
la
rendita
padronale
lorda
.
Da
quest
'
ultima
si
detrae
l
'
interesse
del
capitale
fornito
dal
proprietario
per
scorte
vive
e
morte
,
secondo
le
consuetudini
locali
.
Art
.
125
.
La
ripartizione
dei
prodotti
fra
colono
e
possessore
deve
farsi
in
base
al
sistema
colonico
generalmente
adottato
in
ciascun
territorio
,
con
riguardo
alla
entità
dei
lavori
e
delle
spese
incombenti
ai
coloni
per
le
varie
coltivazioni
ed
i
diversi
prodotti
,
secondo
le
consuetudini
e
le
condizioni
locali
.
Art
.
126
.
Con
criteri
analoghi
si
determina
la
parte
padronale
dei
prodotti
di
quei
territori
,
nei
quali
,
quantunque
non
sia
praticato
un
sistema
di
colonia
propriamente
detto
,
si
usa
però
generalmente
dai
possessori
di
far
coltivare
per
proprio
conto
i
terreni
,
pagando
le
opere
non
con
effettivo
denaro
,
né
con
una
quantità
determinata
di
generi
,
ma
con
la
cessione
ai
lavoratori
di
una
data
parte
del
prodotto
che
effettivamente
si
raccoglie
.
Art
.
127
.
Nei
territori
dove
i
possessori
fanno
coltivare
i
loro
fondi
per
economia
,
a
proprie
spese
,
o
li
coltivano
essi
medesimi
,
la
valutazione
«
delle
spese
di
produzione
può
farsi
col
sistema
che
viene
adottato
per
quello
fra
i
territori
più
prossimi
che
si
trovi
in
condizioni
analoghe
,
tanto
riguardo
alla
qualità
di
coltura
,
quanto
riguardo
ai
prodotti
ed
alle
relative
spese
di
coltivazione
.
Art
.
128
.
Per
i
territori
,
o
per
singole
qualità
di
colture
,
cui
non
siano
applicabili
le
disposizioni
degli
articoli
precedenti
,
la
valutazione
delle
spese
di
produzione
si
fa
per
analisi
diretta
.
Punto
di
partenza
delle
stime
è
il
sistema
della
colonia
parziaria
,
nel
quale
le
spese
di
produzione
si
considerano
eguali
alla
parte
del
prodotto
del
fondo
assegnato
al
colono
.
L
'
art
.
124
espressamente
definisce
la
rendita
padronale
lorda
,
come
quella
parte
dei
prodotti
del
fondo
la
quale
rimane
al
possessore
del
fondo
stesso
dopo
detratta
la
parte
colonica
.
Questo
stesso
sistema
viene
applicato
in
virtù
dell
'
articolo
126
in
quei
territori
nei
quali
pur
non
essendo
applicato
un
sistema
di
colonia
parziaria
propriamente
detto
si
rimunerano
i
lavoratori
del
fondo
con
una
quota
parte
del
prodotto
raccolto
.
Ed
all
'
art
.
127
si
ordina
che
negli
stessi
luoghi
dove
è
in
uso
la
coltivazione
diretta
,
la
valutazione
delle
spese
di
produzione
si
faccia
,
a
quanto
si
sottintende
,
per
analogia
al
sistema
di
colonia
applicato
nei
territori
più
prossimi
.
E
l
'
art
.
128
incalza
affermando
che
la
valutazione
delle
spese
di
produzione
per
analisi
diretta
si
debba
fare
soltanto
nei
territori
e
per
le
colture
alle
quali
sia
assolutamente
inapplicabile
il
sistema
di
detrazione
per
analogia
a
quello
usato
nella
conduzione
per
colonia
.
Tutto
ciò
ha
per
iscopo
di
riaffermare
il
principio
della
normalità
e
della
ordinarietà
.
Se
vi
ha
chi
coltivando
direttamente
i
suoi
fondi
,
in
una
zona
agraria
dove
si
usano
dare
le
terre
a
coltivare
al
50
per
cento
,
riesce
a
ridurre
le
spese
di
produzione
al
40
per
cento
,
buon
per
lui
:
questa
è
una
diligenza
straordinaria
della
quale
non
si
deve
tener
conto
per
aumentare
il
suo
imponibile
;
ed
il
regolamento
provvede
a
ciò
,
col
guardare
alla
regola
seguita
generalmente
.
Si
procede
per
tal
modo
verso
la
meta
,
che
è
la
formazione
della
tariffa
,
in
modo
spiccio
,
senza
i
calcoli
complicati
della
analisi
diretta
e
si
rende
ossequio
all
'
ordine
del
legislatore
di
considerare
i
fondi
in
stato
ordinario
di
coltura
e
di
manutenzione
.
Se
normalmente
l
'
intiero
capitale
scorte
è
fornito
dal
colono
,
non
v
'
ha
luogo
a
deduzione
dell
'
interesse
sulle
scorte
medesime
;
se
sono
fornite
in
tutto
od
in
parte
dal
proprietario
,
la
parte
dominicale
del
prodotto
deve
essere
depurata
dell
'
interesse
del
capitale
così
provveduto
.
24
.
Che
cosa
si
intenda
per
«
scorte
vive
e
morte
»
,
non
è
detto
esplicitamente
dalla
istruzione
(
XV
)
:
ma
la
istruzione
IX
,
la
quale
di
fatto
,
per
la
evidenza
dei
criteri
a
cui
si
inspira
,
si
impone
all
'
osservanza
degli
stimatori
,
dice
al
paragrafo
33
che
«
il
capitale
delle
scorte
vive
e
morte
è
costituito
dagli
animali
di
lavoro
,
dalle
macchine
,
dagli
strumenti
ed
attrezzi
necessari
per
la
coltivazione
del
fondo
e
la
raccolta
dei
prodotti
»
.
Non
sono
quindi
comprese
nelle
scorte
vive
e
morte
,
il
cui
interesse
viene
detratto
dalla
rendita
padronale
lorda
ai
fini
dell
'
imposta
fondiaria
,
né
le
scorte
di
fieno
e
paglia
costituenti
la
dotazione
ordinaria
del
fondo
né
il
capitale
di
semenza
e
concimi
,
né
il
capitale
anticipazione
dei
salari
ai
lavoratori
agricoli
,
e
neppure
,
finalmente
,
il
capitale
costituito
dagli
animali
di
allevamento
,
non
cioè
utilizzato
per
la
coltivazione
del
fondo
.
La
istruzione
(
XV
)
,
la
quale
è
tecnicamente
compilata
in
guisa
da
indicare
allo
stimatore
le
notizie
ed
i
dati
che
egli
deve
procurarsi
e
le
regole
da
osservare
in
questa
raccolta
per
giungere
a
dati
medi
,
ma
non
dà
più
esempi
del
modo
tenuto
nell
'
utilizzare
questi
dati
ed
è
aliena
da
definizioni
,
consiglia
,
al
paragrafo
151
,
di
raccogliere
i
seguenti
dati
:
a
)
distintamente
,
per
il
bestiame
da
lavoro
e
per
quello
da
rendita
:
la
consistenza
,
il
peso
vivo
per
capo
e
totale
,
il
valore
per
capo
e
totale
,
le
variazioni
che
normalmente
avvengono
da
periodo
a
periodo
dell
'
anno
nella
consistenza
del
capitale
bestiame
,
la
quota
annua
media
di
ammortamento
e
quella
per
infortuni
,
la
spesa
media
annua
pel
veterinario
e
per
medicine
;
b
)
distintamente
,
a
seconda
che
siano
destinati
alla
diretta
coltivazione
del
fondo
,
al
governo
degli
animali
da
lavoro
,
al
perfezionamento
,
al
trasporto
ed
al
governo
nei
luoghi
di
custodia
dei
prodotti
naturali
del
fondo
oppure
alla
trasformazione
dei
prodotti
naturali
in
altri
di
maggior
pregio
:
la
conoscenza
ed
il
valore
unitario
e
complessivo
degli
strumenti
,
degli
arnesi
e
delle
macchine
esistenti
normalmente
nel
podere
,
la
loro
quota
annua
di
ammortamento
e
le
spese
medie
annue
di
riparazione
e
di
manutenzione
;
g
)
la
quantità
complessiva
di
ciascuna
specie
di
mangimi
e
di
lettimi
prodotti
nel
fondo
e
nel
fondo
stesso
consumati
:
la
quantità
complessiva
di
ciascuna
specie
di
mangimi
e
di
lettimi
acquistati
fuori
del
podere
ed
il
valore
di
essi
;
la
quantità
complessiva
di
ciascuna
specie
di
mangimi
e
di
lettimi
prodotti
nel
fondo
e
venduti
ed
il
prezzo
di
vendita
;
h
)
gli
stessi
dati
pei
concimi
,
per
le
sementi
e
per
gli
altri
materiali
occorrenti
per
la
coltivazione
,
quali
ad
esempio
le
canne
ed
i
pali
per
viti
;
i
)
quando
i
mezzi
propri
del
podere
non
siano
sufficienti
per
compiere
tutti
i
lavori
:
il
numero
,
la
specie
,
il
nolo
ed
il
tempo
pel
quale
si
noleggiano
strumenti
,
macchine
od
animali
,
e
le
spese
di
operazioni
nelle
quali
gli
strumenti
,
le
macchine
e
gli
animali
sopraindicati
si
impiegano
.
Appare
abbastanza
chiaro
dal
complesso
delle
norme
ora
riprodotte
,
quale
sia
il
metodo
seguito
dagli
stimatori
del
catasto
italiano
.
Bisogna
distinguere
il
capitale
scorte
,
a
seconda
che
esso
è
necessario
alla
coltivazione
del
fondo
ed
al
trasporto
dei
prodotti
,
ovvero
esso
è
destinato
,
se
si
tratta
di
bestiame
,
ad
allevamento
da
rendita
(
carne
,
latte
,
lana
ecc
.
)
o
,
se
si
tratta
di
macchinari
,
alla
trasformazione
dei
prodotti
naturali
in
altri
di
maggior
pregio
.
In
questo
secondo
caso
,
come
non
si
tiene
conto
,
nel
prodotto
lordo
,
della
rendita
relativa
,
così
non
si
tiene
conto
,
nelle
detrazioni
,
della
spesa
corrispondente
.
Il
catasto
valuta
l
'
erba
ricavata
dai
prati
e
non
la
carne
o
il
latte
o
la
lana
,
e
perciò
non
si
occupa
,
in
nessun
caso
,
del
bestiame
da
rendita
.
Il
catasto
tassa
le
olive
e
non
l
'
olio
,
l
'
uva
e
non
il
vino
,
e
perciò
non
si
occupa
del
capitale
strumenti
e
botti
per
la
fabbricazione
dell
'
olio
e
del
vino
.
Quanto
al
capitale
scorte
vive
e
morte
necessario
per
la
coltivazione
dei
fondi
e
per
il
trasporto
dei
prodotti
,
si
deve
supporre
che
la
parte
colonica
,
calcolata
secondo
i
metodi
usuali
,
comprenda
il
rimborso
delle
spese
di
mantenimento
del
bestiame
,
di
reintegrazione
delle
perdite
per
infortuni
e
per
usura
dei
macchinari
.
Essa
comprende
altresì
l
'
interesse
del
capitale
fornito
dal
colono
;
perché
,
se
il
50
per
cento
non
bastasse
,
ad
esempio
,
a
comprenderlo
,
il
gioco
della
concorrenza
non
tarderebbe
a
far
elevare
la
quota
colonica
al
55
o
al
60
per
cento
.
Essa
comprende
altresì
le
spese
di
mantenimento
e
di
ammortamento
suddette
,
anche
quando
il
capitale
scorte
è
provveduto
dal
proprietario
,
perché
si
suppone
tacitamente
-
-
se
la
supposizione
sia
conforme
o
lontana
dalla
realtà
,
qui
non
giova
indagare
-
-
che
il
colono
sia
obbligato
alla
fine
dell
'
anno
a
riconsegnare
al
proprietario
il
valore
identico
di
scorte
ricevuto
al
principio
dell
'
anno
,
rimanendo
a
suo
carico
ogni
spesa
o
perdita
.
La
parte
colonica
non
comprende
invece
l
'
interesse
del
5
per
cento
sul
capitale
scorte
fornito
dal
proprietario
,
poiché
il
colono
non
paga
questo
interesse
a
parte
come
si
trattasse
di
un
mutuo
,
ma
rimunera
il
capitale
scorte
,
come
il
capitale
terreno
e
il
capitale
migliorie
tutt
'
insieme
,
con
la
consegna
della
quota
dominicale
dei
prodotti
del
fondo
.
Dunque
,
se
si
vuole
tassare
solo
,
come
si
fa
con
la
fondiaria
,
il
reddito
del
capitale
terreni
e
migliorie
fisse
,
occorre
dedurre
dalla
quota
dominicale
l
'
interesse
sul
capitale
scorte
.
E
così
fanno
,
anche
senza
statuizione
esplicita
della
legge
,
il
regolamento
e
le
istruzioni
,
perché
osservanti
dello
spirito
della
legge
.
Non
deducono
invece
nulla
per
il
capitale
semenze
,
concimi
chimici
,
scorte
fieno
e
paglia
,
anticipazione
salari
,
perché
si
suppone
che
tutto
ciò
avvenga
nel
campo
della
produzione
e
tocchi
al
colono
.
La
parte
colonica
è
supposta
cioè
di
tali
dimensioni
da
consentire
la
costanza
nel
fondo
di
paglia
e
fieno
-
-
subordinatamente
alle
vicende
stagionali
-
-
e
il
rimborso
,
con
gli
interessi
eventuali
,
delle
anticipazioni
salari
,
sementi
e
concimi
.
Dove
queste
ipotesi
non
si
verificano
,
basta
guardare
alle
due
minute
di
stima
sopra
riprodotte
,
per
vedere
come
gli
stimatori
concedono
,
senza
uopo
di
disposizione
esplicita
regolamentare
,
la
detrazione
corrispondente
dalla
quota
dominicale
o
rendita
padronale
lorda
.
25
.
Con
apposite
norme
il
regolamento
del
1905
disciplina
ulteriormente
il
concetto
della
ordinarietà
,
sì
da
escludere
qualunque
reddito
,
il
quale
abbia
carattere
eccezionale
ed
industriale
.
Art
.
115
.
Il
prodotto
totale
dei
terreni
di
ciascuna
qualità
e
classe
,
che
deve
servire
di
base
alla
determinazione
della
rispettiva
rendita
imponibile
da
stabilirsi
nella
tariffa
,
è
costituito
dal
complesso
dei
prodotti
naturali
e
propri
del
fondo
,
e
cioè
che
si
ottengono
spontaneamente
dal
fondo
stesso
,
o
immediatamente
dalla
sua
coltivazione
,
oppure
nei
casi
indicati
nell
'
art
.
121
,
che
risultano
da
una
prima
manipolazione
dei
prodotti
naturali
.
Non
si
tiene
conto
di
qualsiasi
vantaggio
che
il
possessore
del
fondo
può
procurarsi
convertendo
con
operazioni
industriali
i
frutti
naturali
in
prodotti
di
maggior
pregio
.
Art
.
116
.
Vengono
per
altro
calcolati
nella
determinazione
dei
prodotti
quei
vantaggi
che
sono
stati
procacciati
al
fondo
,
anche
artificialmente
,
e
coll
'
impiego
di
mezzi
eccezionali
,
ogni
qualvolta
questi
vantaggi
siano
stabili
e
permanenti
.
Art
.
118
.
La
specie
e
la
quantità
dei
prodotti
da
determinarsi
è
quella
che
d
'
ordinario
s
'
ottiene
coi
metodi
di
coltura
,
che
sono
più
comunemente
in
uso
nel
territorio
.
Non
si
ha
perciò
nessun
riguardo
,
giusta
il
disposto
dell
'
art
.
11
della
legge
I
°
marzo
1886
,
alle
diverse
e
non
ordinarie
produzioni
,
che
si
ottengono
dai
terreni
di
eguale
natura
coltivati
con
diligenza
straordinaria
e
con
metodi
singolari
,
né
alle
produzioni
troppo
scarse
di
altri
terreni
dell
'
eguale
natura
,
nei
quali
la
coltivazione
è
straordinariamente
trascurata
o
cattiva
.
Art
.
121
.
I
prezzi
del
dodicennio
18741885
,
in
base
ai
quali
deve
farsi
la
valutazione
di
ciascun
prodotto
sulla
media
dei
tre
anni
di
minimo
prezzo
,
giusta
l
'
art
.
44
della
legge
,
vengono
desunti
,
di
regola
,
dalle
mercuriali
dei
mercati
ordinari
di
vendita
e
,
in
mancanza
delle
mercuriali
,
dai
registri
di
amministrazione
degli
enti
morali
o
dei
principali
possessori
,
senza
tener
conto
di
quei
maggiori
vantaggi
che
possono
derivare
da
speculazioni
di
commercio
.
Per
quei
prodotti
che
non
si
vendono
allo
stato
naturale
ma
soltanto
dopo
una
prima
manipolazione
,
la
valutazione
si
fa
sulla
base
dei
prezzi
dei
prodotti
trasformati
,
deducendo
da
questi
le
spese
della
trasformazione
,
tenuto
conto
del
capitale
impiegato
e
di
ogni
altro
coefficiente
dei
prezzi
medesimi
,
in
guisa
da
ricavarne
il
valore
del
prodotto
allo
stato
naturale
.
Nella
determinazione
dei
prezzi
anzidetti
si
ha
riguardo
alla
spesa
che
può
occorrere
per
il
trasporto
dei
prodotti
dai
luoghi
di
custodia
al
mercato
ordinario
di
vendita
,
dal
quale
i
prezzi
sono
desunti
.
I
prezzi
si
esprimono
in
lire
e
quarti
di
lira
.
Art
.
131
.
La
determinazione
delle
anzidette
spese
(
quelle
indicate
agli
articoli
da
124
a
128
)
deve
farsi
cogli
stessi
criteri
stabiliti
per
la
determinazione
del
prodotto
medio
,
e
cioè
sulla
base
della
media
delle
spese
sostenute
dalla
generalità
dei
possessori
per
ciascuna
qualità
e
classe
,
senza
tener
conto
di
quelle
eccezionali
,
in
più
od
in
meno
,
derivanti
da
cure
e
diligenze
straordinarie
,
o
da
cattiva
amministrazione
,
non
avendosi
riguardo
,
giusta
l
'
articolo
118
,
nemmeno
alla
maggiore
o
minore
produzione
che
ne
consegue
.
Una
sola
glossa
si
può
aggiungere
agli
articoli
per
sé
perspicui
del
regolamento
.
Potrebbe
parere
che
l
'
articolo
116
,
coll
'
ordinare
di
tener
calcolo
dei
vantaggi
procurati
artificialmente
al
fondo
e
coll
'
impiego
di
mezzi
eccezionali
,
violasse
la
regola
della
ordinarietà
posta
dall
'
art
.
118
,
la
quale
comandava
di
non
tener
conto
delle
diligenze
straordinarie
e
dei
metodi
singolari
usati
nella
coltivazione
.
In
realtà
non
è
così
,
perché
la
straordinaria
diligenza
,
i
metodi
singolari
e
la
coltivazione
straordinariamente
trascurata
e
cattiva
devono
essere
apprezzati
in
relazione
a
terreni
«
di
uguale
natura
»
.
Ma
non
sono
più
di
uguale
natura
i
terreni
i
quali
furono
,
con
mezzi
anche
artificiali
,
ed
eccezionali
,
trasformati
in
guisa
che
in
essi
sieno
stati
incorporati
vantaggi
«
stabili
e
permanenti
»
.
Questi
vantaggi
oramai
sono
immedesimati
nel
terreno
e
più
non
se
ne
possono
staccare
.
Il
proprietario
buon
padre
di
famiglia
,
il
quale
nella
coltivazione
del
fondo
usa
i
metodi
comunemente
osservati
nella
località
,
non
può
fare
astrazione
dalle
opere
eccezionali
ed
artificiali
le
quali
hanno
trasformato
il
suo
fondo
;
e
lo
coltiva
non
come
si
farebbe
per
un
seminativo
asciutto
o
nudo
o
per
un
pendio
scosceso
e
semi
incolto
,
bensì
come
ivi
stesso
si
usano
coltivare
i
terreni
irrigui
e
quelli
provveduti
di
vigne
specializzate
,
o
gli
incolti
produttivi
ridotti
con
terrazzamenti
e
sostegni
di
mura
e
cisterne
a
fascie
pianeggianti
ricche
di
fiori
o
di
agrumi
.
I
mezzi
artificiali
ed
eccezionali
mutarono
l
'
indole
del
terreno
e
l
'
innalzarono
di
qualità
e
di
classe
;
sicché
quando
sia
trascorso
il
periodo
di
franchigia
e
le
stime
si
rivedano
(
od
al
1°
gennaio
1886
si
compiano
la
prima
volta
)
,
i
suoi
prodotti
devono
essere
valutati
in
rapporto
alla
condizione
nella
quale
il
fondo
si
trova
ed
ai
metodi
ordinari
di
coltivazione
che
ad
esso
,
quale
è
,
sono
congrui
.
26
.
Gioverebbe
ancora
trarre
dalle
relazioni
delle
commissioni
censuarie
le
prove
della
diligenza
con
la
quale
si
esclusero
dalle
stime
fondiarie
i
redditi
industriali
o
straordinari
.
Se
ne
addurrà
una
sola
tratta
dai
lavori
per
la
formazione
delle
tariffe
d
'
estimo
per
la
provincia
di
Cuneo
.
Aveva
la
Commissione
censuaria
provinciale
di
quella
provincia
proposto
la
soppressione
della
voce
«
frutteto
»
;
poiché
,
essa
ragionava
,
un
vero
frutteto
fa
necessariamente
presupporre
l
'
occupazione
totale
del
fondo
da
parte
delle
piante
fruttifere
,
e
solo
per
questo
esso
non
può
essere
perpetuato
;
essendo
noto
che
una
pianta
non
può
vegetare
e
produrre
nello
stesso
terreno
,
o
in
un
punto
a
contatto
con
quello
in
cui
sia
vissuta
e
deperita
altra
pianta
di
uguale
essenza
.
Perciò
,
tenuto
conto
che
il
coltivatore
deve
rinunziare
alla
produzione
diretta
del
terreno
per
alcuni
anni
e
prodigare
speciali
ed
assidue
cure
agli
alberi
da
frutta
;
tenuto
conto
che
in
breve
volgere
di
anni
capitale
e
lavoro
investiti
nel
frutteto
sono
annientati
dal
naturale
deperimento
della
piantagione
;
quel
genere
di
coltura
non
può
essere
considerato
come
ordinario
e
duraturo
,
il
reddito
che
esso
produce
essendo
più
industriale
che
agricolo
,
in
tutto
paragonabile
a
quello
dato
dallo
sfruttamento
di
una
miniera
.
La
sotto
commissione
centrale
non
contesta
che
,
nell
'
ipotesi
configurata
dalla
commissione
cuneese
,
il
reddito
del
frutteto
debba
reputarsi
industriale
.
Nega
che
tale
sia
la
pratica
ordinariamente
osservata
e
quella
in
particolare
modo
seguita
nella
provincia
.
La
pratica
ordinaria
non
esclude
che
la
«
distanza
(
delle
piante
fruttifere
l
'
una
dall
'
altra
)
sia
tale
da
consentire
al
momento
opportuno
la
reintegrazione
del
frutteto
sopra
terreno
non
ancora
sfruttato
dall
'
arboratura
»
.
Di
fatto
osserva
poi
che
la
coltivazione
delle
piante
da
frutta
nella
provincia
di
Cuneo
è
sempre
consociata
a
quella
diretta
del
suolo
...
La
occupazione
delle
piante
varia
dal
15
al
72
per
cento
della
superficie
e
il
loro
numero
per
ettaro
,
considerato
nel
calcolo
delle
tariffe
,
in
due
soli
casi
è
superiore
a
200
e
discende
fino
a
50
:
mediamente
è
125
.
Il
che
vuol
dire
che
la
stima
ha
considerato
condizioni
ordinarie
di
sfruttamento
del
terreno
investito
a
piantagioni
fruttifere
,
la
cui
perpetuazione
non
è
resa
impossibile
dal
soverchio
numero
degli
alberi
.
E
in
armonia
con
questo
concetto
la
giunta
ha
considerato
le
spese
che
occorrono
pel
mantenimento
perpetuo
del
soprassuolo
ammettendo
che
il
valore
delle
piante
abbattute
compensi
le
somme
richieste
per
la
reintegrazione
e
l
'
allevamento
...
La
pianta
da
frutto
più
costantemente
allevata
è
il
melo
.
Esso
è
tenuto
a
pieno
vento
e
perciò
ha
una
durata
mediamente
assai
superiore
al
periodo
di
quindici
o
vent
'
anni
ammesso
dalla
commissione
provinciale
.
Le
cure
di
coltivazione
,
salvo
casi
eccezionali
,
si
riducono
a
quelle
che
ordinariamente
si
richiedono
per
la
produzione
diretta
del
suolo
,
e
le
frutta
sono
vendute
sull
'
albero
.
Date
queste
condizioni
,
è
chiaro
che
,
dei
quattro
fattori
da
cui
risulta
la
rendita
totale
dei
fondi
,
il
capitale
di
esercizio
e
il
lavoro
non
soverchiano
gli
altri
di
natura
propriamente
fondiaria
a
segno
,
da
imprimere
alla
rendita
dei
frutteti
un
carattere
industriale
.
Non
è
qui
il
luogo
di
dare
un
giudizio
sul
problema
specifico
discusso
tra
le
due
commissioni
;
ma
questo
si
può
dire
che
gli
organi
incaricati
dell
'
applicazione
della
legge
videro
ben
chiaro
che
il
reddito
imponibile
fondiario
finiva
là
dove
cessava
la
cultura
ordinaria
e
cominciava
quella
eccezionale
od
industriale
ed
assai
finemente
indagarono
intorno
ai
confini
tra
l
'
una
e
l
'
altra
specie
di
cultura
,
sforzandosi
di
non
varcare
il
limite
imposto
dal
legislatore
.
Capitolo
terzo
Nella
legge
d
'
imposta
mobiliare
27
.
Il
dibattito
legislativo
intorno
alla
tassazione
dei
redditi
agrari
risale
al
disegno
di
legge
sui
redditi
della
ricchezza
mobile
presentato
alla
Camera
dei
deputati
dall
'
on
.
Sella
,
ministro
delle
finanze
,
il
18
novembre
1862
.
Nel
testo
della
commissione
,
presentato
il
23
giugno
1863
alla
Camera
con
relazione
Pasini
,
i
redditi
dell
'
industria
agraria
erano
trattati
(
art
.
9
)
alla
pari
di
quelli
di
ogni
altra
industria
:
«
Vi
saranno
compresi
non
solo
i
redditi
certi
e
in
somma
definita
,
ma
anche
i
variabili
ed
eventuali
derivanti
dall
'
esercizio
di
qualsiasi
professione
,
industria
od
occupazione
agraria
,
manufattrice
o
mercantile
,
materiale
,
intellettuale
o
morale
»
.
L
'
art
.
7
del
progetto
Sella
,
il
n
.
3
dell
'
art
.
1
del
progetto
compilato
da
una
commissione
ministeriale
creata
con
r
.
decreto
11
agosto
1861
ed
il
§
E
dell
'
art
.
9
della
proposta
di
legge
del
Consiglio
di
stato
del
20
marzo
1861
contenevano
il
medesimo
precetto
.
Il
quale
non
si
tradusse
in
comando
legislativo
per
l
'
opposizione
vivissima
che
suscitò
nella
Camera
e
di
cui
si
fece
capo
specialmente
l
'
insigne
agronomo
on
.
De
Vincenzi
,
con
una
proposta
di
cancellazione
della
parola
«
agraria
»
.
Nonostante
le
difese
del
relatore
Pasini
,
dell
'
antico
ministro
proponente
Sella
,
del
ministro
in
carica
Minghetti
e
degli
on
.
De
Cesare
,
Pica
,
Panattoni
,
Ciccone
e
Michelini
,
l
'
emendamento
De
Vincenzi
,
sostenuto
dagli
on
.
Mancini
,
Minervini
,
Sineo
,
Cadolini
,
Mellana
,
Marchetti
e
Fiorenzi
,
trionfò
nella
tornata
della
Camera
del
15
luglio
1863
.
Senonché
,
a
discussione
finita
,
la
commissione
,
richiamandosi
in
parte
ad
una
proposta
Torrigiani
,
appoggiata
dall
'
on
.
Castagnola
ed
a
riserve
fatte
il
16
luglio
dagli
on
.
Minghetti
,
Depretis
e
Sella
,
proponeva
un
articolo
aggiuntivo
,
il
quale
nella
parte
che
qui
ci
interessa
diceva
:
«
I
redditi
agrari
non
vanno
soggetti
a
tassa
se
non
in
quanto
sono
profitti
di
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
,
o
che
derivano
da
commerci
o
industrie
accessorie
alla
cultura
del
medesimo
»
.
Sorse
subito
una
discussione
vivacissima
,
d
'
indole
pregiudiziale
,
sulla
costituzionalità
di
una
proposta
la
quale
veniva
a
negare
una
deliberazione
presa
dalla
Camera
nel
corso
della
discussione
dello
stesso
progetto
di
legge
ed
insieme
sostanziale
,
sulla
opportunità
dell
'
articolo
aggiuntivo
.
Tuttavia
nella
forma
modificata
proposta
con
emendamento
Biancheri
:
«
I
redditi
agrari
non
vanno
soggetti
a
tassa
se
non
in
quanto
siano
profitti
di
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
»
l
'
articolo
aggiuntivo
fu
approvato
dalla
Camera
il
21
luglio
ed
,
accolto
dal
Senato
,
diventò
l
'
art
.
9
della
legge
14
luglio
1864
,
n
.
1830
e
resta
,
con
aggiunte
che
non
ci
interessano
,
invariato
nel
T
.
U
.
24
agosto
1877
,
n
.
4021
(
Serie
2°
)
,
il
quale
regolò
la
materia
sino
al
decreto
4
gennaio
1923
.
28
.
I
problemi
di
principio
,
dibattuti
in
quella
memoranda
discussione
,
furono
principalmente
due
:
se
esistesse
in
generale
un
reddito
agrario
distinto
da
quello
fondiario
e
perciò
meritevole
di
tassazione
mobiliare
e
se
,
esclusa
la
esistenza
o
la
tassabilità
in
genere
,
tale
reddito
fosse
imponibile
soltanto
per
i
coltivatori
di
terreni
altrui
.
29
.
Il
De
Vincenzi
,
il
quale
riusci
dapprima
a
far
trionfare
la
tesi
piena
della
non
tassabilità
del
reddito
agrario
,
così
ragionava
:
Se
il
fittaiolo
dovrà
pagare
una
tassa
,
cioè
aggiungere
una
tassa
al
suo
affitto
,
è
ben
naturale
che
debba
detrarre
questa
tassa
dalla
rendita
della
terra
,
ossia
in
ultima
analisi
questa
tassa
andrà
ad
essere
convertita
in
una
vera
duplicazione
dell
'
imposta
fondiaria
.
La
quale
incidenza
è
tanto
più
probabile
avvenga
in
Italia
,
dove
i
fittaioli
provveduti
di
congrui
capitali
sono
pochissimi
e
tra
loro
non
si
fanno
concorrenza
.
E
quel
che
è
più
,
la
rendita
fondiaria
può
essere
bensì
concepita
in
astratto
come
un
ente
a
sé
stante
,
non
mai
in
concreto
.
La
rendita
deriva
dalle
forze
naturali
della
terra
e
dal
lavoro
che
vi
si
impiega
.
Sieno
quante
si
vogliano
le
forze
naturali
,
se
non
vi
interviene
l
'
elemento
che
si
rivela
sia
sotto
forma
di
lavoro
,
sia
sotto
forma
di
capitale
,
non
si
otterrà
mai
alcuna
rendita
...
Per
conseguenza
,
quando
noi
tassiamo
la
rendita
fondiaria
,
non
tassiamo
propriamente
ciò
che
viene
da
natura
,
ma
l
'
accumulamento
del
lavoro
,
che
per
secoli
e
secoli
si
è
applicato
alla
terra
,
tassiamo
il
necessario
capitale
mobile
senza
di
cui
non
vi
sarebbe
possibilità
di
avere
rendita
fondiaria
.
Senza
capitali
accumulati
e
circolanti
,
e
senza
lavoro
non
vi
è
rendita
fondiaria
;
questa
non
è
una
astrattezza
,
ma
la
combinazione
delle
forze
della
natura
e
del
lavoro
dell
'
uomo
sotto
diverse
forme
.
La
rendita
sarà
pure
un
concetto
virtuale
,
ma
soggetto
delle
imposte
sono
le
realtà
e
non
le
astrattezze
.
E
ancorché
si
volesse
considerare
il
lavoro
e
il
capitale
circolante
come
accessori
,
è
da
por
mente
che
senza
questi
accessori
non
vi
sarebbe
alcuna
rendita
reale
,
e
che
però
sono
condizioni
sine
qua
non
della
rendita
che
costituisce
il
subbietto
dell
'
imposta
fondiaria
.
La
terra
senza
questi
fattori
della
rendita
è
come
il
vapore
senza
la
macchina
di
Watt
,
e
non
so
come
possa
considerarsi
astrattamente
in
questo
eminentemente
pratico
concetto
dell
'
imposta
fondiaria
.
Potremo
dir
noi
di
voler
tassare
come
ricchezza
mobile
gli
animali
inservienti
alle
coltivazioni
,
i
salari
necessari
ai
lavori
?
Eppure
ciò
avviene
col
mezzaiuolo
sovente
e
col
fittavolo
.
Ma
senza
questi
,
che
avreste
voi
imposto
colla
tassa
fondiaria
?
Ove
sarebbe
la
rendita
?
.
Con
altri
esempi
l
'
on
.
Sineo
rafforza
la
tesi
del
De
Vincenzi
,
secondo
cui
l
'
imposta
sui
fittabili
e
mezzadri
ricadrebbe
sui
proprietari
:
Vi
porto
per
un
momento
in
Sardegna
dove
è
determinato
che
l
'
imposta
prediale
debba
rappresentare
il
decimo
del
prodotto
del
predio
ridotto
a
coltura
,
quale
esso
si
ritrova
attualmente
.
Voi
vedete
che
la
misura
è
già
alta
;
quando
il
proprietario
paga
la
decima
parte
,
egli
ha
diritto
di
godere
il
suo
fondo
,
di
coltivarlo
egli
stesso
,
o
di
farlo
coltivare
da
agenti
,
da
affittavoli
,
da
coloni
coi
migliori
patti
possibili
.
Ora
se
voi
imponete
quelli
i
quali
trattano
col
proprietario
per
le
colture
dei
beni
,
voi
necessariamente
rendete
più
incomoda
,
rendete
deteriore
la
condizione
del
proprietario
.
Se
il
proprietario
che
paga
il
decimo
della
sua
rendita
a
titolo
di
tributo
prediale
trova
un
fittaiuolo
il
quale
per
cagione
dell
'
affittamento
non
sarà
tenuto
ad
alcuna
imposta
,
allora
egli
è
sicuro
di
avere
tuttociò
che
eccede
quel
discreto
profitto
che
il
fittaiuolo
può
proporsi
;
ma
se
voi
imponete
il
fittaiuolo
,
egli
non
avrà
più
quel
profitto
,
salvo
detraendo
dal
fitto
ciò
che
gli
chiamate
d
'
imposta
...
Questo
si
rende
ancora
più
manifesto
in
quelle
parti
d
'
Italia
in
cui
sono
in
uso
altri
modi
di
lavorare
:
le
colonie
parziarie
,
per
esempio
.
Se
io
trovo
un
colono
che
fa
tutti
i
lavori
intorno
ai
miei
beni
colla
prospettiva
di
avere
la
metà
dei
prodotti
,
se
questo
colono
lo
venite
ad
imporre
,
egli
non
si
contenterà
più
della
metà
dei
prodotti
...
Se
a
queste
famiglie
che
(
specialmente
in
Piemonte
)
stentavano
già
ad
accettare
a
titolo
di
colonia
parziaria
la
coltura
dei
nostri
beni
,
aggiungete
il
peso
dell
'
imposta
,
naturalmente
queste
famiglie
abbisognerà
che
ottengano
dal
proprietario
migliori
condizioni
...
Qualunque
imposta
voi
mettiate
sull
'
industria
agraria
è
sempre
un
aumento
al
tributo
prediale
.
Né
il
proprietario
,
né
il
colono
,
comunemente
non
possono
lavorare
la
terra
essi
soli
,
hanno
bisogno
di
uomini
salariati
!
Ora
,
se
su
questi
salariati
voi
mettete
ancora
un
'
imposta
bisognerà
aumentare
il
salario
.
Il
salariato
comunemente
si
contenta
del
necessario
per
la
sua
vita
;
ma
domanderà
un
aumento
di
soldo
se
sarà
soggetto
all
'
imposta
.
Così
dunque
rendete
più
difficile
la
coltura
,
per
cui
le
braccia
grandemente
scarseggiano
(ibid.,
p
.
1121
)
.
Anche
l
'
on
.
Torrigiani
,
che
pure
accetta
l
'
imposta
sui
fittaiuoli
,
nega
al
pari
del
De
Vincenzi
che
esista
una
rendita
fondiaria
derivante
esclusivamente
da
«
forze
di
produzione
insite
nel
suolo
»
ed
afferma
essere
di
fatto
impossibile
«
l
'
immaginare
che
vi
sia
una
rendita
del
suolo
,
la
quale
non
sia
più
o
meno
colpita
dalla
tassa
fondiaria
»
.
E
cita
Mac
Culloch
contro
la
pretesa
di
supporre
un
reddito
della
terra
nuda
separato
da
quello
dei
miglioramenti
ed
Esquirou
de
Parieu
il
quale
,
in
un
discorso
alle
camere
francesi
sostenne
che
«
un
'
imposta
sui
benefici
dell
'
impresa
agricola
sarebbe
sino
ad
un
certo
punto
una
ripetizione
dell
'
imposta
fondiaria
»
,
per
concludere
all
'
impossibilità
pratica
che
un
proprietario
desideroso
di
contribuire
per
quanto
è
in
lui
ai
carichi
dello
stato
...
riesca
a
decomporre
nella
sua
mente
questa
rendita
totale
e
stabilire
la
parte
che
proviene
dall
'
industria
agricola
da
lui
esercitata
(ibid.,
1128
sgg
.
)
.
Gli
argomenti
addotti
contro
la
tassazione
mobiliare
dei
redditi
dell
'
imposta
agraria
sono
dunque
sostanzialmente
:
1
)
che
la
rendita
fondiaria
dominicale
esiste
nella
misura
attuale
ed
accertata
agli
scopi
della
tassazione
perché
la
terra
si
trova
in
una
data
combinazione
con
i
miglioramenti
stabili
,
con
il
capitale
mobile
di
scorte
e
con
il
lavoro
;
che
se
questi
altri
fattori
variassero
o
non
ci
fossero
,
varierebbe
o
cesserebbe
di
esistere
anche
la
rendita
fondiaria
.
Il
quale
argomento
reca
logicamente
solo
alla
conseguenza
che
si
debba
indagare
quale
sia
il
prodotto
normale
totale
della
terra
istrutta
,
nella
combinazione
dettata
dagli
usi
locali
,
mercé
l
'
impiego
degli
altri
fattori
produttivi
di
capitale
e
di
lavoro
;
e
questo
prodotto
totale
-
-
dopo
fatta
la
detrazione
di
ciò
che
spetti
a
fattori
produttivi
estranei
al
fondo
,
come
macchine
,
concimi
,
mangimi
e
sementi
acquistate
ecc
.
ecc
.
-
-
si
tassi
compiutamente
sia
nel
suo
complesso
sia
,
come
si
usa
allo
scopo
di
potere
esentarne
qualcuna
,
ad
es
.
quella
spettante
al
lavoro
,
distintamente
nelle
sue
varie
parti
di
rendita
dominicale
,
reddito
industriale
,
reddito
di
lavoro
,
2
)
che
la
tassazione
del
reddito
dei
fittabili
o
coltivatori
manuali
si
ripercuoterebbe
sui
proprietari
,
falcidiandone
il
reddito
.
Osservazione
,
la
quale
,
se
ammessa
,
non
porterebbe
alla
illazione
di
esentare
un
reddito
reputato
esistente
qua
le
quello
agrario
,
ma
all
'
altro
di
dichiararne
debitore
legale
il
proprietario
,
quale
rappresentante
del
fondo
,
lasciando
agli
interessati
il
compito
di
ripartirne
fra
di
loro
l
'
ammontare
;
3
)
che
la
tassazione
del
reddito
agrario
separatamente
da
quello
fondiario
è
quasi
assurda
in
pratica
,
per
la
difficoltà
somma
di
distinguere
l
'
un
reddito
dall
'
altro
.
30
.
I
difensori
dell
'
imposta
,
pur
toccando
tutti
gli
aspetti
della
disputa
,
vedono
che
in
quest
'
ultimo
argomento
sta
la
difficoltà
del
loro
assunto
.
Primo
il
Sella
:
Il
criterio
dal
quale
fu
condotta
la
maggioranza
della
commissione
nella
sua
proposta
fu
puramente
e
semplicemente
questo
,
che
cioè
si
dovesse
con
questa
legge
tassare
ogni
specie
di
rendita
proveniente
da
capitali
,
da
opera
di
mano
,
da
industrie
od
altrimenti
da
professione
,
da
impiego
,
a
meno
che
si
trattasse
di
quella
rendita
speciale
che
ha
nome
di
fondiaria
imperocché
si
credette
più
utile
che
questa
specie
particolare
di
rendita
fosse
regolata
da
una
imposta
speciale
che
ha
nome
d
'
imposta
fondiaria
...
Ora
si
tratta
di
vedere
se
l
'
industria
agraria
debba
essere
colpita
.
Per
rispondere
a
tal
quesito
basta
osservare
che
cosa
è
la
rendita
fondiaria
che
serve
di
base
al
catasto
...
Se
noi
esaminiamo
che
cosa
essa
è
...
vedrete
che
consiste
puramente
e
semplicemente
nel
frutto
del
capitale
terra
,
come
è
oggi
,
al
momento
in
cui
si
considera
,
qualora
se
ne
dia
la
lavorazione
ad
un
terzo
.
Vedrete
per
conseguenza
che
quando
fate
i
catasti
per
mezzo
dell
'
estimo
si
dedurranno
sempre
,
oltre
a
tutte
le
spese
di
produzione
,
anche
gli
interessi
dei
capitali
impegnati
nell
'
industria
agraria
propriamente
detta
:
voi
vedrete
che
quando
i
catasti
si
fanno
per
consegne
,
si
piglia
sempre
per
base
il
fitto
,
vale
a
dire
il
reddito
che
questa
terra
darebbe
a
un
cotale
che
allo
scopo
di
lavorarla
vi
portasse
del
suo
il
capitale
a
ciò
occorrente
...
Questa
terra
come
oggi
è
,
non
rappresenta
le
forze
della
natura
ma
anche
i
frutti
dei
capitali
che
nel
passato
vi
sono
stati
spesi
,
e
un
'
accumulazione
talvolta
ingente
di
lavori
che
furono
l
'
opera
di
parecchie
generazioni
.
So
benissimo
che
non
devo
considerare
la
terra
nuda
,
come
fu
in
certi
periodi
geologici
ma
la
terra
munita
di
strade
,
di
canali
,
di
bonifiche
,
di
drenaggio
...
;
la
quale
,
quando
la
rimettete
ad
un
terzo
,
vi
può
dare
un
certo
reddito
.
Questo
reddito
è
veramente
quello
che
è
stato
preso
per
base
della
catastazione
,
è
il
reddito
fondiario
sul
quale
l
'
imposta
fondiaria
veramente
e
propriamente
si
asside
.
Ciò
non
basta
,
io
ne
convengo
,
a
dare
un
frutto
;
vuolsi
ancora
che
intervenga
un
capitale
mobile
;
vuolsi
avere
scorte
vive
,
scorte
morte
,
con
bestiami
con
semente
,
e
di
più
si
richiede
ancora
il
lavoro
manuale
.
Noi
vediamo
per
conseguenza
che
qui
entrano
due
fattori
:
l
'
uno
è
il
reddito
della
terra
,
come
è
oggi
,
propriamente
detto
;
l
'
altro
è
il
reddito
derivante
da
questi
capitali
mobili
che
sono
nel
terreno
importati
,
ed
il
reddito
spettante
come
rimunerazione
del
lavoro
,
delle
fatiche
,
dell
'
industria
di
coloro
che
lavorano
il
fondo
.
Ora
io
dico
,
e
sostengo
,
e
sono
certo
di
avere
con
me
tutti
coloro
che
si
sono
occupati
di
catastazione
,
che
veramente
la
imposta
fondiaria
vuolsi
riferire
a
quella
parte
di
reddito
che
spetta
al
capitale
terra
,
puramente
ed
esclusivamente
considerata
,
e
che
quella
parte
di
reddito
invece
che
risulta
dal
capitale
mobile
e
dall
'
industria
di
chi
lavora
il
terreno
è
cosa
la
quale
si
debba
intieramente
sottrarre
dal
reddito
fondiario
.
E
qui
il
Sella
si
fa
ad
esaminare
i
tre
casi
principali
dell
'
affittuario
,
del
mezzadro
e
del
proprietario
coltivatore
.
Quando
vi
è
un
affittuario
cioè
a
dire
una
persona
,
la
quale
va
dal
proprietario
del
fondo
e
dice
:
io
darò
a
voi
tante
migliaia
di
lire
come
corrispettivo
del
capitale
terra
che
vi
spetta
e
poi
esercita
un
'
industria
propria
impiegandovi
capitali
proprii
,
e
viene
in
questo
modo
a
trarre
un
reddito
,
col
quale
non
solo
può
pagare
il
fitto
che
spetta
al
proprietario
del
fondo
,
ma
ne
ricava
ancora
un
lucro
,
in
questo
caso
come
si
fa
a
sostenere
che
questo
affittuario
non
debba
pagare
un
'
imposta
sulla
rendita
che
trae
da
questa
sua
industria
,
quando
noi
ammettiamo
il
principio
generale
che
vogliamo
tassare
con
questa
imposta
tutti
i
redditi
che
già
non
sono
colpiti
dalla
fondiaria
?
Il
mezzadro
,
a
sua
volta
,
prende
dal
proprietario
del
fondo
questo
capitale
terra
,
ci
mette
la
sua
opera
ed
una
parte
più
o
meno
notevole
del
capitale
necessario
per
la
coltivazione
di
questa
terra
,
quindi
prende
per
conto
proprio
una
parte
aliquota
più
o
meno
notevole
di
questo
prodotto
ed
il
rimanente
lo
dà
al
proprietario
,
come
remunerazione
del
suo
capitale
terra
.
Ora
,
soggiunge
il
Sella
noi
i
quali
vogliamo
tassare
la
più
piccola
,
la
più
meschina
,
la
più
miserabile
industria
;
noi
i
quali
abbiamo
già
ammesso
che
tutti
coloro
che
non
sono
dall
'
autorità
comunale
dichiarati
indigenti
debbono
pagare
in
proporzione
dei
redditi
che
hanno
,
vorremo
esentare
dall
'
imposta
,
questi
mezzadri
,
i
quali
talvolta
hanno
rendite
non
spregevoli
,
i
quali
,
per
esempio
,
oggi
,
in
Toscana
,
pagano
la
tassa
di
famiglia
;
in
Romagna
,
se
non
vo
errato
,
vanno
sottoposti
a
parecchie
tasse
comunali
?
Per
conseguenza
io
credo
che
sarebbe
mostruosa
ingiustizia
,
quando
noi
venissimo
ad
eccettuare
l
'
affittuario
ed
il
mezzadro
.
Quanto
al
caso
«
a
primo
aspetto
più
complicato
»
del
proprietario
,
il
quale
lavora
per
proprio
conto
i
terreni
,
si
potrebbe
alla
commissione
d
'
imposta
porre
il
seguente
quesito
:
Tizio
ha
il
tal
terreno
,
lo
coltiva
per
conto
proprio
,
se
ne
occupa
personalmente
,
vi
esercita
egli
personalmente
questa
industria
,
vi
ha
dei
capitali
giranti
;
se
pigliasse
questo
fondo
come
sta
,
e
lo
desse
in
affitto
,
ritirando
ben
inteso
l
'
opera
sua
e
il
suo
capitale
girante
,
che
frutto
ne
ritrarrebbe
?
Credete
voi
che
sia
molto
difficile
il
determinare
questo
dato
?
Egli
è
evidente
che
quando
questo
dato
fosse
noto
,
facendo
la
differenza
tra
la
rendita
che
oggi
ritira
il
proprietario
e
quella
che
ricaverebbe
quando
desse
questo
fondo
a
lavorare
ad
altri
,
è
evidente
,
dico
,
che
facilmente
si
troverebbe
la
parte
da
attribuirsi
ai
capitali
giranti
ed
all
'
industria
personale
(
pp
.
113435
)
.
Nella
letteratura
attinente
al
problema
qui
discusso
sarebbe
difficile
trovare
una
pagina
nella
quale
più
chiaramente
di
come
fece
il
Sella
si
dimostrasse
l
'
assunto
della
tassazione
universale
dei
redditi
agrari
;
se
non
fosse
quella
che
poco
dopo
(
1867
)
,
lapidariamente
,
come
soleva
,
dettò
il
Pescatore
.
L
'
imposta
,
egli
scrive
,
deve
applicarsi
così
sull
'
industria
,
come
sul
capitale
mobile
inserviente
allo
esercizio
industriale
;
né
la
ragione
consentirebbe
privilegio
alcuno
all
'
industria
agraria
in
confronto
della
commerciale
e
della
manifattrice
.
Imperocché
se
il
manifattore
e
il
commerciante
,
dedotte
le
spese
dell
'
esercizio
,
ritrovano
ancora
nel
rimanente
prodotto
l
'
interesse
dei
loro
capitali
e
il
profitto
propriamente
industriale
,
similmente
il
fittaiuolo
capitalista
dedotte
le
spese
di
coltivazione
e
prelevato
il
fitto
dovuto
al
proprietario
del
podere
,
deve
pur
ricavare
(
se
non
abbandona
l
'
impresa
)
l
'
interesse
de
'
suoi
capitali
d
'
ogni
forma
applicati
alla
coltivazione
,
e
il
profitto
dell
'
impresa
e
della
sua
industria
personale
.
Adunque
appariscono
come
nel
commercio
e
nelle
manifatture
,
così
nell
'
industria
agraria
,
gli
stessi
elementi
tassabili
.
Estenderemo
noi
la
medesima
tassazione
anche
all
'
industriale
proprietario
?
E
perché
no
?
Tra
il
fittaiolo
capitalista
ed
il
capitalista
proprietario
che
assume
la
medesima
impresa
,
facendosi
,
per
così
dire
,
affittuario
del
proprio
fondo
,
non
corre
veramente
differenza
alcuna
:
l
'
uno
e
l
'
altro
debbono
ricavare
dal
provento
lordo
della
coltivazione
le
spese
di
esercizio
,
l
'
interesse
dei
capitali
,
il
profitto
dell
'
impresa
e
della
industria
personale
,
e
finalmente
la
rendita
locativa
del
fondo
che
il
fittaiuolo
paga
al
proprietario
e
il
proprietario
a
se
stesso
.
Certamente
quest
'
ultimo
soggiace
in
particolare
al
tributo
prediale
:
ma
se
questo
tributo
,
nell
'
ordinamento
razionale
dell
'
imposta
,
non
è
altro
che
la
tassa
inerente
alla
rendita
locativa
del
fondo
,
ossia
al
provento
del
capitale
fondiario
:
così
l
'
uno
e
l
'
altro
deve
sopportare
in
comune
la
tassa
industriale
e
quella
inerente
al
capitale
mobile
;
e
se
inoltre
al
solo
industriale
proprietario
incombe
specialmente
il
tributo
fondiario
,
ciò
gli
deriva
dalla
proprietà
di
capitale
immobile
che
si
possiede
da
lui
,
e
che
dall
'
industriale
,
affittuario
di
altrui
poderi
,
non
si
possiede
.
Antonio
Scialoia
,
incaricato
dalla
commissione
permanente
di
finanze
del
Senato
di
riferire
sul
disegno
di
legge
già
approvato
dalla
Camera
,
opinava
altresì
,
a
nome
di
tutti
i
membri
della
commissione
,
eccettuato
uno
solo
di
essi
,
che
l
'
entrata
derivante
dall
'
industria
agraria
,
sia
da
sottoporre
alla
tassa
come
qualsiasi
altra
entrata
.
La
terra
fa
per
codesta
industria
l
'
ufficio
che
fanno
in
altre
le
macchine
.
La
sola
differenza
è
che
per
l
'
uso
di
questa
macchina
ch
'
è
detta
terra
,
si
paga
un
prezzo
o
si
preleva
un
profitto
,
sia
in
denaro
sia
in
natura
il
quale
profitto
o
prezzo
è
come
una
spesa
di
produzione
per
l
'
industria
agraria
.
La
quale
spesa
,
cioè
la
rendita
fondiaria
,
è
prelevata
dai
frutti
dell
'
industria
agraria
.
I
frutti
netti
di
questa
industria
sono
perciò
distinti
dalla
rendita
;
sono
entrata
non
fondiaria
e
quindi
è
giusto
che
paghino
.
In
tutti
i
paesi
dove
una
tassa
sull
'
entrata
è
in
vigore
,
i
redditi
dell
'
industria
agraria
sono
tassati
distintamente
dalla
rendita
del
fondo
.
31
.
All
'
opinione
del
Sella
aderiva
il
Pasini
,
relatore
del
disegno
di
legge
dinnanzi
alla
Camera
,
quando
diceva
:
Se
voi
consultate
le
istruzioni
che
diedero
norma
alla
formazione
di
questo
catasto
(
quello
fatto
per
istima
diretta
)
;
se
voi
consultate
più
specialmente
l
'
istruzione
data
per
un
celebre
catasto
,
qual
è
il
censimento
milanese
fatto
alla
metà
del
secolo
scorso
,
voi
trovate
che
in
essa
chiaramente
si
prescriveva
che
la
rendita
da
censire
al
proprietario
dovesse
essere
quella
che
risultava
dopo
detratte
tutte
le
spese
e
tutti
i
profitti
del
coltivatore
.
Al
coltivatore
era
attribuita
una
quota
parte
del
prodotto
brutto
,
perché
si
considerava
che
questa
quota
rappresentasse
le
spese
e
i
profitti
della
sua
industria
,
rappresentando
il
resto
la
rendita
del
proprietario
,
e
generalmente
si
attribuiva
all
'
imprenditore
dell
'
industria
agricola
la
metà
del
prodotto
brutto
,
e
l
'
altra
metà
si
considerava
che
rappresentasse
quello
che
gli
economisti
chiamano
rendita
,
estaglio
,
insomma
l
'
utilità
che
viene
spontanea
dalla
terra
...
In
via
pratica
e
positiva
il
catasto
milanese
e
gli
altri
che
si
sono
fatti
sulle
orme
del
medesimo
con
maggiori
o
minori
variazioni
hanno
sempre
inteso
di
censire
al
proprietario
quella
rendita
la
quale
restasse
dopo
detratte
tutte
le
spese
e
i
profitti
relativi
all
'
impresa
dell
'
industria
agraria
(
p
.
1149
)
.
32
.
Perché
allora
il
parlamento
si
rifiutò
ad
accogliere
il
principio
ritenuto
corretto
da
uomini
preclari
per
dottrina
e
per
esperienza
?
Perché
fu
accolta
la
proposta
di
tassare
soltanto
quei
redditi
agrari
«
che
siano
profitti
di
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
?
»
Tra
chi
negava
e
chi
affermava
l
'
esistenza
d
'
un
reddito
agrario
non
pareva
aver
logicamente
posto
l
'
opinione
intermedia
di
chi
la
negava
per
il
proprietario
coltivatore
e
la
affermava
nel
tempo
stesso
per
il
fittaiuolo
ed
il
mezzadro
.
Questa
opinione
tuttavia
prevalse
per
ragioni
che
a
tutta
prima
paiono
contingenti
.
Le
riassume
Antonio
Scialoia
a
nome
della
commissione
senatoria
:
Le
ricerche
necessarie
a
farsi
per
distinguere
la
rendita
dai
profitti
agrari
quando
il
proprietario
coltiva
il
suo
fondo
,
o
per
distinguere
la
parte
che
il
proprietario
prende
da
questi
profitti
agrari
unitamente
alla
rendita
,
quando
egli
fa
andare
co
'
suoi
capitali
l
'
industria
agraria
,
ma
compensa
l
'
opera
altrui
con
una
parte
di
quei
profitti
,
condurrebbero
a
gravi
questioni
pratiche
e
difficili
a
risolversi
in
tante
combinazioni
di
contratti
che
sono
in
Italia
tra
i
proprietari
e
i
coloni
che
coltivano
per
essi
,
con
condizioni
che
variano
da
provincia
a
provincia
.
A
questa
prima
difficoltà
del
distinguere
,
si
aggiunga
quella
del
gran
carico
da
cui
son
già
gravati
i
proprietari
:
Né
par
che
convenga
molestare
tanto
i
proprietari
,
nel
tempo
medesimo
che
il
prossimo
conguaglio
della
fondiaria
verrà
in
alcune
provincie
a
scompigliare
momentaneamente
i
loro
interessi
.
Finalmente
,
non
giova
andar
contro
alla
classe
dei
proprietari
fondiari
,
potentemente
rappresentata
nella
Camera
elettiva
:
Infine
la
maggioranza
della
commissione
è
stata
pur
indotta
in
questa
sentenza
dal
riflettere
che
questo
articolo
9
-
-
quello
che
sancì
la
tassazione
delle
sole
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
,
mentre
in
origine
la
Camera
voleva
escludere
anche
questa
-
-
fu
vinto
nell
'
altra
Camera
dopo
lunga
e
grave
discussione
,
fatta
nell
'
interesse
dei
proprietari
e
in
quello
dell
'
agricoltura
(
Stampati
cit
.
,
p
.
57
)
.
33
.
Quest
'
ultima
,
della
prevalenza
degli
interessi
fondiari
contrari
alla
tassazione
,
fu
la
ragione
più
sovente
ricordata
in
appresso
da
coloro
i
quali
ricordarono
le
vicende
dell
'
art
.
9
della
legge
d
'
imposta
sui
redditi
mobiliari
.
Chi
rilegga
attentamente
le
pagine
degli
atti
parlamentari
non
sa
tuttavia
adattarsi
a
quella
esclusiva
semplicistica
interpretazione
.
Le
idee
governano
alla
lunga
i
legislatori
;
ed
,
a
tratti
,
spunta
in
quelle
pagine
il
germe
della
idea
la
quale
dovrà
infine
generare
la
soluzione
adottata
.
Il
Sella
medesimo
,
a
riprova
della
tesi
così
nitidamente
posta
da
lui
della
tassazione
universale
,
si
indugia
a
citar
casi
di
ingiustizie
stridenti
le
quali
nascerebbero
dalla
esenzione
:
Vi
sono
delle
parti
d
'
Italia
dove
attualmente
questi
fittaiuoli
fanno
rapidamente
delle
fortune
cospicue
.
E
parecchi
in
questa
Camera
sapranno
come
vi
sia
tal
parte
d
'
Italia
in
cui
una
porzione
non
piccola
delle
fortune
oggidì
esistenti
si
è
formata
con
quest
'
industria
agraria
.
Vi
sarà
qualcuno
che
voglia
sostenere
che
questi
fittaiuoli
non
debbano
pagar
nulla
per
quest
'
industria
agraria
?
Ve
ne
sono
pur
di
quelli
che
fanno
eccellenti
affari
(
Atti
cit
.
,
186364
.
Discussioni
,
vol
.
I
,
p
.
843
)
.
Lo
spunto
ritorna
,
insistente
,
sulla
bocca
degli
oratori
favorevoli
ad
una
tassazione
più
o
meno
larga
dei
redditi
agrari
:
«
bisogna
colpire
coloro
i
quali
di
fatto
ottengono
vistosi
profitti
dall
'
esercizio
dell
'
industria
agraria
»
.
L
'
on
.
Torrigiani
,
autore
dell
'
emendamento
che
,
modificato
dall
'
onorevole
Biancheri
,
divenne
l
'
art
.
9
della
legge
,
mentre
esclude
la
tassazione
del
proprietario
coltivatore
,
«
perché
si
tratterebbe
di
una
assoluta
duplicazione
d
'
imposta
»
afferma
che
deve
pagare
il
fittaiuolo
«
perché
con
un
capitale
suo
proprio
sceglie
di
esercitare
una
particolare
industria
e
ne
ricava
profitti
»
;
perché
egli
deve
essere
considerato
«
un
industriale
che
si
presenta
in
un
fondo
con
un
determinato
capitale
,
ed
esce
da
quel
fondo
con
questo
capitale
accresciuto
dalla
sua
industria
»
(
p
.
1130
)
.
Ma
bisogna
arrivare
all
'
on
.
Panattoni
,
per
avere
una
prima
formulazione
dell
'
idea
che
in
genere
era
contenuta
nelle
argomentazioni
e
negli
esempi
addotti
dagli
oratori
.
Il
Panattoni
vuole
la
tassazione
dei
redditi
agrari
per
tutti
;
ma
vuole
definito
chiaramente
che
cosa
si
intenda
per
reddito
agrario
:
L
'
escludere
dal
contributo
qualunque
occupazione
agraria
sarebbe
lo
stesso
che
volere
esentare
dalla
tassa
sulla
rendita
mobile
anche
coloro
i
quali
fanno
nel
terreno
intraprese
straordinarie
e
speculazioni
di
coltura
grandiosa
,
e
che
rinvestendo
con
nuovi
trovati
il
loro
capitale
non
solamente
si
avvantaggiano
in
piccoli
affitti
,
ma
giungono
col
denaro
e
con
arti
più
spinte
a
superare
il
prodotto
ordinario
della
terra
.
La
questione
non
è
sull
'
in
genere
della
tassa
,
ma
sopra
le
giuste
esenzioni
.
La
legge
che
impone
una
tassa
sulla
rendita
della
ricchezza
mobile
non
ne
colpisce
i
capitali
,
ma
investe
la
rendita
da
qualunque
fonte
scaturisca
.
Non
la
investe
però
di
fronte
ai
prodotti
ordinari
delle
opere
agrarie
,
perché
la
rendita
che
viene
dalla
terra
coltivata
è
già
colpita
da
un
'
altra
tassa
,
è
colpita
dalla
tassa
fondiaria
.
Dunque
,
tutto
questo
che
appartiene
all
'
ordinario
esercizio
dell
'
agricoltura
,
siccome
è
già
colpito
dalla
tassa
fondiaria
,
così
non
può
altrimenti
cadere
sotto
la
tassa
che
è
invece
imposta
per
la
rendita
della
ricchezza
mobile
.
Evidentemente
non
può
cadere
sotto
due
tasse
il
frutto
naturale
della
terra
;
ma
questo
sarebbe
il
meno
perché
la
terra
tutta
,
eccettuati
pochi
luoghi
che
restano
incolti
,
rende
un
prodotto
misto
,
vale
a
dire
,
il
frutto
che
verrebbe
dalla
forza
naturale
del
suolo
,
e
quello
che
risulta
dal
lavoro
e
dai
capitali
impiegati
.
Ma
i
capitali
già
impiegati
,
e
che
hanno
mutata
la
faccia
del
terreno
,
sono
tassati
fino
dal
momento
in
cui
viene
fatto
il
catasto
,
e
quindi
la
imposizione
fondiaria
corrisponde
ormai
alla
rendita
del
terreno
,
quale
trovavasi
migliorata
all
'
epoca
del
catasto
.
Io
dunque
credo
che
si
deve
esentare
la
rendita
fondiaria
,
in
quanto
essa
è
già
gravata
dal
catasto
.
Così
insieme
alla
rendita
fondiaria
bisogna
esentare
anche
quella
porzione
che
potrebbe
credersi
derivante
dal
capitale
impiegato
negli
animali
e
strumenti
necessari
per
questa
rendita
.
Infatti
il
capitale
che
non
è
impiegato
,
né
frutta
in
altro
,
se
non
nella
ordinaria
coltura
,
ossia
a
far
produrre
la
terra
,
ed
a
mantenerla
in
quel
grado
di
coltura
che
essa
aveva
,
a
cui
era
predisposto
;
codesto
capitale
non
è
un
elemento
d
'
industria
speciale
,
non
è
un
capitale
di
speculazione
,
e
non
fornisce
un
prodotto
diverso
da
quello
della
terra
,
su
cui
esso
costantemente
s
'
impiega
.
Ma
,
indipendentemente
dai
giusti
riguardi
che
merita
l
'
occupazione
agraria
,
perché
la
rendita
ordinaria
di
essa
è
ormai
tassata
,
si
possono
nella
terra
impiegare
industrie
e
capitali
,
e
imprendere
occupazioni
tali
da
eccedere
il
consueto
sistema
dell
'
agricoltura
comune
;
cosicché
alla
ricchezza
immobiliare
si
soprammetta
una
ricchezza
mobile
,
la
rendita
della
quale
può
e
deve
in
tal
caso
essere
tassata
.
Perciò
l
'
on
.
Panattoni
,
mentre
non
vuole
che
i
redditi
agrari
siano
tassati
in
generale
,
si
accosta
all
'
emendamento
Torrigiani
diventato
poi
legge
,
come
sopra
si
disse
,
nella
forma
datagli
dall
'
on
.
Biancheri
.
Se
amendue
affermano
che
di
reddito
agrario
può
parlarsi
solo
in
determinate
circostanze
,
l
'
on
.
Torrigiani
aveva
veduto
il
criterio
di
distinzione
nella
circostanza
che
l
'
opera
o
i
capitali
fossero
impiegati
nella
terra
dal
proprietario
,
ed
allora
li
voleva
esenti
,
ovvero
da
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
ed
allora
li
voleva
tassati
.
L
'
on
.
Panattoni
riteneva
invece
dovesse
accogliersi
un
criterio
oggettivo
,
invece
che
soggettivo
,
tratto
dal
rendimento
ordinario
o
eccezionale
dell
'
opera
e
dei
capitali
impiegati
.
Quando
il
rendimento
fosse
ordinario
,
negava
l
'
esistenza
e
quindi
la
tassabilità
del
reddito
agrario
,
mentre
la
tassazione
,
a
suo
avviso
,
s
'
imponeva
appena
il
capitale
avesse
acquistato
importanza
eccezionale
.
Nota
egli
infatti
:
Col
dire
-
-
come
si
faceva
dall
'
on
.
Torrigiani
:
-
-
saranno
soltanto
esenti
i
redditi
che
il
proprietario
ricava
dall
'
opera
e
dai
capitali
impiegati
da
lui
nelle
proprie
terre
già
soggette
alla
contribuzione
fondiaria
o
prediale
,
si
esprime
,
a
mio
avviso
,
un
'
idea
troppo
lata
,
una
cosa
troppo
indefinita
,
e
che
potrebbe
affrancare
dalla
tassa
i
capitali
anche
grandiosi
ed
insoliti
.
Questi
s
'
impiegano
al
certo
sulle
terre
,
ma
o
ne
mutano
la
coltura
o
formano
un
'
industria
speciale
,
ed
al
di
là
delle
consuetudini
agrarie
.
Se
dunque
ne
risulta
una
ricchezza
mobile
,
e
che
accresca
la
rendita
al
di
sopra
della
produzione
ordinaria
della
terra
,
essa
è
una
fonte
di
rendita
mobile
e
non
prevista
nelle
computazioni
catastali
.
Io
quindi
vorrei
pregare
l
'
on
.
Torrigiani
a
venire
nel
mio
concetto
,
ed
allora
io
accetterei
il
suo
emendamento
;
allora
mi
parrebbe
che
non
ferisse
i
principi
fondamentali
della
legge
,
e
così
forse
darebbesi
termine
alla
presente
questione
.
Vorrei
pertanto
ch
'
egli
consentisse
la
semplice
modificazione
che
io
vado
a
leggere
in
questi
termini
:
«
Saranno
esenti
dalla
tassa
soltanto
:
I
°
i
redditi
che
il
proprietario
ricava
dall
'
opera
e
dai
capitali
necessari
per
mantenere
la
coltura
della
terra
,
di
già
gravata
con
la
tassa
fondiaria
»
.
Infatti
,
quando
si
parla
del
capitale
che
è
necessario
alla
coltura
,
si
parla
di
un
capitale
istromentato
del
fondo
,
e
perciò
non
tassabile
.
Di
questo
genere
sono
non
solamente
gli
istromenti
meccanici
,
ma
anche
gli
animali
necessari
alla
coltivazione
del
fondo
,
e
il
solito
corredo
di
letame
,
e
quanto
altro
abbisogna
all
'
esercizio
dell
'
agricoltura
.
Io
tutto
questo
non
lo
credo
equamente
tassabile
come
una
fonte
di
rendita
mobile
.
Ma
se
poi
la
coltura
del
fondo
si
aumenta
con
industrie
speciali
,
se
vi
si
stabiliscono
mandre
ed
armenti
,
se
vi
introducono
colture
d
'
alta
speculazione
,
per
esempio
,
il
tabacco
,
il
cotone
e
cose
simili
,
allora
si
esercita
un
'
industria
nuova
,
e
si
procaccia
una
rendita
mobile
,
la
quale
va
fuori
dell
'
ordinaria
produzione
della
terra
.
Quindi
,
se
non
vado
errato
,
col
mio
temperamento
si
concilierebbero
le
opinioni
,
si
salverebbero
anche
i
piccoli
affittuari
,
e
rimarrebbero
soggetti
alla
tassa
sulla
rendita
mobile
quei
capitalisti
e
quegli
industriali
che
fanno
della
terra
un
argomento
speciale
di
coltivazione
.
Così
non
si
aggrava
l
'
agricoltura
,
così
resta
intero
il
principio
della
legge
,
e
così
non
emancipiamo
dalla
tassa
quei
capitali
ingenti
,
che
,
quando
non
fossero
occupati
nella
terra
,
potrebbero
produrre
una
rendita
industriale
su
cui
lo
stato
avrebbe
l
'
incontestabile
diritto
di
percepire
un
tributo
(
pp
.
114546
)
.
Quel
criterio
che
nel
Sella
era
ancora
incerto
e
prendeva
le
forme
di
accenni
alle
«
fortune
cospicue
»
di
certi
fittaiuoli
od
agli
altri
«
eccellenti
affari
»
di
taluni
mezzadri
,
nel
Panattoni
diventa
norma
di
distinzione
rigorosa
.
Non
più
il
sofisma
del
De
Vincenzi
,
per
cui
non
vi
sarebbe
reddito
agrario
industriale
,
perché
se
venissero
meno
il
lavoro
dell
'
imprenditore
agricolo
e
le
scorte
vive
e
morte
,
non
esisterebbe
neppure
la
rendita
fondiaria
;
ma
la
segnalazione
del
limite
tra
la
cultura
«
ordinaria
»
la
quale
,
utilizzando
le
forze
naturali
del
terreno
,
i
capitali
in
esso
stabilmente
investiti
e
quelli
mobili
che
vi
si
debbono
impiegare
secondo
le
locali
consuetudini
agrarie
,
dà
luogo
unicamente
alla
rendita
fondiaria
catastale
,
e
la
coltura
«
straordinaria
»
con
caratteristiche
industriali
la
quale
soltanto
aggiunge
un
profitto
alla
rendita
fondiaria
.
Questo
profitto
è
il
vero
oggetto
dell
'
imposizione
mobiliare
,
chiunque
ne
sia
il
percettore
:
fittaiuolo
,
mezzadro
o
proprietario
coltivatore
.
34
.
Se
ben
si
riflette
la
soluzione
a
cui
si
ricorse
,
se
poté
in
parte
riferirsi
a
ragioni
contingenti
di
difficoltà
nel
separare
i
due
redditi
nel
caso
dei
proprietari
coltivatori
,
fu
anche
un
espediente
empirico
per
attuare
il
criterio
teorico
addotto
dal
Panattoni
,
di
distinguere
tra
la
coltivazione
e
produttività
ordinaria
e
quella
eccezionale
.
Nella
seduta
del
16
luglio
1863
,
successiva
a
quella
in
cui
la
Camera
aveva
,
votando
l
'
emendamento
De
Vincenzi
,
cancellato
l
'
aggettivo
«
agraria
»
alla
parola
«
occupazione
»
,
sorgeva
il
ministro
delle
finanze
Minghetti
a
fare
espressa
riserva
di
ripresentare
il
quesito
se
,
nonostante
il
reddito
in
genere
delle
occupazioni
agrarie
non
potesse
più
assoggettarsi
ad
imposta
mobiliare
,
potessero
invece
tassarsi
«
quei
redditi
,
specialmente
di
traffici
e
di
commerci
,
che
hanno
una
qualche
relazione
coll
'
agricoltura
»
(
p
.
1167
)
.
L
'
articolo
aggiuntivo
che
nella
tornata
del
20
luglio
,
a
nome
della
commissione
,
l
'
on
.
Pasini
propose
,
traduceva
in
atto
appunto
il
concetto
,
dapprima
invano
difeso
dal
Panattoni
,
di
colpire
i
guadagni
industriali
aventi
carattere
eccezionale
:
I
redditi
agrari
non
vanno
soggetti
a
tassa
se
non
in
quanto
sono
profitti
di
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
o
che
derivano
da
commerci
o
industrie
accessori
alla
coltura
del
medesimo
.
Per
gli
affittuari
che
non
lavorano
il
fondo
colle
loro
mani
,
il
profitto
si
considera
uguale
a
tre
volte
l
'
imposta
fondiaria
principale
pagata
dal
fondo
secondo
la
legge
di
conguaglio
.
Per
gli
affittuari
che
lavorano
il
fondo
con
le
loro
mani
e
per
i
coloni
parziari
(
individui
o
famiglie
)
che
impiegano
bestiame
di
loro
proprietà
,
il
profitto
si
considera
uguale
al
semplice
importo
dell
'
imposta
predetta
.
Esponendo
le
ragioni
dell
'
articolo
aggiuntivo
,
l
'
on
.
Pasini
osservava
che
esso
era
reso
indispensabile
dalle
regole
della
più
comune
giustizia
.
Come
mai
ammettere
,
per
esempio
,
che
l
'
affittuario
il
quale
fa
grandi
profitti
e
che
li
fa
indipendentemente
dall
'
imposta
fondiaria
che
non
è
pagata
da
lui
,
ma
dal
proprietario
;
come
mai
ammettere
che
questo
affittuario
abbia
i
suoi
grandi
profitti
esenti
da
imposta
,
mentre
il
suo
falegname
,
i
suoi
dipendenti
sarebbero
obbligati
a
pagare
l
'
imposta
medesima
sui
loro
profitti
tanto
meno
importanti
?
Per
conseguenza
la
commissione
è
venuta
nel
pensiero
di
proporre
un
articolo
col
quale
,
confermando
che
l
'
imposta
non
può
cadere
sui
proprietari
,
fosse
poi
dichiarato
che
l
'
industria
che
,
per
occasione
del
fondo
viene
esercitata
da
persona
estranea
alla
proprietà
del
fondo
medesimo
,
per
esempio
,
dall
'
intraprenditore
di
affittanza
,
dall
'
intraprenditore
di
mezzadria
o
da
qualsiasi
altro
intraprenditore
di
industria
la
quale
ha
nel
fondo
la
sua
occasione
,
dovesse
essere
colpita
.
Chi
non
pretende
una
precisione
di
linguaggio
,
la
quale
può
essere
soltanto
il
frutto
di
una
lunga
elaborazione
legislativa
e
scientifica
,
vede
qui
nuovamente
traccie
evidenti
di
quella
preoccupazione
,
che
aveva
inspirato
le
parole
del
Sella
e
la
proposta
del
Panattoni
,
non
doversi
cioè
lasciar
sfuggire
«
i
grandi
profitti
»
,
i
profitti
di
ogni
«
imprenditore
di
industria
»
,
tutto
ciò
che
in
sostanza
,
come
diceva
il
ministro
Minghetti
,
era
reddito
non
della
terra
ma
di
industrie
e
di
commerci
attinenti
all
'
agricoltura
.
Se
il
concetto
fu
attuato
in
modo
claudicante
,
se
,
ad
imitazione
dei
metodi
tenuti
in
Inghilterra
per
la
imposta
sul
reddito
degli
affittaiuoli
,
sovente
citati
nel
corso
della
discussione
parlamentare
,
si
propose
dapprima
un
rapporto
empirico
tra
imposta
fondiaria
e
profitto
e
,
abbandonatolo
per
apparente
semplicità
,
ci
si
ricorse
di
nuovo
nel
1870
(
art
.
9
della
legge
11
agosto
1870
,
n
.
5784
,
allegato
N
)
per
i
soli
coloni
agrari
,
ciò
nulla
muta
alla
sostanza
della
conclusione
.
Questa
è
egregiamente
riassunta
dal
Quarta
,
il
quale
a
giusta
ragione
ne
dà
il
merito
primo
all
'
on
.
Panattoni
:
reddito
investito
dal
tributo
prediale
e
perciò
non
imponibile
colla
tassa
di
ricchezza
mobile
essere
esclusivamente
il
reddito
che
il
proprietario
del
fondo
riceve
dall
'
ordinario
esercizio
dell
'
agricoltura
,
e
che
risulta
dal
frutto
che
viene
dalla
forza
naturale
del
suolo
e
dal
capitale
e
dal
lavoro
,
che
non
è
impiegato
né
frutta
in
altro
che
nell
'
ordinaria
coltivazione
della
terra
,
ossia
a
farla
produrre
e
mantenerla
in
quel
grado
di
coltura
che
essa
aveva
,
od
a
cui
era
predisposta
;
reddito
non
investito
dal
tributo
prediale
,
e
da
assoggettarsi
perciò
all
'
imposta
mobiliare
,
aversi
a
considerare
tutto
quello
che
,
sotto
forma
qualsiasi
,
si
ritragga
da
coloro
che
sono
estranei
alla
proprietà
del
fondo
,
dove
l
'
industria
si
esercita
,
e
quello
ancora
che
il
proprietario
ritragga
nello
esercizio
dell
'
agricoltura
da
forze
produttive
estranee
al
suo
fondo
,
ovvero
dall
'
esercizio
di
industrie
e
commerci
che
,
sebbene
si
connettano
coll
'
agricoltura
,
importano
tuttavia
lo
impiego
ed
il
rinvestimento
di
lavori
e
di
capitali
indipendentemente
dall
'
esercizio
dell
'
industria
agraria
.
Dalle
discussioni
parlamentari
e
dalla
illustrazione
che
ne
diede
il
più
chiaro
commentatore
della
legge
d
'
imposta
mobiliare
si
deduce
che
il
legislatore
del
1863
non
volle
far
opera
di
privilegio
a
favore
del
proprietario
-
coltivatore
.
Lo
si
esentò
dall
'
imposta
mobiliare
,
perché
si
riteneva
che
la
rendita
fondiaria
già
tassata
dall
'
imposta
sui
terreni
comprendesse
quel
frutto
che
la
terra
ed
i
capitali
fissi
in
essa
investiti
davano
in
funzione
dei
capitali
mobili
e
del
lavoro
impiegati
nell
'
ordinaria
coltivazione
dei
fondi
.
Il
profitto
tassabile
dell
'
imposta
mobiliare
si
ha
in
dipendenza
di
un
non
ordinario
esercizio
dell
'
industria
agricola
,
sia
che
questo
tragga
origine
dall
'
intervento
di
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
,
come
fittaiuoli
o
mezzadri
-
-
e
qui
il
legislatore
fa
una
tacita
presunzione
generale
di
eccedenza
di
produzione
sull
'
ordinaria
-
-
sia
che
nasca
dall
'
impiego
da
parte
del
proprietario
medesimo
di
forze
produttive
estranee
al
fondo
o
dall
'
esercizio
suo
di
industrie
e
commerci
,
connessi
bensì
colla
agricoltura
ma
implicanti
lo
impiego
di
lavoro
e
di
capitali
eccedenti
l
'
industria
agricola
propriamente
detta
.
Se
tutte
queste
presunzioni
fossero
adeguate
alla
situazione
dell
'
economia
agricola
italiana
nel
1863
,
sarebbe
un
fuor
d
'
opera
qui
indagare
.
È
probabile
che
la
ripugnanza
di
reputati
politici
a
riscontrare
reddito
o
profitto
agrario
nella
quota
riservata
al
proprietario
conduttore
diretto
od
a
mezzadria
rispondesse
alla
realtà
,
così
come
era
allora
sentita
,
e
che
percettori
di
redditi
agrari
fossero
in
verità
solo
pochi
fittaioli
ed
agricoltori
progressivi
.
Talché
non
si
sentirono
proteste
quando
,
in
ubbidienza
a
tale
concetto
,
il
potere
esecutivo
dichiarò
nel
secondo
capoverso
dell
'
art
.
45
del
regolamento
del
24
agosto
1877
(
ora
art
.
50
del
regol
.
3
novembre
1894
,
n
.
493
)
,
che
tra
i
redditi
iscritti
in
categoria
B
sono
compresi
anche
i
redditi
di
tutte
le
industrie
agrarie
esercitate
da
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
;
ed
anche
i
redditi
di
quelle
industrie
agrarie
che
sono
esercitate
dal
proprietario
del
fondo
,
come
l
'
armentizia
,
la
serica
,
quella
della
produzione
del
carbone
,
dell
'
olio
,
del
vino
,
ma
unicamente
in
quanto
eccedano
i
prodotti
del
fondo
stesso
.
35
.
Poteva
di
questa
conclusione
criticarsi
non
la
logica
,
ma
la
difettosa
sua
applicazione
amministrativa
.
Poteva
cioè
dirsi
non
che
fosse
un
privilegio
esentare
il
proprietario
coltivatore
dall
'
imposta
mobiliare
,
ma
che
fosse
un
eccesso
,
non
consentito
dal
legislatore
del
1864
,
tassare
affittuari
in
via
normale
,
quasiché
essi
sempre
ottenessero
un
reddito
d
'
industria
agraria
,
laddove
anche
per
essi
avrebbe
fatto
d
'
uopo
distinguere
i
casi
di
coltivazione
ordinaria
da
quelli
di
vera
industria
;
e
procedere
a
tassazione
solo
in
questo
secondo
caso
.
Che
si
sia
errato
in
questo
senso
,
non
lo
si
può
escludere
.
L
'
onorevole
Cagnola
,
tenace
avversario
della
tassazione
mobiliare
dei
redditi
agrari
,
discutendosi
alla
Camera
della
crisi
agraria
,
nella
tornata
dell'8
febbraio
1885
,
mentre
reclamava
contro
l
'
ingiustizia
della
tassazione
,
più
insorgeva
contro
la
scorretta
applicazione
che
ne
era
stata
fatta
.
Ingiusta
la
tassazione
mobiliare
,
perché
:
I
)
essa
nuovamente
cade
su
ciò
che
non
era
stato
escluso
dalla
tassazione
fondiaria
;
Non
è
vero
che
non
venissero
calcolati
,
all
'
epoca
del
censimento
(
catasto
)
,
i
capitali
esistenti
nel
fondo
:
poiché
,
se
risaliamo
solo
al
primo
quarto
del
secolo
nostro
,
noi
troviamo
che
le
scorte
vive
e
morte
dei
fondi
erano
fornite
dai
proprietari
;
troviamo
che
nei
criteri
di
deduzione
per
desumere
la
entità
del
reddito
di
un
fondo
stanno
soltanto
le
spese
(
mai
è
calcolata
una
deduzione
di
un
profitto
a
chichessia
)
e
il
mantenimento
dei
lavoratori
;
ed
infine
noi
troviamo
che
è
in
prima
classe
,
per
esempio
,
la
classe
dei
prati
,
appunto
perché
essi
richieggono
una
larga
dotazione
di
scorte
per
essere
utilizzati
.
Ora
che
il
prodotto
di
un
terreno
soggiaccia
ad
una
sola
tassa
fondiaria
,
quando
è
tenuta
dal
proprietario
;
a
due
,
quando
due
persone
si
uniscono
,
il
proprietario
e
il
conduttore
;
e
soggiaccia
anche
a
tre
,
quando
vi
si
associano
i
lattai
che
affittano
il
latte
od
i
mandriani
che
affittano
il
fieno
,
e
se
volete
perfino
a
quattro
quando
assumono
speciali
coltivazioni
sul
terreno
stesso
,
è
cosa
che
rasenta
,
a
mio
parere
,
l
'
assurdo
;
2
)
è
contraria
a
tutti
i
criteri
informatori
del
catasto
e
in
ispecial
modo
alla
stabilità
sua
:
Si
è
affermato
che
dalla
inalterabilità
della
tassa
fondiaria
siano
derivate
grandi
conseguenze
per
la
riduzione
dei
fondi
e
pel
progresso
agricolo
,
ed
in
gran
parte
è
vero
.
Ma
dividendo
la
tassa
fondiaria
dall
'
industria
,
si
toglie
affatto
l
'
effetto
della
stabilità
nel
censimento
.
Si
offende
poi
il
legale
sistema
nella
constatazione
del
reddito
,
che
posa
sulle
medie
dei
prezzi
e
dei
prodotti
sicché
si
compensino
le
variazioni
nei
prezzi
e
più
le
vicende
delle
perdite
dei
frutti
per
le
così
frequenti
eventualità
del
clima
.
Solo
la
media
giustifica
la
costanza
della
tassa
.
Ma
le
due
aleatorietà
dei
prezzi
e
delle
vicende
atmosferiche
cadono
tutte
ed
esclusivamente
sulla
industria
agricola
.
Se
questa
si
tassa
a
sé
,
che
vale
la
media
per
determinare
la
fondiaria
?
La
tassa
di
ricchezza
mobile
riflette
rendite
di
indole
ben
più
costante
che
non
le
agricole
tanto
variabili
per
la
loro
natura
.
Essa
non
consente
quella
compensazione
delle
medie
che
è
riconosciuta
essenziale
alla
equità
nella
tassa
sui
prodotti
del
suolo
;
3
)
necessariamente
degenera
,
poiché
estesa
ad
un
ente
che
non
la
tollera
per
sua
natura
,
è
onninamente
mutata
nel
suo
carattere
,
e
diventa
una
tassa
di
arbitrio
,
che
si
misura
all
'
entità
dell
'
affitto
,
all
'
entità
del
perticato
,
alla
somma
delle
scorte
,
si
misura
su
tutto
,
meno
che
al
ricavo
vero
reale
di
quanto
si
sia
ottenuto
dal
coltivatore
negli
anni
antecedenti
.
Io
ho
qui
un
fascio
di
reclami
e
di
decisioni
degli
agenti
delle
tasse
.
Potendoli
esaminare
voi
vedreste
che
le
ragioni
addotte
per
mantenere
le
tassazioni
in
corso
,
si
risolvono
nel
dire
che
non
si
può
calcolare
a
meno
di
lire
3
la
pertica
il
guadagno
;
che
se
si
calcolasse
in
meno
si
violerebbe
la
legge
;
che
non
si
può
ritenere
meno
del
quarto
del
fitto
pagato
;
che
la
rendita
assegnata
si
trova
già
in
corso
e
non
sopravvennero
circostanze
nuove
.
Questo
si
oppone
anche
per
tre
casi
,
nei
quali
gli
accertamenti
invano
reclamati
sono
in
corso
dal
1873;
si
adducono
all
'
uopo
l
'
importanza
dell
'
affittanza
e
il
combinato
esercizio
di
fittanza
e
di
caseificio
.
Queste
ragioni
si
oppongono
a
conduttori
che
hanno
due
,
tre
semestri
di
affitto
in
sofferenza
,
dei
quali
è
notorio
nel
mandamento
,
che
sono
avviati
alla
rovina
.
Nonostante
a
carico
loro
si
mantiene
la
tassa
.
Citerò
anche
il
caso
di
un
fittabile
che
ebbe
a
soffrire
d
'
epizoozia
gravissima
,
il
quale
avendo
un
reddito
accertato
di
3800
lire
,
se
lo
vide
ridurre
di
250
lire
per
lo
ammesso
fatto
della
epizoozia
sofferta
,
la
quale
può
dirsi
essere
il
principio
della
rovina
di
qualunque
conduttore
.
Dunque
è
evidente
che
l
'
accertamento
del
reddito
non
è
più
secondo
le
prescrizioni
della
legge
,
ma
è
tramutato
in
una
tassa
fissa
,
d
'
arbitrio
,
una
seconda
tassa
fondiaria
inalterabile
.
Delle
tre
critiche
del
Cagnola
,
la
prima
non
contrastava
con
la
soluzione
data
dal
legislatore
nel
1864
,
poiché
,
come
vedemmo
,
l
'
articolo
9
votato
dal
parlamento
implicitamente
riconosceva
,
secondo
il
suggerimento
del
Panattoni
,
la
non
tassabilità
dei
redditi
ordinari
della
terra
;
la
seconda
lamentava
che
l
'
oggetto
della
imposizione
mobiliare
fosse
divenuto
un
qualcosa
di
variabile
ed
accidentale
,
dunque
non
ordinario
,
dunque
non
frutto
medio
conguagliato
del
capitale
e
del
lavoro
impiegati
nell
'
impresa
,
e
con
la
terza
si
affermava
che
di
fatto
i
tassatori
ragionavano
su
medie
,
su
fatti
costanti
e
non
seguivano
di
anno
in
anno
la
variabilità
effettiva
dei
redditi
agrari
;
ma
le
medie
erano
arbitrarie
ed
oppressive
.
Qui
si
vollero
ricordare
tutte
tre
le
critiche
,
poiché
ponevano
sin
d
'
allora
in
luce
i
pericoli
diversi
a
cui
va
incontro
la
tassazione
dei
redditi
agrari
,
che
sono
di
usurpare
il
terreno
proprio
dell
'
imposta
fondiaria
,
annullando
colla
sua
variabilità
il
vantaggio
massimo
di
questa
,
o
di
convertirsi
in
una
seconda
fondiaria
su
redditi
i
quali
,
ove
esistano
,
sono
lontanissimi
dalla
stabilità
.
Forse
,
il
vizio
-
-
vizio
,
si
noti
,
in
relazione
alla
chiara
volontà
del
legislatore
-
-
veramente
operante
era
il
terzo
,
perché
esso
è
troppo
connaturale
all
'
indole
dei
tassatori
,
i
quali
,
per
fuggire
la
frode
dei
contribuenti
,
si
acconciano
quasi
sempre
a
ragionare
sui
redditi
«
presunti
»
,
ossia
su
quelli
che
in
media
i
contribuenti
«
avrebbero
dovuto
»
godere
,
invece
che
su
quelli
«
effettivamente
»
goduti
.
Il
Cagnola
avrebbe
voluto
che
si
accertassero
i
redditi
reali
,
diguisaché
l
'
imposta
votata
nel
1863
a
causa
del
«
fiorire
allora
del
lavoro
dei
nostri
fittabili
»
(
loc
.
cit
.
,
p
.
I1582
,
I
°
colonna
)
fosse
mitigata
nel
1885
quando
,
per
la
crisi
agraria
imperversante
,
i
redditi
agrari
erano
scomparsi
.
Egli
,
pur
contrario
in
principio
alla
tassazione
,
avrebbe
voluto
che
almeno
questa
seguisse
secondo
la
logica
sua
,
che
era
di
colpire
il
differenziale
,
il
variabile
eccedente
oltre
il
reddito
ordinario
colpito
dalla
fondiaria
.
Ed
irritavasi
contro
i
tassatori
che
invece
ambivano
a
procacciare
all
'
erario
un
provento
costante
e
scimiottavano
la
fondiaria
,
non
solo
per
i
coloni
parziari
,
per
i
quali
la
legge
del
1870
aveva
ordinato
la
tassazione
nel
5
per
cento
dell
'
imposta
erariale
pagata
dal
fondo
,
ma
anche
per
i
fittaioli
.
Ma
vane
furono
le
proteste
sue
e
di
altri
;
ché
la
tendenza
delle
imposte
sui
redditi
effettivi
a
trasformarsi
,
quando
non
sia
frenata
dalle
certe
norme
catastali
,
in
imposte
sul
tipo
di
quelle
di
patente
o
per
indizi
certi
è
insopprimibile
.
Coll
'
andar
degli
anni
l
'
imposta
mobiliare
questo
aveva
finito
di
diventare
:
un
addizionale
trascurabile
del
5
%
sull
'
imposta
fondiaria
erariale
,
per
i
coloni
parziari
,
pagata
dai
proprietari
e
spesso
non
trasferita
sui
coloni
;
ed
una
specie
di
patente
annua
,
in
ragione
di
superficie
,
o
di
capi
di
bestiame
o
di
canone
locatizio
per
i
fittaiuoli
.
Pagavanla
non
tutti
i
fittaiuoli
;
ma
quelli
soli
che
per
la
loro
maggior
importanza
o
per
aver
celebrato
in
atto
pubblico
il
contratto
di
affitto
erano
noti
ai
funzionari
.
Vi
sfuggivan
quasi
sempre
i
fittaiuoli
modesti
o
che
tenevano
il
fondo
per
accordo
verbale
;
il
che
attenuava
alquanto
l
'
offesa
che
,
al
criterio
informatore
della
legge
,
di
tassare
solo
i
redditi
eccedenti
o
straordinari
,
facevasi
con
il
metodo
prevalente
di
tassazione
su
indizi
certi
.
Capitolo
quarto
Nella
legge
d
'
imposta
sui
redditi
agrari
36
.
Dall
'
antica
disputa
sull
'
esistenza
e
la
tassabilità
dei
redditi
agrari
si
potrebbero
trovare
traccie
frequenti
nella
letteratura
finanziaria
posteriore
al
1864
ed
al
1886;
ma
solo
con
la
guerra
europea
e
le
esigenze
di
riforma
dell
'
assetto
tributario
che
questa
aveva
fatto
sorgere
,
il
problema
tornò
ad
essere
discusso
nel
campo
legislativo
.
Non
si
può
affermare
che
il
problema
venisse
nuovamente
proposto
dopo
una
adeguata
meditazione
di
tutti
i
precedenti
che
qui
sopra
furono
esposti
.
Il
documento
più
significativo
in
materia
è
la
relazione
al
disegno
di
legge
presentato
dal
ministro
delle
finanze
(
Meda
)
col
titolo
«
Riforma
generale
delle
imposte
dirette
sui
redditi
e
nuovo
ordinamento
dei
tributi
locali
»
.
La
relazione
parte
sostanzialmente
dalla
nozione
messedagliana
dei
due
redditi
dominicale
ed
agrario
:
A
)
reddito
dominicale
spettante
al
proprietario
come
tale
,
e
come
compenso
del
fattore
terra
,
costruzioni
,
piantagioni
ed
altri
miglioramenti
stabilmente
incorporati
nel
fondo
.
Questo
reddito
è
colpito
con
l
'
imposta
sui
terreni
,
regolata
con
i
vecchi
ed
il
nuovo
catasto
;
B
)
reddito
agrario
industriale
,
spettante
a
chi
impiega
,
insieme
con
l
'
opera
propria
di
direzione
,
i
capitali
mobiliari
,
asportabili
dal
fondo
,
consistenti
in
scorte
vive
e
morte
.
Questo
reddito
è
colpito
con
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
categoria
B
,
nel
solo
caso
in
cui
sia
goduto
da
una
persona
estranea
alla
proprietà
del
fondo
.
Ove
perciò
il
proprietario
del
fondo
lo
coltivi
egli
stesso
in
economia
,
egli
è
colpito
dalla
imposta
terreni
sul
solo
reddito
dominicale
;
mentre
se
il
fondo
è
dato
in
affitto
,
il
proprietario
paga
l
'
imposta
terreni
sul
reddito
dominicale
e
l
'
affittuario
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
(
cat
.
B
)
sul
reddito
agrario
industriale
(
p
.
23
)
.
Discute
quindi
la
relazione
se
convenga
meglio
far
cessare
i
difetti
di
tal
ordinamento
-
-
catasti
antiquati
per
il
reddito
dominicale
ed
esenzione
del
reddito
industriale
percepito
dal
proprietario
-
-
piuttosto
col
considerare
il
reddito
terriero
nella
sua
unità
di
reddito
dominicale
ed
insieme
agrario
industriale
ovvero
con
la
tassazione
separata
dei
due
redditi
.
La
relazione
preferisce
il
secondo
sistema
sia
perché
il
primo
importerebbe
la
denunzia
del
reddito
dominicale
agrario
da
parte
dei
titolari
di
ben
7
milioni
di
articoli
di
ruolo
,
impresa
difficoltosa
e
di
dubbia
riuscita
,
sia
perché
non
fu
ritenuto
opportuno
lasciare
arbitre
le
parti
di
dividersi
tra
di
loro
l
'
imposta
complessiva
quando
una
parte
percepisce
il
reddito
dominicale
e
l
'
altra
il
reddito
industriale
e
quando
talvolta
quest
'
ultimo
è
frazionato
in
variabili
quote
tra
diversi
interessati
.
Quindi
,
conservata
l
'
imposta
fondiaria
per
i
redditi
dominicali
,
si
assoggetta
il
reddito
agrario
all
'
imposta
di
ricchezza
mobile
qualunque
sia
il
percettore
del
reddito
stesso
.
Perciò
fa
d
'
uopo
sopprimere
il
privilegio
dei
proprietari
coltivatori
di
fondi
.
Notissimo
e
principale
fra
i
privilegi
(
fiscali
)
è
quello
portato
dall
'
art
.
9
del
testo
unico
24
agosto
1887
(
n
.
4021
)
il
quale
dispone
:
«
I
redditi
agrari
non
vanno
soggetti
a
tassa
se
non
in
quanto
sono
profitti
di
persone
estranee
alla
proprietà
dei
fondi
»
.
Siffatto
privilegio
fu
difeso
con
due
ordini
di
argomenti
:
si
disse
,
in
primo
luogo
,
non
essere
corretto
colpire
una
seconda
volta
con
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
il
proprietario
del
fondo
che
è
già
perseguito
con
l
'
imposta
fondiaria
sui
terreni
.
Ma
questo
è
un
evidente
sofisma
.
La
imposta
sui
terreni
,
come
fu
già
chiarito
sopra
,
colpisce
il
reddito
dominicale
del
fondo
,
quella
parte
cioè
del
prodotto
lordo
che
è
fatto
suo
dal
proprietario
a
titolo
di
fitto
o
di
rendita
fondiaria
propriamente
detta
.
Accanto
a
questa
porzione
del
prodotto
lordo
,
vi
è
una
seconda
porzione
la
quale
è
il
compenso
non
più
del
capitale
investito
nell
'
acquisto
del
fondo
,
bensì
del
capitale
e
del
lavoro
che
il
proprietario
o
l
'
affittuario
impiegano
nella
coltivazione
del
fondo
stesso
(
scorte
vive
e
morte
:
bestiame
,
attrezzi
,
macchine
,
carri
,
botti
,
fondo
di
anticipazioni
sementi
,
concimi
,
salari
,
ecc
.
)
.
A
meno
di
supporre
che
i
proprietari
coltivatori
diretti
siano
tutti
incapaci
,
il
che
sarebbe
ingiurioso
e
disforme
dal
vero
,
fa
d
'
uopo
ammettere
che
il
proprietario
coltivatore
,
il
quale
si
è
fatto
,
per
così
dire
,
affittuario
di
se
stesso
,
debba
ottenere
,
dall
'
identico
fondo
,
l
'
identico
reddito
che
si
ha
quando
è
coltivato
da
altri
.
Opinare
diversamente
,
equivale
a
dire
che
i
proprietari
diretti
coltivatori
amino
buttare
fatica
,
tempo
e
denaro
nella
coltivazione
diretta
senza
alcun
compenso
.
E
neppure
il
privilegio
si
giustifica
col
secondo
argomento
,
che
fu
addotto
talora
in
sua
difesa
,
ossia
con
l
'
interesse
dello
stato
a
promuovere
la
coltivazione
in
economia
,
a
preferenza
dell
'
affitto
.
È
sempre
un
errore
ed
un
danno
lasciar
guidare
la
legislazione
finanzaria
da
criteri
extra
finanziari
;
poiché
la
violazione
dell
'
uguaglianza
di
trattamento
di
redditi
uguali
è
un
danno
assai
più
grave
di
quel
qualunque
beneficio
che
il
legislatore
da
tale
violazione
si
ripromette
.
Ma
vi
è
poi
davvero
il
beneficio
?
Chi
oserebbe
asserire
che
le
magnifiche
colture
della
pianura
piemontese
e
lombarda
siano
state
danneggiate
dal
sistema
dell
'
affitto
ivi
preponderante
?
O
non
è
invece
sicuro
che
la
creazione
di
una
classe
operosa
,
intraprendente
di
affittuari
esperti
nella
difficile
industria
agraria
ha
grandemente
giovato
al
progresso
dell
'
agricoltura
;
più
che
non
vi
avrebbe
contribuito
la
conduzione
diretta
dei
ricchi
proprietari
,
il
più
delle
volte
,
del
resto
,
assenteisti
e
rappresentati
da
agenti
non
interessati
al
miglioramento
del
fondo
?
In
verità
,
nulla
può
dirsi
di
assoluto
in
tale
materia
;
poiché
,
variando
le
condizioni
di
luogo
,
di
ambiente
,
di
tempo
,
di
cultura
,
qui
conviene
più
la
cultura
diretta
,
là
l
'
affitto
ed
altrove
la
mezzadria
.
Il
legislatore
,
il
quale
non
voglia
compiere
opera
antieconomica
,
oltreché
sperequata
fiscalmente
,
deve
mantenersi
imparziale
di
fronte
ai
vari
metodi
di
conduzione
della
terra
:
tutti
trattando
alla
medesima
stregua
dove
esiste
il
reddito
imponibile
;
tutti
esentando
dove
il
reddito
è
minimo
;
e
tutti
alleggerendo
dove
il
reddito
è
mediocre
,
senza
preoccuparsi
se
chi
ottenga
il
reddito
sia
proprietario
,
od
affittuario
o
mezzadro
.
Per
questo
stesso
motivo
si
è
ritenuto
doversi
abolire
l
'
attuale
metodo
di
valutare
il
reddito
dei
mezzadri
e
degli
altri
coloni
parziari
,
i
quali
sono
colpiti
con
un
'
imposta
di
ricchezza
mobile
uguale
al
5
per
cento
dell
'
imposta
terreni
pagata
sul
fondo
che
essi
coltivano
.
Non
vi
è
nessuna
relazione
logica
fra
l
'
imposta
pagata
dal
proprietario
ed
il
reddito
ottenuto
dal
mezzadro
.
Anche
supponendo
che
l
'
imposta
principale
sui
terreni
sia
nelle
provincie
a
nuovo
catasto
uguale
all'8
per
cento
del
reddito
dominicale
,
l
'
imposta
colonica
corrisponderebbe
al
0,40
per
cento
del
reddito
dominicale
:
ora
perché
il
mezzadro
deve
pagare
un
'
aliquota
di
imposta
così
diversa
da
quella
normale
e
per
giunta
calcolata
su
un
reddito
non
suo
?
Nel
disegno
di
legge
si
propone
quindi
il
ritorno
al
regime
comune
,
e
la
imposizione
del
mezzadro
o
del
colono
parziario
nella
categoria
C
dell
'
imposta
normale
,
considerandosi
,
con
particolare
benevolenza
,
il
suo
reddito
come
reddito
di
puro
lavoro
,
e
poiché
i
redditi
di
categoria
C
sono
esenti
fino
alle
1200
lire
,
così
accadrà
che
i
soli
mezzadri
coltivatori
di
importanti
fondi
saranno
chiamati
a
pagare
.
Nell
'
art
.
5
,
che
disciplina
questa
materia
,
si
è
chiaramente
indicato
che
cosa
s
'
intende
per
reddito
agrario
del
proprietario
coltivatore
in
economia
:
«
la
differenza
fra
il
valore
del
prodotto
del
fondo
ed
il
valore
locativo
corrente
dello
stesso
,
aumentato
delle
spese
e
perdite
ammesse
per
la
classe
dei
redditi
industriali
,
in
quanto
abbiano
inerenza
con
la
produzione
del
reddito
agrario
medesimo
»
.
Dal
valore
del
prodotto
lordo
,
ad
esempio
di
lire
25
000
,
di
un
fondo
,
si
dedurranno
tutte
le
spese
di
produzione
(
salari
,
semenze
,
concimi
,
ammortamenti
,
macchinario
,
ecc
.
ecc
.
)
;
e
si
otterrà
così
il
reddito
netto
di
lire
13
000
.
Da
queste
deve
dedursi
ancora
il
valore
locativo
corrente
del
fondo
,
ossia
la
somma
che
il
proprietario
coltivatore
avrebbe
dovuto
pagare
a
titolo
di
fitto
,
se
invece
di
coltivare
il
proprio
fondo
,
l
'
avesse
dovuto
affittare
da
altri
:
ad
esempio
,
10
000
lire
;
ed
il
reddito
imponibile
in
categoria
B
della
imposta
normale
resta
per
tal
modo
uguale
alla
differenza
di
lire
3000
.
Si
noti
che
il
proprietario
coltivatore
ha
diritto
di
dedurre
dalle
13
000
lire
di
suo
reddito
netto
,
non
la
cifra
di
reddito
dominicale
accertato
ai
fini
dell
'
imposta
terreni
,
bensì
il
valore
locativo
corrente
del
fondo
.
Non
si
volle
che
la
cifra
da
detrarsi
fosse
quella
accertata
ai
fini
dell
'
imposta
terreni
,
perché
questa
è
spesso
una
cifra
antiquata
,
come
sopra
fu
dimostrato
,
e
,
quand
'
anche
moderna
,
ottenuta
con
criteri
differenti
da
quelli
che
si
devono
tenere
in
conto
per
la
valutazione
del
fitto
.
Se
si
detraessero
solo
le
3000
o
le
6000
lire
,
ad
es
.
,
accertate
come
rendita
imponibile
per
i
terreni
,
il
proprietario
coltivatore
verrebbe
ad
essere
colpito
oltre
misura
,
su
somma
ben
superiore
a
quella
su
cui
sopporta
l
'
imposta
l
'
affittuario
:
questi
paga
invero
solo
sul
reddito
netto
(
13
000
lire
)
meno
il
fitto
da
lui
pagato
al
proprietario
(
lire
10
000
)
ossia
su
3000
lire
;
mentre
il
proprietario
coltivatore
pagherebbe
su
13
000
lire
meno
le
3000
o
le
6000
lire
accertate
ai
fini
dell
'
imposta
terreni
,
ossia
su
10
000
o
7000
.
Ora
,
se
è
ingiusto
il
privilegio
attuale
,
bisogna
accuratamente
evitare
che
il
proprietario
coltivatore
venga
ad
essere
trattato
peggio
dell
'
affittuario
e
ad
ottenere
l
'
uguaglianza
di
trattamento
giova
dare
all
'
uno
-
-
affittuario
-
-
il
diritto
di
detrarre
il
fitto
reale
da
lui
pagato
,
ed
all
'
altro
-
-
proprietario
coltivatore
-
-
il
fitto
presunto
ch
'
egli
paga
a
se
stesso
.
Spetterà
al
legislatore
dell
'
avvenire
di
avvicinare
,
il
più
che
sia
possibile
,
i
redditi
accertati
in
categoria
A
(
terreni
)
,
ai
valori
locativi
corrente
o
fitti
reali
o
presunti
ricavabili
dai
terreni
.
Per
le
ragioni
già
esposte
non
si
credette
opportuno
di
mutare
ora
l
'
assetto
dell
'
imposta
fondiaria
:
né
gioverebbe
complicare
una
eventuale
futura
riforma
,
colpendo
oggi
in
B
parte
del
reddito
dominicale
,
il
quale
razionalmente
dev
'
essere
accertato
nella
categoria
A
.
37
.
La
lettura
attenta
degli
atti
parlamentari
del
1863
e
del
1864
esclude
che
l
'
intendimento
di
favorire
la
coltivazione
in
economia
a
scapito
delle
affittanze
e
delle
colonie
parziarie
sia
stata
causa
che
allora
si
tassassero
soltanto
i
coltivatori
di
terreni
altrui
.
Questa
giustificazione
a
posteriori
è
della
specie
di
quelle
che
,
in
tempi
nuovi
,
non
di
rado
si
adducono
di
istituti
giuridici
sorti
in
altre
condizioni
di
vita
sociale
.
Neppure
si
può
asserire
che
il
legislatore
del
1864
abbia
voluto
esentare
il
proprietario
coltivatore
,
nonostante
questo
avesse
un
reddito
industriale
uguale
a
quello
dell
'
affittuario
.
Risulta
dalle
discussioni
sopra
riassunte
che
altra
fu
l
'
ipotesi
base
della
tassazione
degli
affittuari
,
e
precisamente
quella
posta
innanzi
dall
'
on
.
Panattoni
,
che
non
dovessero
tassarsi
i
redditi
«
ordinari
»
,
anche
se
provenienti
da
lavoro
e
da
scorte
vive
e
morte
,
ma
soltanto
i
redditi
ottenuti
in
seguito
a
speciali
applicazioni
di
capitale
e
lavoro
;
e
parve
che
la
coltivazione
a
mani
altrui
fosse
appunto
indice
di
siffatta
specialità
di
applicazione
.
38
.
Invece
la
relazione
al
disegno
di
legge
Meda
configura
l
'
esistenza
«
normale
»
od
«
ordinaria
»
di
due
redditi
separati
,
l
'
uno
dei
quali
è
il
frutto
della
terra
e
dei
capitali
stabilmente
investiti
in
essa
,
e
l
'
altro
è
il
frutto
del
lavoro
e
dei
capitali
mobiliari
,
esportabili
dal
fondo
,
consistenti
in
scorte
vive
e
morte
.
I
due
redditi
,
dominicale
ed
agrario
,
non
solo
coesistono
,
ma
esistono
sempre
,
ordinariamente
.
Così
poteva
dedursi
dalla
relazione
Messedaglia
;
e
così
è
implicito
nella
relazione
Meda
.
Poiché
tutti
i
redditi
agrari
e
non
solo
quelli
spettanti
a
persone
estranee
alla
proprietà
del
fondo
debbono
venire
tassati
,
essi
seguono
la
stessa
sorte
di
quelli
già
contemplati
nel
testo
unico
del
1877
e
sono
fatti
rientrare
tra
i
redditi
misti
di
capitale
e
lavoro
della
ordinaria
imposta
di
ricchezza
mobile
.
Le
differenze
fra
i
successivi
progetti
Meda
(
prog
.
6
marzo
1919
,
stampato
cit
.
n
.
1105
)
,
decreto
legge
Tedesco
(
14
novembre
1919
,
n
.
2162
)
,
disegno
di
legge
Soleri
(
25
novembre
1921
,
stampato
n
.
966
della
legislatura
XXVI
,
sessione
1921
)
,
e
regio
decreto
De
'
Stefani
4
gennaio
1923
,
n
.
16
,
si
riferiscono
:
1
)
alla
collocazione
nei
primi
tre
progetti
dei
redditi
agrari
degli
affittuari
,
dei
proprietari
coltivatori
e
dei
proprietari
nel
sistema
della
colonia
parziaria
in
categoria
B
(
redditi
di
capitale
e
di
lavoro
)
e
dei
coloni
parziali
in
categoria
C
(
redditi
puro
lavoro
)
,
per
ragioni
di
«
particolare
benevolenza
»
;
mentre
il
decreto
De
'
Stefani
colloca
tutti
i
redditi
in
categoria
B
,
ma
assoggetta
i
redditi
degli
affittuari
all
'
aliquota
normale
della
categoria
medesima
,
che
con
gli
addizionali
e
col
centesimo
di
guerra
può
ben
salire
al
25
e
più
per
cento
,
quelli
dei
proprietari
coltivatori
e
dei
proprietari
a
mezzadria
all
'
aliquota
speciale
del
10
per
cento
e
quelli
dei
coloni
parziari
pure
al
10
per
cento
sui
soli
tre
quarti
del
reddito
netto
:
2
)
alla
riunione
disposta
nel
solo
decreto
legge
Tedesco
dei
redditi
agrari
e
di
quelli
dominicali
,
i
quali
avrebbero
,
scaduto
un
quinquennio
dal
1°
gennaio
1921
,
dovuto
essere
tassati
congiuntamente
nella
categoria
B
.
La
profonda
novità
così
introdotta
nell
'
ordinamento
dell
'
imposta
giustificavasi
col
considerare
le
imprese
agricole
come
vere
e
proprie
aziende
industriali
,
produttrici
di
un
unico
reddito
netto
,
il
quale
poi
poteva
essere
diviso
fra
proprietario
,
affittuario
e
colono
parziario
,
ma
doveva
essere
tassato
sempre
come
frutto
di
capitale
e
lavoro
.
La
terra
,
al
pari
delle
migliorie
stabili
e
delle
scorte
,
era
considerata
come
uno
dei
fattori
della
produzione
industriale
.
Tolte
le
spese
,
risultava
il
reddito
netto
dell
'
impresa
,
che
era
trattato
alla
stessa
stregua
di
tutti
i
redditi
industriali
.
Il
concetto
di
riunire
i
due
redditi
in
uno
solo
,
tassabile
,
invece
che
in
sede
di
imposta
fondiaria
o
nella
speciale
categoria
A
della
normale
Meda
,
nella
categoria
generale
B
della
imposta
mobiliare
o
di
quella
normale
,
deve
essere
rilevato
per
mettere
in
luce
il
carattere
informatore
di
tutta
l
'
elaborazione
legislativa
,
la
quale
procede
dal
disegno
Meda
al
decreto
De
'
Stefani
:
essere
la
terra
feconda
normalmente
di
un
reddito
dominicale
e
di
uno
agrario
,
e
tale
normalità
giungere
a
tanto
da
potersi
fondatamente
ritenere
utile
riunire
i
due
redditi
in
uno
solo
,
reddito
netto
dell
'
impresa
agraria
,
fornita
di
terra
,
di
migliorie
stabili
,
di
scorte
vive
e
morte
,
di
lavoro
di
organizzazione
e
direzione
.
La
riunione
avrebbe
forse
avuto
per
effetto
di
togliere
alla
valutazione
della
quota
dominicale
del
reddito
netto
complessivo
la
caratteristica
tradizionale
sua
di
stabilità
,
assoggettandola
alle
norme
comuni
di
stima
dei
redditi
industriali
,
mutevoli
a
norma
delle
vicende
dei
prezzi
,
dei
rendimenti
,
dei
mercati
;
ed
accentuava
certamente
l
'
universalità
del
carattere
industriale
del
reddito
,
reputando
impossibile
che
vi
fosse
una
terra
produttiva
di
reddito
unicamente
per
il
proprietario
nudo
.
Non
aveva
forse
detto
la
relazione
Meda
essere
impossibile
immaginare
che
si
ami
«
buttare
fatiche
,
tempo
e
denari
nella
coltivazione
diretta
senza
alcun
compenso
»
?
39
.
La
definizione
del
reddito
agrario
è
rimasta
invariata
dal
primo
progetto
Meda
al
decreto
De
'
Stefani
(
art
.
5
del
disegno
Meda
,
del
decreto
legge
Tedesco
e
del
disegno
Soleri
,
e
I
del
decreto
De
'
Stefani
)
.
Il
reddito
agrario
ricavato
dal
puro
proprietario
che
coltiva
i
suoi
fondi
in
economia
è
costituito
dalla
differenza
tra
il
valore
del
prodotto
del
fondo
ed
il
valore
locativo
corrente
dello
stesso
aumentato
delle
spese
e
perdite
ammesse
in
detrazione
per
la
classe
dei
redditi
industriali
in
quanto
abbiano
inerenza
con
la
produzione
del
reddito
medesimo
.
Il
reddito
agrario
del
proprietario
che
coltiva
i
suoi
fondi
col
sistema
della
colonia
parziaria
è
costituito
dalla
differenza
tra
la
quota
parte
del
prodotto
spettante
al
proprietario
ed
il
valore
locativo
corrente
dell
'
intiero
fondo
aumentato
dalle
spese
e
perdite
inerenti
alla
produzione
del
reddito
agrario
,
le
quali
facciano
carico
al
proprietario
.
Il
reddito
agrario
del
colono
è
la
parte
del
prodotto
del
fondo
che
spetta
al
colono
depurata
delle
spese
e
perdite
che
fanno
carico
a
lui
.
40
.
A
chiarire
il
concetto
del
reddito
agrario
secondo
il
decreto
4
gennaio
1923
,
giova
ricordare
quel
brano
delle
istruzioni
ministeriali
dove
si
ferma
la
distinzione
tra
il
reddito
agrario
medesimo
e
l
'
ulteriore
reddito
industriale
da
trasformazione
dei
prodotti
del
suolo
:
Quando
si
parla
di
reddito
agrario
secondo
le
norme
contenute
nel
nuovo
decreto
intendesi
sempre
fare
riferimento
al
reddito
stesso
quale
può
ricavarsi
senza
ulteriore
trasformazione
del
prodotto
già
commerciale
,
dappoiché
già
in
base
alla
legislazione
vigente
poteva
ugualmente
colpirsi
di
imposta
il
proprietario
per
quella
«
industrializzazione
»
dell
'
agricoltura
dipendente
da
trasformazione
ed
elaborazione
dei
prodotti
mediante
l
'
impiego
di
nuovi
capitali
e
di
nuovo
lavoro
che
accrescessero
notevolmente
il
valore
dei
prodotti
stessi
.
In
altre
parole
,
il
reddito
agrario
,
oggi
dichiarato
tassabile
,
è
quello
stesso
che
l
'
articolo
9
della
legge
del
1877
dichiarava
esente
e
che
dovrà
,
pertanto
,
d
'
ora
innanzi
sopportare
il
nuovo
onere
tributario
,
ferma
ed
impregiudicata
restando
ogni
altra
forma
di
tassazione
già
dalla
preesistente
legge
autorizzata
per
le
industrie
di
trasformazione
dei
prodotti
agricoli
;
quali
,
ad
esempio
,
i
mulini
che
trasformano
in
farina
il
grano
,
le
distillerie
di
alcool
tratto
dal
vino
,
dalle
uve
e
dai
cereali
,
ed
altre
industrie
simili
,
che
,
pure
esercitate
sui
prodotti
del
fondo
,
non
hanno
a
che
vedere
con
ciò
che
rientra
nell
'
orbita
della
pura
industria
agricola
in
quanto
vanno
oltre
l
'
esercizio
della
industria
stessa
.
Lo
stesso
concetto
viene
precisato
ancor
più
per
esempi
speciali
:
quando
il
contribuente
eserciti
la
vera
e
propria
industria
armentizia
per
la
quale
sia
separatamente
tassato
agli
effetti
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
non
dovrà
certo
il
relativo
reddito
comprendersi
in
quello
agrario
che
ora
si
deve
denunziare
.
Ma
se
la
tassazione
per
industria
armentizia
è
stata
operata
solo
parzialmente
per
essere
stata
esclusa
quella
parte
di
reddito
che
poteva
derivare
dall
'
alimentazione
del
bestiame
sui
fondi
del
proprietario
,
dovrà
ora
quest
'
ultima
parte
rientrare
nella
tassazione
del
reddito
agrario
a
norma
delle
disposizioni
introdotte
col
nuovo
decreto
(ibid.,
p
.
34
)
.
Notisi
tuttavia
che
nel
novero
delle
industrie
di
trasformazione
dei
prodotti
agricoli
non
pare
sia
compresa
quella
che
dalla
legge
del
1886
è
chiamata
«
prima
manipolazione
»
dei
prodotti
agrari
.
Come
fu
ricordato
sopra
(
cfr
.
§
26
)
la
valutazione
dei
prodotti
,
«
che
non
si
vendono
allo
stato
naturale
,
ma
soltanto
dopo
una
prima
manipolazione
»
si
fa
,
ai
fini
dell
'
imposta
fondiaria
,
deducendo
«
dai
prezzi
dei
prodotti
trasformati
le
spese
della
trasformazione
,
tenuto
conto
del
capitale
impiegato
e
di
ogni
coefficiente
dei
prezzi
medesimi
,
in
guisa
da
ricavarne
il
valore
del
prodotto
allo
stato
naturale
»
.
Dunque
,
l
'
imposta
fondiaria
colpisce
non
il
reddito
che
c
'
è
nel
vino
,
ma
quello
che
si
ricava
dalle
uve
.
Invece
la
nuova
imposta
sui
redditi
agrari
si
basa
senz
'
altro
sui
prezzi
che
il
contribuente
«
abbia
realizzato
nello
effettuare
la
vendita
dei
prodotti
»
(
art
.
3
del
regolamento
)
.
Quindi
,
spiegano
le
istruzioni
,
per
quei
prodotti
i
quali
siano
stati
venduti
o
consumati
non
allo
stato
naturale
,
ma
dopo
una
prima
manipolazione
,
il
reddito
lordo
deve
essere
determinato
in
base
al
valore
dei
prodotti
manipolati
e
non
allo
stato
naturale
.
Così
,
se
il
proprietario
abbia
venduto
l
'
uva
o
le
olive
,
il
suo
reddito
lordo
dovrà
determinarsi
in
base
al
prezzo
di
vendita
dei
suddetti
generi
;
se
invece
il
proprietario
avrà
venduto
i
prodotti
suddetti
,
dopo
la
loro
trasformazione
in
vino
ed
in
olio
,
sarà
il
prezzo
di
questi
ultimi
a
determinare
il
reddito
lordo
.
41
.
La
delineazione
della
figura
del
reddito
agrario
assoggettato
a
tributo
con
il
decreto
4
gennaio
1923
,
non
sarebbe
compiuta
se
non
si
tenesse
conto
che
:
-
-
se
il
proprietario
conduce
i
suoi
fondi
ad
economia
valendosi
dell
'
opera
di
braccianti
,
il
reddito
agrario
imponibile
è
il
compenso
del
capitale
scorte
vive
e
morte
e
del
lavoro
personale
di
direzione
e
di
organizzazione
dell
'
impresa
agricola
;
-
-
se
il
proprietario
,
nella
conduzione
in
economia
,
presta
,
oltre
ad
un
lavoro
personale
di
direzione
,
anche
la
propria
opera
manuale
o
quella
della
moglie
e
dei
figli
con
lui
conviventi
,
ed
a
carico
suo
,
il
reddito
agrario
imponibile
comprende
altresì
il
salario
che
per
tale
opera
manuale
spetterebbe
a
lui
ed
alle
persone
ora
indicate
.
Sono
escluse
e
detraibili
«
soltanto
le
spese
che
il
contribuente
abbia
effettivamente
sostenute
per
lavori
compiuti
da
estranei
all
'
azienda
e
quindi
:
lo
stipendio
del
dirigente
,
del
fattore
,
del
sorvegliante
ed
i
salari
pagati
ai
braccianti
giornalieri
assunti
per
speciali
lavori
»
;
-
-
se
il
proprietario
conduce
i
suoi
fondi
col
sistema
della
colonia
parziaria
,
il
reddito
agrario
imponibile
è
il
compenso
di
quella
parte
del
capitale
scorte
vive
e
morte
che
egli
possegga
e
del
suo
contributo
di
lavoro
personale
alla
direzione
ed
organizzazione
dell
'
impresa
;
-
-
se
si
tratti
di
mezzadro
o
colono
parziario
,
il
reddito
agrario
imponibile
è
il
compenso
di
quella
parte
del
capitale
scorte
vive
e
morte
che
egli
abbia
immesso
nel
fondo
,
del
suo
contributo
di
lavoro
personale
alla
direzione
ed
organizzazione
dell
'
impresa
e
del
lavoro
manuale
per
la
coltivazione
del
fondo
,
prima
manipolazione
,
trasporto
e
vendita
dei
prodotti
compiuto
da
lui
e
dagli
«
altri
componenti
la
famiglia
colonica
»
.
Dove
è
notabile
la
differenza
di
dizione
rispetto
a
quella
usata
per
i
proprietari
coltivatori
diretti
di
terreni
proprii
,
i
quali
sono
tassabili
soltanto
sul
compenso
per
l
'
opera
manuale
propria
,
della
moglie
e
dei
figli
con
essi
conviventi
ed
a
carico
.
Il
concetto
di
«
famiglia
colonica
»
pare
più
ampio
,
comprendendo
tutti
coloro
,
siano
ascendenti
o
discendenti
o
fratelli
o
sorelle
o
collaterali
,
di
ambo
i
sessi
,
i
quali
dipendano
dal
«
capoccia
»
e
siano
da
lui
rappresentati
di
fronte
al
proprietario
,
anche
se
per
avventura
costituiscano
due
o
più
«
famiglie
»
nella
accezione
comune
del
vocabolo
.
42
.
Per
ultimo
,
giova
ricordare
che
il
contenuto
e
la
figura
del
reddito
agrario
imponibile
ai
fini
del
decreto
furono
,
forse
più
che
da
ogni
altra
causa
,
precisate
dalla
facoltà
data
,
in
virtù
dell
'
art
.
14
del
regolamento
12
marzo
1913
,
n
.
505
,
ai
contribuenti
di
presentare
dichiarazioni
prive
della
analitica
descrizione
del
prodotto
o
reddito
lordo
,
del
valore
locativo
,
delle
spese
e
perdite
e
delle
annualità
passive
,
ma
con
la
semplice
indicazione
del
reddito
netto
;
e
più
dalla
pubblicazione
di
tabelle
ministeriali
contenenti
,
per
ogni
provincia
e
per
le
tre
zone
della
montagna
,
della
collina
e
della
pianura
,
la
valutazione
del
reddito
agrario
netto
per
ciascun
tipo
di
cultura
,
esclusione
fatta
della
parte
di
reddito
attribuibile
al
bestiame
.
Lo
studio
delle
tabelle
consente
di
formarsi
un
'
immagine
concreta
del
modo
con
cui
furono
concepiti
e
valutati
i
redditi
agrari
.
I
)
Le
culture
,
le
quali
si
ritennero
capaci
di
fornire
il
reddito
agrario
,
furono
le
seguenti
:
Seminativo
asciutto
-
-
Seminativo
irriguo
.
Pascolo
naturale
irriguo
.
Prato
asciutto
-
-
Prato
asciutto
non
in
rotazione
-
-
Prato
irriguo
non
in
rotazione
.
Risaie
.
Vigneti
-
-
Seminativi
prevalentemente
vitati
.
1
Oliveti
-
-
Seminativi
prevalentemente
olivetati
-
-
Seminativi
olivetati
.
Seminativo
a
tabacco
-
-
Seminativo
a
tabacco
(
pesante
)
.
Orti
stabili
-
-
Orti
a
grande
cultura
.
Terreni
per
floricultura
.
Castagneti
da
frutta
.
Frutteti
.
Agrumeti
-
-
Mandorleti
-
-
Noccioleti
-
-
Pistacchieti
-
-
Carrubeti
.
Terreni
a
podere
.
Tutti
i
terreni
destinati
alle
culture
ora
indicati
si
reputarono
suscettibili
di
reddito
agrario
-
-
Furono
esclusi
perciò
soltanto
i
pascoli
,
i
boschi
di
alto
fusto
,
cedui
e
misti
,
gli
incolti
produttivi
e
simiglianti
qualità
che
non
possono
reputarsi
soggetti
a
cultura
agraria
propriamente
detta
.
2
)
Tutti
i
terreni
agrari
furono
divisi
in
tre
classi
,
sebbene
talvolta
in
date
provincie
e
per
alcune
zone
di
esse
non
sempre
si
sia
reputato
esistessero
terreni
della
prima
e
seconda
classe
.
3
)
Tutti
i
terreni
agrari
furono
collocati
in
quella
zona
di
pianura
,
di
collina
e
di
montagna
a
cui
appartenevano
.
4
)
Il
reddito
agrario
fu
considerato
,
salvo
le
eccezioni
di
cui
sotto
,
costante
per
tutti
i
terreni
che
,
essendo
situati
nella
stessa
provincia
,
appartenevano
alla
stessa
qualità
,
zona
e
classe
.
Fu
accolto
cioè
il
principio
della
stima
per
classi
e
tariffe
e
non
quello
della
stima
individuale
per
imprese
agricole
.
Principio
il
quale
si
identifica
con
quello
di
considerare
oggetto
di
tassazione
non
il
reddito
effettivamente
ottenuto
dai
singoli
imprenditori
agricoli
,
bensì
quello
che
è
ordinariamente
il
frutto
della
applicazione
dei
capitali
e
del
lavoro
secondo
le
consuetudini
locali
.
Se
l
'
applicazione
è
del
capitale
terra
e
dei
capitali
stabilmente
investiti
nel
suolo
,
si
ha
il
reddito
dominicale
ordinario
tassabile
con
l
'
imposta
terreni
;
se
è
del
capitale
scorte
vive
e
morte
e
del
lavoro
di
direzione
dell
'
impresa
o
manuale
di
coltivazione
si
ha
il
reddito
agrario
ordinario
tassabile
col
nuovo
tributo
.
Se
i
pascoli
,
gli
incolti
produttivi
od
i
boschi
sono
sottratti
al
nuovo
tributo
,
ciò
accade
perché
si
presume
che
a
queste
culture
non
si
applichino
capitali
mobili
e
lavoro
direttivo
degni
di
rilievo
.
Né
l
'
esistenza
di
una
categoria
intitolata
«
terreni
a
podere
»
può
far
dubitare
che
si
tratti
di
stime
individuali
per
imprese
;
poiché
le
cifre
di
reddito
scritte
per
quella
categoria
sono
medie
ponderate
delle
stime
di
culture
per
poderi
-
-
prevalentemente
nell
'
Italia
centrale
-
-
i
quali
hanno
una
composizione
quasi
tipica
,
in
cui
le
culture
diverse
entrano
in
proporzioni
quasi
costanti
.
5
)
Alla
obbiezione
che
il
sistema
per
classi
e
tariffe
adottato
per
le
tassazioni
dei
redditi
agrari
ordinari
era
di
tanto
meno
vario
di
quello
accolto
per
i
redditi
dominicali
,
dove
non
solo
si
distingue
fra
monte
,
colle
e
piano
,
ma
ogni
comune
amministrativo
ed
,
occorrendo
,
ogni
zona
agraria
spiccata
di
un
comune
ha
una
fisionomia
propria
,
e
le
stime
variano
per
graduazioni
lentissime
,
sicché
per
ogni
cultura
non
tre
classi
per
ognuna
delle
tre
zone
ossia
nove
classi
per
ogni
provincia
si
ammisero
,
ma
un
numero
grandemente
superiore
,
con
scarti
assai
più
forti
tra
gli
estremi
dei
territori
meno
e
di
quelli
più
floridi
,
fu
procurato
di
rispondere
con
«
annotazioni
»
.
Vogliono
queste
«
annotazioni
»
significare
che
i
redditi
presunti
per
ogni
cultura
,
classe
e
zona
in
ogni
provincia
possono
essere
cresciuti
o
scemati
quando
esistano
circostanze
peculiari
.
Ad
esempio
,
e
citando
solo
alcune
delle
annotazioni
:
I
redditi
dei
seminativi
asciutti
devono
essere
aumentati
del
50%
quando
le
piante
tessili
o
le
barbabietole
non
siano
coltivate
a
semplice
scopo
di
rotazione
,
ma
costituiscano
la
più
importante
fra
le
colture
alternate
.
Quando
nei
seminativi
asciutti
esistono
filari
e
corone
di
gelsi
o
di
altre
piante
fruttifere
,
i
redditi
della
tabella
debbono
essere
aumentati
del
25%
.
I
redditi
dei
seminativi
irrigui
saranno
aumentati
del
15%
quando
vi
esistano
filari
o
corone
di
gelsi
e
del
50%
quando
i
filari
o
le
corone
siano
costituite
da
altri
alberi
fruttiferi
.
I
redditi
degli
orti
avranno
un
aumento
del
50%
quando
siano
prossimi
alle
città
.
I
redditi
dei
vigneti
si
aumenteranno
del
50%
nel
caso
di
produzione
di
uva
per
vini
speciali
,
e
del
75%
nel
caso
di
produzione
di
uve
da
tavola
.
Si
comprenderanno
nella
categoria
degli
orti
a
grande
cultura
i
terreni
adibiti
alla
coltivazione
del
pomodoro
per
usi
industriali
ed
alla
coltivazione
industriale
delle
patate
speciali
.
I
redditi
della
tabella
si
aumenteranno
dell'80%
nel
caso
di
prevalente
produzione
di
olive
da
conserva
.
Gli
agrumeti
a
produzione
di
verdelli
avranno
il
reddito
di
tabella
aumentato
del
30%
.
Per
la
baraggia
(
in
zone
di
risaia
)
i
redditi
di
tabella
saranno
ridotti
ad
un
quinto
.
Se
le
«
annotazioni
»
forniscono
utili
specificazioni
,
esse
nulla
tolgono
al
carattere
di
generalità
delle
stime
;
trattandosi
soltanto
di
un
metodo
peculiare
atto
a
non
ingombrare
le
tabelle
di
categoria
troppo
minute
.
I
terreni
che
appartengono
alla
sotto
categoria
creata
in
virtù
di
«
annotazione
»
sono
uniformemente
tassati
,
qualunque
sia
la
abilità
,
la
diligenza
e
il
successo
del
coltivatore
.
Il
che
è
caratteristica
del
metodo
di
stima
per
classi
e
tariffe
di
redditi
«
ordinari
»
.
Né
ad
altra
sentenza
si
arriva
,
guardando
alle
sotto
categorie
create
in
virtù
del
seguente
e
diverso
tipo
di
«
annotazioni
»
.
Ai
vigneti
di
nuova
costruzione
non
sarà
attribuito
reddito
alcuno
per
i
primi
quattro
anni
,
e
nei
successivi
due
i
redditi
della
tabella
saranno
ridotti
a
metà
.
Pei
fillosserati
oltre
un
terzo
sarà
ammessa
una
congrua
diminuzione
dei
redditi
.
Gli
oliveti
di
nuova
piantagione
non
hanno
il
reddito
del
frutto
fino
al
diciottesimo
anno
di
età
e
lo
hanno
ridotto
a
metà
nei
sette
anni
successivi
.
Gli
agrumeti
di
nuova
formazione
non
avranno
assegnato
reddito
alcuno
fino
al
diciottesimo
anno
di
età
(
decimo
per
i
frutteti
misti
e
i
mandorleti
,
dodicesimo
per
i
castagneti
,
settimo
per
i
noccioleti
,
diciottesimo
per
i
pistacchieti
e
carrubeti
)
ed
i
redditi
di
tabella
saranno
ridotti
a
metà
nei
sei
anni
successivi
(
sei
altresì
per
i
castagneti
,
sette
per
i
pistacchieti
ed
i
carrubeti
,
quattro
per
i
frutteti
misti
,
cinque
per
i
mandorleti
,
tre
per
i
noccioleti
)
.
Se
poteva
dubitarsi
della
opportunità
di
istituire
sottoclassi
in
ragione
d
'
età
ai
fini
del
catasto
,
la
cui
vita
era
presunta
dalla
legge
nel
minimo
di
trent
'
anni
,
e
per
cui
potevasi
quindi
fare
il
calcolo
del
reddito
medio
,
tenuto
conto
dei
periodi
iniziali
di
nulla
o
scarsa
produttività
,
non
così
per
l
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
la
quale
nei
primi
due
anni
ha
carattere
provvisorio
.
Di
qui
le
differenziazioni
dei
redditi
nel
tempo
,
uguali
però
per
tutti
coloro
i
quali
si
trovano
in
circostanze
uguali
.
43
.
Di
una
speciale
«
annotazione
»
fa
d
'
uopo
tener
nota
ed
è
quella
che
prende
la
forma
di
una
tabellina
aggiunta
sui
«
redditi
netti
del
bestiame
»
.
Oltre
al
reddito
agrario
ordinario
del
prato
,
asciutto
od
irriguo
,
dei
seminativi
a
foraggiere
e
dei
pascoli
naturali
irrigui
,
ottenuto
colla
vendita
dei
foraggi
o
colla
loro
utilizzazione
per
il
bestiame
da
lavoro
,
le
tabelle
configurano
un
reddito
ulteriore
agrario
derivante
dalla
utilizzazione
di
eventuali
eccedenze
di
foraggi
-
-
oltre
il
fabbisogno
per
il
bestiame
da
lavoro
-
-
nell
'
allevamento
di
bestiame
da
carne
,
da
latte
e
da
lana
.
Esclusi
dalle
tabelle
i
buoi
,
i
cavalli
ed
i
muli
addetti
alla
coltivazione
del
fondo
,
la
stima
non
poteva
più
farsi
per
unità
di
superficie
,
essendo
la
possibilità
degli
allevamenti
diversa
a
seconda
delle
dimensioni
del
podere
e
della
proporzione
dei
prati
alla
superficie
totale
.
La
stima
si
fa
dunque
per
capi
di
bestiame
:
ad
es
.
:
lire
125
per
vacche
da
latte
o
da
allevamento
,
60
per
i
cavalli
ed
i
muli
,
30
per
i
suini
,
10
per
le
pecore
e
le
capre
.
Si
vuole
colpire
il
reddito
derivante
da
questa
speciale
industria
,
sempre
però
entro
i
limiti
della
potenza
produttiva
del
fondo
.
Che
se
la
stalla
è
mantenuta
con
foraggi
e
mangimi
estranei
al
fondo
,
la
ragion
del
tributo
,
come
fu
dichiarata
,
vuole
che
il
reddito
relativo
sia
soggetto
alla
ordinaria
imposta
di
ricchezza
mobile
.
Anche
per
l
'
aggiunta
dei
redditi
netti
del
bestiame
,
le
tabelle
non
si
dipartono
dal
criterio
della
ordinarietà
.
I
redditi
sono
medi
,
uniformi
anzi
per
l
'
intiero
territorio
provinciale
e
si
suppongono
ricavati
dai
coltivatori
tutti
,
qualunque
sia
il
risultato
effettivo
dell
'
impresa
.
44
.
Poiché
il
concetto
di
«
normalità
»
od
«
ordinarietà
»
del
reddito
non
si
identifica
con
quello
di
«
realità
»
,
così
non
può
considerarsi
che
esso
venga
menomato
:
dalla
detrazione
delle
annualità
passive
,
ossia
degli
interessi
dei
mutui
contratti
per
la
produzione
del
reddito
agrario
(
acquisto
sementi
,
concimi
,
bestiame
,
macchine
ecc
.
)
;
-
-
dalla
esenzione
dei
redditi
fino
a
533,34
lire
,
dalla
riduzione
per
i
redditi
fra
le
533,34
e
le
1066,66
lire
,
dalla
attenuazione
di
aliquota
per
i
redditi
non
superiori
a
lire
5000
e
dalla
riduzione
a
tre
quarti
del
reddito
dei
mezzadri
.
Questi
tenui
fattori
di
personalità
nel
tributo
non
vietano
che
il
reddito
agrario
sia
stato
prima
stimato
con
criteri
uniformi
e
generali
;
sicché
potrà
ben
darsi
che
il
coltivatore
diligentissimo
venga
esentato
dal
tributo
,
perché
le
tabelle
dicono
che
egli
,
possedendo
tanto
terreno
di
tal
classe
,
di
tal
coltura
,
in
tal
zona
,
non
arriva
alle
533
lire
di
reddito
,
mentre
di
fatto
notevolmente
lo
supera
;
laddove
nessuna
esenzione
spetta
al
contribuente
disavventurato
od
ignavo
il
quale
sta
al
di
sotto
del
limite
di
esenzione
,
ma
dalle
tabelle
è
posto
al
di
sopra
.
45
.
Sul
fondamento
dei
connotati
fin
qui
elencati
del
nuovo
tributo
si
può
ora
tentare
un
quadro
delle
imposte
vigenti
(
1041
)
in
Italia
sui
redditi
dominicali
ed
agrari
dei
fondi
rustici
.
Notisi
che
,
dopo
il
1923
,
le
sole
variazioni
degne
di
nota
nell
'
imposta
sui
redditi
agrari
riguardarono
l
'
aliquota
,
ridotta
dal
1°
gennaio
1925
al
5%
per
i
coloni
,
il
cui
reddito
si
osservò
,
deriva
prevalentemente
dal
lavoro
e
viene
ripartito
fra
tutti
i
componenti
la
famiglia
colonica
;
ed
ulteriormente
ridotta
al
5%
per
i
proprietari
ed
al
2,50%
per
i
coloni
a
partire
dal
1°
gennaio
1927
(
r
.
d
.
l
.
12
agosto
1927
n
.
1463
)
.
Si
adotta
,
nei
limiti
del
possibile
la
terminologia
usata
nella
nostra
legislazione
si
indica
con
F
(
fondiaria
)
l
'
imposta
fondiaria
sul
reddito
dominicale
,
con
B
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
di
categoria
B
sui
redditi
degli
affittuari
,
con
C
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
di
categoria
C
sui
redditi
degli
agenti
o
fattori
salariati
,
con
Ra
l
'
imposta
sui
redditi
agrari
istituita
col
decreto
del
4
gennaio
1923
,
con
-
-
(
lineetta
)
i
luoghi
dove
,
non
esistendo
il
reddito
,
non
c
'
è
ragione
di
tassazione
e
con
«
esente
»
i
luoghi
,
dove
pur
esistendo
il
reddito
,
non
si
fa
luogo
a
tassazione
:
Dal
quadro
risulta
che
il
legislatore
espressamente
volle
o
dalla
successione
degli
atti
legislativi
in
tempi
diversi
fu
condotto
a
statuire
alcune
disuguaglianza
di
trattamento
fra
redditi
uguali
od
assai
simiglianti
.
Le
disuguaglianze
si
possono
elencare
come
segue
:
I
)
Il
reddito
dominicale
è
tassato
dall
'
imposta
fondiaria
assai
più
aspramente
che
non
i
redditi
agrari
ed
industriali
.
Poiché
la
tassazione
di
questi
è
già
dura
,
l
'
asprezza
della
fondiaria
,
in
quanto
non
sia
apparente
per
ragioni
monetarie
o
non
giustificata
dal
principio
della
diversificazione
,
deve
reputarsi
accidente
storico
.
2
)
Il
reddito
del
lavoro
di
amministrazione
dominicale
dei
fondi
rustici
,
detratto
dal
reddito
lordo
dominicale
,
è
tassato
,
quando
sia
goduto
da
agenti
o
fattori
salariati
,
in
categoria
C
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
.
In
questo
caso
,
il
reddito
stesso
o
fu
compreso
nel
«
valor
locativo
»
detratto
dal
prodotto
lordo
in
sede
di
tassazione
sui
redditi
agrari
e
il
proprietario
,
il
quale
amministri
da
sé
,
lo
gode
immune
da
imposta
;
-
-
o
di
fatto
non
fu
compreso
e
fa
perciò
parte
del
reddito
agrario
senza
che
,
a
questo
riguardo
,
sia
fatta
distinzione
nelle
tabelle
tra
conduzione
con
o
senza
agenti
,
e
il
proprietario
,
il
quale
amministra
per
mezzo
di
agenti
,
è
colpito
di
nuovo
dall
'
imposta
sui
redditi
agrari
su
quel
reddito
per
cui
l
'
agente
paga
già
l
'
imposta
in
categoria
C
della
ricchezza
mobile
.
3
)
Il
reddito
di
direzione
dell
'
impresa
agraria
può
essere
goduto
dal
solo
proprietario
diretto
gerente
dell
'
impresa
,
nei
casi
di
conduzione
in
economia
o
a
mezzadria
;
ed
allora
è
tassato
coll
'
imposta
relativa
(
Ra
1
ed
Ra
3
)
;
od
è
in
parte
trasferito
dal
proprietario
al
suo
agente
;
ed
in
tal
caso
questi
paga
l
'
imposta
in
cat
.
C
della
imposta
di
ricchezza
mobile
e
quegli
,
a
norma
delle
tabelle
,
è
tassato
dall
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
alla
stessa
stregua
di
colui
che
amministra
da
sé
e
paga
quindi
nuovamente
sullo
stesso
reddito
l
'
imposta
(
Ra
1
ed
Ra
3
)
.
4
)
Il
reddito
misto
del
proprietario
coltivatore
in
economia
od
a
mezzadria
e
quello
del
mezzadro
sono
tassati
colla
speciale
imposta
sui
redditi
agrari
;
ma
quello
,
pur
misto
,
dell
'
affittuario
è
tassato
dalla
assai
più
dura
imposta
di
ricchezza
mobile
,
cat
.
B
sia
pure
ad
aliquota
,
per
particolare
favore
,
dimezzata
.
5
)
Il
reddito
di
lavoro
manuale
è
,
a
quando
a
quando
,
tassato
od
esente
;
e
quando
vien
tassato
,
la
tassazione
ha
luogo
a
saggi
differenti
.
La
tassazione
o
l
'
esenzione
dall
'
imposta
dei
redditi
del
lavoro
manuale
sembra
ubbidire
a
questo
criterio
:
tassare
i
redditi
di
lavoro
ottenuti
in
congiunzione
con
redditi
di
altra
natura
tassati
a
carico
della
stessa
persona
od
idealmente
collegabili
con
redditi
di
altre
persone
tassate
ed
esentare
i
redditi
di
lavoro
a
sé
stanti
.
Quindi
:
è
tassato
il
reddito
del
lavoro
manuale
prestato
dall
'
affittuario
,
dal
proprietario
coltivatore
diretto
e
dal
colono
,
perché
ritenuto
congiunto
con
quello
misto
goduto
dalle
stesse
persone
;
è
tassato
il
reddito
del
lavoro
manuale
della
moglie
e
dei
figli
conviventi
a
carico
dell
'
affittuario
,
del
proprietario
coltivatore
diretto
e
del
mezzadro
,
perché
collegabile
con
i
redditi
già
menzionati
goduti
dal
marito
e
padre
rispettivo
;
è
tassato
il
reddito
del
lavoro
manuale
prestato
dagli
altri
membri
(
diversi
dalla
moglie
e
dai
figli
)
della
famiglia
colonica
del
mezzadro
,
poiché
collegabile
con
i
redditi
tassati
al
nome
del
mezzadro
;
è
esente
il
reddito
del
lavoro
manuale
prestato
da
questi
altri
membri
della
famiglia
coltivatrice
nel
caso
degli
affittuari
e
dei
proprietari
coltivatori
diretti
,
reputandosi
per
essi
inesistente
il
vincolo
della
famiglia
colonica
;
è
esente
il
reddito
del
lavoro
manuale
prestato
da
braccianti
estranei
,
non
compresi
in
questa
definizione
di
famiglia
,
perché
non
collegabile
con
altri
redditi
tassati
.
Questa
parve
almeno
la
ragione
della
distinzione
tra
alcuni
redditi
tassati
ed
altri
esenti
,
perché
né
la
legge
,
né
il
regolamento
né
le
istruzioni
ministeriali
ne
dànno
ragione
.
A
completare
la
delineazione
dei
redditi
tassati
,
giova
ricordare
che
anche
le
dimensioni
della
famiglia
in
senso
stretto
o
proprio
e
della
famiglia
in
senso
largo
o
famiglia
colonica
obbediscono
al
concetto
della
ordinarietà
.
L
'
esame
delle
tabelle
ministeriali
persuade
invero
che
l
'
amministrazione
ha
calcolato
tariffe
di
reddito
diverse
per
proprietario
coltivatore
diretto
e
mezzadro
sull
'
ipotesi
di
una
media
consistenza
di
famiglia
propria
o
colonica
e
di
una
media
opportunità
o
necessità
di
ricorrere
all
'
aiuto
di
braccianti
estranei
.
PARTE
SECONDA
IL
PROBLEMA
TEORICO
Capitolo
primo
Analisi
dei
redditi
derivanti
dalla
terra
46
.
Qui
di
seguito
si
userà
una
terminologia
la
quale
si
uniformi
,
entro
i
limiti
imposti
dalla
tradizione
scientifica
,
a
quella
comunemente
usata
nella
nostra
legislazione
fondiaria
.
Chiamando
perciò
:
Po
(
prodotto
ordinario
)
il
ricavo
medio
in
un
numero
ragionevole
di
anni
del
prodotto
naturale
che
si
ottiene
dalla
terra
considerata
in
uno
stato
di
ordinaria
e
duratura
coltivazione
secondo
gli
usi
e
le
consuetudini
locali
;
Pmo
(
maggior
prodotto
ordinario
)
il
maggior
ricavo
che
oltre
Po
si
può
ottenere
in
conseguenza
di
una
prima
manipolazione
necessaria
per
renderlo
commerciale
secondo
gli
usi
locali
;
R
il
sovraprodotto
il
quale
,
depurato
dei
suoi
costi
di
produzione
,
si
riduce
alla
«
rendita
»
che
si
può
ottenere
dalla
terra
coltivata
,
sia
pure
osservando
le
regole
apprese
dagli
avi
,
con
abilità
o
diligenza
eccedenti
l
'
ordinario
,
ovvero
applicando
metodi
tecnici
ed
economici
perfezionati
oltre
le
consuetudini
locali
,
od
ancora
giovandosi
di
congiunture
eccezionalmente
favorevoli
di
prezzi
e
di
mercati
;
H
le
«
pseudo
rendite
»
che
derivano
da
coltivazioni
di
rapina
,
variazioni
apparenti
monetarie
,
vincoli
legali
e
simili
;
V
il
valore
economico
dei
vantaggi
psicologici
derivanti
dal
possesso
terriero
;
e
considerando
che
Po
e
Pmo
nella
media
di
un
numero
di
anni
sufficiente
allo
scopo
di
stabilire
il
prodotto
medio
normale
del
fondo
hanno
sempre
un
valore
positivo
,
mentre
R
ed
H
possono
avere
,
oltreché
valori
positivi
,
anche
valori
negativi
per
straordinaria
trascuranza
o
metodi
cattivi
di
coltivazione
o
congiunture
eccezionalmente
sfavorevoli
e
V
ha
sempre
,
quando
esiste
,
valore
positivo
,
ricaviamo
per
il
prodotto
totale
della
terra
P
la
seguente
equazione
:
(
1
)
P
=
Po
+
Pmo
±
(
R
+
H
)
+
V
47
.
Decomponendo
ora
Po
nei
suoi
elementi
,
chiamiamo
:
c
i
costi
che
non
si
risolvono
in
remunerazioni
delle
classi
agricole
considerate
ai
fini
della
tassazione
terriera
:
semenze
,
concimi
chimici
,
rimedi
cuprici
e
diversi
,
consumo
attrezzi
e
macchine
agrarie
,
ecc
.
;
r
t
la
«
rendita
»
,
o
canone
di
fitto
del
fattore
«
terra
»
considerata
nello
stato
in
cui
in
concreto
mediamente
si
troverebbe
se
si
facesse
astrazione
dai
capitali
di
miglioria
;
r
c
la
«
quasi
rendita
»
o
canone
di
fitto
dei
capitali
di
miglioria
(
costruzioni
rustiche
,
strade
d
'
accesso
,
piantagioni
,
canali
irrigatori
,
opere
di
bonifica
,
ecc
.
)
stabilmente
investiti
ed
incorporati
nella
terra
;
i
l
'
interesse
corrente
dei
capitali
mobili
investiti
nella
coltivazione
:
scorte
vive
e
morte
e
capitale
d
'
anticipazione
di
semenze
,
concimi
,
ecc
.
;
s
d
il
salario
o
remunerazione
corrente
del
lavoro
di
amministrazione
dominicale
diretto
a
conservare
il
fondo
rustico
e
ad
assicurarne
la
coltivazione
secondo
gli
usi
e
le
consuetudini
locali
;
s
il
salario
o
remunerazione
corrente
del
lavoro
dell
'
imprenditore
agricolo
rivolto
a
dirigere
ed
organizzare
i
fattori
dell
'
impresa
agricola
;
s
m
il
salario
corrente
dei
lavoratori
manuali
del
fondo
;
Dobbiamo
porre
:
(
2
)
Po
=
c
+
r
t
+
r
c
+
i
+
s
d
+
s
i
+
s
m
La
terminologia
adottata
è
quella
che
più
si
avvicina
all
'
uso
corrente
;
e
non
ha
per
iscopo
di
risolvere
problemi
diversi
da
quelli
che
qui
ci
interessano
.
Così
sarebbe
forse
stato
opportuno
attribuire
ad
r
t
ed
r
c
il
significato
di
«
frutto
»
o
«
reddito
»
rispettivamente
dei
fattori
«
terra
»
e
«
capitali
di
miglioria
»
;
ma
furono
preferite
le
parole
«
rendita
»
e
«
quasi
rendita
»
perché
«
rendita
»
è
vocabolo
il
quale
sembra
avere
con
la
terra
attinenza
più
diretta
del
«
reddito
»
che
è
vocabolo
genericamente
usato
per
ogni
specie
di
remunerazione
di
un
qualunque
fattore
produttivo
,
e
per
la
maggiore
attinenza
con
la
terra
fu
largamente
usato
nella
dottrina
e
nelle
leggi
relative
al
catasto
;
e
perché
occorreva
usare
per
la
remunerazione
dei
capitoli
di
miglioria
un
vocabolo
che
non
si
discostasse
troppo
da
quello
usato
per
la
remunerazione
del
fattore
terra
nella
quale
quei
capitali
sono
stabilmente
incorporati
.
Né
si
poteva
usare
«
frutto
»
perché
questo
vocabolo
conviene
più
al
prodotto
totale
del
fondo
che
ad
una
parte
sola
di
esso
.
L
'
uso
dei
vocaboli
«
rendita
»
e
«
quasi
rendita
»
ha
il
vizio
di
rievocare
discussioni
note
nella
scienza
economica
e
di
lasciar
supporre
che
si
dia
alla
«
rendita
»
caratteri
residuale
o
gratuito
in
confronto
alle
remunerazioni
degli
altri
fattori
produttivi
.
Il
vizio
si
elimina
dichiarando
che
le
due
parole
«
rendita
»
e
«
quasi
rendita
»
sono
qui
usate
nel
mero
significato
che
sopra
ad
esse
convenzionalmente
si
è
attribuito
.
Significato
che
si
volle
accentuare
aggiungendo
a
quelle
due
parole
l
'
indicazione
del
sinonimo
«
canone
di
fitto
»
,
che
è
sinonimo
perfetto
quando
si
faccia
l
'
ipotesi
che
il
canone
sia
depurato
delle
spese
spettanti
al
proprietario
e
l
'
imprenditore
sia
quello
ordinario
il
quale
affitti
disgiuntamente
i
fattori
produttivi
terra
e
capitali
di
miglioria
,
capitali
mobili
,
lavoro
di
amministrazione
,
lavoro
di
se
stesso
e
lavoro
degli
operai
manuali
e
ad
ognuno
di
essi
paghi
il
proprio
compenso
.
Ma
poiché
l
'
ipotesi
è
alquanto
astratta
,
si
preferì
usare
il
vocabolo
alternativo
«
canone
di
fitto
»
solo
ad
affermar
meglio
che
parlandosi
di
rendite
e
quasi
rendite
,
non
si
vuole
far
cenno
dei
concetti
astratti
proprii
degli
economisti
,
ma
di
quelli
concreti
noti
nella
pratica
agraria
.
Similmente
,
allo
scopo
di
non
usare
vocaboli
diversi
da
quelli
più
comuni
,
colla
denominazione
di
«
salario
»
si
intende
non
solo
la
remunerazione
corrente
dei
lavoratori
manuali
,
ma
anche
quella
degli
amministratori
(
fattori
,
agenti
,
segretari
)
e
degli
imprenditori
agricoli
(
variamente
incarnati
a
volta
a
volta
nei
fittaiuoli
,
proprietari
conduttori
diretti
,
mezzadri
e
simili
)
.
Poiché
costoro
,
vivendo
in
un
ambiente
di
ordinarietà
,
compiono
lavori
normali
,
con
abilità
e
diligenza
ordinarie
,
non
si
vede
perché
il
loro
compenso
meriti
di
essere
qualificato
altrimenti
che
col
vocabolo
,
del
resto
nobilissimo
,
che
si
usa
per
il
lavoro
manuale
.
Nessuno
di
questi
fattori
può
mancare
all
'
uguaglianza
,
poiché
altrimenti
la
produzione
non
potrebbe
aver
luogo
;
e
non
fa
d
'
uopo
aggiungerne
alcuno
,
perché
in
condizioni
di
ordinaria
coltivazione
,
secondo
gli
usi
e
le
consuetudini
locali
,
non
esiste
la
possibilità
di
una
remunerazione
i
,
s
d
,
s
i
ed
s
m
la
quale
ecceda
i
compensi
correnti
per
tal
sorta
di
impieghi
di
capitale
e
di
lavoro
.
Se
il
compenso
fosse
maggiore
o
minore
,
non
ci
troveremmo
in
una
situazione
di
«
ordinarietà
»
ed
usciremmo
perciò
dall
'
ipotesi
fatta
.
Anche
r
t
ed
r
c
sono
quantità
determinate
in
funzione
dell
'
ipotesi
di
un
impiego
ordinario
,
da
buon
padre
di
famiglia
,
dei
fattori
produttivi
esistenti
.
La
terra
di
cui
si
parla
non
è
la
terra
quale
sarebbe
in
un
mitico
stato
naturale
,
ma
quale
è
di
fatto
,
separandosi
solo
mentalmente
il
suo
valore
in
due
parti
:
quello
totale
,
meno
il
valore
delle
migliorie
ed
è
il
capitale
che
dà
luogo
alla
quasi
rendita
.
La
rendita
della
terra
(
r
t
)
e
la
quasi
rendita
dei
capitali
incorporati
nella
terra
(
r
c
)
sarebbero
maggiori
o
minori
se
i
metodi
di
coltivazione
fossero
specialmente
diligenti
o
trascurati
,
progrediti
od
antiquati
.
Ma
,
fatta
l
'
ipotesi
di
una
coltivazione
ordinaria
,
le
quantità
r
t
ed
r
c
sono
perfettamente
determinate
.
Esse
sono
,
inoltre
,
in
stretta
interdipendenza
con
certe
quantità
i
,
s
d
,
s
,
s
m
e
c
.
Se
non
si
impiega
capitale
o
lavoro
in
quella
data
misura
,
r
t
od
r
c
,
non
si
ottengono
o
si
ottengono
in
misura
differente
.
Di
qui
segue
che
non
è
concepibile
il
proprietario
«
puro
»
e
neppure
il
coltivatore
«
puro
»
.
Il
proprietario
,
deve
vegliare
,
personalmente
o
per
mezzo
dei
suoi
agenti
(
cfr
.
§
23
)
a
che
la
terra
sia
dal
coltivatore
usufruita
in
modo
da
garantirgli
la
continuità
del
suo
reddito
dominicale
;
ed
il
coltivatore
non
ha
dal
canto
suo
convenienza
ad
impiegare
capitale
e
lavoro
se
la
terra
non
è
in
grado
di
riceverne
convenienti
dosi
.
Perciò
la
valutazione
dei
redditi
dominicali
è
assurda
ove
avvenga
disgiuntamente
,
con
diversità
di
tempi
e
di
modi
,
da
quella
dei
redditi
agrari
e
viceversa
.
48
.
In
aggiunta
a
Po
,
il
coltivatore
buon
padre
di
famiglia
ottiene
spesso
un
maggior
ricavo
Pmo
,
dovendo
egli
per
necessità
tecnologiche
o
commerciali
,
effettuare
una
prima
manipolazione
dei
suoi
prodotti
,
trasformando
l
'
uva
in
vino
,
le
ulive
in
olio
,
l
'
albero
in
tronchi
grossolanamente
segati
e
squadrati
.
A
formare
Pmo
non
entrano
più
i
fattori
terra
e
capitali
stabilmente
incorporati
in
essa
.
Tutto
il
maggior
ricavo
si
risolve
in
mc
,
costi
(
consumo
di
strumenti
,
edifici
o
materie
prime
necessari
per
la
manipolazione
)
,
mi
interessi
di
capitali
mobili
(
botti
,
torchi
,
frantoi
,
capitali
anticipazioni
salari
)
,
ms
i
,
salari
del
lavoro
di
direzione
dell
'
impresa
,
ed
ms
m
,
salari
del
lavoro
manuale
necessario
all
'
uopo
.
Possiamo
perciò
porre
:
(
3
)
Pmo
=
mc
+
mi
+
ms
i
+
ms
m
rispetto
alla
quale
uguaglianza
si
può
ripetere
che
l
'
esistenza
di
tutti
i
fattori
indicati
è
necessaria
e
sufficiente
nell
'
ipotesi
di
una
coltivazione
ordinaria
.
49
.
Ma
noi
dobbiamo
anche
far
l
'
ipotesi
di
una
coltivazione
la
quale
si
svolga
fuori
dei
limiti
dell
'
ordinarietà
,
sì
che
l
'
imprenditore
agricolo
ottenga
sovraredditi
o
«
rendite
»
.
Possono
usarsi
metodi
culturali
nuovi
o
più
perfezionati
,
adottarsi
nuove
culture
,
introdursi
piantagioni
diverse
dalle
consuete
.
Può
l
'
imprenditore
essere
specialmente
esperto
nell
'
acquisto
dei
fattori
produttivi
e
nella
loro
organizzazione
;
e
può
giovarsi
di
variazioni
di
prezzi
più
favorevoli
di
quelli
di
cui
si
tenne
conto
nel
calcolare
,
nel
lasso
di
tempo
sufficiente
,
il
prezzo
medio
.
Possono
i
mercati
allargarsi
in
modo
subitamente
propizio
,
al
di
là
delle
favorevoli
previsioni
considerate
.
In
tutti
questi
casi
l
'
imprenditore
otterrà
un
sovrareddito
o
rendita
,
che
è
di
natura
affatto
diversa
dalla
rendita
o
quasi
rendita
(
r
t
ed
r
c
)
che
sopra
si
vide
essere
ottenuta
in
condizioni
di
coltivazione
ordinaria
.
Le
qualità
agronomiche
del
terreno
,
la
sua
posizione
,
la
sua
vicinanza
al
mercato
sono
rimaste
invariate
;
ma
quegli
imprenditori
,
i
quali
le
sanno
utilizzare
meglio
di
quanto
faccia
la
media
dei
loro
colleghi
ovvero
godono
di
sbocchi
o
prezzi
particolarmente
favorevoli
,
ottengono
sovraredditi
.
Ed
ottengono
invece
sottoredditi
o
rendite
negative
coloro
i
quali
non
arrivano
alla
media
attitudine
osservata
dalla
località
o
sono
colpiti
da
congiunture
di
prezzi
o
mercati
eccezionalmente
sfavorevoli
.
Le
specie
delle
rendite
positive
o
negative
sono
infinite
e
vana
sarebbe
la
pretesa
di
un
elenco
compiuto
.
La
sola
distinzione
generale
possibile
pare
sia
quella
fra
le
rendite
prevalentemente
derivanti
dai
fattori
«
personali
»
della
capacità
organizzatrice
e
tecnica
dell
'
imprenditore
(
r
p
)
e
quelle
derivanti
da
fattori
esterni
(
r
e
)
all
'
imprenditore
,
come
le
eccezionali
variazioni
di
prezzi
o
di
mercati
.
Laonde
si
può
mettere
:
(
4
)
R
=
r
p
+
r
e
L
'
equazione
(
4
)
è
stata
formulata
in
modo
abbreviato
,
allo
scopo
di
mettere
in
evidenza
soltanto
i
fattori
peculiari
di
sovrareddito
,
interessanti
ai
fini
della
tassazione
.
In
verità
farebbe
d
'
uopo
tener
conto
che
R
non
è
un
reddito
netto
;
ma
è
lordo
degli
interessi
,
salari
e
costi
diversi
necessari
a
produrlo
.
E
l
'
equazione
dovrebbe
essere
scritta
così
:
(
5
)
R
=
(
r
p
+
r
e
)
+
(
n
c
+
n
+
ns
i
+
ns
m
)
dove
n
qualifica
i
costi
vari
(
n
c
)
,
gli
interessi
di
capitali
(
n
)
ed
i
salari
di
intrapresa
(
ns
i
)
e
manuali
(
ns
m
)
necessari
ad
ottenere
r
p
ed
r
e
.
Diversamente
che
in
(
2
)
,
non
occorre
spendere
salari
di
direzione
dominicale
(
s
d
)
,
perché
al
domino
basta
spendere
salari
di
questa
natura
entro
i
limiti
dell
'
ordinario
prodotto
.
Il
coltivatore
diligente
,
che
ottiene
sovraredditi
,
migliora
per
definizione
il
fondo
;
ed
una
spesa
ulteriore
di
sorveglianza
sarebbe
perciò
superflua
.
La
equazione
(
5
)
,
sebbene
più
compiuta
della
(
4
)
non
esige
particolare
illustrazione
,
poiché
ni
,
ns
,
ns
m
ed
nc
non
differiscono
in
se
stessi
dalle
analoghe
rimunerazioni
di
(
2
)
e
(
3
)
;
e
se
meritano
particolar
trattamento
tributario
,
esso
è
la
conseguenza
di
quello
che
spetta
alle
rendite
r
p
ed
r
e
,
che
sono
i
valori
caratteristici
in
questa
equazione
.
50
.
Fatta
sempre
l
'
ipotesi
di
non
ordinarietà
della
coltivazione
,
nel
prodotto
«
totale
»
possono
comprendersi
altresì
«
pseudo
-
rendite
»
.
Chiamo
con
questo
vocabolo
quegli
incassi
che
l
'
imprenditore
può
ottenere
danneggiando
in
primo
luogo
il
fondo
con
una
coltivazione
di
rapina
(
raub
bau
)
.
La
ragione
del
fattore
s
d
del
prodotto
ordinario
(
Po
)
del
fondo
,
sta
appunto
nell
'
impedire
i
metodi
di
rapina
.
Il
proprietario
paga
ad
un
agente
o
a
se
stesso
un
salario
per
vietare
che
il
coltivatore
depauperi
il
terreno
con
una
successione
di
culture
depauperatrici
di
azoto
o
di
fosforo
,
o
asporti
le
piante
innanzi
al
momento
della
maturazione
economica
o
con
una
potatura
artificiosa
acceleri
la
produzione
dell
'
anno
a
scapito
delle
produzioni
avvenire
.
Ma
nonostante
ogni
diligenza
,
può
darsi
che
una
coltivazione
di
rapina
venga
a
crescere
in
un
anno
o
diminuire
in
un
altro
il
prodotto
normale
.
In
secondo
luogo
può
darsi
che
l
'
inflazione
monetaria
venga
ad
aumentare
il
ricavo
monetario
apparente
ed
una
legislazione
vincolistica
dei
fitti
o
dei
contratti
agrari
cresca
il
guadagno
dell
'
imprenditore
.
In
questo
secondo
caso
non
si
tratta
di
aumento
o
diminuzione
effettiva
del
prodotto
totale
,
ma
di
una
distribuzione
diversa
del
medesimo
prodotto
,
crescendo
i
valori
di
i
(
interesse
dei
capitali
mobiliari
,
crescente
in
tempi
di
prezzi
crescenti
)
ed
s
(
salario
del
lavoro
d
'
intrapresa
)
a
scapito
sovrattutto
di
r
t
ed
r
c
ossia
dalle
rendite
dominicali
.
Ma
giova
tenerne
conto
a
questo
punto
,
sia
perché
ai
fini
tributari
è
grandemente
utile
essere
avvertiti
da
un
qualche
segno
trattarsi
di
variazioni
momentanee
(
raub
bau
)
od
apparenti
(
inflazione
monetaria
)
di
reddito
,
sia
perché
le
variazioni
nella
distribuzione
del
prodotto
esercitano
per
lo
più
una
efficacia
secondaria
sulla
quantità
della
produzione
,
che
esse
possono
momentaneamente
incoraggiare
o
deprimere
.
Perciò
chiamando
h
r
il
frutto
positivo
o
negativo
della
coltivazione
di
rapina
,
h
m
il
risultato
delle
variazioni
monetarie
,
h
v
quello
dei
regimi
vincolistici
ed
h
n
l
'
eventuale
risultato
di
altri
consimili
fattori
artificiosi
,
possiamo
porre
:
(
6
)
H
=
h
r
+
h
m
+
h
v
+
h
n
Dove
h
v
non
fa
doppio
con
r
e
e
cioè
coi
sovraredditi
o
rendite
derivanti
da
fattori
esterni
come
le
eccezionali
variazioni
di
prezzi
e
di
mercati
del
paragrafo
precedente
,
sotto
cui
si
compresero
tutte
le
variazioni
all
'
infuori
di
quelle
da
inflazione
monetaria
.
La
distinzione
non
è
sempre
netta
,
ma
in
concreto
pare
lo
sia
abbastanza
da
legittimare
una
distinta
nomenclatura
.
51
.
Oltre
al
prodotto
economico
,
la
terra
produce
anche
vantaggi
(
V
)
non
consistenti
in
frutti
propriamente
detti
distaccantisi
dal
terreno
:
il
piacere
fisico
del
possesso
,
che
consiste
nel
camminar
sopra
il
fondo
,
nel
contemplarlo
,
nel
toccarne
le
piante
e
vederle
crescere
;
la
gioia
del
lavoro
che
consiste
nel
non
lavorare
ad
ore
fisse
,
sempre
uguali
in
tutti
i
giorni
dell
'
anno
,
ma
ad
ondate
,
con
momenti
di
ansia
e
di
intensità
grandissime
e
lunghi
intervalli
di
ozio
e
consiste
altresì
nel
lavorare
per
uno
scopo
,
che
è
di
riempire
il
granaio
di
frumento
dorato
e
sonante
,
la
cantina
di
vino
,
dal
bel
colore
,
largitore
di
letizia
;
il
piacere
psicologico
,
che
sta
nell
'
immaginazione
del
miglioramento
futuro
del
fondo
,
nell
'
assaporamento
dell
'
invidia
provata
dal
vicino
o
dall
'
amico
a
cui
l
'
acquisto
proprio
negò
il
soddisfacimento
dell
'
uguale
desiderio
;
il
piacere
sociale
,
di
preminenza
sulla
gente
priva
di
terra
,
di
ossequio
da
parte
dei
minori
proprietari
o
dei
clienti
;
il
piacere
famigliare
di
sapere
i
figli
forniti
di
un
mezzo
di
esistenza
,
di
uno
strumento
di
lavoro
indipendente
dalla
buona
grazia
altrui
ed
assicuratore
contro
i
rischi
di
disoccupazione
;
sicché
il
genitore
si
lusinga
che
la
sorte
della
famiglia
sia
sicura
,
perché
legata
ad
una
casa
e
ad
una
terra
in
cui
vivrà
per
qualche
generazione
il
ricordo
di
lui
,
quasi
fondatore
di
una
dinastia
entro
certi
limiti
sovrana
;
il
piacere
politico
,
che
è
di
acquistare
clientela
nel
paese
per
conseguire
cariche
pubbliche
.
Tutto
ciò
si
paga
,
perché
ha
valore
;
epperciò
di
questi
vantaggi
,
che
si
potrebbero
dire
psicologici
,
del
possesso
terriero
si
ha
ragione
di
discorrere
sovratutto
nel
trattato
della
«
capitalizzazione
»
dei
redditi
fondiari
e
dei
criteri
di
stima
dei
valori
della
terra
;
perché
con
essi
massimamente
si
spiegano
le
frequenti
capitalizzazioni
della
terra
a
saggi
di
interesse
inferiori
,
talvolta
d
'
assai
,
al
saggio
corrente
per
impieghi
d
'
uguale
natura
.
Ai
fini
della
presente
memoria
,
dove
non
si
disserta
di
imposte
patrimoniali
,
ma
di
imposte
sui
redditi
,
potrebbe
porsi
il
quesito
,
se
anche
i
«
vantaggi
»
siano
opportuno
oggetto
di
imposta
.
Perciò
se
ne
fece
menzione
.
52
.
Nel
prodotto
della
terra
non
occorre
considerare
i
ricavi
«
delle
industrie
agrarie
,
come
l
'
armentizia
,
la
serica
,
quella
della
produzione
del
carbone
,
dell
'
olio
,
del
vino
...
in
quanto
eccedano
i
prodotti
del
fondo
»
che
sono
contemplati
dall
'
art
.
50
del
regolamento
3
novembre
1894
n
.
493
per
l
'
applicazione
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
quei
ricavi
che
una
istruzione
ministeriale
chiama
redditi
delle
«
industrie
di
trasformazione
dei
prodotti
agricoli
,
quali
,
ad
esempio
,
i
mulini
che
trasformano
in
farina
il
grano
,
le
distillerie
di
alcool
tratto
dal
vino
,
dalle
uve
e
dai
cereali
,
ed
altre
industrie
simili
,
che
,
pure
esercitate
sui
prodotti
del
fondo
,
non
hanno
a
che
vedere
con
ciò
che
rientra
nell
'
orbita
della
pura
industria
agricola
in
quanto
vanno
oltre
l
'
esercizio
dell
'
industria
stessa
»
.
Quando
il
prodotto
naturale
,
o
assoggettato
ad
una
prima
manipolazione
è
commerciabile
,
è
terminato
il
compito
dell
'
impresa
agricola
propriamente
detta
che
qui
si
considera
;
e
si
entra
nel
campo
dell
'
impresa
industriale
.
Sono
talvolta
stretti
i
legami
fra
le
due
specie
di
imprese
e
non
di
rado
si
fondono
in
una
sola
;
ma
fa
qui
duopo
precisare
un
punto
che
separi
l
'
una
dall
'
altra
ai
fini
tributari
.
Si
osservi
che
nel
novero
delle
industrie
di
trasformazione
industriale
sottratte
alla
indagine
presente
non
vanno
comprese
le
coltivazioni
«
nuove
»
o
«
speciali
»
o
condotte
con
capitali
straordinari
,
come
ad
esempio
i
frutteti
intensivi
,
i
campi
a
tabacco
,
gli
orti
,
i
terreni
destinati
a
fiori
e
simili
,
anche
se
presentano
spiccatissimi
i
caratteri
della
eccezionale
industriosità
agricola
o
della
applicazione
insolita
di
capitali
.
È
questo
il
caso
specifico
delle
coltivazioni
,
le
quali
,
sinché
non
si
siano
generalizzate
e
perciò
divenute
in
date
località
ordinarie
,
dànno
luogo
a
«
rendita
»
(
r
p
)
,
oltre
l
'
ordinario
prodotto
;
ma
trattasi
pur
sempre
di
coltivazioni
aventi
natura
prettamente
agricola
.
53
.
Per
l
'
impresa
marginale
,
la
quale
si
svolge
di
fatto
entro
i
limiti
dell
'
ordinarietà
,
l
'
equazione
(
1
)
si
riduce
alla
(
7
)
P
=
Po
+
Pmo
Mancano
i
fattori
di
R
(
rendita
)
,
perché
l
'
imprenditore
ordinario
non
adotta
metodi
culturali
diversi
da
quelli
consuetudinari
e
locali
,
non
gode
se
non
dell
'
abilità
comune
di
direzione
e
di
organizzazione
,
non
intraprende
culture
speciali
nuove
e
non
si
giova
di
prezzi
o
mercati
eccezionali
.
Si
chiama
imprenditore
ordinario
anche
quegli
che
coltiva
terreni
«
non
marginali
»
,
ossia
dotati
di
fertilità
o
posizione
migliori
di
quelle
dell
'
ultimo
terreno
conveniente
a
coltivarsi
;
perché
egli
paga
per
ottenere
l
'
uso
di
quei
terreni
una
rendita
e
quasi
rendita
(
fitto
)
superiore
a
quella
che
pagherebbe
per
altri
terreni
meno
felicemente
situati
;
e
rendite
(
r
t
)
e
quasi
rendite
(
r
c
)
entrano
a
costituire
il
prodotto
ordinario
(
Po
)
del
fondo
.
L
'
imprenditore
ordinario
non
gode
di
rendita
personale
(
r
p
)
o
di
congiuntura
(
r
e
)
esterne
,
perché
nella
media
di
un
sufficiente
periodo
di
anni
egli
è
capace
appena
di
compensare
se
stesso
od
i
suoi
agenti
con
«
salari
»
sufficienti
a
compensare
una
abilità
ordinaria
di
conservatori
della
proprietà
(
s
d
)
o
di
direttori
dell
'
impresa
rustica
(
s
i
)
.
L
'
imprenditore
ordinario
non
fa
né
guadagni
né
perdite
,
intendendosi
per
guadagni
o
perdite
le
eccedenze
oltre
e
le
deficienze
al
disotto
del
salario
ordinario
spettante
al
lavoro
da
lui
prestato
per
la
direzione
e
l
'
organizzazione
dell
'
impresa
.
Non
esiste
cioè
un
«
profitto
agrario
»
,
il
quale
nell
'
ipotesi
di
ordinarietà
non
possa
risolversi
in
una
delle
remunerazioni
che
furono
elencate
sopra
:
i
ed
mi
,
interesse
del
capitale
mobiliare
impiegato
nella
coltivazione
del
fondo
o
nella
prima
manipolazione
dei
prodotti
naturali
;
s
d
salario
di
conservazione
della
proprietà
;
s
ed
ms
i
,
salario
di
direzione
ed
organizzazione
dell
'
impresa
rustica
,
prima
manipolazione
inclusa
.
Per
ottenere
un
'
eccedenza
,
fa
d
'
uopo
uscire
dall
'
ipotesi
di
ordinarietà
,
e
supporre
un
imprenditore
capace
di
organizzare
l
'
impresa
in
guisa
da
ottenere
rendite
(
r
p
ed
r
e
)
.
Nell
'
ipotesi
fatta
,
non
esistono
nemmeno
pseudo
-
rendite
(
H
)
.
L
'
imprenditore
marginale
non
ha
modo
di
esercitare
culture
di
rapina
,
perché
lo
vieta
la
sorveglianza
del
proprietario
,
intento
a
serbare
integro
il
valore
della
sua
proprietà
(
perciò
egli
paga
s
d
)
;
né
usufruisce
di
vincoli
legali
,
in
quanto
mancherebbe
la
condizione
della
concorrenza
tra
imprenditori
e
della
libera
trasferibilità
dei
capitali
da
un
'
impresa
all
'
altra
.
Delle
pseudo
rendite
monetarie
non
occorre
parlare
essendo
apparenti
.
54
.
La
ripartizione
economica
del
prodotto
totale
in
quote
corrispondenti
ai
fattori
economici
della
produzione
(
terra
,
capitali
incorporati
,
capitali
mobili
,
lavori
di
direzione
e
di
conservazione
,
lavoro
manuale
)
non
coincide
con
la
ripartizione
di
essa
tra
le
classi
sociali
di
fatto
esistenti
.
Le
categorie
create
per
comodo
di
studio
dagli
economisti
non
hanno
esatta
corrispondenza
nelle
classi
sociali
agricole
.
Difficilmente
si
trova
il
proprietario
puro
,
il
quale
non
serbi
per
sé
tutto
o
parte
del
lavoro
di
direzione
della
proprietà
;
spesso
il
proprietario
è
anche
il
conduttore
e
in
moltissimi
casi
il
lavoratore
manuale
.
Nelle
zone
di
grande
proprietà
,
come
ad
esempio
nella
bassa
Lombardia
irrigua
,
si
ha
il
massimo
frazionamento
delle
figure
economiche
:
il
proprietario
che
percepisce
la
rendita
terriera
e
la
quasi
rendita
dei
capitali
fissi
(
r
t
ed
r
c
)
;
il
suo
agente
che
è
remunerato
con
un
salario
dominicale
s
d
;
il
fittaiuolo
che
gode
l
'
interesse
dei
capitali
mobili
e
il
compenso
del
lavoro
di
impresa
(
i
ed
s
i
)
ed
infine
i
lavoratori
manuali
,
obbligati
od
avventizi
,
a
salario
fisso
(
s
m
)
.
Nelle
zone
tipiche
della
mezzadria
pura
(
Toscana
,
Marche
,
Umbria
)
il
proprietario
fornisce
anche
metà
del
capitale
mobile
e
quindi
gode
della
metà
di
i
;
l
'
agente
invece
di
fruire
del
solo
salario
dominicale
(
s
d
)
gode
anche
di
parte
del
salario
d
'
intrapresa
(
s
i
)
,
l
'
altra
parte
spettando
al
mezzadro
.
Al
fittaiuolo
si
sostituisce
il
mezzadro
,
il
quale
non
percepisce
tutto
l
'
interesse
del
capitale
mobile
e
il
salario
del
lavoro
d
'
intrapresa
,
parte
di
questi
spettando
invece
al
proprietario
ed
al
suo
agente
,
in
proporzione
delle
contribuzioni
rispettive
alla
formazione
delle
scorte
vive
e
morte
ed
al
lavoro
di
intrapresa
;
ma
il
mezzadro
gode
del
salario
(
s
m
)
dell
'
opera
sua
manuale
,
mentre
il
resto
dei
salari
pagati
dal
fondo
va
principalmente
a
beneficio
della
sua
famiglia
colonica
,
impiegata
nel
fondo
.
In
regime
di
concorrenza
,
le
remunerazioni
si
equivalgono
,
sebbene
riscosse
sotto
nomi
ed
in
frazioni
differenti
.
Il
canone
percepito
dal
proprietario
in
regime
di
affitto
equivale
alla
porzione
dominicale
del
prodotto
spettantegli
in
regime
di
mezzadria
,
meno
l
'
interesse
sulla
sua
quota
del
capitale
scorte
ed
anticipazioni
,
che
egli
impiega
in
caso
di
mezzadria
e
non
impiega
in
caso
di
fitto
.
La
quota
mezzadrile
,
dedotti
i
salari
spettanti
al
mezzadro
ed
alla
famiglia
colonica
,
ed
aggiunte
la
metà
di
i
e
parte
di
s
,
equivale
ad
i
+
s
ossia
al
reddito
del
fittaiuolo
.
Ma
il
fittaiuolo
può
anche
lavorare
,
lui
e
la
famiglia
,
il
fondo
manualmente
e
godere
delle
rispettive
remunerazioni
;
ed
i
contratti
di
colonia
hanno
mille
figure
diverse
nelle
varie
regioni
d
'
Italia
e
sono
spesso
misti
di
affitto
e
di
mezzadria
.
Ed
è
noto
che
vi
sono
in
Italia
milioni
di
proprietari
coltivatori
,
i
quali
sono
nel
tempo
stesso
proprietari
,
direttori
dominicali
,
direttori
d
'
impresa
,
lavoratori
manuali
e
,
dedotti
i
costi
vivi
,
godono
di
tutto
il
prodotto
del
fondo
come
di
remunerazione
propria
netta
.
Ancora
:
la
famiglia
talvolta
non
partecipa
alla
produzione
,
perché
il
solo
capo
famiglia
è
proprietario
o
dirigente
o
fittaiuolo
;
tal
'
altra
vi
partecipa
con
il
lavoro
della
moglie
e
dei
figli
minori
ed
ancora
con
la
famiglia
colonica
,
più
ampia
della
famiglia
in
senso
stretto
.
55
.
Accade
altresì
che
l
'
impresa
rustica
sia
talora
accessoria
ad
occupazioni
industriali
o
commerciali
esercitate
dal
capo
famiglia
o
da
taluni
membri
di
essa
:
sicché
il
prodotto
della
terra
appena
equivale
ad
una
parte
del
salario
manuale
che
il
coltivatore
otterrebbe
se
lavorasse
per
mercede
alla
dipendenza
altrui
.
Trattasi
di
terreni
sub
marginali
,
i
quali
sarebbero
abbandonati
,
se
il
coltivatore
pretendesse
di
ricavarne
il
rimborso
dei
costi
vivi
,
degli
interessi
normali
sui
capitali
circolanti
e
dei
salari
di
direzione
e
di
coltivazione
.
Ma
i
costi
vivi
e
gli
interessi
si
riducono
a
zero
,
utilizzandosi
i
rifiuti
della
economia
domestica
ed
attrezzi
di
costo
trascurabile
e
da
tempo
ammortizzato
;
ma
i
salari
si
ragguagliano
a
quelli
minimi
che
possono
assegnarsi
a
vecchi
ed
a
donne
o
ragazzi
che
altrimenti
rimarrebbero
in
ozio
.
La
diminuzione
delle
remunerazioni
economiche
al
disotto
del
normale
è
per
lo
più
spiegata
dall
'
esistenza
di
vantaggi
psicologici
(
cfr
.
sopra
§
51
)
.
Il
proprietario
continua
ad
impiegare
stabilmente
capitali
di
miglioria
,
sebbene
egli
sappia
che
la
terra
non
gli
dà
rendita
(
r
t
)
e
che
i
capitali
di
miglioria
saranno
remunerati
con
una
quasi
rendita
(
r
c
)
inferiore
all
'
interesse
che
altrimenti
potrebbe
ricevere
da
essi
.
Il
coltivatore
si
contenta
di
interessi
(
i
)
e
di
salari
di
direzione
(
s
d
)
o
di
intrapresa
(
s
i
)
inferiori
a
quelli
correnti
.
Persino
il
salario
del
lavoro
manuale
è
parziale
o
parassitario
.
Se
ciò
accade
in
luoghi
dove
è
diffusa
la
proprietà
coltivatrice
,
ed
è
il
caso
più
frequente
,
possiamo
dire
che
le
remunerazioni
maggiormente
colpite
sono
la
rendita
e
la
quasi
rendita
.
Ma
talvolta
anche
i
fittaiuoli
si
contentano
di
un
profitto
(
i
+
s
i
)
minore
di
quello
corrente
,
pur
di
non
esser
espulsi
dal
fondo
;
e
così
può
accadere
per
i
mezzadri
.
I
periodi
di
crisi
agraria
sono
caratteristici
per
tal
rispetto
,
stentando
talvolta
i
canoni
di
fitto
a
discendere
al
livello
che
sarebbe
dettato
dai
prezzi
e
talvolta
scendendo
a
livelli
inferiori
,
a
cagione
dell
'
ansia
dei
proprietari
di
non
lasciarsi
sfuggire
fittaiuoli
capaci
,
solvibili
ed
onesti
.
L
'
equazione
della
(
7
)
si
trasforma
nella
(
8
)
P
=
v
(
Po
+
Pmo
)
+
V
dove
v
è
un
coefficiente
di
riduzione
,
a
cui
gli
interessati
si
rassegnano
in
vista
dell
'
aggiunta
di
V
.
Quale
sia
dei
fattori
componenti
di
Po
e
di
Pmo
quello
su
cui
la
riduzione
opera
o
se
siano
parecchi
,
può
desumersi
soltanto
dallo
studio
particolare
delle
singole
economie
agricole
.
Capitolo
secondo
La
scelta
della
base
imponibile
56
.
La
tassazione
dei
redditi
terrieri
può
farsi
in
tre
maniere
principali
:
per
classi
sociali
,
per
impresa
o
per
categorie
economiche
.
Avviene
«
per
classi
sociali
»
,
quando
l
'
imposta
colpisce
il
proprietario
,
il
fittuario
,
il
mezzadro
,
il
coltivatore
ad
economia
,
il
coltivatore
diretto
,
il
partecipante
,
l
'
obbligato
fisso
,
il
bracciante
giornaliero
.
Opera
«
per
impresa
»
,
quando
l
'
imposta
cade
sull
'
imprenditore
agricolo
e
lascia
a
lui
la
cura
di
ripartirne
l
'
ammontare
tra
i
diversi
partecipanti
al
prodotto
totale
.
Si
fa
«
per
categorie
economiche
»
,
quando
l
'
imposta
colpisce
la
rendita
del
fondo
,
la
quasi
rendita
dei
capitali
fissi
,
l
'
interesse
del
capitale
circolante
,
i
salari
di
direzione
dominicale
o
d
'
impresa
,
i
salari
del
lavoro
manuale
.
Ognuna
di
queste
maniere
ha
vantaggi
e
dà
luogo
ad
inconvenienti
,
che
qui
si
vogliono
esaminare
.
57
.
La
maniera
di
tassazione
per
«
classi
sociali
»
può
essere
considerata
la
prima
nell
'
ordine
cronologico
dei
sistemi
di
tassazione
sui
redditi
netti
.
Lo
fu
tuttavia
,
non
perché
deliberatamente
si
siano
voluti
in
modo
distinto
tassare
i
redditi
per
classi
sociali
,
sibbene
perché
,
al
tempo
della
istituzione
delle
varie
imposte
,
alcune
classi
sociali
si
identificavano
abbastanza
bene
con
le
principali
categorie
economiche
allora
configurabili
.
Al
tempo
del
censimento
milanese
,
l
'
imposta
fondiaria
colpì
i
proprietari
,
quali
percettori
di
rendite
,
quasi
rendite
ed
interessi
delle
poche
scorte
vive
e
morte
usate
per
la
coltivazione
e
l
'
imposta
colonica
tassò
i
coloni
quali
coltivatori
manuali
del
fondo
.
Quando
,
nel
1864
,
si
istituì
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
sui
fittaioli
,
si
volle
in
essi
colpire
i
percettori
di
sovraredditi
(
R
)
eccedenti
l
'
ordinario
prodotto
ottenuto
con
capitali
ed
abilità
eccezionali
.
Più
recentemente
(
1923
)
,
quando
si
colpirono
i
redditi
agrari
dei
proprietari
coltivatori
a
mezzadria
e
dei
mezzadri
,
più
che
ai
redditi
di
distinte
classi
sociali
si
pose
mente
a
certi
redditi
(
i
,
s
i
e
s
m
)
ottenuti
,
in
proporzioni
variabili
,
da
quelle
classi
.
La
tassazione
per
classi
sociali
fu
dunque
un
mezzo
empirico
adottato
dal
legislatore
per
tassare
distintamente
i
redditi
di
talune
categorie
economiche
:
non
i
proprietari
,
ma
le
rendite
e
quasi
rendite
fondiarie
,
non
gli
affittuari
,
ma
i
sovraredditi
agricoli
,
non
i
proprietari
coltivatori
od
i
mezzadri
,
ma
i
profitti
agricoli
,
ossia
il
frutto
della
combinazione
,
secondo
lo
schema
caro
alla
legge
d
'
imposta
mobiliare
,
del
capitale
e
del
lavoro
:
(
i
+
s
+
s
m
)
.
58
.
È
tratto
peculiare
dei
sistemi
empirici
di
essere
una
approssimazione
indiretta
ed
imperfetta
dei
sistemi
razionali
,
tanto
indiretta
ed
imperfetta
che
per
lo
più
i
risultati
ottenuti
sono
affatto
diversi
da
quelli
ordinati
dal
legislatore
.
La
sola
branca
delle
imposte
terriere
che
si
sia
salvata
dal
rimprovero
è
quella
fondiaria
:
poiché
essa
volle
colpire
le
rendite
e
quasi
rendite
e
sostanzialmente
si
restringe
,
nonostante
qualche
occasionale
deviazione
,
entro
i
confini
prestabiliti
.
Ma
l
'
imposta
colonica
divenne
,
dopo
il
1864
,
una
mera
addizionale
all
'
imposta
fondiaria
,
pagata
da
certi
proprietari
,
senza
riguardo
ai
redditi
effettivi
dei
coloni
;
ed
a
giusta
ragione
oggi
è
obliterata
.
Ma
l
'
imposta
mobiliare
sui
fittaiuoli
,
già
si
vide
sopra
(
paragr
.
35
)
che
cosa
fosse
divenuta
nel
1885
quando
l
'
on
.
Cagnola
lamentava
che
essa
colpisse
non
i
sovraredditi
effettivi
,
ma
un
presunto
reddito
normale
ordinario
che
l
'
affittuario
«
doveva
»
ricavare
ogni
anno
in
ragione
della
superficie
coltivata
,
delle
scorte
possedute
,
del
canone
di
fitto
pagato
al
proprietario
.
Tale
essa
rimane
anche
oggi
,
sicché
può
dirsi
che
essa
colpisca
i
,
s
i
ed
in
parte
s
m
,
ma
lasci
esente
R
ossia
il
profitto
differenziale
dell
'
imprenditore
agricolo
che
doveva
essere
,
nell
'
intenzione
del
legislatore
,
il
peculiare
obbietto
suo
.
Come
la
vecchia
imposta
di
ricchezza
mobile
non
riuscì
a
tassare
R
,
così
non
sembra
meglio
fortunato
il
nuovo
balzello
.
Il
regolamento
,
le
istruzioni
,
le
tabelle
,
le
annotazioni
,
la
pratica
seguita
dai
funzionari
tassatori
e
dalle
commissioni
:
tutto
concorre
a
dimostrare
che
quel
che
si
colpì
di
fatto
non
fu
il
sovrareddito
differenziale
,
ma
il
reddito
normale
,
calcolato
per
medie
e
per
confronti
e
per
criteri
generali
,
ossia
nuovamente
una
combinazione
,
mutevole
da
classe
a
classe
,
di
i
,
s
i
ed
s
m
.
Fu
molto
bene
,
come
sarà
dimostrato
in
seguito
,
che
sia
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
per
gli
affittuari
sia
l
'
imposta
sui
redditi
agrari
per
le
altre
classi
agricole
siano
state
condotte
dall
'
esperienza
a
colpire
i
redditi
normali
invece
dei
sovraredditi
o
rendite
;
ma
la
loro
natura
originaria
di
imposte
volte
a
percuotere
redditi
di
«
classi
»
sociali
più
che
di
«
categorie
»
economiche
ha
prodotto
alcuni
effetti
non
commendevoli
.
59
.
Innanzitutto
,
poiché
si
volevano
colpire
affittuari
,
proprietari
coltivatori
in
economia
,
o
,
come
si
esprimono
le
tabelle
,
a
bracciantato
,
proprietari
coltivatori
diretti
,
proprietari
con
fondi
a
mezzadria
e
mezzadri
,
il
legislatore
fu
tratto
alle
disuguaglianze
di
trattamento
che
sopra
furono
già
descritte
:
a
)
rispetto
all
'
aliquota
,
la
quale
è
più
grave
per
gli
affittuari
e
per
i
dirigenti
salariati
(
fattori
,
campari
ecc
.
)
che
per
le
altri
classi
sociali
agricole
;
b
)
rispetto
al
campo
di
tassazione
;
ristretto
nel
caso
del
proprietario
conduttore
ad
economia
con
bracciantato
ed
a
mezzadria
,
per
il
quale
si
suppone
che
tutto
il
lavoro
manuale
di
coltivazione
sia
prestato
da
braccianti
estranei
e
per
conseguenza
l
'
imposta
colpisce
soltanto
,
in
tutto
per
il
conduttore
ad
economia
e
in
parte
per
il
conduttore
a
mezzadria
,
l
'
interesse
delle
scorte
(
i
)
ed
il
salario
del
lavoro
di
direzione
dell
'
impresa
(
s
i
)
;
maggiore
per
il
fittaiolo
,
per
cui
la
tassazione
può
(
non
deve
,
potendosi
nelle
grandi
affittanze
escludere
che
un
lavoro
manuale
sia
prestato
dal
fittaiolo
e
dalla
sua
famiglia
)
estendersi
inoltre
al
salario
(
s
m
)
del
lavoro
manuale
prestato
da
lui
,
dalla
moglie
e
dai
figli
occupati
nell
'
azienda
ed
al
cui
mantenimento
egli
sia
obbligato
;
maggiore
del
pari
per
il
proprietario
coltivatore
diretto
;
e
,
finalmente
massimo
per
il
mezzadro
sino
a
colpire
altresì
il
salario
del
lavoro
manuale
prestato
dagli
altri
membri
della
famiglia
colonica
.
Chiamasi
per
l
'
appunto
tassazione
«
per
classi
sociali
»
quella
ordinata
nelle
due
imposte
di
ricchezza
mobile
e
sui
redditi
agrari
,
non
perché
tale
denominazione
sia
usata
nella
legge
,
la
quale
anzi
in
apparenza
si
inspira
a
principî
di
uguaglianza
di
trattamento
,
ma
perché
tale
sua
indole
risulta
chiarissima
dalla
diversità
dell
'
oggetto
dell
'
imposta
nei
differenti
casi
.
60
.
Varie
sono
le
conseguenze
derivanti
dalla
diversità
dell
'
oggetto
colpito
:
la
prima
delle
quali
è
che
lo
stesso
reddito
,
salario
del
lavoro
manuale
,
viene
tassato
nei
casi
nei
quali
il
lavoro
sia
prestato
dal
capo
dell
'
azienda
o
da
suoi
familiari
,
nelle
diverse
accezioni
,
giuridica
od
economica
,
del
vocabolo
di
famiglia
,
e
rimane
esente
invece
dall
'
imposta
quando
sia
prestato
da
estranei
:
offesa
al
canone
dell
'
uguaglianza
tributaria
.
61
.
La
seconda
è
l
'
incentivo
per
tal
modo
dato
alla
frode
fiscale
,
essendo
ovvio
l
'
interesse
del
fittaiolo
di
apparire
immune
,
lui
e
la
famiglia
,
dalla
lebbra
del
lavoro
manuale
,
del
proprietario
coltivatore
a
farsi
ritenere
piuttosto
coltivatore
ad
economia
che
diretto
,
e
del
mezzadro
a
parere
invece
lavoratore
obbligato
ad
anno
;
ed
essendo
ovvia
la
tendenza
opposta
del
funzionario
finanziario
a
negare
le
detrazioni
,
supposte
sempre
frodolente
,
anche
laddove
esse
sono
conformi
a
realtà
:
offesa
al
canone
della
certezza
dell
'
imposta
.
62
.
La
terza
è
l
'
incentivo
effettivamente
fornito
,
nei
casi
marginali
,
a
passare
dal
tipo
di
conduzione
più
tassato
a
quello
meno
tassato
.
Conviene
di
più
,
a
parità
di
ogni
altra
condizione
,
la
coltivazione
ad
economia
con
bracciantato
di
quella
diretta
,
perché
si
risparmia
l
'
imposta
sul
salario
del
lavoro
manuale
;
e
per
tal
modo
si
dà
,
entro
i
limiti
modesti
del
peso
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
l
'
ultimo
tratto
alla
risoluzione
dei
dubbi
in
cui
qualche
proprietario
si
trova
,
se
far
seguire
ai
figli
qualche
mestiere
cittadino
piuttostoché
il
rude
lavoro
dei
campi
.
Conviene
di
più
la
coltivazione
ad
economia
,
con
braccianti
obbligati
ad
anno
,
piuttostoché
là
coltivazione
a
mezzadria
,
perché
la
somma
delle
imposte
che
proprietario
e
mezzadro
pagano
nel
secondo
caso
è
maggiore
dell
'
imposta
che
il
solo
proprietario
paga
nel
primo
caso
;
e
così
si
dà
un
colpo
al
sistema
della
partecipazione
nelle
campagne
.
Né
vale
il
dire
che
il
reddito
del
proprietario
coltivatore
diretto
o
del
mezzadro
sia
più
sicuro
di
quello
del
bracciante
agricolo
o
dell
'
operaio
cittadino
;
poiché
questa
,
se
è
ragione
valida
per
tassare
con
aliquote
meno
aspre
i
redditi
meno
sicuri
-
-
che
è
criterio
pacifico
di
differenziazione
-
-
,
non
giustifica
la
esenzione
e
sovratutto
lascia
insoluto
il
quesito
:
quale
tra
le
due
specie
di
reddito
è
meno
sicura
?
Il
quesito
pare
debba
risolversi
guardando
non
alle
opinioni
arbitrarie
dei
dottori
e
dei
legislatori
,
bensì
alla
scelta
che
le
due
classi
interessate
fanno
tra
le
varie
specie
di
reddito
.
Quasi
mai
accade
in
verità
che
un
cittadino
si
trasformi
in
contadino
;
mentre
è
grave
la
lagnanza
contro
la
propensione
dei
contadini
ad
inurbarsi
.
Il
che
dipende
da
molte
cause
;
ma
,
se
s
'
interrogano
i
contadini
medesimi
,
è
frequente
,
insistentissima
fra
tutte
,
la
risposta
che
essi
vanno
in
cerca
di
un
salario
sicuro
,
periodico
,
in
cifra
fissa
,
su
cui
non
geli
o
piova
o
grandini
o
si
abbatta
la
stretta
di
caldo
o
la
peronospora
od
altro
malanno
consueto
nella
campagna
.
Opinione
che
,
essendo
seguita
dal
fatto
,
annulla
le
escogitazioni
dei
dottori
intorno
alla
felicità
del
vivere
agreste
.
Dunque
l
'
imposta
,
favorendo
una
mutazione
di
metodi
culturali
,
che
altrimenti
non
si
sarebbe
avverata
con
uguale
frequenza
,
aggiunge
a
se
stessa
il
costo
di
una
scelta
economicamente
meno
feconda
tra
i
metodi
di
conduzione
terriera
:
offesa
al
noto
canone
,
pur
smithiano
,
per
cui
i
tributi
debbono
essere
ordinati
in
modo
che
il
costo
di
esazione
sia
il
minimo
ossia
che
al
costo
del
tributo
pagato
all
'
erario
non
si
aggiungano
falsi
costi
accessori
derivanti
dalla
mala
sua
organizzazione
.
I
danni
della
incertezza
e
della
differenzialità
dall
'
imposta
sono
attenuati
soltanto
dal
lieve
peso
delle
aliquote
ripetutamente
ridotte
.
A
che
vale
un
tributo
il
quale
,
per
non
nuocere
,
è
costretto
ad
annullare
se
stesso
?
63
.
Così
grande
è
la
diversità
dei
metodi
di
conduzione
nelle
diverse
regioni
agricole
italiane
che
pare
vano
il
tentativo
di
volere
adeguare
tutte
le
figure
di
classi
sociali
agricole
da
noi
esistenti
ad
alcune
poche
fondamentali
.
Le
tabelle
governative
contemplano
un
solo
contratto
di
partecipazione
:
la
mezzadria
pura
,
in
cui
il
proprietario
conferisce
metà
dei
capitali
circolanti
e
l
'
opera
di
direzione
,
il
mezzadro
l
'
altra
metà
dei
capitali
medesimi
e
l
'
opera
manuale
ed
i
prodotti
si
dividono
per
esatta
metà
.
I
redditi
imponibili
delle
tabelle
furono
calcolati
su
questa
base
e
,
ove
siano
stati
esattamente
accertati
,
possono
essere
considerati
equi
entro
i
limiti
della
fatta
ipotesi
.
Ma
se
l
'
ipotesi
di
fatto
muta
,
la
distribuzione
dell
'
imposta
diventa
iniqua
.
Se
il
capitale
è
tutto
del
proprietario
o
tutto
del
mezzadro
e
se
,
per
conseguenza
,
i
prodotti
della
stalla
od
altri
spettano
soltanto
all
'
uno
od
all
'
altro
o
sono
divisi
altrimenti
che
per
metà
,
le
tabelle
avrebbero
dovuto
essere
variate
.
Il
che
in
concreto
non
accade
quasi
mai
.
Come
furono
tassati
i
coloni
terziari
od
i
semplici
partecipanti
a
qualche
prodotto
?
Il
sistema
della
tassazione
per
«
classi
sociali
»
inevitabilmente
pone
problemi
quasi
insolubili
.
64
.
Dà
luogo
a
confronti
odiosi
tra
redditi
uguali
.
Vivono
in
zone
agrarie
vicine
l
'
uno
accanto
all
'
altro
contratti
di
fitto
e
di
mezzadria
,
in
cui
il
canone
di
fitto
pagato
per
il
primo
fondo
è
uguale
alla
media
della
quota
padronale
nel
secondo
caso
,
depurati
amendue
delle
spese
attinenti
al
domino
del
fondo
.
Si
usa
il
primo
contratto
per
fondi
di
pianura
a
cereali
ed
a
prati
;
si
usa
il
secondo
per
fondi
collinosi
a
vigna
o
ad
altre
culture
arboree
.
Il
proprietario
non
contribuisce
né
all
'
uno
né
all
'
altro
caso
con
capitali
scorte
ed
anticipazioni
;
e
in
amendue
presta
o
fa
prestare
il
lavoro
di
vigilanza
sulla
coltivazione
che
è
richiesto
per
la
conservazione
della
proprietà
(
s
d
)
.
Nel
secondo
caso
,
il
proprietario
ha
scelto
la
conduzione
a
mezzadria
,
non
perché
sia
più
redditizia
del
metodo
del
fitto
,
ma
perché
questo
sarebbe
troppo
pericoloso
per
lui
.
Si
applica
l
'
avvertenza
citata
sopra
(
§
3
)
di
Pompeo
Neri
,
quando
insegna
agli
stimatori
che
«
il
prodotto
della
rendita
non
debba
uguagliarsi
rigorosamente
all
'
affitto
in
denaro
»
;
ché
,
se
il
proprietario
affittasse
,
il
fittaiolo
potrebbe
ben
pagare
100
quando
la
rendita
dominicale
è
solo
60
,
perché
egli
si
ripromette
di
sfruttare
le
viti
e
le
piante
fruttifere
nei
pochi
anni
di
sua
conduzione
(
H
da
cultura
di
rapina
)
.
Quindi
il
proprietario
è
costretto
a
scegliere
la
mezzadria
per
assicurare
la
conservazione
del
fondo
,
ma
,
non
volendo
correre
tutte
le
alee
della
conduzione
,
affitta
al
mezzadro
,
per
lo
più
ad
un
canone
nominale
,
inferiore
a
quello
corrente
,
la
superficie
a
prato
,
rinunciando
agli
utili
della
stalla
.
Tuttavia
,
sebbene
la
quota
padronale
sia
in
media
uguale
al
canone
di
fitto
«
normale
»
che
egli
percepirebbe
,
se
potesse
scegliere
un
diverso
metodo
non
rapinatore
di
conduzione
,
ed
eguale
al
fitto
che
i
proprietari
di
zone
vicine
di
pianura
riscuotono
a
parità
di
capitale
impiegato
,
egli
è
colpito
,
mentre
il
vicino
è
esente
dall
'
imposta
sui
profitti
agrari
.
La
tassazione
«
per
classi
sociali
»
ha
invero
configurato
il
proprietario
che
affitta
quale
persona
«
passiva
»
nel
processo
produttivo
e
quindi
non
tassabile
,
mentre
il
proprietario
che
dà
a
mezzadria
è
persona
«
attiva
»
,
procacciatrice
di
profitti
tassabili
.
65
.
Il
sistema
dà
inoltre
occasione
a
confondere
il
reddito
normale
derivante
dalla
produzione
ottenuta
in
condizioni
ordinarie
di
cultura
(
Po
e
Pmo
)
con
i
sovraredditi
eccezionali
(
R
)
o
con
le
pseudo
-
rendite
da
rapina
o
da
vincoli
legali
o
da
variazioni
monetarie
(
H
)
,
e
persino
con
i
vantaggi
(
V
)
morali
,
famigliari
,
sociali
,
politici
attinenti
al
possesso
ed
al
godimento
della
terra
.
Toccasi
qui
un
punto
intorno
a
cui
è
impossibile
fornire
dimostrazioni
precise
,
essendo
rimasti
ignoti
i
procedimenti
seguiti
nella
formazione
delle
tabelle
governative
per
i
redditi
agrari
.
Ma
vi
sono
alcuni
indizi
,
i
quali
mettono
in
rilievo
il
pericolo
di
cadere
nei
vizi
ora
detti
e
la
necessità
di
seguire
un
metodo
che
ce
ne
tenga
lontani
.
Antica
era
invero
la
richiesta
di
assoggettare
i
redditi
agrari
all
'
imposta
;
ma
,
nonostante
i
precedenti
del
1864
e
del
1885
e
le
ripetute
proposte
concretate
finalmente
nel
disegno
di
legge
Meda
,
essa
non
avrebbe
forse
trovato
ascolto
,
se
non
fosse
sopravvenuta
la
guerra
a
concedere
profitti
,
che
parvero
cospicui
,
ai
proprietari
coltivatori
ed
ai
mezzadri
.
Parvero
cospicui
sovratutto
facendo
il
confronto
tra
il
fittaiuolo
,
colpito
dall
'
imposta
sui
sopraprofitti
di
guerra
,
e
le
altre
classi
agricole
,
esenti
.
Sia
aumentato
,
ad
ipotesi
,
durante
la
guerra
il
prodotto
netto
pel
fittaiolo
,
detratte
tutte
le
spese
,
ad
eccezione
del
canone
di
fitto
,
da
100
a
400
.
Prima
il
prodotto
netto
100
dividevasi
in
80
canone
al
proprietario
e
20
profitto
del
fittaiuolo
.
Dopo
,
rimanendo
invariato
il
canone
di
fitto
,
a
causa
delle
leggi
di
vincolo
o
dei
contratti
vigenti
,
in
80
,
il
profitto
del
fittaiuolo
crebbe
a
400
meno
80
ossia
a
320
.
Poiché
320
è
una
quantità
sedici
volte
superiore
a
20
,
fu
concluso
che
i
profitti
agricoli
fossero
aumentati
da
1
a
16
.
Non
si
può
escludere
del
tutto
,
nel
leggere
le
tabelle
governative
,
che
un
residuo
della
mentalità
bellica
non
fosse
vivo
ancora
,
sia
pure
in
misura
attenuata
,
in
coloro
che
ne
fissarono
le
cifre
,
non
di
rado
discordanti
con
quelle
che
vanno
oggi
d
'
altro
canto
determinandosi
per
le
rendite
dominicali
.
Il
pericolo
di
scambiare
H
per
una
parte
di
P
è
infatti
grave
.
Pure
essendo
il
reddito
netto
400
divisibile
per
«
categorie
»
economiche
in
:
320
reddito
dominicale
tassabile
con
l
'
imposta
fondiaria
ed
80
reddito
agrario
tassabile
con
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
(
o
con
la
nuova
sui
redditi
agrari
)
,
di
fatto
il
fittaiuolo
o
coltivatore
si
appropria
,
a
causa
dei
vincoli
e
delle
convenzioni
,
240
delle
320
unità
di
reddito
dominicale
e
le
aggrega
alle
80
,
che
sono
vero
reddito
agrario
.
Quelle
240
sono
una
pseudo
rendita
(
h
v
)
transitoriamente
spettante
al
coltivatore
,
invece
che
una
rendita
(
r
t
)
od
una
quasi
rendita
(
r
c
)
spettante
al
proprietario
;
e
l
'
imposta
mobiliare
può
colpirle
in
quanto
il
metodo
di
tassazione
«
per
classi
sociali
»
induce
il
funzionario
tassatore
a
considerare
come
un
'
ingiustizia
che
le
240
siano
esenti
,
benché
percepite
dal
coltivatore
,
solo
perché
l
'
analisi
economica
le
dichiara
appartenenti
ad
una
categoria
economica
(
reddito
dominicale
)
già
tassata
da
un
'
altra
imposta
.
66
.
Ove
anche
si
faccia
astrazione
dai
vincoli
legali
,
la
tassazione
«
per
classi
»
pecca
non
di
rado
contro
il
principio
della
contemporaneità
delle
valutazioni
.
Non
è
necessario
che
le
lustrazioni
dell
'
imponibile
dei
proprietari
terrieri
avvengano
contemporaneamente
a
quelle
dell
'
imponibile
dei
coltivatori
,
fittaiuoli
,
mezzadri
.
Le
une
erano
o
avrebbero
dovuto
essere
trentennali
;
le
altre
seguono
le
variazioni
più
frequenti
dei
redditi
mobiliari
.
Finché
la
moneta
è
stabile
,
gli
errori
possono
non
essere
gravissimi
.
Non
così
quando
la
moneta
del
paese
muta
nel
tempo
di
pregio
.
È
accaduto
in
Italia
che
,
fermo
rimanendo
il
reddito
imponibile
fondiario
ad
80
,
l
'
aliquota
dell
'
imposta
dovesse
essere
spinta
al
100
per
cento
e
più
,
il
che
equivaleva
a
quadruplicare
l
'
imponibile
fondiario
a
320
,
mantenendo
ferma
l
'
aliquota
al
25
per
cento
.
Nel
frattempo
,
poiché
formalmente
l
'
imponibile
fondiario
rimaneva
invariato
ad
80
lire
,
poté
accadere
che
la
differenza
tra
80
e
320
fosse
in
parte
considerata
reddito
del
coltivatore
agricolo
e
tassata
con
l
'
imposta
mobiliare
;
sicché
questa
,
la
quale
vorrebbe
colpire
redditi
«
normali
»
può
essere
tratta
a
colpire
per
la
seconda
volta
quel
medesimo
reddito
che
già
,
attraverso
l
'
aumento
d
'
aliquota
,
era
stato
colpito
dalla
fondiaria
,
e
che
dovrà
ben
presto
,
dalla
lustrazione
catastale
,
essere
acquisito
anche
formalmente
alla
imposizione
fondiaria
.
67
.
Un
'
ultima
ragione
di
disuguaglianza
deve
ancora
essere
menzionata
rispetto
al
sistema
di
tassazione
per
classi
sociali
;
ed
è
il
pericolo
che
si
consideri
prodotto
ordinario
del
fondo
quello
che
invece
è
un
vantaggio
morale
o
familiare
o
sociale
o
politico
connesso
col
possesso
della
terra
.
Il
punto
di
partenza
del
ragionamento
è
corretto
:
per
qual
ragione
un
imprenditore
a
parità
di
superficie
,
di
cultura
e
di
qualità
dovrebbe
guadagnar
meno
di
un
altro
?
Da
questa
osservazione
discende
il
concetto
del
reddito
«
ordinario
»
dominicale
,
assunto
dai
catasti
e
di
quella
tassazione
per
categorie
economiche
,
che
più
sotto
,
si
dichiarerà
doversi
preferire
anche
per
i
redditi
agrari
.
La
terra
deve
pagare
cioè
,
a
parità
di
condizioni
agronomiche
ed
economiche
,
uguale
imposta
qualunque
sia
il
metodo
di
conduzione
,
siano
molti
o
pochi
i
membri
della
famiglia
,
sia
il
concetto
della
famiglia
colonica
più
ristretto
od
esteso
di
quella
della
famiglia
giuridica
.
Ma
nel
sistema
della
tassazione
per
classi
sociali
,
il
confronto
non
si
fa
obbiettivamente
fra
terreni
diversamente
produttivi
per
diverso
stato
di
fatto
nel
quale
si
trovano
,
astraendo
da
sovraredditi
,
pseudo
rendite
e
vantaggi
extra
economici
,
elementi
che
non
rientrano
nel
prodotto
ordinario
della
coltivazione
.
Esso
si
impernia
invece
sul
prodotto
ottenuto
dall
'
imprenditore
tipico
,
il
quale
è
capace
di
ottenere
un
prodotto
ordinario
.
Tutti
gli
altri
imprenditori
,
che
per
condizioni
obbiettive
di
terreno
e
subiettive
di
composizione
familiare
,
di
numero
di
braccia
gli
si
uguagliano
,
sono
reputati
avere
lo
stesso
reddito
,
anche
se
in
realtà
il
terreno
non
ne
è
capace
e
il
coltivatore
si
acconcia
al
minor
prodotto
in
vista
di
vantaggi
extra
economici
.
Col
sistema
della
tassazione
per
categorie
economiche
si
paga
solo
sul
prodotto
ordinario
(
Po
+
Pmo
)
;
con
quello
per
classi
sociali
può
accadere
che
si
paghi
inoltre
sui
vantaggi
(
Po
+
Pmo
+
V
)
.
Non
è
naturalmente
agevole
di
calcolare
il
peso
concreto
di
questa
possibilità
;
ma
,
pur
supponendolo
scarso
,
la
mera
possibilità
medesima
è
nuovo
argomento
a
pro
di
un
diverso
metodo
di
tassazione
.
68
.
La
seconda
maniera
di
tassazione
dei
redditi
terrieri
è
quella
«
per
impresa
»
,
per
cui
l
'
imposta
cade
sull
'
imprenditore
agricolo
e
lascia
a
lui
la
cura
di
ripartire
l
'
ammontare
tra
i
diversi
partecipanti
al
prodotto
agricolo
.
Questa
maniera
può
adottarsi
tanto
se
si
vogliono
colpire
solo
i
redditi
ordinari
(
contenuti
in
Po
e
Pmo
)
ovvero
ancora
le
rendite
ed
i
vantaggi
psicologici
(
R
,
H
,
e
V
)
.
La
tassazione
«
per
impresa
»
è
in
apparenza
semplice
,
poiché
un
solo
contribuente
risponde
dinnanzi
alla
finanza
;
si
fa
un
solo
accertamento
,
si
riducono
al
minimo
gli
attriti
di
esazione
.
Ma
tale
semplicità
si
ottiene
a
scapito
:
-
-
della
educazione
politica
e
tributaria
dei
contribuenti
,
poiché
,
con
la
figura
del
contribuente
esattore
coatto
dell
'
imposta
gravante
su
altri
,
il
proprietario
,
il
contadino
,
il
mezzadro
non
hanno
notizia
diretta
dell
'
imposta
che
su
di
essi
grava
,
non
ne
sentono
la
gravezza
e
quindi
non
sono
interessati
al
controllo
sulla
cosa
pubblica
.
Molte
imposte
e
cioè
quasi
tutte
quelle
sui
consumi
e
quelle
esatte
all
'
origine
hanno
cotal
vizio
.
Fu
lodato
il
legislatore
italiano
quando
cercò
di
ridurlo
facendo
obbligatoria
la
rivalsa
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
nella
categoria
C2
dei
redditi
da
stipendi
o
salari
.
Epperciò
pare
biasimevole
quel
metodo
di
tassazione
,
come
quello
per
impresa
,
al
quale
quel
vizio
è
connaturato
;
-
-
della
economicità
,
poiché
l
'
imposta
dovrebbe
seguire
le
vicende
variabili
delle
imprese
economiche
,
le
quali
cambiano
dimensioni
ad
ogni
compra
vendita
,
successione
,
variazione
di
famiglie
agricole
.
Già
ora
che
l
'
imposta
sui
redditi
agrari
è
congegnata
per
classi
sociali
,
la
variazione
sopravvenuta
da
un
anno
all
'
altro
nel
modo
di
conduzione
di
un
fondo
,
col
conseguente
passaggio
di
categoria
e
di
tariffa
,
per
es
.
,
da
coltivazione
diretta
a
quella
a
bracciantato
,
o
da
mezzadria
ad
affitto
,
dà
luogo
a
complicati
lavori
di
accertamenti
nuovi
e
di
rimborsi
.
Se
l
'
imposta
fosse
distribuita
«
per
imprese
»
,
ad
ogni
variazione
della
dimensione
e
della
qualità
dei
parecchi
milioni
di
imprese
agricole
esistenti
in
Italia
,
dovrebbe
aver
luogo
una
rivalutazione
del
reddito
.
Il
costo
sarebbe
altissimo
,
gli
errori
frequenti
;
il
malcontento
dei
contribuenti
grande
;
nullo
il
vantaggio
dell
'
amministrazione
;
-
-
della
equità
,
poiché
un
fattore
non
trascurabile
della
distribuzione
dell
'
imposta
è
il
luogo
su
cui
primamente
questa
è
assisa
.
Sia
100
l
'
imposta
pagata
dall
'
imprenditore
agricolo
(
fittaiuolo
,
mezzadro
,
o
proprietario
coltivatore
diretto
)
,
gravato
dal
carico
di
ripartirla
tra
se
stesso
,
il
proprietario
,
gli
agenti
a
stipendio
,
i
braccianti
giornalieri
.
E
sia
anche
100
la
somma
delle
imposte
che
,
adottando
una
delle
altre
tre
maniere
di
tassazione
distintamente
graverebbero
le
diverse
persone
partecipanti
alla
produzione
.
La
distribuzione
finale
dell
'
imposta
dovrebbe
,
in
teoria
pura
economica
,
essere
uguale
nei
due
casi
;
ma
non
è
,
perché
nel
passaggio
dal
contribuente
percosso
a
quello
inciso
si
debbono
superare
attriti
molteplici
,
i
quali
scemano
la
fluidità
del
movimento
.
Ad
impedire
il
danno
,
il
legislatore
può
attribuire
all
'
imprenditore
diritto
ed
anzi
far
obbligo
di
rivalsa
contro
gli
altri
partecipi
,
per
determinate
parti
aliquote
del
carico
totale
;
ma
se
le
parti
aliquote
debbono
essere
determinate
dalla
legge
,
se
si
vuole
escludere
ogni
sospetto
di
profitto
per
l
'
imprenditore
,
o
per
qualsiasi
altra
persona
(
proprietario
,
mezzadro
,
agente
)
alla
quale
fosse
affidato
il
compito
della
ripartizione
a
danno
degli
altri
partecipanti
al
prodotto
totale
,
il
metodo
si
risolve
nell
'
uno
o
nell
'
altro
dei
due
metodi
rivali
delle
classi
sociali
e
delle
categorie
economiche
.
A
che
pro
,
dunque
,
scegliere
proprio
quel
metodo
il
quale
impone
alla
finanza
il
duplice
compito
ed
ai
contribuenti
il
duplice
costo
della
attuazione
sua
e
quella
nel
tempo
stesso
di
un
altro
metodo
?
69
.
Rimane
da
esaminare
l
'
ultimo
metodo
di
tassazione
«
per
categorie
economiche
»
,
il
quale
si
attua
quando
l
'
imposta
colpisce
la
rendita
e
la
quasi
rendita
dominicale
,
l
'
interesse
del
capitale
scorte
ed
anticipazioni
,
i
salari
di
direzione
dominicale
o
d
'
impresa
,
i
salari
del
lavoro
manuale
e
simiglianti
quantità
economiche
astratte
,
senza
curarsi
delle
persone
e
delle
classi
sociali
tra
cui
i
redditi
medesimi
vanno
distribuiti
.
Consiste
il
metodo
in
ciò
che
non
si
ha
riguardo
alla
diversa
natura
dei
contratti
agrari
con
cui
si
conducono
i
fondi
rustici
.
Essendo
in
condizioni
«
normali
»
,
il
reddito
dominicale
,
quello
industriale
e
quelli
di
lavoro
uguali
,
sia
che
appartengano
ad
un
proprietario
coltivatore
in
economia
o
diretto
o
ad
un
fittaiuolo
o
ad
un
mezzadro
o
a
un
obbligato
fisso
o
bracciante
,
la
tassazione
dei
redditi
ordinari
(
che
fanno
parte
di
Po
ed
Pmo
)
può
aver
luogo
separatamente
da
quella
delle
rendite
(
R
)
,
pseudo
rendite
(
H
)
e
dei
vantaggi
extra
economici
(
V
)
.
Ciò
è
opportuno
sia
per
tassare
soltanto
quelle
tra
le
qualità
indicate
che
si
giudichi
opportuno
sottomettere
a
tassazione
,
sia
per
adattare
ad
ogni
tipo
di
reddito
la
maniera
più
conveniente
di
accertamento
e
di
tassazione
.
Ove
si
ritenga
corretto
tassare
soltanto
i
redditi
ordinari
,
è
possibile
,
con
questo
metodo
,
eliminare
l
'
involontario
equivoco
tra
essi
e
le
rendite
o
pseudo
rendite
o
vantaggi
.
Mentre
si
tassano
o
si
esentano
ugualmente
uguali
redditi
e
non
si
dà
perciò
alcun
premio
ad
una
maniera
speciale
di
conduzione
di
terreni
contro
le
altre
,
è
possibile
applicare
alle
diverse
categorie
di
reddito
il
trattamento
particolare
che
il
legislatore
reputi
opportuno
,
degradando
,
ad
esempio
,
dall
'
aliquota
massima
per
le
rendite
dominicali
e
le
quasi
rendite
ad
aliquote
via
via
minori
per
gli
interessi
di
capitale
,
ed
i
salari
di
direzione
dominicale
d
'
impresa
e
di
lavoro
manuale
.
70
.
A
questa
maniera
di
tassazione
si
può
muovere
il
rimprovero
di
essere
ordinata
per
categorie
astratte
e
non
per
persone
concrete
;
sulla
rendita
e
sulla
quasi
rendita
e
non
sul
proprietario
di
terreni
;
sul
salario
dominicale
e
non
sul
fattore
;
sul
salario
di
impresa
e
sul
salario
del
lavoro
manuale
e
non
sul
bracciante
.
C
'
è
qualche
forza
in
questo
rimprovero
;
ma
essa
è
tutta
contenuta
in
due
punti
,
che
fa
duopo
eliminare
preliminarmente
.
La
prima
è
la
tassazione
del
reddito
del
lavoro
manuale
.
È
grave
macchia
dell
'
imposta
mobiliare
italiana
di
avere
seguito
nella
tassazione
del
lavoro
manuale
criteri
incerti
e
contraddittori
.
Il
salario
del
lavoro
manuale
è
tassato
:
-
-
quando
esso
è
misto
col
compenso
del
lavoro
di
direzione
e
coll
'
interesse
del
capitale
impiegato
dall
'
industriale
e
dal
commerciante
(
cat
.
B
)
.
Di
qui
una
sperequazione
stridente
tra
le
piccole
imprese
,
a
cui
unicamente
tale
tassazione
si
applica
perché
il
titolare
,
la
moglie
ed
i
figli
prestano
l
'
opera
loro
nell
'
azienda
e
le
medie
e
grandi
imprese
,
in
cui
il
lavoro
manuale
è
riservato
a
salariati
avventizi
esenti
dall
'
imposta
;
-
-
quando
esso
è
riscosso
da
salariati
dipendenti
dallo
stato
,
dalle
provincie
,
dai
comuni
,
da
società
sovvenzionate
,
da
enti
pubblici
e
somiglianti
contribuenti
,
i
cui
redditi
comodamente
si
possono
accertare
,
laddove
gli
operai
e
manovali
non
legati
da
contratto
di
lavoro
stabile
ne
vanno
di
fatto
immuni
.
Tutto
ciò
è
incongruo
;
e
non
può
fornire
argomento
valido
per
importare
le
sperequazioni
vigenti
dal
campo
industriale
al
campo
agricolo
.
Il
problema
dell
'
imposizione
sui
salari
agricoli
deve
,
al
par
di
quello
sui
salari
industriali
,
essere
risoluto
armonicamente
ed
equamente
in
relazione
alla
speciale
natura
del
reddito
salario
rispetto
alla
periodicità
ed
ai
rischi
di
disoccupazione
,
malattia
,
infortuni
,
vecchiaia
,
ecc
.
ecc
.
Né
può
dirsi
,
come
già
fu
chiarito
sopra
,
che
il
salario
di
lavoro
manuale
acquisti
certezza
quando
esso
sia
misto
con
quello
di
interesse
di
capitale
e
di
salario
.
L
'
ipotesi
di
costanza
si
fa
per
i
redditi
dominicali
e
di
industria
sia
perché
i
soggetti
di
questi
redditi
sono
normalmente
capaci
di
compensare
gli
scarti
al
disotto
con
quelli
al
disopra
della
media
,
sia
perché
il
criterio
dell
'
ordinarietà
è
utilissimo
al
raggiungimento
di
fini
economici
.
Sarebbe
eccessiva
pretesa
chiedere
al
lavoratore
di
pagare
imposte
costanti
anche
in
tempo
di
disoccupazione
e
di
crisi
;
e
tal
pretesa
,
che
giova
verso
il
proprietario
e
l
'
imprenditore
agricolo
,
non
si
vede
quale
spinta
possa
dare
alla
produttività
del
lavoro
.
Nessuna
differenza
esiste
tra
salari
agricoli
e
salari
industriali
;
ché
entrambi
sono
soggetti
a
vicissitudini
stagionali
,
a
crisi
di
disoccupazione
e
tendono
ogni
giorno
più
a
diventare
intercomunicanti
tra
di
loro
.
La
localizzazione
di
molte
imprese
industriali
nelle
campagne
,
la
facilità
nelle
comunicazioni
,
la
diversità
delle
occupazioni
a
cui
attendono
i
membri
delle
stesse
famiglie
hanno
fatto
sì
che
siano
frequenti
i
casi
di
persone
che
or
attendono
a
lavori
agricoli
ed
ora
a
lavori
industriali
e
che
nelle
stesse
famiglie
siano
facili
i
confronti
tra
salari
dell
'
una
e
quelli
dell
'
altra
specie
.
Esiste
una
popolazione
marginale
,
la
quale
agevolmente
si
sposta
e
con
i
suoi
spostamenti
palesa
a
tutti
il
danno
delle
sperequazioni
tributarie
.
Questa
popolazione
si
sposta
altresì
da
tipo
a
tipo
di
lavoratore
agricolo
;
il
piccolo
proprietario
,
nei
momenti
lasciatigli
liberi
dalla
sua
minuscola
azienda
,
si
fa
bracciante
al
soldo
altrui
;
il
mezzadro
ritorna
ad
essere
obbligato
fisso
o
servitore
di
campagna
,
ove
non
si
collochi
in
un
fondo
condotto
a
mezzadria
;
il
piccolo
fittaiuolo
non
di
rado
lavora
qualche
giornata
a
salario
od
assume
terreni
a
partecipazione
.
Il
salario
di
intrapresa
(
s
i
)
è
connesso
coll
'
interesse
(
i
)
del
capitale
scorte
;
non
così
il
salario
del
lavoro
manuale
(
s
m
)
il
quale
,
quand
'
anche
sia
goduto
da
piccoli
proprietari
,
fittaiuoli
o
mezzadri
,
segue
le
sorti
incerte
proprie
della
sua
natura
.
Ragioni
di
opportunità
fiscale
e
di
giustizia
tributaria
impongono
dunque
che
i
salari
di
lavoro
manuale
siano
trattati
tutti
alla
medesima
stregua
,
senza
badare
alla
loro
natura
agricola
od
industriale
,
tutti
esenti
o
tutti
tassati
,
e
nel
caso
di
tassazione
,
si
adottino
metodi
adatti
al
particolare
tipo
di
reddito
considerato
.
Quale
possa
essere
questo
metodo
,
non
è
qui
il
luogo
di
dire
.
Tenuità
dell
'
aliquota
,
per
compensare
l
'
incidenza
grave
delle
imposte
sui
consumi
;
esazione
comoda
,
compiuta
col
ministero
dei
datori
di
lavoro
,
per
facilitare
gli
accertamenti
e
la
riscossione
,
ma
senza
anticipazione
da
parte
di
essi
,
per
non
eliminare
la
consapevolezza
del
pagamento
del
tributo
da
parte
dei
lavoratori
:
questi
paiono
essere
i
caposaldi
della
tassazione
dei
salari
.
Qui
basti
di
aver
chiarito
che
le
imposte
terriere
non
debbono
aver
nulla
a
che
fare
con
la
tassazione
dei
salari
agricoli
,
da
chiunque
goduti
.
71
.
Si
rimprovera
in
secondo
luogo
al
metodo
della
tassazione
per
categorie
economiche
che
esso
reca
offesa
al
principio
della
personalità
dell
'
imposta
.
La
tassazione
per
classi
sociali
consente
invero
che
il
contribuente
detragga
dal
proprio
reddito
gli
interessi
su
debiti
contratti
per
la
produzione
del
reddito
medesimo
ed
a
lui
siano
attribuite
esenzioni
o
minorazioni
d
'
aliquota
nei
casi
di
redditi
minimi
e
mediocri
.
Così
si
fa
per
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
sui
fittaiuoli
e
per
l
'
imposta
speciale
sui
redditi
agrari
.
Invece
l
'
imposta
sui
terreni
,
la
quale
è
«
per
categorie
economiche
»
e
colpisce
la
rendita
e
la
quasi
rendita
dei
terreni
,
senza
preoccuparsi
delle
persone
dei
proprietari
,
non
concede
detrazione
di
annualità
passive
,
né
esenzioni
o
minorazioni
d
'
imposta
.
Se
anche
l
'
imposta
su
s
d
e
s
i
fosse
repartita
per
categorie
economiche
dovrebbe
seguire
le
regole
rigide
dell
'
attuale
imposta
sui
terreni
.
L
'
osservazione
è
esatta
.
Ma
la
detrazione
degli
interessi
sui
debiti
attualmente
concessa
ai
fittaiuoli
,
ai
proprietari
coltivatori
ed
ai
mezzadri
è
scritta
sulla
carta
,
non
operante
nella
realtà
.
L
'
adozione
delle
tabelle
ha
impedito
che
si
tenesse
conto
,
ai
fini
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
delle
situazioni
particolari
,
le
quali
sole
rendono
possibile
la
detrazione
dei
debiti
.
Quando
il
reddito
tassato
è
quello
ordinario
,
corrente
,
come
constatare
il
rapporto
di
causa
ed
effetto
che
deve
intercedere
tra
il
mutuo
contratto
e
la
produzione
ottenuta
?
La
produzione
,
essendo
ordinaria
,
resta
invariata
,
sia
che
un
capitale
assunto
a
mutuo
di
fatto
sia
stato
o
non
impiegato
.
A
che
pro
impacciarsi
di
debiti
produttivi
?
Poiché
il
mutuo
deve
inoltre
risultare
da
atto
scritto
e
si
deve
conoscere
il
nome
e
il
domicilio
del
creditore
nel
regno
,
allo
scopo
di
tassare
a
suo
carico
l
'
annualità
attiva
,
chiaro
è
come
rarissimi
,
limitati
a
qualche
mutuo
concesso
da
enti
esercitanti
il
credito
agrario
a
contribuenti
tassati
in
base
al
reddito
effettivo
agrario
risultante
da
bilanci
,
debbono
essere
stati
i
casi
di
effettuata
detrazione
di
interessi
sui
debiti
.
Ugualmente
appaiono
scritte
sulla
carta
le
esenzioni
e
minorazioni
d
'
imposta
per
redditi
minimi
.
Si
pensi
che
esenti
dall
'
imposta
sui
redditi
agrari
furono
soltanto
i
redditi
non
superiori
a
lire
535
all
'
anno
e
tali
furono
presunti
tutti
quei
redditi
i
quali
derivavano
da
fondi
assoggettati
ad
un
tributo
fondiario
erariale
principale
non
superiore
a
lire
dieci
.
Cifre
,
nella
odierna
svalutazione
monetaria
,
impalpabili
e
che
rimarrebbero
tali
anche
se
esse
fossero
moltiplicate
per
quattro
o
sei
volte
;
perché
corrispondenti
appena
a
quello
che
è
il
salario
corrente
del
bracciante
agricolo
.
Colui
il
quale
gode
di
tali
redditi
è
nulla
più
che
un
bracciante
e
sarà
avvantaggiato
nel
miglior
modo
quando
a
lui
si
faccia
quel
trattamento
particolare
che
deve
essere
riservato
in
genere
ai
salariati
manuali
.
Non
dovrebbe
essere
difficile
escogitare
all
'
uopo
spedienti
grazie
ai
quali
fossero
eliminate
dai
ruoli
delle
imposte
sugli
interessi
delle
scorte
(
i
)
e
sui
salari
di
direzione
(
s
d
)
e
d
'
impresa
(
s
)
tutte
le
quote
non
superiori
ad
un
minimo
stabilito
.
Si
gioverebbe
così
nel
tempo
stesso
agli
uffici
tributari
,
esonerandoli
del
carico
di
un
lavoro
defatigante
e
produttivo
di
centesimi
ed
ai
contribuenti
,
i
quali
a
ben
poco
od
a
quasi
nulla
rinuncerebbero
quando
perdessero
gli
illusori
benefici
della
personalità
.
72
.
I
benefici
stessi
sono
ben
poca
cosa
in
confronto
dei
vantaggi
di
certezza
e
di
comodità
di
pagamento
che
sono
inerenti
alla
tassazione
per
categorie
.
L
'
imposta
fondiaria
sui
terreni
,
che
già
segue
questa
regola
,
corre
le
sorti
della
terra
,
si
fraziona
,
si
cumula
agevolmente
ad
ogni
trapasso
;
non
richiede
nuovi
accertamenti
quando
muta
il
proprietario
.
Paga
la
terra
in
quanto
costituisce
particella
catastale
di
tal
classe
e
qualità
,
in
ragione
di
tariffa
nota
e
di
superficie
;
qualunque
notaio
o
perito
sa
fare
in
occasione
di
vendite
o
divisioni
ereditarie
il
calcolo
di
quanto
spetti
pagare
ad
ognuno
degli
aventi
causa
del
presente
possessore
.
La
voltura
catastale
può
tardare
e
sui
ruoli
può
per
qualche
anno
figurare
ancora
l
'
antico
proprietario
;
ma
l
'
imposta
viene
già
di
fatto
soluta
dai
successori
,
senza
uopo
che
intervenga
subito
l
'
amministrazione
e
senza
alcun
errore
.
Tra
una
lustrazione
e
l
'
altra
,
sovratutto
se
l
'
intervallo
legale
sia
di
decenni
,
non
occorrono
contatti
fra
contribuente
e
finanza
;
e
,
quando
la
lustrazione
del
catasto
ha
luogo
,
opera
per
criteri
generali
,
senza
discussioni
irritanti
,
e
senza
sperequazioni
accidentali
dovute
all
'
abilità
dei
contraenti
.
Questi
vantaggi
paiono
tanto
grossi
da
fare
apparire
irrilevante
il
risparmio
che
a
taluni
contribuenti
potrebbe
forse
consentire
il
metodo
personale
di
tassazione
.
La
procedura
defatigante
che
occorrerebbe
osservare
per
ottenere
la
detrazione
dei
debiti
e
la
esenzione
o
minorazione
d
'
imposta
per
le
quote
inferiori
al
minimo
esente
per
la
ragion
sopradetta
della
improduttività
fiscale
imporrebbe
un
dispendio
per
curiali
patrocinatori
e
per
tempo
perduto
di
gran
lunga
maggiore
della
imposta
condonata
.
Il
legislatore
,
il
quale
vuole
recare
beneficio
sostanziale
ai
contribuenti
e
deve
tenersi
lontano
delle
mere
apparenze
,
può
,
assai
acconciamente
,
giovare
alla
classe
dei
minori
contribuenti
,
ristringendo
il
campo
tassabile
alle
rendite
,
quasi
rendite
,
interessi
di
scorte
,
e
salari
di
direzione
e
d
'
impresa
e
largheggiando
nei
criteri
di
accertamento
ed
esenzione
dei
salari
del
lavoro
manuale
,
da
chiunque
prestato
.
73
.
I
criteri
di
personalità
,
possono
,
oltreché
pei
salari
del
lavoro
manuale
,
acconciamente
applicarsi
,
ove
si
reputi
possano
formare
oggetto
di
tassazione
,
ai
sovraredditi
o
rendite
(
R
)
,
nonché
ed
a
maggior
ragione
alle
pseudo
-
rendite
ed
ai
vantaggi
(
H
e
V
)
.
Mentre
il
reddito
ordinario
è
quello
che
si
presume
ottenersi
in
condizioni
normali
e
può
universalmente
tassarsi
,
secondo
criteri
generali
,
il
sovrareddito
è
un
fatto
differenziale
,
personale
che
,
secondo
l
'
intima
sua
natura
,
deve
essere
individuato
al
nome
dell
'
imprenditore
particolarmente
abile
o
perito
o
diligente
che
lo
consegue
.
La
sua
tassazione
deve
necessariamente
essere
personale
,
né
può
aver
luogo
per
presunzioni
generali
secondo
la
regola
che
a
data
terra
ed
a
dato
capitale
deve
conseguire
tale
o
tale
reddito
.
Al
criterio
del
«
deve
essere
»
fa
d
'
uopo
sostituire
il
criterio
dell
'
«
è
»
,
e
la
esistenza
del
sovrareddito
non
può
essere
accertata
se
non
mediante
accertamenti
individuali
,
scrutinio
scrupoloso
di
conti
,
indagini
su
capitali
impiegati
e
quindi
su
debiti
contratti
.
Esistono
dunque
,
per
i
sovraredditi
,
le
condizioni
opportune
affinché
la
indagine
fiscale
assuma
indole
personale
.
S
'
intende
che
la
tassazione
personale
dei
sovraredditi
è
subordinata
alla
condizione
che
si
voglia
tassarli
;
il
qual
punto
finora
non
fu
discusso
.
74
.
Cominciando
ora
a
discuterlo
,
si
elimini
innanzitutto
il
quesito
della
possibile
tassazione
dei
vantaggi
sociali
,
morali
,
famigliari
e
politici
attinenti
al
possesso
della
terra
.
Questi
vantaggi
si
pagano
bensì
(
ved
.
§
51
)
;
ma
sarebbe
sommamente
arbitrario
soggettarli
ad
imposte
;
poiché
,
per
la
stessa
ragione
,
bisognerebbe
tassare
tutti
gli
altri
piaceri
della
vita
,
che
spesso
non
si
traducono
in
moneta
:
il
rapimento
dell
'
asceta
,
le
sublimi
soddisfazioni
dell
'
artista
creatore
di
capolavori
artistici
,
dello
scienziato
scopritore
di
veri
,
del
politico
dominatore
di
popoli
,
del
capitano
vincitore
di
battaglie
.
L
'
imposta
colpisce
,
per
tutti
,
il
risultato
concreto
dell
'
opera
compiuta
,
il
frutto
,
il
reddito
;
non
può
colpire
le
soddisfazioni
puramente
psicologiche
.
Se
,
per
i
vantaggi
psicologici
derivanti
dalla
terra
,
si
avrebbe
l
'
opportunità
di
tassarli
attraverso
la
capitalizzazione
che
del
valore
annuo
di
essi
fa
il
mercato
,
la
tassazione
esclusiva
di
essi
sarebbe
scorretta
,
qualora
contemporaneamente
non
fossero
percossi
tutti
i
vantaggi
psicologici
che
,
nei
campi
più
svariati
,
si
aggiungono
al
reddito
monetario
e
non
sono
suscettibili
di
valutazione
di
mercato
.
Impresa
di
fatto
sommamente
arbitraria
.
La
tassazione
dei
soli
vantaggi
psicologici
derivanti
dalla
terra
sarebbe
,
oltreché
scorretta
rispetto
ai
vantaggi
simiglianti
di
altri
redditi
inafferrabili
attraverso
la
valutazione
economica
,
sperequata
in
se
stessa
;
ché
,
se
ben
si
guarda
,
i
vantaggi
psicologici
della
terra
,
dei
quali
dianzi
(
§
51
)
si
diede
un
elenco
parziale
,
sono
di
fatto
apprezzati
sul
mercato
sovratutto
per
la
media
e
la
piccola
proprietà
;
epperciò
il
legislatore
preferisce
per
lo
più
tassare
i
redditi
,
sulla
cui
valutazione
quegli
elementi
non
influiscono
,
a
preferenza
dei
valori
capitali
,
che
soli
ne
subiscono
il
contraccolpo
.
Rimarrebbero
immuni
le
grosse
proprietà
le
quali
si
negoziano
,
per
unità
di
reddito
,
a
prezzi
capitali
più
vili
nonostante
i
vantaggi
sociali
che
gli
acquirenti
si
ripromettono
dall
'
acquisto
.
La
tradizione
tributaria
ripugna
a
tassare
quel
che
è
mero
godimento
sociale
famigliare
politico
intellettuale
e
morale
;
e
,
se
non
si
voglia
cadere
nell
'
arbitrio
proprio
dei
tiranni
,
fa
duopo
a
quella
tradizione
render
omaggio
.
75
.
Più
complicato
è
il
punto
della
tassazione
delle
pseudo
-
rendite
,
derivanti
da
variazioni
apparenti
monetarie
,
vincoli
legali
,
coltivazioni
di
rapina
e
simili
.
Par
certo
che
i
sovraredditi
derivanti
dal
deprezzamento
monetario
non
possono
formare
oggetto
di
tassazione
particolare
.
La
mutazione
del
reddito
da
100
lire
del
tempo
A
a
400
lire
del
tempo
B
è
puramente
nominale
se
nel
frattempo
la
potenza
di
acquisto
della
lira
è
caduta
da
1
a
0,25
.
Essa
può
dar
motivo
ragionevole
alla
finanza
di
mutare
gli
imponibili
di
ogni
reddito
terriero
,
dominicale
o
industriale
,
come
di
qualsiasi
altro
reddito
da
100
a
400;
ovvero
di
applicare
un
coefficiente
di
moltiplicazione
al
contingente
od
aliquota
dell
'
imposta
,
cosicché
,
seguitando
a
pagare
il
10
per
cento
su
cento
lire
del
tempo
A
,
le
10
lire
d
'
imposta
siano
moltiplicate
per
il
coefficiente
4
.
Questi
,
ed
altri
che
si
potrebbero
escogitare
,
sono
ragionevoli
avvedimenti
per
continuare
ad
esigere
l
'
imposta
antica
.
Non
si
può
dalla
variazione
nominale
dedurre
che
la
differenza
tra
400
e
100
sia
un
maggior
reddito
effettivo
,
tassabile
come
se
fosse
un
nuovo
cespite
.
Può
darsi
che
al
legislatore
,
allo
scopo
di
sormontare
l
'
ostacolo
di
una
opposizione
troppo
vivace
da
parte
dei
contribuenti
,
torni
conveniente
immaginare
l
'
esistenza
di
un
nuovo
cespite
,
degno
di
tassazione
.
Forse
è
accaduto
,
come
fu
dianzi
supposto
(
ved
.
§
§
65
e
66
)
,
che
a
facilitare
la
tassazione
di
altri
redditi
,
come
sarebbero
quelli
agrari
,
si
colga
l
'
occasione
in
cui
essi
e
quelli
dominicali
sono
nominalmente
ingranditi
.
Tutto
ciò
rientra
nel
novero
di
quei
metodi
di
illusione
tributaria
,
di
cui
ragionava
Amilcare
Puviani
,
i
quali
non
si
può
pretendere
siano
banditi
dalla
pratica
dei
finanzieri
.
Tolta
l
'
illusione
,
resta
il
fatto
che
le
mutazioni
monetarie
debbano
dar
luogo
a
riaggiustamenti
di
imposta
,
antiche
o
nuove
,
spiegabili
per
altra
guisa
,
non
a
imposizione
sostanzialmente
nuova
.
Fu
asserito
che
le
pseudo
rendite
da
variazioni
monetarie
sono
degne
di
particolar
tributo
,
inteso
ad
uguagliare
od
avvicinare
la
sorte
di
chi
vide
crescere
nominalmente
i
proprî
redditi
o
valori
capitali
a
quella
di
chi
li
osservò
invariati
.
Se
la
potenza
d
'
acquisto
dell
'
unità
monetaria
scemò
,
come
si
disse
sopra
,
da
1
a
0,25
,
colui
il
quale
vide
il
proprio
reddito
aumentare
da
100
a
400
nulla
perdette
;
chi
lo
vide
crescere
da
100
a
200
lo
sentì
dimezzato
e
finalmente
colui
il
quale
lo
conservò
stazionario
a
100
dovette
rassegnarsi
di
fatto
a
riscuotere
la
quarta
parte
del
reddito
originario
.
Se
,
ora
,
il
legislatore
«
definisce
»
sovrareddito
tutta
la
eccedenza
oltre
100
e
la
tassa
con
un
tributo
del
50
per
cento
,
il
primo
paga
la
metà
di
300
,
differenza
fra
100
e
400
,
restando
con
250
,
il
secondo
paga
la
metà
di
100
restando
con
150
ed
il
terzo
non
paga
nulla
.
In
assenza
di
imposta
,
i
tre
avrebbero
goduto
rispettivamente
un
reddito
di
400
,
200
e
100
unità
monetarie
nuove
,
uguali
a
100
,
50
e
25
unità
vecchie
;
dopo
l
'
imposta
conservano
redditi
di
250
,
150
e
100
unità
vecchie
pari
a
62,50
,
37,50
e
25
unità
nuove
.
In
assenza
di
imposta
essi
avrebbero
perduto
in
unità
monetarie
costanti
,
rispettivamente
zero
,
50
e
75;
dopo
l
'
imposta
perdono
37,50
,
62,50
e
75
.
L
'
imposta
non
grava
dunque
i
guadagni
o
redditi
,
ma
le
«
minori
perdite
»
ed
ha
lo
scopo
di
ridurre
tutti
i
contribuenti
a
condizione
simile
a
quella
del
contribuente
,
il
quale
dalla
svalutazione
monetaria
fu
massimamente
danneggiato
.
Lo
scopo
si
raggiunge
pienamente
quando
l
'
aliquota
del
tributo
giunga
al
100%
e
questo
si
chiami
«
avocazione
»
.
Ma
è
palese
altresì
che
qui
non
si
discorre
di
imposta
propriamente
detta
,
bensì
di
uno
strumento
immaginato
dal
principe
,
il
quale
abbia
,
con
la
svalutazione
monetaria
,
ridotto
il
reddito
ed
i
patrimoni
dei
cittadini
,
suppongasi
,
alla
quarta
parte
,
per
assicurarsi
che
nessuno
possa
sfuggire
alla
sorte
da
lui
decretata
alla
generalità
.
È
chiaro
che
sia
lo
scopo
voluto
quanto
lo
strumento
all
'
uopo
immaginato
non
possono
essere
oggetto
di
analisi
critica
sulla
base
dei
consueti
canoni
tributari
,
sibbene
debbono
essere
giudicati
sul
fondamento
dei
criteri
politico
sociali
dai
quali
il
legislatore
è
stato
mosso
:
uguagliamento
dei
redditi
,
espropriazione
di
talune
classi
sociali
,
avocazione
forzata
senza
indennità
di
una
parte
della
ricchezza
privata
alla
collettività
.
Epperciò
,
qui
dove
si
ragiona
di
imposte
sui
redditi
e
non
di
decapitazione
dei
papaveri
più
alti
,
più
non
se
ne
discorre
.
È
parimenti
estranea
alla
ragion
tributaria
la
tassazione
dei
sovraredditi
temporanei
derivanti
da
vincoli
legali
.
Che
il
reddito
dominicale
(
r
t
+
r
c
)
sia
goduto
tutto
dal
proprietario
od
in
parte
sia
appropriato
,
in
regime
di
vincolo
,
dal
fittaiuolo
,
è
fatto
che
non
muta
la
grandezza
del
reddito
medesimo
e
l
'
ammontare
del
tributo
che
esso
deve
e
può
sopportare
.
È
lamentevole
che
,
mentre
il
reddito
dominicale
è
temporaneamente
goduto
per
un
quarto
dal
proprietario
e
per
tre
quarti
dal
fittaiolo
,
l
'
imposta
cada
soltanto
sul
primo
e
lo
riduca
all
'
inopia
.
Ma
l
'
ingiustizia
per
tal
modo
creata
non
è
tolta
coll
'
istituire
un
nuovo
tributo
sui
tre
quarti
spettanti
al
fittaiuolo
,
quasi
questi
fossero
un
nuovo
reddito
o
sovrareddito
di
congiuntura
.
Esso
altro
non
è
se
non
il
reddito
dominicale
,
il
quale
deve
unicamente
tassarsi
colla
sua
propria
imposta
.
Colpire
il
quarto
del
proprietario
coll
'
imposta
fondiaria
come
se
fosse
il
tutto
;
e
tassare
poi
,
come
se
fossero
un
sovrareddito
,
i
tre
quarti
del
fittaiolo
con
una
imposta
particolare
,
è
commettere
peccato
di
doppia
tassazione
.
Ragion
vorrebbe
che
l
'
imposta
fondiaria
colpisse
secondo
l
'
aliquota
sua
il
reddito
presso
il
proprietario
,
come
se
tutto
fosse
da
lui
goduto
,
con
diritto
di
rivalsa
sul
fittaiuolo
per
la
quota
del
reddito
dominicale
di
cui
egli
gode
.
Possono
darsi
difficoltà
di
applicazione
;
ma
,
poiché
esse
nascono
dalla
legislazione
vincolatrice
,
questa
,
che
è
adusata
a
magistrature
arbitrali
,
deve
ordinare
espedienti
provvisori
atti
grossolanamente
a
risolverle
.
76
.
Sostanziale
invece
e
non
formale
è
il
quesito
della
tassabilità
delle
pseudo
rendite
derivanti
da
coltivazione
di
rapina
.
Se
il
fittaiuolo
,
non
contento
degli
interessi
sul
capitale
scorte
e
del
salario
di
intrapresa
(
i
+
s
i
)
,
ed
impaziente
delle
rendite
(
R
)
che
potrebbe
procacciarsi
con
la
sua
intraprendenza
ed
abilità
tecnica
,
depaupera
,
in
isfregio
alle
convenzioni
di
affitto
,
la
terra
affidatagli
ed
ottiene
guadagni
particolari
,
la
pseudo
rendita
da
cultura
di
rapina
così
ottenuta
deve
essere
assoggettata
a
tributo
?
Qui
non
basterebbe
dire
,
in
contrario
,
come
si
fece
per
le
pseudo
rendite
da
variazioni
monetarie
o
da
vincoli
legali
,
che
il
reddito
totale
non
è
aumentato
,
poiché
il
lucro
del
fittaiuolo
è
ottenuto
a
spese
del
proprietario
.
Questi
si
troverà
,
al
termine
della
locazione
,
il
valor
capitale
della
terra
diminuito
di
una
somma
forse
superiore
all
'
importo
dei
canoni
di
fitto
ricevuti
;
ed
è
certo
che
la
pseudo
rendita
da
rapina
non
è
frutto
,
ma
diminuzione
di
valor
capitale
.
L
'
imposta
che
colpisce
le
pseudo
rendite
da
rapina
colpirebbe
dunque
bensì
l
'
arricchimento
del
fittaiuolo
,
ma
l
'
oggetto
suo
sarebbe
non
un
reddito
,
ma
la
parte
del
capitale
che
,
in
frode
al
proprietario
,
va
distruggendosi
.
Non
si
dica
che
l
'
equità
tributaria
vorrebbe
la
tassazione
del
fittaiuolo
sulla
pseudo
rendita
di
rapina
(
h
r
)
e
la
detrazione
di
questa
dal
reddito
dominicale
del
proprietario
.
Questa
detrazione
non
compete
al
proprietario
,
essendo
regola
principalissima
dell
'
imposizione
fondiaria
che
il
proprietario
sia
amministratore
della
cosa
sua
almeno
tanto
oculato
da
impedire
la
rapina
del
fittaiuolo
.
Se
egli
tale
non
è
,
ne
subisca
le
conseguenze
;
ma
non
pretenda
di
addossarle
allo
stato
.
Della
regola
si
dirà
subito
il
fondamento
;
qui
si
assume
come
premessa
pacifica
.
Se
la
detrazione
non
deve
essere
concessa
,
l
'
erario
è
sicuro
di
riscuotere
,
mediante
l
'
imposta
fondiaria
,
il
tributo
dovuto
su
tutto
il
reddito
,
comunque
ripartito
,
sia
intieramente
a
favore
del
proprietario
,
in
una
coltivazione
ordinaria
,
sia
in
parte
a
favore
suo
ed
in
parte
a
pro
del
fittaiuolo
rapinatore
.
Resta
il
quesito
:
se
sia
conveniente
che
l
'
erario
,
oltre
l
'
imposta
sul
reddito
dominicale
,
prelevi
altresì
tributo
su
una
quantità
che
economicamente
è
arricchimento
del
fittaiuolo
,
socialmente
è
distruzione
di
capitale
.
La
tassazione
non
potrebbe
certamente
operarsi
sulla
base
di
presunzioni
generali
;
la
rapina
non
potendo
presumersi
,
ma
dovendo
essere
scrupolosamente
accertata
caso
per
caso
.
Trattasi
di
qualcosa
che
potrebbe
chiamarsi
«
reato
»
contro
la
terra
;
e
che
dovrebbe
essere
accertato
con
perizie
in
contraddittorio
con
l
'
imputato
,
nascendo
dalla
colpa
del
fittaiuolo
ragion
non
solo
d
'
imposta
per
lo
stato
,
ma
di
giusto
indennizzo
per
il
proprietario
.
Lo
stato
dovrebbe
farsi
giudice
dei
metodi
di
coltivazione
dei
fondi
e
sentenziare
quando
essi
rispondano
alle
esigenze
della
buona
agricoltura
e
quando
invece
depauperino
il
terreno
.
Bastano
queste
riflessioni
ad
escludere
la
tassazione
dei
guadagni
di
rapina
,
come
difficoltosissima
nella
sua
applicazione
,
e
perciò
costosa
ed
improduttiva
per
l
'
erario
,
inefficace
alla
consecuzione
dello
scopo
economico
di
punizione
contro
i
cattivi
coltivatori
.
L
'
azione
dello
stato
sarebbe
di
tormento
per
i
coltivatori
ordinari
,
soggetti
a
denunce
di
invidiosi
e
nemici
.
Se
contro
la
cultura
di
rapina
non
si
ribella
il
proprietario
danneggiato
,
se
il
proprietario
stesso
ha
così
corta
vista
da
distruggere
il
capitale
proprio
,
non
certo
l
'
amministrazione
finanziaria
,
con
i
suoi
metodi
di
generalità
e
di
imparzialità
,
può
impedire
il
danno
.
Altri
avvedimenti
,
usati
da
corpi
tecnici
,
possono
invocarsi
all
'
uopo
ed
,
attuati
da
agronomi
competenti
invece
che
da
ufficiali
tributari
ad
altri
compiti
intesi
,
possono
essere
congrui
all
'
intento
voluto
.
77
.
La
finanza
da
gran
tempo
ha
scoperto
la
via
regia
la
quale
conduce
al
perfezionamento
nei
metodi
culturali
ed
all
'
incremento
nella
produzione
agricola
;
ed
è
la
esenzione
dall
'
imposta
delle
rendite
(
R
)
che
si
possono
ottenere
dalla
terra
coltivata
con
abilità
eccedente
l
'
ordinaria
o
con
diligenza
straordinaria
o
con
metodi
tecnici
ed
economici
perfezionati
oltre
le
consuetudini
locali
o
per
congiunture
eccezionalmente
favorevoli
di
prezzi
e
di
mercati
.
Notisi
di
nuovo
che
,
quando
qui
si
parla
di
«
rendite
»
non
si
vogliono
includere
quelle
che
in
linguaggio
economico
si
chiamano
rendite
o
quasi
rendite
della
terra
e
sono
il
compenso
differenziale
o
di
limitazione
delle
terre
migliori
,
ed
insieme
dei
capitali
stabilmente
investiti
in
esse
,
in
confronto
delle
terre
marginali
o
di
queste
in
confronto
al
saggio
di
rendimento
normale
dei
risparmi
nuovi
.
Le
rendite
e
quasi
rendite
nel
significato
usato
nella
scienza
economica
fanno
parte
,
come
fu
osservato
dianzi
(
cfr
.
§
47
)
,
del
reddito
ordinario
,
che
il
coltivatore
buon
padre
di
famiglia
,
il
quale
usi
i
metodi
culturali
invalsi
secondo
le
consuetudini
locali
,
deve
ricavare
dal
fondo
.
Se
così
non
fosse
,
egli
non
sarebbe
un
coltivatore
medio
ed
il
prodotto
sarebbe
inferiore
all
'
ordinario
.
I
sovraredditi
(
R
)
sono
invece
fatti
eccezionali
;
dovuti
a
circostanze
transitorie
o
personali
.
La
loro
caratteristica
non
è
di
esistere
sempre
laddove
vi
sono
terreni
coltivabili
,
come
accade
per
le
rendite
e
le
quasi
rendite
;
ma
di
venire
alla
luce
solo
quando
coltivatori
dotati
di
qualità
non
comuni
ottengono
un
prodotto
ultra
ordinario
.
78
.
Ragioni
di
carattere
prettamente
tributario
hanno
in
primo
luogo
consigliato
la
esenzione
dei
sovraredditi
o
rendite
in
agricoltura
.
È
contrario
all
'
indole
dell
'
amministrazione
finanziaria
di
cercare
il
fatto
singolo
,
eccezionale
.
Ciò
può
accadere
quando
documenti
precisi
,
come
un
bilancio
di
società
,
avvisano
il
finanziere
dell
'
esistenza
del
guadagno
eccezionale
.
Dinnanzi
al
fatto
preciso
,
si
possono
abbandonare
le
regole
generali
.
Ma
quando
il
fatto
preciso
non
esiste
od
è
sospetto
come
non
attendibile
,
il
funzionario
è
tratto
naturalmente
a
seguire
una
norma
generale
.
Come
seguire
altra
via
in
agricoltura
,
dove
,
se
fosse
ammessa
la
indagine
particolare
,
tutti
pretenderebbero
di
essere
stati
danneggiati
da
brine
,
gelate
,
grandini
,
siccità
,
strette
di
caldo
,
piogge
intempestive
,
malattie
dei
bachi
,
delle
viti
,
mancanza
di
mano
d
'
opera
e
così
via
?
Come
potere
,
non
disponendo
di
un
esercito
agguerrito
di
investigatori
,
constatare
se
di
fatto
il
tal
fondo
sia
coltivato
con
abilità
e
con
successo
più
che
ordinario
?
La
tassazione
delle
rendite
,
sia
personali
(
r
p
)
che
di
congiuntura
od
estranee
(
r
e
)
si
risolverebbe
fatalmente
in
una
tassazione
generale
,
applicabile
a
tutti
.
Sarebbe
assurdo
persuadere
di
fatto
l
'
amministrazione
a
tassare
solo
uno
su
dieci
possibili
contribuenti
,
come
vorrebbe
il
principio
della
tassazione
dei
sovraredditi
(
rendite
)
da
abilità
personale
(
r
p
)
o
solo
alcuni
contribuenti
fortunati
in
alcuni
anni
,
come
vorrebbe
il
principio
della
tassazione
dei
sovraredditi
(
rendite
)
da
congiunture
favorevoli
di
prezzi
o
di
mercato
(
r
e
)
.
La
tassazione
avrebbe
una
tendenza
fatale
a
convertirsi
in
tassazione
ordinaria
,
negando
la
sua
propria
natura
.
A
che
pro
,
dunque
,
creare
una
imposta
che
sarebbe
un
mero
duplicato
di
quelle
sui
redditi
ordinari
?
Se
poi
non
si
volesse
cadere
in
questo
errore
,
il
tentativo
riuscirebbe
,
a
prezzo
di
spese
eccessive
per
l
'
erario
,
a
colpire
ingiustamente
quei
pochi
contribuenti
che
,
per
il
loro
obbligo
di
tenere
contabilità
veritiere
,
da
sé
medesimi
andassero
a
presentarsi
ai
colpi
della
finanza
.
Per
le
quali
ragioni
,
di
rendimento
scarso
e
sperequato
o
di
fatale
degenerazione
in
una
addizionale
ai
tributi
fondiari
ordinari
,
la
tassazione
delle
rendite
è
assolutamente
esclusa
per
chi
ragioni
dal
puro
punto
di
vista
tributario
.
79
.
Altra
e
ben
più
grave
fu
tuttavia
la
ragione
per
la
quale
i
nostri
maggiori
avevano
ristretta
la
tassazione
terriera
al
reddito
ordinario
,
esclusa
ogni
pretesa
di
colpire
i
sovraredditi
.
Troppo
agevolmente
noi
ci
siamo
dimenticati
che
gli
ideatori
del
censimento
milanese
,
più
volte
ricordato
nel
corso
del
presente
scritto
,
avevano
compiuto
una
scoperta
che
,
per
la
grandezza
dei
benefici
arrecati
all
'
economia
pubblica
,
ben
può
paragonarsi
alle
maggiori
di
che
si
vanti
la
scienza
economica
:
essere
oggetto
proprio
di
tassazione
non
il
reddito
«
effettivo
»
ma
il
reddito
«
ordinario
»
.
Bene
è
noto
lo
stato
miserando
in
che
giaceva
l
'
agricoltura
lombarda
al
principio
del
secolo
XVIII
:
abbandonate
le
terre
al
pascolo
ed
alla
palude
;
in
fuga
i
coltivatori
eppure
tassati
col
nome
di
«
teste
morte
»
e
di
«
teste
finte
»
;
angariati
i
popoli
dai
gabellieri
intenti
alla
scoperta
di
qualche
indizio
di
agiatezza
;
scoraggiati
gli
abitanti
dal
lavorare
,
per
non
fornire
presa
ad
immediata
tassazione
.
Il
miracolo
di
trarre
la
terra
lombarda
dalla
profonda
sua
abbiezione
fu
compiuto
dal
nuovo
catasto
,
che
si
intitola
a
Maria
Teresa
ma
fu
ordinato
da
Carlo
VI
primo
sovrano
austriaco
;
che
fu
illustrato
da
Pompeo
Neri
,
ma
era
quasi
condotto
a
termine
sin
dal
1733
,
quando
la
guerra
di
successione
d
'
Austria
lo
interruppe
,
dal
napoletano
Don
Vincenzo
De
Miro
.
Dopo
aver
descritto
la
miseria
del
contado
di
Lodi
dove
«
crudeli
appaltatori
erano
arbitri
della
roba
e
delle
persone
:
un
povero
bracciante
pagava
fino
a
20
scudi
di
annua
taglia
;
i
piccoli
proprietari
,
non
bastando
loro
i
frutti
a
pagare
la
metà
delle
gravezze
,
abbandonavano
i
poderi
o
li
vitaliziavano
a
potenti
privilegiati
,
che
non
pagavano
tasse
e
non
temevano
tribunali
»
,
Carlo
Cattaneo
scolpisce
il
rivolgimento
operatosi
in
brevi
anni
colle
seguenti
parole
lapidarie
:
Il
nuovo
governo
chiamò
successivamente
a
cooperare
alla
grande
rinnovazione
della
Lombardia
le
belle
e
generose
intelligenze
di
Pompeo
Neri
,
di
Gianrinaldo
Carli
,
di
Cesare
Beccaria
,
di
Pietro
Verri
.
Si
stabilì
un
nuovo
censimento
,
che
mirava
a
collocare
l
'
imposta
sul
valore
fondamentale
del
terreno
,
anziché
sul
variabile
annuo
reddito
,
e
sulla
personale
condizione
dei
possessori
.
Il
nuovo
catasto
,
decretato
nel
1718
,
ritardato
con
infiniti
artifizii
da
molte
magistrature
e
da
molte
classi
privilegiate
,
ottenne
il
sacro
vigore
di
editto
perpetuo
al
1°
gennaio
1760
.
Il
suo
principale
effetto
fu
di
pesare
sull
'
inerzia
ed
alleviare
l
'
industria
;
poiché
,
ferma
stante
la
proporzione
della
tassa
all
'
estimo
una
volta
pronunciato
,
le
migliorie
successive
rimangono
esenti
;
e
il
fondo
,
quanto
meglio
è
coltivato
,
viene
a
pagare
una
tanto
minor
quota
del
frutto
.
Non
passarono
dieci
anni
,
che
vasti
tratti
sterili
si
videro
coperti
di
ubertose
messi
.
Alla
fine
del
secolo
il
valor
venale
fondiario
dell
'
agro
lodigiano
era
già
quasi
raddoppiato
!
Prima
che
da
Carlo
Cattaneo
,
i
mirabili
effetti
del
censimento
milanese
erano
stati
messi
in
luce
da
uno
scrittore
del
tempo
:
Gianrinaldo
Carli
,
il
quale
,
giunto
alla
chiusa
del
classico
rendiconto
dell
'
opera
compiuta
da
lui
e
dai
suoi
antecessori
,
sotto
il
titolo
di
«
Conseguenze
felici
»
così
scrive
:
Ma
si
ottenne
ancora
di
più
,
cioè
un
incoraggimento
grandissimo
per
l
'
agricoltura
,
il
che
ordinariamente
sfugge
dall
'
occhio
degli
osservatori
comuni
.
Questo
incoraggimento
consiste
non
solo
nella
sicurezza
della
giustizia
,
nel
pagamento
della
vera
e
reale
quotizzazione
del
tributo
,
ma
altresì
nella
provvida
agevolezza
per
cui
i
miglioramenti
delle
terre
,
sia
per
nuova
coltura
delle
incolte
,
sia
per
nuove
piantagioni
di
gelsi
ed
altre
utili
piante
,
sono
esenti
da
ogni
aumento
di
censo
;
cosicché
quel
terreno
,
che
è
stato
posto
in
estimo
come
incolto
e
però
aggravato
da
minima
tenue
porzione
di
carico
,
divenendo
colto
e
fruttifero
seguita
a
pagare
senza
aumento
alcuno
il
medesimo
carico
di
prima
.
All
'
incontro
que
'
terreni
i
quali
al
tempo
della
stima
si
sono
ritrovati
colti
,
se
mai
per
incuria
o
per
negligenza
divengono
di
peggiore
condizione
,
rimangono
senza
diminuzione
alcuna
sotto
il
medesimo
tributo
.
Così
con
una
operazione
sola
si
punisce
l
'
inerzia
e
si
premia
l
'
industria
;
il
che
è
stato
sempre
presso
i
politici
un
problema
di
difficile
soluzione
.
Quanto
abbia
prodotto
di
bene
questo
sistema
è
incredibile
.
Nel
solo
Lodigiano
a
'
tempi
della
generale
stima
si
son
trovate
incolte
pertiche
circa
23
000
,
ed
ora
non
ve
ne
saranno
cento
.
Infatti
nel
1733
si
numerarono
,
secondo
la
relazione
del
notaio
Masera
,
caselli
,
ossiano
bergamine
ove
il
formaggio
si
fabbrica
num
.
197;
nel
1767
se
ne
sono
contate
n
.
236
,
ognuna
delle
quali
comprende
vacche
circa
120
,
fabbrica
forme
grandi
di
formaggio
290
circa
.
Sicché
di
quel
tempo
in
qua
sono
aumentati
caselli
num
.
39
nel
Lodigiano
,
ossiano
vacche
n
.
4680
,
e
formaggi
num
.
11310
,
i
quali
nella
provincia
formano
un
ingresso
intorno
a
Lire
848.250
.
Così
in
tutte
le
città
le
case
sono
raddoppiate
,
perché
anche
in
questa
classe
l
'
alzamento
ed
ingrandimento
non
porta
aumento
di
tassa
.
Stefano
Jacini
in
un
classico
libro
segnalava
nel
catasto
stabile
una
causa
potente
del
rifiorimento
dell
'
agricoltura
lombarda
:
Il
nuovo
catasto
segna
il
principio
di
quella
che
si
potrebbe
chiamare
l
'
età
eroica
del
nostro
moderno
sviluppo
economico
,
nella
quale
rifulgono
d
'
imperitura
gloria
i
nomi
dei
Beccaria
,
dei
Verri
,
dei
Neri
,
dei
Carli
.
Prima
d
'
allora
le
pubbliche
gravezze
venivano
ripartite
in
modi
arbitrari
ed
ingiusti
.
L
'
imperatore
Carlo
VI
,
con
dispaccio
7
settembre
1718
,
istituiva
una
giunta
di
censimento
che
compilasse
un
nuovo
estimo
generale
,
ossia
una
diligente
misura
,
stima
e
delineazione
dei
terreni
,
e
degli
edifici
,
in
guisa
che
restassero
fissate
a
perpetua
memoria
la
posizione
,
l
'
estensione
ed
il
valore
di
ciascun
fondo
censibile
in
ogni
territorio
.
Su
tali
basi
poi
si
regolasse
l
'
imposta
,
scompartendola
in
proporzione
del
valore
capitale
indicato
in
scudi
.
Ritardati
i
lavori
,
con
ogni
specie
di
artifizi
,
da
alcune
magistrature
e
dalle
classi
privilegiate
,
e
sospesi
per
le
guerre
del
1733
e
del
1749
,
furono
poi
riattivati
.
Nel
1760
il
nuovo
censo
fu
messo
in
vigore
e
quindi
applicato
anche
al
Ducato
di
Mantova
.
(
E
dopo
l
'
aggregazione
del
Bergamasco
,
del
Bresciano
,
del
Cremasco
,
della
Valtellina
e
dei
distretti
mantovani
di
Asola
e
di
Volta
,
avvenuta
in
tempi
posteriori
,
anche
a
questi
ultimi
territori
)
.
Tale
provvedimento
,
oltre
di
essere
proficuo
all
'
erario
ed
ai
privati
,
pel
modo
semplice
e
sicuro
di
riscuotere
le
imposte
dirette
,
fu
di
grande
giovamento
all
'
agricoltura
,
perché
i
proprietari
,
determinato
una
volta
il
valor
d
'
estimo
dei
loro
fondi
,
si
affrettarono
a
migliorarli
per
accrescerne
la
rendita
reale
,
e
rendere
così
relativamente
meno
gravosa
l
'
imposta
.
In
altri
paesi
fu
preferito
fissare
l
'
imposta
sulla
proporzione
variante
della
rendita
del
suolo
in
ciascun
anno
.
Con
questo
metodo
si
evita
l
'
inconveniente
che
le
pubbliche
gravezze
,
distribuite
in
origine
con
equità
,
in
breve
tempo
non
corrispondano
più
alla
ricchezza
dei
fondi
;
ma
d
'
altra
parte
l
'
industria
agricola
,
seguita
d
'
appresso
e
colpita
dall
'
imposta
in
ogni
suo
sviluppo
,
è
molto
meno
stimolata
ai
miglioramenti
.
L
'
esito
dimostrò
quanto
fosse
saggio
il
sistema
censuario
introdotto
fra
noi
.
Poiché
la
ripetizione
giova
,
quando
il
medesimo
concetto
sia
nuovamente
esposto
da
penne
sovrane
,
riprodurrò
ancora
due
brani
che
si
leggono
in
opere
giustamente
celeberrime
di
Carlo
Cattaneo
.
Nell
'
introduzione
al
saggio
famoso
presentato
agli
scienziati
italiani
convenuti
a
Milano
nel
1844
,
il
Cattaneo
noverò
il
nuovo
catasto
tra
i
fattori
precipui
del
rifiorimento
economico
lombardo
:
S
'
intraprese
il
censo
di
tutti
i
beni
,
dietro
un
principio
che
poche
nazioni
finora
hanno
compreso
.
Si
estimò
in
una
moneta
ideale
,
chiamata
scudo
,
il
valor
comparativo
d
'
ogni
proprietà
.
Gli
ulteriori
aumenti
di
valore
che
l
'
industria
del
proprietario
venisse
operando
,
non
dovevano
più
considerarsi
nell
'
imposta
;
la
quale
era
sempre
a
ripartirsi
sulla
cifra
invariabile
dello
scudato
.
Ora
,
la
famiglia
che
duplica
il
frutto
de
'
suoi
beni
,
pagando
tuttavia
la
stessa
proporzione
d
'
imposte
,
alleggerisce
d
'
una
metà
il
peso
,
in
paragone
alla
famiglia
inoperosa
,
che
paga
lo
stesso
carico
,
e
ricava
tuttora
il
minor
frutto
.
Questo
premio
universale
e
perpetuo
,
concesso
all
'
industria
,
stimolò
le
famiglie
a
continui
miglioramenti
.
Tornò
più
lucroso
raddoppiare
colle
fatiche
e
coi
risparmi
l
'
ubertà
d
'
un
campo
,
che
posseder
due
campi
,
e
coltivarli
debolmente
.
Quindi
il
continuo
interesse
ad
aumentare
il
pregio
dei
beni
fece
sì
che
col
corso
del
tempo
e
coll
'
assidua
cura
il
piccolo
podere
pareggiò
in
frutto
il
più
grande
finché
a
poco
a
poco
tutto
il
paese
si
rese
capace
d
'
alimentare
due
famiglie
su
quello
spazio
che
in
altri
paesi
ne
alimenta
una
sola
.
Qual
sapienza
e
fecondità
in
questo
principio
,
al
paragone
di
quelle
barbare
tasse
che
presso
culte
nazioni
si
commisurano
ai
frutti
della
terra
e
agli
affitti
delle
case
,
epperò
riescono
vere
multe
proporzionali
,
inflitte
all
'
attività
del
possessore
!
Più
ampiamente
,
lo
stesso
Cattaneo
,
nelle
lettere
in
cui
trasse
argomento
dall
'
esperienza
lombarda
per
proporre
riforme
utili
a
sollievo
dell
'
Irlanda
,
così
additava
allo
studio
degli
stranieri
il
memorando
canone
di
tassazione
scoperto
dai
censitori
milanesi
:
Il
censo
è
quella
descrizione
generale
del
paese
,
nella
quale
ogni
campo
è
designato
nelle
sue
dimensioni
e
nella
forma
,
e
classificato
giusta
la
condizione
nella
quale
era
al
tempo
in
cui
fu
censito
e
il
valore
che
allora
aveva
.
È
una
istituzione
che
influì
oltremodo
nel
miglioramento
perenne
delle
terre
,
perché
provocò
un
indefinito
investimento
di
capitali
.
In
altri
paesi
la
tassa
fondiaria
e
le
altre
imposte
su
le
proprietà
(
land
tax
,
property
tax
)
per
lo
più
sono
assestate
sul
reddito
presente
effettivo
del
podere
,
e
crescono
o
diminuiscono
col
reddito
.
Questa
proporzione
delli
aggravi
alla
ricchezza
,
ossia
alla
forza
di
sopportarli
,
sembra
un
atto
di
giustizia
,
ed
è
un
errore
d
'
economia
.
Infatti
:
se
il
lavoro
delle
terre
altamente
coltivate
corrisponde
alla
quantità
del
capitale
investito
;
se
il
capitale
in
tal
modo
investito
produce
ben
tenue
interesse
,
cioè
un
tenue
aumento
di
reddito
;
se
all
'
aumento
di
reddito
corre
dietro
un
'
imposta
proporzionale
;
è
assai
facile
che
l
'
interesse
tenue
diventi
tenuissimo
,
diventi
nullo
.
Mancherà
dunque
nel
proprietario
ogni
spinta
ad
aggiungere
altri
capitali
,
e
la
tassa
proporzionale
nell
'
improvida
e
ignara
sua
giustizia
arresterà
il
miglioramento
.
Questa
profonda
verità
fu
avvertita
nello
scorso
secolo
dai
grandi
economisti
,
che
,
ignoti
all
'
Europa
,
reggevano
le
oscure
sorti
del
nostro
paese
.
Essi
vollero
adunque
che
nel
censo
fosse
numerato
e
contrassegnato
ogni
campo
,
secondo
il
suo
valore
,
ossia
col
numero
degli
scudi
che
esso
valeva
.
La
tassa
fondiaria
si
riparte
ancora
oggidì
sopra
l
'
estimo
allora
stabilito
.
Quindi
la
provincia
di
Milano
essendo
estimata
circa
24
milioni
di
scudi
e
quella
di
Cremona
14
,
le
tasse
si
distribuiscono
fra
queste
due
provincie
nella
proporzione
di
24
a
14
.
In
ciascuna
provincia
poi
e
in
ciascun
comune
ogni
campo
vi
contribuisce
in
ragione
del
numero
degli
scudi
a
cui
fu
estimato
.
Ciò
vale
anche
per
le
sovrimposte
comunali
(
parish
rates
)
,
che
servono
a
sostenere
in
parte
le
spese
delle
strade
,
delle
scuole
,
del
medico
,
ecc
.
In
un
comune
che
ha
per
esempio
l
'
estimo
di
venti
mila
scudi
,
se
si
mettesse
una
sovrimposta
di
due
mila
lire
,
risulterebbe
nella
proporzione
di
un
centesimo
per
ogni
scudo
;
e
un
campo
estimato
70
scudi
pagherebbe
70
centesimi
,
e
così
discorrendo
.
Due
campi
d
'
eguale
superficie
,
ch
'
erano
d
'
egual
valore
al
tempo
in
cui
furono
censiti
,
cioè
un
secolo
fa
,
sostengono
una
parte
d
'
imposta
fra
loro
eguale
,
benché
l
'
uno
d
'
essi
siasi
nel
frattempo
migliorato
e
dia
reddito
maggiore
.
Così
l
'
aumento
industriale
del
reddito
rimane
franco
d
'
imposta
.
Quindi
ognuno
è
spinto
ad
aumentare
il
reddito
anche
col
più
tenue
impiego
del
capitale
.
Aggiunger
parola
a
queste
pagine
memorande
di
uomini
davvero
grandi
sarebbe
irriverente
.
Al
pari
di
coloro
che
,
ignoti
all
'
Europa
,
reggevano
le
oscure
sorti
della
Lombardia
,
i
reggitori
degli
stati
moderni
debbono
ricordare
ognora
che
l
'
imposta
sui
sovraredditi
(
rendite
positive
e
negative
)
non
solo
è
una
impossibilità
tecnica
,
ma
sarebbe
una
gravissima
sciagura
economica
.
80
.
Debbono
anche
ricordare
che
la
ordinarietà
del
reddito
da
assoggettarsi
all
'
imposta
non
vuol
dire
catasto
«
perpetuo
»
.
Su
ciò
i
moderni
legislatori
si
discostano
dalle
affermazioni
dei
creatori
del
censo
milanese
;
bastando
,
a
conseguire
i
benefici
effetti
della
ordinarietà
«
un
intervallo
più
o
meno
lungo
di
tempo
e
che
giova
sia
determinato
da
principio
»
.
Così
il
Messedaglia
,
il
quale
poi
seguita
:
Si
tratta
di
un
reddito
di
lenta
e
travagliosa
formazione
;
i
capitali
impiegati
in
imprese
agricole
non
rendono
generalmente
che
a
lontane
scadenze
,
e
importa
in
sommo
grado
di
poter
misurare
fin
da
principio
i
carichi
da
cui
possono
andarne
gravati
;
importa
ad
ogni
modo
che
gli
aumenti
eventuali
di
carico
non
vengan
che
tardi
,
e
quando
il
maggior
reddito
sia
per
essere
definitivamente
conseguito
e
consolidato
.
Vi
è
un
interesse
maggiore
di
economia
nazionale
di
corrispondere
a
cosifatta
esigenza
,
di
lasciar
respirare
l
'
agricoltura
,
di
non
turbarla
o
vessarla
con
estimi
ripetuti
a
troppo
brevi
intervalli
,
di
promuoverne
i
miglioramenti
col
premio
di
una
temporanea
immunità
.
I
possibili
deterioramenti
si
verificano
,
alla
volta
,
in
via
ordinaria
,
alquanto
a
rilento
,
e
possono
perciò
consentire
,
senza
eccessiva
sofferenza
,
una
revisione
a
qualche
distanza
di
tempo
,
purché
questa
non
sia
eccessiva
.
Per
altra
parte
,
ogni
operazione
,
anche
di
semplice
revisione
o
rettifica
generale
di
un
catasto
,
è
affare
lungo
,
dispendioso
,
difficile
,
che
s
'
incontra
in
ostacoli
di
ogni
guisa
,
e
ingenera
perturbazioni
che
interessa
di
provocare
il
meno
frequentemente
che
sia
possibile
:
e
ne
abbiamo
noi
stessi
la
dimostrazione
in
questo
momento
.
Il
modo
medesimo
e
la
norma
secondo
cui
si
procede
in
un
catasto
alla
determinazione
della
materia
imponibile
,
non
si
accordan
bene
che
col
concetto
di
una
ragionevole
stabilità
,
e
ne
sono
la
naturale
conseguenza
.
Si
cerca
un
reddito
relativamente
costante
,
calcolato
bensì
sullo
stato
attuale
,
ma
per
un
adequato
,
che
comprenda
in
termini
di
alquanta
larghezza
tutte
le
ordinarie
vicende
della
coltivazione
.
I
due
concetti
vanno
perciò
necessariamente
connessi
,
e
l
'
uno
è
il
naturale
correlativo
dell
'
altro
.
Bensì
è
stata
già
fatta
l
'
osservazione
che
oggi
si
è
assai
meno
inchinevoli
ad
una
troppo
lunga
durata
degli
estimi
,
e
propensi
invece
ad
abbreviare
i
termini
prestabiliti
per
la
loro
revisione
periodica
.
Vi
si
avvisa
il
vantaggio
di
proporzionare
meglio
l
'
imposta
,
in
un
'
epoca
sopratutto
come
la
nostra
,
dove
le
mutazioni
sono
comparativamente
forti
anche
a
non
lungo
intervallo
di
tempo
,
e
di
moderare
le
resistenze
che
possono
altrimenti
conseguire
da
troppo
inveterati
interessi
o
rapporti
.
Anche
ad
altre
epoche
noi
non
abbiamo
presente
alcun
caso
in
cui
la
stabilità
del
catasto
sia
stata
espressamente
garentita
per
la
perpetuità
.
Si
faceva
calcolo
di
un
termine
assai
lungo
e
non
prestabilito
,
che
poteva
anche
protrarre
indefinitamente
l
'
eventualità
di
una
revisione
;
ma
non
si
andava
più
in
là
.
Il
lungo
intervallo
di
tempo
tra
una
lustrazione
e
l
'
altra
,
ché
a
tanto
si
riduce
la
«
perpetuità
»
degli
estimi
agrari
,
è
cagione
di
un
altro
benefico
effetto
.
L
'
agricoltore
,
stimolato
dall
'
esenzione
dei
sopraredditi
oltre
l
'
ordinario
reddito
catastale
per
i
rimanenti
anni
a
correre
del
tempo
fra
una
lustrazione
e
l
'
altra
del
catasto
che
la
legge
italiana
del
1886
fissava
in
un
trentennio
,
migliora
la
tecnica
agricola
,
cresce
la
produttività
dei
campi
.
Gli
sperimenti
di
novità
,
prima
isolati
,
si
moltiplicano
.
In
capo
al
trentennio
la
terra
è
trasformata
;
e
son
diversi
i
metodi
culturali
,
i
prodotti
,
gli
uomini
.
Quel
che
era
prodotto
«
ordinario
»
al
momento
della
lustrazione
precedente
è
divenuto
l
'
infimo
ricavo
degli
agricoltori
più
ignoranti
o
meno
capaci
.
L
'
agricoltore
medio
,
buon
padre
di
famiglia
si
trova
spinto
ben
più
in
su
nella
scala
della
produttività
;
ed
il
prodotto
«
ordinario
»
è
ora
uguale
a
quello
che
trent
'
anni
prima
era
il
sogno
degli
sperimentatori
più
ardimentosi
.
Ecco
d
'
un
tratto
la
finanza
raccogliere
il
frutto
della
sapiente
sua
prudenza
nel
perseguire
i
redditi
eccezionali
.
Ecco
dimostrato
che
l
'
adeguare
l
'
imposta
ai
frutti
della
terra
non
è
solo
,
come
esclamava
Carlo
Cattaneo
,
un
barbaro
errore
economico
,
ma
è
anche
un
gravissimo
errore
finanziario
.
PARTE
TERZA
IL
PROBLEMA
TECNICO
Capitolo
primo
L
'
oggetto
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
81
.
L
'
analisi
condotta
nelle
pagine
precedenti
ci
consente
di
eliminare
dalla
equazione
:
(
1
)
P
=
Po
+
Pmo
±
(
R
+
H
)
+
V
i
termini
R
,
H
e
V
,
come
quelli
a
cui
la
tassazione
non
deve
applicarsi
.
La
somma
dei
restanti
termini
decomponendosi
come
dalle
equazioni
(
2
)
e
(
3
)
,
così
:
(
9
)
Po
+
Pmo
=
(
c
+
r
t
+
r
c
+
i
+
s
d
+
s
+
s
m
)
+
(
mc
+
mi
+
ms
i
+
ms
n
)
possiamo
ulteriormente
eliminare
i
termini
c
ed
mc
corrispondenti
ai
costi
di
fattori
produttivi
estranei
all
'
impresa
agricola
o
che
sono
una
partita
di
giro
della
contabilità
di
questa
:
sementi
,
concimi
chimici
,
consumo
di
attrezzi
e
macchine
agricole
,
fieno
che
serve
all
'
alimentazione
del
bestiame
da
lavoro
e
da
allevamento
e
ricompare
sotto
specie
di
altri
prodotti
agricoli
o
di
animali
da
macello
,
letame
destinato
al
fondo
,
pali
destinati
alle
vigne
ecc
.
ecc
.
Questi
termini
in
quanto
provengano
da
fornitori
estranei
all
'
azienda
,
dànno
luogo
ad
autonoma
tassazione
mobiliare
dei
redditi
dei
fornitori
medesimi
.
Le
osservazioni
fatte
a
suo
luogo
consentono
di
eliminare
altresì
i
termini
s
m
ed
ms
m
,
ossia
i
salari
del
lavoro
manuale
prestato
sul
fondo
e
per
la
prima
manipolazione
dei
suoi
prodotti
naturali
.
La
tassazione
deve
aver
luogo
con
metodi
appropriati
alla
particolare
natura
dei
salari
del
lavoro
,
senza
distinzione
fra
le
varie
persone
le
quali
lo
prestano
.
Residuano
i
termini
:
r
t
e
r
c
rendita
della
terra
e
dei
capitali
stabilmente
investiti
nella
terra
s
d
salario
del
lavoro
dominicale
i
interesse
delle
scorte
vive
e
morte
e
del
capitale
d
'
anticipazione
dell
'
imprenditore
agricolo
mi
interesse
del
capitale
impiegato
dall
'
imprenditore
agricolo
per
la
prima
manipolazione
dei
prodotti
naturali
del
fondo
s
salario
del
lavoro
di
intrapresa
prestato
per
la
direzione
e
l
'
organizzazione
dell
'
impresa
agricola
ms
i
salario
del
lavoro
di
intrapresa
prestato
per
la
prima
manipolazione
dei
prodotti
naturali
del
fondo
.
Furono
riuniti
i
due
termini
r
t
ed
r
c
,
perché
inscindibili
fra
di
loro
,
sicché
nella
pratica
delle
stime
catastali
non
ci
si
attenta
a
separare
l
'
uno
dall
'
altro
ed
ambi
si
stimano
congiuntamente
guardando
alla
terra
nella
situazione
nella
quale
essa
di
fatto
si
trova
.
Rimangono
fuori
di
questo
schema
,
come
già
accade
presentemente
,
i
redditi
delle
industrie
di
trasformazione
industriale
dei
prodotti
agricoli
.
La
tassazione
agricola
comprende
i
redditi
contenuti
nell
'
uva
e
nelle
olive
(
r
t
,
r
c
,
s
d
,
i
ed
s
i
)
,
quelli
derivanti
dalla
trasformazione
delle
uve
e
delle
olive
in
vino
ed
olio
(
mi
ed
ms
)
,
ma
non
si
estende
alla
distillazione
del
vino
in
alcool
o
alla
trasformazione
dell
'
olio
in
prodotti
medicinali
od
industriali
.
La
norma
è
pacificamente
accolta
nella
giurisprudenza
tributaria
italiana
ed
è
razionale
.
Problemi
sottili
possono
sorgere
intorno
alla
esatta
linea
di
distinzione
fra
il
vino
tassabile
con
le
imposte
agricole
e
l
'
alcool
o
altre
bevande
tassabili
con
l
'
imposta
mobiliare
;
ma
qui
non
occorre
discuterle
,
bastando
riaffermare
il
principio
.
82
.
Importa
invece
discutere
se
sia
conveniente
includere
nel
campo
di
tassazione
agricola
il
reddito
ricavato
dalla
prima
manipolazione
dei
prodotti
naturali
del
fondo
.
La
legge
fondamentale
del
1886
li
ha
esclusi
dalla
tassazione
«
fondiaria
»
,
la
quale
si
arresta
al
prodotto
naturale
(
uva
)
e
non
si
estende
al
maggior
valore
del
vino
in
confronto
all
'
uva
,
sicché
,
quando
sia
conosciuto
soltanto
il
valore
del
prodotto
manipolato
(
vino
)
prescrive
che
,
con
adatti
calcoli
,
si
ritorni
indietro
sino
al
valore
del
prodotto
naturale
(
uva
)
:
Per
quei
prodotti
che
non
si
vendono
allo
stato
naturale
,
ma
soltanto
dopo
una
prima
manipolazione
,
la
valutazione
si
fa
sulla
base
dei
prezzi
dei
prodotti
trasformati
,
deducendo
da
questi
le
spese
della
trasformazione
,
tenuto
conto
del
capitale
impiegato
e
di
ogni
altro
coefficiente
dei
prezzi
medesimi
,
in
guisa
da
ricavarne
il
valore
del
prodotto
allo
stato
naturale
(
Art
.
121
del
regolamento
26
gennaio
1905
,
n
.
65
)
.
Ed
è
logico
che
così
si
fosse
opinato
,
perché
il
reddito
della
trasformazione
non
deriva
né
dal
capitale
terra
,
né
dai
capitali
stabilmente
impiegati
nella
terra
,
di
cui
unicamente
l
'
imposta
fondiaria
voleva
colpire
i
frutti
(
cfr
.
ora
il
§
129
)
.
L
'
imposta
sui
redditi
agrari
non
dà
una
soluzione
unica
.
L
'
istruzione
20
marzo
1923
così
scrive
:
Per
quei
prodotti
i
quali
siano
stati
venduti
o
consumati
,
non
allo
stato
naturale
,
ma
dopo
una
prima
manipolazione
,
il
reddito
lordo
deve
essere
determinato
in
base
al
valore
dei
prodotti
manipolati
e
non
allo
stato
naturale
.
Così
,
ad
es
.
,
se
il
proprietario
abbia
venduto
l
'
uva
o
le
olive
,
il
suo
reddito
lordo
si
dovrà
determinare
in
base
al
prezzo
di
vendita
dei
suddetti
generi
;
se
invece
il
proprietario
avrà
venduto
i
prodotti
suddetti
dopo
la
loro
trasformazione
in
vino
ed
in
olio
,
sarà
il
prezzo
di
questi
ultimi
a
determinare
il
reddito
lordo
(
p
.
35
)
.
La
soluzione
è
corretta
,
ove
si
parta
dalla
premessa
che
il
reddito
agrario
tassato
sia
quello
che
risulta
dalle
dichiarazioni
dei
contribuenti
,
dei
quali
gli
uni
possono
dichiarare
di
avere
venduto
i
prodotti
alla
stato
naturale
e
gli
altri
dopo
una
prima
manipolazione
.
Ma
,
di
fatto
,
alle
dichiarazioni
si
diede
scarsissimo
peso
e
gli
accertamenti
furono
fondati
sulle
«
tabelle
»
ministeriali
.
Queste
perciò
avrebbero
dovuto
recare
per
ogni
cultura
od
almeno
per
gran
parte
di
esse
,
una
distinzione
fra
il
caso
in
cui
il
coltivatore
usasse
vendere
i
prodotti
allo
stato
naturale
e
quello
in
cui
facesse
prima
loro
subire
una
qualche
manipolazione
.
La
distinzione
non
fu
invece
osservata
;
sicché
è
incerto
quale
dei
due
redditi
,
se
solo
quello
derivante
dai
prodotti
naturali
o
anche
quello
della
manipolazione
,
sia
oggetto
di
tassazione
;
sebbene
sia
forte
la
presunzione
in
favore
della
seconda
ipotesi
.
In
un
solo
caso
appare
dalle
tabelle
un
tentativo
di
distinzione
tra
i
due
redditi
,
laddove
si
tassa
prima
il
prato
e
poi
il
reddito
del
bestiame
d
'
allevamento
od
altrimenti
non
destinato
al
lavoro
del
fondo
.
La
distinzione
non
appare
tuttavia
,
neppure
in
questo
caso
,
ben
netta
,
sembrando
da
qualche
frase
della
istruzione
:
...
qualora
si
tenesse
conto
nella
determinazione
del
reddito
sia
del
prodotto
del
suolo
che
il
bestiame
consuma
,
sia
del
prodotto
del
bestiame
,
si
cadrebbe
evidentemente
in
una
duplicata
valutazione
di
reddito
che
invece
si
sia
voluto
tassare
alternatamente
il
reddito
agrario
o
a
titolo
di
reddito
del
prato
o
a
titolo
di
reddito
del
bestiame
,
sebbene
il
metodo
all
'
uopo
tenuto
non
sia
ben
chiaro
.
83
.
È
superfluo
insistere
,
dopo
le
cose
lungamente
discorse
nel
presente
saggio
,
sulla
convenienza
di
adottare
una
soluzione
unica
,
generale
,
la
quale
possa
essere
considerata
come
quella
ordinariamente
osservata
nella
pratica
agricola
.
La
consuetudine
,
la
quale
va
ogni
giorno
più
radicandosi
,
sembra
rispondere
alla
esigenza
dei
coltivatori
di
non
subire
le
momentanee
condizioni
del
mercato
nel
momento
dei
raccolti
.
Si
tende
sempre
più
,
sia
individualmente
sia
collo
sforzo
collettivo
di
cooperative
rurali
,
a
vendere
il
bestiame
invece
che
il
fieno
,
il
vino
piucché
l
'
uva
,
l
'
olio
piucché
l
'
oliva
.
Ogni
coltivatore
tende
a
possedere
i
mezzi
tecnici
per
la
prima
manipolazione
dei
prodotti
naturali
del
suo
fondo
;
contravvenendo
per
tal
modo
alla
legge
economica
della
divisione
del
lavoro
,
la
quale
consiglierebbe
di
vendere
i
prodotti
naturali
ad
industriali
specializzati
,
ma
sottraendosi
altresì
alla
iugulazione
di
prezzi
eccezionalmente
bassi
correnti
nel
momento
in
che
da
tutti
si
sarebbe
costretti
a
vendere
ad
ogni
costo
per
la
impossibilità
di
tenere
a
lungo
prodotti
deperibili
.
La
regola
non
vale
per
e
annate
di
eccezionale
raccolto
,
superiore
alla
potenza
degli
impianti
esistenti
nel
fondo
;
ma
vale
per
i
raccolti
che
non
si
scostano
troppo
dalla
media
ordinaria
.
La
regola
è
conforme
al
concetto
della
«
ordinarietà
»
,
poiché
applica
a
tutti
i
contribuenti
il
criterio
di
tassazione
che
è
equo
per
il
contribuente
medio
buon
padre
di
famiglia
.
Essa
conduce
al
consueto
risultato
benefico
dell
'
ordinarietà
;
poiché
gli
agricoltori
incapaci
ad
utilizzare
i
prodotti
naturali
del
fondo
ed
abituati
a
venderli
appena
raccolti
sul
mercato
sono
tassati
come
se
ricavassero
il
reddito
della
prima
manipolazione
;
ed
è
questa
una
circostanza
la
quale
contribuisce
,
sia
pure
con
peso
assai
piccolo
,
ad
eliminarli
a
poco
a
poco
dal
mercato
.
Nel
momento
della
nuova
lustrazione
dei
redditi
agrari
sarà
divenuto
,
anche
se
non
lo
era
del
tutto
prima
,
comune
il
tipo
dell
'
agricoltore
provveduto
dei
mezzi
tecnici
necessari
per
sottrarsi
alle
avverse
oscillazioni
dei
prezzi
nel
momento
del
raccolto
(
cfr
.
sopra
§
80
)
.
Possiamo
perciò
concludere
che
meriti
di
essere
accolta
in
principio
la
tesi
,
che
sembra
essere
altresì
quella
seguita
dalle
«
tabelle
»
ministeriali
per
la
imposta
sui
redditi
agrari
:
dovere
l
'
imposta
«
agraria
»
considerare
i
prodotti
non
nello
stato
«
naturale
»
,
bensì
in
quello
«
commerciabile
»
che
si
ottiene
,
ove
faccia
duopo
,
dopo
una
prima
manipolazione
.
L
'
osservanza
di
questa
regola
richiede
una
cautela
del
resto
semplice
,
in
sede
di
tassazione
mobiliare
.
Nel
calcolo
del
reddito
netto
dell
'
industriale
o
commerciante
,
il
quale
a
sua
volta
usi
i
prodotti
del
suolo
come
materia
prima
od
oggetto
della
sua
industria
o
del
suo
commercio
,
sarà
necessario
iscrivere
al
passivo
sempre
il
costo
del
prodotto
«
manipolato
»
:
del
vino
e
non
dell
'
uva
,
dell
'
olio
e
non
dell
'
ulivo
.
Altrimenti
si
verificherebbe
una
doppia
tassazione
del
medesimo
reddito
della
manipolazione
,
una
prima
volta
presso
l
'
agricoltore
ed
una
seconda
presso
l
'
industriale
.
La
cautela
sembra
agevole
ad
osservarsi
,
poiché
l
'
accertamento
mobiliare
ha
luogo
per
casi
singoli
e
per
discussioni
individuali
,
nelle
quali
,
per
quanto
si
proceda
per
confronti
e
per
regole
uniformi
,
si
può
fra
le
altre
,
anche
tener
conto
della
regola
di
non
tassare
due
volte
il
medesimo
cespite
.
Ben
si
può
aggiungere
che
il
maggior
reddito
della
manipolazione
,
accollato
sempre
all
'
agricoltore
,
è
reddito
ordinario
;
e
non
comprende
quei
redditi
commerciali
che
possono
essere
goduti
dall
'
industriale
o
negoziante
in
vino
,
in
olio
,
in
bozzoli
,
in
virtù
delle
favorevoli
condizioni
del
mercato
,
della
sua
capacità
a
serbare
il
prodotto
a
lungo
prima
di
venderlo
,
della
sua
organizzazione
di
vendita
.
Tutto
ciò
è
fuori
dell
'
industria
agraria
della
prima
manipolazione
e
può
seguitare
ad
essere
tassato
al
nome
dell
'
industriale
o
commerciante
.
La
finanza
,
la
quale
riscuote
tutto
ciò
che
le
è
dovuto
,
può
lasciare
agli
interessati
e
specialmente
al
processo
di
traslazione
delle
imposte
sul
mercato
il
compito
di
rivalersi
eventualmente
dell
'
imposta
sul
reddito
ordinario
di
prima
manipolazione
che
talvolta
l
'
agricoltore
avesse
anticipato
per
conto
dell
'
industriale
.
84
.
Ferma
tal
soluzione
,
il
quadro
della
tassazione
agricola
si
presenta
nettissimo
.
Trattasi
di
valutare
ad
un
momento
dato
,
tenuto
conto
dei
metodi
culturali
osservati
in
ogni
località
,
quale
sia
il
valore
lordo
ordinario
del
prodotto
vendibile
del
fondo
,
ridotto
,
dopo
una
prima
manipolazione
eventualmente
necessaria
,
in
stato
commerciabile
.
Le
operazioni
catastali
dovrebbero
cioè
subíre
una
modificazione
,
non
sostanziale
e
non
costosa
.
Invece
di
calcolare
soltanto
la
rendita
dominicale
(
r
t
+
r
c
)
,
considerando
tutti
gli
altri
termini
del
totale
come
termini
di
costo
,
lo
stimatore
dovrebbe
considerare
taluni
di
questi
altri
termini
come
termini
di
reddito
.
La
variazione
nella
tecnica
della
stima
sarebbe
formale
.
Oggi
la
stima
della
rendita
dominicale
soggetta
alla
imposta
fondiaria
avviene
secondo
la
seguente
formula
,
ricavata
da
(
2
)
:
(
10
)
r
t
+
r
c
=
Po
(
c
+
i
+
s
d
+
s
i
+
s
m
)
.
In
altra
sede
,
di
tassazione
dei
redditi
agrari
,
si
calcolano
i
valori
,
di
i
,
s
d
,
s
,
s
m
,
mi
,
ms
i
,
ms
m
e
si
tassano
separatamente
o
congiuntamente
,
a
seconda
di
situazioni
ipotetiche
variabili
e
disformi
della
realtà
.
Esistono
cioè
,
sebbene
ottenuti
in
maniere
indipendenti
e
quindi
erronee
per
pericolo
di
sovrapposizione
,
tutti
gli
elementi
del
calcolo
necessario
per
una
conosciuta
e
perfetta
tassazione
.
Qui
si
propone
di
utilizzarli
attraverso
i
seguenti
passaggi
da
(
9
)
:
(
11
)
Po
+
Pmo
=
(
c
+
mc
+
sm
+
ms
m
)
+
(
r
t
+
r
c
)
+
s
d
+
(
i
+
mi
+
s
+
ms
i
)
.
Da
cui
si
ricava
:
(
12
)
Po
+
Pmo
(
c
+
mc
+
s
m
+
ms
m
)
=
(
r
t
+
r
c
)
+
s
d
+
(
i
+
mi
+
s
+
ms
)
.
La
variazione
proposta
in
confronto
al
vigente
sistema
di
stima
catastale
consisterebbe
unicamente
nel
dedurre
dal
valore
lordo
del
prodotto
commerciabile
i
soli
costi
vivi
ed
i
salari
del
lavoro
manuale
.
Gli
altri
termini
di
costo
che
or
si
deducono
-
-
salario
della
direzione
dominicale
,
interessi
del
capitale
scorte
vive
e
morte
,
salario
del
lavoro
d
'
impresa
,
e
interessi
e
salari
d
'
impresa
della
prima
manipolazione
sarebbero
invece
considerati
come
termini
di
reddito
tassabile
.
85
.
Questo
sarebbe
diviso
in
tre
parti
:
A
.
Rendita
dominicale
(
r
t
+
r
c
)
da
tassarsi
a
nome
ed
a
carico
del
proprietario
del
fondo
,
senza
diritto
di
rivalsa
su
altri
collaboratori
alla
produzione
.
È
l
'
attuale
imposta
fondiaria
,
nettamente
delineata
nel
suo
contenuto
.
Potrebbe
anche
chiamarsi
categoria
A
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
.
B
.
Salario
dominicale
(
s
d
)
,
da
tassarsi
a
nome
del
proprietario
con
diritto
di
rivalsa
sul
fattore
od
agente
a
cui
il
proprietario
abbia
affidata
la
direzione
della
sua
proprietà
e
la
conservazione
di
essa
in
confronto
dei
coltivatori
e
dei
terzi
.
Attualmente
questo
reddito
viene
tassato
in
categoria
C
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
se
la
direzione
o
custodia
della
proprietà
è
affidata
ad
un
fattore
od
agente
.
Se
essa
è
tenuta
dal
proprietario
,
sfugge
a
tassazione
,
ancora
oggi
,
dopo
la
istituzione
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
.
Potrebbe
denominarsi
categoria
B
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
.
La
tassazione
dovrebbe
aver
luogo
al
nome
del
proprietario
,
essendo
frequentissimo
il
caso
che
le
due
persone
,
di
proprietario
e
direttore
dominicale
,
siano
fisicamente
la
stessa
persona
.
Deve
essere
data
facoltà
di
rivalsa
sul
fattore
od
agente
;
ed
anzi
deve
essere
fatto
obbligo
al
proprietario
di
fare
denuncia
del
nome
dell
'
agente
ai
fini
dell
'
imposta
complementare
progressiva
sul
reddito
.
Quando
la
denuncia
non
sia
fatta
,
si
presume
che
il
salario
dominicale
sia
goduto
dal
proprietario
ed
esso
,
ai
fini
della
detta
complementare
,
deve
esser
compreso
nel
suo
reddito
complessivo
.
L
'
adozione
del
proposto
congegno
suppone
la
esclusione
di
questi
redditi
dalla
tassazione
mobiliare
.
C
.
Reddito
industriale
agrario
(
i
+
mi
+
s
i
+
sm
i
)
.
È
l
'
attuale
imponibile
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
con
l
'
esclusione
dei
salari
del
lavoro
manuale
e
con
l
'
inclusione
generalizzata
dei
redditi
procedenti
dalla
prima
manipolazione
dei
prodotti
del
fondo
.
Calcolato
contemporaneamente
alle
altre
due
specie
di
reddito
,
e
con
gli
stessi
metodi
di
stima
,
non
correrebbe
il
pericolo
di
sovrapporsi
ad
esse
o
di
essere
espresso
in
monete
differenti
.
L
'
imposta
sul
reddito
industriale
agrario
sarebbe
conosciuta
sotto
il
nome
di
categoria
C
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
.
Essa
si
sostituirebbe
intieramente
all
'
imposta
di
categoria
B
di
ricchezza
mobile
sul
reddito
dei
fittaiuoli
,
a
quella
di
categoria
C
,
pure
di
ricchezza
mobile
,
sui
salari
non
dominicali
dei
fattori
ed
agenti
di
campagna
ed
infine
all
'
odierna
imposta
sui
redditi
agrari
,
le
quali
dovrebbero
perciò
senz
'
altro
venire
soppresse
.
86
.
Al
nome
ed
a
carico
di
chi
l
'
imposta
sul
reddito
industriale
agrario
dovrebbe
essere
iscritta
?
La
soluzione
al
quesito
è
la
risultante
di
vari
fattori
:
-
-
la
semplicità
degli
accertamenti
e
della
riscossione
.
Poiché
,
come
fu
dimostrato
sopra
,
tutte
le
imposte
o
tutte
le
categorie
dell
'
unica
imposta
sui
redditi
agrari
debbono
avere
carattere
reale
ed
universale
,
senza
detrazione
di
interessi
di
debiti
,
esenzioni
di
minimi
,
salvo
quelle
che
si
reputino
opportune
per
ragioni
di
economia
amministrativa
(
cfr
.
§
71
)
,
e
minorazioni
di
aliquota
,
la
massima
semplicità
si
ottiene
iscrivendo
l
'
ammontare
del
reddito
e
dell
'
imposta
al
nome
del
proprietario
del
fondo
.
L
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
sia
di
categoria
A
o
B
o
C
,
colpisce
il
reddito
ordinario
,
accertato
per
ogni
particella
coi
metodi
catastali
,
divisibile
perciò
,
con
le
successive
volture
,
fra
gli
aventi
causa
nella
proprietà
e
nel
godimento
al
pari
dell
'
odierna
imposta
fondiaria
;
-
-
la
equità
nella
percussione
legale
.
È
socialmente
e
politicamente
utile
che
la
imposta
sia
iscritta
al
nome
del
contribuente
che
il
legislatore
ha
voluto
colpire
.
Poiché
nel
caso
nostro
il
contribuente
è
,
nell
'
intenzione
del
legislatore
,
il
coltivatore
del
fondo
,
la
iscrizione
dovrebbe
essere
fatta
al
nome
del
coltivatore
:
proprietario
in
economia
,
fittaiuolo
,
proprietario
e
mezzadro
pro
quota
parte
.
Sarebbe
politicamente
dannoso
che
si
generalizzasse
l
'
impressione
che
grandi
schiere
di
contribuenti
non
fossero
soggetti
all
'
imposta
.
Il
pagamento
diretto
personale
dell
'
imposta
è
condizione
di
efficace
interessamento
dei
tassati
alla
amministrazione
della
cosa
pubblica
.
La
incidenza
effettiva
non
segue
le
sorti
della
percussione
legale
e
dipende
dalle
curve
di
domanda
e
di
offerta
dei
terreni
e
degli
altri
fattori
produttivi
.
Poiché
queste
non
possono
essere
calcolate
dal
legislatore
per
il
lungo
intervallo
di
tempo
futuro
durante
il
quale
debbono
rimanere
fisse
le
stime
dei
redditi
delle
diverse
categorie
economiche
,
giova
parlare
invece
di
«
coincidenza
presunta
dalle
parti
fra
la
percussione
legale
e
la
incidenza
effettiva
»
.
Se
l
'
imposta
è
iscritta
al
nome
del
proprietario
è
probabile
che
costui
reputi
di
restarne
definitivamente
inciso
,
postoché
il
coltivatore
imprenditore
,
meglio
capace
di
spostarsi
da
luogo
a
luogo
e
di
destinare
capitale
e
lavoro
ad
altri
impieghi
,
si
suppone
possa
pretendere
alla
remunerazione
netta
corrente
sul
mercato
,
laddove
il
proprietario
,
legato
alla
sua
terra
,
è
convinto
di
doversi
contentare
del
«
residuo
»
,
detratte
le
spese
,
fra
cui
le
imposte
.
Sia
o
non
fondata
siffatta
convinzione
o
sia
fondata
un
'
altra
,
secondo
cui
l
'
imposta
,
in
uno
stato
perfetto
,
non
è
sofferta
da
nessuno
,
è
opportuno
che
il
proprietario
non
ne
sia
amareggiato
;
e
che
la
imposta
percuota
il
coltivatore
,
vero
contribuente
legale
.
Questi
,
al
più
,
potrà
lusingarsi
di
essere
riuscito
,
grazie
alla
sua
abilità
nel
contrattare
,
a
trasferirla
sul
proprietario
.
87
.
La
necessità
di
soddisfare
contemporaneamente
a
queste
tre
condizioni
,
di
cui
le
ultime
due
contraddicono
alla
prima
,
persuade
che
forse
la
soluzione
migliore
è
una
soluzione
di
compromesso
.
La
prima
condizione
,
che
è
d
'
ordine
tecnico
,
è
forse
la
più
importante
di
tutte
,
perché
ha
per
iscopo
di
ridurre
al
minimo
il
costo
di
esazione
,
rendere
quasi
automatico
il
lavoro
di
ripartizione
dell
'
imposta
ed
applicare
i
medesimi
metodi
a
tutte
le
tre
branche
dell
'
imposta
.
Rispetto
all
'
imposta
sui
redditi
agrari
(
1923
)
,
l
'
amministrazione
ha
reso
omaggio
a
queste
esigenze
tecniche
,
consentendo
che
non
fosse
osservata
la
prescrizione
in
virtù
di
cui
«
il
proprietario
,
il
quale
abbia
più
fondi
,
coltivati
direttamente
o
a
colonia
,
in
più
comuni
,
compresi
in
diversi
distretti
di
agenzia
,
avrebbe
dovuto
presentare
una
dichiarazione
per
tutti
i
fondi
,
dovunque
situati
,
alla
agenzia
della
quale
dipende
il
comune
in
cui
egli
è
domiciliato
»
.
Questa
prescrizione
,
tratta
dalla
legge
d
'
imposta
mobiliare
,
è
logica
quando
l
'
imposta
ha
carattere
personale
,
consente
esenzione
per
minimi
e
riduzioni
di
imponibili
.
Ma
è
costosa
ed
ingombrante
,
perché
implica
un
lavoro
minuto
di
corrispondenza
tra
i
diversi
uffici
finanziari
,
per
accertarsi
che
tutte
le
particelle
che
un
proprietario
possiede
nel
comune
A
siano
state
da
lui
denunciate
nel
comune
B
dove
egli
ha
la
residenza
.
Se
invece
tutte
le
particelle
del
comune
A
sono
tassate
in
A
e
in
B
quelle
di
B
,
le
possibilità
di
errori
e
di
rimborsi
diminuiscono
a
dismisura
.
Se
,
in
avvenire
,
fosse
concessa
ai
comuni
una
,
sia
pure
moderatissima
,
facoltà
di
sovrimposizione
sulle
categorie
B
e
C
dell
'
imposta
generale
sui
redditi
agrari
,
ogni
particella
dovrebbe
essere
necessariamente
tassata
nel
comune
dove
essa
è
situata
;
così
come
si
fa
ora
per
l
'
imposta
fondiaria
.
Altrimenti
,
i
comuni
rurali
sarebbero
depauperati
a
vantaggio
dei
comuni
cittadini
e
dei
grossi
borghi
di
mercato
,
i
quali
avrebbero
interesse
a
facilitare
,
con
basse
aliquote
,
la
residenza
sul
proprio
territorio
dei
coltivatori
di
fondi
rustici
,
specie
dei
maggiori
proprietari
in
economia
e
fittaiuoli
.
Pompeo
Neri
,
discorrendo
dei
disordini
che
nello
Stato
di
Milano
aveva
recato
la
pretesa
dei
cittadini
di
pagare
nella
città
di
loro
residenza
l
'
imposta
anche
per
i
beni
rurali
posseduti
nelle
campagne
,
chiama
«
legge
chiara
ed
immutabile
»
quella
del
territorio
,
«
che
la
natura
ha
prefinito
»
,
e
dichiara
che
dalla
legge
del
territorio
non
si
può
recedere
senza
cadere
in
mille
assurdità
e
in
un
mare
d
'
incertezze
;
poiché
volendo
descrivere
,
e
censire
i
beni
,
non
secondo
la
regola
del
sito
,
dove
sempre
sono
stati
e
in
eterno
staranno
,
ma
secondo
qualunque
altra
regola
fondata
nelle
qualità
personali
del
possessore
,
ogni
regola
resta
turbata
dalle
variazioni
giornaliere
,
che
seguono
in
queste
qualità
personali
,
e
nel
passaggio
dei
beni
da
un
nome
all
'
altro
;
sicché
il
catasto
resta
sempre
vacillante
,
e
si
privano
le
comunità
di
quel
naturale
patrimonio
,
da
cui
nei
loro
bisogni
devono
ricevere
aiuto
.
Se
ogni
particella
o
fondo
deve
essere
censito
nel
comune
del
luogo
dove
si
trova
,
ogni
particella
deve
altresì
pagare
l
'
imposta
,
nelle
sue
tre
branche
,
in
ragione
di
quel
reddito
che
essa
«
ordinariamente
»
deve
produrre
,
non
in
ragione
di
quello
che
«
effettivamente
»
se
ne
ricava
.
Quindi
è
indifferente
,
dal
punto
di
vista
tributario
,
percuotere
legalmente
il
proprietario
o
il
fittaiuolo
o
il
mezzadro
:
sempre
la
terra
paga
l
'
identico
tributo
,
che
la
segue
nelle
mani
di
chiunque
si
trovi
.
Quindi
ancora
il
metodo
di
gran
lunga
più
semplice
,
meno
costoso
,
più
sicuro
è
di
intestare
ad
ogni
ditta
proprietaria
di
terreni
tre
redditi
imponibili
,
per
ciascuna
delle
categorie
A
,
B
e
C
,
in
cui
la
progettata
unica
imposta
agraria
si
divide
.
Di
anno
in
anno
,
a
seconda
che
il
numero
o
la
superficie
delle
particelle
intestate
alla
ditta
cresce
,
per
acquisti
,
o
diminuisce
,
per
vendite
,
cresce
o
diminuisce
la
cifra
dei
tre
redditi
imponibili
,
con
operazioni
ovvie
di
voltura
e
con
possibilità
di
parificazione
dei
totali
per
categoria
e
per
comuni
,
cosicché
neppure
una
lira
d
'
imponibile
sfugga
al
tributo
.
Soltanto
in
questo
modo
si
raggiunge
la
perfezione
tecnica
nella
imposizione
agraria
.
88
.
Rimane
da
escogitare
qualche
spediente
,
per
cui
si
possa
,
nei
limiti
del
possibile
e
subordinatamente
alla
perfezione
tributaria
,
conseguire
altresì
il
vantaggio
politico
e
sociale
di
far
pagare
l
'
imposta
direttamente
ai
coltivatori
.
Nella
grandissima
maggioranza
dei
casi
,
l
'
effetto
si
raggiunge
automaticamente
:
secondo
il
censimento
del
1930
di
4
196
226
aziende
agricole
esistenti
in
Italia
il
59,1
per
cento
in
numero
ed
il
57,5
per
cento
in
superficie
era
condotto
direttamente
in
economia
dai
proprietari
:
sicché
per
questa
notabile
maggioranza
la
iscrizione
dell
'
imposta
nelle
sue
tre
categorie
A
,
B
e
C
al
nome
del
proprietario
soddisfa
automaticamente
alle
tre
condizioni
della
perfezione
tecnica
,
della
tassazione
diretta
del
vero
contribuente
e
della
difficoltà
di
traslazione
su
altri
.
89
.
Per
la
minoranza
dei
casi
in
cui
la
proprietà
è
separata
dalla
coltivazione
,
il
metodo
seguente
parrebbe
quello
più
semplice
ed
efficace
:
abbia
il
proprietario
diritto
di
denunciare
,
entro
il
31
luglio
di
ogni
anno
,
il
nome
del
fittaiuolo
o
mezzadro
a
cui
spetta
il
reddito
di
categoria
C
assegnato
alle
singole
particelle
catastali
da
lui
possedute
.
A
quella
data
,
è
noto
,
secondo
le
più
generali
consuetudini
osservate
in
Italia
,
il
nome
del
fittaiuolo
o
mezzadro
che
coltiverà
il
fondo
nell
'
anno
successivo
.
Se
,
in
qualche
caso
di
rinnovazione
di
fitto
,
il
nome
del
nuovo
fittaiuolo
non
è
ancora
conosciuto
,
si
può
,
senza
alcun
inconveniente
,
dare
al
proprietario
il
diritto
di
chiedere
la
sospensione
dell
'
iscrizione
del
reddito
di
categoria
C
dai
ruoli
principali
ed
il
rinvio
della
iscrizione
ai
ruoli
suppletivi
di
prima
serie
del
gennaio
.
La
concessione
del
rinvio
dovrebbe
essere
subordinata
alla
presentazione
della
ricevuta
del
pagamento
,
a
titolo
di
rimborso
di
maggiori
spese
di
distribuzione
,
al
locale
esattore
delle
imposte
dirette
di
una
somma
uguale
al
4%
dell
'
ammontare
dell
'
imposta
di
cui
si
chiede
il
rinvio
di
iscrizione
ed
alla
comunicazione
entro
l'11
novembre
del
nome
del
nuovo
fittaiuolo
o
mezzadro
a
carico
di
cui
l
'
iscrizione
dovrebbe
essere
fatta
.
L
'
imposta
di
categoria
C
dovrebbe
essere
iscritta
per
intiero
al
nome
del
fittaiuolo
e
pure
per
intiero
al
nome
del
mezzadro
nei
casi
di
mezzadria
mista
a
fitto
,
reputandosi
,
come
è
di
fatto
,
che
,
in
questi
casi
misti
,
il
vero
coltivatore
sia
il
mezzadro
fittaiuolo
e
la
partecipazione
del
proprietario
alla
direzione
dei
lavori
si
limiti
a
quella
che
è
remunerata
col
salario
dominicale
tassato
alla
categoria
B
dei
redditi
agrari
.
Quando
invece
trattisi
di
mezzadria
pura
,
in
cui
tutti
i
prodotti
,
anche
quelli
della
stalla
,
sono
divisi
per
metà
,
ed
il
capitale
scorta
è
pure
contribuito
per
metà
dalle
due
parti
,
viene
iscritto
al
nome
del
mezzadro
soltanto
la
metà
dell
'
imposta
di
categoria
C
.
Poiché
il
13,5
per
cento
delle
aziende
comprendente
il
12,7
per
cento
della
superficie
è
coltivato
in
regime
di
affitto
ed
il
12,6
per
cento
delle
aziende
per
il
15,8
per
cento
della
superficie
è
coltivato
in
regime
di
mezzadria
o
colonia
parziaria
,
la
iscrizione
a
ruolo
di
persona
diversa
da
quella
del
proprietario
sarebbe
facoltativa
per
circa
un
quarto
delle
aziende
agricole
italiane
.
Per
il
rimanente
14,8
per
cento
delle
aziende
estese
sul
14
per
cento
della
superficie
,
trattandosi
di
conduzione
mista
,
si
può
supporre
che
il
proprietario
non
richiederebbe
la
iscrizione
a
ruolo
dei
contadini
,
partecipanti
in
proporzioni
variabili
ai
diversi
prodotti
della
terra
.
Anzi
,
tal
diritto
ed
anche
quello
della
rivalsa
potrebbero
essere
consentiti
solo
nei
casi
di
affitto
e
di
mezzadria
pura
o
mezzadria
con
affitto
,
nei
quali
al
coltivatore
deve
essere
riconosciuto
il
carattere
di
imprenditore
vero
e
proprio
.
Il
metodo
proposto
è
,
notisi
,
diverso
da
quello
della
rivalsa
,
il
quale
difficilmente
viene
applicato
,
per
l
'
odiosità
gravante
sul
contribuente
legale
,
il
quale
tenti
di
farsi
rimborsare
dal
contribuente
vero
un
tributo
pubblico
.
La
rivalsa
pare
a
quest
'
ultimo
un
sopruso
,
e
quasi
un
tentativo
del
proprietario
di
farsi
rimborsare
dal
coltivatore
l
'
imposta
dovuta
dal
primo
allo
stato
.
Vano
è
spiegare
,
con
il
testo
delle
leggi
alla
mano
,
la
verità
del
contrario
;
nelle
menti
dei
contadini
imperando
il
sospetto
verso
le
genti
vestite
civilmente
.
Destò
gran
rumore
nelle
campagne
e
querela
gravissima
la
circostanza
che
,
nell
'
odierna
imposta
sui
redditi
agrari
,
il
mezzadro
risultò
gravato
di
un
imponibile
e
di
una
imposta
maggiore
di
quella
a
carico
del
suo
proprietario
.
Né
valse
il
dire
che
il
proprietario
sulla
sua
metà
del
prodotto
pagava
due
imposte
:
quella
fondiaria
e
quella
sui
redditi
agrari
e
che
si
doveva
tener
conto
di
altre
circostanze
,
fra
le
quali
la
tassazione
del
reddito
del
lavoro
della
famiglia
colonica
.
La
differenza
parve
un
sopruso
architettato
dai
«
signori
»
contro
i
contadini
.
La
rivalsa
diretta
crescerebbe
a
dismisura
l
'
animosità
fra
le
classi
rurali
ed
è
assolutamente
da
sconsigliarsi
,
salvo
che
per
l
'
imposta
di
categoria
B
per
i
salari
«
dominicali
»
rispetto
ai
quali
il
rapporto
è
tra
persone
-
-
proprietario
ed
agente
-
-
amendue
istruite
,
capaci
di
studiare
testi
legislativi
tributari
,
esperte
in
contabilità
e
l
'
una
nell
'
altra
fiduciose
.
Il
metodo
proposto
,
scansa
,
a
quanto
sembra
,
la
massima
parte
degli
inconvenienti
possibili
.
Dà
al
proprietario
l
'
iniziativa
della
iscrizione
a
ruolo
in
categoria
C
di
persona
diversa
da
lui
.
Assicura
la
finanza
che
di
quanto
scema
la
somma
iscritta
a
carico
del
proprietario
di
altrettanto
cresce
,
nello
stesso
comune
,
l
'
imposta
iscritta
a
nome
del
fittaiuolo
o
del
colono
mezzadro
.
Accerta
che
le
trasposizioni
di
iscrizione
avvengano
tempestivamente
per
i
ruoli
principali
o
al
più
tardi
,
ed
in
questo
caso
con
largo
rimborso
di
spese
per
la
finanza
,
per
i
ruoli
suppletivi
di
prima
serie
.
Ad
impedire
eventuali
soprusi
dei
proprietari
si
può
statuire
che
il
fittaiuolo
mezzadro
abbia
diritto
di
trattenersi
sul
canone
di
fitto
o
sulla
parte
padronale
dei
prodotti
del
fondo
la
somma
indebitamente
da
lui
pagata
a
titolo
d
'
imposta
;
attribuendo
al
giudice
conciliatore
del
luogo
la
facoltà
di
sentenziare
intorno
all
'
indebito
di
iscrizione
.
Siccome
è
interesse
pubblico
che
le
imposte
siano
iscritte
al
nome
del
vero
percettore
del
reddito
,
la
denuncia
da
parte
del
proprietario
del
nome
del
fittaiuolo
o
mezzadro
deve
essere
dichiarata
obbligatoria
.
Contro
il
proprietario
,
il
quale
d
'
accordo
col
fittaiuolo
o
mezzadro
,
trascuri
di
denunciare
tempestivamente
alla
finanza
il
nome
del
coltivatore
a
carico
di
cui
l
'
imposta
agraria
di
categoria
C
deve
essere
iscritta
si
applichino
due
sanzioni
:
l
'
una
di
una
multa
del
10%
dell
'
ammontare
dell
'
imposta
e
l
'
altra
del
cumulo
del
reddito
agrario
di
categoria
C
con
gli
altri
suoi
redditi
agrari
di
categoria
A
e
B
e
con
tutti
quelli
,
di
fabbricati
,
mobiliari
e
diversi
che
egli
possegga
concorrendo
così
a
crescere
il
suo
reddito
complessivo
netto
,
assoggettato
all
'
imposta
progressiva
complementare
sul
reddito
.
Nel
tempo
stesso
,
alla
finanza
sia
lecito
di
accertare
,
se
ne
ha
notizia
,
come
dovrebbe
averla
,
per
l
'
obbligo
di
denuncia
di
ogni
contribuente
,
il
reddito
medesimo
una
seconda
volta
nel
calcolo
del
reddito
complessivo
del
fittaiuolo
o
del
mezzadro
,
da
assoggettare
eventualmente
a
nome
di
questi
alla
imposta
progressiva
complementare
sul
reddito
.
Se
,
nonostante
tutte
queste
agevolezze
e
sanzioni
,
il
proprietario
non
denuncierà
che
il
reddito
agrario
di
categoria
C
è
goduto
dal
fittaiuolo
o
mezzadro
,
sarà
chiaro
che
le
due
parti
avranno
trovato
convenienza
a
concordare
un
canone
d
'
affitto
o
un
criterio
di
divisione
dei
prodotti
che
rimuneri
il
proprietario
del
danno
del
totale
pagamento
dell
'
imposta
agraria
in
tutte
le
categorie
.
In
tal
caso
,
perché
dovrebbe
inquietarsene
la
finanza
,
la
quale
risparmia
qualche
scritturazione
e
serba
il
diritto
di
tassare
,
in
sede
d
'
imposta
complementare
progressiva
,
il
fittaiuolo
o
mezzadro
,
quando
il
reddito
suo
complessivo
superi
il
minimo
esente
?
Capitolo
secondo
Il
metodo
di
accertamento
90
.
V
'
ha
un
rapporto
necessario
fra
il
metodo
scelto
rispetto
alla
tassazione
dei
redditi
agrari
e
la
procedura
da
osservarsi
per
l
'
accertamento
dell
'
oggetto
dell
'
imposta
.
Possiamo
porre
su
di
ciò
la
seguente
proposizione
:
che
ove
si
scelga
il
metodo
di
tassazione
per
classi
sociali
,
si
deve
dare
la
preferenza
all
'
accertamento
«
per
denuncie
»
;
mentre
la
scelta
del
metodo
per
categorie
economiche
senz
'
altro
fa
preferire
l
'
accertamento
«
per
catasto
»
.
La
differenza
sostanziale
fra
le
due
specie
di
accertamento
è
questa
:
che
colle
denuncie
si
chiede
al
contribuente
di
dichiarare
individualmente
caso
per
caso
il
prodotto
lordo
,
le
spese
e
perdite
inerenti
alla
produzione
ed
il
reddito
netto
effettivamente
ottenuto
anno
per
anno
e
nella
media
di
due
o
più
anni
;
ed
invece
col
catasto
non
si
chiedono
al
contribuente
denuncie
ed
il
reddito
lordo
,
le
spese
ed
il
reddito
netto
sono
accertati
per
via
di
un
'
analisi
condotta
,
con
uniformità
di
criteri
,
da
autorità
all
'
uopo
delegate
,
composte
di
tecnici
in
parte
delegati
dalle
rappresentanze
di
contribuenti
e
locali
ed
,
in
parte
maggiore
,
delegati
dalla
suprema
autorità
finanziaria
dello
stato
.
Il
metodo
delle
denuncie
va
d
'
accordo
col
metodo
della
tassazione
per
classi
sociali
.
Il
proprietario
,
il
fittaiuolo
,
il
mezzadro
,
il
colono
parziario
,
non
sono
invero
figure
le
quali
abbiano
un
contenuto
oggettivo
ed
uniforme
.
L
'
analisi
del
prodotto
lordo
,
condotta
coi
criteri
uniformi
del
catasto
,
ci
può
dire
quanto
in
media
del
prodotto
medesimo
bisogna
destinare
per
remunerare
la
terra
ed
i
capitali
in
essa
investiti
,
il
capitale
scorte
,
il
lavoro
di
direzione
e
manuale
,
che
sono
categorie
economiche
;
non
ci
dice
quali
siano
le
remunerazioni
di
persone
le
quali
godono
in
misura
variabilissima
,
da
luogo
a
luogo
,
da
contratto
a
contratto
,
di
date
quote
parti
dei
compensi
anzidetti
dei
fattori
di
produzione
,
spettanti
ora
all
'
una
ora
all
'
altra
,
od
in
parte
all
'
una
ed
in
parte
all
'
altra
classe
sociale
.
Un
catasto
per
classi
sociali
è
impensabile
;
fa
d
'
uopo
ricorrere
forzatamente
alle
denunzie
degli
interessati
.
Il
catasto
è
invece
proprio
del
metodo
di
tassazione
per
categorie
economiche
.
Il
tecnico
,
il
quale
fa
parte
delle
magistrature
catastali
,
calcola
rendite
,
quasi
rendite
,
interessi
,
salari
sulla
base
di
analisi
peritali
,
senza
uopo
di
sapere
quali
sono
le
persone
che
di
fatto
godono
di
tutte
o
di
parecchie
o
di
una
sola
o
di
parte
di
una
sola
o
di
parecchie
di
tali
rimunerazioni
.
Chi
ritenga
dimostrata
la
preferenza
da
darsi
alla
tassazione
per
categorie
economiche
su
quella
per
classi
sociali
,
deve
dunque
ritenere
altresì
necessario
preferire
il
metodo
del
catasto
a
quello
delle
denuncie
.
Ma
alla
dimostrazione
indiretta
si
può
aggiungere
la
dimostrazione
diretta
.
91
.
II
dibattito
è
antico
,
e
non
fanno
difetto
documenti
memorandi
,
degni
di
essere
ancora
una
volta
riprodotti
per
l
'
autorevolezza
degli
scritti
e
la
fondatezza
delle
argomentazioni
.
Il
problema
odierno
non
è
diverso
da
quello
che
si
presentava
alla
osservazione
passata
;
sicché
i
ragionamenti
fatti
intorno
alla
esperienza
d
'
un
tempo
sono
veri
anche
oggi
.
Marco
Minghetti
,
presidente
del
consiglio
e
ministro
delle
finanze
,
presentando
alla
Camera
dei
deputati
il
21
maggio
1874
un
progetto
per
la
«
perequazione
dell
'
imposta
fondiaria
»
così
scriveva
nella
relazione
intorno
al
vizio
del
catasto
napoletano
di
essere
fondato
sulle
denunzie
dei
contribuenti
.
Anche
nelle
provincie
meridionali
si
tentò
di
giungere
per
via
di
denunzie
e
di
controlli
alla
formazione
di
un
catasto
per
il
riparto
della
imposta
fondiaria
;
ma
anche
qui
la
forza
delle
leggi
non
poté
vincere
quella
della
natura
delle
cose
,
ed
i
risultati
conseguiti
da
operazioni
e
revisioni
molte
volte
ripetute
valgono
a
conferma
della
impossibilità
di
raggiungere
per
questa
via
l
'
intento
.
Intorno
a
simile
intrapresa
si
adoperarono
in
quelle
provincie
tutti
i
governi
che
si
succedettero
nell
'
ultimo
secolo
,
da
Carlo
III
alla
restaurazione
,
ma
nessuno
ha
potuto
riuscire
.
Un
primo
catasto
vi
fu
ordinato
con
due
prammatiche
di
Carlo
III
del
17
marzo
1741
e
28
settembre
1742
.
Il
mezzo
scelto
consisteva
nel
fare
ad
un
tempo
le
denunzie
dei
contribuenti
e
la
visita
dei
fondi
per
parte
dei
periti
,
confrontando
poi
l
'
esito
delle
visite
colle
denunzie
per
accertare
se
queste
fossero
esatte
.
Il
lavoro
fu
in
parte
abbandonato
per
esserne
riconosciuti
i
gravissimi
difetti
.
Una
rettificazione
ordinata
nel
1795
non
condusse
ad
alcun
risultato
.
L
'
operazione
fu
ripresa
sotto
Giuseppe
Bonaparte
in
esecuzione
a
legge
dell'8
settembre
1806
che
ordinò
il
reparto
di
un
contingente
d
'
imposta
in
base
ad
un
catasto
descrittivo
.
I
lavori
vi
furono
spinti
con
intelligenza
e
con
l
'
energia
che
si
osservavano
in
tutte
le
altre
parti
del
pubblico
servizio
ai
tempi
della
dominazione
francese
;
eppure
ecco
in
quali
termini
è
quel
lavoro
giudicato
dall
'
illustre
storico
Colletta
:
Senza
catasto
,
censo
o
statistica
per
dividere
il
peso
fra
tributari
,
si
ebbe
ricorso
a
ripieghi
e
compensi
con
fraudi
ed
errori
innumerevoli
.
Un
catasto
amministrativo
,
cominciato
nel
1806
,
terminò
(
più
per
la
lassezza
degli
operatori
che
per
compimento
dell
'
opera
)
nel
1818;
e
però
,
con
poco
più
di
tempo
e
di
spesa
,
componevasi
il
catasto
geometrico
,
che
a
noi
manca
,
e
qui
lo
dico
a
vergogna
e
stimolo
della
civiltà
napoletana
.
Quel
tributo
in
sé
grave
,
i
disordini
nel
ripartirlo
,
il
rigore
all
'
esigere
,
furono
scontentezze
che
dipoi
scemarono
per
lo
accresciuto
prezzo
delle
granaglie
e
il
celere
passaggio
di
mano
in
mano
dei
beni
stabili
.
Con
più
particolare
riguardo
al
sistema
delle
denunzie
applicato
in
Francia
ed
in
Piemonte
,
il
Minghetti
proseguiva
:
I
catasti
per
dichiarazione
o
fatti
altrimenti
che
per
mezzo
di
rilevamento
geometrico
parcellare
,
non
hanno
solamente
una
storia
in
Italia
,
ma
anche
presso
altri
paesi
.
Per
non
estendermi
soverchiamente
mi
limiterò
ad
accennare
alla
Francia
,
paese
le
cui
condizioni
,
quanto
alla
proprietà
fondiaria
,
hanno
colle
nostre
una
grande
analogia
.
Le
vicende
ivi
subite
dalla
legislazione
in
materia
di
catasto
sulla
fine
del
secolo
scorso
e
nel
principio
del
presente
sono
forse
la
miglior
prova
che
volendo
conseguire
un
giusto
riparto
dell
'
imposta
,
non
è
possibile
evitare
la
misura
e
la
stima
dei
terreni
.
Ivi
infatti
si
cominciò
dal
prescrivere
le
dichiarazioni
dei
contribuenti
da
riscontrarsi
per
via
di
perizie
e
di
commissioni
;
poi
si
dette
facoltà
ai
comuni
di
rilevare
le
mappe
;
in
seguito
si
ordinò
il
rilevamento
per
masse
di
cultura
di
alcuni
comuni
,
da
servire
,
per
via
di
confronto
,
a
sindacare
le
dichiarazioni
negli
altri
comuni
;
dopo
ciò
si
vide
la
necessità
di
estendere
la
misura
per
masse
di
cultura
a
tutta
la
Francia
;
e
finalmente
,
dopo
16
anni
di
inutili
sforzi
per
evitare
tale
necessità
,
si
fu
pure
costretti
ad
ordinare
la
formazione
di
un
catasto
geometrico
parcellare
per
la
Francia
intera
.
Qual
grave
errore
commetteremmo
noi
se
,
ripetendo
le
stesse
fasi
,
volessimo
cominciare
l
'
opera
di
un
catasto
senza
misura
dei
terreni
,
per
essere
poi
costretti
a
ricominciare
da
capo
con
perdita
di
tempo
e
di
spesa
!
In
Italia
però
è
tanto
difficile
che
prevalga
un
concetto
di
simil
genere
in
quanto
abbiamo
una
esperienza
recentissima
fatta
,
appunto
per
il
riparto
dell
'
imposta
sui
terreni
,
nel
compartimento
che
per
le
sue
condizioni
dava
forse
maggiore
garanzia
di
riuscita
.
Voglio
parlare
del
compartimento
ligure
piemontese
...
L
'
articolo
4
della
legge
del
14
luglio
1864
ordinò
che
l
'
imposta
in
quel
compartimento
si
ripartisse
in
base
alla
rendita
dei
fondi
da
determinarsi
nelle
forme
stabilite
per
l
'
accertamento
dei
redditi
di
ricchezza
mobile
.
Quest
'
accertamento
si
eseguì
ma
non
vi
ha
forse
operazione
la
quale
abbia
dato
luogo
a
maggiori
sperequazioni
ed
a
più
vive
lagnanze
,
tantoché
si
dovettero
dare
eccezionali
provvedimenti
ed
in
ispecie
autorizzare
i
comuni
a
far
rilevare
le
mappe
a
loro
spese
,
e
dare
facoltà
al
ministro
delle
finanze
di
permettere
ai
medesimi
il
ritorno
agli
antichi
allibramenti
catastali
.
Sopra
1865
comuni
,
1527
(
poi
crebbero
,
ma
il
Minghetti
scriveva
nel
1874
)
,
nonostante
tutte
le
rettificazioni
che
si
erano
fatte
agli
accertamenti
delle
rendite
dal
1864
al
1868
,
deliberarono
di
ritornare
al
riparto
in
base
ai
catasti
antichi
,
sebbene
questi
fossero
formati
da
oltre
mezzo
secolo
per
lo
meno
,
ed
in
grandissima
parte
tutt
'
altro
che
perfetti
.
Questo
risultato
dimostra
nel
modo
il
più
eloquente
che
l
'
accertamento
della
rendita
dei
fondi
col
mezzo
di
dichiarazioni
dei
contribuenti
e
di
giudizi
di
commissioni
,
anziché
segnare
un
progresso
,
crea
una
condizione
di
cose
peggiore
dell
'
attuale
.
Ma
l
'
Italia
oltre
a
questo
esperimento
speciale
,
ne
ha
fatto
un
altro
i
cui
risultati
pure
non
sono
tali
da
incoraggiarci
a
continuare
sulla
stessa
via
.
Se
vi
era
imposta
nella
quale
le
occultazioni
di
enti
soggetti
a
tassa
e
le
contestazioni
sul
reddito
dovessero
parere
difficili
,
era
senza
dubbio
quella
sui
fabbricati
.
I
fondi
erano
per
la
maggior
parte
riuniti
in
centri
,
posti
sotto
gli
occhi
dell
'
agente
delle
imposte
e
delle
commissioni
,
numerati
dai
municipi
stessi
,
affittati
per
lo
più
con
prezzi
quasi
costanti
in
ciascuna
località
;
eppure
dopo
un
lavoro
di
cinque
anni
per
scoprire
i
fabbricati
sfuggiti
all
'
imposta
,
si
fu
costretti
ad
intraprendere
la
formazione
del
catasto
geometrico
dei
centri
abitati
,
e
la
sola
revisione
degli
accertamenti
ordinata
dall
'
allegato
F
alla
legge
dell'11
agosto
1870
,
ha
dato
luogo
a
624
103
contestazioni
innanzi
alle
commissioni
.
La
formazione
dei
catasti
geometrici
del
resto
è
stata
compiuta
da
tutti
gli
stati
più
civili
d
'
Europa
,
come
la
Francia
,
l
'
Austria
,
il
Belgio
,
l
'
Olanda
,
gran
parte
della
Prussia
,
la
Baviera
,
Amburgo
,
i
Cantoni
svizzeri
di
Ginevra
e
di
Vaud
,
il
granducato
di
Baden
e
quasi
tutti
gli
stati
già
componenti
la
Confederazione
germanica
.
La
impossibilità
di
dare
per
sicura
base
ad
una
imposta
le
dichiarazioni
dei
contribuenti
,
deriva
dalla
natura
dell
'
uomo
,
e
contro
difficoltà
di
simil
genere
difficilmente
si
lotta
.
Che
si
ricorra
a
questo
mezzo
per
le
imposte
per
le
quali
non
si
riescì
a
trovarne
un
altro
,
come
per
quella
sulla
ricchezza
mobile
,
è
giustificato
;
ma
che
si
abbia
ricorso
ad
un
sistema
così
incerto
mentre
se
ne
ha
uno
certissimo
e
di
uso
universale
,
sarebbe
cosa
ormai
incomprensibile
.
Aggiungasi
che
non
solo
la
frode
ma
anche
l
'
ignoranza
è
causa
frequente
di
erronee
dichiarazioni
del
reddito
dei
terreni
.
Il
contadino
che
coltiva
il
proprio
fondo
raramente
sa
calcolare
il
valore
in
denaro
dei
prodotti
da
lui
consumati
in
natura
,
e
l
'
equivalente
in
denaro
dell
'
opera
sua
e
di
quella
dei
suoi
figli
,
delle
sementi
,
degli
ingrassi
e
di
tutti
i
numerosi
elementi
che
concorrono
alla
produzione
e
che
devono
detrarsi
per
determinare
il
reddito
netto
.
Questa
difficoltà
è
minore
assai
riguardo
ai
redditi
di
ricchezza
mobile
,
sia
perché
i
possessori
di
redditi
minori
sono
quasi
tutti
esenti
da
tassa
,
sia
infine
perché
i
redditi
mobiliari
sono
in
maggior
parte
posseduti
dalla
classe
più
colta
.
Riassumendo
in
un
solo
concetto
questa
quistione
,
è
evidente
che
per
conoscere
quanto
rende
la
terra
bisogna
necessariamente
conoscerne
la
estensione
e
la
coltura
.
Ora
,
o
gli
agenti
e
le
commissioni
chiamate
a
giudicare
mandano
in
tutti
i
casi
a
fare
la
perizia
,
ed
allora
tanto
vale
addirittura
fare
il
catasto
,
ovvero
credono
a
qualche
contribuente
e
giudicano
senza
cognizione
di
causa
,
e
si
hanno
enormi
ingiustizie
.
92
.
Non
poteva
mancare
il
Messedaglia
nella
sua
celebre
relazione
sul
nuovo
catasto
italiano
di
trattare
a
fondo
il
problema
:
e
lo
fece
così
:
Le
denunzie
(
notifiche
,
rivele
,
dichiarazioni
o
dichiare
,
consegne
,
assegne
,
ed
anche
portate
nel
vecchio
linguaggio
censuario
fiorentino
,
la
professio
censualis
a
Roma
)
sono
per
lo
più
il
modo
originario
con
cui
si
comincia
e
lo
si
incontra
in
tutti
i
più
antichi
estimi
,
a
Roma
,
a
Firenze
,
a
Venezia
,
e
in
generale
nei
nostri
comuni
medioevali
,
o
dove
più
tardi
perdurano
i
medesimi
ordini
.
Costituiscono
,
cioè
,
la
forma
prima
e
dominante
dappertutto
e
fino
a
quando
l
'
imposta
riveste
un
carattere
più
propriamente
personale
:
e
quindi
pure
dove
il
reddito
dei
terreni
vuolsi
colpito
,
comunque
al
netto
,
nella
sua
totalità
,
ossia
non
soltanto
per
la
parte
del
proprietario
come
tale
,
ma
anche
per
quella
del
coltivatore
;
cessano
via
via
,
passando
in
seconda
linea
e
da
ultimo
scomparendo
del
tutto
,
col
distinguersi
del
reddito
fondiario
propriamente
detto
in
confronto
a
quello
che
chiamerebbesi
il
reddito
industriale
della
terra
,
e
col
farsi
più
spiccata
la
realità
dell
'
imposta
prediale
.
Trovansi
ancora
al
fondo
dei
catasti
descrittivi
,
ma
più
spesso
(
come
a
Napoli
,
in
Sicilia
o
a
Modena
)
per
il
dato
dell
'
estensione
,
anziché
per
l
'
estimo
in
proprio
senso
;
suppliscono
,
come
in
Francia
altre
volte
,
alla
deficienza
di
un
catasto
geometrico
particellare
,
ossia
che
si
limiti
alla
sola
determinazione
dei
contingenti
comunali
,
senza
scendere
fino
alla
ripartizione
individuale
;
non
se
ne
parla
più
del
tutto
col
sopravvenire
dei
catasti
particellari
e
con
estimo
in
classi
e
tariffe
,
per
quanto
più
specialmente
riguarda
i
terreni
,
così
fra
noi
,
come
all
'
estero
in
tutti
i
catasti
geometrici
più
recenti
.
Bensì
esse
tornano
in
generale
a
grandeggiare
d
'
importanza
nei
tempi
nostri
,
per
effetto
di
quell
'
enorme
sviluppo
della
ricchezza
mobile
,
alla
cui
censuazione
di
lor
natura
confannosi
,
e
al
carattere
più
spiccatamente
industriale
che
viene
assumendo
,
per
molteplici
guise
,
il
reddito
generale
della
società
.
Noi
lasciamo
ogni
considerazione
sugli
inconvenienti
generali
del
metodo
anche
per
non
istare
a
ripetere
una
volta
di
più
ciò
che
è
stato
esposto
da
altri
a
più
riprese
in
tale
argomento
.
Richiamiamo
soltanto
,
per
la
relazione
che
ha
col
soggetto
nostro
,
il
fatto
verificatosi
nel
compartimento
ligure
piemontese
,
dove
il
maggior
numero
dei
comuni
a
vecchio
censo
,
che
per
la
legge
di
conguaglio
del
1864
avrebbero
dovuto
regolare
il
proprio
estimo
sul
dato
delle
denunzie
finirono
ciononostante
per
profittare
della
facoltà
loro
accordata
di
ritornare
agli
antichi
allibramenti
,
per
quanto
pure
imperfettissimi
,
ma
che
avevano
ad
ogni
modo
il
vantaggio
inestimabile
di
offrire
una
base
certa
e
sottratta
interamente
all
'
arbitrio
.
Noi
agiremmo
precisamente
all
'
opposto
,
accogliendo
la
proposta
di
fondare
la
perequazione
sulle
denunzie
,
e
rinunciando
con
ciò
al
beneficio
di
catasti
relativamente
buoni
,
laddove
questi
già
esistono
,
ad
estimi
senza
paragone
migliori
di
quelli
cotanto
imperfetti
del
vecchio
Piemonte
,
e
che
potrebbero
ancora
più
migliorarsi
e
perfezionarsi
sulla
medesima
base
.
Anche
l
'
idea
,
che
è
stata
suggerita
da
più
parti
alla
commissione
,
se
non
sarebbe
per
avventura
espediente
di
cominciare
dall
'
esigere
le
denunzie
come
una
prima
base
di
fatto
,
sia
a
meglio
accertare
la
misura
ed
il
grado
della
perequazione
esistente
,
sia
ad
agevolare
più
oltre
il
provvedimento
definitivo
,
ci
sembra
meno
adatta
allo
scopo
,
superflua
per
i
risultati
che
se
ne
attendono
,
od
anco
del
tutto
fallace
.
Le
denuncie
non
possono
aversi
per
serie
,
non
si
può
contare
sulla
loro
qualsiasi
veridicità
,
se
non
in
quanto
siano
destinate
a
ricevere
una
applicazione
immediata
,
e
vengano
come
tali
assoggettate
al
necessario
sindacato
,
ossia
a
fornire
davvero
e
per
sé
stesse
la
base
voluta
e
imperativa
dell
'
estimo
;
altrimenti
,
e
per
sé
sole
,
esse
non
fanno
che
complicare
il
procedimento
,
ed
è
meglio
addirittura
di
farne
senza
.
Posto
che
si
ha
modo
di
compulsare
direttamente
la
cosa
,
con
metodi
assai
più
certi
e
sicuri
,
come
accade
nell
'
estimo
dei
terreni
,
non
vi
è
necessità
od
utilità
alcuna
di
starsene
ad
interrogare
la
persona
,
sapendola
d
'
altronde
sì
poco
inchinevole
a
dire
la
verità
.
Si
verifica
in
qualche
grado
per
la
stima
quello
che
si
verifica
per
la
misura
.
Cessa
motivo
di
chiedere
la
denunzia
del
reddito
,
o
quella
del
prodotto
,
come
cessa
quello
di
chiedere
la
denunzia
dell
'
estensione
,
dal
momento
che
si
ha
modo
di
accertarli
con
assai
maggiore
sicurezza
per
altra
via
,
misurando
nell
'
un
caso
e
valutando
direttamente
nell
'
altro
.
93
.
Nel
corso
di
lezioni
svolte
all
'
università
di
Roma
,
Antonio
De
Viti
De
Marco
risponde
alle
critiche
le
quali
,
contro
l
'
adozione
del
metodo
catastale
,
argomentano
dal
cosidetto
progresso
tecnico
ed
economico
nell
'
agricoltura
e
dal
sedicente
insuccesso
dell
'
opera
di
perequazione
iniziata
e
non
ancora
condotta
a
termine
in
Italia
.
Furono
sempre
aspre
le
critiche
mosse
al
catasto
considerato
come
mezzo
di
stima
del
reddito
fondiario
,
ossia
quale
mezzo
per
perequare
l
'
imposta
fondiaria
.
In
primo
luogo
,
dato
il
lunghissimo
tempo
che
occorre
per
completare
il
catasto
e
data
,
invece
,
la
rapidità
con
cui
oggi
i
terreni
cambiano
di
proprietario
e
le
colture
si
rinnovano
e
si
trasformano
,
il
catasto
diventa
un
metodo
sempre
più
insensibile
a
seguire
le
vicende
dei
redditi
fondiari
.
Un
catasto
completato
è
un
catasto
che
non
rispecchia
più
la
realtà
.
In
secondo
luogo
,
il
catasto
richiede
spese
ingenti
,
non
giustificate
dall
'
imperfetto
risultato
fiscale
.
Ma
a
quest
'
ultima
critica
è
facile
rispondere
,
che
il
catasto
può
avere
anche
funzioni
giuridico
civili
e
che
le
spese
vanno
messe
in
rapporto
anche
con
questa
seconda
e
relativamente
maggiore
utilità
che
si
attende
dal
catasto
.
Senonché
,
per
il
«
catasto
giuridico
»
le
operazioni
necessarie
e
sufficienti
sono
quelle
della
delimitazione
dei
possessi
e
della
triangolazione
del
territorio
.
Il
che
rafforza
,
se
mai
,
la
prima
critica
,
in
quanto
sull
'
accertamento
delle
proprietà
e
dei
proprietari
si
può
impiantare
il
sistema
della
dichiarazione
del
contribuente
.
Se
,
infatti
il
sistema
della
dichiarazione
funziona
da
molto
tempo
per
i
redditi
mobiliari
,
a
fortiori
funzionerà
per
l
'
accertamento
del
reddito
fondiario
,
poiché
per
questo
è
più
facile
controllare
la
verità
della
dichiarazione
.
Dall
'
altro
canto
la
dichiarazione
dovrebbe
esser
fatta
da
parecchi
milioni
di
proprietari
e
controllata
rispetto
a
milioni
di
dichiaranti
.
Né
deve
credersi
che
col
sistema
della
dichiarazione
si
avrebbe
maggiore
affidamento
di
perequazione
nei
riguardi
dei
singoli
proprietari
.
Poiché
,
è
vero
che
il
catasto
compiuto
non
risponde
all
'
effettivo
reddito
attuale
dell
'
intero
paese
,
ma
non
è
sperequato
nei
riguardi
dei
singoli
proprietari
il
cui
reddito
fu
stimato
riferendosi
per
tutti
alla
stessa
epoca
censuaria
.
Val
la
pena
di
riportare
una
ministeriale
del
6
marzo
1808
,
con
cui
il
governo
napoletano
dava
istruzioni
per
le
operazioni
estimali
:
«
Se
gli
estimatori
fossero
obbligati
di
fare
un
apprezzamento
distinto
di
ciascuna
proprietà
,
e
di
dichiarare
con
un
giudizio
separato
ciò
che
questa
proprietà
offre
di
materia
imponibile
,
non
si
vedrebbe
mai
la
fine
di
questo
lavoro
;
e
ciò
sarebbe
il
male
minore
.
Il
gran
male
sarebbe
,
che
ciascun
proprietario
potrebbe
tentare
di
corrompere
l
'
arbitro
o
gli
arbitri
delle
valutazioni
.
Ciascuno
di
questi
arbitri
,
anche
il
più
incorruttibile
,
non
potrebbe
essere
sicuro
della
sua
imparzialità
,
poiché
il
nome
del
proprietario
,
l
'
interesse
dei
parenti
,
degli
amici
,
dei
grandi
,
dei
ricchi
,
dei
potenti
,
dei
nemici
,
dei
malevoli
spingerebbe
inevitabilmente
ai
riguardi
,
agli
arbitrii
,
ai
favori
,
ai
rigori
»
.
A
questa
considerazione
bisogna
aggiungere
l
'
altra
,
che
i
proprietari
fondiari
,
a
differenza
dei
proprietari
di
case
e
dei
possessori
di
redditi
mobiliari
,
sono
disseminati
e
troppo
disorganizzati
per
tentare
qualunque
legittima
difesa
contro
le
sopraffazioni
degli
agenti
del
fisco
,
che
sono
invece
armati
dalla
legge
di
mezzi
che
di
fatto
sottraggono
il
contribuente
al
suo
giudice
ordinario
.
Queste
ultime
considerazioni
a
nostro
avviso
superano
la
forza
delle
altre
contrarie
,
e
persuadono
che
il
sistema
catastale
,
cioè
la
tariffa
generica
di
qualità
e
classe
,
obiettiva
ed
uniforme
,
rappresenti
per
l
'
accertamento
del
reddito
fondiario
il
sistema
ancora
preferibile
.
A
rafforzare
questa
conclusione
soccorre
un
'
ultima
osservazione
.
Ciò
che
veramente
rende
inadeguato
il
sistema
catastale
è
la
difficoltà
delle
rapide
revisioni
degli
estimi
originari
.
Ora
per
l
'
aggiornamento
della
tariffa
generica
di
qualità
e
classe
non
occorre
rifare
ex
novo
le
operazioni
catastali
;
ma
basta
modificarla
a
periodi
più
brevi
,
seguendo
le
oscillazioni
dei
prezzi
.
E
similmente
si
possono
seguire
le
trasformazioni
delle
culture
,
obbligando
alla
denunzia
i
proprietari
fondiari
e
modificando
il
relativo
classamento
.
Il
catasto
rifatto
a
comodo
,
a
periodi
più
lunghi
.
94
.
Riassumo
:
-
-
il
sistema
delle
denuncie
non
vive
di
vita
propria
.
Esso
suppone
in
primo
luogo
il
catasto
geometrico
.
Le
denuncie
dei
contribuenti
devono
essere
controllate
sulla
base
della
conoscenza
sicura
delle
superficie
.
Estensioni
grandissime
di
terreno
sfuggirebbero
in
caso
diverso
all
'
imposta
;
-
-
esso
deve
essere
controllato
altresì
sulla
base
di
un
catasto
per
culture
e
per
qualità
.
Da
lontano
,
nel
suo
ufficio
,
il
funzionario
finanziario
non
può
appurare
se
la
particella
che
il
contribuente
denuncia
seminativo
vitato
di
quarta
classe
non
sia
invece
un
vigneto
di
prima
classe
.
Non
può
recarsi
,
ad
ogni
volta
,
sul
luogo
;
e
mancherebbero
a
lui
,
alle
guardie
ed
agli
ufficiali
di
finanza
,
ai
messi
comunali
,
agli
ufficiali
generici
assunti
all
'
uopo
le
cognizioni
necessarie
per
una
definizione
precisa
delle
circostanze
di
fatto
.
Il
controllo
delle
denuncie
dovrebbe
essere
fatto
per
mezzo
di
periti
,
dovrebbe
avvenire
per
ogni
zona
agraria
contemporaneamente
,
dovrebbe
compiersi
con
criteri
di
equità
perequativa
tra
comune
e
comune
e
tra
provincia
e
provincia
.
Tutto
ciò
ha
nome
di
«
catasto
estimativo
»
;
-
-
la
differenza
veramente
sostanziale
,
la
sola
esistente
tra
il
catasto
e
le
denuncie
è
che
le
denuncie
sono
una
brutta
copia
del
catasto
.
Sono
un
catasto
sbagliato
,
con
errori
derivanti
dall
'
arbitrio
dei
singoli
funzionari
e
dalla
diversa
abilità
dei
contribuenti
nel
contrattare
.
Se
si
vuole
un
catasto
necessariamente
sperequato
,
si
debbono
adottare
le
denuncie
;
-
-
l
'
esperienza
fatta
nel
1923
di
applicazione
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
sarebbe
dessa
stata
possibile
se
non
si
fosse
posseduto
un
catasto
e
se
le
dichiarazioni
dei
contribuenti
non
avessero
potuto
essere
controllate
ottimamente
dove
era
in
vigore
il
nuovo
catasto
,
malamente
dove
esistevano
solo
catasti
descrittivi
?
-
-
che
cosa
furono
le
tabelle
governative
per
la
applicazione
dell
'
imposta
se
non
una
sorta
di
catasto
grossolano
?
Altri
le
definì
«
pidocchi
sulla
pianta
del
catasto
»
e
forse
aveva
ragione
.
Con
più
casto
linguaggio
qui
si
volle
esporre
il
medesimo
concetto
.
95
.
Le
critiche
che
si
muovono
ai
catasti
,
-
-
di
costo
sproporzionato
ai
risultati
finanziari
,
di
eccesso
nel
tempo
occorrente
alla
sua
formazione
,
di
stime
già
antiquate
o
sperequate
prima
che
il
catasto
entri
dappertutto
in
attivazione
-
-
sono
:
-
-
ingiuste
per
quanto
tocca
il
preteso
eccesso
nel
costo
.
Il
catasto
ha
un
duplice
intento
,
finanziario
e
giuridico
;
e
questo
secondo
intento
,
sebbene
imperfettamente
raggiunto
in
Italia
,
basterebbe
da
solo
a
giustificare
ampiamente
la
spesa
sostenuta
fin
qui
,
e
quella
da
sostenersi
in
avvenire
.
Può
darsi
che
il
costo
,
stimato
prima
in
60
e
poi
in
80
e
poi
in
100
e
salito
in
fatto
a
parecchie
centinaia
di
milioni
di
lire
,
superi
il
miliardo
ed
,
in
lire
più
minute
,
i
parecchi
miliardi
.
Sarà
pur
sempre
tenue
spesa
in
confronto
alla
sicurezza
nella
proprietà
,
alla
agevolezza
nelle
tassazioni
,
alla
facilità
nel
credito
,
che
il
catasto
assicura
alla
terra
,
specie
dopo
il
trentennio
di
pacifico
possesso
da
parte
degli
intestatari
e
dei
loro
aventi
causa
.
È
lamentevole
che
non
si
siano
dettate
le
norme
più
urgenti
per
avviare
a
soluzione
compiuta
il
problema
degli
effetti
giuridici
del
catasto
;
ma
pur
in
tanta
non
necessaria
imperfezione
dell
'
istituto
,
la
spesa
è
pienamente
giustificata
dai
risultati
già
ottenuti
.
Dal
punto
di
vista
del
costo
,
il
catasto
finanziario
è
un
sovrappiù
,
quasi
si
direbbe
un
prodotto
secondario
della
grande
impresa
,
ottenuto
con
costo
minimo
o
nullo
;
-
-
erroneo
per
quanto
riflette
l
'
eccesso
del
tempo
.
Qual
colpa
ha
il
principio
del
catasto
,
se
,
dopo
averlo
iniziato
con
tanto
fervore
di
entusiasmo
,
con
sapiente
direzione
e
con
fondi
adeguati
,
al
primo
insorgere
di
difficili
condizioni
nel
bilancio
italiano
(
1894
)
,
invece
di
insistere
nell
'
impresa
che
doveva
fruttare
col
tempo
equa
messe
all
'
erario
,
si
diede
subito
ascolto
alle
querele
dei
lesinatori
a
cui
volentieri
fecero
eco
i
proprietari
timorosi
della
perequazione
e
i
fondi
si
ridussero
alla
somma
a
mala
pena
sufficiente
alla
conservazione
del
catasto
là
dove
,
per
l
'
anticipazione
della
spesa
da
parte
delle
provincie
,
esso
era
stato
attivato
?
Qualunque
sia
il
giudizio
che
dar
si
voglia
della
revisione
ordinata
con
decreto
7
gennaio
1923
,
n
.
17
,
essa
dimostra
con
l
'
evidenza
dei
fatti
che
,
con
mezzi
sufficienti
,
il
catasto
avrebbe
potuto
essere
compiuto
,
se
non
nei
dieci
,
certamente
nei
venti
anni
di
cui
si
discorreva
all
'
epoca
del
grande
dibattito
legislativo
intorno
ad
esso
;
-
-
inesistenti
addirittura
per
quanto
si
riferisce
alla
sperequazione
con
cui
il
catasto
verrebbe
alla
luce
.
La
critica
è
strettamente
connessa
a
quella
precedente
;
poiché
se
il
catasto
,
la
prima
volta
che
viene
impiantato
con
criteri
uniformi
in
un
grande
paese
,
è
attuato
entro
i
vent
'
anni
dalla
fine
del
periodo
(
secondo
la
legge
del
1886
questo
sarebbe
stato
il
dodicennio
187485
)
a
cui
si
debbono
riferire
le
stime
dei
prodotti
e
dei
prezzi
,
esso
ha
adempiuto
in
modo
perfettissimo
alle
esigenze
per
soddisfare
le
quali
fu
costruito
.
Le
imposte
terriere
(
fondiaria
ed
agraria
)
non
debbono
colpire
i
redditi
effettivi
,
variabili
di
anno
in
anno
;
ma
un
reddito
medio
calcolato
su
un
lungo
periodo
di
tempo
ed
ordinario
,
ossia
conforme
alle
usanze
localmente
seguite
dai
coltivatori
buoni
padri
di
famiglia
.
Il
reddito
così
accertato
non
può
essere
variato
ad
ogni
tratto
,
poiché
la
fissità
del
reddito
imponibile
per
un
lungo
periodo
di
tempo
,
trent
'
anni
secondo
il
nostro
legislatore
,
fu
anzi
una
delle
più
feconde
verità
«
scoperte
»
nei
due
ultimi
secoli
nel
campo
finanziario
.
A
che
dunque
si
va
cianciando
di
difetti
a
proposito
di
una
circostanza
che
è
il
vanto
maggiore
del
catasto
?
di
un
principio
,
appetto
al
quale
il
Cattaneo
chiamò
addirittura
«
barbari
»
quelli
che
gli
si
opponevano
di
imposte
proporzionate
ai
redditi
effettivi
correnti
delle
terre
?
96
.
La
lunghezza
veramente
scandalosa
,
ed
imputabile
ai
denigratori
ed
ipocriti
oppositori
del
catasto
,
del
tempo
occorso
in
Italia
dal
1886
ad
oggi
a
non
conchiudere
l
'
impresa
,
non
fornisce
argomento
valido
ad
abbandonarla
:
poiché
conchiudere
si
può
ancora
,
volendo
,
entro
una
ragionevole
mora
.
Quando
,
nel
1930
,
a
ragion
d
'
esempio
,
il
catasto
del
1886
fosse
stato
attivato
in
tutta
Italia
,
qual
rimprovero
di
sperequazione
gli
si
sarebbe
potuto
muovere
?
Di
essere
sperequato
in
rapporto
ai
redditi
effettivi
del
1930
?
Ma
ciò
appunto
voleva
e
doveva
volere
il
metodo
catastale
;
ma
ciò
era
il
suo
più
chiaro
pregio
.
Tutto
ciò
che
si
sarebbe
nel
1930
potuto
ragionevolmente
ammettere
,
era
di
venire
in
parte
meno
alla
solenne
promessa
di
tenere
gli
estimi
invariati
per
trent
'
anni
.
La
legge
del
1886
non
disponeva
che
l
'
attivazione
dovesse
essere
contemporanea
in
tutto
lo
stato
;
e
leggi
successive
disposero
la
attivazione
provincia
per
provincia
.
Poiché
l
'
indugio
troppo
forte
alla
conclusione
dei
lavori
derivò
senza
dubbio
,
oltrecché
dall
'
accidia
dei
governi
,
dalla
sorda
opposizione
delle
provincie
timorose
della
perequazione
,
ragion
vorrebbe
che
il
termine
dei
trent
'
anni
si
fosse
fatto
decorrere
non
dalla
compiuta
attivazione
del
catasto
,
ma
dal
momento
in
che
le
operazioni
avrebbero
,
pur
tenuto
conto
di
ogni
più
largo
motivo
di
ritardo
,
essere
conchiuse
:
suppongasi
dal
1910
.
Ecco
che
la
prima
lustrazione
sarebbe
caduta
nel
1940;
e
qui
potrebbe
compiersi
in
brevissimi
anni
,
coll
'
ausilio
di
un
catasto
geometrico
perfettissimo
,
e
sulla
base
di
rilevazioni
di
cultura
e
di
qualità
sostanzialmente
invariate
nel
maggior
numero
di
casi
,
e
facilmente
aggiornabili
nel
rimanente
.
Di
trenta
in
trent
'
anni
le
lustrazioni
per
la
stima
si
potrebbero
susseguire
,
col
minimo
costo
e
col
massimo
vantaggio
per
la
finanza
.
Poiché
la
quiete
trentennale
concessa
prima
ai
coltivatori
li
avrebbe
incoraggiati
a
migliorar
le
culture
,
a
crescere
i
prodotti
,
a
far
diventare
regola
ordinaria
quello
che
prima
era
l
'
eccezionale
ardimento
dei
coltivatori
più
diligenti
;
a
ripetere
insomma
,
in
campo
più
vasto
e
con
i
mezzi
moderni
più
perfezionati
,
il
solenne
sperimento
lombardo
descritto
dal
Carli
e
dal
Cattaneo
.
97
.
La
revisione
generale
degli
estimi
fondiari
ordinata
dal
decreto
7
gennaio
1923
,
n
.
17
,
ha
impedito
che
il
programma
sopra
delineato
possa
attuarsi
.
Essa
non
si
è
limitata
,
come
era
ragionevole
e
giusta
punizione
per
i
ritardi
artificiosi
del
passato
,
ad
ordinare
una
stima
provvisoria
accelerata
nelle
provincie
a
catasto
vecchio
,
allo
scopo
di
facilitare
l
'
applicazione
,
anche
in
questa
,
dell
'
imposta
nuova
sui
redditi
agrari
.
Fu
ordinata
invece
una
nuova
revisione
generale
dei
soli
estimi
fondiari
,
variando
la
base
di
riferimento
dall
'
epoca
catastale
187475
a
quella
del
I
°
gennaio
1914
,
che
si
seppe
poi
essere
il
decennio
,
se
i
prezzi
in
quel
tempo
furono
oscillanti
senza
tendenza
chiara
,
od
il
triennio
anteriore
a
quella
data
,
se
i
prezzi
ebbero
tendenza
al
rialzo
od
al
ribasso
.
La
revisione
doversi
compiere
sia
nelle
provincie
a
catasto
nuovo
che
in
quelle
a
catasto
vecchio
;
e
doversi
condurre
a
termine
in
tutta
Italia
in
meno
di
un
anno
.
La
revisione
così
anticipata
ha
necessariamente
indole
provvisoria
.
Può
essere
utile
ad
attivare
un
estimo
,
certamente
erroneo
rispetto
al
tempo
presente
,
ma
preferibile
agli
estimi
sperequati
tramandatici
dai
secoli
scorsi
,
allo
scopo
della
ripartizione
delle
vecchie
e
nuove
gravezze
sulla
terra
.
Non
dimentichiamo
tuttavia
mai
quel
che
al
parlamento
subalpino
nella
tornata
del
18
dicembre
1854
diceva
Camillo
di
Cavour
intorno
ai
catasti
provvisori
,
che
egli
pure
aveva
in
un
primo
momento
vagheggiato
per
la
tenuità
della
spesa
e
la
rapidità
dell
'
esecuzione
:
«
essere
impossibile
giungere
a
fare
un
catasto
provvisorio
con
mezzi
economici
e
colla
speranza
di
risultati
praticamente
utili
»
(
Discorsi
parlamentari
,
IX
,
35
)
.
Giova
il
catasto
provvisorio
per
sostituire
ad
uno
pessimo
un
men
peggiore
stato
di
cose
;
non
evita
la
necessità
di
un
catasto
stabile
,
condotto
con
le
norme
che
l
'
esperienza
ha
giudicate
necessarie
in
siffatta
impresa
.
98
.
La
revisione
è
chiarita
provvisoria
altresì
dal
momento
in
cui
è
condotta
e
da
quello
a
cui
si
riferisce
.
Condotta
nel
1923
,
in
un
anno
di
prezzi
in
lire
carta
non
ancora
stabilizzati
,
si
riferisce
al
decennio
anteriore
al
1914
,
che
fu
epoca
di
prezzi
oro
con
tendenza
all
'
aumento
.
Sarebbe
continuata
la
tendenza
all
'
aumento
?
Alla
domanda
era
allora
impossibile
dare
una
risposta
sicura
,
nemmeno
colla
esperienza
del
poi
,
essendo
così
profondamente
mutate
,
in
seguito
alla
guerra
,
le
condizioni
monetarie
dell
'
Italia
e
del
mondo
,
che
riusciva
arduo
calcolare
la
parità
della
lira
carta
corrente
colla
lira
oro
quale
correva
prima
della
guerra
;
e
nulla
essendo
più
malagevole
del
prevedere
se
vi
sarebbe
stato
un
ritorno
e
di
quali
paesi
al
tipo
oro
o
quale
altro
tipo
monetario
finisse
per
essere
adottato
dai
due
paesi
,
gli
Stati
Uniti
e
la
Gran
Bretagna
,
dalle
cui
decisioni
dipendeva
l
'
orientamento
monetario
degli
altri
paesi
.
Nemmeno
negli
Stati
Uniti
,
dove
pure
i
dollari
carta
si
mutavano
alla
pari
col
dollaro
oro
,
la
unità
monetaria
attuale
non
era
paragonabile
a
quella
antebellica
,
ché
trattavasi
di
oro
regolato
dal
Consiglio
per
la
riserva
federale
.
I
paragoni
dei
prezzi
postbellici
con
quelli
del
decennio
catastale
190413
,
resi
assai
sottili
dai
rivolgimenti
monetari
,
sarebbero
dunque
stati
possibili
soltanto
dopo
accurati
studi
ed
elaborate
discussioni
.
Eppure
quei
prezzi
esercitarono
una
influenza
profonda
sui
giudizi
che
le
commissioni
censuarie
comunali
e
quelle
provinciali
diedero
sugli
estimi
apparecchiati
dagli
uffici
catastali
.
È
assurdo
supporre
che
uomini
vissuti
nell
'
ambiente
dei
prezzi
del
1923
,
in
mezzo
all
'
equilibrio
tra
costi
,
salari
,
profitti
,
rendite
sorto
sulla
base
della
inflazione
monetaria
,
si
siano
potuti
d
'
un
tratto
,
senza
le
cautele
molteplici
ed
i
sussidi
di
studi
e
di
controlli
preordinati
dalla
legge
del
1886
,
spogliare
della
esperienza
vissuta
per
rivivere
in
un
ambiente
tutto
diverso
e
ricrearsi
i
prezzi
,
i
salari
,
i
costi
,
le
rendite
esistenti
prima
del
1914
.
Lo
sforzo
mentale
,
necessario
all
'
uopo
,
è
possibile
forse
per
uomini
adusati
alla
investigazione
scientifica
;
è
inconcepibile
nella
grande
maggioranza
dei
periti
di
campagna
e
dei
rustici
,
i
quali
componevano
le
commissioni
consultive
.
Gli
estimi
del
1923
debbono
perciò
essere
sostituiti
da
estimi
definitivi
,
redatti
in
momenti
di
moneta
stabilizzata
.
Perciò
urge
più
che
mai
che
l
'
operazione
di
revisione
del
1923
non
sospenda
neppure
un
istante
l
'
opera
della
catastazione
normale
,
condotta
secondo
la
legge
del
1886
.
Essa
potrà
ora
essere
proseguita
con
maggiore
celerità
,
essendo
ormai
svincolata
dalla
procedura
della
stima
dei
prodotti
lordi
e
netti
,
la
quale
,
fino
alla
nuova
revisione
generale
(
ad
ipotesi
1940
)
si
terrà
ferma
alla
revisione
del
1923
.
Basterà
dunque
proseguire
nelle
provincie
a
vecchi
catasti
le
operazioni
puramente
geometriche
di
misura
della
superficie
,
insieme
con
quelle
di
qualificazione
,
classificazione
e
classamento
,
astrazion
fatta
dalla
stima
.
Il
catasto
geometrico
particellare
richiede
infatti
che
sia
configurata
nettamente
la
«
particella
»
,
il
che
non
si
può
fare
senza
constatarne
il
possesso
,
la
qualità
o
cultura
e
la
classe
.
Nelle
more
della
nuova
revisione
generale
,
queste
notizie
saranno
utilissime
,
perché
alle
singole
particelle
così
qualificate
e
classate
si
applicheranno
senz
'
altro
,
le
tariffe
provvisorie
del
1923
,
le
quali
per
ora
necessariamente
hanno
dovuto
cadere
a
caso
su
vecchie
qualifiche
e
classi
,
malamente
rivedute
per
denuncie
e
per
controlli
sommari
.
99
.
La
revisione
odierna
fu
estesa
dalle
provincie
a
vecchi
catasti
,
per
cui
essa
si
imponeva
,
a
scopo
di
grossolana
rapida
perequazione
,
anche
alle
provincie
a
catasto
nuovo
,
per
cui
essa
era
superflua
,
disponendosi
di
estimi
recenti
,
forse
perché
la
ragion
politica
consigliava
a
non
dare
l
'
impressione
di
una
diversità
di
trattamento
tra
un
gruppo
di
provincie
(
prevalentemente
settentrionali
,
a
catasto
nuovo
)
ed
un
altro
gruppo
(
prevalentemente
centrali
e
meridionali
,
a
catasto
vecchio
)
.
Se
gli
estimi
provvisori
,
anche
nel
secondo
gruppo
,
si
fossero
riferiti
al
medesimo
periodo
catastale
fino
a
ieri
usato
,
187485
,
l
'
impressione
non
avrebbe
avuto
ragion
d
'
essere
.
Ma
si
sa
che
,
nelle
cose
politiche
,
la
forma
ha
,
bene
o
male
,
spesso
maggior
peso
della
sostanza
.
Tuttavia
,
quel
vantaggio
politico
,
fu
ottenuto
a
spese
di
un
mancamento
di
fede
alla
solenne
promessa
dell
'
art
.
36
della
legge
del
1886
:
«
La
revisione
generale
del
catasto
non
potrà
farsi
prima
che
siano
trascorsi
trent
'
anni
dall
'
epoca
della
sua
attuazione
»
.
Il
legislatore
del
1886
,
dopo
lunghe
discussioni
,
non
aveva
creduto
di
andare
sino
al
«
sacro
vigore
di
editto
perpetuo
»
che
Carlo
Cattaneo
celebrava
nel
censimento
milanese
del
I
°
gennaio
1760;
ma
aveva
reputato
che
la
durata
trentennale
degli
estimi
fosse
la
colonna
più
salda
dell
'
edificio
catastale
.
Nella
invariabilità
degli
estimi
per
un
periodo
abbastanza
lungo
di
tempo
sta
l
'
essenza
del
metodo
;
sta
la
possibilità
dei
benefici
economici
e
sociali
che
dal
catasto
rampollano
.
Dir
ciò
non
vuol
dire
,
si
noti
,
che
debba
rimanere
invariato
il
carico
della
terra
.
Invariata
deve
rimanere
la
proporzionale
ripartizione
del
carico
sul
territorio
agricolo
.
Se
gli
studi
statistici
sulle
variazioni
della
produzione
agricola
dal
187485
ad
oggi
,
se
le
constatazioni
sul
peso
relativo
della
produzione
agricola
e
di
quella
industriale
e
commerciale
,
se
la
convinzione
di
dover
chiamare
a
contributo
tutti
i
percettori
di
redditi
(
i
+
s
i
)
e
non
soltanto
i
fittaiuoli
,
convincono
il
legislatore
che
la
massa
dei
redditi
terrieri
imponibili
è
cresciuta
da
1000
milioni
di
lire
oro
187485
a
6000
milioni
di
lire
carta
1923
,
l
'
ammontare
dell
'
imposta
totale
,
al
saggio
voluto
per
gli
altri
redditi
analoghi
,
ad
es
.
,
del
10
per
cento
,
deve
essere
elevato
da
100
milioni
in
lire
oro
a
600
milioni
in
lire
carta
.
Qui
imperano
le
necessità
dell
'
erario
e
l
'
equità
comparativa
con
i
redditieri
mobiliari
,
le
quali
sono
indipendenti
dalla
invariabilità
degli
estimi
.
Questa
richiede
soltanto
,
ma
richiede
imperiosamente
,
che
i
600
milioni
odierni
siano
ripartiti
sui
singoli
contribuenti
terrieri
,
non
come
sono
ripartiti
gli
odierni
6000
milioni
di
reddito
in
lire
carta
1923
,
ma
come
erano
ripartiti
i
1000
milioni
di
lire
oro
187485
.
La
differenza
non
ha
importanza
per
quella
parte
dell
'
incremento
di
reddito
che
è
apparente
e
deriva
dalla
svalutazione
monetaria
;
ne
ha
una
grandissima
per
quella
parte
che
è
incremento
«
reale
»
e
rispetto
a
cui
i
proprietari
diligenti
hanno
diritto
di
continuare
ad
essere
tassati
per
un
trentennio
sulla
base
del
reddito
antico
,
mentre
i
proprietari
negligenti
acconciamente
pagano
il
fio
di
un
'
imposta
gravissima
in
confronto
di
un
reddito
non
migliorato
e
forse
peggiorato
.
Il
progresso
nelle
industrie
manufatturiere
si
compie
nonostante
che
siffatta
norma
benefica
della
invariabilità
delle
stime
sia
inapplicabile
;
ma
la
condizione
infelice
,
e
,
direbbe
Cattaneo
,
barbara
,
in
che
giacciono
le
industrie
non
è
ragione
bastevole
affinché
,
senza
vantaggio
alcuno
per
l
'
erario
,
si
tragga
l
'
agricoltura
dal
luogo
eminente
in
che
l
'
aveva
posta
la
sapienza
dei
nostri
padri
giù
nella
barbarie
degli
estimi
mobiliari
.
100
.
La
revisione
provvisoria
degli
estimi
fondiari
-
-
e
fu
forse
questo
il
suo
vizio
più
grave
-
-
non
fu
collegata
con
l
'
estimo
dei
redditi
agrari
assoggettati
alla
nuova
imposta
portata
dal
decreto
4
gennaio
1923
.
Il
collegamento
era
in
verità
difficile
,
sinché
le
due
tassazioni
avvengono
in
maniera
cotanto
disformi
:
quella
fondiaria
sulla
base
di
categorie
economiche
e
quella
agraria
per
classi
sociali
;
la
fondiaria
con
criteri
di
pura
realità
e
l
'
agraria
con
accenni
,
formali
sostanzialmente
,
ma
ingombranti
,
a
detrazioni
personali
per
debiti
e
per
redditi
minimi
;
la
fondiaria
con
accertamenti
e
riscossioni
territoriali
,
l
'
agraria
con
velleità
,
non
osservate
sempre
,
di
accertamento
e
riscossione
nel
comune
di
residenza
;
la
fondiaria
fondata
sui
periodi
lunghi
,
l
'
agraria
necessariamente
rivedibile
di
anno
in
anno
,
finché
si
ostini
a
tassare
,
variabilmente
e
solo
per
alcuni
contribuenti
presi
di
mira
,
i
redditi
del
lavoro
manuale
;
la
fondiaria
la
quale
risale
al
decennio
190413
,
l
'
agraria
la
quale
si
fonda
sul
biennio
192122;
la
fondiaria
distribuita
su
base
catastale
;
la
agraria
repartita
coi
metodi
delle
denuncie
corretti
a
metà
dalle
tabelle
;
la
fondiaria
per
cui
i
ricorsi
per
la
stima
sono
collettivi
ed
agiscono
uniformemente
ed
automaticamente
per
l
'
intiero
comune
,
anzi
,
in
sede
di
perequazione
intercomunale
ed
interprovinciale
,
per
tutta
la
provincia
e
per
lo
stato
,
l
'
agraria
,
dove
i
ricorsi
sono
individuali
ed
ebbero
effetto
per
i
soli
ricorrenti
,
con
scandalo
ed
ira
dei
non
ricorrenti
i
quali
pur
si
trovavano
in
condizioni
perfettamente
analoghe
;
la
fondiaria
,
per
cui
gli
accertamenti
hanno
luogo
,
senza
denuncie
,
ad
opera
di
uffici
tecnici
,
con
decisioni
di
commissioni
composte
di
uomini
competenti
in
agricoltura
;
l
'
agraria
per
cui
i
contribuenti
debbono
far
denuncie
e
queste
sono
controllate
da
funzionari
scelti
e
da
commissioni
create
per
tutt
'
altro
compito
.
Tutte
queste
sconcordanze
rendono
pressoché
assurdo
l
'
innesto
dell
'
una
sull
'
altra
imposta
,
immancabili
ed
odiosissime
le
sovrapposizioni
,
necessaria
la
soluzione
del
conflitto
con
la
vittoria
dell
'
uno
o
dell
'
altro
principio
-
-
catasto
o
pseudo
denuncie
-
-
che
si
contendono
il
campo
.
APPENDICE
Nota
bibliografica
101
.
La
presente
monografia
fu
pubblicata
per
la
prima
volta
da
pagina
37
a
215
(
pp
.
3738
occhio
di
frontespizio
,
3944
introduzione
,
45203
testo
,
204
errata
corrige
,
20511
sommario
analitico
,
21214
indice
dei
nomi
,
215
indice
)
del
volume
primo
(
192425
)
degli
«
Annali
di
economia
»
pubblicati
dalla
Università
commerciale
Luigi
Bocconi
.
Ne
furono
fatti
estratti
,
con
qualche
leggero
spostamento
dell
'
indice
e
del
sommario
analitico
dal
fondo
al
principio
,
e
con
numerazione
distinta
(
pp
.
135173
per
l
'
edizione
in
carta
comune
e
pp
.
13169
per
l
'
edizione
in
carta
distinta
)
.
Gli
estratti
non
furono
messi
in
commercio
.
La
presente
può
quindi
considerarsi
,
secondo
il
costume
bibliografico
,
come
prima
edizione
propriamente
detta
.
102
.
Alla
stampa
seguita
negli
«
Annali
di
economia
»
era
premessa
la
seguente
introduzione
:
La
pubblicazione
del
regio
decreto
4
gennaio
1923
,
n
.
16
,
che
dichiara
i
«
redditi
agrari
»
soggetti
all
'
imposta
di
ricchezza
mobile
m
'
indusse
a
promuovere
,
nell
'
Istituto
di
economia
della
Università
commerciale
Luigi
Bocconi
,
tra
gli
studenti
iscritti
al
mio
corso
di
scienza
delle
finanze
durante
l
'
anno
scolastico
192223
,
alcune
esercitazioni
intorno
ai
problemi
nascenti
dalla
nuova
imposta
.
La
letteratura
scientifica
,
posteriore
al
decreto
,
da
cui
in
quelle
esercitazioni
potevasi
prendere
le
mosse
,
era
compresa
in
due
articoli
del
prof
.
Antonio
De
Viti
De
Marco
ed
in
un
comunicato
ufficioso
diramato
dopo
la
pubblicazione
del
primo
di
quei
due
articoli
.
In
questo
,
pubblicato
sul
«
Giornale
d
'
Italia
»
del
31
dicembre
1922
,
il
De
Viti
scriveva
:
«
L
'
imposta
è
un
debito
che
grava
sul
prodotto
o
reddito
totale
di
ogni
impresa
.
Questo
debito
tributario
globale
dell
'
impresa
ha
potuto
essere
diviso
in
imposta
sul
proprietario
,
sul
capitalista
,
sul
lavoratore
ecc
.
in
quanto
di
fatto
questi
agenti
della
produzione
sono
diventati
persone
distinte
.
Questo
è
,
correttamente
,
il
principio
informatore
della
nostra
legislazione
tributaria
.
Se
il
capo
dell
'
azienda
(
imprenditore
o
proprietario
)
dimostra
che
una
o
più
parti
del
prodotto
spettano
,
per
esempio
,
al
capitalista
o
al
lavoratore
,
il
fisco
deduce
queste
quote
dal
reddito
globale
,
in
quanto
può
ritrovarle
e
colpirle
nelle
mani
dei
rispettivi
aventi
diritto
.
Ma
quando
questa
divisione
personale
non
esiste
ancora
,
il
fisco
colpisce
il
tutto
nelle
mani
di
chi
è
ritenuto
capo
dell
'
azienda
,
lasciando
a
lui
di
sbrigarsela
con
gli
altri
agenti
della
produzione
,
sia
scontando
l
'
imposta
sul
prezzo
che
pagherà
al
capitalista
e
al
lavoratore
,
sia
esercitando
verso
costoro
una
azione
di
rivalsa
»
.
Dalla
premessa
generale
,
il
De
Viti
traeva
correttamente
la
deduzione
che
tutta
la
questione
stava
nel
sapere
«
se
il
legislatore
italiano
ha
compreso
il
profitto
agricolo
nel
reddito
soggetto
alla
fondiaria
o
se
lo
ha
escluso
»
.
Ed
egli
,
argomentando
dalla
legge
catastale
nostra
del
I
°
marzo
1886
e
dal
suo
regolamento
d
'
applicazione
,
concludeva
:
«
Il
nostro
catasto
prima
fa
la
stima
analitica
del
totale
prodotto
medio
in
natura
;
poi
ad
esso
attribuisce
il
prezzo
medio
e
così
si
ha
il
reddito
totale
della
terra
o
reddito
lordo
.
Da
questo
totale
si
deducono
quelle
quote
,
che
non
fanno
parte
del
reddito
-
-
così
detto
dominicale
-
-
che
di
fatto
si
attribuisce
al
proprietario
.
Le
elucubrazioni
intorno
a
quel
che
è
o
dovrebbe
essere
il
puro
reddito
dominicale
,
non
contano
di
fronte
alla
definizione
positiva
della
legge
e
riguardano
il
sistema
tributario
dell
'
avvenire
.
Ora
le
deduzioni
tassativamente
consentite
dalla
legge
e
dal
regolamento
si
riferiscono
alle
spese
di
coltivazione
e
quindi
di
salari
;
si
riferiscono
all
'
interesse
del
capitale
rappresentato
dalle
scorte
vive
e
morte
,
alle
spese
di
amministrazione
,
a
quelle
di
manutenzione
dei
fabbricati
rurali
,
ai
contributi
per
opere
idrauliche
,
di
bonifica
e
via
dicendo
.
Ma
non
una
sola
deduzione
è
consentita
a
titolo
di
ciò
che
è
il
profitto
agricolo
!
Dunque
questo
è
compreso
nel
reddito
dominicale
colpito
dalla
fondiaria
.
In
altre
parole
,
il
legislatore
italiano
considera
il
proprietario
fondiario
come
il
capo
responsabile
dell
'
azienda
agricola
.
Egli
non
è
soltanto
il
proprietario
della
terra
e
dei
capitali
permanentemente
investiti
in
essa
,
ma
è
anche
il
direttore
e
l
'
imprenditore
dell
'
industria
agricola
.
Il
che
risponde
alla
realtà
.
Dunque
è
una
fantasia
che
il
proprietario
non
paghi
l
'
imposta
sui
profitti
agricoli
»
.
Né
,
osservava
il
De
Viti
,
nasce
una
sperequazione
dalla
circostanza
che
«
il
proprietario
fondiario
non
paga
imposta
di
ricchezza
mobile
sul
reddito
dell
'
industria
agricola
quando
egli
stesso
dirige
l
'
azienda
;
mentre
,
se
la
cede
in
locazione
,
il
fittuario
paga
la
ricchezza
mobile
»
perché
,
quest
'
ultima
«
colpisce
il
profitto
agricolo
spettante
all
'
imprenditore
,
che
sia
persona
distinta
dal
proprietario
»
.
Questa
disposizione
in
via
di
massima
deve
ritenersi
corretta
,
perché
essa
non
mira
a
colpire
il
profitto
agricolo
del
proprietario
,
ma
un
profitto
che
si
stacca
da
quello
o
si
aggiunge
ad
esso
,
per
l
'
opera
specifica
di
un
nuovo
più
capace
imprenditore
,
che
crea
un
maggiore
o
nuovo
reddito
»
.
All
'
articolo
del
De
Viti
rispondeva
immediatamente
(
vedi
«
Giornale
d
'
Italia
»
del
5
gennaio
)
un
comunicato
governativo
,
che
,
per
la
identità
dell
'
argomentazione
con
le
istruzioni
20
marzo
1923
,
da
lui
firmate
,
si
può
fondatamente
presumere
dettato
dal
ministro
per
le
finanze
Alberto
De
Stefani
.
Si
preferisce
citare
qui
il
comunicato
,
sia
perché
anteriore
nel
tempo
,
sia
perché
,
per
ragioni
di
immediata
ritorsione
,
più
efficacemente
persegue
il
De
Viti
nella
critica
.
Anche
il
De
Stefani
poneva
una
premessa
:
«
La
nostra
legislazione
parte
dal
presupposto
della
separazione
,
in
due
parti
distinte
,
del
reddito
che
si
ricava
dalla
terra
:
il
primo
è
quello
che
può
attribuirsi
alla
naturale
forza
produttiva
del
suolo
ed
al
capitale
stabilmente
investito
nella
terra
;
il
secondo
è
quello
attribuibile
all
'
attività
industriale
che
si
esplica
con
l
'
impiego
del
capitale
circolante
e
col
concorso
dell
'
opera
dell
'
uomo
»
.
E
,
dopo
aver
ricordato
le
dichiarazioni
contenute
in
proposito
nella
classica
relazione
Messedaglia
,
che
qui
si
omettono
perché
ampiamente
furono
ricordate
nel
testo
della
presente
memoria
e
secondo
cui
il
primo
reddito
,
detto
fondiario
,
era
il
solo
da
colpirsi
con
l
'
imposta
fondiaria
sui
terreni
,
mentre
il
secondo
è
specificatamente
di
natura
industriale
,
chiamasi
reddito
agrario
e
va
soggetto
all
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
anche
il
De
Stefani
continuava
argomentando
dalla
legge
vigente
:
«
A
questi
concetti
si
inspirano
la
legge
1
marzo
1886
ed
il
relativo
regolamento
26
gennaio
1905
in
quanto
dispongono
che
il
reddito
fondiario
o
dominicale
si
ottiene
detraendo
dal
prodotto
lordo
le
«
spese
e
perdite
eventuali
»
di
produzione
,
tra
le
quali
si
comprendono
gli
interessi
del
capitale
di
esercizio
e
l
'
opera
dell
'
uomo
,
così
come
meglio
precisano
le
istruzioni
1°
giugno
1907
dettate
per
la
pratica
applicazione
della
legge
e
del
regolamento
predetti
.
Si
legge
,
infatti
,
nelle
istruzioni
medesime
(
paragrafo
140
)
che
«
sotto
la
denominazione
di
spese
di
produzione
si
raggruppano
tutte
le
spese
,
compreso
l
'
interesse
del
capitale
scorte
vive
e
morte
che
il
proprietario
deve
sostenere
mediamente
ogni
anno
pei
lavori
e
per
le
materie
prime
occorrenti
alla
coltivazione
del
fondo
»
.
E
più
innanzi
si
rileva
(
paragrafo
147
)
che
le
spese
di
amministrazione
indicate
agli
articoli
14
della
legge
e
148
del
regolamento
«
sono
quelle
relative
alla
custodia
ed
alla
vigilanza
dei
fondi
e
dei
prodotti
,
alla
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
,
al
reparto
,
ove
occorra
,
dei
prodotti
fra
proprietario
e
coltivatore
ed
alla
esecuzione
delle
vendite
»
.
Resta
così
chiaro
,
non
soltanto
secondo
il
pensiero
espresso
dal
relatore
on
.
Messedaglia
,
ma
anche
in
base
alla
legge
ed
al
regolamento
e
più
ancora
alle
norme
riguardanti
la
pratica
applicazione
che
di
quella
legge
e
di
quel
regolamento
vien
fatta
,
che
la
ricerca
del
reddito
dominicale
soggetto
all
'
imposta
fondiaria
si
deve
compiere
e
si
compie
detraendo
l
'
interesse
del
capitale
d
'
esercizio
e
la
retribuzione
spettante
all
'
opera
dell
'
uomo
.
Il
reddito
costituito
dal
concorso
di
questi
ultimi
due
elementi
detratti
:
capitale
d
'
esercizio
ed
opera
dell
'
uomo
,
è
ciò
che
l
'
on
.
Messedaglia
chiamava
reddito
agrario
o
reddito
di
ricchezza
mobile
,
affatto
distinto
ed
indipendente
dall
'
altro
reddito
di
natura
prettamente
fondiaria
:
il
reddito
dominicale
.
Così
,
nel
caso
tipico
dei
terreni
coltivati
ad
affitto
,
i
due
redditi
predetti
,
si
identificano
nelle
due
quote
di
prodotto
netto
che
proprietario
e
fittabile
rispettivamente
si
attribuiscono
.
E
questi
due
redditi
,
dominicale
il
primo
,
agrario
il
secondo
,
sopportano
ciascuno
l
'
aggravio
della
relativa
imposta
,
che
per
il
primo
reddito
è
quella
fondiaria
,
per
il
secondo
reddito
è
quella
di
ricchezza
mobile
.
Ma
quando
accade
che
il
fondo
,
anziché
essere
dato
in
affitto
,
viene
coltivato
dal
proprietario
,
nelle
cui
mani
i
due
redditi
si
concentrano
,
la
vigente
legislazione
sull
'
imposta
di
ricchezza
mobile
(
art
.
9
)
non
consente
l
'
applicazione
delle
due
imposte
:
essa
consente
che
il
proprietario
coltivatore
continui
a
pagare
l
'
imposta
fondiaria
sul
reddito
dominicale
,
ma
lo
lascia
esente
dalla
ricchezza
mobile
sul
reddito
agrario
.
Il
provvedimento
,
quindi
,
è
destinato
a
perequare
la
condizione
dei
diversi
reddituari
,
in
quanto
dispone
che
il
reddito
agrario
paghi
sempre
la
imposta
di
ricchezza
mobile
,
appartenga
esso
al
fittabile
,
al
proprietario
o
al
mezzadro
»
.
Al
comunicato
governativo
rispondeva
subito
il
De
Viti
(
«
Giornale
d
'
Italia
»
del
7
gennaio
1923
)
,
dichiarandosi
dolente
di
dover
rilevare
che
l
'
articolista
ufficioso
confondesse
«
le
spese
di
amministrazione
col
profitto
dell
'
imprenditore
»
e
poi
confondesse
ancora
«
l
'
interesse
del
capitale
rappresentato
dalle
scorte
vive
e
morte
col
profitto
agricolo
»
.
L
'
autore
del
comunicato
«
è
indotto
nella
confusione
dalla
letterale
dizione
del
regolamento
,
che
pone
tra
le
spese
di
amministrazione
anche
quelle
relative
alla
«
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
!
»
.
Donde
egli
inferisce
che
quella
detrazione
sia
il
profitto
!
E
non
avverte
che
«
la
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
»
di
cui
parla
il
regolamento
e
che
viene
esercitata
dall
'
amministrazione
,
dai
fattori
,
dai
guardiani
ecc
.
non
è
«
la
direzione
dell
'
impresa
»
che
dà
luogo
al
profitto
.
L
'
amministratore
,
il
fattore
,
il
guardiano
,
l
'
enologo
e
via
dicendo
,
non
sono
imprenditori
,
ma
sono
stipendiati
dal
proprietario
,
che
è
il
capo
dell
'
azienda
,
e
operano
per
eseguire
gli
ordini
di
costui
.
Essi
ricevono
salari
,
che
debbono
essere
dedotti
dall
'
estimo
catastale
,
perché
il
fisco
li
ritrova
nelle
mani
degli
aventi
diritto
e
li
colpisce
con
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
se
crede
.
Il
mio
amministratore
,
infatti
,
paga
la
ricchezza
mobile
.
Tutti
gli
altri
dipendenti
dovrebbero
o
potrebbero
pagarla
.
Ma
,
se
io
faccio
a
meno
dell
'
amministratore
e
del
fattore
e
del
guardiano
ecc
.
,
nulla
debbo
(
a
differenza
di
come
avviene
nell
'
imposta
mobiliare
)
;
perché
la
legge
catastale
,
per
la
sua
tecnica
,
deduce
quote
medie
;
cioè
quote
che
sono
maggiori
del
vero
rispetto
ad
alcuni
ed
inferiori
al
vero
rispetto
ad
altri
.
Ma
le
differenze
individuali
,
che
non
modificano
la
media
,
non
interessano
più
il
fisco
»
.
Alla
sola
deduzione
degli
interessi
del
capitale
scorte
vive
e
morte
,
che
appartengono
al
proprietario
,
il
De
Viti
riconosce
il
carattere
di
concessione
di
favore
.
«
Essa
proviene
dai
vecchi
catasti
ed
è
stata
conservata
probabilmente
come
incoraggiamento
ad
aumentare
il
capitale
di
esercizio
,
per
perfezionare
i
metodi
di
cultura
.
Se
il
nuovo
legislatore
vuole
togliere
questo
trattamento
di
favore
,
nulla
i
proprietari
potrebbero
opporre
.
Ma
l
'
ammontare
di
questi
interessi
che
,
secondo
le
mie
conoscenze
di
agricoltore
,
sono
una
quantità
piccola
e
forse
trascurabile
-
-
non
costituisce
il
profitto
agricolo
,
alla
cui
caccia
si
è
lanciata
l
'
amministrazione
fiscale
.
Comunque
,
questa
deduzione
concessa
dalla
legge
,
potrebbe
essere
facilmente
restituita
al
reddito
catastale
,
là
dove
il
nuovo
catasto
è
da
farsi
.
Non
occorre
per
questo
il
congegno
della
nuova
imposta
sul
profitto
agricolo
,
che
si
aggiunge
alla
vecchia
,
complicando
il
sistema
tributario
e
aumentando
la
burocrazia
»
.
A
questo
punto
ha
termine
il
dibattito
tra
l
'
insigne
maestro
della
scienza
finanziaria
nell
'
ateneo
romano
ed
il
valoroso
economista
chiamato
,
in
momenti
gravi
,
a
governare
la
finanza
italiana
.
Solo
indirettamente
dalle
mentovate
istruzioni
20
marzo
1923
(
p
.
28
)
si
può
desumere
che
nel
pensiero
del
ministro
fosse
infondata
l
'
accusa
del
De
Viti
di
avere
egli
attribuito
senz
'
altro
il
carattere
di
profitto
agricolo
alle
spese
di
direzione
delle
culture
e
dei
lavori
ed
all
'
interesse
del
capitale
scorte
vive
e
morte
,
perché
se
in
queste
due
detrazioni
per
se
stesse
e
distintamente
considerate
non
può
ritenersi
consistere
il
profitto
agricolo
,
«
il
reddito
di
carattere
agrario
»
che
è
quello
soggetto
alla
nuova
imposta
,
risulta
appunto
«
dal
concorso
»
di
due
elementi
costitutivi
:
«
l
'
interesse
del
capitale
di
esercizio
e
la
retribuzione
del
lavoro
»
(
pp
.
29
e
30
)
.
Nelle
istruzioni
,
a
dimostrare
la
infondatezza
della
pretesa
identificazione
ministeriale
,
assunta
dal
De
Viti
,
del
profitto
o
reddito
agrario
con
le
spese
di
direzione
e
gli
interessi
del
capitale
scorte
,
è
implicito
il
richiamo
al
concetto
fondamentale
della
legge
di
imposta
sui
redditi
di
ricchezza
mobile
,
per
cui
i
redditi
misti
,
tassati
in
categoria
B
,
non
provengono
né
dal
capitale
né
dal
lavoro
,
disgiuntamente
considerati
,
ma
dalla
loro
combinazione
.
E
si
afferma
che
,
in
sede
catastale
,
fu
appunto
dal
prodotto
lordo
detratto
il
frutto
di
tale
combinazione
allo
scopo
di
ottenere
il
reddito
dominicale
.
Dalla
esposizione
fatta
sopra
risulta
che
i
problemi
posti
erano
due
:
-
-
se
sia
conforme
ai
principii
della
scienza
e
della
pratica
legislativa
distinguere
il
reddito
dominicale
dal
reddito
agrario
e
tassarli
ambedue
e
separatamente
l
'
uno
dall
'
altro
;
al
quale
quesito
il
ministro
rispondeva
di
sì
,
mentre
il
De
Viti
consentiva
solo
che
si
procedesse
a
tassazione
separata
nel
caso
del
fittuario
,
perché
soltanto
in
tal
caso
esisteva
il
reddito
nuovo
e
meritevole
di
separata
imposta
;
-
-
se
di
fatto
la
nostra
imposta
fondiaria
,
secondo
le
norme
della
legge
I
°
marzo
1886
,
non
tassi
già
anche
il
reddito
agrario
;
al
che
il
ministro
rispondeva
negativamente
,
mentre
il
De
Viti
affermava
potersi
tutt
'
al
più
ammettere
che
la
predetta
imposta
lasci
immune
il
solo
interesse
del
capitale
scorte
vive
e
morte
.
Gli
appunti
,
che
alcuni
studenti
presero
,
delle
osservazioni
da
me
fatte
sui
due
testi
ora
citati
e
sulle
fonti
loro
segnalate
ad
illustrare
il
problema
storico
,
furono
oggetto
di
commenti
da
parte
di
egregi
studiosi
.
Una
successiva
memoria
da
me
dettata
per
fissare
meglio
alcuni
concetti
fondamentali
fu
comunicata
altresì
ad
uomini
periti
in
materie
tributarie
ed
estimative
.
Ringrazio
in
particolar
modo
il
prof
.
Arrigo
Serpieri
,
ora
sottosegretario
di
stato
all
'
agricoltura
,
il
comm
.
L
.
Galata
,
direttore
generale
del
catasto
,
il
prof
.
P
.
D
'
Aroma
,
direttore
generale
delle
imposte
al
ministero
delle
finanze
per
le
osservazioni
critiche
,
scritte
e
verbali
,
da
essi
ricevute
.
Ho
cercato
di
trarre
,
oltreché
da
queste
conversazioni
private
,
il
maggior
frutto
possibile
dalle
memorande
discussioni
che
nel
parlamento
italiano
ebbero
luogo
,
intorno
alla
materia
qui
esaminata
,
tra
il
1863
e
il
'
64
e
il
1885
e
l'86
,
quando
furono
costruite
,
ad
opera
di
uomini
insigni
,
le
due
imposte
sulla
ricchezza
mobile
e
sui
fondi
rustici
.
103
.
La
memoria
fu
pubblicata
sullo
scorcio
del
1924
nel
testo
che
si
riproduce
nella
presente
edizione
,
con
quelle
varianti
soltanto
le
quali
valgano
a
correggere
sviste
(
inverosimile
quella
che
mi
fece
nel
testo
e
nell
'
indice
scambiare
il
nome
del
nipote
e
biografo
Luigi
con
quello
dell
'
autore
del
catasto
italiano
Angelo
Messedaglia
)
,
rendere
più
perspicuo
il
dettato
e
ad
eliminare
taluni
pochi
accenni
a
dibattiti
o
disposizioni
che
ebbero
interesse
effimero
in
quel
momento
.
Una
sola
variante
di
rilievo
fu
recata
al
testo
nei
§
§
18
e
seguenti
per
attenuare
l
'
opinione
manifestata
nel
1924
che
le
spese
di
amministrazione
dedotte
dalla
quota
padronale
secondo
la
legge
del
1886
comprendessero
unicamente
le
spese
di
conservazione
del
fondo
e
non
anche
quelle
di
direzione
dei
lavori
.
Accedendo
in
parte
alla
contraria
opinione
del
Serpieri
è
sembrato
all
'
autore
di
dover
ammettere
che
in
quelle
spese
di
amministrazione
si
comprendesse
una
quota
di
compenso
per
l
'
opera
di
direzione
dei
lavori
,
opera
dominicale
però
,
rivolta
ad
assicurare
che
i
lavori
si
compiano
secondo
le
usanze
locali
in
modo
da
conservare
l
'
integrità
fisica
ed
economica
del
fondo
.
104
.
Chiudendo
la
memoria
del
1924
scrivevo
:
«
La
presente
scrittura
sarebbe
stesa
invano
,
se
essa
non
fosse
riuscita
a
persuadere
il
lettore
almeno
di
questa
verità
:
che
un
unico
metodo
deve
essere
accolto
per
distribuire
l
'
imposta
sui
diversi
redditi
i
quali
derivano
dalla
terra
;
che
questo
metodo
deve
essere
logicamente
congegnato
in
guisa
da
dare
,
col
minimo
costo
,
il
massimo
risultato
per
la
finanza
,
contribuendo
,
nel
tempo
stesso
,
in
virtù
del
suo
proprio
congegno
,
al
più
sicuro
incremento
della
produzione
agricola
.
Le
soluzioni
messe
innanzi
dal
progetto
Meda
in
poi
e
quelle
attuate
non
furono
se
non
approssimazioni
successive
verso
la
meta
.
Sarebbe
un
danno
gravissimo
se
questa
si
reputasse
toccata
.
Laddove
invece
non
è
;
ed
il
problema
merita
di
essere
ancora
approfondito
,
allo
scopo
di
eliminare
gli
errori
commessi
in
passato
e
giungere
ad
una
soluzione
la
quale
,
se
forse
non
perfetta
,
sia
logica
e
coerente
in
tutte
le
sue
parti
»
.
105
.
Al
necessario
approfondimento
la
mia
memoria
ha
contribuito
,
se
debbo
credere
a
quanto
ne
scrissero
insigni
cultori
di
economia
agricola
,
offrendo
ad
essi
ed
alle
rappresentanze
degli
agricoltori
lo
spunto
per
ridiscutere
il
problema
ed
avviarlo
a
soluzione
.
Quasi
subito
dopo
la
comparsa
della
mia
memoria
,
Arrigo
Serpieri
dedicava
ad
essa
,
col
medesimo
titolo
La
terra
e
l
'
imposta
,
negli
«
Annali
del
R
.
Istituto
superiore
agrario
e
forestale
»
un
ampio
esame
critico
,
nel
quale
tutto
il
problema
veniva
ripreso
in
esame
in
guisa
indipendente
.
In
quel
saggio
il
Serpieri
diceva
che
la
mia
monografia
portava
«
un
contributo
notevolissimo
alla
determinazione
di
un
migliore
ordinamento
dei
tributi
sulla
terra
e
in
particolare
della
nuova
imposta
sui
redditi
agrari
»
ed
affermava
che
quand
'
anche
non
tutte
le
conclusioni
sembrassero
accettabili
,
«
chi
d
'
ora
innanzi
vorrà
parlare
non
superficialmente
di
questi
argomenti
dovrà
far
capo
a
[
quello
]
studio
»
.
Quel
che
sovratutto
importa
,
è
ricordare
che
l
'
idea
fondamentale
,
della
quale
i
germi
si
leggono
qua
e
là
sparsi
nei
testi
e
nei
discorsi
parlamentari
ricordati
sopra
nella
parte
storica
,
ma
fu
,
ritengo
,
la
prima
volta
esposta
in
maniera
sistematica
e
ragionata
in
questa
memoria
,
-
-
che
cioè
le
imposte
fondiaria
e
mobiliare
sui
diversi
redditi
tratti
dalla
terra
,
esclusi
soltanto
da
questi
i
redditi
di
lavoro
,
dovessero
essere
insieme
coordinate
e
quasi
fuse
in
una
sola
,
sia
pure
diversificata
,
imposta
regolata
con
le
norme
catastali
,
quell
'
idea
fece
a
poco
a
poco
la
sua
strada
.
La
faceva
sua
nel
1930
la
Confederazione
nazionale
degli
agricoltori
,
chiedendo
che
i
due
redditi
dominicale
ed
agrario
industriale
fossero
contemporaneamente
valutati
,
estendendo
il
metodo
del
rilevamento
catastale
anche
al
reddito
agricolo
industriale
.
106
.
Ma
era
riservato
al
dottor
Paolo
Thaon
di
Revel
,
ministro
alle
finanze
dal
1931
,
il
compito
ed
il
merito
di
tradurre
in
norma
legislativa
quello
che
era
divenuto
il
voto
concorde
degli
studiosi
e
dei
ceti
agricoli
.
Il
regio
decreto
legge
4
aprile
1939
,
n
.
589
,
concernente
la
revisione
generale
degli
estimi
dei
terreni
attua
una
riforma
degli
ordinamenti
tributari
,
la
quale
per
la
sua
portata
sta
degnamente
a
fianco
di
quella
che
porta
il
nome
di
legge
Messedaglia
del
1886
.
La
nuova
legge
,
che
ben
si
potrà
intitolare
al
Thaon
di
Revel
,
instaura
nella
nostra
legislazione
i
principî
della
unificazione
dei
due
tributi
fondiario
ed
agrario
,
amendue
valutabili
e
tassabili
secondo
la
norma
catastale
della
ordinarietà
e
della
esclusione
dall
'
imposta
medesima
dei
redditi
del
lavoro
manuale
,
da
chiunque
prestato
.
È
questa
la
sostanza
delle
conclusioni
alle
quali
giungevo
nel
1924
.
Le
istruzioni
25
luglio
1939
emanate
dallo
stesso
ministro
attuano
oltre
quei
due
,
un
altro
principio
,
di
cui
si
era
fatto
da
tempo
paladino
il
Medici
,
quello
dell
'
abbandono
della
stima
particellare
in
favore
della
stima
per
azienda
.
Della
portata
di
questo
principio
e
delle
conseguenze
sue
relative
al
momento
della
valutazione
che
divenne
,
invece
di
quello
dello
stacco
dei
frutti
della
terra
,
l
'
altro
della
loro
attitudine
ad
essere
commerciati
(
e
su
di
ciò
veggasi
sopra
al
§
83
)
si
discorrerà
poi
.
Basti
qui
aggiungere
che
dalla
riforma
del
decreto
del
4
aprile
1939
trae
motivo
l
'
aggiunta
di
una
appendice
alla
memoria
del
1924
.
L
'
appendice
non
è
soltanto
di
consenso
,
ma
pur
di
critica
.
Il
che
è
dovere
dello
studioso
,
il
quale
non
sa
e
non
può
in
altra
maniera
manifestare
il
suo
consenso
,
che
è
vivo
,
all
'
opera
sapiente
compiuta
col
decreto
del
1939
dal
legislatore
se
non
coll
'
additare
vizi
,
i
quali
ancora
persistono
o
si
sono
,
sotto
l
'
impero
di
circostanze
effimere
,
nuovamente
introdotti
nell
'
armonico
edificio
il
quale
si
sta
costruendo
,
e
col
segnalare
le
vie
atte
a
porvi
rimedio
.
Capitolo
primo
Sui
vizi
della
imposizione
agraria
e
della
revisione
degli
estimi
fondiari
decretate
nel
1923
107
.
L
'
opera
compiuta
nel
1923
per
la
revisione
della
rendita
ai
fini
della
tassazione
fondiaria
e
per
la
costruzione
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
lasciò
insoddisfatti
nel
tempo
stesso
uomini
di
governo
e
contribuenti
.
Talun
mio
corrispondente
qualificò
le
tabelle
pubblicate
nel
primo
momento
della
applicazione
della
nuova
imposta
,
oltrecché
«
pidocchi
sulla
pianta
del
catasto
»
,
«
lavoro
senza
capo
né
coda
...
resultato
di
contrattazioni
fra
uffici
della
finanza
ed
organizzazioni
di
contribuenti
,
in
cui
giocarono
considerazioni
politiche
,
influenze
personali
ecc
.
»
.
Con
parola
più
garbata
il
giudizio
è
in
sostanza
confermato
dal
ministro
delle
finanze
Thaon
di
Revel
:
Quando
nel
1923
l
'
amministrazione
finanziaria
venne
a
trovarsi
nella
necessità
di
provvedere
alla
prima
applicazione
del
tributo
e
di
trattare
con
una
massa
di
circa
2
milioni
di
contribuenti
,
per
lo
più
ignari
delle
leggi
fiscali
e
trattandosi
di
contadini
e
agricoltori
,
abitanti
in
centri
lontani
da
quelli
ove
hanno
sede
gli
uffici
delle
imposte
,
si
ritenne
opportuno
,
e
ciò
per
la
prima
volta
in
regime
fascista
,
di
accettare
la
collaborazione
delle
organizzazioni
rappresentanti
gli
agricoltori
.
Si
adottò
allora
una
procedura
speciale
e
rapida
che
sostituì
agli
accertamenti
ed
alle
decisioni
contenziose
individuali
,
accertamenti
e
decisioni
collettive
.
Allo
stesso
fine
di
conseguire
rapidità
ed
economia
nei
lavori
di
accertamento
,
che
mettevano
in
moto
simultaneamente
una
enorme
massa
di
contribuenti
,
oltre
che
per
assicurare
uniformità
di
criteri
nel
lavoro
degli
uffici
delle
imposte
,
furono
compilate
dall
'
amministrazione
,
in
concorso
con
esperti
di
agricoltura
,
designati
dalla
Confederazione
generale
degli
agricoltori
,
apposite
tabelle
per
provincia
,
indicanti
cifre
di
reddito
per
unità
di
misura
,
in
relazione
alla
posizione
dei
terreni
,
alla
loro
qualità
,
alla
loro
coltura
,
al
sistema
della
loro
conduzione
.
Sicché
il
sistema
posto
in
essere
nel
primo
accertamento
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
che
avrebbe
dovuto
effettuarsi
per
denuncia
individuale
,
non
solo
per
la
parte
riguardante
la
consistenza
del
fondo
,
ma
anche
per
il
lato
estimativo
,
venne
a
risolversi
per
forza
di
cose
in
una
rudimentale
catastazione
,
ché
altro
non
rappresentano
le
suddette
tabelle
governative
.
I
risultati
parvero
subito
così
poco
soddisfacenti
che
,
a
detta
del
ministro
,
a
decorrere
dal
1°
gennaio
1925
l
'
applicazione
dell
'
imposta
fu
restituita
al
metodo
ordinario
della
imposta
di
ricchezza
mobile
;
«
con
la
sola
facoltà
alla
finanza
di
ricorrere
alla
speciale
procedura
di
accertamento
collettivo
quando
e
dove
speciali
esigenze
tecniche
lo
imponessero
»
.
Della
quale
facoltà
non
fu
però
mai
fatto
uso
.
108
.
Del
modo
tenuto
nell
'
estendere
ai
redditi
agrari
le
norme
di
denuncia
e
di
discussione
individuale
proprie
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
così
giudicò
Arrigo
Serpieri
:
Con
l
'
imposta
sul
patrimonio
e
con
quella
sui
redditi
agrari
,
accertate
per
denuncia
,
gli
agricoltori
italiani
,
per
la
prima
volta
,
hanno
dovuto
entrare
in
diretto
ed
aspro
dibattito
con
i
funzionari
dell
'
amministrazione
finanziaria
.
Gli
effetti
sul
loro
animo
,
assai
più
che
sulla
loro
borsa
,
ne
sono
stati
veramente
disastrosi
.
Chi
ricordi
che
all
'
aspro
dibattito
erano
chiamati
non
solo
agricoltori
borghesi
,
ma
anche
moltitudini
di
semplici
contadini
;
chi
sappia
quanto
i
più
di
essi
siano
lontani
dalle
infinite
arti
ed
astuzie
che
altri
ceti
sanno
mettere
in
opera
e
sulle
quali
si
è
,
da
sua
parte
,
plasmata
la
mentalità
dei
funzionari
delle
finanze
;
chi
consideri
la
effettiva
difficoltà
e
complessità
delle
valutazioni
di
cui
si
tratta
e
la
non
minore
incompetenza
dei
funzionari
in
fatto
di
stima
di
redditi
agricoli
,
campo
per
essi
quasi
nuovo
;
non
può
non
comprendere
il
senso
di
malcontento
,
di
astio
,
di
ribellione
gettato
a
piene
mani
nell
'
anima
rurale
,
non
tanto
dalla
maggior
pressione
fiscale
,
quanto
proprio
dal
modo
di
accertamento
per
denunce
.
Chi
abbia
una
qualche
pratica
dei
metodi
tenuti
nell
'
accertamento
dei
redditi
detti
agrari
sa
che
i
contribuenti
si
dividono
in
gruppi
,
ai
due
estremi
dei
quali
stanno
:
da
un
lato
i
contadini
ingenui
,
ma
,
a
proprio
credere
,
saputi
,
i
quali
sono
dal
procuratore
alle
imposte
incoraggiati
ad
ingrossare
le
cifre
delle
spese
di
mantenimento
proprie
e
della
famiglia
:
«
che
cosa
volete
mi
avanzi
di
reddito
quando
il
frumento
e
il
granturco
prodotti
sul
fondo
non
mi
bastano
e
devo
comprarne
ancora
,
e
tanto
e
tanto
spendo
per
sale
,
olio
e
petrolio
,
per
il
poco
companatico
e
per
vestiti
e
scarpe
?
Ahi
!
quante
scarpe
,
signor
procuratore
,
mi
consumano
i
ragazzi
per
andar
a
scuola
»
e
alla
fine
si
accorge
con
scorno
ed
ira
di
essere
stato
messo
nel
sacco
dal
procuratore
,
il
quale
quetamente
gli
spiega
che
il
reddito
agrario
imponibile
non
è
uguale
al
«
risparmio
»
che
l
'
agricoltore
può
fare
ogni
anno
,
ma
a
questo
più
il
totale
della
spesa
«
per
la
famiglia
»
che
egli
ebbe
a
sostenere
.
Bontà
sua
,
il
procuratore
non
indaga
sui
risparmi
;
si
contenta
di
prendere
atto
della
confessione
che
la
«
spesa
reddito
»
non
fu
minore
della
somma
dichiarata
.
All
'
altro
estremo
sono
i
pochi
agricoltori
periti
,
i
quali
sanno
di
certe
tabelle
,
compilate
riservatamente
comune
per
comune
con
la
collaborazione
degli
uffici
catastali
,
nelle
quali
sono
,
come
nelle
vecchie
tabelle
1923
,
indicati
i
redditi
spettanti
ad
ogni
qualifica
di
terreno
a
seminativo
,
semplice
,
alberato
,
asciutto
,
irriguo
,
a
vigneto
misto
o
specializzato
,
ad
oliveto
,
a
prato
stabile
,
asciutto
od
irriguo
,
di
prima
o
seconda
o
terza
classe
;
ed
,
agguerrito
in
merito
,
conduce
artatamente
la
schermaglia
del
classamento
delle
particelle
dei
suoi
fondi
,
così
da
ottenere
il
risultato
a
lui
più
favorevole
possibile
.
Tra
le
due
schiere
estreme
,
sono
i
più
che
nel
discutere
posseggono
abilità
mediocre
o
che
,
diffidenti
,
preferiscono
non
farsi
vedere
o
mandare
l
'
azzeccagarbugli
e
sprecano
quattrini
nel
far
redigere
ricorsi
inconcludenti
.
Sicché
gli
accertamenti
sono
divenuti
la
più
bizzarra
cosa
che
immaginar
si
possa
;
bizzarria
accresciuta
dai
continui
spostamenti
delle
particelle
catastali
,
per
compre
vendite
,
eredità
,
donazioni
,
mutazioni
di
famiglie
mezzadrili
dall
'
uno
all
'
altro
fondo
.
Alle
mutazioni
tiene
dietro
per
l
'
imposta
fondiaria
il
catasto
,
sebbene
con
alquanto
ritardo
,
assai
lamentato
dagli
interessati
e
dal
ministro
alle
finanze
,
il
quale
cercò
porvi
riparo
con
una
sua
riforma
degli
uffici
tecnici
catastali
(
Revel
,
p
.
7
)
.
Ma
nessuno
pone
riparo
,
ai
fini
dell
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
ai
ritardi
nella
registrazione
degli
avvenuti
trasferimenti
di
particelle
dall
'
uno
all
'
altro
contribuente
;
ché
,
trattandosi
di
tributo
mobiliare
,
all
'
inconveniente
dovrebbe
provvedere
la
denuncia
individuale
del
contribuente
;
la
quale
è
lenta
a
venire
,
incerta
nella
specificazione
della
superficie
e
delle
culture
trasferite
(
«
seminavo
dieci
quintali
ed
ora
ne
semino
nove
od
otto
»
è
quanto
di
più
preciso
si
può
cavar
di
bocca
ad
un
contadino
;
ma
non
sempre
costui
è
d
'
accordo
con
chi
ne
seminava
sette
e
dovrebbe
seminarne
ora
otto
o
nove
)
;
e
quando
è
meglio
redatta
è
opera
dei
soliti
praticanti
di
conciliatura
o
pretura
,
ovvero
,
nel
caso
migliore
,
di
geometri
,
che
sul
luogo
,
per
risparmio
di
spese
,
non
hanno
potuto
recarsi
e
giudicano
a
lume
di
naso
.
Sicché
è
ricominciato
,
per
l
'
imposta
sui
redditi
agrari
,
l
'
andirivieni
privato
delle
bollette
esattoriali
tra
contribuente
vecchio
e
contribuente
nuovo
,
che
s
'
usa
per
l
'
imposta
fondiaria
per
il
tempo
tra
l
'
avvenuta
traslazione
della
proprietà
e
la
registrazione
delle
volture
sui
libri
catastali
con
effetto
per
i
ruoli
di
imposta
.
La
confusione
delle
lingue
è
già
grande
;
e
potrà
porvi
riparo
solo
l
'
abolizione
,
della
quale
si
discorrerà
più
avanti
,
dell
'
imposta
medesima
così
come
è
oggi
congegnata
.
Non
fu
tuttavia
inopportuna
l
'
esperienza
,
ché
essa
valse
a
persuadere
gli
interessati
,
i
funzionari
finanziari
e
gli
studiosi
dei
danni
seguenti
al
voler
applicare
,
anche
là
dove
altri
metodi
si
sono
dimostrati
opportuni
,
i
cosidetti
principî
della
giustizia
tributaria
,
i
quali
insegnano
ad
accanirsi
a
forza
alla
scoperta
del
reddito
effettivo
,
con
tormento
inutile
dei
contribuenti
,
con
scarso
provento
per
la
finanza
e
con
danno
della
economia
del
paese
.
109
.
Della
revisione
generale
degli
estimi
delle
rendite
dei
terreni
ai
fini
della
applicazione
dell
'
imposta
fondiaria
ordinata
col
regio
decreto
legge
7
gennaio
1923
,
n
.
17
,
non
può
darsi
giudizio
benigno
.
Scrive
l
'
ing
.
Nino
Famularo
,
egregio
funzionario
catastale
:
Per
il
tempo
brevissimo
concesso
alla
revisione
degli
estimi
,
i
metodi
variarono
da
regione
a
regione
,
in
relazione
alle
condizioni
dei
catasti
vigenti
,
ai
sistemi
di
conduzione
dei
fondi
,
o
per
altre
speciali
circostanze
;
allorché
i
catasti
non
erano
per
classi
e
tariffe
si
ricorse
ai
coefficienti
di
correzione
.
In
linea
di
massima
,
si
esaminarono
numerosi
contratti
di
affitto
,
per
dedurne
i
valori
tariffari
,
nell
'
Italia
meridionale
,
in
qualche
parte
della
Lombardia
e
del
Veneto
;
si
adottò
la
stima
in
base
alla
mezzadria
nell
'
Italia
centrale
;
in
qualche
regione
si
usarono
procedimenti
sintetici
,
con
l
'
adozione
di
rapporti
fra
prodotto
lordo
e
rendita
imponibile
,
ottenuti
in
altre
zone
mediante
accurati
studi
;
in
molti
casi
si
procedette
,
per
via
analitica
,
alla
determinazione
dei
prodotti
,
spese
di
produzione
,
prezzi
e
deduzioni
,
dopo
aver
suddivisa
la
provincia
in
zone
omogenee
,
limitando
le
indagini
a
territori
assunti
come
tipo
per
inserirvi
i
rimanenti
,
e
calcolando
per
ciascuna
qualità
il
valore
del
merito
massimo
e
minimo
,
intercalando
poi
a
criterio
peritale
i
valori
delle
classi
intermedie
.
La
diversità
dei
metodi
usati
nelle
varie
regioni
italiane
per
giungere
alla
determinazione
delle
tariffe
fu
causa
di
sperequazione
non
certo
piccola
.
Sul
vizio
proprio
di
taluni
di
questi
metodi
e
particolarmente
del
criterio
del
canone
di
affitto
vivacemente
si
espresse
Arrigo
Serpieri
,
nella
riunione
straordinaria
del
5
luglio
1939
della
Commissione
censuaria
centrale
nella
quale
si
inauguravano
i
lavori
della
nuova
revisione
elogiando
l
'
odierno
ritorno
all
'
antico
,
ossia
al
metodo
dell
'
analisi
dei
redditi
aziendali
,
un
antico
che
ha
per
sé
profonde
ragioni
,
non
abbastanza
apprezzate
allorché
nel
1923
si
vollero
assumere
i
canoni
di
affitto
come
base
,
spesso
prevalente
,
delle
determinazioni
delle
tariffe
di
reddito
fondiario
.
La
verità
...
è
invece
questa
,
che
i
canoni
di
affitto
,
con
la
specifica
loro
dinamica
,
con
i
fattori
che
li
influenzano
e
rapidamente
li
modificano
portano
nella
stima
catastale
una
causa
di
profondo
turbamento
,
in
perfetto
contrasto
coi
fini
proprii
di
essa
,
che
è
volta
a
determinare
imponibili
relativamente
stabili
e
sovratutto
perequati
.
Il
dato
«
canone
di
affitto
»
è
invece
instabile
e
tale
da
portare
elementi
di
profonda
sperequazione
»
(
in
Revel
,
p
.
70
)
.
110
.
Oltre
ai
vizi
della
sperequazione
e
della
fretta
,
nimicissima
della
giustizia
,
con
cui
fu
nel
1923
compiuta
la
revisione
,
questa
appare
,
agli
occhi
dei
più
,
guasta
altresì
dal
riferimento
ad
un
'
epoca
la
quale
non
ha
alcuna
somiglianza
con
quella
odierna
.
Secondo
il
ministro
di
Revel
:
Si
tratta
perciò
di
estimi
che
si
riferiscono
ad
una
situazione
ormai
onusta
di
un
quarto
di
secolo
,
che
ha
richiesto
o
richiederebbe
l
'
esame
,
per
gli
estimi
delle
provincie
in
cui
procedono
le
operazioni
per
il
catasto
nuovo
,
di
un
'
epoca
lontana
e
sorpassata
di
venticinque
anni
,
per
lo
più
in
contrasto
con
la
realtà
presente
.
Contrasto
reso
tanto
più
stridente
dal
fatto
che
,
nel
venticinquennio
,
l
'
evoluzione
dei
metodi
culturali
è
stata
particolarmente
rapida
,
mentre
la
guerra
mondiale
e
la
situazione
che
si
è
verificata
in
tutto
il
mondo
in
seguito
ad
essa
,
ha
pure
alterato
profondamente
la
fisionomia
della
nostra
economia
nazionale
.
Infine
diciassette
anni
di
regime
fascista
,
con
la
battaglia
del
grano
,
la
bonifica
,
i
miglioramenti
fondiari
,
la
politica
di
stabilizzazione
nei
prezzi
dei
prodotti
agricoli
,
e
,
in
epoca
recente
,
la
battaglia
per
l
'
autarchia
,
hanno
fatto
assumere
alla
nostra
economia
,
particolarmente
a
quella
agraria
,
un
orientamento
finora
sconosciuto
e
del
tutto
diverso
da
quello
che
era
servito
di
base
,
con
riferimento
al
1°
gennaio
1914
,
alla
revisione
del
1923;
questa
revisione
non
era
riuscita
a
spogliare
le
vecchie
tariffe
dalle
influenze
che
le
derivavano
dalla
precedente
catastazione
la
quale
era
riferita
,
a
sua
volta
,
ad
un
'
epoca
assai
più
lontana
qual
'
era
quella
del
dodicennio
catastale
187485
(ibid.,
p
.
12
)
.
Da
uno
specchio
delle
produzioni
comparative
nel
1913
e
nel
1937
agevole
è
osservare
un
notabile
progresso
nelle
colture
cerealicole
e
particolarmente
in
quelle
del
frumento
(
passato
da
58,5
ad
80,6
milioni
di
quintali
e
da
12,3
a
15,6
quintali
per
ettaro
)
,
del
risone
(
da
5,4
a
7,4
milioni
di
quintali
e
da
37,1
a
51,2
per
ettaro
)
,
del
granoturco
(
da
26,6
a
30,5
milioni
quello
primaverile
e
da
0,9
a
3,5
milioni
quello
estivo
,
e
rispettivamente
da
17,9
a
23,9
e
da
10,3
a
18,5
per
ettaro
)
,
delle
patate
(
passate
da
17,9
a
32,1
milioni
di
quintali
e
da
61,3
a
76,1
per
ettaro
)
,
delle
fave
(
da
4,5
a
7,3
milioni
e
da
7,7
a
11,1
per
ettaro
)
,
degli
ortaggi
di
grande
coltura
e
dei
legumi
freschi
in
genere
(
e
basti
citare
i
cavoli
e
cavolfiori
,
i
quali
nel
1913
giungevano
in
tutto
a
2,6
milioni
di
quintali
,
laddove
nel
1937
a
questa
cifra
giungono
da
soli
i
cavolfiori
ed
i
cavoli
sono
balzati
a
4,4
milioni
;
ed
i
pomodori
da
6,3
a
10,6
milioni
di
quintali
)
,
le
frutta
,
l
'
olivo
(
l
'
olio
da
1,7
a
3
milioni
di
ettolitri
)
,
il
tabacco
,
che
inesistente
o
quasi
nel
1913
dà
oggi
429
235
quintali
di
foglia
ed
i
foraggi
,
passati
da
202,6
a
263,6
milioni
di
quintali
,
mentre
la
produzione
accessoria
di
foraggi
cresceva
da
35,5
a
60,8
milioni
di
quintali
.
Nel
tempo
stesso
la
produzione
del
vino
calava
però
da
52,2
a
34,0
milioni
di
ettolitri
,
gli
agrumi
dagli
8,8
milioni
di
quintali
forniti
tutti
insieme
nel
1913
,
scendevano
nel
1937
ad
appena
3
milioni
di
aranci
,
0,5
i
mandarini
e
2,8
i
limoni
,
la
barbabietola
da
zucchero
poco
progrediva
da
27,3
a
soli
33,1
milioni
di
quintali
,
la
canapa
stentava
a
portarsi
da
900
000
a
1
106
040
quintali
ed
i
bozzoli
rimanevano
stazionari
sui
32
milioni
di
chilogrammi
.
Poiché
le
stime
fiscali
non
hanno
per
iscopo
di
accertare
quantità
assolute
,
bensì
relazioni
proporzionali
fra
di
esse
,
accade
che
gli
spostamenti
avvenuti
tra
il
1913
ad
oggi
hanno
determinato
gravi
sperequazioni
:
Il
fatto
del
regresso
della
coltura
gelsicola
e
viticola
,
ad
esempio
,
sposta
completamente
la
base
degli
estimi
dei
cosidetti
seminativi
arborati
od
a
coltura
promiscua
,
in
genere
considerati
nelle
operazioni
di
catasto
quali
suscettibili
di
redditi
notevolmente
maggiori
che
non
i
seminativi
semplici
,
mentre
in
effetti
le
differenze
dei
rispettivi
redditi
si
sono
oggi
attenuate
in
modo
sensibile
ed
in
alcuni
casi
annullate
o
talora
invertite
,
così
da
provocare
da
parte
dei
proprietari
l
'
abbattimento
delle
arborature
(ibid.,
p
.
12
)
.
L
'
ing
.
Michele
Tucci
,
direttore
generale
del
catasto
,
lapidariamente
riassume
il
giudizio
dei
competenti
affermando
che
«
la
revisione
del
1923
,
alla
quale
fu
assegnato
un
brevissimo
tempo
,
non
ha
raggiunto
i
suoi
fini
»
(ibid.,
p
.
73
)
.
Capitolo
secondo
La
scelta
fra
ordinarietà
e
normalità
nel
decreto
del
1939
III
.
Il
decreto
legge
4
aprile
1939
,
n
.
589
,
convertito
,
con
alcune
modificazioni
,
nella
legge
29
giugno
1939
,
n
.
976
,
ordinava
perciò
«
la
revisione
generale
degli
estimi
dei
terreni
,
mediante
aggiornamento
delle
tariffe
e
dei
valori
base
dei
vigenti
catasti
»
.
Quali
i
criteri
informatori
della
revisione
,
dedotti
dal
testo
della
legge
,
dalle
«
istruzioni
di
servizio
»
pubblicate
dal
ministro
il
25
luglio
del
1939
e
dalle
illustrazioni
fornite
nelle
relazioni
e
negli
studi
ministeriali
e
nelle
discussioni
delle
commissioni
legislative
?
Rimane
fermo
il
principio
della
«
ordinarietà
»
ché
all
'
art
.
2
la
legge
odierna
,
conformandosi
alle
tradizioni
nostre
dichiara
doversi
la
quantità
annua
media
ordinaria
dei
prodotti
e
dei
mezzi
di
produzione
«
determinare
»
sulla
base
dei
metodi
di
coltivazione
che
siano
giudicati
ordinari
all
'
atto
della
revisione
,
per
il
comune
preso
in
considerazione
e
sulla
base
di
un
periodo
di
anni
sufficiente
per
tenere
conto
delle
vicende
ordinarie
della
produzione
,
esclusi
i
minimi
ed
i
massimi
attribuibili
a
cause
straordinarie
.
Nulla
è
variato
rispetto
al
contenuto
del
principio
della
ordinarietà
per
quanto
tocca
il
divieto
di
tener
conto
della
«
coltivazione
eccezionalmente
accurata
,
frutto
di
straordinaria
diligenza
,
attività
e
copia
di
mezzi
del
coltivatore
»
né
della
«
coltivazione
straordinariamente
trascurata
o
cattiva
»
.
In
verità
,
pur
rendendo
ossequio
al
principio
della
ordinarietà
,
potevasi
,
osserva
il
Revel
,
definirlo
in
due
maniere
assai
diverse
,
dette
della
ordinarietà
in
senso
stretto
e
della
normalità
.
Quest
'
ultimo
sancirebbe
per
l
'
agricoltore
il
dovere
morale
di
applicare
fra
i
metodi
di
coltivazione
quei
sistemi
che
,
allo
stato
della
tecnica
agraria
attuale
,
sono
da
considerarsi
normali
e
quindi
sufficientemente
progrediti
.
Il
che
non
corrisponde
sempre
ai
metodi
ordinariamente
applicati
,
come
osservò
il
Messedaglia
,
«
secondo
gli
usi
e
le
pratiche
del
luogo
»
,
né
corrisponde
al
citato
art
.
113
del
regolamento
il
quale
considera
«
i
metodi
di
coltura
che
sono
comunemente
in
uso
nel
territorio
»
.
Troppo
spesso
e
in
troppe
regioni
ancora
i
terreni
,
con
i
metodi
di
coltura
ordinariamente
praticati
,
sono
assai
meno
produttivi
e
redditizi
di
quanto
potrebbero
,
se
ad
essi
fossero
applicati
semplicemente
sistemi
di
coltivazione
considerati
oggi
normali
.
Il
criterio
della
normalità
avrebbe
perciò
un
contenuto
etico
assai
maggiore
che
quello
della
ordinarietà
,
poiché
verrebbe
a
dare
una
sanzione
più
grave
a
quell
'
agricoltore
che
meno
si
adeguasse
ai
tempi
moderni
.
Esso
però
,
oltre
ad
essere
di
non
facile
applicazione
,
richiederebbe
in
tutta
Italia
una
conoscenza
assai
più
diffusa
di
quei
metodi
di
coltivazione
,
che
per
molte
provincie
,
sono
oramai
considerati
del
tutto
normali
,
ed
in
pari
tempo
ordinariamente
in
uso
.
Per
le
provincie
in
cui
non
vi
fosse
corrispondenza
fra
i
metodi
di
coltivazione
ordinaria
e
quelli
ritenuti
normali
per
la
generalità
del
regno
,
tale
metodo
determinerebbe
una
pressione
fiscale
eccessivamente
gravosa
.
Si
è
perciò
mantenuto
il
criterio
dell
'
ordinarietà
a
cui
può
riconoscersi
del
resto
un
sufficiente
contenuto
dinamico
,
poiché
,
come
risulta
dall
'
esperienza
passata
,
attraverso
una
certa
fissità
della
imposizione
,
ottenuta
a
mezzo
del
catasto
,
si
è
riusciti
ugualmente
a
conseguire
lo
scopo
di
premiare
l
'
agricoltore
che
ha
elevato
i
suoi
metodi
di
coltivazione
al
di
sopra
di
quelli
ordinariamente
praticati
,
e
di
far
pressione
su
chi
invece
si
è
tenuto
al
disotto
di
quest
'
ultimo
livello
(
Revel
,
pp
.
1617
)
.
La
controversia
fra
«
ordinario
»
e
«
normale
»
sembra
avere
una
parentela
logica
non
lontana
con
quella
fra
la
stima
per
attualità
dei
redditi
effettivamente
esistenti
o
per
suscettività
dei
redditi
di
cui
il
fondo
può
essere
ritenuto
capace
.
Se
quest
'
ultima
stima
è
corrente
nei
contratti
liberi
di
compra
vendita
,
essendo
logico
che
il
venditore
debba
insistere
ed
il
compratore
fermarsi
,
pur
tenendo
conto
delle
spese
e
del
tempo
occorrenti
a
ciò
,
colla
mente
ai
prodotti
dei
quali
il
fondo
è
suscettibile
;
essa
è
pericolosissima
per
il
suo
arbitrio
illimitato
nelle
stime
pubbliche
e
ne
deve
essere
fatto
uso
assai
prudente
e
parco
.
L
'
adozione
del
criterio
della
«
normalità
»
sarebbe
stato
inoltre
contrastante
con
quello
della
ordinarietà
la
quale
esclude
che
l
'
agricoltore
si
uniformi
a
quelli
che
la
scienza
agronomica
moderna
può
reputare
metodi
«
normali
»
.
Che
cosa
è
invero
la
«
scienza
»
,
applicata
ad
una
esperienza
così
ricca
e
varia
come
è
quella
agricola
?
Dei
tanti
cattedratici
e
dei
tanti
canoni
da
essi
professati
quale
dovrà
essere
preferito
?
La
scienza
diventa
«
classica
»
ossia
universalmente
accettata
e
formulata
in
maniera
non
equivoca
,
quando
essa
non
è
più
dei
tempi
nostri
ed
è
superata
da
nuove
teorie
,
controverse
e
contrastanti
nella
loro
precisa
formulazione
,
sebbene
concordi
nella
ammirazione
verso
i
classici
dalle
quali
esse
derivano
per
filiazione
di
ragionato
assenso
o
dissenso
.
È
probabile
che
la
pratica
«
ordinaria
»
dell
'
oggi
sia
conforme
all
'
insegnamento
della
scienza
«
classica
»
che
è
necessariamente
dell
'
ieri
;
sicché
,
coincidendo
in
questo
senso
il
«
normale
»
e
«
l
'
ordinario
»
bene
si
è
fatto
a
tenersi
stretti
alla
tradizionale
formula
dell
'
ordinarietà
,
la
quale
si
riferisce
non
ad
un
ordinario
ideologico
,
ad
un
giudizio
astratto
di
quel
che
normalmente
dovrebbe
essere
,
ma
all
'
ordinario
di
fatto
,
a
quella
pratica
che
in
quel
luogo
e
tempo
è
universalmente
osservata
.
Capitolo
terzo
L
'
abbandono
dell
'
epoca
censuaria
unica
112
.
Non
altrettanto
univoca
fu
la
conclusione
di
un
'
altra
ripetuta
controversia
:
quella
intorno
alla
unicità
od
attualità
del
momento
delle
stime
.
Che
la
stima
debba
essere
riferita
ad
un
unico
istante
è
manifesto
dall
'
esigenza
della
perequazione
,
alla
quale
essa
deve
soddisfare
.
Come
potrebbe
essere
distribuita
correttamente
l
'
imposta
,
se
l
'
un
fondo
fosse
stimato
secondo
il
reddito
che
esso
forniva
al
1°
gennaio
1900
e
l
'
altro
o
gli
altri
secondo
il
reddito
del
1910
,
o
del
1920
o
1930
o
1940
?
L
'
equità
proporzionale
sarebbe
osservata
solo
formalmente
,
quando
tutti
e
quattro
i
redditi
risultassero
di
100
lire
;
perché
ben
potrebbe
darsi
che
i
primi
tre
redditi
,
ove
fossero
stimati
nel
1940
,
sarebbero
accertati
in
lire
60
,
80
o
120
.
L
'
unità
del
tempo
di
stima
è
condizione
necessaria
per
ottenere
perequazione
dinnanzi
alla
imposta
;
e
se
a
quella
esigenza
è
giuocoforza
fare
qualche
lieve
strappo
per
l
'
impossibilità
di
assolvere
nell
'
attimo
di
tempo
tutte
le
operazioni
di
stima
,
uopo
è
che
lo
strappo
sia
ridotto
al
minimo
.
Perciò
la
legge
fondamentale
del
I
°
marzo
1886
,
n
.
3682
,
comandava
bensì
che
i
terreni
fossero
rilevati
nello
stato
di
coltura
o
destinazione
nel
quale
si
fossero
trovati
all
'
atto
del
rilevamento
;
ma
subito
aggiungeva
che
non
si
dovesse
tuttavia
aver
riguardo
a
quei
miglioramenti
che
il
possessore
dimostrasse
di
aver
compiuto
posteriormente
al
1°
gennaio
1886
,
né
a
deterioramenti
intenzionali
a
frode
del
catasto
o
dipendenti
da
circostanze
affatto
accidentali
e
transitorie
.
Ed
il
regolamento
per
la
esecuzione
della
legge
,
approvato
col
regio
decreto
2
agosto
1887
,
n
.
4871
,
precisava
che
i
miglioramenti
dai
quali
bisognava
fare
astrazione
,
erano
quelli
suscettivi
di
far
variare
i
terreni
di
qualità
o
anche
di
classe
.
Al
proprietario
erano
consentite
agevolezze
per
dimostrare
,
per
mezzo
di
certificati
di
tre
uomini
probi
convalidati
dalla
giunta
municipale
,
l
'
esistenza
dei
miglioramenti
o
l
'
intenzione
di
compierli
durante
le
more
delle
operazioni
catastali
.
Né
al
criterio
dell
'
unicità
contraddiceva
l
'
art
.
101
del
medesimo
regolamento
nel
quale
si
ingiungeva
di
tener
conto
nella
determinazione
dei
prodotti
di
quei
vantaggi
che
fossero
stati
procacciati
al
fondo
,
anche
artificialmente
e
coll
'
impiego
di
mezzi
eccezionali
,
ogni
qualvolta
questi
vantaggi
fossero
stabili
e
permanenti
;
ché
l
'
articolo
si
riferiva
chiaramente
agli
effetti
delle
migliorie
le
quali
si
fossero
già
immedesimate
nel
terreno
al
1°
gennaio
1886;
e
,
se
fossero
state
introdotte
posteriormente
,
al
contribuente
era
offerto
il
mezzo
di
denunciarle
ed
ottenere
se
ne
facesse
astrazione
.
113
.
Recò
invece
offesa
grave
all
'
applicazione
razionale
del
principio
della
epoca
unica
nelle
stime
il
disposto
dell
'
art
.
1
del
regio
decreto
16
dicembre
1922
,
n
.
1717
(
divenuto
art
.
14
del
T
.
U
.
8
ottobre
1931
,
n
.
1572
)
il
quale
ordinò
di
iscrivere
in
catasto
i
terreni
nello
stato
delle
colture
o
di
destinazione
nel
quale
si
troveranno
«
all
'
atto
del
classamento
»
,
ossia
nei
momenti
successivi
,
dilungatisi
nel
tempo
forse
per
decenni
,
nei
quali
per
ognuno
di
essi
si
procederà
al
classamento
.
E
,
poiché
si
sarebbe
potuto
ritenere
rimanesse
in
vigore
,
se
non
fosse
stata
espressamente
abrogata
,
la
norma
relativa
alla
esenzione
del
reddito
delle
migliorie
introdotte
posteriormente
al
1°
gennaio
1886
,
questa
fu
modificata
dichiarando
espressamente
che
i
miglioramenti
dovessero
avere
effetto
in
catasto
«
soltanto
dopo
cinque
anni
dall
'
epoca
in
cui
il
possessore
dimostrerà
di
averli
introdotti
,
senza
pregiudizio
delle
maggiori
esenzioni
accordate
da
leggi
speciali
»
.
L
'
offesa
non
fu
recata
al
«
principio
»
dell
'
epoca
censuaria
fissa
,
come
parve
al
Ciarrocca
,
il
quale
ha
il
merito
di
avere
per
il
primo
rilevato
la
mutazione
grave
avvenuta
nei
nostri
ordinamenti
catastali
;
ché
il
Messedaglia
,
dopo
aver
discusso
i
pregi
ed
i
difetti
comparativi
dei
due
metodi
dell
'
attualità
e
dell
'
epoca
censuaria
fissa
,
aveva
già
concluso
,
-
-
e
così
aveva
pur
concluso
la
legge
del
1886
-
-
«
ad
una
specie
di
contemperamento
dell
'
uno
e
dell
'
altro
a
tutto
vantaggio
dei
possessori
.
Si
parte
per
massima
dall
'
attualità
,
che
è
il
solo
metodo
pratico
(
si
accerta
lo
stato
dei
fondi
quale
al
momento
del
rilevamento
si
trova
e
non
occorre
di
più
)
e
come
del
resto
vediamo
farsi
anche
nel
censo
lombardo
veneto
,
e
si
riserva
poi
ai
possessori
di
dimostrare
che
lo
stato
dei
loro
fondi
fosse
diverso
all
'
epoca
censuaria
prescritta
»
...
e
l
'
epoca
di
riferimento
si
intese
dovesse
essere
fissa
«
in
vista
principalmente
di
non
difficultare
i
miglioramenti
durante
la
esecuzione
del
catasto
»
.
Ma
l
'
applicazione
del
principio
fu
poi
profondamente
mutata
.
Il
sistema
della
legge
del
1886
era
chiaro
:
-
-
i
terreni
dovevano
uniformemente
essere
stimati
nello
stato
di
coltura
e
destinazione
nel
quale
si
trovavano
al
1°
gennaio
1886;
-
-
si
presumeva
che
lo
stato
nel
quale
essi
si
trovavano
all
'
atto
del
rilevamento
fosse
anche
quello
del
I
°
gennaio
1886;
-
-
a
meno
che
i
proprietari
dimostrassero
di
avere
introdotto
migliorie
posteriormente
al
1°
gennaio
1886;
e
di
queste
non
doveva
tenersi
conto
;
-
-
od
a
meno
che
la
finanza
dimostrasse
che
i
terreni
erano
stati
intenzionalmente
deteriorati
dai
possessori
dopo
la
stessa
data
per
recar
danno
fraudolento
al
catasto
;
-
-
od
a
meno
che
i
terreni
risultassero
deteriorati
per
circostanze
«
affatto
accidentali
e
transitorie
»
.
Col
passar
degli
anni
,
anzi
dei
decenni
,
riusciva
invero
ognor
più
difficile
ai
possessori
ed
alla
finanza
risalire
allo
stato
delle
colture
e
destinazioni
all
'
inizio
del
1886;
ma
il
vizio
il
quale
faceva
degenerare
il
principio
dell
'
epoca
fissa
in
quello
della
attualità
era
vizio
di
fatto
,
simigliante
a
quello
rimproverato
dal
Messedaglia
al
catasto
francese
«
per
effetto
principalmente
della
lunga
durata
del
catasto
»
(
Relazione
cit
.
,
p
.
222
)
;
al
quale
si
sarebbe
potuto
e
si
potrebbe
porre
riparo
con
una
revisione
generale
riferita
ad
un
unico
momento
.
Il
sistema
della
legge
del
1922
è
tutto
diverso
,
poiché
espressamente
comanda
:
-
-
che
le
stime
si
riferiscano
allo
stato
dei
terreni
al
momento
del
classamento
,
ossia
a
momenti
successivi
nel
tempo
e
distanziati
variamente
a
seconda
della
varia
durata
delle
operazioni
catastali
;
-
-
che
,
se
anche
al
difetto
potesse
porsi
riparo
ad
occasione
di
una
revisione
generale
,
non
limitata
alle
tariffe
,
ma
estesa
al
classamento
,
la
perequazione
per
un
istante
raggiunta
,
sarebbe
ad
ogni
momento
guasta
,
non
appena
scaduto
per
ogni
fondo
o
particella
il
quinquennio
dalla
introduzione
della
miglioria
.
La
direzione
generale
del
catasto
,
a
detta
del
Ciarrocca
,
giustificava
la
novità
col
dire
che
se
restassero
ferme
le
disposizioni
di
legge
,
mentre
per
un
tempo
indeterminato
,
ma
valutabile
a
decenni
,
continuerebbero
a
pagare
tenue
imposta
i
terreni
migliorati
dopo
il
I
°
gennaio
1886
...
,
nessuna
riduzione
d
'
estimo
verrebbe
invece
concessa
ai
terreni
dei
quali
venisse
a
diminuire
la
potenza
produttiva
per
causa
di
forza
maggiore
(
loc
.
cit
.
,
p
.
4
)
.
La
spiegazione
non
giustifica
l
'
abbandono
di
uno
dei
principî
fondamentali
della
stima
catastale
,
che
è
quello
di
serbare
invariate
le
basi
della
ripartizione
del
tributo
per
«
lungo
»
periodo
di
tempo
,
sicché
i
possessori
godano
dei
frutti
delle
migliorie
introdotte
e
patiscano
i
danni
dei
deterioramenti
consentiti
o
procacciati
dalla
propria
trascuranza
.
Scrollato
questo
caposaldo
,
vien
meno
uno
dei
pregi
maggiori
del
sistema
catastale
e
la
tassazione
fondiaria
si
avvicina
troppo
a
quella
mobiliare
.
Quali
siano
i
deterioramenti
dovuti
a
forza
maggiore
,
dei
quali
si
mostrò
tanto
preoccupato
il
legislatore
del
1922
,
non
si
intende
agevolmente
;
ché
non
può
trattarsi
di
mere
mutazioni
di
prezzi
e
di
convenienze
colturali
o
di
correnti
commerciali
interne
od
estere
,
dietro
le
quali
è
assurdo
debba
affannarsi
a
correre
lo
stimatore
catastale
,
tanto
esse
sono
fuggevoli
e
capricciose
;
e
se
sono
permanenti
,
sono
anche
lente
a
manifestarsi
e
se
ne
terrà
conto
automaticamente
alla
prima
revisione
generale
.
Né
può
trattarsi
di
mutazioni
dovute
ad
alluvioni
od
avulsioni
o
nuove
servitù
militari
o
vincoli
di
interesse
pubblico
,
ad
esempio
forestali
;
ché
se
ne
tien
già
conto
nella
legge
catastale
(
T
.
U
.
art
.
43
ai
n.ri
I
,
2
,
3
,
6
,
7
in
aumento
e
I
,
2
,
4
,
5
,
in
diminuzione
)
.
114
.
A
che
giova
che
nell
'
art
.
44
del
testo
unico
si
sia
mantenuto
,
quasi
fosse
idolo
adorato
nel
sacello
più
nascosto
del
tempio
catastale
,
il
principio
che
la
revisione
generale
non
possa
farsi
prima
che
siano
trascorsi
trent
'
anni
dall
'
epoca
della
sua
attivazione
,
quando
all
'
art
.
43
tra
le
cause
che
possono
dar
luogo
a
variazioni
nell
'
estimo
catastale
vi
è
in
aumento
«
la
revisione
del
classamento
dei
terreni
migliorati
di
qualità
di
coltura
o
di
classe
»
ed
in
diminuzione
la
stessa
revisione
per
«
i
terreni
per
i
quali
alla
qualità
di
coltura
allibrata
in
catasto
risulti
sostituita
una
qualità
di
coltura
di
minor
reddito
imponibile
»
e
quando
l
'
amministrazione
del
catasto
ha
(
art
.
45
T
.
U
.
)
la
facoltà
in
ogni
momento
di
«
accertare
se
la
qualità
di
coltura
attribuita
in
catasto
ai
singoli
terreni
corrisponda
all
'
attuale
e
di
correggere
le
scritture
catastali
per
ottenere
tale
corrispondenze
»
?
È
evidente
che
l
'
unico
limite
alle
continue
revisioni
catastali
è
l
'
obbligo
di
esentare
i
miglioramenti
durante
il
quinquennio
dal
momento
in
che
il
possessore
dimostrerà
di
averli
introdotti
.
In
pratica
pochi
possessori
usano
di
fatto
le
diligenze
necessarie
a
denunciare
i
miglioramenti
che
si
vogliono
introdurre
o
si
sono
introdotti
;
e
solo
la
difficoltà
tecnica
e
il
costo
finanziario
degli
accertamenti
consigliano
la
finanza
a
far
trascorrere
cinque
anni
da
una
revisione
all
'
altra
(
art
.
211
della
«
Istruzione
per
la
conservazione
del
nuovo
catasto
»
ed
.
del
1936
)
.
Poco
monta
che
le
revisioni
siano
dette
«
verificazioni
»
e
che
queste
si
distinguano
in
«
periodiche
»
compiute
di
regola
a
turno
ad
ogni
quinquennio
nei
comuni
di
ogni
circoscrizione
per
le
variazioni
denunciate
dai
possessori
o
dall
'
autorità
comunale
entro
il
31
dicembre
dell
'
anno
precedente
ovvero
accertate
direttamente
dai
tecnici
catastali
all
'
atto
dei
sopraluoghi
;
ed
in
«
straordinarie
»
chieste
dagli
interessati
,
i
quali
ne
sopportino
le
spese
.
La
sola
,
invero
rilevantissima
,
salvaguardia
dei
possessori
contro
le
revisioni
troppo
frequenti
è
di
fatto
:
i
periti
catastali
,
i
quali
durante
le
operazioni
di
campagna
non
dovrebbero
«
omettere
di
rilevare
le
variazioni
in
aumento
o
in
diminuzione
anche
non
denunciate
,
delle
quali
vengono
a
conoscenza
»
in
verità
sono
troppo
preoccupati
dal
lavoro
di
controllo
delle
denuncie
presentate
,
naturalmente
tutte
soltanto
intese
a
chiedere
variazioni
in
meno
,
e
da
quello
,
spesso
gravoso
,
d
'
ufficio
per
la
revisione
dei
frazionamenti
di
proprietà
,
per
il
rilievo
dei
terreni
di
nuova
formazione
(
alluvioni
,
terreni
prima
occupati
da
strade
,
canali
,
fortificazioni
,
cimiteri
,
ecc
.
)
,
o
dei
terreni
perenti
o
che
hanno
perduto
la
potenza
produttiva
,
o
furono
occupati
da
strade
,
canali
,
fortificazioni
,
cimiteri
,
arginature
,
giardini
o
parchi
di
proprietà
di
provincie
e
comuni
aperti
al
pubblico
,
o
furono
inutilizzati
dalla
destinazione
a
suolo
stradale
ferroviario
o
tranviario
,
o
da
servitù
militari
o
vincoli
forestali
,
per
l
'
accertamento
dei
passaggi
dal
catasto
urbano
a
quello
rustico
e
viceversa
,
delle
nuove
costruzioni
rurali
ed
adiacenze
e
delle
demolizioni
relative
e
per
la
revisione
delle
domande
ineseguibili
di
voltura
,
che
ben
poco
tempo
rimane
disponibile
per
le
passeggiate
che
essi
dovrebbero
fare
,
mappe
e
registri
alla
mano
,
per
controllare
in
campagna
le
variazioni
non
denunciate
di
coltura
o
quelle
,
ancor
più
ardue
ad
appurare
senza
accurato
sopraluogo
,
di
classe
.
La
salvaguardia
infrangibile
che
la
terra
aveva
prima
contro
la
persecuzione
immediata
del
maggior
reddito
derivante
dai
miglioramenti
nell
'
art
.
36
della
legge
fondamentale
:
-
-
«
la
revisione
generale
del
catasto
non
potrà
farsi
prima
che
siano
trascorsi
trent
'
anni
dalla
sua
attuazione
»
-
-
oggi
riposa
melanconicamente
sulla
impossibilità
di
fatto
nella
quale
si
trova
l
'
amministrazione
,
per
scarsezza
del
personale
,
ad
attendere
al
dover
suo
delle
revisioni
o
verificazioni
periodiche
.
I15
.
La
situazione
creata
dall
'
abbandono
del
principio
dell
'
epoca
censuaria
fissa
è
dannosa
medesimamente
al
progresso
dell
'
economia
agraria
ed
alla
finanza
.
Quel
progresso
è
ostacolato
dalla
preoccupazione
in
che
vivono
i
possessori
di
veder
colpiti
subito
i
redditi
delle
migliorie
e
di
vederli
colpiti
a
caso
,
a
seconda
che
l
'
occhio
linceo
del
perito
catastale
li
abbia
durante
le
quinquennali
peripatetiche
visite
scorti
oppure
no
,
od
a
seconda
che
egli
abbia
destato
oppure
no
l
'
invidia
del
vicino
negligente
e
questi
abbia
inviato
all
'
ufficio
catastale
caritatevole
denuncia
della
miglioria
altrui
.
La
finanza
a
sua
volta
è
costretta
a
tener
conto
delle
denuncie
che
le
vengono
inviate
e
sono
sempre
soltanto
quelle
di
diminuzione
di
reddito
per
peggioramento
di
qualità
o
declassamento
;
e
poiché
queste
sono
per
lo
più
veridiche
,
ne
segue
un
lento
degradar
degli
estimi
imponibili
.
L
'
amministrazione
,
da
altre
ragioni
pur
mossa
,
reagisce
con
le
revisioni
generali
,
di
cui
due
furono
decretate
,
nel
1922
e
nel
1939;
le
quali
di
fatto
tendono
a
ricuperare
i
maggiori
redditi
dovuti
alle
migliorie
,
passando
sopra
alle
promesse
esenzioni
.
Il
Ciarrocca
ha
(
nello
studio
citato
,
pp
.
68
)
mostrato
come
per
i
terreni
dell
'
agro
romano
la
revisione
operata
nel
1923
sia
passata
sopra
alla
esenzione
speciale
ventennale
promessa
a
quei
terreni
di
bonifica
.
Nel
1911
,
secondo
i
dati
del
catasto
agrario
,
la
superficie
produttiva
dell
'
agro
era
distribuita
così
:
29,2%
seminativi
,
60,3%
prati
e
pascoli
permanenti
ed
incolti
produttivi
,
1,4%
colture
specializzate
di
piante
legnose
,
9,1%
boschi
e
castagneti
.
La
distribuzione
agli
effetti
catastali
avrebbe
dovuto
durare
invariata
essendo
nel
1923
ben
lungi
dallo
scadere
la
esenzione
ventennale
concessa
da
leggi
speciali
a
quei
terreni
bonificati
.
Invece
la
distribuzione
risultante
dal
nuovo
classamento
fu
:
seminativi
61,04%
,
orti
1,43%
,
prati
3,49%
,
colture
legnose
specializzate
1,36%
,
boschi
9,87%
,
prati
ed
incolti
produttivi
22,81%;
manifesto
essendo
perciò
che
la
imposta
fu
distribuita
in
proporzione
ai
redditi
nuovi
migliorati
e
non
a
quelli
antichi
innanzi
alla
miglioria
.
Se
ciò
accadde
per
l
'
agro
romano
,
al
quale
la
legge
speciale
riconosceva
il
diritto
all
'
esenzione
delle
migliorie
senza
uopo
di
istanza
dei
possessori
,
altrettanto
e
peggio
necessariamente
accadde
per
la
comune
dei
terreni
,
le
cui
migliorie
godono
di
esenzione
temporanea
solo
quando
i
possessori
diligentemente
abbiano
provveduto
a
precise
formali
denuncie
,
alle
quali
la
psicologia
rustica
repugna
.
116
.
Il
regio
decr
.
legge
4
aprile
1939
,
n
.
589
,
il
quale
nel
titolo
avrebbe
dovuto
soltanto
intendere
ad
una
revisione
generale
degli
estimi
,
in
verità
pare
abbia
aggravato
la
instabilità
degli
estimi
medesimi
,
aggiungendo
alle
cause
«
individuali
»
di
variazioni
«
continue
»
nell
'
estimo
catastale
sancite
dall
'
art
.
43
del
T
.
U
.
del
6
ottobre
1931
,
delle
quali
si
disse
sopra
,
un
'
altra
occasione
di
variazioni
che
,
per
distinguerla
,
si
potrebbe
dire
«
comunale
»
.
L
'
art
.
18
del
decreto
attribuisce
invero
all
'
amministrazione
del
catasto
la
facoltà
di
rivedere
,
d
'
ufficio
o
su
richiesta
delle
commissioni
censuarie
comunali
,
in
qualunque
tempo
la
qualificazione
la
classificazione
e
il
classamento
in
determinati
comuni
,
quando
la
revisione
si
renda
opportuna
per
soppravvenute
variazioni
di
carattere
permanente
nello
stato
delle
colture
,
e
di
proporre
,
per
gli
stessi
comuni
,
nuovi
elementi
censuari
,
in
sostituzione
di
quelli
in
vigore
.
È
vero
che
«
una
nuova
revisione
non
può
effettuarsi
se
non
sono
trascorsi
almeno
cinque
anni
da
quella
precedente
»
;
ma
poiché
il
quinquennio
è
il
minimo
tempo
tecnico
occorrente
per
effettuare
a
turno
la
revisione
in
ogni
circoscrizione
catastale
,
così
noi
possiamo
concludere
che
oggi
il
principio
dell
'
epoca
censuaria
fissa
è
distrutto
dalla
possibilità
di
rivedere
,
senza
limite
di
intervallo
,
il
classamento
dei
terreni
singolarmente
migliorati
di
qualità
di
coltura
o
di
classe
o
peggiorati
di
qualità
;
e
da
quella
di
rivedere
ad
ogni
quinquennio
comune
per
comune
la
qualificazione
,
la
classificazione
ed
il
classamento
di
tutta
la
superficie
agricola
e
forestale
quando
si
ritengano
sopravvenute
variazioni
di
carattere
permanente
nello
stato
delle
colture
.
Vista
alla
luce
di
codeste
norme
,
la
revisione
generale
ordinata
col
regio
decr
.
legge
del
4
aprile
1939
appare
limitata
ad
uno
solo
dei
fattori
dai
quali
deriva
l
'
ammontare
dell
'
imposta
fondiaria
;
poiché
,
rinnovati
gli
estimi
e
recati
al
livello
adeguato
alla
situazione
degli
anni
193740
,
sarà
sempre
in
facoltà
dell
'
amministrazione
di
spostare
le
singole
particelle
da
una
qualità
ad
un
'
altra
,
da
seminativo
semplice
a
vigneto
od
oliveto
o
viceversa
,
e
da
una
classe
ad
un
'
altra
,
dalla
prima
alla
terza
,
o
dalla
quarta
alla
seconda
,
sia
comune
per
comune
.
Col
qual
metodo
si
annulla
il
beneficio
che
il
legislatore
del
1886
aveva
voluto
assicurare
alla
terra
ed
allo
stato
,
ossia
la
stabilità
per
lungo
periodo
di
tempo
non
dell
'
ammontare
dell
'
imposta
pagata
,
ma
delle
proporzioni
«
rispettive
»
in
cui
l
'
imposta
è
pagata
dalle
singole
particelle
,
e
quindi
dai
fondi
e
dalle
più
ampie
zone
e
regioni
agrarie
italiane
.
117
.
Le
norme
del
decreto
del
1939
nel
precisare
l
'
epoca
censuaria
appaiono
a
primo
tratto
razionalmente
formulate
;
sebbene
si
discostino
da
quelle
prima
accolte
.
La
legge
fondamentale
del
1886
aveva
ordinato
che
i
prodotti
fossero
valutati
su
la
media
dei
tre
anni
di
minimo
prezzo
compresi
nel
dodicennio
187485
,
tenuto
conto
del
disaggio
medio
della
carta
e
collo
stesso
criterio
si
tenesse
conto
delle
spese
inerenti
alla
produzione
del
reddito
dominicale
.
Il
criterio
era
dettato
dall
'
impressione
che
i
prezzi
del
dodicennio
fossero
alti
in
relazione
alla
tendenza
al
ribasso
la
quale
cominciava
a
manifestarsi
verso
la
fine
del
periodo
scelto
.
Nella
revisione
del
1923
si
assunse
a
base
la
media
dei
prezzi
annui
del
decennio
190413
se
i
prezzi
oscillarono
in
quel
tempo
senza
decisa
tendenza
;
ovvero
sulla
media
degli
ultimi
tre
anni
se
i
prezzi
manifestarono
una
tendenza
al
rialzo
od
al
ribasso
.
Nella
revisione
ordinata
col
decreto
del
1939
si
stabilì
(
art
.
2
)
che
la
quantità
dei
prodotti
e
dei
mezzi
di
produzione
(
spese
)
fossero
valutate
in
base
alla
media
dei
prezzi
correnti
nel
periodo
compreso
fra
il
I
°
gennaio
1937
e
la
fine
delle
operazioni
di
revisione
.
Poiché
poteva
rimproverarsi
alla
norma
di
riuscire
sperequata
tra
le
diverse
regioni
agrarie
,
se
la
fine
delle
operazioni
d
'
estimo
fosse
variata
,
come
necessariamente
varierà
,
da
regione
a
regione
,
le
«
istruzioni
»
dichiararono
(
§
17
)
che
un
termine
ad
quem
unico
debba
essere
a
suo
tempo
fissato
dalla
direzione
generale
del
catasto
.
118
.
Parve
alla
sottocommissione
senatoria
incaricata
dell
'
esame
del
decreto
che
l
'
epoca
censuaria
non
fosse
veramente
unica
,
ma
quasi
priva
di
un
punto
di
riferimento
preciso
,
per
la
sconcordanza
dei
tempi
da
osservare
da
un
lato
per
la
determinazione
dei
prodotti
e
dei
mezzi
di
produzione
e
dall
'
altro
per
quella
dei
prezzi
.
I
prodotti
invero
debbono
essere
assunti
«
sulla
base
di
un
periodo
di
anni
sufficiente
per
tener
conto
delle
vicende
ordinarie
della
produzione
,
esclusi
i
minimi
ed
i
massimi
attribuibili
a
cause
straordinarie
»
laddove
i
prezzi
sono
quelli
«
correnti
nel
periodo
compreso
fra
il
I
°
gennaio
1937
e
la
fine
,
suppongasi
,
1940
,
delle
operazioni
di
revisione
»
.
Il
senatore
Francesco
Rota
osservò
che
poiché
tutti
i
catasti
hanno
sempre
compreso
in
un
unico
periodo
quantità
e
prezzi
,
la
legge
è
innovatrice
.
La
mobilità
e
la
disassociazione
dei
periodi
,
con
esclusione
dei
minimi
e
dei
massimi
,
può
dar
luogo
ad
arbitrî
.
Il
ministro
alla
critica
rispose
non
essere
necessario
che
i
due
periodi
coincidano
,
né
che
siano
della
stessa
lunghezza
,
perché
si
tratta
di
ricercare
elementi
diversi
ed
indipendenti
fra
loro
.
Quando
si
vuole
stabilire
l
'
entità
della
produzione
si
ha
riguardo
alla
intensificazione
delle
colture
e
al
loro
andamento
,
tenendo
conto
anche
dei
cicli
meteorici
.
Quando
invece
si
vuole
stabilire
il
prezzo
,
ci
si
può
riferire
a
un
diverso
periodo
,
che
può
essere
influenzato
da
tutt
'
altri
fattori
.
Per
la
quantità
si
deve
avere
chiaramente
presente
il
progresso
agrario
di
quest
'
ultimo
secolo
,
anzi
di
quest
'
ultimo
ventennio
.
L
'
andamento
dei
prezzi
è
invece
dominato
da
altri
fattori
,
quali
sono
stati
,
per
esempio
,
l
'
allineamento
della
lira
e
la
stabilità
delle
quotazioni
che
il
regime
vuole
assicurare
per
mezzo
degli
ammassi
e
della
disciplina
dei
mercati
,
che
sempre
più
si
va
estendendo
.
Uno
dei
mercati
più
difficili
da
regolare
era
,
per
esempio
,
quello
del
bestiame
;
eppure
lo
scopo
si
sta
raggiungendo
con
la
costituzione
dello
speciale
ente
per
l
'
importazione
del
bestiame
dall
'
estero
,
il
quale
disciplina
l
'
immissione
della
quantità
di
carni
nei
mercati
.
Non
si
deve
dimenticare
che
,
per
le
necessità
della
nostra
difesa
,
si
vive
in
regime
di
economia
chiusa
(
Revel
,
p
.
64
)
.
Ed
il
senatore
Arrigo
Serpieri
rincalzò
osservando
che
se
in
passato
i
due
periodi
si
facevano
coincidere
,
si
trattava
di
tempi
in
cui
le
condizioni
del
mercato
erano
diverse
,
perché
le
variazioni
produttive
rappresentavano
il
maggior
coefficiente
per
la
determinazione
dei
prezzi
.
Oggi
la
situazione
economica
è
del
tutto
cambiata
;
le
cause
che
fanno
variare
i
prezzi
sono
completamente
diverse
e
quasi
non
hanno
nulla
a
che
vedere
con
il
volume
della
produzione
.
Si
deve
cercare
di
adottare
quotazioni
che
presumibilmente
dureranno
anche
nell
'
avvenire
,
in
quell
'
avvenire
prossimo
in
cui
le
nuove
tariffe
saranno
applicate
.
Data
la
stabilizzazione
dei
prezzi
,
si
deve
far
riferimento
ad
un
periodo
il
meno
lontano
possibile
per
avere
un
maggiore
accostamento
ai
prezzi
effettivi
(ibid.,
p
.
66
)
.
Le
argomentazioni
del
ministro
e
del
Serpieri
apparvero
alla
commissione
senatoria
persuasive
,
sì
da
consigliarla
a
respingere
due
emendamenti
del
senatore
Francesco
Rota
intesi
a
rendere
identici
i
periodi
indicati
per
la
determinazione
rispettivamente
delle
quantità
e
dei
prezzi
.
Una
lieve
deviazione
dal
criterio
della
unicità
si
avvertiva
già
nella
legge
del
1886
,
poiché
per
i
prezzi
era
assunta
la
media
dei
tre
anni
di
minimo
prezzo
compresi
nel
dodicennio
187485
,
laddove
per
la
quantità
si
assumeva
la
media
dell
'
intero
dodicennio
,
e
questo
poteva
anzi
diventare
«
quel
periodo
più
lungo
di
tempo
che
per
alcune
speciali
colture
fosse
necessario
a
comprendere
le
ordinarie
vicende
delle
medesime
»
.
Ma
la
deviazione
aveva
una
propria
logica
,
poiché
,
volgendo
dal
1874
al
1885
i
prezzi
al
ribasso
,
la
Camera
dei
deputati
aveva
reputato
che
i
tre
anni
di
minimo
prezzo
,
diversi
per
ogni
prodotto
,
rispecchiassero
meglio
che
la
media
generale
di
tutti
gli
anni
,
anche
esclusi
i
massimi
ed
i
minimi
,
la
«
tendenza
»
dei
prezzi
in
quello
stesso
periodo
187485
,
quella
tendenza
che
di
fatto
si
accentuò
negli
anni
successivi
.
Del
resto
la
constatazione
di
una
eventuale
lievissima
incongruenza
antica
non
scema
la
illogicità
della
norma
nuova
.
Non
si
comprende
invero
come
le
novità
moderne
degli
ammassi
,
della
disciplina
dei
mercati
,
dell
'
esistenza
dei
mercati
chiusi
,
delle
variazioni
monetarie
e
delle
aspirazioni
alla
stabilità
dei
prezzi
,
ammesso
che
siano
novità
e
siano
durature
,
del
che
si
discuterà
in
seguito
(
cfr
.
§
§
158
sg
.
)
possano
annullare
la
interdipendenza
necessaria
delle
quantità
prodotte
,
dei
costi
e
dei
prezzi
.
Il
problema
vero
sta
nella
scelta
di
un
periodo
sufficientemente
lungo
di
tempo
,
durante
il
quale
si
possano
effettuare
le
necessarie
compensazioni
per
le
variazioni
dovute
alle
vicende
atmosferiche
e
stagionali
.
Ma
scelto
il
periodo
,
la
correlazione
fra
quantità
prodotte
,
costi
e
prezzi
esiste
oggi
come
nel
1923
o
nel
1886
.
I
produttori
,
nel
decidere
le
superfici
da
seminare
a
frumento
od
a
granoturco
od
a
segala
o
da
piantare
a
vigneto
od
oliveto
tengono
conto
dei
prezzi
,
sia
di
mercato
libero
o
regolato
o
monopolizzato
,
sia
d
'
impero
e
variano
la
distribuzione
delle
colture
e
la
intensificazione
dei
lavori
a
seconda
della
convenienza
comparativa
ragionata
sulla
base
dei
prezzi
probabili
.
Se
la
disciplina
del
mercato
del
bestiame
,
a
cagion
d
'
esempio
,
consiglia
di
allevare
buoi
da
lavoro
,
i
cui
prezzi
si
aggirino
sulle
1000
lire
al
quintale
piuttosto
che
buoi
o
vitelli
grassi
da
macello
che
le
commissioni
d
'
ammasso
stimino
dalle
500
alle
1000
lire
,
cresce
la
quantità
dei
primi
e
scema
quella
dei
secondi
,
medesimamente
come
in
altri
tempi
di
mercato
tutto
libero
.
La
sola
disparità
logicamente
ammissibile
nel
tempo
di
stima
adatto
da
un
lato
alle
quantità
(
prodotte
od
erogate
)
e
dall
'
altro
ai
prezzi
potrebbe
essere
quella
di
un
lieve
sfasamento
in
ritardo
delle
quantità
rispetto
ai
prezzi
.
Scelto
ad
ipotesi
,
il
decennio
192938
per
i
prezzi
,
si
potrebbe
accogliere
il
decennio
193140
per
le
quantità
.
La
psicologia
rustica
,
simile
in
ciò
a
quella
industriale
e
commerciale
,
sebbene
,
a
quel
che
osservo
,
in
misura
più
accentuata
,
dà
gran
peso
,
quasi
sempre
eccessivo
,
al
passato
.
Crescono
dal
1914
al
1942
i
prezzi
del
frumento
da
25
a
200
lire
al
quintale
?
e
la
coltura
del
frumento
si
estende
a
danno
di
quella
dei
prati
a
vicenda
,
se
nel
frattempo
i
mercati
o
raduni
scontentarono
i
contadini
,
o
di
quella
delle
vigne
,
se
la
filossera
distrusse
le
vigne
vecchie
e
i
prezzi
del
vino
sono
trattenuti
a
limiti
non
remuneratori
.
Il
rustico
non
pensa
che
,
appunto
perché
rinvilì
prima
,
quel
prodotto
rincarirà
poi
;
né
applica
l
'
adagio
,
che
è
di
pochi
,
di
andar
contro
corrente
,
ma
al
pari
delle
pecore
di
Panurgio
,
corre
dove
tutti
vanno
ed
opera
come
a
tutti
consiglia
la
più
recente
esperienza
passata
.
Capitolo
quarto
La
stima
per
unità
d
'
impresa
119
.
Elencando
le
novità
introdotte
nella
legislazione
catastale
dal
decreto
legge
del
4
aprile
1939
l
'
istruzione
del
25
luglio
1939
aggiunge
che
quelle
novità
comandarono
:
1
)
di
procedere
nella
esecuzione
delle
stime
per
unità
d
'
impresa
(
azienda
)
agraria
anziché
per
unità
di
superficie
(
particella
catastale
)
e
quindi
ancora
,
2
)
di
assumere
i
prodotti
agricoli
nello
stato
di
trasformazione
in
cui
vengono
commerciati
dall
'
impresa
e
3
)
di
assumere
la
produzione
lorda
vendibile
anziché
quella
totale
.
Ad
abbandonare
il
metodo
della
stima
per
unità
di
superficie
o
particella
catastale
il
legislatore
fu
consigliato
da
gravi
ragioni
.
La
particella
catastale
è
,
giusta
l
'
art
.
2
del
T
.
U
.
dell'8
ottobre
1931
quella
porzione
continua
di
terreno
(
o
di
fabbricato
)
che
sia
situata
nel
medesimo
comune
,
appartenga
allo
stesso
possessore
,
sia
della
medesima
qualità
(
di
coltura
)
o
di
classe
(
di
bontà
o
produttività
)
od
abbia
la
stessa
destinazione
(
od
uso
,
anche
non
di
coltura
)
.
Date
le
cinque
condizioni
(
continuità
,
unicità
del
comune
,
del
possessore
,
della
qualità
e
della
classe
)
,
alle
quali
deve
soddisfare
una
qualunque
superficie
di
terreno
per
diventare
«
particella
»
catastale
ossia
unità
di
misura
e
di
stima
,
questa
deve
definirsi
creazione
artificiale
della
mente
umana
e
non
fatto
storico
o
concreto
economico
.
Sebbene
creata
dall
'
artificio
la
particella
catastale
è
tuttavia
comoda
ai
fini
della
misura
,
essendo
più
agevole
misurare
separatamente
una
superficie
la
quale
possegga
quei
requisiti
di
quella
che
ne
sia
priva
,
e
necessaria
ai
fini
della
ripartizione
dell
'
imposta
nel
tempo
tra
i
successivi
diversi
possessori
di
parti
aliquote
di
essa
.
Se
la
stima
fosse
fatta
per
podere
;
poiché
il
podere
è
composto
di
appezzamenti
o
particelle
di
differenti
qualità
e
classi
,
ad
ogni
mutazione
di
consistenza
del
podere
-
-
e
questi
mutano
continuamente
or
crescendo
or
diminuendo
per
acquisti
,
vendite
e
divisioni
ereditarie
-
-
farebbe
d
'
uopo
procedere
a
nuova
stima
del
podere
o
dei
poderi
nati
dall
'
antico
o
cresciuti
o
diminuiti
a
vantaggio
od
a
spese
di
questo
,
per
assegnare
ad
ognuno
dei
poderi
interessati
la
propria
stima
.
Lavoro
improbo
,
di
Sisifo
,
al
quale
nessuna
amministrazione
catastale
potrebbe
reggere
.
Laddove
,
se
la
stima
sia
particellare
,
poiché
in
ogni
suo
punto
la
particella
è
supposta
produttiva
di
identico
reddito
,
la
particella
può
frazionarsi
le
più
e
più
volte
,
aggregarsi
in
tutto
od
in
parte
a
poderi
diversi
da
quello
originario
e
la
stima
del
suo
reddito
non
varia
.
Gli
uffici
catastali
prendono
atto
della
divisione
avvenuta
secondo
i
tipi
di
frazionamento
presentati
dagli
interessati
;
e
nelle
medesime
proporzioni
dividono
l
'
imposta
,
sino
ad
una
revisione
delle
stime
,
con
la
quale
la
qualità
o
la
classe
delle
nuove
particelle
sia
opportunamente
variata
.
Catasto
e
particella
catastale
sono
perciò
come
due
fratelli
siamesi
,
inseparabili
l
'
uno
dall
'
altra
.
120
.
Istituto
necessario
,
la
particella
rimane
pur
sempre
artificio
creato
dalla
mente
umana
;
e
ha
suoi
difetti
che
bene
erano
stati
veduti
dagli
autori
della
legge
fondamentale
del
1886
.
Il
Messedaglia
così
paragonava
il
metodo
della
stima
particellare
-
-
detto
anche
per
classi
e
tariffe
-
-
con
quello
della
stima
diretta
del
reddito
dei
poderi
o
fondi
assunti
nella
loro
integrità
fisica
ed
economica
:
Il
metodo
della
stima
particellare
«
costituisce
un
procedimento
astratto
,
nel
quale
viene
scissa
la
naturale
integrità
dei
poderi
,
e
le
particelle
si
trovano
accozzate
e
messe
insieme
in
ragione
di
qualità
e
bontà
,
come
altrettanti
individui
indipendenti
,
senza
altro
nesso
o
rapporto
tra
loro
;
il
valore
a
cui
si
mira
o
che
può
conseguirsi
,
ragionato
com
'
è
per
termini
medii
,
non
rappresenta
più
il
valore
,
la
rendita
effettiva
di
ciascun
fondo
,
ma
una
specie
di
valore
o
rendita
astratta
essa
pure
,
che
anche
considerata
in
complesso
si
discosta
sempre
più
o
meno
dalla
realtà
;
vale
a
dire
che
la
rendita
censuaria
non
corrisponde
o
può
comunque
non
corrispondere
alla
reale
,
sia
singolarmente
fondo
per
fondo
,
sia
anche
nella
rispettiva
totalità
;
la
brevità
stessa
dell
'
operazione
,
relativamente
parlando
,
va
poi
elisa
dalla
necessità
di
ripetute
revisioni
e
conguagli
per
eliminare
gli
errori
sistematici
e
gli
screzi
inevitabili
del
procedimento
,
e
ottenere
da
ultimo
la
richiesta
uniformità
dei
risultati
.
Il
che
sottrae
altresì
grandemente
alla
presunta
semplicità
del
sistema
.
Tuttociò
è
notorio
anche
ai
fautori
di
esso
;
e
si
ha
torto
di
farne
talvolta
un
appunto
assoluto
,
e
come
se
altro
non
fosse
da
considerarsi
.
Ed
anzitutto
,
il
ragionare
per
termini
medi
è
una
necessità
pratica
universale
,
tutte
le
volte
che
si
ha
a
fare
con
elementi
troppo
numerosi
e
molteplici
,
per
poterli
comodamente
trattare
uno
per
uno
;
non
vi
è
oramai
alcun
ordine
di
fatti
economici
ed
altri
,
dove
non
siasi
più
o
meno
costretti
di
aver
ricorso
ad
un
tale
espediente
;
dappertutto
si
argomenta
per
valori
e
termini
medii
,
unitari
,
adeguati
;
basta
solo
che
i
gruppi
ai
quali
si
riferiscono
,
sieno
abbastanza
omogenei
,
e
gli
estremi
abbastanza
raccostati
,
perché
le
divergenze
coi
valori
individuali
abbiano
a
contenersi
in
limiti
di
una
tollerabile
approssimazione
.
Tolleranze
,
approssimazioni
più
o
meno
ristrette
;
non
si
può
mai
pensare
ad
altro
nelle
applicazioni
pratiche
di
qualsiasi
natura
,
e
financo
nel
campo
di
quelle
discipline
sperimentali
e
di
osservazione
che
pur
si
annoverano
,
relativamente
parlando
,
fra
le
esatte
.
È
la
condizione
universale
,
la
legge
indeclinabile
,
in
tutto
il
dominio
della
esperienza
,
e
spesso
in
quello
della
scienza
teorica
essa
medesima
.
La
rendita
censuaria
,
è
vero
,
può
non
corrispondere
anche
in
complesso
alla
reale
,
ma
nemmeno
ciò
è
assolutamente
necessario
,
e
basta
che
essa
si
trovi
,
se
non
in
un
rapporto
esattamente
definito
colla
medesima
(
ché
tanto
varrebbe
quanto
averla
coincidente
con
essa
)
,
in
un
rapporto
che
possa
ritenersi
abbastanza
uniforme
,
né
punto
più
discrepante
,
o
non
in
modo
notevole
,
rispetto
a
quello
che
potrebbe
praticamente
attendersi
operando
per
altra
via
.
Si
rischiano
bensì
errori
sistematici
,
i
quali
si
estendono
ad
intere
categorie
;
ma
di
riscontro
coll
'
altro
metodo
si
moltiplicano
gli
errori
individuali
;
e
non
vi
è
nel
fatto
guarentigia
alcuna
che
non
possano
commettersi
anche
in
esso
errori
sistematici
,
per
intere
classi
o
territori
;
stante
la
diversità
degli
operatori
,
la
difficoltà
di
mantenere
ed
applicare
la
necessaria
uniformità
dei
criteri
,
tanto
più
,
come
avvertivasi
,
col
finire
che
si
fa
più
o
meno
a
procedere
per
caratteristiche
generiche
,
e
suppergiù
come
farebbesi
in
un
estimo
per
classi
e
tariffe
.
Ad
ogni
modo
,
e
tutto
considerato
,
il
metodo
per
classi
e
tariffe
presenta
dei
vantaggi
,
che
valgono
,
come
dicevasi
,
più
che
a
compensarne
i
possibili
inconvenienti
.
I
.
Esso
è
impersonale
ed
obbiettivo
,
perciò
stesso
imparziale
.
Si
guarda
direttamente
alle
cose
nella
loro
generalità
;
si
evitano
in
maggior
grado
i
contatti
colle
persone
interessate
,
gli
attriti
,
le
seduzioni
altresì
e
le
corruzioni
possibili
,
o
quanto
meno
le
deferenze
e
le
arrendevolezze
non
giustificate
o
men
che
legittime
.
Ne
scapita
la
sorveglianza
immediata
degli
interessati
stessi
;
ma
questa
pure
può
essere
in
buona
parte
supplita
dall
'
intervento
e
dalla
cooperazione
delle
rappresentanze
locali
.
Lo
stato
,
nella
formazione
generale
dell
'
estimo
,
può
rimanere
in
una
sfera
elevata
,
all
'
infuori
del
contatto
immediato
coi
singoli
interessati
.
2
.
Più
ancora
,
il
processo
è
il
solo
che
consenta
o
lasci
sussistere
dei
termini
di
confronto
da
classe
a
classe
e
da
luogo
a
luogo
;
il
solo
pertanto
che
ammetta
la
possibilità
di
verifiche
o
correzioni
metodiche
,
e
quindi
pure
di
una
perequazione
più
o
meno
completa
dell
'
estimo
.
È
metodo
perequativo
per
eccellenza
.
Si
possono
paragonare
dei
valori
dipendenti
da
caratteristiche
generiche
ben
definite
;
si
possono
inoltre
fissare
per
ciascun
gruppo
dei
termini
precisi
e
sempre
riconoscibili
e
valutabili
di
riferimento
,
come
i
cosidetti
fondi
tipo
o
modello
per
ciascuna
qualità
e
classe
;
non
si
può
fare
altrettanto
per
valori
individuali
,
tanti
di
numero
quanti
sono
gli
elementi
singoli
a
cui
si
riferiscono
,
e
dove
ogni
elemento
,
ogni
ente
individuo
,
conta
interamente
ed
esclusivamente
da
sé
.
Che
anzi
il
processo
medesimo
riposa
del
tutto
,
e
fino
dai
primi
suoi
passi
,
sulla
necessità
di
codesto
paragone
continuo
;
e
la
relativa
perequazione
si
compie
bensì
all
'
ultimo
,
ma
comincia
per
la
natura
stessa
del
metodo
fin
dal
principio
.
Non
si
può
comporre
altrimenti
una
tariffa
,
se
non
paragonando
e
conguagliando
di
continuo
il
valore
delle
singole
poste
da
cui
risulta
;
più
oltre
,
ad
operazione
terminata
,
non
si
fa
che
riprendere
lo
stesso
procedimento
,
in
base
ai
reclami
degli
interessati
.
Nella
stima
diretta
invece
,
o
bisogna
rinunziare
da
ultimo
ad
ogni
tentativo
di
conguaglio
,
sopra
il
supposto
puramente
speculativo
,
non
pratico
,
che
non
siavene
alcun
bisogno
;
o
volendo
pure
riuscirvi
,
converrebbe
rifare
da
capo
l
'
intero
procedimento
.
Ci
troviamo
,
cioè
,
nuovamente
condotti
alla
considerazione
degli
errori
temibili
in
un
estimo
,
e
alla
possibilità
della
loro
correzione
.
Operando
per
classi
e
per
tariffe
s
'
incontrano
errori
sistematici
,
che
si
ha
tuttavia
,
e
fino
ad
un
certo
punto
,
la
possibilità
di
accertare
e
correggere
;
possibilità
che
non
esiste
del
tutto
,
o
non
certo
in
egual
grado
,
col
metodo
di
stima
diretta
,
che
pur
moltiplica
gli
errori
individuali
,
e
non
sottrae
del
tutto
,
come
dianzi
avvertivasi
,
nemmeno
ai
sistematici
da
classe
a
classe
o
da
territorio
a
territorio
(
Messedaglia
,
pp
.
17072
)
.
121
.
La
campagna
contro
il
metodo
di
stima
particellare
o
meglio
a
favore
di
un
contemperamento
di
esso
,
così
comodo
e
necessario
,
con
quello
della
stima
per
podere
fu
iniziata
da
Giuseppe
Medici
in
un
saggio
del
1933
.
A
quelle
già
addotte
dal
Messedaglia
egli
aggiunse
nuove
critiche
:
Se
si
pone
mente
al
fatto
che
gran
parte
del
nostro
paese
organizza
l
'
azienda
in
unità
colturali
formate
da
terreni
di
diverse
qualità
di
coltura
e
classe
di
produttività
,
si
comprende
come
queste
particelle
siano
economicamente
congiunte
tra
di
loro
e
formino
una
unità
economica
,
ben
definita
nei
suoi
rapporti
di
produzione
e
di
distribuzione
.
E
se
sono
moltissime
le
aziende
collinari
e
montane
formate
da
due
,
quattro
,
dieci
ettari
di
terreno
naturalmente
frazionati
e
dispersi
,
in
sei
,
dieci
,
venti
particelle
,
bisogna
pur
ricordare
che
anche
in
questi
casi
i
singoli
appezzamenti
adempiono
ad
una
loro
precisa
funzione
nell
'
economia
aziendale
,
non
facilmente
surrogabile
,
come
dimostrano
gli
elevatissimi
prezzi
pagati
per
poche
are
di
bosco
,
o
di
vigna
,
o
di
prato
,
o
di
seminativo
,
dall
'
imprenditore
che
ne
è
privo
.
Così
è
d
'
uopo
concludere
che
anche
in
questo
caso
la
particella
catastale
,
che
sembra
identificarsi
economicamente
con
particelle
di
prato
,
di
bosco
,
ecc
.
rimane
ancora
un
'
astrazione
,
perché
i
fatti
economici
non
si
possono
meccanicamente
separare
conservandoli
nella
loro
purità
:
essi
sono
congiunti
,
cioè
complementari
,
e
quindi
se
vengono
separati
si
modificano
profondamente
,
cosicché
non
valgono
né
i
criteri
di
proporzionalità
,
né
più
complesse
relazioni
analitiche
per
ricostituire
l
'
intero
.
Di
fronte
a
queste
critiche
si
potrà
chiedere
:
perché
non
si
può
eliminare
la
particella
?
Perché
ritagliare
una
particella
e
porla
a
base
del
catasto
come
unità
fondamentale
,
quando
si
ha
già
l
'
azienda
,
che
è
una
entità
economica
ben
definita
,
precisamente
individuata
,
anche
fisicamente
?
Perché
,
infine
,
voler
dimenticare
nella
stima
l
'
esistenza
dell
'
azienda
per
inseguire
l
'
astrazione
(
che
talora
diviene
anche
arbitrio
)
della
particella
?
(
Medici
,
pp
.
36162
e
ristampa
pp
.
67
)
.
Alla
radice
del
vizio
della
stima
particellare
sta
un
errore
di
principio
:
La
stima
censuaria
insegna
a
giungere
alla
tariffa
(
reddito
fondiario
imponibile
per
unità
di
superficie
)
attraverso
un
bilancio
,
nel
quale
la
particella
tipo
viene
considerata
come
un
'
azienda
,
dove
si
organizza
la
produzione
.
Naturalmente
i
valori
,
cui
si
giunge
dopo
aver
redatto
codesti
bilanci
,
sono
fuor
dalla
realtà
,
perché
non
esistono
aziende
agrarie
formate
da
una
particella
di
seminativo
asciutto
di
terza
classe
o
di
prato
marcitoio
di
prima
.
Quindi
,
se
si
sommano
i
redditi
imponibili
attribuiti
alle
particelle
formanti
una
data
unità
di
coltura
,
si
otterrà
un
reddito
fondiario
imponibile
che
,
in
generale
,
sarà
diverso
dal
reddito
fondiario
imponibile
calcolato
,
con
lo
stesso
sistema
,
per
tutta
l
'
unità
di
coltura
.
E
ciò
,
non
avverrà
soltanto
perché
il
reddito
delle
aziende
è
individuale
,
mentre
quello
delle
particelle
ha
carattere
medio
,
ma
specialmente
perché
i
bilanci
condotti
per
giungere
alla
tariffa
fanno
astrazione
dall
'
azienda
(ibid.,
p
.
363
e
ristampa
,
pp
.
89
)
.
Riconosciuto
l
'
errore
e
riconosciuta
nel
tempo
stesso
la
necessità
di
conservare
la
particella
come
unità
di
misura
sia
nella
rilevazione
topografica
come
ai
fini
della
ripartizione
dell
'
imposta
,
il
Medici
proponeva
:
-
-
di
sostituire
nella
stima
alla
particella
tipo
la
azienda
tipo
;
-
-
di
scegliere
le
aziende
tipo
«
previo
accurato
studio
delle
condizioni
economico
agrarie
del
territorio
»
,
nel
numero
determinato
dal
«
grado
di
approssimazione
che
si
intende
raggiungere
e
cioè
nei
limiti
di
tolleranza
fissati
»
;
-
-
di
formare
il
bilancio
dell
'
azienda
tipo
allo
scopo
di
determinare
il
relativo
reddito
fondiario
imponibile
;
-
-
ripartendo
poscia
cotal
reddito
fra
le
singole
particelle
,
sicché
la
tariffa
delle
particelle
tipo
sia
il
risultato
di
un
calcolo
condotto
sull
'
azienda
o
podere
tipico
.
Il
Medici
non
ignorava
le
imperfezioni
del
metodo
proposto
.
In
sostanza
,
adottando
il
metodo
esposto
,
la
determinazione
delle
tariffe
viene
ad
essere
in
dipendenza
di
due
scelte
:
-
-
scelta
delle
aziende
tipo
;
-
-
scelta
del
criterio
di
ripartizione
del
reddito
fondiario
imponibile
.
La
prima
scelta
può
essere
compiuta
in
modo
definitivo
e
razionale
quando
sia
stabilito
il
grado
di
tolleranza
,
cioè
l
'
approssimazione
alla
quale
si
vuole
giungere
.
È
bene
subito
notare
che
la
scelta
di
aziende
tipo
è
molto
più
complessa
e
difficile
di
quanto
comunemente
si
ritenga
,
perché
siccome
l
'
azienda
tipica
-
-
in
senso
rigorosamente
statistico
-
-
non
esiste
,
bisogna
scegliere
aziende
che
abbiano
una
costituzione
che
sia
intermedia
ai
limiti
fissati
della
tolleranza
,
e
siano
anche
tali
da
comprendere
tutte
le
qualità
di
coltura
e
classe
di
produttività
del
circolo
censuario
.
La
seconda
scelta
non
può
avere
nessuna
soluzione
razionale
,
perché
di
fatto
,
le
particelle
non
hanno
un
reddito
loro
proprio
e
quindi
la
ripartizione
rimane
un
fatto
arbitrario
.
O
meglio
,
vi
sarebbe
una
soluzione
razionale
qualora
si
potesse
misurare
la
parte
che
ciascuna
particella
ha
avuto
nel
determinare
il
reddito
fondiario
imponibile
dell
'
azienda
.
È
per
questo
che
se
la
ripartizione
rimane
arbitraria
è
certo
però
che
l
'
arbitrio
può
essere
contenuto
,
poiché
vi
sono
indici
di
ripartizione
più
o
meno
idonei
ad
attuarla
.
Ad
esempio
,
se
si
prende
a
considerazione
un
'
azienda
formata
da
quattro
particelle
del
tipo
seguente
:
prato
irriguo
,
seminativo
,
vigneto
,
gerbido
,
la
ripartizione
compiuta
in
base
alla
superficie
è
evidentemente
grossolana
perché
trascura
l
'
attitudine
produttiva
della
particella
;
da
cui
se
ne
deduce
che
vi
sono
degli
indici
economici
(
produzione
lorda
,
ecc
.
)
che
sono
più
perfetti
,
anche
se
determinati
dallo
stesso
sistema
di
prezzi
che
concorre
a
formare
l
'
unità
da
ripartire
.
Gli
indici
cui
si
può
ricorrere
nella
ripartizione
vertono
essenzialmente
sui
seguenti
:
I
)
produzione
lorda
vendibile
che
si
può
determinare
,
con
buona
approssimazione
,
per
ciascuna
particella
,
senza
però
evitare
alcune
trascurabili
astrazioni
.
Per
le
colture
di
cereali
,
leguminose
,
ecc
.
compiute
nel
seminativo
e
le
colture
specializzate
di
piante
legnose
,
gli
orti
stabili
,
ecc
.
,
la
valutazione
è
semplice
e
rapida
,
perché
basta
moltiplicare
per
il
prezzo
le
quantità
prodotte
;
più
difficile
riesce
per
le
colture
foraggere
,
dove
bisognerà
stabilire
il
prezzo
di
trasformazione
dell
'
unità
foraggera
;
2
)
prodotto
netto
(
o
reddito
globale
)
la
cui
determinazione
per
particelle
incontra
difficoltà
notevoli
,
dovendosi
stabilire
qual
'
è
la
somma
di
spese
assorbite
nella
reintegrazione
dei
capitali
,
per
ogni
particella
;
3
)
coefficiente
d
'
investimento
,
riflette
l
'
entità
degli
investimenti
fondiari
esistenti
per
unità
di
superficie
coltivata
;
esso
trova
sostegno
in
un
ragionamento
estimativo
,
assai
fine
,
secondo
il
quale
l
'
investimento
fondiario
,
essendo
un
impiego
capitalistico
,
viene
fatto
tenendo
presente
l
'
entità
del
saggio
di
interesse
percepito
;
da
ciò
si
deduce
che
se
un
ettaro
della
particella
A
ha
avuto
x
investimenti
fondiari
in
più
di
un
ettaro
della
particella
B
,
vuol
dire
che
la
particella
A
permetterà
di
conseguire
un
reddito
fondiario
proporzionalmente
maggiore
.
Ma
il
ragionamento
è
specioso
sia
per
la
grande
varietà
della
psicologia
degli
imprenditori
agrari
,
che
talvolta
agiscono
nel
modo
più
imprevisto
e
contrario
ad
ogni
deduzione
dottrinale
,
sia
perché
alcuni
investimenti
fondiari
,
tra
cui
spiccano
le
strade
poderali
e
i
fabbricati
rurali
,
non
possono
riferirsi
alle
particelle
,
ma
a
tutto
il
podere
.
D
'
altro
lato
bisognerebbe
risolvere
un
altro
problema
,
irto
di
difficoltà
,
quello
della
determinazione
del
coefficiente
di
investimento
.
Si
segnala
,
infine
,
il
più
rozzo
dei
sistemi
:
la
ripartizione
del
reddito
in
proporzione
alla
superficie
delle
singole
particelle
.
Scartati
gli
ultimi
due
sistemi
indicati
,
rimangono
i
criteri
della
produzione
lorda
vendibile
e
del
reddito
globale
,
i
quali
possono
entrambi
trovare
applicazioni
;
certo
è
che
il
secondo
è
meno
imperfetto
del
primo
,
qualora
per
la
sua
determinazione
non
presupponga
il
ricorso
a
nuove
astrazioni
.
È
appunto
per
questo
motivo
che
la
scelta
dell
'
uno
e
dell
'
altro
indice
deve
essere
stabilita
caso
per
caso
.
Ma
sia
detto
un
'
altra
volta
che
il
problema
della
ripartizione
del
reddito
imponibile
fondiario
,
dal
punto
di
vista
razionale
,
rimane
insolubile
;
esso
è
del
tutto
analogo
a
quello
dei
costi
congiunti
.
Soltanto
nel
caso
limite
in
cui
una
particella
non
abbia
reddito
,
perché
sterile
,
si
vede
come
certi
criteri
-
-
quello
della
superficie
-
-
siano
errati
e
come
altri
siano
meno
errati
,
perché
nei
casi
limite
non
divengono
assurdi
;
si
noti
,
meno
errati
,
ma
non
razionalmente
esatti
(ibid.,
pp
.
36466
e
ristampa
,
pp
.
1013
)
.
122
.
Vivacemente
si
oppose
alla
proposta
di
sostituire
la
stima
poderale
a
quella
particellare
l
'
ing
.
Alfredo
Grandi
,
antico
direttore
del
catasto
:
se
tutta
l
'
Italia
fosse
suddivisa
in
poderi
o
comunque
in
unità
agricole
,
ben
definite
,
la
stima
particellare
avrebbe
potuto
essere
abbandonata
.
Ma
non
in
tutta
Italia
la
proprietà
rurale
ha
la
struttura
agricola
quale
si
riscontra
nella
valle
del
Po
,
nella
pianura
veneta
ed
emiliana
,
nella
Toscana
,
ed
in
poche
altre
regioni
.
A
catasto
compiuto
,
le
particelle
censite
risulteranno
in
numero
di
circa
45
milioni
e
di
queste
soltanto
un
terzo
,
forse
,
appartengono
ad
unità
agricole
con
fisionomia
spiccata
.
Gli
altri
300
milioni
circa
di
particelle
,
proprie
dell
'
alta
collina
,
della
montagna
,
insomma
delle
regioni
a
proprietà
frazionata
,
o
addirittura
polverizzata
,
oppure
di
zone
in
particolari
condizioni
per
popolazione
o
per
produzione
specializzate
,
la
Liguria
,
la
Campania
,
la
Conca
d
'
Oro
,
sono
quasi
sempre
cellule
di
organismi
a
forma
indistinta
,
che
continuamente
si
scompongono
e
si
ricompongono
e
che
possono
vivere
e
vivono
anche
mediante
i
raggruppamenti
i
più
imprevisti
.
Come
si
sarebbe
potuto
procedere
alla
stima
censuaria
,
sistematica
,
di
un
sì
gran
numero
di
possessi
fondiari
io
non
vedo
davvero
.
Cosicché
anche
per
questo
problema
la
legge
adottò
la
soluzione
pratica
migliore
,
la
stima
particellare
.
Tanto
più
che
dove
l
'
unità
agricola
ha
fisionomia
ben
definita
,
essa
vien
presa
in
esame
nel
suo
complesso
per
la
stima
censuaria
e
le
tariffe
per
qualità
e
classi
non
rappresentano
in
ultima
analisi
se
non
un
giudizioso
riparto
particellare
.
Così
appunto
come
il
diligente
coltivatore
fa
sì
il
computo
a
fin
d
'
anno
di
quanto
in
sostanza
gli
ha
reso
il
podere
,
ma
ricerca
e
vuol
conoscere
quanto
ciò
sia
dovuto
al
campo
,
quanto
al
prato
,
quanto
al
frutteto
,
quanto
alla
vigna
.
Già
nella
memoria
su
La
stima
dei
beni
fondiari
pubblicata
dal
1914
al
1917
il
Serpieri
,
constatando
l
'
esistenza
in
Italia
di
due
tipi
ben
distinti
di
poderi
od
aziende
agricole
,
notava
che
in
talune
regioni
agrarie
italiane
,
per
es
.
in
certe
parti
del
grande
altipiano
prealpino
e
anche
in
non
poche
regioni
dell
'
Italia
meridionale
,
è
possibile
rilevare
i
prezzi
di
fatto
di
appezzamenti
distinti
di
terreno
:
Sono
territori
nei
quali
-
-
in
conseguenza
sopratutto
del
tipo
di
colonizzazione
,
con
costruzioni
rurali
concentrate
in
villaggi
-
-
la
proprietà
fondiaria
si
presenta
,
se
non
fisicamente
,
almeno
economicamente
,
molto
frammentata
.
L
'
azienda
agricola
,
spesso
condotta
da
affittuari
,
coloni
,
ecc
.
,
non
dal
proprietario
stesso
,
si
compone
con
appezzamenti
assunti
da
varie
parti
,
spesso
staccati
fra
loro
,
non
di
rado
appartenenti
anche
a
diversi
proprietari
.
Gli
appezzamenti
si
congiungono
,
secondo
le
convenienze
della
produzione
,
dando
anche
luogo
,
generalmente
,
a
una
grande
varietà
di
tipi
d
'
azienda
.
Allora
avviene
,
non
per
eccezione
,
ma
quasi
come
regola
,
che
i
singoli
appezzamenti
sono
per
se
stessi
oggetto
di
scambio
sul
mercato
,
sia
nel
loro
uso
(
affitto
)
,
sia
nella
loro
proprietà
.
I
singoli
appezzamenti
scambiati
sono
appunto
costituiti
da
una
sola
qualità
di
coltura
;
essi
si
comprano
e
vendono
distintamente
dai
fabbricati
,
che
a
loro
volta
si
vendono
per
se
stessi
,
a
un
prezzo
loro
proprio
;
talora
le
piante
arboree
esistenti
sulle
quantità
miste
,
come
viti
,
ulivi
,
ecc
.
,
sono
sul
mercato
pagate
anche
esse
a
parte
,
con
un
prezzo
loro
proprio
,
per
pianta
o
per
altra
unità
di
misura
.
In
altre
regioni
il
mercato
fondiario
non
si
presenta
così
economicamente
frammentato
:
Sono
,
allora
,
territori
,
nei
quali
i
terreni
si
trovano
per
lo
più
riuniti
in
determinati
e
ben
caratterizzati
tipi
di
azienda
.
È
per
es
.
il
podere
colonico
,
a
coltura
mista
proporzionato
alla
capacità
di
lavoro
di
una
famiglia
associata
all
'
impresa
(
mezzadria
,
ecc
.
)
,
che
copre
tanta
parte
dell
'
Italia
centrale
.
È
l
'
azienda
irrigua
lombarda
,
dove
l
'
indirizzo
del
caseificio
impone
certi
determinati
caratteri
di
ampiezza
,
di
ordinamento
colturale
,
ecc
.
È
la
piccola
azienda
viticola
di
certe
parti
del
Monferrato
;
è
il
latifondo
dell
'
Agro
romano
o
della
Sicilia
,
e
via
dicendo
.
Sono
unità
agrarie
,
che
si
presentano
più
o
meno
nettamente
caratterizzate
e
,
per
dir
così
,
compatte
;
il
loro
indirizzo
produttivo
,
i
rapporti
fra
imprenditore
e
lavoratori
,
ecc
.
,
impongono
anche
determinate
modalità
del
capitale
fondiario
.
I
fabbricati
necessari
,
per
es
.
,
a
un
podere
colonico
,
risultano
,
in
molti
loro
caratteri
,
imposti
dal
sistema
agrario
che
vi
è
applicato
(
necessità
di
stalle
in
relazione
ai
foraggi
e
quindi
al
bestiame
,
ecc
.
)
:
la
stessa
proporzione
fra
le
diverse
qualità
di
coltura
non
può
uscire
da
certi
determinati
limiti
.
Così
,
i
poderi
colonici
della
montagna
hanno
spesso
una
determinata
scorta
di
bosco
,
che
serve
ai
bisogni
familiari
di
legna
da
fuoco
,
ed
è
quindi
in
proporzione
determinata
coll
'
ampiezza
del
podere
:
i
poderi
colonici
di
certe
parti
dell
'
altipiano
lombardo
hanno
una
scorta
di
brughiera
,
che
giova
a
dare
la
lettiera
necessaria
,
ed
è
quindi
in
proporzione
determinata
col
bestiame
e
coll
'
ampiezza
del
fondo
:
i
gelsi
che
si
trovano
in
questi
stessi
poderi
sono
tanti
quanti
occorrono
per
dar
la
foglia
sufficiente
ad
alimentare
quella
quantità
di
bachi
da
seta
che
la
famiglia
colonica
può
allevare
,
ecc
.
,
ecc
.
Lo
studio
dell
'
ordinamento
delle
aziende
rivela
un
grandissimo
numero
di
fatti
analoghi
,
di
questi
casi
di
proporzioni
definite
.
Talché
il
concetto
di
azienda
normale
,
di
azienda
che
in
tutte
le
sue
parti
rivela
quelle
proporzioni
e
quei
caratteri
che
sono
imposti
dall
'
indirizzo
produttivo
di
essa
,
non
è
,
in
queste
regioni
,
un
concetto
astratto
;
è
una
realtà
vivente
.
E
come
possiamo
riconoscere
se
una
di
quelle
unità
di
quegli
organismi
,
è
normale
,
possiamo
d
'
altra
parte
riconoscere
se
essa
è
per
contro
anormale
,
se
cioè
in
talune
sue
parti
(
per
es
.
nella
deficenza
o
sovrabbondanza
di
fabbricati
,
in
un
'
anormale
proporzione
della
qualità
di
coltura
,
ecc
.
)
non
ubbidisce
a
quei
rapporti
che
sono
impliciti
nell
'
ordinamento
produttivo
considerato
:
più
ancora
,
può
essere
oggetto
di
calcoli
abbastanza
sicuri
il
costo
occorrente
per
ricondurla
allo
stato
normale
.
Il
Medici
,
il
quale
aveva
già
implicitamente
cercato
di
rispondere
osservando
che
,
anche
nelle
regioni
a
distribuzione
frammentaria
della
proprietà
della
terra
,
i
frammenti
dispersi
sono
dai
possessori
od
affittuari
riuniti
in
guisa
da
costituire
unità
,
sicché
ciascun
frammento
ha
quel
reddito
o
valore
individuo
non
perché
esso
sia
individuo
,
ma
perché
esso
è
valutato
dal
possessore
o
affittuario
in
congiunzione
con
altri
frammenti
dei
quali
egli
ha
la
disponibilità
,
chiedeva
:
e
che
perciò
?
Se
davvero
la
particella
è
unità
economica
a
sé
stante
sarà
,
come
tale
,
più
facilmente
stimata
agli
effetti
catastali
.
Ma
dove
le
particelle
sono
riunite
in
poderi
,
questi
sono
l
'
unica
realtà
vivente
e
da
essi
dobbiamo
prendere
le
mosse
per
la
stima
.
123
.
L
'
errore
proprio
dell
'
astrazione
«
particella
catastale
»
consiste
nella
necessità
di
istituire
conti
colturali
,
essi
pure
astratti
,
per
singole
particelle
,
anziché
conti
colturali
concreti
per
poderi
.
Poiché
i
prodotti
della
particella
scelta
possono
diventare
mezzi
di
produzione
per
altre
particelle
,
è
necessario
supporre
che
queste
altre
ne
paghino
il
prezzo
alla
prima
;
e
questa
a
sua
volta
deve
ad
esse
pagare
il
prezzo
dei
mezzi
di
produzione
che
le
siano
fornite
.
In
realtà
,
la
prima
non
riscuote
nulla
dalle
seconde
,
né
queste
dalla
prima
;
ma
la
logica
del
sistema
obbliga
a
determinare
prezzi
di
prodotti
non
venduti
e
di
mezzi
di
produzione
non
acquistati
;
ossia
ad
adoperare
prezzi
di
mercato
che
l
'
agricoltore
non
potrebbe
forse
riscuotere
o
non
vorrebbe
pagare
se
,
invece
di
transazioni
immaginarie
,
si
trattasse
di
effettivi
acquisti
e
vendite
.
Il
Medici
dà
delle
incongruenze
alle
quali
si
va
incontro
un
esempio
calzante
:
Si
debba
determinare
la
rendita
catastale
di
un
ettaro
di
prato
irriguo
di
prima
classe
,
condotto
a
mezzadria
.
Ecco
come
si
procede
con
il
consueto
metodo
catastale
:
Prodotti
:
Prodotto
di
fieno
q.li
100
per
ha
Prezzo
per
q.le
lire
8
Valore
totale
»
800
»
»
Spese
:
Totale
Parte
padronale
Concimazione
chimica
q.li
6
a
lire
6,50
39
19,50
Mangime
per
il
bestiam
da
lavoro
quintali
4
alire
5
20
10
Lettima
q.li
1
alire
3,60
3,60
1,80
_
_
_
_
_
_
62,60
31,30
Assicurazione
contro
gli
incendi
del
foraggio
:
3%
di
lire
800
24
12
Manutenzione
,
assicurazione
ed
ammortamento
dei
fabbricati
e
spese
di
amministrazione
:
5%
di
lire
800
40
40
_
_
_
_
_
_
126,60
83,30
Interesse
del
capitale
e
spese
di
esercizio
:
5,50%
su
la
somma
precedente
di
lire
83,30
4,60
4,60
_
_
_
_
_
_
131,20
87,90
Quindi
la
tariffa
,
cioè
la
rendita
catastale
del
prato
irriguo
di
prima
classe
,
sarà
data
dal
prodotto
di
parte
padronale
,
diminuito
dalle
spese
,
e
cioè
:
L
.
400,00
-
-
L
.
87,90
=
L
.
312,10
.
Se
invece
valutiamo
il
foraggio
su
la
base
dei
prodotti
trasformati
e
delle
spese
occorse
alla
trasformazione
,
e
cioè
del
latte
e
della
carne
che
si
realizza
alimentando
il
bestiame
,
avremo
:
Latte
q.li
40
per
ha
,
a
L
.
13,00
il
q.le
520,00
Vitelli
q.li
1
per
ha
,
a
L
.
100
il
q.le
100,00
620,00
E
cioè
il
prodotto
di
parte
padronale
sarà
di
lire
310
per
ettaro
.
Le
spese
di
parte
padronale
sono
le
seguenti
:
Mangime
e
lettime
per
il
bestiame
da
lavoro
:
come
nel
caso
precedente
11,80
Assicurazione
,
manutenzione
ecc
.
:
come
nel
caso
precedente
52
Spese
di
trasformazione
60
Interesse
del
capitale
d
'
esercizio
45
_
_
_
_
168,80
In
questo
caso
la
tariffa
,
cioè
la
rendita
catastale
del
prato
irriguo
di
prima
classe
,
sarà
data
da
L
.
320,00
-
-
168,80
=
151,20
.
La
spiegazione
della
notabilissima
divergenza
fra
il
valore
ottenuto
con
il
consueto
metodo
catastale
per
la
rendita
dominicale
fondiaria
in
lire
312,10
ed
il
valore
della
medesima
rendita
ottenuto
valutando
il
foraggio
sulla
base
dei
prodotti
trasformati
in
lire
151,20
è
data
dall
'
indole
astratta
di
ambe
le
valutazioni
.
Col
primo
metodo
si
parte
dall
'
attribuzione
del
prezzo
di
8
lire
per
ogni
quintale
di
foraggio
.
Il
prezzo
pare
«
effettivo
»
,
perché
di
mercato
.
Ma
che
cosa
significa
prezzo
di
mercato
del
fieno
in
una
zona
agraria
nella
quale
nessuno
vende
fieno
,
salvo
per
eccezione
rarissima
di
vendite
a
commissariati
militari
od
a
vicini
premuti
da
mancanza
di
foraggio
quando
,
per
temporanee
vacanze
nella
stalla
,
il
proprio
foraggio
sia
esuberante
?
Che
cosa
è
un
prezzo
di
mercato
là
dove
le
contrattazioni
sono
rare
,
saltuarie
e
dovute
ad
esigenze
specialissime
di
venditori
o
compratori
?
Nel
capitolo
spese
,
altre
astrazioni
.
Si
passi
sopra
a
quelle
proprie
delle
quote
di
manutenzione
,
ammortamento
dei
fabbricati
,
delle
spese
di
amministrazione
e
degli
interessi
del
capitale
di
esercizio
;
ché
è
incertezza
propria
di
ogni
bilancio
.
Quale
la
attendibilità
concreta
dei
prezzi
attribuiti
al
mangime
ed
al
lettime
per
il
bestiame
da
lavoro
,
occorrente
per
la
consecuzione
del
prodotto
,
fieno
,
mangimi
e
lettimi
che
l
'
agricoltore
nella
stragrande
maggioranza
dei
casi
non
compra
,
ma
trova
sul
fondo
?
Il
risultato
combinato
di
dati
,
che
non
si
sa
quale
relazione
abbiano
con
la
realtà
,
ossia
con
i
prezzi
quali
si
avrebbero
se
sul
serio
si
acquistassero
e
si
vendessero
fieni
,
mangimi
e
lettimi
,
in
quale
rapporto
è
con
i
fatti
veri
?
Gli
agricoltori
dicono
:
noi
non
vendiamo
foraggi
,
ma
latte
e
vitelli
;
questi
sono
i
nostri
veri
prodotti
e
da
questi
dobbiamo
partire
.
Ma
anche
qui
le
astrazioni
ossia
i
dati
dedotti
da
ipotesi
non
fanno
difetto
:
occorre
calcolare
quante
vacche
in
media
possano
essere
alimentate
con
i
foraggi
di
quella
particella
e
quanto
latte
le
vacche
alimentate
con
il
prodotto
di
un
ettaro
forniscano
in
media
all
'
anno
e
quanti
vitelli
mediamente
ogni
anno
possano
essere
allevati
e
venduti
;
ed
occorre
poi
calcolare
mangimi
e
lettimi
per
il
bestiame
da
lavoro
necessario
alla
utilizzazione
del
prato
;
e
quali
le
spese
di
trasformazione
del
foraggio
in
latte
.
Attraverso
a
questi
calcoli
complessi
del
dare
e
dell
'
avere
della
astratta
particella
catastale
,
la
realtà
è
agevolmente
perduta
di
vista
.
Il
caso
dei
foraggi
è
forse
quello
che
più
ha
attratto
l
'
attenzione
dei
pratici
agricoltori
e
dei
teorici
del
catasto
.
I
primi
e
particolarmente
quelli
viventi
nelle
regioni
agricole
nelle
quali
l
'
allevamento
del
bestiame
ha
gran
peso
pensano
che
il
prezzo
dei
foraggi
assunto
a
base
della
valutazione
del
reddito
delle
particelle
a
prato
sia
non
solo
un
dato
di
eccezione
,
ma
sia
normalmente
più
alto
e
per
lo
più
notevolmente
più
alto
del
prezzo
effettivo
ottenuto
in
seguito
alla
trasformazione
dei
foraggi
in
latte
e
carne
,
vero
prodotto
del
podere
agricolo
.
Sono
istruttivi
i
ripetuti
memoriali
presentati
dalla
Unione
provinciale
degli
agricoltori
di
Parma
(
presidente
Guido
Marasini
ed
assiduo
animatore
il
dott
.
Angelo
Bocchi
)
alla
Commissione
censuaria
centrale
per
mettere
in
luce
le
diverse
conseguenze
dei
due
sistemi
.
Da
una
Nota
dimostrativa
delle
conseguenze
della
valutazzione
foraggera
con
i
prezzi
mercantili
(
Parma
1935
)
ricavo
i
seguenti
confronti
:
Con
i
prezzi
mercantili
dei
foraggi
Con
valori
dei
prodotti
trasformati
Rendita
dominicale
per
ha
del
prato
irrigui
di
I
ª
classe
346,70
118,20
Rendita
dominicale
del
seminativo
di
I
ª
classe
225,85
137,82
Rendita
dominicale
dell
'
arborato
di
I
ª
classe
225,75
169,50
La
Commissione
censuaria
provinciale
(
presidente
ing
.
Carlo
Brizzolara
)
di
Parma
,
in
un
Parere
sulla
richiesta
di
una
decisione
di
massima
da
parte
delle
Commissioni
censuarie
comunali
dei
distretti
di
Parma
,
Fidenza
,
San
Secondo
e
Busseto
incalzava
il
14
ottobre
1936
osservando
che
in
provincia
di
Parma
è
generale
l
'
uso
di
fissare
il
canone
sulla
base
del
valore
dei
prodotti
della
stalla
e
non
sul
prezzo
mercantile
dei
foraggi
.
È
bene
ripetere
che
da
noi
tutto
il
foraggio
prodotto
viene
consumato
dal
bestiame
il
quale
dà
carne
e
latte
;
a
tale
proposito
si
nota
che
tutti
i
contratti
di
affitto
fanno
obbligo
al
conduttore
di
consumare
tutto
il
foraggio
sul
fondo
;
che
la
quantità
prodotta
in
provincia
non
è
sufficiente
per
mantenere
tutto
il
bestiame
contenuto
nelle
nostre
stalle
;
che
le
piccole
quantità
poste
sul
mercato
servono
per
forniture
militari
o
mantenimento
di
bestiame
da
lavoro
(
cavalli
per
carrettieri
ed
agenzie
di
trasporti
)
o
per
integrare
le
piccole
deficienze
stagionali
di
qualche
azienda
agricola
per
cui
il
loro
prezzo
,
riportato
dalle
mercuriali
del
consiglio
dell
'
economia
,
non
può
essere
preso
a
base
della
valutazione
del
normale
prodotto
dei
terreni
.
La
stalla
è
nella
provincia
di
Parma
,
la
parte
principale
della
gestione
agricola
,
e
la
trasformazione
del
foraggio
in
carne
e
latte
rappresenta
la
normale
attività
della
nostra
agricoltura
.
Seguendo
tale
concetto
,
la
dottrina
dell
'
estimo
rurale
insegna
di
procedere
alla
stima
dei
fondi
introducendo
nella
determinazione
della
rendita
il
valore
dei
prodotti
della
stalla
,
perché
esso
rappresenta
il
vero
e
reale
reddito
proveniente
dalle
coltivazioni
foraggere
che
nella
rotazione
agraria
in
uso
investono
la
metà
della
estensione
del
fondo
.
Superfluo
osservare
che
anche
il
letame
è
prodotto
di
consumazione
interna
e
nella
provincia
di
Parma
non
viene
mai
venduto
.
Se
da
tale
indirizzo
si
dovesse
derogare
e
si
valutasse
la
produzione
di
foraggio
a
prezzo
di
mercuriale
,
si
giungerebbe
a
valori
non
corrispondenti
a
quelli
reali
(
pp
.
910
)
.
Ed
a
sostegno
della
propria
tesi
riportava
una
lettera
del
professor
Giovanni
Savazzini
,
direttore
della
Cattedra
ambulante
di
agricoltura
della
provincia
:
La
produzione
foraggera
complessiva
della
provincia
di
Parma
che
per
il
decennio
192332
si
può
calcolare
sui
dati
della
statistica
ufficiale
ammontante
a
q.li
6
293
170
,
non
è
sufficiente
alla
necessità
del
patrimonio
zootecnico
della
provincia
stessa
rappresentato
dalle
categorie
equini
,
bovini
,
e
caprini
secondo
l
'
ultimo
censimento
ufficiale
del
1930
,
per
q.li
597
695
di
peso
vivo
e
per
il
quale
occorre
un
fabbisogno
di
circa
q.li
6
694
163
di
foraggio
ridotto
in
fieno
normale
.
Da
tali
cifre
risulta
che
il
consumo
in
foraggio
eccede
di
circa
400
000
quintali
la
produzione
foraggera
provinciale
.
A
tale
deficienza
foraggera
si
provvede
mediante
l
'
uso
di
mangimi
concentrati
,
sia
di
acquisto
presso
enti
e
ditte
commerciali
,
che
di
produzione
interna
delle
singole
aziende
rurali
,
ammontanti
in
annate
normali
a
circa
50
000
quintali
corrispondenti
a
200
000
quintali
di
fieno
normale
.
Ne
viene
di
conseguenza
che
di
abitudine
la
provincia
di
Parma
annualmente
da
altre
provincie
italiane
importa
intorno
a
200
000
quintali
di
fieno
occorrenti
a
saldare
il
suo
fabbisogno
.
Che
la
produzione
foraggera
della
stessa
provincia
sia
contenuta
entro
i
limiti
sopra
esposti
,
già
insufficienti
al
fabbisogno
,
se
ne
ha
una
conferma
nelle
annate
di
siccità
nelle
quali
appena
la
produzione
foraggera
si
abbassi
anche
di
lieve
misura
sotto
la
normale
,
si
manifesta
una
immediata
svendita
del
bestiame
e
l
'
aumento
,
in
talune
annate
,
notevolissimo
delle
importazioni
di
foraggio
da
altre
regioni
e
un
concomitante
aumento
di
prezzo
del
foraggio
stesso
.
Il
prezzo
di
mercuriale
dei
foraggi
è
costantemente
,
anche
in
annate
di
normale
raccolto
,
superiore
al
prezzo
degli
stessi
foraggi
che
può
derivare
dalla
loro
trasformazione
attraverso
l
'
industria
zootecnica
.
Tale
maggior
prezzo
è
poi
oltremodo
evidente
nelle
annate
di
siccità
e
scarsa
produzione
foraggera
,
come
la
presente
annata
1935
.
A
questo
proposito
mi
sembra
superfluo
far
rilevare
che
fra
prezzo
di
mercuriale
del
foraggio
e
prezzo
derivato
dalla
sua
trasformazione
,
non
esiste
alcun
rapporto
e
che
sarebbe
ben
noto
errore
voler
calcolare
il
reddito
dei
terreni
,
il
loro
rispettivo
valore
sulla
base
del
prezzo
mercantile
dei
foraggi
prodotti
nelle
aziende
agricole
.
Quanto
asserisco
è
messo
in
facile
evidenza
dal
seguente
esempio
:
la
produzione
massima
di
un
ettaro
a
prato
di
medica
si
calcola
in
questa
provincia
di
q.li
110
di
fieno
normale
,
che
valutata
al
prezzo
odierno
di
L
.
40
porta
ad
un
valore
della
produzione
lorda
vendibile
per
ettaro
di
lire
4400
.
La
stessa
produzione
di
q.li
110
di
fieno
può
essere
consumata
nella
alimentazione
di
due
vacche
per
ottenerne
un
rendimento
in
latte
di
q.li
44;
valutando
tale
latte
a
lire
45
,
presumibile
prezzo
di
riferimento
del
latte
in
quest
'
anno
,
si
arriva
ad
un
valore
di
produzione
lorda
vendibile
per
ettaro
di
L
.
1980
.
Relativamente
poi
a
questo
valore
di
produzione
lordo
ottenuto
con
la
trasformazione
del
foraggio
in
latte
devesi
tener
presente
che
tale
trasformazione
è
gravata
da
notevolissime
voci
passive
di
spese
,
rischi
,
ecc
.
di
cui
non
risente
invece
il
valore
della
produzione
vendibile
in
semplice
foraggio
.
124
.
In
verità
,
l
'
assunzione
dei
prezzi
di
mercato
per
i
foraggi
,
non
era
conseguenza
necessaria
della
stima
particellare
;
ché
l
'
art
.
118
del
regolamento
12
ottobre
1933
per
l
'
applicazione
del
T
.
U
.
del
1931
prescriveva
che
«
per
quei
prodotti
che
non
si
vendono
allo
stato
naturale
,
ma
soltanto
dopo
una
prima
manipolazione
,
la
valutazione
»
dovesse
farsi
«
sulla
base
dei
prezzi
dei
prodotti
trasformati
,
deducendo
da
questi
le
spese
della
trasformazione
,
tenuto
conto
del
capitale
impiegato
e
di
ogni
altro
coefficiente
dei
prezzi
medesimi
,
in
guisa
da
ricavarne
il
valore
del
prodotto
allo
stato
naturale
»
.
Ma
pare
che
nel
caso
dei
prati
non
si
sia
per
lo
più
seguito
il
metodo
prescritto
dall
'
art
.
118
,
non
ritenendosi
forse
che
,
dando
a
questo
una
interpretazione
letterale
,
si
possa
parlare
di
latte
e
di
vitelli
come
prodotti
risultanti
da
una
«
prima
manipolazione
»
del
prodotto
naturale
foraggio
.
Ed
invero
al
§
162
della
Istruzione
XV
(
modificata
)
per
...
la
formazionedelle
tariffe
d
'
estimo
,
quando
si
volle
dare
un
esempio
di
applicazione
del
criterio
ordinato
dall
'
art
.
118
,
l
'
amministrazione
catastale
pensò
non
al
fieno
ed
ai
prodotti
della
stalla
,
bensì
all
'
uva
ed
alle
ulive
,
prescrivendo
che
i
prezzi
di
queste
si
dovessero
dedurre
da
quelli
del
vino
e
dell
'
olio
tenendo
conto
delle
spese
di
vinificazione
o
di
quella
di
oleificazione
,
del
valore
dei
prodotti
secondari
e
della
quantità
di
uva
o
di
olive
necessaria
per
ottenere
l
'
unità
di
misura
del
prodotto
trasformato
.
Così
posto
il
problema
,
parrebbe
di
applicazione
e
non
di
principio
;
nulla
vietando
che
,
anche
nel
sistema
della
stima
particellare
,
ogniqualvolta
si
constatasse
di
fatto
che
in
una
data
regione
agraria
il
fieno
non
è
oggetto
ordinario
di
vendita
da
parte
dei
produttori
,
che
per
conseguenza
i
prezzi
,
anche
certi
,
di
mercato
rispecchiano
circostanze
eccezionali
e
sono
disadatti
a
rispecchiare
la
realtà
comune
,
si
possa
accogliere
il
criterio
del
prezzo
di
trasformazione
derivato
opportunamente
dai
prezzi
del
latte
e
dei
vitelli
attraverso
un
corretto
conto
colturale
della
stalla
.
Il
caso
dei
foraggi
giovò
tuttavia
a
mettere
in
luce
la
complicazione
grande
e
la
irrealtà
del
metodo
della
stima
particellare
la
quale
costringe
-
-
ed
in
ciò
sta
il
suo
vizio
essenziale
-
-
gli
stimatori
ad
istituire
,
in
luogo
di
un
bilancio
concreto
dei
ricavi
e
dei
costi
di
un
podere
,
assai
bilanci
astratti
di
unità
agrarie
di
fatto
inesistenti
.
Al
luogo
del
podere
,
che
è
entità
concreta
,
visibile
,
con
i
suoi
prodotti
venduti
o
vendibili
,
con
le
sue
spese
effettivamente
erogate
o
che
dovrebbero
erogarsi
,
si
creano
per
ogni
podere
dieci
,
venti
o
più
imprese
distinte
,
quante
sono
le
particelle
catastali
;
e
per
ogni
impresa
si
deve
istituire
un
conto
colturale
separato
,
con
entrate
e
spese
le
quali
sono
in
gran
parte
immaginarie
.
La
particella
di
seminativo
è
,
a
cagion
di
esempio
,
accreditata
per
la
paglia
che
essa
fornisce
alla
stalla
come
lettime
o
per
l
'
erba
medica
o
il
trifoglio
che
le
dà
come
foraggio
;
ed
è
addebitata
per
il
valore
del
letame
che
riceve
dalla
stalla
;
ed
in
realtà
né
la
paglia
né
l
'
erba
medica
od
il
trifoglio
sono
venduti
,
né
il
letame
è
acquistato
.
125
.
Bene
quindi
operò
l
'
amministrazione
catastale
ad
affermare
nelle
nuove
«
Istruzioni
di
servizio
per
la
revisione
generale
degli
estimi
dei
terreni
e
per
la
determinazione
delle
tariffe
di
reddito
agrario
»
del
25
luglio
1939
il
principio
della
stima
per
azienda
agraria
anziché
per
unità
di
superficie
.
Le
istruzioni
e
non
la
legge
.
Così
il
ministro
delle
finanze
:
La
questione
non
è
stata
esaminata
né
risolta
nel
recente
provvedimento
di
legge
,
ma
è
stata
affrontata
nelle
Istruzioni
di
servizio
per
la
revisione
degli
estimi
nel
senso
che
,
di
norma
,
l
'
amministrazione
catastale
procederà
a
mezzo
di
studi
analitici
delle
aziende
.
Per
tale
indagine
si
varrà
anche
dell
'
esame
dei
registri
di
amministrazione
dell
'
azienda
o
fondo
preso
nel
suo
complesso
.
In
via
normale
quindi
l
'
analisi
estimale
avrà
per
punto
di
partenza
l
'
azienda
,
intendendosi
per
essa
un
appezzamento
o
un
complesso
di
appezzamenti
di
terreno
formanti
una
unità
economica
di
coltivazione
contigui
o
disgiunti
,
destinati
a
una
sola
o
a
parecchie
forme
di
coltura
,
qualunque
ne
sia
il
metodo
di
conduzione
.
Si
dovrà
invece
ricorrere
alle
analisi
per
unità
di
superficie
e
fare
quindi
capo
alla
particella
tipo
,
solo
nei
casi
in
cui
,
per
il
forte
frazionamento
della
proprietà
e
per
la
mancanza
di
vere
e
proprie
unità
economiche
,
e
di
informazioni
concrete
,
sarebbe
artificioso
ricorrere
a
indagini
globali
che
non
avrebbero
significato
.
Le
nuove
tariffe
,
sia
di
reddito
dominicale
che
di
reddito
agrario
,
saranno
quindi
d
'
or
innanzi
ricavate
mediante
il
calcolo
dei
redditi
dominicali
ed
agrario
di
aziende
scelte
con
opportuni
criteri
di
ordinarietà
e
mediante
successiva
ripartizione
di
tali
redditi
fra
le
varie
qualità
e
classi
che
compongono
l
'
azienda
.
Tutto
ciò
è
ben
lontano
dalla
vera
e
propria
stima
aziendale
in
quanto
la
tariffa
dovrà
pur
sempre
risultare
come
media
dei
valori
ricavati
dallo
studio
di
terreni
appartenenti
a
diverse
aziende
(
Revel
,
pp
.
4243
)
.
126
.
La
scelta
delle
«
aziende
»
da
studiare
è
cosa
non
agevole
.
Giunto
alla
fine
di
un
rigoroso
studio
sull
'
azienda
agraria
tipica
,
Giuseppe
Medici
a
confortare
le
sue
conclusioni
scettiche
intorno
al
concetto
teorico
e
statico
della
azienda
tipica
ricordava
uno
scritto
che
si
può
attribuire
con
certezza
al
Pantaleoni
del
quale
il
seguente
brano
merita
di
essere
qui
riprodotto
:
Invero
l
'
idea
madre
del
sistema
Le
Play
consiste
nell
'
aver
applicato
alle
scienze
sociali
i
metodi
di
osservazione
delle
scienze
naturali
.
Ma
,
l
'
osservare
è
un
processo
che
in
parte
non
ha
regole
.
È
in
parte
intuizione
.
Si
nasce
osservatori
,
o
anche
lo
si
diventa
a
forza
di
esercizi
.
Si
tratta
di
percepire
con
finezza
e
con
precisione
coi
proprii
sensi
.
Si
tratta
anche
di
sapere
cosa
s
'
ha
da
osservare
;
perlocché
occorrono
cognizioni
dell
'
argomento
,
sagacia
,
amore
della
verità
,
qualità
mentali
queste
che
nessuna
regola
impartisce
.
E
quando
esaminiamo
le
regole
dettate
dal
Le
Play
,
discusse
rivedute
e
perfezionate
dal
Focillon
e
dal
Cheysson
in
Francia
,
e
dal
Bodio
e
dall
'
Ipp
.
Santangelo
Spoto
in
Italia
,
ognora
ci
troveremo
dinnanzi
a
questo
fatto
,
che
,
in
ultima
analisi
,
la
riuscita
della
monografia
dipende
dalle
qualità
di
chi
la
scriva
.
Infatti
,
è
perno
di
tutta
l
'
indagine
la
descrizione
di
una
famiglia
tipica
.
Ma
cosa
è
una
famiglia
tipica
?
Quale
è
la
famiglia
tipica
tra
le
migliaia
di
famiglie
che
costituiscono
l
'
ambiente
di
cui
si
fa
la
ricerca
?
A
che
segni
la
riconosceremo
?
Ci
si
dice
che
la
famiglia
tipica
è
una
famiglia
media
.
Ciò
vuol
dire
tale
,
che
per
i
suoi
caratteri
morali
ed
economici
riesca
intermedia
fra
la
pessima
e
la
migliore
.
Ma
,
ci
sono
infiniti
punti
intermedi
fra
due
estremi
qualsiasi
.
Quale
dunque
scegliere
?
Si
tratterà
di
scegliere
quella
famiglia
di
cui
i
caratteri
corrispondono
a
quelli
della
maggioranza
delle
famiglie
che
appartengono
all
'
ambiente
in
cui
si
lavora
,
cioè
,
a
colpire
quello
che
dicesi
il
valore
di
massima
densità
,
ossia
,
in
altri
termini
ancora
a
fotografare
la
famiglia
che
corrisponde
all
'
ordinata
massima
,
supponendole
tutte
allineate
in
file
di
profondità
varia
,
a
modo
di
soldati
,
lungo
una
linea
retta
,
e
ogni
fila
composta
delle
famiglie
aventi
caratteri
pressoché
identici
?
Se
si
trattasse
anziché
di
famiglie
e
delle
loro
condizioni
economiche
e
morali
,
di
oggetti
suscettibili
di
misurazione
col
metro
,
o
con
la
bilancia
,
la
determinazione
dell
'
ordinata
massima
non
presenterebbe
difficoltà
di
sorta
,
né
lascerebbe
aperto
il
varco
ad
alcun
arbitrio
.
Ma
nell
'
argomento
presente
,
e
la
formazione
dei
gruppi
per
l
'
allineamento
in
file
omogenee
e
la
scelta
del
punto
di
massima
densità
,
è
questione
di
intuito
,
ossia
di
occhio
artistico
.
Né
havvi
,
in
quanto
ai
risultati
,
prova
e
controprova
possibile
.
Le
monografie
di
famiglia
del
Le
Play
ricordate
dal
Pantaleoni
si
distinguono
dalle
altre
monografie
venute
di
poi
numerosissime
,
ad
opera
di
osservatori
di
uffici
statistici
,
perché
esse
sono
,
osservavo
altrove
,
un
documento
storico
e
non
statistico
.
Storia
è
ricostruzione
di
fatti
individui
,
compiuta
da
chi
vede
gli
avvenimenti
col
«
suo
»
occhio
,
sceglie
con
la
«
sua
»
logica
i
fatti
da
narrare
in
mezzo
agli
altri
innumerevoli
fatti
a
lui
indifferenti
,
e
li
colora
secondo
la
visione
delle
cose
umane
che
è
«
sua
»
.
Lo
statistico
non
ha
diritto
di
scelta
fra
i
100
od
i
1000
bilanci
di
famiglia
a
lui
offerti
entro
i
limiti
del
gruppo
che
deve
studiare
...
Può
,
nella
scelta
,
essere
guidato
dalla
opportunità
di
tener
conto
di
quei
bilanci
,
i
quali
mettono
in
luce
certe
caratteristiche
:
ad
es
.
esercizio
di
un
dato
mestiere
,
numero
dei
figli
,
possesso
della
casa
,
ecc
.
,
ecc
.
;
ma
i
casi
in
cui
quella
caratteristica
esiste
non
possono
essere
oggetto
,
entro
i
limiti
in
cui
l
'
indagine
è
tecnicamente
e
finanziariamente
possibile
,
di
scelta
arbitraria
da
parte
sua
.
Fra
le
tante
famiglie
,
lo
storico
osserva
quella
che
a
lui
sembra
la
più
rappresentativa
o
tipica
.
Perché
a
lui
sembri
tale
,
forse
neppure
egli
è
in
grado
di
dire
.
Un
'
impressione
,
una
sentenza
,
un
modo
di
vivere
,
la
opinione
di
persone
stimabili
del
luogo
hanno
contribuito
alla
scelta
.
Allo
storico
può
accadere
altresì
di
combinare
insieme
le
osservazioni
relative
a
due
o
tre
famiglie
in
un
grado
che
a
lui
sembri
veramente
tipico
.
Celeberrimi
dipinti
di
grandi
maestri
non
sono
forse
un
'
astrazione
?
Eppure
essi
fanno
vivere
un
'
epoca
meglio
di
fotografie
fedelissime
.
Le
Play
immaginava
di
fare
opera
di
statistico
ed
invece
scrisse
storie
.
«
Intuito
»
,
«
occhio
artistico
»
,
«
astrazioni
atte
a
far
rivivere
una
situazione
meglio
di
fotografie
fedelissime
»
,
ecco
le
qualità
necessarie
per
scegliere
,
nei
300
comuni
principali
e
nei
comuni
sussidiari
di
studio
,
alla
loro
volta
scelti
con
lo
stesso
occhio
nelle
20
zone
agrarie
italiane
,
le
«
aziende
»
degne
di
essere
considerate
«
ordinarie
»
.
Poiché
non
si
può
umanamente
pretendere
che
i
tecnici
incaricati
delle
stime
siano
sempre
forniti
dell
'
occhio
artistico
atto
a
«
scoprire
»
o
ad
«
inventare
»
la
azienda
rappresentativa
ordinaria
,
giuocoforza
è
rassegnarsi
a
guidare
i
tecnici
con
istruzioni
,
consigli
,
raccomandazioni
.
L
'
incertezza
nei
criteri
della
scelta
e
la
fatale
arbitrarietà
delle
scelte
fatte
non
valgono
però
a
far
condannare
il
metodo
della
stima
per
aziende
.
Non
occorre
forse
ugual
potenza
di
occhio
per
discernere
,
fra
le
tante
,
la
particella
tipo
nel
sistema
concorrente
della
stima
per
unità
di
cultura
?
127
.
L
'
arbitrio
inevitabile
,
contenuto
dai
vincoli
delle
istruzioni
,
nella
scelta
dell
'
azienda
ordinaria
o
della
particella
tipo
non
ha
del
resto
al
punto
di
vista
catastale
quella
portata
che
potrebbe
avere
ai
fini
di
altre
ricerche
.
La
stima
che
si
faccia
del
reddito
dell
'
azienda
ordinaria
o
della
particella
tipo
non
ha
per
iscopo
di
constatare
valori
assoluti
,
ma
posizioni
relative
.
Non
si
vuole
scoprire
se
una
data
azienda
fornisca
un
reddito
di
5000
o
di
6000
lire
;
ma
invece
sapere
se
il
reddito
di
esso
si
trovi
nel
rapporto
di
5
ad
1
ovvero
di
6
ad
1
rispetto
al
reddito
di
un
'
altra
azienda
.
Epperciò
se
l
'
occhio
dello
stimatore
si
fissa
,
come
se
fosse
rappresentativa
od
ordinaria
,
su
un
'
azienda
il
cui
reddito
deve
essere
stimato
a
lire
6000
,
mentre
un
occhio
più
esperto
o
più
visivo
avrebbe
considerato
tale
l
'
azienda
il
cui
reddito
è
di
lire
5000
,
l
'
errore
non
produrrà
conseguenza
alcuna
se
lo
stimatore
,
paragonando
le
altre
aziende
(
o
particelle
)
a
quella
tipica
ne
valuterà
il
reddito
ad
un
sesto
invece
che
ad
un
quinto
,
ad
una
dodicesima
invece
che
ad
una
decima
parte
.
Il
metodo
catastale
,
il
quale
mette
in
opera
tutto
un
delicato
congegno
di
stimatori
periti
,
di
commissioni
censuarie
comunali
,
provinciali
e
centrali
,
è
certamente
atto
a
compiere
paragoni
e
perequazioni
assai
più
di
ogni
altro
metodo
basato
su
investigazioni
individuali
alla
maniera
usata
per
gli
accertamenti
mobiliari
.
128
.
La
scelta
dell
'
azienda
come
unità
di
stima
impone
allo
stimatore
di
valutare
la
«
produzione
lorda
vendibile
»
invece
del
«
prodotto
totale
»
.
Le
due
quantità
divergono
tra
loro
perché
la
prima
esclude
e
la
seconda
comprende
quella
parte
del
prodotto
la
quale
è
reimpiegata
nell
'
azienda
come
mezzo
produttivo
:
fieno
,
avena
ed
altri
mangimi
consumati
nella
stalla
;
paglia
,
foglie
ed
altri
lettimi
trasformati
in
letame
ed
usati
per
concimare
il
fondo
;
sementi
tratte
dalla
produzione
propria
.
La
produzione
lorda
della
quale
si
tiene
conto
non
è
quella
«
venduta
»
,
ma
,
naturalmente
,
quella
«
vendibile
»
ed
include
perciò
,
oltre
i
venduti
,
quelli
consumati
dal
conduttore
e
dalla
sua
famiglia
e
quelli
dati
ai
lavoratori
come
salario
.
Le
stime
,
eliminati
gli
andirivieni
di
prodotti
dai
seminativi
ai
prati
,
dai
prati
ai
seminativi
,
da
ambi
ai
vigneti
e
alle
colture
arboree
ecc
.
,
ecc
.
,
risultano
grandemente
semplificate
;
minore
diventa
il
ricorso
a
prezzi
di
mercato
per
prodotti
,
come
i
foraggi
,
che
non
sono
oggetto
ordinario
di
contrattazioni
;
minore
la
necessità
di
derivare
prezzi
di
taluni
prodotti
(
uva
,
olive
,
foglia
di
gelso
)
da
quelli
dei
prodotti
trasformati
(
vino
,
olio
,
bozzoli
)
che
effettivamente
sono
venduti
dalla
azienda
.
129
.
L
'
accoglimento
del
concetto
di
«
produzione
lorda
vendibile
»
consiglia
invero
a
guardare
il
prodotto
nel
momento
nel
quale
esso
diventa
vendibile
.
Non
impera
quindi
più
in
modo
tassativo
,
come
sinora
,
il
momento
della
produzione
agricola
,
ossia
della
separazione
del
frutto
dalla
terra
(
uva
e
non
vino
,
oliva
e
non
olio
,
foraggio
e
non
vitello
,
ecc
.
)
,
ma
or
questo
momento
or
quello
della
vendita
,
a
seconda
delle
consuetudini
localmente
osservate
.
Giova
riprodurre
la
pagina
delle
«
istruzioni
»
:
Il
sistema
più
diffuso
,
cioè
ordinario
,
nel
comune
,
stabilirà
,
di
regola
,
il
prodotto
da
considerare
.
Ci
si
riferirà
cioè
a
quello
stato
di
manufazione
in
cui
il
prodotto
agricolo
è
prevalentemente
commerciato
.
In
Toscana
,
ad
esempio
,
è
comune
vendere
il
vino
e
l
'
olio
;
in
alcune
zone
del
Piemonte
,
invece
,
si
usa
vendere
l
'
uva
(
esiste
cioè
un
ben
definito
mercato
d
'
uva
,
che
manca
in
Toscana
)
;
nell
'
Abruzzo
litoraneo
si
usa
vendere
le
ulive
(
ed
esiste
un
mercato
di
ulive
)
;
in
moltissime
regioni
si
suole
vendere
il
latte
;
in
altre
,
specialmente
nei
pascoli
del
Tavoliere
e
di
altri
luoghi
,
si
effettua
nel
fondo
la
caseificazione
e
si
vende
il
formaggio
.
La
scelta
si
riduce
dunque
,
nella
maggior
parte
dei
casi
,
ad
una
semplice
constatazione
di
fatto
.
Vi
potranno
tuttavia
essere
zone
dove
un
sistema
più
diffuso
non
è
chiaramente
identificabile
od
anche
dove
il
sistema
cambia
da
un
anno
all
'
altro
,
in
relazione
alle
mutevoli
convenienze
.
Nel
secondo
caso
sarà
opportuno
considerare
i
prodotti
trasformati
anziché
i
grezzi
,
anche
in
considerazione
del
fatto
che
le
aziende
saranno
attrezzate
per
effettuare
la
trasformazione
.
Nel
primo
caso
,
può
esservi
una
certa
libertà
nella
scelta
che
dovrà
orientarsi
secondo
la
tendenza
avvenire
e
,
in
mancanza
,
verso
i
prodotti
grezzi
.
Essenziale
è
che
,
per
il
prodotto
considerato
,
esista
un
mercato
e
quindi
un
prezzo
chiaramente
identificabile
.
Il
prodotto
dei
prati
,
degli
erbai
e
dei
pascoli
è
generalmente
reimpiegato
totalmente
nell
'
azienda
e
non
deve
quindi
comparire
nella
produzione
lorda
vendibile
.
La
vendita
del
foraggio
può
costituire
una
pratica
eccezionale
,
e
perciò
da
non
considerarsi
,
dovuta
a
contingenze
particolari
(
mortalità
del
bestiame
)
,
oppure
può
essere
un
sistema
ordinario
in
determinate
zone
.
In
quest
'
ultimo
caso
il
foraggio
,
per
la
porzione
ordinariamente
destinata
alla
vendita
,
costituisce
un
elemento
della
produzione
lorda
vendibile
.
Fra
i
prodotti
sono
da
includersi
,
naturalmente
,
quelli
animali
.
Alcuni
di
essi
(
latte
,
burro
,
formaggio
,
lana
,
lavoro
eseguito
fuori
della
azienda
,
ecc
.
)
non
offrono
difficoltà
speciali
di
determinazione
;
la
valutazione
della
carne
richiede
,
invece
,
attente
indagini
.
A
tal
proposito
si
avverte
che
i
prodotti
di
tal
genere
sono
costituiti
dal
bestiame
di
allevamento
venduto
mediamente
ogni
anno
,
considerato
per
il
suo
valore
all
'
atto
della
vendita
,
se
nato
nel
fondo
,
per
la
differenza
fra
il
valore
alla
vendita
,
e
il
valore
d
'
acquisto
,
se
acquistato
.
Nel
caso
in
cui
la
reintegra
della
stalla
si
effettui
mediante
allevamento
e
graduale
sostituzione
del
bestiame
da
scartarsi
,
si
considererà
fra
i
prodotti
anche
il
ricavo
degli
animali
scartati
;
in
tal
caso
non
si
dovrà
far
luogo
ad
applicazioni
di
quote
di
deperimento
(
rimonta
)
.
Si
ricorrerà
però
a
questo
metodo
di
valutazione
solo
nei
casi
in
cui
il
rinnovamento
della
stalla
mediante
gli
allevi
sia
regolare
e
continuo
;
quando
invece
,
ad
esempio
,
a
causa
della
piccola
consistenza
della
stalla
,
il
suo
rinnovamento
sia
saltuario
,
è
più
sicuro
calcolare
gli
allevi
come
venduti
ed
applicare
quindi
la
quota
di
deperimento
.
Nel
caso
di
transumanza
,
i
prodotti
delle
greggi
verranno
calcolati
per
tutta
la
durata
dell
'
anno
,
indipendentemente
dai
diversi
luoghi
di
pascolo
,
mediante
analisi
speciali
da
eseguirsi
sul
mod
.
22
.
Dedotte
le
spese
,
all
'
infuori
di
quelle
per
il
pascolo
,
si
deteminerà
il
valore
complessivo
dell
'
erba
pascolata
,
che
verrà
ripartito
in
ragione
delle
diverse
permanenze
e
in
ragione
del
diverso
costo
del
pascolo
estivo
e
invernale
,
ripartizione
che
potrà
essere
fatta
sulla
base
del
rapporto
degli
affitti
.
Il
letame
verrà
considerato
nella
produzione
vendibile
solo
nei
casi
,
poco
frequenti
,
in
cui
ne
sia
ordinata
la
vendita
.
La
mutazione
nel
«
momento
»
considerato
per
la
valutazione
poteva
essere
reputata
illogica
(
cfr
.
sopra
il
§
82
)
nel
sistema
della
stima
particellare
,
poiché
questa
si
doveva
fermare
all
'
istante
in
cui
il
prodotto
esce
dalla
particella
individua
.
Invece
nel
sistema
della
stima
per
podere
od
azienda
,
dalla
quale
si
escludono
le
partite
di
giro
fra
particella
e
particella
,
non
pare
si
rechi
offesa
al
comando
supremo
della
perequazione
se
si
giunge
sino
al
momento
nel
quale
il
prodotto
,
compiute
le
trasformazioni
«
interne
»
al
podere
,
diventa
«
vendibile
»
.
Se
gli
agricoltori
di
una
località
usano
vendere
ulive
ed
altri
di
altre
località
olio
,
la
perequazione
non
comanda
di
innalzare
artificiosamente
le
ulive
ad
olio
o
di
abbassare
l
'
olio
ad
ulive
.
La
diversa
usanza
è
indice
di
altre
diversità
:
nel
primo
luogo
probabilmente
l
'
agricoltore
non
possiede
casa
fornita
di
trappeti
e
di
macchinario
e
recipienti
adatti
alla
oleificazione
,
nel
secondo
sì
.
Or
,
i
fabbricati
rustici
e
le
dotazioni
di
macchinari
e
recipienti
ad
essi
inerenti
sono
immuni
dall
'
imposta
sul
reddito
dei
fabbricati
non
già
perché
essi
godano
di
un
privilegio
,
ma
perché
si
è
riconosciuto
che
i
fabbricati
rustici
e
le
loro
dipendenze
non
dànno
reddito
autonomo
,
ma
sono
meri
strumenti
della
produzione
agricola
ed
il
loro
reddito
è
compenetrato
ed
immedesimato
nel
reddito
della
terra
istrutta
.
Se
dunque
in
una
località
il
terreno
è
istrutto
di
fabbricati
rustici
,
con
stalle
,
trappeti
,
cantine
,
esso
dà
un
reddito
maggiore
di
quello
possibile
in
altra
località
dove
il
terreno
è
nudo
di
fabbricati
od
istrutto
di
semplici
ricoveri
per
il
bestiame
ed
i
coltivatori
.
Epperciò
la
valutazione
catastale
deve
adeguarsi
allo
stato
di
fatto
nel
quale
si
trovano
i
due
diversi
fondi
;
e
stimare
di
più
il
fondo
istrutto
e
di
meno
quello
nudo
di
fabbricati
.
Se
,
per
ipotesi
,
i
due
fondi
sono
ugualmente
coperti
da
vigne
o
da
oliveti
,
ugualmente
produttivi
,
il
risultato
si
ottiene
per
due
diverse
vie
:
1
)
in
primo
luogo
per
le
maggiori
detrazioni
per
spese
di
trasporto
dal
luogo
di
produzione
a
quello
di
consumo
del
prodotto
naturale
(
olive
o
uve
)
del
secondo
fondo
in
confronto
a
quelle
del
prodotto
derivato
(
olio
o
vino
)
del
primo
fondo
;
2
)
in
secondo
luogo
per
il
minor
valore
delle
olive
del
secondo
fondo
in
confronto
all
'
olio
del
primo
.
Del
primo
fattore
differenziale
si
teneva
già
conto
nella
valutazione
particellare
;
ma
del
secondo
no
,
dovendosi
far
risalire
le
valutazioni
al
momento
dello
stacco
del
frutto
dalla
terra
,
poiché
la
particella
produce
olive
e
non
olio
;
ma
se
ne
può
tener
conto
nella
valutazione
per
impresa
,
se
questa
produce
e
vende
olio
e
non
olive
.
Sicché
anche
sotto
questo
rispetto
,
il
trapasso
dalla
valutazione
per
particelle
a
quella
per
podere
appare
un
ossequio
reso
alla
regola
della
uguaglianza
o
perequazione
tributaria
.
130
.
Quale
sia
il
metodo
tenuto
per
distribuire
il
reddito
totale
del
podere
fra
le
singole
particelle
che
lo
compongono
è
problema
tecnico
sul
quale
qui
occorre
dire
soltanto
che
il
contrasto
essenziale
fra
esso
ed
il
metodo
particellare
sta
in
ciò
:
che
in
quest
'
ultimo
per
la
indipendenza
delle
analisi
dei
ricavi
e
dei
costi
la
somma
dei
redditi
delle
singole
particelle
componenti
il
fondo
può
non
essere
uguale
al
reddito
totale
del
fondo
;
laddove
il
metodo
dell
'
analisi
per
podere
costringe
a
fare
e
rifare
il
conto
sinché
il
totale
noto
del
reddito
del
fondo
non
sia
ripartito
interamente
,
senza
eccesso
o
difetto
,
tra
tutte
le
particelle
che
lo
compongono
.
131
.
La
valutazione
per
impresa
giova
a
risolvere
le
controversie
intorno
all
'
impiego
delle
notizie
ricavate
dai
contratti
di
affitto
.
Esse
sono
attendibili
laddove
,
come
nella
pianura
padana
,
il
contratto
di
affitto
è
prevalente
,
ed
i
fondi
sono
condotti
da
una
classe
di
imprenditori
specializzati
,
forniti
di
capitali
e
di
perizia
talvolta
ereditaria
.
In
queste
zone
il
canone
di
affitto
si
approssima
alla
rendita
dominicale
che
è
oggetto
dell
'
imposta
fondiaria
,
fatte
,
si
intende
,
le
aggiunte
e
le
detrazioni
degli
altri
proventi
,
che
il
proprietario
ricava
dal
fondo
e
,
rispettivamente
,
delle
spese
le
quali
rimangono
a
suo
carico
;
e
può
giovare
acconciamente
come
strumento
di
controllo
delle
analisi
dei
bilanci
delle
imprese
ordinarie
tipiche
.
Ma
dove
i
fondi
sono
affittati
direttamente
dai
proprietari
o
mediatamente
da
intermediari
o
gabellotti
a
piccoli
coltivatori
,
spesso
per
la
viva
concorrenza
insorta
fra
questi
,
il
canone
di
affitto
è
notevolmente
superiore
alla
rendita
dominicale
corretta
o
valor
locativo
ordinario
ed
include
una
parte
del
prodotto
totale
la
quale
spetta
normalmente
al
lavoro
;
né
è
escluso
che
,
per
la
scarsezza
della
mano
d
'
opera
,
il
canone
di
fitto
sia
inferiore
al
valor
locativo
normale
.
Sicché
la
conoscenza
del
canone
di
affitto
poco
giova
e
,
nella
più
parte
delle
terre
italiane
,
dove
il
metodo
delle
affittanze
ad
imprenditori
specializzati
è
l
'
eccezione
,
nuoce
.
Le
«
istruzioni
di
servizio
»
sono
assai
incerte
in
proposito
limitandone
l
'
uso
,
dove
il
fitto
,
benché
assai
esteso
,
non
sia
prevalente
,
a
mero
ufficio
di
controllo
«
comparativo
»
ed
affermandolo
là
dove
esso
sia
invece
prevalente
.
Ma
giova
supporre
che
la
recisa
opposizione
all
'
uso
di
tale
criterio
da
parte
del
vice
presidente
(
presidente
ordinario
,
con
la
presidenza
eccezionale
del
ministro
delle
finanze
)
della
Commissione
censuaria
centrale
,
Arrigo
Serpieri
,
abbia
virtù
di
ridurre
al
minimo
l
'
impiego
del
criterio
,
che
egli
giudica
«
causa
di
profondo
turbamento
»
nella
stima
catastale
«
in
perfetto
contrasto
coi
fini
proprii
di
essa
,
che
è
volta
a
determinare
imponibili
relativamente
stabili
e
sovratutto
perequati
»
(
Revel
,
p
.
70
)
.
Alla
perequazione
giova
il
criterio
del
canone
di
affitto
solo
se
esso
è
assunto
non
per
trarne
valori
assoluti
,
ma
ragioni
di
confronto
.
Anche
se
lo
studio
degli
affitti
-
-
correttamente
osservano
le
istruzioni
di
servizio
(
cfr
.
§
31
)
-
-
conduce
a
redditi
divergenti
da
quelli
determinati
per
analisi
aziendali
,
il
rapporto
tra
i
valori
di
affitto
di
fondi
diversi
può
rispecchiare
con
sufficiente
approssimazione
il
rapporto
fra
i
corrispondenti
redditi
analitici
;
fatto
che
potrà
essere
di
grandissimo
giovamento
,
sia
nel
controllo
nella
scala
di
merito
delle
qualità
e
classi
di
un
comune
,
che
nel
collegamento
delle
tariffe
tra
comuni
e
comuni
.
Capitolo
quinto
L
'
unificazione
catastale
della
tassazione
terriera
132
.
L
'
accertamento
del
reddito
per
«
impresa
»
non
implica
tassazione
medesimamente
per
impresa
(
cfr
.
§
68
)
.
Già
vedemmo
(
cfr
.
§
§
126
e
130
)
che
si
accerta
il
reddito
dell
'
impresa
ordinaria
o
tipica
non
allo
scopo
di
assidere
l
'
imposta
sul
podere
od
impresa
od
azienda
,
che
è
fatto
variabilissimo
ed
incompatibile
con
la
stabilità
del
catasto
,
ma
allo
scopo
tecnico
contabile
di
scansare
il
pericolo
che
la
somma
dei
redditi
delle
particelle
superi
o
stia
al
disotto
del
reddito
del
podere
,
di
cui
le
particelle
si
compongono
.
Quando
dalla
valutazione
del
reddito
del
podere
tipico
si
sia
giunti
alla
valutazione
corretta
della
particella
tipo
,
il
podere
scompare
.
Rimangono
in
vita
soltanto
le
singole
particelle
,
ognuna
in
se
stessa
coerente
e
in
tutti
i
suoi
punti
uguale
,
e
queste
si
possono
combinare
e
separare
e
ricombinare
a
volontà
dei
possessori
;
e
l
'
imposta
pedissequamente
segue
,
senza
alcuna
difficoltà
,
codeste
combinazioni
e
disgiungimenti
e
ricongiungimenti
.
Ma
nonostante
l
'
«
impresa
»
viva
nel
sistema
odierno
di
accertamento
del
reddito
della
terra
solo
in
un
momento
anteriore
a
quello
della
effettiva
distribuzione
dell
'
imposta
,
il
concetto
medesimo
di
essa
ha
reso
più
evidente
l
'
incongruenza
dei
metodi
separati
usati
fin
qui
per
la
tassazione
dei
redditi
fondiario
ed
agrario
;
e
la
necessità
di
accogliere
un
unico
metodo
,
e
precisamente
quello
catastale
,
per
la
tassazione
contemporanea
ed
omogenea
di
tutti
i
redditi
derivanti
dalla
terra
.
133
.
Accogliendo
in
massima
i
criteri
proposti
nel
presente
saggio
per
la
costruzione
di
un
sistema
corretto
di
imposte
sulla
terra
,
il
Serpieri
era
rimasto
peritante
rispetto
alla
possibilità
teorica
e
pratica
di
distinguere
il
reddito
nelle
tre
sue
parti
costitutive
di
reddito
dominicale
da
tassarsi
con
l
'
attuale
imposta
fondiaria
,
di
salario
dominicale
(
remunerazione
del
lavoro
di
amministrazione
dominicale
rivolto
a
conservare
il
fondo
rustico
e
ad
assicurare
la
coltivazione
secondo
gli
usi
e
le
consuetudini
locali
)
e
di
reddito
industriale
agrario
(
interesse
dei
capitali
mobiliari
investiti
nella
coltivazione
ed
,
eventualmente
,
nella
prima
manipolazione
dei
prodotti
del
fondo
e
remunerazione
del
lavoro
dell
'
imprenditore
agricolo
rivolto
a
dirigere
ed
organizzare
i
fattori
dell
'
impresa
agricola
fino
al
momento
della
vendita
dei
prodotti
,
manipolati
o
non
,
del
fondo
,
con
l
'
esclusione
del
salario
del
lavoro
manuale
,
da
chiunque
fornito
,
anche
dal
proprietario
od
imprenditore
,
sia
questi
fittaiolo
o
mezzadro
o
colono
parziario
)
.
Pur
non
negando
che
il
salario
dominicale
possa
distinguersi
dal
reddito
industriale
agrario
in
determinate
zone
agrarie
,
e
precisamente
in
quelle
dove
vige
il
sistema
del
fitto
da
parte
di
imprenditori
specializzati
(
fitto
cosidetto
capitalistico
)
,
il
Serpieri
negava
che
in
generale
il
salario
dominicale
avesse
vita
autonoma
:
Il
lavoro
«
intellettuale
»
può
essere
più
o
meno
intenso
(
cioè
può
richiedere
maggiore
o
minore
attività
e
spesa
)
,
a
seconda
dei
rapporti
esistenti
fra
le
varie
«
persone
economiche
»
cooperanti
alla
produzione
,
che
astrattamente
si
distinguono
in
imprenditore
,
proprietario
,
capitalista
(
possessore
del
capitale
di
esercizio
)
,
lavoratore
manuale
,
lavoratore
intellettuale
.
Quando
queste
cinque
«
persone
economiche
»
si
fondono
in
una
sola
persona
fisica
,
-
-
il
che
avviene
nel
caso
del
contadino
che
nella
terra
di
sua
proprietà
attua
la
produzione
per
conto
proprio
e
con
proprio
capitale
di
esercizio
-
-
quel
lavoro
si
riduce
a
un
minimo
;
ma
a
mano
a
mano
che
le
«
persone
economiche
»
o
,
se
si
preferisce
dire
così
,
le
funzioni
economiche
si
scindono
in
varie
persone
fisiche
,
il
complesso
del
lavoro
intellettuale
va
aumentando
,
in
quanto
sorge
la
necessità
di
un
lavoro
di
sorveglianza
e
controllo
reciproco
.
Così
avviene
che
il
proprietario
distinto
dall
'
imprenditore
affittuario
deve
compiere
un
lavoro
di
sorveglianza
e
controllo
su
quest
'
ultimo
,
e
via
dicendo
.
Insomma
:
la
categoria
economica
«
reddito
di
lavoro
intellettuale
»
è
una
,
come
una
è
quella
«
reddito
di
lavoro
manuale
»
;
quel
lavoro
intellettuale
può
essere
-
-
naturalmente
-
-
più
o
meno
intenso
,
può
essere
fornito
da
una
sola
o
da
più
persone
fisiche
,
a
seconda
dei
singoli
ordinamenti
agrari
.
Dalla
negazione
teorica
derivava
la
illazione
pratica
semplificatrice
della
opportunità
di
fondere
insieme
le
due
categorie
della
rendita
e
del
salario
,
ambi
dominicali
:
Il
punto
di
partenza
della
stima
è
,
come
vedemmo
,
il
valore
del
prodotto
medio
del
fondo
realizzabile
con
metodi
ordinari
di
coltivazione
,
al
netto
delle
«
spese
vive
»
e
del
compenso
del
lavoro
manuale
.
Il
reddito
ordinario
di
ciascun
terreno
,
così
determinato
per
differenza
,
va
successivamente
scisso
nei
suoi
elementi
.
Se
si
accetta
la
riduzione
a
due
sole
categorie
di
imposta
,
questi
elementi
sono
due
:
I
)
il
reddito
agrario
industriale
;
2
)
il
reddito
dominicale
.
Determinato
il
primo
in
base
all
'
interesse
ordinario
del
capitale
mobile
di
esercizio
e
alle
spese
di
organizzazione
e
direzione
dell
'
impresa
(
in
pratica
,
una
percentuale
del
valore
del
prodotto
lordo
)
,
residua
per
differenza
il
reddito
dominicale
.
Tutto
ciò
è
molto
semplice
.
Se
si
conserva
la
tripartizione
dell
'
Einaudi
,
occorre
in
primo
luogo
determinare
la
spesa
che
il
proprietario
dovrebbe
sostenere
per
amministrare
e
custodire
la
sua
proprietà
,
quando
la
desse
in
affitto
;
poi
il
reddito
agrario
industriale
,
e
infine
-
-
per
differenza
-
-
il
residuo
reddito
dominicale
.
Poiché
gli
elementi
del
reddito
agrario
industriale
sono
nei
due
metodi
gli
stessi
,
è
chiaro
che
la
tripartizione
dell
'
Einaudi
porta
in
sostanza
a
scindere
quella
categoria
economica
che
col
primo
metodo
si
era
chiamata
«
reddito
dominicale
»
,
in
due
categorie
,
la
spesa
dominicale
di
amministrazione
e
il
reddito
residuo
,
che
diremo
dominicale
in
stretto
senso
.
Ciò
risponde
,
se
non
erro
,
alla
realtà
di
un
mercato
normale
nella
ipotesi
base
di
ordinarietà
o
impresa
marginale
.
In
tale
mercato
infatti
,
se
il
proprietario
dà
in
affitto
il
fondo
,
e
perciò
è
costretto
a
un
lavoro
di
amministrazione
e
vigilanza
che
non
esisterebbe
ove
egli
gestisse
direttamente
l
'
impresa
,
la
conseguenza
sarà
che
il
reddito
dominicale
di
cui
in
questo
secondo
caso
godrebbe
come
proprietario
,
risulterà
decurtato
del
compenso
per
detto
lavoro
,
se
affidato
ad
altra
persona
;
o
,
altrimenti
,
detto
reddito
dovrà
compensare
il
proprietario
non
solo
come
tale
ma
ancora
come
prestatore
di
detto
lavoro
,
se
questo
è
compiuto
da
lui
stesso
.
Per
ciò
mi
pare
più
semplice
,
e
più
corrispondente
ai
fatti
,
che
la
stima
si
limiti
a
determinare
,
nei
modi
detti
,
il
reddito
agrario
industriale
e
il
reddito
dominicale
(
in
largo
senso
)
.
Ove
effettivamente
il
proprietario
,
al
cui
nome
quest
'
ultimo
è
iscritto
,
debba
sottrarne
una
parte
per
retribuire
altra
persona
cui
egli
affidi
il
lavoro
di
amministrazione
e
custodia
della
proprietà
,
gli
si
dovrebbe
dare
un
diritto
di
rivalsa
(
Serpieri
,
pp
.
12627
)
.
Nel
pensiero
del
Serpieri
si
sarebbero
dunque
dovuti
fondere
insieme
la
rendita
dominicale
,
spettante
al
proprietario
come
tale
,
ed
il
reddito
o
salario
del
lavoro
dominicale
.
Egli
accoglieva
così
implicitamente
il
concetto
da
me
proposto
della
disgiunzione
delle
due
specie
di
reddito
di
lavoro
,
dominicale
e
di
direzione
dell
'
impresa
,
di
cui
il
primo
ha
lo
scopo
di
conservare
la
rendita
dominicale
ed
il
secondo
quello
di
cooperare
col
capitale
di
esercizio
alla
consecuzione
del
reddito
industriale
.
La
osservazione
del
Serpieri
,
che
il
reddito
dominicale
risulta
decurtato
del
compenso
per
il
lavoro
di
amministrazione
e
di
vigilanza
che
il
proprietario
non
avrebbe
bisogno
di
pagare
altrui
se
egli
gerisse
direttamente
l
'
impresa
,
dimostra
che
il
reddito
o
salario
del
lavoro
dominicale
fa
parte
della
categoria
della
rendita
dominicale
e
dovrebbe
perciò
essere
accuratamente
distinto
dal
reddito
industriale
,
il
quale
deriva
dal
capitale
e
dal
lavoro
prestati
dall
'
imprenditore
.
134
.
La
critica
esposta
nei
saggi
dello
scrivente
e
del
Serpieri
e
più
la
esperienza
di
quasi
un
ventennio
di
applicazione
del
sistema
mobiliare
alla
tassazione
dei
redditi
dell
'
industria
agraria
persuasero
l
'
amministrazione
finanziaria
a
porsi
il
problema
.
Fin
dal
1927
il
ministro
Volpi
nominò
una
commissione
allo
scopo
di
suggerire
se
il
metodo
vigente
di
accertamento
dei
redditi
agrari
dovesse
essere
modificato
o
corretto
o
,
se
sì
,
quali
nuove
norme
ptessero
essere
accolte
per
conseguire
i
fini
di
esatta
valutazione
del
reddito
,
perequazione
tra
contribuenti
,
rapidità
,
semplicità
ed
economia
di
accertamento
.
La
commissione
,
pur
riconoscendo
i
difetti
del
sistema
vigente
,
sconsigliò
del
pari
gli
spedienti
empirici
della
determinazione
del
reddito
agrario
mediante
coefficienti
da
applicarsi
agli
estimi
censuari
e
della
sostituzione
dell
'
imposta
con
un
aumento
dell
'
imposta
fondiaria
,
ed
il
rimedio
della
assimilazione
compiuta
dell
'
imposta
agraria
a
quella
di
ricchezza
mobile
,
perché
gli
spedienti
per
loro
indole
provvisoria
apparvero
disadatti
a
modificare
in
meglio
un
'
imposta
che
aveva
trovato
un
suo
tollerabile
assetto
,
ed
il
rimedio
fu
giudicato
incongruo
all
'
indole
del
reddito
agrario
.
La
Confederazione
nazionale
fascista
degli
agricoltori
accedeva
nel
frattempo
al
principio
della
contemporanea
valutazione
dei
due
redditi
fondiario
ed
agrario
ed
insisteva
affinché
il
metodo
del
rilevamento
catastale
fosse
esteso
anche
al
reddito
agricolo
industriale
.
Due
registri
avrebbero
dovuto
essere
istituiti
per
i
due
redditi
e
mantenuti
in
costante
riferimento
fra
di
loro
,
così
che
la
valutazione
dell
'
uno
non
potesse
avvenire
senza
la
contemporanea
valutazione
dell
'
altro
.
Al
proprietario
del
fondo
mobiliare
avrebbe
dovuto
essere
attribuito
il
diritto
di
rivalsa
sul
fittaiolo
o
,
per
la
quota
,
sul
mezzadro
o
colono
parziario
.
Ma
la
Confederazione
non
escludeva
che
al
metodo
della
rivalsa
potesse
essere
sostituito
quello
della
annotazione
sul
registro
mobiliare
agrario
.
Con
ciò
verrebbe
ad
aversi
la
diretta
iscrizione
a
ruolo
del
fittavolo
e
del
mezzadro
e
verrebbe
rispettato
quel
più
giusto
indirizzo
della
politica
e
della
tecnica
tributaria
,
che
vuol
soggetti
all
'
imposta
tutti
i
cittadini
,
individualmente
e
direttamente
considerati
,
e
si
eviterebbe
al
proprietario
dei
terreni
il
fastidio
della
rivalsa
.
Il
ministro
alle
finanze
di
Revel
essendosi
persuaso
della
convenienza
di
«
abbandonare
,
quale
base
fondamentale
di
accertamento
,
il
reddito
effettivo
,
accertamento
che
spesso
è
un
mito
,
ed
attrezzare
invece
la
finanza
in
modo
da
porla
in
grado
di
appurare
periodicamente
quale
sia
il
reddito
presumibilmente
percepito
in
una
situazione
ordinaria
o
normale
»
comunicava
alla
Camera
nella
esposizione
finanziaria
del
23
maggio
1939
di
avere
accolta
la
proposta
replicatamente
formulata
dai
tecnici
e
sostenuta
dalle
organizzazioni
sindacali
interessate
:
quella
cioè
di
estendere
il
sistema
dell
'
accertamento
per
catasto
anche
ai
redditi
agrari
percepiti
dagli
agricoltori
proprietari
,
conduttori
o
coltivatori
diretti
(
Revel
,
pp
.
3334
)
.
135
.
Provvide
all
'
uopo
il
regio
decreto
legge
4
aprile
1939
,
n
.
589
,
per
la
revisione
generale
degli
estimi
dei
terreni
(
artt
.
4
a
6
)
,
il
quale
,
modificando
il
contenuto
dell
'
imposta
sul
reddito
agrario
,
lo
definisce
come
costituito
«
dal
reddito
del
capitale
di
esercizio
e
del
lavoro
direttivo
,
quali
risultano
dalla
formazione
delle
tariffe
d
'
estimo
,
escluso
sempre
il
reddito
del
lavoro
manuale
da
chiunque
prestato
»
.
Il
reddito
soggetto
all
'
imposta
sul
reddito
agrario
include
dunque
i
seguenti
elementi
:
a
)
l
'
interesse
del
capitale
di
esercizio
,
che
le
istruzioni
fissano
nella
misura
del
6%
e
per
capitale
di
esercizio
si
intendono
le
scorte
vive
(
bestiame
)
,
le
scorte
morte
fisse
(
attrezzi
e
macchine
)
e
circolanti
(
mangimi
,
lettimi
,
concimi
,
materiali
varii
)
.
Il
capitale
di
esercizio
è
quello
occorrente
in
relazione
allo
stadio
di
trasformazione
del
prodotto
proprio
dell
'
azienda
,
indipendentemente
dal
fatto
se
esso
appartenga
in
tutto
od
in
parte
o
per
nulla
affatto
al
possessore
del
fondo
.
Al
capitale
di
esercizio
è
assimilato
il
capitale
di
anticipazione
che
è
il
numerario
occorrente
a
fronteggiare
le
necessità
dell
'
azienda
agraria
in
attesa
della
realizzazione
dei
prodotti
;
b
)
il
compenso
ai
lavori
direttivi
,
di
sorveglianza
e
di
amministrazione
,
relativi
alla
gestione
dell
'
azienda
.
136
.
Non
si
distingue
qui
fra
il
salario
dominicale
e
il
compenso
del
lavoro
di
impresa
,
accogliendosi
così
la
critica
del
Serpieri
a
quanto
era
stato
chiarito
nel
testo
del
presente
saggio
.
La
fusione
dei
due
redditi
accentua
la
bruttura
rilevata
dal
senatore
Francesco
Rota
durante
la
discussione
dinnanzi
alla
commissione
legislativa
del
Senato
:
«
Bisogna
pensare
-
-
osservò
egli
-
-
che
ci
sono
molti
proprietari
,
che
non
possono
dirigere
personalmente
l
'
azienda
,
come
le
vedove
,
gli
orfani
ecc
.
»
(
Revel
,
p
.
66
)
,
ed
ammessa
dal
Serpieri
(
p
.
70
)
.
Infatti
accadrà
che
il
proprietario
del
fondo
sarà
tassato
in
avvenire
sul
reddito
del
lavoro
direttivo
in
sede
di
imposta
sul
reddito
agrario
;
ed
il
fattore
od
agente
,
al
quale
egli
abbia
affidato
il
compito
della
direzione
del
fondo
sarà
di
nuovo
tassato
sullo
stesso
reddito
in
sede
dell
'
ordinaria
imposta
di
ricchezza
mobile
.
Duplicazione
evidente
;
la
quale
avrebbe
potuto
essere
più
facilmente
evitata
,
se
il
fattore
b
del
reddito
agrario
fosse
stato
scisso
nei
due
componenti
del
reddito
del
lavoro
dominicale
e
di
quello
di
direzione
dell
'
impresa
,
concettualmente
l
'
uno
all
'
altro
quasi
opposti
(
cfr
.
sopra
§
§
85
e
133
)
.
Se
i
due
redditi
fossero
stati
disgiunti
,
cosa
in
verità
agevole
nella
esecuzione
delle
stime
,
la
rivalsa
sul
fattore
per
il
salario
dominicale
e
sul
fittaiuolo
o
mezzadro
o
colono
parziario
per
la
sua
quota
parte
del
reddito
d
'
impresa
avrebbe
occasionato
minor
copia
di
recriminazioni
e
di
invidie
.
Nel
sistema
accolto
,
la
duplicazione
d
'
imposta
sul
salario
dominicale
del
fattore
è
certa
.
Poiché
l
'
estimo
catastale
include
tutto
il
reddito
fondiario
ed
agrario
fornito
dalla
terra
,
su
qual
fondamento
può
elevarsi
nuova
tassazione
a
carico
di
una
parte
di
quel
reddito
,
già
colpito
dall
'
imposta
agraria
,
solo
perché
quella
parte
è
riscossa
da
una
persona
diversa
dal
possessore
del
fondo
?
e
per
giunta
la
nuova
imposta
è
pagata
in
seguito
ad
accertamento
operato
con
metodo
diverso
da
quello
catastale
,
cosicché
si
rinnova
il
vizio
rinfacciato
sinora
all
'
imposta
sul
reddito
agrario
,
di
riferirsi
ad
una
quantità
la
quale
può
essere
superiore
od
inferiore
ed
è
certamente
eterogenea
alla
quantità
la
quale
ha
già
sopportato
l
'
imposta
terriera
sul
reddito
agrario
?
Non
persuade
la
spiegazione
data
dal
ministro
:
Il
rilievo
,
dato
e
non
concesso
che
esso
sia
fondato
,
è
inerente
alla
realità
dell
'
accertamento
del
reddito
agrario
a
mezzo
del
catasto
,
e
d
'
altra
parte
non
vi
sarebbe
possibilità
,
né
convenienza
,
di
porvi
riparo
;
non
riterrei
infatti
ammissibile
un
rimborso
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
pagata
dall
'
agente
,
a
favore
del
proprietario
che
rinuncia
al
lavoro
direttivo
,
poiché
si
verrebbero
in
tal
modo
a
premiare
i
proprietari
assenti
dalla
missione
che
è
implicita
nel
diritto
di
proprietà
e
cioè
quella
di
custodirla
e
di
potenziarla
,
con
tutti
i
mezzi
,
nella
sua
efficienza
produttiva
(
Revel
,
p
.
38
)
.
La
realità
dell
'
accertamento
agrario
a
mezzo
del
catasto
comandava
invece
la
esclusione
del
reddito
del
fattore
dalla
tassazione
di
ricchezza
mobile
;
né
questa
sarebbe
stata
«
esenzione
»
,
che
vuol
dire
privilegio
,
ma
soltanto
un
evitare
ingiusta
duplicazione
.
Esclusa
l
'
imposta
,
non
vi
sarebbe
stata
occasione
ad
alcun
rimborso
al
proprietario
,
col
rischio
di
rimborsargli
più
o
meno
dell
'
imposta
agraria
da
lui
pagata
.
Un
rimborso
di
imposta
non
è
mai
un
premio
,
a
meno
che
,
per
errore
,
il
rimborso
ecceda
l
'
imposta
pagata
.
Nel
qual
caso
conviene
evitare
l
'
errore
e
non
commettere
ingiustizia
col
tentare
di
correggerlo
parzialmente
.
Se
poi
voglionsi
punire
i
proprietari
assenteisti
,
ciò
si
faccia
con
mezzi
congrui
e
nei
casi
nei
quali
esiste
assenteismo
.
Il
che
non
si
può
affermare
solo
perché
il
proprietario
ricorre
alla
collaborazione
di
un
fattore
od
agente
.
Se
questi
è
un
tecnico
,
è
invece
augurabile
che
,
dovunque
ciò
,
per
la
dimensione
opportuna
dell
'
impresa
,
si
possa
convenientemente
fare
,
i
proprietari
ricorrano
alla
collaborazione
di
agenti
forniti
di
perizia
,
appresa
nelle
scuole
agrarie
e
nella
pratica
,
sì
da
crescere
,
con
vantaggio
universale
,
la
produttività
della
terra
.
137
.
È
escluso
dalla
tassazione
agraria
il
reddito
del
lavoro
manuale
.
Si
pone
così
termine
,
per
i
redditi
del
lavoro
manuale
applicato
alla
terra
,
alle
incongruenze
,
che
vogliono
dire
sperequazioni
,
segnalate
nel
testo
(
cfr
.
§
§
41
e
70
)
,
a
cagion
delle
quali
il
reddito
era
accertato
ora
al
netto
del
salario
del
lavoro
manuale
(
conduzione
in
economia
ad
opera
di
braccianti
)
,
ora
al
lordo
del
salario
del
lavoro
manuale
proprio
,
della
moglie
e
dei
figli
con
lui
conviventi
ed
a
carico
(
proprietari
lavoratori
diretti
ed
affittuari
)
,
ora
al
lordo
del
salario
proprio
e
di
quello
della
famiglia
colonica
,
ossia
,
oltrecché
della
moglie
e
dei
figli
conviventi
ed
a
carico
,
altresì
degli
ascendenti
o
discendenti
o
fratelli
o
sorelle
o
collaterali
di
ambo
i
sessi
,
i
quali
dipendano
dal
«
capoccia
»
e
siano
da
lui
rappresentati
di
fronte
al
proprietario
.
Accogliendo
il
principio
qui
(
§
70
)
posto
,
il
salario
del
lavoro
manuale
è
,
per
logica
illazione
delle
definizioni
dei
redditi
che
sono
oggetto
dell
'
imposta
,
considerato
in
tutti
i
casi
come
spesa
deducibile
e
quindi
escluso
sia
dall
'
imposta
fondiaria
come
da
quella
agraria
.
L
'
ammontare
della
detrazione
non
è
lasciato
all
'
arbitrio
variabile
dei
fatti
effettivamente
accaduti
;
ché
il
piccolo
proprietario
,
il
quale
abbia
acquistato
il
fondo
ad
alto
prezzo
perché
ha
valutato
il
proprio
lavoro
a
basso
livello
od
il
mezzadro
il
quale
adibisce
al
lavoro
vecchi
e
ragazzi
otterrebbe
scarsa
detrazione
di
salario
individuale
in
confronto
al
conduttore
il
quale
paga
i
braccianti
a
prezzo
di
mercato
;
ma
è
uniformemente
calcolato
per
tutti
sulla
base
dei
salari
stabiliti
dai
contratti
collettivi
di
lavoro
.
Se
il
contratto
di
lavoro
collettivo
non
contempli
la
concessione
dell
'
uso
dell
'
abitazione
esistente
sul
fondo
,
vale
a
dire
se
il
salario
sia
dal
contratto
collettivo
valutato
in
un
importo
lordo
del
costo
dell
'
abitazione
per
il
lavoratore
,
la
detrazione
del
salario
intero
,
suppongasi
6000
lire
all
'
anno
,
condurrebbe
alla
detrazione
altresì
del
canone
di
fitto
,
ad
es
.
500
lire
,
pagate
dal
lavoratore
per
mezzo
del
predetto
salario
di
lire
6000
.
Ma
poiché
il
lavoratore
non
paga
fitto
,
fruendo
dell
'
abitazione
gratuita
,
la
detrazione
si
riduce
a
5500
lire
(
salario
6000
meno
la
partita
figurativa
,
500
lire
,
del
canone
di
fitto
non
pagato
)
.
La
qual
regola
risponde
alla
esigenza
di
tassare
,
non
detraendole
,
le
500
lire
come
reddito
dominicale
della
terra
.
La
esclusione
invero
del
reddito
della
casa
rustica
insiememente
dall
'
imposta
fondiaria
e
da
quella
sui
fabbricati
non
vuol
dire
esenzione
;
ma
vuol
dire
divieto
di
duplicazione
,
essendo
quel
reddito
implicitamente
già
compreso
nel
reddito
dominicale
soggetto
all
'
imposta
fondiaria
(
cfr
.
sopra
§
129
)
.
138
.
Accanto
a
quella
del
trattamento
fiscale
dei
fattori
od
agenti
,
di
cui
si
discorse
sopra
,
altra
più
grave
incongruenza
guasta
l
'
edificio
armonico
costruito
col
decreto
del
4
agosto
1939
.
Voglio
accennare
al
trattamento
del
reddito
dei
fittaioli
.
Ma
,
dovendosi
della
incongruenza
render
ragione
,
giova
far
posto
alla
pagina
giustificatrice
del
ministro
proponente
:
L
'
articolo
5
stabilisce
che
il
provvedimento
,
che
estende
il
sistema
di
accertamento
catastale
al
reddito
agrario
,
in
confronto
dei
proprietari
conduttori
o
coltivatori
diretti
,
non
è
suscettibile
di
estensione
ai
redditi
realizzati
dagli
affittuari
di
fondi
rustici
,
i
quali
permangono
soggetti
all
'
imposta
di
ricchezza
mobile
(
ai
sensi
dell
'
art
.
9
della
legge
24
agosto
1877
,
n
.
4021
)
.
Questa
norma
,
a
prima
vista
,
sembra
determinare
una
situazione
di
particolare
sfavore
per
la
benemerita
categoria
degli
agricoltori
affittuari
,
la
quale
verrebbe
esclusa
dal
beneficio
dell
'
accertamento
del
reddito
col
procedimento
catastale
,
poiché
perdurerebbe
per
essa
il
procedimento
della
denuncia
individuale
.
La
diversità
nel
metodo
di
accertamento
potrebbe
anzi
apparire
senza
giustificazione
per
chi
si
limitasse
a
considerare
che
in
entrambi
i
casi
,
della
conduzione
o
coltivazione
diretta
e
dell
'
affittanza
,
non
muta
la
natura
del
reddito
e
che
spesso
le
due
forme
di
conduzione
si
alternano
nel
tempo
sullo
stesso
fondo
.
La
questione
è
stata
pertanto
oggetto
di
profondo
e
maturo
esame
da
parte
dell
'
amministrazione
finanziaria
;
quest
'
ultima
ha
però
dovuto
infine
riconoscere
che
ragioni
plausibilissime
impongono
una
diversità
di
trattamento
tra
le
due
categorie
in
esame
:
queste
ragioni
fondamentali
sono
le
seguenti
:
a
)
La
catastazione
dei
redditi
agrari
,
nei
confronti
dei
proprietari
fondiari
diretti
conduttori
,
parte
da
una
ipotesi
che
,
come
tutte
le
ipotesi
,
non
ha
una
corrispondenza
effettiva
in
ogni
caso
concreto
,
ma
rappresenta
un
punto
di
riferimento
medio
,
tale
da
determinare
il
minimo
di
sperequazioni
possibili
.
L
'
ipotesi
,
nel
caso
del
reddito
agrario
,
è
che
tra
capitale
fondiario
e
capitale
d
'
esercizio
corra
,
per
intere
zone
,
un
rapporto
costante
.
Ma
poiché
sia
la
tecnica
che
la
pratica
agraria
riconoscono
che
il
proprietario
possa
ottenere
un
medesimo
reddito
fondiario
con
il
sussidio
di
un
capitale
di
esercizio
il
cui
ammontare
può
essere
alquanto
variabile
,
è
necessario
che
,
nell
'
ipotesi
che
sarà
posta
a
base
dell
'
operazione
di
una
prima
catastazione
dei
redditi
agrari
,
sia
assunta
,
come
entità
di
capitale
di
esercizio
,
quella
media
e
ordinaria
in
una
determinata
zona
,
impiegata
dai
proprietari
conduttori
,
indipendentemente
dall
'
ammontare
di
capitale
di
esercizio
che
nella
stessa
zona
trova
ordinariamente
impiego
da
parte
degli
affittuari
.
Questa
entità
«
capitale
d
'
esercizio
»
è
normalmente
assai
minore
per
il
proprietario
diretto
conduttore
che
per
l
'
affittuario
e
ciò
per
ovvie
ragioni
:
il
capitale
di
esercizio
rappresenta
per
il
proprietario
un
accessorio
,
a
cui
questi
ricorre
nella
misura
minima
sufficiente
a
garantirgli
il
massimo
reddito
dominicale
del
proprio
capitale
fondiario
,
che
è
per
esso
il
principale
;
per
l
'
affittuario
invece
il
capitale
d
'
esercizio
è
il
principale
;
egli
pertanto
farà
ricorso
ad
un
capitale
fondiario
di
terze
persone
,
mediante
l
'
affitto
,
nella
misura
minima
consentita
dal
massimo
sfruttamento
economico
del
proprio
capitale
d
'
esercizio
.
I
criteri
di
sfruttamento
del
proprio
capitale
,
nel
caso
del
proprietario
diretto
conduttore
e
dell
'
affittuario
,
trovansi
quindi
ai
due
poli
estremi
della
convenienza
economica
.
Per
cui
l
'
ipotesi
media
ordinaria
che
l
'
amministrazione
dovesse
formulare
nei
riguardi
del
ricorso
al
capitale
d
'
esercizio
determinante
il
reddito
agrario
nel
caso
del
proprietario
,
non
può
sussistere
,
né
prendersi
a
riferimento
della
determinazione
del
reddito
agrario
nel
caso
dell
'
affittuario
.
Se
si
volessero
confondere
i
due
casi
in
uno
solo
,
come
vorrebbero
i
critici
dell
'
art
.
5
,
si
verrebbe
a
pregiudicare
la
categoria
dei
proprietari
conduttori
,
poiché
si
dovrebbe
tener
conto
,
nella
tariffazione
degli
estimi
del
reddito
agrario
,
di
una
situazione
di
reddito
degli
affittuari
che
è
normalmente
maggiore
di
quella
della
categoria
anzidetta
.
b
)
Ma
a
questo
argomento
se
ne
aggiunge
un
altro
di
particolare
importanza
che
discrimina
senza
possibilità
di
obiezioni
la
categoria
degli
affittuari
da
quella
dei
proprietari
conduttori
diretti
:
ci
riferiamo
alla
formazione
di
alcuni
redditi
di
congiuntura
particolare
negli
affittuari
,
e
cioè
a
quelle
che
possono
chiamarsi
quasi
rendite
e
che
possono
essere
originate
specialmente
nei
due
casi
seguenti
:
I
)
quasi
rendita
derivante
da
sistemi
di
coltivazione
di
rapina
,
che
,
nel
caso
del
proprietario
,
costituisce
bensì
un
momentaneo
accrescimento
del
reddito
,
ma
che
fatalmente
si
tradurrà
più
tardi
in
una
diminuzione
di
valore
del
capitale
fondiario
.
Non
così
per
l
'
affittuario
il
quale
può
trarre
beneficio
dalla
coltivazione
di
rapina
,
senza
essere
costretto
a
subirne
le
conseguenze
passive
;
2
)
quasi
rendita
derivante
da
particolare
situazione
di
favore
del
canone
di
affitto
determinato
,
per
speciali
circostanze
,
in
misura
inferiore
a
quello
medio
e
ordinario
praticato
per
terre
di
pari
valore
e
reddito
nella
zona
.
È
però
doveroso
che
gli
uffici
distrettuali
delle
imposte
dirette
siano
messi
sull
'
avviso
,
affinché
non
assumano
,
quale
base
degli
accertamenti
dei
redditi
degli
affittuari
,
il
canone
da
questi
corrisposto
al
proprietario
del
fondo
in
quanto
il
reddito
imponibile
deve
spesso
ritenersi
valutabile
in
ragione
inversa
all
'
elevatezza
del
canone
stesso
.
A
canone
basso
e
particolarmente
favorevole
corrisponde
di
solito
un
reddito
agrario
dell
'
affittuario
più
alto
;
a
quello
elevato
e
sfavorevole
corrisponde
invece
un
reddito
imponibile
più
basso
(
Revel
,
pp
.
3436
)
.
La
norma
rimase
invariata
nonostante
le
critiche
venute
fuori
durante
le
discussioni
nelle
commissioni
legislative
dei
due
rami
del
parlamento
.
L
'
on
.
Brizi
,
relatore
della
commissione
della
Camera
rilevò
la
disparità
del
metodo
di
accertamento
,
obbiettivo
e
catastale
per
i
redditi
agrari
dei
coltivatori
diretti
e
dei
mezzadri
e
soggettivo
e
mobiliare
per
i
fittaioli
,
dei
quali
i
minori
non
sono
preparati
a
sostenere
l
'
incerta
discussione
con
gli
agenti
fiscali
;
esenti
i
primi
e
tassati
i
secondi
per
il
reddito
del
lavoro
proprio
e
dei
componenti
la
famiglia
(ibid.,
pp
.
6061
)
.
Il
ministro
ribadì
i
concetti
esposti
nella
pagina
sopra
riportata
;
ma
la
sottocommissione
senatoria
,
poco
persuasa
,
si
fece
eco
delle
proteste
degli
agricoltori
e
soprattutto
della
federazione
dei
fittaioli
contro
il
trattamento
differenziale
;
ed
a
proposito
dei
guadagni
di
congiuntura
i
quali
possono
essere
lucrati
dal
grande
fittaiolo
industriale
,
osservò
che
«
ci
sono
vastissime
zone
d
'
Italia
e
specialmente
del
Mezzogiorno
,
in
cui
è
molto
diffusa
la
piccola
affittanza
,
dove
il
lavoro
viene
personalmente
eseguito
dal
fittaiolo
»
(ibid.,
p
.
65
)
,
proponendo
perciò
che
all
'
imposta
di
ricchezza
mobile
rimanessero
assoggettati
solo
i
redditi
realizzati
dai
fittaioli
di
fondi
rustici
che
non
fossero
coltivatori
diretti
.
Il
ministro
non
disconobbe
la
equità
delle
argomentazioni
oppostegli
e
promise
di
tenerne
conto
ad
occasione
della
revisione
della
legge
d
'
imposta
sui
redditi
mobiliari
la
quale
dichiarò
essere
allo
studio
.
Frattanto
,
non
potendosi
d
'
un
tratto
applicare
il
nuovo
sistema
di
tassazione
dei
redditi
agrari
,
sarebbe
stato
scorretto
esentare
i
fittaioli
dall
'
imposta
sul
reddito
del
lavoro
proprio
e
della
famiglia
quando
i
proprietari
ed
i
mezzadri
temporaneamente
,
fino
al
compimento
della
revisione
degli
estimi
fondiari
,
vi
sarebbero
stati
soggetti
.
In
conclusione
,
sembra
che
,
ad
estimi
riveduti
ed
a
imposta
mobiliare
riformata
,
il
sistema
,
in
ossequio
ad
esplicito
voto
del
Senato
,
accettato
dal
ministro
,
sarà
il
seguente
:
I
)
i
proprietari
diretti
coltivatori
,
i
mezzadri
ed
i
coloni
parziari
saranno
tassati
col
metodo
catastale
e
con
esclusione
del
reddito
di
lavoro
manuale
;
2
)
il
reddito
dei
fittaioli
se
anche
dovrà
ancora
essere
tassato
con
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
dovrà
essere
valutato
al
netto
dal
reddito
di
lavoro
,
sia
che
questo
sia
prestato
da
salariati
,
ovvero
dallo
stesso
fittaiolo
coltivatore
diretto
e
dai
componenti
la
sua
famiglia
;
3
)
il
reddito
dei
fittaioli
,
anche
se
valutato
in
contradditorio
con
i
procuratori
all
'
imposta
di
ricchezza
mobile
,
dovrà
essere
determinato
sulla
base
del
reddito
agrario
catastale
,
pur
con
le
variazioni
suggerite
da
circostanze
particolari
e
di
congiuntura
.
139
.
Quando
i
voti
ora
elencati
come
secondo
e
terzo
saranno
tradotti
in
norma
legislativa
,
la
differenza
fra
il
trattamento
fiscale
dei
fittaioli
e
quello
degli
altri
coltivatori
agricoli
si
ridurrà
:
-
-
in
primo
luogo
,
al
diverso
collocamento
dei
primi
nelle
finche
dell
'
imposta
mobiliare
e
dei
secondi
in
quelle
della
imposta
terriera
.
Che
è
differenza
la
quale
non
varrà
la
pena
sia
serbata
in
vita
per
se
stessa
,
trattandosi
di
mera
disputa
di
inquadramento
in
questo
o
quell
'
ordine
burocratico
;
-
-
in
secondo
luogo
,
alla
diversa
gravezza
del
tributo
,
probabilmente
più
pesante
quello
sui
fittaioli
.
Ma
neanche
questa
differenza
meriterà
di
essere
osservata
;
ché
il
più
leggero
gravame
dei
proprietari
coltivatori
diretti
e
mezzadri
sarà
di
gran
lunga
compensato
dalla
realità
dell
'
imposta
agraria
,
e
quindi
dalla
sua
generalità
,
dalla
mancata
esenzione
dei
minimi
e
dalla
maggiore
facilità
della
sovraimposizione
a
favore
degli
enti
locali
;
-
-
diguisaché
la
sola
sostanziale
differenza
per
la
quale
potrà
in
avvenire
essere
spiegato
il
mantenimento
dell
'
incongruo
metodo
della
tassazione
mobiliare
per
i
redditi
agrari
dei
soli
fittaioli
,
sarà
la
speranza
di
colpire
talun
reddito
che
,
si
dice
,
solo
i
fittaioli
ottengono
in
più
di
quello
ottenuto
dai
proprietari
coltivatori
diretti
.
Cotal
reddito
sarebbe
,
a
detta
del
ministro
proponente
,
tratto
dal
maggior
capitale
di
esercizio
del
fittaiolo
in
confronto
a
quello
consueto
per
il
proprietario
coltivatore
diretto
:
Il
capitale
d
'
esercizio
,
-
-
riproduco
di
nuovo
le
parole
medesime
del
testo
ministeriale
-
-
rappresenta
per
il
proprietario
un
accessorio
,
a
cui
questi
ricorre
nella
misura
minima
sufficiente
a
garantirgli
il
massimo
reddito
dominicale
del
proprio
capitale
fondiario
,
che
è
per
esso
il
principale
;
ed
egli
pertanto
farà
ricorso
ad
un
capitale
fondiario
di
terze
persone
,
mediante
l
'
affitto
,
nella
misura
minima
consentita
del
massimo
sfruttamento
economico
del
proprio
capitale
d
'
esercizio
(
Revel
,
p
.
35
)
.
Dalla
quale
argomentazione
si
dedurrebbe
che
,
essendo
i
due
criteri
di
sfruttamento
del
capitale
d
'
esercizio
situati
ai
poli
estremi
della
convenienza
economica
,
e
dovendo
l
'
amministrazione
catastale
assumere
,
a
base
del
calcolo
del
reddito
agrario
,
la
quantità
del
capitale
d
'
esercizio
impiegata
ordinariamente
nella
zona
dai
proprietari
coltivatori
diretti
,
rimarrebbe
immune
dall
'
imposta
quella
maggior
quantità
che
nella
stessa
zona
fosse
ordinariamente
impiegata
dai
fittaioli
.
La
illazione
sembra
in
se
stessa
infondata
,
ché
il
criterio
della
ordinarietà
impone
di
tener
conto
di
quei
metodi
colturali
e
di
quei
mezzi
di
produzione
che
ordinariamente
sono
osservati
ed
impiegati
nella
zona
agraria
,
né
le
istruzioni
distinguono
affatto
fra
una
ordinarietà
dei
proprietari
coltivatori
diretti
ed
un
'
altra
dei
fittaioli
.
Se
in
una
regione
agraria
come
nella
bassa
lombarda
domina
la
conduzione
ad
affitto
,
i
metodi
ed
i
capitali
dei
fittaioli
dànno
il
tono
all
'
intiera
economia
agricola
.
Le
aziende
tipiche
scelte
per
lo
studio
dei
redditi
saranno
ivi
aziende
condotte
da
fittaioli
;
ed
il
reddito
agrario
ivi
determinato
sarà
non
quello
proprio
dei
pochi
proprietari
coltivatori
diretti
ma
quello
dei
molti
fittaioli
.
Ed
è
risultato
massimamente
utile
del
catasto
che
i
proprietari
coltivatori
diretti
,
se
infingardi
,
siano
stimolati
anzi
punti
a
progredire
dall
'
alta
valutazione
che
del
loro
reddito
dominicale
ed
agrario
-
-
di
amendue
,
badisi
,
e
non
solo
del
secondo
-
-
si
faccia
sulla
base
dei
più
progrediti
,
ma
ordinari
,
metodi
ed
investimenti
accolti
dai
fittaioli
.
L
'
infondatezza
della
illazione
fa
dubitare
dell
'
argomentazione
,
da
cui
essa
è
dedotta
.
La
quale
invero
appare
incomprensibile
.
Perché
invero
proprietario
coltivatore
diretto
e
fittaiolo
dovrebbero
seguire
due
regole
diverse
nell
'
investimento
dei
capitali
?
Si
parta
dalla
premessa
che
in
ambi
i
casi
si
voglia
accertare
il
reddito
,
sia
dominicale
come
agrario
,
il
quale
può
essere
conseguito
nell
'
ipotesi
di
ordinarietà
.
Certo
può
farsi
ipotesi
diversa
;
e
supporre
che
per
il
proprietario
coltivatore
diretto
si
tratti
di
conseguire
il
reddito
ordinario
e
per
il
fittaiolo
un
reddito
superiore
all
'
ordinario
.
Ma
anche
questa
ipotesi
si
riduce
all
'
altra
col
semplice
avvedimento
di
scindere
il
più
vistoso
reddito
del
fittaiolo
in
due
parti
,
il
reddito
ordinario
e
l
'
eccedenza
.
Per
ora
occupiamoci
solo
del
reddito
ordinario
.
Esiste
una
sola
combinazione
di
fattori
produttivi
,
terra
istrutta
,
capitale
d
'
esercizio
,
lavoro
direttivo
e
lavoro
manuale
,
la
quale
sia
capace
di
produrre
«
quel
»
reddito
ordinario
.
Non
si
vede
alcun
motivo
plausibile
per
il
quale
sia
il
proprietario
coltivatore
diretto
sia
il
fittaiolo
abbiano
convenienza
ad
impiegare
meno
o
più
di
quella
combinazione
di
fattori
,
ché
essi
scemerebbero
nell
'
un
caso
il
reddito
od
impiegherebbero
nel
secondo
inutilmente
quantità
addizionali
di
fattori
produttivi
.
Perché
l
'
uno
o
l
'
altro
dovrebbero
seguire
una
condotta
illogica
e
perché
soprattutto
il
legislatore
dovrebbe
supporla
?
140
.
Quindi
,
la
disputa
si
riduce
all
'
altra
,
se
convenga
usare
,
per
i
soli
fittaioli
,
un
metodo
di
accertamento
,
il
quale
valga
a
colpire
gli
extra
redditi
,
che
solo
essi
,
si
allega
,
conseguono
.
I
sovraredditi
sarebbero
di
diverse
specie
ed
il
ministro
ne
elenca
esplicitamente
due
ed
implicitamente
,
come
si
disse
or
ora
,
un
'
altra
.
La
prima
è
il
sovrareddito
derivante
da
coltivazione
di
rapina
(
cfr
.
sopra
§
50
)
,
la
quale
non
avvantaggia
mai
il
proprietario
,
ma
può
arrecare
lucro
al
fittaiolo
.
Ho
discusso
dianzi
(
§
76
)
il
quesito
,
giungendo
alla
conclusione
che
il
mezzo
fiscale
sia
strumento
disadatto
al
raggiungimento
del
fine
della
tutela
delle
risorse
nazionali
.
141
.
La
seconda
è
il
sovrareddito
derivante
dal
favore
di
fitti
più
lievi
di
quelli
medii
ed
ordinari
praticati
nella
zona
.
Sembra
che
non
sia
da
escludersi
l
'
ipotesi
contraria
di
sottoredditi
a
cagion
di
canoni
di
fitti
superiori
all
'
ordinario
;
e
la
relazione
ministeriale
sembra
ammettere
che
,
come
nel
primo
caso
gli
affittuari
dovrebbero
essere
tassati
sul
sovrareddito
,
nel
secondo
caso
dovrebbe
il
loro
reddito
ridursi
al
disotto
dell
'
ordinario
di
quanto
è
l
'
importo
del
sottoreddito
di
cui
soffrono
.
Suppongasi
che
la
rendita
imponibile
dominicale
,
che
è
quantità
uguale
al
fitto
o
valor
locativo
depurato
e
corretto
,
sia
di
1000
lire
per
ettaro
e
che
il
reddito
agrario
ordinario
sia
uguale
esso
pure
a
1000
lire
.
Nel
caso
del
proprietario
diretto
coltivatore
queste
sarebbero
le
quantità
accertate
e
tassate
ai
fini
delle
due
imposte
fondiaria
ed
agraria
.
Nel
caso
di
fitto
il
proprietario
pagherebbe
l
'
imposta
sulla
rendita
dominicale
di
1000
lire
.
Se
il
canone
di
fitto
è
esso
pure
di
1000
lire
,
epperciò
uguale
al
reddito
agrario
ordinario
,
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
colpisce
il
fittaiolo
su
1000
lire
e
non
sorge
alcun
problema
.
Nell
'
uno
e
nell
'
altro
caso
le
due
imposte
(
quella
unificata
fondiaria
ed
agraria
nel
caso
della
conduzione
diretta
,
ovvero
le
due
imposte
separate
fondiaria
e
di
ricchezza
mobile
nel
caso
dell
'
affittanza
)
colpiscono
1000+1000=2000
lire
,
non
lasciando
immune
alcuna
parte
del
reddito
totale
del
fondo
,
che
è
per
l
'
appunto
di
2000
lire
e
non
eccedendo
col
tassare
più
delle
2000
lire
.
Soddisfa
alla
esigenza
di
non
tassare
né
più
né
meno
del
totale
dei
due
redditi
dominicale
ed
agrario
la
tesi
che
vorrebbe
colpito
coll
'
imposta
di
ricchezza
mobile
l
'
intero
reddito
del
fittaiolo
quando
questo
,
invece
della
quantità
normale
1000
,
giunga
a
1300
lire
,
perché
costui
paga
,
per
errore
od
altra
causa
,
un
fitto
inferiore
per
300
lire
a
quello
normale
?
Evidentemente
no
.
Invero
il
proprietario
seguita
a
pagare
l
'
imposta
fondiaria
sul
reddito
dominicale
di
1000
lire
,
nonostante
egli
riscuota
un
fitto
di
sole
700
lire
;
ma
il
fittaiolo
dovrebbe
pagare
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
su
tutte
le
1300
lire
che
gli
restano
.
Il
totale
del
reddito
imponibile
risulta
di
lire
2300
,
laddove
in
realtà
esso
è
di
sole
2000
lire
.
Vi
è
peccato
di
doppia
imposizione
per
l
'
ammontare
di
300
lire
.
Suppongasi
che
l
'
errore
sia
a
vantaggio
del
proprietario
e
che
questi
riceva
un
fitto
di
1300
lire
,
invece
di
quello
normale
,
uguale
alla
rendita
imponibile
di
lire
1000
.
Il
proprietario
,
ciononostante
,
continua
ad
assolvere
l
'
imposta
fondiaria
sulla
invariabile
rendita
dominicale
di
lire
1000
.
Il
fittaiolo
,
il
quale
,
pagando
un
fitto
eccessivo
di
lire
1300
,
vede
ridotto
il
suo
reddito
industriale
agrario
a
lire
700
,
ha
ragione
di
pagare
e
,
non
essendovi
motivo
di
usare
due
pesi
e
due
misure
(
Revel
,
p
.
36
,
nota
2
)
,
effettivamente
paga
su
700
lire
.
Qui
il
reddito
imponibile
è
di
1000+700=1700
lire
,
che
è
somma
inferiore
al
reddito
totale
del
fondo
di
1000
reddito
fondiario
più
1000
reddito
agrario
=2000
lire
;
e
si
ha
,
con
danno
per
la
finanza
,
mancamento
di
imposta
per
l
'
ammontare
di
300
lire
.
Il
peccato
di
doppia
imposizione
nell
'
un
caso
partorisce
il
vizio
di
mancamento
di
imposta
nell
'
altro
caso
;
e
sono
amendue
da
schivarsi
.
Schivandoli
si
procaccia
anche
il
vantaggio
della
collettività
,
la
quale
è
avvantaggiata
quando
il
proprietario
consapevole
di
continuare
a
pagare
l
'
imposta
fondiaria
su
tutte
le
1000
lire
della
sua
rendita
dominicale
si
sforza
di
non
lasciar
ridurre
il
fitto
al
disotto
di
quella
cifra
;
e
quando
il
fittaiolo
,
sapendo
di
dover
seguitare
a
pagare
l
'
imposta
su
tutte
le
1000
lire
del
reddito
agrario
catastale
,
si
sforza
di
non
elevare
il
fitto
da
lui
pagato
al
di
sopra
del
normale
.
Le
rendite
da
errore
di
fissazione
del
canone
di
fitto
,
turbano
a
volta
a
volta
l
'
economia
del
proprietario
o
quello
del
fittaiuolo
,
alienando
il
primo
dalla
buona
conservazione
del
fondo
e
inducendo
il
secondo
a
coltivazioni
di
rapina
;
epperciò
deve
essere
lodato
il
metodo
,
il
quale
osserva
la
giusta
bilancia
oggettiva
tra
i
due
redditi
,
ed
è
dannabile
quello
,
il
quale
si
industria
a
tassare
la
rendita
e
ad
esentare
la
sottorendita
da
errore
.
142
.
La
terza
specie
di
sovraredditi
fu
dichiarata
dal
ministro
quando
,
affermando
che
i
fittaioli
usano
sfruttare
al
massimo
il
proprio
capitale
di
esercizio
,
implicitamente
suppose
che
essi
,
oltre
il
reddito
agrario
ordinario
dei
proprietari
coltivatori
diretti
,
conseguano
un
sovrareddito
dovuto
al
miglior
impiego
del
lavoro
e
del
capitale
nell
'
impresa
da
essi
condotta
.
Ho
discusso
nel
presente
saggio
il
problema
,
giungendo
(
cfr
.
§
§
7880
)
alla
conclusione
che
la
tassazione
dei
sovraredditi
da
miglior
utilizzazione
dei
fattori
produttivi
,
che
vuol
dire
da
iniziative
coraggiose
,
da
perizia
tecnica
,
da
educazione
ereditaria
,
da
genio
amoroso
per
la
terra
,
sia
condannabile
perché
contraria
all
'
interesse
della
collettività
ed
insieme
a
quello
della
finanza
.
Nulla
debbo
aggiungere
alle
cose
allora
osservate
;
sicché
,
per
la
mancanza
di
ogni
ragionato
fondamento
teorico
e
pratico
,
acquista
forza
l
'
augurio
formulato
dal
Serpieri
,
a
nome
della
Commissione
censuaria
centrale
,
che
presto
si
giunga
alla
totale
sostituzione
dell
'
imposta
di
ricchezza
mobile
sul
reddito
dei
fittaioli
con
l
'
imposta
sul
reddito
agrario
a
base
catastale
.
143
.
È
probabile
,
del
resto
,
che
il
punto
della
particolare
intensità
dei
capitali
impiegati
dai
fittaioli
abbia
stretta
attinenza
e
debba
risolversi
nell
'
altro
dei
limiti
fra
il
reddito
«
agrario
»
,
che
la
nuova
legge
assoggetta
in
gran
parte
ed
è
augurabile
che
presto
debba
essere
assoggettato
per
tutti
,
compresi
i
fittaioli
,
ad
imposta
secondo
il
metodo
catastale
ed
il
reddito
«
industriale
»
ottenuto
con
la
trasformazione
di
prodotti
della
terra
.
È
l
'
antica
questione
:
reddito
terriero
quello
ottenuto
dalla
produzione
del
vino
,
pur
se
conciato
come
il
marsala
;
reddito
industriale
quello
ottenuto
dalla
ulteriore
trasformazione
del
vino
in
liquori
o
da
speciali
manipolazioni
nelle
quali
la
concia
,
come
per
il
vermut
,
acquista
importanza
preponderante
.
Ma
la
linea
di
distinzione
fra
l
'
agrario
e
l
'
industriale
fu
mai
sempre
incerta
ed
oscillante
fin
da
quando
il
criterio
dominante
di
distinzione
era
l
'
eccesso
sulla
capacità
produttiva
del
fondo
.
Erano
nate
incongruenze
diverse
:
agrario
il
reddito
da
vino
prodotto
con
uve
del
fondo
,
ed
industriale
quello
da
vino
ottenuto
con
uve
acquistate
?
E
se
il
proprietario
,
in
annate
avverse
,
acquista
una
qualche
uva
forestiera
per
correggere
le
proprie
calanti
di
gradazione
zuccherina
?
Agrario
il
reddito
da
miele
di
api
,
le
quali
pascolano
su
fiori
situati
nel
fondo
proprio
ed
industriale
quello
da
miele
prodotto
da
api
avventurose
?
Quale
e
da
chi
accertato
il
limite
dei
chilometri
consentiti
al
vagabondaggio
mellifero
?
Agrario
il
reddito
della
stalla
fornita
di
fieno
proprio
;
ed
industriale
quello
della
stalla
dove
sono
introdotti
mangimi
speciali
estranei
al
fondo
o
dalla
quale
il
bestiame
esce
alla
buona
stagione
per
andar
ad
estatare
sulle
Alpi
o
sugli
Appennini
?
Fu
osservato
che
la
tecnica
agricola
consiglia
spesso
agli
agricoltori
di
integrare
i
prodotti
ottenuti
nel
fondo
,
sia
per
la
manipolazione
,
sia
per
l
'
alimentazione
del
bestiame
,
con
prodotti
o
sostanze
importate
dal
di
fuori
;
e
questa
è
divenuta
pratica
ordinaria
,
dalla
quale
è
impossibile
fare
astrazione
nella
determinazione
catastale
dei
redditi
dominicale
ed
agrario
.
Sicché
l
'
art
.
30
della
legge
8
giugno
1936
,
n
.
1831
,
affermando
essere
parte
del
reddito
agrario
«
anche
i
redditi
che
,
dopo
la
prima
manipolazione
dei
prodotti
agricoli
,
sono
realizzati
con
manipolazioni
e
lavorazioni
successive
»
escludeva
invece
il
reddito
di
quelle
operazioni
«
che
rappresentino
una
industria
diversa
dal
normale
ciclo
produttivo
agrario
secondo
i
principî
o
entro
i
limiti
della
tecnica
che
lo
governa
»
.
Qui
si
vede
una
prima
formulazione
del
sistema
corretto
il
quale
dovrà
essere
accolto
ad
integrar
l
'
edificio
logico
che
or
si
costruisce
.
Il
punto
decisivo
della
contesa
non
è
il
successo
particolare
dell
'
imprenditore
,
chiunque
egli
sia
,
proprietario
coltivatore
diretto
o
fittaiolo
;
non
è
l
'
eccedenza
del
suo
reddito
su
quello
normale
.
Se
l
'
imprenditore
agricolo
ottiene
eccedenze
di
reddito
anche
notabili
entro
i
limiti
dell
'
industria
agraria
,
l
'
eccedenza
,
per
la
indole
propria
del
metodo
catastale
,
è
esclusa
dall
'
imposta
,
sinché
essa
non
si
sia
generalizzata
e
,
divenuta
ordinaria
,
faccia
parte
,
ad
occasione
della
prima
lustrazione
,
dell
'
imponibile
fondiario
od
agrario
.
Se
invece
l
'
imprenditore
va
al
di
là
del
normale
ciclo
produttivo
agrario
ed
,
in
connessione
colla
impresa
agraria
,
dà
origine
ad
un
'
impresa
industriale
,
il
reddito
di
questa
è
mobiliare
e
deve
essere
accertato
secondo
i
criteri
proprii
della
imposta
mobiliare
.
Se
anche
per
l
'
imposta
di
ricchezza
mobile
verrà
,
come
fa
prognosticare
(
Revel
,
p
.
32
)
la
relazione
ministeriale
,
accolto
il
principio
dell
'
accertamento
periodico
del
«
reddito
presumibilmente
percepito
in
una
situazione
ordinaria
e
normale
»
,
l
'
imprenditore
,
sia
proprietario
o
fittaiolo
,
di
industrie
agricole
sarà
tassato
solo
sul
suo
reddito
ordinario
;
se
invece
continuerà
a
valere
il
criterio
dell
'
accertamento
del
reddito
effettivo
,
anche
gli
eventuali
sovraredditi
individuali
dovranno
essere
caso
per
caso
accertati
e
tassati
.
Quel
che
qui
importa
di
affermare
è
il
canone
secondo
cui
si
deve
guardare
non
all
'
altezza
del
reddito
,
ma
all
'
indole
tecnica
delle
operazioni
compiute
per
distinguere
tra
agricoltura
ed
industria
.
Un
margine
di
arbitrio
rimane
pur
sempre
nel
distinguere
;
ma
può
essere
,
senza
intollerabile
offesa
alla
equità
tributaria
,
eliminato
con
espedienti
empirici
,
dei
quali
uno
è
,
a
cagion
di
esempio
,
quello
per
cui
si
considera
agraria
la
vinificazione
sino
a
che
la
percentuale
delle
uve
o
dei
mosti
forestieri
usati
ad
intento
correttivo
non
superi
il
30
per
cento
della
massa
totale
vinificata
ed
industriale
quella
in
cui
le
materie
prime
per
vinificazione
o
concia
superino
quella
percentuale
.
Non
pare
impossibile
che
uomini
periti
rappresentanti
dei
ceti
interessati
e
della
finanza
giungano
a
concordare
criteri
adatti
alle
singole
industrie
ed
atti
a
risolvere
le
questioni
eventuali
di
attribuzione
all
'
uno
o
all
'
altro
ramo
,
agrario
od
industriale
,
della
attività
umana
.
144
.
L
'
imposta
agraria
-
-
di
quella
dominicale
non
occorre
discorrere
essendo
pacifico
che
essa
debba
essere
iscritta
al
nome
del
proprietario
od
usufruttuario
od
utilista
del
fondo
-
-
al
nome
di
chi
deve
essere
iscritta
?
Alla
domanda
,
si
era
nel
testo
(
§
§
8689
)
risposto
riconoscendo
l
'
opportunità
della
iscrizione
,
in
principio
,
al
nome
del
proprietario
,
salvo
l
'
obbligo
a
questi
di
denunciare
per
tempo
il
nome
del
fittaiolo
o
mezzadro
da
iscrivere
,
in
vece
sua
,
per
l
'
imposta
agraria
.
Prevalse
il
criterio
della
massima
semplicità
e
comodità
per
la
finanza
e
fu
ordinato
che
«
l
'
imposta
sia
dovuta
dal
proprietario
o
possessore
del
fondo
,
salvo
il
diritto
della
rivalsa
verso
coloro
che
partecipano
nella
ripartizione
del
reddito
stesso
»
(
art
.
6
del
R.D.L.
4
aprile
1939
)
.
Dinnanzi
alla
commissione
legislativa
della
Camera
il
relatore
Brizi
si
contentò
di
dire
che
all
'
uopo
«
dovranno
provvedere
opportunamente
le
pattuizioni
sindacali
»
.
Ma
nella
commissione
senatoria
fu
proposto
si
sopprimesse
l
'
accenno
al
diritto
di
rivalsa
e
l
'
iscrizione
a
ruolo
avvenisse
direttamente
al
nome
«
di
coloro
che
partecipano
alla
ripartizione
del
reddito
stesso
,
in
proporzione
del
rispettivo
reddito
»
.
Il
ministro
respinse
la
proposta
«
per
ragioni
tecniche
,
cioè
per
l
'
impossibilità
di
determinare
caso
per
caso
le
quote
del
colono
e
del
proprietario
.
Infatti
non
tutti
i
contratti
di
colonia
parziaria
sono
a
metà
e
l
'
entità
delle
quote
costituisce
un
rapporto
interno
tra
i
due
partecipanti
al
reddito
»
;
ed
,
avendo
il
senatore
Sarrocchi
proposto
di
sostituire
le
parole
«
salvo
il
diritto
di
rivalsa
»
con
quelle
più
proprie
«
con
diritto
di
rivalsa
»
,
l
'
emendamento
,
meramente
formale
,
fu
approvato
.
145
.
La
disputa
non
ha
importanza
sostanziale
in
prima
approssimazione
.
Chiunque
sia
il
contribuente
legale
dell
'
imposta
agraria
e
del
resto
di
qualunque
altra
imposta
,
questa
si
distribuisce
di
fatto
a
seconda
del
gioco
dei
prezzi
dei
diversi
fattori
produttivi
sul
mercato
.
L
'
imposta
è
uno
dei
tanti
fattori
i
quali
intervengono
a
determinare
l
'
equilibrio
dei
prezzi
sul
mercato
.
In
sua
assenza
,
i
prezzi
dei
fattori
terra
istrutta
,
capitale
d
'
esercizio
,
lavoro
direttivo
e
lavoro
manuale
sono
tali
e
tali
;
in
sua
presenza
non
solo
i
prezzi
dei
medesimi
fattori
ma
anche
il
prezzo
dei
fattori
estranei
al
fondo
e
quello
dei
prodotti
del
fondo
variano
,
tutti
o
alcuni
di
essi
,
nella
misura
necessaria
a
determinare
un
nuovo
equilibrio
.
Ho
affermato
altrove
,
che
nella
ipotesi
di
stato
perfetto
l
'
imposta
ottima
-
-
e
tali
,
a
parer
mio
,
sarebbero
,
ove
ad
esse
si
arrecassero
ancora
le
lievi
modificazioni
segnalate
sopra
,
le
due
imposte
fondiaria
ed
agraria
-
-
non
grava
su
nessuno
dei
partecipanti
al
prodotto
,
ma
anzi
cresce
,
in
misura
variabile
,
come
comanda
l
'
equilibrio
del
mercato
,
il
reddito
di
ognuno
di
essi
.
Nell
'
ipotesi
di
imposte
non
ottime
e
di
stati
non
perfetti
l
'
imposta
si
distribuirà
variabilmente
sui
proprietari
,
fittaioli
,
coloni
,
lavoratori
manuali
,
venditori
di
fattori
produttivi
estranei
al
fondo
e
compratori
e
consumatori
di
prodotti
del
fondo
in
quella
misura
che
sarà
necessaria
a
consentire
il
formarsi
di
un
nuovo
equilibrio
dei
prezzi
,
tenuto
conto
della
elasticità
della
curva
di
domanda
e
di
offerta
di
ognuno
dei
fattori
produttivi
e
dei
prodotti
che
intervengono
su
quel
mercato
.
146
.
La
conclusione
ci
potrebbe
consigliare
all
'
indifferenza
di
fronte
a
qualunque
distribuzione
legale
dell
'
imposta
,
se
dalla
indifferenza
non
ci
distogliessero
parecchie
considerazioni
dalle
quali
l
'
economista
puro
usa
,
ragionevolmente
,
astrarre
.
In
primo
luogo
l
'
imposta
ha
tendenza
a
fissarsi
;
almeno
temporaneamente
,
sul
contribuente
legale
.
Là
dove
la
legge
o
la
consuetudine
fissa
le
remunerazioni
dei
partecipanti
al
prodotto
,
e
ciò
accade
massimamente
nelle
conduzioni
a
mezzadria
od
a
colonia
parziaria
,
come
potrebbe
il
proprietario
,
a
cui
venga
addossato
,
senza
diritto
di
rivalsa
,
l
'
imposta
agraria
,
rimbalzarla
sul
mezzadro
?
Le
quote
della
metà
o
del
terzo
sono
fissate
dalla
consuetudine
e
sono
inviolabili
.
Il
proprietario
,
il
quale
tentasse
di
mutarle
,
andrebbe
incontro
a
commenti
ostili
e
sarebbe
disertato
dai
contadini
rispettosi
di
sé
e
buoni
lavoratori
.
Di
qui
l
'
importanza
della
clausola
del
diritto
alla
rivalsa
,
intesa
a
facilitare
una
transazione
che
il
legislatore
ritiene
sia
conforme
alla
realtà
economica
,
come
definita
dianzi
,
o
all
'
archetipo
della
giusta
distribuzione
dei
carichi
pubblici
che
egli
si
è
prefisso
di
conseguire
.
Ma
nemmeno
quella
clausola
basta
;
e
là
dove
è
possibile
,
come
ritengo
sia
nella
più
parte
dei
casi
,
senza
apprezzabile
scomodo
per
la
finanza
(
cfr
.
nel
testo
il
§
89
)
,
è
bene
che
la
tassazione
avvenga
a
nome
del
fittaiuolo
o
mezzadro
o
colono
,
ad
evitare
il
rancore
privato
che
si
attacca
a
colui
il
quale
si
faccia
o
sia
costretto
a
farsi
esattore
di
imposta
per
conto
dello
stato
.
Il
contadino
si
rassegna
a
recarsi
a
pagare
il
balzello
all
'
ufficio
dell
'
esattore
;
si
ribella
,
come
a
sopruso
privato
,
a
rimborsarne
l
'
ammontare
,
anche
minore
,
al
proprietario
.
Se
si
può
,
è
bene
evitare
il
diffondersi
di
siffatti
sentimenti
di
odio
fra
classi
costrette
a
continui
rapporti
vicendevoli
di
dare
e
di
avere
.
È
vero
che
,
salvo
il
caso
della
conduzione
ad
affitto
,
nel
quale
tutta
l
'
imposta
agraria
spetta
al
fittaiolo
,
nei
casi
di
mezzadria
e
di
colonia
parziaria
la
imposta
dovrebbe
essere
ripartita
fra
proprietario
e
mezzadro
in
quote
variabili
,
praticamente
tutta
sul
mezzadro
dove
questi
conferisca
tutte
le
scorte
vive
e
morte
e
l
'
opera
del
proprietario
si
limiti
alla
vigilanza
dominicale
,
ovvero
metà
sull
'
uno
e
sull
'
altro
,
ove
le
scorte
siano
di
proprietà
comune
e
la
vigilanza
del
proprietario
o
fattore
sia
assidua
e
precisa
.
Anche
in
tal
caso
,
la
rivalsa
dal
mezzadro
sul
proprietario
di
metà
del
carico
è
socialmente
più
agevole
e
moralmente
meno
risentita
di
quanto
non
sia
la
procedura
inversa
.
Parrebbe
colpevole
di
sopruso
agli
occhi
di
tutti
il
proprietario
il
quale
alla
resa
dei
conti
si
rifiutasse
alla
dovuta
rivalsa
.
147
.
Più
della
ragion
di
superamento
di
attrito
ora
discorsa
,
vale
,
a
decidere
il
punto
,
la
ragion
politica
.
Nell
'
epoca
nostra
è
diffusa
la
convinzione
che
le
imposte
debbano
essere
ripartite
in
proporzione
del
reddito
dei
singoli
;
e
trattandosi
,
come
è
vero
per
le
due
imposte
fondiaria
ed
agraria
di
cui
si
discorre
,
di
imposte
reali
,
la
convinzione
vuol
dire
che
i
contribuenti
debbono
pagare
in
ragion
proporzionale
al
proprio
reddito
.
Questa
è
convinzione
politica
e
non
economica
.
Nel
gran
tramestio
dei
prezzi
sul
mercato
,
nel
gran
gioco
delle
forze
economiche
,
chissà
mai
dove
quelle
povere
imposte
andranno
a
finire
e
chissà
se
non
si
attui
miracolosamente
l
'
ipotesi
di
stati
perfetti
e
di
imposte
ottime
e
perciò
le
imposte
non
vadano
a
finir
su
nessuno
!
Frattanto
,
è
d
'
uopo
che
si
ottemperi
al
comandamento
politico
che
chi
riceve
1000
cavi
egli
100
fuor
di
tasca
sua
e
chi
ha
100
cavi
10;
sia
perché
l
'
uno
vegga
che
anche
l
'
altro
fa
quel
che
egli
è
costretto
a
fare
,
sia
perché
amendue
ragionino
:
perché
i
100
ed
i
10
?
a
qual
fine
li
paghiamo
?
a
fin
buono
od
a
fin
malvagio
?
ed
a
chi
le
paghiamo
?
sono
costoro
onesti
amministratori
del
denaro
altrui
o
pessimi
malversatori
?
Può
darsi
che
le
domande
ora
poste
se
le
facciano
troppo
pochi
o
nessuno
;
ma
qui
si
scrive
facendo
l
'
ipotesi
che
il
legislatore
intenda
a
promuovere
l
'
educazione
politica
dei
cittadini
,
e
fra
le
condizioni
della
buona
educazione
è
il
sapere
quanto
e
perché
si
paghi
ed
il
pagare
direttamente
e
non
per
interposta
persona
.
Massime
che
non
possono
,
purtroppo
,
essere
osservate
sempre
ed
in
tutto
;
ché
il
leviatano
statale
moderno
ha
bisogno
in
ogni
paese
di
somme
di
denaro
tanto
enormi
,
da
non
poterle
ottenere
chiedendole
apertamente
ed
ha
d
'
uopo
ricorrere
ad
espedienti
,
come
le
imposte
sui
consumi
e
sugli
affari
,
delle
quali
talune
sono
in
verità
ottime
,
pur
difettando
del
requisito
della
consapevolezza
politica
.
Tanto
più
è
urgente
che
l
'
esigenza
della
consapevolezza
sia
soddisfatta
dovunque
la
si
possa
.
E
poiché
nella
imposta
agraria
è
possibile
soddisfarla
,
non
si
vede
la
ragione
per
la
quale
si
chiami
il
proprietario
a
pagare
un
'
imposta
con
cui
il
legislatore
intende
invece
percuotere
il
fattore
o
il
fittaiolo
o
il
mezzadro
od
il
colono
.
Capitolo
sesto
L
'
intervallo
di
franchigia
per
le
migliorie
148
.
Furono
chiarite
sopra
(
§
§
113
a
116
)
le
ragioni
per
le
quali
si
deve
lamentare
sia
obliterata
la
norma
del
lungo
intervallo
-
-
un
trentennio
-
-
fra
una
revisione
e
l
'
altra
degli
estimi
fondiari
ed
il
trentennio
sia
stato
ridotto
ad
un
quinquennio
.
Il
ritorno
ad
una
più
lunga
durata
dell
'
intervallo
di
franchigia
per
le
migliorie
,
vario
a
seconda
dell
'
indole
di
queste
,
fu
,
a
nome
della
Commissione
censuaria
centrale
,
oggetto
di
augurio
da
parte
di
Arrigo
Serpieri
.
Qualche
passo
su
questa
via
fu
già
compiuto
dal
legislatore
;
ad
esempio
,
quando
,
stabilita
in
cinque
anni
l
'
esenzione
per
la
vite
bassa
,
la
allungò
(
R
.
D
.
L
.
31
dicembre
1923
,
n
.
3071
)
a
10
anni
per
la
vite
alta
(
a
spalliera
,
maritata
ad
albero
o
appoggiata
a
grosso
palo
,
a
pergolato
,
a
raggi
o
simili
)
,
per
il
melo
e
il
pero
di
alto
fusto
(
oltre
m
1,40
)
,
per
il
ciliegio
,
l
'
albicocco
,
il
nocciolo
,
il
melograno
,
il
susino
,
il
nespolo
del
Giappone
,
il
kaki
,
il
frassino
da
manna
,
a
15
anni
per
gli
agrumi
,
il
mandorlo
,
il
gelso
di
alto
fusto
,
il
pistacchio
,
a
20
anni
per
il
castagno
da
frutto
,
il
noce
,
il
carrubo
,
il
pino
da
pinoli
,
il
sorbo
,
per
i
terreni
bonificati
sulle
paludi
e
sui
terreni
paludosi
(
R
.
D
.
30
dicembre
1923
,
n
.
3256
)
,
a
40
anni
(
15
se
cedui
)
per
i
boschi
di
alto
fusto
compresi
nei
perimetri
dei
bacini
montani
,
rimboschiti
dai
proprietari
.
149
.
La
discussione
non
verte
sul
punto
della
durata
della
esenzione
per
miglioramenti
,
sul
quale
tutti
sono
d
'
accordo
nel
ritenere
troppo
breve
il
quinquennio
oggi
stabilito
in
generale
e
necessario
mutarlo
in
tempo
più
lungo
,
che
dai
più
autorevoli
si
propende
a
ritenere
non
minore
del
ventennio
,
ma
sull
'
altro
se
giovi
di
più
a
promuovere
le
migliorie
agricole
il
metodo
,
che
possiamo
dir
«
generale
»
,
della
invariabilità
degli
estimi
per
x
anni
,
e
d
'
or
innanzi
dirò
per
trent
'
anni
riferendomi
alla
legge
fondamentale
del
1886
,
invariabilità
dovuta
al
divieto
di
revisione
degli
estimi
prima
di
una
certa
scadenza
,
ovvero
quello
«
particolare
»
concesso
per
numero
variabile
di
anni
ai
singoli
miglioramenti
,
più
o
meno
a
seconda
dell
'
importanza
ad
ognuno
assegnate
dal
legislatore
.
Un
confronto
giova
a
mettere
in
luce
le
caratteristiche
diverse
dei
due
metodi
.
150
.
La
prima
è
che
il
metodo
particolare
concede
l
'
esenzione
unicamente
al
maggior
reddito
dovuto
alle
migliorie
,
laddove
quello
generale
la
attribuisce
a
questo
ed
insieme
a
quello
derivante
dalle
variazioni
relative
dei
prezzi
intervenute
durante
il
trentennio
.
Il
Serpieri
vuole
siano
in
proposito
trascurate
le
variazioni
apparenti
di
prezzo
dovute
a
rivalutazioni
monetarie
,
delle
quali
agevolmente
si
può
tener
conto
con
opportune
variazioni
delle
aliquote
delle
imposte
,
e
le
oscillazioni
di
breve
durata
,
che
si
debbono
ritenere
conguagliate
nei
prezzi
medi
assunti
nei
calcoli
di
stima
.
Paiono
importanti
invece
le
variazioni
di
prezzi
reali
di
indole
permanente
;
le
quali
conducano
ad
una
mutazione
notabile
nel
ricavo
relativo
delle
varie
colture
(
crisi
cerealicola
la
quale
diminuisce
il
reddito
dei
seminativi
in
confronto
ai
prati
,
ai
vigneti
,
uliveti
,
ecc
.
;
rottura
del
trattato
colla
Francia
,
la
quale
scema
il
reddito
dei
vigneti
non
suscettivi
di
protezione
doganale
in
confronto
ai
seminativi
protetti
dal
dazio
sui
cereali
,
ecc
.
ecc
.
)
,
nel
reddito
di
un
ceto
agricolo
in
confronto
all
'
altro
(
aumento
dei
salari
,
che
cresce
la
remunerazione
dei
lavoratori
manuali
della
terra
in
confronto
alla
rendita
dominicale
)
,
nel
reddito
della
terra
in
confronto
al
reddito
delle
industrie
o
dei
commerci
.
La
fissità
trentennale
degli
estimi
sembra
scorretta
,
perché
costringe
coloro
i
cui
redditi
sono
scemati
a
pagare
eccessivo
tributo
in
confronto
a
coloro
i
cui
redditi
non
sono
diminuiti
.
Ma
un
'
analisi
più
attenta
conduce
invece
a
conclusioni
favorevoli
alla
fissità
trentennale
.
Scema
il
reddito
della
terra
,
per
variazione
dei
prezzi
sfavorevole
alle
derrate
agricole
e
favorevole
ai
manufatti
,
in
confronto
al
reddito
delle
industrie
?
Il
fenomeno
non
riguarda
i
rapporti
relativi
delle
rendite
dominicali
o
dei
redditi
agrari
;
ai
quali
soltanto
badano
gli
estimi
catastali
.
Il
problema
non
è
di
revisione
di
questi
estimi
,
bensì
di
variazione
del
carico
della
terra
in
confronto
a
quello
delle
industrie
;
ed
essa
si
consegue
col
maneggio
delle
aliquote
relative
dei
redditi
fondiario
agrari
e
dei
redditi
mobiliari
.
Parimenti
,
se
diminuiscono
le
rendite
dominicali
in
confronto
ai
redditi
agrari
,
od
ai
compensi
del
lavoro
,
non
giova
,
a
rimediare
al
vizio
,
mettere
in
subbuglio
gli
estimi
catastali
;
ma
può
giovare
una
riduzione
dell
'
aliquota
del
tributo
fondiario
ed
un
innalzamento
di
quella
per
i
redditi
agrari
.
Rimane
,
sola
rilevante
,
la
variazione
relativa
«
interna
»
dei
prezzi
e
dei
redditi
dominicali
o
di
quelli
agrari
a
profitto
od
a
danno
dei
terreni
cerealicoli
in
confronto
ai
prativi
od
ai
vitati
od
a
quelli
destinati
ad
altre
colture
.
Anche
qui
,
pare
grandemente
dubbia
la
opportunità
di
una
frequente
mutazione
degli
estimi
,
allo
scopo
di
porre
rimedio
alla
sperequazione
.
Ché
questa
è
temporanea
e
dipendente
in
notabil
parte
dalla
volontà
umana
.
Certamente
non
si
può
d
'
un
tratto
trascorrere
dalle
colture
arboree
(
viti
,
uliveti
,
agrumeti
)
a
quelle
sative
o
prative
.
Ma
non
sono
sempre
impossibili
consociazioni
di
colture
,
ad
es
.
,
negli
interfilari
;
e
la
maggior
diligenza
nelle
colture
redditizie
insieme
con
una
tal
quale
trascuraggine
in
quelle
divenute
poco
remunerative
fa
sì
che
si
possano
seguire
gli
allettamenti
dei
prezzi
variabili
.
Anzi
,
se
v
'
ha
connotato
proprio
dei
rustici
è
quello
di
badare
sin
troppo
ai
prezzi
.
Salgono
sul
mercato
le
stime
dei
porci
?
E
tutti
si
affannano
a
procurarsene
e
si
pagano
prezzi
assurdi
per
gli
allevi
.
Ribassano
?
E
gli
allevatori
non
riescono
a
collocare
a
nessun
conto
i
porcellini
da
latte
.
Le
variazioni
dalle
colture
sative
alle
prative
,
dal
frumento
al
granoturco
sono
agevoli
;
e
non
presentano
difficoltà
insormontabili
le
mutazioni
nei
rapporti
tra
le
colture
dei
seminativi
a
vicenda
.
La
fissità
delle
stime
catastali
sembra
qui
essere
vantaggiosa
;
ché
essa
,
tenendo
alto
il
tributo
sui
terreni
destinati
a
colture
divenute
meno
vantaggiose
,
spinge
i
coltivatori
a
cercare
nel
tempo
stesso
,
con
una
appropriata
mutazione
di
colture
,
l
'
aumento
di
reddito
e
la
diminuzione
relativa
del
peso
tributario
.
Anzi
,
se
ben
si
guarda
,
la
fissità
trentennale
delle
stime
adempie
anche
qui
al
suo
ufficio
essenziale
;
che
è
di
incoraggiare
le
migliorie
e
di
punire
gli
agricoltori
pigri
ed
inabili
.
Che
è
infatti
il
passaggio
dalla
coltura
passiva
o
poco
redditizia
ad
una
più
remunerativa
se
non
una
miglioria
agricola
,
la
quale
merita
di
essere
incoraggiata
col
mantenere
invariato
il
carico
tributario
?
e
questa
invariabilità
non
è
punizione
acconcia
per
l
'
agricoltore
tardo
a
scorgere
la
convenienza
di
scemare
o
abbandonare
una
coltura
poco
remunerativa
?
Questa
prima
differenza
tra
i
due
metodi
sembra
dunque
far
pendere
la
bilancia
a
favore
della
esenzione
generale
trentennale
,
la
quale
incoraggia
,
oltre
alle
migliorie
tecniche
,
che
l
'
altro
metodo
unicamente
contempla
,
anche
quelle
economiche
,
che
sono
condizione
e
premessa
di
quelle
tecniche
.
151
.
Il
metodo
generale
,
dirò
inoltre
con
le
parole
stesse
del
Serpieri
,
«
assicura
a
tutti
i
miglioramenti
,
di
qualunque
natura
essi
siano
,
l
'
immunità
tributaria
per
un
lungo
periodo
di
tempo
;
il
metodo
particolare
lo
assicura
per
un
tempo
assai
breve
-
-
soli
5
anni
-
-
in
generale
,
salvo
più
lunghe
esenzioni
per
determinate
categorie
di
miglioramenti
»
.
Poiché
della
insufficienza
del
quinquennio
nessuno
dubita
;
e
poiché
il
trentennio
può
sembrare
ai
più
eccessivo
,
tenuto
conto
della
maggiore
rapidità
con
la
quale
gli
agricoltori
odierni
si
decidono
a
mutare
o
migliorar
colture
,
il
terreno
del
contendere
non
pare
grande
e
forse
non
è
difficile
che
il
ventennio
finisca
di
apparire
il
più
ragionevole
,
ad
eccezione
unicamente
dei
terreni
di
montagna
che
si
vuole
siano
rimboschiti
,
per
i
quali
un
periodo
anche
più
lungo
del
trentennio
si
impone
.
La
disputa
quindi
si
muta
in
altra
ed
è
la
seguente
:
152
.
Giova
meglio
concedere
l
'
immunità
tributaria
a
tutti
coloro
i
quali
compiano
quella
qualunque
miglioria
ad
essi
piaccia
o
soltanto
a
coloro
i
quali
compiano
quelle
migliorie
che
al
legislatore
piacque
incoraggiare
?
La
prima
specie
di
immunità
piace
sovratutto
agli
agricoltori
,
come
quella
la
quale
non
richiede
formalità
,
dichiarazioni
,
visite
preliminari
e
successive
di
ispettori
,
dimostrazioni
e
spese
,
laddove
la
seconda
impone
tutto
ciò
e
riesce
fastidiosissima
e
odiosa
al
rustico
,
il
quale
sospetta
nei
visitatori
anche
benevoli
l
'
uomo
foriero
di
angherie
e
di
balzelli
.
Ed
i
più
compiono
perciò
le
migliorie
,
ma
si
astengono
dal
denunciarle
,
fidando
nella
loro
buona
stella
,
affinché
l
'
ufficiale
del
catasto
non
le
veda
troppo
presto
e
non
li
sottoponga
a
cresciuta
imposta
.
153
.
Ma
la
differenza
ora
detta
non
si
limita
a
cotale
vantaggio
psicologico
,
pur
di
fatto
rilevantissimo
;
ma
pone
una
domanda
capitale
:
è
meglio
lasciar
la
scelta
delle
migliorie
all
'
agricoltore
(
metodo
generale
trentennale
)
od
attribuirla
al
legislatore
(
metodo
particolare
dell
'
esenzione
alle
singole
colture
)
?
Il
quesito
appena
posto
,
è
,
agli
occhi
di
chi
scrive
,
risoluto
.
Abbia
fiducia
,
chi
vuole
,
nella
sapienza
del
legislatore
in
punto
a
faccende
economiche
,
non
io
certo
.
L
'
ufficio
del
legislatore
è
gravissimo
anche
in
queste
faccende
ed
il
suo
intervento
deve
essere
quotidiano
,
minuzioso
e
lungimirante
;
ma
non
è
quello
del
maestro
di
scuola
,
il
quale
insegna
ai
bambini
a
compitare
ed
a
formar
lettere
e
parole
,
sibbene
quello
del
giudice
il
quale
pone
i
limiti
di
quel
che
è
lecito
di
fare
e
di
quel
che
,
nell
'
interesse
generale
,
è
vietato
.
A
costruire
strade
nazionali
,
comunali
,
poderali
,
a
bonificar
paludi
,
a
rimboschir
montagne
,
ad
arginare
fiumi
e
torrenti
,
a
rassodar
terreni
semoventi
,
a
dar
sicurezza
,
lo
stato
ha
tanto
da
fare
da
non
bastar
generazioni
.
Non
occorre
che
esso
si
impacci
ad
insegnare
ai
rustici
a
coltivar
frumento
invece
di
patate
,
ulivi
invece
di
viti
,
cavoli
al
posto
di
fiori
.
Tutte
cose
che
il
rustico
,
ammaestrato
dall
'
esperienza
e
dai
cattedratici
-
-
queste
sì
,
le
scuole
agrarie
,
sono
compito
degli
enti
pubblici
!
!
-
-
e
spinto
dal
tornaconto
conosce
meglio
degli
uomini
pubblici
.
Se
poi
lo
stato
voglia
incoraggiare
taluna
coltura
o
miglioria
particolare
,
reputata
essenziale
a
determinati
fini
pubblici
,
usi
,
come
del
resto
fa
,
invece
dello
strumento
tributario
,
quello
ben
più
efficace
del
premio
:
ad
abitazioni
rustiche
,
a
silos
,
a
concimaie
,
a
condotte
d
'
acqua
,
a
bonifiche
.
Il
premio
può
essere
commisurato
al
costo
dell
'
opera
compiuta
,
il
premio
è
finanziariamente
onesto
,
perché
mette
in
luce
e
fa
discutere
l
'
onere
imposto
all
'
erario
,
mentre
l
'
esenzione
par
lieve
cosa
e
può
essere
onerosa
;
il
premio
non
scoraggia
dalle
formalità
e
dalle
visite
il
rustico
,
il
quale
sa
di
dover
dimostrare
di
aver
compiuto
l
'
opera
atta
a
fargli
conferire
il
premio
atteso
.
Pur
sotto
questo
rispetto
il
metodo
generale
trentennale
pare
preferibile
al
metodo
particolare
delle
esenzioni
date
a
scelta
del
legislatore
.
154
.
Il
metodo
generale
osserva
meglio
la
regola
imperativa
dell
'
epoca
unica
catastale
(
cfr
.
sopra
§
§
112
sg
.
)
;
ma
urta
contro
l
'
ostacolo
della
impossibilità
di
compiere
le
revisioni
nell
'
attimo
di
tempo
a
ciò
occorrente
.
Il
vizio
pare
dovuto
più
che
al
principio
in
se
stesso
,
alla
lunghezza
interminabile
della
formazione
del
nuovo
catasto
in
base
alla
legge
del
1886
.
Compiuto
questo
,
nulla
vieta
che
le
revisioni
tecniche
(
per
alluvioni
,
avulsioni
,
divisioni
ereditarie
e
compre
vendite
)
delle
mappe
catastali
non
proseguano
ininterrottamente
,
sì
da
tener
la
mappa
sempre
aggiornata
;
e
nulla
vieta
che
ad
ogni
vent
'
anni
si
proceda
ad
una
revisione
generale
.
La
prestezza
con
la
quale
si
compie
l
'
odierna
revisione
generale
,
a
catasto
non
del
tutto
ultimato
,
è
prova
che
le
revisioni
non
sono
impresa
alla
quale
si
attagli
necessariamente
il
connotato
della
lunga
durata
.
155
.
Resta
il
rimprovero
sostanziale
al
metodo
«
generale
»
,
che
si
potrebbe
dire
«
della
ghigliottina
»
.
L
'
approssimarsi
della
scadenza
del
trentennio
o
ventennio
significa
la
cessazione
di
ogni
stimolo
alle
migliorie
,
anzi
il
nascere
di
un
interesse
ad
aspettare
trascorra
la
data
fatale
.
Chi
migliori
il
fondo
uno
o
due
o
cinque
anni
prima
della
scadenza
del
trentennio
godrà
dell
'
immunità
per
il
maggior
reddito
della
miglioria
solo
per
uno
o
due
o
cinque
anni
;
e
poiché
talune
migliorie
(
impianto
di
vigneti
,
frutteti
,
agrumeti
,
uliveti
)
dànno
frutto
solo
dopo
trascorsi
tre
o
cinque
o
dieci
anni
,
cessa
del
tutto
lo
stimolo
a
migliorare
;
e
giova
attendere
la
fine
della
revisione
trentennale
per
fruire
della
esenzione
per
lungo
periodo
.
Né
si
può
rendere
mobile
il
trentennio
,
datandolo
dall
'
inizio
della
miglioria
,
perché
ciò
importerebbe
rinuncia
al
principio
dell
'
epoca
catastale
unica
.
156
.
Il
vizio
ora
detto
non
è
peculiare
alle
revisioni
a
lunghi
intervalli
,
con
fissità
intermedia
delle
stime
.
Esso
si
riscontra
anche
in
altri
casi
,
ad
esempio
in
quello
delle
concessioni
di
pubbliche
imprese
.
La
società
,
la
quale
abbia
ottenuto
la
concessione
di
tranvia
o
gazometro
o
forza
idraulica
per
trent
'
anni
,
non
ha
interesse
,
a
mano
a
mano
che
si
avvicina
la
scadenza
,
ad
impiegar
nuovi
capitali
,
a
fare
impianti
nuovi
costosi
,
dei
quali
non
potrebbe
godere
i
frutti
per
un
periodo
bastevole
di
tempo
.
Gli
ultimi
cinque
o
dieci
anni
della
concessione
sono
tempi
di
inerzia
e
di
decadenza
tecnica
,
di
sfruttamento
di
quel
che
si
è
costruito
in
passato
,
di
assenza
di
nuove
iniziative
.
Si
provvede
con
espedienti
varii
,
quali
la
rinnovazione
anticipata
della
concessione
,
il
diritto
di
riscatto
anticipato
da
parte
dell
'
ente
,
la
garanzia
di
parziale
rimborso
per
gli
investimenti
di
capitali
compiuti
dopo
una
certa
epoca
e
simili
.
157
.
Parimenti
si
può
pensare
ad
espedienti
atti
ad
eliminare
il
danno
dell
'
avvicinarsi
della
scadenza
,
con
una
acconcia
combinazione
del
metodo
generale
con
quello
particolare
.
Rimanendo
in
vita
il
primo
,
con
la
garanzia
dell
'
esenzione
universale
di
tutte
le
migliorie
senza
uopo
di
dichiarazioni
,
formalità
,
visite
,
collaudi
,
si
può
attribuire
all
'
agricoltore
il
diritto
di
denunciare
in
qualsiasi
momento
le
migliorie
che
egli
intenda
apportare
al
fondo
e
per
il
cui
maggior
reddito
egli
godrà
dell
'
immunità
tributaria
trentennale
o
ventennale
.
Ognuno
farà
suoi
conti
e
giudicherà
,
avvicinandosi
l
'
epoca
della
revisione
catastale
,
se
gli
convenga
compiere
la
miglioria
,
standosi
zitto
e
correndo
il
rischio
della
tassazione
intera
dopo
la
revisione
,
ovvero
denunciandola
e
sottoponendosi
alle
formalità
necessarie
per
ottenere
un
congruo
prolungamento
del
nuovo
trentennio
catastale
della
esenzione
per
l
'
eccesso
di
reddito
dovuto
alla
miglioria
.
L
'
espediente
è
già
in
uso
per
le
esenzioni
particolari
ora
vigenti
e
non
turba
le
revisioni
periodiche
.
L
'
art
.
14
del
r
.
d
.
l
.
4
aprile
1939
stabilisce
invero
che
«
le
esenzioni
temporanee
dalla
maggiore
imposta
sugli
incrementi
di
reddito
,
comunque
concesse
,
non
possono
dar
luogo
alla
iscrizione
in
catasto
di
estimi
non
rispondenti
allo
stato
di
fatto
,
ma
hanno
effetto
solo
nei
confronti
dell
'
imposta
»
.
Nel
catasto
si
iscrive
cioè
l
'
estimo
corretto
1000
risultante
dalla
revisione
,
ma
l
'
imposta
si
applica
,
sino
alla
fine
del
periodo
di
esenzione
,
solo
su
x
.
A
quanto
ammonta
x
?
a
500
estimo
vecchio
ovvero
a
600
,
quale
sarebbe
l
'
estimo
nuovo
se
si
facesse
astrazione
del
maggior
reddito
dei
miglioramenti
esenti
?
A
ragion
veduta
pare
si
debba
dire
600
,
perché
il
legislatore
promise
l
'
esenzione
solo
al
reddito
della
specifica
miglioria
denunciata
,
che
è
400
,
e
non
all
'
aumento
generale
di
reddito
(
e
potrebbe
essere
diminuzione
)
dovuto
al
complesso
delle
variazioni
economiche
verificatesi
nel
trentennio
,
che
si
vuole
colpito
allo
scadere
preciso
di
ogni
trentennio
.
Non
deve
tacersi
che
la
differenza
fra
l
'
imponibile
nuovo
e
quello
vecchio
è
quantità
facilmente
calcolabile
,
laddove
la
differenza
fra
due
imponibili
nuovi
,
quello
rispondente
allo
stato
di
fatto
e
quello
che
esisterebbe
in
assenza
della
miglioria
denunciata
è
quantità
teorica
che
al
rustico
può
sembrare
arbitraria
.
Ma
l
'
ossequio
alla
perequazione
comanda
di
scegliere
questa
seconda
quantità
,
la
quale
del
resto
non
sarà
ardua
fatica
rendere
plausibile
all
'
agricoltore
alacre
e
progressivo
,
solo
atto
a
fare
migliorie
e
più
a
denunciarle
agli
uffici
catastali
.
Capitolo
settimo
Proposta
di
una
immaginaria
unità
catastale
di
stima
158
.
Un
ultimo
,
forse
il
più
arduo
e
perciò
non
avvertito
,
problema
deve
ancora
essere
posto
.
Discutendo
la
data
della
revisione
in
corso
,
il
ministro
alle
finanze
ricordava
che
la
revisione
generale
degli
estimi
fondiari
ordinata
nel
1923
presentò
«
il
grave
difetto
di
essere
stata
condotta
in
un
periodo
in
cui
i
prezzi
non
solo
erano
instabili
,
ma
avevano
subíto
il
massimo
di
oscillazioni
,
in
cerca
di
un
nuovo
equilibrio
relativo
alla
situazione
economica
post
bellica
»
;
e
,
citando
la
prima
stesura
del
presente
scritto
,
ricordava
le
mie
osservazioni
intorno
alla
impossibilità
nella
quale
si
trovarono
gli
ufficiali
stimatori
del
1923
,
vissuti
in
mezzo
all
'
equilibrio
di
costi
,
salari
,
profitti
e
rendite
formatosi
sulla
base
dell
'
inflazione
monetaria
,
di
rivivere
i
prezzi
,
i
salari
,
i
costi
,
le
rendite
esistenti
prima
del
1914
in
un
ambiente
tutto
diverso
,
ed
il
mio
auspicio
che
agli
estimi
del
1923
si
sostituissero
estimi
definitivi
,
calcolati
in
momento
di
moneta
stabilizzata
,
momento
che
dovevasi
presumere
dovesse
cadere
verso
l
'
anno
1940
.
Il
ministro
ritiene
che
la
odierna
stima
trovi
ambiente
propizio
alla
buona
condotta
delle
operazioni
di
stima
ed
elenca
varie
ragioni
in
suffragio
della
sua
opinione
:
I
)
La
politica
di
stabilizzazione
dei
prezzi
in
agricoltura
,
che
,
iniziata
nel
1934
,
è
ora
integrata
dal
sistema
degli
ammassi
e
della
fissazione
dei
prezzi
per
la
maggioranza
oramai
dei
prodotti
della
terra
,
consente
di
dare
agli
estimi
una
base
sufficientemente
stabile
(
Revel
,
p.12
)
.
2
)
La
stima
riferendosi
al
periodo
compreso
tra
il
I
°
gennaio
1937
e
la
fine
delle
operazioni
catastali
(
presumibilmente
31
dicembre
1941
)
è
fondata
su
prezzi
i
quali
hanno
raggiunto
,
in
conseguenza
dell
'
allineamento
della
lira
decretato
il
5
ottobre
1936
,
un
livello
bastantemente
stabile
(ibid.,
p
.
21
)
.
3
)
La
necessità
della
nostra
difesa
costringendoci
a
vivere
in
regime
di
economia
chiusa
(ibid.,
p
.
64
)
ha
facilitato
quella
disciplina
del
mercato
interno
la
quale
è
condizione
necessaria
della
politica
di
stabilizzazione
dei
prezzi
.
159
.
Par
dubbio
che
le
circostanze
ora
citate
contribuiscano
effettivamente
a
quella
stabilità
dell
'
equilibrio
dei
prezzi
e
dei
costi
,
la
quale
è
detta
condizione
necessaria
per
la
formazione
di
estimi
catastali
duraturi
.
Alcune
sono
evidentemente
contingenti
e
determinate
dallo
stato
presente
di
guerra
.
Non
è
affatto
probabile
che
il
livello
dei
prezzi
e
dei
costi
esistenti
in
regime
di
mercato
chiuso
a
causa
di
blocchi
e
controblocchi
,
di
divieti
e
di
impossibilità
di
importazione
e
di
esportazione
,
di
scambi
compensati
e
contingentati
possa
durare
quando
,
col
ritorno
della
pace
,
necessariamente
si
riattivino
le
correnti
dei
traffici
internazionali
,
sia
che
esse
siano
limitate
a
taluni
ampi
continenti
od
estese
di
nuovo
a
tutto
il
mondo
.
La
politica
degli
ammassi
e
delle
pedisseque
determinazioni
d
'
impero
dei
prezzi
è
anch
'
essa
collegata
con
lo
stato
di
guerra
.
Ma
se
una
situazione
di
pace
dovesse
ristabilirsi
,
la
necessità
in
cui
si
troveranno
tutti
i
paesi
di
riprendere
i
rapporti
commerciali
reciproci
,
renderà
pressoché
impossibile
il
funzionamento
di
così
rigide
economie
chiuse
.
Commercio
vuol
dire
pieghevolezza
ed
elasticità
.
Ammassi
e
prezzi
d
'
impero
significano
rigidità
e
mercato
chiuso
.
L
'
uno
è
incompatibile
con
l
'
altro
.
Il
mercato
chiuso
è
logico
in
una
economia
bellica
;
è
inverosimile
ed
instabilissimo
in
un
'
economia
di
pace
.
Dunque
,
se
non
si
voglia
supporre
perpetuo
lo
stato
di
guerra
,
ossia
impossibile
il
conseguimento
degli
scopi
per
cui
un
paese
si
deliberò
alla
guerra
,
uopo
è
supporre
che
ritorni
il
tempo
di
pace
e
diventi
allora
palese
la
incompatibilità
del
mercato
chiuso
e
del
regime
di
prezzi
in
quello
prevalente
col
nuovo
ordine
pacifico
internazionale
.
160
.
Che
l
'
equilibrio
dei
prezzi
del
periodo
catastale
di
stima
193741
seguito
all
'
allineamento
della
lira
decretato
il
5
ottobre
1936
con
la
riduzione
del
41
%
del
contenuto
aureo
della
lira
possa
essere
considerato
stabile
è
ipotesi
della
quale
il
fondamento
appare
assai
fragile
.
Basta
gittare
lo
sguardo
sull
'
assai
istruttivo
riassunto
riprodotto
(
p
.
26
)
nella
relazione
del
ministro
alle
finanze
delle
«
proposte
della
confederazione
fascista
degli
agricoltori
per
assicurare
prezzi
equamente
remunerativi
per
i
principali
prodotti
agricoli
»
,
per
convincersi
nulla
essere
più
labile
dei
prezzi
giudicati
stabilmente
remunerativi
dai
competenti
:
Ad
appena
tre
anni
di
distanza
quanto
appaiono
antiquati
ed
irreali
i
prezzi
che
erano
attuali
od
erano
reputati
remunerativi
nel
1939
!
Rendita
dominicale
e
reddito
agrario
sarebbero
annullati
,
se
gli
agricoltori
dovessero
vendere
a
codesti
prezzi
i
loro
prodotti
.
Muteranno
ancora
,
non
si
sa
se
in
più
o
in
meno
e
,
sovratutto
,
nonostante
vincoli
e
grida
,
sembrano
irremissibilmente
destinati
a
variare
ancor
più
,
sinché
non
abbia
tregua
la
incertezza
politica
ed
economica
che
travaglia
il
mondo
.
161
.
Non
che
avviarci
verso
il
1940
ad
un
equilibrio
stabile
di
prezzi
,
siamo
giunti
in
ogni
paese
del
mondo
a
siffatto
grado
di
instabilità
da
non
conoscere
più
il
significato
dell
'
unità
monetaria
.
Nessuno
sa
che
cosa
significhino
lira
sterlina
,
franco
,
marco
,
lira
,
corona
.
Queste
sono
parole
le
quali
hanno
significazione
quando
si
sappia
con
esattezza
quale
sia
il
contenuto
in
oro
,
argento
,
rame
od
altra
qualsivoglia
materia
definita
per
peso
e
titolo
;
e
non
basta
la
definizione
,
ma
occorre
che
la
unità
monetaria
sia
in
qualunque
istante
senza
alcuna
difficoltà
od
investigazione
permutabile
dalla
forma
cartacea
alla
forma
materiale
(
aurea
,
argentea
,
ecc
.
)
.
Ma
questa
condizione
senza
la
quale
nessuna
unità
monetaria
è
pensabile
non
era
soddisfatta
fin
da
prima
della
guerra
presente
in
verun
paese
del
mondo
.
Difettava
altresì
quel
surrogato
della
permutabilità
in
una
qualsiasi
materia
che
è
la
permutabilità
,
a
rapporto
fisso
,
in
altra
unità
monetaria
.
Se
il
marco
tedesco
si
mutasse
,
o
si
fosse
mutato
innanzi
che
la
guerra
interrompesse
i
rapporti
commerciali
,
in
un
multiplo
o
quoziente
fisso
della
lira
sterlina
,
del
dollaro
,
del
franco
,
della
lira
si
sarebbe
potuto
lamentare
la
mancanza
della
permutabilità
diretta
del
marco
e
delle
altre
specie
di
monete
,
ma
si
sarebbe
almeno
potuto
constatare
che
le
diverse
unità
monetarie
dei
diversi
paesi
del
mondo
erano
legate
tra
loro
da
un
rapporto
determinato
,
sicché
,
conosciuto
quello
,
si
sarebbe
avuto
un
'
idea
approssimativa
della
generale
loro
podestà
d
'
acquisto
.
Mai
no
.
È
risaputo
che
il
marco
tedesco
ha
,
in
virtù
di
precise
norme
legislative
,
rapporti
variabili
con
le
altre
monete
,
a
seconda
dell
'
uso
a
cui
esso
è
fatto
servire
;
sicché
accanto
al
marco
tipo
,
il
quale
acquista
lire
italiane
7,60
,
vi
sono
altri
marchi
,
identici
nella
forma
e
nel
nome
,
dei
quali
si
leggono
sui
giornali
quotazioni
ufficiali
degradanti
sino
ad
una
sesta
parte
di
quello
.
Sono
note
in
Italia
le
lire
cosidette
turistiche
ed
operaie
,
di
cui
sono
ufficialmente
pubblicati
e
variati
i
rapporti
con
le
altre
monete
;
ed
in
pratica
sono
o
furono
conosciute
altre
specie
di
lire
:
lira
cotone
,
lira
seta
,
lira
lana
,
delle
quali
se
non
si
pubblicano
ufficialmente
i
corsi
,
sono
o
furono
dalle
autorità
ministeriali
o
corporative
competenti
comunicate
a
chi
di
ragione
le
norme
regolatrici
osservando
le
quali
è
o
fu
legale
ed
anzi
consigliato
procurarsi
,
per
ogni
lira
,
una
quantità
di
lire
sterline
o
dollari
o
marchi
diversa
da
quella
ordinaria
;
ma
queste
lire
sterline
o
dollari
o
marchi
non
servono
o
servirono
per
fare
acquisti
in
generale
,
ma
solo
per
comprare
o
vendere
cotone
o
lana
o
seta
.
La
procedura
con
cui
i
variabili
rapporti
con
le
unità
monetarie
si
attuano
è
complicata
assai
;
ma
qui
la
si
ricorda
a
riprova
della
quasi
impossibilità
nella
quale
ci
avvolgiamo
e
ci
avvolgeremo
non
si
sa
per
quanto
tempo
ancora
di
definire
l
'
unità
monetaria
,
la
quale
pur
dovrebbe
essere
il
metro
misuratore
di
tutte
le
contrattazioni
.
In
verità
,
sembra
che
la
maniera
amministrativa
dell
'
intervento
dello
stato
nelle
faccende
economiche
abbia
recata
la
conseguenza
della
scomparsa
del
metro
misuratore
monetario
.
L
'
intervento
giuridico
,
invero
,
pone
le
condizioni
,
talvolta
minutissime
,
dell
'
azione
degli
uomini
;
ma
entro
i
limiti
posti
,
gli
uomini
liberamente
operano
e
per
operare
hanno
necessità
di
un
metro
monetario
col
quale
definire
le
contrattazioni
reciproche
.
Ma
se
l
'
intervento
statale
ha
indole
amministrativa
,
lo
stato
può
dire
,
a
seconda
dei
fini
suoi
pubblici
,
a
tale
industriale
:
tu
venderai
le
tue
cotonate
nel
paese
X
ed
io
ti
darò
10
lire
per
ogni
unità
monetaria
di
quel
paese
;
e
se
le
vendi
nel
paese
Y
ti
darò
15
lire
per
la
relativa
unità
monetaria
;
anche
se
tra
di
loro
le
unità
monetarie
X
ed
Y
sono
uguali
.
In
regime
di
intervento
giuridico
,
la
cosa
non
potrebbe
continuare
,
perché
l
'
industriale
si
rivolgerebbe
senz
'
altro
tutto
al
paese
Y
,
sicché
ivi
i
prezzi
cadrebbero
e
salirebbero
in
X
sino
ad
uguagliarsi
.
Ma
in
regime
di
intervento
amministrativo
,
l
'
industriale
non
può
far
ciò
,
ché
lo
stato
,
con
ordini
peculiari
-
-
ed
in
ciò
si
distingue
l
'
intervento
amministrativo
da
quello
giuridico
-
-
stabilisce
con
un
piano
produttivo
di
tempo
in
tempo
variato
,
quanto
egli
debba
produrre
,
e
quanto
esportare
nel
paese
X
e
,
rispettivamente
,
in
Y
.
162
.
Sebbene
le
mie
preferenze
siano
per
l
'
intervento
giuridico
,
uopo
è
constatare
che
oggi
prevale
e
probabilmente
prevarrà
per
molto
tempo
il
metodo
amministrativo
.
A
voler
usare
linguaggio
di
paragone
,
direi
che
il
metodo
amministrativo
tende
ad
allargare
alle
cose
monetarie
ed
in
genere
a
quelle
economiche
il
metodo
tradizionalmente
usato
nelle
cose
tributarie
.
Qui
,
si
è
sempre
usata
una
regola
diversa
di
misurare
il
prezzo
dei
pubblici
servizi
diversa
da
quella
usata
per
misurare
i
beni
privati
.
Del
pane
di
quella
forma
e
di
quella
qualità
tutti
,
poveri
mediocri
e
ricchi
pagano
sul
mercato
privato
il
medesimo
prezzo
,
ad
ipotesi
2
lire
al
chilogrammo
.
Ma
del
bene
pubblico
«
difesa
nazionale
»
,
anche
se
il
vantaggio
sia
identico
per
ogni
cittadino
,
il
povero
può
essere
chiamato
a
pagare
il
prezzo
di
una
lira
,
il
mediocre
in
50
,
il
ricco
in
1000
lire
.
Prevale
il
criterio
che
il
prezzo
pagato
non
sia
uguale
per
l
'
identica
unità
dello
stesso
bene
,
ma
diversissimo
a
seconda
delle
facoltà
del
cittadino
.
Lo
stato
giudica
,
secondo
regole
da
lui
poste
,
quale
sia
la
attitudine
a
pagare
dei
cittadini
,
e
secondo
il
suo
giudizio
li
chiama
a
pagare
.
È
chiaro
che
,
rispetto
ai
beni
pubblici
,
la
unità
monetaria
non
ha
il
medesimo
significato
per
tutti
i
cittadini
;
ma
se
si
trova
in
mano
al
povero
essa
compra
ad
ipotesi
una
unità
di
beni
pubblici
,
se
in
mano
al
mediocre
una
cinquantesima
e
se
in
mano
al
ricco
una
millesima
parte
della
medesima
unità
dell
'
identico
bene
pubblico
.
A
mano
a
mano
che
il
metodo
dell
'
intervento
amministrativo
acquista
forza
,
il
criterio
usato
per
i
tributi
si
estende
a
campi
più
vasti
.
Quasi
non
ne
siamo
fatti
accorti
,
perché
i
modi
di
applicazione
di
esso
sono
variabilissimi
ed
insospettati
.
Si
disse
già
delle
diverse
specie
di
unità
monetaria
nei
rispetti
dei
rapporti
internazionali
di
viaggio
,
di
emigrazione
,
di
esportazione
ed
importazione
.
Che
cosa
vogliono
dire
,
inoltre
,
gli
obblighi
fatti
ai
fabbricanti
di
scarpe
e
di
vestiti
di
destinare
tanta
parte
delle
materie
prime
,
che
essi
conseguono
a
mezzo
di
enti
pubblici
a
ciò
destinati
,
alla
produzione
di
scarpe
o
vestiti
tipici
da
cedersi
a
dati
prezzi
,
inferiori
a
quelli
praticati
per
scarpe
o
vestiti
esenti
dal
vincolo
o
poco
diversi
?
Voglion
dire
che
la
unità
monetaria
in
mano
di
colui
il
quale
acquista
quelle
scarpe
e
quei
vestiti
ha
una
capacità
d
'
acquisto
diversa
da
quella
che
essa
ha
in
mano
di
chi
,
per
definizione
del
legislatore
o
per
autoelezione
(
determinata
a
sua
volta
dalle
facoltà
economiche
proprie
o
dal
costume
)
acquista
altri
tipi
di
vestiti
o
di
scarpe
.
Le
considerazioni
ora
fatte
non
hanno
per
iscopo
di
criticare
il
trapasso
,
il
quale
sta
verificandosi
sotto
i
nostri
occhi
dalla
unità
monetaria
unica
alla
unità
monetaria
molteplice
.
Sebbene
l
'
esperienza
sinora
fatta
in
proposito
non
sia
conclusiva
,
non
si
può
escludere
che
il
nuovo
sistema
si
radichi
,
e
,
divenuto
stabile
,
sia
ritenuto
conforme
agli
ideali
di
giustizia
che
gli
uomini
si
propongono
di
conseguire
.
O
non
ritengono
forse
essi
corretto
che
il
povero
paghi
1
lira
,
il
mediocre
50
ed
il
ricco
1000
lire
per
ottenere
dallo
stato
i
medesimi
servigi
?
Perché
dovremmo
ritenere
illogico
che
gli
uomini
vogliano
che
la
unità
monetaria
abbia
,
nonostante
la
uguale
denominazione
,
una
potenza
d
'
acquisto
diversa
in
mano
a
Tizio
ed
a
Sempronio
,
e
diversa
ancora
per
lo
stesso
Tizio
a
seconda
che
egli
acquisti
la
medesima
unità
di
merce
sul
mercato
X
o
su
quello
Y
?
163
.
Intendo
dalle
cose
dette
trarre
invece
un
'
altra
deduzione
:
non
potersi
presumere
che
le
stime
delle
rendite
dominicali
e
dei
redditi
agrari
oggi
in
corso
rispondano
ad
una
situazione
di
equilibrio
stabile
dei
prezzi
e
dei
costi
,
quale
,
a
moneta
stabilizzata
,
mi
auguravo
potesse
essere
l
'
anno
1940
.
Esse
saranno
stime
proprie
del
tempo
19371940
,
tempo
diverso
da
quello
precedente
e
probabilmente
da
quelli
che
stanno
per
seguirlo
.
Il
tempo
scelto
non
è
privo
di
pregi
;
poiché
non
era
,
per
la
più
parte
,
di
grossa
guerra
guerreggiata
in
Europa
;
né
era
posto
nei
tratti
più
bassi
o
più
alti
della
curva
del
ciclo
economico
iniziato
verso
il
1929
.
Erano
passati
gli
anni
della
crisi
più
acerba
e
non
erano
accentuati
i
segni
di
rialzi
eccessivi
di
prezzo
;
sicché
poteva
,
quel
tempo
,
considerarsi
di
una
certa
prosperità
agricola
,
senza
troppo
slancio
tuttavia
.
Alcuni
prezzi
erano
vincolati
,
ma
altri
no
;
e
la
libertà
di
movimento
di
questi
ultimi
contrappesava
quel
che
di
artificioso
poteva
essere
nei
primi
.
Tutto
sommato
,
poiché
i
tempi
di
perfetta
stabilità
sono
come
l
'
araba
fenice
che
tutti
sanno
che
c
'
è
ma
nessuno
ha
mai
visto
,
non
vedo
perché
il
tempo
del
193740
non
dovesse
essere
scelto
per
la
nuova
stima
dei
redditi
dominicali
ed
agrari
.
Esso
non
ha
l
'
attributo
di
conformità
alla
situazione
dei
prezzi
,
dei
costi
e
dei
redditi
posteriori
al
1940;
ma
qual
mai
epoca
può
pretendere
a
possedere
siffatto
dono
profetico
?
Le
stime
catastali
costruite
su
quella
base
segnaleranno
rendite
dominicali
e
redditi
agrari
quali
esistevano
nel
193740;
e
non
avranno
se
non
un
rapporto
ognora
più
tenue
con
le
rendite
ed
i
redditi
dei
tempi
che
son
già
venuti
e
di
quelli
che
verranno
in
seguito
.
164
.
La
conclusione
può
turbare
coloro
i
quali
opinano
che
le
stime
tributarie
debbano
rispecchiare
la
realtà
effettiva
in
cifre
monetarie
assolute
dei
redditi
dei
contribuenti
;
non
turba
me
,
che
ho
opinione
tutt
'
affatto
diversa
.
Che
monta
se
il
reddito
di
quel
tal
fondo
stimato
in
1000
lire
all
'
ettaro
nel
193740
,
sarà
nel
1945
cresciuto
a
2000
lire
o
ribassato
a
500
?
Nulla
,
al
punto
di
vista
tributario
.
Teniamo
ben
fermo
:
-
-
che
la
corretta
ripartizione
dell
'
imposta
non
esige
affatto
la
conoscenza
dei
redditi
reali
effettivi
dei
contribuenti
;
bensì
quella
dei
redditi
relativi
.
Non
ha
nessunissima
importanza
sapere
che
Tizio
e
Caio
hanno
redditi
di
1000
e
5000
ovvero
,
rispettivamente
,
di
10
000
e
50
000
lire
;
ed
importa
invece
esclusivamente
sapere
che
quei
due
redditi
stanno
fra
di
loro
nel
rapporto
di
I
a
5
.
Se
noi
conosciamo
il
rapporto
,
saremo
sempre
in
grado
di
far
pagare
a
Caio
imposta
quintupla
di
quella
attribuita
a
Tizio
;
che
è
tutto
quel
che
si
deve
fare
in
argomento
di
imposte
reali
;
-
-
che
la
corretta
ripartizione
dell
'
imposta
non
esige
affatto
di
conoscere
le
variazioni
quotidiane
o
annuali
o
quinquennali
di
quel
rapporto
.
Se
la
scoperta
della
invariabilità
delle
stime
catastali
e
della
ordinarietà
della
base
imponibile
è
davvero
,
come
ho
cercato
dimostrare
nel
presente
saggio
,
la
conquista
più
alta
della
scienza
e
della
legislazione
tributaria
italiana
(
cfr
.
§
§
7980
,
ed
in
questa
appendice
il
capitolo
quarto
)
è
pregio
massimo
del
catasto
mantenere
invariato
quel
rapporto
per
lungo
periodo
di
tempo
,
che
è
il
trentennio
od
almeno
il
ventennio
.
165
.
Dalle
premesse
ora
poste
,
discende
logicamente
che
,
trascorso
l
'
istante
193740
e
chiuse
le
stime
,
noi
possiamo
fare
astrazione
dall
'
unità
monetaria
,
nella
quale
le
stime
sono
state
compiute
.
Muti
la
capacità
d
'
acquisto
della
lira
,
scemi
o
cresca
,
si
compiano
o
non
altri
allineamenti
,
si
sostituisca
alla
lira
oro
la
lira
lavoro
od
altra
specie
qualsiasi
di
moneta
,
ai
fini
catastali
non
importa
.
L
'
unità
monetaria
nella
quale
sono
espresse
le
stime
catastali
ha
cessato
ipso
facto
di
essere
una
quantità
concreta
.
Essa
è
divenuta
un
simbolo
,
un
mero
indice
di
rapporto
.
Essa
serve
a
segnalare
le
situazioni
rispettive
dei
varii
contribuenti
,
dei
varii
fondi
,
delle
varie
particelle
relativamente
l
'
uno
all
'
altro
.
Sarebbe
anzi
opportuno
di
trovar
maniera
di
staccare
il
simbolo
dalla
cosa
materiale
che
fu
per
un
istante
alla
sua
radice
.
Nei
vecchi
catasti
la
verità
fondamentale
che
le
valutazioni
erano
meramente
relative
era
stata
ben
compresa
.
La
lira
catastale
non
era
una
lira
effettiva
,
ma
di
conto
od
immaginaria
.
Come
prima
della
rivoluzione
francese
era
nota
e
dappertutto
usitata
nelle
cose
monetarie
la
lira
immaginaria
o
lira
di
conto
,
così
usitavasi
nei
vecchi
catasti
una
lira
immaginaria
.
Carlo
Cattaneo
lapidariamente
aveva
scolpito
(
cfr
.
sopra
nel
§
79
)
il
metodo
tenuto
nel
catasto
milanese
:
«
Si
estimò
in
una
moneta
ideale
,
chiamata
scudo
,
il
valor
comparativo
d
'
ogni
proprietà
»
.
Nei
catasti
piemontesi
del
Settecento
,
non
si
faceva
menzione
della
lira
,
come
quella
che
avrebbe
fatto
sorgere
ricordi
delle
monete
effettivamente
correnti
e
delle
tradizionali
divisioni
della
lira
in
20
soldi
e
di
questi
in
12
denari
;
e
,
ragionandosi
diversamente
da
luogo
a
luogo
,
in
talun
luogo
si
cominciava
dal
soldo
e
questo
si
divideva
in
10
denari
,
ed
il
denaro
in
10
punti
ed
il
punto
in
10
atomi
.
«
Il
totale
registro
»
od
estimo
del
comune
-
-
recitava
la
ricapitolazione
degli
estimi
del
catasto
di
un
comune
piemontese
nel
1793
-
-
«
rileva
a
soldi
1819
,
denari
8
,
punti
2
ed
atomi
1»
.
Dove
è
manifesto
che
chi
avesse
voluto
ridurre
le
cifre
a
numeri
meno
grossi
avrebbe
potuto
dividendo
i
soldi
per
il
divisore
tradizionale
20
,
scrivere
lire
90
,
soldi
19
,
denari
8
,
punti
2
ed
atomi
1»
.
Ma
forse
non
si
era
voluto
,
e
s
'
era
adottato
un
sistema
decimale
allora
ignoto
in
Piemonte
a
bell
'
apposta
per
far
penetrare
bene
nella
testa
dei
proprietari
che
allora
si
chiamavano
registranti
,
essere
quelli
numeri
immaginari
o
di
conto
,
soldi
di
registro
,
ossia
indici
della
quota
parte
che
ad
essi
toccava
di
assolvere
delle
spese
comunali
,
fra
le
quali
spese
si
noverava
il
pagamento
all
'
erario
della
imposta
fondiaria
o
tassa
.
166
.
La
separazione
della
lira
immaginaria
catastale
1940
dalla
lira
corrente
oggi
e
nei
tempi
avvenire
partorirebbe
effetti
vantaggiosi
non
pochi
e
non
piccoli
.
Dei
quali
il
primo
e
non
di
minor
rilievo
,
sarebbe
quello
di
evitare
l
'
impressione
di
tenuità
o
atrocità
eccessiva
della
gravezza
dell
'
imposta
fondiaria
in
confronto
agli
altri
tributi
.
Oggi
,
quando
l
'
uomo
della
strada
sente
dire
che
l
'
aliquota
dell
'
imposta
fondiaria
è
del
10%
ha
l
'
impressione
di
tenuità
eccessiva
e
l
'
impressione
cresce
quando
gli
si
dice
che
la
rendita
imponibile
è
ragionata
in
lire
1914
che
son
lire
grosse
e
l
'
imposta
è
pagata
in
lire
1942
che
son
lire
piccole
,
meno
che
un
sesto
delle
altre
,
sicché
l
'
aliquota
si
riduce
all'1,61%
.
Il
contribuente
,
il
quale
bada
al
cumulo
delle
imposte
,
erariale
,
provinciale
,
comunale
,
sindacale
ecc
.
ecc
.
e
sa
che
spesso
il
cumulo
sale
al
100
,
120
,
150%
della
rendita
imponibile
,
si
inquieta
quasi
l
'
imposta
andasse
veramente
al
di
là
del
reddito
;
e
solo
con
uno
sforzo
,
riducendo
quelle
percentuali
ad
un
sesto
,
le
ricalcola
al
16
,
20
,
24%
circa
.
Ciò
non
accadrà
più
,
par
di
sentir
replicare
;
ché
le
lire
con
cui
la
imposta
sarà
pagata
saranno
uguali
a
quelle
in
base
alle
quali
i
redditi
sono
stati
estimati
.
Dimostrai
sopra
come
sia
improbabilissima
una
siffatta
coincidenza
tra
le
due
unità
monetarie
,
quella
1940
e
quella
futura
;
diguisaché
la
gravezza
dell
'
imposta
apparirà
or
tenue
or
eccessiva
a
seconda
delle
variazioni
monetarie
avvenire
.
A
dissociare
pienamente
la
lira
catastale
immaginaria
dalla
lira
corrente
futura
gioverebbe
dare
alla
prima
un
altro
nome
,
il
quale
non
avesse
con
la
lira
alcun
rapporto
nel
linguaggio
comune
.
Nella
Lombardia
di
Maria
Teresa
s
'
era
adottato
lo
scudo
,
in
Piemonte
il
soldo
;
ma
poiché
ambi
questi
nomi
corrono
ancora
nell
'
uso
comune
il
primo
come
un
multiplo
(
5
)
,
il
secondo
come
un
sottomultiplo
(
1
/
20
)
della
lira
,
propenderei
per
il
denaro
,
parola
oramai
affatto
obliterata
nel
linguaggio
corrente
.
La
particella
stimata
per
un
reddito
di
lire
1547,25
si
direbbe
estimata
per
1547
denari
2
punti
e
5
atomi
e
si
scriverebbe
1547.2.5
.
Dopo
un
po
'
,
nessuno
ricorderebbe
o
potrebbe
pretendere
di
ricordare
che
quei
numeri
si
riferiscono
a
lire
correnti
di
reddito
e
tutti
comprenderebbero
che
essi
vogliono
significare
semplicemente
che
quella
particella
deve
pagare
il
quintuplo
di
imposta
dell
'
altra
,
il
cui
estimo
sia
di
denari
309
,
4
punti
e
5
atomi
.
Quanto
debba
pagare
in
lire
correnti
,
è
altro
discorso
.
167
.
Ed
il
discorso
sarebbe
fatto
ogni
anno
dagli
organi
legislativi
a
ciò
deputati
in
sede
di
preparazione
del
bilancio
e
di
discussione
delle
proposte
del
ministro
alle
finanze
.
Preso
in
esame
il
fabbisogno
dello
stato
,
fissata
la
distribuzione
dell
'
intiero
carico
tributario
tra
le
diverse
grandi
categorie
di
imposte
,
sui
consumi
,
sugli
affari
,
sui
redditi
e
sui
capitali
,
determinata
la
quota
spettante
alle
imposte
sui
redditi
,
valutato
il
peso
rispettivo
delle
grandi
branche
di
attività
umana
,
agraria
industriale
commerciale
impiegatizia
,
tenuto
in
considerazione
altresì
il
carico
rispettivo
delle
imposte
a
favore
degli
enti
locali
,
si
conclude
,
a
cagion
di
esempio
,
che
l
'
attività
agraria
debba
per
equità
versare
all
'
erario
dello
stato
un
miliardo
di
lire
correnti
?
Basta
repartire
il
miliardo
sul
totale
dei
denari
componenti
l
'
estimo
fondiario
ed
agrario
;
e
se
questo
risultasse
di
6
miliardi
di
denari
per
l
'
estimo
fondiario
e
3
per
quello
agrario
,
e
se
ancora
si
giudicasse
che
,
trattandosi
di
redditi
in
parte
da
lavoro
,
l
'
estimo
agrario
debba
patire
,
denaro
per
denaro
,
imposta
uguale
alla
metà
di
quello
fondiario
,
in
quella
medesima
proporzione
dovrebbe
essere
diviso
il
carico
totale
:
6
parti
all
'
imposta
fondiaria
ed
1,5
a
quella
agraria
;
ossia
800
milioni
di
lire
correnti
all
'
imposta
fondiaria
e
200
a
quella
agraria
.
Dividendo
ulteriormente
gli
800
milioni
di
imposta
fondiaria
per
i
6
miliardi
relativi
di
denaro
d
'
estimo
fondiario
ed
i
200
milioni
di
imposta
agraria
per
i
3
miliardi
corrispondenti
di
estimo
agrario
,
risulterebbe
in
fine
che
ogni
proprietario
dovrebbe
pagare
lire
0,133
d
'
imposta
ed
ogni
imprenditore
agricolo
lire
0,066
per
ogni
denaro
d
'
estimo
.
In
fondo
lo
stesso
calcolo
si
conclude
oggi
;
ma
è
viziato
dall
'
idea
della
percentuale
fra
due
unità
monetarie
che
si
pretendono
e
non
sono
e
non
saranno
omogenee
.
Trasformando
la
lira
d
'
estimo
catastale
1940
in
denari
catastali
immaginari
,
scompare
il
concetto
della
percentuale
tra
quantità
omogenee
,
e
vi
sottentra
quella
,
durata
per
secoli
,
senza
fastidio
di
nessuno
,
del
carico
d
'
imposta
(
tante
lire
o
centesimi
di
lira
)
per
ogni
unità
immaginaria
o
contabile
di
reparto
.
Il
conteggio
,
che
a
dirlo
pare
lungo
,
è
in
realtà
semplicissimo
e
dovrebbe
essere
compiuto
e
pubblicato
ogni
qualvolta
il
legislatore
ritenesse
opportuno
mutare
il
carico
delle
imposte
sulla
terra
.
Non
si
tratterebbe
di
applicare
un
sistema
di
contingente
;
ché
,
fissato
il
carico
,
ad
esempio
13
o
50
o
100
centesimi
di
lira
corrente
per
ogni
denaro
d
'
estimo
,
la
distribuzione
dell
'
imposta
avverrebbe
sulla
base
delle
rendite
fondiarie
e
dei
redditi
agrari
valutati
in
catasto
in
denari
punti
ed
atomi
,
come
si
fa
per
ogni
altro
tributo
sui
redditi
.
Il
criterio
del
contingente
sarebbe
usato
solo
nella
prima
fase
della
distribuzione
del
carico
totale
tributario
fra
categorie
di
imposte
,
e
poi
fra
specie
di
reddito
nella
categoria
o
gruppo
di
imposte
sui
redditi
.
Ma
è
cosa
che
già
si
fa
oggi
e
non
si
può
non
fare
,
dovendosi
pure
adoperare
una
certa
regola
per
ripartire
le
imposte
fra
grandi
gruppi
di
contribuenti
.
Facilissima
cosa
sarebbe
adottare
il
metodo
alle
esigenze
delle
imposte
personali
-
-
sul
reddito
complessivo
,
sui
celibi
,
sul
patrimonio
-
-
rispetto
alle
quali
si
deve
poter
sommare
i
redditi
terrieri
con
quelli
mobiliari
e
di
lavoro
.
Già
oggi
la
rendita
fondiaria
imponibile
si
moltiplica
per
4
per
renderla
omogenea
e
sommabile
alle
altre
specie
di
redditi
;
ma
un
residuo
di
illusione
rimane
nell
'
operazione
,
immaginandosi
che
i
redditi
sommati
siano
omogenei
,
laddove
sono
diversi
per
i
metodi
di
accertamento
e
per
le
epoche
alle
quali
si
riferiscono
.
Il
metodo
delle
unità
immaginarie
catastali
è
più
onesto
,
perché
non
lascia
dubbio
alcuno
sul
punto
non
trattarsi
di
quantità
omogenee
a
quelle
usate
di
tempo
in
tempo
per
le
altre
imposte
.
Esso
impone
apertamente
al
legislatore
il
travaglio
di
cercare
modo
di
rendere
di
tempo
in
tempo
comparabili
dati
eterogenei
.
Poiché
la
difficoltà
esiste
,
né
v
'
ha
modo
di
eliminarla
mai
,
sinché
siano
,
come
sempre
saranno
,
diversi
i
metodi
e
diverse
le
epoche
di
accertamento
nelle
diverse
imposte
,
è
bene
che
essa
sia
palese
e
debba
essere
a
volta
a
volta
senza
requie
affrontata
.
Coll
'
augurio
che
siano
abolite
le
tassazioni
mobiliari
a
carico
degli
affittuari
ed
agenti
di
campagna
e
costoro
siano
assoggettati
alla
tassazione
agraria
;
che
si
trovi
maniera
,
con
la
iscrizione
a
ruolo
dei
veri
contribuenti
,
di
ridurre
al
minimo
la
necessità
della
rivalsa
;
che
si
unifichino
le
epoche
di
accertamento
delle
quantità
prodotte
,
dei
mezzi
di
produzione
e
dei
prezzi
relativi
;
che
si
ritorni
alla
rigida
norma
dell
'
epoca
censuaria
,
fissa
ed
alle
lustrazioni
trentennali
od
almeno
ventennali
,
con
esenzioni
particolari
alle
migliorie
le
quali
travalichino
il
momento
della
revisione
degli
estimi
;
e
finalmente
che
si
obliteri
l
'
anacronistico
ricordo
delle
unità
monetarie
correnti
in
materia
ad
essa
estranea
e
si
ritorni
al
costume
antico
delle
unità
catastali
di
conto
,
si
chiude
questa
appendice
consacrata
all
'
illustrazione
critica
dell
'
opera
degnamente
intrapresa
dal
ministro
alle
finanze
Paolo
Thaon
di
Revel
di
unificazione
dei
tributi
gravanti
sulla
terra
.
Poiché
il
decreto
del
4
aprile
1939
si
inspirò
alle
tradizioni
italiane
migliori
ed
agli
insegnamenti
della
dottrina
che
dal
catasto
lombardo
trasse
origine
,
parve
opportuno
indagare
per
quali
rispetti
ancora
l
'
edificio
oggi
quasi
compiuto
non
raggiunga
la
perfezione
;
sicché
questa
possa
essere
toccata
con
quel
graduale
andare
che
è
proprio
delle
imprese
destinate
a
durare
nei
secoli
.
Saggistica ,
LA
RELIGIONE
DELLA
LIBERTÀ
Alla
fine
dell
'
avventura
napoleonica
,
sparito
quel
geniale
despota
dalla
scena
che
tutta
occupava
,
e
mentre
i
suoi
vincitori
s
'
intendevano
o
procuravano
d
'
intendersi
fra
loro
e
di
procedere
d
'
accordo
per
dare
all
'
Europa
,
mercé
restaurazioni
di
vecchi
regimi
e
opportuni
rimaneggiamenti
territoriali
,
uno
stabile
assetto
che
sostituisse
quello
fortemente
tenuto
ma
sempre
precario
dell
'
Impero
della
nazione
francese
,
-
in
tutti
i
popoli
si
accendevano
speranze
e
si
levavano
richieste
d
'
indipendenza
e
di
libertà
.
E
queste
richieste
si
facevano
più
energiche
e
frementi
quanto
più
si
opponevano
repulse
e
repressioni
;
e
le
speranze
presto
si
ravvivavano
,
e
i
propositi
si
rafforzavano
,
attraverso
le
delusioni
e
le
sconfitte
.
Erano
in
Germania
,
in
Italia
,
in
Polonia
,
nel
Belgio
,
in
Grecia
e
nelle
lontane
colonie
dell
'
America
latina
,
sforzi
e
moti
di
oppresse
nazioni
contro
dominatori
e
tutori
stranieri
;
o
di
nazioni
e
di
mutilate
membra
di
nazioni
costrette
all
'
unione
politica
con
stati
che
dovevano
la
loro
origine
e
conformazione
a
conquiste
,
a
trattati
,
a
diritti
patrimoniali
di
famiglie
principesche
;
o
di
nazioni
tenute
scisse
in
piccoli
stati
,
che
,
per
siffatto
sminuzzamento
,
si
sentivano
impedite
,
fiaccate
e
rese
impotenti
alla
parte
che
loro
spettava
di
esercitare
nella
comune
vita
mondiale
,
e
mortificate
nella
loro
dignità
di
fronte
alle
altre
unite
e
grandi
.
Erano
,
in
quegli
stessi
e
in
altri
popoli
,
bisogni
di
garanzie
giuridiche
,
di
partecipazione
all
'
amministrazione
e
al
governo
mercé
istituzioni
rappresentative
nuove
o
rinnovate
,
di
varia
associazione
tra
cittadini
per
particolari
fini
economici
,
sociali
e
politici
,
di
aperta
discussione
delle
idee
e
degli
interessi
mercé
della
stampa
,
di
"
costituzioni
"
,
come
allora
si
diceva
;
e
in
quelli
che
avevano
ottenuto
queste
costituzioni
in
forma
di
"
carte
"
concesse
,
come
in
Francia
,
necessità
di
assicurarle
e
di
renderle
più
larghe
;
e
in
altri
,
infine
,
in
cui
i
regimi
rappresentativi
già
erano
in
atto
per
lunga
e
graduale
formazione
,
come
in
Inghilterra
,
esigenza
di
togliere
superstiti
vincoli
e
disuguaglianze
,
e
di
un
generale
ammodernamento
e
razionalizzamento
per
un
più
snodato
e
largo
modo
di
vita
e
di
progresso
.
Diversi
gli
antecedenti
storici
e
le
condizioni
presenti
dei
vari
popoli
,
e
i
loro
animi
e
i
loro
costumi
,
quelle
richieste
variavano
,
secondo
i
vari
paesi
,
nell
'
ordine
,
nella
misura
,
nei
particolari
e
nel
tono
.
La
precedenza
era
data
in
uno
all
'
affrancamento
dal
dominio
straniero
o
all
'
unità
nazionale
,
e
in
un
altro
alla
sostituzione
dell
'
assolutismo
di
governo
col
costituzionalismo
;
qui
si
trattava
di
semplici
riforme
nell
'
elettorato
e
di
estensioni
della
capacità
politica
,
e
là
,
invece
,
di
fondare
per
la
prima
volta
o
su
nuove
basi
il
sistema
rappresentativo
;
in
un
paese
,
possedendosi
già
per
l
'
opera
delle
generazioni
anteriori
,
e
segnatamente
per
quella
della
Rivoluzione
e
dell
'
Impero
,
l
'
eguaglianza
civile
e
la
tolleranza
religiosa
,
si
prendeva
a
contendere
per
la
partecipazione
al
governo
di
nuovi
strati
sociali
,
e
altrove
conveniva
preliminarmente
attardarsi
a
combattere
privilegi
politici
e
civili
di
classi
feudali
e
persistenti
forme
di
servaggio
,
e
a
levarsi
di
su
le
spalle
l
'
oppressura
ecclesiastica
.
Ma
,
varie
d
'
importanza
e
varie
nell
'
ordine
di
successione
in
cui
si
presentavano
,
tutte
queste
richieste
si
legavano
tra
loro
,
e
le
une
tiravano
prima
o
poi
con
sé
le
altre
,
e
ne
facevano
sorgere
altre
ancora
,
che
si
profilavano
in
lontananza
;
e
su
tutte
sormontava
una
parola
che
le
compendiava
e
ne
esprimeva
lo
spirito
animatore
:
la
parola
"
libertà
"
.
Non
era
,
di
certo
,
una
parola
nuova
nella
storia
,
come
non
era
nuova
nella
letteratura
e
nella
poesia
,
e
nella
rettorica
finanche
della
letteratura
e
della
poesia
.
Grecia
e
Roma
avevano
tramandato
le
memorie
d
'
innumeri
eroi
della
libertà
,
e
di
gesta
sublimi
e
di
tragedie
nelle
quali
si
era
,
magnanimamente
,
per
la
libertà
"
che
è
sì
cara
"
,
rifiutata
la
vita
.
Libertà
avevano
invocato
i
cristiani
e
,
nei
secoli
,
le
loro
chiese
;
libertà
,
i
comuni
contro
gl
'
imperatori
e
i
re
,
e
libertà
da
parte
loro
i
feudatari
e
baroni
contro
gli
stessi
re
e
imperatori
,
e
questi
a
lor
volta
contro
i
baroni
e
i
grossi
vassalli
e
contro
le
comunità
usurpatrici
di
diritti
sovrani
;
libertà
,
i
regni
,
le
provincie
,
le
città
,
solleciti
dei
propri
parlamenti
e
capitoli
e
privilegi
,
contro
le
monarchie
assolute
che
si
sbarazzavano
o
tentavano
di
sbarazzarsi
di
questi
ostacoli
e
limiti
alla
loro
azione
.
La
perdita
della
libertà
era
stata
sempre
considerata
cagione
o
segno
di
decadenza
nelle
arti
,
nelle
scienze
,
nella
economia
,
nella
vita
morale
,
o
che
si
guardasse
alla
Roma
dei
Cesari
o
all
'
Italia
degli
Spagnuoli
e
dei
Papi
.
Pur
testé
,
la
"
libertà
"
,
in
compagnia
dell
'
"
eguaglianza
"
e
della
"
fratellanza
"
,
aveva
scosso
e
sparso
in
rovine
,
con
la
forza
di
un
terremoto
,
tutto
l
'
edificio
della
vecchia
Francia
e
quasi
tutto
quello
della
vecchia
Europa
;
e
l
'
impressione
paurosa
ancora
ne
durava
,
e
parrebbe
avesse
dovuto
togliere
a
quel
nome
l
'
aureola
di
cosa
bella
e
l
'
attraenza
di
cosa
nuova
.
E
,
in
effetto
,
il
trinomio
,
di
cui
aveva
fatto
parte
,
-
l
'
"
immobile
triangolo
immortale
della
Ragione
"
,
come
lo
aveva
chiamato
il
poeta
Vincenzo
Monti
,
-
cadde
in
discredito
e
quasi
venne
in
aborrimento
;
ma
la
Libertà
riascese
da
sola
sull
'
orizzonte
,
ammirata
come
stella
d
'
impareggiabile
fulgore
.
E
quella
parola
era
pronunziata
dalle
giovani
generazioni
con
l
'
accento
commosso
di
chi
ha
pur
ora
scoperto
un
concetto
d
'
importanza
vitale
,
rischiaratore
del
passato
e
del
presente
,
guida
nell
'
avvenire
.
La
novità
del
concetto
onde
si
riempiva
quell
'
antichissima
parola
non
isfuggì
,
nonché
al
sentimento
,
alla
riflessione
dei
contemporanei
,
come
si
vede
dal
problema
,
a
cui
assai
presto
esso
diè
origine
,
circa
il
carattere
differenziale
della
libertà
che
era
propria
dei
moderni
rispetto
a
quella
degli
antichi
greci
e
romani
e
dei
recentissimi
giacobini
:
un
problema
che
fu
proposto
e
trattato
,
tra
i
primi
,
dal
Sismondi
e
da
Beniamino
Constant
(
che
tenne
sull
'
argomento
un
discorso
all
'
Ateneo
di
Parigi
nel
1819
)
,
ed
è
stato
molte
volte
ripreso
fino
ai
nostri
giorni
.
Ma
,
se
il
problema
aveva
il
suo
nocciolo
di
realtà
,
non
era
posto
rettamente
con
quel
contrasto
di
antico
e
di
moderno
,
in
cui
da
una
parte
stavano
Grecia
,
Roma
e
la
Rivoluzione
francese
,
che
avrebbe
seguito
gli
ideali
greco
romani
,
e
dall
'
altra
,
il
tempo
presente
:
come
se
il
presente
non
fosse
la
confluenza
di
tutta
la
storia
e
l
'
ultimo
atto
di
essa
,
e
si
potesse
,
con
una
statica
contrapposizione
,
spezzare
quel
che
forma
un
'
unica
serie
di
svolgimento
.
Di
conseguenza
,
la
ricerca
,
che
sopra
l
'
asserito
contrasto
s
'
istituiva
,
correva
rischio
di
sperdersi
in
astrattezze
,
dividendo
individuo
e
stato
,
libertà
civile
e
libertà
politica
,
libertà
del
singolo
individuo
e
libertà
degli
altri
tutti
singoli
nei
quali
quella
trova
il
suo
limite
,
e
via
discorrendo
,
e
assegnando
agli
antichi
la
libertà
politica
e
non
quella
civile
,
e
ai
moderni
la
civile
e
non
la
politica
,
o
quella
politica
solo
in
grado
subordinato
,
o
anche
invertendo
questi
giudizi
e
attribuendo
agli
antichi
maggiore
libertà
dell
'
individuo
verso
lo
stato
che
non
si
sia
avuta
dai
popoli
moderni
.
Errore
di
astrattezza
che
si
rinnova
sempre
che
si
cerca
di
definire
l
'
idea
della
libertà
per
mezzo
di
distinzioni
giuridiche
,
le
quali
hanno
carattere
pratico
e
si
riferiscono
a
particolari
e
transeunti
istituti
,
e
non
a
quell
'
idea
superiore
e
suprema
che
tutti
li
comprende
e
tutti
li
supera
.
Ricercando
il
contenuto
di
quel
concetto
nella
storia
a
cui
appartiene
,
e
che
è
la
storia
del
pensiero
o
della
filosofia
che
si
dica
,
la
coscienza
che
allora
si
ebbe
della
sua
novità
si
ritrova
non
esser
altro
che
la
coscienza
di
quel
che
di
nuovo
era
sorto
nel
pensiero
e
per
esso
nella
vita
,
il
nuovo
concetto
dell
'
umanità
e
la
visione
della
via
che
le
si
apriva
dinanzi
,
ampia
e
chiara
quale
non
era
apparsa
prima
.
Non
si
era
pervenuti
a
questo
concetto
per
caso
e
di
un
subito
,
e
all
'
entrata
di
questa
via
per
un
salto
o
per
un
volo
,
ma
ci
si
era
arrivati
per
virtù
di
tutte
le
esperienze
e
le
soluzioni
della
filosofia
nel
suo
lavorio
secolare
,
che
sempre
più
avevano
avvicinato
la
distanza
e
composto
il
dissidio
tra
cielo
e
terra
,
Dio
e
mondo
,
ideale
e
reale
,
e
,
conferendo
idealità
alla
realtà
e
realtà
all
'
idealità
,
ne
avevano
riconosciuto
e
inteso
l
'
inscindibile
unità
,
che
è
identità
.
E
,
dicendo
della
storia
del
pensiero
e
della
filosofia
,
intendiamo
insieme
di
tutta
la
storia
,
anche
di
quella
che
si
chiama
civile
e
politica
ed
economica
e
morale
,
che
dà
e
riceve
alimento
dall
'
altra
;
e
perciò
non
solo
di
Platone
,
Aristotele
,
Galileo
,
Cartesio
e
Kant
,
ma
e
della
grecità
che
si
pose
contro
la
barbarie
,
e
di
Roma
che
incivilì
i
barbari
stessi
facendoli
romani
,
e
della
redenzione
cristiana
,
e
della
Chiesa
che
lottò
con
l
'
Impero
,
e
dei
comuni
italiani
e
fiamminghi
nell
'
evo
medio
,
e
più
particolarmente
del
Rinascimento
e
della
Riforma
che
rivendicarono
l
'
individualità
nel
suo
duplice
valore
fattivo
e
morale
,
delle
guerre
di
religione
,
del
"
lungo
parlamento
"
inglese
,
della
libertà
di
coscienza
asserita
dalle
sètte
religiose
nell
'
Inghilterra
e
nell
'
Olanda
e
nelle
colonie
americane
,
delle
dichiarazioni
che
in
queste
ultime
si
fecero
dei
diritti
dell
'
uomo
,
e
di
quella
a
cui
la
Rivoluzione
francese
diè
singolare
efficacia
,
e
altresì
delle
scoperte
tecniche
e
delle
conseguenti
trasformazioni
industriali
,
e
di
tutti
gli
altri
avvenimenti
e
creazioni
storiche
,
che
tutti
concorsero
a
formare
quel
concetto
della
realtà
e
della
umanità
,
e
a
riporre
nelle
cose
la
legge
e
la
regola
delle
cose
,
e
Dio
nel
mondo
.
Ma
l
'
ulteriore
avanzamento
che
si
era
compiuto
allora
,
tra
la
fine
del
sette
e
i
principii
dell
'
ottocento
,
era
stato
più
fortemente
risolutivo
e
quasi
conclusivo
,
perché
aveva
criticato
il
dissidio
,
che
si
era
acuito
nel
razionalismo
settecentesco
e
nella
Rivoluzione
francese
,
tra
ragione
e
storia
,
onde
s
'
inviliva
e
condannava
questa
al
lume
di
quella
:
l
'
aveva
criticato
e
risanato
mercé
la
dialettica
;
che
non
distacca
l
'
infinito
dal
finito
,
né
il
positivo
dal
negativo
,
e
con
ciò
aveva
fatto
coincidere
la
razionalità
e
la
realtà
nella
nuova
idea
della
storia
,
ritrovando
il
senso
pieno
del
detto
di
Giambattista
Vico
,
che
la
repubblica
,
cercata
da
Platone
,
non
è
altro
che
il
corso
delle
cose
umane
.
L
'
uomo
,
ora
,
non
si
vedeva
più
schiacciato
dalla
storia
o
vindice
di
sé
stesso
contro
di
essa
e
respingente
lungi
da
sé
il
passato
come
il
ricordo
di
un
'
onta
;
ma
,
vero
e
infaticato
autore
,
si
contemplava
nella
storia
del
mondo
come
in
quella
della
sua
vita
medesima
.
La
storia
,
non
appariva
più
deserta
di
spiritualità
e
abbandonata
a
forze
cieche
,
o
sorretta
e
via
via
raddrizzata
da
forze
estranee
,
ma
si
dimostrava
opera
e
attualità
dello
spirito
,
e
,
poiché
spirito
è
libertà
,
opera
della
libertà
.
Tutta
opera
della
libertà
,
suo
unico
ed
eterno
momento
positivo
,
che
solo
si
attua
nella
sequela
delle
sue
forme
e
conferisce
ad
esse
significato
,
e
che
solo
spiega
e
giustifica
l
'
ufficio
adempiuto
dal
momento
negativo
della
illibertà
,
con
le
sue
compressioni
,
oppressioni
,
reazioni
e
tirannie
,
le
quali
(
come
altresì
avrebbe
detto
il
Vico
)
paiono
"
traversie
"
e
sono
"
opportunità
"
.
Era
questo
il
pensiero
e
la
filosofia
dell
'
età
che
s
'
iniziava
,
una
filosofia
che
sbocciava
dappertutto
,
che
si
diffondeva
dappertutto
,
che
si
coglieva
sulle
bocche
di
tutti
,
attestata
dalle
strofe
della
poesia
e
dai
motti
degli
uomini
dell
'
azione
non
meno
che
dalle
formole
dei
filosofi
di
mestiere
.
Trascinava
dietro
di
sé
scorie
del
passato
,
si
rivestiva
talvolta
di
vesti
non
confacenti
,
si
avvolgeva
e
si
dibatteva
in
contraddizioni
,
e
tuttavia
sempre
si
faceva
strada
e
avanzava
ogni
altra
.
È
dato
rinvenirne
le
tracce
anche
presso
gli
avversari
,
i
retrivi
,
i
reazionari
,
i
preti
e
i
gesuiti
;
e
non
è
senza
ironia
il
fatto
che
il
nuovo
atteggiamento
spirituale
ricevesse
il
suo
battesimo
donde
meno
si
sarebbe
aspettato
:
dal
paese
che
,
più
di
ogni
altro
europeo
,
era
rimasto
chiuso
alla
filosofia
e
alla
cultura
moderne
,
dal
paese
per
eminenza
medioevale
e
scolastico
,
clericale
e
assolutistico
,
dalla
Spagna
,
che
allora
essa
coniò
l
'
aggettivo
"
liberal
"
col
suo
contrapposto
di
"
servil
"
.
Anzi
giova
osservare
(
a
fin
di
scansare
uno
scoglio
nel
quale
spesso
si
urta
)
che
la
filosofia
di
un
'
età
,
non
solo
non
deve
ricercarsi
unicamente
nei
filosofi
o
nei
grandi
filosofi
,
e
deve
invece
desumersi
da
tutte
le
manifestazioni
di
quell
'
età
,
ma
può
perfino
non
trovarsi
,
o
trovarsi
in
modo
meno
spiccato
,
appunto
nei
filosofi
specialisti
,
e
nei
grandi
tra
questi
.
I
quali
sono
pur
sempre
singole
persone
,
e
se
,
oltre
taluni
problemi
del
loro
tempo
,
ne
pongono
e
risolvono
,
anticipando
i
tempi
,
altri
che
l
'
età
loro
non
sente
ancora
e
non
intende
o
non
ben
comprende
,
accade
anche
talvolta
,
per
i
limiti
che
ogni
individuo
ha
,
che
certi
problemi
posti
e
risoluti
al
loro
tempo
non
raccolgano
nei
loro
sistemi
e
al
luogo
di
essi
serbino
concetti
invecchiati
ed
erronei
.
I
grandi
filosofi
,
come
del
resto
gli
uomini
di
ogni
qualità
,
non
hanno
il
loro
posto
destinato
e
fisso
né
nell
'
avanguardia
né
nella
retroguardia
né
nel
mezzo
delle
schiere
dei
contemporanei
,
ma
a
volta
a
volta
si
ritrovano
in
ciascuno
di
questi
diversi
posti
.
Anche
i
grandi
filosofi
della
libera
Atene
,
i
più
splendidi
fiori
di
quella
libertà
,
tra
le
agitazioni
democratiche
che
offendevano
il
loro
senso
dell
'
armonia
,
e
legati
com
'
essi
erano
alla
loro
logica
naturalistica
,
non
si
mostrarono
nelle
loro
teorie
pari
a
quella
realtà
di
vita
che
vivevano
;
ma
meglio
calza
al
caso
nostro
l
'
esempio
del
massimo
filosofo
dell
'
età
di
cui
discorriamo
,
Hegel
,
che
più
profondamente
di
ogni
altro
pensò
e
trattò
dialettica
e
storia
,
definendo
lo
spirito
per
la
libertà
e
la
libertà
per
lo
spirito
,
e
tuttavia
,
per
certe
sue
tendenze
e
teorizzamenti
politici
,
meritò
di
esser
designato
piuttosto
come
"
servil
"
,
che
come
"
liberal
"
.
Tanto
più
alto
di
lui
stanno
per
questa
parte
,
e
tanto
meglio
di
lui
rappresentano
il
pensiero
della
nuova
età
,
ingegni
filosoficamente
minori
o
che
addirittura
si
sogliono
considerare
non
filosofici
:
per
esempio
,
una
donna
,
la
signora
di
Staël
.
La
concezione
della
storia
come
storia
della
libertà
aveva
suo
necessario
complemento
pratico
la
libertà
stessa
come
ideale
morale
:
ideale
che
,
infatti
,
era
concresciuto
con
tutto
il
pensiero
e
il
moto
della
civiltà
,
ed
era
passato
nei
tempi
moderni
dalla
libertà
come
complesso
di
privilegi
alla
libertà
come
diritto
di
natura
,
e
da
questo
astratto
diritto
naturale
alla
libertà
spirituale
della
personalità
storicamente
concreta
;
e
si
era
fatto
via
via
più
coerente
e
saldo
,
avvalorato
dalla
corrispondente
filosofia
,
per
la
quale
quella
stessa
che
è
legge
dell
'
essere
è
legge
del
dover
essere
.
Negarlo
non
si
poteva
se
non
da
coloro
che
in
qualche
modo
ancora
straniavano
il
dover
essere
dall
'
essere
,
conforme
alle
viete
filosofie
della
trascendenza
,
o
che
di
straniarlo
non
si
avvedevano
e
pur
questo
operavano
nelle
loro
argomentazioni
.
Così
,
per
esempio
,
quando
si
obiettava
che
l
'
ideale
morale
della
libertà
non
permetteva
e
non
prometteva
di
scacciare
il
male
dal
mondo
,
e
perciò
non
era
veramente
morale
;
e
in
ciò
dire
non
si
considerava
che
,
se
la
moralità
distruggesse
il
male
nella
sua
idea
,
dissolverebbe
sé
medesima
,
che
solo
nella
lotta
contro
il
male
ha
realtà
e
vita
,
e
solo
mercé
di
essa
si
estolle
.
Così
parimente
quando
si
lamentava
che
cotesta
affermazione
e
accettazione
della
lotta
di
continuo
rinascente
precludesse
all
'
uomo
la
pace
,
la
felicità
,
la
beatitudine
a
cui
egli
sempre
anela
,
non
considerando
che
per
l
'
appunto
la
grandezza
del
concetto
moderno
stava
nel
l
'
aver
convertito
il
senso
della
vita
da
idilliaco
(
e
,
di
conseguenza
,
elegiaco
)
in
drammatico
,
da
edonistico
(
e
,
di
conseguenza
,
pessimistico
)
in
attivo
e
creativo
,
e
della
libertà
medesima
fatto
un
continuo
riacquisto
e
una
continua
liberazione
,
una
continua
battaglia
,
in
cui
è
impossibile
la
vittoria
ultima
e
terminale
,
perché
significherebbe
la
morte
di
tutti
i
combattenti
,
ossia
di
tutti
i
viventi
.
Dopo
di
che
,
si
scorge
agevolmente
in
qual
conto
siano
da
tenere
altre
obiezioni
,
che
allora
pur
si
proposero
e
che
furono
dipoi
,
e
sono
,
molte
volte
ripetute
,
come
questa
:
che
l
'
ideale
della
libertà
,
per
la
sua
stessa
eccellenza
,
sia
dei
pochi
e
non
dei
molti
,
degli
eletti
e
non
del
volgo
,
il
quale
ha
uopo
d
'
imposizioni
dall
'
alto
,
di
autorità
e
di
sferza
:
obiezione
che
troverebbe
pieno
riscontro
nella
sentenza
,
di
cui
è
evidente
l
'
assurdo
,
che
la
verità
sia
dei
pochi
e
ai
più
si
convenga
la
non
verità
e
l
'
errore
,
come
se
la
verità
non
fosse
tale
per
la
sua
intrinseca
forza
,
espansiva
e
avvivatrice
e
trasformatrice
nei
modi
che
via
via
le
sono
consentiti
.
O
come
quest
'
altra
,
anche
più
stravagante
:
che
la
libertà
appartenga
in
proprio
a
certi
popoli
,
che
in
condizioni
singolarissime
l
'
hanno
elaborata
,
quale
l
'
insulare
Inghilterra
,
o
a
stirpi
dal
sangue
generoso
,
quali
le
germaniche
,
che
la
coltivarono
nell
'
incoltura
delle
loro
foreste
:
obiezione
che
a
sua
volta
abbassa
lo
spirito
a
materia
e
lo
sottomette
a
meccanico
determinismo
,
e
che
,
d
'
altra
parte
,
il
fatto
smentisce
,
mostrando
che
l
'
Inghilterra
molto
insegnò
ma
anche
non
poco
apprese
nei
concetti
liberali
dai
popoli
del
continente
,
e
che
la
Germania
assai
a
lungo
dimenticò
la
libertà
nelle
sue
foreste
e
idoleggiò
l
'
autorità
e
la
sudditanza
.
Era
,
dunque
,
affatto
ovvio
che
alla
domanda
quale
fosse
l
'
ideale
delle
nuove
generazioni
si
rispondesse
con
quella
parola
"
libertà
"
senz
'
altra
determinazione
,
perché
ogni
aggiunta
ne
avrebbe
offuscato
il
concetto
;
e
torto
avevano
i
frigidi
e
i
superficiali
che
di
tal
cosa
si
meravigliavano
e
la
facevano
oggetto
di
scherno
,
e
,
tacciando
di
vuoto
formalisino
quel
concetto
,
interrogavano
ironici
o
sarcastici
:
"
Che
è
mai
la
libertà
?
la
libertà
da
chi
e
da
che
cosa
?
la
libertà
di
fare
che
cosa
?
"
.
Essa
non
pativa
aggettivi
né
empiriche
determinazioni
per
la
sua
intrinseca
infinità
;
ma
non
perciò
non
si
poneva
da
sé
di
volta
in
volta
i
suoi
limiti
,
che
erano
atti
di
libertà
,
e
così
si
particolareggiava
e
si
dava
un
contenuto
.
La
distinzione
,
molte
volte
fatta
,
delle
due
libertà
,
di
quella
al
singolare
e
di
quella
al
plurale
,
della
libertà
e
delle
libertà
,
si
svela
antinomia
di
due
astrattezze
,
perché
la
libertà
al
singolare
esiste
soltanto
nelle
libertà
al
plurale
.
Se
non
che
essa
non
si
adegua
mai
e
non
si
esaurisce
in
queste
o
quelle
delle
sue
particolarizzazioni
,
negli
istituti
che
ha
creati
;
e
perciò
non
solo
,
come
si
è
notato
,
non
si
può
definirla
per
mezzo
dei
suoi
istituti
,
ossia
giuridicamente
,
ma
non
bisogna
porre
un
legame
di
necessità
concettuale
tra
essa
e
questi
,
che
,
essendo
fatti
storici
,
le
si
legano
e
se
ne
slegano
per
necessità
storica
.
Le
richieste
politiche
,
che
di
sopra
abbiamo
per
sommi
capi
enumerate
,
formavano
allora
,
a
un
dipresso
,
il
suo
corpo
storico
e
,
in
certo
senso
,
il
suo
corpo
fiorente
di
bellezza
e
di
rinato
vigor
giovanile
,
e
di
congiunta
baldanza
e
spensieratezza
.
Spiritualità
corporificata
,
e
,
per
ciò
stesso
,
corporeità
spiritualizzata
,
il
loro
significato
si
traeva
unicamente
dal
fine
a
cui
tendevano
e
che
era
di
un
più
largo
respiro
alla
vita
umana
,
di
una
sua
maggiore
intensità
ed
estensione
.
L
'
idea
della
nazionalità
,
opposta
all
'
astratto
umanitarismo
del
secolo
precedente
e
all
'
ottusità
che
verso
l
'
idea
di
popolo
e
di
patria
dimostravano
persino
scrittori
quali
Lessing
,
Schiller
e
Goethe
,
e
alla
poca
o
nulla
ripugnanza
che
si
era
allora
sentita
verso
gl
'
interventi
stranieri
,
intendeva
promuovere
l
'
umanità
nella
sua
forma
concreta
che
era
quella
della
personalità
,
come
dei
singoli
uomini
così
dei
complessi
umani
legati
da
comuni
origini
e
memorie
,
costumi
e
attitudini
,
delle
nazioni
storicamente
esistenti
e
attive
o
da
svegliare
all
'
attività
;
e
intrinsecamente
non
poneva
barriere
a
sempre
più
larghe
e
comprensive
formazioni
nazionali
,
ché
"
nazione
"
è
concetto
spirituale
e
storico
e
perciò
in
divenire
,
e
non
naturalistico
e
immobile
,
come
quello
di
razza
.
La
stessa
egemonia
o
primato
che
si
rivendicava
per
questo
o
quel
popolo
,
dal
Fichte
e
da
altri
al
germanico
,
dal
Guizot
e
da
altri
al
francese
,
dal
Mazzini
e
dal
Gioberti
all
'
italiano
,
e
da
altri
ancora
al
polacco
o
agli
slavi
in
genere
,
era
teorizzato
come
il
diritto
e
il
dovere
di
mettersi
alla
testa
di
tutti
i
popoli
per
farsi
antesignano
di
civiltà
,
di
umano
perfezionamento
,
di
grandezza
spirituale
.
Anche
i
nazionalisti
tedeschi
dicevano
,
bensì
,
che
il
popolo
tedesco
era
un
popolo
eletto
,
ma
si
affrettavano
ad
aggiungere
che
era
tale
perché
cosmopolitico
e
non
puramente
nazionale
.
Le
costituzioni
e
i
governi
rappresentativi
dovevano
portare
all
'
efficacia
e
all
'
operosità
politica
uomini
e
ceti
sociali
di
maggiore
capacità
e
di
migliore
volontà
rispetto
a
quelli
che
le
avevano
fino
allora
esercitate
o
in
emulazione
di
quelli
.
La
libertà
di
stampa
era
il
campo
aperto
allo
scambio
delle
idee
,
allo
scontro
e
alla
misura
delle
passioni
,
allo
schiarimento
delle
situazioni
,
alle
dispute
e
agli
accordi
,
e
,
come
altri
ha
ingegnosamente
avvertito
,
voleva
,
nei
grandi
stati
,
nell
'
Europa
e
nel
mondo
,
tenere
l
'
ufficio
che
nelle
piccole
città
antiche
aveva
tenuto
l
'
agorà
.
II
favore
di
cui
fu
circondato
il
sistema
dei
due
grandi
partiti
che
componevano
i
parlamenti
,
il
conservatore
e
il
progressista
,
il
moderato
e
il
radicale
,
la
destra
e
la
sinistra
,
conteneva
l
'
intenzione
di
graduare
l
'
impeto
del
moto
sociale
e
di
evitare
i
danni
degli
scotimenti
rivoluzionari
e
gli
spargimenti
di
sangue
,
rendendo
mite
e
umana
la
lotta
degli
interessi
.
Il
trepido
affetto
e
il
desiderio
delle
autonomie
locali
contro
l
'
accentramento
e
il
dispotismo
amministrativo
della
Rivoluzione
e
dell
'
Impero
,
e
delle
stesse
monarchie
assolute
restaurate
,
erano
mossi
dal
timore
che
l
'
accentramento
,
uniformando
,
impoverisse
e
inaridisse
la
pienezza
della
vita
,
laddove
le
autonomie
meglio
conseguivano
la
buona
amministrazione
e
coltivavano
un
vivaio
di
capacità
politiche
.
Le
monarchie
costituzionali
,
sull
'
esempio
inglese
,
mediavano
tra
quelle
assolute
,
troppo
storiche
,
e
le
repubbliche
,
troppo
poco
storiche
,
e
venivano
proposte
quasi
sola
forma
di
repubblica
adatta
ai
tempi
;
ché
,
del
resto
,
repubblica
e
non
monarchia
tenevano
i
politici
di
vecchia
scuola
l
'
Inghilterra
dopo
la
sua
rivoluzione
.
Similmente
,
in
generale
,
tutta
la
ripresa
delle
tradizioni
storiche
era
animata
dal
desiderio
di
raccogliere
e
serbare
quanto
di
vivo
e
adoperabile
per
la
vita
moderna
,
o
per
un
buon
tratto
ancora
di
questa
vita
,
fosse
in
istituti
e
costumanze
paesane
,
nella
vecchia
nobiltà
e
nei
contadini
,
nelle
ingenue
credenze
religiose
.
La
rottura
dei
vincoli
,
che
avevano
impacciato
o
ancora
impacciavano
industrie
e
commerci
,
ubbidiva
al
bisogno
di
dare
impulso
alla
inventiva
e
alla
virtù
individuale
e
alla
gara
,
e
di
accrescere
la
ricchezza
che
,
da
chiunque
prodotta
e
da
chiunque
posseduta
,
era
pur
sempre
ricchezza
dell
'
intera
società
,
e
a
vantaggio
di
questa
e
del
suo
innalzamento
morale
finiva
,
in
un
modo
o
in
un
altro
,
un
po
'
prima
o
un
po
'
dopo
,
col
servire
.
E
così
per
tutti
gli
aspetti
e
le
particolari
determinazioni
di
quelle
varie
richieste
.
Poteva
accadere
,
e
sarebbe
di
certo
accaduto
,
che
alcuni
o
molti
di
cotesti
istituti
liberali
,
nel
corso
ulteriore
della
storia
,
sarebbero
morti
,
venendo
meno
le
loro
condizioni
di
fatto
,
e
altri
di
essi
sarebbero
diventati
inefficaci
,
insufficienti
o
inadatti
,
e
si
sarebbe
dovuto
modificarli
o
addirittura
rovesciarli
e
sostituirli
;
ma
ciò
appartiene
alla
sorte
di
tutte
le
cose
umane
,
che
vivono
e
muoiono
,
si
trasformano
e
ripigliano
vita
,
o
si
meccanizzano
e
conviene
disfarsene
,
e
,
a
ogni
modo
,
l
'
agente
di
quelle
modificazioni
,
di
quei
riadattamenti
e
abolizioni
,
sarebbe
stata
pur
sempre
la
libertà
,
che
si
formava
,
in
tal
guisa
,
un
nuovo
corpo
,
dotato
di
nuova
gioventù
o
pervenuto
ad
adulta
robustezza
.
Così
niente
impediva
di
pensare
-
nella
rigorosa
e
preveggente
logica
che
si
attiene
all
'
essenza
del
concetto
liberale
,
-
che
il
sistema
dei
due
partiti
,
antiquati
i
contrasti
che
gli
avevano
dato
vita
,
si
sarebbe
cangiato
in
quello
dei
vari
e
mobili
aggruppamenti
su
particolari
problemi
,
e
l
'
autogoverno
avrebbe
ceduto
al
bisogno
di
maggiore
regolarità
e
accentramento
,
e
le
monarchie
costituzionali
alle
repubbliche
,
e
gli
stati
nazionali
si
sarebbero
composti
in
stati
plurinazionali
o
stati
uniti
(
col
formarsi
,
cioè
,
di
una
più
larga
coscienza
nazionale
,
per
esempio
europea
)
,
e
il
liberismo
economico
sarebbe
stato
temperato
e
ridotto
in
più
stretti
confini
da
leghe
d
'
industriali
o
da
statificazioni
di
servizi
.
Certo
,
quei
liberali
delle
prime
generazioni
non
pensavano
in
generale
a
tali
possibilità
,
e
anche
talvolta
o
per
solito
le
negavano
;
ma
non
però
esse
non
erano
contenute
nel
principio
posto
da
loro
,
e
bisogna
tenerle
presenti
,
così
come
possiamo
ora
scorgerle
noi
dopo
oltre
un
secolo
di
molteplice
esperienza
e
di
lavorio
mentale
:
avvertenza
che
vale
per
tutto
quanto
andiamo
dicendo
di
quel
periodo
germinale
,
nel
quale
,
com
'
è
necessario
,
noi
guardiamo
,
nel
germe
,
anche
l
'
albero
di
cui
era
germe
e
che
solo
faceva
che
esso
fosse
plastico
germe
e
non
cellula
abortita
.
E
poteva
anche
accadere
(
e
perciò
si
era
allora
delineata
la
nuova
e
goethiana
figura
del
progresso
non
più
in
linea
retta
ma
secondo
spirale
)
che
,
nelle
crisi
dei
ringiovanimenti
,
i
regimi
liberali
sarebbero
soggiaciuti
a
reazioni
e
a
regimi
autoritari
di
varia
origine
e
di
più
o
meno
larga
estensione
e
lunga
durata
;
ma
la
libertà
avrebbe
seguitato
ad
operare
dentro
di
questi
e
a
corroderli
e
,
infine
,
ne
sarebbe
tornata
fuori
più
sapiente
e
più
forte
.
Anche
allora
,
del
resto
,
alla
corporeità
che
abbiamo
detta
spiritualizzata
,
se
ne
accompagnava
talvolta
un
'
altra
non
spiritualizzata
e
perciò
malsana
;
e
il
culto
della
nazionalità
dava
qualche
segno
,
in
qualche
suo
torbido
apostolo
,
di
trapassare
in
boria
e
prepotenza
di
dominio
materiale
,
o
di
chiudersi
verso
gli
altri
popoli
in
una
cupa
libidine
di
razza
;
e
il
culto
della
storia
e
del
passato
,
di
pervertirsi
in
insulsa
idolatria
,
e
la
riverenza
per
le
religioni
in
riscaldamenti
pseudoreligiosi
,
e
l
'
attaccamento
alle
istituzioni
esistenti
in
timidezza
conservatrice
,
e
l
'
osservanza
delle
forme
costituzionali
in
mancanza
di
coraggio
dinanzi
al
necessario
modificarsi
di
esse
,
e
la
libertà
economica
in
protezione
degli
egoistici
interessi
di
questo
o
quel
gruppo
sociale
;
e
così
via
.
Ma
queste
debolezze
,
questi
errori
,
questi
annunzi
di
futuri
danni
erano
inseparabili
dal
pregio
stesso
delle
richieste
che
allora
si
facevano
e
delle
istituzioni
che
si
proponevano
,
né
scemavano
al
movimento
liberale
la
sostanziale
sua
nobiltà
,
la
sua
possente
virtù
etica
,
che
s
'
irraggiava
di
poesia
,
era
armata
di
logica
e
di
scienza
,
tornava
tenace
all
'
azione
e
si
preparava
alla
conquista
e
al
dominio
.
Poeti
,
teorici
,
oratori
,
pubblicisti
,
propagandisti
,
apostoli
e
martiri
attestavano
la
profonda
serietà
di
quell
'
ideale
,
e
poiché
sorgevano
e
si
moltiplicavano
intorno
ad
esso
,
e
non
già
o
assai
più
radi
e
meno
risoluti
e
meno
gagliardi
si
vedevano
intorno
ad
altri
ideali
,
il
suo
vigore
prevalente
e
la
sicura
vittoria
che
l
'
attendeva
.
E
non
solo
il
fatto
,
ma
anche
la
dottrina
confutava
ormai
quella
separazione
,
che
era
stata
grave
segno
di
abbassamento
e
di
decadenza
,
fra
la
teoria
e
la
pratica
,
la
scienza
e
la
vita
,
la
vita
privata
e
la
vita
pubblica
,
come
se
sia
cosa
possibile
cercare
e
trovare
la
verità
senza
insieme
patirla
e
viverla
nell
'
azione
o
nel
desiderio
dell
'
azione
,
e
cosa
possibile
staccare
l
'
uomo
dal
cittadino
,
l
'
individuo
dalla
società
che
lo
forma
e
che
esso
forma
.
Il
mero
letterato
e
filosofo
,
imbelle
e
trasognato
,
l
'
intellettuale
e
il
retore
che
maneggiavano
le
immagini
del
sublime
ma
rifuggivano
dalla
fatica
e
dal
periglio
dei
doveri
che
quelle
immagini
richiamano
e
richiedono
,
ed
erano
proni
al
servilismo
e
alla
cortigiana
adulazione
,
diventarono
oggetti
di
disprezzo
;
e
oggetto
di
riprovazione
lo
scrivere
per
incarico
e
il
farsi
mantenere
dalle
corti
o
dai
governi
,
invece
di
aspettare
dal
solo
consenso
del
pubblico
il
favore
e
i
mezzi
stessi
del
vivere
,
il
compenso
al
proprio
lavoro
.
Si
volle
la
sincerità
della
fede
,
la
coerenza
del
carattere
,
l
'
accordo
tra
il
dire
e
il
fare
,
si
rinnovò
moralmente
il
concetto
della
dignità
personale
,
e
con
essa
il
sentimento
dell
'
aristocrazia
vera
,
con
le
sue
regole
,
le
sue
rigidezze
e
le
sue
esclusioni
,
dell
'
aristocrazia
che
era
diventata
oramai
liberale
e
perciò
affatto
spirituale
.
La
figura
eroica
,
che
parlava
ai
cuori
,
era
quella
del
poeta
milite
,
dell
'
intellettuale
che
sa
combattere
e
morire
per
la
sua
idea
:
una
figura
che
non
rimase
nei
rapimenti
dell
'
immaginazione
e
nei
paradigmi
educativi
,
ma
apparve
in
carne
ed
ossa
sui
campi
di
battaglia
e
sulle
barricate
in
ogni
parte
d
'
Europa
.
I
"
missionari
"
ebbero
compagni
i
"
crociati
"
della
libertà
.
Ora
chi
raccolga
e
consideri
tutti
questi
tratti
dell
'
ideale
liberale
,
non
dubita
di
denominarlo
,
qual
esso
era
,
una
"
religione
"
:
denominarlo
così
,
ben
inteso
,
quando
si
attenda
all
'
essenziale
ed
intrinseco
di
ogni
religione
,
che
risiede
sempre
in
una
concezione
della
realtà
e
in
un
'
etica
conforme
,
e
si
prescinda
dall
'
elemento
mitologico
,
pel
quale
solo
secondariamente
le
religioni
si
differenziano
dalle
filosofie
.
La
concezione
della
realtà
e
l
'
etica
conforme
del
liberalismo
erano
,
come
si
è
mostrato
,
generate
dal
pensiero
moderno
,
dialettico
e
storico
;
e
a
conferirgli
carattere
religioso
non
vi
bisognava
altro
,
perché
personificazioni
,
miti
,
leggende
,
dommi
,
riti
,
propiziazioni
,
espiazioni
,
classi
sacerdotali
,
paludamenti
pontificali
e
simili
,
non
appartengono
all
'
intrinseco
e
malamente
vengono
astratti
da
particolari
religioni
e
posti
come
esigenze
di
ogni
religione
.
Nel
che
è
l
'
origine
delle
parecchie
religioni
artificiali
o
"
religioni
dell
'
avvenire
"
,
escogitate
nel
corso
del
secolo
decimonono
,
cascate
tutte
,
come
meritavano
,
nel
ridicolo
,
essendo
contraffazioni
e
caricature
;
laddove
quella
liberale
dimostrò
la
sua
essenza
religiosa
con
le
sue
proprie
forme
e
istituzioni
,
e
,
nata
e
non
fatta
,
non
fu
un
'
escogitazione
a
freddo
e
di
proposito
,
tantoché
,
dapprima
,
credé
persino
di
poter
convivere
con
le
vecchie
religioni
o
di
venir
loro
compagna
,
complemento
ed
aiuto
.
In
verità
,
si
contrapponeva
ad
esse
,
ma
,
nell
'
atto
stesso
,
le
compendiava
in
sé
e
proseguiva
:
raccoglieva
,
al
pari
dei
motivi
filosofici
,
quelli
religiosi
del
passato
prossimo
e
remoto
,
accanto
e
sopra
di
Socrate
poneva
l
'
umano
divino
redentore
Gesù
,
e
sentiva
di
aver
percorso
le
esperienze
del
paganesimo
e
del
cristianesimo
,
del
cattolicismo
,
dell
'
agostinismo
e
del
calvinismo
,
e
quante
altre
erano
state
,
e
di
rappresentare
le
migliori
esigenze
,
e
di
essere
purificazione
,
approfondimento
e
potenziamento
della
vita
religiosa
dell
'
umanità
.
Perciò
non
segnava
punti
cronologici
del
suo
inizio
e
nuove
ere
che
la
distaccassero
con
taglio
netto
dal
passato
,
come
aveva
fatto
la
chiesa
cristiana
,
e
poi
l
'
islamismo
,
e
come
rifece
,
imitando
quelle
chiese
e
sètte
,
la
Convenzione
nazionale
,
con
un
decreto
che
rispondeva
alla
sua
astratta
concezione
della
libertà
e
della
ragione
,
e
che
,
dopo
aver
trascinato
vita
parimente
astratta
,
fu
dimenticato
prima
che
abolito
.
E
nondimeno
diffuso
risuonava
dappertutto
il
grido
della
palingenesi
,
del
"
secol
si
rinnova
"
:
quasi
saluto
augurale
a
quella
"
terza
età
"
,
l
'
età
dello
Spirito
,
che
nel
secolo
dodicesimo
Gioacchino
da
Fiore
aveva
profetata
,
e
ora
si
schiudeva
dinanzi
all
'
umana
società
che
l
'
aveva
preparata
e
aspettata
.
II
LE
FEDI
RELIGIOSE
OPPOSTE
A
questa
religione
dell
'
era
nuova
,
facevano
riscontro
e
contrasto
religioni
rivali
e
nemiche
,
le
quali
,
quantunque
da
lei
espressamente
o
virtualmente
criticate
e
sorpassate
,
noveravano
fedeli
e
raccoglievano
proseliti
,
e
componevano
cospicue
realtà
storiche
,
corrispettive
a
taluni
momenti
ideali
,
che
in
perpetuo
si
ripresentano
.
Prendeva
o
avrebbe
meritato
di
prendere
il
primo
luogo
tra
esse
il
cattolicesimo
della
Chiesa
di
Roma
,
la
più
diretta
e
logica
negazione
dell
'
idea
liberale
,
e
che
tale
si
sentì
e
si
conobbe
e
volle
recisamente
porsi
fin
dal
primo
delinearsi
di
quell
'
ideale
,
tale
si
fece
e
si
fa
udire
con
alte
strida
nei
sillabi
,
nelle
encicliche
,
nelle
prediche
,
nelle
istruzioni
dei
suoi
pontefici
e
degli
altri
suoi
preti
,
e
tale
(
salvo
fuggevoli
episodi
o
giuochi
di
apparenze
)
operò
sempre
nella
vita
pratica
,
e
può
per
tal
riguardo
considerarsi
prototipo
o
forma
pura
di
tutte
le
altre
opposizioni
e
,
insieme
,
quella
che
,
col
suo
odio
irremissibile
,
mette
in
luce
il
carattere
religioso
,
di
religiosa
rivalità
,
del
liberalismo
.
Alla
concezione
per
la
quale
il
fine
della
vita
è
nella
vita
stessa
,
e
il
dovere
nell
'
accrescimento
ed
innalzamento
di
questa
vita
,
e
il
metodo
nella
libera
iniziativa
e
nella
inventività
individuale
,
il
cattolicesimo
oppone
che
,
per
contrario
,
il
fine
è
in
una
vita
oltremondana
,
alla
quale
la
mondana
è
semplice
preparazione
,
che
si
deve
adempiere
con
l
'
osservanza
di
ciò
che
un
Dio
che
è
nei
cieli
,
per
mezzo
di
un
suo
vicario
in
terra
e
della
sua
chiesa
,
comanda
di
credere
e
di
fare
.
Ma
,
per
logica
e
coerente
che
questa
concezione
autoritaria
oltremondana
sia
nel
filo
delle
sue
deduzioni
o
comparata
ad
altre
simili
e
di
men
salda
contestura
,
nondimeno
le
fa
difetto
quella
logicità
e
coerenza
che
è
accordo
con
la
realtà
.
L
'
azione
della
Chiesa
cattolica
,
guardata
nella
storia
,
o
si
attua
anch
'
essa
ai
fini
della
civiltà
,
del
sapere
,
del
costume
,
dell
'
ordinamento
politico
e
sociale
,
della
vita
mondana
,
del
progresso
umano
,
come
si
vide
spiccatamente
nella
sua
grande
epoca
,
quando
serbò
gran
parte
del
retaggio
del
mondo
antico
e
difese
i
diritti
della
coscienza
e
della
libertà
e
della
vita
spirituale
contro
genti
barbariche
e
contro
le
prepotenze
materialistiche
di
imperatori
e
di
re
;
ovvero
,
perduto
quest
'
ufficio
o
perduta
l
'
egemonia
che
in
esso
esercitava
e
soverchiata
dalla
civiltà
che
essa
stessa
aveva
concorso
a
generare
,
si
restringe
a
tutrice
di
forme
invecchiate
e
morte
,
d
'
incultura
,
d
'
ignoranza
,
di
superstizione
,
di
oppressione
spirituale
,
e
si
fa
a
sua
volta
,
dal
più
al
meno
,
materialistica
.
La
storia
,
che
è
storia
della
libertà
,
si
comprova
più
forte
di
quella
sua
dottrina
o
di
quel
programma
,
e
lo
sconfigge
e
lo
sforza
a
contradirsi
nel
campo
dei
fatti
.
Il
Rinascimento
,
che
non
fu
un
'
impossibile
ripristinazione
dell
'
antichità
precristiana
,
e
la
Riforma
,
che
del
pari
non
fu
quella
,
non
meno
impossibile
,
del
cristianesimo
primitivo
,
ma
l
'
uno
e
l
'
altra
avviamento
alla
concezione
moderna
della
realtà
e
della
idealità
,
segnano
la
decadenza
interiore
del
cattolicesimo
in
quanto
potenza
spirituale
;
e
questa
decadenza
non
diè
luogo
a
rigenerazione
e
non
fu
arrestata
,
ma
,
anzi
,
resa
irrimediabile
dalla
reazione
della
Controriforma
,
quando
venne
salvato
il
corpo
e
non
l
'
anima
della
vecchia
Chiesa
,
il
suo
dominio
mondano
e
non
quello
sugl
'
intelletti
,
e
si
compié
opera
politica
ma
non
religiosa
.
La
scienza
,
che
col
porglisi
a
fianco
sostenitrice
e
cooperatrice
dimostra
la
superiorità
di
un
determinato
ideale
morale
e
politico
,
disertò
la
Chiesa
cattolica
;
e
tutti
gl
'
ingegni
originali
e
creatori
,
filosofi
,
naturalisti
,
storici
,
letterati
,
pubblicisti
,
passarono
o
furono
costretti
a
passare
o
furono
accolti
ed
ebbero
seguaci
nel
campo
avverso
;
ché
,
nel
suo
proprio
,
essa
non
poté
se
non
restaurare
l
'
edificio
della
scolastica
medioevale
e
,
per
necessità
o
per
politico
accorgimento
,
introdurvi
quelle
secondarie
variazioni
o
aggiungervi
a
mo
'
d
'
ornato
quant
'
altro
,
senza
troppo
dare
all
'
occhio
,
poteva
prendere
dalla
scienza
e
dalla
cultura
eterodosse
.
La
cessazione
delle
guerre
di
religione
,
il
nuovo
principio
della
tolleranza
,
il
deismo
inglese
,
il
concetto
della
storia
naturale
delle
religioni
,
il
razionalismo
e
l
'
illuminismo
,
l
'
antigiurisdizionalismo
e
l
'
anticurialismo
erano
venuti
sempre
più
distruggendo
le
condizioni
a
lei
favorevoli
;
cosicché
la
Rivoluzione
francese
la
trovò
estenuata
e
,
anche
politicamente
,
quasi
disarmata
.
Vero
è
che
da
quella
rivoluzione
stessa
,
dai
danni
e
dai
dolori
che
inflisse
e
dalle
rivolte
e
resistenze
che
le
si
formarono
e
levarono
contro
,
venne
alla
Chiesa
cattolica
un
inaspettato
afflusso
di
forze
,
sia
politiche
per
il
rinnovato
appoggio
degli
stati
e
delle
classi
vinte
o
minacciate
e
lottanti
a
propria
difesa
,
sia
sentimentali
per
la
nostalgia
che
s
'
insinuò
nei
cuori
verso
le
placide
e
molli
immagini
del
passato
a
rifugio
dal
turbinoso
e
duro
e
arido
presente
.
Ma
le
prime
forze
erano
pur
sempre
puramente
politiche
e
adoperabili
solo
per
le
riuscite
politiche
;
e
le
altre
,
malsicure
e
facili
a
tramutarsi
nel
diverso
e
nell
'
opposto
,
come
sempre
le
ondeggianti
fantasie
e
i
mobili
desideri
,
e
da
diffidarne
,
come
la
Chiesa
assai
presto
e
,
si
può
dire
,
in
generale
,
ne
diffidò
.
Il
pensiero
e
la
scienza
continuarono
a
sfuggirle
;
il
suo
grembo
era
in
ciò
colpito
di
sterilità
come
a
divino
castigo
per
aver
essa
peccato
contro
lo
spirito
che
è
spirito
di
sincerità
;
e
tutt
'
al
più
,
in
mezzo
a
quelle
burrasche
e
a
quelle
paure
,
vide
ergersi
a
suo
campione
qualche
scrittore
dottrinario
bensì
e
polemico
,
ma
fanatico
e
astrattamente
logico
e
consequenziario
,
e
amante
dell
'
estremo
e
del
paradossale
,
dal
quale
altresì
ebbe
piuttosto
cagione
di
diffidenza
che
effettivo
aiuto
,
fiutandone
lo
spirito
estraneo
e
la
pericolosa
indipendenza
.
Soprattutto
,
la
storiografia
di
parte
cattolica
,
messa
al
confronto
con
quella
di
parte
liberale
,
svelava
nel
modo
più
evidente
la
povertà
a
cui
il
pensiero
cattolico
era
ridotto
,
e
perfino
la
sua
trivialità
o
puerilità
;
perché
,
laddove
quella
ricostruiva
e
intendeva
e
ammirava
la
storia
del
cristianesimo
e
della
Chiesa
negli
ultimi
secoli
dell
'
Impero
e
nel
medioevo
,
e
anche
,
per
taluni
rispetti
,
nell
'
età
moderna
delle
missioni
oltreoceaniche
e
dei
martirii
per
la
fede
,
essa
,
com
'
è
risaputo
,
tutto
il
moto
della
storia
moderna
considerava
nient
'
altro
che
orribile
perversione
,
e
autori
e
colpevoli
di
tanto
male
accusava
i
Luteri
e
i
Calvini
,
i
Voltaire
e
i
Rousseau
,
e
gli
altri
"
corruttori
"
,
e
la
"
setta
"
,
che
a
suo
dire
,
tessendo
secretamente
una
tela
d
'
insidie
,
aveva
riportato
temporaneo
e
diabolico
trionfo
;
e
,
insomma
,
invece
di
storia
,
se
ne
stava
a
contare
fole
di
orchi
da
spaurire
bimbi
.
Ma
assai
più
grave
di
tutto
ciò
era
la
penetrazione
dell
'
avversario
nella
cerchia
stessa
dei
fedeli
,
nella
parte
di
questi
più
eletta
per
elevatezza
intellettuale
e
purezza
d
'
intenzioni
,
i
quali
sentirono
l
'
attrattiva
verso
le
libertà
politiche
,
l
'
indipendenza
dei
popoli
,
la
nazionalità
e
unità
degli
stati
,
la
libertà
della
coscienza
religiosa
e
della
Chiesa
stessa
,
la
diffusione
della
cultura
,
gli
avanzamenti
tecnici
e
industriali
,
provarono
moti
di
consenso
e
palpiti
di
simpatia
per
le
creazioni
dei
filosofi
,
degli
scrittori
e
dei
poeti
moderni
,
e
presero
a
studiare
e
pensare
diversamente
la
storia
,
e
anche
la
storia
della
Chiesa
,
che
amarono
soprattutto
nei
tempi
in
cui
fu
diversa
da
quella
che
era
stata
dal
cinquecento
in
poi
e
che
era
nel
presente
.
Questo
sforzo
di
avvicinamento
e
di
conciliazione
,
vario
e
talora
diverso
di
spiriti
nei
vari
paesi
e
variamente
temperato
o
frammischiato
,
si
chiamò
"
cattolicismo
liberale
"
,
nella
quale
denominazione
è
chiaro
che
la
sostanza
era
nell
'
aggettivo
,
e
la
vittoria
era
riportata
non
dal
cattolicismo
ma
dal
liberalismo
,
che
quel
cattolicismo
si
risolveva
ad
accogliere
e
che
introduceva
un
lievito
nel
vecchio
suo
mondo
.
La
Chiesa
cattolica
lo
guardò
con
sospetto
e
lo
condannò
a
un
dipresso
come
aveva
usato
col
giansenismo
,
al
quale
,
per
più
riguardi
,
succedeva
e
di
cui
continuava
l
'
opera
anche
nel
campo
civile
e
politico
;
sebbene
,
prudente
e
diplomatica
com
'
essa
suole
essere
,
cercasse
di
astenersi
,
quanto
più
poteva
,
dal
colpire
personalmente
taluni
degli
uomini
che
vi
appartenevano
,
e
che
erano
spesso
scrittori
di
grande
fama
e
popolarità
,
e
cattolici
sinceri
e
stimati
,
la
cui
condanna
avrebbe
recato
troppo
scandalo
e
disorientamento
nelle
anime
.
Per
tutte
queste
ragioni
,
la
concezione
cattolica
,
e
la
dottrina
che
la
sistemava
e
ragionava
e
propugnava
,
non
era
,
nella
sfera
ideale
,
un
'
opposizione
che
desse
pensiero
al
liberalismo
;
e
di
ciò
la
più
sicura
riprova
stava
nella
rinunzia
,
e
anzi
nella
ripugnanza
,
da
parte
di
esso
,
a
proseguire
la
guerra
che
si
era
combattuta
nei
secoli
precedenti
con
le
armi
e
con
gli
scritti
,
particolarmente
dal
Voltaire
e
dagli
enciclopedisti
,
e
della
quale
si
era
raccolto
il
frutto
,
ma
appunto
perciò
sarebbe
stato
sconveniente
quanto
superfluo
insistervi
,
bastando
per
il
rimanente
dar
tempo
al
tempo
.
E
sconveniente
non
soltanto
,
ma
sarebbe
stato
poco
fine
e
poco
umano
,
perché
,
cosa
a
cui
il
Voltaire
e
i
suoi
non
avevano
badato
,
la
vecchia
fede
era
pure
un
modo
,
mitologico
quanto
si
voglia
,
di
lenire
e
placare
le
sofferenze
e
i
dolori
e
di
risolvere
il
problema
angoscioso
della
vita
e
della
morte
,
e
non
si
doveva
strapparla
con
la
violenza
né
offenderla
con
lo
scherno
.
E
poco
politico
altresì
,
perché
su
quelle
credenze
,
e
sul
conforto
che
ne
veniva
e
sugli
insegnamenti
che
davano
,
si
fondava
,
per
molti
uomini
,
la
formola
e
l
'
autorità
dei
doveri
sociali
,
e
ne
nascevano
opere
e
istituti
di
provvidenza
e
di
beneficenza
,
e
motivi
di
ordine
e
di
disciplina
:
tutte
forze
e
capacità
da
assimilare
e
trasformare
gradualmente
,
ma
non
da
abbattere
senza
sapere
in
qual
modo
sostituirle
o
senza
sostituirle
nel
fatto
.
Come
verso
ogni
passato
e
sorpassato
,
l
'
atteggiamento
si
faceva
,
verso
il
cattolicesimo
e
la
Chiesa
,
imparziale
,
riguardoso
,
rispettoso
,
e
anche
reverente
.
D
'
altro
lato
,
l
'
ideale
liberale
,
consapevole
della
propria
genesi
storica
,
non
rifiutava
il
legame
col
cristianesimo
,
che
sopravviveva
pur
nella
Chiesa
cattolica
,
per
utilitaria
e
materiale
che
fosse
diventata
,
e
le
anime
evangeliche
considerava
sorelle
,
con
le
quali
era
dato
reciprocamente
comprendersi
di
là
dai
diversi
involucri
dottrinali
e
lavorare
nel
medesimo
sentimento
.
La
poesia
dipinse
volentieri
,
da
quel
tempo
,
le
figure
del
buon
frate
o
del
buon
vescovo
o
del
buon
curato
,
semplici
e
retti
e
coraggiosi
ed
eroici
,
ai
quali
rese
omaggio
non
meno
fervido
che
alle
sue
eroine
di
bellezza
e
di
virtù
e
agli
altri
suoi
eroi
:
quantunque
si
compiacesse
di
contrapporli
sovente
al
restante
clero
e
alla
Chiesa
romana
,
e
in
particolare
alle
figure
dei
prelati
e
dei
gesuiti
.
La
necessità
della
severa
vigilanza
e
della
guerra
si
rivolgeva
contro
il
cattolicesimo
politico
,
che
serbava
non
piccolo
peso
per
gli
appoggi
che
dava
ai
regimi
conservatori
e
reazionari
,
e
per
le
plebi
,
specialmente
rurali
,
che
era
in
grado
di
sommuovere
e
che
già
aveva
eccitate
,
inebriate
e
guidate
tra
le
tempeste
della
Rivoluzione
e
dell
'
Impero
,
come
vandeani
,
masse
di
Santa
Fede
e
di
Viva
Maria
,
armate
cristiane
e
apostoliche
,
e
che
,
in
diverse
condizioni
,
poteva
demagogicamente
rieccitare
e
scatenare
,
e
per
intanto
valersene
,
come
se
ne
valeva
,
per
minaccia
e
impedimento
allo
svolgersi
della
libertà
e
al
progredire
della
civiltà
.
A
segnare
il
carattere
di
questa
lotta
e
a
differenziarla
da
quella
contro
il
cristianesimo
o
contro
il
cattolicesimo
in
quanto
cristiano
,
si
finì
col
coniare
,
o
col
volgere
a
nuovo
o
più
frequente
uso
(
e
fu
verso
il
1860
)
,
la
parola
"
clericalismo
"
;
e
si
disse
che
l
'
avversione
era
non
al
cattolicesimo
,
ma
al
"
clericalismo
"
,
al
"
nero
clericalismo
"
.
Non
è
il
caso
di
soffermarsi
sulle
altre
chiese
e
confessioni
religiose
che
o
erano
chiese
di
stato
e
operavano
di
unita
coi
governi
,
o
,
diventate
prima
razionalistiche
e
illuministiche
,
e
in
ultimo
idealistiche
e
storicizzanti
,
non
avversavano
e
piuttosto
favorivano
il
movimento
liberale
-
tanto
che
la
Chiesa
romana
metteva
in
un
sol
fascio
protestantismo
,
massoneria
e
liberalismo
,
-
e
che
perciò
non
rappresentavano
,
o
solo
talvolta
in
forma
meno
perfetta
,
l
'
opposizione
radicale
che
era
del
cattolicesimo
verso
il
liberalismo
.
E
del
pari
meno
radicale
di
questa
,
e
anzi
solamente
di
tecnica
e
di
tattica
politica
,
e
pertanto
priva
di
sfondo
religioso
,
sembrava
l
'
altra
opposizione
che
il
liberalismo
si
trovò
di
fronte
e
contro
cui
impegnò
la
sua
prima
e
principale
ed
aspra
battaglia
:
quella
degli
stati
o
meglio
delle
monarchie
assolute
,
che
sole
importa
qui
tener
presenti
,
perché
rare
e
piccole
erano
le
sopravvivenze
degli
stati
aristocratici
e
patrizi
,
i
quali
sostanzialmente
,
d
'
altronde
,
si
riconducevano
a
quelle
.
Ma
non
v
'
ha
ideale
che
non
si
appoggi
,
in
ultimo
,
a
una
concezione
della
realtà
e
perciò
non
sia
religioso
;
e
il
monarcato
assoluto
concepiva
i
re
come
pastori
dei
popoli
e
i
popoli
come
greggi
da
menare
al
pascolo
,
all
'
accoppiamento
e
alla
prolificazione
,
e
da
proteggere
contro
le
intemperie
e
contro
i
lupi
e
le
altre
bestie
feroci
.
"
Mulets
"
li
chiamava
infatti
il
Richelieu
,
ministro
di
Luigi
XIII
,
e
il
filantropico
marchese
d
'
Argensor
,
ministro
di
Luigi
XV
,
similmente
li
trattava
e
voleva
formarne
"
une
ménagerie
d
'
hommes
heureux
"
;
e
un
pari
concetto
ne
aveva
il
principe
di
Metternich
,
quando
dichiarava
che
solo
ai
principi
spettava
di
condurre
la
storia
dei
popoli
;
o
quel
ministro
prussiano
della
restaurazione
,
che
alle
rimostranze
della
città
di
Elbing
rispondeva
essere
i
provvedimenti
del
governo
"
al
disopra
della
intelligenza
limitata
dei
sudditi
"
.
Quel
concetto
,
per
miscredenti
che
fossero
molti
dei
suoi
rappresentanti
,
si
richiamava
all
'
istituzione
divina
delle
monarchie
e
al
carattere
sacerdotale
dei
primitivi
re
;
e
già
quando
,
nel
medioevo
,
Chiesa
e
Impero
entrarono
in
conflitto
,
i
teorici
dell
'
Impero
non
abbandonarono
il
punto
della
sua
istituzione
divina
,
come
si
vede
,
tra
gli
altri
,
in
Dante
e
nella
sua
dottrina
dei
due
Soli
;
né
,
più
tardi
,
il
luterismo
si
mostrò
meno
ossequente
verso
i
principi
e
verso
lo
Stato
,
che
esso
,
facendolo
procedere
da
un
ordine
divino
,
fortemente
contribuì
a
consacrare
con
effetti
che
durarono
tenaci
nel
pensiero
e
nel
costume
tedesco
.
Perciò
anche
l
'
assolutismo
,
particolarmente
nella
forma
che
prese
in
Francia
con
Luigi
XIV
,
si
compieva
giuridicamente
con
la
teoria
del
diritto
divino
dei
re
;
e
i
sovrani
della
Restaurazione
,
per
disegno
del
più
ideologo
e
del
più
mistico
tra
i
vincitori
di
Napoleone
,
si
strinsero
in
una
Santa
Alleanza
per
governare
"
comme
délégués
par
la
Providence
"
(
è
detto
espressamente
nell
'
atto
costitutivo
)
i
popoli
che
erano
"
les
branches
d
'
une
même
famille
"
,
applicando
in
tal
governo
"
les
préceptes
de
la
sainte
religion
"
,
precetti
di
giustizia
,
di
carità
e
di
pace
;
e
il
principe
di
Metternich
,
nella
sopra
ricordata
sua
sentenza
,
soggiungeva
che
i
re
erano
delle
azioni
loro
"
responsabili
solo
a
Dio
"
.
Ma
la
virtù
delle
monarchie
assolute
non
consisteva
in
questa
ideologia
,
che
la
scienza
politica
aveva
da
lungo
tempo
dissipata
e
i
rivoluzionari
inglesi
e
francesi
tradotta
in
assai
rude
prosa
col
giudicare
e
mandare
al
patibolo
Carlo
Stuart
e
Luigi
Capeto
,
senza
che
quel
sangue
fosse
battesimo
e
cresima
di
nuovi
re
dal
diritto
divino
.
Uno
dei
grandi
uomini
,
ma
dei
meno
religiosi
che
siano
mai
apparsi
nella
storia
(
se
tale
deficienza
è
comportabile
,
come
può
dubitarsi
,
con
la
grandezza
vera
)
,
aveva
,
senza
questa
ideologia
,
o
ricorrendovi
solo
in
qualche
frase
ad
effetto
,
riplasmato
testé
una
monarchia
,
la
quale
in
più
cose
,
e
specialmente
nel
suo
assolutismo
,
fu
modello
a
quelle
restaurate
.
La
stessa
Santa
Alleanza
non
ritenne
l
'
alone
religioso
di
cui
aveva
voluto
circonfonderla
il
suo
ideatore
;
e
re
e
ministri
ne
mossero
la
macchina
,
non
curando
o
ironicamente
sorridendo
della
professione
di
fede
che
ne
formava
la
teorica
prefazione
.
La
virtù
vera
era
anche
qui
,
come
nella
Chiesa
cattolica
,
nei
servigi
che
le
monarchie
assolute
avevano
resi
e
rendevano
alla
civiltà
,
perché
esse
avevano
buttato
giù
il
feudalismo
,
domato
il
potere
ecclesiastico
,
raccolto
i
piccoli
in
grandi
stati
e
anche
in
stati
nazionali
o
di
prevalenza
nazionale
,
semplificato
e
migliorato
l
'
amministrazione
,
provveduto
all
'
aumento
della
ricchezza
,
difeso
l
'
onore
e
acquistato
gloria
ai
popoli
,
e
,
nel
tempo
che
precedette
la
Rivoluzione
e
l
'
Impero
,
spontaneamente
o
per
imitazione
,
costrette
o
volenterose
,
avevano
portato
presso
al
termine
l
'
opera
di
abolizione
dei
privilegi
e
delle
costumanze
feudali
,
e
si
erano
riformate
in
monarchie
,
come
si
dissero
,
"
amministrative
"
.
L
'
esperienza
della
Repubblica
francese
e
delle
altre
che
la
seguirono
aveva
disgustato
delle
repubbliche
,
e
l
'
esempio
dell
'
Impero
rinvigorito
il
sistema
monarchico
.
Erano
,
dunque
,
le
monarchie
ancora
capaci
di
storia
,
e
di
soddisfare
i
bisogni
dei
popoli
che
chiedevano
rappresentanze
e
compartecipazione
al
governo
,
d
'
imprendere
o
compiere
indipendenze
e
unificazioni
statali
,
di
dare
grandezza
alle
nazioni
e
impersonarne
le
aspirazioni
;
e
l
'
ideale
liberale
si
disponeva
a
informarle
del
suo
spirito
,
facendo
in
ciò
la
maggior
prova
di
quel
suo
concetto
che
lo
portava
a
disposare
l
'
avvenire
col
passato
,
il
nuovo
con
l
'
antico
,
e
a
mantenere
la
continuità
storica
,
impedendo
la
dispersione
di
istituti
e
di
attitudini
faticosamente
acquistate
.
Ma
,
invece
di
una
Santa
Alleanza
delle
nazioni
indipendenti
e
libere
,
era
apparsa
allora
quella
che
si
è
già
mentovata
,
composta
di
monarchie
assolute
,
in
parte
di
formazione
patrimoniale
e
comprendenti
nazioni
diverse
,
e
in
parte
nazionalmente
incomplete
;
e
le
promesse
e
le
speranze
,
fiammeggianti
nei
petti
di
molti
dei
combattenti
contro
l
'
egemonia
e
il
dispotismo
napoleonico
,
non
furono
tenute
e
non
si
attuarono
,
passato
il
pericolo
;
e
quasi
dappertutto
si
era
iniziata
dalle
monarchie
restaurate
la
difesa
e
l
'
offesa
contro
l
'
antico
alleato
e
il
nuovo
nemico
,
il
patriottismo
nazionale
e
il
liberalismo
,
che
lo
animava
e
ne
era
animato
.
Stavano
,
dalla
parte
delle
monarchie
forze
retrive
e
reazionarie
,
gente
di
corte
,
ceti
nobiliari
e
semifeudali
,
clericalume
,
plebe
di
città
e
di
campagna
,
e
,
soprattutto
,
quella
forza
che
è
di
ogni
governo
stabilito
per
il
solo
fatto
di
essere
stabilito
.
Ma
stavano
anche
forze
di
migliore
qualità
,
tradizioni
amministrative
e
diplomatiche
,
eserciti
forti
e
ricchi
di
glorie
,
uomini
esperti
e
devoti
servitori
dello
stato
,
dinastie
che
avevano
accompagnato
il
crescere
dei
loro
popoli
per
secoli
e
sembravano
inseparabili
dalle
loro
fortune
e
davano
ancora
principi
degni
per
virtù
personali
e
per
il
prestigio
che
li
circondava
:
forze
conservatrici
che
avevano
le
radici
nel
passato
,
ma
non
per
questo
si
poteva
lasciarle
dissolvere
e
perire
.
Il
problema
era
di
persuadere
o
di
costringere
le
monarchie
assolute
a
farsi
costituzionali
,
compiendo
il
passo
al
quale
riluttavano
,
uscendo
dalla
situazione
contradittoria
in
cui
si
ostinavano
,
giacché
né
potevano
tornare
,
dopo
quello
che
era
accaduto
nel
mezzo
,
alle
monarchie
illuminate
del
settecento
,
o
più
indietro
,
dove
volentieri
le
avrebbero
risospinte
gli
aristocratici
,
alle
monarchie
semifeudali
e
nobiliari
,
né
adottare
appieno
i
procedimenti
dell
'
assolutismo
napoleonico
senza
il
congiunto
impeto
militare
e
imperiale
,
che
li
aveva
fatti
accettare
o
sopportare
avvolgendoli
e
ricoprendoli
di
gloria
;
onde
erano
ridotte
ad
accozzare
malamente
l
'
antico
e
il
moderno
,
e
a
stringerli
tra
loro
per
mezzo
della
polizia
,
della
censura
e
delle
severe
repressioni
.
Con
le
costituzioni
liberali
tutto
quello
che
meritava
di
essere
conservato
sarebbe
stato
conservato
e
,
insieme
,
tutto
rinnovato
:
la
figura
del
re
,
cancellate
le
ultime
tracce
del
sacerdote
e
del
pastore
di
greggi
,
sarebbe
diventata
non
propriamente
,
come
s
'
era
detto
nel
settecento
,
quella
di
"
primo
servitore
dello
stato
"
,
ma
l
'
altra
di
custode
dei
diritti
della
nazione
e
poetico
simbolo
della
sua
storia
vivente
.
La
"
volontà
della
nazione
"
,
che
li
rifaceva
re
,
non
discordava
dalla
"
grazia
di
Dio
"
,
che
li
aveva
prima
eletti
e
sorretti
:
a
quel
modo
che
l
'
accettazione
del
passato
non
contrasta
col
presente
né
con
le
speranze
dell
'
avvenire
.
Come
,
nonostante
l
'
affinità
di
alcuni
elementi
del
cattolicesimo
e
delle
monarchie
assolute
col
liberalismo
,
e
nonostante
la
disposizione
di
questo
a
riceverli
in
sé
e
farli
suoi
,
i
due
sistemi
gli
rimanevano
contro
nemici
ed
esso
nemico
a
loro
,
così
accadeva
di
un
terzo
sistema
e
di
una
terza
fede
,
che
pareva
confondersi
col
liberalismo
o
per
lo
meno
unirglisi
in
diade
indissolubile
:
l
'
ideale
democratico
.
Qui
le
concordanze
erano
non
soltanto
negative
,
nella
comune
opposizione
al
clericalismo
e
all
'
assolutismo
(
il
che
spiega
il
frequente
confluire
dei
loro
sforzi
)
,
ma
anche
positive
nella
comune
richiesta
di
libertà
individuale
,
di
eguaglianza
civile
e
politica
,
e
di
sovranità
popolare
.
Ma
qui
per
l
'
appunto
,
in
mezzo
a
queste
somiglianze
,
si
annidava
la
diversità
,
perché
altrimenti
concepivano
individuo
,
eguaglianza
,
sovranità
,
popolo
i
democratici
,
e
altrimenti
i
liberali
.
Pei
primi
,
gl
'
individui
erano
centri
di
forze
pari
a
cui
bisognava
assegnare
un
campo
pari
o
un
'
eguaglianza
,
come
dicevano
,
di
fatto
:
per
i
secondi
,
gl
'
individui
erano
persone
,
la
loro
eguaglianza
quella
sola
della
loro
umanità
,
e
perciò
ideale
o
di
diritto
,
libertà
di
movimento
e
di
gara
,
e
il
popolo
non
era
già
una
somma
di
forze
eguali
,
ma
un
organismo
differenziato
,
vario
nei
suoi
componenti
e
nelle
loro
associazioni
,
complesso
nella
sua
unità
,
con
governati
e
governanti
,
con
classi
dirigenti
,
aperte
bensì
e
mobili
ma
sempre
necessarie
a
quest
'
ufficio
necessario
,
e
la
sovranità
era
dell
'
intero
nella
sua
sintesi
e
non
delle
parti
nella
loro
analisi
.
I
primi
,
nel
loro
ideale
politico
,
postulavano
una
religione
della
quantità
,
della
meccanica
,
della
ragion
calcolante
o
della
natura
,
com
'
era
stata
quella
del
settecento
;
gli
altri
,
una
religione
della
qualità
,
dell
'
attività
,
della
spiritualità
,
quale
si
era
levata
ai
primi
dell
'
ottocento
:
sicché
,
anche
in
questo
caso
,
il
contrasto
era
di
fedi
religiose
.
Che
l
'
una
fede
fosse
l
'
antecedente
e
la
genitrice
dell
'
altra
,
si
deve
consentire
,
nel
senso
generale
in
cui
antecedenti
del
liberalismo
erano
stati
anche
la
teocrazia
cattolica
e
il
monarcato
assoluto
,
e
in
quello
più
particolare
e
prossimo
che
il
pensiero
moderno
dal
naturalismo
e
razionalismo
passò
progressivamente
e
dialetticamente
all
'
idealismo
,
e
Galileo
e
Cartesio
avevano
dato
la
mano
a
Kant
e
a
Hegel
;
e
nell
'
altro
che
,
anche
nella
vita
di
ciascuno
,
si
rinnova
di
solito
una
fase
giovanile
radicale
,
di
negazione
e
affermazione
del
pari
astratte
.
Ma
,
una
volta
effettuato
il
passaggio
,
le
due
fedi
,
la
vivente
e
la
sopravvivente
,
stavano
e
stanno
l
'
una
a
fronte
dell
'
altra
,
guardandosi
con
occhi
a
volta
a
volta
amici
ed
ostili
.
La
filosofia
idealistica
respingeva
il
giusnaturalismo
,
il
contrattualismo
,
l
'
atomismo
sociale
del
Rousseau
,
la
sua
"
volontà
generale
"
che
mal
rappresentava
la
volontà
provvidenziale
e
la
ragione
storica
,
l
'
opposizione
dell
'
individuo
allo
stato
e
dello
stato
all
'
individuo
,
i
quali
sono
termini
di
un
'
unica
indissolubile
relazione
.
Sul
terreno
più
propriamente
politico
,
il
liberalismo
aveva
compiuto
il
suo
distacco
dal
democratismo
,
che
,
nella
sua
forma
estrema
di
giacobinismo
,
perseguendo
a
furia
e
ciecamente
le
sue
astrazioni
,
non
solo
aveva
distrutto
vivi
e
fisiologici
tessuti
del
corpo
sociale
,
ma
,
scambiando
il
popolo
con
una
parte
e
con
una
manifestazione
,
la
meno
civile
,
del
popolo
,
con
la
inorganica
folla
schiamazzante
e
impulsiva
,
ed
esercitando
la
tirannia
in
nome
del
Popolo
,
era
trascorso
nell
'
opposto
del
suo
assunto
,
e
,
in
luogo
della
eguaglianza
e
libertà
,
aveva
aperto
la
via
all
'
eguale
servitù
,
e
alla
dittatura
.
Il
ribrezzo
per
la
rivoluzione
,
che
si
sentì
allora
e
che
percorre
tutto
intero
il
secolo
decimonono
,
il
quale
pur
doveva
fare
tante
rivoluzioni
,
era
,
in
realtà
,
il
ribrezzo
per
la
rivoluzione
democratica
e
giacobina
,
con
le
sue
convulsioni
spasmodiche
e
sanguinarie
,
con
gli
sterili
suoi
conati
di
attuare
l
'
inattuabile
,
e
col
conseguente
accasciamento
sotto
il
dispotismo
,
che
abbassa
gl
'
intelletti
e
abbatte
le
volontà
.
Il
terrore
del
Terrore
passò
tra
i
fondamentali
sentimenti
sociali
;
e
indarno
taluni
presero
le
difese
di
quel
metodo
,
ragionandolo
come
necessario
,
che
solo
aveva
assicurato
i
benefici
della
Rivoluzione
francese
e
solo
poteva
assicurare
quelli
delle
nuove
che
si
preparavano
;
perché
altri
e
più
critici
ingegni
furono
presti
a
scoprire
e
a
dimostrare
il
sofisma
dell
'
argomentazione
.
Se
l
'
immagine
della
Rivoluzione
francese
,
più
tardi
,
gettò
in
ombra
il
suo
peggio
e
diè
rilievo
al
mirabile
delle
passioni
e
delle
azioni
,
mercé
l
'
effetto
della
lontananza
e
più
ancora
delle
storie
tendenziose
e
abbellitrici
,
allora
quell
'
avvenimento
era
troppo
vicino
e
con
troppi
testimoni
diretti
e
troppo
vive
impressioni
della
sua
prosaica
e
volgare
realtà
perché
l
'
ideale
democratico
potesse
attingervi
forza
e
splendore
:
ché
anzi
questo
ideale
ne
era
uscito
assai
malconcio
e
veniva
generalmente
,
e
dalle
più
diverse
parti
,
rinnegato
.
Parecchi
dei
superstiti
attori
della
Rivoluzione
e
autori
del
Terrore
,
i
meno
inetti
,
tra
i
vecchi
giacobini
,
a
opere
fattive
,
o
quelli
che
nella
esperienza
avevano
raddrizzato
ed
educato
la
naturale
capacità
,
erano
passati
ai
servigi
di
Napoleone
,
e
poi
dei
regimi
assolutistici
della
restaurazione
,
e
contavano
tra
i
loro
uomini
più
spregiudicati
e
i
loro
strumenti
più
inesorabili
nella
guerra
contro
la
democrazia
e
contro
la
libertà
:
conforme
a
quel
che
il
più
sereno
dei
poeti
osserva
,
che
bisognerebbe
mettere
in
croce
,
a
trent
'
anni
,
ogni
fanatico
,
perché
colui
che
è
stato
un
illuso
,
rinsavito
,
si
converte
in
briccone
.
Altri
,
di
animo
candido
,
avevano
serbato
l
'
illusione
e
sopravvivevano
come
storditi
,
oscuramente
ripercorrendo
nel
rimpianto
gli
errori
e
le
perfidie
e
gli
accidenti
che
avevano
tolto
al
puro
e
bellissimo
loro
ideale
di
eguaglianza
e
di
sovranità
popolare
di
raggiungere
il
segno
che
stava
per
toccare
,
e
all
'
attimo
felice
di
fermarsi
per
sempre
,
beatificando
il
genere
umano
.
E
,
quantunque
la
parola
"
repubblica
"
in
quel
tempo
sonasse
male
,
ora
stridente
ora
sorda
,
taluni
,
anche
della
giovane
generazione
,
avevano
sempre
cara
la
repubblica
per
i
venerandi
ricordi
classici
o
per
vaghezza
razionalistica
e
semplicistica
.
Ma
né
repubblicani
né
democratici
contavano
allora
tra
le
maggiori
forze
in
giuoco
;
e
il
liberalismo
,
che
li
aveva
sorpassati
in
filosofia
e
in
politica
,
e
aveva
anche
fatto
tra
essi
molte
conversioni
,
poteva
,
da
una
parte
,
valersi
dei
perduranti
democratici
e
repubblicani
per
certe
alleanze
che
gli
si
facevano
incontro
spontanee
,
e
,
dall
'
altra
,
star
vigile
a
impedire
che
,
nei
momenti
risolutivi
e
nei
giorni
dei
rivolgimenti
,
non
compromettessero
il
frutto
dei
suoi
sforzi
con
gli
eccessi
,
con
le
insanie
e
col
disordine
,
e
non
preparassero
,
inconsapevoli
e
involontari
,
i
ritorni
offensivi
e
vittoriosi
del
clericalismo
e
dell
'
assolutismo
.
Ancor
meno
contava
tra
le
forze
in
giuoco
,
in
quel
principio
di
secolo
,
un
'
altra
opposizione
,
che
proprio
allora
ebbe
il
suo
nascimento
e
doveva
presto
farsi
sentire
e
diventar
sempre
più
fiera
e
minacciosa
,
e
perciò
conviene
sin
da
ora
ricercarne
la
fisionomia
,
penetrarne
il
carattere
e
intenderne
la
genesi
:
il
comunismo
,
che
così
chiamiamo
col
suo
nome
proprio
e
classico
,
e
non
già
con
quello
di
"
socialismo
"
,
col
quale
fu
temperato
e
man
mano
divenne
altra
cosa
,
risolvendosi
nel
liberalismo
,
nel
democratismo
e
perfino
nel
cattolicesimo
.
Abbiamo
detto
che
nacque
a
quel
tempo
,
perché
allora
quella
vecchia
idea
,
che
ha
accompagnato
sempre
il
genere
umano
ed
è
rispuntata
più
volte
nel
corso
dei
secoli
,
prese
forma
moderna
e
si
riattaccò
non
a
quelle
utopie
e
fantasie
del
passato
ma
alle
condizioni
create
dal
pensiero
e
dalla
operosità
nuova
.
Diversamente
dai
comunismi
del
passato
,
e
anche
da
quelli
settecenteschi
,
e
perfino
da
quello
del
Babeuf
e
della
sua
cospirazione
degli
Eguali
,
nel
quale
persistevano
tratti
ascetici
-
tendenze
alla
rinunzia
,
al
costume
semplice
,
elementare
e
rozzo
,
avversione
alle
città
,
ritorno
ai
campi
,
-
esso
,
quale
si
presentò
ai
primi
del
secolo
decimonono
,
al
pari
del
liberalismo
faceva
propria
la
concezione
immanentistica
e
terrena
della
vita
,
voleva
il
godimento
dei
beni
e
l
'
accrescimento
incessante
della
ricchezza
,
promoveva
la
scienza
e
le
invenzioni
tecniche
,
le
macchine
e
tutti
gli
altri
mezzi
del
progresso
economico
.
Stava
in
ciò
la
sua
affinità
col
liberalismo
,
che
includeva
gli
stessi
oggetti
;
né
il
liberalismo
sostanzialmente
gli
si
opponeva
,
come
si
crede
e
come
credettero
taluni
teorici
,
in
quanto
il
comunismo
mirasse
alla
socializzazione
di
questi
o
quelli
strumenti
della
produzione
o
di
tutti
(
se
parlare
,
proprio
,
di
tutti
ha
un
senso
,
il
che
non
è
)
,
e
il
liberalismo
,
invece
,
mantenesse
tra
i
suoi
principii
costitutivi
la
irremovibile
proprietà
privata
di
questi
o
quelli
strumenti
,
e
la
illimitata
libera
concorrenza
.
Come
oramai
dovrebbe
essere
pacifico
,
il
liberalismo
non
coincide
col
cosiddetto
liberismo
economico
,
col
quale
ha
avuto
bensì
concomitanze
,
e
forse
ne
ha
ancora
,
ma
sempre
in
guisa
provvisoria
e
contingente
,
senza
attribuire
alla
massima
del
lasciar
fare
e
lasciar
passare
altro
valore
che
empirico
,
come
valida
in
certe
circostanze
e
non
valida
in
circostanze
diverse
.
Perciò
né
esso
può
rifiutare
in
principio
la
socializzazione
o
statificazione
di
questi
o
quei
mezzi
di
produzione
,
né
l
'
ha
poi
sempre
rifiutata
nel
fatto
,
ché
anzi
ha
compiuto
non
poche
opere
di
tal
sorta
;
e
solamente
esso
la
riprova
e
la
contrasta
in
casi
dati
e
particolari
,
quando
è
da
ritenere
che
arresti
o
deprima
la
produzione
della
ricchezza
e
giunga
al
contrario
effetto
,
non
di
un
eguale
miglioramento
economico
dei
componenti
di
una
società
,
ma
di
un
impoverimento
complessivo
,
che
spesso
non
è
neppure
eguale
;
non
di
un
accrescimento
di
libertà
nel
mondo
,
ma
di
una
diminuzione
e
di
un
'
oppressione
che
è
imbarbarimento
o
decadenza
:
giacché
solo
nella
capacità
o
meno
di
promuovere
libertà
e
vita
è
il
criterio
di
giudizio
per
qualsiasi
riforma
.
La
"
proprietà
"
stessa
ha
questo
doppio
aspetto
e
questo
doppio
senso
,
che
ne
fa
a
volta
a
volta
due
cose
diverse
,
cioè
,
da
una
parte
,
è
un
semplice
ordinamento
economico
,
modificabile
e
assai
volte
modificato
al
fine
di
elevare
la
personalità
morale
e
umana
,
e
,
dall
'
altra
,
è
necessario
strumento
e
forma
di
questa
personalità
,
che
non
è
dato
distruggere
o
conculcare
senza
distruggere
e
conculcare
la
vita
morale
e
progrediente
;
senza
andare
,
come
si
dice
,
contro
la
natura
dell
'
uomo
,
e
si
dovrebbe
dir
meglio
contro
l
'
ufficio
e
la
missione
dell
'
umanità
,
che
non
è
di
adagiarsi
nei
comodi
ma
di
creare
più
alte
forme
di
sé
stessa
,
e
,
simile
al
poeta
e
all
'
artista
,
di
tessere
l
'
eterno
poema
della
storia
.
Del
resto
,
il
comunismo
stesso
,
dopo
avere
,
nella
prima
epoca
,
proposto
,
per
la
sua
pratica
ed
integrale
attuazione
,
governi
di
scienziati
e
di
tecnici
,
o
la
fondazione
di
piccole
società
-
tipi
che
avrebbero
esercitato
irresistibile
attrattiva
col
porre
innanzi
agli
occhi
degli
uomini
esempi
d
'
incantevole
felicità
;
dopo
essere
più
volte
tornato
ai
mezzi
del
democratismo
e
del
giacobinismo
ideando
o
tentando
instaurazioni
violente
e
colpi
di
mano
,
professò
che
la
sua
attuazione
aveva
per
condizione
che
il
corso
storico
delle
cose
portasse
al
bivio
o
di
danneggiare
e
scemare
la
produzione
della
ricchezza
,
conservando
l
'
ordinamento
capitalistico
,
cioè
della
proprietà
privata
,
o
di
garantire
e
aumentare
la
produzione
,
abolendo
la
proprietà
privata
;
della
qual
cosa
credette
di
trovar
conferma
e
prova
nelle
crisi
economiche
e
nelle
distruzioni
di
ricchezza
,
a
cui
l
'
ordinamento
capitalistico
darebbe
luogo
necessariamente
per
ristabilire
di
volta
in
volta
,
mercé
di
quelle
scosse
e
di
quei
fallimenti
,
il
suo
equilibrio
.
E
,
se
così
stessero
o
andassero
le
cose
,
il
liberalismo
non
potrebbe
se
non
approvare
e
invocare
per
suo
conto
quella
abolizione
;
e
il
punto
è
solamente
se
così
vadano
in
realtà
o
così
vadano
con
la
regolarità
e
rapidità
che
quei
teorici
immaginavano
,
ossia
è
questione
di
esperienza
e
non
di
ideali
.
Il
contrasto
ideale
del
comunismo
col
liberalismo
,
il
contrasto
religioso
,
consiste
in
altro
:
nell
'
opposizione
tra
spiritualismo
e
materialismo
,
nell
'
intrinseco
carattere
materialistico
del
comunismo
,
nel
suo
far
Dio
della
carne
o
della
materia
.
Materialistico
esso
nacque
già
nei
primi
suoi
apostoli
dell
'
ottocento
,
sebbene
quel
suo
nome
filosofico
gli
fosse
riconosciuto
e
conferito
solo
più
tardi
,
e
non
dagli
avversari
ma
dal
più
forte
dei
suoi
teorici
.
Il
suo
principio
è
la
concezione
della
economia
come
fondamento
e
matrice
di
tutte
le
altre
forme
della
vita
,
che
sarebbero
derivazioni
o
apparenze
o
fenomenologia
di
quella
,
unica
realtà
.
Ora
,
se
l
'
attività
economica
,
nel
vivo
sistema
dello
spirito
nel
quale
essa
sorge
dalle
altre
e
mette
capo
alle
altre
,
è
attività
anch
'
essa
spirituale
,
avulsa
che
sia
da
quel
sistema
,
isolata
,
posta
a
base
come
una
pietra
,
si
cangia
in
materia
,
e
sull
'
aridità
della
materia
non
possono
sorgere
e
fiorire
né
morale
né
religione
né
poesia
né
filosofia
,
e
neppure
,
alla
lunga
,
l
'
economia
stessa
,
che
richiede
calor
vitale
,
alacre
intelligenza
ed
appassionamento
.
In
effetto
,
già
i
primi
comunisti
dell
'
ottocento
,
i
cosiddetti
utopisti
,
dettero
prova
di
estraneità
alla
vita
spirituale
,
tutti
intenti
ai
miracoli
delle
macchine
,
ai
vantaggi
dell
'
organizzazione
industriale
,
a
vagheggiare
l
'
assetto
stabile
e
felice
che
la
società
otterrebbe
mercé
della
riforma
economica
;
sicché
,
ignari
o
inintelligenti
della
storia
,
presto
impresero
a
falsificarla
,
interpretando
il
liberalismo
come
maschera
di
interessi
capitalistici
,
togliendo
alla
civiltà
moderna
il
carattere
di
civiltà
umana
e
considerandola
classistica
e
borghese
,
riducendo
la
lotta
politica
a
lotta
di
classi
economiche
e
le
religioni
trattando
come
invenzioni
per
mantenere
schiavi
e
assonnati
i
proletari
,
e
le
filosofie
come
costruzioni
di
concetti
innalzate
allo
stesso
fine
di
presidio
degli
sfruttatori
;
e
via
per
consimili
stravaganze
.
Ma
una
società
,
configurata
secondo
quel
concetto
materialistico
,
non
potrebbe
esser
mai
altro
se
non
un
meccanismo
;
e
poiché
un
meccanismo
,
diversamente
dalla
vita
organica
e
spirituale
,
non
lavora
da
sé
e
ha
bisogno
di
chi
lo
metta
in
moto
e
lo
regoli
,
essa
,
di
necessità
,
verrebbe
regolata
da
una
perpetua
dittatura
,
che
costringa
i
suoi
componenti
ad
aggirarsi
in
certi
cerchi
segnati
e
a
professare
certe
credenze
e
a
tenersi
lontani
da
certe
altre
e
a
flettere
o
a
comprimere
i
loro
intelletti
,
i
loro
desideri
e
le
loro
volontà
.
Che
se
una
simile
società
non
è
un
cenobio
che
così
si
mortifichi
pel
regno
dei
cieli
,
sarà
un
esercito
per
fini
che
sono
nella
mente
di
coloro
che
la
tengono
sotto
dittatura
,
o
una
ciurma
di
schiavi
,
ancorché
ben
nutriti
e
bene
addestrati
,
che
eleveranno
stupefacenti
piramidi
;
cioè
le
mancherà
in
ogni
caso
l
'
autonomia
,
per
la
quale
una
società
è
una
società
.
E
se
anche
il
suo
lavorare
senza
gli
attriti
,
ma
anche
senza
gli
stimoli
della
concorrenza
,
accrescesse
eventualmente
i
prodotti
della
terra
e
della
mano
dell
'
uomo
,
impoverirebbe
pur
sempre
le
anime
che
di
quella
ricchezza
dovrebbero
giovarsi
,
e
,
in
ultimo
,
essiccherebbe
la
fonte
della
vera
ricchezza
,
che
è
la
libertà
dello
spirito
umano
,
e
gli
uomini
vi
diventerebbero
pari
a
quelli
che
Leonardo
definiva
"
transiti
di
cibo
"
:
ideale
religioso
anche
questo
,
ma
di
vero
e
proprio
e
non
metaforico
abêtissement
.
Certo
,
il
diavolo
non
è
mai
così
brutto
come
si
dipinge
e
come
abbiamo
dovuto
dipingerlo
qui
per
andare
a
fondo
della
sua
teoria
e
della
sua
logica
e
dedurne
le
conseguenze
ideali
;
e
il
comunismo
,
fin
quando
non
giunge
alla
pienezza
del
suo
rifabbricare
che
è
un
demolire
la
vita
umana
,
e
non
si
fa
dittatura
continuata
e
tirannia
,
quando
,
invece
,
con
le
sue
censure
e
con
le
sue
richieste
,
e
altresì
con
le
sue
minacce
,
combatte
gli
egoismi
degli
interessi
economici
privati
e
conferisce
al
vantaggio
comune
,
quando
,
coi
suoi
miti
,
pur
anima
di
un
qualsiasi
ideale
politico
classi
sociali
estranee
alla
politica
e
le
sveglia
e
le
disciplina
e
ne
inizia
una
sorta
di
educazione
,
dimostra
anch
'
esso
le
sue
virtù
,
e
sarebbe
stolto
rigettarlo
o
volere
che
non
fosse
al
mondo
,
come
invece
ben
si
rigetta
e
teoricamente
si
annulla
il
suo
principio
direttivo
e
la
sua
materialistica
religione
.
Tali
sono
le
opposizioni
,
o
già
formate
o
iniziali
,
che
il
liberalismo
si
trovò
contro
al
suo
sorgere
e
ai
primi
suoi
moti
.
E
come
alcune
di
queste
declinarono
e
quasi
disparvero
,
e
altre
presero
maggior
consistenza
e
vigore
,
così
altre
ancora
ne
vennero
nuove
,
delle
quali
sarà
da
parlare
più
innanzi
,
non
solo
perché
entrarono
in
campo
più
tardi
,
ma
anche
perché
non
hanno
il
carattere
originale
delle
prime
,
e
possono
considerarsi
derivate
,
eclettiche
e
variamente
combinate
.
Le
opposizioni
anzidette
,
fondamentali
,
di
diversa
religione
,
esprimibili
nel
motto
mors
tua
,
vita
mea
,
non
sono
da
confondere
,
in
quest
'
aspetto
,
con
le
varietà
che
il
liberalismo
racchiudeva
nel
suo
seno
,
e
coi
contrasti
e
coi
partiti
che
ne
derivavano
:
cose
conformi
alla
sua
natura
,
e
,
anzi
,
questa
natura
stessa
,
la
regola
del
suo
giuoco
,
consistente
nella
ricerca
dell
'
adatto
e
del
meglio
,
e
svolgentesi
in
discussioni
,
associazioni
e
contrassociazioni
,
persuasioni
e
risoluzioni
mercé
del
prevalere
di
una
o
altra
maggioranza
,
che
determinava
ciò
che
era
possibile
chiedere
e
ottenere
in
condizioni
date
e
pur
modificabili
.
Quelle
opposizioni
,
invece
,
impedivano
e
si
volgevano
ad
abbattere
il
sistema
stesso
liberale
,
e
non
si
poteva
vincerle
se
non
nel
solo
modo
a
cui
,
in
ultima
istanza
,
nella
politica
si
fa
ricorso
,
con
la
extrema
ratio
della
forza
,
la
quale
è
momento
necessario
di
ogni
atto
e
di
ogni
assetto
politico
:
con
la
forza
delle
rivolte
popolari
e
delle
guerre
,
dell
'
armata
vigilanza
e
della
repressione
.
È
strano
che
si
usi
da
più
d
'
uno
descrivere
il
metodo
liberale
come
quello
del
profeta
disarmato
,
laddove
,
anche
senza
risalire
al
suo
concetto
e
al
concetto
di
ogni
politica
,
il
fatto
mostra
che
per
nessun
'
altra
idea
si
sono
affrontate
e
vinte
più
aspre
battaglie
,
si
è
versato
sangue
con
più
larga
vena
,
si
è
combattuto
con
maggiore
ostinazione
,
si
è
stati
più
pronti
e
lieti
al
sacrificio
.
Ma
quella
taccia
di
mitezza
e
mollezza
accennava
ad
altro
,
che
era
invece
la
ragion
d
'
essere
del
liberalismo
e
sua
ragione
d
'
orgoglio
:
cioè
alla
legge
,
che
esso
osservava
,
di
tener
ferma
bensì
,
anche
con
la
forza
,
quella
che
abbiamo
chiamata
la
regola
del
suo
giuoco
,
ma
avere
per
regola
di
giuoco
appunto
la
libertà
,
che
vuole
rispetto
delle
altrui
opinioni
,
disposizione
ad
ascoltare
e
imparare
dagli
avversari
e
,
in
ogni
caso
,
a
ben
conoscerli
,
e
perciò
a
far
sì
che
non
debbano
nascondersi
nascondendo
il
loro
pensiero
e
le
loro
intenzioni
.
Onde
,
con
l
'
instaurato
ordine
liberale
,
tutti
gli
ideali
,
il
cattolico
,
l
'
assolutistico
,
il
democratico
e
il
comunistico
,
avrebbero
avuto
libera
la
parola
e
la
propaganda
,
col
solo
limite
di
non
rovesciare
l
'
ordine
liberale
:
le
loro
contradizioni
si
sarebbero
per
questa
via
mostrate
evidenti
,
e
tutte
le
particolari
esigenze
legittime
,
tutti
i
motivi
di
bene
,
che
quegli
ideali
di
volta
in
volta
prendevano
con
sé
e
di
cui
si
facevano
propugnatori
,
avrebbero
potuto
fruttificare
al
pari
di
ogni
altra
varietà
di
richieste
e
di
proposte
;
e
,
in
ogni
caso
,
la
presenza
e
l
'
opposizione
di
quegli
avversari
avrebbero
potuto
operare
da
stimolo
a
tener
vivace
e
vigile
la
fede
,
al
modo
delle
eresie
e
delle
sètte
in
ogni
religione
.
Che
era
,
come
si
è
detto
,
ragione
di
orgoglio
del
liberalismo
,
ma
si
fondava
altresì
sopra
una
ragione
di
modestia
e
di
umiltà
:
perché
gli
ideali
possono
ben
sceverarsi
teoricamente
in
buoni
e
cattivi
,
in
superiori
e
inferiori
,
ma
gli
uomini
-
e
la
lotta
effettiva
è
di
uomini
contro
uomini
-
non
si
possono
così
discernere
e
contrapporre
,
e
ciascuno
di
essi
variamente
racchiude
in
sé
il
vero
e
il
fallace
,
l
'
alto
e
il
basso
,
lo
spirito
e
la
materia
;
ciascuno
,
per
reazionario
che
si
professi
o
che
si
vanti
,
può
,
in
concreto
,
difendere
o
diffondere
libertà
,
e
,
per
liberale
che
si
creda
,
può
incorrere
nel
contrario
;
e
tutti
,
insomma
,
cooperano
,
in
guisa
positiva
e
in
guisa
negativa
,
al
bene
,
che
li
adopera
e
li
sorpassa
,
in
quanto
individui
,
tutti
.
Come
aveva
detto
Giovanni
Milton
negli
incunaboli
della
moderna
libertà
,
soffocare
,
dove
che
sia
e
presso
chiunque
,
una
verità
o
un
germe
o
una
possibilità
di
verità
,
è
peggio
assai
che
spegnere
una
vita
fisica
,
perché
la
perdita
di
una
verità
è
spesso
pagata
dal
genere
umano
con
tremende
sciagure
e
ricomprata
con
indicibili
dolori
.
Se
la
superiorità
di
un
sistema
filosofico
si
misura
dalla
sua
capacità
a
dominare
gli
altri
sistemi
col
riceverne
le
verità
nella
sua
cerchia
più
ampia
,
collocarle
ai
loro
posti
propri
e
farne
sue
proprie
verità
,
e
insieme
col
riconsiderare
le
loro
parti
arbitrarie
e
fantastiche
per
convertirle
in
logici
problemi
e
soluzioni
,
la
superiorità
di
un
ideale
morale
e
politico
è
in
un
simile
accoglimento
,
inveramento
e
adoperamento
e
conversione
delle
virtù
e
delle
esigenze
che
sono
negli
ideali
opposti
,
la
cui
condanna
è
segnata
,
per
contro
,
dalla
loro
incapacità
a
compiere
un
'
opera
pari
,
dallo
sterile
e
totale
rigettare
i
loro
opposti
.
A
questa
misura
l
'
ideale
liberale
non
voleva
sottrarsi
,
e
le
si
sottometteva
con
piena
consapevolezza
,
sicuro
di
sostenerne
la
prova
.
III
IL
ROMANTICISMO
A
un
tempo
stesso
col
nascere
e
crescere
dell
'
idealismo
e
del
liberalismo
,
e
sovente
nelle
stesse
persone
,
nasce
e
si
espande
il
romanticismo
:
contemporaneità
che
non
è
una
giustapposizione
ma
una
relazione
o
una
molteplicità
di
relazioni
,
come
giova
mettere
in
chiaro
e
non
perdere
di
vista
.
A
questo
fine
è
necessario
,
anzitutto
,
ribadire
una
distinzione
quasi
sempre
trascurata
da
coloro
(
e
sono
stati
moltissimi
negli
ultimi
anni
e
sono
ancora
)
che
discorrono
del
romanticismo
e
ne
scrivono
storie
:
una
distinzione
senza
la
quale
non
si
può
evitare
che
sopra
alcune
manifestazioni
spirituali
di
carattere
positivo
cada
come
un
'
ombra
di
riprovazione
,
e
sopra
altre
,
che
hanno
carattere
negativo
,
piova
una
luce
di
favore
,
e
la
storia
,
che
si
vuol
narrare
,
venga
fuori
contradittoria
e
ingarbugliata
.
La
distinzione
è
tra
romanticismo
in
significato
teoretico
e
speculativo
,
e
romanticismo
nel
campo
pratico
,
sentimentale
e
morale
:
che
son
due
cose
,
per
chi
non
voglia
fermarsi
alla
superficie
e
alle
apparenze
,
diverse
e
perfino
opposte
.
Il
romanticismo
teoretico
e
speculativo
è
la
rivolta
,
la
polemica
e
la
critica
contro
l
'
accademismo
letterario
e
l
'
intellettualismo
filosofico
,
che
avevano
dominato
nell
'
età
illuministica
.
Risvegliò
,
dunque
,
il
senso
della
genuina
e
grande
poesia
e
ne
diè
la
dottrina
nella
nuova
scienza
della
fantasia
,
chiamata
Estetica
;
intese
quanto
importassero
la
spontaneità
,
la
passione
,
l
'
individualità
,
e
diè
loro
posto
nell
'
Etica
;
conobbe
e
fece
conoscere
il
diritto
dell
'
esistente
e
dell
'
effettuale
in
tutte
le
sue
varietà
secondo
luoghi
e
tempi
,
e
fondò
la
storiografia
moderna
,
non
più
spregio
e
irrisione
gettati
sulle
età
passate
,
ma
intelligenza
di
queste
come
parti
del
presente
e
dell
'
avvenire
;
e
della
storia
stessa
reintegrò
e
rinfrescò
tutti
gli
aspetti
,
come
storia
civile
e
politica
non
meno
che
religiosa
,
speculativa
ed
artistica
;
rinserrò
nei
loro
limiti
le
scienze
naturali
e
matematiche
e
le
correlative
forme
mentali
,
dimostrando
che
,
fuori
del
campo
loro
proprio
,
esse
sono
impotenti
a
risolvere
le
antinomie
nelle
quali
urta
il
pensiero
come
quelle
che
debbono
rimanersene
nelle
astrazioni
e
nelle
separazioni
;
sentì
la
vita
nel
suo
valore
attivo
e
combattivo
,
e
pose
così
le
premesse
teoretiche
del
liberalismo
.
Anche
nei
suoi
concetti
irrazionalistici
,
come
nel
primato
talora
conferito
al
sentimento
o
al
mistico
rapimento
,
c
'
era
una
giustificata
polemica
contro
l
'
astratto
intellettualismo
,
e
,
in
forma
irrazionale
e
provvisoria
,
un
nucleo
di
verità
razionale
;
anche
nei
suoi
tentativi
errati
,
come
quelli
di
una
filosofia
della
storia
disopra
alle
storie
e
di
una
filosofia
della
natura
disopra
alle
scienze
naturali
,
operavano
le
profonde
esigenze
di
una
storia
che
sia
nell
'
atto
stesso
filosofia
e
di
una
natura
che
sia
intesa
anch
'
essa
come
svolgimento
e
storicità
,
e
tale
si
ritrovi
di
là
o
nel
fondo
delle
classificazioni
e
delle
convenzioni
con
cui
e
su
cui
debbono
lavorare
gli
scienziati
propriamente
detti
.
Insomma
,
questo
romanticismo
non
solo
non
discorda
in
nulla
dalla
filosofia
moderna
,
idealismo
o
assoluto
spiritualismo
che
si
dica
,
ma
è
questa
filosofia
medesima
,
o
talune
particolari
dottrine
di
questa
filosofia
,
e
perciò
in
questo
caso
un
doppione
onomastico
coi
correlativi
equivoci
e
paradossi
verbali
,
come
quando
si
definisce
"
romantica
"
la
filosofia
che
va
dal
Kant
allo
Hegel
,
e
si
dà
luogo
a
immaginare
che
essa
sia
la
forma
dottrinale
del
romanticismo
morale
.
Il
romanticismo
del
quale
si
parla
nel
campo
pratico
,
sentimentale
e
morale
è
altra
cosa
,
pertinente
ad
assai
diversa
sfera
;
e
,
se
quello
speculativo
risplende
di
verità
,
se
i
conati
per
confutarlo
riuscirono
e
riescono
vani
,
se
è
stato
bensì
più
volte
giudicato
estremo
e
temerario
,
e
con
ciò
tuttavia
non
mai
abbassato
ad
infermità
,
a
debolezza
e
a
insania
,
l
'
altro
,
invece
,
ha
preso
subito
questo
sembiante
morboso
ed
è
stato
sempre
oggetto
di
riprovazione
etica
,
variamente
accentuata
,
ora
indulgente
e
compassionevole
,
ora
severa
e
satirica
,
e
si
è
sempre
avvertita
la
necessità
di
medicarlo
e
procurarne
la
guarigione
.
I
maggiori
affrancatori
dalle
catene
dell
'
intellettualismo
,
i
maggiori
autori
dell
'
idealismo
e
romanticismo
nei
concetti
critici
e
speculativi
,
Goethe
e
Hegel
,
guardarono
a
quel
modo
,
e
scansarono
e
biasimarono
,
dicendolo
patologico
e
vergognoso
,
il
romanticismo
morale
;
e
non
certamente
ad
esso
andavano
le
lodi
che
furono
rivolte
più
tardi
al
romanticismo
col
definirlo
il
"
protestantesimo
nella
filosofia
"
o
il
"
liberalismo
nella
letteratura
"
.
Il
divario
dei
due
concetti
,
positivo
l
'
uno
e
negativo
l
'
altro
,
si
affaccia
altresì
nella
distinzione
,
che
si
è
presa
a
fare
dagli
storici
,
tra
"
prima
"
e
"
seconda
"
generazione
romantica
,
tra
periodo
di
fioritura
e
periodo
di
turbamento
e
decadenza
del
romanticismo
;
ma
,
in
verità
,
la
distinzione
propria
non
è
,
o
non
è
soltanto
,
di
persone
e
di
cronologia
,
ma
ideale
ed
interna
.
Ancor
meno
nitidamente
la
differenza
si
rispecchia
nella
usuale
contrapposizione
tra
sanità
latina
e
morbosità
germanica
;
perché
,
se
tra
i
tedeschi
si
ebbero
alcune
delle
prime
e
delle
maggiori
manifestazioni
di
quella
malattia
morale
,
tra
i
tedeschi
si
levarono
altresì
gli
assertori
del
pensiero
e
dell
'
etica
che
potevano
soli
risanarla
,
e
così
questo
pensiero
e
la
congiunta
etica
come
quella
malattia
ebbero
precursori
e
seguaci
fuori
di
Germania
,
in
quanto
creazioni
mentali
le
une
,
condizioni
psichiche
le
altre
che
appartenevano
all
'
età
moderna
e
si
trovavano
o
potevano
trovarsi
in
ogni
popolo
.
E
,
in
effetto
,
il
male
ricevette
altresì
la
denominazione
,
meglio
rispondente
a
verità
,
di
"
male
del
secolo
"
.
Non
era
già
esso
,
quale
si
è
voluto
più
volte
interpretarlo
e
presentarlo
,
un
effetto
del
distacco
dalla
fede
avita
e
secolare
nella
quale
il
sentire
e
il
volere
avevano
fruito
certezza
e
riposo
;
perché
,
quando
a
un
'
antica
succede
una
fede
nuova
,
il
calore
e
l
'
entusiasmo
di
questa
lasciano
appena
avvertire
il
dolore
e
la
malinconia
del
distacco
e
dello
strappo
da
quella
.
Nel
secolo
decimottavo
,
la
società
si
era
largamente
scristianizzata
nei
suoi
ceti
intellettuali
e
dirigenti
,
senza
che
perciò
si
formasse
uno
stato
d
'
animo
diviso
e
morboso
,
come
fu
quello
romantico
,
e
anzi
il
processo
si
svolse
perfino
con
una
tal
quale
lietezza
e
allegria
.
Gli
stessi
violenti
rivoltosi
contro
la
legge
,
il
costume
e
il
pensare
della
società
esistente
,
gli
Stürmer
und
Dränger
,
che
per
taluni
rispetti
vengono
considerati
protoromantici
,
nell
'
empito
delle
loro
negazioni
e
delle
loro
furie
di
distruzione
davano
prova
piuttosto
di
forza
disordinata
che
di
smarrimento
e
debolezza
.
Ma
il
romanticismo
morale
,
il
romanticismo
come
malattia
,
il
"
male
del
secolo
"
,
non
possedeva
né
la
vecchia
né
la
nuova
fede
,
né
quella
tradizionale
del
passato
né
quella
razionale
del
presente
,
coi
correlativi
comportamenti
pratici
e
morali
,
e
si
dimostrava
,
per
l
'
appunto
,
una
mancanza
di
fede
,
travagliata
dall
'
ansia
di
foggiarsene
una
,
e
con
l
'
impotenza
di
ciò
fare
o
di
soddisfarsi
in
quelle
che
a
volta
a
volta
venivano
asserite
e
di
tenerle
ferme
come
principii
del
pensare
e
del
vivere
;
ché
la
fede
nasce
spontanea
e
necessaria
dalla
verità
che
si
fa
ascoltare
nel
fondo
della
nostra
coscienza
,
e
non
la
si
ottiene
mai
andandone
in
cerca
con
le
inquiete
combinazioni
del
desiderio
e
della
immaginazione
.
Piuttosto
che
col
distacco
dalla
fede
tradizionale
,
questa
malattia
era
in
relazione
con
la
difficoltà
di
appropriarsi
veramente
e
vivere
la
nuova
,
che
richiedeva
,
ad
essere
vissuta
e
attuata
,
coraggio
e
abito
virile
,
e
talune
rinunzie
a
vecchi
motivi
,
diventati
impossibili
,
di
lusinghe
e
di
conforti
,
e
,
ad
essere
compresa
e
ragionata
e
difesa
,
esperienza
e
cultura
e
mente
esercitata
.
E
se
ciò
veniva
fatto
agli
intelletti
e
alle
tempre
robuste
,
che
ne
ripercorrevano
senza
lasciarsene
travolgere
il
processo
genetico
,
e
,
attraverso
le
interiori
tempeste
,
arrivavano
al
porto
,
e
,
per
un
altro
verso
,
agli
intelletti
semplici
e
chiari
e
ai
cuori
diritti
che
ne
apprendevano
immediatamente
e
ne
adottavano
e
praticavano
le
conclusioni
,
vinti
e
avvinti
dalla
loro
luce
di
bontà
e
di
bene
;
non
ne
venivano
a
capo
le
anime
femminee
,
impressionabili
,
sentimentali
,
incoerenti
,
volubili
,
che
stimolavano
ed
eccitavano
in
sé
medesime
i
dubbi
e
le
difficoltà
e
non
sapevano
poi
padroneggiarli
,
amavano
e
cercavano
i
pericoli
e
vi
perivano
dentro
.
E
,
non
ritrovando
più
il
centro
naturale
,
che
avevano
messo
in
questione
,
erravano
attaccandosi
ora
a
uno
ora
ad
un
altro
punto
,
che
non
poteva
formare
centro
;
avendo
rotto
il
nesso
del
finito
con
l
'
infinito
,
del
senso
con
l
'
idealità
,
identificavano
disperatamente
l
'
infinito
con
questo
o
quel
finito
,
l
'
idealità
con
questo
o
quel
sensibile
;
avendo
smarrito
il
vero
Dio
,
si
fingevano
idoli
,
che
poi
esse
stesse
disfacevano
o
che
si
disfacevano
da
sé
,
perché
né
la
parte
può
stare
per
l
'
intero
,
né
il
fantasma
,
tessuto
dal
farnetico
e
dal
capriccio
,
per
il
saldo
concetto
,
che
è
lume
e
sostegno
.
Ed
eccole
queste
anime
femminee
,
questi
"
romantici
"
,
a
sognare
ritorni
alla
trascendenza
religiosa
e
alla
pace
che
sembrava
promettere
,
alla
cessazione
,
nel
silenzio
e
nella
rinunzia
,
dei
dubbi
e
delle
ansie
del
pensiero
,
alla
norma
accettata
per
il
suo
carattere
stesso
di
norma
che
s
'
impone
,
ed
esonera
dal
risolvere
da
sé
i
conflitti
della
propria
coscienza
;
e
,
poiché
somma
espressione
di
questa
sorta
di
trascendenza
e
di
questa
regolamentazione
imperativa
appariva
la
fede
cattolica
,
ecco
,
non
solo
quelli
di
essi
che
appartenevano
a
popoli
cattolici
e
nel
cattolicesimo
erano
stati
dall
'
infanzia
allevati
,
ma
anche
protestanti
,
luterani
o
di
altre
confessioni
,
e
anche
uomini
provenienti
da
più
lontane
religioni
o
di
nessuna
religione
,
rifarsi
o
farsi
cattolici
,
e
convertirsi
anche
coi
debiti
riti
,
e
pur
nondimeno
non
diventare
mai
intimamente
e
genuinamente
cattolici
,
e
mostrare
un
volto
ambiguo
agli
occhi
dei
cattolici
genuini
.
Quel
loro
cattolicesimo
troppo
abbondava
nel
senso
e
nella
immaginazione
,
troppo
spasimava
per
colori
,
musiche
,
canti
,
antiche
cattedrali
,
figure
di
madonne
e
di
santi
,
troppo
si
crogiolava
nella
voluttà
del
peccato
,
della
penitenza
e
del
pianto
;
e
,
dommaticamente
,
si
dava
arie
bensì
di
ultracattolico
,
ma
non
era
altrettanto
ossequente
e
ligio
al
pontefice
di
Roma
e
ai
suoi
dettami
e
alla
sua
politica
;
e
si
diceva
o
si
credeva
antiprotestante
,
ma
non
sì
che
non
accennasse
di
frequente
alla
necessità
di
una
nuova
forma
o
di
una
riforma
che
fosse
fondamentalmente
cattolica
,
ma
risolvesse
in
sé
e
il
protestantesimo
e
il
cattolicesimo
.
Altri
,
o
gli
stessi
,
erano
ripresi
a
volte
da
furore
contro
il
cattolicesimo
,
e
finanche
contro
il
cristianesimo
,
e
si
davano
a
propugnare
un
restaurato
paganesimo
,
opponendo
alla
figura
della
Santa
Vergine
quella
della
dea
Venere
,
ora
della
ellenica
ora
della
germanico
medioevale
;
e
altri
,
invaghiti
degli
studi
allora
iniziati
circa
le
lingue
e
letterature
dell
'
Oriente
,
toglievano
di
colà
idee
di
antichissimi
culti
,
o
ne
combinavano
ecletticamente
di
nuovi
e
bizzarri
,
o
ritentavano
le
pratiche
della
magia
;
e
altri
,
infine
,
si
tuffavano
in
una
sorta
di
panteismo
,
adorando
la
natura
,
dissolvendosi
nelle
sensazioni
che
essa
sembrava
procurare
,
tornando
,
come
dicevano
,
alla
primitiva
religione
delle
genti
germaniche
.
A
costoro
,
che
erano
più
metafisicamente
o
sacerdotalmente
disposti
,
seguivano
,
e
talvolta
si
univano
,
quelli
più
eroticamente
intonati
,
che
cercavano
la
redenzione
nell
'
amore
e
la
divinità
nella
donna
amata
,
non
tanto
con
riviviscenza
di
motivi
che
erano
stati
dello
stil
nuovo
del
dugento
e
del
platonismo
del
Rinascimento
,
quanto
con
affinamento
e
sublimazione
sensuale
,
che
è
il
proprio
della
religione
romantica
dell
'
amore
.
La
figura
,
che
ne
veniva
fuori
,
non
era
più
la
donna
forte
della
sua
virtù
e
della
sua
castità
,
che
respinge
e
castiga
ed
educa
l
'
uomo
che
l
'
ama
e
lo
sforza
a
purificare
la
sua
passione
da
ogni
bassa
e
terrena
voglia
e
lo
innalza
,
così
purificato
,
con
sé
alla
Somma
Bellezza
e
alla
Somma
Bontà
,
che
è
Dio
;
ma
una
creatura
anch
'
essa
sensibile
ed
amante
,
fatta
per
soffrire
e
morire
di
amore
,
creatura
adorata
e
pertanto
divinizzata
,
emanante
tal
fascino
che
solo
dava
calore
e
significato
alla
vita
umana
.
Talvolta
,
questa
creatura
di
amore
s
'
innalzava
,
solenne
nel
gesto
,
come
sacerdotessa
del
suo
Dio
,
e
celebrava
atti
d
'
iniziazione
e
di
culto
.
Patetica
era
la
vicenda
delle
attese
,
dei
rapimenti
,
degli
inebriamenti
e
delle
delusioni
e
disperazioni
,
dalle
quali
pur
sempre
rinasceva
l
'
idea
di
quella
forma
di
amore
e
di
quella
figurazione
muliebre
,
che
discendeva
di
volta
in
volta
a
coronare
di
un
nimbo
celeste
il
biondo
o
bruno
capo
di
questa
o
quella
terrena
donna
,
incontrata
sulla
terrena
aiuola
.
In
altri
spiriti
,
o
in
altri
momenti
,
la
disposizione
fantastica
era
prevalentemente
etica
e
politica
-
di
"
fantasia
politica
"
,
perché
una
"
politica
romantica
"
,
cioè
del
male
romantico
,
suona
contradizione
in
termini
,
-
e
si
cercava
in
tal
caso
la
fede
e
la
beatitudine
in
modi
di
vita
sociale
diversi
dal
presente
e
segnatamente
nella
restaurazione
delle
età
passate
.
E
poiché
il
passato
prossimo
,
quello
dell
'
ancien
régime
,
stava
ancora
troppo
chiaro
nei
ricordi
,
troppo
preciso
nei
suoi
limiti
e
non
docile
alla
idealizzazione
e
alla
sacra
sublimazione
,
la
bramosia
si
trasportò
a
quello
più
remoto
,
e
-
anche
qui
per
effetto
degli
studi
che
,
intendendo
a
ristabilire
la
continuità
dello
svolgimento
storico
,
avevano
indagato
e
meglio
compreso
il
medioevo
,
-
all
'
età
medioevale
,
nella
quale
si
vedevano
o
travedevano
ombre
come
cose
salde
,
meraviglie
di
fedeltà
,
di
lealtà
,
di
purezza
,
di
generosità
,
e
di
disciplina
e
indisciplina
insieme
,
e
il
consueto
alternante
con
l
'
inaspettato
,
la
semplicità
del
vivere
in
piccola
e
pacifica
cerchia
con
l
'
incanto
delle
avventure
pel
vasto
sconosciuto
mondo
,
pieno
di
sorprese
.
A
questa
religione
del
medioevo
si
devono
i
restauri
più
o
meno
accademici
dei
vecchi
castelli
e
delle
vecchie
cattedrali
,
il
falso
gotico
che
imperversò
dappertutto
in
Europa
,
la
falsa
poesia
che
prendeva
a
ricalcare
dilettantescamente
le
forme
medioevali
dell
'
epica
,
della
lirica
e
delle
sacre
rappresentazioni
,
la
letteratura
amena
che
narrava
di
cavalieri
e
di
tornei
,
di
castellane
e
di
paggi
innamorati
,
di
menestrelli
e
di
giullari
,
le
mascherate
romantiche
,
e
qua
e
là
gli
atteggiamenti
che
si
procurò
di
dare
a
talune
delle
vecchie
monarchie
restaurate
,
le
quali
si
videro
a
volte
grottescamente
camuffarsi
di
emblemi
e
vesti
e
costumi
ripescati
nelle
botteghe
degli
antiquari
,
e
gli
spiriti
di
cui
si
sentirono
invasati
il
principe
di
Prussia
,
che
fu
poi
re
Federico
Guglielmo
IV
,
e
,
con
certa
contemperanza
,
re
Luigi
I
di
Baviera
.
Ma
se
la
religione
del
medioevo
era
la
principale
e
la
più
divulgata
,
non
era
la
sola
;
e
accanto
a
lei
,
e
dividendo
con
lei
le
parti
,
già
s
'
innalzava
e
incombeva
la
religione
della
stirpe
e
della
gente
,
di
quella
gente
che
,
per
iscarsa
notizia
e
meditazione
storica
,
era
stimata
creatrice
e
dominatrice
del
medioevo
,
la
germanica
,
la
cui
virtù
si
veniva
ora
ricercando
e
scoprendo
e
celebrando
in
ogni
parte
dell
'
Europa
-
dove
,
storicamente
parlando
,
si
sarebbe
dovuto
ritrovare
piuttosto
,
come
fondamento
comune
,
la
romanità
che
le
diè
per
prima
unità
e
coscienza
,
-
e
la
si
esaltava
elemento
giovane
e
puro
,
che
aveva
prodotto
le
storie
della
Spagna
e
dell
'
Italia
;
non
meno
che
della
Francia
e
dell
'
Anglia
,
e
tutt
'
ora
,
estenuato
e
imbastardito
in
queste
terre
,
si
manteneva
sempre
giovane
e
gagliardo
,
e
pronto
a
rigenerare
il
mondo
,
in
tedescheria
,
nella
Germania
moderna
.
Meno
fortunate
furono
le
altre
stirpi
o
pretese
stirpi
pure
,
che
,
istigate
dall
'
esempio
,
si
avanzarono
all
'
arringo
latine
e
celtiche
e
iberiche
e
slave
.
Altre
religioni
di
tendenza
etica
e
politica
avevano
anche
i
loro
fedeli
più
o
meno
numerosi
,
come
quella
idilliaca
del
ritorno
alla
natura
e
alla
campagna
e
al
semplice
costume
contadinesco
,
in
cui
soffiava
l
'
ispirazione
di
uno
dei
principali
precorritori
del
romanticismo
,
il
Rousseau
;
e
,
opposta
ad
essa
,
quella
tempestosa
e
frenetica
e
titanica
,
in
cui
persisteva
invece
l
'
impulso
dello
Sturm
und
Drang
.
Ma
soprattutto
è
da
notare
,
per
la
sua
capacità
a
far
proseliti
e
per
le
svariatissime
propaggini
che
mise
,
la
concezione
estetizzante
,
della
vita
da
vivere
come
passione
e
immaginazione
,
bellezza
e
poesia
,
che
era
poi
il
contrario
del
vivere
,
che
vuole
la
distinzione
e
con
ciò
l
'
armonia
di
tutte
le
sue
forme
,
e
non
ammette
la
patologica
sovrapposizione
e
sopraffazione
di
una
singola
forma
alle
altre
tutte
,
parimente
necessarie
nell
'
ufficio
loro
proprio
;
ed
era
anche
il
contrario
della
poesia
,
la
quale
è
superamento
dell
'
azione
nella
cosmica
contemplazione
,
pausa
indetta
all
'
attività
pratica
,
se
anche
preparazione
di
nuova
attività
;
e
perciò
il
romanticismo
,
corrompendo
la
vita
,
corruppe
anche
più
o
meno
estesamente
la
forma
poetica
,
riducendola
a
cosa
pratica
,
a
espressione
immediata
e
convulsa
della
realtà
passionale
,
a
grido
,
urlo
e
delirio
.
Tutte
coteste
,
considerate
nella
loro
scaturigine
,
erano
perversioni
in
quanto
sostituivano
il
particolare
all
'
universale
,
il
contingente
all
'
eterno
,
la
creatura
al
creatore
;
ma
in
tal
diverso
e
complicato
e
intricato
sentire
s
'
insinuarono
anche
quelle
che
si
chiamano
più
propriamente
perversioni
,
cioè
non
solo
esagerazioni
e
usurpazioni
,
ma
capovolgimenti
di
valori
:
la
libidine
e
la
lussuria
messe
al
posto
dell
'
idealità
,
il
crudele
e
l
'
orrendo
assaporati
di
voluttà
,
il
gusto
dell
'
incesto
,
del
sadismo
,
del
satanismo
e
di
altrettali
dilettazioni
,
tutt
'
insieme
enormi
e
stupide
;
come
si
vede
o
s
'
intravede
in
poeti
e
letterati
anche
dei
più
insigni
,
lo
Chateaubriand
,
il
Byron
,
lo
Shelley
,
nei
quali
,
per
fortuna
,
non
c
'
è
solo
questo
,
e
questo
stesso
c
'
è
di
solito
in
modo
incidentale
o
evanescente
.
Qui
non
si
vuole
indugiare
a
dipingere
nelle
sue
svariate
combinazioni
e
gradazioni
,
che
vanno
all
'
infinito
,
il
quadro
del
"
male
del
secolo
"
,
che
d
'
altronde
è
stato
assai
volte
,
più
o
meno
bene
,
dipinto
da
altri
;
perché
occorreva
solamente
schiarirne
la
genesi
in
relazione
con
la
filosofia
e
la
religione
della
libertà
.
Genesi
che
è
,
come
si
è
mostrato
,
nella
sua
impotenza
ad
appropriarsi
questa
filosofia
e
religione
,
e
insieme
nel
prendere
da
essa
alcuni
elementi
che
nell
'
atto
stesso
corrompeva
,
falsificando
la
storicità
nel
sentimentalismo
del
passato
e
nella
nostalgia
restauratrice
,
la
nazionalità
nel
fanatismo
della
stirpe
e
della
razza
,
la
libertà
nella
egoarchia
e
nell
'
anarchismo
,
e
il
valore
della
poesia
per
la
vita
nella
poesia
vita
e
nella
vita
poesia
.
Ma
non
bisogna
,
d
'
altra
parte
,
trascurare
tutto
quel
molto
che
la
fede
liberale
poté
su
questo
romanticismo
,
e
come
essa
,
secondo
i
casi
,
variamente
lo
sorpassò
o
lo
infrenò
o
lo
asservì
a
sé
stessa
.
Era
quel
morbo
sentimentale
un
pericolo
per
ogni
forma
d
'
ideale
e
di
schietta
religiosità
,
e
non
solo
per
il
liberalismo
ma
per
le
sue
stesse
antitesi
e
opposizioni
,
che
tutte
avrebbe
disciolte
se
fosse
prevalso
,
e
ogni
forza
di
pensiero
e
di
volontà
fiaccata
e
guasta
nella
sensualità
,
nell
'
incomposto
desiderio
,
nella
sfrenata
passionalità
,
nell
'
inerte
fantasticare
,
nell
'
irrequietezza
capricciosa
:
un
pericolo
che
doveva
farsi
di
tanto
maggiore
quanto
minori
le
forze
di
resistenza
che
lo
fronteggiassero
;
un
pericolo
che
,
nella
sua
essenzialità
morale
,
è
di
tutti
i
tempi
,
ma
che
nella
società
moderna
prende
particolare
consistenza
e
,
con
la
grandezza
e
complessità
di
essa
,
si
dilata
,
e
,
col
crescere
dei
suoi
contrasti
,
e
col
diminuire
della
loro
nobiltà
,
acquista
più
maligna
natura
.
Più
tardi
,
infatti
,
si
allargò
nell
'
arte
,
nel
pensiero
,
negli
affetti
,
nei
costumi
,
nella
politica
nazionale
e
internazionale
;
e
,
fatto
più
evidente
e
mostruoso
,
ricevette
,
e
sovente
se
ne
fregiò
,
il
nome
di
"
decadentismo
"
,
che
non
è
poi
altro
che
il
vecchio
romanticismo
morale
,
esasperato
e
imbruttito
,
e
di
quello
ripete
i
motivi
fondamentali
applicandoli
a
materia
meno
degna
e
tenendo
maniere
meno
elette
.
Ma
,
nei
primi
decenni
dell
'
ottocento
,
la
religione
della
libertà
era
fresca
di
entusiasmo
giovanile
,
e
le
opposizioni
stesse
contro
le
quali
combatteva
-
la
religione
tradizionale
,
la
monarchia
tradizionale
,
il
giusnaturalismo
democratico
-
avevano
un
che
di
maestoso
e
di
rispettabile
,
che
mancò
ai
contrasti
che
si
levarono
più
tardi
.
Il
romanticismo
morale
si
trovava
in
mezzo
a
un
rigoglio
di
speranze
,
di
propositi
,
di
opere
generose
,
che
lo
contenevano
,
lo
temperavano
,
lo
rivolgevano
sovente
al
bene
.
I
migliori
spiriti
,
partecipi
com
'
erano
al
dramma
del
loro
tempo
,
soffersero
bensì
anch
'
essi
,
dal
più
al
meno
,
quella
malattia
,
ma
come
un
male
di
crescenza
,
del
quale
risanarono
e
ne
trassero
frutti
di
esperienza
,
virtù
di
disciplina
,
capacità
di
più
larga
comprensione
umana
.
E
da
essi
vennero
i
più
acuti
conoscitori
e
i
più
severi
critici
del
romanticismo
,
come
il
Goethe
che
abbiamo
già
ricordato
,
il
quale
definì
la
poesia
romantica
"
poesia
da
ospedale
"
,
e
manifestò
la
sua
avversione
per
la
"
gente
sentimentale
"
,
che
,
messa
alla
prova
,
fallisce
sempre
e
si
dimostra
piccola
e
cattiva
,
e
lo
Hegel
,
anche
ricordato
,
che
diè
la
più
varia
analisi
e
la
più
caustica
satira
della
fatuità
e
della
vanità
romantiche
,
alle
quali
tenne
innanzi
,
perché
vi
si
mirassero
come
in
magico
specchio
,
la
buona
e
sapida
prosa
della
vita
reale
col
suo
operare
indefesso
,
coi
suoi
fisiologici
dolori
e
le
sue
fisiologiche
gioie
.
Certo
,
non
pochi
romantici
,
che
non
giunsero
né
a
domare
e
placare
per
virtù
mentale
lo
sconvolgimento
che
avevano
eccitato
nei
loro
petti
né
a
passarvi
sopra
col
dimenticarlo
e
riprendere
la
modesta
vita
borghese
,
andarono
in
perdizione
:
taluni
terminando
nella
follia
e
nel
suicidio
fisico
,
altri
nel
suicidio
morale
,
nelle
dissolutezze
o
nelle
pratiche
insincere
di
una
non
seria
e
non
sentita
religione
,
i
più
inoperosi
e
gementi
nella
solitudine
e
nel
tedio
,
somiglianti
al
Manfredo
del
Byron
,
che
definiva
la
guisa
del
suo
sentire
"
antipatia
alla
vita
"
,
e
che
sarebbe
potuto
essere
(
dice
uno
che
lo
sta
a
osservare
)
una
nobile
creatura
ed
era
invece
un
"
caos
spaventoso
,
un
confuso
miscuglio
di
linee
"
.
Ma
ci
furono
di
quel
li
che
,
pur
non
sapendo
né
trionfare
del
nemico
né
dimenticarlo
,
non
vollero
così
chiudere
o
vergognosamente
trascinare
la
vita
,
e
praticamente
nell
'
azione
o
al
momento
di
risolversi
per
l
'
azione
,
si
appigliarono
a
quell
'
ideale
della
libertà
che
non
avrebbero
saputo
teoricamente
ragionare
e
sentimentalmente
assimilare
,
ma
che
solo
aveva
,
per
il
suo
puro
lume
di
bellezza
,
qualche
potere
sulle
loro
anime
.
Così
alcuni
di
essi
,
pessimisti
per
non
avere
sbrogliato
l
'
imbroglio
delle
loro
idee
,
o
disperati
per
tradito
o
deluso
amore
,
o
insofferenti
dell
'
inerzia
e
del
tedio
,
andarono
a
combattere
e
a
morire
per
le
cause
dei
popoli
oppressi
,
e
altri
avvicendavano
alle
romantiche
follie
e
agli
avvilimenti
l
'
ardore
patriottico
e
civile
.
In
generale
,
i
tratti
romantici
sono
assai
fortemente
segnati
in
tutti
gli
uomini
di
quel
tempo
,
come
si
vede
nei
loro
carteggi
e
nelle
loro
biografie
,
e
già
quasi
soltanto
col
guardare
le
loro
immagini
dipinte
,
con
quelle
fisionomie
,
quegli
sguardi
,
quelle
chiome
,
quelle
pose
della
persona
e
fogge
delle
vesti
.
E
se
in
qualche
paese
dove
il
sentimento
e
l
'
azione
per
la
libertà
non
stavano
in
prima
linea
,
i
romantici
(
che
politicamente
non
erano
nulla
,
perché
erano
,
semplicemente
,
malati
dei
nervi
e
dell
'
immaginazione
)
poterono
,
per
le
loro
parole
di
consenso
e
di
dissenso
,
per
le
manifestazioni
del
loro
umore
e
del
loro
malumore
,
passare
per
conservatori
e
per
reazionari
,
presso
i
popoli
nei
quali
i
cuori
battevano
con
più
rapido
ritmo
e
il
fiore
delle
intelligenze
era
liberale
,
quel
loro
nome
diventò
quasi
sinonimo
di
"
liberale
"
,
e
preti
e
polizie
sospettarono
e
tennero
d
'
occhio
la
gioventù
romantica
.
Il
dolore
del
mondo
,
il
mistero
dell
'
universo
,
gli
impeti
verso
il
sublime
dell
'
amore
e
dell
'
eroismo
,
le
desolazioni
e
disperazioni
per
le
sognate
e
inconseguibili
beatitudini
,
le
passeggiate
sotto
la
luna
amica
,
le
amletiche
visite
ai
cimiteri
,
il
pallore
romantico
,
le
barbe
e
le
chiome
romantiche
,
lo
stile
romantico
,
queste
e
altrettali
cose
fornivano
indizi
di
spiriti
indocili
,
dai
quali
era
da
aspettare
e
da
temere
che
cospirassero
nelle
sètte
e
che
si
solleverebbero
in
armi
tostoché
ne
venisse
l
'
occasione
.
Le
forze
spirituali
,
che
così
abbiamo
visto
sorgere
e
disporsi
ad
affrontarsi
e
combattere
ai
principii
del
secolo
decimonono
,
solo
esse
sono
di
tal
qualità
da
porgere
il
filo
conduttore
per
la
storia
europea
in
questo
secolo
:
per
la
storia
della
sua
anima
religiosa
e
morale
,
che
informa
e
regge
e
corregge
e
trasforma
le
azioni
pratiche
che
si
chiamano
politiche
,
militari
,
amministrative
,
diplomatiche
,
agricole
,
industriali
,
commerciali
,
e
,
insomma
,
variamente
indirizzate
alle
particolari
utilità
,
e
perciò
da
lei
dipendenti
.
Certamente
,
coteste
operazioni
pratiche
si
possono
anche
prendere
a
considerare
ciascuna
per
sé
,
nel
loro
ufficio
utilitario
ed
economico
,
mettendo
ciascuna
di
esse
al
centro
del
racconto
e
facendone
il
principale
soggetto
,
e
si
avranno
allora
,
come
di
fatto
si
hanno
,
storie
per
militari
,
per
diplomatici
,
per
amministratori
dello
Stato
,
per
agricoltori
,
per
industriali
,
e
via
discorrendo
;
ma
non
quella
storia
,
o
quella
prospettiva
storica
,
che
propriamente
interessa
l
'
uomo
di
sopra
della
sua
particolare
professione
,
l
'
uomo
come
uomo
,
nella
sua
vita
più
alta
e
intera
.
E
questa
,
a
ogni
modo
,
è
storia
,
e
non
già
quella
,
pur
così
denominata
,
degli
eventi
messi
l
'
uno
dietro
all
'
altro
,
e
che
è
,
tutt
'
al
più
,
cronaca
;
perché
gli
eventi
,
ripercorsi
che
siano
risalendo
alla
loro
genesi
,
si
discoprono
non
altro
che
o
prodotti
di
azioni
antecedenti
(
e
sia
pure
delle
azioni
della
cosiddetta
natura
)
,
o
azioni
concomitanti
e
concorrenti
e
contrastanti
,
le
quali
cose
tutte
,
dal
punto
di
vista
dell
'
azione
di
cui
si
è
presa
a
fare
la
storia
,
sono
o
la
materia
sua
o
lo
stimolo
al
suo
concreto
determinarsi
e
al
suo
vario
configurarsi
e
svolgersi
,
senza
le
quali
quell
'
azione
non
sarebbe
in
niun
modo
,
come
un
mulino
non
macina
se
non
ha
niente
da
macinare
.
Chi
non
si
attiene
a
questo
concetto
,
finisce
sempre
col
dire
(
come
dicono
gl
'
intelletti
poveri
)
che
la
storia
è
mero
incontro
e
intreccio
di
eventi
,
o
che
essa
offre
,
per
una
parte
,
"
evoluzioni
regolari
"
e
,
per
un
'
altra
,
"
evoluzioni
interrotte
"
,
turbate
,
sconvolte
o
portate
a
segni
impensati
,
diversi
e
opposti
a
quelli
a
cui
originariamente
s
'
indirizzavano
.
Conclusione
quanto
illogica
altrettanto
disanimante
;
né
c
'
è
più
sicura
prova
di
nullità
storica
che
l
'
effetto
disanimante
che
esce
da
queste
pretese
narrazioni
dell
'
accaduto
:
ché
la
storia
vera
dà
sempre
suono
guerriero
per
le
battaglie
della
vita
.
Per
un
altro
verso
,
cioè
per
la
chiara
consapevolezza
,
che
oramai
bisognerebbe
possedere
,
circa
l
'
improprietà
di
ogni
determinismo
storico
,
non
si
vuole
,
a
capo
della
storia
di
cui
trattiamo
,
porre
,
come
s
'
usa
,
uno
o
altro
avvenimento
,
la
cosiddetta
rivoluzione
industriale
,
o
le
mirabili
scoperte
della
tecnica
,
o
il
cangiato
rapporto
tra
le
terre
dell
'
Europa
americana
e
quelle
della
vecchia
Europa
,
o
la
formazione
dei
moderni
imperi
coloniali
,
o
il
rapido
aumentare
della
popolazione
,
e
simili
,
i
quali
sono
fatti
e
non
fattori
di
quella
storia
.
Ma
bisogna
guardarsi
,
altresì
,
dal
mettere
in
campo
una
serie
di
fattori
spirituali
,
l
'
uno
indipendente
dall
'
altro
e
limitante
l
'
altro
o
anche
in
cosiddetta
azione
reciproca
tra
loro
:
che
sarebbe
,
sotto
parvenza
idealistica
,
un
'
altra
sorta
di
naturalistico
determinismo
.
Le
forze
,
che
abbiamo
di
sopra
descritte
,
se
si
attende
al
modo
della
nostra
interpretazione
ed
esposizione
,
non
stanno
come
fattori
,
non
sono
una
molteplicità
,
ma
compongono
un
'
unità
:
un
unico
processo
,
nel
quale
quella
che
abbiamo
definita
la
religione
della
libertà
si
afferma
lottando
con
le
proprie
e
necessarie
opposizioni
,
e
crescendo
e
atteggiandosi
in
nuovi
modi
con
gli
elementi
che
dalle
opposizioni
assimila
o
con
le
forme
che
crea
in
questa
lotta
ai
fini
della
vittoria
:
come
le
opposizioni
,
da
lor
parte
,
si
afforzano
di
nuovi
elementi
o
dispongono
diversamente
gli
antichi
,
e
dimostrano
anch
'
esse
un
certo
spirito
d
'
invenzione
nelle
nuove
difese
ed
offese
,
nelle
nuove
resistenze
ed
ostacoli
;
e
,
in
questo
lavorio
spirituale
,
quella
religione
soffre
e
sorpassa
di
continuo
la
correlativa
malattia
,
che
è
il
romanticismo
,
mutevole
anch
'
esso
di
sembianti
.
E
si
esaurisce
,
siffatto
processo
,
nel
corso
del
secolo
decimonono
?
Ed
è
oggi
,
nel
ventesimo
secolo
,
esaurito
,
sicché
si
possa
parlare
di
questo
secolo
non
solo
come
di
una
partizione
cronologica
,
ma
come
di
un
'
entità
morale
,
dell
'
inizio
di
un
processo
nuovo
,
con
una
nuova
anima
?
Il
che
val
quanto
domandare
se
è
nata
,
nell
'
estremo
corso
del
secolo
decimonono
o
nel
primo
tratto
del
seguente
,
una
nuova
religione
che
sia
religione
,
e
più
larga
e
possente
dell
'
altra
,
tanto
da
sorpassarla
e
sostituirla
.
-
Rispondere
a
questa
domanda
è
il
sommo
compito
di
una
narrazione
della
storia
europea
nel
tempo
indicato
;
e
,
in
effetto
,
volenti
o
no
,
consapevoli
o
no
,
intorno
a
siffatto
problema
,
più
o
meno
oscuramente
proposto
,
si
aggirano
tutte
le
narrazioni
che
ne
sono
state
date
e
che
si
leggono
in
tanti
libri
e
manuali
di
storia
.
Le
quali
narrazioni
non
pensiamo
certamente
di
rifare
da
capo
e
per
minuto
,
ché
sarebbe
vana
fatica
,
quando
basta
richiamarle
per
accenni
,
o
addirittura
sottintenderle
,
tanto
i
fatti
e
le
sequele
e
serie
di
fatti
,
di
cui
esse
s
'
intessono
,
sono
noti
e
familiari
;
ma
vogliamo
procurare
maggior
chiarezza
e
risalto
a
quel
problema
,
continuando
e
particolareggiando
l
'
esposizione
cominciata
di
sopra
e
segnando
le
attuazioni
e
gli
ulteriori
contrasti
e
le
successive
forme
del
motivo
fondamentale
già
descritto
,
l
'
opera
e
le
fortune
dell
'
ideale
liberale
,
cioè
la
storia
di
una
guerra
dello
spirito
,
che
è
veramente
la
"
grande
guerra
"
.
IV
RESISTENZA
E
OPPOSIZIONE
AL
PREDOMINIO
ASSOLUTISTICO
E
VITTORIA
CONTRO
DI
ESSO
(
18151830
)
Il
quindicennio
,
che
dalla
caduta
di
Napoleone
mette
capo
alla
rivoluzione
del
luglio
1830
,
forma
,
nel
comune
giudizio
,
un
periodo
storico
,
con
un
proprio
tema
dominante
che
svolge
portandolo
a
relativa
conclusione
.
Questo
tema
è
fatto
consistere
nell
'
opera
ricostruttrice
delle
restaurazioni
e
nella
correlativa
azione
della
Santa
Alleanza
,
che
contrastò
e
ricacciò
indietro
e
si
sforzò
di
disperdere
il
moto
liberale
;
ma
,
guardando
nel
fondo
del
processo
che
allora
ebbe
corso
,
e
al
suo
momento
positivo
e
all
'
avvenimento
nel
quale
si
attuò
,
si
dirà
con
maggior
esattezza
che
,
in
quel
quindicennio
,
l
'
ideale
liberale
resistette
contro
l
'
assolutistico
,
lo
combatté
senza
tregua
,
e
alfine
ebbe
sovr
'
esso
una
vittoria
definitiva
perché
sostanziale
.
In
certo
senso
,
la
Santa
Alleanza
non
esisté
mai
altrove
che
nella
fantasia
dello
czar
Alessandro
I
,
come
un
sogno
o
un
'
utopia
su
motivi
conservatori
,
pacifistici
,
liberali
anche
,
ma
di
un
liberalismo
paternamente
permesso
e
vigilato
,
e
religiosi
,
o
almeno
di
religiosa
unzione
.
In
questa
stessa
cerchia
,
che
è
ideologica
,
troppo
se
ne
rialza
il
significato
quando
vi
si
scorge
il
presentimento
di
un
necessario
avvenire
nel
quale
i
popoli
europei
siano
per
dare
alla
loro
unità
culturale
una
corrispondente
forma
federale
o
unionistica
:
idea
meglio
adombrata
in
quel
tempo
stesso
dal
Saint
Simon
,
ma
che
,
per
diventare
un
concetto
politico
,
richiedeva
l
'
estensione
del
sistema
liberale
,
l
'
indipendenza
e
unità
delle
singole
nazioni
,
e
,
dopo
ciò
,
una
lenta
e
difficile
elaborazione
attraverso
illusioni
e
delusioni
e
traviamenti
e
prove
dolorose
.
Così
incoerente
e
fiacco
era
il
pensiero
di
quella
Santa
Alleanza
che
essa
non
suscitò
alcun
moto
d
'
intelletto
,
non
si
propagò
per
larghi
cerchi
tutt
'
intorno
e
non
ebbe
una
sua
originale
pubblicistica
e
letteratura
.
Ciò
che
di
reale
si
coprì
di
quel
nome
,
o
lasciò
che
quel
nome
gli
venisse
aggiunto
,
erano
i
propositi
dei
sovrani
restaurati
di
conservare
il
loro
sistema
di
governo
e
impedire
la
rivoluzione
o
trasformazione
che
si
annunciava
nei
desideri
e
nelle
domande
di
costituzioni
,
e
nelle
sètte
,
cospirazioni
e
rivolte
per
ottenerle
:
propositi
che
si
consociavano
e
si
davano
appoggi
reciproci
per
ispegnere
i
focolari
rivoluzionari
dovunque
covassero
o
divampassero
,
affinché
dalla
casa
del
vicino
l
'
incendio
non
si
attaccasse
alla
propria
.
Che
si
sottoscrivesse
o
no
,
il
26
settembre
del
1815
,
dai
due
monarchi
di
Austria
e
di
Prussia
per
compiacere
a
quello
di
Russia
,
la
dichiarazione
di
Parigi
che
costituì
la
Santa
Alleanza
,
niente
di
sostanziale
era
dato
o
tolto
alla
presenza
e
alla
forza
di
quegli
interessi
e
alle
pratiche
conformi
.
L
'
Inghilterra
,
che
non
accedette
a
quel
patto
per
ostacoli
costituzionali
,
oltreché
per
la
chiaroveggenza
scettica
e
realistica
dei
suoi
uomini
di
stato
;
il
Papa
,
che
ne
rimase
fuori
per
non
potersi
assidere
,
in
none
della
religione
,
accanto
a
sovrani
ortodossi
e
protestanti
;
cooperarono
del
pari
a
quella
difesa
internazionale
contro
la
rivoluzione
,
l
'
una
durante
alcuni
anni
e
alquanto
passivamente
,
l
'
altro
per
intrinseca
affinità
in
modo
più
continuo
;
e
l
'
Austria
,
senza
uopo
di
una
Santa
Alleanza
,
aveva
già
provveduto
a
mettere
il
morso
agli
stati
italiani
,
sia
per
mezzo
dei
principi
appartenenti
alla
sua
casa
imperiale
,
sia
con
gl
'
impegni
che
volle
da
altri
di
essi
,
come
il
re
delle
due
Sicilie
,
di
non
mai
largire
costituzioni
ai
loro
popoli
.
Né
,
per
aver
annodato
quel
legame
,
la
Russia
,
l
'
Austria
e
la
Prussia
sacrificarono
al
fine
comune
i
loro
interessi
particolari
e
divergenti
,
come
si
vide
non
tanto
negli
atteggiamenti
personali
liberaleggianti
di
Alessandro
I
,
presto
dismessi
,
quanto
nei
dissensi
e
nella
diversa
politica
delle
tre
potenze
verso
i
greci
sollevatisi
contro
il
dominio
turco
e
verso
le
colonie
dell
'
America
spagnuola
e
portoghese
,
che
avevano
dichiarato
o
via
via
dichiararono
la
loro
indipendenza
,
e
,
più
apertamente
,
poi
,
di
fronte
alle
rivoluzioni
della
Francia
e
del
Belgio
.
L
'
Inghilterra
,
prima
delle
altre
,
per
la
maggiore
grandezza
e
complessità
dei
suoi
interessi
politici
e
commerciali
,
per
l
'
opinione
pubblica
del
suo
popolo
,
pel
suo
profondo
sentimento
politico
che
non
temeva
la
libertà
coi
congiunti
contrasti
e
pericoli
,
disse
per
bocca
del
Canning
nel
1823
:
"
Ciascuno
per
sé
e
Dio
per
tutti
,
e
fate
intendere
all
'
imperatore
di
Russia
che
il
tempo
degli
areopaghi
è
passato
"
;
e
abbandonò
da
sua
parte
l
'
ufficio
di
guardiana
delle
restaurazioni
.
Per
altro
,
il
disegno
,
proposto
dal
Metternich
al
congresso
di
Verona
,
di
una
polizia
delle
polizie
,
ossia
di
una
lega
delle
polizie
dei
vari
stati
italiani
sotto
unico
direttore
-
disegno
che
era
del
pari
inculcato
da
un
reazionario
più
di
lui
forse
animato
da
schietto
convincimento
e
buona
fede
,
il
ministro
napoletano
principe
di
Canosa
,
-
se
non
prese
corpo
proprio
a
quel
modo
,
qualche
corpo
prese
tuttavia
:
quelle
polizie
ebbero
tra
loro
intelligenze
e
lavorarono
d
'
accordo
.
Azioni
militari
per
mandato
internazionale
,
deliberate
in
comune
se
anche
non
sempre
unanimi
,
si
erano
eseguite
e
si
eseguirono
contro
i
costituzionali
di
Napoli
,
del
Piemonte
e
della
Spagna
;
e
provvedimenti
restrittivi
furono
imposti
ai
singoli
stati
di
Germania
per
volontà
dell
'
Austria
,
che
si
tirava
dietro
la
Prussia
e
finì
col
tirare
anche
lo
czar
,
nonostante
le
sue
velleità
di
attuare
le
varie
parti
del
programma
della
Santa
Alleanza
:
e
quest
'
opera
di
vigilanza
e
di
pressioni
si
stese
finanche
nella
Svizzera
.
Ma
i
liberali
non
avevano
da
guerreggiare
né
contro
il
fantasma
della
Santa
Alleanza
,
né
contro
le
non
fantastiche
intese
delle
monarchie
assolute
,
alle
quali
non
era
dato
loro
opporre
unioni
di
stati
liberali
come
un
tempo
il
protestantismo
aveva
opposto
leghe
di
principi
a
leghe
di
principi
e
,
di
recente
,
la
Rivoluzione
francese
ai
re
le
repubbliche
,
che
andava
fondando
intorno
alla
sua
repubblica
.
Essi
primamente
si
travagliavano
,
con
tutti
i
mezzi
di
cui
disponevano
e
che
riuscivano
a
procacciarsi
,
contro
l
'
assolutismo
degli
stati
di
cui
erano
sudditi
e
non
cittadini
;
e
,
lasciando
che
il
contrasto
tra
quell
'
interesse
comune
delle
monarchie
conservatrici
e
gli
altri
interessi
loro
particolari
aprisse
falle
nella
compagine
reazionaria
della
cosiddetta
Santa
Alleanza
e
porgesse
all
'
azione
liberale
occasioni
propizie
ed
agevolezze
(
e
già
assai
grave
per
quella
,
e
assai
favorevole
a
questa
,
era
la
tepidezza
e
poi
il
distacco
dagli
alleati
dell
'
Inghilterra
,
della
maggiore
potenza
marittima
)
,
avevano
concluso
,
a
lor
modo
,
un
'
alleanza
,
non
di
stati
ma
di
spiriti
,
l
'
"
alleanza
dei
popoli
"
,
come
si
venne
allora
chiamando
o
invocando
.
E
questa
loro
unione
si
saldava
con
la
forza
intellettuale
e
morale
,
che
faceva
difetto
nell
'
altra
o
addirittura
vi
cedeva
il
luogo
al
suo
contrario
;
e
si
manifestava
con
la
spontaneità
di
quel
ch
'
è
vitale
,
ritrovando
e
raccogliendo
i
suoi
componenti
in
tutti
i
paesi
,
attuandosi
con
l
'
opera
dell
'
ingegno
e
del
sapere
,
la
polemica
,
l
'
oratoria
e
la
poesia
,
con
la
simpatia
tra
i
parimente
sofferenti
e
lottanti
,
col
generoso
aiuto
scambievole
,
col
porre
a
contrasto
dei
mercenari
internazionali
,
degli
svizzeri
-
ancora
assoldati
da
talune
delle
monarchie
assolute
,
-
i
volontari
internazionali
della
indipendenza
e
libertà
.
Le
società
segrete
,
di
carattere
nazionale
e
internazionale
,
che
preparavano
gli
animi
alle
azioni
,
non
potevano
certamente
mancare
,
come
non
erano
mancate
nel
settecento
né
durante
l
'
impero
napoleonico
,
e
,
coi
nomi
di
sanfedisti
,
calderari
,
apostolici
,
erano
altresì
nel
clericalismo
e
nell
'
assolutismo
:
e
specialmente
importante
,
fra
quelle
liberali
,
fu
allora
la
Carboneria
,
che
dall
'
Italia
meridionale
si
diffuse
in
Italia
,
e
rifiorì
in
Francia
,
ed
ebbe
imitazioni
persino
in
Russia
;
e
società
consimili
si
formarono
,
nei
paesi
oppressi
,
come
la
Polonia
.
Ma
l
'
efficacia
delle
società
segrete
fu
di
gran
lunga
minore
di
quel
che
s
'
immaginò
e
si
credette
da
coloro
che
se
ne
impaurivano
,
e
quasi
trascurabile
a
petto
della
grande
coalizione
e
cospirazione
spirituale
ed
effettuale
,
e
non
celata
né
celabile
,
alla
quale
esse
resero
qualche
servizio
ma
anche
molto
disservizio
.
Un
consigliere
del
Metternich
,
informando
nel
1820
circa
lo
stato
degli
animi
in
Lombardia
,
diceva
,
a
proposito
della
credenza
che
l
'
opposizione
consistesse
nella
Carboneria
,
che
sarebbe
stato
desiderabile
che
quella
fosse
cosa
di
una
setta
,
ma
che
,
disgraziatamente
,
si
trattava
,
invece
,
di
un
vero
partito
politico
,
composto
dalla
maggior
parte
del
ceto
medio
e
da
quanto
nella
nobiltà
era
di
meglio
per
intelligenza
,
per
cognizioni
e
per
forme
sociali
.
L
'
assolutismo
,
a
cui
falliva
genio
costruttore
originale
,
non
possedeva
nemmeno
tale
forza
reazionaria
ricostruttrice
da
sopraffare
gli
ordini
liberali
dove
già
esistevano
,
e
toglier
via
i
mutamenti
effettuatisi
nell
'
economia
,
nel
costume
,
nella
cultura
,
che
ne
davano
il
bisogno
dove
non
esistevano
ancora
,
e
riportare
,
insomma
,
la
società
europea
a
una
statica
di
tempi
lontani
,
che
poi
non
era
stata
mai
,
neppur
essa
,
una
statica
,
quale
pareva
alle
immaginazioni
.
Gli
convenne
,
dunque
,
accettare
tutte
o
quasi
tutte
le
riforme
economiche
e
giuridiche
introdotte
in
quei
popoli
sui
quali
si
era
già
distesa
,
direttamente
o
indirettamente
,
la
potenza
della
Francia
conquistatrice
e
di
Napoleone
:
riforme
che
proseguivano
l
'
opera
di
agguagliamento
delle
vecchie
monarchie
ed
erano
insite
nel
principio
loro
,
ma
che
perciò
stesso
premevano
e
incalzavano
quelle
monarchie
verso
l
'
avvenire
.
Rimasero
aneddoti
,
dei
quali
,
secondo
i
casi
e
gli
umori
,
si
sorrise
,
si
rise
o
si
prese
sdegno
,
il
restaurato
re
di
Sardegna
,
che
pensò
di
rimettere
senz
'
altro
in
vigore
le
costituzioni
reali
del
1770
e
(
salvo
i
vuoti
fatti
dalla
morte
)
il
calendario
di
corte
del
1798
,
come
se
niente
fosse
avvenuto
in
quel
paese
e
nel
mondo
;
e
il
duca
di
Modena
,
che
volle
dar
di
frego
a
tutte
o
a
quasi
tutte
le
leggi
posteriori
al
1791;
e
il
principe
dell
'
Assia
elettorale
,
odioso
per
gli
arbitrii
e
le
sconcezze
di
cui
diè
spettacolo
,
che
abolì
tutte
le
riforme
del
tempo
francese
,
dichiarò
nulle
le
vendite
dei
beni
demaniali
,
nullo
il
debito
pubblico
,
restaurò
anch
'
esso
il
calendario
di
corte
del
1806
,
rimise
il
codino
ma
pur
conservò
le
accresciute
imposte
;
e
il
papa
,
che
similmente
abolì
codici
e
tribunali
istituiti
dai
francesi
e
volle
tornare
agli
ordini
del
vecchio
tempo
,
e
rinchiuse
daccapo
i
giudei
nei
ghetti
e
li
astrinse
ad
assistere
a
pratiche
di
una
religione
che
non
era
la
loro
,
e
perfino
proibì
l
'
innesto
del
vaiuolo
,
che
mischiava
le
linfe
delle
bestie
con
quelle
degli
uomini
:
vani
sforzi
che
poi
cedettero
dal
più
al
meno
alle
necessità
dei
tempi
.
Nel
congresso
di
Vienna
si
era
raccomandata
dai
diplomatici
la
moderazione
nel
disfare
e
si
erano
suggerite
riforme
amministrative
e
rappresentanze
d
'
interessi
al
pontefice
Pio
VII
per
le
Legazioni
,
che
gli
venivano
restituite
;
e
l
'
Austria
,
col
trattato
di
Casalanza
,
garantì
al
regno
di
Napoli
,
contro
il
re
che
tornava
dal
suo
rifugio
siciliano
,
tutta
l
'
opera
compiuta
da
Giuseppe
Bonaparte
e
da
Gioacchino
Murat
.
Il
fanciullo
era
cresciuto
,
e
si
vedeva
,
o
ci
si
accorgeva
alla
prova
,
che
non
poteva
rientrare
negli
abiti
di
una
volta
.
Solo
i
più
stolidi
o
i
più
fantasiosi
dei
reduci
emigrati
si
davano
a
credere
che
si
potesse
ridurlo
alle
proporzioni
di
prima
per
una
sorta
di
operazione
magica
e
con
la
bacchetta
della
forza
;
ma
quelli
di
essi
che
nelle
loro
dimore
in
paesi
stranieri
avevano
osservato
e
confrontato
e
meditato
,
e
si
erano
politicamente
e
moralmente
educati
,
come
il
ministro
duca
di
Richelieu
,
sapevano
che
ciò
non
era
né
possibile
né
desiderabile
.
Sicché
l
'
assolutismo
prese
forma
non
propriamente
reazionaria
ma
conservatrice
,
e
reazionaria
solo
ai
fini
di
questa
conservazione
.
Costretto
a
transigere
contro
il
suo
ideale
,
non
solo
aveva
dovuto
lasciar
sussistere
antichi
regimi
politici
opposti
al
suo
ed
esempi
sempre
pericolosi
,
ma
consentire
che
se
ne
formassero
altri
,
che
addirittura
sarebbero
stati
stimoli
e
incoraggiamenti
ai
novatori
e
ai
ribelli
.
Nonostante
la
parte
esercitata
contro
la
Rivoluzione
e
l
'
Impero
e
la
sua
collaborazione
con
le
vecchie
monarchie
,
l
'
Inghilterra
non
scompose
d
'
una
linea
la
sua
secolare
costituzione
;
e
nessun
più
duro
tory
avrebbe
mai
sul
serio
ricalcato
le
vie
dell
'
assolutismo
,
e
gli
Stuart
si
erano
estinti
non
solo
nella
loro
discendenza
fisica
,
ma
in
quella
spirituale
.
E
,
nonostante
che
la
Francia
fosse
stata
due
volte
battuta
e
prostrata
dalla
coalizione
assolutistica
,
non
le
si
era
potuto
negare
quella
carta
costituzionale
che
,
concessa
nella
prima
restaurazione
e
da
Napoleone
sostituita
con
l
'
altra
carta
ch
'
egli
chiamò
l
'
atto
addizionale
,
fu
confermata
,
dopo
Waterloo
,
con
la
seconda
restaurazione
.
Come
ricondurre
la
Francia
alle
con
dizioni
precedenti
al
1789
?
E
altri
regimi
costituzionali
s
'
impiantarono
nel
regno
di
Olanda
con
l
'
unito
Belgio
,
in
alcuni
stati
minori
della
Germania
,
e
,
per
volontà
dello
czar
Alessandro
,
che
per
alcun
tempo
favorì
anche
il
costituzionalismo
tedesco
,
in
Polonia
.
La
potenza
demoniaca
,
il
liberalismo
,
stava
sempre
nel
mondo
e
lo
insidiava
;
ma
,
quel
che
era
peggio
,
le
si
conoscevano
sfere
di
dominio
,
con
flagrante
contradizione
ai
principii
predicati
unicamente
salutari
.
E
se
i
regimi
costituzionali
germanici
e
polacchi
erano
fittizi
e
più
o
meno
impotenti
e
contavano
poco
,
e
quello
,
tutt
'
altro
che
largo
,
olandese
belgico
si
trovò
subito
impigliato
nel
contrasto
preliminare
e
primeggiante
del
Belgio
con
l
'
Olanda
,
in
Inghilterra
e
in
Francia
,
invece
,
il
liberalismo
riprese
o
prese
il
suo
cammino
ascendente
.
L
'
Inghilterra
,
nei
primi
anni
dopo
la
pace
,
si
era
trovata
astretta
in
taluni
casi
a
ricorrere
a
leggi
eccezionali
,
sospendendo
l
'
habeas
corpus
e
infrenando
la
stampa
;
aveva
compiuto
atti
repressivi
,
talora
sanguinosi
,
di
disordini
e
di
sommosse
eccitate
dalla
disoccupazione
e
da
altre
difficoltà
economiche
,
e
che
più
volte
si
sfogarono
allora
,
da
parte
degli
operai
contro
le
macchine
;
si
era
unita
,
col
Castlereagh
,
alle
potenze
dell
'
assolutismo
continentale
;
perfino
ricercò
,
come
queste
,
appoggi
nel
clero
,
spendendo
grosse
somme
per
costruire
chiese
e
porre
riparo
alla
miscredenza
e
all
'
irreligiosità
,
considerate
rivoluzionarie
.
Ma
,
anche
nel
breve
tempo
della
contrazione
conservatrice
,
il
parlamento
coi
suoi
dibattiti
,
i
tribunali
con
le
loro
sentenze
e
gli
altri
istituti
di
garanzia
stettero
saldi
e
limitarono
e
talora
annullarono
i
procedimenti
straordinari
;
e
intanto
lo
spirito
pubblico
si
agitava
e
lavorava
per
un
indirizzo
politico
che
risolvesse
i
problemi
sociali
con
diverso
od
opposto
metodo
.
Letteratura
e
poesia
si
riempivano
di
polemica
antireazionaria
e
parteggiavano
pei
popoli
che
insorgevano
contro
gli
stranieri
dominatori
e
contro
i
despoti
domestici
;
si
formavano
a
loro
aiuto
comitati
,
partivano
volontari
,
si
coscrivevano
legioni
,
s
'
inviavano
ufficiali
esperti
:
Giorgio
Byron
,
che
proseguì
la
sua
poesia
verseggiata
con
quella
reale
andando
a
soccorso
dei
Greci
,
e
la
terminò
e
suggellò
con
la
morte
a
Missolungi
,
divenne
simbolo
di
quest
'
impeto
generoso
,
e
non
solo
filellenico
,
e
non
solo
britannico
.
In
un
altr
'
ordine
,
il
pensiero
del
Bentham
,
e
il
partito
dei
"
radicali
"
,
sorto
tutt
'
insieme
contro
quello
tory
e
quello
whig
,
proponevano
riforme
in
ogni
parte
della
vita
inglese
,
che
era
appesantita
da
troppi
residui
del
passato
,
così
del
remoto
e
medioevale
come
dell
'
età
delle
lotte
di
religione
:
privilegi
politici
della
proprietà
fondiaria
,
leggi
penali
draconiane
,
ineguale
distribuzione
della
rappresentanza
parlamentare
,
esclusione
di
talune
categorie
di
cittadini
dall
'
esercizio
dei
diritti
politici
.
Lo
svolgimento
economico
,
che
portava
al
primo
piano
l
'
industria
e
il
commercio
,
era
ostacolato
dall
'
esistente
sistema
doganale
,
protettore
dell
'
agricoltura
;
e
del
1820
fu
la
petizione
dei
mercanti
,
che
precorse
le
posteriori
e
veementi
agitazioni
dei
libero
scambisti
.
L
'
opinione
pubblica
aveva
vietato
che
l
'
Inghilterra
partecipasse
con
le
armi
a
soffocare
i
moti
costituzionali
e
d
'
indipendenza
nazionale
.
La
crisi
reazionaria
fu
,
dunque
,
presto
sorpassata
:
nel
'24
,
un
deputato
dei
Comuni
poteva
esclamare
con
meraviglia
:
che
,
pochi
anni
innanzi
,
tutto
era
"
restrizione
"
,
ed
ora
tutto
"
libertà
"
.
Il
trapasso
si
effettuò
col
ministero
del
Canning
,
dal
'22
al
'27
,
quando
all
'
interno
si
riformarono
le
leggi
penali
,
si
abolirono
molti
dazi
e
si
secondò
la
tendenza
verso
il
libero
scambio
,
si
ammise
la
libertà
delle
unioni
operaie
,
seguita
da
gran
numero
di
scioperi
e
perciò
ristretta
ma
tuttavia
serbata
nel
'25
,
si
fecero
le
leggi
contro
i
diritti
di
caccia
e
altrettali
;
e
,
verso
l
'
estero
,
si
rifiutò
di
concorrere
alla
impresa
contro
la
rivoluzione
spagnuola
,
si
porse
favore
al
partito
costituzionale
in
Portogallo
,
si
riconobbero
i
nuovi
stati
nati
dal
distacco
delle
colonie
spagnuole
d
'
America
,
si
appoggiò
diplomaticamente
e
militarmente
la
rivolta
dei
Greci
,
si
diè
nuovo
assetto
alle
proprie
colonie
e
vi
si
abolì
la
schiavitù
dei
negri
.
Che
in
questa
azione
estera
l
'
Inghilterra
proteggesse
e
promovesse
la
sua
potenza
e
la
sua
economia
,
allargando
il
traffico
ultraoceanico
e
mantenendo
l
'
esclusione
della
Russia
da
Costantinopoli
e
dal
Mediterraneo
,
non
è
già
,
come
i
miopi
materialisti
e
gli
idealisti
a
vuoto
interpretano
,
la
prova
del
carattere
egoistico
di
quella
politica
,
ma
unicamente
delle
possibilità
e
agevolezze
che
un
'
idea
morale
trova
di
volta
in
volta
nel
corso
dei
fatti
e
nell
'
intreccio
degl
'
interessi
,
e
che
presuppongono
perciò
l
'
esistenza
di
quell
'
idea
direttiva
:
al
modo
stesso
che
sarebbe
sofisma
dire
di
un
uomo
,
il
quale
compia
un
'
opera
buona
consentitagli
dalle
sue
condizioni
di
fatto
,
e
che
in
queste
non
solo
non
lo
danneggia
ma
anche
lo
avvantaggia
,
che
abbia
coltivato
il
proprio
egoismo
.
Nel
'29
si
perveniva
,
proprio
sotto
il
ministero
conservatore
del
Wellington
,
all
'
emancipazione
dei
cattolici
,
i
quali
dovettero
questa
così
a
lungo
ritardata
giustizia
al
sentimento
liberale
;
e
intanto
si
accentuava
il
lavoro
,
si
faceva
molteplice
e
generale
il
dibattito
per
la
fondamentale
riforma
,
quella
elettorale
.
Dove
si
poté
assistere
a
un
altro
e
spiccato
caso
di
mediazione
liberale
,
di
fronte
all
'
astrattismo
del
Bentham
e
dei
radicali
,
che
,
nel
romperla
con
la
superstiziosa
intangibilità
dell
'
antica
costituzione
inglese
,
andavano
all
'
eccesso
contrario
e
tracciavano
i
nuovi
ordinamenti
su
calcoli
di
matematica
utilitaria
;
laddove
gli
spiriti
liberali
,
avversi
bensì
alle
superstizioni
ma
non
per
questo
avversi
al
passato
stesso
,
fecero
prevalere
concetti
temperati
,
che
dovevano
metter
capo
alla
riforma
del
1832
.
La
Rivoluzione
francese
rioperava
,
con
la
sua
logica
razionalistica
,
sulla
sua
maggiore
nemica
,
che
aveva
anch
'
essa
bisogno
,
in
certa
misura
e
per
certi
casi
,
di
quella
logica
,
ma
,
per
altro
,
possedeva
tradizioni
e
acquisite
attitudini
,
che
ne
rendevano
inoffensivo
lo
sterile
e
pericoloso
consequenziarismo
,
e
un
'
educazione
della
coscienza
morale
,
che
il
metodismo
,
così
largamente
efficace
nella
società
inglese
,
aveva
contribuito
a
tener
viva
e
a
ritemprare
.
La
Francia
si
era
trovata
in
assai
diversa
situazione
,
costretta
fin
dai
primi
giorni
a
difendere
la
sua
carta
costituzionale
contro
un
baldanzoso
partito
che
vi
s
'
era
acconciato
di
malavoglia
e
in
malafede
senza
consentirvi
interiormente
,
e
che
,
sebbene
non
pensasse
,
salvo
per
parte
di
qualche
suo
esaltato
,
ad
abolirla
formalmente
,
mirava
a
impedirne
o
intralciarne
le
conseguenze
e
le
attuazioni
,
a
lasciarla
legge
senza
corrispondente
costume
,
e
,
sopra
di
essa
o
attraverso
di
essa
,
a
governare
effettivamente
col
re
,
con
la
nobiltà
,
col
clero
,
e
anche
,
all
'
occorrenza
,
con
le
plebi
.
Era
una
differenza
giuridica
e
formale
che
la
carta
fosse
stata
semplicemente
concessa
e
non
pattuita
;
ma
diventava
differenza
politica
e
sostanziale
in
quel
contrasto
,
in
cui
la
prevalenza
dell
'
una
o
dell
'
altra
parte
le
conferiva
il
vero
carattere
:
onde
il
problema
della
parte
liberale
consisteva
nel
saper
conquistare
ciò
che
era
stato
soltanto
concesso
e
nel
cangiare
,
se
non
formalmente
,
effettivamente
,
in
costituzione
di
popolo
la
carta
octroyée
.
Le
vicende
della
Francia
in
quel
quindicennio
hanno
quest
'
unico
senso
.
L
'
offensiva
fu
rappresentata
,
anzitutto
,
dalle
più
volte
rinnovate
restrizioni
poste
alla
stampa
e
dal
ristabilimento
della
censura
,
dai
vari
tentativi
di
modificare
l
'
elettorato
per
mettere
il
potere
nelle
mani
della
grande
proprietà
fondiaria
e
per
essa
della
nobiltà
e
della
corte
;
né
discordava
da
ciò
il
mezzo
,
direttamente
opposto
,
a
cui
avrebbero
volentieri
dato
di
piglio
gli
estremisti
della
nobiltà
,
il
suffragio
universale
,
calcolato
a
sommergere
la
borghesia
e
la
classe
colta
e
a
portare
sugli
scudi
il
clero
e
i
nobili
.
I
compensi
pecuniari
agli
emigrati
per
le
loro
terre
confiscate
e
vendute
,
la
reintroduzione
dei
maggiorascati
e
gl
'
impedimenti
alle
divisioni
della
proprietà
,
servivano
allo
stesso
fine
.
Concorrevano
sussidiariamente
l
'
istruzione
e
l
'
educazione
affidate
al
clero
,
le
congregazioni
favorite
,
i
ben
accolti
gesuiti
;
e
procuravano
di
dare
o
ridare
prestigio
al
modo
di
governo
,
che
così
si
voleva
stabilire
,
i
rievocati
cerimoniali
monarchici
,
come
quello
che
si
mise
in
iscena
della
consacrazione
e
unzione
di
Carlo
X
nella
cattedrale
di
Reims
,
e
più
ancora
le
rinnovate
guerres
de
magnificence
,
come
quella
del
'23
a
rifare
sovrano
assoluto
un
re
della
famiglia
borbonica
,
e
l
'
altra
per
la
cristianità
greca
lottante
contro
l
'
islamismo
,
e
l
'
ultima
contro
i
barbareschi
e
il
dey
di
Algeri
.
La
difensiva
ebbe
anch
'
essa
la
sua
ala
estrema
nel
gruppo
repubblicano
del
Lafayette
e
della
carboneria
francese
,
senza
dire
delle
cospirazioni
e
delle
insurrezioni
a
mano
armata
che
,
per
opera
soprattutto
di
antichi
giacobini
e
di
militari
napoleonici
,
qua
e
là
si
macchinarono
e
si
tentarono
,
specialmente
nei
primi
anni
della
restaurazione
;
ma
il
vero
suo
nerbo
stava
nei
parlamentari
del
centro
,
che
fecero
costante
opposizione
alle
modificazioni
elettorali
in
senso
reazionario
,
alla
censura
e
alle
persecuzioni
contro
la
stampa
,
al
clericalismo
e
alla
sua
direzione
delle
scuole
,
alle
indennità
,
ai
premi
e
ai
favori
chiesti
dalla
nobiltà
e
dai
reduci
emigrati
,
alle
trasgressioni
piccole
o
grandi
della
carta
statutaria
,
e
che
,
con
sentimento
diverso
da
quello
degli
assolutisti
,
difesero
come
loro
propria
la
causa
dell
'
indipendenza
greca
e
celebrarono
come
proprio
trionfo
la
distruzione
della
flotta
turca
a
Navarino
.
L
'
andamento
di
quegli
anni
della
politica
francese
fu
una
varia
sequela
,
e
quasi
un
'
altalena
,
di
costituzione
più
o
meno
osservata
e
riverita
,
e
più
o
meno
violata
e
offesa
,
di
suffragio
regolato
a
uno
o
altro
intento
,
di
camere
aristocratiche
e
di
camere
liberali
,
piene
di
nobili
o
piene
di
borghesi
,
di
censure
e
processi
di
stampa
e
di
sciolta
stampa
,
di
tutela
clericale
nell
'
educazione
e
di
riscossa
laica
,
di
destituzioni
d
'
insegnanti
e
di
richiami
di
questi
alle
loro
cattedre
;
ed
ebbe
il
periodo
in
cui
si
mantenne
un
certo
equilibrio
,
sia
pure
instabile
,
durante
il
regno
di
Luigi
XVIII
e
i
ministeri
del
Richelieu
e
del
Decazes
,
e
quello
in
cui
lo
squilibrio
si
accrebbe
,
durante
il
regno
di
Carlo
X
e
il
ministero
del
Villèle
,
e
,
dopo
l
'
intermezzo
moderato
del
Martignac
,
traboccò
con
quello
del
Polignac
.
Nel
lungo
contrasto
,
si
vuotarono
del
loro
non
molto
contenuto
gli
aristocratici
dell
'
antico
regime
,
gli
ultras
,
dei
quali
lo
stesso
re
Luigi
XVIII
e
i
suoi
ministri
provavano
inquietudine
e
fastidio
,
e
li
chiamavano
"
veri
disturbatori
della
pace
"
e
"
giacobini
bianchi
"
,
proclivi
,
com
'
erano
,
infatti
,
ad
allearsi
con
quelli
rossi
contro
i
liberali
e
i
moderati
;
si
rese
odioso
il
partito
clericale
o
parti
prêtre
;
si
logorò
la
dinastia
borbonica
del
ramo
primogenito
;
e
caddero
in
discredito
i
metodi
e
gli
espedienti
della
reazione
e
del
conservatorismo
,
uscendone
,
per
contrario
,
rinvigoriti
gli
uomini
del
ceto
medio
,
che
avevano
condotto
la
lunga
battaglia
non
solo
con
ingegno
,
eloquenza
e
costanza
(
delle
quali
cose
neppure
l
'
altra
parte
,
nel
suo
attaccamento
al
passato
,
era
sfornita
)
,
ma
anche
con
quella
coscienza
di
esprimere
una
necessità
dei
tempi
,
che
fascia
l
'
animo
di
fortezza
,
gli
dà
fiducia
,
persistenza
e
ardire
.
"
Aiutati
,
che
il
cielo
ti
aiuterà
"
,
era
il
titolo
di
una
delle
società
allora
operose
di
giovani
liberali
,
diretta
dal
Guizot
.
Altresì
nei
paesi
in
cui
le
restaurazioni
avevano
tenuto
fermo
il
loro
sistema
di
governo
o
abbattuto
i
regimi
costituzionali
rivoluzionariamente
istituiti
,
il
processo
,
che
era
delle
cose
stesse
,
progrediva
irrefrenabile
,
se
anche
non
apparisse
agli
occhi
o
si
credesse
di
averlo
interrotto
e
spento
.
In
Italia
,
posta
sotto
la
sua
diretta
vigilanza
,
l
'
Austria
aveva
col
suo
esercito
distrutto
la
libertà
costituzionale
che
Napoli
si
era
data
,
soccorso
a
reprimere
la
simile
rivoluzione
del
Piemonte
,
sventato
e
severamente
punito
le
cospirazioni
carbonare
nella
Lombardia
e
nel
Veneto
,
spinto
e
assicurato
il
papa
e
gli
altri
minori
principi
a
simili
effetti
,
e
stabilito
dappertutto
una
sorta
di
terrore
,
che
non
poteva
esser
pace
,
giacché
è
impossibile
fondare
sulla
paura
un
tranquillo
e
fidente
abito
di
vita
,
ma
non
ingenerava
neppure
,
se
non
a
tratti
,
disperazione
e
avvilimento
,
come
accade
,
del
resto
,
di
questi
sentimenti
,
che
nell
'
uomo
non
durano
,
se
pure
durano
nelle
bestie
sottomesse
al
bastone
e
allo
sguardo
del
domatore
.
Prosecuzioni
o
tentate
ricostituzioni
di
sètte
,
congiure
,
vampate
d
'
insurrezioni
,
per
isolate
e
deboli
che
fossero
,
e
presto
soffocate
,
davano
indizio
del
bollore
che
ferveva
nel
sottosuolo
.
Ma
più
attiva
e
fattiva
era
l
'
opera
degli
intelletti
,
perché
si
volgeva
al
generale
e
sostanziale
.
Da
ogni
terra
d
'
Italia
erano
partiti
per
gli
esili
,
e
si
raccoglievano
in
Inghilterra
,
in
Francia
,
nel
Belgio
e
dovunque
potessero
,
uomini
prodi
e
animosi
,
colti
e
capaci
,
ricchi
di
fede
,
e
formavano
fuori
d
'
Italia
un
'
Italia
e
mandavano
combattenti
per
la
libertà
in
Ispagna
,
in
Grecia
,
in
America
,
in
Polonia
,
dei
quali
,
accanto
al
Byron
,
è
rimasto
nelle
memorie
,
rappresentante
di
tutti
gli
altri
italiani
,
Santorre
di
Santarosa
,
caduto
combattendo
a
Sfacteria
.
E
quegli
esuli
,
che
erano
il
minor
numero
,
e
il
maggior
numero
rimasto
in
Italia
dei
loro
compagni
di
fede
,
vessati
dai
governi
e
dalle
loro
polizie
,
si
ripreparavano
agli
eventi
,
e
,
ripensando
alle
passate
fortune
e
nutrendosi
di
quelle
amare
esperienze
,
meditavano
migliori
concetti
e
si
disponevano
a
meglio
appropriati
modi
di
azione
.
Il
rivolgimento
costituzionale
napoletano
del
182021
,
e
quello
anche
del
Piemonte
,
sebbene
vi
si
agitasse
la
face
della
libertà
,
non
erano
stati
rivolgimenti
dal
profondo
,
cioè
per
rinnovamento
di
tutta
l
'
anima
:
voluto
,
specialmente
il
primo
,
da
uffiziali
delle
guerre
napoleoniche
,
mortificati
e
malcontenti
e
anche
inquieti
delle
loro
sorti
,
e
da
proprietari
similmente
malsicuri
circa
la
conservazione
dei
possessi
di
recente
acquisto
;
messo
in
opera
da
una
rete
settaria
che
mal
teneva
il
luogo
del
consenso
morale
e
dell
'
accordo
tra
gli
uomini
migliori
,
interpreti
dei
bisogni
del
loro
popolo
;
scompagnato
da
saggezza
politica
per
l
'
ideologico
prescindere
dalla
situazione
internazionale
e
dalle
forze
politiche
effettive
.
C
'
era
,
dunque
,
un
grande
lavoro
da
compiere
per
l
'
educazione
della
gioventù
italiana
,
un
lavoro
difficile
perché
doveva
farsi
tra
i
sospetti
e
gli
impedimenti
e
divieti
dall
'
alto
,
e
perciò
con
molte
cautele
;
e
pur
tuttavia
questo
lavoro
fu
intrapreso
.
Appariva
ora
,
netta
,
come
non
era
stata
innanzi
o
non
era
stata
generalmente
conosciuta
,
la
verità
che
condizione
di
libera
vita
e
di
civile
progresso
,
in
ogni
parte
d
'
Italia
,
era
di
scuoter
via
quel
dominio
austriaco
,
non
solo
straniero
,
ma
intrinsecamente
illiberale
;
e
bisognava
perciò
che
l
'
educazione
politica
fosse
insieme
educazione
nazionale
e
italiana
,
e
che
per
essa
si
acquistasse
coscienza
di
tutta
la
storia
italiana
e
della
sua
linea
di
svolgimento
.
E
si
aprirono
e
si
presero
a
percorrere
nuove
vie
,
prima
neppur
immaginate
;
e
allora
si
gettò
il
seme
del
cattolicismo
liberale
d
'
Italia
,
indirizzato
all
'
indipendenza
nazionale
e
alla
libertà
e
agitante
i
ricordi
dei
pontefici
del
medioevo
che
difesero
la
latinità
contro
i
longobardi
e
si
strinsero
in
lega
coi
comuni
contro
gl
'
imperatori
tedeschi
:
ricordi
e
ricollegamenti
di
grande
importanza
in
un
paese
cattolico
come
l
'
Italia
,
perché
vennero
acquistando
al
liberalismo
larghe
parti
della
società
che
prima
gli
erano
ostili
,
gli
tolsero
il
sospetto
di
antireligioso
e
anticristiano
,
ossia
di
volteriano
e
materialistico
,
gli
permisero
d
'
inserirsi
e
crescere
in
zone
dove
,
senza
quella
conciliazione
col
cattolicismo
,
non
sarebbe
agevolmente
penetrato
.
D
'
altra
parte
,
gli
stessi
regimi
assolutistici
non
si
adagiavano
né
nella
soggezione
all
'
Austria
,
rivali
come
le
erano
in
questioni
territoriali
e
gelosi
,
in
ogni
caso
,
della
propria
indipendenza
,
né
nella
reazione
,
a
cui
dapprima
si
erano
appigliati
,
perché
essi
dovevano
pur
governare
e
,
alla
lunga
,
ciò
non
era
possibile
senza
il
concorso
degli
uomini
capaci
,
che
non
si
trovavano
certamente
fra
i
retrivi
;
e
perciò
aspettavano
il
momento
di
allentare
i
freni
,
di
largire
amnistie
,
richiamare
gli
esuli
,
compiere
riforme
desiderate
e
opere
di
civiltà
e
dar
prove
di
buone
intenzioni
e
di
buon
volere
;
e
,
se
a
ciò
non
sapevano
o
non
poterono
risolversi
i
Carli
Felici
di
Sardegna
e
i
Franceschi
delle
due
Sicilie
,
si
sperava
che
sarebbe
avvenuto
coi
loro
eredi
e
successori
.
In
qualche
parte
d
'
Italia
,
nella
Toscana
,
si
respirava
,
perché
il
governo
dei
lorenesi
era
ragionevole
e
mite
;
e
qui
non
solo
presero
dimora
esuli
degli
altri
stati
italiani
e
vi
si
affiatarono
di
sentimenti
e
di
pensieri
,
ma
vi
fu
pubblicata
per
più
anni
una
rivista
,
l
'
"
Antologia
"
,
che
continuò
il
lombardo
"
Conciliatore
"
,
e
nella
quale
convenivano
come
a
una
conversazione
molti
nobili
intelletti
.
L
'
Austria
la
fece
sopprimere
,
ma
quando
già
aveva
esercitato
la
sua
efficacia
benefica
e
prodotto
i
suoi
frutti
.
La
Spagna
aveva
fondato
per
la
prima
volta
il
suo
ordine
costituzionale
nel
pieno
stesso
della
guerra
nazionale
per
i
suoi
re
e
contro
i
francesi
,
con
la
costituzione
giurata
a
Cadice
nel
marzo
1812
,
che
istituiva
un
'
unica
camera
,
in
parte
per
la
tradizione
persistente
delle
antiche
cortes
e
in
parte
per
l
'
esempio
francese
del
1791
,
e
che
poi
i
carbonari
di
Napoli
adottarono
senza
ben
conoscerne
l
'
origine
e
l
'
indole
.
Parallelamente
,
la
Sicilia
,
che
anche
era
in
guerra
contro
i
francesi
,
aveva
,
nello
stesso
anno
1812
,
stabilito
una
costituzione
,
in
parte
riattaccandosi
alla
tradizione
del
suo
antico
parlamento
e
in
parte
sull
'
esempio
inglese
,
e
con
l
'
aiuto
e
quasi
col
protettorato
dell
'
Inghilterra
:
la
prima
,
quella
spagnuola
,
annullata
formalmente
dal
re
borbonico
che
risaliva
al
trono
già
da
lui
disertato
e
dal
suo
popolo
difeso
,
e
la
seconda
annullata
di
fatto
dall
'
altro
re
borbonico
,
quando
poté
tornare
alla
sua
capitale
napoletana
.
Erano
,
l
'
una
e
l
'
altra
,
venute
al
mondo
troppo
all
'
improvviso
;
e
nella
Spagna
,
se
il
sentimento
nazionale
viveva
fortissimo
da
secoli
e
di
recente
aveva
dimostrato
in
modo
mirabile
questa
sua
vitalità
,
difettavano
pensiero
e
cultura
moderni
(
ché
la
vecchia
cultura
e
scienza
spagnuola
erano
finite
nel
settecento
con
la
cacciata
dei
gesuiti
)
,
e
mancava
la
forma
moderna
della
nazionalità
;
cosicché
può
dirsi
che
la
nazionalità
vi
era
istintiva
e
la
costituzione
liberale
astratta
,
e
il
grosso
del
paese
non
l
'
intendeva
e
non
sapeva
che
cosa
farne
.
Tuttavia
,
come
per
la
Sicilia
,
che
della
sua
costituzione
si
ricordò
sempre
e
si
sforzò
di
riaverla
,
così
per
la
Spagna
la
costituzione
del
'12
,
improvvisata
che
fosse
,
segnò
un
cominciamento
,
quello
del
suo
formarsi
a
popolo
nuovo
.
La
proclamazione
di
Cadice
era
stata
seguita
dall
'
abolizione
del
Sant
'
Ufficio
dell
'
Inquisizione
,
da
soppressioni
di
conventi
,
ripartizioni
di
demani
,
riduzione
dei
beni
della
Corona
,
sottomissione
di
tutti
gli
ordini
di
cittadini
all
'
imposta
,
e
altrettali
provvidenze
;
e
il
re
,
Ferdinando
VII
,
annullandola
,
non
poté
fare
che
l
'
accaduto
non
fosse
accaduto
per
lo
meno
negli
animi
,
non
estinse
i
bisogni
che
in
essa
si
erano
manifestati
,
né
seppe
dare
a
questi
,
per
altre
vie
,
un
contentamento
ancorché
temporaneo
e
provvisorio
.
Invano
egli
decretava
,
nel
'16
,
che
s
'
intendevano
cancellati
i
due
partiti
opposti
e
che
persino
dovessero
sparire
dall
'
uso
le
parole
"
liberal
"
e
"
servil
"
;
ché
non
sono
cose
queste
che
si
attuino
per
decreti
.
Il
suo
governo
,
dei
più
cattivi
e
goffi
tra
quelli
delle
restaurazioni
,
maneggiato
da
una
famosa
"
camarilla
"
di
preti
e
frati
e
buffoni
e
basso
servitorame
,
ripristinò
il
Sant
'
Ufficio
,
richiamò
i
gesuiti
,
ristabilì
conventi
,
esentò
di
nuovo
il
clero
dalle
imposte
,
incarcerò
personaggi
che
avevano
servito
sotto
il
re
francese
,
e
anche
taluni
che
avevano
partecipato
alle
cortes
di
Cadice
,
offese
la
fede
pubblica
spogliando
coloro
che
avevano
comprato
beni
di
provenienza
ecclesiastica
.
Che
era
quanto
occorreva
per
apparecchiare
una
rivoluzione
,
e
,
infatti
,
nella
cattolica
Spagna
,
come
nella
Francia
sotto
la
pressione
del
parti
prêtre
,
ridivennero
attuali
e
furono
avidamente
letti
i
libri
del
Voltaire
e
degli
enciclopedisti
e
di
altri
pubblicisti
e
polemisti
francesi
.
E
impazienti
e
frementi
guardavano
gli
uomini
dell
'
azione
,
i
militari
che
,
combattendo
per
l
'
onore
e
l
'
indipendenza
della
vecchia
Spagna
,
si
erano
riempiti
di
alti
spiriti
e
di
fulgide
speranze
,
e
ora
vedevano
a
quell
'
epopea
succedere
così
brutta
prosa
;
ed
essi
,
che
vivevano
in
inconsuete
angustie
economiche
,
furono
in
Ispagna
come
altrove
,
a
quel
tempo
,
il
materiale
infiammabile
,
l
'
elemento
disposto
a
dar
mano
alle
rivolte
.
La
rivolta
,
in
Spagna
,
scoppiò
nel
1820
,
per
un
moto
di
militari
che
proclamò
la
costituzione
del
'12;
e
questa
venne
ristabilita
e
fu
giurata
qualche
mese
dopo
dal
re
,
e
le
cortes
furono
riunite
,
e
per
oltre
tre
anni
e
mezzo
la
Spagna
non
trovò
requie
,
tra
l
'
ostilità
del
clero
e
degli
assolutisti
e
del
loro
re
e
delle
potenze
europee
e
del
papa
,
e
l
'
indisciplina
dei
militari
,
gli
eccessi
demagogici
,
l
'
immaturità
degli
uomini
del
regime
costituzionale
,
finché
a
quell
'
agitarsi
incomposto
pose
termine
l
'
intervento
francese
.
Ma
l
'
orrenda
reazione
che
seguì
,
andando
contro
natura
cioè
contro
storia
,
non
solo
fece
amare
quel
che
si
era
per
breve
tempo
posseduto
,
ma
finì
col
mettere
in
impaccio
,
difficoltà
e
distrette
lo
stesso
re
che
l
'
aveva
operata
,
il
quale
si
vide
in
balìa
di
una
fazione
,
soverchiato
e
comandato
dagli
ultrarealisti
,
dagli
"
apostolici
"
,
dai
"
carlisti
"
(
come
si
chiamavano
,
dal
nome
del
fratello
di
lui
,
segnacolo
di
oscurantismo
)
,
e
fieramente
contrastato
anche
nella
legge
di
successione
che
egli
aveva
pubblicata
a
favore
della
figlia
natagli
dall
'
ultimo
suo
matrimonio
.
E
,
sentendo
la
mancanza
di
quelle
forze
di
opposizione
onde
si
ristabilisce
l
'
equilibrio
e
si
governa
,
dové
pensare
a
premunirsi
contro
i
sostenitori
dell
'
assolutismo
e
studiare
qualche
provvedimento
di
giustizia
e
,
in
ultimo
,
esso
proprio
,
a
non
considerare
più
del
tutto
assurde
le
idee
costituzionali
,
a
intravedere
che
quelle
avevano
del
buono
:
sentimento
del
proprio
interesse
che
si
fece
attuale
nella
giovane
regina
e
presto
reggente
Maria
Cristina
.
Per
vicende
analoghe
passò
il
confinante
Portogallo
,
dai
pronunciamenti
fatti
da
ufficiali
e
liberali
per
ottenere
le
cortes
al
rovesciamento
del
regime
costituzionale
per
l
'
azione
del
fratello
del
re
,
don
Miguel
,
acclamato
dalle
plebi
,
e
alla
riscossa
liberale
per
l
'
azione
opposta
di
don
Pedro
,
e
tutto
ciò
intrecciato
con
una
questione
di
successione
tra
la
linea
femminile
e
quella
maschile
.
Nel
corso
di
questi
avvenimenti
,
il
Brasile
si
rese
indipendente
,
similmente
a
quel
ch
'
era
accaduto
delle
colonie
spagnuole
:
indipendenze
che
l
'
assolutismo
per
difetto
di
forze
,
e
il
liberalismo
altresì
per
ragioni
di
logica
coerenza
,
non
poterono
validamente
contrastare
e
alle
quali
dovettero
acconciarsi
.
Discontinua
e
fiacca
fu
,
senza
dubbio
,
la
formazione
liberale
della
Germania
,
per
non
parlare
dell
'
Austria
,
tutta
corte
,
esercito
,
burocrazia
e
amor
di
vita
quieta
.
La
ragione
è
da
riportarne
a
quel
che
già
si
è
accennato
della
Riforma
e
del
luterismo
,
che
col
libero
esame
e
la
restituita
intimità
della
coscienza
avevano
precorso
la
libera
ricerca
,
la
critica
e
la
filosofia
,
ma
nel
tempo
stesso
avevano
stabilito
il
culto
del
principe
e
dello
Stato
,
lasciando
le
due
diverse
forme
di
attività
,
quella
speculativa
e
quella
politica
,
in
una
sorta
di
dualismo
,
rispettose
l
'
una
dell
'
altra
e
senza
stretta
relazione
e
vivace
ricambio
tra
l
'
una
e
l
'
altra
.
Il
liberalismo
,
la
sua
irrequietezza
e
le
sue
rivoluzioni
-
diceva
lo
Hegel
,
e
si
può
consentire
nella
sua
osservazione
senza
consentire
nel
giudizio
reprobativo
e
dispregiativo
-
sono
un
malanno
dei
popoli
che
non
hanno
avuto
,
come
la
Germania
,
la
rivoluzione
luterana
;
ed
egli
credeva
che
,
dopo
l
'
avvenuta
restaurazione
del
ben
ordinato
stato
prussiano
,
non
ci
fosse
altro
da
fare
in
politica
,
e
convenisse
ritornare
all
'
interiorità
,
al
regno
di
Dio
,
al
filosofare
.
Quella
che
si
chiamava
in
Germania
libertà
interiore
era
amplissima
e
,
non
urtando
in
ostacoli
politici
,
non
era
posta
al
punto
di
convertirsi
,
a
propria
tutela
,
in
azione
politica
.
L
'
azione
politica
si
accettava
bella
e
fatta
dal
principe
e
dai
suoi
impiegati
,
prestandole
soltanto
ubbidienza
e
cooperazione
da
buoni
sudditi
;
e
il
pensiero
procedeva
ardito
per
la
sua
strada
,
senza
avvertire
come
questo
suo
non
urtare
in
ostacoli
politici
fosse
anche
un
non
volervi
o
non
sapervi
urtare
,
per
l
'
accettato
limite
ed
ossequio
:
la
filosofia
tedesca
non
conobbe
martirii
,
come
,
per
esempio
,
quella
italiana
,
che
ha
da
ciò
il
suo
stemma
gentilizio
.
E
non
si
avvertiva
neppure
che
dall
'
accettata
separazione
e
astensione
veniva
alla
scienza
tedesca
quanto
di
accademico
e
scolastico
,
di
pedantesco
e
di
pesante
,
di
poco
concreto
e
poco
pratico
si
tacciava
in
essa
dagli
altri
popoli
,
nel
suo
contenuto
e
nella
sua
forma
,
e
poneva
alla
sua
diffusione
europea
impedimenti
,
che
furono
poi
vinti
solo
in
parte
per
essersi
compresa
la
profondità
e
l
'
importanza
di
certi
suoi
concetti
,
e
per
la
buona
volontà
e
l
'
opera
di
coloro
che
si
fecero
a
tradurli
,
a
chiarirli
,
a
svolgerli
e
particolareggiarli
.
Qualche
forestiero
udì
con
meraviglia
dai
dotti
tedeschi
argomentazioni
contro
la
libertà
di
pensiero
,
ragionate
non
su
motivi
politici
ma
sui
rischi
che
essa
,
col
giornalismo
che
portava
con
sé
,
avrebbe
fatto
correre
alla
severa
scienza
,
di
cui
avrebbe
compromesso
la
pudicizia
.
Il
pedante
Wagner
viveva
veramente
in
quei
dotti
,
nel
cuore
di
quei
dotti
,
e
colà
il
poeta
l
'
aveva
ritrovato
,
ascoltando
i
loro
detti
,
osservando
i
loro
costumi
,
e
l
'
aveva
goduto
e
fatto
godere
col
riso
e
col
sorriso
.
Né
,
da
sua
parte
,
lo
stato
si
rendeva
conto
di
quel
che
sudditi
così
sottomessi
e
devoti
e
così
astinenti
dalle
baruffe
politiche
gli
facessero
difettare
di
agile
forza
;
ed
esso
attendeva
alla
propria
difesa
e
alla
buona
amministrazione
,
alla
burocrazia
e
all
'
esercito
,
per
modo
che
,
quando
uno
storico
tedesco
,
che
è
stato
uno
degli
ultimi
e
più
fervorosi
rappresentanti
di
quella
concezione
statale
,
vuol
dire
ciò
che
l
'
umanità
e
la
civiltà
debbono
alla
Prussia
,
esalta
la
legge
del
3
settembre
1814
sul
servizio
militare
obbligatorio
,
come
"
uno
di
quegli
atti
legislativi
che
segnano
un
'
epoca
e
fanno
intendere
in
che
cosa
veramente
consista
la
storia
"
(
quasi
poi
che
questa
stessa
legge
fosse
potuta
nascere
senza
il
precedente
della
rivoluzione
francese
e
della
sua
coscrizione
,
e
,
dunque
,
del
pensiero
democratico
)
.
Ma
,
se
fra
la
libertà
interiore
e
l
'
esteriore
,
fra
la
teoria
e
la
pratica
non
c
'
erano
comunicazione
e
passaggio
adeguati
,
anche
una
particolare
manifestazione
di
libertà
,
che
allora
si
fece
strada
,
procedé
in
certo
qual
modo
disgiunta
e
per
sé
stante
:
l
'
impeto
nazionale
,
il
sentimento
dell
'
individualità
germanica
e
la
volontà
di
darle
o
accrescerle
potenza
nel
mondo
.
Questo
impeto
turbò
a
volte
la
serenità
della
scienza
tedesca
e
della
letteratura
,
contaminando
l
'
una
di
passione
estranea
e
l
'
altra
di
tendenza
;
arrecò
altre
volte
imbarazzi
e
timori
ai
singoli
stati
e
governi
;
ma
non
si
fuse
,
o
assai
di
rado
e
instabilmente
,
con
l
'
ideale
della
libertà
politica
,
come
sarebbe
stato
nella
natura
delle
cose
e
come
accadeva
presso
altri
popoli
,
non
saliti
,
al
pari
del
germanico
,
alle
più
alte
vette
della
speculazione
,
e
che
non
vantavano
quant
'
esso
saldi
istituti
militari
,
ma
che
,
in
luogo
di
ciò
,
possedevano
più
semplice
e
più
limpido
e
più
coerente
concetto
della
realtà
e
della
vita
.
Perciò
fu
detto
che
,
mentre
il
patriottismo
allargava
il
petto
a
tutti
gli
altri
popoli
,
ai
tedeschi
lo
restringeva
e
lo
immeschiniva
,
e
li
chiudeva
alla
comprensione
e
alla
simpatia
.
In
verità
,
persino
nel
loro
interessamento
per
gli
altri
popoli
,
essi
rispecchiavano
le
loro
proprie
tendenze
o
immaginazioni
:
cosicché
il
filellenismo
tedesco
,
diversamente
da
quello
inglese
,
francese
o
italiano
,
non
si
volse
tanto
ai
greci
della
realtà
presente
quanto
all
'
Ellade
e
ai
Ioni
e
ai
Dori
costruiti
dalla
filologia
classica
,
ed
essi
non
videro
in
Italia
gli
uomini
del
Risorgimento
ma
si
trastullarono
a
ritrovare
fra
i
ruderi
dei
monumenti
e
nei
costumi
delle
classi
popolari
,
i
vestigi
degli
antichi
romani
e
pagani
,
e
a
guardarli
con
soddisfazione
da
archeologi
,
e
anche
ad
ammirarli
in
quanto
persistenze
della
stirpe
,
quale
che
fosse
.
La
restaurazione
,
e
il
principe
di
Metternich
,
che
la
tutelava
e
dirigeva
in
Austria
e
in
tutta
la
Germania
e
nella
stessa
Prussia
,
si
scontrarono
colà
,
non
propriamente
e
in
prima
linea
coi
liberali
,
ma
con
cotesti
accesi
patrioti
e
nazionalisti
,
che
avevano
coniato
la
parola
"
Deutschheit
"
,
che
si
compiacevano
nella
ispidezza
e
nella
rozzezza
,
e
di
cui
i
forestieri
,
osservandoli
,
notavano
stupiti
il
furore
e
la
mania
onde
sembravano
presi
e
che
fu
battezzata
"
germanomania
"
.
Un
giovane
liberale
italiano
,
poeta
e
goethiano
,
Alessandro
Poerio
,
andato
in
Germania
nel
'25
con
mente
avida
e
aperto
cuore
generoso
,
pieno
di
affetto
per
il
pensiero
e
la
poesia
tedesca
,
si
ritrasse
,
al
contatto
dei
fanatici
studenti
di
colà
,
offeso
,
tra
sdegno
e
disgusto
.
I
governi
della
restaurazione
repressero
quel
movimento
,
punirono
le
sue
manifestazioni
,
sospesero
o
vietarono
i
suoi
giornali
,
perseguitarono
e
incarcerarono
i
suoi
capi
,
non
risparmiarono
taluni
di
quegli
stessi
che
erano
stati
gli
oratori
e
gli
eroi
della
guerra
di
liberazione
;
sia
perché
,
pure
in
quella
forma
incondita
e
aberrante
,
sentivano
l
'
aura
,
a
loro
avversa
,
dei
tempi
nuovi
,
sia
perché
l
'
effettivo
problema
,
che
stava
nel
fondo
di
quel
bollore
,
il
problema
dell
'
unità
germanica
,
minacciava
tutto
l
'
assetto
faticosamente
elaborato
nel
congresso
di
Vienna
e
non
era
risolubile
se
non
con
una
guerra
tra
gli
stati
germanici
,
che
nessuno
di
essi
avrebbe
allora
arrischiata
.
In
quel
problema
,
e
nella
stessa
guerra
inevitabile
che
portava
con
sé
,
gli
agitatori
,
che
non
lo
congiungevano
al
problema
della
libertà
politica
,
non
erano
buoni
a
segnare
un
indirizzo
sicuro
;
e
si
spaziavano
e
si
avvolgevano
in
idee
vaghe
e
confuse
,
e
molti
architettavano
un
quissimile
di
Sacro
Romano
Impero
,
e
,
poiché
al
centro
o
al
coronamento
di
questo
edifizio
mal
si
adattava
la
semislava
e
recente
Prussia
,
guardavano
alla
vecchia
Austria
,
che
era
stata
per
secoli
sede
di
quell
'
impero
,
e
altri
miravano
agli
stati
della
Germania
meridionale
,
che
furono
stimati
i
più
schiettamente
tedeschi
,
"
alemanni
"
,
a
differenza
dai
nordici
e
"
prussiani
"
.
Quanto
di
più
concreto
si
conseguì
allora
in
questa
parte
,
non
fu
opera
loro
,
ma
precipuamente
della
Prussia
:
l
'
unione
doganale
germanica
,
certamente
una
premessa
e
una
promessa
di
unità
statale
,
e
un
notevole
passo
su
questa
via
.
Con
tutto
ciò
,
anche
quel
pigro
organismo
politico
cominciava
ad
esser
percorso
da
guizzi
di
libertà
;
e
,
poca
cosa
che
fossero
i
parlamenti
,
riformati
o
istituiti
dopo
il
'15
,
docili
,
ripieni
di
burocrazia
,
disciolti
ai
primi
segni
di
resistenza
,
quelli
della
Baviera
e
del
Württemberg
e
del
Baden
(
il
re
di
Prussia
non
diè
la
sperata
e
promessa
costituzione
)
,
e
gli
altri
minuscoli
e
talora
ridevoli
,
e
tutti
osteggiati
di
continuo
dalla
Dieta
federale
e
dall
'
Austria
,
che
la
presiedeva
e
li
avrebbe
,
se
le
fosse
venuto
fatto
,
rasi
dal
suolo
tedesco
;
inesperto
che
fosse
il
giornalismo
politico
,
esercitato
da
professori
e
scienziati
,
e
sempre
sospettato
e
tenuto
d
'
occhio
e
talora
messo
in
penitenza
o
addirittura
soppresso
,
come
accadde
,
tra
l
'
altro
,
per
effetto
delle
deliberazioni
di
Karlsbad
del
'19;
tuttavia
,
pur
così
com
'
erano
,
stavano
a
significare
l
'
impossibilità
di
escludere
del
tutto
simili
ordinamenti
e
d
'
impedire
i
bisogni
che
vi
si
manifestavano
e
che
li
avrebbero
via
via
rinvigoriti
e
ampliati
.
Nelle
unioni
dei
giovani
nazionalisti
,
all
'
irruente
teutonismo
si
frammischiava
l
'
odio
alla
tirannia
e
la
tempestante
passione
per
ogni
sorta
di
libertà
;
che
era
,
a
dir
vero
,
uno
stato
d
'
animo
un
po
'
antiquato
,
da
Sturm
und
Drang
,
o
(
come
diremmo
noi
italiani
)
"
alfieriano
"
,
libertario
piuttosto
che
liberale
,
e
nondimeno
era
vita
di
affetti
da
cui
poteva
nascere
vita
politica
.
D
'
altra
parte
,
nelle
sfere
dottrinali
e
pubblicistiche
si
cominciava
a
illustrare
e
inculcare
un
più
pratico
e
politico
concetto
di
libertà
;
e
se
taluni
vagheggiavano
istituzioni
all
'
inglese
tra
medioevali
e
moderne
,
con
autonomie
locali
e
privilegi
feudali
e
rappresentanze
di
stati
o
classi
,
-
cioè
avrebbero
voluto
far
ripercorrere
alla
Germania
nel
secolo
decimonono
lo
sviluppo
delle
istituzioni
inglesi
,
proprio
quando
in
Inghilterra
quello
sviluppo
giungeva
a
una
crisi
di
razionalizzamento
,
-
altri
,
invece
,
preferivano
esempi
francesi
,
sebbene
anche
qui
non
senza
qualcosa
di
ritardatario
,
ricordando
la
costituzione
del
1791
e
non
vedendo
o
non
accompagnando
con
tutta
l
'
anima
la
feconda
lotta
costituzionale
della
Francia
ai
loro
giorni
.
Le
popolazioni
renane
e
quelle
della
Germania
meridionale
,
che
avevano
avuto
le
riforme
e
conosciuto
l
'
amministrazione
francese
,
non
celavano
il
loro
amore
per
la
Francia
e
per
il
suo
modo
di
vita
,
e
ardirono
talora
esortare
alla
"
conquista
dei
diritti
neolatini
"
,
con
iscandalo
e
orrore
dei
teutonici
,
e
si
professavano
altrettanto
"
liberali
"
quanto
i
prussiani
erano
"
feudali
"
,
e
(
tale
era
la
conseguenza
dell
'
avere
scisso
il
moto
nazionale
da
quello
liberale
)
diffidavano
dell
'
unità
germanica
per
avversione
all
'
Austria
o
alla
Prussia
,
entrambe
diversamente
ma
parimente
illiberali
.
La
Polonia
,
intanto
,
faceva
sopra
sé
stessa
la
prova
della
inconciliabilità
tra
regime
costituzionale
e
dipendenza
nazionale
,
con
la
sua
dieta
che
l
'
imperatore
di
Russia
aveva
concessa
ma
di
cui
sospendeva
per
più
anni
le
sessioni
e
vietava
la
pubblicità
dei
dibattiti
,
e
con
le
altre
sue
libertà
,
che
anche
erano
,
secondo
le
occasioni
,
ora
godute
e
ora
sospese
,
ristrette
o
abolite
.
Ma
,
poiché
non
si
rassegnava
né
accomodava
a
questa
sorte
,
e
tendeva
sempre
all
'
indipendenza
e
a
un
'
assicurata
sua
vita
di
libertà
,
la
Polonia
,
che
aveva
ricevuto
forte
l
'
influsso
prima
della
cultura
italiana
e
poi
di
quella
francese
,
apparteneva
all
'
Europa
,
nonostante
la
sua
singolare
e
arretrata
composizione
sociale
,
e
i
popoli
dell
'
Europa
si
accoravano
per
lei
,
partecipando
alle
sue
sventure
e
alle
sue
speranze
e
assimilandole
,
certo
non
senza
qualche
illusione
,
alle
loro
medesime
.
Invece
,
non
si
poteva
ancora
dire
che
all
'
Europa
appartenesse
la
Russia
,
nonostante
tutto
quanto
lo
czarismo
aveva
imitato
dall
'
assolutismo
europeo
negli
istituti
amministrativi
e
militari
,
e
nonostante
il
vario
dilettantismo
europeo
della
sua
aristocrazia
e
certe
imitazioni
delle
sètte
europee
tra
gli
uffiziali
,
e
il
generoso
ma
folle
tentativo
del
'25
,
detto
dei
"
decembristi
"
,
in
cui
i
reggimenti
della
guardia
,
mossi
da
ufficiali
congiurati
aristocratici
e
idealisti
,
acclamarono
la
"
costituzione
"
credendola
,
com
'
è
risaputo
,
la
moglie
del
granduca
Costantino
.
Anche
il
"
panslavismo
"
dei
reazionari
,
del
quale
si
posero
allora
talune
premesse
ideali
e
sentimentali
,
nacque
dal
romanticismo
europeo
,
e
in
particolare
dalle
"
filosofie
della
storia
"
germaniche
,
di
cui
fu
imitazione
e
quasi
parodia
.
Un
sostenitore
dell
'
assolutismo
,
che
avesse
passato
in
rassegna
i
popoli
dell
'
Europa
negli
anni
immediatamente
precedenti
il
1830
,
e
in
quelli
che
parevano
con
maggiore
letizia
sorridere
ai
suoi
ideali
,
quando
le
rivoluzioni
costituzionali
erano
state
domate
,
e
l
'
Austria
,
e
per
essa
il
suo
principe
di
Metternich
,
dominava
in
Germania
e
in
Italia
,
e
regnavano
in
Ispagna
Ferdinando
VII
,
in
Portogallo
don
Miguel
,
in
Sardegna
Carlo
Felice
,
nelle
due
Sicilie
Francesco
I
,
in
Russia
Nicola
I
e
in
Francia
governava
il
principe
di
Polignac
,
-
difficilmente
avrebbe
potuto
trarre
da
ciò
motivo
di
soddisfazione
e
di
gioia
e
argomento
di
tranquillità
.
L
'
intima
voce
gli
mormorava
che
non
si
era
fatto
tutto
,
e
perciò
non
si
era
fatto
niente
:
la
restaurazione
aveva
mantenuto
le
sue
posizioni
,
ma
lo
spirito
europeo
non
era
mutato
.
Il
Metternich
confessava
,
circa
quel
tempo
,
che
la
pubblica
opinione
stava
contro
di
lui
e
contro
il
partito
che
egli
rappresentava
;
e
che
le
loro
vittorie
erano
riguardate
come
delitti
,
le
loro
concezioni
come
errori
e
i
loro
disegni
come
follie
.
Lo
Chateaubriand
,
visitando
l
'
Italia
nel
'29
,
l
'
Italia
cinta
e
recinta
da
ogni
sorta
di
grosse
e
di
sottili
catene
,
la
giudicava
"
matura
per
una
rivoluzione
"
.
E
che
cos
'
era
poi
quello
strano
riscaldamento
per
popoli
stranieri
e
lontani
,
e
l
'
idealizzazione
,
a
cui
tutti
di
buona
lena
portavano
il
loro
concorso
,
dei
greci
briganti
e
pirati
,
barbari
e
crudeli
(
come
talora
non
si
poteva
non
avvertire
)
da
quanto
i
turchi
?
E
che
cos
'
era
l
'
altra
mirabile
trasformazione
idealizzatrice
,
l
'
ammirazione
,
il
fanatismo
,
il
rimpianto
,
l
'
intenerimento
,
che
si
osservava
in
tutti
i
paesi
,
per
Napoleone
,
per
cotesto
despota
conculcatore
di
libertà
,
diventato
ora
,
non
soltanto
nei
giovani
ma
in
coloro
che
l
'
avevano
visto
all
'
opera
,
quasi
un
eroe
di
libertà
o
tale
che
avrebbe
donato
ai
popoli
,
come
tante
altre
utili
e
grandi
cose
,
anche
la
libertà
?
e
a
fronte
di
ciò
l
'
avversione
per
le
paterne
figure
dei
legittimi
sovrani
,
e
la
freddezza
verso
le
altre
dei
valenti
capitani
che
avevano
vinto
l
'
avventuriere
còrso
,
i
Wellington
e
i
Blücher
?
Perché
il
vinto
era
posto
sugli
altari
e
i
vincitori
lasciati
in
disparte
,
se
non
per
il
ricordo
che
quell
'
uomo
aveva
,
con
le
sue
armi
,
ringiovanito
l
'
Europa
,
versato
eroismo
nei
cuori
,
e
scosso
e
gettato
a
terra
costumi
e
istituzioni
che
non
si
sarebbe
dovuto
neppur
pensare
a
più
ripristinare
e
che
,
dopo
lui
,
conveniva
calpestare
per
progredire
verso
nuove
forme
,
delle
quali
in
lui
,
e
non
nelle
monarchie
restaurate
,
si
vedeva
l
'
antecedente
,
e
quell
'
antecedente
si
cangiava
,
per
virtù
d
'
immaginazione
,
in
una
promessa
o
addirittura
in
un
inizio
?
La
vita
intellettuale
,
d
'
altra
parte
,
ferveva
tutta
negli
uomini
e
nei
circoli
liberali
,
perché
,
come
si
è
detto
,
la
maggiore
e
più
diretta
e
sistematica
opposizione
,
quella
cattolica
,
oltre
la
sua
filosofia
e
teologia
e
apologetica
da
seminario
,
non
dava
fuori
se
non
invettive
,
deprecazioni
e
confutazioni
degli
"
errori
del
secolo
"
.
Qualche
pensatore
,
non
privo
di
temperamento
,
che
le
provenne
dal
mondo
laico
,
le
servì
,
sulle
prime
,
per
certi
fini
occasionali
,
ma
non
entrò
a
far
parte
della
sua
tradizione
,
e
non
modificò
né
accrebbe
il
corpo
delle
sue
dottrine
.
Tali
,
per
esempio
,
Giuseppe
de
Maistre
e
lo
Haller
,
che
,
del
resto
,
non
sono
notevoli
,
il
primo
per
la
dottrina
del
Papa
sovrano
assolutissimo
sopra
tutti
i
sovrani
assoluti
della
terra
,
e
il
secondo
,
per
la
sua
anacronistica
restituzione
del
concetto
patrimoniale
dello
stato
,
sibbene
l
'
uno
e
l
'
altro
per
la
critica
che
fecero
di
taluni
aspetti
del
giusnaturalismo
e
del
contrattualismo
settecentesco
,
per
aver
ridato
autorità
al
fatto
e
alla
storia
,
e
alla
forza
che
genera
gli
stati
,
e
alla
provvidenza
che
educa
i
popoli
suscitando
a
tal
fine
le
rivoluzioni
e
tutti
gli
altri
orrori
:
sui
quali
punti
dottrinali
essi
concordavano
con
le
analoghe
dimostrazioni
e
teorie
dei
liberali
,
e
talora
le
anticipavano
,
onde
presso
questi
,
forse
più
che
tra
i
clericali
,
ebbero
lettori
e
studiosi
,
che
riportarono
a
miglior
significato
e
intesero
con
maggiore
obbiettività
e
compiutezza
le
loro
dottrine
tendenziose
e
unilaterali
.
In
quel
tempo
,
per
opera
della
Staël
,
di
alcuni
emigrati
francesi
e
di
altri
intermediari
,
acquistarono
reputazione
in
ogni
parte
d
'
Europa
la
filosofia
e
la
storiografia
e
l
'
estetica
della
Germania
,
e
la
poesia
e
letteratura
dello
stesso
popolo
,
carica
anch
'
essa
di
problemi
e
d
'
idee
filosofiche
:
Kant
e
Fichte
e
Schelling
e
Hegel
,
e
Giovanni
Müller
e
Niebuhr
e
Savigny
furono
tradotti
o
variamente
esposti
,
compendiati
e
commentati
;
e
si
lessero
e
diventarono
popolari
le
tragedie
dello
Schiller
e
si
cominciò
ad
assaggiare
il
difficile
Faust
,
e
insieme
si
formò
,
per
la
prima
volta
in
paesi
neolatini
,
il
culto
dello
Shakespeare
,
e
si
trapiantò
in
Francia
e
altrove
quella
conoscenza
dei
poeti
di
tutti
i
popoli
e
di
tutti
i
tempi
,
invocata
col
nome
di
Weltliteratur
;
e
fu
quella
veramente
la
grande
età
europea
del
germanesimo
,
assai
meglio
e
assai
più
che
non
fosse
stata
l
'
altra
delle
invasioni
barbariche
,
quando
,
checché
se
ne
favoleggiasse
dipoi
,
i
germani
non
potevano
apportar
molto
di
pregio
e
si
dovettero
lasciar
istruire
e
dirozzare
alla
scuola
di
Bisanzio
e
di
Roma
.
Quel
pensiero
germanico
,
che
raccoglieva
l
'
eredità
della
Riforma
e
dell
'
umanesimo
e
risaliva
da
Roma
all
'
Ellade
e
ora
dall
'
Ellade
agli
Indoeuropei
e
all
'
antichissimo
Oriente
,
per
ridiscendere
,
con
ampliato
sguardo
,
alla
conoscenza
del
mondo
moderno
,
dava
,
come
si
è
notato
,
la
solida
base
speculativa
e
storica
all
'
edifizio
della
libertà
,
quantunque
parecchi
dei
suoi
nazionali
autori
e
cultori
su
quella
base
ponessero
vecchi
e
mal
restaurati
idoli
politici
o
statali
,
e
,
soprattutto
,
quello
del
conservatorismo
,
e
i
più
non
vi
ponessero
nulla
,
considerandola
compiuta
in
sé
stessa
,
termine
di
arrivo
,
inerte
dottrina
e
contemplazione
.
Ma
che
nel
suo
intrinseco
quel
pensiero
fosse
progressivo
,
e
altresì
rivoluzionario
,
veniva
inconsapevolmente
confessato
dal
parallelismo
in
cui
il
Fichte
,
lo
Hegel
e
altri
con
loro
collocarono
le
due
rivoluzioni
,
quella
politica
dei
francesi
e
,
contemporanea
,
quella
mentale
dei
tedeschi
:
parallelismo
che
,
non
potendo
restar
tale
,
logicamente
menava
alla
conseguenza
,
non
veduta
o
scansata
o
taciuta
,
che
,
come
dal
razionalismo
astratto
era
nata
la
rivoluzione
giacobina
,
così
dal
nuovo
e
concreto
razionalismo
o
idealismo
un
'
altra
,
di
altro
spirito
e
di
altro
ritmo
,
doveva
nascere
,
e
forse
era
già
in
atto
.
Nella
Francia
,
infatti
,
che
allora
accolse
largamente
il
pensiero
germanico
,
e
nell
'
Italia
,
che
,
per
mezzo
di
essa
e
poi
direttamente
,
se
ne
giovò
e
se
ne
accrebbe
,
la
conseguenza
fu
ricavata
;
e
quei
filosofi
e
storici
,
che
erano
in
Germania
conservatori
e
anche
reazionari
,
presero
negli
altri
paesi
,
se
non
proprio
il
berretto
frigio
,
certo
le
insegne
della
libertà
,
innalzati
,
per
quel
che
avevano
pensato
,
a
maestri
di
quello
stesso
che
essi
non
avevano
voluto
e
avevano
respinto
praticamente
.
Questa
fusione
del
pensiero
speculativo
e
della
pratica
politica
conferisce
un
'
efficacia
storica
a
uomini
come
il
Cousin
,
quantunque
sia
da
ammettere
che
la
fusione
non
avvenisse
in
lui
per
approfondimento
critico
e
per
via
speculativa
,
ché
egli
era
debole
filosofo
,
ma
per
le
condizioni
stesse
del
diverso
ambiente
,
e
,
persino
,
che
avesse
del
fraintendimento
.
Parole
come
queste
che
il
Cousin
pronunziava
nelle
sue
lezioni
,
rapendo
nell
'
entusiasmo
il
suo
uditorio
di
giovani
francesi
,
e
che
sono
a
un
dipresso
le
medesime
dello
Hegel
:
"
La
storia
,
nel
suo
principio
come
nel
suo
fine
,
è
lo
spettacolo
della
libertà
,
la
protesta
dell
'
uman
genere
contro
chi
lo
pone
in
ceppi
,
l
'
affrancamento
dello
spirito
,
il
regno
dell
'
anima
,
e
il
giorno
in
cui
la
libertà
venisse
meno
nel
mondo
,
sarebbe
anche
quello
in
cui
la
storia
si
arresterebbe
"
,
-
altrimenti
sonavano
e
operavamo
in
Francia
che
in
Germania
;
onde
lo
Heine
celiava
della
"
provvidenziale
ignoranza
"
del
Cousin
,
salutare
ai
francesi
,
i
quali
(
egli
spiegava
)
,
se
avessero
veramente
conosciuto
e
compreso
la
filosofia
germanica
,
non
avrebbero
fatto
la
loro
rivoluzione
di
luglio
:
celia
,
del
resto
,
perché
non
andava
al
fondo
di
quella
logica
oggettiva
che
,
di
là
dalle
immaginazioni
degli
individui
,
conduce
dove
deve
condurre
.
Così
anche
s
'
intende
come
dalla
Germania
venissero
tutt
'
insieme
correnti
e
aspetti
di
pensiero
che
l
'
assolutismo
e
il
cattolicismo
salutavano
come
forze
alleate
,
e
altri
pensieri
o
gli
stessi
che
poi
quelli
deprecavano
come
perniciosa
opera
corruttrice
esercitata
dalla
mente
germanica
nei
paesi
cattolici
.
Al
pensiero
germanico
,
e
alla
sua
efficacia
immediata
o
variamente
mediata
,
si
doveva
principalmente
il
nuovo
avviamento
degli
studi
storici
,
e
al
lievito
della
libertà
il
loro
accrescersi
dappertutto
,
dopo
che
erano
rimasti
affatto
sterili
nell
'
età
del
dispotismo
napoleonico
,
perché
solo
chi
spera
e
opera
per
l
'
avvenire
si
guarda
indietro
,
cauto
in
quel
che
disegna
e
vuole
,
consapevole
della
propria
responsabilità
,
e
solo
la
patria
per
la
quale
si
lavora
o
a
cui
si
partecipa
con
l
'
ansia
del
desiderio
,
è
quella
che
si
ama
,
e
,
poiché
la
sua
persona
è
la
sua
vita
storica
,
se
ne
ricerca
la
storia
.
In
Francia
,
in
quel
quindicennio
,
Agostino
Thierry
pubblicava
le
sue
lettere
sulla
storia
della
Francia
,
e
la
sua
storia
della
conquista
normanna
dell
'
Inghilterra
,
e
il
fratello
Amedeo
la
storia
dei
Galli
prima
del
dominio
romano
,
e
il
Thiers
e
il
Mignet
le
loro
della
Rivoluzione
francese
,
e
il
Guizot
quelle
delle
origini
del
governo
rappresentativo
e
della
civiltà
in
Francia
e
in
Europa
,
ricollegando
espressamente
il
passato
al
presente
,
e
l
'
altra
storia
della
Rivoluzione
inglese
,
cioè
della
prima
grande
rivoluzione
liberale
,
e
il
Quinet
traduceva
l
'
opera
dello
Herder
sull
'
umanità
,
e
il
Michelet
la
Scienza
nuova
del
Vico
e
componeva
i
saggi
sulla
filosofia
della
storia
e
sull
'
età
moderna
,
e
il
Cousin
e
il
Villemain
e
il
Sainte
Beuve
i
loro
primi
lavori
di
storia
filosofica
e
letteraria
.
Parimente
in
Italia
,
dove
già
erano
state
assai
lette
le
Repubbliche
italiane
del
Sismondi
e
ascoltati
gli
ammonimenti
che
ne
concludevano
il
racconto
,
il
Manzoni
e
il
Troya
indagavano
la
storia
longobardica
e
le
origini
del
popolo
italiano
,
e
innumeri
altri
li
accompagnarono
e
li
seguirono
alacremente
in
questa
via
,
e
il
Vico
e
le
sue
speculazioni
e
interpretazioni
vennero
in
onore
;
e
in
Inghilterra
si
vedeva
nello
Hallam
in
certo
modo
la
transizione
dalla
storiografia
settecentesca
a
quella
dell
'
ottocento
,
e
s
'
introducevano
colà
presso
gli
eruditi
i
metodi
elaborati
dai
filologi
tedeschi
,
e
il
Grote
imprendeva
la
sua
ricostruzione
della
storia
greca
,
e
il
Macaulay
scriveva
i
primi
suoi
saggi
nella
"
Rivista
di
Edimburgo
"
.
Era
questa
la
scienza
del
nuovo
secolo
,
come
fu
presto
avvertito
e
promulgato
,
laddove
quella
del
precedente
era
stata
la
fisica
:
il
che
non
vuol
dire
che
la
fisica
e
le
altre
scienze
della
natura
venissero
trascurate
e
non
ricevessero
impulsi
,
e
non
risentissero
altresì
la
virtù
del
pensiero
storico
,
come
si
vide
nelle
dottrine
del
Lamarck
,
e
,
soprattutto
,
che
se
ne
disconoscesse
l
'
ufficio
baconiano
per
il
potenziamento
dell
'
umana
attività
;
ché
,
in
quegli
anni
,
le
applicazioni
industriali
,
e
particolarmente
i
nuovi
mezzi
di
trasporto
e
di
comunicazione
,
furono
segno
di
fervido
interessamento
e
di
alate
speranze
quasi
al
pari
dei
problemi
e
degli
ideali
politici
,
come
modi
anche
quelli
di
ampliare
l
'
umanità
:
tantoché
il
Byron
diceva
,
nel
Don
Giovanni
,
che
,
allora
,
il
genere
umano
sembrava
tutto
assorto
e
rapito
nel
meditare
"
on
constitutions
and
steam
boats
of
vapour
"
,
sulle
costituzioni
e
sui
battelli
a
vapore
.
I
nostri
primi
liberali
o
carbonari
non
trattarono
solo
argomenti
di
letteratura
,
storia
e
filosofia
nel
"
Conciliatore
"
,
ma
,
come
il
Confalonieri
,
si
occuparono
di
macchine
,
e
di
navigazione
fluviale
a
vapore
,
e
tenevano
l
'
occhio
ai
progressi
che
per
queste
parti
si
compievano
in
Inghilterra
.
Simili
fremiti
di
libertà
percorrevano
tutta
la
letteratura
,
per
la
quale
intendiamo
,
come
qui
si
deve
,
non
soltanto
le
opere
genialmente
poetiche
(
e
anzi
queste
stesse
solo
in
taluni
loro
aspetti
,
perché
,
appunto
per
il
loro
alto
carattere
di
cose
belle
,
mal
si
prestano
a
manifestare
,
e
poi
a
documentare
,
tendenze
storiche
)
,
ma
il
complesso
delle
opere
poetiche
e
non
poetiche
,
di
effusione
,
di
confessione
,
d
'
immaginazione
,
di
esortazione
e
di
trattenimento
.
Colui
che
regnò
allora
sulle
immaginazioni
fu
il
Byron
,
focoso
declamatore
e
giocoso
discorritore
,
polemizzante
e
satireggiante
e
motteggiante
,
con
rare
faville
di
poesia
propriamente
detta
,
ma
sempre
o
irruente
o
mordace
contro
ogni
genia
di
tiranni
:
odiatore
dei
conservatori
inglesi
,
dei
preti
e
dei
militari
e
delle
guerre
,
ché
altre
guerre
egli
non
ammetteva
se
non
per
la
libertà
e
altri
guerrieri
che
non
fossero
i
Leonida
e
i
Washington
.
L
'
affetto
furioso
per
la
libertà
è
anche
nelle
sue
figurazioni
di
corsari
e
avventurieri
e
gente
reietta
e
uomini
rei
di
colpe
e
di
delitti
,
come
fu
poi
nelle
tante
altre
di
simil
genere
che
fornirono
per
un
secolo
protagonisti
ed
eroi
a
drammi
,
romanzi
e
poemi
:
banditi
dal
gran
cuore
,
omicidi
per
virtù
,
donne
che
gridano
i
diritti
della
passione
e
spezzano
la
fede
maritale
,
cortigiane
che
si
purificano
nell
'
amore
e
sanno
morire
per
amore
,
buffoni
dal
profondo
sentire
che
a
un
tratto
discoprono
l
'
intima
loro
tragedia
,
dissoluti
geniali
,
e
via
dicendo
.
Le
quali
figure
sono
state
aspramente
censurate
come
incoerenti
,
assurde
e
moralmente
mostruose
,
quasi
fossero
persone
di
carne
e
ossa
,
laddove
,
essendo
creature
del
sentimento
,
bisogna
soltanto
ricercare
i
sentimenti
che
le
generarono
,
tra
i
quali
non
si
può
negare
che
fosse
,
insieme
con
altri
meno
degni
o
addirittura
malsani
,
e
di
solito
primeggiante
sopr
'
essi
,
l
'
affetto
che
si
è
detto
,
così
violento
da
sformare
gli
oggetti
a
cui
s
'
indirizzava
,
così
rivoltoso
contro
le
leggi
inique
da
rivoltarsi
anche
contro
le
buone
e
sante
,
così
dalla
sua
brama
furente
accecato
da
non
avvedersi
di
stringere
talvolta
insieme
,
e
di
avvolgere
del
medesimo
desiderio
,
cose
tra
loro
essenzialmente
contradittorie
.
Perfino
il
candido
Silvio
Pellico
disegnava
allora
il
personaggio
,
che
ebbe
lunga
progenie
,
dell
'
adultero
patriota
,
elevando
a
questa
dignità
il
dantesco
amante
della
cognata
,
che
si
porgeva
all
'
ammirazione
per
questa
duplice
ribellione
contro
l
'
asservimento
dell
'
Italia
agli
stranieri
e
contro
il
perfido
vincolo
che
aveva
legato
la
gentile
Francesca
al
brutto
e
ruvido
Gianciotto
,
per
cotesta
duplice
e
del
pari
generosa
passione
.
Lo
stesso
mistico
matrimonio
si
celebrava
tra
il
romanticismo
della
tristezza
e
della
desolazione
,
del
quale
il
Byron
era
altresì
uno
dei
più
spiccati
rappresentanti
,
e
il
nobile
sentire
politico
;
e
ciò
avveniva
particolarmente
nel
romantici
dei
paesi
latini
,
in
letteratura
come
nella
vita
diversi
da
quelli
tedeschi
,
i
quali
ultimi
in
quegli
anni
,
dopo
esser
passati
attraverso
le
più
affannose
follie
,
si
dissolvevano
mentalmente
e
perdevano
il
loro
fascino
,
già
attorniati
non
solo
da
critici
ma
da
schernitori
e
parodisti
.
Lo
Chateaubríand
,
che
in
certi
sentimenti
morbosi
era
affine
ai
tedeschi
,
e
per
dippiù
monarchico
e
legittimista
,
quando
si
trovò
dinanzi
la
censura
e
le
altre
oppressioni
del
pensiero
,
prese
risolutamente
le
parti
della
libertà
di
stampa
.
Il
Constant
,
che
aveva
la
medesima
affinità
e
non
poté
mai
dare
armonia
e
pace
alla
sua
vita
affettiva
,
fu
tra
i
primi
e
più
fini
ed
eloquenti
propugnatori
e
teorizzatori
del
sistema
liberale
.
Ugo
Foscolo
,
premuto
dall
'
incubo
della
morte
e
del
dissolversi
delle
cose
tutte
nel
buio
del
nulla
,
salvava
,
uniche
realtà
,
quelle
che
chiamava
illusioni
,
la
bellezza
e
l
'
eroismo
,
e
non
solo
il
suo
canto
fu
virile
,
ma
la
sua
vita
fu
altamente
ispirata
ed
egli
la
chiuse
con
la
rivolta
contro
la
restaurazione
austriaca
e
col
volontario
esilio
.
Giacomo
Leopardi
,
che
irrise
civiltà
e
progresso
,
e
considerò
pensiero
libero
solo
quello
che
,
libero
da
queste
ubbie
,
riconosce
la
disperata
nullità
del
tutto
,
fu
,
a
malgrado
di
ciò
,
dai
giovani
suoi
contemporanei
considerato
liberale
inconsapevole
;
e
questa
era
forse
non
tanto
illusione
quanto
chiaroveggenza
per
simpatia
,
e
in
ogni
caso
fu
la
conclusione
che
i
giovani
per
loro
conto
trassero
dal
suo
canto
doloroso
.
I
romantici
,
che
non
redensero
l
'
interiore
disordine
e
rimasero
nell
'
affannoso
sognare
,
erano
pochi
a
quel
tempo
e
non
trovarono
seguito
,
nemmeno
taluno
geniale
come
lo
Stendhal
,
non
inteso
dai
contemporanei
e
di
cui
perciò
non
fu
gustata
l
'
arte
a
tratti
squisita
.
Intenzioni
politiche
conservatrici
o
reazionarie
o
di
monarchico
legittimismo
c
'
erano
bensì
in
romanzieri
e
poeti
che
rievocavano
e
adornavano
il
medioevo
,
come
Walter
Scott
,
e
,
nei
primi
anni
della
restaurazione
,
anche
presso
alcuni
francesi
,
e
poi
anche
in
Victor
Hugo
e
nel
Lamartine
,
allora
assai
giovani
;
ma
in
questi
giovani
furono
presto
sostituite
da
altre
affatto
diverse
,
e
le
intenzioni
dello
Scott
non
s
'
incorporavano
nei
suoi
romanzi
,
e
certamente
poi
non
passarono
nei
suoi
lettori
,
che
si
può
dire
fossero
allora
tutti
quelli
che
sapevano
leggere
,
dei
quali
il
maggiore
o
il
miglior
numero
non
ne
ritraeva
altro
che
un
cresciuto
interessamento
e
una
sorta
di
amorosa
pietas
per
i
costumi
e
le
vicende
del
passato
,
e
l
'
ammirazione
per
gli
uomini
prodi
e
per
le
donne
gentili
e
la
simpatia
per
la
gente
savia
,
bonaria
ed
arguta
.
Purissima
,
tra
eroica
e
malinconica
,
trepida
e
virile
,
si
levò
la
poesia
della
patria
e
della
libertà
e
dell
'
indipendenza
nazionale
da
animi
commossi
come
quello
dell
'
italiano
Giovanni
Berchet
.
Il
cattolicesimo
del
Manzoni
si
disposò
con
gli
stessi
sentimenti
;
ed
esso
e
gli
altri
della
sua
scuola
appartengono
,
a
dir
vero
,
alla
cerchia
liberale
e
non
a
quella
cattolica
o
clericale
,
la
quale
,
come
non
produsse
pensatori
o
li
produsse
eterodossi
o
poco
ortodossi
,
così
non
ebbe
in
Italia
poeti
né
scrittori
di
qualche
conto
.
Priva
perciò
del
suo
elemento
vivificatore
,
e
incapace
di
generare
nuove
forme
e
persino
nuovi
ordini
religiosi
,
come
ancora
ne
aveva
generati
nel
cinquecento
,
tanto
che
non
seppe
far
di
meglio
che
ristabilire
i
gesuiti
da
essa
stessa
aboliti
,
la
Chiesa
cattolica
non
poteva
inseguire
i
suoi
avversari
nelle
alte
sfere
in
cui
si
movevano
,
e
vieppiù
si
riduceva
a
potenza
prevalentemente
politica
.
Sotto
quest
'
aspetto
,
non
era
,
certamente
,
piccola
né
trascurabile
,
ché
anzi
aveva
acquistato
possibilità
che
prima
le
mancavano
,
e
modi
di
offesa
e
di
difesa
,
e
capacità
di
prestar
servigi
o
d
'
infligger
danni
,
e
,
insomma
,
molteplici
mezzi
per
negoziare
e
strappare
concessioni
e
favori
e
guadagnare
il
guadagnabile
.
Rivoluzione
ed
Impero
,
mettendo
fine
al
gallicanismo
e
alle
chiese
nazionali
,
abolendo
il
feudalismo
ecclesiastico
e
i
privilegi
del
clero
e
con
esso
i
legami
che
lo
annodavano
alle
altre
classi
della
nazione
e
ai
sovrani
temporali
,
mediatizzando
i
territori
dei
vescovi
principi
,
e
compiendo
altrettali
operazioni
,
ma
non
per
questo
abolendo
il
cattolicismo
,
avevano
inconsapevolmente
concorso
a
generare
quello
che
si
chiamò
l
'
"
ultramontanismo
"
e
indirizzato
il
clero
dei
vari
popoli
e
stati
verso
Roma
e
posto
nelle
mani
del
papa
una
nuova
e
mondana
potenza
.
Con
la
quale
la
Chiesa
cattolica
,
in
primo
luogo
e
nei
primi
tempi
,
come
si
è
detto
,
appoggiò
,
da
esse
appoggiata
,
le
monarchie
assolute
contro
i
conati
rivoluzionari
e
liberali
:
quelle
monarchie
,
che
aveva
tenute
per
nemiche
quando
rappresentavano
lo
stato
moderno
in
gestazione
,
ma
che
ora
,
fattesi
conservatrici
e
deprimendo
perciò
la
vivacità
intellettuale
e
morale
,
piacevano
a
lei
,
che
,
da
più
secoli
in
condizioni
d
'
inferiorità
intellettuale
,
provava
la
stessa
necessità
e
praticava
la
stessa
depressione
.
Così
essa
concluse
una
sequela
di
concordati
,
con
proprio
vantaggio
e
ripigliando
posizioni
che
aveva
perdute
nel
settecento
,
persino
con
la
Napoli
che
era
stata
dei
Giannoni
,
dei
Tanucci
e
dei
Caraccioli
,
e
qualcuno
segnatamente
scandaloso
,
come
quello
con
la
Baviera
.
Così
i
gesuiti
e
i
criptogesuiti
,
e
la
congregazione
che
istituirono
in
Francia
,
e
i
loro
maneggi
con
gli
ultras
,
e
le
cosiddette
missioni
di
propaganda
,
di
penitenza
e
di
espiazione
,
e
i
Frères
de
la
doctrine
chrétienne
,
procurarono
alla
Chiesa
molteplici
successi
e
,
per
qualche
tempo
,
le
assoggettarono
il
pubblico
insegnamento
.
Peggio
assai
fu
in
altri
paesi
,
come
l
'
Italia
,
dove
il
prete
ricomparve
accanto
al
principe
e
ai
suoi
ministri
,
e
alla
censura
politica
si
aggiunse
la
vescovile
,
e
dappertutto
si
sentì
un
misto
odore
di
polizia
e
sacrestia
;
per
non
parlare
della
Spagna
,
in
cui
il
comportamento
della
Chiesa
cattolica
fu
così
stolto
nell
'
ostinato
aggrapparsi
al
passato
da
far
prorompere
dalle
viscere
restie
di
quella
terra
un
feroce
anticlericalismo
,
stranissimo
tra
quella
gente
e
con
quelle
tradizioni
.
Ma
gli
accordi
con
gli
stati
,
poiché
erano
politici
,
celavano
,
come
tutte
le
transazioni
della
stessa
natura
,
il
disaccordo
e
l
'
ostilità
:
e
già
in
Germania
si
era
cercato
a
più
riprese
di
opporre
alla
curia
romana
una
chiesa
nazionale
tedesca
,
e
la
Prussia
aveva
avuto
grandi
conflitti
col
papa
e
fatto
ricorso
a
imprigionamenti
ed
espulsioni
di
vescovi
e
arcivescovi
;
e
in
Austria
,
dove
si
proibivano
i
libri
degli
scrittori
non
ortodossi
e
finanche
la
Bibbia
,
persisteva
col
governo
del
Metternich
,
il
giuseppismo
;
e
in
Inghilterra
una
delle
obiezioni
all
'
emancipazione
dei
cattolici
era
la
dipendenza
loro
da
un
potere
politico
straniero
;
e
,
tra
i
legittimisti
francesi
,
si
alzò
nel
'26
la
protesta
del
legittimista
e
feudale
conte
di
Montlosier
contro
l
'
alleanza
del
trono
con
l
'
altare
e
contro
le
mene
dei
gesuiti
.
Contraria
ma
analoga
protesta
venne
dalla
parte
di
un
cattolico
e
sacerdote
,
il
Lamennais
,
il
quale
,
colpendo
di
grave
riprovazione
l
'
alleanza
del
cattolicismo
con
le
monarchie
assolute
e
coi
particolari
loro
interessi
,
e
richiedendo
dapprima
la
libertà
per
la
Chiesa
,
doveva
finire
col
segnare
a
questa
un
nuovo
compito
,
l
'
alleanza
col
liberalismo
e
con
la
democrazia
,
certo
com
'
egli
era
,
nell
'
assolutezza
della
sua
fede
,
che
quell
'
alleanza
,
con
la
conseguente
piena
separazione
tra
Chiesa
e
Stato
,
avrebbe
,
per
la
via
della
libertà
,
procurato
nuovo
trionfo
e
conferito
nuova
vita
al
cattolicesimo
.
"
Il
liberalismo
(
egli
scriveva
nel
'29
)
ha
ragione
:
la
libertà
salverà
il
mondo
;
non
certamente
la
sua
,
ma
quella
che
esso
prepara
senza
che
se
ne
accorga
"
.
Il
pensiero
del
Lamennais
trovò
subito
,
in
Francia
e
fuori
di
Francia
,
largo
consenso
;
ma
la
Chiesa
,
dopo
un
primo
tempo
di
compiacimento
,
doveva
,
com
'
era
da
prevedere
,
trarsi
indietro
,
consapevole
del
pericolo
di
quella
proposta
,
e
,
in
ultimo
,
condannare
recisamente
il
troppo
zelante
e
troppo
arrischiato
suo
difensore
.
Ma
,
intanto
,
la
convenienza
reciproca
,
operando
su
diverso
terreno
,
dava
un
primo
strappo
al
buon
accordo
della
Chiesa
con
l
'
assetto
politico
della
restaurazione
,
e
costringeva
a
intese
e
unioni
coi
patrioti
,
coi
liberali
,
coi
rivoluzionari
:
il
che
accadeva
,
non
tanto
nelle
frequenti
alleanze
dei
cattolici
coi
radicali
e
democratici
in
Inghilterra
per
le
riforme
includenti
la
loro
emancipazione
e
nelle
proteste
per
le
condizioni
intollerabili
dell
'
Irlanda
,
quanto
,
spiccatamente
,
e
non
senza
efficacia
delle
dottrine
del
Lamennais
,
nel
Belgio
,
nella
comune
resistenza
,
e
nella
comune
preparazione
alla
rivolta
,
dei
cattolici
e
dei
liberali
contro
l
'
Olanda
,
con
la
quale
il
Belgio
era
stato
legato
in
unico
stato
.
Altre
alleanze
simili
si
sarebbero
vedute
più
tardi
,
ma
tutte
di
carattere
politico
,
consigliate
o
imposte
dagli
eventi
,
e
che
come
tali
riconfermavano
l
'
evidente
natura
affatto
politica
della
Chiesa
;
la
quale
trovava
la
sua
formola
nella
dottrina
della
indifferenza
verso
le
forme
dei
governi
,
formola
che
si
coglie
già
sulla
bocca
di
papa
Leone
XII
,
e
che
è
poi
la
medesima
massima
utilitaria
praticata
dagli
stati
l
'
un
contro
l
'
altro
nei
loro
rapporti
internazionali
,
e
,
per
quanto
cerchi
di
giustificarsi
col
detto
evangelico
dell
'
obbedienza
da
prestarsi
a
Cesare
,
è
rinunzia
al
vero
carattere
morale
di
una
fede
religiosa
,
alla
quale
niente
può
esser
mai
indifferente
.
Assai
meno
equivoche
di
queste
alleanze
e
,
come
più
leali
,
più
feconde
,
erano
quelle
che
il
liberalismo
stringeva
con
la
democrazia
,
la
quale
,
per
effetto
di
esse
,
si
venne
trasformando
,
non
già
nella
sua
idea
ma
nel
fatto
,
nei
suoi
uomini
e
nella
loro
tattica
,
e
diventò
quasi
un
'
ala
estrema
dello
stesso
liberalismo
,
che
col
suo
radicalismo
aiutava
a
combattere
vecchiumi
ed
abusi
,
e
a
respingere
e
gli
attentati
agli
istituti
liberali
,
e
,
con
la
sua
risolutezza
a
scendere
in
piazza
,
era
pur
necessaria
nei
casi
disperati
.
Il
che
si
mostrò
in
Francia
col
gruppo
del
Lafayette
,
e
con
parlamentari
e
oratori
come
il
generale
Foy
,
e
poi
nelle
giornate
di
luglio
,
quando
i
Cavaignac
e
i
Raspail
e
gli
altri
giovani
repubblicani
ruppero
gl
'
indugi
dei
moderati
e
seppero
muovere
studenti
e
operai
a
prendere
le
armi
e
a
costruire
le
barricate
;
ma
si
vide
altresì
in
più
occasioni
in
Italia
,
in
Ispagna
e
nel
corso
delle
agitazioni
e
delle
riforme
inglesi
.
Il
comunismo
non
assorgeva
ancora
alla
forza
di
un
movimento
sociale
e
di
un
corrispettivo
partito
;
ma
nelle
agitazioni
operaie
inglesi
già
talune
voci
chiedevano
il
ritorno
dei
campi
al
dominio
comune
e
affacciavano
consimili
proposte
radicali
,
e
,
quel
che
è
più
importante
,
già
maturavano
il
pensier
loro
i
primi
teorici
ed
estensori
di
programmi
comunistici
,
il
Saint
Simon
,
il
Fourier
,
l
'
Owen
,
e
cominciavano
ad
attirare
l
'
attenzione
.
Lo
stimolo
era
offerto
dalle
condizioni
effettive
della
società
moderna
,
e
in
particolare
dell
'
economia
moderna
:
tanto
che
,
a
quel
tempo
stesso
,
uno
scrittore
liberale
,
il
Sismondi
,
si
trovava
anch
'
esso
dinanzi
quelle
condizioni
e
ne
sentiva
la
gravità
e
quasi
rimaneva
smarrito
per
i
mali
e
i
pericoli
che
scorgeva
e
prevedeva
;
e
,
tra
i
non
liberali
,
le
toglievano
a
oggetto
di
osservazione
,
di
confronti
,
di
deplorazioni
e
di
sarcasmi
gli
aristocratici
e
feudali
.
Il
Saint
Simon
,
svolgendo
il
pensiero
delle
Lettres
d
'
un
habitant
de
Génève
del
1802
,
dava
fuori
nel
'2122
il
Système
industriel
;
e
aveva
intorno
a
sé
,
ascoltatori
e
discepoli
,
uomini
di
scienza
e
di
tecnica
e
giovani
storici
e
filosofi
,
come
Agostino
Thierry
e
il
Comte
,
e
,
poco
dopo
la
sua
morte
,
la
sua
scuola
cominciò
una
rumorosa
propaganda
,
con
a
capo
l
'
Enfantin
.
Il
Fourier
,
che
sin
dal
1808
aveva
pubblicato
la
Théorie
des
quatre
mouvements
,
pubblicava
nel
'22
il
Traité
de
l
'
association
domestique
e
nel
'29
Le
nouveau
monde
industriel
et
sociétaire
;
e
anche
lui
aveva
una
scuola
,
più
ristretta
ma
entusiastica
.
L
'
Owen
,
dopo
avere
per
più
anni
col
suo
cotonificio
di
New
Lanark
dato
esempio
di
provvide
cure
per
gli
operai
,
si
era
innalzato
a
riformatore
sociale
col
libro
del
1812
A
new
view
of
society
e
col
Book
of
the
new
moral
world
,
del
'20
,
aveva
esercitato
un
'
assidua
e
varia
azione
di
apostolato
,
e
fondato
,
nel
'25
,
la
colonia
di
New
Harmony
,
in
Indiana
.
Tutto
ciò
formava
argomento
ora
di
semplice
curiosità
,
ora
di
più
seria
considerazione
,
ed
era
riguardato
generalmente
con
benevolenza
;
ma
restava
ancora
fuori
della
cerchia
più
propriamente
politica
ed
attiva
.
Non
,
dunque
,
in
antitesi
a
questa
opposizione
ancora
embrionale
,
ma
alle
tre
prime
,
il
liberalismo
si
venne
,
in
questi
anni
,
sviluppando
nel
suo
principio
,
nei
suoi
concetti
particolari
,
nei
suoi
istituti
;
e
questo
,
insieme
col
disgregamento
dell
'
assolutismo
monarchico
,
fu
il
fatto
più
importante
di
quell
'
operoso
e
creativo
quindicennio
,
dal
quale
non
solo
il
liberalismo
uscì
vittorioso
ma
assodato
in
un
complesso
di
dottrine
e
di
corrispondenti
abiti
e
pratiche
,
di
cui
visse
a
lungo
e
si
può
dire
che
viva
ancor
oggi
.
Che
tale
sviluppo
teorico
non
potesse
aver
luogo
in
Germania
e
in
Italia
,
è
chiaro
;
ma
non
ebbe
luogo
neppure
in
Inghilterra
,
la
quale
possedeva
già
in
atto
quel
sistema
,
che
nessuno
contestava
,
e
perciò
aveva
poco
bisogno
di
adoperarvi
intorno
l
'
argomento
della
mente
e
di
darne
giustificazioni
dottrinali
,
bastandole
ricavarne
le
ulteriori
conseguenze
.
Per
le
altre
questioni
in
cui
essa
soprattutto
si
travagliava
,
incremento
industriale
,
imposte
,
dazi
,
l
'
Inghilterra
coltivò
di
preferenza
la
scienza
che
meglio
le
serviva
,
l
'
economia
politica
,
che
ebbe
allora
il
Malthus
e
il
Ricardo
.
La
filosofia
inglese
,
rappresentata
dal
Bentham
e
da
pensatori
di
simile
indirizzo
,
operava
tuttavia
coi
concetti
dell
'
interesse
dell
'
individuo
e
dell
'
interesse
del
tutto
e
della
loro
armonia
,
e
manteneva
al
liberalismo
,
in
teoria
,
molto
di
quell
'
astrattismo
e
utilitarismo
che
derivava
dal
razionalismo
settecentesco
,
e
non
lo
dialettizzava
e
storicizzava
come
richiedeva
il
pensiero
del
nuovo
secolo
.
La
religiosità
delle
varie
sètte
era
affatto
pratica
e
morale
,
e
i
dibattiti
circa
i
cattolici
e
la
chiesa
anglicana
,
anche
nel
movimento
detto
di
Oxford
,
notevole
per
un
certo
sentire
romantico
medioevale
,
non
ebbero
importanza
speculativa
.
Non
che
l
'
Inghilterra
avesse
scemato
o
perduto
lo
zelo
per
gl
'
ideali
,
rivoltasi
tutta
alla
pratica
e
agli
affari
,
come
allora
e
poi
fu
detto
;
ma
la
sua
attenzione
si
era
trasportata
dalle
questioni
generali
alle
particolari
.
Il
paese
,
in
cui
quello
sviluppo
dottrinale
veramente
si
effettuò
,
fu
la
Francia
,
la
quale
era
assillata
dalla
necessità
di
difendere
la
libertà
contro
assolutisti
,
feudali
,
clericali
e
repubblicani
,
ed
era
preparata
a
quel
lavoro
per
aver
accolto
il
pensiero
speculativo
e
storico
della
Germania
,
e
datogli
l
'
appropriato
compimento
politico
.
L
'
opera
venne
intrapresa
calorosamente
dalla
Staël
e
proseguita
dal
Constant
,
che
in
ciò
fu
quasi
un
alunno
di
lei
,
e
portata
innanzi
dal
gruppo
detto
dei
"
dottrinari
"
,
che
si
formò
appunto
nel
salotto
della
figliuola
della
Staël
,
la
duchessa
di
Broglie
,
i
cui
principali
uomini
,
ardenti
di
passioni
politiche
e
cacciati
dentro
le
lotte
parlamentari
e
giornalistiche
,
avevano
,
parecchi
di
essi
,
al
pari
della
Staël
e
del
Constant
,
dimorato
in
Germania
e
in
Isvizzera
,
e
altri
per
altre
vie
si
erano
versati
nella
letteratura
e
nella
scienza
tedesca
o
ne
risentivano
indirettamente
l
'
efficacia
.
Quando
si
leggono
i
libri
di
teoria
e
di
storia
e
i
discorsi
politici
del
Royer
Collard
,
del
Guizot
,
del
Broglie
,
del
Jordan
,
del
Barante
,
del
De
Serre
,
vi
si
trova
,
splendidamente
espressa
,
la
piena
consapevolezza
di
quel
che
il
liberalismo
fosse
e
volesse
,
e
delle
sue
differenze
da
quel
che
gli
altri
sistemi
erano
e
volevano
.
La
tradizione
del
1791
si
era
dispersa
in
Francia
tra
le
vicende
della
Convenzione
,
del
Direttorio
e
dell
'
Impero
,
e
la
generazione
nata
ai
primi
del
secolo
-
come
racconta
nella
sua
autobiografia
il
Quinet
-
non
sapeva
più
che
cosa
significassero
"
costituzione
"
,
"
girondini
"
e
"
giacobini
"
,
"
statuti
"
e
"
garanzie
"
,
quasi
parole
di
una
lingua
morta
,
e
non
udiva
,
dal
popolo
,
dai
soldati
,
da
tutti
,
parlare
altro
che
la
lingua
del
dispotismo
,
così
facilmente
intelligibile
perché
semplice
e
di
poche
parole
.
Né
era
il
caso
di
provarsi
a
ripigliare
quei
concetti
di
un
quarto
di
secolo
innanzi
,
tanti
cangiamenti
erano
accaduti
nell
'
ordine
dei
fatti
e
in
quello
delle
idee
;
ma
bisognava
rifarsi
da
capo
,
come
appunto
fecero
quegli
scrittori
,
dando
,
dopo
i
giacobini
,
un
'
idea
non
giacobina
della
libertà
e
del
processo
stesso
delle
rivoluzioni
,
e
,
dopo
Napoleone
,
un
'
idea
non
usurpatoria
e
non
dispotica
della
monarchia
,
e
,
dopo
tante
rozzezze
e
violenze
,
un
'
idea
non
violenta
e
non
rozza
dell
'
operare
politico
,
e
,
dopo
tanta
orgia
di
guerre
,
un
'
idea
civile
dell
'
ufficio
dei
popoli
,
e
infine
,
dopo
tanta
arida
irreligione
e
tanta
vuota
ortodossia
chiesastica
abbassata
a
instrumentum
regni
,
un
'
idea
umano
religiosa
,
rispettosa
degli
spontanei
svolgimenti
e
attenta
a
serbare
gli
elementi
etici
anche
delle
vecchie
religioni
.
Ciò
adempirono
i
"
dottrinari
"
,
che
ebbero
tal
nome
uggioso
dagli
avversari
,
e
anche
dalla
leggerezza
di
molti
spiriti
del
loro
paese
,
impazienti
di
quanto
era
solido
e
che
sentivano
pesante
;
e
forse
più
tardi
lo
meritarono
in
certa
misura
,
perché
si
arrestarono
,
si
chiusero
nei
loro
primi
concetti
e
decaddero
.
Ma
la
storia
,
guardando
al
loro
momento
efficace
e
creativo
,
deve
pronunziare
quel
nome
con
diverso
sentimento
e
riempirlo
di
gratitudine
.
"
Sostener
la
restaurazione
,
combattendo
la
reazione
"
:
ecco
,
nella
formula
che
ne
dà
il
Guizot
nelle
sue
memorie
,
come
si
configurò
per
loro
,
nel
1815
,
il
problema
e
il
dovere
:
un
problema
di
storia
da
raccogliere
e
da
proseguire
,
di
conservazione
e
di
progresso
,
che
rispondeva
alla
necessità
della
situazione
allora
sorta
.
In
relazione
a
questo
dovere
e
a
questo
problema
,
approfondendo
e
sistemando
l
'
esperienza
e
la
dottrina
politica
inglese
,
elaborarono
in
particolar
modo
l
'
istituto
della
monarchia
costituzionale
,
com
'
essi
la
pensavano
,
forte
del
passato
e
viva
del
presente
,
e
l
'
istituto
dell
'
elettorato
,
che
concepirono
ristretto
alle
forze
sociali
mature
,
capaci
d
'
intendere
quel
che
sia
governo
e
interesse
nazionale
,
le
quali
si
trovavano
allora
nella
cosiddetta
borghesia
e
nella
cultura
,
che
,
pur
fiorendo
in
quella
cerchia
sociale
,
l
'
oltrepassava
sempre
,
pel
suo
stesso
carattere
di
cultura
.
E
perciò
essi
si
opposero
così
ai
tentativi
di
suffragi
indiretti
o
di
doppio
grado
come
alle
proposte
di
suffragio
tanto
allargato
da
diventare
strumento
di
reazione
in
mano
agli
ultras
e
al
clero
;
e
perciò
curarono
di
serbare
le
forze
storiche
e
conservatrici
,
e
persino
la
parìa
ereditaria
;
ma
,
insieme
,
difesero
in
prima
linea
il
primo
e
fondamentale
di
tutti
gl
'
istituti
liberali
,
la
libertà
di
stampa
,
e
con
essa
la
libertà
di
coscienza
,
senza
perciò
dar
favore
al
crudo
illuminismo
anticattolico
.
Questi
e
gli
altri
istituti
allora
formati
o
delineati
,
e
che
meglio
si
determinarono
in
seguito
e
si
sveltirono
e
adattarono
a
nuove
condizioni
e
bisogni
,
e
la
casistica
della
vita
costituzionale
e
parlamentare
,
e
i
dibattiti
delle
camere
francesi
,
furono
la
scuola
del
liberalismo
per
gli
altri
paesi
d
'
Europa
ancora
privi
di
regime
costituzionale
,
pei
quali
tutti
lavorò
allora
la
Francia
,
valendosi
della
carta
che
le
era
stata
concessa
e
che
non
si
lasciò
più
involare
o
strappare
.
Gli
statuti
del
1848
,
e
,
per
esempio
,
quelli
italiani
e
tra
essi
l
'
albertino
che
divenne
lo
statuto
del
regno
d
'
Italia
,
raccolsero
il
frutto
di
quel
lavoro
perché
si
modellarono
sul
suo
risultato
,
lo
statuto
del
1830
.
Se
,
dunque
,
come
risulta
da
questa
rapida
rievocazione
dei
fatti
e
degli
eventi
di
quel
quindicennio
,
l
'
ideale
liberale
ebbe
allora
l
'
effettiva
,
e
non
soltanto
teorica
,
preponderanza
sugli
altri
,
e
dalla
sua
parte
stavano
le
forze
migliori
e
più
pugnaci
,
le
quali
piegavano
e
dominavano
le
avversarie
non
dall
'
esterno
ma
dall
'
interno
,
che
cosa
fu
la
rivoluzione
di
luglio
?
Fu
,
secondo
che
giudicano
alcuni
storici
,
la
conseguenza
di
un
errore
,
che
si
sarebbe
potuto
evitare
se
il
re
Carlo
X
non
si
fosse
lasciato
consigliare
dai
suoi
Polignac
,
che
attingevano
alla
lor
volta
i
consigli
nelle
fervide
preci
alla
Madonna
,
o
se
,
dopo
aver
fermato
quel
suo
qualsiasi
proposito
di
sciogliere
ancora
una
volta
la
Camera
di
maggioranza
liberale
e
dar
fuori
le
ordinanze
,
avesse
preso
anche
,
come
non
prese
,
le
adeguate
precauzioni
militari
?
O
,
secondo
che
giudicano
altri
,
un
accidente
,
che
poteva
non
accadere
e
il
liberalismo
avrebbe
vinto
egualmente
,
per
diversa
via
?
Cotesti
almanaccamenti
sopra
astratte
possibilità
,
che
,
così
qualificati
,
sono
,
implicitamente
confutati
,
non
debbono
distrarre
dalla
realtà
,
che
è
soltanto
quella
che
è
accaduta
.
E
,
considerate
nella
loro
realtà
,
le
giornate
di
luglio
furono
nient
'
altro
che
quel
che
tutti
vedono
e
sanno
:
il
momento
in
cui
la
lotta
,
che
con
vario
ritmo
e
varie
forme
durava
da
anni
,
tra
il
liberalismo
e
l
'
assolutismo
,
pervenne
a
un
conflitto
armato
,
nel
quale
le
due
parti
opposte
asserirono
rispettivamente
lo
stesso
carattere
che
già
era
apparso
nel
corso
precedente
,
e
in
quell
'
atto
stesso
,
e
attraverso
il
conflitto
,
l
'
una
accrebbe
l
'
energia
che
possedeva
,
e
l
'
altra
scemò
e
smarrì
la
sua
,
e
fu
sconfitta
.
Con
essa
,
fu
sconfitto
moralmente
tutto
l
'
assolutismo
europeo
e
,
per
contrario
,
al
liberalismo
europeo
,
che
si
dibatteva
o
fremeva
represso
,
venne
un
esempio
di
come
si
affronti
nei
casi
estremi
l
'
avversario
,
una
prova
che
a
quel
modo
è
dato
vincere
,
un
aiuto
nel
fatto
stesso
che
una
grande
potenza
era
assorta
a
pienezza
di
libertà
,
una
fiducia
di
prossimi
rivolgimenti
.
Dopo
quindici
anni
,
dopo
tante
industrie
di
governi
,
tante
arti
di
polizie
,
tanti
sforzi
di
gendarmi
e
di
milizie
,
l
'
assolutismo
,
che
nel
campo
intellettuale
aveva
dimostrato
la
sua
debolezza
e
la
sua
illogica
,
si
lasciava
battere
anche
nel
campo
che
era
più
suo
,
e
in
cui
si
teneva
più
sicuro
,
in
quello
della
forza
che
si
suol
chiamare
materiale
.
E
,
in
quei
quindici
anni
,
il
liberalismo
aveva
fatto
così
grande
avanzamento
da
mettere
alla
sua
dipendenza
la
democrazia
e
attirare
gli
elementi
migliori
della
stessa
aristocrazia
e
del
cattolicismo
.
Quei
combattimenti
per
le
strade
di
Parigi
ascesero
al
significato
di
una
battaglia
mondiale
e
parve
agli
ansiosi
riguardanti
che
le
dense
e
scure
nuvole
,
che
premevano
sull
'
orizzonte
della
vita
politica
europea
,
fossero
state
a
un
tratto
fugate
dal
sole
,
dal
"
sole
di
luglio
"
.
V
PROGRESSI
DEL
MOTO
LIBERALE
PRIMI
CONTRASTI
COL
DEMOCRATISMO
SOCIALE
(
18301847
)
Una
più
vivida
temperie
spirituale
in
Europa
fu
quel
che
si
suol
chiamare
l
'
"
effetto
"
o
gli
"
effetti
"
della
rivoluzione
di
luglio
,
ossia
un
fervore
di
azioni
e
reazioni
dopo
quell
'
avvenimento
solenne
,
che
era
stato
il
relativo
risolversi
di
una
tensione
,
una
grossa
battaglia
vinta
,
ma
non
una
guerra
terminata
,
non
dandosi
mai
nella
vita
morale
guerre
propriamente
terminate
.
Ripigliarono
l
'
azione
loro
i
liberali
con
impetuosa
fiducia
,
e
corsero
ai
ripari
gli
assolutisti
con
lo
schierare
in
campo
forze
ancora
intatte
,
con
accorgimenti
e
astuzie
consigliate
dai
casi
.
Le
proporzioni
reciproche
non
erano
più
quelle
di
prima
,
né
tra
le
due
parti
né
nel
rapporto
loro
con
le
altre
;
e
lo
sforzo
intrapreso
dall
'
assolutismo
nel
1815
per
assidersi
nel
mondo
europeo
e
riplasmarlo
secondo
i
suoi
concetti
,
se
fin
da
principio
era
stato
non
tanto
un
'
offensiva
sicura
di
sé
quanto
una
difensiva
,
ora
restringeva
di
molto
il
suo
ambito
,
sicché
si
poté
parlare
del
"
fallimento
della
Santa
Alleanza
"
;
e
,
per
contro
,
il
liberalismo
otteneva
non
pochi
vantaggi
e
prendeva
sempre
più
il
carattere
di
offensiva
:
mentre
,
d
'
altra
parte
,
nei
vari
assetti
liberali
che
si
erano
formati
,
si
affacciavano
problemi
e
contrasti
di
diversa
natura
.
Il
primo
degli
"
effetti
"
che
si
sogliono
attribuire
alla
rivoluzione
di
luglio
,
fu
la
rivendicata
indipendenza
nazionale
del
Belgio
,
e
il
nuovo
regno
che
ne
sorse
con
costituzione
assai
più
liberale
non
solo
di
quella
alquanto
antiquata
che
il
Belgio
aveva
nella
sua
unione
con
l
'
Olanda
ma
di
quella
stessa
francese
del
1830
,
specialmente
nell
'
ordinamento
dei
comuni
e
delle
provincie
.
Il
dissidio
tra
i
due
popoli
era
in
corso
fin
dai
primi
tempi
dell
'
unione
,
nonostante
i
non
piccoli
benefici
commerciali
che
da
essa
venivano
alle
provincie
belgiche
;
e
riguardava
la
inadeguata
rappresentanza
dei
belgi
nell
'
assemblea
olandese
,
la
ripartizione
dei
pesi
finanziari
,
gl
'
impiegati
olandesi
nel
Belgio
,
i
supremi
tribunali
che
erano
stati
accentrati
all
'
Aia
,
ma
,
soprattutto
,
il
trattamento
della
religione
e
della
lingua
,
e
il
regime
della
stampa
,
cose
che
offendevano
e
ribellavano
gli
animi
dei
cattolici
e
dei
liberali
insieme
.
Di
un
paio
d
'
anni
prima
del
'30
fu
l
'
intesa
tra
questi
due
partiti
per
i
comuni
fini
nazionali
e
per
quelli
esternamente
coincidenti
,
se
anche
internamente
assai
diversi
,
che
l
'
uno
e
l
'
altro
perseguivano
.
Né
le
giornate
di
luglio
ebbero
colà
ripercussione
immediata
,
né
precipitarono
alla
soluzione
radicale
del
distacco
dall
'
Olanda
,
che
era
un
pensiero
non
ancora
maturato
.
L
'
insurrezione
belga
del
25
agosto
diè
luogo
dapprima
a
negoziati
d
'
accordi
;
e
,
solo
dopo
i
combattimenti
nelle
strade
di
Bruxelles
dal
23
al
26
settembre
e
le
respinte
armi
olandesi
,
il
governo
provvisorio
e
il
consiglio
nazionale
convocato
dichiararono
,
il
19
novembre
,
l
'
indipendenza
del
Belgio
e
,
il
24
,
la
decadenza
della
casa
degli
Orange
.
E
,
passandosi
per
varie
vicende
militari
e
diplomatiche
,
sotto
il
patronato
della
Francia
e
dell
'
Inghilterra
e
con
l
'
intervento
dell
'
esercito
francese
che
scacciò
gli
olandesi
da
Anversa
,
fu
fondato
il
regno
del
Belgio
con
la
dinastia
dei
Coburgo
,
e
,
per
volontà
delle
cinque
potenze
,
neutralizzato
:
un
regno
che
presto
fiorì
per
traffici
e
industrie
,
e
tra
i
primi
diè
opera
a
una
fitta
rete
di
ferrovie
.
L
'
acceleramento
di
un
processo
in
corso
si
vide
altresì
nella
grande
riforma
elettorale
inglese
,
domandata
con
crescente
insistenza
da
industriali
e
operai
,
dopo
gli
avvenimenti
di
Parigi
,
mercé
agitazioni
e
dimostrazioni
,
comizi
e
cortei
,
che
talora
presero
atteggiamento
minaccioso
,
e
alla
quale
indarno
si
oppose
il
ministero
del
Wellington
,
che
cadde
nel
novembre
'30
,
e
indarno
le
votarono
contro
una
volta
la
Camera
dei
Comuni
e
un
'
altra
quella
dei
Signori
,
perché
nel
'32
fu
alfine
legge
,
e
accrebbe
di
oltre
trecentomila
il
numero
degli
elettori
e
ne
modificò
la
qualità
,
sicché
le
elezioni
che
seguirono
dettero
larga
rappresentanza
alle
nuove
classi
e
una
maggioranza
di
liberali
non
senza
un
certo
numero
di
radicali
.
Anche
in
minori
paesi
,
come
la
Svizzera
,
prevalse
,
contro
il
regime
di
patrizi
riaffermato
col
1815
e
che
la
critica
e
la
polemica
corrodevano
,
l
'
avviamento
liberale
;
e
nel
novembre
del
'30
una
dimostrazione
in
Zurigo
fu
segno
alla
trasformazione
costituzionale
e
all
'
introduzione
degli
istituti
corrispettivi
in
dodici
cantoni
,
laddove
in
altri
pochi
si
tennero
in
piedi
i
vecchi
ordinamenti
e
in
altri
si
divise
,
secondo
i
vecchi
e
ì
nuovi
la
città
dalla
campagna
.
Ciò
accadeva
tra
il
'30
e
il
'33;
e
,
poco
stante
,
il
Portogallo
vedeva
la
fine
della
lotta
tra
i
costituzionalisti
della
giovine
regina
Maria
,
sostenuta
dal
padre
don
Pedro
,
e
gli
assolutisti
di
don
Miguel
,
dando
a
costui
,
che
il
Wellington
non
aveva
mal
visto
e
Carlo
X
e
Ferdinando
VII
avevano
riconosciuto
,
l
'
ultimo
colpo
le
forze
congiunte
della
Francia
di
Luigi
Filippo
,
dell
'
Inghilterra
col
suo
ministero
liberale
,
e
della
Spagna
.
La
quale
,
da
parte
sua
,
dopo
che
Ferdinando
VII
,
ostile
all
'
Orléans
,
aveva
sofferto
un
'
incursione
preparata
in
Francia
dai
fuorusciti
spagnuoli
,
e
,
respintala
,
aveva
inacerbito
i
castighi
e
stretto
tutti
i
freni
,
anch
'
essa
,
morto
quel
re
,
attraverso
una
lotta
di
successione
tra
la
regina
madre
Cristina
,
reggente
per
la
figliuola
Isabella
,
e
il
cognato
don
Carlos
,
si
venne
discostando
dall
'
assolutismo
.
La
reggente
,
cercando
appoggio
nei
liberali
,
promulgò
nel
'34
un
estatuto
real
o
una
prima
carta
costituzionale
,
e
,
con
l
'
aiuto
dei
liberali
,
scacciò
non
solo
il
pretendente
portoghese
ma
anche
quello
spagnuolo
dal
Portogallo
,
dove
s
'
era
annidato
.
Così
la
Spagna
entrò
nella
sequela
delle
sue
vicissitudini
,
che
,
affannose
e
scompigliate
che
fossero
,
e
,
a
cagione
dei
frequenti
pronunciamientos
militari
,
retaggio
venutole
dall
'
immediato
periodo
post
napoleonico
,
e
delle
frequenti
e
più
o
meno
larvate
dittature
,
tutt
'
altro
che
liberali
nel
loro
andamento
,
non
la
riportarono
più
mai
,
almeno
in
guisa
formale
,
all
'
assolutismo
.
Altrove
,
si
tentò
e
non
si
riuscì
,
come
in
Italia
,
nel
'31
,
con
le
sollevazioni
di
Modena
e
di
Parma
,
di
Bologna
,
della
Romagna
,
delle
Marche
e
di
parte
dell
'
Umbria
,
che
inalberarono
il
vessillo
tricolore
,
stabilirono
governi
provvisori
e
legiferarono
in
senso
liberale
,
ma
che
furono
presto
buttate
giù
dall
'
intervento
austriaco
.
Le
modeste
,
le
elementari
riforme
che
,
dopo
la
repressione
,
le
potenze
in
un
loro
memoriale
consigliarono
al
governo
pretesco
,
rimasero
deserte
di
effetti
.
In
Germania
,
alcuni
piccoli
stati
,
come
il
Brunswick
e
l
'
Assia
,
mandarono
via
i
loro
stolidi
principotti
e
dai
successori
ottennero
carte
costituzionali
;
alla
medesima
concessione
fu
astretto
il
re
di
Annover
;
la
Sassonia
,
nel
'31
,
riformò
la
sua
assemblea
di
stati
;
le
camere
,
dove
già
c
'
erano
,
e
particolarmente
quelle
della
Baviera
e
del
Baden
,
si
rianimarono
,
le
opposizioni
presero
coraggio
;
nella
camera
di
Karlsruhe
l
'
oratoria
dottrinaria
dei
Rotteck
e
dei
Welcker
si
fece
ammirare
da
tutta
la
Germania
,
e
il
granduca
Leopoldo
ebbe
plausi
per
aver
lasciato
controllare
da
quell
'
assemblea
le
finanze
e
le
altre
parti
dell
'
amministrazione
e
per
aver
ampliata
la
libertà
di
stampa
;
nella
Baviera
renana
,
il
Wirth
e
il
Siebenpfeifer
pubblicavano
giornali
arditi
e
quasi
repubblicani
.
Segni
di
ripresa
si
erano
avuti
da
qualche
anno
nelle
associazioni
della
gioventù
universitaria
,
che
in
parte
avevano
tendenze
politiche
.
Ma
la
Prussia
rimase
immota
,
e
il
suo
re
,
seguendo
al
solito
il
Metternich
,
e
unito
coi
due
imperatori
,
cooperò
alla
più
aspra
repressione
e
compressione
,
tostoché
ne
porse
la
desiderata
occasione
l
'
adunata
di
Hambach
del
maggio
'32
per
l
'
anniversario
della
costituzione
bavarese
,
in
cui
trentamila
,
che
vi
concorsero
,
in
massima
parte
dalla
Baviera
renana
,
proclamarono
il
principio
della
sovranità
popolare
,
l
'
unità
e
repubblica
germanica
,
e
la
confederazione
degli
stati
liberi
dell
'
Europa
.
Oltre
i
processi
e
le
condanne
che
il
governo
bavarese
dové
eseguire
per
questi
eccessi
,
la
Dieta
federale
,
nel
giugno
,
vietò
le
società
e
adunanze
e
feste
popolari
e
l
'
esibizione
dei
colori
nazionali
,
rinnovò
i
provvedimenti
di
Karlsbad
circa
le
università
,
e
,
quel
che
era
più
,
ingiunse
ai
principi
di
respingere
ogni
tentata
diminuzione
della
loro
sovranità
,
ogni
richiesta
di
costituzione
,
e
proibì
qualsiasi
legislazione
discordante
dalle
massime
che
guidavano
la
Dieta
,
ordinando
che
a
una
istituita
commissione
permanente
di
questa
fossero
date
in
esame
le
proposte
legislative
dei
singoli
stati
.
In
conseguenza
di
ciò
,
il
Baden
dové
sospendere
la
sua
legge
sulla
stampa
.
L
'
attentato
di
Francoforte
dell
'
agosto
'33
,
da
parte
di
un
manipolo
di
congiurati
,
per
spazzar
via
la
Dieta
e
porre
in
suo
luogo
un
governo
provvisorio
,
portò
allo
scioglimento
della
camera
dell
'
Assia
,
del
paese
donde
quei
congiurati
in
gran
parte
provenivano
,
e
all
'
accresciuta
vigilanza
su
tutti
gli
stati
.
Le
tre
potenze
assolutistiche
,
nel
trattato
di
Berlino
dello
stesso
anno
,
ribadirono
il
loro
diritto
di
porgere
soccorso
per
affari
esterni
o
interni
a
ogni
sovrano
che
lo
richiedesse
,
e
senza
che
altre
potenze
avessero
a
impacciarsene
.
Ben
altrimenti
grave
e
terribile
fu
la
sconfitta
della
Polonia
,
sollevatasi
nel
novembre
del
'30
e
che
sostenne
tenaci
ed
eroici
combattimenti
fino
al
settembre
dell
'
anno
appresso
contro
il
soverchiante
esercito
russo
;
perché
,
dopo
quell
'
immenso
sforzo
di
liberazione
tornato
vano
,
la
spietata
vendetta
imperversò
sul
popolo
polacco
,
che
perse
tutte
le
istituzioni
concesse
o
semiconcesse
dall
'
imperatore
Alessandro
e
quel
tanto
di
autonomia
che
serbava
,
e
non
poté
per
più
decenni
nemmeno
tentar
di
scuotere
il
giogo
impostogli
e
reso
più
pesante
.
Questa
riscossa
e
queste
vittorie
delle
potenze
assolutistiche
,
questo
arresto
nell
'
estensione
del
moto
rivoluzionario
per
l
'
indipendenza
e
la
libertà
;
l
'
Austria
piombante
sull
'
Italia
,
senza
che
alcuno
la
contrastasse
,
a
soffocarvi
ogni
respirò
di
vita
;
la
Russia
,
che
riduceva
sotto
la
sua
piena
autocrazia
la
Polonia
e
mandava
al
palco
e
ai
luoghi
di
pena
i
patrioti
;
lo
spettacolo
dei
fuggiaschi
polacchi
,
che
si
raccolsero
principalmente
in
Francia
,
aggiungendosi
e
affratellandosi
agli
italiani
esuli
delle
recenti
e
delle
anteriori
rivoluzioni
;
lo
sdegno
per
le
straziate
e
conculcate
nazionalità
,
la
tristezza
pei
dolori
ai
quali
si
assisteva
,
la
pietà
per
le
vittime
,
l
'
ammirazione
per
il
coraggio
sfortunato
;
fecero
succedere
alla
letizia
dei
primi
momenti
un
sentimento
di
amara
delusione
,
e
pensare
e
credere
e
dire
che
la
rivoluzione
di
luglio
aveva
mancato
al
suo
fine
.
Ed
era
naturale
che
così
avvenisse
nei
contemporanei
spettatori
,
e
più
ancora
nei
lottanti
e
sofferenti
;
ma
quel
sentimento
non
può
essere
il
giudizio
dello
storico
,
che
non
commisura
i
fatti
alle
speranze
,
rispetto
alle
quali
(
che
sono
sconfinate
)
essi
riescano
sempre
piccoli
o
minori
,
ma
unicamente
ai
fatti
che
li
precessero
,
e
osserva
in
qual
senso
le
condizioni
si
sieno
modificate
e
che
cosa
sia
nato
di
nuovo
e
di
positivo
.
E
di
nuovo
era
nato
questo
,
che
l
'
assolutismo
era
crollato
in
tutta
l
'
Europa
occidentale
,
e
i
regimi
liberali
si
erano
rinvigoriti
e
fatti
meglio
rispondenti
alle
condizioni
economiche
e
sociali
:
tantoché
la
quadruplice
alleanza
del
1834
contro
don
Carlos
e
don
Miguel
poté
sembrare
per
alcun
tempo
una
risposta
alla
triplice
costituita
l
'
anno
innanzi
dalle
potenze
centrali
e
orientali
.
Il
legittimismo
ivi
decadeva
da
ideale
pratico
e
operoso
a
ideale
d
'
immaginazione
e
a
sospiro
idilliaco
;
da
partito
politico
a
circoletti
della
buona
società
,
di
decorose
vecchie
dame
e
di
squisiti
gentiluomini
,
che
si
segregavano
dal
presente
ritirandosi
nei
loro
salotti
del
Faubourg
Saint
Germain
e
in
altri
simili
angoli
eletti
della
terra
.
Talora
l
'
immaginazione
si
provava
a
discendere
nella
realtà
,
come
nella
impresa
della
duchessa
di
Berry
in
Vandea
,
della
quale
si
disse
che
la
colpa
spettava
a
Walter
Scott
,
e
a
cui
l
'
ironia
del
caso
tolse
l
'
incanto
mercé
la
prosa
di
una
particolare
condizione
fisiologica
che
l
'
eroina
dei
gigli
d
'
oro
si
era
procacciata
come
povera
debole
donna
che
non
resiste
a
lungo
al
freddo
della
vedovanza
.
Qualcuno
seppe
,
in
quell
'
avventura
,
versare
il
sangue
per
i
vecchi
suoi
re
:
altri
attesero
a
dar
soccorso
di
armi
e
di
danaro
ai
pretendenti
di
Spagna
e
di
Portogallo
;
altri
(
e
tra
questi
il
Bourmont
e
parecchi
con
lui
)
offrirono
a
quei
monarchi
del
legittimismo
le
loro
spade
,
come
più
tardi
all
'
Austria
,
che
rappresentava
il
buon
vecchio
tempo
o
,
magari
,
ai
briganti
,
che
in
nome
dei
principi
spodestati
rapinavano
e
trucidavano
:
ultimi
strascichi
o
tarde
e
alquanto
artificiali
imitazioni
delle
legioni
degli
emigrati
e
delle
Vandee
al
tempo
della
grande
rivoluzione
.
Nella
stessa
Spagna
,
che
un
ventennio
innanzi
si
era
levata
in
ogni
sua
regione
contro
i
francesi
apportatori
di
razionalistica
civiltà
,
ora
le
sole
provincie
basche
,
affezionate
ai
loro
fueros
e
costumi
medioevali
,
parteggiavano
in
modo
diretto
per
don
Carlos
e
gli
offrivano
un
punto
di
sostegno
.
La
polemica
dell
'
assolutismo
si
era
invelenita
per
quelle
rovine
accadute
,
che
lasciavano
prevedere
le
altre
non
lontane
:
come
si
osservava
in
Italia
nei
libri
del
principe
di
Canosa
e
in
quei
dialoghetti
del
conte
Monaldo
Leopardi
che
inondavano
di
rossore
il
volto
del
figlio
e
strappavano
gridi
di
stupore
e
di
orrore
al
Lamennais
.
Le
tre
potenze
assolutistiche
avevano
dovuto
accettare
,
fremendo
e
con
dispetto
,
e
non
senza
che
taluna
di
esse
,
e
in
particolare
la
Russia
,
avesse
avuto
il
serio
pensiero
di
correre
alle
armi
,
il
parziale
disfacimento
dell
'
opera
tessuta
dai
trattati
del
'15
,
e
in
Francia
la
sostituzione
degli
Orléans
ai
Borboni
maiorum
gentium
,
nel
Belgio
l
'
indipendenza
dall
'
Olanda
,
nella
Spagna
e
nel
Portogallo
la
cacciata
dei
pretendenti
,
campioni
delle
loro
sacre
idee
e
da
loro
riconosciuti
o
che
s
'
apprestavano
a
riconoscere
;
e
,
in
tutti
quei
paesi
,
la
formazione
o
il
progresso
delle
costituzioni
liberali
.
Esse
,
che
avevano
un
vincolo
particolare
tra
loro
in
quello
che
alla
nuova
coscienza
dei
popoli
pareva
un
pactum
sceleris
,
la
dilacerazione
e
spartizione
della
Polonia
,
potevano
ancor
molto
coi
loro
saldi
eserciti
,
e
con
le
loro
diplomazie
;
e
l
'
austriaca
aquila
grifagna
,
alcuni
anni
dipoi
,
giunse
perfino
a
mettere
gli
artigli
sulla
libera
città
di
Cracovia
e
a
imbrattarsi
del
sangue
dei
signori
polacchi
,
contro
i
quali
,
in
Galizia
,
disfrenò
alle
stragi
i
contadini
ruteni
.
Ma
erano
trionfi
che
valevano
disfatte
,
e
sempre
più
l
'
opinione
del
mondo
civile
stava
contro
di
loro
,
contro
i
loro
sovrani
,
contro
i
loro
ministri
,
contro
quegli
stessi
loro
eserciti
,
le
cui
virtù
,
i
cui
atti
di
bravura
erano
oggetto
non
di
ammirazione
ma
di
commiserazione
e
di
tristezza
,
e
non
muovevano
i
cuori
,
quei
cuori
che
si
struggevano
sulle
pagine
del
piccolo
libro
di
un
italiano
,
che
narrò
allora
,
senza
enfasi
e
senza
polemica
,
le
sue
"
prigioni
"
,
la
prigionia
sofferta
per
causa
di
libertà
sotto
l
'
oppressione
austriaca
.
Senonché
non
ci
fu
solo
,
in
quegli
anni
,
l
'
amarezza
di
delusione
che
si
è
detta
,
ma
un
altro
sentimento
,
una
rivolta
d
'
animo
per
mancata
fede
,
un
'
accusa
quasi
di
tradimento
,
di
cui
fu
oggetto
la
Francia
:
la
Francia
,
sulla
quale
avevano
fatto
assegnamento
gl
'
insorti
italiani
del
'31
,
sicuri
che
essa
avrebbe
posto
il
veto
col
detto
e
col
fatto
all
'
Austria
d
'
intervenire
a
favore
del
governo
papalino
;
gl
'
insorti
polacchi
,
che
da
lei
,
e
altresì
dall
'
Inghilterra
,
attendevano
i
battaglioni
in
loro
aiuto
e
avevano
mandato
in
giro
i
loro
rappresentanti
a
sollecitarli
;
i
liberali
tedeschi
del
Reno
,
che
alla
festa
di
Hambach
brindarono
al
Lafayette
.
Le
speranze
si
fondavano
non
soltanto
su
simpatie
di
singoli
e
di
privati
,
e
su
giudizi
di
scrittori
,
ma
su
incitamenti
e
affidamenti
che
erano
partiti
dai
comitati
francesi
per
l
'
emancipazione
italiana
e
per
la
ricostituzione
della
Polonia
,
e
da
uomini
autorevolissimi
di
quel
mondo
politico
,
e
anche
da
qualche
ministro
in
carica
,
e
nei
primi
tempi
anche
dal
re
Luigi
Filippo
,
il
quale
lasciò
preparare
una
spedizione
di
fuorusciti
italiani
,
che
doveva
raccogliersi
a
Marsiglia
e
fu
poi
contrammandata
.
E
più
largamente
si
fondavano
su
quel
che
la
Francia
si
vantava
di
essere
stata
nella
sua
lunga
storia
,
e
soprattutto
nella
sua
gloriosa
rivoluzione
,
la
liberatrice
dei
popoli
,
la
nemica
delle
oppressioni
,
e
che
oramai
diceva
di
essere
ridiventata
con
la
sua
ultima
rivoluzione
,
che
avrebbe
ripigliato
l
'
opera
dell
'
altra
,
avrebbe
continuato
con
diverso
spirito
quella
di
Napoleone
,
e
spezzato
le
catene
dei
popoli
e
,
col
concorso
di
essi
tutti
,
creato
una
nuova
Europa
.
Pur
testé
i
suoi
storici
,
i
Guizot
e
i
Michelet
,
le
avevano
conferita
per
questa
parte
il
primato
,
come
quella
che
era
"
il
centro
e
il
focolare
della
civiltà
europea
"
(
diceva
il
primo
)
;
come
quella
(
diceva
l
'
altro
)
che
avrebbe
attuato
,
dopo
la
rivoluzione
cristiana
,
un
'
altra
,
non
meno
grandiosa
,
affatto
sociale
e
umana
;
come
quella
(
soggiungeva
il
Buchez
)
che
"
sola
era
in
grado
di
comprendere
e
compiere
un
'
opera
disinteressata
"
.
Ed
ecco
che
a
questo
primato
,
a
quelle
promesse
,
a
quella
fiducia
essa
era
venuta
meno
e
,
dopo
aver
eccitato
i
popoli
a
sollevarsi
,
li
aveva
abbandonati
ai
loro
carnefici
,
aveva
patteggiato
coi
re
,
e
aveva
detto
per
bocca
dei
suoi
ministri
che
"
il
sangue
dei
francesi
appartiene
solo
alla
Francia
"
,
e
annunziato
freddamente
che
"
l
'
ordine
regnava
a
Varsavia
"
.
C
'
era
,
in
quell
'
atteggiamento
francese
,
una
realtà
e
un
'
illusione
,
o
piuttosto
la
realtà
di
un
certo
genere
che
,
trasferita
in
un
altro
genere
,
si
mutava
in
illusione
.
La
realtà
era
l
'
effettiva
disposizione
dello
spirito
francese
,
che
già
la
sua
lingua
così
agile
e
conversevole
attesta
,
a
diffondere
e
a
far
valere
praticamente
la
raison
,
che
è
tutt
'
insieme
umanità
ed
eguaglianza
e
libertà
e
giustizia
;
e
un
impulso
generoso
,
se
anche
talvolta
frammischiato
di
autocompiacenza
nella
ricerca
della
gloire
,
un
impulso
che
si
potrebbe
rintracciare
già
nel
medioevo
della
cavalleria
e
delle
crociate
e
che
proruppe
col
prorompere
della
rivoluzione
del
1789
e
formò
tradizione
e
scuola
.
Ma
il
popolo
francese
,
che
nutriva
questo
modo
di
sentire
e
in
parte
lo
praticava
,
non
poteva
coincidere
col
popolo
francese
in
quanto
componeva
lo
stato
francese
,
che
,
come
ogni
stato
,
obbediva
alle
leggi
della
politica
,
e
perciò
della
propria
salvezza
e
conservazione
;
e
sebbene
i
modi
del
sentire
non
rimangano
inoperosi
neppure
nella
politica
,
vi
operano
solo
in
quanto
a
questa
è
dato
riceverli
e
farli
suoi
,
cioè
mediatamente
e
non
già
immediatamente
,
come
stranamente
si
pretende
quando
li
si
vuol
chiamare
a
dettare
le
norme
alla
politica
o
a
mettersi
al
suo
luogo
.
La
differenza
era
stata
già
praticamente
sperimentata
e
sofferta
dai
patrioti
e
giacobini
italiani
,
alla
calata
dei
francesi
in
Italia
col
Bonaparte
e
con
gli
altri
loro
generali
,
sospirati
e
invocati
e
aspettati
redentori
,
e
che
invece
smunsero
le
popolazioni
italiane
a
profitto
della
Francia
,
le
lasciarono
talora
in
asso
,
ne
fecero
perfino
materia
di
negozio
,
come
di
Venezia
a
Campoformio
.
Il
Lafayette
e
gli
altri
suoi
amici
e
correligionari
unificavano
troppo
questi
due
diversi
aspetti
delle
cose
,
e
promettevano
o
lasciavano
sperare
quel
che
non
era
dato
né
a
essi
né
ad
altri
attenere
.
Lo
stato
francese
,
uscito
dalla
rivoluzione
di
luglio
col
nuovo
suo
re
,
aveva
pericoli
interni
ed
esterni
,
che
doveva
fronteggiare
o
scansare
,
difficoltà
ed
interessi
a
cui
doveva
provvedere
.
La
Russia
,
che
tardò
a
riconoscere
Luigi
Filippo
,
sarebbe
entrata
in
guerra
,
e
forse
avrebbe
trascinato
l
'
Austria
,
se
l
'
insurrezione
polacca
non
l
'
avesse
al
momento
buono
occupata
,
e
se
l
'
Austria
non
fosse
stata
richiamata
agli
affari
d
'
Italia
;
e
l
'
Austria
,
per
intanto
,
avendo
in
mano
il
figlio
di
Napoleone
,
minacciava
di
suscitare
,
contro
gli
Orléans
,
il
bonapartismo
:
all
'
interno
,
i
repubblicani
erano
baldanzosi
ed
eccitavano
a
rivolgimenti
.
Il
principio
del
non
intervento
,
che
il
nuovo
regime
aveva
affermato
contro
quello
della
Santa
Alleanza
e
che
aveva
fatto
mettere
le
ali
a
tante
speranze
,
era
,
e
non
poteva
non
essere
,
una
formola
politica
,
coi
sussistenti
equivoci
e
con
gli
effetti
oratori
delle
formole
politiche
,
e
voleva
dire
(
come
all
'
occasione
fu
poi
spiegato
)
che
la
Francia
avrebbe
respinto
ogni
intervento
straniero
nelle
faccende
sue
interne
,
lo
avrebbe
tenuto
lontano
dai
paesi
che
erano
nella
cerchia
dei
suoi
prossimi
interessi
,
e
che
qui
sarebbe
anche
intervenuta
quando
la
sua
politica
ciò
permettesse
o
richiedesse
,
come
fece
nel
Belgio
e
nel
Portogallo
,
e
avrebbe
lasciato
invece
intervenire
la
Russia
in
Polonia
e
l
'
Austria
in
Italia
,
quando
non
le
era
possibile
impedirlo
senza
impigliarsi
in
una
disastrosa
o
assai
rischiosa
guerra
,
e
tutt
'
al
più
,
come
fece
in
Italia
,
avrebbe
occupato
Ancona
per
significare
all
'
Austria
che
non
intendeva
consentirle
di
estendere
il
suo
dominio
in
Italia
e
per
indurla
,
compiute
le
sue
operazioni
militaresche
e
poliziesche
,
a
sgombrare
le
terre
occupate
.
Non
per
questo
alla
politica
francese
mancavano
tratti
civili
e
liberali
e
umanitari
,
come
non
mancavano
all
'
Inghilterra
,
che
similmente
intendeva
l
'
intervento
e
il
non
intervento
,
e
alla
quale
-
sebbene
tante
volte
sia
stato
imprecato
alla
"
perfida
Albione
"
-
non
si
vorrà
certamente
negare
il
molto
che
ha
fatto
per
l
'
indipendenza
,
la
libertà
e
la
civiltà
dei
popoli
.
Ogni
altra
forma
di
partecipazione
alle
cause
dei
popoli
asserviti
e
oppressi
era
e
doveva
restare
,
in
Inghilterra
come
in
Francia
,
cosa
di
privati
;
e
in
ciò
il
Lafayette
e
i
suoi
amici
bene
si
adoperarono
,
e
quegli
italiani
e
quei
polacchi
,
che
lo
stato
francese
non
poté
soccorrere
nelle
loro
patrie
,
trovarono
in
Francia
,
come
in
Inghilterra
e
nel
Belgio
e
bella
Svizzera
,
presso
i
liberali
,
amicizie
e
conforti
,
e
furono
spesso
protetti
contro
certe
durezze
che
i
governi
della
Francia
e
degli
altri
paesi
esercitavano
,
e
formarono
colà
il
drappello
dei
militi
della
nazionalità
e
della
libertà
,
il
simbolo
della
fratellanza
dei
popoli
di
sopra
alle
lotte
di
esistenza
dei
singoli
stati
.
Ma
,
riguardando
poi
quell
'
idea
del
primato
francese
nei
popoli
che
vi
avevano
creduto
e
che
in
tale
fede
erano
stati
confermati
dalle
barricate
di
luglio
,
e
che
avevano
aspettato
l
'
adempimento
di
quell
'
obbligo
di
nobiltà
,
se
è
da
tener
conto
delle
condizioni
disperate
in
cui
essi
si
trovavano
,
divisi
e
sparsi
e
disarmati
sotto
la
pressura
di
potenti
stati
militari
che
li
stringevano
in
una
rete
di
fortezze
e
di
guarnigioni
e
ne
invigilavano
con
le
loro
polizie
ogni
atto
e
ogni
parola
,
e
se
il
loro
spiare
ansiosi
,
come
degli
italiani
disse
il
Manzoni
,
l
'
apparire
sulle
Alpi
di
un
amico
stendardo
,
era
la
necessità
di
un
evento
che
rompesse
in
qualche
punto
quel
cerchio
di
ferro
e
aprisse
l
'
adito
al
loro
insorgere
e
combattere
,
è
da
ammettere
anche
,
d
'
altra
parte
,
che
essi
peccavano
di
sfiducia
nelle
proprie
forze
,
e
dalla
giustificata
prudenza
cadevano
nell
'
ingiustificato
avvilimento
e
nell
'
ignavia
,
dimenticando
che
la
linea
del
possibile
si
sposta
grandemente
mercé
l
'
audacia
inventrice
e
la
forza
creatrice
della
volontà
che
veramente
vuole
.
Alla
saggezza
di
non
più
cullarsi
in
illusioni
aspettando
dalla
politica
degli
stati
quel
ch
'
essa
non
fornisce
o
non
fornisce
per
proprio
istituto
,
di
non
più
contare
sul
primato
francese
e
sul
dovere
francese
dell
'
"
iniziativa
"
,
doveva
andare
congiunto
un
risveglio
di
quella
fiducia
in
sé
medesimi
,
nella
propria
"
iniziativa
"
,
l
'
educazione
della
volontà
con
l
'
azione
,
e
il
tentare
e
ritentare
e
non
darsi
mai
per
vinti
,
insorgere
,
accettare
l
'
eventuale
o
anche
la
sicura
sconfitta
e
insorgere
di
nuovo
,
la
generosità
del
sacrificio
nella
sicura
coscienza
della
vittoria
finale
,
la
quale
era
da
cercare
per
questa
,
che
è
la
sua
via
regia
,
e
non
nelle
combinazioni
degli
interessi
particolari
e
nel
fantasticare
su
possibili
accidenti
fortunati
.
È
nella
percezione
di
questa
verità
,
e
nella
risolutezza
inflessibile
di
comportarsi
in
guisa
ad
essa
conforme
,
la
grandezza
vera
di
Giuseppe
Mazzini
,
che
nel
'31
il
governo
piemontese
lasciava
partire
per
l
'
esilio
,
inconsapevole
di
dare
con
quell
'
esilio
all
'
Italia
,
e
a
tutti
i
popoli
cercanti
libertà
,
il
loro
maggior
maestro
di
vita
.
Ma
non
tardò
ad
accorgersi
di
lui
e
a
conoscerlo
la
polizia
austriaca
,
e
il
Metternich
,
che
lo
qualificò
"
uno
degli
uomini
più
pericolosi
"
della
fazione
giovanile
e
irrequieta
.
Il
Mazzini
vide
che
c
'
è
qualcosa
di
più
fondamentale
che
non
sia
la
politica
maneggiata
dagli
uomini
di
stato
,
qualcosa
che
deve
farsi
quando
non
si
può
far
questa
,
e
prima
di
far
questa
;
ed
è
di
svegliare
nell
'
uomo
il
sentimento
dell
'
universale
,
l
'
ideale
,
e
con
esso
la
coscienza
della
missione
che
a
ciascuno
è
assegnata
,
e
del
dovere
che
ne
sorge
,
e
della
dedizione
di
tutto
sé
stesso
a
questo
dovere
,
che
potenzia
le
forze
e
rende
possibile
quel
che
agli
uomini
di
poca
fede
sembra
impossibile
.
Perciò
contro
l
'
antiquata
Carboneria
,
ancora
qua
e
là
sopravvivente
in
Italia
e
alla
quale
egli
stesso
era
appartenuto
,
usa
ai
calcoli
politici
e
alla
ricerca
degli
espedienti
,
contro
gl
'
invecchiati
in
quelle
idee
e
in
quegli
abiti
,
fondò
nel
'32
la
Giovine
Italia
,
che
risaliva
alle
fonti
religiose
del
carattere
virile
e
combattente
;
contro
l
'
aspettazione
della
"
iniziativa
"
francese
,
e
nella
delusione
che
anche
a
lui
aveva
data
la
rivoluzione
di
luglio
,
contro
tutte
le
speranze
riposte
nei
governi
stranieri
,
inculcò
all
'
italiano
e
agli
altri
popoli
l
'
"
iniziativa
"
di
ciascuno
;
e
abbozzò
,
in
contrasto
con
l
'
egemonia
francese
,
una
Giovine
Europa
.
"
L
'
albero
della
libertà
non
fruttifica
(
egli
ripeteva
)
se
non
impiantato
da
mani
cittadine
e
fecondato
da
sangue
cittadino
e
tutelato
da
spade
cittadine
"
.
Questa
sua
grandezza
(
come
,
del
resto
,
viene
generalmente
sentito
e
riconosciuto
)
è
grandezza
morale
,
di
un
apostolo
che
vive
quel
che
crede
e
opera
del
pari
con
la
parola
rischiaratrice
e
infiammatrice
e
con
l
'
esempio
,
e
similmente
consiglia
e
spinge
a
comportarsi
quelli
a
cui
s
'
indirizza
e
che
raccoglie
attorno
a
sé
.
Tutto
il
rimanente
,
nel
suo
complesso
d
'
idee
,
o
non
gli
è
proprio
,
o
è
secondario
,
o
è
vago
ed
errato
.
L
'
idea
dell
'
unità
repubblicana
d
'
Italia
apparteneva
già
alla
tradizione
,
dalla
quale
egli
forse
l
'
attinse
,
dei
giacobini
italiani
,
che
,
come
lui
,
dalla
delusione
e
dal
disgusto
per
l
'
opera
della
Francia
direttoriale
in
Italia
furono
condotti
a
disegnare
la
repubblica
italiana
una
e
indivisibile
,
allora
,
al
tempo
delle
repubbliche
batava
ed
elvetica
,
certo
meno
lontana
dalla
realtà
di
quel
che
era
diventata
nel
secolo
decimonono
:
senonché
quelli
non
vi
portarono
,
come
lui
,
sentimento
religioso
e
ardore
d
'
apostolato
,
e
la
loro
idea
non
attecchì
e
non
ebbe
,
come
si
dice
,
efficacia
dinamica
.
Il
concetto
delle
nazioni
,
e
della
missione
che
spetta
a
ciascuna
,
era
stato
dei
filosofi
e
storici
tedeschi
,
e
apparteneva
al
comune
patrimonio
intellettuale
,
se
anche
fu
da
lui
validamente
promosso
e
impiantato
nella
coscienza
europea
e
reso
popolare
.
La
sostituzione
,
che
egli
accennò
a
fare
,
del
primato
italiano
al
primato
francese
non
serba
altro
valore
che
di
un
mito
a
conforto
di
orgoglio
per
un
popolo
che
deve
rialzarsi
e
combattere
;
ed
era
stato
preceduto
,
oltreché
da
quello
francese
,
dal
mito
del
primato
tedesco
,
asserito
in
condizioni
analoghe
dal
Fichte
,
e
fu
accompagnato
e
seguito
dal
diverso
"
primato
d
'
Italia
"
del
Gioberti
e
dal
primato
polacco
del
Cieszkowski
e
,
se
si
vuole
,
dallo
svizzero
di
Melchiorre
Hirzel
,
che
nella
Svizzera
profetava
il
centro
generatore
della
repubblica
europea
,
libera
dal
cristianesimo
e
governata
dalla
moderna
filosofia
.
Maggiore
restrizione
è
da
fare
circa
le
sue
costruzioni
dottrinali
,
dove
,
animato
com
'
esso
era
da
un
vigoroso
sentimento
della
libertà
,
e
dalle
forze
liberali
facendo
scaturire
il
moto
d
'
indipendenza
e
di
nazionalità
,
per
difetto
di
approfondimento
speculativo
e
di
senso
storico
non
riuscì
a
formolare
e
dedurre
teoricamente
il
concetto
di
libertà
,
e
anzi
teoricamente
lo
compromise
,
e
quasi
lo
negò
,
accogliendo
dal
sansimonismo
il
principio
dell
'
associazione
contro
quello
della
gara
,
e
la
nuova
religione
umanitaria
con
dommi
,
teologia
,
culto
e
disciplina
,
e
,
se
non
proprio
con
un
papa
,
con
un
concilio
religioso
messo
a
capo
dei
popoli
,
e
la
poesia
e
l
'
arte
inservienti
ai
fini
sociali
,
e
simili
;
come
dall
'
ideologia
democratica
accolse
la
vaga
idea
di
Popolo
,
oscillante
fra
il
tutto
e
la
parte
,
e
,
in
fondo
,
una
rappresentazione
generale
a
cui
porgevano
gli
elementi
i
contadini
spagnuoli
della
sollevazione
contro
i
francesi
e
i
volontari
e
i
soldati
delle
guerre
della
repubblica
del
'93
,
onde
egli
sognò
la
sua
insurrezione
di
guerriglie
da
accendere
da
un
capo
all
'
altro
d
'
Italia
come
di
ogni
altro
paese
da
liberare
.
Nonostante
tutto
questo
,
nonostante
che
egli
non
fosse
né
un
coerente
pensatore
né
un
uomo
di
stato
,
il
Mazzini
ascese
a
potenza
intellettuale
,
morale
e
altresì
politica
nella
vita
europea
,
e
a
lui
facevano
capo
i
patrioti
e
rivoluzionari
d
'
ogni
paese
e
contro
di
lui
conducevano
una
quotidiana
guerra
,
coi
mezzi
dello
spionaggio
e
delle
insidie
,
i
governi
assolutistici
e
conservatori
.
E
se
,
in
quegli
anni
dopo
il
'30
,
si
formò
o
piuttosto
si
accrebbe
(
perché
non
è
mancata
mai
e
non
manca
neppur
ora
del
tutto
)
una
comune
coscienza
europea
,
un
comune
fondo
di
idee
,
un
comune
giudicare
,
una
comune
opinione
,
una
comune
sensibilità
,
e
quasi
un
tribunale
i
cui
pronunciati
non
si
trascurano
senza
grave
sanzione
,
certo
non
fu
,
questa
,
opera
di
un
uomo
solo
,
e
anzi
nasceva
all
'
intimo
del
moto
liberale
,
in
quanto
prosecuzione
di
quello
illuministico
;
ma
il
Mazzini
vi
contribuì
nel
generale
e
nel
particolare
,
con
l
'
afflato
del
suo
spirito
religioso
e
con
l
'
amore
onde
sentì
e
comprese
e
abbracciò
tutti
i
più
diversi
popoli
,
e
con
l
'
italiano
il
tedesco
,
e
quelle
popolazioni
slave
meridionali
che
pel
primo
egli
scoperse
e
alle
quali
segnò
l
'
avvenire
.
Le
voci
di
scoraggiamento
,
incidenti
naturali
in
tutte
le
guerre
e
in
tutte
le
imprese
,
e
,
per
la
loro
logica
inconcludenza
e
pratica
sterilità
,
destinate
ad
essere
via
via
sommerse
dalla
necessità
del
fare
e
dell
'
andare
innanzi
,
erano
altresì
rintuzzate
da
voci
opposte
,
come
quella
del
Lamennais
,
che
nel
'35
scriveva
allo
stesso
Mazzini
:
"
Prenez
courage
,
monsieur
;
les
mères
enfantent
pour
vous
"
.
E
tanto
bene
le
madri
attesero
a
quest
'
ufficio
che
in
Italia
,
nel
'46
,
il
poeta
Giusti
,
ammonendo
un
personaggio
della
reazione
che
il
tempo
galantuomo
aveva
preso
l
'
aìre
verso
la
libertà
,
soggiungeva
:
Se
non
lo
crede
,
il
campanil
del
Duomo
è
là
che
parla
a
chi
lo
vuol
capire
:
a
battesimo
suoni
o
a
funerale
,
muore
un
brigante
e
nasce
un
liberale
.
In
Italia
,
i
giovani
sovrani
dei
due
principali
suoi
stati
,
il
regno
delle
due
Sicilie
e
quello
di
Sardegna
,
erano
entrambi
antiliberali
,
legati
da
giuramenti
e
trattati
a
non
concedere
ordinamenti
costituzionali
e
avversi
a
questi
per
la
mente
loro
di
clericali
e
addirittura
di
bacchettoni
,
sebbene
l
'
uno
,
Carlo
Alberto
,
di
temperamento
e
di
educazione
militare
,
nutrisse
ambizioni
d
'
ingrandimenti
e
perciò
riguardasse
come
naturale
nemica
l
'
Austria
,
e
l
'
altro
,
Ferdinando
II
,
non
avesse
di
coteste
ambizioni
,
e
non
avversasse
l
'
Austria
,
pur
geloso
di
governare
senza
ingerenze
austriache
né
di
altre
potenze
.
Meno
fanatico
e
più
avveduto
,
egli
diè
amnistie
ai
condannati
politici
,
richiamò
esuli
,
si
valse
degli
uomini
del
decennio
napoleonico
e
della
rivoluzione
del
'20
,
fu
indulgente
verso
coloro
che
cospirarono
e
tentarono
insurrezioni
e
attentarono
alla
sua
vita
,
non
volle
sapere
d
'
intrighi
assolutistici
internazionali
,
laddove
Carlo
Alberto
favorì
il
carlismo
e
il
miguelismo
,
e
,
in
odio
della
monarchia
di
luglio
,
diè
appoggio
alla
duchessa
di
Berry
,
e
punì
spietato
e
crudele
i
primi
cospiratori
della
Giovine
Italia
,
suoi
sudditi
.
Ma
l
'
uno
e
l
'
altro
intrapresero
riforme
amministrative
,
curarono
le
finanze
dello
stato
e
la
vita
economica
dei
loro
paesi
,
negoziarono
trattati
di
commercio
,
costruirono
ferrovie
,
con
più
estesi
e
più
intensi
effetti
,
correlativi
alla
situazione
geografica
e
agli
antecedenti
storici
,
nel
Piemonte
che
non
nell
'
Italia
meridionale
.
Così
l
'
uno
e
l
'
altro
,
indirettamente
e
inconsapevolmente
,
aiutavano
e
preparavano
il
progresso
della
libertà
,
come
da
parte
loro
quei
gentiluomini
e
quella
borghesia
colta
,
che
in
Piemonte
,
in
Toscana
e
altrove
si
occupavano
di
esperimenti
agrari
,
di
scuole
ed
asili
d
'
infanzia
,
di
mutuo
insegnamento
,
di
provvidenze
per
il
popolo
.
I
congressi
degli
scienziati
italiani
,
che
si
susseguirono
regolarmente
dopo
quello
di
Pisa
del
'39
,
e
che
i
principi
(
tranne
il
papa
)
non
vietarono
e
anche
favorirono
,
concorrevano
allo
stesso
effetto
.
Nello
stato
della
Chiesa
,
dove
ai
moti
del
'31
era
succeduto
un
lurido
governo
di
cardinali
legati
che
adoperavano
assoldate
bande
di
malfattori
,
tutto
stava
immobile
a
segno
che
,
dopo
circa
un
quindicennio
,
i
liberali
potevano
,
per
mezzo
del
Farini
,
adottare
a
propria
richiesta
,
nel
Memorando
di
Rimini
del
'45
,
il
memoriale
presentato
dalle
potenze
,
nel
'31
,
al
cardinal
Bernetti
;
e
,
quanto
a
progressi
economici
,
famoso
è
rimasto
il
detto
del
papà
,
Gregorio
XVI
,
che
le
ferrovie
e
la
trazione
a
vapore
fossero
opere
di
Satana
:
che
era
,
del
resto
,
un
detto
non
privo
,
a
suo
modo
,
di
acume
e
di
logica
coerenza
.
La
Giovine
Italia
si
sparse
rapidamente
,
soprattutto
nell
'
Italia
settentrionale
e
nella
media
,
e
si
contavano
a
decine
di
migliaia
i
suoi
adepti
,
e
gli
scritti
del
Mazzini
,
sfuggendo
agli
occhi
delle
polizie
,
circolavano
e
,
sebbene
non
convertissero
gli
animi
a
quei
concetti
sociali
e
religiosi
,
e
neppure
v
'
inserissero
fortemente
l
'
idea
politica
repubblicana
,
li
disponevano
alla
rivoluzione
e
li
tempravano
agli
ardimenti
e
ai
sacrifizi
.
Ma
l
'
auspicata
insurrezione
popolare
e
generale
non
scoppiò
,
e
,
dopo
il
disgraziato
tentativo
nel
'34
di
una
spedizione
in
Savoia
,
anche
i
tentativi
abortiti
si
fecero
radi
,
come
quello
della
Romagna
nel
'43
e
l
'
altro
di
Cosenza
nel
'44
,
e
,
qualche
mese
dopo
,
lo
sbarco
in
Calabria
dei
Bandiera
;
quantunque
il
Mazzini
da
Londra
,
dove
,
allontanato
dalla
Svizzera
,
aveva
preso
dimora
,
non
cessasse
di
pensarvi
e
ne
studiasse
di
nuovi
coi
suoi
emissari
e
corrispondenti
,
tra
i
quali
il
Fabrizi
a
Malta
.
A
contrasto
del
Mazzini
e
dei
suoi
concetti
politici
e
del
suo
metodo
,
e
fuori
delle
sètte
e
cospirazioni
,
si
formava
e
cresceva
in
Italia
l
'
altro
partito
,
che
allora
grandeggiò
,
dei
liberali
moderati
,
i
quali
,
diversamente
dal
Mazzini
e
dai
suoi
,
erano
,
nei
convincimenti
religiosi
,
tutti
o
quasi
tutti
cattolici
,
e
,
per
reminiscenze
di
storia
medioevale
,
ebbero
il
nome
di
"
neoguelfi
"
.
Furono
essi
quei
cattolici
liberali
,
ai
quali
ci
siamo
riferiti
nel
delineare
la
dialettica
delle
fedi
politiche
all
'
inizio
del
secolo
decimonono
,
e
che
bisogna
accuratamente
distinguere
dagli
altri
dello
stesso
nome
,
che
contemporaneamente
si
levarono
e
fecero
parlar
di
sé
in
Francia
,
nel
Belgio
e
altrove
,
i
quali
meriterebbero
di
esser
chiamati
piuttosto
,
a
significare
la
loro
genuina
natura
e
vero
carattere
,
clericali
liberali
o
clericali
liberaleggianti
.
È
tanto
più
necessario
staccarli
da
costoro
in
quanto
,
non
solo
spesso
sono
stati
messi
insieme
alla
rinfusa
,
ma
per
tal
confusione
furono
malamente
giudicati
da
uomini
come
il
Quinet
,
che
accusò
i
Balbo
,
i
Troya
,
i
Rosmini
,
i
Gioberti
di
lavorare
a
distruggere
l
'
ultimo
rifugio
dello
spirito
italiano
,
il
pensiero
,
dando
il
colpo
di
grazia
al
loro
popolo
,
e
di
esser
seguaci
dei
De
Maistre
,
dei
De
Bonald
,
dei
Görres
,
dei
Günther
,
e
simili
.
Basta
por
mente
,
quanto
a
idee
religiose
,
che
il
loro
cattolicismo
o
era
semplice
ravvivamento
dei
motivi
etici
e
spirituali
del
cristianesimo
,
o
continuazione
e
riflesso
del
giansenismo
,
che
così
fortemente
aveva
operato
sui
regalisti
e
riformisti
e
rivoluzionari
alla
fine
del
secolo
precedente
,
e
il
cui
influsso
era
giunto
anche
al
Mazzini
;
e
che
essi
si
dimostrarono
costantemente
antigesuitici
e
che
c
'
erano
tra
loro
di
quelli
che
avrebbero
volentieri
tolto
al
papa
ogni
dominio
temporale
,
restituendolo
a
un
ufficio
unicamente
spirituale
,
e
che
tutti
,
dal
più
al
meno
,
ebbero
in
mente
una
più
o
meno
radicale
"
riforma
della
Chiesa
"
.
La
loro
moderazione
era
senno
politico
,
al
quale
appariva
campata
in
aria
l
'
idea
della
Repubblica
italiana
,
e
quella
stessa
dell
'
unità
statale
di
tutta
la
nazione
,
fantastici
gli
appelli
al
fantastico
popolo
che
dai
campi
e
dalle
officine
si
sarebbe
levato
a
scacciare
con
armi
improvvisate
lo
straniero
e
i
despoti
indigeni
,
poco
conducenti
le
cospirazioni
e
dannoso
il
metodo
del
tutto
o
nulla
;
onde
pensavano
ché
si
dovesse
far
fondamento
sulle
classi
colte
,
e
non
disperare
affatto
dei
re
e
degli
altri
principi
,
e
preferire
alle
segrete
la
cospirazione
all
'
aria
aperta
,
e
chiedere
via
via
quel
che
c
'
era
speranza
di
ottenere
,
riforme
amministrative
,
rappresentanze
d
'
interessi
,
consulte
,
e
,
più
in
là
,
costituzioni
politiche
,
e
considerare
la
situazione
internazionale
e
valersi
delle
occasioni
che
offriva
o
che
avrebbe
offerto
per
mandar
via
gli
austriaci
dall
'
Italia
e
per
comporre
una
federazione
di
stati
italiani
:
ché
in
questi
due
fini
supremi
,
indipendenza
italiana
e
libertà
politica
,
concordavano
coi
mazziniani
e
coi
democratici
e
anticlericali
,
differendo
da
essi
nell
'
immagine
del
desiderato
avvenire
e
nei
mezzi
da
usare
nel
presente
,
e
nell
'
intonazione
della
polemica
e
della
propaganda
.
Il
De
Sanctis
osservò
che
i
due
partiti
o
"
scuole
"
manifestavano
tutta
la
loro
diversità
nella
loro
prosa
:
nei
moderati
o
liberali
,
stile
analitico
,
lingua
prossima
alla
parlata
,
popolarità
,
piano
discorrere
,
ragionata
persuasione
,
uso
dell
'
ironia
;
nei
mazziniani
e
democratici
,
stile
sintetico
,
lingua
aulica
,
modi
solenni
e
talvolta
retorici
,
l
'
invettiva
,
il
sarcasmo
:
gli
uni
avevano
innanzi
un
popolo
reale
da
educare
,
gli
altri
un
popolo
immaginario
da
eccitare
.
Ma
,
nella
realtà
,
l
'
un
partito
non
abbatteva
né
diradicava
l
'
altro
,
e
piuttosto
ne
compieva
le
manchevolezze
:
il
che
apparve
nel
corso
degli
avvenimenti
,
e
si
vedeva
per
intanto
nel
trapasso
di
taluni
dei
loro
uomini
dall
'
uno
all
'
altro
,
nei
bisogni
che
gli
uni
provavano
talvolta
di
maggiore
ardimenti
e
gli
altri
di
maggiore
moderazione
(
più
conservatore
il
Balbo
,
tendente
a
democrazia
il
Gioberti
,
pronto
a
rompere
gl
'
indugi
il
D
'
Azeglio
e
a
richiedere
indipendenza
e
libertà
insieme
)
;
e
,
infine
,
nelle
cooperazioni
a
cui
si
trovavano
indotti
;
senza
dire
che
lo
stesso
Mazzini
,
sia
pure
per
brevi
momenti
,
non
ripugnò
a
cedere
il
passo
a
Carlo
Alberto
,
e
forse
finanche
a
Pio
IX
,
e
alla
monarchia
che
sciogliesse
il
voto
nazionale
.
Tutti
erano
tratti
praticamente
,
quali
che
fossero
le
loro
illusioni
,
a
quel
che
era
pratico
e
attuabile
;
e
,
quanto
all
'
inattuabile
,
l
'
idea
mazziniana
della
Repubblica
italiana
contrastava
alle
condizioni
di
fatto
,
che
sono
mutevoli
,
ma
quella
giobertiana
del
papa
nazionalistico
e
liberale
era
contradittoria
nella
logica
,
che
non
muta
.
Nondimeno
,
anche
questa
idea
giobertiana
,
che
aveva
dell
'
ambiguo
nell
'
alquanto
ambiguo
autore
,
odiatore
dei
gesuiti
ma
non
alieno
dal
loro
fare
tortuoso
e
dai
loro
infingimenti
,
e
,
in
ogni
caso
,
confuso
o
perplesso
nei
suoi
concetti
e
trasmutabile
in
molte
guise
,
produsse
effetti
benefici
;
e
,
se
i
chiaroveggenti
ne
scorgevano
la
fallacia
,
per
molti
cattolici
,
per
molti
giovani
preti
e
anche
per
alcuni
personaggi
dell
'
alto
clero
,
quel
mito
papale
fu
il
varco
aperto
all
'
intenso
loro
desiderio
di
risorgimento
nazionale
,
di
progresso
civile
e
di
rinnovata
vita
religiosa
.
La
scuola
moderata
del
cattolicismo
liberale
produsse
allora
quasi
tutti
i
libri
di
filosofia
,
di
storia
,
di
romanzi
,
di
versi
,
che
coltivarono
questi
desideri
negli
italiani
:
dai
trattati
del
Rosmini
e
del
Gioberti
,
dalle
storie
del
Troya
e
del
Balbo
,
del
Capponi
e
del
Tosti
,
al
romanzo
e
alle
tragedie
del
Manzoni
,
che
era
stato
il
precursore
,
agli
Ettore
Fieramosca
e
Niccolò
dei
Lapi
del
D
'
Azeglio
,
alle
satire
del
Giusti
;
ma
,
per
l
'
unità
di
intenti
fondamentali
nelle
due
opposte
scuole
,
furono
altresì
letti
quelli
meno
sostanziosi
dei
cosiddetti
"
ghibellini
"
,
come
le
tragedie
antipapali
e
antistraniere
del
Niccolini
,
o
meno
educativi
,
come
i
romanzi
convulsi
del
byroniano
Guerrazzi
,
e
se
ne
assimilò
quel
che
di
buono
e
di
vero
se
ne
poteva
assimilare
.
Anche
alla
scuola
moderata
si
deve
il
più
realistico
avviamento
dato
alle
discussioni
politiche
,
nelle
Speranze
d
'
Italia
del
Balbo
,
nei
Casi
di
Romagna
del
D
'
Azeglio
,
e
nei
libri
del
Durando
,
del
Galeotti
e
di
altri
;
e
nel
suo
seno
si
ebbe
qualche
primo
accenno
di
un
orientamento
della
politica
nazionale
verso
il
Piemonte
.
Fuori
della
scuola
cattolico
liberale
,
nel
puro
pensiero
filosofico
e
critico
moderno
,
che
in
quella
si
trovava
commisto
e
conciliato
alquanto
estrinsecamente
con
la
religione
tradizionale
,
pochi
ingegni
,
e
di
giovani
,
cominciavano
a
muoversi
;
e
altresì
fuori
di
essa
,
nel
pensiero
liberale
e
laico
,
uno
,
che
era
anche
lui
un
giovane
,
si
veniva
formando
,
Camillo
di
Cavour
,
che
ricevé
forte
la
scossa
della
rivoluzione
di
luglio
,
e
non
seguì
gli
ideali
del
Mazzini
e
accettò
la
politica
media
o
temperata
.
Il
Cavour
scriveva
a
quel
tempo
:
"
Non
vi
è
uomo
grande
che
non
sia
liberale
:
il
grado
dell
'
amore
della
libertà
è
in
ciascun
uomo
proporzionato
all
'
educazione
morale
a
cui
è
giunto
;
e
scriveva
ancora
,
nel
suo
Diario
:
"
Nous
autres
qui
n
'
avons
pas
de
foi
religieuse
,
il
faut
que
notre
tendresse
s
'
épuise
au
profit
de
l
'
humanité
"
.
E
a
lui
sarebbe
toccato
di
svolgere
in
forma
concreta
e
attuare
gran
parte
di
quanto
la
scuola
moderata
aveva
desiderato
e
voluto
e
preparato
,
anche
nei
rapporti
religiosi
,
con
la
libera
chiesa
nello
stato
libero
e
con
la
proclamazione
della
Roma
,
che
era
del
papa
,
a
capitale
del
regno
d
'
Italia
.
L
'
altro
popolo
,
che
,
al
pari
dell
'
italiano
,
doveva
tutto
insieme
risolvere
il
problema
della
libertà
e
quello
,
se
non
dell
'
indipendenza
,
dell
'
unità
nazionale
,
il
tedesco
,
non
solo
non
ebbe
questa
fortuna
che
i
suoi
vari
partiti
,
sotto
diverse
apparenze
e
con
diversa
accentuazione
,
andassero
verso
un
unico
fine
,
ma
continuò
nel
dualismo
,
onde
non
gli
riuscì
di
unificare
i
due
problemi
:
la
forza
unificatrice
di
carattere
liberale
era
sempre
in
esso
alquanto
scarsa
e
intermittente
.
I
tedeschi
(
osservava
in
quel
tempo
il
Balzac
,
dando
forma
scherzosa
a
un
comune
convincimento
europeo
)
,
"
s
'
ils
ne
savent
pas
jouer
des
grands
instruments
de
la
Liberté
,
savent
jouer
naturellement
de
tous
les
instruments
de
musique
"
(
Une
fille
d
'
Ève
,
1839
)
.
La
"
Giovine
Germania
"
,
che
,
precorsa
per
certi
aspetti
dal
Börne
e
dallo
Heine
,
richiamò
l
'
attenzione
nei
primi
anni
dopo
il
'30
,
non
ebbe
se
non
il
nome
simile
a
quello
dell
'
associazione
mazziniana
,
e
fu
di
mediocri
letterati
,
scrittori
di
romanzi
e
di
cose
varie
,
che
gridarono
contro
la
separazione
di
letteratura
e
politica
,
e
professarono
una
letteratura
di
tendenza
,
ma
erano
privi
di
concetti
e
di
vera
passione
politica
,
e
,
messi
talvolta
alla
prova
della
vita
e
dell
'
azione
,
fecero
meschina
figura
.
I
letterati
tedeschi
,
che
per
transitori
riscaldamenti
abbracciavano
le
idealità
della
libertà
e
del
progresso
,
facilmente
ridiventavano
il
contrario
,
come
il
Menzel
che
,
nel
suo
periodo
di
riscaldamento
,
tra
i
primi
istruì
processo
contro
il
Goethe
per
il
suo
apoliticismo
(
ed
è
strano
che
proprio
sopra
un
gran
poeta
e
un
genio
della
contemplazione
si
volesse
far
pesare
una
taccia
che
era
,
se
mai
,
della
cultura
tedesca
in
generale
)
,
e
poi
si
cangiò
in
nazionalista
tedeschissimo
e
antifrancese
,
monarchico
e
assolutista
,
avversario
dei
liberali
.
In
un
paese
di
dotti
,
ammirevole
per
la
copia
e
il
valore
dei
suoi
insegnanti
e
pedagogisti
,
non
c
'
erano
scrittori
che
indirizzassero
quel
popolo
nei
grandi
problemi
della
vita
nazionale
,
come
pur
ce
n
'
erano
in
Italia
.
Del
resto
,
anche
la
poderosa
ala
del
pensiero
speculativo
si
veniva
allora
ripiegando
,
e
agli
ingegni
originali
e
ai
creatori
succedevano
colà
gli
epigoni
,
e
fioriva
quasi
soltanto
la
critica
storica
,
in
ogni
parte
della
storia
e
specialmente
in
quella
del
cristianesimo
,
che
metteva
a
frutto
alcuni
concetti
dell
'
anteriore
filosofia
.
E
se
i
francesi
avevano
saputo
prendere
tanto
vital
nutrimento
dalla
filosofia
e
storiografia
e
poesia
germaniche
,
niente
o
assai
poco
i
tedeschi
appresero
di
sostanziale
dal
popolo
loro
vicino
,
assai
più
innanzi
di
loro
in
quel
che
erano
i
bisogni
morali
e
l
'
esperienza
politica
dell
'
età
moderna
.
I
francesi
avevano
di
molto
rettificato
,
mercé
gli
studi
storici
,
l
'
astrattezza
dei
loro
ideali
settecenteschi
di
libertà
,
eguaglianza
e
fratellanza
;
ma
i
tedeschi
,
fuggendo
e
non
correggendo
quell
'
astrattezza
,
si
versavano
in
una
sorta
di
misticismo
del
passato
,
in
un
'
adorazione
dell
'
irrazionale
che
dal
passato
promana
sempre
che
venga
disgiunto
dal
vivo
presente
,
in
una
delle
varie
forme
,
che
si
sono
descritte
,
del
malsano
romanticismo
,
il
quale
aveva
in
essi
maggior
potere
delle
chiare
idee
,
e
presto
le
sopraffaceva
e
le
travolgeva
,
impedendo
che
acquistassero
forza
nel
sentire
generale
.
Liberali
erano
sempre
alcuni
studiosi
e
professori
,
sette
dei
quali
,
il
Dahlmann
,
i
due
Grimm
,
il
Gervinus
,
il
Weber
,
l
'
Albrecht
e
l
'
Ewald
,
seppero
lasciarsi
destituire
per
aver
protestato
,
nel
'37
,
contro
il
re
di
Annover
,
che
annullò
la
costituzione
concessa
dal
suo
predecessore
;
e
tra
essi
il
Gervinus
,
coi
suoi
libri
di
storia
,
divenne
il
principale
rappresentante
dottrinale
di
quel
partito
.
I
parlamenti
dei
minori
e
dei
piccoli
stati
costituzionali
,
sorpassata
la
bufera
delle
repressioni
,
procurarono
di
ripigliare
una
certa
efficienza
;
e
continuava
a
segnalarsi
il
parlamento
del
Baden
,
che
risentiva
della
vicinanza
della
Francia
e
della
Svizzera
.
In
qualcuna
delle
provincie
prussiane
,
ossia
,
oltre
che
nelle
terre
renane
(
dove
dal
'42
al
'43
si
pubblicò
,
critica
e
mordace
,
la
"
Rheinische
Zeitung
"
,
presto
soppressa
)
,
nella
Prussia
orientale
e
nella
Slesia
,
si
udirono
di
tanto
in
tanto
ragionate
richieste
di
partecipazione
del
popolo
al
governo
,
non
potendo
soddisfare
all
'
uopo
le
otto
assemblee
,
una
per
provincia
,
e
meramente
consultive
,
che
erano
state
stabilite
nel
'23
.
I
bisogni
delle
istituzioni
conformi
ai
tempi
,
sebbene
non
trovassero
la
loro
via
di
manifestazione
e
di
attuazione
,
covavano
di
certo
in
Germania
come
altrove
,
perché
nascevano
dalle
cose
stesse
.
Ma
il
re
Federico
Guglielmo
IV
,
la
cui
ascesa
al
trono
fu
sperata
e
salutata
principio
di
età
nuova
,
era
,
come
abbiamo
detto
,
e
come
dagli
stessi
contemporanei
venne
notato
con
meraviglia
,
l
'
impersonamento
del
romanticismo
politico
medioevalizzante
.
Alla
sua
romantica
immaginazione
la
monarchia
amministrativa
.
e
fridericiana
non
parlava
,
perché
troppo
vi
avvertiva
il
freddo
intellettualismo
e
razionalismo
settecentesco
;
ma
neppure
le
gradivano
i
moderni
parlamenti
,
che
già
un
altro
romantico
sul
trono
,
e
verseggiatore
per
giunta
,
Luigi
I
di
Baviera
,
in
un
suo
carme
aveva
fastiditi
come
sommamente
prosaici
.
Egli
volgeva
in
mente
un
parlamento
bensì
,
ma
di
qualità
medioevale
,
formato
dalle
rappresentanze
degli
stati
,
e
col
relativo
cerimoniale
e
il
relativo
andamento
;
e
indugiava
in
questa
sua
diletta
immaginazione
senza
raccogliere
il
coraggio
o
senza
trovare
il
modo
di
recarla
in
atto
,
e
tentennava
nel
suo
contegno
verso
i
liberali
,
dapprima
largendo
amnistie
e
mitigando
la
censura
della
stampa
,
e
poi
facendo
processare
o
costringendo
a
esulare
quelli
che
sostenevano
proposte
che
contrariavano
il
suo
sentimento
.
In
queste
condizioni
,
l
'
altro
problema
,
l
'
unità
tedesca
,
non
potendosi
risolvere
mercé
un
paese
reso
politicamente
omogeneo
e
con
la
volontà
nazionale
espressa
dalle
sue
assemblee
,
non
aveva
altra
via
che
quella
della
conquista
e
dell
'
assimilazione
da
parte
di
uno
dei
singoli
stati
;
e
poiché
,
dei
due
più
forti
,
l
'
Austria
rappresentava
l
'
opposto
del
principio
di
nazionalità
,
non
rimaneva
se
non
guardare
alla
Prussia
,
e
alla
ripresa
che
essa
avrebbe
fatta
per
questa
parte
della
tradizione
del
suo
Federico
II
.
Ma
cotesta
tradizione
era
antiromantica
al
pari
di
quella
dello
stato
burocratico
,
e
il
re
se
ne
ritraeva
con
un
brivido
d
'
orrore
,
perché
egli
riveriva
nell
'
Austria
il
segno
del
Sacro
Romano
Impero
e
la
rivedeva
a
capo
di
uno
stato
cristiano
gerrnanico
,
nel
quale
il
re
di
Prussia
avrebbe
preso
il
posto
e
la
figura
di
grande
e
primo
vassallo
,
insigne
per
fedeltà
e
prodezza
;
e
in
siffatta
disposizione
di
spirito
egli
,
protestante
,
risentiva
altrettanta
tenerezza
e
riverenza
verso
la
Chiesa
cattolica
,
ombra
,
al
pari
dell
'
Austria
,
della
smarrita
unità
medioevale
europea
,
e
s
'
incontrava
con
le
consimili
fantasie
che
erano
fiorite
nella
Germania
meridionale
o
"
alemanna
"
.
Quanto
incerte
e
inerti
le
idee
politiche
circa
l
'
unità
nazionale
,
altrettanto
facile
a
prorompere
era
,
pei
ricordi
del
1813
,
il
sentimento
d
'
indipendenza
ossia
l
'
odio
contro
la
Francia
,
che
un
tempo
l
'
aveva
conculcata
,
che
possedeva
ancora
antiche
terre
dell
'
Impero
e
che
sembrava
agognare
alla
riva
sinistra
del
Reno
;
e
quest
'
odio
esplose
in
modo
formidabile
nel
'40
,
pei
sospetti
destati
dalla
politica
del
Thiers
,
e
si
espresse
in
canti
che
furono
i
soli
canti
politici
veramente
popolari
in
Germania
,
la
"
marsigliese
"
di
un
popolo
che
non
ebbe
mai
l
'
altra
,
la
genuina
,
contro
i
tiranni
e
per
le
genti
oppresse
.
E
poiché
dominazione
straniera
in
Germania
non
sussisteva
,
quel
sentimento
d
'
indipendenza
,
solo
in
piccola
parte
giustificato
come
difesa
contro
possibili
minacce
,
sarebbe
stato
a
vuoto
se
non
avesse
contenuto
un
motivo
non
propriamente
patriottico
ma
nazionalistico
e
imperialistico
,
comprovato
non
solo
dall
'
immagine
idealizzata
del
Sacro
Romano
Impero
della
nazione
germanica
,
ma
anche
dal
fatto
che
quei
patrioti
tedeschi
non
pensavano
ai
diritti
d
'
indipendenza
degli
altri
popoli
,
e
,
nei
loro
disegni
,
includevano
,
con
l
'
Austria
,
la
continuazione
del
suo
dominio
sulle
terre
italiane
e
sulle
altre
delle
altre
nazionalità
comprese
in
quello
stato
:
di
che
si
rividero
le
intenzioni
finanche
nel
'48
,
e
nel
parlamento
di
Francoforte
.
In
effetto
,
gli
Ottoni
(
alte
memorie
!
)
avevano
tentato
la
discesa
fin
nell
'
Italia
meridionale
,
e
gli
Svevi
avevano
posseduta
questa
insieme
con
la
Sicilia
.
Liberali
d
'
ispirazione
,
sebbene
non
del
tutto
scevri
di
germi
imperialistici
,
erano
i
moti
d
'
indipendenza
che
si
cominciavano
a
disegnare
in
altri
popoli
;
e
tutti
,
in
Ungheria
,
in
Boemia
,
nella
Croazia
,
nella
Serbia
,
ebbero
il
loro
sintomo
iniziale
nello
studio
di
rimettere
in
onore
le
lingue
nazionali
,
di
elaborarle
letterariamente
,
di
rivendicarle
all
'
uso
ufficiale
,
e
,
in
genere
,
nel
culto
del
costume
e
della
storia
patria
:
al
qual
proposito
,
poiché
si
è
già
rammentato
il
Mazzini
,
che
prontamente
colse
le
nascenti
aspirazioni
di
questi
popoli
e
se
ne
fece
banditore
,
sarà
da
ricordare
altresì
che
,
con
lo
stesso
sentimento
,
un
italiano
di
Dalmazia
,
il
Tommaseo
,
intorno
al
'40
,
raccoglieva
e
traduceva
i
canti
popolari
dell
'
Illiria
.
Fuori
dell
'
impero
austriaco
,
tra
le
popolazioni
soggette
alla
sovranità
turca
,
la
Serbia
si
procurava
una
forma
di
autonomia
mercé
gli
abili
maneggi
degli
Obrenovi
?
,
il
piccolo
Montenegro
godeva
di
fatto
una
sua
autonomia
col
proprio
principe
,
e
la
venivano
acquistando
man
mano
la
Moldavia
e
la
Valacchia
,
protette
dalla
Russia
e
ammodernate
dalla
cultura
occidentale
e
particolarmente
dalla
francese
.
La
Polonia
era
schiacciata
dalle
tre
potenze
assolutistiche
e
rappresentata
quasi
soltanto
dai
numerosi
suoi
profughi
;
la
Russia
non
si
sottraeva
alla
forza
dell
'
idealità
nazionale
,
la
quale
,
priva
in
lei
del
suo
significato
liberale
,
si
era
modellata
sul
pangermanismo
dei
romantici
medioevalisti
tedeschi
e
di
altrettali
politici
o
utopistici
reazionari
,
facendosi
panslavismo
e
imperialismo
.
Anche
l
'
Europa
occidentale
assisteva
a
uno
sforzo
doloroso
d
'
indipendenza
proprio
nel
seno
del
più
libero
dei
suoi
stati
,
nella
Gran
Bretagna
,
in
quella
Irlanda
che
divisioni
religiose
,
insurrezioni
e
conquiste
avevano
messa
in
una
condizione
patologica
,
di
assai
difficile
cura
,
nonostante
le
parole
infocate
del
suo
O
'
Connell
e
le
iniziali
riforme
proposte
dal
Peel
ma
respinte
dalla
Camera
dei
Signori
,
e
che
nel
'45
,
devastata
dalla
fame
,
perdeva
un
quarto
della
sua
popolazione
e
non
trovava
altro
sollievo
che
nello
spopolamento
del
paese
con
l
'
emigrazione
dei
suoi
figli
verso
le
terre
americane
.
L
'
Inghilterra
non
poteva
vivere
né
con
essa
,
in
una
tranquilla
e
prosperante
unione
,
né
senz
'
essa
,
per
il
pericolo
che
le
avrebbe
portato
il
distacco
di
quell
'
isola
che
la
natura
le
aveva
posta
a
lato
.
Dovunque
il
movimento
era
schiettamente
nazionale
,
non
tardava
ad
accompagnarvisi
e
a
informarlo
quello
per
le
costituzioni
liberali
;
e
nella
Boemia
,
la
dieta
del
'40
cominciò
a
insistere
perché
le
fosse
riconosciuto
il
voto
delle
imposte
;
e
in
Ungheria
,
nel
'32
,
il
Kossuth
si
dava
a
richiedere
non
solo
riforme
economiche
ma
politiche
nell
'
antica
costituzione
,
per
iscuotere
la
preponderanza
dei
magnati
e
far
largo
alla
piccola
nobiltà
,
e
la
Grecia
,
dopo
un
sollevamento
in
Atene
,
nel
'43
ebbe
dal
re
Ottone
una
costituzione
con
camera
e
senato
.
Nell
'
Austria
,
dove
il
moto
delle
riforme
era
stato
arrestato
alla
fine
del
secolo
precedente
coi
Giuseppi
e
i
Leopoldi
,
gli
esempi
della
Germania
meridionale
,
e
quel
che
dei
libri
e
giornali
dei
paesi
occidentali
penetrava
nonostante
le
proibizioni
,
svegliavano
un
qualche
spirito
di
critica
e
desideri
di
novità
.
Su
questi
e
altrettali
indizi
,
che
dimostravano
l
'
estensione
,
più
o
meno
sciolta
e
rapida
,
del
pensiero
liberale
,
non
è
qui
il
caso
d
'
indugiare
;
come
,
per
diversa
ragione
,
bisognerà
sottintendere
tutta
l
'
azione
che
l
'
Europa
,
e
in
primo
luogo
l
'
Europa
liberale
,
allora
esercitò
e
che
venne
sempre
più
crescendo
,
coi
colonizzamenti
e
con
le
conquiste
dei
paesi
storicamente
passivi
;
e
perciò
l
'
opera
dell
'
Inghilterra
nell
'
India
,
dove
,
sostituendosi
man
mano
alla
Compagnia
,
tolse
costumanze
barbariche
e
abolì
la
schiavitù
;
e
il
nuovo
impero
,
guidato
da
nuovi
principii
,
che
la
stessa
Inghilterra
si
venne
formando
in
luogo
di
quello
che
aveva
perduto
nel
settecento
;
e
l
'
inizio
,
con
la
conquista
e
l
'
ordinamento
dell
'
Algeria
,
dell
'
impero
coloniale
francese
;
e
quel
che
accadde
in
Egitto
con
Mohamed
Alì
,
e
via
discorrendo
.
Tutto
questo
fermento
,
che
c
'
era
nel
mondo
,
d
'
idee
,
di
sforzi
,
di
tentativi
,
di
aspettazioni
generò
nel
1846
,
tra
la
commozione
universale
,
una
creatura
nella
quale
si
esprimeva
paradossalmente
la
necessità
ineluttabile
e
la
virtù
dell
'
idea
liberale
,
capace
di
attrarre
a
sé
e
piegare
ai
propri
fini
uomini
e
istituzioni
che
avrebbero
dovuto
unicamente
intendere
ad
abbatterla
:
generò
un
papa
liberale
,
Pio
IX
.
Un
impossibile
,
nella
logica
e
nella
realtà
;
e
che
a
ragione
il
principe
di
Metternich
diceva
essere
la
sola
cosa
alla
quale
egli
,
nella
sua
antiveggenza
e
nei
suoi
calcoli
,
non
aveva
mai
pensato
;
e
che
,
in
effetto
,
fu
reale
solo
in
quanto
l
'
impeto
di
quel
moto
ideale
gli
prestò
la
sua
anima
e
gli
fece
compiere
gesti
e
atti
come
a
un
trasognato
e
trascinato
e
travolto
,
ma
che
,
sostanzialmente
,
era
una
proiezione
del
sentimento
,
una
fantasia
attuata
in
una
rappresentazione
teatrale
a
cui
diè
la
scena
Roma
,
l
'
Italia
e
il
mondo
,
e
i
popoli
fornirono
le
masse
corali
.
Ci
fu
chi
già
allora
vide
in
barlume
quel
che
accadeva
,
e
fu
allora
composto
uno
stornello
,
che
diceva
:
Pio
nono
non
è
un
uomo
,
e
non
è
quello
che
trincia
l
'
aria
assiso
in
faldistoro
:
Pio
nono
è
figlio
del
nostro
cervello
,
un
idolo
del
cuore
,
un
sogno
d
'
oro
;
Pio
nono
è
una
bandiera
,
un
ritornello
,
un
nome
buono
da
cantarsi
in
coro
...
E
il
Gioberti
si
compiacque
di
avere
,
col
suo
"
quadro
ideale
del
pontificato
cristiano
"
,
dato
l
'
avviata
all
'
autosuggestione
del
vescovo
Mastai
(
il
quale
,
nei
suoi
momenti
di
smarrimento
,
si
protestava
nient
'
altro
che
un
"
povero
curato
"
)
,
e
alla
più
forte
suggestione
collettiva
;
e
certamente
il
Primato
d
'
Italia
fu
il
libro
galeotto
,
ma
non
avrebbe
operato
la
seduzione
se
non
fosse
stato
preceduto
da
tutto
il
lavorio
dei
cattolici
liberali
,
e
specialmente
dall
'
epopea
liberale
nazionale
papale
che
essi
tesserono
sulla
Lega
Lombarda
e
la
battaglia
di
Legnano
.
Per
intanto
,
la
forza
rivoluzionaria
,
che
si
sprigionò
attraverso
quel
simbolo
poetico
,
fu
grandissima
,
in
Italia
e
nel
mondo
:
i
liberali
,
di
qualsiasi
confessione
religiosa
o
fuori
di
ogni
confessione
religiosa
,
acclamandolo
,
videro
cadere
obiezioni
alle
loro
richieste
,
ostacoli
all
'
opera
loro
;
una
gran
parte
del
clero
aperse
le
braccia
a
quelli
che
fin
allora
era
stato
in
obbligo
di
considerare
nemici
suoi
e
della
religione
;
ai
regimi
assoluti
vennero
meno
gli
aiuti
che
ricevevano
dall
'
alleanza
con
la
Chiesa
.
Amnistie
,
abolizioni
o
addolcimenti
di
censura
della
stampa
,
domande
e
promesse
di
consulte
,
domande
e
istituzioni
della
guardia
civica
o
nazionale
,
si
susseguirono
e
si
intrecciarono
,
tra
il
'46
e
il
'47
,
in
Roma
,
in
Toscana
,
nel
Piemonte
,
e
già
si
passava
ad
espresse
richieste
di
carte
costituzionali
e
di
parlamenti
;
e
in
Napoli
,
dove
il
Settembrini
dava
fuori
la
sua
Protesta
,
i
liberali
rialzavano
il
capo
e
il
governo
doveva
procedere
a
precauzioni
d
'
imprigionamenti
,
mentre
in
Reggio
e
in
Messina
s
'
insorgeva
,
e
nel
Lombardo
Veneto
le
congregazioni
uscivano
dalla
consueta
docilità
,
le
popolazioni
cantavano
inni
a
Pio
IX
e
si
fregiavano
dei
suoi
nastri
,
per
protesta
contro
l
'
Austria
non
si
fumava
,
e
le
soldatesche
austriache
ricorrevano
alle
consuete
brutalità
.
Il
congresso
degli
scienziati
,
tenuto
a
Genova
nel
settembre
del
'46
,
aveva
inneggiato
a
re
Carlo
Alberto
e
alla
libertà
,
all
'
indipendenza
e
al
risorgimento
d
'
Italia
;
l
'
anno
dopo
,
si
studiava
una
lega
commerciale
degli
Stati
romani
,
della
Toscana
e
del
Piemonte
;
ogni
incidente
,
i
funerali
del
Gonfalonieri
o
un
arcivescovo
italiano
che
in
Milano
succedeva
a
quello
austriaco
,
dava
occasione
di
dimostrare
i
sentimenti
che
tumultuavano
negli
animi
.
L
'
occupazione
che
l
'
Austria
,
diventata
nervosa
,
fece
di
Ferrara
nell
'
agosto
del
'47
,
eccitò
un
'
immediata
reazione
,
e
diè
luogo
all
'
offerta
di
Carlo
Alberto
in
difesa
del
diritto
del
papa
.
Il
Garibaldi
,
un
mazziniano
esule
del
'33
,
delle
cui
gesta
nell
'
America
meridionale
era
pervenuta
l
'
eco
,
vagheggiava
di
farsi
guerriero
del
papa
liberale
,
e
si
disponeva
a
tornare
in
Italia
;
e
tornavano
altri
ufficiali
che
,
profughi
per
le
passate
rivoluzioni
e
cospirazioni
,
avevano
combattuto
,
non
potendo
pel
proprio
,
per
altri
popoli
.
Il
Cobden
,
con
gli
allori
della
vittoria
riportata
per
la
libertà
dei
commerci
,
percorreva
l
'
Italia
,
festeggiato
.
Il
Palmerston
,
fattosi
promotore
di
libertà
contro
l
'
assolutismo
,
mandava
i
suoi
agenti
alle
varie
capitali
d
'
Italia
per
consigliare
e
incoraggiare
i
principi
a
riforme
e
costituzioni
.
Il
fremito
si
propagava
negli
altri
paesi
,
per
quell
'
esempio
italiano
o
per
i
medesimi
motori
che
avevano
generato
quell
'
esempio
italiano
.
In
Isvizzera
giungeva
alla
crisi
il
dissidio
e
conflitto
coi
sette
cantoni
,
ligi
all
'
assolutismo
,
ai
clericali
e
ai
gesuiti
e
che
si
erano
scissi
nel
'45
dalla
confederazione
stringendo
il
Sonderbund
,
la
cui
resistenza
,
nella
seconda
metà
del
'47
,
fu
rotta
con
le
armi
,
ristabilendosi
l
'
unità
della
confederazione
e
scacciandosi
dalla
Svizzera
i
gesuiti
.
In
Germania
,
il
Metternich
,
fiutando
l
'
aria
,
si
accorgeva
che
non
era
il
momento
di
commettere
imprudenze
,
e
,
d
'
accordo
con
la
Prussia
,
frenava
le
velleità
del
nuovo
elettore
dell
'
Assia
,
che
si
disponeva
a
cangiare
la
costituzione
concessa
dal
padre
.
Nel
Baden
saliva
al
governo
un
gabinetto
liberale
e
si
aveva
un
primo
caso
colà
di
partiti
di
opposizione
democratici
e
radicali
.
Il
re
di
Prussia
si
determinava
,
intanto
,
a
convocare
,
nel
febbraio
del
'47
,
il
parlamento
delle
diete
riunite
,
che
,
secondo
la
legge
istitutiva
del
'23
,
doveva
decidere
su
operazioni
di
prestiti
da
contrarre
dallo
stato
;
e
,
nel
discorso
di
apertura
,
egli
confermava
che
giammai
avrebbe
consentito
a
frapporre
tra
i
suoi
sudditi
e
Dio
(
ossia
il
sovrano
investito
da
Dio
)
una
carta
che
governasse
con
le
sue
formalità
e
occupasse
il
luogo
dell
'
antico
lealismo
.
Senonché
quelle
diete
riunite
,
che
avevano
legalmente
solo
il
diritto
di
petizione
negli
affari
interni
e
il
voto
deliberativo
sui
disegni
di
legge
che
al
re
piacesse
sottoporre
a
loro
,
iniziarono
un
'
opposizione
,
condotta
principalmente
dai
rappresentanti
delle
provincie
renane
e
di
quelle
orientali
della
Prussia
,
per
ottenere
l
'
adempimento
della
costituzione
promessa
nel
'15
e
le
regolari
sessioni
dell
'
assemblea
.
Contemporaneamente
,
la
questione
successoria
dello
Schleswig
Holstein
,
che
minacciava
alla
patria
tedesca
la
perdita
di
un
territorio
tedesco
,
faceva
ribollire
i
sentimenti
nazionali
e
rendeva
più
acuto
il
problema
dell
'
unità
.
Così
si
andava
compiendo
,
dopo
il
primo
grande
rivolgimento
della
storia
moderna
,
che
fu
il
superamento
della
teocrazia
medioevale
mercé
la
lotta
dell
'
Impero
con
la
Chiesa
e
la
formazione
dei
grandi
stati
e
il
Rinascimento
,
il
secondo
di
pari
grandezza
,
che
era
cominciato
a
mezzo
il
seicento
in
Inghilterra
ed
era
diventato
europeo
con
la
Rivoluzione
francese
,
la
sostituzione
dei
regimi
liberi
ai
monarcati
assoluti
,
nel
qual
processo
era
stato
anche
sorpassato
il
primo
e
semplicistico
ideale
di
quei
regimi
,
che
era
astrattamente
democratico
o
giacobino
.
Gli
uomini
dei
vecchi
ideali
,
teocratici
della
supremazia
della
Chiesa
o
dell
'
accordo
dello
Stato
con
la
Chiesa
,
fautori
dell
'
assolutismo
regio
o
patrizio
,
antichi
giacobini
e
terroristi
,
si
tirarono
in
disparte
per
intransigenza
di
fede
,
per
sentimento
di
dignità
,
per
disdegno
e
dispetto
,
ripetendo
a
sé
stessi
che
la
causa
vincitrice
era
piaciuta
agli
Dei
ma
la
vinta
a
Catone
;
o
si
adattarono
all
'
accaduto
,
cioè
parteciparono
ai
regimi
liberi
per
raccoglierne
quel
che
di
meno
peggio
potevano
loro
offrire
,
chiudendo
in
cuor
loro
la
speranza
e
l
'
attesa
del
meglio
e
dell
'
ottimo
,
che
sarebbe
ritornato
,
e
intanto
animavano
le
ali
estreme
dei
partiti
liberali
o
,
praticando
quel
meno
peggio
e
riflettendovi
sopra
,
si
facevano
a
poco
a
poco
un
nuovo
amnio
e
una
nuova
mente
,
e
si
educavano
e
si
mutavano
in
ischietti
liberali
.
Questa
triplice
vicenda
(
che
,
naturalmente
,
non
escludeva
il
passaggio
dei
singoli
individui
dall
'
una
all
'
altra
delle
tre
situazioni
descritte
)
fu
anche
dei
clericali
,
dei
quali
una
parte
,
che
non
si
ritrasse
a
pregare
e
a
imprecare
,
fece
finta
di
accettare
la
nuova
condizione
politica
,
tenendola
provvisoria
e
da
disfare
con
l
'
arma
stessa
della
libertà
,
e
un
'
altra
finì
con
l
'
accettarla
lealmente
e
sinceramente
come
buona
e
sana
.
La
quale
ultima
cosa
non
poteva
accadere
senza
una
sorta
di
segreta
e
quasi
inconsapevole
riforma
in
senso
razionalistico
e
idealistico
,
relegati
i
dommi
in
un
angolo
dell
'
anima
,
rispettati
per
attaccamento
al
proprio
passato
,
ma
resi
sempre
più
inattivi
e
,
in
realtà
,
sostituiti
da
un
diverso
sistema
di
pensiero
,
che
era
quello
veramente
efficace
e
operoso
.
La
Riforma
,
nei
paesi
nei
quali
non
aveva
avuto
luogo
nel
cinquecento
,
si
attuava
per
questa
via
,
saltando
o
abbreviando
gli
stadi
altra
volta
più
o
meno
lentamente
percorsi
;
e
anche
in
Italia
questo
processo
appariva
,
più
o
meno
ardito
,
più
o
meno
rilevato
,
nel
Manzoni
,
nel
Rosmini
,
nel
Gioberti
,
nel
Lambruschini
,
nel
Ricasoli
,
e
in
altri
.
Ma
c
'
era
pur
sempre
la
Chiesa
di
Roma
,
salda
in
quei
dommi
,
che
interveniva
a
rammentare
a
tutti
che
il
nemico
del
cattolicismo
era
stato
un
tempo
il
catarismo
e
l
'
evangelismo
ed
era
adesso
il
liberalismo
:
come
accadde
con
la
enciclica
Mirari
vos
del
'32
,
contro
il
Lamennais
,
la
quale
condannò
espressamente
la
libertà
di
coscienza
,
di
culto
,
di
stampa
,
la
separazione
dello
Stato
dalla
Chiesa
e
tutti
i
congiunti
deliramenta
,
e
mise
in
grande
impaccio
i
cattolici
dei
paesi
liberali
,
i
francesi
,
gli
irlandesi
e
,
più
di
tutti
,
quelli
del
Belgio
,
che
solo
mercé
l
'
unione
coi
liberali
avevano
potuto
scuotere
la
dipendenza
dalla
protestante
Olanda
,
e
con
tal
patto
avevano
accettato
la
costituzione
liberale
,
e
di
questa
si
valevano
e
la
sostenevano
.
Questa
unione
aveva
carattere
di
necessità
nazionale
;
e
,
d
'
altra
parte
,
evidenti
erano
i
vantaggi
che
gli
amici
cattolici
del
Lamennais
,
che
non
lo
seguirono
nel
suo
distacco
dalla
Chiesa
,
i
Montalembert
e
i
Lacordaire
e
gli
altri
,
ricavavano
o
avrebbero
ricavato
dal
negoziare
il
loro
appoggio
ai
ministeri
liberali
,
che
era
di
salvare
alcuni
istituti
ecclesiastici
e
soprattutto
gli
istituti
di
educazione
,
e
dell
'
usare
a
tutela
degli
interessi
ecclesiastici
la
libertà
di
stampa
,
secondo
che
il
Lamennais
ne
aveva
dato
esempio
con
l
'
"
Avenir
"
,
imitato
dal
Montalembert
e
,
con
violenza
e
virulenza
,
dal
Veuillot
.
E
i
cattolici
ossequenti
alla
Chiesa
,
e
la
Chiesa
irremissibile
contro
il
liberalismo
,
politici
gli
uni
e
l
'
altra
,
dettero
soddisfazione
ai
diritti
della
coscienza
e
a
quelli
dell
'
autorità
con
l
'
abituale
espediente
della
casistica
e
degli
accomodamenti
,
distinguendo
tra
"
intolleranza
dommatica
"
,
da
tener
fermissima
,
e
"
tolleranza
civile
"
,
da
consentire
,
e
tra
il
"
principio
della
libertà
"
,
che
la
Chiesa
e
ogni
buon
cattolico
deve
riprovare
e
aborrire
,
e
le
"
libertà
pratiche
e
limitate
"
che
le
costituzioni
stabiliscono
,
e
che
si
possono
approvare
.
Erano
sofismi
in
logica
e
offese
alla
coscienza
morale
in
etica
,
e
uno
spirito
sincero
che
legga
certi
discorsi
tenuti
allora
da
monsignor
Dupanloup
o
i
Cas
de
conscience
del
vescovo
Parisis
,
non
può
trattenere
un
moto
di
ripugnanza
,
e
,
nondimeno
,
erano
politica
.
Anche
si
videro
allora
i
primi
segni
dell
'
accostamento
(
che
il
Cavour
giudicava
inevitabile
)
dell
'
ultramontanismo
al
socialismo
,
nei
cattolici
democratico
sociali
,
come
l
'
Ozanam
,
e
nel
Buchez
,
il
quale
dal
sansimonismo
era
passato
al
cattolicismo
;
e
questo
nel
tempo
stesso
in
cui
nella
chiesa
anglicana
il
Kingsley
foggiava
il
motto
di
"
socialismo
cristiano
"
.
Come
nel
clericalismo
liberaleggiante
,
anche
qui
si
combinavano
concezioni
sostanzialmente
opposte
,
ricoprendo
dapprima
l
'
eterogeneità
con
coloriture
medioevali
di
restaurate
gilde
e
corporazioni
,
e
passando
poi
francamente
a
disegni
meno
anacronistici
.
Il
"
partito
popolare
"
,
che
si
formò
in
Italia
ai
giorni
nostri
,
e
gli
altri
col
medesimo
o
con
diverso
nome
simili
in
altri
paesi
,
prendono
la
loro
lontana
origine
dall
'
effetto
che
ebbero
sui
clericali
la
rivoluzione
di
luglio
,
la
disfatta
dell
'
assolutismo
e
il
sorgere
dei
nuovi
contrasti
sociali
:
ché
,
in
quegli
anni
,
si
posero
veramente
tutti
i
termini
capitali
della
lotta
politica
ancor
oggi
in
atto
.
Il
comunismo
,
che
allora
per
la
prima
volta
occupò
gli
animi
e
le
immaginazioni
,
e
li
scosse
e
sconvolse
,
antiveduto
trionfatore
nel
prossimo
avvenire
,
salutato
con
luce
di
gioia
,
respinto
con
orrore
,
formò
,
altresì
allora
,
il
suo
sistema
e
i
suoi
metodi
,
e
pensò
tutto
il
suo
pensiero
,
cosicché
niente
di
essenziale
vi
fu
di
poi
mutato
o
aggiunto
.
La
materia
per
esso
era
data
dalla
rivoluzione
accaduta
e
in
corso
nelle
industrie
e
nei
commerci
mercé
l
'
uso
delle
macchine
e
i
mezzi
rapidi
di
trasporto
,
la
quale
,
imprimendo
al
processo
produttivo
un
ritmo
incalzante
,
sconvolgeva
gli
assetti
delle
classi
economiche
,
addensava
nelle
città
grandi
masse
di
operai
,
premeva
sui
salari
mercé
i
disoccupati
,
adoperava
a
vil
prezzo
e
per
lunghe
giornate
il
lavoro
delle
donne
e
dei
fanciulli
,
arricchiva
di
subiti
e
grossi
guadagni
gl
'
imprenditori
e
i
capitalisti
e
,
in
correlazione
,
i
proprietari
di
terre
,
dava
origine
alla
strapotenza
dei
finanzieri
e
banchieri
(
che
i
Rothschild
,
di
fama
mondiale
,
rappresentavano
)
,
e
,
con
ciò
,
sfrenava
una
gara
di
concorrenza
con
vicende
di
crisi
e
fallimenti
e
miserie
:
oltre
i
tumulti
e
le
rivolte
operaie
che
non
di
rado
insorgevano
,
e
i
pericoli
che
ne
venivano
all
'
ordine
sociale
.
Questi
fatti
e
queste
condizioni
non
producevano
,
come
piace
mitologizzare
,
di
per
sé
il
comunismo
o
altro
sistema
politico
,
deterministicamente
,
quasi
ripercussione
immediata
delle
sofferenze
degli
operai
,
ma
proponevano
agli
uomini
di
pensiero
(
e
questi
e
non
gli
operai
furono
gli
autori
del
comunismo
come
di
ogni
altro
sistema
politico
)
problemi
economici
e
morali
,
di
migliore
ordinamento
nella
produzione
,
e
di
giustizia
e
umanità
e
civiltà
,
e
di
sollecitazione
e
di
educazione
di
nuove
classi
sociali
al
sentire
e
al
volere
politico
:
sostanzialmente
,
senza
dubbio
,
i
medesimi
di
cui
s
'
intesse
in
perpetuo
la
vita
delle
società
umane
e
su
cui
corre
la
loro
storia
,
ma
che
,
per
le
condizioni
a
cui
si
riferivano
,
si
presentavano
con
nuova
prospettiva
e
nuova
fisionomia
.
Risolverli
era
il
compito
politico
del
presente
,
ma
risolverli
in
relazione
al
presente
,
alle
forze
intellettive
ed
etiche
in
atto
,
alle
vie
che
si
offrivano
o
che
era
dato
aprire
,
e
perciò
con
la
consapevolezza
che
,
per
l
'
ulteriore
cangiamento
delle
cose
e
per
l
'
effetto
stesso
di
quelle
soluzioni
,
essi
si
sarebbero
di
volta
in
volta
ripresentati
in
altri
modi
e
con
altre
possibilità
pratiche
;
giacché
pretendere
di
risolverli
tutti
radicalmente
e
per
sempre
sarebbe
valso
pretender
di
dar
fondo
alla
vita
umana
e
termine
alla
storia
.
Senonché
,
se
non
ci
fosse
questa
pretesa
,
se
essa
non
risorgesse
sempre
negli
animi
,
non
si
avrebbe
quel
che
si
chiama
"
utopia
"
,
che
è
appunto
l
'
idea
di
siffatta
risoluzione
integrale
e
definitiva
,
e
la
dilatazione
dei
problemi
particolari
e
circostanziati
,
che
soli
sono
effettivi
e
solubili
,
a
un
insussistente
problema
totale
,
che
si
chiamerà
,
per
esempio
,
la
"
questione
sociale
"
,
una
questione
"
qui
n
'
existe
pas
"
,
com
'
ebbe
a
esclamare
una
volta
un
uomo
politico
francese
,
e
aveva
ragione
,
e
più
facilmente
gli
si
sarebbe
riconosciuta
questa
ragione
se
si
fosse
tradotta
la
formola
di
"
questione
sociale
"
nell
'
altra
,
e
sinonimica
,
di
"
questione
storica
"
,
o
"
questione
della
storia
umana
"
:
che
è
chiaramente
una
questione
che
non
esiste
.
Ed
utopisti
furono
quelli
che
,
colpiti
allora
dall
'
accrescimento
di
produzione
e
di
benessere
che
,
in
condizioni
date
,
era
venuto
dall
'
abolizione
dei
vincoli
nell
'
industria
e
nei
commerci
,
e
in
particolare
e
di
recente
dagli
effetti
della
grande
e
vittoriosa
battaglia
combattuta
in
Inghilterra
contro
il
dazio
sul
grano
,
si
dettero
a
credere
che
la
questione
sociale
o
la
"
questione
della
storia
"
sarebbe
stata
bella
e
risoluta
con
l
'
innalzare
gli
espedienti
economici
liberistici
a
principii
assoluti
,
a
legge
dell
'
umana
convivenza
,
ripromettendosi
da
ciò
la
pacificazione
di
tutti
i
contrasti
,
l
'
appianamento
di
tutte
le
difficoltà
,
la
felicità
umana
;
il
che
non
si
poteva
pensare
se
non
ponendo
in
ultima
analisi
,
la
legge
della
storia
di
là
della
storia
,
come
si
osserva
infatti
nel
più
popolare
di
cotesti
propugnatori
e
utopisti
del
liberismo
,
nel
Bastiat
,
il
quale
aveva
un
fondo
religioso
tra
di
fede
nella
natura
,
conforme
alla
filosofia
del
settecento
,
e
di
fede
in
un
Dio
provvidente
.
Diversi
ed
opposti
utopisti
,
in
quanto
disegnavano
a
lor
volta
un
assetto
definitivo
della
società
e
della
vita
umana
,
e
un
governo
soprastorico
,
erano
i
comunisti
,
che
cangiavano
in
assoluta
la
relativa
e
particolare
e
circostanziata
negazione
che
si
può
fare
della
libera
concorrenza
,
e
in
assoluta
l
'
affermazione
,
altresì
relativa
,
della
bontà
dell
'
intervento
autoritario
a
regolare
la
produzione
,
e
alla
concorrenza
pensavano
di
sostituire
,
alcuni
un
ordinamento
che
consegua
il
fine
dell
'
armonia
non
col
mezzo
del
contrasto
e
della
gara
,
ma
della
spontaneità
e
della
dilettazione
,
e
altri
,
una
sapienza
dei
sapienti
che
regoli
scientificamente
il
tutto
.
Nobili
che
fossero
i
sentimenti
e
le
intenzioni
che
movevano
i
Saint
Simon
,
i
Fourier
,
gli
Owen
,
nelle
concezioni
loro
difettava
la
coscienza
della
vita
umana
nella
sua
interezza
spirituale
e
morale
;
e
,
infatti
,
l
'
Owen
si
atteneva
a
presupposti
materialistici
,
e
il
Fourier
aborriva
la
"
morale
"
e
il
"
dovere
"
,
non
volendo
saper
d
'
altro
che
di
"
passione
"
e
di
"
attrazione
"
,
senza
travagli
,
senza
lotte
,
senza
dialettica
;
e
tutti
,
ma
segnatamente
il
Saint
Simon
e
la
sua
scuola
,
si
misero
contro
la
libertà
,
che
è
(
diceva
il
Saint
Simon
)
"
un
'
idea
vaga
e
metaforica
"
,
che
impaccia
"
l
'
azione
della
massa
sugl
'
individui
"
,
e
designa
un
"
ordine
di
sentimenti
"
e
non
già
una
"
classe
d
'
interessi
"
,
ed
è
buona
,
tutt
'
al
più
,
come
mezzo
di
lotta
contro
il
vecchio
sistema
teologico
,
ma
nociva
nella
vera
società
,
interamente
scientifica
e
razionale
,
nella
quale
l
'
individuo
dev
'
essere
"
legato
e
dipendente
dal
complesso
"
,
e
non
può
concepirsi
per
lui
né
libertà
politica
né
libertà
di
coscienza
,
allo
stesso
modo
che
non
sussiste
libertà
in
chimica
,
fisica
e
astronomia
.
La
libertà
,
(
ripeteva
Luigi
Blanc
)
è
una
"
parola
"
,
è
un
'
"
esca
per
gli
ingenui
"
,
non
essendovi
altra
vera
libertà
che
quella
che
si
ottiene
nello
Stato
con
l
'
"
organizzazione
del
lavoro
"
.
I
sansimoniani
erano
perciò
ammiratori
del
cattolicesimo
,
ponendo
anch
'
essi
,
a
capo
della
loro
ideata
società
,
una
sorta
di
papato
,
sebbene
di
carattere
scientifico
;
e
l
'
Enfantin
assai
riveriva
l
'
Austria
,
che
"
sola
aveva
resistito
ai
dommi
imperfetti
della
libertà
e
dell
'
eguaglianza
,
e
che
sola
rappresentava
l
'
ordine
,
e
aveva
un
ufficio
sacerdotale
"
:
sicché
,
non
dissimili
da
una
certa
genia
di
clericali
,
quando
la
rivoluzione
di
luglio
ebbe
fatto
trionfare
il
liberalismo
,
i
sansimoniani
si
proposero
di
richiedere
e
sollecitare
tutte
le
libertà
,
di
associazione
,
di
stampa
,
d
'
insegnamento
,
di
culto
,
non
per
amor
della
libertà
,
ma
per
giungere
,
attraverso
i
mezzi
offerti
da
questa
,
al
suo
contrario
.
E
nemmeno
alla
scienza
e
all
'
arte
concedevano
libertà
,
ancelle
o
impiegate
quali
le
volevano
del
loro
governo
,
composto
di
nuovi
sacerdoti
,
di
scienziati
e
d
'
industriali
.
Non
è
meraviglia
che
,
con
siffatto
concetto
dell
'
anima
umana
,
tendessero
a
dar
la
prevalenza
al
godimento
e
predicassero
il
domma
della
"
rigenerazione
della
carne
"
,
che
fu
quel
che
soprattutto
piacque
del
sansimonismo
a
Enrico
Heine
e
ai
letterati
della
"
Giovine
Germania
"
;
e
neppure
è
meraviglia
che
il
meglio
che
il
sansimonismo
ideò
e
precorse
e
produsse
fossero
istituzioni
e
opere
economiche
,
come
le
società
per
azioni
,
le
banche
di
sconto
,
le
reti
ferroviarie
,
e
che
,
dopo
che
i
suoi
adepti
ebbero
rappresentato
una
bizzarra
commedia
religiosa
,
nella
quale
non
mancò
accanto
al
"
Padre
"
la
"
Madre
"
,
cioè
la
donna
,
e
furono
cascati
nel
ridicolo
e
si
furono
disciolti
come
scuola
,
i
superstiti
sansimoniani
,
e
il
loro
capo
,
l
'
Enfantin
,
proveniente
,
come
molti
tra
essi
,
dagli
studi
politecnici
,
si
dessero
agli
affari
e
alle
speculazioni
,
a
lavori
d
'
ingegneria
come
il
disegnato
taglio
dell
'
istmo
di
Suez
,
e
,
indifferenti
alle
cose
politiche
,
si
accomodassero
assai
bene
col
Bonaparte
del
secondo
Impero
,
mentre
il
loro
filosofo
,
Augusto
Comte
,
giustificava
il
colpo
di
stato
e
quel
che
ne
seguì
,
meditando
la
sua
"
politica
positiva
"
.
Quanto
diversi
da
Giuseppe
Mazzini
,
che
aveva
accolto
dal
sansimonismo
quel
che
di
deteriore
introdusse
nel
suo
sistema
,
l
'
avversione
alla
concorrenza
,
l
'
associazione
,
la
religione
dell
'
avvenire
,
e
simili
;
eppure
instancabilmente
si
travagliò
per
la
libertà
,
sostenendo
ogni
sorta
di
fatiche
e
di
stenti
,
sfidando
ogni
sorta
di
pericoli
,
e
dalla
polizia
bonapartistica
,
e
dalle
altre
tutte
europee
,
fu
perseguitato
senza
tregua
e
attorniato
come
fiera
in
cacciai
!
E
il
Mazzini
,
che
sempre
giudicò
il
comunismo
"
materialismo
"
,
vedeva
nella
storia
,
lessinghianamente
,
l
'
educazione
del
genere
umano
e
,
herderianamente
,
l
'
epopea
delle
nazioni
;
laddove
il
Saint
Simon
ne
inaugurò
l
'
interpretazione
economica
o
materialistica
che
si
dica
,
vedendo
nella
Rivoluzione
francese
nient
'
altro
che
la
salita
della
borghesia
al
potere
e
contribuendo
a
dilatare
il
concetto
di
"
borghesia
"
in
senso
economico
a
quello
di
forma
spirituale
dell
'
età
moderna
,
che
era
una
falsificazione
o
una
grossolana
confusione
di
concetti
disparati
.
Dai
comunisti
e
socialisti
e
,
per
imitazione
,
anche
fuori
della
loro
cerchia
,
si
proseguì
quest
'
abuso
di
concetto
(
in
obbedienza
al
quale
si
sarebbe
dovuto
logicamente
dire
che
gl
'
inventori
del
comunismo
furono
"
borghesi
"
,
o
addirittura
che
quella
idea
,
tutta
economica
,
è
"
quintessenza
di
borghesismo
"
)
;
e
,
per
effetto
dello
stesso
impulso
,
si
diè
risalto
,
nella
contemporanea
storiografia
francese
,
alla
lotta
delle
classi
,
e
si
prese
a
scoprire
sotto
i
velami
delle
ideologie
il
nocciolo
degli
interessi
economici
,
nel
che
concorse
la
reminiscenza
della
spiegazione
,
usuale
nel
secolo
decimottavo
,
delle
religioni
come
invenzioni
dei
preti
ai
loro
fini
di
dominio
.
La
filosofia
della
storia
con
disegno
predeterminato
,
che
risaliva
al
sogno
di
Daniele
dei
quattro
imperi
ed
era
passata
nel
pensiero
medioevale
ed
era
stata
rimessa
a
nuovo
nella
filosofia
idealistica
germanica
,
porse
altresì
ai
comunisti
e
socialisti
la
cornice
del
loro
quadro
di
storia
universale
,
nel
quale
,
sul
corso
delle
anteriori
età
,
si
ergeva
,
ultima
e
terminale
,
la
palingenesi
dell
'
umanità
finalmente
redenta
nell
'
associazione
del
lavoro
.
Ma
quei
primi
teorici
o
programmisti
del
comunismo
,
concependo
i
loro
programmi
al
modo
di
un
'
intrapresa
economica
,
di
una
riforma
igienica
,
di
un
istituto
educativo
,
per
una
parte
ebbero
fede
nella
propaganda
fatta
con
la
parola
e
con
l
'
esempio
di
talune
esperienze
in
piccolo
,
e
,
per
l
'
altra
,
sperarono
di
trovar
favore
presso
re
e
despoti
,
e
il
Saint
Simon
levò
gli
occhi
successivamente
a
Napoleone
,
ad
Alessandro
di
Russia
,
a
Luigi
XVIII
.
Diversamente
sentirono
il
problema
del
metodo
quegli
altri
comunisti
che
si
riattaccavano
alla
tradizione
giacobina
,
e
segnatamente
al
ricordo
del
Babeuf
,
della
cui
cospirazione
narrò
in
quel
tempo
uno
che
vi
aveva
preso
parte
,
il
Buonarroti
,
e
fece
scuola
.
Questi
che
avevano
spiriti
rivoluzionari
,
in
Francia
e
altrove
,
guardavano
,
invece
,
agli
operai
,
ai
proletari
,
alla
forza
che
era
in
loro
,
e
che
,
rischiarata
e
indirizzata
,
avrebbe
con
violenza
gettato
in
aria
tutti
gli
ordinamenti
esistenti
,
distrutto
il
capitalismo
,
stabilito
la
società
dei
lavoratori
partecipanti
in
misura
eguale
al
lavoro
e
alla
retribuzione
.
A
uso
di
cotesta
particolare
propaganda
,
che
aveva
bisogno
del
virus
dell
'
odio
,
non
bastando
il
vago
concetto
di
oppressione
e
sfruttamento
,
si
venne
preparando
,
specialmente
in
Inghilterra
,
sotto
l
'
efficacia
della
dottrina
ricardiana
della
rendita
,
una
dottrina
sull
'
origine
del
profitto
dedotta
dal
lavoro
non
pagato
all
'
operaio
.
Come
si
vede
,
tutto
quel
che
confluì
nel
sistema
sociale
del
Marx
esisteva
sparso
,
e
anche
in
parte
sistemato
,
prima
di
lui
:
materialismo
storico
,
pensiero
e
arte
e
religione
come
fenomenologia
dell
'
economia
,
antiliberalismo
,
lotta
di
classi
,
successione
di
epoche
storiche
con
la
finale
proletaria
,
sopralavoro
e
sopravalore
,
critica
del
disordine
della
produzione
capitalistica
e
delle
sue
crisi
,
e
via
.
Ma
il
Marx
prestò
singolare
vigore
a
tutti
questi
concetti
e
a
questi
abbozzi
di
concetti
,
rielaborandoli
e
sintetizzandoli
mercé
la
dialettica
della
scuola
hegeliana
:
dialettica
,
che
,
da
universale
;
formale
ed
ermeneutica
qual
è
di
sua
natura
,
già
nel
maestro
,
e
più
ancora
negli
scolari
,
si
era
commista
di
empirismo
e
d
'
immaginazione
e
aveva
condotto
a
strane
costruzioni
etiche
e
sociali
,
segnatamente
nella
cosiddetta
sinistra
della
scuola
,
alla
quale
il
Marx
appartenne
,
e
in
Germania
si
era
spinta
fino
alla
disperata
egolatria
e
all
'
anarchismo
dello
Stirner
.
Quando
qualche
lume
ne
venne
in
Francia
al
Proudhon
,
gli
suggerì
la
critica
delle
contradizioni
economiche
,
con
tesi
e
antitesi
,
e
la
sintesi
,
anche
in
lui
,
a
suo
modo
,
anarchica
.
Il
Marx
,
svolgendo
le
contradizioni
dell
'
età
capitalistica
o
borghese
,
succeduta
a
quella
feudale
,
e
facendo
nascere
dal
seno
di
essa
,
da
lei
generati
ed
educati
,
i
suoi
sepellitori
e
successori
,
i
proletari
,
ne
ricavò
la
sintesi
comunistica
,
che
verrebbe
attuata
da
cotesti
esecutori
della
necessità
storica
;
e
su
tale
schema
dialettico
distese
e
formulò
,
sul
finire
del
'47
,
il
Manifesto
dei
comunisti
.
In
ciò
è
la
sua
originalità
,
non
di
filosofo
né
di
economista
(
ché
,
per
questa
parte
,
appena
qualche
frammento
del
suo
pensiero
rimane
adoprabile
)
,
ma
di
creatore
d
'
ideologie
politiche
o
di
miti
,
perché
egli
diè
al
movimento
comunistico
,
se
non
un
fondamento
,
certo
un
rivestimento
di
filosofia
e
di
storia
,
e
lo
fornì
di
un
libro
,
il
Capitale
,
di
molto
prestigio
sul
pensiero
poco
critico
,
sulle
immaginazioni
e
sulle
passioni
e
sulle
aspettazioni
,
di
un
prestigio
che
,
pur
nel
disgregamento
che
è
accaduto
di
tutti
i
concetti
di
cui
quel
libro
s
'
intesse
,
perdura
e
opera
ancora
.
Nell
'
atto
stesso
,
egli
la
faceva
finita
col
moralismo
e
col
sentimentalismo
,
e
si
volgeva
a
più
elementari
e
facili
moventi
:
e
,
se
ancora
il
Weitling
aveva
dato
alla
sua
"
Federazione
dei
Giusti
"
il
motto
:
"
Tutti
gli
uomini
sono
fratelli
"
,
egli
diè
l
'
altro
:
"
Proletari
di
tutto
il
mondo
,
unitevi
"
;
unitevi
nell
'
odio
e
nella
lotta
di
distruzione
.
Ma
con
la
dialettica
da
lui
introdotta
,
se
pareva
che
si
acquistasse
la
certezza
razionale
dell
'
avvenire
,
cangiava
profondamente
il
metodo
dell
'
attuazione
;
e
cadeva
non
solo
quello
dei
primi
comunisti
che
egli
definì
"
utopisti
"
,
ma
anche
l
'
altro
delle
insurrezioni
e
dei
colpi
di
mano
,
fanciulleschi
l
'
uno
e
l
'
altro
a
petto
del
metodo
filosofico
e
dialettico
,
che
comandava
di
accompagnare
col
pensiero
e
con
l
'
azione
l
'
oggettivo
processo
storico
,
vivendone
le
consecutive
fasi
,
e
di
far
intervenire
la
violenza
solo
al
momento
buono
,
per
cogliere
il
frutto
giunto
a
maturità
.
Il
fine
era
comunistico
e
materialistico
,
ma
il
metodo
,
per
contrario
,
voleva
essere
storico
e
,
secondo
che
fosse
stato
o
no
seriamente
tale
,
si
sarebbe
,
nella
pratica
,
configurato
o
in
una
forma
di
attività
politica
concreta
e
graduale
,
e
perciò
sostanzialmente
liberale
,
o
in
un
fatalismo
naturalistico
,
negazione
della
storicità
e
dell
'
attività
;
e
questi
dissidi
,
allora
invisibili
o
non
visti
e
ancor
oggi
poco
chiaramente
riconosciuti
,
tra
ideale
e
metodo
dovevano
configurare
la
posteriore
storia
del
comunismo
e
del
marxismo
nei
suoi
aspetti
contrastanti
e
nelle
varie
sue
vicende
.
Che
il
comunismo
fosse
la
"
novità
"
,
che
primeggiava
sulle
altre
nel
generale
interessamento
degli
spiriti
,
è
confermato
dalla
letteratura
,
la
quale
,
se
nei
popoli
che
ancora
lottavano
e
anelavano
alla
libertà
si
aggirava
sui
temi
corrispondenti
,
patriottici
,
civili
,
eroici
,
e
su
quelli
sentimentali
romantici
,
nei
popoli
che
possedevano
ormai
i
liberi
ordinamenti
si
andava
distaccando
da
quei
temi
o
li
continuava
in
modo
solamente
estrinseco
e
decorativo
,
come
fu
nella
maggior
parte
del
romanticismo
francese
seguito
al
1830
,
e
si
riempiva
,
in
quella
vece
,
delle
immagini
e
degli
affetti
di
varia
sorta
,
che
corrispondevano
alla
nuova
sollecitudine
e
inquietudine
sociale
.
Giorgio
Sand
dalla
novellante
rivendicazione
dei
diritti
dell
'
amore
passione
passava
al
Compagnon
du
tour
de
France
,
a
Consuelo
,
al
Meunier
d
'
Angibault
,
e
simili
;
il
Balzac
faceva
larga
parte
nelle
scene
della
sua
Commedia
umana
alla
plutocrazia
,
ai
banchieri
,
agli
speculatori
,
e
ai
contrasti
delle
classi
sociali
,
e
si
conferiva
da
sé
il
titolo
di
"
dottore
nelle
scienze
sociali
"
;
il
dramma
e
la
commedia
similmente
trattavano
problemi
sociali
;
il
Sue
ammanniva
Les
mystères
de
Paris
e
gli
altri
suoi
romanzi
,
che
,
sebbene
destituiti
di
ogni
pregio
d
'
arte
,
furono
avidamente
letti
.
In
Inghilterra
,
il
Dickens
componeva
Oliver
Twist
,
e
poi
Hard
times
;
il
Disraeli
dava
in
Sybil
or
the
two
nations
(
1845
)
il
romanzo
delle
due
nazioni
straniere
e
nemiche
sullo
stesso
suolo
,
i
"
ricchi
"
e
i
"
poveri
"
,
descrivendo
le
condizioni
degli
operai
nel
Lancashire
;
la
Gaskell
raccontava
in
Mary
Barton
lo
sciopero
dei
tessitori
di
Manchester
;
simili
argomenti
trattava
il
Kingsley
nei
suoi
drammi
e
romanzi
,
e
Tommaso
Hood
e
la
Barrett
cantavano
canti
umanitari
,
e
il
Carlyle
si
poneva
contro
il
liberalismo
e
la
democrazia
,
e
di
lì
a
qualche
anno
sarebbe
apparsa
l
'
Uncle
Tom
'
s
cabin
della
Beecher
Stowe
sulla
vita
dolorosa
dei
negri
,
schiavi
in
America
.
La
filosofia
,
particolarmente
nella
già
ricordata
scuola
hegeliana
di
sinistra
,
accoglieva
i
concetti
del
Saint
Simon
e
del
Fourier
,
e
si
sforzava
di
tradurli
in
termini
speculativi
e
dialettici
.
Le
trattazioni
delle
forme
politiche
cedevano
a
quelle
dei
problemi
sociali
;
e
Augusto
Comte
inventava
la
parola
"
sociologia
"
,
e
cercava
di
dar
corpo
alla
scienza
da
lui
battezzata
con
questo
nome
;
e
il
Quételet
pubblicava
la
Physique
sociale
,
e
si
susseguivano
i
quadri
delle
condizioni
delle
classi
lavoratrici
(
uno
di
questi
,
relativo
all
'
Inghilterra
,
si
dovette
al
compagno
del
Marx
,
Federico
Engels
)
,
e
le
disquisizioni
sulla
"
questione
sociale
"
,
alla
quale
tutti
arrecavano
il
loro
grande
o
piccolo
contributo
di
pensieri
o
di
parole
:
anche
il
futuro
autore
della
storia
di
Giulio
Cesare
,
Luigi
Bonaparte
,
portatovi
da
certo
suo
spirito
umanitario
,
dissertava
sulla
Extinction
du
paupérisme
.
Il
comunismo
è
nel
fondo
delle
preoccupazioni
del
Tocqueville
ed
è
il
tacito
punto
di
riferimento
delle
sue
accorate
indagini
sull
'
argomento
della
libertà
,
ch
'
egli
ama
d
'
infinito
amore
,
e
dell
'
eguaglianza
,
che
in
pari
tempo
ammira
e
teme
.
Egli
vedeva
,
durante
gli
ultimi
settecento
anni
di
storia
,
la
società
correre
irrefrenabile
verso
l
'
eguaglianza
,
e
,
in
questa
contemplazione
,
una
sorta
di
terrore
religioso
pervadeva
il
suo
animo
.
Dopo
avere
abbattuto
la
società
feudale
,
vorrà
la
spinta
verso
l
'
eguaglianzà
arrestarsi
innanzi
ai
borghesi
e
ai
ricchi
,
e
rispettare
il
diritto
di
proprietà
?
E
nondimeno
questa
corsa
all
'
eguaglianza
,
se
par
segnata
dal
dito
di
Dio
,
minaccia
alla
società
umana
l
'
anarchia
e
con
essa
il
dispotismo
e
la
servitù
.
Sarà
possibile
mantenere
o
ricostituire
istituzioni
locali
a
difesa
della
sempre
crescente
centralizzazione
ed
egualizzazione
,
e
quasi
a
scuola
di
libertà
?
Si
potrà
affrontare
e
superare
il
pericolo
per
mezzo
dell
'
educazione
delle
democrazie
,
ravvivando
in
loro
la
fede
,
purificando
il
loro
costume
,
correggendo
la
loro
inesperienza
con
l
'
istruirle
nella
scienza
delle
cose
umane
?
Tuttavia
,
questi
timori
e
speranze
,
questi
desideri
in
opposti
sensi
,
queste
previsioni
di
varia
sorta
,
queste
immaginazioni
e
questi
calcoli
,
queste
molteplici
proposte
,
se
disponevano
diversamente
gli
animi
e
dividevano
le
opinioni
,
erano
cose
ben
lontane
da
un
partito
politico
,
che
vuol
dire
un
'
azione
determinata
sul
governo
e
pel
governo
,
sia
che
miri
a
rovesciare
rivoluzionariamente
una
forma
statale
,
sia
che
operi
dentro
le
possibilità
di
questa
cercando
di
attuare
i
propri
fini
.
Le
colonie
comunistiche
furono
tentate
nel
fatto
,
e
non
solo
dall
'
Owen
,
ma
dal
fourierista
Considérant
,
che
nel
'32
fondò
,
con
l
'
aiuto
di
un
ricco
inglese
,
il
falansterio
di
Condè
sur
Vesgre
e
nel
'49
quello
della
Réunion
nel
Texas
,
e
dal
Cabet
,
che
nel
'48
fondò
la
colonia
di
Nauvoo
nell
'
Illinois
,
ma
fallirono
tutte
miseramente
e
tra
violenti
dissidi
,
e
,
se
anche
non
fossero
finite
così
,
avrebbero
operato
nell
'
opinione
e
non
già
nel
campo
propriamente
politico
.
La
diversa
escogitazione
di
Luigi
Blanc
degli
Ateliers
sociaux
,
cioè
di
associazioni
di
operai
in
cooperative
di
produzione
con
lo
stato
in
accomandita
,
se
anche
fosse
stata
messa
in
atto
per
legge
,
avrebbe
similmente
avuto
valore
di
esperimento
,
dell
'
esperimento
di
quel
che
si
chiamò
poi
"
socialismo
di
stato
"
.
Le
insurrezioni
non
solo
furono
predicate
,
ma
più
volte
attuate
,
in
Inghilterra
,
in
Francia
e
altrove
,
e
nel
'34
gli
operai
di
Lione
si
levarono
al
grido
"
Vivre
en
travaillant
ou
mourir
en
combattant
"
,
e
nel
'39
a
Parigi
si
ebbe
la
sommossa
della
società
delle
Stagioni
,
e
non
solo
furono
sempre
domate
,
ma
non
si
può
dire
che
intendessero
a
dar
inizio
al
comunismo
,
che
,
come
non
era
capace
di
formare
un
partito
,
così
neppure
di
condurre
un
'
eventuale
insurrezione
a
un
rivolgimento
sociale
conforme
ai
propri
principii
;
il
Blanqui
,
che
fu
tra
i
capi
della
sommossa
del
'39
,
dichiarava
nettamente
che
egli
non
possedeva
un
"
preciso
sistema
politico
"
,
e
che
disprezzava
la
"
dommatica
"
,
e
,
insomma
,
cercava
la
rivolta
per
la
rivolta
pensando
che
dalle
viscere
di
essa
sarebbe
nato
qualcosa
di
cui
nessuno
antivedeva
i
lineamenti
.
Era
rifiorita
,
dopo
il
'30
,
la
teoria
del
terrorismo
,
o
della
"
ghigliottinomania
"
,
formulata
già
nel
1797
in
un
opuscolo
del
De
Lezay
(
che
il
Constant
confutò
)
,
come
metodo
necessario
per
assodare
le
rivoluzioni
e
renderle
irrevocabili
;
e
gli
operai
dei
sobborghi
parigini
leggevano
le
ristampe
dei
discorsi
del
Robespierre
e
del
Marat
,
e
il
racconto
della
congiura
del
Babeuf
e
il
comunistico
Viaggio
in
Icaria
del
Cabet
,
ed
opuscoli
politici
rosseggianti
di
fiamme
e
di
sangue
,
e
cantavano
canzoni
similmente
sanguinarie
e
incendiarie
,
e
si
dipingevano
spettacoli
apocalittici
di
mondi
da
distruggere
e
mondi
da
edificare
.
Ma
,
poiché
le
vie
della
realtà
non
sono
quelle
dei
sogni
,
o
non
sono
altrettanto
diritte
e
agevoli
,
e
la
realtà
erano
i
governi
parlamentari
ed
elettivamente
costituiti
,
e
la
classe
dirigente
che
,
avendo
dalla
sua
le
forze
della
ricchezza
e
della
cultura
,
li
difendeva
,
non
restava
ai
bramosi
di
profondi
rivolgimenti
sociali
,
quando
dalle
teorie
e
dai
programmi
passavano
alla
pratica
,
se
non
chiedere
allargamenti
sempre
maggiori
dell
'
elettorato
fino
a
giungere
al
suffragio
universale
.
Così
fecero
,
in
effetto
,
i
cartisti
in
Inghilterra
nel
'38
,
i
quali
volevano
appunto
una
carta
contenente
il
suffragio
universale
,
i
deputati
eleggibili
senza
condizioni
di
censo
e
pagati
per
il
loro
ufficio
,
scrutinio
segreto
,
circoscrizioni
elettorali
eguali
e
parlamento
annuale
.
Ma
con
tali
richieste
i
comunisti
venivano
,
in
Francia
,
a
farsi
gregari
o
alleati
del
partito
democratico
e
repubblicano
,
il
quale
,
dopo
aver
cooperato
coi
liberali
all
'
abbattimento
dell
'
assolutismo
,
chiedeva
maggiore
partecipazione
del
popolo
al
governo
;
e
,
per
siffatta
confluenza
,
quest
'
ultimo
partito
a
sua
volta
modificava
alquanto
la
sua
fisionomia
,
si
colorava
di
riflessi
del
comunismo
,
e
altresì
,
di
conseguenza
,
si
veniva
distinguendo
in
una
serie
di
gradazioni
,
da
quella
moderata
,
che
si
sarebbe
contentata
di
un
non
grande
allargamento
dell
'
elettorato
nel
presente
e
di
maggiore
da
eseguirsi
con
lo
stesso
avvedimento
e
discrezione
nel
futuro
,
a
quella
estrema
,
che
si
cominciava
a
denominare
"
democrazia
sociale
"
o
"
socialismo
"
.
Con
questo
nome
si
enunciava
un
'
unione
e
insieme
una
distinzione
del
socialismo
dal
comunismo
,
che
era
di
gran
momento
,
come
sentirono
i
comunisti
,
i
quali
,
valendosi
della
terminologia
invalsa
,
lo
definirono
"
partito
borghese
"
,
cioè
sostanzialmente
liberale
e
idealistico
,
e
non
punto
"
proletario
"
,
ossia
antiliberale
e
materialistico
,
come
voleva
essere
quello
loro
proprio
.
Per
tal
modo
in
Francia
alla
vecchia
formola
del
repubblicanesimo
,
che
aveva
avuto
il
suo
personaggio
rappresentativo
nel
Carrel
,
e
ancora
noverava
fedeli
,
si
aggiunse
quella
che
fu
rappresentata
da
uomini
come
il
Ledru
Rollin
,
che
voleva
arrivare
al
suffragio
universale
,
e
di
là
alle
riforme
sociali
.
Nella
democrazia
sociale
andò
a
finire
il
Lamennais
,
già
autore
dell
'
Essai
sur
l
'
indifférence
,
e
ora
delle
Paroles
d
'
un
croyant
e
del
Livre
du
peuple
,
e
che
,
fallitogli
l
'
intento
di
fondere
Chiesa
e
liberalismo
,
non
seppe
restare
né
cattolico
né
liberale
,
ma
focosamente
si
tramutò
in
democratico
e
socialista
.
La
lotta
politica
con
questi
cangiati
termini
,
ossia
non
più
di
liberalismo
e
assolutismo
,
ma
di
liberalismo
e
democrazia
,
dalla
moderata
alla
estrema
e
socialistica
,
questa
lotta
che
fu
quella
veramente
attuale
e
progressiva
del
secolo
decimonono
,
si
svolgeva
,
come
si
è
avvertito
,
nei
paesi
che
godevano
della
libertà
:
ché
negli
altri
,
intesi
a
farne
il
sospirato
acquisto
,
lo
sforzo
per
tale
acquisto
non
faceva
sorgere
o
ricacciava
indietro
quella
lotta
,
della
quale
appena
si
vedeva
qualche
lineamento
nelle
diverse
sembianze
,
conservatrici
o
democratiche
,
dei
combattenti
e
nei
dissidi
sulle
vie
da
seguire
,
le
riforme
graduali
o
la
rivoluzione
,
e
in
qualche
manifestazione
sporadica
.
Il
comunismo
,
a
cui
i
pubblicisti
tedeschi
recarono
gran
contributo
e
in
ultimo
dettero
la
sistemazione
dottrinale
che
ancora
gli
rimane
,
era
opera
di
esuli
tedeschi
in
Inghilterra
,
in
Francia
,
nel
Belgio
,
ché
sul
suolo
patrio
non
poteva
crescere
,
sebbene
se
avesse
colà
qualche
sciopero
e
qualche
rivolta
di
tessitori
e
di
altri
operai
;
ed
esuli
erano
il
Marx
e
l
'
Engels
,
e
in
un
congresso
internazionale
della
Federazione
comunistica
,
composto
in
buona
parte
di
esuli
,
fu
discusso
e
approvato
a
Londra
,
nel
dicembre
del
'47
,
il
Manifesto
dei
comunisti
;
e
adepti
di
queste
idee
estreme
,
e
di
altre
estremissime
e
che
appena
si
possono
chiamare
idee
,
cominciò
a
fornire
ai
conciliaboli
rivoluzionari
internazionali
la
Russia
dello
czar
Nicola
,
coi
suoi
arruffati
profughi
.
Nei
paesi
non
ancora
liberi
,
repubblicanesimo
,
giacobinismo
,
e
soprattutto
le
nuove
parole
"
comunismo
"
e
"
socialismo
"
,
erano
argomenti
d
'
inquietudine
anche
per
molti
avversari
dei
regimi
assolutistici
,
e
venivano
da
questi
regimi
adoperate
per
intimidire
e
dividere
;
e
il
Metternich
insinuava
che
,
sotto
finte
specie
di
libertà
,
la
guerra
si
combatteva
semplicemente
tra
coloro
che
possedevano
e
gli
altri
che
bramavano
possedere
,
e
che
il
diritto
stesso
di
proprietà
era
in
questione
:
anche
in
Italia
si
agitavano
questi
spauracchi
,
in
Firenze
,
in
Roma
,
nel
Napoletano
,
segnatamente
da
quando
Pio
IX
aveva
dato
la
spinta
al
moto
liberale
e
nazionale
,
e
ci
furono
di
coloro
che
esitavano
perplessi
a
por
mano
ai
cangiamenti
nell
'
assetto
esistente
,
timorosi
di
rovine
e
di
precipizi
sociali
.
E
,
dicendo
dei
paesi
liberi
,
la
mente
si
rivolge
all
'
Inghilterra
e
alla
Francia
,
ché
non
gioverebbe
osservare
la
lotta
in
piccoli
stati
,
dove
parrebbe
di
vedere
la
tempesta
in
un
bicchier
d
'
acqua
:
e
neppure
nel
Belgio
,
dove
per
la
composizione
sociale
e
politica
della
sua
popolazione
,
di
cui
una
parte
era
legata
all
'
antica
tradizione
strettamente
cattolica
delle
Fiandre
spagnuole
e
austriache
,
e
l
'
altra
alla
più
recente
del
Belgio
francese
e
repubblicano
,
come
si
era
avuto
un
necessario
compromesso
tra
partito
cattolico
e
partito
liberale
nell
'
opposizione
all
'
Olanda
e
nel
distacco
seguitone
,
così
si
avvicendarono
nel
governo
clericali
e
liberali
,
e
clericali
moderati
e
liberali
moderati
,
e
solo
molto
più
tardi
il
processo
fu
complicato
dal
socialismo
e
dal
clericalismo
democratico
sociale
;
né
,
infine
,
nella
Spagna
,
dove
già
si
è
notato
il
frequente
interferire
di
dittature
larvate
o
scoperte
,
la
qual
cosa
rendeva
poco
fruttuosi
e
poco
istruttivi
i
suoi
contrasti
tra
liberali
e
radicali
.
Per
diversa
ragione
gli
Stati
Uniti
d
'
America
,
che
in
quegli
anni
il
Tocqueville
studiava
e
faceva
conoscere
all
'
Europa
qual
tipico
paese
della
democrazia
,
non
offrivano
documenti
e
insegnamenti
per
questo
contrasto
,
a
causa
del
loro
persistente
carattere
di
paese
coloniale
,
in
cui
la
democrazia
,
portatavi
dalle
sètte
religiose
,
si
era
svolta
senza
lotte
contro
monarchie
assolute
e
patriziati
,
e
senza
altri
ostacoli
,
e
la
differenziazione
sociale
non
era
né
profonda
né
forte
,
e
la
produzione
economica
formava
quasi
l
'
unico
oggetto
dell
'
attività
,
e
la
fortuna
degli
arricchimenti
circolava
in
guise
assai
rapide
.
Colà
non
si
presentavano
,
dunque
,
due
grandi
partiti
col
contenuto
politico
che
conosciamo
,
ma
aggruppamenti
che
contendevano
pel
governo
ciascuno
con
le
sue
clientele
;
mentre
vi
si
profilava
sempre
più
grave
il
conflitto
tra
schiavisti
e
antischiavisti
,
che
fu
la
grande
questione
americana
,
sorta
sempre
per
il
processo
specialissimo
di
quello
svolgimento
economico
.
L
'
Europa
,
da
un
millennio
e
mezzo
,
aveva
superato
la
schiavitù
,
e
ora
finiva
di
abolirla
nelle
sue
colonie
,
come
aveva
superato
quasi
dappertutto
,
tranne
quel
che
ne
persisteva
residualmente
in
alcune
parti
dell
'
Impero
austriaco
e
ancora
in
pieno
nella
Russia
,
la
servitù
personale
e
della
gleba
.
L
'
Inghilterra
si
mantenne
salda
nel
regime
stabilito
con
la
riforma
elettorale
del
'32
,
e
che
era
stata
già
un
'
effettiva
,
se
anche
lenta
e
cauta
rivoluzione
nel
suo
costume
e
nella
composizione
della
rappresentanza
popolare
,
e
aveva
portato
alla
Camera
dei
Comuni
molti
uomini
nuovi
,
industriali
e
commercianti
,
e
avviato
gli
antichi
partiti
dei
tories
e
dei
whigs
a
rinnovarsi
in
partito
conservatore
e
partito
liberale
,
con
l
'
aggiunta
di
un
nuovo
partito
di
radicali
,
e
aveva
cangiato
la
qualità
dei
dibattiti
parlamentari
da
dottrinali
e
su
principii
generali
in
tecnici
e
particolari
,
e
s
'
era
tirata
dietro
altresì
la
riforma
dell
'
amministrazione
municipale
,
con
ordinamenti
uniformi
e
il
voto
a
tutti
coloro
che
pagavano
imposte
.
Di
una
seconda
rivoluzione
dl
questa
sorta
non
si
sentiva
il
bisogno
profondo
e
irreprimibile
;
e
,
quantunque
le
domande
dei
cartisti
,
i
loro
sei
punti
,
contenessero
cose
che
si
dovevano
tutte
attuare
nell
'
avvenire
e
sono
ora
attuate
,
cioè
non
erano
punto
cose
intrinsecamente
impossibili
,
non
si
adattavano
allora
alle
condizioni
reali
del
paese
e
alle
sue
disposizioni
mentali
e
morali
,
e
perciò
le
petizioni
,
che
se
ne
presentarono
al
parlamento
,
furono
respinte
.
I
governi
,
lasciando
che
i
cartisti
tenessero
i
loro
meetings
o
riunioni
,
pubblicassero
i
loro
tracts
ossia
opuscoli
,
facessero
la
più
vivace
propaganda
,
furono
fermi
a
reprimere
ogni
tentativo
di
tumulto
e
d
'
insurrezione
.
Nel
'33
l
'
Owen
cominciò
la
sua
agitazione
per
le
otto
ore
di
lavoro
,
nel
'36
fu
fondata
a
Londra
l
'
associazione
degli
operai
,
nel
'37
concertate
le
domande
che
nel
maggio
del
'38
vennero
formolate
nella
Carta
,
con
un
crescendo
che
nel
'39
parve
portare
alla
guerra
civile
,
ma
che
fu
arrestato
altrettanto
dai
provvedimenti
militari
e
di
polizia
,
a
cui
il
governo
ricorse
,
quanto
dall
'
incertezza
degli
stessi
conduttori
di
quel
moto
;
e
sebbene
l
'
agitazione
si
ravvivasse
nel
'40
,
e
nel
'41
indicesse
uno
sciopero
generale
,
dopo
di
quell
'
anno
si
poté
considerare
esaurita
e
disparve
dall
'
arena
politica
,
facendosi
rinunzia
alle
domande
di
democrazia
sociale
.
Gli
operai
compresero
che
a
loro
conveniva
appoggiarsi
ai
radicali
delle
classi
medie
,
e
,
tentando
per
loro
conto
associazioni
cooperative
,
delle
quali
alcune
fallirono
e
altre
,
formate
con
migliore
esperienza
,
si
mantennero
e
prosperarono
,
attesero
nelle
loro
trade
unions
ai
propri
interessi
economici
e
a
farli
valere
nei
modi
legali
.
Era
,
questo
risultato
,
non
l
'
effetto
dell
'
imposizione
di
una
classe
sociale
,
armata
delle
forze
dello
stato
,
o
di
un
aggruppamento
di
materiali
interessi
conservatori
,
ma
,
per
così
dire
,
dell
'
anima
inglese
,
del
modo
di
pensare
,
di
sentire
e
di
comportarsi
di
tutto
quel
popolo
,
del
suo
sentimento
morale
di
responsabilità
,
della
educazione
alla
libertà
,
della
devozione
alla
patria
,
della
acuta
percezione
degl
'
interessi
inglesi
nel
mondo
,
del
pratico
attaccamento
alla
continuità
storica
,
della
diffidenza
per
tutto
quanto
si
presentasse
astratto
ed
eccessivo
,
della
disposizione
a
quello
che
ne
i
contrasti
era
l
'
equitable
adjustment
,
la
soddisfazione
dei
bisogni
effettivi
e
il
rimedio
a
quei
mali
ai
quali
era
dato
apportare
rimedio
,
e
,
infine
,
e
in
conseguenza
di
tutto
ciò
,
della
coscienza
politica
generalmente
diffusa
,
e
della
qualità
e
del
numero
di
uomini
di
stato
che
l
'
Inghilterra
produceva
superiori
a
quelli
degli
altre
paesi
.
In
queste
virtù
trovano
il
loro
significato
giudizi
correnti
,
come
il
detto
che
il
liberalismo
inglese
sia
"
aristocratico
"
,
di
un
'
aristocrazia
per
altro
aperta
e
sempre
rinnovata
,
o
l
'
altro
,
che
pare
accusa
ed
è
,
almeno
sotto
un
certo
aspetto
,
lode
,
che
gli
operai
francesi
si
muovano
per
le
"
idee
"
e
quelli
inglesi
solo
per
i
"
bisogni
"
.
Quest
'
anima
era
anche
nei
suoi
radicali
,
nei
democratici
sociali
,
nei
cartisti
e
socialisti
,
e
operava
da
freno
;
cosicché
,
per
esempio
,
quando
dal
congresso
nazionale
dei
cartisti
in
Londra
e
in
Birmingham
nel
'39
sembrava
dovesse
uscire
il
grido
della
rivolta
,
i
capi
respinsero
il
ricorso
alla
violenza
e
deliberarono
un
semplice
sciopero
,
non
sentendosi
appoggiati
né
dalla
generalità
del
paese
,
né
da
quella
degli
operai
,
né
dal
loro
stesso
interiore
convincimento
.
Il
Mazzini
conosceva
questi
limiti
che
gli
inglesi
si
ponevano
da
sé
,
e
scriveva
in
una
sua
lettera
del
'39
,
che
assai
spesso
egli
si
vedeva
rifiutare
gli
articoli
che
offriva
agli
editori
inglesi
,
i
quali
si
tiravano
indietro
a
"
ogni
idea
troppo
generale
,
troppo
sistematica
,
troppo
continentale
,
come
essi
dicono
"
.
Ma
la
classe
politica
dirigente
sapeva
non
solo
tener
fermo
e
reprimere
,
o
con
la
saggezza
lasciar
disgregare
,
i
moti
incomposti
e
inattuali
,
ma
metter
mano
al
miglioramento
e
progresso
delle
classi
lavoratrici
;
e
in
quegli
anni
fece
compiere
le
grandi
inchieste
,
che
tante
miserie
e
durezze
e
tormenti
svelarono
,
e
,
limitata
con
molto
ritardo
negli
altri
stati
,
iniziò
in
Europa
la
sistematica
legislazione
proteggitrice
dei
lavoratori
.
Del
'33
fu
la
prima
legge
sul
lavoro
dei
fanciulli
,
del
'42
quella
per
i
fanciulli
e
le
donne
impiegate
nelle
miniere
di
carbone
e
di
ferro
,
del
'43
l
'
altra
sul
lavoro
dei
fanciulli
in
tutti
i
rami
dell
'
industria
;
e
molteplici
provvidenze
seguirono
per
l
'
igiene
e
per
altri
simili
oggetti
.
Anche
seppe
adottare
provvedimenti
,
di
cui
le
classi
operaie
non
scorgevano
il
beneficio
che
sarebbe
a
loro
venuto
,
e
a
cui
altre
classi
,
offese
nei
loro
interessi
particolari
,
facevano
opposizione
,
come
fu
l
'
abolizione
del
dazio
sul
grano
,
richiesta
da
un
quarto
di
secolo
,
e
che
,
dopo
la
vigorosa
opera
per
sette
anni
dell
'
anti
corn
law
league
,
fu
votata
nel
'46;
e
l
'
indirizzo
liberistico
in
genere
,
dato
alla
politica
commerciale
,
non
tolse
,
per
altro
,
il
sagace
intervento
dello
stato
dove
fosse
necessario
.
Pensatori
e
politici
,
che
allora
entrarono
nell
'
agone
,
avrebbero
voluto
maggiore
questo
intervento
e
più
diretta
l
'
azione
dello
stato
,
e
primi
tra
essi
l
'
antidemocratico
Carlyle
,
romantico
alla
tedesca
,
e
fantastico
e
paradossale
,
e
il
Disraeli
,
il
quale
promoveva
e
annunziava
una
"
nuova
generazione
"
,
con
un
rinnovato
torysmo
,
che
prendesse
a
cuore
gli
interessi
del
popolo
come
non
facevano
abbastanza
i
liberali
e
i
liberisti
,
avversi
questi
ultimi
,
col
Cobden
,
perfino
alle
difese
che
gli
operai
si
venivano
foggiando
,
fin
dal
'34
,
nelle
loro
trade
unions
.
La
monarchia
accettò
definitivamente
e
lealmente
il
governo
parlamentare
,
dopo
che
nel
'35
il
re
Guglielmo
IV
,
che
aveva
rinviato
i
liberali
e
chiamato
i
conservatori
,
venne
dal
risultato
delle
indette
elezioni
persuaso
a
richiamare
senz
'
altro
il
capo
dei
liberali
Melbourne
;
e
alla
giovane
regina
Vittoria
il
principe
consorte
fu
consigliere
a
procedere
in
costante
accordo
col
parlamento
.
Proprio
l
'
opposto
di
quel
che
si
svolgeva
in
Inghilterra
accadde
in
Francia
,
la
quale
,
con
la
rivoluzione
di
luglio
e
con
la
sostituzione
della
linea
degli
Orléans
a
quella
dei
Borboni
,
aveva
innalzato
la
sua
carta
costituzionale
concessa
a
costituzione
pattuita
,
tolto
al
monarca
la
facoltà
di
emettere
ordinanze
,
che
erano
state
l
'
incentivo
della
insurrezione
di
luglio
,
trasformato
la
camera
dei
pari
ereditaria
in
camera
vitalizia
di
nomina
regia
,
dato
al
parlamento
l
'
iniziativa
legislativa
,
diminuito
il
censo
richiesto
per
l
'
elettorato
raddoppiando
il
numero
degli
elettori
che
salirono
a
dugentomila
e
crebbero
poi
a
dugentoquarantamila
,
ristabilito
la
guardia
nazionale
,
soppresso
l
'
articolo
sulla
religione
dello
stato
,
abolito
la
censura
sui
libri
e
giornali
.
Ma
diversamente
intendevano
la
vita
dell
'
organismo
così
formato
i
due
partiti
che
lo
avevano
messo
al
mondo
,
i
quali
presero
gli
opposti
nomi
del
"
movimento
"
e
della
"
resistenza
"
.
Per
gli
uomini
del
"
movimento
"
,
lo
stabilimento
della
monarchia
di
luglio
era
un
necessario
ma
primo
passo
,
che
doveva
esser
seguito
senza
indugio
da
altri
verso
riforme
liberali
in
ogni
parte
della
società
e
nell
'
indirizzo
di
una
sempre
maggiore
partecipazione
del
popolo
al
governo
,
e
doveva
favorire
il
simile
movimento
in
tutta
Europa
,
e
anzi
capitanarlo
,
ridando
alla
Francia
in
questa
parte
l
'
egemonia
che
non
solo
sarebbe
stata
la
sua
grandezza
morale
,
ma
le
avrebbe
recato
grandezza
di
potenza
,
e
disfatto
o
corretto
,
anche
nei
riguardi
di
lei
,
i
trattati
del
'15
.
Essi
volevano
,
insomma
,
la
dichiarazione
di
guerra
alla
Santa
Alleanza
,
e
perciò
salutarono
con
gioia
le
insurrezioni
del
Belgio
,
dell
'
Emilia
,
della
Polonia
,
considerandole
come
la
causa
stessa
della
Francia
.
Certamente
,
in
questo
programma
di
vigoroso
impulso
che
si
sarebbe
voluto
dare
alla
politica
interna
ed
estera
francese
,
e
che
era
sollecitato
e
minacciosamente
richiesto
da
uomini
che
si
agitavano
fuori
del
governo
e
non
ne
sopportavano
la
responsabilità
,
si
racchiudevano
difficoltà
e
impossibilità
di
fatto
,
e
pericoli
di
disastri
e
di
rovine
ove
si
fosse
voluto
prenderle
di
assalto
andando
a
battervi
contro
.
Gli
uomini
del
governo
dovevano
in
certa
misura
raffrenarlo
e
fargli
resistenza
e
moderarlo
;
ma
non
per
ciò
soffocarlo
,
o
pensar
di
deviarlo
,
o
condursi
come
se
quell
'
impeto
non
esistesse
negli
animi
.
Reprimendo
tumulti
e
sommosse
,
come
quella
del
'32
nell
'
occasione
dei
funerali
del
generale
Lamarque
e
le
altre
che
si
rinnovarono
a
più
riprese
,
ricusandosi
a
interventi
e
a
guerre
che
i
rapporti
di
potenza
della
Francia
con
le
altre
potenze
e
con
gli
aggruppamenti
di
esse
non
consentivano
,
adempievano
il
loro
dovere
verso
la
loro
patria
;
ma
non
pertanto
le
tendenze
che
si
esprimevano
in
quelle
brame
e
in
questi
incitamenti
,
e
le
altre
che
si
manifestavano
nei
desideri
di
repubblica
,
di
democrazia
sociale
e
altresì
di
comunismo
,
quali
che
ne
fossero
le
esagerazioni
e
le
forme
stravaganti
,
s
'
indirizzavano
anch
'
esse
al
bene
,
erano
germi
di
vita
che
si
sforzavano
di
prorompere
dal
terreno
e
di
aprirsi
al
sole
,
e
che
conveniva
coltivare
ed
educare
.
Un
governo
liberale
mentisce
al
proprio
carattere
e
viola
la
sua
intima
legge
se
non
è
un
governo
per
l
'
acquisto
di
sempre
maggiore
libertà
;
e
le
stesse
necessità
politiche
di
cui
esso
deve
tener
conto
nelle
relazioni
con
gli
altri
stati
,
e
che
costringono
a
rispettare
regimi
antiliberali
e
perfino
talora
ad
allearsi
a
questi
per
fini
internazionali
e
a
lasciar
loro
mano
libera
nell
'
interna
politica
conservatrice
e
reazionaria
,
non
valgono
a
giustificare
l
'
abbandono
della
difesa
della
libertà
nel
mondo
,
che
è
il
principio
animatore
della
sua
vita
,
una
difesa
che
deve
persistere
anche
negli
eventuali
ripiegamenti
,
nelle
temporanee
rinunzie
,
pronta
sempre
a
riavansarsi
non
solo
profittando
del
corso
degli
eventi
ma
preparandolo
:
ché
altrimenti
la
politica
di
un
governo
perde
quella
che
si
suol
chiamare
la
sua
"
linea
"
,
che
è
poi
la
linea
della
storia
di
un
popolo
.
Gli
uomini
di
governo
della
monarchia
di
luglio
considerarono
,
invece
,
la
libertà
come
una
res
condita
e
non
in
perpetuo
condenda
,
e
il
regime
istituito
come
tale
che
soddisfaceva
le
esigenze
della
ragione
segnando
il
mezzo
tra
gli
estremi
,
un
mezzo
,
a
dir
vero
,
non
sintetico
e
dialettico
,
cioè
mobile
nel
moto
,
ma
analitico
e
statico
e
arbitrario
limite
al
moto
,
che
era
quello
che
fu
detto
"
juste
milieu
"
e
divenne
oggetto
di
disistima
e
di
satira
.
E
questo
loro
irrigidimento
,
a
cui
si
opponeva
del
pari
rigido
e
astratto
il
radicalismo
e
repubblicanesimo
con
la
persistente
sua
fiducia
nei
procedimenti
spicci
dei
giacobini
e
convenzionali
,
che
preparava
inevitabili
scoppi
rivoluzionari
e
paurosi
scotimenti
e
un
oscuro
avvenire
,
non
veniva
,
come
fu
immaginato
,
da
scarsa
attitudine
naturale
del
popolo
francese
al
governo
libero
,
ma
da
condizioni
storiche
e
,
si
potrebbe
dire
,
da
una
esperienza
,
insieme
,
e
da
un
'
inesperienza
storica
.
L
'
esperienza
dei
rivolgimenti
che
la
Francia
aveva
sofferti
da
un
mezzo
secolo
,
trabalzata
di
rivoluzione
in
rivoluzione
e
di
dittatura
in
dittatura
,
dalla
rivoluzione
dell'89
alla
dittatura
giacobina
,
da
termidoro
alla
dittatura
napoleonica
,
e
poi
al
ristabilimento
della
monarchia
con
una
carta
di
libertà
,
e
poi
all
'
eversione
di
questa
monarchia
;
e
l
'
attesa
,
riuscita
sempre
vana
,
di
una
chiusura
di
questo
processo
,
così
diverso
da
quello
secolare
della
storia
francese
e
della
sua
monarchia
;
portavano
a
stringersi
,
dopo
tante
affannose
vicende
,
al
regime
che
si
era
stabilito
e
che
pareva
tale
da
appagare
ogni
spirito
temperato
,
e
a
scansare
le
innovazioni
,
che
avrebbero
potuto
metterlo
in
pericolo
dando
da
capo
la
stura
al
torrente
rivoluzionario
.
E
la
inesperienza
o
la
troppo
breve
pratica
della
vita
libera
non
aveva
permesso
ancora
la
formazione
di
quel
senso
del
cangiamento
e
della
continuità
ad
una
,
che
il
popolo
inglese
possedeva
,
non
certo
per
dono
di
natura
,
ma
per
formazione
storica
;
onde
si
era
troppo
pavidi
dei
contrasti
,
troppo
poco
consapevoli
della
forza
che
rifluisce
dagli
oppositori
e
dell
'
utilità
dell
'
avvicendarsi
dei
partiti
al
governo
,
troppo
poco
persuasi
della
necessità
di
rinfrescare
a
volta
a
volta
le
menti
e
gli
animi
,
e
di
rinnovare
la
classe
politica
dirigente
.
Così
quegli
uomini
,
che
rifulgevano
d
'
ingegno
e
di
sapere
e
di
personale
probità
e
di
schietto
amore
per
la
cosa
pubblica
,
rigettarono
ogni
domanda
di
riforma
elettorale
,
che
contro
l
'
esclusiva
norma
del
censo
avrebbe
aperto
l
'
adito
a
quelle
che
si
chiamavano
le
"
capacità
"
,
e
rigettarono
finanche
la
modesta
riforma
parlamentare
rivolta
a
diminuire
nella
Camera
il
numero
dei
deputati
impiegati
e
perciò
dipendenti
dal
governo
o
aspettanti
dal
governo
favori
nelle
loro
carriere
.
Essi
non
vollero
o
non
seppero
allevare
e
educare
gli
oppositori
e
i
successori
.
I
Périer
,
i
Molé
,
i
Thiers
,
i
Guizot
,
e
gli
altri
che
presiedettero
i
vari
ministeri
,
per
quanto
riguardava
l
'
immutabile
conservazione
dell
'
ordinamento
esistente
non
differivano
tra
loro
o
assai
poco
.
Il
Thiers
,
per
esempio
,
aveva
diverso
temperamento
rispetto
al
Guizot
,
più
individualista
lui
,
più
statalista
l
'
altro
,
più
disposto
esso
ad
alleanze
coi
radicali
e
l
'
altro
coi
cattolici
;
ma
il
Thiers
,
come
il
Guizot
,
non
riconosceva
niente
fuori
del
"
paese
legale
"
e
aborriva
il
principio
della
"
sovranità
del
popolo
"
,
che
pure
ha
la
sua
verità
,
se
non
giuridica
,
morale
,
e
nel
'40
fece
rinviare
la
proposta
riforma
elettorale
,
e
ancora
nel
'45
,
quando
era
alleato
col
Barrot
e
con
gli
altri
radicali
,
ottenne
da
questi
suoi
alleati
che
fosse
differita
;
e
l
'
opposizione
"
costituzionale
"
sua
e
dei
suoi
amici
si
provò
fiacca
e
malcerta
.
Parimente
nelle
altre
parti
della
legislazione
e
dell
'
amministrazione
predominava
questa
ritrosia
a
muovere
le
acque
e
a
fare
scontenti
nel
corpo
elettorale
,
o
che
si
trattasse
di
conversione
della
rendita
o
di
dazi
o
,
finanche
,
della
schiavitù
nelle
colonie
.
Avversi
ai
clericali
e
ai
gesuiti
nei
primi
anni
,
presto
essi
inclinarono
alla
considerazione
della
religione
come
baluardo
di
conservazione
sociale
e
di
Dio
come
il
miglior
gendarme
:
dottrina
napoleonica
,
ma
che
con
disprezzo
era
stata
rifiutata
,
nella
generazione
precedente
,
da
Beniamino
Constant
.
Nel
'33
il
Guizot
concedeva
libertà
alle
scuole
primarie
cattoliche
,
piacendogli
che
il
popolo
fosse
così
educato
,
e
pago
di
serbare
l
'
alta
istruzione
,
in
cui
doveva
formarsi
la
classe
dirigente
,
al
pensiero
laico
e
indipendente
;
e
,
negli
anni
appresso
,
il
Molé
accontentava
più
largamente
il
Montalembert
e
i
cattolici
o
clericali
liberali
,
finché
si
venne
al
fragoroso
contrasto
tra
l
'
università
dei
Quinet
e
dei
Michelet
e
i
gesuiti
.
La
politica
estera
,
da
prudente
che
era
,
si
fece
timida
e
conservatrice
,
al
pari
di
quella
interna
;
e
,
quantunque
il
Molé
dichiarasse
ancora
,
nel
'37
,
detestazione
ai
regimi
assoluti
e
pietà
per
le
nazioni
che
conoscono
così
poco
le
loro
forze
da
sottostare
ad
essi
,
nel
fatto
il
governo
francese
accettò
tutto
quel
che
le
potenze
assolutistiche
vollero
e
finì
con
lo
staccarsi
dall
'
Inghilterra
e
indirizzarsi
verso
l
'
Austria
.
E
poiché
il
re
Luigi
Filippo
,
liberatosi
man
mano
,
con
molta
astuzia
e
finezza
,
degli
uomini
politici
a
lui
incomodi
o
ridottili
a
suoi
strumenti
,
maneggiava
personalmente
gli
affari
esteri
,
quella
politica
prese
sempre
più
carattere
di
azione
diretta
al
solo
fine
di
mantenere
sul
trono
gli
Orléans
.
Se
una
chiusa
oligarchia
,
con
una
ristrettissima
base
elettorale
,
riteneva
per
sé
il
governo
escludendone
la
grandissima
parte
del
popolo
francese
,
la
stessa
oligarchia
era
,
in
realtà
,
sopraffatta
da
un
potere
extraparlamentare
;
e
invano
furono
tentate
coalizioni
parlamentari
per
rimuovere
questo
potere
personale
,
e
invano
il
Thiers
ragionò
la
dottrina
che
"
il
re
regna
e
non
governa
"
,
la
quale
non
passò
nella
pratica
francese
,
laddove
,
circa
lo
stesso
tempo
,
veniva
a
piena
attuazione
in
Inghilterra
.
Si
erano
spenti
l
'
ardore
,
l
'
ardimento
,
l
'
impeto
,
la
fede
,
che
avevano
animato
i
liberali
negli
anni
della
restaurazione
.
Dei
"
dottrinari
"
,
quelli
che
non
erano
morti
,
si
erano
come
raffreddati
ed
estenuati
,
quasi
che
agli
uomini
non
sia
possibile
sostenere
nella
loro
vita
individuale
,
l
'
una
dopo
l
'
altra
,
due
grandi
lotte
e
si
logorino
nella
prima
.
Il
Royer
Collard
,
che
si
era
tratto
in
disparte
,
non
riconosceva
più
i
suoi
scolari
di
un
tempo
,
non
si
rassegnava
alle
cose
che
si
vedeva
dinanzi
,
e
accusava
"
gli
scaltri
attacchi
contro
la
libertà
"
,
la
scuola
che
si
era
aperta
d
'
"
immoralità
"
,
e
la
politica
"
destituita
di
ogni
grandezza
"
,
e
il
"
sonno
senza
sogno
"
,
in
cui
era
immersa
la
Francia
.
E
se
per
questa
monarchia
,
se
per
il
suo
modo
di
governo
,
nacque
spontanea
la
qualificazione
,
che
le
è
rimasta
,
di
"
borghese
"
,
la
ragione
non
è
già
,
come
teorizzano
i
materialisti
della
storia
,
nella
natura
economica
e
classistica
di
ogni
governo
,
ma
appunto
in
quella
mancanza
di
vitalità
politica
,
che
lasciava
occupare
il
primo
piano
del
quadro
agl
'
interessi
economici
della
grande
borghesia
,
dei
finanzieri
e
banchieri
,
soli
consistenti
,
soli
visibili
.
Di
un
governo
che
faccia
veramente
opera
politica
è
impossibile
o
affatto
arbitrario
dire
che
esso
sia
aristocratico
o
borghese
o
piccolo
borghese
,
perché
comprende
di
necessità
queste
e
tutte
le
altre
classi
e
le
supera
o
tende
a
superarle
tutte
,
come
si
vede
col
confronto
dei
governi
inglesi
.
L
'
impressione
,
che
la
monarchia
di
luglio
destava
per
questo
riguardo
,
fu
la
medesima
negli
uomini
della
più
diversa
origine
.
Con
la
sua
penna
intinta
nel
veleno
e
nel
fiele
,
Carlo
Marx
la
descriveva
come
"
una
compagnia
di
azioni
per
lo
sfruttamento
della
ricchezza
nazionale
francese
,
i
cui
dividendi
si
ripartivano
tra
ministri
,
camere
,
dugentoquarantamila
elettori
e
il
loro
seguito
,
e
Luigi
Filippo
ne
era
il
direttore
,
vero
Roberto
Macaire
sul
trono
"
,
ma
non
dissimilmente
il
ponderato
ed
equo
e
gentiluomo
Tocqueville
,
il
quale
pensava
che
la
posterità
forse
non
avrebbe
saputo
mai
"
fino
a
qual
grado
il
governo
d
'
allora
,
al
suo
dichino
,
avesse
l
'
andamento
di
una
compagnia
industriale
,
in
cui
tutte
le
operazioni
si
fanno
per
conto
del
beneficio
che
i
soci
possono
ritrarne
"
.
Ed
Ernesto
Renan
,
ricordando
quel
tempo
e
quegli
uomini
,
giudicava
che
"
non
mai
una
generazione
era
entrata
nella
storia
con
più
inesatti
concetti
dei
propri
doveri
e
con
così
pochi
pensieri
circa
i
fini
da
perseguire
,
e
al
tempo
stesso
con
quella
avidità
che
fa
che
ci
si
getti
sulla
vita
come
sopra
una
preda
"
.
In
mezzo
alla
prosperità
del
paese
e
all
'
accumularsi
della
ricchezza
,
si
sentiva
il
vuoto
.
Vinta
l
'
aristocrazia
,
tenuto
lontano
il
popolo
,
senza
opposizioni
nel
suo
seno
la
classe
dirigente
,
l
'
oratoria
del
parlamento
,
nonostante
i
fulgidi
ingegni
che
facevano
parte
di
quella
assemblea
,
non
s
'
indirizzava
ad
alcun
segno
e
si
avvolgeva
su
sé
stessa
:
"
i
nostri
grandi
oratori
(
dice
altresì
il
Tocqueville
)
si
annoiavano
assai
ad
ascoltarsi
tra
loro
e
,
quel
che
è
peggio
,
l
'
intera
nazione
si
annoiava
a
udirli
"
.
La
noia
:
il
Lamartine
lanciò
il
suo
motto
,
che
esprimeva
il
sentimento
generale
:
"
La
Francia
s
'
annoia
"
.
Certo
,
il
malcontento
fremeva
nelle
altre
classi
,
nella
piccola
borghesia
,
nei
contadini
e
anche
in
una
parte
degli
industriali
:
la
guardia
nazionale
era
piena
di
piccoli
borghesi
e
non
dava
sicurezza
in
caso
di
sollevazioni
;
i
giurati
avevano
assolto
più
d
'
una
volta
,
per
protesta
,
gli
accusati
politici
:
le
idee
propugnate
dai
democratici
non
ottenevano
quel
minimo
di
soddisfazione
al
quale
avevano
certamente
diritto
.
Ma
,
poiché
la
classe
dirigente
non
compieva
azione
politica
,
anche
l
'
opposizione
era
vaga
e
confusa
e
disordinata
.
All
'
insoddisfatto
bisogno
di
progresso
politico
si
aggiungeva
l
'
insoddisfatto
sentimento
dell
'
amor
proprio
nazionale
,
della
grandezza
,
della
gloire
della
Francia
;
e
non
solo
insoddisfatto
ma
offeso
,
segnatamente
nel
'40
,
quando
la
Francia
si
trovò
a
un
tratto
isolata
e
umiliata
nella
questione
egiziana
,
nella
sua
politica
di
appoggio
a
Mohamed
Alì
,
e
costretta
ad
accettare
quanto
l
'
Inghilterra
aveva
stabilito
in
separato
accordo
con
l
'
Austria
e
con
la
Russia
.
Il
culto
napoleonico
,
che
nella
generazione
precedente
aveva
significato
insofferenza
contro
i
restaurati
assolutismi
e
ansia
di
libertà
,
ora
prendeva
questo
nuovo
significato
di
nostalgia
verso
la
smarrita
potenza
e
gloria
militare
;
e
il
governo
lo
favoriva
come
sfogo
dell
'
immaginazione
che
si
pasce
di
memorie
,
e
il
re
faceva
dipingere
i
quadri
storici
per
la
galleria
di
Versailles
,
e
la
statua
di
Napoleone
riprendeva
posto
sulla
colonna
di
piazza
Vendôme
,
e
le
ceneri
dell
'
imperatore
erano
riportate
in
Francia
e
collocate
agl
'
Invalidi
,
mentre
il
Thiers
,
con
intenti
d
'
opposizione
allo
stesso
governo
senza
gloria
,
componeva
la
sua
Storia
del
Consolato
e
dell
'
Impero
.
E
,
intanto
,
si
disegnava
nell
'
ombra
la
figura
del
futuro
dittatore
,
in
quel
Luigi
Bonaparte
,
che
nel
'31
si
era
trovato
coi
carbonari
insorti
in
Italia
e
,
dopo
la
morte
del
duca
di
Reichstadt
,
era
il
capo
della
famiglia
napoleonica
,
il
pretendente
,
e
aveva
pubblicato
quasi
programma
,
nel
'36
,
il
libro
sulle
Idées
napoléoniennes
,
e
per
due
volte
,
a
Strasburgo
e
a
Boulogne
,
aveva
tentato
di
sollevare
la
Francia
al
grido
del
suo
nome
.
Nel
1847
,
mentre
in
tutta
l
'
Europa
le
acque
s
'
increspavano
nell
'
imminenza
della
tempesta
,
il
ministero
Guizot
,
che
nella
politica
estera
corteggiava
il
Metternich
ed
aveva
ostile
il
Palmerston
,
faceva
rigettare
la
proposta
della
riforma
elettorale
,
che
le
opposizioni
riunite
domandavano
in
limiti
moderati
,
con
l
'
accrescimento
di
altri
dugentomila
elettori
;
onde
s
'
iniziava
sull
'
esempio
inglese
l
'
agitazione
dei
"
banchetti
"
,
che
prendeva
aspetto
inquietante
,
sebbene
non
inquietasse
il
governo
,
al
quale
le
elezioni
dell
'
anno
prima
avevano
ridato
una
larga
maggioranza
.
Profeta
mal
gradito
e
inascoltato
,
il
Tocqueville
,
il
27
gennaio
del
'48
,
avvertiva
l
'
avvicinarsi
della
rivoluzione
,
dichiarava
necessaria
la
riforma
elettorale
e
le
altre
connesse
,
ma
soprattutto
raccomandava
e
augurava
che
si
cangiasse
"
lo
spirito
stesso
del
governo
"
.
L
'
inerzia
e
l
'
insensibilità
del
governo
preparavano
in
Francia
una
rivoluzione
,
e
un
'
altra
di
diversa
natura
preparavano
l
'
operosità
e
l
'
entusiasmo
che
si
erano
allora
accesi
in
Italia
e
negli
altri
paesi
bramosi
d
'
indipendenza
e
di
libertà
.
E
lo
scoppio
delle
due
diverse
qualità
di
rivoluzione
e
il
loro
intrecciarsi
e
mescolarsi
,
e
le
varie
riuscite
delle
une
e
delle
altre
,
furono
gli
avvenimenti
dell
'
anno
1848
.
VI
RIVOLUZIONI
LIBERALI
NAZIONALI
,
RIVOLUZIONI
DEMOCRATICO
SOCIALI
E
REAZIONI
(
18481851
)
Nel
significato
che
ritiene
nel
comune
discorso
e
nelle
immagini
che
risveglia
,
questa
data
,
"
il
1848
"
,
sta
a
segnare
in
primo
luogo
il
complesso
delle
rivoluzioni
liberali
nazionali
,
che
allora
scoppiarono
in
Italia
,
Germania
,
Austria
,
Ungheria
:
rivoluzioni
che
ebbero
certamente
forte
impulso
e
nuovo
alimento
dalla
rivoluzione
di
Parigi
del
febbraio
,
-
onde
la
monarchia
degli
Orléans
fu
rovesciata
e
proclamata
la
Repubblica
,
-
ma
delle
quali
non
sarebbe
esatto
,
né
in
senso
cronologico
né
in
senso
ideale
,
riportare
senz
'
altro
a
quella
l
'
origine
e
il
nascimento
.
In
effetto
,
già
il
12
gennaio
Palermo
si
era
sollevata
,
chiedendo
autonomia
siciliana
e
parlamento
;
e
il
29
dello
stesso
mese
il
re
di
Napoli
aveva
concesso
uno
statuto
,
che
modellato
su
quello
francese
del
1830
e
approvato
il
1
febbraio
,
aprì
la
sequela
degli
statuti
liberali
di
quell
'
anno
;
anzi
,
già
prima
l
'
Italia
era
entrata
nel
fervore
,
che
si
è
ricordato
,
di
aspettazioni
e
di
riforme
,
e
aveva
chiesto
ed
ottenuto
molteplici
istituti
che
preparavano
il
regime
liberale
;
e
i
conati
insurrezionali
nella
Calabria
avevano
fornito
a
tutta
l
'
Europa
un
'
insegna
di
libertà
nel
"
cappello
calabrese
"
,
mezzo
secolo
addietro
simbolo
di
reazione
e
di
sanfedistico
brigantaggio
.
Cosicché
,
se
si
volesse
segnare
alle
rivoluzioni
liberali
nazionali
del
'48
un
principio
cronologico
in
un
particolare
avvenimento
,
meglio
forse
converrebbe
a
questo
fine
l
'
elezione
a
papa
del
vescovo
Mastai
Ferretti
.
Il
vero
è
che
esse
furono
la
prosecuzione
del
moto
cominciato
nel
1815
,
e
l
'
allargamento
della
rivoluzione
del
1830
a
due
popoli
,
l
'
italiano
e
il
germanico
,
nei
quali
allora
quell
'
impulso
era
stato
impedito
e
represso
,
e
che
non
avevano
per
questo
cessato
di
fremere
e
di
ritentare
,
o
almeno
di
bramare
e
cercare
;
e
ad
altri
popoli
che
allora
erano
rimasti
tranquilli
e
poi
avevano
dato
a
lor
volta
segni
d
'
impazienza
e
manifestato
desideri
d
'
innovazioni
.
Sotto
l
'
aspetto
ideale
,
infine
,
la
rivoluzione
parigina
del
febbraio
,
nonostante
alcune
affinità
di
toni
psicologici
e
certi
consensi
di
particolari
,
ebbe
materia
e
spiriti
affatto
diversi
da
quelle
liberali
nazionali
,
e
prese
subito
andamento
diverso
.
Un
'
impressione
tra
di
ebrezza
,
sogno
,
follia
giovanile
e
consecutivo
disebriamento
e
ritorno
alla
realtà
e
delusione
,
lasciò
di
sé
quell
'
anno
nei
tardi
sopravvissuti
,
sulle
cui
labbra
ci
è
accaduto
più
volte
di
cogliere
la
sorridente
e
pur
malinconica
ammissione
:
-
In
quell
'
anno
,
tutti
avevamo
perduto
la
testa
.
-
E
,
d
'
altro
canto
,
il
bisogno
pedagogico
politico
di
porgere
lezioni
di
saggezza
col
trarre
ammonimenti
dal
passato
ha
portato
a
dar
risalto
alla
faciloneria
,
alla
puerilità
,
alle
iperboli
,
alla
rettorica
,
alla
teatralità
,
di
cui
allora
assai
si
peccò
,
e
alla
scarsa
riflessione
e
prudenza
e
alla
molta
storditezza
,
e
alla
credulità
nei
prodigi
,
soprattutto
in
quelli
che
si
sarebbero
prodotti
coll
'
arringare
e
decretare
e
gridare
e
cantare
e
sbandierare
,
sebbene
la
satira
sarcastica
o
la
celia
irridente
non
abbiano
,
a
dir
vero
,
osato
frammischiarsi
a
quelle
censure
.
Non
hanno
osato
perché
,
quali
che
fossero
le
insufficienze
e
le
debolezze
e
gli
errori
che
si
commisero
,
l
'
umanità
visse
allora
uno
di
quei
rari
momenti
nei
quali
la
lieta
fiducia
di
sé
stessa
e
del
suo
avvenire
tutta
la
riempie
,
e
,
ampliandosi
nella
purezza
di
questa
gioia
,
essa
si
fa
buona
e
generosa
,
e
vede
attorno
a
sé
fratelli
,
e
ama
.
Così
fu
all
'
aprirsi
della
rivoluzione
del
1789
,
che
scosse
e
inebriò
i
cuori
in
ogni
parte
del
mondo
;
così
,
e
ancor
più
,
nel
'48
,
quando
duri
ostacoli
,
contro
i
quali
si
era
cozzato
invano
da
oltre
mezzo
secolo
,
parvero
disfarsi
d
'
incanto
come
le
mura
di
Gerico
al
suono
delle
trombe
.
L
'
onda
dell
'
entusiasmo
avvolgeva
e
trascinava
tutti
;
e
i
nemici
stessi
della
vigilia
,
gl
'
invisi
monarchi
assoluti
,
i
despoti
aborriti
,
gli
odiati
tiranni
,
non
parevano
più
quelli
,
o
che
fossero
anch
'
essi
trascinati
con
gli
altri
,
o
che
s
'
infingessero
per
calcolo
e
istinto
di
difesa
,
o
che
non
sapessero
talvolta
essi
medesimi
a
quali
di
questi
due
ordini
di
motivi
in
realtà
obbedivano
.
Gli
uomini
che
erano
stati
loro
strumenti
,
spesso
cattivi
e
crudeli
strumenti
,
vennero
generalmente
risparmiati
o
perdonati
o
messi
da
parte
e
obliati
col
passato
che
si
dileguava
.
Tale
,
del
resto
,
è
il
carattere
delle
rivoluzioni
liberali
,
punto
vogliose
del
carnefice
e
dei
plotoni
d
'
esecuzione
,
miti
di
lor
natura
e
tendenti
a
conciliare
con
sé
gli
avversari
;
e
tale
si
dimostrò
in
quelle
del
'48
,
come
nelle
altre
che
le
precessero
e
le
seguirono
.
Studenti
,
intellettuali
,
borghesi
,
artigiani
ne
furono
gli
esecutori
;
e
dappertutto
esse
s
'
iniziarono
e
compirono
tra
acclamazioni
,
getti
di
fiori
,
festeggiamenti
,
deliri
di
giubilo
,
abbracci
per
le
strade
di
gente
che
fin
allora
non
si
conosceva
,
e
tra
armamenti
dei
cittadini
a
guardie
nazionali
e
parate
di
questa
nuova
forza
e
levate
di
volontari
,
e
il
prorompere
di
una
stampa
di
giornali
,
fogli
ed
affissi
in
istile
commosso
,
solenne
,
sublime
,
volentieri
biblico
come
in
Italia
era
quello
dei
"
salteri
"
del
monaco
Tosti
e
in
Francia
delle
scritture
che
riecheggiavano
le
Paroles
d
'
un
croyant
dell
'
ex
prete
Lamennais
;
e
orazioni
sulle
pubbliche
piazze
,
e
adunate
e
circoli
,
dove
similmente
l
'
eloquenza
scorreva
a
fiumi
,
e
le
proposte
e
i
diversi
avvisi
erano
focosamente
e
appassionatamente
dibattuti
e
applauditi
.
Le
esuberanze
,
le
manchevolezze
,
gli
errori
,
più
tardi
rimproverati
,
non
furono
particolari
,
come
da
noi
si
crede
,
del
popolo
italiano
,
o
qui
maggiori
che
altrove
,
perché
le
cose
andarono
allo
stesso
modo
e
mostrarono
l
'
identica
fisionomia
,
così
a
Napoli
,
Roma
e
Firenze
come
a
Parigi
,
Berlino
e
Vienna
.
Pareva
che
uno
stesso
demone
agitasse
la
mole
europea
;
e
,
sotto
quest
'
aspetto
,
il
'48
fu
altresì
uno
di
quei
momenti
nei
quali
l
'
unità
storica
della
vita
europea
,
nascosta
ordinariamente
dai
contrasti
dei
vari
stati
,
balza
evidente
agli
occhi
e
sembra
invocare
un
'
unità
anche
politica
.
Né
,
per
le
reazioni
antinazionali
e
antiliberali
che
ne
chiusero
il
processo
,
quelle
rivoluzioni
son
da
considerare
come
un
fallimento
o
come
un
groviglio
di
molteplici
esperimenti
,
negativi
nei
loro
risultati
e
atti
soltanto
a
inculcare
la
necessità
di
cangiare
fini
e
mezzi
.
In
senso
generale
,
ogni
avvenimento
storico
è
insieme
un
fallimento
,
perché
non
adegua
mai
l
'
ideale
,
che
prosegue
nel
porre
le
sue
esigenze
ed
esercitare
la
sua
critica
,
e
,
se
così
non
facesse
,
la
storia
si
arresterebbe
;
e
,
nello
stesso
senso
generale
,
il
passato
è
sempre
un
esperimento
per
chi
opera
nel
presente
.
Ma
fallimento
effettuale
e
in
senso
particolare
ha
luogo
solamente
quando
un
principio
viene
abbandonato
perché
chiarito
fallace
o
perché
esaurito
,
laddove
le
rivoluzioni
nazionali
liberali
del
'48
confermarono
i
propri
principii
,
procurarono
ad
essi
forme
nuove
e
più
adatte
,
e
così
li
portarono
grandemente
innanzi
sulla
via
dell
'
attuazione
.
Per
cominciare
dall
'
Italia
,
il
segno
sotto
il
quale
era
stato
intrapreso
il
processo
rivoluzionario
fu
l
'
idea
neoguelfa
della
indipendenza
e
libertà
d
'
Italia
protetta
dalle
ali
del
Papato
,
che
da
interno
impedimento
alla
sua
unificazione
,
quale
il
Machiavelli
l
'
aveva
una
volta
per
sempre
definito
,
e
da
avversario
naturale
del
concetto
liberale
,
si
sarebbe
mutato
,
e
pareva
che
nel
fatto
si
fosse
già
mutato
,
in
autore
e
cooperatore
dell
'
una
e
dell
'
altro
.
Ancora
in
quei
primi
mesi
un
giovane
filosofo
d
'
ispirazione
hegeliana
,
Silvio
Spaventa
,
si
argomentava
di
pensare
l
'
impensabile
,
e
diceva
che
l
'
infinito
astratto
della
Chiesa
e
quello
vivo
nella
nazionalità
e
nello
stato
,
l
'
infinito
della
religione
e
l
'
infinito
della
società
,
per
opera
e
fatto
di
un
"
uomo
tenuto
infallibile
"
,
si
erano
riconosciuti
nella
loro
unità
,
nell
'
unità
di
Dio
,
"
che
regna
nell
'
intelletto
e
nei
cuori
come
nel
proprio
cielo
che
più
prende
della
sua
luce
"
.
Ma
l
'
equivoco
di
tale
conciliazione
,
se
aveva
circonfuso
di
una
rosea
nube
il
moto
italiano
permettendogli
di
diffondersi
con
maggiore
agevolezza
,
doveva
,
alla
prova
della
politica
concreta
,
scoprirsi
nella
sua
contradizione
insanabile
.
Per
allora
,
servì
ancora
allo
scoppio
delle
rivoluzioni
;
e
tra
le
grida
di
"
viva
Pio
IX
"
il
re
di
Napoli
fu
indotto
a
cedere
alle
richieste
rivoluzionarie
,
e
in
quella
disposizione
delle
menti
e
degli
animi
,
e
con
la
sopravvenuta
scossa
degli
eventi
di
Francia
,
vennero
largite
le
costituzioni
di
Torino
,
di
Firenze
,
di
Roma
;
e
poi
,
con
l
'
altra
scossa
della
rivoluzione
di
Vienna
,
i
milanesi
si
sollevarono
e
costrinsero
,
con
cinque
giornate
di
combattimento
,
l
'
esercito
austriaco
a
ritirarsi
e
a
sgombrare
tutta
la
Lombardia
,
Venezia
si
rivendicò
a
repubblica
,
Carlo
Alberto
varcò
il
Ticino
e
ruppe
in
guerra
contro
l
'
Austria
,
il
papa
consentì
che
le
sue
truppe
si
avanzassero
alla
frontiera
,
partirono
per
la
guerra
il
battaglione
universitario
toscano
e
altre
legioni
di
volontari
,
e
,
infine
,
il
re
di
Napoli
lasciò
muovere
verso
la
valle
del
Po
un
corpo
d
'
esercito
,
comandato
dal
vecchio
repubblicano
del
'99
e
carbonaro
del
'20
,
Guglielmo
Pepe
.
La
diffidenza
di
Carlo
Alberto
verso
la
Francia
repubblicana
e
altresì
per
le
mire
di
questa
sulla
Savoia
,
il
ricordo
del
modo
in
cui
il
Direttorio
e
Bonaparte
avevano
trattato
l
'
Italia
,
l
'
effetto
della
predicazione
mazziniana
e
lo
slancio
baldanzoso
degli
animi
fecero
subito
mettere
da
banda
ogni
proposta
di
alleanze
e
di
aiuti
stranieri
,
e
pronunziare
e
plaudire
il
motto
dell
'
"
Italia
fa
da
sé
"
.
Ma
già
la
mal
accozzata
costituzione
romana
del
14
marzo
,
un
ircocervo
,
che
stringeva
insieme
il
voto
della
Camera
,
per
altro
solamente
consultivo
,
col
veto
del
consesso
dei
cardinali
,
la
libertà
di
stampa
con
la
censura
ecclesiastica
,
dava
a
vedere
il
nodo
insolubile
;
e
quando
si
doveva
venire
alla
dichiarazione
di
guerra
all
'
Austria
,
il
papa
,
senza
saputa
dei
ministri
,
pronunziò
il
29
aprile
la
locuzione
che
rammentava
a
coloro
a
cui
era
piaciuto
dimenticarlo
(
e
si
direbbe
anche
a
sé
stesso
)
che
il
capo
della
Chiesa
cattolica
non
può
prendere
le
armi
per
un
popolo
contro
un
altro
popolo
parimente
cattolico
;
al
che
non
sarebbe
tardato
a
seguire
il
corollario
che
i
popoli
e
gli
stati
cattolici
erano
tenuti
a
sorreggerlo
contro
quel
popolo
che
gli
si
fosse
fatto
ribelle
e
avesse
minacciato
la
sicurezza
del
suo
potere
temporale
,
come
si
vide
l
'
anno
dopo
nella
chiamata
di
austriaci
,
francesi
,
spagnuoli
e
napoletani
contro
gl
'
italiani
nello
stato
pontificio
e
in
Roma
.
Fu
il
crollo
del
neoguelfismo
,
nonostante
il
viaggio
che
il
mese
dopo
fece
a
Roma
il
principale
suo
inventore
,
il
Gioberti
.
E
,
con
quel
crollo
,
il
movimento
italiano
rimase
privo
del
suo
originario
punto
di
appoggio
in
una
potenza
storicamente
esistente
,
come
era
quella
del
Papato
.
Carlo
Alberto
,
che
anch
'
esso
aveva
tratto
forza
per
la
sua
risoluzione
dalla
solidarietà
col
papa
,
si
vide
assegnato
all
'
unica
alleanza
col
sentimento
nazionale
senza
crisma
religioso
.
Già
egli
aveva
schivato
i
negoziati
per
una
lega
con
gli
altri
principi
italiani
,
accettando
il
loro
concorso
militare
ma
rimandando
le
determinazioni
circa
il
futuro
assetto
italiano
a
dopo
la
vittoria
;
e
,
se
anche
fosse
entrato
in
quei
negoziati
,
in
fondo
a
essi
si
sarebbe
trovato
non
l
'
accordo
ma
la
discordia
:
il
che
forse
s
'
aggiungeva
alle
sue
ambizioni
nel
persuaderlo
a
non
intraprenderli
.
Si
trattava
,
sostanzialmente
,
in
quel
futuro
assetto
,
di
una
questione
di
preponderanza
e
di
egemonia
;
perché
Carlo
Alberto
non
avrebbe
potuto
di
certo
rinunziare
al
frutto
della
vittoria
,
alla
potenza
che
gli
sarebbe
venuta
dall
'
ampliamento
del
regno
di
Sardegna
a
regno
dell
'
Italia
superiore
;
e
come
mai
il
re
di
Napoli
,
che
si
sentiva
pari
ed
emulo
in
Italia
del
re
di
Sardegna
,
si
sarebbe
acconciato
a
questo
squilibrio
,
e
il
granduca
di
Toscana
e
gli
altri
minori
principi
avrebbero
potuto
fare
resistenza
all
'
attrazione
esercitata
da
un
regno
dell
'
Italia
superiore
sui
popoli
dei
loro
stati
?
e
quale
sarebbe
diventata
la
condizione
della
Sicilia
,
che
aveva
decretato
la
decadenza
della
monarchia
borbonica
e
cercava
un
nuovo
re
e
pensava
a
un
principe
dei
Savoia
,
e
intanto
stava
a
rischio
di
cadere
nel
dominio
o
sotto
il
protettorato
inglese
?
Carlo
Alberto
procurò
non
solo
di
far
salva
,
con
quel
suo
rifiuto
,
l
'
egemonia
,
ma
di
promuoverla
nel
fatto
mercé
la
"
fusione
"
,
proclamata
tra
molti
e
forti
contrasti
,
della
Lombardia
e
di
Venezia
con
lo
stato
sardo
.
Vanamente
il
disegno
di
una
lega
di
principi
italiani
,
fallito
nella
primavera
,
fu
ripreso
nell
'
autunno
di
quell
'
anno
(
e
in
momento
assai
poco
propizio
,
quando
i
più
di
essi
già
correvano
a
reazione
)
da
Pellegrino
Rossi
,
ministro
di
Pio
IX
,
e
poi
dal
Gioberti
,
ministro
di
Carlo
Alberto
,
senza
che
si
riuscisse
nemmeno
a
farlo
oggetto
di
seria
discussione
.
Il
congresso
federativo
,
adunato
dal
Gioberti
in
Torino
,
fu
una
conferenza
di
carattere
accademico
,
e
la
costituente
,
ideata
e
caldeggiata
dal
Montanelli
,
di
rappresentanti
eletti
dalle
popolazioni
italiane
,
la
quale
presupponeva
non
solo
la
possibilità
di
queste
elezioni
popolari
ma
la
forza
d
'
imporre
ai
principii
deliberati
dell
'
assemblea
che
ne
sarebbe
venuta
fuori
,
rimase
in
aria
,
quantunque
votata
dal
parlamento
toscano
.
D
'
altra
parte
,
l
'
insurrezione
nazionale
,
la
guerra
di
popolo
per
l
'
indipendenza
e
la
repubblica
,
che
il
Mazzini
aveva
sempre
al
sommo
della
mente
sebbene
l
'
avesse
in
pratica
sospesa
per
lasciar
libero
corso
alla
guerra
regia
contro
l
'
Austria
,
e
che
egli
riaffermò
e
proclamò
dopo
che
questa
parve
fallita
,
non
ebbe
alcun
effetto
.
Intanto
Carlo
Alberto
,
costretto
all
'
armistizio
,
sgombrava
la
Lombardia
;
e
a
Napoli
,
con
la
vittoria
delle
armi
regie
contro
le
barricate
del
15
maggio
e
col
richiamo
del
contingente
napoletano
prima
che
giungesse
ai
campi
lombardi
,
si
era
iniziata
la
reazione
e
con
essa
l
'
agonia
del
parlamento
e
del
regime
costituzionale
,
mentre
l
'
esercito
cominciava
la
riconquista
della
Sicilia
.
Nell
'
anno
seguente
,
la
ripresa
della
guerra
del
Piemonte
contro
l
'
Austria
finiva
rapidamente
nella
disfatta
di
Novara
;
la
Toscana
,
che
era
passata
per
una
serie
di
convulsioni
interne
,
ritornava
al
suo
granduca
,
presidiato
dagli
austriaci
;
in
Roma
,
che
,
fuggito
il
papa
presso
il
re
di
Napoli
,
si
era
costituita
a
repubblica
,
interveniva
,
allontanando
gli
altri
concorrenti
all
'
intervento
,
l
'
esercito
francese
,
che
la
restituiva
al
papa
;
e
Venezia
,
ultima
,
ricadeva
sotto
il
dominio
austriaco
.
Seguirono
espresse
o
tacite
abolizioni
delle
costituzioni
giurate
,
giudizi
statari
,
condanne
di
morte
e
di
galera
,
esilii
,
rigori
polizieschi
,
denunzie
e
vendette
,
tutto
quello
che
si
chiama
la
reazione
con
le
sue
ben
note
e
uniformi
sembianze
.
La
perdita
di
quanto
s
'
era
acquistato
nella
prima
metà
dell
'
anno
'48
appariva
grande
nel
riguardo
materiale
;
ma
,
nel
riguardo
morale
e
politico
,
un
paragone
che
si
fosse
istituito
con
le
condizioni
dell
'
Italia
di
prima
,
anche
questa
volta
avrebbe
reso
chiaro
il
guadagno
che
attraverso
quelle
vicende
si
era
ottenuto
.
L
'
Italia
aveva
aggiunto
al
suo
patrimonio
ideale
un
tesoro
di
recenti
fasti
,
generose
insurrezioni
popolari
,
guerre
condotte
con
eserciti
nazionali
,
legioni
di
volontari
,
battaglie
vittoriose
e
altre
fortemente
combattute
,
lunghe
difese
di
città
assediate
dalle
armi
austriache
e
francesi
:
le
cinque
giornate
di
Milano
e
le
dieci
di
Brescia
,
Curtatone
e
Montanara
,
Goito
,
Roma
,
Venezia
e
altri
fingenti
ricordi
di
eroiche
imprese
;
e
guardava
con
commozione
e
con
orgoglio
le
figure
di
coloro
che
erano
caduti
per
l
'
idea
nazionale
o
vivevano
pronti
alla
riscossa
.
E
aveva
fatto
esperienza
di
vita
libera
,
un
'
esperienza
che
non
si
dimentica
;
e
parlamenti
e
ministri
e
discussioni
di
stampa
politica
spesso
si
erano
mostrati
pari
all
'
altezza
di
pensieri
e
di
opere
che
quella
forma
di
vita
richiede
.
La
parola
che
fu
detta
in
Piemonte
dopo
l
'
ultimo
rovescio
:
"
Ricominceremo
"
,
era
nelle
cose
stesse
,
che
la
dicevano
col
loro
muto
linguaggio
.
Nelle
idee
politiche
,
non
piccoli
benefici
furono
l
'
essersi
spacciati
del
neoguelfismo
,
che
ormai
aveva
reso
tutti
i
servigi
che
poteva
rendere
e
la
cui
perduranza
sarebbe
stata
un
'
ostinazione
nell
'
impossibile
;
e
il
contemporaneo
distacco
dall
'
altra
e
opposta
immaginazione
della
guerra
che
sarebbe
stata
indetta
e
combattuta
dall
'
ente
Popolo
contro
lo
straniero
e
contro
i
principi
indigeni
per
la
repubblica
;
e
,
con
ciò
,
un
pensare
più
spregiudicato
circa
la
forma
monarchica
,
e
anche
circa
le
possibili
alleanze
con
potenze
straniere
.
Quel
che
è
più
,
era
sorto
un
nuovo
e
saldo
fulcro
per
la
ripresa
dell
'
azione
liberale
e
nazionale
in
uno
stato
italiano
,
che
aveva
un
'
amministrazione
degna
e
un
esercito
disciplinato
,
che
aveva
versato
il
sangue
dei
suoi
soldati
per
la
cacciata
degli
stranieri
dalla
terra
italiana
,
che
solo
aveva
conservato
gli
ordinamenti
costituzionali
e
liberali
.
Carlo
Alberto
,
a
malgrado
delle
contradizioni
e
delle
deficienze
del
suo
carattere
,
non
desistendo
dalla
lotta
dopo
il
cangiato
atteggiamento
del
papa
,
non
cedendo
alla
vecchia
ragion
di
stato
che
gli
avrebbe
consigliato
di
accordarsi
con
l
'
Austria
,
la
quale
per
qualche
tempo
fu
disposta
a
lasciargli
la
Lombardia
,
ripigliando
la
guerra
nel
'49
in
condizioni
disperate
e
di
certa
sconfitta
,
provvide
bensì
all
'
onor
suo
e
della
sua
casa
,
ma
con
ciò
stesso
lego
la
monarchia
dei
Savoia
alla
causa
dell
'
'
Italia
e
della
rivoluzione
liberale
,
diè
nuovo
indirizzo
ai
problemi
circa
l
'
egemonia
,
la
preponderanza
e
i
modi
dell
'
unificazione
,
e
,
senza
volerlo
e
senza
pensarvi
,
preparò
da
lontano
la
conversione
dell
'
altro
problema
,
di
quello
del
Papato
e
del
suo
potere
temporale
,
da
questione
internazionale
,
com
'
era
stato
considerato
e
trattato
nel
'49
e
si
volle
considerarlo
e
trattarlo
ancora
negli
anni
prossimi
seguenti
,
in
questione
nazionale
e
italiana
.
Egli
,
dopo
Novara
,
si
trasse
in
disparte
,
abdicando
e
andando
a
morire
in
volontario
esilio
;
ma
l
'
opera
che
era
stata
sua
e
anche
non
sua
,
cioè
delle
tante
altre
volontà
che
vi
concorsero
,
continuò
nel
suo
logico
svolgimento
.
L
'
egemonia
della
casa
di
Savoia
,
la
sua
missione
italiana
,
fu
la
tesi
che
l
'
antimunicipale
Gioberti
,
già
neoguelfo
,
propose
e
difese
nel
Rinnovamento
;
e
l
'
unione
al
Piemonte
,
la
parola
d
'
ordine
che
cominciò
à
circolare
,
accettata
da
molti
di
quelli
che
prima
avevano
coltivato
fede
repubblicana
o
erano
stati
autonomisti
e
federalisti
,
e
alla
quale
dettero
il
loro
assenso
anche
patrioti
chiusi
negli
ergastoli
,
come
il
capo
dei
liberali
napoletani
,
Carlo
Poerio
.
Maggiore
chiarezza
nei
termini
della
lotta
politica
,
e
un
cangiato
rapporto
nelle
forze
che
l
'
avrebbero
condotta
al
suo
fine
,
fu
anche
,
seppure
meno
rapido
e
meno
visibile
di
quello
italiano
,
il
progresso
che
si
compié
in
Germania
.
Gli
ordini
costituzionali
,
come
sappiamo
,
non
mancavano
a
parecchi
dei
suoi
stati
,
quantunque
fossero
in
generale
piuttosto
di
apparenza
che
di
realtà
;
ma
mancavano
proprio
(
senza
parlare
dell
'
Austria
)
al
più
grande
e
potente
di
quelli
,
alla
Prussia
.
Nel
'48
,
per
effetto
della
nuova
aura
e
anzi
del
vento
impetuoso
che
soffiò
sull
'
Europa
,
colà
dove
già
c
'
erano
si
ravvivarono
,
e
,
dove
mancavano
,
sorsero
per
la
prima
volta
.
Nella
Prussia
sedevano
ancora
le
diete
riunite
,
quando
il
governo
fu
sorpreso
dalla
rivoluzione
di
febbraio
;
e
il
re
Federico
Guglielmo
IV
indugiò
a
dare
la
costituzione
domandata
,
e
dapprima
si
restrinse
a
promettere
,
nello
sciogliere
le
diete
,
la
periodicità
quadriennale
di
esse
,
e
poi
,
per
la
crescente
agitazione
del
popolo
,
le
riconvocò
pel
mese
seguente
al
fine
di
consultarle
per
un
disegno
di
costituzione
;
e
solo
il
18
marzo
,
dopo
la
nuova
della
rivoluzione
viennese
,
pubblicò
una
patente
per
la
trasformazione
della
Germania
in
stato
federale
con
una
preliminare
rappresentanza
delle
assemblee
di
tutti
i
paesi
tedeschi
,
e
per
l
'
anticipata
riunione
delle
diete
prussiane
.
Ciò
non
impedì
le
barricate
per
le
vie
di
Berlino
e
un
sanguinoso
conflitto
,
che
il
re
,
quando
già
le
armi
regie
avevano
il
disopra
,
interruppe
con
un
proclama
ai
berlinesi
,
facendo
allontanare
le
truppe
dalla
città
e
sottomettendosi
.
Senonché
,
nel
novembre
dello
stesso
anno
,
alla
contraria
vicenda
della
caduta
di
Vienna
,
egli
si
rialzò
,
e
,
mal
sopportando
le
troppo
radicali
proposte
che
facevano
i
deputati
(
come
quella
circa
la
formola
della
"
grazia
di
Dio
"
,
e
circa
la
nobiltà
,
i
titoli
e
gli
ordini
cavallereschi
)
,
trasferì
e
poi
sciolse
l
'
assemblea
costituente
;
e
il
5
dicembre
largì
di
suo
uno
statuto
non
disforme
da
quello
che
era
emerso
dalle
discussioni
della
stessa
assemblea
,
ma
al
quale
tenne
dietro
una
legge
elettorale
restrittiva
,
modificata
poco
dopo
in
senso
vieppiù
conservatore
,
e
altre
disposizioni
similmente
restrittive
circa
la
stampa
e
i
processi
politici
,
e
una
pratica
costituzionale
cavillosa
ed
ostile
contro
la
costituzione
stessa
.
A
trattamenti
analoghi
andarono
soggette
le
costituzioni
negli
altri
stati
,
benché
solo
in
alcuni
,
come
nella
famigerata
Assia
elettorale
,
nell
'
Annover
,
nel
Meclemburgo
,
si
revocassero
gli
statuti
o
si
tornasse
agli
ordinamenti
del
buon
vecchio
tempo
.
Ciò
nonostante
,
sotto
l
'
aspetto
formale
,
rimase
in
Germania
,
dopo
il
'48
,
molto
più
di
costituzionalismo
che
non
ce
ne
fosse
prima
;
e
,
col
mitigarsi
delle
reazioni
,
anche
la
pratica
sarebbe
diventata
migliore
,
quantunque
,
e
segnatamente
in
Prussia
,
sempre
nell
'
indirizzo
costituzionale
e
non
già
nel
parlamentare
.
In
Baviera
,
il
re
Massimiliano
II
non
aveva
alcuna
voglia
di
rappresentare
la
parte
del
despota
,
desideroso
di
"
stare
in
pace
"
,
diceva
,
"
col
suo
popolo
"
,
e
si
lasciava
somministrare
,
nel
'54
,
lezioni
di
storia
da
Leopoldo
Ranke
,
al
quale
moveva
coscienziose
domande
di
carattere
politico
,
e
che
a
lui
e
agli
altri
principi
tedeschi
consigliava
di
mantener
fermo
il
governo
von
oben
,
dall
'
alto
,
per
quanto
fosse
possibile
,
ma
di
fare
altresì
tutto
ciò
che
lo
spirito
dei
tempi
e
la
potenza
acquistata
dall
'
idea
della
sovranità
nazionale
imponevano
,
e
di
non
abolire
i
parlamenti
ma
di
modificarli
.
Anche
i
resti
del
feudalesimo
,
decime
,
diritti
di
caccia
,
giustizie
signorili
,
e
simili
,
spazzati
via
in
quell
'
anno
,
non
furono
più
ristabiliti
,
salvo
in
qualche
stato
e
particolarmente
nell
'
ora
mentovato
Meclemburgo
,
dove
per
legge
si
permise
daccapo
ai
proprietari
d
'
infliggere
bastonature
ai
loro
contadini
e
,
per
zelo
luterano
,
risorsero
le
vessazioni
contro
i
cattolici
.
Ma
il
grande
sforzo
,
nel
quale
si
assommò
in
Germania
la
rivoluzione
del
'48
,
non
consisté
nella
riforma
costituzionale
dei
singoli
stati
,
sibbene
nella
tentata
unificazione
di
tutti
essi
per
la
via
liberale
e
parlamentare
,
mercé
un
'
assemblea
popolare
;
la
qual
cosa
se
fosse
riuscita
,
non
solo
le
costituzioni
stesse
dei
singoli
stati
ne
sarebbero
state
rinnovate
nella
forma
e
nella
sostanza
,
ma
tutta
la
vita
politica
tedesca
avrebbe
preso
altro
andamento
.
Questo
sforzo
si
chiamò
il
Parlamento
di
Francoforte
,
che
,
proposto
nel
marzo
da
una
piccola
e
non
ufficiale
riunione
in
Heidelberg
,
preparato
nell
'
aprile
in
Francoforte
da
un
'
adunanza
composta
di
letterati
,
giornalisti
,
ex
profughi
politici
,
membri
delle
opposizioni
nelle
camere
tedesche
,
fu
eletto
per
larghissimo
suffragio
diretto
da
tutte
le
popolazioni
tedesche
,
e
si
aprì
in
quella
stessa
città
il
18
maggio
,
e
,
presieduto
dal
Gagern
,
prese
a
ricercare
e
discutere
,
con
elevatezza
di
mente
e
con
copia
di
dottrina
,
il
modo
migliore
della
unificazione
germanica
.
Sorpassando
le
proposte
estreme
dei
conservatori
,
che
avrebbero
voluto
rimettere
le
risoluzioni
in
proposito
ai
principi
e
ai
loro
governi
,
e
dei
democratici
,
che
miravano
a
una
repubblica
federale
sul
tipo
americano
,
la
parte
moderata
e
più
numerosa
si
determinò
per
la
forma
monarchica
costituzionale
ed
ereditaria
.
Nella
formazione
di
questa
unità
monarchica
,
e
nella
scelta
del
monarca
a
cui
sarebbe
spettata
l
'
egemonia
,
si
presentarono
,
agli
uomini
politici
tedeschi
,
difficoltà
simili
a
quelle
,
e
al
pari
di
quelle
insolubili
,
che
avevano
impedito
in
Italia
la
lega
tra
gli
stati
.
Oltre
a
vincere
la
riluttanza
o
la
malavoglia
dei
minori
principi
e
della
stessa
Prussia
,
che
non
voleva
agguagliarsi
agli
altri
e
minori
stati
tedeschi
,
bisognava
risolvere
se
l
'
Austria
sarebbe
entrata
nel
futuro
assetto
unitario
,
sia
con
tutti
i
suoi
domini
plurinazionali
sia
con
quelli
soli
tedeschi
,
o
se
ne
sarebbe
rimasta
estranea
,
lasciando
che
gli
altri
stati
si
raggruppassero
intorno
alla
Prussia
:
soluzione
"
grande
tedesca
"
la
prima
,
soluzione
"
piccolo
tedesca
"
l
'
altra
.
Infine
,
quest
'
ultima
prevalse
,
con
l
'
aggiunta
dichiarazione
che
tra
i
due
imperi
,
germanico
e
austriaco
,
sarebbe
seguito
un
trattato
di
unione
;
e
si
passò
alla
deliberazione
conclusiva
onde
la
dignità
imperiale
germanica
fu
offerta
al
re
di
Prussia
.
Ma
Federico
Guglielmo
,
ricevuta
la
deputazione
del
Parlamento
il
3
aprile
del
'49
in
Berlino
,
rifiutò
una
corona
che
gli
era
presentata
da
un
'
assemblea
popolare
e
che
perciò
gli
pareva
impastata
di
sangue
e
fango
,
olente
di
rivoluzione
:
egli
non
avrebbe
mar
lasciato
sommergere
e
ribattezzare
il
suo
diritto
divino
nella
volontà
della
nazione
e
sperdere
il
"
borussismo
"
,
il
prussianesimo
,
nella
germanicità
,
com
'
era
nella
tendenza
di
quel
moto
nazionale
liberale
.
Diverso
in
ciò
dai
Savoia
,
che
avevano
,
con
Carlo
Alberto
,
e
poi
col
figlio
e
successore
,
provato
e
superato
consimili
repugnanze
,
l
'
Hohenzollern
aveva
attorno
amici
e
consiglieri
e
ministri
e
militari
,
che
sentivano
come
lui
;
e
,
per
dirne
una
,
il
generale
Wrangel
gridava
allora
scandolezzato
:
"
Dovremmo
noi
veramente
unire
il
sacro
nostro
vessillo
con
la
bandiera
dei
Mazzini
e
dei
Kossuth
?
"
.
Ora
,
a
questo
rifiuto
,
che
era
una
negazione
del
suo
principio
ideale
,
e
sonava
sommamente
offensivo
e
quasi
sprezzante
,
il
parlamento
nazionale
di
Francoforte
,
se
avesse
impersonato
una
forza
politica
,
se
avesse
avuto
spiriti
rivoluzionari
e
mezzi
adeguati
,
avrebbe
dovuto
chiamare
attorno
a
sé
la
nazione
tedesca
a
tutela
della
sua
dignità
e
delle
legittime
sud
esigenze
contro
gl
'
interessi
particolari
e
contro
il
vecchiume
aristocratico
dei
principi
,
e
imporre
i
propri
deliberati
e
non
ritrarsi
nemmeno
dal
proclamare
,
in
caso
estremo
,
la
repubblica
.
Sparsamente
,
questa
risolutezza
alla
resistenza
e
l
'
impeto
alla
rivolta
si
manifestarono
nell
'
insurrezione
di
Dresda
,
domata
dopo
tre
giorni
di
aspro
combattimento
e
con
l
'
aiuto
dei
reggimenti
inviati
dal
re
di
Prussia
,
nella
meno
energica
e
più
scompigliata
insurrezione
del
Palatinato
e
del
Badese
,
alla
quale
similmente
misero
fine
le
truppe
comandate
dal
principe
di
Prussia
,
nel
troncone
superstite
del
parlamento
di
Francoforte
,
composto
delle
sinistre
,
che
cercò
di
radunarsi
e
continuare
le
sue
deliberazioni
ed
emettere
i
suoi
provvedimenti
e
fu
scacciato
dai
luoghi
dove
si
trasferì
e
,
in
ultimo
,
disperso
.
Ma
la
maggior
parte
dei
componenti
di
quel
parlamento
lo
avevano
via
via
abbandonato
,
e
il
presidente
Gagern
,
con
tutti
i
più
autorevoli
,
sottoscrisse
,
nel
maggio
del
'49
,
un
atto
di
rinunzia
e
di
scioglimento
dell
'
assemblea
.
Erano
quegli
uomini
,
nel
profondo
dell
'
esser
loro
,
legati
alla
vecchia
Germania
dei
principati
e
sommamente
riverenti
al
re
di
Prussia
,
in
buon
numero
dotti
e
scienziati
e
professori
per
tradizione
inclini
e
devoti
alla
sudditanza
;
e
,
gente
stimabilissima
per
ogni
verso
,
non
erano
stoffa
di
rivoluzionari
.
E
poiché
tali
non
erano
nel
loro
intrinseco
,
non
seppero
neppure
resistere
e
persistere
nelle
deliberazioni
che
,
ragionando
,
avevano
adottate
,
né
rappresentare
per
lo
meno
,
col
loro
atteggiamento
,
una
teorica
o
anche
una
muta
protesta
e
un
appello
all
'
avvenire
;
ché
tutti
o
quasi
tutti
cangiarono
volere
e
modificarono
finanche
i
loro
criteri
della
politica
e
della
storia
,
come
ne
diè
esempio
spiccato
uno
di
essi
,
il
Droysen
,
che
passò
allora
,
in
filosofia
,
dalla
teoria
dell
'
ethos
a
quella
della
Macht
o
potenza
,
e
,
in
istoria
,
all
'
idoleggiamento
della
storia
prussiana
a
guisa
di
storia
sacra
di
un
popolo
o
piuttosto
di
una
dinastia
eletta
dal
Signore
,
non
rifuggendo
a
questo
fine
dal
convellere
e
piegare
nei
suoi
racconti
la
realtà
spesso
riluttante
dei
fatti
.
Peggio
si
udì
da
altri
filosofi
e
storici
e
scienziati
,
come
dallo
Stahl
,
che
era
rettore
dell
'
università
di
Berlino
,
il
quale
in
un
suo
discorso
inaugurale
sentenziò
che
la
scienza
tedesca
si
era
resa
colpevole
di
entrare
"
in
lotta
con
la
condizione
delle
cose
esistenti
,
e
segnatamente
contro
i
poteri
dominanti
"
,
e
che
doveva
"
fare
dietrofronte
"
.
Essi
,
prima
tentando
e
poi
sconfessando
la
trasformazione
liberale
nazionale
del
popolo
tedesco
,
e
sostituendo
questa
con
diverso
ideale
,
fecero
maggior
danno
all
'
educazione
politica
del
loro
popolo
che
non
gli
stessi
monarchi
della
specie
di
un
Federico
Guglielmo
IV
,
il
quale
non
ismentì
mai
il
proprio
sogno
del
passato
;
e
a
essi
è
da
imputare
la
distruzione
dell
'
opera
loro
stessa
,
la
nessuna
virtù
di
affetto
e
di
rimpianto
e
di
nostalgia
che
ritenne
nel
ricordo
il
Parlamento
di
Francoforte
,
dove
pure
si
erano
date
tante
prove
di
solida
dottrina
e
di
alto
pensiero
,
e
,
prossimamente
,
lo
scredito
in
cui
in
Germania
cadde
o
rimase
il
liberalismo
in
quanto
forza
o
sorgente
di
forza
politica
.
Diciamo
prossimamente
,
perché
le
ragioni
di
questo
intralciato
o
ritardato
sviluppo
,
se
certamente
non
erano
da
riporre
in
una
conformazione
naturale
e
di
razza
,
erano
tuttavia
nella
storia
secolare
di
quel
popolo
,
nella
sua
storia
medioevale
e
in
quella
della
sua
stessa
riforma
religiosa
ed
ecclesiastica
.
Col
respingere
la
corona
portagli
da
un
'
assemblea
popolare
,
Federico
Guglielmo
IV
aveva
mantenuto
come
sua
e
della
sua
monarchia
la
missione
unificatrice
assegnata
alla
Prussia
,
e
si
accinse
ad
attuarla
per
la
via
,
che
giudicava
sola
legittima
e
dignitosa
,
dell
'
accordo
con
gli
altri
principi
;
onde
trattò
coi
re
di
Baviera
,
di
Sassonia
e
di
Annover
e
,
ritiratosi
il
primo
,
s
'
intese
con
questi
due
ultimi
,
nel
cosiddetto
patto
dei
"
tre
re
"
,
al
quale
rese
omaggio
il
partito
imperiale
,
formatosi
nel
parlamento
di
Francoforte
,
in
un
'
adunanza
,
o
post
parlamento
,
tenuta
a
Gotha
nel
giugno
del
'49;
e
,
poiché
si
furono
ritirati
anche
gli
altri
due
re
,
Federico
Guglielmo
IV
si
provò
a
proseguir
da
solo
,
convocando
per
l
'
anno
seguente
a
Erfurt
un
parlamento
dell
'
unione
nazionale
.
Ma
l
'
Austria
,
che
aveva
vinto
in
quel
mezzo
le
rivoluzioni
nei
suoi
domini
e
le
guerre
,
e
che
già
nel
parlamento
di
Francoforte
si
era
opposta
alla
costituzione
imperiale
,
e
aveva
voluto
dimostrare
il
nessun
conto
in
cui
teneva
quell
'
assemblea
col
far
fucilare
uno
dei
membri
di
essa
,
il
Blum
,
partecipe
alla
difesa
di
Vienna
rivoluzionaria
;
l
'
Austria
,
che
nell
'
aprile
aveva
richiamato
di
là
i
suoi
deputati
,
e
poi
aveva
premuto
sui
tre
re
perché
si
ritirassero
dall
'
alleanza
prussiana
,
era
risoluta
a
tagliar
corto
e
,
come
disse
il
suo
ministro
Schwarzenberg
,
ad
"
avilir
d
'
abord
la
Prusse
et
à
la
démolir
ensuite
"
.
Onde
afferrò
l
'
occasione
della
rivolta
dell
'
Assia
elettorale
contro
il
suo
principe
violatore
della
costituzione
,
e
del
contrasto
che
ne
era
nato
tra
costui
che
si
era
appellato
alla
vecchia
Dieta
,
sostenuto
dall
'
Austria
,
e
la
Prussia
,
la
quale
aveva
fatto
avanzare
le
sue
truppe
in
quel
paese
,
e
minacciò
la
guerra
se
la
Prussia
non
si
traesse
indietro
.
E
già
si
era
avuto
un
piccolo
scontro
quando
la
Prussia
cedé
e
,
mandato
il
suo
ministro
Manteuffel
a
colloquio
con
lo
Schwarzenberg
in
Olmütz
nel
novembre
del
'50
,
richiamò
le
sue
truppe
;
e
,
nella
conferenza
di
Dresda
,
accettò
il
ripristinamento
dell
'
antica
costituzione
federale
e
della
Dieta
che
ne
era
a
capo
secondo
la
forma
che
le
si
era
data
nel
1815
,
dominata
dall
'
Austria
.
Fu
un
'
onta
,
sebbene
non
da
tutti
gli
uomini
politici
prussiani
sentita
come
tale
,
perché
molti
di
essi
,
per
odio
alle
rivoluzioni
,
rimanevano
fedeli
fautori
dell
'
Austria
:
sentita
fu
soprattutto
da
quei
patrioti
tedeschi
che
avevano
riposto
le
loro
speranze
nella
Prussia
;
e
l
'
onta
si
accrebbe
per
la
rinunzia
che
questa
fece
a
proteggere
i
diritti
tedeschi
nei
ducati
dello
Schleswig
e
dello
Holstein
,
la
cui
causa
il
parlamento
di
Francoforte
aveva
considerata
nazionale
,
e
per
essa
si
era
combattuto
con
contingenti
federali
e
prussiani
,
ma
che
ora
,
per
la
pressione
esercitata
dall
'
Inghilterra
e
dalla
Russia
,
e
per
il
disinteressamento
dell
'
Austria
,
tornavano
nella
condizione
di
prima
,
sotto
la
regola
danese
.
Ma
appunto
questa
sequela
d
'
insuccessi
e
di
umiliazioni
fece
sorgere
,
in
altri
politici
e
militari
prussiani
,
il
pensiero
che
la
missione
unificatrice
in
Germania
toccasse
bensì
alla
Prussia
e
questa
non
dovesse
lasciarsela
sfuggire
,
ma
che
convenisse
,
dopo
aver
respinto
le
alleanze
popolari
,
disfarsi
altresì
delle
ubbie
romantico
medioevali
e
ripigliare
i
metodi
fridericiani
o
machiavellici
che
fossero
.
Il
principe
di
Prussia
aveva
espresso
il
suo
sentimento
scrivendo
nel
maggio
del
'49
:
"
Chi
deve
governare
la
Germania
,
deve
conquistarsela
:
i
procedimenti
alla
Gagern
non
vanno
più
.
Che
la
Prussia
sia
destinata
a
porsi
a
capo
della
Germania
risulta
da
tutta
la
nostra
storia
;
ma
quando
e
come
,
questo
è
il
punto
"
.
In
modo
diverso
da
quello
italiano
,
anche
in
Germania
il
programma
dell
'
avvenire
si
delineava
;
e
l
'
esperienza
del
triennio
'4850
e
la
vergogna
di
Olmütz
mettevano
in
vista
l
'
unico
partito
che
,
presto
o
tardi
,
si
sarebbe
seguito
.
Nell
'
impero
austriaco
il
processo
rivoluzionario
fu
diverso
così
dall
'
italiano
come
dal
germanico
,
perché
la
questione
principale
non
era
né
d
'
indipendenza
e
libertà
né
di
unità
statale
,
ma
di
nazionalità
in
contrasto
tra
loro
per
l
'
indipendenza
e
per
la
potenza
,
di
ciascuna
e
,
di
conseguenza
,
contro
lo
stato
unitario
che
dava
il
predominio
a
una
su
tutte
le
altre
.
Un
tempo
,
quelle
nazioni
o
parti
di
nazioni
diverse
erano
convissute
in
pace
,
lombardi
e
tedeschi
e
ungheresi
e
boemi
e
croati
,
con
molta
devozione
verso
il
comune
imperatore
,
senza
spirito
di
rivolta
di
una
nazionalità
contro
un
'
altra
,
che
,
non
sentita
come
straniera
,
non
poteva
dirsi
straniera
adoperando
esse
nell
'
uso
ufficiale
il
latino
e
volentieri
e
senza
gelosia
nel
non
ufficiale
l
'
italiano
,
lingua
del
Metastasio
e
di
tanti
altri
letterati
che
,
come
lui
,
e
prima
e
dopo
di
lui
,
adornarono
la
corte
imperiale
;
e
solo
qualche
turbamento
si
era
avuto
col
riformatore
e
accentratore
Giuseppe
II
e
con
la
prevalenza
che
questi
volle
dare
alla
lingua
e
all
'
elemento
tedesco
.
Ma
le
guerre
napoleoniche
e
l
'
esaltazione
romantica
delle
nazionalità
e
il
lievito
liberale
avevano
mutato
la
disposizione
degli
animi
,
svegliando
in
ognuna
di
quelle
nazioni
bisogni
d
'
indipendenza
.
Vero
è
che
l
'
impero
absburgico
lorenese
,
mercé
l
'
egemonia
dell
'
elemento
tedesco
,
esercitava
un
ufficio
di
civiltà
,
se
non
verso
l
'
Italia
(
la
quale
poco
aiuto
ebbe
,
per
la
conoscenza
del
nuovo
pensiero
tedesco
,
dalla
retriva
e
pinzochera
Austria
,
e
le
convenne
in
questa
parte
attingere
direttamente
alle
fonti
o
giovarsi
dell
'
intermedio
francese
)
,
certamente
verso
popolazioni
come
le
slave
,
ancora
incolte
e
rudi
;
ma
quell
'
ufficio
stesso
sembrava
assai
prossimo
al
suo
limite
,
e
l
'
altro
,
che
gli
attribuivano
i
professori
,
di
offrire
con
la
sua
politica
unione
un
esempio
di
armonia
e
fraternità
fra
le
tre
razze
principali
di
Europa
,
la
latina
,
la
germanica
e
la
slava
,
era
appunto
un
'
idea
da
retori
o
da
professori
.
Tale
è
anche
da
tenere
la
teoria
che
del
pari
fu
propugnata
da
pubblicisti
e
professori
tedeschi
,
che
quello
stato
plurinazionale
,
e
d
'
origine
e
carattere
patrimoniale
,
stesse
come
modello
e
saggio
di
una
futura
Europa
;
né
c
'
era
molto
luogo
a
sperare
che
da
quel
plurinazionalismo
venisse
fuori
,
per
lenta
trasformazione
e
senza
un
profondo
rivolgimento
,
qualcosa
come
una
Svizzera
in
grande
,
non
tanto
perché
esso
era
troppo
grande
,
quanto
perché
quell
'
impero
non
era
stato
,
come
la
Svizzera
,
centro
di
attiva
riforma
religiosa
e
rifugio
di
perseguitati
dei
popoli
vicini
,
né
,
salvo
che
nelle
sue
terre
italiane
,
la
raffica
della
rivoluzione
francese
l
'
aveva
sconvolto
e
fecondato
(
senza
dire
che
la
Svizzera
stessa
era
pur
dovuta
,
in
ultimo
,
passare
attraverso
i
contrasti
e
la
guerra
del
Sonderbund
)
.
Il
suo
fato
era
,
dunque
,
come
il
Mazzini
giustamente
vedeva
,
la
dissoluzione
,
e
il
suo
progresso
l
'
inizio
e
il
progresso
di
tale
dissoluzione
,
alla
quale
soltanto
poteva
tener
dietro
in
futuro
una
varia
ricomposizione
.
La
rivoluzione
prese
anche
colà
,
nel
'48
,
sembianti
liberali
;
e
l
'
Ungheria
si
diè
una
nuova
costituzione
,
che
l
'
imperatore
approvò
,
assai
democratica
,
con
parlamento
non
più
per
rappresentanza
di
ceti
ma
per
diretta
elezione
popolare
,
e
con
un
ministero
responsabile
,
del
quale
il
Batthyány
tenne
la
presidenza
e
il
Kossuth
fu
tra
i
ministri
;
e
contemporaneamente
,
nel
marzo
,
Vienna
si
agitò
rumorosamente
,
il
Metternich
si
dimise
ed
esulò
,
e
fu
convocato
in
quella
città
un
parlamento
di
tutti
gli
altri
stati
dell
'
impero
,
aperto
poi
nel
luglio
.
Ma
a
Vienna
il
liberalismo
non
aveva
preparazione
ideale
,
fu
un
fremito
dei
tempi
,
vi
parteciparono
principalmente
studenti
e
operai
e
polacchi
e
altri
rivoluzionari
venuti
d
'
ogni
parte
,
e
passò
,
democraticamente
e
demagogicamente
,
di
disordini
in
disordini
e
di
eccessi
in
eccessi
;
e
,
quando
il
parlamento
si
adunò
,
non
poteva
vedersi
cosa
più
eterogenea
di
quei
deputati
,
diversissimi
per
grado
di
civiltà
e
che
mal
si
comprendevano
tra
loro
:
sicché
quel
che
esso
poté
compier
di
più
concreto
,
fu
l
'
abolizione
di
persistenti
pesi
feudali
(
come
,
del
resto
,
in
Ungheria
allora
si
abolì
interamente
la
servitù
della
gleba
e
il
clero
ungherese
rinunziò
alle
decime
che
ancora
riscoteva
)
.
D
'
altro
lato
,
le
nazionalità
dell
'
Impero
non
tendevano
tutte
puramente
all
'
indipendenza
,
ma
anche
,
alcune
di
esse
,
a
mantenere
o
a
promuovere
particolari
imperialismi
,
segnatamente
gli
ungheresi
sopra
i
croati
e
i
rumeni
,
e
,
in
altro
modo
,
i
boemi
,
che
convocarono
una
conferenza
panslava
e
,
stroncati
nel
loro
tentativo
d
'
indipendenza
dalla
forza
militare
del
principe
Windischgrätz
,
sfogarono
l
'
odio
contro
i
tedeschi
col
porgersi
strumenti
alla
politica
di
casa
d
'
Austria
.
La
quale
salvò
per
allora
l
'
impero
con
questo
valersi
delle
nazionalità
l
'
una
contro
l
'
altra
,
dei
tedeschi
e
croati
contro
gl
'
italiani
,
dei
boemi
e
croati
contro
la
ribelle
Vienna
,
dei
croati
e
dei
tedeschi
contro
gli
ungheresi
,
e
col
fare
ricorso
,
per
domare
questi
ultimi
,
allo
czar
,
che
mandò
il
rincalzo
di
un
esercito
russo
.
Con
la
vittoria
sugli
ungheresi
,
e
con
le
altre
precedentemente
riportate
,
essa
ristabilì
nell
'
impero
lo
stato
autoritario
,
ritirando
la
costituzione
,
largita
e
formulata
dall
'
imperatore
medesimo
dopo
che
aveva
sciolto
il
parlamento
del
'48
,
e
ripigliò
in
Germania
e
in
Italia
le
sue
parti
di
restauratrice
dei
principi
legittimi
e
di
tutrice
dell
'
ordine
.
Ma
il
detto
del
poeta
austriaco
,
che
"
l
'
Austria
stava
nel
campo
del
Radetzky
"
,
forniva
insieme
una
definizione
esatta
e
una
condanna
storica
di
quell
'
impero
,
non
potendo
la
civiltà
moderna
rispettare
uno
stato
che
era
un
campo
militare
,
che
si
fondava
unicamente
sulla
forza
del
suo
esercito
.
I
profughi
dell
'
Italia
e
dell
'
Ungheria
,
nonostante
le
diverse
tendenze
dei
loro
due
popoli
,
affratellati
dal
comune
nemico
e
dal
comune
esilio
,
aspettavano
sicuri
la
dissoluzione
totale
o
parziale
di
quell
'
impero
,
una
dissoluzione
che
fu
avviata
sostanzialmente
nel
'48
e
che
la
reazione
susseguente
arrestò
temporaneamente
negli
effetti
senza
poterne
rimuovere
le
cagioni
.
Gl
'
Irlandesi
meditarono
,
in
quell
'
anno
,
un
sollevamento
nazionale
,
la
proclamazione
della
repubblica
d
'
Irlanda
,
e
il
distacco
dalla
Gran
Bretagna
:
l
'
associazione
della
"
Giovane
Irlanda
"
,
dopo
la
rivoluzione
di
febbraio
,
si
mutò
di
letteraria
in
politica
.
Fu
necessario
,
nell
'
aprile
,
votare
una
legge
di
sicurezza
,
nel
luglio
sospendere
l
'
habeas
corpus
,
e
reprimere
severamente
il
tentativo
di
rivolta
dell
'
O
'
Brien
.
Fame
,
furti
,
rapine
,
omicidii
,
conflitti
sanguinosi
tra
cattolici
e
anglicani
non
cessarono
pertanto
;
e
insufficienti
si
provavano
i
mezzi
conciliatori
e
i
provvedimenti
di
soccorso
ai
poveri
e
i
lavori
di
bonifica
.
Ma
,
tranne
che
per
questo
cronico
malanno
,
destinato
a
trascinarsi
ancora
a
lungo
,
l
'
Inghilterra
poté
guardare
alle
rivoluzioni
del
continente
come
chi
dalla
riva
contempla
il
mare
in
tempesta
:
con
sentimento
di
partecipazione
ma
insieme
di
soddisfazione
per
sé
stessa
e
di
nobile
orgoglio
,
che
il
Macaulay
esprimeva
in
quel
tempo
in
una
famosa
pagina
della
sua
Storia
.
Il
cartismo
diè
ancora
una
fiammata
,
che
si
consumò
e
si
spense
con
la
petizione
firmata
da
alcuni
milioni
di
nomi
,
la
quale
il
10
aprile
del
'48
un
corteo
di
centomila
dimostranti
avrebbe
dovuto
presentare
al
parlamento
,
ma
che
,
dichiarata
illegale
in
questa
forma
e
sottoposta
poi
all
'
esame
del
parlamento
,
terminò
nel
ridicolo
.
Il
libero
commercio
perveniva
,
nel
'49
,
alla
sua
intera
attuazione
,
abolendosi
l
'
atto
di
navigazione
;
e
,
mentre
per
effetto
di
esso
la
coltivazione
del
grano
si
estese
nei
paesi
esteri
e
nelle
colonie
,
i
traffici
inglesi
ne
ebbero
grande
incremento
.
La
prima
esposizione
mondiale
,
aperta
a
Londra
nel
'51
,
fu
la
solennità
festiva
della
nuova
vita
industriale
e
commerciale
che
s
'
era
inaugurata
.
Le
ultime
resistenze
dei
conservatori
soccombettero
nel
parlamento
e
nelle
elezioni
del
'52;
e
,
ammodernandosi
i
vecchi
partiti
,
si
videro
allora
l
'
un
contro
l
'
altro
per
la
prima
volta
il
Disraeli
e
il
Gladstone
,
che
per
trenta
e
quarant
'
anni
di
poi
capitanarono
i
conservatori
e
i
liberali
.
Il
Belgio
,
nel
quale
resse
il
governo
dal
'47
al
'52
il
gabinetto
liberale
del
Rogier
e
poi
quello
di
coalizione
del
Brouckère
,
neanche
fu
toccato
dalla
rivoluzione
generale
:
riformò
per
altro
la
legge
elettorale
abbassando
il
censo
e
introducendo
disposizioni
circa
le
incapacità
parlamentari
,
riforme
alle
quali
in
Francia
era
stato
opposto
incautamente
costante
diniego
;
e
tentò
di
regolare
il
lavoro
dei
fanciulli
nelle
fabbriche
,
il
che
per
allora
fu
impedito
,
insieme
con
la
libertà
delle
unioni
operaie
,
dagli
industriali
assai
potenti
.
Nella
vicina
Olanda
nel
'48
si
compié
finalmente
il
trapasso
del
regime
semiassoluto
al
costituzionale
con
la
formazione
di
due
camere
,
rappresentanti
dei
maggiori
e
dei
minori
censiti
,
e
la
seconda
per
suffragio
diretto
.
Intatta
da
sommovimenti
rimase
altresì
,
per
condizioni
direttamente
opposte
a
quelle
della
vita
inglese
,
la
Russia
,
né
si
mosse
la
Polonia
,
da
essa
tenuta
con
mano
ferrea
,
quantunque
i
Polacchi
della
Posnania
insorgessero
e
si
battessero
contro
i
tedeschi
,
e
profughi
polacchi
entrassero
in
tutte
le
rivoluzioni
europee
,
e
talvolta
a
capo
delle
loro
legioni
di
volontari
o
dei
loro
eserciti
regolari
.
Lo
czar
aveva
detto
che
l
'
ondata
rivoluzionaria
si
sarebbe
abbattuta
alla
frontiera
dei
suoi
stati
;
e
così
fu
.
Rigida
e
gelosissima
la
vigilanza
all
'
interno
;
ricensurati
i
libri
già
una
volta
censurati
,
purgati
e
ripurgati
i
gabinetti
di
lettura
,
dalle
università
tolta
la
cattedra
di
diritto
pubblico
europeo
,
ristretto
l
'
insegnamento
filosofico
alla
logica
e
psicologia
e
affidato
al
professore
di
teologia
,
quasi
abolito
l
'
insegnamento
classico
.
Sotto
questa
tranquillità
forzata
,
si
preparava
una
generazione
di
estremi
ribelli
,
perché
la
mancanza
di
ogni
libertà
,
impedendo
la
formazione
di
una
cultura
che
fosse
discernimento
e
critica
,
indirizzava
le
menti
o
alle
torbide
fantasticherie
di
origine
mistica
,
o
all
'
astratto
e
semplicistico
razionalismo
,
o
alle
due
cose
avvicendate
e
frammischiate
,
e
faceva
confondere
le
mal
comprese
universali
spiegazioni
della
filosofia
coi
programmi
pratici
,
e
dava
la
smania
,
come
si
diceva
,
di
applicarle
;
oltreché
,
se
al
tempo
di
Alessandro
I
,
quelli
che
furono
poi
i
decembristi
leggevano
le
opere
del
Constant
,
del
Destutt
de
Tracy
,
del
Bentham
,
la
nuova
generazione
si
abbeverava
nascostamente
alle
dottrine
dei
materialisti
e
dei
sociologi
e
utopisti
francesi
e
tedeschi
.
La
grande
questione
della
Russia
,
che
era
quella
agraria
,
sembrava
rendere
colà
attuale
il
comunismo
a
preferenza
dell
'
economico
liberismo
e
del
politico
liberalismo
,
oltrepassati
prima
che
nati
,
e
si
cominciava
a
formolare
il
concetto
che
la
Russia
,
diversamente
dai
paesi
dell
'
Europa
occidentale
,
avrebbe
abbreviato
il
cammino
della
storia
,
riattaccandosi
all
'
avvenire
comunistico
mercé
le
sue
antiche
comunità
agrarie
e
saltando
così
l
'
età
borghese
e
liberale
;
ma
,
purtroppo
,
essa
aveva
saltato
insieme
il
lungo
travaglio
religioso
e
filosofico
europeo
e
la
secolare
educazione
al
pensare
logicamente
corretto
e
rigoroso
,
e
alla
critica
e
alla
cautela
,
e
tutta
la
congiunta
e
complessa
esperienza
,
ricca
di
umanità
;
e
la
sua
"
intelligenza
"
,
come
si
chiamava
,
ossia
la
sua
classe
colta
,
non
sospettava
neppure
la
finezza
e
la
complessità
della
intelligenza
europea
.
La
coscienza
giuridica
era
in
Russia
debole
o
assente
anche
nella
classe
dei
grandi
proprietari
,
la
sola
che
avesse
importanza
accanto
all
'
immenso
numero
dei
contadini
ancora
legati
alla
gleba
:
il
che
faceva
dire
allo
Herzen
(
al
quale
risale
l
'
origine
dell
'
accennata
teoria
sull
'
avvenire
delle
comunità
agrarie
)
che
nessun
paese
era
al
pari
della
Russia
preparato
per
una
integrale
rivoluzione
e
per
una
radicale
"
rigenerazione
sociale
"
,
bastando
all
'
uopo
un
colpo
di
forza
.
Per
intanto
,
quel
che
in
Europa
contava
era
la
Russia
ufficiale
e
il
suo
czar
,
che
stava
sempre
in
prima
linea
nella
difesa
della
buona
causa
,
e
che
nel
corso
delle
rivoluzioni
di
quegli
anni
,
preservati
i
suoi
popoli
dal
contagio
,
aveva
mandato
all
'
Austria
il
suo
esercito
per
farla
finita
con
l
'
insurrezione
ungherese
,
avversato
la
Prussia
nelle
sue
ambizioni
pangermaniche
,
appoggiato
le
pretese
della
Danimarca
sui
Ducati
,
rotto
le
relazioni
diplomatiche
con
Carlo
Alberto
fedifrago
del
legittimismo
e
dell
'
assolutismo
,
distribuito
elogi
e
onorificenze
a
tutti
gli
uomini
delle
reazioni
,
dal
Windischgrätz
,
domatore
di
Praga
e
di
Vienna
,
e
dal
Filangieri
,
domatore
della
Sicilia
,
al
generale
Cavaignac
,
che
,
repubblicanissimo
,
pare
ebbe
ai
suoi
occhi
il
merito
di
debellare
gli
operai
parigini
nelle
giornate
di
giugno
.
In
mezzo
all
'
odio
per
la
sua
tirannia
e
durezza
,
la
fervida
fede
religiosa
,
il
saldo
convincimento
politico
,
la
dirittura
,
la
lealtà
,
il
disinteresse
dello
czar
Nicola
,
di
quest
'
ultimo
intransigente
campione
della
causa
assolutistica
che
fosse
ancora
tra
i
principi
della
terra
,
trovavano
talvolta
riconoscimento
da
parte
degli
stessi
avversari
.
Pur
nondimeno
,
l
'
efficacia
reazionaria
della
Russia
in
Europa
era
scemata
dal
'15
al
'30
e
dal
'30
al
'48
,
sebbene
durasse
presso
i
pubblicisti
la
preoccupazione
,
e
altresì
la
paura
,
di
quel
vasto
impero
,
capace
di
rovesciare
milioni
d
'
armati
sull
'
occidente
con
invasioni
da
Attila
.
Ma
non
doveva
passare
molto
tempo
,
e
anche
questa
minacciosa
strapotenza
militare
sarebbe
apparsa
nei
suoi
limiti
,
e
quell
'
efficacia
sarebbe
caduta
del
tutto
.
Quantunque
le
rivoluzioni
del
'48
fossero
quasi
affatto
prive
di
acute
punte
anticattoliche
e
antichiesastiche
,
e
il
clero
figurasse
sovente
nelle
cerimonie
patriottiche
,
e
la
stessa
Repubblica
romana
,
sorta
sulle
rovine
del
potere
temporale
del
papa
,
si
guardasse
dal
toccare
le
credenze
religiose
,
la
Chiesa
cattolica
,
non
appena
cominciata
la
reazione
,
accorse
pronta
a
offrire
e
prestare
la
propria
cooperazione
,
a
dividere
il
bottino
coi
governi
assolutistici
,
a
prendere
salari
e
premi
pei
suoi
servigi
.
Così
si
vide
in
Vienna
un
'
assemblea
di
vescovi
austriaci
marchiare
di
"
empietà
"
il
liberalismo
e
qualificare
"
paganesimo
"
il
pregio
attribuito
alle
nazionalità
,
la
cui
origine
(
essi
dissero
)
era
unicamente
nel
castigo
di
Dio
,
che
diversificò
le
lingue
a
piè
della
torre
di
Babele
.
I
concordati
,
che
la
Chiesa
concluse
allora
,
le
ridavano
o
le
davano
quanto
pareva
follia
sperare
.
In
quello
austriaco
del
'55
,
che
fu
definito
una
"
Canossa
stampata
"
,
lo
stato
,
cancellando
tutta
l
'
opera
di
Giuseppe
II
,
rinunziò
al
placet
e
ad
ingerirsi
nella
preparazione
del
clero
e
nelle
pene
che
la
Chiesa
infliggeva
,
commise
ai
vescovi
la
vigilanza
sulle
scuole
pubbliche
e
private
,
escluse
dai
ginnasi
e
dalle
scuole
medie
gl
'
insegnanti
non
cattolici
,
riconobbe
per
le
questioni
matrimoniali
la
giurisdizione
ecclesiastica
conforme
ai
canoni
e
ai
deliberati
del
concilio
di
Trento
,
s
'
impegnò
a
vietare
con
tutti
i
mezzi
adatti
i
libri
irreligiosi
,
lasciò
libero
lo
stabilimento
di
nuovi
ordini
e
associazioni
e
l
'
acquisto
di
beni
da
loro
parte
,
promettendo
inviolabile
nel
presente
e
nell
'
avvenire
la
proprietà
ecclesiastica
,
e
,
per
tutti
gli
altri
casi
concernenti
cose
o
persone
della
Chiesa
non
contemplati
per
espresso
,
si
rimise
alla
dottrina
e
alla
disciplina
della
Santa
Sede
.
Della
stessa
qualità
era
stato
l
'
altro
concordato
,
del
'51
,
con
la
Spagna
,
nel
quale
,
per
dippiù
,
si
dichiarava
unica
religione
della
Spagna
la
cattolica
.
Quelli
conclusi
col
Baden
e
col
Württemberg
,
per
la
loro
enormità
,
furono
rigettati
dalle
rispettive
camere
.
In
Prussia
,
Federico
Guglielmo
IV
abbandonò
tutti
i
diritti
che
lo
stato
aveva
mantenuti
sulla
Chiesa
cattolica
e
lasciò
libera
mano
ad
essa
e
ai
suoi
gesuiti
.
Nel
tempo
stesso
,
la
Chiesa
si
diè
cura
di
allontanare
da
sé
ogni
sospetto
di
transazioni
con
la
civiltà
moderna
:
i
gesuiti
fondarono
una
rivista
che
s
'
intitolò
Civiltà
cattolica
:
al
domma
dell
'
Immacolata
Concezione
(
che
prese
colorito
reazionario
quasi
ricambio
per
l
'
aiuto
prestato
dalla
Madonna
contro
le
recenti
e
sorpassate
rivoluzioni
)
doveva
seguire
,
nel
'64
,
il
Sillabo
degli
errori
del
secolo
,
errore
capitale
e
fondamentale
tra
tutti
il
liberalismo
,
e
poi
un
Concilio
che
decretò
(
e
già
era
prenunciato
in
questi
atti
)
l
'
altro
domma
dell
'
Infallibilità
papale
;
si
celebrarono
senza
ritegno
santificazioni
di
uomini
che
erano
stati
inquisitori
del
Sant
'
Ufficio
e
perciò
particolarmente
odiosi
,
nel
loro
significato
storico
,
al
mondo
civile
.
La
baldanza
per
i
rovesci
toccati
ai
suoi
avversari
e
per
il
favore
che
trovava
presso
i
governi
,
le
aprì
la
speranza
di
soppiantare
in
breve
il
protestantesimo
in
Germania
mercé
l
'
aiuto
dei
gesuiti
,
le
società
di
Pio
,
di
san
Vincenzo
di
Paola
,
di
san
Bonifazio
:
in
Inghilterra
,
il
Russell
definì
"
arrogante
"
il
procedere
onde
la
curia
romana
aveva
istituito
colà
dodici
diocesi
e
un
arcivescovo
,
e
fu
votata
nel
'51
una
legge
,
il
Title
bill
,
per
porvi
freno
:
legge
non
applicata
e
alla
fine
abolita
come
non
confacente
al
sentire
liberale
.
Giacché
la
possibilità
di
questa
sua
arroganza
e
la
cresciuta
sua
sicurezza
,
la
sua
indipendenza
dallo
stato
,
e
,
in
genere
,
la
sua
potenza
soprastatale
e
internazionale
o
ultramontana
,
come
fu
chiamata
,
venivano
alla
Chiesa
cattolica
non
da
altro
che
dalla
natura
dello
stato
moderno
e
da
quel
liberalismo
dalla
cui
forza
e
dalla
cui
debolezza
,
dalla
cui
vita
e
dalla
cui
morte
,
essa
,
alla
pari
e
senza
scrupoli
,
traeva
,
a
volta
a
volta
,
profitto
.
Ma
il
pericolo
di
questo
doppio
giuoco
fu
avvertito
da
taluni
cattolici
come
il
Montalembert
:
il
quale
,
in
verità
,
l
'
aveva
anch
'
esso
talvolta
adoprato
;
ma
cominciò
poi
a
darsi
pensiero
della
crescente
impopolarità
del
clero
e
della
rivolta
antireligiosa
che
covava
negli
animi
dei
giovani
,
degli
intellettuali
e
altresì
degli
operai
,
e
disse
"
cinica
"
la
teoria
che
si
professava
e
praticava
dalla
Chiesa
e
che
egli
compendiava
in
questi
termini
:
"
Quando
io
sono
il
più
debole
,
vi
domando
la
libertà
,
perché
è
il
vostro
principio
;
ma
,
quando
sono
il
più
forte
,
ve
la
tolgo
,
perché
non
è
il
principio
mio
"
.
Egli
temeva
che
,
alla
prossima
vicenda
,
questo
cinismo
le
sarebbe
stato
rinfacciato
e
che
essa
sarebbe
stata
trattata
con
rigore
non
immeritato
.
D
'
altro
lato
,
nonostante
quel
che
essa
aveva
acquistato
di
pratica
capacità
per
la
disciplina
che
poté
dare
al
clero
,
sottratto
agli
stati
e
solo
da
lei
dipendente
,
nonostante
la
libertà
e
i
privilegi
di
cui
godeva
,
la
Chiesa
nessun
acquisto
fece
nel
regno
dello
spirito
;
e
parve
sempre
più
configurarsi
in
una
sorta
di
azienda
industriale
,
che
,
secondo
quel
che
il
mercato
le
consente
,
ora
fa
grossi
lucri
ed
estende
la
sua
produzione
,
e
ora
soffre
perdite
e
si
restringe
,
aspettando
il
miglioramento
del
mercato
.
La
sua
ricorrente
prosperità
fu
messa
in
rapporto
coi
periodi
di
depressione
mentale
e
morale
della
società
,
e
col
bisogno
che
i
governi
possono
avere
,
in
certi
casi
,
dell
'
alleanza
con
le
forze
,
non
sempre
elette
,
di
cui
la
Chiesa
dispone
.
Tutta
la
reazione
,
del
resto
,
in
tutti
i
paesi
d
'
Europa
,
per
fastidiosa
che
fosse
e
intralciante
e
opprimente
,
e
per
dolori
che
recasse
e
tormenti
di
ergastoli
e
desolazioni
di
esili
,
e
per
sdegni
e
furori
che
accendesse
nei
petti
,
si
sentiva
vuota
di
quella
serietà
che
anche
le
reazioni
possono
possedere
quando
una
vecchia
ma
pur
tenace
e
radicata
fede
,
rispettabile
per
la
sua
sincerità
,
le
anima
,
quando
sono
condotte
col
misticismo
,
col
fanatismo
,
con
la
coerenza
inflessibile
di
un
Nicola
I
.
Troppo
oramai
si
era
cangiato
e
ricangiato
,
giurato
e
spergiurato
da
monarchi
e
da
altri
uomini
dell
'
assolutismo
;
troppe
volte
quei
re
e
principi
erano
stati
veduti
,
alle
finestre
delle
reggie
,
nelle
strade
e
nelle
chiese
,
adorni
di
coccarde
nazionali
e
liberali
,
e
arrendevoli
e
lusingatori
ai
rivoluzionari
,
e
,
di
buona
o
cattiva
voglia
,
entrare
nelle
loro
vie
e
inoltrarvisi
;
troppo
si
era
ormai
usi
agli
annunzi
della
morte
del
liberalismo
e
con
esso
delle
velleità
nazionali
dei
popoli
,
seguiti
sempre
dal
loro
risorgere
più
giovane
e
gagliardo
di
prima
.
Labili
furono
le
gioie
dei
momentanei
trionfatori
,
e
la
rettorica
degli
inni
servili
affiochì
presto
.
Gli
animi
dei
vinti
non
erano
abbattuti
,
e
la
fiducia
nell
'
avvenire
li
teneva
alacri
e
pronti
all
'
azione
,
della
quale
sarebbe
pur
suonata
l
'
ora
non
lontana
.
Non
si
sentivano
soli
o
soverchiati
nel
mondo
,
perché
non
mai
la
coscienza
civile
europea
fu
tanto
sensibile
come
allora
,
né
l
'
opinione
europea
tanto
concorde
e
attiva
.
Suo
centro
principale
era
l
'
Inghilterra
,
che
non
si
chiuse
nell
'
egoismo
della
salda
sua
struttura
liberale
,
elaborata
nei
secoli
,
e
della
sua
sicurezza
e
del
suo
benessere
,
ma
di
queste
sue
condizioni
politicamente
fortunate
si
giovò
per
parlare
e
per
operare
a
pro
della
causa
liberale
contro
l
'
assolutistica
.
Le
sue
città
ospitarono
i
profughi
dei
paesi
travagliati
dalle
reazioni
,
che
vi
formarono
i
loro
circoli
nazionali
e
internazionali
;
i
suoi
scrittori
e
pubblicisti
attaccarono
e
screditarono
e
copersero
di
biasimo
e
di
vergogna
quei
governi
;
aiuti
d
'
ogni
sorta
vennero
da
privati
cittadini
inglesi
agli
agitatori
e
cospiratori
:
il
suo
popolo
acclamò
il
Kossuth
,
inseguì
d
'
imprecazioni
e
di
peggio
il
generale
Haynau
,
"
la
iena
di
Brescia
e
di
Arad
"
,
quando
osò
recarsi
a
Londra
.
Il
Palmerston
,
che
aveva
fornito
armi
agli
insorti
siciliani
,
continuò
imperterrito
da
ministro
le
sue
dimostrazioni
contro
i
regimi
autoritari
di
ogni
paese
,
rimproverato
una
volta
,
per
questo
suo
fare
,
dal
Peel
,
a
cui
pareva
eccessivo
tale
ufficio
di
giudice
e
di
precettore
verso
governi
stranieri
,
ma
assai
ammirato
e
applaudito
dal
popolo
inglese
,
che
lo
vezzeggiava
col
nomignolo
di
"
Lord
Firebrand
"
;
e
alle
dimostrazioni
di
pensieri
e
parole
aggiunse
gli
atti
,
e
tenne
a
posto
gl
'
imperatori
di
Russia
e
d
'
Austria
quando
pretendevano
dalla
Turchia
la
consegna
dei
rivoluzionari
rifugiati
nel
suo
territorio
,
e
,
pur
non
potendo
esimersi
dal
presentare
formalistiche
scuse
all
'
ambasciatore
austriaco
pel
trattamento
che
i
popolani
di
Londra
avevano
usato
allo
Haynau
,
non
intermise
neppure
in
quest
'
occasione
di
far
sapere
quanto
quell
'
uomo
gli
ripugnasse
.
Il
Gladstone
indirizzò
al
ministro
lord
Aberdeen
le
sue
lettere
sul
governo
borbonico
in
Napoli
,
facendo
correre
pel
mondo
civile
la
definizione
che
ne
era
stata
data
di
"
negazione
di
Dio
"
.
Non
senza
ragione
,
dunque
,
guardando
dall
'
alto
nella
storia
,
il
Gervinus
,
nella
sua
Introduzione
alla
storia
del
secolo
decimonono
,
che
è
del
'53
,
esortava
a
tenere
a
freno
le
impazienze
e
a
serbar
viva
la
certezza
della
prossima
riscossa
,
mostrando
che
l
'
assolutismo
sempre
più
era
ripiegato
sulla
difensiva
,
e
questa
stessa
si
scopriva
debole
,
e
dissipando
le
cupe
immaginazioni
del
pessimismo
,
che
fin
d
'
allora
vedevano
in
corso
la
"
decadenza
dell
'
Europa
"
:
dell
'
Europa
,
ricca
di
tanti
lumi
intellettuali
e
morali
,
oltre
che
di
produttività
economica
,
e
la
cui
grandezza
era
non
più
nelle
personalità
singole
ma
nella
civiltà
diffusa
e
crescente
delle
moltitudini
,
e
la
cui
storia
perciò
non
era
più
biografica
e
di
sovrani
,
ma
d
'
interi
popoli
.
In
un
sol
paese
il
tracollo
appariva
grave
e
il
regresso
della
causa
liberale
innegabile
,
perché
sembrava
che
vi
fosse
andato
perduto
il
frutto
di
oltre
sessant
'
anni
di
storia
e
distrutto
un
regime
di
libertà
non
già
goduto
solamente
pochi
mesi
ma
mantenuto
e
approfondito
ed
ampliato
per
trentacinque
anni
:
nella
Francia
.
Qui
l
'
improvvido
comportamento
della
monarchia
degli
Orléans
e
dei
suoi
ministri
,
per
non
consentire
un
modesto
o
un
graduale
allargamento
di
libertà
e
la
partecipazione
di
un
maggior
numero
di
cittadini
all
'
elettorato
,
aveva
provocato
la
rivoluzione
e
,
con
la
caduta
della
monarchia
,
la
proclamazione
della
Repubblica
,
e
,
con
la
Repubblica
,
aperto
il
varco
al
democratismo
e
al
demagogismo
,
che
si
richiamavano
alle
tradizioni
dei
giacobini
e
convenzionali
,
e
con
ciò
mettevano
a
pericolo
la
libertà
stessa
.
E
poiché
la
democrazia
che
veniva
sulla
scena
,
diversamente
da
quella
dell
'
altra
volta
,
non
si
trovava
alle
prese
né
con
un
feudalismo
da
estirpare
e
un
'
aristocrazia
da
abbattere
,
né
con
una
minacciante
restaurazione
dell
'
assolutismo
,
né
le
si
offriva
la
gloria
di
un
'
Europa
da
svegliare
e
spingere
alla
rivoluzione
perché
l
'
Europa
era
già
desta
e
si
moveva
da
sé
,
non
le
restava
se
non
riempire
la
sua
vacuità
e
nutrire
la
sua
irruenza
con
la
confusa
idea
di
una
radicale
riforma
della
società
nel
suo
assetto
economico
e
civile
per
la
felicità
del
Popolo
,
e
,
pur
aborrendo
dal
comunismo
,
presentarsi
come
democrazia
e
repubblicanesimo
sociale
.
Dopo
tanto
discorrere
e
sognare
di
comunismo
e
socialismo
negli
ultimi
venti
anni
e
tante
bramosie
eccitate
di
attuarlo
in
tutto
o
in
parte
,
in
un
modo
o
in
un
altro
,
e
in
ogni
caso
di
sperimentarlo
,
era
inevitabile
che
la
rivoluzione
in
Francia
tentasse
quell
'
avviamento
,
e
già
nel
'42
Lorenzo
di
Stein
ne
aveva
fatto
la
sicura
profezia
.
Anche
negli
altri
paesi
d
'
Europa
,
nel
corso
degli
avvenimenti
che
abbiamo
descritti
,
la
democrazia
di
piglio
giacobino
e
di
tendenza
sociale
o
socialistica
si
era
affacciata
qua
e
là
,
di
tempo
in
tempo
,
in
Italia
,
in
Austria
e
più
ancora
in
Germania
(
dove
nell
'
aprile
del
'48
tentò
una
prima
insurrezione
nel
Baden
)
,
e
con
le
sue
richieste
intempestive
ed
eccessive
,
coi
suoi
metodi
provocatori
e
insieme
deboli
,
aveva
contribuito
a
distaccare
i
paurosi
di
rovine
dai
regimi
liberali
e
a
riamicarli
agli
autoritari
e
aveva
offerto
a
questi
opportunità
e
agevolezze
che
essi
non
si
lasciarono
sfuggire
,
aiutando
così
a
rimettere
in
sella
i
Ferdinandi
di
Napoli
,
i
Leopoldi
di
Toscana
,
i
Federichi
Guglielmi
di
Prussia
e
i
Franceschi
Giuseppi
di
Austria
,
e
facendo
tollerare
in
Ispagna
la
dittatura
del
Narváez
e
del
Bravo
Murillo
.
Ma
,
in
generale
,
dove
la
lotta
volgeva
sull
'
indipendenza
e
l
'
unità
nazionale
e
sulle
costituzioni
,
prevalsero
i
partiti
liberali
,
variamente
temperati
e
accentuati
,
e
la
sconfitta
fu
dovuta
,
non
alla
sollecitudine
della
conservazione
sociale
,
ma
all
'
avversa
fortuna
delle
battaglie
e
alla
forza
politica
e
militare
,
che
le
monarchie
assolute
avevano
ancora
in
pugno
.
In
Francia
,
invece
,
quella
mal
riempita
vacuità
di
concetti
politici
,
che
non
solo
conservatori
e
moderati
accusarono
ma
un
Marx
mise
alla
berlina
satireggiando
la
parola
"
Popolo
"
che
ne
era
l
'
esponente
,
aveva
accanto
a
sé
la
passione
della
popolazione
operaia
di
Parigi
,
la
quale
,
da
anni
,
era
stata
infiammata
nell
'
attesa
di
una
palingenesi
sociale
,
aveva
versato
il
suo
sangue
nel
luglio
del
'30
e
le
era
parso
che
la
comune
vittoria
profittasse
ad
altra
classe
sociale
,
e
si
era
provata
di
poi
in
più
d
'
una
sommossa
e
testé
,
nel
febbraio
,
aveva
di
nuovo
combattuto
e
vinto
,
e
non
intendeva
rimanere
ancora
una
volta
frodata
dei
suoi
sforzi
,
delusa
nelle
sue
speranze
.
E
se
le
teorie
comunistiche
meritano
,
nel
loro
fondamento
logico
,
la
taccia
di
materialismo
,
materialistici
non
erano
poi
quegli
operai
,
sollecitati
bensì
dall
'
umana
ricerca
di
un
miglior
tenore
di
vita
o
addirittura
dalla
necessità
della
sussistenza
e
dalla
mancanza
di
lavoro
,
ma
intimamente
mossi
da
un
ideale
di
giustizia
e
di
felicità
,
pel
quale
erano
pronti
a
dar
la
vita
.
Questo
ideale
essi
non
sapevano
allora
tradurre
in
istituzioni
vitali
e
in
azioni
che
vi
conducessero
,
in
un
fatto
o
in
un
serio
programma
politico
;
e
molto
meno
ciò
sapevano
gli
uomini
che
la
rivoluzione
aveva
portati
a
capo
del
governo
,
e
meno
di
tutti
i
più
rumorosi
,
i
democratici
sociali
.
Ma
di
tale
incapacità
e
impossibilità
non
si
volle
far
la
confessione
,
e
nelle
prime
settimane
non
ce
ne
fu
neppure
la
necessità
,
perché
anche
in
Parigi
regnò
la
psicologia
del
'48
,
e
l
'
entusiasmo
avvolse
e
trascinò
tutti
:
i
giovani
(
dice
un
contemporaneo
)
erano
assorti
nel
piacere
di
sentirsi
liberi
e
"
ils
marchaient
d
'
un
air
insouciant
,
d
'
un
pas
dégagé
et
léger
"
:
la
gioia
e
la
fiducia
disposero
alla
generosità
,
alle
scambievoli
condiscendenze
,
agli
accordi
e
all
'
armonia
.
Fu
,
dunque
,
proclamato
il
diritto
al
lavoro
,
gli
operai
s
'
indussero
a
rinunziare
alla
bandiera
rossa
e
ad
accettare
la
tricolore
,
s
'
istituì
e
insediò
una
commissione
di
lavoratori
,
si
apersero
gli
ateliers
nationaux
,
si
promisero
abolizioni
di
imposte
;
e
rapidamente
si
susseguirono
leggi
umanitarie
,
abolizione
della
pena
di
morte
in
materia
politica
,
delle
pene
corporali
,
della
prigionia
per
debiti
,
e
il
suffragio
universale
aumentò
d
'
un
tratto
gli
elettori
da
dugentocinquantamila
a
nove
milioni
.
Ma
presto
anche
si
cominciò
a
rendersi
conto
che
ci
si
moveva
in
un
mondo
d
'
immaginazione
e
di
sogno
,
e
che
a
lungo
non
si
poteva
durare
in
quella
fantasmagoria
.
La
commissione
dei
lavoratori
disegnava
sulla
carta
una
pacifica
rivoluzione
sociale
,
che
un
ministero
del
lavoro
avrebbe
eseguita
convertendo
lo
stato
in
grande
industriale
,
il
quale
coi
prodotti
delle
sue
proprie
intraprese
avrebbe
riscattato
le
fabbriche
padronali
,
creato
colonie
agricole
cooperative
,
assicurato
il
lavoro
a
tutti
,
venduto
le
merci
a
prezzo
di
costo
col
solo
aumento
del
cinque
per
cento
,
e
così
via
descrivendo
.
Gli
ateliers
nationaux
non
avevano
niente
di
una
seria
intrapresa
economica
e
non
rispondevano
neppure
ai
concetti
di
Luigi
Blanc
,
ma
si
risolvevano
in
un
semplice
espediente
per
occupare
provvisoriamente
in
lavori
non
richiesti
o
inutili
o
poco
utili
,
e
perciò
con
gran
dispendio
a
vuoto
,
operai
disoccupati
;
e
il
numero
di
quelli
che
vi
accorrevano
,
e
che
non
si
potevano
respingere
,
si
moltiplicava
da
un
mese
all
'
altro
.
I
giornali
popolari
pareva
che
si
fossero
proposti
di
spaventare
la
molta
gente
che
ama
la
propria
tranquillità
e
vede
rapine
,
stupri
,
incendi
e
pioggie
di
sangue
in
ogni
sfogo
di
grosse
parole
.
Ma
negli
uomini
che
governavano
mancava
la
virtù
creatrice
di
forme
e
di
mezzi
per
attuare
l
'
attuabile
delle
richieste
democratico
sociali
e
porre
una
insormontabile
barriera
contro
tutto
il
resto
,
ristabilendo
l
'
ordine
e
riconducendo
le
menti
alla
riflessione
,
alla
ponderazione
e
all
'
assennatezza
;
ed
essi
seguirono
gl
'
impulsi
senza
dirigerli
o
si
barcheggiarono
prolungando
la
baraonda
delle
speranze
e
degli
equivoci
,
incapaci
come
si
dimostravano
di
sbrogliare
la
matassa
arruffata
e
lasciando
che
una
qualsiasi
soluzione
nascesse
dal
corso
stesso
degli
eventi
.
Siffatta
soluzione
non
si
fece
aspettare
,
e
,
poiché
Parigi
e
gli
operai
parigini
non
erano
tutta
la
Francia
,
e
l
'
andamento
preso
non
piaceva
e
non
dava
garanzia
di
bene
alla
maggiorparte
della
popolazione
,
e
i
contadini
in
ispecie
mal
sopportavano
l
'
aumento
che
cadeva
sopr
'
essi
dell
'
imposta
fondiaria
,
le
elezioni
per
suffragio
universale
dell
'
Assemblea
costituente
(
elezioni
che
gli
estremisti
parigini
,
ciò
presentendo
,
avevano
cercato
di
far
rinviare
)
dettero
una
camera
di
prevalenza
conservatrice
o
moderata
;
e
,
poiché
una
camera
di
questa
sorta
non
gradiva
alle
masse
operaie
e
ai
loro
agitatori
,
il
15
maggio
la
folla
invase
la
sala
dell
'
assemblea
e
tentò
di
disperderla
con
la
violenza
e
proclamare
un
nuovo
governo
provvisorio
:
colpo
non
riuscito
,
che
portò
all
'
arresto
del
Blanqui
,
del
Barbès
e
degli
altri
capi
comunisti
.
E
si
passò
ad
affrontare
il
malanno
e
il
pericolo
degli
ateliers
nationaux
,
dove
non
c
'
era
più
da
lavorare
e
non
si
sapeva
come
pagare
(
quantunque
la
misera
paga
giornaliera
fosse
stata
dimezzata
)
i
disoccupati
e
ozianti
.
La
decretata
soppressione
degli
ateliers
nationaux
scatenò
la
battaglia
del
giugno
nelle
vie
di
Parigi
contro
le
masse
operaie
rivoltate
,
eroicamente
combattuta
da
queste
,
con
disperato
furore
da
entrambe
le
parti
,
e
terminata
con
la
sanguinosa
sconfitta
degli
operai
,
alla
quale
i
consigli
di
guerra
,
gli
ergastoli
e
le
deportazioni
posero
il
suggello
.
Ma
neppur
questo
terminò
il
processo
rivoluzionario
e
fu
principio
all
'
assestamento
e
assodamento
di
una
Repubblica
la
quale
garantisse
quella
più
larga
libertà
domandata
negli
anni
innanzi
e
che
,
non
ottenuta
,
aveva
cagionato
la
caduta
della
monarchia
orleanista
.
La
paura
dei
fatti
del
giugno
era
stata
grande
,
e
più
grande
si
sentiva
passato
il
pericolo
,
e
più
forte
si
levava
il
grido
d
'
allarme
per
la
difesa
della
casa
,
delle
donne
,
dei
figli
,
della
proprietà
,
della
moralità
,
della
religione
;
di
nuovo
si
guardavano
con
occhio
non
più
ostile
la
chiesa
e
i
preti
,
ricercandovi
un
presidio
per
l
'
ordine
,
risottomettendosi
alla
loro
direzione
,
mandando
i
figliuoli
alle
loro
scuole
.
E
quanto
più
i
democratici
o
"
montagnardi
"
,
come
si
chiamarono
,
insistevano
nelle
loro
minacciose
domande
di
riforme
sociali
e
nella
loro
gonfia
fraseologia
,
tanto
più
i
gruppi
conservatori
e
moderati
si
stringevano
tra
loro
,
e
reazionari
di
ogni
sorta
,
clericali
e
legittimisti
,
si
facevano
innanzi
,
e
tanto
più
,
tra
quelle
parti
esasperate
,
-
l
'
una
delle
quali
,
la
difenditrice
dell
'
ordine
sociale
,
si
sentiva
ogni
giorno
più
forte
ed
era
risoluta
a
far
uso
della
sua
forza
,
-
scemava
la
possibilità
della
mediazione
liberale
,
che
si
poteva
e
doveva
tentare
,
ma
senza
speranza
,
come
dinanzi
allo
scoppiare
di
una
malattia
che
si
cerca
bensì
di
arrestare
ma
si
sa
che
a
ogni
modo
farà
intero
il
suo
corso
.
Terminati
i
lavori
dell
'
Assemblea
costituente
e
indetta
l
'
elezione
del
presidente
della
Repubblica
per
suffragio
diretto
e
universale
,
la
riuscita
,
con
enorme
maggioranza
di
voti
,
di
Luigi
Napoleone
contro
il
repubblicano
Cavaignac
indicava
già
il
trapassare
del
processo
rivoluzionario
nell
'
opposto
e
reazionario
.
In
questi
anni
,
la
Francia
,
senza
pace
all
'
interno
,
ridotta
a
una
sorta
d
'
impotenza
verso
l
'
estero
,
non
trovò
credito
alcuno
,
né
presso
i
popoli
né
presso
i
governi
,
durante
le
rivoluzioni
del
continente
,
e
non
vi
operò
in
niun
modo
;
e
all
'
unica
sua
non
gloriosa
impresa
,
la
spedizione
contro
Roma
repubblicana
,
fu
astretta
dalla
inesorabile
necessità
di
non
lasciare
che
l
'
Austria
da
sola
intervenisse
in
Italia
,
e
,
insieme
,
dalla
sua
interna
debolezza
:
tanto
che
,
per
non
iscontentare
i
clericali
del
suo
popolo
,
dové
lasciare
che
il
papa
,
da
lei
ricondotto
in
Roma
,
respingesse
ogni
suggerimento
di
riforme
e
ritornasse
ai
suoi
pessimi
modi
di
governo
,
peggiorandoli
ancora
,
quasi
a
sfida
e
scherno
dei
democratici
francesi
.
I
quali
,
per
quella
spedizione
ordinata
dal
principe
presidente
e
dal
ministero
contro
il
voto
dell
'
assemblea
,
si
rivoltarono
chiamando
a
insorgere
il
popolo
,
che
non
insorse
;
e
questa
fu
la
disfatta
del
loro
partito
,
privato
dei
suoi
capi
,
che
scamparono
con
la
fuga
.
Ma
la
maggioranza
conservatrice
dell
'
assemblea
,
quantunque
votasse
una
serie
di
restrizioni
circa
le
associazioni
e
i
giornali
e
per
lo
stato
d
'
assedio
,
e
riaprisse
le
porte
della
scuola
al
clero
con
la
legge
Falloux
,
e
nel
fatto
avesse
abbandonato
la
regola
parlamentare
accrescendo
sempre
più
il
potere
che
il
principe
presidente
si
arrogava
come
eletto
del
popolo
di
Francia
,
lasciava
tuttavia
superstite
,
con
l
'
assemblea
,
la
regola
costituzionale
;
e
quest
'
ultima
libertà
non
poteva
durare
,
perché
,
non
tollerata
dal
principe
presidente
,
scaduta
nella
pubblica
stima
,
fastidita
dal
pubblico
sentimento
,
non
sarebbe
stata
difesa
,
in
caso
di
pericolo
,
dalla
pubblica
volontà
.
Il
colpo
di
stato
del
2
dicembre
'51
,
preveduto
,
aspettato
,
temuto
anche
,
ma
non
però
contrastato
,
non
fu
l
'
insidia
di
un
tiranno
che
con
la
violenza
s
'
impadronisca
di
un
popolo
che
rilutta
,
ma
piuttosto
un
intervento
chirurgico
che
mise
alla
luce
quel
che
la
Francia
aveva
formato
e
nutrito
nel
suo
grembo
in
quei
quattro
anni
di
democrazia
e
di
antidemocrazia
:
l
'
Impero
autoritario
,
con
quel
complesso
di
leggi
e
di
metodi
e
di
costumi
che
sono
i
medesimi
di
tutti
i
regimi
autoritari
,
quali
che
ne
siano
l
'
origine
e
l
'
occasione
,
e
che
si
riducono
alla
semplice
operazione
di
legare
le
mani
e
tappare
le
bocche
per
imporre
la
propria
unilaterale
volontà
.
Parimente
i
medesimi
che
seguono
sempre
alle
cessazioni
dei
liberi
regimi
(
e
che
non
giova
particolareggiare
,
perché
già
Tacito
,
una
volta
per
tutte
,
ha
analizzato
e
descritto
in
classica
prosa
il
ruere
in
servitium
)
furono
gli
effetti
che
si
videro
allora
in
Francia
:
acclamazioni
,
adulazioni
,
servitù
volontarie
,
spergiuri
,
rapide
conversioni
di
accesi
democratici
,
che
sarebbero
state
comiche
se
non
fossero
state
umilianti
,
restrizioni
mentali
,
accomodamenti
,
e
timori
e
terrori
e
abbandoni
di
amici
e
viltà
di
denunzie
,
insensibilità
per
la
violata
giustizia
e
pei
quotidiani
soprusi
,
infingimenti
di
non
vedere
e
non
sapere
quel
che
ben
si
vedeva
e
sapeva
per
acchetare
così
i
rimproveri
della
coscienza
,
ignoranza
circa
l
'
andamento
dei
pubblici
affari
con
congiunto
e
incessante
bisbigliare
di
scandali
,
supino
plauso
di
ogni
detto
o
asserzione
che
venisse
dall
'
alto
e
insieme
incredulità
per
ogni
notizia
di
carattere
ufficiale
;
e
,
in
mezzo
a
questo
generale
tremore
,
audacie
degli
audaci
nel
dare
l
'
assalto
alla
fortuna
,
e
prontezze
a
cogliere
privati
vantaggi
o
a
soddisfare
odii
privati
con
sembianze
di
politico
zelo
,
senza
che
alcuno
osasse
opporsi
o
protestare
;
tutte
quelle
cose
,
insomma
,
che
,
praticate
talvolta
anche
da
uomini
ai
quali
la
società
non
rifiuta
la
sua
stima
,
fecero
esclamare
al
romanziere
che
dipinse
quei
tempi
:
"
Che
canaglia
,
la
gente
onesta
!
"
.
Non
che
quella
gente
poi
non
fosse
,
nella
gran
maggioranza
e
in
altri
rapporti
,
onesta
e
fornita
di
virtù
;
ma
l
'
umanità
,
nella
sua
condizione
media
,
è
così
fatta
che
non
bisogna
porla
a
troppo
difficile
prova
e
chiederle
troppo
duri
sacrifici
,
come
sarebbe
la
rinunzia
al
quieto
vivere
e
alla
cura
delle
cose
proprie
e
della
propria
famiglia
;
né
bisogna
metterla
al
punto
di
far
cattive
figure
,
e
,
anzi
,
bisogna
aiutarla
a
non
farne
.
Ricominciarono
altresì
i
sofismi
degli
addottrinati
sull
'
"
enchaînement
nécessaire
des
choses
humaines
"
,
sul
loro
"
développement
inévitable
dans
un
certain
ordre
"
,
in
un
ordine
che
è
saggezza
riconoscere
,
e
sottomettervisi
.
E
,
per
contrario
,
terribili
fremevano
e
prorompevano
l
'
odio
e
il
furore
di
coloro
che
non
vollero
piegarsi
,
e
dei
molti
che
preferirono
di
esulare
,
dai
quali
provenivano
libelli
feroci
come
Napoléon
le
petit
e
gli
Châtiments
di
Victor
Hugo
.
Il
dolore
e
la
tristezza
,
invece
,
discesero
sugli
spiriti
più
nobili
e
più
meditativi
,
usi
a
guardare
alle
cose
piuttosto
che
alle
persone
,
e
a
cercare
la
spiegazione
degli
avvenimenti
nei
processi
delle
idee
e
dei
sentimenti
piuttosto
che
nella
colpevolezza
individuale
;
i
quali
,
tuttavia
,
non
potevano
rassegnarsi
alla
perdita
della
libertà
,
e
provavano
per
questa
perdita
un
'
intima
e
angosciosa
mortificazione
di
sé
stessi
e
della
propria
patria
,
che
,
se
anche
avessero
voluto
,
non
avrebbero
potuto
distaccare
da
sé
stessi
.
Ancor
oggi
ci
commuovono
le
pagine
che
allora
scrissero
il
Tocqueville
,
il
Quinet
,
il
Prévost
Paradol
e
gli
altri
della
loro
tempra
.
Ma
la
libertà
è
cosa
divina
,
e
gli
dèi
la
ritolgono
talvolta
agli
uomini
eterni
fanciulli
e
,
rigidi
alle
loro
suppliche
,
non
la
restituiscono
se
non
se
ne
siano
rifatti
degni
.
Pure
,
se
la
reazione
,
succeduta
alle
rivoluzioni
del
'48
,
delle
vecchie
monarchie
assolutistiche
non
ebbe
carattere
profondo
,
nemmeno
l
'
aveva
questa
del
Secondo
impero
,
operata
da
un
nipote
dell
'
avventuriere
còrso
e
avventuriere
esso
stesso
.
Quei
monarchi
e
gli
altri
campioni
dell
'
assolutismo
fecero
liete
accoglienze
e
feste
al
nuovo
venuto
che
si
poneva
al
loro
fianco
;
e
innanzi
a
tutti
il
papa
,
Pio
IX
,
il
quale
,
avuta
notizia
del
colpo
di
stato
,
disse
che
"
il
cielo
aveva
pagato
il
debito
della
Chiesa
verso
la
Francia
"
,
e
primo
mandò
le
sue
felicitazioni
,
e
lasciò
che
i
suoi
vescovi
chiamassero
Luigi
Napoleone
"
l
'
inviato
dell
'
Altissimo
"
,
e
sarebbe
andato
a
coronarlo
a
Parigi
(
come
poi
tenne
a
battesimo
il
principe
ereditario
)
,
se
fosse
intervenuto
accordo
sul
prezzo
,
che
era
l
'
abolizione
del
matrimonio
civile
e
degli
articoli
organici
aggiunti
al
concordato
napoleonico
.
Ma
né
Luigi
Napoleone
formava
veramente
parte
dell
'
associazione
assolutistica
dei
vecchi
monarchi
,
sinceramente
compreso
com
'
era
del
significato
dei
sette
milioni
di
voti
che
lo
avevano
innalzato
al
trono
imperiale
,
sinceramente
sollecito
delle
classi
popolari
,
vagheggiante
,
come
fu
detto
,
una
"
democrazia
senza
libertà
"
;
né
nutriva
l
'
illusione
di
avere
,
con
la
costituzione
imperiale
,
aperto
nuove
vie
alla
società
umana
e
alla
storia
.
Insofferente
delle
assemblee
,
egli
non
possedeva
idee
ben
chiare
sulla
forma
statale
che
avrebbe
sostituito
con
vantaggio
i
servigi
che
queste
rendono
.
Diceva
di
"
aver
chiuso
l
'
età
delle
rivoluzioni
col
soddisfare
i
bisogni
legittimi
del
popolo
"
,
e
di
aver
mirato
a
"
creare
istituzioni
che
gli
sopravvivessero
"
;
ma
non
era
pago
e
tranquillo
dell
'
ordinamento
dato
allo
stato
,
e
altra
volta
gli
veniva
detto
che
"
la
libertà
non
ha
potuto
mai
fondare
un
edificio
politico
durevole
,
ma
lo
corona
quando
il
tempo
lo
ha
consolidato
"
.
Annunziava
con
solenne
promessa
che
"
l
'
Impero
era
la
pace
"
;
ma
questo
proposito
,
che
è
dei
monarchi
conservatori
non
poteva
esser
quello
di
un
nipote
di
Napoleone
,
erede
del
titolo
imperiale
e
delle
vendette
contro
i
trattati
del
'15
,
e
la
guerra
,
che
il
suo
nome
portava
con
sé
,
significava
di
necessità
mutamento
di
situazioni
politiche
,
e
con
ciò
riapertura
di
rivoluzioni
.
Buono
d
'
animo
e
mite
,
aveva
compiuto
il
colpo
di
stato
senza
gioia
,
come
ubbidendo
al
fato
che
credeva
suo
proprio
e
che
gli
aveva
assegnato
quella
parte
;
e
,
sebbene
non
gli
fosse
possibile
di
cancellare
l
'
irragionevole
e
insieme
ragionevole
condanna
morale
che
colpisce
coloro
che
per
compiere
siffatte
operazioni
storiche
violano
la
legalità
e
rompono
i
propri
giuramenti
,
si
mostrava
sensibile
a
quel
che
di
lui
giudicavano
gli
uomini
probi
e
procurava
di
meritarne
l
'
approvazione
,
ed
era
da
prevedere
che
,
passata
la
prima
prova
e
i
primi
anni
del
suo
governo
autoritario
,
avrebbe
necessariamente
inclinato
a
libertà
.
E
liberali
o
inclini
a
libertà
c
'
erano
tra
quelli
che
gli
stavano
attorno
,
tra
gli
stessi
esecutori
del
Due
dicembre
,
nella
sua
stessa
casa
imperiale
,
come
il
principe
Napoleone
.
Cosicché
non
solo
lo
stato
da
lui
riformato
non
poteva
considerarsi
creazione
originale
e
non
comprendeva
,
superandolo
,
lo
stato
liberale
,
ma
portava
in
ogni
sua
parte
l
'
impronta
del
provvisorio
e
transitorio
.
A
renderlo
vieppiù
tale
lavoravano
con
la
parola
e
col
silenzio
coloro
che
avevano
mantenuto
fede
alla
causa
per
allora
sconfitta
,
e
i
molti
altri
che
a
poco
a
poco
toccavano
con
mano
i
danni
dell
'
autoritarismo
e
giudicavano
in
modo
più
equo
gl
'
inconvenienti
degli
ordini
liberali
e
restituivano
a
questi
il
loro
affetto
e
vi
rivolgevano
di
nuovo
il
desiderio
,
togliendoli
così
dallo
scredito
e
dal
dileggio
che
li
avevano
colpiti
,
e
rinfrescandoli
e
ringiovanendoli
nelle
loro
anime
.
Né
è
vero
che
la
prosperità
grande
d
'
industrie
e
commerci
e
affari
e
speculazioni
che
la
Francia
allora
godé
e
che
,
se
non
fu
proprio
opera
dell
'
Impero
,
venne
da
esso
accompagnata
e
promossa
anche
con
mezzi
liberistici
e
trattati
di
commercio
,
avesse
l
'
effetto
di
addormentare
i
bisogni
politici
e
d
'
impedire
la
ripresa
dei
correlativi
sforzi
,
sia
perché
tale
non
è
,
in
generale
,
l
'
effetto
della
prosperità
sugli
uomini
,
sia
perché
il
fatto
mostrò
che
alla
prosperità
tenne
dietro
quella
ripresa
politica
.
Gli
operai
,
ai
quali
l
'
imperatore
aveva
rivolto
i
suoi
pensieri
,
provvedendo
ad
asili
per
i
bisognosi
di
riposo
e
di
cure
,
stabilendo
fondi
per
gl
'
invalidi
e
pensioni
per
la
vecchiaia
,
tentando
la
costruzione
di
case
operaie
,
e
simili
,
ma
ai
quali
rifiutava
il
diritto
di
associazione
e
la
vita
politica
,
non
gli
furono
grati
per
quei
provvedimenti
a
loro
beneficio
,
assai
più
cocendo
quel
rifiuto
;
e
,
se
nei
primi
anni
avevano
sentito
una
cattiva
gioia
per
l
'
oppressione
dei
repubblicani
che
li
avevano
vinti
nelle
giornate
di
giugno
,
ora
venivano
dimenticando
questo
sentimento
e
risospirando
anch
'
essi
la
libertà
.
In
verità
,
al
moto
di
questa
si
legano
le
sorti
di
quel
complesso
di
esigenze
molteplici
e
sempre
in
cangiamento
e
sviluppo
che
si
chiama
la
"
questione
sociale
"
;
e
come
le
sorti
della
libertà
non
andarono
affatto
sommerse
e
per
sempre
perdute
nelle
reazioni
di
dopo
il
'48
,
così
neppure
le
speranze
dei
riformatori
e
novatori
sociali
.
Il
Marx
scrisse
,
circa
quel
tempo
,
che
alla
Commissione
parigina
dei
lavoratori
,
detta
del
Lussemburgo
dal
luogo
dove
era
posta
la
sua
sede
,
"
restava
il
merito
di
avere
svelato
dall
'
alto
di
una
tribuna
che
il
segreto
delle
rivoluzioni
europee
del
secolo
decimonono
è
l
'
emancipazione
del
proletariato
"
.
Ma
,
lasciando
stare
cotesta
esagerazione
che
immeschiniva
e
materializzava
la
storia
di
un
secolo
e
delle
sue
rivoluzioni
,
le
quali
abbracciano
sempre
integralmente
i
molteplici
problemi
della
cultura
e
della
civiltà
e
tutti
gli
aspetti
dello
spirito
umano
,
non
era
necessaria
,
in
verità
,
quella
aneddotica
adunanza
per
rivelare
un
pensiero
che
stava
nelle
menti
di
tutti
i
politici
e
gli
scrittori
di
cose
politiche
;
e
,
senza
citare
anche
qui
,
fra
i
tanti
,
il
più
profondo
di
tutti
,
il
Tocqueville
,
e
senza
riferire
quel
che
scrisse
il
Gervinus
,
e
quel
che
significavano
i
Principii
di
economia
politica
dello
Stuart
Mill
,
pubblicati
proprio
nel
'48
,
e
piacendoci
di
restringerci
soltanto
a
qualche
nome
italiano
,
basterà
ricordare
che
il
Gioberti
,
nel
Rinnovamento
,
assommava
in
tre
punti
i
"
bisogni
principali
dell
'
età
nostra
"
,
cioè
"
nel
predominio
del
pensiero
,
nell
'
autonomia
delle
nazioni
e
nel
riscatto
delle
plebi
,
ché
è
guanto
dire
del
maggior
numero
"
;
e
che
Camillo
di
Cavour
pensava
che
il
problema
delle
relazioni
tra
capitale
e
lavoro
e
delle
condizioni
delle
classi
lavoratrici
si
andasse
maturando
,
e
nel
'58
confessava
che
,
se
non
avesse
avuto
tra
le
mani
il
problema
nazionale
d
'
Italia
,
si
sarebbe
volto
a
quello
,
riconoscendo
così
da
sua
parte
lo
stretto
legame
di
successione
che
era
tra
i
due
ordini
di
esigenze
.
Il
Marx
sapeva
bene
che
le
insurrezioni
,
come
quella
del
giugno
,
non
precedute
da
alcuna
preparazione
sociale
né
da
maturazione
d
'
istituti
economici
,
non
porgevano
il
mezzo
d
'
instaurare
il
comunismo
,
e
aveva
già
riso
degli
utopisti
ingenui
e
respinto
le
teorie
dei
sansimonisti
(
i
quali
ultimi
,
con
l
'
Enfantin
,
si
davano
,
come
si
è
già
detto
,
al
Secondo
impero
,
dichiarando
che
"
l
'
autorità
sola
era
capace
di
attuare
la
felicità
sociale
e
individuale
"
)
;
e
gli
eventi
del
'48
lo
confermarono
nei
suoi
convincimenti
.
Gli
articoli
e
opuscoli
,
che
allora
egli
compose
sulla
storia
di
quelle
rivoluzioni
e
reazioni
,
chiaroveggenti
come
sono
pur
nell
'
angustia
del
loro
angolo
visuale
e
nella
loro
totale
mancanza
di
simpatia
storica
e
umana
,
non
risparmiavano
,
nella
satira
universale
,
i
proletari
e
i
loro
conduttori
.
Quella
mancanza
di
simpatia
,
quel
"
maggior
elemento
d
'
ira
che
non
d
'
amore
nel
cuore
"
,
che
notava
in
lui
il
Mazzini
insieme
con
la
"
tempra
dominatrice
"
;
quel
difetto
di
bontà
;
e
il
sarcasmo
contro
i
suoi
stessi
seguaci
,
e
l
'
unica
ammirazione
da
lui
sentita
che
era
per
gli
"
aristocratici
"
,
suoi
rivali
e
suoi
modelli
,
secondo
le
impressioni
che
del
Marx
riportava
il
democratico
Techow
,
gl
'
impedirono
di
avvicinarsi
non
solo
alla
democrazia
da
lui
schernita
,
ma
a
ogni
forma
liberale
.
La
sua
materialistica
e
deterministica
metafisica
,
che
gli
suggeriva
la
grossolana
interpretazione
delle
rivoluzioni
del
'48
come
effetto
della
crisi
commerciale
dell
'
anno
innanzi
,
e
l
'
altra
,
semplicistica
,
del
Secondo
impero
come
una
"
reazione
della
campagna
contro
la
città
"
,
lo
menò
a
giudicare
che
un
'
altra
rivoluzione
avrebbe
richiesto
a
sua
necessaria
condizione
una
nuova
crisi
generale
del
commercio
e
dell
'
industria
,
e
a
prevedere
prossima
questa
crisi
(
e
invece
non
accadde
,
e
le
crisi
presero
forma
diversa
e
minore
estensione
,
onde
poi
la
sua
palinodia
)
;
e
,
per
intanto
,
concludeva
che
non
c
'
era
niente
da
fare
in
una
società
di
prosperante
economia
,
e
che
,
aspettando
la
crisi
,
i
comunisti
dovessero
tenersi
rigidi
e
intransigenti
a
fianco
dei
democratici
e
liberali
,
aiutandoli
bensì
a
conquistare
il
potere
ma
con
la
tacita
intesa
che
,
subito
dopo
,
li
avrebbero
assaltati
e
buttati
giù
e
distrutti
,
come
essi
avevano
fatto
dei
comuni
avversari
.
Idea
alquanto
complicata
e
alquanto
letteraria
,
come
parve
ai
superstiti
democratici
sociali
tedeschi
,
quale
il
Willich
,
che
si
era
battuto
nell
'
insurrezione
badese
e
viveva
anch
'
esso
in
esilio
:
e
questo
dissenso
produsse
la
scissione
nella
Lega
dei
comunisti
,
la
separazione
degli
uomini
dell
'
azione
dal
Marx
e
dal
suo
fido
Engels
e
dai
loro
seguaci
.
Il
Marx
si
dette
all
'
elaborazione
dottrinale
della
economia
e
storiografia
abbozzate
nel
Manifesto
dei
comunisti
,
e
iniziò
quella
serie
di
lavori
che
,
attraverso
la
Critica
dell
'
economia
politica
,
lo
condussero
al
Capitale
.
Praticamente
,
prevalse
in
lui
per
allora
il
determinismo
o
fatalismo
naturalistico
;
e
l
'
altra
alternativa
del
suo
materialismo
storico
,
la
formazione
di
un
partito
politico
socialistico
comunistico
che
partecipasse
alle
lotte
parlamentari
e
si
facesse
capace
di
assumere
il
governo
,
doveva
attuarsi
più
tardi
e
tra
diverse
condizioni
e
mercé
l
'
opera
di
altri
uomini
.
VII
LA
RIPRESA
RIVOLUZIONARIA
E
IL
GENERALE
ASSETTO
LIBERALE
NAZIONALE
EUROPEO
(
18511870
)
C
'
era
in
Europa
,
come
s
'
è
visto
,
un
piccolo
stato
,
il
Piemonte
,
nel
quale
il
movimento
liberale
e
nazionale
non
aveva
sofferto
interruzione
e
anzi
,
in
mezzo
all
'
uragano
reazionario
,
parve
come
detergersi
e
purificarsi
,
farsi
più
chiaro
nei
concetti
,
più
sicuro
del
cammino
da
percorrere
.
Altrove
,
il
liberalismo
si
nascondeva
nelle
catacombe
;
e
nei
paesi
liberi
,
espandendosi
all
'
aperto
e
senza
ostacoli
,
era
scevro
dello
stimolo
pungente
di
guerra
e
rivoluzione
da
preparare
e
provocare
e
affrontare
.
Ma
il
Piemonte
,
indipendente
e
liberale
,
viveva
insieme
la
vita
dell
'
Italia
,
asservita
ed
oppressa
,
della
quale
,
prima
assai
che
tale
parola
risonasse
nel
linguaggio
ufficiale
,
aveva
accolto
il
"
grido
di
Dolore
"
;
e
perciò
,
valendosi
di
quanto
possedeva
e
manteneva
e
accresceva
come
di
mezzo
per
più
alto
fine
,
era
il
solo
paese
d
'
Europa
fattivamente
rivoluzionario
.
Questa
possibilità
d
'
azione
esso
doveva
certamente
,
per
una
parte
,
alla
situazione
geografica
,
che
come
gli
aveva
permesso
di
conservarsi
e
crescere
tra
le
guerre
della
Francia
e
dell
'
Impero
,
così
ora
aveva
concorso
a
proteggerlo
dallo
schiacciamento
o
dal
vassallaggio
verso
l
'
Austria
trionfatrice
.
Ma
come
nelle
ambagi
della
sua
storia
secolare
lo
aveva
sorretto
virtù
di
principi
e
di
popolo
,
così
alla
sua
condizione
presente
,
all
'
onore
di
avanguardia
dell
'
italianità
,
lo
guidò
la
saggezza
dei
suoi
uomini
di
stato
,
i
quali
lo
assisterono
e
diressero
nella
sua
nuova
vita
di
libertà
in
modo
da
acquistargli
fama
e
stima
di
moderato
fra
tutti
gli
altri
paesi
in
rivoluzione
,
fino
,
si
può
dire
,
dal
suo
primo
ministero
costituzionale
del
'48
,
presieduto
dal
Balbo
,
in
cui
stettero
insieme
i
radicaleggianti
coi
conservatori
e
coi
temperati
,
i
Pareto
coi
Thaon
de
Revel
e
con
gli
Sclopis
.
Moderato
fu
il
ministero
venuto
al
governo
nel
'49
,
quello
del
D
'
Azeglio
,
che
,
consapevole
del
fuoco
rivoluzionario
che
il
Piemonte
chiudeva
in
sé
e
che
bisognava
non
lasciar
disperdere
e
anzi
alimentare
,
seppe
comportarsi
con
fermezza
verso
gli
impazienti
e
spericolati
,
o
democratici
che
si
dicessero
;
fece
rivolgere
dal
re
al
suo
popolo
il
severo
proclama
di
Moncalieri
,
non
si
peritò
di
ricordare
agli
elettori
che
talvolta
la
civiltà
si
salva
per
mezzo
della
forza
militare
e
delle
corti
di
giustizia
,
e
ottenne
una
camera
di
maggioranza
conservatrice
e
moderata
,
che
approvo
il
trattato
di
pace
con
l
'
Austria
.
Con
questa
camera
si
intraprese
una
coraggiosa
opera
di
riforme
,
segnatamente
in
materia
ecclesiastica
,
dove
fu
tolto
via
quanto
restava
di
privilegi
del
clero
e
di
soggezione
dello
stato
alla
chiesa
,
con
l
'
effetto
d
'
inimicarsi
bensì
la
curia
romana
,
ma
di
entrare
risolutamente
nella
meditata
attuazione
della
libera
chiesa
nello
stato
libero
.
L
'
opera
innovatrice
,
che
portò
in
pochi
anni
il
vecchio
Piemonte
al
grado
di
paese
affatto
moderno
e
seriamente
civile
,
e
pertanto
capace
di
maggiori
destini
,
continuò
ampliandosi
e
investendo
ogni
parte
dell
'
amministrazione
col
salire
al
governo
del
Cavour
,
l
'
uomo
di
genio
che
l
'
Italia
aveva
espresso
dal
suo
seno
,
e
che
,
dopo
lunga
preparazione
di
studi
politici
e
di
vita
pratica
,
e
dopo
aver
partecipato
alle
vicende
del
'4849
come
pubblicista
e
giornalista
,
sentì
giunta
l
'
ora
sua
e
si
avanzò
ad
assumere
il
posto
di
comando
,
non
,
a
dir
vero
,
"
pensif
et
pâlissant
"
,
come
il
chiamato
da
Dio
conduttore
di
popoli
del
quale
parla
il
poeta
,
ma
alacre
e
gaio
come
chi
sa
quel
che
gli
tocca
fare
e
sa
di
saperlo
fare
,
cacciandosi
tutto
dentro
al
lavoro
e
alle
battaglie
.
Egli
amava
veramente
,
dal
profondo
dell
'
anima
sua
,
la
libertà
,
quanto
aveva
sempre
odiato
il
potere
assoluto
,
e
l
'
amava
non
in
un
sogno
idilliaco
,
ma
con
la
limpida
consapevolezza
che
la
libertà
incontra
e
incontrerà
sempre
difficoltà
e
pericoli
,
e
vuole
sempre
la
lotta
,
ma
la
lotta
"
in
cui
si
è
pigliati
di
fronte
"
e
in
cui
"
un
uomo
di
potente
ingegno
non
teme
il
combattimento
"
,
diversamente
da
quel
che
accade
nei
governi
assoluti
in
cui
un
ministro
deve
di
continuo
difendersi
dalle
piccole
cabale
alle
sue
spalle
,
cosa
non
solo
penosa
ma
intollerabile
a
un
uomo
d
'
onore
.
Fondamentale
fu
la
formazione
,
alla
quale
egli
attese
allora
,
di
un
'
ordinata
attività
parlamentare
,
con
partiti
che
rappresentassero
bisogni
e
raccogliessero
forze
,
e
potessero
all
'
occorrenza
raggrupparsi
per
certi
fini
comuni
,
come
egli
fece
stringendo
col
Rattazzi
e
con
la
sinistra
il
cosiddetto
"
connubio
"
.
I
dibattiti
della
camera
e
del
senato
subalpini
,
l
'
opera
legislativa
e
politica
che
qui
si
adempieva
,
i
discorsi
del
Cavour
,
le
combinazioni
parlamentari
,
le
risoluzioni
delle
crisi
porsero
esempi
di
corretta
e
feconda
vita
costituzionale
,
e
servirono
di
modello
e
scuola
alla
restante
Italia
;
verso
la
quale
il
Piemonte
,
nel
decennio
tra
il
'50
e
il
'60
,
esercitò
un
ufficio
analogo
a
quello
che
abbiamo
veduto
che
fu
della
Francia
nel
quindicennio
della
restaurazione
con
la
sua
"
carta
"
,
le
sue
lotte
costituzionali
,
i
suoi
parlamentari
e
dottrinari
,
verso
la
restante
Europa
continentale
.
La
monarchia
dei
Savoia
,
della
più
antica
stirpe
sovrana
che
rimanesse
in
Europa
,
che
aveva
accettato
i
moderni
ideali
della
libertà
e
della
nazionalità
;
l
'
esercito
regio
,
ammirevole
per
costante
fedeltà
,
disciplina
e
bravura
,
fatto
nazionale
dalla
guerra
nazionale
di
recente
sostenuta
;
la
tradizione
medioevale
e
quella
dell
'
età
delle
monarchie
assolute
,
che
apportavano
le
loro
forze
antiche
e
provate
alla
nuova
Italia
e
vi
ripigliavano
come
un
vigore
giovanile
;
parevano
affermare
nel
fatto
quella
continuità
storica
,
della
quale
il
pensiero
del
secolo
aveva
scoperto
l
'
alto
significato
,
e
la
saggezza
politica
conosceva
la
seria
forza
benefica
,
e
sulla
quale
la
poesia
e
la
letteratura
avevano
intessuto
tante
delle
più
gradite
immaginazioni
dei
loro
drammi
e
romanzi
storici
.
La
terra
del
Piemonte
,
aleggiata
dagli
epici
ricordi
del
passato
feudale
e
regio
negli
sparsi
suoi
castelli
e
nelle
sue
città
;
la
capitale
,
Torino
,
col
carattere
spiccato
di
ordine
e
regolarità
che
le
impressero
i
suoi
duchi
e
re
,
ora
animata
dalla
vivace
operosità
dei
ministeri
,
del
parlamento
,
dei
giornali
,
mettevano
innanzi
agli
occhi
il
confluire
del
passato
nel
presente
,
l
'
armonia
del
passato
col
presente
.
E
nel
Piemonte
,
che
da
municipale
assorgeva
a
rappresentare
l
'
intera
nazione
,
l
'
Italia
stava
non
soltanto
idealmente
,
ma
anche
coi
molti
suoi
figli
che
si
erano
qui
raccolti
,
in
un
esilio
che
non
era
l
'
esilio
amaro
perché
non
più
vissuto
in
terra
straniera
ma
in
terra
italiana
,
piena
di
promesse
;
e
vi
abbondavano
,
oltre
i
profughi
lombardi
,
i
meridionali
,
taluni
di
essi
ufficiali
che
avevano
diretto
la
difesa
di
Venezia
,
i
più
uomini
di
cultura
,
economisti
,
letterati
,
filosofi
,
critici
,
storici
,
avversi
ai
Borboni
e
da
costoro
perseguitati
,
arditi
ingegni
che
assai
conferivano
a
irrobustire
gli
studi
e
la
cultura
italiana
.
Si
rinnovava
,
dopo
il
'48
,
a
Torino
,
quel
che
sulla
fine
del
settecento
e
i
primi
dell
'
ottocento
accadde
in
Milano
,
nella
Repubblica
cisalpina
,
coi
profughi
del
mezzogiorno
,
quando
in
quell
'
accomunarsi
di
uomini
delle
varie
parti
d
'
Italia
balenò
la
coscienza
politica
nazionale
.
Tra
quegli
italiani
,
l
'
idea
neoguelfa
di
pochi
anni
prima
era
affatto
dimenticata
e
pareva
appartenere
a
un
remoto
passato
;
l
'
idea
repubblicana
non
attecchiva
più
;
e
neppure
si
provava
,
come
prima
del
'48
,
gran
bisogno
di
formare
disegni
pel
futuro
assetto
dell
'
Italia
,
perché
veramente
,
in
certi
casi
,
il
"
movimento
è
tutto
e
il
fine
non
importa
"
,
cioè
nel
movimento
stesso
è
il
fine
,
che
prenderà
a
suo
tempo
le
vie
pratiche
che
potrà
e
sulle
quali
non
giova
almanaccare
.
Tanto
il
fine
era
nel
movimento
stesso
che
,
quando
si
affacciò
il
disegno
,
che
si
credeva
potesse
trovare
appoggio
in
Luigi
Napoleone
e
al
quale
il
Cavour
medesimo
non
si
manifestava
avverso
,
di
una
liberazione
di
Napoli
dai
Borboni
,
sostituiti
da
un
re
Murat
,
dagli
esuli
stessi
meridionali
uscì
una
voce
di
rimbrotto
ad
ammonire
che
la
via
della
salvezza
e
dell
'
onore
era
una
sola
,
di
procedere
stretti
al
Piemonte
e
alla
sua
politica
.
E
alla
politica
piemontese
faceva
adesione
,
circa
lo
stesso
tempo
,
il
repubblicano
e
già
dittatore
di
Venezia
Manin
;
e
il
difensore
di
Roma
repubblicana
nel
'49
,
Giuseppe
Garibaldi
,
tornato
in
Italia
nel
'54
,
vedeva
e
dichiarava
che
l
'
unità
d
'
Italia
non
era
da
raggiungere
se
non
per
quella
via
.
Così
chi
ha
l
'
occhio
allo
svolgimento
della
vita
morale
non
può
non
scorgere
nell
'
opera
del
Piemonte
dopo
il
'48
la
continuazione
e
insieme
la
ripresa
dell
'
azione
rivoluzionaria
in
Europa
.
Né
questa
affermazione
è
inconciliabile
con
l
'
altra
che
,
guardando
invece
all
'
equilibrio
e
squilibrio
delle
grandi
forze
politiche
e
agli
effetti
che
ne
nascono
,
pone
l
'
origine
di
quella
ripresa
nella
guerra
di
Crimea
,
che
sconvolse
i
rapporti
esistenti
,
indebolendo
la
compagine
conservatrice
e
di
contraccolpo
rialzando
le
speranze
dei
novatori
e
fornendo
a
essi
opportunità
prima
non
sospettate
.
La
guerra
di
Crimea
fu
,
infatti
,
un
avvenimento
politico
,
mosso
dall
'
interesse
inglese
d
'
impedire
alla
Russia
di
stendere
il
suo
dominio
o
il
suo
protettorato
su
Costantinopoli
e
sulla
penisola
balcanica
,
e
di
penetrare
coi
suoi
legni
di
guerra
nel
Mediterraneo
,
con
danno
dei
commerci
e
con
pericolo
della
potenza
dell
'
Inghilterra
sui
mari
;
e
,
correlativamente
,
dall
'
interesse
di
Luigi
Napoleone
di
rompere
il
concerto
che
nel
1814
si
era
formato
contro
la
Francia
e
di
ridare
a
questa
un
posto
nella
politica
europea
,
guadagnando
per
sé
e
per
la
sua
casa
un
prestigio
che
gli
mancava
.
L
'
idealismo
morale
si
trovava
,
se
mai
,
nel
campo
opposto
:
presso
lo
czar
Nicola
,
il
quale
,
religiosissimo
,
come
si
è
detto
,
e
zelante
difensore
della
fede
,
tenendo
obbrobrio
della
cristianità
quanto
di
dominio
turco
restava
in
Europa
,
nella
sincera
persuasione
della
giustizia
e
santità
della
sua
missione
e
della
sua
impresa
,
partì
per
una
sorta
di
crociata
,
e
fu
còlto
da
altrettanto
sincera
indignazione
al
vedersi
levar
contro
le
potenze
occidentali
,
alleate
col
nemico
della
cristianità
,
e
fu
ferito
nel
suo
sentimento
cavalleresco
quando
l
'
Austria
(
che
pur
non
aveva
la
scelta
di
una
diversa
politica
)
non
solo
non
gli
porse
aiuto
ma
l
'
osteggiò
e
gli
rivolse
intimazioni
minacciose
:
l
'
Austria
alla
quale
egli
aveva
,
per
fedeltà
alla
causa
monarchica
e
per
mantenere
una
promessa
data
molti
anni
prima
,
recato
così
valido
soccorso
nel
'49
contro
gli
ungheresi
.
Tanto
egli
era
a
suo
modo
idealista
morale
che
,
andando
male
le
cose
della
guerra
,
disperato
della
vittoria
,
attristato
per
quelle
che
a
lui
parevano
diserzioni
e
tradimenti
,
morì
o
troncò
da
sé
tragicamente
la
sua
vita
.
L
'
Inghilterra
conseguì
i
suoi
fini
;
Luigi
Napoleone
ottenne
quello
splendore
e
quella
autorità
ai
quali
ambiva
;
e
assai
più
di
quanto
esso
guadagnò
di
prestigio
,
perse
la
Russia
,
che
era
reputata
invincibile
,
che
beneficiava
ancora
della
gloria
acquistata
nelle
campagne
del
181214
e
che
,
per
oltre
un
quarantennio
,
aveva
pesato
su
tutta
l
'
Europa
;
e
si
scompose
il
blocco
delle
tre
potenze
conservatrici
,
perché
venne
allora
in
piena
evidenza
l
'
insanabile
divergenza
d
'
interessi
balcanici
tra
l
'
impero
russo
e
l
'
austriaco
,
invelenita
dal
rancore
e
trapassante
in
odio
,
che
dominò
la
loro
storia
nel
sessantennio
seguente
.
I
Windischgrätz
e
i
Radetzky
potevano
piangere
su
questa
infranta
fratellanza
d
'
armi
reazionarie
;
ma
la
cosa
era
irreparabile
.
La
Turchia
,
che
lo
czar
Nicola
aveva
per
primo
definita
"
l
'
uomo
malato
"
,
mostrò
vitalità
sufficiente
da
meritare
l
'
appoggio
e
l
'
alleanza
delle
potenze
civili
,
e
i
Cobden
e
i
Bright
si
affannarono
invano
a
rammentare
quel
che
ben
si
sapeva
circa
la
sua
barbarie
,
ma
che
si
voleva
non
sapere
e
dimenticare
;
nel
che
si
riuscì
,
come
già
vi
s
'
era
riuscito
più
volte
in
secoli
nei
quali
era
più
vivo
nelle
coscienze
il
contrasto
tra
cristianesimo
e
islamismo
.
Vollero
dimenticare
e
dimenticarono
,
né
potevano
altrimenti
,
anche
i
progressisti
e
i
democratici
,
che
dettero
a
quella
guerra
l
'
interpretazione
di
una
crociata
,
ma
in
senso
opposto
alla
crociata
dello
czar
,
di
una
crociata
per
la
libertà
e
per
l
'
indipendenza
dei
popoli
:
cioè
presentarono
come
suo
fine
quello
che
era
un
probabile
ulteriore
evento
,
e
con
ciò
v
'
inserirono
un
loro
fine
e
pertanto
la
favorirono
;
onde
la
circolare
del
Mazzini
,
unito
col
Ledru
Rollin
e
col
Kossuth
,
ai
repubblicani
del
mondo
affinché
operassero
in
questo
senso
,
e
altre
manifestazioni
consimili
,
perfino
da
parte
del
comunista
Barbès
,
che
stava
ancora
in
carcere
.
Il
Palmerston
,
tornato
al
governo
,
accorto
a
giovare
agli
interessi
del
suo
paese
,
ma
tra
questi
interessi
includente
altresì
la
comunicazione
agli
altri
popoli
delle
istituzioni
che
erano
vanto
dell
'
Inghilterra
,
instancabile
,
audace
,
contribuiva
a
rinsaldare
quella
interpretazione
,
a
infiammare
quelle
speranze
.
Ora
,
per
ripigliare
il
nostro
filo
,
dove
mai
si
mostra
ancora
una
volta
l
'
opera
autonoma
,
ininterrotta
,
tenace
e
dirigente
della
coscienza
morale
,
se
non
proprio
nel
Piemonte
?
il
quale
,
fra
gli
altri
popoli
e
stati
d
'
Europa
,
fu
il
primo
e
il
più
pronto
a
giovarsi
,
per
la
causa
nazionale
,
della
nuova
condizione
prodotta
dalla
guerra
di
Crimea
.
Il
Piemonte
,
ossia
il
regno
di
Sardegna
,
si
era
,
nel
'55
,
per
il
sicuro
intuito
e
la
risolutezza
del
Cavour
,
congiunto
in
alleanza
con
l
'
Inghilterra
e
la
Francia
"
contro
il
colosso
del
Nord
,
il
peggior
nemico
della
civiltà
"
,
diceva
al
parlamento
subalpino
l
'
autore
del
trattato
,
soggiungendo
che
questa
partecipazione
alle
battaglie
nell
'
Oriente
avrebbe
servito
alle
future
sorti
d
'
Italia
assai
meglio
delle
declamazioni
e
degli
scritti
;
e
,
in
effetto
,
il
corpo
di
spedizione
sardo
si
acquistò
gloria
alla
Cernaia
.
E
sebbene
le
speranze
di
un
ulteriore
corso
della
guerra
e
di
un
rimaneggiamento
dello
stato
austriaco
con
l
'
acquisizione
di
principati
danubiani
e
la
correlativa
cessione
della
Lombardia
non
si
fossero
adempiute
perché
il
mondo
degli
affari
premé
,
dopo
la
caduta
di
Sebastopoli
,
per
i
negoziati
di
pace
,
il
Cavour
,
nel
congresso
di
Parigi
,
riuscì
a
portare
,
se
non
alla
discussione
e
alla
deliberazione
,
allo
scambio
d
'
idee
e
alle
dichiarazioni
,
tutto
quanto
riguardava
l
'
Italia
:
il
dominio
dello
straniero
nel
Lombardo
Veneto
e
le
guarnigioni
che
manteneva
nelle
terre
pontificie
,
quel
che
fosse
il
governo
borbonico
in
Napoli
e
il
papale
in
Roma
,
che
lord
Clarendon
qualificò
"
una
vergogna
per
l
'
Europa
"
,
e
,
insomma
,
l
'
ineluttabilità
e
l
'
urgenza
del
problema
italiano
in
rapporto
all
'
assetto
pacifico
europeo
;
e
,
tra
le
proteste
del
ministro
austriaco
contro
siffatta
ingerenza
nelle
cose
di
stati
indipendenti
e
le
riserve
di
quello
prussiano
e
russo
,
che
opposero
di
non
avere
istruzioni
in
proposito
,
ottenne
l
'
effetto
che
le
sue
dichiarazioni
fossero
inserite
nel
protocollo
.
Alcuni
mesi
dopo
,
la
Francia
e
l
'
Inghilterra
facevano
rimostranze
a
Napoli
al
re
Ferdinando
II
per
il
metodo
del
suo
governo
,
e
ne
seguiva
la
rottura
delle
relazioni
diplomatiche
.
L
'
Austria
che
aveva
sentito
la
punta
del
colpo
,
mandò
ai
suoi
rappresentanti
diplomatici
presso
le
corti
di
Roma
,
Napoli
,
Firenze
,
Modena
,
il
18
marzo
del
'56
,
una
circolare
,
che
fu
resa
pubblica
,
contestando
con
energia
"
la
missione
della
corte
sarda
d
'
innalzare
la
voce
in
nome
dell
'
Italia
"
e
riaffermando
il
proprio
diritto
di
"
intervenire
con
le
armi
quando
da
uno
dei
governi
italiani
era
chiamata
in
aiuto
contro
disturbatori
della
tranquillità
"
.
Ma
non
si
trattava
già
di
una
questione
di
asserito
diritto
,
proveniente
da
vecchi
trattati
e
da
vecchi
congressi
internazionali
,
sibbene
di
forza
morale
e
di
fatto
;
e
il
fatto
era
che
il
seme
gettato
con
la
guerra
del
'48
e
con
Novara
era
cresciuto
in
albero
robusto
,
e
che
il
Piemonte
oramai
rappresentava
l
'
Italia
,
parlava
in
suo
nome
e
si
accingeva
a
spezzare
il
predominio
e
il
dominio
austriaco
nella
penisola
.
A
questo
intento
il
Cavour
non
solo
si
era
posto
sul
terreno
adatto
,
ma
aveva
trovato
anche
l
'
uomo
che
gli
bisognava
in
Europa
,
Luigi
Napoleone
,
il
quale
,
nella
sua
anima
divisa
,
ondeggiante
e
spesso
nebbiosa
,
un
punto
aveva
chiaro
e
fermo
,
il
pensiero
di
sconvolgere
i
trattati
del
'15
,
e
,
poiché
quei
trattati
avevano
conculcato
il
principio
di
nazionalità
,
motivo
o
conseguenza
che
ciò
fosse
della
sua
avversione
,
la
difesa
da
assumere
di
quel
principio
,
modificando
secondo
esso
l
'
assetto
dell
'
Europa
,
e
l
'
unita
ambizione
,
non
discorde
da
quel
che
in
lui
era
d
'
idealista
umanitario
e
di
sognatore
,
di
"
fare
la
guerra
per
un
'
idea
"
.
La
guerra
di
Crimea
gli
era
valsa
a
fiaccare
il
principale
sostegno
dello
status
quo
;
ma
egli
aveva
vagheggiato
,
durante
quella
guerra
,
di
procurare
l
'
indipendenza
a
italiani
e
polacchi
e
ungheresi
,
e
perfino
a
finlandesi
e
a
circassi
;
e
quando
l
'
Inghilterra
voleva
continuarla
ed
egli
era
tirato
alla
pace
dal
mondo
finanziario
,
metteva
innanzi
per
la
possibile
prosecuzione
l
'
adottamento
di
quei
fini
;
e
nel
congresso
di
Parigi
avrebbe
voluto
proporre
e
trattare
lo
stesso
problema
,
senonché
il
Clarendon
gli
fece
osservare
che
ciò
non
era
possibile
senza
un
'
intesa
preliminare
fra
tre
o
quattro
potenze
.
Il
che
non
tolse
che
Parigi
allora
diventasse
,
come
fu
detto
,
un
"
immenso
focolare
di
cospirazioni
"
per
le
guerre
e
rivoluzioni
che
si
avevano
di
mira
;
e
il
Cavour
trasse
frutto
non
solo
dalla
parte
recitata
nel
Congresso
,
ma
dalle
conoscenze
e
amicizie
e
relazioni
d
'
ogni
sorta
che
si
procacciò
in
Parigi
e
tra
coloro
che
attorniavano
Luigi
Napoleone
.
E
questi
gli
aveva
già
domandato
,
nell
'
inverno
del
'55
,
che
cosa
potesse
fare
per
il
Piemonte
e
per
l
'
Italia
,
per
l
'
Italia
nelle
cui
congiure
e
cospirazioni
si
era
trovato
involto
nella
sua
gioventù
agitata
e
avventurosa
,
e
verso
la
quale
aveva
preso
un
impegno
che
,
qualche
anno
dopo
,
Felice
Orsini
doveva
a
suo
modo
rammentargli
.
Con
l
'
accostamento
a
Luigi
Napoleone
,
si
fece
più
profondo
e
non
più
colmabile
il
distacco
tra
la
politica
del
conte
di
Cavour
e
quella
che
raccomandava
e
cercava
di
attuare
il
Mazzini
.
Il
quale
,
dopo
avere
avuto
parte
preminente
nella
breve
repubblica
romana
,
dando
in
quell
'
incontro
prove
di
pratico
senno
,
tornato
all
'
estero
e
alla
sua
propaganda
di
parole
e
di
atti
,
cominciava
ad
apparire
un
uomo
del
passato
,
non
meno
pel
suo
sistema
mentale
che
pei
suoi
programmi
e
metodi
politici
.
L
'
Italia
del
1850
non
era
più
quella
del
1831;
e
l
'
"
iniziativa
nazionale
"
,
che
convenne
svegliare
e
formare
allora
,
era
diventata
nel
'48
un
fatto
,
che
viveva
e
operava
nelle
coscienze
;
la
"
guerra
di
popolo
"
,
che
neppure
allora
si
era
attuata
,
trovava
ora
la
sua
vera
forma
in
uno
stato
che
rappresentava
una
nazione
,
in
un
esercito
che
si
sarebbe
ampliato
a
esercito
di
questa
nazione
;
le
cospirazioni
,
le
sommosse
,
le
tentate
insurrezioni
,
se
valevano
a
comprovare
che
gl
'
Italiani
non
si
erano
rassegnati
e
ad
allungare
il
già
lungo
martirologio
nazionale
,
sacrificavano
vite
preziose
e
destavano
la
paura
,
che
giova
non
destare
,
nei
governi
e
negli
amatori
dell
'
ordine
,
i
quali
temono
la
violenza
e
la
cecità
dei
disordini
.
Il
suo
"
comitato
centrale
democratico
europeo
"
,
e
gli
appelli
che
rivolgeva
,
firmati
da
lui
e
da
profughi
francesi
,
tedeschi
e
polacchi
,
simili
a
quello
del
luglio
'50
,
ai
"
popoli
d
'
Europa
"
come
a
"
individui
dell
'
umanità
"
,
esortandoli
ad
eleggere
parlamenti
nazionali
,
dai
quali
poi
doveva
uscire
il
"
congresso
rappresentativo
delle
libere
nazioni
"
,
rimanevano
,
com
'
è
naturale
,
senza
effetti
,
e
anche
senza
echi
,
e
si
attiravano
le
beffe
del
Marx
,
che
,
come
il
Mazzini
,
dimorava
da
profugo
in
Londra
.
Non
che
quel
congresso
dell
'
avvenire
non
fosse
un
desiderio
nobile
e
altresì
un
pensiero
serio
;
ma
apparteneva
a
un
altro
aspetto
del
Mazzini
,
a
quello
di
precursore
,
e
il
precursore
è
di
necessità
personaggio
anacronistico
,
inefficace
nella
politica
del
presente
.
Verrebbe
tempo
in
cui
quel
pensiero
rispunterebbe
e
getterebbe
forti
radici
;
ma
per
allora
perfino
Riccardo
Cobden
,
di
provata
forza
nel
convincere
e
persuadere
,
era
schernito
come
utopista
e
trovava
fautori
sola
nei
quaccheri
e
nei
dissenters
,
e
nel
miglior
caso
doveva
contentarsi
di
lodi
per
le
buone
intenzioni
,
quando
prese
a
far
la
propaganda
per
il
disarmo
,
e
il
Clarendon
che
era
uomo
di
stato
,
vide
cadere
nel
vuoto
la
sua
proposta
al
Congresso
di
Parigi
per
l
'
istituto
della
mediazione
da
tentare
dagli
stati
contendenti
prima
di
ricorrere
alle
armi
.
Il
Cavour
,
che
per
temperamento
e
per
educazione
non
era
stato
mai
mazziniano
,
e
,
incredulo
nelle
virtù
delle
dittature
,
altrettanta
incredulità
nutriva
per
quelle
taumaturgiche
delle
moltitudini
in
politica
,
aborriva
nel
Mazzini
il
dittatore
e
il
demagogo
insieme
.
Egli
era
,
per
contrario
,
fermamente
convinto
che
l
'
impresa
italiana
dovesse
attuarsi
con
guerra
regolare
tra
eserciti
ed
eserciti
,
tra
governi
e
governi
,
e
che
"
se
c
'
entrava
da
capo
la
rivoluzione
,
si
sarebbe
corso
rischio
di
far
naufragio
come
l
'
altra
volta
"
.
Da
un
'
impresa
a
questo
modo
concepita
il
Mazzini
si
argomentava
di
distornare
gli
animi
,
e
anche
le
arrecava
impacci
e
danni
nei
modi
che
si
son
detti
di
sopra
.
Vero
è
che
,
nei
momenti
dell
'
azione
,
il
Mazzini
soleva
consigliare
ai
suoi
la
cooperazione
;
ma
con
la
riserva
,
non
solo
mentale
sì
anche
dichiarata
,
che
poi
si
sarebbero
tirate
le
somme
,
contro
le
monarchie
e
per
la
repubblica
:
il
che
toglieva
sincerità
e
vigore
a
quella
sua
cooperazione
.
E
persisteva
nella
sua
ostinatezza
da
sistematico
,
che
vietava
le
alleanze
con
gli
stati
stranieri
;
sicché
avrebbe
consentito
bensì
a
re
Vittorio
Emanuele
II
di
far
la
guerra
,
ma
col
patto
che
la
facesse
con
sole
forze
italiane
.
Si
può
immaginare
quali
strida
di
orrore
,
da
profeta
maledicente
e
da
veggente
apocalittico
,
mettesse
quando
lo
straniero
alleato
fu
proprio
"
l
'
uomo
del
Due
dicembre
"
;
e
già
nel
'55
,
all
'
annunzio
della
partecipazione
del
Piemonte
alla
guerra
di
Crimea
,
aveva
accusato
il
Cavour
di
volersi
fare
"
alleato
dell
'
Austria
e
del
dispotismo
franco
imperiale
"
.
Il
Cavour
non
poteva
essere
del
suo
avviso
circa
la
preconcetta
astensione
dalle
alleanze
,
e
,
quanto
alle
qualità
di
queste
,
rispondeva
:
"
Sono
rassegnato
:
ci
sono
in
Europa
tre
potenze
interessate
a
disfare
lo
status
quo
,
Francia
,
Russia
e
Prussia
,
e
due
interessate
a
conservarlo
,
Austria
ed
Inghilterra
;
mi
duole
che
le
prime
non
sieno
le
più
liberali
,
ma
che
farci
?
io
non
posso
stare
con
le
altre
due
"
.
Vane
e
disastrose
riuscirono
,
come
già
il
prestito
nazionale
del
'50
e
la
sommossa
di
Milano
del
'53
,
le
nuove
imprese
promosse
,
ispirate
o
approvate
dal
Mazzini
nell
'
Italia
meridionale
,
e
peggio
che
inopportuna
fu
la
tentata
insurrezione
a
Genova
nel
'57
,
che
accrebbe
l
'
aborrimento
del
Cavour
,
il
quale
non
aveva
certamente
scrupoli
a
trattare
e
ad
accordarsi
con
rivoluzionari
e
uomini
d
'
azione
professanti
idee
assai
diverse
dalle
sue
,
e
s
'
accordò
col
Garibaldi
,
ma
non
poté
col
Mazzini
,
come
non
poté
poi
col
papa
.
E
allorché
si
dice
che
egli
si
servì
del
Mazzini
per
pedina
del
suo
giuoco
,
e
agitò
lo
spauracchio
del
mazzinianismo
e
della
rivoluzione
-
nella
quale
pratica
è
da
notare
che
avrebbe
seguito
l
'
esempio
di
re
Carlo
Alberto
nel
'48
,
che
a
quel
modo
giustificava
,
nelle
note
diplomatiche
del
suo
ministro
Pareto
,
la
sua
entrata
in
guerra
;
-
allorché
,
col
ministro
russo
Gor
?
akov
e
con
altri
si
ripete
che
,
sotto
pretesto
di
combattere
l
'
anarchia
,
il
governo
sardo
non
fece
altro
che
"
procedere
con
la
rivoluzione
per
raccoglierne
l
'
eredità
"
;
non
tanto
si
ammira
o
si
biasima
l
'
astuzia
del
Cavour
,
quanto
si
viene
a
riconoscere
un
assai
semplice
verità
:
che
non
esiste
,
o
non
si
è
ancora
trovato
altro
modo
di
vincere
in
filosofia
un
errore
e
nella
pratica
di
evitare
un
partito
pericoloso
e
rovinoso
,
se
non
di
accettare
l
'
uno
e
l
'
altro
,
vale
a
dire
le
esigenze
legittime
che
spingono
all
'
uno
e
all
'
altro
,
e
di
soddisfarle
per
una
via
migliore
e
in
modo
meglio
adeguato
.
Ammira
la
grandezza
del
Cavour
chi
,
ripercorrendo
la
sua
vita
e
il
suo
epistolario
,
vede
quanto
ingegno
,
quanto
versatile
lavoro
,
quanto
accorgimento
e
coraggio
,
quanta
passione
e
poesia
,
quanti
dolori
e
furori
a
volte
,
quanta
terribile
tensione
di
animo
e
di
mente
-
fino
a
spezzarsi
,
spezzando
la
vita
fisica
,
-
gli
costò
quell
'
opera
,
alla
quale
la
storia
lo
aveva
chiamato
.
Così
si
giunse
alla
guerra
del
'59
,
che
Luigi
Napoleone
chiedeva
provocata
dall
'
Austria
e
che
il
Cavour
,
provocando
lui
,
riuscì
a
far
provocare
finalmente
dall
'
Austria
,
e
il
cui
oggetto
era
la
cacciata
degli
Austriaci
dal
Lombardo
Veneto
e
un
regno
da
costituire
dell
'
Alta
Italia
,
comprendendovi
le
Legazioni
e
la
Romagna
,
sotto
la
casa
dei
Savoia
.
Luigi
Napoleone
vi
aggiungeva
il
disegno
di
un
assetto
dell
'
Italia
in
quattro
stati
,
lasciando
in
tatto
quello
delle
Due
Sicilie
,
formando
un
regno
dell
'
Italia
centrale
con
la
Toscana
,
unitevi
le
Marche
e
l
'
Umbria
,
da
chiamarvi
la
duchessa
di
Parma
o
altro
principe
,
e
serbando
Roma
al
Papa
,
che
sarebbe
stato
presidente
della
confederazione
italiana
:
disegno
sul
quale
non
c
'
era
,
in
verità
,
niente
da
dire
,
dipendendo
in
effetto
dalla
volontà
di
altri
,
e
soprattutto
del
re
di
Napoli
e
del
papa
,
che
avrebbero
dovuto
farlo
proprio
o
acconciarvisi
.
L
'
unità
d
'
Italia
,
ossia
la
formazione
di
un
grande
stato
vicino
della
Francia
,
non
era
nel
suo
pensiero
,
come
non
era
nell
'
interesse
politico
francese
.
E
neppur
lui
,
il
Cavour
,
portava
in
mente
l
'
idea
dell
'
unità
d
'
Italia
,
la
qual
cosa
gli
è
stata
molte
volte
rimproverata
,
riferendo
tra
l
'
altro
le
parole
di
una
sua
lettera
del
'56
al
Rattazzi
circa
il
Manin
,
"
che
voleva
l
'
unità
d
'
Italia
ed
altre
corbellerie
"
,
e
si
è
detto
che
il
Mazzini
aveva
meglio
di
lui
veduto
,
e
che
l
'
idea
del
Mazzini
e
non
la
sua
fu
attuata
.
Ma
,
poi
ché
la
politica
non
è
né
profetismo
né
indovinamento
,
il
Cavour
,
politicamente
,
vedeva
meglio
del
Mazzini
,
cioè
che
,
prima
del
problema
dell
'
unità
statale
nazionale
,
c
'
era
quello
dell
'
indipendenza
dallo
straniero
e
del
regime
libero
da
instaurare
in
un
ampio
stato
dell
'
Italia
superiore
;
e
questa
fatica
gli
bastava
per
allora
e
lo
occupava
tutto
e
gli
faceva
considerare
trastullo
d
'
immaginazione
il
rimanente
.
Certo
,
il
Mazzini
non
aveva
parlato
e
operato
,
e
neppure
allora
parlava
e
operava
,
indarno
,
e
concorreva
in
modo
positivo
e
in
modo
negativo
ad
una
medesima
opera
col
Cavour
;
e
l
'
altro
e
più
largo
suo
problema
non
sarebbe
mancato
di
farsi
innanzi
,
ma
la
soluzione
poteva
esserne
varia
e
passare
per
vari
gradi
e
prendere
minore
o
maggior
tempo
.
Senonché
la
storia
(
come
il
Cavour
soleva
ripetere
)
"
è
solita
d
'
improvvisare
"
;
e
,
cominciata
la
guerra
,
ai
primi
insuccessi
austriaci
,
le
popolazioni
della
Toscana
e
di
Parma
e
di
Modena
si
sollevarono
,
e
il
granduca
e
i
duchi
fuggirono
,
non
avendo
più
né
autorità
morale
per
dar
nuova
forma
ai
loro
stati
,
né
forze
per
mantenervisi
;
e
si
sollevarono
quelle
dei
domini
pontifici
scacciando
i
loro
governatori
,
salvo
che
nelle
Marche
e
nell
'
Umbria
,
dove
i
moti
di
Perugia
furono
repressi
dalle
soldatesche
svizzere
;
e
per
tutte
quelle
terre
il
grido
fu
di
annessione
al
Piemonte
.
Era
l
'
improvvisazione
della
storia
,
l
'
elemento
nuovo
,
"
l
'
Italia
che
faceva
da
sé
"
,
senza
curarsi
di
trattati
,
di
diplomazie
e
di
congressi
;
e
nessuna
delle
potenze
europee
aveva
ragione
o
possibilità
di
porvi
impedimento
,
salvo
la
Francia
.
Ma
la
Francia
era
Luigi
Napoleone
,
legato
alle
conseguenze
della
guerra
da
lui
voluta
e
combattuta
,
compromesso
psicologicamente
per
la
figura
assunta
di
protettore
della
legittima
volontà
del
popolo
italiano
:
cosicché
la
prima
parte
del
dramma
si
chiuse
con
le
annessioni
e
i
plebisciti
-
una
sorta
di
finzione
giuridica
,
senza
dubbio
,
o
di
cerimonia
simbolica
,
ma
simbolica
del
principio
di
nazionalità
,
-
e
con
la
cessione
alla
Francia
della
Savoia
e
di
Nizza
,
che
era
altra
conseguenza
dell
'
accettato
principio
di
nazionalità
(
"
non
possiamo
"
,
diceva
onestamente
il
D
'
Azeglio
,
"
essere
per
la
nazionalità
di
qua
dalle
Alpi
,
e
contro
,
di
là
"
)
,
ed
era
stato
un
patto
dell
'
alleanza
franco
sarda
,
sospeso
di
poi
per
essersi
la
guerra
arrestata
dopo
la
battaglia
di
Solferino
senza
liberare
il
Veneto
.
Ben
altrimenti
ardue
apparivano
le
ulteriori
annessioni
della
restante
Italia
,
perché
,
certamente
,
i
Borboni
di
Napoli
neppur
essi
possedevano
autorità
morale
per
ridare
costituzioni
,
già
due
volte
giurate
e
spergiurate
,
e
la
scissione
dalla
dinastia
e
l
'
ostilità
della
classe
intellettuale
,
che
non
aveva
dimenticato
mai
i
patiboli
del
1799
,
durava
tenace
ormai
da
settant
'
anni
,
oltreché
essi
erano
affatto
alieni
da
ogni
concetto
nazionale
;
e
il
papa
,
anche
se
avesse
voluto
o
rivoluto
riformare
liberalmente
il
suo
stato
,
non
poteva
per
la
natura
teocratica
di
questo
,
e
per
avere
,
nel
'48
,
fatto
esperienza
della
contradizione
che
nol
consentiva
.
Ma
gli
uni
e
l
'
altro
possedevano
forze
materiali
di
difesa
,
il
papa
soldatesche
internazionali
alle
quali
apportavano
contributo
i
volontari
legittimisti
e
clericali
,
soprattutto
francesi
,
e
il
re
di
Napoli
un
esercito
che
nei
rivolgimenti
del
'4849
gli
si
era
mantenuto
fedele
e
gli
aveva
riconquistato
la
Sicilia
.
E
questo
nodo
non
fu
sciolto
dal
Cavour
,
ma
tagliato
dal
Garibaldi
,
e
da
garibaldini
come
il
Crispi
,
con
la
spedizione
detta
dei
Mille
,
che
nel
'60
,
in
pochi
mesi
,
liberò
la
Sicilia
,
passando
sul
continente
,
giunse
fin
quasi
alla
frontiera
settentrionale
del
regno
di
Napoli
.
Era
anche
qui
l
'
evento
impensato
,
preparato
dalla
trentenne
educazione
mazziniana
e
dall
'
azione
stessa
del
Cavour
contro
l
'
Austria
e
per
le
annessioni
;
ma
che
usciva
fuori
del
quadro
della
lotta
tra
eserciti
ed
eserciti
,
governi
e
governi
,
nel
quale
egli
si
era
mosso
.
Ed
era
di
nuovo
il
pericolo
di
un
dualismo
di
tendenze
politiche
,
tanto
più
che
il
Mazzini
si
studiava
d
'
introdurre
nell
'
opera
unicamente
e
lealmente
nazionale
,
del
Garibaldi
,
il
suo
programma
repubblicano
;
e
il
dualismo
fu
rapidamente
eliminato
dal
Cavour
con
la
spedizione
delle
Marche
e
dell
'
Umbria
che
,
liberando
anche
quelle
altre
provincie
dal
dominio
pontificio
,
diè
la
mano
ai
volontari
del
Garibaldi
e
tolse
a
proseguirne
l
'
opera
fino
all
'
assedio
e
caduta
di
Gaeta
,
dove
s
'
era
ridotta
l
'
ultima
resistenza
dei
re
di
Napoli
e
del
suo
esercito
.
Non
rimase
per
alcuni
anni
se
non
uno
strascico
di
guerriglie
,
che
i
legittimisti
e
i
reazionari
vollero
trasfigurare
innanzi
all
'
opinione
e
all
'
immaginazione
europea
in
guerra
civile
d
'
idee
contrastanti
,
in
una
seconda
Vandea
,
alterandone
la
sostanziale
realtà
,
che
era
di
operazioni
militari
e
di
pubblica
sicurezza
contro
un
lurido
brigantaggio
.
Se
per
la
storia
politica
si
potesse
parlare
di
capolavori
come
per
le
opere
dell
'
arte
,
il
processo
della
indipendenza
,
libertà
e
unità
d
'
Italia
meriterebbe
di
essere
detto
il
capolavoro
dei
movimenti
liberali
nazionali
del
secolo
decimonono
:
tanto
ammirevole
si
vide
in
esso
la
contemperanza
dei
vari
elementi
,
il
rispetto
all
'
antico
e
l
'
innovare
profondo
,
la
prudenza
sagace
degli
uomini
di
stato
e
l
'
impeto
dei
rivoluzionari
e
dei
volontari
,
l
'
ardimento
e
la
moderazione
;
tanto
flessibile
e
coerente
la
logicità
onde
si
svolse
e
pervenne
al
suo
fine
.
Fu
denominato
il
"
risorgimento
"
,
come
già
si
era
discorso
di
un
"
risorgimento
della
Grecia
"
,
pensando
alla
gloriosa
storia
che
aveva
avuto
a
teatro
lo
stesso
suolo
;
ma
,
in
verità
,
era
un
"
sorgimento
"
,
e
per
la
prima
volta
nei
secoli
nasce
va
uno
stato
italiano
con
tutto
e
solo
il
suo
popolo
,
e
plasmato
da
un
ideale
;
il
re
Vittorio
Emanuele
II
,
nel
discorso
della
corona
del
2
aprile
'60
,
diceva
a
ragione
che
l
'
Italia
non
era
più
quella
dei
Romani
né
l
'
altra
del
medioevo
,
ma
era
"
l
'
Italia
degl
'
Italiani
"
.
Né
il
carattere
ardito
e
moderato
insieme
venne
meno
nell
'
opera
della
costruzione
legislativa
e
amministrativa
ed
economica
e
finanziaria
del
nuovo
stato
unitario
,
eseguita
con
buon
lavoro
parlamentare
principalmente
tra
il
'60
e
il
'65;
e
l
'
ardimento
si
dimostrò
soprattutto
nell
'
accingersi
a
risolvere
il
problema
del
potere
temporale
del
Papato
,
di
cui
restava
l
'
ultimo
ma
più
prezioso
avanzo
,
Roma
,
e
che
offendeva
parimente
il
principio
nazionale
,
come
cuneo
nel
mezzo
del
nuovo
stato
,
e
la
coscienza
liberale
,
come
irriducibile
a
governo
civile
.
Che
il
Papato
non
si
arrendesse
a
queste
evidenti
ragioni
nazionali
e
civili
,
non
poteva
essere
oggetto
di
meraviglia
,
perché
la
Chiesa
,
società
perfetta
,
include
con
lo
spirituale
il
temporale
,
e
a
suo
tempo
stendeva
assai
largo
il
suo
potere
,
e
investiva
e
incoronava
i
principi
della
terra
e
li
scomunicava
e
li
deponeva
,
e
,
se
ora
si
vedeva
ridotta
a
dominare
solo
un
pezzo
dell
'
Italia
,
non
perciò
aveva
rinunziato
a
un
diritto
,
al
quale
non
le
era
dato
rinunziare
senza
contradire
alla
propria
dottrina
e
natura
.
Non
altrettanto
ragionevoli
,
né
esenti
d
'
ipocrisia
,
si
dimostravano
allora
i
cattolici
,
cittadini
di
altri
stati
,
che
furiosamente
difesero
il
superstite
potere
temporale
in
Roma
;
e
segnatamente
quei
preti
e
vescovi
francesi
che
adoprarono
contro
l
'
Italia
l
'
eloquenza
dei
loro
pulpiti
e
le
polemiche
dei
loro
giornali
,
perché
,
in
conclusione
,
essi
pretendevano
che
un
popolo
solo
adempisse
a
un
dovere
che
era
di
tutti
i
popoli
cattolici
alla
pari
,
e
,
poco
cristianamente
,
che
questo
solo
sacrificasse
le
sue
ragioni
di
vita
,
le
quali
né
francesi
né
belgi
né
tedeschi
avrebbero
mai
sacrificate
.
Ma
neppure
nel
Papato
viveva
più
,
salvo
che
nelle
premesse
dottrinali
e
nelle
formole
tradizionali
,
lo
spirito
di
un
Gregorio
VII
e
di
un
Innocenzo
III
,
e
meno
di
tutti
in
Pio
IX
,
del
quale
si
diceva
che
avesse
assai
tepida
persuasione
circa
la
tesi
politica
che
gli
spettava
sostenere
fino
all
'
estremo
con
ogni
sorta
di
mezzi
;
e
nei
circoli
diplomatici
si
raccontava
in
quegli
anni
,
che
alle
condoglianze
e
proteste
fattegli
da
un
cospicuo
personaggio
tedesco
per
le
sofferte
rapine
italiane
,
egli
,
dopo
averle
ascoltate
ed
accolte
col
viso
che
l
'
occasione
richiedeva
,
voltosi
a
chi
gli
stava
vicino
mormorasse
:
"
Questo
bestione
tedesco
non
comprende
la
grandezza
e
la
bellezza
dell
'
idea
nazionale
italiana
!
"
.
Il
parlamento
italiano
,
troncando
le
esitazioni
dei
dubbiosi
,
sfidando
le
ostilità
dei
clericali
di
tutte
le
parti
del
mondo
,
con
un
'
affermazione
solenne
di
volontà
proclamò
capitale
d
'
Italia
Roma
.
E
,
attraverso
provvisorie
transazioni
con
la
Francia
,
e
i
rinnovati
tentativi
del
Garibaldi
di
risolvere
le
difficoltà
nazionali
ancora
insolute
con
lo
stesso
metodo
usato
per
le
Due
Sicilie
,
e
il
rinnovato
vecchio
disegno
diplomatico
di
Luigi
Napoleone
(
al
quale
la
coscienza
e
l
'
opinione
pubblica
italiana
repugnarono
)
d
'
indurre
l
'
Austria
a
cedere
la
Venezia
in
cambio
della
Romania
,
allora
in
grave
crisi
interna
;
mercé
,
infine
,
delle
due
guerre
europee
del
'66
e
del
'70
,
il
nuovo
stato
s
'
integrò
del
Veneto
e
di
Roma
.
E
qui
l
'
intransigenza
del
Papato
permise
all
'
Italia
,
con
l
'
acquistare
la
città
eterna
e
farne
la
sua
capitale
,
di
strappare
dalle
radici
il
potere
temporale
della
Chiesa
,
non
lasciando
al
Papato
neppure
quel
piccolo
pezzo
di
terra
,
quel
minimo
di
corpo
che
,
com
'
è
stato
detto
con
francescana
immagine
,
par
che
gli
bisogni
per
attaccarvi
l
'
anima
,
e
regolando
i
rapporti
tra
il
regno
d
'
Italia
e
la
Santa
Sede
con
una
legge
,
monumento
di
sapienza
giuridica
,
che
fu
chiamata
delle
guarentigie
.
Politicamente
,
la
fine
del
potere
temporale
avvenne
tra
l
'
indifferenza
generale
e
non
commosse
gli
altri
governi
,
dei
quali
solo
qualcuno
più
tardi
mosse
obiezioni
,
non
già
in
difesa
della
libertà
del
Papato
,
ma
,
al
contrario
,
perché
gli
era
venuto
meno
,
per
quella
forzata
spiritualizzazione
fattane
dall
'
Italia
,
il
mezzo
di
premere
sopr
'
esso
in
occasione
di
litigi
e
conflitti
.
Ma
,
idealmente
,
quell
'
avvenimento
fu
,
nella
storia
della
civiltà
mondiale
,
la
cancellazione
dell
'
ultima
traccia
del
teocratismo
medioevale
della
Chiesa
di
Roma
.
Il
risorgimento
italiano
era
stato
accompagnato
dalla
simpatia
,
dalla
trepidazione
,
dall
'
ammirazione
di
tutto
il
mondo
civile
;
e
gli
uomini
che
lo
guidarono
e
impersonarono
nei
due
anni
del
miracolo
,
il
re
Vittorio
Emanuele
,
Cavour
,
Garibaldi
,
colpirono
fortemente
le
immaginazioni
,
come
sempre
quel
che
è
grande
e
straordinario
,
ma
anche
parlarono
alle
anime
per
il
loro
significato
che
si
levava
sopra
la
passione
particolare
di
un
popolo
e
toccava
l
'
umanità
:
singolarmente
nella
figura
poetica
del
combattente
d
'
America
,
del
difensore
di
Roma
,
del
capitano
dei
Mille
,
sul
cui
labbro
la
fratellanza
dei
popoli
,
la
pace
delle
genti
nella
libertà
,
nella
giustizia
e
nel
concorde
lavoro
sembravano
una
vivente
realtà
.
Ai
popoli
che
ancora
si
travagliavano
in
difficoltà
e
contrasti
simili
a
quelli
che
gli
italiani
,
dopo
tanti
impedimenti
,
tante
traversie
e
delusioni
,
avevano
felicemente
superati
di
slancio
,
ai
tedeschi
e
ungheresi
e
polacchi
e
altri
slavi
,
l
'
esempio
italiano
venne
,
come
può
ben
pensarsi
,
insegnamento
,
incitamento
,
rinnovellato
dolore
,
speranza
,
impulso
al
fare
:
il
rivoluzionario
Bakunin
,
riecheggiando
quel
che
tutti
essi
sentivano
e
pensavano
,
scriveva
allora
in
un
suo
manifesto
che
"
dalla
vittoria
dell
'
Italia
sull
'
Austria
datava
l
'
esistenza
in
Europa
di
un
numero
di
popoli
solleciti
della
loro
libertà
e
capaci
di
creare
una
civiltà
nuova
fondata
sulla
libertà
"
.
Oltre
di
ciò
,
la
caduta
del
vecchio
sistema
politico
,
proprio
nel
paese
dove
imperatore
e
papa
e
principi
borbonici
e
lorenesi
si
tenevano
stretti
tra
loro
per
mantenerlo
,
e
la
formazione
del
nuovo
regno
senza
scompigli
e
senza
vendette
né
altre
cose
turpi
e
crudeli
(
giacché
,
come
aveva
detto
il
Cavour
,
la
libertà
disdegna
che
si
adoperino
a
suo
favore
"
le
armi
del
dispotismo
"
)
,
scotevano
ostinati
convincimenti
,
sfatavano
le
paure
,
distendevano
le
tensioni
,
persuadevano
a
non
persistere
in
dinieghi
poco
saggi
,
e
facevano
inclinare
alla
conciliazione
e
guardare
con
altr
'
occhio
il
sistema
liberale
.
Il
regno
d
'
Italia
fu
riconosciuto
dai
vari
stati
,
anche
da
quelli
spiccatamente
conservatori
e
autoritari
,
come
la
Prussia
,
vinta
che
ebbe
il
nuovo
re
,
Guglielmo
I
,
la
naturale
riluttanza
,
e
la
Russia
,
nella
persona
del
figlio
dello
czar
Nicola
,
il
quale
non
avrebbe
mai
immaginato
possibile
né
tal
fatto
né
tale
riconoscimento
.
Gli
effetti
di
tutto
ciò
si
fecero
sentire
nei
nuovi
avviamenti
che
dappertutto
si
notarono
,
anche
in
Germania
,
alla
quale
dopo
il
congresso
di
Parigi
e
con
l
'
inizio
dell
'
età
che
può
dirsi
cavouriana
,
si
aprì
quella
che
fu
salutata
"
nuova
era
"
,
quando
,
ritiratosi
per
infermità
mentale
il
travagliato
e
perplesso
ma
non
ingeneroso
Federico
Guglielmo
IV
,
il
principe
Guglielmo
divenne
reggente
e
poi
gli
successe
.
Si
cercò
allora
,
per
qualche
tempo
,
di
riannodare
la
tradizione
del
parlamento
di
Francoforte
,
e
di
ritentare
l
'
unificazione
della
patria
tedesca
con
l
'
appoggio
bensì
della
Prussia
ma
per
la
via
liberale
e
popolare
;
e
fu
fondata
,
nel
settembre
del
'59
,
l
'
Unione
nazionale
tedesca
,
modellata
sulla
Società
nazionale
italiana
,
con
la
quale
il
La
Farina
,
il
Pallavicino
e
il
Manin
avevano
,
nel
'57
,
preso
a
coadiuvare
l
'
opera
del
Cavour
,
e
che
procurò
,
infatti
,
di
entrare
in
relazioni
d
'
intese
con
la
consorella
germanica
.
Del
resto
,
giova
ricordare
che
il
Cavour
rispose
all
'
ambasciatore
prussiano
,
che
gli
presentava
proteste
circa
quanto
accadeva
in
Italia
,
che
presto
la
Prussia
sarebbe
stata
grata
all
'
Italia
dell
'
esempio
che
le
dava
;
e
i
giornali
francesi
parlavano
della
"
missione
piemontese
"
degli
Hohenzollern
;
e
Luigi
Napoleone
credeva
a
questa
missione
della
Prussia
,
portatrice
dell
'
avvenire
di
fronte
all
'
Austria
,
rappresentante
del
passato
,
e
aveva
cercato
nel
'58
di
farsela
alleata
pel
rimaneggiamento
della
carta
europea
.
Tra
italiani
e
tedeschi
,
nonostante
la
diversità
delle
loro
attitudini
mentali
,
o
,
meglio
,
proprio
per
questa
diversità
,
viva
era
la
simpatia
,
e
si
augurava
un
reciproco
scambio
tra
i
due
popoli
e
le
due
culture
,
"
entre
la
grave
et
profonde
Allemagne
(
come
lo
stesso
Cavour
aveva
scritto
prima
del
'48
)
et
l
'
intelligente
Italie
"
.
L
'
Unione
nazionale
tedesca
,
non
tollerata
dalla
Dieta
federale
in
Francoforte
,
trovò
protezione
presso
il
duca
di
Coburgo
Gotha
,
si
sparse
rapidamente
nella
Germania
,
proibita
in
alcuni
stati
ma
ammessa
in
Prussia
.
Nella
camera
prussiana
si
formò
,
nel
'61
,
il
partito
progressista
tedesco
,
che
,
accettando
quel
programma
nazionale
,
tendeva
a
svecchiare
la
vita
politica
prussiana
e
chiedeva
la
responsabilità
dei
ministri
,
la
riforma
in
senso
autonomico
delle
amministrazioni
comunali
,
distrettuali
e
provinciali
,
l
'
abolizione
della
giustizia
signorile
,
l
'
introduzione
del
matrimonio
civile
,
e
altrettali
parti
dell
'
ordinamento
liberale
.
Le
successive
elezioni
rimandarono
,
confermato
e
accresciuto
,
in
quella
camera
il
partito
liberale
,
che
fece
una
temperata
ma
non
fiacca
opposizione
,
e
,
tra
contrasti
con
la
camera
dei
signori
,
ottenne
parecchi
vantaggi
.
Altresì
a
quel
tempo
,
nella
rimanente
Germania
,
gli
scandali
delle
violazioni
costituzionali
cessarono
;
il
solito
granduca
d
'
Assia
elettorale
fu
costretto
dalla
Prussia
a
ristabilire
nel
'62
la
costituzione
del
'31;
si
accrebbe
,
dove
più
dove
meno
,
l
'
attività
parlamentare
e
,
conforme
ai
precedenti
,
nel
Baden
più
che
altrove
.
Certamente
,
Guglielmo
I
,
giurata
la
costituzione
(
contro
ciò
che
a
lui
e
ai
suoi
successori
nel
suo
testamento
aveva
raccomandato
Federico
Guglielmo
IV
)
,
non
era
uomo
da
mancare
al
suo
giuramento
,
ma
,
militare
di
vocazione
ed
educazione
,
aborrente
i
disordini
e
le
rivoluzioni
,
piegatosi
non
senza
interna
resistenza
all
'
idea
costituzionale
,
venuto
al
trono
più
che
sessantenne
,
teneva
fermo
al
diritto
divino
del
monarca
,
al
quale
le
camere
son
chiamate
a
dar
consigli
ma
di
cui
non
possono
sostituire
l
'
autorità
e
con
essa
la
responsabilità
verso
Dio
.
Intorno
a
lui
,
altri
,
ufficiali
e
nobili
,
pensavano
allo
stesso
modo
;
e
il
dissidio
in
cui
egli
entrò
con
la
camera
dei
deputati
era
sempre
quello
tra
il
liberalismo
e
lo
spirito
prussiano
:
anche
circa
la
riforma
militare
,
nella
quale
la
camera
,
che
non
vedeva
il
re
e
i
suoi
amici
troppo
infiammati
per
l
'
unificazione
nazionale
,
aveva
buone
ragioni
di
sospettare
l
'
intenzione
di
tenere
un
grosso
esercito
sotto
le
armi
per
motivi
di
politica
interna
,
e
non
ne
aveva
poi
di
cattive
nel
proporre
,
per
diminuire
la
spesa
,
di
riportare
il
servizio
militare
da
tre
a
due
anni
,
che
era
provvedimento
non
conforme
all
'
avviso
personale
del
re
,
ma
sostenuto
da
altri
uomini
politici
e
al
quale
lo
stesso
Bismarck
non
opponeva
obiezioni
assolute
di
natura
tecnica
.
Ma
poiché
quel
dissidio
si
era
convertito
in
questione
di
principio
tra
l
'
autorità
del
re
e
il
potere
della
camera
,
il
Bismarck
,
nominato
presidente
del
ministero
nel
settembre
del
'62
come
l
'
uomo
della
situazione
,
l
'
uomo
dal
pugno
forte
,
s
'
impegnò
ad
attuare
la
riforma
e
ad
amministrare
senza
bilancio
approvato
,
facendo
così
prevalere
la
volontà
del
re
,
quale
che
fosse
,
su
quella
della
camera
.
Dalla
rivoluzione
italiana
il
Bismarck
non
aveva
tratto
altro
pensiero
se
non
che
il
nuovo
regno
d
'
Italia
(
come
aveva
detto
nel
gennaio
di
quello
stesso
anno
)
era
"
la
creazione
che
migliore
non
si
sarebbe
potuta
desiderare
ai
fini
della
politica
prussiana
"
,
tanto
che
"
se
esso
non
fosse
già
bello
e
fatto
,
sarebbe
bisognato
inventarlo
"
.
Ma
,
con
la
comparsa
del
Bismarck
sulla
scena
,
la
politica
prussiana
prese
altro
tono
da
quello
che
si
era
cercato
di
darle
nell
'
"
èra
nuova
"
,
e
lo
svolgimento
liberale
della
Prussia
,
non
meno
di
quello
della
restante
Germania
,
rimase
interrotto
e
sorpassato
.
Nell
'
Impero
austriaco
,
l
'
elemento
tedesco
principalmente
,
nel
quale
abbondava
la
cultura
,
deluso
per
la
costituzione
annunziata
e
poi
ritirata
,
gravato
dal
peso
del
concordato
e
provando
la
vergogna
della
disfrenata
insolenza
ecclesiastica
,
partecipando
al
comune
sentire
europeo
,
si
dimostrava
sempre
più
malcontento
e
insofferente
verso
il
perdurante
regime
paterno
;
e
,
delle
nazionalità
,
quella
ungherese
,
in
prima
linea
,
stava
sempre
in
attesa
del
momento
buono
per
riconquistare
l
'
autonomia
che
si
era
conquistata
nel
'48
,
ma
non
sì
che
le
altre
non
fremessero
e
il
governo
non
dovesse
darsene
travaglio
,
come
già
era
accaduto
con
gl
'
italiani
del
Lombardo
Veneto
,
e
come
s
'
era
visto
nel
'58
,
quando
nel
principato
di
Serbia
furono
indette
le
elezioni
per
un
'
assemblea
nazionale
,
e
l
'
Austria
,
temendone
l
'
efficacia
attrattiva
pei
suoi
sudditi
di
nazionalità
serba
,
fece
quanto
poté
per
impedirle
,
e
non
le
riuscì
per
l
'
opposizione
della
Francia
.
La
politica
di
accentramento
,
praticata
dal
ministrò
Bach
,
com
'
è
di
tutti
gli
sforzi
contro
natura
,
aveva
costruito
sull
'
arena
.
Non
pochi
,
che
pure
amavano
la
loro
patria
e
ne
volevano
il
bene
,
erano
allora
messi
al
punto
di
augurare
all
'
Impero
austriaco
una
sconfitta
militare
,
come
unico
mezzo
di
riaprire
la
porta
alle
riforme
e
ai
rivolgimenti
indispensabili
.
E
,
infatti
,
quando
l
'
Austria
ebbe
perduto
la
guerra
del
'59
,
la
rovinosa
condizione
in
cui
versavano
le
finanze
dello
stato
dispose
al
pensiero
di
chiedere
collaborazione
e
aiuto
da
un
'
assemblea
popolare
;
e
,
tuttavia
,
pure
allora
la
paura
di
tali
assemblee
fece
muovere
passi
tardi
e
incerti
,
e
dapprima
,
nel
marzo
del
'60
,
si
ricorse
ad
ampliare
il
Consiglio
imperiale
,
chiamandovi
anche
membri
elettivi
e
dandogli
la
periodicità
ma
non
la
pubblicità
delle
riunioni
;
e
,
poiché
questo
rabberciamento
di
un
organo
dipendente
dall
'
imperatore
non
poteva
accontentare
nessuno
,
e
meno
di
tutti
gli
ungheresi
,
ne
seguì
la
patente
dell
'
ottobre
dello
stesso
anno
,
che
accresceva
quel
Consiglio
di
cento
deputati
dei
parlamenti
provinciali
,
e
all
'
Ungheria
restituiva
il
suo
parlamento
nella
forma
che
aveva
prima
del
'48
,
e
stabiliva
un
Consiglio
imperiale
più
ristretto
per
gli
affari
dei
paesi
non
pertinenti
alla
corona
ungherese
.
Neanche
questo
poteva
soddisfare
,
e
non
soddisfece
,
e
i
tedeschi
apparvero
contrariati
e
gli
ungheresi
si
agitarono
violentemente
;
tanto
che
la
cosa
non
ebbe
attuazione
pratica
.
E
neppure
l
'
ebbe
la
vera
e
propria
costituzione
del
febbraio
'61
,
che
stabiliva
due
camere
,
quella
dei
signori
,
in
parte
ereditaria
in
parte
nominata
dall
'
imperatore
,
e
quella
dei
deputati
eletti
dai
parlamenti
locali
,
e
anche
qui
con
duplice
aggruppamento
,
l
'
uno
per
tutti
i
paesi
dell
'
Impero
,
l
'
altro
solamente
per
quelli
non
ungheresi
.
La
Boemia
protestò
,
manifestando
il
suo
scontento
;
l
'
Ungheria
non
mandò
i
suoi
deputati
,
come
non
li
mandò
il
Veneto
,
e
si
dové
,
nel
'65
,
sospendere
costituzione
e
assemblea
fino
al
risultamento
dei
negoziati
che
si
sarebbero
intrapresi
con
l
'
Ungheria
.
In
quegli
anni
ricomparve
per
poco
il
partito
della
"
Grande
Germania
"
,
e
il
ministro
Schmerling
sperava
di
compensare
per
questa
via
l
'
Impero
austriaco
della
perdita
della
Lombardia
;
ma
la
nuova
guerra
con
la
nuova
sconfitta
del
'66
,
che
escluse
l
'
Austria
dalla
Germania
e
le
fece
rilasciare
anche
il
Veneto
,
persuase
a
farla
finita
col
regime
assolutistico
,
e
,
rispetto
alle
nazionalità
,
a
entrare
nel
sistema
delle
autonomie
,
che
solo
avrebbe
potuto
frenare
o
almeno
ritardare
la
dissoluzione
dell
'
Impero
,
già
cominciata
col
distacco
delle
provincie
italiane
.
Nel
'67
,
fu
ripristinata
in
Ungheria
la
costituzione
e
la
legislazione
del
'48
,
e
gli
altri
paesi
dell
'
Impero
ebbero
un
parlamento
separato
,
e
i
due
stati
costituzionali
così
formati
furono
riuniti
col
nome
di
Monarchia
austro
ungarica
,
con
un
ministero
comune
per
gli
affari
comuni
e
con
l
'
assemblea
delle
Delegazioni
che
si
radunava
alternamente
in
Vienna
e
in
Pest
.
Questo
accomodamento
non
acquetò
le
altre
nazionalità
,
comprese
nella
parte
austriaca
o
unite
a
quella
ungherese
,
ma
mise
d
'
accordo
i
due
gruppi
più
potenti
,
il
tedesco
e
il
magiaro
.
Cominciata
così
la
vita
costituzionale
della
monarchia
austro
ungarica
,
il
primo
malanno
scosso
via
,
nel
'68
,
fu
il
concordato
del
'55
,
annullato
nel
fatto
con
le
aggiunte
leggi
organiche
sulle
cause
matrimomali
,
la
vigilanza
della
scuola
e
la
libertà
confessionale
,
per
essere
due
anni
dopo
denunciato
:
solita
conclusione
dell
'
indiscreta
avidità
alla
quale
la
curia
romana
,
nelle
occasioni
che
le
vengono
propizie
,
suole
abbandonarsi
.
Nei
più
diversi
punti
d
'
Europa
si
osservava
il
progredire
del
principio
nazionale
e
liberale
:
dai
paesi
balcanici
-
nei
quali
il
principato
di
Romania
,
unione
della
Moldavia
e
della
Valacchia
,
passò
per
costituzioni
,
colpi
di
stato
e
dittature
sotto
Alessandro
Cuza
ed
ebbe
infine
una
costituzione
sul
modello
belga
con
la
dinastia
degli
Hohenzollern
Sigmaringen
;
e
la
Serbia
e
il
Montenegro
vennero
acquistando
maggiore
indipendenza
,
e
il
dominio
turco
su
terre
europee
si
restringeva
e
attenuava
sempre
più
,
-
balzando
all
'
estremo
settentrione
,
dove
la
Svezia
ottenne
nel
'65
,
in
luogo
del
vecchio
ordinamento
per
classi
,
un
parlamento
più
democratico
con
due
camere
fondate
sulla
varia
misura
del
censo
ed
eletta
la
prima
dai
consigli
provinciali
e
dalle
corporazioni
delle
grandi
città
e
la
seconda
direttamente
dal
popolo
;
-
e
di
là
scendendo
alla
Spagna
,
che
,
nel
'68
,
insorse
,
scacciò
la
regina
Isabella
e
si
mise
alla
ricerca
di
un
principe
che
le
desse
affidamento
di
un
'
ordinata
libertà
.
La
Spagna
,
sotto
quella
regina
e
coi
ministeri
e
dittature
del
Narváez
e
del
Bravo
Murillo
,
aveva
sofferto
lunghi
periodi
del
più
esoso
e
gretto
clericalismo
;
vi
si
era
dichiarato
dal
governo
che
"
la
difesa
della
Santa
Sede
è
il
primo
dovere
del
paese
"
,
e
,
tra
le
risa
universali
,
Pio
IX
aveva
inviato
a
quella
regina
,
proverbiata
e
proverbiale
per
la
sua
impudicizia
,
la
rosa
d
'
oro
.
Allo
scoppio
della
rivoluzione
,
il
concordato
del
'51
fu
bruciato
dinanzi
alla
casa
del
nunzio
;
furono
soppressi
i
gesuiti
e
tutti
gli
altri
ordini
religiosi
e
incamerati
i
loro
beni
;
il
popolo
invase
e
devastò
conventi
sorti
illegalmente
,
e
fu
decretata
la
piena
tolleranza
religiosa
.
Quel
paese
che
più
di
tutti
aveva
tardato
a
riconoscere
il
regno
d
'
Italia
,
chiamava
dalla
nuova
Italia
,
nuovo
suo
re
,
il
figlio
secondogenito
dell
'
usurpatore
dello
stato
pontificio
,
il
principe
Amedeo
di
Savoia
.
Accadde
anche
che
la
Russia
,
per
effetto
,
al
pari
dell
'
Austria
,
di
una
disfatta
militare
,
e
per
l
'
aura
che
dappertutto
spirava
,
si
volse
a
riformare
le
sue
condizioni
interne
e
a
migliorare
le
sorti
della
Polonia
,
per
la
quale
tutta
l
'
Europa
,
e
francesi
e
italiani
innanzi
a
tutti
,
si
accoravano
,
pensando
di
avere
verso
di
essa
e
verso
sé
stessi
come
un
impegno
d
'
onore
.
Alessandro
II
,
nel
'61
,
procedette
all
'
abolizione
in
Russia
della
servitù
della
gleba
,
onde
quarantasette
milioni
di
contadini
divennero
uomini
liberi
,
ebbero
la
proprietà
della
casa
e
del
piccolo
podere
annesso
,
diritto
d
'
uso
su
parte
della
terra
che
era
dei
signori
e
possibilità
di
farne
acquisto
mercé
riscatti
facilitati
dallo
stato
:
un
gran
passo
,
se
anche
per
allora
non
seguito
da
adeguati
effetti
pratici
,
nel
miglioramento
delle
loro
condizioni
economiche
.
In
pari
tempo
,
lo
czar
istituì
i
consigli
provinciali
,
avviamento
all
'
assemblea
parlamentare
;
concesse
la
giuria
nei
tribunali
;
ristabilì
nelle
università
gl
'
insegnamenti
filosofici
,
giuridici
e
politici
che
erano
stati
soppressi
,
chiamandovi
un
maggior
numero
di
studenti
,
necessari
a
formare
magistrati
e
avvocati
,
dei
quali
si
lamentava
la
scarsezza
;
lasciò
che
lo
zelo
privato
aprisse
scuole
domenicali
pel
popolo
;
permise
in
Pietroburgo
e
in
Mosca
una
libera
stampa
;
iniziò
grandi
costruzioni
ferroviarie
mercé
banche
e
società
straniere
e
del
paese
,
e
riaprì
le
frontiere
ai
suoi
sudditi
per
viaggi
all
'
estero
.
Il
ministro
Gor
?
akov
,
odiatore
dell
'
Austria
e
che
perciò
aveva
favorito
gli
alleati
nella
guerra
del
'59
e
minacciato
di
occupare
la
Galizia
nel
caso
d
'
intervento
prussiano
,
si
era
orientato
verso
la
Francia
,
con
la
quale
si
comportò
d
'
accordo
negli
affari
balcanici
e
d
'
Oriente
.
Alla
Polonia
Alessandro
II
diè
amnistie
e
il
ritorno
dei
profughi
,
estese
le
riforme
introdotte
in
Russia
,
e
preparò
una
sorta
di
autonomia
istituendo
in
Varsavia
una
sezione
speciale
per
il
culto
e
l
'
istruzione
e
un
consiglio
di
stato
,
e
nei
comuni
,
nelle
provincie
e
nei
governi
,
consigli
elettivi
.
Nonostante
tumulti
,
attentati
e
conseguenti
repressioni
,
egli
mise
in
atto
questo
nuovo
ordinamento
e
le
congiunte
riforme
dell
'
istruzinne
e
dell
'
università
,
e
gli
uffici
assegnati
a
persone
del
paese
,
e
il
pareggiamento
civile
degli
ebrei
,
e
altrettali
provvedimenti
,
accetti
a
quei
polacchi
che
,
pur
di
uscire
dall
'
oppressione
durata
un
trentennio
,
non
rifiutavano
l
'
unione
e
le
buone
relazioni
con
la
Russia
.
Ciò
nonostante
,
l
'
insurrezione
contro
il
dominio
russo
scoppiò
nel
'63
,
violenta
,
governata
da
una
vasta
società
segreta
,
che
faceva
ricorso
a
mezzi
terroristici
,
ma
senza
l
'
adesione
di
grande
parte
del
popolo
e
dei
contadini
,
con
bande
di
volontari
(
tra
i
quali
italiani
e
garibaldini
)
,
e
fu
sanguinosamente
domata
,
non
avendo
potuto
le
potenze
occidentali
intervenire
altro
che
con
note
diplomatiche
,
inaccettabili
dal
governo
russo
e
atte
solo
a
offenderne
la
dignità
e
ad
eccitarne
l
'
orgoglio
,
e
,
da
sua
parte
,
la
Prussia
avendo
chiuso
la
frontiera
.
Dopo
la
vittoria
,
lo
czar
mutò
metodo
e
,
pur
non
ritirando
le
concessioni
fatte
,
colpì
l
'
aristocrazia
e
il
clero
cattolico
che
(
comunque
piacesse
vedere
o
piuttosto
non
vedere
in
Europa
)
erano
la
vera
anima
delle
insurrezioni
polacche
,
e
con
ogni
mezzo
intraprese
la
russificazione
della
Polonia
,
disegno
rispondente
ai
concetti
del
partito
antico
russo
o
panrusso
o
panslavo
.
Questo
partito
,
nemico
di
quanto
proveniva
dall
'
occidente
,
e
la
cui
letteraria
ideologia
,
per
altro
,
come
si
è
detto
,
aveva
origine
anch
'
essa
occidentale
,
era
avverso
alle
costituzioni
,
delle
quali
anche
Alessandro
II
venne
dimettendo
il
pensiero
,
disgustatone
dall
'
insurrezione
polacca
,
dall
'
attentato
del
'66
contro
la
sua
persona
,
dalla
dissennatezza
della
stampa
,
non
trovando
in
nessuna
parte
della
popolazione
russa
il
fermo
sostegno
per
una
vita
di
libertà
.
La
grande
maggioranza
,
composta
dei
contadini
in
basso
e
degli
impiegati
dello
stato
in
alto
,
era
affatto
indifferente
alla
politica
,
e
,
in
generale
,
rifuggiva
dagli
sforzi
mentali
,
non
mostrava
amore
e
persistenza
a
imparare
.
Gli
intellettuali
e
rivoluzionari
,
dei
quali
il
numero
aumentava
tra
i
giovani
,
non
negavano
già
soltanto
queste
o
quelle
condizioni
storiche
presenti
,
come
negli
altri
paesi
,
ma
,
armati
di
talune
cognizioni
di
scienze
naturali
e
nudi
di
educazione
classica
e
umanistica
,
negavano
,
con
grossolani
raziocini
consequenziari
,
tutta
intera
la
storia
,
tutto
il
passato
,
tutte
le
credenze
,
tutto
il
costume
,
il
matrimonio
,
la
famiglia
,
la
società
,
la
proprietà
,
lo
stato
,
la
libertà
,
la
responsabilità
,
la
discriminazione
del
bene
e
del
male
;
e
,
poiché
in
luogo
di
quel
che
negavano
non
ponevano
e
non
potevano
porre
nulla
,
nacque
allora
per
essi
il
nome
di
"
nichilisti
"
,
che
,
com
'
è
risaputo
,
si
affaccia
la
prima
volta
nel
romanzo
Padri
e
figli
del
Turgenev
(
1861
)
.
Anche
il
Tolstoj
ebbe
a
descrivere
uomini
così
fatti
,
privi
della
premessa
necessaria
di
un
'
educazione
religiosa
e
morale
,
e
perciò
gettantisi
contro
la
società
a
modo
di
selvaggi
.
Il
fermento
di
questo
negare
per
negare
e
della
rivoluzione
per
la
rivoluzione
e
l
'
impeto
frenetico
verso
la
distruzione
di
tutta
la
civiltà
e
di
tutta
la
storia
,
che
aveva
già
un
apostolo
nella
generazione
più
vecchia
,
in
un
russo
fuori
della
Russia
,
nel
Bakunin
,
la
mancanza
di
un
ceto
medio
e
politico
,
le
condizioni
della
proprietà
terriera
dei
contadini
e
delle
loro
comunità
agrarie
non
presentavano
alla
Russia
se
non
la
scelta
tra
l
'
autocratismo
e
l
'
anarchia
,
o
piuttosto
,
giacché
l
'
anarchia
non
è
una
scelta
,
tra
una
forma
e
un
'
altra
di
autocratismo
,
socialmente
diverse
,
politicamente
identiche
,
e
,
certo
,
come
gli
osservatori
politici
argomentavano
e
i
fatti
comprovavano
,
assai
deboli
vi
erano
le
speranze
di
una
rivoluzione
in
senso
liberale
.
Il
Cavour
diceva
all
'
inviato
russo
che
,
più
che
gl
'
immensi
eserciti
della
Russia
,
era
pericolosa
per
l
'
Europa
la
costituzione
comunistica
dei
suoi
contadini
.
Nel
fallito
tentativo
di
Alessandro
II
l
'
efficacia
del
liberalismo
occidentale
aveva
fatto
,
nel
momento
suo
più
vigoroso
e
più
felice
,
il
maggiore
sforzo
che
poté
in
Russia
.
Affatto
naturale
,
era
,
invece
,
che
la
Francia
,
-
la
quale
aveva
dietro
di
sé
secoli
di
svolgimento
civile
e
di
ricca
cultura
,
e
le
rivoluzioni
dell'89
,
del
'30
e
del
'48
,
-
nonostante
l
'
abisso
in
cui
parve
,
nel
'51
,
perdersi
tutta
e
per
sempre
la
libertà
,
e
il
vanto
di
Luigi
Napoleone
di
aver
ricollocato
sulla
base
la
piramide
politica
posta
sulla
punta
,
e
nonostante
le
dottrine
che
vennero
allora
fabbricate
sull
'
eterna
forma
assolutistica
di
governo
adatta
al
popolo
francese
e
in
generale
ai
neolatini
e
cattolici
,
ritornasse
man
mano
ai
liberi
ordinamenti
.
Già
nelle
elezioni
del
'57
si
era
avuto
un
numero
di
voti
d
'
opposizione
,
esiguo
rispetto
al
totale
ma
notevole
al
confronto
degli
anni
precedenti
;
e
tre
deputati
repubblicani
erano
apparsi
nel
corpo
legislativo
,
i
quali
poi
,
per
le
elezioni
supplementari
del
'58
,
si
accrebbero
di
altri
due
e
formarono
il
cosiddetto
gruppo
dei
"
cinque
"
.
L
'
attentato
dell
'
Orsini
,
che
diè
luogo
a
una
rinnovata
stretta
di
severità
con
la
legge
di
sicurezza
generale
,
con
gli
arresti
arbitrari
a
fine
d
'
intimidazione
e
con
altrettali
procedimenti
,
fu
insieme
la
crisi
determinatrice
della
guerra
contro
l
'
Austria
;
e
questa
guerra
,
la
spinta
prima
al
graduale
dissolversi
del
regime
autoritario
.
Come
potevano
restare
in
condizione
inferiore
,
sotto
tutela
quasi
minorenni
,
i
francesi
,
quando
gl
'
italiani
,
che
essi
validamente
avevano
concorso
a
liberare
dall
'
oppressione
e
a
mettere
in
rivoluzione
,
si
erano
fatti
maggiorenni
?
Come
guerreggiare
per
l
'
indipendenza
e
la
libertà
di
un
popolo
contro
uno
stato
autoritario
,
e
mantenere
il
popolo
che
aveva
combattuto
quella
guerra
sotto
un
regime
autoritario
?
I
mezzi
non
possono
discordare
dal
fine
,
col
quale
formano
tutt
'
uno
,
e
,
quando
par
che
ne
discordino
,
vuol
dire
che
sul
primo
è
sorto
o
sta
sorgendo
un
nuovo
fine
.
Al
ritorno
dell
'
esercito
dalla
campagna
d
'
Italia
,
fu
largita
l
'
amnistia
per
tutti
i
delitti
politici
e
permessa
la
rientrata
in
Francia
degli
esuli
;
e
,
nel
novembre
del
'60
,
un
decreto
imperiale
restituiva
al
Senato
e
al
corpo
legislativo
il
diritto
di
discutere
e
votare
ogni
anno
un
indirizzo
in
risposta
al
discorso
del
trono
,
e
quello
di
discutere
in
comitato
segreto
i
disegni
di
legge
presentati
dal
governo
,
prima
di
nominare
la
commissione
per
esaminarli
,
e
ristabiliva
la
pubblicità
dei
dibattiti
con
la
stampa
integrale
dei
discorsi
.
Da
alcuni
anni
si
moltiplicavano
libri
di
vario
genere
,
trattati
,
saggi
,
storie
intorno
alla
libertà
,
come
quello
di
Giulio
Simon
,
De
la
liberté
,
che
è
del
'59;
tutti
,
in
generale
,
moderati
e
avversi
al
democratismo
giacobino
.
Alle
prime
concessioni
,
ai
primi
allentamenti
di
freni
il
popolo
francese
provò
le
impressioni
e
le
commozioni
che
sono
dei
convalescenti
,
quando
ricominciano
a
muoversi
e
a
rivedere
il
sole
e
a
respirare
all
'
aperto
.
Ma
alla
dolcezza
di
questo
sentimento
non
parteciparono
preti
e
vescovi
,
che
l
'
Impero
aveva
carezzati
ed
economicamente
e
politicamente
avvantaggiati
,
e
che
soli
avevano
goduto
di
una
lor
libertà
,
come
di
privilegio
,
negata
agli
altri
cittadini
.
La
guerra
d
'
Italia
e
l
'
occupazione
di
terre
pontificie
e
la
minaccia
a
Roma
li
resero
furenti
;
e
il
Lamoricière
,
prode
uomo
,
diventato
clericale
e
guerriero
papalino
,
gridava
la
crociata
contro
la
rivoluzione
,
"
nuovo
islamismo
"
,
simile
a
quello
da
lui
combattuto
con
ferro
e
fuoco
in
Africa
,
da
accoppare
senza
pietà
,
"
come
cane
rabbioso
"
.
Nella
questione
di
Roma
papale
,
i
clericali
francesi
continuarono
a
esercitare
sul
governo
imperiale
una
pressione
esiziale
alla
loro
patria
,
perché
fece
in
ultimo
il
giuoco
del
Bismarck
,
condusse
a
Mentana
,
impedì
l
'
alleanza
dell
'
Italia
e
con
essa
dell
'
Austria
,
e
lasciò
la
Francia
isolata
nel
'70
.
Intanto
,
i
clericali
perdevano
terreno
nel
campo
dell
'
istruzione
ed
educazione
,
ministro
il
Duruy
,
che
promosse
l
'
insegnamento
elementare
gratuito
obbligatorio
e
ridié
libertà
scientifica
all
'
insegnamento
universitario
;
e
nel
'64
si
udì
per
la
prima
volta
il
motto
:
"
Le
cléricalisme
:
voilà
l
'
ennemi
"
,
che
,
ripetuto
più
tardi
dal
Gambetta
,
divenne
una
forza
direttiva
della
vita
francese
.
Con
le
elezioni
del
'63
andarono
al
corpo
legislativo
,
tra
repubblicani
e
indipendenti
,
una
trentina
di
oppositori
:
si
sentiva
che
il
sistema
autoritario
non
reggeva
più
,
che
non
si
rinnovava
e
ringiovaniva
nei
suoi
uomini
,
che
i
suoi
organi
non
cospiravano
più
a
un
unico
fine
,
che
era
venuta
meno
la
fede
.
Gli
stessi
principali
autori
del
colpo
di
stato
si
prestavano
a
raddrizzare
la
barca
in
senso
opposto
:
il
Morny
consigliò
le
concessioni
del
'60
e
,
morendo
nel
'65
,
esortò
l
'
imperatore
a
restituire
la
libertà
;
il
Persigny
,
qualche
anno
dopo
,
parlava
nello
stesso
senso
e
dichiarava
finita
la
parte
di
loro
,
uomini
del
Due
dicembre
;
il
principe
Napoleone
fu
così
energico
nel
difendere
i
suoi
vecchi
convincimenti
da
dispiacere
all
'
imperiale
cugino
.
Ci
fu
ancora
qualche
esitazione
,
qualche
indugio
,
qualche
conato
di
resistenza
col
ministro
Rouher
;
ma
le
leggi
alla
fine
votate
intorno
ai
giornali
e
alle
riunioni
dettero
l
'
uscita
a
una
copiosa
e
gagliarda
stampa
di
opposizione
.
Con
le
dimissioni
del
Rouher
,
col
ministero
del
2
gennaio
'70
dell
'
Ollivier
,
che
era
stato
uno
dei
"
cinque
"
,
col
senatoconsulto
del
20
aprile
e
il
plebiscito
dell'8
luglio
,
l
'
Impero
autoritario
si
mutò
in
costituzionale
,
serbando
l
'
imperatore
la
forza
che
gli
veniva
,
di
là
dalle
Camere
,
dai
plebisciti
,
e
la
responsabilità
dei
ministri
solo
verso
di
lui
,
che
li
nominava
:
che
era
quello
che
egli
chiamava
"
unione
della
libertà
con
l
'
ordine
"
.
Ed
era
la
soluzione
alla
quale
si
acconciava
il
cosiddetto
"
terzo
partito
"
,
allora
formatosi
,
e
che
col
Prévost
Paradol
pensava
,
in
sostanza
,
che
"
la
libertà
è
cosa
così
santa
e
dolce
da
prenderla
da
qualunque
mano
la
porga
,
felici
se
si
può
averla
da
un
Washington
,
ma
da
accogliere
di
buon
grado
anche
se
venga
da
uno
Stuart
o
addirittura
da
un
Cromwell
"
.
Non
pensavano
così
altri
,
ai
quali
quel
dualismo
di
parlamento
e
suffragio
universale
,
maneggiato
dall
'
imperatore
,
non
dava
sicurezza
.
L
'
Inghilterra
aveva
giovato
alla
causa
liberale
anche
nel
corso
degli
avvenimenti
del
'5960
,
quando
il
Palmerston
fece
valere
il
principio
del
non
intervento
nelle
cose
italiane
,
come
era
stato
trent
'
anni
innanzi
desiderato
indarno
,
cioè
di
lasciare
che
popoli
,
stati
e
uomini
italiani
intervenissero
ciascuno
a
favore
o
contro
stati
e
uomini
italiani
senza
che
nessuna
potenza
straniera
vi
s
'
immischiasse
.
Anche
è
da
ricordare
la
cessione
spontanea
che
l
'
Inghilterra
fece
alla
Grecia
,
nel
'62
,
delle
isole
Jonie
da
lei
occupate
.
Nella
sua
vita
interna
,
essa
,
come
più
economicamente
e
politicamente
sviluppata
,
precorreva
gli
svolgimenti
che
altrove
si
videro
alcuni
decenni
dopo
;
e
il
liberismo
manchesteriano
,
che
vi
aveva
celebrato
i
maggiori
trionfi
,
fu
sottomesso
a
critica
,
se
ne
scorsero
i
limiti
,
si
cominciò
a
integrarlo
,
tenendo
conto
di
bisogni
economici
e
altresì
politici
che
per
quella
unica
via
liberistica
non
si
potevano
soddisfare
.
Ciò
prese
dapprima
,
col
Disraeli
,
la
forma
di
uno
scambio
di
amorosi
sensi
tra
l
'
aristocrazia
o
torismo
e
la
classe
popolare
,
che
si
sarebbero
dovute
intendere
tra
loro
contro
la
borghesia
:
qualcosa
di
simile
all
'
attrazione
tra
nonni
e
nepoti
e
,
del
resto
,
un
caso
di
affinità
elettiva
del
quale
altri
esempi
si
potrebbero
raccogliere
dalla
storia
di
altri
popoli
e
di
altri
secoli
.
Ma
in
questa
forma
particolare
e
transitoria
si
racchiudevano
quelli
che
poi
si
chiamarono
"
provvedimenti
sociali
"
,
"
interventi
dello
stato
"
,
e
,
secondo
gl
'
intenti
e
i
partiti
che
li
proposero
,
se
richiesti
da
radicali
,
"
democrazia
sociale
"
,
e
,
se
da
conservatori
o
da
radicali
conservatori
,
"
socialismo
di
stato
"
e
simili
.
L
'
elettorato
fu
allargato
,
trent
'
anni
dopo
la
memoranda
riforma
,
attraverso
varie
vicende
,
e
infine
con
richieste
e
agitazioni
,
nel
'67;
le
nuove
elezioni
indette
,
e
che
provocarono
la
caduta
del
ministero
Disraeli
,
segnarono
un
altro
avanzamento
nella
via
del
governo
popolare
.
L
'
aspetto
dell
'
Irlanda
,
la
cui
popolazione
decresceva
e
cresceva
la
miseria
,
dava
nuovi
motivi
di
paura
,
terminata
la
guerra
americana
di
secessione
e
rimasti
senza
soldo
migliaia
d
'
irlandesi
che
vi
avevano
combattuto
,
e
formatasi
la
setta
terroristica
dei
feniani
i
quali
tentarono
anche
un
attacco
contro
il
Canadà
.
Occorreva
,
dunque
,
allontanare
presto
uno
dei
motivi
pungenti
e
permanenti
delle
ribellioni
,
l
'
ingiustizia
delle
decime
che
si
pagavano
dagli
irlandesi
cattolici
al
clero
anglicano
;
e
campione
di
questa
causa
si
levò
il
Gladstone
,
indarno
contrastato
dal
Disraeli
,
il
quale
,
nel
suo
strano
romanticismo
,
vedeva
in
quella
flagrante
prepotenza
,
in
quell
'
odioso
smungimento
ecclesiastico
,
la
"
sacra
unione
di
Chiesa
e
Stato
,
fonte
della
civiltà
inglese
e
della
sua
libertà
religiosa
e
politica
"
;
ma
nel
'68
il
Gladstone
fece
votare
la
legge
di
disestablishment
o
abolizione
della
chiesa
di
stato
in
Irlanda
.
A
un
'
altra
causa
del
malessere
e
delle
ribellioni
irlandesi
si
cercò
di
soccorrere
in
qualche
misura
con
la
legge
agraria
per
l
'
acquisto
da
parte
dello
stato
di
latifondi
da
ripartire
in
piccoli
possessi
;
senonché
l
'
effetto
ne
fu
scarso
.
La
prosperità
inglese
,
d
'
altra
parte
,
fioriva
:
nel
quindicennio
tra
il
'53
e
il
'68
,
la
popolazione
era
aumentata
di
tre
milioni
e
mezzo
,
il
commercio
raddoppiato
,
più
che
raddoppiate
le
ferrovie
,
cresciuto
di
un
terzo
il
tonnellaggio
;
il
cavo
atlantico
congiungeva
l
'
Inghilterra
con
l
'
America
:
l
'
industria
inglese
primeggiava
nel
mondo
,
quasi
in
situazione
di
monopolio
.
È
questo
anche
il
tempo
di
una
grande
espansione
dell
'
Europa
,
quando
la
Cina
le
fu
aperta
per
la
guerra
condottavi
dall
'
Inghilterra
e
dalla
Francia
(
185860
)
;
le
fu
aperto
il
Giappone
(
1855
)
,
che
nel
'68
compié
una
rivoluzione
la
quale
lo
fece
rapidamente
passare
da
paese
medioevale
a
paese
moderno
;
l
'
Inghilterra
vinse
l
'
insurrezione
dell
'
India
,
e
,
soppressovi
del
tutto
il
predominio
della
Compagnia
,
la
ridusse
al
governo
della
regina
(
1857
)
;
si
svilupparono
e
si
allargarono
le
sue
colonie
dell
'
Australia
e
dell
'
Africa
meridionale
;
il
taglio
dell
'
istmo
di
Suez
fu
un
fatto
compiuto
(
1869
)
;
la
Russia
si
estese
nel
Turkestan
.
Era
espansione
politica
e
commerciale
,
che
si
esaltava
nella
coscienza
della
civiltà
europea
,
della
potenza
della
sua
scienza
e
tecnica
,
del
dovere
e
del
diritto
che
da
ciò
le
venivano
verso
tutte
le
altre
genti
da
innalzare
gradualmente
alla
stessa
forma
di
civiltà
;
e
vi
confluivano
le
forze
,
altra
volta
distinte
,
dei
conquistatori
e
dei
missionari
,
riunite
ora
nello
stato
moderno
,
che
rappresentava
quel
diritto
e
quel
dovere
.
I
procedimenti
erano
spesso
duri
e
crudeli
,
come
in
Algeria
,
nelle
guerre
per
sottomettere
e
piegare
popolazioni
barbariche
o
restie
nella
loro
civiltà
inferiore
;
ma
solevano
attingere
giustificazione
dal
futuro
bene
,
dal
timor
domini
principium
sapientiae
.
L
'
avversione
alla
schiavitù
,
già
abolita
,
come
s
'
è
detto
,
dagli
stati
d
'
Europa
quasi
in
tutti
i
loro
possedimenti
coloniali
,
portò
alla
sanguinosa
guerra
di
quattro
anni
tra
gli
stati
del
nord
e
quelli
del
sud
dell
'
Unione
americana
,
terminata
nel
'65
con
la
vittoria
degli
abolizionisti
.
Viva
e
generale
era
diventata
la
coscienza
del
progresso
,
non
solo
come
concetto
d
'
interpretazione
storica
,
ma
come
certezza
di
essere
entrati
finalmente
in
una
via
regia
,
che
il
genere
umano
,
possedendo
ormai
il
dominio
delle
cose
e
,
quel
che
val
meglio
,
di
sé
stesso
,
non
avrebbe
più
abbandonata
o
smarrita
,
e
sarebbe
andato
in
quella
sempre
più
innanzi
.
Nei
due
o
tre
anni
avanti
al
'70
,
c
'
erano
di
coloro
che
ancora
si
davano
a
credere
che
si
fosse
vicini
ad
aver
vinto
con
le
guerre
la
guerra
per
essersi
pervenuto
quasi
dappertutto
alla
formazione
di
stati
nazionali
con
liberi
ordinamenti
,
l
'
Italia
non
più
campo
di
battaglia
com
'
era
stata
per
secoli
,
la
Germania
in
via
di
unificazione
,
l
'
Austria
separata
dalla
Germania
e
accordatasi
con
l
'
Ungheria
;
e
speravano
che
una
gara
pacifica
si
sarebbe
svolta
tra
popoli
eguali
e
senza
più
ragioni
di
astio
e
di
odio
,
attuato
il
detto
italiano
ai
tedeschi
negli
anni
del
Risorgimento
:
"
Ripassin
l
'
Alpi
e
tornerem
fratelli
"
.
La
magnifica
esposizione
mondiale
di
Parigi
nel
'67
pareva
di
ciò
un
'
attestazione
e
un
augurio
.
Si
radunò
finanche
a
Ginevra
,
in
quell
'
anno
,
un
Congresso
della
pace
,
per
opera
della
democrazia
internazionale
,
al
quale
intervennero
,
tra
gli
altri
,
lo
Stuart
Mill
e
Giulio
Simon
,
il
Quinet
e
Victor
Hugo
,
Pietro
Leroux
e
lo
Herzen
,
e
,
salutato
dall
'
aspettazione
generale
,
il
Garibaldi
.
Pure
,
in
quegli
stessi
anni
apparivano
taluni
segni
inquietanti
che
contrastavano
a
quelle
speranze
o
non
davano
buon
presagio
di
un
loro
immediato
adempimento
.
In
effetto
,
il
regime
imperiale
in
Francia
,
proprio
mentre
accondiscendeva
a
trasformarsi
all
'
interno
e
negava
per
questa
parte
la
sua
ragion
d
'
essere
,
si
sentiva
,
nella
politica
estera
,
scemato
d
'
autorità
,
non
potendo
noverare
,
dopo
la
guerra
d
'
Italia
,
se
non
una
serie
d
'
errori
o
d
'
insuccessi
,
la
velleità
e
l
'
impotenza
dell
'
azione
diplomatica
per
la
Polonia
,
il
disastroso
tentativo
di
fondare
nel
Messico
un
impero
sotto
l
'
influsso
francese
,
il
nessun
vantaggio
ottenuto
nei
rimaneggiamenti
territoriali
della
Germania
,
l
'
aver
lasciato
contro
l
'
intenzione
formare
in
Italia
un
grande
stato
,
che
non
era
neppure
amico
perché
contrariato
nella
questione
,
per
esso
vitale
,
di
Roma
:
donde
lo
stimolo
che
pungeva
e
agitava
quell
'
impero
,
di
ripigliare
il
grado
che
aveva
tenuto
dopo
Sebastopoli
.
E
poiché
la
rivale
che
sorgeva
alla
Francia
nel
continente
era
la
Germania
,
ascesa
a
grande
splendore
con
la
vittoria
prussiana
del
'66
sull
'
Austria
,
e
verso
la
Germania
lo
spirito
pubblico
francese
guardava
con
sospetto
e
gelosia
,
verso
colà
era
sforzato
a
guardare
anche
Luigi
Napoleone
,
spinto
mal
suo
grado
a
cercarvi
un
campo
di
azione
per
riportarne
la
gloria
,
bramata
dal
popolo
francese
,
necessaria
all
'
impero
.
E
,
reciprocamente
,
la
Germania
avvertiva
quell
'
ostilità
,
e
l
'
impedimento
che
poneva
o
avrebbe
posto
al
suo
sviluppo
politico
,
e
si
faceva
ripassare
nella
memoria
tutto
quanto
il
passato
di
quella
rivalità
,
tutti
i
danni
che
le
aveva
inflitto
il
"
nemico
ereditario
"
,
e
sognava
anch
'
essa
la
sua
gloria
in
una
vittoria
che
fosse
vendetta
e
insieme
chiusura
per
sempre
di
quei
danni
e
di
quella
minaccia
.
C
'
era
,
dunque
,
l
'
oscuro
pericolo
di
un
'
altra
guerra
in
preparazione
.
Ma
la
guerra
,
che
poco
stante
proruppe
,
ebbe
,
per
il
modo
in
cui
fu
condotta
e
conclusa
,
conseguenze
gravi
per
tutta
l
'
Europa
,
contribuendo
a
determinare
in
essa
un
animo
assai
diverso
da
quello
che
era
stato
nei
desideri
e
nelle
speranze
della
generazione
che
aveva
portato
a
compimento
l
'
opera
sua
dal
'48
al
'70
.
VIII
L
'
UNIFICAZIONE
DELLA
POTENZA
GERMANICA
E
IL
CANGIAMENTO
DELLO
SPIRITO
PUBBLICO
EUROPEO
(
1870
)
La
formazione
dell
'
Impero
germanico
e
quella
del
regno
d
'
Italia
si
sogliono
porre
l
'
una
accanto
all
'
altra
come
due
casi
paralleli
del
generale
movimento
nazionale
,
che
con
quei
due
nuovi
stati
avrebbe
conseguito
il
suo
fine
principale
e
vi
si
sarebbe
riposato
.
Questo
comune
giudizio
è
dovuto
alla
considerazione
di
talune
somiglianze
generiche
ed
estrinseche
e
al
prevalere
della
visione
cronologica
di
contemporaneità
sulla
visione
propriamente
storica
,
la
quale
invece
,
discernendo
il
proprio
e
caratteristico
dei
due
avvenimenti
,
mena
a
differenziarli
come
due
distinte
forme
o
epoche
ideali
,
l
'
una
che
si
chiude
,
l
'
altra
che
si
apre
.
Certamente
,
come
si
è
notato
,
un
'
affinità
più
intima
tra
i
due
popoli
e
tra
i
loro
ideali
si
era
accennata
nel
'48
e
si
profilò
per
poco
nella
cosiddetta
"
nuova
èra
"
intorno
al
'60;
e
ciò
spiega
come
i
patrioti
italiani
fossero
commossi
da
un
sentimento
di
fraternità
per
quel
che
i
tedeschi
chiedevano
e
cercavano
,
e
non
badassero
troppo
a
quanto
di
imperialistico
era
apparso
nello
stesso
parlamento
di
Francoforte
.
Ma
l
'
affinità
andò
sommersa
nel
processo
che
effettivamente
si
svolse
dal
'62
al
'70
e
che
,
diversamente
dall
'
italiano
,
non
fu
né
un
movimento
di
libertà
né
d
'
indipendenza
dallo
straniero
,
e
nemmeno
di
compatta
unificazione
nazionale
,
giacché
,
pel
contrario
,
consisté
nel
discacciare
dall
'
unione
degli
stati
tedeschi
lo
stato
che
per
lunga
e
veneranda
tradizione
storica
aveva
rappresentato
innanzi
al
mondo
l
'
intera
nazione
germanica
,
e
raggruppare
gli
altri
sotto
uno
di
essi
di
più
recente
origine
e
importanza
,
che
costituì
l
'
Impero
tedesco
.
Fu
dunque
,
propriamente
,
la
formazione
di
una
potenza
o
,
che
è
il
medesimo
,
il
potenziamento
di
potenze
sparse
o
debolmente
connesse
mercé
una
saldatura
unitaria
,
e
la
capacità
acquistata
a
questo
modo
di
esercitare
un
'
efficacia
o
una
preponderanza
politica
in
Europa
nella
forma
di
un
grande
stato
posto
al
centro
di
questa
.
E
l
'
uomo
,
che
lavorò
a
tale
opera
,
il
Bismarck
,
diversamente
dal
Cavour
,
ebbe
genio
esclusivamente
politico
,
incurante
d
'
ideali
quali
che
fossero
,
"
duro
realista
"
,
"
uomo
della
realtà
"
,
"
uomo
della
volontà
"
,
"
dominatore
"
,
"
titanico
"
,
come
usarono
celebrarlo
i
suoi
connazionali
;
volentieri
motteggiatore
e
beffardo
come
chi
sta
e
vuole
stare
sempre
sul
pratico
,
con
la
piega
del
disprezzo
e
dello
scherno
sul
labbro
come
chi
maneggia
gli
argomenti
della
forza
:
fisionomia
affatto
diversa
da
quella
aperta
e
sorridente
del
Cavour
,
che
contava
sulla
irresistibile
forza
della
verità
e
della
libertà
,
e
,
punto
"
titanico
"
nel
suo
contegno
tra
di
uomo
di
affari
e
di
gentiluomo
,
fu
nondimeno
uomo
grande
.
La
stessa
devozione
che
il
Bismarck
professava
all
'
autorità
monarchica
,
se
ben
si
guardi
,
non
esprimeva
un
'
idealità
morale
,
ma
era
l
'
affetto
per
lo
strumento
del
suo
lavoro
,
ritrovando
egli
nell
'
attaccamento
dei
prussiani
al
loro
re
,
nella
loro
disciplinata
prontezza
ad
adempiere
il
dovere
di
sudditi
,
nell
'
esercito
che
il
primo
Federico
Guglielmo
e
il
vecchio
Fritz
avevano
foggiato
,
il
mezzo
che
gli
bisognava
e
che
non
sarebbe
fallito
allo
scopo
.
Se
fosse
stata
un
'
idealità
morale
,
si
sarebbe
manifestata
come
nel
romantico
Federico
Guglielmo
IV
,
o
come
per
certi
riguardi
ancora
si
manifestava
in
Guglielmo
I
,
coscienza
della
grazia
divina
,
religioso
legame
con
la
tradizione
storica
dei
principi
e
del
popolo
tedesco
,
ribrezzo
invincibile
verso
i
novatori
e
democratici
e
rivoluzionari
e
liberali
,
impegno
di
cavalleresca
purezza
che
,
all
'
occasione
,
avrebbe
trasceso
perfino
l
'
utilità
politica
.
Ma
il
Bismarck
non
conosceva
se
non
quest
'
utilità
,
intesa
certamente
da
lui
in
modo
non
meschino
e
anzi
grandioso
e
lungimirante
;
e
il
nome
austriaco
non
gl
'
incusse
sacra
riverenza
e
dell
'
Austria
fece
l
'
uso
che
gli
convenne
secondo
i
tempi
é
gli
eventi
,
e
ora
sostenne
che
si
dovesse
procedere
nelle
cose
tedesche
in
costante
accordo
con
lei
,
e
ora
la
disse
e
trattò
nemica
da
abbassare
;
e
gli
piacquero
i
signorotti
feudali
ed
egli
piacque
a
loro
,
ma
seppe
anche
dispiacere
e
distaccarsi
dalla
loro
compagnia
;
e
le
istituzioni
liberali
e
le
assemblee
ora
disistimò
e
volle
conculcare
,
giungendo
fino
a
chiamare
la
stampa
e
i
giornali
"
armi
dell
'
Anticristo
"
,
ora
si
accordò
con
quelle
transigendo
e
tenendo
vie
di
mezzo
;
definì
"
vergognosa
"
qualsiasi
alleanza
con
la
democrazia
,
e
dette
poi
al
popolo
tedesco
il
suffragio
universale
e
porse
orecchio
al
socialismo
del
Lassalle
;
aborrì
i
ribelli
e
i
rivoluzionari
,
ma
non
ebbe
alcun
ritegno
a
cospirare
con
essi
,
profughi
ungheresi
o
repubblicani
garibaldini
d
'
Italia
,
e
ad
istigare
a
insurrezioni
e
sconvolgimenti
contro
il
principio
monarchico
in
Europa
;
e
volle
farla
finita
con
la
"
pericolosa
idea
di
una
solidarietà
fra
tutti
gl
'
interessi
conservatori
"
;
e
diritti
legittimi
e
trattati
e
fedi
giurate
giudicò
vecchiume
di
ripari
cartacei
da
non
offrire
resistenza
all
'
impeto
della
forza
.
Da
ciò
anche
i
contrasti
nei
quali
entrò
col
suo
re
,
che
,
mosso
da
un
sentimento
per
origine
e
qualità
diverso
dal
suo
,
non
combaciando
i
piani
pratici
che
dall
'
uno
e
dall
'
altro
discendevano
,
a
volta
a
volta
ripugnava
a
compiere
certi
atti
e
mal
si
accomodava
ad
astenersi
da
altri
,
e
voleva
restare
di
qua
o
andare
di
là
dal
suo
ministro
.
Anche
il
poco
conto
che
il
Bismarck
faceva
del
liberalismo
e
delle
discussioni
e
deliberazioni
parlamentari
,
e
degli
intellettuali
,
e
dei
dotti
e
letterati
,
si
riduceva
alla
sua
persuasione
dell
'
impotenza
tattica
e
politica
di
quei
procedimenti
,
di
quelle
assemblee
e
di
quegli
uomini
,
principalmente
sull
'
esperienza
del
parlamento
di
Francoforte
,
che
ridicolmente
(
egli
diceva
)
s
'
era
illuso
che
i
suoi
deliberati
ritenessero
qualche
efficacia
a
fronte
degli
ordini
che
il
re
di
Prussia
avrebbe
dato
ai
suoi
fedeli
sudditi
;
ma
,
quando
per
quella
via
liberale
e
rivoluzionaria
si
sviluppava
una
forza
che
creava
o
trasformava
uno
stato
,
egli
mutava
giudizio
e
diceva
,
come
disse
del
regno
d
'
Italia
,
che
anche
le
rivoluzioni
possono
generare
uno
stato
,
e
,
che
quello
d
'
Italia
stava
là
ed
era
un
fatto
.
Non
comprendeva
come
l
'
Inghilterra
avesse
potuto
donare
alla
Grecia
le
isole
Jonie
,
e
la
giudicava
una
potenza
finita
,
"
perché
dava
invece
di
prendere
"
.
Da
sua
parte
voleva
fare
e
faceva
politica
e
nient
'
altro
che
politica
,
come
il
Moltke
faceva
guerra
e
nient
'
altro
che
guerra
;
ed
egli
faceva
la
sua
politica
con
sicuro
calcolo
,
audace
e
cauto
,
sapendo
rinunziare
al
minore
pel
maggiore
utile
,
a
quello
momentaneo
per
il
duraturo
,
profittando
di
tutte
lo
occasioni
e
cangiando
col
cangiar
delle
condizioni
,
senza
mai
perdere
di
vista
il
suo
fine
,
che
era
,
come
si
è
detto
,
la
creazione
di
un
centro
di
potenza
.
Non
che
egli
portasse
in
mente
un
disegno
ben
certo
,
attuato
man
mano
e
a
pieno
nel
'70
,
come
fu
immaginato
ed
è
contradetto
dalle
sue
parole
e
dai
suoi
atti
e
dai
documenti
storici
.
Consimile
immaginazione
di
disegni
prefissi
,
se
risponde
al
sentire
del
volgo
,
non
risponde
alla
realtà
,
perché
il
poeta
ha
bensì
l
'
ispirazione
ma
non
antivede
l
'
opera
a
cui
mette
capo
e
che
gli
viene
innanzi
a
lui
stesso
nuova
e
di
cui
egli
stesso
si
fa
contemplatore
;
e
il
filosofo
ha
un
lume
di
verità
e
non
sa
dove
sarà
per
condurlo
se
non
quando
è
arrivato
al
termine
della
sua
ricerca
e
il
suo
sistema
è
nato
ed
egli
ne
è
il
primo
ascoltatore
e
discepolo
;
e
similmente
il
politico
segue
una
sua
tendenza
incoercibile
e
arriva
,
tra
ostacoli
e
fermate
e
deviazioni
e
concessioni
e
giri
,
all
'
opera
politica
che
incorpora
quella
tendenza
.
L
'
impulso
intimo
,
al
quale
il
Bismarck
obbedì
,
aveva
a
suo
strumento
la
forza
,
come
si
è
detto
,
dello
stato
prussiano
degli
Hohenzollern
e
a
sua
prossima
materia
l
'
Impero
austriaco
,
che
gli
bisognava
scomporre
e
ricomporre
altrimenti
,
e
la
Francia
,
contro
cui
doveva
difendere
la
propria
costruzione
politica
,
e
,
in
quella
lotta
,
accrescerla
e
assodarla
.
Quando
salì
al
potere
nel
'62
,
già
da
più
anni
egli
era
tornato
alla
linea
politica
antiaustriaca
di
Federico
II
,
che
Rivoluzione
francese
,
Napoleone
e
Restaurazione
avevano
interrotta
;
e
vedeva
chiaro
che
l
'
ingrandimento
e
arrotondamento
dello
stato
prussiano
in
Germania
,
e
con
esso
la
nuova
condizione
degli
stati
minori
e
lo
stabilimento
dell
'
egemonia
,
non
si
sarebbero
ottenuti
e
regolati
senza
una
rinunzia
dell
'
Austria
a
immischiarsi
nelle
cose
tedesche
e
,
poiché
tanta
rinunzia
non
era
tra
i
possibili
,
senza
un
conflitto
con
l
'
Austria
.
E
subito
all
'
ambasciatore
austriaco
manifestò
questo
suo
convincimento
e
,
alle
obbiezioni
,
gli
diè
il
primo
accenno
del
suo
pensiero
che
all
'
Austria
convenisse
trasferire
il
centro
di
gravità
verso
l
'
oriente
;
e
,
poco
stante
,
parlò
del
"
ferro
e
sangue
"
,
col
quale
soltanto
,
e
non
coi
parlamenti
,
sarebbe
stato
risoluto
il
problema
dell
'
unità
tedesca
.
Rifiutò
,
dunque
,
di
far
partecipare
il
suo
re
all
'
assemblea
indetta
dall
'
Austria
dei
principi
tedeschi
in
Francoforte
e
contrappose
ai
loro
disegni
quello
,
rimasto
anch
'
esso
disegno
,
di
una
riforma
del
Consiglio
federale
con
perfetta
parificazione
della
Prussia
verso
l
'
Austria
,
alle
quali
due
unicamente
sarebbe
spettato
il
diritto
di
guerra
federale
,
e
con
un
parlamento
per
elezione
popolare
diretta
.
Con
simile
parità
,
con
l
'
Austria
a
lato
,
escludendo
i
contingenti
militari
della
Confederazione
,
condusse
nel
'64
la
guerra
contro
la
Danimarca
,
la
quale
,
contro
lo
stabilito
nel
protocollo
di
Londra
del
'52
,
aveva
annesso
lo
Schleswig
;
ma
,
pur
facendo
la
guerra
e
vincendo
con
l
'
alleata
Austria
,
e
occupando
in
comune
i
due
Ducati
,
egli
,
in
un
modo
o
nell
'
altro
,
intendeva
averli
acquistati
per
la
Prussia
,
e
l
'
effetto
ultimo
di
una
lunga
catena
di
negoziati
,
di
accomodamenti
provvisori
,
di
dilazioni
,
di
coperte
provocazioni
,
di
minacce
fu
,
tra
l
'
opposizione
quasi
generale
che
il
Bismarck
incontrò
in
Prussia
e
negli
stessi
componenti
della
famiglia
reale
,
la
guerra
del
'66
.
Nella
quale
la
Prussia
rimase
sola
in
Germania
,
schieratasi
la
maggioranza
degli
altri
stati
e
i
più
importanti
con
l
'
Austria
e
avverse
le
popolazioni
tedesche
al
prussianesimo
per
affetto
alle
loro
antiche
e
indigene
case
principesche
e
ai
loro
stati
autonomi
,
per
sospetto
contro
il
predominio
prussiano
,
e
anche
in
parte
per
ripugnanza
di
popolazioni
cattoliche
contro
l
'
egemonia
di
uno
stato
e
di
una
dinastia
protestanti
;
senonché
il
Bismarck
s
'
era
procacciata
,
per
compenso
,
l
'
alleanza
di
quel
liberale
regno
d
'
Italia
che
,
come
egli
aveva
già
detto
,
nell
'
interesse
della
Prussia
sarebbe
stato
necessario
inventare
se
non
fosse
esistito
.
Battuta
l
'
Austria
,
gli
fu
dato
attuare
la
Confederazione
germanica
del
nord
col
parlamento
eletto
nel
modo
che
aveva
designato
,
e
stringere
alleanze
con
gli
stati
meridionali
;
ma
l
'
atteggiamento
della
Francia
durante
quella
guerra
,
il
minacciato
suo
intervento
militare
,
l
'
ostacolo
che
essa
frapponeva
all
'
entrata
degli
stati
meridionali
nella
Confederazione
,
i
compensi
che
per
l
'
ulteriore
unificazione
e
per
l
'
alleanza
franco
germanica
chiedeva
di
territori
renani
e
di
sostegno
militare
per
l
'
annessione
del
Belgio
,
l
'
eccitazione
dell
'
opinione
pubblica
francese
che
considerava
la
vittoria
di
Sadowa
come
una
sconfitta
francese
,
gli
fecero
prevedere
inevitabile
,
e
pensare
anche
desiderabile
per
la
posizione
che
avrebbe
conferito
in
Europa
alla
nuova
Germania
,
una
guerra
con
la
Francia
.
Onde
con
somma
abilità
,
mentre
la
preparava
militarmente
,
si
accinse
e
riuscì
a
isolare
politicamente
il
nemico
,
eccitando
in
Italia
la
spedizione
garibaldina
contro
Roma
papale
che
terminò
a
Mentana
,
mettendo
il
sentimento
italiano
contro
la
Francia
,
rendendo
per
ciò
stesso
impossibile
una
triplice
alleanza
di
questa
con
l
'
Italia
e
con
l
'
Austria
,
la
quale
ultima
affidò
in
guardia
alla
ostile
vigilanza
della
Russia
,
col
cui
cancelliere
Gor
?
akov
coltivò
una
stretta
intesa
,
che
permise
alla
Russia
di
ottenere
l
'
apertura
del
mar
Nero
,
vietatale
dalla
pace
di
Parigi
.
La
guerra
del
'70
,
che
fu
una
sequela
quasi
ininterrotta
di
trionfi
militari
,
attuò
l
'
unione
degli
stati
meridionali
con
la
Confederazione
del
nord
,
sotto
il
nuovo
titolo
,
glorioso
per
ricordi
medioevali
,
ma
che
il
Bismarck
intendeva
non
medioevalmente
,
d
'
Impero
.
Sorgeva
così
la
potenza
e
,
al
luogo
di
quella
francese
,
la
preponderanza
tedesca
nel
continente
europeo
;
e
,
poiché
l
'
impero
di
Germania
era
una
formazione
di
potenza
diretta
alla
preponderanza
,
non
parve
al
Bismarck
che
francasse
la
spesa
di
usare
riguardi
verso
il
sentimento
francese
,
che
,
com
'
egli
fece
dire
ai
gabinetti
europei
nel
corso
della
guerra
,
sarebbe
stato
sempre
,
in
ogni
caso
,
pieno
di
odio
e
meditante
la
rivincita
;
e
perciò
,
non
pago
di
aver
ottenuto
mano
libera
per
l
'
ordinamento
delle
cose
tedesche
senza
più
minacce
e
fastidi
da
parte
francese
,
non
pago
di
un
'
indennità
di
guerra
in
misura
fin
allora
inaudita
e
di
altri
molteplici
vantaggi
assicurati
,
strappò
alla
Francia
due
provincie
,
che
divennero
terre
dell
'
Impero
,
provvedendo
conforme
all
'
avviso
dei
militari
alla
migliore
difesa
della
frontiera
e
soddisfacendo
l
'
orgoglio
nazionale
tedesco
,
al
quale
pareva
di
avere
a
questo
modo
rovesciato
non
solo
una
storia
recente
a
danno
della
Germania
,
ma
una
storia
di
secoli
.
Se
il
risorgimento
italiano
era
stato
il
capolavoro
dello
spirito
liberale
europeo
,
questo
risorgimento
della
Germania
era
il
capolavoro
dell
'
arte
politica
e
della
unita
virtù
militare
:
due
capolavori
a
un
dipresso
altrettanto
differenti
quanto
una
poesia
bella
e
una
macchina
possente
;
e
alla
creazione
bismarckiana
,
come
quella
che
era
e
voleva
essere
attestazione
di
potenza
,
non
occorreva
altra
giustificazione
,
e
nemmeno
le
si
addiceva
la
finzione
giuridica
dei
plebisciti
,
simbolici
a
significare
l
'
anima
liberale
,
ma
inetti
,
pur
come
simbolo
,
dove
l
'
opera
era
stata
condotta
,
e
s
'
intendeva
che
dovesse
essere
continuata
,
unicamente
dall
'
autorità
dei
principi
e
del
principe
dei
principi
,
il
re
di
Prussia
,
ora
imperatore
tedesco
.
L
'
impressione
per
questa
rapida
sfolgorante
ascesa
della
Germania
fu
grandissima
,
pari
allo
strepito
di
quelle
vittorie
;
né
si
risolse
tutta
in
ammirazione
,
perché
molti
,
in
ogni
parte
del
mondo
,
si
addolorarono
,
non
già
per
l
'
unione
statale
raggiunta
dal
probo
e
laborioso
popolo
tedesco
,
ma
pel
modo
in
cui
l
'
aveva
raggiunta
e
per
l
'
effetto
che
portava
con
sé
di
un
rinvigorito
spirito
autoritario
;
e
risentirono
nell
'
anima
loro
l
'
urto
della
violenza
e
della
strapotenza
che
schiacciava
la
Francia
;
e
non
poterono
accompagnare
di
simpatia
il
giubilo
,
che
pareva
duplicemente
fratricida
,
del
popolo
tedesco
,
e
le
contorsioni
e
le
gonfiature
dei
suoi
letterati
e
storici
,
celebranti
Arminio
e
Alarico
e
gli
Ottoni
e
Barbarossa
,
le
quali
offendevano
insieme
il
senso
umano
e
il
buon
gusto
.
Ma
nei
più
,
l
'
ammirazione
plaudente
,
che
segue
la
buona
fortuna
,
prevalse
,
e
,
con
l
'
ammirazione
,
la
spinta
imitatrice
;
e
,
se
fin
dalla
guerra
del
'66
si
era
preso
a
studiare
come
modello
l
'
ordinamento
militare
prussiano
,
e
altresì
l
'
ordinamento
scolastico
(
al
quale
si
soleva
attribuire
gran
parte
della
vittoria
degli
eserciti
,
onde
si
disse
che
a
Sadowa
aveva
vinto
il
maestro
di
scuola
prussiano
)
,
ora
l
'
ammirazione
si
estendeva
alle
altre
parti
della
vita
tedesca
e
alle
disposizioni
stesse
della
mente
e
dell
'
animo
.
I
ceti
conservatori
di
ogni
sorta
,
e
i
temperamenti
autoritari
o
adoratori
dell
'
autorità
e
proni
a
servirla
,
ebbero
a
loro
appoggio
il
conforto
dei
fatti
e
di
grandi
fatti
,
e
se
ne
valsero
di
argomento
irresistibile
nelle
loro
polemiche
.
Ed
era
naturale
,
e
anche
giovevole
,
come
tutto
ciò
che
porta
a
meglio
conoscere
la
realtà
,
lo
svanire
delle
illusioni
democratiche
sulla
magica
efficacia
di
talune
parole
,
sui
miracoli
dei
volontari
e
della
nazione
sollevantesi
in
armi
;
e
già
dagli
ultimi
casi
della
Polonia
e
dell
'
Italia
si
erano
venute
raccogliendo
lezioni
in
questo
senso
,
e
nella
"
difesa
nazionale
"
del
Gambetta
,
che
fece
prorompere
dal
suolo
francese
eserciti
e
pur
non
valse
a
ricacciare
l
'
invasore
ben
disciplinato
e
tecnicamente
preparato
,
si
esaurì
la
leggenda
dell
'
invincibilità
dell
'
impeto
patriottico
popolare
,
nata
da
un
'
alquanto
fantastica
storia
militare
della
grande
Rivoluzione
.
Ma
anche
i
liberali
furono
turbati
da
dubbi
verso
la
propria
fede
,
perché
non
si
vedevano
ora
dinanzi
a
uno
di
quei
vecchi
regimi
nei
quali
l
'
autoritarismo
,
mal
sorretto
da
residui
di
nobilume
e
clericume
,
disertato
dagli
uomini
d
'
intelletto
e
di
cultura
,
incapace
di
progresso
,
reazionario
e
retrivo
,
scopriva
a
chiare
note
la
sua
inferiorità
nella
lotta
storica
;
ma
a
uno
stato
che
,
rigettando
il
governo
popolare
,
fondandosi
sull
'
autorità
,
prendendo
regola
solo
dall
'
alto
,
conseguiva
trionfi
che
nessun
altro
popolo
di
Europa
avrebbe
saputo
né
osato
disputargli
:
a
uno
stato
perfetto
nei
suoi
congegni
e
nella
sua
opera
amministrativa
,
e
a
un
popolo
che
era
il
meglio
istruito
e
il
più
ricco
di
sapere
e
di
dottrina
di
quanti
altri
al
mondo
,
e
al
quale
si
schiudeva
un
vastissimo
campo
di
attività
anche
nella
produzione
economica
e
nei
commerci
.
Avveniva
di
pensare
che
,
per
lo
meno
,
non
si
fosse
dato
il
peso
che
si
doveva
alle
forze
storiche
e
tradizionali
,
continuando
,
se
non
proprio
a
distruggere
e
rifare
su
astratti
motivi
razionalistici
,
certo
a
contare
troppo
sulla
critica
e
sul
pensiero
;
e
si
fossero
anche
troppo
trascurati
,
per
l
'
entusiasmo
e
per
le
virtù
morali
,
l
'
istinto
vitale
e
la
volontà
di
potenza
e
i
prodigi
che
talora
n
'
escono
e
,
per
la
religione
di
umanità
che
anima
e
conduce
la
storia
,
non
si
fosse
abbastanza
tenuto
presente
e
rimeditato
il
momento
,
che
le
è
inerente
,
della
forza
.
Altre
volte
,
l
'
insidia
del
dubbio
penetrava
più
addentro
,
attaccando
il
principio
stesso
del
liberalismo
,
il
concetto
della
libertà
,
e
facendolo
tentennare
.
Questo
turbamento
o
questi
dubbi
sarebbero
stati
,
in
verità
,
transitori
e
senza
effetti
positivi
,
e
si
sarebbero
superati
col
pronto
riscuotersi
,
indirizzando
a
sé
stessi
il
rimprovero
che
si
rivolge
agli
uomini
di
poca
fede
e
di
corta
vista
,
e
anche
col
fare
la
loro
parte
ragionevole
a
quegli
aspetti
della
vita
dimenticati
o
poco
considerati
che
ora
s
'
imponevano
alla
considerazione
,
e
poi
altresì
col
riflettere
che
non
è
tutto
oro
quanto
riluce
e
notare
talune
deficienze
e
talune
incrinature
nell
'
ammirata
grandezza
germanica
e
muovere
qualche
discreto
dubbio
sul
suo
avvenire
.
Ma
l
'
energia
riparatrice
,
la
capacità
riconciliatrice
,
occorrente
a
questo
fine
,
proprio
allora
scemava
o
veniva
meno
nella
sede
donde
si
sarebbe
dovuto
attingerla
,
nella
cerchia
delle
scienze
morali
o
della
filosofia
che
si
chiami
.
Tutto
quanto
si
era
attuato
con
l
'
ordinamento
liberale
e
nazionale
della
società
europea
,
con
la
fine
dell
'
oppressione
chiesastica
e
monarchico
assolutistica
,
col
respiro
ottenuto
e
la
facoltà
di
muoversi
e
lavorare
e
fare
secondo
ispirazione
e
vocazione
,
con
lo
svolgimento
politico
progressivo
e
ordinato
in
luogo
degli
scotimenti
e
sconvolgimenti
rovinosi
e
paurosi
,
tutto
era
stato
in
istrettissima
relazione
col
pensiero
idealistico
e
storico
,
maturatosi
nei
primi
decenni
del
secolo
,
e
che
ora
aveva
preso
corpo
e
viveva
nelle
sue
istituzioni
.
Ma
se
le
acque
avevano
bagnato
e
fecondato
la
terra
,
che
s
'
era
coperta
di
buona
messe
,
la
fonte
dalla
quale
esse
scaturivano
si
era
andata
via
via
assottigliando
e
quasi
essiccando
.
Dov
'
era
più
la
grande
filosofia
,
e
la
storiografia
che
vi
s
'
informava
,
in
Europa
,
intorno
al
1870
?
Della
prima
nessuna
traccia
o
solo
di
epigoni
;
della
seconda
,
qualche
ultimo
ancor
vigoroso
rampollo
.
Al
posto
tenuto
dalla
filosofia
e
dalla
storiografia
si
era
introdotta
a
poco
a
poco
la
scienza
naturale
,
e
,
infine
,
vi
s
'
era
assisa
,
ergendosi
in
soglio
,
coronata
regina
.
Senonché
la
scienza
naturale
,
col
suo
complemento
di
matematica
e
meccanica
,
era
pur
sempre
figlia
o
almeno
nepote
del
pensiero
;
e
quella
usurpazione
,
che
i
suoi
metodi
facevano
,
del
campo
spettante
di
diritto
al
pensiero
filosofico
storico
,
se
cagionava
storture
nelle
menti
e
le
disponeva
a
una
sorta
di
nuovo
astrattismo
illuministico
,
per
sé
non
dava
origine
,
praticamente
,
ad
altro
danno
che
a
qualche
utopia
o
a
qualche
semplicistica
proposta
e
speranza
,
come
se
ne
videro
parecchie
e
com
'
è
dato
incontrarne
ancor
oggi
in
intelletti
così
ragionanti
:
per
esempio
,
nel
Wells
quando
scrive
(
nella
sua
assai
divulgata
Storia
universale
)
che
"
i
Cavour
,
i
Bismarck
,
i
Bonaparte
e
tutti
gli
altri
cosiddetti
grandi
uomini
,
che
costarono
tanto
caro
all
'
Europa
,
sarebbero
potuti
essere
beneficamente
sostituiti
da
un
piccolo
consesso
di
geografi
,
etnologi
e
sociologi
,
dotati
di
semplice
onestà
,
i
quali
d
'
accordo
avrebbero
tracciato
le
giuste
frontiere
del
nostro
continente
e
assegnato
a
ciascun
popolo
la
forma
di
governo
che
meglio
gli
conveniva
"
.
Il
fatto
importante
,
che
allora
accadde
,
fu
altro
e
più
complicato
,
ed
è
da
riportare
non
alla
scienza
ma
sempre
alla
filosofia
,
non
alla
scienza
naturale
ma
al
naturalismo
,
cioè
a
un
'
affrettata
e
mal
ragionata
filosofia
,
e
consistette
in
questo
:
che
la
scienza
,
per
suo
istituto
,
non
considera
,
e
non
deve
considerare
,
se
non
la
forza
o
le
forze
,
senza
alcuna
qualificazione
morale
o
estetica
o
intellettuale
,
la
forza
fisica
o
la
forza
vitale
,
e
deve
trattarla
deterministicamente
per
misurarla
e
darne
le
leggi
;
e
che
la
filosofia
di
quel
tempo
trasportò
questo
concetto
scientifico
della
forza
a
capo
della
vita
dello
spirito
e
ne
fece
la
fonte
di
questa
,
donde
le
pseudoteorie
filosofiche
,
variamente
meccanistiche
,
e
la
pseudoermeneutica
della
storia
in
base
a
coteste
fantastiche
teorie
,
e
donde
,
per
una
sorta
di
corrispondenza
simpatetica
fra
teoria
e
pratica
,
l
'
innalzamento
della
mera
ed
astratta
energia
e
vitalità
a
ideale
,
come
legge
del
più
forte
e
valore
dell
'
atto
in
quanto
atto
e
del
fatto
in
quanto
fatto
.
Il
darvinismo
offerse
allora
un
caso
spiccato
di
questo
trapasso
di
talune
semplici
osservazioni
e
congetture
di
scienza
naturale
a
generale
interpretazione
della
vita
,
della
realtà
e
della
storia
,
e
,
ulteriormente
,
a
dettato
di
azione
pratica
e
a
regola
suprema
del
comportamento
.
Un
altro
caso
è
la
teoria
delle
razze
,
che
allora
il
Gobineau
e
altri
con
lui
costruivano
,
e
che
convertiva
alcune
assai
empiriche
classificazioni
naturalistiche
in
entità
reali
,
e
a
una
o
ad
altra
di
codeste
entità
conferiva
il
diritto
di
dominare
la
società
e
la
storia
.
In
quel
tempo
,
la
storiografia
o
veniva
decadendo
a
semplice
erudizione
e
filologismo
o
si
configurava
a
determinismo
storico
,
con
una
o
altra
causa
o
con
varietà
di
cause
naturalistiche
;
e
persino
la
storia
della
letteratura
,
nel
Taine
,
si
risolveva
negli
effetti
costanti
della
"
razza
"
e
dell
'
"
ambiente
"
e
in
quelli
variabili
del
"
momento
"
,
e
la
filosofia
dell
'
arte
in
quanto
spirituale
creazione
non
trovava
più
luogo
nella
cultura
del
tempo
o
,
se
vi
faceva
qualche
comparsa
,
raccoglieva
dileggio
.
Il
nichilismo
russo
sarebbe
restato
una
manifestazione
della
particolare
e
singolare
vita
russa
,
ma
prese
significato
europeo
in
quanto
forma
estrema
e
folle
di
premesse
poste
dal
naturalismo
europeo
,
inintelligente
della
vita
spirituale
e
delle
formazioni
storiche
,
e
perciò
di
volta
in
volta
tratto
o
ad
accettarle
tutte
alla
pari
e
con
indifferenza
come
effetti
inevitabili
e
irremovibili
di
cause
date
,
o
a
negarle
tutte
,
perché
tutte
,
vedute
a
quel
modo
,
non
come
opere
nascenti
dal
di
dentro
ma
come
imposizioni
provenienti
dal
di
fuori
,
apparivano
ingiustificate
e
irrazionali
e
da
ribellarvisi
contro
.
Reazionari
ed
anarchici
,
per
questa
identità
di
premesse
mentali
,
si
potevano
dare
e
si
davano
talvolta
la
mano
,
senza
offesa
della
logica
.
Screditate
(
e
si
soleva
notare
la
cosa
e
di
solito
per
allegrarsene
)
erano
le
"
idee
"
e
gl
'
"
ideali
"
;
e
l
'
uomo
per
l
'
efficacia
del
filosofismo
naturalistico
che
era
invalso
,
si
sentiva
attaccato
ai
fatti
,
sospinto
dai
fatti
,
ma
depresso
nel
sentimento
della
libertà
,
arricchito
di
cognizioni
e
leggi
scientifiche
,
privato
della
legge
sua
spirituale
,
preclusagli
la
conoscenza
del
significato
e
del
valore
della
vita
umana
.
La
libertà
richiede
idee
e
ideali
,
e
l
'
infinito
cielo
,
e
lo
sfondo
dell
'
universo
,
non
come
estraneo
all
'
uomo
ma
come
lo
spirito
stesso
che
in
lui
pensa
e
opera
e
lietamente
crea
sempre
nuove
forme
di
vita
.
Il
naturalismo
e
il
determinismo
e
il
materialismo
pratico
le
è
nemico
quanto
è
amico
degli
assolutismi
e
dispotismi
di
ogni
sorta
.
Anche
l
'
attività
economica
europea
,
della
quale
si
è
ricordato
il
poderoso
accrescimento
,
concorreva
a
deprimere
negli
animi
la
vita
morale
e
con
questa
il
sentimento
della
libertà
:
non
già
perché
,
come
si
dice
comunemente
,
essa
con
la
prosperità
e
coi
comodi
ammollisca
e
infiacchisca
,
ma
,
all
'
opposto
,
perché
indurisce
e
adusa
a
tale
unilaterale
tensione
da
impacciare
quell
'
armonico
svolgimento
di
tutte
le
facoltà
,
quell
'
"
armonia
"
nella
quale
i
greci
giustamente
riponevano
la
nobiltà
e
la
sanità
dell
'
uomo
.
Terminate
le
grandi
lotte
politiche
,
le
nuove
generazioni
,
e
gli
stessi
vecchi
patrioti
e
combattenti
,
si
davano
agli
affari
;
e
la
concorrenza
e
la
lotta
dei
mercati
,
dal
canto
loro
,
conferivano
a
suggerire
il
primato
dell
'
energia
,
della
forza
,
della
capacità
pratica
sui
motivi
etici
e
razionali
.
Il
rigoglio
economico
,
che
doveva
arrecare
nuovi
e
più
copiosi
mezzi
all
'
opera
dell
'
idealità
umana
,
pareva
che
,
per
contrario
,
stesse
ora
per
sopraffarla
;
e
quel
che
il
Marx
aveva
detto
del
capitalismo
moderno
,
che
non
sarebbe
stato
in
grado
di
dominare
le
forze
produttrici
che
aveva
scatenate
,
in
certo
senso
e
in
certa
misura
avveniva
di
fatto
,
non
nel
mondo
economico
ma
nel
mondo
morale
.
E
un
'
altra
previsione
del
Marx
si
avverava
,
sebbene
anche
questa
in
modo
diverso
da
come
egli
l
'
intendeva
:
cioè
che
tutta
la
società
si
sarebbe
venuta
dividendo
sempre
più
nettamente
tra
nuclei
capitalistici
e
masse
operaie
,
tra
plutocrazia
e
proletariato
;
perché
,
veramente
,
gl
'
interessi
degli
industriali
e
quelli
delle
loro
classi
lavoratrici
,
le
esigenze
dei
primi
e
i
bisogni
delle
seconde
,
e
i
contrasti
tra
loro
e
gli
espedienti
per
via
via
comporli
,
cominciavano
a
occupare
sempre
più
il
primo
piano
,
e
,
da
una
parte
,
i
parlamenti
trattarono
con
sempre
maggiore
preferenza
questioni
economiche
,
e
,
dall
'
altra
,
quella
che
si
dice
la
classe
media
-
che
non
è
poi
una
classe
economica
ma
si
trae
e
si
solleva
sopra
tutte
le
classi
economiche
come
rappresentante
precipua
dei
valori
spirituali
,
e
perciò
mediatrice
e
armonizzatrice
e
integratrice
delle
classi
economiche
in
lotta
o
in
accordo
che
siano
-
si
venne
impoverendo
e
,
non
possedendo
più
quei
politici
di
passione
e
vocazione
e
preparazione
che
un
tempo
vi
abbondavano
,
fornì
in
maggior
numero
allora
avvocati
e
altri
professionisti
da
mandare
ai
parlamenti
.
Eppure
,
dove
si
ritrovavano
ancora
le
forze
di
resistenza
e
di
equilibrio
se
non
in
questo
ceto
medio
intellettuale
?
e
come
si
sarebbe
potuto
allora
,
e
come
si
potrà
mai
,
riaccenderle
e
rinvigorirle
e
dilatarle
,
se
non
per
suo
mezzo
?
Nessuna
speranza
c
'
era
che
quelle
forze
potessero
venire
dalle
vecchie
religioni
e
dalle
loro
chiese
,
perché
quella
cattolica
,
pur
continuando
a
rendere
certi
servigi
sociali
,
non
aveva
più
capacità
d
'
invenzione
e
di
rinnovamento
;
e
meno
ancora
ne
avevano
le
altre
,
e
di
quella
anglicana
è
stato
notato
che
,
se
si
mostrava
ancora
assai
versata
a
quel
tempo
in
questioni
di
diritto
canonico
e
di
proprietà
ecclesiastica
,
non
aveva
alcuna
parte
nei
nuovi
problemi
morali
della
società
inglese
,
né
nella
riforma
delle
leggi
penali
,
né
nelle
altre
che
provvidero
all
'
igiene
e
all
'
istruzione
del
popolo
e
temperarono
le
asprezze
della
concorrenza
economica
con
le
leggi
sul
lavoro
.
La
letteratura
è
anche
qui
buono
specchio
,
perché
fu
quello
il
tempo
in
cui
nacquero
il
realismo
,
il
naturalismo
e
il
verismo
e
il
programma
di
un
'
arte
che
fosse
impersonale
al
pari
della
scienza
naturale
,
e
il
romanzo
e
il
dramma
,
non
più
patriottici
né
socialistici
o
umanitari
,
ma
sociologici
e
fisiologici
e
patologici
,
in
contrasto
reciso
con
la
letteratura
della
prima
metà
del
secolo
.
Per
questo
contrasto
,
si
disse
che
il
romanticismo
era
ormai
finito
;
e
finito
era
certamente
,
uscito
di
moda
,
nella
sua
accezione
teoretica
e
positiva
,
come
quel
romanticismo
che
è
identico
con
l
'
idealismo
e
con
lo
spiritualismo
filosofico
e
storico
,
e
che
perciò
segue
le
sorti
di
questi
,
e
risorge
(
poiché
non
può
non
risorgere
)
come
tutt
'
uno
con
questi
.
Le
scienze
naturali
e
la
concezione
naturalistica
avevano
ottenuto
il
disopra
anche
nella
letteratura
e
nell
'
arte
,
che
esprimevano
quel
trionfo
.
Ma
l
'
altro
romanticismo
,
che
abbiamo
distinto
dal
primo
,
quello
sentimentale
,
pratico
e
morale
,
e
in
tal
riguardo
morboso
,
il
quale
,
segnatamente
dopo
il
1840
,
si
era
in
generale
sedato
e
purificato
cangiandosi
in
più
severo
abito
e
nell
'
azione
civile
e
politica
,
ricevé
nuovo
alimento
dalla
stessa
concezione
naturalistica
.
Fu
quello
il
tempo
in
cui
venne
in
auge
una
filosofia
,
della
quale
mezzo
secolo
innanzi
,
quando
era
apparsa
al
mondo
,
nessuno
aveva
voluto
sapere
giudicandola
una
non
profonda
rielaborazione
di
cose
già
da
altri
pensate
,
rivolta
al
fine
non
filosofico
di
una
capricciosa
e
sterile
negazione
della
vita
,
la
filosofia
dello
Schopenhauer
;
e
fece
scuola
e
suscitò
imitatori
ed
ebbe
i
suoi
cantori
,
come
cosa
conforme
ai
tempi
per
il
suo
fondamento
,
che
era
nella
cieca
insaturabile
volontà
,
e
offrente
una
conclusione
,
gradita
agli
animi
non
alti
,
nella
rinunzia
al
volere
,
che
era
insieme
rinunzia
al
dovere
della
ricerca
incessante
e
dell
'
operosità
infaticabile
,
e
fittizia
purificazione
nella
impurità
dell
'
indifferentrsmo
oziante
,
decorato
col
nome
di
ascetismo
e
misticismo
e
buddismo
e
orientalismo
.
Accanto
a
questo
pessimismo
,
un
'
altra
forma
dì
rieccitato
romanticismo
,
che
moveva
dalla
stessa
visione
naturalistica
,
s
'
indirizzava
bramosa
alla
esasperazione
e
all
'
estasi
sensuale
,
nella
quale
l
'
implacata
insoddisfazione
,
in
cui
esso
si
agitava
,
fosse
satisfatta
;
e
la
idoleggiava
Bellezza
,
una
bellezza
affatto
diversa
da
quella
in
cui
sorride
la
gioia
della
vita
,
perché
l
'
immagine
in
cui
si
effigiava
era
,
invece
,
di
triste
e
spasimante
lussuria
,
di
disfacimento
e
di
morte
,
e
si
colorava
di
satanismo
e
di
sadismo
.
Si
era
ben
lontani
,
come
dagl
'
impeti
faustiani
dei
primi
romantici
,
così
anche
dai
loro
sogni
di
sublimato
amore
e
fusione
di
anime
.
E
lontana
dalla
fantasticheria
dei
primi
romantici
di
una
vita
tutta
artistica
e
poetica
era
la
nevrosi
per
le
parole
,
per
il
colore
,
per
il
ritmo
e
il
verso
per
sé
preso
,
per
le
forme
ermetiche
ed
esoteriche
,
per
le
squisitezze
da
raffinati
in
cui
gioivano
e
si
tormentavano
taluni
dei
neoromantici
;
e
in
tutti
essi
poi
regnava
il
fastidio
per
la
politica
,
per
le
passioni
dei
partiti
,
per
le
contese
sociali
,
pei
dibattiti
delle
assemblee
,
pei
giornali
,
per
tutte
le
manifestazioni
della
pratica
operosità
;
e
nemmeno
sognavano
più
le
forme
della
ingenua
vita
medioevale
e
religiosa
e
cavalleresca
,
e
il
Ruskin
che
ciò
faceva
,
e
contro
l
'
industrialismo
adorava
l
'
artigianato
e
contro
le
officine
le
cattedrali
e
contro
le
ferrovie
gli
avventurosi
viaggi
e
i
pellegrinaggi
dei
tempi
lontani
,
era
un
ritardatario
della
prima
età
romantica
.
Alle
immaginazioni
dei
neoromantici
assai
meglio
del
poetico
Reno
delle
leggende
consentivano
l
'
Italia
dei
Borgia
e
la
Bisanzio
delle
Teodore
,
simboli
di
quella
lussuria
,
di
quel
sadismo
,
di
quel
satanismo
imperversante
nelle
loro
anime
.
Così
ripiegati
su
sé
stessi
e
torturanti
sé
stessi
,
né
le
rievocazioni
umane
della
storia
né
gli
spettacoli
della
consolatrice
o
religiosa
o
misteriosa
Natura
richiamavano
il
loro
interessamento
.
Si
vedano
i
versi
,
i
frammenti
e
le
confessioni
del
Baudelaire
,
i
libri
e
l
'
epistolario
del
Flaubert
,
il
giornale
dei
Goncourt
,
e
altre
opere
non
solo
della
letteratura
francese
in
particolare
,
ma
anche
della
inglese
,
per
osservarvi
siffatti
stati
d
'
animo
,
che
nei
maggiori
di
quegli
scrittori
,
ai
quali
non
era
ignota
la
nobiltà
del
dolore
,
ebbero
talvolta
la
loro
catarsi
poetica
,
e
allora
si
salutò
veramente
la
Bellezza
.
In
Italia
manifestazioni
consimili
,
ma
meno
intense
,
si
notarono
tra
il
'60
e
il
'70
,
negli
anni
stessi
in
cui
si
cercava
Venezia
e
Roma
,
e
in
cui
Giosue
Carducci
scagliava
i
suoi
politici
giambi
.
E
si
parlò
di
nuovo
,
allora
,
come
se
n
'
era
parlato
prima
e
se
n
'
è
riparlato
poi
da
coloro
che
non
hanno
meglio
da
fare
e
da
pensare
,
della
"
decadenza
dell
'
Europa
"
,
con
sentimento
direttamente
opposto
alla
fede
generale
del
secolo
decimonono
,
il
"
secolo
del
progresso
"
.
Ma
più
caratteristico
è
che
,
nei
neoromantici
,
la
decadenza
da
concetto
negativo
si
tramutò
assai
spesso
in
positivo
e
da
antideale
in
ideale
,
e
perciò
non
solamente
predilessero
quei
poeti
latini
della
decadenza
che
nella
generazione
precedente
il
Nisard
aveva
analizzati
a
riscontro
e
censura
dello
stile
romantico
e
nei
quali
essi
ora
gustavano
o
dicevano
di
gustare
sensazioni
e
vibrazioni
di
nervi
e
corrispondenti
immagini
che
presso
i
grandi
e
classici
poeti
non
si
rinvenivano
,
ma
fregiarono
del
nome
di
"
decadente
"
la
loro
età
e
si
compiacquero
di
sé
stessi
come
tali
,
e
dettero
questo
nome
a
qualche
loro
scuola
di
poesia
,
e
perciò
,
per
tale
qualità
di
romanticismo
,
è
venuto
in
uso
il
nome
di
"
decadentismo
"
.
Questo
apparente
arresto
o
regresso
rispetto
al
pensiero
,
al
sentire
,
all
'
ideale
e
al
fare
politico
del
cinquantennio
precedente
,
sembrerà
incomprensibile
solo
a
chi
non
consideri
o
non
tenga
ben
fermo
in
mente
che
la
libertà
neppur
essa
è
un
ergon
,
ma
una
energeia
,
e
,
al
pari
del
pensiero
,
ha
sempre
una
materia
nuova
,
spesso
spinosa
e
ritrosa
con
la
quale
deve
lottare
per
domarla
e
plasmarla
,
e
che
talora
pare
che
la
soverchi
.
Che
cosa
era
quel
naturalismo
e
positivismo
e
materialismo
,
che
succedeva
all
'
idealismo
e
spiritualismo
della
filosofia
anteriore
?
Non
la
distruzione
delle
indistruggibili
verità
di
questa
,
ma
le
vicende
dei
conati
che
si
facevano
per
risolvere
i
nuovi
problemi
nati
da
quelle
verità
,
e
insieme
le
sopravvivenze
di
problemi
non
bene
risoluti
,
che
a
quel
modo
si
vendicavano
.
E
che
cosa
era
la
politica
della
mera
potenza
,
che
si
levava
con
aria
di
schiacciante
superiorità
a
fronte
della
concezione
liberale
,
se
non
il
riflesso
della
ritardata
e
incompiuta
formazione
liberale
e
politica
di
un
gran
popolo
le
cui
capacità
e
virtù
erano
state
storicamente
indirizzate
e
adoprate
a
quel
fine
e
davano
luogo
ora
a
quel
vanto
di
superiorità
?
E
che
cosa
era
l
'
empito
tumultuoso
dell
'
attività
economica
se
non
,
per
un
verso
,
il
prodotto
della
civiltà
europea
,
e
,
per
un
altro
,
il
non
ben
regolato
rapporto
di
esso
con
le
altre
parti
di
questa
civiltà
,
che
ora
troppo
ingombrava
di
sé
,
e
perciò
la
sollecitazione
a
regolarlo
e
,
anzitutto
,
a
opporgli
forze
di
altra
qualità
che
ne
contenessero
gli
eccessi
e
lo
riconducessero
tra
gli
argini
e
nel
letto
in
cui
deve
scorrere
?
E
nella
caduta
che
si
lamentava
dell
'
entusiasmo
morale
e
nella
disaffezione
incipiente
per
l
'
ideale
della
libertà
,
non
bisognava
assegnare
la
sua
parte
al
naturale
ritmo
degli
sforzi
e
delle
stanchezze
,
alla
"
chiesa
trionfante
"
che
ha
minor
vigore
della
"
chiesa
perseguitata
"
,
e
che
richiede
perciò
la
vigile
sollecitudine
per
risalire
in
perpetuo
dall
'
ergon
alla
energia
,
dal
già
fatto
al
fare
?
E
il
fatto
era
,
intanto
,
che
l
'
assetto
nazionale
degli
stati
,
se
anche
non
in
tutto
compiuto
,
e
le
istituzionì
liberali
,
se
anche
variamente
graduate
,
stavano
oramai
,
in
quasi
tutta
l
'
Europa
,
come
un
acquisto
,
che
era
costato
lunghe
fatiche
,
e
come
un
possesso
assicurato
;
e
che
se
lo
spirito
dava
taluni
segni
di
stanchezza
e
di
smarrimento
,
il
corpo
,
per
così
dire
,
validamente
costituito
,
continuava
nella
spinta
della
crescenza
e
della
sana
vita
fisiologica
.
Contrasto
di
spirito
e
di
corpo
,
o
,
fuori
metafora
,
contrasto
ora
scoperto
ora
coperto
di
due
diversi
ideali
,
nel
quale
si
svolge
la
storia
seguente
,
che
in
certo
senso
potrebbe
dirsi
la
storia
del
vano
intrecciarsi
dell
'
ideale
cavouriano
con
l
'
ideale
bismarckiano
,
e
del
loro
complicarsi
e
tramutarsi
,
e
,
accogliendo
in
sé
altri
elementi
,
contrapporsi
in
modi
nuovi
.
IX
L
'
ETÀ
LIBERALE
(
18711914
)
Nel
periodo
che
seguì
al
1870
non
si
videro
più
in
Europa
né
riprese
di
vecchie
monarchie
assolute
né
esplosioni
di
nuovi
cesarismi
.
Rari
di
siffatte
cose
furono
i
conati
e
gli
stessi
pensieri
,
e
qualche
nube
che
parve
minacciosa
si
dissipò
,
lasciando
più
limpido
il
cielo
.
Il
paese
che
,
nella
vulgata
opinione
e
sul
documento
degli
ultimi
ottant
'
anni
della
sua
storia
,
era
tenuto
come
quello
delle
estreme
vicende
e
incapace
di
ordinata
vita
di
libertà
,
la
Francia
,
stabilì
e
assodò
la
sua
repubblica
,
ch
'
era
nata
tra
le
sconfitte
militari
,
con
fermezza
d
'
intenti
e
somma
avvedutezza
.
Da
quegli
ottant
'
anni
,
nei
quali
aveva
provato
i
più
vari
ed
opposti
assestamenti
cercando
invano
il
punto
di
equilibrio
,
trasse
non
la
finale
perdizione
che
di
lei
si
temeva
e
che
i
suoi
nemici
speravano
,
ma
l
'
esperienza
che
la
mise
sulla
via
giusta
,
nella
quale
entrò
come
per
forza
di
cose
,
segno
anche
questo
che
la
via
era
giusta
.
La
terza
Repubblica
,
la
Repubblica
"
conservatrice
"
e
"
senza
repubblicani
"
,
come
la
definiva
(
con
l
'
autorità
,
appunto
,
della
sua
lunga
e
personale
esperienza
)
il
Thiers
,
cioè
senza
quei
modi
dei
repubblicani
quarantotteschi
che
avevano
condotto
alla
rovina
della
seconda
,
si
presentò
con
aspetto
di
provvisorio
,
ma
,
nel
fatto
,
si
dimostrò
durevole
né
sostituibile
da
alcun
'
altra
forma
.
Nel
suo
primo
tempo
,
essa
dové
abbattere
anzitutto
l
'
insurrezione
della
Comune
di
Parigi
,
convulsione
di
gente
vinta
ed
armata
e
non
rassegnata
,
in
cui
riaffiorarono
assurde
idee
federalistiche
e
sobbollirono
tendenze
di
repubblica
sociale
;
e
poi
scansare
la
restaurazione
monarchica
,
che
avrebbe
rimenato
a
condizioni
instabili
e
intollerabili
,
a
ripercorrere
traversie
già
percorse
,
pericolo
dal
quale
aiutò
a
salvar
la
Francia
il
pretendente
legittimista
,
conte
di
Chambord
,
che
,
ostinandosi
a
imporre
per
il
suo
ritorno
al
trono
avito
la
bandiera
bianca
dei
Borboni
,
fece
ben
comprendere
quel
che
tale
ritorno
avrebbe
apportato
e
misurare
l
'
abisso
che
s
'
era
aperto
tra
il
passato
e
il
presente
.
Ma
la
Repubblica
dové
vincere
anche
l
'
altro
pericolo
di
diventare
troppo
conservatrice
,
rigida
per
la
paura
dei
"
radicali
"
,
come
li
chiamavano
,
e
per
le
immagini
incombenti
del
1793
,
del
1848
e
del
1871
,
e
perciò
costituzionale
e
non
parlamentare
,
con
autorità
monarchica
conferita
al
suo
presidente
e
con
effettivo
dominio
di
spiriti
militari
e
clericali
,
quale
tentò
e
ritentò
di
foggiarla
il
Mac
Mahon
durante
la
sua
presidenza
e
coi
vari
ministeri
che
schierò
in
battaglia
,
finché
egli
stesso
si
piegò
a
lasciar
libero
corso
all
'
ineluttabile
,
e
infine
si
dimise
(
1879
)
.
Assai
delusi
rimasero
quanti
speravano
da
lui
il
colpo
di
stato
;
mentre
il
nuovo
presidente
,
il
Grévy
,
si
dichiarava
,
nel
suo
messaggio
,
"
sinceramente
sottoposto
alla
grande
legge
parlamentare
"
,
e
,
ad
attestare
che
non
era
più
da
temere
del
radicalismo
né
di
rivoluzioni
,
ritrasferiva
la
Camera
da
Versailles
a
Parigi
.
Due
volte
ancora
il
pericolo
o
la
velleità
del
colpo
di
stato
reazionario
si
rinnovò
in
Francia
,
tutte
e
due
sventato
;
e
la
prima
fu
tra
l'86
e
l'89
,
col
Boulanger
,
il
generale
acclamato
dalle
moltitudini
che
dalla
sua
ascesa
aspettavano
la
"
rivincita
"
contro
la
Germania
e
quella
grande
redenzione
dai
malanni
politici
e
di
ogni
sorta
,
che
il
volgo
sempre
aspetta
.
Pur
nell
'
incertezza
dei
suoi
andamenti
e
dei
suoi
propositi
parve
che
il
Boulanger
tendesse
più
o
meno
consapevolmente
,
e
sospinto
piuttosto
che
spingente
,
a
un
quissimile
di
secondo
Impero
;
e
il
vecchio
filosofo
e
politico
Giulio
Simon
,
memore
dell
'
onta
di
quel
secondo
Impero
,
fu
pronto
a
rammentarla
all
'
immemore
popolo
di
Francia
in
un
libro
al
quale
diè
il
titolo
:
Souviens
toi
du
Deux
Dicembre
(
1889
)
.
Quantunque
il
Boulanger
raccogliesse
nell'88
strepitoso
successo
elettorale
e
nel
gennaio
dell
'
anno
seguente
fosse
eletto
a
Parigi
,
gli
uomini
di
stato
della
Francia
gli
gittarono
in
volto
il
loro
disdegno
e
disprezzo
,
qualificandolo
"
Saint
Arnaud
(
il
generale
del
due
dicembre
)
da
caffè
concerto
"
e
"
Bonaparte
senza
la
campagna
d
'
Italia
"
;
e
a
lui
stesso
mancò
l
'
animo
di
marciare
coi
suoi
fanatici
contro
la
sede
del
governo
,
sicché
finì
col
subire
processi
e
condanne
ed
esser
costretto
a
rifugiarsi
nel
Belgio
,
dove
poi
si
tolse
la
vita
.
La
seconda
volta
fu
dieci
anni
dopo
,
nel
lungo
contrasto
intorno
al
caso
del
capitano
Dreyfus
e
alla
giustizia
o
ingiustizia
della
sua
condanna
:
contrasto
che
,
sotto
specie
di
questione
giuridica
e
morale
,
racchiuse
una
rinnovata
offesa
e
difesa
delle
istituzioni
repubblicane
,
perché
a
ingrossare
le
schiere
degli
antidreyfusiani
e
antisemiti
,
e
a
dar
loro
consistenza
di
partito
politico
,
accorsero
,
insieme
con
gli
antichi
fautori
del
Boulanger
,
reazionari
,
monarchici
e
in
gran
numero
preti
,
frati
e
tutti
i
clericali
,
i
quali
,
acclamando
l
'
esercito
,
pensavano
di
eccitarlo
contro
la
Repubblica
.
Ma
ad
essi
si
contrappose
gagliardamente
l
'
unione
di
tutte
le
forze
repubblicane
e
socialistiche
;
e
,
liberato
il
Dreyfus
dalla
prigionia
e
riconosciuta
legalmente
la
sua
innocenza
,
il
conato
reazionario
fu
fiaccato
,
e
gli
ordini
liberali
uscirono
dalla
lotta
non
solo
intatti
ma
rinvigoriti
e
battaglieri
,
come
si
dimostrarono
nell
'
opera
consecutiva
alla
quale
i
vincitori
posero
mano
e
che
non
tanto
fu
di
vendetta
pel
passato
quanto
di
buona
precauzione
per
l
'
avvenire
.
Nella
rivale
Germania
,
l
'
abolizione
o
la
restrizione
della
libertà
fu
portata
in
mente
dall
'
artefice
medesimo
dell
'
Impero
,
il
Bismarck
,
che
non
considerava
definitiva
la
costituzione
che
gliene
era
venuta
fatta
con
parlamento
nazionale
e
suffragio
universale
,
espedienti
politici
ai
quali
si
era
appigliato
e
non
già
cose
rispondenti
al
suo
ideale
,
che
restava
sempre
l
'
assolutismo
monarchico
,
con
aggiunta
onnipotenza
di
lui
,
cancelliere
.
A
ogni
ostacolo
o
impaccio
o
fastidio
che
egli
incontrasse
nel
parlamento
,
il
suo
pensiero
correva
,
come
a
rimedio
prossimo
,
a
quel
partito
estremo
del
colpo
di
stato
:
il
che
si
vede
nelle
sue
lettere
,
specialmente
in
quelle
scritte
tra
il
'78
e
l'82
,
nelle
quali
parla
dei
tedeschi
che
non
sanno
maneggiare
il
"
giocattolo
di
Norimberga
"
,
a
loro
donato
,
e
lo
guastano
,
e
della
costituzione
tedesca
dice
che
verrà
il
momento
che
si
dovrà
applicarle
il
motto
pronunziato
dallo
Schwarzenberg
ad
Olmütz
circa
quella
austriaca
del
1849
,
che
era
"
un
'
istituzione
che
non
aveva
fatto
buona
prova
"
;
e
sempre
insiste
che
ciò
che
in
Germania
è
sostanziale
e
sta
saldo
sono
i
principi
tedeschi
,
e
che
ad
essi
eventualmente
spetterà
risolvere
un
giorno
se
non
convenga
farla
finita
e
tornare
all
'
antica
Dieta
federale
,
conservando
l
'
unione
doganale
e
militare
,
ma
levando
di
mezzo
il
parlamento
.
Negli
ultimi
anni
del
suo
cancellierato
metteva
la
sua
speranza
nel
giovane
che
fu
poi
Guglielmo
II
,
il
quale
,
diversamente
dal
padre
,
il
principe
Federico
,
si
mostrava
assai
intollerante
dei
regimi
parlamentari
,
un
vero
"
soldato
della
guardia
"
,
la
"
rocca
di
bronzo
"
,
di
cui
la
Germania
aveva
bisogno
.
Ma
,
salito
al
trono
quel
giovane
,
segno
di
tanta
speranza
,
quando
il
Bismarck
,
nel
'90
,
irritato
di
nuovo
contro
il
parlamento
,
a
suo
senso
non
abbastanza
docile
,
espose
all
'
imperatore
il
suo
pensiero
,
che
era
di
presentare
a
quell
'
assemblea
nuove
richieste
di
spese
per
l
'
esercito
e
una
inasprita
legge
contro
i
socialisti
,
e
al
prevedibile
rifiuto
scioglierla
due
o
più
volte
,
e
privare
per
decreto
i
socialisti
del
diritto
elettorale
abolendo
anche
la
segretezza
del
voto
,
e
ricorrere
per
ultima
istanza
al
cannone
,
non
trovò
ascolto
presso
il
nuovo
sovrano
,
che
ambiva
allora
al
favore
del
parlamento
e
del
popolo
;
e
così
il
Bismarck
cadde
dopo
circa
trent
'
anni
d
'
ininterrotto
governo
.
Non
aveva
alcun
partito
,
alcuna
corrente
d
'
opinione
che
lo
sostenesse
;
e
quel
suo
disegno
era
l
'
almanaccamento
di
un
solitario
,
capace
di
cose
grandi
nella
diplomazia
e
nella
guerra
,
ma
non
nell
'
interpretazione
dell
'
anima
umana
e
delle
richieste
che
essa
pone
secondo
i
vari
tempi
.
E
allorché
,
nel
suo
ritiro
,
udendo
le
parole
e
osservando
gli
atti
e
i
gesti
del
secondo
Guglielmo
,
mutò
giudizio
e
concetto
e
prese
a
dire
e
ridire
che
la
via
della
salvezza
stava
nel
"
rafforzare
l
'
efficacia
del
parlamento
"
,
che
era
necessario
che
il
parlamento
"
criticasse
,
controllasse
,
ammonisse
e
in
certi
casi
guidasse
il
governo
"
,
che
pel
passato
si
era
proceduto
in
modo
"
alquanto
dittatorio
"
,
troppo
deprimendo
la
rappresentanza
nazionale
,
con
coteste
tarde
riflessioni
diè
a
vedere
quello
che
alla
sua
mente
robusta
era
mancato
e
che
lo
aveva
reso
poco
atto
,
lui
,
fondatore
di
stati
,
alla
parte
di
educatore
di
popoli
,
e
,
in
prima
linea
,
del
suo
popolo
,
del
quale
in
questo
riguardo
fu
piuttosto
diseducatore
.
Giacché
,
se
a
lui
non
venne
fatto
di
eseguire
il
suo
colpo
contro
il
suffragio
universale
e
il
parlamento
,
venne
pur
fatto
di
mantenere
la
Germania
nello
stadio
costituzionale
,
impedendole
di
passare
a
quello
parlamentare
.
Il
partito
liberale
,
che
nei
primi
anni
del
suo
ministero
si
era
inalberato
tentando
di
resistere
alle
sue
sopraffazioni
,
dopo
la
guerra
del
'66
si
dispose
a
dargli
appoggio
nella
politica
estera
per
fini
nazionali
,
sperando
di
averne
in
cambio
un
diverso
avviamento
nell
'
interno
.
Questo
appoggio
dei
nazionali
liberali
,
che
formavano
la
parte
più
forte
del
parlamento
,
continuò
dopo
il
'70
,
animato
sempre
da
quella
speranza
,
e
gli
diè
modo
di
ottenere
il
settennato
militare
,
di
compiere
la
riforma
finanziaria
e
di
combattere
il
centro
cattolico
.
Anche
il
principe
ereditario
Federico
non
nascondeva
la
sua
propensione
al
metodo
parlamentare
con
la
responsabilità
ministeriale
,
stimando
la
costituzione
presente
dell
'
Impero
"
un
caos
artificialmente
combinato
"
.
Ma
,
quando
il
Bismarck
si
volse
al
protezionismo
doganale
,
e
per
questo
e
per
la
repressione
del
socialismo
contò
sull
'
appoggio
dei
conservatori
e
si
rappattumò
col
centro
,
gli
alleati
di
prima
non
gli
servivano
più
e
gli
erano
d
'
impaccio
;
ed
egli
non
volle
sapere
della
condizione
che
quelli
mettevano
per
l
'
ulteriore
collaborazione
,
che
era
l
'
entrata
nel
ministero
prussiano
di
alcuni
della
destra
liberale
e
di
altri
della
sinistra
o
progressisti
,
risoluto
,
come
stava
incrollabilmente
,
a
non
compiere
nessun
passo
che
conducesse
a
ministeri
di
partito
.
Ciò
,
del
resto
,
gli
sarebbe
stato
impossibile
,
posto
che
la
vecchia
Prussia
non
si
era
disciolta
in
una
Germania
liberale
,
ma
per
contrario
una
Germania
più
o
meno
liberale
era
stata
aggregata
alla
Prussia
,
che
manteneva
intatto
il
carattere
ricevuto
nella
reazione
di
dopo
il
'48
di
una
monarchia
che
aveva
fatto
soltanto
talune
concessioni
costituzionali
e
di
un
parlamento
eletto
col
sistema
delle
classi
:
processo
inverso
a
quello
accaduto
in
Italia
,
dove
un
Piemomte
liberale
unì
a
sé
un
'
Italia
resa
liberale
e
si
fuse
con
lei
.
Base
dell
'
Impero
restava
sempre
la
Prussia
,
e
ancora
nel
'98
un
successore
del
Bismarck
,
il
cancelliere
Hohenlohe
,
scriveva
nel
suo
diario
che
,
quando
egli
sedeva
tra
le
"
eccellenze
prussiane
"
,
scorgeva
chiarissimo
il
contrasto
tra
il
liberalismo
meridionale
e
il
feudalismo
del
settentrione
,
incapace
il
primo
d
'
impattarla
con
l
'
altro
,
"
troppo
numeroso
,
troppo
potente
,
e
avente
da
sua
parte
il
re
,
l
'
esercito
e
anche
il
centro
cattolico
"
.
Invano
,
e
solamente
per
rettorica
vaghezza
,
si
idoleggiavano
in
idilliaco
connubio
o
in
discorde
concordia
le
"
due
anime
"
della
Germania
,
quella
prussiana
e
quella
tedesca
,
quella
di
Potsdam
e
quella
di
Weimar
,
ché
in
effetto
una
sola
anima
predominava
,
la
prussiana
e
di
Potsdam
;
e
pensieri
fugaci
o
espedienti
del
momento
erano
i
detti
del
Bismarck
,
nei
primi
anni
dell
'
Impero
,
che
convenisse
non
già
"
borussificare
"
la
Germania
ma
"
germanizzare
"
la
Prussia
.
Il
distacco
dei
liberali
dal
Bismarck
,
dopo
votate
le
leggi
d
'
eccezione
contro
i
socialisti
,
segnò
il
disgregamento
di
quel
partito
,
che
si
scisse
in
vane
frazioni
e
scadde
assai
nel
numero
dei
suoi
deputati
.
Esso
,
del
resto
,
non
compensava
quel
che
gli
mancava
di
forza
numerica
nel
paese
col
vigore
,
la
profondità
,
la
saldezza
della
sua
fede
liberale
;
perché
non
pochi
dei
suoi
componenti
,
piuttosto
che
liberali
in
politica
,
erano
libero
scambisti
ed
esprimevano
i
bisogni
dell
'
economia
tedesca
del
loro
tempo
;
ed
altri
dei
più
cospicui
loro
rappresentanti
continuavano
ad
assegnare
il
primato
allo
Stato
(
cioè
a
uno
dei
due
termini
dell
'
umica
relazione
)
e
a
pensare
la
libertà
in
forma
di
diritti
concessi
o
riconosciuti
dallo
Stato
,
ed
esorcizzavano
il
parlamento
come
il
maligno
,
limitando
il
diritto
della
Camera
al
sindacato
amministrativo
e
all
'
opposizione
.
Così
modesto
com
'
era
nella
sua
attività
il
parlamento
tedesco
,
nondimeno
il
Treitschke
,
uno
dei
liberali
di
prima
del
'70
diventato
via
via
sempre
più
bismarckiano
,
temeva
che
quello
potesse
peccare
,
nientedimeno
,
di
un
"
eccesso
di
parlamentarismo
"
.
La
scienza
e
pubblicistica
tedesca
,
dallo
Gneist
e
dal
Laband
al
Jellinek
,
è
tutta
affetta
da
questa
sorta
di
ottusità
a
intendere
il
proprio
ed
essenziale
del
concetto
politico
di
libertà
;
e
si
restringe
,
e
talora
si
balocca
,
in
costruzioni
giuridiche
dello
"
Stato
di
diritto
"
,
o
cerca
di
attuare
la
libertà
formalisticamente
in
istituti
come
quelli
delle
cosiddette
"
autonomie
locali
"
,
di
cui
si
fece
saggio
in
Prussia
conforme
ai
concetti
dello
Gneist
.
La
vampata
di
libertà
,
che
si
era
avuta
in
Germania
nell
'
anno
delle
rivoluzioni
,
nel
'48
,
era
passata
quasi
senza
traccia
;
e
il
parlamento
di
Francoforte
fu
a
tal
segno
spregiato
e
messo
in
oblio
che
si
dimenticò
di
celebrarne
la
ricorrenza
cinquantenaria
in
un
paese
che
pur
non
aveva
omesso
di
erigere
un
gran
monumento
ad
Arminio
nella
selva
teutoburga
.
Vero
è
che
quel
parlamento
doveva
esser
poi
ricordato
e
ripreso
a
modello
nei
dì
della
sventura
.
Negli
altri
popoli
,
o
il
sistema
parlamentare
si
era
formato
da
molto
tempo
,
come
in
Inghilterra
,
o
vi
era
stato
introdotto
insieme
con
gl
'
istituti
liberi
,
o
si
era
nel
fatto
man
mano
sostituito
a
quello
di
carattere
più
monarchico
delle
originarie
costituzioni
;
e
quando
,
per
esempio
,
in
Italia
,
tra
il
'98
e
il
'900
,
si
propose
e
si
cercò
di
venire
attuando
,
col
motto
del
"
ritorno
allo
statuto
"
,
una
tal
quale
reazione
nel
senso
della
forma
più
antica
,
l
'
opposizione
si
levò
vivissima
e
generale
,
nella
Camera
si
fece
ricorso
all
'
ostruzionismo
,
e
quel
disegno
,
dettato
dalla
paura
del
moto
o
del
troppo
rapido
moto
,
fu
mandato
in
aria
,
con
la
conseguenza
(
analoga
a
quella
che
,
contemporaneamente
e
tra
altre
circostanze
,
si
ebbe
in
Francia
)
di
un
più
risoluto
avviamento
liberale
.
La
società
europea
andava
tutta
a
democrazia
,
come
si
diceva
,
e
meglio
si
sarebbe
detto
che
usciva
dalla
tutela
di
ristretti
gruppi
dirigenti
,
di
quelle
aristocrazie
liberali
che
l
'
avevano
guidata
nelle
rivoluzioni
e
nel
nuovo
ordinamento
degli
stati
,
e
veniva
formando
una
sua
classe
politica
più
varia
e
più
mobile
,
com
'
era
richiesto
dalla
grande
varietà
e
mobilità
degl
'
interessi
e
bisogni
da
far
valere
e
da
contemperare
.
Manifestazione
e
strumento
di
questa
incessante
progressione
erano
i
consecutivi
allargamenti
del
suffragio
,
che
,
in
quasi
tutti
i
paesi
dell
'
Europa
,
misero
capo
al
suffragio
universale
,
altre
volte
istituito
o
adoperato
per
intenti
di
conservazione
e
di
reazione
,
e
ora
servente
al
contrario
,
al
movimento
e
al
progresso
.
La
Francia
lo
aveva
ricevuto
in
eredità
dalla
seconda
Repubblica
e
dal
secondo
Impero
;
l
'
Italia
,
dopo
la
riforma
dell'82
,
che
quadruplicò
o
quintuplicò
il
numero
degli
elettori
,
lo
ebbe
nel
1912;
il
Belgio
,
che
aveva
ancora
il
sistema
censitario
,
lo
adottò
fin
dal
'92
,
temperato
dal
voto
plurimo
,
e
pur
con
questo
portando
al
decuplo
i
partecipanti
alle
urne
;
l
'
Austria
,
che
già
aveva
allargato
il
suffragio
nel
'96
,
si
appigliò
a
quello
universale
nel
1907
,
con
la
speranza
di
metter
giù
,
con
le
passioni
e
le
lotte
della
democrazia
e
delle
classi
lavoratrici
,
gl
'
indomabili
contrasti
delle
sue
molteplici
nazionalità
;
e
così
nella
maggior
parte
degli
altri
stati
europei
,
compresi
quelli
della
Germania
(
il
Baden
nel
1904
,
la
Baviera
e
il
Württemberg
nel
1906
)
,
ma
non
la
Prussia
,
che
con
la
riforma
del
'93
aveva
provveduto
ad
assicurare
la
prevalenza
dei
conservatori
e
del
centro
,
e
poi
si
restrinse
a
ritoccare
la
ripartizione
dei
collegi
e
aumentare
di
una
decina
il
numero
dei
deputati
.
Nella
Svizzera
,
la
costituzione
fu
più
volte
riveduta
,
e
si
fece
perfino
esperimento
di
governo
diretto
del
popolo
,
sia
come
iniziativa
sia
come
referendum
o
sanzione
.
L
'
Inghilterra
,
con
la
riforma
dell'85
,
aumentò
di
due
milioni
e
mezzo
il
corpo
elettorale
;
ma
il
maggior
suo
progresso
verso
il
regime
popolare
fu
la
preponderanza
,
e
anzi
l
'
assoluto
potere
,
attribuito
alla
Camera
dei
comuni
rispetto
a
quella
dei
signori
;
il
che
era
stato
messo
in
programma
dal
Gladstone
nell
'
ultimo
suo
discorso
,
nel
'94
,
e
diè
origine
a
un
conflitto
,
che
,
scoppiato
in
occasione
di
un
'
aggravata
imposta
sul
reddito
,
durò
circa
tre
anni
,
dal
1908
al
1911
,
nel
quale
i
liberali
ebbero
alleati
i
deputati
operai
e
gl
'
irlandesi
,
ma
raggiunsero
il
loro
fine
,
essendo
stato
tolto
alla
Camera
dei
signori
il
diritto
di
respingere
leggi
finanziarie
e
tutte
le
altre
che
,
respinte
dapprima
da
essa
,
la
Camera
dei
comuni
avrebbe
approvato
in
tre
sessioni
,
passati
due
anni
.
Anche
si
vennero
introducendo
,
più
o
meno
in
ogni
paese
,
stipendi
o
indennità
ai
rappresentanti
del
popolo
,
la
qual
cosa
era
altresì
necessaria
posta
la
trasformazione
della
classe
politica
,
che
prima
si
traeva
principalmente
dal
ceto
dei
proprietari
di
terre
e
dell
'
alta
borghesia
.
Le
monarchie
,
che
sussistevano
in
quasi
tutti
gli
stati
con
regimi
parlamentari
,
presero
aspetto
molto
modesto
,
perché
l
'
impulso
politico
effettivo
non
veniva
più
da
quella
parte
;
ma
erano
circondate
di
rispetto
in
quanto
stavano
di
sopra
alle
battaglie
dei
partiti
,
custodi
delle
comuni
libertà
statutarie
,
ed
esercitavano
un
ufficio
mediatore
e
moderatore
.
Su
questa
tranquilla
scena
monarchica
europea
l
'
entrata
fragorosa
dell
'
imperatore
Guglielmo
II
,
e
la
pompa
che
gli
piacque
fare
del
suo
potere
regale
e
della
sua
stessa
persona
,
suscitarono
alla
prima
,
per
la
loro
novità
,
una
mista
impressione
,
tra
di
meraviglia
che
ammirava
e
meraviglia
che
scoteva
il
capo
dubitosa
,
sulla
quale
prevalse
,
infine
,
l
'
altra
di
uno
spettacolo
che
avesse
del
carnevalesco
:
non
senza
precedenti
,
del
resto
,
in
Prussia
,
se
già
cinquant
'
anni
innanzi
lo
Heine
aveva
satireggiato
coteste
parodie
del
passato
e
cotesti
miscugli
"
von
gothischem
Wahn
und
modernem
Lug
"
;
di
delirio
gotico
e
di
falsità
moderna
.
Ma
alla
perfine
,
sebbene
tardi
,
dopo
ripetuti
gesti
smisurati
e
parole
pericolose
di
quell
'
imperatore
,
e
segnatamente
dopo
l
'
imprudente
intervista
pubblicata
nel
1908
dal
"
Daily
Telegraph
"
,
nella
Germania
stessa
si
ebbe
una
rivolta
della
pubblica
opinione
e
del
parlamento
;
ed
egli
dové
promettere
di
osservare
meglio
la
legge
del
riserbo
e
del
silenzio
,
che
era
la
lex
regia
dei
nuovi
tempi
.
Poiché
la
forma
del
libero
reggimento
,
fatta
propria
oramai
della
società
europea
,
si
stimava
segno
e
condizione
di
civiltà
,
era
naturale
che
si
bramasse
di
vederla
via
via
attuata
dappertutto
;
e
nei
paesi
dove
ancora
essa
non
era
,
ne
sorgevano
domande
,
e
,
se
non
nascevano
spontanee
,
vi
erano
importate
o
suggerite
dall
'
esempio
e
dalla
pubblicistica
dell
'
Europa
occidentale
e
media
.
La
grande
lacuna
era
pur
sempre
nell
'
Europa
orientale
,
nella
Russia
autocratica
e
nella
Polonia
oppressa
;
e
perciò
il
liberalismo
europeo
aborriva
lo
czarismo
e
non
cessava
di
sollecitarne
col
desiderio
la
caduta
o
la
riforma
.
Alessandro
II
,
come
si
è
detto
,
aveva
interrotto
la
sua
opera
di
riforma
a
causa
dell
'
insurrezione
polacca
e
altresì
dell
'
immaturità
politica
del
popolo
russo
.
Questa
immaturità
si
dimostrava
anche
nei
modi
che
tenevano
i
rivoluzionari
russi
,
imbevuti
delle
più
estreme
dottrine
occidentali
,
da
essi
portate
al
delirio
della
universale
distruzione
,
i
quali
,
disdegnando
e
irridendo
i
pochi
tra
loro
non
già
semplicemente
raziocinanti
ma
ragionevoli
,
sempre
più
si
accesero
nel
pensiero
di
saltar
sopra
l
'
èra
liberale
o
borghese
,
come
la
chiamavano
,
e
attuare
in
Russia
o
il
pieno
comunismo
o
il
paradiso
dell
'
anarchismo
:
un
saltare
che
(
per
rendere
ben
chiaro
il
suo
riposto
concetto
)
non
era
poi
altro
che
un
voler
far
di
meno
della
riforma
politica
e
morale
per
attingerne
una
affatto
economica
,
nella
quale
il
problema
morale
e
politico
sarebbe
stato
risoluto
solo
in
quanto
sommerso
e
negato
in
un
economico
o
materialistico
misticismo
.
Vi
s
'
immischiarono
le
donne
,
in
buon
numero
provenienti
da
famiglie
della
nobiltà
,
fantastiche
e
consequenziarie
,
ribelli
e
,
tra
le
eccitazioni
dell
'
odio
forsennato
,
con
impeti
generosi
e
pronte
all
'
eroico
sacrificio
:
studentesse
che
si
erano
recate
all
'
estero
,
perfezionandovisi
nei
conciliaboli
degli
emigrati
,
e
che
,
costrette
a
tornare
in
patria
,
si
proposero
di
"
andare
al
popolo
"
,
di
svegliare
le
plebi
di
città
e
,
più
,
i
contadini
,
e
muoverli
ai
loro
disegni
di
radicale
palingenesi
;
nel
che
i
frutti
raccolti
furono
scarsi
.
Ma
anche
si
strinsero
allora
tra
i
rivoluzionari
società
segrete
per
la
"
propaganda
dell
'
atto
"
,
per
gli
attentati
terroristici
contro
lo
czar
,
i
granduchi
,
i
ministri
,
i
governatori
,
a
giustizia
e
vendetta
contro
la
durezza
e
crudeltà
della
polizia
imperiale
,
e
a
protesta
contro
l
'
intollerabile
forma
di
quello
stato
.
Questa
pratica
degli
attentati
,
iniziatasi
già
prima
del
'70
,
crebbe
di
frequenza
nel
decennio
seguente
,
e
ve
ne
furono
di
famosi
come
quello
della
Zasuli
?
,
esempio
e
incitamento
a
una
sequela
di
altri
consimili
.
Nella
peggior
furia
degli
atti
terroristici
,
il
Loris
Melikov
,
nominato
governatore
di
Pietroburgo
e
messo
a
capo
di
una
commissione
fornita
di
poteri
dittatoriali
per
reprimerli
,
pensò
di
spezzare
il
circolo
tra
terrorismo
di
governo
e
terrorismo
di
rivoluzionari
e
consigliò
la
ripresa
delle
riforme
e
,
se
non
proprio
un
parlamento
nazionale
,
un
ravvivamento
dei
parlamenti
provinciali
,
una
certa
libertà
di
stampa
e
di
critica
politica
,
la
convocazione
di
un
'
assemblea
di
notabili
e
la
più
severa
vigilanza
contro
gli
eccessi
e
gli
arbitrii
dei
funzionari
;
e
lo
czar
consentiva
a
queste
proposte
,
quando
il
giorno
stesso
che
aveva
ricevuto
la
relazione
che
le
conteneva
,
il
13
marzo
dell'81
,
rimase
vittima
di
un
nuovo
attentato
tra
i
parecchi
già
fatti
contro
la
sua
persona
.
Il
figlio
,
Alessandro
III
,
mise
subito
da
parte
ogni
pensiero
di
riforme
,
riaffermò
il
rigido
autocratismo
e
il
russofilismo
contro
ogni
contagio
d
'
idee
occidentali
,
protesse
la
chiesa
ortodossa
avversando
le
altre
e
perseguitando
gli
ebrei
,
diffidò
delle
università
e
restrinse
il
numero
degli
studenti
che
potevano
frequentarle
,
purgò
le
liste
dei
giurati
,
soffocò
ogni
vita
dell
'
intelletto
,
sebbene
desse
cure
all
'
economia
del
paese
,
che
fu
alimentata
dai
prestiti
ottenuti
in
Europa
e
specialmente
in
Francia
,
pro
movesse
il
commercio
,
che
allora
prese
a
fiorire
;
e
costruisse
la
grande
ferrovia
siberiana
.
L
'
epidemia
degli
attentati
terroristici
era
andata
scemando
per
intimo
esaurimento
,
e
poteva
dirsi
quasi
finita
,
superato
quel
metodo
dall
'
altro
che
ora
predicavano
i
socialisti
russi
passati
dalla
scuola
del
Bakunin
a
quella
del
Marx
.
Sulla
fine
del
secolo
,
si
notava
in
Russia
il
sorgere
di
una
nuova
gente
,
opposta
alle
idee
dei
vecchi
russi
,
e
con
tendenze
occidentali
e
liberali
,
e
,
nei
primi
del
secolo
seguente
,
anche
tra
gli
emigrati
si
tennero
riunioni
e
discussioni
;
e
in
quel
tempo
si
disegnò
per
la
prima
volta
un
partito
costituzionale
democratico
(
o
"
cadetti
"
)
,
mentre
i
socialisti
si
dividevano
in
moderati
e
maggioritari
(
"
bolscevichi
"
)
.
Ma
neppure
nel
primo
decennio
del
nuovo
czar
,
Nicola
II
,
si
ebbero
accenni
di
cangiato
orientamento
politico
,
fino
a
quando
l
'
infelice
guerra
col
Giappone
diè
l
'
abbrivo
e
,
tra
le
acclamazioni
e
le
minacce
,
le
feste
e
i
disordini
,
l
'
entusiasmo
e
i
delitti
,
e
gli
altri
consimili
accompagnamenti
delle
rivoluzioni
,
e
col
non
meno
consueto
pencolare
ed
esitare
da
parte
dei
governi
,
che
cedono
a
poco
a
poco
,
e
prima
promettono
riforme
,
poi
consulte
e
infine
assemblee
legislative
,
la
Russia
ebbe
nel
1905
il
suo
primo
parlamento
nazionale
,
che
si
aprì
nel
maggio
del
1906
.
Il
pericolo
era
nel
contemporaneo
concorso
ed
intreccio
di
due
movimenti
di
natura
diversa
,
il
politico
e
l
'
agrario
,
destinati
a
ostacolarsi
a
vicenda
,
perché
,
per
non
dir
altro
,
il
gruppo
più
importante
e
più
capace
dei
deputati
eletti
,
quello
costituzionale
democratico
,
per
non
lasciarsi
soverchiare
dai
socialisti
,
aveva
incluso
nel
programma
politico
l
'
espropriazione
delle
terre
,
sebbene
non
senza
compenso
e
con
questo
gli
era
tolto
di
unirsi
ad
altri
gruppi
liberali
ma
moderati
;
e
il
governo
,
che
rappresentava
il
regime
autoritario
,
si
faceva
a
sua
volta
promotore
di
radicali
riforme
agrarie
per
accrescere
la
confusione
e
per
indebolire
l
'
autorità
del
parlamento
.
Da
ciò
due
consecutive
dissoluzioni
della
Camera
o
"
Duma
"
,
seguite
da
leggi
elettorali
sempre
più
restrittive
,
che
portarono
alla
terza
Duma
,
del
1907
,
nella
quale
preponderarono
i
conservatori
,
ma
che
pure
non
fu
reazionaria
e
svolse
opera
di
critica
sulla
pubblica
amministrazione
disonestissima
.
Le
leggi
da
essa
votate
erano
sottoposte
all
'
approvazione
e
all
'
emendamento
del
Consiglio
dell
'
Impero
,
mentre
,
d
'
altra
parte
,
il
ministro
Stolypin
,
che
escludeva
il
sistema
parlamentare
ma
accettava
il
costituzionale
,
faceva
votare
la
legge
sui
contadini
,
la
quale
disciolse
vieppiù
le
comunanze
agricole
,
facilitò
gli
acquisti
delle
terre
da
parte
dei
singoli
e
diè
esistenza
ad
alcuni
milioni
di
contadini
piccoli
proprietari
.
Pure
,
nonostante
il
fondamentale
assolutismo
che
perdurava
tenace
e
lo
scarso
rispetto
per
le
libertà
fondamentali
,
e
il
pericolo
sempre
minacciante
di
un
ritiro
della
libertà
concessa
e
di
una
reazione
,
e
la
debole
consistenza
dello
spirito
schiettamente
liberale
nel
popolo
russo
,
un
embrione
di
vita
libera
si
era
formato
anche
colà
.
Circa
lo
stesso
tempo
cominciava
,
con
l
'
adottamento
non
più
dei
soli
istituti
militari
e
di
altre
cose
tecniche
ma
con
quello
delle
forme
liberali
occidentali
,
la
nuova
storia
della
Turchia
,
dove
,
formatosi
il
Comitato
per
l
'
unione
e
progresso
che
domandava
che
si
mettesse
in
atto
la
costituzione
annunziata
dal
sultano
trent
'
anni
innanzi
,
nel
'77
,
quando
quegli
volle
giocare
di
furberia
verso
le
potenze
e
i
popoli
europei
,
i
Giovani
turchi
nel
1908
imposero
,
con
la
forza
della
rivolta
,
l
'
apertura
di
un
parlamento
del
popolo
della
Turchia
,
comprendente
le
varie
nazionalità
,
con
dugentocinquanta
deputati
,
dei
quali
una
quarantina
cristiani
e
alcuni
ebrei
.
Anche
questo
parlamento
,
fra
tentativi
di
controrivoluzioni
e
di
colpi
di
stato
e
violenze
d
'
ogni
sorta
,
formalmente
durò
,
e
una
copiosa
stampa
politica
fiorì
in
Turchia
,
e
una
sorta
di
separazione
tra
chiesa
e
stato
fu
avviata
,
che
dissociava
la
personalità
politica
del
turco
da
quella
dell
'
islamita
.
E
,
in
rapporto
all
'
efficacia
che
la
forma
statale
dominante
in
Europa
aveva
nel
mondo
tutto
,
basta
ricordare
che
il
Giappone
,
costretto
a
uscire
per
opera
degli
Stati
Uniti
e
dell
'
Inghilterra
dal
suo
chiuso
isolamento
,
e
rapidamente
apprendendo
il
nuovo
costume
,
passò
in
breve
volgere
d
'
anni
dal
feudalismo
alla
monarchia
amministrativa
,
e
da
questa
,
nel
'90
,
alla
monarchia
costituzionale
sul
modello
tedesco
,
con
congiunta
opposizione
che
tendeva
a
spingerlo
ancora
innanzi
,
dal
modello
tedesco
a
quello
inglese
.
Certo
,
la
mera
forma
istituzionale
e
giuridica
,
se
ha
la
sua
importanza
,
non
basta
a
segnare
il
grado
di
libertà
di
un
popolo
e
neppure
ad
assicurare
della
reale
esistenza
di
questa
libertà
,
perché
vi
sono
forme
vuote
e
altre
poco
o
così
stranamente
riempite
da
dar
luogo
a
discorrere
di
un
"
parlamentarismo
d
'
apparenza
"
,
come
fu
definito
nel
primo
tempo
quello
russo
e
il
diverso
,
ma
in
ciò
simile
,
dei
Giovani
turchi
.
Nemmeno
il
suffragio
più
o
meno
largo
o
addirittura
universale
dice
nulla
sulla
estensione
e
profondità
del
liberalismo
,
essendovi
in
certi
casi
maggior
sentimento
e
costume
e
azione
liberale
in
paesi
con
suffragio
meno
largo
che
non
in
altri
che
l
'
hanno
larghissimo
,
ed
essendo
,
come
si
è
ricordato
,
quello
universale
molte
volte
assai
caro
ai
nemici
della
libertà
,
feudali
,
preti
,
re
e
capipopolo
o
avventurieri
.
L
'
Inghilterra
aveva
suffragio
più
ristretto
che
non
la
Francia
o
l
'
Italia
o
la
stessa
Germania
,
con
le
condizioni
poste
agli
elettori
del
possesso
di
propria
casa
o
di
un
determinato
censo
rappresentato
dal
fitto
dell
'
abitazione
,
e
altrettali
requisiti
;
e
tuttavia
la
sua
vita
di
libertà
,
come
non
era
inferiore
a
quella
della
Francia
e
dell
'
Italia
,
era
certamente
di
gran
lunga
superiore
a
quella
della
Germania
.
La
Spagna
aveva
larghissimo
il
suffragio
e
nondimeno
nel
fatto
la
sua
politica
era
condotta
dal
re
,
che
si
appoggiava
sull
'
esercito
e
sul
clero
,
e
poca
differenza
facevano
le
alternanze
al
governo
dei
Cánovas
e
Sagasta
,
dei
moderati
e
progressisti
,
mentre
la
cultura
non
aveva
autorità
e
vigore
e
rimaneva
in
gran
parte
accademicamente
oratoria
;
nell
'
Austria
,
le
baruffe
del
parlamento
erano
in
rapporto
non
alla
intensità
dell
'
opera
politica
ma
alle
gelosie
e
agli
odii
tra
le
nazioni
dell
'
Impero
,
e
sopra
tutti
quei
contrasti
regnava
veramente
quel
che
si
chiamava
lo
spirito
austriaco
,
della
nobiltà
di
corte
e
dei
funzionari
,
e
per
lunghi
tratti
il
governo
fu
,
sotto
parvenze
parlamentari
,
assolutistico
;
nell
'
Ungheria
dominavano
i
magiari
con
modi
sovente
assoluti
,
restrizione
del
diritto
di
associazione
e
di
parola
,
infrenamento
o
corruzione
della
stampa
,
commissari
regi
nei
municipi
e
simili
,
e
quando
nel
1913
fu
riformato
l
'
elettorato
,
si
provvide
a
farlo
in
guisa
che
il
potere
non
isfuggisse
di
mano
alla
minoranza
magiara
.
La
realtà
della
vita
libera
di
un
popolo
sta
veramente
nella
forza
che
vi
esercita
la
pubblica
opinione
e
nella
qualità
della
classe
politica
che
lo
guida
;
e
quanto
fosse
grande
l
'
amor
della
patria
e
dello
stato
,
quanto
l
'
ardimento
d
'
imprendere
o
di
accettare
le
innovazioni
che
si
chiedevano
per
l
'
avanzamento
del
popolo
,
quanta
la
sagacia
e
la
prudenza
della
classe
politica
inglese
,
della
francese
,
della
italiana
,
dal
Cavour
al
Giolitti
,
meriterebbe
di
essere
particolarmente
illustrato
per
utilità
di
ammaestramento
,
per
dovere
di
gratitudine
e
anche
per
espiazione
degli
ingiusti
giudizi
,
che
le
disfrenate
passioni
di
parte
fecero
dare
sovente
di
quegli
uomini
,
delle
contumelie
e
delle
calunnie
onde
furono
assaliti
,
della
superficialità
con
la
quale
,
per
alcuni
mali
non
sempre
evitati
o
evitabili
e
pei
cosiddetti
"
scandali
"
che
ne
seguivano
(
il
"
Panama
"
in
Francia
,
la
"
Banca
romana
"
in
Italia
)
,
si
gettava
una
sorta
di
diffidenza
e
di
scredito
sopra
intere
classi
politiche
,
le
quali
adempivano
nobilmente
il
proprio
dovere
.
Singolare
fu
in
questo
riguardo
la
condizione
del
popolo
tedesco
,
forse
il
meglio
istruito
e
il
più
ordinatamente
laborioso
fra
tutti
di
Europa
,
che
della
nuova
unità
e
potenza
a
cui
era
salita
la
Germania
si
giovò
per
crescere
stupendamente
di
industrie
,
commerci
,
scienza
e
tecnica
e
dottrina
e
cultura
d
'
ogni
sorta
,
e
tuttavia
,
se
sapeva
esprimere
da
sé
una
classe
di
capaci
e
probi
amministratori
e
burocrati
e
un
'
altra
di
valentissimi
militari
(
burocrazia
e
militarismo
tradizionali
in
Prussia
)
,
non
seppe
formarne
una
di
uomini
propriamente
politici
.
La
scarsezza
del
senso
politico
nei
tedeschi
fu
allora
più
volte
notata
da
tedeschi
stessi
,
meravigliando
di
questa
strana
manchevolezza
tra
l
'
eccellenza
da
tutto
il
rimanente
;
ma
solo
più
tardi
si
comprese
la
gravità
di
tale
manchevolezza
e
si
pensò
di
sottoporla
a
un
'
analisi
e
a
un
'
eziologia
adeguate
.
Abbondavano
in
quella
vece
i
dotti
e
i
professori
con
quel
certo
che
di
limitato
e
d
'
ingenuo
,
e
spesso
di
credulo
e
di
puerile
nel
giudizio
delle
cose
pratiche
e
pubbliche
,
che
è
proprio
del
loro
intelletto
e
del
loro
modo
di
vita
,
ai
quali
gradivano
gli
atteggiamenti
e
le
parole
forti
del
Bismarck
,
e
l
'
"
Oderint
dum
metuant
"
,
e
il
"
Noi
tedeschi
temiamo
Dio
e
nient
'
altro
al
mondo
"
del
discorso
dell'88;
ed
essi
glorificavano
nelle
loro
storie
i
"
duri
uomini
del
sangue
"
che
avevano
temprato
,
a
dir
loro
,
la
Germania
;
essi
contribuivano
a
coltivare
sulle
labbra
del
filisteo
tedesco
il
cosiddetto
"
Sedanlächeln
"
,
sorriso
di
Sedan
,
il
sentimento
di
superiorità
sugli
altri
popoli
,
il
dispregio
per
le
decadenti
o
decadute
razze
latine
,
per
la
loro
corruttela
morale
,
per
le
loro
miserabili
contese
parlamentari
,
perfino
per
l
'
Inghilterra
,
paese
di
spurio
germanesimo
,
popolo
di
mercanti
e
non
di
guerrieri
.
Profusa
era
la
loro
letteratura
di
teorie
sullo
stato
,
all
'
opposto
della
parsimonia
in
questa
parte
degl
'
inglesi
e
della
povertà
degli
americani
,
i
quali
,
come
scrive
il
Bryce
,
non
sapevano
che
cosa
farsi
di
teorie
in
quella
materia
;
paghi
di
fondare
le
loro
idee
costituzionali
sulla
legge
e
sulla
storia
.
Il
Bismarck
non
pregiava
i
professori
e
volentieri
li
scherniva
,
ammonendoli
ironicamente
che
"
la
politica
non
è
una
scienza
esatta
,
come
i
signori
professori
opinano
"
;
ma
egli
non
aveva
certo
lavorato
a
creare
o
a
preparare
un
'
altra
classe
politica
mercé
dibattiti
di
parlamento
,
lotte
di
partiti
,
avvicendamento
nel
governo
,
vivace
ricambio
tra
il
popolo
e
i
suoi
rappresentanti
,
e
,
come
Max
Weber
dimostrò
poi
in
un
esame
di
coscienza
nazionale
al
quale
con
alto
animo
di
cittadino
sottomise
il
suo
popolo
,
lasciò
che
la
politica
scendesse
dall
'
alto
,
attraverso
la
fedele
e
sedula
burocrazia
,
esecuzione
del
pensiero
e
della
volontà
di
un
cancelliere
,
grandissimo
o
piccolissimo
,
e
di
un
imperatore
,
savio
o
poco
savio
.
Anche
quel
drappello
di
uomini
politici
che
erano
passati
per
le
esperienze
del
'48
e
per
le
più
recenti
della
Camera
prussiana
dopo
il
'60
,
fu
messo
da
parte
e
,
sparendo
via
via
per
ritiro
dalla
politica
e
per
morte
dei
suoi
componenti
,
non
ebbe
successori
.
Così
venne
innanzi
una
nuova
generazione
di
statisti
,
della
quale
si
sono
testé
conosciute
le
figure
nelle
memorie
del
Bülow
,
tipico
l
'
autore
medesimo
di
esse
,
che
fu
il
terzo
successore
del
Bismarck
nel
cancellierato
,
per
una
sorta
d
'
inconsapevolezza
di
quel
che
sia
l
'
ufficio
di
colui
che
governa
le
sorti
di
un
popolo
e
della
responsabilità
che
gli
spetta
innanzi
ai
concittadini
e
alla
storia
.
I
soli
partiti
che
in
qualche
modo
mantennero
fisionomia
politica
furono
,
per
avventura
,
quelli
che
il
Bismarck
perseguitò
e
volle
estirpare
,
il
centro
cattolico
e
i
socialisti
,
che
avevano
una
lor
fede
e
una
loro
idea
,
non
obbedivano
al
cenno
dei
governanti
e
non
decaddero
a
semplici
rappresentanti
in
parlamento
degl
'
interessi
dell
'
agricoltura
e
dell
'
industria
,
o
di
questo
e
quel
ramo
dell
'
industria
.
La
persecuzione
del
Bismarck
contro
i
cattolici
tedeschi
è
stata
riportata
al
pericolo
che
egli
scorgeva
in
quelli
come
superstiti
del
partito
austriaco
e
antiprussiano
in
Germania
,
agli
imbarazzi
che
gli
suscitavano
o
potevano
suscitargli
mercé
il
clero
cattolico
della
Posnania
,
ai
loro
rapporti
col
partito
guelfo
o
annoveriano
,
e
alla
loro
ubbidienza
verso
la
potenza
extranazionale
del
papato
,
on
de
,
prima
ancora
dei
legittimisti
francesi
,
pretesero
sforzare
il
nuovo
impero
a
un
intervento
militare
per
restituire
in
Roma
il
potere
temporale
.
Ma
forse
nessuno
di
questi
motivi
,
e
neppure
tutti
insieme
,
giustificano
la
forma
che
prese
la
repressione
bismarckiana
,
se
non
si
mettano
per
qualche
parte
nel
conto
l
'
ira
,
cattiva
consigliera
,
e
l
'
ebrezza
,
che
accompagna
l
'
onnipotenza
e
che
finisce
col
non
far
vedere
i
limiti
che
questa
ha
nella
natura
stessa
delle
cose
.
Nel
dicembre
del
'71
,
egli
volle
che
s
'
inserisse
nel
codice
penale
uno
speciale
paragrafo
riguardante
l
'
abuso
del
pulpito
per
fini
politici
,
abolì
la
sezione
per
gli
affari
cattolici
nel
ministero
prussiano
,
presentò
un
disegno
di
legge
per
la
vigilanza
sulle
scuole
cattoliche
;
nel
'72
,
disciolse
le
case
dei
gesuiti
e
le
congregazioni
affini
ed
espulse
i
gesuiti
non
tedeschi
;
con
le
leggi
del
maggio
'73
prescrisse
,
per
la
preparazione
degli
ecclesiastici
cattolici
,
la
frequenza
delle
università
e
,
per
la
nomina
,
la
presentazione
dei
nomi
ai
presidi
delle
provincie
,
creò
un
tribunale
regio
per
le
cose
ecclesiastiche
,
regolò
il
diritto
disciplinare
e
correzionale
della
chiesa
;
nel
'74
,
stabilì
il
matrimonio
civile
obbligatorio
,
estese
all
'
Impero
la
legge
prussiana
sullo
stato
civile
,
provvide
con
legge
all
'
internamento
o
all
'
espulsione
degli
ecclesiastici
che
erano
stati
deposti
e
pur
continuavano
negli
atti
del
loro
ufficio
;
nel
'75
cancellò
gli
articoli
della
costituzione
prussiana
sulle
libertà
della
chiesa
,
tolse
ai
vescovi
e
ai
parroci
i
sussidi
dello
stato
se
non
si
sottoponessero
alle
sue
leggi
e
decreti
,
abolì
tutti
gli
ordini
e
le
congregazioni
,
salvo
quelli
per
la
cura
degli
infermi
;
nel
'76
,
presentò
una
legge
sulla
proprietà
ecclesiastica
.
Ma
i
cattolici
,
a
questa
pioggia
dirotta
di
leggi
e
provvedimenti
contro
la
loro
chiesa
,
si
strinsero
intorno
alloro
clero
e
ai
loro
vescovi
,
i
quali
si
lasciarono
deporre
e
perseguitare
senza
mai
cedere
,
e
le
associazioni
cattoliche
si
accrebbero
e
la
stampa
cattolica
ebbe
nuovo
impeto
e
maggiore
diffusione
;
mentre
il
papa
,
da
Roma
,
protestava
,
inveiva
e
condannava
.
Il
Bismarck
perse
a
tal
segno
la
testa
da
chiedere
ragione
al
governo
italiano
delle
parole
e
degli
atti
del
papa
,
il
quale
,
libero
nel
Vaticano
,
non
poteva
essere
da
lui
piegato
e
tenuto
a
segno
,
come
in
altri
tempi
si
sarebbe
potuto
,
con
la
forza
di
una
nave
o
di
uno
sbarco
a
Civitavecchia
;
e
incontrò
non
solo
il
non
luogo
a
risposta
degli
uomini
di
stato
italiani
,
ma
il
loro
sorriso
per
la
furia
e
l
'
inesperienza
onde
era
entrato
in
rissa
coi
preti
,
che
vanno
trattati
altrimenti
.
In
effetto
,
egli
stesso
a
poco
a
poco
si
accorse
di
essersi
cacciato
in
un
vicolo
cieco
;
e
,
mentre
la
riflessione
succedeva
agli
impulsi
dell
'
ira
e
della
prepotenza
,
non
solo
erano
venute
meno
le
cagioni
del
suo
primitivo
allarme
contro
i
cattolici
austriacanti
,
annoveriani
,
polacchi
e
papalini
,
ma
egli
cominciò
a
provar
bisogno
dell
'
aiuto
del
centro
cattolico
da
aggiungere
ai
conservatori
tedeschi
per
il
distacco
che
disegnava
di
compiere
dai
nazionali
liberali
,
dei
quali
si
era
servito
fin
allora
.
Onde
colui
che
aveva
dichiarato
che
non
sarebbe
mai
andato
a
Canossa
,
andò
a
Canossa
,
e
intraprese
nell'80
negoziati
col
nunzio
,
e
poi
nell'82
richiamò
quasi
tutti
i
vescovi
deposti
e
mitigò
le
leggi
emanate
,
e
da
allora
via
via
,
nel
corso
di
un
decennio
,
tutta
quella
legislazione
di
guerra
svanì
,
appena
sopravanzandone
qualche
frammento
,
come
lo
stato
civile
e
l
'
abolizione
degli
articoli
relativi
ai
cattolici
della
costituzione
prussiana
del
'50;
e
così
si
offerse
chiara
dimostrazione
della
inutilità
e
inconseguibilità
del
fine
per
cui
quella
persecuzione
era
stata
agitata
.
Il
Bismarck
disse
allora
che
la
questione
di
principio
rimaneva
insoluta
e
che
"
l
'
antichissima
lotta
tra
preti
e
re
non
era
arrivata
in
Germania
a
una
finale
conclusione
"
;
giacché
solo
in
quei
termini
antiquati
,
di
autorità
regia
e
di
autorità
chiesastica
,
egli
riusciva
a
concepirla
.
Ma
dai
compiacenti
professori
prussiani
l
'
aveva
lasciata
,
invece
,
decorare
del
nome
di
Kulturkampf
o
"
lotta
per
la
cultura
"
,
una
denominazione
che
i
cattolici
tradussero
sarcasticamente
nell
'
altra
di
"
lotta
contro
la
cultura
"
,
e
non
avevano
del
tutto
torto
,
perché
sforzare
con
la
violenza
le
coscienze
non
è
cultura
;
né
,
d
'
altra
parte
,
in
Germania
,
paese
pluriconfessionale
,
nel
quale
i
cattolici
sono
poco
più
che
un
terzo
della
popolazione
,
e
paese
di
fiorente
cultura
e
dove
grande
è
l
'
autorità
della
scienza
e
della
critica
,
c
'
era
necessità
d
'
indire
un
'
apposita
ed
aspra
guerra
per
la
cultura
.
Un
più
genuino
Kulturkampf
si
combatteva
allora
nei
paesi
cattolici
,
una
lotta
iniziata
già
da
oltre
un
secolo
dalle
loro
monarchie
assolute
,
che
sciolsero
a
grado
a
grado
lo
stato
da
soggezione
e
vincoli
teocratici
,
e
proseguita
dai
governi
liberali
con
la
consapevolezza
,
che
in
quelle
monarchie
non
poteva
ancora
esserci
,
della
vera
qualità
del
conflitto
,
che
tendeva
a
sostituire
cultura
a
cultura
,
pensiero
a
pensiero
,
o
,
come
qui
possiamo
dire
,
religione
a
religione
.
In
quest
'
opera
di
sostituzione
,
la
violenza
era
esclusa
,
non
solo
per
la
sua
riconosciuta
labilità
e
inefficacia
nelle
cose
spirituali
,
ma
per
l
'
assunto
principio
di
libertà
,
che
conveniva
tener
fermo
a
ogni
patto
,
anche
con
temporanee
remissioni
di
fronte
all
'
avversario
e
temporanee
accettazioni
del
suo
sopravvento
.
Senza
dubbio
,
la
libera
discussione
e
la
propaganda
non
bastavano
sempre
,
perché
gli
ostacoli
frapposti
da
gruppi
sociali
e
da
alleanze
che
la
Chiesa
stringeva
con
le
forze
della
rozzezza
e
dell
'
ignoranza
,
rendevano
talvolta
necessario
passare
nel
campo
dell
'
azione
più
direttamente
pratica
e
politica
.
Pure
,
in
ciò
si
richiedevano
prudenza
e
delicatezza
grandi
per
non
istrappare
col
male
il
bene
,
o
parti
e
germi
di
bene
,
come
si
fa
chiaro
,
per
dar
qualche
esempio
,
nelle
difficoltà
riguardanti
l
'
insegnamento
religioso
nella
scuola
elementare
,
dove
,
introducendo
un
insegnamento
affatto
laico
ed
illuministico
,
si
corre
il
rischio
,
in
certi
casi
,
di
entrare
in
intridente
contrasto
con
l
'
educazione
familiare
e
materna
dei
bambini
e
scuotere
l
'
autorità
dei
genitori
;
o
nelle
altre
intorno
al
divorzio
,
dove
alle
resistenze
di
carattere
confessionale
si
uniscono
,
o
si
alternano
,
altre
dovute
a
riverenza
verso
l
'
istituto
familiare
e
alla
nobile
sollecitudine
di
porre
freno
all
'
eccessivo
ed
egoistico
individualismo
anche
a
prezzo
di
sacrifici
della
felicità
individuale
;
e
si
ripeta
il
medesimo
,
in
generale
,
per
tutto
quanto
si
riferisce
a
costumi
popolari
più
o
meno
superstiziosi
e
fanatici
,
che
si
devono
a
volta
a
volta
correggere
e
rispettare
,
vietare
e
lasciar
correre
.
Non
è
escluso
,
in
certi
casi
particolari
,
il
procedere
rigoroso
e
radicale
;
ma
,
perché
esso
riesca
al
suo
fine
,
si
richiede
che
dalla
parte
avversaria
si
sia
lavorato
,
con
le
improntitudini
e
con
le
offese
al
sentimento
morale
,
a
prepararne
le
condizioni
favorevoli
e
a
giustificarne
l
'
uso
.
Questo
processo
,
che
si
chiamò
di
"
laicizzamento
"
,
si
osserva
a
quel
tempo
in
Italia
,
che
,
nel
suo
formarsi
a
stato
unitario
e
liberale
,
aveva
tolto
via
il
potere
temporale
,
dai
migliori
tra
i
cattolici
non
più
difeso
e
,
per
i
modi
tenuti
dal
governo
papalino
,
diventato
oggetto
di
universale
vilipendio
,
e
aveva
portato
a
compimento
le
riforme
non
ancora
perfezionate
dalle
vecchie
monarchie
o
innanzi
a
cui
queste
si
erano
arrestate
:
abolizione
del
foro
ecclesiastico
e
di
altri
privilegi
del
clero
,
soppressioni
di
conventi
e
monasteri
e
incameramento
della
proprietà
ecclesiastica
,
esclusione
di
insegnamenti
teologici
dalle
università
,
e
via
discorrendo
;
e
vieppiù
ammodernava
l
'
educazione
e
la
cultura
.
In
tutto
questo
l
'
Italia
fu
agevolata
dalla
risoluzione
,
tra
dispettosa
e
speranzosa
,
che
prese
la
Chiesa
cattolica
,
di
appartarsi
,
essa
e
i
suoi
fedeli
,
dalla
vita
pubblica
italiana
,
vietando
ai
cattolici
di
essere
eletti
ed
elettori
nei
comizi
politici
e
solo
permettendo
la
loro
partecipazione
alle
elezioni
municipali
e
provinciali
e
alle
amministrazioni
locali
:
la
qual
cosa
impedì
un
partito
cattolico
o
clericale
nella
Camera
italiana
,
che
pesasse
nei
calcoli
dei
politici
per
voti
dati
o
negati
ai
ministeri
,
e
permise
di
procedere
con
maggiore
speditezza
così
nei
rapporti
con
la
Santa
Sede
,
che
rimasero
determinati
dalla
legge
detta
"
delle
guarentigie
"
,
come
in
tutti
i
provvedimenti
di
materia
ecclesiastica
o
riguardanti
la
pubblica
educazione
e
istruzione
.
Assai
tardi
,
dopo
più
di
un
trentennio
,
perdute
le
speranze
del
disgregamento
dello
stato
italiano
o
del
suo
abbattimento
mercé
le
armi
straniere
,
speranze
che
Pio
IX
e
più
ancora
Leone
XIII
avevano
a
lungo
nutrite
,
apparsa
definitiva
ed
evidente
la
sconfitta
,
toccata
al
papato
in
questa
parte
,
col
fatto
della
visita
che
il
presidente
della
Repubblica
francese
Loubet
rese
a
Roma
(
1904
)
,
il
nuovo
papa
Pio
X
venne
a
ufficiosi
accordi
col
governo
italiano
e
rimosse
il
divieto
posto
ai
cattolici
,
dei
quali
alcuni
deputati
,
pur
senza
costituirsi
per
allora
in
partito
,
comparvero
alla
Camera
.
Nel
corso
degli
ultimi
quarant
'
anni
,
un
gran
lavoro
si
era
compiuto
e
restava
come
ferma
base
:
lo
spirito
critico
si
era
irrobustito
e
diffuso
,
e
la
superiorità
del
pensiero
e
del
sapere
laico
era
diventata
tanta
che
gli
stessi
chierici
frequentavano
le
università
dello
stato
per
prepararsi
debitamente
alle
indagini
della
scienza
e
all
'
insegnamento
.
Scemato
il
clericalismo
,
anche
l
'
anticlericalismo
non
trovava
più
terreno
favorevole
e
se
ne
stava
a
battagliare
in
bassi
modi
col
basso
clericalismo
;
e
pareva
che
si
potesse
aspettare
l
'
ulteriore
estensione
della
cultura
laica
dal
corso
placido
delle
cose
,
dagli
atti
che
si
compivano
,
e
dai
libri
che
sl
scrivevano
e
da
tutti
si
leggevano
,
e
che
non
erano
certo
quelli
dei
preti
.
Più
lungo
travaglio
sostenne
e
maggiori
sforzi
dové
compiere
la
Francia
,
perché
i
clericali
,
che
durante
il
secondo
Impero
avevano
a
lungo
spadroneggiato
,
nei
primi
anni
della
terza
Repubblica
,
quando
credevano
imminente
una
restaurazione
legittimistica
,
si
comportarono
come
se
fossero
già
tornati
i
tempi
di
Carlo
X
,
celebrando
un
'
orgia
di
processioni
e
di
pellegrinaggi
,
protestando
per
il
papa
contro
l
'
Italia
e
la
sua
legislazione
ecclesiastica
,
chiedendo
una
guerra
per
riconsegnargli
Roma
.
Ciò
fu
tollerato
o
favorito
,
presidente
il
Mac
Mahon
,
quando
il
De
Broglie
reprimeva
le
opposte
manifestazioni
anticlericali
e
antitemporalistiche
e
vietava
,
dicendole
"
scene
di
empietà
"
,
le
esequie
puramente
civili
.
Molti
ostacoli
allo
stabililimento
della
Repubblica
parlamentare
vennero
dai
clericali
,
che
incoraggiavano
a
un
colpo
di
stato
il
Mac
Mahon
,
il
quale
nelle
cose
religiose
ed
ecclesiastiche
aveva
consigliere
monsignor
Dupanloup
.
Cosicché
l
'
assodarsi
della
Repubblica
parlamentare
e
la
lotta
contro
il
clericalismo
procedettero
congiunti
,
e
nel
'75
il
Gambetta
gettò
di
nuovo
il
grido
,
che
era
risonato
dieci
anni
innanzi
,
sul
"
clericalismo
che
è
il
vero
nemico
"
,
e
i
radicali
domandarono
fin
d
'
allora
la
separazione
dello
stato
dalla
chiesa
,
e
per
intanto
la
Camera
votò
nel
'77
un
ordine
del
giorno
imperativo
contro
le
manifestazioni
ultramontane
.
Seguirono
nel
'79
i
decreti
per
lo
scioglimento
e
la
dispersione
dei
gesuiti
e
delle
congregazioni
non
autorizzate
;
nell'81
,
l
'
insegnamento
elementare
,
che
per
effetto
della
legge
Falloux
rimaneva
nelle
mani
dei
frati
e
delle
monache
,
fu
laicizzato
e
fatto
obbligatorio
e
gratuito
e
contemporaneamente
s
'
istituì
l
'
insegnamento
laico
per
le
giovinette
;
nell'82
,
fu
dichiarata
la
"
neutralità
"
della
scuola
,
che
era
senza
dubbio
(
come
il
Simon
avvertiva
)
un
"
mito
"
,
ma
un
mito
per
l
'
appunto
della
religione
del
pensiero
e
della
critica
,
sostituita
a
quella
della
rivelazione
e
del
miracolo
;
nell'86
,
fu
prescritto
che
il
personale
insegnante
dovesse
esser
laico
.
Niente
giovò
,
a
impedire
che
si
andasse
innanzi
in
questa
strada
,
il
riconoscimento
che
,
per
consiglio
del
cardinale
Lavigerie
,
Leone
XIII
fece
della
Repubblica
,
abbandonando
i
suoi
antichi
alleati
legittimistici
,
perché
,
con
tutto
ciò
,
non
si
conseguì
l
'
intento
,
che
il
papa
carezzava
,
d
'
"
accepter
la
constitution
pour
changer
la
législation
"
.
La
catastrofe
fu
precipitata
dalla
battaglia
data
alla
Repubblica
dai
cattolici
nella
questione
Dreyfus
e
dal
contegno
che
tenne
in
essa
la
Curia
romana
.
Quella
ipocrita
ferocia
,
in
cui
pareva
riudire
dalle
bocche
dei
preti
il
detto
di
Caifas
:
"
Expedit
ut
unus
moriatur
homo
pro
populo
"
,
sdegnò
il
mondo
civile
;
quella
furia
clericale
sotto
maschera
patriottica
e
nazionalistica
aperse
gli
occhi
ai
repubblicani
:
onde
,
sconfitti
gli
antidreyfusiani
,
fu
sciolta
la
congregazione
degli
Assunzionisti
,
che
col
loro
giornale
"
La
Croix
"
,
erano
stati
i
più
impudenti
in
quella
campagna
,
e
,
subito
dopo
,
fu
proposta
la
legge
contro
le
congregazioni
,
le
quali
,
tra
l
'
altro
,
per
i
metodi
educativi
che
adoperavano
,
dividevano
francesi
da
francesi
,
contrapponevano
la
gioventù
da
esse
educata
all
'
altra
educata
dalle
scuole
di
stato
,
le
"
deux
jeunesses
"
,
come
le
chiamò
il
Waldeck
Rousseau
,
e
indebolivano
l
'
unità
morale
del
popolo
francese
.
La
legge
diventò
più
severa
attraverso
la
Camera
e
severamente
fu
messa
in
esecuzione
;
ma
qualche
anno
dopo
,
essendosi
fatto
più
acuto
il
dissenso
con
la
Santa
Sede
e
soppressa
dalla
Francia
l
'
ambasciata
presso
il
Vaticano
,
si
venne
addirittura
(
1905
)
alla
separazione
dello
stato
dalla
chiesa
,
abolito
il
concordato
del
1801
,
dichiarato
aconfessionale
lo
stato
,
riconosciuta
pari
libertà
di
coscienza
e
di
culto
a
tutti
i
cittadini
,
tolti
i
sussidi
a
un
particolare
culto
da
parte
dello
stato
e
dei
comuni
,
e
assegnata
alle
istituzioni
locali
di
beneficenza
la
proprietà
ecclesiastica
,
lasciando
in
uso
ad
associazioni
di
culto
,
che
si
sarebbero
dovute
costituire
,
gli
edifizi
chiesastici
e
le
abitazioni
dei
vescovi
e
dei
parroci
.
I
cattolici
francesi
,
e
in
fine
la
stessa
chiesa
di
Roma
,
si
acconciarono
all
'
ineluttabile
,
che
la
colpa
loro
aveva
provocato
e
reso
persuasivo
;
e
solo
procurarono
e
ottennero
negli
anni
dipoi
di
non
costituire
associazioni
del
tipo
stabilito
dallo
stato
,
ma
altre
che
si
dissero
"
canonico
legali
"
,
le
quali
,
in
verità
,
erano
più
consone
al
concetto
liberale
della
separazione
.
In
Francia
e
in
Italia
c
'
erano
nello
spirito
pubblico
le
forze
che
favorivano
questo
moto
di
riforma
e
di
legislazione
;
ma
non
c
'
erano
,
o
assai
meno
,
in
altri
paesi
,
come
la
Spagna
,
nella
quale
solo
nel
1910
si
ebbe
il
principio
di
un
conflitto
col
Vaticano
circa
il
concordato
.
Diversamente
dalla
Spagna
,
affatto
popolare
e
parlamentare
continuava
,
nell
'
andamento
della
sua
vita
pubblica
,
il
Belgio
;
senonché
la
popolazione
vi
era
in
grande
maggioranza
cattolica
e
assai
pugnace
per
la
fede
tradizionale
,
e
i
liberali
non
potevano
cangiare
questo
stato
di
fatto
né
dipartirsi
dal
metodo
liberale
per
appigliarsi
a
quello
giacobino
,
col
quale
,
del
resto
,
sapevano
che
non
sarebbero
riusciti
a
cangiarlo
nell
'
intrinseco
.
Così
essi
soggiacquero
per
lunghi
anni
nell
'
impari
lotta
,
segnatamente
nella
questione
della
scuola
,
che
era
il
punto
sostanziale
e
insieme
il
simbolo
di
tutta
la
situazione
.
Per
qualche
tratto
,
dal
'78
all'84
,
avevano
potuto
mantenersi
al
governo
e
imprimere
indirizzo
laico
alla
scuola
,
mettendola
sotto
la
vigilanza
dello
stato
,
escludendo
l
'
insegnamento
religioso
dall
'
orario
scolastico
e
dando
preferenza
agli
alunni
istruiti
nelle
scuole
statali
rispetto
a
quelli
delle
private
e
cattoliche
.
Ma
con
ciò
si
attirarono
i
fulmini
della
Chiesa
di
Roma
,
e
,
quel
che
era
più
grave
,
urtarono
in
una
resistenza
fortissima
nel
paese
stesso
,
agitato
senza
cessa
contro
il
governo
dai
cattolici
;
i
quali
,
tornati
al
potere
,
lo
mantennero
per
un
quarto
di
secolo
,
e
si
affrettarono
innanzi
tutto
a
disfare
l
'
opera
scolastica
dei
liberali
.
Né
a
scrollarli
valse
nel
'93
l
'
allargamento
amplissimo
del
suffragio
,
ché
anzi
dalle
elezioni
indette
su
quella
base
essi
vennero
fuori
più
numerosi
e
forti
,
e
il
partito
liberale
ne
fu
quasi
annientato
;
e
nel
'95
una
nuova
riforma
scolastica
impose
l
'
'
obbligo
dell
'
insegnamento
religioso
e
diè
modo
di
esercitare
pressioni
sui
capi
di
famiglia
e
fece
dilagare
per
tutto
il
paese
le
scuole
clericali
.
Grave
era
allora
nel
Belgio
l
'
atmosfera
spirituale
,
né
era
dato
rinnovarla
o
alleggerirla
,
ché
,
a
ogni
nuova
elezione
,
la
schiacciante
maggioranza
cattolica
ritornava
intatta
e
il
tentativo
stesso
dei
liberali
di
allearsi
coi
socialisti
faceva
aumentare
nelle
campagne
i
voti
ai
cattolici
.
L
'
introduzione
del
sistema
proporzionale
,
nel
'99
,
rialzò
alquanto
le
sorti
dei
liberali
;
ma
solo
più
tardi
l
'
incalzante
agitazione
a
cui
essi
dettero
opera
nel
1911
,
di
unita
coi
socialisti
,
per
l
'
obbligatorietà
della
scuola
,
mise
capo
a
una
transazione
,
che
fu
la
legge
scolastica
del
1914
.
Questa
resistenza
del
pensiero
e
del
costume
confessionale
,
pur
nell
'
ambito
dello
stato
liberale
,
si
vedeva
presso
altri
popoli
,
sebbene
non
nella
forma
spiccata
e
con
le
vittorie
che
poté
vantare
nel
Belgio
.
Sarebbe
stato
un
giorno
possibile
che
la
nuova
e
laica
religione
compenetrasse
di
sé
tutti
gli
strati
sociali
,
e
fin
le
plebi
rurali
,
tradizionalmente
"
pagane
"
e
retrive
e
ritardatarie
?
o
conveniva
proporsi
come
solo
fine
,
o
come
fine
prossimo
,
di
compenetrarne
la
classe
dirigente
,
rendendola
ognor
più
coerente
e
sicura
,
salda
e
agile
,
e
rassegnarsi
a
lasciare
le
plebi
,
o
il
volgo
che
spesso
non
è
plebe
,
nel
loro
provvisorio
o
definitivo
paganesimo
?
Il
corso
della
sperata
dissoluzione
,
purificazione
e
ricomposizione
religiosa
si
dimostrava
assai
più
faticoso
e
lento
che
non
avessero
creduto
gl
'
illuministi
e
i
giacobini
;
e
pur
tuttavia
non
conveniva
affrettarlo
e
spacciarsene
con
impazienza
,
perché
,
in
quel
modo
giacobino
,
o
non
si
sarebbe
ottenuto
nulla
o
si
sarebbe
fatto
peggio
.
La
civiltà
moderna
aveva
dinanzi
a
sé
libera
la
via
e
toccava
ora
a
lei
di
potenziare
le
proprie
forze
in
leale
concorrenza
con
la
vecchia
fede
;
né
il
pericolo
di
una
reazione
cattolica
,
simile
a
quella
della
Controriforma
,
era
da
dire
altro
che
fantastico
,
mancandone
tutte
le
condizioni
reali
,
oltreché
mancava
una
Spagna
che
le
porgesse
il
sostegno
delle
sue
armi
e
della
sua
politica
come
accadde
nel
secolo
decimosesto
(
quantunque
,
per
aggiungere
qui
l
'
amenità
di
un
aneddoto
,
l
'
ultimo
re
di
Spagna
,
Alfonso
XIII
,
venendo
a
Roma
,
offrisse
,
memore
del
passato
,
la
sua
spada
al
papa
in
difesa
della
santa
causa
)
.
Anche
il
concetto
,
che
taluni
si
erano
fatti
della
possanza
internazionale
del
Papato
,
era
da
tenere
esagerato
,
troppi
vincoli
stringendo
i
cattolici
dei
vari
paesi
ai
loro
stati
e
ai
loro
partiti
,
che
nell
'
ambito
di
questi
stati
vivevano
e
operavano
;
sicché
fu
chiaro
che
i
cattolici
tedeschi
difesero
contro
il
Bismarck
piuttosto
la
causa
loro
propria
che
non
la
causa
del
lontano
papa
;
quelli
italiani
osservarono
per
alcun
tempo
e
in
alcuni
luoghi
la
comandata
astensione
dalle
urne
politiche
,
ma
più
generalmente
,
quando
la
pigrizia
e
l
'
indifferenza
non
li
vinsero
votarono
pei
deputati
che
meglio
rispondevano
ai
loro
interessi
o
che
avevano
la
loro
amicizia
e
ammirazione
;
quelli
francesi
,
quando
Leone
XIII
ebbe
deliberato
il
"
ralliement
"
alla
Repubblica
,
si
scissero
e
gli
obbedirono
male
;
gli
irlandesi
non
ascoltarono
i
moniti
e
le
parole
moderatrici
del
papa
circa
gli
atti
terroristici
coi
quali
accompagnavano
la
loro
protesta
nazionale
;
i
tedeschi
d
'
Austria
,
quando
il
clero
cattolico
prese
a
sostenere
l
'
elemento
cèco
contro
il
tedesco
,
reagirono
,
nel
'97
,
col
grido
di
"
Los
von
Rom
!
"
,
del
distacco
da
Roma
,
e
uscirono
a
migliaia
fuori
della
chiesa
cattolica
.
La
forza
grande
di
questa
chiesa
era
nella
determinatezza
e
immutevolezza
dei
suoi
dommi
e
della
sua
disciplina
,
che
le
dava
lo
svantaggio
ma
insieme
il
vantaggio
di
chi
sta
fermo
rispetto
a
chi
si
muove
e
,
movendosi
,
va
bensì
innanzi
,
ma
ora
cade
e
ora
si
rialza
.
I
tentativi
di
riforme
nel
seno
stesso
del
cattolicismo
,
come
quello
,
che
vale
per
tutti
,
perché
fu
relativamente
il
più
importante
di
tutti
,
dei
"
vecchi
cattolici
"
in
Germania
,
i
quali
non
riconoscevano
il
nuovo
domma
dell
'
infallibilità
papale
,
e
si
proponevano
di
tornare
alla
chiesa
del
settimo
secolo
e
volevano
tolto
il
celibato
dei
preti
,
e
altre
simili
cose
,
avvizzirono
presto
e
morirono
come
tutto
quello
che
è
ibrido
.
E
quando
,
tra
gli
ultimi
dell
'
otto
e
i
primi
del
novecento
,
sorse
impetuoso
tra
i
più
colti
cattolici
,
sotto
l
'
efficacia
della
filosofia
e
della
storiografia
laica
,
il
cosiddetto
"
modernismo
"
,
cioè
il
pensiero
contradittorio
di
aprire
il
cattolicesimo
alla
critica
storica
pur
serbando
l
'
unità
e
la
tradizione
della
chiesa
e
l
'
autorità
del
pontefice
e
la
forma
dommatica
,
e
schivando
e
protestando
di
aborrire
il
protestantesimo
,
la
Chiesa
si
difese
fermamente
e
gagliardamente
nelle
sue
vecchie
e
ben
munite
trincee
,
e
,
condannato
infine
il
modernismo
con
la
enciclica
Pascendi
(
1907
)
,
lo
estirpò
e
gettò
al
fuoco
:
sebbene
quella
difesa
e
vittoria
le
costasse
la
perdita
di
buon
numero
degli
ingegni
più
addottrinati
ed
eleganti
ch
'
essa
possedesse
.
Ma
quella
perdita
era
assai
meno
grave
rispetto
alla
perdita
della
stessa
sua
ragion
d
'
essere
,
che
sarebbe
ineluttabilmente
accaduta
se
essa
avesse
ceduto
o
comunque
fosse
venuta
a
patti
.
Come
nella
lotta
contro
i
cattolici
,
il
Bismarck
fallì
in
quella
di
ancora
maggior
violenza
che
intraprese
contro
i
socialisti
tedeschi
,
comprovando
,
anche
in
questo
caso
,
l
'
inefficacia
dei
sistemi
e
metodi
autoritari
e
la
poca
fortuna
della
sua
propria
politica
quando
si
esercitava
in
altro
campo
da
quello
delle
competizioni
con
gli
stati
stranieri
.
La
propaganda
socialistica
che
sempre
più
si
estendeva
fra
gli
operai
tedeschi
,
il
gran
numero
dei
suoi
giornali
,
i
crescenti
voti
che
a
candidati
socialisti
si
davano
nelle
elezioni
,
e
che
in
quelle
del
'77
toccarono
quasi
il
mezzo
milione
,
lo
allarmarono
e
stimolarono
la
sua
naturale
disposizione
a
ricorrere
a
mezzi
di
polizia
e
di
guerra
;
onde
,
dopo
aver
tentato
indarno
di
fare
accettare
dall
'
assemblea
parlamentare
l
'
incrudimento
di
alcuni
articoli
del
codice
penale
,
profittando
di
due
attentati
accaduti
nel
'78
contro
l
'
imperatore
,
ed
esagerando
la
loro
importanza
e
alterandone
il
significato
politico
,
dopo
sciolto
il
parlamento
e
proceduto
a
nuove
elezioni
,
fece
votare
nell
'
ottobre
del
'78
la
legge
d
'
eccezione
,
che
prima
era
stata
respinta
,
con
la
quale
furono
proibite
associazioni
,
riunioni
,
stampa
di
carattere
socialistico
o
comunistico
,
data
facoltà
d
'
inibire
la
dimora
in
certi
centri
a
quelli
che
erano
considerati
agitatori
,
di
chiudere
osterie
,
librerie
e
simili
stanze
in
cui
convenissero
socialisti
,
di
promulgare
il
piccolo
stato
d
'
assedio
nei
luoghi
dove
la
tranquillità
sembrasse
da
quelli
minacciata
.
Nonostante
lo
smarrimento
che
queste
proibizioni
e
le
loro
severe
sanzioni
ingenerarono
alla
prima
,
e
le
paure
e
le
sconfessioni
e
la
viltà
delle
denunzie
che
ne
seguirono
,
i
socialisti
mantennero
praticamente
le
loro
file
,
trasportando
nella
Svizzera
i
loro
giornali
,
recandosi
all
'
estero
i
loro
capi
;
e
,
quantunque
nelle
elezioni
dell'81
i
voti
ai
candidati
socialisti
calassero
a
poco
più
di
trecentomila
,
nell'84
già
avevano
oltrepassato
di
molto
il
mezzo
milione
,
e
nell'87
toccavano
quasi
gli
ottocentomila
.
La
legge
d
'
eccezione
,
valida
per
un
anno
e
mezzo
,
fu
prorogata
lungo
un
dodicennio
;
e
il
Bismarck
,
che
non
intendeva
di
modificare
il
suo
metodo
di
governo
,
non
aveva
altro
partito
che
di
renderla
più
rigida
e
severa
o
addirittura
di
ricorrere
a
un
colpo
di
stato
e
togliere
ai
socialisti
il
diritto
di
voto
;
e
questo
partito
disperato
,
al
quale
infine
si
appigliò
,
fu
,
come
si
è
detto
,
l
'
occasione
della
sua
caduta
,
sicché
sarebbe
da
dire
che
egli
sparì
dalla
scena
politica
per
opera
dei
socialisti
.
Ai
quali
non
isbarrò
ma
spianò
il
cammino
,
essendo
d
'
allora
in
poi
sempre
cresciuta
la
loro
rappresentanza
politica
nel
parlamento
germanico
,
e
nel
1912
diventata
la
parte
più
forte
di
esso
,
con
centodieci
deputati
;
mentre
alcuni
socialisti
spuntavano
perfino
nella
semifeudale
camera
prussiana
,
eletti
particolarmente
dalla
popolazione
di
Berlino
;
né
,
dopo
il
Bismarck
,
si
tentò
più
di
soffocarli
o
disperderli
col
fatto
,
sebbene
l
'
imperatore
Guglielmo
II
,
tra
il
'93
e
il
'95
,
pensasse
di
compier
lui
quel
colpo
di
stato
che
aveva
rifiutato
al
Bismarck
e
di
ciò
'
s
'
intrattenesse
coi
suoi
fidi
,
e
dal
cancelliere
Hohenlohe
facesse
presentare
,
nel
'94
,
una
Umsturzvorlage
,
un
disegno
di
legge
contro
il
sovversivismo
,
che
fu
respinto
dal
parlamento
,
e
nel
'99
un
'
altra
legge
fosse
proposta
contro
gli
scioperi
e
contro
le
pressioni
degli
operai
scioperanti
sui
non
scioperanti
.
Di
fronte
al
movimento
socialistico
il
Bismarck
,
conoscendo
e
praticando
il
metodo
negativo
e
repressivo
,
ma
non
avendo
fiducia
e
pratica
in
quello
positivo
che
era
della
libertà
,
adoperò
come
solo
metodo
positivo
le
leggi
sociali
,
che
avrebbero
dovuto
togliere
fondamento
e
stimolo
al
socialismo
stesso
con
l
'
appagare
i
legittimi
bisogni
delle
classi
operaie
;
e
così
a
lui
si
dovettero
,
nell'83
,
la
cassa
per
gli
operai
infermi
,
nell'84
l
'
assicurazione
contro
gl
'
infortuni
del
lavoro
,
nell'89
l
'
assicurazione
contro
la
vecchiaia
e
l
'
incapacità
,
che
dettero
l
'
impulso
alla
legislazione
sociale
in
tutta
Europa
,
ma
che
furono
,
sott
'
altro
aspetto
,
una
ripresa
più
alacre
di
quanto
si
era
cominciato
cinquant
'
anni
prima
in
Inghilterra
,
per
non
riportarsi
a
esempi
più
antichi
,
giacché
leggi
di
quella
sorta
non
erano
ignote
neppure
alle
vecchie
monarchie
assolute
.
E
,
per
giovevoli
che
esse
fossero
,
lo
spirito
conservatore
autoritario
che
le
ispirava
non
era
atto
a
suscitare
altro
che
diffidenza
negli
operai
,
come
quando
si
concede
quel
che
non
si
domanda
per
non
concedere
quel
che
si
domanda
,
e
si
provvede
a
soddisfare
alcune
esigenze
del
corpo
per
addormentare
gli
animi
e
indebolire
le
volontà
:
oltreché
quelle
provvidenze
si
sentiva
che
erano
in
gran
parte
effetti
dell
'
azione
stessa
del
socialismo
,
il
quale
le
aveva
imposte
o
ne
aveva
fatto
sorgere
il
pensiero
con
la
sua
presenza
e
con
la
sua
espressa
o
tacita
minaccia
.
Il
socialismo
,
ove
si
prescinda
dalle
utopie
che
vi
aderiscono
di
redenzioni
o
transumanazioni
dell
'
umanità
mercé
un
rivolgimento
puramente
economico
e
pertanto
materiale
o
materialistico
,
e
lo
si
guardi
direttamente
nella
sua
effettuale
realtà
,
è
un
moto
d
'
ascensione
o
un
impulso
dato
all
'
ascensione
di
quegli
strati
sociali
,
di
quelle
moltitudini
,
che
erano
rimaste
,
nella
vita
pubblica
,
piuttosto
passive
che
attive
;
e
,
in
quanto
moto
di
ascensione
,
è
sociale
e
non
antisociale
,
storico
e
non
antistorico
,
e
perciò
né
si
può
reprimerlo
e
domarlo
,
quasi
sia
uno
sfrenamento
belluino
,
col
contrassalto
della
violenza
,
né
lenirlo
e
risanarlo
con
la
carità
e
la
beneficenza
,
quasi
infermità
.
E
,
poiché
quell
'
ascensione
importa
che
cresca
il
numero
dei
cittadini
partecipi
e
solleciti
della
cosa
pubblica
,
e
si
avvivi
e
si
arricchisca
di
nuovi
uomini
,
di
nuove
passioni
e
di
nuove
capacità
la
classe
dirigente
,
il
socialismo
ha
carattere
altamente
politico
.
Vero
è
che
,
dissipati
gli
ingannevoli
miraggi
e
abbandonati
i
correlativi
falsi
teorizzamenti
e
inteso
il
socialismo
in
questa
sua
efficace
realtà
formatrice
di
nuovi
cittadini
e
rinnovatrice
della
classe
dirigente
,
la
sua
azione
si
dimostra
non
intrinsecamente
diversa
da
ogni
altra
di
umano
avanzamento
,
da
ogni
altra
opera
etica
e
politica
,
e
,
come
queste
altre
tutte
,
pertinente
al
mondo
della
libertà
.
Socialismo
senza
libertà
,
o
non
attuato
mercé
la
libertà
,
non
è
vero
socialismo
;
e
,
senza
parlare
di
quello
che
talvolta
ne
mentì
le
sembianze
per
industria
di
monarchi
assoluti
carezzanti
ed
eccitanti
le
plebi
per
tener
giù
la
borghesia
,
cioè
la
classe
colta
,
a
loro
pericolosa
,
genuino
socialismo
non
poteva
essere
neppure
l
'
altro
che
si
chiamò
"
cattolico
"
,
né
l
'
altro
ancora
che
si
disse
"
di
stato
"
,
né
quello
che
gli
era
affine
e
che
,
poco
dopo
il
'70
,
si
formulò
e
si
affermò
in
Germania
nell
'
Associazione
per
la
politica
sociale
,
per
zelo
di
scienziati
professori
che
furono
derisi
col
nome
di
"
socialisti
della
cattedra
"
.
Quest
'
ultimo
socialismo
(
per
valerci
di
una
espressione
usata
dal
Goethe
per
cosa
assai
diversa
)
era
buono
"
zu
begleiten
"
ma
non
"
zu
leiten
"
,
ad
accompagnare
e
non
a
guidare
,
a
studiare
e
proporre
mezzi
tecnici
e
istituti
adatti
,
e
non
a
svegliare
ed
educare
l
'
anima
politica
degli
operai
;
e
quello
"
di
stato
"
valeva
a
tal
fine
solo
quando
non
era
di
uno
stato
conservatore
o
reazionario
,
ma
di
tale
che
rispondeva
all
'
azione
popolare
;
e
il
cattolico
o
cristiano
anch
'
esso
cadeva
fuori
della
politica
,
e
vacua
di
pensiero
politico
apparve
la
famigerata
enciclica
di
Leone
XIII
Rerum
novarum
(
1891
)
,
la
quale
adulatoriamente
fu
chiamata
la
"
carta
cristiana
dei
lavoratori
"
.
I
democratici
cattolici
,
che
nel
Belgio
,
forse
prima
che
in
altro
paese
,
si
distaccarono
dai
vecchi
partiti
cattolici
come
"
giovani
cattolici
"
,
e
che
,
altrove
e
negli
anni
dipoi
,
si
chiamarono
"
popolari
"
,
ripetevano
,
rispetto
al
socialismo
,
la
tattica
che
era
stata
dei
clericali
rispetto
al
liberalismo
,
appropriandosi
molta
parte
delle
domande
e
anche
dei
mezzi
di
questo
per
volgerne
gli
effetti
a
maggior
potenza
o
almeno
a
conservazione
della
potenza
della
Chiesa
;
salvo
il
caso
,
che
pur
si
dette
,
di
quelli
che
vennero
prendendo
un
più
diretto
e
più
profondo
interesse
per
il
socialismo
,
e
per
la
sua
implicita
democrazia
o
libertà
,
di
fronte
alla
stessa
Chiesa
,
e
si
avvicinarono
ai
modernisti
,
modernisti
essi
medesimi
nel
campo
politico
.
Ora
appunto
per
l
'
appartenenza
del
genuino
ed
effettuale
socialismo
al
mondo
della
libertà
,
la
misura
del
suo
progresso
è
data
dalla
sua
opera
per
la
libertà
,
ancorché
esso
non
ne
abbia
consapevolezza
o
l
'
acquisti
tardi
o
solo
in
pochi
dei
suoi
apostoli
.
Che
cosa
monta
che
il
Lassalle
credesse
alla
conquista
del
potere
da
parte
dei
lavoratori
,
la
quale
avrebbe
messo
fine
alla
schiavitù
del
salariato
,
dando
a
tutti
giustizia
e
benessere
,
e
ragionasse
la
corrispondente
azione
politica
sulla
pretesa
legge
"
di
bronzo
"
,
che
era
un
astratto
schema
economico
e
non
una
realtà
storica
e
umana
?
Che
cosa
monta
che
il
Marx
(
che
,
nel
'67
,
dava
fuori
il
primo
volume
del
faticato
suo
Capitale
)
proponesse
una
scorretta
teoria
del
sopravalore
e
una
ancora
più
scorretta
legge
sulla
caduta
tendenziale
del
saggio
del
profitto
e
una
grossolana
interpretazione
della
storia
umana
?
Nella
pratica
e
nella
realtà
,
è
certo
che
il
Lassalle
,
tra
il
'62
e
il
'64
,
diè
avviata
e
indirizzo
al
moto
operaio
in
Germania
e
fondò
l
'
Associazione
generale
tedesca
dei
lavoratori
,
domandando
insieme
il
suffragio
universale
e
segreto
,
necessario
ai
lavoratori
per
la
loro
ascensione
:
suffragio
che
,
ottenuto
poi
per
opera
del
Bismarck
,
il
quale
lo
istituì
ai
suoi
fini
e
imitando
in
ciò
Luigi
Bonaparte
,
fu
volto
da
quelli
al
loro
proprio
fine
e
contro
lo
stesso
Bismarck
,
né
fu
possibile
di
più
privarneli
.
Il
Marx
,
da
sua
parte
,
per
mezzo
dell
'
Associazione
internazionale
dei
lavoratori
,
fondata
a
Londra
nel
'64
,
e
vissuta
tra
molti
travagli
per
un
decennio
,
e
soprattutto
per
mezzo
delle
dottrine
che
v
'
introdusse
(
pur
temperandole
dapprima
,
per
astuzia
di
compromesso
,
coi
diversi
concetti
che
egli
spregiava
pregiudizi
di
giustizia
e
libertà
)
;
innalzò
una
bandiera
intorno
alla
quale
si
strinse
in
Germania
un
'
altra
associazione
operaia
.
E
queste
due
diverse
associazioni
,
di
lassalliani
e
di
marxisti
,
dopo
aver
contrastato
per
molti
anni
e
cercato
a
vicenda
di
soppiantarsi
,
furono
dalla
necessità
delle
cose
condotte
a
unirsi
,
nel
'75
,
nel
congresso
di
Gotha
,
transigendo
circa
le
tesi
dottrinali
,
combinando
quelle
lassalliane
con
le
marxistiche
,
ma
dando
vita
a
un
compatto
partito
operaio
tedesco
.
Il
quale
cominciò
a
mandare
suoi
deputati
al
parlamento
dell
'
impero
,
due
nel
'71
,
nove
nel
'74
,
dodici
nel
'77;
e
per
questo
crescente
numero
di
deputati
e
dei
voti
dati
ai
candidati
socialisti
,
eccitò
la
reazione
del
Bismarck
.
Superata
questa
reazione
,
lungo
la
quale
il
socialismo
aveva
pur
guadagnato
le
leggi
sociali
,
riportò
alla
fine
di
essa
anche
una
vittoria
morale
,
perché
il
nuovo
imperatore
,
quantunque
ben
presto
dovesse
cangiare
stile
,
prese
allora
a
lusingare
gli
operai
e
le
loro
rivendicazioni
,
solennemente
affermando
innanzi
al
mondo
la
gravità
e
l
'
urgenza
della
questione
sociale
e
la
necessità
di
accingersi
animosamente
a
risolverla
"
col
cuore
caldo
e
con
la
testa
fredda
"
,
e
disse
che
quella
sarebbe
stata
"
la
seconda
grande
opera
della
Germania
dopo
la
Riforma
"
,
e
per
intanto
aveva
convocato
a
Berlino
una
conferenza
internazionale
sui
problemi
del
lavoro
.
Ormai
le
insurrezioni
operaie
,
come
la
battaglia
nelle
strade
di
Parigi
del
giugno
'48
,
diventavano
un
lontano
ricordo
;
la
Commune
del
'71
non
aveva
aperto
una
nuova
èra
col
mostrare
come
si
conquistasse
e
si
esercitasse
la
dittatura
del
proletariato
contro
la
borghesia
,
secondo
che
piacque
al
Marx
di
trasfigurarla
per
ragioni
di
propaganda
e
secondo
che
si
atteggiò
nella
immaginazione
paurosa
dei
possidenti
e
della
timida
gente
tranquilla
;
i
socialismi
del
passato
non
avevamo
forza
propulsiva
di
esempio
o
forza
attuale
di
premessa
,
e
venivano
prendendo
posto
nell
'
agiografia
o
leggenda
aurea
del
partito
,
venerati
i
loro
autori
col
nome
di
"
precursori
"
,
da
quello
di
Platone
e
del
cristianesimo
primitivo
,
dal
medioevale
di
fra
Dolcino
e
dal
semimedioevale
di
Tommaso
Münzer
e
di
Giovanni
da
Leida
a
quello
dell
'
Owen
,
del
Saint
Simon
e
del
Fourier
,
ai
quali
ultimi
rimase
il
cartellino
loro
appiccicato
sul
petto
dal
Marx
come
"
utopisti
"
.
La
nuova
realtà
erano
ora
i
comizi
elettorali
e
le
rappresentanze
nei
parlamenti
,
con
tutte
le
conseguenze
che
questo
fatto
portava
con
sé
,
ancorché
si
esplicassero
lentamente
e
non
si
scorgessero
da
prima
.
Nel
congresso
tenuto
in
Isvizzera
nell'80
il
socialismo
tedesco
si
separò
definitivamente
dagli
anarchici
,
che
alcuni
anni
innanzi
,
capeggiati
dal
Bakunin
,
erano
stati
causa
principale
della
disgregazione
della
prima
Internazionale
;
e
,
per
rivoluzionario
che
si
professasse
sempre
quel
socialismo
,
condotto
dal
Liebknecht
e
dal
Bebel
,
esso
parve
e
fu
detto
,
in
relazione
all
'
anarchismo
,
"
moderato
"
.
In
verità
,
con
quell
'
espulsione
dell
'
anarchismo
il
socialismo
espungeva
da
sé
,
senz
'
avvedersene
,
il
comunismo
stesso
;
perché
che
cosa
era
stato
l
'
anarchismo
del
Bakunin
e
di
altrettali
se
non
l
'
estremo
opposto
dell
'
astratto
comunismo
e
dell
'
oppressiva
statificazione
del
Marx
e
dei
suoi
,
il
correlativo
astratto
individualismo
:
questo
,
negatore
e
distruttore
di
ogni
forma
di
stato
,
quello
,
pur
sotto
la
formola
della
fine
dello
stato
,
ultrastatale
e
,
anzi
,
dittatorio
?
L
'
una
concezione
era
legata
all
'
altra
e
viveva
dell
'
altra
;
e
,
fiaccata
l
'
una
,
era
idealmente
e
sostanzialmente
fiaccata
l
'
altra
e
costretta
via
via
a
ricevere
in
sé
,
per
dargli
la
soddisfazione
necessaria
,
quel
che
nell
'
individualismo
era
di
legittimo
,
e
perciò
a
orientarsi
verso
il
liberalismo
.
Un
ulteriore
passo
verso
la
necessaria
conversione
liberale
del
socialismo
fu
il
congresso
di
Erfurt
del
'91
,
il
primo
tenuto
dopo
la
cessazione
delle
leggi
eccezionali
,
nel
quale
si
elaborò
un
programma
in
due
parti
;
la
prima
,
che
criticava
i
fondamenti
della
civiltà
esistente
e
le
poneva
di
contro
come
ideale
la
futura
società
comunistica
ed
era
di
carattere
ornamentale
;
e
la
seconda
,
che
si
chiamò
poi
"
programma
minimo
"
e
che
conteneva
una
serie
di
riforme
pratiche
,
conseguibili
nella
società
presente
,
e
che
,
com
'
è
chiaro
,
era
la
sola
di
carattere
politico
e
attuale
,
cioè
che
potesse
presentare
e
difendere
proprie
e
particolari
richieste
dinanzi
agli
altri
partiti
,
che
le
avrebbero
in
qualche
parte
accettate
contemperandole
,
in
altre
respinte
e
differite
,
e
col
tempo
le
avrebbero
accolte
più
largamente
e
forse
tutte
,
e
così
il
socialismo
avrebbe
recato
un
contributo
positivo
all
'
opera
comune
di
graduale
progresso
sociale
.
E
sebbene
,
oltre
che
rivoluzionario
,
il
socialismo
tedesco
tenesse
ad
affermarsi
,
conforme
alla
perorazione
finale
del
Manifesto
dei
comunisti
e
all
'
idea
dell
'
Associazione
che
il
Marx
aveva
ispirata
e
guidata
,
"
internazionale
"
,
sempre
più
esso
si
faceva
nazionale
,
e
in
ciò
"
lassalliano
"
.
Guglielmo
II
,
quando
,
contrariato
nella
sua
aspettazione
,
mutò
stile
verso
i
socialisti
,
e
invitò
il
suo
popolo
alla
lotta
per
la
religione
,
per
la
morale
e
per
l
'
ordine
contro
il
partito
della
sovversione
,
minacciò
anche
,
nel
'95
,
che
avrebbe
chiamato
i
suoi
fedeli
sudditi
a
mettere
a
segno
quei
"
vaterlandslose
Gesellen
"
,
quei
"
sozii
senza
patria
"
,
indegni
del
nome
di
tedeschi
;
ma
il
fatto
era
che
il
socialismo
dei
pretesi
senza
patria
si
disposava
,
per
forza
di
cose
e
di
logica
,
al
complesso
dell
'
economia
e
della
politica
tedesca
,
tanto
che
,
per
designarlo
,
fu
coniata
più
tardi
la
parola
"
socialpatriottismo
"
.
E
sebbene
,
rozzamente
materialistico
nei
suoi
presupposti
teorici
,
tenesse
a
vile
la
religione
e
,
quando
non
la
considerava
menzogna
di
classe
,
utile
alla
borghesia
,
l
'
abbassasse
,
come
nel
programma
di
Erfurt
,
a
"
Privatsache
"
,
a
faccenda
privata
,
esso
,
che
non
poteva
attenersi
alla
vecchia
religione
,
inconsapevolmente
si
nutriva
nel
suo
profondo
di
quella
nuova
,
del
pensiero
,
della
critica
e
della
libertà
.
Una
certa
consapevolezza
cominciò
ad
aversi
di
ciò
quando
,
dopo
il
'95
,
si
sentì
nel
seno
del
partito
il
bisogno
di
rimeditare
di
sottoporre
a
discussione
,
di
correggere
o
sostituire
i
presupposti
filosofi
del
marxismo
,
e
si
ripensò
a
una
diversa
tradizione
filosofica
ed
etica
,
quella
del
Kant
;
e
,
in
ultimo
,
per
quel
che
riguardava
propriamente
la
dottrina
politica
,
l
'
eresia
proruppe
da
parte
di
un
vecchio
e
lungamente
ortodosso
marxista
,
il
Bernstein
,
che
diè
il
motto
d
'
ordine
:
"
Ciò
che
si
chiama
lo
scopo
finale
(
la
società
comunistica
,
abolitrice
dello
stato
)
è
niente
,
ma
il
movimento
è
tutto
"
:
il
movimento
,
cioè
la
concreta
e
progrediente
opera
della
libertà
,
la
quale
,
per
volere
ogni
altro
fine
particolare
,
vuole
anzitutto
sé
stessa
.
Del
Marx
polisenso
e
con
alternanti
idee
apocalittiche
e
idee
storiche
evoluzionistiche
,
oscillante
tra
il
culto
dell
'
autorità
o
potenza
e
quello
della
libertà
nella
umana
società
,
furono
date
interpretazioni
democratiche
,
e
anche
,
storicistiche
,
facendo
avvertire
che
egli
non
aveva
mai
sostenuto
l
'
assoluta
superiorità
del
socialismo
sul
capitalismo
e
che
sempre
aveva
fatto
dipendere
la
superiorità
di
un
ordinamento
economico
da
circostanze
date
.
La
figura
dei
socialisti
,
dei
quali
si
udivano
i
ragionati
discorsi
nei
dibattiti
dei
parlamenti
e
si
leggevano
gli
articoli
nei
giornali
e
nelle
riviste
,
si
era
fatta
familiare
e
non
dava
più
brividi
come
quella
vaga
e
misteriosa
dell
'
"
internazionalista
"
,
di
cui
si
parlava
vent
'
anni
innanzi
e
che
si
confondeva
col
"
nichilista
"
,
apostolo
di
universale
distruzione
,
armato
di
bombe
.
Nonostante
la
teorica
intransigenza
che
si
affermava
nei
deliberati
dei
loro
congressi
,
in
pratica
la
collaborazione
e
il
riformismo
la
vincevano
.
Nel
1913
,
nell
'
altro
campo
,
il
Delbrück
,
segretario
di
stato
,
pur
ammettendo
che
spiacevoli
cose
potevano
ancora
accadere
nella
vita
parlamentare
a
causa
del
suffragio
universale
e
delle
discordie
tra
i
partiti
detti
borghesi
,
riconosceva
apertamente
che
"
il
socialismo
non
era
più
rivoluzionario
fuorché
negli
estremisti
e
negli
isterici
degli
opposti
partiti
"
.
Confermava
questo
"
liberalizzamento
"
o
"
democratizzamento
"
,
come
più
volentieri
si
diceva
,
del
socialismo
,
il
formarsi
qua
e
là
,
al
margine
,
di
nuovi
gruppi
,
sebbene
poco
importanti
,
di
uomini
dal
temperamento
rivoluzionario
,
dai
quali
provennero
più
tardi
gli
"
spartachiani
"
,
che
ebbero
tra
i
loro
capi
un
figlio
del
vecchio
Liebknecht
.
Ma
,
quando
scoppiò
la
guerra
europea
,
questi
irreconciliabili
furono
soverchiati
dal
grosso
del
partito
,
dal
partito
ufficiale
;
e
in
Germania
,
come
in
Francia
e
nel
Belgio
,
i
socialisti
entrarono
anch
'
essi
in
quelle
che
si
dissero
"
unioni
sacre
"
di
tutti
i
partiti
.
Il
4
agosto
del
1914
i
socialisti
tedeschi
dichiararono
di
accompagnare
coi
loro
caldi
voti
i
loro
fratelli
,
chiamati
alle
armi
,
di
ogni
partito
,
e
che
essi
non
si
sarebbero
divisi
dalla
patria
nell
'
ora
del
pericolo
.
Il
socialismo
italiano
seguì
dappresso
l
'
andamento
del
tedesco
,
perché
,
dopo
un
primo
periodo
,
tra
il
'70
e
il
'90
nel
quale
fermentarono
i
residui
dell
'
anarchismo
e
insurrezionismo
bakuniano
,
frammisti
a
un
evanescente
mazzinianismo
operaio
,
ricevute
alfine
le
dottrine
marxistiche
,
si
formò
un
partito
che
nel
'92
compié
anch
'
esso
il
distacco
dagli
anarchici
,
ebbe
deputati
alla
Camera
,
dettò
i
suoi
programmi
massimi
e
minimi
e
prese
le
vie
legali
,
quantunque
non
potesse
porsi
contro
gli
operai
e
i
braccianti
quando
venivano
a
conflitti
con
la
forza
pubblica
,
e
nemmeno
contro
i
disordini
e
le
sommosse
,
dovuti
a
condizioni
locali
,
della
Sicilia
e
dei
suoi
"
fasci
di
lavoratori
"
negli
anni
dal
'92
al
'94
.
Il
nuovo
partito
ebbe
il
suo
tempo
di
persecuzione
in
conseguenza
della
parte
che
taluni
dei
suoi
dirigenti
avevano
presa
nei
fatti
di
Sicilia
,
e
poi
dei
moti
di
Milano
del
'98;
ma
fu
persecuzione
presto
smessa
e
che
cedette
il
luogo
alle
amnistie
,
perché
l
'
opinione
pubblica
italiana
le
era
contraria
e
,
di
sopra
dei
partiti
politici
,
manifestava
simpatia
pei
processati
e
condannati
.
Sorpassato
nel
1900
il
tentativo
di
un
restringimento
del
regime
parlamentare
,
e
ottenutosi
un
più
largo
respiro
,
da
una
parte
la
critica
scientifica
,
che
in
un
paese
di
antica
cultura
e
di
spregiudicata
intelligenza
come
l
'
Italia
aveva
corroso
rapidamente
il
sistema
filosofico
,
storico
ed
economico
del
marxismo
;
e
,
dall
'
altra
,
la
ripercussione
di
quel
che
contemporaneamente
accadeva
in
Germania
,
divisero
il
partito
socialista
italiano
in
due
"
tendenze
"
:
la
rivoluzionaria
e
la
riformistica
,
le
quali
vennero
a
un
compromesso
nel
congresso
di
Bologna
del
1904
,
e
a
un
'
altra
sorta
di
compromesso
in
quello
di
Roma
del
1906
,
finché
nel
congresso
di
Bologna
del
1908
la
tendenza
riformistica
nettamente
prevalse
.
Il
Giolitti
presidente
del
Consiglio
,
prima
che
il
Delbrück
facesse
la
simile
osservazione
in
Germania
,
disse
alla
Camera
italiana
che
i
socialisti
avevano
"
riposto
Marx
in
soffitta
"
ed
erano
diventati
ragionevoli
;
e
,
da
sua
parte
,
cercò
anche
di
attirare
i
più
capaci
tra
essi
a
partecipare
al
governo
.
Neppure
in
Italia
i
socialisti
poterono
mantenersi
internazionali
e
"
senza
patria
"
;
e
non
solo
fecero
la
loro
parte
nella
preparazione
bellicosa
dello
spirito
italiano
contro
l
'
Austria
,
ma
il
loro
maggiore
teorico
e
scrittore
,
Antonio
Labriola
,
fu
propugnatore
d
'
imprese
coloniali
e
dell
'
espansione
industriale
e
commerciale
d
'
Italia
.
I
temperamenti
rivoluzionari
,
dispregiatori
dell
'
accomodante
riformismo
e
impazienti
della
lassezza
in
cui
era
caduto
il
socialismo
ortodosso
,
si
dettero
anche
in
Italia
a
cercare
nuove
formole
,
a
loro
meglio
confacenti
;
e
una
ne
fu
offerta
dal
Sorel
col
suo
sindacalismo
.
Il
Sorel
assimilava
il
socialismo
da
lui
ideato
al
cristianesimo
primitivo
,
gli
assegnava
il
fine
di
una
rinnovazione
della
società
dalle
ime
radici
morali
,
e
perciò
gl
'
inculcava
di
coltivare
,
come
i
primi
cristiani
,
il
sentimento
di
"
scissione
"
dalla
società
circostante
,
schivare
ogni
rapporto
con
gli
uomini
politici
,
chiudersi
nei
sindacati
operai
e
nutrirsi
del
"
mito
"
dello
sciopero
generale
.
Era
la
costruzione
di
un
poeta
,
assetato
di
austerità
morale
,
assetato
di
sincerità
,
pessimista
nei
riguardi
della
realtà
presente
,
tenace
nel
cercare
in
mezzo
ad
essa
un
'
ascosa
fonte
donde
sarebbe
sgorgata
la
fresca
vena
purissima
;
e
,
alla
prova
della
realtà
,
quella
sua
poesia
svanì
presto
e
agli
occhi
suoi
stessi
.
Senonché
,
quando
scoppiò
la
guerra
europea
,
il
partito
ufficiale
socialista
,
ché
si
era
staccato
nel
congresso
di
Reggio
Emilia
del
1912
dal
riformismo
,
ed
era
rimasto
irresoluto
fra
tendenze
moderate
e
rivoluzionarie
,
non
mostrò
animo
pari
all
'
evento
,
e
,
incapace
e
anche
poco
volenteroso
d
'
impedire
la
partecipazione
dell
'
Italia
alla
guerra
,
rimase
tra
color
che
son
sospesi
,
tagliandosi
fuori
dalla
vita
nazionale
e
anche
da
quella
internazionale
.
Minori
impedimenti
e
intralci
a
confluire
col
liberalismo
ebbe
il
socialismo
in
Francia
,
perché
la
dialettica
marxistica
della
storia
e
delle
classi
,
la
teoria
della
struttura
e
della
soprastruttura
e
del
mondo
ideale
come
maschera
d
'
interessi
economici
,
la
totale
estraneità
in
cui
bisognava
tenersi
rispetto
ai
concetti
e
ai
sentimenti
degli
altri
partiti
,
reprobi
tutti
perché
"
borghesi
"
,
la
necessità
nel
tempo
stesso
di
spingere
all
'
estremo
le
forze
produttive
e
la
civiltà
borghese
con
l
'
intento
di
mandarla
per
questa
via
a
distruzione
e
dar
luogo
alla
conversione
nell
'
opposto
;
tutte
queste
e
simili
cose
,
adatte
a
un
popolo
molto
teorico
e
di
complicate
teorie
quale
il
tedesco
,
poco
attecchirono
presso
quello
francese
.
La
tradizione
rivoluzionaria
del
socialismo
francese
era
quella
insurrezionale
del
Blanqui
,
che
con
la
presa
di
possesso
della
sede
del
governo
si
riprometteva
di
riformare
la
società
,
legiferando
secondo
ragione
;
ma
le
esecuzioni
militari
e
le
deportazioni
seguite
alla
Commune
,
gli
stati
d
'
assedio
prolungati
per
più
anni
,
il
divieto
posto
alla
diffusione
dell
'
Internazionale
,
e
insieme
il
ricordo
delle
ripetute
sconfitte
sofferte
,
lungo
il
secolo
,
dagli
operai
insorti
,
avevano
tolto
speranza
e
impeto
a
quella
tradizione
.
Quando
la
Repubblica
fu
bene
assodata
e
furono
rimossi
gli
stati
d
'
assedio
,
e
si
diè
amnistia
ai
superstiti
della
Commune
,
e
si
poterono
ripigliare
i
problemi
riguardanti
i
lavoratori
,
già
i
repubblicani
di
estrema
sinistra
e
i
radicali
avevano
incluso
nel
loro
programma
politico
una
parte
speciale
che
si
chiamò
"
programma
sociale
"
(
riconoscimento
giuridico
dei
sindacati
,
restrizione
legale
delle
ore
di
lavoro
,
assicurazioni
pei
lavoratori
,
e
poi
anche
imposta
progressiva
sul
reddito
,
riscatti
delle
miniere
e
delle
ferrovie
,
nazione
armata
,
giudici
eletti
,
e
simili
)
,
a
un
dipresso
quel
che
in
Germania
fu
detto
"
programma
minimo
"
;
e
i
socialisti
trovarono
perciò
in
quei
repubblicani
e
radicali
alleanza
e
cooperazione
,
a
patto
di
non
insistere
sulla
futura
società
del
comunismo
e
sugli
altri
concetti
del
marxismo
.
Accanto
,
dunque
,
a
un
gruppo
marxistico
(
Guesde
Lafargue
)
,
che
aveva
fondato
un
partito
operaio
,
se
ne
formò
un
altro
,
e
più
importante
,
circa
l'81
,
di
socialisti
che
si
denominarono
"
possibilisti
"
(
Allemane
e
altri
)
,
perché
si
proposero
di
chiedere
e
ottenere
riforme
praticamente
possibili
nel
presente
.
La
collaborazione
nel
parlamento
,
ed
eventualmente
anche
nel
governo
,
era
implicita
in
siffatto
programma
,
e
il
Jaurès
,
eletto
deputato
,
delineò
,
nel
'95
,
un
partito
socialista
parlamentare
,
procedente
d
'
accordo
coi
radicali
.
Se
il
capo
del
gruppo
marxistico
,
il
Guesde
,
al
tempo
del
Boulanger
,
aveva
dichiarato
,
secondo
lo
stile
di
quella
scuola
,
che
la
contesa
tra
due
partiti
borghesi
lasciava
indifferente
il
proletariato
,
i
nuovi
socialisti
presero
invece
parte
vivacissima
,
uniti
coi
repubblicani
,
per
la
causa
dreyfusiana
,
cioè
liberale
e
laica
,
contro
clericali
,
militaristi
e
reazionari
.
Dopo
quella
crisi
,
nel
'99
,
un
socialista
,
il
Millenard
,
salì
al
governo
col
Waldeck
Rousseau
,
tenendo
il
ministero
dell
'
industria
e
del
commercio
:
caso
che
turbava
le
costruzioni
della
scolastica
marxistica
,
condannato
perciò
dal
congresso
o
concilio
di
Dresda
,
e
poi
,
per
non
rompere
(
come
si
diceva
)
l
'
unità
del
partito
,
riprovato
anche
da
altre
assemblee
in
Francia
,
e
da
coloro
stessi
che
lo
avrebbero
volentieri
approvato
come
necessario
alla
difesa
della
Repubblica
minacciata
e
come
prova
della
maturità
del
partito
socialista
a
tenere
il
governo
;
il
che
produsse
,
infine
,
il
distacco
dal
partito
socialista
francese
del
gruppo
socialista
parlamentare
e
degli
indipendenti
.
Nelle
elezioni
del
1902
,
nelle
quali
si
combatteva
sul
punto
dello
scioglimento
delle
congregazioni
e
della
politica
religiosa
,
i
socialisti
entrarono
nell
'
alleanza
delle
sinistre
,
che
riportò
strepitosa
vittoria
;
e
nel
1906
il
Briand
lasciava
il
partito
socialista
per
partecipare
al
ministero
Sarrien
,
e
l
'
anno
dopo
un
altro
socialista
,
il
Viviani
diventava
ministro
del
lavoro
.
Affatto
trascurabile
fu
poi
l
'
efficacia
del
marxismo
in
Inghilterra
,
quantunque
il
Marx
elaborasse
proprio
colà
la
sua
dottrina
e
di
colà
dirigesse
l
'
Internazionale
:
la
marxistica
Federazione
socialdemocratica
,
fondata
dall
'
Hyndman
circa
l'84
,
ebbe
scarso
seguito
.
Invece
,
assai
appassionarono
le
teorie
del
George
sulla
nazionalizzazione
della
terra
,
com
'
era
naturale
in
un
pese
nel
quale
un
terzo
del
suolo
apparteneva
all
'
aristocrazia
,
ed
era
tenuto
in
buona
parte
per
pascoli
,
parchi
,
cacce
e
campi
di
gioco
.
Non
si
tentò
mai
in
Inghilterra
di
perseguitare
o
sopprimere
il
socialismo
,
né
furono
necessari
gravi
sforzi
e
molti
stenti
per
andarlo
raccogliendo
nel
liberalismo
,
perché
,
fin
da
principio
,
i
problemi
attinenti
al
lavoro
s
'
inquadrarono
spontaneamente
nella
cornice
della
società
e
della
politica
inglese
,
e
intorno
vi
si
adoperarono
liberali
e
conservatori
,
lasciando
poco
campo
a
uno
specifico
socialismo
fattivo
.
Liberale
di
spiriti
era
il
socialismo
dei
"
fabiani
"
(
1883
)
,
il
quale
,
come
dice
il
nome
stesso
,
escludeva
rivolgimenti
improvvisi
e
radicali
,
e
consigliava
di
accompagnare
con
l
'
opera
il
naturale
svolgimento
delle
cose
che
si
allontanava
dalla
sfrenata
libertà
di
concorrenza
e
menava
verso
un
ordinamento
sociale
della
produzione
;
e
altresì
riformistico
e
non
marxistico
si
presentava
il
Partito
indipendente
del
lavoro
(
1893
)
,
e
al
necessario
e
all
'
attuabile
attendevano
le
associazioni
operaie
.
Il
Bernstein
,
che
dimorò
a
lungo
in
Londra
,
tolse
esempio
e
incitamento
per
la
revisione
del
marxismo
e
la
riforma
della
democrazia
sociale
in
Germania
da
quello
che
vedeva
in
Inghilterra
,
dove
(
scriveva
nel
'99
)
"
nessun
socialista
responsabile
sogna
ancora
un
'
imminente
vittoria
del
socialismo
per
mezzo
di
una
grande
catastrofe
,
né
una
rapida
conquista
del
parlamento
per
mezzo
del
proletariato
rivoluzionario
,
e
invece
sempre
più
il
lavoro
si
trasferisce
nei
municipi
e
in
altri
corpi
amministrativi
autonomi
,
e
si
è
perso
l
'
abito
di
disprezzarli
,
e
qua
e
là
si
sono
stretti
maggiori
rapporti
col
movimento
corporativo
"
.
Simili
aspetti
e
vicende
,
e
analogo
corso
delle
cose
,
si
potrebbero
mostrare
,
circa
il
socialismo
,
nel
Belgio
,
nella
Svizzera
,
nell
'
Austria
Ungheria
,
nell
'
Olanda
e
nei
paesi
scandinavi
,
se
,
dopo
aver
segnato
questo
importante
tratto
generale
della
vittoria
ideale
che
sopr
'
esso
riportò
a
poco
a
poco
il
liberalismo
con
l
'
invitarlo
e
indurlo
a
entrare
nella
sua
cerchia
,
persuaderlo
a
smettere
la
scissione
per
la
collaborazione
,
sgombrargli
dalla
fantasia
le
aspettazioni
millenarie
e
volgerlo
al
presente
,
rifargli
la
mente
da
materialistica
e
semplicistica
a
storica
ed
umana
,
non
convenisse
guardare
altresì
alla
vittoria
che
a
sua
volta
il
socialismo
riportò
in
questa
stessa
sua
trasformazione
,
che
pareva
e
non
era
una
sottomissione
.
Il
socialismo
divenne
allora
il
principale
oggetto
degli
studiosi
di
politica
e
degli
uomini
politici
,
ed
ebbe
per
sé
il
fiore
degli
ingegni
giovanili
e
le
generose
passioni
di
quell
'
età
:
la
letteratura
stessa
,
il
romanzo
,
il
dramma
,
la
lirica
,
se
ne
fecero
voce
.
Un
uomo
politico
inglese
disse
:
-
Oggi
noi
siamo
tutti
socialisti
.
-
Deliberatamente
si
andava
incontro
agli
allargamenti
di
suffragio
e
ai
suffragi
universali
,
affinché
i
bisogni
dei
lavoratori
trovassero
i
loro
rappresentanti
e
s
'
inserissero
tra
gli
altri
bisogni
della
società
castigando
gli
egoismi
degli
imprenditori
di
lavoro
e
dei
ricchi
,
e
affinché
quella
classe
sociale
,
col
discutere
,
eleggere
,
sindacare
,
educasse
il
suo
senso
politico
e
il
sentimento
di
responsabilità
:
le
leggi
sull
'
istruzione
obbligatoria
e
contro
l
'
analfabetismo
e
per
le
scuole
serali
e
festive
,
le
università
popolari
,
e
simili
,
smentivano
col
fatto
l
'
accusa
che
la
"
borghesia
"
volesse
tenere
il
popolo
nell
'
"
ignoranza
"
,
e
lasciavano
al
suo
vano
borbottare
qualche
reazionario
,
ridicolo
piuttosto
che
odioso
,
il
quale
sospirava
questo
perduto
presidio
del
buon
vecchio
tempo
.
Generale
era
la
disposizione
e
la
buona
volontà
a
proporre
,
promuovere
e
accettare
provvedimenti
sociali
,
non
più
e
non
soltanto
per
intenti
conservatori
(
lodevoli
,
per
altro
,
se
miravano
alla
pace
sociale
e
a
salvare
,
come
si
diceva
,
il
patrimonio
della
comune
civiltà
da
disastri
e
da
barbarie
)
,
ma
come
serio
riconoscimento
di
diritto
.
Alle
leggi
bismarckiane
di
assicurazioni
per
la
vecchiaia
,
l
'
infermità
,
gl
'
infortuni
del
lavoro
,
che
dopo
la
Germania
tutti
gli
altri
stati
via
via
adottarono
,
e
alle
altre
molte
di
carattere
sanitario
,
seguirono
variamente
e
con
vario
ritmo
,
in
Germania
e
in
tutti
gli
altri
stati
,
leggi
sull
'
egualità
degli
obblighi
tra
lavoratori
e
datori
di
lavoro
,
sul
lavoro
notturno
vietato
o
ristretto
pei
fanciulli
e
per
le
donne
e
regolato
per
tutti
gli
altri
operai
,
sulla
determinazione
delle
ore
settimanali
di
lavoro
e
i
riposi
obbligatori
,
sulla
riduzione
delle
ore
quotidiane
,
per
le
quali
sorse
,
intorno
al
'90
,
la
richiesta
che
si
restringessero
a
otto
,
e
certo
discesero
assai
dalle
quattordici
che
prima
erano
consuete
in
molti
opifici
(
in
Inghilterra
,
al
tempo
del
Disraeli
,
la
somma
delle
ore
settimanale
fu
fissata
in
cinquantasei
,
e
in
Francia
,
nel
1904
,
quelle
giornaliere
furono
ristrette
a
dieci
)
,
e
altre
leggi
sul
lavoro
a
domicilio
,
sulle
case
operaie
,
sulla
preferenza
da
dare
alle
cooperative
di
lavoro
nell
'
assunzione
di
lavori
pubblici
,
e
via
enumerando
.
Le
trade
unions
,
i
sindacati
,
le
confederazioni
del
lavoro
,
le
unioni
professionali
,
ebbero
riconoscimento
giuridico
;
s
'
istituirono
consigli
del
lavoro
e
speciali
divisioni
presso
i
ministeri
e
,
infine
,
addirittura
ministeri
del
lavoro
.
Vacillava
così
anche
l
'
altra
accusa
,
che
si
sarebbe
potuta
esprimere
nel
detto
di
Tommaso
Moro
,
che
lo
stato
sia
una
coniuratio
divitum
,
o
in
quello
vichiano
che
la
patria
sia
res
patrum
;
e
sarebbero
dovuti
vacillare
e
cadere
i
più
moderni
teorizzamenti
sulla
"
lotta
di
classe
"
e
sulla
classe
dirigente
come
"
classe
borghese
"
,
intesa
unicamente
ai
propri
interessi
e
chiusa
contro
i
lavoratori
.
Quella
pretesa
"
borghesia
"
antisocialistica
che
era
in
realtà
l
'
imparziale
cultura
,
genitrice
di
nuove
forme
di
vita
,
come
aveva
essa
(
e
non
il
proletariato
né
la
borghesia
nel
senso
economico
di
queste
parole
)
suscitato
il
socialismo
,
così
continuava
ad
allevarlo
.
Già
nel
'97
era
stato
possibile
mettere
insieme
una
speciale
Bibliographie
der
Sozialpolitik
;
nel
1900
,
sorse
l
'
Associazione
internazionale
per
le
leggi
protettive
dei
lavoratori
,
che
aveva
sede
in
Basilea
;
nel
1904
,
la
Francia
proponeva
,
e
l
'
Italia
per
prima
accettava
la
proposta
,
una
legislazione
internazionale
operaia
.
Contribuivano
a
questo
processo
di
elevamento
del
popolo
,
insieme
col
socialismo
politico
,
anche
quelli
non
politici
o
poco
politici
,
di
stato
,
della
cattedra
,
cattolico
,
cristiano
,
cooperativistico
,
trascinati
dalla
corrente
.
La
festa
del
primo
maggio
,
la
festa
dei
lavoratori
,
deliberata
nell'89
da
un
congresso
internazionale
per
la
richiesta
delle
otto
ore
dì
lavoro
,
e
che
destò
sospetti
e
paure
quasi
un
giorno
d
'
internazionale
appuntamento
per
la
rivoluzione
universale
,
e
nei
primi
anni
fu
contrastata
e
diè
luogo
a
dimostrazioni
e
conflitti
,
scorse
dipoi
tranquilla
,
da
nessuno
più
contrastata
,
ammessa
nel
costume
.
Il
nuovo
tipo
del
lavoratore
si
designava
,
ed
era
designato
,
talvolta
con
un
sorriso
,
come
quello
dell
'
operaio
"
evoluto
e
cosciente
"
;
ma
era
anche
dell
'
operaio
circondato
da
ogni
sorta
di
garanzie
giuridiche
,
che
si
accrescevano
di
giorno
in
giorno
.
A
coloro
che
continuavano
a
collocare
il
socialismo
nell
'
avvenire
,
in
un
remoto
o
vicino
avvenire
,
e
lo
immaginavano
tale
che
dovesse
farsi
di
un
getto
e
una
volta
per
sempre
,
e
intanto
non
vedevano
o
non
intendevano
quel
che
avveniva
intorno
a
loro
,
si
sarebbe
potuto
rispondere
che
il
socialismo
era
nel
presente
,
"
in
divenire
"
,
e
sarebbe
stato
sempre
a
quel
modo
,
"
in
divenire
"
,
come
tutta
la
mente
e
l
'
opera
dell
'
uomo
,
come
il
mondo
tutto
,
che
non
è
ma
in
eterno
diviene
.
Il
movimento
socialistico
,
e
i
provvedimenti
sociali
che
ne
furono
uno
degli
effetti
più
importanti
,
dissociarono
,
senza
che
se
lo
proponessero
,
il
troppo
stretto
rapporto
,
che
era
quasi
di
medesimezza
,
posto
già
un
mezzo
secolo
innanzi
tra
liberalismo
e
liberismo
,
morale
ed
economia
,
istituti
etici
ed
istituti
economici
.
Era
parso
,
in
un
primo
tempo
,
che
quella
stessa
via
di
salute
che
la
libertà
apriva
alla
vita
morale
e
politica
dei
popoli
,
la
libera
concorrenza
dovesse
aprirla
nella
sfera
economica
,
aiutando
a
questa
illazione
e
a
questa
illusione
l
'
impeto
giovanile
del
mondo
industriale
e
commerciale
europeo
,
particolarmente
inglese
,
e
sopra
questa
contingente
esperienza
edificadosi
una
dottrina
di
valore
assoluto
e
di
accento
quasi
religioso
:
il
che
ebbe
,
del
resto
,
fin
da
quel
suo
primo
tempo
,
i
suoi
scettici
e
i
suoi
critici
.
Ma
,
venuta
al
declino
quell
'
età
giovanile
,
mutate
le
condizioni
economiche
,
non
adempiute
le
speranze
di
una
spontanea
sparizione
della
"
questione
sociale
"
per
prodigio
operato
dalla
libera
concorrenza
,
vedendosi
uscire
dal
seno
stesso
del
liberismo
il
mostro
del
monopolismo
sotto
forma
di
cartelli
e
trusts
,
ci
si
trovò
dinanzi
ai
problemi
sociali
da
affrontare
,
non
coi
soli
mezzi
del
libero
scambio
economico
ma
con
la
virtù
etica
e
politica
,
che
piega
anche
quei
mezzi
ai
suoi
fini
,
adoperandoli
quando
le
giovano
,
temperandoli
o
buttandoli
via
quando
non
giovano
o
sono
di
danno
.
Questo
ravvedimento
e
conversione
si
osservano
spiccatamente
nella
decadenza
della
scuola
manchesteriana
in
Inghilterra
e
nel
risorgere
degli
antichi
avversari
in
nuovo
e
moderno
aspetto
,
diverso
da
quello
che
vestivano
al
tempo
della
battaglia
intorno
al
dazio
del
grano
e
aventi
ora
il
loro
uomo
rappresentativo
nel
Disraeli
.
Né
solo
la
necessità
di
proteggere
le
classi
operaie
consigliò
l
'
intervento
,
prima
deprecato
,
dello
stato
,
ma
anche
la
necessità
che
gli
stati
sentivano
di
serbare
,
nel
flusso
e
riflusso
dell
'
economia
mondiale
,
una
certa
autonomia
economica
per
ragioni
di
sicurezza
negli
approvvigionamenti
e
nelle
armi
in
caso
di
guerra
,
per
impedire
la
rovina
di
certe
classi
sociali
delle
quali
non
era
sostituibile
l
'
ufficio
nella
vita
dei
popoli
,
per
evitare
troppo
frequenti
e
troppo
forti
scotimenti
nell
'
assetto
sociale
,
per
sostenere
industrie
nazionali
ai
primi
passi
,
e
altresì
per
ragioni
finanziarie
più
o
meno
urgenti
.
Così
all
'
intervento
dello
stato
a
pro
delle
classi
lavoratrici
si
accompagnò
in
maggiore
o
minor
misura
il
protezionismo
doganale
,
che
talvolta
contrariava
e
talvolta
favoriva
l
'
interesse
di
quelle
classi
(
e
sempre
contrariava
o
favoriva
interessi
di
questa
o
quella
classe
)
,
ma
che
sembrava
utile
al
bene
complessivo
e
alla
tranquillità
generale
del
paese
.
Anche
in
questa
parte
la
Germania
e
il
Bismarck
furono
primi
o
tra
i
primi
a
dare
l
'
esempio
,
con
la
tariffa
doganale
del
'79
,
e
li
seguirono
quasi
tutti
gli
altri
stati
,
tranne
l
'
Inghilterra
che
poté
mantenersi
a
un
dipresso
nella
linea
liberistica
;
ma
il
protezionismo
era
allora
temperato
dai
trattati
di
commercio
e
,
in
generale
,
non
depresse
l
'
attività
delle
industrie
e
dei
traffici
.
È
evidente
che
le
controversie
sulla
preferenza
da
assegnare
al
protezionismo
o
al
liberismo
,
quale
dei
due
contenga
l
'
assoluta
verità
,
peccano
nel
fondamento
,
perché
anche
liberismo
e
protezionismo
sono
i
due
termini
di
un
unico
rapporto
e
,
sempre
che
si
raccomanda
o
l
'
uno
o
l
'
altro
,
non
si
può
farlo
se
non
con
formole
di
valore
affatto
empirico
;
e
tutto
sta
a
cogliere
nella
pratica
,
caso
per
caso
,
nelle
varie
e
mutevoli
situazioni
storiche
,
il
punto
giusto
,
che
sarà
pur
quello
economicamente
giovevole
,
ma
non
sarà
mai
determinato
da
mere
ed
astratte
considerazioni
economiche
.
La
potenza
industriale
e
la
ricchezza
,
a
cui
con
vertiginoso
crescendo
,
segnatamente
dopo
il
'90
,
pervenne
l
'
Europa
in
questo
periodo
,
le
scoperte
tecniche
che
allora
si
fecero
e
le
loro
applicazioni
,
la
varietà
della
produzione
,
l
'
estensione
dei
mercati
,
i
sempre
più
rapidi
mezzi
di
trasporto
,
son
cose
ben
note
e
presenti
al
ricordo
di
tutti
e
possono
essere
sottintese
e
presupposte
in
questo
racconto
,
che
ha
lo
sguardo
alla
vita
intellettuale
,
morale
e
politica
,
la
quale
diè
le
condizioni
per
quella
meravigliosa
attività
e
produttività
e
a
sua
volta
vi
attinse
forze
e
mezzi
.
Valga
come
simbolo
la
popolazione
che
da
centottanta
milioni
che
l
'
Europa
contava
al
principio
del
secolo
era
cresciuta
a
quattrocentocinquanta
alla
fine
,
oltre
i
milioni
di
suoi
figli
che
essa
mandò
nelle
Americhe
e
in
altri
paesi
nuovi
,
onde
i
soli
Stati
Uniti
d
'
America
,
da
cinque
milioni
di
abitanti
che
avevano
nel
1800
,
salirono
a
settantasette
milioni
nel
1900
.
E
su
qualunque
statistica
si
gitti
l
'
occhio
,
si
trovano
numeri
che
richiamano
fatti
di
questa
sorta
e
possono
altresì
servire
da
simboli
:
come
quella
del
Belgio
,
il
quale
,
per
esempio
,
nel
'50
impiegava
nell
'
industria
un
capitale
di
trecento
milioni
e
nel
1913
di
sette
miliardi
,
e
nel
cui
porto
di
Anversa
il
traffico
era
,
nel
'40
,
di
dugentoquarantamila
tonnellate
e
nel
1914
di
quattordici
milioni
:
la
produzione
mondiale
del
carbon
fossile
,
che
era
di
centotrenta
milioni
di
tonnellate
nel
'60
,
salì
a
seicentocinquanta
negli
ultimi
anni
del
secolo
.
Anche
all
'
espansione
coloniale
fu
impresso
un
corso
rapido
e
incalzante
,
particolarmente
dall'80
in
poi
,
quando
la
brama
di
possedere
colonie
prese
quasi
tutti
gli
stati
,
emulando
l
'
Inghilterra
che
allora
estendeva
,
assodava
e
ordinava
il
suo
impero
coloniale
sopra
un
quarto
del
globo
abitabile
.
La
Francia
portò
il
suo
impero
da
meno
di
un
milione
di
chilometri
quadrati
a
circa
dodici
milioni
con
cinquanta
milioni
di
abitanti
;
la
Germania
,
che
non
aveva
colonie
fino
all'84
,
raggiunse
presto
il
terzo
posto
con
gli
acquisti
nell
'
Africa
e
nell
'
Oceania
e
di
qualche
porto
nell
'
estremo
Oriente
;
l
'
Italia
occupò
l
'
Eritrea
e
più
tardi
la
Tripolitania
;
il
Belgio
,
per
opera
di
re
Leopoldo
II
,
ebbe
lo
stato
del
Congo
;
la
Spagna
,
che
invece
perdé
con
Cuba
e
con
le
Filippine
i
resti
del
suo
antico
dominio
coloniale
,
si
attaccò
alla
costa
del
Marocco
;
la
Russia
continuò
a
ingrandirsi
nell
'
Asia
;
gli
Stati
Uniti
,
dopo
il
'96
,
ebbero
il
loro
imperialismo
.
Il
sentimento
che
portava
a
queste
imprese
era
assai
complesso
:
di
vantaggi
economici
in
parte
reali
e
in
parte
d
'
immaginazione
,
di
potenza
e
prestigio
politico
,
di
amor
nazionale
che
faceva
desiderare
l
'
estensione
della
propria
lingua
e
cultura
e
costume
nelle
altre
parti
del
mondo
(
"
la
France
"
diceva
nell'85
il
colonialista
Ferry
"
ne
veut
pas
être
seulement
un
pays
libre
mais
un
grand
pays
qui
répand
,
partout
où
il
peut
les
porter
,
ses
moeurs
,
sa
langue
,
ses
armes
,
son
drapeau
,
son
génie
"
)
,
e
,
infine
,
di
un
più
largo
amore
per
l
'
umanità
e
la
civiltà
in
universale
.
L
'
Inghilterra
dava
al
suo
impero
un
carattere
liberale
,
lasciando
che
quelle
parti
di
esso
assurte
a
maggior
grado
,
che
si
dicevano
i
dominions
,
il
Canadà
,
l
'
Australia
,
la
Nuova
Zelanda
e
più
tardi
l
'
Africa
meridionale
,
avessero
istituzioni
liberali
e
democratiche
,
proprie
leggi
e
governo
,
rapporti
commerciali
autonomi
,
esercito
proprio
(
e
qualcuna
già
richiedeva
una
propria
flotta
)
,
e
si
tenessero
unite
alla
madre
patria
in
modo
spontaneo
,
per
convenienza
d
'
interessi
,
per
comunanza
di
lingua
e
di
tradizioni
,
per
consenso
d
'
ideali
.
L
'
economia
si
fece
veramente
mondiale
;
e
l
'
Europa
fu
nutrita
dal
grano
che
le
venne
dalle
altre
parti
del
mondo
,
non
bastandole
la
produzione
propria
,
che
in
parte
era
stata
sostituita
da
altre
colture
e
da
altri
usi
del
suolo
.
Di
pari
passo
con
la
produzione
della
ricchezza
andava
il
generale
benessere
,
se
anche
episodicamente
in
qualche
luogo
o
in
qualche
strato
della
popolazione
persistevano
non
vinti
lo
stento
e
la
miseria
,
rese
più
intollerabili
dalla
vicinanza
della
prosperità
,
e
se
qualche
aggravamento
di
miseria
talora
veniva
dalla
rapidità
stessa
delle
trasformazioni
economiche
.
Dappertutto
si
osservava
il
mutamento
di
proporzione
tra
popolazione
cittadina
e
popolazione
rurale
,
con
l
'
accentramento
e
l
'
accrescimento
di
quella
industriale
,
la
conseguente
diminuzione
o
quasi
sparizione
dell
'
artigianato
e
delle
piccole
aziende
,
e
il
formarsi
di
un
foltissimo
ceto
di
tecnici
e
d
'
impiegati
delle
industrie
.
E
cresceva
in
tutte
le
classi
sociali
l
'
istruzione
,
si
leggeva
molto
e
di
solito
in
più
lingue
:
i
giornali
,
mercé
i
telegrafi
e
i
telefoni
,
facevano
in
ogni
giorno
,
e
persino
in
ogni
ora
,
compresente
la
vita
di
ogni
parte
del
mondo
.
Talora
accadeva
che
un
dibattito
,
una
polemica
,
una
questione
,
sorti
in
un
singolo
paese
,
appassionassero
gli
animi
in
ogni
paese
,
come
fu
dell
'
affaire
Dreyfus
.
Nondimeno
su
questa
età
così
operosa
,
e
che
godé
di
pace
così
lunga
quale
non
era
mai
toccata
all
'
Europa
,
è
caduto
il
giudizio
,
che
si
vede
ormai
fissato
anche
nei
libri
degli
storici
,
di
"
età
prosaica
"
,
e
insieme
di
"
scettica
e
insoddisfatta
"
:
giudizio
che
suona
strano
e
inesplicabile
se
non
lo
si
metta
in
relazione
con
la
crisi
spirituale
,
cominciata
dopo
il
'48
e
venuta
al
suo
pieno
corso
dopo
il
'70
,
quale
di
sopra
è
stata
delineata
.
Al
fare
pratico
,
che
si
moveva
negli
ordini
liberali
e
ne
traeva
grande
beneficio
,
non
andava
più
congiunta
l
'
alta
coscienza
di
quel
fare
,
che
ne
intendesse
il
pieno
significato
e
ne
riconoscesse
l
'
inestimabile
valore
:
e
perciò
era
affievolito
l
'
impeto
religioso
ed
etico
,
sminuita
la
capacità
di
approfondimento
e
rinnovamento
nella
critica
dei
concetti
,
mortificata
la
vita
interiore
della
coscienza
,
nella
quale
unicamente
dolori
e
tristezze
e
angosce
si
raccolgono
in
travaglio
di
purificazione
e
si
convertono
in
forze
consolatrici
e
rinnovatrici
.
La
Germania
,
che
era
stata
tra
la
fine
del
sette
e
i
primi
decenni
dell
'
ottocento
l
'
Atene
filosofica
dell
'
età
moderna
e
dopo
due
millenni
aveva
offerto
a
tutta
l
'
umanità
una
messe
speculativa
altrettanto
originale
e
copiosa
,
allorché
si
credeva
che
col
suo
levarsi
a
grande
potenza
nazionale
e
politica
avrebbe
portato
a
nuovi
e
grandi
frutti
quelle
speculazioni
,
discese
di
grado
,
s
'
impoverì
mentalmente
,
perse
l
'
ufficio
che
aveva
tenuto
di
energica
conoscitrice
e
fecondatrice
del
pensiero
e
del
sapere
di
tutti
i
popoli
,
e
,
sebbene
il
lavoro
dei
suoi
scienziati
continuasse
assiduo
e
molta
fosse
la
loro
erudizione
,
non
diè
fulgori
geniali
,
e
lasciò
giacere
inerte
o
dimenticò
o
addirittura
disprezzò
il
patrimonio
avuto
in
eredità
,
l
'
opera
della
sua
età
classica
.
Nella
patria
di
Kant
e
di
Hegel
ora
si
vedevano
,
nel
campo
,
reso
assai
angusto
,
del
pensiero
,
neocritici
,
psicologi
,
fisiopsicologi
e
simili
degni
personaggi
,
pieni
di
onesta
volontà
,
ma
senza
vigore
e
senza
coraggio
,
radenti
il
suolo
.
Altrove
ottenevano
larga
fortuna
gli
Spencer
e
gli
Ardigò
,
e
addormentava
le
menti
un
vacuo
positivismo
ed
evoluzionismo
.
Anche
quando
si
difendeva
e
si
teorizzava
la
libertà
,
difesa
e
teoria
erano
empiriche
e
superficiali
,
come
nel
famoso
libro
su
questo
argomento
dello
Stuart
Mill
.
Il
fuoco
centrale
era
spento
o
covava
solo
in
alcune
anime
e
vi
dava
qualche
scintilla
;
e
di
qui
il
tono
rimesso
e
prosaico
,
solito
allora
.
Si
lamentava
che
non
fossero
,
nelle
nuove
generazioni
,
eroi
delle
rivoluzioni
pari
ai
Mazzini
e
ai
Garibaldi
,
eroi
della
politica
pari
ai
Cavour
e
ai
Lincoln
;
e
questi
lamenti
erano
delle
immaginazioni
deluse
,
che
in
tempi
di
calma
avrebbero
voluto
ammirare
nocchieri
guidanti
in
porto
,
con
possente
sforzo
,
tra
l
'
infuriare
delle
burrasche
,
la
nave
,
e
peccavano
d
'
ingiustizia
verso
l
'
opera
pure
utile
e
proba
dei
nuovi
uomini
adatti
ai
nuovi
tempi
.
Ai
letterati
francesi
,
che
volentieri
motteggiavano
e
schernivano
,
sdegnosi
e
fastiditi
,
i
politici
e
gli
statisti
della
terza
Repubblica
,
Enrico
Becque
,
nel
'96
,
gettava
in
volto
la
risposta
:
che
,
senza
quegli
uomini
politici
e
quegli
statisti
,
essi
letterati
sarebbero
stati
servi
o
sarebbero
finiti
in
carcere
,
come
sotto
il
secondo
Impero
,
e
che
,
se
egli
avesse
dovuto
scegliere
tra
il
lavoro
politico
e
il
lavoro
letterario
compiuto
negli
ultimi
venticinque
anni
,
avrebbe
,
in
buona
coscienza
,
dato
risolutamente
la
preferenza
al
lavoro
politico
.
Ma
,
con
tutto
ciò
,
è
da
riconoscere
che
assai
rari
,
e
questi
stessi
poco
ascoltati
o
poco
efficaci
,
furono
allora
i
poeti
,
i
pensatori
,
i
veggenti
,
gli
apostoli
,
che
apportano
luce
e
infondono
calore
nella
guerra
che
in
tutti
i
tempi
e
in
tutte
le
condizioni
perpetua
si
combatte
nella
mente
e
nel
cuore
dell
'
uomo
,
e
che
perpetuamente
ha
bisogno
di
quel
soccorso
e
di
quella
guida
.
Non
potevano
tenerne
il
luogo
i
fisici
,
i
naturalisti
,
i
sociologi
,
che
allora
certamente
non
mancarono
,
ma
che
per
loro
proprio
istituto
servono
alla
tecnica
e
non
a
quel
che
sta
di
sopra
,
o
in
fondo
,
a
ogni
tecnica
.
La
poca
lena
mentale
e
il
frequente
perdersi
d
'
animo
e
la
conseguente
disposizione
pessimistica
si
davano
a
vedere
nel
modo
in
cui
si
solevano
accogliere
e
interpretare
gl
'
inevitabili
cangiamenti
che
il
corso
delle
cose
portava
nella
società
e
nella
politica
,
e
quando
conveniva
trovare
e
adottare
le
deliberazioni
da
seguire
con
animo
sicuro
.
L
'
utopia
del
lasciar
fare
e
lasciar
passare
,
ossia
dell
'
assoluto
liberismo
economico
come
panacea
dei
mali
sociali
,
era
smentita
dai
fatti
;
ma
,
invece
di
sceverare
in
siffatta
dottrina
quello
che
era
utopico
da
quel
ch
'
era
vero
,
e
intendere
e
tenere
in
pregio
questa
verità
,
e
serbarla
,
come
si
deve
fare
di
ogni
verità
,
nei
limiti
suoi
che
soli
la
garantiscono
,
si
piangeva
su
quella
caduta
fede
e
speranza
,
senza
provarsi
a
sostituirla
con
altra
,
e
neppure
con
quella
dell
'
intervento
statale
e
del
protezionismo
,
della
quale
si
scorgevano
,
d
'
altra
parte
,
i
lati
deboli
e
i
pericoli
,
sicché
si
rimaneva
smarriti
tra
le
due
opposte
tesi
,
senza
capacità
di
mediarle
.
Per
dippiù
,
essendo
rimasto
il
concetto
di
liberismo
pigramente
associato
con
quello
di
liberalismo
,
la
sfiducia
nella
formula
liberistica
induceva
sfiducia
nella
verità
stessa
della
libertà
politica
,
che
è
concetto
di
altro
ordine
e
superiore
.
Del
pari
,
l
'
altro
fatto
che
la
lotta
politica
non
continuasse
più
sullo
schema
dei
due
partiti
,
classicamente
distinti
e
contrapposti
,
della
conservazione
e
del
progresso
,
schierati
e
guerreggianti
l
'
uno
contro
l
'
altro
e
avvicendantisi
al
governo
,
faceva
giudicare
organicamente
ammalato
e
prossimo
a
morte
il
sistema
parlamentare
,
del
quale
erano
stati
presupposti
come
condizione
vitale
quei
due
partiti
così
schematizzati
e
operanti
;
laddove
bisognava
rendersi
conto
che
tale
nitidezza
di
distinzione
e
contrapposizione
rispecchiava
i
tempi
della
formazione
e
dell
'
assodamento
della
libertà
e
del
suo
primo
avviamento
,
ma
non
poteva
trovare
piena
e
netta
corrispondenza
quando
le
cose
da
discutere
e
da
risolvere
si
presentavano
assai
più
varie
e
specificate
,
e
più
varia
era
la
composizione
stessa
delle
rappresentanze
parlamentari
,
e
,
di
conseguenza
,
maggiore
doveva
essere
la
varietà
degli
aggruppamenti
e
delle
combinazioni
politiche
:
nel
che
non
era
poi
da
temere
che
le
ragioni
della
conservazione
del
progresso
,
del
passato
e
dell
'
avvenire
,
della
storia
e
della
vita
,
venissero
mai
meno
,
essendo
,
questi
,
due
eterni
momenti
,
che
operano
sotto
le
più
diverse
forme
particolari
.
Né
la
sparizione
di
quei
"
notabili
"
,
di
quelle
aristocrazie
liberali
,
che
dirigevano
dapprima
,
nei
suffragi
ristretti
,
le
elezioni
,
designando
i
candidati
e
ora
non
potevano
mantenersi
ed
esercitare
lo
stesso
ufficio
coi
suffragi
allargati
o
universali
,
abbandonava
irrimediabilmente
,
come
si
diceva
,
le
elezioni
al
caso
e
al
demagogismo
,
perché
,
praticamente
,
si
trattava
per
l
'
appunto
di
trovare
a
nuove
condizioni
nuovi
metodi
,
e
questi
già
cominciavano
a
spuntare
e
a
fare
le
loro
prove
.
E
bisognava
aver
molto
idealizzato
le
storie
del
passato
per
meravigliarsi
che
nelle
elezioni
si
commettessero
brogli
,
frodi
,
mercimoni
,
soprusi
,
e
bisognava
non
aver
occhi
a
vedere
e
considerare
nel
presente
quel
che
accadeva
di
assai
peggio
per
questa
parte
nella
grande
Repubblica
americana
,
e
che
tuttavia
veniva
corretto
o
reso
poco
nocivo
dalle
spontanee
forze
morali
e
dalla
pubblica
opinione
.
Ed
era
naturale
che
,
ampliati
i
suffragi
,
cangiassero
altresì
,
nelle
assemblee
,
qualità
di
uomini
,
modi
di
eloquenza
,
contegno
e
costumi
,
e
non
sempre
in
guisa
gradevole
;
ma
sarebbe
giovato
non
perder
di
vista
che
,
pure
in
quelle
forme
o
in
quelle
apparenze
spesso
volgari
,
c
'
era
la
garanzia
della
libertà
per
tutti
,
e
che
,
per
imperfetta
che
fosse
,
per
esempio
,
la
vita
costituzionale
e
liberale
nella
Spagna
di
Alfonso
XII
o
XIII
,
valeva
sempre
di
gran
lunga
meglio
della
vita
politica
dei
tempi
di
Ferdinando
VII
o
di
quella
che
le
avrebbe
donata
il
carlismo
;
onde
,
anziché
trarre
la
conseguenza
che
convenisse
abolire
gli
istituti
parlamentari
,
si
trattava
anche
qui
del
modo
da
tenere
per
guidare
e
dirigere
(
come
in
pratica
accadeva
)
al
bene
quelle
assemblee
,
che
non
erano
poi
troppo
diverse
dalle
assemblee
di
ogni
tempo
,
tutte
a
volte
indocili
,
impressionabili
,
confusionarie
,
esposte
alla
corruzione
,
tutte
bisognose
di
trovare
chi
sappia
maneggiarle
.
Piaceva
fare
,
con
grande
aria
,
grandi
scoperte
,
come
quella
della
"
menzogna
"
dell
'
elettorato
e
dei
parlamenti
,
dove
non
c
'
era
,
in
verità
,
altra
menzogna
che
la
differenza
che
sempre
passa
tra
la
forma
giuridica
e
la
realtà
storica
,
con
la
quale
quella
forma
non
può
coincidere
appunto
perché
è
fatta
per
regolarla
,
né
può
regolarla
se
non
con
la
rigidezza
e
la
flessibilità
a
vicenda
adoperate
.
La
medesima
irriflessività
suggeriva
l
'
ammirazione
supina
per
la
Germania
,
per
il
suo
antiparlamentarismo
,
per
il
suo
"
stato
forte
"
,
che
teneva
a
segno
radicali
e
socialisti
,
per
il
suo
"
stato
etico
"
,
che
pareva
attuare
l
'
idea
che
di
esso
costruivano
i
professori
tedeschi
,
recando
a
merito
di
quella
costituzione
:
politica
o
slancio
e
la
vigoria
economica
della
Germania
,
laddove
era
in
quella
il
suo
punto
debole
.
L
'
antiparlamentarismo
,
l
'
antidemocratismo
,
l
'
antiliberalismo
venivano
in
voga
e
facevano
parte
essenziale
di
quel
che
si
chiamò
dappertutto
,
con
vocabolo
inventato
in
Inghilterra
,
"
snobismo
"
.
Nelle
parole
per
lo
meno
(
ma
il
male
stava
proprio
in
ciò
,
che
si
dicessero
di
tali
parole
)
,
si
era
di
frequente
corrivi
a
gettar
via
il
bagno
col
bambino
dentro
.
E
quando
,
circa
il
'90
,
sopravvenne
nell
'
impigrito
pensiero
europeo
e
nella
sua
scolorita
e
inanimata
letteratura
politica
la
dottrina
socialistica
e
marxistica
della
storia
e
dello
stato
,
-
la
quale
si
vantava
figlia
della
classica
filosofia
tedesca
,
e
tale
era
benché
spuria
,
e
ne
serbava
certe
virtù
nella
posizione
delle
questioni
e
nel
metodo
dialettico
storico
,
-
si
ebbe
senza
dubbio
il
non
piccolo
beneficio
che
le
menti
fossero
chiamate
a
ripensare
i
principii
stessi
della
umana
società
e
della
sua
storia
,
e
a
riproporsi
i
corrispettivi
problemi
etici
e
logici
,
e
,
d
'
altra
parte
,
che
un
ideale
,
comunque
dedotto
e
concepito
,
tornasse
a
risplendere
in
cima
ai
pensieri
e
a
interessare
le
anime
alle
opere
e
all
'
apostolato
.
Ma
,
attraverso
la
critica
che
seguì
presto
alla
ricezione
di
quella
dottrina
,
e
che
occupò
un
buon
decennio
,
se
,
come
era
naturale
,
quelle
dottrine
marxistiche
non
poterono
mantenere
le
loro
posizioni
e
indietreggiarono
sul
terreno
economico
,
in
quanto
teorie
del
sopralavoro
e
del
sopravalore
,
e
su
quello
filosofico
in
quanto
metafisica
e
dialettica
della
materia
,
da
ciò
non
venne
fuori
,
per
contrasto
,
una
rinfrescata
coscienza
della
spiritualità
umana
e
della
storia
come
storia
della
libertà
.
Anzi
,
un
effetto
che
rimase
di
quella
lunga
dimestichezza
col
marxismo
e
col
materialismo
storico
(
che
il
Mazzini
aveva
avuto
in
orrore
per
tal
suo
difetto
di
umanità
e
di
bontà
)
fu
l
'
abito
e
l
'
inclinazione
mentale
a
pensare
le
forze
attive
nella
storia
come
"
classi
economiche
"
,
feudalità
,
borghesia
,
piccola
borghesia
,
agrari
,
industriali
,
banchieri
,
operai
,
contadini
,
proletariato
qualificato
e
proletariato
cencioso
,
e
via
dicendo
,
e
a
trattare
i
problemi
politici
come
un
calcolo
degli
interessi
e
delle
forze
delle
varie
classi
in
lotta
,
e
una
ricerca
della
classe
economica
su
cui
convenisse
appoggiarsi
:
ch
'
era
un
precludersi
ogni
verace
intendimento
della
storia
e
della
vita
umana
,
e
perdere
l
'
unità
dello
spirito
che
regge
il
tutto
e
che
è
di
là
da
coteste
empiriche
schematizzazioni
di
astratta
economia
e
da
cotesti
calcoli
da
gente
furba
.
Parve
un
gran
fatto
,
e
costò
certamente
grandi
fatiche
,
avvedersi
e
affermare
che
sopra
le
classi
economiche
c
'
è
sempre
una
"
classe
politica
"
,
mossa
da
ideali
che
non
possono
essere
se
non
etici
:
senonché
questa
osservazione
avrebbe
dovuto
condurre
,
e
non
condusse
,
a
un
cangiamento
totale
nella
visione
della
realtà
,
a
una
nuova
filosofia
,
che
rimase
inesplicata
,
e
l
'
empirismo
e
il
naturalismo
seguitarono
a
tenerne
le
parti
.
Se
,
dunque
,
l
'
opera
di
quell
'
età
parve
prosaica
e
angusta
,
ciò
non
accadde
perché
tale
essa
fosse
nel
fatto
,
nel
quale
si
attuava
grandiosamente
l
'
impulso
della
grande
età
storica
precedente
,
ma
perché
angusti
e
prosaici
erano
l
'
intelletto
che
la
considerava
nel
suo
farsi
,
e
l
'
immaginazione
che
la
collocava
in
cattiva
luce
,
e
l
'
animo
,
che
invece
di
abbracciarla
e
riscaldarla
,
la
lasciava
fuori
di
sé
o
la
spregiava
.
Pericoloso
vuoto
di
pensiero
e
d
'
ideale
,
il
quale
se
poteva
per
alcun
tempo
restare
così
senza
troppo
danno
,
aveva
prossimo
l
'
allettamento
dei
falsi
ideali
,
che
,
già
balenati
nella
letteratura
del
romanticismo
deteriore
o
decadentismo
,
negli
ultimi
decenni
dell
'
ottocento
e
nei
primi
del
novecento
si
levavano
dappertutto
,
contaminando
di
sé
i
pensieri
politici
.
E
anche
un
certo
ridestamento
e
affinamento
di
filosofia
,
che
in
quello
scorcio
di
secolo
rese
intollerabile
il
rozzo
naturalismo
e
il
gretto
positivismo
,
solo
per
piccola
parte
accennava
a
rimettersi
nella
via
della
grande
filosofia
,
ma
in
maggior
parte
si
sviava
nel
misticismo
,
nel
prammatismo
e
in
altre
forme
d
'
irrazionalismo
.
Tuttavia
,
i
falsi
ideali
nella
vita
pratica
,
l
'
irrazionalismo
in
quella
dell
'
intelletto
,
l
'
infievolimento
spirituale
e
la
dispersione
interiore
si
sarebbero
potuti
superare
con
la
critica
e
con
l
'
educazione
o
esaurirsi
da
sé
come
ciò
che
non
aveva
intrinseco
valore
e
vigore
,
e
dar
luogo
ai
loro
contrari
e
al
meglio
;
ma
al
pericolo
mentale
e
sentimentale
se
ne
aggiungeva
un
altro
pratico
ed
effettuale
,
che
nasceva
dalle
condizioni
dell
'
Europa
nei
suoi
rapporti
internazionali
,
le
quali
,
porgendo
materia
a
quelle
disposizioni
dello
spirito
,
le
alimentarono
e
finirono
con
l
'
eccitarle
e
precipitarle
all
'
azione
.
X
LA
POLITICA
INTERNAZIONALE
,
L
'
ATTIVISMO
E
LA
GUERRA
MONDIALE
(
18711914
)
Se
,
infatti
,
le
idee
della
individualità
nazionale
e
della
libertà
politica
avevano
preso
assetto
stabile
nelle
divisioni
territoriali
e
negli
ordini
interiori
di
quasi
tutti
gli
stati
europei
,
e
si
attuavano
nelle
leggi
e
nel
costume
,
assai
diversamente
era
accaduto
di
un
'
altra
conseguenza
del
principio
di
libertà
,
che
era
stata
dedotta
o
presentita
sin
dall
'
inizio
di
quel
movimento
:
l
'
auspicata
estensione
di
quel
principio
ai
rapporti
internazionali
,
in
forma
di
alleanza
dei
popoli
liberi
del
mondo
o
,
per
stare
nel
pratico
,
di
alleanza
di
quelli
di
Europa
,
degli
"
Stati
uniti
d
'
Europa
"
.
A
questo
segno
aveva
sempre
avuto
[
fisso
]
a
l
'
occhio
suo
di
veggente
e
di
apostolo
Giuseppe
Mazzini
;
e
ci
fu
qualche
momento
in
cui
parve
quasi
che
l
'
Europa
vi
si
indirizzasse
,
rimossi
i
maggiori
ostacoli
:
in
ispecie
nel
'5960
,
sotto
l
'
impressione
della
indipendenza
,
unità
e
libertà
d
'
Italia
,
di
quella
che
pareva
in
preparazione
nella
Germania
prebismarckiana
e
che
il
liberalismo
europeo
affrettava
coi
suoi
voti
,
della
sconfitta
dell
'
Austria
con
l
'
atteso
ulteriore
disgregamento
del
suo
impero
,
sostituito
da
stati
nazionali
,
delle
rinnovate
speranze
di
autonomia
per
la
Polonia
,
e
di
un
ammodernamento
ed
europeizzamento
della
Russia
.
Ma
poi
si
urtò
per
questa
parte
in
ostacoli
impensati
:
si
ebbero
arresti
e
sviamenti
,
e
definitivamente
,
dopo
il
'70
,
la
rinunzia
a
quell
'
idea
,
che
passò
fra
le
utopie
,
sicché
o
non
se
ne
parlava
più
tra
le
persone
serie
o
se
ne
sorrideva
,
talora
con
malinconia
come
di
un
ingenuo
sogno
giovanile
svanito
,
talaltra
beffardamente
come
di
una
idea
puerile
.
Qualche
perfezionamento
statale
secondo
il
principio
di
nazionalità
si
compié
ancora
,
nei
decenni
successivi
;
e
,
per
effetto
della
guerra
russo
turca
del
'7778
,
rispettivamente
Serbia
,
Montenegro
,
Romania
,
Bulgaria
e
Grecia
o
si
resero
indipendenti
o
spezzarono
gli
ultimi
vincoli
che
ancora
le
facevano
dipendenti
dalla
Turchia
o
ampliarono
i
loro
territori
;
nel
1905
i
norvegesi
,
che
anch
'
essi
avevano
il
loro
nazionalismo
o
particolarismo
,
si
disciolsero
dalla
Svezia
a
cui
erano
legati
per
il
trattato
del
1814
,
ma
non
per
comunanza
di
istituzioni
politiche
e
di
condizioni
economiche
;
per
l
'
Irlanda
fu
proposta
e
sostenuta
dal
Gladstone
l
'
autonomia
o
Homerule
,
e
,
dopo
un
trentennio
di
ripulse
,
di
riproposte
,
di
agitazioni
,
di
ribellioni
,
finalmente
nel
1914
la
Camera
dei
comuni
l
'
approvava
per
la
terza
volta
,
e
così
riceveva
forza
di
legge
,
sebbene
provvisoriamente
ne
rimanesse
sospesa
l
'
esecuzione
.
Ma
le
sorti
della
Polonia
parvero
irrimediabili
e
la
sua
ricomposizione
nazionale
cessò
perfino
dal
formare
oggetto
delle
speranze
e
della
pubblicistica
liberale
,
e
in
ultimo
anche
la
Finlandia
perdeva
l
'
autonomia
,
mentre
la
Prussia
faceva
sforzi
di
snazionalizzamemto
nelle
regioni
polacche
comprese
nei
suoi
confini
.
Nell
'
Austria
,
le
nazionalità
tedesche
e
cèche
e
slovene
e
polacche
e
le
altre
si
contrastavano
senza
posa
,
fallito
nel
'93
il
tentativo
del
Taaffe
di
accordarle
,
e
rendevano
difficile
e
quasi
impossibile
l
'
attività
parlamentare
;
né
si
ottenne
se
non
un
brevissimo
respiro
con
la
riforma
elettorale
del
1907
,
onde
fu
bensì
vinto
l
'
ostruzionismo
nel
parlamento
imperiale
ma
non
già
in
quelli
locali
,
e
poco
dopo
gl
'
irriconciliabili
contrasti
ripresero
con
la
violenza
di
prima
.
Nell
'
Ungheria
,
che
si
studiava
da
sua
parte
di
accrescere
la
propria
autonomia
nei
rapporti
con
l
'
Austria
,
l
'
elemento
magiaro
era
in
conflitto
con
le
altre
nazionalità
,
alle
quali
consentiva
solo
in
certi
limiti
l
'
uso
delle
loro
lingue
nelle
faccende
giudiziarie
e
amministrative
,
mentre
procacciava
di
ampliare
quello
dell
'
ungherese
mercé
della
scuola
elementare
;
e
slovacchi
,
rumeni
e
serbi
allora
trovarono
in
Europa
un
Victor
Hugo
dei
nuovi
tempi
che
si
fece
loro
patrocinatore
e
vindice
al
cospetto
del
mondo
civile
,
il
norvegese
Bjørnson
;
e
intanto
i
croati
entravano
in
intese
coi
serbi
del
regno
di
Serbia
,
e
disperato
appariva
il
"
trialismo
"
,
di
cui
taluni
vagheggiavano
l
'
idea
,
ma
che
avrebbe
richiesto
un
completo
sovvertimento
di
spiriti
e
di
rapporti
sociali
e
politici
nella
monarchia
austro
ungarica
,
cioè
in
una
formazione
politica
superstite
di
altri
tempi
,
dell
'
età
degli
stati
patrimoniali
.
Più
grave
e
più
fondamentale
di
cotesta
resistenza
opposta
dall
'
Austria
Ungheria
alla
piena
attuazione
in
Europa
del
principio
nazionale
era
quell
'
abbandono
di
ogni
speranza
di
una
liberale
unione
europea
,
resa
impossibile
dalla
situazione
che
era
stata
prodotta
dalla
guerra
franco
germanica
del
'7071
,
la
quale
lasciava
la
Francia
ferita
e
offesa
per
lo
strappo
di
due
ormai
vecchie
sue
provincie
e
bramosa
di
rivincita
,
e
la
Germania
,
come
chi
ha
fatto
una
preda
,
vigile
contro
la
minaccia
che
le
sia
ritolta
,
e
,
intorno
alla
loro
ostilità
implacabile
,
aggruppati
gli
altri
stati
europei
:
sicché
,
in
luogo
di
un
'
unione
in
cui
tutti
i
popoli
trovassero
la
forma
più
vantaggiosa
per
il
loro
lavoro
e
per
il
loro
progresso
,
si
dové
acconciarsi
,
come
al
solo
espediente
per
conservare
la
pace
,
al
tradizionale
sistema
dell
'
equilibrio
europeo
mercé
alleanze
e
controalleanze
e
cautele
di
armamenti
.
Tuttavia
,
la
pace
era
così
gran
bene
e
così
necessaria
all
'
Europa
nel
mirabile
accrescersi
della
sua
produzione
in
tutti
i
campi
e
della
sua
civiltà
e
cultura
,
che
,
mercé
quell
'
equilibrio
,
venne
fatto
a
lungo
d
'
impedire
che
una
guerra
europea
,
da
tutti
guardata
con
paura
,
scoppiasse
.
Il
Bismarck
fu
artefice
principale
di
questa
politica
di
pace
,
assai
premendogli
di
non
rimettere
a
rischio
quanto
aveva
saputo
conquistare
per
la
Germania
e
che
era
sua
gloria
personale
,
e
reputando
che
la
Germania
,
così
com
'
egli
l
'
aveva
provvista
di
territori
e
di
potenza
,
non
avesse
altro
da
desiderare
e
,
com
'
egli
diceva
,
fosse
"
saturiert
"
,
saturata
e
sazia
,
né
un
'
altra
guerra
,
ancorché
vittoriosa
,
le
avrebbe
recato
effettivo
guadagno
.
Così
nel
congresso
di
Berlino
del
'78
,
seguito
alla
guerra
russo
turca
,
con
la
quale
la
Russia
aveva
stimato
di
poter
risolvere
in
senso
unicamente
russo
la
questione
orientale
e
liberare
i
"
fratelli
slavi
"
,
ma
che
aveva
mosso
a
tutela
dei
propri
interessi
altre
potenze
e
in
prima
linea
l
'
Inghilterra
,
il
Bismarck
si
diè
vanto
di
aver
tenuto
le
parti
di
un
"
onesto
sensale
"
,
il
cui
utile
era
la
pace
conservata
;
e
quella
ridistribuzione
di
prede
tra
belligeranti
e
non
belligeranti
,
parve
allora
il
meglio
o
il
men
peggio
che
si
potesse
eseguire
a
questo
fine
.
Intanto
,
il
Bismarck
alleava
la
Germania
con
l
'
Austria
e
attirava
in
quell
'
alleanza
l
'
Italia
,
pensosa
di
ulteriori
ingrandimenti
a
suo
danno
della
Francia
nel
Mediterraneo
e
di
conflitti
con
l
'
Austria
e
di
una
correlativa
riapertura
della
questione
di
Roma
,
e
così
nasceva
la
Triplice
;
e
,
al
tempo
stesso
,
egli
segnava
un
trattato
di
controassicurazione
con
la
Russia
e
,
per
mezzo
dell
'
Italia
,
annodava
alla
Triplice
l
'
Inghilterra
.
In
questo
campo
egli
era
maestro
,
e
,
poiché
la
maestria
sta
nel
sapersi
limitare
,
sapeva
anche
comportarsi
con
larghezza
di
mente
e
con
moderazione
;
e
lasciò
che
la
Francia
,
a
cui
chiudeva
ogni
varco
per
la
rivincita
sul
Reno
,
si
espandesse
altrove
e
si
formasse
indisturbata
il
suo
grande
impero
coloniale
,
guardandosi
bene
dal
fare
entrare
in
concorrenza
con
lei
l
'
Impero
tedesco
;
e
similmente
evitò
di
porre
inciampi
all
'
Inghilterra
,
che
si
assicurava
con
nuove
occupazioni
la
via
dell
'
India
e
accresceva
il
suo
impero
;
e
,
pur
disinteressandosi
delle
cose
turche
e
russe
,
e
del
dominio
degli
stretti
,
e
della
cosiddetta
"
questione
orientale
"
,
aiutò
l
'
Austria
a
estendersi
in
certa
misura
nei
Balcani
,
conforme
al
suo
pensiero
che
la
missione
austriaca
fosse
nell
'
Oriente
,
rappresentante
colà
della
cultura
tedesca
,
laddove
non
stimava
desiderabile
che
i
tedeschi
di
quell
'
impero
si
unissero
alla
Germania
,
dando
la
preponderanza
all
'
elemento
cattolico
,
a
lui
inviso
o
sospetto
.
In
questo
modo
la
pace
era
mantenuta
in
Europa
,
cioè
in
modo
empirico
e
non
radicale
e
costituzionale
,
ed
era
pagata
non
solo
con
lo
sforzo
incessante
di
vigilanza
e
accortezza
diplomatica
da
parte
di
un
genio
della
diplomazia
,
ma
per
dippiù
con
enormi
e
crescenti
spese
militari
nella
Germania
e
nell
'
Europa
tutta
,
con
milioni
di
uomini
in
armi
.
Sotto
la
pace
mantenuta
con
quei
mezzi
e
sotto
il
grave
peso
degli
eserciti
sempre
pronti
,
fremevano
,
benché
represse
,
le
ostilità
e
covava
il
pericolo
della
guerra
:
la
Francia
,
sin
dai
primi
anni
dopo
il
'70
,
spingeva
lo
sguardo
verso
la
Russia
,
probabile
futura
alleata
per
la
difesa
contro
il
potente
vicino
e
per
le
rivendicazioni
agognate
;
Inghilterra
e
Russia
non
erano
solo
in
contrasto
per
Costantinopoli
ma
per
l
'
espansione
nell
'
Asia
,
dove
le
due
sfere
di
dominio
si
toccavano
;
l
'
Italia
considerava
di
aver
sempre
un
conto
aperto
con
l
'
Austria
per
le
terre
che
chiamava
"
irredente
"
.
Pure
,
i
popoli
e
gli
stati
si
rassegnavano
a
rinviare
al
più
o
meno
lontano
avvenire
il
compimento
dei
loro
desideri
,
per
quest
'
osservanza
dell
'
equilibrio
che
li
costringeva
alla
pace
,
e
più
ancora
per
l
'
amore
di
questa
pace
stessa
,
che
per
il
terrore
delle
conseguenze
che
una
guerra
avrebbe
avute
così
pei
loro
presenti
possessi
territoriali
come
per
la
stessa
loro
compagine
politica
,
sociale
ed
economica
,
per
la
società
umana
che
sembrava
minacciata
dall
'
internazionalismo
,
dall
'
anarchismo
e
dal
socialismo
rivoluzionario
.
Il
"
concerto
europeo
"
non
era
pari
alla
missione
europea
di
civiltà
,
e
si
dimostrò
,
in
genere
,
a
causa
dei
discordi
interessi
tra
i
suoi
componenti
,
impotente
verso
la
Turchia
,
nonostante
l
'
orrore
suscitato
in
Europa
nel
'76
dalle
stragi
bulgare
e
nel
'94
e
nel
'96
da
quelle
armene
,
e
nonostante
che
un
uomo
di
Stato
,
il
Gladstone
,
avesse
chiamato
il
sultano
il
"
grande
assassino
"
;
e
appena
poté
limitare
,
ma
non
già
impedire
,
nel
'97
,
la
guerra
greco
turca
,
e
meno
ancora
ebbe
forza
poi
in
quelle
balcaniche
.
Solo
qualche
storico
tedesco
ha
osato
celebrare
come
esempio
di
una
unione
generale
,
"
quale
la
storia
non
aveva
mai
vista
prima
"
,
dei
principali
stati
della
terra
,
e
perciò
di
capitale
importanza
e
"
welthistorisch
"
,
"
degna
chiusa
del
secolo
decimonono
"
,
la
spedizione
deliberata
dalle
potenze
nel
1900
contro
la
Cina
,
che
l
'
imperatore
Guglielmo
II
adornò
di
una
sua
infiammata
orazione
di
colorito
attilesco
e
i
contingenti
militari
delle
varie
potenze
eseguirono
scannando
e
rapinando
.
L
'
intimo
inizio
dello
squilibrio
nell
'
equilibrio
europeo
venne
da
un
altro
contrasto
di
assai
maggiore
portata
di
tutti
gli
altri
che
già
esistevano
,
perché
riguardava
non
più
particolari
accrescimenti
di
domini
e
di
potenza
,
ma
addirittura
l
'
egemonia
in
Europa
e
nel
mondo
:
il
contrasto
della
Germania
con
l
'
Ighilterra
.
Prima
che
nell
'
animo
dei
popoli
e
nelle
menti
degli
uomini
di
stato
,
esso
nacque
nei
cervelli
dei
teorici
e
dei
professori
,
dei
quali
,
come
sappiamo
,
la
Germania
abbondava
più
di
altro
paese
,
a
dubbio
compenso
della
sua
deficienza
in
fatto
di
uomini
politici
;
e
può
vedersi
come
non
molto
dopo
il
'70
,
cominciasse
a
delinearsi
nello
storico
e
prussofilo
Treitschke
.
Il
naturaie
orgoglio
per
le
grandi
vittorie
militari
del
'66
e
del
'70
e
per
la
potenza
europea
alla
quale
la
Germania
era
salita
,
si
congiungeva
,
in
quei
teorici
,
con
la
evocata
visione
delle
egemonie
esercitate
già
da
altri
popoli
nei
secoli
:
dalla
Grecia
,
che
fu
come
la
prima
Europa
di
fronte
all
'
Oriente
,
da
Roma
in
tutto
quasi
il
mondo
allora
noto
,
dalla
Germania
stessa
che
assai
poté
coi
suoi
imperatori
sassoni
e
svevi
dal
decimo
al
tredicesimo
secolo
;
e
,
per
opposto
,
con
lo
spettacolo
invidioso
della
egemonia
che
l
'
Inghilterra
esercitava
nel
presente
in
gran
parte
della
terra
e
sui
mari
e
col
ricordo
non
meno
cruccioso
di
come
essa
fosse
stata
sempre
vigile
e
rapida
a
stroncare
le
sue
competitrici
del
continente
,
la
Spagna
,
l
'
Olanda
,
la
Francia
;
e
da
queste
premesse
si
traeva
la
conclusione
che
ormai
l
'
arringo
era
aperto
alla
Germania
,
la
quale
avrebbe
ripreso
l
'
opera
gloriosa
dei
suoi
imperiali
eroi
del
medioevo
mercé
gli
Hohenzollern
,
nuova
Grecia
contro
nuova
Persia
,
nuova
Roma
contro
nuova
Cartagine
,
né
mai
sarebbe
incorsa
nella
sorte
dell
'
Olanda
.
La
Germania
verdeggiava
di
gioventù
,
di
prodezza
militare
,
di
dottrina
,
di
capacità
in
ogni
campo
,
di
virtù
civili
;
l
'
Inghilterra
era
ormai
ingiallita
,
appassita
e
in
decadenza
in
tutte
queste
parti
,
uno
stato
da
qualificare
"
reazionario
"
,
ipocrita
come
chi
si
sente
vecchio
e
debole
,
governato
da
uomini
politici
di
poche
e
ristrette
idee
,
godente
di
una
potenza
che
era
un
manifesto
anacronismo
,
messa
su
come
di
furto
in
tempi
nei
quali
battaglie
navali
e
truppe
mercenarie
decidevano
guerre
d
'
importanza
mondiale
ed
era
lecito
impossessarsi
di
fortezze
e
di
stazioni
navali
in
paesi
stranieri
,
e
perciò
non
più
ammissibile
in
tempi
di
stati
nazionali
e
di
grandi
eserciti
popolari
.
Or
giustizia
voleva
che
la
Germania
chiedesse
una
nuova
ripartizione
del
mondo
,
non
accettando
la
presente
che
era
stata
fatta
quando
essa
si
travagliava
in
guerre
interiori
,
impeditane
a
costituirsi
in
grande
stato
;
e
voleva
equità
che
le
fosse
confidata
l
'
egemonia
che
l
'
Inghilterra
mal
si
arrogava
e
che
non
era
in
grado
di
reggere
,
perché
la
Germania
,
invece
,
era
preparata
ad
assumere
la
direzione
del
mondo
con
braccio
più
robusto
,
con
concetti
più
moderni
e
con
immense
possibilità
di
sviluppo
,
fors
'
anche
con
la
creazione
di
una
nuova
sintesi
dell
'
Oriente
e
dell
'
Occidente
,
di
una
nuova
religione
dell
'
Umanità
.
Così
ragionavano
e
insegnavano
a
calche
di
attentissima
studentesca
cotesti
teorici
e
professori
,
fondandosi
su
convenzionali
partizioni
e
classificazioni
e
leggi
storiche
e
su
detriti
dell
'
antiquata
filosofia
della
storia
e
di
idee
bibliche
circa
la
successione
delle
quattro
monarchie
,
quali
erano
per
l
'
appunto
l
'
egemonia
che
toccherebbe
a
volta
a
volta
a
un
particolare
popolo
,
nazione
o
stato
,
e
la
sopravvivenza
stanca
di
quelli
che
l
'
avevano
già
esercitata
e
che
ora
e
per
sempre
dovevano
considerarsi
decaduti
,
non
più
storicamente
attivi
,
trascinanti
la
loro
vita
al
seguito
degli
altri
,
e
sorretti
o
comandati
da
quello
che
è
di
presente
in
carica
ossia
egemone
,
e
sulla
virtù
di
talune
genti
o
razze
,
nate
per
comandare
,
come
la
germanica
,
e
via
dicendo
:
tutte
astrattezze
e
mitologie
,
trattate
quasi
fossero
realtà
e
che
si
sostituivano
alla
realtà
genuina
e
concreta
,
più
semplice
e
più
complessa
insieme
,
meno
teologica
e
meno
naturalistica
ma
più
umana
.
La
pedanteria
professionale
,
che
era
in
fondo
a
siffatte
teorie
e
giudizi
,
si
disvelava
in
quell
'
accusa
,
che
assommava
le
altre
tutte
,
mossa
all
'
Inghilterra
,
di
aver
formato
il
suo
impero
a
poco
a
poco
,
insensibilmente
e
di
furto
,
cioè
che
l
'
impero
inglese
fosse
sorto
spontaneo
,
rebus
ipsis
dictantibus
;
laddove
l
'
altro
da
essi
invocato
sarebbe
dovuto
costruirsi
per
deduzione
filosofica
e
storica
e
sopra
un
disegno
e
attuarsi
non
con
occasionali
colpi
di
mano
e
piccole
guerre
e
con
battaglie
semplicemente
navali
,
ma
con
grandi
battaglie
terrestri
di
popoli
,
simili
a
quelle
di
Sadowa
e
di
Sedan
.
C
'
era
,
in
questa
maniera
di
preparare
la
politica
,
lo
stesso
difetto
che
si
suol
notare
nella
letteratura
e
nell
'
arte
tedesca
:
la
critica
,
ossia
la
formula
teorica
,
che
di
frequente
precede
il
fatto
e
lo
vuol
far
nascere
a
suo
modo
;
ma
,
in
politica
,
le
conseguenze
dell
'
errore
sono
assai
più
perniciose
.
L
'
Inghilterra
solo
tardi
,
sugli
ultimi
del
secolo
decimonono
,
innalzò
il
vasto
impero
,
che
aveva
acquistato
nel
corso
di
un
paio
di
secoli
,
a
quella
che
fu
chiamata
"
coscienza
imperiale
"
.
Comunque
,
poiché
nei
rapporti
internazionali
non
vi
ha
se
non
due
vie
di
ottenere
quello
che
si
chiede
,
la
contrattazione
o
la
decisione
per
le
armi
,
e
poiché
era
da
tenere
escluso
che
per
contrattazione
l
'
Inghilterra
si
risolvesse
mai
a
dichiararsi
decaduta
,
invecchiata
,
indebolita
e
pronta
a
cedere
il
mare
,
le
colonie
,
i
dominions
e
il
bastone
del
comando
alla
Germania
,
e
poiché
se
un
popolo
sia
o
no
veramente
decaduto
o
morto
e
un
altro
vivo
e
vigoroso
non
si
vede
se
non
alla
prova
,
la
quale
può
recare
grandi
delusioni
e
meraviglie
,
quei
teorici
,
se
qualche
cosa
di
pratico
volevano
col
processo
da
essi
intentato
,
con
l
'
actio
popularis
onde
si
erano
fatti
promotori
nel
campo
internazionale
,
chiaramente
volevano
,
più
o
meno
presto
o
al
momento
opportuno
,
la
guerra
.
Così
fu
gettato
nelle
menti
il
primo
seme
della
lotta
mondiale
tra
la
Germania
e
l
'
Inghilterra
.
Il
Bismarck
,
che
non
credeva
che
la
politica
si
facesse
con
quel
bagaglio
storico
filosofico
e
diffidava
dei
professori
,
si
guardò
bene
dall
'
incoraggiare
questi
programmi
mondiali
e
bellicosi
;
e
,
del
resto
,
egli
non
era
preso
dalla
passione
per
le
colonne
e
,
quando
,
nell'84
,
cedendo
alle
premure
dei
colonialisti
,
cominciò
a
mettere
sotto
il
protettorato
tedesco
alcuni
territori
dell
'
Africa
meridionale
,
persisté
nel
suo
convincimento
che
quella
non
fosse
la
via
nella
quale
la
Germania
doveva
impegnarsi
.
Già
fuori
degli
affari
,
l
'
anno
innanzi
che
morisse
,
allorché
l
'
ammiraglio
Tirpitz
gli
espose
il
suo
programma
navale
,
che
si
proponeva
di
garantire
con
una
grande
flotta
i
commerci
della
Germania
contro
il
dominio
inglese
dei
mari
,
non
frenò
il
suo
sdegno
per
quel
pericoloso
teorizzare
politico
di
tecnici
.
Senonché
,
sotto
un
altro
aspetto
,
il
modo
tedesco
di
considerare
i
rapporti
internazionali
,
la
familiarità
col
pensiero
di
mutare
a
grandi
colpi
di
guerra
la
situazione
mondiale
,
un
certo
diffuso
cinismo
di
parole
dovuto
più
che
ad
altro
all
'
ideale
della
netta
risolutezza
o
"
Schneidigkeit
"
e
che
faceva
contrarre
a
smorfie
feroci
il
viso
di
molta
brava
e
buona
gente
di
quel
bravo
e
buon
popolo
,
derivavano
da
lui
,
dal
suo
esempio
,
dal
suo
insegnamento
,
dai
commenti
soddisfatti
che
egli
si
era
compiaciuto
di
fare
delle
sue
azioni
e
dei
suoi
successi
verso
i
nemici
che
aveva
delusi
,
affrontati
e
vinti
,
dal
suo
"
sogghigno
longobardico
"
,
come
avrebbe
detto
qualche
vecchio
letterato
italiano
.
Egli
voleva
fermamente
la
pace
,
perché
stimava
che
la
Germania
fosse
stata
soddisfatta
nel
suo
bisogno
per
l
'
opera
da
lui
compiuta
;
ma
che
cosa
sarebbe
accaduto
quando
,
digerito
il
primo
grosso
pasto
,
una
nuova
fame
,
una
nuova
brama
di
cibo
,
e
già
ne
apparivano
gli
indizi
,
avrebbe
agitato
quel
corpo
possente
?
Come
,
senza
sconfessare
il
suo
esempio
e
il
suo
insegnamento
,
senza
meritare
i
sarcasmi
del
suo
acre
realismo
,
senza
abbandonare
la
tradizione
del
suo
sentimento
e
del
suo
atteggiamento
,
si
sarebbe
potuto
persuaderla
a
prefiggersi
un
diverso
fine
,
a
seguire
un
diverso
concetto
,
liberale
e
cosmopolitico
o
europeo
,
nella
politica
?
E
che
cosa
sarebbe
accaduto
,
quando
egli
non
avrebbe
più
governato
la
nave
,
o
sarebbe
stato
messo
da
parte
come
afflitto
da
senilità
e
non
più
pari
a
sé
stesso
,
ed
altri
uomini
sarebbero
succeduti
,
non
forniti
della
sua
sagacia
,
della
sua
prudenza
,
del
suo
genio
,
ma
memori
di
quanto
egli
aveva
fatto
e
detto
,
e
perciò
disposti
a
imitarlo
materialmente
,
cioè
a
dare
,
dell
'
opera
sua
,
cattive
imitazioni
?
La
nuova
fame
,
la
nuova
politica
estera
,
i
nuovi
uomini
vennero
,
e
venne
il
nuovo
tempo
,
che
si
chiamò
,
appunto
,
il
"
nuovo
corso
"
,
con
l
'
imperatore
Guglielmo
II
.
E
presto
l
'
idea
della
potenza
mondiale
che
la
Germania
doveva
conquistare
soverchiò
ogni
altra
,
fu
insegnata
e
inculcata
,
entrò
nel
pensiero
generale
,
si
diè
altro
indirizzo
ai
rapporti
con
gli
altri
stati
,
e
la
tela
tessuta
dal
Bismarck
venne
in
gran
parte
disfatta
.
Nel
'90
,
subito
dopo
il
suo
ritiro
,
non
fu
rinnovato
il
trattato
di
contrassicurazione
con
la
Russia
,
la
quale
,
già
portata
ad
intese
con
la
Francia
,
ne
fu
spinta
ad
avvicinarsele
ancor
di
più
,
fino
a
concludere
nel
'94
una
formale
alleanza
.
Il
pericolo
di
una
imminente
guerra
con
la
Russia
gravò
per
alcuni
anni
,
finché
la
Russia
non
si
volse
all
'
estremo
Oriente
.
Del
'96
fu
il
famoso
telegramma
di
Guglielmo
II
al
presidente
Krüger
,
atto
di
aperta
ostilità
contro
gl
'
inglesi
e
la
loro
politica
sudafricana
e
d
'
incoraggiamento
ai
boeri
per
la
lotta
nella
quale
entrarono
e
nella
quale
poi
la
Germania
non
li
sostenne
.
Nel
'98
,
il
medesimo
arrischiato
personaggio
pronunziava
il
discorso
col
motto
:
"
Il
nostro
avvenire
è
sul
mare
"
,
e
l
'
anno
dopo
ripeteva
:
"
Uopo
grande
abbiamo
di
una
forte
flotta
"
,
e
si
dava
opera
alla
costruzione
di
quella
flotta
che
il
Tirpitz
dirigeva
nel
modo
e
con
l
'
intento
che
il
Bismarck
aveva
riprovato
.
E
l
'
imperatore
viaggiava
in
Oriente
e
a
Damasco
si
proclamava
"
l
'
amico
di
trecento
milioni
di
maomettani
"
,
e
prendeva
in
protezione
la
Turchia
.
Già
allora
l
'
avversione
all
'
Inghilterra
era
diventata
sentimento
popolare
in
Germania
,
e
veniva
ricambiata
,
com
'
è
naturale
,
di
pari
avversione
,
sebbene
meno
carca
di
argomenti
teorici
,
dall
'
altra
parte
.
L
'
Inghilterra
s
'
impensieriva
delle
parole
e
dei
fatti
della
Germania
:
si
parlò
anche
colà
di
una
delenda
Carthago
;
e
intanto
si
prendevano
le
precauzioni
necessarie
,
rinunziando
allo
"
splendido
isolamento
"
,
e
il
governo
inglese
conchiudeva
nel
1904
l
'
intesa
con
la
Francia
,
mentre
il
Delcassé
lavorava
a
quella
politica
che
fu
detta
di
accerchiamento
della
Germania
.
Nel
1905
Guglielmo
fece
la
sua
improvvisa
apparizione
a
Tangeri
,
onde
nel
1906
fu
convocata
la
conferenza
di
Algesiras
per
gli
affari
del
Marocco
,
dei
cui
risultati
la
Germania
rimase
scontenta
per
il
mancato
appoggio
di
una
delle
potenze
della
Triplice
alleanza
,
l
'
Italia
,
la
quale
,
senza
uscire
dall
'
alleanza
ma
mantenendo
le
sue
antiche
e
costanti
relazioni
con
l
'
Inghilterra
,
si
era
messa
in
buon
accordo
anche
con
la
Francia
;
nel
1908
la
Germania
entrava
di
nuovo
in
contese
con
la
Francia
circa
il
Marocco
,
e
le
trattative
di
accordo
non
erano
ancora
definite
,
quando
l
'
imperatore
eseguì
l
'
altro
colpo
di
testa
dell
'
intervista
pubblicata
nel
"
Daily
Telegraph
"
;
nel
1911
,
la
Germania
mandava
un
legno
di
guerra
ad
Agadir
,
e
quasi
ne
stava
per
uscire
la
guerra
,
disposta
l
'
Inghilterra
a
romperla
in
quel
punto
,
se
per
intanto
le
cose
non
si
fossero
racconciate
con
un
nuovo
accordo
tra
la
Francia
e
la
Germania
,
che
procacciò
a
questa
l
'
acquisto
d
'
un
grosso
pezzo
del
Congo
francese
.
L
'
Inghilterra
non
lasciava
di
prepararsi
diplomaticamente
e
militarmente
,
e
nel
1907
si
accordava
con
la
Russia
circa
la
Persia
,
l
'
Afganistan
e
il
Tibet
,
e
parimenti
s
'
intendeva
col
Giappone
.
Intanto
la
Germania
,
lasciando
che
i
suoi
rapporti
con
l
'
Italia
andassero
come
potevano
,
si
legava
più
strettamente
con
l
'
Austria
,
cioè
con
quella
potenza
che
meno
affidava
del
proprio
avvenire
,
e
che
per
i
contrasti
delle
nazionalità
che
chiudeva
nel
suo
seno
e
per
gli
altri
che
le
si
suscitavano
contro
nei
Balcani
,
particolarmente
da
parte
della
Serbia
,
e
per
la
rivalità
con
la
Russia
che
proteggeva
le
popolazioni
slave
,
metteva
a
rischio
sempre
più
frequente
e
imminente
la
pace
europea
.
Ciò
si
vide
nel
1908
per
effetto
dell
'
annessione
che
,
modificando
il
trattato
di
Berlino
,
essa
decretò
della
Bosnia
Erzegovina
,
e
nel
corso
della
guerra
italo
turca
del
191112
e
di
quelle
balcaniche
del
191213
,
e
nel
proposito
che
formò
nel
'13
di
attaccare
la
Serbia
,
impeditane
per
allora
dall
'
opposizione
dell
'
Italia
.
Gli
apparecchi
militari
crescevano
in
Germania
,
in
Francia
,
in
Inghilterra
,
in
tutti
gli
stati
.
Quando
oggi
si
rilegge
quel
che
si
stampava
in
libri
,
opuscoli
e
giornali
tedeschi
tra
il
1912
e
il
'14
,
si
ha
l
'
impressione
di
trovarsi
già
in
atmosfera
di
guerra
.
Il
generale
Bernhardi
dava
fuori
nel
'13
il
suo
libro
sulla
Germania
e
la
prossima
guerra
,
e
a
lui
facevano
eco
altri
scrittori
militari
e
molti
circoli
e
le
associazioni
che
erano
sorte
per
promuovere
gli
armamenti
terrestri
e
marittimi
e
per
educazione
e
istigazione
bellica
.
Si
formulava
quasi
un
ultimatum
all
'
Inghilterra
:
di
rinunziare
alla
supremazia
mondiale
,
di
lasciar
libera
mano
alla
Germania
nel
continente
in
modo
che
essa
potesse
farsi
centro
di
una
unione
di
tutta
l
'
Europa
media
e
battere
la
Francia
e
toglierle
le
colonie
e
ingrandirsi
del
Belgio
e
dell
'
Olanda
,
e
con
l
'
Italia
spartire
i
possedimenti
francesi
dell
'
Africa
settentrionale
,
e
compiere
senza
impedimenti
la
penetrazione
economica
nell
'
Asia
anteriore
.
E
si
ripetevano
gli
argomenti
sulla
prolificità
tedesca
,
sui
due
milioni
di
tedeschi
emigrati
in
America
e
perduti
per
la
patria
,
sulla
capacità
intellettuale
tedesca
che
era
superiore
a
quella
inglese
,
sulla
Francia
e
l
'
Inghilterra
che
erano
in
decadenza
e
moribonde
,
per
le
quali
la
Germania
non
doveva
certamente
fungere
da
istituto
di
previdenza
e
di
assicurazione
.
E
si
facevano
disegni
di
congiungere
alla
Triplice
alleanza
Turchia
,
Bulgaria
e
Romania
;
e
,
intanto
,
ripigliando
le
note
parole
del
Moltke
nella
sua
lettera
al
Bluntschli
e
quelle
più
recenti
del
generale
von
der
Goltz
,
si
esaltava
la
virtù
moralizzatrice
della
guerra
e
del
sangue
,
la
selezione
che
compie
dei
più
forti
e
migliori
,
la
rigenerazione
degli
uomini
infiacchiti
mercé
quel
bagno
e
lavacro
cruento
,
la
civiltà
che
solo
la
guerra
promuove
,
la
forza
ch
'
essa
sola
possiede
di
salvare
l
'
umanità
dal
ristagno
,
dall
'
"
addomesticamento
"
(
dalla
"
Domestikation
"
,
come
si
diceva
con
nuovo
vocabolo
tecnico
)
.
Lungo
il
'13
e
nei
primi
mesi
del
'14
di
volta
in
volta
si
udì
l
'
annunzio
o
l
'
allarme
che
il
momento
favorevole
per
la
Germania
era
giunto
e
bisognava
non
lasciarlo
sfuggire
.
Nel
luglio
del
'14
un
militare
pubblicava
un
opuscolo
sull
'
"
ora
fatale
dell
'
Impero
"
,
che
il
principe
ereditario
lodò
,
raccomandandone
la
diffusione
.
Negli
stessi
anni
(
febbraio
e
marzo
del
'13
)
,
lo
storico
Cramb
teneva
in
Londra
una
serie
di
conferenze
su
Germania
e
Inghilterra
,
con
l
'
intento
di
far
ben
conoscere
agl
'
inglesi
,
nella
sua
origine
,
nei
suoi
modi
,
e
anche
nelle
sue
ragioni
,
questa
violenta
passione
e
risoluta
volontà
tedesca
,
che
egli
non
prendeva
a
gabbo
e
anzi
guardava
come
un
serio
pericolo
e
come
una
tragica
lotta
di
suprema
difesa
,
che
all
'
Inghilterra
sarebbe
toccato
di
affrontare
con
un
poderoso
e
degno
avversario
.
Di
fronte
a
tali
disegni
politici
e
volontà
di
guerra
,
a
cui
partecipavano
uomini
di
nobile
cuore
e
di
mente
elevata
come
lo
Stresemann
,
che
negli
anni
dipoi
furono
chiamati
all
'
opera
opposta
di
riconoscere
il
sofferto
comune
delirio
e
di
procurar
di
conformare
a
pace
gli
animi
della
Germania
e
dell
'
Europa
tutta
,
-
lo
Stresemann
,
che
anche
lui
,
allora
,
chiedeva
per
la
Germania
"
il
posto
al
sole
"
e
la
conquista
delle
altrui
colonie
,
e
sollecitava
armamenti
di
terra
e
di
mare
,
-
c
'
erano
certamente
,
nella
stessa
Germania
,
di
quelli
che
procurarono
di
fare
ascoltare
parole
assennate
,
tra
i
quali
l
'
altro
Delbrück
,
il
maestro
della
storiografia
militare
,
che
un
tempo
era
stato
educatore
in
casa
del
principe
ereditario
Federico
,
che
vedeva
il
vero
pericolo
per
l
'
avvenire
della
Germania
,
non
nel
partito
socialista
,
ma
nel
"
pangermanesimo
"
,
e
vedeva
nella
guerra
che
si
voleva
disfrenare
"
un
'
indicibile
calamità
pei
tedeschi
e
per
tutto
il
mondo
civile
,
perché
inutile
e
,
per
dippiù
,
nelle
condizioni
presenti
dell
'
Europa
,
di
ben
dubbia
vittoria
"
.
Un
inglese
,
Norman
Angell
,
pubblicò
nel
1910
,
e
ristampò
con
aggiunte
disputazioni
negli
anni
seguenti
,
un
libro
che
,
tradotto
in
tutte
le
lingue
,
fu
assai
letto
in
ogni
paese
,
La
grande
illusione
,
con
la
tesi
che
la
guerra
,
se
in
altri
tempi
aveva
potuto
procacciare
terre
e
dominio
a
popoli
conquistatori
,
ora
era
inetta
all
'
uopo
,
perché
l
'
eventuale
vincitore
non
avrebbe
potuto
né
impossessarsi
delle
ricchezze
di
un
altro
popolo
,
giacché
per
l
'
interdipendenza
economica
mondiale
queste
sarebbero
sfumate
appena
toccate
e
avrebbero
fatto
sfumare
quelle
stesse
del
vincitore
;
né
imporre
il
proprio
linguaggio
e
il
proprio
costume
,
come
non
si
riusciva
a
fare
nemmeno
per
piccole
minoranze
allogene
negli
stati
esistenti
;
né
fare
trionfare
ideali
superiori
,
non
essendovi
in
alcun
paese
alcun
ideale
che
un
altro
non
possedesse
e
,
in
tutti
,
i
medesimi
contrasti
d
'
ideali
;
e
,
d
'
altra
parte
,
che
era
da
tenere
ben
dubbio
che
mercé
la
guerra
si
generassero
attitudini
e
virtù
confacenti
all
'
uomo
moderno
e
civile
.
Poiché
la
risoluzione
di
ricorrere
alle
armi
è
certamente
,
in
uno
dei
suoi
aspetti
,
un
fatto
utilitario
,
questo
calcolo
utilitario
,
del
quale
l
'
evento
ha
provato
l
'
esattezza
,
si
dimostrava
logico
e
calzante
;
ma
non
sempre
gli
uomini
accettano
i
risultati
dei
ragionamenti
se
prima
non
li
hanno
verificati
con
l
'
esperienza
,
per
dura
e
amara
che
questa
sia
.
E
poi
,
per
un
altro
aspetto
e
per
un
'
altra
parte
,
quella
psicologia
di
guerra
non
era
un
mero
fatto
utilitario
,
e
si
riportava
a
una
disposizione
morale
,
che
bisognava
scrutare
e
intendere
in
sé
stessa
,
e
che
era
anche
più
difficile
cangiare
per
semplice
analisi
critica
,
senza
l
'
amara
esperienza
e
la
provvida
sventura
.
Si
è
già
detto
che
nell
'
Europa
,
dopo
il
'70
,
era
scemata
la
meditazione
attiva
delle
cose
morali
e
politiche
,
e
la
fede
che
solo
essa
produce
e
rinnova
,
e
il
calore
e
l
'
entusiasmo
che
seguono
la
fede
,
e
si
è
accennato
quanto
questo
languore
e
questa
sorta
di
vuoto
spirituale
fossero
pericolosi
e
come
il
pericolo
non
diminuisse
e
anzi
si
facesse
più
grave
quando
,
riscotendosi
dal
materialismo
,
dal
naturalismo
e
dal
positivismo
e
ricominciando
un
più
culto
filosofare
,
si
presero
volentieri
le
vie
insidiose
del
misticismo
e
dell
'
irrazionalismo
:
il
pericolo
,
che
era
quello
del
formarsi
e
dell
'
assorgere
di
un
falso
ideale
.
Le
condizioni
a
ciò
propizie
stavano
già
nelle
stesse
forze
del
mondo
moderno
,
nella
sua
infaticabile
attività
d
'
imprese
industriali
e
commerciali
,
di
scoperte
tecniche
,
di
macchine
sempre
pii
potenti
,
di
esplorazioni
geografiche
,
di
colonizzamenti
e
sfruttamenti
economici
,
nella
sua
tendenza
a
conferire
il
primato
agli
studi
scientifici
e
pratici
sugli
speculativi
e
umanistici
,
nell
'
avviamento
e
nell
'
ampliamento
conferito
alle
stesse
ricreazioni
e
giuochi
sociali
,
a
quel
che
si
chiamò
lo
sport
,
dalle
biciclette
alle
automobili
,
dai
canotti
e
dai
yachts
alle
aeronavi
,
dalla
boxe
e
dal
foot
ball
allo
sky
,
che
tutti
in
vario
modo
cospirarono
a
dare
troppo
larga
parte
nel
costume
e
nell
'
interessamento
al
rigoglio
e
alla
destrezza
corporale
,
scapitandone
al
confronto
le
parti
dell
'
intelligenza
e
del
sentimento
.
Convergeva
al
medesimo
effetto
,
insieme
con
gli
armamenti
degli
stati
per
la
difesa
ed
offesa
,
il
socialismo
marxistico
,
che
nella
sua
ideologia
,
trapassata
nelle
stesse
classi
sociali
che
esso
combatteva
,
metteva
in
primo
piano
la
lotta
di
una
classe
contro
l
'
altra
,
lo
sciopero
generale
,
la
presa
di
possesso
del
potere
,
il
rovesciamento
violento
dell
'
ordine
sociale
esistente
,
la
dittatura
del
proletariato
,
e
simili
;
onde
,
per
individualistici
e
dispregiatori
del
popolo
che
fossero
coloro
che
si
opponevano
ai
socialisti
,
anch
'
essi
rivolgevano
il
pensiero
a
mezzi
analoghi
e
anch
'
essi
guardavano
con
cupidità
,
demagoghi
a
lor
volta
,
alle
"
masse
"
,
cioè
non
al
popolo
,
ma
al
coacervo
,
cieco
,
impulsivo
o
docile
agli
impulsi
,
della
folla
,
bestia
plaudente
o
urlante
che
ciascun
audace
può
adoprare
ai
propri
intenti
.
Apportavano
il
loro
contributo
all
'
esaltazione
della
violenza
le
teorie
degli
etnologi
e
dei
pseudostorici
sulle
lotte
delle
razze
,
e
le
artificiose
coscienze
politiche
,
che
sopr
'
esse
si
procurava
formare
,
di
razze
germaniche
e
latine
,
slave
e
scandinave
o
iberiche
o
elleniche
,
come
non
solo
fatti
reali
ma
valori
naturali
da
asserire
l
'
uno
contro
gli
altri
,
e
con
la
sottomissione
o
lo
sterminio
degli
altri
.
La
guerra
,
il
sangue
,
le
stragi
,
le
durezze
,
le
crudeltà
non
erano
più
oggetto
di
deprecazione
e
di
ripugnanza
e
di
obbrobrio
,
ma
,
come
cose
necessarie
ai
fini
da
conseguire
,
si
facevano
accettevoli
e
desiderabili
,
e
si
rivestivano
di
una
certa
attrazione
poetica
,
e
perfino
davano
qualche
brivido
di
religioso
mistero
,
per
modo
che
si
parlava
della
bellezza
che
è
nella
guerra
e
nel
sangue
,
e
dell
'
eroica
ebrezza
che
solo
per
quella
via
all
'
uomo
è
dato
celebrare
e
godere
.
Si
può
designare
questo
ideale
con
la
parola
,
che
già
si
viene
qua
e
là
pronunziando
,
di
"
attivismo
"
:
termine
generale
,
che
raccoglie
tutte
le
sue
forme
particolari
e
perciò
sembra
più
proprio
.
E
sebbene
sia
stato
chiamato
"
imperialismo
"
,
bisogna
avvertire
che
questo
nome
,
nato
in
Inghilterra
circa
il
'90
,
per
sé
non
designava
se
non
un
migliore
avviamento
,
più
forte
e
coerente
,
da
dare
alla
politica
coloniale
inglese
,
e
che
solo
l
'
attivismo
gli
impresse
poi
un
altro
carattere
.
E
sebbene
sia
stato
chiamato
anche
,
e
più
comunemente
,
"
nazionalismo
"
,
bisogna
ricordare
che
questo
secondo
nome
nacque
in
Francia
al
tempo
dell
'
antidreyfusianismo
,
e
aveva
contenuto
antisemitico
e
insieme
reazionario
o
monarchico
assolutistico
,
ma
che
l
'
idea
nazionale
per
sé
stessa
,
e
nella
forma
classica
che
ebbe
dal
Mazzini
,
era
umanitaria
e
cosmopolitica
,
e
perciò
il
contrario
di
quel
nazionalismo
che
divenne
attivismo
e
percorse
la
parabola
già
presagita
dal
Grillparzer
nella
formola
:
"
l
'
umanità
,
attraverso
la
nazionalità
,
si
riconverte
in
bestialità
"
.
Che
cosa
era
,
nella
sua
intima
natura
,
questo
ideale
dell
'
"
attivismo
"
,
che
si
formava
e
s
'
innalzava
nell
'
anima
europea
?
Nonostante
che
esso
avversasse
e
aborrisse
,
sopra
tutto
,
il
liberalismo
,
il
solo
elemento
che
(
pronto
com
'
esso
era
ad
accogliere
ogni
altro
elemento
e
a
entrare
in
ogni
alleanza
,
compresa
quella
col
cattolicismo
e
con
la
Chiesa
)
,
il
solo
che
non
accogliesse
e
col
quale
non
si
alleò
mai
:
nonostante
ciò
,
e
anzi
appunto
perciò
,
il
suo
originario
impulso
non
era
in
altro
che
nel
principio
della
libertà
,
così
intrinsecato
al
mondo
moderno
da
non
potersene
a
niun
patto
far
di
meno
.
Ché
se
alla
libertà
si
toglie
la
sua
anima
morale
,
se
la
si
distacca
dal
passato
e
dalla
sua
veneranda
tradizione
;
se
alla
continua
creazione
di
nuove
forme
che
essa
richiede
si
toglie
il
valore
oggettivo
di
tale
creazione
;
se
alle
lotte
che
essa
accetta
e
alle
guerre
altresì
e
al
sacrificio
e
all
'
eroismo
si
toglie
la
purezza
del
fine
;
se
alla
disciplina
interna
alla
quale
essa
si
sottomette
spontanea
si
sostituisce
quella
dell
'
esterna
guida
e
del
comando
,
non
rimane
se
non
il
fare
per
il
fare
,
il
distruggere
per
il
distruggere
,
l
'
innovare
per
l
'
innovare
,
la
lotta
per
la
lotta
,
e
la
guerra
e
le
stragi
e
il
dare
e
ricevere
morte
come
cose
da
ricercare
e
volere
per
sé
stesse
,
e
l
'
ubbidire
anche
,
ma
l
'
ubbidire
che
si
usa
nelle
guerre
;
e
ne
viene
fuori
l
'
"
attivismo
"
.
Il
quale
è
,
dunque
,
in
questa
traduzione
e
riduzione
e
triste
parodia
che
in
termini
materialistici
compie
di
un
ideale
etico
,
sostanzialmente
una
perversione
dell
'
amore
per
la
libertà
,
un
culto
del
diavolo
messo
al
posto
di
Dio
,
e
che
pure
è
un
culto
,
la
celebrazione
di
una
messa
nera
,
ma
che
pure
è
una
messa
;
e
,
se
odia
il
liberalismo
,
è
perché
il
diavolo
è
simia
Dei
,
e
se
tuttavia
serba
una
qualche
attraenza
,
è
simile
a
quella
dell
'
angelo
indemoniato
o
,
per
parlare
in
modo
meno
immaginoso
,
è
come
quella
che
alla
malignitas
attribuisce
Tacito
,
alla
quale
"
falsa
species
libertatis
inest
"
.
Non
direttamente
e
propriamente
reazionario
,
come
per
certe
sue
frange
fantasiose
,
per
certe
occasionali
decorazioni
di
ancien
régime
,
di
monarchismo
alla
Luigi
XIV
,
di
controriforma
e
altre
,
è
stato
tenuto
,
esso
manca
di
ogni
appoggio
nella
vecchia
storia
e
porta
nell
'
aperta
fisionomia
i
segni
dell
'
industrialismo
contemporaneo
e
della
psicologia
che
favorisce
;
tantoché
,
per
tal
suo
aspetto
,
lo
si
è
chiamato
anche
talvolta
"
americanismo
"
.
Che
poi
questo
sviamento
dell
'
impeto
verso
la
libertà
metta
capo
o
tenda
al
contrario
della
libertà
e
ai
modi
delle
reazioni
,
è
affatto
nella
logica
del
suo
processo
,
menando
esso
al
dominio
dell
'
individuo
sugl
'
individui
,
all
'
asservimento
degli
altri
e
con
ciò
di
sé
stesso
,
alla
depressione
della
personalità
,
che
si
era
illuso
,
in
un
primo
momento
,
di
potenziare
,
laddove
,
disfrenandola
e
privandola
di
coscienza
morale
,
la
priva
della
sua
intima
vita
e
l
'
avvia
a
perdizione
.
Tale
è
la
natura
morale
e
religiosa
o
(
che
riesce
allo
stesso
)
irreligiosa
e
immorale
,
dell
'
attivismo
;
e
quelle
che
si
sono
dette
di
sopra
,
furono
le
occasioni
che
lo
promossero
in
Europa
sulla
fine
del
secolo
e
i
principii
del
seguente
e
gli
dettero
materia
e
colori
.
Ma
la
sua
genesi
profonda
è
sempre
nel
romanticismo
morboso
,
non
vinto
mai
del
tutto
,
sebbene
assopito
per
qualche
tempo
nella
vita
europea
(
e
vincerlo
del
tutto
e
sradicarlo
per
sempre
è
certamente
impossibile
,
perché
anch
'
esso
è
una
perpetua
ricorrente
crisi
dell
'
anima
umana
)
,
il
romanticismo
che
si
era
già
riaffacciato
dopo
il
'60
sotto
forma
di
estraneità
alla
pratica
e
alla
politica
e
quale
"
decadentismo
"
,
e
che
ora
,
spoglio
di
tutti
gli
elementi
ideali
e
nobili
della
sua
età
primitiva
,
si
versava
,
che
era
la
cosa
grave
,
nella
pratica
e
nella
politica
:
donde
anche
i
troppi
"
dilettanti
"
che
si
vedevano
e
si
udivano
di
queste
cose
e
dei
quali
i
vecchi
ed
esperti
uomini
politici
provavano
fastidio
e
diffidenza
.
La
letteratura
,
che
già
si
pasceva
d
'
immagini
erotiche
e
patologiche
,
si
riempì
presto
di
questa
nuova
tendenza
romantica
,
falso
eroica
,
brutale
e
sanguinaria
,
e
la
convalidò
e
la
inserì
negli
animi
.
Risorse
l
'
ammirazione
per
Napoleone
,
non
più
quale
era
stata
nei
grognards
,
nei
superstiti
soldati
e
ufficiali
della
grande
armata
e
nei
giovani
che
udivano
narrare
quell
'
epopea
,
sibbene
nella
forma
che
già
le
aveva
data
lo
Stendhal
e
i
contemporanei
non
avevano
né
compresa
né
sentita
,
ma
che
ora
trovava
il
suo
tempo
(
secondo
ciò
che
il
suo
autore
aveva
predetto
,
segnando
a
un
dipresso
la
data
della
propria
ascendente
fortuna
nel
1880
)
;
e
si
vagheggiò
una
sorta
d
'
imitatio
di
quell
'
uomo
dell
'
azione
,
audace
,
risoluto
,
chiaroveggente
,
che
non
ebbe
tentennamenti
e
scrupoli
,
che
prese
d
'
assalto
la
fortuna
e
conquistò
il
mondo
,
e
di
altri
personaggi
che
variamente
gli
rassomigliavano
o
erano
interpretati
nella
stessa
guisa
.
Un
filosofo
,
che
era
piuttosto
un
poeta
,
e
portava
nel
cuore
l
'
anelito
alla
purezza
e
alla
grandezza
,
il
Nietzsche
,
fu
anch
'
esso
materialmente
interpretato
e
di
lui
si
fece
il
profeta
dell
'
attivismo
.
I
D
'
Annunzio
in
Italia
,
i
Barrès
in
Francia
,
e
altri
molti
come
loro
libidinosi
e
sadici
,
si
volsero
per
sensuale
compiacimento
,
o
per
capricci
d
'
insueti
stimoli
e
commozioni
,
a
cotesto
nuovo
romanticismo
.
Il
quale
,
non
pago
d
'
ispirarsi
all
'
ideale
attivistico
,
dopo
aver
tentato
più
volte
lo
stile
ermetico
,
perse
anche
questo
pudore
dello
stile
e
divenne
attivistico
o
"
dinamico
"
nella
forma
stessa
dell
'
arte
,
e
si
chiamò
"
futurismo
"
.
I
giovani
,
com
'
è
naturale
,
erano
rapiti
da
siffatte
immagini
grandiose
nell
'
apparenza
e
scossi
da
cotesti
incitamenti
a
buttar
via
il
passato
e
con
esso
le
prudenze
e
le
cautele
,
e
in
gran
numero
diventavano
"
nazionalisti
"
,
"
imperialisti
"
,
"
dinamici
"
,
"
sportisti
"
e
"
futuristi
"
,
o
tutte
queste
cose
insieme
.
E
ciò
accadeva
in
ogni
parte
d
'
Europa
,
e
anche
fuori
dell
'
Europa
;
e
non
nella
sola
Germania
,
la
quale
non
era
per
questo
riguardo
né
meno
né
più
morbosamente
affetta
di
ogni
altro
paese
,
e
non
coltivò
nessun
pensiero
del
genere
che
non
fosse
coltivato
altrove
,
sebbene
,
conforme
a
certe
sue
tradizioni
,
carezzasse
in
particolare
l
'
etnicismo
o
razzismo
,
e
attribuisse
l
'
attivismo
al
germanesimo
,
onde
l
'
interessamento
e
il
favore
col
quale
accolse
taluni
prodotti
letterari
che
di
cotali
tendenze
e
immaginazioni
costruivano
la
filosofia
della
storia
e
la
metafisica
.
E
questo
stato
d
'
animo
"
attivistico
"
generò
veramente
la
guerra
europea
e
presto
mondiale
,
e
tolse
che
i
pericoli
di
guerra
,
che
erano
nella
situazione
internazionale
,
fossero
sventati
,
come
erano
stati
sventati
per
molti
anni
,
quando
esso
ancora
non
predominava
e
con
la
prosa
perdurava
il
buon
senso
,
e
come
,
astrattamente
considerando
,
si
sarebbe
potuto
tuttavia
sventarli
in
parecchie
occasioni
e
,
tra
le
altre
,
negli
approcci
tentati
a
più
riprese
,
nel
19081909
e
nel
191112
,
di
accordi
navali
con
l
'
Inghilterra
,
ai
quali
il
Tirpitz
si
oppose
e
non
trovò
nessuno
che
validamente
si
opponesse
a
lui
.
Le
occasioni
sono
per
chi
sappia
coglierle
,
e
i
singoli
uomini
possono
tutto
o
possono
nulla
secondo
che
lo
spirito
pubblico
offra
o
no
a
loro
le
forze
da
adoprare
e
li
aiuti
nel
loro
ben
fare
e
li
infreni
e
corregga
nel
loro
errare
;
e
poco
possono
i
popoli
e
gli
stati
che
ubbidiscono
alla
situazione
in
cui
li
hanno
messi
la
storia
precedente
e
l
'
intreccio
degli
eventi
.
Il
che
mostra
quanto
sia
disperata
la
ricerca
della
cosiddetta
"
responsabilità
della
guerra
"
,
riferita
agli
individui
o
ai
popoli
,
i
quali
tutti
possono
,
sillogizzando
,
rigettare
su
altri
la
colpa
che
si
vuol
far
pesare
sopr
'
essi
,
e
di
altri
in
altri
riportarla
fino
all
'
autore
del
mondo
,
che
certamente
è
in
questo
caso
il
vero
responsabile
,
perché
egli
e
non
altri
dispose
che
la
vita
europea
,
dopo
esser
passata
per
tante
prove
ed
esperienze
,
passasse
ancora
per
questa
dell
'
attivistico
romanticismo
e
del
cieco
e
stolto
nazionalismo
.
E
come
in
Germania
contro
i
pangermanisti
e
i
preparatori
di
guerra
ci
furono
uomini
che
raccomandavano
una
più
seria
politica
,
così
l
'
attivismo
,
nelle
varie
denominazioni
e
nelle
varie
forme
in
cui
allora
si
presentava
,
ebbe
parimente
critici
,
satirici
,
ammonitori
,
rimbrottatori
;
e
si
potrebbero
ricordare
molte
delle
cose
che
si
scrissero
contro
la
furia
dell
'
istintivo
e
dell
'
animalesco
,
contro
il
correre
diventato
per
sé
una
passione
,
contro
il
macchinismo
che
era
un
processo
di
dispiritualizzamento
o
di
"
Entseelung
"
,
contro
lo
sport
che
distruggeva
"
ogni
fine
cultura
"
,
e
contro
l
'
imperialismo
vuoto
e
il
vuoto
nazionalismo
e
il
loro
gonfio
rettoricume
,
non
meno
tale
perché
si
avvolgesse
in
parole
e
in
immagini
di
energetismo
e
così
via
.
Ma
il
vento
soffiava
per
quel
verso
,
e
molti
non
si
avvedevano
neppure
della
direzione
in
cui
navigavano
,
e
i
fati
traevano
con
la
loro
forza
,
che
è
sopraindividuale
.
E
trassero
alla
guerra
,
la
quale
,
già
in
atto
nello
spirito
europeo
,
si
accese
,
come
guerra
combattuta
con
le
armi
,
in
quel
punto
di
Europa
dove
insieme
si
agitavano
confusi
bisogni
di
libertà
nazionale
e
tendenze
nazionalistiche
,
dove
contendevano
di
supremazia
imperialismo
austriaco
e
imperialismo
russo
;
e
,
accesasi
,
si
dilatò
a
incendio
universale
.
Tutti
,
volenti
o
nolenti
,
vi
furono
tirati
dentro
,
non
potendo
resistere
alle
forze
scatenate
,
dovendo
ricavare
le
conseguenze
delle
premesse
che
si
erano
poste
,
essendo
costretti
a
partecipare
alla
guerra
perché
tenersi
fuori
era
impossibile
o
avrebbe
esposto
a
maggiori
danni
nell
'
avvenire
.
E
la
guerra
si
configurò
come
guerra
di
supremazia
tra
la
Germania
e
l
'
Inghilterra
,
e
,
avverandosi
una
predizione
fatta
nel
'70
dal
politico
inglese
Otway
,
con
una
unione
o
Intesa
di
quasi
tutta
l
'
Europa
,
-
e
poi
anche
di
quella
aggiunta
Europa
che
è
la
Repubblica
nordamericana
,
-
contro
la
Germania
,
che
rimase
dapprima
sola
con
l
'
Austria
Ungheria
e
tirò
poi
con
sé
la
Turchia
e
la
Bulgaria
.
Il
tema
morale
della
guerra
fu
benissimo
ideato
e
promulgato
dall
'
Intesa
come
una
difesa
della
libertà
dei
popoli
da
un
minacciante
nuovo
impero
di
Carlo
V
,
una
difesa
del
sistema
liberale
contro
il
sistema
autoritario
della
Prussia
e
dell
'
Austria
Ungheria
,
degli
Hohenzollern
e
degli
Absburgo
,
una
liberazione
definitiva
delle
nazioni
ancora
oppresse
o
dipendenti
,
una
redenzione
dei
tedeschi
medesimi
dal
regime
politico
antiquato
che
in
essi
persisteva
,
a
differenza
dell
'
Europa
occidentale
,
tutta
liberale
e
parlamentare
,
un
definitivo
passaggio
dal
sistema
delle
egemonie
e
da
quello
degli
equilibri
all
'
alleanza
dei
popoli
.
E
i
tedeschi
,
per
converso
,
furono
assai
maldestri
nell
'
enunciare
le
loro
ragioni
di
guerra
,
perché
non
seppero
mettere
innanzi
se
non
la
"
santa
difesa
"
del
loro
popolo
,
che
era
cosa
troppo
generica
,
comune
a
tutti
i
popoli
combattenti
pel
fatto
stesso
che
combattevano
,
e
vuota
di
contenuto
storico
,
non
determinando
l
'
ideale
politico
che
s
'
intendeva
contrapporre
a
quello
dell
'
Intesa
;
e
quando
i
professori
tedeschi
vollero
fornire
questa
mancante
determinatezza
,
scrissero
tali
ingenue
cose
sul
metodo
che
sarebbe
stato
seguito
dalla
Germania
per
l
'
unificazione
dell
'
Europa
,
simile
a
quello
che
la
Prussia
aveva
seguito
per
l
'
unificazione
della
Germania
,
sulla
pax
germanica
e
sulla
felicità
e
moralità
che
il
mondo
avrebbe
goduta
governato
dagli
Hohenzollern
e
dalla
loro
burocrazia
,
da
fare
rabbrividire
o
sdegnare
o
sorridere
ogni
animo
libero
:
dopo
di
che
,
per
giunta
,
essi
si
meravigliavano
che
la
"
propaganda
di
guerra
"
(
come
si
diceva
)
dell
'
Intesa
fosse
tanto
più
efficace
,
o
(
come
anche
si
diceva
)
meglio
"
organizzata
"
della
loro
.
Risorgevano
,
in
quell
'
ora
,
l
'
una
contro
l
'
altra
,
la
mente
del
Cavour
e
quella
del
Bismarck
;
e
non
era
da
stupire
che
l
'
una
irraggiasse
ancora
sull
'
umanità
quella
luce
,
spandesse
quel
calore
,
svegliasse
quell
'
entusiasmo
,
che
l
'
altra
non
poteva
dare
.
E
nondimeno
,
quando
i
tedeschi
accusavano
d
'
ipocrisia
l
'
ideologia
messa
innanzi
dall
'
Intesa
,
avevano
qualche
ragione
.
Non
che
fosse
tutta
o
calcolata
ipocrisia
:
questo
non
consentirà
mai
chi
scrive
queste
pagine
,
che
,
come
italiano
,
non
solo
ben
rammenta
i
sentimenti
e
i
pensieri
che
allo
scoppio
della
guerra
e
nei
mesi
della
neutralità
italiana
esistevano
o
si
risvegliarono
presso
vecchi
liberali
e
uomini
politici
,
e
che
si
manifestarono
in
larghe
correnti
popolari
,
ma
ha
presenti
le
persone
,
gli
atti
,
gli
scritti
,
le
lettere
di
tanti
fra
quei
giovani
italiani
che
andarono
a
morire
sul
Carso
e
sulle
Alpi
,
fiori
gentilissimi
del
Risorgimento
italiano
,
educati
dai
loro
padri
e
dai
loro
maestri
e
dai
poeti
nostri
,
e
dall
'
ultimo
nostro
grande
Giosue
Carducci
,
nell
'
amore
della
libertà
e
della
la
giustizia
e
dell
'
umanità
.
Consimili
pensieri
e
sentimenti
si
nutrirono
altrove
,
e
in
Inghilterra
i
liberali
credettero
veramente
che
la
guerra
,
a
cui
conveniva
sottomettersi
,
dovesse
essere
l
'
ultima
e
i
rapporti
internazionali
venir
collocati
,
dopo
di
essa
,
sopra
nuove
basi
,
e
il
sistema
dell
'
equilibrio
e
delle
alleanze
e
controalleanze
e
dei
trattati
segreti
,
sostituito
da
trattati
pubblici
a
garanzia
della
pace
;
e
il
presidente
della
Repubblica
nordamericana
non
meno
seriamente
concepì
i
famosi
suoi
quattordici
punti
,
proposti
ai
popoli
combattenti
.
Ma
quell
'
accusa
era
vera
in
quanto
tutta
questa
ideologia
liberale
non
trovava
risonanza
e
corrispondenza
nella
psicologia
che
abbiamo
descritta
come
assai
prepotente
in
Europa
,
tra
i
popoli
dell
'
Intesa
quasi
altrettanto
che
in
Germania
;
e
poiché
quella
ideologia
liberale
pur
serbava
virtù
di
persuasione
in
altri
o
sulle
moltitudini
,
gl
'
imperialisti
e
i
nazionalisti
e
simili
politici
e
pubblicisti
se
ne
valevano
,
ipocritamente
e
untuosamente
,
a
fine
politico
,
trattandola
come
trattavano
il
cattolicesimo
,
questo
da
"
cattolici
atei
"
e
quella
da
liberali
e
umanitari
spregiatori
di
libertà
e
umanità
.
Più
furbi
,
in
ogni
caso
,
degli
statisti
della
Germania
,
che
,
mal
imitando
il
Bismarck
,
dichiaravano
che
"
i
trattati
sono
pezzi
di
carta
"
e
che
"
necessità
non
ha
legge
"
,
e
di
quei
suoi
nazionalisti
e
razzisti
che
nell
'
Europa
romano
cristiana
,
nell
'
Europa
della
Riforma
e
della
Rivoluzione
francese
,
tiravano
fuori
Arminio
e
i
Nibelunghi
e
la
mitologia
germanica
,
e
si
compiacevano
nel
dare
il
nome
di
Wodan
e
delle
Walchirie
,
di
Siegfried
e
di
Hagen
,
alle
linee
delle
trincee
tedesche
.
Nella
ferocia
della
lunga
guerra
,
ogni
rispetto
di
verità
esulò
dagli
animi
,
il
tono
di
tutti
i
guerreggianti
si
fece
disumano
,
egoistico
,
rapace
;
altri
uomini
di
stato
successero
a
quelli
dell
'
inizio
o
quegli
stessi
mutarono
animo
e
si
abbandonarono
alla
corrente
degli
odii
e
delle
cupidigie
sfrenate
.
E
se
i
politici
tedeschi
,
nei
parziali
acquisti
di
vittoria
dei
loro
eserciti
,
imposero
gli
esosi
trattati
di
Brest
Litovsk
e
di
Bukarest
,
quelli
dell
'
Intesa
,
poi
che
la
guerra
fu
vinta
,
invece
di
levarsi
a
più
alta
sfera
,
li
ricambiarono
col
congresso
e
trattato
di
Versailles
:
dove
la
coscienza
umana
fu
dolorosamente
offesa
dallo
spettacolo
dei
vincitori
che
traevano
al
loro
tribunale
l
'
eroico
avversario
,
grondante
il
sangue
di
cento
battaglie
,
e
si
ergevano
sopra
lui
giudici
di
moralità
ed
esecutori
di
giustizia
,
e
lo
costringevano
ad
ammettere
la
sua
colpa
,
essi
colpevoli
a
lor
volta
,
se
pure
di
colpa
si
vuol
parlare
,
e
non
piuttosto
,
come
a
noi
sembra
,
di
un
comune
errore
che
chiedeva
comune
espiazione
.
La
guerra
,
che
si
era
annunciata
ai
popoli
con
la
promessa
di
una
generale
catarsi
,
nel
suo
corso
e
al
suo
termine
mancò
affatto
a
questa
promessa
.
EPILOGO
Chi
mette
a
confronto
la
geografia
politica
di
prima
e
di
dopo
la
guerra
,
e
vede
la
Repubblica
tedesca
al
luogo
della
Germania
degli
Hohenzollern
,
l
'
Impero
austriaco
disgregato
e
al
suo
luogo
i
nuovi
o
ampliati
stati
nazionali
con
l
'
Austria
tedesca
e
l
'
Ungheria
magiara
ristrette
in
brevi
confini
,
e
la
Francia
reintegrata
delle
provincie
perdute
nel
'70
,
e
l
'
Italia
che
ha
unito
a
sé
le
terre
irredente
e
stende
i
suoi
termini
fino
al
Brennero
,
e
la
Polonia
ricostituita
,
e
la
Russia
non
più
czaristica
ma
sovietica
,
e
gli
Stati
Uniti
d
'
America
assunti
tra
i
maggiori
fattori
della
politica
europea
,
e
così
via
per
tutte
le
altre
grandi
mutazioni
accadute
nei
territori
e
nei
rapporti
di
potenza
;
e
chi
,
per
un
altro
verso
,
è
portato
a
ripensare
all
'
Europa
ordinata
,
ricca
,
fiorente
di
traffici
,
abbondante
di
comodi
,
di
facile
vita
,
balda
e
sicura
di
sé
qual
era
prima
,
e
a
guardare
dolorosamente
quella
di
poi
,
impoverita
,
agitata
,
triste
,
tutta
spartita
da
alte
barriere
doganali
,
dispersa
la
vivace
società
internazionale
che
si
accoglieva
nelle
sue
capitali
,
occupato
ciascun
popolo
dai
suoi
propri
affanni
e
dalla
paura
del
peggio
,
e
perciò
distratto
dalle
cose
spirituali
,
e
spenta
,
o
quasi
spenta
,
la
comune
vita
del
pensiero
,
dell
'
arte
,
della
civiltà
;
è
portato
a
porre
tra
le
due
Europe
una
profonda
diversità
e
a
segnare
il
distacco
con
la
linea
,
o
piuttosto
la
voragine
,
della
guerra
del
191418
.
Ma
quegli
,
invece
,
che
dall
'
esterno
e
dal
secondario
passa
all
'
intrinseco
,
e
ricerca
le
passioni
ed
azioni
dell
'
anima
europea
,
ristabilisce
presto
mentalmente
la
continuità
e
omogeneità
tra
le
due
Europe
,
in
apparenza
diverse
,
e
,
bene
affisando
,
senza
lasciarsi
sviare
da
quelle
superficiali
impressioni
,
ritrova
nei
due
aspetti
i
medesimi
tratti
,
se
anche
,
dopo
la
guerra
e
quel
che
le
ha
tenuto
dietro
,
esasperati
;
tra
le
mutate
condizioni
politiche
,
le
medesime
disposizioni
e
i
medesimi
contrasti
spirituali
,
se
anche
aggravati
da
quella
pesantezza
ed
ottusità
che
la
guerra
,
uccidendo
milioni
di
vite
,
abituando
alla
violenza
e
disabituando
dall
'
alacre
lavoro
critico
e
costruttivo
della
mente
,
e
dall
'
esercizio
dell
'
attenzione
e
della
finezza
,
non
poteva
mancar
di
produrre
insieme
con
gli
effetti
severi
della
sua
alta
tragedia
.
L
'
attivismo
si
dispiega
irruente
come
prima
,
e
anzi
con
maggiore
veemenza
;
gl
'
impeti
nazionalistici
e
imperialistici
scuotono
i
popoli
vincitori
perché
vincitori
e
i
vinti
perché
vinti
;
i
nuovi
stati
,
che
sono
sorti
,
aggiungono
nuovi
nazionalismi
e
imperialismi
;
l
'
impazienza
per
gli
ordini
liberi
ha
dato
luogo
a
dittature
aperte
o
larvate
,
e
,
per
ogni
dove
,
a
desideri
di
dittature
.
La
libertà
,
che
prima
della
guerra
era
una
fede
statica
o
una
pratica
con
iscarsa
fede
,
è
caduta
dagli
animi
anche
dove
non
è
caduta
dalle
istituzioni
,
sostituita
dal
libertarismo
attivistico
,
che
sogna
più
di
prima
guerre
e
rivoluzioni
e
distruzioni
,
e
irrompe
in
moti
incomposti
e
mira
ad
opere
vistose
e
aride
,
incurante
o
dispregiatore
di
quelle
che
si
edificano
nel
raccoglimento
,
con
l
'
amore
,
col
pio
sentimento
del
passato
e
con
la
forza
ardita
che
schiude
l
'
avvenire
:
delle
azioni
che
vengono
dal
cuore
e
vanno
ai
cuori
,
delle
meditazioni
che
dicono
parole
di
verità
,
delle
storie
che
danno
la
coscienza
di
tutto
quanto
l
'
uomo
ha
creato
faticosamente
lavorando
e
lottando
,
della
poesia
che
è
poesia
e
,
come
tale
,
bella
.
Il
comunismo
,
che
era
stato
,
sotto
nome
di
socialismo
,
immesso
nella
vita
della
politica
e
dello
stato
e
nel
corso
della
storia
,
è
ricomparso
nella
sua
scissione
e
crudezza
,
nemico
acerrimo
anch
'
esso
del
liberalismo
,
che
irride
dicendolo
ingenuamente
moralistico
;
e
,
al
pari
dell
'
attivismo
,
col
quale
spesso
si
fonde
,
quel
comunismo
è
sterile
o
soffocatore
di
pensiero
,
di
religione
,
di
arte
,
di
tutte
queste
e
altre
cose
che
vorrebbe
asservire
a
sé
e
non
può
se
non
distruggere
.
E
sono
ricomparsi
nei
giudizi
e
nelle
teorie
,
quasi
idee
pur
mo
'
nate
e
fresche
di
giovane
verità
,
tutte
le
storture
e
i
decrepiti
sofismi
del
materialismo
storico
,
dei
quali
ogni
uomo
alquanto
esperto
nella
critica
e
nella
storia
delle
idee
sa
quel
che
sia
da
pensare
,
ma
che
,
nondimeno
,
hanno
ripreso
un
'
aria
di
nuovo
e
di
moderno
per
ciò
solo
che
,
trasportati
di
Europa
in
Russia
,
sono
tornati
ora
di
colà
più
semplicistici
e
grossolani
che
non
fossero
prima
,
e
ritrovano
fortuna
in
tempi
di
grossezza
,
di
semplicismo
e
di
credulità
.
D
'
altra
parte
,
il
cattolicesimo
,
che
già
aveva
tentato
di
ripigliare
forza
attraverso
l
'
irrazionalismo
e
il
misticismo
,
ha
accolto
e
viene
accogliendo
,
in
gran
numero
,
anime
deboli
o
indebolite
e
torbidi
e
malfidi
avventurieri
dello
spirito
.
Finanche
il
pessimismo
e
le
voci
di
decadenza
,
che
si
udivano
nella
letteratura
di
prima
della
guerra
,
si
riodono
ora
,
e
vanno
predicando
la
decadenza
dell
'
Occidente
o
addirittura
del
genere
umano
,
che
,
dopo
aver
tentato
di
risorgere
dalla
bestia
all
'
uomo
,
starebbe
per
ricadere
(
secondo
i
nuovi
filosofi
e
profeti
)
nella
vita
ferina
.
Tutto
ciò
è
un
fatto
,
e
non
vale
negarlo
e
neppure
rimpicciolirlo
in
poche
persone
e
in
questo
e
quel
paese
e
popolo
,
perché
,
come
il
fatto
del
quale
è
continuazione
,
appartiene
all
'
Europa
e
al
mondo
tutto
.
E
,
poiché
è
un
fatto
,
deve
adempiere
un
ufficio
nello
svolgimento
dello
spirito
,
nel
progresso
sociale
e
umano
,
se
non
come
diretto
creatore
di
nuovi
valori
,
per
lo
meno
come
materia
e
stimolo
al
rinvigorimento
,
approfondimento
e
ampliamento
degli
antichi
valori
.
Solo
che
questo
suo
qualsiasi
ufficio
sarà
conosciuto
e
descritto
dallo
storico
futuro
,
il
quale
avrà
innanzi
,
pervenuto
al
termine
suo
,
il
movimento
nel
quale
noi
siamo
presi
e
ciò
a
cui
avrà
messo
capo
;
ma
non
può
essere
conosciuto
e
descritto
da
noi
appunto
perché
siamo
presi
nel
movimento
,
e
,
stando
e
movendoci
in
mezzo
ad
esso
,
molte
cose
possiamo
bensì
osservare
e
comprendere
,
e
nel
fatto
osserviamo
e
comprendiamo
,
ma
non
quell
'
una
che
non
è
ancora
avvenuta
e
della
quale
pertanto
non
è
dato
pensare
la
storia
.
E
che
cosa
importa
,
praticamente
,
per
ciascuno
di
noi
,
che
non
se
ne
possa
pensare
la
storia
?
Importa
questo
:
che
vi
si
debba
partecipare
non
con
la
contemplazione
del
non
contemplabile
,
ma
con
l
'
azione
secondo
la
parte
che
a
ciascuno
spetta
e
che
la
coscienza
assegna
e
il
dovere
comanda
.
Coloro
che
,
contrariamente
all
'
antico
monito
di
Solone
,
si
sforzano
di
comprendere
e
giudicare
una
vita
"
prima
che
si
concluda
"
,
e
che
si
perdono
in
congetture
e
previsioni
,
debbono
star
vigili
che
quel
divagamento
in
ciò
che
è
impossibile
conoscere
non
sia
in
effetto
il
suggerimento
di
un
cattivo
demone
,
il
quale
,
cullandoli
nella
pigrizia
,
li
distrae
dall
'
opera
.
Non
la
"
storia
del
futuro
"
(
come
i
vecchi
trattatisti
definivano
la
profezia
)
,
ma
quella
del
passato
che
si
ricapitola
nel
presente
,
è
necessaria
all
'
opera
e
all
'
azione
,
che
non
sarebbe
veramente
tale
se
non
fosse
rischiarata
da
luce
di
verità
;
e
da
tale
necessità
è
nata
anche
questa
rimeditazione
che
abbiamo
voluto
fare
,
e
invitare
a
fare
,
della
storia
del
secolo
decimonono
.
E
,
rispetto
al
presente
e
all
'
attuale
,
è
necessario
l
'
esame
,
e
in
ogni
caso
il
riesame
,
degli
ideali
che
sono
oggi
accettati
,
o
proposti
o
tentati
,
per
vedere
se
abbiano
virtù
di
dissolvere
o
superare
o
correggere
quello
ch
'
è
il
nostro
,
e
,
insieme
,
per
cangiare
o
modificare
il
nostro
in
conseguenza
della
critica
attraverso
cui
esso
è
passato
,
e
,
in
ogni
caso
,
per
ripossederlo
in
modo
più
saldo
.
Che
l
'
ideale
di
un
ordine
trascendente
di
verità
,
di
regola
morale
e
pratica
,
e
di
congiunto
governo
dall
'
alto
e
dal
cielo
,
esercitato
in
terra
da
un
pastore
e
rappresentato
da
una
chiesa
,
non
si
sia
neppur
oggi
integrato
di
quell
'
intrinseca
giustificazione
mentale
,
della
quale
,
nel
corso
dei
secoli
,
si
era
scoperta
in
esso
la
mancanza
,
è
ovvio
,
e
quasi
spiace
insistervi
come
in
tutte
le
polemiche
che
si
muovono
nell
'
ovvio
e
che
c
'
è
rischio
che
sembrino
ingenerose
.
Tuttavia
,
questo
è
il
punto
sostanziale
;
e
la
rinnovata
baldanza
clericale
negli
anni
dopo
la
guerra
,
per
effetto
delle
difficoltà
in
cui
si
sono
trovati
i
governi
e
delle
concessioni
che
per
ciò
sono
stati
portati
a
fare
,
se
suscita
sdegno
,
non
ha
per
sé
vera
importanza
ed
è
una
vicenda
ben
nota
e
cosa
transitoria
.
Giova
qui
riferire
quel
che
un
cattolico
tedesco
ha
scritto
di
recente
:
che
"
solo
in
apparenza
,
e
solo
nella
superficie
della
sua
esistenza
naturale
,
il
cattolicesimo
ha
fatto
guadagno
negli
ultimi
tempi
,
ma
che
la
grande
idea
,
che
gli
dava
unità
,
non
è
più
vivente
,
e
non
mai
esso
è
stato
così
malsicuro
,
instabile
e
avvolto
in
cose
materiali
e
accidentali
"
;
e
veramente
,
rispetto
a
quest
'
ultima
parte
,
è
da
dubitare
della
forza
che
possa
fornire
alla
Chiesa
la
qualità
di
gente
che
è
entrata
in
folla
nei
suo
seno
.
Comunque
,
il
motivo
spirituale
che
ha
spinto
i
migliori
di
costoro
a
rifugiarsi
o
a
tornare
al
cattolicesimo
(
o
ad
altri
rifugi
consimili
di
meno
veneranda
e
meno
costante
autorità
)
è
stato
non
altro
che
il
bisogno
,
nel
tumulto
delle
idee
e
dei
sentimenti
cozzanti
e
cangevoli
,
di
una
verità
fissa
e
di
una
regola
imposta
:
ossia
una
sfiducia
e
una
rinunzia
,
una
debolezza
e
un
puerile
spavento
innanzi
al
concetto
dell
'
assolutezza
e
relatività
insieme
di
ogni
verità
e
all
'
esigenza
della
continua
critica
e
autocritica
onde
la
verità
a
ogni
istante
si
accresce
e
si
rinnova
insieme
con
la
vita
che
cresce
e
si
rinnova
.
Ma
un
ideale
morale
non
può
conformarsi
alle
occorrenze
dei
deboli
,
degli
sfiduciati
e
dei
paurosi
.
Del
pari
,
non
può
conformarsi
ad
uso
di
quelli
che
s
'
inebriano
dell
'
azione
per
l
'
azione
,
la
quale
,
a
questo
modo
sentita
,
concepita
e
perseguita
,
lascia
dietro
di
sé
nausea
e
indifferenza
verso
ogni
cosa
che
abbia
appassionato
o
possa
appassionare
l
'
uomo
,
e
inettezza
a
ogni
lavoro
oggettivo
.
Il
genere
umano
ha
fatto
ormai
esperienza
di
nazionalismi
e
d
'
imperialismi
,
e
altrettali
sforzi
e
conquiste
,
e
già
dice
:
inveni
amariorem
felle
.
L
'
attivismo
imperversa
ancora
largamente
;
ma
dov
'
è
in
esso
la
serenità
dell
'
animo
,
la
fiducia
,
la
gioia
del
vivere
?
La
tristezza
è
impressa
sulla
fronte
di
quegli
uomini
,
dei
più
degni
tra
loro
,
perché
dove
neppur
quella
si
vede
,
c
'
è
di
peggio
,
c
'
è
rozzezza
e
stupidità
.
E
forse
gli
eccessi
medesimi
ai
quali
l
'
attivismo
si
lascia
andare
,
la
passione
in
cui
si
dibatte
,
gli
scotimenti
che
minaccia
,
danno
segno
di
una
non
lontana
guarigione
della
febbre
in
cui
l
'
Europa
e
il
mondo
sono
stati
e
sono
ammalati
:
febbre
e
non
ideale
,
se
pur
non
si
voglia
sublimare
a
ideale
la
febbre
.
Il
comunismo
,
che
si
suol
dire
essere
oramai
disceso
nei
fatti
e
attuatosi
in
Russia
,
non
si
è
punto
attuato
in
quanto
comunismo
,
ma
nel
modo
che
gli
segnavano
i
suoi
critici
,
e
che
era
consentaneo
alla
sua
interna
contradizione
,
cioè
come
una
forma
di
autocratismo
,
che
ha
tolto
al
popolo
russo
anche
quel
non
molto
respiro
mentale
e
di
libertà
,
che
pur
possedeva
o
si
procacciava
sotto
il
precedente
autocratismo
czaristico
.
L
'
abolizione
dello
stato
,
il
"
trapasso
dal
regno
della
necessità
a
quello
della
libertà
"
,
che
il
Marx
teorizzava
,
non
solo
non
è
accaduto
e
il
comunismo
non
ha
abolito
(
e
non
poteva
,
né
alcuno
potrà
mai
)
lo
stato
,
ma
,
per
ironia
delle
cose
,
ha
foggiato
il
più
pesante
degli
stati
che
sia
possibile
mai
concepire
.
Con
che
non
si
vuol
detrarre
nulla
né
alla
necessità
nella
quale
i
rivoluzionari
russi
si
sono
trovati
di
seguire
quella
via
e
non
altra
;
né
alla
grandiosità
del
lavoro
che
,
in
quelle
condizioni
,
hanno
intrapreso
e
condotto
innanzi
,
procurando
di
rendere
fruttifere
le
ricche
forze
produttive
di
quella
terra
,
e
al
vario
insegnamento
che
dalla
loro
varia
opera
si
può
trarre
;
né
all
'
entusiasmo
mistico
,
e
sia
pure
di
un
misticismo
materialistico
,
che
li
anima
e
che
solo
può
farli
reggere
all
'
immane
pondo
che
si
sono
messo
sulle
braccia
e
dar
loro
il
coraggio
di
calpestare
,
come
fanno
,
religione
e
pensiero
e
poesia
,
tutto
quanto
riveriamo
come
sacro
,
tutto
quanto
amiamo
come
gentile
.
Ma
si
vuol
ribadire
con
ciò
che
essi
,
per
ora
,
hanno
bensì
assertoriamente
negato
con
le
parole
e
con
atti
di
violenza
e
metodi
di
compressione
,
ma
non
hanno
risoluto
,
né
in
quel
modo
potranno
mai
risolvere
,
il
problema
fondamentale
dell
'
umana
convivenza
che
è
quello
della
libertà
,
nella
quale
solamente
l
'
umana
società
fiorisce
e
dà
frutti
,
la
sola
ragione
della
vita
dell
'
uomo
sulla
terra
,
e
senza
la
quale
la
vita
non
meriterebbe
di
esser
vissuta
:
un
problema
che
sta
lì
,
ineliminabile
,
che
nasce
dalle
viscere
delle
cose
,
e
che
essi
debbono
sentir
fremere
nella
stessa
materia
umana
che
maneggiano
e
che
vogliono
plasmare
secondo
i
loro
concetti
.
E
,
se
mai
in
futuro
lo
affronteranno
o
altri
lo
affronterà
per
loro
,
rovinerà
il
fondamento
materialistico
della
loro
costruzione
,
e
questa
costruzione
dovrà
essere
diversamente
sorretta
e
grandemente
modificata
;
e
,
come
ora
il
puro
comunismo
non
si
è
attuato
,
così
non
si
attuerà
nemmeno
allora
.
Fuori
della
Russia
,
quello
pseudocomunismo
,
sebbene
incomba
sugli
spiriti
con
l
'
aggiunta
forza
espressa
nell
'
antico
detto
del
"
maior
e
longinquo
reverentia
"
,
col
fascino
di
quel
che
è
lontano
nel
tempo
e
nello
spazio
e
che
perciò
prende
contorni
fantasticamente
attraenti
,
non
si
è
finora
esteso
o
è
stato
soppresso
appena
si
è
affacciato
,
e
,
in
verità
,
nell
'
Europa
occidentale
e
media
mancano
le
due
condizioni
che
erano
nella
Russia
:
la
tradizione
czaristica
e
il
misticismo
;
sicché
par
che
non
dicesse
male
il
Miljukov
quando
,
or
son
dodici
anni
,
giudicava
che
il
Lenin
"
in
Russia
stava
fabbricando
sul
saldo
suolo
della
buona
antica
tradizione
autocratica
,
ma
che
per
quel
che
riguardava
altri
paesi
,
disegnava
castelli
in
aria
"
.
E
se
anche
esperimenti
di
questa
sorta
si
faranno
in
altre
parti
d
'
Europa
,
accadrà
o
che
quello
pseudocomunismo
,
trasferito
in
paesi
diversi
per
religione
,
civiltà
,
cultura
,
costume
,
tradizione
,
e
insomma
di
diversa
storia
,
diventerà
,
sotto
nome
e
parvenze
simili
,
tutt
'
altra
cosa
,
o
che
si
avrà
un
tempo
più
o
meno
lungo
di
oscuro
travaglio
,
dal
seno
del
quale
rigermoglierà
,
presto
o
tardi
,
la
libertà
ossia
l
'
umanità
.
Perché
è
questo
l
'
unico
ideale
che
abbia
la
saldezza
che
ebbe
un
tempo
il
cattolicesimo
e
la
flessibilità
che
questo
non
poté
avere
,
l
'
unico
che
affronti
sempre
l
'
avvenire
e
non
pretenda
di
concluderlo
in
una
forma
particolare
e
contingente
,
l
'
unico
che
resista
alla
critica
e
rappresenti
per
la
società
umana
il
punto
intorno
al
quale
,
nei
frequenti
squilibri
,
nelle
continue
oscillazioni
,
si
ristabilisce
in
perpetuo
l
'
equilibrio
.
Quando
,
dunque
,
si
ode
domandare
se
alla
libertà
sia
per
toccare
quel
che
si
chiama
l
'
avvenire
,
bisogna
rispondere
che
essa
ha
di
meglio
:
ha
l
'
eterno
.
E
anche
oggi
,
nonostante
la
freddezza
e
lo
spregio
e
lo
scherno
che
la
libertà
incontra
,
sta
pure
in
tante
delle
nostre
istituzioni
e
dei
nostri
costumi
e
dei
nostri
abiti
spirituali
,
e
vi
opera
beneficamente
.
Quel
che
val
più
,
sta
in
molti
nobili
intelletti
di
ogni
parte
del
mondo
,
che
,
dispersi
e
isolati
,
ridotti
quasi
a
una
aristocratica
ma
piccola
respublica
literaria
,
pur
le
tengono
fede
e
la
circondano
di
maggiore
riverenza
e
la
perseguono
di
più
ardente
amore
che
non
nei
tempi
nei
quali
non
c
'
era
chi
l
'
offendesse
o
ne
revocasse
in
dubbio
l
'
assoluta
signoria
,
e
intorno
le
si
affollava
il
volgo
conclamandone
il
nome
,
e
con
ciò
stesso
contaminandolo
di
volgarità
,
della
quale
ora
si
è
deterso
.
Né
solo
la
libertà
vive
in
questi
uomini
,
e
non
solo
esiste
e
resiste
nell
'
ordinamento
di
molti
dei
maggiori
stati
e
negli
istituti
e
nel
costume
,
ma
la
sua
virtù
opera
nelle
cose
stesse
,
si
apre
il
varco
con
maggiore
o
minor
lentezza
tra
le
più
aspre
difficoltà
:
come
si
vede
principalmente
nel
sentimento
e
nel
pensiero
che
ora
sollecitano
gli
animi
,
di
una
tregua
e
diminuzione
nei
sospettosi
armamenti
,
di
una
pace
e
alleanza
tra
gli
stati
dell
'
Europa
,
di
una
concordia
d
'
intendimenti
e
di
sforzi
tra
i
suoi
popoli
,
che
salvi
nel
mondo
e
pel
bene
del
mondo
,
se
non
la
loro
supremazia
economica
e
politica
,
la
secolare
loro
supremazia
di
creatori
e
promotori
di
civiltà
,
le
loro
acquisite
attitudini
a
quest
'
opera
incessante
.
È
questo
il
solo
disegno
politico
,
che
,
tra
i
molti
formati
dopo
la
guerra
,
non
si
sia
sperduto
e
dissipato
e
anzi
acquisti
terreno
di
anno
in
anno
e
converta
a
sé
gli
spiriti
che
gli
ripugnavano
o
si
dimostravano
increduli
o
avrebbero
desiderato
ma
non
osavano
credergli
;
e
giova
sperare
che
non
sarà
lasciato
cadere
e
che
giungerà
a
compimento
attraverso
tutte
le
opposizioni
,
superando
e
girando
tutti
gli
ostacoli
,
mercé
le
arti
degli
uomini
di
stato
,
mercé
la
volontà
dei
popoli
.
La
guerra
mondiale
-
che
forse
gli
storici
futuri
considereranno
riduzione
all
'
assurdo
di
tutti
i
nazionalismi
,
-
se
ha
inasprito
certi
rapporti
tra
gli
stati
a
causa
dell
'
iniquo
e
stolto
trattato
di
pace
che
l
'
ha
chiusa
,
ha
accomunato
nell
'
intimo
loro
i
popoli
che
si
sono
sentiti
,
e
sempre
meglio
si
riconosceranno
,
eguali
nelle
virtù
e
negli
errori
,
nelle
forze
e
nelle
debolezze
,
sottoposti
a
un
medesimo
fato
,
sospirosi
nei
medesimi
amori
,
travagliati
dai
medesimi
dolori
,
orgogliosi
del
medesimo
patrimonio
ideale
.
Per
intanto
,
già
in
ogni
parte
d
'
Europa
si
assiste
al
germinare
di
una
nuova
coscienza
,
di
una
nuova
nazionalità
(
perché
,
come
si
è
già
avvertito
,
le
nazioni
non
sono
dati
naturali
,
ma
stati
di
coscienza
e
formazioni
storiche
)
;
e
a
quel
modo
che
,
or
sono
settant
'
anni
,
un
napoletano
dell
'
antico
Regno
o
un
piemontese
del
regno
subalpino
si
fecero
italiani
non
rinnegando
l
'
esser
loro
anteriore
ma
innalzandolo
e
risolvendolo
in
quel
nuovo
essere
,
così
e
francesi
e
tedeschi
e
italiani
e
tutti
gli
altri
s
'
innalzeranno
a
europei
e
i
loro
pensieri
indirizzeranno
all
'
Europa
e
i
loro
cuori
batteranno
per
lei
come
prima
per
le
patrie
più
piccole
,
non
dimenticate
già
,
ma
meglio
amate
.
Questo
processo
di
unione
europea
,
che
è
direttamente
opposto
alle
competizioni
dei
nazionalismi
e
sta
contro
di
essi
e
un
giorno
potrà
liberarne
affatto
l
'
Europa
,
tende
a
liberarla
in
pari
tempo
da
tutta
la
psicologia
che
ai
nazionalismi
si
congiunge
e
li
sostiene
e
ingenera
modi
,
abiti
e
azioni
affini
.
E
se
tal
cosa
avverrà
,
o
quando
essa
avverrà
,
l
'
ideale
liberale
sarà
a
pieno
restaurato
negli
animi
e
ripiglierà
il
dominio
.
Ma
non
bisogna
immaginare
la
restaurazione
di
quest
'
ideale
come
il
ritorno
alle
condizioni
di
un
tempo
,
come
uno
di
quei
ritorni
al
passato
che
il
romanticismo
sognò
talora
,
riposandovisi
in
dolce
idillio
.
Quanto
è
accaduto
,
quanto
sarà
per
accadere
nel
mezzo
non
potrà
essere
accaduto
invano
;
e
taluni
istituti
dell
'
antico
liberalismo
saranno
da
modificare
in
maggiore
o
minor
misura
,
o
da
sostituire
con
altri
meglio
adatti
,
e
classi
dirigenti
e
politiche
,
composte
alquanto
diversamente
da
quelle
di
prima
,
sorgeranno
;
e
l
'
esperienza
del
passato
produrrà
altri
concetti
,
indirizzando
diversamente
le
volontà
.
Con
tali
disposizioni
mentali
e
morali
saranno
da
riprendere
i
problemi
che
si
dicono
"
sociali
"
,
che
non
sono
certamente
nati
oggi
,
intorno
ai
quali
pensatori
e
politici
si
affaticarono
nei
secoli
,
risolvendoli
di
volta
in
volta
secondo
i
tempi
,
che
nel
corso
del
secolo
decimonono
formarono
oggetto
di
più
appassionata
attenzione
e
di
più
fervida
cura
,
e
anche
allora
furono
risoluti
come
di
volta
in
volta
si
poteva
e
con
effetti
tali
da
cangiare
grandemente
le
condizioni
dei
lavoratori
,
migliorare
il
loro
tenore
di
vita
e
rialzare
la
loro
figura
giuridica
e
morale
.
L
'
economia
,
come
si
suole
chiamarla
,
"
razionalizzata
"
,
che
è
venuta
ora
al
primo
piano
nei
dibattiti
,
non
è
neppur
essa
intrinsecamente
cosa
nuova
;
né
il
dibattito
può
volgere
sulla
sostituzione
che
mercé
essa
si
debba
fare
della
economia
individuale
o
della
libera
iniziativa
,
indispensabile
alla
vita
umana
e
al
progresso
stesso
economico
,
ma
solamente
sulla
proporzione
maggiore
o
minore
da
attribuire
all
'
una
rispetto
all
'
altra
,
secondo
materie
,
luoghi
e
tempi
e
altre
circostanze
:
che
è
argomento
da
tecnici
e
da
politici
,
ai
quali
spetta
di
risolverlo
di
volta
in
volta
nel
modo
più
vantaggioso
al
crescere
della
produzione
e
più
equo
per
la
distribuzione
della
ricchezza
.
Ma
tecnici
e
politici
non
potranno
adempiere
al
loro
ufficio
,
né
sperare
l
'
attuazione
non
fittizia
delle
loro
proposte
,
se
la
libertà
non
prepari
e
non
mantenga
l
'
ambiente
intellettuale
e
morale
che
è
necessario
a
tanta
opera
,
e
non
garantisca
gli
ordinamenti
giuridici
,
nei
quali
l
'
attuazione
si
dovrà
compiere
.
Queste
,
rapidamente
qui
accennate
,
non
sono
previsioni
,
a
noi
e
a
tutti
vietate
non
per
altro
che
per
essere
vane
,
ma
indicazioni
di
vie
che
la
coscienza
morale
e
l
'
osservazione
del
presente
tracciano
a
coloro
i
quali
,
nei
concetti
direttivi
e
nella
interpretazione
degli
eventi
del
secolo
decimonono
,
concordano
con
la
narrazione
datane
in
questa
storia
.
Altri
,
con
diversa
mente
,
diversi
concetti
,
diversa
qualità
di
cultura
e
diverso
temperamento
,
presceglieranno
altre
vie
,
e
,
se
ciò
faranno
con
animo
puro
,
obbedendo
al
comando
interiore
,
anch
'
essi
bene
prepareranno
l
'
avvenire
.
Una
storia
informata
al
pensiero
liberale
non
può
,
neppure
nel
suo
corollario
pratico
e
morale
,
terminare
con
la
ripulsa
e
la
condanna
assoluta
dei
diversamente
senzienti
e
pensanti
.
Essa
dice
soltanto
a
quelli
che
pensano
con
lei
:
-
Lavorate
secondo
la
linea
che
qui
vi
è
segnata
,
con
tutto
voi
stessi
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
,
in
ogni
vostro
atto
;
e
lasciate
fare
alla
divina
provvidenza
,
che
ne
sa
più
di
noi
singoli
e
lavora
con
noi
,
dentro
di
noi
e
sopra
di
noi
.
-
Parole
come
queste
,
che
abbiamo
apprese
e
pronunciate
sovente
nella
nostra
educazione
e
vita
cristiana
,
hanno
il
loro
luogo
,
come
altre
della
stessa
origine
,
nella
"
religione
della
libertà
"
.
Dicembre
1931
Saggistica ,
PREFAZIONE
ALLA
SECONDA
EDIZIONE
Le
amichevoli
pressioni
di
alcuni
amici
e
lo
sviluppo
della
crisi
nazionale
mi
inducono
a
ristampare
questo
libro
,
che
affronta
il
nostro
problema
istituzionale
dal
punto
di
vista
più
profondo
che
sia
stato
mai
tentato
,
poiché
mostra
attraverso
quali
vie
il
fondamentale
compromesso
,
che
è
alla
base
della
vita
politica
italiana
,
si
sia
affermato
e
minacci
di
riprodursi
permanentemente
.
Avrei
voluto
,
però
,
per
lo
meno
rimaneggiare
il
testo
tenendo
conto
degli
avvenimenti
successivi
;
e
depurandolo
di
tutto
ciò
che
si
riferisce
a
situazioni
di
partito
ormai
tramontate
.
Ma
mi
si
è
fatto
osservare
che
,
in
tal
caso
avrei
dovuto
scrivere
un
'
opera
nuova
,
e
che
la
brevità
del
tempo
non
lo
consentiva
.
D
'
altra
parte
,
questo
è
un
libro
per
gli
iniziati
,
e
non
per
il
pubblico
grosso
,
gli
iniziati
non
incontrano
difficoltà
a
depurare
il
pensiero
dagli
elementi
contingenti
,
per
spremerne
le
idee
centrali
che
non
tramontano
.
Ciò
vale
a
dire
che
il
lettore
dev
'
essere
un
po
'
il
collaboratore
dello
scrittore
e
non
mi
nascondo
che
tale
fatica
addizionale
è
abbastanza
noiosa
,
ma
i
miei
amici
sostengono
che
oggi
vi
sono
molte
persone
disposte
a
fatiche
anche
maggiori
pur
di
soddisfare
il
loro
intimo
desiderio
di
penetrare
le
riposte
ragioni
del
difettoso
funzionamento
del
nostro
congegno
statale
.
Perciò
mi
sono
indotto
alla
ristampa
e
sono
costretto
a
chiedere
anticipate
scuse
a
coloro
che
getteranno
il
loro
sguardo
su
queste
pagine
.
Ho
cercato
,
però
,
di
colmare
parecchie
lacune
,
ristampando
alcuni
degli
articoli
apparsi
nello
stesso
periodo
di
tempo
in
giornali
e
riviste
politiche
.
In
molti
di
essi
è
fatta
applicazione
delle
idee
centrali
a
situazioni
particolari
,
e
la
forza
ed
il
vigore
delle
prime
ne
risulta
confermato
.
Inoltre
premetto
alla
ristampa
questo
scritto
,
che
è
insieme
prefazione
ed
epilogo
,
e
spero
che
sia
sufficiente
non
solo
a
mostrare
la
continuità
del
pensiero
,
ma
a
trasportarlo
più
vicino
alla
odierna
realtà
.
Forse
il
lettore
farebbe
meglio
a
rileggerlo
dopo
scorsa
l
'
ultima
pagina
.
In
definitiva
non
mi
dissimulo
che
pretendo
troppo
da
lui
,
ma
amo
credere
che
mi
sarà
grato
se
lo
induco
a
sottoporsi
ad
una
fatica
gravosa
,
poiché
,
dopo
averla
fatta
,
potrà
avere
idee
più
chiare
sul
punto
centrale
del
problema
italiano
,
anche
se
esse
saranno
in
aperto
dissenso
con
le
mie
.
Il
libro
fu
edito
da
Piero
Gobetti
verso
la
fine
del
1925
,
in
piena
crisi
del
fascismo
,
e
mi
si
scatenarono
addosso
mille
diavoli
,
poiché
esso
parve
eretico
a
tutti
.
Soltanto
Oliviero
Zuccarini
,
Antonio
Gramsci
,
Tommaso
Fiore
,
don
Sturzo
ed
i
giornali
sardi
lo
difesero
apertamente
.
Lo
stesso
Gobetti
,
che
,
con
alcune
trascurabili
riserve
,
era
sulla
linea
,
doveva
tener
conto
che
alcuni
scrittori
della
"
Rivoluzione
Liberale
"
,
in
diversa
sede
,
lo
avevano
criticato
.
Tutti
gli
altri
,
e
specialmente
i
cosiddetti
liberali
italiani
,
non
risparmiarono
gli
attacchi
.
Anzi
uno
di
essi
,
in
un
giornale
che
,
dopo
essersi
assunta
la
responsabilità
dell
'
organizzazione
della
marcia
su
Roma
,
tentava
rifarsi
una
verginità
attraverso
pose
liberaloidi
,
mi
suggerì
di
andare
a
rileggere
Croce
e
Fortunato
,
ignorando
,
naturalmente
,
che
il
mio
Maestro
,
Giustino
Fortunato
,
pur
dissentendo
dal
prematuro
ottimismo
delle
conclusioni
mi
aveva
già
ripagato
con
parole
di
lode
ed
incoraggiamento
.
Io
ero
giubilante
e
le
critiche
mi
parevano
applausi
,
perché
mi
sembrava
di
aver
pestato
la
coda
a
molti
cani
,
ed
i
guaiti
dimostravano
che
avevo
colto
nel
segno
.
Qualche
amico
sorse
in
mio
sostegno
,
e
si
preannunciò
la
polemica
.
Finalmente
si
sarebbe
discusso
a
gran
voce
il
punto
più
vitale
del
problema
meridionale
,
nascosto
fin
'
allora
sotto
i
grandi
nomi
della
libertà
e
della
democrazia
,
e
qualche
anima
ingenua
avrebbe
potuto
essere
acquisita
alla
causa
.
Ma
,
proprio
in
quel
momento
,
Benito
Mussolini
s
'
indusse
a
stringere
i
freni
della
reazione
.
Giornali
e
riviste
furono
soppressi
,
librerie
distrutte
,
e
La
rivoluzione
meridionale
,
messa
all
'
indice
,
scomparve
perfino
dagli
scaffali
delle
grandi
biblioteche
.
La
questione
istituzionale
meridionale
è
,
soprattutto
,
un
problema
di
volontà
e
di
forza
,
e
perciò
l
'
illusione
di
illuminarla
con
la
parola
non
poteva
che
durare
lo
spazio
di
un
mattino
.
Ed
io
non
me
ne
dolsi
gran
che
,
poiché
mi
parve
che
lo
spirito
eversore
del
fascismo
avrebbe
dovuto
lavorare
per
le
mie
idee
assai
più
che
la
propaganda
scritta
.
E
,
se
non
m
'
inganno
,
così
è
stato
.
Infatti
la
questione
istituzionale
generale
è
insorta
violenta
non
appena
la
compressione
fascista
è
cessata
,
e
la
segue
dappresso
la
questione
meridionale
vera
e
propria
.
Ora
siamo
nuovamente
daccapo
e
questo
libro
rivede
la
luce
,
tentando
un
altro
esperimento
.
Sarà
esso
fruttuoso
,
oppure
le
forze
del
compromesso
,
che
,
per
quanto
indebolite
,
vigilano
costantemente
,
annulleranno
tutti
gli
insegnamenti
che
da
esso
si
possono
trarre
?
Questo
è
l
'
interrogativo
dell
'
ora
,
ed
io
non
sono
un
profeta
per
potervi
rispondere
.
Io
sono
soltanto
un
critico
e
non
posso
far
altro
che
rianalizzare
gli
elementi
caotici
della
situazione
,
per
quanto
possa
sembrare
troppo
presto
per
farlo
.
Ma
i
miei
amici
,
quando
mi
sono
valso
di
quest
'
ultimo
argomento
per
resistere
alle
loro
pressioni
,
mi
hanno
risposto
che
,
avendo
il
fascismo
lasciato
il
paese
in
tale
stato
di
ignoranza
politica
da
far
paura
,
bisognava
compiere
ogni
sforzo
per
evitare
la
perdizione
delle
anime
,
e
che
la
critica
preventiva
ha
indubbiamente
grande
importanza
educativa
.
Rassegnato
ormai
alla
loro
affettuosa
violenza
,
mi
accingo
a
rispondere
all
'
interrogativo
dell
'
ora
.
Non
bisogna
confondere
il
problema
istituzionale
generale
italiano
con
il
problema
meridionale
,
per
quanto
il
secondo
sia
un
particolare
aspetto
del
primo
.
Il
problema
istituzionale
generale
è
ormai
acquisito
nei
suoi
dati
storico
politici
ed
è
condizionato
dal
passato
.
Il
compromesso
tra
monarchia
sabauda
e
rivoluzione
-
bisogna
riconoscerlo
-
fu
l
'
unico
espediente
politico
che
,
in
quel
dato
momento
,
poteva
assicurare
l
'
unità
e
la
indipendenza
del
paese
.
Per
quanto
questo
rilievo
non
sia
esatto
al
cento
per
cento
,
perché
la
monarchia
non
fu
in
grado
di
unificare
tutte
le
genti
di
lingua
italiana
,
e
,
per
tanto
tempo
,
dovette
ripiegare
sulla
umiliante
prassi
della
Triplice
Alleanza
,
tuttavia
è
facile
comprendere
perché
le
generose
aspirazioni
di
moltissimi
patrioti
finirono
per
rassegnarsi
ad
una
realizzazione
imperfetta
.
Se
la
soluzione
del
problema
italiano
avesse
dovuto
realizzarsi
soltanto
attraverso
la
rivoluzione
,
cioè
per
forza
di
popolo
e
senza
apporti
dinastici
e
stranieri
,
certamente
avrebbe
dovuto
essere
differita
nel
tempo
e
non
è
dato
sapere
attraverso
quali
vicende
.
È
questo
un
futuribile
con
tante
varianti
da
renderne
oziosa
la
disamina
,
e
,
d
'
altra
parte
,
il
politico
non
può
ragionare
in
base
ai
futuribili
,
ma
deve
tenere
il
più
stretto
conto
della
realtà
.
Ma
,
anche
ammesso
-
ciò
che
a
me
sembra
equo
-
che
nel
1860
era
assai
difficile
risolvere
integralmente
la
questione
italiana
,
non
per
questo
,
in
sede
politica
,
la
soluzione
storica
poteva
considerarsi
come
definitiva
.
Anzi
,
quanto
più
essa
,
poi
,
apparve
frutto
soltanto
del
compromesso
,
tanto
più
gli
impulsi
libertari
,
esplosi
con
tanto
vigore
nel
corso
formativo
del
Risorgimento
,
dovevano
staccarsene
per
assurgere
a
motivi
di
critica
istituzionale
.
E
nessuno
può
seriamente
meravigliarsene
,
poiché
gli
ideali
insoddisfatti
hanno
tanta
forza
di
espansione
da
risorgere
dopo
le
realizzazioni
storiche
e
rivolgersi
contro
di
esse
durante
tutto
il
tempo
in
cui
permane
l
'
originario
impulso
.
Soltanto
se
l
'
evoluzione
lenta
degli
istituti
politici
conduca
per
naturale
forza
di
espansione
al
soddisfacimento
di
tutte
le
esigenze
nazionali
,
è
possibile
il
consolidamento
delle
soluzioni
istituzionali
.
Ma
quando
questa
evoluzione
non
avviene
è
invece
fatale
che
i
motivi
ideali
insoddisfatti
vengano
riproposti
permanentemente
in
sede
critica
.
Ora
i
motivi
ideali
del
Risorgimento
furono
due
,
ed
è
probabile
-
anzi
a
me
sembra
certo
-
che
non
occuparono
lo
stesso
piano
nella
coscienza
degli
attori
di
quel
grande
dramma
nazionale
,
tanto
vero
che
,
all
'
ultim
'
ora
,
l
'
ideale
della
libertà
dovette
cedere
alquanto
terreno
a
quello
dell
'
indipendenza
.
È
vero
che
nemmeno
l
'
indipendenza
e
l
'
unità
furono
allora
interamente
assicurate
,
ma
,
in
un
certo
senso
,
gli
attori
del
Risorgimento
,
mentre
ritennero
che
l
'
unificazione
delle
genti
italiche
in
un
solo
Stato
costituiva
un
fatto
storico
di
massima
importanza
,
e
che
il
residuo
problema
dell
'
irredentismo
avrebbe
potuto
essere
risolto
alla
prima
occasione
utile
,
non
dettero
eguale
peso
al
problema
della
libertà
e
trascurarono
gli
argomenti
di
coloro
-
molto
pochi
,
in
verità
-
che
affermavano
che
l
'
espansione
territoriale
della
monarchia
sabauda
non
era
il
processo
politico
più
adatto
per
assicurare
all
'
Italia
un
vero
regime
liberale
.
Costituito
il
nuovo
Regno
,
ed
a
mano
a
mano
che
si
allontanò
il
tempo
del
compromesso
,
le
esigenze
ideali
divennero
sempre
più
forti
e
tutti
gli
scrittori
politici
di
qualsiasi
scuola
e
di
qualsiasi
tendenza
non
poterono
fare
a
meno
di
partire
da
questo
vizio
di
struttura
originaria
per
spiegare
gli
avvenimenti
successivi
.
Naturalmente
,
in
un
primo
periodo
di
tempo
,
bisognò
abituarsi
alla
vita
nazionale
,
che
indubbiamente
superava
gli
angusti
confini
dei
passati
regimi
,
assorbire
lentamente
i
residui
politici
che
qualsiasi
governo
lascia
nel
paese
al
momento
di
cadere
,
vincere
i
particolarismi
che
derivavano
da
secoli
di
vita
separata
,
sicché
il
compromesso
istituzionale
rimase
celato
anche
agli
stessi
uomini
politici
che
lo
avevano
accettato
come
supremo
dovere
nazionale
.
E
tale
processo
fu
più
lungo
e
faticoso
di
quanto
fosse
stato
lecito
supporre
,
appunto
perché
l
'
unificazione
,
a
causa
dell
'
assenza
delle
masse
,
non
fu
dovuta
ad
un
fatto
rivoluzionario
,
ma
dovette
necessariamente
svolgersi
attraverso
una
serie
di
compromessi
istituzionali
con
le
singole
classi
dirigenti
,
maturate
negli
ex
Stati
,
a
seguito
dei
quali
il
nuovo
Stato
unitario
assunse
l
'
aspetto
di
una
specie
di
mosaico
regionale
.
Naturalmente
il
dominio
della
classe
dirigente
che
ne
risultò
non
era
stabile
,
sia
perché
,
malgrado
l
'
ampiezza
della
formula
politica
adottata
,
apparve
,
a
lungo
andare
,
risultante
di
ristretti
interessi
,
sia
perché
non
poteva
non
essere
condizionato
dal
permanere
dello
stesso
compromesso
istituzionale
.
Poi
il
ritmo
divenne
più
rapido
,
perché
il
diffondersi
dell
'
istruzione
e
l
'
industrializzazione
,
per
lo
meno
di
una
parte
del
paese
,
consentirono
a
nuovi
ceti
di
affermarsi
,
e
quindi
,
lentamente
,
si
vennero
organizzando
nuclei
politici
,
decisi
a
giocare
la
loro
carta
.
Particolarmente
interessante
fu
l
'
affermazione
del
socialismo
nell
'
Italia
settentrionale
,
sotto
la
bandiera
del
quale
le
folle
lavoratrici
accorsero
numerose
.
All
'
apparire
del
nuovo
mito
il
regime
,
non
vivificato
dal
vero
apporto
popolare
,
ma
sollecitato
dagli
interessi
reali
degli
scarsi
gruppi
che
lo
sostenevano
,
non
trovò
di
meglio
che
inquadrare
il
problema
in
soluzioni
di
polizia
e
reagire
con
i
processi
e
la
galera
,
svelando
così
la
sua
sostanziale
illiberalità
.
Ma
i
sistemi
polizieschi
sono
la
forma
peggiore
di
governo
e
fu
ventura
per
le
oligarchie
al
potere
trovare
in
Giovanni
Giolitti
l
'
uomo
della
Provvidenza
,
che
,
allontanate
le
correnti
reazionarie
,
intuì
che
era
pericoloso
alterare
i
dati
storici
della
politica
italiana
,
e
,
perciò
,
avviò
il
paese
,
attraverso
una
serie
di
transazioni
con
la
rivoluzione
dilagante
,
verso
un
nuovo
sistema
di
compromesso
,
assai
più
vasto
di
quello
che
aveva
presidiato
all
'
origine
la
nascita
dello
Stato
.
Infatti
,
servendosi
abilmente
del
socialismo
di
Stato
,
e
di
un
costante
indirizzo
di
demagogia
politica
e
finanziaria
,
riuscì
a
denaturare
l
'
originario
virus
socialista
,
e
ad
interessare
vaste
sezioni
del
nuovo
partito
al
suo
esperimento
di
governo
.
Nel
raggiungimento
di
tali
risultati
egli
fu
aiutato
non
solo
dalle
generali
correnti
europee
,
che
cominciarono
a
segnare
la
linea
di
slittamento
del
marxismo
puro
verso
la
socialdemocrazia
,
ma
altresì
da
necessità
pratiche
puramente
italiane
,
che
spinsero
il
socialismo
verso
il
riformismo
,
e
trasferirono
,
come
egli
stesso
argutamente
disse
,
Carlo
Marx
in
soffitta
.
Lentamente
gl
'
interessi
si
aggiunsero
agli
interessi
,
si
rannodarono
nel
sottosuolo
,
crearono
solidarietà
che
con
la
nazione
non
avevano
niente
a
che
fare
,
ed
il
governo
giolittiano
,
dopo
aver
adoperato
il
socialismo
di
Stato
per
tagliare
le
unghie
ai
socialisti
,
immediatamente
provvide
ad
adottare
le
contromisure
,
e
,
con
il
protezionismo
doganale
,
tappò
la
bocca
agli
industriali
,
i
quali
,
in
tal
modo
,
assicurarono
alla
loro
espansione
i
mercati
nazionali
.
Perciò
,
accanto
al
proletariato
protetto
,
fiorì
l
'
industria
protetta
,
e
,
con
questo
felice
connubio
,
il
regime
poté
illudersi
di
avere
superata
la
crisi
e
costrette
le
ragioni
ideali
a
restar
patrimonio
dei
soli
idealisti
.
Naturalmente
l
'
esperimento
giolittiano
venne
sottoposto
a
severa
critica
,
che
svelò
il
compromesso
su
cui
era
poggiato
ed
accusò
di
parassitismo
gl
'
interessi
protetti
;
ma
tale
critica
non
ebbe
alcun
mordente
,
poiché
gl
'
interessi
offesi
erano
assenti
ed
il
compromesso
era
nascosto
sotto
la
maschera
di
un
governo
pseudoliberale
,
che
non
aveva
palesemente
alterato
i
dati
fondamentali
del
regime
.
Perciò
,
i
nostri
scarsi
movimenti
libertari
e
lo
stesso
sindacalismo
rivoluzionario
,
che
si
sviluppò
,
non
solo
come
critica
interna
del
socialismo
,
ma
anche
come
generale
esigenza
di
affrancamento
italiano
,
rimasero
senza
eco
nell
'
animo
delle
masse
,
i
socialisti
ufficiali
,
pur
non
partecipando
ad
alcun
governo
,
perseverarono
in
una
facile
opposizione
di
comodo
,
ed
il
Parlamento
continuò
a
funzionare
,
anche
contro
gl
'
interessi
dei
ceti
che
vi
erano
rappresentati
in
maggioranza
,
secondo
la
tradizione
istituzionale
del
paese
.
Questo
sistema
di
governo
era
condizionato
,
però
,
da
tre
categorie
di
fattori
negativi
,
pressoché
tutti
di
eguale
importanza
e
tali
che
,
venendo
meno
uno
di
essi
,
l
'
equilibrio
avrebbe
potuto
rompersi
.
Anzitutto
,
fin
d
'
allora
,
era
in
germe
,
e
si
sviluppò
sempre
più
in
seguito
,
la
compressione
che
alcuni
ceti
professionistici
e
piccolo
borghesi
(
la
cosiddetta
piccola
borghesia
umanistica
di
Salvatorelli
)
venivano
a
subire
per
l
'
affermarsi
ed
il
prevalere
dei
nuovi
ceti
sindacali
che
,
perseguitati
agli
inizi
,
assurgevano
a
sempre
maggiore
importanza
nella
vita
nazionale
.
Alla
quale
compressione
alcuni
critici
del
fascismo
fanno
risalire
le
prime
oscure
origini
di
questo
movimento
.
Il
secondo
elemento
di
equilibrio
instabile
aveva
il
suo
centro
nella
situazione
generale
europea
.
Il
periodo
di
lunga
pace
,
iniziato
al
termine
della
guerra
francoprussiana
sembrava
quasi
prossimo
alla
fine
,
e
non
pochi
guardavano
con
sospetto
alla
clamorosa
affermazione
della
potenza
militare
tedesca
temendo
potesse
frustrare
alcuni
progetti
di
espansione
italiana
.
Difatti
Giolitti
,
non
da
altro
sollecitato
,
com
'
ebbe
poi
a
confessare
,
dovette
dare
,
con
la
guerra
libica
,
il
primo
colpo
di
piccone
all
'
edificio
da
lui
così
pazientemente
costruito
.
Il
terzo
elemento
negativo
consisteva
nell
'
alea
che
altri
interessi
ed
altri
ceti
;
fino
allora
sacrificati
e
misconosciuti
,
avessero
a
svegliarsi
dal
loro
sonno
secolare
,
nel
qual
caso
il
compromesso
esistente
sarebbe
stato
certamente
denunziato
.
Ed
anche
su
questo
terreno
è
sintomatico
che
Giolitti
dovette
dare
proprio
lui
un
altro
colpo
di
piccone
al
suo
edificio
con
l
'
introduzione
del
suffragio
universale
.
Ma
il
sistema
giolittiano
avrebbe
potuto
reggersi
ancora
a
lungo
se
i
fattori
della
seconda
categoria
non
fossero
venuti
improvvisamente
meno
con
lo
scoppio
della
guerra
mondiale
191518
.
Al
primo
colpo
di
cannone
il
regime
venne
improvvisamente
a
trovarsi
ad
un
bivio
fatale
-
del
resto
già
previsto
e
scontato
in
sede
di
critica
istituzionale
-
,
perché
le
esigenze
di
politica
interna
sconsigliavano
di
avventurarsi
nella
guerra
,
mentre
l
'
imperativo
categorico
della
definitiva
unificazione
nazionale
,
rimandata
alla
prima
occasione
utile
,
rafforzava
le
scarse
correnti
politiche
che
postulavano
contemporaneamente
la
ripresa
del
Risorgimento
e
la
fine
del
giolittismo
.
Ciò
spiega
perché
Giolitti
ed
i
socialisti
ufficiali
,
sebbene
con
differenti
gradazioni
,
perseguirono
una
politica
neutralista
,
mentre
gli
scarsi
gruppi
costituzionali
avversi
al
giolittismo
e
le
correnti
rivoluzionarie
si
affermarono
in
una
politica
di
interventismo
,
che
,
nella
sua
estrema
punta
,
si
qualificò
come
interventismo
rivoluzionario
.
Messo
,
perciò
,
tra
l
'
incudine
di
lasciar
passare
l
'
eredità
del
Risorgimento
nelle
mani
dei
neorivoluzionari
,
ed
il
martello
di
dare
un
colpo
al
compromesso
istituzionale
,
felicemente
perfezionato
da
Giolitti
,
il
regime
non
potette
far
altro
che
scegliere
il
secondo
corno
del
dilemma
,
e
,
seguendo
il
suo
metodo
tradizionale
,
si
lanciò
sul
terreno
della
rivoluzione
nazionale
.
Questa
prima
mossa
iniziò
subito
la
crisi
,
spingendo
il
Partito
socialista
ufficiale
sull
'
Aventino
del
neutralismo
,
ove
si
accampò
per
tre
anni
con
propositi
minacciosi
,
mentre
il
parlamento
giolittiano
fu
costretto
a
svolgere
politica
sostanzialmente
antigiolittiana
.
Terminata
felicemente
l
'
ultima
guerra
nazionale
,
il
vecchio
compromesso
istituzionale
già
non
esisteva
più
e
tutto
lo
sforzo
delle
oligarchie
al
potere
fu
dedicato
a
cercare
affannosamente
tra
le
macerie
della
rivoluzione
,
nuovamente
in
marcia
nel
paese
,
i
materiali
per
la
costruzione
di
un
nuovo
compromesso
.
Certo
l
'
adesione
,
anche
temporanea
,
alle
ragioni
ideali
del
Risorgimento
aveva
realizzato
le
previsioni
,
recando
non
poco
danno
al
regime
.
Ma
,
se
esso
era
stato
obbligato
dalla
dialettica
della
storia
a
completare
l
'
unità
della
Nazione
,
continuò
tenacemente
a
resistere
alla
spinta
rivoluzionaria
che
nuovamente
si
affermava
nel
paese
.
Lentamente
,
però
,
la
situazione
divenne
drammatica
perché
la
stessa
rivoluzione
,
frantumandosi
in
mille
rivoli
,
cominciò
ad
autoneutralizzarsi
,
cosicché
il
regime
potette
concepire
la
speranza
di
salvarsi
,
tentando
di
prospettare
come
motivi
di
conservazione
istituzionale
l
'
avvenuta
integrazione
del
territorio
nazionale
e
l
'
aumentato
prestigio
dell
'
Italia
nel
mondo
,
senza
riconoscere
contemporaneamente
tutti
i
diritti
del
popolo
e
senza
distruggere
il
potere
ed
il
prepotere
delle
piccole
minoranze
trasformiste
e
cleptocratiche
,
che
fin
allora
avevano
governato
il
paese
.
E
questo
calcolo
non
fu
del
tutto
illusorio
,
poiché
,
ben
presto
,
apparve
chiaro
che
le
ragioni
integrali
della
rivoluzione
non
avrebbero
potuto
affermarsi
,
sia
per
l
'
insufficienza
storica
del
socialismo
insurrezionista
,
sia
per
la
prolungata
assenza
dalla
lotta
politica
del
Mezzogiorno
d
'
Italia
,
ancora
abbacinato
dalle
lusinghe
del
trasformismo
politico
.
La
rivoluzione
,
infatti
,
se
all
'
esterno
appare
come
rinnovamento
di
formule
politiche
,
è
prima
ancora
ed
essenzialmente
sostituzione
di
classi
dirigenti
,
ed
in
Italia
mancavano
i
presupposti
per
l
'
atto
rivoluzionario
,
poiché
il
socialismo
postbellico
fu
soprattutto
astrattismo
,
e
la
classe
politica
che
lo
dirigeva
era
tutt
'
altro
che
nuova
.
In
tale
condizione
di
cose
,
si
creò
il
caos
politico
,
ed
il
Partito
socialista
ufficiale
,
trovatosi
dalla
parte
della
conservazione
per
una
serie
di
fatali
errori
d
'
impostazione
tattica
,
invece
di
ripiegare
sulla
prassi
riformista
,
che
avrebbe
almeno
potuto
assicurare
il
successo
dei
vari
tentativi
Nitti
,
si
gonfiò
impetuosamente
di
rivoluzionarismo
verbale
e
perciò
non
poté
né
fare
la
rivoluzione
né
contribuire
alla
conservazione
.
Rimasto
inerte
in
un
periodo
storico
nel
quale
tutti
gli
esperimenti
avrebbero
potuto
essere
tentati
,
lasciò
passare
tutte
le
occasioni
utili
,
e
finì
per
provocare
lo
slittamento
dell
'
intera
situazione
politica
italiana
verso
le
correnti
rivoluzionarie
di
estrema
destra
,
che
avevano
in
programma
la
soppressione
totale
della
libertà
.
Cominciarono
così
a
tramontare
insieme
la
rivoluzione
integrale
,
la
socialdemocrazia
ed
il
compromesso
giolittiano
,
e
le
masse
,
sbandate
e
deluse
,
per
un
fenomeno
meccanico
di
gravità
,
precipitarono
verso
il
fascismo
,
che
,
sorto
qualche
anno
prima
,
aveva
vissuto
vita
oscura
ed
ingloriosa
.
Guidato
da
un
uomo
che
,
transfuga
dal
socialismo
,
anzi
dall
'
anarchismo
,
era
ammirato
da
quell
'
eterna
genia
di
piccoli
borghesi
tarati
che
formano
le
sabbie
mobili
dell
'
opinione
pubblica
italiana
,
il
fascismo
,
appunto
perché
privo
di
vero
contenuto
rivoluzionario
,
apparve
subito
al
regime
come
l
'
ancora
di
salvezza
a
cui
aggrapparsi
,
ed
ecco
il
nuovo
movimento
arricchirsi
di
militari
e
di
violenti
di
ogni
specie
,
permearsi
di
cavalli
di
Troia
di
tutte
le
provenienze
,
gonfiarsi
di
idealisti
e
di
arrivisti
,
di
repubblicani
e
monarchici
,
di
rivoluzionari
e
conservatori
,
di
professionisti
e
sindacalisti
,
di
ex
anarchici
e
reazionari
.
Mussolini
galleggiava
su
questo
enorme
fiume
fangoso
,
facendo
boccacce
alla
borghesia
e
sbandierando
ai
quattro
venti
la
sua
famosa
tendenzionalità
repubblicana
,
mentre
l
'
alta
borghesia
ed
il
militarismo
,
assai
scarsamente
preoccupati
delle
boccacce
mussoliniane
,
fornivano
moschetti
e
bombe
a
mano
,
camions
e
rifornimenti
,
spingendo
continuamente
il
movimento
nel
circolo
chiuso
delle
squadre
d
'
azione
.
La
rivoluzione
integrale
era
,
dunque
,
tramontata
,
ma
la
sua
caricatura
vociava
ormai
per
le
strade
,
tra
gli
incendi
dei
circoli
rionali
,
e
le
"
spedizioni
punitive
"
,
esasperate
dallo
spettrale
risorgere
degli
spiriti
del
Medioevo
,
che
,
secondo
la
bolsa
rettorica
di
quei
tempi
,
s
'
incarnavano
nel
profilo
colleonesco
del
duce
e
nell
'
anarchia
comunale
dei
suoi
adepti
.
Dati
questi
precedenti
e
questa
struttura
del
fascismo
,
nessuno
si
meravigliò
se
esso
duramente
si
sfogò
contro
i
poveri
diavoli
attaccati
alle
loro
idee
,
ed
,
invece
,
non
ebbe
difficoltà
a
compromettere
col
regime
.
Del
resto
,
la
stessa
stanchezza
derivante
da
tante
convulsioni
,
e
l
'
astrattezza
delle
idee
rivoluzionarie
,
in
un
primo
tempo
oscurarono
gli
obiettivi
reali
della
lotta
,
e
poi
spinsero
molti
animi
lungo
i
mortiferi
sentieri
dell
'
oblio
.
La
rivoluzione
fascista
poté
così
sboccare
in
quell
'
avvenimento
sui
generis
che
prese
il
nome
di
marcia
su
Roma
,
e
per
il
quale
la
terminologia
politica
non
ha
ancora
trovato
un
'
adeguata
definizione
.
Lo
storico
di
domani
potrà
precisare
attraverso
quali
tappe
il
nuovo
compromesso
giunse
in
porto
,
quali
azioni
e
quali
reazioni
resero
possibile
la
deviazione
della
corrente
rivoluzionaria
,
e
per
quali
tare
della
costituzione
politica
e
sociale
del
popolo
italiano
avvenne
che
la
marcia
su
Roma
fu
la
celebrazione
innaturale
e
grottesca
del
compromesso
tra
una
banda
di
avventurieri
ed
il
regime
,
avente
per
oggetto
il
predominio
su
masse
ignare
e
deviate
.
È
probabile
che
tutte
le
ipotesi
affacciate
e
tutte
le
tesi
sostenute
da
autorevoli
scrittori
politici
siano
solo
in
parte
esatte
,
data
la
prossimità
delle
loro
analisi
agli
avvenimenti
,
ma
a
me
sembra
che
,
dopo
l
'
ottobre
1922
,
l
'
Italia
,
accasciata
ed
esausta
da
sette
anni
di
guerra
e
di
convulsione
politica
,
s
'
illuse
che
la
mano
ferma
di
un
politico
avesse
potuto
trarre
da
un
nuovo
compromesso
istituzionale
quel
poco
di
bene
e
quel
poco
di
pace
che
anche
i
peggiori
strumenti
politici
possono
dare
.
Forse
moltissimi
che
dettero
un
sospiro
di
sollievo
all
'
annunzio
del
colpo
di
Stato
,
pensarono
che
una
nuova
dittatura
legale
,
sul
tipo
di
quella
giolittiana
,
anche
se
avesse
sistemato
gl
'
interessi
dei
vincitori
,
non
avrebbe
impedito
ai
vinti
di
rifarsi
nell
'
opera
di
controllo
,
e
di
sperare
nell
'
avvenire
.
Ed
è
probabile
che
se
Mussolini
fosse
stato
un
uomo
politico
,
questo
tipo
di
dittatura
avrebbe
potuto
illudere
ancora
molti
Italiani
.
Ma
Mussolini
era
soltanto
un
partitante
,
e
,
quantunque
in
un
primo
tempo
si
esercitò
in
una
politica
trasformistica
,
non
seppe
mai
disintegrarsi
dai
dati
storici
del
suo
partito
.
Egli
,
infatti
,
accennò
tutte
le
politiche
trasformistiche
possibili
,
ma
nessuna
ne
svolse
,
e
depresse
il
Parlamento
che
avrebbe
potuto
funzionare
secondo
le
sue
direttive
,
senza
reprimere
lo
squadrismo
deprecato
ed
odiato
da
tutti
.
La
sua
fu
una
politica
di
paura
e
di
ricatto
,
quando
il
paese
,
ormai
stanco
,
non
chiedeva
altro
che
addormentarsi
nel
quotidiano
svolgersi
di
una
prassi
modesta
e
quietista
.
La
superiorità
di
Giolitti
sul
suo
antagonista
appare
,
quindi
,
evidente
.
Il
primo
,
infatti
,
senza
raggiungere
le
vette
del
vero
uomo
di
Stato
,
aveva
il
fiuto
delle
situazioni
politiche
,
ed
il
calcolo
delle
possibilità
non
gli
difettava
.
Mussolini
,
che
pretendeva
di
superare
Giolitti
nell
'
altezza
e
nella
magniloquenza
delle
concezioni
,
ed
invece
giudicava
la
politica
con
il
semplicismo
del
giornalista
che
svolazza
sulle
idee
credendo
di
approfondirle
,
era
inferiore
al
deputato
di
Dronero
proprio
nel
creare
le
situazioni
politiche
,
ed
era
dominato
da
esse
,
quanto
più
credeva
di
dominarle
.
Ciò
spiega
perché
dopo
aver
compromesso
col
regime
,
non
seppe
stabilizzare
tale
compromesso
,
e
,
pur
credendo
di
creare
un
novus
ordo
si
circondò
sempre
di
figure
mediocri
e
di
avventurieri
,
su
cui
non
poteva
che
fare
scarso
assegnamento
.
Esagitato
da
un
'
irrequietezza
mai
sopita
,
non
seppe
né
soddisfare
le
esigenze
ideali
,
rimaste
patrimonio
di
esigue
élites
,
né
servire
i
reali
interessi
di
coloro
che
,
in
un
supremo
atto
d
'
inconsapevolezza
,
gli
affidarono
il
potere
.
Le
sostanziali
deficienze
dell
'
uomo
e
della
sua
politica
esplosero
clamorosamente
circa
due
anni
dopo
il
trionfale
avvento
,
ed
il
delitto
Matteotti
provocò
una
sollevazione
morale
così
violenta
nel
paese
che
ancor
oggi
se
ne
risente
l
'
eco
.
I
partiti
battuti
,
trasformatisi
in
opposizioni
,
ed
i
vecchi
gruppi
trasformistici
,
umiliati
nel
modesto
ruolo
di
fiancheggiatori
,
intuirono
,
al
lampo
di
quell
'
avvenimento
,
che
il
nuovo
compromesso
istituzionale
era
in
pericolo
,
soprattutto
perché
il
pessimo
temperamento
di
Mussolini
e
le
sue
tare
politiche
impedivano
la
continuazione
di
quella
politica
formale
di
adesione
alla
costituzione
albertina
,
che
,
dal
1860
in
poi
,
aveva
costituito
l
'
apparato
ideologico
attraverso
il
quale
il
regime
poteva
sostenere
di
essere
il
continuatore
delle
grandi
tradizioni
del
Risorgimento
.
E
,
mentre
le
opposizioni
si
gettavano
sul
macabro
avvenimento
per
smascherare
il
demagogo
lordo
di
sangue
,
i
fiancheggiatori
-
ritenendosi
legittimi
custodi
del
mai
spento
e
sempre
rinascente
spirito
di
compromesso
-
indicarono
al
regime
,
con
la
loro
aperta
opposizione
,
la
via
da
seguire
.
In
certo
senso
fu
una
vendetta
della
storia
che
,
da
un
'
ora
all
'
altra
,
scoprì
gli
altarini
ed
indicò
proprio
a
coloro
che
,
col
colpo
di
Stato
avevano
creato
la
situazione
di
eccezione
,
il
dovere
di
ripararvi
col
colpo
di
Stato
.
Tutto
il
giuoco
politico
si
condensò
quindi
sulla
capacità
e
soprattutto
sulla
volontà
di
conservazione
del
regime
,
che
divenne
il
centro
della
politica
italiana
.
Quanto
più
i
partiti
di
opposizione
erano
stati
danneggiati
dalla
politica
illiberale
posteriore
alla
fatidica
marcia
,
quanto
più
i
fiancheggiatori
avevano
dovuto
ricorrere
a
ridicoli
funambolismi
per
non
essere
definitivamente
sommersi
,
quanto
più
le
forze
attive
del
paese
erano
state
depresse
dalla
reazione
armata
,
aizzata
e
finanziata
dal
regime
,
tanto
più
questo
doveva
venirsi
a
trovare
in
prima
linea
nel
momento
della
crisi
ed
essere
costretto
a
risolvere
il
tragico
dilemma
:
o
fare
macchina
indietro
,
anche
a
rischio
di
ripercorrere
le
strade
dell
'
agitazione
politica
e
della
rivoluzione
,
o
legarsi
definitivamente
al
carro
dell
'
uomo
di
Predappio
,
sacrificando
ai
propri
istinti
reazionari
la
famosa
bilancia
dei
partiti
.
Ed
il
regime
,
consigliato
dal
machiavellismo
più
sterile
e
più
stupido
,
scelse
la
seconda
via
,
ed
,
in
nome
di
un
costituzionalismo
formale
,
che
era
stato
tante
volte
violato
,
e
che
già
non
esisteva
più
,
rispose
alla
rinascente
agitazione
del
paese
con
l
'
accordare
i
pieni
poteri
all
'
uomo
che
si
palesava
come
il
principale
ostacolo
a
quel
compromesso
istituzionale
così
faticosamente
ricostruito
.
Quem
deus
vult
perdere
,
dementat
ed
il
destino
spinse
i
responsabili
lungo
le
vie
della
perdizione
.
Da
quel
giorno
Mussolini
ebbe
ben
ragione
di
fascistizzare
lo
Stato
e
ne
venne
fuori
la
strana
terminologia
di
regime
fascista
.
Egli
aveva
,
dunque
,
trionfato
anche
di
quell
'
oscura
camarilla
con
la
quale
aveva
dovuto
compromettere
all
'
atto
della
marcia
su
Roma
,
e
ciò
malgrado
avesse
dimostrata
tanta
incapacità
a
servirla
.
Da
quel
momento
i
complici
si
strinsero
la
mano
ed
il
nuovo
colpo
di
Stato
,
assai
più
profondo
del
primo
,
li
avvinse
nella
stessa
condanna
:
o
procedere
insieme
,
o
perire
insieme
.
Gli
ideali
del
Risorgimento
furono
gettati
in
cantina
e
quelli
tra
i
trionfatori
che
sapevano
maneggiare
la
penna
parlarono
di
"
anti
Risorgimento
"
e
di
"
anti
Europa
"
.
Ma
un
esiguo
manipolo
di
uomini
,
liberi
ormai
da
tutte
le
colpe
del
passato
,
spogliatisi
dei
pregiudizi
di
partito
e
di
scuola
,
purificati
dalla
sofferenza
morale
,
che
è
anche
peggiore
di
quella
fisica
,
raccolse
l
'
eredità
del
Risorgimento
e
l
'
alimentò
pura
nella
sua
inestinguibile
fede
.
All
'
infuori
di
esso
niente
si
salvò
e
su
tutte
le
istituzioni
si
rovesciò
la
furia
eversiva
dei
nuovi
venuti
.
Però
,
pochi
studiosi
dei
fenomeni
politici
,
nutriti
del
più
sano
machiavellismo
,
non
si
tennero
per
paghi
e
pazientemente
attesero
gli
ulteriori
sviluppi
del
dramma
.
Non
era
possibile
che
il
regime
si
fosse
rassegnato
a
lasciarsi
frantumare
nelle
mani
gli
strumenti
che
gli
avevano
assicurato
per
tanto
tempo
il
successo
,
e
perciò
aspettarono
il
colpo
di
barra
che
avesse
ristabilito
l
'
equilibrio
.
Fatica
sprecata
!
Il
regime
si
ritenne
pago
soltanto
di
sopravvivere
come
un
qualsiasi
usciere
di
prefettura
,
costretto
a
prendere
la
tessera
.
Tutto
fu
fascistizzato
,
perfino
la
successione
al
trono
,
ed
il
barocco
di
una
costruzione
personalistica
distese
i
suoi
ciarpami
su
tutti
i
frontoni
dello
Stato
.
Niente
Parlamento
,
ma
una
Camera
eletta
dal
duce
,
niente
Senato
nominato
dal
re
,
ma
una
Camera
Alta
di
vecchie
carcasse
nominate
da
Mussolini
.
Niente
enti
locali
autonomi
,
ma
amministrazioni
affidate
personalmente
a
questo
o
a
quel
fascista
locale
.
Niente
controllo
sulle
spese
,
niente
giustizia
,
niente
più
libertà
di
vita
e
di
lavoro
.
Ed
a
mano
a
mano
che
il
mostruoso
sistema
dilagò
,
il
regime
percorse
la
strada
della
perdizione
,
accovacciato
ai
piedi
del
fragoroso
dittatore
,
inebriandosi
delle
molteplici
corone
che
si
aggiungevano
alla
sua
araldica
.
Poi
fu
la
guerra
,
un
evento
che
è
sempre
stato
rivoluzionario
e
che
i
padroni
dello
Stato
avrebbero
dovuto
temere
.
Ebbene
anche
questa
volta
ebbero
fiducia
e
s
'
imbarcarono
per
l
'
ignoto
!
Nemmeno
quando
l
'
invasione
militare
apparve
inevitabile
si
notò
qualche
segno
di
resipiscenza
e
fu
necessario
che
il
fascismo
si
fosse
data
la
morte
con
le
proprie
mani
per
spingere
il
regime
a
tentare
il
suo
salvataggio
.
Allora
riesumò
il
vecchio
decaduto
compromesso
istituzionale
e
,
aggrappato
al
declinante
prestigio
di
Badoglio
,
non
vide
altro
che
la
sua
salvezza
.
Quanto
più
era
stato
ignaro
per
venti
anni
dei
suoi
doveri
e
dei
pericoli
che
lo
minacciavano
,
tanto
più
,
dopo
il
25
luglio
1943
,
temette
di
espiare
le
sue
colpe
.
E
,
con
una
guerra
perduta
e
l
'
invasione
in
atto
,
non
ebbe
nemmeno
la
scaltrezza
di
parare
il
colpo
con
la
tradizionale
abdicazione
e
la
conseguente
creazione
di
uno
di
quei
famosi
ministeri
di
concentrazione
nazionale
,
che
concentrano
soltanto
la
conservazione
intelligente
.
Non
c
'
è
quindi
da
meravigliarsi
se
la
posizione
dell
'
Italia
è
precipitata
,
nel
secondo
semestre
del
1943
,
in
un
baratro
incommensurabile
.
Invece
di
disintegrarsi
immediatamente
dalla
guerra
hitleriana
e
fronteggiare
poi
i
propositi
aggressivi
dei
tedeschi
,
che
allora
erano
impreparati
e
sorpresi
,
non
seppe
fare
altro
che
usare
il
peggiore
machiavellismo
al
solo
ed
unico
scopo
di
sopravvivere
alla
rovina
della
Patria
.
Le
conseguenze
sono
note
ed
in
corso
di
svolgimento
.
Accanto
alla
guerra
esterna
-
che
non
si
è
evitata
-
si
è
prodotta
la
guerra
civile
,
e
quando
questo
libro
vedrà
la
luce
,
chissà
quanto
sangue
fraterno
sarà
stato
sparso
!
Ormai
la
rivoluzione
,
tante
volte
deviata
e
compromessa
,
riprende
la
sua
marcia
fatale
e
le
ragioni
ideali
dei
Risorgimento
risorgono
dalle
ceneri
.
La
mancanza
della
libertà
è
stata
esiziale
al
vecchio
regno
ed
il
nuovo
Stato
non
può
essere
fondato
che
sulla
libertà
e
sul
consenso
popolare
.
In
un
gigantesco
olocausto
bruciano
le
scorie
delle
nostre
insufficienze
e
delle
nostre
debolezze
.
Perfino
il
terrore
della
guerra
civile
,
che
aveva
attanagliato
tanti
cuori
e
li
aveva
fatti
recedere
dai
passi
estremi
,
è
svanito
.
Poiché
ora
alla
guerra
civile
ci
siamo
,
ed
i
partigiani
del
Nord
sono
costretti
ad
impugnare
le
armi
contro
i
loro
fratelli
deviati
e
perversi
.
E
questi
ultimi
impugnano
pure
le
armi
contro
i
partigiani
e
contro
l
'
esercito
regolare
,
e
,
in
mezzo
a
questa
catastrofe
senza
precedenti
,
eserciti
stranieri
si
battono
sul
nostro
suolo
spargendo
altro
innocente
sangue
italiano
.
Mai
un
paese
fu
più
duramente
castigato
per
colpe
che
ha
indubbiamente
commesso
,
ma
anche
per
colpe
che
sembrano
essere
addirittura
ancestrali
.
Ma
su
questa
catastrofe
senza
precedenti
si
eleva
lentamente
la
luce
di
una
nuova
esigenza
spirituale
,
che
prima
vagellante
ora
si
rafforza
al
lume
di
tragici
avvenimenti
.
Avrà
essa
la
forza
di
distruggere
in
un
incendio
ideale
tutte
le
tare
costituzionali
del
popolo
italiano
,
oppure
il
tradizionale
spirito
di
compromesso
riprenderà
il
sopravvento
e
le
sparute
minoranze
,
ora
tremebonde
,
troveranno
nuovo
materiale
umano
per
puntellare
il
loro
dominio
già
quasi
totalmente
scomparso
?
Questo
è
il
tragico
interrogativo
dell
'
ora
,
al
quale
è
chiamato
a
rispondere
soltanto
il
popolo
italiano
,
che
può
trovare
nel
recente
passato
tutti
gli
elementi
di
giudizio
per
decidere
la
sua
sorte
.
Se
,
dopo
tanto
tempo
ed
attraverso
tante
traversie
,
il
popolo
italiano
ha
acquistato
almeno
un
'
elementare
coscienza
politica
,
ed
ha
appreso
il
conto
che
deve
fare
della
solita
rettorica
regia
,
del
patto
plebiscitario
e
di
altre
simili
menzogne
,
è
probabile
che
la
crisi
sarà
stata
benefica
,
e
residuerà
,
per
lo
meno
,
il
terrore
di
combinazioni
politiche
che
non
promanino
volta
per
volta
,
dal
consenso
popolare
,
e
sono
,
al
contrario
,
permanentemente
poste
dalla
"
grazia
di
Dio
"
o
dalla
tradizione
;
se
,
invece
,
le
dure
lezioni
patite
non
hanno
insegnato
agli
italiani
che
i
popoli
soltanto
sono
i
padroni
del
loro
destino
,
e
,
perciò
,
non
debbono
recalcitrare
dinanzi
alla
necessaria
esigenza
dell
'
autogoverno
,
allora
la
"
grazia
di
Dio
"
e
la
tradizione
ripeteranno
il
miracolo
del
compromesso
istituzionale
.
E
,
dopo
tanta
storia
,
vissuta
in
tanto
breve
tempo
,
bisogna
confessare
che
il
successo
di
uno
strumento
politico
così
mediocre
sarebbe
veramente
miracoloso
.
Esso
ripeterebbe
il
detestabile
evento
del
trionfo
dei
pochi
contro
tutti
,
e
tale
trionfo
sarebbe
ancora
una
volta
dovuto
all
'
assenza
dei
molti
.
Le
élites
di
opposizione
non
possono
fare
altro
che
impostare
i
temi
dell
'
azione
politica
;
sono
,
invece
,
le
maggioranze
che
determinano
il
successo
,
e
dovrebbe
ormai
esser
chiaro
che
anche
l
'
assenza
ed
il
disinteresse
è
una
forma
di
scelta
,
perché
giova
soltanto
a
coloro
che
intendono
conservare
contro
quelli
che
,
invece
,
giudicano
indispensabile
innovare
.
Tuttavia
,
il
nuovo
compromesso
istituzionale
,
così
come
oggi
viene
concepito
da
coloro
che
hanno
interesse
di
realizzarlo
,
si
presenta
di
difficile
attuazione
,
non
solo
perché
sembra
esaurito
il
ciclo
storico
dei
compromessi
,
ma
anche
perché
rivela
alcuni
difetti
d
'
impostazione
,
che
denunziano
un
fatto
di
grande
importanza
politica
:
la
deficienza
di
idee
chiare
nei
suoi
sostenitori
.
È
probabile
-
anzi
certo
-
che
anche
gli
avversari
non
abbiano
idee
troppo
chiare
,
ma
,
all
'
inizio
di
una
crisi
istituzionale
,
la
mancanza
di
chiarezza
delle
idee
,
a
parità
di
condizioni
,
nuoce
più
ai
conservatori
che
ai
rivoluzionari
.
Non
è
quindi
prematuro
sottoporre
a
critica
la
situazione
politica
,
e
tale
esegesi
può
essere
condotta
con
criteri
di
approssimazione
scientifica
.
Quando
Vittorio
Emanuele
III
e
Badoglio
,
dopo
una
fuga
ingloriosa
giunsero
,
laceri
e
scorati
,
a
Brindisi
,
per
ritessere
la
piccola
tela
dell
'
intrigo
,
se
fosse
esistita
nel
Mezzogiorno
una
piccola
,
animosa
élite
rivoluzionaria
,
che
avesse
proclamato
la
repubblica
,
il
compromesso
istituzionale
,
malgrado
i
vantaggi
che
i
cosiddetti
liberatori
avevano
accordato
alla
monarchia
con
l
'
armistizio
,
sarebbe
stato
stroncato
per
sempre
,
perché
,
in
quel
momento
,
le
popolazioni
,
unanimi
,
non
agognavano
che
la
punizione
più
esemplare
degli
artefici
della
loro
rovina
.
Questa
élite
non
uscì
dai
misteri
della
storia
,
e
,
mentre
le
armate
alleate
dilagavano
per
il
paese
,
cominciò
la
ricerca
affannosa
della
nuova
formula
per
ricostruire
i
dati
storici
della
conservazione
minacciata
.
Ad
uno
ad
uno
,
pochi
politicanti
di
bassa
lega
,
si
precipitarono
a
Brindisi
in
cerca
di
portafogli
,
e
,
manovrati
da
ex
avventurieri
fascisti
e
dal
ministro
della
Real
Casa
,
costituirono
il
governetto
di
Brindisi
,
il
più
oscuro
dei
governi
che
la
storia
abbia
mai
registrato
.
Perciò
l
'
impostazione
della
lotta
politica
rimase
a
favore
della
rivoluzione
,
quantunque
questa
non
si
fosse
ancora
messa
in
marcia
.
Ma
la
realtà
italiana
,
l
'
insopprimibile
realtà
che
affiora
in
tutti
i
momenti
del
nostro
processo
storico
,
non
poteva
non
produrre
più
seri
tentativi
di
transazione
.
Un
sovrano
decaduto
nella
coscienza
morale
del
suo
popolo
,
un
primo
ministro
,
responsabile
in
pieno
della
catastrofe
-
assai
più
responsabile
dello
stesso
Mussolini
,
perché
autore
del
vero
disastro
italiano
durante
la
manovra
di
sganciamento
dalla
Germania
-
sono
certamente
un
ostacolo
al
compromesso
,
assai
più
della
stessa
rivoluzione
,
assente
dalle
piazze
per
l
'
insufficienza
delle
masse
rivoluzionarie
e
per
il
periodo
di
smarrimento
che
necessariamente
sussegue
alla
sconfitta
.
Ed
ecco
la
conservazione
intelligente
levarsi
nel
paese
a
precisare
le
necessità
dell
'
ora
ed
a
protestare
contro
gli
errori
che
la
minuscola
cricca
monarchica
commetteva
in
preda
allo
sfacelo
ed
allo
smarrimento
.
La
formula
della
"
reggenza
"
apparve
,
quindi
,
nel
cielo
politico
italiano
come
la
stella
che
doveva
indicare
al
pilota
la
rotta
da
seguire
per
riprodurre
,
mutatis
mutandis
,
la
vecchia
sagoma
dello
Stato
storico
.
Sbandierata
da
monarchici
,
che
per
ragioni
tattiche
,
si
spingevano
fino
ad
ipotizzare
la
repubblica
,
la
reggenza
venne
propugnata
come
il
toccasana
di
tutti
i
mali
italiani
,
e
fu
dichiarata
accettabile
anche
da
quei
repubblicani
,
che
speravano
asfissiare
nella
culla
il
nuovo
pollone
legittimista
.
Ma
,
per
una
fatale
felicità
,
che
costituisce
il
tocco
del
destino
,
la
formuletta
istituzionale
,
che
doveva
ridare
il
potere
a
chi
aveva
fatto
tutto
il
possibile
per
perderlo
,
era
osteggiata
proprio
da
coloro
che
erano
destinati
a
beneficiarsene
,
e
le
forze
della
conservazione
esaurirono
alcune
delle
loro
possibilità
in
una
sterile
lotta
,
che
non
mancò
di
toccare
anche
le
vette
del
pathos
politico
.
Questa
lotta
tra
coloro
che
sognavano
ad
occhi
aperti
ritorni
fascisti
e
gli
onesti
monarchici
che
,
pur
di
salvare
l
'
istituto
miravano
a
ridurre
tutta
la
questione
istituzionale
italiana
ad
una
sostituzione
di
persona
,
doveva
necessariamente
condurre
a
una
impasse
,
proprio
perché
la
insufficienza
rivoluzionaria
del
paese
non
potenziava
sufficientemente
le
élites
e
le
formule
che
miravano
alla
radicale
distruzione
del
fenomeno
.
E
da
questa
insufficienza
sono
scaturiti
avvenimenti
di
vasta
portata
,
che
ancora
condizionano
la
lotta
politica
e
che
,
perciò
,
vanno
criticamente
esaminati
per
raggiungere
quella
chiarezza
di
vedute
che
è
necessaria
se
non
si
vuole
andare
incontro
ad
altre
sconfitte
.
Contro
lo
stupido
tentativo
di
salvare
il
regime
attraverso
un
neofascismo
di
carattere
regio
,
la
conservazione
intelligente
non
poteva
non
avere
buon
gioco
,
anche
se
dovette
agitare
lo
spettro
del
processo
al
sovrano
ancora
in
carica
:
processo
che
non
sarebbe
potuto
essere
che
repubblicano
,
come
i
precedenti
insegnano
.
Ma
intorno
alla
monarchia
si
erano
stretti
pochi
ufficiali
in
cerca
di
promozione
ed
alcuni
scagnozzi
licenziati
dal
precedente
padrone
,
e
costoro
non
sognavano
che
squadre
d
'
azione
e
spedizioni
punitive
,
ignorando
:
a
)
che
,
dal
punto
di
vista
funzionale
,
il
compromesso
politico
è
un
accordo
tra
due
avversari
,
o
almeno
tra
due
pseudoavversari
,
che
trovano
un
punto
medio
di
reciproca
adesione
a
danno
degli
altri
veri
avversari
e
del
popolo
(
esempio
:
nel
1922
Mussolini
compromise
con
la
monarchia
,
rinunziando
alla
tendenzialità
repubblicana
e
la
monarchia
gli
lasciò
il
potere
di
vessare
e
distruggere
l
'
Italia
)
;
b
)
che
un
compromesso
,
per
riuscire
,
dev
'
essere
sempre
in
funzione
europea
(
esempio
:
il
fascismo
nel
1922
fu
una
deviazione
italiana
della
generale
lotta
anticomunista
in
Europa
)
;
ma
nella
presente
realtà
quello
stesso
Churchill
che
,
nel
marzo
1932
,
in
una
riunione
alla
Queen
'
s
Hall
parlava
del
"
genio
romano
impersonato
da
Mussolini
,
il
più
grande
legislatore
vivente
"
,
sarebbe
costretto
ad
ordinare
ai
suoi
rappresentanti
in
Italia
di
lasciare
piena
libertà
al
popolo
italiano
di
schiacciare
il
criminale
tentativo
di
far
rivivere
il
fascismo
;
c
)
che
un
compromesso
,
per
riuscire
,
dev
'
essere
per
lo
meno
apparentemente
nuovo
,
cioè
deve
promettere
ad
un
popolo
qualche
cosa
che
non
ha
,
salvo
poi
a
togliergliela
in
pratica
(
il
neofascismo
,
invece
,
era
una
formula
vecchia
e
non
avrebbe
potuto
far
altro
che
ereditare
tutto
l
'
odio
che
il
fascismo
mussoliniano
,
col
suo
clamoroso
fallimento
,
aveva
suscitato
nel
popolo
italiano
)
;
d
)
che
un
compromesso
,
per
riuscire
,
dev
'
essere
tentato
sulla
base
di
una
reale
situazione
politica
,
interamente
sviluppata
e
non
concepita
a
priori
entro
uno
schema
politico
bello
e
fatto
,
anelastico
e
privo
di
fantasia
.
La
conservazione
intelligente
,
perciò
,
aveva
tutto
il
diritto
d
'
insorgere
contro
una
manovra
destinata
all
'
insuccesso
e
che
prescindeva
dalla
reale
situazione
del
paese
.
Ma
il
regime
non
intendeva
ragioni
e
,
appoggiandosi
sull
'
investitura
ricevuta
dagli
Alleati
con
l
'
armistizio
e
sulla
vecchia
rettorica
del
patto
statutario
e
dei
plebisciti
,
rispondeva
a
tutte
le
sollecitazioni
con
ripetuti
dinieghi
,
che
mostravano
soltanto
che
esso
non
aveva
sufficientemente
meditato
sugli
errori
commessi
ed
ignorava
la
reale
portata
della
situazione
in
cui
si
trovava
.
Tutto
ciò
accentuava
la
crisi
,
non
solo
perché
molti
monarchici
erano
costretti
a
combattere
la
monarchia
,
ma
anche
perché
tanti
altri
monarchici
,
assistendo
a
questo
inspiegabile
dissenso
,
avevano
l
'
impressione
che
l
'
istituto
corresse
mortale
pericolo
.
Sostanzialmente
nessuna
rottura
del
tradizionale
spirito
di
compromesso
si
era
verificata
,
e
tutto
si
riduceva
ad
un
dibattito
di
dettaglio
.
Ma
lo
stesso
fatto
che
contro
il
tentativo
di
concentrazione
monarchico
fascista
,
poggiata
sulla
fragile
base
di
una
neoformazione
di
vecchi
fiancheggiatori
e
di
fascisti
trasformisti
,
patrocinata
dalla
monarchia
,
la
conservazione
intelligente
era
costretta
a
propugnare
la
necessità
di
una
più
vasta
concentrazione
di
forze
conservatrici
intorno
ad
una
formula
pseudoliberale
,
che
avesse
avuto
la
possibilità
d
'
illudere
le
speranze
innovatrici
del
popolo
,
provocava
uno
stato
d
'
incertezza
,
che
certamente
non
deponeva
a
favore
del
successo
di
una
manovra
così
contrastata
.
La
situazione
,
perciò
,
rimase
statica
per
mesi
con
i
monarchici
all
'
opposizione
della
monarchia
e
con
il
compromesso
che
restava
nei
desiderî
dei
neocontendenti
,
senza
riuscire
a
catalizzarsi
.
La
spinta
alla
soluzione
venne
all
'
improvviso
dal
settore
che
sembrava
meno
indicato
a
produrla
e
la
situazione
che
in
seguito
si
è
sviluppata
,
è
divenuta
così
complicata
da
renderne
difficile
l
'
analisi
.
Tuttavia
tale
analisi
dev
'
essere
tentata
se
si
vuol
trarre
qualche
utile
insegnamento
dagli
avvenimenti
.
Quando
,
nei
primi
giorni
dell
'
aprile
,
Palmiro
Togliatti
,
rientrato
dalla
Russia
,
annunciò
il
proposito
dei
comunisti
di
partecipare
anche
ad
un
governo
Badoglio
,
era
già
in
corso
una
manovra
monarchica
per
indurre
il
sovrano
ad
accettare
la
formula
della
reggenza
.
Questa
manovra
,
però
,
non
era
stata
ancora
finalizzata
,
perché
la
dinastia
repelleva
all
'
idea
di
escludere
dalla
successione
al
trono
il
principe
ereditario
.
È
probabile
che
cominciasse
ad
apparir
chiaro
l
'
errore
base
di
non
avere
,
immediatamente
dopo
l
'
armistizio
,
annunciata
l
'
abdicazione
del
re
,
e
di
essersi
intestarditi
nella
soluzione
demoliberale
,
priva
di
qualsiasi
contenuto
politico
.
Ma
è
egualmente
naturale
che
,
non
essendosi
ancora
prodotte
le
conseguenze
di
questo
errore
politico
,
la
dinastia
sperasse
ancora
di
poter
correggere
l
'
impostazione
della
lotta
e
salvare
il
prestigio
del
principe
ereditario
.
Se
la
situazione
fosse
rimasta
sur
place
ancora
per
poco
,
e
se
i
partiti
rivoluzionari
avessero
manovrato
,
come
fin
'
allora
avevano
fatto
,
per
tenere
i
liberali
monarchici
inchiodati
alla
formula
della
reggenza
,
è
probabile
che
la
situazione
si
sarebbe
sbloccata
da
se
stessa
con
la
prima
clamorosa
sconfitta
del
regime
.
In
sostanza
,
l
'
impasse
in
cui
tutta
la
politica
italiana
allora
si
trovava
,
era
conseguenza
dell
'
arresto
delle
operazioni
belliche
sul
fronte
di
Cassino
per
il
sopravvenuto
inverno
,
e
tutti
avevano
l
'
impressione
,
non
interamente
infondata
,
che
la
liberazione
di
Roma
avrebbe
fatalmente
condotto
alla
soluzione
della
crisi
.
L
'
iniziativa
Togliatti
,
invece
,
precipitò
di
colpo
la
situazione
,
e
tutti
i
partiti
furono
costretti
a
rivedere
improvvisamente
le
loro
posizioni
,
per
non
rimaner
tagliati
dalle
manovre
degli
altri
.
La
costituzionale
insufficienza
del
paese
giuocava
ancora
il
suo
grande
ruolo
,
e
sulla
scena
politica
italiana
riapparve
il
machiavellismo
,
o
,
meglio
ancora
,
lo
pseudomachiavellismo
,
che
,
come
si
sa
,
è
uno
scadente
Ersatz
della
vera
azione
politica
.
La
catalizzazione
avvenne
,
dunque
,
con
un
certo
stento
,
ma
il
minimo
comune
denominatore
dell
'
intera
operazione
emerse
più
dall
'
astuzia
che
dalla
forza
delle
dottrine
.
Indubbiamente
il
comunismo
iniziò
una
manovra
che
,
pur
senza
raggiungere
interamente
gli
estremi
della
monarchia
comunista
-
appunto
perché
aveva
soltanto
valore
tattico
,
-
esponeva
a
pericoli
gli
altri
partiti
antifascisti
.
Ma
la
cosa
più
sorprendente
fu
che
questi
,
mentre
accusarono
i
comunisti
di
machiavellismo
,
si
precipitarono
per
la
stessa
china
.
E
vero
che
la
corsa
verso
il
potere
fu
nascosta
dietro
due
grandi
miti
:
la
costituente
e
la
necessità
dell
'
intensificazione
della
guerra
antitedesca
;
ma
è
vero
altresì
che
le
resistenze
furono
minime
.
Perfino
il
Partito
d
'
Azione
,
che
avrebbe
avuto
tutto
l
'
interesse
di
restare
in
disparte
,
finì
per
aderire
,
per
quanto
in
maniera
assai
discutibile
.
Era
,
dunque
,
la
seconda
sconfitta
della
rivoluzione
italiana
che
si
profilava
,
e
,
ad
un
certo
punto
,
agli
osservatori
spassionati
,
non
rimase
che
sperare
nell
'
intransigenza
monarchica
.
Improvvisamente
venne
fuori
il
conte
Sforza
con
la
formula
della
luogotenenza
-
istituto
che
non
ha
niente
a
che
fare
con
il
caso
in
corso
di
svolgimento
-
e
,
con
questo
surrogato
dell
'
abdicazione
,
ogni
cosa
fu
appianata
.
Badoglio
rimase
e
tutto
l
'
antifascismo
disponibile
in
territorio
liberato
si
precipitò
ai
posti
di
comando
.
Solo
una
frazione
del
Partito
d
'
Azione
-
che
poi
era
la
maggioranza
-
rimase
a
deplorare
l
'
occasione
perduta
dal
suo
partito
,
di
sottolineare
una
politica
a
grande
respiro
,
affidata
al
galantomismo
del
tempo
e
del
popolo
italiano
.
Ma
questo
avvenimento
-
che
oggi
appare
in
pura
perdita
,
come
,
del
resto
,
apparve
a
molti
quando
si
produsse
-
era
condizionato
dal
tempo
,
e
,
meno
di
due
mesi
dopo
,
l
'
occupazione
di
Roma
portò
al
tramonto
il
terzo
gabinetto
Badoglio
.
Nella
città
eterna
la
crisi
si
riprodusse
,
ma
su
una
scala
più
ampia
,
e
Badoglio
fu
estromesso
dal
potere
.
Essa
fu
condizionata
,
però
,
dai
risultati
precedenti
,
e
la
monarchia
si
assicurò
,
in
tal
modo
,
attraverso
la
luogotenenza
,
il
respiro
per
tentare
di
riaversi
.
Infatti
due
mesi
dopo
il
liberalismo
crociano
operò
il
connubio
con
i
demo
liberali
-
che
sembravano
gli
unici
definitivamente
sconfitti
-
riconducendo
nella
formazione
di
governo
le
pecorelle
smarrite
,
e
lo
stesso
Togliatti
fu
costretto
a
prenderne
atto
ed
a
riconoscere
che
la
composizione
dei
Comitati
di
Liberazione
era
rimasta
alterata
e
che
i
nemici
,
i
veri
nemici
del
paese
,
erano
riusciti
a
rimettere
le
mani
sul
governo
attraverso
la
mediazione
non
filosofica
dell
'
idealismo
.
Il
panorama
politico
italiano
,
perciò
,
nel
momento
in
cui
scrivo
,
si
presenta
caotico
,
perché
appaiono
affardellati
insieme
,
nella
stessa
diligenza
,
i
futuri
nemici
di
domani
.
Evidentemente
questa
situazione
politica
è
stata
determinata
sia
dall
'
assenza
di
spirito
rivoluzionario
delle
masse
,
che
dagli
errori
dei
quadri
politici
.
Ma
se
i
nemici
di
domani
sono
oggi
insieme
a
seguito
di
una
serie
di
manovre
tattiche
,
che
indubbiamente
non
hanno
prodotto
tutti
gli
effetti
che
da
esse
speravano
i
loro
autori
,
non
per
questo
si
può
dire
che
un
nuovo
compromesso
istituzionale
sia
stato
realizzato
.
Anzi
se
si
potesse
arrischiare
una
diagnosi
,
si
potrebbe
ragionevolmente
dedurre
che
è
rimasta
provata
la
enorme
difficoltà
della
sua
realizzazione
,
perché
,
nemmeno
quando
era
il
solo
Mezzogiorno
a
determinare
la
composizione
ministeriale
,
il
regime
ha
potuto
sopravvivere
,
se
non
affidandosi
alla
prassi
del
gabinetto
di
coalizione
.
La
situazione
politica
è
,
perciò
,
tuttora
fluida
,
e
tale
sua
fluidità
fa
rinascere
la
speranza
.
Ormai
la
lotta
si
sta
spostando
sulla
direttiva
di
marcia
degli
eserciti
,
liberatori
,
e
saranno
le
masse
del
Nord
a
dire
la
parola
decisiva
.
Ma
,
a
mano
a
mano
che
l
'
epicentro
della
lotta
si
sposterà
,
apparirà
chiaro
che
il
compromesso
non
è
più
possibile
.
Non
perché
manchi
chi
sia
disposto
ad
accettarlo
e
propugnarlo
,
non
perché
non
vi
siano
partiti
,
pullulanti
di
arrivisti
e
trasformisti
,
che
non
agognano
altro
che
mettere
le
mani
nelle
casse
dello
Stato
per
quanto
grame
possano
essere
,
non
perché
tutti
gl
'
interessi
parassitari
e
cleptocratici
siano
rassegnati
alla
sconfitta
.
Che
,
anzi
,
queste
oscure
minoranze
sono
all
'
agguato
;
in
attesa
del
momento
propizio
,
e
la
putredine
nazionale
non
fa
altro
che
montare
nel
calderone
della
politica
.
Ma
saranno
i
fatti
che
dovranno
produrre
le
conseguenze
necessarie
,
e
,
di
fronte
ai
fatti
,
ogni
abilità
di
manovra
è
destinata
a
soccombere
.
La
crisi
è
assai
profonda
e
tocca
ormai
le
radici
anche
della
nostra
costituzione
economica
,
che
,
per
effetto
della
politica
mondiale
postbellica
,
non
potrà
più
sopravvivere
.
Sono
,
quindi
,
destinati
a
tramontare
gli
stessi
presupposti
economici
che
avevano
condizionato
sia
il
compromesso
giolittiano
,
sia
quello
mussoliniano
,
e
che
potrebbero
essere
utilizzati
per
il
consolidamento
del
regime
.
Ormai
il
giochetto
del
collegamento
sotterraneo
tra
gli
interessi
padronali
e
gl
'
interessi
operai
protetti
non
sarà
più
possibile
,
perché
la
politica
economica
mondiale
del
dopoguerra
impedirà
questi
connubi
criminosi
.
E
poi
l
'
inflazione
,
l
'
inesorabile
inflazione
,
finirà
di
bruciare
tutte
le
speranze
quietiste
del
popolo
italiano
e
lo
sospingerà
,
volente
o
nolente
,
sulle
vie
della
ricostruzione
ab
imis
.
Rinnovarsi
o
perire
,
questo
è
l
'
imperativo
che
ci
sovrasta
,
e
la
nostra
salvezza
segue
strade
diametralmente
opposte
a
quelle
finora
battute
.
Le
masse
saranno
costrette
a
capire
da
qual
parte
si
trovino
i
loro
reali
interessi
se
vorranno
trovare
la
loro
ragione
di
vivere
,
poiché
le
esperienze
politiche
hanno
questo
di
caratteristico
che
ordinariamente
sono
privilegio
di
pochi
,
ma
divengono
patrimonio
di
tutti
quando
il
benessere
,
gli
averi
,
la
vita
stessa
sono
in
pericolo
.
Rinnovarsi
o
perire
è
l
'
imperativo
che
ci
sovrasta
in
ogni
campo
,
dalla
politica
estera
a
quella
interna
,
dalla
politica
economica
a
quella
sociale
,
e
,
se
il
regime
,
incallito
ed
inebetito
dal
suo
atavico
spirito
d
'
intrigo
,
non
vuole
rinnovarsi
,
peggio
per
lui
.
Esso
perirà
.
Terminata
così
la
trattazione
del
problema
istituzionale
generale
,
possiamo
passare
all
'
esame
della
situazione
attuale
di
quello
meridionale
.
Qui
il
compito
dello
scrittore
politico
diventa
veramente
arduo
,
perché
,
non
soltanto
sarebbe
necessario
divinare
se
nel
Mezzogiorno
è
maturata
un
'
élite
così
intransigente
da
escludere
per
sempre
ogni
contaminazione
col
passato
,
ma
sarebbe
altresì
necessario
divinare
l
'
atteggiamento
futuro
dei
partiti
antifascisti
,
per
precisare
a
priori
se
convenga
all
'
élite
meridionale
disperdere
la
sua
azione
nel
seno
dei
partiti
unitari
,
oppure
concentrare
il
suo
sforzo
nella
creazione
del
Partito
meridionale
d
'
Azione
.
Il
passato
,
certo
,
non
è
incoraggiante
,
ed
il
lettore
di
Rivoluzione
meridionale
vorrà
leggere
e
meditare
la
serrata
critica
ai
partiti
storici
,
ritenendola
,
in
parte
,
come
un
'
anticipata
esposizione
dei
motivi
di
dissenso
,
che
avranno
occasione
di
manifestarsi
anche
nel
futuro
.
Tuttavia
,
se
occorre
procedere
assai
cauti
e
non
sopravvalutare
quel
poco
di
bene
che
si
è
prodotto
attraverso
tanti
dolori
,
non
bisogna
assolutamente
disperare
,
perché
un
fenomeno
di
elevazione
e
di
consapevolezza
s
'
è
iniziato
,
da
qualche
tempo
,
anche
nel
Mezzogiorno
,
e
non
è
detto
che
non
possa
un
giorno
fruttificare
a
beneficio
di
un
paese
che
ha
tanti
numeri
al
rispetto
universale
,
e
che
sconta
così
amaramente
il
difetto
originario
di
formazione
della
sua
classe
dirigente
.
Io
credo
di
essere
stato
il
primo
scrittore
politico
che
abbia
segnalato
la
scopertura
del
regime
anche
nel
Mezzogiorno
d
'
Italia
,
e
spero
di
non
essermi
ingannato
quando
ho
tratto
da
questo
fenomeno
conseguenze
meno
pessimiste
per
l
'
avvenire
.
Ora
,
la
situazione
politica
del
Mezzogiorno
è
assai
delicata
,
ed
è
probabile
che
gli
errori
delle
direzioni
dei
partiti
unitari
la
faranno
ancora
aggravare
.
Ma
è
certo
che
il
vecchio
trasformismo
meridionale
in
crisi
,
una
crisi
che
bisogna
conoscere
ed
approfondire
in
tutti
i
suoi
aspetti
,
se
si
vuole
agire
con
esatta
cognizione
di
causa
per
rimuovere
tutti
gli
ostacoli
che
ancora
si
frappongono
allo
sbloccamento
delle
situazioni
locali
.
Perché
è
necessario
comprendere
che
il
Mezzogiorno
,
sia
dal
punto
di
vista
economico
,
sia
dal
punto
di
vista
politico
,
non
presenta
un
panorama
unitario
,
ma
consiste
in
un
coacervo
di
situazioni
locali
,
tenute
insieme
dal
comune
denominatore
trasformista
,
e
che
,
perciò
,
vanno
sbloccate
una
per
una
con
intelligente
pazienza
.
Sotto
tal
punto
di
vista
io
non
posso
lodare
il
Partito
d
'
Azione
che
ha
dimostrato
un
'
esatta
comprensione
del
fenomeno
,
quando
non
si
è
fatto
ingannare
da
un
falso
spirito
unitario
ed
ha
conservato
la
segreteria
centromeridionale
come
organo
tecnico
della
lotta
meridionalista
.
Ciò
che
conta
,
dunque
,
è
la
crisi
del
trasformismo
,
perfettamente
naturale
,
del
resto
,
perché
continua
la
scopertura
e
la
crisi
del
regime
,
ed
anche
se
una
falange
di
trasformisti
,
dopo
aver
dato
vita
al
neofascismo
del
governetto
di
Brindisi
,
è
stata
costretta
ad
una
manovra
per
ritornare
a
galla
nelle
file
del
Partito
liberale
,
in
posizione
di
subordinazione
,
non
si
può
non
riconoscere
che
la
lotta
politica
nel
Mezzogiorno
,
per
quanto
penosamente
,
si
orienta
per
strade
finora
mai
battute
;
iniziando
un
processo
di
educazione
delle
masse
che
non
si
può
ancora
prevedere
a
qual
punto
si
arresterà
.
Certo
è
sintomatico
che
,
in
regioni
un
tempo
miniera
delle
così
dette
"
personalità
"
,
miniera
,
cioè
,
di
trasformisti
decorativi
,
la
leva
dei
morti
non
abbia
avuto
i
vantaggi
sperati
;
ed
i
partiti
della
reazione
e
della
conservazione
stentino
a
riannodare
le
fila
.
Invece
le
opposizioni
istituzionali
hanno
più
sicuro
seguito
ed
organizzano
quel
poco
di
meglio
che
offre
il
paese
.
Tutti
gli
antifascisti
di
vera
marca
sono
con
esse
,
e
l
'
azione
si
svolge
su
di
un
terreno
potentemente
minato
non
solo
dai
dolori
del
passato
ma
dalla
stessa
dinamicità
della
situazione
,
che
presenta
sempre
nuove
sorprese
.
In
mezzo
vi
è
una
massa
enorme
,
irrequieta
e
disorientata
,
che
non
aspetta
che
l
'
esito
definitivo
dell
'
urto
per
decidersi
.
Perché
la
peculiarità
dell
'
attuale
situazione
è
caratterizzata
da
una
serie
di
fattori
che
non
si
sono
prima
mai
prodotti
e
non
potranno
più
riprodursi
nei
secoli
,
che
rendono
l
'
analisi
veramente
palpitante
,
ed
intrecciano
strettamente
la
crisi
istituzionale
generale
con
quella
meridionale
in
rapporti
di
mutua
interdipendenza
.
Infatti
,
durante
le
fasi
di
sviluppo
del
processo
rivoluzionario
italiano
,
il
Mezzogiorno
politico
,
tutto
assorbito
nel
trasformismo
,
cioè
nello
studio
di
aderire
ai
successivi
detentori
del
potere
per
finalità
circoscritte
al
dominio
locale
,
non
solo
non
ha
partecipato
alle
singole
fasi
della
lotta
politica
,
che
aveva
inizio
e
si
concludeva
nell
'
Italia
del
Nord
,
ma
si
è
sempre
accorto
con
notevole
ritardo
dei
risultati
definitivi
.
È
stata
l
'
assenza
del
Mezzogiorno
dalla
vera
lotta
politica
che
ha
reso
possibile
prima
l
'
insuccesso
del
socialismo
e
poi
il
successo
del
fascismo
,
tra
il
1919
ed
il
1922
,
ed
il
processo
di
adesione
della
classe
politica
del
Sud
al
fascismo
ha
,
dopo
il
1922
,
stentato
a
consolidarsi
perché
Mussolini
nella
sua
proteiforme
ignoranza
di
tutti
i
problemi
italiani
,
non
seppe
far
altro
che
duplicare
la
rappresentanza
trasformista
del
Mezzogiorno
per
un
tempo
più
lungo
di
quello
che
era
necessario
.
Ciò
provocò
,
come
spiego
nel
libro
,
la
scopertura
del
regime
anche
nell
'
Italia
meridionale
,
e
non
c
'
è
da
meravigliarsi
se
ora
,
accanto
a
minoranze
assolutamente
intransigenti
,
vi
sia
una
folla
di
trasformisti
che
aspetta
.
È
questa
una
conseguenza
del
fatto
impreveduto
ed
imprevedibile
che
,
stavolta
,
la
lotta
politica
si
è
accesa
prima
nel
Mezzogiorno
che
altrove
,
e
non
è
a
dubitarsi
che
,
quando
le
masse
settentrionali
interverranno
con
il
loro
formidabile
peso
,
la
paralisi
del
trasformismo
meridionale
non
potrà
che
accentuarsi
,
secondo
la
logica
interna
del
sistema
.
Infatti
il
connettivo
politico
del
Mezzogiorno
è
oggi
composto
di
trasformisti
fascisti
,
che
,
estromessi
dal
potere
dagli
avvenimenti
non
possono
far
altro
che
estraniarsi
temporaneamente
dal
giuoco
per
poi
tentare
di
tornare
a
galla
a
tempo
debito
;
di
trasformisti
prefascisti
che
,
estranei
dal
potere
per
circa
un
ventennio
,
temono
di
errare
nuovamente
,
così
come
errarono
nel
1922;
e
di
trasformisti
post
fascisti
,
cioè
di
ex
antifascisti
senza
fede
e
senza
idee
,
che
non
desiderano
altro
che
collocarsi
in
qualche
punto
strategico
per
esigenze
personali
.
Ed
al
disotto
frantumata
dalla
mancanza
delle
comunicazioni
,
resa
diffidente
dal
clamoroso
fallimento
delle
classi
dirigenti
,
stanca
di
aspettare
e
di
soffrire
,
la
massa
muta
e
silenziosa
.
Nessuno
può
dire
ancora
se
questa
massa
assente
e
paralizzata
sia
disposta
a
restare
oggetto
del
solito
processo
personalista
,
oppure
precipiterà
con
fragore
verso
quei
partiti
e
quei
gruppi
che
la
invitano
ad
uscire
dal
torpore
per
far
valere
i
suoi
innegabili
diritti
.
Ma
nessuno
-
tantomeno
i
trasformisti
-
può
essere
sicuro
a
priori
che
sia
disposta
a
battersi
per
riprodurre
l
'
ancien
régime
.
Al
massimo
si
può
prevedere
che
continuerà
a
restare
indifferente
ed
apatica
fino
a
quando
la
lotta
sarà
decisa
nell
'
Italia
del
Nord
.
Ma
questa
situazione
-
che
ha
indubbiamente
impedito
il
crollo
del
regime
nei
mesi
scorsi
-
non
potrà
non
avere
future
ripercussioni
,
perché
è
la
prima
volta
nella
storia
politica
dell
'
Italia
unificata
che
il
Mezzogiorno
d
'
Italia
esprime
minoranze
rivoluzionarie
e
che
il
fondamentale
trasformismo
del
paese
è
costretto
a
restare
inerte
,
senza
poter
partecipare
alla
difesa
del
regime
,
ormai
compromesso
e
discreditato
.
E
,
qualunque
possa
essere
il
futuro
lo
svolgimento
della
crisi
,
questo
fatto
è
destinato
ad
avere
capitale
importanza
,
poiché
è
da
ritenersi
assiomatico
che
nessun
compromesso
sarà
possibile
se
il
Mezzogiorno
sarà
in
subbuglio
.
Questo
,
dunque
,
il
panorama
della
lotta
,
e
quanto
più
sarà
approfondita
la
crisi
del
sistema
,
tanto
più
sarà
possibile
distruggere
anche
sullo
scacchiere
meridionale
le
basi
dello
Stato
storico
.
Perciò
io
non
mi
stanco
di
prospettare
ai
politici
di
buona
volontà
le
difficoltà
in
cui
si
trovano
i
loro
avversari
.
Soltanto
se
gli
uomini
,
che
oggi
dirigono
i
grandi
partiti
rivoluzionari
,
avranno
una
visione
precisa
,
direi
quasi
scientifica
del
fenomeno
,
sarà
possibile
lo
sbloccamento
di
una
particolare
situazione
politica
che
è
una
delle
più
intricate
di
Europa
.
E
poi
occorre
una
grande
passione
,
quella
passione
che
può
nascere
soltanto
quando
ci
si
trova
in
presenza
di
una
grande
ingiustizia
.
È
vero
che
i
difetti
di
una
classe
dirigente
non
possono
essere
prospettati
in
termini
etici
,
perché
essi
sono
prima
ancora
difetti
delle
masse
,
che
li
tollerano
,
ma
se
coloro
che
lotteranno
per
aprire
gli
occhi
al
popolo
non
avranno
l
'
animo
infiammato
da
una
grande
passione
,
la
loro
azione
è
destinata
a
rimanere
sterile
.
L
'
essenziale
è
che
vi
sia
un
minimum
su
cui
far
leva
,
e
questo
minimum
è
dato
dallo
stesso
sviluppo
del
processo
storico
nazionale
e
da
una
serie
di
fattori
concorrenti
che
non
rendono
così
disperata
la
situazione
di
chi
si
accinga
a
lottare
.
Non
che
il
personalismo
meridionale
sia
oggi
moribondo
ed
un
'
ondata
di
eversione
alimenti
le
fiamme
di
quell
'
incendio
ideale
che
abbiamo
sempre
sognato
.
Tutt
'
altro
!
Come
già
ho
detto
esso
cova
sotto
le
ceneri
e
le
deficienze
ataviche
sono
in
agguato
per
riattizzarlo
.
Ma
il
meccanismo
è
notevolmente
arrugginito
e
non
funziona
più
come
prima
:
soprattutto
i
fattori
che
una
volta
costituivano
un
vantaggio
,
sembrano
oggi
essersi
trasformati
in
svantaggi
.
Infatti
a
chi
approfondisca
l
'
argomento
deve
apparire
evidente
che
è
più
facile
far
funzionare
un
onesto
sistema
politico
che
un
'
adulterazione
trasformistica
,
poiché
,
questa
ha
bisogno
di
un
'
organizzazione
statica
e
non
ha
l
'
elasticità
sufficiente
per
seguire
in
velocità
l
'
andamento
dei
periodi
rivoluzionari
.
In
buona
sostanza
,
un
efficiente
sistema
personalista
ha
il
costante
bisogno
di
illudere
gli
elettori
che
la
compagine
elettorale
non
subisce
alcuna
violenza
e
che
perciò
i
rappresentanti
sono
veramente
gli
eletti
del
paese
.
Donde
la
necessità
che
tutta
l
'
evoluzione
politica
proceda
a
velocità
minima
,
in
maniera
da
permettere
ai
dirigenti
di
seguirla
agevolmente
,
quasi
fosse
una
naturale
evoluzione
di
pensiero
.
In
tal
modo
,
mentre
gli
elettori
non
arrivano
mai
ad
accorgersi
di
essere
oggetto
di
un
continuo
e
mai
arrestato
processo
di
compromesso
,
gli
eletti
non
perdono
il
contatto
con
i
vari
governi
che
si
succedono
al
centro
.
L
'
ideale
del
trasformismo
meridionale
è
stato
,
perciò
,
e
continua
ad
essere
,
la
dittatura
parlamentare
giolittiana
,
sia
perché
la
sua
stabilità
era
quasi
assoluta
,
sia
perché
non
richiedeva
quei
sacrifici
di
prestigio
personale
che
l
'
inconseguente
regime
fascista
impose
poi
ai
suoi
adepti
.
Ma
il
personalismo
meridionale
si
è
logorato
attraverso
venti
anni
di
fascismo
,
e
non
è
stato
privo
di
conseguenze
il
fatto
che
Benito
Mussolini
si
sia
divertito
a
mandare
nelle
provincie
meridionali
segretari
federali
ripescati
in
tutti
gli
angoli
d
'
Italia
.
A
furia
di
battere
la
sua
principale
molla
si
è
spezzata
,
ed
il
popolo
,
mentre
si
è
abituato
a
vedere
i
suoi
leaders
più
famosi
andare
mendichi
per
le
strade
in
cerca
di
quella
protezione
che
prima
erano
usi
accordare
,
ha
avuto
più
di
un
'
occasione
per
deridere
e
disprezzare
i
nuovi
capi
fascisti
dei
quali
la
nullità
e
la
sicumera
politica
gli
ha
ispirato
soltanto
lo
schifo
.
Ora
si
vorrebbe
tornare
daccapo
e
rivarare
una
docile
classe
dirigente
meridionale
,
che
si
contenti
soltanto
del
dominio
sui
comuni
e
sugli
enti
locali
e
lasci
agli
immutati
padroni
dello
Stato
il
compito
di
tracciare
le
nuove
direttive
politiche
che
mantengano
immutato
il
loro
effettivo
dominio
.
Ma
i
trasformisti
classici
,
quelli
,
cioè
,
che
non
facevano
trapelare
la
sostanza
del
giuoco
,
sono
semidistrutti
,
ed
anche
quei
pochi
che
sono
sopravvissuti
alla
catastrofe
non
sanno
più
da
qual
punto
ricominciare
.
Soprattutto
hanno
paura
di
sbagliare
,
e
questa
paura
attanaglia
le
loro
menti
ed
i
loro
cuori
.
Sostanzialmente
essi
non
nutrono
più
fiducia
nell
'
oligarchia
che
li
abbandonò
nel
1922
nelle
mani
inesperte
di
Benito
Mussolini
,
e
temono
di
arrivare
troppo
tardi
...
o
troppo
presto
!
Ve
ne
sono
alcuni
che
portano
ancora
nell
'
animo
la
ferita
cicatrizzata
di
quel
tragico
1925
,
quando
la
loro
fede
nel
regime
fu
amaramente
delusa
dall
'
ultimo
colpo
di
Stato
,
che
frantumò
nelle
mani
di
tutti
le
speranze
dell
'
avvenire
.
E
poi
non
hanno
discepoli
ed
il
segreto
dei
loro
successi
è
destinato
a
discendere
con
loro
nella
tomba
.
Per
quanto
ce
ne
siano
parecchi
ancora
in
vita
-
ed
è
,
dal
punto
di
vista
nazionale
,
una
vera
disgrazia
!
-
la
gioventù
non
comprende
più
il
delicato
meccanismo
di
cui
si
servivano
e
nega
ogni
valore
al
virtuosismo
di
cui
per
tanto
tempo
si
compiacquero
.
La
stessa
gioventù
trasformista
è
oggi
più
semplicista
e
si
avvale
di
schemi
mentali
più
elementari
.
Le
basta
iscriversi
ad
un
partito
che
sembra
possa
vincere
e
non
pensa
più
alla
raffinatezza
di
tenersi
fuori
da
tutti
i
gruppi
politici
per
tentare
di
trovarsi
sempre
al
traguardo
insieme
al
vincitore
.
Il
capolavoro
meridionale
,
il
vecchio
deputato
giolittiano
,
salandrino
,
sonniniano
e
mussoliniano
,
sempre
pronto
a
giustificare
in
nome
dei
supremi
ideali
nazionali
,
tutte
le
politiche
,
è
oggi
all
'
estremo
delle
forze
,
e
bisognerebbe
imbalsamarne
qualcuno
per
conservarlo
nel
Museo
Tussaud
a
glorificazione
del
fenomeno
.
È
vero
che
la
politica
interna
dell
'
AMG
non
ha
fatto
altro
che
incoraggiare
la
ripresa
trasformista
,
ma
a
chi
esamini
attentamente
la
ragione
intima
delle
cose
,
non
potrà
non
apparire
che
sostanzialmente
essa
ne
ha
agevolato
l
'
esaurimento
,
-
perché
il
rapido
susseguirsi
dei
comandanti
militari
locali
ha
finito
per
accentuare
l
'
insicurezza
dell
'
avvenire
.
In
sostanza
,
l
'
attuale
politica
antifascista
e
le
incertezze
del
domani
ostacolano
quel
passaggio
in
blocco
che
costituiva
la
caratteristica
principale
del
sistema
,
e
non
è
dato
vedere
in
quale
momento
del
futuro
diagramma
evolutivo
della
politica
nazionale
potrà
verificarsi
la
condizione
necessaria
perché
la
saldatura
personalistica
possa
avvenire
.
È
,
invece
,
probabile
che
,
divisi
nei
singoli
apprezzamenti
temporali
,
i
trasformisti
esauriscano
le
loro
residue
possibilità
o
in
errati
interventi
oppure
in
parimenti
errate
astensioni
.
Ma
se
la
crisi
del
sistema
è
innegabile
,
esiste
un
'
élite
meridionalista
con
idee
chiare
e
perfetta
consapevolezza
?
Oppure
la
nuova
élite
,
anche
senza
riprodurre
esattamente
gli
schemi
del
passato
,
lascerà
passare
questo
prezioso
momento
storico
e
si
farà
battere
irrimediabilmente
?
Le
difficoltà
saranno
sovrumane
,
la
lotta
contro
il
trasformismo
non
dovrà
aver
quartiere
,
e
coloro
che
vi
si
dedicheranno
,
dovranno
avere
gli
occhi
aperti
per
scrutare
sul
nascere
le
inevitabili
deviazioni
dei
partiti
storici
verso
la
creazione
di
nuove
fonti
di
squilibrio
a
danno
del
Mezzogiorno
.
Ma
il
giuoco
politico
non
appare
più
così
avverso
come
per
il
passato
,
e
se
gli
uomini
non
saranno
assolutamente
inferiori
al
loro
compito
,
offrirà
sempre
maggiori
carte
a
coloro
che
si
voteranno
al
nuovo
destino
.
Fattori
italiani
e
fattori
europei
renderanno
possibile
rimuovere
gli
ostacoli
che
finora
hanno
impedito
l
'
industrializzazione
dell
'
agricoltura
meridionale
e
la
dilagante
sfiducia
nell
'
azione
dello
Stato
rafforzerà
lo
spirito
d
'
iniziativa
individuale
ed
arresterà
il
costante
drenaggio
dei
capitali
di
cui
l
'
Italia
meridionale
ed
insulare
ha
sofferto
durante
la
sua
ottantennale
esperienza
unitaria
.
Ormai
la
lotta
contro
lo
Stato
burocratico
accentratore
si
impone
ed
è
probabile
che
le
nostre
masse
siano
disposte
ad
intenderne
la
portata
.
Quando
la
mostruosa
inflazione
in
atto
avrà
terminato
di
espropriare
quella
miserabile
classe
dirigente
meridionale
,
la
cui
unica
fatica
consisteva
nel
tagliare
le
cedole
del
Consolidato
,
si
potrà
sperare
che
i
nuovi
risparmiatori
intenderanno
a
pieno
la
lezione
,
e
che
vorranno
impiegare
il
denaro
in
operazioni
di
trasformazione
agricola
,
escludendo
il
prestito
allo
Stato
,
che
quasi
sempre
si
traduce
in
un
'
operazione
in
perdita
.
Lungi
dall
'
essere
un
danno
,
il
fallimento
dello
Stato
finirà
per
essere
un
vantaggio
,
poiché
si
eliminerà
dal
possesso
della
ricchezza
una
classe
che
viveva
di
vita
parassitaria
e
non
sentiva
le
sue
responsabilità
sociale
.
Occorre
però
un
'
élite
anche
poco
numerosa
,
ma
che
abbia
idee
chiare
e
sia
spietata
nella
sua
funzione
critica
.
È
finito
il
tempo
dell
'
apostolato
individuale
,
ed
i
fortunato
,
i
Salvemini
,
i
De
Viti
De
Marco
possono
tenersi
paghi
del
primo
lavoro
di
aratura
,
compiuto
tra
la
indifferenza
universale
,
in
epoche
così
tristi
che
il
cuore
ci
si
riempie
di
sgomento
.
Se
il
Mezzogiorno
,
in
un
supremo
sforzo
creativo
,
organizzerà
questa
minuscola
élite
senza
paura
e
senza
pietà
,
la
lotta
potrà
essere
lunga
,
ma
l
'
esito
non
sarà
dubbio
,
poiché
tutta
la
storia
italiana
non
è
altro
che
il
capolavoro
di
piccoli
nuclei
,
che
hanno
sempre
pensato
ed
agito
per
le
folle
assenti
.
Ma
,
se
la
gioventù
meridionale
-
questa
mirabile
gioventù
così
assetata
di
giustizia
e
di
verità
-
spronata
dalla
miseria
,
che
è
divenuta
pungente
,
ed
avvilita
da
tante
sventure
,
non
sentirà
il
pungolo
della
resurrezione
e
riprenderà
,
triste
e
scorata
,
la
dolorosa
via
dei
piccoli
impieghi
e
della
dedizione
allo
Stato
violento
ed
accentratore
,
allora
anche
i
pochi
semi
che
sono
nati
per
caso
sull
'
arido
terreno
del
Mezzogiorno
saranno
sommersi
,
e
nuovi
sistemi
di
compressione
e
di
sfruttamento
risorgeranno
dalle
ceneri
ove
ora
sembrano
sepolti
.
Certo
è
difficile
prevedere
il
futuro
,
e
la
penna
si
arresta
esitante
sul
confine
della
speranza
,
ma
,
in
questa
nuova
primavera
della
patria
troppi
cuori
sono
aperti
e
disposti
ad
accogliere
le
supreme
verità
e
non
è
follia
abbandonare
l
'
animo
ad
una
visione
meno
pessimista
dell
'
avvenire
.
A
questo
punto
una
folla
di
problemi
si
affaccia
alla
mente
del
politico
e
sono
tutti
di
capitale
importanza
.
Come
sbloccare
la
situazione
del
Mezzogiorno
,
se
essa
tende
a
riprodursi
automaticamente
per
il
gioco
di
fattori
naturali
,
che
,
se
hanno
perduto
di
vigoria
,
continuano
tuttavia
a
sussistere
?
Ed
,
una
volta
ottenuto
qualche
successo
,
lungo
il
doloroso
calvario
che
ancora
ci
attende
,
come
continuare
l
'
opera
intrapresa
?
Attraverso
quali
miti
e
quali
formule
riuscire
ad
avviare
la
soluzione
?
Naturalmente
,
a
tutte
queste
domande
non
è
possibile
rispondere
a
priori
,
e
specialmente
in
una
prefazione
,
che
già
comincia
ad
eccedere
i
limiti
ordinariamente
assegnati
a
simili
composizioni
.
Un
compito
storico
di
questa
mole
non
può
essere
svolto
che
dal
lavoro
per
lo
meno
di
una
generazione
,
ed
un
povero
scrittore
non
può
che
tracciare
grandi
linee
e
niente
altro
.
Ma
gli
argomenti
accennati
sono
troppo
seducenti
per
non
meritare
qualche
rapido
cenno
,
ed
il
lettore
di
buona
fede
è
invitato
a
collaborare
.
Anzitutto
è
necessaria
l
'
intransigenza
più
assoluta
,
e
coloro
i
quali
sostengono
che
il
personalismo
può
essere
combattuto
a
poco
per
volta
,
e
che
,
frattanto
,
si
possono
accogliere
i
trasformisti
nei
nuovi
partiti
per
educarli
alle
nuove
idee
,
hanno
la
stessa
intelligenza
del
cafone
che
riscaldò
la
vipera
nel
seno
,
e
,
perciò
,
non
fanno
altro
che
preparare
nuove
sciagure
al
nostro
paese
.
Qui
non
si
tratta
delle
solite
differenze
programmatiche
che
dividono
formazioni
affini
,
ma
di
concezioni
diametralmente
opposte
di
tutta
la
vita
politica
,
di
opposte
mentalità
,
che
non
possono
,
umanamente
conciliarsi
;
e
,
perciò
,
il
primo
requisito
che
deve
caratterizzare
i
partiti
antitrasformisti
è
lo
spirito
domenicano
non
solo
nei
rapporti
interni
,
ma
anche
nei
rapporti
interpartito
.
Il
trasformismo
,
in
sostanza
,
è
una
malattia
dell
'
intera
classe
dirigente
meridionale
,
è
un
vizio
del
sistema
politico
italiano
,
e
,
per
combatterlo
,
occorre
sradicare
le
cause
del
male
.
E
come
,
per
distruggere
la
malaria
,
non
basta
ingoiare
numerose
pasticche
di
chinino
o
chiudere
tutte
le
aperture
della
abitazione
con
fitte
reti
,
ma
occorre
bonificare
l
'
intero
paesaggio
,
così
,
per
combattere
il
trasformismo
,
non
basta
proclamarsi
antitrasformista
,
ma
occorre
agire
potentemente
per
distruggere
l
'
intero
sistema
e
procedere
alla
generale
bonifica
del
paese
.
Bisogna
,
quindi
,
rivolgersi
direttamente
alle
masse
e
far
leva
su
di
esse
,
poiché
tutto
il
lavoro
di
sbloccamento
della
situazione
consiste
nel
dare
coscienza
agli
umili
,
e
trasformarli
da
oggetto
inconsapevole
del
vecchio
baratto
trasformista
in
soggetto
della
nuova
politica
autonomistica
.
Questo
lavoro
di
sbloccamento
,
però
,
non
è
facile
.
Esso
dev
'
essere
compiuto
prevalentemente
dal
basso
,
ed
il
compito
dei
nuovi
partiti
è
quello
di
completare
i
risultati
del
Risorgimento
,
facendo
aderire
le
masse
meridionali
allo
Stato
.
Solo
attraverso
un
lavoro
così
nobile
e
così
fecondo
sarà
possibile
operare
la
saldatura
tra
il
primo
ed
il
secondo
Risorgimento
,
tra
la
rivoluzione
nazionale
e
quella
democratica
,
e
pervenire
ad
una
sistemazione
politica
generale
che
costituisca
la
premessa
indispensabile
per
avviare
il
nostro
paese
a
godere
di
tutti
i
vantaggi
dell
'
autogoverno
.
Se
ciò
avverrà
ed
il
passato
sarà
sepolto
non
solo
nella
rettorica
ufficiale
,
ma
nella
coscienza
storico
politica
del
popolo
,
il
periodo
tra
il
1860
ed
il
1943
potrà
alfine
apparire
quale
veramente
è
:
una
parentesi
nel
seno
del
Risorgimento
,
il
quale
,
iniziatosi
con
la
battaglia
per
l
'
unificazione
e
l
'
indipendenza
nazionale
,
è
destinato
a
concludersi
con
la
piena
espansione
politica
del
nostro
paese
.
Allora
soltanto
pseudoliberalismo
,
pseudodemocrazia
e
fascismo
,
collegati
tra
loro
da
un
filo
sotterraneo
ed
originati
dalle
stesse
cause
,
appariranno
come
tappe
dolorose
ed
inevitabili
di
un
lungo
processo
storico
,
che
,
iniziatosi
nel
1831
,
con
la
prima
predicazione
mazziniana
,
si
concluderà
,
dopo
più
di
un
secolo
,
con
la
piena
maturità
del
popolo
italiano
e
con
la
sua
capacità
di
servirsi
di
quel
delicato
ma
prezioso
strumento
che
è
il
partito
politico
,
organo
indispensabile
per
assicurare
al
paese
il
perfetto
ricambio
della
classe
politica
e
la
circolazione
delle
élites
.
L
'
ultimo
ostacolo
che
ormai
ormai
sbarra
il
passo
in
questo
lungo
e
doloroso
cammino
è
il
trasformismo
meridionale
,
e
lo
sbloccamento
della
situazione
politica
del
Mezzogiorno
appare
come
un
dovere
nazionale
.
Ma
non
nel
senso
tradizionale
che
si
attribuisce
a
questa
locuzione
;
nel
senso
,
cioè
,
problemistico
e
caritativo
,
adottato
da
tutti
i
governi
,
succedutisi
finora
al
potere
.
No
,
il
Mezzogiorno
non
ha
bisogno
di
carità
,
ma
di
giustizia
:
non
chiede
aiuto
,
ma
libertà
.
Se
il
Mezzogiorno
non
distruggerà
le
cause
della
sua
inferiorità
da
se
stesso
,
con
la
sua
libera
iniziativa
e
seguendo
l
'
esempio
dei
suoi
figli
migliori
,
tutto
sarà
inutile
,
perché
paternalismo
e
trasformismo
sono
facce
dello
stesso
fenomeno
,
e
dopo
il
rinnovellato
trionfo
del
primo
il
secondo
rifarebbe
capolino
.
Definire
dovere
nazionale
la
resurrezione
del
Mezzogiorno
non
significa
,
dunque
,
che
il
nuovo
Stato
dovrà
riparare
materialmente
i
danni
che
lo
Stato
storico
ha
recati
al
Mezzogiorno
.
Significa
,
invece
,
che
la
politica
trasformista
dev
'
essere
abbandonata
anche
dall
'
alto
e
che
il
nuovo
Stato
deve
smobilitare
il
suo
apparato
di
prefetti
,
di
questori
e
di
aguzzini
,
che
da
ottant
'
anni
non
fa
altro
che
scoraggiare
e
distruggere
sul
nascere
le
libere
iniziative
del
popolo
meridionale
.
Significa
capovolgere
interamente
la
tradizionale
politica
interna
dello
Stato
italiano
nei
confronti
del
Mezzogiorno
,
modificare
le
vecchie
strutture
e
creare
le
nuove
strutture
economico
politiche
e
politico
istituzionali
entro
le
quali
il
Mezzogiorno
potrà
liberamente
articolare
le
sue
forze
e
tentare
di
accrescerle
.
Qual
è
,
dunque
,
il
compito
dei
partiti
antitrasformisti
,
che
hanno
contribuito
a
formare
il
gabinetto
di
coalizione
che
ora
governa
l
'
Italia
?
La
risposta
è
assai
semplice
e
deriva
dalla
natura
delle
cose
:
esigere
che
lo
sbloccamento
dell
'
intera
situazione
politica
meridionale
abbia
luogo
anche
dall
'
alto
.
Se
l
'
intero
processo
trasformistico
consiste
in
un
continuo
lavorio
di
adesione
al
governo
delle
rappresentanze
del
Mezzogiorno
,
sicché
queste
appaiono
governative
a
vita
,
e
possono
così
giovarsi
di
tutto
l
'
apparato
statale
per
contrastare
vittoriosamente
gli
sforzi
che
le
opposizioni
fanno
per
liberare
il
paese
dalla
schiavitù
in
cui
è
tenuto
,
è
chiaro
che
basta
tagliare
questo
rapporto
istituzionale
alla
base
ed
alla
sommità
,
perché
,
in
poco
volgere
di
tempo
,
il
personalismo
sia
superato
e
la
vita
politica
meridionale
possa
avviarsi
lungo
le
rotaie
della
modernità
.
Ora
,
non
sembra
che
gli
attuali
partiti
italiani
,
compresi
quelli
che
concordano
con
le
idee
svolte
in
questo
scritto
,
posseggano
in
pieno
i
termini
del
problema
.
Ciò
spiega
perché
,
mentre
l
'
attuale
governo
è
un
gabinetto
di
coalizione
,
non
svolge
politica
interna
antitrasformista
e
continua
ad
attardarsi
lungo
le
vie
del
passato
.
Io
mi
rendo
conto
che
si
deve
evitare
di
rompere
la
concordia
nazionale
,
ma
guai
se
il
rilievo
sopra
svolto
fosse
conseguenza
di
deliberazione
cosciente
!
Preferisco
,
invece
,
ritenere
che
,
nella
fretta
della
costituzione
del
governo
,
non
sia
emerso
questo
fondamentale
profilo
della
situazione
.
Perché
,
in
caso
opposto
,
dovrei
concludere
che
i
partiti
antitrasformisti
si
espongono
al
disastro
per
una
sadica
voluttà
di
suicidio
,
e
che
essi
,
perciò
,
non
sono
all
'
altezza
del
compito
storico
loro
assegnato
.
Quando
,
per
effetto
della
loro
piena
collaborazione
,
e
più
per
questa
che
per
altro
,
apprezzabili
risultati
saranno
raggiunti
nel
campo
della
politica
estera
,
e
quando
i
nostri
valorosi
"
partigiani
"
,
che
appartengono
interamente
ai
partiti
rivoluzionari
,
saranno
stati
smobilitati
e
riassorbiti
nel
paese
,
la
reazione
monarchica
,
che
è
all
'
agguato
,
tenterà
di
prospettare
la
nuova
situazione
,
che
ne
risulterà
,
come
un
merito
della
conservazione
anzi
della
reazione
nazionale
.
Allora
soltanto
i
partiti
antitrasformisti
si
accorgeranno
dell
'
errore
di
aver
collaborato
senza
condizioni
,
di
non
avere
imposto
a
tempo
i
necessari
mutamenti
di
politica
interna
,
e
di
non
aver
profittato
dell
'
occasione
favorevole
per
distruggere
gli
avversari
.
La
politica
,
nelle
sue
grandi
linee
,
segue
la
logica
delle
occasioni
sfruttate
o
perdute
,
e
queste
ultime
costituiscono
il
passivo
più
terribile
per
i
partiti
ed
i
loro
dirigenti
.
È
inutile
illudersi
di
poter
fare
domani
quello
che
si
deve
fare
oggi
.
Domani
sarà
troppo
tardi
.
E
mentre
scrivo
tutta
la
questione
meridionale
sta
attraversando
una
di
quelle
grandi
occasioni
storiche
che
non
si
ripeteranno
mai
più
.
Che
cosa
aspettano
,
dunque
,
i
partiti
antitrasformisti
per
impostare
in
seno
al
governo
la
grande
questione
nazionale
e
pretendere
quello
sbloccamento
dall
'
alto
che
completi
ed
accentui
lo
sbloccamento
dal
basso
,
già
felicemente
avviato
?
Oppure
è
fatale
questa
idiosincrasia
dei
partiti
unitari
ad
intendere
le
esigenze
politiche
del
Mezzogiorno
?
Perciò
i
veri
meridionalisti
,
che
,
in
questa
nuova
alba
della
nostra
libera
vita
politica
,
hanno
aderito
ai
partiti
unitari
,
debbono
attentamente
vigilare
e
non
perdere
il
controllo
della
situazione
.
Soprattutto
debbono
tenersi
pronti
per
"
il
secondo
tempo
"
meridionalista
,
la
cui
ineluttabilità
si
presenterà
quando
gli
attuali
gruppi
unitari
,
nell
'
immancabile
sforzo
di
divenire
partiti
di
governo
,
si
accingeranno
a
tradire
le
speranze
del
Mezzogiorno
.
Il
nostro
paese
è
contornato
da
troppi
nemici
ed
esposto
ad
infiniti
pericoli
:
dalla
rinascita
del
trasformismo
alle
deviazioni
dei
partiti
unitari
,
corre
tutta
una
gamma
di
situazioni
intermedie
attraverso
le
quali
un
nuovo
compromesso
antimeridionale
può
facilmente
sboccare
.
Occorre
,
dunque
,
che
i
gruppi
meridionalisti
,
esistenti
nei
partiti
unitari
,
si
tengano
in
contatto
per
non
restare
sorpresi
dagli
avvenimenti
.
Forse
la
spinta
alla
costituzione
del
Partito
meridionale
d
'
Azione
verrà
dall
'
esterno
,
ma
gli
animi
vi
debbono
essere
preparati
.
Consapevolezza
storica
e
consapevolezza
politica
sono
gli
imperativi
dell
'
ora
e
,
se
ogni
sforzo
sarà
fatto
per
diffondere
tale
consapevolezza
nelle
masse
,
è
probabile
che
il
miracolo
avverrà
.
Avellino
,
17
settembre
1944
.
PARTE
PRIMA
GLI
ASPETTI
STORICI
DELLA
POLITICA
UNITARIA
E
LA
QUESTIONE
MERIDIONALE
I
Il
Risorgimento
e
la
conquista
regia
Il
fallimento
ideale
del
Risorgimento
La
storia
del
Risorgimento
italiano
è
ancora
da
scrivere
.
Troppo
ha
gravato
su
questo
genere
di
studi
l
'
ossequio
al
fatto
compiuto
e
l
'
insufficienza
di
generazioni
,
immiserite
dal
fallimento
di
ogni
sforzo
ideologico
per
giustificare
la
realizzazione
dell
'
unità
nazionale
.
Tuttavia
alcuni
scrittori
,
con
quel
caratteristico
genio
degli
italiani
di
intuire
di
slancio
alcune
idee
centrali
,
hanno
tentato
la
sintesi
senza
aver
compiuto
l
'
analisi
,
hanno
cercato
di
penetrare
il
meccanismo
interno
della
formazione
unitaria
senza
aver
fatto
il
processo
ad
ogni
momento
di
essa
.
Taluno
movendo
dal
fallimento
delle
ideologie
federaliste
repubblicane
(
Cattaneo
,
Ferrari
)
e
da
un
romanticismo
neoimperiale
(
Oriani
)
,
talaltro
,
invece
,
prendendo
le
mosse
dal
liberalismo
classico
(
Missiroli
,
Gobetti
)
,
e
dallo
stesso
processo
di
sviluppo
del
socialismo
nazionale
(
Salvemini
)
,
talaltro
,
infine
,
risalendo
alla
mancanza
di
una
riforma
religiosa
(
Missiroli
,
Gangale
)
,
hanno
tentato
tutti
di
misurare
le
soluzioni
storiche
al
lume
di
principî
ideali
per
determinarne
le
incomparabili
deficienze
.
Ma
anche
tra
essi
vi
è
un
residuo
teorico
comune
che
è
conosciuto
nel
mondo
della
dottrina
con
la
frase
comprensiva
di
conquista
regia
.
La
conquista
regia
La
caratteristica
essenziale
del
nostro
Risorgimento
è
costituita
dal
dissolvimento
di
tutte
le
correnti
ideali
,
che
si
disputarono
la
direttiva
della
rivoluzione
,
nel
grigio
incedere
della
conquista
piemontese
.
Lo
Stato
non
si
formò
negli
animi
dei
cittadini
,
per
poi
affiorare
,
a
mano
a
mano
che
la
maturazione
si
completava
,
ma
si
estese
dal
Piemonte
alle
altre
regioni
italiane
,
attraverso
una
serie
di
aggiramenti
,
di
compromessi
,
di
accorgimenti
,
che
appiattirono
la
conquistata
indipendenza
,
e
scoprirono
l
'
assenza
del
concetto
di
libertà
come
principio
rivoluzionario
.
Il
risultato
di
questo
processo
fu
,
dunque
,
uno
Stato
piemontese
territorialmente
più
vasto
,
ma
,
come
ispirazione
ideale
,
egualmente
angusto
.
Anzi
la
continua
necessità
di
transazione
con
i
ceti
dominanti
degli
ex
Stati
ne
restrinse
sempre
più
l
'
ispirazione
ideale
.
Ne
derivò
una
conquista
grigia
,
fredda
,
uniforme
,
che
,
a
mano
a
mano
che
progrediva
,
lasciò
insoluti
tutti
i
dati
ideali
della
rivoluzione
:
la
libertà
,
le
autonomie
locali
ed
i
rapporti
fra
lo
Stato
e
la
Chiesa
,
campo
classico
ove
si
saggiano
le
limitazioni
della
libertà
.
Il
meccanismo
della
conquista
fu
quello
di
evitare
,
di
eludere
le
soluzioni
ideali
,
per
stendere
su
di
esse
il
velo
della
transazione
politica
.
Così
la
monarchia
dimostrava
di
temere
la
spinta
della
rivoluzione
,
per
impedire
che
questa
,
trasportando
gli
animi
in
atmosfere
più
fortemente
ossigenate
,
rendesse
inutile
il
suo
grigio
intervento
.
Di
qui
,
anche
dopo
l
'
unificazione
,
la
necessità
delle
continue
transazioni
con
la
rivoluzione
,
ogni
qualvolta
questa
tentava
di
rimettersi
in
marcia
,
transazioni
finora
riuscite
per
la
profonda
immaturità
politica
delle
masse
italiane
e
per
la
scarsa
zona
di
risonanza
dei
tentativi
rivoluzionari
.
La
politica
di
Cavour
Cavour
fu
il
grande
ministro
di
questa
politica
,
il
realizzatore
per
eccellenza
.
Egli
fu
l
'
avversario
più
deciso
delle
correnti
rivoluzionarie
espresse
dal
travagliato
spirito
nazionale
.
Fedele
ministro
del
suo
re
,
egli
pose
quei
dati
storici
della
conquista
regia
che
gli
anni
successivi
più
ampiamente
svilupparono
.
Così
s
'
iniziò
quel
processo
di
eviramento
della
rivoluzione
mercè
le
transazioni
personali
con
i
capi
,
che
costituì
l
'
insegnamento
più
duraturo
del
grande
ministro
nella
storia
unitaria
italiana
.
Servendosi
delle
peggiori
caratteristiche
della
razza
,
quali
la
debolezza
nella
fede
e
l
'
amore
eccessivo
per
il
comando
,
Cavour
tentò
spegnere
ogni
intransigenza
ideale
,
che
avesse
potuto
maturare
,
per
lo
meno
nelle
élites
,
una
più
accesa
passione
per
la
libertà
,
isolò
gli
uomini
che
si
rifiutavano
tenacemente
di
aderire
al
suo
sistema
,
affogò
,
nello
stretto
circolo
di
conservazione
della
monarchia
piemontese
,
l
'
incendio
romantico
del
Risorgimento
.
Gli
storici
regi
lo
giustificano
rispondendo
che
l
'
immaturità
delle
masse
ed
il
compito
demiurgico
,
cui
egli
si
accinse
,
non
comportavano
altre
soluzioni
.
Ma
per
noi
è
preterintenzionale
ogni
ricerca
,
che
ecceda
i
freddi
dati
obiettivi
,
senza
dei
quali
ogni
comprensione
degli
ulteriori
sviluppi
è
vietata
.
Anzi
,
tanto
più
ci
sembra
rilevante
l
'
esame
dei
dati
obiettivi
,
quando
si
possa
provare
esatta
l
'
affermazione
degli
storici
regi
,
perché
non
è
nostro
compito
,
in
questa
sede
,
fare
il
processo
al
genio
politico
del
conte
di
Cavour
,
ma
rilevare
quelle
caratteristiche
essenziali
della
sua
azione
che
debbono
servirci
a
comprendere
-
pure
a
così
lunga
distanza
di
tempo
-
gli
avvenimenti
odierni
.
Perciò
non
ci
sembra
di
dover
dimenticare
che
Cavour
insegnò
alla
monarchia
il
metodo
attraverso
cui
distruggere
i
fermenti
rivoluzionari
,
che
,
riprendendo
la
marcia
,
interrotta
nel
1860
,
avessero
preteso
,
anche
dopo
l
'
unificazione
,
alterare
i
dati
storici
della
conquista
piemontese
.
La
monarchia
socialista
Questo
metodo
costituisce
ormai
il
sistema
di
governo
dello
Stato
italiano
ed
ogni
fenomeno
politico
può
essere
ricondotto
ad
esso
od
alle
sue
reazioni
.
Di
tanto
in
tanto
alcuni
ministri
hanno
preteso
staccarsene
o
la
marea
,
montante
nel
paese
,
ha
dato
l
'
impressione
di
sommergerlo
;
ma
non
è
passato
gran
tempo
che
,
all
'
infuori
delle
passioni
contingenti
,
esso
è
nuovamente
emerso
e
si
è
avuta
la
prova
che
era
stato
,
pur
nel
silenzio
della
storia
,
sicuramente
operante
.
Perché
la
verità
è
sempre
la
stessa
:
l
'
unica
contrapposizione
dialettica
esistente
è
quella
tra
conquista
regia
e
la
rivoluzione
,
tra
soluzione
storica
e
necessità
ideale
.
E
la
rivoluzione
,
o
che
sia
bandita
in
nome
della
classe
,
o
che
sia
fatta
in
nome
della
Nazione
,
o
che
sia
desiderata
in
nome
della
libertà
,
è
sempre
diretta
a
placare
una
delle
necessità
ideali
rimaste
insolute
nel
processo
formativo
dello
Stato
italiano
,
e
perciò
implicitamente
rivolta
contro
la
conquista
regia
.
Ma
,
attraverso
queste
antitesi
,
avviene
un
giuoco
di
interesse
eccezionale
,
perché
è
fenomeno
comunissimo
nella
nostra
storia
unitaria
che
forze
di
provenienza
rivoluzionaria
siano
adoperate
in
funzione
della
più
gretta
conservazione
,
e
forze
,
così
dette
conservatrici
,
lavorino
in
senso
sovvertitore
.
Tutto
ciò
dipende
da
una
parte
dall
'
immaturità
generale
del
paese
e
dall
'
altra
parte
dal
fatto
che
i
politici
italiani
non
si
rendono
esatto
conto
di
tale
antitesi
ed
agiscono
come
se
fossero
in
grado
di
svolgere
una
politica
autonoma
.
Il
più
probante
esempio
di
questa
verità
ci
è
fornito
dalla
storia
del
Partito
socialista
italiano
,
che
lentamente
,
attraverso
il
giuoco
dell
'
intervenzionismo
statale
,
si
lasciò
aggiogare
al
carro
del
giolittismo
.
Così
forze
di
origine
schiettamente
liberali
,
elaborate
direttamente
dal
paese
,
furono
saldate
al
sistema
imperante
attraverso
il
connettivo
economico
,
senza
che
esse
stesse
si
rendessero
sufficientemente
conto
di
questa
verità
.
La
critica
salveminiana
a
questa
peculiare
posizione
del
socialismo
italiano
non
ebbe
vaste
risonanze
in
seno
al
partito
e
valse
,
tutt
'
al
più
,
ad
alimentare
lo
spirito
di
nuove
élites
che
al
socialismo
non
appartennero
mai
.
Per
lungo
tempo
Salvemini
sembrò
un
estraneo
a
tutti
i
politici
italiani
,
perché
questi
aderivano
al
sistema
giolittiano
,
anche
quando
sembravano
avversarlo
.
Ed
in
effetto
,
quando
le
opposizioni
non
fondino
la
teoria
e
la
prassi
su
impostazione
radicalmente
nuova
,
finiscono
per
aderire
implicitamente
alle
maggioranze
e
si
autodefiniscono
come
opposizioni
di
comodo
.
Se
tale
precisamente
non
fu
la
posizione
del
PSI
,
tuttavia
esso
entrava
così
vivamente
nel
giuoco
della
dittatura
giolittiana
da
giustificare
la
concezione
missiroliana
della
monarchia
socialista
.
Eppure
nessun
movimento
più
di
quello
socialista
avrebbe
potuto
infrangere
il
metodo
tradizionale
per
tentare
di
costringere
il
regime
al
giuoco
dei
partiti
moderni
.
Ma
tale
movimento
,
senza
soluzioni
critiche
della
questione
italiana
(
che
invece
Salvemini
cominciava
ad
elaborare
come
materia
antisocialista
)
dominato
da
spirito
insurrezionista
,
per
quanto
costituito
di
accortezze
riformiste
,
era
esso
stesso
un
esempio
vivente
della
insufficienza
italiana
alla
creazione
del
partito
moderno
.
La
sua
azione
contro
il
regime
,
dunque
,
non
poteva
arrivare
al
cuore
,
ma
doveva
necessariamente
limitarsi
all
'
epidermide
.
Il
sistema
delle
dittature
personali
Queste
considerazioni
spiegano
a
sufficienza
perché
il
nostro
paese
non
poté
altrimenti
essere
governato
che
attraverso
le
dittature
personali
.
Dopo
aver
limitato
il
giuoco
dei
partiti
,
anzi
dopo
aver
intuito
che
esso
è
potenzialmente
diretto
a
rompere
il
circolo
tradizionale
della
conquista
regia
,
lo
Stato
italiano
dovette
,
volta
per
volta
,
fondare
la
sua
speranza
di
conservazione
sull
'
abilità
personale
dei
primi
ministri
e
sulla
capacità
di
adesione
,
più
o
meno
estesa
,
che
essi
manifestavano
al
sistema
tradizionale
.
Così
i
governi
italiani
furono
un
quid
medium
tra
il
cancellierato
germanico
ed
i
gabinetti
parlamentari
,
essendo
la
sovranità
rappresentativa
riconosciuta
sol
quando
non
eccedeva
i
dati
storici
della
conquista
regia
,
anzi
meglio
quando
si
prestava
compiacentemente
a
nasconderli
dietro
la
parvenza
di
un
giuoco
politico
autonomo
Da
ciò
,
conseguentemente
,
nacque
lo
scarso
ossequio
per
il
Parlamento
,
anzi
il
tentativo
di
paralizzarne
le
funzioni
ogni
qual
volta
ostacolavano
le
transazioni
del
regime
;
il
prepotere
della
stampa
,
avvelenatrice
della
pubblica
opinione
,
sovvenzionata
da
scarsi
gruppi
finanziari
per
la
difesa
d
'
interessi
particolari
;
la
durezza
della
repressione
dei
moti
popolari
,
sol
che
fossero
animati
da
un
anelito
di
libertà
,
e
l
'
abuso
della
piazza
quando
si
trattava
,
invece
,
di
vincere
resistenze
legalmente
manifestate
.
Ne
risultava
,
quindi
,
un
sistema
politico
,
che
non
aveva
un
vero
e
proprio
centro
di
stabilità
,
che
assumeva
diverse
fisionomie
,
secondo
le
vicende
della
lotta
,
che
doveva
vivere
continuamente
di
espedienti
,
sempre
più
necessari
e
sempre
più
numerosi
a
mano
a
mano
che
il
paese
progrediva
verso
forme
più
alte
di
maturazione
civile
.
Un
sistema
che
ha
sempre
richiamato
ed
ancora
richiamerà
l
'
attenzione
degli
studiosi
per
i
suoi
continui
mutamenti
.
E
,
infatti
,
se
nell
'
ordinato
svolgimento
della
lotta
politica
presso
le
nazioni
che
hanno
raggiunta
la
piena
maturità
del
regime
liberale
,
può
taluno
trovare
motivo
di
conforto
spirituale
,
nessuno
si
meraviglierà
se
io
affermo
che
dal
punto
di
vista
critico
i
regimi
preliberali
,
come
l
'
Italia
,
offrono
tale
varietà
di
combinazioni
da
riuscire
di
gran
lunga
più
interessanti
della
fredda
meccanicità
dei
primi
.
Ma
,
quando
il
critico
ha
scoperto
il
filo
conduttore
e
lo
ha
denudato
agli
occhi
del
lettore
,
non
potrà
non
apparire
a
quale
specie
di
espedienti
il
regime
è
costretto
a
ricorrere
sotto
la
spinta
del
suo
istinto
di
conservazione
,
quale
grado
di
immaturità
svelino
invece
i
partiti
di
opposizione
.
La
nuova
conquista
regia
attraverso
le
masse
In
verità
è
questa
la
constatazione
ultima
cui
ogni
esame
della
lotta
politica
in
Italia
deve
condurre
:
constatazione
che
sola
può
,
quando
sia
generalizzata
,
suggerire
il
rimedio
opportuno
.
La
conquista
regia
fu
possibile
tra
il
'48
ed
il
'70
perché
la
rivoluzione
italiana
fu
opera
di
minoranze
contro
od
in
assenza
delle
maggioranze
.
L
'
assorbimento
delle
opposizioni
,
quindi
,
non
doveva
essere
molto
difficile
,
sia
perché
erano
ristretti
gli
interessi
in
giuoco
,
sia
perché
le
opposizioni
stesse
non
erano
eccessivamente
incoraggiate
sul
terreno
dell
'
intransigenza
ideale
dall
'
assenza
delle
masse
.
Però
,
a
mano
a
mano
che
queste
vengono
immesse
nella
vita
pubblica
dall
'
azione
elevatrice
del
progresso
economico
e
culturale
,
se
crescono
le
possibilità
del
giuoco
transattivo
,
nella
prima
fase
dell
'
apporto
;
per
l
'
immaturità
dei
nuovi
venuti
,
che
vengono
utilizzati
dal
regime
in
una
opera
di
contrapposizione
ai
ceti
già
maturati
,
a
lungo
andare
non
dovranno
tardare
ad
apparire
le
benefiche
conseguenze
di
questo
fatto
liberale
.
È
necessario
,
però
,
non
perdere
mai
di
vista
i
concetti
che
abbiamo
tratteggiato
per
non
commettere
il
facile
errore
di
esaltare
movimenti
,
che
,
in
prosieguo
di
tempo
,
si
è
costretti
a
sconfessare
!
Molti
italiani
,
in
perfetta
buona
fede
,
hanno
avuto
continue
crisi
di
coscienza
,
appunto
per
questa
ragione
.
Occorre
convincersi
che
la
conquista
regia
continua
ancora
imperturbabile
,
riproducendo
i
suoi
schemi
e
le
sue
soluzioni
,
e
che
,
quando
taluni
strati
della
popolazione
italiana
hanno
dimostrato
di
essere
pervenuti
ad
un
certo
grado
di
maturità
e
,
perciò
,
si
avviano
a
reagire
ai
sistemi
di
dittatura
personale
,
vi
sono
sempre
vaste
riserve
su
cui
fare
leva
per
ripetere
il
giuoco
tradizionale
.
Se
si
vuole
,
quindi
,
uscire
una
volta
per
sempre
da
questo
mortificante
sistema
politico
occorre
conoscerne
a
fondo
la
natura
per
determinare
i
punti
di
leva
per
l
'
azione
politica
.
Questo
libro
si
propone
di
schematizzare
l
'
applicazione
del
giuoco
in
quest
'
ultimo
turbinoso
periodo
della
storia
italiana
,
di
mostrare
;
attraverso
la
natura
delle
opposizioni
,
come
esso
tenda
a
riprodursi
,
ed
infine
di
chiarire
quando
e
con
quali
mezzi
la
rivoluzione
italiana
,
avviandosi
a
risoluzione
,
potrà
uscire
dal
cerchio
ristretto
della
conquista
regia
,
per
entrare
nel
più
vasto
respiro
della
rivolta
ideale
.
Forse
la
preparazione
storica
dell
'
autore
ed
il
suo
senso
critico
non
sono
adeguati
ad
un
compito
così
vasto
,
ma
egli
si
lusinga
più
di
approntare
materiale
di
osservazione
per
gli
altri
che
conclusioni
definitive
per
sé
.
II
Conservazione
e
rivoluzione
anteguerra
Il
giolittismo
nell
'
anteguerra
All
'
inizio
della
grande
crisi
europea
,
provocata
dagli
ultimatum
austro
tedeschi
,
le
condizioni
politiche
italiane
si
trovavano
consolidate
nel
giolittismo
,
che
dominava
il
paese
,
adottando
volta
per
volta
le
soluzioni
minime
che
gli
elaborava
il
riformismo
socialista
.
Attraverso
la
politica
dell
'
abile
uomo
di
Stato
piemontese
la
monarchia
si
era
fortemente
consolidata
e
sperava
di
riposare
,
per
qualche
lustro
ancora
,
nella
dolce
quiete
dell
'
equilibrio
europeo
all
'
estero
e
del
socialismo
di
Stato
all
'
interno
,
mentre
i
partiti
di
opposizione
avevano
abbandonato
da
lungo
tempo
ogni
critica
al
regime
.
Fu
per
ciò
che
allo
scoppio
della
guerra
tutti
gli
italiani
ebbero
l
'
impressione
di
essere
lanciati
improvvisamente
nel
vuoto
.
Si
apriva
,
infatti
,
una
di
quelle
epoche
in
cui
,
dovendosi
richiedere
a
tutte
le
classi
sociali
il
massimo
sforzo
,
vengono
alla
luce
le
deficienze
dei
regimi
e
si
rimette
in
discussione
lo
stesso
processo
di
costituzione
dello
Stato
.
Il
senso
di
disorientamento
che
colse
il
paese
trovò
,
perciò
,
giusta
espressione
nella
dichiarazione
di
neutralità
,
che
,
suggerita
da
ragioni
di
politica
estera
,
riusciva
di
grande
utilità
anche
allo
sviluppo
della
politica
interna
.
Ma
,
se
la
dichiarazione
di
neutralità
valse
a
procurare
un
po
'
di
respiro
alle
classi
dirigenti
,
non
attenuò
lo
sviluppo
di
quei
fenomeni
politici
,
che
dai
gravissimi
avvenimenti
,
iniziatisi
in
Europa
,
derivavano
come
logica
conseguenza
.
Particolarmente
grave
era
per
la
monarchia
la
decisione
dell
'
atteggiamento
da
assumere
nei
riguardi
della
guerra
in
atto
,
perché
,
se
essa
si
decideva
per
la
neutralità
,
doveva
temere
che
le
correnti
rivoluzionarie
ripetessero
il
giuoco
del
Risorgimento
di
prospettare
la
monarchia
come
poco
sensibile
alle
grandi
questioni
nazionali
.
e
preoccupata
soltanto
delle
fortune
dinastiche
,
e
se
,
invece
,
essa
si
decideva
per
l
'
intervento
,
assumeva
una
terribile
responsabilità
rispetto
alla
maggioranza
del
paese
semiassente
ed
effettivamente
rischiava
la
corona
.
Ma
queste
stesse
ragioni
che
facevano
perplessa
la
monarchia
,
suggestionavano
le
scarse
forze
operanti
del
paese
che
naturalmente
cercavano
assumere
il
più
logico
e
deciso
degli
atteggiamenti
,
sia
nei
riguardi
del
regime
propriamente
detto
,
sia
nei
riguardi
del
giolittismo
,
che
alcuni
uomini
politici
credevano
distinto
ed
indipendente
dal
primo
.
Ne
derivò
,
quindi
,
una
complessa
varietà
di
atteggiamenti
che
tradusse
in
forma
veramente
plastica
le
speranze
e
le
delusioni
del
paese
,
il
suo
bisogno
di
elevazione
politica
ed
il
timore
di
perdere
la
conquistata
prosperità
economica
.
Le
forze
antigiolittiane
e
la
scissione
socialista
Cominciando
,
quindi
,
tale
disamina
,
diremo
che
le
forze
antigiolittiane
nel
periodo
prebellico
si
condensavano
principalmente
in
due
nuclei
che
,
sotto
un
punto
di
vista
superficiale
,
sembravano
opposti
ma
,
nella
loro
intima
sostanza
,
erano
simili
,
tanto
vero
che
,
in
un
successivo
sviluppo
di
tempo
,
non
tardarono
a
trovare
il
terreno
comune
per
l
'
azione
:
il
gruppo
del
socialismo
antiriformista
o
rivoluzionario
,
capitanato
,
più
che
da
altri
,
da
Mussolini
,
ed
i
gruppi
di
opposizione
costituzionale
e
nazionalista
,
facenti
capo
da
una
parte
ad
Antonio
Salandra
e
Sidney
Sonnino
e
,
dall
'
altra
,
ad
Enrico
Corradini
.
Comune
finalità
politica
era
la
distruzione
della
dittatura
parlamentare
giolittiana
;
comune
metodo
di
lotta
conseguentemente
la
tattica
antiparlamentare
,
sebbene
gli
uni
si
mostrassero
pronti
a
trasportare
le
folle
attraverso
azioni
extralegali
e
gli
altri
mirassero
a
creare
,
fin
d
'
allora
,
il
mito
del
paese
contrario
al
Parlamento
per
giustificare
i
metodi
di
illegalismo
messi
in
opera
dai
primi
:
divergenti
invece
erano
le
finalità
più
remote
assegnate
all
'
azione
,
perché
,
mentre
gli
uni
favoleggiavano
di
rivoluzione
sociale
,
gli
altri
affermavano
di
voler
agire
sul
terreno
della
conservazione
.
Siccome
,
però
,
era
impossibile
raggiungere
i
rispettivi
programmi
massimi
,
ne
risultava
comune
il
compito
storico
immediato
.
Quando
scoppiò
la
guerra
europea
e
si
cominciò
a
discutere
,
di
fronte
alle
gravi
ripercussioni
internazionali
che
essa
provocava
ed
alla
possibilità
di
soluzione
del
problema
irredentista
italiano
,
della
necessità
di
un
nostro
intervento
nel
conflitto
europeo
,
le
divergenze
di
finalità
e
di
metodo
non
potevano
non
riprodursi
,
sia
perché
ogni
gruppo
possedeva
una
dogmatica
politica
propria
,
sia
perché
la
guerra
,
presentandosi
come
fattore
mondiale
,
rimetteva
in
discussione
tutto
il
processo
formativo
dello
Stato
unitario
italiano
.
Fu
,
perciò
,
che
il
Partito
socialista
,
che
fin
allora
aveva
offerta
una
formale
compattezza
di
indirizzo
,
rivelò
la
sua
doppia
anima
e
si
scisse
in
due
correnti
,
che
non
tardarono
ad
assumere
atteggiamenti
antitetici
.
Contribuì
indubbiamente
a
tale
scissione
,
oltre
che
la
diversa
valutazione
del
fatto
mondiale
della
guerra
e
dell
'
atteggiamento
dogmatico
che
nei
confronti
di
esso
doveva
tenere
il
proletariato
,
secondo
i
sacri
canoni
dell
'
antimilitarismo
allora
di
moda
,
anche
la
diversa
posizione
che
da
vario
tempo
avevano
assunto
nei
riguardi
della
politica
giolittiana
le
due
ali
in
cui
allora
il
socialismo
italiano
si
divideva
,
per
cui
mentre
la
frazione
rivoluzionaria
era
portata
dal
suo
stesso
istinto
a
tentare
,
attraverso
l
'
alea
della
guerra
,
la
carta
sovvertitrice
,
i
riformisti
della
Confederazione
generale
del
lavoro
e
gli
ortodossi
del
verbo
antimilitarista
vedevano
nel
fenomeno
bellico
un
serio
pericolo
per
i
miglioramenti
economici
conquistati
e
per
la
posizione
di
pseudointellettualismo
assunta
dalle
oligarchie
da
loro
rappresentate
.
Cosicché
mentre
i
primi
,
aderendo
ad
una
logica
puramente
formale
e
per
niente
permeata
dalla
realtà
di
formazione
e
di
vita
del
movimento
operaio
italiano
,
si
proponevano
di
scalzare
il
regime
attraverso
ed
oltre
la
dittatura
giolittiana
;
i
secondi
,
convinti
della
realtà
di
formazione
e
di
vita
di
tale
movimento
,
temendo
che
la
distruzione
della
dittatura
giolittiana
potesse
rendere
possibili
ritorni
padronali
a
carattere
specificatamente
reazionario
,
si
attaccavano
disperatamente
al
dogma
antimilitarista
,
fiduciosi
di
far
opera
di
conservazione
entro
uno
schema
verbale
di
sovversivismo
.
Antigiolittismo
borghese
Parimenti
i
partiti
borghesi
venivano
frazionati
dalla
lotta
tra
il
giolittismo
e
l
'
opposizione
costituzionale
non
soltanto
perché
,
nei
confronti
della
guerra
,
diversa
poteva
essere
la
posizione
da
assumere
,
ma
anche
perché
,
pure
per
la
borghesia
,
ogni
eventuale
soluzione
si
prospettava
in
funzione
di
politica
interna
.
Infatti
,
era
naturale
che
la
Destra
così
detta
liberale
e
l
'
associazione
nazionalista
,
da
poco
sorta
,
si
rifiutassero
di
seguire
il
giolittismo
imperante
nella
sua
soluzione
conservatrice
e
fossero
tentati
,
dopo
aver
innestata
la
loro
azione
sullo
schema
dell
'
irredentismo
di
sinistra
-
anche
allo
scopo
di
incontrare
il
giuoco
monarchico
nel
suo
secondo
tempo
di
sviluppo
-
di
distruggere
le
posizioni
giolittiane
e
concorrere
ad
accendere
ipoteca
nel
giuoco
sovvertitore
.
La
natura
di
questo
lavoro
e
la
brevità
dello
spazio
ci
permettono
soltanto
di
accennare
,
ma
a
chi
attentamente
esamini
la
posizione
ideologica
dell
'
interventismo
nazionalista
nel
1915
non
potrà
sfuggire
questo
mutuo
di
idee
,
già
avvenuto
nel
decennio
precedente
,
tra
la
Sinistra
irredentista
ed
antidinastica
e
la
Destra
conservatrice
.
L
'
irredentismo
,
durante
trent
'
anni
,
era
stato
un
motivo
sovversivo
,
un
motivo
critico
contro
la
monarchia
,
il
tentativo
,
cioè
,
di
dimostrare
l
'
impotenza
monarchica
a
risolvere
tutto
il
problema
nazionale
.
Ebbene
,
nel
1915
noi
troviamo
il
bagaglio
ideologico
dell
'
irredentismo
di
destra
a
servizio
dei
gruppi
che
,
in
politica
interna
,
erano
agli
antipodi
degli
inventori
della
critica
irrendentistica
,
adoperato
a
frantumare
e
distruggere
quello
stesso
sistema
di
governo
che
la
realtà
italiana
aveva
fatto
conseguire
a
placare
e
realizzare
le
idee
politiche
dei
nazionalisti
di
sinistra
.
Interventismo
rivoluzionario
E
perciò
nell
'
imminenza
della
guerra
,
secondo
uno
schema
grossolano
,
che
tuttavia
presenta
notevoli
limiti
di
approssimazione
,
le
forze
politiche
italiane
si
dividevano
in
quattro
grandi
gruppi
,
che
giuocavano
abbinandosi
a
vicenda
sui
due
terreni
della
rivoluzione
o
della
conservazione
sociale
attraverso
il
mantenimento
o
la
distruzione
della
dittatura
giolittiana
.
Tali
gruppi
erano
:
1
)
interventismo
rivoluzionario
;
2
)
interventismo
nazionalista
conservatore
o
monarchico
;
3
)
neutralismo
giolittiano
conservatore
;
4
)
neutralismo
rivoluzionario
o
,
per
meglio
dire
,
socialista
.
L
'
interventismo
rivoluzionario
,
risultante
dal
conglomerato
di
alcune
frazioni
di
sinistra
del
Partito
socialista
,
e
dalla
quasi
totalità
del
Partito
repubblicano
,
intuiva
,
per
quanto
grossolanamente
e
senza
sufficiente
chiarezza
teorica
,
che
la
guerra
avrebbe
richiesto
uno
sforzo
collettivo
così
imponente
da
obbligare
la
dittatura
giolittiana
a
logorarsi
rapidamente
;
avrebbe
determinato
,
cioè
,
una
necessità
di
apporto
di
nuove
forze
,
che
,
non
potendo
trovare
sistemazione
nei
vecchi
schemi
politici
,
avrebbero
potuto
permettere
non
soltanto
il
sovvertimento
della
dittatura
parlamentare
giolittiana
,
ma
altresì
il
sovvertimento
dello
stesso
regime
.
Questo
-
secondo
l
'
interventismo
rivoluzionario
-
risultava
dal
continuo
assorbimento
che
il
potere
regio
aveva
operato
di
quasi
tutte
le
scarse
forze
affiorate
,
durante
il
periodo
giolittiano
,
alla
vita
pubblica
italiana
,
forze
che
attraverso
la
transigenza
,
avevano
perduto
ogni
autonomia
,
se
pure
avevano
acquistato
potere
.
Sicché
,
identificandosi
il
regime
col
giolittismo
,
sarebbe
stato
assai
facile
distruggere
il
primo
dopo
che
al
secondo
si
fossero
mozzate
le
ali
.
Quanto
fosse
esatto
questo
calcolo
e
quanto
fosse
contemporaneamente
illusorio
risulterà
più
chiaramente
in
seguito
dallo
stesso
svolgersi
dei
fatti
,
che
,
confermando
talune
premesse
iniziali
e
smentendone
altre
,
ha
imposto
alla
storia
un
diverso
cammino
.
Certo
è
,
però
,
che
l
'
interventismo
di
sinistra
,
mentre
ignorò
quasi
del
tutto
la
tradizione
italiana
in
virtù
della
quale
le
guerre
del
Risorgimento
furono
sempre
bandite
dall
'
opposizione
rivoluzionaria
ed
eseguite
e
sfruttate
dal
potere
regio
,
sicché
mai
la
prima
potette
giovarsene
contro
il
secondo
,
anzi
fu
sempre
costretta
dopo
a
transigere
,
non
tenne
calcolo
che
nel
giuoco
di
sfruttamento
degli
effetti
della
guerra
avrebbe
avuto
altresì
concorrente
sleale
e
terribile
il
socialismo
neutralista
,
verso
cui
l
'
indiscutibile
immaturità
politica
italiana
avrebbe
fatto
precipitare
le
masse
in
uno
sforzo
conservatore
.
Interventismo
regio
Puntava
contro
la
dittatura
giolittiana
anche
l
'
interventismo
nazionalista
conservatore
o
monarchico
,
risultante
dal
conglomerato
delle
forze
così
dette
liberali
di
destra
e
dai
nazionalisti
,
che
si
riportavano
alla
tradizione
piemontese
dinastica
,
per
cui
l
'
iniziativa
dell
'
unificazione
italiana
doveva
essere
riservata
alla
casa
regnante
per
impedire
che
il
fattore
nazionalista
potesse
essere
sfruttato
dai
partiti
rivoluzionari
.
Contemporaneamente
,
accentrando
,
per
le
proprie
finalità
,
il
concetto
della
rivoluzionarietà
della
guerra
,
l
'
interventismo
conservatore
credeva
di
poter
rivolgere
le
nuove
forze
,
la
cui
maturazione
sarebbe
stata
accentuata
dal
fatto
bellico
,
contro
la
fortuna
parlamentare
di
Giolitti
.
E
ciò
anche
in
dipendenza
di
quell
'
elaborazione
dottrinale
del
concetto
dello
Stato
nazionale
che
allora
cominciava
,
e
che
,
agitando
,
al
di
sopra
di
ogni
altro
,
il
concetto
della
Nazione
,
intesa
organicamente
come
ente
a
sé
,
e
non
come
conglomerato
degli
individui
che
la
compongono
,
mirava
a
distruggere
quel
poco
di
potere
effettivo
che
al
Parlamento
la
dittatura
giolittiana
aveva
creduto
lasciare
,
perché
il
popolo
non
fosse
distratto
dalle
vie
legali
dell
'
urna
e
della
scheda
.
Così
i
conservatori
del
regime
non
temevano
di
abbracciare
un
compito
sovvertitore
,
mettendosi
in
concorrenza
con
i
rivoluzionari
più
veri
e
maggiori
,
pur
di
sboccare
a
forme
politiche
di
vera
e
propria
reazione
sociale
.
Neutralismo
giolittiano
Il
neutralismo
giolittiano
invece
partiva
da
una
concezione
eminentemente
storica
,
e
,
perciò
,
nel
senso
più
assoluto
,
conservatrice
,
in
quanto
,
mentre
intuiva
che
il
fatto
rivoluzionario
della
guerra
costituiva
un
diretto
attentato
alla
propria
sovranità
,
nutriva
scarsa
fiducia
nella
possibilità
di
riuscita
della
iniziativa
monarchica
per
le
realizzazioni
nazionali
.
Abituato
a
cercare
nel
chiuso
di
poche
idee
la
soluzione
dei
problemi
interni
,
rifuggiva
,
per
temperamento
,
dall
'
immischiarsi
nelle
faccende
dell
'
Europa
turbolenta
e
convinto
che
il
popolo
italiano
avesse
già
date
il
massimo
di
espressione
politica
con
la
socialdemocrazia
ad
uso
giolittiano
e
che
,
perciò
,
bisognasse
concedergli
il
tempo
ed
il
respiro
per
altri
progressi
,
cercava
nascondere
ed
ovattare
ogni
altro
bisogno
,
che
eccedesse
il
dato
immediato
dello
sviluppo
materiale
,
entro
un
velo
di
indifferenza
,
che
in
parte
era
calcolo
ed
in
parte
era
anche
incomprensione
.
Però
,
non
potendo
opporre
un
'
assoluta
immobilità
di
fronte
allo
scottante
problema
irredentistico
ed
all
'
impulso
proveniente
da
tutto
un
secolo
di
elaborazione
del
concetto
di
nazione
,
era
costretto
a
prospettare
esso
stesso
una
soluzione
di
politica
internazionale
,
che
si
racchiuse
nel
così
detto
"
parecchio
"
.
Naturalmente
,
siccome
i
tempi
erano
maturi
per
altri
destini
ed
in
tutta
Europa
si
era
aperta
una
vera
e
propria
crisi
di
civiltà
,
la
formula
giolittiana
si
presentava
come
la
più
debole
,
anche
perché
non
riusciva
a
contraddire
,
anzi
in
parte
ammetteva
,
le
ragioni
ideologiche
,
cui
le
due
formule
avversarie
si
innestavano
.
Fu
,
perciò
,
che
dopo
lunghe
esitazioni
la
guerra
fu
dichiarata
malgrado
che
i
consigli
giolittiani
suonassero
assai
bene
alla
maggioranza
delle
orecchie
italiane
.
Neutralismo
socialista
Quanto
,
poi
,
al
neutralismo
così
detto
rivoluzionario
,
che
trovò
il
suo
migliore
araldo
nel
socialismo
ufficiale
,
non
può
non
risultare
evidente
il
carattere
conservatore
che
ne
costituiva
la
base
,
comune
del
resto
al
giolittismo
di
cui
il
socialismo
delle
cooperative
e
dei
sussidi
costituiva
un
non
dissimulato
satellite
.
Però
,
per
quella
doppia
posizione
ideologica
caratteristica
del
PSI
negli
ultimi
anni
,
in
virtù
della
quale
mentre
esso
si
presentava
come
rivoluzionario
rispetto
alla
formazione
politica
dello
Stato
italiano
,
in
effetti
e
per
massima
parte
molto
aspettava
dalla
azione
di
esso
nel
campo
economico
,
il
PSI
mentre
era
interessato
al
mantenimento
della
dittatura
giolittiana
,
credeva
di
fare
atto
di
saggia
politica
preordinando
la
speculazione
sui
dolori
e
sulle
conseguenze
della
guerra
,
e
preparando
così
il
terreno
per
il
sovversivismo
generico
ed
assurdo
.
Concludendo
,
quindi
,
mentre
rispetto
alla
dittatura
giolittiana
si
abbinavano
l
'
interventismo
rivoluzionario
con
quello
nazionalista
contro
il
neutralismo
giolittiano
e
socialista
,
rispetto
al
regime
l
'
interventismo
rivoluzionario
si
abbinava
al
neutralismo
socialista
contro
il
binomio
interventismo
nazionalista
e
neutralismo
giolittiano
.
Da
questo
schieramento
contraddittorio
ed
assurdo
non
poteva
nascere
che
il
caos
del
dopoguerra
.
Infatti
,
ognuno
potrà
facilmente
rilevare
che
tutte
le
quattro
correnti
esaminate
erano
assolutamente
fuori
della
questione
italiana
,
fuori
dei
concetti
di
libertà
politica
e
di
giustizia
tributaria
che
ne
costituiscono
l
'
essenza
,
e
perciò
in
lotta
tra
loro
solo
per
rappresentare
le
oligarchie
parassitarie
o
trasformiste
della
nazione
.
Quelle
tra
esse
che
avevano
già
aderito
ai
dati
storici
della
conquista
piemontese
erano
assolutamente
impossibilitate
ad
assumere
un
compito
rivoluzionario
;
quelle
,
invece
,
che
pretendevano
di
elevarsi
contro
la
tradizione
monarchica
erano
lontane
dall
'
ossatura
della
questione
italiana
e
perciò
prive
di
contenuto
sostanziale
.
Se
non
avevano
ancora
transatto
,
erano
destinate
a
transigere
.
La
riprova
di
queste
verità
si
trova
nel
fatto
che
nessuna
corrente
politica
ebbe
di
mira
la
questione
del
Mezzogiorno
e
tenne
conto
delle
possibilità
rivoluzionarie
che
ne
derivavano
.
Le
quattro
correnti
politiche
suddescritte
erano
come
delle
anfore
vuote
pronte
a
contenere
qualsiasi
liquido
.
III
La
rivoluzione
in
atto
:
il
bolscevismo
Primi
sintomi
bolscevica
Durante
lo
svolgimento
della
guerra
,
la
compressione
militare
,
l
'
esistenza
della
censura
e
la
permanenza
sotto
le
armi
di
tutte
le
nuove
generazioni
,
non
potevano
che
ritardare
lo
scoppio
del
fenomeno
rivoluzionario
previsto
nel
1915
.
Tuttavia
vi
furono
fatti
,
come
la
propaganda
disfattista
,
che
,
affiorati
improvvisamente
all
'
epoca
della
sconfitta
di
Caporetto
,
gettarono
strani
barbagli
di
luce
sulla
psicologia
delle
masse
italiane
,
e
provarono
che
mentre
la
debolezza
dello
Stato
unitario
sempre
più
progrediva
,
nel
paese
si
determinavano
vaste
correnti
di
agitazione
rivoluzionaria
.
Si
manifestarono
così
i
primi
sintomi
non
solo
del
vasto
temporale
che
si
sarebbe
scatenato
poi
,
ma
anche
dell
'
indirizzo
che
la
psicologia
delle
masse
subiva
.
Infatti
,
cominciava
ad
apparire
fatale
che
lo
scoppio
della
rivoluzione
russa
e
le
aspirazioni
messianiche
,
da
cui
in
quell
'
ora
di
orgia
spirituale
tutti
i
proletariati
europei
erano
narcotizzati
,
dovesser
ben
presto
produrre
ulteriori
conseguenze
.
Specialmente
in
Italia
,
poi
,
l
'
influenza
bolscevica
si
preannunziava
enorme
,
sia
per
l
'
originaria
debolezza
dello
Stato
unitario
,
sia
per
l
'
immaturità
di
tutte
le
correnti
e
partiti
politici
esistenti
nel
paese
,
sia
ancora
per
la
stanchezza
derivante
dalla
guerra
,
che
doveva
inevitabilmente
disporre
le
masse
ad
esaurire
in
un
atto
di
negazione
totale
ogni
proposito
ricostruttivo
.
Ripresa
interventista
e
sconfitta
di
Bissolati
Tuttavia
questo
stato
d
'
animo
venne
,
per
un
certo
periodo
di
tempo
,
neutralizzato
dalla
vittoria
militare
,
che
parve
conferire
alle
correnti
interventiste
nuovo
vigore
e
più
larga
vitalità
.
Ma
la
sconfitta
diplomatica
di
Versailles
ed
il
perdurare
della
guerra
,
attraverso
la
politica
dei
trattati
,
distrussero
gli
effetti
della
vittoria
militare
ed
indebolirono
i
gruppi
interventisti
,
prospettando
nuovamente
,
come
elemento
essenziale
della
psicologia
collettiva
italiana
,
il
disfattismo
postcaporettiano
.
Veramente
a
questo
risultato
condusse
anche
la
lotta
tra
l
'
interventismo
imperialista
e
quello
bissolatiano
,
conclusasi
con
la
sconfitta
di
quest
'
ultimo
.
Ma
queste
ragioni
di
debolezza
interna
dell
'
interventismo
sarebbero
rapidamente
scomparse
se
la
sconfitta
diplomatica
non
avesse
conferito
nuovo
vigore
al
neutralismo
socialista
.
Questo
,
poi
,
traeva
la
sua
prima
consistenza
dalla
maturità
economica
,
cui
erano
pervenuti
i
ceti
operai
durante
il
periodo
giolittiano
-
maturità
che
li
aveva
affermati
in
vittoriosa
concorrenza
con
taluni
ceti
della
piccola
borghesia
impiegatizia
ed
umanistica
-
ed
era
alimentato
oltre
che
dal
generale
indebolimento
delle
classi
medie
in
tutta
Europa
,
anche
dalla
speciale
situazione
psicologica
italiana
.
La
diffusione
del
bolscevismo
Fu
così
che
il
precipitoso
diffondersi
del
bolscevismo
,
il
suo
contagio
esteso
con
rapidità
incredibile
anche
fra
ceti
economicamente
agli
antipodi
di
ogni
movimento
comunista
,
perché
assolutamente
fuori
del
processo
di
proletarizzazione
,
apparvero
come
il
più
grave
sintomo
dell
'
immaturità
rivoluzionaria
del
paese
.
Si
riproduceva
,
quindi
,
sotto
altro
profilo
,
un
fenomeno
caratteristicamente
italiano
:
lo
sforzo
puramente
verbale
di
applicare
alla
realtà
nostra
,
semifeudale
e
precapitalistica
,
schemi
rivoluzionari
astratti
,
prodotti
da
altri
popoli
per
differenti
realtà
sociali
ed
interpretati
dai
nostri
rivoluzionari
in
maniera
assolutamente
arbitraria
ed
anarchica
,
anche
a
causa
della
distanza
e
delle
scarse
notizie
che
di
essi
allora
si
avevano
.
A
mano
a
mano
che
la
smobilitazione
continuava
e
che
le
masse
combattenti
venivano
iniettate
nel
paese
,
il
processo
patologico
si
accentuava
per
effetto
di
azioni
e
reazioni
meccaniche
cumulantisi
tra
di
loro
e
si
verificarono
con
esattezza
le
previsioni
psicologiche
su
cui
avevano
fatto
affidamento
le
frazioni
neutraliste
,
quando
tra
il
1914
ed
il
1915
,
avevano
preso
posizione
.
Però
,
mentre
i
loro
calcoli
demagogici
trovavano
clamorosa
conferma
nel
fermento
delle
folle
,
si
accentuava
il
dissidio
tra
le
aspirazioni
confuse
delle
masse
e
la
preparazione
programmatica
dei
partiti
ed
appariva
quindi
naturale
così
l
'
adesione
dei
dirigenti
alla
indifferenziata
ideologia
neutralista
,
come
il
loro
tentativo
di
limitare
le
aspirazioni
delle
masse
.
Ma
ciò
che
contribuì
notevolmente
ad
accrescere
il
successo
iniziale
del
bolscevismo
fu
il
colossale
disorientamento
delle
classi
dominanti
.
Di
fronte
al
dilagare
dell
'
ideologia
massimalista
tra
le
masse
,
la
borghesia
italiana
fu
presa
da
una
paura
folle
.
L
'
esempio
della
Russia
,
ove
l
'
antica
classe
dirigente
doveva
subire
tutti
i
rigori
rivoluzionari
,
ed
il
mito
giacobino
che
alitava
in
tutti
i
paesi
europei
,
invece
di
aguzzare
l
'
acume
politico
della
borghesia
italiana
per
suggerirle
i
rimedi
con
cui
superare
o
illudere
la
crisi
,
parvero
terrorizzarla
in
maniera
così
decisiva
da
comunicare
all
'
intero
paese
l
'
aspettativa
del
grande
evento
imminente
.
Era
quello
il
periodo
in
cui
in
tutta
Italia
si
parlava
pubblicamente
di
punire
gli
interventisti
,
di
istituire
il
regno
della
vendetta
sociale
,
e
conseguentemente
non
è
da
meravigliarsi
che
,
in
presenza
di
un
fenomeno
patologico
così
imponente
,
le
classi
dirigenti
reagissero
soltanto
in
sede
di
paura
.
D
'
altra
parte
,
le
tendenze
anarchiche
della
vecchia
borghesia
italiana
accrebbero
notevolmente
il
disorientamento
,
perché
,
invece
di
schierarsi
a
difesa
dello
Stato
,
ne
aggravarono
la
crisi
.
Infatti
in
quell
'
epoca
lo
Stato
italiano
ricevette
il
colpo
più
rude
con
l
'
impresa
fiumana
,
che
rischiò
di
compromettere
in
una
serie
di
avventure
diplomatiche
la
compattezza
della
Nazione
.
Lo
Stato
italiano
restò
sospeso
in
aria
,
aggredito
dal
garibaldinismo
che
si
riproduceva
sulla
quarta
sponda
contro
ogni
tradizione
di
acquiescenza
monarchica
,
e
non
sorretto
dai
nuovi
ceti
operai
che
se
ne
erano
estraniati
per
correr
dietro
all
'
inafferrabile
mito
bolscevico
.
Invano
in
quel
torbido
periodo
di
reciproca
incomprensione
il
presidente
del
Consiglio
onorevole
Nitti
invocò
ed
aspettò
dalla
collaborazione
socialista
la
base
politica
per
tentare
una
formazione
più
vasta
di
quella
giolittiana
.
Il
socialismo
italiano
,
perduto
dietro
i
sogni
evanescenti
delle
steppe
russe
,
si
accanì
a
portare
colpi
su
colpi
a
quella
formazione
,
di
cui
in
sede
ideale
doveva
costituire
parte
integrante
e
nella
realtà
si
costituiva
nemico
.
Così
l
'
onorevole
Nitti
potette
accumulare
tre
differenti
ministeri
in
attesa
che
la
crisi
riuscisse
ad
una
soluzione
logica
,
su
cui
egli
avesse
potuto
poggiarsi
,
e
logorò
per
lungo
periodo
di
tempo
la
sua
carriera
politica
in
un
tentativo
di
tanta
immaturità
.
Ma
perché
la
situazione
del
paese
risulti
sufficientemente
chiara
occorre
precisare
lo
sviluppo
che
vennero
assumendo
le
altre
correnti
italiane
di
fronte
al
fatto
neorivoluzionario
.
L
'
interventismo
rivoluzionario
in
gara
col
bolscevismo
La
corrente
dell
'
interventismo
rivoluzionario
,
costituitasi
in
fasci
di
combattimento
ad
opera
di
Mussolini
,
non
trovò
di
meglio
che
seguire
nella
scia
rivoluzionaria
il
massimalismo
ufficiale
.
Dopo
aver
formulato
un
programma
rivoluzionario
,
che
però
si
arrestava
a
pure
modificazioni
formali
nella
costituzione
dello
Stato
,
si
esercitò
lungamente
in
una
aspra
concorrenza
demagogica
contro
i
socialisti
ufficiali
,
che
venivano
quotidianamente
accusati
di
non
volere
e
di
non
saper
fare
la
rivoluzione
.
Abbacinato
dalla
falsa
idea
che
le
direttive
della
rivoluzione
in
atto
non
potessero
essere
altro
che
socialiste
,
Mussolini
sognò
d
'
impadronirsi
del
movimento
,
al
punto
in
cui
i
socialisti
ufficiali
si
fossero
dimostrati
impari
alla
fortuna
,
e
perciò
per
lungo
tempo
li
tallonò
con
pazienza
ed
audacia
,
non
mancando
di
rilevare
in
ogni
occasione
le
loro
perplessità
.
Gli
solleticava
la
speranza
l
'
accumularsi
dei
loro
errori
nei
riguardi
degli
ufficiali
combattenti
e
la
mancanza
di
un
programma
di
ricostruzione
che
potesse
dare
agli
animi
,
desiderosi
di
novità
,
un
nuovo
pascolo
spirituale
,
come
gli
suggeriva
l
'
istinto
che
il
PSI
avrebbe
perduto
l
'
occasione
rivoluzionaria
attraverso
le
linee
del
parlamentarismo
,
di
cui
i
suoi
ceti
dirigenti
costituivano
parte
sostanziale
ed
integrante
.
Però
questi
calcoli
puramente
meccanici
e
la
stessa
complessità
della
situazione
gli
impedivano
di
vedere
che
sul
terreno
prescelto
egli
sarebbe
stato
certamente
battuto
non
solo
dal
PSI
,
ma
,
in
un
momento
successivo
,
anche
da
altri
partiti
,
perché
o
il
bolscevismo
sboccava
in
un
moto
rivoluzionario
,
e
le
prime
conseguenze
di
tale
moto
sarebbero
state
antimussoliniane
,
oppure
si
esauriva
in
conati
sterili
e
la
ripresa
borghese
non
poteva
mai
avvenire
sulla
stessa
base
di
lotta
del
socialismo
,
su
cui
Mussolini
allora
poggiava
.
Ma
in
quel
momento
,
forse
,
il
trionfo
bolscevico
e
la
segreta
speranza
di
un
riassorbimento
nelle
file
del
socialismo
ufficiale
impedivano
al
mussolinismo
di
controllare
tutte
le
sue
ipotesi
e
tutte
le
sue
tesi
e
di
guardare
più
lontano
dalla
realtà
immediata
.
Tanto
più
che
l
'
interventismo
rivoluzionario
,
poggiando
sul
patriottismo
,
mostrava
di
porsi
a
cavaliere
di
ogni
altra
tendenza
.
La
tendenza
sovvertitrice
dell
'
interventismo
conservatore
L
'
interventismo
conservatore
,
invece
,
non
poteva
far
altro
che
irrigidirsi
nelle
sue
posizioni
antebelliche
e
tentare
di
resistervi
,
in
attesa
che
gli
errori
degli
altri
e
la
riscossa
dei
ceti
medi
potessero
permettergli
di
accentuare
la
propria
funzione
di
conservazione
.
Però
,
siccome
i
gruppi
politici
che
abbiamo
,
per
ragione
di
metodo
,
riuniti
sotto
il
termine
comprensivo
di
interventismo
conservatore
,
avevano
concepito
il
disegno
di
distruggere
la
dittatura
giolittiana
,
dovettero
durante
questo
periodo
assolvere
un
compito
sovvertitore
,
tentando
di
far
scaturire
la
crisi
istituzionale
soltanto
contro
il
parlamentarismo
,
su
cui
si
assideva
sovrano
lo
statista
di
Dronero
.
In
ciò
essi
ebbero
fin
d
'
allora
alleato
l
'
interventismo
di
sinistra
,
che
,
intuendo
la
funzione
conservatrice
del
PSI
,
collegata
al
protezionismo
ed
al
parlamentarismo
,
mirava
ad
adeguarsi
alla
mentalità
rivoluzionaria
delle
masse
attraverso
il
liberalismo
e
l
'
antiparlamentarismo
.
Non
sfuggirà
certamente
-
ed
è
stata
già
ampiamente
rilevata
-
la
contraddizione
intrinseca
tra
la
funzione
di
conservazione
,
che
i
gruppi
interventisti
monarchici
assumevano
di
assolvere
,
ed
il
compito
di
sovvertimento
del
parlamentarismo
giolittiano
-
unico
baluardo
del
regime
-
di
cui
si
dilettavano
per
ragioni
di
predominio
interno
come
,
del
pari
,
non
sfuggirà
la
fatalità
di
taluni
atteggiamenti
,
dipendente
,
più
che
altro
,
dalla
completa
immaturità
politica
e
storica
dei
partiti
e
delle
masse
italiane
.
Ad
ogni
modo
ci
sembra
sufficientemente
chiaro
che
mentre
i
gruppi
dell
'
interventismo
monarchico
proclamavano
a
chiacchiere
di
voler
opporsi
all
'
inflazione
bolscevica
,
in
effetto
,
distruggendo
il
residuo
prestigio
delle
pubbliche
istituzioni
,
riuscivano
completamente
allo
scopo
opposto
.
Veramente
essi
ritenevano
che
il
bolscevismo
e
la
conseguente
agitazione
del
paese
fossero
un
prodotto
del
parlamentarismo
e
del
malgoverno
giolittiano
,
e
non
già
un
fatto
neorivoluzionario
,
e
,
perciò
,
s
'
illudevano
di
fare
opera
di
conservazione
eliminando
le
cause
del
male
,
ma
essi
scambiavano
per
queste
dei
fatti
puramente
episodici
e
che
,
del
resto
,
nel
complesso
giuoco
degli
avvenimenti
facevano
funzione
di
freno
,
piuttosto
che
di
spinta
.
Nella
loro
testarda
incomprensione
storico
politica
,
essi
non
avevano
compreso
che
il
giolittismo
era
il
più
perfetto
organo
di
conservazione
,
che
,
data
l
'
immaturità
italiana
,
era
stato
possibile
creare
con
i
pochi
interessi
autonomi
che
erano
riusciti
a
farsi
valere
attraverso
la
lotta
politica
.
Insistendo
perciò
nell
'
aggressione
al
giolittismo
rischiavano
di
distruggere
ogni
benefico
effetto
del
loro
atteggiamento
interventista
nel
giuoco
della
concorrenza
postbellica
.
Ma
,
in
verità
,
è
forse
effetto
di
uno
spostamento
critico
quello
di
attribuire
ai
gruppi
ed
agli
uomini
grande
rigore
dialettico
durante
la
lotta
,
mentre
,
invece
,
molto
è
dovuto
al
caso
e
più
che
altro
al
giuoco
degli
interessi
che
hanno
una
logica
tutt
'
affatto
particolare
.
Così
questi
gruppi
dell
'
interventismo
conservatore
,
presi
nel
ferreo
dilemma
da
una
parte
di
servire
gli
interessi
parassitari
dell
'
industria
pesante
,
bisognosa
di
avventure
ed
agitazioni
internazionali
per
i
propri
affari
,
e
,
perciò
,
portata
ad
opporsi
ad
ogni
tentativo
di
stabilizzazione
pacifista
che
il
popolo
italiano
avesse
fatto
sentire
attraverso
il
Parlamento
,
e
dall
'
altra
di
tentare
un
esperimento
di
conservazione
,
che
,
interessando
ceti
più
estesi
,
avesse
avuto
meno
precarietà
,
erano
costretti
a
scegliere
il
primo
corno
del
dilemma
ed
a
compiere
opera
di
sovvertimento
generale
pur
di
tentare
di
mantenere
la
conservazione
particolare
.
Giolitti
salva
il
regime
Intanto
la
corrente
del
neutralismo
conservatore
,
fra
tanto
rimescolio
di
avvenimenti
,
sperava
ripigliar
vigore
.
Anzitutto
le
dava
motivo
di
speranza
l
'
ondata
di
reazione
alla
guerra
che
si
manifestava
in
ogni
angolo
della
penisola
e
l
'
intrinseca
incapacità
rivoluzionaria
del
PSI
,
che
,
non
potendo
superare
la
fase
delle
agitazioni
e
degli
scatti
a
vuoto
,
non
riusciva
di
molto
a
differenziarsi
dalle
altre
correnti
neutraliste
costituzionali
.
Ma
soprattutto
costituiva
una
ragione
di
potenziamento
il
disagio
spirituale
,
in
cui
progressivamente
veniva
a
cadere
il
popolo
italiano
,
perché
,
mentre
la
rivoluzione
in
marcia
era
di
carattere
piccolo
borghese
,
la
soluzione
che
si
proponeva
era
nettamente
proletaria
;
mentre
si
sentiva
il
bisogno
,
di
una
rivoluzione
politica
,
che
adeguasse
le
istituzioni
e
la
rappresentazione
alla
realtà
economica
del
paese
,
gli
estremisti
bolscevici
parlavano
di
rivoluzione
sociale
.
Ne
nasceva
quindi
un
grande
squilibrio
tra
le
aspirazioni
collettive
e
le
formule
degli
agitatori
e
,
di
fronte
a
questa
caotica
realtà
,
gli
stessi
gruppi
veramente
rivoluzionari
erano
costretti
a
ripiegare
su
posizioni
di
conservazione
.
Era
,
insomma
,
così
radicale
l
'
immaturità
rivoluzionaria
del
popolo
italiano
che
,
verso
l
'
agosto
del
1920
,
si
rese
possibile
la
creazione
di
una
nuova
formazione
politica
intorno
a
Giolitti
,
quando
l
'
equilibrio
politico
da
lui
creato
nel
periodo
prebellico
era
completamente
franante
.
Infatti
,
quando
Giovanni
Giolitti
risalì
al
potere
fu
accolto
come
un
trionfatore
e
tutte
le
frazioni
italiane
inchinarono
le
loro
bandiere
dinanzi
a
lui
,
come
se
egli
fosse
il
capo
di
una
rivoluzione
vittoriosa
.
Ed
in
quel
momento
invero
il
giolittismo
trionfava
dell
'
immaturità
dei
suoi
avversari
.
Assunto
al
potere
,
Giolitti
rimise
in
funzione
il
vecchio
metodo
trasformistico
e
mentre
cercò
lusingare
in
un
primo
tempo
gli
istinti
demagogici
della
rivoluzione
proletaria
con
le
imposte
straordinarie
,
successivamente
mise
ogni
opera
per
incanalare
il
fascismo
entro
gli
schemi
della
conservazione
monarchica
.
Ma
se
con
questa
politica
provocò
il
primo
successo
postbellico
della
monarchia
,
riproponendola
come
termine
di
transazione
,
se
non
di
soluzione
,
della
crisi
italiana
,
non
riuscì
però
a
salvare
il
proprio
sistema
politico
,
ed
a
riprodurre
gli
schemi
cui
si
era
affidato
vittoriosamente
nell
'
anteguerra
.
Si
può
dire
anzi
che
,
costretto
dalla
necessità
ad
avere
l
'
appoggio
del
PPI
,
che
,
durante
tutto
il
tempo
del
suo
governo
,
ne
costituì
il
gruppo
principale
,
dovette
adottare
le
soluzioni
medie
che
il
giovane
partito
veniva
elaborando
ed
in
tanto
più
riuscì
in
quanto
più
dovette
allontanarsi
dal
sistema
del
governo
personale
per
sentire
le
esigenze
di
un
partito
.
Quest
'
antitesi
,
appena
accennata
all
'
inizio
,
fu
in
seguito
una
delle
ragioni
dell
'
insuccesso
della
formazione
e
della
fine
dell
'
esperimento
.
Ad
essa
è
forse
dovuto
che
lo
statista
di
Dronero
non
ebbe
il
tempo
di
attendere
che
lo
scioglimento
della
crisi
massimalista
gli
permettesse
di
assorbire
in
un
nuovo
esperimento
di
governo
i
socialisti
unitari
.
Ma
più
ancora
nocque
al
giolittismo
la
necessità
di
dover
sopravvalutare
le
correnti
dell
'
interventismo
di
sinistra
,
che
,
costituitesi
in
fasci
di
combattimento
,
seguivano
una
tattica
insurrezionista
,
cioè
antigiolittiana
per
eccellenza
.
Appena
appena
egli
poté
,
con
l
'
includerli
nei
blocchi
nazionali
durante
le
elezioni
generali
del
1921
,
inserirli
e
comprometterli
nel
giuoco
monarchico
,
ma
non
gli
riuscì
altresì
di
fissarli
in
una
formazione
,
o
posteriormente
-
ciò
che
sarebbe
stato
più
naturale
-
di
distruggerli
.
I
tempi
erano
veramente
grossi
e
mentre
Giolitti
aspettava
l
'
avvento
del
socialismo
unitario
e
si
sforzava
di
resistere
all
'
attacco
del
PPI
,
che
mirava
a
trarre
dalla
proporzionale
e
dal
governo
di
gabinetto
le
conseguenze
di
una
vera
e
propria
rivoluzione
politica
,
era
costretto
ad
allevarsi
nel
seno
la
vipera
fascista
,
sperando
di
rubare
al
tempo
qualche
battuta
,
per
poi
schiacciarla
.
Ma
il
tempo
questa
volta
fu
galantuomo
e
l
'
ondata
fascista
,
maturata
con
la
furia
della
procella
,
incanalandosi
nel
greto
della
tradizionale
politica
monarchica
,
rubò
al
vecchio
di
Dronero
una
nuova
entrata
in
tempo
.
Fedele
servitore
della
monarchia
Giolitti
trionfò
anche
attraverso
il
fascismo
,
ma
questo
nuovo
trionfo
volle
come
prezzo
il
crollo
della
sua
dittatura
personale
.
La
collaborazione
del
Partito
popolare
Fu
detto
che
l
'
esperimento
giolittiano
fallì
e
non
fu
possibile
ripeterlo
per
i
malefici
effetti
della
proporzionale
e
per
l
'
intransigenza
di
don
Sturzo
,
ma
,
in
effetto
,
esso
continuò
fino
alla
marcia
su
Roma
,
attraverso
luogotenenti
ed
affini
,
e
non
poté
più
resistere
perché
,
caduto
il
protagonista
,
la
rivoluzione
montava
nuovamente
nel
paese
sommergendo
ogni
vestigio
del
passato
.
In
realtà
,
perché
la
situazione
appaia
limpida
e
denudata
dalle
sovrastrutture
che
le
passioni
di
parte
vi
hanno
incrostato
,
è
necessario
ricordare
l
'
importanza
che
ebbe
fin
dal
1919
il
sorgere
del
Partito
popolare
italiano
,
primo
e
grandioso
tentativo
di
presa
di
posizione
nel
caos
del
dopoguerra
.
Noi
non
possiamo
soverchiamente
estenderci
su
tutti
i
fenomeni
di
cui
imprendiamo
a
discutere
,
perché
lo
spazio
ci
è
avaro
,
ma
ci
sembra
che
chiunque
voglia
intendere
la
realtà
italiana
deve
tener
per
fermo
,
senza
bisogno
di
speciale
dimostrazione
,
che
il
sorgere
del
PPI
nel
1919
significò
il
riconoscimento
esplicito
da
parte
della
Chiesa
dell
'
iniziato
moto
di
rinnovamento
dei
nostri
istituti
politici
e
della
necessità
,
anche
per
essa
,
di
servirsi
del
metodo
liberale
per
sostenere
la
sua
azione
politica
.
Questa
verità
,
di
cui
le
nostre
classi
dirigenti
non
si
sono
ancora
convinte
,
svela
tutto
un
programma
di
azione
papale
,
che
ringiovanisce
di
molti
lustri
la
politica
cattolica
e
mostra
come
la
Chiesa
dia
prove
di
profonda
vitalità
,
proprio
in
epoche
in
cui
ai
superficiali
potrebbe
sembrare
l
'
opposto
.
Non
più
,
dunque
,
patti
Gentiloni
,
e
politica
clerico
-
moderata
,
non
più
adesione
al
regime
a
scopo
transattivo
,
ma
,
intuendo
il
processo
rivoluzionario
in
marcia
nel
paese
,
la
Chiesa
,
attraverso
il
PPI
tenta
di
impadronirsi
del
nostro
problema
istituzionale
,
prevenendo
così
implicitamente
ogni
rinnovellato
tentativo
di
giurisdizionalismo
tradizionale
da
parte
dello
Stato
italiano
.
Si
propone
,
così
,
per
la
prima
volta
in
Italia
quella
doppia
faccia
di
tutti
i
partiti
di
centro
,
che
ne
costituisce
l
'
aspetto
più
caratteristico
e
rende
la
loro
azione
a
volta
rivoluzionaria
a
volta
conservatrice
.
Cosi
il
PPI
,
cercando
d
'
inalveare
il
torrente
rivoluzionario
entro
lo
schema
di
idee
tradizionali
,
mira
a
fermare
il
processo
di
disintegrazione
dello
Stato
burocratico
-
accentratore
entro
le
linee
di
un
nuovo
Stato
parlamentare
,
salvando
istituti
più
distanti
,
quali
il
Parlamento
,
il
principio
maggioritario
,
il
governo
di
gabinetto
e
la
proprietà
privata
,
mentre
aggredendo
alle
radici
lo
Stato
burocratico
accentratore
,
in
ciò
che
esso
aveva
prodotto
di
più
perfetto
:
la
dittatura
giolittiana
,
esercita
un
'
azione
potentemente
rivoluzionaria
,
di
cui
ancora
durano
anzi
s
'
intensificano
i
contraccolpi
.
Ciò
spiega
perché
il
PPI
,
mentre
collaborò
con
tutti
i
gabinetti
,
compreso
quello
fascista
,
si
batté
disperatamente
per
la
proporzionale
e
per
il
gabinetto
di
coalizione
.
In
effetto
l
'
azione
del
PPI
durante
questo
periodo
-
così
vivamente
discussa
e
malfamata
-
non
fu
chiara
e
rettilinea
;
essa
fu
alquanto
alterata
dal
demagogismo
di
cui
era
infetta
la
sinistra
migliolina
e
dallo
sforzo
di
equilibrare
l
'
indirizzo
del
partito
tra
tante
opposte
e
divergenti
correnti
,
ma
non
bisogna
dimenticare
che
il
popolarismo
era
costretto
ad
agire
in
un
momento
rivoluzionario
in
mezzo
a
cozzanti
interessi
e
quindi
era
estremamente
difficile
seguire
una
condotta
che
fosse
apertamente
consapevole
di
tutte
le
finalità
da
raggiungere
.
Così
non
tutti
compresero
che
era
fatale
che
il
PPI
,
pur
essendo
costretto
dalle
circostanze
ad
un
primo
atto
di
collaborazione
,
si
opponesse
poi
ad
una
definitiva
reincarnazione
giolittiana
,
per
la
stessa
dialettica
della
storia
in
movimento
,
che
aveva
portato
alla
nascita
del
giovane
partito
con
programma
conservatore
e
decentratore
.
Era
in
sostanza
una
nuova
formula
di
conservazione
sociale
che
aveva
proposta
nel
1919
il
PPI
fondata
non
sul
predominio
parlamentare
di
un
uomo
,
ma
sul
giuoco
di
un
partito
,
che
,
tentando
di
organizzare
gli
interessi
della
maggioranza
dei
produttori
italiani
,
si
sforzava
di
raggiungere
un
equilibrio
sociale
meno
innaturale
di
quello
precedente
e
,
perciò
,
più
profondamente
conservatore
.
Paragonando
tale
formula
a
quelle
di
molte
frazioni
conservatrici
o
pseudoconservatrici
della
borghesia
italiana
si
vedrà
quanta
differenza
correva
tra
un
partito
di
masse
come
quello
popolare
,
proteso
ad
assorbire
la
maggior
somma
di
interessi
medi
,
appunto
per
poter
assolvere
il
suo
compito
storico
,
e
le
frazioni
suddette
,
tutte
intente
a
nascondere
dietro
l
'
idolo
della
nazione
gli
interessi
di
una
casta
o
di
una
fazione
.
Di
qui
l
'
urto
inevitabile
tra
le
due
tendenze
di
conservazione
,
che
si
trasformava
in
conato
rivoluzionario
.
Di
fronte
al
PPI
,
affermante
nella
realtà
quotidiana
la
prassi
del
partito
e
dell
'
organizzazione
moderna
,
la
dittatura
giolittiana
non
sapeva
contrapporre
che
la
vecchia
coalizione
di
interessi
trasformistici
rimasti
a
difendere
,
in
pieno
campo
nemico
,
posizioni
di
difesa
sorpassate
,
ed
era
assolutamente
inadatta
a
trasformarsi
secondo
le
idee
e
lo
spirito
dei
tempi
nuovi
.
Era
,
quindi
,
fatale
che
scoppiasse
assai
viva
la
lotta
e
che
il
giolittismo
ne
uscisse
sconfitto
.
Questa
lotta
diffuse
la
leggenda
del
bolscevismo
bianco
ed
il
PPI
parve
per
intero
sovvertitore
.
Invece
esso
esercitò
una
profonda
funzione
di
conservazione
sociale
,
che
culminò
nel
tentativo
di
collaborazione
col
fascismo
.
La
crisi
Socialista
Ma
il
rivolgimento
politico
italiano
ebbe
il
suo
epicentro
nel
travaglio
del
Partito
socialista
che
trasformò
la
crisi
istituzionale
in
crisi
di
partito
.
Sotto
questo
primo
profilo
il
PSI
apparve
un
organo
di
conservazione
,
rivelando
quasi
subito
la
sua
posizione
originaria
.
Esso
offrì
agli
urti
bolscevizzanti
una
resistenza
così
accanita
che
alla
lunga
finì
per
averne
ragione
.
In
verità
il
bolscevismo
corrispose
al
sentimento
indistinto
della
necessità
di
uno
sforzo
rivoluzionario
per
sistemare
in
un
nuovo
Stato
tutte
le
forze
che
la
guerra
aveva
fatto
improvvisamente
affiorare
nella
realtà
politica
italiana
.
Queste
forze
,
sollecitate
ad
agire
soltanto
in
conseguenza
di
un
fatto
meccanico
,
non
possedevano
menomamente
i
termini
del
problema
italiano
,
e
quindi
,
riproducevano
la
nostra
vecchia
e
caratteristica
insufficienza
di
cercare
la
soluzione
di
un
problema
particolare
in
sistemi
di
idee
di
carattere
europeo
.
In
generale
,
esse
appartenevano
alle
regioni
dell
'
Italia
del
Nord
,
ove
il
capitalismo
ha
già
fatta
la
sua
apparizione
e
ove
,
conseguentemente
,
talune
élites
operaie
hanno
da
tempo
preso
possesso
delle
idee
rivoluzionarie
socialiste
.
Commettendo
,
quindi
,
il
facile
errore
di
credere
che
le
condizioni
economiche
,
morali
,
sociali
di
tutte
le
altre
regioni
italiane
fossero
identiche
a
quelle
del
Piemonte
o
della
Lombardia
,
ed
ignorando
-
naturalmente
da
buoni
cittadini
del
Nord
-
che
tanta
parte
d
'
Italia
è
ancora
in
regime
precapitalistico
e
feudale
,
i
nuovi
rivoluzionari
erano
portati
a
ritenere
estensibile
a
tutta
l
'
Italia
la
formula
comunista
,
senza
comprendere
che
su
di
un
terreno
così
franoso
essi
venivano
a
totalmente
compromettere
il
loro
ruolo
di
rivoluzionari
.
Ma
forse
ciò
era
inevitabile
perché
nessuna
forza
umana
avrebbe
potuto
impedire
la
suggestione
della
rivoluzione
russa
che
operava
così
potentemente
anche
presso
altri
popoli
europei
.
Presi
dal
mito
russo
,
i
socialisti
italiani
erano
per
una
rivoluzione
qualsiasi
,
quasi
per
bisogno
fisico
di
moto
,
e
non
perché
avessero
elaborato
un
sistema
da
attuare
nella
realtà
.
Trascinati
da
false
ideologie
,
facevano
centro
della
loro
eccitabilità
rivoluzionaria
il
loro
io
,
senza
alcun
contatto
con
la
realtà
del
paese
,
con
la
situazione
delle
classi
sociali
,
con
la
distribuzione
della
ricchezza
;
si
chiudevano
in
un
astrattismo
rivoluzionario
vuoto
ed
antimarxistico
,
allo
stesso
modo
che
la
borghesia
così
detta
progressista
si
era
trincerata
nell
'
astrattismo
giuridico
parlamentare
.
Ma
la
caratteristica
di
tutto
il
movimento
bolscevico
fu
che
nessuno
dei
rivoluzionari
si
rese
conto
della
situazione
del
PSI
e
della
sua
tendenza
alla
conservazione
.
Questa
incomprensione
continuò
anche
quando
il
PSI
cominciò
a
trasformare
i
conati
rivoluzionari
delle
folle
in
lotte
di
tattica
contingente
,
cioè
quando
condusse
la
lotta
politica
a
stagnare
nel
mare
morto
delle
tendenze
.
Eppure
questa
incomprensione
era
fatale
:
la
Sinistra
bolscevica
,
anche
dopo
la
critica
quasi
decennale
dell
'
"
Unità
"
salveminiana
non
arrivò
a
comprendere
che
la
Destra
riformista
aveva
a
lungo
costituito
uno
dei
piloni
della
formazione
politica
giolittiana
e
,
quindi
,
lungi
dal
poter
agevolare
i
conati
rivoluzionari
,
era
interessata
a
frenare
gli
impulsi
.
Questa
incomprensione
apparve
perfino
nelle
accuse
che
i
comunisti
lanciavano
ai
social
patrioti
,
genericamente
intonate
alla
realtà
di
molti
paesi
europei
,
ma
prive
di
qualsiasi
riferimento
alla
realtà
politica
italiana
.
Parimenti
la
concezione
unitaria
serratiana
,
secondo
il
costume
dei
politici
italiani
,
si
esauriva
nel
vano
tentativo
di
mantenere
insieme
con
formule
puramente
verbali
i
conglomerati
che
erano
confluiti
nel
PSI
,
senza
rendersi
sufficiente
conto
dell
'
assurdità
dialettica
di
un
simile
tentativo
di
mediazione
unitaria
e
senza
contemporaneamente
proporre
un
programma
rivoluzionario
unico
che
avesse
potuto
far
scattare
nel
campo
della
realtà
storica
il
colosso
dai
piedi
di
argilla
.
I
soli
,
che
forse
avevano
coscienza
della
loro
posizione
dialettica
,
erano
gli
unitari
.
Asserragliati
intorno
alla
Confederazione
generale
del
lavoro
,
convinti
di
rappresentare
aristocrazie
operaie
pervenute
ad
un
notevole
grado
di
floridezza
economica
,
e
perciò
timorose
di
perderla
,
decisi
ad
insistere
,
fino
al
possibile
,
nella
tattica
parlamentare
,
che
aveva
loro
fruttato
risultati
così
brillanti
,
essi
resistevano
in
tutti
i
modi
alla
mentalità
miracolista
dell
'
ora
e
deprecavano
apertamente
il
pericolo
che
,
attraverso
il
prosieguo
di
agitazioni
convulse
,
avessero
a
svegliarsi
altri
ceti
naturalmente
ed
economicamente
avversi
a
quelli
da
loro
rappresentati
,
dormienti
il
loro
sonno
secolare
.
Questa
antinomia
insuperabile
,
dipendente
non
tanto
dalla
lotta
che
nel
campo
della
teoria
i
comunisti
hanno
sempre
combattuto
contro
i
riformisti
,
quanto
dalla
specifica
situazione
italiana
,
culminò
nell
'
episodio
dell
'
occupazione
delle
fabbriche
,
quando
i
riformisti
,
col
semplice
ostruzionismo
,
presero
i
rivoluzionari
bolscevici
al
laccio
della
loro
paura
demagogica
.
Così
tramontò
in
maniera
decisiva
il
mito
russo
in
Italia
;
e
si
cominciò
a
comprendere
-
per
quanto
in
forma
appena
subcosciente
-
che
la
prima
fase
della
nostra
rivoluzione
postbellica
si
chiudeva
in
perdita
.
Essa
si
sarebbe
chiusa
egualmente
in
perdita
anche
nel
caso
che
l
'
occupazione
delle
fabbriche
fosse
realmente
sboccata
in
un
atto
rivoluzionario
perché
tale
esperimento
avrebbe
dovuto
quanto
prima
fare
i
conti
con
la
reale
situazione
economica
italiana
,
ove
non
sarebbe
stato
possibile
-
così
come
in
Russia
-
trascinarsi
dietro
i
contadini
distribuendo
loro
le
terre
,
per
il
semplice
fatto
che
queste
erano
già
in
massima
parte
appropriate
.
Da
quel
momento
si
può
dire
che
la
frazione
riformista
aveva
già
vinto
.
Tutti
i
fatti
posteriori
,
le
lotte
di
tendenza
e
le
scissioni
non
sono
che
conseguenza
di
questa
vittoria
.
Non
avendo
le
idee
per
trascinare
in
un
atto
di
liberazione
la
maggioranza
del
popolo
italiano
,
le
minoranze
bolsceviche
dal
campo
rivoluzionario
,
ripiegarono
sulla
critica
interna
e
si
accanirono
vanamente
contro
gli
uomini
del
riformismo
,
senza
comprendere
che
,
se
esse
fossero
state
veramente
mature
,
Turati
avrebbe
fatto
la
fine
di
Kerenskij
,
e
nessuna
diga
avrebbe
potuto
trattenere
l
'
urto
delle
onde
.
Ed
effettivamente
in
quelle
ore
difficili
non
vi
furono
dighe
ed
il
vecchio
Giolitti
fece
affidamento
più
sulla
terapia
dell
'
esperienza
che
sui
fucili
dei
soldati
.
Fondando
,
quindi
,
la
sua
politica
sul
dissenso
socialista
ed
allevando
nel
suo
seno
le
prime
formazioni
fasciste
,
il
vecchio
di
Dronero
cominciò
ad
incanalare
il
torrente
turbinoso
verso
altri
sbocchi
.
Le
baronie
rosse
Ma
la
realtà
del
paese
era
superiore
a
tutti
i
calcoli
dei
politicanti
.
Un
esercito
sterminato
di
gente
era
libero
da
ogni
freno
e
deciso
ad
affermarsi
nel
campo
della
politica
.
Si
produsse
,
così
,
quello
che
i
primi
scrittori
fascisti
definirono
il
fenomeno
delle
baronie
rosse
,
e
che
costituì
indubbiamente
la
prima
forma
di
reazione
del
paese
alla
crisi
dell
'
unitarismo
socialista
.
Infatti
,
quantunque
l
'
unitarismo
socialista
fosse
stato
già
distrutto
all
'
epoca
dell
'
occupazione
delle
fabbriche
dalla
vittoria
riformista
,
l
'
unità
formale
del
partito
rimaneva
ancora
in
piedi
,
ma
,
anziché
essere
elemento
di
coordinazione
degli
sforzi
collettivi
,
era
d
'
impaccio
all
'
ulteriore
sviluppo
della
crisi
.
Tanto
più
che
i
fenomeni
primigeni
venivano
accentuati
da
tale
situazione
di
cose
e
,
in
attesa
dell
'
atto
di
separazione
,
i
dirigenti
non
trovavano
di
meglio
che
insistere
nell
'
astrattismo
rivoluzionario
,
anche
per
poter
prendere
posizione
senza
eccessivi
sforzi
di
comprensione
,
nella
divisione
del
bottino
della
tradizione
socialista
.
Era
naturale
che
i
dirigenti
locali
,
non
trovando
più
nell
'
accentuato
astrattismo
del
centro
la
guida
per
l
'
azione
pratica
,
si
vedessero
costretti
ad
aderire
assai
più
strettamente
alle
varie
realtà
regionali
.
Così
accanto
all
'
esperimento
torinese
dell
'
"
Ordine
Nuovo
"
si
videro
le
dittature
romagnole
e
emiliane
.
Si
trattava
in
verità
di
fenomeni
economici
sociali
e
politici
assolutamente
divergenti
,
che
riuscivano
a
coesistere
nello
stesso
partito
soltanto
perché
mancava
nel
centro
ed
alla
periferia
la
coscienza
di
tanta
diversità
.
È
questo
il
primo
nocciolo
di
sviluppo
del
fascismo
.
Essendo
il
fascismo
una
reazione
borghese
al
bolscevismo
,
non
poteva
nascere
e
prodursi
se
non
nei
luoghi
ove
il
bolscevismo
maggiormente
eccedeva
come
potere
incontrollato
di
pochi
individui
,
come
dittatura
non
soltanto
sulla
borghesia
ma
altresì
sul
proletariato
.
Solo
così
le
due
manifestazioni
politiche
possono
intendersi
come
facce
distinte
del
medesimo
fenomeno
,
che
è
lo
sforzo
del
popolo
italiano
di
arrivare
,
attraverso
tentativi
molteplici
,
a
comprendere
la
necessità
dialettica
dello
Stato
,
ed
a
fondarlo
sulla
maggior
somma
di
interessi
e
di
volontà
.
Bolscevismo
,
gabinetto
di
coalizione
e
debolezza
dello
Stato
Ma
tuttavia
il
bolscevismo
,
spogliato
delle
costruzioni
astratte
degli
organi
direttivi
,
che
non
riuscirono
quasi
mai
ad
incarnarsi
in
fatti
storici
,
non
è
del
tutto
quel
fenomeno
aberrante
che
la
critica
ha
voluto
far
credere
.
Esso
indubbiamente
costituì
la
prima
forma
di
selfgovernment
d
'
Italia
,
il
primo
tentativo
da
parte
di
masse
sconfinate
di
cittadini
di
permeare
lo
Stato
italiano
.
Se
questo
fenomeno
,
presentito
da
quasi
tutte
le
correnti
politiche
italiane
nel
1915
,
fosse
stato
compreso
ed
incanalato
,
l
'
Italia
avrebbe
risparmiato
tante
agitazioni
sterili
,
e
lo
Stato
ne
sarebbe
uscito
enormemente
rinforzato
.
Ma
lo
Stato
italiano
è
lo
Stato
dei
pochi
e
lotta
tuttora
per
rimanere
tale
.
Esso
è
uno
squisito
e
sensibile
organo
di
mediazione
politica
,
di
cui
si
servono
ristretti
gruppi
di
persone
per
mantenere
in
piedi
interessi
particolaristici
e
parassitari
.
Si
comprende
benissimo
che
non
poteva
cedere
senza
combattere
.
L
'
atto
rivoluzionario
diveniva
una
necessità
.
Ma
le
masse
che
urgevano
nelle
piazze
e
nei
circoli
proletari
anelando
di
affermarsi
nella
prassi
della
democrazia
diretta
non
intuivano
,
né
potevano
intuire
che
il
PSI
era
l
'
organo
del
paternalismo
riformista
e
della
cooperazione
parassitaria
,
che
si
prestava
a
deviare
la
marea
dal
suo
obiettivo
.
Fu
perciò
,
che
i
ceti
dirigenti
durante
tre
anni
riuscirono
,
attraverso
puerili
espedienti
,
a
salvare
lo
Stato
dai
rivoluzionari
.
Esso
visse
misero
,
cachettico
,
ignorato
,
e
forse
appunto
perciò
si
salvò
.
Per
lungo
tempo
abdicò
perfino
le
funzioni
di
polizia
-
le
prime
a
nascere
,
le
ultime
a
morire
-
credendo
di
potere
così
superare
la
crisi
.
Ma
,
in
effetto
,
esso
si
indeboliva
sempre
più
,
perdendo
giorno
per
giorno
,
la
sua
ragione
giuridica
di
essere
.
Ciò
avvenne
perché
la
borghesia
dirigente
ebbe
paura
d
'
impiegarlo
come
organo
di
ristabilimento
dell
'
ordine
esteriore
,
e
lasciò
agli
interessati
di
organizzare
la
propria
difesa
con
milizie
private
.
Questa
condotta
riuscirebbe
assolutamente
incomprensibile
,
se
non
fosse
sufficientemente
chiaro
che
la
rappresentanza
legale
dello
Stato
era
ormai
avulsa
dalla
realtà
,
e
che
nel
frattempo
era
maturata
nel
paese
una
nuova
borghesia
,
nemica
sia
del
socialismo
che
del
parlamentarismo
,
la
quale
sperava
compiere
per
suo
conto
una
vera
e
propria
rivoluzione
.
La
stranezza
di
questa
condizione
di
cose
era
poi
aggravata
dal
fatto
che
allo
Stato
nessuna
forza
poteva
più
venire
dal
Parlamento
per
la
semplice
ragione
che
,
attraverso
questo
,
tentava
di
ordinarsi
e
prevalere
una
nuova
democrazia
.
Infatti
,
le
rappresentanze
parlamentari
del
PPI
e
la
parte
riformista
del
PSI
dopo
aver
imposto
la
proporzionale
,
miravano
apertamente
a
trarre
tutte
le
altre
conseguenze
del
principio
proporzionalistico
sia
nel
campo
politico
che
in
quello
amministrativo
,
cercando
così
di
adeguare
la
nostra
prassi
costituzionale
a
quella
delle
borghesie
più
evolute
di
Europa
.
Attraverso
questi
sforzi
parlamentari
le
rappresentanze
politiche
dei
due
più
numerosi
partiti
italiani
mentre
si
sforzavano
di
creare
uno
sbocco
legale
alla
rivoluzione
vociante
nelle
piazze
,
speravano
di
completare
e
consolidare
i
loro
trionfi
postbellici
con
una
nuova
forma
di
legalità
.
Ma
in
questo
sforzo
la
nuova
democrazia
falliva
completamente
per
la
resistenza
accanita
dei
ceti
dirigenti
e
la
risultante
dell
'
incrociarsi
di
tutte
queste
azioni
e
reazioni
era
sempre
di
carattere
negativo
:
il
perpetuarsi
della
dittatura
giolittiana
fino
al
terzo
gabinetto
Facta
.
Così
mentre
i
ceti
dirigenti
continuavano
a
rimanere
aggrappati
alla
nuda
forma
,
all
'
astrazione
legale
dello
Stato
,
di
cui
non
sapevano
più
servirsi
,
la
rivoluzione
proletaria
non
riusciva
né
a
prevalere
nelle
piazze
ed
a
spazzare
gli
ultimi
residui
di
un
legalitarismo
impotente
,
né
a
prevalere
nel
Parlamento
per
imporre
una
volta
per
sempre
il
gabinetto
di
coalizione
.
D
'
altra
parte
,
le
frazioni
medio
e
piccolo
borghesi
,
che
avevano
sempre
costituito
la
base
del
regime
,
si
estraniavano
sempre
più
dalla
forma
parlamentare
,
anzi
divenivano
nettamente
antiparlamentariste
,
riproducendo
così
in
germe
le
insufficienze
bolsceviche
.
Lo
stesso
atto
di
negazione
totale
,
che
aveva
così
vivamente
attratto
le
frazioni
rivoluzionarie
del
proletariato
,
conquideva
la
piccola
e
la
media
borghesia
,
ed
il
fascismo
sorgeva
come
antibolscevismo
dittatoriale
.
Lo
Stato
di
tutti
,
comica
fictio
juris
,
stava
in
mezzo
senza
sapere
a
chi
doveva
appoggiarsi
:
dopo
aver
invocato
la
legalità
contro
i
bolscevichi
non
seppe
imporla
ai
fascisti
quando
questi
dimostrarono
di
aver
ereditato
in
pieno
lo
spirito
dei
loro
avversari
.
IV
La
rivoluzione
in
marcia
:
il
fascismo
Le
origini
Frazionato
e
municipalizzato
il
movimento
bolscevico
,
ogni
eventuale
reazione
non
poteva
essere
che
frazionaria
e
municipale
.
La
prima
segreta
origine
del
fascismo
è
dunque
rurale
,
anche
perché
l
'
Italia
rurale
è
la
realtà
demografica
più
distante
economicamente
e
spiritualmente
dal
movimento
operaio
.
Era
naturale
che
ivi
l
'
opera
antistorica
ed
impolitica
dei
baronetti
rossi
suscitasse
la
prima
reazione
.
Di
fronte
allo
Stato
inerte
ed
all
'
avversario
incapace
di
realizzare
il
novus
ordo
,
la
borghesia
fu
spinta
da
ragioni
meccaniche
al
combattimento
.
Non
vi
era
altra
via
di
scampo
che
la
difesa
privata
.
Solo
successivamente
teorizzò
il
metodo
e
comprese
che
esso
poteva
essere
elevato
a
sistema
,
ma
a
ciò
contribuì
,
più
che
altro
,
il
successo
.
Nel
primo
momento
invece
la
reazione
fu
soltanto
fisica
,
e
dipese
più
che
altro
,
dall
'
astrattismo
rivoluzionario
degli
avversari
.
Fu
tale
astrattismo
che
,
provocando
una
forte
compressione
sui
ceti
medi
,
li
alienò
dal
mito
rivoluzionario
e
li
spinse
sempre
più
nelle
braccia
della
reazione
.
Infatti
sollecitato
da
un
falso
concetto
dell
'
internazionalismo
e
più
ancora
dai
relitti
del
neutralismo
,
il
bolscevismo
italiano
credette
di
poter
impunemente
negare
la
guerra
ed
i
sentimenti
di
coloro
che
vi
avevano
partecipato
,
senza
tener
presente
che
questi
erano
in
generale
i
proletari
delle
città
o
delle
campagne
,
e
che
un
'
azione
rivoluzionaria
non
poteva
prescindere
-
così
come
era
avvenuto
in
Russia
-
dalle
forze
armate
del
paese
.
Premuta
tra
questa
formazione
così
abnorme
,
quale
fu
il
bolscevismo
,
e
la
resistenza
dell
'
alta
borghesia
industriale
,
desiderosa
di
sottrarsi
alle
conseguenze
economiche
della
guerra
,
la
piccola
borghesia
aderiva
ancora
al
contenuto
politico
ed
economico
dello
Stato
.
La
sua
psicologia
era
ancora
imperniata
sul
concetto
della
difesa
dell
'
ordine
sociale
e
della
valutazione
della
vittoria
militare
,
cui
essa
aveva
potentemente
contribuito
fornendo
i
quadri
degli
ufficiali
subalterni
.
D
'
altra
parte
,
il
massimalismo
socialista
non
aveva
fatto
niente
per
comprenderne
gli
interessi
nel
suo
tentativo
di
ricostruzione
.
Mentre
in
Russia
Lenin
aveva
aderito
alla
realtà
economica
del
paese
,
non
insistendo
più
sul
concetto
astratto
della
socializzazione
della
terra
,
in
Italia
si
lasciava
intendere
che
l
'
espropriazione
anche
delle
piccole
quote
sarebbe
stata
un
fatto
compiuto
.
Veramente
scarse
furono
in
questo
periodo
le
affermazioni
programmatiche
ufficiali
del
Partito
socialista
,
forse
perché
ogni
aspetto
del
movimento
era
diretto
a
copiare
pedestremente
quello
russo
.
Ma
quest
'
assenza
di
pensiero
ufficiale
,
autorizzando
le
più
assurde
e
giacobine
manifestazioni
di
gregari
,
rese
sempre
più
possibile
l
'
accentuarsi
del
distacco
tra
i
rivoluzionari
e
le
classi
medie
e
rinforzò
la
tendenza
di
queste
ultime
a
resistere
all
'
azione
dei
primi
.
La
piccola
borghesia
si
stacca
dallo
Stato
Tuttavia
il
malcontento
piccolo
borghese
per
le
vicende
italiane
si
esplicò
in
sordina
,
sia
perché
la
insurrezione
del
fenomeno
bolscevico
era
stata
così
violenta
che
nessuno
voleva
rischiare
l
'
avvenire
,
sia
perché
si
aspettava
sempre
l
'
azione
correttrice
dello
Stato
,
di
cui
i
piccoli
borghesi
reputavano
di
essere
base
e
milizia
.
Ma
lo
Stato
italiano
era
ormai
così
svuotato
di
contenuto
che
,
fino
a
quando
i
piccoli
borghesi
ne
invocarono
l
'
azione
legale
,
ebbe
paura
di
muoversi
,
perché
supponeva
il
processo
di
bolscevizzazione
più
imponente
di
quello
che
,
in
effetti
,
era
,
e
,
quando
i
piccoli
borghesi
si
decisero
ad
agire
direttamente
,
non
poté
intervenire
per
non
riuscire
di
vantaggio
ai
suoi
nemici
.
Fu
durante
questo
periodo
che
si
operò
il
distacco
decisivo
della
piccola
borghesia
dallo
Stato
-
che
rimase
un
puro
nomen
juris
-
e
nacque
il
fascismo
con
carattere
rivoluzionario
.
Numerose
classi
di
cittadini
,
fin
'
allora
rimaste
immobili
,
vennero
risolutamente
spinte
sul
terreno
rivoluzionario
,
e
,
deluse
dall
'
azione
statale
,
assorbirono
rapidamente
tutta
la
retorica
antiparlamentare
nazionalista
,
sognando
ritorni
dittatoriali
.
Il
fascismo
contro
lo
Stato
In
verità
,
per
queste
origini
e
per
queste
cause
si
posero
fin
da
questo
momento
i
caratteri
più
sostanziali
del
fascismo
,
e
cioè
la
concezione
che
il
Parlamento
sia
causa
di
rovina
per
i
popoli
,
e
l
'
illusione
che
l
'
istituto
possa
superarsi
con
forme
di
rappresentanza
plebiscitaria
.
Così
mentre
da
una
parte
le
forze
conservatrici
incapsulate
nel
PSI
si
avviavano
lentamente
a
disintegrarsi
dal
bolscevismo
per
adempiere
la
loro
missione
,
le
poche
forze
di
conservazione
borghese
si
alienarono
dallo
Stato
,
elaborando
dottrine
antidemocratiche
ed
antiparlamentari
.
Ma
questa
fase
fu
di
breve
durata
perché
la
neutralità
dello
Stato
italiano
nei
conflitti
di
piazza
divenne
fatalmente
appoggio
palese
,
se
non
dello
Stato
come
ente
,
per
lo
meno
dei
singoli
organi
statali
,
e
l
'
esito
fortunato
delle
prime
azioni
fasciste
determinò
il
rapido
apporto
di
numerose
forze
antibolsceviche
alla
causa
della
reazione
.
Sotto
la
spinta
degli
avvenimenti
e
la
pressione
della
nuova
psicologia
delle
masse
,
il
fascismo
modificò
le
sue
pretese
dottrinarie
e
svuotò
il
così
detto
programma
di
tutte
le
imbottiture
bolsceviche
.
Queste
imbottiture
create
nel
1919
per
fare
la
concorrenza
al
movimento
rivoluzionario
rosso
erano
divenute
ingombranti
,
ed
ormai
occorreva
liberarsene
:
ultimo
atto
di
questa
conversione
programmatica
fu
la
rinunzia
alla
tendenzialità
repubblicana
.
Dopo
di
ciò
le
due
frazioni
interventiste
avvicinate
dal
compito
antigiolittiano
si
misero
facilmente
d
'
accordo
sulla
base
della
distruzione
dello
Stato
parlamentare
,
per
creare
quello
che
venne
chiamato
,
con
uno
sconcio
verbale
,
lo
"
Stato
fascista
"
.
Infatti
durante
questo
periodo
tutti
parlavano
con
entusiasmo
di
questo
feticcio
.
Mussolini
credeva
definirlo
quando
affermava
che
esso
attacca
mentre
lo
Stato
liberale
si
difende
,
ma
nessuno
ha
mai
capito
che
cosa
sia
questo
Stato
fascista
,
inventato
in
una
notte
di
ebbrezza
da
una
redazione
giornalistica
ed
agitato
come
un
fantasma
contro
lo
Stato
prodotto
dalla
filosofia
liberale
.
Come
sempre
,
i
rivoluzionari
invece
di
preoccuparsi
di
un
'
antitesi
storica
(
Stato
liberale
contro
Stato
italiano
)
ebbero
la
stolta
superbia
di
inventare
un
'
antitesi
ideale
inesistente
.
Primi
tentativi
antifascisti
Naturalmente
,
a
mano
a
mano
che
la
formazione
fascista
si
ingrossava
ed
il
suo
attacco
,
non
più
al
bolscevismo
ma
allo
Stato
italiano
,
si
accentuava
,
le
altre
frazioni
politiche
tentavano
schierarsi
in
funzione
di
conservazione
.
È
questo
un
momento
assai
delicato
nel
giuoco
dialettico
dello
sviluppo
fascista
perché
a
varie
riprese
viene
tentato
il
fronte
unico
antifascista
intorno
ad
uomini
così
detti
liberali
,
come
De
Nicola
ed
Orlando
-
specialmente
intorno
al
primo
-
fronte
unico
che
non
riesce
,
oltre
ché
per
l
'
insufficienza
politica
dei
designati
,
anche
perché
rapidamente
emerge
l
'
equivoco
che
dovrebbe
presidiarlo
.
Infatti
,
esisteva
una
profonda
antitesi
tra
i
vari
gruppi
che
avrebbero
dovuto
contribuire
a
formare
il
ministero
di
sinistra
,
perché
mentre
il
giolittismo
,
dopo
aver
scatenato
il
fascismo
per
salvare
il
regime
,
voleva
giovarsi
delle
Sinistre
per
salvare
se
stesso
,
queste
ultime
intendevano
sfociare
in
una
forma
di
Stato
ove
il
dominio
del
Parlamento
si
affermasse
incontrastato
,
anche
contro
talune
prerogative
costituzionali
della
Corona
,
e
,
perciò
,
implicitamente
si
rendevano
incompatibili
col
più
intimo
contenuto
del
giolittismo
stesso
.
Specialmente
i
popolari
,
sotto
la
guida
di
Sturzo
,
erano
pervasi
da
questa
idea
fondamentale
,
che
animava
la
loro
politica
.
Essi
,
col
comprendere
nel
loro
programma
le
tesi
sul
decentramento
,
avevano
accesa
una
vasta
ipoteca
sul
Mezzogiorno
e
non
erano
disposti
ad
essere
conservatori
al
centro
quando
facevano
tanto
affidamento
sull
'
azione
rivoluzionaria
alla
periferia
.
Mirando
a
realizzare
intero
il
loro
programma
non
potevano
permettere
che
le
loro
fortune
elettorali
servissero
al
giolittismo
per
salvarsi
.
Ciò
spiega
perché
la
designazione
più
spontanea
delle
Sinistre
era
per
F
.
S
.
Nitti
,
la
cui
decisa
personalità
,
se
riproduceva
nel
campo
economico
e
sociale
l
'
intrinseco
contenuto
del
giolittismo
,
era
però
disposta
a
romperne
il
dominio
nel
campo
politico
istituzionale
.
Ma
questa
designazione
,
profondamente
invisa
alle
formazioni
filofasciste
,
e
perciò
di
difficile
attuazione
pratica
,
riusciva
altresì
ostile
alle
vecchie
classi
dirigenti
,
che
intuivano
facilmente
che
il
giovane
presidente
del
Consiglio
avrebbe
potentemente
contribuito
a
liquidarle
,
agevolando
le
nuove
forze
di
conservazione
elaborate
dal
socialismo
unitario
e
dal
popolarismo
.
Quindi
ogni
possibilità
di
soluzione
dell
'
insolubile
problema
ripiegava
sul
nome
di
Giovanni
Giolitti
:
il
quale
,
però
,
avendo
visto
fallito
il
tentativo
antisocialista
e
antipopolare
fatto
con
l
'
elezioni
del
1921
,
era
costretto
a
riprendere
i
suoi
propositi
trasformisti
attraverso
l
'
accordo
con
le
Sinistre
.
Si
comprende
agevolmente
che
a
tale
tentativo
specialmente
i
popolari
non
si
potessero
prestare
.
Bisogna
riconoscere
che
nei
riguardi
del
giolittismo
il
capo
dei
popolari
,
Luigi
Sturzo
,
ha
esercitato
una
azione
rivoluzionaria
di
primissimo
ordine
.
Forse
egli
era
lusingato
dall
'
idea
di
poter
debellare
il
trasformismo
ed
i
ceti
che
lo
sostenevano
senza
interrompere
la
tradizione
costituzionale
,
anzi
allargandone
l
'
imperio
,
ma
,
anche
se
in
tale
calcolo
gli
avvenimenti
furono
più
forti
di
lui
e
lo
disillusero
,
è
certo
che
la
coerenza
logica
di
questa
politica
e
la
dirittura
con
cui
fu
condotta
contribuirono
potentemente
alla
distruzione
del
trasformismo
giolittiano
,
obbligando
i
ceti
dirigenti
ad
entrare
nel
giuoco
rivoluzionario
,
in
cui
è
fatale
che
siano
irrimediabilmente
battuti
.
Così
fallì
l
'
ultimo
tentativo
conservatore
del
vecchio
regime
.
La
materia
era
sorda
ed
invano
il
vecchio
di
Dronero
si
affaccendò
nelle
pratiche
così
dette
demiurgiche
,
sia
quando
tentò
galvanizzare
i
moribondi
suoi
seguaci
nei
blocchi
nazionali
,
sia
quando
il
fascismo
trionfante
s
'
illuse
di
poter
riordinare
le
forze
della
rivoluzione
costituzionale
battute
nella
piazza
.
Ormai
il
giolittismo
era
sconfitto
ed
il
dilemma
che
si
imponeva
era
:
o
l
'
avventura
fascista
o
la
democrazia
parlamentare
.
Messi
finalmente
alle
strette
non
potendo
più
far
leva
sugli
uomini
di
paglia
del
liberalismo
trasformista
,
i
ceti
dirigenti
non
esitarono
a
scegliere
il
primo
corno
del
dilemma
,
sperando
di
trovare
in
Benito
Mussolini
il
nuovo
dominatore
della
vita
pubblica
italiana
.
Il
fascismo
partito
di
maggioranza
A
questo
punto
cominciò
il
trasformismo
del
duce
del
fascismo
e
l
'
accostamento
del
regime
al
nuovo
astro
.
Anzitutto
gli
industriali
,
incoraggiati
dalle
prime
operazioni
punitive
che
avevano
gettato
il
panico
nelle
masse
bolsceviche
ed
avevano
svelato
l
'
insufficienza
rivoluzionaria
dei
dirigenti
socialisti
,
spinti
dalla
loro
mentalità
feudale
,
che
considera
i
loro
interessi
degni
di
protezione
anche
a
discapito
degli
interessi
altrui
,
decisero
di
finanziare
il
movimento
per
sfruttarne
almeno
i
primi
effetti
di
compressione
.
A
niente
valse
che
fin
d
'
allora
scrittori
lungimiranti
,
come
il
Salvatorelli
,
lanciassero
il
loro
grido
di
allarme
contro
questa
stolta
illusione
dei
capitalisti
nostrani
,
a
niente
valse
che
il
pericolo
del
sovversivismo
tricolore
venisse
prospettato
con
colori
vivaci
:
gli
industriali
non
intendevano
il
problema
se
non
da
un
punto
di
vista
strettamente
materiale
,
si
potrebbe
anzi
dire
in
funzione
di
vendetta
.
Basta
tener
presente
la
recente
polemica
Einaudi
-
Confederazione
generale
dell
'
industria
per
rilevare
quanta
incoscienza
presidii
tuttora
i
calcoli
politici
della
maggior
parte
degl
'
industriali
italiani
.
Così
il
movimento
fascista
,
sorto
nel
1919
in
concorrenza
alla
rivoluzione
bolscevica
,
con
programma
rivoluzionario
ed
antiplutocratico
,
nel
192122
si
lasciò
incapsulare
dagli
interessi
capitalistici
.
Il
"
Popolo
d
'
Italia
"
divenne
organo
dei
"
produttori
italiani
"
per
poi
,
a
mano
a
mano
che
il
trasformismo
mussoliniano
progrediva
,
far
scomparire
anche
questa
etichetta
e
rimanere
organo
personale
del
suo
fondatore
.
Sovvenzionato
dagli
industriali
,
il
movimento
fascista
si
sviluppò
rapidamente
e
trovò
aiuti
insperati
dovunque
.
La
mancanza
di
qualsiasi
idea
dello
Stato
anche
in
coloro
che
rivestivano
le
cariche
statali
più
alte
,
il
tradizionale
spirito
di
avventura
di
uomini
politici
investiti
delle
cure
del
governo
,
in
concorrenza
con
l
'
abbassamento
del
costume
politico
che
aveva
reso
possibile
l
'
ascensione
alle
alte
cariche
degli
ultimi
venuti
,
rendevano
possibile
ogni
specie
di
avventure
,
e
non
pochi
furono
i
funzionari
statali
che
negoziarono
per
proprio
conto
i
telegrafi
o
le
ferrovie
ai
trionfatori
del
momento
,
nella
speranza
di
riuscire
benemeriti
al
nuovo
regime
.
Né
minor
ausilio
raccolse
la
sedizione
fra
i
ceti
militari
,
specialmente
nel
campo
degli
ufficiali
silurati
o
congedati
,
che
mal
potevano
rassegnarsi
alla
vita
del
riposo
,
mediocre
ed
incolore
.
Costoro
si
gettarono
nei
pericoli
della
guerra
civile
con
slancio
,
lieti
di
avere
delle
truppe
da
comandare
,
degli
ordini
da
eseguire
,
delle
trincee
da
espugnare
,
tanto
più
lieti
quanto
meno
il
pericolo
bellico
esisteva
,
specialmente
in
confronto
ai
rischi
della
guerra
recentemente
combattuta
.
Ma
l
'
apporto
maggiore
al
movimento
fascista
fu
dato
più
che
dai
combattenti
dai
postcombattenti
,
dalle
cosiddette
generazioni
della
guerra
,
cioè
dai
giovanissimi
che
alla
guerra
non
avevano
partecipato
,
ma
che
,
essendo
usciti
di
pubertà
in
quel
periodo
,
avevano
succhiato
nell
'
ambiente
saturo
tutte
le
esaltazioni
ed
i
veleni
della
guerra
.
Questi
giovani
,
non
conoscendo
per
esperienza
diretta
i
dolori
e
gli
orrori
dei
combattimenti
,
avevano
assorbito
dalla
psicosi
bellica
soltanto
la
parte
romantica
,
l
'
amore
indifferenziato
per
la
patria
,
l
'
esaltazione
imperialista
oltre
ogni
limite
di
concretezza
,
la
passione
per
le
avventure
e
le
decorazioni
,
di
modo
che
credettero
trovare
nella
riproduzione
artificiale
del
fenomeno
l
'
atmosfera
da
essi
sognata
nelle
romanticherie
della
prima
giovinezza
.
Questa
psicosi
spiega
perché
la
fase
eroica
del
fascismo
fu
puramente
squadrista
e
non
politica
,
perché
,
anche
dopo
l
'
avvento
al
potere
,
il
fascismo
pretese
essere
ancora
e
sempre
squadrismo
,
e
di
esso
la
frazione
più
giacobinamente
vivace
fu
quella
che
mai
si
seppe
distaccare
dalla
pratica
della
violenza
.
Ma
,
appunto
perciò
,
si
potette
compiere
quella
colossale
convergenza
di
forze
sul
fascismo
che
nell
'
ottobre
del
1922
rese
possibile
la
marcia
su
Roma
.
Se
il
fascismo
fosse
stato
un
movimento
politico
concreto
con
ideologie
e
propositi
definiti
,
guidato
da
selezionati
dirigenti
e
prodotto
,
non
dall
'
immaturità
di
generazioni
ultime
,
che
allora
solo
prendevano
contatto
con
organizzazioni
così
delicate
come
quelle
collettive
,
ma
dalla
maturazione
di
vere
e
proprie
nuove
formazioni
politiche
,
non
sarebbe
avvenuta
quella
colossale
conversione
di
forze
che
ammirammo
nel
1922
,
perché
nessuno
dei
vecchi
ceti
avrebbe
potuto
sperare
di
impadronirsi
del
movimento
per
finalità
proprie
.
In
tale
ipotesi
il
fascismo
non
sarebbe
andato
a
Roma
,
ma
ci
avrebbe
dato
un
tipo
di
partito
conservatore
a
carattere
moderno
,
che
avrebbe
notevolmente
contribuito
alla
normalizzazione
della
vita
pubblica
italiana
.
Ma
nessuno
può
pensare
di
modificare
la
storia
,
e
perciò
nuove
sorprese
dovevano
essere
riservate
all
'
Italia
.
Il
fascismo
e
il
proletariato
Infatti
il
movimento
fascista
cominciò
ben
presto
ad
estendersi
anche
nel
campo
proletario
.
Specialmente
nella
bassa
valle
padana
la
conversione
delle
leghe
rosse
al
fascismo
si
susseguì
con
un
crescendo
spaventoso
.
Costrette
dall
'
offensiva
bellica
,
sollecitate
dalla
disoccupazione
incalzante
,
rese
più
sensibili
alla
politica
da
un
ventennio
di
parassitismo
statale
,
queste
leghe
dovettero
risolvere
ancora
una
volta
il
problema
della
zuppa
quotidiana
attraverso
la
politica
e
come
avevano
fatto
allegramente
il
socialismo
all
'
epoca
dei
governi
democratici
,
si
affrettarono
a
fare
il
fascismo
all
'
epoca
del
governo
antidemocratico
.
Così
l
'
immaturità
di
questi
proletari
,
cui
due
anni
prima
il
Partito
socialista
aveva
preteso
affidare
le
sorti
della
rivoluzione
,
permise
ai
sociologi
del
littorio
di
pronosticare
la
fine
della
lotta
attraverso
la
collaborazione
delle
classi
,
ed
alla
piccola
borghesia
di
accettare
questa
terapia
con
la
stessa
credulità
delle
femminucce
erudite
dal
ciarlatano
.
Concludendo
,
il
Partito
fascista
,
alla
vigilia
della
marcia
su
Roma
,
si
presentava
come
un
amalgama
informe
di
forze
discordanti
e
contraddittorie
,
tenute
insieme
dal
prestigio
personale
di
un
uomo
,
che
,
nella
immaturità
generale
del
paese
,
era
riuscito
a
carpire
a
quasi
tutti
i
ceti
una
cambiale
di
fiducia
.
Quest
'
amalgama
pretendeva
tener
insieme
,
in
nome
del
mito
della
Nazione
,
interessi
proletari
ed
interessi
padronali
,
produttori
e
parassiti
,
rivoluzionari
e
trasformisti
,
mediandoli
successivamente
e
contraddittoriamente
per
mantenere
in
piedi
una
esigua
ed
inconcludente
schiera
di
ex
socialisti
rivoluzionari
,
scettici
e
cinici
,
assolutamente
incapaci
di
risolvere
il
problema
italiano
appunto
per
la
loro
origine
barricadiera
.
La
marcia
su
Roma
Ma
il
regime
era
ormai
ridotto
allo
stremo
e
non
era
il
caso
di
sottilizzare
.
Il
giolittismo
era
battuto
e
non
si
poteva
farlo
risorgere
.
Non
vi
era
alcuna
àncora
di
salvezza
.
Occorreva
impadronirsi
della
nuova
formazione
,
pur
avendo
la
vaga
sensazione
dei
pericoli
che
si
correvano
.
D
'
altronde
i
fascisti
erano
intransigenti
a
chiacchiere
e
Mussolini
comprendeva
che
un
momento
simile
non
si
sarebbe
più
ripresentato
.
Se
egli
avesse
dovuto
ritardare
per
coinvolgere
il
regime
nella
caduta
del
giolittismo
,
avrebbe
potuto
vedersi
sfuggire
di
mano
la
manovra
.
D
'
altra
parte
,
chi
poteva
conoscere
di
quali
forze
disponesse
ancora
la
Corona
,
chi
poteva
prevedere
quali
risultati
avrebbe
prodotto
una
presa
di
posizione
contro
la
monarchia
?
Avrebbero
ancora
le
classi
dirigenti
continuato
a
vedere
nel
fascismo
il
salvatore
dell
'
Italia
dal
bolscevismo
o
piuttosto
non
avrebbero
finito
per
accorgersi
che
esso
ne
era
diventato
l
'
erede
?
La
cosiddetta
rivoluzione
,
dunque
,
doveva
essere
monarchica
o
non
essere
.
Non
vi
era
altra
via
,
e
Mussolini
da
buon
tattico
lo
comprese
a
tempo
.
Però
,
anche
dopo
l
'
insurrezione
armata
,
la
Corona
ebbe
taluni
scrupoli
costituzionali
,
tanto
vero
che
la
prima
designazione
non
fu
per
Mussolini
,
ma
per
Salandra
.
Ma
,
chiarite
nella
notte
fatale
le
preoccupazioni
dinastiche
e
dimostrato
più
chiaramente
lo
spirito
legittimista
del
duce
,
questi
venne
incaricato
della
formazione
del
nuovo
gabinetto
,
che
seguendo
la
tradizione
italiana
fu
nella
forma
esteriore
di
pura
coalizione
.
A
questo
punto
tutti
respirarono
;
la
rivoluzione
aveva
raggiunto
il
suo
sbocco
legale
:
viva
la
rivoluzione
!
Pochi
si
accorsero
che
con
la
marcia
su
Roma
la
rivoluzione
era
passata
dal
paese
nello
Stato
,
distruggendo
le
ultime
finzioni
legali
rimaste
in
piedi
nel
crollo
universale
,
e
non
sostituendovi
nient
'
altro
che
il
vuoto
pneumatico
e
l
'
arbitrio
di
un
partito
.
Tutti
i
calcoli
machiavellici
,
tanto
della
Corona
che
di
Mussolini
,
tanto
dei
conservatori
che
dei
rivoluzionari
,
erano
,
quindi
,
destinati
al
fallimento
.
Con
il
nuovo
governo
non
si
poteva
raggiungere
né
la
stabilizzazione
né
la
sconfitta
delle
opposizioni
,
ma
si
poteva
riuscire
soltanto
ad
illudere
per
breve
tempo
le
speranze
di
rinnovamento
del
paese
.
È
stato
lungamente
discusso
se
la
marcia
su
Roma
fu
una
rivoluzione
in
piena
regola
o
una
sommossa
vittoriosa
,
oppure
un
colpo
di
Stato
o
varie
di
queste
cose
insieme
,
ma
questa
discussione
,
che
denota
ancora
una
volta
di
quanto
spirito
formalistico
ed
antistorico
siano
nutriti
i
nostri
scrittori
di
cose
politiche
,
se
può
essere
utile
nei
confronti
del
signor
Mussolini
,
che
invoca
i
diritti
della
rivoluzione
soltanto
quando
si
tratta
di
giustificare
gli
istinti
criminali
del
regime
,
e
li
dimentica
quando
si
tratta
di
indulgere
alle
pretese
dei
plutocrati
che
finanziano
il
suo
partito
,
è
storicamente
oziosa
quando
si
pensi
che
la
marcia
su
Roma
-
così
com
'
è
figurata
nell
'
arte
aulica
del
pittore
Galimberti
-
fu
un
avvenimento
storico
sui
generis
di
colore
prettamente
italiano
,
che
,
come
tutti
i
nostri
avvenimenti
politici
,
era
diretto
a
nascondere
la
crisi
,
piuttosto
che
a
portarla
a
maturazione
.
I
conati
realizzatori
del
fascismo
Ad
ogni
modo
il
fascismo
ben
presto
fu
a
Roma
e
conquistò
il
governo
,
ma
non
riuscì
contemporaneamente
a
conquistare
lo
Stato
.
Venne
coniata
la
nuova
e
brutta
frase
"
fascistizzazione
dello
Stato
"
per
significare
questa
necessità
dialettica
.
Ma
come
poteva
il
partito
vittorioso
creare
un
nuovo
tipo
di
Stato
se
non
aveva
idee
e
se
le
riforme
costituzionali
proposte
dal
commendator
Bianchi
furono
messe
in
ridicolo
da
tutto
il
paese
?
Veramente
il
fascismo
ebbe
un
primo
momento
di
ebrezza
,
quando
rispolverò
negli
archivi
i
vecchi
progetti
obliati
di
riforma
dell
'
antico
regime
e
tentò
vararli
in
una
furia
panica
di
distruzione
,
tra
i
lazzi
dei
fiancheggiatori
che
sputavano
volentieri
in
faccia
al
loro
passato
,
gridando
ai
quattro
venti
che
,
mai
e
poi
mai
,
si
era
visto
un
fenomeno
così
grande
di
riforme
burocratiche
,
partorito
con
simile
rapidità
dalla
mente
dei
ministri
.
Ma
tutto
ciò
,
se
valse
ad
illudere
per
qualche
mese
il
pubblico
grosso
,
non
servì
,
in
definitiva
,
a
placare
la
crisi
del
paese
,
desideroso
di
ben
altre
novità
.
Del
resto
il
fascismo
,
per
lo
stesso
modo
di
formazione
,
che
noi
abbiamo
tentato
,
quanto
più
ci
è
stato
possibile
,
di
definire
,
non
poteva
soddisfare
tutte
le
esigenze
rivoluzionarie
del
paese
,
perché
,
pur
essendo
alla
base
un
movimento
rivoluzionario
,
era
diretto
da
un
'
élite
che
aveva
già
transatto
con
tutte
le
forze
della
conservazione
sociale
preesistente
.
Queste
forze
gli
impedivano
qualsiasi
attentato
sia
alla
costituzione
politica
che
alla
costituzione
economica
del
paese
,
precludendogli
tutte
le
vie
attraverso
cui
la
rivoluzione
poteva
realmente
farsi
.
Così
tutta
la
novità
politica
del
fascismo
si
riduceva
ad
una
sostituzione
violenta
di
uomini
nelle
cariche
pubbliche
fatta
per
via
militare
(
cioè
per
una
via
estremamente
dannosa
al
fascismo
stesso
,
che
vedeva
prevalere
nelle
sue
stesse
file
i
più
violenti
e
perciò
i
meno
competenti
,
operando
così
una
selezione
a
rovescio
)
,
che
permetteva
di
nascondere
le
deficienze
politiche
del
movimento
sotto
la
compressione
dello
squadrismo
.
D
'
altra
parte
,
nemmeno
nel
campo
amministrativo
il
.
fascismo
poteva
operare
grandi
cose
.
Esso
avrebbe
potuto
,
per
le
sue
origini
rurali
e
per
la
sua
spregiudicatezza
rivoluzionaria
,
tentare
d
'
iniziare
la
lotta
contro
la
burocrazia
,
cercando
di
disimpegnare
,
quanto
più
era
possibile
,
la
vita
delle
province
dal
prepotere
del
centro
,
ma
dopo
le
transazioni
compiute
non
poteva
più
azzardare
una
lotta
simile
,
sia
perché
la
sua
ideologia
fondamentale
era
il
rinsaldamento
dell
'
unitarismo
dispotico
e
livellatore
,
rappresentato
in
Italia
unicamente
dal
prepotere
della
burocrazia
,
sia
perché
,
mettendosi
contro
questo
potere
onnipotente
ed
irresponsabile
dello
Stato
,
avrebbe
rischiato
di
spezzare
la
continuità
della
pubblica
amministrazione
,
deludendo
così
immediatamente
le
colossali
speranze
del
paese
,
stanco
degli
scioperi
degli
impiegati
statali
.
Fu
perciò
che
il
fascismo
dovette
contentarsi
di
attuare
soltanto
quelle
riforme
che
la
burocrazia
stessa
in
altri
periodi
di
crisi
aveva
approntato
per
salvarsi
,
e
che
,
passato
il
pericolo
,
erano
state
passate
agli
atti
.
Molti
furono
i
progetti
,
alcuni
relativi
a
criteri
di
differente
aggruppamento
dei
servizi
statali
,
altri
mutuati
dal
liberalismo
e
diretti
a
retrocedere
all
'
iniziativa
privata
particolari
servizi
pubblici
,
altri
ancora
derivati
dal
socialismo
di
Stato
e
diretti
a
difesa
di
interessi
parassitari
.
Ma
nessuno
di
essi
riuscì
ad
essere
realizzato
quando
offendeva
gl
'
interessi
dei
ceti
politici
dominanti
.
Così
la
politica
fascista
,
integrata
dalla
finanza
del
ministro
De
Stefani
diretta
ad
incoraggiare
le
classi
abbienti
anche
se
,
anzi
proprio
,
a
danno
delle
classi
umili
,
accreditò
in
molti
la
convinzione
che
il
fascismo
fosse
una
pura
e
semplice
reazione
padronale
e
che
si
potessero
interamente
trascurare
tutti
gli
altri
aspetti
della
sua
formazione
.
La
crisi
del
fascismo
Tale
semplicismo
nascondeva
il
vero
aspetto
del
problema
e
cioè
che
,
nello
stesso
momento
in
cui
il
fascismo
era
giunto
a
Roma
,
era
cominciata
la
sua
crisi
.
Legato
al
bolscevismo
da
un
simile
destino
,
il
fascismo
doveva
subire
lo
stesso
sbandamento
.
Risultava
infatti
impossibile
di
realizzare
politicamente
le
formule
astratte
,
che
ne
costituivano
il
mito
,
senza
correre
il
rischio
di
agire
sulla
sua
stessa
formazione
,
disgregandola
.
Questa
contraddizione
intrinseca
veniva
,
poi
,
accentuata
dalla
politica
finanziaria
adottata
dal
governo
ad
esclusivo
beneficio
dei
ceti
plutocratici
.
Infatti
,
mentre
il
fascismo
era
stato
,
per
un
certo
tempo
,
e
più
ancora
era
stato
teorizzato
come
la
lotta
di
classe
della
piccola
borghesia
,
era
evidente
fin
dal
suo
sorgere
che
esso
avrebbe
dovuto
soccombere
proprio
nel
campo
delle
delusioni
di
questa
classe
.
E
,
invero
,
gli
sforzi
politici
postbellici
di
tutti
i
ceti
erano
rivolti
a
sottrarsi
alle
conseguenze
economiche
della
guerra
.
Il
bolscevismo
,
sotto
questo
profilo
,
fu
il
tentativo
del
proletariato
cittadino
di
capovolgere
la
situazione
economica
italiana
a
proprio
vantaggio
,
risolvendo
non
solo
il
problema
contingente
delle
spese
di
guerra
,
ma
altresì
quello
più
vasto
della
distribuzione
delle
ricchezze
.
Il
fascismo
invece
,
mentre
nel
suo
primo
nascere
rappresentò
lo
sforzo
di
liberazione
della
piccola
borghesia
,
i
cui
interessi
,
dipendendo
in
molta
parte
dall
'
azione
economica
dello
Stato
,
erano
stati
danneggiati
-
più
per
incomprensione
che
per
calcolo
-
dalla
lotta
fra
le
altre
classi
,
nel
suo
secondo
momento
incarnò
la
reazione
del
capitalismo
,
attraverso
altre
classi
,
sia
ai
pericoli
economici
del
proletariato
che
della
stessa
piccola
borghesia
.
D
'
altra
parte
questa
famosa
ricostruzione
delle
finanze
statali
doveva
pur
farsi
a
carico
di
qualcuno
,
e
perciò
,
data
l
'
intonazione
plutocratica
del
governo
fascista
,
era
fatale
che
dovessero
soffrirne
le
classi
umili
,
che
erano
le
più
numerose
.
Ecco
,
dunque
,
che
il
fascismo
,
sollecitato
a
realizzare
il
mito
della
ricostruzione
,
che
era
un
mito
piccolo
borghese
,
doveva
comprimere
proprio
l
'
economia
piccolo
borghese
.
Ma
la
grandiosità
della
crisi
,
che
si
spalancava
ai
piedi
del
fascismo
,
era
complicata
appunto
dall
'
incrociarsi
delle
azioni
e
delle
reazioni
delle
forze
che
del
partito
costituivano
l
'
amalgama
.
Infatti
,
mentre
i
gruppi
cosiddetti
costituzionali
,
che
,
dopo
la
marcia
su
Roma
,
si
erano
affrettati
a
gettarsi
nei
ranghi
del
nuovo
partito
,
urgevano
per
ricondurre
la
sommossa
piccolo
borghese
a
stagnare
nel
vecchio
schema
dello
Stato
unitario
prebellico
,
le
originarie
forze
rivoluzionarie
della
formazione
fascista
,
timorose
di
essere
rivolte
in
funzione
di
conservazione
,
e
non
sapendo
,
d
'
altra
parte
,
come
assolvere
il
loro
compito
,
si
rinserravano
sempre
più
nello
squadrismo
,
svelando
l
'
intrinseca
debolezza
del
cosiddetto
Stato
forte
.
Mussolini
era
,
quindi
,
costretto
dalle
necessità
del
suo
compito
ad
equilibrare
le
due
correnti
,
non
già
in
un
ordine
definitivo
di
governo
,
perché
nessuna
sintesi
era
dialetticamente
possibile
,
ma
in
uno
sforzo
di
atteggiamenti
personali
diretti
a
ritardare
per
quanto
era
possibile
lo
scioglimento
della
situazione
.
Questo
atteggiamento
era
destinato
a
deludere
e
quelli
che
,
attribuendogli
il
compito
di
aver
effettuata
una
vera
e
propria
rivoluzione
,
aspettavano
dalla
sua
opera
di
legislatore
il
nuovo
ordine
politico
sociale
,
e
quelli
che
,
attribuendogli
invece
il
ruolo
di
servitore
del
regime
,
aspettavano
dalla
sua
opera
di
conservatore
la
sconfitta
di
tutte
le
aspettative
rivoluzionarie
del
paese
,
comprese
quelle
diffuse
nel
campo
fascista
.
La
politica
delle
due
porte
aperte
Ma
questa
politica
,
definita
brillantemente
da
Mario
Vinciguerra
"
delle
due
porte
aperte
"
,
non
poteva
continuare
indefinitamente
,
appunto
perché
era
niente
altro
che
un
espediente
appena
giustificabile
,
se
fosse
stato
diretto
a
prender
tempo
per
poi
organizzare
una
rete
di
interessi
medi
,
intorno
a
cui
precostituire
la
difesa
del
regime
contro
gli
assalti
delle
delusioni
rivoluzionarie
.
Ma
Mussolini
ebbe
paura
di
abbandonare
a
tempo
la
politica
delle
due
porte
aperte
,
o
non
comprese
quando
questo
tempo
fu
venuto
.
Egli
preferì
continuare
ad
atteggiarsi
a
duce
della
rivoluzione
,
pur
comprendendo
che
non
poteva
mettere
in
atto
nessun
apprezzabile
mutamento
nell
'
organizzazione
dello
Stato
.
La
sua
abilità
demagogica
lo
abbandonò
sul
confine
delle
sagre
proprio
là
dove
cominciava
il
vero
imperativo
categorico
della
politica
.
Egli
non
seppe
né
distruggere
la
vecchia
finzione
liberale
del
governo
superiore
ai
partiti
,
né
attuare
in
pieno
la
concezione
giacobina
dello
Stato
partito
ed
ondeggiò
perplesso
,
seguendo
gli
istinti
dei
suoi
squadristi
attraverso
discorsi
di
pura
violenza
verbale
,
non
senza
accarezzare
,
volta
per
volta
,
gli
istinti
trasformistici
dei
vecchi
ceti
dirigenti
.
Questo
nuovo
trasformismo
,
subito
avvertito
dai
pochi
gruppi
culturali
italiani
forniti
di
sensibilità
politica
,
incominciò
col
famoso
discorso
d
'
inizio
in
Montecitorio
,
quando
il
capo
del
fascismo
trincerò
abilmente
le
sue
rinunzie
rivoluzionarie
sotto
il
frasario
da
squadrista
.
Nell
'
aula
sorda
e
grigia
,
ove
avrebbero
potuto
bivaccare
i
manipoli
,
non
solo
fu
lasciato
a
sedere
il
Parlamento
nazionale
,
istituzione
politica
che
si
pretendeva
già
defenestrata
in
sede
di
dottrina
nazional
fascista
,
ma
addirittura
la
XXVI
legislatura
,
che
tante
accuse
aveva
sollevato
nell
'
incandescente
e
mutevole
pubblica
opinione
.
Se
Emmanuele
Kant
decapitò
Iddio
e
Massimiliano
Robespierre
decapitò
il
re
,
Benito
Mussolini
,
dopo
aver
letto
nell
'
aula
sorda
e
grigia
di
Montecitorio
un
articolo
di
fondo
del
"
Popolo
d
'
Italia
"
,
decapitò
nessuno
...
ma
chiese
i
pieni
poteri
alla
XXVI
legislatura
.
La
voluta
tragedia
si
chiudeva
nella
farsa
.
Il
fascismo
rivoluzionario
contro
il
trasformismo
mussoliniano
Tuttavia
la
rivoluzione
fascista
continuò
sotterraneamente
il
suo
cammino
.
Il
fenomeno
che
abbiamo
osservato
per
il
bolscevismo
si
ripeté
per
il
fascismo
.
Le
aspettazioni
messianiche
dei
giovani
fascisti
erano
così
forti
che
essi
mal
si
rassegnavano
all
'
inerzia
del
governo
.
Infatti
la
prima
mossa
rivoluzionaria
degli
intransigenti
fu
di
distruggere
l
'
autorità
e
la
funzione
dei
prefetti
.
Il
potere
si
frantumò
secondo
necessità
politiche
locali
,
si
estraniò
quanto
più
fu
possibile
dal
centro
per
aderire
alla
realtà
regionale
.
Al
capolega
si
sostituì
il
fiduciario
fascista
,
alla
lega
il
direttorio
:
dovunque
pullularono
i
dittatori
che
abolirono
le
leggi
,
il
costume
,
la
buona
creanza
ed
altre
verità
convenzionali
e
vi
sostituirono
l
'
arbitrio
e
la
violenza
.
Il
governo
avrebbe
voluto
impedire
tutto
questo
feudalismo
,
ma
era
impotente
sia
perché
era
trasformistico
,
sia
perché
la
teoria
dello
Stato
partito
lo
rendeva
schiavo
del
PNF
.
Così
il
primo
ministero
Mussolini
,
malgrado
il
forte
ascendente
e
l
'
accorgimento
del
suo
capo
,
che
era
giunto
fino
al
punto
di
chiedere
la
collaborazione
del
PPI
.
Malgrado
la
tranquillità
apparente
di
tutto
il
popolo
italiano
,
si
svelava
debolissimo
:
infatti
,
non
poteva
fare
la
conservazione
perché
di
provenienza
rivoluzionaria
e
non
voleva
fare
la
rivoluzione
perché
prigioniero
delle
forze
della
conservazione
sociale
.
In
tale
condizione
di
cose
la
crisi
fascista
non
poteva
non
allargarsi
.
I
primi
sintomi
di
tale
allargamento
furono
l
'
allontanamento
dei
fascisti
dissidenti
,
di
cui
alcuni
reagivano
al
giacobinismo
,
dimostrando
di
aver
assegnato
al
movimento
compiti
di
democrazia
sociale
,
altri
reagivano
al
trasformismo
,
dimostrando
di
volersi
attenere
alle
pregiudiziali
rivoluzionarie
.
Si
svelava
così
all
'
occhio
dell
'
osservatore
imparziale
la
repellenza
rivoluzionaria
a
lasciarsi
imprigionare
nel
trasformismo
mussoliniano
,
anche
se
la
campagna
condotta
nel
paese
per
reclutare
nuovi
adepti
,
fruttava
al
partito
dominante
una
significativa
collezione
di
arrivisti
.
Il
fascismo
e
gli
altri
partiti
Ma
nemmeno
nel
campo
del
governo
le
cose
procedevano
secondo
le
aspettative
,
perché
gli
uomini
di
fede
non
fascista
,
inclusi
nel
Gabinetto
,
chiedevano
al
duce
che
,
con
il
riconoscimento
esplicito
della
loro
posizione
ministeriale
,
fosse
vietato
ai
fascisti
delle
province
di
danneggiare
le
loro
basi
elettorali
.
In
sostanza
essi
,
intuendo
di
essere
necessari
al
giuoco
trasformista
del
duce
,
volevano
istituire
e
perfezionare
con
lui
un
vero
e
proprio
contratto
do
ut
des
.
Ma
essi
si
sbagliavano
rotondamente
,
come
si
sbagliò
il
duce
stesso
quando
credette
risolvere
la
situazione
con
la
dichiarazione
di
amicizia
al
Partito
demo
sociale
,
o
con
altri
espedienti
perché
l
'
intransigenza
dei
fascisti
di
provincia
era
tale
che
i
propositi
conciliativi
del
centro
venivano
,
volta
a
volta
,
frustrati
dalle
esigenze
della
periferia
.
Specialmente
nei
riguardi
del
PPI
questa
antitesi
apparve
evidente
,
perché
non
era
possibile
far
coesistere
a
lungo
lo
spirito
ciecamente
totalitario
del
fascismo
con
le
ragioni
ideali
e
storiche
,
che
avevano
trovato
la
loro
concretazione
nel
giovane
partito
.
Forse
l
'
esperimento
che
questo
volle
fare
,
collaborando
anche
col
fascismo
,
fu
in
funzione
di
quello
sforzo
costante
che
esso
condusse
in
tutto
il
periodo
postbellico
pur
di
adempiere
,
anche
in
mezzo
al
terremoto
politico
italiano
,
la
sua
funzione
di
centro
,
che
poi
,
in
tempi
di
rivoluzione
,
si
traduce
in
nient
'
altro
che
in
funzione
di
conservazione
.
Ma
,
appunto
perciò
,
la
collaborazione
non
era
possibile
,
perché
il
centrismo
popolare
avrebbe
richiesto
uno
Stato
costituito
su
interessi
medi
consolidati
e
non
in
ebollizione
,
una
relativa
calma
nel
paese
,
un
governo
padrone
dei
suoi
destini
e
non
preoccupato
degli
umori
di
una
fazione
.
In
effetti
,
il
governo
centrale
cercò
di
non
scoprire
ed
esasperare
questa
antinomia
per
quanto
fu
possibile
,
ma
la
collaborazione
con
i
popolari
,
dopo
alcuni
timidi
tentativi
nel
campo
municipale
,
doveva
fallire
appunto
per
l
'
intransigenza
dei
fascisti
locali
,
che
ripresero
a
dispetto
del
governo
la
loro
funzione
totalitaria
.
Ben
presto
si
comprese
che
,
essendo
fallita
la
collaborazione
popolare
nelle
province
,
non
poteva
oltre
continuare
a
Roma
e
che
il
patto
di
collaborazione
,
corrispondendo
ad
una
reciproca
illusione
,
era
destinato
ad
essere
denunziato
.
D
'
altra
parte
,
essendosi
intensificata
la
situazione
rivoluzionaria
italiana
,
il
PPI
era
logicamente
portato
a
prendere
in
esame
il
preciso
contenuto
della
politica
governativa
e
le
possibilità
dell
'
avvenire
per
decidersi
secondo
prospettive
più
ampie
.
Questo
esame
di
coscienza
non
poteva
non
assodare
che
la
politica
padronale
del
fascismo
,
riproducendo
,
anzi
peggiorando
il
vecchio
Stato
burocratico
accentratore
,
che
veniva
spogliato
di
tutti
gli
orpelli
e
le
finzioni
legali
,
atti
a
farlo
ritenere
un
vero
e
proprio
Stato
di
diritto
,
lo
trasformava
in
organo
della
reazione
contro
cui
la
nuova
ondata
rivoluzionaria
si
addensava
nel
sottosuolo
della
storia
.
Di
fronte
a
questa
situazione
il
PPI
,
rivedendo
la
sua
posizione
tattica
,
era
costretto
non
soltanto
a
negare
al
governo
fascista
ogni
aiuto
,
spingendolo
sempre
più
nella
fase
reattiva
,
ma
era
sollecitato
a
prendere
posto
sul
nuovo
terreno
di
lotta
.
E
tale
necessità
appariva
tanto
più
operante
quanto
più
i
cosiddetti
partiti
liberali
o
democratici
,
svelando
la
loro
natura
di
organismi
trasformistici
,
abdicavano
dinanzi
alla
vittoria
fascista
,
lasciando
alle
opposizioni
libero
il
terreno
della
difesa
della
libertà
dal
loro
mostruoso
equivoco
.
Fu
,
perciò
,
che
don
Sturzo
,
con
una
di
quelle
mosse
che
fanno
di
lui
uno
dei
più
abili
uomini
politici
italiani
,
al
Congresso
di
Torino
preparò
il
terreno
per
la
nuova
manovra
,
senza
tuttavia
assumersi
la
responsabilità
del
distacco
,
che
lasciò
invece
all
'
irosa
suscettibilità
del
signor
Mussolini
.
Così
fu
inferto
il
primo
gravissimo
colpo
al
trasformismo
mussoliniano
.
Restavano
sì
nel
ministero
il
duca
di
Cesarò
ed
il
signor
Carnazza
,
ma
,
mentre
quest
'
ultimo
fu
costretto
a
tesserarsi
,
il
primo
,
pur
non
rappresentando
un
vero
e
proprio
partito
organizzato
,
ma
poche
posizioni
elettorali
personali
,
non
dovette
tardare
a
seguire
il
Partito
popolare
se
volle
cerare
nell
'
insorgente
antifascismo
meridionale
una
ragione
di
vita
pel
suo
partito
.
Un
espediente
:
la
nuova
legge
elettorale
Intanto
il
fascismo
agrario
si
rinforzava
sostituendo
quasi
del
tutto
nelle
zone
di
origine
il
riformismo
socialista
,
con
gli
stessi
caratteri
di
turbolenza
e
di
parassitismo
.
Invece
nelle
città
guadagnavano
terreno
le
opposizioni
.
Specialmente
quella
che
Salvatorelli
definiva
la
borghesia
umanistica
ci
faceva
assistere
ad
una
di
quelle
improvvise
conversioni
che
sono
caratteristiche
della
storia
politica
italiana
.
Sotto
la
compressione
fascista
essa
aderiva
principalmente
alla
critica
dell
'
opposizione
costituzionale
e
dei
socialisti
unitari
,
privando
così
il
fascismo
di
ogni
contenuto
romantico
.
In
tale
condizione
di
cose
al
partito
dominante
non
rimaneva
altro
che
far
leva
sui
ceti
rurali
intensificando
il
reclutamento
della
MVSN
per
dominare
con
la
forza
le
città
.
Così
si
accentuava
quel
fenomeno
di
lotta
tra
la
città
e
la
campagna
,
già
prodottosi
all
'
epoca
del
bolscevismo
,
e
da
cui
,
solo
per
immaturità
delle
masse
il
fascismo
traeva
nuove
forze
per
continuare
la
sua
politica
padronale
.
Ma
questa
politica
aveva
tutti
i
caratteri
dell
'
instabilità
.
Non
era
possibile
deludere
contemporaneamente
le
ragioni
della
rivoluzione
e
della
reazione
,
appoggiandosi
esclusivamente
alla
milizia
di
partito
:
non
era
possibile
continuare
il
trasformismo
con
le
idee
,
quando
la
secessione
del
PPI
svelava
l
'
intrinseca
debolezza
del
governo
nel
campo
politico
:
soprattutto
non
era
possibile
continuare
a
governare
contro
le
classi
dirigenti
vecchie
conservando
il
Parlamento
da
esse
eletto
.
È
vero
che
il
fascismo
stentava
a
produrre
la
nuova
classe
dirigente
,
ma
appunto
perciò
,
occorreva
crearla
per
forza
,
meccanicamente
.
E
il
paternalismo
del
signor
Mussolini
si
accinse
anche
a
questa
fatica
.
Era
forse
la
fatica
più
ingrata
,
perché
il
buio
in
cui
navigava
il
governo
era
così
fitto
che
veniva
di
istinto
d
'
aggrapparsi
al
manganello
del
generale
De
Bono
e
di
lasciare
in
pace
gli
scogli
istituzionali
per
paura
di
far
peggio
,
ma
vi
sono
delle
ore
nella
storia
in
cui
maturano
le
grandi
decisioni
,
ed
il
signor
Mussolini
,
buon
tattico
,
lo
comprese
quando
lanciò
alle
turbe
attonite
il
grande
annunzio
elettorale
.
D
'
altronde
è
tradizionale
in
Italia
che
il
governo
che
faccia
le
elezioni
raccolga
un
numero
di
adesioni
molto
maggiori
di
quelle
che
effettivamente
ha
,
appunto
perché
fa
le
elezioni
.
Veramente
ciò
avrebbe
dovuto
essere
privo
d
'
importanza
per
un
governo
rivoluzionario
,
ma
il
signor
Mussolini
era
sempre
incerto
sul
modo
come
organizzare
il
suo
dominio
e
perciò
mostrava
di
non
sgradire
gli
appoggi
dei
ministeriali
di
professione
.
In
queste
constatazioni
è
tutta
la
fotografia
della
situazione
psicologica
in
cui
si
trovava
il
governo
,
quando
propose
al
Parlamento
la
riforma
elettorale
,
col
confessato
scopo
di
creare
ad
ogni
costo
una
maggioranza
parlamentare
al
governo
.
Così
fu
impostata
una
grande
battaglia
di
chiacchiere
,
che
doveva
avere
l
'
unico
scopo
di
distrarre
il
paese
dalle
lusinghe
rivoluzionarie
circolanti
nel
fondo
di
ogni
cuore
.
Le
opposizioni
,
pur
conoscendo
a
priori
che
la
riforma
sarebbe
egualmente
passata
,
accolsero
con
gioia
l
'
annunzio
della
battaglia
,
sicure
di
logorare
fortemente
il
governo
sul
terreno
dei
criteri
giuridici
che
debbono
presiedere
la
rappresentanza
e
di
prospettarlo
come
nemico
della
libertà
.
Il
fascismo
,
con
quella
inconseguenza
che
è
in
ogni
suo
atto
,
accettò
la
sfida
,
dichiarando
che
esso
avrebbe
sempre
avuto
la
forza
per
fare
a
meno
del
consenso
,
e
che
solo
per
far
piacere
agli
avversari
intendeva
avvalersi
dei
congegni
legali
.
A
chi
imprende
serenamente
ad
analizzare
questa
posizione
fascista
non
potrà
sfuggire
il
senso
di
grottesco
di
cui
è
impregnata
.
Invero
l
'
opinione
pubblica
,
che
all
'
epoca
della
marcia
su
Roma
era
stata
facilmente
attratta
dal
miraggio
del
pareggio
finanziario
a
breve
scadenza
,
della
ricostruzione
imminente
,
della
necessità
di
un
'
energica
politica
nazionale
,
non
riusciva
a
comprendere
perché
il
governo
fascista
,
disponendo
di
così
valido
aiuto
,
dovesse
ricorrere
alla
violenza
,
soprattutto
perché
,
attraverso
tutti
gli
atti
del
partito
dominante
,
lungi
dall
'
emergere
anche
un
lontano
ma
sicuro
proposito
di
ricostruzione
,
emergesse
soltanto
l
'
idea
di
tenere
ad
ogni
costo
il
potere
anche
contro
il
volere
della
maggioranza
del
popolo
italiano
.
Il
fascismo
,
che
si
era
largamente
giovato
dello
stesso
errore
commesso
dal
bolscevismo
,
vi
ricadeva
con
una
leggerezza
,
spiegabile
solo
quando
si
ammetta
,
senza
bisogno
di
speciale
dimostrazione
,
che
esso
del
bolscevismo
aveva
ereditato
alcune
caratteristiche
e
necessità
fondamentali
.
Tuttavia
la
riforma
elettorale
fu
approvata
proprio
per
l
'
intervento
dei
vecchi
ceti
dirigenti
che
fecero
presente
la
necessità
del
governo
di
doversi
disimpegnare
dall
'
estremismo
fascista
appoggiandosi
ad
una
salda
maggioranza
parlamentare
.
Per
la
terza
volta
,
dunque
,
nel
giro
di
due
anni
il
fascismo
mussoliniano
era
costretto
a
transigere
con
i
vecchi
ceti
dirigenti
e
ad
accettare
da
loro
il
passaporto
per
l
'
azione
.
Pare
che
il
vecchio
Giolitti
,
nominato
presidente
della
Commissione
parlamentare
per
lo
studio
della
legge
elettorale
,
nell
'
insistere
perché
questo
aborto
giuridico
fosse
approvato
,
dicesse
sorridendo
:
"
Quanto
peggio
è
,
meglio
è
"
,
frase
che
dovrebbe
rimanere
storica
perché
in
essa
sì
che
è
racchiuso
lo
spirito
di
Machiavelli
!
Ma
il
duce
del
fascismo
,
occupato
a
studiare
quest
'
autore
nelle
falsificazioni
imponenti
dei
tiranni
bestiali
,
non
si
accorgeva
della
sua
presenza
silenziosa
ed
operante
!
In
quella
circostanza
e
come
contraccolpo
del
Congresso
di
Torino
avvenne
la
scissione
del
PPI
,
che
perdette
taluni
gruppi
parlamentari
,
giornalistici
e
bancari
più
interessati
ad
amicarsi
il
governo
per
finalità
particolari
,
che
a
seguire
il
partito
nel
suo
programma
di
democrazia
cristiana
su
cui
,
sotto
la
spinta
fascista
,
sempre
più
si
arroccava
.
Le
elezioni
rivoluzionarie
Approvata
la
nuova
legge
elettorale
parve
che
il
governo
non
intendesse
servirsene
.
Forse
questo
fu
il
vero
pensiero
del
signor
Mussolini
in
quel
periodo
di
tempo
,
se
si
pensa
che
difficilmente
egli
avrebbe
potuto
trovare
una
Camera
più
docile
di
quella
che
si
era
lasciata
oltraggiare
senza
un
senso
di
ribellione
.
Ma
la
crisi
del
fascismo
,
che
si
approfondiva
sempre
più
,
richiedeva
nuovi
espedienti
antirivoluzionari
cioè
trasformistici
,
per
placare
la
impazienza
delle
masse
.
Se
le
opposizioni
,
per
la
stessa
necessità
di
plasmarsi
e
selezionarsi
,
dovevano
battagliare
quotidianamente
col
fascismo
,
questo
non
era
libero
dallo
stesso
imperativo
.
Esso
aveva
bisogno
di
offrire
ai
suoi
adepti
sempre
nuovi
obiettivi
per
galvanizzarne
gli
sforzi
e
le
aspirazioni
almeno
in
un
'
unità
formale
,
capace
di
illuderli
di
perseguire
finalità
rivoluzionarie
,
anche
quando
tentava
di
farli
scivolare
nello
scialbo
legalitarismo
prerivoluzionario
.
In
sostanza
che
cosa
poteva
interessare
al
fascismo
il
quorum
del
25
o
del
35
per
cento
,
quando
riteneva
di
aver
fatto
la
rivoluzione
?
Che
importanza
poteva
avere
la
conquista
del
Parlamento
quando
la
sua
ideologia
primordiale
era
antidemocratica
ed
antiparlamentare
?
Non
doveva
tutto
ciò
deludere
le
aspettative
del
movimento
?
Ma
l
'
immaturità
del
partitone
era
tale
che
esso
accolse
l
'
annunzio
della
fiera
elettorale
come
se
si
trattasse
dell
'
inizio
di
una
vera
azione
rivoluzionaria
.
Per
una
strana
deviazione
politica
,
che
fornisce
,
in
sintesi
con
tutti
gli
altri
sintomi
,
la
prova
dell
'
insufficienza
storica
del
popolo
italiano
a
forme
di
autonomia
spirituale
e
conseguentemente
politica
,
le
masse
fasciste
non
si
accorsero
che
,
lanciate
nella
fiera
elettorale
,
venivano
assunte
in
funzione
di
conservazione
,
e
che
,
anche
se
con
i
manganelli
e
con
la
violenza
fossero
riuscite
a
non
far
votare
gli
avversari
,
questi
trionfavano
sempre
,
in
quanto
che
li
obbligavano
ad
aderire
al
loro
sistema
politico
.
Fu
forse
perciò
che
,
dopo
approvata
la
legge
elettorale
,
Mussolini
fu
lungamente
perplesso
nel
bandire
le
elezioni
?
O
piuttosto
ebbe
paura
delle
bizze
interne
del
partito
e
,
più
che
altro
,
dei
fiancheggiatori
?
Ma
il
fatto
stesso
di
avere
apprestato
il
nuovo
congegno
elettorale
aveva
messo
un
fremito
negli
aspiranti
alla
medaglietta
,
che
,
in
periodo
rivoluzionario
,
invece
di
diminuire
,
erano
notevolmente
aumentati
.
D
'
altra
parte
,
non
si
poteva
indefinitamente
governare
col
vecchio
Parlamento
quando
nuove
forze
e
nuovi
aggruppamenti
si
erano
determinati
nel
paese
.
Fu
perciò
che
,
sotto
la
pressione
degli
avvenimenti
,
il
governo
fascista
si
decise
a
bandire
la
fiera
elettorale
ed
a
lanciare
le
camicie
nere
alla
conquista
del
Parlamento
.
La
storia
di
quest
'
impresa
non
ha
che
assai
scarsa
importanza
sia
per
quanto
riguarda
la
formazione
delle
liste
sia
per
quanto
riguarda
la
conquista
dei
seggi
.
Le
liste
furono
formate
con
criteri
vecchio
stile
,
anche
perché
il
fascismo
non
aveva
ancora
prodotto
la
famosa
élite
di
cui
si
vantava
.
In
molte
province
si
dovettero
includere
notevoli
schiere
di
fiancheggiatori
o
di
cosiddetti
competenti
,
per
impedire
contraccolpi
elettorali
di
carattere
locale
che
minacciavano
la
consistenza
della
lista
governativa
.
Questa
semplice
constatazione
è
rivelatrice
di
una
situazione
politica
,
in
cui
il
serio
si
mescola
al
grottesco
,
la
rivoluzione
si
sposa
alla
farsa
.
Il
fascismo
,
fenomeno
rivoluzionario
ed
antiparlamentare
,
si
decide
a
parlamentarizzarsi
per
poter
mantenere
al
governo
la
sua
formazione
d
'
élite
,
e
tuttavia
non
può
nemmeno
parlamentarizzarsi
da
se
stesso
,
ma
deve
chiedere
aiuto
alle
schiere
dei
fiancheggiatori
,
cioè
dei
vecchi
governanti
spodestati
.
Non
si
poteva
certamente
immaginare
una
posizione
politica
più
contraddittoria
di
questa
.
Ma
la
rivoluzione
esisteva
a
dispetto
di
tutte
le
formazioni
in
lotta
,
e
in
ispecie
a
dispetto
del
fascismo
ufficiale
,
che
vedeva
ogni
giorno
frustrati
i
suoi
calcoli
dalla
realtà
sociale
del
paese
.
Essa
riuscì
a
spezzare
la
delicata
funzione
del
meccanismo
elettorale
:
le
elezioni
vennero
fatte
in
tutta
Italia
con
estrema
violenza
.
I
metodi
meridionali
di
lotta
vennero
estesi
all
'
Italia
.
La
MVSN
,
presidio
armato
del
partito
dominante
,
venne
impiegata
per
terrorizzare
specialmente
le
zone
rurali
e
impedire
alle
opposizioni
di
esercitare
ogni
propaganda
elettorale
.
Così
il
fascismo
rivoluzione
,
cioè
il
fascismo
delle
province
,
trionfò
del
trasformismo
e
gli
spezzò
nelle
mani
l
'
incantesimo
.
La
scheda
non
servì
a
niente
:
la
parola
spettò
ancora
una
volta
al
randello
.
Tuttavia
queste
elezioni
generali
valsero
a
chiarire
uno
stato
di
psicologia
delle
masse
di
notevole
importanza
:
il
processo
di
polarizzazione
agli
estremi
del
corpo
elettorale
.
La
sconfitta
di
Bonomi
a
Milano
e
il
limitato
seguito
di
Amendola
nel
Sud
contrapposti
al
successo
elettorale
del
Partito
comunista
,
chiarirono
il
progressivo
indebolimento
delle
tesi
medie
,
la
scarsa
fiducia
del
corpo
elettorale
in
quelle
soluzioni
costituzionali
che
miravano
ad
annullare
il
fatto
rivoluzionario
e
a
ricostituire
sulle
basi
del
1915
il
dominio
delle
classi
dirigenti
.
Il
paese
così
lasciò
intendere
di
esigere
la
reale
soluzione
del
problema
italiano
anche
sul
terreno
della
forza
.
Ad
ogni
modo
queste
elezioni
,
mentre
potenziarono
le
opposizioni
,
che
,
in
una
lotta
così
severa
,
selezionarono
dirigenti
e
gregari
,
accentuarono
notevolmente
la
crisi
fascista
,
dimostrando
a
tutti
gli
ingredienti
della
formazione
quale
distanza
separava
l
'
élite
dirigente
dai
propositi
rivoluzionari
della
massa
.
La
politica
delle
due
porte
aperte
veniva
,
dunque
,
battuta
in
breccia
sia
dalle
opposizioni
che
dal
fascismo
stesso
,
e
il
tentativo
di
creare
una
nuova
formazione
parlamentare
,
su
cui
appoggiarsi
,
cadeva
senza
risultato
.
Così
la
situazione
rivoluzionaria
della
periferia
si
ripercuoteva
nuovamente
al
centro
.
Il
fascismo
non
sa
servirsi
del
Parlamento
Ma
il
culmine
della
crisi
veniva
raggiunto
poco
dopo
quando
si
trattò
di
far
funzionare
il
Parlamento
.
Per
quanto
l
'
immaturità
del
paese
fosse
enorme
,
per
quanto
il
fascismo
intransigente
si
fosse
lasciato
convogliare
sul
terreno
parlamentare
,
non
appariva
possibile
,
quando
il
Parlamento
riaprì
i
suoi
battenti
,
consentire
alle
opposizioni
l
'
esercizio
del
controllo
.
Vi
era
,
dunque
,
una
situazione
estremamente
tesa
,
da
cui
era
difficile
uscire
,
perché
le
opposizioni
erano
portate
dalla
stessa
crisi
fascista
e
dal
rinnovato
voto
popolare
ad
esercitare
con
energia
la
critica
ai
metodi
del
governo
,
approfittando
dell
'
imbarazzo
in
cui
questo
si
trovava
di
dovere
,
da
una
parte
,
subire
l
'
intransigenza
dei
rivoluzionari
e
dall
'
altra
adottare
come
terreno
di
lotta
quello
parlamentare
assai
propizio
agli
avversari
.
Così
il
governo
non
sapeva
essere
né
giacobino
,
come
lo
volevano
i
fascisti
,
né
parlamentare
,
come
cercavano
di
farlo
essere
gli
oppositori
,
ma
doveva
mantenersi
in
una
linea
che
cumulava
tutti
gli
svantaggi
dei
due
sistemi
.
Ma
una
posizione
così
ibrida
non
poteva
durare
a
lungo
anche
perché
le
opposizioni
erano
interessate
ad
avvalersi
della
tribuna
e
delle
immunità
parlamentari
per
discutere
a
fondo
la
situazione
politica
.
Esse
si
sforzavano
di
trascinare
il
governo
sul
terreno
della
legalità
per
tentare
di
batterlo
.
Questa
tattica
non
poteva
,
d
'
altra
parte
,
che
rendere
assolutamente
debole
la
soluzione
governativa
,
e
rinforzare
l
'
estremismo
fascista
,
spingendolo
verso
le
estreme
conseguenze
.
Queste
giuste
previsioni
,
infatti
,
si
verificarono
puntualmente
all
'
apertura
del
Parlamento
.
La
prima
settimana
fu
una
solenne
beneficiata
per
le
opposizioni
,
specialmente
per
quelle
che
rinserravano
tutta
la
loro
critica
nell
'
astrattismo
legalitario
.
L
'
estremismo
fascista
era
furente
:
il
governo
era
disorientato
completamente
.
Il
delitto
Matteotti
In
tali
condizioni
di
cose
si
determinò
l
'
ambiente
in
cui
scoppiò
il
delitto
Matteotti
,
che
precipitò
di
colpo
la
situazione
.
Sotto
l
'
impressione
del
terribile
delitto
tutte
le
forze
di
opposizione
si
videro
improvvisamente
rinforzate
da
correnti
impetuose
di
opinione
pubblica
,
che
reclamavano
giustizia
contro
gli
assassini
e
mostravano
chiaramente
di
ritenere
coinvolto
,
almeno
nella
responsabilità
morale
,
il
governo
.
Di
fronte
a
queste
ondate
di
opinione
pubblica
assolutamente
imprevedute
dagli
organi
ministeriali
,
che
avevano
preso
per
moneta
contante
sia
il
consenso
che
la
calma
apparente
del
paese
,
Mussolini
si
vide
perduto
.
Le
sue
prime
dichiarazioni
furono
fredde
,
compassate
.
Egli
sperava
di
poter
ancora
mantenere
l
'
equilibrio
tra
le
diverse
correnti
in
lotta
.
Ma
l
'
affare
Matteotti
era
molto
più
grave
di
quello
che
il
fascismo
immaginava
,
perché
era
destinato
a
dare
la
prova
della
capacità
di
resistenza
della
debolissima
sutura
che
teneva
unite
correnti
così
disparate
,
sutura
che
consisteva
nella
abilità
trasformistica
del
duce
.
Mussolini
tenta
il
salvataggio
Sotto
la
pressione
continua
ed
incalzante
degli
avvenimenti
il
giuoco
sfuggì
completamente
di
mano
al
signor
Mussolini
,
che
,
assalito
dal
panico
,
accumulò
errori
su
errori
.
Probabilmente
se
egli
si
fosse
alzato
in
Parlamento
per
sostenere
la
tesi
del
delitto
di
Stato
nessuno
avrebbe
osato
reagire
,
ma
questa
tesi
richiedeva
altra
statura
ed
il
signor
Mussolini
si
era
già
rivelato
un
demagogo
senza
alcuna
passione
rivoluzionaria
.
Gli
avvenimenti
,
non
fronteggiati
con
rimedi
straordinari
,
e
secondo
l
'
unica
via
logica
che
ancora
rimaneva
aperta
,
ben
presto
soverchiarono
la
mediocre
prassi
governativa
dell
'
uomo
.
Di
fronte
allo
scoppio
di
morbosa
sensibilità
dell
'
opinione
pubblica
,
il
signor
Mussolini
non
seppe
far
altro
che
iniziare
egli
stesso
il
processo
al
regime
,
nella
segreta
speranza
di
aver
grazia
presso
gli
avversari
e
di
poter
continuare
la
politica
delle
due
porte
aperte
.
Sotto
questa
mediocre
impressione
egli
ordinò
l
'
arresto
dei
suoi
collaboratori
più
fidati
come
mandanti
in
omicidio
,
svelando
per
primo
al
paese
attonito
la
esistenza
di
una
vera
organizzazione
nihilista
annidata
nel
suo
gabinetto
.
Questo
primo
errore
colossale
partorì
gli
altri
,
perché
rese
possibile
il
ritorno
controffensivo
dei
fiancheggiatori
.
Questi
avevano
già
permeato
il
movimento
fascista
sperando
di
poter
rivolgere
Mussolini
in
funzione
di
conservazione
,
ma
di
fronte
alla
sua
politica
anodina
stavano
sempre
in
vedetta
per
evitare
che
il
temperamento
del
duce
giocasse
loro
qualche
sorpresa
.
Soprattutto
sospettavano
le
origini
rivoluzionarie
dell
'
uomo
e
del
movimento
,
e
dall
'
esperienza
di
quel
primo
periodo
di
governo
avevano
già
tratto
la
convinzione
che
occorresse
liberarsi
dal
fascismo
per
evidenti
ragioni
di
conservazione
.
Non
parve
,
perciò
,
che
dovessero
attendere
un
'
altra
occasione
per
svolgere
la
loro
contromarcia
difensiva
.
La
manovra
fiancheggiatrice
Invano
Mussolini
tentò
galvanizzare
la
crisi
rinunziando
al
portafogli
dell
'
Interno
e
silurando
De
Bono
nel
posto
di
direttore
generale
della
P
.
S
.
:
i
fiancheggiatori
incalzarono
,
fatti
sempre
più
esperti
della
debolezza
avversaria
.
In
verità
questa
politica
fiancheggiatrice
aveva
il
vantaggio
di
costituire
un
centro
di
manovra
,
che
,
mentre
avrebbe
potuto
costringere
Mussolini
,
con
la
quotidiana
minaccia
di
secessione
,
ad
abbracciare
definitivamente
la
politica
normalizzatrice
,
si
prospettava
già
come
elemento
di
stabilizzazione
nel
caso
di
vittoria
delle
opposizioni
.
Oltre
di
ciò
questo
centro
sperava
di
poter
seguire
e
sfruttare
tutte
le
emozioni
della
piccola
borghesia
che
tornava
ad
orientarsi
verso
le
così
dette
soluzioni
democratiche
,
e
minacciava
,
perciò
,
di
diventare
preda
delle
opposizioni
.
Era
in
sostanza
questa
una
politica
a
doppia
faccia
che
faceva
sperare
ai
fiancheggiatori
di
essere
in
ogni
caso
presenti
alla
successione
.
Essi
ritenevano
di
aver
costruito
sempre
la
vera
forza
del
fascismo
e
perciò
si
tenevano
convinti
di
poterlo
obbligare
ad
agire
secondo
i
loro
desideri
o
di
poterlo
uccidere
sol
che
avessero
voluto
.
Di
fronte
a
questa
manovra
Mussolini
adottò
la
solita
politica
pendolare
:
annunziò
la
legalizzazione
al
Senato
per
non
accentuare
le
preoccupazioni
costituzionali
dei
patres
conscripti
,
ed
esaltò
lo
spirito
bellicoso
degli
squadristi
nelle
adunate
regionali
;
profittò
dell
'
uccisione
del
deputato
Casalini
per
dar
risalto
alla
disciplina
del
suo
partito
e
disconobbe
ogni
valore
alla
secessione
parlamentare
delle
opposizioni
,
dichiarandosi
pago
di
governare
attraverso
le
comparse
della
maggioranza
.
Ma
questo
giuoco
non
aveva
più
probabilità
di
riuscita
di
fronte
al
contegno
dei
ceti
dirigenti
che
cercavano
disperatamente
di
potenziare
il
giuoco
dei
fiancheggiatori
.
Così
assistemmo
ad
una
serie
di
fatti
rivelatori
della
manovra
di
accerchiamento
,
che
impedivano
assolutamente
al
governo
di
ripetere
con
successo
il
suo
moto
pendolare
:
distacco
dei
mutilati
e
dei
combattenti
,
distacco
dei
liberali
di
sinistra
,
distacco
dei
giolittiani
.
Con
un
crescendo
continuo
Mussolini
veniva
ricacciato
verso
l
'
estremismo
farinacciano
,
mobilitandogli
contro
una
per
una
le
stesse
forze
che
nel
1922
lo
avevano
aiutato
ad
agguantare
il
potere
.
V
Il
Mezzogiorno
e
lo
Stato
unitario
Le
basi
storiche
della
conquista
regia
nel
Mezzogiorno
La
conquista
regia
trovò
il
suo
campo
classico
di
applicazione
nel
Mezzogiorno
che
,
pur
avendo
dato
all
'
Italia
i
primi
annunzi
di
libertà
si
accorse
all
'
indomani
dell
'
impresa
garibaldina
,
di
essere
stato
conquistato
.
Eppure
,
il
Mezzogiorno
elaborò
la
filosofia
della
Destra
storica
,
dottrina
classica
del
liberalismo
italiano
,
e
contribuì
potentemente
con
gli
albertisti
,
cioè
con
i
patrioti
sostenitori
dell
'
unificazione
attraverso
l
'
opera
della
Casa
Sabauda
,
a
formare
e
dirigere
il
nuovo
Stato
!
Ad
un
primo
esame
non
si
riesce
,
perciò
,
a
comprendere
perché
il
centralismo
piemontese
poté
estendersi
anche
nel
Sud
,
tutto
livellando
sotto
l
'
uniformità
di
schemi
elaborati
nei
freddi
uffici
della
burocrazia
.
Nell
'
incomprensione
di
questo
fenomeno
si
rischia
così
di
giustificare
,
senza
critica
,
il
più
cieco
e
brutale
unitarismo
,
come
di
non
afferrare
il
potente
contenuto
libertario
e
le
ragioni
storiche
che
accreditano
sempre
più
le
dottrine
autonomiste
.
Centralismo
meridionale
Fattori
naturali
e
fattori
morali
impedirono
al
Mezzogiorno
d
'
Italia
-
dopo
che
la
colonizzazione
ellenica
,
sempre
ristretta
alle
coste
e
impedita
di
diffondersi
nell
'
interno
dall
'
ostilità
delle
popolazioni
barbare
di
pastori
,
fu
sopraffatta
dall
'
occupazione
romana
-
di
svolgere
una
sua
originale
civiltà
.
Forse
furono
inizio
della
sua
decadenza
le
terribili
stragi
ed
i
saccheggi
della
guerra
contro
Pirro
e
della
seconda
punica
,
che
,
secondo
il
Beloch
,
determinarono
una
sensibile
diminuzione
di
popolazione
,
e
la
susseguente
conquista
dell
'
Africa
,
che
costituendo
questa
colonia
in
granaio
dell
'
Impero
,
tolse
importanza
alla
cerealicoltura
della
Sicilia
e
del
Mezzogiorno
continentale
:
certo
è
che
mentre
la
vita
municipale
del
Nord
seppe
superare
le
invasioni
barbariche
,
ed
imporre
ai
conquistatori
di
adattarsi
ad
essa
,
obbligando
specialmente
i
longobardi
,
che
ebbero
dominio
più
lungo
e
più
stabile
,
ad
adottare
un
ordinamento
militare
frazionato
,
che
rispondeva
alle
esigenze
di
tanti
centri
autonomi
di
vita
,
lo
squallore
dell
'
ambiente
rurale
del
Sud
ed
il
sopraggiunto
isolamento
commerciale
facilitarono
il
costituirsi
di
un
organismo
accentrato
ed
ereditario
quale
fu
il
ducato
di
Benevento
,
con
scarsa
luce
di
cultura
,
seppur
capace
di
resistere
militarmente
alla
potenza
carolingia
,
estesasi
agevolmente
fino
alle
rive
del
Garigliano
.
Nel
ducato
di
Benevento
era
un
primo
abbozzo
del
Regno
,
quale
poi
riuscirono
a
formarlo
i
normanni
,
quando
liberarono
la
costa
dai
bizantini
e
la
vicina
Sicilia
dai
saraceni
,
eredi
gli
uni
e
gli
altri
delle
tradizioni
elleniche
e
puniche
.
Da
allora
questa
vasta
parte
d
'
Italia
di
scarsa
fertilità
,
dove
rare
sono
le
piogge
e
i
fiumi
hanno
carattere
torrentizio
,
contraddistinta
dal
latifondo
e
dalle
colture
estensive
,
visse
separata
dal
resto
della
penisola
,
e
,
dopo
la
conquista
angioina
,
conferì
ogni
facoltà
direttiva
,
ogni
forma
di
attività
spirituale
a
Napoli
,
la
grande
e
gloriosa
parassita
in
continuo
aumento
,
perché
tutte
le
intelligenze
,
le
energie
del
Regno
vi
confluivano
ad
accrescere
l
'
autorità
ed
il
fasto
di
una
corte
che
voleva
emulare
lo
splendore
di
quella
di
Francia
.
I
normanni
fondarono
il
Regno
,
limitarono
i
poteri
,
fissarono
gli
obblighi
militari
,
riconobbero
i
titoli
d
'
investitura
dei
baroni
,
con
Ruggero
agevolarono
la
vita
municipale
,
garantendo
alle
università
la
facoltà
di
liberamente
regolarsi
secondo
i
propri
usi
,
costumi
e
consuetudini
,
ed
introdussero
diverse
arti
e
manifatture
nel
Regno
,
tra
cui
importantissima
l
'
industria
della
seta
,
divenuta
in
seguito
oggetto
di
un
attivissimo
commercio
.
Federico
di
Svevia
,
seguendo
la
loro
tradizione
,
dette
allo
Stato
un
più
sicuro
ordinamento
e
quasi
precorse
la
formazione
della
grande
monarchia
assoluta
e
burocratica
,
che
si
delineò
in
Europa
nel
secolo
XVI
ed
arrivò
al
suo
apogeo
nel
secolo
XVIII
.
Egli
infatti
,
perché
non
seguissero
il
pericoloso
esempio
dei
comuni
del
Nord
,
rintuzzò
le
velleità
autonomiste
delle
città
e
contemporaneamente
vietò
tutte
le
degenerazioni
dell
'
ordinamento
feudale
,
proibì
ai
baroni
ogni
altra
giurisdizione
al
di
fuori
di
quella
civile
di
primo
grado
,
e
tenne
così
alta
l
'
autorità
dei
judiciarii
,
da
renderla
paragonabile
solo
a
quella
dei
grandi
ufficiali
provinciali
del
potere
esecutivo
nell
'
età
moderna
.
Ma
la
conquista
angioina
e
l
'
insurrezione
siciliana
-
l
'
una
allentando
i
freni
alla
feudalità
,
l
'
altra
troncando
ogni
possibilità
di
espansione
della
monarchia
verso
il
Sud
e
l
'
Oriente
-
dovevano
deprimere
e
modificare
questa
relativamente
dignitosa
organizzazione
statale
a
cui
le
altre
parti
d
'
Italia
guardavano
con
deferente
meraviglia
.
L
'
azione
antifeudale
della
monarchia
assoluta
e
la
formazione
della
borghesia
terriera
Il
Mezzogiorno
,
offerto
all
'
alta
banca
fiorentina
come
colonia
di
sfruttamento
economico
,
taglieggiato
dal
feudalismo
,
immiserito
dal
distacco
della
Sicilia
e
dalle
conseguenti
guerre
,
cominciò
a
precipitare
verso
la
rovina
,
e
,
nonostante
la
parentesi
aragonese
,
in
cui
fu
possibile
un
relativo
rifiorimento
delle
università
demaniali
e
feudali
,
non
si
riebbe
più
,
finché
il
successivo
periodo
viceregale
e
la
folle
tracotanza
dei
baroni
non
lo
spinse
in
una
situazione
di
degenerazione
anarchica
,
che
accrebbe
di
mille
doppi
le
sue
miserie
.
In
verità
molte
accuse
sono
state
lanciate
alla
dinastia
borbonica
specialmente
da
parte
dei
liberali
negli
ultimi
anni
del
suo
dominio
,
e
nella
sua
politica
liberticida
venne
identificata
l
'
origine
della
maggior
parte
delle
disgrazie
meridionali
di
cui
il
governo
"
negatore
di
Dio
"
parve
avesse
assunto
tutte
le
responsabilità
.
Ma
è
giustizia
riconoscere
che
la
politica
borbonica
fu
quasi
sempre
superiore
alla
sua
fama
,
e
che
molte
colpe
attribuitele
furono
piuttosto
il
risultato
di
una
complessa
eredità
storica
,
di
cui
il
primo
e
più
grande
merito
spetta
alla
politica
economica
spagnuola
,
arrendatrice
-
per
usare
un
vocabolo
dell
'
epoca
-
oltre
ogni
limite
non
di
giustizia
ma
di
umanità
.
Certo
è
che
nel
periodo
feudale
la
dinastia
borbonica
,
con
Carlo
III
e
Ferdinando
IV
,
tentò
liberarsi
dal
peso
morto
del
feudalismo
sia
ponendo
riparo
alle
offese
recate
dalla
giustizia
baronale
,
con
il
largo
uso
delle
più
squisite
prerogative
regie
-
la
grazia
e
l
'
indulto
-
sia
rigettando
la
pretesa
che
i
diritti
feudali
dovessero
essere
privilegiati
e
preferiti
come
quelli
fiscali
,
sia
organizzando
la
regia
polizia
.
E
il
suo
tentativo
antifeudale
giunse
fino
ad
emanare
l
'
editto
del
1792
,
rimasto
sì
senza
utile
effetto
,
ma
memorabile
per
il
suo
significato
,
col
quale
,
sciogliendo
ogni
promiscuità
d
'
usi
e
conservando
i
diritti
dei
coloni
perpetui
,
si
davano
a
censo
,
con
assoluta
prelazione
dei
nullatenenti
,
i
demani
,
sia
feudali
che
universali
.
In
verità
questo
tentativo
borbonico
di
riprendere
la
funzione
dell
'
assolutismo
illuminato
,
che
un
secolo
prima
avrebbe
potuto
ancora
svolgere
un
vero
e
proprio
tema
di
politica
nazionale
,
era
ormai
svalutato
da
necessità
storiche
europee
,
che
,
preparando
la
rivoluzione
francese
,
superavano
del
tutto
la
concezione
dell
'
assolutismo
.
Fu
perciò
,
che
lo
svolgimento
più
pieno
della
lotta
antifeudale
poté
esplicarsi
nel
periodo
francese
,
contemporaneamente
al
tentativo
di
diffondere
anche
nel
Mezzogiorno
le
istituzioni
rappresentative
.
Da
questo
momento
lotta
sociale
e
lotta
politica
si
fusero
e
i
dati
storici
della
monarchia
assoluta
vennero
messi
in
discussione
anche
nel
Mezzogiorno
.
Infatti
a
chi
imprenda
a
studiare
la
storia
del
Regno
delle
Due
Sicilie
dal
prorompere
del
primo
anelito
di
libertà
nella
Repubblica
partenopea
fino
alla
unificazione
italiana
,
non
potrà
sfuggire
un
fenomeno
sociale
che
è
la
chiave
di
volta
di
ogni
avvenimento
posteriore
.
Intendiamo
accennare
al
sorgere
e
pervenire
a
maturità
politica
di
una
nuova
classe
sociale
,
che
acquista
sempre
più
autonomia
e
caratteristiche
proprie
:
la
borghesia
rurale
.
Questa
classe
si
componeva
non
soltanto
dei
proprietari
terrieri
,
ma
anche
di
magistrati
,
avvocati
,
medici
,
impiegati
,
che
data
la
struttura
economico
sociale
del
Mezzogiorno
non
erano
altro
che
una
propaggine
dell
'
organizzazione
della
proprietà
fondiaria
.
La
sua
origine
si
deve
ricercare
nell
'
azione
antibaronale
della
monarchia
,
diretta
a
ricondurre
ad
unità
la
proprietà
terriera
,
spezzando
i
vincoli
particolari
ad
essa
imposti
sotto
il
nome
generico
di
usi
civici
,
e
sostituendo
la
piccola
alla
grande
proprietà
.
Ma
la
spinta
maggiore
alla
formazione
di
questa
classe
fu
data
dalla
rivoluzione
partenopea
,
che
,
con
le
leggi
eversive
della
feudalità
accelerò
il
trapasso
economico
della
proprietà
ai
ceti
borghesi
che
da
pochi
anni
sorgevano
dalla
massa
confusa
del
proletariato
rurale
.
Le
ragioni
giuridiche
formali
che
giustificavano
la
lotta
alla
feudalità
furono
brillantemente
riassunte
dai
giuspubblicisti
,
che
si
occuparono
del
tema
,
nel
vantaggio
della
classe
padronale
di
favorire
la
trasformazione
del
feudo
in
allodio
,
per
acquistare
più
larga
possibilità
di
sfruttamento
della
sua
proprietà
,
e
nel
compenso
che
il
popolo
avrebbe
tratto
dalle
quotizzazioni
in
cambio
della
sparizione
storica
dei
diversi
usi
civici
.
Ma
queste
ragioni
se
trovano
giustificazione
sociale
nella
generale
tendenza
del
secolo
ad
una
maggiore
e
più
intima
appropriazione
delle
fonti
di
produzione
della
ricchezza
e
,
quindi
,
nel
Mezzogiorno
,
della
terra
,
furono
nell
'
applicazione
pratica
assai
lungi
dal
realizzare
quei
criteri
di
giustizia
astratta
da
cui
movevano
i
sostenitori
delle
riforme
.
Tanto
vero
che
la
questione
demaniale
riaffiora
ad
ogni
movimento
che
sembra
scuotere
il
dominio
delle
classi
dirigenti
;
e
non
è
gran
tempo
che
lo
stesso
fascismo
a
mezzo
di
Arrigo
Serpieri
tornava
ad
elaborare
le
ragioni
ideali
di
giustizia
che
inutilmente
nel
1799
e
nel
1861
erano
state
invocate
.
In
effetto
,
le
leggi
eversive
della
feudalità
servirono
molto
più
a
potenziare
la
borghesia
rurale
in
formazione
che
a
sollevare
le
misere
condizioni
del
popolo
,
perché
le
rivendiche
contro
gli
usurpatori
-
in
massima
parte
borghesi
,
-
non
essendo
state
condotte
a
fondo
,
non
eliminarono
le
cause
di
ingiustizia
,
e
le
quotizzazioni
rimasero
quasi
del
tutto
senza
esito
perché
numerosissime
furono
le
quote
non
assegnate
per
mancanza
di
richieste
e
più
ancora
furono
quelle
retrocesse
per
mancanza
di
capitali
occorrenti
per
la
messa
a
coltura
.
Molte
altre
infine
furono
vendute
con
contratti
simulati
agli
stessi
usurpatori
,
malgrado
il
divieto
della
legge
.
Fu
così
che
tutto
il
sistema
giuridico
di
eversione
della
feudalità
non
riuscì
ad
altro
scopo
che
ad
elaborare
storicamente
la
borghesia
rurale
.
Essa
si
venne
un
po
'
da
per
tutto
sostituendo
alla
vecchia
classe
feudale
,
di
cui
assorbì
per
conseguenza
la
funzione
economica
,
contrapponendosi
,
con
eguale
tenacia
,
allo
sforzo
di
rivendicazione
delle
classi
più
umili
.
Lentamente
la
sua
forza
cominciò
a
divenire
così
notevole
che
i
Borboni
,
tornati
dopo
la
parentesi
repubblicana
,
si
cominciarono
a
preoccupare
,
intuendo
,
per
quanto
vagamente
,
di
trovarsi
in
presenza
di
una
classe
politicamente
rivoluzionaria
.
Essi
cercarono
porvi
un
riparo
,
dichiarando
solennemente
con
Ferdinando
I
,
che
la
feudalità
-
ostile
,
più
che
ad
altri
,
allo
stesso
sistema
monarchico
-
non
sarebbe
stata
ripristinata
.
Ma
questo
gesto
politico
non
ebbe
molta
risonanza
per
un
complesso
di
ragioni
che
si
possono
ricondurre
sotto
due
ordini
di
idee
:
1
)
la
necessità
per
la
borghesia
rurale
di
conquistare
il
potere
politico
,
dopo
aver
conquistato
il
potere
economico
allo
scopo
di
garantirsi
sia
da
eventuali
ritorni
feudali
che
da
ulteriori
sviluppi
proletari
;
2
)
l
'
adesione
della
borghesia
più
intelligente
alle
idee
illuministiche
della
rivoluzione
francese
,
come
sviluppo
storico
politico
del
sistema
economico
di
cui
era
un
prodotto
.
La
politica
borbonica
e
l
'
equivoco
liberale
Nacque
così
un
formidabile
equivoco
che
non
poco
contribuì
a
potenziare
la
rivoluzione
italiana
,
perché
,
mentre
la
borghesia
economicamente
conservatrice
,
fu
costretta
ad
esser
politicamente
rivoluzionaria
,
la
monarchia
,
che
aveva
potentemente
contribuito
con
la
sua
lotta
antifeudale
a
crearne
le
fortune
economiche
,
e
,
anche
dopo
il
processo
di
maturazione
,
aderiva
strettamente
ai
dati
economici
del
dominio
della
nuova
classe
,
non
comprese
che
il
concetto
dell
'
assolutismo
era
divenuto
ormai
antistorico
e
che
invece
sarebbe
stato
assai
facile
costruire
con
gli
stessi
interessi
borghesi
un
saldo
sistema
di
conservazione
monarchica
.
E
questo
equivoco
,
mentre
fu
fatale
alla
dinastia
borbonica
,
che
perdette
il
trono
nella
lotta
che
ne
seguì
,
pose
le
prime
basi
della
conquista
piemontese
,
perché
polarizzò
,
attraverso
una
lunga
serie
di
vicende
e
di
errori
,
che
non
è
compito
dell
'
opera
specificare
,
le
speranze
dei
liberali
napoletani
verso
il
Piemonte
,
come
sola
forza
unificatrice
d
'
Italia
.
Né
occorre
meravigliarsi
di
questa
polarizzazione
,
sia
perché
i
cosiddetti
liberali
napoletani
erano
sostanzialmente
dei
conservatori
,
sia
perché
il
loro
ideale
politico
era
monarchico
.
Si
pone
così
fin
da
quest
'
epoca
la
caratteristica
principale
del
liberalismo
meridionale
consistente
nello
sforzo
della
borghesia
di
risolvere
,
nel
generale
problema
dell
'
unificazione
d
'
Italia
,
la
necessità
del
suo
dominio
regionale
.
In
sostanza
i
liberali
meridionali
trovavano
nel
centralismo
piemontese
l
'
incarnazione
giuridico
burocratica
di
quell
'
ideale
politico
,
verso
cui
,
invano
,
avevano
cercato
di
spingere
l
'
assolutismo
borbonico
.
Nessuno
,
quindi
,
si
meraviglierà
che
la
conquista
regia
divenisse
il
loro
ideale
,
anche
se
furono
costretti
a
lottare
in
nome
di
quello
Stato
che
Bertrando
Spaventa
e
Camillo
De
Meis
avevano
sognato
anacronisticamente
di
fondare
in
un
paese
che
non
aveva
saputo
nemmeno
potenziare
di
tutte
le
sue
ragioni
lo
Stato
assoluto
.
Cosicché
,
quando
nel
1860
l
'
isolamento
diplomatico
,
la
ribellione
della
Sicilia
e
l
'
audace
impresa
garibaldina
segnarono
l
'
ultima
ora
del
regno
borbonico
,
l
'
unione
del
paese
era
già
avvenuta
sulla
base
della
fusione
dei
due
centralismi
e
sulla
mutuazione
fra
l
'
astrattismo
istituzionale
piemontese
e
la
realtà
semifeudale
del
Mezzogiorno
.
L
'
azione
antifeudale
durante
la
luogotenenza
Unificato
il
regno
queste
direttive
continuarono
.
Però
lo
studioso
non
può
non
rilevare
lo
sforzo
del
governo
luogotenenziale
per
riprendere
le
classiche
direttive
antifeudali
.
Fiorì
così
nuovamente
la
legislazione
demaniale
e
le
istruzioni
ministeriali
parlarono
ancora
una
volta
di
ingiustizie
commesse
,
di
torti
da
riparare
,
di
rivendiche
da
sperimentare
.
Tutto
ciò
derivò
evidentemente
da
fenomeni
d
'
incomprensione
storica
perché
la
burocrazia
del
nuovo
regime
,
credendo
di
dover
continuare
la
rivoluzione
,
non
trovò
di
meglio
che
riattaccarsi
alle
armi
illuministiche
della
vecchia
Repubblica
partenopea
e
muovere
in
guerra
contro
il
feudalismo
.
La
nuova
borghesia
naturalmente
lasciò
fare
fino
a
quando
la
legislazione
eversiva
,
attaccando
gli
ultimi
residui
della
feudalità
,
le
permise
di
completare
la
sua
opera
di
irrobustimento
economico
.
Oltre
questo
limite
invece
il
conquistato
potere
servì
a
scongiurare
ogni
iattura
economica
.
Infatti
i
borghesi
,
impadronitisi
della
rappresentanza
politica
delle
province
e
dei
comuni
,
posero
ogni
specie
di
ostacolo
all
'
azione
antifeudale
,
impedirono
cioè
che
le
riforme
legislative
si
risolvessero
in
effettivo
beneficio
delle
classi
più
umili
.
Così
gli
usurpatori
divenuti
grandi
elettori
,
stroncarono
ogni
azione
rivoluzionaria
diretta
contro
il
loro
dominio
.
Veramente
questo
prepotere
della
borghesia
rurale
poté
sorgere
ed
affermarsi
,
perché
mancava
quasi
del
tutto
l
'
industria
e
l
'
immaturità
politica
e
civile
delle
altre
classi
era
smisurata
.
Ma
esso
fu
ottenuto
ad
un
prezzo
assai
caro
:
l
'
abbandono
di
ogni
pretesa
di
controllo
sullo
Stato
e
l
'
adesione
incondizionata
alla
politica
dei
ceti
dominanti
del
Nord
.
Nella
loro
terribile
immaturità
politica
,
nel
loro
gretto
particolarismo
i
borghesi
meridionali
non
compresero
che
il
loro
dominio
era
quanto
mai
labile
perché
privo
del
controllo
sullo
Stato
,
non
si
accorsero
che
i
loro
interessi
venivano
manomessi
,
che
la
giustizia
distributiva
veniva
conculcata
e
si
lasciarono
spingere
sempre
più
nel
chiuso
orizzonte
degl
'
interessi
locali
.
Lo
Stato
italiano
,
assolutamente
privo
di
ogni
velleità
etica
,
di
fronte
al
chiuso
particolarismo
di
questa
classe
meridionale
,
ebbe
un
giuoco
assai
facile
perché
la
sua
linea
di
politica
generale
coincise
con
la
stretta
mentalità
dei
popoli
conquistati
.
Tutta
l
'
azione
unitaria
nel
Mezzogiorno
dimostrò
quanto
fosse
radicata
la
prassi
del
governo
paterno
e
quanto
poco
pericolo
avrebbe
corso
il
Borbone
se
avesse
tenuto
fede
alla
costituzione
.
Le
critiche
della
Destra
storica
Veramente
questa
situazione
di
cose
non
rimase
senza
reazione
specialmente
per
opera
della
destra
liberale
,
ma
si
trattò
di
critiche
teoriche
che
,
se
servirono
a
porre
i
fondamenti
della
questione
meridionale
,
non
poterono
avere
alcuna
utilità
pratica
.
Il
pensiero
della
Destra
storica
,
postulando
la
necessità
di
creazione
dello
Stato
moderno
come
sostanza
etica
di
un
popolo
pervenuto
a
coscienza
di
sé
,
faceva
implicitamente
,
in
sede
filosofica
,
la
critica
al
processo
di
formazione
dello
Stato
unitario
,
per
quanto
non
fosse
più
in
grado
di
tradurre
in
dati
storici
le
postulazioni
ideali
.
Questa
critica
,
se
da
una
parte
investiva
il
problema
centrale
dello
Stato
italiano
come
conquista
regia
,
dall
'
altra
aggrediva
già
la
questione
meridionale
come
malattia
,
che
restringeva
la
completa
circolazione
della
Nazione
.
Specialmente
dopo
la
caduta
parlamentare
di
questo
partito
,
e
dopo
che
tutte
le
formazioni
borbonicamente
conservatrici
si
furono
gettate
nella
politica
trasformistica
inaugurata
dalla
Sinistra
,
il
pensiero
della
Destra
divenne
profondamente
rivoluzionario
.
Le
dottrine
sull
'
autonomismo
,
sul
decentramento
,
sulle
garanzie
costituzionali
,
la
critica
violenta
ai
sistemi
dello
Stato
di
polizia
,
che
continuamente
emerge
non
appena
si
scrosta
la
vernice
legalitaria
,
l
'
odio
per
la
transazione
e
per
il
compromesso
costituirono
le
armi
della
battaglia
che
la
Destra
liberale
ingaggiò
contro
quello
Stato
unitario
che
essa
stessa
aveva
potentemente
contribuito
a
creare
.
Ma
se
questa
contraddizione
intrinseca
e
l
'
immaturità
generale
del
paese
fecero
apparire
come
antistorica
questa
seconda
fase
dell
'
attività
politica
della
Destra
,
non
si
può
disconoscere
che
ad
essa
si
deve
di
aver
seminato
i
primi
germi
della
critica
alla
politica
unitaria
,
ed
aver
iniziato
il
logorio
del
regime
.
Si
trattava
,
però
,
di
una
critica
ad
assai
lunga
scadenza
e
tutti
i
maggiori
uomini
politici
della
Destra
morirono
nella
tristezza
di
un
fallimento
ideale
senza
confine
.
La
borghesia
meridionale
si
assicura
il
dominio
attraverso
il
trasformismo
Ridotta
così
in
un
ambito
puramente
regionale
,
la
vita
politica
del
Mezzogiorno
illanguidì
.
Perfino
quei
prodigi
di
pensiero
individuale
di
cui
ci
aveva
dato
così
perspicuo
esempio
la
Destra
,
scomparvero
.
Divenuta
padrona
del
campo
,
la
borghesia
rurale
adeguò
ogni
sforzo
politico
alla
sua
mentalità
particolarista
.
Dovunque
fu
istituito
il
partito
del
medico
condotto
contro
quello
del
farmacista
,
e
del
segretario
comunale
contro
quello
del
maestro
fiduciario
:
una
lotta
di
feudalismi
per
impadronirsi
del
municipio
e
di
là
favorire
i
fedeli
ed
opprimere
gli
avversari
.
Tutta
la
lotta
,
dunque
,
si
organizzò
intorno
alla
cassa
del
Comune
,
e
sugli
addebiti
amministrativi
la
prefettura
riuscì
ad
innestare
una
serie
di
ricatti
legali
a
favore
dei
partiti
dominanti
.
È
perciò
che
d
'
allora
i
partiti
meridionali
sono
stati
,
per
lo
meno
tendenzialmente
,
ministeriali
.
Infatti
,
se
essi
sono
al
potere
,
debbono
essere
ministeriali
per
evitare
le
noie
delle
inchieste
amministrative
;
se
,
invece
,
sono
all
'
opposizione
,
aspirano
al
favore
del
governo
per
poter
detronizzare
gli
avversari
.
In
tale
condizione
di
cose
l
'
organizzazione
politica
meridionale
non
poteva
consistere
che
in
una
mediazione
continua
tra
i
vari
governi
succedentisi
al
centro
e
le
inerti
masse
meridionali
,
assenti
dalle
istituzioni
:
mediazione
esercitata
dai
deputati
,
che
portavano
ai
governi
in
carica
i
voti
e
la
tranquillità
delle
masse
meridionali
,
e
ne
ricevevano
favoritismi
ed
impunità
per
i
loro
protetti
.
Così
avvenne
che
il
popolo
,
il
quale
credeva
,
deponendo
una
scheda
,
di
compiere
un
atto
rivoluzionario
,
finì
per
votare
i
suoi
aguzzini
,
perché
il
deputato
è
,
quasi
sempre
,
soltanto
l
'
eletto
del
sindaco
,
ed
il
governo
in
carica
,
per
ottenere
il
voto
del
deputato
,
deve
proteggere
il
sindaco
.
Sorse
,
quindi
,
nel
paese
il
trasformismo
,
perché
esisteva
,
in
ogni
momento
,
nel
Parlamento
una
massa
di
votanti
,
ansiosi
del
favore
ministeriale
,
necessitati
dallo
stesso
sistema
elettoralistico
,
di
cui
erano
la
espressione
,
a
chiedere
sussidio
per
i
pochi
interessi
privati
che
rappresentavano
ed
esisteva
,
in
ogni
momento
,
anche
per
governi
,
che
nel
paese
erano
in
nettissima
minoranza
,
la
possibilità
di
creare
durature
combinazioni
politiche
,
cementando
,
attraverso
una
sintesi
non
hegeliana
,
gli
interessi
di
qualche
gruppo
del
Nord
con
gli
affari
di
tutti
i
ladruncoli
dichiarati
contabili
del
Sud
.
Né
si
poteva
uscire
da
questo
sistema
votando
per
le
opposizioni
,
perché
queste
,
prodotto
dello
stesso
clima
storico
e
sociale
,
non
aspiravano
ad
altro
che
a
soppiantare
i
deputati
di
maggioranza
nella
loro
funzione
trasformistica
.
Due
meridionalisti
:
Giustino
Fortunato
,
Antonio
De
Viti
De
Marco
Contro
la
politica
unitaria
però
continuò
la
critica
delle
élites
liberali
.
Senonché
,
a
mano
a
mano
che
il
nuovo
Stato
funzionava
e
metteva
,
perciò
,
a
nudo
le
sue
deficienze
ideali
,
questa
critica
si
allontanava
dai
cieli
della
astrazione
teorica
,
ove
in
massima
parte
l
'
aveva
spinta
la
Destra
liberale
,
per
concretarsi
in
atteggiamenti
di
maggiore
aderenza
alla
realtà
.
Fu
così
che
in
mezzo
a
tanta
miseria
sorsero
i
primi
germi
della
vita
.
Con
quel
processo
caratteristico
delle
grandi
questioni
storiche
,
che
sono
casi
di
coscienza
individuale
,
prim
'
ancora
di
divenire
patrimonio
di
élites
,
l
'
elaborazione
critica
della
questione
meridionale
si
affermò
per
opera
di
due
isolati
:
Giustino
Fortunato
ed
Antonio
De
Viti
De
Marco
.
Il
primo
dal
cuore
della
Basilicata
pietrosa
intese
tutta
l
'
ironia
del
mito
vergiliano
della
fecondità
meridionale
,
e
armato
degli
ultimi
risultati
degli
studi
geologici
,
geografici
,
storici
ed
agrologici
,
mosse
guerra
ai
parti
della
fantasia
poetica
,
prospettando
l
'
inferiorità
del
Mezzogiorno
come
fatale
.
Discendendo
culturalmente
da
quella
scuola
liberale
che
aveva
teorizzato
la
felicità
nazionale
,
egli
invocò
indirizzi
generali
di
governo
atti
a
riparare
le
ingiustizie
storiche
dell
'
unità
,
e
,
sentendosi
unico
veggente
in
una
terra
di
ciechi
,
rivestì
le
sue
perorazioni
di
un
tale
profondo
pessimismo
,
che
ancor
'
oggi
le
sue
pagine
destano
un
'
accorata
commozione
.
Però
il
suo
orizzonte
politico
non
andò
oltre
la
concezione
storica
dello
Stato
italiano
,
e
,
perciò
,
la
profonda
reazione
spirituale
verso
le
classi
trasformiste
del
suo
paese
,
gli
vietò
d
'
intendere
le
possibilità
rivoluzionarie
del
decentramento
amministrativo
.
Il
secondo
,
partendo
dal
liberalismo
economico
che
è
il
primo
scheletro
di
ogni
sistema
liberale
,
svelò
al
Mezzogiorno
tutto
il
danno
proveniente
dal
protezionismo
doganale
,
instaurato
a
beneficio
di
poche
industrie
privilegiate
,
e
a
danno
della
produzione
agricola
-
principale
,
se
non
unica
,
fonte
di
vita
della
Nazione
e
del
Mezzogiorno
-
e
con
il
suo
apostolato
trentennale
cercò
saldare
le
poche
forze
antiprotezioniste
del
Nord
con
le
rappresentanze
del
Mezzogiorno
per
un
'
azione
comune
.
Ma
entrambi
fallirono
al
loro
scopo
,
perché
,
isolati
dal
loro
pessimismo
e
dall
'
immaturità
generale
del
paese
,
concepirono
il
male
sub
specie
aeternitatis
,
e
sperarono
salute
soltanto
dall
'
azione
dello
Stato
,
senza
poter
ancor
intravvedere
le
forze
autonome
da
gettare
nel
fervore
della
battaglia
.
Gaetano
Salvemini
e
l
'
"
Unità
"
Questa
posizione
statica
venne
,
però
,
ben
presto
superata
dalla
critica
salveminiana
all
'
azione
del
partito
socialista
italiano
.
Figlio
di
quella
Puglia
,
ove
intorno
al
latifondo
ed
alla
coltura
estensiva
dei
cereali
cozzano
le
plebi
sterminate
contro
ristrette
classi
di
proprietari
,
Gaetano
Salvemini
fu
portato
dal
suo
stesso
tentativo
di
istituire
la
lotta
di
classe
nel
Mezzogiorno
ad
elaborare
la
critica
di
quel
partito
socialista
italiano
,
che
nel
Settentrione
,
elevando
le
plebi
,
stabiliva
interi
i
termini
liberali
della
lotta
politica
.
Analizzando
tale
azione
,
si
presentava
imprescindibile
la
necessità
di
spiegare
il
perché
dell
'
insuccesso
socialista
nel
Mezzogiorno
e
delle
sue
deformazioni
in
quelle
poche
zone
ove
il
nuovo
verbo
era
riuscito
ad
attecchire
.
Evidentemente
vi
era
qualche
cosa
che
era
estranea
all
'
ambiente
meridionale
e
che
impediva
l
'
unità
del
movimento
socialista
,
qualche
cosa
che
non
era
connaturale
al
marxismo
,
ma
prodotto
specifico
del
clima
italiano
.
Quest
'
ostacolo
fu
subito
identificato
e
la
questione
meridionale
apparve
al
Salvemini
come
presupposto
della
questione
sociale
.
Da
allora
il
grande
scrittore
pugliese
prese
a
combattere
tutte
le
oligarchie
,
sia
padronali
che
operaie
,
costituite
sul
sacrificio
degli
interessi
generali
.
Dapprima
la
sua
critica
investì
il
partito
stesso
in
cui
militava
,
avvivandosi
della
segreta
speranza
di
poterlo
richiamare
alle
sue
origini
libertarie
e
disincagliare
dalla
politica
della
difesa
di
categorie
per
spingerlo
nel
vivo
della
questione
italiana
:
poi
si
sollevò
ancor
più
in
alto
ad
indagare
le
responsabilità
d
'
intere
generazioni
,
quando
la
sua
nuova
fede
lo
costrinse
a
restituire
la
tessera
.
Ma
la
critica
salveminiana
,
pur
superando
,
con
una
investigazione
fedele
e
pertinace
delle
cause
del
male
,
la
fase
pessimistica
del
problema
,
non
poté
ancora
evadere
il
chiuso
orizzonte
del
problemismo
.
La
necessità
dell
'
analisi
rilevatrice
ed
il
processo
di
maturazione
politica
ancora
all
'
inizio
non
consentivano
sintesi
affrettate
,
e
,
pur
avendo
Salvemini
già
identificato
nelle
classi
della
produzione
terriera
la
miniera
dell
'
antitrasformismo
rivoluzionario
,
l
'
azione
pratica
gli
apparve
ancora
sconsigliata
dalle
necessità
quotidiane
della
battaglia
ideale
.
Il
partito
radicale
Ma
,
mentre
l
'
"
Unità
"
salveminiana
assolveva
questo
importante
compito
ideologico
,
si
perfezionava
e
produceva
frutti
,
specialmente
nel
Mezzogiorno
,
un
movimento
più
schiettamente
politico
,
che
è
compito
dell
'
opera
ricordare
:
il
movimento
radicale
.
Esso
quantunque
fosse
nato
prima
dell
'
"
Unità
"
salveminiana
produsse
i
suoi
maggiori
frutti
proprio
quando
questa
rivista
iniziò
la
sua
critica
.
I
due
movimenti
rimasero
,
però
,
esterni
l
'
uno
all
'
altro
:
la
forte
e
saporita
linfa
salveminiana
non
si
comunicò
all
'
opportunismo
radicale
,
e
mentre
il
tentativo
unitario
fu
il
più
radicale
sforzo
antitrasformistico
che
la
storia
politica
italiana
registri
,
il
radicalismo
non
tardò
a
convergere
nella
vasta
corrente
giolittiana
.
Soltanto
nell
'
immediato
dopoguerra
,
quando
il
giolittismo
sembrava
offuscato
e
si
scatenava
l
'
inflazione
bolscevica
,
le
due
correnti
si
fusero
nel
Partito
del
Rinnovamento
,
ma
io
sono
convinto
che
,
anche
se
Gaetano
Salvemini
non
fosse
stato
allontanato
dalla
politica
militante
da
un
banale
accidente
,
l
'
unione
rinnovatrice
non
avrebbe
potuto
assai
a
lungo
mantenersi
.
Questi
rilievi
chiariscono
così
quale
fu
la
vera
natura
del
Partito
radicale
e
degli
altri
movimenti
che
ad
esso
si
possono
ricondurre
.
Oggi
dovrebbe
essere
chiaro
che
,
se
le
masse
meridionali
credettero
compiere
uno
sforzo
di
autonomia
e
di
emancipazione
dal
grigio
cerchio
della
politica
unitaria
,
attraverso
la
generazione
degli
avvocati
radicali
,
che
affiorò
alla
vita
pubblica
nei
primi
anni
del
secolo
nuovo
,
i
dirigenti
non
potevano
agire
contro
i
dati
storici
del
giolittismo
nel
Mezzogiorno
senza
incidere
gli
interessi
della
loro
classe
.
Prima
ancora
di
entrare
nella
politica
militante
,
essi
erano
giolittiani
per
temperamento
,
per
idee
,
per
interessi
,
e
perciò
non
potevano
nemmeno
intuire
con
quali
idee
e
con
quali
forze
la
politica
giolittiana
poteva
essere
frantumata
.
Il
movimento
,
quindi
,
tra
il
1908
ed
il
1913
fu
rapidamente
assorbito
dal
giolittismo
,
contro
di
cui
restò
a
combattere
la
sua
dura
battaglia
il
solo
Gaetano
Salvemini
.
Le
masse
rurali
del
Mezzogiorno
dovettero
accorgersi
ancora
una
volta
di
avere
agito
completamente
a
vuoto
.
VI
Mezzogiorno
,
guerra
e
fascismo
Il
neutralismo
meridionale
L
'
avvicinarsi
della
guerra
e
le
polemiche
tra
interventisti
e
neutralisti
non
modificarono
i
dati
storici
della
politica
meridionale
,
che
,
essendo
quasi
del
tutto
trasformistica
,
non
poteva
attivamente
sentire
i
gravi
problemi
nazionali
affioranti
nelle
discussioni
di
quei
giorni
.
E
così
,
più
per
passività
che
per
calcolo
,
il
Mezzogiorno
fu
quasi
interamente
neutralista
.
L
'
adesione
politica
al
giolittismo
,
il
particolarismo
trasformista
e
la
paura
atavica
di
provocare
rivolgimenti
pericolosi
,
spinsero
i
ceti
dirigenti
meridionali
nella
più
conservatrice
delle
correnti
italiane
:
il
neutralismo
monarchico
.
Ciò
non
tolse
che
con
la
stessa
disinvoltura
,
dopo
dichiarata
la
guerra
,
i
deputati
meridionali
si
iscrivessero
in
quel
famoso
fascio
parlamentare
,
che
ebbe
la
strana
funzione
di
correggere
in
sede
di
rappresentanza
il
fondamentale
neutralismo
del
paese
.
Ma
,
a
parte
che
questa
contraddizione
,
dichiarata
puramente
apparente
,
venne
giustificata
con
le
finalità
patriottiche
del
momento
,
nessuno
si
potrà
meravigliare
del
mutato
atteggiamento
,
quando
rifletterà
sull
'
intrinseco
contenuto
del
trasformismo
,
riposto
nella
necessità
di
adesione
incondizionata
al
potere
centrale
per
esclusive
finalità
di
politica
regionale
.
Durante
la
guerra
,
quindi
,
il
meccanismo
trasformistico
continuò
tranquillamente
a
funzionare
quasi
senza
scosse
.
La
smobilitazione
Cessata
,
invece
,
la
guerra
,
ed
immessa
nelle
vene
della
nazione
la
grande
novità
demografica
costituita
dai
combattenti
,
si
cominciarono
ben
presto
a
notare
dei
sintomi
di
movimento
.
A
chi
imprenda
a
studiare
con
animo
scevro
da
preconcetti
e
da
miracolismi
l
'
influenza
che
questo
grande
fatto
storico
ha
esercitato
sulla
questione
meridionale
,
non
potrà
sfuggire
,
che
mentre
la
guerra
-
pur
avendo
seminato
qua
e
là
germi
eminentemente
rivoluzionari
-
non
è
riuscita
a
dare
la
spinta
al
popolo
meridionale
per
entrare
finalmente
nel
quadro
della
vita
politica
nazionale
,
tuttavia
ha
lasciato
confusamente
intravvedere
alle
masse
che
la
vecchia
immobilità
era
non
soltanto
indecorosa
,
ma
addirittura
dannosa
.
Difatti
,
se
da
una
parte
la
guerra
ha
rappresentato
un
grande
fatto
unitario
,
e
,
perciò
,
sotto
un
certo
profilo
,
antimeridionale
,
ha
però
dall
'
altra
parte
contribuito
,
con
l
'
obbligatorietà
del
servizio
militare
,
ad
elevare
in
più
vaste
categorie
di
cittadini
il
tenore
generale
della
vita
e
quindi
a
provocare
fermentazioni
nuove
che
non
potevano
non
avere
riflessi
anche
nel
campo
della
politica
.
Ma
,
siccome
tali
fermentazioni
corrispondevano
soltanto
ad
un
indistinto
bisogno
di
novità
,
mentre
non
riuscivano
a
sboccare
in
nuove
manifestazioni
politiche
,
sentivano
tutto
il
disagio
delle
vecchie
forme
,
da
cui
erano
impotenti
a
sollevarsi
.
È
perciò
che
tutti
i
movimenti
,
sviluppatisi
nell
'
immediato
dopoguerra
,
mentre
,
per
il
semplice
fatto
del
loro
verificarsi
,
hanno
dato
la
sensazione
di
una
oscura
coscienza
politica
meridionale
,
tuttora
in
formazione
,
hanno
riprodotto
nel
loro
caratteristico
atteggiarsi
la
vecchia
forma
trasformistica
,
che
si
dimostra
,
così
,
espressione
fedele
di
un
ciclo
storico
e
sociale
,
non
peranco
superato
dagli
sforzi
delle
nuove
generazioni
,
affioranti
alla
vita
pubblica
.
Basta
prendere
in
esame
i
primi
movimenti
sviluppatisi
nel
Mezzogiorno
-
azione
del
PPI
e
movimento
dei
combattenti
-
per
convincersi
della
verità
di
queste
proposizioni
.
L
'
insuccesso
del
Partito
popolare
Nessun
partito
aveva
sulla
carta
maggiori
probabilità
di
successo
del
Partito
popolare
italiano
,
sia
per
la
profonda
cattolicità
del
popolo
meridionale
,
sia
per
il
programma
che
un
meridionale
di
genio
-
Luigi
Sturzo
-
aveva
saputo
predisporre
a
contenere
entro
le
sue
pieghe
riposte
,
non
soltanto
le
necessità
del
presente
,
ma
anche
le
più
audaci
previsioni
dell
'
avvenire
.
Ebbene
,
che
cosa
è
avvenuto
del
Partito
popolare
nel
Mezzogiorno
?
La
risposta
è
semplice
:
il
giovane
partito
è
stato
assottigliato
,
assorbito
,
disperso
nel
trasformismo
.
Si
votò
per
i
candidati
popolari
non
perché
si
vedesse
in
essi
i
rappresentanti
di
quelle
idee
e
di
quel
programma
,
ma
per
simpatia
personale
e
per
ragioni
di
contrapposizione
,
quando
non
anche
per
ragioni
di
favoritismo
.
L
'
azione
dei
combattenti
Egualmente
si
esaurì
l
'
azione
dei
combattenti
.
Tornati
dalle
trincee
,
questi
giovani
portavano
nell
'
animo
un
vago
istinto
di
novità
.
Avevano
peregrinato
per
quattro
o
cinque
anni
,
avevano
combattuto
contro
e
a
fianco
di
popoli
tra
i
più
civili
di
Europa
,
erano
,
insomma
,
stati
sottoposti
ad
un
'
incubazione
forzata
:
nessuna
meraviglia
,
quindi
,
che
ad
una
forma
di
romanticismo
politico
,
vagamente
maturata
nei
loro
spiriti
,
sembrasse
indispensabile
la
distruzione
del
vecchio
ordine
.
Una
vittoria
del
trasformismo
Mentre
nelle
province
settentrionali
tutto
questo
romanticismo
politico
mirava
-
per
quanto
in
forme
disordinate
e
tumultuose
-
a
superare
la
vecchia
organizzazione
borghese
,
corrispondentemente
al
grado
di
sviluppo
ivi
assunto
dalla
lotta
di
classe
,
nel
Mezzogiorno
d
'
Italia
,
anche
corrispondentemente
al
grado
di
sviluppo
ivi
assunto
dalla
lotta
politica
,
mirava
a
distruggere
e
superare
la
concezione
trasformistica
.
Ma
,
siccome
non
si
trattava
di
un
movimento
perfettamente
maturato
,
non
poteva
non
ricadere
nello
stesso
inconveniente
che
imprendeva
a
combattere
.
Propugnatori
del
movimento
erano
soprattutto
i
giovani
ufficiali
,
in
massima
parte
figli
di
quei
borghesi
rurali
contro
di
cui
doveva
sferrarsi
l
'
offensiva
.
Educati
dai
loro
padri
ed
imbevuti
,
durante
tutto
il
periodo
d
'
incubazione
,
d
'
idee
feudali
,
essi
,
per
quanto
parlassero
di
"
partiti
organizzati
"
,
di
"
partiti
di
massa
"
,
ecc
.
,
non
concepivano
che
la
vecchia
,
tradizionale
lotta
municipale
contro
l
'
odiato
avversario
.
I
dissidi
di
famiglia
,
le
risse
per
il
predominio
locale
,
in
taluni
casi
durate
anni
,
non
potevano
in
definitiva
non
permeare
anche
la
nuova
lotta
.
Seguaci
del
movimento
non
erano
già
gruppi
di
giovani
,
esponenti
di
una
classe
definita
,
solidalmente
poggiati
su
interessi
specificati
,
e
,
perciò
,
costituenti
organismi
in
grado
di
controllare
le
deviazioni
dei
capi
e
correggerle
,
ma
era
una
folla
indistinta
di
giovani
artigiani
e
contadini
,
sbattuti
attraverso
l
'
inferno
della
guerra
,
senza
nessun
corredo
di
esperienza
critica
,
sicuri
soltanto
-
come
i
loro
padri
-
dei
vantaggi
derivanti
,
anzi
crescenti
dall
'
esercizio
del
mestiere
e
dalla
coltivazione
del
campo
,
ma
anche
disposti
,
per
quella
serie
di
residui
psicologici
,
derivanti
dalle
meraviglie
accumulatesi
nel
loro
spirito
durante
la
guerra
,
a
subire
gli
effetti
di
una
propaganda
attaccante
soltanto
la
superficie
delle
cose
.
È
così
che
la
lotta
,
guidata
spiritualmente
dai
padri
,
contro
cui
doveva
rivolgersi
,
combattuta
da
truppe
bendate
,
non
poteva
rappresentare
altro
che
un
nuovo
e
maggiore
trionfo
dell
'
odiato
trasformismo
.
Certo
non
poco
aveva
contribuito
al
fermento
dei
giovani
spiriti
la
più
vasta
conoscenza
del
Nord
dell
'
Italia
,
il
maggior
contatto
con
forme
di
vita
più
avanzata
nel
grado
della
civiltà
;
ma
questa
fermentazione
,
se
giustificava
la
smania
delle
novità
,
non
aveva
approdato
alla
formazione
di
una
superiore
coscienza
degli
interessi
in
giuoco
,
anzi
aveva
maggiormente
contribuito
a
nasconderli
sotto
il
falso
velame
delle
parole
.
Incapaci
di
risalire
alla
causa
fondamentale
dei
loro
insuccessi
,
riposta
appunto
nella
mancanza
di
una
dottrina
politica
aderente
agli
interessi
,
i
giovani
reduci
attribuivano
la
colpa
della
loro
mancata
azione
rivoluzionaria
ora
a
questo
,
ora
a
quel
capo
,
ora
a
questo
ora
a
quell
'
indirizzo
.
E
così
aderirono
,
volta
a
volta
,
secondo
la
cieca
logica
dell
'
irrazionale
,
al
Partito
del
Rinnovamento
e
alla
democrazia
,
al
Partito
liberale
e
a
quello
fascista
,
rifugiandosi
poi
di
quando
in
quando
,
dopo
vari
insuccessi
e
delusioni
,
nella
formula
dell
'
apoliticismo
,
che
,
perciò
,
era
un
comodo
velo
per
nascondere
un
più
intenso
anelito
di
politicità
.
Desiderosi
di
superare
con
un
atto
poderoso
di
volontà
lo
stagno
mortificante
del
trasformismo
,
essi
si
affannavano
a
svolgere
un
'
azione
autonoma
,
ma
costretti
dalla
meccanica
del
movimento
ad
agire
nel
campo
municipale
,
e
privi
,
com
'
erano
nella
generalità
dei
casi
,
di
uomini
pratici
di
amministrazione
,
ricadevano
volta
a
volta
,
nelle
mani
di
capi
locali
,
estranei
al
loro
movimento
,
che
si
affrettavano
ad
inserirli
nel
sistema
da
distruggere
.
Altrove
,
invece
,
i
vecchi
amministratori
sfuggivano
la
presa
,
ritirandosi
nell
'
ombra
,
ed
attendevano
dalla
Guido
Dorso
La
rivoluzione
meridionale
giustizia
riparatrice
del
tempo
e
dall
'
imperizia
avversaria
un
ritorno
trionfale
.
Così
il
movimento
,
privo
di
profonde
ragioni
ideologiche
che
gli
dessero
un
'
anima
,
abbandonato
agli
effimeri
risultati
di
una
fermentazione
istintiva
,
battuto
in
breccia
dalla
realtà
quotidiana
,
si
esauriva
,
si
disfaceva
in
conati
vani
.
Nel
frattempo
le
vecchie
classi
trasformistiche
correvano
ai
ripari
,
e
,
favorite
mirabilmente
dalla
crisi
economica
che
incombeva
sul
paese
,
sbandavano
facilmente
le
esigue
schiere
dei
rinnovatori
.
Le
restrizioni
dell
'
emigrazione
europea
ed
oceanica
e
la
crisi
degli
studi
,
contribuivano
fortemente
a
mettere
alla
mercé
dei
vecchi
le
nuove
schiere
dei
riformatori
.
Ma
,
mentre
tutto
ciò
estraniava
dalla
politica
i
pochi
giovani
preparati
ad
affrontare
il
problema
della
vita
,
contribuiva
notevolmente
a
minare
il
terreno
per
futuri
incendi
.
Qua
e
là
,
però
,
il
movimento
dei
combattenti
raggiungeva
la
sua
via
,
assumeva
forme
che
preludevano
al
possesso
di
un
orizzonte
politico
:
il
sorgere
del
Partito
sardo
d
'
Azione
poteva
rappresentare
un
insegnamento
notevole
.
Difatti
,
per
un
istante
,
il
movimento
dei
combattenti
molisani
,
arieggiò
nel
centro
dell
'
Italia
meridionale
la
magnifica
organizzazione
dei
sardi
di
Lussu
e
di
Bellieni
.
Sembrava
iniziarsi
la
rivolta
contro
il
sistema
che
aveva
signoreggiato
l
'
Italia
fin
allora
,
la
rivolta
dei
ceti
rurali
del
Mezzogiorno
contro
le
oligarchie
parassitarie
del
Settentrione
:
sembrava
che
,
dentro
il
ristretto
circolo
sanguigno
della
vecchia
Italia
fossero
,
finalmente
,
per
proiettarsi
le
nuove
correnti
meridionali
.
Ma
si
trattò
soltanto
di
sprazzi
ingannevoli
,
che
finirono
per
aumentare
le
tenebre
.
Intanto
le
agitazioni
ed
i
disagi
del
Settentrione
non
potevano
non
avere
riflessi
anche
nel
Mezzogiorno
,
nel
senso
cioè
di
distrarre
da
un
compito
rivoluzionario
i
pochi
gruppi
che
si
avviavano
ad
avere
consistenza
e
dinamismo
proprio
.
Il
fascismo
nel
Mezzogiorno
:
Aurelio
Padovani
Falliti
gli
sforzi
precedenti
,
riassorbiti
nel
trasformismo
trionfante
i
pochi
tentativi
originali
di
novità
-
perdurando
le
condizioni
obiettive
di
disagio
,
anzi
aggravandosi
per
il
progressivo
precipitare
della
crisi
dello
Stato
italiano
-
l
'
animo
di
molti
giovani
si
rivolse
verso
il
fascismo
,
con
simpatia
nuova
.
La
stessa
elasticità
del
programma
fascista
,
oscillante
tra
una
rivoluzione
verbale
,
una
democrazia
miracolista
ed
un
reazionarismo
effettivo
,
rendeva
possibile
a
ciascuno
di
vedere
in
tale
partito
il
toccasana
per
tutte
le
malattie
.
Soprattutto
piaceva
a
taluni
giovani
il
volontarismo
,
di
cui
il
fascismo
si
faceva
propagatore
,
ed
i
metodi
di
azione
militare
,
quasi
che
la
lotta
politica
fosse
urto
di
due
eserciti
e
non
guerra
di
civiltà
.
Il
movimento
si
diffuse
un
po
'
da
per
tutto
,
specialmente
tra
i
giovani
,
ma
per
molto
tempo
rimase
quasi
nascosto
e
non
riuscì
in
alcun
modo
a
turbare
il
tranquillo
sonno
dei
partiti
dominanti
.
Dopo
la
marcia
su
Roma
il
processo
di
diffusione
fu
infinitamente
più
rapido
per
le
ragioni
che
in
seguito
spiegheremo
;
ma
il
fascismo
meridionale
non
ebbe
caratteristiche
interessanti
se
non
nella
Campania
,
ove
ben
presto
emerse
la
figura
del
capitano
Aurelio
Padovani
.
Giovane
,
proveniente
da
origini
modeste
,
Aurelio
Padovani
si
innamorò
della
lotta
alle
poche
istituzioni
campane
che
potessero
correttamente
qualificarsi
socialiste
:
le
organizzazioni
portuarie
,
i
metallurgici
,
i
tessili
,
gli
operai
dei
trasporti
,
e
dimostrò
in
tale
lotta
il
suo
coraggio
di
valoroso
combattente
.
Ma
,
sia
perché
tali
istituzioni
non
avevano
mai
avuto
una
grande
potenza
nella
vita
pubblica
partenopea
,
sia
perché
la
lotta
antisocialista
era
scarsamente
sentita
,
il
movimento
padovaniano
durante
il
suo
primo
fiorire
parve
più
che
altro
uno
sforzo
mimetico
.
Non
che
i
giovani
,
che
vi
parteciparono
,
si
proponessero
puramente
e
semplicemente
l
'
imitazione
delle
gesta
dei
loro
compagni
del
Nord
,
ma
,
in
effetto
,
la
trascuranza
di
ogni
dettaglio
della
questione
meridionale
ed
il
proseguire
di
quello
spirito
vagamente
romantico
,
che
abbiamo
già
rilevato
nella
prima
agitazione
dei
combattenti
,
dimostrarono
la
scarsa
consistenza
rivoluzionaria
di
quel
movimento
,
svolgentesi
tra
la
noncuranza
universale
.
In
verità
occorre
precisare
-
per
intendere
appieno
l
'
esattezza
di
tutte
queste
proposizioni
-
che
la
maggioranza
dei
cittadini
del
Sud
fin
quasi
alla
vigilia
della
marcia
su
Roma
non
mostrava
neppure
verbalmente
di
credere
esaurito
il
compito
storico
dello
Stato
cosiddetto
liberale
e
perciò
si
gloriava
di
sentirsi
abbastanza
distante
sia
dal
bolscevismo
che
dal
fascismo
.
I
ceti
dirigenti
,
poi
,
piuttosto
che
impensierirsi
di
questa
azione
,
che
altrove
mirava
a
soppiantarli
,
la
guardavano
con
discreta
simpatia
,
considerandola
come
una
cura
preventiva
degli
eccessi
bolscevici
,
nel
Sud
mai
soverchiamente
sviluppati
:
i
fascisti
,
invece
,
assorbiti
a
riprodurre
tutto
il
fenomeno
squadristico
,
non
sapevano
affrontare
la
questione
del
trasformismo
,
di
cui
solo
teoricamente
si
dicevano
nemici
.
I
primi
si
sentivano
sempre
abbastanza
forti
per
poter
dilazionare
il
pericolo
:
i
secondi
non
credevano
alla
possibilità
di
un
successo
e
quindi
esaurivano
la
loro
azione
in
pratiche
a
fondamento
religioso
.
Un
errore
fatale
A
chi
ben
consideri
questo
breve
periodo
della
vita
italiana
non
potrà
sfuggire
che
il
fascismo
deve
il
suo
successo
nell
'
ottobre
1922
proprio
a
queste
sue
deficienze
rivoluzionarie
nel
Sud
,
che
resero
possibili
le
continue
idiosincrasie
parlamentari
,
esplicatesi
nel
fallimento
continuato
del
grande
ministero
di
sinistra
.
La
mancanza
di
allarme
del
pericolo
nelle
masse
parlamentari
meridionali
impedì
il
sorgere
di
quel
fronte
unico
contro
il
nuovo
nemico
che
avanzava
minaccioso
sulla
ribalta
della
storia
;
fronte
unico
che
,
invocato
ardentemente
da
taluni
gruppi
socialisti
,
avrebbe
impedito
il
momentaneo
crollo
del
principio
costituzionale
della
collaborazione
dei
partiti
e
del
governo
di
gabinetto
.
Ma
,
a
chi
meglio
penetri
il
meccanismo
del
giuoco
politico
,
non
potrà
sfuggire
la
remota
fatalità
di
questo
atteggiamento
parlamentare
meridionale
,
derivante
dall
'
intima
essenza
del
trasformismo
.
Come
potevano
,
infatti
,
i
poveri
deputati
del
Sud
sentire
lo
svilupparsi
del
pericolo
se
gli
organi
centrali
erano
avulsi
completamente
dalla
loro
funzione
,
e
non
comunicavano
più
alcuna
vibrazione
alle
schiere
dei
loro
sostenitori
?
Perché
,
se
il
trasformismo
corrisponde
appunto
a
questa
funzione
quasi
secolare
delle
rappresentanze
meridionali
di
rinunziare
alla
vera
lotta
politica
per
mediare
il
potere
governativo
alle
oscure
masse
del
Sud
;
se
cioè
le
rappresentanze
meridionali
lasciano
volentieri
agli
uomini
del
Settentrione
tutta
la
politica
,
per
accontentarsi
della
modesta
parte
di
patrocinatori
di
privati
interessi
,
come
potevano
intendere
l
'
avvicinarsi
del
pericolo
,
quando
l
'
organo
centrale
era
ormai
distrutto
?
Ecco
perché
si
arrivò
al
Congresso
di
Napoli
senza
che
nessuno
avesse
pensato
ad
organizzare
una
trincea
.
Questa
mancanza
di
comprensione
degli
avvenimenti
da
parte
dei
deputati
meridionali
,
però
,
se
costituì
,
forse
,
la
ragione
precipua
della
vittoria
fascista
,
rappresentò
,
invece
,
dopo
la
marcia
su
Roma
,
la
ragione
prima
della
sconfitta
fascista
come
visione
giacobina
di
governo
.
Il
Congresso
di
Napoli
All
'
epoca
della
marcia
su
Roma
,
il
Mezzogiorno
non
era
peranco
conquistato
,
e
solo
allora
il
fascismo
si
accorgeva
dell
'
esistenza
di
una
questione
meridionale
,
che
è
poi
la
vera
questione
italiana
.
Basta
rileggere
il
discorso
che
l
'
onorevole
Mussolini
pronunziò
in
quella
circostanza
per
vedere
in
quali
condizioni
ideologiche
il
Partito
fascista
si
presentava
al
giudizio
del
popolo
meridionale
.
Ebbene
,
in
tutto
il
discorso
-
travagliato
dalle
perplessità
dell
'
ora
-
non
vi
è
che
un
solo
periodo
che
accenni
alla
questione
meridionale
.
Eccolo
:
"
Sono
qui
,
con
noi
,
i
fratelli
della
sponda
dalmatica
tradita
,
ma
che
non
intende
arrendersi
;
sono
qui
i
fascisti
di
Trieste
,
dell
'
Istria
,
della
Venezia
Tridentina
,
di
tutta
l
'
Italia
settentrionale
;
sono
qui
anche
i
fascisti
delle
isole
,
della
Sicilia
e
della
Sardegna
,
tutti
qui
ad
affermare
solennemente
,
categoricamente
,
la
nostra
indistruttibile
fede
unitaria
,
che
intende
respingere
ogni
più
larvato
tentativo
di
autonomismo
e
separatismo
"
.
Eccitati
dagli
applausi
,
trascinati
nei
giorni
successivi
dagli
avvenimenti
incalzanti
,
i
fascisti
meridionali
non
intesero
il
preciso
significato
di
queste
parole
,
non
compresero
che
il
fascismo
intendeva
seguire
nel
Mezzogiorno
una
politica
identica
a
quella
dei
passati
governi
,
cioè
era
disposto
,
pur
di
raggiungere
il
potere
,
a
sacrificare
le
aspirazioni
antitrasformistiche
dei
migliori
fascisti
meridionali
.
Se
tanto
essi
avessero
compreso
,
se
avessero
intuito
che
con
le
loro
mani
si
cingevano
un
nuovo
collare
di
schiavitù
,
ben
più
solido
di
quello
che
volevano
abbandonare
,
forse
la
marcia
su
Roma
non
sarebbe
avvenuta
.
Perché
quel
Congresso
,
preparato
dai
dirigenti
,
non
per
prendere
contatto
con
l
'
anima
del
Mezzogiorno
,
ma
per
avvicinarsi
a
Roma
,
si
sarebbe
trasformato
in
grandi
assisi
politiche
ove
sarebbe
emerso
il
profondo
dissidio
sotterraneo
tra
il
fascismo
settentrionale
ed
il
nostro
,
dando
a
quest
'
ultimo
tale
un
contenuto
rivoluzionario
da
convincere
i
capi
del
movimento
ad
una
profonda
revisione
dei
fini
e
dei
mezzi
.
Il
fascismo
si
espande
Ma
gli
avvenimenti
precipitarono
:
avvenne
la
marcia
su
Roma
.
Improvvisamente
Aurelio
Padovani
divenne
il
viceré
di
Napoli
.
Passati
i
primi
giorni
di
perplessità
e
di
spavento
,
soprattutto
passato
il
fugace
entusiasmo
meridionale
per
le
manifestazioni
coreografiche
del
partito
trionfante
,
la
realtà
politica
cominciò
ad
emergere
dalle
nebbie
delle
chiacchiere
dei
piccoli
trionfatori
.
I
vecchi
gruppi
trasformistici
,
i
nuovi
gruppi
emersi
dai
movimenti
precedenti
e
sistematisi
attraverso
le
vittorie
elettorali
,
insomma
tutti
quelli
che
si
erano
già
innestati
nel
vecchio
tronco
trasformistico
,
divennero
di
colpo
antiStato
.
Le
piccole
minoranze
armate
,
dilettandosi
di
manifestazioni
prettamente
mimetiche
,
poco
preoccupandosi
della
reale
situazione
del
paese
,
credettero
di
dichiarare
immediatamente
la
guerra
a
tutto
il
mondo
,
e
così
iniziarono
occupazioni
di
pubblici
uffici
,
violenze
private
ed
altre
simili
manifestazioni
,
che
ebbero
il
pregio
di
frazionarsi
,
Comune
per
Comune
,
secondo
le
varie
configurazioni
locali
.
Naturalmente
queste
azioni
,
dato
il
loro
carattere
di
municipalità
,
erano
assolutamente
prive
di
un
filo
unico
conduttore
,
e
si
rivolgevano
ora
contro
i
così
detti
nittiani
,
ora
contro
i
giolittiani
,
ora
contro
i
democratici
sociali
e
liberali
,
riuscendo
poi
,
per
forza
di
incidenza
,
ora
a
favore
dei
nittiani
ora
a
favore
dei
giolittiani
,
ora
a
favore
dei
democratici
sociali
e
dei
liberali
.
Così
il
fenomeno
di
adesione
alla
realtà
trasformistica
incominciò
subito
.
Là
dove
il
fascismo
era
rappresentato
da
elementi
amici
del
partito
al
potere
furono
sollecitati
provvedimenti
contro
le
minoranze
;
là
dove
era
rappresentato
dalle
opposizioni
s
'
iniziò
la
lotta
alle
amministrazioni
locali
;
là
dove
,
invece
,
non
era
stato
ancora
accaparrato
,
fu
una
ressa
terribile
di
gente
di
ogni
risma
per
infiltrarsi
.
Prendete
,
dunque
,
quei
fenomeni
descritti
a
proposito
del
primo
movimento
dei
combattenti
,
ingranditeli
a
dismisura
,
esasperateli
fino
all
'
impossibile
ed
avrete
il
quadro
della
situazione
campana
durante
quel
periodo
.
In
verità
,
Aurelio
Padovani
tentò
di
fronteggiare
que
sto
vasto
fenomeno
politico
,
cercando
soprattutto
di
infondere
all
'
azione
dei
suoi
adepti
un
senso
di
eticità
attraverso
la
formula
dell
'
intransigenza
.
Ma
questa
formula
,
se
ha
un
grande
valore
morale
,
non
ha
mai
avuto
un
valore
politico
,
specialmente
per
partiti
di
governo
,
e
contrastava
stranamente
con
la
realtà
del
possesso
del
potere
da
parte
delle
supreme
gerarchie
fasciste
,
e
,
perciò
,
con
la
necessità
di
assorbire
il
maggior
numero
di
forze
possibili
.
Essa
non
era
una
formula
d
'
attacco
,
ma
di
difesa
,
e
perciò
non
poteva
non
indebolire
lo
sforzo
politico
di
chi
era
costretto
ad
usarla
.
Tuttavia
Aurelio
Padovani
brancolò
superbamente
nel
caos
,
cercando
sempre
di
costruire
il
nuovo
mondo
.
Formò
sezioni
,
ne
sciolse
,
destituì
fiduciari
,
rifece
direttori
,
impastò
,
spastò
,
sempre
cercando
di
raggiungere
una
perfezione
politica
,
che
era
una
categoria
puramente
formale
.
Questo
sforzo
,
assurdo
dal
punto
di
vista
politico
,
ma
bello
dal
punto
di
vista
morale
,
fu
deriso
universalmente
,
tanto
sembrò
impossibile
che
un
uomo
solo
potesse
,
col
semplice
irrigidirsi
,
riformare
il
costume
politico
di
una
regione
.
Il
nazionalismo
campano
Ma
il
trasformismo
non
si
die
'
per
vinto
e
,
mentre
i
cavalli
di
Troia
,
spinti
nel
feroce
esercito
padovaniano
,
divenivano
più
numerosi
,
quelli
che
non
avevano
potuto
entrare
nella
categoria
dei
privilegiati
-
timorosi
di
restare
indietro
nella
divisione
delle
grazie
governative
-
si
dettero
a
sfruttare
la
camicia
azzurra
.
Così
buona
parte
dell
'
antifascismo
locale
-
cioè
i
nemici
di
quelli
che
erano
riusciti
a
penetrare
nel
fascismo
ufficiale
-
divennero
nazionalisti
,
e
noi
vedemmo
i
seguaci
dei
due
partiti
,
affratellati
al
centro
dalla
comunanza
delle
idee
e
dalla
gioia
del
conquistato
potere
,
nelle
province
bastonarsi
di
santa
ragione
.
Talora
l
'
abilità
trasformistica
dei
capi
arrivò
fino
al
punto
di
tentare
d
'
impadronirsi
dei
due
partiti
.
Un
autorevole
e
simpatico
sindaco
meridionale
mi
spiegava
,
all
'
inizio
di
questo
svolgimento
storico
,
che
egli
aveva
preveduto
tutte
le
eventualità
e
così
mentre
egli
restava
democratico
,
il
nipote
era
riuscito
ad
ottenere
l
'
incarico
di
costituire
la
sezione
fascista
ed
il
segretario
comunale
aveva
già
costituita
la
sezione
nazionalista
.
Così
-
egli
aggiungeva
-
i
miei
avversari
debbono
esser
per
forza
...
antinazionali
.
I
deputati
meridionali
impugnano
l
'
arma
della
coerenza
Naturalmente
,
però
,
accanto
a
questi
trasformismi
da
semplicioni
,
in
lotta
terribile
tra
loro
,
rimaneva
in
piedi
il
trasformismo
più
vero
e
maggiore
,
quello
che
si
potrebbe
dire
delle
competenze
elettorali
:
i
deputati
.
Questi
signori
compresero
subito
che
il
miglior
calcolo
politico
era
quello
di
restare
al
proprio
posto
,
impugnando
l
'
arma
della
coerenza
.
Movendosi
,
lasciandosi
prendere
dal
panico
,
mentre
correvano
il
rischio
di
screditarsi
tra
la
gente
che
odia
ferocemente
i
girella
,
avrebbero
contribuito
ad
accreditare
la
deduzione
politica
,
che
questa
fermentazione
di
avventurieri
grandi
e
piccoli
corrispondeva
effettivamente
ad
una
mutata
situazione
politica
-
come
si
scriveva
negli
ordini
del
giorno
di
quell
'
epoca
-
e
che
i
fascisti
della
prima
,
della
seconda
e
della
sesta
giornata
rappresentavano
effettivamente
il
nuovo
popolo
meridionale
.
Ecco
che
i
deputati
meridionali
concepirono
l
'
ardito
disegno
di
rimaner
immobili
mentre
infuriava
il
mulinello
.
Era
questo
un
abilissimo
modo
di
conservazione
,
ed
una
efficace
politica
verso
il
governo
,
assolutamente
ignaro
delle
cose
nostre
.
Se
il
governo
-
essi
ragionavano
-
crede
sul
serio
,
con
quella
incomprensione
della
nostra
anima
che
è
caratteristica
negli
uomini
del
Nord
,
che
questi
giovanetti
inesperti
rappresentino
la
terra
bruciata
,
noi
gli
dimostreremo
col
solo
fatto
di
restare
immobili
,
che
s
'
inganna
a
partito
.
Gli
dimostreremo
cioè
che
senza
di
noi
non
può
governare
,
perché
noi
siamo
la
quintessenza
del
tecnicismo
elettorale
,
conosciamo
a
menadito
i
bisogni
e
le
aspirazioni
del
nostro
popolo
,
e
,
perciò
,
possiamo
intelligentemente
esercitare
quella
funzione
di
mediazione
,
cui
lo
stesso
governo
aspira
.
Certo
,
il
fascismo
ufficiale
nell
'
ebbrezza
del
primo
trionfo
e
nella
erronea
convinzione
di
poter
fondare
un
governo
giacobino
,
non
comprese
che
non
era
buona
politica
l
'
aspettare
che
Padovani
riuscisse
a
conquistarsi
la
maggioranza
nel
Mezzogiorno
,
quando
vi
era
una
miniera
di
ministerialismo
ad
ogni
costo
pronta
per
essere
sfruttata
.
Ma
,
a
mano
a
mano
che
ci
allontanammo
dalla
marcia
su
Roma
,
e
che
si
profilò
sempre
più
l
'
aderenza
completa
della
politica
del
governo
allo
stato
delle
vere
forze
del
paese
,
non
poté
non
emergere
nella
sua
giusta
luce
l
'
importanza
storica
,
che
ebbe
in
questo
periodo
la
resistenza
passiva
dei
deputati
meridionali
.
L
'
intransigenza
padovaniana
Intanto
la
lotta
tra
il
fascismo
ed
il
nazionalismo
campano
,
balzando
in
prima
linea
,
contribuiva
sempre
più
a
proiettare
nell
'
ombra
la
resistenza
passiva
dei
deputati
,
desiderosi
e
grati
della
tregua
loro
concessa
.
Questa
lotta
sorgeva
come
conseguenza
della
cosiddetta
"
intransigenza
padovaniana
"
ed
assumeva
il
suo
aspetto
più
clamoroso
in
dipendenza
del
patto
di
pacificazione
tra
fascisti
e
nazionalisti
.
Bisogna
riconoscere
,
e
lo
abbiamo
già
accennato
,
che
il
capitano
Padovani
,
chiusosi
nella
formula
della
intransigenza
,
aveva
tentato
,
per
quanto
poteva
essere
nelle
forze
di
un
uomo
solo
,
di
arginare
i
fenomeni
di
arrivismo
.
Inchieste
feroci
,
da
lui
compiute
contro
fascisti
della
prima
ora
,
scioglimenti
di
fasci
,
decretati
con
la
rivoltella
in
pugno
,
avevano
avvertito
la
gente
che
il
capo
della
Campania
voleva
evitare
la
cuccagna
.
È
vero
sì
che
,
dopo
aver
sciolto
il
fascio
ostile
alla
amministrazione
comunale
,
aveva
dovuto
per
necessità
di
cose
ricrearlo
tra
i
clienti
dell
'
amministrazione
,
ma
è
anche
vero
che
questa
rigidità
di
concezione
costituiva
una
potente
remora
all
'
ingresso
di
parecchi
tra
gli
avventurieri
più
noti
.
Fu
,
perciò
,
che
il
nazionalismo
,
partito
buon
ultimo
nella
corsa
dell
'
organizzazione
demagogica
,
si
gonfiò
improvvisamente
come
un
torrente
,
e
,
per
naturale
meccanica
di
cose
,
si
sentì
avvampare
di
spirito
antifascista
,
cioè
antipadovaniano
.
Non
fu
certamente
un
antifascismo
teorico
,
derivante
da
una
diversa
concezione
della
lotta
politica
,
ma
fu
l
'
odio
del
servitore
cacciato
verso
l
'
altero
padrone
.
Così
il
patto
di
pacificazione
,
votato
a
Roma
dai
capi
,
non
si
poteva
mettere
in
esecuzione
,
a
causa
proprio
di
tutti
i
municipi
,
le
congreghe
di
carità
e
le
altre
pubbliche
istituzioni
che
i
contendenti
si
disputavano
.
Ma
Aurelio
Padovani
credeva
sul
serio
di
possedere
una
grande
idea
.
Egli
si
trovava
in
uno
stato
di
esaltazione
,
che
gli
faceva
apparire
miracolosa
la
sua
formula
di
intransigenza
.
Egli
vedeva
nel
nazionalismo
campano
l
'
anticristo
,
il
principio
del
male
contrapposto
al
principio
del
bene
e
considerava
reprobi
tutti
quelli
che
si
opponevano
o
soltanto
dubitavano
dei
suoi
sforzi
.
Ed
allora
s
'
impegnò
la
lotta
,
in
cui
egli
era
destinato
a
sicura
sconfitta
.
I
termini
della
lotta
Stava
contro
di
lui
,
prima
di
ogni
cosa
,
quello
stesso
principio
di
rigida
disciplina
gerarchica
di
cui
egli
si
era
fatto
banditore
tra
le
genti
;
la
necessità
dell
'
esecuzione
del
patto
di
tacitazione
anche
nella
Campania
,
ove
,
certamente
,
non
si
presentavano
condizioni
diverse
da
quelle
delle
altre
regioni
;
l
'
opportunità
da
parte
del
duce
di
saggiare
vittoriosamente
la
sua
forza
anche
con
i
suoi
discepoli
,
ed
affermare
in
cospetto
di
tutti
i
suoi
propositi
di
riordinamento
.
Non
gli
giovava
l
'
atteggiamento
d
'
indipendenza
e
quasi
di
critica
al
ravvicinamento
con
la
Chiesa
,
dipendente
dalla
antica
sua
appartenenza
alla
Massoneria
.
Gli
nuoceva
l
'
aver
risollevato
ed
aver
insistito
sulla
sterile
formula
della
tendenzialità
repubblicana
,
abbandonata
definitivamente
dal
duce
ai
piedi
del
trono
,
nell
'
atto
di
farsi
riassorbire
dal
sistema
di
Casa
Savoia
.
Ma
soprattutto
aveva
contro
di
sé
tutte
le
vecchie
forze
monarchiche
e
costituzionali
della
regione
,
che
,
pur
intuendo
l
'
inefficacia
rivoluzionaria
di
quella
fermentazione
,
temevano
che
la
prolungata
insistenza
su
di
un
programma
di
intransigenza
potesse
consolidare
le
posizioni
locali
dei
loro
giovani
contraddittori
.
Queste
forze
,
facenti
capo
al
presidente
della
Camera
,
ad
ex
ministri
e
sottosegretari
di
Stato
,
installate
saldamente
su
forti
posizioni
elettorali
,
sorrette
in
vari
punti
da
una
milizia
volontaria
più
potente
del
fascismo
stesso
:
la
malavita
,
premevano
terribilmente
contro
il
povero
Padovani
,
reo
di
non
volersi
piegare
ai
loro
voleri
.
Sembrava
che
la
lotta
fosse
guidata
dal
deputato
Greco
,
ma
,
in
verità
,
quest
'
ultimo
era
soltanto
un
simbolo
.
Il
suo
nome
,
assunto
ad
indicare
il
fascismo
transigente
contro
quello
intransigente
,
racchiudeva
le
speranze
di
quei
gruppi
,
che
intendevano
riprendere
attraverso
il
fascismo
la
funzione
di
mediazione
fra
il
governo
ed
il
paese
.
In
verità
-
e
quest
'
osservazione
s
'
impone
senz
'
altro
per
evitare
illazioni
esagerate
da
questa
posizione
di
fatto
-
il
padovanesimo
non
aveva
niente
di
rivoluzionario
,
perché
riproduceva
integralmente
la
accennata
organizzazione
medianica
tra
governo
e
paese
.
Nelle
province
,
i
fiduciari
e
i
direttori
non
miravano
ad
altro
che
ad
essere
assunti
dalle
popolazioni
come
fonti
di
favoritismi
,
e
l
'
azione
intransigente
verso
i
capi
diveniva
transigente
verso
i
gregari
,
purché
disposti
a
tradire
.
Ma
,
appunto
perciò
,
minacciando
di
riuscire
questo
svolgimento
politico
a
nient
'
altro
che
ad
una
sostituzione
di
persone
,
destava
allarme
grandissimo
,
e
da
ogni
parte
si
esplicavano
sforzi
colossali
per
non
distruggere
nella
mente
delle
popolazioni
il
rapporto
tra
rappresentanti
e
rappresentati
.
Bisogna
pur
riconoscere
che
il
padovanesimo
,
esiguo
all
'
epoca
della
marcia
su
Roma
,
era
assolutamente
privo
di
un
'
élite
che
potesse
lottare
nel
campo
del
trasformismo
con
i
vecchi
uomini
politici
.
Conseguentemente
in
tutta
la
Campania
perdurava
una
situazione
di
cose
assolutamente
insostenibile
,
perché
mentre
da
una
parte
l
'
azione
padovaniana
non
aveva
gran
che
scalfito
le
posizioni
trasformistiche
dei
più
forti
deputati
campani
,
dall
'
altra
parte
per
la
secchezza
della
sua
intransigenza
non
faceva
prevedere
maggiori
trionfi
per
l
'
avvenire
sia
nel
campo
di
un
rivoluzionarismo
effettivo
,
sia
nel
campo
dello
stesso
trasformismo
.
La
sconfitta
di
Padovani
In
tale
condizione
di
cose
il
governo
non
poteva
non
essere
contro
l
'
intransigenza
padovaniana
.
Infatti
,
di
fronte
all
'
insufficienza
rivoluzionaria
del
fascismo
al
centro
,
che
non
riusciva
a
superare
il
trasformismo
costituzionale
prima
,
e
parlamentare
dopo
,
ma
si
spingeva
ormai
verso
i
ritorni
parlamentaristici
attraverso
il
paese
,
il
governo
non
poteva
più
sopportare
sterili
conati
rivoluzionari
alla
periferia
.
Se
Mussolini
avesse
potuto
,
avrebbe
egli
stesso
fatte
quelle
innovazioni
istituzionali
che
gli
sarebbero
sembrate
più
opportune
:
ma
,
cessata
la
prima
intenzione
,
il
governo
non
poteva
sopportare
pacificamente
che
la
rivoluzione
,
fallita
al
centro
,
si
riproducesse
alla
periferia
,
sia
perché
tutto
ciò
costituiva
sostanzialmente
un
tentativo
rivoluzionario
contro
il
novus
ordo
che
il
governo
aveva
creduto
di
prescegliere
,
sia
perché
nessun
governo
in
Italia
può
azzardare
a
fare
sostanziali
mutazioni
quando
ha
il
Mezzogiorno
in
subbuglio
.
Il
padovanesimo
creava
dunque
una
situazione
politica
di
una
stranezza
inverosimile
,
perché
,
mentre
veniva
ad
attaccare
proprio
uno
dei
puntelli
del
regime
,
nella
persona
del
presidente
della
Camera
,
lasciava
scoperta
la
posizione
del
governo
,
che
si
trovava
nella
incredibile
condizione
di
non
poter
servirsi
del
partito
padovaniano
perché
intransigente
,
e
di
non
poter
ancora
aderire
alle
vecchie
e
potenti
forze
costituzionali
perché
combattute
dal
fascismo
ufficiale
.
Padovani
,
quindi
,
stava
fermo
come
una
diga
contro
il
furore
delle
acque
,
che
urgevano
da
ogni
parte
e
si
infrangevano
schiumanti
contro
la
durezza
della
pietra
.
Ma
,
come
qualsiasi
diga
deve
finire
per
soccombere
sotto
il
crescente
urto
dei
marosi
,
così
anche
Padovani
fu
sconfitto
,
e
sul
cadavere
del
suo
entusiasmo
giovanile
passò
la
marea
.
Il
fascismo
campano
fu
riassorbito
nel
partito
ufficiale
e
le
preoccupazioni
transigenti
del
governo
ebbero
una
tregua
.
Padovani
veramente
cadde
su
una
questione
di
disciplina
.
Egli
fu
espulso
,
quasi
che
la
sua
intransigenza
fosse
stata
contro
lo
spirito
del
Partito
!
È
questo
uno
dei
tanti
capricci
della
storia
,
una
delle
prove
che
gli
uomini
non
sempre
si
accorgono
della
direzione
che
essi
scelgono
nel
cammino
.
Il
Partito
non
comprese
che
Padovani
interpretava
per
suo
conto
-
forse
inconsciamente
,
ma
plasticamente
-
l
'
unica
ragione
di
vita
del
fascismo
contro
il
trasformismo
di
governo
,
tentava
l
'
unica
via
contraria
all
'
assimilazione
delle
nuove
forze
nel
circolo
vitale
,
rappresenta
va
,
insomma
,
la
prima
trincea
su
cui
cominciava
la
battaglia
del
governo
con
il
Partito
per
disintegrarsi
da
questo
e
passare
a
rappresentare
altri
interessi
,
ed
invece
di
sorreggere
questo
giovane
,
di
integrare
il
suo
sforzo
di
quel
contenuto
ideale
che
forse
alla
rigidità
dell
'
azione
padovaniana
difettava
,
non
seppe
far
altro
che
espellerlo
con
un
motivo
regolamentare
,
come
se
si
fosse
trattato
di
un
caporale
dell
'
esercito
punito
con
la
sala
di
rigore
!
Il
Partito
fascista
non
si
accorse
che
consacrava
l
'
inizio
della
sua
decadenza
e
che
dopo
Padovani
altri
capi
-
rei
di
aver
fallacemente
creduto
al
contenuto
rivoluzionario
del
fascismo
-
avrebbero
dovuto
essere
sacrificati
ai
bisogni
quotidiani
dell
'
azione
governativa
.
L
'
intransigenza
dei
trasformisti
e
la
"
débacle
"
dei
deputati
uscenti
Caduto
Aurelio
Padovani
,
il
fascismo
poté
più
rapidamente
adeguarsi
alla
tradizione
trasformistica
del
Mezzogiorno
,
e
,
espulsi
od
obbligati
ad
uscire
i
testardi
seguaci
del
viceduce
sconfitto
,
si
rivolse
a
raccogliere
nel
suo
seno
tutte
le
opposizioni
ai
deputati
uscenti
,
quando
non
fu
possibile
assorbire
costoro
.
Così
il
processo
di
fascistizzazione
del
Mezzogiorno
,
arrestato
in
Campania
per
l
'
intransigenza
padovaniana
,
poté
notevolmente
accentuarsi
,
e
la
lotta
fu
polarizzata
contro
i
vecchi
deputati
,
che
,
tuttavia
,
non
avevano
mancato
di
infiltrare
cavalli
di
Troia
nella
formazione
fascista
o
di
atteggiarsi
a
fiancheggiatori
in
nome
delle
comuni
idealità
di
ricostruzione
nazionale
.
Senonché
mentre
la
logica
della
sconfitta
padovaniana
avrebbe
suggerito
che
il
fascismo
di
governo
si
fosse
avvicinato
quanto
più
era
possibile
alla
prassi
così
detta
liberale
,
cercando
di
raccogliere
intorno
alla
propria
bandiera
tutti
gli
ascari
dei
passati
governi
,
riverniciati
per
l
'
occasione
,
la
realtà
rivelò
più
strane
intransigenze
.
Veramente
per
far
ciò
il
fascismo
avrebbe
dovuto
desistere
dall
'
idea
di
un
'
organizzazione
giacobina
nel
Sud
per
non
costringere
vecchi
parlamentari
,
affermati
nelle
cariche
pubbliche
,
a
far
getto
della
loro
dignità
personale
con
la
richiesta
di
iscrizione
ai
fasci
o
quanto
meno
avrebbe
dovuto
affidar
loro
segretamente
la
costituzione
delle
sezioni
,
autorizzando
i
prefetti
a
seguire
il
criterio
tradizionale
del
maggior
numero
di
voti
.
Invece
niente
di
tutto
questo
fu
fatto
:
l
'
intransigenza
più
feroce
fu
bandita
ed
i
deputati
fiancheggiatori
,
divennero
nemici
per
forza
.
All
'
intransigenza
antitrasformistica
del
Padovani
il
fascismo
ufficiale
sostituì
l
'
intransigenza
settaria
dei
trasformisti
,
prestando
la
propria
forza
a
chiunque
volesse
usarne
ed
abusarne
per
prepotere
o
vendetta
personale
.
Innestato
quindi
il
principio
d
'
intransigenza
al
purulento
terreno
del
trasformismo
,
il
primo
risultato
che
ne
derivò
fu
quello
di
prospettare
i
deputati
trasformisti
come
vittime
della
violenza
e
rinsaldare
i
legami
di
simpatia
del
popolo
verso
di
loro
.
In
effetto
,
il
cieco
settarismo
del
partito
dominante
e
la
sua
terribile
ignoranza
di
ogni
aspetto
della
questione
meridionale
non
gli
fecero
comprendere
il
grande
segreto
del
giolittismo
nelle
nostre
contrade
,
riposto
nello
sforzo
di
assorbire
volta
per
volta
tutti
gli
uomini
politici
che
,
per
simpatia
delle
popolazioni
o
per
valore
personale
,
emergevano
.
Così
Giolitti
riusciva
a
dare
l
'
impressione
di
non
coartare
la
volontà
degli
elettori
.
Questi
,
salvo
casi
eccezionali
,
venivano
lasciati
liberi
di
votare
a
loro
talento
specialmente
quando
tutti
i
candidati
in
lotta
si
professavano
governativi
,
e
nel
deporre
la
scheda
,
credevano
sempre
di
compiere
un
atto
di
sovranità
.
Il
governo
,
quindi
,
lungi
dall
'
intervenire
con
atti
diretti
a
violare
il
costume
del
paese
,
cercava
di
agevolarlo
,
combattendo
invece
i
pochi
tentativi
diretti
a
superarlo
.
Così
,
senza
eccessive
reazioni
,
Giolitti
faceva
funzionare
le
forze
politiche
del
paese
nel
modo
più
naturale
.
Il
fascismo
,
invece
,
sconvolse
tutto
questo
processo
di
formazione
politica
e
pretese
imporre
gli
uomini
.
Non
tenne
presente
che
nei
risultati
delle
elezioni
meridionali
entravano
anche
in
parte
la
natura
e
la
psicologia
delle
popolazioni
,
e
,
per
colmo
d
'
inavvedutezza
,
pretese
imporre
proprio
gli
uomini
che
sul
terreno
trasformistico
erano
stati
già
battuti
.
Si
precisò
,
così
,
in
tutto
il
Mezzogiorno
,
una
lotta
terribile
tra
i
nuovi
ed
i
vecchi
,
che
,
in
qualche
momento
,
richiamò
l
'
attenzione
dell
'
Italia
intera
,
provocando
i
più
strani
giudizi
da
parte
degli
scrittori
settentrionali
.
A
questi
sembrò
assurdo
che
il
Mezzogiorno
,
che
tuttavia
non
aveva
avuto
bolscevismo
,
resistesse
così
accanitamente
alla
penetrazione
fascista
,
e
per
spiegare
il
fenomeno
per
poco
non
elevarono
la
grama
vita
politica
meridionale
a
specchio
e
maestra
delle
genti
.
Ma
,
in
verità
,
la
lotta
era
tra
la
vecchia
classe
dirigente
,
rimasta
legata
,
suo
malgrado
,
alla
dittatura
legale
passata
,
e
la
nuova
classe
dirigente
,
che
veniva
a
prospettarsi
come
longa
manus
della
dittatura
legale
in
formazione
,
cioè
tra
il
trasformismo
vecchio
e
quello
nuovo
.
Fino
a
questo
punto
del
processo
di
sviluppo
della
lotta
,
il
governo
aveva
un
magnifico
giuoco
,
perché
gli
si
presentavano
come
rivali
nell
'
epoca
di
mediazione
tra
i
suoi
favori
ed
i
voti
delle
popolazioni
,
due
correnti
politiche
perfettamente
identiche
come
origine
,
perché
scaturite
entrambe
dal
sottosuolo
trasformistico
.
Esso
,
quindi
,
poteva
scegliere
liberamente
,
troncando
la
lotta
tra
le
due
fazioni
nel
punto
in
cui
gliene
sarebbe
potuto
derivare
il
massimo
beneficio
.
Invece
i
dirigenti
del
partito
dominante
non
ebbero
nessuna
cognizione
di
questa
situazione
di
cose
,
ed
il
fascismo
completò
anche
nel
Sud
la
sua
funzione
rivoluzionaria
.
Infatti
,
attraverso
il
giuoco
di
imposizione
delle
rappresentanze
locali
amiche
del
nuovo
governo
,
giuoco
che
si
svolgeva
per
via
militare
,
scoprì
troppo
apertamente
agli
occhi
delle
popolazioni
attonite
l
'
essenza
vera
della
questione
meridionale
e
trasmutò
improvvisamente
i
facili
entusiasmi
della
prima
ora
in
aperte
deplorazioni
.
Le
elezioni
Ma
il
colpo
di
grazia
fu
dato
dalle
elezioni
,
in
cui
rifulse
maggiormente
l
'
inconseguenza
della
politica
fascista
.
In
verità
quando
la
nuova
fiera
elettorale
fu
bandita
,
molti
che
si
sforzavano
di
trovare
il
filo
conduttore
nella
politica
governativa
,
credettero
che
il
fascismo
volesse
definire
e
fissare
la
sua
posizione
nel
Sud
,
tentando
di
assorbire
il
maggior
numero
di
forze
possibili
senza
pregiudizi
di
provenienza
,
accentuando
così
per
il
Mezzogiorno
la
politica
che
nel
resto
d
'
Italia
svolgeva
in
confronto
di
tutti
i
gruppi
così
detti
fiancheggiatori
.
Ma
il
modo
come
furono
compilate
le
liste
,
il
dissidio
scoppiato
con
Orlando
,
De
Nicola
,
Fera
,
Colosimo
e
De
Nava
dopo
di
averne
sollecitata
l
'
entrata
nel
listone
,
chiarirono
sufficientemente
che
il
fascismo
procedeva
a
caso
,
senza
idee
organiche
e
che
,
anche
nel
Sud
,
come
nel
Nord
,
dopo
aver
tradito
la
rivoluzione
,
non
sapeva
fare
nemmeno
la
più
gretta
delle
conservazioni
.
Quest
'
atteggiamento
fu
dovuto
alla
mancanza
di
forza
per
opporsi
alle
pressioni
di
tutti
i
piccoli
avventurieri
infiltratisi
nel
movimento
.
Esso
mentre
liquidò
definitivamente
tutti
i
deputati
uscenti
,
che
non
poterono
più
sperare
in
un
movimento
di
riscossa
,
perché
compromessi
dalla
politica
di
fiancheggiamento
,
determinò
invece
l
'
inizio
di
un
movimento
di
convergenza
di
numerose
forze
verso
le
opposizioni
.
A
completare
questo
stato
d
'
animo
contribuì
poi
potentemente
il
modo
come
furono
condotte
le
elezioni
stesse
,
attraverso
la
violenza
più
sfacciata
ed
il
più
completo
abbandono
di
ogni
garanzia
per
l
'
elettore
.
Il
regime
non
poteva
più
apertamente
svelarsi
nella
sua
inconsistente
brutalità
:
i
pochi
meridionali
intelligenti
non
potevano
avere
alleati
più
ciechi
e
più
potenti
.
Le
elezioni
fasciste
del
6
aprile
,
svelando
anche
agli
animi
più
retrivi
la
terribile
consistenza
della
questione
meridionale
,
cominciarono
a
polarizzare
gli
animi
verso
soluzioni
più
radicali
.
Oggi
,
per
merito
del
fascismo
,
esiste
nel
Mezzogiorno
una
situazione
psicologica
di
sospensione
,
attraverso
cui
s
'
intuisce
che
il
vecchio
trasformismo
non
può
più
attecchire
,
e
che
il
popolo
aspetta
,
dalle
classi
dirigenti
,
nuove
idee
per
la
lotta
.
Il
distacco
dei
fiancheggiatori
Il
modo
come
furono
fatte
le
elezioni
ed
il
nuovo
spirito
pubblico
determinarono
il
distacco
dei
fiancheggiatori
.
Questo
fenomeno
che
nel
resto
d
'
Italia
cominciò
ufficialmente
dopo
il
delitto
Matteotti
,
nel
Mezzogiorno
avvenne
prima
per
evidenti
ragioni
di
politica
locale
.
Infatti
,
appunto
perché
i
capi
del
liberalismo
meridionale
erano
stati
travolti
nella
formazione
anarchica
delle
liste
,
era
indispensabile
mantenere
i
quadri
intatti
,
per
impedire
che
potessero
divenire
preda
delle
opposizioni
più
accese
.
Questa
necessità
si
rendeva
tanto
più
evidente
quanto
più
i
medi
ceti
professionali
ed
impiegatizi
che
nell
'
Italia
meridionale
sono
tuttora
politicamente
i
più
attivi
,
manifestavano
la
tendenza
a
riversarsi
nelle
file
dell
'
opposizione
costituzionale
e
del
socialismo
unitario
,
minacciando
così
di
sfuggire
al
giuoco
del
liberalismo
fiancheggiatore
.
Occorreva
,
perciò
,
seguire
la
conversione
dei
propri
seguaci
per
ripigliarne
il
dominio
:
il
passaggio
alla
opposizione
,
prima
larvata
,
poi
aperta
,
dei
fiancheggiatori
-
meridionali
,
rispondeva
quindi
ad
una
necessità
di
lotta
,
ed
il
"
Mattino
"
,
che
nel
Mezzogiorno
è
il
giornale
più
letto
e
più
influente
,
non
tardò
a
rinnegare
il
filofascismo
della
prima
ora
.
La
scopertura
del
regime
Ma
il
fascismo
ufficiale
,
invece
di
definire
il
suo
atteggiamento
e
dimostrare
di
comprendere
la
situazione
,
credette
sul
serio
che
l
'
altissima
percentuale
di
voti
,
riportati
nel
Mezzogiorno
,
corrispondesse
ad
una
salda
situazione
politica
.
Perciò
,
invece
di
correre
ai
ripari
,
non
seppe
fare
di
meglio
che
trattare
da
nemici
i
fiancheggiatori
meridionali
.
Questo
errore
e
la
maggiore
libertà
consentita
,
per
rappresaglia
,
ai
piccoli
dominatori
locali
,
contribuirono
per
contrapposto
ad
agevolare
la
manovra
di
conversione
avversaria
.
Ne
derivò
una
situazione
di
détente
così
aperta
che
il
delitto
Matteotti
aggravò
notevolmente
con
la
sua
forza
probante
.
D
'
allora
,
data
la
scopertura
del
regime
nel
Mezzogiorno
e
nelle
popolazioni
del
Sud
è
un
travaglio
per
trovare
la
soluzione
politica
alla
crisi
spirituale
del
paese
.
Tutti
comprendono
che
il
regime
così
detto
trasformistico
non
può
reggere
e
che
la
speculazione
dei
vari
governi
unitari
sulle
forze
del
Sud
deve
una
volta
per
sempre
cessare
.
Tutti
comprendono
che
occorre
da
oggi
difendere
gli
interessi
meridionali
con
spirito
d
'
intransigenza
e
con
esatta
comprensione
di
causa
.
Ma
l
'
immaturità
generale
del
paese
e
l
'
equivoco
che
si
annida
nel
campo
dell
'
antifascismo
rischiano
di
deviare
nuovamente
questo
utile
sentimento
delle
popolazioni
in
formazioni
che
,
riproducendo
la
tara
unitaria
,
sono
molto
più
pericolose
della
infantile
ingenuità
del
fascismo
.
PARTE
SECONDA
I
PARTITI
STORICI
E
LA
QUESTIONE
MERIDIONALE
VII
Fallimento
fascista
e
nuova
conquista
regia
I
dati
della
conquista
piemontese
in
pericolo
Da
tutta
questa
storia
di
errori
e
di
deviazioni
balza
fuori
una
prima
constatazione
:
il
regime
è
scoperto
,
ed
il
tentativo
di
riprodurre
,
attraverso
il
fascismo
,
i
dati
storici
della
conquista
piemontese
è
fallito
.
Tale
scopertura
del
regime
,
iniziatasi
nel
Nord
,
nell
'
immediato
dopoguerra
,
con
la
fase
bolscevica
,
è
terminata
nel
Mezzogiorno
con
la
fase
fascista
.
Infatti
il
bolscevismo
,
rompendo
l
'
equilibrio
tradizionale
nel
Nord
suscitava
la
reazione
fascista
che
poteva
sorgere
ed
affermarsi
per
la
stasi
meridionale
,
e
questa
reazione
,
sorpassando
i
limiti
originari
di
partenza
,
e
costretta
a
svolgersi
,
per
la
sua
stessa
natura
,
in
forma
unitaria
,
mentre
non
sanava
la
scopertura
del
regime
nel
Nord
,
la
estendeva
anche
al
Sud
,
completando
così
la
fase
del
processo
distruttivo
.
I
due
movimenti
,
perciò
,
hanno
avuto
un
'
efficacia
nella
vita
nazionale
,
che
soltanto
lo
storico
futuro
potrà
valutare
.
Dovrebbe
cominciare
ora
la
seconda
fase
,
quella
del
processo
costruttivo
,
molto
più
pericolosa
della
prima
,
perché
ereditandone
talune
esigenze
e
talune
immaturità
può
condurre
ad
altre
forme
di
compromesso
non
meno
pericolose
di
quelle
abbattute
.
È
necessario
,
quindi
,
tentare
di
penetrare
appieno
nella
storia
anteatta
,
sia
per
afferrare
il
segreto
dei
due
grandi
movimenti
di
masse
verificatisi
,
sia
per
rintracciare
i
germi
del
passato
attraverso
l
'
impostazione
delle
opposizioni
che
pretendono
impadronirsi
dell
'
avvenire
.
Il
bolscevismo
primo
tentativo
di
impadronirsi
dello
Stato
Il
massimalismo
socialista
fu
un
tentativo
immaturo
e
sfortunato
di
permeare
l
'
azione
dello
Stato
da
parte
di
grandi
masse
,
ancora
rozze
ed
inesperte
dei
pubblici
affari
,
e
perciò
abbacinate
da
un
mito
straniero
astratto
ed
irrealizzabile
.
Queste
masse
intuivano
vagamente
l
'
angustia
della
dittatura
giolittiana
e
perciò
postulavano
la
creazione
di
uno
Stato
in
cui
avessero
potuto
giuocare
con
il
loro
peso
,
allora
del
tutto
indifferenziato
.
Pertanto
la
crisi
del
Partito
socialista
sorse
proprio
dal
conflitto
tra
queste
masse
e
le
oligarchie
già
pervenute
a
funzione
di
élite
.
Mentre
queste
ultime
lentamente
avevano
assunto
una
funzione
piccolo
borghese
appunto
in
conseguenza
del
giolittismo
,
le
masse
,
specialmente
rurali
,
restavano
al
di
fuori
di
questo
legame
con
la
dittatura
giolittiana
,
e
perciò
erano
tentate
di
distruggere
il
dominio
per
una
affermazione
più
ampia
di
libertà
politica
ed
economica
.
Risultante
di
questo
urto
interno
fu
che
il
partito
non
poté
riaderire
al
giolittismo
,
né
provocarne
esso
stesso
la
disfatta
.
In
tale
condizione
di
cose
sorgeva
naturale
la
tendenza
a
stabilizzare
la
crisi
in
una
formula
media
che
,
distruggendo
il
giolittismo
come
concezione
di
regime
paterno
,
non
ne
distruggesse
contemporaneamente
la
funzione
economica
.
Questa
linea
di
sviluppo
,
in
verità
,
rispondeva
ad
una
necessità
costituzionale
del
socialismo
italiano
,
che
le
grandi
masse
avrebbero
dovuto
forse
un
giorno
combattere
,
ma
che
durante
il
suo
inizio
agevolavano
con
il
loro
stesso
peso
:
la
necessità
di
assicurare
alle
formazioni
piccolo
borghesi
,
affiorate
dal
movimento
operaio
,
per
lo
meno
una
parte
di
potere
politico
,
sia
per
garantirle
dai
ritorni
reazionari
del
regime
,
che
per
evitare
gli
ulteriori
sviluppi
rivoluzionari
della
crisi
.
In
altri
termini
,
si
verificava
anche
per
il
proletariato
operaio
del
Nord
ciò
che
era
avvenuto
per
la
borghesia
meridionale
durante
il
regime
borbonico
:
la
necessità
di
assicurarsi
il
potere
politico
,
dopo
di
aver
acquistato
quello
economico
.
Tale
necessità
era
ancora
più
urgente
,
in
quelle
zone
della
valle
padana
ove
il
socialismo
agrario
era
fiorito
in
margine
ai
grandi
lavori
di
bonifica
perché
l
'
intervento
dello
Stato
come
distributore
di
lavori
era
più
che
mai
indispensabile
dopo
la
guerra
e
fatalmente
i
rivoluzionari
di
quelle
regioni
erano
portati
a
proclamare
la
necessità
d
'
impadronirsi
dello
Stato
per
sottrarre
all
'
odiata
borghesia
questa
importante
funzione
di
distribuzione
di
ricchezze
.
Eguale
tendenza
manifestarono
gli
operai
delle
industrie
protette
contro
il
rivoluzionarismo
di
taluni
gruppi
teorizzanti
la
lotta
di
classe
integrale
.
L
'
unica
formazione
quindi
che
avrebbe
potuto
garantire
tale
necessità
era
la
creazione
di
uno
Stato
socialdemocratico
attraverso
gli
accordi
con
la
democrazia
radicale
e
col
Partito
popolare
.
Ciò
spiega
il
perché
dei
reiterati
tentativi
socialisti
di
limitazione
costituzionale
della
Corona
per
la
formazione
dello
Stato
parlamentare
.
Il
massimalismo
,
perciò
,
rappresentò
lo
sforzo
di
una
élite
di
nuova
formazione
per
perfezionare
il
suo
dominio
economico
mercé
il
potere
politico
,
e
le
reazioni
in
vari
sensi
di
sterminate
masse
di
manovra
escluse
dai
benefici
di
tale
politica
e
tuttavia
desiderose
di
non
limitare
la
loro
funzione
a
quella
di
peso
morto
nello
sviluppo
del
piano
.
Giolitti
,
il
socialismo
di
Stato
e
il
fascismo
Di
fronte
a
questo
sviluppo
il
giolittismo
,
che
stava
per
essere
superato
in
una
fase
più
moderna
di
interessenza
economica
e
di
mediazione
politica
,
reagì
e
,
svelando
tutto
il
suo
spirito
reazionario
,
si
volse
verso
le
formazioni
di
destra
,
maturate
in
quella
piccola
borghesia
umanistica
,
che
aveva
visto
con
terrore
l
'
affermarsi
della
borghesia
socialista
.
Il
giolittismo
vedeva
malvolentieri
la
fine
del
suo
prepotere
e
non
voleva
assolutamente
rinunziare
alla
funzione
di
mediazione
politica
assunta
dal
1900
in
poi
.
Si
diceva
lieto
di
continuare
la
politica
di
benevolenza
verso
le
masse
,
a
parole
s
'
inghirlandava
di
tutte
le
gemme
del
liberalismo
politico
,
ma
,
nella
realtà
,
pretendeva
ancora
di
farla
da
padrone
,
adottando
le
soluzioni
che
gli
venivano
prospettate
dai
partiti
di
masse
non
come
risultanti
del
giuoco
delle
forze
in
lotta
,
ma
come
concessioni
della
borghesia
illuminata
e
progressista
.
Entro
i
limiti
di
questa
peculiare
concezione
politica
,
il
giolittismo
in
un
primo
tempo
assecondò
tutti
i
movimenti
diretti
a
realizzare
il
cosiddetto
ministero
di
sinistra
,
non
comprendendo
che
su
questo
terreno
era
già
stato
preceduto
dal
nittismo
,
che
si
sforzava
di
armonizzare
gli
interessi
dei
partiti
di
masse
con
quelli
della
borghesia
radicaleggiante
,
senza
pretendere
contemporaneamente
di
farli
passare
attraverso
la
pressione
del
regime
paterno
.
Quando
in
un
secondo
tempo
questa
realtà
divenne
chiara
all
'
occhio
dello
statista
di
Dronero
,
egli
brandì
la
frusta
fascista
.
Ma
ancora
una
volta
,
la
vipera
morse
il
ciarlatano
.
In
verità
il
fascismo
,
nel
suo
primo
sorgere
,
aveva
tentato
di
assumere
una
funzione
libertaria
contro
il
predominio
piccolo
borghese
del
socialismo
di
Stato
e
del
giolittismo
,
e
si
era
colorito
vagamente
di
rivoluzionarismo
operaio
e
di
autonomismo
politico
.
Ma
,
sorto
territorialmente
in
una
zona
industriale
e
demograficamente
tra
le
schiere
della
piccola
borghesia
umanistica
,
ormai
politicamente
battuta
,
non
era
in
condizione
di
afferrare
la
realtà
italiana
per
farsi
interprete
di
quelle
necessità
rivoluzionarie
che
le
grandi
masse
non
riuscivano
ancora
ad
esprimere
.
Ciò
spiega
perché
da
una
parte
il
giolittismo
poté
sperare
di
operare
la
sua
conservazione
attraverso
lo
spauracchio
fascista
,
e
dall
'
altra
il
signor
Mussolini
non
sentì
fin
da
allora
i
pericoli
della
manovra
cui
aderiva
.
Ed
infatti
la
prima
adesione
giolittiana
al
fascismo
cominciò
a
determinare
lo
spostamento
delle
masse
rurali
protette
dal
movimento
operaio
a
quello
fascista
,
ed
a
chi
ben
consideri
il
fondamento
delle
cose
non
potrà
non
apparire
che
la
crociata
contro
il
socialismo
,
colorita
di
accenni
libertari
,
corrispose
soltanto
a
questa
necessità
del
regime
di
sottrarre
al
movimento
operaio
queste
forze
intimamente
connesse
all
'
azione
statale
.
Così
il
fascismo
cominciò
a
potenziarsi
specialmente
in
quella
bassa
pianura
padana
ove
l
'
azione
economica
dello
Stato
sulle
masse
era
ed
è
sensibilissima
e
questa
sua
origine
e
le
necessità
che
doveva
assolvere
,
lo
portarono
ad
accettare
quella
dottrina
nazionalista
della
collaborazione
di
classe
,
attraverso
le
corporazioni
sindacali
,
che
costituisce
il
più
audace
tentativo
di
impadronirsi
della
funzione
economica
del
socialismo
di
Stato
.
Ma
questo
sviluppo
fece
sì
che
il
paternalismo
giolittiano
,
avulso
dal
suo
sistema
originario
,
elaborato
sotto
veste
di
dottrina
sindacale
,
reso
autonomo
,
passasse
nelle
mani
della
borghesia
antigiolittiana
,
che
pose
per
conto
suo
la
successione
al
vecchio
di
Dronero
.
Ciò
spiega
perché
il
fascismo
,
pur
transigendo
nel
momento
stesso
del
suo
sviluppo
col
regime
,
si
pose
subito
come
avversario
del
giolittismo
di
cui
negò
in
teoria
i
dati
storici
,
mentre
in
pratica
,
in
buona
parte
,
li
riprodusse
.
In
seguito
poi
la
lotta
con
il
socialismo
operaio
e
la
possibilità
della
riscossa
socialdemocratica
giolittiana
,
spinsero
il
fascismo
sempre
più
nella
fase
reattiva
che
il
regime
,
superando
le
previsioni
del
vecchio
di
Dronero
,
scelse
per
la
sua
salvezza
.
Naturalmente
questa
corsa
fascista
alla
reazione
coincise
sempre
più
col
doppio
processo
di
elaborazione
,
che
il
socialismo
subì
come
risultante
delle
forze
in
movimento
.
Infatti
,
da
una
parte
,
il
movimento
operaio
rimasto
fedele
alle
sue
origini
riscattò
la
sua
funzione
liberale
e
,
dall
'
altra
,
le
forze
operaie
con
funzione
conservatrice
si
staccarono
da
quelle
rivoluzionarie
.
Insufficienza
dell
'
azione
mussoliniana
Ma
,
mentre
nel
movimento
operaio
avveniva
questa
grande
semplificazione
di
forze
e
di
obiettivi
,
il
fascismo
,
accogliendo
nel
suo
seno
tutti
i
tossici
della
vita
pubblica
italiana
,
appropriandosi
del
compito
storico
del
socialismo
di
Stato
,
lasciandosi
permeare
dalle
necessità
dell
'
industrialismo
protetto
e
del
regime
,
in
una
frenesia
panica
di
dominio
si
scordò
di
essere
né
più
né
meno
che
la
lotta
di
classe
del
giolittismo
e
in
un
delirio
di
superbia
si
proclamò
avversario
e
liquidatore
testamentario
del
liberalismo
europeo
.
Per
un
certo
periodo
la
prosa
tronfia
del
nuovo
profeta
segnò
antitesi
mondiali
inesistenti
e
quindi
sentimmo
delirare
di
compito
antidemocratico
,
antiliberale
,
antisocialista
assegnato
dalla
storia
al
fascismo
,
quasi
che
non
si
trattasse
delle
convulsioni
di
un
regime
duro
a
morire
.
La
verità
,
invece
,
è
più
modesta
,
perché
se
si
vuol
parlare
di
un
'
antitesi
col
liberalismo
filosofico
questa
è
connaturale
non
al
fascismo
ma
addirittura
al
regime
,
e
se
si
vuole
,
invece
,
parlare
di
un
'
antitesi
al
preteso
liberalismo
dello
Stato
italiano
niente
vi
è
di
meno
esistente
e
di
meno
vero
.
Malgrado
tutto
ciò
,
però
,
il
fascismo
alla
base
fu
un
movimento
liberale
.
Spinto
ad
effettuare
la
reazione
attraverso
le
folle
e
non
soltanto
attraverso
le
forze
di
polizia
,
il
regime
fu
costretto
a
riconoscere
talune
necessità
elementari
delle
masse
rurali
,
di
cui
dovette
servirsi
ed
il
rassismo
bene
spesso
corrispose
ad
un
bisogno
di
reazione
al
centralismo
romano
.
Anche
se
l
'
élite
dirigente
si
pose
rapidamente
al
servizio
degli
industriali
e
non
ebbe
timore
di
svolgere
una
politica
stupidamente
padronale
,
essa
dovette
concedere
non
poco
al
peso
delle
masse
e
contribuì
alla
loro
educazione
politica
,
avvicinandole
sempre
più
ai
concetti
di
autonomia
ove
debbono
fatalmente
sboccare
.
Naturalmente
,
siccome
il
signor
Mussolini
era
l
'
unico
cervello
pensante
del
movimento
,
le
sue
responsabilità
sono
infinite
come
infinita
sarà
la
sua
sconfitta
.
A
chiunque
analizzi
il
suo
doppio
giuoco
politico
,
che
voleva
sembrare
prodotto
di
somma
abilità
,
non
potrà
sfuggire
invece
che
esso
era
frutto
d
'
incomprensione
e
di
paura
.
Nessun
uomo
,
forse
,
pur
avendo
avuto
così
largo
potere
,
si
è
lasciato
così
vincere
più
che
dagli
avvenimenti
dai
piccoli
uomini
che
lo
circondavano
.
Salito
al
potere
in
un
momento
di
smarrimento
generale
e
quando
gli
uomini
decisi
a
non
abdicare
la
loro
personalità
erano
pochissimi
,
egli
aveva
aperte
dinanzi
a
sé
tutte
le
vie
,
da
quella
massima
di
fare
la
rivoluzione
delle
forze
rurali
a
quella
minima
di
sostituire
Giolitti
nel
giuoco
trasformistico
.
Unica
via
preclusa
quella
della
violenza
per
la
violenza
,
del
feudalismo
squadristico
!
Ed
egli
,
invece
,
quella
scelse
.
Dopo
aver
strappato
un
mandato
di
fiducia
a
tutti
i
ceti
,
prima
e
dopo
la
marcia
su
Roma
,
godeva
così
largamente
il
favore
della
monarchia
da
poterla
anche
tradire
.
Invece
preferì
ondeggiare
in
un
trasformismo
inconcludente
,
che
valse
soltanto
a
nascondere
per
un
certo
tempo
il
reale
dominio
degli
anarchici
del
direttorio
.
In
verità
egli
ebbe
così
scarsa
fede
nei
suoi
propositi
rivoluzionari
che
ebbe
paura
di
iniziarne
l
'
attuazione
,
oppure
conosceva
così
poco
il
meccanismo
dello
Stato
che
non
seppe
da
qual
punto
cominciare
le
promesse
riforme
.
E
così
la
sua
azione
sembrò
sovversiva
là
dove
era
trasformista
,
e
viceversa
.
Opposizione
dei
revisionismi
fascisti
e
del
mussolinismo
alle
necessità
ideali
della
rivoluzione
italiana
Queste
deficienze
del
duce
ed
il
logorio
terribile
che
in
conseguenza
il
regime
ha
subito
non
potevano
non
produrre
ripercussioni
nello
stesso
campo
fascista
.
Ed
,
infatti
,
ad
esse
si
deve
il
nascere
del
revisionismo
,
che
,
si
noti
bene
,
si
divide
in
due
ali
perfettamente
antitetiche
:
revisionismo
trasformista
e
revisionismo
rivoluzionario
.
Il
primo
ritiene
che
il
compito
del
fascismo
sia
quello
di
schiacciare
il
bolscevismo
,
impadronirsi
dello
Stato
storico
e
provvedere
alla
formazione
di
un
governo
forte
,
capace
di
ristabilire
il
dominio
della
legge
.
In
altri
termini
,
sfronda
tutte
le
pretese
rivoluzionarie
del
movimento
e
combatte
il
governo
perché
si
trastulla
in
propositi
rivoluzionari
che
non
possono
non
contrastare
la
effettiva
prassi
trasformistica
.
È
insomma
un
revisionismo
che
,
abbandonando
il
doppio
giuoco
mussoliniano
,
abbraccia
consciamente
il
trasformismo
e
mira
a
trarne
tutte
le
conseguenze
utili
al
proprio
dominio
.
Il
secondo
,
invece
,
vuol
tener
fede
al
conclamato
contenuto
rivoluzionario
e
,
perciò
,
reagisce
alla
politica
trasformistica
.
Esso
ritiene
che
il
liberalismo
sia
completamente
superato
e
rimasticando
alcune
formulette
dell
'
attualismo
gentiliano
pretende
che
il
signor
Mussolini
riformi
tutta
l
'
impalcatura
dello
Stato
allo
scopo
di
tradurre
nella
realtà
le
idee
della
nuova
dottrina
filosofica
.
Entrambe
queste
correnti
repugnano
per
opposte
ragioni
alla
prassi
del
signor
Mussolini
,
dichiarando
di
avere
scarsa
fiducia
nella
politica
della
violenza
rassista
e
degli
accorgimenti
governativi
,
ma
entrambe
ignorano
il
problema
italiano
nella
precisa
consistenza
e
perciò
sono
costrette
o
a
ripiegare
nel
neogiolittismo
o
a
riprodurre
l
'
astrattismo
rivoluzionario
del
bolscevismo
.
Queste
considerazioni
spiegano
brevemente
entro
quali
linee
si
dissolverà
non
soltanto
il
governo
mussoliniano
,
ma
il
movimento
fascista
stesso
in
tutte
le
sue
tendenze
e
sfumature
.
Intanto
è
assolutamente
degno
di
nota
che
non
soltanto
il
governo
mussoliniano
,
ma
le
stesse
correnti
critiche
del
fascismo
siano
così
distanti
dalla
questione
italiana
che
sembrano
addirittura
straniere
.
Esse
ignorano
l
'
Italia
agricola
ed
i
suoi
bisogni
e
perciò
si
arroccano
sempre
più
intorno
al
protezionismo
industriale
ed
al
corporativismo
di
Stato
,
ignorano
l
'
Italia
meridionale
e
perciò
insistono
nella
violenza
tributaria
e
politica
,
ignorano
l
'
anelito
di
libertà
del
popolo
italiano
e
perciò
sognano
di
togliergli
perfino
le
astrazioni
istituzionali
della
carta
albertina
.
La
questione
italiana
è
tutta
contro
di
loro
e
le
revisioni
non
ne
afferrano
o
ne
integrano
nessun
lato
.
Forse
Mussolini
ebbe
qualche
barlume
di
veggenza
quando
proclamò
di
voler
poggiarsi
sull
'
Italia
rurale
,
ma
,
a
parte
che
questa
affermazione
è
contraddetta
da
tutta
la
sua
politica
e
con
le
frasi
non
si
governa
,
egli
era
tratto
anche
questa
volta
in
inganno
dalla
lotta
padana
,
che
non
solo
non
è
la
questione
italiana
,
ma
ne
è
la
negazione
.
Se
Mussolini
sogna
nel
suo
aperto
tentativo
di
resistenza
al
regime
di
farsi
capo
di
un
fascismo
che
possa
costituire
il
primo
nocciolo
di
arroccamento
della
futura
rivoluzione
italiana
,
si
disinganni
:
anzitutto
,
perché
il
movimento
rurale
non
potrà
non
essere
contro
i
dati
storici
del
padanesimo
e
secondariamente
perché
,
fino
a
quando
non
si
produca
la
remota
rivolta
rurale
,
lo
stesso
padanesimo
potrà
sempre
costituire
la
base
per
i
successori
del
fascismo
nel
governo
dello
Stato
.
Rimangono
sì
ancora
le
forze
sanamente
rivoluzionarie
,
quelle
che
sia
pure
inconsciamente
hanno
sognato
di
fare
il
loro
ingresso
nella
storia
a
mezzo
del
fascismo
,
ma
queste
non
potranno
tardare
a
convincersi
del
compromesso
di
cui
sono
state
oggetto
e
perciò
dovranno
fatalmente
gravitare
verso
altri
partiti
.
Gli
errori
antitrasformistici
di
Mussolini
non
potranno
più
salvarlo
e
perciò
egli
dovrà
sempre
più
esaurirsi
nei
ritorni
trasformistici
,
finché
non
lo
raggiungerà
la
vendetta
fiancheggiatrice
.
La
manovra
fiancheggiatrice
per
ristabilire
i
dati
storici
della
conquista
regia
In
effetto
la
manovra
fiancheggiatrice
costituisce
oggi
la
spina
dorsale
della
politica
italiana
,
ed
in
ciò
sta
la
condanna
del
fascismo
e
delle
opposizioni
,
l
'
uno
fallito
a
tal
punto
da
permettere
ai
battuti
della
vigilia
di
tentare
la
riscossa
,
le
altre
così
deboli
e
perplesse
da
temere
addirittura
la
successione
.
In
queste
brevi
considerazioni
si
congloba
dunque
tutta
la
dolorosa
realtà
italiana
,
lotta
di
impotenze
e
di
transazioni
,
dominio
di
ristretti
circoli
di
politicanti
atteggiantisi
ad
eterni
salvatori
della
patria
.
Così
,
mentre
lo
sfondo
della
psiche
collettiva
non
riesce
a
superare
l
'
angusto
e
vuoto
quadro
del
combattentismo
,
il
giolittismo
si
ripresenta
,
come
nel
1920
,
arbitro
e
liquidatore
di
una
situazione
.
I
reduci
,
quelli
che
,
assumendo
di
aver
finalmente
fatta
l
'
Italia
sui
campi
di
battaglia
,
pretendevano
di
fare
gli
Italiani
patrioti
e
cittadini
,
liberi
nello
Stato
nazionale
e
padroni
del
loro
destino
,
dopo
aver
costituito
la
base
della
politica
dittatoriale
di
una
fazione
,
che
,
solo
a
chiacchiere
,
diceva
di
voler
rappresentare
l
'
Italia
del
lavoro
e
della
produzione
,
la
grande
Italia
del
sacrifizio
silenzioso
e
degli
oscuri
eroismi
,
passano
a
far
da
sgabello
a
quell
'
uomo
ed
a
quel
sistema
che
ieri
,
nell
'
esaltazione
della
rissa
,
fu
definito
nemico
del
paese
.
Ed
intorno
a
questo
programma
si
mobilitano
le
forze
più
eterogenee
e
meno
politiche
,
pur
di
non
affrontare
ab
imis
il
problema
italiano
,
anche
se
l
'
impostazione
di
questo
problema
fatta
con
cognizione
di
causa
e
serietà
di
propositi
debba
costare
altri
dieci
anni
di
fascismo
.
Ed
è
perciò
che
la
manovra
fiancheggiatrice
è
destinata
al
successo
.
Tentando
di
ripristinare
per
intero
i
dati
storici
della
conquista
piemontese
,
scossi
dall
'
azione
del
fascismo
,
il
movimento
dei
fiancheggiatori
si
palesa
fondato
sulla
tradizione
italiana
e
perciò
ha
già
al
suo
inizio
l
'
appoggio
del
regime
.
La
sconfitta
del
fascismo
e
del
mussolinismo
e
la
immaturità
delle
opposizioni
ad
una
battaglia
sostanziale
,
che
sorpassi
la
sterile
schermaglia
legalitaria
,
in
cui
Mussolini
si
è
fatto
imprigionare
,
concorrono
ad
assicurare
il
successo
a
questa
manovra
fiancheggiatrice
.
Insufficienza
ideale
del
cartello
delle
Sinistre
Queste
considerazioni
caratterizzano
in
pieno
la
perfetta
natura
del
così
detto
cartello
delle
Sinistre
,
cui
i
partiti
componenti
si
sforzano
di
dare
un
contenuto
sicuro
sulla
base
del
minimo
comune
denominatore
amendolino
.
Aggregato
temporaneo
di
partiti
diversi
esso
non
può
svolgere
altro
che
un
compito
negativo
,
oltre
il
quale
si
apre
spaventoso
il
baratro
del
dissenso
e
del
fallimento
.
Conseguentemente
il
cartello
delle
Sinistre
non
può
aspirare
alla
vittoria
,
ma
deve
contentarsi
soltanto
di
logorare
il
fascismo
sul
terreno
della
libertà
astratta
.
Poiché
il
partito
dominante
ha
commesso
l
'
imperdonabile
errore
di
mettere
in
discussione
taluni
principi
fondamentali
del
vivere
civile
ed
ha
preteso
piegare
un
popolo
intero
al
suo
gioco
con
l
'
avvilente
metodo
dell
'
ingiuria
e
del
bastone
,
il
cartello
delle
Sinistre
si
è
potuto
costituire
e
può
funzionare
rivendicando
l
'
astrazione
della
libertà
,
senza
precisarne
i
limiti
,
le
possibilità
di
applicazione
ed
i
ceti
privilegiati
.
Compito
questo
certamente
assai
importante
,
quando
un
partito
eleva
a
metodo
di
governo
l
'
omicidio
e
la
lesione
personale
e
si
rifiuta
di
riconoscere
agli
avversari
il
diritto
all
'
integrità
personale
,
ma
transeunte
e
condannato
a
nascondere
,
piuttosto
che
a
sviluppare
,
la
lotta
politica
.
Quando
un
governo
qualsiasi
,
foss
'
anche
militare
,
sarà
intervenuto
a
ristabilire
non
le
libertà
politiche
-
che
è
tutt
'
altra
cosa
-
ma
l
'
uguaglianza
dei
cittadini
dinanzi
alla
legge
penale
ed
avrà
distrutto
il
medievale
diritto
di
asilo
della
milizia
e
del
partito
,
il
compito
del
cartello
delle
Sinistre
sarà
cessato
e
molti
dei
gruppi
che
oggi
vi
aderiscono
dovranno
nuovamente
staccarsene
per
riprendere
in
pieno
la
loro
funzione
critica
.
Se
il
signor
Mussolini
non
si
fosse
lasciata
chiudere
dietro
le
spalle
persino
questa
porta
,
riducendosi
ad
invocare
dal
suo
partito
il
ristabilimento
della
legge
penale
come
una
concessione
caritativa
,
e
dagli
avversari
l
'
amnistia
,
perfino
un
terzo
gabinetto
da
lui
presieduto
potrebbe
togliere
al
cartello
delle
Sinistre
quest
'
arma
,
intorno
a
cui
è
stato
possibile
l
'
arroccamento
.
Dato
,
perciò
,
questo
carattere
peculiare
del
cartello
delle
Sinistre
,
la
soluzione
della
questione
italiana
non
può
essere
ricercata
,
se
non
al
di
fuori
di
esso
,
nei
singoli
partiti
che
lo
compongono
.
È
su
questo
terreno
che
una
ripresa
della
lotta
politica
dovrà
avvenire
ed
è
su
questo
terreno
che
debbono
essere
saggiate
le
idee
e
le
forze
che
si
contendono
la
successione
fascista
.
Spostando
,
perciò
,
la
nostra
analisi
al
secondo
tempo
antifascista
verremo
ricercando
attraverso
le
posizioni
strategiche
e
tattiche
dei
vari
partiti
le
vestigia
del
passato
per
potere
quindi
sulla
stregua
delle
osservazioni
raccolte
postulare
interamente
tutte
le
necessità
ideali
della
rivoluzione
italiana
.
VIII
I
liberali
e
i
democratici
La
lotta
tra
Giolitti
e
Salandra
continua
attraverso
il
fiancheggiamento
al
fascismo
In
pochi
paesi
di
Europa
la
denominazione
politica
"
liberale
"
e
"
democratico
"
è
stata
assunta
,
volta
a
volta
,
da
partiti
e
fazioni
più
disparate
,
ed
in
cui
lo
spirito
illiberale
ed
antidemocratico
fosse
più
diffuso
.
Non
credo
,
perciò
,
opportuno
così
di
addentrarmi
nell
'
esame
delle
differenze
ideologiche
,
che
pur
esistono
tra
le
correnti
liberali
e
quelle
democratiche
,
come
di
uscire
dalla
disamina
della
situazione
politica
italiana
quale
si
presenta
storicamente
in
questo
momento
in
relazione
a
quel
particolare
campo
di
studio
che
ho
chiamato
la
"
ricostruzione
"
e
che
costituisce
l
'
oggetto
del
mio
discorso
.
Isolando
,
per
ora
-
per
poterne
parlare
a
parte
-
le
poche
minoranze
culturali
,
che
si
riportano
all
'
insegnamento
tradizionale
del
liberalismo
filosofico
,
si
può
affermare
che
le
forze
liberali
sopravvissute
alla
marcia
su
Roma
si
possono
classificare
in
tre
gruppi
:
quelle
fiancheggiatrici
che
fanno
capo
agli
onorevoli
Giolitti
e
Salandra
,
quelle
cosiddette
demosociali
organizzate
dall
'
onorevole
Colonna
di
Cesarò
e
quelle
di
opposizione
costituzionale
capitanate
dagli
onorevoli
Amendola
,
Albertini
e
Bonomi
.
Passando
,
quindi
,
a
parlare
dei
fiancheggiatori
,
diremo
che
è
soltanto
per
ragionare
di
metodo
ed
in
conseguenza
dell
'
atteggiamento
formale
assunto
nei
riguardi
del
fascismo
che
abbiamo
messo
insieme
queste
due
correnti
liberali
così
caratteristiche
del
nostro
paese
.
In
verità
,
a
chi
si
accinga
ad
esaminare
il
loro
contenuto
non
potrà
sfuggire
,
al
disotto
della
grigia
uniformità
ideale
,
corrispondente
perfettamente
alla
immaturità
del
popolo
ed
all
'
adesione
completa
ai
dati
storici
della
conquista
regia
,
le
profonde
antinomie
che
hanno
scavato
,
tra
le
due
correnti
,
divisioni
incolmabili
.
Una
prima
differenza
,
intanto
,
anche
nel
lato
formale
dei
rapporti
di
fiancheggiamento
al
fascismo
,
si
concreta
in
questo
che
,
mentre
l
'
onorevole
Giolitti
si
è
sforzato
di
mantenere
un
atteggiamento
autonomo
per
non
essere
costretto
ad
entrare
nella
lista
nazionale
,
l
'
onorevole
Salandra
non
ha
avuto
difficoltà
di
stringere
più
intimi
rapporti
col
fascismo
,
anzi
di
accettare
,
col
discorso
di
Milano
,
l
'
onorevole
Mussolini
come
suo
capo
.
Questa
differenza
è
dipesa
dal
fatto
che
i
liberali
calandrini
,
subordinati
dalla
funzione
di
sovvertimento
da
essi
assunta
in
concorrenza
con
lo
stesso
fascismo
,
credevano
di
poter
assorbire
il
fenomeno
rivoluzionario
adattandolo
alle
proprie
finalità
;
mentre
il
giolittismo
,
conscio
di
avere
nel
giovane
partito
un
nemico
,
voleva
evitare
sterili
confusioni
.
In
sostanza
i
giolittiani
non
hanno
mai
perduto
di
vista
che
lo
scoppio
fascista
avveniva
principalmente
contro
il
loro
sistema
,
e
,
se
non
hanno
potuto
prendere
aperta
posizione
di
combattimento
contro
il
fenomeno
,
ciò
è
dipeso
proprio
dal
fatto
che
l
'
insorgere
del
fascismo
era
stato
sollecitato
dal
loro
capo
per
tentare
di
riassorbirlo
nei
dati
storici
della
monarchia
italiana
.
Il
loro
piano
politico
può
racchiudersi
nel
seguente
dilemma
:
se
la
loro
sconfitta
era
determinata
a
una
necessità
di
ordine
superiore
,
quale
l
'
assorbimento
dei
fasci
nella
politica
monarchica
,
questa
stessa
necessità
doveva
aiutarli
in
un
momento
successivo
,
a
trionfare
come
metodo
,
ed
attraverso
il
trionfo
del
metodo
molte
posizioni
personali
avrebbero
potuto
essere
mantenute
:
se
invece
tale
assorbimento
non
era
possibile
per
l
'
intrinseca
rivoluzionarità
del
fenomeno
,
automaticamente
la
loro
successione
verso
la
monarchia
sarebbe
dovuta
risorgere
per
effetto
della
compromissione
del
fascismo
di
governo
.
Il
loro
atteggiamento
di
fiancheggiatori
autonomi
rispondeva
,
dunque
,
ad
una
necessità
prettamente
razionale
,
ultimo
tentativo
di
salvataggio
del
sistema
,
anche
al
di
là
delle
fortune
personali
degli
uomini
che
lo
rappresentavano
.
I
liberali
salandrini
,
invece
,
consci
che
lo
scoppio
fascista
aveva
precipuo
carattere
antigiolittiano
,
credettero
di
poter
più
strettamente
saldarsi
al
trionfatore
,
sia
per
accentuarne
il
carattere
di
adesione
al
regime
monarchico
,
sia
per
assicurare
la
continuità
dell
'
azione
antigiolittiana
.
Ciò
spiega
perché
la
stampa
salandrina
ha
servito
lungamente
in
umiltà
il
fascismo
,
anzi
ne
ha
rinfocolato
il
carattere
sovvertitore
,
illudendosi
che
la
funzione
antigiolittiana
potesse
essere
a
lungo
e
vittoriosamente
espletata
,
senza
incidere
il
regime
.
La
realtà
,
però
,
si
è
assunta
il
compito
di
chiarire
ai
salandrini
ed
ai
giolittiani
la
profonda
erroneità
delle
loro
concezioni
.
Infatti
,
il
salandrismo
è
stato
sollecitato
,
dal
continuato
attacco
fascista
al
regime
,
ad
assumere
gradualmente
posizione
antifascista
,
mentre
il
giolittismo
ha
finalmente
compreso
che
dall
'
insuccesso
fascista
non
residua
se
non
in
minima
parte
una
posizione
giolittiana
.
Non
sarebbe
stato
possibile
prevedere
un
fallimento
maggiore
e
bisogna
render
grazie
al
fascismo
che
,
logorandosi
nell
'
impotenza
di
risolvere
il
problema
italiano
,
ha
logorato
con
sé
queste
vecchie
posizioni
del
passato
.
Anche
se
,
per
un
momento
,
la
successione
mussoliniana
dovesse
essere
raccolta
da
Giolitti
o
da
Salandra
o
da
entrambi
,
non
è
su
questo
terreno
che
avverrà
la
ricostruzione
.
Così
la
dottrina
della
libertà
,
elaborata
dal
Salandra
nel
discorso
di
Milano
,
che
è
assolutamente
al
di
fuori
della
concezione
dello
Stato
moderno
,
come
l
'
ottimismo
giolittiano
di
un
ulteriore
successo
transattivo
con
le
oscure
necessità
ideali
della
crisi
italiana
,
costituiscono
terreni
troppo
sterili
per
poter
illudere
le
nuove
forze
che
si
vanno
affermando
nel
paese
,
pur
attraverso
smarrimenti
fatali
e
disillusioni
profonde
.
Il
gruppo
demosociale
relitto
del
giolittismo
Anche
il
gruppetto
della
Democrazia
sociale
si
pasce
di
illusioni
sulla
soluzione
della
crisi
,
ed
ha
creduto
di
giocare
di
abilità
così
nell
'
entrare
a
far
parte
del
primo
gabinetto
Mussolini
come
nell
'
uscirne
.
Ma
nessuna
abilità
potrà
mai
togliere
a
questo
gruppo
la
sua
precipua
caratteristica
:
di
essere
cioè
un
relitto
del
trasformismo
giolittiano
,
che
riesce
a
vivere
per
l
'
istintivo
antifascismo
delle
popolazioni
meridionali
.
Limitato
,
ormai
,
alle
contrade
del
Sud
e
soprattutto
alla
Sicilia
,
il
gruppo
della
Democrazia
sociale
non
ha
elaborato
alcuna
soluzione
critica
del
problema
meridionale
,
anzi
si
appoggia
prevalentemente
a
quei
ceti
della
piccola
borghesia
rurale
,
che
nel
Mezzogiorno
costituiscono
la
matrice
più
prolifica
del
trasformismo
.
Nel
campo
dell
'
organizzazione
statale
e
della
lotta
politica
tenta
riprodurre
anacronisticamente
il
caratteristico
romanticismo
del
radicalismo
cavallottiano
,
senza
tener
presente
che
la
condanna
di
questa
dottrina
fu
segnata
appunto
dal
suo
confluire
nel
giolittismo
.
La
sua
inconsistenza
ideologica
e
l
'
intima
essenza
trasformistica
potranno
assegnare
a
questo
gruppo
la
posizione
d
'
ingrediente
nel
cartello
delle
Sinistre
,
ma
gli
negano
qualsiasi
efficacia
nel
campo
ricostruttivo
.
La
riforma
costituzionale
e
la
riforma
dello
Stato
Più
complessa
si
presenta
all
'
esame
l
'
azione
politica
dell
'
opposizione
costituzionale
,
che
s
'
incentra
nel
trinomio
Albertini
Amendola
Bonomi
.
Questa
formazione
che
col
libro
di
Bonomi
ci
ha
fornito
una
notevole
critica
del
fascismo
,
e
col
"
Corriere
della
Sera
"
ed
il
"
Mondo
"
conduce
la
più
assidua
battaglia
contro
il
governo
,
ha
tentato
,
col
discorso
pronunziato
dall
'
onorevole
Amendola
a
Napoli
,
di
precisare
le
linee
attraverso
cui
dovrebbe
avvenire
la
ricostruzione
.
Esaminiamo
,
dunque
,
questo
documento
.
Il
primo
rilievo
che
colpisce
è
che
con
questo
tipo
di
opposizione
costituzionale
ci
s
'
incontra
per
la
prima
volta
nella
convinzione
precisa
,
che
la
Costituzione
del
1848
,
la
vecchia
Carta
albertina
,
è
battuta
in
breccia
da
ogni
parte
e
non
resiste
più
.
Essa
non
riesce
a
soddisfare
i
ceti
che
credono
di
aver
fatta
una
rivoluzione
vittoriosa
,
né
quelli
che
momentaneamente
ne
hanno
dovuto
subire
lo
scoppio
.
Attraverso
lo
sforzo
di
dover
prendere
posizione
contro
la
riforma
junkerista
proposta
dal
fascismo
è
evidente
che
l
'
impostazione
polemica
del
discorso
amendolino
è
rivolta
a
raggiungere
un
fine
controrivoluzionario
sia
quando
propone
-
si
badi
,
in
sede
di
pura
ipotesi
-
la
separazione
del
potere
costituente
da
quello
legislativo
,
o
postula
la
necessità
di
creazione
dello
Stato
contro
il
parossismo
del
potere
esecutivo
;
sia
quando
afferma
l
'
indipendenza
istituzionale
della
magistratura
o
mira
ad
integrare
il
principio
della
maggioranza
parlamentare
con
la
riforma
del
Senato
e
con
il
decentramento
amministrativo
.
Necessariamente
questa
controrivoluzione
amendolina
si
contrappone
sia
alla
rivoluzione
che
circola
alla
base
della
formazione
avversaria
e
che
,
sul
serio
,
vuole
raggiungere
posizioni
politiche
nuove
,
sia
al
fascismo
di
governo
che
,
nell
'
incomprensione
storica
degli
avvenimenti
,
mira
a
cristallizzare
la
propria
fortuna
politica
anche
nella
costituzione
degli
Shogun
giapponesi
.
Si
contrappone
alla
rivoluzione
base
perché
mira
a
deluderla
attraverso
espedienti
formali
,
cercando
riprodurre
,
entro
mutata
veste
,
il
dominio
dei
vecchi
ceti
sullo
Stato
:
si
contrappone
vittoriosamente
al
fascismo
di
governo
perché
vuole
sostituire
all
'
anarchia
feudale
dei
nuovi
padroni
la
coerenza
di
un
pensiero
fondato
sulla
tradizione
.
Questa
coerenza
alla
tradizione
in
verità
costituisce
una
forza
politica
di
prim
'
ordine
che
il
fascismo
a
torto
deride
,
specialmente
quando
non
sa
o
non
può
contrapporle
un
pensiero
organicamente
nuovo
.
Amendola
non
ha
il
temperamento
mussoliniano
e
,
perciò
,
non
farà
una
nuova
marcia
su
Roma
stile
messicano
.
Si
affannerà
,
invece
,
a
stendere
sulle
colonne
del
"
Mondo
"
quei
suoi
periodi
quadrati
e
robusti
che
piacevano
tanto
alla
piccola
borghesia
italiana
nel
periodo
eroico
dell
'
antifascismo
,
e
che
ora
stancano
per
la
monotonia
;
così
continuerà
la
marcia
silenziosa
e
paziente
al
potere
che
lungo
i
sentieri
abbandonati
dal
mussolinismo
egli
conduce
da
due
anni
alla
ricerca
di
una
nuova
conquista
regia
.
Amendola
,
però
,
in
caso
di
vittoria
,
non
incendierà
le
féeries
luminose
della
legislazione
fascista
dei
primi
mesi
:
non
si
precipiterà
nelle
cantine
dei
ministeri
per
rintracciarvi
progetti
scartati
dall
'
esperienza
trentennale
giolittiana
:
non
illuderà
la
rivoluzione
,
ma
soprattutto
non
deluderà
la
conservazione
.
Egli
ha
le
sue
idee
già
fatte
e
noi
le
conosciamo
.
La
sua
polemica
antifascista
è
stata
per
lo
meno
utile
ad
impedire
-
cosa
che
,
del
resto
,
il
suo
temperamento
non
gli
avrebbe
permesso
-
che
egli
possa
presentarsi
in
veste
di
rivoluzionario
.
La
conservazione
intelligente
Amendola
è
,
dunque
,
la
conservazione
intelligente
.
Egli
conosce
l
'
attrattiva
di
certe
formule
verbali
che
hanno
costituito
lungamente
il
bagaglio
della
piccola
borghesia
italiana
e
le
ripresenta
al
pubblico
verniciate
a
nuovo
,
sicuro
che
non
hanno
perduto
l
'
antico
fascino
,
anche
perché
corrispondono
a
generalizzazioni
di
problemi
insoluti
.
Un
esempio
caratteristico
di
tale
profilo
mentale
ci
è
offerto
dal
problema
meridionale
,
di
cui
egli
ci
dà
un
'
impostazione
formale
,
senza
soluzione
sostanziale
.
Egli
dice
:
"
Questa
organizzazione
dello
Stato
di
cui
abbiamo
disegnato
qualche
linea
e
che
deve
essere
oggetto
di
serio
studio
,
risponde
in
modo
particolare
al
genio
ed
al
bisogno
del
Mezzogiorno
:
tradizionale
campo
di
manovre
per
tutti
gli
eccessi
e
gli
abusi
del
potere
esecutivo
.
Collaborando
a
rendere
necessaria
la
riorganizzazione
,
anzi
la
creazione
dello
Stato
,
il
Mezzogiorno
lavorerà
a
sottrarsi
ad
una
condizione
d
'
inferiorità
che
oggi
più
che
mai
,
dopo
oltre
sessanta
anni
di
vita
unitaria
,
gli
grava
sulle
spalle
in
modo
umiliante
.
In
uno
spirito
nobilmente
unitario
ed
italiano
(
qual
è
proprio
della
nostra
tradizione
)
i
meridionali
debbono
essere
chiamati
a
considerare
il
tema
che
direttamente
li
riguarda
"
.
Ecco
,
dunque
,
uno
degli
esempi
più
caratteristici
del
come
si
delude
il
problema
meridionale
.
L
'
impostazione
è
concettualmente
esatta
ma
per
un
partito
rivoluzionario
,
non
per
un
partito
che
aspira
ad
esser
chiamato
da
un
momento
all
'
altro
al
governo
.
Difatti
un
'
azione
che
mirasse
a
chiamare
i
meridionali
a
risolvere
il
problema
che
direttamente
li
riguarda
dovrebbe
essere
diretta
ad
organizzare
tutte
le
forze
antitrasformistiche
del
Mezzogiorno
,
cioè
tutte
le
forze
che
in
presente
sono
oggetto
del
baratto
trasformistico
.
Soltanto
queste
forze
possono
rompere
il
circolo
vizioso
entro
cui
si
annoda
la
vita
pubblica
meridionale
.
Ma
per
organizzarle
e
poterle
,
poi
,
scagliare
nella
battaglia
,
occorre
un
'
opera
lunga
e
paziente
che
l
'
opposizione
costituzionale
non
può
compiere
,
appunto
perché
deve
conquistare
subito
il
potere
.
Una
riprova
di
questa
posizione
si
ha
nel
fatto
che
il
maggiore
seguito
dell
'
opposizione
amendolina
è
reclutato
proprio
tra
quei
ceti
medi
meridionali
che
fino
alla
marcia
su
Roma
furono
il
cardine
principale
del
giolittismo
e
nei
primi
giorni
di
entusiasmo
pel
fascismo
furono
i
più
strenui
sostenitori
del
manganello
filosofico
.
Amendola
e
la
questione
meridionale
L
'
insurrezione
dei
ceti
produttori
del
Mezzogiorno
non
potrà
svilupparsi
che
su
diverso
terreno
politico
.
Del
resto
il
pensiero
amendolino
ha
un
decisivo
precedente
in
materia
che
soltanto
la
cattiva
memoria
degli
Italiani
può
dimenticare
:
il
discorso
di
Sala
Consilina
,
pronunziato
-
si
noti
bene
-
il
1°
ottobre
1922
.
Basterà
citarne
il
brano
più
significativo
per
convincersi
di
tutto
il
retroscena
psicologico
,
nascosto
dietro
le
formule
odierne
.
"
Nel
1919
,
quando
l
'
alta
e
la
media
Italia
piegavano
sotto
la
ondata
bolscevica
,
il
Mezzogiorno
non
piegò
né
si
scosse
:
baluardo
dello
Stato
e
della
società
italiana
.
Esso
non
ha
perciò
verso
il
Partito
fascista
alcun
debito
di
gratitudine
,
né
saprebbe
tollerare
l
'
importazione
di
metodi
ai
quali
mancherebbe
,
tra
le
sue
popolazioni
amanti
dell
'
ordinato
lavoro
e
fedeli
allo
Stato
,
qualsiasi
giustificazione
di
difesa
sociale
e
di
ritorsione
politica
.
È
dunque
necessario
,
se
il
fascismo
vuol
tentare
questa
prova
,
che
esso
venga
col
viatico
di
un
programma
positivo
,
e
di
idee
felicemente
costruttive
.
Quale
programma
?
Quali
idee
?
Qualche
primo
indizio
indurrebbe
a
credere
che
esso
tenterà
di
riscattare
un
programma
specifico
attraverso
la
litania
ben
nota
dei
problemi
più
propriamente
meridionali
oggetto
di
così
ponderosa
e
trita
letteratura
!
Ebbene
,
se
così
sarà
,
possiamo
esser
certi
che
nulla
di
nuovo
potrà
essere
detto
in
questo
campo
.
Or
sono
alcuni
mesi
,
allorché
ebbi
l
'
onore
di
parlare
agli
amici
della
provincia
convenuti
a
Salerno
,
riassumevo
il
programma
della
ricostruzione
del
Meridionale
in
questi
termini
:
accompagnare
ancora
,
con
devozione
e
,
con
spirito
di
sacrificio
,
lo
sforzo
della
finanza
nazionale
verso
il
raggiungimento
dell
'
equilibrio
,
e
collocare
un
'
ipoteca
nazionale
sui
primi
margini
attivi
che
si
verificheranno
in
avvenire
onde
attuare
un
grande
piano
generale
di
creazione
nel
Mezzogiorno
degli
impianti
fondamentali
necessari
alla
vita
di
un
popolo
civile
,
col
metodo
organico
ed
intensivo
che
fu
impiegato
per
la
ricostruzione
delle
terre
liberate
.
Né
penso
che
in
questa
materia
vi
sia
oggi
altro
da
aggiungere
"
.
Ma
la
reazionarietà
del
pensiero
amendolino
,
più
che
da
questa
posizione
(
che
non
può
non
far
ricordare
le
recenti
polemiche
del
"
Mondo
"
contro
i
progetti
caritativi
dell
'
onorevole
Mussolini
per
conquistare
il
Mezzogiorno
)
emerge
chiara
dal
brano
seguente
che
è
tutto
una
fotografia
della
teoria
e
della
prassi
amendolina
nel
Sud
.
"
Si
vuole
ancora
e
sempre
ripetere
il
tema
della
riscossa
del
popolo
meridionale
dal
gioco
delle
camarille
e
delle
clientele
che
ne
avviliscono
il
costume
politico
.
Così
si
disse
quando
si
volle
il
suffragio
universale
:
senonché
le
riforme
si
aggiungono
alle
riforme
,
e
l
'
argomento
resta
sempre
in
piedi
,
a
disposizione
della
retorica
politica
che
abitualmente
si
accompagna
alla
questione
meridionale
.
Orbene
:
io
ho
rivendicato
altra
volta
,
nella
sede
parlamentare
,
e
rivendico
anche
oggi
il
valore
sociale
,
politico
e
morale
,
delle
così
dette
posizioni
personali
,
attraverso
le
quali
si
organizza
la
vita
pubblica
nel
Mezzogiorno
.
Esse
rappresentano
,
bene
spesso
,
patrimoni
preziosi
di
prestigio
e
centri
naturali
ed
insopprimibili
di
un
'
organizzazione
di
rapporti
politici
,
assai
più
salda
ed
assai
più
sana
di
quella
che
è
rappresentata
dalle
tessere
dei
partiti
così
detti
di
masse
.
Esse
hanno
,
dietro
di
sé
,
tradizioni
vecchie
vigorose
,
ed
hanno
contribuito
efficacemente
in
tutto
il
dopoguerra
-
E
CONTRIBUIRANNO
ANCHE
DOMANI
-
a
preservare
una
larga
parte
d
'
Italia
da
pericolosi
sconvolgimenti
politici
.
Che
cosa
si
pretenderebbe
oggi
di
tentare
contro
questa
naturale
organizzazione
della
grande
maggioranza
delle
popolazioni
meridionali
?
Non
vi
sono
che
due
vie
da
prendere
:
O
ASSICURARSENE
L
'
ADESIONE
E
IL
DOMINIO
MORALE
,
CON
LA
PERSUASIONE
E
LE
BUONE
OPERE
CIVILI
,
o
coalizzare
contro
di
essa
tutte
le
minoranze
dei
malcontenti
,
degli
squalificati
,
degli
irregolari
.
Non
auguro
questa
seconda
via
,
che
conduce
allo
sfruttamento
fazioso
degli
elementi
torbidi
e
dei
rancori
locali
,
a
nessun
partito
il
quale
si
proponga
di
lavorare
onestamente
per
l
'
avvenire
d
'
Italia
!
Ma
il
Mezzogiorno
non
si
domina
con
la
considerazione
dei
problemi
locali
,
o
con
lo
sfruttamento
delle
sue
divisioni
di
parte
;
la
sua
anima
istintivamente
ed
entusiasticamente
unitaria
guarda
ansiosa
ai
destini
della
sua
grande
Patria
,
e
chi
vuole
raggiungerla
ed
avvicinarla
a
sé
deve
parlare
d
'
Italia
,
deve
additare
le
vie
che
condurranno
l
'
Italia
a
superare
le
difficoltà
della
crisi
post
bellica
ed
a
ritrovare
,
nel
pieno
godimento
della
pace
ben
meritata
,
il
segreto
della
sua
rinnovata
fortuna
.
Ora
l
'
anima
del
Mezzogiorno
,
che
è
,
come
dicevo
,
istintivamente
ed
entusiasticamente
unitaria
,
si
esprime
attraverso
un
credo
politico
che
consta
di
due
articoli
fondamentali
:
Monarchia
e
Democrazia
"
.
Tutti
i
dati
storici
della
conquista
piemontese
sono
,
dunque
,
vivi
ed
operanti
nel
pensiero
di
Amendola
,
che
,
come
tutti
gli
uomini
politici
del
Sud
pervenuti
a
notorietà
,
è
in
funzione
di
stretta
conservazione
d
'
interessi
nordici
.
L
'
opposizione
costituzionale
futura
riserva
della
conquista
regia
Ciò
posto
,
e
malgrado
tutte
le
affermazioni
in
contrario
,
è
evidente
che
l
'
opposizione
costituzionale
non
è
un
partito
liberale
.
Veramente
i
teorici
di
quest
'
aggruppamento
si
richiamano
continuamente
ai
principi
del
costituzionalismo
e
del
parlamentarismo
,
parlano
di
ripristinare
le
libertà
soppresse
dal
fascismo
,
impugnano
la
libertà
di
critica
contro
la
violenza
privata
.
Ma
appunto
perciò
il
gruppo
non
esce
dalla
concezione
tradizionale
dello
Stato
italiano
e
non
è
liberale
.
Esso
non
reagisce
a
ciò
che
vi
è
di
caratteristico
nell
'
azione
fascista
,
e
cioè
l
'
adesione
di
forze
neorivoluzionarie
alla
conquista
regia
,
ma
reagisce
proprio
a
quell
'
elemento
della
violenza
che
costituisce
il
maggior
pericolo
per
la
conquista
regia
.
In
altri
termini
,
Amendola
suggerisce
una
formula
che
il
temperamento
sovversivo
di
Mussolini
è
portato
a
scartare
,
ma
non
si
pone
se
non
formalmente
su
di
un
terreno
diverso
da
quello
di
Mussolini
.
Se
non
fosse
per
quel
famoso
"
temperamento
"
la
collaborazione
Mussolini
Amendola
sarebbe
già
un
fatto
compiuto
.
Il
terreno
comune
è
la
conquista
regia
,
il
dissenso
investe
la
pura
forma
dell
'
organizzazione
politica
.
Mussolini
crede
di
potere
ancora
reggersi
con
la
forma
di
creazione
spontanea
del
militarismo
fascista
,
che
non
si
può
diversamente
definire
che
una
nuova
specie
di
feudalismo
antistatale
;
Amendola
ritiene
che
ogni
qualvolta
siano
stati
abbandonati
anche
nella
forma
i
dati
storici
della
conquista
regia
,
si
son
corsi
seri
pericoli
rivoluzionari
,
cioè
si
sono
compromesse
le
conquiste
soprattutto
economiche
degli
scarsi
ceti
dirigenti
dello
Stato
italiano
.
Se
non
si
vuole
,
perciò
,
continuare
nell
'
opera
di
sovvertimento
iniziata
dal
bolscevismo
,
e
proseguita
dal
fascismo
,
bisogna
tornare
all
'
ossequio
integrale
dello
Statuto
albertino
,
modificato
(
se
occorre
)
nella
forma
,
per
dare
l
'
illusione
di
sopprimere
gli
istituti
formali
,
attraverso
cui
è
possibile
lo
sconfinato
arbitrio
del
potere
esecutivo
.
Ma
questi
avvedimenti
riformatori
non
sono
diretti
alla
base
,
cioè
alla
distruzione
del
permanente
compromesso
che
alimenta
la
politica
italiana
:
essi
sono
soltanto
diretti
a
nascondere
le
soluzioni
di
continuità
che
il
fascismo
vi
ha
lasciato
.
La
politica
di
Amendola
è
perciò
più
reazionaria
di
quella
di
Mussolini
,
e
mentre
il
compromesso
tra
quest
'
ultimo
e
la
politica
regia
è
sempre
in
pericolo
per
opera
delle
forze
veramente
rivoluzionarie
imprigionate
nel
fascismo
,
il
compromesso
tra
l
'
opposizione
costituzionale
e
la
politica
regia
è
formalmente
perfetto
.
Amendola
,
per
parte
sua
portandosi
dietro
l
'
antifascismo
della
piccola
borghesia
meridionale
,
garantisce
immediatamente
la
saldatura
del
regime
col
Mezzogiorno
.
L
'
illiberalità
di
questa
formazione
non
potrebbe
essere
più
evidente
.
Lo
Stato
moderno
è
ancora
da
venire
.
Il
liberalismo
affidato
alla
difesa
di
gruppi
culturali
Il
compito
di
battersi
per
lo
Stato
moderno
è
,
per
ora
,
affidato
ad
esigue
minoranze
culturali
,
senza
precisi
obiettivi
politici
.
Trattasi
in
massima
parte
di
studiosi
che
sono
pervenuti
a
maturazione
culturale
attraverso
gli
studi
di
filosofia
e
che
,
perciò
,
hanno
compiuto
nel
loro
spirito
non
una
,
ma
dieci
rivoluzioni
.
Questi
studiosi
sono
,
in
generale
,
degli
isolati
,
cui
la
solitudine
rafforza
,
invece
d
'
indebolire
,
l
'
intransigenza
.
Tuttavia
è
pregio
dell
'
opera
ricordare
il
movimento
politico
che
si
svolge
intorno
alla
"
Rivoluzione
Liberale
"
di
Piero
Gobetti
,
che
mira
a
creare
una
nuova
classe
dirigente
presso
di
cui
le
idee
liberali
abbiano
più
vasto
asilo
.
In
generale
i
collaboratori
della
"
Rivoluzione
Liberale
"
sono
pervenuti
a
una
precisa
impostazione
critica
del
liberalismo
attraverso
l
'
analisi
del
processo
di
formazione
dello
Stato
unitario
,
di
cui
vengono
successivamente
scoprendo
e
svelando
tutte
le
transazioni
;
ed
il
loro
sforzo
è
rivolto
a
creare
una
dottrina
rivoluzionaria
dello
Stato
italiano
che
si
contrapponga
vittoriosamente
alla
formazione
storica
,
senza
riprodurne
gli
errori
.
È
per
ora
un
compito
puramente
culturale
,
che
,
in
parte
,
segue
altri
tentativi
del
genere
,
come
l
'
"
Unità
"
e
la
"
Voce
"
politica
;
in
parte
,
li
sovrasta
,
specialmente
quando
superando
il
problemismo
,
si
sforza
di
pervenire
alla
nozione
integrale
dello
Stato
e
della
lotta
politica
.
Nel
campo
storico
specialmente
la
rivista
addita
ed
incoraggia
i
movimenti
veramente
liberali
,
mentre
svela
a
tempo
i
sottintesi
reazionari
di
dottrine
demagogiche
.
Il
direttore
della
rivista
ha
anzi
scritto
,
per
la
collezione
di
studi
sociali
diretti
dal
Mondolfo
un
saggio
che
porta
il
titolo
di
Rivoluzione
liberale
,
in
cui
il
metodo
è
applicato
ai
vari
partiti
storici
,
con
speciale
simpatia
ai
movimenti
proletari
,
diretti
a
prendere
possesso
spiritualmente
del
meccanismo
di
produzione
ed
a
sboccare
in
formazioni
di
democrazia
diretta
.
Non
tutti
i
postulati
del
brillante
saggio
sono
concordemente
condivisi
dagli
scrittori
e
dai
simpatizzanti
della
rivista
,
specialmente
da
quelli
,
che
,
conoscendo
a
fondo
la
questione
meridionale
,
vedono
più
complessamente
la
realtà
italiana
e
non
sono
portati
a
sopravvalutare
il
movimento
operaio
come
storicamente
si
è
prodotto
in
Italia
.
Ma
indubbiamente
il
saggio
costituisce
uno
dei
più
significativi
documenti
dell
'
epoca
presente
.
Il
gruppo
di
"
Rivoluzione
Liberale
"
costituisce
,
quindi
,
l
'
unica
frazione
veramente
liberale
che
esista
in
Italia
.
Il
suo
compito
deve
restare
ancora
a
lungo
limitato
ad
un
'
opera
di
cultura
e
di
controllo
,
se
non
vuole
perdere
la
necessaria
intransigenza
.
L
'
opera
di
"
Rivoluzione
Liberale
"
e
il
comitato
delle
opposizioni
Questa
considerazione
chiarisce
l
'
errore
in
cui
sono
caduti
numerosi
aderenti
alla
rivista
quando
hanno
preteso
formare
i
cosiddetti
"
Gruppi
della
Rivoluzione
Liberale
"
e
soprattutto
aderire
al
Comitato
delle
opposizioni
.
Anzitutto
la
formazione
dei
gruppi
a
base
politica
,
assegnando
agli
iscritti
scopi
più
vicini
all
'
azione
pratica
,
li
allontana
sempre
più
da
quella
funzione
critica
che
costituiva
prima
il
loro
privilegio
.
La
rivista
cessa
di
essere
organo
di
esegesi
scientifica
,
dinanzi
a
cui
tutti
i
partiti
e
tutte
le
formazioni
politiche
sono
eguali
,
per
divenire
essa
stessa
fonte
d
'
ispirazione
di
un
gruppo
in
lotta
,
strumento
di
elaborazione
di
una
sola
parte
.
Tuttavia
nessuno
potrebbe
contestare
-
né
,
in
linea
d
'
ipotesi
,
si
contesta
pel
futuro
-
l
'
utilità
di
una
trasformazione
simile
se
effettivamente
la
realtà
politica
italiana
si
fosse
avvicinata
ai
più
elementari
principi
della
dottrina
liberale
,
in
maniera
da
non
esservi
alcun
pericolo
nell
'
abbandono
della
funzione
critica
per
la
funzione
costruttiva
.
Ma
dolorosamente
la
realtà
è
sempre
così
immatura
che
il
controllo
teorico
è
oggi
più
che
mai
necessario
per
svelare
a
tempo
i
compromessi
che
si
verificano
nel
campo
dell
'
antifascismo
allo
scopo
di
creare
un
governo
qualsiasi
.
L
'
abbandono
della
posizione
critica
,
quindi
,
non
ha
giustificazioni
sufficienti
.
Tale
errore
,
poi
,
è
stato
aggravato
dall
'
entrata
dei
gruppi
nel
cosiddetto
"
cartello
delle
opposizioni
"
,
organizzazione
prettamente
contingente
e
senza
contenuto
programmatico
unitario
,
diretto
al
solo
ed
unico
scopo
di
battere
sul
terreno
costituzionale
il
governo
fascista
.
Credo
inutile
ulteriormente
specificare
perché
da
questa
adesione
al
Comitato
delle
opposizioni
la
funzione
critica
della
rivista
e
dei
gruppi
risulti
limitata
.
Ma
,
in
mancanza
d
'
altro
,
dovrebbe
bastare
quanto
al
direttore
della
rivista
è
accaduto
ultimamente
a
proposito
di
una
sua
frase
critica
sull
'
operato
politico
del
mutilato
Delcroix
.
Le
opposizioni
,
così
dette
costituzionali
,
disturbate
nel
lavoro
di
organizzazione
del
pateracchio
antifascista
mercé
il
distacco
dei
fiancheggiatori
,
mutilati
e
combattenti
dalla
maggioranza
mussoliniana
,
lungi
dal
difendere
il
Gobetti
con
la
ricerca
di
una
interpretazione
politica
della
frase
,
si
sono
affrettati
ad
isolarne
l
'
eventuale
responsabilità
,
giungendo
perfino
a
prospettare
il
pubblicista
liberale
come
nemico
.
Speriamo
,
pertanto
,
che
l
'
insegnamento
non
vada
perduto
e
che
la
"
Rivoluzione
Liberale
"
possa
essere
riservata
alla
sua
funzione
di
critica
,
di
cui
vi
sarà
ancora
a
lungo
bisogno
per
l
'
evidente
immaturità
delle
varie
formazioni
politiche
italiane
.
IX
I
popolari
Tripartizione
dell
'
azione
liberale
L
'
azione
che
il
Partito
popolare
italiano
è
destinato
a
svolgere
nel
futuro
sarà
,
né
più
né
meno
,
che
la
continuazione
di
quella
svolta
finora
.
Noi
vi
abbiamo
ripetutamente
accennato
nella
prima
parte
di
questo
studio
,
e
perciò
non
crediamo
di
doverci
ripetere
.
Ci
sembra
,
però
,
che
il
popolarismo
sia
una
concezione
centrista
così
connaturale
all
'
attuale
struttura
sociale
da
non
temere
rapidi
tramonti
,
e
che
lo
sforzo
del
suo
massimo
profeta
Luigi
Sturzo
sia
appunto
diretto
ad
accumulare
tali
riserve
teoriche
al
giovane
partito
da
assicurargli
in
ogni
caso
l
'
avvenire
.
È
perciò
che
a
causa
della
peculiare
crisi
dello
Stato
italiano
il
PPI
dovrà
ancora
-
a
lungo
esercitare
una
decisiva
azione
rivoluzionaria
,
alternata
a
forti
contraccolpi
di
conservazione
,
e
nessuno
potrà
dire
con
sicurezza
quando
sarà
giunto
il
momento
per
una
più
decisa
cristallizzazione
degli
interessi
che
lo
potenziano
.
Occorrerà
,
quindi
,
spezzettare
minutamente
la
speciale
fisionomia
del
PPI
per
non
commettere
il
facile
errore
di
esagerare
uno
dei
suoi
elementi
costitutivi
a
danno
degli
altri
.
Nel
campo
economico
:
funzione
di
conservazione
Iniziando
tale
analisi
ci
sembra
necessario
agevolare
la
trattazione
della
materia
distinguendo
il
campo
della
politica
economica
,
così
da
quello
della
politica
parlamentare
come
dalla
concezione
dello
Stato
.
Nel
campo
della
politica
economica
l
'
azione
del
PPI
è
solidamente
incentrata
nella
difesa
della
proprietà
privata
.
Anzi
di
questo
tradizionale
istituto
economico
il
PPI
difende
la
forma
più
sicuramente
conservatrice
,
qual
è
la
piccola
proprietà
,
che
interessa
alla
istituzione
il
maggior
numero
di
difese
.
E
poiché
la
lotta
economica
non
è
contemplazione
immobile
di
fortune
consolidate
,
ma
è
creazione
perpetua
di
fortune
nuove
entro
schemi
giuridici
duraturi
assicurante
un
indefinito
ricambio
sociale
,
il
PPI
non
limita
la
sua
azione
ad
un
'
inerte
simpatia
verso
la
piccola
proprietà
,
ma
propone
delle
soluzioni
legislative
atte
a
ricondurre
allo
schema
preferito
i
problemi
del
passato
,
rimasti
finora
insoluti
.
Questa
considerazione
svela
e
giustifica
la
logica
interna
del
progetto
di
colonizzazione
nazionale
del
latifondo
,
che
è
stato
a
torto
aspramente
criticato
come
espressione
di
una
tendenza
socializzatrice
.
Esso
,
invece
,
può
sicuramente
ricondursi
alla
formula
preferita
dal
PPI
nel
campo
della
politica
economica
:
rinvigorimento
della
piccola
anche
attraverso
la
distruzione
della
grande
proprietà
.
Ma
l
'
orizzonte
di
un
partito
come
il
popolare
non
poteva
limitarsi
alla
difesa
della
piccola
proprietà
,
cioè
alla
difesa
di
una
categoria
,
e
perciò
esso
si
estende
anche
al
lavoro
agricolo
.
Tale
estensione
specialmente
nelle
categorie
che
hanno
più
stretto
legame
giuridico
con
la
proprietà
(
mezzadria
,
colonia
,
soccida
,
locazione
semplice
)
,
discendeva
come
una
conseguenza
logica
dalle
premesse
,
e
non
poteva
trovare
altro
modo
di
esplicazione
pratica
che
attraverso
le
forme
di
organizzazione
sindacale
che
non
sono
socialiste
,
ma
soltanto
moderne
.
In
verità
la
politica
sindacale
del
giovane
partito
gli
ha
procurato
una
grande
quantità
di
critiche
cui
mette
conto
accennare
soltanto
per
ragion
di
metodo
.
Ognuno
però
può
comprendere
quanto
esse
siano
inesatte
,
specialmente
quando
ricordi
l
'
antintervenzionismo
e
l
'
antiprotezionismo
del
PPI
,
diretti
a
distruggere
e
superare
la
formazione
storica
dello
Stato
unitario
.
Così
,
sotto
questo
profilo
il
popolarismo
,
pur
assumendo
una
fisionomia
ben
distinta
dagli
altri
partiti
,
conclude
tutta
la
sua
prassi
nel
quadro
della
piccola
proprietà
,
esercitando
lodevolmente
la
sua
duratura
funzione
di
conservazione
.
Nel
campo
parlamentare
:
funzione
rivoluzionaria
La
proposizione
di
queste
direttive
e
lo
sforzo
pratico
per
raggiungerle
,
portano
il
PPI
sul
terreno
più
proprio
della
questione
meridionale
,
che
,
grosso
modo
,
può
condensarsi
nel
binomio
:
autonomia
amministrativa
e
libertà
economica
.
Di
colpo
,
quindi
,
gli
obiettivi
economici
del
partito
diventano
rivoluzionari
,
rivolti
cioè
a
sostituire
allo
Stato
burocratico
accentratore
lo
Stato
parlamentare
decentrato
,
e
distruggere
così
i
privilegi
dei
gruppi
che
dirigono
la
politica
italiana
.
Attraverso
le
libertà
economiche
e
politiche
il
PPI
mira
ad
assicurare
il
trionfo
delle
classi
medie
antiparassitarie
e
dei
rurali
,
contro
l
'
attuale
prepotere
dei
gruppi
privilegiati
che
si
servono
dello
Stato
come
organo
di
mediazione
economica
.
Il
PPI
è
perciò
antisocialista
ed
anticapitalista
,
aggredendo
contemporaneamente
il
socialismo
di
Stato
ed
il
protezionismo
industriale
,
facce
opposte
di
uno
stesso
fenomeno
.
Esso
si
pone
contro
i
dati
fondamentali
della
conquista
regia
e
propone
delle
formule
politiche
che
sono
un
tentativo
abbastanza
serio
di
revisione
del
Risorgimento
nei
suoi
risultati
concreti
.
Il
tentativo
neoguelfo
,
fallito
nel
1848
perché
si
chiedeva
un
'
adesione
completa
del
Vaticano
-
istituto
antistatale
per
eccellenza
-
alla
formazione
dello
Stato
moderno
,
si
presenta
oggi
più
seriamente
temibile
per
l
'
assenza
ufficiale
del
Vaticano
dalla
lotta
e
per
lo
svolgimento
dell
'
azione
attraverso
la
prassi
più
propria
del
partito
politico
.
Anzi
lo
svolgimento
di
questa
prassi
,
nel
campo
di
uno
Stato
la
cui
formazione
storica
non
è
liberale
,
ha
potuto
permettere
all
'
audace
fantasia
di
don
Sturzo
di
scegliere
per
l
'
attuazione
del
suo
programma
proprio
il
metodo
liberale
,
come
sistema
di
antitesi
al
contenuto
sostanziale
dello
Stato
italiano
,
senza
correre
pericolo
di
vedere
,
almeno
per
ora
,
capovolta
la
propria
posizione
dialettica
.
Così
don
Sturzo
,
attraverso
questa
felice
impostazione
teorica
,
riesce
a
dissimulare
quel
tanto
di
contenuto
reazionario
,
che
esiste
in
ogni
partito
a
base
cattolica
,
nascondendo
l
'
insufficienza
delle
sue
soluzioni
ideali
sotto
la
rivoluzionarietà
delle
soluzioni
giuridiche
.
Il
tentativo
della
democrazia
cristiana
odierna
mostra
quanto
cammino
l
'
idea
dello
Stato
ha
fatto
,
pur
tra
deviazioni
fatali
e
conati
infruttuosi
,
nel
nostro
paese
.
Nel
campo
istituzionale
:
funzione
reazionaria
Queste
insufficienze
ideali
del
popolarismo
si
scoprono
più
agevolmente
quando
si
scivola
nella
zona
minata
delle
relazioni
tra
lo
Stato
e
la
Chiesa
,
terreno
classico
delle
limitazioni
antistatali
e
dei
tentativi
reazionari
.
È
qui
,
dunque
,
che
occorre
saggiare
le
possibilità
del
PPI
per
una
vera
politica
di
libertà
,
e
che
il
sottinteso
reazionario
maggiormente
si
svela
.
Anzitutto
l
'
incessante
polemica
del
popolarismo
contro
la
concezione
filosofica
dello
Stato
moderno
che
non
può
vivere
nel
pensiero
dualistico
del
cattolicismo
,
chiarisce
che
la
teoria
del
giovane
partito
è
in
aperta
rotta
con
tutto
il
pensiero
razionalista
moderno
.
Il
tentativo
sturziano
di
frantumare
quello
che
egli
chiama
lo
Stato
panteista
sul
terreno
delle
libertà
formali
,
e
di
contrapporre
la
concezione
democratico
cristiana
a
quella
democratico
panteista
dimostra
chiaramente
che
il
terreno
della
teocrazia
non
è
menomamente
abbandonato
.
Lungi
dal
teorizzare
il
concetto
filosofico
della
libertà
come
idea
essenziale
dello
Stato
,
il
popolarismo
è
costretto
a
pluralizzare
le
libertà
,
assumendone
il
solo
profilo
giuridico
,
con
il
sottinteso
teorico
di
servirsi
,
per
esempio
,
della
così
detta
libertà
della
Chiesa
,
al
solo
ed
unico
scopo
di
lotta
contro
lo
Stato
e
non
già
per
integrare
del
contenuto
libertario
questo
ultimo
.
È
perciò
che
,
pur
volgendosi
nel
campo
opposto
,
il
pensiero
popolare
non
supera
la
concezione
giurisdizionalista
,
di
cui
anzi
si
può
dire
,
senza
tema
di
paradosso
,
capovolge
,
riproducendoli
,
i
dati
storici
.
Infatti
l
'
unità
della
coscienza
,
teorizzata
dal
liberalismo
filosofico
,
viene
spezzata
per
comporre
ancora
una
volta
il
dissidio
ideale
tra
lo
Stato
e
la
Chiesa
sopra
una
base
eminentemente
storica
.
Soltanto
che
,
durante
la
lotta
secolare
,
la
teocrazia
,
avendo
compreso
che
il
metodo
cosiddetto
liberale
,
lungi
dall
'
essere
pericoloso
,
può
divenire
utile
,
è
riuscita
ad
impadronirsene
per
agitarlo
contro
lo
Stato
italiano
che
,
avendolo
formalmente
adottato
,
non
sa
o
non
può
servirsene
per
realizzazioni
sostanziali
.
Ne
deriva
,
quindi
,
che
se
la
polemica
popolare
contro
lo
Stato
italiano
,
così
come
è
storicamente
costituito
,
è
oltremodo
brillante
e
dimostra
quanta
virtù
di
adattamento
abbiano
certe
formole
quando
siano
prive
di
reale
contenuto
,
la
polemica
invece
con
lo
Stato
moderno
rimette
lo
Stato
popolare
(
l
'
aggettivo
è
necessario
per
quanto
don
Sturzo
mostri
di
detestarlo
)
sulla
base
di
quello
storico
,
mostrando
così
che
il
processo
dualistico
può
servire
a
finalità
puramente
polemiche
,
ma
non
ha
sostanziale
virtù
dialettica
.
La
politica
ecclesiastica
fascista
e
il
Vaticano
Una
riprova
di
questi
rilievi
può
trovarsi
nella
reazione
papale
alla
politica
ecclesiastica
fascista
.
Il
fascismo
,
spinto
dalla
sua
stessa
origine
,
consistente
in
una
reazione
sui
generis
dello
Stato
burocratico
-
accentratore
all
'
attacco
istituzionale
dei
socialisti
e
dei
popolari
,
illuso
dalle
possibilità
di
realizzazione
della
tesi
nazionalistica
della
Chiesa
che
serve
lo
Stato
,
abbandonò
la
formula
cavourriana
e
le
elaborazioni
manciniane
e
crispine
sul
giurisdizionalismo
moderno
,
che
costituivano
le
più
sicure
esperienze
del
regime
in
materia
,
per
tentare
di
richiamare
l
'
azione
papale
nel
solo
campo
religioso
,
concedendole
via
libera
nella
politica
scolastica
.
In
sostanza
il
fascismo
,
mentre
credette
di
agire
ancora
nel
campo
della
separazione
religiosa
,
puramente
illusorio
per
il
carattere
universale
della
Chiesa
,
si
propose
di
disintegrare
dal
PPI
tutte
le
forze
di
inerte
conservazione
sociale
,
tra
cui
comprendeva
,
per
effetto
di
pura
inversione
ottica
,
lo
stesso
Vaticano
,
arrivando
alla
creazione
di
un
partito
clerico
fascista
,
che
-
nell
'
ossequio
mai
smentito
al
regime
-
di
cui
aveva
sempre
fatto
parte
anche
quando
le
apparenze
avevano
potuto
far
credere
il
contrario
-
doveva
trarre
lo
spunto
per
convincere
Pio
XI
a
ripetere
l
'
offensiva
di
papa
Sarto
contro
la
democrazia
cristiana
.
Ma
,
di
fronte
a
questa
manovra
nazional
fascista
,
il
Vaticano
,
intuendo
la
crisi
dello
Stato
italiano
ha
risposto
con
una
politica
a
doppia
faccia
,
e
mentre
non
ha
ostacolato
,
anzi
ha
incoraggiato
,
la
formazione
clerico
fascista
,
per
avere
l
'
occasione
ed
il
modo
di
sfruttare
fino
al
possibile
l
'
abbandono
dei
canoni
giurisdizionalisti
,
ha
continuato
a
sostenere
il
PPI
nella
lotta
di
attacco
al
regime
,
sperando
di
forzare
quest
'
ultimo
sempre
più
lungo
la
via
delle
riedizioni
confessionalistiche
.
Questa
politica
ha
presentato
così
per
il
Vaticano
il
doppio
vantaggio
di
spingere
ancor
più
il
regime
sulla
via
conciliatoristica
,
su
cui
i
pubblicisti
vaticani
si
sono
messi
da
tempo
,
e
di
accendere
una
vasta
ipoteca
sull
'
avvenire
politico
del
nostro
paese
allontanando
ogni
possibilità
di
crisi
nazionale
sul
terreno
dell
'
ideale
dello
Stato
etico
del
liberalismo
puro
.
Così
mentre
la
nuova
politica
vaticana
ha
chiaramente
mostrato
di
voler
sgombrare
il
campo
dai
reticolati
del
giurisdizionalismo
,
dietro
cui
lo
Stato
si
era
trincerato
per
timore
di
affrontare
in
pieno
l
'
idea
universale
cattolica
,
già
postula
la
libertà
,
sicura
di
poter
battere
su
questo
terreno
lo
striminzito
Stato
italiano
.
In
sostanza
il
Vaticano
non
potrebbe
mostrare
un
maggior
possesso
dei
termini
sia
dell
'
antitesi
storica
che
di
quella
ideale
.
Esso
è
convinto
che
lo
Stato
italiano
non
arriverà
mai
alla
pienezza
etica
,
non
sarà
mai
permeato
di
universalità
,
e
perciò
,
conoscendo
assai
bene
di
possedere
il
sussidio
dell
'
idea
universale
più
antica
,
si
accorge
che
il
campo
della
libertà
è
più
fertile
che
quello
del
giurisdizionalismo
e
dei
concordati
e
vuole
scendere
nella
vita
per
sconfiggervi
la
menzogna
liberale
dello
Stato
.
Un
dilemma
terribile
si
presenta
per
lo
Stato
italiano
:
o
arrendersi
anche
nel
campo
giurisdizionalista
o
essere
battuto
come
formazione
storica
.
L
'
antitesi
non
potrebbe
essere
più
rovente
ed
il
Vaticano
è
disposto
ad
esasperarla
fino
a
quel
limite
oltre
il
quale
può
spalancarsi
l
'
abisso
del
razionalismo
moderno
.
Ma
siccome
il
razionalismo
moderno
è
nemico
così
dell
'
idea
cattolica
che
dello
Stato
storico
italiano
,
il
Vaticano
è
sicuro
che
l
'
alleanza
con
quest
'
ultimo
contro
la
soluzione
ideale
,
anche
attraverso
la
lotta
,
non
sarà
distrutta
.
In
sostanza
il
popolarismo
rappresenta
la
formula
attraverso
cui
una
nuova
alleanza
potrà
realizzarsi
tra
il
regime
e
la
Chiesa
.
Futura
alleanza
antirazionalistica
tra
lo
Stato
storico
e
la
Chiesa
Prima
di
arrivare
però
a
questa
nuova
saldatura
la
lotta
sarà
assai
aspra
perché
il
regime
tenterà
ancora
di
riprodurre
la
dittatura
legale
,
cui
ha
affidato
le
sue
fortune
dal
1860
in
poi
.
Durante
questa
fase
il
PPI
sarà
il
naturale
alleato
di
tutti
i
partiti
che
lotteranno
contro
lo
Stato
burocratico
-
accentratore
per
l
'
affermazione
di
un
ideale
libertario
.
Quest
'
alleanza
,
però
,
sarà
temporanea
perché
oltre
gli
stretti
confini
di
questa
lotta
comune
,
si
apre
il
più
vasto
campo
dei
dissensi
filosofici
e
sostanziali
,
si
apre
il
campo
della
reazione
antirazionalista
che
il
PPI
tenta
spostare
dal
terreno
più
proprio
della
speculazione
filosofica
sul
terreno
della
politica
.
I
veri
nemici
sono
,
quindi
,
oggi
,
uniti
per
l
'
immaturità
ideale
del
regime
ed
il
parassitismo
dei
ceti
che
lo
sostengono
.
Contro
lo
spaventevole
nihilismo
spirituale
di
questa
incrostazione
d
'
interessi
intorno
ad
un
concetto
originario
di
violenza
il
PPI
ha
potuto
sollevare
la
bandiera
della
libertà
,
capovolgendo
così
nel
campo
puramente
storico
,
un
'
antitesi
che
resta
intatta
nel
campo
ideale
.
Nessun
commento
più
grave
potrebbe
farsi
alla
situazione
italiana
,
misto
di
tragico
e
di
grottesco
,
di
passione
ideale
e
di
parassitismo
volgare
.
Lo
stesso
Vaticano
ritenuto
fino
a
ieri
alla
retroguardia
di
tutte
le
forze
sociali
,
sentito
il
puzzo
di
cadavere
,
è
balzato
in
testa
nella
successione
storica
.
La
breccia
di
Porta
Pia
è
capovolta
e
la
conquista
regia
forse
finirà
per
provocare
quella
pontificia
.
La
vendetta
della
storia
non
potrebbe
essere
più
paradossale
!
Pericoli
dell
'
azione
"
popolare
"
Tuttavia
i
calcoli
vaticani
non
sono
così
semplici
come
a
prima
vista
parrebbe
.
Lo
spirito
giuridico
,
è
pur
sempre
una
delle
forme
dello
spirito
speculativo
,
ed
i
concetti
di
autonomia
e
di
libertà
,
su
cui
il
PPI
è
costretto
a
far
leva
nella
lotta
antidittatoriale
,
costituiscono
sempre
l
'
anticamera
del
razionalismo
.
Non
è
,
quindi
,
detto
che
il
Vaticano
sia
così
sicuro
di
poter
richiamare
il
molosso
dopo
di
averlo
aizzato
,
e
che
lo
spirito
razionalista
non
abbia
a
sorgere
sull
'
arido
schema
del
formalismo
giuridico
.
È
perciò
che
il
PPI
sarà
ancora
a
lungo
uno
degli
alfieri
più
validi
nella
battaglia
antistatale
.
X
I
socialisti
unitari
Tripartizione
del
Partito
socialista
Per
comprendere
interamente
la
formazione
storica
dei
nuovi
partiti
proletari
bisogna
rifarsi
al
caos
bolscevico
e
tener
presente
che
la
caratteristica
essenziale
di
quel
periodo
fu
appunto
la
lotta
aspra
e
tenace
tra
i
riformisti
ed
i
rivoluzionari
,
corrispondente
non
già
ad
uno
sterile
dissenso
dottrinale
,
ma
alla
stessa
posizione
delle
due
frazioni
nei
riguardi
dello
Stato
unitario
.
Era
naturale
che
questa
demarcazione
,
determinante
la
crisi
socialista
nel
momento
dell
'
ascesa
rivoluzionaria
,
dovesse
,
nei
periodo
successivo
,
sboccare
nel
processo
generale
di
tripartizione
che
,
sotto
l
'
urto
della
realtà
,
subì
il
bolscevismo
italiano
.
Questo
processo
di
tripartizione
corrispose
ad
una
più
perfetta
aderenza
agli
interessi
ed
alla
tradizione
,
secondo
le
linee
di
minor
resistenza
che
,
nel
seno
stesso
dell
'
immaturità
socialista
,
si
determinarono
.
Infatti
,
mentre
il
frazionamento
unitario
e
comunista
corrispose
ad
un
processo
di
adesione
alla
realtà
economica
e
politica
del
paese
,
il
permanere
del
massimalismo
dimostrò
ancora
una
volta
quale
forza
abbia
,
anche
nel
campo
rivoluzionario
,
la
tradizione
.
Il
socialismo
unitario
e
la
monarchia
socialista
Queste
origini
chiariscono
sufficientemente
la
fisionomia
del
Partito
socialista
unitario
,
rimasto
alla
concezione
della
monarchia
socialista
,
anzi
deciso
a
più
strettamente
aderirvi
per
garantire
gl
'
interessi
affidatigli
.
Era
nella
stessa
logica
del
movimento
-
e
più
ancora
lo
sarà
pel
futuro
-
la
tendenza
ad
abbandonare
le
posizioni
formali
per
la
difesa
di
quelle
sostanziali
,
a
sacrificare
il
marxismo
rivoluzionario
al
democraticismo
conservatore
,
per
sforzarsi
di
essere
il
partito
delle
realizzazioni
immediate
piuttosto
che
l
'
elaboratore
dei
futuri
ordini
sociali
.
Tutto
ciò
era
,
dunque
,
nell
'
ordine
naturale
delle
cose
,
perché
,
se
è
possibile
prospettarsi
come
l
'
organo
delle
soluzioni
avvenire
pur
essendo
strumento
di
difesa
degli
interessi
presenti
,
non
è
possibile
continuare
nel
giuoco
,
quando
questi
interessi
siano
minacciati
e
la
loro
difesa
dev
'
essere
compiuta
a
viso
aperto
.
In
tal
caso
si
rende
necessario
far
funzionare
l
'
istinto
conservatore
a
discapito
delle
giustificazioni
rivoluzionarie
ed
aderire
anche
in
sede
politica
alla
realtà
economica
.
Ecco
perché
,
dopo
infinito
tentennare
,
Filippo
Turati
nel
1922
salì
per
la
prima
volta
le
scale
del
Quirinale
.
L
'
esempio
non
poteva
essere
più
probante
.
Sotto
l
'
urto
della
rivoluzione
che
,
aggirato
lo
scoglio
bolscevico
,
si
rovesciava
nell
'
alveo
fascista
,
il
socialismo
di
destra
fu
costretto
a
compiere
un
gesto
politico
-
cui
per
il
passato
si
era
costantemente
rifiutato
per
pregiudizi
formali
-
nella
speranza
di
allontanare
il
colpo
di
Stato
imminente
,
non
comprendendo
che
era
già
determinata
dalla
stessa
logica
della
conquista
regia
l
'
adesione
al
fascismo
,
nel
momento
stesso
in
cui
questo
si
affermava
come
movimento
di
rivoluzione
vittoriosa
.
Una
maggiore
incomprensione
della
realtà
italiana
,
pur
attraverso
la
perfetta
sensibilità
dei
propri
interessi
,
l
'
unitarismo
turatiano
non
avrebbe
potuto
dimostrare
.
Ma
il
passo
ormai
era
dato
,
e
,
poiché
la
classe
dirigente
italiana
accentuava
i
ritorni
reazionari
,
distruggendo
quella
legalità
che
essa
stessa
aveva
creato
,
il
socialismo
unitario
,
pur
vedendo
fallire
i
suoi
propositi
collaborazionisti
,
ottenne
dalla
situazione
politica
nazionale
il
comodo
beneficio
di
potere
unificare
la
sua
politica
senza
patenti
scoperture
.
Poté
cioè
gradatamente
assumere
la
difesa
di
quel
Parlamento
e
di
quella
democrazia
,
costituenti
gli
organi
del
suo
dominio
prebellico
,
in
cui
prima
di
allora
non
aveva
potuto
o
voluto
collaborare
per
pregiudizi
demagogici
,
senza
essere
costretto
ad
abbandonare
quel
terreno
di
opposizione
su
cui
aveva
fatto
le
sue
fortune
.
In
altri
termini
il
fascismo
,
con
la
sua
azione
obbligante
,
permise
al
socialismo
unitario
di
svolgere
il
tema
della
collaborazione
con
le
democrazie
borghesi
sul
terreno
dell
'
opposizione
,
piuttosto
che
sul
terreno
del
governo
,
senza
essere
costretto
ad
abbandonare
il
suo
carattere
di
futura
riserva
della
monarchia
socialista
.
Saldatura
con
l
'
amendolismo
ed
assorbimento
dei
ceti
medi
Sotto
questa
spinta
il
socialismo
unitario
va
sempre
più
diluendo
la
sua
caratteristica
formazione
operaia
per
divenire
un
partito
di
ceti
medi
.
Esso
divide
con
l
'
opposizione
costituzionale
il
compito
di
organizzare
l
'
antifascismo
della
piccola
borghesia
e
così
si
pone
in
prima
linea
nel
cartello
delle
Sinistre
per
la
successione
al
potere
.
Con
l
'
opposizione
costituzionale
ed
i
popolari
il
socialismo
unitario
è
già
pronto
a
formare
quel
ministero
di
sinistra
,
per
cui
Filippo
Turati
nel
1922
salì
invano
le
scale
del
Quirinale
.
Il
fascismo
,
perciò
,
dovrebb
'
essere
una
parentesi
oltre
la
quale
l
'
unitarismo
è
pronto
a
riannodare
quelle
fila
che
l
'
agitazione
bolscevica
prima
ed
il
colpo
di
Stato
fascista
poi
gli
hanno
spezzate
nelle
mani
.
Nessun
altro
insegnamento
questi
due
anni
di
passione
avrebbero
fornito
al
popolo
italiano
,
per
cui
al
disopra
di
ogni
considerazione
ideale
e
materiale
si
potrebbe
facilmente
tornare
a
quel
sistema
di
protezionismo
industriale
e
di
socialismo
di
Stato
,
che
trovò
nel
giolittismo
il
suo
capolavoro
.
Se
il
fascismo
è
stata
l
'
esasperazione
parossistica
dell
'
unitarismo
italiano
e
del
prepotere
incontrastato
della
conquista
regia
,
il
socialismo
unitario
non
ha
difficoltà
ad
aderire
ad
una
formazione
politica
che
sia
soltanto
un
'
attenuazione
del
fenomeno
.
Ecco
perché
il
suo
accostamento
all
'
opposizione
costituzionale
si
fa
sempre
più
intimo
:
scompaiono
lentamente
quelle
poche
differenze
che
potrebbero
disturbare
l
'
unità
dell
'
azione
e
l
'
unitarismo
socialista
aderisce
sempre
più
al
gioco
conservatore
dell
'
onorevole
Amendola
e
del
"
Corriere
della
Sera
"
.
Lo
spettro
illiberale
della
monarchia
socialista
riappare
all
'
orizzonte
come
un
porto
sicuro
in
cui
riparare
dopo
tanta
tempesta
.
Il
socialismo
unitario
e
la
questione
meridionale
La
questione
meridionale
è
ancora
di
là
da
venire
e
la
saldatura
col
Mezzogiorno
è
lasciata
quasi
interamente
alla
opposizione
costituzionale
ed
ai
demosociali
,
le
cui
rispettive
posizioni
abbiamo
già
analizzato
.
Vi
sono
sì
alcuni
gruppi
tesserati
,
specialmente
nella
Campania
,
ma
essi
là
dove
non
rientrano
nel
clima
generale
del
protezionismo
industriale
e
del
socialismo
di
Stato
,
e
perciò
si
riannodano
ad
indirizzi
politici
prettamente
nordici
,
corrispondono
,
invece
,
al
clima
speciale
del
Mezzogiorno
delle
simpatie
personali
se
non
delle
camarille
locali
.
Insomma
pur
quando
si
esce
dal
quadro
dello
Stato
unitario
non
si
superano
i
dati
storici
della
questione
meridionale
.
Questa
posizione
rispetto
al
problema
del
Mezzogiorno
,
che
è
poi
il
problema
italiano
per
eccellenza
,
chiarisce
perché
l
'
unitarismo
socialista
si
sente
estraneo
al
turbinoso
tentativo
di
affioramento
dei
rurali
,
che
si
va
lentamente
producendo
nelle
viscere
della
storia
contemporanea
.
Anzi
poiché
questo
affioramento
è
potenzialmente
il
più
radicale
tentativo
di
attacco
al
sistema
della
monarchia
socialista
,
cui
tende
con
rinnovate
energie
l
'
unitarismo
socialista
,
la
posizione
di
questa
corrente
nazionale
è
destinata
a
passare
sempre
più
dall
'
indifferenza
sospettosa
alla
guerra
dichiarata
.
Salvo
il
caso
che
il
socialismo
unitario
non
voglia
abbandonare
alla
loro
sorte
le
categorie
collegate
al
protezionismo
,
negando
così
una
delle
più
peculiari
sue
caratteristiche
.
Ma
questo
caso
sarebbe
così
rivoluzionario
rispetto
al
sistema
che
la
dottrina
non
si
rifiuterebbe
di
prenderlo
in
esame
.
Per
ora
le
rispettive
posizioni
politiche
sono
quelle
da
noi
tratteggiate
ed
il
Partito
socialista
unitario
potrà
avere
un
giuoco
assai
favorevole
nel
tentativo
di
creare
un
governo
di
sinistra
,
che
assicuri
finalmente
i
progressi
economici
delle
democrazie
operaie
del
Nord
,
ma
non
ha
nessuna
carta
da
giocare
sul
terreno
maggiore
della
ricostruzione
nazionale
.
Esso
è
un
partito
che
si
è
servito
del
metodo
liberale
per
far
aderire
allo
Stato
alcune
categorie
,
ma
è
un
partito
illiberale
nello
spirito
appunto
perché
non
eccede
gl
'
interessi
di
tali
categorie
.
XI
I
socialisti
massimalisti
Centrismo
serratiano
e
massimalismo
.
Scarsa
vitalità
del
fenomeno
L
'
equivoco
del
centrismo
serratiano
,
che
noi
abbiamo
rilevato
nella
precedente
trattazione
,
continua
la
sua
sterile
vita
in
questo
partito
,
dopo
l
'
espressa
adesione
del
suo
iniziatore
al
comunismo
.
Continua
più
per
ragioni
di
fredda
meccanicità
,
per
impulso
di
tradizione
inerte
,
che
per
un
vero
apporto
di
forze
ideali
,
e
l
'
inutilità
politica
della
sua
esistenza
appare
più
lampante
allorché
si
rifletta
che
la
funzione
centrista
poteva
essere
indispensabile
durante
l
'
inflazione
bolscevica
allo
scopo
di
evitare
il
frazionamento
del
partito
,
ma
non
ha
alcuna
utilità
oggi
che
il
frazionamento
è
avvenuto
e
che
le
due
correnti
laterali
vanno
sempre
più
divergendo
dalle
posizioni
primitive
.
In
queste
circostanze
di
tempo
e
di
fatti
voler
insistere
nell
'
elevare
a
giustificazione
dell
'
esistenza
di
un
partito
vivo
una
posizione
tattica
di
un
partito
morto
,
significa
dar
prova
di
tale
incomprensione
del
momento
storico
da
giustificare
gli
apprezzamenti
più
radicali
.
Queste
considerazioni
appaiono
tanto
più
evidenti
quando
si
analizza
la
struttura
del
partito
sia
alla
stregua
dei
principi
teorici
generali
,
che
delle
peculiari
esigenze
della
questione
italiana
.
Alla
stregua
dei
principî
teorici
generali
,
mentre
il
massimalismo
non
eccede
la
concezione
democratica
degli
unitari
,
vuole
ad
ogni
costo
mantenere
in
vita
quel
mito
insurrezionale
verbale
,
che
fu
peculiare
caratteristica
del
vecchio
Partito
socialista
e
che
tuttora
trova
plastica
espressione
nella
prosa
blanquista
dell
'
"
Avanti
!
"
.
Sotto
questo
profilo
la
teoria
fondamentale
del
massimalismo
si
riduce
all
'
illusione
ottica
di
poter
con
pure
proiezioni
verbali
di
carattere
insurrezionista
eccedere
l
'
intimo
contenuto
democratico
che
lo
assimila
agli
unitari
,
ed
impedire
la
precipitazione
delle
masse
organizzate
verso
costoro
.
È
necessaria
,
perciò
,
un
'
ulteriore
chiarificazione
nella
impostazione
politica
del
partito
,
dopo
la
quale
,
noi
crediamo
;
il
massimalismo
dovrebbe
scindersi
per
liberare
le
sue
forze
verso
l
'
attrazione
unitaria
o
comunista
.
Ma
se
,
contro
la
nostra
previsione
,
dopo
tale
revisione
dovesse
residuare
una
ragione
specifica
di
esistenza
del
partito
,
nessuna
miglior
occasione
per
dimostrare
l
'
inconsistenza
delle
critiche
.
Alla
stregua
delle
peculiari
esigenze
della
questione
italiana
il
massimalismo
,
rappresentando
un
relitto
dell
'
inflazione
bolscevica
,
è
sempre
assai
distante
da
quelle
direttive
di
chiarificazione
,
che
s
'
impongono
alla
rivoluzione
nazionale
,
sia
perché
,
in
definitiva
,
cerca
identificare
la
sua
azione
politica
con
interessi
operai
,
di
cui
non
è
chiaramente
definito
se
aderiscano
al
sistema
protezionista
ed
intervenzionista
esistente
,
sia
perché
con
il
mito
insurrezionista
perpetua
l
'
equivoco
fondamentale
della
politica
italiana
di
impedire
il
raggruppamento
degli
interessi
conservatori
in
organi
con
fisionomia
distinta
.
Sotto
questo
profilo
anzi
si
può
affermare
,
senza
tema
di
dire
un
paradosso
,
che
il
Partito
socialista
unitario
rappresenta
già
un
piccolo
,
ma
sensibile
progresso
verso
questa
prima
fase
di
chiarificazione
,
dialetticamente
necessaria
per
ottenere
una
maggiore
coscienza
degli
interessi
e
delle
posizioni
politiche
in
giuoco
,
e
perciò
,
corrisponde
ad
una
fase
più
liberale
della
rivoluzione
italiana
.
Riassumendo
,
quindi
,
noi
riteniamo
che
il
Partito
massimalista
abbia
un
giuoco
assai
limitato
come
fermento
attivo
della
ricostruzione
e
le
sue
direttive
politiche
si
muovono
contro
lo
svolgimento
dialettico
della
crisi
nazionale
.
XII
I
comunisti
Le
critiche
al
socialismo
italiano
e
i
consigli
di
fabbrica
La
storia
del
giovane
Partito
comunista
è
in
buona
parte
la
storia
di
un
processo
critico
politico
,
iniziatosi
parallelamente
al
nascere
del
fascismo
,
che
non
è
destinato
ad
esaurirsi
così
presto
.
Abbiamo
esaminato
altrove
il
carattere
peculiare
dell
'
inflazione
bolscevica
nell
'
immediato
dopoguerra
ed
abbiamo
dimostrato
come
essa
corrispondesse
ad
un
particolare
momento
della
vita
italiana
,
in
cui
le
masse
non
avendo
ancora
acquistato
coscienza
della
posizione
politica
del
partito
venivano
a
proiettarsi
in
pieno
regime
d
'
immaturità
.
Questo
regime
fu
transitorio
perché
non
era
possibile
che
assai
a
lungo
frazioni
veramente
rivoluzionarie
rimanessero
legate
alla
conservazione
della
monarchia
socialista
.
La
falsa
posizione
del
PSI
doveva
necessariamente
portare
alla
creazione
di
dottrine
rivoluzionarie
,
che
,
attraverso
la
critica
del
partito
,
giungessero
a
percepire
la
dialettica
di
tutto
il
problema
italiano
.
Senza
voler
seguire
la
storia
dei
congressi
e
le
vicende
della
polemica
socialista
,
che
si
scatenò
furiosa
all
'
indomani
del
fallimento
bolscevico
;
e
cercando
di
attenerci
quanto
più
possibile
allo
schema
delle
idee
in
lotta
,
ci
sembra
che
il
primo
tentativo
di
accostarsi
alla
realtà
rivoluzionaria
del
paese
fu
quello
espletato
dal
gruppo
torinese
dell
'
"
Ordine
Nuovo
"
,
per
creare
i
consigli
di
fabbrica
.
Di
fronte
al
tipo
di
organizzazione
sindacale
prevalso
in
Italia
,
diretto
allo
scopo
di
garantire
all
'
operaio
sempre
maggiori
aumenti
di
salario
,
lasciando
intatta
la
forma
di
produzione
capitalistica
;
di
fronte
,
cioè
,
alla
rinunzia
implicita
dell
'
operaio
ad
affacciare
le
maggiori
pretese
sociali
sui
mezzi
di
produzione
in
cambio
del
piatto
di
lenticchie
degli
aumenti
di
salario
-
necessariamente
negati
quando
l
'
andamento
del
mercato
mettesse
in
pericolo
il
profitto
capitalistico
-
i
comunisti
intuirono
che
il
fallimento
delle
dottrine
rivoluzionarie
in
Italia
era
sempre
avvenuto
per
effetto
del
legame
di
interessi
che
si
stabiliva
nella
prassi
riformista
tra
industriale
ed
operai
.
Conseguentemente
il
comunismo
era
portato
a
studiare
il
modo
con
cui
poter
rompere
questa
solidarietà
d
'
interessi
che
,
pur
attraverso
la
parvenza
della
lotta
,
si
creava
fra
le
due
classi
rivali
.
Fu
allora
,
che
gli
scrittori
dell
'
"
Ordine
Nuovo
"
,
rielaborando
per
proprio
conto
la
dottrina
marxista
,
ebbero
la
intuizione
che
la
preparazione
rivoluzionaria
dell
'
operaio
dovesse
farsi
nella
fabbrica
,
nel
vivo
stesso
del
processo
di
produzione
,
di
cui
occorreva
,
prima
di
ogni
altra
cosa
,
impadronirsi
psicologicamente
,
se
poi
si
voleva
materialmente
gestirlo
.
Questa
intuizione
portava
logicamente
a
preferire
fra
i
sistemi
di
organizzazione
operaia
,
gli
organismi
di
interferenza
e
controllo
nei
processi
più
delicati
della
produzione
,
ai
mezzi
di
lotta
per
gli
aumenti
di
salari
;
portava
ad
elaborare
teoricamente
i
consigli
di
fabbrica
intesi
appunto
come
palestre
di
addestramento
operaio
al
possesso
di
tutti
gli
organismi
dello
sviluppo
della
produzione
.
Gli
operai
avrebbero
così
imparato
il
funzionamento
delle
industrie
nella
parte
più
alta
,
nel
giuoco
stesso
del
capitalismo
,
nel
meccanismo
delicato
dell
'
acquisto
delle
materie
prime
e
della
ricerca
dei
mercati
di
vendita
,
e
,
nel
momento
tragico
della
palingenesi
sociale
,
avrebbero
potuto
rapidamente
impadronirsi
dei
meccanismi
di
produzione
e
farli
perfettamente
funzionare
.
Occorreva
,
dunque
,
formare
la
nuova
classe
dirigente
in
seno
all
'
antica
,
e
farla
poi
scoppiare
dal
bozzolo
di
formazione
al
momento
opportuno
.
Io
non
intendo
,
per
i
fini
limitati
di
questo
lavoro
,
prendere
a
discutere
la
coerenza
logica
di
questa
concezione
,
come
,
del
pari
,
accennare
soltanto
alle
critiche
che
la
sociologia
paretiana
rivolge
al
nocciolo
fondamentale
della
dottrina
,
negando
che
il
proletariato
,
che
è
uno
dei
termini
dell
'
antitesi
attuale
,
possa
riuscire
a
prevalere
ed
a
determinare
la
nuova
fase
economico
sociale
,
ma
credo
coerente
all
'
argomento
che
ci
occupa
rilevare
che
la
dottrina
dell
'
"
Ordine
Nuovo
"
rappresenta
un
grande
progresso
nel
campo
della
revisione
socialista
verso
la
ulteriore
precisazione
del
problema
italiano
.
Mercè
questa
dottrina
,
per
la
prima
volta
l
'
estremismo
socialista
abbandona
il
rivoluzionarismo
verbale
ed
il
blanquismo
integrale
,
che
era
divenuto
tradizionale
tra
i
rivoluzionari
italiani
,
e
si
afferma
su
problemi
concreti
di
cui
vuole
superare
logicamente
le
difficoltà
.
Quindi
non
più
voli
fantastici
e
cadute
irreparabili
,
ma
un
lungo
periodo
di
elaborazione
pratica
delle
idee
e
delle
formazioni
politiche
per
mantenersi
rivoluzionariamente
aderenti
all
'
attuale
realtà
economica
e
sociale
del
paese
.
Ma
se
la
teoria
dei
consigli
di
fabbrica
ed
il
marxismo
integrale
di
Gramsci
,
che
ne
fu
il
teorizzatore
,
costituivano
un
audace
tentativo
di
élite
per
la
presa
di
possesso
di
nuove
ideologie
rivoluzionarie
,
atte
a
rovesciare
la
stasi
del
movimento
operaio
italiano
,
difficilmente
potevano
lottare
sul
terreno
pratico
con
il
riformismo
sindacale
della
Confederazione
generale
del
lavoro
.
Tra
una
presa
di
possesso
puramente
spirituale
ed
i
sicuri
vantaggi
degli
aumenti
di
salario
,
la
maggioranza
degli
operai
italiani
sceglieva
questi
ultimi
,
dimostrando
così
di
aderire
più
alla
prassi
del
determinismo
economico
che
è
la
base
del
riformismo
,
che
all
'
idealismo
marxista
,
cui
classicamente
il
Gramsci
si
richiamava
.
La
realtà
italiana
veniva
pertanto
nuovamente
saggiata
,
ma
non
interamente
afferrata
;
anzi
il
comunismo
si
rendeva
finalmente
conto
che
la
grande
maggioranza
delle
organizzazioni
operaie
era
legata
al
sistema
protezionista
e
non
ne
poteva
essere
disimpegnata
se
non
distruggendo
il
protezionismo
stesso
.
Ponendosi
,
quindi
questo
problema
il
comunismo
arrivava
finalmente
alla
radice
stessa
della
questione
italiana
,
si
convinceva
della
necessità
urgente
,
anche
se
non
confessata
,
di
distruggere
lo
Stato
burocratico
-
accentratore
,
che
in
Italia
rappresenta
,
in
maniera
palmare
,
la
cristallizzazione
degli
interessi
parassitari
comuni
a
tutti
i
ceti
sociali
.
La
rivoluzione
rurale
e
la
questione
meridionale
Ma
in
Italia
lo
Stato
burocratico
accentratore
non
si
può
distruggere
se
non
facendo
leva
sugli
interessi
assenti
,
sulle
classi
ancora
da
maturare
,
sui
ceti
rurali
.
È
questa
la
grande
riserva
italiana
,
la
falange
che
distruggerà
il
trasformismo
,
le
dittature
personali
e
il
prepotere
della
burocrazia
;
è
questa
la
grande
riserva
umana
oppressa
e
perciò
potenzialmente
rivoluzionaria
.
Così
il
comunismo
,
nato
fenomeno
urbano
,
ha
compreso
di
dover
divenire
fenomeno
rurale
;
nato
dalla
industria
ha
dovuto
chiedere
presidio
all
'
agricoltura
.
I
passi
di
questa
marcia
sono
assai
significativi
.
Dapprima
sotto
la
spinta
dell
'
esempio
russo
,
che
di
giorno
in
giorno
si
chiarisce
sempre
più
impregnato
di
ruralità
poi
sotto
la
pressione
del
fascismo
le
cui
fortune
nascono
prima
che
altrove
nelle
campagne
,
ed
ivi
soccomberanno
,
infine
,
seguendo
un
movimento
generale
europeo
che
gl
'
inglesi
chiamano
green
rising
,
movimento
verde
,
e
che
già
in
taluni
paesi
si
afferma
vittoriosamente
contro
lo
Stato
burocratico
accentratore
,
il
comunismo
italiano
si
viene
allontanando
dalla
rigida
concezione
marxista
per
avvicinarsi
al
leninismo
più
puro
.
Esso
non
soltanto
teorizza
la
rivoluzione
italiana
come
una
rivoluzione
di
contadini
,
ma
con
la
prassi
organizzativa
cerca
sempre
più
adeguarsi
a
questa
necessità
nazionale
.
Molti
errori
del
vecchio
socialismo
italiano
,
che
temeva
a
parole
la
rivoluzione
piccolo
borghese
mentre
la
rappresentava
nei
fatti
e
si
affannava
in
conseguenza
a
partire
in
guerra
contro
l
'
istituto
della
piccola
proprietà
,
vengono
corretti
,
con
il
chiaro
proposito
di
abbandonare
i
pregiudizi
formali
-
che
nella
realtà
italiana
si
possono
senz
'
altro
definire
reazionari
-
e
di
sboccare
in
forme
di
organizzazione
collettiva
veramente
rivoluzionarie
.
"
Non
è
possibile
pensare
-
si
legge
nelle
istruzioni
del
PCI
-
che
gli
operai
del
Nord
d
'
Italia
possano
condurre
vittoriosamente
la
lotta
per
il
potere
politico
e
mantenerne
domani
il
possesso
,
se
una
stretta
alleanza
essi
non
attuino
coi
larghi
strati
della
popolazione
contadina
del
Centro
e
del
Mezzogiorno
d
'
Italia
.
Questa
alleanza
è
una
premessa
alla
messa
in
moto
della
classe
lavoratrice
d
'
Italia
contro
la
borghesia
"
.
La
dichiarata
impotenza
delle
élites
operaie
del
Nord
a
risolvere
da
sole
il
problema
italiano
,
porta
finalmente
il
comunismo
a
studiare
la
questione
meridionale
,
ed
afferrare
attraverso
quali
meccanismi
la
politica
dello
Stato
italiano
opprime
le
popolazioni
lavoratrici
del
Sud
.
Arrivato
a
questo
punto
al
giovane
partito
non
resta
che
compiere
un
ultimo
passo
:
intuire
cioè
che
,
appunto
perché
tutto
il
problema
rivoluzionario
italiano
consiste
nella
soluzione
della
questione
meridionale
,
è
nel
Mezzogiorno
che
risiedono
le
vere
forze
rivoluzionarie
d
'
Italia
.
Sembrerà
un
paradosso
,
ma
è
così
:
sono
le
forze
che
oggi
costituiscono
l
'
oggetto
del
baratto
trasformistico
,
che
divenendo
finalmente
soggetto
dell
'
azione
politica
,
sono
destinate
a
rappresentare
la
leva
potente
della
rivoluzione
in
marcia
.
Gli
sforzi
rivoluzionari
postbellici
di
talune
frazioni
del
popolo
italiano
,
falliti
per
l
'
assenza
delle
masse
meridionali
avranno
coronamento
solo
quando
l
'
epicentro
della
rivoluzione
sarà
portato
nel
Sud
.
Il
comunismo
,
infatti
,
non
tarda
a
compiere
quest
'
ulteriore
passo
.
"
Il
programma
d
'
azione
-
è
la
parola
d
'
ordine
-
del
partito
per
la
organizzazione
dei
contadini
in
Italia
ha
inizio
nel
Mezzogiorno
.
Tutte
le
sezioni
e
le
cellule
comuniste
del
Mezzogiorno
sono
mobilitate
per
il
successo
del
compito
preminente
che
il
Partito
si
propone
.
Poiché
la
stragrande
maggioranza
dei
comunisti
del
Mezzogiorno
appartengono
alle
categorie
dei
contadini
poveri
,
dei
piccoli
fittavoli
,
essi
debbono
formare
i
quadri
della
futura
organizzazione
meridionale
dei
contadini
che
dovrà
poi
creare
la
Federazione
nazionale
.
Il
Congresso
nazionale
costitutivo
della
Federazione
dei
contadini
dovrà
essere
preceduto
da
un
congresso
dei
contadini
del
Mezzogiorno
"
.
Ecco
,
dunque
,
che
il
PCI
è
pervenuto
finalmente
sul
vero
terreno
della
questione
meridionale
,
superando
l
'
infinita
barriera
dei
pregiudizi
politici
.
Il
comunismo
italiano
movimento
liberale
Questa
marcia
impetuosa
verso
la
verità
costituisce
indubbiamente
una
nota
di
maturità
politica
così
potente
da
porre
il
Partito
comunista
in
prima
linea
tra
i
movimenti
liberali
italiani
.
Se
è
vera
la
teoria
missiroliana
che
in
Italia
oggi
la
funzione
liberale
è
stata
interamente
ereditata
dai
partiti
socialisti
,
questa
teoria
è
tanto
più
vera
per
il
comunismo
che
ha
avuto
il
coraggio
di
una
revisione
programmatica
veramente
eccezionale
.
Il
merito
di
tale
revisione
va
quasi
del
tutto
attribuito
al
Gramsci
,
che
ha
saputo
mantenere
la
sua
azione
politica
egualmente
distante
così
dalle
astrazioni
teologiche
della
Sinistra
(
Bordiga
)
-
tanto
estremiste
da
costituire
la
estrema
sinistra
di
tutta
la
Terza
Internazionale
-
che
dalle
simpatie
socialiste
della
Destra
(
Gennari
)
,
ed
ha
saputo
raccogliere
la
parte
essenziale
dell
'
insegnamento
leninista
,
collegando
il
programma
della
rivoluzione
italiana
,
al
vasto
movimento
rurale
che
in
tutta
Europa
affiora
sempre
più
dalle
viscere
della
storia
.
Così
il
giovane
studioso
sardo
,
dopo
essere
stato
il
primo
a
ricercare
i
veri
motivi
dialettici
della
crisi
italiana
attraverso
la
teoria
dei
consigli
di
fabbrica
,
è
stato
il
primo
a
scoprire
il
nocciolo
del
problema
italiano
attraverso
lo
sviluppo
dell
'
azione
agraria
.
Partito
dal
comunismo
,
non
ha
avuto
difficoltà
di
pervenire
rapidamente
sul
terreno
più
proprio
ai
movimenti
autonomisti
,
incontrandosi
così
con
la
prepotente
originalità
dei
suoi
conterranei
Lussu
e
Bellieni
,
teorizzatori
del
Partito
sardo
d
'
Azione
.
Questa
confluenza
non
è
fortuita
e
costituisce
d
'
altro
canto
la
prova
che
la
questione
meridionale
batte
sempre
più
alle
porte
.
Ruit
hora
!
Ostacoli
alla
sua
azione
Tuttavia
il
movimento
incontra
su
questo
terreno
tre
pregiudiziali
che
sono
destinate
a
rallentarne
l
'
efficacia
.
In
linea
teorica
generale
,
esso
trova
limitazione
nella
concezione
base
del
marxismo
critico
,
permeato
profondamente
di
sfiducia
sulla
capacità
politica
delle
classi
rurali
,
ed
affermante
che
la
loro
mentalità
non
eccede
i
quadri
piccolo
borghesi
.
Questa
limitazione
è
destinata
ad
operare
sia
dall
'
interno
che
dall
'
esterno
e
potrà
essere
scarsamente
combattuta
con
l
'
affermazione
-
del
resto
giustissima
-
che
la
rivoluzione
rurale
-
sia
o
non
sia
piccolo
borghese
-
è
sempre
una
fase
necessaria
della
più
grande
rivoluzione
proletaria
.
In
sostanza
non
si
riuscirà
mai
a
distruggere
all
'
interno
delle
formazioni
comuniste
la
mentalità
messianica
,
ed
all
'
esterno
la
sfiducia
verso
un
partito
che
,
pur
proclamando
la
rivoluzione
integrale
,
si
limita
a
sollecitare
l
'
affioramento
piccolo
borghese
.
Sempre
in
linea
generale
,
ma
con
particolare
riferimento
alla
questione
italiana
,
trova
limitazione
nella
storica
incompatibilità
di
taluni
interessi
operai
con
gli
.
interessi
rurali
.
A
tale
proposito
sarà
sommamente
interessante
seguire
l
'
azione
del
giovane
partito
nel
campo
della
politica
economica
e
specialmente
nei
riguardi
degli
operai
impiegati
nelle
industrie
protette
.
È
questo
il
terreno
di
più
aspra
battaglia
per
i
meridionalisti
;
e
certamente
i
comunisti
non
penseranno
di
superare
le
difficoltà
,
che
inevitabilmente
si
presenteranno
,
mutuando
dal
vecchio
Partito
socialista
la
comoda
ma
reazionaria
formula
dell
'
astensione
da
tali
questioni
,
definite
piccolo
borghesi
.
La
terza
e
più
grave
limitazione
sarà
segnata
dalla
prevenzione
ostile
dei
meridionali
contro
il
concetto
stesso
del
comunismo
.
È
vero
che
il
partito
ha
previsto
questo
pericolo
quando
ha
concepito
l
'
azione
della
sezione
agraria
come
di
carattere
puramente
sindacale
e
non
politico
,
sì
da
rendere
possibile
l
'
ingresso
anche
ai
non
tesserati
comunisti
;
ma
è
del
pari
vero
che
la
prevenzione
opererà
ancora
a
lungo
,
almeno
fino
a
quando
le
masse
meridionali
non
perverranno
ad
un
più
elevato
grado
di
maturità
politica
.
Ciò
non
pertanto
il
lavoro
che
il
giovane
partito
potrà
svolgere
in
concorrenza
con
altri
partiti
liberali
sarà
notevole
perché
agevolato
dalla
profonda
rivoluzionarietà
che
si
è
determinata
nel
Mezzogiorno
in
conseguenza
dello
sgoverno
fascista
.
Se
questa
nostra
impressione
non
è
errata
,
l
'
unico
partito
che
potrà
concorrere
vittoriosamente
su
questo
terreno
è
quello
meridionale
d
'
Azione
che
dovrà
fatalmente
sorgere
.
Ma
di
ciò
in
altra
sede
.
XIII
I
repubblicani
Il
Partito
repubblicano
prima
della
guerra
La
conquista
regia
sommerse
,
durante
il
Risorgimento
,
tutte
le
correnti
repubblicane
,
che
avevano
sognato
di
risolvere
la
lotta
per
l
'
indipendenza
dallo
straniero
insieme
a
quella
per
la
libertà
,
ed
iniziò
la
distruzione
continua
e
pertinace
dei
fermenti
ideali
che
pretesero
riproporre
agli
italiani
come
termini
di
soluzione
i
dati
spirituali
dell
'
unitarismo
mazziniano
e
quelli
politici
del
federalismo
di
Cattaneo
e
Ferrari
.
Ne
derivò
,
quindi
,
che
mentre
la
stessa
mediocrità
della
politica
regia
rese
necessario
il
permanere
della
protesta
repubblicana
,
le
transazioni
per
il
potere
e
la
solitarietà
dell
'
insegnamento
mazziniano
adeguarono
sempre
più
questa
protesta
al
livello
del
regime
,
di
cui
in
certi
momenti
il
repubblicanesimo
divenne
addirittura
un
'
opposizione
di
comodo
.
Successivamente
,
il
sorgere
del
Partito
socialista
ed
i
successi
del
giolittismo
,
che
riuscì
a
confinare
il
grosso
delle
forze
repubblicane
nel
campo
della
reazione
padronale
,
accentuarono
ancor
più
questo
scolorirsi
delle
vecchie
ideologie
rivoluzionarie
,
assicurando
al
Partito
socialista
,
per
lunghissimo
tempo
permeato
soltanto
di
appetiti
economici
,
una
posizione
preminente
nel
campo
dell
'
opposizione
.
Così
il
regime
,
dopo
aver
ridotto
la
lotta
politica
nel
campo
arido
dell
'
economia
,
riuscì
talvolta
ad
allearsi
validamente
con
lo
stesso
Partito
repubblicano
nel
tentativo
di
limitare
il
contenuto
libertario
del
movimento
socialista
,
e
contenerlo
negli
stretti
limiti
di
affermazioni
oligarchiche
.
Anzi
,
il
successo
del
regime
andò
tant
'
oltre
,
che
esso
tentò
perfino
d
'
impadronirsi
delle
ideologie
repubblicane
quando
pose
Mazzini
tra
i
fattori
dello
Stato
e
ne
pubblicò
ufficialmente
le
opere
.
Così
il
mito
,
staccato
dallo
spirito
,
divenne
nuovo
elemento
di
conquista
politica
ed
ai
repubblicani
non
rimase
altro
che
la
coreografia
patriottica
ed
un
'
indifferenziata
protesta
,
che
non
si
sapeva
più
a
quali
principi
ed
a
quali
fatti
si
riannodasse
.
Attraverso
questo
processo
il
vecchio
rivoluzionarismo
mistico
del
Risorgimento
disparve
residuando
nient
'
altro
che
un
generico
irredentismo
,
di
cui
il
regime
potette
aver
ragione
durante
la
guerra
.
Correnti
revisionistiche
Contemporaneamente
,
però
,
a
questo
processo
degenerativo
della
maggioranza
del
partito
si
sviluppava
e
si
organizzava
la
critica
delle
giovani
élites
,
che
,
anelanti
di
riassumere
la
funzione
rivoluzionaria
,
mal
sopportavano
l
'
adesione
della
politica
del
partito
agli
schemi
ideali
della
conquista
regia
.
Esse
comprendevano
finalmente
che
il
loro
movimento
stagnava
in
una
contrapposizione
statica
al
regime
,
perché
non
aveva
più
né
l
'
animo
né
la
mente
per
rielaborare
,
secondo
le
necessità
del
nuovo
orientamento
politico
,
gli
insegnamenti
dei
maestri
.
Secondo
queste
correnti
,
che
,
con
vocabolo
di
moda
,
potrebbero
chiamarsi
revisionistiche
,
occorreva
operare
una
sintesi
tra
il
messianismo
mazziniano
ed
il
federalismo
cattaneiano
e
ferrariano
,
allo
scopo
di
postulare
nei
confronti
dello
Stato
storico
tutte
le
esigenze
ideali
della
libertà
.
Non
limitarsi
,
quindi
,
ad
agitare
la
bandiera
dell
'
irredentismo
,
su
cui
la
monarchia
,
in
caso
di
guerra
,
avrebbe
ancora
una
volta
vinto
,
ma
estendere
la
critica
allo
Stato
italiano
in
toto
,
nelle
sue
supreme
ragioni
ideali
,
come
nel
suo
medievalismo
politico
,
nell
'
accentramento
come
nella
quotidiana
violazione
della
libertà
.
Queste
correnti
revisionistiche
però
rimasero
soffocate
,
prima
dalla
guerra
e
poi
dal
massimalismo
:
dalla
guerra
,
perché
franata
la
base
irredentista
,
i
repubblicani
furono
trascinati
sempre
più
nell
'
orbita
della
conquista
regia
;
dal
massimalismo
,
perché
impedì
loro
di
prendere
proficuamente
posizione
nel
periodo
postbellico
,
anzi
impedì
di
assumere
addirittura
la
direzione
del
movimento
ed
avviarlo
verso
concrete
forme
di
realizzazione
,
nell
'
unico
momento
in
cui
la
monarchia
socialista
faceva
bancarotta
.
Conseguentemente
il
revisionismo
dovette
continuare
ad
operare
come
forza
interna
del
partito
,
senza
riuscire
a
piegarlo
verso
le
necessità
ideali
della
rivoluzione
fino
a
che
il
fascismo
,
svelando
di
colpo
tutte
le
deficienze
del
regime
non
spinse
il
processo
rivoluzionario
nelle
più
intime
connessure
della
Costituzione
,
mostrando
anche
ai
ciechi
l
'
assenza
di
ogni
contenuto
etico
nella
formazione
dello
Stato
italiano
.
Fu
allora
che
apparve
più
chiaro
che
nel
repubblicanesimo
coesistevano
due
diverse
formazioni
politiche
,
con
due
diverse
anime
,
frutto
di
due
situazioni
storiche
distinte
,
anzi
avverse
,
destinate
a
scontrarsi
in
un
avvenire
più
o
meno
prossimo
.
Anzi
,
sotto
la
pressione
del
fascismo
,
questa
posizione
dialettica
cominciò
a
risolversi
perché
il
fascismo
,
convogliando
tutte
le
forze
della
reazione
sociale
e
politica
,
depurò
il
Partito
repubblicano
delle
numerose
scorie
che
in
esso
avevano
depositato
settant
'
anni
d
'
inerzia
,
ed
accentuò
la
messa
in
luce
della
sinistra
revisionista
.
Oggi
le
speranze
del
partito
sono
riposte
tutte
in
questa
frazione
e
nelle
sue
idee
e
l
'
esperienza
aventiniana
,
rafforzata
dalla
pedagogia
fascista
,
è
destinata
a
convalidarne
sempre
più
le
tesi
.
Oliviero
Zuccarini
e
la
"
Critica
Politica
"
Esaminiamo
,
quindi
,
brevemente
le
possibilità
del
neorepubblicanesimo
,
che
ha
trovato
in
Oliviero
Zuccarini
e
nel
gruppo
di
"
Critica
Politica
"
una
continua
ed
originale
teorizzazione
.
Tutti
i
difetti
dello
Stato
storico
derivano
dall
'
accentramento
e
dal
processo
di
burocratizzazione
.
Sotto
la
spinta
degli
interessi
particolari
e
delle
oligarchie
-
padronali
od
operaie
poco
conta
-
che
si
affacciano
alla
vita
politica
,
lo
Stato
è
costretto
ad
intervenire
continuamente
nel
campo
economico
e
sociale
,
per
spostare
interessi
,
concedere
premi
,
in
una
parola
assicurare
,
anche
a
danno
della
generalità
,
le
fortune
degli
esigui
gruppi
che
lo
comandano
.
Di
qui
la
necessità
di
estendere
l
'
invadenza
della
pubblica
amministrazione
,
aumentarne
sempre
più
il
potere
dittatoriale
,
sottrarsi
a
tutti
i
controlli
.
Questo
sistema
,
che
nel
periodo
prebellico
probabilmente
corrispondeva
ad
intrinseche
necessità
di
sviluppo
e
di
affermazioni
di
alcuni
gruppi
politici
,
dovrà
fatalmente
portare
al
fallimento
dello
Stato
nel
campo
economico
e
sociale
.
Infatti
a
mano
a
mano
che
una
sempre
maggiore
somma
di
interessi
opposti
verranno
compressi
apparirà
tutta
l
'
angustia
del
sistema
e
verranno
potenziate
le
forze
destinate
a
distruggerlo
.
Questa
tendenza
sta
per
divenire
comune
a
tutti
i
paesi
di
Europa
:
storicamente
il
bolscevismo
russo
ed
il
fascismo
italiano
nascono
dalla
rivolta
dei
rurali
,
anche
se
hanno
deviato
verso
il
rafforzamento
della
tendenza
accentratrice
.
Tale
deviazione
,
però
,
non
esclude
che
la
rivolta
rurale
esista
,
e
sia
destinata
a
riprendere
il
suo
corso
anche
oltre
,
se
non
contro
il
bolscevismo
ed
il
fascismo
,
non
appena
la
spinta
iniziale
si
sarà
indebolita
,
e
la
storia
avrà
mostrato
ai
ceti
interessati
che
i
risultati
raggiunti
sono
opposti
alle
intenzioni
.
Il
contenuto
di
tale
rivolta
non
potrà
non
essere
diretto
che
a
raggiungere
questi
due
obiettivi
:
disintegrare
la
politica
dagli
interessi
,
ripristinando
il
profilo
ideale
dello
Stato
,
e
decentrare
la
pubblica
amministrazione
.
Su
questo
campo
la
battaglia
sarà
lunga
,
aspra
e
piena
di
difficoltà
:
occorrerà
vincere
pregiudizi
,
interessi
,
incrostazioni
programmatiche
,
e
soprattutto
l
'
errore
d
'
impostazione
politica
dei
partiti
a
base
unitaria
che
si
modellano
sullo
Stato
,
riproducendone
la
struttura
.
Sviluppi
ideali
in
corso
Il
Partito
repubblicano
deve
perciò
non
soltanto
cessare
di
essere
un
partito
formale
per
divenire
sempre
più
rivoluzionario
,
ma
soprattutto
assumere
la
forma
di
movimento
,
allo
scopo
di
convogliare
forze
e
tendenze
affini
.
Questo
il
contenuto
critico
e
politico
del
repubblicanesimo
zuccariniano
,
che
dovrà
non
poco
lottare
per
prevalere
nel
suo
partito
,
ove
ancora
si
affermano
stati
d
'
animo
e
tendenze
antiquate
,
che
ostacolano
-
se
non
altro
,
col
semplice
peso
-
la
marcia
delle
idee
nuove
.
Sarà
una
lotta
intensa
e
piena
d
'
interesse
ideale
,
che
progredirà
a
mano
a
mano
che
la
crisi
statale
si
svelerà
agli
occhi
di
tutti
,
ma
il
cui
esito
non
dovrebbe
essere
dubbio
se
il
partito
vorrà
evitare
altre
crisi
ed
altri
frazionamenti
.
Salvo
il
caso
che
le
correnti
revisioniste
non
siano
portate
a
deviare
e
slargarsi
verso
movimenti
affini
,
esterni
al
Partito
repubblicano
stesso
.
In
ogni
caso
,
però
,
durante
questo
periodo
di
autocritica
,
la
corrente
zuccariniana
avrà
ancora
molto
lavoro
da
compiere
,
se
vorrà
affermarsi
come
centro
di
tutta
la
futura
fase
di
rivoluzione
politica
del
nostro
paese
.
Intanto
,
in
attesa
di
altri
eventi
,
essa
da
una
parte
si
sforza
di
incoraggiare
tutti
i
movimenti
di
rivolta
contro
lo
Stato
storico
e
,
dall
'
altra
,
tenta
in
sede
teorica
di
elaborare
le
soluzioni
giuridico
istituzionali
,
che
dovranno
assicurare
la
semplificazione
dello
Stato
e
l
'
autonomia
degli
enti
autarchici
.
La
sua
è
,
perciò
,
una
posizione
di
pensiero
assai
originale
,
che
non
accenna
ancora
ad
avvicinarsi
alle
masse
per
consacrarsi
nella
politica
militante
.
Tuttavia
non
sarà
inopportuno
rilevare
che
mentre
l
'
appartenenza
al
Partito
repubblicano
contiene
in
genere
un
equivoco
,
lo
sforzo
teorico
di
creare
intero
a
priori
il
futuro
Stato
,
costituisce
una
limitazione
illuministica
,
destinata
a
rallentare
la
volontà
di
azione
:
l
'
equivoco
è
riposto
in
ciò
che
non
è
ancora
dimostrata
la
compatibilità
,
circa
le
forme
di
organizzazione
,
tra
partiti
autonomisti
e
partito
repubblicano
unitario
,
modellato
sullo
Stato
storico
,
e
la
limitazione
illuministica
consiste
nell
'
impossibilità
di
dare
forma
giuridica
a
ciò
che
politicamente
ancora
non
è
.
Ma
di
ciò
forse
si
potrà
più
completamente
giudicare
dopo
la
pubblicazione
del
libro
che
Oliviero
Zuccarini
ha
consacrato
all
'
importante
argomento
.
Per
ora
il
pensiero
della
corrente
raccolta
intorno
alla
"
Critica
Politica
"
costituisce
uno
dei
più
caratteristici
documenti
di
questo
momento
e
non
può
non
richiamare
le
simpatie
di
quanti
anelano
a
più
decisi
miglioramenti
nel
costume
e
nell
'
organizzazione
politica
del
nostro
paese
.
PARTE
TERZA
LO
STATO
STORICO
E
LA
RIVOLUZIONE
MERIDIONALE
XIV
La
rivoluzione
meridionale
Aspetti
fisici
della
questione
meridionale
Gli
scrittori
di
meteorologia
e
di
idraulica
hanno
messo
in
rilievo
alcuni
caratteri
fisici
climatico
tellurici
,
quali
la
scarsa
ed
irregolare
piovosità
e
la
cattiva
distribuzione
idraulica
,
aggravata
dal
progressivo
diboscamento
,
che
chiariscono
l
'
originaria
inferiorità
naturale
del
Mezzogiorno
,
mentre
gli
scrittori
di
geologia
e
geografia
fisica
hanno
completato
il
quadro
,
derivando
dalla
tardiva
emersione
della
punta
della
penisola
e
dalla
costituzione
geologica
la
spiegazione
della
sua
miseria
mineraria
e
della
scarsa
prevalenza
delle
terre
fertili
.
Ma
le
stesse
scienze
hanno
riconosciuto
,
che
l
'
inferiorità
economica
del
Mezzogiorno
non
è
irreparabile
e
suggeriscono
i
rimedi
atti
ad
attenuarla
.
Parimenti
gli
scrittori
di
agrologia
,
partendo
dai
dati
pluviometrici
,
idraulici
,
geologici
e
geografici
hanno
messo
in
chiaro
entro
quali
limiti
l
'
inferiorità
fisica
del
Mezzogiorno
si
ripercuota
nel
campo
della
produzione
agraria
,
specialmente
di
quella
cerealicola
,
e
non
hanno
mancato
di
avvertire
che
l
'
intelligenza
e
l
'
attività
umana
molto
potrebbero
fare
non
soltanto
per
colmare
queste
deficienze
originarie
,
ma
per
trasformarle
,
almeno
in
parte
,
in
vantaggi
,
sviluppando
ed
organizzando
la
produzione
delle
primizie
da
fornire
ai
mercati
settentrionali
a
prezzi
ed
a
condizioni
di
quasi
monopolio
.
Veramente
il
Mezzogiorno
non
è
stato
sempre
miserabile
ed
arretrato
,
ma
ha
invece
avuto
lunghe
fasi
di
splendore
.
La
sua
inferiorità
naturale
quindi
non
è
assoluta
ma
relativa
.
Gli
storici
,
infatti
,
ci
insegnano
che
ogni
qualvolta
il
Mezzogiorno
è
divenuto
centro
di
propulsione
del
commercio
con
l
'
Oriente
,
ha
svolto
una
fiorente
civiltà
ed
è
,
invece
,
decaduto
quando
è
stato
assorbito
in
altri
sistemi
economico
politici
,
che
lo
hanno
rapidamente
ridotto
a
funzione
di
colonia
.
Ed
è
perciò
che
furono
particolarmente
esiziali
per
l
'
economia
meridionale
il
governo
angioino
e
quello
vicereale
,
che
sacrificarono
interamente
le
finanze
del
paese
alla
violenza
depredatrice
dell
'
alta
banca
fiorentina
prima
ed
all
'
arrendamento
spagnuolo
poi
,
riducendo
il
Mezzogiorno
a
un
tale
stato
di
prostrazione
economica
che
ancor
oggi
perdura
.
Così
si
spiega
come
e
perché
la
nostra
terra
giunse
fino
alla
vigilia
dell
'
unificazione
italiana
povera
e
squallida
,
senza
classi
dirigenti
,
senza
idee
politiche
concrete
,
ignorando
completamente
se
stessa
,
e
divenne
,
dopo
la
conquista
piemontese
,
colonia
di
sfruttamento
del
capitale
settentrionale
in
formazione
,
che
non
soltanto
niente
fece
per
aiutare
il
Mezzogiorno
a
risolvere
la
sua
crisi
secolare
,
ma
fu
invece
interessato
ad
impedire
ogni
suo
progresso
economico
e
sociale
dal
bisogno
imperioso
di
tenerlo
sempre
nella
fase
di
mercato
di
consumo
,
per
non
essere
costretto
ad
abbandonare
,
nella
grande
lotta
delle
nazioni
,
l
'
impalcatura
protezionista
che
,
almeno
in
parte
,
ne
assicurava
lo
sviluppo
.
Rimasto
quindi
immobile
,
anzi
sempre
più
schiacciato
dalla
compressione
tributaria
e
politica
del
nuovo
Stato
,
il
Mezzogiorno
non
potette
più
smaltire
l
'
aumento
di
popolazione
se
non
attraverso
l
'
emigrazione
,
che
progressivamente
divenne
il
suo
fenomeno
demografico
ed
economico
più
importante
.
Infatti
,
mentre
da
una
parte
il
flusso
migratorio
rappresentò
una
notevole
perdita
di
popolazione
,
che
non
andò
esente
da
conseguenze
dolorose
,
costituì
dall
'
altra
una
delle
più
forti
risorse
finanziarie
della
nuova
Italia
,
che
notevolmente
hanno
contribuito
al
suo
progresso
economico
specialmente
dal
1890
in
poi
.
La
compressione
economica
del
Nord
sul
Sud
e
l
'
emigrazione
Emerge
,
quindi
,
chiaro
fin
da
questo
momento
che
ad
aggravare
gli
originari
fenomeni
di
inferiorità
economica
e
di
patologia
demografica
che
caratterizzano
la
costituzione
sociale
del
Mezzogiorno
,
molto
ha
contribuito
e
contribuisce
tuttora
lo
Stato
,
che
,
organo
supremo
del
diritto
,
da
fonte
precipua
ed
unica
di
eticità
,
si
trasforma
in
Italia
in
organo
del
privilegio
,
in
fonte
continua
e
perseverante
dell
'
ingiustizia
.
Con
la
sua
politica
finanziaria
,
lo
Stato
non
soltanto
non
fa
niente
per
rimuovere
quelle
ragioni
di
ordine
naturale
che
costituiscono
causa
di
inferiorità
delle
nostre
terre
,
ma
contribuisce
ad
aggravarle
,
addossando
al
Mezzogiorno
,
costituito
in
mercato
di
arrendamento
della
plutocrazia
industriale
del
settentrione
,
tutte
le
conseguenze
di
un
protezionismo
ingiusto
ed
antinazionale
;
adottando
un
sistema
tributario
,
assolutamente
sperequato
a
danno
della
ricchezza
immobiliare
prevalente
nel
Sud
,
e
consentendo
,
anzi
incoraggiando
il
continuo
drenaggio
di
capitali
meridionali
nelle
banche
del
Nord
e
nel
debito
pubblico
,
per
finalità
che
col
risorgimento
del
Mezzogiorno
non
soltanto
nulla
hanno
a
che
vedere
,
ma
sono
addirittura
antitetiche
.
Naturalmente
queste
benemerenze
dello
Stato
nell
'
ordine
economico
e
finanziario
costituendo
né
più
né
meno
che
una
violenza
all
'
ordine
naturale
delle
cose
,
debbono
essere
completate
con
un
'
azione
di
pari
violenza
nel
campo
giuridico
ed
istituzionale
.
È
noto
,
infatti
,
che
uno
dei
tanti
elementi
della
inferiorità
del
Mezzogiorno
è
costituito
dall
'
immobilità
della
sua
ossatura
economico
feudale
,
derivante
dai
relitti
legislativi
del
feudalismo
che
ancora
perdurano
,
e
dalla
mancanza
di
una
legislazione
moderna
,
diretta
da
una
parte
,
a
trasformare
,
secondo
i
consigli
dei
competenti
,
i
patti
agrari
e
,
dall
'
altra
,
a
proteggere
i
produttori
dalle
antigiuridiche
,
seppure
legali
,
vessazioni
di
una
classe
di
proprietari
terrieri
,
assenti
dai
campi
,
nemici
di
ogni
progresso
,
sforniti
di
qualsiasi
senso
di
umanità
e
solo
occupati
a
sfruttare
una
vera
e
propria
deviazione
del
loro
diritto
di
proprietà
.
Ora
,
lo
Stato
italiano
,
anche
in
questo
campo
,
non
soltanto
non
fa
niente
per
debellare
questa
dannosa
immobilità
,
tentando
di
adattare
la
legislazione
ai
bisogni
delle
classi
produttive
,
per
aiutarle
nel
loro
sforzo
di
emancipazione
,
ma
interviene
ad
impedire
che
l
'
equilibrio
artificiale
possa
essere
rotto
,
ogni
qualvolta
la
pressione
delle
nuove
energie
comincia
ad
affermarsi
.
Queste
deviazioni
statali
,
derivanti
dall
'
adesione
del
massimo
organo
di
azione
collettiva
ad
interessi
particolari
ed
al
dominio
di
classi
parassitarie
,
spiega
l
'
affermarsi
dell
'
accentramento
statale
e
l
'
invadenza
della
pubblica
amministrazione
,
che
distruggono
ogni
germe
di
progresso
degli
enti
autarchici
-
nel
Mezzogiorno
naturalmente
deboli
,
perché
non
sorretti
da
nessuna
linfa
di
spirito
municipale
-
e
pervertono
ogni
tentativo
di
privata
iniziativa
.
Così
alla
scarsa
tradizione
statale
ed
alle
sopravvivenze
feudali
si
aggiunge
addirittura
l
'
odio
per
lo
Stato
e
per
il
concetto
di
autorità
.
Il
contadino
meridionale
,
il
sobrio
e
resistente
lavoratore
che
ha
trasportato
l
'
humus
nella
zona
della
creta
sotto
le
vette
dell
'
Appennino
,
ed
ivi
vive
in
una
capanna
di
paglia
e
di
mota
,
con
l
'
asino
e
col
maiale
,
in
francescana
comunione
,
conosce
lo
Stato
soltanto
per
le
multe
ed
il
carcere
che
gli
commina
attraverso
regolamenti
ritenuti
infami
e
scritti
soltanto
per
proteggere
i
signori
dediti
all
'
ozio
ed
allo
sfruttamento
dei
lavoratori
,
ma
non
per
le
cure
e
gli
aiuti
che
presti
al
suo
sforzo
tenace
,
ed
il
giorno
delle
elezioni
se
in
un
momento
di
estrema
ribellione
vuole
votare
contro
il
rappresentante
di
quel
governo
che
lo
spoglia
e
lo
opprime
viene
afferrato
,
chiuso
in
un
portone
,
perquisito
,
confessato
e
comunicato
,
e
infine
spedito
sotto
scorta
competente
a
votare
per
il
suo
oppressore
.
Siano
finalmente
rese
grazie
al
fascismo
che
estendendo
il
6
aprile
1924
a
tutt
'
Italia
questo
metodo
plebiscitario
,
ha
proposto
in
forma
unitaria
il
problema
della
libertà
di
voto
!
La
politica
finanziaria
dello
Stato
italiano
e
la
dittatura
antimeridionale
È
vero
che
tutto
ciò
è
possibile
perché
le
plebi
meridionali
sono
oltre
che
povere
anche
assai
incolte
,
e
non
riescono
a
prendere
possesso
delle
idee
moderne
di
organizzazione
collettiva
,
ma
è
anche
vero
che
in
questo
campo
l
'
azione
statale
si
palesa
,
almeno
per
ora
,
deficiente
.
Ed
è
naturale
,
perché
uno
Stato
che
nacque
dalla
conquista
regia
e
si
organizzò
per
tutelare
e
sviluppare
interessi
particolaristici
non
poteva
intendere
certi
imperativi
etici
,
che
richiedono
invece
una
più
ampia
giustificazione
ideale
,
e
la
cui
difesa
non
può
in
nessun
caso
essere
affidata
a
gruppi
egoistici
interessati
a
crearsi
una
legalità
dittatoriale
.
Si
svela
,
quindi
,
una
situazione
di
fatto
che
chiarisce
la
situazione
di
diritto
e
se
ne
mostra
contemporaneamente
causa
ed
effetto
,
per
quella
nota
legge
dell
'
interdipendenza
dei
fenomeni
collettivi
,
che
trova
sua
principale
applicazione
nelle
scienze
sociali
.
Così
nel
campo
più
strettamente
politico
,
mentre
il
trasformismo
,
che
indubbiamente
deriva
dall
'
immobilità
giuridico
istituzionale
,
cui
è
legata
quasi
tutta
la
classe
dirigente
meridionale
,
è
contemporaneamente
causa
di
tale
immobilità
,
nemmeno
scossa
dal
fallimento
di
tutti
i
conati
meridionalisti
,
l
'
assenza
di
un
ceto
medio
libertario
è
insieme
origine
ed
effetto
del
permanere
del
trasformismo
.
In
tale
condizione
di
cose
è
intuitivo
che
non
si
può
aspettar
salute
dall
'
azione
riformatrice
dello
Stato
,
per
la
evidente
sua
incapacità
di
tutelare
gli
interessi
generali
contro
ed
anche
oltre
gli
interessi
particolari
che
lo
permeano
,
o
dall
'
azione
correttiva
dei
partiti
,
che
riproducono
nella
loro
organica
costituzione
tutte
le
deficienze
della
società
italiana
:
bisogna
invece
affrontare
,
anche
nel
campo
politico
,
scientificamente
il
problema
per
cercare
di
potenziare
con
intransigenza
giacobina
gli
scarsi
elementi
di
soluzione
che
pure
esistono
,
per
quanto
allo
stato
soltanto
tendenziale
e
latente
.
Altrimenti
la
lezione
di
questi
anni
eccezionali
e
le
prime
scosse
al
regime
rimarrebbero
senza
sanzione
.
La
questione
meridionale
è
politica
e
rivoluzionaria
Finalmente
la
questione
meridionale
svela
intera
la
sua
squisita
natura
politica
,
dinanzi
a
cui
gli
aspetti
tecnici
scompaiono
per
la
loro
evidente
unilateralità
,
e
si
palesa
risolubile
,
prima
ancora
che
nel
campo
legislativo
,
nelle
coscienze
individuali
,
cioè
in
quell
'
azione
più
strettamente
e
più
spiritualmente
politica
,
destinata
a
preparare
l
'
humus
su
cui
lo
Stato
di
diritto
dovrà
finalmente
sorgere
.
Ed
in
ciò
appunto
sta
la
sua
rivoluzionarietà
.
Fino
a
quando
i
conati
rinnovatori
italiani
si
aggireranno
o
nel
cielo
imponderabile
delle
astrazioni
filosofiche
e
dei
conseguenti
giunchi
di
proposizioni
e
di
soluzioni
verbali
,
o
si
incanaleranno
nei
solchi
aridi
delle
marce
regie
,
lo
Stato
burocratico
accentratore
non
temerà
sconfitte
perché
risorgerà
dalla
polvere
fin
dopo
l
'
estrema
umiliazione
.
La
questione
italiana
è
,
dunque
,
la
questione
meridionale
,
e
la
rivoluzione
italiana
sarà
la
rivoluzione
meridionale
.
Ma
con
quali
forze
,
con
quali
forme
si
può
tentare
questo
compito
?
Le
forze
produttive
del
Mezzogiorno
contro
lo
Stato
Se
è
vero
quanto
affermano
gli
studiosi
di
questo
problema
,
che
la
sua
soluzione
è
legata
alla
creazione
di
un
sistema
agrario
industriale
,
che
con
le
culture
specializzate
si
accaparri
i
mercati
settentrionali
per
la
vendita
delle
primizie
,
e
con
lo
sviluppo
industriale
si
metta
in
condizione
di
conquistare
i
mercati
orientali
,
e
che
le
condizioni
climatiche
ed
ideologiche
,
mentre
ci
mettono
in
istato
di
inferiorità
,
non
ci
vietano
però
di
trasformare
le
nostre
colture
,
in
conformità
della
costituzione
geografica
e
climatica
,
purché
non
vengano
sottratti
ai
nostri
agricoltori
i
capitali
occorrenti
;
e
se
è
vero
che
una
generale
sistemazione
idraulica
in
tutto
il
Mezzogiorno
,
mentre
migliorerebbe
le
condizioni
generali
dell
'
agricoltura
,
ci
fornirebbe
altresì
la
forza
motrice
per
industrializzare
le
nostre
terre
,
è
altresì
vero
che
lo
sviluppo
di
questo
piano
,
che
naturalmente
dovrebbe
avvenire
a
tappe
,
non
può
essere
opera
che
delle
forze
che
attualmente
sono
danneggiate
dallo
Stato
storico
,
e
che
,
in
conseguenza
dell
'
immaturità
generale
del
paese
,
non
ancora
gli
si
contrappongono
.
Occorre
quindi
svegliare
queste
forze
,
impedire
che
precipitino
nel
trasformismo
,
inquadrarle
pazientemente
e
,
senza
fretta
di
arrivare
subito
,
sottrarle
alle
terribili
insidie
dell
'
isolamento
e
delle
lusinghe
.
Né
vale
dire
che
queste
forze
ancora
non
esistono
perché
attraverso
l
'
emigrazione
è
andato
maturando
un
medio
ceto
di
piccoli
capitalisti
,
spregiudicati
,
amanti
del
lavoro
e
del
guadagno
,
che
già
guardano
con
profonda
diffidenza
le
classi
dello
sfruttamento
terriero
;
attraverso
le
grandi
trasformazioni
economiche
della
guerra
è
affiorata
una
classe
di
coltivatori
,
di
commercianti
,
e
di
esportatori
,
che
soffrono
terribilmente
per
la
massacrante
pressione
tributaria
,
il
protezionismo
doganale
e
l
'
assurdo
sistema
giuridico
,
in
cui
è
imprigionata
la
produzione
meridionale
:
e
dopo
di
loro
anche
la
classe
dei
contadini
,
dei
mezzadri
,
dei
fittavoli
,
dei
braccianti
comincia
ad
intuire
la
realtà
economico
sociale
in
cui
vive
e
soffre
.
Bisogna
,
quindi
,
non
lasciar
perdere
queste
importanti
maturazioni
politico
sociali
e
convogliarne
il
disagio
sul
terreno
della
critica
antistatale
.
Solo
così
la
rivoluzione
italiana
,
in
marcia
da
dieci
anni
,
acquisterà
quella
concretezza
storica
che
le
darà
un
contenuto
.
Altrimenti
resterà
astrattismo
sovversivo
,
convulsione
,
vociferatio
,
sfruttamento
di
disoccupati
e
di
avventurieri
,
campo
di
manovra
per
le
successive
transazioni
dei
ceti
dominanti
,
e
non
diverrà
mai
conquista
ordinata
e
cosciente
dello
Stato
da
parte
dei
produttori
,
lotta
politica
nel
senso
liberale
della
parola
.
La
rivoluzione
meridionale
E
questa
lotta
politica
deve
necessariamente
cominciare
nel
Mezzogiorno
,
anche
se
,
in
prosieguo
di
tempo
,
altre
regioni
italiane
dovranno
imitarla
e
si
renderanno
necessari
sviluppi
più
ampi
.
Solo
dove
gli
uomini
hanno
molto
sofferto
e
si
sono
continuamente
domandati
se
vivevano
in
uno
Stato
o
in
una
colonia
,
è
possibile
concepire
concretamente
una
rivoluzione
statale
,
ed
arrivare
a
possedere
quella
decisione
che
la
storia
ci
insegna
essere
anche
frutto
di
grande
esasperazione
.
Solo
nelle
regioni
più
danneggiate
dall
'
unitarismo
storico
la
critica
alla
conquista
piemontese
è
mordente
,
intrisa
di
sangue
e
di
miseria
,
e
la
tradizione
del
Risorgimento
non
è
ricatto
di
ceti
resi
opulenti
dal
sacrificio
universale
,
ma
aspirazione
ideale
ad
un
ordine
superiore
che
faccia
finalmente
l
'
Italia
madre
ai
suoi
figli
.
Resi
finalmente
edotti
dell
'
inferiorità
delle
soluzioni
storiche
e
dei
danni
che
ci
ha
recato
un
patriottismo
ufficiale
,
permeato
dal
più
basso
materialismo
economico
,
noi
dovremo
riattaccarci
alle
grandi
correnti
libertarie
del
Risorgimento
,
decisi
ad
impedire
tutti
i
giuochi
del
regime
per
riassorbirci
nel
fruttifero
sistema
della
conquista
regia
.
Impostando
l
'
azione
contro
lo
Stato
,
noi
imposteremo
finalmente
la
lotta
contro
le
classi
trasformistiche
del
Sud
,
che
non
potranno
non
essere
travolte
nella
rovina
delle
loro
infinite
colpe
.
La
rivoluzione
italiana
sarà
meridionale
o
non
sarà
.
XV
L
'
autonomismo
Partiti
unitari
ed
autonomismo
Precisato
così
l
'
intrinseco
contenuto
del
movimento
meridionalista
e
delle
forze
antitrasformistiche
,
cui
dovrebbe
essere
affidato
,
rimane
da
esaminare
la
forma
che
il
movimento
dovrebbe
assumere
per
rispondere
pienamente
alla
sua
funzione
.
Naturalmente
questo
esame
va
compiuto
in
termini
di
relatività
,
essendo
indubbiamente
illiberale
e
destinato
al
fallimento
ogni
tentativo
diretto
ad
incarcerare
la
storia
,
e
perciò
le
osservazioni
che
in
seguito
saranno
svolte
,
hanno
valore
più
di
proposte
per
la
discussione
che
di
soluzioni
definitive
.
Intanto
un
primo
esame
della
situazione
italiana
postbellica
ci
dimostra
che
là
dove
nel
Mezzogiorno
continentale
ed
insulare
si
sono
manifestate
nuove
espressioni
di
vita
politica
,
queste
non
hanno
trovato
altro
terreno
su
cui
inquadrarsi
che
l
'
autonomismo
.
Di
fronte
al
grigio
profilo
dei
partiti
a
carattere
unitario
,
preoccupati
di
compiere
prima
della
lotta
le
sintesi
della
vita
,
le
scarse
manifestazioni
autonomiste
postbelliche
lampeggiano
di
tale
luce
,
da
illuminare
di
grande
splendore
gli
orizzonti
futuri
.
Sembra
quasi
che
i
giovani
ordinatori
dell
'
autonomismo
,
lasciandosi
guidare
dall
'
istinto
prima
che
dalla
teoria
,
abbiano
scelto
il
terreno
più
suggestivo
per
un
'
ampia
affermazione
di
volontà
,
disconoscendo
,
almeno
in
parte
,
gli
sforzi
che
i
partiti
unitari
hanno
pur
compiuto
per
impadronirsi
del
movimento
meridionale
.
Ed
invero
nessuno
vorrà
negare
-
e
nei
precedenti
capitoli
ci
siamo
sforzati
di
metterlo
in
rilievo
con
la
maggiore
obiettività
-
che
numerosi
partiti
si
vanno
avvicinando
,
per
lo
meno
in
linea
teorica
,
alla
soluzione
del
problema
a
mano
a
mano
che
la
crisi
dello
Stato
richiama
l
'
attenzione
italiana
verso
orizzonti
prima
ignorati
o
scarsamente
esplorati
.
Così
mentre
il
PPI
cerca
giovarsi
della
sua
felice
impostazione
programmatica
su
questo
problema
,
ed
una
notevole
frazione
del
Partito
repubblicano
si
afferma
sempre
più
sul
terreno
federalista
,
il
Partito
comunista
spera
di
poter
effettuare
una
possente
organizzazione
contadina
assai
simile
a
quella
che
,
con
la
rivoluzione
leninista
,
ha
trionfato
in
Russia
.
Ma
questi
tre
movimenti
,
pur
deponendo
della
maturità
del
problema
,
non
esauriscono
in
pieno
le
aspirazioni
rinnovatrici
del
Mezzogiorno
,
appunto
perché
forniscono
le
sintesi
prima
di
aver
fatto
nascere
le
antitesi
,
limitando
così
l
'
anelito
di
autonomia
spirituale
,
che
comincia
ad
affiorare
nelle
nuove
generazioni
meridionali
.
Essi
attenuano
il
rigore
dell
'
antitesi
attraverso
una
impostazione
unitaria
,
che
indubbiamente
contribuisce
a
neutralizzare
la
loro
azione
meridionalista
col
peso
di
altri
interessi
strettamente
nordici
.
Né
si
dica
che
questo
rilievo
investa
soltanto
il
lato
formale
della
questione
,
sia
perché
le
osservazioni
che
precedono
si
preoccupano
di
fatti
sostanzialmente
politici
,
sia
perché
,
anche
ammesso
che
ingenti
forze
meridionali
riuscissero
a
permeare
uno
dei
tre
partiti
storici
(
se
li
riuscissero
a
permeare
tutti
e
tre
vi
sarebbe
tale
divisione
di
forze
da
produrre
danno
maggiore
)
è
assolutamente
falso
che
potrebbero
senz
'
altro
giovarsi
della
tradizione
e
della
forza
del
partito
conquistato
,
ma
invece
non
farebbero
altro
che
spostare
la
lotta
dal
libero
giuoco
delle
forze
politiche
al
terreno
delle
competizioni
interne
di
partito
,
operando
così
una
limitazione
alla
propria
azione
che
un
giorno
potrebbe
divenire
dannosa
.
Necessità
dialettica
dell
'
antitesi
tra
unitarismo
ed
autonomismo
Posto
così
il
problema
,
non
dovrebbe
tardare
ad
apparire
che
l
'
antitesi
tra
movimenti
unitari
e
movimenti
autonomisti
costituisce
,
prima
di
ogni
altra
cosa
,
una
necessità
dialettica
,
che
induce
a
diffidare
di
ogni
nuova
soluzione
unitaria
,
fornita
bella
e
pronta
,
o
con
la
scusa
della
lotta
sociale
,
o
sotto
l
'
illusorio
pretesto
di
realizzare
la
libertà
.
E
,
invero
,
quale
aspetto
più
profondo
e
più
vero
della
lotta
sociale
in
Italia
di
quello
meridionale
,
che
è
lotta
degli
sfruttati
contro
gli
sfruttatori
,
e
quale
anelito
libertario
maggiore
di
quello
che
si
oppone
ad
un
opprimente
statalismo
e
ad
un
padronato
medievale
?
Ormai
per
noi
non
rimane
più
dubbio
che
soluzione
unitaria
significhi
oggi
,
ed
ancora
per
molto
tempo
,
panneggiamento
dialettico
di
interessi
,
che
hanno
paura
della
lotta
aperta
,
e
conseguentemente
sono
portati
a
sfuggire
la
libera
creazione
del
nuovo
equilibrio
nazionale
,
come
risultante
delle
forze
in
concorso
,
per
postulare
,
invece
,
un
equilibrio
,
artificiale
,
in
cui
sia
già
prestabilito
il
privilegio
cui
aspirano
.
In
linea
teorica
,
quindi
,
non
si
può
non
riconoscere
la
necessità
della
più
completa
contrapposizione
tra
le
forze
in
giuoco
,
perché
anche
le
soluzioni
transattive
che
in
processo
di
tempo
dovessero
eventualmente
rendersi
necessarie
rappresentino
giusta
e
cosciente
contemperanza
degli
opposti
interessi
e
non
già
sacrificio
incondizionato
di
uno
dei
contendenti
.
Nel
campo
pratico
poi
,
la
contrapposizione
servirà
a
preparare
all
'
intransigenza
necessaria
per
sostenere
la
lotta
sia
le
future
classi
dirigenti
che
le
masse
,
la
cui
psicologia
è
prevalentemente
orientata
a
prendere
per
moneta
contante
i
movimenti
e
le
formule
con
cui
i
ceti
privilegiati
cercano
stornare
le
minacce
che
si
addensano
sul
loro
capo
.
È
questo
il
fattore
spirituale
che
più
ha
fatto
difetto
per
il
passato
,
altrimenti
non
avrebbe
dovuto
essere
possibile
il
confluire
di
tutti
i
movimenti
meridionali
nel
trasformismo
:
è
questo
,
quindi
,
il
fattore
che
più
si
deve
rafforzare
per
il
futuro
.
Varrà
certo
molto
di
più
il
riuscire
ad
organizzare
un
movimento
senza
eccessive
pretese
numeriche
,
ma
completo
nel
suo
spirito
di
contrapposizione
,
che
una
delle
solite
infornate
confusionarie
,
che
disperdono
nell
'
alluvione
i
pochi
germi
di
vita
esistenti
.
Soltanto
così
sarà
possibile
contrapporre
alle
soluzioni
storiche
una
larga
serie
di
soluzioni
ideali
,
affidate
all
'
elaborazione
di
uomini
,
che
abbiano
bandita
l
'
idea
del
successo
immediato
,
appunto
perché
nella
severità
del
loro
spirito
hanno
scartata
l
'
adesione
ai
partiti
dalle
facili
conquiste
governative
o
anche
soltanto
dalle
realizzazioni
probabili
,
per
dedicarsi
,
invece
,
ad
una
lotta
di
lunga
mano
e
di
difficile
esecuzione
.
Anche
se
una
intera
generazione
dovesse
esaurirsi
nell
'
agitazione
di
questo
problema
secolare
,
in
maniera
da
riuscire
ad
imporlo
all
'
attenzione
di
tutti
gli
italiani
,
e
potesse
,
nel
suo
declinare
,
assistere
ad
un
trionfo
soltanto
ideale
,
perché
effettuato
dalla
generazione
seguente
,
avrebbe
sempre
bene
meritato
della
patria
,
sacrificandole
fortune
personali
al
grande
compito
di
immettere
finalmente
il
Mezzogiorno
nella
politica
italiana
.
"
Self
government
"
meridionale
e
particolarismo
Quest
'
affermazione
ci
porta
sul
terreno
più
proprio
dell
'
autonomismo
,
e
chiarisce
la
necessità
da
parte
del
popolo
meridionale
di
conquistarsi
il
self
government
,
ed
elaborarne
le
soluzioni
pratiche
in
contraddizione
aperta
a
tutte
le
esigenze
del
paternalismo
.
Ora
,
il
self
government
,
prima
che
nelle
istituzioni
e
nelle
leggi
,
deve
nascere
nello
spirito
dei
cittadini
,
è
funzione
critica
di
distacco
da
ogni
forma
di
autorità
che
non
sia
l
'
autorità
della
libertà
,
è
contrapposizione
a
tutte
le
forme
di
violenza
,
è
insomma
armonia
di
libere
coscienze
che
tutelano
i
loro
interessi
legittimamente
conquistati
.
E
la
stessa
parola
"
autonomismo
"
,
significando
questo
distacco
spirituale
,
si
palesa
forma
sufficiente
a
comprendere
tutte
le
necessità
etiche
del
governo
diretto
.
Il
problemismo
salveminiano
ed
in
generale
la
critica
dei
meridionalisti
ci
hanno
fornito
la
base
di
molte
soluzioni
particolari
,
ma
spetta
all
'
autonomismo
operare
la
sintesi
e
postulare
quello
stato
di
animo
che
possa
trasfondere
il
pensiero
nell
'
azione
.
Nel
momento
presente
,
dopo
l
'
opera
distruttiva
del
fascismo
che
ha
corroso
le
basi
storiche
del
trasformismo
e
del
personalismo
,
svelandone
la
miseria
morale
e
l
'
insufficienza
politica
,
e
durante
la
fase
di
soluzione
di
continuità
che
gli
sussegue
,
l
'
autonomismo
si
presenta
padrone
del
campo
e
capace
di
riempire
il
vuoto
delle
coscienze
.
Se
il
popolo
meridionale
è
finalmente
compreso
della
necessità
di
fabbricarsi
da
se
stesso
il
proprio
destino
e
di
abbandonare
la
triste
abitudine
di
attendere
dalla
Provvidenza
divina
o
dal
governo
la
carità
,
questo
momento
non
dovrebbe
passare
invano
e
la
lezione
fascista
dovrebbe
giovare
a
qualche
cosa
.
I
migliori
figli
del
Mezzogiorno
,
che
vivono
ogni
giorno
in
se
stessi
questa
terribile
tragedia
politica
che
è
la
questione
meridionale
,
aspettano
con
ansia
i
segni
augurali
per
iniziare
questa
colossale
impresa
di
civiltà
,
e
temono
nel
più
riposto
angolo
del
cuore
che
i
loro
ragionamenti
non
siano
frutto
di
fantasia
.
Ma
questa
stessa
disposizione
psicologica
delle
élites
,
questa
segreta
passione
di
sogno
sposata
al
più
arido
razionalismo
io
penso
sia
il
primo
segno
di
una
maturazione
,
che
,
in
ogni
caso
,
richiederà
sforzi
molteplici
e
lungo
decorso
di
tempo
.
Rotto
il
sistema
del
trasformismo
e
del
personalismo
costretto
dal
fascismo
ad
una
lotta
unitaria
dal
cui
scheletro
la
violenza
secolare
è
balzata
fuori
senza
veli
,
il
Mezzogiorno
si
è
quasi
ripiegato
su
se
stesso
per
ripensare
la
sua
sventura
,
e
trarre
insegnamento
e
propositi
virili
per
il
domani
.
Questo
stato
d
'
animo
è
la
prima
fase
di
quel
.
processo
di
autonomia
che
noi
invochiamo
dalla
storia
,
con
ardore
di
credenti
nella
sua
missione
.
Né
si
dica
che
tale
stato
d
'
animo
sia
particolarista
e
perciò
da
combattersi
,
perché
anche
se
lo
fosse
,
rappresenterebbe
sempre
un
progresso
rispetto
al
passato
.
Forse
uno
dei
sintomi
maggiori
dell
'
immaturità
italiana
è
stato
l
'
assenza
di
particolarismi
politici
pur
dopo
l
'
unificazione
di
sette
stati
:
indice
questo
,
che
,
all
'
infuori
del
Piemonte
,
in
nessun
'
altra
regione
d
'
Italia
era
maturata
una
classe
politica
nettamente
definita
e
che
l
'
unità
dell
'
azione
statale
restò
lungamente
affidata
soltanto
alla
burocrazia
.
Ma
se
sarà
necessario
attraversare
una
fase
di
vero
e
proprio
particolarismo
politico
,
io
credo
che
i
meridionali
non
dovrebbero
assolutamente
temere
le
speculazioni
che
intorno
al
vocabolo
o
alle
sue
deviazioni
certamente
tenteranno
i
falsi
sacerdoti
dell
'
unità
italiana
,
perché
niente
è
più
santo
del
particolarismo
quando
si
renda
necessario
per
combattere
ingorde
oligarchie
.
Autonomismo
e
separatismo
Ma
l
'
autonomismo
non
è
né
particolarismo
né
separatismo
:
È
invece
una
dottrina
politica
diretta
a
raggiungere
una
più
intima
e
profonda
unità
.
Sotto
questo
profilo
è
anzi
l
'
unica
corrente
che
continui
idealisticamente
la
tradizione
del
Risorgimento
e
soltanto
i
ladri
del
Nord
,
ed
i
loro
manutengoli
politici
e
giornalistici
,
potrebbero
in
malinconici
accessi
atrabiliari
negare
questa
volontà
.
L
'
Italia
è
ormai
fatta
da
settant
'
anni
e
nessuno
pensa
di
disfarla
,
la
sua
unità
si
è
rafforzata
potentemente
nella
recente
guerra
,
che
ha
visto
combattere
e
morire
,
uno
a
fianco
dell
'
altro
,
i
figli
di
tutte
le
regioni
,
ed
ha
livellato
le
aspirazioni
di
tutti
i
cittadini
nelle
ore
della
trepidazione
e
della
fede
.
Ma
appunto
queste
comuni
benemerenze
e
questi
sacrifici
dànno
oggi
diritto
alle
genti
meridionali
di
esigere
la
distruzione
del
vecchio
organismo
economico
politico
,
attraverso
cui
le
oligarchie
del
Nord
sono
riuscite
a
creare
una
vera
e
propria
dittatura
ai
danni
del
Mezzogiorno
,
dissanguandolo
economicamente
e
non
educandolo
politicamente
.
Quest
'
azione
è
bene
il
prosieguo
ed
il
completamento
della
guerra
combattuta
;
e
nessuno
può
dubitare
della
purezza
della
fede
civile
dei
meridionali
,
quando
la
loro
italianità
ha
dato
così
fulgidi
esempi
sui
campi
di
battaglia
.
Ormai
non
esistono
più
cervelli
reazionari
che
concepiscano
l
'
autonomismo
come
tentativo
di
rompere
l
'
unità
dello
Stato
,
ma
non
debbono
nemmeno
esistere
più
cervelli
che
concepiscano
l
'
unità
nazionale
,
sacra
ed
indistruttibile
per
tutte
le
genti
italiane
,
come
mezzo
per
continuare
lo
sgoverno
attuale
ed
il
progressivo
impoverimento
del
Mezzogiorno
.
La
soluzione
del
problema
meridionale
quindi
non
potrà
avvenire
se
non
sul
terreno
dell
'
autonomismo
.
Ogni
altro
tentativo
o
ci
conduce
nel
vecchio
schema
della
carità
statale
o
minaccia
sbalzarci
nel
separatismo
.
Autonomismo
,
federalismo
e
regionalismo
L
'
autonomismo
è
,
dunque
,
un
sistema
ed
un
metodo
di
lotta
esclusivamente
politico
.
Esso
non
deve
confondersi
col
federalismo
e
col
regionalismo
,
che
sono
concezioni
che
eccedono
il
campo
politico
sconfinando
sul
terreno
costituzionale
od
istituzionali
.
Non
deve
confondersi
col
federalismo
perché
vuole
correggere
le
soluzioni
storiche
senza
rimettere
in
onore
l
'
idea
di
una
federazione
di
Stati
,
fallita
attraverso
tutto
il
Risorgimento
,
e
che
,
se
si
tentasse
oggi
,
sarebbe
un
esperimento
di
cui
non
è
possibile
calcolare
i
vantaggi
e
più
ancora
gli
svantaggi
.
D
'
altra
parte
l
'
autonomismo
vuole
integrare
lo
Stato
storico
per
obbligarlo
a
riparare
le
deficienze
tradizionali
,
capovolgendo
contro
le
minoranze
la
situazione
creata
dall
'
assenza
delle
maggioranze
.
L
'
idea
dello
Stato
federale
,
quindi
,
costituirebbe
almeno
per
ora
,
un
'
inutile
complicazione
allo
sviluppo
di
questo
processo
politico
così
semplice
.
Non
deve
poi
l
'
autonomismo
confondersi
con
il
regionalismo
perché
esso
crede
che
le
cause
del
male
siano
più
profonde
del
cattivo
ordinamento
istituzionale
,
e
che
il
nascere
dello
Stato
burocratico
accentratore
costituisca
storicamente
il
risultato
della
immaturità
italiana
alla
lotta
politica
,
piuttosto
che
la
causa
di
tale
immaturità
,
e
che
l
'
accentramento
sia
destinato
a
scomparire
non
appena
l
'
azione
dei
partiti
di
masse
controbilancerà
l
'
importanza
eccessiva
assunta
dalla
pubblica
amministrazione
in
Italia
.
L
'
autonomismo
,
come
si
vede
,
non
ha
pregiudizi
costituzionali
ed
istituzionali
da
imporre
,
perché
riconosce
che
tutte
le
pregiudiziali
costituiscono
un
impaccio
per
l
'
azione
piuttosto
che
un
aiuto
.
Esso
dovrà
rappresentare
il
più
profondo
e
serio
tentativo
di
capovolgere
in
tutti
i
campi
le
basi
storiche
dello
Stato
,
per
completare
la
rivoluzione
liberale
del
Risorgimento
anche
a
vantaggio
delle
popolazioni
meridionali
,
e
perciò
potrà
anche
pervenire
sul
terreno
delle
riforme
federaliste
o
regionaliste
,
senza
però
che
questi
obiettivi
debbano
esser
posti
all
'
inizio
dell
'
azione
come
mète
da
raggiungere
ad
ogni
costo
.
Tuttavia
queste
tre
dottrine
,
così
come
sono
germogliate
dall
'
unico
tronco
della
critica
all
'
unitarismo
storico
,
hanno
un
contenuto
fondamentale
unico
che
affratella
i
rispettivi
seguaci
,
e
che
dovrà
farli
collaborare
alla
grande
opera
di
rinnovamento
nazionale
.
Queste
considerazioni
ricevono
più
ampia
conferma
,
quando
si
rifletta
che
la
colorazione
federalista
o
regionalista
di
un
futuro
partito
autonomista
potrebbe
complicare
notevolmente
i
rapporti
con
altri
partiti
che
offrissero
la
collaborazione
nella
lotta
contro
lo
Stato
storico
.
Particolarmente
delicati
potrebbero
divenire
i
rapporti
con
un
partito
di
contadini
settentrionali
,
che
non
sia
un
semplice
aggregato
di
deputati
cumulanti
i
loro
seguiti
personali
,
ma
sia
un
organismo
costrutto
in
modo
da
far
sentire
nell
'
azione
dello
Stato
tutto
il
peso
che
anche
le
masse
rurali
del
Nord
dovranno
avere
nella
vita
collettiva
.
In
tal
caso
i
benefici
effetti
che
una
collaborazione
dei
due
partiti
potrebbe
produrre
,
non
soltanto
nel
campo
economico
ma
anche
in
quello
politico
ed
istituzionale
,
potrebbero
essere
frustrati
da
pregiudizi
puramente
formali
senza
profondo
contenuto
sostanziale
.
Così
del
pari
avverrebbe
nei
riguardi
degli
altri
partiti
storici
.
Se
questi
sono
attualmente
da
combattere
,
non
è
detto
che
la
loro
posizione
teorica
e
sovrattutto
la
loro
azione
politica
debba
rimanere
sempre
com
'
è
oggi
.
Essi
potranno
avvicinarsi
notevolmente
alle
nostre
concezioni
,
proporre
soluzioni
tattiche
ed
anche
strategiche
di
grande
utilità
e
quindi
non
sarebbe
prudente
avvolgersi
in
pregiudiziali
che
non
costituiscono
il
fondamento
dell
'
autonomismo
,
e
che
potrebbero
un
giorno
essere
d
'
impaccio
piuttosto
che
di
aiuto
per
operare
quella
sintesi
di
forze
politiche
,
su
cui
dovrà
porre
le
sue
incrollabili
fondamenta
il
nuovo
Stato
italiano
.
Frutto
della
vera
volontà
nazionale
,
vissuto
e
ripensato
nella
coscienza
di
ogni
cittadino
,
anzi
creato
dallo
sforzo
e
dalla
lotta
che
le
maggioranze
avranno
dovuto
combattere
contro
le
oligarchie
,
lo
Stato
italiano
sarà
veramente
etico
e
la
sua
forma
esteriore
,
il
suo
contenuto
istituzionale
saranno
rispondenti
al
genio
della
stirpe
ed
alle
supreme
esigenze
della
libertà
.
Il
Partito
sardo
d
'
Azione
Del
resto
un
partito
autonomista
già
esiste
ed
ha
dato
non
dubbie
prove
di
vitalità
:
il
Partito
sardo
d
'
Azione
.
Da
poco
tempo
gli
si
è
aggiunto
quello
lucano
,
che
,
pur
attraverso
la
compressione
fascista
e
le
difficoltà
intrinseche
ad
ogni
simile
impresa
,
ha
raggiunto
qualche
sensibile
successo
.
Trattasi
di
movimenti
che
svelano
stati
d
'
animo
assai
estesi
,
e
,
com
'
ho
detto
all
'
inizio
di
questo
capitolo
,
svolgono
la
loro
azione
con
metodi
essenzialmente
politici
senza
preoccupazioni
di
setta
o
di
scuola
.
Specialmente
il
Partito
sardo
ha
dimostrato
una
vitalità
irresistibile
che
il
fascismo
non
è
riuscito
a
fiaccare
.
Infatti
,
se
vi
è
qualcosa
di
antitetico
al
fascismo
è
proprio
il
sardismo
:
l
'
uno
,
estremo
tentativo
di
lotta
dell
'
unitarismo
storico
,
anche
contro
la
propria
legge
morale
e
giuridica
;
l
'
altro
,
primo
tentativo
di
lotta
delle
nuove
generazioni
isolane
avide
di
benessere
e
di
libertà
.
L
'
esperimento
può
dirsi
confortante
e
fa
sperare
che
non
sia
assai
distante
il
momento
in
cui
la
questione
meridionale
diverrà
l
'
epicentro
della
rivoluzione
italiana
,
conferendole
quella
concretezza
,
di
cui
hanno
finora
difettato
tutti
i
movimenti
affiorati
dal
caos
della
nostra
storia
postbellica
.
Tuttavia
,
se
il
Partito
sardo
d
'
Azione
costituisce
la
formazione
d
'
avanguardia
della
futura
azione
autonomista
,
e
la
sua
intransigenza
contro
gli
eventi
più
eccezionali
ci
consolida
nella
convinzione
che
cominciano
a
prodursi
nelle
popolazioni
meridionali
stati
d
'
animo
profondamente
antitrasformisti
,
non
bisogna
nascondersi
che
questo
luminoso
esempio
rimarrà
assolutamente
sterile
se
non
riuscirà
ad
estendersi
nella
Sicilia
e
nel
Mezzogiorno
continentale
,
magari
attraverso
una
federazione
di
partiti
regionali
,
che
riflettano
nell
'
unità
dell
'
azione
meridionalista
la
diversità
delle
singole
situazioni
locali
,
senza
mutilazioni
arbitrarie
o
compressioni
dannose
.
Forse
l
'
insularità
e
la
maggiore
sensibilità
per
il
liberismo
,
dipendente
dalla
peculiare
economia
dell
'
isola
,
unite
al
mito
combattentistico
della
Brigata
Sassari
,
ed
al
forte
ascendente
che
la
suggestiva
personalità
di
Emilio
Lussu
produce
sulle
folle
hanno
contribuito
a
produrre
in
Sardegna
,
prima
che
altrove
,
quella
autonomia
spirituale
che
abbiamo
visto
essere
la
prima
forma
di
maturazione
di
bisogni
politici
più
complessi
,
sicché
l
'
assenza
delle
rimanenti
terre
meridionali
è
dovuta
semplicemente
ad
una
questione
di
tempo
;
ma
ormai
dev
'
essere
chiaro
a
tutti
gli
spiriti
sanamente
e
fattivamente
meridionalisti
che
tale
stato
di
incertezza
e
di
assenza
finirebbe
per
stroncare
il
fiero
spirito
del
sardismo
se
dovesse
ulteriormente
prolungarsi
.
Appello
ai
giovani
del
Mezzogiorno
Questo
è
un
libro
più
che
altro
di
storia
e
di
critica
politica
e
perciò
non
può
eccedere
i
limiti
consentiti
da
tale
sua
natura
.
Non
può
conseguentemente
disegnare
in
tutti
i
suoi
particolari
l
'
ossatura
di
un
partito
,
che
dovendo
essere
un
organo
di
vita
collettiva
deve
nascere
più
dai
prepotenti
bisogni
dell
'
azione
che
dalle
solitarie
astrazioni
della
teoria
.
Ma
appunto
perciò
occorre
che
i
giovani
,
i
quali
hanno
già
dato
qualche
segno
di
non
voler
seguire
le
linee
di
sviluppo
della
tradizione
dei
padri
,
escano
dallo
stato
di
fatalismo
,
che
incombe
sulle
anime
meridionali
,
per
dimostrare
che
le
élites
del
Sud
non
sono
costituite
soltanto
da
speculatori
geniali
capaci
di
anticipare
di
secoli
le
grandi
scoperte
del
pensiero
umano
,
ma
sono
costituite
anche
dai
uomini
di
azione
,
capaci
altresì
di
compiere
il
miracolo
di
svegliare
un
popolo
di
morti
.
Siamo
grati
ai
pensatori
di
nostra
gente
che
hanno
saputo
compiere
grandi
esperienze
spirituali
famose
nella
storia
del
pensiero
umano
:
ma
saremo
assai
più
grati
agli
uomini
di
azione
che
spingeranno
il
nostro
popolo
a
compiere
esperienze
collettive
,
se
non
maggiori
,
per
lo
meno
uguali
a
quelle
individuali
.
Certo
il
cammino
è
lungo
e
pieno
di
ostacoli
,
ma
sembra
che
sia
già
affiorata
una
generazione
capace
di
spezzare
gli
ultimi
ceppi
del
feudalismo
.
Incomincia
anche
per
il
Mezzogiorno
l
'
evo
moderno
.
Avellino
,
15
dicembre
1924
.
APPENDICE
PRIMA
IL
FASCISMO
VISTO
DAL
SUD
I
Trasformismo
prefascista
e
fascista
Le
difficoltà
elettorali
del
fascismo
nel
Mezzogiorno
d
'
Italia
hanno
richiamato
l
'
attenzione
degli
scrittori
di
cose
politiche
sul
perché
le
nostre
contrade
resistono
così
accanitamente
alla
permeazione
delle
varie
correnti
ideologiche
che
,
nate
nella
valle
padana
-
cioè
in
una
regione
ove
il
capitalismo
ha
già
fatto
i
primi
passi
-
pretendono
allargarsi
nel
rimanente
d
'
Italia
ancora
in
una
fase
precapitalistica
.
Noi
non
vogliamo
,
occupandoci
di
questo
che
viene
definito
il
problema
politico
di
maggiore
attualità
,
dar
soverchio
peso
alle
notizie
ed
alle
intuizioni
che
non
eccedono
il
dato
immediatamente
elettoralistico
,
ma
crediamo
utile
prendere
in
esame
,
volta
per
volta
,
quelle
spiegazioni
,
che
pretendono
assurgere
ad
importanza
di
tesi
,
e
che
,
perciò
,
richiedono
il
più
accurato
vaglio
critico
prima
di
acquistar
diritto
di
cittadinanza
nel
regno
della
teoria
politica
.
Ci
occuperemo
,
quindi
,
in
questo
articolo
,
dell
'
interpretazione
che
il
senatore
Olindo
Malagodi
nella
"
Tribuna
"
del
7
corrente
ha
creduto
di
dare
circa
il
nuovo
aspetto
della
questione
meridionale
.
Secondo
l
'
ex
direttore
della
"
Tribuna
"
i
critici
della
questione
meridionale
mordono
nella
realtà
quando
attribuiscono
la
mancanza
di
penetrazione
delle
grandi
correnti
politiche
contemporanee
nella
Vandea
d
'
Italia
-
così
come
,
con
appellativo
socialista
,
viene
tuttora
chiamato
il
Mezzogiorno
-
al
predominio
del
personalismo
"
sentimentale
o
interessato
,
col
conseguente
provincialismo
e
campanilismo
"
.
E
maggiormente
mordono
la
realtà
quando
affermano
che
"
questa
polvere
di
eletti
non
impegnati
in
un
programma
d
'
idee
e
non
inquadrati
in
una
organizzazione
di
partito
,
andava
,
fatalmente
,
a
cadere
,
a
Montecitorio
,
sotto
le
mani
sapienti
dei
diversi
governi
"
,
per
cui
"
ne
provenivano
dei
capi
autorevoli
nel
loro
isolamento
,
e
degli
ascari
per
la
semplice
schermaglia
parlamentare
"
.
Ma
questi
rilievi
e
queste
critiche
che
"
fondamentalmente
corrispondono
alla
realtà
"
sarebbero
spinti
,
secondo
il
Malagodi
,
ad
una
conseguenza
assurda
,
perché
erroneamente
si
asserirebbe
da
parte
dei
critici
l
'
inferiorità
del
sistema
politico
personalistico
rispetto
al
sistema
di
partito
.
Invece
lo
scrittore
propone
-
appoggiandosi
così
come
confessa
,
ad
una
preferenza
istintiva
-
una
revisione
di
tale
dommatica
affermazione
,
considerando
"
la
politica
meridionale
in
blocco
,
pei
suoi
effetti
generali
sulla
vita
della
Nazione
"
,
che
,
secondo
l
'
autore
"
nel
loro
assieme
"
sono
stati
"
salutari
,
e
in
certi
momenti
anche
provvidenziali
"
.
Infatti
,
aggiunge
subito
lo
scrittore
,
il
Mezzogiorno
d
'
Italia
ha
rappresentato
il
baluardo
del
regime
durante
due
elezioni
postbelliche
ed
"
ha
imposto
l
'
altolà
alle
farneticazioni
ideologiche
ed
agli
egoismi
interessati
della
vita
più
fervida
del
settentrione
.
Per
queste
ragioni
,
il
tranquillo
,
il
bonario
conservatorismo
meridionale
,
costellato
di
personalità
riccamente
intellettuali
,
ha
esercitato
nei
nostri
settanta
e
più
anni
di
storia
nazionale
,
una
funzione
di
primaria
importanza
[
?
]
come
moderatore
di
ideologie
troppo
facilmente
accettate
e
contro
gl
'
interessi
particolari
[
?
]
che
nella
passione
dei
loro
contrasti
obliavano
quell
'
interesse
generale
in
cui
pure
erano
fatalmente
inclusi
.
E
rendendo
possibili
dittature
legali
necessarie
anzi
inevitabili
nelle
nostre
condizioni
di
sviluppo
,
ha
riaffermato
e
consolidato
traverso
l
'
appoggio
dato
ai
governi
,
il
principio
fondamentale
della
concezione
e
della
pratica
statale
.
E
non
c
'
è
nessuna
ragione
che
codesta
sua
opera
non
continui
nell
'
avvenire
"
.
Tralasciando
,
a
partito
preso
,
il
fondamentale
humus
antifascista
che
alimenta
la
concezione
malagodiana
,
e
la
sostanziale
simpatia
per
l
'
ultima
"
dittatura
legale
"
esistita
in
Italia
(
quella
giolittiana
)
,
e
restringendo
il
nostro
esame
alla
corretta
interpretazione
del
nuovo
aspetto
assunto
dalla
questione
meridionale
,
non
possiamo
non
rilevare
l
'
arbitrarietà
del
quesito
proposto
dal
Malagodi
e
,
più
ancora
,
l
'
arbitrarietà
della
soluzione
adottata
.
Anzitutto
non
è
possibile
nemmeno
in
sede
di
romanzo
(
tanto
meno
,
poi
,
in
sede
di
scienza
politica
)
discettare
del
se
fosse
stato
meglio
che
il
Mezzogiorno
,
uscendo
dalla
fase
precapitalistica
-
della
quale
il
trasformismo
è
la
massima
espressione
di
cerebralità
collettiva
-
avesse
partecipato
,
se
non
alla
elaborazione
,
per
lo
meno
alla
collaborazione
con
le
altre
regioni
italiane
nel
campo
dei
grandi
miti
politici
e
delle
forme
istituzionali
inerenti
,
oppure
fosse
restato
-
come
,
solo
in
parte
,
è
restato
-
immobile
nel
vecchio
quadro
delle
dittature
legali
,
perché
noci
si
può
nemmeno
a
cagion
di
scherzo
istituire
paragoni
tra
una
riconosciuta
realtà
d
'
immaturità
politica
ed
un
'
ipotetica
forma
di
maturità
collettiva
.
È
poi
evidente
che
,
mentre
il
Malagodi
,
per
ragioni
di
preferenza
istintiva
è
portato
a
tentare
l
'
elaborazione
di
un
fatto
,
qual
è
la
staticità
meridionale
,
su
cui
la
scienza
politica
;
dopo
le
inchieste
del
Jacini
e
di
Sonnino
Franchetti
,
dopo
i
libri
del
Fortunato
,
del
Ciccotti
,
del
Nitti
e
dell
'
Arias
,
aveva
formulato
un
giudizio
certo
e
definitivo
,
con
tale
teoria
non
riesce
a
spiegare
il
perché
del
fallimento
fascista
nel
Mezzogiorno
,
specialmente
quando
si
pone
mente
che
il
fascismo
ufficiale
,
attraverso
gli
ascari
meridionali
,
tenta
oggi
di
sboccare
in
una
di
quelle
dittature
legali
che
richiamano
la
preferenza
istintiva
del
Malagodi
ed
al
sostenimento
delle
quali
,
secondo
la
teoria
in
esame
,
il
Mezzogiorno
è
destinato
a
prestare
opera
anche
per
il
futuro
.
Non
si
spiega
,
perciò
,
perché
il
Mezzogiorno
,
contro
la
sua
tradizione
ed
il
suo
genio
,
si
ostini
oggi
ad
impedire
la
formazione
della
nuova
dittatura
legale
fascista
.
La
verità
,
invece
,
è
più
complessa
e
non
può
essere
nota
se
non
a
coloro
che
nel
Mezzogiorno
vivono
,
ed
,
all
'
infuori
delle
semplicistiche
generalizzazioni
,
conoscono
la
varia
realtà
meridionale
e
le
sue
sfumature
.
Nessuno
,
invero
,
può
negare
che
il
processo
trasformistico
sia
diverso
da
quello
descritto
dal
Malagodi
,
ma
costui
ha
del
tutto
trascurato
le
complicazioni
che
,
in
tale
processo
,
si
sono
verificate
come
conseguenza
dell
'
azione
fascista
.
Io
ho
descritto
ampiamente
in
due
studi
,
pubblicati
sulla
"
Rivoluzione
Liberale
"
,
l
'
infantile
tentativo
di
emancipazione
esplicato
nel
Mezzogiorno
dai
combattenti
prima
,
e
dai
fascisti
padovaniani
poi
,
e
i
modi
e
le
forme
,
attraverso
cui
la
realtà
trasformistica
,
preesistente
ed
aderente
a
quella
tale
dittatura
legale
di
cui
parla
il
Malagodi
,
è
riuscita
,
volta
a
volta
,
a
frustrare
od
impadronirsi
del
movimento
,
e
,
perciò
,
non
credo
utile
ripetermi
.
Dirò
,
soltanto
,
perché
sia
possibile
una
rapida
e
completa
comprensione
del
fenomeno
,
che
il
fascismo
da
un
anno
a
questa
parte
non
ha
fatto
altro
che
tentare
di
duplicare
la
rappresentanza
trasformistica
nel
Mezzogiorno
.
Credendo
di
creare
una
nuova
classe
dirigente
unitaria
cioè
-
come
sogliono
dire
gli
scrittori
del
Nord
-
di
settentrionali
del
Mezzogiorno
,
non
è
riuscito
ad
altro
che
a
creare
,
una
nuova
classe
trasformistica
,
la
forza
della
quale
è
tuttora
riposta
nell
'
opera
di
mediazione
tra
il
governo
centrale
e
le
masse
inerti
.
Ne
è
derivato
,
quindi
,
un
giuoco
assai
interessante
,
perché
,
mentre
la
vecchia
classe
dirigente
rimaneva
legata
alla
dittatura
legale
passata
,
la
nuova
classe
dirigente
si
veniva
a
prospettare
come
longa
manus
della
nuova
dittatura
legale
in
formazione
.
Quindi
non
si
tratta
,
come
pretende
il
Malagodi
,
della
lotta
tra
due
principi
,
di
cui
uno
,
e
cioè
il
fascismo
,
ideologicamente
intemperante
ed
avverso
alla
possibilità
di
instaurazione
di
una
dittatura
legale
,
e
l
'
altro
,
cioè
il
trasformismo
,
ideologicamente
temperante
ed
aderente
alla
dittatura
stessa
,
ma
si
tratta
,
invece
,
della
lotta
di
due
sistemi
identici
,
e
forse
perciò
,
più
fieramente
avversi
tra
loro
.
In
conseguenza
di
ciò
si
determinava
questa
strana
posizione
ideologica
:
che
due
correnti
politiche
,
perfettamente
identiche
e
come
origine
e
come
funzione
da
assolvere
,
si
presentavano
al
governo
centrale
ed
alle
masse
rivali
nell
'
opera
di
mediazione
tra
i
favori
governativi
ed
i
voti
della
popolazione
,
ed
offrivano
contemporaneamente
i
loro
servigi
ai
due
estremi
della
catena
politica
.
Senonché
il
giuoco
si
presentava
,
fin
dal
primo
momento
,
più
favorevole
ai
vecchi
che
ai
nuovi
trasformisti
,
sia
perché
i
primi
uscivano
da
una
libera
selezione
ed
erano
i
più
adatti
all
'
ambiente
,
sia
perché
il
governo
centrale
non
poteva
indefinitamente
attendere
la
formazione
per
decreto
ministeriale
di
una
classe
dirigente
meridionale
,
specialmente
quando
le
vere
élites
del
Mezzogiorno
si
mantenevano
ostinatamente
estranee
a
tale
specie
di
contesa
politica
.
Costretti
,
infatti
,
i
vecchi
trasformisti
a
brandire
come
arma
di
difesa
la
posizione
della
coerenza
politica
,
ogni
offesa
loro
recata
sembrava
diretta
alla
stessa
sovranità
popolare
che
,
per
effetto
di
pura
illusione
ottica
,
appariva
aver
sempre
costituito
l
'
unica
base
dei
deputati
uscenti
.
D
'
altra
parte
,
poi
,
il
giuoco
d
'
imposizione
delle
rappresentanze
locali
amiche
del
nuovo
governo
,
svolgendosi
non
per
via
politica
,
ma
per
via
militare
,
scopriva
troppo
apertamente
l
'
essenza
della
questione
meridionale
,
e
tramutava
improvvisamente
i
facili
entusiasmi
della
prima
ora
per
il
nuovo
governo
,
in
aperta
deplorazione
.
Attraverso
tale
giuoco
,
quindi
,
non
è
riuscito
difficile
alle
vecchie
classi
trasformistiche
meridionali
di
rivendicare
il
loro
diritto
a
legarsi
alla
nuova
dittatura
legale
,
cui
dopo
la
dittatura
militare
,
il
fascismo
ufficiale
sta
per
pervenire
.
Tenendo
presenti
questi
rilievi
ed
ampliandoli
con
quelle
osservazioni
,
che
la
realtà
del
momento
suggerisce
,
non
è
difficile
intuire
la
precarietà
di
ogni
soluzione
che
i
politici
governativi
sapranno
dare
alla
questione
.
Certo
,
come
avviene
sempre
in
casi
consimili
,
si
tenterà
di
fondere
in
sintesi
eclettica
gl
'
interessi
più
numerosi
e
le
aspirazioni
più
audaci
,
ma
non
si
potrà
più
sanare
l
'
errore
base
,
derivante
,
per
nostra
fortuna
,
dall
'
incomprensione
fascista
delle
cose
meridionali
,
in
cui
si
è
aggirato
il
governo
centrale
fin
'
oggi
:
cioè
di
non
aver
rinsaldato
subito
la
nuova
dittatura
con
le
rappresentanze
meridionali
ed
aver
scoperto
il
regime
anche
nel
Mezzogiorno
.
Questo
errore
politico
che
,
forse
,
renderà
impossibile
il
ritorno
di
una
nuova
dittatura
legale
di
tipo
giolittiano
,
non
avrà
reso
completamente
vano
l
'
esperimento
fascista
nelle
nostre
regioni
.
Ma
da
tutto
ciò
alla
semplicistica
teorizzazione
dell
'
ascarismo
giolittiano
ci
corre
assai
.
Dal
"
Corriere
dell
'
Irpinia
"
del
21
febbraio
1924
.
II
La
proporzionale
nel
Mezzogiorno
Quando
F
.
S
.
Nitti
,
lasciandosi
convincere
dalla
propaganda
socialista
e
popolare
,
annunziò
di
voler
presentare
un
progetto
di
legge
per
applicare
in
Italia
il
sistema
della
rappresentanza
proporzionale
,
molti
uomini
del
giolittismo
predissero
la
rovina
della
nostra
Nazione
,
e
molti
uomini
dell
'
antigiolittismo
vaticinarono
invece
la
sua
entrata
trionfale
nel
comodo
porto
della
modernità
.
Gli
uni
guardavano
soltanto
il
pericolo
cui
andavano
incontro
le
loro
fortune
personali
;
gli
altri
,
invece
,
scambiavano
le
loro
aspirazioni
di
conquista
per
espressione
di
elevatezza
politica
;
ma
,
in
sostanza
,
il
sistema
del
"
trasformismo
"
non
era
menomamente
minacciato
dalle
reciproche
contese
,
ed
aspettava
ripetute
conferme
attraverso
i
più
svariati
congegni
elettorali
.
Chiunque
abbia
lume
di
ragione
e
sappia
ricostruire
un
periodo
di
vita
,
per
lo
meno
con
la
fantasia
,
può
ripensare
i
ragionamenti
di
quell
'
ora
sol
che
inverta
gli
odierni
commenti
al
ritorno
del
Collegio
uninominale
,
dalla
cui
applicazione
taluni
aspettano
conseguenze
taumaturgiche
,
altri
conseguenze
rivoluzionarie
.
Come
gli
uomini
del
1919
dimenticavano
la
guerra
e
l
'
esaltazione
bolscevica
in
atto
,
il
signor
Mussolini
dimentica
oggi
la
guerra
,
il
bolscevismo
ed
il
fascismo
,
credendo
di
poter
spegnere
la
crisi
politica
del
paese
nella
marée
stagnante
et
croupissante
del
collegio
uninominale
.
Ed
è
perciò
che
,
mentre
altri
scrittori
difenderanno
su
questa
rivista
la
proporzionale
e
nella
sua
opera
di
giustizia
distributiva
e
nella
sua
alta
funzione
di
manometro
delle
correnti
politiche
nazionali
,
o
crederanno
scorgere
la
sua
superiorità
nella
funzione
che
le
si
attribuisce
di
eccitamento
meccanico
alla
formazione
dei
grandi
partiti
,
io
credo
assai
più
utile
rifare
a
larghi
tratti
la
storia
del
funzionamento
dell
'
istituto
nel
Mezzogiorno
,
perché
ne
appaiano
chiari
,
e
privi
di
soprastrutture
rettoriche
,
i
limiti
,
oltre
i
quali
si
ripresentano
immutate
ed
immutabili
le
caratteristiche
fondamentali
della
nostra
vita
politica
.
1919
:
elezioni
a
circoscrizione
provinciale
La
legge
Nitti
,
volendo
temperare
le
forti
preoccupazioni
dei
deputati
meridionali
,
timorosi
di
affrontare
battaglie
politiche
fuori
della
cerchia
del
collegio
infeudato
,
stabilì
che
le
circoscrizioni
non
potessero
avere
meno
di
dieci
deputati
,
e
per
il
primo
esperimento
concesse
,
quasi
in
conto
riparazioni
,
che
le
province
con
almeno
cinque
deputati
potessero
,
essere
elevate
a
dignità
di
circoscrizione
.
Ne
derivò
che
in
tutto
l
'
ex
Regno
delle
Due
Sicilie
su
ventiquattro
province
ben
ventitre
usufruirono
della
benevola
disposizione
transitoria
e
divennero
capoluogo
di
circoscrizione
.
Soltanto
le
due
province
di
Benevento
e
Campobasso
furono
fuse
in
un
solo
collegio
.
Il
primo
esperimento
elettorale
nel
Mezzogiorno
fu
perciò
caratterizzato
dal
fatto
che
le
circoscrizioni
erano
tutte
a
base
provinciale
.
Questa
circostanza
rappresentò
,
in
mancanza
di
partiti
organizzati
e
di
chiarificate
correnti
di
opinione
pubblica
,
il
primo
criterio
di
arroccamento
.
In
qualche
provincia
furono
i
deputati
uscenti
,
che
nel
timor
panico
dell
'
assalto
di
nuovi
concorrenti
,
pensarono
di
coalizzarsi
in
lista
unica
,
munita
del
tabellionato
dell
'
ufficialità
.
Altrove
,
invece
,
furono
i
deputati
e
gli
uomini
rivali
nei
Consigli
provinciali
che
pensarono
di
riprodurre
,
attraverso
le
elezioni
politiche
,
le
caratteristiche
contrapposizioni
locali
.
Un
po
'
dappertutto
,
poi
,
uomini
nuovi
e
deputati
uscenti
,
poco
sicuri
delle
loro
forze
,
temendo
la
compagnia
degli
assi
,
giuocarono
al
quoziente
,
contornandosi
di
figure
mediocri
cui
tolsero
i
voti
mandamentali
in
cambio
dell
'
onore
di
un
posto
nella
lista
.
Infine
,
ovunque
scesero
in
campo
i
combattenti
,
o
presentando
candidati
propri
,
scelti
tra
i
più
audaci
nel
giuoco
dell
'
arrembaggio
trasformistico
,
o
accodandosi
specialmente
ai
cosiddetti
partiti
democratici
in
inconscia
funzione
di
puntellamento
dell
'
ancien
régime
.
Senza
soluzioni
di
continuità
,
perciò
,
la
lotta
trasformistica
mirò
a
riprodursi
entro
la
mutata
forma
e
gli
elettori
votarono
l
'
una
o
l
'
altra
lista
sol
perché
contenevano
il
nome
dell
'
eletto
del
loro
cuore
.
Anzi
la
disposizione
legislativa
,
in
virtù
della
quale
il
voto
aggiunto
ad
un
candidato
di
altra
lista
gli
valeva
come
voto
di
preferenza
,
autorizzò
i
più
atroci
connubi
personalistici
,
che
,
risaputi
,
provocarono
le
più
scandalose
meraviglie
.
Così
queste
deviazioni
lungi
dal
provocare
un
infrenamento
,
foss
'
anche
meccanico
,
del
personalismo
,
ne
svelarono
,
attraverso
nuovi
orizzonti
,
le
profonde
radici
.
Né
un
correttivo
a
tali
deviazioni
fu
portato
dall
'
ingresso
nella
lotta
politica
meridionale
dei
partiti
storici
,
che
,
pur
di
arraffare
voti
,
non
esitarono
ad
eleggere
le
terre
del
Sud
come
colonie
elettorali
,
valendosi
in
buona
parte
di
uomini
che
,
non
avendo
seguito
personale
,
speravano
trar
partito
da
quella
forza
mitica
che
accompagna
gli
studiati
programmi
unitari
.
La
prima
applicazione
della
proporzionale
perciò
,
riprodusse
integralmente
tutti
i
difetti
e
tutta
l
'
infantilità
della
organizzazione
politica
meridionale
,
riportando
lo
sviluppo
elettorale
intorno
all
'
asse
delle
piccole
miserie
provinciali
.
1921
:
elezioni
a
circoscrizione
regionale
Nel
1921
i
fenomeni
di
adattamento
trasformistico
al
meccanismo
elettorale
si
complicarono
,
per
l
'
applicazione
integrale
della
circoscrizione
ultraprovinciale
.
Il
primo
criterio
di
reazione
alla
legge
fu
di
natura
campanilistica
,
la
prima
preoccupazione
degli
elettori
fu
di
riassicurare
alla
propria
provincia
il
numero
di
seggi
assegnati
con
il
Collegio
uninominale
.
Entro
questo
schema
poi
si
precisarono
le
reazioni
di
carattere
circondariale
e
mandamentale
,
ed
infine
quelle
più
strettamente
personali
.
I
mezzi
per
garantire
il
raggiungimento
di
così
caratteristici
fini
furono
differenti
secondo
le
diverse
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
.
Così
qualche
provincia
,
preoccupata
,
oltre
ogni
limite
di
ragione
,
di
evitare
la
perdita
di
qualche
seggio
,
non
permise
ai
suoi
candidati
di
entrare
nelle
combinazioni
elettorali
di
altre
province
e
preferì
arroccarsi
in
una
o
più
liste
a
carattere
strettamente
provinciale
.
Qualche
altra
provincia
,
invece
,
credette
conveniente
provocare
addirittura
un
'
offensiva
facendo
entrare
i
suoi
candidati
un
po
'
dovunque
nelle
liste
regionali
e
speculando
sulla
compattezza
dei
voti
preferenziali
da
assegnar
loro
e
sulle
lotte
intestine
dei
candidati
delle
altre
province
.
Viceversa
i
singoli
interessati
si
fecero
sostenitori
dell
'
uno
e
dell
'
altro
metodo
secondo
le
loro
convenienze
personali
,
quando
non
credettero
giovarsi
del
sistema
già
sperimentato
nell
'
elezione
precedente
,
di
giuocare
al
quoziente
con
la
solita
listarella
,
ripiena
di
ambizioni
mandamentali
.
In
sostanza
il
giuoco
personalistico
venne
dilatato
ancora
verso
più
ampi
orizzonti
e
gli
elettori
tennero
costantemente
fisso
lo
sguardo
sul
nome
del
candidato
preferito
.
Mutatis
mutandis
,
il
trasformismo
si
riprodusse
.
1924
:
elezioni
rivoluzionarie
Questa
dilatazione
personalistica
del
trasformismo
venne
ben
presto
troncata
dall
'
avvento
del
fascismo
e
dalle
elezioni
sovversive
del
1924
,
di
modo
che
non
è
storicamente
possibile
accertare
fino
a
qual
punto
il
trasformismo
avrebbe
potuto
ancora
resistere
al
giuoco
proporzionalista
.
È
perciò
impossibile
rifare
tutta
la
storia
dell
'
azione
sovvertitrice
del
fascismo
nel
Mezzogiorno
e
del
modo
come
furono
ivi
impostate
e
condotte
le
elezioni
del
6
aprile
1924
,
trattandosi
d
'
altra
parte
di
avvenimenti
assai
noti
e
recenti
.
Tuttavia
non
sarà
inutile
riassumere
per
sommi
capi
tale
azione
elettorale
fascista
per
comprendere
gli
avvenimenti
posteriori
.
In
verità
quando
la
nuova
fiera
elettorale
fu
bandita
,
molti
che
si
sforzavano
di
trovare
il
filo
conduttore
della
politica
governativa
,
credettero
che
il
fascismo
volesse
definire
e
fissare
la
sua
posizione
nel
Sud
,
tentando
di
assorbire
il
maggior
numero
di
forze
possibili
senza
pregiudiziali
di
provenienza
,
accentuando
così
per
il
Mezzogiorno
la
politica
che
nel
resto
d
'
Italia
svolgeva
nei
riguardi
di
tutti
i
gruppi
così
detti
fiancheggiatori
.
Ma
questo
proposito
,
che
affiorò
sempre
nella
politica
elettorale
mussoliniana
,
fu
ben
presto
frustrato
dall
'
incongruenza
governativa
e
dall
'
azione
addirittura
anarchica
che
esercitò
nella
scelta
dei
candidati
la
famosa
"
pentarchia
"
.
Così
,
mentre
fu
sollecitata
l
'
entrata
nel
listone
degli
on
.
Orlando
,
De
Nicola
,
Fiera
,
Colosimo
e
De
Nava
,
si
pretese
isolarli
dai
loro
amici
,
rompendo
nel
punto
più
delicato
di
sutura
il
sistema
personalistico
.
Ciò
produsse
conseguentemente
dissensi
fortissimi
,
che
accentuarono
le
antipatie
meridionali
per
il
fascismo
,
e
,
dopo
qualche
giorno
,
portarono
al
dissenso
più
aperto
con
questi
vecchi
parlamentari
,
che
o
furono
costretti
a
ritirarsi
o
restarono
nel
listone
come
ricordo
di
un
naufragio
senza
nome
.
Fu
così
che
i
pentarchi
,
rimasti
finalmente
liberi
,
poterono
contentare
le
velleità
di
tutti
gli
avventurieri
che
si
erano
insinuati
nel
movimento
e
che
,
impadronitisi
delle
segreterie
provinciali
,
da
una
parte
ricattavano
le
popolazioni
con
l
'
aiuto
delle
autorità
locali
,
e
,
dall
'
altra
,
ricattavano
il
governo
facendosi
credere
spontanea
emanazione
delle
popolazioni
.
Così
nacquero
i
listoni
meridionali
,
che
non
furono
né
vera
emanazione
del
partito
,
che
da
noi
esisteva
soltanto
come
aggregato
trasformistico
intorno
al
governo
,
né
espressione
della
popolazione
che
vedeva
i
suoi
uomini
più
amati
battuti
senza
combattere
da
giovani
politicanti
,
assolutamente
ignoranti
dei
pubblici
affari
,
o
da
vecchie
carcasse
già
sconfitte
,
sullo
stesso
campo
trasformistico
.
In
verità
,
il
cieco
settarismo
del
partito
dominante
e
la
necessità
di
svolgimento
della
sua
azione
in
forma
grossolanamente
unitaria
gli
fecero
ignorare
il
grande
segreto
del
giolittismo
nelle
nostre
contrade
,
riposto
nello
sforzo
di
assorbire
volta
per
volta
tutti
gli
uomini
politici
che
,
per
simpatia
delle
popolazioni
o
per
valore
personale
,
emergevano
.
Così
Giolitti
riusciva
a
dare
l
'
impressione
di
non
coartare
la
volontà
degli
elettori
,
e
tuttavia
non
aveva
difficoltà
a
formarsi
amici
fedeli
interessati
al
mantenimento
del
sistema
.
Gli
elettori
,
infatti
,
salvo
casi
eccezionali
,
venivano
lasciati
liberi
di
votare
a
loro
talento
,
specialmente
quando
tutti
i
candidati
in
lotta
si
professavano
governativi
,
e
nel
deporre
la
scheda
,
credevano
sempre
di
compiere
un
atto
di
sovranità
.
Il
governo
,
quindi
,
lungi
dall
'
intervenire
con
atti
diretti
a
violare
il
costume
regionale
,
cercava
agevolarlo
,
limitandosi
soltanto
a
combattere
i
pochi
tentativi
diretti
a
superarlo
.
Così
,
senza
eccessive
reazioni
,
faceva
funzionare
le
forze
politiche
del
paese
nel
modo
più
naturale
.
Quando
,
invece
,
nelle
liste
del
1924
si
videro
inclusi
una
quantità
enorme
di
uomini
nuovi
,
sconosciuti
all
'
universale
,
privi
di
simpatia
,
ignoranti
in
ogni
campo
dello
scibile
e
solo
audaci
nello
scimmiottare
le
pose
dittatoriali
del
loro
capo
,
e
nel
giorno
delle
elezioni
i
pochi
nuclei
di
oppositori
furono
sommersi
da
turbe
di
violenti
e
di
irresponsabili
sotto
lo
sguardo
indifferente
delle
cosiddette
autorità
,
il
segreto
del
trasformismo
fu
svelato
agli
occhi
di
vaste
categorie
di
cittadini
e
cominciò
uno
strano
processo
politico
,
in
virtù
del
quale
,
nello
stesso
momento
in
cui
il
governo
acquistava
un
vero
esercito
di
comparse
,
la
maggior
parte
delle
popolazioni
meridionali
,
non
solo
si
estraniava
dal
fascismo
,
ma
cominciava
a
passare
alle
opposizioni
,
specialmente
amendolina
e
socialista
unitaria
.
Da
allora
questo
processo
di
contrapposizione
tra
i
rappresentanti
ed
i
rappresentati
,
accentuandosi
giorno
per
giorno
,
si
è
avvicinato
verso
una
vera
e
propria
scopertura
del
regime
.
Così
anche
nel
Mezzogiorno
,
soltanto
per
virtù
di
contrasto
,
il
fascismo
ha
potenziato
vere
forme
rivoluzionarie
,
obbligando
più
vaste
schiere
di
cittadini
a
superare
le
forme
di
organizzazione
personalistiche
,
per
passare
a
postulare
in
tutta
la
sua
estensione
la
vera
lotta
politica
.
Collegio
uninominale
:
tentativo
di
ritorno
trasformistico
Questo
notevole
svolgimento
antifascista
meridionale
,
non
frenato
né
dalla
visita
mussoliniana
alla
Fiera
campionaria
,
che
si
ridusse
ad
una
passeggiata
solitaria
,
né
dalle
promesse
dei
lavori
pubblici
(
del
resto
non
mantenute
)
,
espediente
abusato
ormai
e
divenuto
di
scarsa
efficacia
,
minaccia
di
porre
in
serio
pericolo
il
fascismo
,
dinanzi
al
riaffermarsi
della
lotta
politica
nel
settentrione
d
'
Italia
,
perché
nessun
governo
si
è
trovato
dal
1860
ad
oggi
a
dover
fronteggiare
l
'
azione
dei
partiti
storici
avendo
il
Mezzogiorno
e
le
isole
in
subbuglio
.
È
naturale
,
quindi
,
che
Mussolini
,
avvedendosi
oggi
per
la
prima
volta
dell
'
errore
commesso
(
felice
errore
!
)
,
abbia
pensato
di
far
macchina
indietro
per
riprendere
nelle
sue
mani
il
meccanismo
infranto
del
personalismo
meridionale
attraverso
un
'
elezione
a
collegio
uninominale
,
che
rappresenti
un
sistema
meno
sovversivo
,
e
gli
assicuri
oltre
che
i
voti
dei
deputati
meridionali
anche
l
'
adesione
delle
popolazioni
.
Sotto
questo
profilo
,
perciò
,
il
ritorno
al
collegio
uninominale
costituisce
un
tentativo
di
reazione
contro
il
sovvertimento
prodotto
,
non
dalla
proporzionale
-
già
adattata
sufficientemente
al
clima
storico
politico
del
paese
-
ma
dall
'
applicazione
della
legge
Acerbo
.
E
tale
tentativo
meriterebbe
di
essere
combattuto
aspramente
,
se
i
tempi
e
le
circostanze
fossero
tali
da
farci
prevedere
l
'
applicazione
della
legge
per
opera
di
Mussolini
con
criteri
rigidamente
giolittiani
.
Ma
il
temperamento
dell
'
uomo
,
la
composizione
del
partito
,
il
prepotere
del
rassismo
e
la
completa
distruzione
dell
'
autorità
provinciale
,
ormai
incapace
di
emanciparsi
dai
voleri
delle
fazioni
locali
,
per
riacquistare
l
'
antica
funzione
giolittiana
,
ci
fanno
prevedere
che
la
scopertura
del
regime
nel
Mezzogiorno
non
solo
non
sarà
sanata
,
ma
sarà
addirittura
accentuata
.
La
riprova
di
questa
intuizione
ci
è
fornita
dall
'
atteggiamento
dei
fiancheggiatori
che
non
mostrano
nessun
piacere
per
il
ritorno
al
collegio
uninominale
,
ma
mirano
soltanto
ad
eliminare
le
cause
di
sovvertimento
,
secondo
loro
,
costituite
soltanto
dal
prolungarsi
dell
'
azione
fascista
al
governo
.
Ed
è
per
questa
ragione
che
,
se
l
'
odierna
situazione
politica
dovesse
perpetuarsi
,
di
fronte
ad
un
'
altra
elezione
,
anche
peggiore
di
quella
del
6
aprile
1924
,
potremmo
assistere
allo
strano
spettacolo
di
un
'
astensione
dalla
lotta
elettorale
a
collegio
uninominale
proprio
di
quei
politici
che
più
vivamente
ne
hanno
invocato
il
ripristino
per
ragioni
personali
.
Ecco
,
dunque
,
che
la
manovra
mussoliniana
,
pur
essendo
potenzialmente
reazionaria
,
rischia
di
divenire
nuovamente
rivoluzionaria
per
le
immancabili
interferenze
del
partito
dominante
,
che
non
può
assolutamente
consentire
che
il
governo
riesca
a
disimpegnarsi
dai
dati
storici
del
fascismo
,
per
adottare
una
vera
e
propria
politica
di
affrancamento
.
Conclusioni
Tuttavia
,
lasciando
per
il
momento
sulle
ginocchia
di
Giove
gli
avvenimenti
futuri
,
non
possiamo
chiudere
queste
brevi
note
senza
un
saluto
cavalleresco
alla
diffamata
proporzionale
che
,
apparsa
come
una
meteora
sul
nostro
cielo
politico
,
è
stata
ritenuta
responsabile
di
tutti
i
vizi
e
di
tutte
le
deficienze
italiane
.
L
'
immaturità
politica
del
paese
(
non
soltanto
del
Mezzogiorno
,
perché
questo
si
estende
per
lo
meno
fino
in
Brianza
)
non
ha
permesso
di
difendere
e
conservare
tale
conquista
elettorale
,
ma
i
tempi
sono
così
grossi
che
questa
perdita
non
ci
spaventa
.
Fino
a
quando
il
Mezzogiorno
continuerà
a
rimanere
assente
dalla
lotta
politica
e
sarà
impossibile
adoperare
le
sue
forze
per
rompere
il
complesso
giuoco
dei
partiti
storici
,
tutti
i
sistemi
elettorali
saranno
buoni
a
mantenere
la
dittatura
del
Nord
,
ed
un
eventuale
ritorno
della
proporzionale
non
sarà
che
una
nuova
irrisione
aggiunta
alle
precedenti
.
Il
problema
fondamentale
della
vita
italiana
è
ben
più
profondo
e
l
'
ironia
della
storia
si
è
già
servita
delle
forze
più
disparate
per
iniziarne
lo
svolgimento
.
Speriamo
che
tale
svolgimento
prosegua
ancora
a
lungo
verso
le
sue
ultime
conseguenze
,
potenziando
,
una
per
una
,
tutte
le
necessità
dialettiche
dell
'
unitarismo
italiano
.
Allora
soltanto
la
proporzionale
potrà
costituire
una
conquista
intangibile
della
rivoluzione
italiana
,
giunta
a
maturazione
mercé
l
'
apporto
di
tutte
le
forze
produttive
del
paese
.
Da
"
La
Rivoluzione
Liberale
"
del
1°
febbraio
1925
.
III
Meridionalismo
applicato
In
queste
ultime
settimane
il
Mezzogiorno
d
'
Italia
è
divenuto
improvvisamente
di
moda
.
È
questa
,
però
,
una
constatazione
che
non
ci
lusinga
.
Per
mio
conto
scommetterei
tutto
il
mio
avere
che
tra
un
mese
le
conferenze
del
ministro
Giuriati
con
la
deputazione
meridionale
saranno
finite
e
della
questione
meridionale
non
si
parlerà
più
.
Tuttavia
non
credo
inutile
occuparmi
di
ciò
che
si
è
stampato
in
questa
circostanza
per
mostrare
ai
lettori
quanto
siamo
distanti
da
quella
corretta
impostazione
politica
del
problema
che
io
reputo
indispensabile
alla
resurrezione
del
mio
paese
.
Sarà
un
saggio
di
meridionalismo
applicato
che
varrà
a
chiarire
i
concetti
fondamentali
della
questione
.
La
polemica
sul
triangolo
Cominciamo
dalla
polemica
sul
triangolo
.
Quando
si
è
cominciato
a
parlare
sui
giornali
milanesi
del
progetto
Guatino
Agnelli
Puricelli
per
la
costruzione
di
una
ferrovia
elettrica
Milano
Torino
Genova
,
Paolo
Scarfoglio
sul
"
Mattino
"
e
l
'
onorevole
Presutti
sul
"
Mondo
"
sono
partiti
in
guerra
contro
tale
progetto
in
nome
dell
'
Italia
meridionale
,
negletta
e
disgraziata
,
tuttavia
bisognosa
dei
più
elementari
mezzi
di
comunicazione
.
Anzi
Paolo
Scarfoglio
ha
creduto
descrivere
quest
'
Italia
negletta
come
costituita
dai
residui
semidiruti
di
un
vasto
regno
agrario
e
patriarcale
,
nel
quale
la
giustizia
fiscale
non
è
giunta
che
cinquant
'
anni
dopo
che
era
già
fatta
nel
Nord
,
e
la
cui
economia
è
oggi
compressa
e
paralizzata
dal
peso
di
istituzioni
troppo
grandi
,
e
di
doveri
che
non
sono
in
bilancia
collo
sgoverno
di
cui
fu
la
vittima
.
Questa
Italia
non
sa
essere
ottimista
.
Quando
le
si
chiede
di
partecipare
col
sacrificio
della
sua
economia
a
delle
opere
di
puro
lusso
,
o
addirittura
ad
una
ironica
competizione
italiana
colla
tecnica
di
America
o
di
Germania
,
essa
risponde
che
si
smetta
da
così
vorace
ed
offensiva
mistificazione
,
e
che
si
facciano
le
sue
strade
ed
i
suoi
porti
con
onesta
semplicità
,
in
luogo
di
montare
ancora
un
carrozzone
destinato
ad
accentrare
nel
Nord
altri
ferrovieri
ed
altre
migliaia
di
milioni
;
che
si
dia
una
strada
ai
suoi
contadini
,
in
luogo
di
dare
autostrade
ai
vostri
automobilisti
.
Chiede
insomma
che
questa
farsa
sanguinosa
abbia
un
termine
.
L
'
Italia
non
deve
sbalordire
nessuno
con
treni
di
duecento
chilometri
all
'
ora
,
deve
,
invece
,
egregio
signor
Arnaldo
,
abolire
i
treni
di
venti
chilometri
all
'
ora
che
rappresentano
ancora
il
solo
dono
dello
Stato
all
'
Italia
meridionale
.
Questa
sfuriata
scarfogliesca
ha
,
naturalmente
,
provocato
la
risposta
di
Arnaldo
,
il
cui
spirito
unitario
ha
trovato
facile
e
pronta
la
sistemazione
del
dissidio
recente
in
una
serie
di
argomenti
tradizionali
,
che
,
appunto
perciò
,
hanno
perduto
la
loro
forza
probante
.
Arnaldo
gode
di
ogni
progresso
italiano
;
egli
concepisce
organicamente
l
'
Italia
e
non
può
esaurire
la
sua
visione
politica
nel
regionalismo
.
Tutte
le
città
italiane
sono
eguali
dinanzi
al
suo
cuore
,
però
non
bisogna
dimenticare
che
l
'
avvenire
è
in
noi
.
Perché
,
egregio
signor
Paolo
,
non
vorrà
credere
che
la
salute
di
un
popolo
venga
da
savie
disposizioni
burocratiche
anche
se
per
caso
la
denominazione
può
chiamarle
provvidenze
.
La
provvidenza
sta
in
noi
stessi
,
nella
nostra
forza
,
nella
creazione
di
opere
nuove
e
nel
miglioramento
di
quelle
già
esistenti
,
nel
coordinamento
delle
energie
e
nell
'
armonia
delle
singole
regioni
.
Noi
siamo
di
Romagna
,
una
terra
che
la
tenacia
,
la
pazienza
e
l
'
intelligenza
della
razza
ha
trasformata
in
una
magnifica
regione
produttiva
.
Ravenna
,
la
città
degli
esarchi
,
ha
ripreso
un
ritmo
di
vita
che
contrasta
con
l
'
antico
abbandono
,
c
'
è
stata
la
forza
degli
uomini
che
ha
dominato
gli
elementi
avversari
.
Che
più
?
Noi
non
saremmo
alieni
dal
caldeggiare
quel
progetto
di
istituto
finanziario
che
sul
modello
di
quello
per
le
terre
liberate
dovesse
anticipare
i
fondi
per
i
lavori
pubblici
del
Mezzogiorno
d
'
Italia
.
Ma
,
intendiamoci
,
progetti
chiari
e
di
interesse
massimo
.
Argomenti
,
dunque
,
mutuati
dal
"
Corriere
della
Sera
"
con
sorpresa
del
nostro
Paolo
:
libera
iniziativa
contrapposta
alle
"
provvidenze
"
governative
,
gli
interessi
generali
sollevati
contro
la
deviazione
degli
interessi
particolari
.
Era
,
questa
,
una
lezione
che
,
forse
,
Scarfoglio
si
aspettava
,
ed
a
cui
era
preparato
à
rispondere
.
È
infatti
-
egli
scrive
-
assolutamente
ridicolo
citare
la
tenacia
,
la
pazienza
,
l
'
intelligenza
,
e
via
dicendo
degli
uomini
del
Nord
,
in
confronto
deprezzativo
con
gli
uomini
del
Sud
.
È
assolutamente
falso
di
supporre
,
ad
esempio
,
che
una
officina
metallurgica
o
una
raffineria
possa
prosperare
a
Reggio
Calabria
o
a
Campobasso
,
quando
oltre
20
lire
di
trasporto
aggravano
il
prezzo
dei
nostri
prodotti
;
e
quando
da
settant
'
anni
,
la
mancanza
del
doppio
binario
sulla
Napoli
Reggio
rende
discutibile
il
traffico
da
Napoli
in
giù
.
Sa
il
signor
Arnaldo
,
ad
esempio
,
che
in
questo
momento
si
vende
all
'
asta
,
per
fallimento
,
una
grande
cartiera
,
impiantata
nella
Sila
da
un
industriale
del
Nord
?
e
sa
che
la
cartiera
fallisce
per
il
ritardo
nella
costruzione
della
ferrovia
calabro
lucana
,
sul
cui
servizio
calcolavano
gli
industriali
che
l
'
hanno
impiantata
?
Se
,
dunque
,
da
noi
cadono
anche
le
iniziative
dovute
alla
tenacia
,
alla
pazienza
,
alla
intelligenza
degli
uomini
del
Nord
,
è
chiaro
che
le
condizioni
di
vita
e
di
traffico
nel
Mezzogiorno
d
'
Italia
,
sfidano
qualsiasi
sforzo
;
ed
è
chiaro
che
occorre
costituire
il
minimo
di
condizioni
sufficienti
,
perché
lo
sforzo
degli
uomini
e
del
capitale
non
sia
eternamente
beffato
.
La
nostra
tesi
è
,
dunque
,
semplice
e
precisa
.
Fino
a
che
lo
Stato
non
abbia
compiuto
il
suo
dovere
,
impiegando
,
direttamente
o
indirettamente
,
tutto
il
capitale
nazionale
disponibile
,
per
creare
questo
minimo
di
condizioni
,
ogni
altra
spesa
,
diretta
o
indiretta
,
rappresenta
una
colpa
,
se
non
un
crimine
.
E
non
è
lecito
,
a
uomini
che
assumono
di
dirigere
giornali
italiani
-
anzi
dico
:
italiani
?
giornali
nazionali
-
non
è
lecito
di
sorvolare
sul
bilancio
morale
delle
provvidenze
di
Stato
,
in
tutta
la
vasta
Italia
,
né
di
servire
,
col
peso
della
propria
eloquenza
,
concentramenti
di
lusso
e
di
spese
suntuarie
,
che
mettono
in
una
luce
anche
più
grave
il
depauperamento
procurato
nel
resto
d
'
Italia
.
Contro
questa
sfuriata
,
promettente
inizio
di
una
critica
più
ampia
,
gli
argomenti
circa
la
libera
iniziativa
non
potevano
aver
più
presa
ed
ecco
il
buon
Arnaldo
che
scopre
la
sua
faccia
paternalista
:
Se
io
avessi
trovato
l
'
uomo
avrei
istituita
la
rubrica
Lettere
meridionali
e
giacché
so
da
lei
che
il
"
Popolo
d
'
Italia
"
è
ispirato
alla
o
dalla
volontà
governativa
,
forse
le
lettere
inchieste
non
sarebbero
passate
sotto
silenzio
.
Ma
io
avrei
voluto
che
il
giornalista
conoscesse
la
storia
delle
regioni
meridionali
,
le
loro
tradizioni
e
le
loro
aspirazioni
nel
mondo
turbato
dei
contemporanei
;
avrei
voluto
poi
un
collega
che
non
facesse
solo
del
colore
ma
bensì
si
intendesse
di
usi
civici
,
dei
tratturi
di
proprietà
demaniale
,
di
feudatari
,
di
contratti
agricoli
.
E
,
giacché
il
Mezzogiorno
è
complesso
nella
sua
vitalità
spirituale
ed
economica
,
era
necessario
che
il
giornalista
conoscesse
le
virtù
marinare
dei
rivieraschi
,
la
tenace
tranquillità
dei
montanari
e
dei
pastori
che
vanno
"
tra
prati
di
asfodelo
e
per
le
rupi
"
;
bisognava
conoscere
e
valorizzare
il
grande
coraggio
degli
agricoltori
industriali
tipo
Pavoncelli
,
la
grandiosità
del
Tavoliere
delle
Puglie
,
le
virtù
e
la
necessità
della
irrigazione
,
i
benefici
dell
'
impianto
idroelettrico
della
Sila
e
le
comunicazioni
con
l
'
Oriente
,
la
necessità
dei
doppi
binari
,
di
vagoni
,
di
frigoriferi
,
la
ricostruzione
americana
dei
vigneti
,
ecc
.
,
e
giacché
sono
un
partigiano
avrei
desiderato
che
il
mio
uomo
avesse
valorizzato
elementi
dell
'
èra
nuova
,
avesse
esaminato
non
i
bilanci
dei
comuni
ma
almeno
quelli
delle
province
,
avesse
fatto
statistiche
dei
tributi
,
segnalate
le
deficienze
ecc
.
,
tutto
questo
avrei
desiderato
se
avessi
trovato
il
giornalista
.
Nel
caso
mio
non
l
'
ho
trovato
ancora
.
Spero
che
lei
vorrà
suggerirmi
qualche
cosa
:
troverà
in
me
uno
che
lo
ascolta
con
deferenza
e
se
i
problemi
,
come
dice
lei
,
da
Roma
in
giù
si
urtano
contro
le
deficienze
ferroviarie
e
sperequazioni
di
tariffe
la
soluzione
non
mi
sembra
né
impossibile
,
né
lontana
e
neanche
utile
mi
sembra
discutere
a
lungo
e
sul
serio
,
perché
,
egregio
signor
Scarfoglio
,
con
me
ha
sbagliato
bersaglio
.
Io
sono
un
ammiratore
del
Mezzogiorno
e
se
la
parola
modesta
sembrasse
eccessiva
sono
uno
studioso
del
Mezzogiorno
.
Spirito
di
remissione
,
umiltà
francescana
,
mescolata
ad
orgoglio
ducesco
;
tentativo
di
una
presa
per
il
bavero
con
un
po
'
di
spirito
fascista
:
chi
si
allontana
dal
gran
fiume
,
perisce
.
Ditelo
a
me
,
caro
Scarfoglio
,
ed
io
lo
dirò
al
duce
e
provvederemo
insieme
a
darvi
qualche
osso
.
Se
non
è
possibile
trovare
l
'
uomo
per
gli
articoli
(
il
fascismo
li
ha
:
Gino
Arias
,
Arrigo
Serpieri
,
Michele
Viterbo
,
ecc
.
)
ed
il
Mezzogiorno
è
stanco
di
scritti
,
gli
daremo
qualche
chilometro
di
doppio
binario
.
La
risposta
era
quindi
di
rigore
e
Scarfoglio
non
tarda
a
imbroccarla
:
È
dunque
una
parte
del
problema
nazionale
che
stiamo
trattando
e
non
una
polemica
casuale
o
marginale
;
è
bene
fissarlo
subito
.
Siamo
dinanzi
ad
una
grande
passione
,
o
ad
una
grande
ferita
.
È
questa
un
'
apertura
consolante
,
promessa
di
più
vasti
orizzonti
.
Ma
si
restringe
subito
.
Lasciamo
dunque
una
buona
volta
in
soffitta
le
parvenze
scientifiche
degli
"
studi
"
sul
Mezzogiorno
;
lasciamo
le
solite
mille
faccette
,
e
studiamone
,
o
per
dir
meglio
,
studiatene
una
sola
:
la
faccetta
ferroviaria
.
In
luogo
di
parlare
futuristicamente
di
comunicazioni
con
l
'
Oriente
,
approfondite
il
mistero
pel
quale
non
si
può
spedire
un
vagone
di
ferro
da
Napoli
a
Campobasso
(
110
chilometri
)
perché
l
'
espressione
dimostra
che
arriva
prima
da
Sesto
,
provincia
di
Milano
;
il
mistero
pel
quale
se
dobbiamo
spedire
i
nostri
giornali
a
Taranto
,
preferiamo
farli
salire
fino
a
Roma
,
dove
trovano
le
coincidenze
colla
linea
Adriatica
.
Avrete
così
il
filo
conduttore
per
comprendere
perché
da
noi
non
si
raffini
la
barbabietola
,
non
si
estraggano
le
resine
e
le
essenze
,
non
si
sfibri
il
pioppo
;
perché
insomma
non
si
goda
il
terzo
dei
doni
della
Natura
e
del
lavoro
umano
.
Questo
è
il
problema
.
Il
resto
è
letteratura
.
Tuttavia
,
anche
così
ristretta
,
la
discussione
è
pericolosa
,
ed
il
buon
Arnaldo
,
dopo
aver
detto
che
il
presidente
ed
il
ministro
dei
Lavori
pubblici
"
ogni
mattina
"
vogliono
essere
informati
minutamente
di
quanto
si
è
fatto
e
si
fa
in
materia
di
opere
pubbliche
nel
Mezzogiorno
,
e
che
,
perciò
,
con
tali
disposizioni
di
spiriti
governativi
si
ha
il
dovere
di
aiutare
il
governo
piuttosto
che
di
polemizzare
,
soggiunge
:
Comprendo
e
condivido
la
sua
opinione
là
dove
afferma
che
discutendo
il
problema
meridionale
ci
troviamo
di
fronte
ad
"
una
grande
passione
"
;
nego
però
di
trovarmi
di
fronte
ad
una
grande
ferita
.
L
'
Italia
unitaria
non
ha
compiuto
in
passato
totalmente
il
suo
dovere
,
ma
non
si
deve
alla
sola
insufficienza
di
uomini
;
mentre
l
'
Italia
nuova
sta
assolvendo
il
suo
compito
.
Non
bisogna
irridere
a
questo
sforzo
,
e
,
ripeto
,
non
bisogna
ridurlo
ad
una
sola
questione
di
trasporti
e
di
transiti
.
La
polemica
è
,
dunque
,
finita
,
e
Scarfoglio
non
esita
a
chiamare
la
ritirata
di
Arnaldo
una
vera
e
propria
fuga
.
La
tesi
del
"
Saggiatore
"
Quasi
contemporaneamente
la
nuova
rivista
partenopea
"
Il
Saggiatore
"
inizia
le
pubblicazioni
e
promette
di
recare
il
suo
modesto
ma
fervido
contributo
alla
rinascita
dello
spirito
unitario
,
al
rinnovamento
del
costume
politico
sul
piano
di
un
inflessibile
rigore
morale
,
alla
riorganizzazione
delle
forze
democratiche
della
nazione
.
Tale
opera
-
dice
il
manifesto
-
già
coraggiosamente
iniziata
dalla
libera
stampa
e
da
numerosi
gruppi
politici
,
può
essere
particolarmente
feconda
nel
Mezzogiorno
d
'
Italia
,
ove
il
tessuto
più
saldo
dell
'
organismo
sociale
è
costituito
da
una
piccola
borghesia
rurale
e
cittadina
,
da
un
ceto
medio
di
professionisti
,
coltivatori
,
artigiani
,
commercianti
,
impareggiabile
per
coscienza
morale
,
per
virtù
di
lavoro
,
di
risparmio
,
di
sacrifici
,
elemento
sicuro
di
patriottismo
,
di
ordine
,
di
disciplina
nella
compagine
nazionale
.
Il
Mezzogiorno
che
si
è
straniato
-
nella
sua
generalità
da
tutti
i
tentativi
di
sovvertimento
seguiti
alla
guerra
,
non
può
mancare
oggi
al
compimento
di
quella
funzione
di
equilibrio
e
di
ordinato
sviluppo
,
che
è
nella
sua
tradizione
e
nel
suo
destino
.
Fissato
così
il
punto
di
vista
del
"
Saggiatore
"
l
'
animo
di
molti
amici
fu
preso
da
non
poca
amarezza
per
questo
strano
tentativo
di
teorizzare
l
'
immobilità
meridionale
.
Né
il
dubbio
fu
di
breve
durata
perché
il
numero
successivo
della
rivista
recava
,
a
firma
di
Gherardo
Marone
,
il
seguente
corsivo
:
Un
autorevole
amico
mi
scrive
:
"
La
rivista
mi
par
dovrebbe
riescire
a
toccare
corde
più
interessanti
e
soprattutto
suscitare
discussioni
su
argomenti
che
tocchino
il
Mezzogiorno
;
se
no
perché
farla
uscire
a
Napoli
?
"
Questa
osservazione
mi
consente
di
chiarire
subito
il
pensiero
del
"
Saggiatore
"
circa
la
sostanza
del
problema
meridionale
.
Noi
affermiamo
senza
esitazione
che
non
esiste
in
realtà
un
problema
meridionale
,
ma
esiste
un
problema
italiano
da
risolvere
armonicamente
.
Respingiamo
sdegnosamente
-
e
perciò
non
vogliamo
suscitarle
-
quelle
forme
di
"
discussioni
su
argomenti
che
tocchino
il
Mezzogiorno
"
le
quali
in
fondo
,
scarnificate
di
tutti
gli
orpelli
e
le
montature
tecniche
,
hanno
solo
il
valore
di
piagnucolose
pitoccherie
che
ci
umiliano
e
ci
offendono
.
Il
Mezzogiorno
,
con
la
sua
compattezza
e
consistenza
demografica
e
morale
,
col
senso
profondo
dell
'
unità
nazionale
che
rivela
,
ha
già
varie
volte
salvata
l
'
Italia
dalla
disgregazione
e
dalla
morte
.
Il
suo
problema
perciò
è
problema
italiano
la
cui
soluzione
va
a
beneficio
di
tutto
il
paese
e
non
solo
di
una
data
regione
.
Non
vogliamo
elemosine
che
si
risolvono
sempre
in
stupide
beffe
,
non
chiediamo
niente
né
a
questo
governo
in
rovina
né
agli
altri
che
gli
succederanno
nel
tempo
,
perché
pensiamo
che
il
problema
del
Mezzogiorno
non
sia
solo
di
strade
o
di
bonifiche
o
meglio
ancora
di
balzelli
,
ma
di
armonia
nazionale
e
di
unità
.
Questa
presa
di
posizione
della
rivista
partenopea
era
,
però
,
troppo
semplicistica
per
rimanere
definitiva
,
ed
ecco
nel
numero
successivo
Mario
Grieco
affrontare
"
l
'
atteggiamento
sui
generis
dell
'
Italia
meridionale
nella
crisi
politica
che
dura
in
Italia
da
un
biennio
"
con
queste
parole
:
È
cosa
vera
:
ma
è
,
in
molta
parte
,
fenomeno
passivo
.
E
questa
rivista
,
che
vuol
essere
sincera
e
costruttiva
,
non
deve
mancare
di
denunziarlo
,
ai
meridionali
e
agli
altri
.
Se
dietro
la
nostra
sorda
resistenza
vi
fosse
alcunché
di
volontario
,
di
meditato
,
di
previdente
per
il
futuro
,
l
'
orgoglio
sarebbe
logico
,
e
sarebbe
forza
.
Ma
noi
dubitiamo
assai
che
-
come
al
solito
,
pei
problemi
meridionali
-
anche
qui
vi
sia
un
equivoco
.
Ed
è
che
il
Mezzogiorno
sia
restato
apatico
e
reattivo
verso
l
'
allettamento
fascista
,
principalmente
perché
gli
mancavano
i
requisiti
politici
e
le
attitudini
sociali
per
sentire
il
fenomeno
,
e
per
apprezzarlo
o
repellerlo
con
cognizione
di
causa
.
Questa
deficienza
,
che
,
secondo
il
Grieco
,
spiega
l
'
insuccesso
dei
partiti
politici
moderni
ed
il
permanere
del
personalismo
trasformistico
,
richiede
la
maggiore
attenzione
da
parte
delle
nuove
generazioni
meridionali
se
esse
intendono
sul
serio
preparare
la
rinascita
del
loro
paese
.
Torneremo
in
seguito
su
questi
concetti
.
La
tesi
dei
popolari
Quasi
contemporaneamente
il
"
Popolo
"
pubblicava
un
editoriale
in
cui
la
tesi
popolare
,
già
formulata
al
Congresso
di
Napoli
del
1920
,
veniva
riaffermata
.
È
stato
ripetuto
frequentemente
,
e
fin
dal
Congresso
di
Napoli
del
1920
i
popolari
lo
hanno
proclamato
altamente
,
che
al
Mezzogiorno
per
la
soluzione
di
tutti
i
suoi
problemi
basta
che
esso
sia
lasciato
alla
libera
azione
delle
proprie
energie
senza
deviazioni
artificiose
,
senza
inceppi
e
senza
interferenze
.
Quando
si
parla
della
responsabilità
del
governo
rispetto
al
Mezzogiorno
e
quando
per
esse
ci
si
riferisce
a
quasi
tutti
i
governi
che
si
sono
succeduti
,
si
vuole
affermare
la
colpa
di
essi
di
avere
subordinato
ad
interessi
particolaristici
e
personali
,
in
intimo
rapporto
con
gli
schemi
parlamentaristici
dei
diversi
gabinetti
,
il
complesso
degli
interessi
meridionali
,
facendo
una
politica
deviatrice
o
per
lo
meno
di
incomprensione
.
Così
è
nato
il
sistema
personalistico
,
legato
al
collegio
uninominale
e
nemico
della
proporzione
,
così
si
spiega
la
reazione
delle
classi
dirigenti
italiane
al
decentramento
amministrativo
.
Pensate
alla
politica
doganale
,
pensate
alla
politica
elettorale
e
vedrete
facilmente
come
la
questione
del
Mezzogiorno
sia
ben
diversa
dal
conto
spese
per
una
ferrovia
o
per
un
porto
,
ma
consista
soprattutto
ed
anzitutto
in
una
esigenza
imperiosa
di
giustizia
,
il
conseguimento
della
quale
vediamo
allontanarsi
di
più
con
un
sistema
che
si
dice
avvicini
l
'
eletto
all
'
elettore
,
ma
si
tace
che
in
sostanza
esso
allontana
il
rappresentante
dalla
sua
regione
e
dagli
interessi
complessivi
di
essa
.
Così
il
problema
del
Mezzogiorno
non
entra
in
una
nuova
fase
,
non
fa
dipendere
la
sua
soluzione
né
da
stanziamenti
né
da
decreti
,
perché
matura
in
una
crisi
spirituale
,
che
sboccherà
in
una
valutazione
nuova
di
tutti
i
problemi
e
di
tutte
le
forze
,
valutazione
per
la
quale
il
passato
e
l
'
attuale
presente
non
potranno
certamente
vantare
di
stare
dalla
parte
attiva
,
da
quella
cioè
verso
la
quale
il
Mezzogiorno
tende
con
sforzi
spirituali
e
con
le
sue
energie
economiche
,
anelando
di
vederle
libere
nel
loro
gioco
,
non
sottordinate
ad
altri
interessi
che
non
siano
quelli
strettamente
necessari
a
mantenere
quella
unità
della
nazione
che
deve
essere
garanzia
per
tutti
e
non
privilegio
per
pochi
.
Quattro
tesi
in
contrasto
Sono
,
dunque
,
quattro
tesi
in
contrasto
,
corrispondenti
a
diverse
mentalità
:
1
)
la
tesi
fascista
non
eccede
la
visione
paternalistica
,
in
quanto
essa
parte
dal
presupposto
della
deficienza
meridionale
nel
campo
delle
libere
iniziative
,
per
postulare
l
'
azione
integrativa
del
governo
.
Essa
contiene
un
rilievo
critico
,
in
linea
di
prima
approssimazione
esatto
(
deficienza
meridionale
)
ed
un
rimedio
politico
(
fiducia
nel
governo
)
diretto
al
prolungamento
della
malattia
.
È
la
tesi
più
antiquata
e
meno
pericolosa
appunto
perché
in
via
di
superamento
.
È
inutile
quindi
occuparsene
più
.
2
)
Di
contro
ad
essa
la
tesi
del
"
Mattino
"
contiene
già
qualche
elemento
di
superamento
(
sfiducia
nel
governo
attuale
)
.
Non
potendo
investire
tutta
la
politica
dello
Stato
italiano
,
il
giornale
partenopeo
è
costretto
ad
impicciolire
nel
tempo
e
nello
spazio
la
sua
critica
:
è
costretto
a
limitarsi
al
problema
ferroviario
,
ignorando
quello
doganale
,
fiscale
,
bancario
,
elettorale
,
politico
,
ed
a
riferire
le
sue
rampogne
solo
al
governo
di
Mussolini
.
Per
questi
caratteri
di
limitazione
la
tesi
del
"
Mattino
"
accenna
soltanto
,
ma
non
esaurisce
il
problema
meridionale
,
né
pone
alcuna
soluzione
di
carattere
strettamente
politico
.
Non
basta
dire
che
le
ferrovie
del
Mezzogiorno
marciano
a
20
chilometri
all
'
ora
,
ma
occorre
dire
perché
politicamente
ciò
avviene
.
In
altri
termini
,
perché
lo
Stato
si
preoccupi
così
scarsamente
degli
interessi
meridionali
.
3
)
Questo
punto
viene
accennato
dalla
tesi
del
"
Saggiatore
"
.
La
questione
meridionale
non
è
tecnica
,
ma
politica
:
non
è
regionale
ma
unitaria
.
È
tutta
la
politica
dello
Stato
italiano
che
è
falsa
;
bisogna
,
quindi
,
agire
sullo
Stato
per
agire
sul
Mezzogiorno
.
Questo
,
in
sintesi
,
il
pensiero
del
"
Saggiatore
"
,
anche
se
falsamente
laudativo
dell
'
immobilità
meridionale
,
ed
esageratamente
negativo
dell
'
esistenza
della
questione
.
Ma
questo
pensiero
fondamentale
,
esatto
come
prima
approssimazione
critica
,
non
ci
dice
perché
lo
Stato
italiano
non
ha
mai
fatto
il
suo
dovere
verso
il
Mezzogiorno
,
come
dobbiamo
agire
nei
suoi
riguardi
,
su
quali
forze
politiche
dobbiamo
far
leva
per
modificarne
la
struttura
,
con
quali
forme
di
organizzazione
potremo
più
agevolmente
raggiungere
il
nostro
scopo
.
Corretta
dal
Grieco
la
celebrazione
dell
'
immobilità
politica
meridionale
,
non
antibolscevica
ma
abolscevica
e
non
antifascista
ma
afascista
,
rimane
assolutamente
scoperta
l
'
impostazione
politica
della
tesi
,
che
nelle
affermazioni
del
Marone
traeva
forza
da
un
tentativo
di
conservazione
di
quella
concezione
pseudoliberale
,
pseudodemocratica
,
pseudocostituzionale
,
che
contrapponeva
la
saggezza
del
Mezzogiorno
(
la
saggezza
del
servitore
)
ai
tentativi
libertari
del
Nord
.
La
tesi
del
"
Saggiatore
"
perciò
è
un
rilievo
critico
senza
soluzione
politica
.
4
)
Più
precisa
è
invece
la
tesi
popolare
.
Anch
'
essa
considera
la
questione
meridionale
come
politica
ed
unitaria
,
ma
aggiunge
che
essa
è
questione
di
libertà
.
Lo
Stato
italiano
svolge
nel
Mezzogiorno
una
politica
di
compressione
doganale
,
tributaria
e
politica
dannosa
.
Bisogna
distruggere
la
compressione
e
lasciare
le
forze
meridionali
libere
di
produrre
migliori
condizioni
di
sviluppo
.
Nel
campo
più
strettamente
politico
istituzionale
questa
libertà
può
esplicarsi
nel
decentramento
amministrativo
e
nella
creazione
della
Regione
,
che
abituerà
i
meridionali
all
'
autogoverno
e
ristabilirà
le
condizioni
elementari
per
la
giustizia
amministrativa
.
Autonomismo
e
decentramento
Siamo
così
pervenuti
sul
terreno
più
strettamente
politico
della
questione
.
L
'
affermazione
che
il
problema
del
Sud
sia
politico
ed
unitario
non
ci
suggerisce
però
senz
'
altro
come
contrapporsi
all
'
attuale
azione
dello
Stato
italiano
.
La
stessa
postulazione
della
Regione
contiene
un
salto
,
un
vuoto
assai
grave
,
perché
presuppone
cristallizzato
il
nuovo
stato
di
cose
senza
per
altro
descriverci
il
modo
come
pervenirvi
.
Eppure
risiede
in
questo
salto
la
sostanza
del
problema
.
L
'
avvenire
potrà
così
smentire
il
decentramento
come
realizzarlo
.
Non
è
assolutamente
detto
che
un
nuovo
unitarismo
non
possa
prodursi
in
conseguenza
di
un
'
azione
meridionalista
,
e
che
la
giustizia
distributiva
e
la
libertà
possano
essere
realizzate
attraverso
l
'
ente
Regione
piuttosto
che
attraverso
lo
Stato
.
Anzi
,
in
linea
di
logica
pura
,
e
perciò
non
in
linea
politica
,
sembrerebbe
che
i
compartimenti
stagni
delle
Regioni
siano
destinati
a
perpetuare
le
differenze
esistenti
privandoci
a
priori
del
diritto
di
prospettare
come
nazionale
la
nostra
questione
,
e
quindi
di
valerci
dell
'
opera
dello
Stato
.
Se
l
'
azione
dello
Stato
e
dei
partiti
storici
è
falsamente
unitaria
la
tendenza
politica
vittoriosa
sembrerebbe
quella
rivolta
a
creare
l
'
unità
sostanziale
dopo
tanto
sgoverno
di
unità
formale
.
Quindi
il
decentramento
,
inteso
come
dottrina
politico
istituzionale
,
contiene
un
vizio
di
origine
,
che
gli
nega
quella
concretezza
indispensabile
ad
ogni
seria
azione
politica
,
ed
appunto
,
perciò
,
permette
ai
partiti
storici
di
postularlo
come
una
via
di
uscita
della
crisi
.
Prima
che
il
Mezzogiorno
lo
chieda
vi
sono
già
degli
unitari
disposti
a
concederlo
.
Questa
osservazione
ci
convince
che
il
decentramento
per
essere
duraturo
dovrà
essere
conquistato
.
Ma
come
,
con
quali
forze
,
con
quali
miti
?
Ecco
,
dunque
,
che
il
vuoto
si
ripresenta
e
bisogna
finalmente
colmarlo
.
Ora
quello
stesso
anelito
di
libertà
che
spinge
alcuni
meridionali
a
postulare
il
decentramento
amministrativo
come
forma
istituzionale
perfetta
per
la
soluzione
del
problema
,
ci
suggerisce
che
la
libertà
giuridica
di
essere
tale
è
politica
.
Occorre
quindi
disimpegnarsi
dal
passato
,
negare
lo
Stato
italiano
come
s
'
è
venuto
creando
,
negare
i
partiti
che
vi
aderiscono
e
porre
autonomamente
la
propria
soluzione
.
L
'
autonomismo
politico
è
,
dunque
,
la
chiave
di
volta
del
problema
.
Senza
organi
politici
adeguati
tutte
le
soluzioni
istituzionali
e
giuridiche
sono
prive
di
vita
.
Anche
se
concesse
,
per
ragioni
di
difesa
,
dai
ceti
dominanti
,
sono
paternaliste
.
Invece
i
partiti
autonomisti
esauriscono
completamente
lo
scopo
che
vogliono
raggiungere
,
perché
mentre
appaiono
come
gli
organi
più
adatti
a
negare
lo
Stato
storico
,
e
quindi
a
porre
sul
terreno
del
self
government
le
masse
meridionali
,
finora
assorbite
soltanto
dalla
prassi
paterna
,
non
si
allontanano
soverchiamente
dal
campo
politico
per
invadere
quello
giuridico
e
postulare
soluzioni
,
che
per
ora
debbono
restare
puramente
tendenziali
.
Essi
,
in
verità
,
sono
i
soli
eredi
dello
spirito
del
Risorgimento
,
che
considerano
incompiuto
.
Occorrevano
settanta
anni
di
vita
unitaria
per
distruggere
la
retorica
regia
che
ha
considerato
l
'
Italia
fatta
nel
1860
,
e
per
mostrarci
che
l
'
Italia
deve
farsi
,
prima
che
al
centro
,
alla
periferia
;
prima
che
nelle
leggi
dei
governanti
nello
spirito
dei
governati
.
I
partiti
autonomisti
,
mirando
a
colmare
questa
lacuna
,
sono
gli
unici
che
postulano
la
fondamentale
unità
del
popolo
italiano
contro
le
deviazioni
particolaristiche
dello
Stato
storico
.
Sembrerebbe
un
paradosso
,
ma
è
la
verità
.
Da
"
La
Rivoluzione
Liberale
"
del
15
marzo
1925
.
IV
Mali
e
rimedi
Il
rumore
giornalistico
sollevato
intorno
al
progetto
governativo
per
le
province
meridionali
si
è
ormai
spento
,
e
solo
l
'
eco
ripete
di
tanto
in
tanto
i
lieti
pronostici
e
gli
eroici
propositi
di
questi
giorni
.
Come
per
incanto
tutti
sono
divenuti
meridionalisti
per
l
'
occasione
e
l
'
organo
massimo
del
trasformismo
meridionale
"
Il
Mattino
"
ha
potuto
scrivere
,
con
la
consueta
disinvoltura
,
che
il
programma
di
resurrezione
delle
nostre
terre
è
addirittura
una
invenzione
della
prima
ora
di
casa
Scarfoglio
.
Or
dunque
che
i
pionieri
hanno
parlato
,
possiamo
scrivere
qualche
rigo
di
serena
disamina
per
ricondurre
ai
suoi
veri
termini
la
questione
,
e
poter
così
giudicare
le
buone
intenzioni
e
le
possibilità
di
qualsiasi
governo
non
soltanto
fascista
ma
altresì
antifascista
.
Tutti
i
meridionalisti
che
giudicano
con
cognizione
di
causa
lo
stato
delle
nostre
terre
e
si
affannano
a
convincere
il
prossimo
della
bontà
della
nostra
causa
,
devono
innanzi
tutto
protestare
contro
i
rimedi
che
invece
di
iniziare
la
cura
radicale
e
razionale
del
male
,
si
sforzano
di
eliminare
cause
secondarie
e
transitorie
,
riproducendo
così
,
sotto
mutata
veste
anche
quando
i
medici
siano
in
buona
fede
,
le
cause
prime
del
male
.
A
questo
tipo
di
rimedio
,
ad
esempio
,
si
può
ricondurre
tutta
la
politica
dei
lavori
pubblici
,
con
alti
commissari
e
senza
,
con
istituti
di
credito
e
senza
,
che
in
questi
giorni
sono
stati
proposti
da
quei
giornalisti
che
non
esitano
,
con
invidiabile
disinvoltura
,
a
passare
dal
proposito
d
'
istituire
una
politica
meridionalistica
tipo
Gandhi
o
Sinn
Feiners
a
quello
di
contentarsi
della
piccola
curée
bancaria
di
un
istituto
speciale
che
distribuisca
quattro
milioni
di
carta
svalutata
a
tutti
i
politicanti
dichiarati
contabili
del
Sud
.
A
che
cosa
serve
infatti
la
politica
dei
lavori
pubblici
in
Italia
se
non
a
creare
nuova
fonte
di
corruzione
politica
ed
a
rinsaldare
il
traballante
dominio
dei
trasformisti
meridionali
,
senza
riuscire
a
produrre
quei
rimedi
finanziari
atti
a
modificare
come
che
sia
la
struttura
economica
e
sociale
delle
regioni
del
Sud
?
Non
è
forse
vero
che
tutte
le
"
leggi
speciali
"
hanno
lasciato
,
in
massima
parte
,
il
tempo
che
hanno
trovato
,
peggiorando
anzi
le
condizioni
politiche
e
morali
delle
regioni
che
ne
sono
state
beneficiate
,
attraverso
il
favoritismo
elettorale
e
la
sfacciata
camorra
dei
grandi
elettori
?
Perché
insistere
in
una
cura
scopertasi
erronea
,
se
non
proprio
per
tentare
di
illudere
le
popolazioni
meridionali
,
avendo
invece
di
mira
il
riprodursi
dei
difetti
del
sistema
?
Io
non
oso
rispondere
che
questa
perseveranza
in
un
erroneo
indirizzo
amministrativo
sia
voluta
a
tutti
i
costi
,
ma
credo
che
dovrebbe
essere
ormai
chiaro
anche
ai
ciechi
,
dopo
la
colluvie
di
studi
e
di
chiacchiere
sulla
vexata
quaestio
,
che
il
problema
del
Sud
è
problema
di
sgravi
tributari
,
piuttosto
che
di
lavori
pubblici
,
di
risanamento
finanziario
piuttosto
che
di
credito
.
Occorre
ostacolare
quanto
meno
è
possibile
la
formazione
del
capitale
meridionale
,
piuttosto
che
,
dopo
averlo
pompato
e
distrutto
in
tutti
i
modi
,
tentare
di
ricostruirlo
attraverso
la
carità
statale
.
Occorre
,
quindi
,
rivedere
ab
imo
tutta
la
politica
tributaria
dello
Stato
italiano
,
opporsi
a
tutte
le
forme
d
'
intervento
statale
,
palesi
o
larvate
,
che
non
operano
altro
che
spostamento
di
ricchezza
,
e
stabilire
conseguentemente
diversi
criteri
di
tassazione
,
cercando
di
esentare
,
per
quanto
è
possibile
,
le
regioni
povere
dal
peso
delle
spese
collettive
.
Solo
così
si
può
arrivare
a
dare
agli
organi
malati
il
riposo
necessario
per
vincere
la
fase
di
deperimento
organico
,
prodotto
dai
mali
del
passato
,
e
permettere
loro
di
accumulare
riserve
per
l
'
avvenire
.
Diversamente
non
si
farebbe
che
imitare
quel
medico
che
pretendesse
cavar
sangue
ad
un
tisico
e
guarirlo
con
un
uovo
al
giorno
.
È
tutta
l
'
azione
dello
Stato
,
dunque
,
che
occorre
modificare
,
se
si
vuol
agire
seriamente
per
creare
le
condizioni
elementari
della
nostra
riscossa
economica
.
Fino
a
quando
,
perciò
,
l
'
onorevole
De
Stefani
continuerà
ad
assicurare
con
la
sua
politica
finanziaria
il
permanere
delle
condizioni
di
squilibrio
anteriore
,
non
soltanto
non
si
potrà
parlare
di
risoluzione
del
problema
,
ma
non
si
potrà
addirittura
sognare
l
'
inizio
di
quella
corretta
impostazione
di
studio
che
l
'
onorevole
Mussolini
pare
abbia
voluto
tracciare
con
il
suo
ultimo
progetto
di
legge
.
La
questione
meridionale
è
,
prima
di
ogni
altra
cosa
,
questione
di
libertà
economica
,
mentre
il
fascismo
traduce
in
sede
politica
tutte
le
esigenze
del
sistema
statale
di
interventismo
finanziario
e
di
accentramento
burocratico
.
L
'
onorevole
Mussolini
non
può
,
perciò
,
agire
contro
i
dati
storici
e
sociali
della
sua
formazione
politica
senza
disarticolarla
e
distruggerla
.
La
politica
dei
lavori
pubblici
,
anche
attraverso
la
persona
del
ministro
Giuriati
,
nominato
alto
commissario
per
il
Mezzogiorno
,
rientra
nel
quadro
di
tutte
le
possibilità
fasciste
,
e
perciò
non
eccede
i
dati
storici
del
disordine
amministrativo
e
della
invadenza
tradizionale
dello
Stato
storico
.
Il
meridionalismo
,
inteso
come
organizzazione
di
forze
autoctone
,
dirette
a
distruggere
questo
vizio
costituzionale
della
società
italiana
,
è
ancora
di
là
da
venire
.
Quello
del
"
Mattino
"
non
è
che
il
grido
dei
volatili
all
'
annunzio
della
tempesta
:
un
agitarsi
scomposto
e
disorganico
per
immunizzare
le
proprie
fortune
dal
ciclone
storico
che
si
addensa
sul
cielo
meridionale
.
Esso
ci
è
utile
perché
funziona
da
anemografo
e
ci
conferma
che
il
trasformismo
è
veramente
agonizzante
,
ma
non
riesce
a
prenderci
perché
ormai
siamo
abbastanza
scaltriti
al
giuoco
.
Anche
questo
è
un
indice
dei
tempi
e
del
lento
accumularsi
nelle
generazioni
di
nuove
energie
intransigenti
,
disposte
a
romperla
,
non
a
chiacchiere
,
col
passato
.
Dal
"
Corriere
dell
'
Irpinia
"
del
13
giugno
1925
.
V
Epilogo
semiserio
Tutti
noi
siamo
perfettamente
d
'
accordo
:
la
colpa
è
di
Gian
Giacomo
.
È
lui
il
cattivo
genio
che
ci
ha
portato
a
questo
stato
,
è
lui
che
ha
corrotto
le
coscienze
,
deviata
la
gioventù
,
bolscevizzato
il
mondo
.
Contro
di
lui
bisogna
quindi
reagire
.
Morte
,
perciò
,
all
'
atomismo
democratico
.
Distruggiamo
l
'
individuo
,
anzi
sopprimiamo
addirittura
la
parola
dal
dizionario
.
Lo
Stato
è
tutto
,
principio
e
fine
della
vita
:
padre
degli
individui
,
e
,
come
Saturno
,
divoratore
dei
suoi
figli
.
Affidiamoci
allo
Stato
,
non
domandiamo
come
sia
nato
,
che
cosa
voglia
,
che
cosa
faccia
.
Non
abbiamo
il
diritto
di
fare
queste
domande
indiscrete
,
anzi
non
abbiamo
alcun
diritto
di
natura
.
Tutti
i
diritti
ci
provengono
dallo
Stato
come
tante
specie
di
affezioni
costituzionali
.
Perciò
in
Italia
siamo
tutti
etici
.
Specialmente
noi
del
Mezzogiorno
che
abbiamo
la
suprema
ventura
di
avere
per
compaesano
il
ministro
Rocco
,
teorico
di
fama
europea
,
scopritore
di
dottrine
universali
,
antiliberale
di
marca
.
Abbasso
il
liberalismo
ed
i
suoi
epigoni
,
e
viva
il
grande
Rocco
,
gloria
del
Sud
,
che
lo
ha
abbattuto
.
Ma
quale
liberalismo
?
Il
liberalismo
di
comodo
..
Un
liberalismo
di
comodo
,
risponde
Giovanni
Gentile
;
una
specie
di
pupazzo
impagliato
per
tirarvi
contro
le
pallottole
di
mota
,
uno
spaventapasseri
ideologico
,
di
cui
nemmeno
i
pettirossi
hanno
più
paura
.
Povero
Gian
Giacomo
,
umiliato
,
superato
e
distrutto
da
tanto
tempo
.
"
C
'
è
un
liberalismo
-
scriveva
Gentile
nel
gennaio
1923
[
vedi
La
nuova
politica
liberale
,
p
.
9
]
-
che
fa
comodo
ai
suoi
avversari
[
al
ministro
Rocco
!
]
e
che
si
sente
infatti
invocare
spesso
da
tutti
,
quantunque
i
più
ripugnano
ad
aderirvi
per
proprio
conto
.
Ed
è
il
liberalismo
materialista
del
secolo
XVIII
,
nato
in
Inghilterra
nel
precedente
,
ma
diventato
nel
Settecento
il
credo
della
Rivoluzione
...
Ma
c
'
è
un
altro
liberalismo
,
nato
nel
secolo
XIX
,
nella
piena
maturità
dello
stesso
pensiero
della
rivoluzione
,
attraverso
quella
critica
del
materialismo
che
in
tutti
i
paesi
d
'
Europa
in
vario
modo
condusse
alla
riaffermazione
dei
valori
spirituali
"
;
e
questo
liberalismo
è
quello
che
ci
proviene
dal
pensiero
vichiano
ed
attraverso
l
'
opera
del
Cuoco
e
dello
Spaventa
ha
permeato
il
pensiero
della
Destra
storica
.
Questo
,
secondo
Gentile
,
è
il
liberalismo
ideologicamente
sano
,
la
dottrina
dello
Stato
etico
,
ed
ha
una
storia
affermata
che
non
si
può
distruggere
:
questo
,
aggiungiamo
noi
,
è
il
liberalismo
idealista
che
gli
uomini
della
Destra
hanno
tentato
tradurre
in
categorie
storiche
.
Che
cosa
c
'
entra
dunque
Gian
Giacomo
ed
il
liberalismo
materialistico
?
Potremmo
anzi
dire
:
chi
lo
conosce
?
Ma
Gentile
suggerisce
:
è
un
liberalismo
di
comodo
,
il
fantoccio
del
bersaglio
nel
giuoco
delle
tre
palle
per
un
soldo
,
e
Rocco
non
ha
temuto
di
impadronirsi
con
un
tratto
di
genio
(
questo
sì
che
è
genio
)
del
pensiero
dell
'
idealismo
liberale
per
mettergli
la
camicia
nera
.
Il
fascismo
ha
finalmente
una
dottrina
,
nuova
,
fiammante
di
zecca
,
partorita
come
Minerva
dal
cervello
di
Giove
,
e
,
per
giunta
,
una
dottrina
meridionale
.
Così
il
pensiero
più
tragicamente
serio
che
sia
nato
in
queste
aride
ed
ultrafilofasciste
terre
,
si
è
trasformato
in
un
passaporto
filosofico
per
giustificare
la
rivoluzionaria
azione
dei
microbi
della
cancrena
travestiti
da
commissari
regi
nei
piccoli
comuni
di
campagna
.
...
e
le
corna
al
Podestà
Ed
è
perciò
che
con
perfetta
applicazione
dialettica
si
è
invocato
il
Podestà
.
È
così
logico
il
trapasso
che
Bertrando
Spaventa
stesso
,
se
tornasse
in
vita
,
sarebbe
costretto
a
riconoscere
che
tra
lo
Stato
e
l
'
individuo
,
e
tra
l
'
Autorità
e
la
Libertà
non
vi
è
altra
sintesi
storica
possibile
che
il
Podestà
.
Anzi
il
Podestà
è
sintesi
delle
sintesi
,
cioè
principio
ed
unico
della
vita
statale
.
Voi
non
potete
immaginare
,
cari
amici
del
Nord
,
come
ci
sollazzano
queste
trovate
.
E
badate
non
sollazzano
soltanto
i
nostri
cervelli
di
sofisti
bizantini
e
di
curiali
giurisdizionalisti
,
dispersi
tra
i
monti
a
ricercare
nelle
aride
crete
o
tra
le
ristoppie
cantate
dalle
cicale
,
quanto
Medioevo
ancora
viva
in
quest
'
atmosfera
di
fuoco
,
e
quanto
evo
moderno
ci
porti
quotidianamente
la
carta
stampata
,
ma
sollazzano
ancora
più
i
nostri
contadini
,
cervelli
semplici
,
chiari
,
dialettici
-
questi
sì
che
sono
dialettici
-
affamati
di
terra
e
di
libertà
.
Io
già
li
sento
dire
:
il
Podestà
,
ah
sì
,
e
a
me
che
me
ne
importa
?
Ora
lo
chiamano
Sindaco
,
domani
lo
chiameranno
Podestà
,
ma
saranno
sempre
le
sciammerèche
a
comandare
.
Le
sciammerèche
,
cari
amici
del
Nord
,
sono
i
borghesi
rurali
,
avari
,
sudici
,
assenteisti
,
analfabeti
,
volgari
,
cinici
che
ad
ogni
cambiamento
di
governo
si
offrono
come
tutori
dell
'
ordine
.
Nessun
governo
può
fare
senza
di
loro
,
nessun
governo
ha
mai
pensato
di
distruggerli
.
Solo
la
storia
,
l
'
economia
politica
,
e
la
vaporiera
,
camminando
ogni
giorno
verso
un
avvenire
migliore
,
ne
scalfiscono
il
dominio
,
tolgono
una
pietra
all
'
edificio
.
E
a
mano
a
mano
che
questo
processo
si
sviluppa
,
il
lavoratore
sobrio
,
devoto
e
pio
,
generoso
e
silenzioso
,
alza
la
testa
verso
il
cielo
e
si
sente
uomo
.
Altro
che
l
'
atomismo
individualistico
!
...
Non
vi
sono
che
i
torbidi
cervelli
dei
piccoli
borghesi
trasformisti
che
possono
sognare
di
arrestare
questa
marcia
.
Una
grande
marcia
,
amici
del
Nord
,
sognata
dai
precursori
,
sognata
da
Vico
,
da
Cuoco
e
da
Spaventa
,
dietro
la
quale
segue
a
grandi
giornate
lo
Stato
etico
:
una
marcia
che
si
svolge
nei
cuori
e
nei
cervelli
degli
umili
e
li
avvicina
per
vie
ignote
ai
grandi
ideali
nazionali
,
verso
la
coscienza
di
se
stessi
,
e
dell
'
appartenenza
alla
società
ed
allo
Stato
.
Contro
questa
marcia
-
noi
lo
vaticiniamo
fin
da
ora
-
inutile
la
difesa
del
Podestà
.
Il
giorno
fissato
dal
destino
salteranno
via
tutti
i
Podestà
...
oppure
,
secondo
la
consuetudine
,
aderiranno
ai
nuovi
tempi
.
Risparmiatevi
,
perciò
,
questa
fatica
sciocca
e
lasciatevi
consigliare
da
chi
ne
sa
più
di
voi
.
Non
permettete
al
"
Mattino
"
di
prendere
in
giro
il
"
Podestà
"
proprio
quando
sognate
,
a
mezzo
suo
,
di
costruirvi
una
autorità
.
In
quanto
al
ricordo
che
del
Podestà
rimane
nella
letteratura
popolare
ed
in
quella
scritta
,
-
dice
il
"
Mattino
"
,
-
esso
è
miserabile
.
È
indubbio
che
il
Podestà
ha
accentrato
su
di
sé
l
'
odio
delle
popolazioni
:
cosa
che
non
accade
né
ai
nostri
prefetti
,
né
ai
nostri
magistrati
.
Il
solo
istituto
del
XIV
e
XV
secolo
del
quale
il
folclore
popolare
conservi
ancora
traccia
è
il
Podestà
,
nel
noto
proverbio
:
"
Ecco
fatto
il
becco
all
'
oca
e
le
corna
al
Podestà
"
.
Questo
dimostra
che
nell
'
opinione
delle
popolazioni
dell
'
epoca
il
Podestà
era
cornuto
.
Bisogna
far
grande
attenzione
a
queste
manifestazioni
della
sensibilità
popolare
.
Un
magistrato
in
fama
di
essere
cornuto
soffre
indubbiamente
di
grande
lesione
nella
sua
autorità
.
Se
poi
il
popolo
gli
attribuisce
questa
qualità
indipendentemente
dalla
condotta
di
sua
moglie
,
e
indipendentemente
dal
fatto
che
egli
sia
coniugato
-
come
sembra
sia
stato
il
caso
del
Podestà
-
bisogna
concludere
che
le
corna
vengono
attribuite
non
all
'
uomo
,
ma
alla
carica
;
e
questo
è
un
sintomo
gravissimo
di
impopolarità
.
Ora
,
il
proverbio
citato
sembra
indicare
che
,
nella
opinione
delle
popolazioni
dell
'
epoca
,
le
corna
venivano
al
Podestà
così
naturalmente
come
il
becco
nasce
all
'
oca
.
I
Francesi
moderni
hanno
un
pregiudizio
analogo
contro
il
capostazione
.
"
Il
est
cocu
,
le
chef
de
gare
"
,
canta
la
loro
canzone
.
Ma
il
loro
equo
razionalismo
aggiunge
subito
:
"
S
'
il
est
cocu
,
c
'
est
que
sa
femme
l
'
a
voulu
"
.
Nel
caso
del
Podestà
,
nessuna
spiegazione
di
questo
genere
:
e
dobbiamo
concludere
che
esso
è
stato
cornuto
per
ragione
del
suo
ufficio
.
Lasciate
perciò
che
sia
cornuto
il
sindaco
ogni
qualvolta
abbia
una
moglie
ingrata
,
ma
non
permettete
che
la
nuova
carica
possa
essere
diminuita
da
un
attributo
così
pericoloso
nel
Sud
.
Perché
,
vedete
,
amici
del
Nord
,
i
meridionali
attribuiscono
tanta
importanza
alla
fedeltà
delle
donne
coniugate
,
da
negare
ogni
autorità
,
anzi
da
mettere
nel
più
terribile
dei
ridicoli
i
mariti
disgraziati
.
Il
Podestà
perciò
è
un
nome
inadattabile
,
dati
i
precedenti
.
Vogliamo
il
capo
urbano
Questo
nome
è
presto
trovato
:
il
capo
urbano
.
Nessun
appellativo
è
infatti
più
italiano
e
più
borbonico
di
questo
.
Gli
urbani
e
guardie
urbane
-
narra
il
De
Cesare
-
erano
una
milizia
locale
,
composta
generalmente
di
operai
e
di
bottegai
e
contadini
,
i
quali
non
vestivano
divisa
e
solo
portavano
,
in
servizio
,
una
coccarda
rossa
al
cappello
o
alla
coppola
.
C
'
era
nei
comuni
un
posto
di
guardia
,
dove
ogni
sera
gli
urbani
convenivano
alla
spicciolata
per
turno
,
armati
di
schioppi
di
loro
proprietà
.
Avevano
il
privilegio
di
ottenere
gratuitamente
il
porto
d
'
armi
ma
non
il
permesso
di
cacciare
.
Nei
piccoli
paesi
il
capo
urbano
era
l
'
uomo
più
temuto
dopo
il
giudice
regio
,
perché
vigilava
,
riferiva
,
denunziava
e
dava
informazioni
al
giudice
,
all
'
aiutante
ed
al
sottointendente
.
Ve
li
figurate
voi
questi
capo
urbani
nell
'
esercizio
delle
loro
funzioni
,
controllare
,
riferire
,
soprattutto
denunziare
?
So
benissimo
che
erano
ritenuti
e
chiamati
spioni
e
ferocemente
odiati
,
ma
appunto
perciò
erano
utili
ad
impedire
che
la
licenza
trionfasse
e
che
l
'
atomismo
democratico
corrompesse
la
Sacra
autorità
di
Sua
Maestà
Ferdinando
II
,
che
Dio
salvi
.
Chi
può
valutare
gli
oscuri
servigi
resi
da
questi
minuscoli
ras
per
la
salvezza
del
trono
?
Chi
non
ricorda
con
quanto
accanimento
perseguirono
gli
attendibili
?
Essi
fecero
fino
all
'
ultimo
giorno
il
loro
dovere
,
con
una
tenacia
ed
una
fedeltà
degna
della
causa
che
sostenevano
e
se
non
riuscirono
ad
impedire
il
dilagare
dell
'
eresia
liberale
,
non
fu
colpa
loro
.
Oggi
hanno
diritto
a
questa
grande
riabilitazione
storica
,
e
le
plebi
meridionali
,
ancora
borboniche
nel
sangue
,
li
accoglieranno
come
i
discepoli
accolsero
il
Maestro
dopo
la
resurrezione
.
Resurrexerunt
i
sacri
militi
dell
'
Autorità
-
canterà
la
leggenda
-
e
tornarono
con
la
rossa
coccarda
ed
il
giglio
dell
'
innocenza
a
difendere
le
docili
popolazioni
del
Sud
dalle
insidie
della
disgregazione
liberale
.
Mercé
loro
il
trasformismo
fu
sconfitto
.
Non
vi
furono
più
elezioni
,
quindi
non
vi
furono
più
trasformisti
.
Questo
argomento
è
indubbiamente
principe
per
sostenere
la
necessità
della
riforma
.
Anche
i
meridionalisti
più
convinti
possono
aderirvi
,
se
vogliono
liberare
il
Mezzogiorno
dalla
triste
genia
dei
saltimbanchi
politici
.
O
governativi
a
vita
,
o
attendibili
a
vita
.
Tertium
non
datur
.
Casertano
non
dovrà
più
lavorare
di
gomiti
per
brandire
la
divisa
.
Se
l
'
è
procurata
,
nessuno
gliela
insidierà
.
Purché
il
Sire
sia
contento
dei
suoi
servigi
nessuno
potrà
,
con
colpi
mancini
,
togliergli
il
bastone
del
comando
.
Il
Podestà
dei
Podestà
E
giacché
lo
abbiamo
nominato
,
permettete
,
amici
del
Nord
,
che
io
vi
reciti
l
'
elogio
di
quest
'
uomo
,
che
ben
può
definirsi
,
con
l
'
Emerson
,
l
'
Uomo
Rappresentativo
del
Mezzogiorno
.
Egli
nacque
in
una
zona
selvaggia
,
in
cui
solo
i
bufali
ed
i
mazzoni
,
armati
a
cavallo
,
riempiono
il
paesaggio
.
Paese
sterminato
e
deserto
,
sacro
alla
Dea
Febbre
,
ove
la
vita
è
una
lotta
quotidiana
con
gli
elementi
;
ove
l
'
uomo
si
trova
solo
di
fronte
alla
natura
aspra
e
selvaggia
,
e
non
sente
ancora
il
bisogno
di
crearsi
lo
Stato
etico
,
dato
che
ivi
impera
un
'
altra
sovrana
della
patologia
:
la
malaria
.
Ed
è
perciò
che
in
quella
zona
,
tra
i
canneti
e
gli
acquitrini
,
nella
landa
sterminata
e
nei
casolari
di
paglia
,
tra
i
butteri
felici
di
galoppare
al
vento
sulla
nuda
groppa
delle
cavalle
indomite
,
la
vita
soddisfa
ai
suoi
bisogni
con
mezzi
eccezionali
:
altre
forme
di
associazione
regnano
che
non
siano
quelle
riconosciute
dal
Codice
civile
o
dal
Codice
di
commercio
,
e
la
libertà
naturalistica
cede
solo
alle
esigenze
di
una
giustizia
autoctona
che
non
fallisce
mai
,
come
quella
ufficiale
.
Casertano
è
il
capo
indiscusso
di
questa
regione
,
e
,
se
i
tempi
non
fossero
così
malvagi
,
egli
sarebbe
lieto
di
prodigarsi
nella
pianura
sconfinata
come
un
patriarca
,
duce
e
legislatore
di
questo
popolo
semplice
.
Ma
vi
sono
le
esigenze
dell
'
Unità
.
Roma
vuole
imprimere
la
sua
orma
anche
nelle
pozzanghere
dei
mazzoni
,
vuole
distendere
le
sue
aquile
imperiali
su
ogni
rupe
,
su
ogni
terra
,
su
ogni
fosso
.
Bisogna
perciò
mediare
l
'
idea
imperiale
con
tutte
le
idee
locali
,
operare
tante
sintesi
regionali
quante
ne
occorrono
per
impedire
che
la
burocrazia
si
riveli
quale
è
,
vuota
di
pensiero
e
ricca
di
formule
e
di
presunzione
,
arrivare
infine
alla
grande
sintesi
nazionale
.
E
per
far
ciò
occorrono
dei
mediatori
.
Ben
si
sa
:
i
mediatori
affrontano
gli
ostacoli
,
avvicinano
i
consensi
,
cancellano
le
differenze
.
Differiscono
secondo
la
materia
che
trattano
,
ma
sono
sempre
preziosi
.
Alcuni
operano
nelle
fiere
e
sono
i
più
malfamati
,
ma
a
torto
;
altri
operano
nel
commercio
ordinario
,
nelle
vendite
immobiliari
,
negli
affari
legali
in
margine
alla
Sacra
Maestà
della
Giustizia
:
altri
infine
operano
nella
politica
e
portano
per
mille
vie
al
centro
della
Nazione
i
consensi
della
periferia
.
Per
queste
necessità
nazionali
i
buoni
mazzoni
hanno
dovuto
crearsi
una
classe
dirigente
,
cioè
una
classe
di
mediatori
.
Questi
mediano
nelle
fiere
e
negli
affari
commerciali
in
genere
:
mediano
tra
la
giustizia
autoctona
e
quella
ufficiale
,
tra
l
'
anarchia
prestatale
delle
popolazioni
ed
il
feudalismo
statale
del
centro
.
È
naturale
che
dove
la
distanza
tra
i
termini
da
mediare
è
maggiore
,
ivi
occorre
più
diplomazia
.
I
nostri
uomini
politici
sono
infatti
dei
grandi
diplomatici
.
Ora
in
questo
ambiente
e
per
queste
necessità
ideali
Casertano
cominciò
la
sua
carriera
di
ambasciatore
dei
mazzoni
presso
il
governo
italiano
.
Naturalmente
l
'
inizio
fu
impetuoso
,
come
per
tutti
i
grandi
leaders
meridionali
.
Era
l
'
epoca
del
radicalismo
:
un
'
epoca
intellettualmente
buffa
,
come
tutte
le
concezioni
politiche
della
piccola
borghesia
meridionale
:
l
'
epoca
cioè
dell
'
individualismo
industriale
applicato
alla
transumanza
delle
pecore
ed
alla
fabbricazione
delle
ricotte
.
Ma
Casertano
non
si
spaventò
,
ed
in
nome
di
questi
ideali
dissertò
nelle
aule
polverose
del
tribunale
di
Santa
Maria
Capua
Vetere
e
delle
preture
dipendenti
.
Il
suo
avversario
Gioacchino
Della
Pietra
forse
ne
ride
ancora
,
egli
che
già
aveva
fatta
tutta
la
sua
carriera
di
diplomatico
mazzonaro
e
si
assideva
sicuro
sul
suo
trono
di
ras
.
In
effetto
,
Casertano
allora
credeva
sul
serio
ai
grandi
ideali
della
Loggia
e
si
meravigliava
non
poco
che
i
butteri
ed
i
fittavoli
del
Nolano
,
presso
di
cui
in
un
secondo
tempo
cercò
asilo
,
non
presentissero
la
sua
futura
grandezza
.
Trascinò
così
,
per
lungo
tempo
,
la
sua
conoscenza
della
legge
comunale
e
provinciale
,
l
'
unico
libro
che
abbia
studiato
a
fondo
,
dinanzi
alla
Giunta
provinciale
amministrativa
di
Terra
di
Lavoro
,
finché
l
'
ora
venne
.
Lo
mandò
al
Parlamento
Nola
,
la
piccola
cittadina
campana
,
madre
della
dialettica
bruniana
,
ed
ancora
oggi
memore
dell
'
oratoria
polemica
di
Guido
Podrecca
,
anche
lui
,
come
il
grande
Casertano
,
finito
fascista
.
Nola
veramente
in
quell
'
epoca
aveva
-
come
ha
tuttora
-
assai
fede
nel
culto
di
san
Paolino
,
inventore
delle
campane
,
e
la
cavalleria
più
volte
dovette
intervenire
per
salvare
Podrecca
e
Casertano
dai
furori
eroici
dei
curati
del
contado
,
aizzanti
a
suon
di
fischi
e
pietrate
,
l
'
irritazione
sanfedista
dei
villici
,
ma
la
tenacia
del
nostro
uomo
finì
per
trionfare
e
l
'
ambasciatore
dei
mazzoni
fu
mandato
in
Parlamento
.
Io
non
so
quante
mediazioni
furono
necessarie
per
questa
vittoria
:
quante
sintesi
occorsero
.
So
soltanto
che
da
quell
'
epoca
la
storia
di
Casertano
si
identificò
con
quella
nazionale
.
Egli
era
un
predestinato
in
nome
del
compasso
,
pronto
però
a
mediare
con
la
croce
e
con
la
mezzaluna
,
ed
il
suo
destino
si
avverò
.
In
qual
modo
non
occorre
dire
,
perché
è
noto
.
Lentamente
il
nostro
uomo
divenne
veramente
rappresentativo
,
finché
il
fascismo
,
con
quell
'
intuito
di
intransigenza
che
giustamente
Farinacci
celebra
,
lo
elevò
a
mediatore
di
tutto
il
Mezzogiorno
,
quasi
quasi
a
vicerè
dei
reali
domini
al
di
qua
del
Faro
.
È
naturale
,
perciò
,
che
con
l
'
istituzione
del
Podestà
o
del
capo
urbano
-
il
che
fa
lo
stesso
,
trattandosi
soltanto
di
una
questione
di
nomi
-
si
pensi
anche
a
sistemare
la
posizione
di
Casertano
,
a
mantenergli
cioè
la
qualità
di
ambasciatore
del
Mezzogiorno
presso
il
regime
.
Si
potrebbe
,
perciò
,
creare
la
carica
di
Podestà
dei
podestà
,
conferendole
i
poteri
e
le
attribuzioni
di
sorvegliare
i
nuovi
funzionari
governativi
.
Solo
allora
l
'
atomismo
democratico
sarà
veramente
distrutto
nella
glorificazione
di
colui
che
col
suo
sacrificio
seppe
redimere
il
Mezzogiorno
.
Da
"
La
Rivoluzione
Liberale
"
del
20
settembre
1925
.
APPENDICE
SECONDA
DUE
GIUDIZI
I
Un
giudizio
di
Luigi
Sturzo
È
degno
di
nota
il
tentativo
di
Guido
Dorso
di
riportare
il
problema
meridionale
nelle
fasi
della
storia
dell
'
Italia
dall
'
unificazione
al
momento
presente
,
e
di
dargli
un
contenuto
.
Sono
pochi
(
purtroppo
)
che
han
superato
tanto
lo
stato
d
'
animo
dei
meridionali
che
vedono
nel
governo
centrale
il
protettore
ed
il
salvatore
del
Mezzogiorno
,
quanto
la
corrente
problemistica
di
particolari
bisogni
e
di
analitiche
soluzioni
,
sia
pure
agitate
e
rivendicate
con
spirito
d
'
indipendenza
.
Egli
considera
il
problema
meridionale
in
termini
politici
,
come
un
problema
di
Regime
,
non
specifico
del
Mezzogiorno
,
ma
generale
dell
'
Italia
.
Sotto
questo
aspetto
il
lavoro
del
Dorso
a
prima
vista
può
dare
al
lettore
la
impressione
che
la
questione
c
'
entri
in
linea
secondaria
,
come
per
amore
della
tesi
,
ma
che
il
libro
(
togliendo
di
colpo
i
capitoli
V
,
VI
,
XIV
e
XV
e
altri
pochi
tratti
qua
e
là
)
potrebbe
rimanere
un
bel
saggio
di
sintesi
storica
della
politica
italiana
senza
incomodare
la
questione
meridionale
.
Forse
a
questa
impressione
contribuisce
in
qualche
modo
il
taglio
del
lavoro
,
nel
quale
in
tre
libri
differenti
per
soggetto
,
la
parte
critica
storico
generale
assorbe
la
mente
del
lettore
ed
il
nesso
intimo
,
che
tutto
ciò
ha
con
la
questione
meridionale
,
non
si
rivela
nella
sua
completa
luce
.
E
il
lavoro
è
diviso
in
tre
libri
:
il
I
ha
il
titolo
:
Gli
aspetti
storici
della
politica
unitaria
e
la
questione
meridionale
;
il
II
ha
il
titolo
:
I
partiti
storici
e
la
questione
meridionale
;
e
il
III
:
Lo
Stato
storico
e
la
rivoluzione
meridionale
.
Ho
detto
sembra
,
ma
non
è
:
poiché
il
punto
centrale
è
proprio
la
questione
meridionale
,
vista
attraverso
il
problema
politico
generale
d
'
Italia
,
e
in
questo
sta
l
'
interesse
che
desta
il
lavoro
del
giovane
scrittore
.
Il
suo
pensiero
può
riassumersi
così
.
L
'
unificazione
italiana
,
pur
partendo
da
presupposti
rivoluzionari
,
fu
condotta
avanti
e
completata
al
di
fuori
dello
spirito
rivoluzionario
,
in
un
compromesso
tra
la
monarchia
piemontese
,
che
estese
il
suo
dominio
su
tutta
l
'
Italia
e
la
classe
conservatrice
borghese
del
Nord
,
che
assodò
la
sua
posizione
economica
,
col
sacrificio
dell
'
idea
liberale
.
La
borghesia
rurale
del
Sud
,
a
sua
volta
,
entrando
a
far
parte
del
nuovo
Regno
,
si
garantì
il
suo
feudalismo
terriero
e
municipale
,
rinunziando
alla
reale
partecipazione
della
vita
politica
,
che
rimase
piemontese
e
nordica
.
Questa
si
chiama
"
la
conquista
regia
"
,
e
il
Mezzogiorno
fu
reputato
in
sostanza
come
una
colonia
.
I
partiti
storici
continuarono
questa
politica
iniziale
,
sviluppando
il
protezionismo
industriale
del
Nord
(
Sinistra
)
e
l
'
operaismo
cooperativo
e
sindacalista
a
peso
dello
Stato
(
socialismo
ufficiale
)
,
sacrificando
i
veri
interessi
del
Mezzogiorno
,
che
si
contentò
di
dare
la
materia
parlamentare
del
trasformismo
e
il
mezzo
costante
delle
larvate
dittature
governative
.
Il
solo
che
cercò
di
trarre
il
Partito
socialista
dal
terreno
del
compromesso
economico
e
dalle
spire
della
conquista
regia
fu
il
Salvemini
,
che
però
fallì
sul
terreno
del
partito
,
che
egli
dovette
abbandonare
;
e
non
ebbe
successi
sul
terreno
della
questione
politica
meridionale
,
perché
troppo
impigliato
nel
problemismo
.
Nel
campo
liberale
furono
Giustino
Fortunato
e
De
Viti
De
Marco
a
comprendere
i
termini
reali
del
problema
meridionale
,
ma
nessuno
dei
due
assurse
alla
visione
politica
di
esso
.
La
politica
generale
giolittiana
fu
morfinizzante
per
tutte
le
vitalità
del
paese
,
e
principalmente
per
il
Mezzogiorno
.
La
grande
guerra
travolge
le
forze
politiche
ed
economiche
,
e
rimette
in
primo
piano
tutto
il
problema
politico
originato
dalla
conquista
regia
e
dalla
politica
di
mezzo
secolo
del
nostro
Stato
unitario
.
I
partiti
cercano
di
orientarsi
.
Il
Partito
socialista
si
volge
verso
la
corrente
bolscevizzante
,
pur
restando
un
fenomeno
prevalente
dell
'
Alta
Italia
,
con
una
radicale
incomprensione
politica
di
tutto
il
resto
.
Il
Partito
popolare
imposta
il
problema
con
la
sua
tendenza
antistatale
,
il
suo
sistema
autonomistico
e
decentratore
,
ma
è
legato
alle
necessità
di
un
partito
nazionale
(
nel
senso
che
abbraccia
tutte
le
province
italiane
e
quindi
il
contrasto
intimo
del
Nord
e
Sud
)
;
ciò
nonostante
per
istinto
rivoluzionario
fa
con
successo
la
sua
battaglia
antigiolittiana
,
e
tenta
di
imporre
il
movimento
agrario
come
riabilitazione
politica
delle
forze
rurali
.
Ma
è
immobilizzato
dalle
correnti
localistiche
e
dalle
consorterie
parlamentari
,
alle
quali
il
Mezzogiorno
aderisce
sempre
con
maggiore
adattabilità
e
forza
di
tradizione
.
Di
questa
tradizione
sono
esposti
il
radicalismo
prima
,
e
il
democratismo
di
Amendola
e
di
Cesarò
dopo
,
che
sotto
diversi
aspetti
restano
nell
'
orbita
del
conservatorismo
della
conquista
regia
e
del
trasformismo
giolittiano
.
Sopravviene
il
fascismo
:
fenomeno
esclusivamente
dell
'
Alta
Italia
,
esso
viene
utilizzato
dal
conservatorismo
in
funzione
rivoluzionaria
per
fermare
la
via
alle
correnti
socialiste
e
popolari
,
che
,
per
quanto
avverse
e
con
linee
non
coerenti
,
agivano
o
meglio
potevano
agire
in
autonomia
di
mosse
,
al
di
fuori
della
tradizione
del
compromesso
tra
Corona
e
borghesia
redditiera
e
conservatrice
.
Mussolini
,
senza
cessare
la
forma
rivoluzionaria
,
anzi
portandola
nella
espressione
esteriore
del
suo
governo
,
si
presta
alla
mediazione
tra
il
conservatorismo
monarchico
ed
il
paese
.
Il
Mezzogiorno
è
assente
dal
movimento
fascista
fino
quasi
alla
marcia
su
Roma
.
Quello
che
nel
Sud
esisteva
era
un
semplice
fatto
e
senza
convinzioni
.
Il
fenomeno
di
adattamento
del
fascismo
meridionale
,
non
è
che
la
ripetizione
di
quel
che
fece
nel
Mezzogiorno
la
borghesia
rurale
del
Risorgimento
.
Essa
si
è
garantita
il
predominio
locale
,
con
rinunzia
a
qualsiasi
partecipazione
o
controllo
politico
sul
paese
.
Il
tentativo
di
Padovani
di
risolvere
la
del
Mezzogiorno
sul
terreno
di
una
contingenza
di
partito
e
di
uno
spossessamento
della
classe
dirigente
del
luogo
,
cadde
appena
all
'
inizio
.
Dopo
l
'
avvento
fascista
alcune
correnti
tra
i
repubblicani
ed
i
comunisti
e
altre
dei
partiti
locali
come
il
sardo
di
Azione
,
cominciano
ora
ad
intravedere
il
nesso
del
problema
politico
del
Mezzogiorno
,
come
problema
di
autonomismo
e
di
ruralismo
e
per
l
'
effettiva
partecipazione
alla
vita
del
regime
,
come
forza
rivoluzionaria
contro
lo
Stato
storico
italiano
.
Questa
può
dirsi
la
"
rivoluzione
meridionale
"
,
che
va
maturandosi
attraverso
le
dure
esperienze
del
presente
.
Spero
di
avere
con
precisione
e
chiarezza
esposto
il
pensiero
dell
'
Autore
;
dico
spero
,
perché
se
c
'
è
un
difetto
in
questo
libro
è
lo
sforzo
di
una
sintesi
di
formule
astratte
,
per
rappresentare
fatti
e
realtà
concrete
.
Le
linee
del
pensiero
risultano
chiare
,
ma
il
riferimento
al
concreto
può
essere
non
poche
volte
equivocato
,
per
il
gusto
di
generalizzazioni
,
che
a
volte
eccedono
la
piccola
portata
dei
fatti
contingenti
:
come
è
,
ad
esempio
,
l
'
importanza
data
al
fenomeno
Padovani
nella
Campania
e
al
Partito
sardo
di
Azione
o
al
comunismo
di
Gramsci
.
Ma
questo
difetto
,
emendabilissimo
,
non
toglie
nulla
all
'
impostazione
del
problema
e
alla
visione
storica
della
formazione
del
Regno
unitario
e
alla
posizione
dei
partiti
politici
,
che
in
sostanza
risulta
molto
vicino
alla
realtà
e
al
significato
politico
di
essa
.
Se
c
'
è
un
appunto
da
fare
,
o
meglio
un
dubbio
da
sollevare
,
è
sul
terreno
economico
.
Il
Mezzogiorno
non
ha
potuto
mai
conquistare
un
vero
controllo
sui
pubblici
poteri
,
né
esprimere
una
prevalenza
politica
,
nei
confronti
dell
'
Alta
Italia
,
perché
la
sua
struttura
economica
precapitalistica
e
feudalizzante
,
e
la
sua
posizione
geografica
al
di
là
dei
centri
di
polarizzazione
dei
commerci
,
non
gli
han
consentito
di
misurarsi
nella
lotta
con
gl
'
interessi
dell
'
Alta
Italia
.
La
politica
italiana
non
poteva
uscire
fuori
dal
triangolo
Milano
Genova
Torino
con
la
punta
avanzata
della
Val
Padana
,
Emilia
,
Romagna
.
Questo
gruppo
d
'
interessi
,
sia
perché
vigoreggianti
sullo
sfruttamento
del
resto
d
'
Italia
,
specialmente
del
Mezzogiorno
,
sia
perché
poggianti
sopra
industrie
parassite
,
o
quasi
,
che
postulavano
la
mediazione
economica
dello
Stato
fra
essi
e
il
resto
della
popolazione
consumatrice
,
in
tanto
poteva
sostenersi
in
quanto
la
politica
fosse
dalla
propria
parte
(
dittature
larvate
o
palesi
)
,
e
in
quanto
fosse
conservatrice
.
E
poiché
la
politica
ideale
o
delle
correnti
dei
partiti
non
poteva
prendere
il
nome
di
conservatrice
(
nome
inviso
ed
impopolare
)
,
così
prima
fu
quella
liberale
,
poi
quella
democratica
,
con
filìe
socialiste
(
a
ragionevole
distanza
)
,
e
infine
socialista
;
onde
i
rappresentati
di
questi
gruppi
d
'
interessi
furono
all
'
esterna
apparenza
liberali
o
democratici
,
come
oggi
sono
fascisti
;
perché
alla
loro
volta
,
i
governi
,
fasci
sta
o
democratico
o
liberale
,
facessero
sempre
la
politica
sostanzialmente
conservatrice
.
I
socialisti
,
in
quanto
entrarono
nell
'
orbita
dell
'
industrialismo
e
furono
obbligati
a
sostenere
gl
'
interessi
dell
'
industria
parassita
-
perché
così
difendevano
una
serie
d
'
interessi
operai
-
e
in
quanto
entrarono
nell
'
orbita
degl
'
interessi
fondiari
delle
zone
bonificate
,
per
sviluppare
il
loro
movimento
rurale
cooperativo
,
non
potevano
che
essere
il
miglior
puntello
di
una
simile
qualifica
.
Cosa
aveva
da
contrapporre
il
Mezzogiorno
?
l
'
emigrazione
ne
fu
la
valvola
di
salvezza
.
Il
sudato
risparmio
meridionale
fu
pompato
dallo
Stato
a
mezzo
di
tasse
o
di
rendita
pubblica
e
buoni
del
tesoro
o
C
.
P
.
,
per
beneficiare
il
Nord
delle
disponibilità
del
tesoro
,
e
,
a
mezzo
delle
grandi
banche
,
potente
veicolo
di
economia
,
a
favore
delle
grandi
industrie
del
Nord
,
le
quali
venivano
sorrette
a
mezzo
delle
tariffe
protettive
,
sistema
atto
ad
assicurare
il
trionfo
di
un
industrialismo
artificioso
.
Si
comprende
bene
come
a
questa
politica
necessitava
una
centralizzazione
statale
sempre
più
serrata
,
e
una
impermeabilità
ad
altre
forze
estranee
ad
essa
;
necessitava
un
centro
bancario
prevalente
,
con
esclusione
di
altri
concorrenti
incomodi
;
necessitava
l
'
esercizio
di
un
dominio
illimitato
,
anche
se
le
forme
parlamentari
potevano
far
credere
che
un
limite
vi
fosse
.
In
questo
giro
chiuso
e
ristretto
le
classi
politicanti
del
Mezzogiorno
si
sono
trovate
a
loro
agio
a
tener
soggetta
la
plebe
rurale
e
a
dare
piccolo
sfogo
all
'
artigianato
e
alla
media
borghesia
con
le
lotte
municipali
.
Quando
fu
concesso
il
suffragio
universale
si
ebbe
nel
Mezzogiorno
un
senso
di
paura
,
vinto
subito
dal
fatto
che
poté
essere
incanalato
nelle
vecchie
figure
dei
partiti
locali
.
Ma
la
paura
aumentò
quando
venne
la
proporzionale
,
il
vero
primo
mezzo
di
emancipazione
delle
forze
politiche
tenute
costrette
al
ritmo
degl
'
interessi
prevalenti
.
Il
vero
primo
atto
rivoluzionario
(
nel
senso
esatto
e
non
violento
della
parola
)
fu
proprio
la
proporzionale
.
Per
questo
fatto
il
Mezzogiorno
benpensante
fu
ostile
;
perché
(
è
qui
il
nucleo
della
situazione
politica
del
Mezzogiorno
)
le
classi
della
borghesia
predominante
ricacciano
sempre
indietro
le
masse
contadine
e
i
ceti
operai
da
una
partecipazione
organizzata
alla
vita
pubblica
,
per
tema
di
perdere
non
solo
il
monopolio
della
politica
municipale
e
provinciale
,
ma
anche
il
dominio
economico
senza
limitazioni
e
senza
controlli
.
Sotto
questo
punto
di
vista
il
problema
del
latifondo
meridionale
,
agitato
dai
popolari
,
toccava
non
il
lato
tecnico
(
che
poteva
essere
incompleto
e
deficiente
)
ma
il
lato
politico
della
emancipazione
rurale
.
Se
si
arrivava
a
condurre
in
porto
la
legge
votata
dalla
Camera
dei
Deputati
nel
luglio
1922
,
si
dava
un
altro
colpo
maestro
per
la
formazione
della
vita
politica
del
Sud
.
E
il
terzo
colpo
sarebbe
stato
quello
della
costituzione
della
Regione
e
della
maggiore
autonomia
della
vita
locale
,
per
poter
creare
(
sia
pure
attraverso
dure
esperienze
)
una
coscienza
politico
amministrativa
in
più
larghe
zone
della
popolazione
meridionale
.
Restava
,
come
sempre
,
grave
la
situazione
economica
,
in
rapporto
al
predominio
politico
.
Il
colpo
che
si
preparava
(
e
del
quale
fu
un
segno
l
'
ordine
del
giorno
proposto
da
Cingolani
per
l
'
abolizione
della
protezione
siderurgica
,
pur
temperandola
con
premi
transitori
)
era
quello
di
ridurre
il
sistema
protettivo
e
di
avviare
il
paese
verso
la
libertà
economica
.
Il
Mezzogiorno
così
sarebbe
passato
dal
rango
di
colonia
a
quello
di
provincia
unitaria
del
Regno
.
Tutto
ciò
fu
concepito
e
sostenuto
dal
Partito
popolare
,
nonostante
che
la
maggior
parte
dei
suoi
deputati
e
delle
sue
organizzazioni
fossero
dell
'
Alta
Italia
,
nella
convinzione
generale
che
non
poteva
rigenerarsi
il
Paese
,
che
con
un
'
evoluzione
verso
lo
Stato
decentrato
ed
economicamente
libero
,
con
un
Mezzogiorno
rimesso
nell
'
equilibrio
statale
.
Il
Mezzogiorno
,
quello
politicante
,
non
comprese
il
partito
popolare
,
e
lo
avversò
;
e
il
Mezzogiorno
operaio
e
contadino
non
era
in
grado
di
poterlo
conoscere
se
non
attraverso
le
opere
.
Queste
furono
troncate
per
il
sopravvenire
degli
avvenimenti
.
Oggi
il
Mezzogiorno
è
in
grado
di
rifarsi
un
concetto
esatto
della
sua
posizione
politica
ed
economica
?
Il
problema
è
di
nuovo
complicato
con
il
problema
politico
dell
'
intera
Italia
:
sicché
si
può
dire
che
oggi
non
esiste
un
problema
politico
del
Mezzogiorno
distinto
da
quello
generale
.
Torna
la
posizione
del
primo
Risorgimento
,
e
torna
con
tutti
i
suoi
dubbi
e
le
sue
formule
,
i
suoi
contrasti
e
le
sue
speranze
.
È
bene
,
intanto
,
che
gli
scrittori
ritornino
a
studiare
ed
a
scrivere
,
e
gli
uomini
di
carattere
a
lottare
e
a
soffrire
.
II
La
questione
meridionale
nel
pensiero
di
Antonio
Gramsci
Nel
1930
la
rassegna
del
Partito
comunista
,
"
Stato
operaio
"
,
pubblicò
un
saggio
di
Antonio
Gramsci
sulla
questione
meridionale
,
che
costituisce
ancor
oggi
una
presa
di
posizione
di
grande
interesse
teorico
,
assai
utile
per
comprendere
la
politica
che
il
Partito
comunista
si
ripromette
di
svolgere
nel
prossimo
avvenire
.
Questo
saggio
,
da
moltissimi
ritenuto
il
più
profondo
scritto
del
compianto
Autore
,
è
un
notevole
sforzo
per
uscire
dal
terreno
puramente
ideologico
ed
impossessarsi
di
una
realtà
politico
sociale
,
che
,
nel
suo
ermetismo
,
appare
ribelle
ad
ogni
esegesi
,
poiché
quando
ne
avete
afferrato
e
sottolineato
alcuni
aspetti
,
che
vi
sembrano
preminenti
,
vi
sorge
il
dubbio
che
altri
aspetti
abbiano
maggiore
importanza
e
tutta
l
'
analisi
sia
ancora
da
rifare
.
Però
se
queste
difficoltà
teoriche
veramente
esistono
e
non
sono
soltanto
il
frutto
dell
'
angustia
mentale
di
coloro
che
fino
a
questo
momento
si
sono
cimentati
con
esse
,
non
è
meno
vero
che
tutti
i
tentativi
di
approfondimento
della
realtà
hanno
inestimabile
importanza
,
sia
perché
approntano
un
sempre
più
vasto
materiale
d
'
indagine
,
sia
perché
necessariamente
contribuiscono
a
rendere
meno
imperfetta
per
le
masse
la
coscienza
del
proprio
disagio
e
più
efficace
la
loro
azione
.
E
poiché
lo
scritto
di
Antonio
Gramsci
è
divenuto
addirittura
introvabile
,
credo
opportuno
riferire
per
sommi
capi
le
sue
considerazioni
e
riesaminarle
al
lume
degli
ultimi
avvenimenti
,
soprattutto
perché
al
popolo
meridionale
interessa
assai
che
il
proletariato
italiano
eviti
nel
prossimo
futuro
tutti
gli
errori
che
spinsero
fatalmente
il
vecchio
Partito
socialista
in
una
posizione
antimeridionalistica
,
e
contribuirono
così
efficacemente
al
successo
del
giolittismo
.
Sotto
questo
punto
di
vista
,
anzi
,
il
pensiero
di
Gramsci
è
così
tagliente
,
e
la
sua
revisione
critica
così
sincera
,
che
non
si
può
non
sottolineare
il
parallelismo
con
altre
dottrine
meridionaliste
elaborate
in
sede
strettamente
politica
e
senza
pregiudizi
classisti
.
E
che
si
tratti
di
una
revisione
,
e
più
esattamente
di
una
revisione
critica
,
cioè
non
di
un
riesame
ideologico
,
ma
di
un
esame
di
coscienza
storico
politico
,
lo
confessa
lo
stesso
Autore
,
quando
,
quasi
autobiograficamente
,
ci
rende
conto
di
un
processo
di
adeguamento
alla
realtà
,
svoltosi
sotterraneamente
in
quell
'
élite
dell
'
"
Ordine
Nuovo
"
di
cui
egli
fu
indubbiamente
il
più
forte
cervello
.
Il
primo
problema
da
risolvere
,
per
i
comunisti
torinesi
,
era
quello
di
modificare
l
'
indirizzo
politico
e
l
'
ideologia
generale
del
proletariato
stesso
,
come
elemento
nazionale
che
vive
nel
complesso
della
vita
statale
,
e
subisce
inconsapevolmente
l
'
influenza
della
scuola
,
del
giornale
,
della
tradizione
borghese
.
È
noto
quale
ideologia
sia
stata
diffusa
in
forma
capillare
dai
propagandisti
della
borghesia
nelle
masse
del
Settentrione
:
il
Mezzogiorno
è
la
palla
di
piombo
che
impedisce
più
rapidi
progressi
allo
sviluppo
civile
dell
'
'
Italia
;
i
meridionali
sono
biologicamente
degli
esseri
inferiori
,
dei
semibarbari
o
dei
barbari
completi
,
per
destino
naturale
;
se
il
Mezzogiorno
è
arretrato
,
la
colpa
non
è
del
sistema
capitalistico
o
di
qualsivoglia
altra
causa
storica
,
ma
della
natura
che
ha
fatto
i
meridionali
poltroni
,
incapaci
;
criminali
,
barbari
,
temperando
questa
sorte
matrigna
con
l
'
esplosione
puramente
individuale
di
grandi
geni
,
che
sono
come
le
solitarie
palme
in
un
arido
e
sterile
deserto
.
Il
Partito
socialista
fu
in
gran
parte
il
veicolo
di
questa
ideologia
borghese
nel
proletariato
settentrionale
;
il
Partito
socialista
diede
il
suo
crisma
a
tutta
questa
letteratura
"
meridionalista
"
della
cricca
di
scrittori
della
cosiddetta
scuola
positiva
come
i
Ferri
,
i
Sergi
,
i
Niceforo
,
gli
Orano
e
i
minori
seguaci
che
in
articoli
,
in
bozzetti
,
in
novelle
,
in
romanzi
,
in
libri
d
'
impressioni
e
di
ricordi
ripetevano
in
diverse
forme
lo
stesso
ritornello
;
ancora
una
volta
la
"
scienza
"
era
rivolta
a
schiacciare
i
miseri
e
gli
sfruttati
,
ma
questa
volta
essa
si
ammantava
dei
colori
socialisti
,
pretendeva
essere
la
scienza
del
proletariato
.
I
comunisti
torinesi
reagirono
energicamente
contro
questa
ideologia
,
proprio
a
Torino
,
dove
i
racconti
e
le
descrizioni
dei
veterani
della
guerra
contro
il
"
brigantaggio
"
nel
Mezzogiorno
e
nelle
Isole
avevano
maggiormente
influenzato
la
tradizione
e
lo
spirito
popolare
.
Reagirono
energicamente
in
forme
pratiche
,
riuscendo
ad
ottenere
risultati
concreti
di
grandissima
portata
storica
,
riuscendo
ad
ottenere
,
proprio
a
Torino
,
embrioni
di
quella
che
sarà
la
soluzione
del
problema
meridionale
.
Con
queste
considerazioni
il
proletariato
,
e
,
più
esattamente
,
l
'
élite
che
lo
dirigeva
,
si
divise
in
due
gruppi
disuguali
,
e
di
contro
alla
massa
riformista
,
asserragliata
intorno
alle
greppie
della
Confederazione
generale
del
lavoro
ed
al
suo
mastodontico
stato
maggiore
sindacale
e
politico
,
si
spiegò
inesorabile
la
critica
di
questo
piccolo
intellettuale
sardo
,
che
portava
nascosti
nelle
pieghe
del
suo
cervello
i
residui
di
una
tradizione
plurisecolare
di
miserie
e
di
sofferenze
,
illuminantisi
di
nuova
luce
al
lume
dell
'
inesorabile
critica
storico
politica
.
Cominciò
,
quindi
,
lo
sforzo
per
acquistare
coscienza
della
società
in
cui
si
viveva
e
si
voleva
agire
e
le
nebbie
delle
ideologie
si
dissolsero
.
Il
proletariato
doveva
fare
suo
questo
indirizzo
per
dargli
efficienza
politica
:
ciò
è
sottinteso
.
Nessuna
azione
di
massa
è
possibile
se
la
massa
stessa
non
è
convinta
dei
fini
che
vuole
raggiungere
e
dei
metodi
da
applicare
.
Il
proletariato
per
essere
capace
di
governare
come
classe
,
deve
spogliarsi
di
ogni
residuo
corporativo
,
di
ogni
pregiudizio
o
incrostazione
sindacalista
.
Cosa
significa
ciò
?
Che
non
solo
devono
essere
superate
le
distinzioni
che
esistono
tra
professione
e
professione
,
ma
che
occorre
,
per
conquistarsi
la
fiducia
ed
il
consenso
dei
contadini
e
di
alcune
categorie
semiproletarie
della
città
,
superare
alcuni
pregiudizi
e
vincere
certi
egoismi
che
possono
sussistere
e
sussistono
nella
classe
operaia
come
tale
anche
quando
nel
suo
seno
sono
spariti
i
particolarismi
di
professione
.
Il
metallurgico
,
il
falegname
,
l
'
edile
,
ecc
.
devono
non
solo
pensare
come
proletari
e
non
più
come
metallurgico
,
falegname
,
edile
,
ecc
.
ma
devono
fare
ancora
un
passo
avanti
:
devono
pensare
come
operai
membri
di
una
classe
che
tende
a
dirigere
i
contadini
e
gl
'
'
intellettuali
,
di
una
classe
che
può
vincere
e
può
costruire
il
socialismo
solo
se
aiutata
e
seguita
dalla
grande
maggioranza
di
questi
strati
sociali
.
Se
non
si
ottiene
ciò
,
il
proletariato
non
diventa
classe
dirigente
,
e
questi
strati
,
che
in
Italia
rappresentano
la
maggioranza
della
popolazione
,
rimanendo
sotto
la
direzione
borghese
,
dànno
allo
Stato
la
possibilità
di
resistere
all
'
impeto
proletario
e
di
fiaccarlo
.
Ebbene
:
ciò
che
si
è
verificato
nel
terreno
della
questione
meridionale
,
dimostra
che
il
proletariato
ha
compreso
questi
suoi
doveri
.
Questo
primo
passo
era
indubbiamente
promettente
.
Esso
indicava
un
'
esigenza
critica
che
il
socialismo
italiano
fin
allora
aveva
trascurata
e
che
aveva
contribuito
non
solo
a
determinare
la
sua
insufficienza
rivoluzionaria
,
ma
lo
aveva
addirittura
condotto
alla
catastrofe
.
Ed
,
immediatamente
dopo
questi
primi
accenni
,
l
'
Autore
non
tarda
ad
imbroccare
la
strada
giusta
ed
a
denudare
tutte
le
miserie
della
vita
pubblica
italiana
.
La
borghesia
,
già
prima
della
guerra
,
non
poteva
più
governare
tranquillamente
.
L
'
insurrezione
dei
contadini
siciliani
nel
1894
e
l
'
insurrezione
di
Milano
nel
1898
furono
l
'
experimentum
crucis
della
borghesia
italiana
.
Dopo
il
decennio
sanguinoso
'90900
la
borghesia
dovette
rinunziare
a
una
dittatura
troppo
esclusivista
,
troppo
violenta
,
troppo
diretta
;
insorgevano
contro
di
lei
simultaneamente
,
se
anche
non
coordinatamente
,
i
contadini
meridionali
e
gli
operai
settentrionali
.
Nel
nuovo
secolo
la
classe
dominante
inaugurò
una
nuova
politica
di
alleanza
di
classe
,
di
blocchi
politici
di
classe
,
cioè
di
democrazia
borghese
.
Doveva
scegliere
o
una
democrazia
rurale
,
cioè
un
'
alleanza
coi
contadini
meridionali
,
una
politica
di
libertà
doganale
,
di
suffragio
universale
,
di
decentramento
amministrativo
,
di
bassi
prezzi
nei
prodotti
industriali
,
o
un
blocco
industriale
capitalistico
operaio
,
senza
suffragio
universale
,
per
il
protezionismo
doganale
,
per
il
mantenimento
dell
'
accentramento
statale
(
espressione
del
dominio
borghese
sui
contadini
,
specialmente
nel
Mezzogiorno
e
nelle
Isole
)
per
una
politica
riformistica
dei
salari
e
delle
libertà
sindacali
.
Scelse
non
a
caso
questa
seconda
soluzione
:
Giolitti
impersonò
il
dominio
borghese
,
il
Partito
socialista
divenne
lo
strumento
della
politica
giolittiana
.
Se
osservate
bene
,
nel
decennio
900910
si
verificarono
le
crisi
più
radicali
nel
movimento
socialista
e
operaio
:
la
massa
reagisce
spontaneamente
contro
la
politica
dei
capi
riformisti
.
Nasce
il
sindacalismo
,
che
è
l
'
espressione
istintiva
,
elementare
,
primitiva
,
ma
sana
,
della
reazione
operaia
contro
il
blocco
con
la
borghesia
e
per
un
blocco
coi
contadini
e
in
primo
luogo
coi
contadini
meridionali
.
Proprio
così
:
anzi
,
in
un
certo
senso
,
il
sindacalismo
è
un
debole
tentativo
dei
contadini
meridionali
,
rappresentati
dai
loro
intellettuali
più
avanzati
,
di
dirigere
il
proletariato
.
Da
chi
è
costituito
il
nucleo
dirigente
del
sindacalismo
italiano
,
qual
è
la
essenza
ideologica
del
sindacalismo
italiano
?
Il
nucleo
dirigente
del
sindacalismo
è
costituito
di
meridionali
quali
esclusivamente
:
Labriola
,
Leone
,
Longobardi
,
Orano
.
L
'
essenza
ideologica
del
sindacalismo
è
un
nuovo
liberalismo
più
energico
,
più
aggressivo
,
più
pugnace
di
quello
tradizionale
.
Se
osservate
bene
,
due
sono
i
motivi
fondamentali
intorno
ai
quali
avvengono
le
crisi
successive
del
sindacalismo
e
il
passaggio
graduale
dei
dirigenti
sindacalisti
nel
campo
borghese
:
-
l
'
emigrazione
ed
il
libero
scambio
;
-
due
motivi
strettamente
legati
al
meridionalismo
.
Il
fatto
della
emigrazione
fa
nascere
la
concezione
della
"
nazione
proletaria
"
di
Enrico
Corradini
:
la
guerra
libica
appare
a
tutto
uno
strato
di
intellettuali
come
l
'
inizio
dell
'
offensiva
della
"
grande
proletaria
"
contro
il
mondo
capitalistico
e
plutocratico
.
Tutto
un
gruppo
di
sindacalisti
passa
al
nazionalismo
,
anzi
il
Partito
nazionalista
viene
costituito
originariamente
dagli
intellettuali
ex
sindacalisti
(
Monicelli
,
Forges
Davanzati
,
Maraviglia
)
.
Il
libro
di
Labriola
:
Storia
di
dieci
anni
(
i
dieci
anni
dal
'900
al
910
)
è
l
'
espressione
più
tipica
e
caratteristica
di
questo
neoliberalismo
antigiolittiano
e
meridionalista
.
In
dieci
anni
il
capitalismo
si
rafforza
e
si
sviluppa
,
e
riversa
una
parte
della
sua
attività
nell
'
agricoltura
della
Valle
Padana
.
Il
tratto
più
caratteristico
di
questi
dieci
anni
sono
gli
scioperi
di
massa
degli
operai
agricoli
della
Valle
Padana
.
Un
profondo
rivolgimento
avviene
tra
i
contadini
settentrionali
;
si
verifica
una
profonda
differenziazione
di
classe
(
il
numero
dei
braccianti
aumenta
del
50
per
cento
secondo
i
dati
del
censimento
del
1911
)
e
ad
essa
corrisponde
una
rielaborazione
delle
correnti
politiche
e
degli
atteggiamenti
spirituali
.
La
democrazia
cristiana
e
il
mussolinismo
sono
i
due
prodotti
più
salienti
dell
'
epoca
:
la
Romagna
è
il
crogiuolo
regionale
di
queste
due
attività
,
il
bracciante
pare
essere
diventato
il
protagonista
sociale
della
lotta
politica
.
La
democrazia
sociale
,
nei
suoi
organismi
di
sinistra
(
l
'
"
Azione
"
di
Cesena
)
e
anche
il
mussolinismo
cadono
rapidamente
sotto
il
controllo
dei
"
meridionalisti
"
.
L
'
"
Azione
"
di
Cesena
è
una
edizione
regionale
dell
'
"
Unità
"
di
Gaetano
Salvemini
.
L
'
"
Avanti
!
"
,
diretto
da
Mussolini
lentamente
,
ma
sicuramente
,
si
viene
trasformando
in
una
palestra
per
gli
scrittori
sindacalisti
e
meridionalisti
.
I
Fancello
,
i
Lanzillo
,
i
Panunzio
,
i
Ciccotti
,
ne
diventano
assidui
collaboratori
.
Lo
stesso
Salvemini
non
nasconde
le
sue
simpatie
per
Mussolini
,
che
diventa
anche
un
beniamino
della
"
Voce
"
di
Prezzolini
.
Tutti
ricordano
che
in
realtà
,
quando
Mussolini
esce
dall
'
"
Avanti
!
"
e
dal
Partito
socialista
egli
è
circondato
da
questa
coorte
di
sindacalisti
e
di
meridionalisti
.
La
ripercussione
più
notevole
di
questo
periodo
nel
campo
rivoluzionario
è
la
settimana
rossa
del
giugno
1914
:
la
Romagna
e
le
Marche
sono
l
'
epicentro
della
settimana
rossa
.
Nel
campo
della
politica
borghese
una
ripercussione
più
notevole
è
il
patto
di
Gentiloni
.
Poiché
il
Partito
socialista
,
per
effetto
dei
movimenti
agrari
della
Valle
Padana
,
era
ritornato
,
dopo
il
1912
,
alla
tattica
intransigente
,
il
blocco
industriale
,
sostenuto
e
rappresentato
da
Giolitti
perde
la
sua
efficienza
:
Giolitti
muta
spalla
al
suo
fucile
;
all
'
alleanza
tra
borghesi
ed
operai
sostituisce
l
'
alleanza
tra
borghesi
e
cattolici
che
rappresentano
le
masse
contadine
dell
'
Italia
settentrionale
e
centrale
.
Per
questa
alleanza
il
partito
conservatore
di
Sonnino
viene
completamente
distrutto
conservando
una
piccolissima
cellula
solo
nell
'
Italia
meridionale
intorno
ad
Antonio
Salandra
.
La
guerra
e
il
dopoguerra
hanno
visto
svolgere
una
serie
di
processi
molecolari
nella
classe
borghese
della
più
alta
importanza
.
Salandra
e
Nitti
furono
i
primi
due
capi
del
governo
meridionali
(
per
non
parlare
dei
siciliani
,
naturalmente
come
Crispi
,
che
fu
il
più
energico
rappresentante
della
dittatura
borghese
del
secolo
XIX
)
e
cercarono
di
attuare
il
piano
borghese
industriale
agrario
meridionale
,
nel
terreno
conservatore
,
Salandra
,
nel
terreno
democratico
il
Nitti
.
(
Tutti
e
due
questi
capi
di
governo
furono
aiutati
solidalmente
dal
"
Corriere
della
Sera
"
cioè
dall
'
industria
tessile
lombarda
)
.
Già
durante
la
guerra
,
il
Salandra
cercò
di
spostare
a
favore
del
Mezzogiorno
le
forze
tecniche
delle
organizzazioni
statali
,
cercò
di
sostituire
al
personale
giolittiano
dello
Stato
un
nuovo
personale
che
incarnasse
un
nuovo
corso
politico
della
borghesia
.
Voi
ricordate
la
campagna
condotta
dalla
"
Stampa
"
specialmente
nel
191718
per
una
stretta
collaborazione
tra
giolittiani
e
socialisti
per
impedire
la
"
pugliesizzazione
"
dello
Stato
:
quella
campagna
fu
condotta
nella
"
Stampa
"
da
Francesco
Ciccotti
,
cioè
era
di
fatto
una
espressione
dell
'
accordo
esistente
tra
Giolitti
e
i
riformisti
.
La
questione
non
era
da
poco
,
e
i
giolittiani
nel
loro
accanimento
difensivo
,
giunsero
fino
ad
oltrepassare
i
limiti
consentiti
a
un
partito
della
grande
borghesia
,
giunsero
fino
a
quelle
manifestazioni
di
antipatriottismo
e
di
disfattismo
che
sono
nella
memoria
di
tutti
.
Tracciata
a
grandi
linee
la
storia
politica
italiana
fino
all
'
avvento
del
fascismo
,
la
questione
meridionale
,
vera
e
propria
,
rimane
ermetica
ed
insolubile
,
non
tanto
perché
ancora
non
s
'
intravede
la
via
attraverso
la
quale
la
soluzione
possa
avvenire
,
ma
soprattutto
perché
l
'
analisi
non
è
ancora
completa
.
Nel
1927
,
quando
Gramsci
scriveva
,
il
trionfo
del
fascismo
era
fresco
e
tutte
le
altre
ideologie
apparivano
irrimediabilmente
battute
.
Sembrava
,
dunque
,
sterile
ogni
tentativo
critico
per
impadronirsi
dei
termini
di
una
questione
,
che
i
fascisti
asserivano
sarebbe
stata
radicalmente
risolta
per
implicito
attraverso
l
'
ascensione
imperialista
del
nostro
paese
.
Questo
punto
di
vista
,
come
,
del
resto
,
ogni
altro
del
fascismo
,
era
conseguenza
di
daltonismo
,
ma
le
repliche
,
che
esso
indubbiamente
ben
meritava
,
erano
tutte
a
lunga
scadenza
.
Ma
,
appunto
perciò
,
Antonio
Gramsci
si
sentì
portato
a
quella
calma
contemplativa
che
consente
i
più
profondi
esami
di
coscienza
,
e
,
nell
'
assenza
di
una
vera
e
propria
politica
pubblica
militante
,
egli
riuscì
a
portare
il
suo
pensiero
ad
una
così
perfetta
adeguatezza
con
la
realtà
,
da
produrre
risultati
che
saranno
utili
a
tutti
.
Il
Mezzogiorno
può
essere
definito
una
grande
disgregazione
sociale
;
i
contadini
che
costituiscono
la
grande
maggioranza
della
sua
popolazione
,
non
hanno
nessuna
coesione
tra
loro
(
si
capisce
che
occorre
fare
delle
eccezioni
:
le
Puglie
,
la
Sardegna
,
la
Sicilia
,
dove
esistono
caratteristiche
speciali
nel
grande
quadro
della
struttura
meridionale
)
.
La
società
meridionale
è
un
grande
blocco
agrario
costituito
di
tre
strati
sociali
:
la
grande
massa
contadina
amorfa
e
disgregata
,
gli
intellettuali
della
piccola
e
media
borghesia
rurale
,
i
grandi
proprietari
terrieri
e
i
grandi
intellettuali
.
I
contadini
meridionali
sono
in
perpetuo
fermento
,
ma
come
massa
essi
sono
incapaci
di
dare
un
'
espressione
centralizzata
alle
loro
aspirazioni
e
ai
loro
bisogni
.
Lo
strato
medio
degli
intellettuali
riceve
dalla
base
contadina
le
impulsioni
per
la
sua
attività
politica
e
ideologica
.
I
grandi
proprietari
nel
campo
politico
e
i
grandi
intellettuali
nel
campo
ideologico
centralizzano
e
dominano
,
in
ultima
analisi
,
tutto
questo
complesso
di
manifestazioni
.
Come
è
naturale
,
è
nel
campo
ideologico
che
la
centralizzazione
si
verifica
con
maggiore
efficacia
e
precisione
.
Giustino
Fortunato
e
Benedetto
Croce
rappresentano
perciò
le
chiavi
di
volta
del
sistema
meridionale
,
e
in
un
certo
senso
,
sono
le
due
più
grandi
figure
della
reazione
italiana
.
Gl
'
intellettuali
meridionali
sono
uno
strato
sociale
dei
più
interessanti
e
dei
più
importanti
nella
vita
nazionale
italiana
.
Basta
pensare
che
più
di
tre
quinti
della
burocrazia
statale
è
costituita
di
meridionali
per
convincersene
.
Ora
,
per
comprendere
la
particolare
psicologia
degli
intellettuali
meridionali
,
occorre
tenere
presenti
alcuni
dati
di
fatto
:
1
)
In
ogni
paese
lo
strato
degli
intellettuali
è
stato
radicalmente
modificato
dallo
sviluppo
del
capitalismo
.
Il
vecchio
tipo
dell
'
intellettuale
era
l
'
elemento
organizzativo
di
una
società
a
base
contadina
e
artigiana
prevalentemente
;
per
organizzare
lo
Stato
,
per
organizzare
il
commercio
la
classe
dominante
allevava
un
particolare
tipo
di
intellettuale
.
L
'
industria
ha
introdotto
un
nuovo
tipo
di
intellettuale
:
l
'
organizzatore
tecnico
,
lo
specialista
della
scienza
applicata
.
Nelle
società
dove
le
forze
economiche
si
sono
sviluppate
in
senso
capitalistico
,
fino
ad
assorbire
la
maggior
parte
dell
'
attività
nazionale
,
è
questo
secondo
tipo
di
intellettuale
che
ha
prevalso
con
tutte
le
sue
caratteristiche
di
ordine
e
di
disciplina
intellettuale
.
Nei
paesi
invece
dove
l
'
agricoltura
esercita
un
ruolo
ancora
notevole
o
addirittura
preponderante
,
è
rimasto
in
prevalenza
il
vecchio
tipo
che
dà
la
massima
parte
del
personale
statale
e
che
anche
localmente
,
nel
villaggio
e
nel
borgo
rurale
,
esercita
la
funzione
di
intermediario
tra
il
contadino
e
l
'
amministrazione
generale
.
Nell
'
Italia
meridionale
predomina
questo
tipo
,
con
tutte
le
sue
caratteristiche
:
democratico
nella
faccia
contadina
,
reazionario
nella
faccia
rivolta
verso
il
grande
proprietario
e
il
governo
politicante
,
corrotto
,
sleale
;
non
si
comprenderebbe
la
figura
tradizionale
dei
partiti
politici
meridionali
se
non
si
tenesse
conto
dei
caratteri
di
questo
strato
sociale
.
2
)
L
'
intellettuale
meridionale
esce
prevalentemente
da
un
ceto
che
nel
Mezzogiorno
è
ancora
notevole
:
il
borghese
rurale
,
cioè
il
piccolo
e
medio
proprietario
di
terre
,
che
non
è
contadino
,
che
non
lavora
la
terra
,
che
si
vergognerebbe
di
fare
l
'
agricoltore
,
ma
che
dalla
poca
terra
che
ha
dato
in
affitto
o
a
mezzadria
semplice
,
vuol
ricavare
di
che
vivere
convenientemente
,
di
che
mandare
all
'
università
o
al
seminario
i
figliuoli
,
di
che
fare
la
dote
alle
figlie
che
devono
sposare
un
ufficiale
o
un
funzionario
civile
dello
Stato
.
Da
questo
ceto
gl
'
intellettuali
ricevono
un
'
aspra
avversione
per
il
contadino
lavoratore
,
considerato
come
una
macchina
da
lavoro
che
deve
essere
smunta
fino
all
'
osso
,
e
che
può
essere
sostituita
facilmente
data
la
superpopolazione
lavoratrice
:
ricavano
anche
il
sentimento
atavico
e
istintivo
della
folle
paura
del
contadino
e
delle
sue
violenze
distruggitrici
e
quindi
un
abito
di
ipocrisia
raffinata
e
una
raffinatissima
arte
di
ingannare
e
addomesticare
le
masse
contadine
.
3
)
Poiché
al
gruppo
sociale
degli
intellettuali
appartiene
il
clero
,
occorre
notare
le
diversità
di
caratteristiche
tra
il
clero
meridionale
nel
suo
complesso
e
il
clero
settentrionale
.
Il
prete
settentrionale
comunemente
è
figlio
di
un
artigiano
o
di
un
contadino
;
ha
sentimenti
democratici
,
è
più
legato
alla
massa
dei
contadini
;
moralmente
è
più
corretto
del
prete
meridionale
,
il
quale
spesso
convive
quasi
apertamente
con
una
donna
e
perciò
esercita
un
ufficio
spirituale
più
completo
socialmente
,
cioè
è
un
dirigente
di
tutta
l
'
attività
di
una
famiglia
.
Nel
Settentrione
la
separazione
della
Chiesa
dallo
Stato
e
l
'
espropriazione
dei
beni
ecclesiastici
,
è
stata
più
radicale
che
nel
Mezzogiorno
,
dove
le
parrocchie
e
i
conventi
hanno
conservato
o
hanno
ricostruito
notevoli
proprietà
immobiliari
o
mobiliari
.
Nel
Mezzogiorno
il
prete
si
presenta
al
contadino
:
1
)
come
un
amministratore
di
terra
col
quale
entra
in
conflitto
per
la
questione
degli
affitti
;
2
)
come
un
usuraio
che
domanda
elevatissimi
tassi
di
interesse
e
fa
giocare
l
'
elemento
religioso
per
riscuotere
sicuramente
l
'
affitto
o
l
'
usura
;
3
)
come
un
uomo
sottoposto
alle
passioni
comuni
(
donne
e
danaro
)
e
che
pertanto
spiritualmente
non
dà
affidamento
di
discrezione
e
di
imparzialità
.
La
confessione
esercita
perciò
uno
scarsissimo
ufficio
dirigente
e
il
contadino
meridionale
,
se
spesso
è
superstizioso
in
senso
pagano
non
è
clericale
.
Tutto
questo
complesso
spiega
il
perché
nel
Mezzogiorno
il
Partito
popolare
(
eccettuata
qualche
zona
della
Sicilia
)
non
abbia
una
posizione
notevole
,
non
abbia
posseduto
nessuna
rete
di
istituzioni
e
di
organizzazioni
di
massa
.
L
'
atteggiamento
del
contadino
verso
il
clero
è
riassunto
nel
detto
popolare
:
"
Il
prete
è
prete
sull
'
altare
;
fuori
è
un
uomo
come
tutti
gli
altri
"
.
Queste
precisazioni
,
però
,
non
sono
ancora
sufficienti
,
perché
esse
non
chiariscono
attraverso
quale
meccanismo
avviene
che
la
grande
massa
contadina
è
socialmente
e
politicamente
dominata
dall
'
esigua
schiera
dei
proprietari
terrieri
e
dei
grandi
intellettuali
.
Il
contadino
meridionale
è
legato
al
grande
proprietario
terriero
per
il
tramite
degl
'
intellettuali
.
I
movimenti
dei
contadini
,
in
quanto
si
riassumono
non
in
organizzazione
di
masse
autonome
e
indipendenti
sia
pure
formalmente
(
cioè
capaci
di
selezionare
quadri
contadini
di
origine
contadina
e
di
registrare
e
accumulare
le
differenziazioni
e
i
progressi
che
nel
movimento
si
realizzano
)
finiscono
col
sistemarsi
sempre
nelle
ordinarie
articolazioni
dell
'
apparato
statale
-
Comuni
,
Province
,
Camera
dei
Deputati
-
attraverso
composizioni
e
scomposizioni
dei
Parti
i
locali
,
il
cui
personale
è
costituito
di
intellettuali
,
ma
che
sono
controllati
dai
grandi
proprietari
e
dai
loro
uomini
di
fiducia
come
Salandra
,
Orlando
,
di
Cesarò
.
La
guerra
parve
introdurre
un
elemento
nuovo
in
questo
tipo
di
organizzazione
col
movimento
degli
ex
combattenti
,
nel
quale
i
contadini
soldati
e
gl
'
intellettuali
ufficiali
formavano
un
blocco
più
unito
tra
di
loro
e
in
una
certa
misura
antagonistico
coi
grandi
proprietari
.
...
Questo
tipo
di
organizzazione
è
il
tipo
più
diffuso
in
tutto
il
Mezzogiorno
continentale
e
in
Sicilia
.
Esso
realizza
un
mostruoso
blocco
agrario
che
nel
suo
complesso
funziona
da
intermediario
e
da
sorvegliante
del
capitalismo
settentrionale
e
delle
grandi
banche
.
Il
suo
unico
scopo
è
di
conservare
lo
statu
quo
.
Nel
suo
interno
non
esiste
nessuna
luce
intellettuale
,
nessun
programma
,
nessuna
spinta
a
miglioramenti
e
progressi
.
Se
qualche
idea
e
qualche
programma
è
stato
affermato
,
essi
hanno
avuto
la
loro
origine
fuori
del
Mezzogiorno
,
nei
gruppi
politici
agrari
conservatori
,
specialmente
della
Toscana
,
che
nel
Parlamento
erano
consorziati
ai
conservatori
del
blocco
agrario
meridionale
.
Il
Sonnino
e
il
Franchetti
furono
dei
pochi
borghesi
intelligenti
che
si
posero
il
problema
meridionale
come
problema
nazionale
e
tracciarono
un
piano
di
governo
per
la
sua
soluzione
.
Quale
fu
il
punto
di
vista
di
Sonnino
e
Franchetti
?
La
necessità
di
creare
nell
'
Italia
meridionale
uno
stato
medio
indipendente
di
carattere
economico
che
funzionasse
,
come
allora
si
diceva
,
da
"
opinione
pubblica
"
e
limitasse
i
crudeli
arbitri
dei
proprietari
da
una
parte
e
moderasse
l
'
insurrezionismo
dei
contadini
poveri
dall
'
altra
...
Il
piano
governativo
di
Sonnino
e
Franchetti
non
ebbe
mai
neanche
l
'
inizio
di
un
'
attuazione
.
E
non
poteva
averlo
.
Il
modo
di
rapporto
tra
Settentrione
e
Mezzogiorno
nell
'
organizzazione
dell
'
economia
nazionale
e
dello
Stato
,
è
tale
per
cui
la
nascita
di
una
classe
media
,
diffusa
di
natura
economica
(
ciò
che
significa
poi
la
nascita
di
una
borghesia
capitalistica
diffusa
)
è
resa
quasi
impossibile
.
Ogni
accumulazione
di
capitali
sul
luogo
e
ogni
accumulazione
di
risparmi
è
resa
impossibile
dal
sistema
fiscale
e
doganale
e
dal
fatto
che
i
capitalisti
proprietari
di
aziende
non
trasformano
sul
posto
il
profitto
in
nuovo
capitale
perché
non
sono
del
posto
.
Quando
l
'
emigrazione
assunse
nel
secolo
XX
le
forme
gigantesche
che
assunse
,
e
le
prime
rimesse
cominciarono
ad
affluire
dall
'
America
,
gli
economisti
liberali
gridarono
trionfalmente
:
"
Il
sogno
di
Sonnino
si
avvera
"
.
Una
silenziosa
rivoluzione
si
verifica
nel
Mezzogiorno
,
che
lentamente
ma
sicuramente
muterà
tutta
la
struttura
economica
e
sociale
del
Paese
.
Ma
lo
Stato
intervenne
e
la
rivoluzione
silenziosa
fu
soffocata
nel
nascere
.
Il
governo
offrì
dei
buoni
del
tesoro
ad
interesse
certo
e
gli
emigranti
e
le
loro
famiglie
da
agenti
della
rivoluzione
silenziosa
si
mutarono
in
agenti
per
dare
allo
Stato
i
mezzi
finanziari
per
sussidiare
le
industrie
parassitarie
del
Nord
.
Francesco
Nitti
,
che
nel
piano
democratico
è
formalmente
fuori
del
blocco
agrario
meridionale
,
poteva
sembrare
un
fattivo
realizzatore
del
programma
di
Sonnino
,
fu
invece
il
migliore
agente
del
capitalismo
settentrionale
per
rastrellare
le
ultime
risorse
del
risparmio
meridionale
.
I
miliardi
inghiottiti
dalla
Banca
di
Sconto
erano
quasi
tutti
dovuti
al
Mezzogiorno
:
i
400
mila
creditori
del
BIS
erano
in
grandissima
maggioranza
risparmiatori
meridionali
.
A
questo
punto
il
profilo
statico
dell
'
intera
disamina
si
è
compiuto
.
Occorre
,
quindi
,
passare
al
profilo
dinamico
,
allo
"
sbloccamento
"
del
blocco
agrario
.
Ma
tale
sbloccamento
presenta
difficoltà
tali
che
sembrano
addirittura
insormontabili
.
Sembrano
e
forse
non
lo
sono
,
ma
la
complessità
dei
fattori
in
giuoco
,
e
la
loro
strettissima
interdipendenza
determinano
una
situazione
che
si
avvicina
al
circolo
vizioso
.
Io
tornerò
su
questo
argomento
nelle
considerazioni
finali
.
Ora
mi
preme
dar
conto
al
lettore
del
pensiero
di
Gramsci
,
il
quale
,
a
questo
punto
,
pone
come
fattore
dell
'
insuccesso
dell
'
azione
politica
dei
piccoli
e
medi
intellettuali
meridionalisti
l
'
influenza
che
questi
abitualmente
subiscono
dai
grandi
intellettuali
,
i
quali
sono
socialmente
e
politicamente
i
più
grandi
strumenti
della
conservazione
nazionale
.
Al
di
sopra
del
blocco
agrario
funziona
nel
Mezzogiorno
un
blocco
intellettuale
che
praticamente
ha
servito
finora
ad
impedire
che
le
screpolature
del
blocco
agrario
divenissero
troppo
pericolose
e
determinassero
una
frana
.
Esponenti
di
questo
blocco
intellettuale
sono
Giustino
Fortunato
e
Benedetto
Croce
,
i
quali
,
perciò
,
possono
essere
giudicati
come
i
reazionari
più
operosi
della
penisola
.
Abbiamo
detto
che
l
'
Italia
meridionale
è
una
grande
disgregazione
sociale
.
Questa
formula
,
oltre
che
ai
contadini
si
può
riferire
anche
agli
intellettuali
.
È
notevole
il
fatto
che
nel
Mezzogiorno
accanto
alla
grandissima
proprietà
siano
esistite
ed
esistano
grandi
accumulazioni
culturali
e
di
intelligenza
in
singoli
individui
o
in
ristretti
gruppi
di
grandi
intellettuali
,
mentre
non
esiste
un
'
organizzazione
della
cultura
media
.
Esiste
nel
Mezzogiorno
la
Casa
editrice
Laterza
e
la
rivista
"
La
Critica
"
;
esistono
Accademie
e
imprese
culturali
di
grandissima
erudizione
;
non
esistono
medie
e
piccole
riviste
,
non
esistono
Case
editrici
intorno
a
cui
si
aggruppino
formazioni
medie
di
intellettuali
meridionali
.
I
meridionali
che
hanno
cercato
di
uscire
dal
blocco
agrario
e
di
impostare
la
questione
meridionale
in
forma
radicale
hanno
trovato
ospitalità
e
si
sono
raggruppati
intorno
a
riviste
stampate
fuori
del
Mezzogiorno
.
Si
può
dire
anzi
che
tutte
le
iniziative
culturali
dovute
agli
intellettuali
medi
che
hanno
avuto
luogo
nel
XX
secolo
nell
'
Italia
centrale
e
settentrionale
furono
caratterizzate
dal
meridionalismo
,
perché
fortemente
influenzate
da
intellettuali
meridionali
:
tutte
le
riviste
del
gruppo
di
intellettuali
fiorentini
,
"
Voce
"
,
"
Unità
"
;
le
riviste
dei
democratici
cristiani
,
come
l
'
"
Azione
"
di
Cesena
;
le
riviste
dei
giovani
liberali
emiliani
e
milanesi
di
G
.
Borelli
,
come
la
"
Patria
"
di
Bologna
o
l
'
"
Azione
"
di
Milano
;
infine
la
"
Rivoluzione
Liberale
"
di
Gobetti
.
Orbene
:
supremi
moderatori
politici
e
intellettuali
di
tutte
queste
iniziative
sono
stati
Giustino
Fortunato
e
Benedetto
Croce
.
In
una
cerchia
più
ampia
di
quella
molto
soffocante
del
blocco
agrario
,
essi
hanno
ottenuto
che
la
impostazione
dei
problemi
meridionali
non
soverchiasse
certi
limiti
non
diventasse
rivoluzionaria
.
Uomini
di
grandissima
cultura
e
intelligenza
sorti
sul
terreno
tradizionale
del
Mezzogiorno
ma
legati
alla
cultura
europea
e
quindi
mondiale
,
essi
avevano
tutte
le
doti
per
dare
una
soddisfazione
ai
bisogni
intellettuali
dei
più
onesti
rappresentanti
della
gioventù
colta
del
Mezzogiorno
,
per
consolarne
le
irrequiete
velleità
di
rivolta
contro
le
condizioni
esistenti
,
per
indirizzarli
secondo
una
via
media
di
serenità
classica
del
pensiero
e
dell
'
azione
.
I
così
detti
neo
protestanti
o
calvinisti
non
hanno
capito
che
in
Italia
,
non
potendoci
essere
una
riforma
religiosa
di
massa
,
per
le
condizioni
moderne
della
civiltà
,
si
è
verificata
la
sola
riforma
storicamente
possibile
con
la
filosofia
di
Benedetto
Croce
:
è
stato
mutato
l
'
indirizzo
e
il
metodo
del
pensiero
,
è
stata
costituita
una
nuova
concezione
del
mondo
che
ha
superato
il
cattolicismo
ed
ogni
altra
religione
mitologica
.
In
questo
senso
Benedetto
Croce
ha
compiuto
un
'
altissima
funzione
"
nazionale
"
:
ha
distaccato
gli
intellettuali
del
Mezzogiorno
dalle
masse
contadine
,
facendoli
partecipare
alla
cultura
nazionale
ed
europea
,
e
attraverso
questa
cultura
li
ha
fatti
assorbire
dalla
borghesia
nazionale
e
quindi
dal
blocco
agrario
.
Da
questa
situazione
che
,
come
ho
detto
,
si
avvicina
al
circolo
vizioso
,
non
si
può
uscire
se
non
attraverso
la
rottura
dei
medi
e
piccoli
intellettuali
con
l
'
ambiente
culturale
nel
quale
si
sviluppano
.
Cosa
non
impossibile
,
ma
certo
assai
difficile
,
e
che
comunque
finora
non
si
è
mai
verificata
.
Perciò
,
sosteneva
Gramsci
,
occorre
incoraggiare
tutti
i
tentativi
che
gli
intellettuali
meridionali
fanno
per
rompere
con
la
tradizione
sociale
e
culturale
.
Egli
non
pensò
all
'
ipotesi
che
,
a
lungo
andare
,
dallo
stesso
fianco
della
tradizione
culturale
avesse
potuto
erompere
una
formidabile
corrente
di
Sinistra
,
che
avesse
iniziato
il
capovolgimento
della
situazione
,
forse
perché
egli
riteneva
che
il
meccanismo
delle
azioni
e
delle
reazioni
fosse
tale
da
stroncare
ab
initio
le
possibilità
di
successo
di
un
simile
avvenimento
.
Ma
,
nella
sua
spregiudicatezza
teorica
e
nell
'
ardente
amore
per
il
natio
loco
,
egli
considerò
fratelli
tutti
coloro
che
,
servendosi
di
un
'
audace
prolepsis
,
parlarono
a
nome
di
masse
assenti
,
di
regioni
addormentate
e
di
diritti
conculcati
.
La
sua
simpatia
lo
spinse
a
difendere
i
teneri
fiori
che
il
deserto
meridionale
ogni
tanto
esprime
dalle
sue
aride
zolle
,
e
perciò
registrò
addirittura
con
entusiasmo
i
tentativi
che
esigue
élites
compivano
per
romperla
col
passato
ed
utilizzare
i
risultati
della
cultura
moderna
in
una
direzione
che
non
è
quella
tradizionale
.
L
'
"
Ordine
Nuovo
"
e
i
comunisti
torinesi
,
se
in
certo
senso
possono
essere
collegati
alle
formazioni
intellettuali
cui
abbiamo
accennato
e
se
pertanto
hanno
subito
l
'
influenza
intellettuale
di
Giustino
Fortunato
e
di
Benedetto
Croce
,
rappresentano
però
nello
stesso
tempo
una
rottura
completa
con
quella
tradizione
e
l
'
inizio
di
un
nuovo
svolgimento
,
che
ha
già
dato
dei
frutti
e
che
ancora
ne
darà
.
Essi
,
come
è
stato
già
detto
,
hanno
posto
il
proletariato
urbano
come
protagonista
moderno
della
storia
italiana
e
quindi
della
questione
meridionale
.
Avendo
servito
da
intermediari
tra
il
proletariato
e
determinati
strati
intellettuali
di
sinistra
,
sono
riusciti
a
modificare
,
se
non
completamente
,
certo
notevolmente
l
'
indirizzo
mentale
di
essi
.
È
questo
l
'
elemento
principale
della
figura
di
Piero
Gobetti
,
se
ben
si
riflette
.
Il
quale
non
era
un
comunista
e
probabilmente
non
lo
sarebbe
mai
diventato
,
ma
aveva
capito
la
posizione
sociale
e
storica
del
proletariato
e
non
riusciva
più
a
pensare
astraendo
da
questo
elemento
.
Gobetti
,
nel
lavoro
Comune
del
giornale
,
era
stato
da
noi
posto
a
contatto
con
un
mondo
vivente
che
aveva
prima
conosciuto
solo
attraverso
le
formule
dei
libri
.
La
sua
caratteristica
più
rilevante
era
la
lealtà
intellettuale
e
l
'
assenza
completa
di
ogni
vanità
e
piccineria
di
ordine
inferiore
:
perciò
non
poteva
non
convincersi
come
tutta
una
serie
di
modi
di
vedere
e
di
pensare
tradizionali
verso
il
proletariato
erano
falsi
e
bugiardi
.
Quale
conseguenza
ebbero
in
Gobetti
questi
contatti
col
mondo
proletario
?
Essi
furono
l
'
origine
e
l
'
impulso
per
una
concezione
che
non
vogliamo
discutere
e
approfondire
,
una
concezione
che
in
gran
parte
si
riattacca
al
sindacalismo
e
al
modo
di
pensare
dei
sindacalisti
intellettuali
:
i
principi
del
liberalismo
vengono
in
essa
proiettati
da
l
'
ordine
dei
fenomeni
individuali
a
quello
dei
fenomeni
di
massa
.
Le
qualità
di
eccedenza
e
di
prestigio
nella
vita
degli
individui
vengono
trasportate
nelle
classi
,
concepite
quasi
come
individualità
collettive
.
Questa
concezione
di
solito
porta
negli
intellettuali
che
la
condividono
alla
pura
contemplazione
e
registrazione
dei
meriti
e
dei
demeriti
,
a
una
posizione
odiosa
e
melensa
di
arbitri
tra
le
contese
,
di
assegnatori
dei
premi
e
delle
punizioni
.
Praticamente
il
Gobetti
sfuggì
a
tale
destino
.
Egli
si
rivelò
un
organizzatore
della
cultura
di
straordinario
valore
ed
ebbe
in
questo
ultimo
periodo
una
funzione
che
non
deve
essere
né
trascurata
né
sottovalutata
dagli
operai
.
Egli
scavò
una
trincea
oltre
la
quale
non
arretrarono
quei
gruppi
di
intellettuali
più
onesti
e
sinceri
che
nel
19192021
sentirono
che
il
proletariato
come
classe
dirigente
sarebbe
stato
superiore
alla
borghesia
.
Alcuni
in
buona
fede
e
onestamente
,
altri
in
cattivissima
fede
e
disonestamente
andarono
ripetendo
che
il
Gobetti
era
nient
'
altro
che
un
comunista
camuffato
,
un
agente
se
non
del
Partito
comunista
,
per
lo
meno
del
gruppo
comunista
dell
'
"
Ordine
Nuovo
"
.
Non
occorre
neanche
smentire
tali
insulse
dicerie
.
La
figura
del
Gobetti
e
il
movimento
da
lui
rappresentato
furono
spontanee
produzioni
del
nuovo
clima
storico
italiano
:
in
ciò
è
il
loro
significato
e
la
loro
importanza
.
Ci
è
stato
qualche
volta
rimproverato
dai
compagni
del
partito
di
non
aver
combattuto
contro
la
corrente
di
"
Rivoluzione
Liberale
"
:
questa
assenza
di
lotta
anzi
sembrò
la
prova
del
collegamento
organico
di
carattere
machiavellico
(
come
si
suol
dire
)
tra
noi
e
il
Gobetti
.
Non
potevamo
combattere
contro
Gobetti
perché
egli
svolgeva
e
rappresentava
un
movimento
che
non
dev
'
essere
combattuto
,
almeno
in
linea
di
principio
.
Non
comprendere
ciò
significa
non
comprendere
la
questione
degli
intellettuali
e
la
funzione
che
essi
svolgono
nella
lotta
delle
classi
.
Gobetti
praticamente
ci
serviva
di
collegamento
:
1
)
con
gl
'
intellettuali
nati
sul
terreno
della
tecnica
capitalistica
,
che
avevano
assunto
una
posizione
di
sinistra
favorevole
alla
dittatura
del
proletariato
nel
19191920;
2
)
con
una
serie
di
intellettuali
meridionali
,
che
per
collegamenti
più
complessi
,
ponevano
la
questione
meridionale
su
un
terreno
diverso
da
quello
tradizionale
introducendovi
il
proletariato
del
Nord
;
di
questi
intellettuali
Guido
Dorso
è
la
figura
più
completa
e
interessante
.
Perché
avremmo
dovuto
lottate
contro
il
movimento
di
"
Rivoluzione
Liberale
"
?
Forse
perché
esso
non
era
costituito
di
comunisti
puri
che
avessero
accettato
dall
'
A
alla
Z
il
nostro
programma
e
la
nostra
dottrina
?
Questo
non
poteva
essere
domandato
perché
sarebbe
stato
politicamente
e
storicamente
un
paradosso
.
Gli
intellettuali
si
sviluppano
lentamente
,
molto
più
lentamente
di
qualsiasi
altro
gruppo
sociale
,
per
la
stessa
loro
natura
e
funzione
storica
.
Essi
rappresentano
tutta
la
tradizione
culturale
di
un
popolo
,
vogliono
riassumerne
e
sintetizzarne
tutta
la
storia
:
ciò
sia
detto
specialmente
del
vecchio
tipo
di
intellettuale
,
dell
'
intellettuale
nato
sul
terreno
contadino
.
Pensare
possibile
che
esso
possa
,
come
massa
,
rompere
con
tutto
il
passato
per
porsi
completamente
sul
terreno
di
una
nuova
ideologia
,
è
assurdo
.
È
assurdo
per
gl
'
intellettuali
come
massa
,
e
forse
assurdo
anche
per
moltissimi
intellettuali
presi
individualmente
,
nonostante
tutti
gli
onesti
sforzi
che
essi
fanno
e
vogliono
fare
.
Ora
,
a
noi
interessano
gl
'
intellettuali
come
massa
e
non
solo
come
individui
.
È
certo
importante
e
utile
per
il
proletariato
che
uno
o
più
intellettuali
individualmente
,
aderiscano
al
suo
programma
e
alla
sua
dottrina
,
si
confondano
nel
proletariato
,
ne
diventino
e
se
ne
sentano
parte
integrante
.
Il
proletariato
,
come
classe
è
povero
di
elementi
organizzativi
,
non
ha
e
non
può
formarsi
un
proprio
strato
di
intellettuali
che
molto
lentamente
,
molto
faticosamente
e
solo
dopo
la
conquista
del
potere
statale
.
Ma
è
anche
importante
e
utile
che
nella
massa
degli
intellettuali
si
determini
una
frattura
di
carattere
organico
,
storicamente
caratterizzata
:
che
si
formi
,
come
formazione
di
massa
,
una
tendenza
di
sinistra
nel
significato
moderno
della
parola
,
cioè
orientata
verso
il
proletariato
rivoluzionario
.
L
'
alleanza
tra
proletariato
e
masse
contadine
esige
questa
formazione
:
tanto
più
la
esige
l
'
alleanza
tra
il
proletariato
e
le
masse
contadine
del
Mezzogiorno
.
Il
proletariato
distruggerà
il
blocco
agrario
meridionale
nella
misura
in
cui
riuscirà
,
attraverso
il
suo
partito
,
ad
organizzare
in
formazioni
autonome
e
indipendenti
,
sempre
più
notevoli
masse
di
contadini
poveri
;
ma
riuscirà
in
misura
più
o
meno
larga
in
tale
suo
compito
obbligatorio
anche
subordinatamente
alla
sua
capacità
di
disgregare
il
blocco
intellettuale
che
è
l
'
armatura
flessibile
ma
resistentissima
del
blocco
agrario
.
Quest
'
analisi
è
indubbiamente
di
attualità
.
Essa
non
è
di
natura
ideologica
,
e
perciò
non
è
né
comunista
né
socialista
né
democratica
né
liberale
.
È
una
disamina
strettamente
politica
,
che
lascia
in
disparte
la
teleologia
di
partito
,
appunto
per
evitare
che
la
visione
obiettiva
dei
fenomeni
,
delle
cause
e
degli
effetti
ne
possa
essere
alterata
,
ed
obbliga
il
lettore
a
restare
con
i
piedi
ben
fissi
sulla
terra
ed
a
lasciare
nell
'
empireo
dell
'
astrazione
i
programmi
e
le
tendenze
,
che
spesso
annebbiano
l
'
esatta
comprensione
della
realtà
,
e
procurano
brucianti
insuccessi
.
Tale
esegesi
va
però
aggiornata
,
se
veramente
si
vogliono
raccogliere
tutti
i
frutti
di
uno
studio
così
realista
.
Ed
è
perciò
che
io
intendo
qui
esporre
alcune
considerazioni
,
che
,
a
mio
giudizio
,
saranno
utili
a
tutte
le
correnti
di
pensiero
le
quali
sostengono
che
la
tesi
meridionalista
è
la
chiave
di
volta
di
tutta
la
questione
italiana
.
Noi
,
dunque
,
teniamo
per
fermo
che
il
primo
tempo
della
questione
meridionale
consiste
nello
studio
della
struttura
e
della
funzione
della
classe
borghese
e
nello
studio
dei
mezzi
per
determinarne
la
rottura
dall
'
interno
.
Solo
così
si
può
arrivare
ad
ottenere
l
'
élite
meridionalista
,
cioè
lo
strumento
tecnico
per
l
'
inizio
della
lotta
.
Ma
,
ciò
detto
,
bisogna
subito
chiarire
che
questa
élite
non
deve
essere
puramente
intellettuale
,
cioè
ideologica
,
ma
essenzialmente
politica
.
È
appena
il
caso
di
richiamare
l
'
attenzione
del
lettore
su
questa
sfumatura
di
pensiero
.
Infatti
,
fino
ad
oggi
,
si
sono
prodotti
notevoli
gruppi
di
intellettuali
meridionalisti
,
ma
essi
hanno
svolto
la
loro
azione
:
a
)
fuori
del
paese
;
b
)
nel
campo
puramente
ideologico
;
c
)
in
funzione
di
ideologie
che
solo
mediatamente
si
raccordavano
col
meridionalismo
o
ne
erano
ispirate
.
Ciò
spiega
le
ragioni
dell
'
insuccesso
.
Il
Mezzogiorno
ha
ignorato
quasi
del
tutto
queste
nobili
fatiche
e
la
classe
politica
meridionale
ha
continuato
pacificamente
a
tessere
la
sua
rete
per
garantire
l
'
immobilità
politico
-
istituzionale
,
che
Gramsci
ha
così
esattamente
descritta
.
Ora
,
se
il
lavoro
dei
pionieri
è
stato
prezioso
per
l
'
impostazione
critica
del
problema
,
non
è
più
sufficiente
per
l
'
azione
.
Bisogna
,
quindi
,
estendere
la
rottura
degli
intellettuali
dal
campo
culturale
a
quello
strettamente
politico
.
Bisogna
,
cioè
,
che
l
'
élite
meridionalista
realizzi
la
critica
istituzionale
nell
'
azione
ed
operi
:
a
)
nel
Mezzogiorno
;
b
)
non
solo
sul
terreno
culturale
ma
anche
su
quello
strettamente
politico
;
c
)
a
nome
del
meridionalismo
stesso
,
o
,
quanto
meno
,
di
ideologie
che
in
esso
s
'
incentrano
.
Questa
rottura
di
carattere
strettamente
politico
è
ora
possibile
,
non
tanto
per
ragioni
ideologiche
,
quanto
per
ragioni
meccaniche
,
e
perciò
il
problema
si
è
trasformato
in
quello
dell
'
approfondimento
e
dello
sfruttamento
di
essa
,
che
comincia
clamorosamente
ad
estendersi
anche
al
campo
delle
relazioni
tra
intellettuali
medi
ed
alta
cultura
,
poiché
quest
'
ultima
,
costretta
ad
agire
sul
terreno
politico
,
non
ha
saputo
far
altro
che
rioffrire
al
paese
attonito
soluzioni
giolittiane
.
Perciò
,
in
attesa
che
la
sinistra
crociana
esprima
l
'
uomo
che
sappia
annullare
ogni
residua
influenza
del
pensiero
del
Maestro
sugli
intellettuali
meridionali
,
bisogna
esasperare
l
'
insoddisfazione
che
il
suo
atteggiamento
politico
ha
provocato
nel
Mezzogiorno
,
sia
per
sottrarre
l
'
élite
politica
in
gestazione
alle
dannose
conseguenze
che
deriverebbero
dal
permanente
vassallaggio
ad
una
filosofia
che
sul
terreno
pratico
si
è
schierata
a
favore
della
reazione
,
sia
per
sbloccare
le
formazioni
di
sinistra
del
liberalismo
,
che
intendono
,
anch
'
esse
,
risolvere
la
crisi
istituzionale
buttando
a
mare
gli
schemi
tradizionali
.
Questo
compito
è
,
però
,
tutt
'
altro
che
facile
,
per
ragioni
complesse
che
vanno
attentamente
analizzate
.
La
borghesia
meridionale
,
come
dice
Gramsci
,
ha
origini
contadine
,
ma
,
a
mano
a
mano
che
si
è
sviluppata
,
non
ha
assunto
alcuna
funzione
nel
processo
della
produzione
.
Se
ciò
fosse
avvenuto
,
essa
sarebbe
una
borghesia
essenzialmente
agraria
,
che
avrebbe
assolto
un
'
importante
funzione
nel
campo
dei
miglioramenti
agricoli
e
quindi
della
economia
nazionale
.
Tecnicamente
essa
avrebbe
avuto
il
suo
peso
nel
progresso
economico
del
paese
,
e
forse
la
questione
meridionale
non
avrebbe
assunto
quell
'
aspetto
di
acutezza
che
la
caratterizza
.
Politicamente
poi
il
suo
fondamentale
spirito
di
conservazione
sarebbe
stato
temperato
da
una
specie
di
progressismo
,
che
avrebbe
escluso
il
trasformismo
,
poiché
la
partecipazione
attiva
al
processo
di
produzione
l
'
avrebbe
fatalmente
condotta
a
comprendere
la
vita
generale
del
paese
,
per
lo
meno
al
limitato
scopo
di
garantire
i
suoi
interessi
materiali
nel
quadro
degl
'
interessi
generali
.
Non
avendo
assunto
alcuna
funzione
nel
processo
della
produzione
agraria
,
la
borghesia
meridionale
,
ha
avuto
uno
sviluppo
abnorme
.
Le
linee
di
tale
sviluppo
si
possono
così
precisare
.
Accanto
ad
una
frazione
addirittura
irrilevante
che
ha
continuato
ad
occuparsi
dell
'
agricoltura
,
si
è
prodotta
la
borghesia
redditiera
e
quella
umanistica
con
le
ben
note
caratteristiche
.
Occorre
,
quindi
,
esaminare
attentamente
l
'
attuale
situazione
,
e
la
progressiva
evoluzione
di
queste
sottospecie
,
se
si
vuole
avere
il
quadro
completo
prima
di
agire
.
La
borghesia
redditiera
,
costretta
a
vivere
in
margine
al
fenomeno
giuridico
dell
'
affitto
,
mentre
opprime
il
contadino
,
col
quale
è
in
eterno
contrasto
per
la
divisione
dei
frutti
che
la
terra
ingrata
faticosamente
produce
,
non
vede
altra
soluzione
politica
che
quella
tradizionale
,
ed
è
ostile
ad
ogni
e
qualsiasi
innovazione
anche
di
carattere
borghese
.
In
sostanza
ciò
che
la
interessa
non
è
lo
Stato
,
e
nemmeno
l
'
Ente
locale
,
ma
il
dominio
sulla
terra
e
sul
contadino
,
e
partecipa
alla
vita
pubblica
soltanto
per
impedire
che
lo
Stato
od
il
Comune
possano
cadere
nelle
mani
dei
suoi
avversari
.
Da
ciò
il
trasformismo
,
che
induce
il
borghese
rurale
meridionale
a
legarsi
senza
soluzione
di
continuità
a
tutti
i
governi
per
garantire
la
immobilità
economica
,
sociale
ed
istituzionale
del
paese
.
Le
condizioni
economiche
di
questa
classe
sono
terribili
.
Essa
si
condanna
alla
morte
lenta
nel
villaggio
per
paura
di
non
poter
diversamente
vivere
,
e
perciò
non
può
far
altro
che
condividere
la
sorte
del
contadino
su
di
un
piano
appena
più
elevato
,
ma
egualmente
mortificante
.
Vegetare
in
un
villaggio
,
molte
volte
senz
'
acqua
e
senza
luce
,
in
una
casa
priva
di
ogni
conforto
,
e
mangiare
ogni
giorno
un
pasto
caratterizzato
dall
'
abbondanza
dei
vegetali
;
andare
in
città
poche
volte
all
'
anno
,
in
tutta
fretta
e
con
mezzi
di
trasporto
preadamitici
,
e
,
dopo
la
siesta
,
dedicarsi
al
vino
o
alle
carte
,
è
la
condanna
che
questa
classe
si
autoinfligge
,
pur
di
continuare
una
vita
di
ozio
e
di
oppressione
,
che
appare
addirittura
incomprensibile
.
Le
uniche
emozioni
che
rompono
la
monotonia
di
giornate
interminabili
sono
prodotte
dalla
notifica
degli
accertamenti
dell
'
agente
dell
'
imposte
,
o
dal
litigio
dinanzi
alla
Conciliazione
od
alla
Pretura
per
espellere
il
colono
,
che
non
ha
pagato
l
'
estaglio
o
non
ha
voluto
aumentare
le
prestazioni
.
Sostanzialmente
questa
classe
è
antistatale
,
perché
non
conosce
lo
Stato
se
non
attraverso
le
carezze
dell
'
imposizione
fiscale
o
i
decreti
legge
di
blocco
dei
fitti
,
ma
quando
lo
Stato
,
che
essa
odia
,
corre
pericolo
di
essere
rovesciato
,
i
piccoli
borghesi
rurali
del
Mezzogiorno
insorgono
in
sua
difesa
,
rinsaldando
le
ragioni
della
loro
infelicità
economica
e
politica
.
Quando
,
invece
,
malgrado
i
loro
sforzi
,
la
forma
dello
Stato
muta
,
si
precipitano
ad
aderire
senza
soluzione
di
continuità
ai
nuovi
padroni
per
riprodurre
l
'
immobilità
economica
,
sociale
e
politica
del
paese
.
Legati
alla
terra
insieme
al
contadino
e
con
la
stessa
catena
,
essi
sono
miserabili
come
il
contadino
,
e
non
possono
sperare
salvezza
se
non
da
una
rivoluzione
che
li
costringa
ad
abbandonare
il
loro
ozio
,
a
guadagnarsi
onestamente
la
vita
attraverso
la
partecipazione
attiva
al
processo
di
produzione
,
e
così
rientrare
nella
circolazione
delle
classi
che
è
la
base
dello
Stato
.
Ora
l
'
influenza
di
questo
ceto
nella
vita
sociale
del
Mezzogiorno
è
notevolmente
diminuita
,
perché
,
attraverso
due
guerre
,
si
è
verificata
una
vera
rivoluzione
sociale
,
che
ha
permesso
a
moltissimi
coloni
di
divenire
piccoli
proprietari
.
L
'
inflazione
da
una
parte
ed
il
blocco
dei
fitti
dall
'
altra
,
hanno
espropriato
molti
piccoli
borghesi
,
ed
i
coloni
,
arricchiti
attraverso
il
rincaro
di
generi
di
prima
necessità
,
hanno
potuto
notevolmente
soddisfare
la
loro
fame
di
terra
.
Ma
il
fenomeno
tende
a
riprodursi
meccanicamente
perché
i
coloni
imborghesiti
non
sanno
far
altro
che
scimmiottare
i
loro
ex
padroni
ed
i
nuovi
borghesi
di
origine
contadina
non
sono
certo
migliori
degli
altri
.
Anche
quando
i
loro
figli
riescono
ad
ascendere
nel
rango
della
borghesia
umanistica
e
commerciante
,
la
rottura
con
la
funzione
parassitaria
ed
antiprogressista
della
loro
classe
di
origine
non
avviene
per
le
ragioni
che
in
seguito
dirò
.
Il
circolo
vizioso
,
perciò
,
si
riproduce
e
lo
sbloccamento
viene
ancora
ritardato
.
Tutto
il
problema
,
dunque
,
si
riduce
a
pervenire
a
contatto
con
i
contadini
per
altro
tramite
che
non
sia
quello
dei
vecchi
e
dei
nuovi
borghesi
rurali
.
Le
esperienze
odierne
della
Sicilia
,
e
la
facilità
con
cui
i
separatisti
riescono
a
disporre
delle
masse
contadine
è
una
riprova
di
questa
incredibile
situazione
politico
-
sociale
,
che
,
del
resto
,
ha
due
clamorosi
precedenti
nel
Mezzogiorno
continentale
:
la
Santa
Fede
e
il
brigantaggio
.
La
borghesia
umanistica
e
commerciale
del
Mezzogiorno
ha
la
stessa
origine
rurale
,
ma
si
differenzia
in
parte
sia
perché
la
sua
mentalità
è
stata
abbastanza
slargata
dalla
cultura
,
sia
perché
svolge
attività
economica
influenzata
dal
processo
della
produzione
.
Malgrado
ciò
,
la
desolata
angustia
di
orizzonti
della
borghesia
terriera
si
ripercuote
sul
suo
panorama
spirituale
:
a
)
per
le
influenze
ataviche
;
b
)
per
difetto
di
sviluppo
organico
che
la
mantiene
sempre
a
latere
della
borghesia
terriera
;
c
)
per
il
fatto
che
anch
'
essa
ordinariamente
partecipa
al
fenomeno
di
sfruttamento
della
terra
attraverso
l
'
affitto
per
integrare
le
sue
magre
risorse
.
Cosicché
questo
ceto
nel
Mezzogiorno
è
a
mezza
strada
tra
la
borghesia
terriera
e
quella
tecnica
,
ed
,
ogni
qualvolta
si
entusiasma
per
idee
nuove
e
si
avvia
ad
iniziare
lo
sbloccamento
della
situazione
economico
sociale
-
politica
del
paese
,
finisce
per
retrocedere
spaventato
,
poiché
i
dati
storici
fondamentali
,
da
cui
si
è
parzialmente
evoluto
,
lo
tengono
ancora
avvinto
con
fili
invisibili
e
gli
impediscono
di
rompere
definitivamente
con
la
tradizione
.
È
questa
la
fondamentale
ragione
per
cui
il
radicalismo
ed
il
liberalismo
di
sinistra
meridionali
tra
il
1900
ed
il
1915
finirono
per
confluire
nel
giolittismo
,
dando
luogo
ad
una
classe
politica
più
raffinatamente
trasformista
di
quella
che
l
'
aveva
preceduta
.
In
questa
disamina
non
si
tiene
particolare
conto
degli
impiegati
statali
,
che
,
quando
vivono
nel
Mezzogiorno
,
sono
automaticamente
assorbiti
nel
panorama
della
borghesia
umanistica
,
e
,
quando
invece
vivono
altrove
,
cessano
di
esercitare
qualsiasi
influenza
sulla
vita
sociale
e
politica
del
paese
.
Né
si
tiene
conto
dell
'
alta
borghesia
umanistica
e
commerciale
,
sia
perché
essa
è
scarsamente
numerosa
,
e
,
perciò
,
priva
di
vera
influenza
politica
,
sia
perché
aderisce
strettamente
alla
conservazione
attraverso
l
'
azione
dello
Stato
,
nel
quale
domina
.
D
'
altronde
non
sono
mancati
esempi
di
grossi
borghesi
sinceramente
democratici
e
ardentemente
meridionalisti
,
ma
è
chiaro
che
lo
sbloccamento
di
una
situazione
politico
sociale
così
complessa
non
può
avvenire
attraverso
l
'
azione
dei
singoli
,
ma
attraverso
l
'
opera
di
una
nuova
classe
dirigente
,
che
deve
rompere
interamente
col
passato
,
e
che
può
essere
reclutata
soltanto
nella
giovane
borghesia
umanistica
,
e
nelle
sparute
élites
che
stentatamente
si
formano
negli
altri
ceti
(
commercianti
,
operai
specializzati
,
contadini
ricchi
)
e
che
guardano
sempre
agli
intellettuali
come
alla
più
sicura
loro
guida
.
Naturalmente
questa
disamina
sarebbe
del
tutto
sterile
,
come
lo
è
stata
in
passato
,
se
non
ci
trovassimo
al
centro
di
una
rivoluzione
politica
e
sociale
,
che
sta
realizzando
alcuni
presupposti
per
una
concreta
azione
di
ricostruzione
.
Qui
non
si
discute
e
si
argomenta
per
il
discutibile
gusto
di
sbalzare
dal
potere
una
classe
e
sostituirla
con
un
'
altra
.
Se
la
borghesia
terriera
del
Mezzogiorno
assolvesse
una
funzione
utile
nel
processo
della
produzione
il
problema
non
sarebbe
sorto
con
quell
'
acutezza
che
lo
caratterizza
.
Invece
l
'
assenteismo
borghese
ha
generato
una
situazione
di
immobilità
economica
,
sociale
e
politica
,
che
dev
'
essere
sbloccata
soprattutto
per
aumentare
la
produzione
nazionale
nei
limiti
consentiti
dalle
condizioni
obiettive
dei
luoghi
.
È
questa
l
'
esigenza
che
tutti
i
meridionalisti
,
anche
quelli
strettamente
conservatori
,
hanno
sempre
sentito
.
Ma
è
ormai
chiaro
che
il
rinnovamento
non
può
avvenire
pacificamente
,
per
evoluzione
spontanea
,
poiché
quasi
un
secolo
di
vita
unitaria
sta
a
documentare
il
clamoroso
fallimento
di
tutte
le
speranze
riposte
sull
'
azione
dello
Stato
o
sull
'
iniziativa
della
classe
dirigente
.
Solo
quando
la
classe
dei
borghesi
rurali
sarà
sbalzata
di
sella
la
dialettica
della
storia
riprenderà
a
funzionare
e
l
'
immobilità
economico
sociale
politica
del
Mezzogiorno
passerà
nel
regno
dei
ricordi
.
Ora
il
primo
tempo
di
questa
rottura
col
passato
si
può
produrre
soltanto
attraverso
il
distacco
della
borghesia
umanistica
e
commerciante
da
quella
terriera
.
Questi
ceti
si
presentano
oggi
come
classi
rivoluzionarie
,
per
quanto
a
metà
,
ed
hanno
le
attitudini
mentali
ed
una
considerevole
forza
residua
per
comprendere
il
loro
nuovo
compito
in
un
mondo
ancora
da
costruire
.
La
borghesia
umanistica
è
stata
quasi
interamente
proletarizzata
attraverso
due
guerre
e
due
processi
inflazionistici
.
Una
notevole
parte
di
essa
si
ricorda
ancora
di
essere
proprietaria
di
terre
e
perciò
tende
a
ricostruire
il
sistema
di
sfruttamento
agrario
per
garantirsi
dalla
miseria
assoluta
.
Essa
teme
il
comunismo
,
poiché
pensa
con
terrore
al
giorno
in
cui
potrebbe
essere
costretta
a
vivere
di
lavoro
,
perché
questo
non
è
abbastanza
compensato
.
Ma
d
'
altra
parte
,
è
sufficientemente
intelligente
e
colta
,
per
comprendere
che
il
Mezzogiorno
non
può
andare
avanti
nello
stato
in
cui
si
trova
,
e
che
lo
sbloccamento
economico
sociale
politico
del
paese
è
una
necessità
a
cui
nessuno
si
può
sottrarre
e
che
fatalmente
avverrà
in
un
modo
o
in
un
altro
.
L
'
altra
parte
della
borghesia
umanistica
è
più
francamente
su
questo
terreno
,
e
la
paura
del
comunismo
non
funziona
così
esclusivamente
da
remora
psicologica
.
Occorre
,
quindi
,
tranquillizzare
questa
classe
,
dimostrarle
che
la
trasformazione
del
Mezzogiorno
non
sarà
un
danno
per
lei
,
se
sarà
compiuta
sotto
la
sua
direzione
.
Che
tale
trasformazione
è
una
necessità
storica
per
accelerare
il
processo
di
produzione
e
che
se
saprà
modificare
la
sua
mentalità
-
cioè
compiere
quell
'
evoluzione
che
in
altri
paesi
d
'
Europa
è
già
avvenuta
-
non
ha
niente
da
temere
nel
separare
la
sua
sorte
e
la
sua
responsabilità
dalla
classe
dell
'
immobilità
,
perché
potrà
in
seguito
partecipare
largamente
con
i
suoi
servizi
ad
una
nuova
attività
economica
ben
più
importante
di
quella
finora
svolta
.
Accanto
a
questa
classe
intellettuale
,
che
teme
di
perdere
la
direzione
della
vita
pubblica
del
Mezzogiorno
e
che
la
perderà
se
non
saprà
trasformarsi
,
vi
è
un
ceto
abbastanza
nuovo
,
sorto
dai
traffici
,
principalmente
per
effetto
della
prolungata
inflazione
,
che
possiede
la
maggior
parte
della
ricchezza
mobiliare
del
paese
.
Io
prego
il
lettore
umanista
di
questo
saggio
di
non
voler
moralizzare
al
riguardo
.
Il
danaro
non
olet
e
l
'
accumulazione
delle
ricchezze
non
sempre
ha
origine
nel
sudato
lavoro
e
nel
risparmio
.
Anzi
.
Ma
questo
ceto
esiste
e
sente
il
suo
problema
,
che
si
compendia
in
una
piccola
tragedia
spirituale
,
alla
quale
invano
tenta
dare
una
tranquillizzante
risposta
con
l
'
acquisto
,
di
tanto
in
tanto
,
di
qualche
immobile
.
Ora
se
il
ceto
commerciante
potesse
spendere
tutto
il
suo
danaro
in
acquisto
di
terre
si
riavvicinerebbe
ai
proprietari
terrieri
e
verrebbe
assorbito
con
altra
veste
nel
blocco
agrario
,
dal
quale
è
uscito
.
Ma
lo
Stato
ha
creduto
bloccare
gli
acquisti
immobiliari
,
e
,
d
'
altra
parte
,
i
possessori
d
'
immobili
stringono
la
cintola
,
fanno
la
fame
,
ma
non
vendono
.
L
'
esperienza
della
precedente
inflazione
incombe
sui
loro
spiriti
e
li
agghiaccia
.
Da
secoli
hanno
agognata
la
terra
quando
apparteneva
ancora
ai
grandi
feudatari
.
Poi
l
'
azione
centralizzatrice
della
Corte
,
l
'
indebitamento
dei
nobili
,
ed
i
contraccolpi
della
rivoluzione
francese
,
cominciarono
ad
aprire
delle
falle
,
permisero
loro
di
precipitarsi
sulla
preda
,
di
aggranfiarla
.
Ed
ora
la
stringono
in
mano
e
non
la
lasciano
scappare
,
perché
essa
è
l
'
unica
verità
che
conoscono
,
è
lo
strumento
del
loro
assenteismo
e
del
loro
abbrutimento
.
Perciò
i
nuovi
ricchi
non
trovano
sfogo
,
ed
i
borghesi
rurali
,
se
li
invidiano
-
perché
,
in
questo
momento
,
la
loro
forzata
quaresima
è
troppo
in
aperto
contrasto
col
grasso
carnevale
nel
quale
quelli
diguazzano
-
in
fondo
al
loro
animo
continuano
a
disprezzarli
,
perché
,
malgrado
tutto
,
non
riuscendo
ad
impossessarsi
della
terra
,
non
possono
consolidare
il
loro
nuovo
dominio
.
Siamo
d
'
accordo
che
questo
nuovo
ceto
è
a
metà
improvvisato
,
e
potrà
essere
disperso
e
distrutto
dalle
reazioni
che
necessariamente
seguiranno
al
carnevale
finanziario
.
Ma
il
suo
problema
resta
come
dato
psicologico
,
e
se
si
farà
leva
su
questa
rottura
forzata
del
blocco
agrario
,
essa
resterà
.
Tutto
sta
a
conoscere
la
psicologia
di
questi
nuovi
ricchi
e
a
convogliarli
sulle
soluzioni
meridionaliste
che
a
tale
psicologia
corrispondono
.
Non
potendo
acquistare
terre
,
essi
hanno
fame
di
merci
,
e
non
tanto
per
continuare
a
lucrare
illecitamente
nei
trasferimenti
,
quanto
per
sfuggire
al
futuro
processo
di
deflazione
.
Costretti
dall
'
inflessibile
ostinazione
dei
proprietari
terrieri
a
continuare
nel
commercio
,
sono
in
aperta
rottura
con
le
idee
tradizionali
del
paese
,
ed
auspicano
una
ripresa
della
produzione
di
massa
perché
temono
che
la
valuta
possa
perdere
ogni
potere
di
acquisto
.
Se
la
crisi
si
risolverà
lentamente
con
una
ripresa
dei
traffici
e
della
produzione
il
nuovo
ceto
si
sistemerà
adeguatamente
e
non
sognerà
altro
che
attività
economica
e
rinvigorimento
del
commercio
;
se
,
invece
,
la
crisi
precipiterà
nella
catastrofe
,
esso
perderà
tutti
i
vantaggi
acquisiti
e
tornerà
al
punto
di
partenza
.
Ma
,
in
ogni
caso
,
la
rottura
col
blocco
agrario
si
sarà
sempre
verificata
.
Nel
primo
caso
,
perché
la
classe
commerciale
comprenderà
le
esigenze
della
produzione
e
premerà
sullo
Stato
perché
le
soddisfi
,
nel
secondo
caso
perché
sarà
in
preda
ad
un
profondo
rancore
,
che
la
spingerà
nei
ranghi
dei
partiti
che
si
saranno
battuti
per
la
ripresa
economica
ed
avranno
criticato
le
deficienze
dello
Stato
storico
.
Tutto
si
riduce
,
dunque
,
a
profittare
del
momento
.
La
crisi
,
iniziatasi
per
il
crollo
del
regime
,
puramente
sul
terreno
politico
istituzionale
,
estesasi
nel
campo
sociale
in
conseguenza
della
inflazione
,
e
del
blocco
dei
fitti
,
deve
essere
riportata
sul
terreno
politico
istituzionale
attraverso
l
'
azione
dei
partiti
politici
per
impedire
che
si
ritorni
ad
una
situazione
reazionaria
,
prima
che
siano
create
le
basi
per
una
permanente
azione
meridionalista
.
Perciò
deve
essere
battuto
in
breccia
il
trasformismo
politico
,
che
rappresenta
la
forza
d
'
inerzia
del
circolo
vizioso
e
conduce
,
dopo
una
scossa
,
a
far
precipitare
nuovamente
le
libere
formazioni
politiche
e
culturali
del
Mezzogiorno
nel
blocco
agrario
.
Oggi
le
contorsioni
della
vecchia
classe
politica
meridionale
fanno
ridere
,
perché
non
sono
altro
che
un
annaspare
nel
buio
per
trovare
un
punto
d
'
appoggio
,
un
debole
tentativo
per
riportare
la
situazione
politica
al
punto
di
prima
,
mentre
tutto
il
quadrante
istituzionale
ruota
con
velocità
assai
maggiore
della
controspinta
trasformista
.
Ma
immaginate
per
un
momento
che
la
forza
di
rotazione
s
'
indebolisca
e
s
'
arresti
,
ed
assisterete
in
pieno
alla
ripresa
personalistica
.
Se
,
invece
,
in
questi
attimi
preziosi
,
l
'
azione
dei
partiti
antitrasformisti
si
sarà
immessa
tra
le
ruote
dell
'
arrugginito
meccanismo
e
sarà
riuscita
a
far
leva
,
la
rottura
istituzionale
resterà
.
La
lotta
ideologica
divamperà
per
la
prima
volta
in
tutto
il
Mezzogiorno
,
e
la
nuova
élite
meridionalista
,
non
più
a
base
soltanto
culturale
,
ma
a
base
strettamente
politica
,
potrà
sperare
di
condurre
a
rimorchio
tutte
le
altre
classi
della
società
.
Naturalmente
tutto
ciò
è
facile
più
a
dirsi
che
a
verificarsi
,
perché
l
'
intera
situazione
istituzionale
è
minacciata
da
due
pericoli
,
che
già
altra
volta
hanno
ostacolato
il
risorgimento
del
paese
.
Innanzi
tutto
la
classe
dei
contadini
meridionali
non
ha
alcuna
educazione
politica
,
ed
è
tuttora
in
funzione
del
blocco
agrario
.
Come
i
borghesi
terrieri
si
legano
alla
stessa
catena
dei
contadini
per
dominarli
,
così
questi
non
mostrano
alcuna
voglia
di
scuotere
il
giogo
.
Su
questo
terreno
tradizionale
s
'
innesta
,
poi
,
la
particolare
situazione
creata
dall
'
inflazione
.
I
coloni
oggi
si
credono
ricchi
,
ricchi
di
carta
straccia
,
ma
ricchi
.
E
non
potendo
compiere
una
pacifica
rivoluzione
con
l
'
acquisto
delle
terre
,
non
sanno
come
risolvere
la
loro
situazione
.
Da
una
parte
,
credendo
di
essere
ricchi
,
sono
conservatori
.
Conservatori
,
forse
,
dell
'
attuale
stato
di
cose
,
che
esasperano
col
loro
ben
noto
materialismo
,
ma
conservatori
.
Dall
'
altra
parte
,
essendo
rimasti
insoddisfatti
nella
loro
atavica
aspirazione
al
possesso
della
terra
,
sono
rivoluzionari
,
ma
rivoluzionari
in
potenza
,
perché
sperano
sempre
che
i
loro
avversari
,
ridotti
all
'
estremo
,
si
decidano
a
mollare
le
terre
.
Se
la
nuova
classe
dirigente
del
Mezzogiorno
fosse
pronta
,
la
rottura
del
blocco
agrario
potrebbe
essere
estesa
anche
a
questo
terreno
,
ma
,
come
abbiamo
visto
,
essa
è
soltanto
in
fieri
e
l
'
azione
meridionalista
non
può
ancora
arrivare
in
profondità
fino
al
contadino
.
In
tale
condizione
di
cose
c
'
è
il
pericolo
che
le
masse
siano
risospinte
sul
terreno
della
reazione
per
il
giuoco
di
fattori
psicologici
che
non
è
possibile
precisare
a
priori
.
Nel
momento
in
cui
,
cessata
l
'
euforia
inflazionista
,
il
contadino
ridiventerà
povero
,
non
è
da
escludersi
che
i
borghesi
terrieri
possano
riprendere
su
di
lui
il
predominio
tradizionale
e
riportarlo
sulle
posizioni
di
partenza
,
attraverso
una
reazione
sanfedista
,
che
violentemente
distruggerà
i
germi
libertari
maturati
nel
frattempo
.
D
'
altra
parte
,
ogni
soluzione
della
questione
meridionale
è
subordinata
alle
vicende
della
politica
generale
,
nel
nesso
cioè
che
se
la
classe
dei
borghesi
terrieri
non
riesce
a
garantire
l
'
immobilità
economico
sociale
-
politica
del
Mezzogiorno
,
essa
è
perduta
.
Si
ritorna
così
sul
terreno
del
compromesso
istituzionale
e
del
trasformismo
,
che
costituiscono
sempre
la
minaccia
più
grave
per
il
meridionalismo
.
Infatti
se
la
situazione
politica
italiana
precipiterà
in
un
nuovo
compromesso
istituzionale
,
confusionario
e
cervellotico
come
quello
giolittiano
o
come
quello
fascista
,
ma
duraturo
per
alcuni
decenni
,
la
rottura
istituzionale
nel
Mezzogiorno
potrà
essere
rapidamente
sanata
,
ed
i
propagandisti
dei
vari
partiti
avranno
voglia
di
rivolgersi
ai
contadini
per
catechizzarli
.
Il
sindaco
,
l
'
assessore
comunale
ed
il
brigadiere
dei
RR
.
CC
.
resteranno
sempre
i
gangli
attraverso
i
quali
il
blocco
agrario
si
riformerà
,
ed
i
propagandisti
correranno
il
rischio
di
essere
linciati
.
Evitare
il
compromesso
istituzionale
,
fino
a
quando
la
nuova
classe
dirigente
meridionale
non
sarà
formata
,
è
una
necessità
strumentale
per
tutti
i
partiti
antitrasformisti
,
e
si
può
sicuramente
affermare
che
qui
giace
il
fulcro
,
il
punctum
pruriens
dell
'
intera
questione
italiana
.
Ma
il
compromesso
istituzionale
non
ha
origine
nel
Mezzogiorno
:
è
stato
sempre
il
Settentrione
a
dare
il
cattivo
esempio
,
senza
distinzione
di
classi
,
e
se
non
deve
essere
sottovalutato
l
'
apporto
che
il
meridionalismo
ha
ricevuto
in
passato
da
tanti
nobili
spiriti
e
spregiudicate
élites
del
Nord
,
non
può
essere
taciuto
che
il
compromesso
più
immorale
e
più
infecondo
,
quello
giolittiano
,
è
avvenuto
proprio
perché
borghesia
e
proletariato
settentrionale
ad
un
dato
momento
si
accordarono
principalmente
ai
danni
del
Mezzogiorno
.
Il
meridionalismo
,
perciò
,
non
è
una
dottrina
meridionale
,
ma
italiana
,
che
deve
divenire
l
'
imperativo
categorico
dei
partiti
antitrasformisti
.
Quali
eredi
del
primo
Risorgimento
,
essi
hanno
tracciato
dinanzi
a
sé
il
compito
storico
di
completare
l
'
unificazione
economico
politico
-
sociale
di
tutta
l
'
Italia
,
evitando
il
ripetersi
dei
fenomeni
di
particolarismo
economico
,
che
sono
alla
base
dei
compromessi
politici
.
Ma
la
questione
istituzionale
non
è
peranco
risolta
ed
il
trasformismo
guata
fuor
dell
'
uscio
.
Ogni
pericolo
non
è
del
tutto
evitato
e
nell
'
Italia
settentrionale
vi
sono
ancora
ingenti
forze
che
guardano
al
Mezzogiorno
come
al
campo
classico
per
le
loro
scorrerie
.
L
'
alleanza
tra
reazione
del
Nord
e
blocco
agrario
del
Sud
non
può
essere
esclusa
a
priori
.
Tutto
dipenderà
dalla
forza
della
democrazia
del
Nord
e
dalla
concretezza
delle
sue
idee
.
Chi
ricorda
il
tragico
1919
,
quando
le
masse
settentrionali
si
precipitarono
per
le
strade
per
inseguire
un
mito
astratto
ed
irraggiungibile
,
e
consumarono
ogni
energia
per
espellere
dal
loro
seno
il
veleno
giolittiano
che
lo
corrodeva
;
chi
ricorda
attraverso
quali
tappe
dolorose
la
rivoluzione
italiana
pervenne
a
neutralizzarsi
,
spianando
la
via
alla
realizzazione
del
nuovo
compromesso
fascista
;
chi
ricorda
che
il
Mezzogiorno
fu
assente
nel
momento
decisivo
della
lotta
,
ed
il
blocco
reazionario
trasformista
,
che
ancora
lo
dominava
,
teorizzò
come
espressione
di
saggezza
l
'
immobilità
meridionale
,
non
può
non
sottolineare
i
progressi
compiuti
,
non
può
non
essere
grato
ai
pochi
che
,
partendo
dai
più
opposti
punti
cardinali
,
hanno
compiuto
il
loro
esame
di
coscienza
,
ed
hanno
finito
per
concludere
che
la
lotta
politica
in
Italia
è
unitaria
e
si
condensa
in
tre
formule
magiche
:
compromesso
istituzionale
,
trasformismo
,
meridionalismo
.
Gramsci
dice
che
protagonista
di
questo
nuovo
indirizzo
in
un
prossimo
avvenire
sarà
il
proletariato
settentrionale
.
Questa
è
ideologia
,
ed
io
intendo
restare
nel
campo
strettamente
politico
.
Però
non
posso
non
raccogliere
e
sottolineare
la
previsione
del
compianto
scrittore
sardo
.
Se
il
proletariato
settentrionale
vorrà
veramente
divenire
il
protagonista
della
lotta
meridionalista
,
ciò
significa
che
non
potranno
più
aver
luogo
compromessi
istituzionali
di
tipo
giolittiano
o
fascista
.
Ma
ciò
non
è
sufficiente
.
Occorre
,
invece
,
che
tutto
il
popolo
italiano
irrompa
nella
battaglia
meridionalista
,
intendendola
come
la
sua
lotta
,
come
il
punto
nevralgico
e
decisivo
dell
'
intera
questione
nazionale
.
Occorre
che
altre
classi
,
oltre
il
proletariato
,
schierandosi
contro
la
politica
particolarista
,
e
sforzandosi
di
sfociare
nella
democrazia
integrale
,
chiudano
l
'
epoca
dei
compromessi
istituzionali
,
che
sono
.
gli
strumenti
attraverso
i
quali
minoranze
cleptocratiche
trionfano
.
Il
proletariato
settentrionale
è
una
grande
forza
su
questo
terreno
,
anzi
è
la
più
grande
forza
,
ma
anche
la
borghesia
tecnica
e
quella
umanistica
del
Nord
hanno
la
loro
parola
da
dire
.
Specialmente
la
seconda
deve
ricordare
con
terrore
gli
errori
psicologici
e
politici
compiuti
tra
il
1919
ed
il
1922
,
quando
,
in
massima
parte
,
abbandonò
la
causa
della
libertà
,
e
corse
dietro
alla
dittatura
in
un
folle
tentativo
di
risolvere
il
suo
disagio
economico
e
spirituale
.
Essa
ne
ha
portato
i
panni
laceri
e
si
può
considerare
guarita
per
sempre
.
La
sua
alleanza
con
il
proletariato
industriale
ed
agricolo
sarà
la
più
sicura
garanzia
per
il
tentativo
di
fondare
in
Italia
la
democrazia
integrale
,
mai
esistita
fino
a
questo
momento
per
il
prepotere
delle
cricche
industriali
ed
agrarie
,
cui
la
borghesia
tecnica
ed
umanistica
ha
avuto
il
torto
d
'
indulgere
,
per
ragioni
che
non
sempre
hanno
deposto
a
favore
della
sua
maturità
politica
.
Se
questo
tentativo
avrà
successo
,
e
,
dopo
aver
distrutto
il
compromesso
istituzionale
,
dopo
aver
superato
il
particolarismo
economico
e
politico
,
dopo
aver
acquistato
coscienza
degli
obiettivi
da
raggiungere
e
delle
forze
cui
appoggiarsi
,
in
una
parola
,
dopo
essersi
trasformata
da
astratta
,
quale
era
nel
1919
,
in
concreta
,
come
oggi
appare
,
la
rivoluzione
italiana
sfocerà
,
senza
inutili
e
dannose
convulsioni
,
nella
democrazia
integrale
,
per
ordinare
tutte
le
forze
del
paese
intorno
ad
un
più
intenso
sforzo
di
produzione
nazionale
ed
una
più
equa
distribuzione
delle
ricchezze
,
la
questione
meridionale
sarà
a
metà
risolta
,
e
non
dovremo
più
temere
ritorni
reazionari
.
Allora
s
'
inizierà
il
periodo
delle
soluzioni
tecniche
che
sono
varie
perché
varia
è
la
realtà
economico
sociale
del
Mezzogiorno
.
Ed
allora
,
perfino
la
borghesia
terriera
meridionale
potrà
avere
un
avvenire
,
perché
,
allontanata
dal
privilegio
,
cui
fin
'
oggi
si
è
ostinatamente
attaccata
,
potrà
partecipare
al
lavoro
d
'
intensificazione
della
produzione
agricola
,
che
ha
bisogno
di
dirigenti
e
di
tecnici
e
non
può
più
essere
condotto
con
i
metodi
tradizionali
.
Il
Mezzogiorno
è
naturalmente
povero
,
ma
è
anche
coltivato
assai
male
.
L
'
ignoranza
dei
contadini
e
l
'
assenteismo
dei
proprietari
hanno
aggravato
quest
'
originaria
inferiorità
.
L
'
avvenire
è
quindi
sulla
strada
delle
migliorie
tecniche
che
saranno
possibili
solo
dopo
la
rottura
del
blocco
agrario
come
storicamente
si
è
costituito
.
Saggistica ,
Sono
passati
molti
anni
,
pieni
di
guerra
,
e
di
quello
che
si
usa
chiamare
la
Storia
.
Spinto
qua
e
là
alla
ventura
,
non
ho
potuto
finora
mantenere
la
promessa
fatta
,
lasciandoli
,
ai
miei
contadini
,
di
tornare
fra
loro
,
e
non
so
davvero
se
e
quando
potrò
mai
mantenerla
.
Ma
,
chiuso
in
una
stanza
,
e
in
un
mondo
chiuso
,
mi
è
grato
riandare
con
la
memoria
a
quell
'
altro
mondo
,
serrato
nel
dolore
e
negli
usi
,
negato
alla
Storia
e
allo
Stato
,
eternamente
paziente
;
a
quella
mia
terra
senza
conforto
e
dolcezza
,
dove
il
contadino
vive
,
nella
miseria
e
nella
lontananza
,
la
sua
immobile
civiltà
,
su
un
suolo
arido
,
nella
presenza
della
morte
.
-
Noi
non
siamo
cristiani
,
-
essi
dicono
,
-
Cristo
si
è
fermato
a
Eboli
-
.
Cristiano
vuol
dire
,
nel
loro
linguaggio
,
uomo
:
e
la
frase
proverbiale
che
ho
sentito
tante
volte
ripetere
,
nelle
loro
bocche
non
è
forse
nulla
più
che
l
'
espressione
di
uno
sconsolato
complesso
di
inferiorità
.
Noi
non
siamo
cristiani
,
non
siamo
uomini
,
non
siamo
considerati
come
uomini
,
ma
bestie
,
bestie
da
soma
,
e
ancora
meno
che
le
bestie
,
i
fruschi
,
i
frusculicchi
,
che
vivono
la
loro
libera
vita
diabolica
o
angelica
,
perché
noi
dobbiamo
invece
subire
il
mondo
dei
cristiani
,
che
sono
di
là
dall
'
orizzonte
,
e
sopportarne
il
peso
e
il
confronto
.
Ma
la
frase
ha
un
senso
molto
più
profondo
,
che
,
come
sempre
,
nei
modi
simbolici
,
è
quello
letterale
.
Cristo
si
è
davvero
fermato
a
Eboli
,
dove
la
strada
e
il
treno
abbandonano
la
costa
di
Salerno
e
il
mare
,
e
si
addentrano
nelle
desolate
terre
di
Lucania
.
Cristo
non
è
mai
arrivato
qui
,
né
vi
è
arrivato
il
tempo
,
né
l
'
anima
individuale
,
né
la
speranza
,
né
il
legame
tra
le
cause
e
gli
effetti
,
la
ragione
e
la
Storia
.
Cristo
non
è
arrivato
,
come
non
erano
arrivati
i
romani
,
che
presidiavano
le
grandi
strade
e
non
entravano
fra
i
monti
e
nelle
foreste
,
né
i
greci
,
che
fiorivano
sul
mare
di
Metaponto
e
di
Sibari
:
nessuno
degli
arditi
uomini
di
occidente
ha
portato
quaggiù
il
suo
senso
del
tempo
che
si
muove
,
né
la
sua
teocrazia
statale
,
né
la
sua
perenne
attività
che
cresce
su
se
stessa
.
Nessuno
ha
toccato
questa
terra
se
non
come
un
conquistatore
o
un
nemico
o
un
visitatore
incomprensivo
.
Le
stagioni
scorrono
sulla
fatica
contadina
,
oggi
come
tremila
anni
prima
di
Cristo
:
nessun
messaggio
umano
o
divino
si
è
rivolto
a
questa
povertà
refrattaria
.
Parliamo
un
diverso
linguaggio
:
la
nostra
lingua
è
qui
incomprensibile
.
I
grandi
viaggiatori
non
sono
andati
di
là
dai
confini
del
proprio
mondo
;
e
hanno
percorso
i
sentieri
della
propria
anima
e
quelli
del
bene
e
del
male
,
della
moralità
e
della
redenzione
.
Cristo
è
sceso
nell
'
inferno
sotterraneo
del
moralismo
ebraico
per
romperne
le
porte
nel
tempo
e
sigillarle
nell
'
eternità
.
Ma
in
questa
terra
oscura
,
senza
peccato
e
senza
redenzione
,
dove
il
male
non
è
morale
,
ma
è
un
dolore
terrestre
,
che
sta
per
sempre
nelle
cose
,
Cristo
non
è
disceso
.
Cristo
si
è
fermato
a
Eboli
.
Sono
arrivato
a
Gagliano
un
pomeriggio
di
agosto
,
portato
in
una
piccola
automobile
sgangherata
.
Avevo
le
mani
impedite
,
ed
ero
accompagnato
da
due
robusti
rappresentanti
dello
Stato
,
dalle
bande
rosse
ai
pantaloni
e
dalle
facce
inespressive
.
Ci
venivo
malvolentieri
,
preparato
a
veder
tutto
brutto
,
perché
avevo
dovuto
lasciare
,
per
un
ordine
improvviso
,
Grassano
,
dove
abitavo
prima
,
e
dove
avevo
imparato
a
conoscere
la
Lucania
.
Era
stato
faticoso
dapprincipio
.
Grassano
,
come
tutti
i
paesi
di
qui
,
è
bianco
in
cima
ad
un
alto
colle
desolato
,
come
una
piccola
Gerusalemme
immaginaria
nella
solitudine
di
un
deserto
.
Amavo
salire
in
cima
al
paese
,
alla
chiesa
battuta
dal
vento
,
donde
l
'
occhio
spazia
in
ogni
direzione
su
un
orizzonte
sterminato
,
identico
in
tutto
il
suo
cerchio
.
Si
è
come
in
mezzo
a
un
mare
di
terra
biancastra
,
monotona
e
senz
'
alberi
:
bianchi
e
lontani
i
paesi
,
ciascuno
in
vetta
al
suo
colle
,
Irsina
,
Craco
,
Montalbano
,
Salandra
,
Pisticci
,
Grottole
,
Ferrandina
,
le
terre
e
le
grotte
dei
briganti
,
fin
laggiù
dove
c
'
è
forse
il
mare
,
e
Metaponto
e
Taranto
.
Mi
pareva
di
aver
intuita
l
'
oscura
virtù
di
questa
terra
spoglia
,
e
avevo
cominciato
ad
amarla
;
e
mi
dispiaceva
di
cambiare
.
È
nella
mia
natura
sentire
dolorosi
i
distacchi
,
perciò
ero
mal
disposto
verso
il
nuovo
paese
dove
dovevo
acconciarmi
a
vivere
.
Mi
rallegrava
invece
il
viaggio
,
la
possibilità
di
vedere
quei
luoghi
di
cui
avevo
tanto
sentito
favoleggiare
e
che
fingevo
nella
immaginazione
,
di
là
dai
monti
che
chiudono
la
valle
del
Basento
.
Passammo
sopra
il
burrone
dove
era
precipitata
,
l
'
anno
prima
,
la
banda
di
Grassano
,
che
tornava
a
tarda
sera
dopo
aver
suonato
nella
piazza
di
Accettura
.
Da
allora
i
morti
suonatori
si
ritrovano
a
mezzanotte
,
in
fondo
al
burrone
,
e
suonano
le
loro
trombe
;
e
i
pastori
evitano
quei
paraggi
,
presi
da
un
reverenziale
terrore
.
Ma
quando
ci
passammo
era
giorno
chiaro
,
il
sole
brillava
,
il
vento
africano
bruciava
la
terra
,
e
nessun
suono
saliva
dalle
argille
.
A
San
Mauro
Forte
,
poco
più
in
alto
sul
monte
,
avrei
ancora
veduto
,
all
'
ingresso
del
paese
,
i
pali
a
cui
furono
infisse
per
anni
le
teste
dei
briganti
,
e
poi
saremmo
entrati
nel
bosco
di
Accettura
,
uno
dei
pochi
rimasti
dell
'
antica
foresta
che
copriva
tutto
il
paese
di
Lucania
.
Lucus
a
non
lucendo
,
veramente
,
oggi
:
la
Lucania
,
la
terra
dei
boschi
,
è
tutta
brulla
;
e
il
rivedere
finalmente
degli
alberi
,
e
il
fresco
del
sottobosco
,
e
l
'
erba
verde
,
e
il
profumo
delle
foglie
,
era
per
me
come
un
viaggio
nel
paese
delle
fate
.
Questo
era
il
regno
dei
banditi
,
e
ancor
oggi
,
per
il
solo
e
lontano
ricordo
,
lo
si
attraversa
con
curioso
timore
;
ma
è
un
regno
assai
piccolo
,
e
lo
si
abbandona
ben
presto
per
salire
a
Stigliano
,
dove
il
vecchissimo
corvo
Marco
sta
da
secoli
sulla
piazza
,
come
un
dio
locale
,
e
svolazza
nero
sulle
pietre
.
Dopo
Stigliano
si
scende
alla
valle
del
Sauro
,
con
il
suo
grande
letto
di
sassi
bianchi
,
e
il
bell
'
uliveto
del
principe
Colonna
nell
'
isola
dove
un
battaglione
di
bersaglieri
fu
sterminato
dai
briganti
di
Boryes
che
marciavano
su
Potenza
.
Qui
,
arrivati
a
un
bivio
,
si
lascia
la
strada
che
porta
alla
valle
dell
'
Agri
,
e
si
prende
a
sinistra
,
per
una
straducola
fatta
da
pochi
anni
.
Addio
Grassano
,
addio
terre
vedute
di
lontano
o
immaginate
!
Siamo
dall
'
altra
parte
dei
monti
e
si
sale
a
balzelloni
a
Gagliano
,
che
non
conosceva
,
fino
a
poco
fa
,
la
ruota
.
A
Gagliano
la
strada
finisce
.
Tutto
mi
era
sgradevole
:
il
paese
,
a
prima
vista
,
non
sembra
un
paese
,
ma
un
piccolo
insieme
di
casette
sparse
,
bianche
,
con
una
certa
pretesa
nella
loro
miseria
.
Non
è
in
vetta
al
monte
,
come
tutti
gli
altri
,
ma
in
una
specie
di
sella
irregolare
in
mezzo
a
profondi
burroni
pittoreschi
;
e
non
ha
,
a
prima
vista
,
l
'
aspetto
severo
e
terribile
di
tutti
gli
altri
paesi
di
qui
.
C
'
è
,
dalla
parte
da
cui
si
arriva
,
qualche
albero
,
un
po
'
di
verde
;
ma
proprio
questa
mancanza
di
carattere
mi
dispiaceva
.
Ero
avvezzo
ormai
alla
serietà
nuda
e
drammatica
di
Grassano
,
ai
suoi
intonaci
di
calce
cadente
,
e
al
suo
triste
raccoglimento
misterioso
;
e
mi
pareva
che
quell
'
aria
di
campagna
con
cui
mi
appariva
Gagliano
,
suonasse
falso
in
questa
terra
che
non
è
,
mai
,
una
campagna
.
E
poi
,
forse
è
vanità
,
ma
mi
pareva
stonato
che
il
luogo
dove
ero
costretto
a
vivere
non
avesse
in
sé
un
'
aria
di
costrizione
,
ma
fosse
sparso
e
quasi
accogliente
;
così
come
al
prigioniero
è
di
maggior
conforto
una
cella
con
inferriate
esuberanti
e
retoriche
piuttosto
che
una
che
assomigli
apparentemente
a
una
camera
normale
.
Ma
la
mia
prima
impressione
era
soltanto
parzialmente
fondata
.
Scaricato
e
consegnato
al
segretario
comunale
,
un
uomo
magro
e
secco
,
duro
d
'
orecchio
,
con
dei
baffi
neri
a
punta
sul
viso
giallo
,
e
la
giacca
da
cacciatore
,
presentato
al
podestà
e
al
brigadiere
dei
carabinieri
,
salutati
i
miei
custodi
che
si
affrettavano
a
ripartire
,
rimasi
solo
in
mezzo
alla
strada
.
Mi
accorsi
allora
che
il
paese
non
si
vedeva
arrivando
,
perché
scendeva
e
si
snodava
come
un
verme
attorno
ad
un
'
unica
strada
in
forte
discesa
,
sullo
stretto
ciglione
di
due
burroni
,
e
poi
risaliva
e
ridiscendeva
tra
due
altri
burroni
,
e
terminava
sul
vuoto
.
La
campagna
che
mi
pareva
di
aver
visto
arrivando
,
non
si
vedeva
più
;
e
da
ogni
parte
non
c
'
erano
che
precipizi
di
argilla
bianca
,
su
cui
le
case
stavano
come
librate
nell
'
aria
;
e
d
'
ognintorno
altra
argilla
bianca
,
senz
'
alberi
e
senz
'
erba
,
scavata
dalle
acque
in
buche
,
coni
,
piagge
di
aspetto
maligno
,
come
un
paesaggio
lunare
.
Le
porte
di
quasi
tutte
le
case
,
che
parevano
in
bilico
sull
'
abisso
,
pronte
a
crollare
e
piene
di
fenditure
,
erano
curiosamente
incorniciate
di
stendardi
neri
,
alcuni
nuovi
,
altri
stinti
dal
sole
e
dalla
pioggia
,
sì
che
tutto
il
paese
sembrava
a
lutto
,
o
imbandierato
per
una
festa
della
Morte
.
Seppi
poi
che
è
usanza
porre
questi
stendardi
sulle
porte
delle
case
dove
qualcuno
muore
,
e
che
non
si
usa
toglierli
fino
a
che
il
tempo
non
li
abbia
sbiancati
.
In
paese
non
ci
sono
veri
negozi
,
né
albergo
.
Ero
stato
indirizzato
dal
segretario
,
in
attesa
di
trovare
una
casa
,
ad
una
sua
cognata
vedova
,
che
aveva
una
camera
per
i
rari
viandanti
di
passaggio
,
e
che
mi
avrebbe
anche
dato
da
mangiare
.
Erano
pochi
passi
dal
municipio
,
una
delle
prime
case
del
paese
.
Così
,
prima
di
dare
una
occhiata
più
approfondita
alla
mia
nuova
residenza
,
entrai
dalla
vedova
,
per
una
delle
porte
a
lutto
,
con
le
mie
valige
ed
il
mio
cane
Barone
,
e
mi
sedetti
in
cucina
.
Migliaia
di
mosche
anneravano
l
'
aria
e
coprivano
le
pareti
:
un
vecchio
cane
giallo
stava
sdraiato
in
terra
,
pieno
di
una
noia
secolare
.
La
stessa
noia
,
e
un
'
aria
di
disgusto
,
di
ingiustizia
subìta
e
di
orrore
,
stavano
sul
viso
pallido
della
vedova
,
una
donna
di
mezza
età
,
che
non
portava
il
costume
,
ma
l
'
abito
comune
delle
persone
di
condizione
civile
,
soltanto
con
un
velo
nero
sul
capo
.
Il
marito
era
morto
tre
anni
prima
,
di
una
brutta
morte
.
Era
stato
attratto
da
una
strega
contadina
con
dei
filtri
d
'
amore
,
ed
era
diventato
il
suo
amante
.
Era
nata
una
bambina
;
e
poiché
egli
,
a
questo
punto
,
aveva
voluto
troncare
la
relazione
peccaminosa
,
la
strega
gli
aveva
dato
un
filtro
per
farlo
morire
.
La
malattia
era
stata
lunga
e
misteriosa
,
i
medici
non
sapevano
che
nome
darle
.
L
'
uomo
aveva
perse
le
forze
,
ed
era
diventato
scuro
nel
volto
,
finché
la
sua
pelle
divenne
del
colore
del
bronzo
,
sempre
più
nera
,
ed
egli
morì
.
La
moglie
,
una
signora
,
era
rimasta
sola
,
con
un
ragazzo
di
dieci
anni
,
e
poco
denaro
,
con
cui
doveva
ingegnarsi
a
vivere
.
Per
questo
affittava
la
stanza
:
la
sua
condizione
era
così
intermedia
tra
quella
dei
galantuomini
e
quella
dei
contadini
;
aveva
insieme
,
degli
uni
e
degli
altri
,
le
maniere
e
la
povertà
.
Il
ragazzo
era
stato
messo
in
collegio
dai
preti
,
a
Potenza
;
e
ora
era
in
casa
per
le
vacanze
;
silenzioso
,
ubbidiente
e
mite
,
già
segnato
dall
'
educazione
religiosa
,
con
i
capelli
rasi
e
il
vestitino
grigio
del
collegio
abbottonato
fino
al
collo
.
Ero
da
poco
nella
cucina
della
vedova
e
le
chiedevo
le
prime
notizie
del
paese
,
quando
si
batté
alla
porta
,
e
alcuni
contadini
chiesero
timidamente
di
entrare
.
Erano
sette
o
otto
,
vestiti
di
nero
,
con
i
cappelli
neri
in
capo
,
gli
occhi
neri
pieni
di
una
particolare
gravità
.
-
Tu
sei
il
dottore
che
è
arrivato
ora
?
-
mi
chiesero
.
-
Vieni
,
che
c
'
è
uno
che
sta
male
-
.
Avevano
saputo
subito
in
Municipio
del
mio
arrivo
,
e
avevano
sentito
che
io
ero
un
dottore
.
Dissi
che
ero
dottore
,
ma
da
molti
anni
non
esercitavo
;
che
certamente
esisteva
un
medico
nel
paese
,
che
chiamassero
quello
;
e
che
perciò
non
sarei
venuto
.
Mi
risposero
che
in
paese
non
c
'
erano
medici
,
che
il
loro
compagno
stava
morendo
.
-
Possibile
che
non
ci
sia
un
medico
?
-
Non
ce
ne
sono
-
.
Ero
molto
imbarazzato
:
non
sapevo
davvero
se
sarei
stato
in
grado
,
dopo
tanti
anni
che
non
mi
ero
occupato
di
medicina
,
di
essere
di
qualche
utilità
.
Ma
come
resistere
alle
loro
preghiere
?
Uno
di
essi
,
un
vecchio
dai
capelli
bianchi
,
mi
si
avvicinò
e
mi
prese
la
mano
per
baciarla
.
Credo
di
essermi
tratto
indietro
,
e
di
essere
arrossito
,
di
vergogna
,
questa
prima
volta
come
tutte
le
altre
poi
,
nel
corso
dell
'
anno
,
in
cui
qualche
altro
contadino
ripeté
lo
stesso
gesto
.
Era
implorazione
,
o
un
resto
di
omaggio
feudale
?
Mi
alzai
,
e
li
seguii
dal
malato
.
La
casa
era
poco
discosta
.
Il
malato
era
sdraiato
in
terra
,
vicino
all
'
uscio
,
su
una
specie
di
barella
,
tutto
vestito
,
con
le
scarpe
e
il
cappello
.
La
stanza
era
buia
,
a
malapena
potevo
discernere
,
nella
penombra
,
delle
contadine
che
si
lamentavano
e
piangevano
:
una
piccola
folla
di
uomini
,
di
donne
e
di
bambini
erano
sulla
strada
,
e
tutti
entrarono
in
casa
e
mi
si
fecero
attorno
.
Capii
dai
loro
racconti
interrotti
che
il
malato
era
stato
portato
in
casa
da
pochi
minuti
,
che
arrivava
da
Stigliano
,
a
venticinque
chilometri
di
distanza
,
dove
era
stato
condotto
sull
'
asino
per
consultare
i
medici
di
là
,
che
c
'
erano
sì
dei
medici
a
Gagliano
,
ma
non
si
consultavano
perché
erano
medicaciucci
,
non
medici
cristiani
;
che
il
dottore
di
Stigliano
gli
aveva
detto
soltanto
di
tornare
a
morire
a
casa
sua
;
ed
eccolo
a
casa
,
e
che
io
cercassi
di
salvarlo
.
Ma
non
c
'
era
più
nulla
da
fare
:
l
'
uomo
stava
morendo
.
Inutili
le
fiale
trovate
a
casa
della
vedova
,
con
cui
,
per
solo
scrupolo
di
coscienza
,
ma
senza
nessuna
speranza
,
cercai
di
rianimarlo
.
Era
un
attacco
di
malaria
perniciosa
,
la
febbre
passava
i
limiti
delle
febbri
più
alte
,
l
'
organismo
non
reagiva
più
.
Terreo
,
stava
supino
sulla
barella
,
respirando
a
fatica
,
senza
parlare
,
circondato
dai
lamenti
dei
compagni
.
Poco
dopo
era
morto
.
Mi
fecero
largo
;
e
me
ne
andai
,
solo
,
sulla
piazza
,
donde
la
vista
si
allarga
per
i
burroni
e
le
valli
,
verso
Sant
'
Arcangelo
.
Era
l
'
ora
del
tramonto
,
il
sole
calava
dietro
i
monti
di
Calabria
e
,
inseguiti
dall
'
ombra
,
i
contadini
,
piccoli
nella
distanza
,
si
affrettavano
per
i
sentieri
lontani
nelle
argille
,
verso
le
loro
case
.
La
piazza
non
è
veramente
che
uno
slargo
dell
'
unica
strada
del
paese
,
in
un
punto
più
piano
,
dove
finisce
Gagliano
di
Sopra
,
la
parte
alta
.
Di
qui
si
risale
un
altro
po
'
,
e
si
ridiscende
poi
,
attraversando
un
'
altra
piazzetta
,
a
Gagliano
di
Sotto
,
che
termina
sulla
frana
.
La
piazza
ha
case
da
una
parte
sola
;
dall
'
altra
c
'
è
un
muretto
basso
sopra
un
precipizio
,
la
Fossa
del
Bersagliere
,
così
chiamata
per
esservi
stato
buttato
un
bersagliere
piemontese
,
sperdutosi
in
questi
monti
al
tempo
del
brigantaggio
e
fatto
prigioniero
dai
briganti
.
Era
il
crepuscolo
,
nel
cielo
volavano
i
corvi
,
e
nella
piazza
arrivavano
per
la
conversazione
serale
i
signori
del
paese
Essi
passeggiano
qui
ogni
sera
,
si
fermano
a
sedere
sul
muretto
,
e
,
voltando
la
schiena
all
'
ultimo
sole
,
aspettano
il
fresco
accendendo
le
loro
sigarette
economiche
.
Dall
'
altra
parte
,
addossati
alle
case
,
stanno
i
contadini
,
tornati
dai
campi
,
e
non
si
sentono
le
loro
voci
.
Il
podestà
mi
riconosce
e
mi
chiama
.
È
un
giovanotto
alto
,
grosso
e
grasso
,
con
un
ciuffo
di
capelli
neri
e
unti
che
gli
piovono
in
disordine
sulla
fronte
,
un
viso
giallo
e
imberbe
da
luna
piena
,
e
degli
occhietti
neri
e
maligni
,
pieni
di
falsità
e
di
soddisfazione
.
Porta
gli
stivaloni
,
un
paio
di
brache
a
quadretti
da
cavallerizzo
,
una
giacchetta
corta
,
e
giocherella
con
un
frustino
.
È
il
professor
Magalone
Luigi
:
ma
non
è
professore
.
È
il
maestro
delle
scuole
elementari
di
Gagliano
;
ma
il
suo
compito
principale
è
quello
di
sorvegliare
i
confinati
del
paese
.
In
quest
'
opera
egli
pone
(
avrò
poi
modo
di
constatarlo
)
tutta
la
sua
attività
e
il
suo
zelo
.
Non
è
egli
forse
stato
definito
da
S
.
E
.
il
Prefetto
,
come
subito
trova
modo
di
dirmi
con
una
vocetta
acuta
da
castrato
,
che
esce
sottile
e
compiaciuta
da
quel
suo
corpaccione
,
il
più
giovane
e
il
più
fascista
fra
i
podestà
della
provincia
di
Matera
?
Non
posso
fare
a
meno
di
compiacermene
con
il
professore
.
E
il
professore
mi
dà
subito
notizie
sul
paese
,
e
sul
modo
con
cui
mi
conviene
comportarmi
.
Ci
sono
qui
alcuni
confinati
,
una
diecina
in
tutto
.
Non
devo
vederli
,
perché
è
proibito
.
Del
resto
sono
gentaglia
,
operai
,
robetta
.
Io
invece
sono
un
signore
,
si
vede
subito
.
Mi
accorgo
che
il
professore
è
orgoglioso
di
potere
,
per
la
prima
volta
,
esercitare
la
sua
autorità
su
un
signore
,
un
pittore
,
un
dottore
,
un
uomo
di
cultura
.
Anch
'
egli
è
un
uomo
colto
,
ci
tiene
a
farmelo
sapere
.
Con
me
egli
vuol
essere
gentile
,
siamo
dello
stesso
rango
.
Ma
come
mai
mi
sono
fatto
mandare
al
confino
?
E
proprio
in
quest
'
anno
,
che
la
Patria
diventa
così
grande
.
(
Ma
c
'
è
un
po
'
di
timore
nella
sua
affermazione
.
La
guerra
d
'
Africa
è
appena
all
'
inizio
.
Speriamo
che
tutto
vada
bene
.
Speriamo
)
.
Ad
ogni
modo
qui
mi
troverò
bene
.
Il
paese
è
salubre
e
ricco
.
Un
po
'
di
malaria
,
cosa
da
nulla
.
I
contadini
sono
quasi
tutti
piccoli
proprietari
,
nell
'
elenco
dei
poveri
non
c
'
è
quasi
nessuno
.
È
uno
dei
paesi
più
ricchi
della
provincia
.
Soltanto
devo
stare
attento
,
perché
c
'
è
molta
gente
cattiva
.
Bisogna
diffidare
di
tutti
.
Intanto
io
non
frequenti
nessuno
.
Egli
ha
molti
nemici
.
Ha
saputo
che
ho
curato
quel
contadino
.
È
una
fortuna
che
io
sia
arrivato
,
e
che
possa
fare
il
medico
.
Preferisco
di
no
?
Devo
farlo
assolutamente
.
Egli
ne
sarà
davvero
molto
lieto
.
Ecco
che
arriva
,
in
fondo
alla
piazza
,
suo
zio
,
il
vecchio
dottor
Milillo
medico
condotto
.
Non
devo
aver
paura
,
ci
penserà
lui
a
fare
sì
che
suo
zio
non
si
dispiaccia
della
mia
concorrenza
.
Del
resto
,
suo
zio
non
conta
.
Quanto
all
'
altro
medico
che
vedo
passeggiare
solitario
laggiù
,
debbo
fare
attenzione
:
è
capace
di
tutto
:
ma
se
potrò
togliergli
tutta
la
clientela
sarà
una
cosa
ben
fatta
,
e
il
professore
mi
difenderà
.
Il
dottor
Milillo
si
avvicina
a
piccoli
passettini
.
Ha
una
settantina
d
'
anni
o
poco
meno
.
Ha
le
guance
cascanti
e
gli
occhi
lagrimosi
e
bonari
di
un
vecchio
cane
da
caccia
.
È
imbarazzato
e
lento
nei
movimenti
,
più
per
natura
che
per
l
'
età
.
Le
mani
gli
tremano
,
le
parole
gli
escono
balbettanti
,
tra
un
labbro
superiore
enormemente
lungo
,
e
uno
inferiore
cadente
.
La
prima
impressione
è
di
un
buon
uomo
,
completamente
rimbecillito
.
È
chiaro
che
egli
non
è
molto
lieto
del
mio
arrivo
:
ma
io
cerco
di
rassicurarlo
.
Non
intendo
fare
il
medico
.
Sono
andato
oggi
dal
malato
soltanto
perché
era
un
caso
d
'
urgenza
e
ignoravo
l
'
esistenza
dei
medici
del
paese
.
Il
dottore
è
contento
di
sentirmi
parlare
così
,
e
anch
'
egli
,
come
il
nipote
,
si
sente
obbligato
a
mostrarmi
la
sua
cultura
,
cercando
negli
angoli
bui
della
memoria
qualche
antiquato
termine
medico
rimasto
là
dagli
anni
dell
'
Università
,
come
un
trofeo
d
'
armi
dimenticato
in
soffitta
.
Ma
attraverso
il
suo
balbettìo
capisco
una
cosa
sola
:
che
egli
di
medicina
non
sa
più
nulla
,
se
pure
ne
ha
mai
saputo
qualcosa
.
I
gloriosi
insegnamenti
della
celebre
Scuola
Napoletana
si
sono
dileguati
nella
sua
mente
,
e
confusi
nella
monotonia
di
una
lunga
,
quotidiana
indifferenza
.
I
rottami
delle
perdute
conoscenze
galleggiano
senza
più
senso
,
in
un
naufragio
di
noia
,
su
un
mare
di
chinino
,
medicina
unica
per
tutti
i
mali
.
Lo
traggo
dal
terreno
pericoloso
della
scienza
,
e
gli
chiedo
del
paese
,
degli
abitanti
,
della
vita
di
qui
.
-
Buona
gente
ma
primitiva
.
Si
guardi
soprattutto
dalle
donne
.
Lei
è
un
giovanotto
,
un
bel
giovanotto
.
Non
accetti
nulla
da
una
donna
.
Né
vino
,
né
caffè
,
nulla
da
bere
o
da
mangiare
.
Certamente
ci
metterebbero
un
filtro
.
Lei
piacerà
di
sicuro
alle
donne
di
qui
.
Tutte
le
faranno
dei
filtri
.
Non
accetti
mai
nulla
dalle
contadine
-
.
Anche
il
podestà
è
dello
stesso
parere
.
Questi
filtri
sono
pericolosi
.
Berli
non
è
piacevole
.
Disgustoso
anzi
.
-
Vuol
sapere
di
che
cosa
li
fanno
?
-
E
il
dottore
mi
si
china
all
'
orecchio
,
balbettando
a
bassa
voce
,
felice
di
aver
ricordato
finalmente
un
termine
scientifico
esatto
.
-
Sangue
,
sa
,
sangue
ca
ta
meniale
,
-
mentre
il
podestà
ride
di
un
suo
riso
di
gola
,
come
una
gallina
.
-
Ci
mettono
anche
delle
erbe
,
e
pronunciano
delle
formule
,
ma
l
'
essenziale
è
quello
.
Son
gente
ignorante
.
Lo
mettono
dappertutto
,
nelle
bevande
,
nella
cioccolata
,
nei
sanguinacci
,
magari
anche
nel
pane
.
Catameniale
.
Stia
attento
-
.
Quanti
filtri
,
ahimè
,
avrò
bevuto
senza
saperlo
,
nel
corso
dell
'
anno
?
Certamente
non
ho
seguito
i
consigli
dello
zio
e
del
nipote
,
e
ho
affrontato
ogni
giorno
il
vino
e
il
caffè
dei
contadini
,
anche
se
chi
me
lo
preparava
era
una
donna
.
Se
c
'
erano
dei
filtri
,
forse
si
sono
vicendevolmente
neutralizzati
.
Certo
non
mi
hanno
fatto
male
;
forse
mi
hanno
,
in
qualche
modo
misterioso
,
aiutato
a
penetrare
in
quel
mondo
chiuso
,
velato
di
veli
neri
,
sanguigno
e
terrestre
,
nell
'
altro
mondo
dei
contadini
,
dove
non
si
entra
senza
una
chiave
di
magìa
.
Scende
su
di
noi
,
dal
monte
Pollino
,
l
'
ombra
della
sera
.
I
contadini
sono
ormai
tutti
rientrati
in
paese
,
si
accendono
i
fuochi
nelle
case
,
giungono
da
ogni
parte
voci
,
rumore
di
asini
e
di
capre
.
La
piazza
è
ormai
piena
di
tutti
i
signori
del
luogo
.
Il
nemico
del
podestà
,
il
medico
che
passeggia
solitario
,
ha
certo
una
grande
curiosità
di
conoscermi
.
Egli
ci
gira
intorno
in
cerchi
sempre
più
stretti
,
come
un
nero
can
barbone
diabolico
.
È
un
uomo
anziano
,
grosso
,
panciuto
,
impettito
,
con
una
barba
grigia
a
punta
e
dei
baffi
che
piovono
su
una
bocca
larghissima
,
piena
zeppa
di
denti
gialli
e
irregolari
.
L
'
espressione
del
suo
viso
è
quella
di
una
diffidenza
astiosa
,
e
di
un
'
ira
continua
e
mal
repressa
.
Porta
gli
occhiali
,
una
specie
di
cilindro
nero
in
capo
,
ma
redingote
nera
spelacchiata
,
e
dei
vecchi
pantaloni
neri
lisi
e
consumati
.
Brandisce
un
grosso
ombrello
nero
di
cotone
,
quell
'
ombrello
che
gli
vedrò
poi
portare
sempre
aperto
,
con
sussiego
,
in
modo
perfettamente
verticale
,
estate
e
inverno
,
con
la
pioggia
e
col
sole
,
come
il
sacro
baldacchino
sul
tabernacolo
della
propria
autorità
.
Il
dottor
Gibilisco
è
furente
.
La
sua
autorità
,
ahimè
,
pare
assai
scossa
.
-
I
contadini
non
ci
dànno
retta
.
Non
ci
chiamano
quando
sono
malati
,
-
mi
dice
con
l
'
aria
velenosa
e
collerica
di
un
pontefice
che
stigmatizzi
un
'
eresia
.
-
Oppure
non
vogliono
pagare
.
Vogliono
essere
curati
,
ma
pagare
,
niente
.
Ma
se
ne
accorgeranno
.
Ha
visto
oggi
,
quel
tale
,
non
ci
aveva
chiamati
.
È
andato
a
Stigliano
.
Ha
chiamato
lei
.
È
morto
e
gli
sta
bene
-
.
Su
questo
punto
per
quanto
con
più
moderazione
,
era
d
'
accordo
anche
il
dottor
Milillo
,
che
confermava
:
-
Sono
ostinati
come
muli
.
Eh
!
Eh
!
Vogliono
fare
di
testa
propria
.
Si
dà
il
chinino
,
si
dà
il
chinino
,
ma
non
lo
vogliono
prendere
.
Non
c
'
è
nulla
da
fare
-
.
Cerco
di
rassicurare
anche
Gibilisco
sulle
mie
intenzioni
di
non
fargli
concorrenza
:
ma
i
suoi
occhi
sono
pieni
di
diffidenza
e
di
sospetto
,
e
la
sua
ira
non
è
sbollita
.
-
Non
si
fidano
di
noi
:
non
si
fidano
della
farmacia
.
Si
sa
,
non
ci
può
esser
tutto
;
ma
si
può
sopperire
.
Se
manca
la
morfina
,
si
può
usare
l
'
apomorfina
-
.
Anche
Gibilisco
,
come
Milillo
,
ci
tiene
a
mostrarmi
la
sua
sapienza
.
Ma
mi
accorgo
presto
che
la
sua
ignoranza
è
molto
peggiore
di
quella
del
vecchio
.
Egli
non
sa
assolutamente
nulla
,
e
parla
a
caso
.
Una
sola
cosa
egli
sa
,
che
i
contadini
esistono
unicamente
perché
Gibilisco
li
visiti
,
e
si
faccia
dare
denaro
e
cibo
per
le
visite
;
e
quelli
che
gli
capitano
sotto
devono
pagarla
per
gli
altri
che
gli
sfuggono
.
L
'
arte
medica
per
lui
non
è
che
un
diritto
,
un
diritto
feudale
di
vita
e
di
morte
sui
cafoni
;
e
perché
i
poveri
pazienti
si
sottraggono
volentieri
a
questo
jus
necationis
,
un
continuo
furore
,
un
odio
di
bestia
feroce
contro
il
povero
gregge
contadino
.
Se
le
conseguenze
non
sono
spesso
mortali
,
non
è
certo
mancanza
di
buone
intenzioni
,
ma
soltanto
il
fatto
che
,
per
uccidere
con
arte
un
cristiano
,
ci
vuol
pure
una
qualche
briciola
di
scienza
.
Usare
questa
o
quella
medicina
gli
è
indifferente
:
egli
non
ne
conosce
e
non
si
cura
di
conoscerne
nessuna
,
esse
sono
per
lui
null
'
altro
che
le
armi
del
suo
diritto
:
un
guerriero
può
cingersi
,
per
farsi
rispettare
,
a
suo
solo
arbitrio
,
di
archi
o
di
spadoni
o
di
scimitarre
o
di
pistolacci
o
magari
di
kriss
malesi
.
Il
diritto
di
Gibilisco
è
ereditario
:
suo
padre
era
medico
,
suo
nonno
anche
.
Suo
fratello
,
morto
l
'
anno
prima
,
era
,
naturalmente
,
farmacista
.
La
farmacia
non
ha
trovato
successori
e
avrebbe
dovuto
esser
chiusa
;
ma
è
stato
ottenuto
attraverso
qualche
amico
alla
Prefettura
di
Matera
che
essa
possa
continuare
a
funzionare
,
per
il
bene
della
popolazione
,
fino
a
esaurimento
delle
scorte
,
ad
opera
delle
due
figlie
del
farmacista
,
che
non
hanno
fatto
studi
e
non
potrebbero
perciò
essere
autorizzate
alla
vendita
dei
veleni
.
Le
scorte
,
naturalmente
,
non
finiranno
mai
;
un
po
'
di
qualche
polvere
indifferente
viene
messa
nei
barattoli
mezzi
vuoti
:
così
si
diminuisce
il
pericolo
degli
errori
nelle
pesate
.
Ma
i
contadini
sono
ostinati
e
diffidenti
.
Non
vanno
dal
medico
,
non
vanno
alla
farmacia
,
non
riconoscono
il
diritto
.
E
la
malaria
,
giustamente
,
li
ammazza
.
Mi
faccio
dare
qualche
indicazione
sui
signori
che
passeggiano
o
siedono
in
gruppi
silenziosi
sul
muretto
.
Ecco
passare
corrusco
il
brigadiere
dei
carabinieri
.
È
un
bel
giovane
bruno
,
un
pugliese
,
dai
capelli
impomatati
,
con
un
viso
cattivo
;
stretto
in
un
'
elegante
uniforme
attillata
,
dalla
vita
sottile
;
con
stivali
lucenti
,
profumato
,
frettoloso
e
sprezzante
.
Con
lui
dirò
pochissime
parole
;
egli
mi
guarda
in
distanza
come
un
delinquente
da
tenere
a
bada
.
È
qui
da
tre
anni
,
e
ha
già
messo
da
parte
,
mi
dicono
,
quarantamila
lire
,
frutto
,
a
dieci
lire
per
volta
,
dell
'
uso
sagace
dell
'
autorità
sui
contadini
.
È
l
'
amante
della
levatrice
,
una
donna
alta
e
secca
e
un
po
'
storta
,
dagli
occhioni
romantici
,
lucidi
e
pieni
di
languore
,
con
un
lungo
viso
da
cavallo
;
mal
vestita
,
indaffarata
,
con
dei
gesti
e
degli
accenti
sentimentali
ed
eccessivi
come
una
diva
da
caffè
concerto
di
provincia
.
Il
brigadiere
si
ferma
un
momento
a
parlare
sottovoce
col
podestà
:
è
il
suo
braccio
secolare
,
e
li
vedrò
poi
sempre
confabulare
a
lungo
in
tono
misterioso
,
forse
sui
mezzi
migliori
per
tener
l
'
ordine
e
aumentare
il
prestigio
dell
'
autorità
.
Ma
già
si
allontana
,
e
squadrandoci
dall
'
alto
,
senza
salutare
,
si
avvia
alla
porticina
della
sua
amica
,
là
in
fondo
.
O
non
andrà
forse
invece
,
come
si
sussurra
,
dalla
bella
mafiosa
,
la
confinata
siciliana
che
abita
dietro
la
casa
della
levatrice
,
una
splendida
creatura
nera
e
rosa
,
che
nessuno
vede
mai
perché
tiene
celato
in
casa
,
secondo
gli
usi
del
suo
paese
,
il
mistero
della
sua
bellezza
,
e
ha
ottenuto
,
per
meglio
salvare
la
sua
ritrosia
,
di
non
andare
che
una
volta
sola
alla
settimana
,
anziché
tutti
i
giorni
,
a
firmare
il
registro
del
Municipio
?
Pare
che
il
brigadiere
le
faccia
una
corte
altrettanto
galante
quanto
minacciosa
.
Per
quanto
la
pudica
siciliana
abbia
fama
d
'
essere
inattaccabile
,
e
si
dica
che
laggiù
nell
'
isola
ci
siano
parecchi
uomini
pronti
a
vendicarne
l
'
onore
,
sarà
difficile
che
la
sua
grazia
velata
possa
a
lungo
resistere
alla
potenza
incarnata
della
legge
.
Questi
tre
signori
vestiti
di
nero
,
con
panciotti
a
doppia
fila
di
bottoni
,
a
foggia
antica
,
che
fumano
in
silenzio
vicino
a
noi
,
sono
tre
proprietari
pieni
di
sussiego
e
di
tristezza
.
Ma
quell
'
altro
che
sta
solo
in
disparte
,
quel
vecchio
sottile
dal
viso
intelligente
,
è
l
'
uomo
più
ricco
del
paese
,
l
'
avvocato
S
.
È
un
uomo
buono
e
triste
,
pieno
di
sfiducia
e
di
disprezzo
per
il
mondo
dove
gli
tocca
vivere
.
L
'
anno
scorso
gli
è
morto
l
'
unico
figlio
maschio
,
e
le
sue
due
belle
figlie
,
Concetta
e
Maria
,
da
allora
non
sono
mai
più
uscite
di
casa
,
neppure
per
andare
a
messa
.
È
l
'
usanza
di
qui
,
almeno
tra
i
signori
:
se
muore
il
padre
le
figlie
restano
tre
anni
recluse
,
un
anno
se
muore
il
fratello
.
Quel
vecchio
dalla
lunga
barba
bianca
che
gli
scende
sul
petto
,
che
fuma
vicino
all
'
avvocato
,
è
l
'
ex
ricevitore
postale
a
riposo
,
compare
di
San
Giovanni
del
dottor
Gibilisco
.
Si
chiama
Poerio
,
l
'
unico
resto
di
un
ramo
gaglianese
della
famosa
famiglia
di
patrioti
.
È
sordo
e
malato
.
Non
può
orinare
,
e
si
è
fatto
magrissimo
.
Morirà
certamente
tra
poco
.
Queste
notizie
mi
venivano
date
dall
'
avvocato
P
.
,
un
giovanotto
allegro
che
si
era
unito
al
nostro
gruppo
.
Come
mi
raccontò
subito
,
si
era
laureato
qualche
anno
prima
a
Bologna
.
Non
che
avesse
nessuna
tendenza
agli
studi
,
né
ambizione
professionale
,
tutt
'
altro
.
Uno
zio
gli
aveva
lasciato
in
eredità
tutti
i
suoi
poderi
e
la
sua
casa
in
paese
,
a
condizione
che
lui
prendesse
una
laurea
:
perciò
lui
era
andato
a
Bologna
.
La
vita
goliardica
di
quegli
anni
era
stata
la
sua
grande
avventura
.
Laureatosi
e
tornato
in
paese
a
godersi
in
pace
l
'
eredità
,
aveva
sposato
una
donna
più
vecchia
di
lui
,
e
non
aveva
più
potuto
ripartire
.
Non
faceva
assolutamente
nulla
,
se
non
cercare
di
continuare
,
nell
'
ambiente
paesano
,
la
sua
vita
di
studente
.
Come
passare
tutte
le
ore
del
giorno
,
tutti
i
giorni
dell
'
anno
?
La
passatella
,
il
gioco
delle
carte
,
qualche
chiacchierata
sulla
piazza
;
e
le
sere
trascinate
qua
e
là
nelle
grotte
del
vino
.
L
'
eredità
dello
zio
l
'
aveva
in
buona
parte
perduta
al
gioco
,
a
Bologna
,
prima
ancora
di
esserne
entrato
in
possesso
;
ora
i
poderi
erano
tutti
ipotecati
,
le
entrate
erano
magre
,
la
famiglia
cresceva
.
Ma
il
buon
ragazzo
era
pur
sempre
uno
studente
di
Bologna
,
allegro
e
scapigliato
.
Quello
che
fa
tanto
chiasso
dall
'
altra
parte
della
piazza
,
è
un
suo
compagno
di
bevute
e
di
passatella
,
maestro
supplente
alla
scuola
elementare
.
È
ubriaco
questa
sera
,
come
quasi
sempre
,
fin
dal
mattino
.
Ma
ha
il
vino
cattivo
,
e
diventa
feroce
,
collerico
,
rissoso
.
I
suoi
urli
,
quando
fa
scuola
,
si
sentono
in
fondo
al
paese
.
Tutti
si
alzano
d
'
un
tratto
,
e
si
muovono
verso
la
posta
.
Si
vede
infatti
arrivare
,
in
cima
alla
strada
,
la
vecchia
procaccia
con
il
sacco
dei
giornali
e
della
corrispondenza
,
che
ogni
giorno
un
mulo
va
a
prendere
al
bivio
sul
Sauro
,
al
passaggio
dell
'
autobus
sgangherato
che
porta
i
disgraziati
viaggiatori
,
attraverso
migliaia
di
giravolte
e
di
traballoni
,
dalla
lontanissima
Matera
alla
valle
dell
'
Agri
.
Tutti
corrono
all
'
ufficio
postale
e
aspettano
che
don
Cosimino
,
un
gobbetto
dal
viso
arguto
,
abbia
aperto
i
pacchi
e
fatto
lo
spoglio
.
È
la
cerimonia
serale
a
cui
nessuno
manca
,
e
a
cui
anch
'
io
parteciperò
poi
,
ogni
giorno
,
per
tutto
l
'
anno
.
Tutti
restano
fuori
dell
'
ufficio
,
in
attesa
:
ma
il
podestà
e
il
brigadiere
entrano
,
e
,
con
la
scusa
della
posta
d
'
ufficio
,
controllano
curiosamente
le
lettere
di
tutti
.
Ma
questa
sera
la
posta
è
in
ritardo
,
cala
la
notte
e
non
mi
è
lecito
restare
ancora
all
'
aperto
.
Vedo
arrivare
zoppicante
l
'
Arciprete
,
piccolo
e
magro
,
col
grande
pendaglio
rosso
sul
cappello
:
nessuno
lo
saluta
.
Io
debbo
ormai
partire
.
Fischio
al
mio
cane
Barone
,
che
mi
precede
a
grandi
balzi
,
estasiato
dei
nuovi
odori
,
dei
nuovi
cani
e
pecore
e
capre
ed
uccelli
di
questo
suo
nuovo
paese
,
e
mi
avvio
lentamente
,
per
la
salita
,
alla
casa
della
vedova
.
La
Fossa
del
Bersagliere
è
piena
d
'
ombre
,
e
l
'
ombra
avvolge
i
monti
viola
e
neri
che
stringono
d
'
ognintorno
l
'
orizzonte
.
Brillano
le
prime
stelle
,
scintillano
di
là
dall
'
Agri
i
lumi
di
Sant
'
Arcangelo
,
e
più
lontano
,
appena
visibili
,
quelli
di
qualche
altro
paese
ignoto
,
Noepoli
forse
,
o
Senise
.
La
strada
è
stretta
,
sulle
porte
stanno
seduti
i
contadini
,
nel
buio
che
sale
.
Dalla
casa
del
morto
giungono
i
lamenti
delle
donne
.
Un
brusio
indistinto
mi
gira
attorno
in
grandi
cerchi
,
e
di
là
c
'
è
un
profondo
silenzio
.
Mi
par
d
'
essere
caduto
dal
cielo
,
come
una
pietra
in
uno
stagno
.
"
Questo
è
dunque
un
paese
di
galantuomini
!
"
pensavo
attendendo
la
cena
nella
casa
della
vedova
.
Il
fuoco
era
acceso
sotto
la
pentola
,
perché
la
buona
donna
aveva
immaginato
che
io
fossi
stanco
del
viaggio
e
che
mi
abbisognasse
qualcosa
di
caldo
.
Di
solito
non
si
fa
fuoco
,
la
sera
,
neppure
nelle
case
dei
ricchi
,
dove
bastano
gli
avanzi
del
mattino
,
un
po
'
di
pane
e
formaggio
,
qualche
oliva
,
e
i
soliti
fichi
secchi
.
Quanto
ai
poveri
,
essi
mangiano
pan
solo
,
tutto
l
'
anno
,
condito
qualche
volta
con
un
pomodoro
crudo
spiaccicato
con
cura
,
o
con
un
po
'
d
'
aglio
e
olio
,
o
con
un
peperone
spagnolo
,
di
quelli
che
bruciano
,
un
diavolesco
.
"
Questo
è
un
paese
di
galantuomini
!
"
Non
potevo
ancora
precisare
le
mie
impressioni
,
né
penetrare
ancora
tutti
i
segreti
della
politica
e
delle
passioni
paesane
;
ma
mi
avevano
colpito
il
sussiego
,
le
maniere
dei
signori
sulla
piazza
,
e
più
ancora
il
tono
generale
di
astio
,
disprezzo
e
diffidenza
reciproca
nella
conversazione
a
cui
avevo
assistito
,
la
facilità
con
cui
si
manifestavano
degli
odi
elementari
,
senza
il
naturale
ritegno
verso
un
forestiero
appena
arrivato
,
che
aveva
fatto
sì
che
io
fossi
messo
subito
al
corrente
da
ciascuno
dei
vizi
o
delle
debolezze
degli
altri
.
Per
quanto
non
potessi
ancora
determinarlo
con
esattezza
,
era
chiaro
che
anche
qui
,
come
a
Grassano
,
gli
odi
reciproci
di
tutti
contro
tutti
si
cristallizzavano
in
due
partiti
.
Qui
,
come
a
Grassano
,
come
in
tutti
gli
altri
paesi
della
Lucania
,
dove
i
galantuomini
che
non
hanno
potuto
,
per
incapacità
o
povertà
,
o
matrimoni
precoci
,
o
interessi
da
tutelare
,
o
per
una
qualunque
necessità
del
destino
,
emigrare
ai
paradisi
di
Napoli
o
di
Roma
,
trasformano
la
propria
delusione
e
la
propria
noia
mortale
in
un
furore
generico
,
in
un
odio
senza
soste
,
in
un
perenne
risorgere
di
sentimenti
antichi
,
e
in
una
lotta
continua
per
affermare
,
contro
tutti
,
il
loro
potere
nel
piccolo
angolo
di
terra
dove
sono
costretti
a
vivere
.
Gagliano
è
un
piccolissimo
paese
,
e
lontano
dalle
strade
e
dagli
uomini
:
le
passioni
vi
sono
perciò
più
elementari
,
più
semplici
,
ma
non
meno
intense
che
altrove
;
e
non
sarà
difficile
,
immaginavo
,
averne
presto
la
chiave
.
Grassano
è
invece
piuttosto
grande
,
su
una
via
di
passaggio
,
non
lontano
dal
capoluogo
della
provincia
:
non
c
'
è
,
come
qui
,
il
contatto
continuo
di
tutti
con
tutti
;
le
passioni
possono
perciò
essere
più
nascoste
,
prendere
una
forma
più
mediata
,
vestirsi
di
aspetti
più
complessi
.
I
segreti
di
Grassano
mi
erano
stati
rivelati
fin
dai
primi
giorni
del
mio
arrivo
da
uno
dei
loro
più
appassionati
protagonisti
.
Quelli
di
Gagliano
,
come
li
conoscerò
?
A
Gagliano
dovrò
passare
tre
anni
,
un
tempo
infinito
.
Il
mondo
è
chiuso
:
gli
odi
e
le
guerre
dei
signori
sono
il
solo
avvenimento
quotidiano
:
e
ho
già
visto
sui
loro
volti
come
esse
siano
radicate
e
violente
,
miserabili
ma
intense
come
quelle
di
una
tragedia
greca
.
Bisognerà
pure
che
,
come
un
eroe
di
Stendhal
,
io
faccia
i
miei
piani
,
e
non
commetta
errori
.
A
Grassano
,
il
mio
informatore
era
stato
il
capo
della
Milizia
,
il
tenente
Decunto
.
Chi
lo
sarà
quaggiù
?
Quando
il
tenente
Decunto
,
capo
della
Milizia
di
Grassano
,
mi
aveva
mandato
a
chiamare
con
un
ordine
perentorio
,
il
giorno
dopo
il
mio
arrivo
da
Regina
Coeli
,
quando
non
mi
ero
ancora
ambientato
,
né
avevo
ancora
saputo
precisamente
che
cosa
capitasse
nel
mondo
,
né
che
umori
ci
fossero
in
paese
per
la
prossima
guerra
d
'
Africa
,
avevo
temuto
qualche
nuova
noia
.
Avevo
invece
trovato
,
in
una
stanzetta
che
gli
serviva
di
ufficio
,
un
piccolo
giovane
biondo
,
gentile
,
con
una
bocca
amara
e
degli
occhietti
azzurro
chiari
,
sfuggenti
,
dagli
sguardi
che
si
posavano
di
fianco
alle
cose
,
ritrosi
,
più
che
per
paura
,
per
una
specie
di
vergogna
o
di
ribrezzo
.
Mi
aveva
chiamato
perché
io
ero
ufficiale
in
congedo
,
e
lo
era
anche
lui
,
e
voleva
fare
la
mia
conoscenza
.
Ci
teneva
subito
a
dirmi
che
lui
comandava
la
Milizia
,
ma
non
aveva
nulla
a
che
fare
né
con
la
questura
,
né
coi
carabinieri
,
né
con
il
podestà
,
né
con
il
segretario
del
fascio
.
Quest
'
ultimo
,
soprattutto
,
era
un
delinquente
;
e
tutti
gli
altri
,
una
banda
degna
di
lui
.
La
vita
a
Grassano
era
impossibile
,
e
non
c
'
era
rimedio
.
Tutti
ambiziosi
,
ladri
,
disonesti
,
violenti
.
Egli
doveva
assolutamente
togliersi
di
qui
:
si
moriva
.
Perciò
aveva
fatto
domanda
di
andare
volontario
in
Africa
;
e
pazienza
se
tutto
andrà
in
rovina
.
C
'
è
poco
da
rimpiangere
.
-
Giochiamo
il
tutto
per
il
tutto
,
-
mi
disse
,
guardando
lontano
di
fianco
a
me
.
-
Questa
è
la
fine
,
mi
capisce
?
La
fine
.
Se
vincessimo
,
forse
si
potrà
cambiare
qualcosa
,
chissà
?
Ma
l
'
Inghilterra
non
lo
permetterà
.
Ci
spaccheremo
la
testa
.
Questa
è
la
nostra
ultima
carta
.
E
se
ci
va
male
...
-
E
qui
un
gesto
,
come
a
dire
:
è
la
fine
del
mondo
.
-
Andrà
male
,
vedrà
.
Ma
non
importa
.
Così
non
si
può
più
continuare
.
Lei
resterà
qui
qualche
tempo
.
Lei
è
straniero
alle
nostre
questioni
,
e
potrà
giudicare
.
Quando
avrà
visto
che
cos
'
è
la
vita
in
questo
paese
,
mi
dirà
che
avevo
ragione
-
.
Io
tacevo
,
perché
diffidavo
.
Ma
dovevo
poi
riconoscere
,
nei
giorni
seguenti
,
che
il
tenente
Decunto
,
anche
se
forse
mi
sorvegliava
,
era
tuttavia
sincero
,
e
il
suo
pessimismo
non
era
una
finzione
.
Mi
aveva
preso
in
simpatia
perché
ero
forestiero
,
e
con
me
poteva
sfogare
i
suoi
risentimenti
.
Ogni
volta
che
io
salivo
alla
chiesa
,
in
cima
al
paese
,
e
mi
fermavo
,
nel
vento
,
a
contemplare
il
paesaggio
desolato
,
me
lo
vedevo
comparire
vicino
,
biondo
e
grigiastro
come
uno
spettro
,
e
senza
guardarmi
,
mi
parlava
.
Egli
non
era
che
l
'
ultimo
anello
di
una
catena
di
odî
che
risalivano
per
le
generazioni
:
cent
'
anni
,
di
più
,
duecento
,
chissà
,
forse
sempre
.
Egli
partecipava
di
questa
passione
ereditaria
.
Non
c
'
era
nulla
da
fare
,
e
se
ne
rodeva
.
Si
erano
odiati
per
secoli
qui
,
e
sempre
si
odieranno
,
fra
queste
stesse
case
,
davanti
agli
stessi
sassi
bianchi
del
Basento
e
alle
stesse
grotte
di
Irsina
.
Oggi
erano
tutti
fascisti
,
si
sa
.
Ma
questo
non
voleva
dir
nulla
.
Prima
erano
nittiani
o
salandrini
,
e
risalendo
nel
tempo
,
giolittiani
o
antigiolittiani
,
della
Destra
o
della
Sinistra
,
per
i
briganti
o
contro
i
briganti
,
borbonici
o
liberali
,
e
prima
ancora
,
chissà
.
Ma
questa
era
la
vera
origine
:
c
'
erano
i
galantuomini
e
c
'
erano
i
briganti
,
i
figli
dei
galantuomini
e
i
figli
dei
briganti
.
Il
fascismo
non
aveva
cambiato
le
cose
.
Anzi
,
prima
,
con
i
partiti
,
la
gente
per
bene
poteva
state
tutta
da
una
parte
,
sotto
una
bandiera
particolare
,
e
distinguersi
dagli
altri
e
lottare
sotto
una
veste
politica
.
Ora
non
ci
resta
che
le
lettere
anonime
,
e
le
pressioni
e
le
corruzioni
in
Prefettura
.
Perché
nel
fascismo
ci
stanno
tutti
.
-
Io
,
vede
,
sono
di
una
famiglia
di
liberali
.
I
miei
bisnonni
sono
stati
in
prigione
,
sotto
i
Borboni
.
Ma
il
segretario
del
fascio
,
sa
chi
è
?
È
il
figlio
di
un
brigante
.
Proprio
il
figlio
di
un
brigante
.
E
tutti
gli
altri
che
gli
tengono
bordone
,
e
che
adesso
comandano
il
paese
,
sono
tutti
della
stessa
risma
.
E
a
Matera
è
la
stessa
cosa
.
Il
consigliere
nazionale
N
.
,
di
qui
,
è
di
una
famiglia
che
teneva
mano
ai
briganti
.
Anche
il
barone
di
Collefusco
,
il
padrone
di
tutte
le
terre
qui
attorno
,
il
proprietario
del
palazzo
sulla
piazza
,
chi
è
?
Lui
sta
a
Napoli
,
si
sa
,
e
da
queste
parti
non
ci
viene
mai
.
Non
lo
conosce
?
I
baroni
di
Collefusco
sono
stati
,
di
nascosto
,
i
veri
capi
del
brigantaggio
,
nel
'60
,
da
queste
parti
.
Erano
loro
che
li
pagavano
,
che
li
armavano
-
.
Gli
occhietti
azzurri
scintillavano
d
'
odio
.
-
Lei
spesso
si
siede
,
l
'
ho
visto
tante
volte
,
sulla
panchina
di
pietra
che
è
davanti
al
palazzo
del
barone
.
Cent
'
anni
fa
,
anzi
più
di
cent
'
anni
fa
,
su
quella
stessa
panchina
si
sedeva
ogni
sera
,
come
fa
ora
lei
,
a
prendere
il
fresco
,
il
bisnonno
del
barone
di
adesso
,
e
usava
tenere
in
braccio
un
suo
bambino
di
pochi
anni
.
Proprio
quel
bambino
fu
poi
il
nonno
del
barone
,
e
deputato
,
e
manutengolo
dei
briganti
.
Su
quella
panchina
il
vecchio
fu
ammazzato
,
da
un
parente
dei
miei
bisnonni
.
Era
un
farmacista
,
fratello
di
un
dottore
,
Palese
.
Noi
Decunto
,
qui
a
Grassano
,
siamo
della
stessa
famiglia
.
A
Potenza
ci
sono
ancora
parecchi
nipoti
del
dottore
.
Ecco
come
fu
.
C
'
era
in
quel
tempo
,
qui
da
noi
,
una
vendita
carbonara
,
e
ne
facevano
parte
i
due
fratelli
Palese
,
un
Lasala
,
degli
stessi
Lasala
del
falegname
che
lei
conosce
,
un
Ruggiero
,
un
Bonelli
,
e
molti
altri
;
e
con
loro
c
'
era
anche
il
barone
di
Collefusco
,
che
faceva
il
liberale
.
Ma
il
barone
era
una
spia
;
ci
si
era
messo
in
mezzo
per
denunciarli
tutti
.
Infatti
un
bel
giorno
fanno
una
seduta
,
per
non
so
quale
azione
da
farsi
di
lì
a
poco
.
Appena
finita
,
il
barone
va
al
palazzo
,
chiama
un
suo
servitore
fidato
,
gli
fa
sellare
il
miglior
cavallo
,
e
gli
dà
un
biglietto
,
con
l
'
elenco
di
tutti
i
cospiratori
,
da
portare
al
Governatore
di
Potenza
.
Ma
la
partenza
del
servo
non
passa
inosservata
.
Si
aveva
già
qualche
sospetto
:
che
cosa
andava
a
fare
quel
servo
sulla
strada
di
Potenza
,
a
quell
'
ora
,
col
miglior
cavallo
del
paese
?
Non
bisognava
perde
tempo
;
inseguirlo
,
fermarlo
,
appurare
il
tradimento
.
Quattro
carbonari
partono
a
cavallo
:
ma
il
cavallo
del
barone
era
migliore
dei
loro
,
ed
era
in
vantaggio
di
un
'
ora
.
I
quattro
si
buttano
per
le
scorciatoie
e
i
sentieri
,
e
tanto
corrono
tutta
la
notte
che
riescono
a
raggiungere
il
servo
proprio
alle
porte
di
Potenza
,
sul
margine
d
'
un
bosco
.
Tirano
da
lontano
,
galoppando
,
sul
cavallo
,
e
il
cavallo
cade
;
prendono
il
servo
,
lo
legano
a
un
albero
,
lo
frugano
e
gli
trovano
il
biglietto
del
barone
.
Lo
lasciano
là
legato
,
senza
ucciderlo
;
e
tornano
a
briglia
sciolta
a
Grassano
.
Bisogna
punire
il
traditore
:
i
carbonari
si
radunano
e
tirano
a
sorte
chi
debba
uccidere
il
barone
.
Tocca
al
dottor
Palese
,
ma
suo
fratello
il
farmacista
è
miglior
tiratore
,
è
scapolo
,
e
chiede
e
ottiene
di
sostituirlo
.
Allora
,
di
fronte
al
palazzo
,
non
c
'
erano
case
come
ora
,
ma
cominciava
la
campagna
e
c
'
era
una
grossa
quercia
.
Era
sera
.
Il
farmacista
si
nascose
col
suo
fucile
dietro
la
quercia
,
e
aspettò
che
il
barone
uscisse
a
prendere
il
fresco
.
C
'
era
la
luna
piena
.
Il
barone
uscì
,
ma
aveva
in
braccio
il
bambino
,
e
si
sedette
sulla
panchina
di
pietra
a
farlo
saltare
sulle
ginocchia
.
Il
farmacista
aspettò
a
tirare
,
non
voleva
colpire
l
'
innocente
:
ma
poiché
quello
non
accennava
a
rimandare
il
ragazzo
,
dovette
decidersi
.
Era
un
ottimo
tiratore
,
e
non
sbagliò
.
Lo
colse
in
mezzo
alla
fronte
,
proprio
mentre
il
bambino
lo
abbracciava
.
Naturalmente
tutti
i
liberali
si
nascosero
,
ma
furono
arrestati
e
condannati
.
Il
farmacista
morì
in
prigione
a
Potenza
;
il
dottore
ci
restò
molti
anni
,
e
sarebbe
morto
anche
lui
,
se
non
fosse
avvenuto
che
la
moglie
del
Governatore
,
che
aveva
un
parto
difficile
,
non
riusciva
a
sgravarsi
e
correva
pericolo
di
vita
.
Nessuno
dei
medici
di
Potenza
era
capace
di
giovarle
,
quando
a
qualcuno
venne
in
mente
di
chiamare
il
dottore
che
era
in
prigione
.
Egli
venne
,
e
salvò
la
Governatrice
,
che
ebbe
un
bel
bambino
,
e
che
,
appena
rimessa
,
corse
a
Napoli
e
si
buttò
ai
piedi
della
Regina
.
Il
dottore
ebbe
la
grazia
,
ma
non
tornò
più
a
Grassano
.
Rimase
a
Potenza
,
e
i
suoi
discendenti
ci
sono
ancora
.
Quel
ragazzo
,
che
il
farmacista
risparmiò
con
tanta
cura
,
fu
poi
come
le
ho
detto
,
il
primo
deputato
di
Grassano
al
parlamento
italiano
,
e
faceva
il
liberale
,
ma
nello
stesso
tempo
era
lui
che
teneva
mano
ai
briganti
;
e
il
nipote
,
quello
di
adesso
,
qui
non
si
vede
mai
,
ma
sotto
sotto
è
lui
che
protegge
da
Roma
la
banda
che
comanda
in
paese
:
tutti
figli
di
briganti
-
.
Non
ho
mai
potuto
appurare
se
fossero
veri
tutti
i
particolari
di
questa
storia
,
che
nobilita
in
certo
qual
modo
gli
odi
reciproci
dei
signori
di
Grassano
,
trasportandoli
in
un
tempo
lontano
,
e
legandoli
a
motivi
almeno
in
parte
ideali
.
Ma
la
cosa
non
ha
importanza
.
La
lotta
dei
signori
tra
loro
non
ha
nulla
a
che
fare
con
una
"
vendetta
"
tramandata
di
padre
in
figlio
;
né
si
tratta
di
una
lotta
politica
reale
,
fra
conservatori
e
progressisti
,
anche
quando
,
per
caso
,
prende
quest
'
ultima
forma
.
Naturalmente
ciascuno
dei
due
partiti
accusa
l
'
altro
dei
peggiori
delitti
:
e
gli
stessi
racconti
del
tenente
Decunto
,
ma
rovesciati
come
tono
sentimentale
,
mi
venivano
fatti
dai
membri
del
gruppo
attualmente
al
potere
.
La
verità
è
che
questa
continua
guerra
dei
signori
si
trova
,
nelle
stesse
forme
,
in
tutti
i
paesi
della
Lucania
.
La
piccola
borghesia
non
ha
mezzi
sufficienti
per
vivere
col
decoro
necessario
,
per
fare
la
vita
del
galantuomo
.
Tutti
i
giovani
di
qualche
valore
,
e
quelli
appena
capaci
di
fare
la
propria
strada
,
lasciano
il
paese
.
I
più
avventurati
vanno
in
America
,
come
i
cafoni
;
gli
altri
a
Napoli
o
a
Roma
;
e
in
paese
non
tornano
più
.
In
paese
ci
restano
invece
gli
scarti
,
coloro
che
non
sanno
far
nulla
,
i
difettosi
nel
corpo
,
gli
inetti
,
gli
oziosi
:
la
noia
e
l
'
avidità
li
rendono
malvagi
.
Questa
classe
degenerata
deve
,
per
vivere
(
i
piccoli
poderi
non
rendono
quasi
nulla
)
,
poter
dominare
i
contadini
,
e
assicurarsi
,
in
paese
,
i
posti
remunerati
di
maestro
,
di
farmacista
,
di
prete
,
di
maresciallo
dei
carabinieri
,
e
così
via
.
È
dunque
questione
di
vita
o
di
morte
avere
personalmente
in
mano
il
potere
;
essere
noi
o
i
nostri
parenti
o
compari
ai
posti
di
comando
.
Di
qui
la
lotta
continua
per
arraffare
il
potere
tanto
necessario
e
desiderato
,
e
toglierlo
agli
altri
;
lotta
che
la
ristrettezza
dell
'
ambiente
,
l
'
ozio
,
l
'
associarsi
di
motivi
privati
o
politici
rende
continua
e
feroce
.
Ogni
giorno
partono
da
tutti
i
paesi
di
Lucania
lettere
anonime
alla
Prefettura
.
E
la
Prefettura
non
ne
è
malcontenta
,
anche
se
affetta
il
contrario
.
-
A
Matera
fanno
finta
di
voler
appianare
le
nostre
liti
,
-
mi
diceva
il
tenente
Decunto
,
-
ma
in
verità
fanno
il
possibile
per
fomentarle
.
Hanno
istruzioni
in
questo
senso
da
Roma
.
Così
tengono
in
mano
tutti
,
con
la
minaccia
o
la
speranza
.
Ma
che
abbiamo
da
sperare
?
-
e
qui
il
gesto
caratteristico
della
mano
,
che
vuol
dire
:
niente
.
-
Qui
non
si
può
vivere
.
Bisogna
andarsene
.
Ora
andiamo
in
Africa
.
È
la
nostra
ultima
carta
.
Il
viso
del
tenente
della
Milizia
si
faceva
grigio
,
quando
così
mi
parlava
,
e
gli
occhi
sfuggenti
gli
si
sbiancavano
di
impotente
furore
,
disperati
e
cattivi
.
Egli
apparteneva
tutto
a
quella
gente
,
a
quegli
odi
,
a
quelle
passioni
;
era
uno
dei
loro
,
e
se
ne
rodeva
.
Un
principio
di
coscienza
e
di
vergogna
era
in
lui
.
Credeva
anche
lui
,
come
tutti
gli
altri
,
all
'
impresa
d
'
Africa
,
allo
"
spazio
vitale
"
necessario
a
una
piccola
borghesia
degenerata
,
ma
nello
stesso
tempo
si
rendeva
conto
,
sia
pure
in
modo
rudimentale
e
puramente
sentimentale
,
di
questa
degenerazione
e
miseria
,
e
la
guerra
diventava
una
fuga
,
la
fuga
in
un
mondo
di
distruzione
.
In
fondo
,
quello
che
lo
attraeva
di
più
nell
'
impresa
,
era
proprio
l
'
eventualità
della
sconfitta
e
dell
'
annientamento
.
Lo
si
vedeva
dal
tono
con
cui
ripeteva
:
-
È
la
nostra
ultima
carta
-
.
Il
piccolo
lume
di
coscienza
che
era
in
lui
,
e
che
lo
differenziava
dai
suoi
concittadini
,
non
si
manifestava
altrimenti
che
con
un
profondo
,
vergognoso
disprezzo
di
sé
.
All
'
odio
reciproco
dei
signori
egli
aggiungeva
l
'
odio
di
sé
:
e
questo
lo
rendeva
,
era
chiaro
a
chi
l
'
osservasse
,
ancora
più
maligno
e
amaro
degli
altri
,
capace
di
ogni
azione
malvagia
.
Egli
avrebbe
potuto
,
senza
contraddire
il
suo
ingenuo
semplicismo
di
giovane
ragazzo
di
buona
famiglia
,
uccidere
,
rubare
,
-
fare
la
spia
,
e
forse
anche
morire
come
un
eroe
,
per
la
sua
elementare
disperazione
.
Tutto
questo
era
per
lui
la
guerra
d
'
Africa
.
Se
andava
male
,
che
cosa
importava
?
Il
mondo
intero
poteva
andare
in
rovina
per
seppellire
anche
il
ricordo
di
Grassano
,
bianco
sul
colle
e
immutabile
,
con
i
signori
e
i
briganti
.
"
Ma
il
piccolo
e
funesto
lume
di
coscienza
del
tenente
Decunto
,
-
pensavo
,
attendendo
la
cena
nella
cucina
della
vedova
,
-
è
cosa
rara
,
forse
unica
"
.
Esso
non
mi
era
apparso
in
nessuna
delle
facce
ottuse
,
maligne
e
avidamente
,
soddisfatte
delle
mie
nuove
conoscenze
,
sulla
piazza
.
Le
loro
passioni
,
era
evidente
,
non
risalivano
nella
storia
,
non
uscivano
dal
paese
stretto
dalle
argille
malariche
,
crescevano
nel
piccolo
recinto
fra
quattro
case
,
avevano
l
'
urgenza
e
la
miseria
del
bisogno
quotidiano
del
cibo
e
del
denaro
,
si
rivestivano
,
senza
nascondersi
,
del
formalismo
dei
galantuomini
,
gonfiavano
nello
spazio
costretto
delle
anime
piccole
e
del
paesaggio
desolato
,
fino
a
premere
violente
,
come
il
vapore
del
brodo
lungo
della
vedova
sotto
il
coperchio
della
pentola
di
terra
,
che
sentivo
brontolare
e
soffiare
su
un
povero
fuoco
di
stecchi
,
là
nel
camino
.
Guardavo
il
fuoco
,
pensando
alla
serie
infinita
dei
giorni
che
mi
si
stendevano
innanzi
,
e
nei
quali
,
anche
per
me
,
l
'
orizzonte
del
mondo
degli
uomini
sarebbe
stato
il
cerchio
di
queste
oscure
passioni
;
e
la
vedova
intanto
disponeva
sul
tavolo
il
pane
e
la
brocca
dell
'
acqua
.
Era
il
pane
nero
di
qui
,
fatto
di
grano
duro
,
in
grandi
forme
di
tre
o
di
cinque
chili
,
che
durano
una
settimana
,
cibo
quasi
unico
del
povero
e
del
ricco
;
rotonde
come
un
sole
,
o
come
una
messicana
pietra
del
tempo
.
Cominciai
ad
affettarlo
,
con
il
gesto
che
avevo
ormai
appreso
,
stringendolo
e
appoggiandolo
al
petto
,
e
traendo
verso
di
me
,
attento
a
non
tagliarmi
il
mento
,
il
coltello
affilato
.
La
brocca
,
come
quelle
di
Grassano
,
e
tutte
quelle
che
,
là
e
qui
,
le
donne
portano
in
capo
,
era
un
'
anfora
di
Ferrandina
,
di
terra
giallorosata
,
a
stretture
e
rigonfi
,
come
una
immagine
femminile
arcaica
,
dalla
vita
sottile
,
dal
petto
e
dai
fianchi
rotondi
,
con
le
piccole
braccia
ad
ansa
.
Ero
solo
al
tavolo
,
davanti
alla
tovaglia
pesante
,
di
tela
di
casa
:
ma
la
stanza
non
era
vuota
.
La
porta
di
strada
ogni
tanto
si
apriva
,
ed
entravano
delle
donne
,
le
vicine
,
le
conoscenti
,
le
comari
della
vedova
.
Venivano
con
vari
pretesti
,
a
portar
acqua
o
a
chiedere
se
dovessero
lavare
per
lei
,
domattina
al
fiume
:
si
fermavano
lontane
dal
mio
tavolo
,
vicino
all
'
uscio
;
stavano
l
'
una
vicina
all
'
altra
,
e
parlavano
tutte
insieme
,
come
uccelli
.
Fingevano
di
non
guardarmi
ma
ogni
tanto
sotto
i
veli
,
i
loro
occhi
neri
si
voltavano
rapidi
e
curiosi
dalla
mia
parte
,
e
subito
fuggivano
,
come
animali
,
del
bosco
.
Non
ancora
avvezzo
al
costume
(
un
povero
residuo
di
costume
,
che
non
ha
nulla
a
che
fare
con
quelli
famosi
di
Pietragalla
o
di
Pisticci
)
,
mi
parevano
tutte
eguali
,
col
viso
incorniciato
dal
velo
più
volte
ripiegato
che
ricade
sulla
schiena
,
con
le
semplici
camicette
di
cotone
,
le
larghe
sottane
scure
,
a
campana
,
lunghe
a
mezza
gamba
,
e
gli
stivaletti
alti
.
Stavano
ritte
,
col
portamento
solenne
di
chi
è
avvezzo
a
portare
in
equilibrio
i
pesi
sul
capo
,
e
i
volti
avevano
tutti
un
'
espressione
di
selvatica
gravità
.
Gravi
e
senza
grazia
femminile
erano
i
loro
gesti
,
come
le
occhiate
pesanti
dei
neri
occhi
curiosi
.
Non
mi
parevano
donne
,
ma
soldati
di
uno
strano
esercito
,
o
piuttosto
una
flottiglia
di
barche
tondeggianti
e
oscure
,
pronte
a
prendere
tutte
insieme
il
vento
nelle
piccole
vele
bianche
.
Le
guardavo
e
cercavo
di
capire
i
loro
discorsi
nel
dialetto
per
me
nuovo
,
quando
si
batté
all
'
uscio
,
le
donne
presero
congedo
con
un
grande
ondeggiare
di
sottane
e
di
veli
,
e
un
nuovo
personaggio
entrò
nella
cucina
.
Era
un
giovane
con
dei
minuscoli
baffetti
rossi
,
che
portava
un
astuccio
allungato
di
pelle
marrone
.
Era
mal
vestito
,
aveva
le
scarpe
impolverate
,
ma
aveva
il
colletto
e
la
cravatta
,
e
portava
in
capo
un
curioso
berretto
alto
e
tondo
,
con
una
visiera
di
tela
cerata
,
sul
tipo
di
quelli
che
un
tempo
avevano
gli
accademisti
,
dove
sul
fondo
grigio
,
spiccavano
fiammanti
su
tutta
l
'
altezza
due
grandi
lettere
ritagliate
e
cucite
di
panno
vermiglio
:
"
U
.
E
.
"
-
Ufficiale
Esattoriale
,
-
mi
disse
,
quando
gli
chiesi
che
cosa
significassero
quell
'
U
e
quell
'
E
.
giganteschi
.
E
intanto
,
posato
con
riguardo
l
'
astuccio
,
si
sedette
al
mio
tavolo
,
tirò
fuori
di
tasca
un
pacchetto
di
pane
e
formaggio
,
ordinò
alla
vedova
un
bicchiere
di
vino
,
e
cominciò
a
mangiare
.
Era
l
'
Ufficiale
Esattoriale
di
Stigliano
:
veniva
spesso
a
Gagliano
per
i
doveri
del
suo
ufficio
:
oggi
aveva
fatto
tardi
e
avrebbe
dovuto
fermarsi
a
dormire
dalla
vedova
.
Aveva
lavoro
a
Gagliano
anche
per
l
'
indomani
.
Non
parlava
volentieri
del
suo
mestiere
:
invece
,
con
molta
soddisfazione
,
mi
mostrò
subito
il
contenuto
del
suo
astuccio
.
Era
un
clarinetto
.
Non
se
ne
separava
mai
:
lo
portava
sempre
con
sé
nei
suoi
viaggi
alla
caccia
del
denaro
dei
contadini
.
Aveva
trovato
quell
'
impiego
,
bisogna
pur
vivere
:
ma
la
sua
ambizione
era
un
'
altra
,
era
la
musica
.
Non
era
ancora
perfetto
,
studiava
il
clarino
soltanto
da
un
anno
,
ma
si
esercitava
continuamente
.
Sì
,
poteva
darmene
un
saggio
,
poiché
io
,
si
vedeva
,
ero
un
intenditore
:
ma
un
pezzo
solo
,
perché
voleva
ancora
uscire
a
far
visita
a
un
suo
compare
,
ed
era
tardi
.
Il
pane
e
il
formaggio
erano
finiti
,
e
non
c
'
era
altro
da
mangiare
.
Il
clarinetto
soffiava
,
indeciso
e
fragile
,
le
note
di
una
canzonetta
;
i
cani
l
'
accompagnavano
brontolando
.
Appena
il
musicista
esattore
fu
uscito
,
e
rimanemmo
soli
,
la
vedova
si
profferse
in
scuse
per
essere
costretta
a
darmelo
per
compagno
di
stanza
.
Non
si
poteva
fare
diversamente
.
-
Ma
è
un
giovane
per
bene
:
è
pulito
;
non
è
un
contadino
-
.
L
'
assicurai
che
mi
sarei
adattato
volentieri
alla
sua
compagnia
,
Ero
ormai
avvezzo
a
questi
casuali
compagni
di
una
notte
.
A
Grassano
,
quando
abitavo
alla
locanda
di
Prisco
,
quasi
ogni
sera
dovevo
accogliere
gente
nuova
nella
mia
camera
.
Le
camere
là
erano
due
,
ma
quando
una
era
piena
,
si
doveva
ricorrere
alla
mia
;
e
c
'
erano
spesso
forestieri
di
passaggio
,
perché
Grassano
è
sulla
grande
strada
,
e
la
locanda
di
Prisco
è
rinomata
come
la
migliore
della
provincia
,
al
punto
che
i
viaggiatori
che
vanno
per
i
loro
affari
a
Tricarico
preferiscono
tornare
la
sera
fino
a
Grassano
,
piuttosto
che
fermarsi
nella
misera
taverna
di
quella
sede
vescovile
.
Erano
dunque
passati
da
me
viaggiatori
di
commercio
pugliesi
,
mercanti
di
pere
napoletani
,
carrettieri
,
conducenti
di
automobili
,
le
genti
più
diverse
.
Una
notte
,
era
già
tardi
,
ed
io
ero
già
a
letto
,
sentii
il
rombo
inabituale
di
una
motocicletta
,
e
mi
vidi
capitare
in
camera
il
motociclista
,
con
il
casco
coperto
di
polvere
.
Era
il
barone
Nicola
Rotunno
,
di
Avellino
,
uno
dei
più
ricchi
proprietari
della
provincia
.
Possedeva
,
con
un
suo
fratello
avvocato
,
terre
sconfinate
a
Grassano
,
a
Tricarico
,
a
Grottole
,
in
non
so
quanti
altri
comuni
del
Materese
,
e
girava
in
motocicletta
per
raccogliere
dai
fattori
i
denari
dei
raccolti
,
ed
esigere
dai
contadini
il
pagamento
dei
debiti
,
di
quei
debiti
che
essi
contraggono
nel
corso
dell
'
anno
per
poter
campare
,
e
che
di
solito
,
superando
l
'
intero
guadagno
dell
'
annata
,
si
accumulano
ad
inghiottire
ogni
speranza
di
stagione
benigna
.
Il
barone
,
un
giovane
magro
,
sbarbato
,
con
gli
occhiali
a
pince
nez
,
aveva
fama
,
a
Grassano
,
di
essere
,
come
suo
fratello
,
particolarmente
spietato
nei
suoi
interessi
capace
di
cacciare
un
contadino
per
un
debito
di
poche
lire
,
astuto
negli
affari
e
poco
chiaro
,
abile
nello
scegliere
dei
fattori
devoti
al
suo
interesse
,
durissimo
con
tutti
.
Era
un
uomo
di
chiesa
,
e
portava
all
'
occhiello
della
giacchetta
,
invece
del
solito
distintivo
fascista
,
quello
rotondo
dell
'
Azione
Cattolica
.
Con
me
fu
gentilissimo
.
Saputo
che
io
,
suo
vicino
di
letto
,
ero
un
confinato
,
si
offerse
subito
di
farmi
liberare
,
cosa
per
lui
facilissima
,
mi
disse
,
perché
era
amico
di
un
'
amica
carissima
del
Senatore
Bocchini
,
Capo
della
Polizia
;
una
signora
,
come
lui
,
di
Avellino
,
e
come
lui
particolarmente
devota
a
una
Madonna
che
si
adora
in
un
celebre
santuario
nei
dintorni
di
quella
città
.
Il
discorso
cadde
così
sui
santuari
e
sui
santi
,
e
sul
san
Rocco
di
Tolve
,
un
santo
di
cui
io
stesso
ho
potuto
conoscere
,
per
prove
e
favori
personali
,
la
particolare
virtù
.
Tolve
è
un
villaggio
vicino
a
Potenza
,
e
c
'
era
stato
in
quei
giorni
un
pellegrinaggio
,
come
tutti
gli
anni
,
al
principio
di
agosto
.
Uomini
,
donne
e
bambini
vi
concorrono
da
tutte
le
province
circostanti
,
a
piedi
,
o
sugli
asini
,
camminando
il
giorno
e
la
notte
.
San
Rocco
li
aspetta
,
librato
nell
'
aria
,
sopra
la
chiesa
.
"
Tolve
è
mia
,
e
io
la
proteggo
"
,
dice
san
Rocco
nella
stampa
popolare
che
lo
rappresenta
,
vestito
di
marrone
,
con
la
sua
aureola
d
'
oro
,
nel
cielo
azzurro
del
paese
.
Ma
anche
il
santo
di
Grassano
è
un
buon
santo
:
un
san
Maurizio
splendente
di
colori
,
laggiù
nella
chiesa
,
armato
di
tutto
punto
,
un
glorioso
guerriero
di
cartapesta
,
di
quelli
che
si
fanno
ancora
oggi
,
con
tanta
arte
,
a
Bari
.
Da
san
Maurizio
passammo
al
suo
compagno
di
guerra
e
di
beatitudine
,
e
ad
altri
santi
,
e
a
sant
'
Agostino
,
e
alla
Città
di
Dio
,
e
a
discorsi
sui
Vangeli
.
Il
barone
mostrava
di
essere
stupito
e
compiaciuto
della
mia
competenza
su
questo
argomento
,
che
non
supponeva
che
io
potessi
conoscere
.
S
'
era
così
fatto
molto
tardi
,
gli
occhi
mi
si
chiudevano
dal
sonno
,
quando
vidi
il
barone
rizzarsi
improvvisamente
sul
letto
,
prendere
gli
occhiali
di
sul
comodino
e
inforcarli
sul
naso
,
balzare
in
terra
con
un
salto
,
e
avvicinarsi
silenzioso
al
mio
letto
,
avvolto
,
come
uno
spettro
,
in
una
lunga
camicia
da
notte
bianca
,
che
gli
scendeva
quasi
ai
piedi
nudi
.
Quando
mi
fu
vicino
,
fece
con
la
mano
un
grande
segno
di
croce
su
di
me
e
disse
,
con
voce
solenne
e
commossa
:
-
Ti
benedico
,
in
nome
di
Gesù
Bambino
,
buona
notte
-
.
Replicato
,
il
segno
di
croce
,
tornò
fra
le
lenzuola
e
spense
il
lume
.
Protetto
dalla
inattesa
benedizione
del
barone
possidente
,
non
tardai
ad
addormentarmi
,
per
risvegliarmi
,
come
sempre
all
'
alba
,
al
suono
angelico
delle
campanelle
dei
greggi
che
partivano
per
i
campi
,
e
ai
clamori
diabolici
di
Prisco
,
che
,
come
ogni
mattina
,
chiamava
con
voci
stentoree
i
figli
insonnoliti
.
La
camera
della
vedova
,
che
dovevo
,
quella
notte
,
spartire
con
l
'
esattore
,
era
assai
più
triste
di
quella
di
Prisco
.
Era
una
stanza
buia
,
lunga
e
stretta
,
con
una
finestrucola
in
fondo
,
le
pareti
dipinte
a
calce
,
grige
,
sporche
e
scrostate
.
C
'
erano
tre
lettucci
,
un
catino
di
ferro
smaltato
in
un
angolo
,
con
una
brocca
,
e
un
canterano
zoppo
in
faccia
ai
letti
.
Una
lampadina
,
sporca
di
antichi
nerumi
di
mosche
,
mandava
una
sbiadita
luce
giallastra
.
Le
mosche
volavano
a
sciami
,
nel
caldo
soffocante
.
La
finestra
era
chiusa
,
perché
non
entrassero
le
zanzare
;
ma
ero
appena
con
la
testa
sul
cuscino
che
già
sentivo
,
da
tutti
i
lati
,
il
loro
sibilo
,
pauroso
in
questi
paesi
di
malaria
.
Intanto
era
arrivato
il
mio
compagno
,
aveva
attaccato
il
berretto
ad
un
chiodo
,
in
faccia
al
mio
letto
,
posato
l
'
astuccio
del
clarinetto
sul
canterano
,
e
si
era
spogliato
.
Gli
chiesi
come
andava
il
suo
lavoro
,
qui
a
Gagliano
.
-
Male
,
-
mi
disse
.
-
Oggi
sono
venuto
per
fare
dei
pignoramenti
.
Le
tasse
non
le
pagano
.
Si
viene
a
pignorare
,
e
non
si
trova
nulla
.
Sono
stato
in
tre
case
:
mobili
non
ne
hanno
:
non
c
'
è
che
il
letto
,
e
quello
non
si
può
prendere
.
Dovrò
accontentarmi
di
una
capra
e
di
qualche
piccione
.
Non
c
'
è
neppure
da
pagare
le
spese
della
trasferta
.
Domattina
devo
andare
da
due
altri
:
speriamo
mi
vada
meglio
.
Ma
è
una
miseria
:
i
contadini
non
vogliono
pagare
.
Sono
quasi
tutti
proprietari
,
qui
a
Gagliano
:
hanno
tutti
il
loro
piccolo
pezzo
di
terra
,
magari
lontano
dal
paese
,
a
due
o
tre
ore
di
strada
;
e
certe
volte
,
sì
,
è
terra
cattiva
,
e
rende
poco
.
Le
tasse
sono
forti
,
per
dire
la
verità
:
ma
questo
non
mi
riguarda
:
non
siamo
noi
che
le
mettiamo
:
noi
dobbiamo
soltanto
farle
pagare
.
E
lei
sa
come
sono
i
contadini
:
per
loro
tutte
le
annate
sono
cattive
.
Sono
pieni
di
debiti
,
hanno
la
malaria
,
non
hanno
da
mangiare
.
Ma
staremmo
freschi
se
dovessimo
dar
retta
a
loro
:
noi
dobbiamo
fare
il
nostro
dovere
.
Non
pagano
,
e
dobbiamo
accontentarci
di
portar
via
quel
poco
che
si
trova
,
roba
che
non
val
nulla
.
Certe
volte
ho
dovuto
fare
il
viaggio
per
qualche
bottiglia
d
'
olio
e
un
po
'
di
farina
.
E
ancora
ci
guardano
male
,
con
odio
.
A
Missanello
,
due
anni
fa
,
hanno
anche
sparato
.
È
un
brutto
mestiere
.
Ma
bisogna
pur
vivere
.
Vedevo
che
l
'
argomento
lo
disgustava
,
e
per
confortarlo
portai
il
discorso
sulla
musica
.
Sperava
di
poter
scrivere
delle
canzonette
,
di
vincere
qualche
concorso
,
qualche
premio
:
in
questo
caso
avrebbe
lasciato
l
'
esattoria
.
Intanto
suonava
il
clarinetto
nella
banda
di
Stigliano
.
Gli
chiesi
com
'
erano
le
canzoni
popolari
di
queste
parti
,
e
se
avesse
potuto
insegnarmene
qualcuna
,
e
magari
,
poiché
egli
era
così
abile
,
trascrivermela
.
Mi
disse
se
volevo
la
musica
di
"
Faccetta
nera
"
o
di
qualche
altra
canzonetta
in
voga
.
No
,
non
era
questo
,
volevo
le
canzoni
dei
contadini
.
Rimase
un
po
'
a
riflettere
,
come
ad
un
argomento
per
lui
nuovo
,
a
cui
non
avesse
mai
pensato
.
Scrivermi
le
note
di
una
canzone
avrebbe
potuto
,
cercandole
ad
una
ad
una
sul
clarinetto
.
Ma
non
gli
veniva
fatto
di
ricordarsi
di
nessuna
canzone
cantata
dai
contadini
.
A
Viggiano
cantavano
e
suonavano
.
Ma
da
queste
parti
,
no
.
C
'
era
forse
qualche
canto
di
chiesa
,
si
sarebbe
informato
.
Altro
non
conosceva
.
Anch
'
io
avevo
notato
,
a
Grassano
,
la
stessa
cosa
.
Né
il
mattino
quando
partono
per
il
lavoro
,
né
il
meriggio
sotto
il
sole
,
né
la
sera
,
nelle
lunghe
file
nere
che
tornano
,
con
gli
asini
e
le
capre
;
verso
le
case
sul
monte
,
nessuna
voce
rompe
il
silenzio
della
terra
.
Soltanto
una
volta
avevo
sentito
,
verso
il
Basento
,
il
lamento
di
un
flauto
di
canna
,
a
cui
un
altro
flauto
rispondeva
dalla
collina
di
faccia
:
erano
due
pastori
forestieri
che
andavano
col
gregge
di
paese
in
paese
,
e
si
richiamavano
di
lontano
.
I
contadini
non
cantano
.
Il
mio
compagno
non
rispondeva
più
:
sentivo
il
suo
respiro
regolare
e
fischiante
,
nel
ronzio
continuato
delle
mosche
eccitate
dal
caldo
.
Un
tenue
chiarore
veniva
,
attraverso
i
vetri
chiusi
,
da
un
cielo
pallido
per
una
falce
di
luna
:
sul
muro
,
in
faccia
a
me
,
distinguevo
a
quel
barlume
,
sul
berretto
appeso
al
chiodo
.
le
grandi
lettere
rosse
:
"
U
.
E
.
"
.
Le
fissavo
nell
'
oscurità
,
finché
mi
si
chiusero
gli
occhi
,
e
mi
addormentai
.
Non
mi
svegliarono
,
di
primo
mattino
,
le
campanelle
dei
greggi
,
come
a
Grassano
,
perché
qui
non
vi
sono
pastori
,
né
pascoli
,
né
erba
;
ma
il
rumore
continuato
degli
zoccoli
degli
asini
sulle
pietre
della
strada
,
e
il
belar
delle
capre
.
È
l
'
emigrazione
quotidiana
:
i
contadini
si
levano
a
buio
,
perché
devono
fare
chi
due
,
chi
tre
,
chi
quattro
ore
di
strada
per
raggiungere
il
loro
campo
,
verso
i
greti
malsani
dell
'
Agri
e
dei
Sauro
,
o
sulle
pendici
dei
monti
lontani
.
La
stanza
era
piena
di
luce
:
il
berretto
con
le
iniziali
non
c
'
era
più
.
Il
mio
compagno
doveva
essere
uscito
all
'
alba
,
per
portare
i
conforti
della
Legge
nelle
case
dei
contadini
,
prima
che
quelli
partissero
per
la
campagna
;
e
a
quest
'
ora
forse
già
correva
,
col
cappello
sfavillante
sotto
il
sole
,
e
il
clarinetto
,
e
una
capra
al
guinzaglio
,
sulla
strada
di
Stigliano
.
Dall
'
uscio
mi
giungeva
un
suono
di
voci
femminili
e
un
pianto
di
bambino
.
Una
diecina
di
donne
,
con
i
bimbi
in
collo
o
per
mano
,
aspettavano
,
pazienti
,
la
mia
levata
.
Volevano
mostrarmi
i
loro
figli
,
perché
li
curassi
.
Erano
tutti
pallidi
,
magri
,
con
dei
grandi
occhi
neri
e
tristi
nei
visi
cerei
,
con
le
pance
gonfie
e
tese
come
tamburi
sulle
gambette
storte
e
sottili
.
La
malaria
,
che
qui
non
risparmia
nessuno
,
si
era
già
insediata
nei
loro
corpi
denutriti
e
rachitici
.
Io
avrei
voluto
evitare
di
occuparmi
di
malati
,
perché
non
era
il
mio
mestiere
,
perché
conoscevo
la
mia
poca
competenza
,
e
sapevo
che
,
facendolo
,
sarei
entrato
,
e
la
cosa
non
mi
sorrideva
,
nel
mondo
stabilito
e
geloso
degli
interessi
dei
signori
del
paese
.
Ma
capii
subito
che
non
avrei
potuto
resistere
a
lungo
nel
mio
proposito
.
Si
ripeté
la
scena
del
giorno
precedente
.
Le
donne
mi
pregavano
,
mi
benedivano
,
mi
baciavano
le
mani
.
Una
speranza
,
una
fiducia
assoluta
era
in
loro
.
Mi
chiedevo
che
cosa
avesse
potuto
generarle
.
Il
malato
di
ieri
era
morto
,
e
io
non
avevo
potuto
far
nulla
per
evitarne
la
morte
:
ma
le
donne
dicevano
che
avevano
visto
che
io
non
ero
,
come
gli
altri
,
un
medicaciucci
,
ma
ero
un
cristiano
bono
e
avrei
guarito
i
loro
figliuoli
.
Era
forse
il
prestigio
naturale
del
forestiero
che
viene
da
lontano
,
e
che
è
perciò
come
un
dio
;
o
piuttosto
si
erano
accorte
che
,
nella
mia
impotenza
,
mi
ero
tuttavia
sforzato
di
far
qualcosa
per
il
moribondo
e
l
'
avevo
guardato
con
interesse
,
e
con
reale
dispiacere
?
Ero
stupito
e
vergognoso
di
questa
fiducia
,
tanto
piena
quanto
immeritata
.
Congedai
le
donne
con
qualche
consiglio
,
ed
uscii
,
dietro
a
loro
,
dalla
stanza
ombrosa
nella
luce
abbagliante
del
mattino
.
Le
ombre
delle
case
erano
nere
e
ferme
,
il
vento
caldo
che
saliva
dai
burroni
sollevava
nuvole
di
polvere
:
nella
polvere
si
spidocchiavano
i
cani
.
Volevo
riconoscere
i
miei
confini
,
che
erano
strettamente
quelli
dell
'
abitato
:
fare
un
primo
viaggio
di
circumnavigazione
della
mia
isola
:
le
terre
,
attorno
,
dovevano
restare
,
per
me
,
uno
sfondo
non
raggiungibile
oltre
le
colonne
d
'
Ercole
podestarili
.
La
casa
della
vedova
è
all
'
estremità
alta
del
paese
su
uno
slargo
che
termina
,
in
fondo
,
alla
chiesa
,
una
piccola
chiesetta
bianca
,
appena
più
grande
delle
case
.
Sull
'
uscio
stava
l
'
Arciprete
,
occupato
a
minacciare
con
un
bastone
un
gruppo
di
ragazzi
che
,
a
qualche
passo
di
distanza
,
gli
facevano
boccacce
e
sberleffi
,
e
si
chinavano
a
terra
,
nell
'
atto
di
volergli
gettare
delle
pietre
.
Al
mio
arrivo
i
ragazzi
scapparono
come
passeri
;
il
prete
li
seguì
con
lo
sguardo
corrucciato
,
brandendo
il
bastone
e
gridando
:
-
Maledetti
,
eretici
,
scomunicati
!
È
un
paese
senza
grazia
di
Dio
,
questo
,
-
disse
poi
,
rivolgendosi
a
me
.
-
In
chiesa
ci
vengono
i
ragazzi
,
per
giocare
.
Ha
visto
?
Se
no
,
non
ci
viene
nessuno
.
La
messa
la
dico
ai
banchi
.
Neppure
battezzati
,
sono
.
E
i
frutti
di
quelle
poche
terre
,
non
c
'
è
verso
di
farseli
pagare
.
Non
ho
ancora
avuti
quelli
dell
'
anno
passato
.
Sono
tutti
fior
di
galantuomini
,
davvero
,
in
questo
paese
,
se
ne
accorgerà
.
Era
un
vecchio
piccolo
e
magro
,
con
degli
occhiali
di
ferro
a
stanghetta
su
un
naso
affilato
,
all
'
ombra
del
pendaglio
rosso
che
scendeva
dal
cappello
,
e
dietro
agli
occhiali
degli
occhietti
pungenti
,
che
passavano
rapidamente
da
una
fissità
ossessionata
a
un
brillare
brusco
di
arguzia
.
La
bocca
sottile
gli
cascava
in
una
piega
di
abituale
amarezza
.
Sotto
all
'
abito
sporco
e
sdrucito
,
pieno
di
frittelle
e
sbottonato
,
spuntavano
gli
stivali
scalcagnati
e
pieni
di
polvere
.
Da
tutto
il
suo
aspetto
spirava
un
'
aria
stanca
di
miseria
mal
sopportata
;
come
le
rovine
di
una
catapecchia
incendiata
,
nera
e
piena
di
erbacce
.
Don
Giuseppe
Trajella
non
era
amato
da
nessuno
in
paese
,
e
dai
signori
del
luogo
,
l
'
avevo
sentito
la
sera
prima
nella
loro
conversazione
,
era
addirittura
esecrato
.
Gli
facevano
ogni
sorta
di
villanie
,
gli
aizzavano
contro
i
ragazzi
,
si
lagnavano
di
lui
col
prefetto
e
col
Vescovo
.
-
L
'
Arciprete
,
se
ne
guardi
,
-
mi
aveva
detto
il
podestà
.
-
È
una
disgrazia
per
il
nostro
paese
:
una
profanazione
della
casa
di
Dio
.
È
sempre
ubriaco
.
Non
ci
è
ancora
stato
possibile
liberarcene
,
ma
speriamo
di
poterlo
presto
cacciar
via
.
Almeno
a
Gaglianello
,
la
frazione
che
è
la
sua
vera
sede
.
È
qui
da
parecchi
anni
,
per
punizione
.
Lo
hanno
mandato
a
Gaglianello
,
lui
che
era
professore
di
Seminario
,
per
castigo
.
Si
permetteva
certe
libertà
con
gli
allievi
,
lei
mi
capisce
.
A
Gagliano
ci
sta
per
abuso
,
perché
non
ce
n
'
è
un
altro
.
Ma
è
un
castigo
per
noi
-
.
Povero
don
Trajella
!
Se
anche
il
diavolo
lo
aveva
tentato
nei
suoi
giovani
anni
,
questa
era
ormai
una
cosa
antica
e
dimenticata
.
Ora
egli
non
si
reggeva
quasi
in
piedi
,
non
era
che
un
povero
vecchio
perseguitato
e
inasprito
,
una
pecora
nera
e
malata
in
un
gregge
di
lupi
.
Ma
,
lo
si
capiva
anche
nella
sua
decadenza
,
ai
bei
tempi
in
cui
insegnava
teologia
al
Seminario
di
Melfi
e
a
quello
di
Napoli
,
don
Giuseppe
Trajella
da
Tricarico
doveva
essere
stato
un
uomo
buono
,
intelligente
,
pieno
di
spirito
e
di
risorse
.
Scriveva
vite
di
santi
,
dipingeva
,
scolpiva
,
si
occupava
vivacemente
delle
cose
del
mondo
.
L
'
improvvisa
disgrazia
lo
aveva
colpito
,
lo
aveva
staccato
da
tutto
e
l
'
aveva
buttato
,
come
un
relitto
,
su
quella
lontana
spiaggia
inospitale
.
Egli
si
era
lasciato
cadere
a
picco
,
godendo
amaramente
di
fare
più
grande
la
propria
miseria
.
Non
aveva
più
toccato
un
libro
né
un
pennello
.
Gli
anni
erano
passati
,
e
di
tutte
le
antiche
passioni
una
sola
era
rimasta
,
e
aveva
preso
il
carattere
della
fissazione
:
il
rancore
.
Trajella
odiava
il
mondo
,
perché
il
mondo
lo
perseguitava
.
Si
era
ridotto
a
vivere
solo
,
senza
parlare
con
nessuno
,
nella
sola
compagnia
di
sua
madre
,
una
vecchia
di
novant
'
anni
,
inebetita
e
impotente
.
Il
suo
solo
conforto
(
oltre
alla
bottiglia
,
forse
)
era
di
passare
il
giorno
a
scrivere
epigrammi
latini
contro
il
podestà
,
i
carabinieri
,
le
autorità
e
i
contadini
.
-
È
un
paese
di
asini
,
questo
,
non
di
cristiani
,
-
mi
disse
,
invitandomi
a
entrare
con
lui
nella
chiesa
.
-
Lei
sa
il
latino
,
vero
?
Gallianus
,
Gallianellus
Asinus
et
asellus
Nihil
aliud
in
sella
Nisi
Joseph
Traiella
.
La
chiesa
non
era
che
uno
stanzone
imbiancato
a
calce
,
sporco
e
trasandato
,
con
in
fondo
un
altare
disadorno
su
un
palco
di
legno
,
e
un
piccolo
pulpito
addossato
a
una
parete
.
I
muri
,
pieni
di
crepe
,
erano
ricoperti
da
vecchi
quadri
secenteschi
dalle
tele
scrostate
e
piene
di
strappi
,
malamente
appesi
in
disordine
in
parecchie
file
.
-
Questi
vengono
dalla
vecchia
chiesa
:
sono
le
uniche
cose
che
abbiamo
potuto
salvare
.
Li
guardi
,
lei
,
che
è
pittore
.
Ma
non
valgono
molto
.
Questa
d
'
ora
non
era
che
una
cappella
.
La
vera
chiesa
,
la
Madonna
degli
Angeli
,
era
in
basso
,
all
'
altra
estremità
del
paese
,
dove
c
'
è
la
frana
.
La
chiesa
è
crollata
improvvisamente
,
è
cascata
nel
burrone
,
tre
anni
fa
.
Per
fortuna
era
notte
,
l
'
abbiamo
scampata
bella
.
Qui
ci
sono
continuamente
le
frane
.
Quando
piove
,
la
terra
cede
e
scivola
,
e
le
case
precipitano
.
Ne
va
giù
qualcuna
tutti
gli
anni
.
Mi
fanno
ridere
con
i
loro
muretti
di
sostegno
.
Fra
qualche
anno
questo
paese
non
esisterà
più
.
Sarà
tutto
in
fondo
al
precipizio
.
Pioveva
da
tre
giorni
quando
è
caduta
la
chiesa
.
Ma
tutti
gli
inverni
è
la
stessa
cosa
:
qualche
disastro
,
piccolo
o
grosso
,
avviene
tutti
gli
anni
,
qui
come
in
tutti
gli
altri
paesi
della
provincia
.
Non
ci
sono
alberi
né
rocce
,
e
l
'
argilla
si
scioglie
,
scorre
in
basso
come
un
torrente
,
con
tutto
quello
che
c
'
è
sopra
.
Vedrà
quest
'
inverno
,
anche
lei
.
Ma
le
auguro
di
non
essere
più
qui
allora
.
La
gente
è
peggio
della
terra
.
Profanum
vulgus
-
.
Gli
occhi
dell
'
Arciprete
brillavano
dietro
gli
occhiali
.
-
Abbiamo
dovuto
accontentarci
di
questa
vecchia
cappella
.
Non
c
'
è
campanile
,
la
campana
è
fuori
,
attaccata
a
un
sostegno
.
Bisognerebbe
anche
rifare
il
tetto
,
ci
piove
.
S
'
è
dovuto
anche
puntellarla
.
Vede
che
crepe
nei
muri
?
Ma
i
denari
,
chi
me
li
dà
?
La
chiesa
è
povera
,
e
il
paese
è
poverissimo
:
e
poi
non
sono
cristiani
,
non
hanno
religione
.
Non
mi
portano
nemmeno
i
regalucci
d
'
uso
,
figuriamoci
per
fare
il
campanile
.
E
il
podestà
,
don
Luigi
,
e
gli
altri
,
sono
d
'
accordo
a
non
lasciar
far
nulla
.
Loro
fanno
i
farmacisti
.
Vedrà
,
vedrà
,
le
loro
opere
pubbliche
!
Il
mio
cane
Barone
,
inconsapevole
della
maestà
del
luogo
,
si
affacciava
all
'
uscio
,
stanco
di
aspettarmi
,
abbaiando
allegro
,
e
non
mi
riusciva
di
scacciarlo
o
di
farlo
tacere
.
Presi
allora
congedo
da
don
Trajella
e
mi
avviai
,
per
la
stessa
strada
a
sinistra
della
chiesa
che
avevo
percorso
il
giorno
prima
arrivando
,
verso
le
prime
case
del
paese
.
Era
questa
la
zona
che
mi
era
apparsa
,
il
giorno
avanti
,
passando
rapido
in
automobile
,
accogliente
e
quasi
gentile
d
'
alberi
e
di
verde
.
Ma
ora
,
sotto
il
sole
crudo
del
mattino
,
pareva
che
il
verde
si
fosse
dissolto
nel
grigio
abbagliante
dei
muri
e
della
terra
.
Era
un
gruppo
di
case
costruite
in
disordine
ai
lati
della
strada
,
con
attorno
degli
orticelli
stenti
e
qualche
magro
olivo
.
Quasi
tutte
le
case
erano
costituite
da
una
sola
stanza
,
senza
finestre
,
che
prendeva
luce
dalla
porta
.
Le
porte
erano
sbarrate
,
poiché
i
contadini
erano
nei
campi
:
a
qualche
soglia
stavano
sedute
delle
donne
con
i
bambini
in
grembo
,
o
delle
vecchie
che
filavano
la
lana
;
e
tutte
mi
salutavano
con
un
gesto
,
e
mi
seguivano
con
i
grandi
occhi
spalancati
.
Qua
e
là
alcune
case
avevano
invece
un
primo
piano
,
e
un
balcone
;
e
la
porta
di
strada
invece
di
essere
di
vecchio
legno
nero
e
consumato
,
brillava
pretensiosamente
di
vernice
,
e
si
adornava
di
una
maniglia
di
ottone
.
Erano
le
case
degli
"
americani
"
.
In
mezzo
alle
catapecchie
contadine
stava
una
casetta
lunga
e
stretta
,
a
un
piano
,
costruita
da
poco
nello
stile
cosiddetto
moderno
,
quello
dei
sobborghi
delle
città
:
era
la
caserma
dei
carabinieri
.
Sulla
strada
e
attorno
alle
case
,
nei
mucchi
di
spazzature
e
di
rifiuti
,
le
scrofe
,
circondate
dalle
loro
famiglie
di
maialini
,
dal
viso
di
vecchietti
avidi
e
libidinosi
,
grufolavano
diffidenti
e
feroci
,
e
Barone
ringhiava
rinculando
,
sollevando
il
labbro
sulle
gengive
,
coi
peli
ritti
di
uno
strano
orrore
.
Dopo
l
'
ultima
casa
del
paese
,
dove
la
strada
,
superata
una
selletta
,
comincia
a
scendere
verso
il
Sauro
,
c
'
era
un
breve
spiazzo
di
terra
disuguale
,
coperta
a
tratti
di
un
'
erba
gialla
e
intristita
.
Era
il
campo
sportivo
,
opera
del
podestà
Magalone
.
Qui
dovevano
esercitarsi
i
ragazzi
della
Gil
,
e
si
dovevano
fare
le
adunate
di
popolo
.
A
sinistra
un
sentiero
saliva
ancora
su
un
poggio
poco
distante
coperto
di
ulivi
e
terminava
a
un
cancelletto
di
ferro
,
aperto
tra
due
pilastrini
che
si
continuavano
in
un
muretto
basso
di
mattoni
.
Dietro
il
muretto
spuntavano
due
sottili
cipressi
;
attraverso
il
cancello
si
vedevano
le
tombe
,
bianche
sotto
il
sole
.
Il
cimitero
era
il
limite
estremo
,
in
alto
,
del
terreno
che
mi
era
concesso
.
La
vista
di
lassù
era
più
larga
che
da
ogni
altro
punto
,
e
meno
squallida
.
Non
si
vedeva
tutto
Gagliano
,
che
sta
nascosto
come
un
lungo
serpente
acquattato
fra
le
pietre
;
ma
i
tetti
rosso
gialli
della
parte
alta
apparivano
fra
le
fronde
grige
degli
ulivi
mosse
dal
vento
,
fuori
della
consueta
immobilità
,
come
cose
vive
;
e
,
dietro
questo
primo
piano
colorato
,
le
grandi
distese
desolate
delle
argille
sembravano
ondulare
nell
'
aria
calda
come
sospese
al
cielo
;
e
sopra
il
loro
monotono
biancore
passava
l
'
ombra
mutevole
delle
nubi
estive
.
Le
lucertole
stavano
immobili
sul
muro
assolato
;
una
,
due
cicale
si
rispondevano
a
tratti
,
come
provando
un
canto
,
e
poi
tacevano
improvvise
.
Poiché
di
qui
mi
era
vietato
continuare
,
mi
volsi
al
ritorno
,
scendendo
rapido
al
paese
per
la
strada
percorsa
;
ripassai
davanti
alla
chiesa
,
alla
casa
della
vedova
,
e
,
giù
per
la
discesa
,
arrivai
all
'
ufficio
postale
,
e
al
muretto
della
Fossa
del
Bersagliere
.
Il
podestà
,
maestro
di
scuola
,
era
in
quel
momento
nell
'
esercizio
delle
sue
funzioni
di
insegnante
.
Stava
seduto
al
balcone
della
sua
classe
,
e
fumava
guardando
la
gente
sulla
piazza
,
e
interpellando
democraticamente
tutti
i
passanti
.
Aveva
in
mano
delle
lunghe
canne
,
con
le
quali
,
ogni
tanto
,
ristabiliva
l
'
ordine
senza
muoversi
dalla
seggiola
attraverso
la
finestra
aperta
,
colpendo
,
con
un
colpetto
abilissimo
e
ben
aggiustato
,
la
testa
o
le
mani
dei
ragazzi
che
,
lasciati
soli
,
facevano
troppo
chiasso
.
-
Bella
giornata
,
dottore
!
-
mi
gridò
dal
suo
arengo
,
quando
mi
vide
comparire
sulla
piazza
.
Di
lassù
,
con
le
sue
bacchette
in
mano
,
egli
si
sentiva
veramente
il
padrone
del
paese
,
un
padrone
affabile
,
popolare
e
giusto
;
e
nulla
poteva
sfuggire
alla
sua
vista
.
-
Non
l
'
avevo
ancora
veduto
,
stamattina
.
Dov
'
è
stato
?
A
passeggiare
?
Su
,
fino
al
cimitero
?
Bravo
,
bravo
,
passeggi
,
passeggi
!
Si
diverta
.
E
si
trovi
qua
in
piazza
dopo
colazione
,
alle
cinque
e
mezzo
.
Prima
dormirà
,
credo
.
Le
voglio
far
conoscere
mia
sorella
.
Dove
va
?
A
Gagliano
di
Sotto
?
A
cercare
alloggio
?
Mia
sorella
glielo
troverà
,
non
si
preoccupi
.
Per
un
uomo
come
lei
non
ci
vuole
una
casa
di
contadini
.
Ma
le
troveremo
meglio
,
dottore
!
E
buona
passeggiata
!
Dopo
la
piazza
,
la
strada
risaliva
,
superava
un
costone
,
e
ridiscendeva
in
un
'
altra
minuscola
piazzetta
,
circondata
di
case
basse
.
In
mezzo
alla
piazza
si
ergeva
uno
strano
monumento
,
alto
quasi
quanto
le
case
,
e
,
nell
'
angustia
del
luogo
,
solenne
ed
enorme
.
Era
un
pisciatoio
:
il
più
moderno
,
sontuoso
,
monumentale
pisciatoio
che
si
potesse
immaginare
;
uno
di
quelli
di
cemento
armato
,
a
quattro
posti
,
con
il
tetto
robusto
e
sporgente
,
che
si
sono
costruiti
soltanto
in
questi
ultimi
anni
nelle
grandi
città
.
Sulla
sua
parete
spiccava
come
una
epigrafe
un
nome
familiare
al
cuore
dei
cittadini
:
"
Ditta
Renzi
Torino
"
.
Quale
bizzarra
circostanza
,
o
quale
incantatore
o
quale
fata
poteva
aver
portato
per
l
'
aria
,
dai
lontani
paesi
del
nord
,
quel
meraviglioso
oggetto
,
e
averlo
lasciato
cadere
,
come
un
meteorite
,
nel
bel
mezzo
della
piazza
di
questo
villaggio
,
in
una
terra
dove
non
c
'
è
acqua
né
impianti
igienici
di
nessuna
specie
,
per
centinaia
di
chilometri
tutto
attorno
?
Era
l
'
opera
del
regime
,
del
podestà
Magalone
.
Doveva
essere
costato
,
a
giudicare
dalla
sua
mole
,
le
entrate
di
parecchi
anni
del
comune
di
Gagliano
.
Mi
affacciai
al
suo
interno
:
da
un
lato
un
maiale
stava
bevendo
l
'
acqua
ferma
nel
fondo
del
vaso
,
dall
'
altra
due
ragazzi
ci
buttavano
barche
di
carta
.
Nel
corso
di
tutto
l
'
anno
non
lo
vidi
mai
adibito
ad
altra
funzione
,
né
abitato
da
altri
che
non
fossero
maiali
,
cani
,
galline
,
o
bambini
;
se
non
la
sera
della
festa
della
Madonna
di
settembre
,
in
cui
alcuni
contadini
si
arrampicarono
sul
suo
tetto
per
meglio
godere
,
da
quell
'
altezza
,
lo
spettacolo
dei
fuochi
artificiali
.
Una
sola
persona
lo
usò
spesso
per
l
'
uso
per
cui
era
stato
costruito
;
e
quella
persona
ero
io
:
e
non
l
'
usavo
,
debbo
confessarlo
,
spinto
dal
bisogno
,
ma
mosso
dalla
nostalgia
.
A
un
angolo
della
piazzetta
,
dove
quasi
giungeva
l
'
ombra
lunga
del
monumento
,
uno
zoppo
,
vestito
di
nero
,
con
un
viso
secco
,
serio
,
sacerdotale
,
sottile
come
quello
di
una
faina
,
soffiava
come
un
mantice
nel
corpo
di
una
capra
morta
.
Mi
fermai
a
guardarlo
.
La
capra
era
stata
ammazzata
poco
prima
,
lì
sulla
piazzetta
,
e
sdraiata
sopra
un
tavolaccio
di
legno
su
due
cavalletti
.
Lo
zoppo
,
senza
tagliarne
altrove
la
pelle
,
aveva
fatto
una
piccola
incisione
in
una
delle
zampe
di
dietro
,
vicino
al
piede
,
e
all
'
incisione
aveva
posto
la
bocca
,
e
a
forza
di
polmoni
andava
gonfiando
la
capra
,
staccandone
la
pelle
dalla
carne
.
A
vederlo
così
attaccato
all
'
animale
,
che
andava
a
mano
a
mano
mutando
e
crescendo
,
mentre
l
'
uomo
,
senza
mutare
contegno
,
pareva
assottigliarsi
e
svuotarsi
di
tutto
il
suo
fiato
,
sembrava
di
assistere
a
una
strana
metamorfosi
,
dove
l
'
uomo
si
versasse
,
a
poco
a
poco
,
nella
bestia
.
Quando
la
capra
fu
gonfia
come
una
mongolfiera
,
lo
zoppo
,
stringendo
con
una
mano
la
zampa
,
staccò
finalmente
la
bocca
dal
piede
dell
'
animale
,
e
se
la
pulì
con
la
manica
;
poi
,
rapidamente
,
si
pose
a
rovesciare
la
pelle
della
capra
,
come
un
guanto
che
si
sfili
,
fino
a
che
la
pelle
,
intera
,
fu
tutta
sgusciata
,
e
la
capra
,
nuda
e
spelata
come
un
santo
,
rimase
sola
sul
tavolaccio
a
guardare
il
cielo
,
-
Così
non
si
sciupa
,
si
possono
farne
degli
orci
,
-
mi
spiegò
lo
zoppo
,
pieno
di
sussiego
,
mentre
un
ragazzo
docile
e
taciturno
,
suo
nipote
,
lo
aiutava
a
squartare
la
bestia
.
-
Quest
'
anno
c
'
è
parecchio
lavoro
.
I
contadini
ammazzano
tutte
le
capre
.
Per
forza
.
La
tassa
chi
può
pagarla
?
-
Pare
infatti
che
il
governo
avesse
da
poco
scoperto
che
la
capra
è
un
animale
dannoso
all
'
agricoltura
,
poiché
mangia
i
germogli
e
i
rami
teneri
delle
piante
:
e
aveva
perciò
fatto
un
decreto
valido
ugualmente
per
tutti
i
comuni
del
Regno
,
senza
eccezione
,
che
imponeva
una
forte
imposta
su
ogni
capo
,
del
valore
all
'
incirca
della
bestia
.
Così
,
colpendo
le
capre
,
si
salvavano
gli
alberi
.
Ma
a
Gagliano
non
ci
sono
alberi
,
e
la
capra
è
la
sola
ricchezza
del
contadino
,
perché
campa
di
nulla
,
salta
per
le
argille
deserte
e
dirupate
,
bruca
i
cespugli
di
spine
,
e
vive
dove
,
per
mancanza
di
prati
,
non
si
possono
tenere
né
pecore
né
vitelli
.
La
tassa
sulle
capre
era
dunque
una
sventura
:
e
,
poiché
non
c
'
era
il
denaro
per
pagarla
,
una
sventura
senza
rimedio
.
Bisognava
uccidere
le
capre
,
e
restare
senza
latte
e
senza
formaggio
.
Lo
zoppo
era
un
proprietario
decaduto
,
ma
fiero
tuttavia
della
sua
posizione
sociale
,
che
per
campare
faceva
molti
mestieri
;
e
fra
l
'
altro
era
suo
compito
il
sacrificio
delle
capre
.
Grazie
al
provvido
decreto
ministeriale
potei
,
quell
'
anno
,
trovar
spesso
da
lui
della
carne
:
negli
anni
precedenti
,
mi
disse
,
mi
sarei
dovuto
accontentare
di
mangiarla
molto
di
rado
.
Egli
si
occupava
anche
di
amministrare
i
beni
di
qualche
proprietario
che
non
abitava
in
paese
,
sorvegliava
i
contadini
,
faceva
da
sensale
nelle
vendite
,
metteva
mano
ai
matrimoni
,
conosceva
tutto
e
tutti
;
e
non
c
'
era
avvenimento
o
fatterello
dove
non
si
vedesse
comparire
silenziosamente
la
sua
gamba
zoppa
,
il
suo
abito
nero
e
il
suo
viso
volpino
.
Era
curiosissimo
,
ma
,
nelle
parole
,
riservato
:
le
sue
frasi
si
fermavano
a
mezzo
,
a
lasciare
intendere
che
egli
sapeva
molto
più
che
non
dicesse
;
e
sempre
con
un
che
di
solenne
e
dignitoso
,
e
terribilmente
serio
,
quasi
a
smentire
il
suo
cognome
,
Carnovale
.
Come
seppe
che
cercavo
un
alloggio
e
possibilmente
abbastanza
grande
e
luminoso
da
poterci
dipingere
,
rifletté
un
poco
,
con
aria
concentrata
,
e
mi
disse
che
c
'
era
il
palazzo
dei
suoi
cugini
che
io
forse
conoscevo
,
perché
erano
dei
grandi
dottori
di
Napoli
.
Avrei
forse
potuto
averne
una
parte
,
due
o
tre
stanze
:
avrebbe
subito
scritto
in
città
:
sarebbe
stata
per
me
una
fortuna
,
era
la
sola
casa
che
potesse
convenirmi
.
Era
vuota
,
ma
un
letto
e
gli
altri
mobili
necessari
me
li
avrebbe
potuti
affittare
lui
.
Se
intanto
volevo
visitarlo
,
mi
avrebbe
subito
fatto
accompagnare
dal
nipote
con
le
chiavi
.
Mi
avviai
col
ragazzo
,
anche
lui
nero
,
triste
e
compassato
come
lo
zio
.
La
strada
scendeva
ancora
dopo
la
piazzetta
,
finché
arrivava
ad
un
punto
dove
i
due
burroni
di
destra
e
di
sinistra
non
lasciavano
più
posto
per
le
case
,
e
lì
scorreva
sullo
stretto
ciglione
fra
due
muretti
bassi
,
al
di
là
dei
quali
l
'
occhio
si
perdeva
nel
vuoto
.
Era
un
intervallo
di
un
centinaio
di
metri
fra
Gagliano
alta
e
Gagliano
bassa
;
e
qui
,
fra
le
due
gole
,
il
vento
soffiava
violento
in
perpetuità
.
Verso
il
mezzo
di
questo
intervallo
,
in
un
punto
dove
il
ciglione
si
allarga
un
poco
,
c
'
era
una
delle
due
sole
fontanelle
del
paese
:
l
'
altra
l
'
avevo
vista
in
alto
,
vicino
alla
chiesa
.
La
fontanella
,
che
dava
l
'
acqua
per
tutta
Gagliano
di
Sotto
e
per
buona
metà
di
Gagliano
di
Sopra
,
era
allora
affollata
di
donne
,
come
la
vidi
poi
sempre
,
in
tutte
le
ore
del
giorno
.
Stavano
in
gruppo
,
attorno
alla
fontana
,
alcune
in
piedi
,
altre
sedute
per
terra
,
giovani
e
vecchie
,
tutte
con
una
botticella
di
legno
sul
capo
,
e
la
brocca
di
terra
di
Ferrandina
.
Ad
una
ad
una
si
avvicinavano
alla
fontana
,
e
aspettavano
pazienti
che
l
'
esile
filo
d
'
acqua
riempisse
gorgogliando
la
botte
:
l
'
attesa
era
lunga
.
Il
vento
muoveva
i
veli
bianchi
sui
loro
dorsi
diritti
,
tesi
con
naturalezza
nell
'
equilibrio
del
peso
.
Stavano
immobili
nel
sole
,
come
un
gregge
alla
pastura
;
e
di
un
gregge
avevano
l
'
odore
.
Mi
giungeva
il
suono
confuso
e
continuo
delle
voci
,
un
sussurrare
ininterrotto
.
Al
mio
passaggio
nessuna
si
mosse
,
ma
mi
sentii
colpito
da
diecine
di
sguardi
neri
,
che
mi
seguirono
fermi
e
intensi
,
finché
,
superato
l
'
intervallo
,
ricominciai
a
salire
per
giungere
alle
case
di
Gagliano
di
Sotto
,
che
ridiscende
poi
fino
alla
chiesa
diroccata
e
al
precipizio
.
Giungemmo
in
breve
al
palazzo
:
e
davvero
era
la
sola
costruzione
,
in
paese
,
che
potesse
portare
questo
nome
.
Di
fuori
aveva
un
aspetto
tetro
con
i
suoi
muri
nerastri
e
le
piccole
finestre
ferrate
,
e
i
segni
di
un
secolare
abbandono
.
Era
la
vecchia
dimora
di
una
famiglia
nobile
che
da
molto
tempo
aveva
emigrato
.
Era
stata
poi
adibita
a
caserma
dei
carabinieri
,
che
l
'
avevano
lasciata
per
la
nuova
sede
modernizzante
.
Del
passaggio
dei
militi
serbava
nell
'
interno
i
ricordi
,
nella
sporcizia
e
nello
squallore
delle
pareti
.
C
'
erano
ancora
le
celle
di
sicurezza
,
ricavate
dividendo
un
salone
,
buie
,
con
le
bocche
di
lupo
alle
finestrelle
e
i
grandi
catenacci
alle
porte
.
Ma
le
porte
,
gonfiate
dall
'
acqua
e
dai
geli
,
non
chiudevano
più
;
i
vetri
delle
finestre
erano
tutti
rotti
,
uno
spesso
strato
di
polvere
,
portata
dal
vento
,
copriva
ogni
cosa
.
Dal
soffitto
,
dorato
e
dipinto
,
pendevano
lembi
di
pittura
e
ragnatele
;
i
pavimenti
di
pietra
bianca
e
nera
a
disegno
erano
sconnessi
,
e
qualche
grigio
filo
d
'
erba
cresceva
negli
interstizi
.
Al
nostro
ingresso
nelle
sale
eravamo
accolti
da
un
rumore
rapido
e
furtivo
,
come
di
animali
che
corressero
impauriti
nei
loro
nascondigli
.
Spalancai
una
porta
finestra
,
mi
affacciai
a
un
balcone
,
dalla
pericolante
ringhiera
settecentesca
di
ferro
,
e
,
venendo
dall
'
ombra
dell
'
interno
,
rimasi
quasi
accecato
dall
'
improvviso
biancore
abbagliante
.
Sotto
di
me
c
'
era
il
burrone
;
davanti
,
senza
che
nulla
si
frapponesse
allo
sguardo
,
l
'
infinita
distesa
delle
argille
aride
,
senza
un
segno
di
vita
umana
,
ondulanti
nel
sole
a
perdita
d
'
occhio
,
fin
dove
,
lontanissime
,
parevano
sciogliersi
nel
cielo
bianco
.
Nessun
'
ombra
svariava
questo
immobile
mare
di
terra
,
divorato
da
un
sole
a
picco
.
Era
mezzogiorno
,
ora
di
rientrare
.
Come
avrei
potuto
vivere
in
questa
rovina
nobiliare
?
Tuttavia
il
luogo
aveva
un
suo
triste
incanto
:
avrei
potuto
passeggiare
sulle
pietre
sconnesse
dei
saloni
,
e
preferivo
,
per
compagnia
delle
mie
notti
,
i
pipistrelli
agli
ufficiali
esattoriali
e
alle
cimici
della
vedova
.
Forse
,
pensavo
,
avrei
potuto
far
rimettere
i
vetri
,
farmi
arrivare
da
Torino
una
zanzariera
per
proteggermi
dalla
malaria
,
e
ridar
vita
ai
muri
arcigni
e
cadenti
del
palazzo
.
Dissi
allo
zoppo
che
mi
aspettava
sulla
piazzetta
con
la
sua
capra
squartata
,
che
scrivesse
a
Napoli
,
e
risalii
verso
casa
.
Arrivato
al
muretto
della
Fossa
del
Bersagliere
,
sulla
piazza
,
vidi
un
giovane
biondo
,
alto
e
aitante
,
con
una
camicia
cittadina
dalle
maniche
corte
,
uscire
dall
'
usciolo
di
una
catapecchia
portando
in
mano
un
piatto
di
spaghetti
fumanti
,
traversare
la
piazza
,
posare
il
piatto
sul
muretto
lanciando
un
fischio
di
richiamo
,
e
rientrare
poi
rapidamente
di
dove
era
venuto
.
Mi
fermai
incuriosito
a
guardare
di
lontano
quella
pastasciutta
abbandonata
.
Subito
,
da
una
casa
di
faccia
,
uscì
un
giovane
alto
,
bruno
questo
,
e
bellissimo
,
con
un
viso
pallido
e
malinconico
,
vestito
di
un
abito
grigio
di
taglio
elegante
.
Andò
al
muretto
,
prese
il
piatto
degli
spaghetti
e
ritornò
sui
suoi
passi
.
Giunto
sulla
soglia
,
lanciò
un
'
occhiata
circospetta
alle
finestre
e
alla
piazza
deserta
,
si
volse
verso
di
me
,
sorrise
,
mi
fece
con
la
mano
un
amichevole
cenno
di
saluto
,
e
subito
,
chinandosi
per
passare
nella
porticina
bassa
,
scomparve
in
casa
.
Don
Cosimino
,
il
gobbetto
della
posta
,
stava
chiudendo
il
suo
ufficio
,
e
dal
suo
angolo
nascosto
aveva
visto
tutto
come
me
.
Si
accorse
del
mio
stupore
,
e
mi
fece
col
capo
un
cenno
d
'
intesa
;
io
lessi
la
simpatia
nei
suoi
occhi
tristi
e
arguti
.
-
Questa
scena
,
-
mi
disse
,
-
avviene
tutti
i
giorni
a
quest
'
ora
.
Sono
due
confinati
come
lei
.
Quello
biondo
è
un
muratore
comunista
di
Ancona
,
un
ottimo
ragazzo
.
L
'
altro
è
uno
studente
di
scienze
politiche
di
Pisa
.
Era
ufficiale
della
Milizia
,
e
comunista
anche
lui
.
È
di
famiglia
modesta
,
ma
non
gli
dànno
il
sussidio
perché
sua
madre
e
sua
sorella
sono
maestre
,
e
perciò
,
dicono
,
hanno
i
mezzi
per
mantenerlo
.
Prima
i
confinati
potevano
stare
assieme
,
ma
da
qualche
mese
don
Luigi
Magalone
ha
dato
l
'
ordine
che
non
debbano
neppure
vedersi
.
Quei
due
,
che
facevano
cucina
comune
per
economia
,
ora
sono
costretti
a
preparare
il
pranzo
a
turno
,
un
giorno
per
uno
,
e
a
portare
i
piatti
sul
muretto
,
dove
l
'
altro
li
va
a
prendere
quando
il
primo
è
già
rientrato
in
casa
.
Se
no
,
se
si
incontrassero
,
chissà
che
pericolo
per
lo
Stato
!
-
C
'
eravamo
incamminati
insieme
su
per
la
salita
:
don
Cosimino
abitava
non
lontano
dalla
casa
della
vedova
,
con
la
moglie
e
parecchi
bambini
.
-
Don
Luigi
ci
bada
molto
a
queste
cose
.
Lui
è
per
la
disciplina
.
Le
pensano
insieme
,
lui
e
il
brigadiere
.
Con
lei
spero
sarà
diverso
.
Ma
ad
ogni
modo
non
se
la
prenda
,
dottore
!
-
Don
Cosimino
mi
guardava
di
sotto
in
su
,
consolatore
.
-
Hanno
la
mania
di
fare
i
poliziotti
,
e
vogliono
saper
tutto
,
Il
muratore
ha
avuto
anche
delle
noie
.
Parlava
con
dei
contadini
,
e
cercava
di
spiegare
le
teorie
di
Darwin
,
che
l
'
uomo
deriva
dalla
scimmia
.
Io
già
non
sono
darwinista
,
-
e
don
Cosimino
sorrideva
arguto
,
-
ma
non
ci
vedo
nulla
di
male
,
se
qualcuno
ci
crede
.
Don
Luigi
lo
è
venuto
a
sapere
,
naturalmente
.
E
ha
fatto
una
scenata
terribile
.
L
'
avesse
sentito
gridare
!
Ha
detto
al
muratore
che
le
teorie
di
Darwin
sono
contro
la
religione
cattolica
,
che
il
cattolicismo
e
il
fascismo
sono
una
cosa
sola
,
e
che
perciò
parlare
di
Darwin
è
fare
dell
'
antifascismo
.
E
ha
scritto
anche
a
Matera
,
alla
questura
,
che
il
muratore
faceva
propaganda
sovversiva
.
Ma
i
contadini
gli
vogliono
bene
.
È
gentile
e
sa
far
di
tutto
-
.
Eravamo
arrivati
a
casa
sua
.
-
Stia
di
buon
umore
,
-
mi
disse
.
-
Lei
è
appena
arrivato
,
e
si
deve
abituare
.
Ma
tutto
questo
passerà
.
Quasi
timoroso
di
aver
detto
troppo
,
questo
angelo
gobbo
mi
salutò
bruscamente
e
mi
lasciò
.
Il
podestà
era
sulla
piazza
,
il
pomeriggio
,
per
condurmi
dalla
sorella
.
Donna
Caterina
.
Magalone
Cuscianna
ci
aspettava
,
aveva
preparato
il
caffè
e
dei
dolci
di
farina
fatti
con
le
sue
mani
.
Mi
accolse
con
grande
cordialità
sull
'
uscio
,
mi
condusse
in
salotto
,
una
stanza
dai
mobiletti
modesti
,
piena
di
ninnoli
a
buon
mercato
,
di
cuscini
con
il
Pierrot
e
di
bamboline
di
panno
,
si
informò
della
mia
famiglia
,
commiserò
la
mia
solitudine
,
mi
assicurò
che
avrebbe
fatto
il
possibile
per
rendere
meno
sgradevole
il
mio
soggiorno
:
fu
,
insomma
,
l
'
amabilità
in
persona
.
Era
una
donna
di
una
trentina
d
'
anni
,
piccola
e
grassoccia
.
Di
viso
assomigliava
al
fratello
,
ma
con
un
aspetto
più
volontario
e
appassionato
.
Gli
occhi
aveva
nerissimi
,
come
i
capelli
;
la
pelle
lucida
e
giallastra
e
i
denti
guasti
le
davano
un
aspetto
malsano
.
Era
vestita
da
donna
di
casa
in
faccende
,
con
gli
abiti
in
disordine
per
il
lavoro
e
per
il
caldo
.
Parlava
con
una
voce
alta
,
stridula
,
sempre
tesa
e
esagerata
.
-
Vedrà
,
dottore
,
qui
si
troverà
bene
.
Per
la
casa
me
ne
occuperò
subito
.
Ora
non
ce
ne
sono
,
ma
presto
se
ne
faranno
delle
libere
.
Lei
deve
avere
un
buon
alloggio
,
e
una
stanza
per
ricevere
i
malati
.
Le
troverò
anche
una
serva
.
Assaggi
queste
focacce
,
lei
sarà
abituato
a
cose
più
fini
.
La
sua
mamma
ne
farà
di
migliori
.
Queste
sono
all
'
uso
del
paese
.
Ma
come
mai
l
'
hanno
mandato
al
confino
?
Certamente
è
stato
uno
sbaglio
.
Mussolini
non
può
essere
informato
di
tutto
,
c
'
è
chi
magari
crede
di
far
bene
,
e
fa
delle
cose
ingiuste
.
E
poi
,
in
città
,
si
possono
avere
dei
nemici
.
Da
queste
parti
ci
sono
anche
dei
fascisti
confinati
.
C
'
è
Arpinati
,
il
federale
di
Bologna
,
in
un
paese
qua
vicino
:
lui
però
può
viaggiare
come
gli
pare
.
Ora
avremo
la
guerra
.
Mio
marito
è
andato
volontario
.
Capisce
,
con
la
sua
carica
,
doveva
dare
l
'
esempio
.
Non
importano
le
idee
,
ma
la
Patria
.
Anche
lei
è
per
l
'
Italia
,
non
è
vero
?
Certo
,
l
'
hanno
mandata
qui
per
errore
.
Ma
per
noi
è
una
grande
fortuna
che
lei
sia
arrivato
!
-
Don
Luigi
,
con
l
'
aria
di
chi
non
si
vuol
compromettere
,
taceva
;
e
di
lì
a
poco
,
dicendo
che
aveva
da
fare
,
se
ne
andò
.
Rimasti
soli
,
donna
Caterina
,
mentre
mi
versava
il
caffè
nella
tazzina
giapponese
,
e
mi
invitava
ad
assaggiare
una
marmellata
di
cotogne
fatta
in
casa
,
continuava
,
sullo
stesso
tono
eccessivo
,
a
lodarmi
e
a
promettermi
il
suo
aiuto
in
quanto
potesse
occorrermi
.
Era
cordialità
naturale
,
o
gusto
femminile
e
materno
di
protezione
,
o
piacere
di
mostrare
la
sua
autorità
nel
paese
e
la
sua
abilità
di
donna
di
casa
a
un
signore
del
nord
?
C
'
era
tutto
questo
,
c
'
era
la
cordialità
,
c
'
era
la
maternità
,
c
'
era
l
'
autorità
politica
,
c
'
era
l
'
abilità
di
cucina
:
donna
Caterina
sapeva
fare
veramente
bene
le
marmellate
le
conserve
,
le
torte
,
le
olive
al
forno
,
i
fichi
secchi
con
le
mandorle
e
le
salsicce
col
peperone
spagnolo
.
Ma
,
si
sentiva
,
c
'
era
anche
dell
'
altro
:
una
passione
più
precisa
e
personale
,
nella
quale
il
mio
arrivo
inaspettato
si
inseriva
e
prendeva
posto
;
una
passione
che
il
mio
arrivo
rinforzava
,
come
un
vento
improvviso
,
un
fuoco
sopito
.
-
È
una
grande
fortuna
averla
qui
con
noi
!
Deve
starci
tre
anni
?
Capisco
che
lei
vorrà
andarsene
prima
,
e
glielo
auguro
,
ma
per
noi
vorrei
che
lei
restasse
.
È
un
buon
paese
,
tutti
buoni
italiani
e
fascisti
,
e
poi
,
Luigino
è
podestà
;
mio
marito
era
segretario
del
fascio
,
e
nella
sua
assenza
sono
io
che
ne
faccio
le
veci
:
non
c
'
è
molto
da
fare
.
Lei
sarà
come
in
famiglia
.
Finalmente
avremo
un
medico
,
non
ci
toccherà
più
fare
un
viaggio
ogni
volta
che
siamo
malati
.
A
proposito
,
le
farò
vedere
mio
suocero
che
sta
qui
con
me
.
Lo
zio
Giuseppe
,
il
dottor
Milillo
,
è
vecchio
e
si
deve
ritirare
.
E
quell
'
altro
,
che
avvelena
tutto
il
paese
con
la
farmacia
delle
sue
nipoti
,
non
avvelenerà
più
nessuno
,
lui
e
quelle
donnacce
,
lui
e
quelle
puttane
!
La
voce
di
donna
Caterina
era
ad
un
tratto
arrivata
al
massimo
dell
'
acutezza
e
dell
'
esasperazione
:
la
passione
sotterranea
,
e
che
non
riusciva
a
nascondersi
,
non
c
'
era
dubbio
,
era
l
'
odio
;
un
odio
concentrato
,
continuo
come
una
fissazione
,
e
,
nell
'
ozio
di
ogni
altro
sentimento
,
e
nell
'
animo
di
una
donna
,
pratico
,
creativo
,
combinatorio
.
Donna
Caterina
odiava
quelle
"
donnacce
"
della
farmacia
,
odiava
il
loro
zio
,
il
dottor
Concetto
Gibilisco
,
odiava
tutto
il
partito
di
parenti
e
di
compari
di
San
Giovanni
che
faceva
capo
a
lui
,
odiava
quelli
che
a
Matera
lo
proteggevano
.
Io
ero
stato
mandato
dalla
Provvidenza
,
e
non
importava
quale
fosse
il
pretesto
politico
del
mio
arrivo
,
unicamente
perché
potessi
servire
di
strumento
al
suo
odio
.
Io
dovevo
ridurre
Gibilisco
sul
lastrico
,
e
far
chiudere
la
farmacia
,
o
farla
togliere
alle
sue
nipoti
.
Donna
Caterina
era
una
donna
attiva
e
immaginativa
.
Era
la
vera
padrona
del
paese
.
Molto
più
intelligente
del
fratello
,
e
più
volontaria
,
sapeva
di
poter
fare
di
lui
quello
che
voleva
,
pur
di
lasciargli
l
'
apparenza
dell
'
autorità
.
Che
cosa
fosse
il
fascio
e
il
fascismo
,
non
le
interessava
e
non
lo
sapeva
.
Per
lei
,
essere
segretario
del
fascio
era
un
meno
qualunque
per
comandare
.
Appena
saputo
del
mio
arrivo
,
aveva
subito
immaginato
un
piano
d
'
azione
,
lo
aveva
imposto
al
fratello
e
aveva
ottenuto
,
per
quanto
con
maggiore
difficoltà
,
di
farlo
tollerare
al
vecchio
zio
.
Essa
supponeva
che
io
ci
tenessi
a
fare
il
medico
,
e
a
cavarne
il
massimo
guadagno
possibile
:
bisognava
incoraggiarmi
in
questo
proposito
,
e
assicurarmi
che
,
grazie
alla
loro
autorità
,
non
me
ne
sarebbero
venute
delle
noie
;
farmi
capire
che
dipendeva
da
loro
riuscire
nel
mio
intento
.
Bisognava
subito
usarmi
ogni
cortesia
e
insieme
farmi
conoscere
la
sua
potenza
,
per
evitare
che
io
potessi
,
magari
inconsapevolmente
,
accordarmi
in
qualche
modo
con
i
loro
nemici
.
Don
Luigino
,
abituato
a
molto
rigore
con
i
confinati
,
temeva
di
compromettersi
trattandomi
con
gentilezza
,
e
non
voleva
invitarmi
a
casa
sua
:
i
suoi
nemici
avrebbero
potuto
denunciarlo
;
sarebbe
stata
dunque
lei
stessa
ad
agire
,
e
a
cercare
di
trarmi
dalla
loro
parte
.
Questo
suo
odio
era
un
aspetto
dell
'
odio
tradizionale
fra
i
due
gruppi
di
famiglie
dominanti
il
paese
;
e
forse
anche
qui
,
come
a
Grassano
,
si
sarebbe
potuto
risalire
molto
addietro
.
Si
può
supporre
che
i
Gibilisco
,
famiglia
di
medici
,
fossero
un
secolo
fa
dei
liberali
,
e
i
Magalone
,
di
estrazione
più
popolare
e
più
recente
,
avessero
avuto
a
che
fare
coi
borbonici
e
coi
briganti
;
non
potei
mai
appurare
le
cose
.
Ma
è
certo
che
,
oltre
alla
inimicizia
tradizionale
,
una
ragione
più
particolare
e
privata
muoveva
il
cuore
di
donna
Caterina
,
e
non
tardai
,
dai
suoi
accenni
non
abbastanza
reticenti
e
dalle
chiacchiere
delle
donne
in
paese
,
a
conoscerla
.
Il
marito
di
donna
Caterina
,
un
grosso
uomo
dalla
faccia
militarescamente
burbanzosa
e
ottusa
,
la
cui
fotografia
in
divisa
da
capitano
troneggiava
nel
salotto
,
il
maestro
di
scuola
Nicola
Cuscianna
,
segretario
del
fascio
di
Gagliano
e
braccio
destro
di
suo
cognato
e
di
sua
moglie
nel
dominio
sul
paese
,
era
stato
stregato
dai
begli
occhi
neri
,
dall
'
alto
corpo
flessuoso
,
dalla
bianca
carnagione
della
bella
figlia
del
farmacista
,
che
pure
apparteneva
alla
famiglia
nemica
.
Se
fossero
davvero
amanti
o
se
la
cosa
non
fosse
che
una
esagerazione
di
male
lingue
,
non
l
'
ho
mai
potuto
sapere
,
ma
donna
Caterina
ne
era
convinta
.
Donna
Caterina
non
era
più
giovane
,
i
vent
'
anni
e
la
bellezza
della
sua
rivale
non
potevano
non
farla
tremare
.
I
due
supposti
amanti
non
potevano
mai
vedersi
,
in
un
paese
così
piccolo
,
con
mille
occhi
attenti
su
di
loro
,
e
con
quelli
vivi
e
sempre
aperti
di
donna
Caterina
,
che
non
li
perdeva
di
vista
un
minuto
.
Non
c
'
era
che
un
mezzo
per
poter
soddisfare
l
'
irresistibile
passione
,
secondo
quanto
immaginava
,
nella
sua
gelosia
,
la
moglie
tradita
:
donna
Caterina
doveva
scomparire
;
ed
essi
così
avrebbero
potuto
sposarsi
.
La
bruna
incantatrice
e
la
sua
bionda
e
insignificante
sorella
erano
le
padrone
incontrollate
e
incompetenti
della
farmacia
paterna
,
affidata
illegalmente
alla
loro
gestione
;
e
tutto
il
paese
mormorava
e
temeva
gli
effetti
della
loro
eccessiva
disinvoltura
nel
pesare
le
medicine
.
Il
mezzo
per
la
soppressione
di
donna
Caterina
era
dunque
a
portata
di
mano
:
il
veleno
.
E
il
veleno
avrebbe
operato
senza
pericolo
di
scoperta
:
dei
due
medici
del
paese
,
l
'
uno
era
lo
zio
dell
'
avvelenatrice
,
e
certamente
complice
;
l
'
altro
,
vecchio
e
rimbambito
,
non
era
in
grado
di
accorgersi
di
nulla
.
Donna
Caterina
sarebbe
morta
,
e
i
due
amanti
,
impuniti
e
felici
,
avrebbero
riso
insieme
sulla
sua
tomba
.
Quale
verità
stava
sotto
questa
immaginazione
delittuosa
?
Quali
indizi
segreti
,
quali
biglietti
d
'
amore
carpiti
,
quali
velati
accenni
nella
convivenza
quotidiana
avevano
generato
in
quell
'
animo
geloso
e
violento
,
il
dubbio
prima
,
e
poi
una
specie
di
ossessionata
certezza
?
Lo
ignoro
:
ma
donna
Caterina
credeva
al
prodotto
della
sua
fantasia
;
e
del
progettato
delitto
riversava
la
colpa
non
tanto
sul
marito
,
che
era
stato
stregato
,
quanto
sulla
rivale
,
e
su
tutti
coloro
che
avevano
,
in
qualunque
modo
,
a
che
fare
con
lei
.
L
'
odio
tradizionale
,
la
lotta
personale
per
il
potere
in
paese
,
alimentata
da
queste
nuove
ragioni
,
si
fece
violenta
e
feroce
.
L
'
avvelenatrice
e
tutti
i
suoi
dovevano
pagar
caro
il
loro
delitto
.
Quanto
al
marito
,
donna
Caterina
sapeva
come
trattarlo
.
Non
si
doveva
fare
scandali
,
nessuno
doveva
sospettare
di
nulla
.
Donna
Caterina
gli
rinfacciò
ogni
giorno
,
fra
le
pareti
domestiche
,
le
sue
colpe
,
lo
accusò
di
adulterio
e
di
assassinio
,
e
gli
vietò
l
'
accesso
al
letto
coniugale
.
L
'
autorevole
e
temuto
segretario
del
fascio
di
Gagliano
perdeva
,
entrando
in
casa
sua
,
ogni
burbanza
:
sotto
gli
occhi
neri
e
fiammanti
della
moglie
egli
era
l
'
ultimo
dei
reprobi
,
un
peccatore
senza
possibilità
di
perdono
;
e
doveva
acconciarsi
a
dormire
solo
,
su
un
sofà
nel
salotto
.
Questa
triste
vita
durò
sei
mesi
;
finché
apparve
la
sola
possibilità
di
salvezza
e
di
redenzione
:
la
guerra
d
'
Africa
.
Il
delinquente
umiliato
chiese
di
andare
volontario
,
pensando
che
avrebbe
così
espiato
le
sue
colpe
,
si
sarebbe
riconciliato
,
al
ritorno
,
con
la
moglie
,
e
intanto
avrebbe
preso
lo
stipendio
di
capitano
,
assai
superiore
a
quello
di
maestro
di
scuola
;
e
partì
.
Il
suo
esempio
,
purtroppo
,
non
fu
seguito
da
nessuno
.
Il
capitano
Cuscianna
e
il
tenente
Decunto
di
Grassano
di
cui
ho
parlato
furono
i
soli
volontari
in
questi
due
paesi
.
Ma
,
seppure
a
pochi
,
anche
le
guerre
servono
a
qualche
cosa
.
Il
capitano
Cuscianna
era
dunque
un
eroe
,
donna
Caterinia
la
moglie
di
un
eroe
,
e
nessuno
del
partito
avverso
poteva
vantare
,
a
Matera
,
simile
benemerenza
.
E
ora
io
ero
arrivato
,
mandato
evidentemente
da
Dio
,
per
aiutare
donna
Caterina
a
compiere
le
sue
vendette
.
-
Anche
Luigino
voleva
andare
volontario
,
con
mio
marito
.
Si
vogliono
bene
come
due
fratelli
.
Sempre
assieme
,
sempre
l
'
uno
per
l
'
altro
.
Ma
Luigino
ha
poca
salute
,
è
sempre
malato
.
Fortuna
che
ora
c
'
è
lei
.
E
poi
,
chi
sarebbe
rimasto
in
paese
,
per
tenere
un
po
'
d
'
ordine
e
fare
la
propaganda
?
-
mi
diceva
la
donna
,
mentre
,
attirato
dall
'
odore
delle
focaccine
,
faceva
il
suo
ingresso
nella
stanza
,
a
passettini
cortissimi
,
lenti
e
impacciati
,
avvolto
in
una
palandrana
,
con
una
papalina
ricamata
in
capo
e
la
pipa
nella
bocca
sdentata
,
don
Pasquale
Cuscianna
,
suo
suocero
.
Era
un
vecchio
grasso
,
pesante
e
sordo
,
goloso
e
avidissimo
come
un
enorme
baco
da
seta
.
Era
anche
lui
,
come
suo
figlio
e
don
Luigi
Magalone
,
maestro
elementare
:
da
parecchi
anni
in
pensione
.
Gagliano
,
come
l
'
Italia
,
era
in
quel
tempo
in
mano
ai
maestri
di
scuola
.
Onorato
da
tutti
,
stava
in
casa
tutto
il
giorno
mangiando
o
dormendo
,
o
si
sedeva
sul
muretto
della
piazza
a
fumare
.
Era
malato
,
mi
disse
subito
la
nuora
,
aveva
un
restringimento
uretrale
,
e
forse
un
po
'
di
diabete
.
Questo
non
gli
impedì
di
buttarsi
,
appena
arrivato
,
a
divorare
con
straordinaria
voracità
le
focaccette
avanzate
.
Si
sdraiò
poi
,
con
dei
grugniti
di
soddisfazione
,
su
una
sedia
a
sdraio
,
fece
mostra
di
partecipare
alla
conversazione
,
di
cui
non
sentiva
nulla
per
la
sordità
,
con
qualche
borbottìo
,
e
,
bofonchiando
e
soffiando
a
tratti
,
non
tardò
ad
addormentarsi
.
Stavo
per
prendere
congedo
,
quando
si
precipitarono
nella
stanza
strillando
,
saltando
,
gesticolando
,
stupefacendosi
,
esclamando
,
levando
le
braccia
al
cielo
,
abbracciando
donna
Caterina
due
ragazze
sui
venticinque
anni
,
età
,
in
questi
paesi
,
già
rispettabile
per
una
guagnedda
vacantìa
,
per
una
fanciulla
da
marito
.
Erano
tarchiate
,
grassotte
,
esuberanti
,
nere
come
sacchi
di
carbone
,
con
neri
capelli
corti
arricciolati
e
svolazzanti
,
neri
occhi
che
lanciavano
fiamme
,
neri
baffi
sulle
grandi
bocche
carnose
e
neri
peli
sulle
braccia
e
sulle
gambe
in
perpetuo
movimento
.
Erano
le
due
figlie
del
dottor
Milillo
,
Margherita
e
Maria
.
Donna
Caterina
le
aveva
mandate
a
chiamare
per
presentarmele
;
le
due
fanciulle
si
erano
tinte
le
labbra
per
l
'
occasione
,
con
spessi
strati
di
rossetto
stridente
,
si
erano
infarinate
il
viso
con
una
cipria
candida
,
avevano
infilate
delle
scarpe
col
tacco
,
ed
erano
accorse
.
Erano
delle
gran
buone
ragazze
senza
un
pensiero
in
mente
,
di
una
meravigliosa
ingenuità
e
ignoranza
.
Tutto
le
stupiva
,
di
tutto
facevano
le
meraviglie
,
del
mio
cane
,
del
mio
vestito
,
della
mia
pittura
,
con
degli
urti
di
voce
acutissimi
,
il
frinire
e
i
salti
di
due
nere
cavallette
.
Si
misero
subito
a
parlare
di
focacce
,
di
torte
e
di
cucina
.
Donna
Caterina
non
finiva
di
farmi
il
loro
elogio
:
erano
due
ottime
massaie
.
Probabilmente
anche
Margherita
e
Maria
entravano
nei
calcoli
appassionati
di
donna
Caterina
:
erano
insieme
il
mezzo
,
nella
sua
immaginazione
,
per
persuadere
lo
zio
a
farmi
buon
viso
,
e
per
attrarmi
,
e
forse
legarmi
,
al
suo
partito
:
chi
infatti
avrei
potuto
desiderare
di
meglio
,
in
un
paese
,
che
una
figlia
di
dottore
?
Donna
Caterina
mi
aveva
chiesto
se
non
ero
fidanzato
,
e
avrebbe
poi
con
comodo
,
potuto
controllare
la
mia
risposta
negativa
con
la
censura
postale
fatta
di
nascosto
da
don
Luigino
.
Le
due
povere
fanciulle
,
come
me
strumenti
inconsapevoli
di
una
superiore
Provvidenza
,
erano
accompagnate
da
un
ragazzotto
sui
diciott
'
anni
mal
vestito
,
con
un
viso
giallo
e
storto
,
dagli
occhi
ebeti
,
e
un
grande
labbrone
penzolante
,
che
rimaneva
,
zitto
e
intontito
,
in
un
angolo
della
stanza
.
Era
il
loro
fratello
,
l
'
unico
maschio
di
casa
Milillo
.
Il
vecchio
dottore
,
che
intanto
era
arrivato
,
mi
confidò
che
il
ragazzo
,
che
era
buonissimo
,
gli
dava
però
pensiero
,
perché
,
avendo
avuto
una
cefalopatia
,
era
rimasto
un
po
'
arretrato
,
e
non
c
'
era
verso
di
farlo
studiare
.
Lo
aveva
mandato
al
ginnasio
,
e
in
non
so
quali
altre
scuole
,
ma
senza
successo
.
Aveva
provato
a
fargli
studiare
agraria
,
e
non
c
'
era
riuscito
.
Il
ragazzo
voleva
entrare
ora
al
corso
per
sottufficiale
dei
carabinieri
,
e
sarebbe
partito
tra
poco
.
Non
sognava
che
la
divisa
.
Non
era
questo
l
'
avvenire
che
il
padre
aveva
sperato
per
lui
,
ma
era
tuttavia
una
buona
posizione
.
Io
non
potevo
dargli
torto
:
sarebbe
stato
,
il
povero
demente
,
un
brigadiere
inoffensivo
.
Donna
Caterina
riportò
il
discorso
,
ad
intenzione
dello
zio
,
sulla
mia
arte
medica
.
Avevo
un
bello
sforzarmi
a
farle
intendere
che
io
desideravo
soltanto
di
fare
il
pittore
:
essa
non
mi
ascoltava
.
E
.
il
dottore
,
col
suo
abituale
imbarazzato
balbettio
,
mi
raccomandò
che
,
ad
ogni
modo
,
se
avessi
visitato
dei
malati
,
badassi
a
non
lasciarmi
ingannare
da
una
malintesa
generosità
o
dal
buon
cuore
,
perché
tutti
cercavano
di
non
pagare
,
ma
invece
le
tariffe
nazionali
erano
obbligatorie
,
che
si
era
tenuti
a
rispettarle
per
solidarietà
professionale
,
per
il
decoro
a
cui
non
si
poteva
mancare
o
che
so
io
.
Il
vecchio
medico
non
apparteneva
se
non
passivamente
al
partito
dei
suoi
nipoti
,
e
non
partecipava
se
non
per
obbligo
di
parentela
alle
loro
passioni
.
Era
"
troppo
buono
"
,
come
dicevano
donna
Caterina
e
don
Luigino
.
Antico
nittiano
,
arrivava
anche
a
disapprovare
in
privato
il
fascismo
del
podestà
e
a
criticare
la
sua
fanfaronaggine
,
le
sue
arie
di
autorità
e
i
suoi
gusti
polizieschi
,
ma
finiva
per
adattarvisi
,
per
amor
di
pace
,
e
per
trovarci
il
suo
tornaconto
.
Si
sarebbe
acconciato
,
sotto
la
spinta
dei
nipoti
,
e
fors
'
anche
per
l
'
interesse
delle
figlie
,
a
non
mettermi
i
bastoni
nelle
ruote
;
ma
non
voleva
apparire
come
un
vecchio
di
cui
non
si
dovesse
tener
conto
e
che
si
potesse
manovrare
a
piacimento
.
Aveva
il
suo
decoro
e
il
suo
puntiglio
.
Perciò
dovetti
subirmi
da
lui
delle
lunghissime
,
complicate
spiegazioni
e
un
mucchio
di
paterni
e
interessati
consigli
.
Badassi
a
farmi
pagare
,
rispettassi
le
tariffe
,
non
credessi
alle
chiacchiere
dei
contadini
,
che
sono
bugiardi
e
ignoranti
,
e
quanto
più
sono
beneficiati
,
tanto
più
sono
sconoscenti
e
ingrati
.
Egli
era
in
paese
da
più
di
quarant
'
anni
,
li
aveva
curati
tutti
,
li
aveva
beneficati
in
tutti
i
modi
,
e
quelli
lo
ripagavano
dicendo
che
era
rimbambito
e
incapace
.
Ma
egli
era
tutt
'
altro
che
rimbambito
.
Era
doloroso
vedere
l
'
ingratitudine
dei
contadini
.
E
le
loro
superstizioni
.
E
la
loro
ostinazione
.
E
così
via
,
all
'
infinito
.
Quando
potei
finalmente
liberarmi
dai
balbettii
senili
del
dottore
,
dagli
strilli
entusiastici
delle
figlie
,
dai
grugniti
di
don
Pasquale
e
dai
sorrisi
d
'
intesa
di
donna
Caterina
,
era
il
crepuscolo
.
I
contadini
risalivano
le
strade
con
i
loro
animali
e
rifluivano
alle
loro
case
,
come
ogni
sera
,
con
la
monotonia
di
una
eterna
marea
,
in
un
loro
oscuro
,
misterioso
mondo
senza
speranza
.
Gli
altri
,
i
signori
,
li
avevo
ormai
fin
troppo
conosciuti
,
e
sentivo
con
ribrezzo
il
contatto
attaccaticcio
della
assurda
tela
di
ragno
della
loro
vita
quotidiana
;
polveroso
nodo
senza
mistero
,
di
interessi
,
di
passioni
miserabili
,
di
noia
,
di
avida
impotenza
,
e
di
miseria
.
Ora
,
come
domani
e
sempre
,
ripassando
per
l
'
unica
strada
del
paese
,
avrei
dovuto
ancora
rivederli
sulla
piazza
,
e
riascoltare
senza
fine
i
loro
astiosi
lamenti
.
Che
cosa
ero
venuto
a
fare
quaggiù
?
Il
cielo
era
rosa
verde
e
viola
,
gli
incantevoli
colori
delle
terre
malariche
,
e
pareva
lontanissimo
.
Rimasi
in
casa
della
vedova
per
una
ventina
di
giorni
,
in
attesa
di
trovare
altro
alloggio
.
L
'
estate
splendeva
nel
suo
ardore
funesto
:
il
sole
pareva
fermarsi
in
mezzo
al
cielo
,
le
argille
si
spaccavano
per
l
'
arsura
.
Nelle
fessure
della
terra
assetata
si
annidavano
le
serpi
,
le
vipere
corte
e
tozze
di
qui
,
che
i
contadini
chiamano
cortopassi
,
dal
veleno
mortale
.
"
Cortopassi
cortopassi
,
ove
te
trova
,
là
te
lassi
"
.
Un
vento
continuo
faceva
asciugare
anche
i
corpi
degli
uomini
:
le
giornate
passavano
in
una
luce
senza
pietà
,
monotone
nell
'
attesa
del
tramonto
e
del
fresco
della
sera
.
Stavo
seduto
nella
cucina
,
e
contemplavo
il
volo
delle
mosche
,
unico
segno
di
vita
nell
'
immobile
silenzio
della
canicola
.
Le
imposte
di
legno
,
tinte
di
azzurro
verdastro
,
ne
erano
coperte
:
migliaia
di
punti
neri
,
fermi
nel
sole
,
vagamente
sussurranti
,
su
cui
l
'
occhio
si
fissava
,
oziosamente
incantato
.
A
un
tratto
uno
dei
punti
neri
scompariva
,
col
brusio
di
un
volo
subitaneo
e
invisibile
,
e
al
suo
posto
appariva
come
una
piccola
stella
,
un
punto
luminosissimo
bianco
coi
bordi
dorati
,
che
si
spegneva
a
poco
a
poco
.
E
un
'
altra
mosca
si
alzava
per
l
'
aria
,
e
un
'
altra
stella
appariva
sull
'
azzurro
dell
'
imposta
;
e
così
via
,
finché
Barone
,
che
sonnecchiava
ai
miei
piedi
,
mugolando
a
qualche
suo
bizzarro
sogno
infantile
,
non
balzava
,
risvegliato
d
'
improvviso
,
e
afferrava
a
volo
un
insetto
,
rompendo
il
silenzio
col
violento
battere
delle
mascelle
.
Dalle
ringhiere
del
balcone
pendevano
e
dondolavano
pigre
al
vento
le
trecce
di
fichi
,
nere
di
mosche
che
correvano
a
sorbirne
gli
ultimi
umori
,
prima
che
la
vampa
del
sole
li
avesse
tutti
succhiati
.
Davanti
all
'
uscio
,
sulla
strada
,
sotto
agli
stendardi
neri
seccavano
al
sole
,
su
tavole
dai
bordi
sporgenti
,
liquide
distese
color
del
sangue
di
conserva
di
pomodoro
.
Sciami
di
mosche
passeggiavano
a
piede
asciutto
sulle
parti
già
solidificate
,
innumerevoli
come
il
popolo
di
Mosè
;
altri
sciami
precipitavano
e
s
'
impegolavano
nelle
zone
bagnate
di
quel
Mar
Rosso
,
e
vi
annegavano
come
eserciti
di
Faraone
,
impazienti
di
preda
.
Il
grande
silenzio
della
campagna
pesava
nella
cucina
,
e
il
mormorìo
continuato
delle
mosche
segnava
il
passare
delle
ore
,
come
la
musica
senza
fine
del
tempo
vuoto
.
Ma
,
a
un
tratto
dalla
chiesa
vicina
,
cominciava
a
suonare
la
campana
,
per
qualche
santo
ignoto
,
o
per
qualche
funzione
deserta
,
e
il
suono
riempiva
lamentoso
la
stanza
.
Il
campanaro
,
un
ragazzotto
sui
diciott
'
anni
,
cencioso
e
scalzo
,
con
un
ipocrita
sorriso
ladresco
,
seguiva
,
nel
suonare
,
una
sua
triste
fantasia
interminabile
:
per
tutte
le
occasioni
,
era
sempre
la
campana
a
morto
.
Il
mio
cane
,
sensibile
alla
presenza
degli
spiriti
,
non
poteva
tollerare
quel
rumore
funebre
;
e
al
primo
rintocco
cominciava
ad
ululare
,
con
un
'
angoscia
straziante
,
come
se
la
morte
passasse
attorno
a
noi
.
O
forse
era
in
lui
una
qualche
natura
diabolica
,
che
si
arrovellava
a
quel
sacro
concerto
?
Ad
ogni
modo
,
dovevo
alzarmi
e
per
calmarlo
uscire
con
lui
nel
sole
.
Sui
selciati
bianchi
saltavano
le
pulci
,
delle
grosse
pulci
affamate
,
in
cerca
d
'
albergo
;
le
zecche
pendevano
in
agguato
dai
fili
d
'
erba
.
Il
paese
pareva
deserto
di
uomini
.
I
contadini
erano
nei
campi
,
le
donne
si
celavano
dietro
le
porte
semichiuse
.
L
'
unica
strada
correva
giù
tra
le
case
e
i
burroni
,
fino
alla
frana
,
senza
un
riposo
d
'
ombra
.
Risalivo
lentamente
,
in
cerca
degli
olivi
magri
e
dei
cipressi
,
verso
il
cimitero
.
Un
incanto
animalesco
pareva
stendersi
sul
paese
abbandonato
.
Nel
silenzio
meridiano
,
un
rumore
improvviso
rivelava
una
scrofa
che
si
rotolava
nelle
immondizie
:
poi
gli
echi
venivano
svegliati
dallo
scroscio
irresistibile
di
un
raglio
,
più
sonoro
della
campana
,
nella
sua
fallica
grottesca
angoscia
.
I
galli
cantavano
,
con
quel
loro
canto
del
pomeriggio
che
non
ha
la
gloriosa
petulanza
del
saluto
mattinale
,
ma
la
tristezza
senza
fondo
della
campagna
desolata
.
Il
cielo
era
pieno
del
volo
nero
dei
corvi
,
e
,
più
in
alto
,
delle
grandi
ruote
dei
falchi
:
ci
si
sentiva
guardati
di
fianco
dai
loro
occhi
immobili
e
rotondi
.
Invisibili
presenze
bestiali
si
manifestavano
nell
'
aria
,
finché
,
di
dietro
a
una
casa
,
compariva
,
con
un
balzo
delle
sue
gambe
arcuate
,
la
regina
dei
luoghi
,
una
capra
,
e
mi
fissava
con
i
suoi
incomprensibili
occhi
gialli
.
Dietro
alla
capra
correvano
dei
bambini
,
seminudi
e
cenciosi
;
e
con
loro
veniva
una
minuscola
monaca
di
quattro
anni
,
con
l
'
abitino
e
il
soggolo
e
il
velo
;
e
un
fraticello
di
cinque
anni
,
con
la
tonaca
e
il
cordone
,
così
vestiti
come
dei
monaci
in
miniatura
o
degli
Infanti
di
Velasquez
,
come
si
usa
spesso
qui
,
per
voto
.
I
bambini
volevano
cavalcare
sulla
capra
,
il
piccolo
frate
la
prendeva
per
la
barba
e
ne
abbracciava
il
muso
,
la
monachella
si
sforzava
di
salite
sulla
groppa
,
gli
altri
ragazzi
la
tenevano
per
le
corna
e
per
la
coda
;
ed
eccoli
in
sella
,
per
un
momento
:
poi
la
capra
balzava
d
'
un
tratto
,
e
si
scrollava
,
e
li
buttava
nella
polvere
,
e
si
fermava
a
guardarli
con
un
sorriso
maligno
.
Quelli
si
rialzavano
,
la
riacchiappavano
e
le
rimontavano
addosso
,
e
la
capra
fuggiva
saltando
selvatica
,
finché
tutti
insieme
scomparivano
dietro
la
svolta
.
I
contadini
dicono
che
la
capra
è
un
animale
diabolico
.
Anche
gli
altri
fruschi
sono
diabolici
:
ma
la
capra
lo
è
più
di
tutti
.
Questo
non
vuol
dire
che
sia
cattiva
,
né
che
abbia
nulla
a
che
fare
coi
diavoli
cristiani
,
anche
se
talvolta
essi
scelgano
il
suo
aspetto
per
mostrarsi
.
Essa
è
demoniaca
come
ogni
altro
essere
vivente
,
e
più
di
ogni
altro
essere
:
poiché
,
nel
suo
aspetto
animale
,
sta
celata
un
'
altra
cosa
,
che
è
una
potenza
.
Per
il
contadino
essa
è
realmente
quello
che
era
un
tempo
il
Satiro
,
un
Satiro
vero
e
vivo
,
magro
e
affamato
,
con
le
corna
curve
sul
capo
,
e
il
naso
arcuato
,
e
le
mammelle
o
il
sesso
penzolanti
,
peloso
,
un
povero
Satiro
fraterno
e
selvatico
in
cerca
d
'
erba
spinosa
sull
'
orlo
dei
precipizi
.
Guardato
da
questi
occhi
né
umani
né
divini
,
accompagnato
da
queste
potenze
misteriose
,
arrivavo
lentamente
verso
il
cimitero
.
Ma
gli
olivi
non
fanno
ombra
:
il
sole
attraversa
la
loro
frasca
leggera
,
come
un
velo
di
tulle
.
Preferivo
allora
entrare
,
per
il
cancelletto
sgangherato
,
nel
piccolo
recinto
del
cimitero
:
era
il
solo
luogo
chiuso
,
fresco
e
solitario
di
tutto
il
paese
.
Era
anche
,
forse
,
il
luogo
meno
triste
.
Seduto
in
terra
,
il
biancore
abbagliante
delle
argille
scompariva
,
nascosto
dal
muro
:
i
due
cipressi
ondeggiavano
al
vento
,
e
tra
le
tombe
nascevano
,
strani
in
questa
terra
senza
fiori
,
dei
cespugli
di
rose
.
Nel
mezzo
del
cimitero
si
apriva
una
fossa
,
profonda
qualche
metro
,
con
le
pareti
ben
tagliate
nella
terra
secca
pronta
per
il
prossimo
morto
.
Una
scaletta
a
pioli
permetteva
di
entrarci
e
di
risalire
senza
difficoltà
.
In
quei
giorni
di
calura
avevo
preso
l
'
abitudine
,
nelle
mie
passeggiate
al
cimitero
,
di
scendere
nella
fossa
e
di
sdraiarmi
nel
fondo
.
Il
terreno
era
asciutto
e
liscio
,
il
sole
non
arrivava
laggiù
,
e
non
lo
arroventava
.
Non
vedevo
altro
che
un
rettangolo
di
cielo
chiaro
,
e
qualche
bianca
nuvola
vagante
:
nessun
suono
giungeva
al
mio
orecchio
.
In
quella
solitudine
,
in
quella
libertà
passavo
delle
ore
.
Quando
il
mio
cane
era
stanco
di
rincorrere
le
lucertole
sul
muro
assolato
,
si
affacciava
sull
'
orlo
della
fossa
e
mi
guardava
interrogativo
,
poi
rotolava
per
la
scaletta
,
si
accucciava
ai
miei
piedi
,
e
non
tardava
ad
addormentarsi
.
E
anch
'
io
,
ascoltando
il
suo
respiro
,
finivo
per
lasciar
cadere
di
mano
il
libro
,
e
chiudevo
gli
occhi
.
Ci
svegliava
una
strana
voce
senza
sesso
,
né
timbro
,
né
età
,
che
pronunciava
parole
incomprensibili
.
Un
vecchio
si
sporgeva
dal
bordo
della
tomba
,
e
mi
parlava
attraverso
le
sue
gengive
sdentate
.
Lo
vedevo
contro
il
cielo
,
alto
e
un
po
'
curvo
,
con
delle
lunghissime
braccia
magre
,
come
le
ali
di
un
mulino
.
Aveva
quasi
novant
'
anni
,
ma
il
suo
viso
era
fuori
del
tempo
,
rugoso
e
sformato
come
una
mela
vizza
:
fra
le
pieghe
della
carne
risecchita
brillavano
due
occhi
chiarissimi
,
azzurri
e
magnetici
.
Non
un
pelo
di
barba
né
di
baffi
gli
cresceva
,
né
gli
era
mai
cresciuto
,
sul
mento
,
e
questo
dava
alla
sua
vecchia
pelle
un
carattere
bizzarro
.
Parlava
un
dialetto
che
non
era
quello
di
Gagliano
,
un
miscuglio
di
linguaggi
,
perché
aveva
girato
molti
paesi
,
ma
vi
prevaleva
la
parlata
di
Pisticci
,
dove
era
nato
in
tempi
remotissimi
.
Per
questo
,
e
per
la
mancanza
dei
denti
che
gli
impastava
le
parole
,
e
per
il
modo
sentenzioso
e
rapido
del
suo
discorso
,
dapprincipio
mi
riusciva
oscuro
:
poi
ci
facevo
l
'
orecchio
,
e
si
conversava
a
lungo
.
Ma
non
ho
mai
capito
se
egli
veramente
mi
ascoltasse
,
o
se
seguisse
soltanto
il
misterioso
gomitolo
dei
suoi
pensieri
,
che
parevano
uscirà
dalla
indeterminata
antichità
di
un
mondo
animalesco
.
Questo
essere
indefinibile
indossava
una
camicia
sudicia
strappata
,
aperta
sul
petto
,
e
anche
qui
non
aveva
peli
,
ma
uno
sterno
sporgente
come
quello
degli
uccelli
.
Sul
capo
aveva
un
berretto
rossastro
,
a
visiera
,
che
indicava
forse
una
delle
sue
molte
funzioni
pubbliche
:
egli
era
insieme
il
becchino
e
il
banditore
comunale
.
Era
lui
che
passava
a
tutte
le
ore
per
le
vie
del
paese
,
suonando
una
trombetta
e
battendo
su
un
tamburo
che
portava
a
tracolla
,
e
con
quella
sua
voce
disumana
annunciava
le
novità
del
giorno
,
il
passaggio
di
un
mercante
,
l
'
uccisione
di
una
capra
,
gli
ordini
del
podestà
,
l
'
ora
di
un
funerale
.
Ed
era
lui
che
portava
i
morti
al
cimitero
,
che
scavava
le
fosse
e
li
seppelliva
.
Queste
erano
le
sue
attività
normali
,
ma
dietro
ad
esse
c
'
era
un
'
altra
vita
,
piena
di
una
oscura
potenza
impenetrabile
.
Le
donne
scherzavano
con
lui
,
quando
passava
,
perché
non
aveva
barba
,
e
si
diceva
che
in
vita
sua
non
avesse
mai
fatto
all
'
amore
.
-
Ci
vieni
stasera
a
letto
con
me
?
-
gli
dicevano
dagli
usci
,
e
ridevano
,
nascondendo
il
viso
dietro
la
mani
.
-
Perché
mi
lasci
dormire
sola
?
-
Scherzavano
,
ma
ne
avevano
rispetto
,
e
quasi
paura
.
Perché
quel
vecchio
aveva
un
potere
arcano
,
era
in
rapporti
con
le
forze
sotterranee
,
conosceva
gli
spiriti
,
domava
gli
animali
.
Il
suo
antico
mestiere
,
prima
che
gli
anni
e
le
vicende
lo
avessero
fissato
qui
a
Gagliano
,
era
l
'
incantatore
di
lupi
.
Egli
poteva
,
secondo
che
volesse
,
far
scendere
i
lupi
nei
paesi
,
o
allontanarli
:
quelle
belve
non
potevano
resistergli
,
e
dovevano
seguire
la
sua
volontà
.
Si
raccontava
che
,
quando
egli
era
giovane
,
girava
per
i
paesi
di
queste
montagne
,
seguito
da
mandre
di
lupi
feroci
.
Perciò
egli
era
temuto
e
onorato
,
e
,
negli
inverni
pieni
di
neve
,
i
paesi
lo
chiamavano
perché
tenesse
lontani
gli
abitatori
dei
boschi
,
che
il
gelo
e
la
fame
spingevano
negli
abitati
.
Ma
anche
tutte
le
altre
bestie
subivano
il
suo
fascino
,
che
non
poteva
rivolgersi
alle
donne
;
e
non
solo
le
bestie
,
ma
gli
elementi
della
natura
e
gli
spiriti
che
sono
nell
'
aria
.
Si
sapeva
che
,
nella
sua
gioventù
,
quand
'
egli
falciava
un
campo
di
grano
,
faceva
in
un
giorno
il
lavoro
di
cinquanta
uomini
:
c
'
era
qualcuno
d
'
invisibile
che
lavorava
per
lui
.
Alla
fine
della
giornata
,
quando
gli
altri
contadini
erano
sporchi
di
sudore
e
di
polvere
,
e
avevano
le
schiene
rotte
dalla
fatica
e
la
testa
rintronata
dal
sole
,
l
'
incantatore
di
lupi
era
più
fresco
e
riposato
che
al
mattino
.
Risalivo
dalla
mia
fossa
per
parlare
con
lui
:
gli
offrivo
un
mezzo
toscano
,
che
egli
si
affrettava
ad
accendere
,
infilandolo
in
un
bocchino
fatto
dell
'
osso
della
gamba
posteriore
destra
di
un
lepre
maschio
,
annerito
dagli
anni
.
Si
appoggiava
alla
vanga
(
egli
scavava
sempre
nuove
fosse
)
e
si
chinava
a
raccogliere
,
per
terra
,
la
scapola
di
un
cristiano
;
la
teneva
un
poco
in
mano
,
parlando
,
e
poi
la
buttava
in
un
canto
.
Il
terreno
era
disseminato
di
ossa
,
che
affioravano
dalle
vecchie
tombe
,
che
le
acque
e
i
soli
avevano
consumato
;
vecchie
ossa
bianche
e
calcinate
.
Per
il
vecchio
le
ossa
,
i
morti
,
gli
animali
e
i
diavoli
erano
cose
familiari
,
legate
,
come
lo
sono
del
resto
,
qui
,
per
tutti
,
alla
semplice
vita
di
ogni
giorno
.
-
Il
paese
è
fatto
delle
ossa
dei
morti
,
-
mi
diceva
,
nel
suo
gergo
oscuro
,
gorgogliante
come
un
'
acqua
sotterranea
che
esca
improvvisamente
fra
le
pietre
;
e
faceva
,
con
quel
buco
sdentato
che
gli
serviva
di
bocca
,
una
smorfia
che
forse
era
un
sorriso
.
Se
cercavo
di
fargli
spiegare
che
cosa
intendesse
dire
,
non
mi
ascoltava
,
ma
rideva
,
e
ripeteva
,
senza
mutarla
,
la
stessa
frase
,
rifiutando
di
aggiungere
altro
:
-
Proprio
così
,
il
paese
è
fatto
delle
ossa
dei
morti
-
.
Aveva
ragione
,
il
vecchio
,
in
tutti
i
modi
,
sia
che
lo
si
dovesse
intendere
in
modo
figurato
e
simbolico
,
sia
che
lo
si
dovesse
prendere
alla
lettera
.
Quando
,
qualche
tempo
dopo
,
il
podestà
fece
fare
,
non
lontano
dalla
casa
della
vedova
,
uno
scavo
per
porre
le
fondamenta
di
una
casetta
,
opera
dei
regime
,
da
servire
da
sede
dei
balilla
,
a
due
palmi
di
profondità
,
invece
di
tetra
si
trovarono
ossa
di
morti
,
a
migliaia
,
e
per
parecchi
giorni
il
paese
fu
attraversato
dai
carretti
carichi
,
che
trasportavano
le
spoglie
di
quei
nostri
antichi
parenti
per
essere
buttate
alla
rinfusa
giù
nella
Fossa
del
Bersagliere
.
Più
recenti
erano
le
ossa
delle
tombe
sotto
il
pavimento
della
Madonna
degli
Angeli
,
la
chiesa
crollata
;
non
ancor
calcinate
come
quelle
del
cimitero
;
anzi
molte
portavano
ancora
attaccati
dei
brandelli
secchi
di
carne
o
di
pelle
incartapecorita
;
e
i
cani
le
dissotterravano
e
se
le
disputavano
,
correndo
con
una
tibia
in
bocca
e
abbaiando
furiosi
su
per
la
via
del
paese
.
Qui
,
dove
il
tempo
non
scorre
,
è
ben
naturale
che
le
ossa
recenti
,
e
meno
recenti
e
antichissime
,
rimangano
,
ugualmente
presenti
,
dinanzi
al
piede
del
passeggero
.
I
morti
della
Madonna
degli
Angeli
sono
i
più
infelici
nei
loro
sepolcri
rovinati
.
Non
soltanto
i
cani
e
gli
uccelli
ne
disperdono
i
resti
,
ma
quella
fossa
paurosa
e
viscida
dove
sono
scivolati
sotto
le
macerie
,
è
visitata
da
altre
presenze
,
e
più
spaventose
.
Una
notte
,
non
molto
tempo
prima
,
qualche
mese
o
qualche
anno
,
non
potei
farglielo
precisare
,
poiché
le
misure
del
tempo
erano
,
pel
vecchio
incantatore
,
indeterminate
,
egli
tornava
da
Gaglianello
,
la
frazione
,
e
,
giunto
su
un
poggio
,
che
è
di
fronte
alla
chiesa
,
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
aveva
sentito
in
tutto
il
corpo
una
strana
stanchezza
,
e
aveva
dovuto
sedersi
in
terra
,
sul
gradino
di
una
cappelletta
.
Gli
era
stato
poi
impossibile
alzarsi
e
proseguire
:
qualcuno
lo
impediva
.
La
notte
era
nera
,
e
il
vecchio
non
poteva
discernere
nulla
nel
buio
:
ma
dal
burrone
una
voce
bestiale
lo
chiamava
per
nome
.
Era
un
diavolo
,
installato
là
tra
i
morti
,
che
gli
vietava
il
passaggio
.
Il
vecchio
si
fece
il
segno
della
croce
,
e
il
demonio
cominciò
a
digrignare
i
denti
e
a
urlare
di
spasimo
.
Nell
'
ombra
il
vecchio
distinse
per
un
momento
una
capra
sulle
rovine
della
chiesa
saltare
spaventosa
,
e
scomparire
.
Il
diavolo
fuggì
nel
precipizio
,
ululando
.
-
Uh
!
uh
!
-
gridava
dileguandosi
:
e
il
vecchio
si
sentì
ad
un
tratto
libero
e
riposato
,
e
in
pochi
passi
ritornò
in
paese
.
Avventure
di
questo
genere
,
del
resto
,
glien
'
erano
successe
infinite
,
e
me
ne
raccontava
,
se
lo
interrogavo
,
senza
dare
ad
esse
nessuna
importanza
.
La
sua
vita
era
così
lunga
,
che
questi
incontri
non
potevano
non
essere
stati
numerosi
.
Egli
era
così
vecchio
che
al
tempo
dei
briganti
era
già
un
giovanotto
.
Non
potei
mai
sapere
con
certezza
né
fargli
dire
precisamente
,
se
anch
'
egli
fosse
stato
,
come
è
probabile
,
uno
dei
loro
:
ma
certo
aveva
conosciuto
il
famoso
Ninco
Nanco
,
e
mi
descriveva
come
l
'
avesse
vista
ieri
,
la
compagna
di
Ninco
Nanco
,
la
Brigantessa
,
Maria
'
a
Pastora
,
che
come
lui
era
di
Pisticci
.
Questa
Maria
'
a
Pastora
era
una
donna
bellissima
,
una
contadina
,
e
viveva
con
il
suo
amante
,
in
giro
per
i
boschi
e
le
montagne
depredando
e
combattendo
,
vestita
da
uomo
,
sempre
a
cavallo
.
La
banda
di
Ninco
Nanco
era
la
più
crudele
e
la
più
ardita
della
regione
;
Maria
'
a
Pastora
partecipava
a
tutte
le
azioni
,
agli
assalti
alle
cascine
e
ai
paesi
,
alle
imboscate
,
alle
taglie
,
alle
vendette
.
Quando
Ninco
Nanco
strappava
con
le
sue
mani
il
cuore
dal
petto
dei
bersaglieri
che
aveva
catturato
,
Maria
'
a
Pastora
gli
porgeva
il
coltello
.
Il
vecchio
affossatore
la
ricordava
benissimo
,
e
un
'
ombra
di
compiacenza
passava
nella
sua
strana
voce
quando
mi
diceva
come
essa
era
bella
,
grande
,
bianca
e
rosata
come
un
fiore
,
con
le
grandi
trecce
nere
lunghe
fino
ai
piedi
,
ritta
in
arcione
al
suo
cavallo
.
Ninco
Nanco
era
stato
ammazzato
,
ma
il
vecchio
non
mi
sapeva
dire
come
fosse
finita
Maria
'
a
Pastora
,
questa
dea
della
guerra
contadina
.
Non
era
morta
e
non
l
'
avevano
presa
,
mi
diceva
;
era
stata
vista
a
Pisticci
,
tutta
vestita
di
nero
:
poi
era
scomparsa
,
col
suo
cavallo
,
nel
bosco
,
e
non
s
'
era
mai
più
saputo
nulla
di
lei
.
Nei
dintorni
del
cimitero
non
andavo
soltanto
per
ozio
,
in
cerca
di
solitudine
e
di
racconti
.
Era
quello
l
'
unico
luogo
,
nello
spazio
consentito
,
dove
non
ci
fossero
case
,
e
qualche
albero
variasse
la
geometria
dei
tuguri
.
Perciò
lo
scelsi
come
primo
soggetto
dei
miei
quadri
:
uscivo
,
quando
il
sole
cominciava
a
declinare
,
con
la
tela
e
i
colori
,
piantavo
il
mio
cavalletto
all
'
ombra
di
un
tronco
d
'
ulivo
o
dietro
il
muro
del
cimitero
,
e
mi
mettevo
a
dipingere
.
La
prima
volta
,
pochi
giorni
dopo
il
mio
arrivo
,
questa
mia
occupazione
parve
sospetta
al
brigadiere
,
che
ne
avvertì
subito
il
podestà
,
e
mandò
,
ad
ogni
buon
conto
,
uno
dei
suoi
uomini
a
sorvegliarmi
.
Il
carabiniere
rimase
impalato
due
passi
dietro
di
me
a
contemplare
il
mio
lavoro
,
dalla
prima
all
'
ultima
pennellata
.
È
noioso
dipingere
con
qualcuno
dietro
le
spalle
,
anche
quando
non
si
temono
le
malvage
influenze
,
come
pare
avvenisse
a
Cézanne
:
ma
checché
facessi
,
non
ci
fu
verso
di
smuoverlo
:
aveva
la
sua
consegna
.
Soltanto
,
il
suo
stupido
viso
mutò
a
poco
a
poco
la
sua
espressione
indagatoria
in
una
sempre
più
interessata
;
ed
egli
finì
per
chiedermi
se
sarei
stato
capace
di
fare
un
ingrandimento
a
olio
della
fotografia
della
sua
mamma
morta
:
che
è
,
per
un
carabiniere
,
il
massimo
punto
d
'
arrivo
della
pittura
.
Le
ore
passavano
,
il
sole
calava
,
le
cose
prendevano
l
'
incanto
del
crepuscolo
quando
gli
oggetti
pare
risplendano
di
luce
propria
,
interna
,
non
comunicata
.
Una
grande
luna
esile
,
trasparente
,
irreale
stava
sopra
gli
ulivi
grigi
e
le
case
,
nell
'
aria
rosata
,
come
un
osso
di
seppia
corroso
dal
sale
sulla
riva
del
mare
.
Ero
,
in
quel
tempo
,
molto
amico
della
luna
,
perché
per
molti
mesi
,
chiuso
in
una
cella
,
non
avevo
veduto
la
sua
faccia
,
e
il
ritrovarla
era
per
me
un
piacere
nuovo
.
Perciò
la
dipinsi
,
in
segno
di
saluto
e
di
omaggio
,
rotonda
e
leggera
in
mezzo
al
cielo
:
con
grande
stupore
del
carabiniere
.
Ma
già
salivano
,
per
controllare
il
mio
lavoro
,
i
dioscuri
padroni
del
luogo
,
il
brigadiere
con
la
sciabola
,
azzimato
e
contegnoso
,
e
il
podestà
,
tutto
sorrisi
,
cerimonie
e
affettata
benevolenza
.
Don
Luigino
era
,
naturalmente
,
un
intenditore
,
e
desiderava
che
io
me
ne
accorgessi
,
e
non
lesinò
le
sue
lodi
alla
mia
tecnica
.
Eppoi
,
il
suo
orgoglio
patriottico
era
lusingato
che
io
avessi
trovato
Gagliano
,
il
suo
paese
,
degno
di
essere
dipinto
.
Approfittai
del
suo
compiacimento
per
insinuargli
che
mi
sarebbe
stato
necessario
,
perché
potessi
meglio
ritrarre
le
bellezze
del
luogo
,
potermi
allontanare
un
po
'
di
più
dall
'
abitato
.
Il
podestà
e
il
brigadiere
non
volevano
impegnarsi
esplicitamente
a
questa
infrazione
ai
regolamenti
:
ma
a
poco
a
poco
,
nelle
settimane
seguenti
si
venne
a
una
specie
di
tacito
accordo
,
per
cui
avrei
potuto
,
e
soltanto
per
dipingere
,
dilungarmi
di
un
due
o
trecento
metri
al
di
là
delle
case
.
Più
che
il
rispetto
per
l
'
arte
,
mi
valsero
queste
concessioni
gli
intrighi
e
il
desiderio
di
compiacermi
di
donna
Caterina
,
e
il
terror
panico
delle
malattie
che
si
annidava
continuamente
nell
'
animo
di
don
Luigino
.
Don
Luigino
stava
benissimo
.
Se
non
si
conti
un
certo
squilibrio
ormonico
che
si
manifestava
più
che
altro
nel
carattere
,
insieme
infantile
e
sadico
,
e
che
non
gli
portava
altro
inconveniente
fisico
che
la
voce
di
falsetto
e
una
certa
tendenza
alla
pinguedine
,
per
il
resto
crepava
di
salute
.
Ma
,
per
mia
fortuna
,
egli
era
continuamente
in
preda
alla
fobia
di
essere
malato
:
oggi
aveva
la
tubercolosi
,
domani
il
mal
di
cuore
,
dopodomani
l
'
ulcera
di
stomaco
:
si
tastava
il
polso
,
si
provava
la
temperatura
,
si
guardava
la
lingua
allo
specchio
,
e
per
tutti
questi
mali
,
ogni
volta
che
m
'
incontrava
,
aveva
bisogno
di
essere
rassicurato
.
Il
malato
immaginario
aveva
finalmente
un
medico
a
sua
disposizione
:
andassi
dunque
,
qualche
volta
,
a
dipingere
un
poco
più
in
là
:
ma
non
troppo
spesso
,
e
non
così
lontano
che
non
mi
potessero
vedere
;
di
mia
iniziativa
e
a
mio
rischio
,
perché
egli
aveva
molti
nemici
che
avrebbero
potuto
scrivere
delle
lettere
anonime
a
Matera
,
mettendolo
in
cattiva
luce
per
questa
concessione
.
Quello
che
io
guadagnavo
,
di
spazio
e
di
respiro
,
non
era
molto
:
perché
il
paese
è
tutto
cinto
di
burroni
,
e
ci
se
ne
esce
soltanto
,
oltre
che
dalla
parte
del
cimitero
(
che
non
avrei
potuto
superare
,
perché
al
di
là
si
scende
sull
'
altro
versante
,
e
sarei
uscito
di
vista
)
,
per
due
soli
sentieri
.
L
'
uno
è
quello
,
in
basso
,
che
correndo
sulla
cresta
delle
forre
,
a
saliscendi
,
conduce
da
Gagliano
a
Gaglianello
,
e
su
questo
avrei
potuto
andare
fino
al
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
al
luogo
dove
il
diavolo
era
apparso
al
vecchio
becchino
,
poco
lontano
dalle
ultime
case
del
paese
.
Di
qui
si
stacca
,
sulla
destra
,
un
sentieruolo
largo
pochi
palmi
,
che
scende
a
zig
zag
ripidissimi
,
nel
fondo
del
precipizio
,
duecento
metri
più
in
basso
:
questo
è
il
passaggio
obbligato
e
pericoloso
che
ogni
giorno
quasi
tutti
i
contadini
scendono
,
con
l
'
asino
e
la
capra
,
per
raggiungere
i
loro
campi
là
in
basso
,
verso
la
valle
dell
'
Agri
,
e
risalgono
la
sera
,
con
i
loro
carichi
d
'
erbe
e
di
legna
,
come
dei
dannati
.
L
'
altro
sentiero
è
in
alto
,
all
'
altro
capo
del
paese
.
Parte
a
destra
della
chiesa
,
vicino
alla
casa
della
vedova
,
e
conduce
,
in
pochi
passi
,
a
una
piccola
sorgente
,
che
fino
a
pochi
anni
fa
era
la
sola
risorsa
del
paese
.
Un
filo
d
'
acqua
esce
da
un
tubo
arrugginito
fra
due
pietre
e
cade
in
un
trogolo
di
legno
,
dove
le
donne
vanno
talvolta
a
lavare
;
di
qui
trabocca
,
e
,
senza
nessuno
scarico
,
s
'
impantana
nella
terra
,
paradiso
delle
zanzare
.
Il
sentiero
continua
per
un
breve
tratto
di
campi
di
stoppie
con
qualche
magro
ulivo
,
e
si
perde
in
un
complicato
labirinto
di
monticciuoli
e
di
buche
di
argilla
bianca
,
che
si
rompe
improvviso
verso
il
Sauro
,
su
un
altro
precipizio
.
Qui
passeggiavo
e
dipingevo
;
e
qui
incontrai
un
giorno
una
vipera
,
avvertito
in
tempo
dall
'
abbaiare
furioso
del
mio
cane
.
Questa
strana
e
scoscesa
configurazione
del
terreno
fa
di
Gagliano
una
specie
di
fortezza
naturale
,
da
cui
non
si
esce
che
per
vie
obbligate
.
Di
questo
approfittava
il
podestà
,
in
quei
giorni
di
cosiddetta
passione
nazionale
,
per
aver
maggior
folla
alle
adunate
che
gli
piaceva
di
indire
per
sostenere
,
come
egli
diceva
,
il
morale
della
popolazione
,
o
per
fare
ascoltare
,
alla
radio
,
i
discorsi
dei
nostri
governanti
che
preparavano
la
guerra
d
'
Africa
.
Quando
don
Luigino
aveva
deciso
di
fare
un
'
adunata
,
mandava
,
la
sera
,
per
le
vie
del
paese
,
il
vecchio
banditore
e
becchino
con
il
tamburo
e
la
tromba
;
e
si
sentiva
quella
voce
antica
gridare
cento
volte
,
davanti
a
tutte
le
case
,
su
una
sola
nota
alta
e
astratta
:
-
Domattina
alle
dieci
,
tutti
nella
piazza
,
davanti
al
municipio
,
per
sentire
la
radio
.
Nessuno
deve
mancare
.
-
Domattina
dovremo
alzarci
due
ore
prima
dell
'
alba
,
-
dicevano
i
contadini
,
che
non
volevano
perdere
una
giornata
di
lavoro
,
e
che
sapevano
che
don
Luigino
avrebbe
messo
,
alle
prime
luci
del
giorno
,
i
suoi
avanguardisti
e
i
carabinieri
sulle
strade
,
agli
sbocchi
del
paese
,
con
l
'
ordine
di
non
lasciar
uscire
nessuno
.
La
maggior
parte
riusciva
a
partire
pei
campi
,
nel
buio
,
prima
che
arrivassero
i
sorveglianti
;
ma
i
ritardatari
dovevano
rassegnarsi
ad
andare
,
con
le
donne
e
i
ragazzi
della
scuola
,
sulla
piazza
,
sotto
il
balcone
da
cui
scendeva
l
'
eloquenza
entusiastica
ed
uterina
di
Magalone
.
Stavano
là
,
col
cappello
in
capo
,
neri
e
diffidenti
,
e
i
discorsi
passavano
su
di
loro
senza
lasciar
traccia
.
I
signori
erano
tutti
iscritti
al
Partito
,
anche
quei
pochi
,
come
il
dottor
Milillo
,
che
la
pensavano
diversamente
,
soltanto
perché
il
Partito
era
il
Governo
,
era
lo
Stato
,
era
il
Potere
,
ed
essi
si
sentivano
naturalmente
partecipi
di
questo
potere
.
Nessuno
dei
contadini
,
per
la
ragione
opposta
,
era
iscritto
,
come
del
resto
non
sarebbero
stati
iscritti
a
nessun
altro
partito
politico
che
potesse
,
per
avventura
,
esistere
.
Non
erano
fascisti
,
come
non
sarebbero
stati
liberali
o
socialisti
o
che
so
io
,
perché
queste
faccende
non
li
riguardavano
,
appartenevano
a
un
altro
mondo
,
e
non
avevano
senso
.
Che
cosa
avevano
essi
a
che
fare
con
il
Governo
,
con
il
Potere
,
con
lo
Stato
?
Lo
Stato
,
qualunque
sia
,
sono
"
quelli
di
Roma
"
,
e
quelli
di
Roma
,
si
sa
,
non
vogliono
che
noi
si
viva
da
cristiani
.
C
'
è
la
grandine
,
le
frane
,
la
siccità
,
la
malaria
,
e
c
'
è
lo
Stato
.
Sono
dei
mali
inevitabili
,
ci
sono
sempre
stati
e
ci
saranno
sempre
.
Ci
fanno
ammazzare
le
capre
,
ci
portano
via
i
mobili
di
casa
,
e
adesso
ci
manderanno
a
fare
la
guerra
.
Pazienza
!
Per
i
contadini
,
lo
Stato
è
più
lontano
del
cielo
,
e
più
maligno
,
perché
sta
sempre
dall
'
altra
parte
.
Non
importa
quali
siano
le
sue
formule
politiche
,
la
sua
struttura
,
i
suoi
programmi
.
I
contadini
non
li
capiscono
,
perché
è
un
altro
linguaggio
dal
loro
,
e
non
c
'
è
davvero
nessuna
ragione
perché
li
vogliano
capire
.
La
sola
possibile
difesa
,
contro
lo
Stato
e
contro
la
propaganda
,
è
la
rassegnazione
,
la
stessa
cupa
rassegnazione
,
senza
speranza
di
paradiso
,
che
curva
le
loro
schiene
sotto
i
mali
della
natura
.
Perciò
essi
,
com
'
è
giusto
,
non
si
rendono
affatto
conto
di
che
cosa
sia
la
lotta
politica
:
è
una
questione
personale
di
quelli
di
Roma
.
Non
importa
ad
essi
di
sapere
quali
siano
le
opinioni
dei
confinati
,
e
perché
siano
venuti
quaggiù
:
ma
li
guardano
benigni
,
e
li
considerano
come
propri
fratelli
,
perché
sono
anch
'
essi
,
per
motivi
misteriosi
,
vittime
del
loro
stesso
destino
.
Quando
,
nei
primi
giorni
,
mi
capitava
d
'
incontrare
sul
sentiero
,
fuori
del
paese
,
qualche
vecchio
contadino
che
non
mi
conosceva
ancora
,
egli
si
fermava
.
sul
suo
asino
,
per
salutarmi
,
e
mi
chiedeva
:
-
Chi
sei
?
Addò
vades
?
(
Chi
sei
?
Dove
vai
?
)
-
Passeggio
,
-
rispondevo
,
-
sono
un
confinato
.
-
Un
esiliato
?
(
I
contadini
di
qui
non
dicono
confinato
,
ma
esiliato
)
.
-
Un
esiliato
?
Peccato
!
Qualcuno
a
Roma
ti
ha
voluto
male
-
.
E
non
aggiungeva
altro
,
ma
rimetteva
in
moto
la
sua
cavalcatura
,
guardandomi
con
un
sorriso
di
compassione
fraterna
.
Questa
fraternità
passiva
,
questo
patire
insieme
,
questa
rassegnata
,
solidale
,
secolare
pazienza
è
il
profondo
sentimento
comune
dei
contadini
,
legame
non
religioso
,
ma
naturale
.
Essi
non
hanno
,
né
possono
avere
,
quella
che
si
usa
chiamare
coscienza
politica
,
perché
sono
,
in
tutti
i
sensi
del
termine
,
pagani
,
non
cittadini
:
gli
dèi
dello
Stato
e
della
città
non
possono
aver
culto
fra
queste
argille
,
dove
regna
il
lupo
e
l
'
antico
,
nero
cinghiale
,
né
alcun
muro
separa
il
mondo
degli
uomini
da
quello
degli
animali
e
degli
spiriti
,
né
le
fronde
degli
alberi
visibili
dalle
oscure
radici
sotterranee
.
Non
possono
avere
neppure
una
vera
coscienza
individuale
,
dove
tutto
è
legato
da
influenze
reciproche
,
dove
ogni
cosa
è
un
potere
che
agisce
insensibilmente
,
dove
non
esistono
limiti
che
non
siano
rotti
da
un
influsso
magico
.
Essi
vivono
immersi
in
un
mondo
che
si
continua
senza
determinazioni
,
dove
l
'
uomo
non
si
distingue
dal
suo
sole
,
dalla
sua
bestia
,
dalla
sua
malaria
:
dove
non
possono
esistere
la
felicità
,
vagheggiata
dai
letterati
paganeggianti
,
né
la
speranza
,
che
sono
pur
sempre
dei
sentimenti
individuali
,
ma
la
cupa
passività
di
una
natura
dolorosa
.
Ma
in
essi
è
vivo
il
senso
umano
di
un
comune
destino
,
e
di
una
comune
accettazione
.
È
un
senso
,
non
un
atto
di
coscienza
;
non
si
esprime
in
discorsi
o
in
parole
,
ma
si
porta
con
sé
in
tutti
i
momenti
,
in
tutti
i
gesti
della
vita
,
in
tutti
i
giorni
uguali
che
si
stendono
su
questi
deserti
.
-
Peccato
!
Qualcuno
ti
ha
voluto
male
-
.
Anche
tu
dunque
sei
soggetto
al
destino
.
Anche
tu
sei
qui
per
il
potere
di
una
mala
volontà
,
per
un
influsso
,
malvagio
,
portato
qua
e
là
per
opera
ostile
di
magìa
.
Anche
tu
dunque
sei
un
uomo
,
anche
tu
sei
dei
nostri
.
Non
importano
i
motivi
che
ti
hanno
spinto
,
né
la
politica
,
né
le
leggi
,
né
le
illusioni
della
ragione
.
Non
c
'
è
ragione
né
cause
ed
effetti
,
ma
soltanto
,
un
cattivo
Destino
,
una
Volontà
che
vuole
il
male
,
che
è
il
potere
magico
delle
cose
.
Lo
Stato
è
una
delle
forme
di
questo
destino
,
come
il
vento
che
brucia
i
raccolti
e
la
febbre
che
ci
rode
il
sangue
.
La
vita
non
può
essere
,
verso
la
sorte
,
che
pazienza
e
silenzio
.
A
che
cosa
valgono
le
parole
?
E
che
cosa
si
può
fare
?
Niente
.
Corazzati
dunque
di
silenzio
e
di
pazienza
,
taciturni
e
impenetrabili
,
quei
pochi
contadini
che
non
erano
riusciti
a
fuggire
nei
campi
stavano
sulla
piazza
,
all
'
adunata
;
ed
era
come
se
non
udissero
le
fanfare
ottimistiche
della
radio
,
che
venivano
,
di
troppo
lontano
,
da
un
paese
di
attiva
facilità
e
di
progresso
,
che
aveva
dimenticato
la
morte
,
al
punto
di
evocarla
per
scherzo
,
con
la
leggerezza
di
chi
non
ci
crede
.
Ne
conoscevo
ormai
molti
,
di
questi
contadini
di
Gagliano
,
che
a
prima
vista
parevano
tutti
uguali
,
piccoli
,
bruciati
dal
sole
,
con
gli
occhi
neri
che
non
brillano
,
e
non
sembra
che
guardino
,
come
finestre
vuote
di
una
stanza
buia
.
Alcuni
li
avevo
incontrati
nelle
mie
brevi
passeggiate
,
o
mi
avevano
salutato
dall
'
uscio
delle
case
,
la
sera
;
ma
la
maggior
parte
erano
venuti
a
cercarmi
perché
li
curassi
.
Mi
ero
dovuto
rassegnare
a
questa
nuova
funzione
di
medico
:
ma
soprattutto
nei
primi
giorni
,
come
avviene
ai
principianti
,
avevo
grandissime
preoccupazioni
per
la
sorte
dei
miei
malati
e
per
il
senso
fastidioso
della
mia
pochezza
.
La
loro
straordinaria
,
ingenua
fiducia
chiedeva
un
ricambio
:
mi
avveniva
,
a
mio
malgrado
,
di
assumere
su
di
me
i
loro
mali
,
di
sentirli
quasi
come
una
mia
colpa
.
Potevo
,
per
fortuna
,
valermi
di
una
sufficiente
preparazione
di
studi
,
ma
mi
mancava
la
pratica
,
i
mezzi
di
ricerca
e
di
cura
,
ed
ero
,
debbo
confessarlo
lontanissimo
dalla
mentalità
scientifica
fatta
di
freddezza
e
di
distacco
.
Vivevo
,
si
può
dire
,
in
continue
angoscie
.
Tanto
più
cara
e
preziosa
mi
riuscì
perciò
una
breve
visita
di
mia
sorella
,
donna
di
grande
intelligenza
e
operosa
bontà
,
e
,
per
di
più
,
medico
valentissimo
,
che
mi
portò
dei
libri
,
dei
trattati
sulla
malaria
,
delle
riviste
,
degli
strumenti
,
delle
medicine
,
e
mi
incoraggiò
e
consigliò
nelle
mie
incertezze
.
Avevo
saputo
della
sua
venuta
inaspettata
da
un
telegramma
,
giunto
appena
in
tempo
perché
mandassi
l
'
automobile
a
prenderla
alla
fermata
dell
'
autobus
,
al
bivio
sul
Sauro
.
Era
,
questa
macchina
,
l
'
unica
esistente
a
Gagliano
,
una
vecchia
509
sgangherata
.
Apparteneva
a
un
meccanico
,
un
"
americano
"
un
uomo
grande
,
grosso
e
biondo
,
con
un
berretto
da
ciclista
,
noto
in
paese
per
una
sua
gigantesca
particolarità
anatomica
,
simile
a
quella
attribuita
dalla
leggenda
,
in
Francia
,
al
Presidente
Herriot
,
che
rendeva
forse
desiderabili
,
ma
certamente
pericolosi
alle
donne
i
contatti
con
lui
.
Nonostante
questo
,
o
forse
appunto
per
questo
,
gli
si
attribuivano
molti
successi
nella
sua
lista
di
don
Giovanni
paesano
:
ed
era
difficile
alle
sue
disgraziate
amanti
tener
a
lungo
celati
alla
gelosia
di
sua
moglie
e
alla
curiosità
divertita
del
paese
i
loro
illeciti
amori
.
La
macchina
l
'
aveva
comprata
con
i
suoi
ultimi
risparmi
di
New
York
,
ripromettendosene
grandi
guadagni
,
perché
rispondeva
a
una
reale
necessità
pubblica
.
Ma
non
faceva
che
uno
o
due
viaggi
alla
settimana
,
e
quasi
unicamente
per
accompagnare
il
podestà
nelle
sue
corse
alla
prefettura
di
Matera
,
o
per
qualche
servigio
ai
carabinieri
o
all
'
Ufficiale
Esattoriale
,
e
di
rado
andava
a
Stigliano
per
accompagnare
qualche
malato
o
per
ritirare
delle
merci
.
Un
grande
problema
,
che
occupava
in
quel
tempo
l
'
animo
dei
reggitori
del
paese
,
era
se
non
si
dovesse
adoperare
l
'
automobile
invece
del
mulo
per
andare
ogni
giorno
a
ritirare
la
posta
:
in
questo
modo
si
sarebbe
avuto
una
specie
di
servizio
regolare
anche
per
i
viaggiatori
che
venivano
con
l
'
autobus
o
che
dovevano
partire
.
Ma
poiché
il
tempo
e
il
lavoro
in
questi
paesi
non
contano
e
non
costano
,
tra
il
mulo
e
la
macchina
c
'
era
una
piccola
differenza
di
spesa
:
e
poi
c
'
erano
forse
delle
difficoltà
dovute
a
parentele
o
a
comparaggi
:
il
problema
era
sempre
rimandato
a
domani
,
e
quando
io
partii
non
era
ancora
risolto
.
Soltanto
,
qualche
volta
,
quando
doveva
aspettare
qualcuno
che
arrivasse
,
il
meccanico
ritirava
i
sacchi
della
posta
al
passaggio
,
e
la
cerimonia
della
distribuzione
avveniva
qualche
ora
prima
.
Lo
si
sapeva
in
paese
,
e
una
piccola
folla
aspettava
,
ogni
volta
,
il
ritorno
della
macchina
,
davanti
alla
chiesa
.
Quando
,
dalla
svolta
,
giungeva
il
suo
rumore
di
ferraglia
sconquassata
,
tutti
le
si
facevano
incontro
,
per
godere
lo
spettacolo
e
sentire
subito
le
novità
.
Fu
dunque
in
mezzo
a
questo
pubblico
ansioso
che
io
vidi
scendere
dall
'
automobile
la
figura
familiare
di
mia
sorella
,
che
non
vedevo
da
molto
tempo
e
che
mi
pareva
venire
da
una
remota
lontananza
.
I
suoi
gesti
chiari
,
il
suo
vestito
semplice
,
il
tono
schietto
della
sua
voce
,
l
'
aperto
sorriso
erano
quelli
a
me
ben
noti
,
che
le
avevo
sempre
conosciuto
:
ma
dopo
i
lunghi
mesi
di
solitudine
,
e
i
giorni
trascorsi
a
Grassano
e
a
Gagliano
,
essi
apparivano
come
la
presenza
improvvisa
e
reale
di
un
mondo
di
memoria
.
Quei
gesti
diritti
allo
scopo
,
quella
facilità
di
movimenti
appartenevano
a
un
luogo
separato
da
questo
in
cui
vivevo
,
e
in
cui
parevano
impossibili
,
da
un
infinito
intervallo
.
Di
questa
differenza
fisica
ed
elementare
non
avevo
fino
allora
potuto
rendermi
conto
:
il
suo
arrivo
era
quello
di
un
'
ambasciatrice
di
un
altro
Stato
in
un
paese
straniero
,
da
questa
parte
dei
monti
.
Dopo
che
ci
fummo
abbracciati
,
che
mi
ebbe
portati
i
saluti
di
mia
madre
,
di
mio
padre
e
dei
fratelli
,
e
ci
trovammo
soli
,
fuori
degli
sguardi
della
gente
,
nella
cucina
della
vedova
,
io
cominciai
a
interrogarla
con
impazienza
,
e
Luisa
,
mia
sorella
,
mi
raccontò
i
grandi
e
piccoli
avvenimenti
familiari
e
privati
e
pubblici
occorsi
durante
la
mia
assenza
,
e
quello
che
facevano
i
miei
amici
e
le
persone
a
me
care
,
e
quello
che
si
diceva
in
Italia
,
mi
parlò
dei
quadri
e
dei
libri
,
e
dei
pensieri
della
gente
.
Erano
le
cose
che
più
mi
stavano
a
cuore
,
a
cui
tornavo
continuamente
,
ogni
giorno
,
col
sentimento
,
e
che
mi
parevano
vicinissime
:
ma
ora
,
al
sentirle
presenti
,
mi
apparivano
ad
un
tratto
appartenenti
a
un
altro
tempo
,
sembravano
seguire
un
altro
ritmo
,
obbedire
ad
altre
leggi
incomprensibili
qui
,
e
lontane
più
che
l
'
India
e
la
Cina
.
Capivo
ad
un
tratto
come
questi
due
tempi
fossero
,
fra
loro
,
incomunicabili
;
come
queste
due
civiltà
non
potessero
avere
nessun
rapporto
se
non
miracoloso
.
E
mi
rendevo
conto
del
perché
i
contadini
guardino
il
forestiero
del
nord
come
qualcuno
che
viene
da
un
al
di
là
,
come
un
dio
straniero
.
Mia
sorella
veniva
da
Torino
,
e
poteva
fermarsi
soltanto
quattro
o
cinque
giorni
.
-
Purtroppo
ho
dovuto
perdere
un
gran
tempo
in
viaggio
,
-
mi
disse
,
-
perché
dovevo
passare
a
Matera
per
far
vistare
il
mio
permesso
di
visitarti
a
quella
questura
.
Perciò
,
invece
che
fare
la
strada
più
rapida
,
con
cui
sarei
venuta
in
due
giorni
,
per
Napoli
e
Potenza
,
ho
dovuto
mettercene
tre
,
passando
da
Bari
,
e
di
qui
a
Matera
.
A
Matera
ho
perso
una
giornata
per
aspettare
l
'
autobus
.
Che
paese
,
quello
!
Da
quel
poco
che
ho
visto
di
Gagliano
,
arrivando
,
mi
pare
che
non
ci
sia
male
:
in
tutti
i
modi
non
potrebbe
essere
peggio
di
Matera
-
.
Era
spaventata
e
piena
di
orrore
per
quello
che
vi
aveva
visto
.
Io
pensavo
,
e
glielo
dissi
,
che
la
vivezza
della
sua
reazione
fosse
dovuta
soltanto
al
fatto
che
non
era
mai
stata
da
queste
parti
,
e
che
proprio
a
Matera
era
avvenuto
il
suo
primo
incontro
con
questa
natura
e
questa
umanità
desolata
.
-
Non
conoscevo
questi
paesi
,
ma
in
qualche
modo
me
li
immaginavo
,
-
mi
rispose
.
-
Ma
Matera
,
come
l
'
ho
vista
,
non
potevo
immaginarla
.
-
Arrivai
a
Matera
,
-
mi
raccontò
,
-
verso
le
undici
del
mattino
.
Avevo
letto
nella
guida
che
è
una
città
pittoresca
,
che
merita
di
essere
visitata
,
che
c
'
è
un
museo
di
arte
antica
e
delle
curiose
abitazioni
trogloditiche
.
Ma
quando
uscii
dalla
stazione
,
un
edificio
moderno
e
piuttosto
lussuoso
,
e
mi
guardai
attorno
,
cercai
invano
con
gli
occhi
la
città
.
La
città
non
c
'
era
.
Ero
su
una
specie
di
altopiano
deserto
,
circondato
da
monticciuoli
brulli
,
spelacchiati
,
di
terra
grigiastra
seminata
di
pietrame
.
In
questo
deserto
sorgevano
,
sparsi
qua
e
là
,
otto
o
dieci
grandi
palazzi
di
marmo
,
come
quelli
che
si
costruiscono
ora
a
Roma
,
l
'
architettura
di
Piacentini
,
con
portali
,
architravi
suntuosi
,
solenni
scritte
latine
e
colonne
lucenti
al
sole
.
Alcuni
di
essi
non
erano
finiti
e
parevano
abbandonati
,
paradossali
e
mostruosi
in
quella
natura
disperata
.
Uno
squallido
quartiere
di
casette
da
impiegati
,
costruite
in
fretta
e
già
in
preda
al
decadimento
e
alla
sporcizia
,
collegava
i
palazzi
e
chiudeva
,
da
quel
lato
,
l
'
orizzonte
.
Sembrava
l
'
ambizioso
progetto
di
una
città
coloniale
,
improvvisato
a
caso
,
e
interrotto
sul
principio
per
qualche
pestilenza
,
o
piuttosto
lo
scenario
di
cattivo
gusto
di
un
teatro
all
'
aperto
per
una
tragedia
dannunziana
.
Questi
enormi
palazzi
imperiali
e
novecenteschi
erano
la
Questura
,
la
Prefettura
,
le
Poste
,
il
Municipio
,
la
Caserma
dei
Carabinieri
,
il
Fascio
,
la
Sede
delle
Corporazioni
,
l
'
Opera
Balilla
,
e
così
via
.
Ma
dov
'
era
la
città
?
Matera
non
si
vedeva
.
-
Pensai
di
sbrigare
subito
le
mie
faccende
.
Andai
alla
Questura
,
splendida
di
marmi
di
fuori
,
e
dentro
sporca
e
infetta
,
con
delle
stanzucce
mal
scopate
,
piene
di
polvere
e
di
spazzature
.
Mi
ricevette
,
per
vistare
il
mio
permesso
di
visitarti
,
il
vice
questore
,
che
è
anche
il
capo
della
polizia
politica
.
Io
pensai
di
protestare
perché
ti
avevano
mandato
in
un
paese
malarico
,
e
,
preoccupata
per
la
tua
salute
,
chiesi
se
non
fosse
possibile
trasferirti
in
una
sede
più
salubre
.
Un
commissario
che
era
presente
mi
interruppe
brusco
:
"
La
malaria
?
Non
esiste
.
Sono
tutte
storie
.
Ce
ne
sarà
un
caso
all
'
anno
.
Suo
fratello
starà
benissimo
dov
'
è
"
.
Ma
quando
seppe
che
ero
medichessa
,
rimase
zitto
;
e
il
vice
questore
mi
rispose
in
tutt
'
altro
tono
.
"
La
malaria
,
-
mi
disse
-
c
'
è
dappertutto
.
Potremmo
trasferire
suo
fratello
,
se
lo
desidera
,
ma
troverebbe
le
stesse
condizioni
che
a
Gagliano
.
Di
tutti
i
paesi
della
nostra
provincia
,
uno
solo
si
può
considerare
non
malarico
:
Stigliano
,
perché
è
a
quasi
mille
metri
sul
mare
:
forse
più
tardi
si
potrà
mandarlo
lì
,
ma
per
ora
,
per
molte
ragioni
,
è
impossibile
.
-
(
A
Stigliano
,
ho
capito
,
ci
mandavano
i
fascisti
dissidenti
)
.
-
Suo
fratello
non
si
muova
.
Ci
stiamo
noi
,
qui
a
Matera
,
e
non
siamo
dei
confinati
.
E
non
creda
che
qua
sia
meglio
,
per
la
malaria
,
di
lassù
.
Se
ci
possiamo
star
noi
,
ci
può
restare
pure
lui
,
signorina
"
.
A
questo
argomento
non
c
'
era
davvero
nulla
da
rispondere
.
Non
insistetti
oltre
,
e
uscii
.
Volevo
comprarti
uno
stetoscopio
che
avevo
dimenticato
di
portare
da
Torino
,
e
che
sapevo
ti
occorreva
per
la
tua
pratica
medica
.
Negozi
speciali
non
ce
n
'
erano
,
pensai
di
cercarlo
in
farmacia
.
Tra
quei
palazzi
e
quelle
casette
economiche
c
'
erano
delle
botteghe
,
e
trovai
due
farmacie
,
le
sole
,
mi
dissero
,
della
città
.
Non
soltanto
non
tenevano
,
né
l
'
una
né
l
'
altra
,
quello
che
cercavo
;
ma
non
ne
avevano
,
i
due
farmacisti
,
nemmeno
la
più
pallida
idea
.
"
Stetoscopio
?
E
cos
'
è
?
"
Quando
io
ebbi
ben
spiegato
che
era
un
semplice
strumento
per
ascoltare
il
cuore
,
fatto
come
un
corno
acustico
,
generalmente
di
legno
,
eccetera
,
mi
dissero
che
forse
una
cosa
simile
avrei
potuta
trovarla
a
Bari
,
ma
che
lì
a
Matera
non
se
n
'
era
mai
sentito
parlare
.
Era
mezzogiorno
,
mi
feci
indicare
un
ristorante
,
il
migliore
di
tutti
,
mi
dissero
.
Infatti
,
ad
un
tavolo
stavano
già
melanconicamente
seduti
davanti
a
una
tovaglia
sporca
,
il
vice
questore
con
altri
funzionari
di
polizia
,
con
l
'
aria
annoiata
e
gli
anelli
per
le
salviette
dei
clienti
abituali
.
Tu
sai
che
io
sono
di
poche
pretese
:
ma
ho
dovuto
alzarmi
con
la
fame
.
E
mi
misi
finalmente
a
cercare
la
città
.
Allontanatami
ancora
un
poco
dalla
stazione
,
arrivai
a
una
strada
,
che
da
un
solo
lato
era
fiancheggiata
da
vecchie
case
,
e
dall
'
altro
costeggiava
un
precipizio
.
In
quel
precipizio
è
Matera
.
Ma
di
lassù
dov
'
ero
io
non
se
ne
vedeva
quasi
nulla
,
per
l
'
eccessiva
ripidezza
della
costa
,
che
scendeva
quasi
a
picco
.
Vedevo
soltanto
,
affacciandomi
,
delle
terrazze
e
dei
sentieri
,
che
coprivano
all
'
occhio
le
case
sottostanti
.
Di
faccia
c
'
era
un
monte
pelato
e
brullo
,
di
un
brutto
colore
grigiastro
,
senza
segno
di
coltivazione
,
né
un
solo
albero
:
soltanto
terra
e
pietre
battute
dal
sole
.
In
fondo
scorreva
un
torrentaccio
,
la
Gravina
,
con
poca
acqua
sporca
e
impaludata
fra
i
sassi
del
greto
.
Il
fiume
e
il
monte
avevano
un
'
aria
cupa
e
cattiva
,
che
faceva
stringere
il
cuore
.
La
forma
di
quel
burrone
era
strana
;
come
quella
di
due
mezzi
imbuti
affiancati
,
separati
da
un
piccolo
sperone
e
riuniti
in
basso
in
un
apice
comune
,
dove
si
vedeva
,
di
lassù
,
una
chiesa
bianca
,
Santa
Maria
de
Idris
,
che
pareva
ficcata
nella
terra
.
Questi
coni
rovesciati
,
questi
imbuti
,
si
chiamano
Sassi
:
Sasso
Caveoso
e
Sasso
Barisano
.
Hanno
la
forma
con
cui
,
a
scuola
,
immaginavamo
l
'
inferno
di
Dante
.
E
cominciai
anch
'
io
a
scendere
per
una
specie
di
mulattiera
,
di
girone
in
girone
,
verso
il
fondo
.
La
stradetta
,
strettissima
,
che
scendeva
serpeggiando
,
passava
sui
tetti
delle
case
,
se
così
quelle
si
possono
chiamare
.
Sono
grotte
scavate
nella
parete
di
argilla
indurita
del
burrone
:
ognuna
di
esse
ha
sul
davanti
una
facciata
;
alcune
sono
anche
belle
,
con
qualche
modesto
ornato
settecentesco
.
Queste
facciate
finte
,
per
l
'
inclinazione
della
costiera
,
sorgono
in
basso
a
filo
del
monte
,
e
in
alto
sporgono
un
poco
:
in
quello
stretto
spazio
tra
le
facciate
e
il
declivio
passano
le
strade
,
e
sono
insieme
pavimenti
per
chi
esce
dalle
abitazioni
di
sopra
e
tetti
per
quelle
di
sotto
.
Le
porte
erano
aperte
per
il
caldo
.
Io
guardavo
passando
,
e
vedevo
l
'
interno
delle
grotte
,
che
non
prendono
altra
luce
e
aria
se
non
dalla
porta
.
Alcune
non
hanno
neppure
quella
:
si
entra
dall
'
alto
,
attraverso
botole
e
scalette
.
Dentro
quei
buchi
neri
,
dalle
pareti
di
terra
,
vedevo
i
letti
,
le
misere
suppellettili
,
i
cenci
stesi
.
Sul
pavimento
stavano
sdraiati
i
cani
,
le
pecore
,
le
capre
,
i
maiali
.
Ogni
famiglia
ha
,
in
genere
,
una
sola
di
quelle
grotte
per
tutta
abitazione
e
ci
dormono
tutti
insieme
,
uomini
,
donne
,
bambini
e
bestie
.
Così
vivono
ventimila
persone
.
Di
bambini
ce
n
'
era
un
'
infinità
.
In
quel
caldo
,
in
mezzo
alle
mosche
,
nella
polvere
,
spuntavano
da
tutte
le
parti
,
nudi
del
tutto
o
coperti
di
stracci
.
Io
non
ho
mai
visto
una
tale
immagine
di
miseria
:
eppure
sono
abituata
,
è
il
mio
mestiere
,
a
vedere
ogni
giorno
diecine
di
bambini
poveri
,
malati
e
maltenuti
.
Ma
uno
spettacolo
come
quello
di
ieri
non
l
'
avevo
mai
neppure
immaginato
.
Ho
visto
dei
bambini
seduti
sull
'
uscio
delle
case
,
nella
sporcizia
,
al
sole
che
scottava
,
con
gli
occhi
semichiusi
e
le
palpebre
rosse
e
gonfie
;
e
le
mosche
gli
si
posavano
sugli
occhi
,
e
quelli
stavano
immobili
,
e
non
le
scacciavano
neppure
con
le
mani
.
Sì
,
le
mosche
gli
passeggiavano
sugli
occhi
,
e
quelli
pareva
non
le
sentissero
.
Era
il
tracoma
.
Sapevo
che
ce
n
'
era
,
quaggiù
:
ma
vederlo
così
,
nel
sudiciume
e
nella
miseria
,
è
un
'
altra
cosa
.
Altri
bambini
incontravo
,
coi
visini
grinzosi
come
dei
vecchi
,
e
scheletriti
per
la
fame
;
i
capelli
pieni
di
pidocchi
e
di
croste
.
Ma
la
maggior
parte
avevano
delle
grandi
pance
gonfie
,
enormi
,
e
la
faccia
gialla
e
patita
per
la
malaria
.
Le
donne
,
che
mi
vedevano
guardare
per
le
porte
,
m
'
invitavano
a
entrare
:
e
ho
visto
,
in
quelle
grotte
scure
e
puzzolenti
,
dei
bambini
sdraiati
in
terra
,
sotto
delle
coperte
a
brandelli
,
che
battevano
i
denti
dalla
febbre
.
Altri
si
trascinavano
a
stento
,
ridotti
pelle
e
ossa
dalla
dissenteria
.
Ne
ho
visti
anche
di
quelli
con
le
faccine
di
cera
,
che
mi
parevano
malati
di
qualcosa
di
ancor
peggio
che
la
malaria
,
forse
qualche
malattia
tropicale
,
forse
il
Kala
Azar
,
la
febbre
nera
.
Le
donne
,
magre
,
con
dei
lattanti
denutriti
e
sporchi
attaccati
a
dei
seni
vizzi
,
mi
salutavano
gentili
e
sconsolate
:
a
me
pareva
,
in
quel
sole
accecante
,
di
esser
capitata
in
mezzo
a
una
città
colpita
dalla
peste
.
Continuavo
a
scendere
verso
il
fondo
del
pozzo
,
verso
la
chiesa
,
e
una
gran
folla
di
bambini
mi
seguiva
,
a
pochi
passi
di
distanza
,
e
andava
a
mano
a
mano
crescendo
.
Gridavano
qualcosa
,
ma
io
non
riuscivo
a
capire
quello
che
dicessero
in
quel
loro
dialetto
incomprensibile
.
Continuavo
a
scendere
,
e
quelli
mi
inseguivano
e
non
cessavano
di
chiamarmi
.
Pensai
che
volessero
l
'
elemosina
e
mi
fermai
:
e
allora
soltanto
distinsi
le
parole
che
quelli
gridavano
ormai
in
coro
:
"
Signorina
,
dammi
'
u
chinì
!
Signorina
,
dammi
il
chinino
!
"
Distribuii
quel
po
'
di
spiccioli
che
avevo
,
perché
si
comprassero
delle
caramelle
:
ma
non
era
questo
che
volevano
,
e
continuavano
,
tristi
e
insistenti
,
a
chiedere
il
chinino
.
Eravamo
intanto
arrivati
al
fondo
della
buca
,
a
Santa
Maria
de
Idris
,
che
è
una
bella
chiesetta
barocca
,
e
alzando
gli
occhi
vidi
finalmente
apparire
,
come
un
muro
obliquo
,
tutta
Matera
.
Di
lì
sembra
quasi
una
città
vera
.
Le
facciate
di
tutte
le
grotte
,
che
sembrano
case
,
bianche
e
allineate
,
pareva
mi
guardassero
,
coi
buchi
delle
porte
,
come
neri
occhi
.
È
davvero
una
città
bellissima
,
pittoresca
e
impressionante
.
C
'
è
anche
un
bel
museo
,
con
dei
vasi
greci
figurati
,
e
delle
statuette
e
delle
monete
antiche
,
trovate
nei
dintorni
.
Mentre
lo
visitavo
,
i
bambini
erano
ancora
là
fuori
al
sole
,
e
aspettavano
che
io
portassi
il
chinino
.
Dove
avrebbe
alloggiato
mia
sorella
?
Lo
zoppo
ammazzacapre
aveva
ricevuto
la
risposta
da
Napoli
,
per
il
palazzo
.
Gli
dicevano
che
non
ci
tenevano
ad
affittarlo
,
e
tutt
'
al
più
ne
avrebbero
dato
soltanto
una
stanza
o
due
,
al
prezzo
,
che
ritenevano
altissimo
,
e
di
cui
si
scusavano
,
di
cinquanta
lire
al
mese
;
che
gli
alloggi
nell
'
interno
erano
in
quel
momento
ricercatissimi
,
perché
si
aspettava
la
guerra
e
si
temevano
i
bombardamenti
della
flotta
inglese
:
che
a
Napoli
tutti
pensavano
di
scappare
,
ed
essi
stessi
,
i
proprietari
,
o
dei
loro
amici
,
sarebbero
probabilmente
venuti
a
rifugiarsi
quassù
.
Ma
intanto
io
avevo
perduto
tutti
gli
entusiasmi
per
quella
dimora
romantica
e
diroccata
,
che
,
a
rifletterci
bene
,
mi
pareva
veramente
inabitabile
.
Lo
studente
di
Pisa
,
il
confinato
del
pranzo
sul
muretto
,
mi
aveva
mandato
a
dire
da
un
contadino
che
si
sarebbe
fatto
libero
,
fra
pochi
giorni
,
un
alloggio
che
egli
aveva
preso
per
sua
madre
e
per
sua
sorella
,
le
maestre
,
che
erano
venute
a
trovarlo
,
e
che
vivevano
ritirate
,
senza
mai
uscire
di
casa
.
L
'
affitto
per
lui
era
troppo
caro
,
e
alla
partenza
delle
due
donne
avrei
potuto
entrarci
io
.
Lo
zoppo
e
donna
Caterina
me
lo
consigliarono
:
così
,
aspettando
la
nuova
casa
,
mia
sorella
dovette
adattarsi
a
spartire
con
me
l
'
unica
camera
da
letto
della
vedova
,
e
a
fare
di
lì
la
sua
conoscenza
con
le
cimici
,
le
zanzare
e
le
mosche
di
Lucania
:
ma
mi
disse
che
,
dopo
le
grotte
di
Matera
,
quella
stanza
melanconica
le
pareva
quasi
una
reggia
.
E
per
fortuna
in
quelle
poche
notti
non
venne
né
l
'
"
U
.
E
.
"
né
alcun
altro
ospite
.
L
'
arrivo
di
mia
sorella
era
stato
un
avvenimento
:
i
signori
del
paese
le
fecero
le
migliori
accoglienze
:
donna
Caterina
le
confidò
i
suoi
disturbi
di
fegato
e
le
sue
ricette
di
cucina
,
e
le
usò
tutte
le
possibili
gentilezze
.
Una
signora
del
nord
,
così
alla
mano
,
e
per
di
più
una
medichessa
:
non
ne
avevano
mai
viste
.
Non
bisognava
sfigurare
con
lei
.
Per
i
contadini
,
era
una
cosa
diversa
.
Abituati
alla
vita
americana
,
trovavano
naturale
che
una
donna
facesse
il
medico
:
e
naturalmente
ne
approfittarono
.
Ma
quello
che
li
toccava
,
nella
sua
presenza
,
era
altro
.
Finora
io
ero
stato
,
per
loro
,
qualcuno
piovuto
dal
cielo
:
ma
mi
mancava
qualcosa
:
ero
solo
.
L
'
aver
scoperto
che
anch
'
io
avevo
dei
legami
di
sangue
su
questa
terra
pareva
colmasse
piacevolmente
,
ai
loro
occhi
,
una
lacuna
.
Il
vedermi
con
una
sorella
muoveva
uno
dei
loro
più
profondi
sentimenti
:
quello
della
consanguineità
,
che
,
dove
non
c
'
è
senso
di
Stato
né
di
religione
,
tiene
,
con
tanta
maggiore
intensità
,
il
posto
di
quelli
.
Non
è
l
'
istituto
familiare
,
vincolo
sociale
,
giuridico
e
sentimentale
;
ma
il
senso
sacro
,
arcano
e
magico
di
una
comunanza
.
Il
paese
è
tutto
legato
da
queste
complicate
catene
,
che
non
sono
soltanto
quelle
materiali
delle
parentele
(
il
"
fratel
cugino
"
è
veramente
come
un
fratello
)
,
ma
quelle
simboliche
e
acquistate
dei
comparaggi
.
Il
compare
di
San
Giovanni
è
quasi
più
di
un
fratello
carnale
:
fa
parte
davvero
,
per
scelta
e
iniziazione
rituale
,
dello
stesso
gruppo
consanguineo
:
e
nell
'
interno
di
questo
si
è
l
'
uno
all
'
altro
,
sacri
;
non
ci
si
può
sposare
.
Questo
,
fraterno
,
è
il
più
forte
legame
fra
gli
uomini
.
Quando
,
verso
sera
,
passeggiavamo
per
l
'
unica
strada
del
paese
,
mia
sorella
ed
io
,
tenendoci
a
braccetto
,
i
contadini
dalle
soglie
ci
guardavano
beati
.
Le
donne
ci
salutavano
,
e
ci
coprivano
di
benedizioni
:
-
Benedetto
il
ventre
che
vi
ha
portati
!
-
ci
dicevano
dagli
usci
,
al
nostro
passaggio
.
-
Benedette
le
mammelle
che
vi
hanno
allattati
!
-
Le
vecchie
sdentate
sulle
porte
cessavano
per
un
momento
di
filare
la
lana
,
per
mormorarci
le
loro
sentenze
:
-
Una
sposa
è
una
bella
cosa
:
ma
una
sorella
è
molto
di
più
!
-
Frate
e
sore
,
core
e
core
-
.
Luisa
,
che
aveva
portata
con
sé
la
sua
naturale
atmosfera
razionale
e
cittadina
,
non
cessava
di
stupirsi
di
un
così
strano
entusiasmo
per
il
fatto
,
così
semplice
,
che
io
avessi
una
sorella
.
Ma
quello
che
soprattutto
la
meravigliava
e
scandalizzava
,
era
che
nessuno
facesse
nulla
per
questo
paese
.
Poiché
è
un
temperamento
costruttivo
,
di
quelli
che
gli
astrologhi
direbbero
solari
,
e
la
sua
bontà
attiva
non
ama
gli
indugi
,
passava
il
tempo
a
parlare
con
me
di
quello
che
si
potesse
fare
,
e
mi
esponeva
dei
progetti
pratici
per
aiutare
i
contadini
di
Gagliano
,
i
bambini
di
Matera
.
Ospedali
,
asili
,
lotta
antimalarica
,
scuole
,
opere
pubbliche
,
medici
di
Stato
ed
eventualmente
volontari
,
campagna
nazionale
per
il
rinnovamento
di
questi
paesi
,
e
così
via
.
Lei
stessa
avrebbe
dato
volentieri
il
suo
tempo
per
una
causa
che
le
pareva
così
giusta
.
Bisognava
fare
,
non
dormire
,
né
rimandare
sempre
a
un
nuovo
domani
.
Aveva
certamente
ragione
:
e
quello
che
proponeva
era
giusto
e
buono
,
e
realizzabile
:
ma
le
cose
,
quaggiù
,
sono
assai
più
complicate
di
quello
che
non
appaiano
alle
chiare
menti
degli
uomini
giusti
e
buoni
.
I
quattro
giorni
della
sua
permanenza
passarono
presto
.
Quando
la
509
del
meccanico
,
che
la
portava
,
scomparve
alla
svolta
dietro
il
cimitero
,
in
una
nuvola
di
polvere
,
anche
quel
mondo
di
attiva
creazione
,
di
valori
e
di
cultura
a
cui
ero
legato
e
che
,
con
lei
,
mi
era
riapparso
presente
,
parve
dileguarsi
,
come
risucchiato
nel
tempo
,
nella
nuvola
lontanissima
del
ricordo
.
Mi
rimasero
i
libri
,
le
medicine
e
i
consigli
,
e
mi
servirono
subito
.
A
parte
i
contagi
anche
le
malattie
più
disparate
ed
estranee
vanno
a
gruppi
.
In
certe
settimane
non
ci
sono
malati
o
soltanto
di
cose
leggere
:
ma
quando
si
trova
un
caso
grave
,
si
può
essere
certi
che
presto
se
ne
presenteranno
degli
altri
.
Uno
di
questi
periodi
infatti
,
il
primo
dopo
il
mio
arrivo
,
capitò
subito
dopo
la
partenza
di
mia
sorella
:
una
serie
di
casi
difficili
e
pericolosi
,
che
mi
facevano
paura
.
Tutte
le
malattie
quaggiù
,
del
resto
,
prendono
sempre
un
aspetto
eccessivo
e
mortale
,
ben
diverso
da
quello
che
ero
abituato
a
vedere
nei
lettini
ben
ordinati
della
Clinica
Medica
Universitaria
di
Torino
.
Sarà
lo
stato
di
anemia
cronica
dei
vecchi
malarici
,
sarà
la
denutrizione
,
sarà
la
scarsa
reazione
al
male
di
questi
uomini
passivi
e
rassegnati
:
certo
si
vedono
,
fin
dal
primo
giorno
di
malattia
,
accavallarsi
tumultuosamente
i
sintomi
più
disparati
,
i
visi
dei
sofferenti
assumere
l
'
aspetto
angosciato
dell
'
agonia
.
E
io
passavo
di
meraviglia
in
meraviglia
,
vedendo
questi
malati
,
che
qualunque
buon
medico
avrebbe
giudicato
perduti
,
migliorare
e
guarire
con
le
cure
più
elementari
.
Pareva
che
mi
aiutasse
una
strana
fortuna
.
Visitai
in
quei
giorni
anche
l
'
Arciprete
.
Aveva
delle
emorragie
intestinali
,
ma
,
nella
sua
misantropia
,
non
ne
parlava
,
e
continuava
a
passeggiare
per
il
paese
,
senza
curarsi
.
Fu
don
Cosimino
,
l
'
angelo
della
Posta
,
il
solo
confidente
del
vecchio
che
passava
delle
ore
nell
'
ufficio
postale
e
gli
recitava
i
suoi
epigrammi
,
a
pregarmi
di
andarlo
a
trovare
come
per
una
visita
di
cortesia
,
e
di
vedere
intanto
se
potevo
far
qualcosa
per
lui
.
Don
Trajella
abitava
con
la
madre
in
uno
stanzone
,
una
specie
di
spelonca
,
in
un
vicoletto
buio
non
lontano
dalla
chiesa
.
Quando
entrai
da
lui
,
lo
trovai
che
stava
mangiando
con
la
madre
:
avevano
,
in
due
,
un
solo
piatto
e
un
solo
bicchiere
.
Il
piatto
era
pieno
di
fagioli
mal
cotti
,
che
erano
tutto
il
desinare
:
madre
e
figlio
,
in
quell
'
angolo
di
tavola
senza
tovaglia
,
ci
pescavano
a
turno
con
vecchie
forchette
di
stagno
.
Nel
fondo
della
spelonca
,
separati
da
una
tenda
verde
sbrindellata
,
c
'
erano
due
lettini
gemelli
,
quello
di
don
Giuseppe
e
quello
della
vecchia
,
non
ancora
rifatti
.
Contro
il
muro
giaceva
in
terra
in
disordine
un
gran
mucchio
di
libri
:
sul
mucchio
stavano
posate
delle
galline
.
Altre
galline
correvano
e
svolazzavano
qua
e
là
per
la
stanza
,
che
da
chissà
quanto
tempo
non
era
stata
spazzata
:
un
tanfo
di
pollaio
prendeva
alla
gola
.
L
'
Arciprete
,
chi
mi
aveva
in
simpatia
e
mi
considerava
,
con
don
Cosimino
,
fra
le
poche
persone
con
cui
si
poteva
parlare
perché
non
erano
suoi
nemici
,
mi
accolse
con
piacere
,
con
un
sorriso
sul
viso
arguto
e
sofferente
.
Mi
presentò
sua
madre
;
la
scusassi
se
non
mi
rispondeva
:
era
vetula
et
infirma
.
E
mi
offerse
subito
un
bicchiere
di
vino
,
che
dovetti
accettare
,
per
non
offenderlo
,
in
quel
suo
unico
bicchiere
che
doveva
aver
servito
per
anni
,
senza
essere
mai
stato
lavato
,
a
lui
e
alla
vecchia
,
a
quanto
potevo
arguire
dalla
gromma
unta
e
nera
che
lo
incrostava
tutto
attorno
.
Don
Trajella
non
aveva
servitori
ed
era
ormai
così
abituato
a
quella
solitaria
sporcizia
che
non
ci
faceva
più
caso
.
Quando
,
dopo
che
avemmo
parlato
dei
suoi
mali
,
si
accorse
che
io
guardavo
con
curiosità
il
mucchio
dei
libri
,
mi
disse
:
-
Che
vuole
?
In
questo
paese
non
mette
conto
di
leggere
.
Avevo
dei
bei
libri
,
li
vede
?
Ci
sono
delle
edizioni
rare
.
Quando
sono
venuto
qui
,
quelle
canaglie
che
li
hanno
portati
me
li
hanno
per
dispetto
imbrattati
di
pece
.
Mi
è
passata
la
voglia
di
aprirli
,
e
li
ho
lasciati
lì
in
terra
:
ci
stanno
da
molti
anni
-
.
Mi
avvicinai
al
mucchio
:
i
libri
erano
coperti
da
uno
strato
di
polvere
e
di
sterco
di
gallina
:
qua
e
là
,
sulle
coste
di
pelle
,
si
vedeva
davvero
qualche
macchia
di
pece
,
ricordo
dell
'
antico
attentato
.
Ne
tolsi
qualcuno
a
caso
:
erano
vecchi
volumi
secenteschi
di
teologia
,
di
casistica
,
delle
Storie
dei
Santi
,
e
Padri
della
Chiesa
,
e
poeti
latini
.
Doveva
esser
stata
,
prima
di
esser
così
ridotta
a
cuccia
per
i
polli
,
la
buona
biblioteca
di
un
prete
colto
e
curioso
.
In
mezzo
ai
libri
saltarono
fuori
degli
opuscoli
sgualciti
e
imbrattati
:
opera
di
don
Trajella
:
studi
storici
e
apologetici
su
san
Calogero
di
Avila
.
-
È
un
santo
spagnolo
poco
conosciuto
,
-
mi
spiegò
l
'
Arciprete
.
-
Ho
fatto
anche
dei
quadri
,
temporibus
illis
,
che
rappresentano
i
vari
episodi
della
sua
vita
,
delle
specie
di
polittici
-
.
Insistetti
perché
me
li
mostrasse
e
si
decise
a
tirarli
fuori
di
sotto
il
letto
,
di
dove
,
mi
disse
,
non
li
aveva
più
riesumati
dal
giorno
del
suo
arrivo
.
Erano
delle
tempere
di
gusto
popolare
,
ma
tutt
'
altro
che
prive
di
efficacia
,
con
moltissime
figure
minute
e
rifinitissime
,
dei
quadri
compositi
,
con
la
nascita
,
la
vita
,
i
miracoli
,
la
morte
,
e
la
gloria
del
santo
.
Di
sotto
il
letto
uscirono
anche
delle
statuette
,
opera
anche
esse
del
prete
,
dei
piccoli
angeli
e
dei
santi
barocchi
di
legno
e
di
terracotta
dipinti
,
modellati
con
garbo
facile
nel
gusto
dei
presepi
napoletani
del
Seicento
.
Mi
congratulai
con
l
'
inatteso
collega
.
-
Non
ho
più
fatto
nulla
da
che
sono
qua
,
in
partibus
infidelium
,
a
prestare
,
come
suol
dirsi
,
i
sacramenti
di
santa
Madre
Chiesa
a
questi
eretici
che
non
ne
vogliono
sapere
.
Prima
mi
divertivo
a
fare
queste
cosette
.
Ma
qui
,
in
questo
paese
,
non
si
può
.
Non
mette
conto
di
far
nulla
,
qui
.
Prenda
ancora
un
bicchiere
di
vino
,
don
Carlo
-
.
Mentre
cercavo
di
evitare
,
con
un
pretesto
,
il
terribile
bicchiere
,
assai
più
amaro
di
tutti
i
possibili
filtri
,
la
vecchia
madre
,
che
era
rimasta
fino
allora
ferma
e
come
assente
sulla
sua
seggiola
,
si
rizzò
improvvisamente
in
piedi
,
gridando
e
agitando
le
braccia
.
Le
galline
spaventate
cominciarono
a
svolazzare
per
la
stanza
,
sui
letti
,
sui
libri
,
sulla
tavola
.
Don
Trajella
si
mise
a
rincorrerle
qua
e
là
per
farle
scendere
dalle
lenzuola
,
gridando
:
-
Paese
maledetto
!
-
E
quelle
strillavano
sempre
più
stupidamente
atterrite
,
alzando
dei
nuvoli
di
polvere
brillanti
nel
filo
di
sole
che
entrava
per
lo
spiraglio
della
finestrella
semichiusa
.
Profittai
della
confusione
per
uscirmene
,
tra
quel
gran
volare
di
penne
e
ondeggiare
nero
di
sottane
.
Molto
diverso
,
per
mia
fortuna
,
dal
povero
Trajella
,
doveva
essere
stato
il
suo
predecessore
,
un
prete
grasso
,
ricco
,
allegro
e
gaudente
,
famoso
in
paese
per
la
buona
tavola
e
i
numerosi
figliuoli
,
e
morto
,
a
quel
che
si
diceva
,
di
una
solenne
indigestione
.
La
casa
dove
finalmente
pochi
giorni
dopo
,
appena
partite
le
parenti
del
confinato
pisano
,
andai
ad
abitare
,
era
stata
costruita
da
lui
,
ed
era
,
si
può
dire
,
l
'
unica
casa
civile
del
paese
.
Se
l
'
era
fatta
vicino
alla
vecchia
chiesa
della
Madonna
degli
Angeli
;
e
ora
che
la
chiesa
era
crollata
nel
burrone
,
la
casa
si
era
trovata
ad
essere
l
'
ultima
sul
ciglio
del
precipizio
.
Era
composta
di
tre
stanze
,
una
in
fila
all
'
altra
.
Dalla
strada
,
un
vicoletto
laterale
sulla
destra
della
via
principale
,
si
entrava
in
cucina
,
dalla
cucina
nella
seconda
camera
,
dove
io
misi
il
letto
;
e
di
qui
si
passava
ad
una
stanza
grande
,
con
cinque
finestrelle
,
che
fu
la
mia
stanza
di
soggiorno
e
il
mio
studio
di
pittura
.
Dalla
porta
dello
studio
si
scendeva
per
quattro
scalini
di
pietra
in
un
piccolo
orticello
,
chiuso
,
in
fondo
,
da
un
cancelletto
di
ferro
con
un
albero
di
fico
nel
mezzo
.
La
camera
da
letto
dava
su
un
balconcino
,
da
cui
una
scaletta
saliva
,
sul
fianco
della
casa
,
alla
terrazza
che
la
copriva
tutta
:
di
qui
la
vista
spaziava
sui
più
lontani
orizzonti
.
La
casa
era
modesta
,
costruita
in
modo
economico
,
e
non
bella
,
perché
non
aveva
carattere
.
non
era
né
signorile
né
contadina
,
non
aveva
né
la
nobiltà
rovinata
dei
palazzo
,
né
la
miseria
dei
tuguri
,
ma
soltanto
la
mediocrità
stantia
del
gusto
pretesco
.
Lo
studio
e
la
terrazza
avevano
un
pavimento
a
scacchi
colorati
,
come
in
certe
sagrestie
di
campagna
:
non
ho
mai
amato
queste
geometrie
,
su
cui
l
'
occhio
si
posa
continuamente
e
che
mi
sono
fastidiose
quando
dipingo
.
Le
piastrelle
di
poco
prezzo
stingevano
,
quand
'
erano
bagnate
,
e
Barone
,
che
amava
rotolarsi
per
terra
follemente
,
diventava
allora
,
di
bianco
che
era
,
un
cane
rosa
.
Ma
i
muri
erano
puliti
,
imbiancati
a
calce
,
le
porte
verniciate
di
azzurro
,
le
persiane
verdi
.
E
soprattutto
,
a
compenso
di
qualunque
difetto
,
lo
spirito
epicureo
del
defunto
prete
aveva
dotato
la
mia
casa
di
un
bene
inestimabile
.
C
'
era
un
gabinetto
,
senz
'
acqua
naturalmente
,
ma
un
vero
gabinetto
,
col
sedile
di
porcellana
.
Era
il
solo
esistente
a
Gagliano
,
e
probabilmente
non
se
ne
sarebbe
trovato
un
altro
a
più
di
cento
chilometri
tutt
'
attorno
.
Nelle
case
dei
signori
ci
sono
ancora
delle
antiche
seggette
monumentali
di
legno
intarsiato
,
dei
piccoli
troni
pieni
di
autorità
:
e
mi
hanno
detto
,
ma
io
non
ne
ho
viste
,
che
se
ne
trovano
anche
di
quelle
matrimoniali
,
a
due
posti
,
per
quei
coniugi
affettuosi
che
non
possono
tollerare
la
più
breve
separazione
.
Nelle
case
dei
poveri
,
naturalmente
,
non
c
'
è
nulla
.
Questo
fatto
dà
luogo
a
delle
curiose
costumanze
.
A
Grassano
,
in
certe
ore
quasi
fisse
,
il
mattino
presto
e
verso
sera
,
si
aprivano
furtivamente
le
finestrelle
delle
case
,
e
dallo
spiraglio
apparivano
le
mani
rugose
delle
vecchie
,
che
lasciavano
piovere
,
in
mezzo
alla
strada
,
il
contenuto
dei
vasi
.
Erano
le
ore
della
"
jettatura
"
.
A
Gagliano
questa
cerimonia
non
era
così
generale
né
così
regolata
:
non
si
sprecava
così
prodigalmente
il
concime
per
gli
orti
.
La
mancanza
di
quel
semplice
apparecchio
,
assoluta
in
tutta
la
regione
,
crea
naturalmente
delle
consuetudini
che
non
si
sradicano
facilmente
,
che
richiamano
mille
altre
cose
della
vita
,
e
si
accompagnano
a
sentimenti
considerati
nobilissimi
e
poetici
.
Il
falegname
Lasala
,
un
"
americano
"
intelligente
,
che
era
stato
,
molti
anni
prima
,
sindaco
di
Grassano
,
e
che
conservava
gelosamente
,
nel
suo
monumentale
apparecchio
radio
portato
di
laggiù
,
con
i
dischi
di
Caruso
e
dell
'
arrivo
di
De
Pinedo
,
quelli
di
discorsi
commemorativi
di
Matteotti
,
mi
raccontava
che
,
dopo
la
settimana
di
lavoro
a
New
York
,
usava
incontrare
un
gruppo
di
compaesani
,
ogni
domenica
,
per
una
scampagnata
.
-
Eravamo
sempre
otto
o
dieci
:
c
'
era
un
dottore
,
un
farmacista
,
dei
commercianti
,
un
cameriere
d
'
albergo
,
e
qualche
artigiano
.
Tutti
del
nostro
paese
,
ci
si
conosceva
fin
da
bambini
.
La
vita
è
triste
,
tra
quei
grattacieli
,
con
tutte
quelle
straordinarie
comodità
,
e
gli
ascensori
,
le
porte
girevoli
,
la
metropolitana
,
e
sempre
case
e
palazzi
e
strade
,
e
mai
un
po
'
di
terra
.
Viene
la
malinconia
.
La
domenica
mattina
si
saliva
in
treno
,
ma
bisognava
fare
dei
chilometri
,
per
trovare
la
campagna
!
Quando
eravamo
arrivati
in
qualche
posto
solitario
,
diventavamo
tutti
allegri
come
ci
si
fosse
tolto
un
peso
di
dosso
.
E
allora
,
sotto
un
albero
,
tutti
insieme
,
ci
si
calava
i
pantaloni
.
Che
delizia
!
Si
sentiva
l
'
aria
fresca
,
la
natura
.
Non
come
in
quei
gabinetti
americani
,
lucidi
e
tutti
eguali
.
Ci
pareva
di
essere
ragazzi
,
d
'
essere
tornati
a
Grassano
,
si
era
felici
,
si
rideva
,
si
sentiva
l
'
aria
della
Patria
.
E
,
quando
avevamo
finito
,
gridavamo
tutti
insieme
:
"
Viva
l
'
Italia
!
"
Ci
veniva
proprio
dal
cuore
.
La
nuova
casa
aveva
il
vantaggio
di
essere
in
fondo
al
paese
,
fuori
degli
sguardi
continui
del
podestà
e
dei
suoi
accoliti
:
avrei
potuto
,
finalmente
,
passeggiare
senza
urtarmi
ad
ogni
passo
nelle
solite
persone
,
con
i
soliti
discorsi
.
È
usanza
,
qui
,
che
i
signori
,
quando
incontrano
qualcuno
per
via
,
non
gli
chiedano
come
sta
,
ma
gli
rivolgano
a
mo
'
di
saluto
questa
domanda
:
-
Beh
!
Che
cos
'
hai
mangiato
oggi
?
-
Se
l
'
interlocutore
è
un
contadino
,
risponderà
in
silenzio
con
il
gesto
della
mano
,
portata
all
'
altezza
del
viso
e
oscillante
lentamente
su
se
stessa
con
il
pollice
e
il
mignolo
teso
e
le
altre
dita
piegate
,
che
vuol
dire
"
poco
o
nulla
"
.
Se
è
un
signore
,
si
dilungherà
a
elencare
le
povere
vivande
del
suo
pranzo
,
e
si
informerà
di
quelle
del
suo
amico
:
se
nessuna
passione
d
'
odio
e
di
intrigo
locale
accende
in
quel
momento
i
loro
animi
,
la
conversazione
continuerà
per
un
pezzo
senza
uscire
da
questo
scambio
di
confidenze
gastronomiche
.
Avrei
potuto
mettere
il
capo
fuori
dell
'
uscio
senza
battere
subito
il
naso
contro
l
'
onnipresente
pancia
,
enorme
al
punto
di
ostruire
tutta
la
via
,
di
don
Gennaro
,
guardia
,
messo
comunale
,
accalappiacani
,
e
spia
del
podestà
;
sempre
attento
ad
ogni
passo
dei
confinati
e
a
ogni
parola
dei
contadini
;
brav
'
uomo
,
forse
,
in
fondo
,
ma
devoto
all
'
autorità
e
a
don
Luigino
,
e
ostinato
a
far
rispettare
i
suoi
bizzarri
decreti
sulla
circolazione
dei
maiali
e
dei
cani
,
e
a
minacciare
e
ad
affibbiare
le
multe
,
per
le
ragioni
più
inverosimili
,
alle
donne
che
non
avevano
il
denaro
per
pagarle
.
E
soprattutto
era
una
casa
,
un
luogo
dove
avrei
potuto
esser
solo
e
lavorare
.
Mi
affrettai
dunque
a
salutare
la
vedova
,
e
a
cominciare
la
mia
nuova
vita
,
nella
mia
residenza
definitiva
.
La
casa
apparteneva
all
'
erede
del
prete
,
don
Rocco
Macioppi
,
un
modesto
proprietario
di
mezza
età
,
gentile
,
cerimonioso
,
chiesastico
e
occhialuto
,
e
ad
una
sua
nipote
,
donna
Maria
Maddalena
,
una
zitella
sui
venticinque
anni
,
d
'
un
biondo
slavato
,
allevata
dalle
monache
di
Potenza
,
anemica
,
sospirosa
e
linfatica
.
Fu
inteso
che
essi
avrebbero
tenuto
,
per
coltivare
l
'
insalata
,
l
'
uso
dell
'
orto
,
nel
quale
sarebbero
entrati
dal
cancello
:
ma
io
vi
potevo
passeggiare
a
mio
piacere
.
L
'
alloggio
era
quasi
vuoto
:
il
padrone
e
lo
zoppo
suo
amico
mi
fornirono
le
suppellettili
necessarie
.
Io
ci
portai
le
cose
che
mi
ero
fatte
arrivare
in
quei
giorni
:
il
mio
cavalletto
grande
e
la
poltrona
,
suo
necessario
complemento
:
l
'
uno
per
dipingere
e
l
'
altra
per
guardare
i
quadri
a
mano
a
mano
che
li
faccio
:
mi
sono
entrambi
indispensabili
,
e
ci
sono
affezionato
:
mi
hanno
sempre
seguito
in
tutti
i
miei
viaggi
qua
e
là
per
il
mondo
.
E
una
cassa
di
libri
,
che
mi
era
giunta
allora
allora
,
e
per
la
quale
dovetti
ricevere
una
visita
speciale
del
podestà
e
del
brigadiere
.
Don
Luigino
mi
mandò
a
dire
che
doveva
assistere
alla
sua
apertura
,
per
controllare
che
non
ci
fossero
libri
proibiti
,
e
,
con
l
'
assistenza
del
suo
braccio
secolare
,
esaminò
,
ad
uno
ad
uno
,
i
miei
volumi
.
Lo
fece
,
naturalmente
,
da
uomo
di
studi
,
che
non
si
stupisce
di
nulla
,
con
molti
sorrisi
d
'
intesa
,
felice
della
sua
sapienza
e
della
sua
autorità
.
Libri
proibiti
non
ce
n
'
erano
.
Ma
c
'
era
,
per
esempio
,
una
comune
edizione
degli
Essais
di
Montaigne
.
-
Questo
è
francese
,
non
è
vero
?
-
esclamò
il
podestà
,
strizzando
l
'
occhio
,
come
a
dire
che
non
cercassi
d
'
ingannarlo
.
-
Ma
è
un
francese
antico
,
don
Luigi
!
-
Già
,
Montaigne
,
uno
di
quelli
della
Rivoluzione
francese
-
.
Faticai
a
convincerlo
che
non
si
poteva
considerarlo
un
autore
pericoloso
:
il
maestro
sapeva
il
fatto
suo
e
sorrideva
compiaciuto
,
perché
intendessi
che
se
mi
lasciava
il
libro
,
che
avrebbe
dovuto
sequestrarmi
,
era
per
un
atto
di
particolare
benevolenza
e
di
solidarietà
tra
uomini
di
cultura
.
La
casa
era
in
ordine
,
la
roba
era
a
posto
,
e
ora
dovevo
risolvere
il
problema
di
trovare
una
donna
che
mi
facesse
le
pulizie
,
che
andasse
a
prendermi
l
'
acqua
alla
fontana
e
mi
preparasse
da
mangiare
.
Il
padrone
,
l
'
ammazzacapre
,
donna
Caterina
e
le
sue
nipoti
furono
concordi
:
-
Ce
n
'
è
una
sola
che
fa
per
lei
.
Non
può
prendere
che
quella
!
-
E
donna
Caterina
mi
disse
:
-
Le
parlerò
io
,
la
farò
venire
.
A
me
dà
retta
;
e
non
dirà
di
no
-
.
Il
problema
era
più
difficile
di
quanto
non
credessi
:
e
non
perché
mancassero
donne
a
Gagliano
,
che
anzi
,
a
decine
si
sarebbero
contese
quel
lavoro
e
quel
guadagno
.
Ma
io
vivevo
solo
,
non
avevo
con
me
né
moglie
né
madre
né
sorella
;
e
nessuna
donna
poteva
perciò
entrare
,
da
sola
,
in
casa
mia
.
Lo
impediva
il
costume
,
antichissimo
e
assoluto
,
che
è
a
fondamento
del
rapporto
fra
i
sessi
.
L
'
amore
,
o
l
'
attrattiva
sessuale
,
è
considerata
dai
contadini
come
una
forza
della
natura
,
potentissima
,
e
tale
che
nessuna
volontà
è
in
grado
di
opporvisi
.
Se
un
uomo
e
una
donna
si
trovano
insieme
al
riparo
e
senza
testimoni
,
nulla
può
impedire
che
essi
si
abbraccino
:
né
propositi
contrari
,
né
castità
,
né
alcun
'
altra
difficoltà
può
vietarlo
;
e
se
per
caso
effettivamente
essi
non
lo
fanno
,
è
tuttavia
come
se
lo
avessero
fatto
:
trovarsi
assieme
è
fare
all
'
amore
.
L
'
onnipotenza
di
questo
dio
è
tale
,
e
così
semplice
è
l
'
impulso
naturale
,
che
non
può
esistere
una
vera
morale
sessuale
,
e
neanche
una
vera
riprovazione
sociale
per
gli
amori
illeciti
.
Moltissime
sono
le
ragazze
madri
,
ed
esse
non
sono
affatto
messe
al
bando
o
additate
al
disprezzo
pubblico
:
tutt
'
al
più
troveranno
qualche
maggior
difficoltà
a
sposarsi
in
paese
,
e
dovranno
accasarsi
nei
paesi
circostanti
,
o
accontentarsi
di
un
marito
un
po
'
zoppo
o
con
qualche
altro
difetto
corporale
.
Se
però
non
può
esistere
un
freno
morale
contro
la
libera
violenza
del
desiderio
,
interviene
il
costume
a
rendere
difficile
l
'
occasione
.
Nessuna
donna
può
frequentare
un
uomo
se
non
in
presenza
d
'
altri
,
soprattutto
se
l
'
uomo
non
ha
moglie
:
e
il
divieto
è
rigidissimo
:
infrangerlo
anche
nel
modo
più
innocente
equivale
ad
aver
peccato
.
La
regola
riguarda
tutte
le
donne
,
perché
l
'
amore
non
conosce
età
.
Avevo
curato
una
nonna
,
una
vecchia
contadina
di
settantacinque
anni
,
Maria
Rosano
,
dagli
occhi
azzurri
chiari
nel
viso
pieno
di
bontà
.
Aveva
una
malattia
di
cuore
,
dai
sintomi
gravi
e
preoccupanti
,
e
si
sentiva
molto
male
.
-
Non
mi
alzerò
più
da
questo
letto
,
dottore
.
È
arrivata
la
mia
ora
,
-
mi
diceva
.
Ma
io
,
che
mi
sentivo
aiutato
dalla
fortuna
,
l
'
assicuravo
del
contrario
.
Un
giorno
,
per
farle
coraggio
,
le
dissi
:
-
Guarirai
,
sta
'
sicura
.
Da
questo
letto
scenderai
,
senza
bisogno
di
aiuto
.
Tra
un
mese
starai
bene
,
e
verrai
da
sola
,
fino
a
casa
mia
,
in
fondo
al
paese
,
a
salutarmi
-
.
La
vecchia
si
rimise
davvero
in
salute
,
e
,
dopo
un
mese
,
sentii
battere
alla
mia
porta
.
Era
Maria
,
che
si
era
ricordata
delle
mie
parole
,
e
veniva
a
ringraziarmi
e
a
benedirmi
,
con
le
braccia
cariche
di
regali
,
fichi
secchi
,
e
salami
,
e
focacce
dolci
fatte
con
le
sue
mani
.
Era
una
donna
molto
simpatica
,
piena
di
buon
senso
e
di
tenerezza
materna
,
saggia
nel
parlare
e
con
un
certo
ottimismo
paziente
e
comprensivo
nell
'
antica
faccia
rugosa
.
Io
la
ringraziai
dei
suoi
doni
e
la
trattenni
a
conversare
;
ma
mi
accorgevo
che
la
contadina
stava
sempre
più
a
disagio
,
ritta
ora
su
un
piede
ora
sull
'
altro
,
e
lanciava
delle
occhiate
alla
porta
come
se
volesse
scappare
e
non
osasse
.
Dapprincipio
non
ne
capivo
la
ragione
:
poi
mi
avvidi
che
la
vecchia
era
entrata
da
me
da
sola
,
a
differenza
di
tutte
le
altre
donne
che
venivano
a
farsi
visitare
o
a
chiamarmi
,
e
che
andavano
sempre
in
due
o
almeno
accompagnate
da
una
bambina
che
è
.
un
modo
di
rispettare
il
costume
e
di
ridurlo
insieme
a
poco
più
di
un
simbolo
;
e
sospettai
che
fosse
questa
la
ragione
della
sua
inquietudine
.
Lei
stessa
me
lo
confermò
.
Mi
considerava
il
suo
benefattore
,
il
suo
salvatore
miracoloso
:
si
sarebbe
buttata
nel
fuoco
per
me
:
non
avevo
soltanto
guarito
lei
,
che
aveva
un
piede
nella
fossa
,
ma
anche
la
sua
nipotina
prediletta
,
malata
di
una
brutta
polmonite
.
Le
avevo
detto
di
venire
sola
a
trovarmi
,
quando
fosse
stata
bene
.
Io
intendevo
che
non
avrebbe
avuto
bisogno
di
nessuno
per
darle
il
braccio
:
ma
la
buona
vecchia
aveva
presa
la
cosa
alla
lettera
,
e
non
aveva
osato
infrangere
il
mio
ordine
.
Perciò
non
si
era
fatta
accompagnare
;
aveva
fatto
per
me
davvero
un
grosso
sacrificio
;
e
ora
era
inquieta
perché
essere
con
me
,
a
malgrado
dell
'
evidente
innocenza
,
era
tuttavia
di
per
sé
una
grossa
infrazione
al
costume
.
Mi
misi
a
ridere
,
e
anche
lei
rise
,
ma
mi
disse
che
l
'
uso
era
più
vecchio
di
lei
e
di
me
,
e
se
ne
andò
contenta
.
Non
c
'
è
abitudine
o
regola
o
legge
che
resista
a
una
contraria
necessità
o
a
un
potente
desiderio
:
e
anche
quest
'
uso
si
riduce
,
praticamente
,
a
una
formalità
:
ma
la
formalità
è
rispettata
.
Tuttavia
la
campagna
è
grande
,
i
casi
della
vita
molteplici
,
e
non
mancano
le
vecchie
mezzane
accompagnatrici
né
le
giovani
compiacenti
.
Le
donne
,
chiuse
nei
veli
,
sono
come
animali
selvatici
.
Non
pensano
che
all
'
amore
fisico
,
con
estrema
naturalezza
,
e
ne
parlano
con
una
libertà
e
semplicità
di
linguaggio
che
stupisce
.
Quando
passi
per
la
via
,
ti
guardano
con
i
neri
occhi
scrutatori
,
chinati
obliquamente
a
pesare
la
tua
virilità
,
e
le
odi
poi
,
dietro
le
tue
spalle
,
mormorare
i
loro
giudizi
e
le
lodi
della
tua
nascosta
bellezza
.
Se
ti
volti
,
celano
il
viso
tra
le
mani
e
ti
guardano
attraverso
le
dita
.
Nessun
sentimento
si
accompagna
a
questa
atmosfera
di
desiderio
,
che
esce
dagli
occhi
e
pare
riempire
l
'
aria
del
paese
,
se
non
forse
quello
della
soggezione
a
un
destino
,
a
una
potenza
superiore
,
che
non
si
può
eludere
.
Anche
l
'
amore
si
accompagna
,
più
che
all
'
entusiasmo
o
alla
speranza
,
a
una
sorta
di
rassegnazione
.
Se
l
'
occasione
è
fuggevole
,
non
bisogna
lasciarla
svanire
:
le
intese
sono
rapide
e
senza
parole
.
Quello
che
si
racconta
,
e
che
io
stesso
credevo
vero
,
della
severità
feroce
dei
costumi
,
della
gelosia
turchesca
,
dei
selvaggio
senso
dell
'
onore
familiare
che
porta
ai
delitti
e
alle
vendette
;
non
è
che
leggenda
,
quaggiù
.
Forse
era
realtà
in
tempo
non
molto
lontano
,
e
ne
resta
un
residuo
nella
rigidezza
dei
formalismi
.
Ma
l
'
emigrazione
ha
cambiato
tutto
.
Gli
uomini
mancano
e
il
paese
appartiene
alle
donne
.
Una
buona
parte
delle
spose
hanno
il
marito
in
America
.
Quello
scrive
il
primo
anno
,
scrive
ancora
il
secondo
,
poi
non
se
ne
sa
più
nulla
,
forse
si
fa
un
'
altra
famiglia
laggiù
,
certo
scompare
per
sempre
e
non
torna
più
.
La
moglie
lo
aspetta
il
primo
anno
,
lo
aspetta
il
secondo
,
poi
si
presenta
un
'
occasione
e
nasce
un
bambino
.
Gran
parte
dei
figli
sono
illegittimi
:
l
'
autorità
delle
madri
è
sovrana
.
Gagliano
ha
milleduecento
abitanti
,
in
America
ci
sono
duemila
gaglianesi
.
Grassano
ne
ha
cinquemila
e
un
numero
quasi
uguale
di
grassanesi
sono
negli
Stati
Uniti
.
In
paese
ci
restano
molte
più
donne
che
uomini
:
chi
siano
i
padri
non
può
più
avere
un
'
importanza
così
gelosa
:
il
sentimento
d
'
onore
si
disgiunge
da
quello
di
paternità
:
il
regime
è
matriarcale
.
Nelle
ore
del
giorno
,
che
i
contadini
sono
lontani
,
il
paese
è
abbandonato
alle
donne
,
queste
regine
uccelli
,
che
regnano
sulla
turba
brulicante
dei
figli
.
I
bambini
sono
amati
,
adorati
,
vezzeggiati
dalle
madri
,
che
trepidano
per
i
loro
mali
,
che
li
allattano
per
anni
e
anni
,
non
li
lasciano
un
minuto
,
li
portano
con
sé
,
sulla
schiena
e
sulle
braccia
,
avvolti
negli
scialli
neri
,
mentre
,
ritte
con
l
'
anfora
in
testa
,
vengono
dalla
fontana
.
Molti
ne
muoiono
,
gli
altri
crescono
precoci
,
poi
prendono
la
malaria
,
si
fanno
gialli
e
melanconici
,
e
diventano
uomini
,
e
vanno
alla
guerra
,
o
in
America
,
o
restano
in
paese
a
curvare
la
schiena
,
come
bestie
,
sotto
il
sole
,
ogni
giorno
dell
'
anno
.
Se
i
figli
illegittimi
non
sono
una
reale
vergogna
per
le
donne
,
tanto
meno
lo
sono
,
naturalmente
,
per
gli
uomini
.
I
preti
hanno
quasi
tutti
dei
figli
,
e
nessuno
trova
che
la
cosa
porti
disdoro
al
loro
sacerdozio
.
Se
Dio
non
li
riprende
,
da
piccoli
,
li
fanno
allevare
nei
collegi
di
Potenza
o
di
Melfi
.
Il
portalettere
di
Grassano
,
un
vecchietto
arzillo
,
un
po
'
zoppicante
,
con
un
bel
paio
di
baffi
tirati
in
su
,
era
celebre
e
onorato
in
paese
,
perché
si
diceva
che
avesse
,
come
Priamo
,
cinquanta
figli
.
Di
questi
,
ventidue
o
ventitre
erano
i
figli
delle
sue
due
o
tre
mogli
;
gli
altri
,
sparsi
per
il
paese
e
per
le
terre
vicine
,
e
forse
in
parte
leggendari
,
gli
erano
attribuiti
,
ma
egli
non
se
ne
curava
,
e
di
molti
non
conosceva
l
'
esistenza
.
Lo
chiamavano
'
u
Re
,
non
so
se
per
la
regalità
del
suo
potere
virile
,
o
per
i
baffi
monarchici
:
e
i
suoi
figli
erano
detti
,
in
paese
,
i
Principini
.
Il
prevalente
rapporto
matriarcale
,
il
modo
naturale
e
animalesco
dell
'
amore
,
lo
squilibrio
dovuto
all
'
emigrazione
devono
tuttavia
fare
i
conti
con
il
residuo
senso
familiare
,
col
sentimento
fortissimo
della
consanguineità
,
e
con
gli
antichi
costumi
,
che
tendono
a
impedire
il
contatto
degli
uomini
e
delle
donne
.
Avrebbero
potuto
entrare
a
casa
mia
,
per
farmi
i
servizi
,
soltanto
quelle
donne
che
fossero
,
in
qualche
modo
,
esentate
dal
seguire
la
regola
comune
;
quelle
che
avessero
avuto
molti
figli
di
padre
incerto
,
che
senza
poter
essere
chiamate
prostitute
(
ché
tale
mestiere
non
esiste
in
paese
)
,
facessero
tuttavia
mostra
di
una
certa
libertà
di
costumi
,
e
si
dedicassero
insieme
alle
cose
dell
'
amore
e
alle
pratiche
magiche
per
procacciarlo
:
le
streghe
.
Di
tali
donne
ce
n
'
era
almeno
una
ventina
a
Gagliano
:
ma
,
mi
disse
donna
Caterina
,
alcune
erano
troppo
sporche
e
disordinate
,
altre
incapaci
di
tenere
civilmente
la
casa
,
altre
avevano
da
badare
a
qualche
loro
terra
,
altre
servivano
già
in
casa
dei
signori
del
luogo
.
-
Una
sola
fa
veramente
per
lei
:
è
pulita
,
è
onesta
,
sa
far
da
mangiare
,
e
poi
,
la
casa
dove
lei
va
ad
abitare
è
un
po
'
come
fosse
la
sua
.
Ci
ha
vissuto
molti
anni
col
prete
buon
'
anima
,
fino
alla
sua
morte
-
.
Mi
decisi
dunque
a
cercarla
:
accettò
di
venire
da
me
,
e
fece
il
suo
ingresso
nella
mia
nuova
casa
.
Giulia
Venere
,
detta
Giulia
la
Santarcangelese
,
perché
era
nata
in
quel
paese
bianco
,
di
là
dall
'
Agri
,
aveva
quarantun
anno
,
e
aveva
avuto
,
tra
parti
normali
e
aborti
,
diciassette
gravidanze
,
da
quindici
padri
diversi
.
Il
primo
figlio
l
'
aveva
fatto
col
marito
,
al
tempo
della
grande
guerra
:
poi
l
'
uomo
era
partito
per
l
'
America
,
portando
con
sé
il
bambino
,
ed
era
scomparso
in
quel
continente
,
senza
mai
più
dar
notizia
di
sé
.
Gli
altri
figli
erano
venuti
dopo
:
due
gemelli
,
nati
prima
del
termine
,
erano
del
prete
.
Quasi
tutti
questi
bambini
erano
morti
da
piccoli
:
io
non
ne
vidi
mai
altri
che
una
ragazza
di
dodici
anni
,
che
lavorava
in
un
paese
vicino
con
una
famiglia
di
pastori
e
veniva
ogni
tanto
a
trovare
la
madre
:
una
specie
di
piccola
capra
selvatica
,
nera
di
occhi
e
di
pelle
,
con
i
neri
capelli
scarruffati
e
spioventi
sul
viso
,
che
stava
in
un
silenzio
astioso
e
diffidente
,
e
non
rispondeva
alle
domande
,
pronta
a
fuggire
appena
si
sentiva
guardata
;
e
l
'
ultimo
nato
,
Nino
,
di
due
anni
,
un
bambino
grasso
e
robusto
che
Giulia
portava
sempre
con
sé
sotto
lo
scialle
,
e
di
cui
non
ho
mai
saputo
chi
fosse
il
padre
.
Giulia
era
una
donna
alta
e
formosa
,
con
un
vitino
sottile
come
quello
di
un
'
anfora
,
tra
il
petto
e
i
fianchi
robusti
.
Doveva
aver
avuto
,
nella
sua
gioventù
,
una
specie
di
barbara
e
solenne
bellezza
.
Il
viso
era
ormai
rugoso
per
gli
anni
e
giallo
per
la
malaria
,
ma
restavano
i
segni
dell
'
antica
venustà
nella
sua
struttura
severa
,
come
nei
muri
di
un
tempio
classico
.
che
ha
perso
i
marmi
che
l
'
adornavano
,
ma
conserva
intatta
la
forma
e
le
proporzioni
.
Sul
grande
corpo
imponente
,
diritto
,
spirante
una
forza
animalesca
,
si
ergeva
,
coperta
dal
velo
,
una
testa
piccola
,
dall
'
ovale
allungato
.
La
fronte
era
alta
e
diritta
,
mezza
coperta
da
una
ciocca
di
capelli
nerissimi
lisci
e
unti
;
gli
occhi
a
mandorla
,
neri
e
opachi
,
avevano
il
bianco
venato
di
azzurro
e
di
bruno
,
come
quelli
dei
cani
.
Il
naso
era
lungo
e
sottile
,
un
po
'
arcuato
;
la
bocca
larga
,
dalle
labbra
sottili
e
pallide
,
con
una
piega
amara
,
si
apriva.per
un
riso
cattivo
a
mostrare
due
file
di
denti
bianchissimi
,
potenti
come
quelli
di
un
lupo
.
Questo
viso
aveva
un
fortissimo
carattere
arcaico
,
non
nel
senso
del
classico
greco
,
né
del
romano
,
ma
di
una
antichità
più
misteriosa
e
crudele
,
cresciuta
sempre
sulla
stessa
terra
,
senza
rapporti
e
mistioni
con
gli
uomini
,
ma
legata
alla
zolla
e
alle
eterne
divinità
animali
.
Vi
si
vedevano
una
fredda
sensualità
,
una
oscura
ironia
,
una
crudeltà
naturale
,
una
protervia
impenetrabile
e
una
passività
piena
di
potenza
,
che
si
legavano
in
un
'
espressione
insieme
severa
,
intelligente
e
malvagia
.
Nell
'
ondeggiare
dei
veli
e
della
larga
gonnella
corta
,
nelle
lunghe
gambe
robuste
come
tronchi
d
'
albero
,
quel
grande
corpo
si
muoveva
con
gesti
lenti
equilibrati
,
pieni
di
una
forza
armonica
,
e
portava
,
erta
e
fiera
,
su
quella
base
monumentale
e
materna
,
la
piccola
,
nera
testa
di
serpente
.
Giulia
entrò
nella
mia
casa
volentieri
,
come
una
regina
che
ritorni
,
dopo
un
'
assenza
,
a
visitare
una
delle
sue
province
predilette
.
Ci
era
stata
tanti
anni
,
ci
aveva
avuto
dei
figli
,
aveva
regnato
sulla
cucina
e
sul
letto
del
prete
,
che
le
aveva
regalato
quegli
anelli
d
'
oro
che
le
pendevano
dalle
orecchie
.
Ne
conosceva
tutti
i
segreti
,
il
camino
che
tirava
male
,
la
finestra
che
non
chiudeva
,
i
chiodi
piantati
nei
muri
.
Allora
la
casa
era
piena
di
mobili
,
di
provviste
,
di
bottiglie
,
di
conserve
e
di
ogni
ben
di
Dio
.
Ora
era
vuota
,
c
'
era
soltanto
un
letto
,
poche
sedie
,
un
tavolo
di
cucina
.
Non
c
'
era
stufa
:
il
mangiare
doveva
esser
cotto
al
fuoco
del
camino
.
Ma
Giulia
sapeva
dove
procurarsi
il
necessario
,
dove
trovare
la
legna
e
il
carbone
,
da
chi
farsi
prestare
una
botte
per
l
'
acqua
,
in
attesa
che
qualche
mercante
ambulante
arrivasse
a
venderne
in
paese
.
Giulia
conosceva
tutti
e
sapeva
tutto
:
le
case
di
Gagliano
non
avevano
segreti
per
lei
,
e
i
fatti
di
ciascuno
,
e
i
particolari
più
intimi
della
vita
di
ogni
donna
e
di
ogni
uomo
,
e
i
loro
sentimenti
e
motivi
più
nascosti
.
Era
una
donna
antichissima
,
come
se
avesse
avuto
centinaia
d
'
anni
,
e
nulla
perciò
le
potesse
esser
celato
;
la
sua
sapienza
non
era
quella
bonaria
e
proverbiale
delle
vecchie
,
legata
a
una
tradizione
impersonale
,
né
quella
pettegola
di
una
faccendiera
;
ma
una
specie
di
fredda
consapevolezza
passiva
,
dove
la
vita
si
specchiava
senza
pietà
e
senza
giudizio
morale
:
né
compatimento
né
biasimo
apparivano
mai
nel
suo
ambiguo
sorriso
.
Era
,
come
le
bestie
,
uno
spirito
della
terra
;
non
aveva
paura
del
tempo
,
né
della
fatica
,
né
degli
uomini
.
Sapeva
portare
senza
sforzo
,
come
tutte
le
donne
di
qui
,
che
fanno
,
invece
degli
uomini
,
i
lavori
pesanti
,
i
più
gravi
pesi
.
Andava
alla
fontana
con
la
botte
da
trenta
litri
,
e
la
riportava
piena
sul
capo
,
senza
reggerla
con
le
mani
,
occupate
a
tenere
il
bambino
,
inerpicandosi
sui
sassi
della
strada
ripida
con
l
'
equilibrio
diabolico
di
una
capra
.
Faceva
il
fuoco
alla
maniera
paesana
,
che
si
adopera
poca
legna
,
con
i
ceppi
accesi
da
un
capo
,
e
avvicinati
a
mano
a
mano
che
si
consumano
.
Su
quel
fuoco
cuoceva
,
con
le
scarse
risorse
del
paese
,
dei
piatti
saporiti
.
Le
teste
delle
capre
le
preparava
a
reganate
,
in
una
pentola
di
coccio
,
con
le
braci
sotto
e
sopra
il
coperchio
,
dopo
aver
intriso
il
cervello
con
un
uovo
e
delle
erbe
profumate
.
Delle
budella
faceva
i
gnemurielli
,
arrotolandole
come
gomitoli
di
filo
attorno
a
un
pezzo
di
fegato
o
di
grasso
e
a
una
foglia
d
'
alloro
,
e
mettendole
ad
abbrustolire
sulla
fiamma
,
infilate
a
uno
spiedo
:
l
'
odore
di
carne
bruciata
e
il
fumo
grigio
si
spandevano
per
la
casa
e
per
la
via
,
annunciatori
di
una
barbara
delizia
.
Nella
cucina
più
misteriosa
dei
filtri
,
Giulia
era
maestra
:
le
ragazze
ricorrevano
a
lei
per
consiglio
per
preparare
i
loro
intrugli
amorosi
.
Conosceva
le
erbe
e
il
potere
degli
oggetti
magici
.
Sapeva
curare
le
malattie
con
gli
incantesimi
,
e
perfino
poteva
far
morire
chi
volesse
,
con
la
sola
virtù
di
terribili
formule
.
Giulia
aveva
una
sua
casa
,
non
lontana
dalla
mia
,
più
in
basso
,
verso
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
.
Ci
dormiva
,
la
notte
,
con
il
suo
ultimo
amante
,
il
barbiere
,
un
giovanotto
albino
,
dagli
occhi
rossi
di
coniglio
.
Batteva
al
mio
uscio
la
mattina
presto
,
con
il
suo
bambino
,
andava
a
prender
l
'
acqua
,
preparava
il
fuoco
e
il
pranzo
,
e
se
ne
ripartiva
nel
pomeriggio
:
la
sera
dovevo
cuocermi
la
cena
da
solo
.
Giulia
andava
,
veniva
,
ricompariva
a
suo
piacere
:
ma
non
aveva
arie
da
padrona
di
casa
.
Aveva
capito
subito
che
i
tempi
non
erano
più
quelli
di
una
volta
,
e
che
io
ero
un
tutt
'
altro
cristiano
che
il
suo
antico
prete
:
forse
più
misterioso
a
lei
di
quello
che
lei
potesse
essere
per
me
.
Mi
supponeva
un
grande
potere
,
ed
era
contenta
di
questo
,
nella
sua
passività
.
Fredda
,
impassibile
e
animalesca
,
la
strega
contadina
era
una
serva
fedele
.
Così
finì
il
primo
periodo
del
mio
soggiorno
gaglianese
,
passato
a
Gagliano
di
Sopra
,
nella
casa
della
vedova
.
Contento
della
nuova
solitudine
,
stavo
sdraiato
sulla
mia
terrazza
,
e
guardavo
l
'
ombra
delle
nuvole
muoversi
sulle
crete
lontane
,
come
una
nave
sul
mare
.
Udivo
,
dalle
stanze
di
sotto
,
il
rumore
dei
passi
di
Giulia
e
l
'
abbaiare
del
cane
.
Questi
due
strani
esseri
,
la
strega
e
Barone
,
furono
,
da
allora
,
i
compagni
abituali
della
mia
vita
.
I
grandi
calori
andavano
passando
,
in
quel
settembre
avanzato
,
e
cedevano
al
primo
fresco
precursore
dell
'
autunno
.
I
venti
mutavano
direzione
,
non
portavano
più
l
'
arsura
bruciante
dei
deserti
,
ma
un
vago
sentore
marino
;
e
i
tramonti
allungavano
per
delle
ore
le
loro
strisce
di
rossi
fuochi
,
sui
monti
di
Calabria
,
nell
'
aria
piena
dei
voli
delle
cornacchie
e
dei
pipistrelli
.
Sulla
mia
terrazza
il
cielo
era
immenso
,
pieno
di
nubi
mutevoli
:
mi
pareva
di
essere
sul
tetto
del
mondo
,
o
sulla
tolda
di
una
nave
,
ancorata
su
un
mare
pietrificato
.
A
monte
,
verso
levante
,
le
casupole
di
Gagliano
di
Sotto
nascondevano
agli
sguardi
il
resto
dei
paese
,
che
,
costruito
sulla
cresta
di
un
'
onda
di
terra
,
a
saliscendi
,
non
si
riesce
mai
a
vedere
intero
da
nessuna
parte
:
dietro
i
loro
tetti
giallastri
spuntava
la
costa
di
un
monte
,
al
di
sopra
dei
cimitero
,
e
di
là
,
prima
del
cielo
,
si
sentiva
il
vuoto
della
valle
.
Sulla
mia
sinistra
,
a
mezzogiorno
,
c
'
era
la
stessa
vista
che
dal
palazzo
:
la
distesa
sconfinata
delle
argille
,
con
le
macchie
chiare
dei
paesi
,
fino
ai
confini
del
mare
invisibile
.
Alla
mia
destra
,
a
mezzanotte
,
scendeva
la
frana
sul
burrone
rinchiuso
fra
i
monti
,
che
mostravano
la
loro
faccia
spelacchiata
e
brulla
:
in
fondo
al
burrone
il
sentiero
,
dove
vedevo
muoversi
,
non
più
grandi
di
formiche
,
i
contadini
che
andavano
e
venivano
dai
campi
.
La
Giulia
si
meravigliava
che
io
sapessi
distinguere
,
a
una
tale
distanza
,
i
gaglianesi
dai
forestieri
,
i
contadini
dai
mercanti
ambulanti
:
e
,
per
quanto
la
mia
vista
fosse
buona
,
non
avrei
davvero
potuto
farlo
se
non
per
divinazione
o
per
magìa
.
Ma
avevo
notato
il
loro
diverso
modo
di
camminare
:
i
contadini
avanzavano
rigidi
,
senza
muovere
le
braccia
.
Ogni
volta
che
io
vedevo
uno
di
quei
puntini
neri
muoversi
oscillando
con
un
dondolìo
e
un
'
aria
quasi
di
danza
,
potevo
esser
certo
che
era
uno
di
città
:
presto
la
tromba
del
banditore
becchino
avrebbe
annunciato
il
suo
arrivo
e
chiamate
le
donne
all
'
acquisto
delle
sue
mercanzie
.
Dinanzi
a
me
,
verso
occidente
,
dietro
le
larghe
foglie
verdi
e
grige
del
fico
dell
'
orto
e
i
tetti
delle
ultime
catapecchie
digradanti
in
pendìo
,
sorgeva
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
un
monticciuolo
di
terra
tutto
incavi
e
sporgenze
,
con
poca
erba
rada
qua
e
là
nella
parte
meno
dirupata
,
come
un
osso
di
morto
,
la
testa
di
un
femore
gigantesco
,
che
portasse
ancora
attaccati
dei
brandelli
secchi
di
carne
e
di
pelle
.
A
sinistra
del
Timbone
,
per
un
tratto
lunghissimo
,
fino
laggiù
in
fondo
,
verso
l
'
Agri
,
dove
il
terreno
si
spianava
in
un
luogo
detto
il
Pantano
,
era
un
seguirsi
digradante
di
monticelli
,
di
buche
,
di
coni
di
erosione
rigati
dall
'
acqua
,
di
grotte
naturali
,
di
piagge
,
fossi
e
collinette
di
argilla
uniformemente
bianca
,
come
se
la
terra
intera
fosse
morta
,
e
ne
fosse
rimasto
al
sole
il
solo
scheletro
imbiancato
e
lavato
dalle
acque
.
Dietro
questo
ossame
desolato
era
nascosto
,
su
una
piccola
altura
sul
fiume
malarico
,
Gaglianello
,
e
più
lontano
si
vedeva
il
greto
dell
'
Agri
.
Di
là
dall
'
Agri
,
su
una
prima
fila
di
colline
grige
,
sorgeva
bianco
Sant
'
Arcangelo
,
il
paese
di
Giulia
,
e
dietro
,
più
azzurre
,
si
levavano
altre
colline
ed
altre
ancora
,
schierate
più
indietro
,
con
dei
paesi
vaghi
nella
distanza
,
e
più
in
là
ancora
i
borghi
degli
albanesi
,
sulle
prime
pendici
del
Pollino
,
e
dei
monti
di
Calabria
che
chiudevano
l
'
orizzonte
.
Un
po
'
a
sinistra
e
più
in
alto
di
Sant
'
Arcangelo
,
appariva
,
a
mezza
costa
di
un
'
altura
,
il
biancore
di
una
chiesa
.
Qui
usavano
convenire
in
pellegrinaggio
le
genti
della
valle
:
era
un
luogo
di
molta
devozione
,
sede
di
una
madonna
miracolosa
.
In
questa
chiesa
erano
conservate
le
corna
di
un
drago
che
infestava
,
nei
tempi
antichi
,
la
regione
.
Tutti
,
a
Gagliano
,
le
avevano
vedute
.
Io
purtroppo
non
potei
mai
andarci
,
come
avrei
desiderato
.
Il
drago
,
a
quello
che
mi
raccontarono
,
abitava
in
una
grotta
vicino
al
fiume
,
e
divorava
i
contadini
,
riempiva
le
terre
del
suo
fiato
pestifero
,
rapiva
le
fanciulle
,
distruggeva
i
raccolti
.
Non
si
poteva
più
vivere
,
in
quel
tempo
,
a
Sant
'
Arcangelo
.
I
contadini
avevano
cercato
di
difendersi
,
ma
non
potevano
far
nulla
contro
quella
bestiale
potenza
mostruosa
.
Ridotti
alla
disperazione
,
costretti
a
disperdersi
come
animali
su
per
i
monti
,
pensarono
infine
di
rivolgersi
per
soccorso
al
più
potente
signore
dei
luoghi
,
al
principe
Colonna
di
Stigliano
.
Il
principe
venne
,
tutto
armato
,
sul
suo
cavallo
,
andò
alla
grotta
del
drago
e
lo
sfidò
a
battaglia
.
Ma
la
forza
del
mostro
,
dalla
bocca
che
lanciava
fuoco
e
dalle
enormi
ali
di
pipistrello
,
era
immensa
,
e
la
spada
del
principe
pareva
impotente
di
fronte
a
lui
.
A
un
certo
momento
,
quel
valoroso
si
sentì
tremare
il
cuore
,
e
stava
quasi
per
darsi
alla
fuga
o
per
cadere
fra
gli
artigli
del
drago
,
quando
gli
apparve
,
vestita
di
azzurro
,
la
Madonna
,
che
gli
disse
con
un
sorriso
:
-
Coraggio
,
principe
Colonna
!
-
e
rimase
da
una
parte
,
appoggiata
alla
parete
di
terra
della
caverna
,
a
guardare
la
lotta
.
A
questa
visione
,
a
queste
parole
,
l
'
ardimento
del
principe
si
centuplicò
,
e
tanto
fece
che
il
dragone
cadde
morto
ai
suoi
piedi
.
Il
principe
gli
tagliò
la
testa
,
ne
staccò
le
corna
,
e
fece
edificare
la
chiesa
perché
vi
fossero
per
sempre
conservate
.
Passato
il
terrore
,
liberato
il
paese
,
i
santarcangelesi
tornarono
alle
loro
case
,
e
così
fecero
quelli
di
Noepoli
e
di
Senise
e
degli
altri
paesi
lì
attorno
,
che
,
come
loro
,
avevano
dovuto
fuggire
pei
monti
.
Bisognava
ora
compensare
il
principe
per
il
servizio
reso
:
in
quei
tempi
antichi
,
i
signori
,
per
quanto
cavallereschi
e
amanti
di
gloria
,
e
protetti
personalmente
dalla
Madonna
,
non
usavano
muoversi
per
nulla
.
Si
radunarono
perciò
gli
abitanti
di
tutti
i
paesi
fatti
sicuri
dalla
morte
del
drago
,
per
deliberare
.
Quelli
di
Noepoli
e
di
Senise
proposero
di
dare
al
principe
alcune
loro
terre
in
signoria
feudale
:
ma
quelli
di
Sant
'
Arcangelo
,
che
ancora
oggi
sono
reputati
avari
e
astuti
,
e
che
volevano
salvare
la
terra
,
fecero
una
diversa
proposta
.
-
Il
drago
,
-
dissero
,
-
abitava
nel
fiume
,
era
una
bestia
dell
'
acqua
.
Il
principe
si
prenda
dunque
il
fiume
,
diventi
il
signore
della
corrente
-
.
Il
loro
consiglio
prevalse
:
l
'
Agri
fu
offerto
al
Colonna
,
e
quello
lo
accettò
.
I
contadini
di
Sant
'
Arcangelo
credevano
di
aver
fatto
un
buon
affare
,
e
di
aver
ingannato
il
loro
salvatore
:
ma
avevano
fatto
male
i
loro
conti
.
L
'
acqua
dell
'
Agri
serviva
ad
irrigare
i
campi
,
e
da
allora
bisognò
pagarla
al
principe
e
ai
signori
feudali
suoi
discendenti
,
per
tutti
i
secoli
.
Così
ebbe
origine
una
servitù
che
si
è
conservata
fino
alla
seconda
metà
del
secolo
scorso
.
Non
so
se
esistano
ancora
oggi
dei
discendenti
diretti
di
quell
'
antico
paladino
,
e
se
vantino
ancora
i
loro
diritti
sull
'
acqua
.
Un
mio
amico
,
il
direttore
d
'
orchestra
Colonna
,
che
discende
da
un
ramo
collaterale
dei
principi
di
Stigliano
e
potrebbe
portarne
il
titolo
,
non
sapeva
neppure
,
quando
dopo
molti
anni
gliene
parlai
,
dove
fosse
Stigliano
,
il
suo
feudo
,
e
tanto
meno
sapeva
nulla
del
drago
,
gloria
della
sua
famiglia
.
Ma
i
contadini
,
che
hanno
pagato
l
'
acqua
per
molti
secoli
,
e
che
vanno
ancora
in
pellegrinaggio
a
contemplare
le
corna
del
mostro
,
si
ricordano
del
drago
e
della
Madonna
,
e
del
principe
.
Che
ci
fossero
,
da
queste
parti
,
dei
draghi
,
nei
secoli
medioevali
(
i
contadini
e
la
Giulia
,
che
me
ne
parlavano
,
dicevano
:
-
In
tempi
lontani
,
più
di
cent
'
anni
fa
,
molto
prima
del
tempo
dei
briganti
-
)
non
fa
meraviglia
:
né
farebbe
meraviglia
se
ricomparissero
ancora
,
anche
oggi
,
davanti
all
'
occhio
atterrito
del
contadino
.
Tutto
è
realmente
possibile
,
quaggiù
,
dove
gli
antichi
iddii
dei
pastori
,
il
caprone
e
l
'
agnello
rituale
,
ripercorrono
,
ogni
giorno
,
le
note
strade
,
e
non
vi
è
alcun
limite
sicuro
a
quello
che
è
umano
verso
il
mondo
misterioso
degli
animali
e
dei
mostri
.
Ci
sono
a
Gagliano
molti
esseri
strani
,
che
partecipano
di
una
doppia
natura
.
Una
donna
,
una
contadina
di
mezza
età
,
maritata
e
con
figli
,
e
che
non
mostrava
,
a
vederla
,
nulla
di
particolare
,
era
figlia
di
una
vacca
.
Così
diceva
tutto
il
paese
,
e
lei
stessa
lo
confermava
.
Tutti
i
vecchi
ricordavano
la
sua
madre
vacca
,
che
la
seguiva
dappertutto
quando
era
bambina
,
e
la
chiamava
muggendo
,
e
la.leccava
con
la
sua
lingua
ruvida
.
Questo
non
impediva
che
fosse
esistita
anche
una
madre
donna
,
che
ora
era
morta
,
come
da
molti
anni
era
morta
anche
la
madre
vacca
.
Nessuno
trovava
,
in
questa
doppia
natura
e
in
questa
doppia
nascita
,
nessuna
contraddizione
:
e
la
contadina
,
che
anch
'
io
conoscevo
,
viveva
,
placida
e
tranquilla
come
le
sue
madri
,
con
la
sua
eredità
animalesca
.
Alcuni
assumono
questa
mescolanza
di
umano
e
di
bestiale
soltanto
in
particolari
occasioni
.
I
sonnambuli
diventano
lupi
,
licantropi
,
dove
non
si
distingue
più
l
'
uomo
dalla
belva
.
Ce
n
'
era
qualcuno
anche
a
Gagliano
,
e
uscivano
nelle
notti
d
'
inverno
,
per
trovarsi
con
i
loro
fratelli
,
i
lupi
veri
.
-
Escono
la
notte
,
-
mi
raccontava
la
Giulia
,
-
e
sono
ancora
uomini
,
ma
poi
diventano
lupi
e
si
radunano
tutti
insieme
,
con
i
veri
lupi
,
attorno
alla
fontana
.
Bisogna
star
molto
attenti
quando
ritornano
a
casa
.
Quando
battono
all
'
uscio
la
prima
volta
,
la
loro
moglie
non
deve
aprire
.
Se
aprisse
vedrebbe
il
marito
ancora
tutto
lupo
,
e
quello
la
divorerebbe
,
e
fuggirebbe
per
sempre
nel
bosco
.
Quando
battono
per
la
seconda
volta
,
ancora
la
donna
non
deve
aprire
:
lo
vedrebbe
con
il
corpo
fatto
già
di
uomo
,
ma
con
la
testa
di
lupo
.
Soltanto
quando
battono
all
'
uscio
per
la
terza
volta
,
si
aprirà
:
perché
allora
si
sono
del
tutto
trasformati
,
ed
è
scomparso
il
lupo
e
riapparso
l
'
uomo
di
prima
.
Non
bisogna
mai
aprire
la
porta
prima
che
abbiano
battuto
tre
volte
.
Bisogna
aspettare
che
si
siano
mutati
,
che
abbiano
perso
anche
lo
sguardo
feroce
del
lupo
,
e
anche
la
memoria
di
essere
stati
bestie
.
Poi
,
quelli
non
si
ricordano
più
di
nulla
.
La
doppia
natura
è
talvolta
spaventosa
e
orrenda
,
come
per
i
licantropi
;
ma
porta
con
sé
,
sempre
,
una
attrattiva
oscura
,
e
genera
il
rispetto
,
come
a
qualcosa
che
partecipa
della
divinità
.
Qualcosa
di
questo
genere
era
riconosciuta
da
tutti
,
in
paese
,
per
il
mio
cane
,
che
non
era
riguardato
come
un
cane
normale
,
ma
come
un
essere
straordinario
,
diverso
da
tutti
gli
altri
cani
,
e
degno
di
essere
particolarmente
onorato
.
Anch
'
io
,
del
resto
,
ho
sempre
pensato
che
in
lui
ci
fosse
un
elemento
infantilmente
angelico
o
demoniaco
,
e
che
i
contadini
non
avessero
torto
nel
trovargli
quella
ambiguità
che
obbliga
all
'
adorazione
.
Già
,
la
sua
origine
era
misteriosa
.
Questo
cane
era
stato
trovato
in
treno
,
sulla
linea
che
da
Napoli
va
a
Taranto
,
con
un
cartellino
appeso
al
collare
che
diceva
:
"
Il
mio
nome
è
Barone
.
Chi
mi
trova
abbia
cura
di
me
"
.
Non
si
seppe
dunque
mai
di
dove
venisse
:
forse
dalla
grande
città
,
poteva
essere
il
figlio
di
un
re
.
Lo
presero
i
ferrovieri
,
e
lo
tennero
qualche
tempo
alla
stazione
di
Tricarico
;
quelli
di
Tricarico
lo
regalarono
ai
ferrovieri
della
stazione
di
Grassano
.
Il
podestà
di
Grassano
lo
vide
,
se
lo
fece
dare
dai
ferrovieri
,
e
lo
tenne
nella
sua
casa
con
i
suoi
bambini
,
ma
poiché
faceva
troppo
chiasso
,
ne
fece
dono
a
suo
fratello
,
segretario
del
sindacato
dei
contadini
di
Grassano
,
che
lo
portava
sempre
con
sé
,
nei
suoi
giri
per
la
campagna
.
Tutti
conoscevano
Barone
,
e
tutti
,
a
Grassano
,
lo
consideravano
un
essere
straordinario
.
Un
giorno
,
nei
tempi
in
cui
vivevo
solo
laggiù
,
mi
avvenne
di
dire
per
caso
a
dei
miei
amici
contadini
e
artigiani
che
non
mi
sarebbe
dispiaciuto
avere
un
cane
,
per
la
compagnia
.
La
mattina
dopo
mi
portarono
subito
un
cucciolo
,
uno
dei
soliti
cani
gialli
da
caccia
.
Lo
tenni
qualche
tempo
,
ma
non
mi
piaceva
:
non
mi
riusciva
di
allevarlo
,
sporcava
dappertutto
,
e
non
mi
pareva
intelligente
:
perciò
lo
restituii
a
quelli
che
me
l
'
avevano
regalato
,
e
non
pensai
più
a
cani
.
Ma
quando
arrivò
improvvisamente
l
'
ordine
di
partire
per
Gagliano
,
e
quella
buona
gente
che
mi
si
era
affezionata
ne
fu
spiacentissima
,
come
di
una
disgrazia
che
li
avesse
ingiustamente
colpiti
,
i
contadini
vollero
lasciarmi
un
regalo
,
che
mi
seguisse
e
mi
rammentasse
che
a
Grassano
c
'
erano
dei
buoni
cristiani
che
mi
volevano
bene
.
Si
ricordarono
di
quel
mio
vecchio
desiderio
,
che
io
mi
ero
ormai
dimenticato
,
e
decisero
di
regalarmi
un
cane
.
Ma
nessun
altro
cane
era
degno
di
me
,
se
non
il
famoso
Barone
;
e
Barone
doveva
essere
mio
.
Tanto
dissero
e
tanto
fecero
,
che
riuscirono
a
farselo
dare
dal
suo
padrone
,
lo
pulirono
,
lo
lavarono
,
gli
cercarono
un
bel
collare
,
una
museruola
,
e
un
guinzaglio
.
Antonino
Roselli
,
il
giovane
barbiere
e
flautista
,
che
sognava
di
seguirmi
in
capo
al
mondo
come
mio
segretario
,
lo
tosò
da
leoncino
,
lasciandogli
il
lungo
pelo
sul
davanti
,
e
rasandolo
sul
dietro
,
con
un
grosso
ciuffo
in
cima
alla
coda
;
e
ingentilito
,
bianco
,
profumato
e
travestito
,
Barone
,
il
selvaggio
Barone
,
mi
fu
offerto
in
dono
,
a
ricordo
eterno
della
buona
città
di
Grassano
,
il
giorno
prima
della
mia
partenza
.
Così
truccato
e
abbellito
,
io
stesso
non
capivo
che
cane
fosse
:
mi
pareva
uno
strano
miscuglio
di
cane
barbone
e
di
cane
da
pastore
.
In
verità
era
forse
un
cane
da
pastore
,
ma
di
una
razza
o
incrocio
non
comune
:
non
ne
ho
mai
incontrati
altri
identici
.
Era
di
media
grandezza
,
tutto
bianco
,
con
una
macchia
nera
sulla
punta
delle
orecchie
,
che
aveva
lunghissime
e
pendenti
ai
lati
.
del
viso
.
Questo
era
molto
bello
,
come
quello
di
un
drago
cinese
,
spaventoso
nei
momenti
di
furore
,
o
quando
mostrava
i
denti
,
ma
con
due
occhi
rotondi
e
umani
,
color
nocciola
,
coi
quali
mi
seguiva
senza
voltare
il
capo
,
pieno
volta
a
volta
di
dolcezza
,
di
libertà
e
di
una
certa
infantile
misteriosa
arguzia
.
Il
pelo
era
lungo
quasi
fino
a
terra
,
ricciuto
,
morbido
e
lucente
come
la
seta
:
la
coda
,
che
egli
portava
arcuata
e
svolazzante
come
un
pennacchio
di
guerriero
orientale
,
era
grossa
come
quella
di
una
volpe
.
Era
un
essere
allegro
,
libero
e
selvaggio
:
si
affezionava
,
ma
senza
servilità
;
ubbidiva
,
ma
conservava
la
sua
indipendenza
;
una
specie
di
folletto
o
di
spiritello
familiare
,
bonario
,
ma
,
in
fondo
,
irraggiungibile
.
Più
che
camminare
,
saltava
,
a
grandi
balzi
,
con
un
ondeggiare
delle
orecchie
e
del
pelo
;
inseguiva
le
farfalle
e
gli
uccelli
,
spaventava
le
capre
,
lottava
con
i
cani
e
coi
gatti
,
correva
da
solo
pei
campi
guardando
le
nuvole
,
sempre
pronto
,
scattante
,
in
un
continuo
gioco
aereo
,
come
seguisse
il
filo
ondulante
di
un
innocente
pensiero
inumano
,
l
'
elastico
incarnarsi
di
un
bizzarro
spirito
dei
boschi
.
Fin
dal
nostro
primo
arrivo
a
Gagliano
,
l
'
attenzione
di
tutti
si
posò
su
questo
mio
strano
compagno
:
e
i
contadini
,
che
vivono
immersi
nell
'
incanto
animalesco
,
si
accorsero
subito
della
sua
natura
misteriosa
.
Non
avevano
mai
visto
una
bestia
simile
:
in
paese
ci
sono
soltanto
i
segugi
bastardi
,
buoni
cacciatori
talvolta
,
ma
miseri
,
umiliati
,
plebei
;
e
solo
di
rado
passa
,
dietro
i
greggi
ed
i
pastori
,
qualche
maremmano
feroce
,
col
collare
irto
di
punte
di
ferro
,
contro
il
morso
dei
lupi
.
E
poi
,
il
mio
cane
si
chiamava
Barone
.
In
questi
paesi
,
i
nomi
significano
qualcosa
:
c
'
è
in
loro
un
potere
magico
:
una
parola
non
è
mai
una
convenzione
o
un
fiato
di
vento
,
ma
una
realtà
,
una
cosa
che
agisce
.
Egli
era
dunque
,
davvero
,
un
barone
;
un
signore
,
un
essere
potente
,
che
bisognava
rispettare
.
Se
,
fin
dal
primo
giorno
,
io
fui
guardato
dai
popolani
con
simpatia
e
quasi
con
ammirazione
,
lo
dovetti
certo
un
poco
anche
al
mio
cane
.
Quando
egli
passava
,
pazzamente
saltando
e
abbaiando
nella
sua
folle
libertà
naturale
,
i
contadini
se
lo
additavano
,
e
i
ragazzi
gridavano
:
-
Guarda
,
guarda
!
Mezzo
barone
e
mezzo
leone
!
-
Barone
per
loro
era
un
animale
araldico
,
il
leone
rampante
sullo
scudo
di
un
signore
.
E
tuttavia
era
soltanto
un
cane
,
un
frusco
come
tutti
gli
altri
:
ma
questa
sua
doppia
natura
era
meravigliosa
.
Anch
'
io
lo
amavo
per
la
sua
semplice
molteplicità
.
Ora
egli
è
morto
,
come
mio
padre
a
cui
l
'
avevo
regalato
,
ed
è
sepolto
sotto
un
mandorlo
in
faccia
al
mare
di
Liguria
,
in
quella
mia
terra
dove
io
non
posso
mettere
il
piede
,
poiché
pare
che
i
potenti
,
nel
loro
terrore
del
sacro
,
abbiano
scoperto
che
anche
in
me
è
una
doppia
natura
,
e
che
,
anch
'
io
,
sono
mezzo
barone
e
mezzo
leone
.
Tutto
,
per
i
contadini
,
ha
un
doppio
senso
.
La
donna
vacca
,
l
'
uomo
lupo
,
il
Barone
leone
,
la
capra
diavolo
non
sono
che
immagini
particolarmente
fissate
e
rilevanti
:
ma
ogni
persona
,
ogni
albero
,
ogni
animale
,
ogni
oggetto
,
ogni
parola
partecipa
di
questa
ambiguità
.
La
ragione
soltanto
ha
un
senso
univoco
,
e
,
come
lei
,
la
religione
e
la
storia
.
Ma
il
senso
dell
'
esistenza
,
come
quello
dell
'
arte
e
del
linguaggio
e
dell
'
amore
,
è
molteplice
,
all
'
infinito
.
Nel
mondo
dei
contadini
non
c
'
è
posto
per
la
ragione
,
per
la
religione
e
per
la
storia
.
Non
c
'
è
posto
per
la
religione
,
appunto
perché
tutto
partecipa
della
divinità
,
perché
tutto
è
,
realmente
e
non
simbolicamente
,
divino
,
il
cielo
come
gli
animali
,
Cristo
come
la
capra
.
Tutto
è
magìa
naturale
.
Anche
le
cerimonie
della
chiesa
diventano
dei
riti
pagani
,
celebratori
della
indifferenziata
esistenza
delle
cose
,
degli
infiniti
terrestri
dèi
del
villaggio
.
Eravamo
alla
metà
di
settembre
,
la
domenica
della
Madonna
.
Fin
dal
mattino
le
strade
erano
piene
di
contadini
vestiti
di
nero
,
c
'
erano
dei
forestieri
,
i
musicanti
di
Stigliano
e
gli
artificieri
di
Sant
'
Arcangelo
,
venuti
a
disporre
le
bombe
e
i
mortaretti
.
Il
cielo
era
chiaro
e
leggero
,
e
ogni
tanto
giungeva
,
per
l
'
aria
,
con
il
suono
funebre
delle
campane
,
lo
sparo
di
qualche
fucilata
.
I
contadini
,
con
i
loro
schioppi
lucidi
,
inauguravano
la
festa
.
Il
pomeriggio
,
dopo
le
ore
del
caldo
,
cominciò
la
processione
.
Uscì
dalla
chiesa
,
e
percorse
tutto
il
paese
.
Risalì
dapprima
fino
al
cimitero
,
poi
ridiscese
alla
piazza
,
alla
piazzetta
,
giù
fino
a
Gagliano
di
Sotto
e
alla
crollata
Madonna
degli
Angeli
,
per
tornare
poi
,
per
la
stessa
strada
,
al
punto
di
partenza
,
e
rientrare
in
chiesa
.
Davanti
camminavano
dei
giovanotti
con
delle
pertiche
,
su
cui
,
a
guisa
di
stendardi
,
erano
attaccati
dei
panni
,
dei
lenzuoli
bianchi
,
e
li
agitavano
e
sventolavano
;
e
i
suonatori
della
banda
di
Stigliano
con
le
trombe
lucenti
e
fragorose
.
Poi
,
su
un
baldacchino
retto
da
due
lunghe
stanghe
,
portato
a
turno
da
una
dozzina
di
uomini
,
veniva
la
Madonna
.
Era
una
povera
Madonna
di
cartapesta
dipinta
,
una
copia
modesta
della
celebre
e
potentissima
Madonna
di
Viggiano
,
e
aveva
,
come
quella
,
il
viso
nero
:
era
tutta
coperta
di
abiti
di
gala
,
di
collane
e
di
braccialetti
.
Dietro
la
Madonna
camminava
don
Trajella
,
con
una
stola
bianca
sulla
vecchia
sottana
bisunta
,
e
il
suo
solito
aspetto
stanco
,
smunto
e
annoiato
;
poi
il
podestà
e
il
brigadiere
,
e
poi
i
signori
,
e
poi
le
donne
,
tutte
insieme
,
con
un
grande
ondeggiare
di
veli
bianchi
,
i
ragazzi
e
i
contadini
.
Si
era
levato
un
gran
vento
fresco
,
che
alzava
nuvole
di
polvere
,
e
faceva
volare
le
sottane
,
i
veli
e
le
bandiere
:
forse
sarebbe
venuta
la
pioggia
,
in
tanti
mesi
di
arsura
invano
invocata
e
desiderata
.
Al
passaggio
della
processione
,
scoppiava
con
fragore
una
doppia
fila
di
mortaretti
,
disposti
lungo
tutta
la
strada
.
Le
micce
si
accendevano
,
le
strisce
di
polvere
prendevano
fuoco
,
le
bombe
detonavano
,
i
contadini
si
affacciavano
sulle
soglie
con
i
fucili
,
e
sparavano
in
aria
.
Il
crepitio
,
il
frastuono
erano
continui
,
interrotti
soltanto
dal
rumore
improvviso
di
qualche
carica
più
grossa
,
che
rimbombava
e
svegliava
gli
echi
dei
burroni
.
In
questo
chiasso
di
battaglia
non
si
vedeva
,
negli
occhi
delle
persone
,
felicità
o
estasi
religiosa
,
ma
una
specie
di
follia
,
una
pagana
smoderatezza
,
e
come
uno
stordimento
a
cui
si
lasciavano
andare
.
Tutti
erano
eccitati
.
Gli
animali
correvano
spaventati
,
le
capre
saltavano
,
gli
asini
ragliavano
,
i
cani
abbaiavano
,
i
ragazzi
urlavano
,
le
donne
cantavano
.
Sugli
usci
di
tutte
le
case
i
contadini
aspettavano
la
processione
con
in
mano
un
cesto
di
grano
,
e
al
suo
passaggio
ne
buttavano
piene
manciate
sulla
Madonna
,
perché
si
ricordasse
dei
raccolti
e
portasse
la
buona
fortuna
.
I
chicchi
volavano
per
l
'
aria
,
cadevano
sulle
pietre
del
selciato
e
rimbalzavano
con
un
rumore
leggero
,
come
di
grandine
.
La
Madonna
dal
viso
nero
,
tra
il
grano
e
gli
animali
,
gli
spari
e
le
trombe
,
non
era
la
pietosa
Madre
di
Dio
,
ma
una
divinità
sotterranea
,
nera
delle
ombre
del
grembo
della
terra
una
Persefone
contadina
,
una
dea
infernale
delle
messi
.
Davanti
alla
porta
di
alcune
case
,
qua
e
là
dove
la
strada
si
allargava
,
erano
preparati
dei
tavoli
coperti
da
una
tovaglia
bianca
,
come
dei
piccoli
rustici
altari
.
La
processione
faceva
sosta
qui
davanti
,
don
Trajella
biascicava
qualche
benedizione
,
e
i
contadini
e
le
donne
correvano
a
portare
le
offerte
.
Attaccavano
agli
abiti
della
Madonna
delle
monete
,
dei
biglietti
da
cinque
e
da
dieci
lire
,
e
perfino
dei
dollari
,
avanzo
geloso
delle
fatiche
americane
.
Ma
i
più
le
appendevano
al
collo
grandi
collane
di
fichi
secchi
,
o
posavano
ai
suoi
piedi
frutta
e
uova
,
e
correvano
con
altre
offerte
quando
già
la
processione
si
era
rimessa
in
cammino
,
e
si
univano
alla
folla
e
allo
strepito
delle
trombe
,
degli
spari
e
delle
grida
.
Più
la
processione
avanzava
,
più
si
faceva
numerosa
e
tumultuante
,
finché
,
ripercorso
tutto
il
paese
,
non
rientrò
nella
chiesa
.
Cadeva
qualche
grossa
goccia
di
pioggia
,
ma
presto
il
vento
spazzò
le
nubi
,
il
temporale
si
allontanò
e
tornò
il
sereno
,
con
le
prime
stelle
della
sera
.
Così
non
si
sarebbe
sciupato
lo
spettacolo
dei
fuochi
.
Tutti
mangiarono
un
boccone
in
fretta
:
appena
buio
tutto
il
paese
si
riversò
ai
bordi
del
burrone
,
di
dove
,
qualche
metro
più
in
basso
,
dovevano
partire
le
bombe
.
Fu
allora
che
vidi
dei
gruppi
di
giovanotti
salire
sul
tetto
del
monumento
della
piazzetta
,
per
meglio
godere
,
di
là
,
lo
spettacolo
.
In
onore
della
Madonna
anche
noi
confinati
potevamo
restare
un
'
ora
di
più
fuori
di
casa
.
Era
la
grande
giornata
,
la
festa
dei
raccolti
,
la
sera
del
fuoco
.
Si
erano
spese
tremila
lire
per
i
fuochi
artificiali
,
e
questa
era
un
'
annata
cattiva
:
altre
volte
si
era
arrivati
anche
alle
cinque
e
alle
seimila
:
i
paesi
più
grandi
consumano
,
nel
giorni
dei
loro
santi
,
cifre
anche
molto
più
grosse
.
Tremila
lire
,
per
Gagliano
,
sono
una
somma
enorme
,
il
risparmio
totale
di
mezza
annata
,
ma
per
i
fuochi
si
buttano
volentieri
,
e
nessuno
le
rimpiange
.
Si
erano
consultati
,
a
gara
,
gli
artificieri
più
noti
della
provincia
:
se
si
avesse
avuto
più
denaro
si
sarebbero
scelti
quelli
di
Montemurro
o
quelli
di
Ferrandina
,
ma
ci
si
era
dovuti
accontentare
dei
santarcangelesi
,
che
,
del
resto
,
erano
buonissimi
.
Ed
ecco
,
fra
gli
applausi
,
le
grida
di
spavento
e
di
ammirazione
delle
donne
e
dei
bambini
,
la
prima
candela
romana
saliva
diritta
verso
il
cielo
pieno
di
stelle
e
poi
un
'
altra
,
e
un
'
altra
ancora
,
e
poi
le
girandole
,
i
bengala
,
le
bombe
,
le
grandi
piogge
d
'
oro
:
uno
spettacolo
meraviglioso
.
Erano
le
dieci
,
e
dovevo
rientrare
.
Dalla
mia
terrazza
,
con
Barone
che
guardava
eccitato
in
aria
e
abbaiava
agli
spari
,
rimasi
ancora
a
lungo
a
contemplare
le
luci
che
salivano
e
ricadevano
sfriggendo
sull
'
argilla
del
Timbone
,
e
ad
ascoltare
il
rimbombo
degli
scoppi
.
Poi
ci
fu
il
lancio
accelerato
di
venti
fuochi
,
e
il
gran
colpo
finale
;
e
udii
a
poco
a
poco
la
gente
disperdersi
,
i
passi
sulle
pietre
,
lo
sbattere
degli
usci
.
Il
giorno
della
festa
contadina
era
finito
,
con
la
sua
agitazione
frenetica
e
infocata
;
gli
animali
dormivano
,
e
sul
paese
buio
era
tornato
il
silenzio
e
l
'
oscurità
vuota
del
cielo
.
La
pioggia
non
venne
neppure
nei
giorni
seguenti
,
malgrado
la
processione
,
le
invocazioni
di
don
Trajella
e
le
speranze
dei
contadini
.
La
terra
era
troppo
dura
per
lavorarla
,
le
olive
cominciavano
a
risecchire
sugli
Oberi
assetati
;
ma
la
Madonna
dal
viso
nero
rimase
impassibile
,
lontana
dalla
pietà
,
sorda
alle
preghiere
,
indifferente
natura
.
Eppure
gli
omaggi
non
le
mancano
:
ma
sono
assai
più
simili
all
'
omaggio
dovuto
alla
Potenza
,
che
a
quello
offerto
alla
Carità
.
Questa
Madonna
nera
è
come
la
terra
;
può
far
tutto
,
distruggere
e
fiorire
;
ma
non
conosce
nessuno
,
e
svolge
le
sue
stagioni
secondo
una
sua
volontà
incomprensibile
.
La
Madonna
nera
non
è
,
per
i
contadini
,
né
buona
né
cattiva
;
è
molto
di
più
.
Essa
secca
i
raccolti
e
lascia
morire
,
ma
anche
nutre
e
protegge
;
e
bisogna
adorarla
.
In
tutte
le
case
,
a
capo
del
letto
,
attaccata
al
muro
con
quattro
chiodi
,
la
Madonna
di
Viggiano
assiste
,
con
i
grandi
occhi
senza
sguardo
nel
viso
nero
,
a
tutti
gli
atti
della
vita
.
Le
case
dei
contadini
sono
tutte
uguali
,
fatte
di
una
sola
stanza
che
serve
da
cucina
,
da
camera
da
letto
e
quasi
sempre
anche
da
stalla
per
le
bestie
piccole
,
quando
non
c
'
è
per
quest
'
uso
,
vicino
alla
casa
,
un
casotto
che
si
chiama
in
dialetto
,
con
parola
greca
,
il
catoico
.
Da
una
parte
c
'
è
il
camino
,
su
cui
si
fa
da
mangiare
con
pochi
stecchi
portati
ogni
giorno
dai
campi
:
i
muri
e
il
soffitto
sono
scuri
pel
fumo
.
La
luce
viene
dalla
porta
.
La
stanza
è
quasi
interamente
riempita
dall
'
enorme
letto
,
assai
più
grande
di
un
comune
letto
matrimoniale
:
nel
letto
deve
dormire
tutta
la
famiglia
,
il
padre
,
la
madre
,
e
tutti
i
figliuoli
.
I
bimbi
più
piccini
,
finché
prendono
il
latte
,
cioè
fino
ai
tre
o
quattro
anni
,
sono
invece
tenuti
in
piccole
culle
o
cestelli
di
vimini
,
appesi
al
soffitto
con
delle
corde
,
e
penzolanti
poco
più
in
alto
del
letto
.
La
madre
per
allattarli
non
deve
scendere
,
ma
sporge
il
braccio
e
se
li
porta
al
seno
;
poi
li
rimette
nella
culla
,
che
con
un
solo
colpo
della
mano
fa
dondolare
a
lungo
come
un
pendolo
,
finché
essi
abbiano
cessato
di
piangere
.
Sotto
il
letto
stanno
gli
animali
:
lo
spazio
è
così
diviso
in
tre
strati
:
per
terra
le
bestie
,
sul
letto
gli
uomini
,
e
nell
'
aria
i
lattanti
.
Io
mi
curvavo
sul
letto
,
quando
dovevo
ascoltare
un
malato
,
o
fare
una
iniezione
a
una
donna
che
batteva
i
denti
per
la
febbre
e
fumava
per
la
malaria
;
col
capo
toccavo
le
culle
appese
,
e
tra
le
gambe
mi
passavano
improvvisi
i
maiali
o
le
galline
spaventate
.
Ma
quello
che
ogni
volta
mi
colpiva
(
ed
ero
stato
ormai
nella
maggior
parte
delle
case
)
erano
gli
sguardi
fissi
su
di
me
,
dal
muro
sopra
il
letto
,
dei
due
inseparabili
numi
tutelari
.
Da
un
lato
c
'
era
la
faccia
negra
ed
aggrondata
e
gli
occhi
larghi
e
disumani
della
Madonna
di
Viggiano
:
dall
'
altra
,
a
riscontro
,
gli
occhietti
vispi
dietro
gli
occhiali
lucidi
e
la
gran
chiostra
dei
denti
aperti
nella
risata
cordiale
del
Presidente
Roosevelt
,
in
una
stampa
colorata
.
Non
ho
mai
visto
,
in
nessuna
casa
,
altre
immagini
:
né
il
Re
,
né
il
Duce
,
né
tanto
meno
Garibaldi
,
o
qualche
altro
grand
'
uomo
nostrano
,
e
neppure
nessuno
dei
santi
,
che
pure
avrebbero
avuto
qualche
buona
ragione
per
esserci
:
ma
Roosevelt
e
la
Madonna
di
Viggiano
non
mancavano
mai
.
A
vederli
,
uno
di
fronte
all
'
altra
,
in
quelle
stampe
popolari
,
parevano
le
due
facce
del
potere
che
si
è
spartito
l
'
universo
:
ma
le
parti
erano
giustamente
invertite
:
la
Madonna
era
,
qui
,
la
feroce
,
spietata
,
oscura
dea
arcaica
della
terra
,
la
signora
saturniana
di
questo
mondo
:
il
Presidente
,
una
specie
di
Zeus
,
di
Dio
benevolo
e
sorridente
,
il
padrone
dell
'
altro
mondo
.
A
volte
,
una
terza
immagine
formava
,
con
quelle
due
,
una
sorta
di
trinità
:
un
dollaro
di
carta
,
l
'
ultimo
di
quelli
portati
di
laggiù
,
o
arrivato
in
una
lettera
del
marito
o
di
un
parente
,
stava
attaccato
al
muro
con
una
puntina
sotto
alla
Madonna
o
al
Presidente
o
tra
l
'
uno
e
l
'
altro
,
come
uno
Spirito
Santo
,
o
un
ambasciatore
del
cielo
nel
regno
dei
morti
.
Per
la
gente
di
Lucania
,
Roma
non
è
nulla
:
è
la
capitale
dei
signori
,
il
centro
di
uno
Stato
straniero
e
malefico
.
Napoli
potrebbe
essere
la
loro
capitale
,
e
lo
è
davvero
,
la
capitale
della
miseria
,
nei
visi
pallidi
,
negli
occhi
febbrili
dei
suoi
abitatori
,
nei
"
bassi
"
dalla
porta
aperta
pel
caldo
,
l
'
estate
,
con
le
donne
discinte
che
dormono
a
un
tavolo
,
nei
gradoni
di
Toledo
;
ma
a
Napoli
non
ci
sta
più
,
da
gran
tempo
,
nessun
re
;
e
ci
si
passa
soltanto
per
imbarcarsi
.
Il
Regno
è
finito
:
il
regno
di
queste
genti
senza
speranza
non
è
di
questa
terra
.
L
'
altro
mondo
è
l
'
America
.
Anche
l
'
America
ha
,
per
i
contadini
,
una
doppia
natura
.
È
una
terra
dove
si
va
a
lavorare
,
dove
si
suda
e
si
fatica
,
dove
il
poco
denaro
è
risparmiato
con
mille
stenti
e
privazioni
,
dove
qualche
volta
si
muore
,
e
nessuno
più
ci
ricorda
;
ma
nello
stesso
tempo
,
e
senza
contraddizione
,
è
il
paradiso
,
la
terra
promessa
del
Regno
.
Non
Roma
o
Napoli
,
ma
New
York
sarebbe
la
vera
capitale
dei
contadini
di
Lucania
,
se
mai
questi
uomini
senza
Stato
potessero
averne
una
.
E
lo
è
,
nel
solo
modo
possibile
per
loro
,
in
un
modo
mitologico
.
Per
la
sua
doppia
natura
,
come
luogo
di
lavoro
essa
è
indifferente
:
ci
si
vive
come
si
vivrebbe
altrove
,
come
bestie
legate
a
un
carro
,
e
non
importa
in
che
strade
lo
si
debba
tirare
;
come
paradiso
,
Gerusalemme
celeste
,
oh
!
allora
,
quella
non
si
può
toccare
,
si
può
soltanto
contemplarla
,
di
là
dal
mare
,
senza
mescolarvisi
.
I
contadini
vanno
in
America
,
e
rimangono
quello
che
sono
:
molti
vi
si
fermano
,
e
i
loro
figli
diventano
americani
:
ma
gli
altri
,
quelli
che
ritornano
,
dopo
vent
'
anni
,
sono
identici
a
quando
erano
partiti
.
In
tre
mesi
le
poche
parole
d
'
inglese
sono
dimenticate
,
le
poche
superficiali
abitudini
abbandonate
,
il
contadino
è
quello
di
prima
,
come
una
pietra
su
cui
sia
passata
per
molto
tempo
l
'
acqua
di
un
fiume
in
piena
,
e
che
il
primo
sole
in
pochi
minuti
riasciuga
.
In
America
,
essi
vivono
a
parte
,
fra
di
loro
:
non
partecipano
alla
vita
americana
,
continuano
per
anni
a
mangiare
pan
solo
,
come
a
Gagliano
,
e
risparmiano
i
pochi
dollari
:
sono
vicini
al
paradiso
,
ma
non
pensano
neppure
ad
entrarci
.
Poi
,
tornano
un
giorno
in
Italia
,
col
proposito
di
restarci
poco
,
di
riposarsi
e
salutare
i
compari
e
i
parenti
:
ma
ecco
,
qualcuno
offre
loro
una
piccola
terra
da
comperare
,
e
trovano
una
ragazza
che
conoscevano
bambina
e
la
sposano
,
e
così
passano
i
sei
mesi
dopo
i
quali
scade
il
loro
permesso
di
ritorno
laggiù
,
e
devono
rimanere
in
patria
.
La
terra
comperata
è
carissima
,
hanno
dovuto
pagarla
con
tutti
i
risparmi
di
tanti
anni
di
lavoro
americano
,
e
non
è
che
argilla
e
sassi
,
e
bisogna
pagare
le
tasse
,
e
il
raccolto
non
vale
le
spese
,
e
nascono
i
figli
,
e
la
moglie
è
malata
,
e
in
pochissimo
tempo
è
tornata
la
miseria
,
la
stessa
eterna
miseria
di
quando
,
tanti
anni
prima
,
erano
partiti
.
E
con
la
miseria
torna
la
rassegnazione
,
la
pazienza
,
e
tutti
i
vecchi
usi
contadini
:
in
breve
questi
americani
non
si
distinguono
più
in
nulla
da
tutti
gli
altri
contadini
,
se
non
per
una
maggiore
amarezza
,
il
rimpianto
,
che
talvolta
affiora
,
d
'
un
bene
perduto
.
Gagliano
è
piena
di
questi
emigranti
ritornati
:
il
giorno
del
ritorno
è
considerato
da
loro
tutti
un
giorno
di
disgrazia
.
Il
1929
fu
l
'
anno
della
sventura
,
e
ne
parlano
tutti
come
d
'
un
cataclisma
.
Era
l
'
anno
della
crisi
americana
,
il
dollaro
cadeva
,
le
banche
fallivano
:
ma
questo
,
in
generale
,
non
colpiva
i
nostri
emigrati
,
che
avevano
l
'
abitudine
di
mettere
i
loro
risparmi
in
banche
italiane
,
e
di
cambiarli
subito
in
lire
.
Ma
a
New
York
c
'
era
il
Panico
,
e
c
'
erano
i
propagandisti
del
nostro
governo
,
che
,
chissà
perché
,
andavano
dicendo
che
in
Italia
c
'
era
lavoro
per
tutti
e
ricchezza
e
sicurezza
,
e
che
dovevano
tornare
.
Così
moltissimi
,
in
quell
'
anno
di
lutto
,
si
lasciarono
convincere
,
abbandonarono
il
lavoro
,
presero
il
piroscafo
,
tornarono
al
paese
,
e
vi
restarono
invischiati
come
mosche
in
una
ragnatela
.
Eccoli
di
nuovo
contadini
,
con
l
'
asino
e
la
capra
,
eccoli
partire
ogni
mattina
per
i
lontani
bordi
di
malaria
.
Altri
conservano
invece
il
mestiere
che
facevano
in
America
;
ma
qui
,
al
paese
,
non
c
'
è
lavoro
,
e
si
fa
la
fame
.
-
Maledetto
il
1929
,
e
chi
mi
ha
fatto
tornare
!
-
mi
diceva
Giovanni
Pizzilli
,
il
sarto
,
mentre
mi
prendeva
le
misure
in
pollici
,
con
complicati
e
originali
e
moderni
sistemi
americani
per
l
'
abbassamento
della
spalla
,
e
non
so
che
altro
,
per
un
vestito
alla
cacciatora
.
Era
un
artigiano
intelligente
,
abilissimo
nel
suo
mestiere
,
come
se
ne
trovano
pochi
nelle
più
celebrate
sartorie
di
città
,
e
mi
fece
,
per
cinquanta
lire
di
fattura
,
il
più
bell
'
abito
di
velluto
che
io
abbia
mai
portato
.
In
America
guadagnava
bene
,
ora
era
in
miseria
,
aveva
già
quattro
o
cinque
figli
,
non
sperava
più
di
risollevarsi
,
e
sul
suo
viso
ancor
giovane
era
scomparsa
ogni
traccia
di
energia
e
di
fiducia
,
per
lasciarvi
una
continua
,
disperata
espressione
di
angoscia
.
-
Laggiù
avevo
un
salone
,
e
quattro
lavoranti
.
Nel
'29
sono
venuto
per
sei
mesi
,
ma
ho
preso
moglie
e
non
sono
più
partito
:
e
ora
son
ridotto
a
questa
botteguccia
e
a
combattere
con
la
miseria
,
-
mi
diceva
il
barbiere
,
un
uomo
coi
capelli
già
grigi
sulle
tempie
,
con
l
'
aria
seria
e
triste
.
A
Gagliano
c
'
erano
tre
botteghe
di
barbiere
,
e
questa
dell
'
americano
,
in
alto
,
vicino
alla
chiesa
,
sotto
alla
casa
della
vedova
,
era
la
sola
che
fosse
sempre
aperta
,
quella
dove
si
rasavano
i
signori
.
Quella
di
Gagliano
di
Sotto
,
tenuta
dall
'
albino
,
l
'
amante
di
Giulia
,
serviva
i
contadini
poveri
,
ed
era
quasi
sempre
chiusa
:
l
'
albino
aveva
anche
da
coltivare
la
terra
,
e
adoperava
il
rasoio
la
mattina
dei
giorni
di
festa
,
e
soltanto
di
quando
in
quando
,
durante
la
settimana
.
A
metà
del
paese
,
verso
la
piazza
,
c
'
era
la
terza
bottega
,
e
anche
questa
era
sempre
chiusa
,
perché
il
suo
padrone
era
in
giro
in
continue
faccende
.
In
questa
bottega
la
gente
entrava
con
aria
misteriosa
,
e
chiedeva
del
padrone
a
bassa
voce
.
Era
un
biondo
,
col
viso
astuto
di
una
volpe
,
agile
nei
movimenti
,
con
gli
occhietti
brillanti
,
intelligente
,
attivo
e
sempre
in
moto
.
Era
stato
,
da
militare
,
caporale
di
sanità
,
durante
la
grande
guerra
,
e
aveva
imparato
così
a
fare
il
medico
.
Il
suo
mestiere
ufficiale
era
il
barbiere
,
ma
le
barbe
e
i
capelli
dei
cristiani
erano
l
'
ultima
delle
sue
occupazioni
.
Oltre
a
tosare
le
capre
,
a
curare
le
bestie
,
e
dar
la
purga
agli
asini
,
a
visitare
i
maiali
,
la
sua
specialità
era
quella
di
cavare
i
denti
.
Per
due
lire
"
tirava
una
mola
"
senza
troppo
dolore
né
inconvenienti
.
Era
una
vera
fortuna
che
ci
fosse
lui
in
paese
:
perché
io
non
avevo
la
minima
idea
dell
'
arte
del
dentista
,
e
i
due
medici
ne
sapevano
ancor
meno
di
me
.
Il
barbiere
faceva
le
iniezioni
,
anche
quelle
endovenose
,
che
i
due
medici
non
sapevano
neppure
che
cosa
fossero
:
sapeva
mettere
a
posto
le
articolazioni
lussate
,
ridurre
una
frattura
,
cavar
sangue
,
tagliare
un
ascesso
:
e
per
di
più
conosceva
le
erbe
,
gli
empiastri
e
le
pomate
:
insomma
,
questo
figaro
sapeva
far
tutto
,
e
si
rendeva
prezioso
.
I
due
dottori
lo
odiavano
,
anche
perché
egli
non
nascondeva
,
all
'
occasione
,
il
suo
giudizio
sulla
loro
ignoranza
,
ed
era
amato
dai
contadini
;
ogni
volta
che
passavano
davanti
alla
sua
bottega
lo
minacciavano
di
denunciarlo
per
esercizio
abusivo
della
professione
medica
.
Siccome
non
si
limitavano
alle
minacce
,
ma
ogni
tanto
partiva
realmente
qualche
lettera
anonima
,
e
lo
facevano
chiamare
dal
brigadiere
per
una
diffida
,
il
barbiere
doveva
usare
mille
astuzie
,
nascondere
il
suo
lavoro
sotto
pretesti
,
e
non
lasciarsi
vedere
.
Dapprincipio
diffidava
anche
di
me
,
ma
poi
si
accorse
che
io
non
l
'
avrei
tradito
,
e
mi
divenne
amico
.
Aveva
davvero
una
certa
abilità
,
e
io
lo
chiamavo
perché
mi
aiutasse
nei
piccoli
interventi
chirurgici
,
o
lo
incaricavo
di
andare
a
fare
le
iniezioni
.
Che
cosa
importava
se
non
era
autorizzato
?
Le
faceva
benissimo
:
ma
doveva
agire
di
nascosto
,
perché
l
'
Italia
è
il
paese
dei
diplomi
,
delle
lauree
,
della
cultura
ridotta
soltanto
al
procacciamento
e
alla
spasmodica
difesa
dell
'
impiego
.
Molti
contadini
camminano
ancora
,
a
Gagliano
,
che
sarebbero
rimasti
zoppi
,
ad
opera
della
scienza
ufficiale
,
per
tutta
la
vita
,
grazie
a
questo
figaro
contrabbandiere
dall
'
aspetto
furtivo
,
mezzo
stregone
e
mezzo
medicone
,
in
guerra
con
l
'
autorità
e
coi
carabinieri
,
col
piede
lesto
e
l
'
anima
scaltra
.
La
bottega
dell
'
americano
,
del
parrucchiere
dei
signori
,
era
l
'
unica
delle
tre
che
sembrasse
una
vera
bottega
di
barbiere
.
C
'
era
uno
specchio
tutto
appannato
dalle
cacche
di
mosca
,
c
'
era
qualche
seggiola
di
paglia
,
e
al
muro
erano
attaccati
ritagli
di
giornali
americani
,
con
fotografie
di
Roosevelt
,
di
uomini
politici
,
di
attrici
,
e
réclames
di
cosmetici
.
Era
l
'
unico
resto
dello
splendido
salone
in
non
so
più
quale
strada
di
New
York
:
il
barbiere
,
ripensandoci
,
si
rattristava
e
si
faceva
cupo
.
Che
cosa
gli
rimaneva
della
bella
vita
di
laggiù
,
dove
era
un
signore
?
Una
casetta
in
cima
al
paese
,
con
la
porta
pretensiosamente
scolpita
e
qualche
vaso
di
geranio
sul
balcone
,
la
moglie
malaticcia
,
e
la
miseria
.
-
Non
fossi
mai
tornato
!
-
Questi
americani
del
1929
si
riconoscono
tutti
all
'
aria
delusa
di
cani
frustati
,
e
ai
denti
d
'
oro
.
I
denti
d
'
oro
brillavano
anacronistici
e
lussuosi
nella
larga
bocca
contadina
di
Faccialorda
,
un
uomo
grosso
,
robusto
,
dall
'
aspetto
testardo
ed
astuto
.
Faccialorda
,
chiamato
da
tutti
con
questo
soprannome
forse
per
il
colore
della
sua
pelle
,
era
invece
un
vincitore
nella
lotta
dell
'
emigrazione
,
e
viveva
nella
sua
gloria
.
Era
tornato
dall
'
America
con
un
bel
gruzzolo
,
e
anche
se
l
'
aveva
già
in
gran
parte
perduto
per
comprarsi
una
terra
sterile
,
ci
poteva
ancora
modestamente
campare
:
ma
il
vero
valore
di
quel
denaro
consisteva
nel
non
essere
stato
guadagnato
col
lavoro
,
ma
con
l
'
abilità
.
Faccialorda
,
la
sera
,
tornato
dai
campi
,
sull
'
uscio
di
casa
sua
,
o
passeggiando
per
la
piazza
,
amava
raccontarmi
la
sua
grande
avventura
americana
,
felice
per
sempre
della
sua
vittoria
.
Era
un
contadino
,
in
America
faceva
il
muratore
.
-
Un
giorno
mi
dànno
da
svuotare
un
tubo
di
ferro
,
di
quelli
che
servono
per
le
mine
,
che
era
pieno
di
terra
.
Io
ci
batto
su
con
una
punta
;
invece
di
terra
,
c
'
era
la
polvere
,
e
il
tubo
mi
scoppia
in
mano
.
Mi
sono
un
po
'
sgraffiato
qui
sul
braccio
,
ma
sono
rimasto
sordo
.
Si
era
rotto
il
timpano
.
Là
in
America
ci
sono
le
assicurazioni
,
dovevano
pagarmi
.
Mi
fanno
una
visita
,
mi
dicono
di
tornare
dopo
tre
mesi
.
Dopo
tre
mesi
io
ci
sentivo
di
nuovo
bene
,
ma
avevo
avuto
l
'
infortunio
,
dovevano
pagarmi
,
se
c
'
è
la
giustizia
.
Tremila
dollari
dovevano
darmi
.
Io
facevo
il
sordo
:
parlavano
,
sparavano
,
non
sentivo
nulla
.
Mi
facevano
chiudere
gli
occhi
:
io
mi
dondolavo
e
mi
lasciavo
cadere
per
terra
.
Quei
professori
dicevano
che
non
avevo
niente
,
e
non
volevano
darmi
l
'
indennità
.
Mi
fecero
un
'
altra
visita
,
e
poi
tante
altre
.
Io
non
sentivo
mai
nulla
,
e
cadevo
per
terra
:
dovevano
pur
darmi
il
mio
denaro
!
Siamo
andati
avanti
due
anni
,
che
non
lavoravo
,
i
professori
dicevano
di
no
,
io
dicevo
che
non
potevo
far
nulla
,
che
ero
rovinato
.
Poi
i
professori
,
i
primi
professori
dell
'
America
si
sono
convinti
,
e
dopo
due
anni
mi
hanno
dato
i
miei
tremila
dollari
.
Mi
vengono
per
giustizia
.
Sono
subito
tornato
a
Gagliano
,
e
sto
benissimo
-
.
Faccialorda
era
fiero
di
aver
combattuto
da
solo
contro
tutta
la
scienza
,
contro
tutta
l
'
America
,
e
di
aver
vinto
,
lui
,
piccolo
cafone
di
Gagliano
,
i
professori
americani
,
armato
soltanto
di
ostinazione
e
di
pazienza
.
Era
,
del
resto
,
convinto
che
la
giustizia
fosse
dalla
sua
parte
,
che
la
sua
simulazione
fosse
un
atto
legittimo
.
Se
qualcuno
gli
avesse
detto
che
egli
aveva
truffato
i
tremila
dollari
,
si
sarebbe
sinceramente
stupito
.
Io
mi
guardavo
bene
dal
dirglielo
,
perché
in
fondo
non
gli
davo
torto
;
ed
egli
mi
ripeteva
con
orgoglio
la
sua
avventura
,
e
si
sentiva
,
nel
suo
cuore
,
un
poco
un
eroe
della
povera
gente
,
premiato
da
Dio
nella
sua
difesa
contro
le
forze
nemiche
dello
Stato
.
Mi
venivano
in
mente
,
quando
Faccialorda
mi
raccontava
la
sua
storia
,
altri
italiani
incontrati
in
giro
per
il
mondo
,
fieri
di
essersi
battuti
contro
le
potenze
organizzate
della
vita
civile
,
e
di
aver
salvato
la
propria
persona
contro
la
volontà
assurda
dello
Stato
.
Ricordavo
fra
gli
altri
un
vecchio
,
incontrato
in
Inghilterra
,
a
Stratford
sull
'
Avon
,
il
paese
di
Shakespeare
,
con
un
carrettino
di
gelati
tirato
da
un
poney
infiocchettato
e
scampanellante
.
Si
chiamava
Saracino
(
sul
carretto
era
scritto
Saracine
,
all
'
inglese
)
,
era
di
Frosinone
,
portava
ancora
gli
asinelli
alle
orecchie
,
e
parlava
male
un
italiano
romanesco
.
Appena
si
accorse
che
ero
un
italiano
mi
raccontò
subito
che
egli
era
fuggito
dall
'
Italia
cinquant
'
anni
prima
per
non
fare
il
soldato
,
per
non
servire
il
Re
d
'
Italia
,
e
che
in
Italia
non
era
più
tornato
.
Con
i
gelati
aveva
fatto
fortuna
:
tutti
i
carretti
della
provincia
erano
suoi
.
I
suoi
figli
avevano
studiato
,
uno
era
avvocato
,
l
'
altro
medico
:
ma
quando
venne
la
guerra
,
nel
'14
,
egli
li
mandò
in
Italia
perché
non
servissero
il
Re
d
'
Inghilterra
,
e
,
quando
poi
,
l
'
anno
dopo
,
anche
il
Re
d
'
Italia
avrebbe
potuto
prenderli
:
-
Non
abbia
paura
,
ci
siamo
arrangiati
,
ma
il
Re
non
l
'
abbiamo
servito
-
.
Anche
pel
vecchio
Saracino
,
come
per
Faccialorda
,
questa
non
era
un
'
azione
vergognosa
,
ma
la
gloria
della
sua
vita
.
Me
la
raccontò
,
felice
,
frustò
il
cavallino
e
partì
.
Faccialorda
aveva
vinto
,
ma
anche
lui
era
tornato
,
e
tra
poco
,
malgrado
i
denti
d
'
oro
,
non
lo
si
sarebbe
più
distinto
dagli
altri
contadini
.
A
lui
il
racconto
della
sua
avventura
dava
ancora
un
ricordo
preciso
,
per
quanto
limitato
e
particolare
,
dell
'
America
:
ma
gli
altri
in
breve
la
dimenticavano
:
tornava
ad
essere
per
loro
quello
che
era
stata
prima
della
partenza
,
e
anche
,
forse
,
mentre
erano
laggiù
:
il
paradiso
americano
.
Qualcuno
,
più
pratico
e
più
americanizzato
,
forse
come
quelli
che
restano
laggiù
,
ne
ho
visto
a
Grassano
:
ma
questi
non
erano
contadini
,
e
badavano
con
ogni
cura
a
non
lasciarsi
riprendere
dalla
vita
paesana
.
Uno
,
a
Grassano
,
stava
seduto
su
una
sedia
,
ogni
giorno
,
sull
'
uscio
di
casa
,
sulla
piazza
,
a
veder
passare
la
gente
.
Era
un
uomo
di
mezza
età
,
alto
,
magro
,
vigoroso
,
con
un
viso
di
falchetto
,
il
naso
aquilino
,
la
pelle
scura
.
Era
vestito
sempre
di
nero
,
e
in
testa
portava
un
panama
a
larghe
tese
.
D
'
oro
non
aveva
soltanto
i
denti
,
ma
la
spilla
della
cravatta
,
i
bottoni
dei
polsini
,
la
catena
dell
'
orologio
,
i
ciondoli
,
i
corni
portafortuna
,
gli
anelli
,
il
portasigarette
.
In
America
aveva
fatto
fortuna
,
faceva
il
sensale
e
il
commerciante
;
forse
,
sospetto
,
un
poco
il
negriero
dei
contadini
poveri
;
era
abituato
a
comandare
,
e
guardava
ormai
con
distacco
e
disprezzo
i
suoi
compaesani
.
Tuttavia
tornava
al
paese
,
dove
aveva
una
casa
,
una
volta
ogni
tre
o
quattro
anni
,
e
si
compiaceva
di
fare
sfoggio
dei
suoi
dollari
,
del
suo
barbaro
inglese
e
del
suo
più
barbaro
italiano
.
Ma
stava
attento
a
non
lasciarsi
invischiare
.
-
Qui
potrei
restarci
,
-
mi
diceva
,
-
denaro
ne
ho
abbastanza
.
Mi
potrebbero
fare
podestà
:
ci
sarebbe
da
lavorare
,
in
paese
,
da
rifar
tutto
,
all
'
americana
.
Ma
sarebbe
un
fallimento
,
e
si
perderebbe
tutto
.
I
miei
affari
mi
aspettano
-
.
Consultava
ogni
giorno
il
giornale
,
e
ascoltava
la
radio
,
e
quando
si
fu
convinto
che
tra
poco
sarebbe
scoppiata
la
guerra
d
'
Africa
,
fece
le
sue
valige
,
s
'
imbarcò
sul
primo
piroscafo
,
per
non
rischiare
di
rimaner
bloccato
in
Italia
,
e
fuggì
.
Dopo
il
'29
,
l
'
anno
della
disgrazia
,
ben
pochi
sono
tornati
da
New
York
,
e
ben
pochi
ci
sono
andati
.
I
paesi
di
Lucania
,
mezzi
di
qua
e
mezzi
di
là
dal
mare
,
sono
rimasti
spezzati
in
due
.
Le
famiglie
si
sono
separate
,
le
donne
sono
rimaste
sole
:
per
quelli
di
qui
,
l
'
America
si
è
allontanata
,
e
con
lei
ogni
possibile
salvezza
.
Soltanto
la
posta
porta
continuamente
qualcosa
che
viene
di
laggiù
,
che
i
compaesani
fortunati
mandano
a
regalare
ai
loro
parenti
.
Don
Cosimino
aveva
un
gran
da
fare
con
questi
pacchi
:
arrivavano
forbici
,
coltelli
,
rasoi
,
strumenti
agricoli
,
falcetti
,
martelli
,
tenaglie
,
tutte
le
piccole
macchine
della
vita
comune
.
La
vita
di
Gagliano
,
per
quello
che
riguarda
i
ferri
dei
mestieri
,
è
tutta
americana
,
come
lo
è
per
le
misure
:
si
parla
,
dai
contadini
,
di
pollici
e
di
libbre
piuttosto
che
di
centimetri
o
di
chilogrammi
.
Le
donne
,
che
filano
la
lana
su
vecchi
fusi
,
tagliano
il
filo
con
splendidi
forbicioni
di
Pittsburg
:
i
rasoi
del
barbiere
sono
i
più
perfezionati
ch
'
io
abbia
mai
visto
in
Italia
,
e
l
'
acciaio
azzurro
delle
scuri
che
i
contadini
portano
sempre
con
sé
,
è
acciaio
americano
.
Essi
non
sentono
alcuna
prevenzione
contro
questi
strumenti
moderni
,
né
alcuna
contraddizione
fra
di
essi
e
i
loro
antichi
costumi
.
Prendono
volentieri
quello
che
arriva
da
New
York
,
come
prenderebbero
volentieri
quello
che
arrivasse
da
Roma
.
Ma
da
Roma
non
arriva
nulla
.
Non
era
mai
arrivato
nulla
,
se
non
l
'
"
U
.
E
.
"
,
e
i
discorsi
della
radio
.
Di
discorsi
,
in
quei
giorni
,
se
ne
sentivano
molti
,
e
don
Luigino
si
affaccendava
a
convocare
le
sue
adunate
.
Era
ormai
ottobre
,
le
nostre
truppe
passavano
il
Mareb
,
la
guerra
d
'
Abissinia
era
cominciata
.
Popolo
italiano
,
in
piedi
!
e
l
'
America
si
allontanava
sempre
più
,
nelle
nebbie
dell
'
Atlantico
,
come
un
'
isola
nel
cielo
,
chissà
per
quanto
tempo
,
forse
per
sempre
.
Questa
guerra
non
interessava
i
contadini
.
La
radio
tuonava
,
don
Luigino
adoperava
tutte
le
ore
di
scuola
che
non
passava
a
fumare
sulla
terrazza
,
concionando
ad
altissima
voce
(
lo
si
sentiva
dappertutto
)
ai
ragazzi
,
e
facendogli
cantare
"
Faccetta
nera
,
bella
abissina
"
,
e
raccontava
a
tutti
,
in
piazza
,
che
Marconi
aveva
scoperto
dei
raggi
segreti
,
e
che
la
flotta
inglese
sarebbe
presto
saltata
tutta
per
aria
.
Dicevano
anche
,
lui
e
l
'
altro
maggiore
maestro
di
scuola
,
il
suo
collega
della
radio
,
che
quella
guerra
era
fatta
proprio
per
loro
,
per
i
contadini
di
Gagliano
,
che
avrebbero
avuto
finalmente
chissà
quanta
terra
da
coltivare
,
e
una
terra
buona
,
che
a
seminarla
la
roba
ci
cresce
da
sola
.
Ahimè
,
i
due
maestri
parlavano
un
po
'
troppo
della
grandezza
di
Roma
perché
i
contadini
potessero
credere
a
tutto
il
resto
.
Scuotevano
il
capo
diffidenti
,
silenziosi
e
rassegnati
.
Quelli
di
Roma
volevano
far
la
guerra
,
e
l
'
avrebbero
fatta
fare
a
loro
.
Pazienza
!
Morire
sopra
un
'
amba
abissina
non
è
poi
molto
peggio
che
morire
di
malaria
nel
proprio
campo
,
sulla
riva
del
Sauro
.
Pare
che
gli
studenti
delle
scuole
,
i
ragazzi
della
Gil
,
i
maestri
e
le
maestre
di
scuola
,
le
dame
della
Croce
Rossa
,
le
Madri
e
le
Vedove
dei
caduti
milanesi
,
le
signore
fiorentine
,
i
droghieri
,
i
negozianti
,
i
pensionati
,
i
giornalisti
,
i
poliziotti
,
gli
impiegati
dei
Ministeri
di
Roma
,
insomma
tutto
quello
che
si
usa
chiamare
il
Popolo
italiano
,
fossero
in
quei
giorni
pervasi
da
un
'
onda
beatificante
di
entusiasmo
e
di
gloria
.
Io
,
a
Gagliano
,
non
ero
in
condizioni
di
constatarlo
.
I
contadini
erano
più
muti
,
tristi
e
cupi
dei
solito
.
Di
quella
terra
promessa
,
che
bisognava
prima
togliere
a
quelli
che
l
'
avevano
(
e
istintivamente
pareva
loro
che
questo
non
fosse
giusto
,
e
non
dovesse
portar
bene
)
non
si
fidavano
.
Quelli
di
Roma
non
avevano
l
'
abitudine
di
far
qualcosa
per
loro
:
anche
questa
impresa
,
malgrado
le
chiacchiere
,
doveva
avere
qualche
altro
scopo
,
che
non
li
riguardava
.
-
Se
quelli
di
Roma
hanno
denaro
da
spendere
per
la
guerra
,
perché
non
aggiustano
prima
il
ponte
sull
'
Agri
,
che
è
caduto
da
quattro
anni
,
e
nessuno
ci
pensa
a
rifarlo
?
Potrebbero
anche
arginare
il
fiume
,
farci
qualche
nuova
fontana
,
piantare
degli
alberi
nei
boschi
invece
di
tagliare
quei
pochi
che
rimangono
.
Di
terra
ne
abbiamo
anche
qui
:
è
tutto
il
resto
che
ci
manca
-
.
Perciò
pensavano
alla
guerra
come
a
una
delle
solite
disgrazie
inevitabili
,
come
alle
imposte
o
alla
tassa
delle
capre
.
Non
avevano
paura
di
dover
partire
soldati
.
-
Vivere
qui
come
cani
,
-
dicevano
,
-
o
morire
come
cani
laggiù
,
è
la
stessa
cosa
-
.
Ma
nessuno
,
tranne
il
marito
di
donna
Caterina
,
si
presentò
volontario
.
Del
resto
,
si
capì
presto
che
non
soltanto
gli
scopi
,
ma
anche
la
condotta
della
guerra
riguardava
quell
'
altra
Ulia
,
di
là
dai
monti
e
aveva
poco
a
che
fare
con
i
contadini
.
I
richiamati
erano
pochi
,
due
o
tre
in
tutto
il
paese
,
più
qualche
soldato
di
leva
,
e
un
giovanotto
,
don
Nicola
,
figlio
di
un
prete
,
allevato
dai
frati
di
Melfi
,
e
sottufficiale
di
carriera
,
che
aveva
dovuto
partire
tra
i
primi
.
Qualcuno
dei
più
miserabili
,
dei
contadini
senza
terra
che
non
avevano
nulla
da
mangiare
,
allettati
dai
discorsi
di
don
Luigino
e
dalla
promessa
di
alti
salari
,
avevano
chiesto
di
andare
come
operai
:
ma
le
loro
domande
rimasero
sempre
senza
risposta
.
-
Non
sanno
che
farsene
di
noi
,
-
mi
dicevano
questi
poveri
cafoni
.
-
Non
ci
vogliono
nemmeno
a
lavorare
.
La
guerra
è
fatta
per
quelli
del
nord
.
Noi
dobbiamo
crepare
di
fame
in
casa
nostra
.
E
in
America
non
ci
si
andrà
mai
più
.
Il
3
ottobre
fu
dunque
una
giornata
squallida
.
All
'
adunata
in
piazza
,
una
ventina
di
contadini
,
racimolati
a
fatica
dai
carabinieri
e
dagli
avanguardisti
del
podestà
,
ascoltavano
imbambolati
le
parole
storiche
della
radio
.
Don
Luigino
aveva
fatto
imbandierare
il
municipio
,
la
scuola
,
le
case
dei
signori
:
le
bandiere
tricolori
ondeggiavano
al
vento
,
nel
sole
,
frammischiate
,
coi
loro
colori
stranamente
vivaci
,
ai
funebri
stendardi
neri
delle
case
dei
contadini
.
Fecero
suonare
anche
le
campane
,
che
il
campanaro
intonò
,
al
solito
,
sulla
sua
lugubre
aria
di
morte
.
La
guerra
allegra
incominciò
,
in
quella
indifferente
tristezza
.
Don
Luigino
venne
al
balcone
del
municipio
,
e
parlò
.
Disse
della
grandezza
immortale
di
Roma
,
dei
sette
colli
,
della
lupa
,
delle
legioni
romane
,
della
civiltà
di
Roma
,
dell
'
Impero
di
Roma
che
si
sarebbe
rinnovato
.
Disse
che
tutti
ci
odiavano
per
la
nostra
grandezza
,
ma
che
i
nemici
di
Roma
avrebbero
morso
la
polvere
,
e
che
noi
avremmo
ripercorso
in
trionfo
le
vie
consolari
di
Roma
,
perché
Roma
era
eterna
,
invincibile
.
Disse
ancora
,
con
la
sua
vocetta
acuta
,
molte
altre
cose
di
Roma
,
che
non
ricordo
:
poi
aprì
la
bocca
e
si
mise
a
cantare
"
Giovinezza
e
facendo
cenni
imperiosi
con
le
mani
ai
ragazzi
della
scuola
,
perché
,
dalla
piazza
,
lo
accompagnassero
in
coro
.
Attorno
a
lui
,
sul
balcone
,
c
'
era
il
brigadiere
e
i
signori
,
e
cantavano
tutti
,
tranne
il
dottor
Milillo
che
non
era
d
'
accordo
.
In
basso
,
contro
il
muro
,
quel
pochi
contadini
ascoltavano
in
silenzio
,
parandosi
il
sole
,
che
batteva
loro
negli
occhi
,
con
la
mano
,
foschi
e
neri
come
uccelli
notturni
.
Vicino
al
podestà
,
di
fianco
al
balcone
,
sul
muro
della
facciata
del
municipio
,
spiccava
bianca
la
lapide
di
marmo
con
i
nomi
dei
morti
della
grande
guerra
.
Erano
molti
,
per
un
paese
così
piccolo
:
quasi
una
cinquantina
:
c
'
erano
tutti
i
nomi
delle
famiglie
gaglianesi
,
i
Rubilotto
,
i
Carbone
,
i
Guarini
,
i
Bonelli
,
i
Carnovale
,
i
Racioppi
,
i
Guerrini
,
non
ne
mancava
nessuno
.
Di
certo
,
o
direttamente
,
o
attraverso
i
fratel
cugini
o
i
compari
di
San
Giovanni
,
nessuna
casa
era
stata
senza
un
morto
;
e
più
erano
i
feriti
,
i
inalati
,
e
quelli
che
avevano
combattuto
e
se
l
'
erano
cavata
senza
danno
.
Perché
,
nelle
mie
conversazioni
con
i
contadini
,
nessuno
me
ne
parlava
mai
,
né
mai
si
faceva
cenno
a
quella
guerra
,
né
alle
imprese
allora
compiute
,
né
ai
paesi
visti
,
né
alle
fatiche
sofferte
?
Il
solo
che
me
ne
aveva
detto
qualcosa
era
il
barbiere
cavadenti
;
e
ne
aveva
accennato
soltanto
per
mostrarmi
come
e
dove
avesse
imparato
la
sua
arte
,
quando
faceva
il
portaferiti
sul
Carso
.
Anche
la
grande
guerra
,
così
sanguinosa
e
ancora
così
vicina
,
non
interessava
i
contadini
:
l
'
avevano
subìta
,
e
ora
era
come
l
'
avessero
dimenticata
.
Nessuno
usava
vantare
le
proprie
glorie
,
raccontare
ai
propri
figli
le
battaglie
combattute
,
mostrare
le
ferite
o
lagnarsi
dei
patimenti
.
Se
io
li
interrogavo
,
rispondevano
brevi
e
indifferenti
.
Era
stata
una
grande
disgrazia
,
si
era
sopportata
come
le
altre
.
Anche
quella
era
stata
una
guerra
di
Roma
.
Anche
allora
si
seguivano
i
tre
colori
,
che
qui
sembrano
strani
,
i
colori
araldici
di
un
'
altra
Italia
,
incomprensibile
,
volontaria
e
violenta
,
quel
rosso
allegramente
sfacciato
e
quel
verde
così
assurdo
quaggiù
,
dove
anche
gli
alberi
sono
grigi
,
e
l
'
erba
non
cresce
sulle
argille
.
Quei
colori
,
e
tutti
gli
altri
,
sono
imprese
nobiliari
,
stanno
bene
sugli
scudi
dei
signori
o
sui
gonfaloni
delle
città
.
Che
cosa
hanno
a
che
fare
con
quelli
i
contadini
?
Il
loro
colore
è
uno
solo
,
quello
stesso
dei
loro
occhi
triti
e
dei
loro
vestiti
,
e
non
è
un
colore
,
ma
è
l
'
oscurità
della
terra
e
della
morte
.
Neri
sono
i
loro
stendardi
,
come
la
faccia
della
Madonna
.
Le
altre
bandiere
sono
i
colori
variopinti
di
quell
'
altra
civiltà
,
spinta
al
moto
e
alla
conquista
,
sulle
vie
della
Storia
;
e
di
cui
essi
non
fanno
parte
.
Ma
poiché
essa
è
più
forte
,
e
organizzata
,
e
potente
,
essi
devono
subirla
:
oggi
si
moriva
,
non
per
noi
,
in
Abissinia
,
come
ieri
sull
'
Isonzo
o
sul
Piave
,
come
prima
,
per
secoli
e
secoli
,
dietro
i
più
vari
colori
,
in
tutte
le
terre
del
mondo
.
Andavo
leggendo
,
in
quei
giorni
,
una
vecchia
storia
di
Melfi
,
del
Del
Zio
,
trovata
frugando
tra
vecchi
libri
nella
casa
del
dottor
Milillo
,
dove
andavo
quasi
ogni
giorno
a
prendere
il
caffè
,
e
a
chiacchierare
con
Margherita
e
Maria
,
le
due
ragazze
,
sempre
più
baffute
,
ingenue
e
spiritate
.
Il
libro
è
della
seconda
metà
del
secolo
scorso
,
e
vi
si
racconta
,
fra
le
glorie
locali
,
che
viveva
ancora
in
quegli
anni
,
a
Melfi
,
un
vecchio
contadino
con
una
gamba
di
legno
.
Era
stato
arruolato
nell
'
esercito
di
Napoleone
,
e
aveva
perduta
la
sua
gamba
al
passaggio
della
Beresina
.
Per
più
di
mezzo
secolo
,
il
contadino
zoppicò
sui
selciati
di
Melfi
,
portando
su
di
sé
,
per
i
suoi
concittadini
,
l
'
assurdo
segno
di
una
civiltà
,
che
l
'
aveva
marcato
per
sempre
,
e
che
egli
ignorava
.
Che
cosa
importava
a
un
contadino
di
Melfi
della
Russia
e
dell
'
imperatore
dei
francesi
?
La
Storia
,
avrebbe
detto
baroccamente
Victor
Hugo
,
gli
aveva
preso
una
gamba
,
ed
egli
non
sapeva
neppure
che
cosa
essa
fosse
.
La
Storia
,
del
resto
,
questa
Storia
altrui
a
cui
questi
paesi
si
sono
sempre
dovuti
rassegnare
,
aveva
lasciato
ai
concittadini
dello
zoppo
dei
segni
anche
peggiori
:
poiché
la
rovina
di
Melfi
,
che
era
una
città
fiorente
e
popolosa
,
fu
dovuta
al
fatto
che
un
capitano
francese
,
in
guerra
con
gli
spagnoli
di
Carlo
V
su
per
quelle
montagne
,
decise
a
caso
di
serrarvicisi
dentro
con
le
sue
soldatesche
.
Gli
spagnoli
di
Pietro
Navarro
,
agli
ordini
del
Lautrec
,
assediarono
Melfi
,
la
presero
,
ammazzarono
tutti
i
cittadini
che
trovarono
,
e
che
non
sapevano
neppure
che
cosa
fossero
Francia
e
Spagna
,
Francesco
I
e
Carlo
V
,
rasero
al
suolo
le
case
,
e
regalarono
quel
poco
che
rimaneva
a
Filippo
d
'
Orange
,
e
poco
dopo
,
in
compenso
delle
sue
vittorie
marinare
,
al
genovese
Andrea
Doria
,
che
essi
conoscevano
ancora
meno
.
Il
genovese
non
si
scomodò
mai
a
visitare
i
suoi
vassalli
,
e
così
fecero
i
suoi
eredi
,
limitandosi
a
mandare
degli
esattori
che
ne
cavassero
tutto
il
denaro
possibile
.
Così
,
per
gli
imperscrutabili
voleri
di
una
Storia
che
non
li
riguardava
,
i
contadini
di
Melfi
caddero
,
per
tutti
i
secoli
che
seguirono
,
nella
più
nera
miseria
.
Quanta
gente
,
mossa
da
motivi
ignoti
,
è
passata
,
come
i
francesi
e
gli
spagnoli
,
su
queste
terre
?
È
ben
naturale
che
i
contadini
dopo
migliaia
di
anni
di
ripetute
,
uguali
esperienze
,
non
si
entusiasmino
delle
guerre
,
diffidino
di
tutte
le
bandiere
,
lascino
,
in
silenzio
,
che
don
Luigino
canti
,
dal
balcone
,
le
glorie
di
Roma
.
Gli
Stati
,
le
Teocrazie
,
gli
Eserciti
organizzati
sono
naturalmente
più
forti
del
popolo
sparso
dei
contadini
:
questi
devono
perciò
rassegnarsi
ad
essere
dominati
:
ma
non
possono
sentire
come
proprie
le
glorie
e
le
imprese
di
quella
civiltà
,
a
loro
radicalmente
nemica
.
Le
sole
guerre
che
tocchino
il
loro
cuore
sono
quelle
che
essi
hanno
combattuto
per
difendersi
contro
quella
civiltà
,
contro
la
Storia
,
e
gli
Stati
,
e
la
Teocrazia
e
gli
Eserciti
.
Sono
le
guerre
combattute
sotto
i
loro
neri
stendardi
,
senz
'
ordine
militare
,
senz
'
arte
e
senza
speranza
:
guerre
infelici
e
destinate
sempre
ad
essere
perdute
;
feroci
e
disperate
,
e
incomprensibili
agli
storici
.
I
contadini
di
Gagliano
non
si
appassionavano
alla
conquista
dell
'
Abissinia
,
non
si
ricordavano
più
della
guerra
mondiale
e
non
parlavano
dei
suoi
morti
:
ma
una
guerra
era
in
cima
ai
cuori
di
tutti
,
e
su
tutte
le
bocche
,
trasformata
già
in
leggenda
,
in
fiaba
,
in
racconto
epico
,
in
mito
:
il
brigantaggio
.
La
guerra
dei
briganti
è
praticamente
finita
nel
1865;
erano
dunque
passati
settant
'
anni
,
e
soltanto
pochi
vecchissimi
potevano
esserci
stati
,
partecipi
o
testimoni
,
e
in
grado
di
ricordate
personalmente
quelle
imprese
.
Ma
tutti
,
vecchi
e
giovani
,
uomini
e
donne
,
ne
parlavano
come
di
cosa
di
ieri
,
con
una
passione
presente
e
viva
.
Quando
conversavo
con
i
contadini
,
potevo
esser
certo
che
,
qualunque
fosse
l
'
argomento
del
discorso
,
saremmo
presto
scivolati
,
in
qualche
modo
,
a
parlare
dei
briganti
.
Tutto
li
ricorda
:
non
c
'
è
monte
,
burrone
,
bosco
,
pietra
,
fontana
o
grotta
,
che
non
sia
legata
a
qualche
loro
impresa
memorabile
,
o
che
non
abbia
servito
di
rifugio
o
di
nascondiglio
;
non
c
'
è
luogo
nascosto
che
non
gli
servisse
di
ritrovo
;
non
c
'
è
cappelletta
in
campagna
dove
non
lasciassero
le
loro
lettere
minatorie
e
non
aspettassero
i
riscatti
.
I
luoghi
,
come
la
Fossa
del
Bersagliere
,
hanno
preso
nome
da
loro
o
dai
loro
fatti
.
Non
c
'
è
famiglia
che
non
abbia
parteggiato
,
allora
,
per
i
briganti
o
contro
i
briganti
;
che
non
abbia
avuto
qualcuno
,
con
loro
,
alla
macchia
,
che
non
ne
abbia
ospitato
o
nascosto
,
o
che
non
abbia
avuto
qualche
parente
massacrato
o
qualche
raccolto
incendiato
da
loro
.
A
quel
tempo
risalgono
gli
odi
che
dividono
il
paese
,
tramandati
per
le
generazioni
,
e
sempre
attuali
.
Ma
,
salvo
poche
eccezioni
,
i
contadini
erano
tutti
dalla
parte
dei
briganti
,
e
,
col
passare
del
tempo
,
quelle
gesta
che
avevano
così
vivamente
colpito
le
loro
fantasie
,
si
sono
indissolubilmente
legate
agli
aspetti
familiari
del
paese
,
sono
entrate
nel
discorso
quotidiano
,
con
la
stessa
naturalezza
degli
animali
e
degli
spiriti
,
sono
cresciute
nella
leggenda
e
hanno
assunto
la
verità
certa
del
mito
.
Non
intendo
,
qui
,
fare
un
elogio
del
brigantaggio
,
come
pare
che
sia
diventato
di
moda
,
da
qualche
tempo
,
da
parte
di
letterati
estetizzanti
,
o
di
politici
in
malafede
.
Giudicato
da
un
punto
di
vista
storico
,
nel
complesso
del
Risorgimento
italiano
,
il
brigantaggio
non
può
essere
difeso
.
Da
un
punto
di
vista
liberale
e
"
progressista
"
,
quello
appare
l
'
ultimo
sussulto
del
passato
,
che
andava
spietatamente
stroncato
,
un
movimento
funesto
e
feroce
,
nemico
dell
'
unità
,
della
libertà
e
della
vita
civile
.
E
lo
fu
realmente
,
nella
sua
realtà
di
guerra
fomentata
e
alimentata
dai
Borboni
,
dalla
Spagna
,
e
dal
Papa
,
per
i
loro
particolari
motivi
.
Ma
il
brigantaggio
dei
contadini
è
un
altro
:
a
guardarlo
da
quel
punto
di
vista
non
solo
non
si
può
giustificarlo
,
ma
non
si
riesce
nemmeno
ad
intenderlo
.
Del
resto
,
neanche
i
contadini
lo
giudicano
e
lo
difendono
,
e
quando
ne
parlano
con
tanta
passione
,
non
se
ne
gloriano
.
I
suoi
motivi
storici
,
e
gli
interessi
dei
Borboni
e
del
Papa
o
dei
feudatari
,
essi
non
li
conoscono
.
Anche
per
loro
,
quella
è
una
storia
triste
,
desolata
e
raccapricciante
.
Soltanto
,
sta
ad
essi
nel
cuore
;
fa
parte
della
loro
vita
,
è
il
fondo
poetico
della
loro
fantasia
,
è
la
loro
cupa
,
disperata
,
nera
epopea
.
Anche
il
loro
aspetto
,
oggi
,
richiama
l
'
immagine
antica
del
brigante
:
oscuri
,
chiusi
,
solitari
,
aggrondati
,
col
cappello
nero
e
il
vestito
nero
,
e
,
d
'
inverno
,
il
mantello
;
sempre
armati
,
quando
vanno
nei
campi
,
con
il
fucile
e
la
scure
.
Il
loro
cuore
è
mite
,
e
l
'
animo
paziente
.
Secoli
di
rassegnazione
pesano
sulle
loro
schiene
,
e
il
senso
della
vanità
delle
cose
,
e
della
potenza
del
destino
.
Ma
quando
,
dopo
infinite
sopportazioni
,
si
tocca
il
fondo
del
loro
essere
,
e
si
muove
un
senso
elementare
di
giustizia
e
di
difesa
,
allora
la
loro
rivolta
è
senza
limiti
,
e
non
può
conoscere
misura
.
È
una
rivolta
disumana
,
che
parte
dalla
morte
e
non
conosce
che
la
morte
,
dove
la
ferocia
nasce
dalla
disperazione
.
I
briganti
difendevano
,
senza
ragione
e
senza
speranza
,
la
libertà
e
la
vita
dei
contadini
,
contro
lo
Stato
,
contro
tutti
gli
Stati
.
Per
loro
sventura
si
trovarono
ad
essere
inconsapevoli
strumenti
di
quella
Storia
che
si
svolgeva
fuori
di
loro
,
contro
di
loro
;
a
difendere
la
causa
cattiva
,
e
furono
sterminati
.
Ma
,
col
brigantaggio
,
la
civiltà
contadina
difendeva
la
propria
natura
,
contro
quell
'
altra
civiltà
che
le
sta
contro
e
che
,
senza
comprenderla
,
eternamente
la
assoggetta
:
perciò
,
istintivamente
,
i
contadini
vedono
nei
briganti
i
loro
eroi
.
La
civiltà
contadina
è
una
civiltà
senza
Stato
,
e
senza
esercito
:
le
sue
guerre
non
possono
essere
che
questi
scoppi
di
rivolta
;
e
sono
sempre
,
per
forza
,
delle
disperate
sconfitte
;
ma
essa
continua
tuttavia
,
eternamente
,
la
sua
vita
,
e
dà
ai
vincitori
i
frutti
della
terra
,
ed
impone
le
sue
misure
,
i
suoi
dèi
terrestri
,
e
il
suo
linguaggio
.
Parlavo
con
i
contadini
,
e
ne
guardavo
i
visi
,
e
le
forme
:
piccoli
,
neri
,
con
le
teste
rotonde
,
i
grandi
occhi
e
le
labbra
sottili
,
nel
loro
aspetto
arcaico
essi
non
avevano
nulla
dei
romani
,
né
dei
greci
,
né
degli
etruschi
,
né
dei
normanni
,
né
degli
altri
popoli
conquistatori
passati
sulla
loro
terra
,
ma
mi
ricordavano
le
figure
italiche
antichissime
.
Pensavo
che
la
loro
vita
,
nelle
identiche
forme
di
oggi
si
svolgeva
uguale
nei
tempi
più
remoti
,
e
che
tutta
la
storia
era
passata
su
di
loro
senza
toccarli
.
Delle
due
Italie
che
vivono
insieme
sulla
stessa
terra
,
questa
dei
contadini
è
certamente
quella
più
antica
,
che
non
si
sa
donde
sia
venuta
,
che
forse
c
'
è
stata
sempre
.
Humilemque
vidimus
Italiam
:
questa
era
l
'
umile
Italia
,
come
appariva
ai
conquistatori
asiatici
,
quando
sulle
navi
di
Enea
doppiavano
il
capo
di
Calabria
.
E
pensavo
che
si
dovrebbe
scrivere
una
storia
di
questa
Italia
,
se
è
possibile
scrivere
una
storia
di
quello
che
non
si
svolge
nel
tempo
:
la
sola
storia
di
quello
che
è
eterno
e
immutabile
,
una
mitologia
.
Questa
Italia
si
è
svolta
nel
suo
nero
silenzio
,
come
la
terra
,
in
un
susseguirsi
di
stagioni
uguali
e
di
uguali
sventure
,
e
quello
che
di
esterno
è
passato
su
di
lei
,
non
ha
lasciato
traccia
,
e
non
conta
.
Soltanto
alcune
volte
essa
si
è
levata
per
difendersi
da
un
pericolo
mortale
,
e
queste
sole
,
e
naturalmente
fallite
,
sono
le
sue
guerre
nazionali
.
La
prima
di
esse
è
quella
di
Enea
.
Una
storia
mitologica
deve
avere
delle
fonti
mitologiche
;
e
in
questo
senso
,
Virgilio
è
un
grande
storico
.
I
conquistatori
fenici
,
che
venivano
da
Troia
,
portavano
con
sé
tutti
i
valori
opposti
a
quelli
della
antica
civiltà
contadina
.
Portavano
la
religione
e
lo
Stato
,
e
la
religione
dello
Stato
.
La
pietas
di
Enea
non
poteva
essere
capita
dagli
antichi
italiani
,
che
vivevano
nei
campi
con
gli
animali
.
E
portavano
l
'
esercito
,
le
armi
,
gli
scudi
,
l
'
araldica
e
la
guerra
.
La
loro
religione
era
feroce
,
comportava
i
sacrifici
umani
:
sulla
pira
di
Pallante
,
il
pio
Enea
sgozza
i
prigionieri
,
come
sacrificio
ai
suoi
dèi
dello
Stato
.
Ma
quegli
italiani
antichissimi
invece
,
erano
contadini
senza
religione
e
senza
sacrificio
.
Quando
i
troiani
furono
in
Italia
,
trovarono
dunque
una
irreducibile
ostilità
negli
abitanti
della
terra
,
derivante
dalla
assoluta
differenza
di
civiltà
.
E
difatti
,
Enea
si
trovò
degli
alleati
nelle
sole
popolazioni
non
contadine
,
negli
etruschi
,
anch
'
essi
venuti
,
come
lui
,
dall
'
oriente
,
anch
'
essi
forse
,
come
lui
,
semitici
,
e
anch
'
essi
retti
a
teocrazia
militare
.
E
,
con
l
'
aiuto
di
questi
alleati
,
cominciò
la
guerra
.
Da
un
lato
c
'
era
un
esercito
,
con
armi
splendenti
forgiate
dagli
dèi
;
dall
'
altro
,
come
le
descrive
Virgilio
,
c
'
erano
delle
bande
di
contadini
,
a
cui
nessun
dio
aveva
dato
delle
armi
,
ma
che
impugnavano
a
propria
difesa
le
scuri
,
le
falci
e
i
coltelli
del
loro
lavoro
quotidiano
.
Erano
anch
'
essi
dei
briganti
,
pieni
di
valore
,
e
,
ahimè
,
non
potevano
vincere
.
L
'
Italia
fu
assoggettata
,
quell
'
umile
Italia
per
cui
morì
la
vergine
Cammilla
Eurialo
e
Turno
e
Niso
di
ferute
.
Poi
venne
Roma
,
e
perfezionò
la
teocrazia
statale
e
militare
dei
suoi
fondatori
troiani
,
che
,
vincitori
,
avevano
però
dovuto
accogliere
la
lingua
e
il
costume
dei
vinti
.
E
Roma
si
urtò
anch
'
essa
nella
difesa
contadina
,
e
la
lunga
serie
delle
guerre
italiche
fu
il
più
duro
ostacolo
al
suo
cammino
.
Anche
qui
gli
italiani
dovevano
militarmente
perdere
,
ma
salvarono
tuttavia
la
loro
natura
,
e
non
si
mescolarono
ai
vincitori
.
Dopo
questa
seconda
guerra
nazionale
,
la
civiltà
contadina
,
chiusa
nell
'
ordine
romano
,
restò
come
addormentata
nella
sua
pazienza
.
La
civiltà
feudale
che
,
col
passare
di
secoli
,
di
eventi
e
di
genti
diverse
,
seguì
,
non
era
certo
una
civiltà
di
contadini
:
ma
tuttavia
era
legata
alla
terra
,
ai
confini
del
feudo
,
e
perciò
meno
contraddittoria
al
non
Stato
rurale
.
Si
può
dunque
capire
perché
gli
Svevi
siano
ancora
oggi
così
popolari
presso
i
contadini
,
che
parlano
di
Corradino
come
di
un
loro
eroe
nazionale
,
e
ne
piangono
la
morte
.
Certo
,
dopo
la
sua
caduta
,
questa
terra
,
che
allora
fioriva
,
entrò
nella
più
triste
rovina
.
La
quarta
guerra
nazionale
dei
contadini
è
il
brigantaggio
.
Anche
qui
,
l
'
umile
Italia
storicamente
aveva
torto
,
e
doveva
perdere
.
Non
aveva
armi
forgiate
da
Vulcano
,
né
cannoni
,
come
l
'
altra
Italia
.
E
non
aveva
dèi
:
che
cosa
poteva
fare
una
povera
Madonna
dal
viso
nero
contro
lo
Stato
Etico
degli
hegeliani
di
Napoli
?
Il
brigantaggio
non
è
che
un
accesso
di
eroica
follia
,
e
di
ferocia
disperata
:
un
desiderio
di
morte
e
di
distruzione
,
senza
speranza
di
vittoria
.
-
Vorrei
che
il
mondo
avesse
un
solo
cuore
;
glielo
strapperei
,
-
disse
un
giorno
Caruso
,
uno
dei
più
tremendi
capibanda
.
Questo
desiderio
cieco
di
distruzione
,
questa
volontà
di
annichilimento
,
sanguinosa
e
suicida
,
cova
per
secoli
sotto
la
mite
pazienza
della
fatica
quotidiana
.
Ogni
rivolta
contadina
prende
questa
forma
,
sorge
da
una
volontà
elementare
di
giustizia
,
nascendo
dal
nero
lago
del
cuore
.
Dopo
il
brigantaggio
,
queste
terre
hanno
ritrovato
una
loro
funebre
pace
;
ma
ogni
tanto
,
in
qualche
paese
,
i
contadini
,
che
non
possono
trovare
nessuna
espressione
nello
Stato
,
e
nessuna
difesa
nelle
leggi
,
si
levano
per
la
morte
,
bruciano
il
municipio
o
la
caserma
dei
carabinieri
,
uccidono
i
signori
,
e
poi
partono
,
rassegnati
,
per
le
prigioni
.
Di
veri
briganti
,
di
quelli
del
'60
,
non
ce
n
'
è
quasi
più
.
Uno
ne
vive
,
mi
raccontò
la
Giulia
,
qui
vicino
,
a
Missanello
.
È
un
vecchio
di
novant
'
anni
,
con
una
gran
barba
bianca
,
ed
è
un
santo
.
Era
stato
un
temuto
capo
di
bande
.
Ora
vive
nel
paese
,
onorato
dai
contadini
come
un
patriarca
;
si
ricorre
a
lui
per
consigli
in
tutti
i
casi
difficili
della
vita
.
Mi
dispiace
di
non
essere
mai
potuto
andare
a
conoscerlo
.
Un
altro
lo
incontrai
un
giorno
a
Grassano
.
Ero
nella
bottega
di
Antonino
Roselli
,
il
mio
segretario
barbiere
flautista
,
e
mi
facevo
radere
,
quando
entrò
un
vecchio
robusto
dal
viso
colorito
,
dai
grossi
baffi
bianchi
e
dal
portamento
fiero
,
dagli
arditi
occhi
azzurri
,
vestito
di
velluto
alla
cacciatora
:
non
l
'
avevo
mai
visto
in
paese
.
Rimase
,
aspettando
il
suo
turno
,
a
fumare
la
pipa
,
e
mi
chiese
chi
ero
.
-
Un
esiliato
?
-
mi
disse
anche
lui
,
come
gli
altri
,
quando
gli
ebbi
risposto
.
-
A
Roma
non
ti
vogliono
bene
-
.
Gli
chiesi
quanti
anni
avesse
:
-
Molti
,
-
mi
disse
,
-
ero
giovane
al
tempo
dei
briganti
.
Avevo
quindici
anni
,
quando
,
con
mio
fratello
,
ammazzammo
il
carabiniere
.
Hai
visto
quella
quercia
vecchia
,
che
è
sulla
strada
,
un
duecento
metri
prima
di
arrivare
in
paese
?
Fu
là
che
lo
incontrammo
,
e
voleva
fermarci
,
e
fummo
costretti
a
ucciderlo
.
Il
corpo
lo
nascondemmo
nel
fosso
:
ma
lo
trovarono
presto
.
Mio
fratello
lo
presero
subito
,
e
morì
qualche
anno
dopo
,
nelle
carceri
di
Napoli
.
Io
mi
nascosi
in
paese
.
Rimasi
,
vestito
da
donna
,
per
sette
mesi
,
proprio
qui
,
nella
stanza
che
è
sopra
questa
bottega
di
Antonino
.
Poi
mi
scoprirono
:
ma
,
siccome
ero
così
giovane
,
me
la
cavai
con
quattro
anni
-
.
Il
vecchio
brigante
era
contento
e
in
pace
con
se
stesso
:
quell
'
antico
omicidio
non
gli
pesava
sulla
coscienza
,
lo
raccontava
come
un
'
azione
inevitabile
e
naturale
.
Era
la
guerra
.
-
Vede
quel
signore
che
passa
ora
sulla
strada
?
-
mi
diceva
il
barbiere
,
mostrandomelo
attraverso
la
porta
aperta
.
-
È
don
Pasquale
,
un
proprietario
.
Suo
nonno
aveva
una
grossa
masseria
,
e
quando
vennero
i
briganti
,
non
volle
dar
nulla
,
né
grano
né
bestie
.
I
briganti
allora
gli
bruciarono
la
casa
in
campagna
;
e
lui
,
peggio
,
si
mise
con
i
carabinieri
a
far
la
posta
.
Allora
i
briganti
lo
presero
,
e
mandarono
a
dire
a
sua
moglie
che
,
se
lo
rivoleva
,
doveva
pagare
la
taglia
,
cinquemila
lire
,
entro
due
giorni
.
La
famiglia
non
voleva
tirar
fuori
il
denaro
,
speravano
di
farlo
liberare
dai
soldati
.
Il
terzo
giorno
,
arriva
alla
moglie
una
busta
.
Dentro
c
'
era
un
orecchio
di
suo
marito
.
I
briganti
tagliavano
le
orecchie
,
il
naso
e
la
lingua
dei
signori
,
per
farsi
pagare
i
riscatti
.
I
soldati
tagliavano
la
testa
ai
briganti
che
riuscivano
ad
acciuffare
,
e
le
attaccavano
su
dei
pali
,
nei
paesi
,
perché
servissero
di
esempio
.
Così
continuava
questa
guerra
di
distruzione
.
Il
terreno
su
questi
monti
d
'
argilla
,
è
tutto
scavato
di
buche
e
di
grotte
naturali
.
Qui
si
riparavano
i
briganti
e
qui
,
negli
alberi
cavi
delle
foreste
,
nascondevano
i
denari
delle
taglie
e
quelli
rapinati
nelle
case
dei
ricchi
.
Quando
le
bande
furono
disperse
,
e
i
briganti
tutti
uccisi
o
imprigionati
,
quei
tesori
nascosti
rimasero
nella
terra
e
nei
boschi
.
Questo
è
uno
dei
punti
dove
la
storia
dei
briganti
diventa
leggenda
,
e
si
lega
a
credenze
antichissime
.
I
briganti
misero
dei
tesori
reali
dove
la
fantasia
contadina
aveva
sempre
favoleggiato
la
loro
esistenza
:
così
i
briganti
divennero
tutt
'
uno
con
le
oscure
potenze
sotterranee
.
Tante
genti
sono
passate
su
queste
terre
,
che
qualcosa
si
trova
davvero
,
e
dappertutto
,
scavando
con
l
'
aratro
.
Antichi
vasi
,
statuette
e
monete
escono
al
sole
,
sotto
la
vanga
,
da
qualche
amica
tomba
.
Anche
don
Luigino
ne
possedeva
,
trovati
in
un
suo
campo
,
verso
il
Sauro
:
monete
corrose
,
che
non
potei
stabilire
se
fossero
greche
o
romane
,
e
alcuni
vasetti
neri
,
non
figurati
,
di
forme
elegantissime
.
Di
tesori
dei
briganti
,
ne
vidi
uno
io
stesso
,
assai
modesto
.
L
'
aveva
trovato
per
caso
il
falegname
Lasala
,
che
me
lo
mostrò
.
Aveva
messo
una
sera
un
grosso
ceppo
nel
focolare
,
e
al
chiarore
delle
fiamme
s
'
era
accorto
di
qualcosa
che
luccicava
nel
legno
.
Erano
pochi
scudi
borbonici
d
'
argento
,
nascosti
in
un
buco
di
quel
vecchio
tronco
.
Ma
,
per
i
contadini
,
queste
non
sono
che
briciole
degli
immensi
tesori
celati
nelle
viscere
della
terra
.
Per
loro
i
fianchi
dei
monti
,
il
fondo
delle
grotte
,
il
fitto
delle
foreste
sono
pieni
di
oro
lucente
,
che
aspetta
il
fortunato
scopritore
.
Soltanto
,
la
ricerca
dei
tesori
non
va
senza
pericoli
,
perché
è
opera
diabolica
,
e
si
toccano
delle
potenze
oscure
e
spaventose
.
È
inutile
frugare
a
caso
la
terra
:
i
tesori
non
compaiono
che
a
colui
che
deve
trovarli
.
E
per
sapere
dove
sono
,
non
ci
sono
che
le
ispirazioni
dei
sogni
,
se
non
si
ha
avuto
la
fortuna
di
essere
guidati
da
uno
degli
spiriti
della
terra
che
li
custodiscono
,
da
un
monachicchio
.
Il
tesoro
appare
in
sogno
,
al
contadino
addormentato
,
in
tutto
il
suo
sfolgorio
.
Lo
si
vede
,
una
catasta
d
'
oro
,
e
si
vede
il
luogo
preciso
,
là
nel
bosco
,
vicino
a
quell
'
albero
d
'
ilice
con
quel
segno
sul
tronco
,
sotto
quella
gran
pietra
quadrata
.
Non
c
'
è
che
andare
e
prenderlo
.
Ma
bisogna
andare
di
notte
:
di
giorno
il
tesoro
sfumerebbe
.
Bisogna
andarci
soli
e
non
confidarsi
con
anima
viva
:
se
sfugge
una
sola
parola
,
il
tesoro
si
perde
.
I
pericoli
sono
spaventosi
,
nel
bosco
si
aggirano
gli
spiriti
dei
morti
:
ben
pochi
animi
sono
così
arditi
da
mettersi
al
cimento
,
e
da
portarlo
,
senza
vacillare
,
a
buon
fine
.
Un
contadino
di
Gagliano
,
che
abitava
non
lontano
da
casa
mia
,
aveva
visto
in
sogno
un
tesoro
.
Era
nella
foresta
di
Accettura
,
poco
sotto
Stigliano
.
Si
fece
coraggio
e
partì
nella
notte
:
ma
quando
fu
circondato
dagli
spiriti
,
nell
'
ombra
nera
,
il
cuore
gli
tremò
nel
petto
.
Vide
fra
gli
alberi
un
lume
lontano
:
era
un
carbonaio
,
un
uomo
senza
paura
,
come
tutti
i
carbonai
,
e
calabrese
:
passava
la
notte
nel
bosco
vicino
alle
sue
fosse
da
carbone
.
La
tentazione
,
per
il
povero
contadino
atterrito
,
fu
troppo
forte
:
egli
non
poté
fare
a
meno
di
raccontare
al
carbonaio
il
suo
sogno
,
e
di
pregarlo
di
assisterlo
nella
ricerca
.
Si
misero
dunque
insieme
a
cercare
la
pietra
vista
in
sogno
,
il
contadino
un
po
'
rinfrancato
dalla
compagnia
,
e
il
calabrese
pieno
di
coraggio
,
e
armato
della
sua
roncola
.
Trovarono
la
pietra
:
tutto
era
esattamente
come
in
sogno
.
Per
fortuna
erano
in
due
:
il
masso
era
pesantissimo
,
e
a
fatica
potevano
smuoverlo
.
Quando
furono
riusciti
ad
alzarlo
,
apparve
una
grossa
buca
nella
terra
:
il
contadino
si
affacciò
,
e
vide
nel
fondo
luccicare
l
'
oro
,
una
straordinaria
quantità
di
oro
.
Le
pietruzze
smosse
del
terreno
battevano
cadendo
sulle
monete
,
con
un
suono
metallico
che
riempiva
di
delizia
il
suo
cuore
.
Si
trattava
ora
di
calarsi
nella
fossa
profonda
e
di
prendere
il
tesoro
,
ma
qui
al
contadino
mancò
di
nuovo
il
coraggio
,
e
disse
al
suo
compagno
di
scendere
e
di
porgergli
il
denaro
,
che
lui
,
di
sopra
,
avrebbe
messo
nel
suo
sacco
:
poi
l
'
avrebbero
spartito
.
Il
carbonaio
,
che
non
temeva
né
diavoli
né
spiriti
,
scese
nella
fossa
:
ma
ecco
,
tutto
quel
giallo
lucente
si
era
fatto
nero
ed
opaco
,
tutto
l
'
oro
,
d
'
un
tratto
,
s
'
era
mutato
in
carbone
.
È
molto
più
facile
e
meno
delusivo
che
non
seguendo
le
indicazioni
dei
sogni
,
trovare
un
tesoro
quando
si
riesce
a
farsene
insegnare
il
nascondiglio
,
e
a
farcisi
accompagnare
da
uno
dei
piccoli
esseri
che
conoscono
i
segreti
della
terra
.
I
monachicchi
sono
gli
spiriti
dei
bambini
morti
senza
battesimo
:
ce
ne
sono
moltissimi
qui
,
dove
i
contadini
tardano
spesso
molti
anni
a
battezzare
i
propri
figli
.
Quando
mi
chiamavano
a
curare
qualche
ragazzo
,
magari
di
dieci
o
dodici
anni
,
la
prima
domanda
della
madre
era
:
-
C
'
è
pericolo
che
muoia
?
Perché
allora
chiamerò
subito
il
prete
per
battezzarlo
.
Non
s
'
è
ancora
fatto
,
finora
:
ma
se
dovesse
morire
,
non
sia
mai
-
.
I
monachicchi
sono
esseri
piccolissimi
,
allegri
,
aerei
:
corrono
veloci
qua
e
là
,
e
il
loro
maggior
piacere
è
di
fare
ai
cristiani
ogni
sorta
di
dispetti
.
Fanno
il
solletico
sotto
i
piedi
agli
uomini
addormentati
,
tirano
via
le
lenzuola
dei
letti
,
buttano
sabbia
negli
occhi
,
rovesciano
bicchieri
pieni
di
vino
,
si
nascondono
nelle
correnti
d
'
aria
e
fanno
volare
le
carte
,
e
cadere
i
panni
stesi
in
modo
che
si
insudicino
,
tolgono
la
sedia
di
sotto
alle
donne
sedute
,
nascondono
gli
oggetti
nei
luoghi
più
impensati
,
fanno
cagliare
il
latte
,
dànno
pizzicotti
,
tirano
i
capelli
,
pungono
e
fischiano
come
zanzare
.
Ma
sono
innocenti
:
i
loro
malanni
non
sono
mai
seri
,
hanno
sempre
l
'
aspetto
di
un
gioco
,
e
,
per
quanto
fastidiosi
,
non
ne
nasce
mai
nulla
di
grave
.
Il
loro
carattere
è
una
saltellante
e
giocosa
bizzarria
,
e
sono
quasi
inafferrabili
.
Portano
in
capo
un
cappuccio
rosso
,
più
grande
di
loro
:
e
guai
se
lo
perdono
:
tutta
la
loro
allegria
sparisce
ed
essi
non
cessano
di
piangere
e
di
desolarsi
finché
non
l
'
abbiano
ritrovato
.
Il
solo
modo
di
difendersi
dai
loro
scherzi
è
appunto
di
cercare
di
afferrarli
per
il
cappuccio
:
se
tu
riesci
a
prenderglielo
,
il
povero
monachicchio
scappucciato
ti
si
butterà
ai
piedi
,
in
lagrime
,
scongiurandoti
di
restituirglielo
.
Ora
,
i
monachicchi
,
sotto
i
loro
estri
e
la
loro
giocondità
infantile
,
nascondono
una
grande
sapienza
:
essi
conoscono
tutto
quello
che
c
'
è
sotterra
,
sanno
il
luogo
nascosto
dei
tesori
.
Per
riavere
il
suo
cappuccio
rosso
,
senza
cui
non
può
vivere
,
il
monachicchio
ti
prometterà
di
svelarti
il
nascondiglio
di
un
tesoro
.
Ma
tu
non
devi
accontentarlo
fino
a
che
non
ti
abbia
accompagnato
;
finché
il
cappuccio
è
nelle
tue
mani
,
il
monachicchio
ti
servirà
,
ma
appena
riavrà
il
suo
prezioso
copricapo
,
fuggirà
con
un
gran
balzo
,
facendo
sberleffi
e
folli
salti
di
gioia
,
e
non
manterrà
la
sua
promessa
.
Questa
specie
di
gnomi
o
di
folletti
si
vedono
frequentemente
,
ma
acchiapparli
è
difficilissimo
.
La
Giulia
ne
aveva
visti
,
e
la
sua
amica
la
Parroccola
anche
,
e
molti
contadini
di
Gagliano
:
ma
nessuno
di
loro
aveva
potuto
afferrare
il
cappuccio
,
e
obbligare
il
monachicchio
ad
accompagnarli
al
tesoro
.
A
Grassano
c
'
era
un
giovanotto
sui
vent
'
anni
,
un
manovale
robusto
,
Carmelo
Coiro
,
dalla
faccia
quadrata
e
bruciata
dal
sole
,
che
veniva
spesso
,
la
sera
,
a
bere
un
bicchiere
di
vino
all
'
albergo
di
Prisco
.
Faceva
l
'
operaio
,
lavorava
a
giornata
nei
campi
,
o
nei
lavori
stradali
:
ma
la
sua
passione
,
il
suo
ideale
sarebbe
stato
di
fare
il
corridore
ciclista
.
Aveva
letto
delle
imprese
di
Binda
e
di
Guerra
,
la
sua
fantasia
s
'
era
accesa
,
e
,
su
una
sua
vecchia
bicicletta
sgangherata
,
passava
tutte
le
ore
libere
,
e
le
domeniche
,
a
correre
,
per
allenarsi
sulle
tremende
salite
e
sulle
giravolte
delle
strade
attorno
al
paese
:
si
spingeva
talvolta
,
nella
polvere
e
nel
caldo
,
fino
a
Matera
,
o
fino
a
Potenza
,
e
davvero
non
gli
mancava
né
la
forza
,
né
la
pazienza
,
né
il
fiato
.
Voleva
andare
nel
nord
in
bicicletta
,
e
diventare
corridore
.
Quando
gli
dissi
che
se
si
fosse
deciso
avrei
potuto
indirizzarlo
a
un
mio
conoscente
,
giornalista
sportivo
,
amico
personale
e
biografo
del
grande
Alfredo
Binda
,
Carmelo
credette
di
aver
raggiunto
il
colmo
della
felicità
:
e
lo
vedevo
sempre
ricomparire
,
col
viso
pieno
di
speranza
,
nella
cucina
di
Prisco
.
In
quei
giorni
,
Carmelo
lavorava
,
con
una
squadra
di
operai
,
a
riattare
la
strada
che
porta
ad
Irsina
,
lungo
il
Bilioso
,
un
torrentaccio
malarico
che
corre
fra
le
pietre
per
buttarsi
più
lontano
dopo
Grottole
,
nel
Basento
.
I
badilanti
usavano
,
nelle
ore
del
maggior
caldo
,
quando
era
impossibile
lavorare
,
ritirarsi
a
dormire
in
una
grotta
naturale
,
una
delle
molte
che
bucano
,
in
quel
vallone
,
tutto
il
terreno
,
e
che
erano
state
,
un
tempo
,
il
rifugio
preferito
dei
briganti
.
Ma
nella
grotta
c
'
era
un
monachicchio
:
lo
spiritello
bizzarro
cominciò
a
fare
i
suoi
dispettucci
a
Carmelo
e
ai
suoi
compagni
:
appena
si
erano
appisolati
,
mezzi
morti
di
fatica
e
di
caldo
,
li
tirava
pel
naso
,
li
solleticava
con
delle
pagliuzze
,
buttava
dei
sassi
,
li
spruzzava
con
dell
'
acqua
fredda
,
nascondeva
le
loro
giacche
o
le
loro
scarpe
,
non
li
lasciava
dormire
,
fischiava
,
saltellava
dappertutto
:
era
un
tormento
.
Gli
operai
lo
vedevano
comparire
fulmineo
qua
e
là
per
la
grotta
,
col
suo
grande
cappuccio
rosso
,
e
cercavano
in
tutti
i
modi
di
prenderlo
:
ma
quello
era
più
svelto
di
un
gatto
e
più
furbo
di
una
volpe
:
si
persuasero
presto
che
rubargli
il
cappuccio
era
cosa
impossibile
.
Decisero
allora
,
per
poter
in
qualche
modo
difendersi
dai
suoi
giochi
fastidiosi
,
e
prendere
un
po
'
di
riposo
,
di
lasciare
a
turno
uno
di
loro
di
sentinella
mentre
gli
altri
dormivano
,
con
l
'
incarico
di
tenere
almeno
lontano
il
monachicchio
,
se
la
fortuna
non
consentiva
di
afferrarlo
.
Tutto
fu
inutile
:
quell
'
inafferrabile
folletto
continuava
i
suoi
dispetti
come
prima
,
ridendo
allegramente
della
rabbia
impotente
degli
operai
.
Disperati
,
essi
ricorsero
allora
all
'
ingegnere
che
dirigeva
i
lavori
:
era
un
signore
istruito
,
e
forse
sarebbe
riuscito
meglio
di
loro
a
domare
il
monachicchio
scatenato
.
L
'
ingegnere
venne
,
accompagnato
dal
suo
assistente
,
un
capomastro
:
tutti
e
due
armati
col
fucile
da
caccia
a
due
canne
.
Al
loro
arrivo
il
monachicchio
si
mise
a
fare
sberleffi
e
risate
,
dal
fondo
della
grotta
,
dove
tutti
lo
vedevano
benissimo
,
e
saltava
come
un
capretto
.
L
'
ingegnere
imbracciò
il
fucile
,
che
aveva
caricato
a
palla
,
e
lasciò
partire
un
colpo
.
La
palla
colpì
il
monachicchio
,
e
rimbalzò
indietro
verso
quello
che
l
'
aveva
tirata
,
e
gli
sfiorò
il
capo
con
un
fischio
pauroso
,
mentre
lo
spiritello
saltava
sempre
più
in
alto
,
in
preda
a
una
folle
gioia
.
L
'
ingegnere
non
tirò
il
secondo
colpo
:
ma
si
lasciò
cadere
il
fucile
di
mano
:
e
lui
,
il
capomastro
,
gli
operai
e
Carmelo
,
senza
aspettar
altro
,
fuggirono
terrorizzati
.
Da
allora
quei
manovali
si
riposano
all
'
aperto
,
sotto
il
sole
,
coprendosi
il
viso
col
cappello
:
anche
tutte
le
altre
grotte
dei
briganti
,
in
quei
dintorni
di
Irsina
,
erano
piene
di
monachicchi
,
ed
essi
non
osarono
più
metterci
piede
.
Carmelo
,
del
resto
,
con
quella
sua
aria
atletica
,
e
ostinata
,
non
era
nuovo
a
questi
strani
incontri
.
Qualche
mese
prima
,
mi
raccontò
,
egli
tornava
,
a
notte
fatta
,
dal
Bilioso
verso
casa
sua
,
su
in
paese
.
Era
con
lui
suo
zio
,
sergente
della
guardia
di
finanza
.
Anch
'
io
l
'
avevo
conosciuto
,
questo
buon
sottufficiale
,
quand
'
era
venuto
in
licenza
.
Zio
e
nipote
dunque
risalivano
la
valle
,
lungo
il
sentiero
ripido
,
dove
io
andavo
spesso
,
in
quei
giorni
,
a
passeggiare
e
a
dipingere
.
Era
una
sera
d
'
inverno
,
faceva
freddo
,
il
cielo
era
coperto
di
nuvole
e
il
buio
era
completo
.
Erano
stati
a
pescare
nel
Bilioso
,
lontano
,
sotto
Irsina
,
si
erano
attardati
,
e
la
notte
li
aveva
colti
.
Ma
lo
zio
aveva
con
sé
la
sua
pistola
automatica
,
una
Mauser
a
ventiquattro
colpi
,
e
perciò
camminavano
tranquilli
,
senza
paura
di
cattivi
incontri
.
Quando
furono
a
mezza
salita
,
dove
ci
sono
quelle
due
querce
,
vicino
a
una
casa
colonica
,
videro
farsi
loro
incontro
,
in
mezzo
al
sentiero
,
un
grosso
cane
.
Lo
riconobbero
:
era
il
cane
di
un
contadino
loro
amico
,
che
abitava
appunto
lì
,
nella
masseria
.
Il
cane
abbaiava
minaccioso
,
non
voleva
lasciarli
passare
.
Lo
chiamarono
per
nome
,
cercarono
di
blandirlo
,
poi
di
minacciarlo
:
non
c
'
era
verso
:
quella
bestia
sembrava
arrabbiata
,
e
si
avventava
con
la
bocca
aperta
per
morderli
.
I
due
se
la
videro
brutta
;
e
poiché
non
c
'
era
altro
mezzo
di
salvarsi
,
lo
zio
tirò
fuori
la
sua
arma
,
e
lasciò
partire
tutta
la
scarica
dei
suoi
ventiquattro
colpi
.
Il
cane
,
ad
ogni
colpo
,
apriva
smisuratamente
la
sua
gran
bocca
rossa
,
ingoiava
le
palle
,
ad
una
ad
una
,
come
fossero
pagnotte
,
e
ad
ogni
colpo
cresceva
di
grandezza
,
gonfiava
,
diventava
enorme
e
sempre
più
si
faceva
loro
addosso
furioso
.
I
due
si
sentirono
perduti
:
ma
in
quel
momento
si
ricordarono
di
san
Rocco
e
della
Madonna
di
Viggiano
;
e
,
chiamandoli
in
soccorso
,
fecero
un
gran
segno
di
croce
.
Il
cane
,
che
era
ormai
gigantesco
,
grande
come
una
casa
,
si
fermò
di
colpo
:
le
ventiquattro
palle
,
nel
suo
stomaco
,
esplosero
ad
una
ad
una
,
con
fragore
spaventoso
,
finché
la
bestia
scoppiò
come
una
bolla
di
sapone
e
si
dileguò
per
l
'
aria
.
Il
sentiero
era
libero
,
e
zio
e
nipote
arrivarono
presto
a
casa
della
madre
di
Carmelo
.
La
vecchia
era
una
strega
,
e
le
avveniva
spesso
di
conversare
con
le
anime
dei
morti
,
di
incontrare
monachicchi
,
e
di
intrattenersi
con
dei
veri
diavoli
,
nel
cimitero
.
Era
una
contadina
magra
,
pulita
,
e
di
buon
umore
.
L
'
aria
,
su
queste
terre
deserte
,
e
fra
queste
capanne
,
è
tutta
piena
di
spiriti
.
Ma
non
sono
tutti
maligni
e
bizzarri
come
i
monachicchi
,
né
malvagi
come
i
demoni
.
Ci
sono
anche
degli
spiriti
buoni
e
protettori
,
degli
angeli
.
Una
sera
,
sull
'
imbrunire
,
verso
la
fine
d
'
ottobre
,
venne
da
me
un
contadino
per
farsi
rinnovare
la
medicatura
di
un
ascesso
.
Io
buttai
in
terra
,
nel
mio
studio
,
le
bende
e
il
cotone
sporchi
,
e
chiamai
la
Giulia
perché
li
scopasse
via
.
La
Giulia
aveva
,
in
questo
,
l
'
abitudine
gaglianese
,
di
buttare
le
spazzature
,
attraverso
la
porta
,
in
mezzo
alla
strada
.
Tutti
fanno
così
,
e
ci
pensano
poi
i
maiali
a
far
pulizia
.
Ma
quella
sera
mi
avvidi
che
la
donna
radunava
quei
rifiuti
in
un
mucchietto
,
e
lo
lasciava
in
casa
,
vicino
all
'
uscio
.
Le
chiesi
perché
li
conservasse
:
non
era
certo
uno
scrupolo
igienico
.
-
È
già
calata
la
sera
,
-
mi
rispose
Giulia
,
-
non
posso
buttarli
.
L
'
angelo
,
non
sia
mai
,
si
sdegnerebbe
-
.
E
mi
spiegò
,
stupita
che
non
lo
sapessi
:
-
Al
crepuscolo
,
in
ogni
casa
,
scendono
dal
cielo
tre
angioli
.
Uno
si
mette
sulla
porta
,
uno
viene
alla
tavola
,
e
il
terzo
a
capo
del
letto
.
Guardano
la
casa
e
la
difendono
.
Né
i
lupi
né
gli
spiriti
cattivi
ci
possono
entrare
,
per
tutta
la
notte
.
Se
io
buttassi
le
spazzature
attraverso
la
porta
,
potrei
buttarle
sul
viso
dell
'
angelo
,
che
non
si
vede
;
e
l
'
angelo
si
offenderebbe
,
e
non
tornerebbe
mai
più
.
Le
porterò
via
domattina
,
dopo
che
l
'
angelo
sarà
partito
,
al
sorger
del
sole
.
In
questa
atmosfera
numinosa
passavo
le
mie
ore
,
protetto
dagli
angioli
la
notte
,
e
dalla
sapienza
stregonesca
di
Giulia
durante
il
giorno
.
Curavo
i
malati
,
dipingevo
,
leggevo
,
scrivevo
,
in
quella
solitudine
abitata
dagli
spiriti
e
dagli
animali
.
Riuscivo
a
tenermi
lontano
,
il
più
possibile
,
dagli
intrighi
e
dalle
passioni
dei
signori
,
restando
in
casa
quasi
tutto
il
giorno
.
Ma
li
incontravo
sempre
la
mattina
,
quando
dovevo
andare
in
municipio
per
la
firma
,
e
passavo
sotto
il
balcone
della
scuola
,
dove
don
Luigino
fumava
con
le
bacchette
in
mano
e
dopo
colazione
,
quando
andavo
a
prendere
il
caffè
dal
dottor
Milillo
,
e
soprattutto
la
sera
,
alla
riunione
generale
per
l
'
arrivo
della
posta
e
dei
giornali
.
Anche
il
mese
di
ottobre
,
con
i
suoi
giorni
uguali
,
era
passato
:
eran
venuti
i
primi
freddi
,
e
le
piogge
:
ma
il
paesaggio
non
era
rinverdito
,
ed
era
rimasto
identico
,
nel
suo
squallore
bianco
-
giallastro
.
Uscivo
spesso
,
nelle
belle
giornate
,
a
dipingere
:
ma
lavoravo
soprattutto
in
casa
,
nello
studio
o
sulla
terrazza
.
Dipingevo
molte
nature
morte
,
e
facevo
spesso
posare
i
ragazzi
,
che
avevano
preso
l
'
abitudine
di
venirmi
a
trovare
,
e
mi
giravano
tutto
il
giorno
per
casa
.
Avrei
voluto
dipingere
anche
ritratti
dei
contadini
:
ma
gli
uomini
avevano
da
fare
nei
campi
,
e
le
donne
se
ne
schermivano
,
per
quanto
lusingate
dalle
mie
richieste
.
Anche
la
Giulia
,
se
le
chiedevo
di
posare
,
non
aveva
mai
tempo
:
capii
che
c
'
era
qualche
oscura
ragione
che
la
impediva
.
La
Giulia
mi
considerava
il
suo
padrone
,
e
non
avrebbe
detto
di
no
a
nessuna
mia
domanda
;
anzi
,
spesso
,
con
estrema
naturalezza
,
prendeva
l
'
iniziativa
di
servigi
che
non
avrei
mai
pensato
a
richiederle
.
Avevo
fatto
venire
da
Bari
una
bigoncia
di
ferro
smaltato
per
farci
il
bagno
;
e
la
mattina
la
portavo
nella
mia
camera
da
letto
per
lavarmici
,
chiudendo
la
porta
della
cucina
,
dove
la
donna
col
suo
bambino
stava
in
faccende
.
La
cosa
pareva
molto
strana
alla
Giulia
che
un
mattino
aprì
la
porta
,
e
senza
mostrare
di
scandalizzarsi
della
mia
nudità
,
mi
chiese
come
mi
fosse
possibile
fare
il
bagno
senza
che
nessuno
mi
insaponasse
la
schiena
,
e
mi
aiutasse
ad
asciugarmi
.
Non
so
se
fosse
stata
abituata
dal
prete
a
questo
servigio
,
o
se
fosse
un
'
antica
tradizione
,
venuta
dai
tempi
omerici
,
quando
le
donne
lavavano
e
ungevano
d
'
olio
i
guerrieri
;
ma
certo
,
da
allora
,
non
potei
evitare
che
la
mia
schiena
fosse
insaponata
e
massaggiata
dalle
sue
dita
ruvide
e
robuste
.
La
strega
si
stupiva
anche
che
io
non
le
chiedessi
di
fare
all
'
amore
.
-
Sei
ben
fatto
,
-
mi
diceva
,
-
non
ti
manca
nulla
-
.
Ma
non
insisteva
,
né
diceva
niente
di
più
,
abituata
,
in
questo
,
a
una
animalesca
passività
,
e
rispettava
la
mia
freddezza
,
che
doveva
certamente
avere
le
sue
ragioni
misteriose
.
Si
limitava
,
tutt
'
al
più
,
a
lodare
le
mie
bellezze
:
-
Quanto
sei
bello
,
-
diceva
,
-
quanto
sei
bello
grasso
-
.
L
'
essere
grasso
è
qui
il
primo
segno
della
bellezza
,
come
nei
paesi
d
'
oriente
;
forse
perché
per
raggiungere
la
grassezza
,
impossibile
ai
contadini
denutriti
,
è
necessario
essere
signori
e
potenti
.
La
Giulia
dunque
era
disposta
per
me
a
qualunque
servigio
,
e
tuttavia
,
quando
le
chiedevo
di
posare
,
che
le
avrei
fatto
il
ritratto
,
si
rifiutava
come
di
cosa
impossibile
.
Capii
allora
che
la
sua
ripugnanza
aveva
una
ragione
magica
,
ed
essa
stessa
me
lo
confermò
.
Un
ritratto
sottrae
qualcosa
alla
persona
ritrattata
,
un
'
immagine
:
e
,
per
questa
sottrazione
,
il
pittore
acquista
un
potere
assoluto
su
chi
ha
posato
per
lui
.
È
questa
la
ragione
inconsapevole
per
cui
molta
gente
ripugna
anche
dal
farsi
fotografare
.
La
Santarcangelese
,
che
viveva
addirittura
nel
mondo
della
magìa
,
aveva
paura
della
mia
pittura
:
e
non
tanto
perché
io
potessi
adoperare
la
sua
figura
dipinta
,
come
una
statua
di
cera
,
per
qualche
malvagia
stregoneria
ai
suoi
danni
,
quanto
proprio
per
l
'
influsso
e
la
potenza
che
io
avrei
esercitato
cavando
da
lei
un
'
immagine
,
come
lo
esercitavo
certamente
su
persone
e
cose
e
alberi
e
paesi
,
con
le
pitture
che
andavo
facendo
ogni
giorno
.
Io
capii
anche
che
,
per
vincere
questo
suo
timore
magico
,
avrei
dovuto
adoperare
una
magìa
più
forte
della
paura
;
e
questa
non
poteva
essere
che
una
potenza
diretta
e
superiore
,
la
violenza
.
La
minacciai
dunque
di
batterla
,
e
ne
feci
l
'
atto
,
e
forse
anche
qualcosa
di
più
dell
'
atto
:
le
braccia
della
Giulia
,
del
resto
,
non
erano
certamente
meno
robuste
delle
mie
.
Appena
vide
e
sentì
le
mie
mani
alzate
,
il
viso
della
Giulia
si
coprì
di
uno
sfavillio
di
beatitudine
e
si
aperse
ad
un
sorriso
felice
a
mostrare
i
suoi
denti
di
lupo
.
Come
prevedevo
,
nulla
era
più
desiderabile
per
lei
che
di
essere
dominata
da
una
forza
assoluta
.
Divenuta
a
un
tratto
docile
come
un
agnello
,
la
Giulia
posò
con
pazienza
,
e
di
fronte
agli
argomenti
indiscutibili
della
potenza
,
dimenticò
i
ben
giustificati
e
naturali
timori
.
Così
potei
dipingerla
,
col
suo
scialle
nero
che
le
incorniciava
l
'
antico
viso
giallo
di
serpente
.
La
dipinsi
anche
,
in
un
grande
quadro
,
sdraiata
,
con
il
suo
bambino
in
braccio
;
se
c
'
è
un
modo
di
essere
materno
,
dove
non
traspare
nessun
sentimentalismo
,
questo
era
il
suo
:
un
attaccamento
fisico
e
terrestre
,
una
compassione
amara
e
rassegnata
;
era
come
una
montagna
battuta
dal
vento
e
solcata
dalle
acque
,
da
cui
sorgesse
una
collinetta
più
verde
e
gentile
.
Il
bambino
di
Giulia
era
rotondo
,
grassoccio
,
di
temperamento
dolce
e
bonaccione
:
parlava
ancora
poco
,
e
io
capivo
pochissimo
quello
che
diceva
,
quando
trotterellava
per
le
mie
stanze
inseguendo
Barone
.
Con
Barone
spartiva
i
fichi
secchi
,
le
fette
di
pane
e
i
dolci
che
gli
regalavo
:
Nino
si
rizzava
in
punta
di
piedi
e
alzava
la
mano
il
più
alto
possibile
,
serrando
fra
le
dita
il
suo
bene
,
perché
il
cane
non
ci
arrivasse
:
ma
quello
era
più
grande
di
lui
,
e
giocando
e
saltando
allegro
,
e
attento
a
non
fargli
male
,
gli
rubava
i
fichi
di
mano
.
Quando
Barone
si
sdraiava
in
terra
,
il
Nino
gli
si
coricava
addosso
,
e
giocavano
assieme
:
poi
il
bambino
si
addormentava
,
stanco
di
giochi
,
e
il
cane
restava
immobile
sotto
di
lui
,
come
un
cuscino
,
e
non
osava
neppure
tirare
il
fiato
per
non
svegliarlo
.
Così
rimanevano
per
delle
ore
sul
pavimento
della
cucina
.
Malgrado
le
occupazioni
e
il
lavoro
,
i
giorni
passavano
nella
più
squallida
monotonia
,
in
quel
mondo
di
morte
,
senza
tempo
,
né
amore
,
né
libertà
.
Una
sola
presenza
reale
sarebbe
stata
per
me
mille
volte
più
viva
che
le
infinite
pullulanti
presenze
degli
spiriti
incorporei
,
che
rendono
più
greve
la
solitudine
,
ti
guardano
e
ti
seguono
.
La
continua
magìa
degli
animali
e
delle
cose
pesa
sul
cuore
come
un
funebre
incanto
.
E
non
ti
si
presentano
,
per
liberartene
,
che
altri
modi
di
magìa
.
La
Giulia
m
'
insegnava
i
suoi
filtri
,
e
gli
incantesimi
d
'
amore
.
Ma
che
cosa
è
più
contrario
all
'
amore
,
espansione
di
libertà
,
che
la
magìa
,
espressione
di
potenza
?
C
'
erano
delle
formule
per
incatenare
i
cuori
delle
persone
presenti
,
altre
per
legare
i
lontani
.
Una
,
che
Giulia
assicurava
particolarmente
efficace
,
serviva
per
le
persone
al
di
là
dei
monti
e
dei
mari
,
lontano
di
qui
,
e
le
trascinava
,
perché
,
abbandonando
ogni
altra
cosa
,
tornassero
,
spinte
da
amore
,
e
venissero
al
richiamo
.
Era
una
poesia
,
dove
i
versi
espressivi
si
alternavano
a
quelli
assurdamente
stregoneschi
,
secondo
le
regole
magiche
.
Diceva
:
Stella
,
da
lontano
te
vuardo
e
da
vicino
te
saluto
'
N
faccia
te
vado
e
'
n
vocca
te
sputo
.
Stella
,
non
face
che
ha
da
murì
Face
che
ha
da
turnà
E
con
me
ha
da
restà
.
Bisogna
pronunziarla
stando
sull
'
uscio
di
casa
,
la
notte
,
e
guardando
una
stella
,
che
è
quella
a
cui
ci
si
rivolge
.
L
'
ho
provata
,
qualche
volta
,
ma
non
mi
è
servita
.
Stavo
appoggiato
alla
porta
,
con
Barone
ai
miei
piedi
,
e
guardavo
il
cielo
.
Ottobre
era
passato
,
e
nell
'
aria
nera
brillavano
le
mie
stelle
natali
,
le
fredde
stelle
lucenti
del
Sagittario
.
In
quest
'
ozio
del
sentimento
,
carico
di
parole
senza
risposta
,
in
questa
solitaria
noia
zodiacale
,
arrivò
,
in
quei
giorni
,
all
'
improvviso
,
una
lettera
della
questura
di
Matera
.
Mi
si
permetteva
di
recarmi
per
qualche
giorno
a
Grassano
,
per
finirvi
dei
quadri
,
a
condizione
che
io
stesso
provvedessi
a
pagare
il
viaggio
di
andata
e
ritorno
per
me
e
per
i
carabinieri
che
dovevano
accompagnarmi
.
Era
la
risposta
ad
una
mia
domanda
,
di
cui
mi
ero
ormai
completamente
dimenticato
.
Quando
mi
avevano
,
da
un
giorno
all
'
altro
,
trasferito
a
Gagliano
,
avevo
chiesto
,
con
un
telegramma
a
Matera
,
che
mi
si
consentisse
di
tardare
per
una
diecina
di
giorni
,
perché
avevo
delle
pitture
incominciate
,
che
avrei
dovuto
completare
.
Era
un
pretesto
:
speravo
,
ottenendo
quel
rinvio
,
di
poter
poi
restare
a
Grassano
definitivamente
.
Il
telegramma
era
rimasto
senza
risposta
,
e
avevo
dovuto
partire
.
Ma
le
ragioni
dell
'
arte
avevano
il
loro
peso
sull
'
animo
dei
questurini
:
e
,
dopo
più
di
tre
mesi
di
meditazione
,
mi
arrivava
,
tanto
più
inattesa
e
piacevole
,
questa
insperata
vacanza
.
Non
ho
mai
conosciuto
i
funzionari
della
questura
di
Matera
che
si
occupavano
di
noi
:
ma
non
dovevano
essere
gente
cattiva
.
In
quella
sede
disgraziata
,
ci
si
dovevano
mandare
soltanto
dei
vecchi
arnesi
usati
di
questura
,
pieni
di
scetticismo
borbonico
e
di
routine
:
non
certamente
dei
giovani
entusiasti
.
In
quei
vecchi
cervelli
impiegatizi
non
era
ancora
entrata
,
per
fortuna
,
la
cultura
dei
maestri
di
scuola
,
l
'
idealismo
da
università
popolare
che
muoveva
lo
zelo
isterico
dei
giovanotti
,
e
faceva
loro
immaginare
che
lo
Stato
,
nella
sua
indiscutibile
eticità
,
fosse
una
persona
,
fatta
all
'
incirca
come
loro
,
con
una
sua
morale
personale
,
simile
alla
loro
,
da
imporre
a
tutti
gli
uomini
,
con
le
loro
stesse
piccole
ambizioni
,
e
i
loro
piccoli
sadismi
e
virtuosismi
,
ma
,
nello
stesso
tempo
,
imperscrutabile
ai
profani
,
sacro
ed
enorme
.
In
questa
identificazione
con
l
'
idolo
essi
provavano
la
stessa
beatitudine
fisica
che
nel
fare
all
'
amore
.
Questi
erano
,
in
parte
,
i
sentimenti
di
don
Luigino
:
ma
quei
bravi
poliziotti
di
Matera
forse
sapevano
soltanto
che
è
buona
usanza
lasciar
dormire
almeno
tre
mesi
tutte
le
pratiche
.
Don
Luigino
mi
comunicò
la
notizia
con
il
sorriso
benevolo
di
un
re
che
concede
una
grazia
a
uno
dei
suoi
sudditi
:
egli
era
lo
Stato
,
e
perciò
quella
tarda
generosità
della
polizia
era
anche
sua
,
ed
egli
era
felice
di
poter
sentirsi
,
quel
giorno
,
uno
Stato
paterno
.
Ma
in
quella
felicità
si
insinuava
una
punta
di
gelosia
municipale
,
e
forse
anche
qualche
altro
vago
sentimento
sgradevole
,
che
la
offuscava
.
Perché
sembravo
così
contento
di
andarmene
,
sia
pure
per
pochi
giorni
?
Forse
preferivo
Grassano
a
Gagliano
?
Il
fatto
è
che
,
se
,
come
personificazione
dello
Stato
,
don
Luigino
pensava
che
i
confinati
dovessero
essere
trattati
nel
modo
peggiore
,
e
non
dovessero
potersi
rallegrare
del
loro
soggiorno
,
come
gaglianese
e
primo
cittadino
di
Gagliano
avrebbe
invece
preteso
che
ci
si
trovassero
,
o
almeno
proclamassero
di
trovarcisi
,
meglio
che
in
qualunque
altro
paese
della
provincia
.
Così
,
in
questo
modo
contraddittorio
e
geloso
,
trovava
posto
anche
nel
suo
animo
quella
che
è
la
virtù
prima
e
antichissima
di
queste
terre
:
l
'
ospitalità
;
la
virtù
per
cui
i
contadini
aprono
la
porta
all
'
ignoto
forestiero
,
senza
chiedergli
il
suo
nome
,
e
lo
invitano
a
mangiare
il
loro
scarso
pane
;
di
cui
tutti
i
paesi
si
contendono
la
palma
,
fieri
ognuno
di
essere
il
più
amichevole
e
aperto
al
viandante
straniero
,
che
,
forse
,
è
un
dio
travestito
.
Per
don
Luigino
,
non
avrei
dovuto
rallegrarmi
della
partenza
.
E
poi
,
non
c
'
era
pericolo
che
io
parlassi
male
di
lui
ai
signori
di
là
,
tanto
più
vicini
al
gran
cuore
onnipotente
della
Capitale
della
Provincia
?
E
,
se
non
fossi
tornato
,
se
avessi
trovato
modo
di
farmi
trasferire
,
chi
lo
avrebbe
curato
dei
suoi
mali
immaginari
?
E
chi
avrebbe
sottratto
i
clienti
al
suo
nemico
Gibilisco
,
per
farlo
morire
di
rabbia
?
Insomma
,
don
Luigino
,
a
modo
suo
,
e
per
quanto
era
possibile
a
quel
suo
animo
arido
e
bambinesco
,
mi
amava
,
e
gli
rincresceva
che
io
partissi
.
Dovetti
rasserenarlo
,
dirgli
che
il
mio
piacere
veniva
soltanto
dalla
prospettiva
della
passeggiata
a
cui
non
ero
più
avvezzo
,
che
non
mi
attiravano
a
Grassano
altro
che
le
ragioni
del
mio
lavoro
,
e
che
sarei
stato
felicissimo
di
tornare
sotto
la
sua
tutela
,
appena
finiti
i
miei
quadri
.
E
così
,
con
un
gran
pacco
di
tele
,
il
cavalletto
.
portatile
,
la
cassetta
dei
colori
,
Barone
,
e
due
carabinieri
,
all
'
indomani
,
la
mattina
presto
,
partii
.
Il
percorso
mi
era
noto
;
era
un
po
'
come
un
viaggio
nella
mia
camera
:
e
di
solito
non
amo
voltarmi
indietro
e
tornare
nei
luoghi
dove
una
volta
ho
vissuto
.
Ma
le
mie
impressioni
di
Grassano
erano
piacevoli
;
ci
ero
arrivato
dopo
mesi
di
solitudine
assoluta
;
là
avevo
riveduto
per
la
prima
volta
le
stelle
e
la
luna
e
le
piante
e
gli
animali
e
il
viso
degli
uomini
:
mi
si
era
così
fissata
nel
ricordo
come
una
terra
di
libertà
.
La
lunga
segregazione
porta
a
un
distacco
dai
sensi
,
che
in
alcuni
può
essere
simile
a
una
specie
di
santità
:
il
ritorno
alla
vita
normale
ha
sempre
qualcosa
di
troppo
acuto
e
di
doloroso
,
come
una
convalescenza
.
La
miseria
e
l
'
arsura
desolata
di
Grassano
,
quel
paesaggio
senza
dolcezze
e
sensualità
,
quella
monotona
tristezza
,
erano
il
luogo
migliore
,
il
meno
offensivo
,
per
questo
ritorno
.
Mi
ci
ero
trovato
bene
,
e
l
'
amavo
.
Con
che
piacere
,
quella
mattina
,
sull
'
automobile
dell
'
americano
,
mi
si
aperse
,
di
là
dalla
svolta
dietro
il
cimitero
,
la
terra
proibita
,
la
discesa
sul
Sauro
,
e
il
monte
di
Stigliano
!
E
come
saltava
allegro
Barone
,
mentre
aspettavamo
,
al
bivio
,
in
riva
al
fiume
,
il
postale
pieno
di
visi
sconosciuti
!
Ecco
,
a
uno
a
uno
,
come
in
un
film
girato
alla
rovescia
,
i
paesi
del
mio
arrivo
,
Stigliano
,
Accettura
,
San
Mauro
Forte
,
e
le
fermate
dell
'
autobus
,
e
il
salire
e
lo
scendere
dei
contadini
e
delle
donne
,
e
la
foresta
,
e
le
case
popolate
di
gente
immaginaria
.
Ed
ecco
,
finalmente
,
là
in
fondo
,
apparire
,
largo
e
bianco
,
il
letto
del
Basento
,
e
la
casetta
della
stazione
di
Grassano
.
Qui
l
'
autobus
partì
verso
Grottole
e
Matera
,
e
rimanemmo
ad
aspettare
che
arrivasse
qualche
mezzo
di
trasporto
,
che
ci
portasse
,
per
i
diciotto
chilometri
dì
giravolte
e
di
polvere
,
su
al
paese
.
Aspettammo
a
lungo
,
ché
l
'
automobile
di
Grassano
scendeva
più
tardi
,
per
l
'
arrivo
dei
treno
di
Taranto
,
a
prendere
gli
eventuali
passeggeri
.
Rimasi
a
guardare
il
greto
del
fiume
,
dove
il
primo
arco
del
ponte
,
rotto
da
una
piena
,
aspettava
da
molti
anni
invano
di
essere
riparto
.
Davanti
a
me
si
alzava
,
come
una
grande
onda
di
terra
,
uniforme
e
spoglio
,
il
monte
di
Grassano
,
e
in
cima
,
quasi
irreale
nel
cielo
,
come
l
'
immagine
di
un
miraggio
,
appariva
il
paese
.
Pareva
anche
più
irreale
ed
aereo
di
quando
l
'
avevo
visto
l
'
ultima
volta
,
perché
le
case
erano
state
,
durante
la
mia
assenza
,
tutte
imbiancate
di
fresco
,
e
ora
sembravano
,
tutte
raccolte
insieme
come
le
pecore
di
un
gregge
impaurito
,
appena
sfiorare
la
vetta
grigio
giallastra
del
monte
.
Finalmente
sentimmo
di
lontano
il
rumore
della
tromba
dell
'
automobile
,
e
vedemmo
una
nuvola
di
polvere
scendere
per
la
costa
,
e
presto
la
macchina
,
traballando
sulla
passerella
di
assi
disposta
sul
fiume
,
di
fianco
al
ponte
rotto
,
arrivò
alla
stazione
.
Il
guidatore
,
quello
stesso
che
mi
aveva
accompagnato
a
Gagliano
tre
mesi
prima
,
riconobbe
me
e
Barone
,
e
ci
diede
il
primo
benvenuto
.
Il
treno
arrivò
fischiando
,
e
ripartì
senza
che
nessun
passeggero
scendesse
o
salisse
.
Si
doveva
ora
aspettare
l
'
altro
treno
,
quello
di
Napoli
e
di
Potenza
,
che
avrebbe
dovuto
arrivare
di
lì
a
poco
,
ma
che
aveva
un
forte
ritardo
.
Io
non
avevo
fretta
,
e
non
mi
dispiaceva
restare
ancora
nel
fondo
della
valle
,
dove
non
sarei
forse
tornato
mai
più
,
e
passeggiare
in
quel
silenzio
meridiano
,
e
sedermi
sui
sassi
bianchi
del
fiume
larghissimo
e
secco
,
che
si
perde
,
in
alto
e
in
basso
,
fra
i
monti
.
Mangiai
la
colazione
che
mi
ero
portata
,
e
aspettai
.
Dopo
un
'
altra
ora
,
anche
il
treno
di
Napoli
arrivò
,
vuoto
;
montammo
sull
'
automobile
e
cominciammo
la
salita
.
Lungo
i
diciotto
chilometri
le
curve
sono
parecchie
centinaia
,
fra
continue
gobbe
di
terra
,
scavate
da
grotte
,
e
campi
di
stoppie
aride
,
dove
passa
il
vento
in
un
'
onda
di
polvere
.
Non
si
incontra
un
albero
in
tutto
il
percorso
,
e
ci
si
innalza
a
poco
a
poco
,
fino
ai
cinquecento
metri
del
paese
,
voltandosi
in
tutte
le
direzioni
,
con
la
vista
quasi
sempre
chiusa
dal
curvo
gonfiarsi
dei
campi
riarsi
.
Eccoci
a
una
grande
spaccatura
,
come
una
ferita
nella
terra
:
per
superarla
la
strada
deve
fare
un
grande
rigiro
.
È
il
vallone
delle
carogne
,
così
chiamato
perché
serve
a
buttarci
i
corpi
delle
bestie
morte
di
malattia
,
e
immangiabili
:
le
loro
ossa
biancheggiano
nel
fondo
.
Siamo
ormai
vicini
al
paese
:
ecco
il
cimitero
,
in
ripido
pendio
,
tutto
scoperto
,
come
un
fazzoletto
punteggiato
di
bianco
messo
per
terra
ad
asciugare
sul
fianco
del
monte
:
ecco
lo
sbocco
del
sentiero
dalle
alte
siepi
di
rosmarino
,
dove
ero
solito
sedermi
a
leggere
,
per
delle
ore
,
da
solo
,
nei
primi
tempi
,
finché
una
capra
non
sbucava
d
'
un
tratto
,
guardandomi
misteriosa
;
ecco
l
'
albero
dove
il
vecchio
brigante
aveva
ucciso
,
settant
'
anni
fa
,
il
suo
carabiniere
.
Ancora
un
'
ultima
svolta
,
ed
ecco
,
su
un
monticello
di
terra
,
la
grande
croce
di
legno
,
ed
il
Cristo
:
un
'
ultima
breve
salita
,
e
la
strada
si
stringe
fra
le
case
.
Con
un
gran
chiasso
di
tromba
,
tra
la
gente
che
si
scansava
addossandosi
agli
usci
,
arrivammo
finalmente
alla
porta
dell
'
albergo
di
Prisco
.
Mi
accolse
la
voce
tonante
del
padrone
,
che
si
mise
a
chiamare
la
moglie
ed
i
figliuoli
:
-
Capità
!
Guagliò
!
È
tornato
don
Carlo
!
-
Ed
eccoli
tutti
,
agitati
,
vivaci
,
rumorosi
,
attorno
a
me
.
Era
una
famiglia
simpaticissima
.
Lui
era
un
uomo
sulla
cinquantina
,
robusto
,
svelto
,
sempre
in
moto
,
in
faccende
e
in
grida
,
con
una
testa
rotonda
dai
capelli
tagliati
corti
,
dagli
occhi
mobili
e
furbi
,
dalla
barba
nera
,
lunga
di
quattro
giorni
;
occupato
di
affari
coi
mercanti
di
passaggio
,
di
commerci
coi
paesi
vicini
,
pieno
di
iniziativa
e
di
allegra
energia
.
La
signora
Prisco
era
tanto
tranquilla
e
dolce
quanto
suo
marito
era
chiassoso
e
brusco
.
Alta
,
formosa
,
vestita
di
nero
,
materna
e
imperturbabile
in
quel
continuo
tramenìo
,
mi
preparava
il
pane
arrostito
con
l
'
olio
:
e
la
sua
voce
non
si
sentiva
.
Il
figlio
maggiore
,
il
Capitano
,
così
chiamato
perché
era
il
capo
riconosciuto
di
tutti
i
ragazzi
del
paese
,
che
dominava
con
la
sua
astuzia
e
la
sua
precocità
,
era
un
ragazzo
zoppo
,
piccolo
di
statura
,
di
tredici
o
quattordici
anni
.
Aveva
degli
occhi
sfavillanti
,
sensuali
insieme
e
furbissimi
,
in
un
viso
magro
e
pallido
,
in
cui
cominciavano
a
crescere
i
primi
peli
.
Capiva
ogni
cosa
al
volo
,
parlava
rapidissimo
e
in
modo
ellittico
,
o
per
cenni
:
imponeva
a
tutti
i
suoi
coetanei
la
sua
volontà
.
Non
ho
mai
visto
alcuno
della
sua
età
afferrare
più
in
fretta
un
'
idea
,
soprattutto
quando
si
trattasse
di
cose
di
commercio
o
di
affari
,
né
fare
più
sveltamente
le
somme
e
le
divisioni
:
né
giocare
a
scopa
in
modo
più
fulmineo
,
in
modo
che
le
carte
non
avevano
tempo
di
posarsi
sul
tavolo
.
Dappertutto
,
in
paese
,
si
sentiva
chiamare
il
Capitano
,
dappertutto
appariva
il
suo
corpicino
smunto
e
svelto
,
e
il
suo
passo
di
sciancato
.
Il
figlio
minore
era
l
'
opposto
del
Capitano
:
era
alto
,
sottile
,
languido
,
con
dei
grandi
occhioni
nel
viso
dolce
,
e
non
parlava
mai
:
aveva
preso
dalla
madre
,
come
le
bambine
che
venivano
poi
.
Non
avevo
ancora
finito
di
salutare
la
famiglia
Prisco
,
che
già
arrivava
Antonino
Roselli
,
il
barbiere
,
con
suo
cognato
Riccardo
;
avevano
già
mandato
ad
avvertire
del
mio
arrivo
gli
amici
,
che
arrivarono
subito
dopo
.
Antonino
,
un
giovane
bruno
,
con
dei
baffetti
neri
,
barbiere
e
flautista
,
sognava
,
come
tutti
i
grassanesi
,
di
andarsene
lontano
.
La
sua
speranza
era
di
potermi
seguire
,
come
segretario
,
in
giro
per
l
'
Europa
.
Mi
avrebbe
fatto
la
barba
,
mi
avrebbe
preparato
le
tele
,
i
colori
e
i
pennelli
per
dipingere
,
mi
avrebbe
cercato
delle
modelle
,
si
sarebbe
occupato
della
vendita
dei
miei
quadri
,
mi
avrebbe
sonato
il
flauto
per
rallegrarmi
nelle
ore
di
noia
,
mi
avrebbe
assistito
se
mi
ammalavo
:
insomma
,
sarebbe
stato
per
me
meglio
che
il
fido
Elia
per
Vittorio
Alfieri
in
giro
per
gli
altipiani
della
vecchia
Castiglia
.
Forse
avrei
fatto
bene
ad
esaudire
quel
suo
desiderio
:
ma
,
ahimè
,
anche
questa
fu
tra
le
mille
possibilità
della
vita
che
per
pigrizia
,
sciocchezza
o
disattenzione
non
raccolsi
,
e
lasciai
perdersi
in
nulla
.
Era
davvero
un
gran
bravo
giovane
,
forse
un
po
'
troppo
barbiere
e
un
po
'
troppo
flautista
per
il
mio
gusto
.
Ma
veramente
affezionato
e
gentile
.
Quando
,
nei
primi
giorni
dopo
il
mio
arrivo
da
Roma
,
rimasi
solo
dopo
una
visita
furtiva
,
Antonino
immaginò
che
io
avrei
sentito
la
tristezza
,
e
venne
con
i
suoi
amici
a
suonare
una
serenata
sotto
le
mie
finestre
,
per
consolarmi
.
C
'
era
il
suo
flauto
,
un
violino
e
una
chitarra
,
che
risonavano
melanconici
nel
gran
silenzio
della
notte
.
Riccardo
era
un
marinaio
di
Venezia
,
confinato
come
tutti
gli
altri
membri
dell
'
equipaggio
della
sua
nave
che
faceva
servizio
con
Odessa
,
perché
erano
stati
trovati
a
bordo
,
all
'
arrivo
a
Trieste
,
degli
stampati
russi
di
propaganda
.
Era
alto
e
biondo
,
atletico
,
campione
dei
400
metri
a
nuoto
;
con
degli
occhi
chiari
lontani
,
quasi
sulle
tempie
,
come
gli
uccelli
.
Avevo
riconosciuto
il
suo
viso
,
la
prima
volta
che
l
'
avevo
incontrato
,
per
averlo
visto
in
un
ritratto
di
De
Pisis
.
Riccardo
si
era
trovato
assai
bene
a
Grassano
e
vi
aveva
preso
moglie
.
Aveva
sposato
Maddalena
,
la
sorella
di
Antonino
,
e
aspettavano
un
bambino
.
La
sua
vita
era
dunque
ormai
,
in
famiglia
,
piuttosto
quella
di
un
grassanese
che
di
un
confinato
.
Del
resto
,
i
confinati
a
Grassano
erano
pressoché
liberi
;
potevano
passeggiare
a
loro
piacere
in
tutto
il
territorio
del
comune
,
che
è
vastissimo
;
dovevano
farsi
vedere
una
sola
volta
alla
settimana
in
municipio
:
e
l
'
obbligo
del
coprifuoco
era
attuato
senza
alcun
rigore
.
Riccardo
era
un
giovane
mite
e
simpatico
,
e
io
amavo
sentire
la
sua
parlata
veneta
.
Arrivarono
,
poco
dopo
i
due
cognati
,
i
loro
amici
:
artigiani
,
falegnami
,
un
sarto
,
alcuni
contadini
.
Di
contadini
,
a
Grassano
,
ne
conoscevo
assai
meno
che
a
Gagliano
,
non
soltanto
perché
c
'
ero
rimasto
poco
,
e
non
vi
facevo
il
medico
,
ma
anche
perché
essi
sono
,
forse
,
anche
più
misteriosi
e
chiusi
.
A
Gagliano
,
essi
sono
,
la
maggior
parte
,
proprietari
di
una
piccola
terra
;
Grassano
è
invece
un
paese
di
grande
proprietà
,
e
i
contadini
lavorano
sul
terreno
altrui
.
La
miseria
delle
due
condizioni
non
è
molto
diversa
,
perché
difficilmente
,
sia
qui
che
là
,
potrebbe
pensarsi
maggiore
.
I
contadini
di
Grassano
vivono
di
anticipi
sul
raccolto
,
e
quando
è
il
tempo
delle
messi
,
di
rado
arrivano
a
pagare
il
debito
,
che
va
così
accumulandosi
di
anno
in
anno
,
legandoli
sempre
di
più
nella
rete
della
squallida
povertà
.
Quelli
di
Gagliano
lavorano
il
loro
campo
,
e
non
raccolgono
mai
quello
che
basti
a
nutrirli
e
a
pagare
l
'
Ufficiale
Esattoriale
:
le
poche
lire
eventualmente
risparmiate
nelle
annate
buone
,
vanno
tutte
in
medici
e
medicine
,
a
curarsi
la
malaria
:
perciò
anch
'
essi
sono
costretti
alla
denutrizione
,
e
non
possono
pensare
a
muoversi
e
a
cambiare
stato
.
Non
vi
è
nessuna
reale
differenza
nella
vita
di
questi
e
di
quelli
.
Soltanto
,
mentre
a
Gagliano
non
vi
sono
che
contadini
,
e
i
pochi
signori
,
Grassano
,
che
è
un
paese
grande
,
possiede
una
specie
di
classe
media
numerosa
,
fatta
di
artigiani
,
soprattutto
di
falegnami
.
Mi
sono
spesso
chiesto
per
chi
mai
lavorassero
tutte
le
botteghe
di
falegname
che
c
'
erano
in
paese
;
e
,
in
verità
,
avevano
tutte
poco
lavoro
,
e
stentavano
a
tirare
avanti
.
L
'
esistenza
di
questa
classe
media
dava
un
colore
particolare
alla
vita
paesana
:
gli
artigiani
stavano
tutto
il
giorno
sull
'
uscio
delle
botteghe
,
quasi
tutte
inoperose
,
ma
ben
fornite
di
splendidi
attrezzi
americani
.
I
contadini
non
si
vedevano
che
all
'
alba
e
al
tramonto
,
e
parevano
così
ancora
più
lontani
,
e
relegati
in
un
loro
mondo
remoto
.
Antonino
,
da
buon
barbiere
,
e
gazzettino
delle
notizie
,
mi
mise
al
corrente
delle
novità
grassanesi
.
Non
erano
molte
:
qualche
americano
aveva
seguito
l
'
esempio
di
quello
di
cui
ho
parlato
,
dalle
catene
d
'
oro
,
ed
era
scappato
a
New
York
;
il
capo
della
milizia
era
partito
per
l
'
Africa
,
solo
volontario
del
paese
;
quelli
che
avevano
chiesto
di
andare
come
operai
,
come
a
Gagliano
,
non
erano
stati
accontentati
e
si
lamentavano
;
era
arrivato
un
confinato
nuovo
,
uno
sloveno
di
Dalmazia
,
che
sapeva
far
di
tutto
,
modellini
di
navi
e
statuette
di
cera
.
Il
mio
trasferimento
improvviso
di
tre
mesi
prima
era
ancora
argomento
di
grandi
discussioni
:
era
stato
,
come
tutti
gli
avvenimenti
,
portato
nel
campo
dei
partiti
locali
:
gli
oppositori
del
gruppo
al
potere
accusavano
questi
di
avermi
fatto
trasferire
perché
io
frequentavo
alcuni
loro
avversari
,
come
il
signor
Orlando
e
il
falegname
Lasala
,
denunciandomi
a
Matera
;
gli
altri
ritorcevano
l
'
accusa
,
sostenendo
che
erano
stati
loro
,
gli
oppositori
,
a
scrivere
lettere
anonime
e
a
farmi
partire
soltanto
per
poterli
accusare
di
questa
azione
,
che
agli
occhi
di
entrambe
le
parti
contendenti
era
una
grave
mancanza
alla
ospitálità
tradizionale
di
Grassano
.
In
verità
,
a
farmi
trasferire
credo
non
fossero
stati
né
gli
uni
né
gli
altri
:
ma
la
polemica
s
'
era
invelenita
,
ed
aveva
contribuito
ad
accrescere
la
secolare
riserva
di
odî
e
di
rancori
.
A
me
queste
cose
non
interessavano
;
volevo
invece
approfittare
di
quelle
ore
di
luce
che
restavano
per
passeggiare
un
poco
,
e
rivedere
i
luoghi
cui
mi
ero
affezionato
.
Uscii
dunque
,
accompagnato
da
quel
gruppo
di
giovani
.
Venendo
da
Gagliano
,
la
gemella
miseria
di
Grassano
mi
pareva
quasi
ricchezza
e
la
maggiore
vivacità
della
gente
,
il
diverso
dialetto
,
con
i
suoi
rapidi
suoni
pugliesi
,
mi
davano
l
'
impressione
di
essere
quasi
in
una
città
piena
di
vita
.
Finalmente
rivedevo
dei
negozi
,
anche
se
erano
dei
poveri
stambugi
mal
provvisti
di
mercanzie
;
c
'
erano
delle
bancarelle
di
mercanti
ambulanti
,
sulla
piazza
,
davanti
al
palazzo
del
barone
di
Collefusco
,
che
vendevano
stoffe
,
lame
da
barba
,
anfore
di
terra
,
oggetti
da
cucina
.
C
'
era
anche
un
carrettino
di
libri
:
gli
stessi
libri
che
avevo
visti
in
mano
al
Capitano
,
ai
ragazzi
,
ai
contadini
di
qui
:
i
Reali
di
Francia
,
le
vite
dei
briganti
,
la
storia
di
Corradino
,
degli
almanacchi
,
dei
lunari
.
Più
in
là
c
'
era
il
caffè
:
un
vero
caffè
,
con
un
biliardo
,
e
,
allineate
su
uno
scaffale
,
una
serie
di
vecchie
bottiglie
di
vetro
fuso
e
formato
,
di
quelle
che
sono
ora
così
ricercate
dai
collezionisti
,
con
le
facce
di
Re
Vittorio
Emanuele
II
,
di
Garibaldi
,
della
Regina
Margherita
,
o
con
delle
donne
nude
che
reggono
una
palla
,
o
con
una
mano
che
brandisce
una
pistola
.
Ma
,
fatti
avanti
e
indietro
quei
duecento
passi
,
fra
l
'
albergo
di
Prisco
e
il
caffè
,
si
esaurisce
tutta
la
vita
mondana
di
Grassano
.
A
destra
e
a
sinistra
,
di
sopra
e
di
sotto
,
non
c
'
è
più
altro
che
stradette
,
scalette
e
sentieri
,
fra
le
catapecchie
allineate
dei
contadini
.
Queste
sono
ancora
più
povere
e
squallide
che
quelle
di
Gagliano
,
le
stanze
sono
più
piccole
,
non
ci
sono
orti
vicino
alle
case
,
che
si
serrano
l
'
una
all
'
altra
come
per
un
pericolo
mortale
.
Anche
qui
le
capre
e
le
pecore
,
più
numerose
che
a
Gagliano
,
saltano
per
le
vie
piene
di
spazzature
;
anche
qui
i
bambini
seminudi
,
pallidi
e
gonfi
si
rincorrono
tra
i
rifiuti
.
Le
donne
non
portano
il
velo
,
né
il
costume
:
ma
anche
qui
i
loro
visi
sono
terrei
,
chiusi
e
animaleschi
.
Anche
qui
la
pazienza
e
la
rassegnazione
stanno
scritte
sui
volti
degli
uomini
e
sulla
desolazione
del
paesaggio
.
Soltanto
,
per
il
maggior
contatto
col
mondo
di
fuori
,
c
'
è
nell
'
aria
un
più
vivo
desiderio
di
evasione
,
sempre
disilluso
nella
impossibilità
della
speranza
.
Risalii
e
ridiscesi
,
da
solo
,
per
le
stradette
conosciute
,
finché
giunsi
alla
chiesa
,
nel
vento
,
in
cima
al
paese
,
per
ridare
uno
sguardo
a
tutto
l
'
orizzonte
,
che
spazia
immenso
oltre
i
confini
di
Lucania
.
Di
qua
,
ai
miei
piedi
,
le
case
del
paese
,
con
i
loro
tetti
giallognoli
,
e
poi
la
discesa
ondulata
e
grigiastra
del
monte
,
fino
al
Basento
,
e
,
in
faccia
,
le
montagne
di
Accettura
,
da
quelle
più
a
valle
che
nascondono
Ferrandina
,
alle
Dolomiti
di
Pietra
Pertosa
,
dietro
cui
si
perde
il
greto
del
fiume
.
Da
tutti
gli
altri
lati
,
il
grande
mare
di
terra
informe
,
di
là
del
Bilioso
,
delle
grotte
dei
briganti
e
dei
monachicchi
,
e
di
Irsina
,
irta
su
un
colle
ispido
.
Paesi
lontanissimi
appaiono
da
ogni
parte
,
come
vele
sperdute
su
questo
mare
,
fin
laggiù
dove
si
intravede
Salandra
,
e
Banzi
,
dove
si
stenta
a
immaginare
,
in
quella
arsura
,
esistesse
davvero
un
tempo
la
fresca
fontana
più
chiara
del
vetro
,
degna
del
vino
e
del
capretto
;
altri
,
più
vicini
,
paiono
navigare
avvicinandosi
al
porto
,
fino
a
Grottole
,
là
di
faccia
,
dietro
la
cappella
di
sant
'
Antonio
,
e
ai
suoi
due
alberi
sperduti
nel
deserto
.
Questa
sconfinata
distesa
monotona
e
ondulata
,
la
si
coltiva
,
da
qualche
anno
,
a
grano
:
un
povero
grano
che
non
ripaga
la
semente
,
le
spese
e
la
fatica
.
Quando
l
'
avevo
vista
per
la
prima
volta
,
l
'
estate
,
era
il
tempo
della
raccolta
.
Tutta
la
terra
,
d
'
ogni
parte
intorno
,
era
gialla
sotto
il
sole
:
e
un
canto
di
lontane
trebbiatrici
solcava
solo
il
silenzio
.
Ora
,
tutto
era
grigio
,
non
un
colore
turbava
quella
monotonia
solitaria
.
Rimasi
a
lungo
lassù
,
finché
cominciò
ad
imbrunire
e
a
cadere
qualche
goccia
di
pioggia
.
Scesi
in
fretta
all
'
albergo
.
C
'
era
già
parecchia
gente
che
aspettava
di
mangiare
,
dei
carrettieri
di
passaggio
,
dei
mercanti
ambulanti
,
e
Pappone
.
Sulle
voci
di
tutti
,
sentivo
già
dalla
strada
le
urla
pugliesi
di
Prisco
,
e
le
grida
napoletane
di
Pappone
,
che
,
come
sempre
,
fingevano
per
gioco
di
litigare
.
Pappone
era
un
mercante
di
frutta
di
Bagnoli
,
che
veniva
spesso
per
affari
a
Grassano
,
dove
ci
sono
delle
ottime
pere
:
l
'
avevo
già
conosciuto
durante
l
'
estate
.
Era
un
grande
amico
di
Prisco
,
usavano
ingiuriarsi
continuamente
in
segno
di
affetto
.
Pappone
gli
gridava
:
-
Strunzo
galleggiante
!
-
e
Prisco
gli
replicava
:
-
Co
'
a
bannerola
'
n
coppa
!
fetente
!
-
e
,
partiti
di
qui
,
continuavano
a
lungo
a
gran
voce
,
minacciandosi
con
gli
occhi
e
ridendo
.
Pappone
era
un
ex
frate
,
grasso
,
rotondo
,
ghiotto
e
,
a
modo
suo
,
spiritosissimo
.
Aveva
un
'
arte
particolare
,
come
cuoco
;
e
si
preparava
da
sé
,
mandando
via
dal
fornello
la
signora
Prisco
,
la
salsa
alla
marinara
per
i
maccheroni
:
me
ne
faceva
sempre
parte
,
ed
era
veramente
la
migliore
che
io
abbia
gustato
mai
.
Anche
maggiore
era
la
sua
arte
di
raccontare
storie
stravagantissime
,
accompagnandole
con
la
mimica
più
espressiva
.
Ma
,
ahimè
,
le
sue
novelle
erano
tutte
talmente
salaci
,
pornografiche
e
fratesche
,
che
non
mi
è
davvero
possibile
riferirne
nessuna
:
neppure
quella
che
raccontò
quella
sera
a
tavola
,
e
che
,
fra
tutte
quelle
che
gli
avevo
sentito
narrare
,
era
forse
la
più
innocente
.
Finalmente
potevo
mangiare
in
compagnia
:
questo
mi
rallegrava
:
mi
pareva
di
essere
di
nuovo
un
uomo
libero
.
Da
quel
tempo
ho
preso
in
uggia
la
solitudine
a
tavola
,
al
punto
di
preferire
un
qualunque
commensale
sconosciuto
all
'
esser
solo
.
La
cena
,
modestissima
,
mi
pareva
dunque
deliziosa
,
e
il
racconto
di
Pappone
assai
più
spiritoso
delle
più
celebrate
,
e
noiosissime
,
novelle
del
Firenzuola
.
Noi
mangiavamo
,
e
Prisco
ci
teneva
compagnia
,
in
maniche
di
camicia
,
coi
gomiti
sulla
tavola
,
tonante
,
elastico
e
sudato
,
con
un
bicchiere
di
vino
.
Entrò
allora
un
nuovo
commensale
:
un
mercante
di
stoffe
di
Brindisi
,
che
già
conoscevo
.
Era
un
uomo
enorme
,
grassissimo
e
grossissimo
,
con
una
faccia
da
orco
,
con
un
gran
naso
,
grandi
occhi
,
grandi
orecchie
,
grandi
labbra
,
e
grandi
guance
che
muoveva
mangiando
con
un
grande
fracasso
.
Mangiava
almeno
come
quattro
cristiani
messi
insieme
,
anche
perché
si
limitava
a
quel
solo
pasto
serale
,
dopo
aver
passato
tutto
il
giorno
ad
arringare
le
donne
perché
comprassero
le
sue
stoffe
.
Malgrado
le
sue
terribili
ganasce
,
e
il
sudore
che
gli
rigava
il
volto
,
e
quel
suo
orrendo
aspetto
di
gigante
difforme
,
era
un
uomo
gentile
,
e
spiritoso
quasi
quanto
il
suo
amico
Pappone
.
Così
,
attorno
al
tavolo
,
tutti
erano
rumorosamente
allegri
.
Il
Capitano
,
suo
fratello
,
e
il
loro
amico
Boccia
,
un
giovanotto
un
po
'
deficiente
per
una
malattia
infantile
,
impiegato
del
municipio
,
stavano
in
un
angolo
della
stanza
,
leggendo
avidamente
un
vecchio
numero
della
"
Gazzetta
dello
Sport
"
.
L
'
orco
di
Brindisi
non
amava
queste
infatuazioni
sportive
,
e
attaccò
subito
direttamente
,
col
suo
vocione
,
il
Capitano
:
-
Capità
!
Ora
non
c
'
è
più
che
lo
sport
!
La
guerra
d
'
Africa
,
e
lo
sport
!
non
si
pensa
ad
altro
.
Ma
che
cos
'
è
poi
questo
sport
?
-
Il
Capitano
cercò
la
parata
.
-
Carnera
,
-
rispose
,
-
è
campione
del
mondo
-
.
Il
mercante
si
mise
a
ridere
,
facendo
tremare
i
bicchieri
sul
tavolo
.
-
Il
vostro
Carnera
,
-
disse
,
-
è
come
Garibaldi
-
.
L
'
affermazione
era
così
precisa
che
il
Capitano
non
trovò
risposta
,
e
il
gigante
continuò
:
-
Sono
tutti
trucchi
.
Carnera
ha
vinto
perché
era
d
'
accordo
prima
.
È
proprio
una
specie
di
Garibaldi
:
la
storia
non
cambia
.
Sui
vostri
libri
di
scuola
vi
insegnano
un
mucchio
di
frottole
,
ma
la
verità
è
un
'
altra
.
Quando
Re
Franceschiello
dovette
lasciare
Napoli
,
e
si
ritirò
a
Gaeta
,
Garibaldi
e
i
suoi
amici
con
le
camicie
rosse
venivano
avanti
all
'
attacco
,
tutti
allegri
e
fieri
e
pieni
di
coraggio
.
Su
dalle
mura
di
Gaeta
sparavano
i
cannoni
:
ma
quelli
non
se
ne
davano
per
intesi
:
pareva
andassero
a
nozze
,
con
in
testa
la
bandiera
e
la
fanfara
.
Re
Franceschiello
,
che
vedeva
da
Gaeta
che
le
cannonate
non
facevano
effetto
,
pensò
:
"
O
quelli
sono
dei
pazzi
,
o
qui
ci
sta
qualcosa
di
strano
.
Mo
'
mi
ci
voglio
provar
io
a
tirare
una
cannonata
"
.
Detto
fatto
.
Fece
pigliare
una
bella
palla
,
la
fece
mettere
nel
pezzo
,
e
lui
stesso
,
il
Re
,
sparò
.
Bum
!
Quando
videro
cadere
la
palla
,
Garibaldi
e
le
sue
camicie
rosse
non
ne
aspettarono
una
seconda
,
e
se
la
diedero
a
gambe
.
Perché
i
colpi
di
prima
erano
tutti
a
polvere
:
Garibaldi
si
era
messo
d
'
accordo
,
come
Carnera
.
Quando
il
Re
tirò
la
cannonata
vera
,
Garibaldi
disse
:
"
Qua
a
Gaeta
non
va
più
bene
.
Ragazzi
,
andiamo
a
Teano
!
"
E
così
andò
a
Teano
.
Pappone
,
Prisco
,
i
carrettieri
,
i
mercanti
,
tutti
risero
:
Garibaldi
non
è
popolare
quaggiù
;
e
la
gloria
di
Carnera
fu
definitivamente
sepolta
.
Anche
il
Capitano
dovette
riconoscersi
sconfitto
;
soltanto
Boccia
,
che
per
la
meningite
sofferta
non
era
in
grado
di
afferrare
in
fretta
gli
argomenti
,
rimase
imperturbabile
.
Appunto
per
questo
suo
difetto
,
gli
avevano
dato
quel
posto
in
municipio
,
che
consisteva
nel
tenere
in
ordine
delle
carte
,
e
fare
un
po
'
da
messo
e
da
fattorino
:
i
minorati
,
quaggiù
,
sono
molto
ben
visti
,
e
protetti
dalla
popolazione
.
Del
resto
,
come
succede
spesso
in
casi
simili
,
se
Boccia
era
un
po
'
lento
d
'
ingegno
,
aveva
una
memoria
di
ferro
,
che
si
limitava
però
agli
oggetti
delle
sue
passioni
dominanti
.
Queste
erano
due
:
lo
sport
e
il
diritto
.
Egli
sapeva
a
memoria
i
nomi
di
tutti
i
componenti
le
squadre
di
calcio
di
tutta
Italia
negli
ultimi
anni
,
e
usava
recitarmeli
,
come
litanie
,
con
gli
occhi
brillanti
di
piacere
.
Ma
l
'
altra
sua
passione
era
ancora
più
vivace
.
Il
diritto
,
gli
avvocati
,
le
cause
in
tribunale
lo
colmavano
di
estasi
e
di
delizia
.
Sapeva
a
memoria
i
nomi
di
tutti
gli
avvocati
della
provincia
,
e
brani
delle
loro
cause
più
celebri
;
e
in
questo
non
era
il
solo
,
perché
l
'
amore
per
l
'
oratoria
forense
è
quaggiù
abbastanza
generale
.
Ma
un
fatto
accaduto
due
o
tre
anni
prima
era
diventato
l
'
avvenimento
più
importante
e
beatificante
della
sua
vita
.
Per
qualche
causetta
di
confini
,
una
sezione
distaccata
di
pretura
aveva
tenuto
una
udienza
proprio
qui
a
Grassano
,
e
c
'
era
venuto
a
parlare
il
più
grande
avvocato
di
Matera
,
il
famoso
avvocato
Latronico
.
L
'
arringa
di
Latronico
,
Boccia
la
sapeva
a
mente
intera
:
e
non
passava
giorno
che
non
la
ripetesse
,
accendendosi
di
ammirazione
nei
passi
più
emozionanti
.
-
Lupi
di
Accettura
,
cani
di
San
Mauro
,
corvi
di
Tricarico
,
volpi
di
Grottole
e
rospi
di
Garaguso
!
-
aveva
detto
Latronico
nella
sua
perorazione
.
A
Boccia
questo
pareva
il
più
alto
volo
dell
'
oratoria
universale
.
-
Rospi
di
Garaguso
!
-
andava
ripetendo
con
compunzione
e
con
enfasi
,
secondo
l
'
umore
del
giorno
;
-
proprio
così
,
rospi
di
Garaguso
,
perché
stanno
vicino
all
'
acqua
,
sopra
il
pantano
.
Che
discorso
!
A
tavola
,
oltre
ai
maccheroni
con
la
salsa
di
Pappone
,
c
'
era
del
prosciutto
,
magro
,
saporito
,
tagliato
a
grosse
fette
,
di
un
sapore
assai
diverso
dai
nostri
prosciutti
del
nord
,
che
io
trovavo
eccellente
.
Ne
feci
le
lodi
con
Prisco
,
che
mi
disse
che
quello
era
prosciutto
di
montagna
,
che
egli
stesso
andava
a
cercarlo
dai
contadini
dei
paesetti
più
alti
e
lontani
.
Erano
prosciutti
piccolissimi
,
e
costavano
quattro
lire
al
chilo
.
Quando
dissi
a
Prisco
che
in
città
lo
si
pagava
almeno
cinque
volte
tanto
,
il
suo
spirito
vivace
immaginò
subito
un
affare
.
Mi
propose
,
se
avevo
degli
amici
che
si
potessero
incaricare
della
vendita
,
di
fare
una
società
,
lui
e
io
,
per
il
commercio
dei
prosciutti
.
Egli
si
sarebbe
occupato
di
andare
in
giro
per
i
monti
a
incettarli
,
io
,
attraverso
i
miei
corrispondenti
,
di
venderli
.
Se
ne
sarebbero
potute
trovare
delle
quantità
discrete
,
e
,
forse
,
negli
anni
venturi
,
si
sarebbe
potuta
fare
aumentare
la
produzione
.
Io
non
ho
alcuno
spirito
commerciale
,
e
forse
appunto
per
questo
la
proposta
mi
parve
bellissima
.
Risposi
che
,
poiché
si
parlava
di
Garibaldi
,
avrei
potuto
fare
come
lui
,
che
,
in
circostanze
abbastanza
analoghe
alle
mie
,
si
era
messo
a
vender
candele
;
che
fra
le
candele
e
i
prosciutti
non
vedevo
molta
differenza
,
e
avrei
veduto
di
occuparmene
.
Spinto
dal
calore
della
novità
,
scrissi
a
un
amico
,
esportatore
e
commerciante
delle
cose
più
diverse
nei
più
strani
paesi
del
mondo
.
Dopo
parecchio
tempo
ebbi
la
risposta
che
i
prosciutti
non
lo
interessavano
;
che
,
per
quanto
ottimi
,
erano
di
una
qualità
diversa
da
quella
a
cui
il
pubblico
era
abituato
,
che
si
sarebbe
dovuta
creare
una
organizzazione
di
vendita
sproporzionata
alla
piccola
quantità
della
merce
;
e
che
vedessi
invece
se
si
poteva
trovare
della
ginestra
che
,
in
quei
tempi
di
autarchia
,
era
molto
ricercata
.
La
ginestra
è
il
solo
fiore
di
questi
deserti
,
cresce
dappertutto
in
cespugli
aridi
,
pasto
delle
capre
.
Ma
i
miei
entusiasmi
di
commercio
lucano
si
erano
ormai
raffreddati
,
e
la
cosa
non
ebbe
seguito
.
Quella
prima
sera
di
compagnia
,
tra
i
progetti
di
affari
,
le
storielle
allegre
e
la
critica
storica
garibaldina
,
passò
presto
.
L
'
orco
di
Brindisi
si
ritirò
a
dormire
sul
suo
camioncino
,
per
meglio
sorvegliare
che
non
gli
rubassero
le
stoffe
durante
la
notte
;
i
carrettieri
partirono
,
nel
buio
,
per
Tricarico
,
e
Pappone
ed
io
restammo
i
soli
ospiti
di
Prisco
;
perciò
potemmo
avere
ciascuno
una
camera
,
senza
doverla
,
per
quella
notte
,
spartire
con
altri
.
Volevo
alzarmi
presto
,
l
'
indomani
.
Avevo
progettato
di
scendere
in
basso
,
fin
quasi
al
Basento
,
per
dipingere
Grassano
come
l
'
avevo
vista
di
laggiù
,
dalla
stazione
,
alta
sul
cielo
come
una
città
d
'
aria
.
Antonino
,
saputa
la
mia
intenzione
,
mi
aveva
proposto
di
accompagnarmi
:
all
'
alba
mi
aspettava
alla
porta
,
con
un
mulo
per
portare
le
tele
e
il
cavalletto
,
e
un
gruppo
di
amici
che
volevano
tutti
venire
con
me
.
C
'
era
Riccardo
,
c
'
era
Carmelo
,
il
manovale
ciclista
dei
monachicchi
,
un
falegname
,
un
sarto
,
due
contadini
e
due
o
tre
ragazzi
.
Il
tempo
era
grigio
,
soffiava
il
vento
,
ma
si
poteva
sperare
che
non
sarebbe
venuta
la
pioggia
.
In
quella
luce
diffusa
e
fredda
delle
nuvole
,
le
cose
apparivano
più
rilevate
,
e
forse
meno
tristi
nella
loro
monotonia
che
sotto
la
vampa
crudele
del
sole
:
era
il
tempo
che
preferivo
per
il
mio
quadro
.
Il
figlio
minore
di
Prisco
si
unì
a
noi
.
Il
Capitano
ci
salutò
dall
'
uscio
:
la
strada
era
troppo
lunga
per
la
sua
gamba
zoppa
.
Con
Barone
in
testa
,
saltellante
staffetta
,
cominciammo
la
discesa
,
per
il
sentiero
ripido
che
,
evitando
le
curve
e
le
giravolte
della
strada
,
arriva
,
in
otto
o
dieci
chilometri
,
al
fondo
della
valle
.
Per
quella
stessa
strada
,
e
quasi
con
la
stessa
compagnia
,
ero
sceso
,
un
giorno
d
'
agosto
,
a
fare
un
bagno
nel
Basento
,
in
un
angolo
isolato
del
fiume
,
dove
l
'
acqua
ristagna
in
una
pozza
,
tra
pochi
alberi
di
pioppo
,
che
sembrano
stranamente
appartenere
a
un
altro
paesaggio
,
piovuti
a
radicarsi
qui
per
bizzarria
.
Tutti
nudi
,
nell
'
aria
torrida
del
pomeriggio
canicolare
,
c
'
eravamo
tuffati
nel
fiume
:
i
miei
compagni
cercavano
con
le
mani
i
pesci
,
rintanati
nelle
buche
,
nel
fango
della
proda
;
e
ne
presero
parecchi
,
con
quella
tecnica
rudimentale
.
È
proibito
pescare
in
questi
fiumi
perché
i
pesci
dovrebbero
distruggere
le
larve
delle
zanzare
:
ma
nessuno
bada
al
divieto
:
c
'
è
così
poco
da
mangiare
,
tutto
l
'
anno
,
per
i
poveri
di
Grassano
,
che
un
piatto
di
pesci
pare
un
dono
del
cielo
.
Ci
eravamo
poi
asciugati
al
sole
,
tra
lo
stridore
delle
cicale
e
il
fischiare
delle
zanzare
,
nel
riverbero
torrido
delle
argille
.
Ora
invece
l
'
aria
era
fresca
:
ma
il
paesaggio
non
era
cambiato
:
soltanto
,
di
giallastro
,
s
'
era
fatto
grigiastro
.
Giungemmo
a
un
posto
che
mi
pareva
adatto
al
mio
lavoro
,
e
qui
mi
fermai
.
Rimase
con
me
Antonino
,
che
teneva
al
privilegio
di
porgermi
i
tubi
di
colore
a
mano
a
mano
che
mi
abbisognavano
,
e
un
ragazzo
per
guardare
il
mulo
che
brucava
le
stoppie
.
Gli
altri
scesero
fino
al
fiume
,
sperando
in
una
pesca
miracolosa
,
e
io
mi
misi
a
dipingere
.
Il
paesaggio
,
di
qui
,
era
il
meno
pittoresco
che
avessi
veduto
mai
:
per
questo
mi
piaceva
moltissimo
.
Non
c
'
era
un
albero
,
una
siepe
,
una
roccia
atteggiata
come
un
gesto
fermo
.
Non
ci
sono
gesti
,
quaggiù
,
né
l
'
amabile
retorica
della
natura
generante
o
del
lavoro
umano
.
Soltanto
una
distesa
uniforme
di
terra
abbandonata
,
e
in
alto
il
paese
bianco
.
Sul
cielo
grigio
,
una
piccola
nuvola
bassa
,
sopra
le
case
,
aveva
la
vaga
forma
di
un
angelo
.
I
miei
compagni
tornarono
dal
fiume
a
mani
vuote
.
Si
misero
attorno
alla
mia
tela
meravigliati
di
vedere
Grassano
,
nato
così
dal
nulla
.
Avevo
sempre
visto
che
,
poiché
non
hanno
i
pregiudizi
della
mezza
cultura
,
i
contadini
sono
,
in
generale
,
capaci
di
vedere
la
pittura
:
avevo
l
'
abitudine
di
chiedere
il
loro
parere
sulle
cose
che
avevo
fatto
.
Mentre
continuavo
a
lavorare
,
gli
amici
accesero
un
fuoco
,
per
far
scaldare
le
provviste
che
avevano
portato
,
e
si
mangiò
,
lì
,
seduti
in
terra
,
guardando
il
mio
quadro
sul
cavalletto
,
a
cui
avevamo
legato
delle
grosse
pietre
perché
il
vento
non
lo
portasse
via
.
Dopo
mangiato
,
cominciò
a
piovere
,
e
non
ci
restò
che
tornare
.
Il
quadro
era
ormai
pressoché
finito
,
lo
si
caricò
sul
mulo
,
avvolto
in
una
coperta
,
e
sotto
la
pioggia
leggera
ci
mettemmo
in
cammino
.
In
paese
ci
aspettava
una
straordinaria
novità
:
era
arrivata
allora
,
su
un
carro
tirato
da
un
cavallo
magro
,
una
compagnia
di
attori
.
Si
sarebbero
fermati
qualche
giorno
,
avrebbero
recitato
,
ci
sarebbe
stato
il
teatro
!
Il
carro
,
coperto
da
un
tendone
cerato
,
era
là
sulla
piazza
,
con
le
scene
e
il
sipario
arrotolati
.
Gli
attori
si
affaccendavano
lì
attorno
,
e
andavano
cercando
,
nelle
case
dei
contadini
,
ospitalità
,
per
non
dover
spendere
nell
'
albergo
di
Prisco
.
La
compagnia
era
costituita
di
una
famiglia
:
il
padre
,
capocomico
,
la
madre
,
prima
attrice
,
due
figlie
di
meno
di
vent
'
anni
,
con
i
loro
mariti
,
e
qualche
altro
parente
.
Erano
siciliani
.
Il
capocomico
entrò
subito
da
Priseo
,
per
farsi
dare
qualcosa
di
caldo
per
sua
moglie
,
che
aveva
la
febbre
.
Non
avrebbe
potuto
recitare
quella
sera
;
forse
neppure
l
'
indomani
,
ma
si
sarebbero
fermati
qualche
giorno
.
Era
un
uomo
di
mezza
età
;
già
un
po
'
grasso
,
con
le
guance
cascanti
,
e
una
mimica
accentuata
,
che
ricordava
l
'
imitazione
di
Zacconi
.
Quando
seppe
che
io
ero
un
pittore
,
mi
disse
che
sarebbe
stata
per
lui
una
grande
fortuna
se
io
avessi
potuto
dipingergli
qualche
scena
di
cui
aveva
bisogno
.
Le
sue
attrezzature
erano
ridotte
ormai
a
quasi
nulla
,
a
forza
di
essere
portate
sul
carretto
,
alle
piogge
e
ai
soli
.
Mi
raccontò
che
egli
era
stato
anche
in
buone
compagnie
,
e
che
poi
,
per
campare
,
si
era
dato
a
quella
vita
randagia
,
con
la
moglie
e
le
figlie
,
tutte
ottime
attrici
.
Giravano
per
le
città
di
Sicilia
:
qui
in
Lucania
non
c
'
erano
ancora
mai
stati
.
Si
fermavano
nei
paesi
più
grossi
e
più
ricchi
,
più
o
meno
tempo
,
a
seconda
degli
incassi
:
ma
si
guadagnava
poco
,
la
vita
era
difficile
,
una
delle
sue
figlie
era
incinta
e
presto
non
avrebbe
potuto
recitare
.
Gli
dissi
che
avrei
dipinto
volentieri
le
scene
:
ma
cercammo
poi
invano
,
in
paese
,
la
carta
o
la
tela
e
i
colori
necessari
,
e
non
potei
,
con
molto
dispiacere
,
farne
nulla
.
Mi
invitò
comunque
alla
rappresentazione
,
di
lì
a
due
giorni
,
e
mi
presentò
la
sua
compagnia
.
Il
padre
era
il
solo
della
famiglia
ad
avere
l
'
aria
comune
del
vecchio
attore
:
le
donne
non
erano
delle
attrici
,
ma
delle
dee
.
La
madre
e
le
due
figlie
si
assomigliavano
.
Parevano
uscite
dalla
terra
o
discese
da
una
nuvola
:
i
loro
enormi
occhi
neri
erano
quelli
opachi
e
vuoti
delle
statue
.
I
loro
visi
marmorei
,
tagliati
dalle
sopracciglia
folte
e
nere
e
dalle
rosse
bocche
carnose
,
stavano
impassibili
sui
bianchi
colli
robusti
.
La
madre
era
grande
e
opulenta
,
con
la
pigra
sensualità
di
una
Giunone
arcaica
;
le
figlie
,
sottili
e
ondulanti
,
sembravano
ninfe
dei
boschi
,
avvolte
,
per
finzione
bizzarra
,
in
cenci
colorati
.
Mi
affrettai
ad
andare
dai
carabinieri
,
per
avere
il
permesso
di
uscire
la
sera
,
per
assistere
alla
recita
.
Il
dottor
Zagarella
,
podestà
di
Grassano
,
non
amava
,
a
differenza
di
don
Luigino
,
fare
il
poliziotto
,
e
lasciava
che
dei
confinati
si
occupassero
i
carabinieri
.
Era
un
medico
serio
e
colto
,
e
,
grazie
a
lui
e
a
un
altro
dottore
,
il
dottor
Garaguso
,
che
aveva
fama
di
particolare
competenza
,
Grassano
era
l
'
unico
paese
della
provincia
dove
si
facesse
qualcosa
per
la
lotta
antimalarica
,
e
con
qualche
buon
risultato
.
Questi
due
medici
erano
un
caso
eccezionale
e
fortunato
,
in
questi
paesi
dove
quasi
tutti
i
loro
colleghi
assomigliavano
,
più
o
meno
,
ai
due
medicaciucci
di
Gagliano
.
Appunto
perciò
,
mi
ero
proposto
come
uno
degli
scopi
principali
del
mio
viaggio
,
di
visitarli
per
chiedere
consigli
alla
loro
specifica
esperienza
.
Sia
l
'
uno
che
l
'
altro
me
ne
dettero
di
preziosi
,
e
mi
mostrarono
le
loro
statistiche
.
Da
qualche
anno
si
prendevano
,
a
Grassano
,
misure
sistematiche
di
profilassi
e
anche
di
bonifica
,
pur
senza
avere
,
praticamente
,
alcun
appoggio
dalle
autorità
provinciali
,
né
speciali
sussidi
.
I
casi
di
perniciosa
erano
quasi
scomparsi
;
e
,
in
questi
ultimi
due
anni
,
erano
enormemente
diminuiti
i
nuovi
malati
.
La
malaria
,
quaggiù
,
è
un
flagello
assai
peggiore
di
quello
che
si
possa
pensare
:
colpisce
tutti
,
e
,
mal
curata
,
dura
tutta
la
vita
.
Il
lavoro
ne
è
impedito
,
la
razza
indebolita
e
fiaccata
,
i
poveri
risparmi
vanno
in
fumo
:
ne
derivano
la
miseria
più
nera
,
la
schiavitù
senza
speranza
.
La
malattia
nasce
dalla
miseria
delle
argille
diboscate
,
dei
fiumi
abbandonati
,
di
una
agricoltura
senza
risorse
,
e
genera
a
sua
volta
la
miseria
,
in
un
circolo
mortale
.
Per
sradicarla
occorrerebbero
grandi
opere
;
si
dovrebbero
arginare
i
quattro
grandi
fumi
di
Lucania
,
il
Bradano
,
il
Basento
,
l
'
Agri
e
il
Sinni
,
e
i
minori
torrenti
;
si
dovrebbero
ricoprire
d
'
alberi
le
pendici
dei
monti
;
ci
dovrebbero
essere
dappertutto
dei
medici
valenti
,
degli
ospedali
,
dei
mezzi
di
cura
e
di
profilassi
.
Ma
anche
le
misure
più
limitate
avrebbero
la
loro
efficacia
,
come
mi
dicevano
Zagarella
e
Garaguso
.
Soltanto
,
nessuno
se
ne
occupa
,
e
i
contadini
continuano
ad
ammalarsi
e
a
morire
.
Il
tempo
si
era
fatto
autunnale
.
Pioveva
,
in
quei
tre
giorni
prima
della
recita
,
e
non
potevo
andare
a
dipingere
in
campagna
.
Passeggiavo
per
il
paese
,
visitavo
i
miei
conoscenti
,
e
restavo
a
lavorare
nella
mia
camera
.
Prisco
era
stato
a
caccia
,
era
tornato
con
tre
volpi
,
di
quelle
volpi
rosse
di
qui
,
e
un
uccello
di
fiume
.
Io
dipinsi
l
'
uccello
,
e
le
volpi
,
e
feci
il
ritratto
del
Capitano
.
Un
giorno
,
mentre
dipingevo
le
volpi
,
avevo
interrotto
un
momento
il
lavoro
,
e
guardavo
,
dalla
finestra
,
nella
strada
.
Era
l
'
ora
della
siesta
;
nell
'
albergo
tutti
riposavano
,
e
c
'
era
un
perfetto
silenzio
.
Sentii
un
rumore
affrettato
di
piedi
nudi
scendere
di
volo
la
scala
,
e
vidi
Prisco
,
scalzo
e
in
maniche
di
camicia
,
uscire
con
un
gran
salto
nella
via
,
entrare
come
un
fulmine
nella
porta
di
faccia
,
e
uscirne
,
sempre
in
silenzio
,
con
un
coltello
in
mano
.
Apersi
la
finestra
,
e
sentii
un
grande
strepito
di
voci
.
Là
in
faccia
c
'
era
una
rimessa
,
dove
si
fermavano
i
carrettieri
di
passaggio
.
Prisco
,
che
era
in
camera
sua
a
fare
la
siesta
,
ma
che
usava
sempre
dormire
con
un
occhio
solo
,
e
con
l
'
orecchio
teso
,
s
'
era
accorto
di
qualcosa
che
non
andava
bene
là
in
faccia
,
dove
i
carrettieri
giocavano
alla
passatella
.
Aveva
visto
qualcosa
luccicare
,
e
,
svelto
come
un
gatto
,
senza
infilarsi
le
scarpe
e
senza
parlare
,
era
arrivato
in
tempo
per
strappare
il
coltello
di
mano
a
uno
che
l
'
aveva
levato
per
ferire
.
La
passatella
è
il
gioco
più
comune
quaggiù
:
è
il
gioco
dei
contadini
.
Nei
giorni
di
festa
,
nelle
lunghe
sere
d
'
inverno
,
essi
si
trovano
nelle
grotte
del
vino
,
a
giocarla
.
Ma
spesso
finisce
male
;
se
non
sempre
a
coltellate
come
quel
giorno
,
in
litigi
e
baruffe
.
La
passatella
,
più
che
un
gioco
,
è
un
torneo
di
oratoria
contadina
,
,
dove
si
sfogano
,
in
interminabili
giri
di
parole
,
tutti
i
rancori
,
gli
odi
,
le
rivendicazioni
represse
.
Con
una
partita
breve
di
carte
si
determina
un
vincitore
,
che
è
il
Re
della
passatella
,
e
un
suo
aiutante
.
Il
Re
è
il
padrone
della
bottiglia
,
che
tutti
hanno
pagato
;
e
riempie
i
bicchieri
a
questo
o
a
quello
,
secondo
il
suo
arbitrio
,
lasciando
a
bocca
asciutta
chi
gli
pare
.
L
'
aiutante
offre
i
bicchieri
,
e
ha
diritto
di
veto
:
può
cioè
impedire
a
chi
si
appresta
a
bere
di
portare
il
bicchiere
alle
labbra
.
Sia
il
Re
che
l
'
aiutante
debbono
giustificare
il
loro
volere
e
il
loro
veto
,
e
lo
fanno
,
in
contraddittorio
,
con
lunghi
discorsi
,
dove
si
alternano
l
'
ironia
e
le
passioni
represse
.
Qualche
volta
il
gioco
è
innocente
e
si
limita
allo
scherzo
di
far
bere
tutto
a
uno
solo
,
che
sopporta
male
il
vino
,
o
di
lasciare
a
secco
proprio
quello
che
si
sa
amarlo
di
più
.
Ma
il
più
delle
volte
,
nelle
ragioni
addotte
dal
Re
e
dall
'
aiutante
,
si
rivelano
gli
odi
e
gli
interessi
,
espressi
con
la
lentezza
,
l
'
astuzia
,
la
diffidenza
e
la
profonda
convinzione
dei
contadini
.
Le
passatelle
e
le
bottiglie
si
seguono
una
all
'
altra
,
per
delle
ore
,
finché
i
visi
sono
accesi
per
il
vino
,
per
il
caldo
,
e
per
il
destarsi
delle
passioni
,
aguzzate
dall
'
ironia
e
appesantite
dall
'
ubriachezza
.
Se
ancora
non
scoppia
la
lite
,
è
in
tutti
l
'
amarezza
delle
cose
dette
,
degli
affronti
subiti
.
Prisco
lo
conosceva
bene
,
quest
'
unico
divertimento
dei
contadini
,
e
stava
attento
.
Quando
,
dopo
l
'
intervallo
del
coltello
,
ebbi
finito
di
dipingere
le
volpi
,
uscii
per
fare
due
passi
.
Aveva
cessato
di
piovere
,
e
l
'
aria
del
paese
era
piena
dell
'
odore
di
carne
bruciata
dei
gnemurielli
che
erano
posti
su
dei
bracieri
,
in
mezzo
alla
strada
,
e
che
si
vendevano
a
due
soldi
l
'
uno
.
Mi
avviai
per
una
scaletta
,
su
verso
l
'
alto
,
e
raggiunsi
la
casa
dove
avevo
abitato
negli
ultimi
giorni
prima
della
mia
partenza
per
Gagliano
,
quando
,
lasciato
l
'
albergo
di
Prisco
,
avevo
pensato
di
sistemarmi
definitivamente
.
La
mia
casa
consisteva
di
una
grande
stanza
con
due
finestre
,
al
primo
piano
,
che
mi
aveva
affittato
una
vedova
napoletana
.
Sotto
,
al
pianterreno
,
c
'
era
una
bottega
di
falegname
.
La
moglie
del
falegname
,
Margherita
,
mi
faceva
le
faccende
,
e
mi
voleva
molto
bene
.
Anche
ora
,
quando
mi
vide
arrivare
di
lontano
,
mi
corse
incontro
per
festeggiarmi
.
-
Sei
tornato
?
Resti
qui
con
noi
?
-
Le
dispiacque
di
sapere
che
avrei
dovuto
ripartire
.
Margherita
era
una
vecchia
,
con
un
grande
gozzo
bitorzoluto
che
le
deformava
il
collo
,
e
un
viso
pieno
di
bontà
.
Era
considerata
una
delle
donne
più
intelligenti
e
più
colte
del
paese
,
perché
aveva
fatto
fino
alla
quinta
elementare
,
e
ricordava
perfettamente
tutto
quello
che
aveva
imparato
.
Quando
veniva
nella
mia
camera
,
mi
ripeteva
infatti
le
poesie
di
quei
suoi
vecchi
tempi
di
scuola
:
la
Spedizione
di
Sapri
,
la
Morte
di
Ermengarda
.
Le
ripeteva
stando
in
mezzo
alla
stanza
,
ritta
in
piedi
,
con
le
braccia
rigide
e
pendenti
lungo
il
corpo
,
recitandole
come
cantilene
.
Ogni
tanto
si
interrompeva
per
spiegarmi
il
significato
di
qualche
parola
difficile
.
Margherita
era
affettuosa
e
gentile
.
Mi
diceva
spesso
:
-
Non
essere
triste
se
la
tua
mamma
è
lontana
.
Hai
perduto
una
mamma
ma
ne
hai
trovata
un
'
altra
.
Io
sarò
la
mamma
tua
-
.
Malgrado
il
suo
gozzo
,
era
veramente
materna
.
Aveva
avuto
due
figli
,
che
ora
erano
grandi
,
e
avevano
già
famiglia
:
uno
era
in
America
.
Dei
figliuoli
mi
parlava
sempre
,
e
volentieri
,
e
mi
mostrava
le
fotografie
dei
nipotini
.
Ma
quando
un
giorno
le
chiesi
se
non
ne
avesse
avuti
altri
,
si
mise
a
piangere
di
tenerezza
al
ricordo
del
suo
terzo
bambino
,
il
prediletto
,
che
era
morto
,
e
mi
raccontò
,
fra
le
lagrime
,
la
sua
storia
.
Questo
figlio
era
il
più
bello
di
tutti
.
Aveva
poco
più
di
un
anno
e
mezzo
,
e
parlava
già
bene
,
aveva
dei
bei
riccioli
neri
e
degli
occhi
vivaci
:
e
capiva
ogni
cosa
.
Un
giorno
d
'
inverno
,
che
c
'
era
la
neve
sulla
terra
,
Margherita
l
'
aveva
affidato
a
una
sua
comare
e
vicina
,
che
l
'
aveva
portato
con
sé
in
campagna
,
mentre
andava
a
far
legna
.
Alla
sera
la
vicina
tornò
a
casa
sola
,
e
disperata
.
Aveva
lasciato
il
bambino
,
che
camminava
ben
poco
,
per
pochi
minuti
,
mentre
raccoglieva
,
nel
sentiero
del
bosco
,
delle
frasche
:
ma
,
tornata
,
il
bambino
non
c
'
era
più
.
Aveva
girato
là
attorno
dappertutto
,
del
bambino
nessuna
traccia
.
Certo
doveva
averlo
preso
un
lupo
o
un
'
altra
bestia
del
bosco
,
e
non
si
sarebbe
trovato
mai
più
.
Margherita
e
suo
marito
,
e
tutti
i
contadini
,
e
i
carabinieri
partirono
subito
,
e
per
tutta
la
notte
e
nei
giorni
seguenti
batterono
tutta
la
campagna
,
metro
per
metro
;
ma
il
bambino
non
fu
trovato
,
e
la
ricerca
,
dopo
tre
giorni
,
fu
abbandonata
.
Il
quarto
giorno
,
alla
mattina
,
Margherita
,
che
girava
sola
e
sconsolata
per
la
campagna
,
incontrò
,
alla
svolta
di
un
sentiero
,
una
donna
grande
e
bella
,
col
viso
nero
.
Era
la
Madonna
di
Viggiano
.
Le
disse
:
-
Margherita
,
non
piangere
.
Il
tuo
bambino
è
vivo
.
È
laggiù
nel
bosco
,
in
una
fossa
da
lupi
.
Va
'
a
casa
,
fatti
accompagnare
,
e
lo
troverai
-
.
Margherita
corse
,
e
,
seguita
dai
contadini
e
dai
carabinieri
,
giunse
nel
luogo
indicato
dalla
Madonna
.
Nella
fossa
da
lupi
,
in
mezzo
alla
neve
,
giaceva
il
suo
bambino
,
tranquillamente
addormentato
,
tutto
rosa
e
tiepido
in
mezzo
a
quel
freddo
.
La
madre
lo
abbracciò
,
lo
svegliò
.
Tutti
piangevano
,
anche
i
carabinieri
.
Il
bambino
raccontò
che
era
venuta
una
donna
col
viso
nero
,
e
che
per
quattro
giorni
l
'
aveva
tenuto
con
sé
e
gli
aveva
dato
il
latte
,
lì
in
quella
fossa
,
e
l
'
aveva
tenuto
caldo
.
Quando
furono
tornati
a
casa
,
Margherita
disse
a
suo
marito
:
-
Questo
bambino
non
è
come
gli
altri
.
La
Madonna
di
Viggiano
gli
ha
dato
il
latte
,
nella
fossa
da
lupi
.
Chissà
che
cosa
sarà
di
lui
.
Andiamo
a
Grottole
,
dall
'
indovinante
.
A
Grottole
,
-
diceva
Margherita
,
-
c
'
era
allora
un
indovinante
,
che
indovinava
forte
.
Ci
andammo
,
pagammo
una
lira
,
e
quello
disse
tutto
quel
che
era
successo
,
come
se
l
'
avesse
visto
.
Ma
poi
si
scurì
in
viso
,
e
disse
che
il
bambino
sarebbe
morto
all
'
età
di
sei
anni
,
cadendo
da
una
scala
.
E
purtroppo
così
fu
.
A
sei
anni
cadde
da
una
scala
,
il
mio
povero
bambino
,
e
morì
-
.
Margherita
piangeva
.
Altri
bambini
erano
stati
rapiti
per
l
'
aria
,
e
ritrovati
per
merito
della
Madonna
nera
.
Uno
di
pochi
mesi
scomparve
,
e
si
trovò
poi
,
sopra
uno
dei
due
alberi
che
stanno
a
lato
della
cappella
di
sant
'
Antonio
,
a
una
diecina
di
chilometri
dal
paese
,
a
mezza
strada
fra
Grassano
e
Grottole
.
Era
stato
un
demonio
a
portarlo
lassù
,
e
sant
'
Antonio
ad
averne
cura
.
Ma
il
solo
di
cui
conoscessi
anch
'
io
la
famiglia
,
era
il
bambino
di
Margherita
.
Venne
finalmente
la
serata
della
recita
.
Aveva
cessato
di
piovere
,
le
stelle
brillavano
mentre
mi
avviavo
verso
il
fondo
del
paese
.
Non
esistevano
sale
o
saloni
che
potessero
servire
di
teatro
:
si
era
scelto
una
specie
di
cantina
o
di
grotta
seminterrata
,
e
ci
avevano
portato
delle
panche
,
dalla
scuola
,
sul
pavimento
di
terra
battuta
.
In
fondo
,
avevano
costruito
un
piccolo
palco
,
chiuso
da
un
vecchio
sipario
.
Lo
stanzone
era
pieno
zeppo
di
contadini
,
che
aspettavano
con
meraviglia
l
'
inizio
della
rappresentazione
.
Si
recitava
La
Fiaccola
sotto
il
Moggio
,
di
Gabriele
d
'
Annunzio
.
Naturalmente
,
mi
aspettavo
una
gran
noia
da
questo
dramma
retorico
,
recitato
da
attori
inesperti
,
e
aspettavo
il
piacere
della
serata
soltanto
dal
suo
carattere
di
distrazione
e
di
novità
.
Ma
le
cose
andarono
diversamente
.
Quelle
donne
divine
,
dai
grandi
occhi
vuoti
e
dai
gesti
pieni
di
una
passione
fissata
e
immobile
,
come
le
statue
,
recitavano
superbamente
;
e
,
su
quel
palco
largo
quattro
passi
,
sembravano
gigantesche
.
Tutta
la
retorica
,
il
linguismo
,
la
vuotaggine
tronfia
della
tragedia
svaniva
,
e
rimaneva
quello
che
avrebbe
dovuto
essere
,
e
non
era
,
l
'
opera
di
d
'
Annunzio
,
una
feroce
vicenda
di
passioni
ferme
,
nel
mondo
senza
tempo
della
terra
.
Per
la
prima
volta
,
un
lavoro
del
poeta
abruzzese
mi
pareva
bello
,
liberato
da
ogni
estetismo
.
Mi
accorsi
subito
che
questa
sorta
di
purificazione
era
dovuta
,
più
ancora
che
alle
attrici
,
al
pubblico
.
I
contadini
partecipavano
alla
vicenda
con
interesse
vivissimo
.
I
paesi
i
fiumi
i
monti
di
cui
si
parlava
,
non
erano
lontani
di
qui
.
Così
li
conoscevano
,
erano
delle
terre
come
la
loro
e
davano
in
esclamazioni
di
consenso
sentendo
quei
nomi
.
Gli
spiriti
e
i
demoni
che
passano
nella
tragedia
,
e
che
si
sentono
dietro
le
vicende
,
erano
gli
stessi
spiriti
e
demoni
che
abitano
queste
grotte
e
queste
argille
.
Tutto
diventava
naturale
,
veniva
riportato
dal
pubblico
alla
sua
vera
atmosfera
,
che
è
il
mondo
chiuso
,
disperato
e
senza
espressione
dei
contadini
.
In
quella
serata
,
spogliata
la
tragedia
,
dagli
attori
e
dal
pubblico
,
di
tutto
il
dannunzianesimo
,
restava
soltanto
un
contenuto
grezzo
ed
elementare
,
che
i
contadini
sentivano
proprio
.
Era
un
'
illusione
,
ma
mostrava
la
verità
.
D
'
Annunzio
era
uno
dei
loro
:
ma
era
un
letterato
italiano
,
e
non
poteva
non
tradirli
.
Egli
era
partito
di
qui
,
da
un
mondo
senza
espressione
,
e
aveva
voluto
sovrapporgli
la
veste
brillante
della
poesia
contemporanea
,
che
è
tutta
espressività
,
sensualità
,
senso
del
tempo
.
Aveva
perciò
degradato
quel
mondo
a
puro
strumento
retorico
,
quella
poesia
a
vuoto
formalismo
linguistico
.
Il
suo
tentativo
non
poteva
essere
che
un
tradimento
e
un
fallimento
.
Da
quel
connubio
ibrido
non
poteva
che
nascere
un
mostro
.
Le
attrici
siciliane
e
i
contadini
di
Grassano
avevano
,
spontaneamente
,
fatta
la
strada
opposta
;
avevano
eliminata
quella
veste
posticcia
,
e
ritrovato
a
modo
loro
il
nocciolo
paesano
;
e
di
questo
si
commovevano
ed
entusiasmavano
.
I
due
mondi
malamente
fusi
nella
vuotezza
estetizzante
,
tornavano
a
scindersi
,
poiché
ogni
loro
contatto
è
impossibile
,
e
sotto
quell
'
onda
di
inutili
parole
riappariva
,
per
i
contadini
,
la
Morte
vera
e
il
Destino
.
Il
giorno
dopo
,
ero
invitato
a
colazione
dal
signor
Orlando
,
fratello
di
un
noto
giornalista
che
abitava
a
New
York
.
Era
un
uomo
alto
,
serio
e
malinconico
.
Viveva
ritirato
in
un
suo
palazzetto
,
in
una
parte
isolata
del
paese
,
e
,
avversario
degli
attuali
potenti
,
si
teneva
lontano
il
più
possibile
dalle
questioni
locali
.
Io
avevo
disegnato
la
copertina
di
un
libro
di
suo
fratello
sull
'
America
:
questo
era
stato
il
pretesto
della
nostra
conoscenza
,
ed
egli
mi
aveva
usato
ogni
sorta
di
cortesie
.
Aveva
ancora
gli
antichi
costumi
lucani
:
sua
moglie
non
mangiò
a
tavola
con
noi
,
e
ci
lasciò
soli
.
Parlammo
dei
contadini
,
della
malaria
,
dell
'
agricoltura
,
dei
vari
aspetti
della
questione
meridionale
.
Io
avevo
visto
quel
giorno
un
confinato
,
un
piccolo
ragioniere
torinese
,
già
impiegato
ai
sindacati
,
e
mandato
qui
,
a
quello
che
egli
diceva
,
come
capro
espiatorio
per
degli
scandalosi
furti
di
fondi
nelle
casse
sindacali
ad
opera
dei
gerarchi
suoi
superiori
.
Egli
aveva
trovato
da
lavorare
tenendo
i
libri
di
conti
di
una
delle
più
grosse
proprietà
di
Grassano
,
e
me
li
mostrò
.
In
questa
grande
tenuta
non
si
coltivava
che
grano
,
secondo
le
direttive
del
governo
.
Nelle
annate
buone
,
malgrado
il
concime
e
il
lavoro
,
non
si
raggiungeva
che
un
raccolto
di
nove
volte
il
seme
;
nelle
altre
annate
la
messe
era
di
molto
inferiore
;
a
volte
dava
soltanto
tre
o
quattro
volte
la
semenza
.
Era
dunque
una
follia
economica
questo
insistere
sul
grano
.
Queste
terre
non
consentirebbero
che
la
coltura
del
mandorlo
e
dell
'
olivo
;
e
soprattutto
,
dovrebbero
tornare
ad
essere
foreste
e
pascoli
.
I
contadini
erano
pagati
con
salari
di
fame
.
Ricordavo
,
nel
giorno
del
mio
arrivo
,
in
piena
mietitura
,
le
lunghe
file
di
donne
,
che
salivano
dai
campi
in
riva
al
Basento
su
per
l
'
interminabile
strada
,
fino
in
paese
,
con
in
testa
un
sacco
di
grano
,
come
dei
dannati
dell
'
inferno
,
sotto
il
sole
feroce
.
Per
ogni
sacco
portato
fino
in
paese
ricevevano
una
lira
.
E
giù
,
nei
campi
,
c
'
era
la
malaria
.
Ma
,
dicevamo
con
Orlando
,
il
luogo
comune
che
l
'
unica
causa
dei
mali
di
qui
sia
il
latifondo
,
e
che
basti
spezzare
il
latifondo
per
redimere
,
come
suol
dirsi
,
la
terra
,
non
ha
fondamento
.
Le
condizioni
dei
piccoli
proprietari
di
Gagliano
non
sono
migliori
,
anzi
sono
forse
ancora
peggiori
di
quelle
dei
contadini
senza
terra
di
qui
.
Che
cosa
fare
dunque
nelle
presenti
condizioni
?
-
Niente
,
-
diceva
Orlando
con
la
sua
profonda
tristezza
meridionale
,
ripetendo
la
stessa
sconsolata
parola
del
migliore
e
più
umano
pensatore
di
questa
terra
,
Giustino
Fortunato
,
che
amava
chiamarsi
"
il
politico
del
niente
"
.
Io
pensavo
a
quante
volte
,
ogni
giorno
,
usavo
sentire
questa
continua
parola
,
in
tutti
i
discorsi
dei
contadini
.
-
Ninte
,
-
come
dicono
a
Gagliano
.
-
Che
cosa
hai
mangiato
?
-
Niente
.
-
Che
cosa
speri
?
-
Niente
.
-
Che
cosa
si
può
fare
?
-
Niente
-
.
La
stessa
,
e
gli
occhi
si
alzano
,
nel
gesto
della
negazione
,
verso
il
cielo
.
L
'
altra
parola
,
che
ritorna
sempre
nei
discorsi
è
crai
,
il
cras
latino
,
domani
.
Tutto
quello
che
si
aspetta
,
che
deve
arrivare
,
che
deve
essere
fatto
o
mutato
,
è
crai
.
Ma
crai
significa
mai
.
La
sconsolatezza
di
Orlando
,
che
era
quella
di
tutti
i
meridionali
che
pensano
con
serietà
ai
problemi
del
loro
paese
,
derivava
,
come
in
tutti
,
da
un
radicale
complesso
di
inferiorità
.
Per
questo
può
forse
dirsi
che
è
impossibile
ad
essi
capire
completamente
la
loro
terra
e
i
suoi
problemi
,
poiché
partono
,
senza
avvedersene
,
da
un
confronto
,
che
non
dovrebbe
essere
fatto
,
tutt
'
al
più
,
se
non
dopo
.
Se
si
considera
la
civiltà
contadina
una
civiltà
inferiore
,
tutto
diventa
sentimento
di
impotenza
o
spirito
di
rivendicazione
:
e
impotenza
e
rivendicazione
non
hanno
mai
creato
nulla
di
vivo
.
I
pochi
giorni
di
Grassano
passarono
così
,
fra
la
pittura
,
il
teatro
e
gli
amici
,
in
un
lampo
,
e
dovetti
ripartire
.
Una
mattina
presto
,
con
un
tempo
grigio
e
incerto
,
l
'
automobile
mi
aspettava
davanti
alla
porta
.
Salutato
rumorosamente
da
Prisco
e
dai
suoi
figli
e
da
Antonino
e
Riccardo
,
dissi
addio
a
quel
paese
,
dove
non
sono
tornato
più
.
Gagliano
mi
riprese
e
richiuse
,
come
l
'
acqua
verde
di
un
pantano
raccoglie
la
rana
,
indugiatasi
sulla
proda
ad
asciugarsi
al
sole
.
Mi
pareva
ancora
più
lontano
e
solitario
di
prima
;
nessun
suono
mi
giungeva
dal
mondo
di
fuori
:
qui
non
passavano
attori
né
mercanti
.
La
strega
mi
aspettava
sull
'
uscio
di
casa
,
come
al
solito
,
con
il
suo
gran
corpo
nero
senza
età
.
Don
Luigino
mi
aspettava
sulla
piazza
,
contento
di
riavermi
in
suo
potere
.
I
malati
mi
aspettavano
nelle
loro
casupole
,
più
numerosi
per
quella
settimana
di
abbandono
.
E
ricominciò
la
serie
dei
giorni
uguali
,
come
prima
.
Il
tempo
si
fece
freddo
.
Dal
fondo
dei
burroni
il
vento
saliva
con
i
suoi
vortici
gelidi
,
soffiava
continuo
,
come
venisse
da
tutte
le
parti
,
penetrava
nelle
ossa
,
e
si
perdeva
,
ruggendo
,
nelle
gole
dei
camini
.
La
notte
,
solo
nella
mia
casa
,
lo
ascoltavo
:
era
un
grido
senza
interruzione
,
un
urlo
,
un
lamento
,
come
se
tutti
gli
spiriti
della
terra
si
lagnassero
insieme
della
loro
sconsolata
prigionia
.
Vennero
le
piogge
,
lunghe
,
abbondanti
,
senza
fine
:
il
paese
si
coprì
di
nebbie
biancastre
che
stagnavano
nelle
valli
:
le
cime
dei
colli
sorgevano
da
quello
sfatto
biancore
,
come
isole
su
un
informe
mare
di
noia
.
Le
argille
cominciarono
a
sciogliersi
,
a
colare
lente
per
i
pendii
,
scivolando
in
basso
,
grigi
torrenti
di
terra
in
un
mondo
liquefatto
.
Nella
mia
stanza
,
il
suono
metallico
delle
gocce
che
cadevano
sulla
terrazza
risuonava
come
su
una
pelle
tesa
,
e
si
univa
ai
ringhi
e
ai
sibili
del
vento
:
ero
come
sotto
una
tenda
in
un
deserto
.
Dalle
finestre
entrava
una
luce
fosca
e
incerta
:
le
colline
parevano
addormentarsi
dolorosamente
in
quello
squallore
.
Soltanto
Barone
correva
lieto
all
'
aperto
,
nell
'
acqua
,
come
un
folletto
,
annusando
,
gli
odori
della
terra
bagnata
,
e
rientrava
saltellante
,
scuotendosi
la
pelliccia
inzuppata
.
La
violenza
del
vento
contrario
ricacciava
il
fumo
del
camino
nelle
camere
:
il
fumo
acre
e
odoroso
dei
ceppi
di
ginepro
e
di
brugo
,
delle
some
che
una
contadina
mi
portava
,
sul
suo
asino
.
,
dal
bosco
.
Dovevo
gelare
,
o
lagrimare
.
Con
gli
occhi
che
mi
bruciavano
,
lasciavo
passare
le
ore
,
in
quella
acquosa
atmosfera
di
dissoluzione
.
Poi
venne
la
neve
,
le
mani
delle
donne
si
arrossarono
per
il
gelo
,
sopra
i
veli
bianchi
apparvero
le
grandi
mantiglie
di
lana
nera
;
e
un
'
immobilità
più
ferma
,
un
silenzio
più
fitto
del
consueto
parve
addensarsi
sulle
distese
solitarie
dei
monti
.
Una
sera
che
un
vento
selvaggio
aveva
portato
qualche
squarcio
di
sereno
,
udii
squillare
la
tromba
del
banditore
,
e
rullare
il
tamburo
;
la
strana
voce
del
becchino
ripeteva
,
davanti
a
tutte
le
case
,
con
la
sua
unica
nota
alta
e
strascicata
,
il
suo
appello
.
-
Donne
,
è
arrivato
il
sanaporcelle
!
Domattina
,
alle
sette
,
tutte
al
Timbone
della
Fontana
con
le
vostre
porcelle
.
Donne
,
è
arrivato
il
sanaporcelle
!
-
La
mattina
il
tempo
era
incerto
,
ma
fra
le
nuvole
basse
appariva
qualche
lembo
di
cielo
.
La
neve
era
quasi
tutta
sciolta
:
restava
,
a
chiazze
,
qua
e
là
,
nei
luoghi
dove
il
vento
l
'
aveva
accumulata
.
Uscii
presto
di
casa
,
e
mi
avviai
.
Il
Timbone
della
Fontana
era
un
largo
spiazzo
,
quasi
piano
,
fra
i
monticelli
di
argilla
,
nei
pressi
dell
'
antica
sorgente
,
un
po
'
fuori
del
paese
,
a
destra
della
chiesa
.
Quando
ci
arrivai
,
nella
luce
ancora
grigia
lo
vidi
già
pieno
di
folla
.
Quasi
tutte
le
donne
,
giovani
e
vecchie
,
erano
là
;
e
molte
tenevano
al
guinzaglio
,
come
un
cane
,
la
loro
scrofa
:
le
altre
le
accompagnavano
,
e
venivano
ad
assistere
alla
sanatura
.
Veli
bianchi
e
scialli
neri
ondeggiavano
,
al
vento
:
un
gran
sussurrìo
,
un
frastuono
di
voci
,
di
grida
,
di
risa
,
di
grugniti
,
si
spargeva
nell
'
aria
tagliente
.
Le
donne
erano
tutte
eccitate
,
rosse
in
viso
,
piene
di
apprensione
e
di
appassionata
attesa
.
I
ragazzi
correvano
,
i
cani
abbaiavano
,
tutto
era
movimento
.
In
mezzo
al
Timbone
stava
ritto
un
uomo
alto
quasi
due
metri
,
e
robusto
,
col
viso
acceso
,
i
capelli
rossi
,
gli
occhi
azzurri
e
dei
gran
baffi
spioventi
,
che
lo
facevano
assomigliare
a
un
barbaro
antico
,
a
un
Vercingetorige
,
capitato
per
caso
in
questi
paesi
di
uomini
neri
.
Era
il
sanaporcelle
.
Sanare
le
porcelle
significa
castrarle
,
quelle
che
non
si
tengono
a
far
razza
,
perché
ingrassino
meglio
,
e
abbiano
carni
più
delicate
.
La
cosa
,
per
i
maiali
,
non
è
difficile
,
e
i
contadini
la
fanno
da
soli
,
quando
le
bestie
sono
giovani
.
Ma
alle
femmine
bisogna
togliere
le
ovaie
,
e
questo
richiede
una
vera
operazione
di
alta
chirurgia
.
Questo
rito
è
dunque
eseguito
dai
sanaporcelle
,
mezzi
sacerdoti
e
mezzi
chirurghi
.
Ce
ne
sono
pochissimi
:
è
un
'
arte
rara
,
che
si
tramanda
di
padre
in
figlio
.
Quello
che
io
vidi
,
era
un
sanaporcelle
famoso
,
figlio
e
nipote
di
sanaporcelle
;
e
passava
di
paese
in
paese
,
due
volte
all
'
anno
,
a
eseguire
la
sua
opera
.
Aveva
fama
d
'
essere
abilissimo
:
era
ben
raro
che
una
bestia
gli
morisse
dopo
l
'
operazione
.
Ma
le
donne
trepidavano
ugualmente
,
per
il
rischio
e
l
'
amore
per
l
'
animale
familiare
.
L
'
uomo
rosso
si
ergeva
possente
in
mezzo
allo
spiazzo
,
e
affilava
il
coltello
.
Teneva
in
bocca
,
per
aver
libere
le
mani
,
un
grosso
ago
da
materassaio
;
uno
spago
,
infilato
nella
cruna
,
gli
pendeva
sul
petto
;
e
aspettava
la
prossima
vittima
.
Le
donne
esitavano
attorno
a
lui
:
ciascuna
spingeva
la
vicina
o
l
'
amica
a
portare
per
prima
la
sua
bestia
,
con
grandi
esclamazioni
e
deprecazioni
.
Anche
le
scrofe
pareva
sapessero
la
sorte
che
le
aspettava
,
e
puntavano
i
piedi
,
o
tiravano
sulle
corde
per
fuggire
,
e
strillavano
come
ragazze
impaurite
,
con
quelle
loro
voci
così
umane
.
Una
giovane
donna
si
fece
innanzi
con
la
sua
bestia
,
e
due
contadini
che
facevano
da
aiutanti
afferrarono
subito
la
maialina
rosea
,
che
si
dibatteva
e
gridava
di
spavento
.
Tenendola
ben
ferma
per
le
zampe
,
che
legarono
a
dei
paletti
conficcati
in
terra
,
la
sdraiarono
a
pancia
all
'
aria
.
La
scrofa
urlava
,
la
giovane
si
fece
il
segno
della
croce
,
e
invocò
la
Madonna
di
Viggiano
,
fra
il
mormorìo
di
partecipe
consenso
di
tutte
le
altre
donne
;
e
l
'
operazione
cominciò
.
Il
sanaporcelle
,
rapido
come
il
vento
,
fece
un
taglio
col
suo
coltello
ricurvo
nel
fianco
dell
'
animale
:
un
taglio
sicuro
e
profondo
,
fino
alla
cavità
dell
'
addome
.
Il
sangue
sprizzò
fuori
,
mescolandosi
al
fango
e
alla
neve
:
ma
l
'
uomo
rosso
non
perse
tempo
:
ficcò
la
mano
fino
al
polso
nella
ferita
,
afferrò
l
'
ovaia
e
la
trasse
fuori
.
L
'
ovaia
delle
scrofe
è
attaccata
con
un
legamento
all
'
intestino
:
trovata
l
'
ovaia
sinistra
,
si
trattava
di
estrarre
anche
la
destra
,
senza
fare
una
seconda
ferita
.
Il
sanaporcelle
non
tagliò
la
prima
ovaia
,
ma
la
fissò
con
il
suo
grosso
ago
,
alla
pelle
del
ventre
della
scrofa
;
e
,
assicuratosi
così
che
non
sfuggisse
,
cominciò
con
le
due
mani
a
estrarre
l
'
intestino
,
dipanandolo
come
una
matassa
.
Metri
e
metri
di
budella
uscivano
dalla
ferita
,
rosate
viola
e
grige
,
con
le
vene
azzurre
e
i
bioccoli
di
grasso
giallo
,
all
'
inserzione
dell
'
omento
:
ce
n
'
era
sempre
ancora
,
pareva
non
dovesse
finir
più
.
Finché
a
un
certo
punto
,
attaccata
all
'
intestino
,
compariva
l
'
altra
ovaia
,
quella
di
destra
.
Allora
,
senza
usare
il
coltello
,
con
uno
strattone
,
l
'
uomo
strappò
via
la
ghiandola
che
era
uscita
allora
,
e
quella
che
aveva
appuntata
alla
pelle
;
e
le
buttò
,
senza
voltarsi
,
dietro
a
sé
,
ai
suoi
cani
.
Erano
quattro
enormi
maremmani
bianchi
,
con
le
grandi
code
a
pennacchio
,
i
rossi
occhi
feroci
,
e
i
collari
a
punte
di
ferro
,
che
li
proteggono
dai
morsi
dei
lupi
.
I
cani
aspettavano
il
lancio
,
e
prendevano
al
volo
,
nelle
loro
bocche
,
le
ovaie
sanguinanti
e
poi
si
chinavano
a
leccare
il
sangue
sparso
per
terra
.
L
'
uomo
non
si
interrompeva
.
Strappate
le
ghiandole
,
rificcò
,
pezzo
a
pezzo
,
spingendolo
con
le
dita
,
l
'
intestino
dentro
il
ventre
,
ricacciandolo
a
forza
quando
quello
,
gonfio
d
'
aria
come
un
pneumatico
,
stentava
a
rientrare
.
Quando
tutto
fu
rimesso
a
posto
,
l
'
uomo
rosso
si
cavò
di
bocca
,
di
sotto
i
gran
baffi
,
l
'
ago
infilato
,
e
con
un
punto
,
e
un
nodo
da
chirurgo
,
chiuse
la
ferita
.
La
scrofa
,
liberata
dai
ceppi
,
restò
un
attimo
come
incerta
,
poi
si
rizzò
in
piedi
,
si
scrollò
,
e
strillando
si
mise
a
correre
per
lo
spiazzo
inseguita
dalle
donne
,
mentre
la
giovane
padrona
,
liberata
dall
'
ansia
,
cercava
nella
tasca
,
sotto
la
sottana
,
le
due
lire
di
compenso
per
il
sanaporcelle
.
L
'
operazione
non
era
durata
in
tutto
che
tre
o
quattro
minuti
;
e
già
un
'
altra
bestia
era
afferrata
dagli
aiutanti
,
e
coricata
con
la
schiena
a
terra
,
pronta
al
sacrificio
.
La
scena
di
prima
si
ripeté
:
e
,
una
dopo
l
'
altra
,
per
tutta
la
mattina
,
senza
interruzione
,
le
scrofe
furono
sanate
.
Il
giorno
era
chiaro
ormai
,
con
un
gran
vento
freddo
,
che
portava
qua
e
là
degli
stracci
di
nuvole
.
L
'
odore
del
sangue
gravava
nell
'
aria
:
i
cani
erano
ormai
sazi
di
quella
carne
ancor
viva
.
La
terra
e
la
neve
erano
rosse
;
le
voci
delle
donne
si
erano
fatte
più
alte
,
le
scrofe
sanate
e
quelle
ancora
da
sanare
strillavano
insieme
,
ogni
volta
che
una
era
buttata
in
terra
,
rispondendosi
e
commiserandosi
,
come
un
coro
di
lamentatrici
.
Ma
la
gente
era
allegra
,
nessuna
bestia
pareva
dovesse
morire
.
Era
ormai
mezzogiorno
;
il
meraviglioso
sanaporcelle
si
rizzò
in
tutta
la
sua
statura
,
e
disse
che
avrebbe
rimandato
al
pomeriggio
quelle
poche
bestie
che
restavano
da
sanare
.
Le
donne
cominciarono
ad
andarsene
,
con
i
loro
animali
al
guinzaglio
,
commentando
:
il
sanaporcelle
,
seguito
dai
suoi
cani
,
contando
le
monete
del
suo
guadagno
,
si
avviò
alla
casa
della
vedova
per
mangiare
;
e
anch
'
io
me
ne
andai
dietro
a
lui
.
Per
qualche
giorno
,
in
paese
,
non
si
parlò
d
'
altro
:
si
trepidava
al
pensiero
che
qualche
complicazione
potesse
far
morire
qualcuna
delle
scrofe
sanate
:
ma
tutto
andò
bene
,
i
cuori
si
rassicurarono
e
ogni
apprensione
sparì
.
Il
sanaporcelle
era
partito
la
sera
stessa
per
Stigliano
,
coperto
di
benedizioni
,
con
i
suoi
baffi
rossi
da
sacerdote
druidico
,
e
il
coltello
del
sacrificio
.
La
notte
scendeva
ormai
prestissimo
;
le
serate
,
accanto
al
fuoco
che
strideva
e
sfriggeva
e
soffiava
e
fumava
,
erano
lunghe
e
tristi
,
mentre
Barone
tendeva
l
'
orecchio
agli
urli
del
vento
e
al
richiamo
lontano
dei
lupi
.
Il
lavoro
dei
contadini
si
riduceva
sempre
più
:
nei
giorni
di
cattivo
tempo
era
inutile
andare
nei
campi
:
restavano
a
casa
,
vicino
ai
loro
fuochi
stenti
,
o
s
'
incontravano
nelle
grotte
del
vino
,
a
giocare
interminabili
passatelle
.
Anche
don
Luigino
,
per
fortuna
,
era
appassionato
di
questo
gioco
popolare
e
oratorio
:
si
chiudeva
in
cantina
per
dei
pomeriggi
interi
,
con
l
'
altro
maestro
,
l
'
avvocato
P
.
,
l
'
eterno
studente
di
Bologna
,
quattro
o
cinque
altri
proprietari
,
e
magari
,
per
dimostrare
il
suo
spirito
democratico
,
e
per
far
numero
,
la
guardia
comunale
,
o
il
barbiere
americano
;
e
non
ne
usciva
che
a
sera
tarda
,
reggendosi
a
stento
sulle
gambe
,
e
con
gli
occhi
lustri
.
Si
poteva
ormai
traversare
la
piazza
senza
pericolo
di
incontrarlo
.
Ma
gli
mancava
,
da
qualche
giorno
,
il
suo
miglior
compagno
di
giochi
,
il
suo
braccio
secolare
,
il
partecipe
necessario
e
inseparabile
della
sua
potenza
.
Il
brigadiere
dei
carabinieri
,
finito
di
racimolare
,
a
quel
che
si
diceva
,
una
quarantina
di
migliaia
di
lire
in
quel
paese
ormai
troppo
sfruttato
,
aveva
chiesto
di
essere
trasferito
in
un
'
altra
sede
più
ricca
.
Il
nuovo
brigadiere
era
l
'
opposto
di
quello
che
se
n
'
era
andato
.
Era
giovanissimo
,
un
biondino
con
gli
occhi
azzurri
,
di
Bari
,
e
sembrava
un
ragazzo
.
Usciva
allora
dalla
scuola
:
questo
era
il
suo
primo
servizio
;
ci
metteva
dell
'
onesto
zelo
,
convinto
e
desideroso
di
servire
la
Giustizia
.
Era
pieno
di
idealismo
e
di
disinteresse
,
si
sentiva
davvero
il
protettore
della
vedova
e
dell
'
orfano
,
e
non
tardò
ad
accorgersi
di
essere
capitato
in
una
miserabile
tana
di
lupi
e
di
volpi
.
Quando
,
in
pochi
giorni
,
ebbe
finito
di
conoscere
tutti
i
signori
del
paese
,
e
si
rese
conto
delle
loro
liti
e
passioni
,
e
del
loro
odio
per
i
contadini
,
e
della
miseria
,
e
capì
che
egli
avrebbe
potuto
far
ben
poco
contro
quella
rete
di
ragno
dell
'
abitudine
,
dell
'
impunità
e
della
rassegnazione
,
il
suo
cuore
giovanile
si
riempì
di
amarezza
.
M
'
incontrava
nella
piazza
,
e
mi
guardava
sconsolato
.
-
Dio
mio
,
dottore
!
che
paese
!
-
mi
diceva
.
-
Di
persone
per
bene
ce
ne
sono
due
sole
:
lei
ed
io
-
.
Lo
confortavo
come
potevo
:
-
Siamo
più
di
due
,
brigadiere
.
Del
resto
,
due
giusti
soli
sarebbero
bastati
a
salvare
Sodoma
e
Gomorra
dall
'
ira
del
cielo
.
Ma
qui
ci
sono
molti
giusti
tra
i
contadini
,
li
conoscerà
a
poco
a
poco
.
E
poi
,
c
'
è
don
Cosimino
.
Don
Cosimino
stava
dietro
il
suo
sportello
,
alla
Posta
,
tutto
avvolto
in
una
tunica
di
tela
nera
che
gli
copriva
la
gobba
,
e
ascoltava
i
discorsi
di
tutti
,
guardava
con
i
suoi
occhi
arguti
e
melanconici
,
e
sorrideva
col
suo
sorriso
pieno
di
amara
bontà
.
Aveva
preso
l
'
abitudine
,
di
sua
iniziativa
,
di
consegnare
di
nascosto
,
a
me
e
agli
altri
confinati
,
la
posta
in
arrivo
,
prima
che
passasse
censura
.
-
C
'
è
una
lettera
,
dottore
,
-
mi
sussurrava
dallo
sportello
;
-
venga
più
tardi
,
quando
non
ci
sia
nessuno
-
.
E
mi
passava
la
lettera
,
nascosta
,
per
prudenza
,
sotto
un
giornale
.
Egli
avrebbe
dovuto
prendere
tutta
la
nostra
posta
in
arrivo
e
spedirla
a
Matera
,
alla
censura
:
di
qui
poi
,
dopo
una
settimana
,
sarebbe
tornata
per
esserci
distribuita
.
Io
leggevo
subito
grazie
a
don
Cosimino
,
le
cartoline
,
e
gliele
restituivo
senz
'
altro
,
perché
le
mandasse
alla
questura
:
le
lettere
le
portavo
a
casa
,
le
aprivo
con
cura
,
e
,
se
l
'
operazione
era
riuscita
senza
che
la
busta
si
rompesse
o
ne
restassero
tracce
,
le
riportavo
a
don
Cosimino
l
'
indomani
:
così
non
si
correva
rischi
che
la
censura
si
stupisse
di
restar
senza
lavoro
.
Nessuno
aveva
pregato
quell
'
angelo
gobbo
di
questo
favore
:
l
'
aveva
fatto
spontaneamente
,
per
naturale
bontà
.
Le
prime
volte
,
mi
spiaceva
quasi
di
prendere
le
lettere
,
per
timore
di
comprometterlo
:
era
lui
a
mettermele
in
mano
,
e
mi
forzava
ad
accettarle
,
con
una
sorta
di
sorridente
autorità
.
Le
lettere
in
partenza
dovevano
passare
anch
'
esse
da
Matera
per
essere
censurate
:
anche
qui
c
'
era
la
noia
dell
'
enorme
ritardo
;
e
don
Cosimino
non
poteva
,
con
la
massima
buona
volontà
,
essere
di
alcun
aiuto
.
In
quei
giorni
avvenne
nella
censura
un
cambiamento
.
La
questura
,
che
forse
aveva
troppo
lavoro
,
incaricò
del
controllo
sulla
posta
in
partenza
,
il
podestà
:
il
che
accrebbe
l
'
autorità
e
la
gloria
di
don
Luigino
.
Anziché
consegnare
le
lettere
chiuse
a
don
Cosimino
perché
le
mandasse
a
Matera
,
si
dovevano
ora
portare
,
aperte
,
al
podestà
,
che
le
leggeva
e
s
'
incaricava
di
spedirle
direttamente
a
destinazione
.
Questa
novità
avrebbe
dovuto
portare
una
maggior
rapidità
nella
posta
,
e
forse
era
fatta
proprio
a
questo
scopo
;
ma
il
bene
che
ne
derivava
era
minore
della
noia
di
essere
controllati
sul
luogo
,
di
dover
far
sapere
tutti
i
fatti
propri
e
intimi
a
un
uomo
curioso
e
infantile
,
e
che
si
incontrava
per
strada
dieci
volte
al
giorno
.
Don
Luigino
avrebbe
potuto
esercitare
il
suo
ufficio
pro
forma
:
dare
un
'
occhiata
alle
lettere
,
e
sbarazzarsene
al
più
presto
;
ma
non
c
'
era
da
sperarlo
.
La
censura
postale
era
per
lui
un
nuovo
onore
,
un
nuovo
e
insperato
mezzo
di
soddisfare
il
suo
latente
sadismo
e
la
sua
fantasia
da
romanzo
giallo
.
Era
in
quei
giorni
arrivato
un
nuovo
confinato
:
un
grosso
mercante
d
'
olio
di
Genova
,
mandato
qui
non
per
ragioni
politiche
,
ma
piuttosto
per
gelosia
di
mestiere
o
per
concorrenza
in
affari
.
Era
un
vecchio
,
abituato
a
una
vita
comoda
,
seriamente
malato
di
cuore
,
un
brav
'
uomo
,
insieme
pratico
e
sentimentale
,
che
i
disagi
e
la
lontananza
dalla
famiglia
rendevano
,
in
quel
primi
tempi
,
veramente
angosciato
.
Egli
aveva
dovuto
lasciare
sospesi
,
da
un
momento
all
'
altro
,
tutti
i
suoi
affari
,
che
erano
molti
e
complicati
,
e
doveva
perciò
dare
un
'
infinità
di
disposizioni
.
Scrisse
dunque
delle
lettere
,
col
solito
frasario
e
le
solite
abbreviazioni
convenzionali
dei
commercianti
:
"
A
preg
.
|
vs
.
|
del
7
corr
.
|
ecc
.
"
e
un
'
infinità
di
cifre
,
di
date
,
di
numeri
di
assegni
e
di
scadenze
.
Erano
le
più
innocenti
lettere
del
mondo
;
ma
don
Luigino
non
conosceva
il
gergo
degli
affari
,
ed
era
tutto
caldo
della
sua
nuova
autorità
.
Egli
immaginò
subito
che
quelle
frasi
tronche
e
quei
numeri
fossero
un
cifrario
segreto
:
pensò
di
essere
sulle
fila
di
chissà
quale
importantissimo
complotto
.
Non
spedì
le
lettere
,
e
per
molti
giorni
cercò
invano
di
decifrarle
,
per
scoprirne
gli
inesistenti
significati
reconditi
,
e
intanto
fece
sorvegliare
il
buon
mercante
d
'
olio
;
mandò
le
lettere
alla
questura
di
Matera
,
e
infine
non
poté
più
trattenersi
,
e
fece
al
vecchio
genovese
una
scenataccia
violenta
,
piena
di
oscure
minacce
.
Soltanto
dopo
molti
giorni
si
calmò
,
ma
non
credo
si
sia
mai
del
tutto
persuaso
che
i
suoi
sospetti
erano
infondati
.
Per
me
,
la
cosa
era
molto
diversa
.
Gli
consegnavo
le
mie
lettere
;
don
Luigino
le
portava
a
casa
,
e
le
leggeva
con
attenzione
.
Nei
giorni
seguenti
,
ogni
volta
che
mi
incontrava
,
lodava
le
mie
qualità
letterarie
.
-
Come
scrive
bene
,
don
Carlo
!
È
un
vero
scrittore
.
Mi
leggo
le
sue
lettere
a
poco
a
poco
:
è
una
delizia
.
Quella
di
tre
giorni
fa
,
me
la
sto
copiando
;
è
un
capolavoro
-
.
Don
Luigino
copiava
tutte
le
mie
lettere
,
non
so
se
davvero
per
ammirazione
stilistica
o
per
zelo
poliziesco
,
o
per
tutte
e
due
le
cose
insieme
:
questo
lavoro
richiedeva
molto
tempo
,
e
la
mia
corrispondenza
non
partiva
mai
.
Dicembre
avanzava
,
era
tornata
la
neve
,
i
campi
dormivano
abbandonati
,
i
contadini
non
uscivano
dal
paese
,
le
strade
erano
insolitamente
animate
.
Quando
calava
la
sera
,
sotto
il
fumo
grigio
dei
camini
,
mosso
e
stracciato
dal
vento
,
per
le
vie
buie
,
si
sentiva
un
sussurrare
,
un
rumore
di
passi
,
uno
scambio
alterno
di
voci
,
e
i
ragazzi
,
correndo
a
frotte
,
lanciavano
nell
'
aria
nera
i
primi
rauchi
suoni
dei
cupi
cupi
.
Il
cupo
cupo
è
uno
strumento
rudimentale
,
fatto
di
una
pentola
o
di
una
scatola
di
latta
,
con
l
'
apertura
superiore
chiusa
da
una
pelle
tesa
come
un
tamburo
.
In
mezzo
alla
pelle
è
infisso
un
bastoncello
di
legno
.
Soffregando
con
la
mano
destra
,
in
su
e
in
giù
,
il
bastone
,
si
ottiene
un
suono
basso
,
tremolante
,
oscuro
,
come
un
monotono
brontolìo
.
Tutti
i
ragazzi
,
nella
quindicina
che
precede
il
Natale
,
si
costruivano
un
cupo
cupo
,
e
andavano
,
in
gruppi
,
cantando
su
quell
'
unica
nota
di
accompagnamento
,
delle
specie
di
nenie
,
su
un
solo
motivo
.
Cantavano
delle
lunghe
filastrocche
senza
senso
,
non
prive
di
una
certa
grazia
;
ma
soprattutto
portavano
,
davanti
alle
porte
delle
case
dei
signori
,
serenate
e
complimenti
improvvisati
.
In
compenso
,
le
persone
lodate
nel
canto
devono
regalare
una
strenna
,
dei
fichi
secchi
,
delle
uova
,
delle
focacce
,
o
qualche
moneta
.
Appena
scendevano
le
ombre
,
cominciavano
i
ritornelli
,
sempre
uguali
.
L
'
aria
era
piena
di
quei
suoni
lamentosi
e
strascicati
,
di
quelle
voci
infantili
,
sull
'
accento
ritmico
e
grottesco
dei
cupi
cupi
.
Sentivo
di
lontano
:
Aggio
cantato
alla
lucente
stella
Donna
Caterina
è
una
donna
bella
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
Aggio
cantato
dal
fondo
del
core
Il
dottor
Milillo
è
'
nu
professore
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
Aggio
cantato
sovra
'
na
forcina
E
donna
Maria
è
'
na
regina
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
E
così
via
,
dinanzi
a
tutti
gli
usci
,
con
un
frastuono
melanconico
.
Vennero
anche
da
me
,
e
cantarono
una
interminabile
canzoncina
,
che
finiva
:
Aggio
cantato
sovra
'
nu
varcone
E
don
Carlo
è
'
nu
varone
Sona
cupille
si
voi
sunà
.
Questi
poveri
canti
,
e
il
suono
del
cupo
cupo
,
risonavano
nelle
strade
oscure
,
come
il
rumore
del
mare
dentro
il
cavo
di
una
conchiglia
;
si
alzavano
sotto
le
fredde
stelle
invernali
,
e
si
spegnevano
nell
'
aria
natalizia
,
piena
dell
'
odore
delle
frittelle
e
di
una
melanconica
festività
.
-
Una
volta
venivano
in
paese
,
in
questi
giorni
,
i
pastori
,
-
mi
diceva
la
Giulia
.
-
Suonavano
in
chiesa
,
per
Natale
,
con
le
loro
zampogne
,
"
Gesù
Bambino
è
nato
"
.
Ma
da
molti
anni
hanno
cambiato
strada
,
e
non
ci
passano
più
,
da
queste
parti
-
.
Veramente
,
un
pastore
venne
,
poco
prima
di
Natale
,
con
un
suo
ragazzo
,
e
la
zampogna
,
ma
si
fermò
un
giorno
solo
,
per
salutare
certi
suoi
compagni
,
e
non
andò
in
chiesa
.
Lo
trovai
in
casa
dei
suoi
amici
,
dalla
vecchia
Rosano
,
la
contadina
madre
del
muratore
,
quella
che
era
venuta
a
trovarmi
da
sola
.
C
'
era
conversazione
da
lei
,
quella
sera
,
e
io
,
che
passavo
per
la
strada
,
fui
invitato
a
entrare
,
e
a
bere
il
vino
e
a
mangiare
le
focacce
.
Avevano
sgombrato
la
stanza
,
e
una
ventina
di
giovani
contadini
e
contadine
,
nipoti
e
parenti
della
vecchia
,
ballavano
al
flebile
suono
della
zampogna
.
Era
una
specie
di
tarantella
,
i
danzatori
non
si
toccavano
che
la
punta
delle
dita
,
girandosi
attorno
,
come
in
una
specie
di
ruota
,
o
di
corteggiamento
cadenzato
.
Poi
tutti
si
fermarono
,
e
si
fecero
in
mezzo
alla
stanza
,
tenendosi
per
mano
,
un
giovane
contadino
e
la
sua
fidanzata
,
la
figlia
della
vecchia
,
una
ragazza
alta
e
robusta
,
dal
viso
rosato
,
che
vedevo
spesso
passare
per
le
strade
con
degli
enormi
pesi
in
equilibrio
sul
capo
,
sacchi
di
cemento
,
secchi
pieni
di
mattoni
,
e
perfino
dei
lunghi
e
grossi
travi
da
soffitto
,
che
portava
come
fossero
fuscelli
,
senza
reggerli
con
le
mani
:
lavorava
per
suo
fratello
,
il
muratore
.
Tutti
tacquero
,
e
restarono
a
guardare
;
e
la
zampogna
intonò
una
nuova
nasale
,
singhiozzante
,
belante
,
animalesca
tarantella
.
I
due
fidanzati
avevano
un
senso
naturale
della
danza
;
come
di
una
sacra
rappresentazione
;
cominciarono
con
passi
guardinghi
avvicinandosi
e
volgendosi
repentinamente
le
spalle
,
aggirandosi
in
cerchi
senza
incontrarsi
,
battendo
il
piede
in
cadenza
,
con
occhiate
e
gesti
di
ritrosia
e
di
rifiuto
;
poi
andarono
accelerando
i
passi
,
sfiorandosi
al
passaggio
,
prendendosi
per
le
mani
,
e
ruotando
come
trottole
;
poi
,
su
un
ritmo
sempre
più
rapido
,
i
cerchi
si
strinsero
,
finché
comincia
rono
a
urtarsi
,
nel
loro
piroettare
,
con
gran
colpi
dei
fianchi
;
e
si
trovarono
infine
uno
di
faccia
all
'
altro
,
danzando
con
le
mani
alla
vita
,
come
se
la
pantomima
della
schermaglia
amorosa
e
dei
simulati
rifiuti
fosse
finita
,
e
dovesse
ora
cominciare
una
danza
d
'
amore
.
Ma
qui
tutti
batterono
le
mani
,
la
zampogna
tacque
e
i
ballerini
,
col
respiro
grosso
,
visi
rossi
e
gli
occhi
lucenti
si
sedettero
con
la
compagnia
.
I
bicchieri
di
vino
passarono
in
giro
,
si
parlò
ancora
un
poco
,
al
lume
oscillante
del
fuoco
del
camino
;
poi
lo
zampognaro
partì
.
Fu
questo
,
che
io
sappia
,
l
'
unico
ballo
a
Gagliano
in
tutto
l
'
anno
che
ci
restai
.
E
venne
la
vigilia
di
Natale
.
La
terra
era
piena
di
neve
e
di
abbandono
.
Il
vento
portava
il
funebre
suono
della
campana
,
che
pareva
scendere
dal
cielo
.
Gli
auguri
e
le
benedizioni
piovevano
,
al
mio
passaggio
,
dagli
usci
delle
case
.
I
bambini
giravano
a
gruppi
,
per
l
'
ultima
questua
dei
cupi
cupi
.
I
contadini
e
le
donne
andavano
attorno
,
portando
i
regali
alle
case
dei
signori
;
qui
è
uso
antico
che
i
poveri
rendano
omaggio
ai
ricchi
,
e
rechino
i
doni
,
che
vengono
accolti
come
cosa
dovuta
,
con
sufficienza
,
e
non
ricambiati
.
Anch
'
io
dovetti
ricevere
,
quel
giorno
,
bottiglie
di
olio
e
di
vino
,
e
uova
,
e
canestrelli
di
fichi
secchi
,
e
i
donatori
si
meravigliavano
che
io
non
li
accettassi
come
una
decima
obbligatoria
,
ma
che
me
ne
schermissi
,
e
facessi
,
in
cambio
,
come
potevo
,
qualche
dono
.
Che
strano
signore
ero
io
dunque
,
se
non
valeva
per
me
la
tradizionale
inversione
della
favola
dei
Re
Magi
,
e
si
poteva
entrare
a
casa
mia
a
mani
vuote
?
Che
quei
potenti
fossero
venuti
dall
'
Oriente
,
seguendo
la
stella
,
per
portare
le
loro
ricchezze
al
figlio
di
un
falegname
,
era
un
segno
della
prossima
fine
del
mondo
.
Ma
qui
,
dove
Cristo
non
era
venuto
,
non
s
'
erano
mai
visti
neppure
i
tre
Re
.
Don
Luigino
mandò
generosamente
ad
avvertire
che
quella
sera
,
in
segno
di
festa
,
avremmo
potuto
restar
fuori
di
casa
fino
a
tardi
,
ed
assistere
,
se
volevamo
,
alla
messa
di
mezzanotte
.
A
mezzanotte
precisa
io
ero
davanti
alla
chiesa
,
nella
folla
di
contadini
,
di
donne
e
di
signori
;
e
battevamo
i
piedi
nella
neve
frusciante
.
Il
cielo
si
era
rasserenato
,
brillava
qualche
stella
,
Gesù
Bambino
stava
per
nascere
Ma
la
campana
non
suonava
,
la
porta
della
chiesa
era
chiusa
col
catenaccio
,
e
di
don
Trajella
non
si
vedeva
traccia
.
Aspettammo
una
mezz
'
ora
davanti
a
quella
porta
sbarrata
,
sempre
più
impazienti
.
Che
cosa
era
successo
?
Il
prete
era
malato
,
o
forse
,
come
strillava
don
Luigino
,
era
ubriaco
?
Alla
fine
il
podestà
si
decise
a
mandare
un
ragazzo
a
casa
del
parroco
,
a
chiamarlo
.
Di
lì
a
qualche
minuto
si
vide
scendere
dal
vicolo
don
Trajella
,
con
dei
grandi
stivaloni
da
neve
,
e
una
grossa
chiave
in
mano
:
si
avvicinò
all
'
uscio
,
mormorando
qualche
scusa
per
il
ritardo
,
diede
un
giro
di
chiave
,
spalancò
la
porta
,
e
corse
ad
accendere
i
ceri
sull
'
altare
.
Entrammo
allora
tutti
in
chiesa
,
e
la
messa
cominciò
,
una
povera
messa
affrettata
,
senza
musiche
e
senza
canti
.
Quando
la
messa
fu
finita
,
all
'
Ite
missa
est
,
don
Trajella
scese
dall
'
altare
,
e
,
traversando
le
panche
dove
eravamo
seduti
,
salì
sul
pulpito
per
pronunziare
la
sua
predica
.
-
Fratelli
carissimi
!
-
cominciò
.
-
Carissimi
fratelli
!
Fratelli
!
-
e
qui
subito
si
interruppe
,
e
cominciò
a
frugare
in
tutte
le
tasche
,
balbettando
fra
i
denti
parole
incomprensibili
.
Inforcò
gli
occhiali
,
se
li
tolse
,
li
rimise
sul
naso
,
tirò
fuori
il
fazzoletto
,
si
asciugò
il
sudore
,
alzò
gli
occhi
al
cielo
,
li
rivolse
in
basso
all
'
uditorio
,
sospirò
,
si
grattò
la
testa
in
segno
di
sommo
imbarazzo
,
lanciò
degli
oh
!
e
degli
ah
!
,
congiunse
le
mani
,
le
disgiunse
,
mormorò
un
pater
,
e
finalmente
tacque
,
con
l
'
aspetto
di
un
uomo
disperato
.
Un
mormorìo
corse
nella
folla
.
Che
cosa
avveniva
?
Don
Luigino
si
fece
rosso
in
viso
,
e
cominciò
a
stridere
:
-
È
ubriaco
!
La
sera
di
Natale
!
-
Fratelli
carissimi
!
-
ricominciò
don
Trajella
dal
pulpito
,
-
ero
venuto
qui
,
con
animo
pastorale
,
per
parlare
un
poco
con
voi
,
che
siete
il
mio
gregge
dilettissimo
,
in
occasione
di
questa
Santa
Festa
;
per
portarvi
la
mia
parola
di
Pastore
amoroso
,
solliciti
et
benigni
et
studiosi
pastoris
.
Avevo
preparato
una
predica
veramente
,
mi
sia
concesso
di
dirlo
con
ogni
umiltà
,
bellissima
:
l
'
avevo
scritta
,
per
leggerla
,
perché
non
ho
molta
memoria
.
L
'
avevo
messa
in
tasca
.
E
ora
,
ahimè
,
non
la
trovo
più
,
l
'
ho
perduta
;
e
non
mi
ricordo
più
di
nulla
.
Come
fare
?
Che
cosa
potrò
dire
a
voi
,
miei
fedeli
,
che
aspettate
da
me
la
parola
?
Ahimè
,
le
parole
mi
mancano
!
-
E
qui
don
Trajella
tacque
di
nuovo
,
e
rimase
immobile
,
con
gli
occhi
al
soffitto
,
come
assorto
.
In
basso
,
tra
le
panche
,
i
contadini
aspettavano
,
incerti
e
incuriositi
:
ma
don
Luigino
non
si
trattenne
più
,
si
alzò
rabbioso
:
-
È
uno
scandalo
,
è
una
profanazione
della
Casa
di
Dio
.
Fascisti
,
a
me
!
-
I
contadini
non
sapevano
chi
guardare
.
Don
Trajella
,
come
scuotendosi
dall
'
estasi
,
si
era
inginocchiato
,
rivolgendosi
verso
un
crocifisso
di
legno
,
attaccato
sul
bordo
del
pulpito
,
e
,
con
le
mani
unite
in
preghiera
,
diceva
:
-
Gesù
,
Gesù
mio
,
vedi
in
quale
imbarazzo
mi
trovo
,
per
i
miei
peccati
.
Aiutami
tu
,
mio
Signore
!
Fammi
uscire
da
questo
malo
passo
,
Gesù
!
-
Ed
ecco
,
come
toccato
dalla
grazia
,
il
prete
balzò
in
piedi
;
con
una
rapida
mossa
della
mano
afferrò
un
foglio
di
carta
nascosto
ai
piedi
del
crocifisso
,
e
gridò
:
-
Miracolo
!
miracolo
!
Gesù
mi
ha
ascoltato
!
Gesù
mi
ha
soccorso
!
Avevo
perduto
la
mia
predica
,
e
mi
ha
fatto
trovare
di
meglio
!
Che
cosa
valevano
le
mie
povere
parole
?
Ascoltate
,
invece
delle
mie
,
le
parole
che
vengono
di
lontano
!
-
E
cominciò
a
leggere
il
foglio
del
crocifisso
.
Ma
don
Luigino
non
l
'
ascoltava
.
Lanciato
ormai
in
un
freddo
accesso
d
'
ira
e
di
sacra
indignazione
,
continuava
a
gridare
:
-
Fascisti
,
a
me
!
È
un
sacrilegio
!
Ubriaco
,
in
chiesa
,
la
notte
di
Natale
!
A
me
!
-
E
,
facendo
segno
ai
sette
o
otto
balilla
e
avanguardisti
della
sua
scuola
perché
lo
seguissero
,
intonò
"
Faccetta
nera
,
bella
abissina
"
.
Il
podestà
e
i
ragazzi
cantavano
,
ma
don
Trajella
pareva
non
udirli
,
e
continuava
la
sua
lettura
.
Il
foglio
miracoloso
era
una
lettera
che
veniva
dall
'
Abissinia
,
di
quel
sergente
gaglianese
,
allevato
dai
preti
,
che
tutti
conoscevano
.
-
È
la
parola
di
uno
di
voi
,
di
un
figlio
di
questo
paese
,
della
più
cara
di
tutte
le
mie
pecorelle
.
La
mia
povera
predica
non
valeva
nulla
,
al
confronto
.
Gesù
,
che
me
l
'
ha
fatta
trovare
qui
,
ha
fatto
il
miracolo
.
Sentite
:
"
Si
avvicina
il
Santo
Natale
,
e
il
mio
pensiero
vola
a
Gagliano
,
e
a
tutti
gli
amici
e
i
compagni
di
laggiù
,
che
immagino
radunati
nella
nostra
piccola
chiesetta
ad
ascoltare
la
Santa
Messa
.
Qui
noi
combattiamo
per
portare
la
nostra
Santa
Religione
a
queste
popolazioni
infedeli
,
combattiamo
per
convertire
alla
vera
Fede
questi
pagani
,
per
portare
la
pace
e
la
beatitudine
eterna
"
,
ecc
.
ecc
.
-
La
lettera
continuava
per
un
pezzo
su
questo
tono
,
e
finiva
con
saluti
per
tutti
,
e
particolarmente
per
molti
del
paese
,
che
venivano
chiamati
a
nome
.
I
contadini
ascoltavano
compiaciuti
l
'
ultraterreno
messaggio
africano
.
Don
Trajella
prese
di
qui
lo
spunto
per
la
sua
orazione
,
destreggiandosi
tra
i
concetti
di
guerra
e
di
pace
.
-
Il
Natale
è
la
festa
della
pace
,
e
noi
siamo
in
guerra
:
ma
,
come
dice
così
bene
la
lettera
,
questa
guerra
non
è
una
guerra
,
ma
un
'
azione
di
pace
,
per
il
trionfo
della
Croce
che
è
la
sola
vera
pace
per
gli
uomini
;
-
e
così
via
.
La
predica
si
perdeva
nel
pandemonio
:
Don
Luigino
e
i
suoi
ragazzi
da
"
Faccetta
nera
"
erano
passati
a
"
Giovinezza
"
e
finita
"
Giovinezza
"
avevano
riattaccato
"
Faccetta
nera
"
.
Visto
che
i
contadini
non
lo
seguivano
,
e
che
il
prete
parlava
,
fingendo
di
non
accorgersi
del
chiasso
,
il
podestà
si
avviò
alla
porta
,
gridando
:
-
Fuori
dalla
chiesa
!
Questo
posto
è
profanato
!
Fascisti
,
a
me
!
-
e
seguito
dai
suoi
balilla
e
avanguardisti
,
e
da
qualcuno
dei
suoi
amici
,
uscì
,
e
si
mise
,
col
suo
codazzo
,
a
girare
attorno
alla
chiesa
,
cantando
alternativamente
"
Faccetta
nera
"
e
"
Giovinezza
"
,
e
così
continuò
per
tutta
la
durata
della
predica
.
Don
Trajella
intanto
tirava
diritto
,
ed
era
il
solo
,
nella
chiesa
,
a
non
parere
a
disagio
:
aveva
soltanto
,
contro
il
solito
,
due
macchie
rosse
ai
pomelli
nel
viso
pallidissimo
.
-
Pax
in
terra
hominibus
bonae
voluntatis
,
figli
miei
dilettissimi
.
Pax
in
terra
,
questo
è
il
messaggio
divino
,
che
noi
dobbiamo
ascoltare
con
particolare
compunzione
e
devozione
in
questo
anno
di
guerra
.
Il
divino
Infante
è
nato
proprio
in
quest
'
ora
per
portare
questa
parola
di
pace
.
Pax
in
terra
hominibus
,
e
perciò
noi
dobbiamo
purificarci
,
per
sentircene
degni
,
dobbiamo
fare
un
esame
di
coscienza
,
dobbiamo
chiederci
se
abbiamo
fatto
il
nostro
dovere
,
per
essere
degni
di
ascoltare
con
purezza
di
cuore
il
Verbo
di
Dio
.
Ma
voi
siete
malvagi
,
siete
peccatori
,
voi
non
venite
mai
in
chiesa
,
non
fate
le
devozioni
,
cantate
canzonacce
,
bestemmiate
,
non
battezzate
i
vostri
figli
,
non
vi
confessate
,
non
vi
comunicate
,
non
avete
rispetto
per
i
ministri
del
Signore
,
non
date
a
Dio
quello
che
è
di
Dio
,
e
perciò
la
pace
non
è
con
voi
.
Pax
in
terra
hominibus
:
voi
non
sapete
il
latino
.
Che
cosa
vuol
dire
?
Pax
in
terra
hominibus
vuol
dire
che
oggi
,
la
vigilia
di
Natale
,
voi
avreste
dovuto
portare
un
capretto
in
dono
,
secondo
l
'
usanza
,
al
vostro
pastore
.
Invece
non
l
'
avete
fatto
,
perché
siete
dei
miscredenti
;
e
poiché
non
siete
bonae
voluntatis
,
non
avete
la
volontà
buona
,
così
non
avete
la
pace
,
e
la
benedizione
del
Signore
.
Pensateci
dunque
,
portate
al
vostro
parroco
il
capretto
,
pagategli
i
debiti
per
i
suoi
terreni
,
che
glieli
dovete
dall
'
anno
passato
,
se
volete
che
Dio
vi
guardi
con
misericordia
,
vi
tenga
la
sua
mano
sul
capo
,
e
ispiri
la
pace
nei
vostri
cuori
;
se
volete
che
la
pace
torni
nel
mondo
,
e
finisca
la
guerra
che
vi
fa
trepidare
per
la
sorte
dei
vostri
cari
e
della
nostra
Patria
diletta
-
.
E
così
via
di
questo
passo
,
con
scherzi
,
rivendicazioni
,
e
citazioni
latine
.
"
Faccetta
nera
"
risonava
dalla
porta
,
sottolineando
i
passaggi
dell
'
orazione
,
mentre
il
ragazzo
campanaio
,
a
un
cenno
del
prete
,
si
era
attaccato
alla
campana
,
cercando
di
coprire
,
con
quegli
squilli
da
morto
,
i
canti
del
podestà
.
In
questo
chiasso
,
fra
la
generale
costernazione
,
la
predica
ebbe
finalmente
termine
.
Don
Trajella
scese
dal
pulpito
,
e
senza
voltarsi
a
destra
né
a
sinistra
uscì
dalla
chiesa
,
e
noi
tutti
lo
seguimmo
.
Fuori
,
don
Luigino
continuava
a
cantare
.
Un
contadino
col
mantello
nero
aspettava
davanti
alla
chiesa
,
tenendo
per
la
cavezza
un
mulo
sellato
.
Era
venuto
da
Gaglianello
per
prendere
il
prete
,
che
doveva
dire
anche
là
la
messa
di
Natale
.
Don
Trajella
chiuse
la
porta
della
chiesa
,
si
mise
la
chiave
in
tasca
,
e
,
aiutato
dal
contadino
,
si
arrampicò
sul
mulo
e
partì
.
Doveva
fare
due
ore
di
strada
,
sul
sentiero
tra
i
burroni
,
nella
neve
.
A
Gaglianello
Gesù
Bambino
nacque
,
quell
'
anno
,
verso
le
quattro
del
mattino
.
Don
Trajella
ripeté
là
il
suo
miracolo
,
e
poiché
non
c
'
era
,
in
quella
frazione
sperduta
,
né
podestà
né
signori
,
tutto
andò
benissimo
,
e
i
contadini
furono
entusiasti
della
predica
,
e
,
una
volta
tanto
,
il
povero
prete
venne
trattato
con
i
dovuti
onori
,
ebbe
da
bere
quanto
volle
,
si
ubriacò
,
questa
volta
davvero
,
e
non
tornò
a
Gagliano
che
tre
giorni
dopo
.
Io
,
che
ero
rimasto
con
gli
altri
davanti
alla
chiesa
,
mi
sottrassi
in
fretta
alla
compagnia
,
che
commentava
l
'
accaduto
.
Tutti
i
signori
,
tranne
il
dottor
Milillo
che
scuoteva
la
testa
,
disgustato
del
nipote
,
davano
ragione
al
podestà
,
e
si
intendevano
per
denunciare
il
prete
alle
autorità
.
-
Finalmente
ce
ne
sbarazzeremo
!
-
strillava
don
Luigino
,
-
questa
è
la
volta
buona
!
-
Nessuno
saprà
mai
se
don
Trajella
avesse
preparato
il
miracolo
,
con
la
stendhaliana
messa
in
scena
del
ritardo
,
e
della
perdita
della
predica
scritta
,
e
dell
'
imbarazzo
sul
pulpito
,
soltanto
per
un
pio
fine
di
edificazione
,
per
fare
,
con
quella
astuzia
oratoria
,
maggior
effetto
sull
'
animo
degli
ascoltatori
,
o
se
non
avesse
anche
,
nello
stesso
tempo
,
voluto
prendersi
argutamente
gioco
dei
suoi
nemici
,
e
magari
anche
di
se
stesso
,
e
divertirsi
alle
spalle
di
quella
gente
che
lo
odiava
e
da
cui
si
sentiva
perseguitato
.
Certo
,
non
era
ubriaco
,
o
,
se
anche
aveva
bevuto
un
po
'
più
del
solito
,
questo
gli
aveva
aggiunto
,
anziché
tolto
,
lucidezza
e
presenza
di
spirito
.
Ma
don
Luigino
era
convinto
che
il
prete
era
ubriaco
,
che
il
discorso
era
stato
veramente
smarrito
,
e
che
tutto
ciò
era
uno
scandalo
;
e
questa
fu
la
rovina
del
povero
vecchio
prete
.
L
'
indomani
mattina
,
per
quanto
fosse
festa
,
e
Natale
,
già
partivano
le
denunzie
:
lettere
al
Prefetto
,
alla
Questura
e
al
Vescovo
.
Vennero
poi
,
qualche
tempo
dopo
,
due
preti
di
Tricarico
mandati
dal
Vescovo
per
fare
un
'
inchiesta
.
Credo
che
tutti
coloro
che
essi
interrogarono
deposero
contro
il
prete
:
io
solo
cercai
di
scusarlo
,
ma
non
avevo
alcuna
autorità
.
E
il
Vescovo
si
decise
a
imporre
a
don
Trajella
di
andare
ad
abitare
nella
sua
vera
sede
,
a
Gaglianello
,
e
gli
vietò
di
presentarsi
al
concorso
per
la
parrocchia
di
Gagliano
.
Ma
questo
avvenne
poi
.
Quella
mattina
,
il
cielo
era
grigio
e
freddo
,
e
i
contadini
dormirono
fino
a
tardi
.
I
camini
fumavano
più
del
solito
:
forse
qualche
pezzo
di
carne
di
capretto
cuoceva
nelle
pentole
,
fra
gli
alari
.
Era
la
più
grande
festa
dell
'
anno
,
un
giorno
lieto
di
pace
simulata
e
di
supposta
ricchezza
.
Era
soprattutto
il
giorno
nel
quale
si
possono
dire
e
fare
cose
impossibili
in
ogni
altro
tempo
dell
'
anno
.
La
Giulia
arrivò
a
casa
mia
tutta
ripulita
,
con
lo
scialle
smacchiato
,
il
velo
stirato
di
fresco
,
e
il
bambino
meno
stracciato
del
solito
,
che
trascinava
i
grossi
scarponi
di
un
altro
ragazzo
più
vecchio
di
lui
di
qualche
anno
.
Io
la
aspettavo
con
impazienza
:
c
'
era
tutta
una
parte
,
e
la
più
importante
,
della
sua
sapienza
stregonesca
,
che
avrebbe
potuto
comunicarmi
soltanto
quest
'
oggi
.
La
Santarcangelese
mi
aveva
insegnato
ogni
specie
di
sortilegi
e
di
formule
magiche
,
per
fare
innamorare
e
per
guarire
le
malattie
:
ma
aveva
sempre
rifiutato
di
farmi
sapere
gli
incanti
di
morte
,
quelli
che
possono
far
ammalare
e
morire
.
-
Soltanto
a
Natale
si
possono
dire
,
e
in
grandissimo
segreto
,
e
con
giuramento
di
non
ripeterli
a
nessun
altro
,
se
non
in
quello
stesso
giorno
,
che
è
un
giorno
santo
.
In
tutti
gli
altri
giorni
dell
'
anno
,
è
peccato
mortale
-
.
Ma
dovetti
lo
stesso
pregarla
e
ripregarla
,
e
insistere
perché
mi
mettesse
nel
segreto
:
la
Giulia
si
schermiva
perché
,
in
fondo
,
anche
di
Natale
la
cosa
non
è
del
tutto
innocente
.
Dovetti
solennemente
giurarle
che
poteva
fidarsi
della
mia
discrezione
,
e
che
il
diavolo
non
avrebbe
riso
di
noi
;
finalmente
si
indusse
a
iniziarmi
alle
terribili
formule
che
,
per
sola
virtù
di
parola
,
attaccano
un
uomo
,
a
poco
a
poco
,
in
ogni
sua
parte
viva
,
e
lo
colpiscono
e
lo
disseccano
e
inaridiscono
,
fino
a
portarlo
alla
tomba
.
Riferirò
qui
qualcuno
di
quegli
spaventosi
esorcismi
,
che
sarebbero
forse
di
tanta
utilità
,
in
questi
tempi
,
al
lettore
?
Ahimè
,
no
.
Non
è
Natale
,
e
sono
legato
da
un
giuramento
.
Arrivammo
alla
fine
dell
'
anno
.
Volli
attendere
la
mezzanotte
,
secondo
l
'
usanza
.
Ero
solo
,
nella
mia
cucina
,
davanti
a
un
fuoco
che
sfriggeva
e
soffiava
e
cigolava
,
mentre
fuori
urlava
la
tempesta
di
vento
e
di
neve
.
Avevo
un
bicchiere
di
vino
,
ma
a
che
cosa
avrei
potuto
brindare
?
Il
mio
orologio
si
era
fermato
,
e
nessun
rintocco
di
fuori
poteva
giungermi
e
indicarmi
il
passare
del
tempo
,
dove
il
tempo
non
scorre
.
Così
finì
,
in
un
momento
indeterminato
,
l
'
anno
1935
,
quest
'
anno
fastidioso
,
pieno
di
noia
legittima
,
e
cominciò
il
1936
,
identico
al
precedente
,
e
a
tutti
quelli
che
sono
venuti
prima
,
e
che
verranno
poi
,
nel
loro
indifferente
corso
disumano
.
Cominciò
con
un
segno
funesto
,
una
eclisse
di
sole
.
L
'
eclisse
era
un
segno
del
cielo
.
Un
sole
malato
di
peste
guardava
col
suo
occhio
velato
un
mondo
che
aveva
iniziato
la
sua
guerra
di
dissoluzione
.
C
'
era
un
peccato
,
sotto
;
non
soltanto
quello
che
si
commetteva
in
quei
giorni
,
i
massacri
coi
gas
asfissianti
che
facevano
scuotere
la
testa
ai
contadini
,
che
sanno
che
ogni
colpa
si
sconta
;
ma
un
peccato
più
fondamentale
,
di
quelli
per
cui
tutti
pagano
,
gli
innocenti
con
i
colpevoli
.
Il
sole
si
oscurava
per
avvertircene
:
-
Un
triste
futuro
ci
aspetta
,
-
dicevano
tutti
.
I
giorni
erano
freddi
e
smorti
;
il
sole
si
levava
pallido
,
come
a
fatica
,
sui
monti
bianchi
.
Cacciati
dal
gelo
e
dalla
fame
,
i
lupi
si
avvicinavano
al
paese
.
Barone
li
sentiva
da
lontano
,
con
un
suo
senso
misterioso
,
ed
entrava
in
uno
stato
d
'
inquietudine
e
di
agitazione
straordinaria
.
Correva
per
la
casa
ringhiando
,
il
pelo
gli
si
rizzava
;
grattava
la
porta
con
le
unghie
per
chiedere
di
uscire
.
Gli
aprivo
,
ed
egli
spariva
nella
notte
,
e
fino
al
mattino
non
lo
rivedevo
più
.
Non
ho
mai
capito
se
in
quella
sua
esaltazione
per
i
lupi
ci
fosse
odio
,
o
terrore
,
o
piuttosto
amore
e
desiderio
,
se
quelle
fughe
notturne
erano
cacce
,
o
convegno
di
amici
antichissimi
nella
foresta
.
Certo
,
in
quelle
notti
,
la
tramontana
portava
il
rumore
della
canea
,
degli
abbaiamenti
strani
,
qua
e
là
per
le
valli
.
Barone
tornava
al
mattino
,
stanco
per
essere
stato
chissà
dove
,
bagnato
e
sporco
di
fango
.
Si
sdraiava
vicino
al
fuoco
,
e
mi
guardava
,
con
un
solo
occhio
aperto
,
di
sotto
in
su
.
Qualche
lupo
attraversò
anche
il
paese
:
si
trovavano
,
il
mattino
,
le
sue
peste
sulla
neve
.
Una
sera
ne
vidi
uno
io
sesso
,
dalla
mia
terrazza
:
un
grosso
cane
magro
,
che
uscì
improvvisamente
dal
buio
,
si
fermò
un
momento
alla
luce
di
una
lampada
dondolante
per
il
vento
,
alzò
il
muso
ad
annusare
l
'
aria
,
e
a
passo
lento
e
tranquillo
ritornò
a
dileguarsi
nell
'
ombra
.
Era
un
buon
tempo
,
quello
,
per
i
cacciatori
.
Qualcuno
partì
,
per
prendere
parte
a
battute
al
cinghiale
,
oltre
Accettura
;
si
diceva
che
ce
ne
fossero
molti
:
ma
a
Gagliano
quell
'
anno
non
se
ne
prese
nessuno
.
I
più
,
profittando
del
riposo
dei
campi
,
uscivano
con
le
loro
giacche
di
velluto
e
il
fucile
ben
lustro
,
a
caccia
di
volpi
e
di
lepri
,
e
tornavano
spesso
con
il
carniere
pieno
.
Con
l
'
osso
della
zampa
posteriore
destra
del
lepre
,
svuotato
del
midollo
con
un
ferro
rovente
,
si
fanno
dei
bocchini
per
i
sigari
,
che
i
vecchi
fumano
con
religiosa
precauzione
,
perché
il
freddo
dell
'
aria
non
li
incrini
,
fino
a
che
diventino
di
un
bel
nero
lucido
.
Un
vecchio
contadino
,
che
avevo
curato
di
non
so
più
che
male
,
volle
regalarmi
il
suo
bocchino
,
di
un
colore
venerabile
,
per
essere
stato
fumato
da
lui
per
vent
'
anni
.
Quando
si
seppe
in
paese
che
avevo
gradito
questo
regalo
,
tutti
andarono
a
gara
a
offrirmi
quegli
ossicini
,
già
forati
o
ancora
grezzi
:
e
cominciai
anch
'
io
,
con
perseveranza
,
ad
annerirli
,
fumando
i
miei
poveri
sigari
Roma
su
e
giù
per
la
strada
del
paese
.
Non
arrivavano
i
giornali
né
la
posta
,
per
la
neve
che
chiudeva
le
strade
:
l
'
isola
fra
i
burroni
aveva
perso
ogni
contatto
con
la
terra
.
Il
mutarsi
dei
giorni
era
un
semplice
variare
di
nuvole
e
di
sole
:
il
nuovo
anno
giaceva
immobile
,
come
un
tronco
addormentato
.
Nell
'
uguaglianza
delle
ore
,
non
c
'
è
posto
né
per
la
memoria
né
per
la
speranza
:
passato
e
futuro
sono
come
due
stagni
morti
.
Tutto
il
domani
,
fino
alla
fine
dei
tempi
,
tendeva
a
diventare
anche
per
me
quel
vago
"
crai
"
contadino
,
fatto
di
vuota
pazienza
,
via
dalla
storia
e
dal
tempo
.
Come
talvolta
il
linguaggio
inganna
,
con
le
sue
interne
contraddizioni
!
In
questa
landa
atemporale
,
il
dialetto
possiede
delle
misure
del
tempo
più
ricche
che
quelle
di
alcuna
lingua
;
di
là
da
quell
'
immobile
,
eterno
crai
,
ogni
giorno
del
futuro
ha
un
suo
proprio
nome
.
Crai
è
domani
,
e
sempre
;
ma
il
giorno
dopo
domani
è
pescrai
e
il
giorno
dopo
ancora
è
pescrille
;
poi
viene
pescruflo
,
e
poi
maruflo
e
maruflone
;
ed
il
settimo
giorno
è
maruflicchio
.
Ma
questa
esattezza
di
termini
ha
più
che
altro
un
valore
di
ironia
.
Queste
parole
non
si
usano
tanto
per
indicare
questo
o
quel
giorno
,
ma
piuttosto
tutte
insieme
come
un
elenco
,
e
il
loro
stesso
suono
è
grottesco
:
sono
come
una
riprova
della
inutilità
di
voler
distinguere
nelle
eterne
nebbie
del
crai
.
Certo
anch
'
io
cominciavo
a
non
attendermi
nulla
da
nessuno
dei
futuri
marufli
o
marufloni
o
maruflicchi
.
Nulla
interrompeva
la
solitudine
delle
mie
sere
nella
cucina
fumosa
,
se
non
a
volte
la
visita
dei
carabinieri
di
ronda
,
che
venivano
ad
assicurarsi
pro
forma
se
c
'
ero
,
e
a
bere
un
bicchiere
di
vino
.
Il
padrone
di
casa
mi
aveva
avvertito
che
sarei
stato
spesso
disturbato
dal
rumore
del
trappeto
,
il
frantoio
che
era
sotto
alle
mie
stanze
;
ci
si
entrava
dall
'
orto
,
per
una
porticina
di
fianco
agli
scalini
che
portavano
in
casa
.
Avrebbe
lavorato
anche
di
notte
,
il
trappeto
,
mi
aveva
detto
.
Quando
girava
la
vecchia
mola
di
pietra
,
trascinata
in
tondo
da
un
asino
bendato
,
la
casa
tremava
,
e
un
rombo
continuo
saliva
dal
pavimento
.
Ma
il
raccolto
delle
olive
quell
'
anno
fu
così
scarso
,
che
il
trappeto
macinò
in
tutto
per
due
o
tre
giorni
,
e
poi
rimase
zitto
e
fermo
come
prima
,
e
le
mie
sere
non
furono
più
disturbate
.
Soltanto
una
volta
,
dopo
cena
,
arrivarono
da
me
il
brigadiere
e
l
'
avvocato
P
.
per
giocare
a
carte
.
Dissero
che
mi
sapevano
solo
,
e
immaginavano
che
sarei
stato
contento
di
un
po
'
di
compagnia
:
pensavano
di
venire
spesso
,
e
che
avremmo
passato
insieme
delle
belle
ore
.
Io
tremavo
al
pensiero
che
la
cosa
potesse
diventare
una
abitudine
quotidiana
,
che
mi
costringesse
a
passare
il
mio
tempo
nelle
noiose
insulsaggini
del
gioco
delle
carte
:
in
quel
tempo
preferivo
star
solo
a
leggere
o
a
lavorare
.
To
rede
and
dryve
the
night
away
For
me
thoughte
it
better
play
Then
plyen
either
at
chesse
or
tables
.
Tuttavia
apprezzando
la
loro
buona
intenzione
,
feci
buon
viso
a
cattivo
gioco
,
e
passammo
la
sera
ad
un
interminabile
ramino
.
Non
tornarono
più
.
Don
Luigino
aveva
saputo
subito
di
questa
visita
da
qualcuno
dei
suoi
accoliti
.
A
me
non
disse
nulla
:
ma
fece
al
brigadiere
una
terribile
scenata
,
sulla
piazza
,
accusandolo
di
fraternizzare
con
i
confinati
,
e
minacciando
di
denunciarlo
e
di
farlo
trasferire
.
Così
nessuno
,
oltre
i
malati
,
e
i
contadini
(
che
erano
liberi
di
frequentarmi
,
perché
non
erano
considerati
,
veramente
,
degli
uomini
)
,
osò
più
venirmi
a
trovare
,
tranne
il
dottor
Milillo
,
che
amava
gli
atteggiamenti
indipendenti
,
e
,
nella
sua
qualità
di
vecchio
zio
,
non
aveva
nulla
da
temere
dal
nipote
.
Ero
,
così
,
libero
di
me
,
e
del
mio
tempo
.
Se
non
avevo
la
compagnia
dei
signori
,
avevo
quella
dei
bambini
.
Ce
n
'
erano
moltissimi
,
di
tutte
le
età
,
e
usavano
battere
al
mio
uscio
ad
ogni
ora
del
giorno
.
Quello
che
li
aveva
attratti
,
dapprincipio
,
era
Barone
,
questo
essere
infantile
e
meraviglioso
.
Poi
li
aveva
colpiti
la
mia
pittura
,
e
non
finivano
di
stupirsi
delle
immagini
che
apparivano
,
come
per
incanto
,
sulla
tela
,
e
che
erano
proprio
le
case
,
le
colline
e
i
visi
dei
contadini
.
Erano
diventati
miei
amici
:
entravano
liberamente
in
casa
,
posavano
per
i
miei
quadri
,
orgogliosi
di
vedersi
dipinti
.
Si
informavano
di
quando
sarei
andato
a
dipingere
nella
campagna
;
e
arrivavano
in
frotta
a
prendermi
a
casa
.
Ce
n
'
era
sempre
,
allora
,
una
ventina
,
e
tutti
consideravano
massimo
onore
portarmi
la
cassetta
,
il
cavalletto
,
la
tela
:
e
per
questo
onore
si
disputavano
e
si
picchiavano
,
finché
io
non
intervenivo
,
come
un
dio
inappellabile
,
a
scegliere
e
giudicare
.
Il
preferito
andava
con
la
cassetta
,
l
'
oggetto
più
pesante
,
e
perciò
più
degno
e
ambito
,
fiero
e
felice
come
un
paladino
,
con
un
passo
di
gloria
.
Uno
,
un
ragazzo
di
otto
o
dieci
anni
,
Giovanni
Fanelli
,
pallido
,
con
dei
grandi
occhi
neri
e
un
collo
lungo
e
sottile
,
dalla
pelle
bianca
come
quella
di
una
donna
,
si
era
più
di
tutti
entusiasmato
per
la
pittura
.
Tutti
i
bambini
mi
chiedevano
in
regalo
i
vecchi
tubi
di
colore
vuoti
,
e
i
vecchi
pennelli
spelati
,
e
se
ne
servivano
per
i
loro
giochi
.
Giovanni
ne
ebbe
anch
'
egli
la
sua
parte
,
ma
ne
fece
tutt
'
altro
uso
:
senza
dirmi
nulla
,
in
segreto
,
si
era
messo
a
fare
il
pittore
.
Era
attentissimo
a
tutto
quello
che
facevo
:
mi
vedeva
preparare
la
tela
con
l
'
imprimitura
,
tirarla
sui
telai
:
queste
operazioni
,
poiché
io
le
facevo
,
gli
parevano
tanto
essenziali
all
'
arte
come
il
fatto
del
dipingere
.
Egli
cercò
dunque
degli
stecchi
di
legno
,
e
riuscì
a
connetterli
insieme
:
su
questi
telai
asimmetrici
e
irregolari
,
tese
qualche
pezzo
di
vecchia
camicia
trovata
chissà
dove
,
e
ci
impiastrò
su
non
so
che
pappa
,
a
simboleggiate
l
'
imprimitura
.
Arrivato
a
questo
punto
,
gli
pareva
di
aver
fatto
il
più
.
Coi
fondi
dei
tubi
vuoti
e
i
rimasugli
della
mia
tavolozza
,
e
i
pennelli
frusti
,
dipingeva
su
quelle
sue
tele
,
cercando
di
imitare
la
corsa
e
il
modo
della
mia
pennellata
.
Era
un
bambino
timido
,
arrossiva
facilmente
,
e
non
avrebbe
osato
,
per
quanto
ne
avesse
un
gran
desiderio
,
farmi
vedere
le
sue
opere
.
Avvertito
dagli
altri
,
le
vidi
.
Non
erano
le
solite
pitture
infantili
,
né
delle
imitazioni
.
Erano
cose
informi
,
macchie
di
colore
non
prive
d
'
incanto
.
Non
so
se
Giovanni
Fanelli
sia
diventato
o
potesse
diventare
un
pittore
:
ma
certo
non
vidi
mai
in
nessuno
quella
sua
fiducia
in
una
rivelazione
che
dovesse
venire
da
sola
,
dal
lavoro
;
quel
suo
credere
nella
ripetizione
della
tecnica
come
di
una
infallibile
formula
magica
,
o
come
di
un
lavoro
della
terra
,
che
,
arata
e
seminata
,
porta
il
suo
frutto
.
Questi
ragazzi
,
gli
stessi
che
a
Natale
giravano
in
frotte
al
suono
dei
cupi
cupi
,
o
che
si
incontravano
per
le
vie
,
pronti
a
fuggire
,
come
stormi
di
uccelli
,
non
avevano
un
capo
,
come
a
Grassano
il
Capitano
.
Erano
vivaci
,
intelligenti
e
tristi
.
Quasi
tutti
erano
vestiti
di
cenci
malamente
rattoppati
,
con
le
vecchie
giacche
dei
fratelli
maggiori
,
dalle
maniche
troppo
lunghe
rimboccate
sui
polsi
;
scalzi
o
con
delle
grosse
scarpe
da
uomo
bucate
.
Pallidi
tutti
,
gialli
per
la
malaria
,
magri
,
con
gli
sguardi
intenti
,
neri
e
vuoti
,
profondissimi
.
Ce
n
'
era
di
tutti
i
caratteri
,
ingenui
e
astuti
,
candidi
e
malvagi
,
ma
tutti
pieni
di
movimento
,
con
gli
occhi
accesi
come
di
febbre
:
tutti
vivi
di
una
vita
precoce
,
che
si
sarebbe
poi
spenta
con
gli
anni
,
nella
monotona
prigione
del
tempo
.
Mobili
e
silenziosi
,
me
li
vedevo
comparire
attorno
da
ogni
pane
,
pieni
di
una
muta
fedeltà
e
di
desideri
non
espressi
.
Tutto
quello
che
io
possedevo
o
facevo
,
li
riempiva
di
estatica
ammirazione
.
I
più
piccoli
oggetti
che
io
buttavo
,
fino
alle
scatole
vuote
o
ai
pezzi
di
carta
,
erano
per
loro
tesori
che
si
disputavano
in
lotte
accanite
.
Correvano
a
farmi
,
non
richiesti
,
ogni
sorta
di
servigi
:
andavano
pei
campi
,
e
tornavano
la
sera
a
portarmi
dei
mazzetti
di
asparagi
selvatici
,
o
dei
funghi
del
legno
,
insipidi
e
tigliosi
,
che
,
in
mancanza
di
altri
migliori
,
quaggiù
si
usano
mangiare
.
Andavano
lontano
,
verso
Gaglianello
,
e
mi
riportavano
i
frutti
amari
dell
'
arancio
selvatico
,
da
una
pianta
che
era
laggiù
,
la
sola
di
tutto
il
paese
,
perché
li
dipingessi
.
Mi
erano
amici
,
ma
pieni
di
pudore
,
ritrosia
e
diffidenza
,
avvezzi
naturalmente
al
silenzio
,
e
a
nascondere
il
loro
pensiero
;
immersi
in
quel
fuggente
misterioso
mondo
animale
nel
quale
vivevano
,
come
piccole
capre
svelte
e
fugaci
.
Uno
di
essi
,
Giovannino
,
un
ragazzo
bianco
e
nero
,
con
degli
occhi
rotondi
e
un
viso
stupito
sotto
il
cappello
da
uomo
,
figlio
di
un
pastore
,
non
si
separava
mai
da
una
sua
capra
fulva
,
con
gli
occhi
gialli
,
che
lo
seguiva
dappertutto
come
un
cagnolino
.
Quando
veniva
a
casa
mia
con
gli
altri
bambini
,
anche
la
capra
Nennella
entrava
nella
mia
cucina
,
annusando
,
desiderosa
di
sale
.
Barone
aveva
imparato
a
rispettarla
:
quando
si
usciva
a
dipingere
,
Nennella
seguiva
saltellando
la
fila
dei
ragazzi
,
mentre
il
cane
correva
innanzi
abbaiando
di
felice
intrattenibile
libertà
.
Quando
ci
fermavamo
,
Giovannino
restava
a
guardarmi
lavorare
,
abbracciando
il
collo
di
Nennella
,
finché
la
capra
si
liberava
con
un
balzo
e
correva
lontano
a
brucare
qualche
cespuglio
di
ginestra
.
Io
poi
mandavo
via
i
ragazzi
perché
non
mi
infastidissero
,
e
quelli
si
allontanavano
a
malincuore
,
e
tornavano
verso
sera
,
quando
già
gli
sciami
delle
zanzare
mi
fischiavano
attorno
,
e
gli
ultimi
raggi
del
sole
arrivavano
lunghi
e
rosati
,
per
vedere
il
quadro
finito
,
e
riportarlo
trionfalmente
a
casa
.
Ora
che
la
neve
copriva
la
terra
,
questi
cortei
infantili
erano
finiti
:
ma
i
bambini
mi
venivano
a
cercare
in
casa
,
restavano
a
scaldarsi
al
fuoco
della
cucina
,
o
mi
chiedevano
di
salire
a
giocare
sulla
terrazza
.
Tre
o
quattro
soprattutto
mi
erano
quasi
sempre
attorno
.
Il
più
piccolo
era
il
figlio
della
Parroccola
,
che
abitava
in
un
tugurio
a
pochi
metri
da
casa
mia
.
Aveva
forse
un
cinque
anni
,
una
grossa
testa
rotonda
,
col
naso
corto
e
la
bocca
carnosa
,
su
un
corpicino
esile
.
La
Parroccola
,
sua
madre
,
così
chiamata
perché
anch
'
essa
aveva
un
grosso
testone
,
che
la
faceva
assomigliare
al
bastone
pastorale
del
parroco
,
era
una
delle
streghe
contadine
del
paese
:
la
più
modesta
di
tutte
,
la
più
brutta
e
la
più
bonaria
.
Quel
suo
faccione
,
con
il
largo
naso
piatto
,
le
due
enormi
narici
aperte
,
la
boccaccia
sgangherata
,
i
capelli
radi
,
la
pelle
ruvida
e
giallastra
,
era
davvero
mostruoso
;
e
di
corpo
era
piccola
e
tozza
,
infagottata
negli
stracci
sotto
il
velo
.
Ma
era
una
buona
donna
.
Campava
facendo
la
lavandaia
,
e
non
negava
,
al
bisogno
,
le
sue
grazie
,
in
un
suo
letto
grande
come
una
piazza
,
a
qualche
carabiniere
o
a
qualche
giovanotto
.
La
vedevo
ogni
giorno
sull
'
uscio
,
di
faccia
a
casa
mia
;
e
le
dicevo
,
per
scherzo
,
che
mi
piaceva
,
e
che
speravo
non
mi
avrebbe
rifiutato
.
La
Parroccola
arrossiva
di
piacere
,
per
quanto
poteva
arrossire
quella
sua
pelle
spessa
come
una
buccia
,
e
mi
diceva
:
-
Non
faccio
per
te
,
don
Carlo
.
Io
so
'
zambra
!
-
La
Parroccola
era
zambra
,
cioè
rozza
e
contadina
;
ma
,
con
quel
suo
viso
da
orchessa
,
tuttavia
gentile
.
Il
bambino
era
il
solo
dei
suoi
che
avesse
con
sé
:
gli
altri
erano
morti
o
lontani
;
e
le
somigliava
.
Un
altro
dei
miei
fedeli
era
Michelino
,
un
ragazzo
di
una
diecina
d
'
anni
,
avido
,
astuto
e
melanconico
,
con
degli
occhi
neri
e
opachi
,
eredità
di
antichissimi
pianti
,
che
parevano
l
'
immagine
vera
di
quel
paese
desolato
.
Ma
più
di
tutti
mi
cercavano
i
figli
del
sarto
,
specialmente
il
più
piccolo
,
Tonino
,
un
ragazzino
minuto
,
svelto
,
arguto
e
timido
,
con
una
piccola
testa
bruna
rasata
e
degli
occhietti
vivi
come
capocchie
di
spilli
.
Il
padre
,
che
li
amava
molto
,
cercava
di
tenerli
un
po
'
meglio
degli
altri
,
per
il
suo
orgoglio
di
buon
artigiano
,
di
sarto
di
New
York
.
Ma
come
fare
,
se
egli
era
tornato
in
patria
,
e
tutto
gli
era
andato
male
,
e
non
aveva
denaro
,
più
di
quello
che
avessero
i
contadini
?
I
suoi
ragazzi
venivano
su
come
gli
altri
,
ed
egli
pensava
con
amarezza
,
tirando
la
sua
gugliata
,
che
non
c
'
era
ormai
più
nessuna
speranza
di
poterne
fare
dei
galantuomini
,
e
neppure
i
mezzi
per
curare
a
dovere
le
loro
tonsille
sempre
gonfie
e
le
loro
vegetazioni
adenoidi
.
E
anche
Tonino
,
che
pure
era
vispo
come
un
monachicchio
,
aveva
già
in
sé
un
riflesso
della
delusione
paterna
.
Tutti
questi
bambini
avevano
qualcosa
di
singolare
;
avevano
qualcosa
dell
'
animale
e
qualcosa
dell
'
uomo
adulto
,
come
se
,
con
la
nascita
,
avessero
raccolto
già
pronto
un
fardello
di
pazienza
e
di
oscura
consapevolezza
del
dolore
.
I
loro
giochi
non
erano
i
soliti
dei
bambini
del
popolo
delle
città
,
simili
in
tutti
i
paesi
:
i
fruschi
soli
erano
i
loro
compagni
.
Erano
chiusi
,
sapevano
tacere
,
e
,
sotto
l
'
ingenuità
infantile
,
c
'
era
l
'
impenetrabilità
del
contadino
,
sdegnosa
di
impossibili
conforti
,
il
pudore
contadino
,
che
difende
almeno
l
'
anima
in
un
mondo
desolato
.
Erano
,
in
generale
,
molto
più
intelligenti
e
precoci
dei
ragazzi
cittadini
della
loro
età
:
rapidi
nell
'
intuire
,
pieni
di
desiderio
di
apprendere
e
di
ammirazione
per
le
cose
ignote
del
mondo
di
fuori
.
Un
giorno
che
mi
videro
scrivere
mi
chiesero
se
avessi
potuto
insegnarglielo
:
a
scuola
non
imparavano
nulla
,
col
sistema
delle
bacchette
,
dei
sigari
e
delle
chiacchiere
dal
balcone
,
e
dei
discorsi
patriottici
.
Andavano
tutti
a
scuola
,
l
'
istruzione
è
obbligatoria
,
ma
,
con
quei
maestri
,
ne
uscivano
analfabeti
.
Così
presero
di
loro
iniziativa
l
'
abitudine
di
venire
qualche
volta
la
sera
a
scrivere
nella
mia
cucina
.
Rimpiango
di
non
aver
dato
loro
,
per
la
mia
naturale
ripugnanza
a
tutto
ciò
che
è
insegnamento
diretto
,
più
tempo
e
più
cura
:
un
buon
maestro
non
avrebbe
mai
potuto
trovare
una
migliore
scolaresca
,
né
più
ricca
di
una
quasi
incredibile
buona
volontà
.
Venne
il
carnevale
,
inaspettato
e
anacronistico
.
Non
ci
sono
,
a
Gagliano
,
per
questo
,
né
feste
né
giochi
:
sì
che
m
'
ero
dimenticato
della
sua
esistenza
.
Me
ne
ricordai
un
giorno
,
quando
,
mentre
passeggiavo
nella
via
principale
,
oltre
la
piazza
,
vidi
sbucare
dal
fondo
e
correre
velocissimi
in
salita
,
tre
fantasmi
vestiti
di
bianco
.
Venivano
a
grandi
salti
,
e
urlavano
come
animali
inferociti
,
esaltandosi
delle
loro
stesse
grida
.
Erano
le
maschere
contadine
.
Erano
tutte
bianche
:
in
capo
avevano
dei
berretti
di
maglia
o
delle
calze
bianche
che
pendevano
da
un
lato
,
e
dei
pennacchi
bianchi
;
il
viso
era
infarinato
;
erano
vestiti
di
camicie
bianche
,
e
anche
le
scarpe
erano
coperte
di
bianco
.
Portavano
in
mano
delle
pelli
di
pecora
secche
e
arrotolate
come
bastoni
,
e
le
brandivano
minacciosi
,
e
battevano
con
esse
sulla
schiena
e
sul
capo
tutti
quelli
che
non
si
scansavano
in
tempo
.
Sembravano
demonî
scatenati
;
pieni
di
entusiasmo
feroce
,
per
quel
solo
momento
di
follia
e
di
impunità
,
tanto
più
folle
e
imprevedibile
in
quell
'
aria
virtuosa
.
Mi
ricordai
della
notte
di
san
Giovanni
a
Roma
,
quando
i
giovani
vanno
in
giro
picchiando
con
delle
grosse
teste
d
'
aglio
:
ma
quella
è
una
notte
di
felicità
collettiva
e
fallica
,
di
baldoria
dinanzi
agli
enormi
piatti
di
lumache
,
con
i
fuochi
,
i
canti
,
le
danze
e
gli
amori
nel
tepore
benigno
del
cielo
estivo
.
I
battitori
di
Gagliano
erano
invece
soli
,
e
solitari
in
una
sforzata
e
cupa
follia
;
si
compensavano
degli
stenti
e
della
schiavitù
con
un
simulacro
di
libertà
,
pieno
di
eccesso
e
di
ferocia
vera
.
I
tre
fantasmi
bianchi
picchiavano
senza
misericordia
chi
veniva
a
tiro
,
senza
distinguere
,
poiché
una
volta
tanto
tutto
era
lecito
,
fra
signori
e
contadini
,
e
tenevano
tutta
la
strada
in
salti
obliqui
,
presi
dal
furore
,
gridando
invasati
,
scotendo
nei
balzi
le
bianche
penne
,
come
degli
amok
incruenti
,
o
dei
danzatori
di
una
sacra
danza
del
terrore
.
Velocissimi
,
come
erano
comparsi
,
scomparvero
in
alto
,
dietro
la
chiesa
.
Allora
anche
i
bambini
cominciarono
ad
andare
in
giro
con
il
viso
impiastricciato
di
nero
,
e
i
baffi
dipinti
con
i
turaccioli
bruciati
.
Un
giorno
ne
capitarono
da
me
,
così
conciati
,
una
ventina
:
e
quando
dissi
che
sarebbe
stato
facile
mascherarsi
con
delle
vere
maschere
,
mi
pregarono
di
farle
.
Mi
misi
all
'
opera
,
e
feci
,
con
dei
cilindri
di
carta
bianca
con
dei
buchi
per
gli
occhi
,
una
maschera
per
ciascuno
,
assai
più
grande
del
viso
,
che
restava
tutto
coperto
.
Non
so
perché
,
ma
forse
per
il
ricordo
delle
funebri
maschere
contadine
,
o
spinto
,
senza
volerlo
,
dal
genio
del
luogo
,
le
feci
tutte
uguali
,
dipinte
di
bianco
e
di
nero
,
e
tutte
erano
teste
di
morto
,
con
le
cavità
nere
delle
occhiaie
e
del
naso
,
e
i
denti
senza
labbra
.
I
bambini
non
si
impressionarono
,
anzi
ne
furono
felici
,
e
si
affrettarono
a
infilarle
,
ne
misero
una
anche
al
muso
di
Barone
,
e
corsero
via
,
spargendosi
in
tutte
le
case
del
paese
.
Era
ormai
sera
,
e
quella
ventina
di
spettri
entravano
gridando
nelle
stanze
appena
illuminate
dai
fuochi
rossi
dei
camini
,
e
dai
lumini
a
olio
ondeggianti
.
Le
donne
fuggivano
atterrite
:
perché
qui
ogni
simbolo
è
reale
,
e
quei
venti
ragazzi
erano
davvero
,
quella
sera
,
un
trionfo
della
morte
.
Le
giornate
cominciavano
,
lentamente
,
ad
allungarsi
:
la
corsa
dell
'
anno
si
era
invertita
;
la
neve
aveva
lasciato
il
posto
alle
piogge
e
alle
giornate
serene
.
La
primavera
non
era
più
molto
lontana
e
io
pensavo
che
si
sarebbe
dovuto
provvedere
in
tempo
,
prima
che
il
sole
riportasse
le
zanzare
,
a
fare
tutto
quello
che
era
possibile
per
combattere
la
malaria
.
Anche
con
i
mezzi
limitati
di
cui
si
poteva
disporre
in
paese
,
si
sarebbe
potuto
ottenere
parecchio
;
ci
si
sarebbe
dovuti
rivolgere
alla
Croce
Rossa
per
avere
il
verde
di
Parigi
per
disinfettare
quelle
poche
acque
ferme
nelle
vicinanze
dell
'
abitato
;
fare
qualche
lavoro
per
incanalare
la
fontana
vecchia
;
far
provvista
di
chinino
,
di
atebrina
e
plasmochina
,
e
di
cioccolatini
per
i
bambini
,
per
non
trovarci
sprovveduti
con
la
bella
stagione
,
e
così
via
.
Erano
tutte
cose
semplici
,
e
che
,
secondo
la
legge
,
sarebbero
state
obbligatorie
.
Cominciai
a
parlarne
e
a
riparlarne
al
podestà
:
ma
mi
accorsi
ben
presto
che
don
Luigino
approvava
i
miei
consigli
,
ma
si
guardava
bene
dal
far
nulla
.
Pensai
allora
,
per
costringerlo
a
una
responsabilità
,
di
scrivergli
tutto
quello
che
si
sarebbe
dovuto
fare
;
preparai
una
specie
di
memoriale
di
una
ventina
di
pagine
,
con
i
particolari
più
precisi
di
tutti
i
lavori
da
eseguire
,
sia
per
quello
che
toccava
al
comune
,
sia
per
quello
che
si
doveva
chiedere
a
Roma
;
e
lo
consegnai
a
Magalone
.
Il
podestà
lesse
il
memoriale
,
se
ne
disse
felice
,
mi
lodò
,
e
con
un
bel
sorriso
mi
annunciò
che
,
poiché
doveva
andare
il
giorno
seguente
a
Matera
,
lo
avrebbe
mostrato
al
prefetto
,
che
avrebbe
potuto
aiutarci
.
Don
Luigino
andò
a
Matera
,
e
al
ritorno
corse
a
dirmi
che
Sua
Eccellenza
era
stata
entusiasta
del
mio
lavoro
,
che
tutto
quello
che
chiedevo
per
la
lotta
antimalarica
si
sarebbe
provveduto
;
e
che
,
di
riflesso
,
ne
sarebbe
venuto
anche
un
bene
per
me
e
per
gli
altri
confinati
.
Don
Luigino
era
raggiante
,
e
fiero
di
avermi
con
sé
.
Tutto
pareva
dunque
per
il
meglio
.
Tre
o
quattro
giorni
dopo
il
ritorno
del
podestà
,
arrivò
un
telegramma
della
questura
di
Matera
,
nel
quale
mi
si
vietava
di
occuparmi
di
medicina
e
di
esercitare
in
Gagliano
;
pena
la
prigione
.
Non
ho
mai
saputo
se
questo
improvviso
divieto
fosse
il
solo
risultato
pratico
del
mio
memoriale
e
del
mio
,
eccesso
di
zelo
,
come
pensavano
molti
contadini
:
-
Dobbiamo
tenercela
la
malaria
:
se
tu
ce
la
vuoi
togliere
,
ti
manderanno
via
-
;
o
se
invece
,
come
pensavano
altri
,
derivasse
dalle
manovre
dei
medici
del
paese
;
o
se
forse
non
fosse
generato
soltanto
dal
timore
della
questura
che
io
diventassi
troppo
popolare
:
poiché
la
mia
fama
di
medico
miracoloso
andava
crescendo
;
e
spesso
venivano
dei
malati
anche
da
paesi
lontani
,
per
consultarmi
.
Il
telegramma
mi
fu
portato
dai
carabinieri
,
la
sera
.
L
'
indomani
mattina
,
all
'
alba
,
quando
nessuno
in
paese
sapeva
ancora
del
divieto
,
un
uomo
a
cavallo
batté
alla
mia
porta
.
-
Vieni
subito
,
dottore
,
-
mi
disse
.
-
Mio
fratello
sta
male
.
Siamo
giù
,
al
Pantano
,
a
tre
ore
di
strada
di
qui
.
Ho
portato
il
cavallo
-
.
Il
Pantano
è
una
regione
,
verso
l
'
Agri
,
lontana
e
isolata
:
c
'
è
una
masseria
,
la
sola
di
tutte
queste
terre
,
dove
dei
contadini
vivono
sul
campo
,
lontano
dal
paese
.
Risposi
all
'
uomo
che
mi
era
impossibile
venire
,
perché
non
potevo
uscire
dall
'
abitato
,
e
perché
non
potevo
più
neppure
fare
il
medico
.
Lo
consigliai
di
rivolgersi
al
dottor
Milillo
o
al
dottor
Gibilisco
.
-
A
quei
medicaciucci
!
Meglio
nulla
-
.
Scosse
la
testa
e
partì
.
Scendeva
un
nevischio
gelido
,
misto
a
pioggia
.
Rimasi
in
casa
tutta
la
mattina
,
preparando
una
lettera
per
la
questura
,
dove
protestavo
per
il
divieto
,
chiedevo
che
venisse
annullato
,
e
che
,
in
attesa
di
nuove
disposizioni
,
mi
si
considerasse
almeno
autorizzato
a
non
abbandonare
in
tronco
i
malati
attualmente
in
cura
,
e
mi
si
permettesse
di
continuare
a
occuparmi
,
nell
'
interesse
della
popolazione
,
delle
misure
da
prendersi
per
la
lotta
antimalarica
.
Questa
lettera
non
ebbe
mai
risposta
.
Stavo
alzandomi
da
tavola
,
verso
le
due
del
pomeriggio
,
quando
l
'
uomo
del
cavallo
tornò
.
Era
stato
fino
al
Pantano
;
suo
fratello
andava
peggio
,
stava
veramente
male
,
bisognava
a
tutti
i
costi
che
io
cercassi
di
salvarlo
.
Gli
dissi
di
venire
con
me
,
e
uscimmo
insieme
per
chiedere
al
podestà
una
autorizzazione
speciale
.
Don
Luigino
non
era
in
casa
:
era
andato
da
sua
sorella
a
prendere
il
caffè
:
lo
trovammo
là
,
sdraiato
su
una
poltrona
.
Gli
esposi
il
caso
:
-
È
impossibile
.
Gli
ordini
di
Matera
sono
tassativi
.
Non
posso
prendermi
questa
responsabilità
.
Resti
con
noi
,
dottore
,
prenda
una
tazza
di
caffè
-
.
Il
contadino
,
un
uomo
intelligente
e
deciso
,
non
si
arrese
,
e
insistette
.
Donna
Caterina
,
la
mia
protettrice
,
si
schierò
dalla
nostra
parte
.
Il
divieto
di
Matera
mandava
all
'
aria
tutti
i
suoi
progetti
,
dava
mano
libera
al
suo
nemico
Gibilisco
;
ed
essa
non
cessava
di
deplorarlo
e
di
esclamare
:
-
Queste
sono
le
lettere
anonime
:
ne
hanno
scritte
chissà
quante
!
Gibilisco
è
stato
a
Matera
la
settimana
scorsa
.
Laggiù
non
sanno
che
lei
è
una
benedizione
per
il
paese
:
ma
lasci
fare
a
me
:
abbiamo
anche
noi
dell
'
influenza
in
prefettura
:
il
divieto
non
durerà
.
Che
peccato
!
-
e
cercava
di
consolarmi
col
caffè
e
coi
dolci
.
Ma
il
problema
era
più
urgente
,
e
,
per
quanto
donna
Caterina
fosse
nostra
alleata
,
don
Luigino
non
ci
sentiva
.
-
Non
posso
,
ho
troppi
nemici
.
Se
la
cosa
si
risapesse
perderei
il
posto
.
Devo
obbedire
agli
ordini
della
questura
-
.
Don
Andrea
,
il
vecchio
maestro
,
approvava
,
tra
un
pisolino
e
un
furto
di
pasticcini
:
la
discussione
si
prolungava
,
senza
concludere
.
Al
podestà
,
che
amava
gli
atteggiamenti
popolarizzanti
,
dispiaceva
di
rifiutare
in
presenza
del
contadino
,
ma
la
paura
la
vinceva
su
tutto
.
-
E
poi
ci
sono
gli
altri
medici
.
Provi
a
chiamare
quelli
.
-
Non
sono
buoni
a
nulla
,
-
diceva
il
contadino
.
-
Ha
ragione
,
-
gridava
donna
Caterina
,
-
lo
zio
é
troppo
vecchio
;
e
quell
'
altro
,
non
parliamone
.
E
poi
,
con
questo
tempo
,
e
senza
strade
,
non
ci
vorranno
andare
-
.
Il
contadino
si
alzò
.
-
Vado
a
cercarli
,
-
disse
,
e
partì
.
Rimase
fuori
quasi
due
ore
,
e
intanto
il
consiglio
di
famiglia
continuò
,
senza
risultato
.
Per
quanto
appoggiato
da
donna
Caterina
,
non
mi
riusciva
di
vincere
la
paura
del
podestà
:
il
caso
era
per
lui
troppo
nuovo
,
e
pesante
di
responsabilità
.
Poi
,
il
contadino
tornò
,
con
due
fogli
di
carta
in
mano
,
e
sul
viso
la
soddisfazione
di
un
successo
guadagnato
con
molta
lotta
.
-
I
due
medici
non
possono
venire
,
sono
malati
.
Mi
sono
fatto
fare
da
tutti
e
due
una
dichiarazione
scritta
.
Ora
deve
lasciar
venire
don
Carlo
.
Guardi
pure
-
.
E
mise
i
due
fogli
sotto
gli
occhi
di
don
Luigino
.
Il
contadino
era
riuscito
,
a
costo
di
chissà
quali
fatiche
oratorie
,
e
forse
di
minacce
,
a
far
scrivere
a
entrambi
che
,
dato
il
tempo
cattivo
,
e
la
loro
età
e
salute
,
non
potevano
materialmente
recarsi
fino
al
Pantano
:
cosa
che
,
del
resto
,
per
il
vecchio
dottor
Milillo
,
era
vera
.
Ora
gli
pareva
che
nulla
più
potesse
impedirmi
.
Ma
il
podestà
non
era
convinto
,
e
continuava
a
discutere
.
Mandò
a
chiamare
il
segretario
comunale
,
cognato
della
vedova
,
che
era
un
brav
'
uomo
e
pensava
che
si
dovesse
lasciarmi
andare
.
Arrivò
il
dottor
Milillo
,
di
malumore
per
la
prova
di
sfiducia
,
ma
non
contrario
alla
mia
andata
.
-
Soltanto
,
si
faccia
pagare
prima
.
Correre
fino
al
Pantano
.
Nemmeno
per
duecento
lire
-
;
ma
il
tempo
passava
,
arrivavano
altre
tazzine
di
caffè
e
altre
focaccine
e
si
era
allo
stesso
punto
.
Pensai
allora
di
suggerire
che
si
chiamasse
il
brigadiere
;
forse
,
se
egli
avesse
voluto
prendersi
personalmente
la
responsabilità
del
mio
viaggio
,
il
podestà
avrebbe
,
senza
troppo
compromettersi
,
potuto
consentire
.
E
così
avvenne
.
Il
brigadiere
,
sentito
il
caso
,
disse
subito
che
io
partissi
,
che
si
fidava
di
me
,
e
non
mi
avrebbe
fatto
scortare
;
che
la
vita
di
un
uomo
doveva
passare
innanzi
a
ogni
altra
considerazione
.
Fu
un
momento
di
sollievo
generale
:
anche
don
Luigino
si
disse
felice
della
decisione
,
e
per
manifestarmi
la
sua
buona
volontà
mi
mandò
a
cercare
un
mantello
e
degli
stivaloni
che
,
secondo
lui
,
mi
sarebbero
stati
necessari
in
quelle
forre
.
Intanto
era
calata
la
sera
.
Dovettero
autorizzarmi
a
dormire
fuori
,
alla
masseria
,
e
a
non
tornare
che
l
'
indomani
.
E
finalmente
,
tra
i
saluti
e
le
raccomandazioni
di
tutti
,
potei
mettermi
in
cammino
col
contadino
,
e
il
cavallo
,
e
Barone
.
Il
tempo
si
era
rasserenato
.
Il
nevischio
e
la
pioggia
erano
cessati
.
Un
vento
gagliardo
andava
spazzando
il
cielo
,
e
la
luna
appariva
rotonda
e
chiara
fra
le
nubi
rotte
e
correnti
.
Appena
fuori
del
selciato
ripido
del
paese
,
verso
il
Timbone
della
Madonna
degli
Angeli
,
il
mio
compagno
,
che
aveva
portato
sinora
il
cavallo
per
la
briglia
,
si
fermò
perché
io
montassi
in
sella
.
Da
molti
anni
non
salivo
a
cavallo
,
e
di
notte
,
per
quei
burroni
,
preferivo
le
mie
gambe
.
Dissi
che
usasse
egli
la
bestia
,
che
io
sarei
andato
a
piedi
e
di
buon
passo
.
Mi
guardò
stupito
,
come
se
il
mondo
fosse
sottosopra
.
Lui
,
un
cafone
,
a
cavallo
,
e
io
,
un
signore
,
a
piedi
.
Non
sia
mai
!
Faticai
a
persuaderlo
:
infine
si
indusse
a
malincuore
a
seguire
il
mio
consiglio
.
Cominciò
allora
una
vera
corsa
verso
il
Pantano
.
Io
scendevo
a
grandi
passi
per
il
sentiero
precipitoso
,
il
cavallo
mi
seguiva
dappresso
,
e
sentivo
dietro
a
me
il
suo
caldo
respiro
,
e
lo
schiocco
degli
zoccoli
nel
fango
.
Andavo
come
inseguito
,
per
quei
luoghi
ignoti
,
animato
dall
'
aria
notturna
,
dal
silenzio
,
dal
moto
,
coll
'
animo
pieno
di
leggerezza
.
La
luna
riempiva
il
cielo
e
pareva
si
versasse
sulla
terra
.
Su
una
terra
remota
come
la
luna
,
bianca
in
quella
luce
silenziosa
,
senza
una
pianta
né
un
filo
d
'
erba
,
tormentata
dalle
acque
di
sempre
,
scavata
,
rigata
,
bucata
.
Le
argille
precipitavano
verso
l
'
Agri
,
in
coni
,
grotte
,
anfratti
,
piagge
,
variegate
bizzarramente
dalla
luce
e
dall
'
ombra
,
e
noi
cercavamo
,
senza
parlare
,
la
nostra
via
in
quel
labirinto
,
lavorato
dai
secoli
e
dai
terremoti
.
Su
quel
paesaggio
spettrale
mi
pareva
di
volare
,
senza
peso
,
come
un
uccello
.
Dopo
più
di
due
ore
di
quella
corsa
,
salì
verso
di
noi
,
nel
silenzio
,
l
'
abbaiare
lungo
di
un
cane
.
Uscimmo
dalle
argille
,
e
ci
trovammo
su
un
prato
in
pendio
,
e
sul
fondo
ci
apparve
,
tra
terreni
ondulati
,
il
biancore
della
masseria
.
Nella
casa
,
lontana
da
ogni
paese
,
il
mio
compagno
e
il
fratello
malato
abitavano
soli
con
le
loro
due
mogli
e
i
bambini
.
Ma
sull
'
uscio
ci
aspettavano
tre
cacciatori
di
Pisticci
,
che
erano
arrivati
il
giorno
avanti
per
cacciare
le
volpi
verso
il
fiume
,
e
s
'
erano
fermati
per
assistere
il
loro
amico
.
Anche
le
due
donne
erano
di
Pisticci
,
e
sorelle
:
alte
,
con
grandi
occhi
neri
e
visi
nobili
,
bellissime
nel
costume
del
loro
paese
,
con
la
gonna
lunga
a
balze
bianche
e
nere
,
e
il
capo
avvolto
da
veli
e
da
nastri
bianchi
e
neri
,
che
le
facevano
assomigliare
a
strane
farfalle
.
Mi
avevano
preparato
i
cibi
migliori
,
il
latte
e
il
formaggio
fresco
,
e
me
li
offrirono
appena
arrivato
,
con
quella
non
servile
ospitalità
antica
,
che
mette
gli
uomini
alla
pari
.
Mi
avevano
aspettato
tutto
il
giorno
,
come
un
salvatore
:
ma
mi
accorsi
subito
che
non
c
'
era
più
nulla
da
fare
.
Era
una
peritonite
con
perforazione
,
il
malato
era
ormai
in
agonia
,
e
neppure
un
'
operazione
,
se
anche
io
avessi
saputo
e
potuto
farla
,
l
'
avrebbe
più
salvato
.
Non
restava
che
calmare
i
suoi
dolori
con
qualche
iniezione
di
morfina
e
aspettare
.
La
casa
era
fatta
di
due
camere
,
che
comunicavano
per
una
larga
apertura
.
Nella
seconda
stava
il
malato
,
col
fratello
e
le
donne
che
lo
vegliavano
.
Nella
prima
stanza
il
fuoco
era
acceso
in
un
grande
camino
;
attorno
al
fuoco
sedevano
i
tre
cacciatori
.
Appoggiato
all
'
angolo
opposto
,
mi
era
stato
preparato
un
letto
,
altissimo
e
soffice
.
Io
andavo
ogni
tanto
dal
malato
,
e
poi
rimanevo
a
conversare
a
bassa
voce
coi
cacciatori
accanto
al
fuoco
.
Quando
fummo
nel
mezzo
della
notte
,
mi
arrampicai
sul
mio
letto
per
riposare
,
senza
spogliarmi
.
Ma
non
presi
sonno
.
Restavo
sdraiato
lassù
,
come
su
un
palco
aereo
.
Appesi
al
muro
,
tutt
'
intorno
al
letto
,
erano
i
corpi
delle
volpi
uccise
di
fresco
.
Sentivo
il
loro
odore
selvatico
,
vedevo
i
loro
musi
arguti
all
'
ondeggiare
rossastro
delle
fiamme
,
e
muovendo
appena
la
mano
,
toccavo
il
loro
pelame
che
sapeva
di
grotta
e
di
bosco
.
Dalla
porta
mi
giungeva
il
lamento
continuo
del
moribondo
:
-
Gesù
aiutami
,
dottore
aiutami
,
Gesù
aiutami
,
dottore
aiutami
,
-
come
una
litania
di
angoscia
ininterrotta
,
e
il
sussurro
delle
donne
in
preghiera
.
Il
fuoco
del
camino
oscillava
,
guardavo
le
lunghe
ombre
muoversi
come
mosse
da
un
vento
,
e
le
tre
figure
nere
dei
cacciatori
,
coi
cappelli
in
capo
,
immobili
davanti
al
focolare
.
La
morte
era
nella
casa
:
amavo
quei
contadini
,
sentivo
il
dolore
e
l
'
umiliazione
della
mia
impotenza
.
Perché
allora
una
così
grande
pace
scendeva
in
me
?
Mi
pareva
di
essere
staccato
da
ogni
cosa
,
da
ogni
luogo
,
remotissimo
da
ogni
determinazione
,
perduto
fuori
del
tempo
,
in
un
infinito
altrove
.
Mi
sentivo
celato
,
ignoto
agli
uomini
,
nascosto
come
un
germoglio
sotto
la
scorza
dell
'
albero
:
tendevo
l
'
orecchio
alla
notte
e
mi
pareva
di
essere
entrato
,
d
'
un
tratto
,
nel
cuore
stesso
del
mondo
.
Una
felicità
immensa
,
non
mai
provata
,
era
in
me
,
e
mi
riempiva
intero
,
e
il
senso
fluente
di
una
infinita
pienezza
.
Verso
l
'
alba
il
malato
si
avviò
alla
fine
.
Le
invocazioni
e
il
respiro
si
cambiarono
in
un
rantolo
,
e
anche
quello
si
affievolì
a
poco
a
poco
,
con
lo
sforzo
di
una
lotta
estrema
,
e
cessò
.
Non
aveva
ancor
finito
di
morire
che
già
le
donne
gli
abbassavano
le
palpebre
sugli
occhi
sbarrati
,
e
cominciavano
il
lamento
.
Quelle
due
farfalle
bianche
e
nere
,
chiuse
e
gentili
,
si
mutarono
d
'
improvviso
in
due
furie
.
Si
strapparono
i
veli
e
i
nastri
,
si
scomposero
le
vesti
,
si
graffiarono
a
sangue
il
viso
con
le
unghie
,
e
cominciarono
a
danzare
a
gran
passi
per
la
stanza
battendo
il
capo
nei
muri
e
cantando
,
su
una
sola
nota
altissima
,
il
racconto
della
morte
.
Ogni
tanto
si
affacciavano
alla
finestra
,
gridando
in
quell
'
unico
tono
,
come
ad
annunciare
la
morte
alla
campagna
e
al
mondo
;
poi
tornavano
nella
stanza
e
riprendevano
il
ballo
e
l
'
ululato
,
che
sarebbe
continuato
senza
riposo
per
quarantott
'
ore
,
fino
all
'
interramento
.
Era
una
nota
lunga
,
identica
,
monotona
,
straziante
.
Era
impossibile
ascoltarla
senza
essere
invasi
da
un
senso
di
angoscia
fisica
irresistibile
:
quel
grido
faceva
venire
un
groppo
alla
gola
,
pareva
entrasse
nelle
viscere
.
Per
non
scoppiare
a
piangere
mi
congedai
in
fretta
ed
uscii
,
con
Barone
,
alla
luce
del
primo
mattino
.
La
giornata
era
serena
:
i
prati
e
le
argille
spettrali
della
sera
mi
si
stendevano
innanzi
,
nudi
e
solitari
nell
'
aria
ancora
grigia
.
Ero
libero
in
quelle
distese
silenziose
:
sentivo
ancora
in
me
la
felicità
della
notte
Dovevo
pure
rientrare
in
paese
,
ma
intanto
vagavo
per
quei
campi
,
roteando
allegro
il
bastone
,
e
fischiando
al
mio
cane
,
che
era
eccitato
forse
da
qualche
invisibile
selvaggina
.
Decisi
di
allungare
un
poco
la
strada
per
passare
a
Gaglianello
,
la
frazione
che
finora
non
avevo
mai
potuto
visitare
.
È
un
grosso
gruppo
di
case
,
su
un
poggio
brullo
,
non
molto
alto
sul
fiume
malarico
.
Ci
vivono
quattrocento
persone
,
senza
strada
,
né
medici
,
né
levatrice
,
né
carabinieri
,
né
funzionari
di
nessun
genere
:
ma
anche
laggiù
arriva
,
ogni
tanto
,
l
'
Ufficiale
Esattoriale
col
suo
berretto
con
le
iniziali
rosse
:
U
.
E
.
Vidi
,
con
stupore
,
che
ero
aspettato
.
Si
sapeva
che
ero
stato
al
Pantano
,
si
sperava
che
passassi
di
là
al
ritorno
.
I
contadini
e
le
donne
erano
nella
strada
,
per
farmi
buona
accoglienza
:
i
più
strani
malati
si
erano
fatti
portare
sugli
usci
,
perché
io
li
vedessi
.
Pareva
una
corte
dei
miracoli
.
Nessun
dottore
era
passato
di
lì
,
da
chissà
quanti
anni
:
vecchie
malattie
,
non
curate
se
non
con
incantesimi
,
si
erano
accumulate
in
quei
corpi
,
crescendo
bizzarramente
,
come
funghi
su
un
legno
marcio
.
Passai
quasi
tutta
la
mattina
girando
per
quei
tuguri
,
tra
quei
malarici
scarniti
,
quelle
fistole
annose
,
quelle
piaghe
incancrenite
,
distribuendo
almeno
consigli
,
poiché
non
potevo
scrivere
ricette
,
e
bevendo
il
vino
dell
'
ospitalità
.
Mi
volevano
trattenere
tutto
il
giorno
,
ma
dovevo
rientrare
:
mi
accompagnarono
un
tratto
,
pregandomi
di
ritornare
.
-
Chissà
;
se
potrò
,
verrò
,
-
dissi
loro
:
ma
non
ci
sono
tornato
mai
più
.
Lasciai
i
miei
nuovi
amici
di
Gaglianello
sul
sentiero
,
e
cominciai
a
risalire
,
tra
i
burroni
,
verso
casa
.
Il
sole
era
alto
e
brillante
,
l
'
aria
tiepida
;
il
terreno
tutto
a
gobbe
e
monticciuoli
,
tra
cui
la
via
serpeggiava
in
continui
giri
e
salite
e
discese
brevi
,
impediva
allo
sguardo
di
spaziare
lontano
.
A
una
svolta
mi
apparve
il
brigadiere
,
che
,
con
un
carabiniere
,
mi
veniva
incontro
,
e
con
loro
continuai
la
strada
.
Sui
cespugli
di
ginestra
saltellavano
gli
uccelli
,
dei
grossi
merli
neri
,
che
si
levavano
in
volo
al
nostro
passaggio
.
-
Vuoi
tirare
,
dottore
?
-
mi
disse
il
brigadiere
,
e
mi
passò
il
suo
moschetto
.
Del
merlo
che
colpii
non
rimasero
che
le
penne
che
scesero
lente
per
l
'
aria
;
il
corpo
doveva
essere
andato
in
pezzi
,
a
quei
colpo
a
palla
,
così
sproporzionato
,
e
non
ci
fermammo
a
cercarlo
.
Appena
arrivato
a
Gagliano
,
mi
accorsi
,
dal
viso
dei
contadini
,
che
qualcosa
stava
fermentando
in
paese
.
Durante
la
mia
assenza
,
tutti
avevano
saputo
del
divieto
di
esercire
,
e
del
tempo
perduto
,
il
giorno
prima
,
per
poter
andare
al
Pantano
.
La
notizia
della
morte
del
contadino
era
già
arrivata
,
come
per
non
so
quale
misteriosa
telegrafia
.
Tutti
,
in
paese
,
conoscevano
il
morto
,
e
l
'
amavano
.
Era
il
primo
e
solo
morto
,
in
tanti
mesi
,
tra
coloro
che
avevo
curati
.
Tutti
pensavano
che
,
se
io
avessi
potuto
andar
subito
,
lo
avrei
certamente
salvato
:
e
che
la
sua
fine
era
dovuta
soltanto
al
ritardo
,
e
alle
esitazioni
del
podestà
.
Quando
io
dicevo
che
probabilmente
,
anche
arrivando
qualche
ora
prima
,
senza
mezzi
,
senza
pratica
chirurgica
,
con
scarse
possibilità
di
trasportarlo
in
tempo
non
fosse
che
a
Sant
'
Arcangelo
,
non
avrei
potuto
far
molto
,
scuotevano
la
testa
increduli
:
io
ero
,
per
loro
,
un
guaritore
miracoloso
;
e
nulla
mi
sarebbe
stato
impossibile
,
se
fossi
giunto
in
tempo
.
L
'
episodio
era
per
loro
soltanto
una
conferma
tragica
della
malvagità
che
aveva
ispirato
il
divieto
che
mi
avrebbe
,
d
'
ora
innanzi
,
impedito
di
soccorrerli
.
I
contadini
avevano
dei
visi
che
non
avevo
ancora
mai
visto
loro
:
una
torva
decisione
,
una
disperazione
risoluta
faceva
più
neri
i
loro
occhi
.
Uscivano
di
casa
armati
,
con
i
fucili
da
caccia
,
e
le
scuri
.
-
Noi
siamo
dei
cani
,
-
mi
dicevano
.
-
Quelli
di
Roma
vogliono
che
moriamo
come
cani
.
Avevamo
un
cristiano
bono
,
per
noi
:
quelli
di
Roma
ce
lo
vogliono
togliere
.
Bruceremo
il
municipio
,
e
ammazzeremo
il
podestà
.
L
'
aria
della
rivolta
soffiava
sul
paese
.
Un
profondo
senso
di
giustizia
era
stato
toccato
:
e
quella
gente
mite
,
rassegnata
e
passiva
,
impenetrabile
alle
ragioni
della
politica
e
alle
teorie
dei
partiti
,
sentiva
rinascere
in
sé
l
'
anima
dei
briganti
.
Così
sono
sempre
le
violente
ed
effimere
esplosioni
di
questi
uomini
compressi
;
un
risentimento
antichissimo
e
potente
affiora
,
per
un
motivo
umano
;
e
si
dànno
al
fuoco
i
casotti
del
dazio
e
le
caserme
dei
carabinieri
,
e
si
sgozzano
i
signori
;
nasce
,
per
un
momento
,
una
ferocia
spagnola
,
una
atroce
,
sanguinosa
libertà
.
Poi
vanno
in
carcere
,
indifferenti
,
come
chi
ha
sfogato
in
un
attimo
quello
che
attendeva
da
secoli
.
Se
avessi
voluto
,
quel
giorno
,
avrei
potuto
trovarmi
(
e
per
un
momento
l
'
idea
mi
sorrise
,
ma
,
nel
'36
,
non
era
ancora
giunto
il
tempo
)
a
capo
di
qualche
centinaio
di
briganti
,
e
tenere
il
paese
o
darmi
alla
campagna
.
Invece
mi
sforzai
di
calmarli
;
e
non
ci
riuscii
che
con
molta
fatica
.
I
fucili
e
le
scuri
furono
riportati
nelle
case
:
ma
i
visi
non
si
spianarono
.
Quelli
di
Roma
,
lo
Stato
,
li
aveva
colpiti
troppo
a
fondo
,
aveva
fatto
morire
uno
di
loro
;
i
contadini
avevano
sentito
col
peso
della
morte
la
mano
lontana
di
Roma
,
e
non
volevano
essere
schiacciati
.
Il
loro
primo
impulso
era
stato
la
vendetta
immediata
,
sui
simboli
e
sugli
emissari
di
Roma
.
Se
io
li
dissuadevo
dalla
vendetta
,
che
altro
potevano
fare
?
Ahimè
,
come
sempre
,
nulla
.
Niente
.
Ma
a
questo
eterno
niente
,
questa
volta
,
non
si
rassegnavano
.
Il
giorno
seguente
,
sbollita
in
parte
quell
'
ira
e
quel
desiderio
di
sangue
,
i
contadini
vennero
,
a
gruppi
,
da
me
.
Si
erano
trattenuti
dallo
sterminio
:
quei
momenti
di
liberazione
nell
'
odio
vendicatore
,
una
volta
passati
senza
sfogo
,
non
possono
prolungarsi
.
Ma
ora
volevano
almeno
ottenere
che
io
continuassi
legittimamente
a
essere
il
loro
medico
,
e
avevano
deciso
di
fare
una
petizione
,
firmata
da
tutti
,
a
questo
scopo
.
La
loro
avversità
per
lo
Stato
,
estraneo
e
nemico
,
si
accompagna
(
e
la
cosa
potrà
parere
strana
,
e
non
lo
è
)
a
un
senso
naturale
del
diritto
,
a
una
spontanea
intuizione
di
quello
che
,
per
loro
,
dovrebbe
essere
veramente
lo
Stato
:
una
volontà
comune
,
che
diventa
legge
.
La
parola
"
legittimo
"
qui
è
una
delle
più
usate
,
ma
non
nel
senso
di
cosa
sanzionata
e
codificata
,
ma
in
quello
di
vero
,
di
autentico
.
Un
uomo
è
legittimo
se
agisce
bene
;
un
vino
è
legittimo
se
non
è
fatturato
.
Una
petizione
firmata
da
tutti
pareva
ad
essi
davvero
legittima
,
e
perciò
tale
da
dover
avere
anche
un
potere
reale
.
Avevano
ragione
:
ma
dovetti
spiegar
loro
quello
che
,
del
resto
,
sapevano
meglio
di
me
:
che
essi
avevano
a
che
fare
con
una
forza
del
tutto
illegittima
,
che
non
si
poteva
combattere
con
le
sue
stesse
armi
;
che
,
se
per
la
violenza
essi
erano
troppo
deboli
,
lo
erano
ancora
di
più
per
un
diritto
disarmato
;
che
il
solo
risultato
della
petizione
sarebbe
stato
di
farmi
immediatamente
trasferite
in
un
altro
paese
.
Facessero
dunque
la
petizione
,
se
lo
ritenevano
bene
,
ma
non
si
illudessero
di
ottenerne
null
'
altro
che
la
mia
partenza
.
Capirono
fin
troppo
bene
.
-
Finché
gli
affari
del
nostro
paese
,
la
nostra
vita
e
la
nostra
morte
,
saranno
in
mano
a
quelli
di
Roma
,
saremo
dunque
sempre
come
bestie
,
-
dissero
.
La
petizione
fu
abbandonata
.
Ma
la
cosa
stava
loro
troppo
a
cuore
,
perché
potesse
passare
così
,
senza
protesta
.
E
poiché
non
avevano
potuto
esprimersi
con
la
violenza
,
né
col
diritto
,
si
espressero
con
l
'
arte
.
Vennero
un
giorno
da
me
due
giovani
a
chiedermi
in
prestito
,
con
aria
misteriosa
,
una
mia
tunica
bianca
da
medico
.
Non
chiedessi
a
che
cosa
dovesse
servire
:
era
un
segreto
;
ma
l
'
avrei
saputo
il
giorno
seguente
;
me
l
'
avrebbero
riportata
la
sera
.
L
'
indomani
,
mentre
passeggiavo
sulla
piazza
,
vidi
la
gente
accorrere
verso
la
casa
del
podestà
,
davanti
alla
quale
s
'
era
radunata
una
piccola
folla
.
Ci
andai
anch
'
io
,
e
mi
fu
fatto
largo
.
Vidi
allora
che
,
dentro
a
un
cerchio
di
uomini
,
donne
e
bambini
,
spettatori
appassionati
,
era
cominciata
,
senza
palco
né
scene
,
sui
sassi
della
strada
,
una
rappresentazione
teatrale
.
Ogni
anno
,
come
seppi
poi
,
in
questi
primi
giorni
di
quaresima
,
i
contadini
avevano
l
'
usanza
di
recitare
una
loro
commedia
improvvisata
.
Qualche
volta
,
ma
assai
di
rado
,
era
di
soggetto
religioso
,
qualche
altra
ricordava
le
gesta
dei
paladini
o
dei
briganti
:
il
più
delle
volte
erano
scene
comiche
e
buffonesche
tratte
dalla
vita
quotidiana
.
Quest
'
anno
,
l
'
animo
ancora
commosso
dalle
recenti
vicende
,
i
contadini
avevano
immaginato
un
dramma
satirico
,
a
sfogo
poetico
dei
loro
sentimenti
.
Gli
attori
erano
tutti
uomini
,
anche
quelli
che
facevano
parti
femminili
:
giovani
contadini
miei
amici
,
ma
che
non
potevo
riconoscere
sotto
le
loro
straordinarie
truccature
.
Il
dramma
era
ridotto
a
una
semplice
scena
,
che
gli
attori
improvvisavano
.
Un
coro
di
uomini
e
donne
annunziò
l
'
arrivo
di
un
malato
;
ed
ecco
il
malato
,
portato
su
una
barella
,
col
viso
dipinto
di
bianco
,
gli
occhi
cerchiati
di
nero
,
e
segni
neri
sulle
guance
,
incavate
come
quelle
di
un
morto
.
Il
malato
era
accompagnato
dalla
madre
piangente
,
che
non
diceva
altro
che
:
-
Figlio
mio
,
figlio
mio
,
-
ripetendolo
di
continuo
,
per
tutto
il
tempo
della
rappresentazione
come
un
monotono
,
triste
accompagnamento
.
Accanto
al
malato
,
chiamato
dal
coro
,
appariva
un
uomo
vestito
di
bianco
,
e
su
cui
riconobbi
la
mia
tunica
,
che
si
apprestava
a
guarirlo
:
ma
ecco
comparire
,
ad
impedirglielo
,
un
vecchio
dagli
abiti
neri
e
dal
pizzo
caprino
.
I
due
medici
,
il
bianco
e
il
nero
,
lo
spirito
del
bene
e
quello
del
male
,
contendevano
,
come
l
'
angelo
e
il
demonio
,
attorno
a
quel
corpo
giacente
nella
barella
,
e
si
lanciavano
battute
satiriche
e
pungenti
.
Già
l
'
angelo
aveva
la
meglio
,
e
obbligava
a
tacere
il
suo
nemico
,
quando
arrivò
di
corsa
un
romano
,
dal
viso
mostruoso
e
feroce
,
che
forzò
l
'
uomo
bianco
ad
andarsene
.
L
'
uomo
nero
,
il
professor
Bestianelli
(
corruzione
di
Bastianelli
,
che
è
celebre
anche
fra
questi
contadini
)
rimase
padrone
del
campo
.
Da
una
borsa
trasse
un
coltellaccio
,
e
cominciò
l
'
operazione
.
Diede
un
taglio
sui
vestiti
del
malato
,
e
,
con
rapida
mossa
della
mano
,
trasse
fuori
dalla
ferita
una
vescica
di
intestino
di
maiale
che
vi
era
nascosta
.
Si
voltò
trionfante
verso
il
coro
,
che
mormorava
proteste
e
parole
di
orrore
,
con
la
vescica
fieramente
brandita
,
gridando
:
-
Ecco
il
cuore
!
-
Con
un
grosso
ago
bucò
quel
cuore
,
e
ne
uscì
uno
zampillo
di
sangue
mentre
la
madre
e
le
donne
del
coro
cominciavano
il
lamento
per
il
morto
,
e
il
dramma
finiva
.
Non
ho
mai
saputo
chi
fosse
l
'
autore
:
forse
non
ce
n
'
era
uno
,
ma
parecchi
,
tutti
gli
attori
insieme
.
Le
battute
che
improvvisavano
si
riferivano
alla
questione
che
agitava
gli
animi
in
quei
giorni
:
ma
la
finezza
contadina
faceva
sì
che
le
allusioni
non
fossero
mai
troppo
dirette
,
e
che
rimanessero
comprensibili
e
penetranti
,
senza
diventare
mai
pericolose
.
E
,
soprattutto
,
al
di
là
della
satira
e
della
protesta
,
il
gusto
dell
'
arte
li
aveva
trascinati
:
ciascuno
viveva
la
sua
parte
;
e
la
madre
piangente
sembrava
una
disperata
eroina
di
tragedia
greca
,
o
una
Maria
di
Iacopone
;
il
malato
aveva
il
vero
viso
della
morte
;
il
nero
ciarlatano
spillava
il
sangue
dal
cuore
con
un
diletto
feroce
;
il
romano
era
un
mostro
orribile
,
un
drago
statale
;
e
il
coro
assisteva
e
commentava
,
con
disperata
pazienza
.
Era
,
quello
schema
classico
,
un
ricordo
di
un
'
arte
antica
,
ridotto
al
povero
residuo
dell
'
arte
popolare
,
o
uno
spontaneo
,
originario
rinascere
,
un
linguaggio
,
naturale
in
queste
terre
,
dove
la
vita
è
tutta
una
tragedia
senza
teatro
?
Appena
finita
la
recita
,
il
morto
si
alzò
dalla
barella
,
gli
attori
scesero
svelti
pel
vicolo
,
e
si
avviarono
alla
casa
del
dottor
Gibilisco
.
Qui
la
rappresentazione
ricominciò
;
e
,
nel
corso
della
giornata
,
fu
ripetuta
molte
volte
,
davanti
alla
casa
del
dottor
Milillo
,
alla
chiesa
,
alla
caserma
dei
carabinieri
,
al
municipio
,
sulla
piazza
,
e
qua
e
là
per
le
strade
,
a
Gagliano
di
Sopra
e
a
Gagliano
di
Sotto
,
finché
venne
la
sera
,
la
tunica
dell
'
angelo
mi
fu
trionfalmente
riportata
,
e
ciascuno
tornò
alle
sue
case
.
Lo
sfogo
poetico
non
calmò
gli
animi
,
né
abolì
i
risentimenti
.
I
contadini
ritenevano
il
divieto
una
cosa
assurda
,
e
si
rifiutarono
di
tenerne
conto
.
Mi
cercavano
come
prima
,
per
farsi
curare
:
soltanto
,
venivano
da
me
la
sera
,
a
buio
,
e
si
guardavano
attorno
,
prima
di
battere
al
mio
uscio
,
per
assicurarsi
che
la
strada
fosse
deserta
,
e
non
ci
fossero
spie
.
Rimandarli
senza
occuparmi
di
loro
mi
era
praticamente
impossibile
,
tanto
insistevano
,
e
tanto
pesava
la
ragione
maggiore
della
necessità
.
Della
loro
assoluta
segretezza
e
solidarietà
ero
certo
:
si
sarebbero
fatti
ammazzare
piuttosto
che
tradirmi
.
Ma
tuttavia
la
mia
arte
medica
si
trovava
per
forza
ad
essere
molto
ridotta
:
dovevo
limitarmi
a
dei
consigli
;
distribuivo
io
stesso
le
medicine
più
comuni
di
cui
avevo
fatto
provvista
;
per
le
altre
non
potevo
scrivere
ricette
,
o
le
facevo
soltanto
per
quelli
che
le
mandavano
a
qualche
parente
,
a
Napoli
,
perché
le
facesse
spedire
.
Non
potevo
più
fare
fasciature
,
né
quei
piccoli
interventi
chirurgici
che
,
essendo
visibili
,
avrebbero
rivelato
a
tutti
il
nostro
segreto
.
Questa
necessità
di
nascondersi
teneva
gli
animi
accesi
.
La
noia
era
scomparsa
dal
paese
:
il
divieto
era
cascato
come
un
sasso
di
fantasia
nell
'
acqua
morta
della
vita
monotona
dei
signori
.
Il
dottor
Gibilisco
trionfava
.
Fosse
egli
stato
,
o
no
,
il
deus
ex
machina
(
che
non
ho
mai
saputo
)
,
la
sua
gioia
era
completa
.
I
sentimenti
del
vecchio
dottor
Milillo
erano
più
complessi
e
contraddittori
.
Dal
punto
di
vista
del
suo
orgoglio
e
del
suo
interesse
professionale
,
si
rallegrava
di
aver
perso
la
mia
concorrenza
:
ma
,
da
buono
ex
nittiano
e
antico
liberale
,
non
poteva
fare
a
meno
di
disapprovare
apertamente
l
'
arbitrio
della
questura
.
Egli
era
,
in
fondo
,
il
più
fortunato
,
perché
godeva
insieme
di
due
diversi
piaceri
:
quello
materiale
del
suo
vantaggio
,
e
quello
morale
di
poter
esprimere
onestamente
la
sua
deplorazione
,
e
la
sua
amicizia
.
Per
donna
Caterina
l
'
avvenuto
era
una
grave
sconfitta
:
i
suoi
progetti
andavano
in
fumo
;
la
sua
passione
dominante
era
umiliata
di
fronte
ai
suoi
nemici
.
Faceva
fuoco
e
fiamme
.
-
Se
quello
scemo
di
mio
fratello
,
-
arrivava
a
dire
,
-
che
è
sempre
troppo
debole
,
non
si
muove
,
andrò
io
stessa
a
Matera
,
a
parlare
al
prefetto
-
.
Era
la
mia
principale
alleata
.
Don
Luigino
,
lui
,
non
sapeva
come
comportarsi
.
Spinto
dalla
sorella
,
e
dall
'
opinione
popolare
,
avrebbe
voluto
agire
,
far
valere
le
sue
aderenze
,
"
per
il
bene
del
paese
"
:
ma
temeva
,
pigliando
partito
,
di
inimicarsi
le
autorità
,
e
questo
lo
tratteneva
dal
far
nulla
,
se
non
dallo
schierarsi
,
almeno
a
parole
,
nella
fazione
di
donna
Caterina
.
I
signori
erano
dunque
divisi
,
come
guelfi
e
ghibellini
;
e
gli
uni
si
trovavano
a
far
lega
col
popolo
,
mentre
gli
altri
restavano
soli
,
ma
con
l
'
appoggio
potente
del
Sacro
Romano
Impero
di
Matera
.
Don
Luigino
si
barcamenava
,
tra
quei
venti
contrari
:
era
il
podestà
,
il
tutore
della
legge
,
qualunque
essa
fosse
:
ma
della
legge
aveva
uno
strano
concetto
.
Una
sera
mandò
una
sua
fantesca
a
chiamarmi
:
la
sua
bambina
aveva
mal
di
gola
,
doveva
essere
certamente
una
difterite
.
Gli
feci
rispondere
che
non
sarei
andato
,
perché
mi
era
vietato
.
Mi
rimandò
la
sua
ambasceria
:
da
lui
potevo
andare
,
perché
egli
,
come
podestà
,
era
superiore
ai
regolamenti
.
Gli
dissi
che
gli
avrei
guardato
la
bambina
,
a
condizione
di
poter
trattare
nello
stesso
modo
,
col
suo
consenso
,
qualunque
contadino
ne
avesse
bisogno
.
Curassi
intanto
la
bambina
,
e
poi
si
sarebbe
visto
:
darmi
una
esplicita
autorizzazione
non
poteva
,
ma
chiudere
un
occhio
,
sì
.
La
difterite
della
bambina
non
era
,
naturalmente
,
che
una
delle
tante
malattie
immaginarie
del
padre
.
Così
si
stabilì
quel
modus
vivendi
,
che
durò
poi
sempre
,
per
cui
io
facevo
il
medico
a
mezzo
,
con
un
mezzo
consenso
non
esplicito
,
e
soltanto
fin
dove
la
cosa
potesse
essere
tenuta
segreta
.
Avrei
preferito
smettere
del
tutto
,
e
non
pensare
più
ad
altro
che
ai
quadri
:
ma
era
impossibile
,
finché
fossi
rimasto
a
Gagliano
.
Naturalmente
,
questa
situazione
illegale
e
nascosta
.
aveva
i
suoi
inconvenienti
:
tanto
che
ci
fu
ancora
qualche
episodio
che
minacciò
di
riaccendere
i
furori
così
faticosamente
sopiti
.
Una
sera
arrivò
da
Gaglianello
un
giovane
,
accompagnato
da
altri
contadini
,
con
un
braccio
legato
.
Si
era
ferito
con
un
falcetto
fra
due
dita
:
quando
gli
tolsi
il
legaccio
il
sangue
schizzò
violento
contro
il
muro
;
era
tagliata
l
'
arteria
interdigitale
:
bisognava
cercarne
il
moncone
con
una
pinza
,
e
legarla
:
ma
non
potevo
fare
io
stesso
questa
piccola
operazione
,
perché
si
sarebbe
risaputo
.
Mandai
dunque
il
giovane
dal
dottor
Milillo
,
e
gli
scrissi
un
biglietto
,
offrendomi
come
assistente
all
'
intervento
:
credevo
cioè
che
egli
si
prestasse
a
coprirmi
col
suo
nome
,
e
a
lasciarmi
fare
quello
di
cui
temevo
non
fosse
capace
.
Ma
il
vecchio
quasi
si
offese
,
e
mi
mandò
a
rispondere
che
sapeva
far
da
sé
,
e
non
aveva
bisogno
di
aiuti
.
L
'
indomani
per
tempo
,
vidi
tornare
da
me
il
giovane
della
sera
,
su
un
asino
,
accompagnato
dal
fratello
maggiore
.
Era
pallido
come
la
cera
;
aveva
perso
sangue
tutta
la
notte
.
Guardai
la
sua
mano
:
il
vecchio
chirurgo
si
era
accontentato
di
dar
un
punto
a
caso
alla
pelle
:
non
aveva
neppure
cercato
l
'
arteria
tagliata
.
Quello
che
sarebbe
stato
facile
la
sera
prima
,
era
ora
difficile
:
e
io
personalmente
non
potevo
intervenire
,
vietato
,
nell
'
opera
altrui
.
Poiché
i
contadini
non
volevano
tornare
da
Milillo
né
da
Gibilisco
,
non
restava
loro
che
prendere
la
macchina
,
la
509
dell
'
americano
,
e
farsi
portare
al
più
presto
a
Stigliano
o
più
lontano
,
in
cerca
di
un
chirurgo
migliore
.
E
così
fecero
:
ma
prima
di
salire
sull
'
automobile
,
il
fratello
maggiore
,
un
uomo
deciso
e
ardito
,
raccolse
una
folla
di
contadini
,
e
,
sulla
piazza
e
davanti
al
municipio
,
gridò
a
lungo
le
sue
lagnanze
per
lo
stato
di
cose
attuale
,
e
imprecò
e
minacciò
contro
i
signori
e
il
podestà
,
e
quelli
di
Roma
.
Fu
una
scena
memorabile
:
i
contadini
lo
approvavano
;
e
si
ebbe
un
'
altra
giornata
torbida
.
La
Giulia
non
dava
nessuna
,
importanza
al
divieto
.
-
Fai
quello
che
vuoi
,
-
mi
diceva
,
-
che
ti
possono
fare
?
E
poi
,
se
non
ti
lasciano
fare
il
medico
,
tu
curerai
lo
stesso
.
Dovresti
fare
lo
stregone
.
Ora
hai
imparato
tutto
,
sai
tutto
.
E
quello
non
te
lo
possono
impedire
.
In
quei
mesi
,
in
verità
,
tra
gli
insegnamenti
della
Giulia
,
delle
altre
donne
che
mi
venivano
per
casa
,
e
quello
che
vedevo
ogni
giorno
nelle
famiglie
dei
contadini
e
al
letto
dei
malati
,
ero
diventato
maestro
in
tutto
quello
che
concerne
la
magìa
popolare
,
e
le
sue
applicazioni
alla
medicina
:
e
avrei
potuto
davvero
seguire
il
consiglio
della
Santarcangelese
:
che
ella
mi
dava
,
del
resto
,
seriamente
,
coi
cattivi
,
languidi
e
freddi
occhi
posati
su
di
me
:
-
Dovresti
fare
lo
stregone
-
.
Con
uguale
serietà
,
Giulia
mi
diceva
,
quando
mi
sentiva
cantare
:
-
Peccato
che
non
hai
fatto
il
prete
:
hai
una
così
bella
voce
-
.
Per
lei
,
il
prete
era
un
attore
,
che
cantava
per
tutti
,
in
modo
degno
,
le
lodi
di
Dio
.
Prete
,
medico
e
mago
:
per
la
Giulia
avrei
assommato
tutte
le
virtù
del
Rofé
orientale
,
del
guaritore
sacro
.
La
magìa
popolare
cura
un
po
'
tutte
le
malattie
;
e
,
quasi
sempre
,
per
la
sola
virtù
di
formule
e
di
incantesimi
.
Ve
ne
sono
di
particolari
,
specifiche
per
un
male
determinato
,
e
di
generiche
.
Alcune
sono
,
a
quel
che
credo
,
di
origine
locale
;
altre
appartengono
al
corpus
classico
dei
formulari
magici
,
capitate
quaggiù
chissà
quando
e
chissà
per
che
vie
.
Di
questi
amuleti
classici
,
il
più
comune
era
l
'
abracadabra
.
Visitando
i
malati
,
mi
accadeva
molto
spesso
di
vedere
,
in
generale
appeso
al
collo
con
una
cordicella
,
un
fogliolino
di
carta
,
o
una
piccola
piastrina
di
metallo
,
con
su
scritta
,
o
incisa
,
la
formula
triangolare
:
A
A
B
A
B
R
A
B
R
A
A
B
R
A
C
A
B
R
A
C
A
A
B
R
A
C
A
D
A
B
R
A
C
A
D
A
A
B
R
A
C
A
D
A
B
A
B
R
A
C
A
D
A
B
R
A
B
R
A
C
A
D
A
B
R
A
I
contadini
,
dapprincipio
,
cercavano
di
nascondere
questo
amuleto
,
e
quasi
si
scusavano
con
me
di
portarlo
:
perché
sapevano
che
i
medici
hanno
l
'
abitudine
di
disprezzare
queste
superstizioni
,
e
di
tuonare
contro
di
esse
,
in
nome
della
ragione
e
della
scienza
.
E
fanno
benissimo
,
là
dove
la
ragione
e
la
scienza
possono
assumere
lo
stesso
carattere
magico
della
volgare
magìa
:
ma
qui
,
esse
non
sono
ancora
,
e
forse
non
saranno
mai
,
divinità
ascoltate
e
adorate
.
Perciò
io
rispettavo
gli
abracadabra
,
ne
onoravo
l
'
antichità
e
l
'
oscura
,
misteriosa
semplicità
,
preferivo
essere
loro
alleato
che
loro
nemico
,
e
i
contadini
me
ne
erano
grati
,
e
forse
ne
traevano
davvero
vantaggio
.
Del
resto
,
le
pratiche
magiche
di
quaggiù
sono
tutte
innocue
:
e
i
contadini
non
ci
vedono
nessuna
contraddizione
con
la
medicina
ufficiale
.
L
'
abitudine
di
dare
a
ogni
malato
,
per
ogni
malattia
,
anche
quando
non
è
necessario
,
una
ricetta
,
è
una
abitudine
magica
:
tanto
più
se
la
ricetta
era
scritta
,
come
un
tempo
,
in
latino
,
o
almeno
con
calligrafia
incomprensibile
.
La
maggior
parte
delle
ricette
basterebbe
a
guarite
i
malati
,
se
,
senza
essere
spedite
,
fossero
appese
al
collo
con
una
cordicella
,
come
un
abracadabra
.
Di
oggetti
a
virtù
generica
,
oltre
agli
abracadabra
,
ce
n
'
erano
moltissimi
e
svariatissimi
:
segni
cabalistici
,
astrologici
,
immagini
di
santi
,
Madonne
di
Viggiano
,
monete
,
denti
di
lupo
,
ossi
di
rospo
,
e
così
via
:
tutto
un
armamentario
tradizionale
.
Più
originali
sono
le
cure
delle
singole
malattie
.
I
vermi
dei
bambini
si
incantano
,
per
sola
virtù
di
parole
.
Si
dice
:
Lunedì
santo
Martedì
santo
Mercoledì
santo
Giovedì
santo
Venerdì
santo
Sabato
santo
Domenica
è
Pasqua
Ogni
verme
in
terra
casca
!
E
poi
,
tornando
indietro
:
Sabato
santo
Venerdì
santo
Giovedì
santo
Mercoledì
santo
Martedì
santo
Lunedì
santo
Domenica
è
Pasqua
Ogni
verme
in
terra
casca
!
Questa
doppia
formula
,
ascendente
e
discendente
,
va
pronunziata
tre
volte
di
seguito
davanti
al
malato
.
E
i
vermi
,
incantati
,
muoiono
,
e
il
bambino
guarisce
.
È
certamente
una
formula
antichissima
,
contaminazione
di
uno
scongiuro
romano
arcaico
,
che
ci
resta
fra
i
primi
documenti
della
lingua
latina
,
con
un
elemento
cristiano
.
L
'
itterizia
si
chiama
,
qui
,
il
"
male
dell
'
arco
"
:
la
malattia
dell
'
arcobaleno
,
perché
per
essa
l
'
uomo
cambia
di
colore
,
e
in
lui
,
come
nello
spettro
del
sole
,
prevale
il
color
giallo
.
Come
si
prende
il
male
dell
'
arco
?
L
'
arcobaleno
cammina
per
il
cielo
,
e
appoggia
sulla
terra
i
suoi
due
piedi
,
muovendoli
qua
e
là
per
la
campagna
.
Se
avviene
che
i
piedi
dell
'
arco
calpestino
dei
panni
posti
ad
asciugare
,
chi
indosserà
quei
panni
prenderà
,
attraverso
la
virtù
che
vi
è
stata
infusa
,
i
colori
dell
'
arco
,
e
si
ammalerà
.
Si
dice
anche
(
ma
la
prima
ipotesi
patogenetica
è
la
più
diffusa
e
credibile
)
che
bisogna
guardarsi
dall
'
orinare
contro
l
'
arcobaleno
:
il
getto
arcuato
del
liquido
somigliando
e
riflettendo
l
'
iride
arcuata
del
cielo
,
l
'
uomo
intero
diventerà
una
specie
d
'
iride
gialla
.
Per
combattere
l
'
itterizia
,
il
malato
deve
essere
portato
,
alla
prima
alba
,
su
un
colle
fuori
del
paese
.
Un
coltello
dal
manico
nero
deve
essergli
appoggiato
sulla
fronte
,
dapprima
verticalmente
,
poi
orizzontalmente
,
in
modo
che
ne
venga
una
specie
di
croce
.
Nello
stesso
modo
,
appoggiando
diversamente
il
coltello
,
devono
farsi
delle
croci
su
tutte
le
giunture
del
corpo
;
mentre
si
pronuncia
,
ad
ogni
croce
,
un
semplice
scongiuro
.
L
'
operazione
va
ripetuta
tre
volte
,
senza
omettere
nessuna
giuntura
;
e
per
tre
mattine
consecutive
.
L
'
arco
allora
si
ritira
,
di
colore
in
colore
,
e
il
viso
del
malato
ritorna
bianco
.
La
formula
contro
l
'
erisipela
non
serve
da
sola
:
ma
soltanto
associata
all
'
argento
.
I
contadini
conservano
in
casa
un
vecchio
scudo
,
per
quest
'
uso
;
e
non
ho
mai
visto
nessuno
di
questi
malati
,
quaggiù
assai
frequenti
,
senza
incontrare
,
appoggiata
sulla
pelle
gonfia
e
rossa
,
la
grossa
moneta
.
Ci
sono
formule
per
saldare
le
ossa
,
per
i
mali
di
denti
,
di
ventre
,
di
testa
;
per
scaricare
i
dolori
su
qualcun
altro
,
o
su
qualche
animale
,
o
pianta
,
o
oggetto
;
per
liberarsi
dal
malocchio
,
e
dagli
incanti
.
Ma
qui
,
dalla
medicina
,
si
passa
insensibilmente
al
suo
contrario
,
ai
modi
per
fare
ammalare
e
morire
;
oppure
all
'
altra
e
così
importante
branca
della
magìa
popolare
,
all
'
arte
di
costringere
all
'
amore
,
o
di
liberare
dall
'
amore
.
Di
quest
'
ultimo
ramo
fui
certamente
,
come
ho
detto
,
molte
volte
spettatore
,
e
forse
ancor
più
di
frequente
,
oggetto
e
vittima
:
e
se
,
lì
per
lì
,
non
mi
accorsi
di
nulla
,
chi
potrebbe
esser
certo
che
da
quei
filtri
ed
incanti
non
mi
sia
venuta
poi
,
molto
più
tardi
,
tanta
infelice
capacità
di
passione
?
Intanto
dovevo
piuttosto
difendermi
dagli
assalti
diretti
di
qualche
strega
,
come
la
Maria
C
.
,
che
mi
mandava
a
chiamare
,
fingendo
che
la
sua
bambina
fosse
malata
,
quando
il
marito
(
che
era
stato
già
in
prigione
per
assassinio
per
gelosia
)
era
nei
campi
.
Era
la
stessa
che
aveva
fatto
morire
di
male
misterioso
il
marito
della
vedova
:
la
piccola
,
dicevano
tutti
,
era
figlia
di
quel
morto
:
una
bella
bambina
dall
'
aria
civile
.
La
madre
era
tale
da
fare
davvero
paura
:
piccolissima
e
tozza
,
aveva
una
fronte
bassa
tanto
,
che
l
'
attaccatura
dei
capelli
,
blu
neri
e
lisci
,
in
due
grandi
bande
separate
da
una
riga
diritta
,
quasi
toccava
le
sopracciglia
,
anch
'
esse
folte
e
scure
.
Sotto
,
c
'
era
un
piccolo
viso
di
animale
selvatico
,
dal
naso
corto
,
con
le
narici
aperte
,
e
una
piccola
bocca
carnosa
,
dai
bianchi
denti
aguzzi
.
Ma
quel
viso
pallido
,
in
tutto
quel
nero
di
capelli
e
di
ciglia
,
era
riempito
dagli
occhi
,
pieni
di
follia
,
enormi
,
lontani
,
larghi
nelle
tempie
,
chiarissimi
,
azzurro
verdi
,
che
facevano
pensare
a
un
lago
dai
bordi
pericolosi
di
sabbie
mobili
,
tra
putridi
alberi
tropicali
.
-
Dovresti
fare
lo
stregone
;
ormai
sai
curare
anche
alla
nostra
maniera
-
.
Io
continuavo
celatamente
a
fare
il
medico
:
avendo
cura
però
di
non
contraddire
le
pratiche
magiche
.
Qui
,
dove
tutti
i
rapporti
fra
le
cose
sono
influssi
e
magìa
,
anche
la
medicina
ha
potere
soltanto
per
il
suo
contenuto
magico
,
pur
restando
corretta
e
rigorosa
e
scientifica
,
né
sposandosi
ad
atteggiamenti
misteriosi
.
Il
chinino
,
purtroppo
,
ha
perduto
ogni
potere
,
perché
appartiene
,
per
i
contadini
,
a
una
scienza
screditata
,
incomprensiva
e
pretensiosa
.
Ci
voleva
molta
autorità
per
farlo
accettare
,
e
preso
così
a
malincuore
,
agiva
poco
:
preferivo
sostituirlo
con
medicine
nuove
,
più
potenti
in
sé
e
più
ricche
d
'
influenza
;
come
l
'
atebrina
e
la
plasmochina
,
che
mi
servirono
sempre
meravigliosamente
,
perché
agivano
insieme
e
come
sostanze
chimiche
e
come
influenze
magiche
.
Tolto
il
chinino
,
tutte
le
medicine
sono
accolte
dai
contadini
con
fiducia
:
soltanto
,
non
si
trovavano
,
o
erano
troppo
care
;
o
servivano
a
un
abituale
sfruttamento
da
parte
di
medici
e
farmacisti
.
Nelle
vecchie
farmacie
polverose
di
questi
paesi
,
dove
pur
esse
esistano
,
non
si
sa
mai
se
la
medicina
preparata
corrisponde
alla
ricetta
,
o
non
sia
,
nel
migliore
dei
casi
,
un
intruglio
di
polveri
inerti
.
È
meglio
dunque
ricorrere
sempre
alle
specialità
,
che
sono
care
;
e
anche
così
la
cosa
non
va
senza
inconvenienti
.
Il
figlio
della
Parroccola
era
malato
.
Aveva
una
pustola
maligna
:
il
carbonchio
è
qui
assai
frequente
,
in
questo
mondo
pieno
di
animali
;
e
ne
vidi
moltissimi
casi
.
Lo
visitai
verso
sera
:
avevo
finito
la
mia
piccola
scorta
di
siero
,
e
in
paese
non
ce
n
'
era
.
Dissi
alla
madre
di
non
perdere
tempo
,
di
andare
,
per
le
scorciatoie
,
a
Sant
'
Arcangelo
,
a
cercare
il
siero
in
farmacia
.
-
Hai
denaro
?
-
le
chiesi
.
-
Ho
trenta
lire
.
Mi
hanno
pagato
ora
i
carabinieri
,
per
il
mio
lavoro
di
lavandaia
-
.
Sapevo
che
le
fiale
costavano
otto
e
settantacinque
l
'
una
:
il
denaro
dunque
bastava
.
-
Prendine
tre
,
così
saremo
tranquilli
-
.
Il
carbonchio
è
una
brutta
malattia
che
guarisce
soltanto
col
siero
,
dato
senza
economia
.
Era
sera
:
la
Parroccola
non
osava
mettersi
per
strada
la
notte
.
-
Ci
sono
gli
spiriti
sul
sentiero
,
non
mi
lasceranno
passare
-
.
Ma
partì
lo
stesso
,
molto
prima
dell
'
alba
,
e
seppe
correre
,
con
quelle
sue
gambe
tozze
,
con
la
fretta
di
una
madre
ansiosa
.
Dieci
chilometri
l
'
andata
,
dieci
chilometri
il
ritorno
:
la
mattina
era
a
casa
.
Ma
le
fiale
erano
due
sole
.
Me
ne
stupii
,
ed
essa
mi
raccontò
che
il
farmacista
le
aveva
chiesto
quanto
denaro
aveva
.
-
Trenta
lire
.
-
Allora
puoi
prendere
due
fiale
.
Sai
leggere
?
Costano
quindici
lire
l
'
una
.
C
'
è
scritto
sopra
-
.
C
'
era
scritto
sopra
"
8,75
"
.
Di
questi
mezzi
si
serve
il
diritto
feudale
della
piccola
borghesia
di
questi
paesi
.
Per
fortuna
,
le
due
fiale
bastarono
.
La
Parroccola
era
poverissima
:
non
possedeva
nulla
,
altro
che
il
suo
gran
letto
,
e
le
sue
misere
grazie
di
zambra
.
Avrebbe
dovuto
avere
medici
e
medicine
gratuite
:
avrebbe
dovuto
essere
nell
'
elenco
dei
poveri
.
Questo
elenco
esisteva
,
nascosto
in
qualche
scaffale
del
municipio
:
ma
,
in
questo
paese
di
generale
e
completa
miseria
,
era
brevissimo
:
forse
quattro
o
cinque
nomi
.
Con
i
pretesti
più
vari
,
non
si
riconosceva
a
nessuno
la
qualità
di
povero
:
altrimenti
,
chi
avrebbe
pagato
il
debito
tributo
a
medici
e
farmacisti
,
autori
essi
stessi
non
controllati
dell
'
elenco
?
Anche
questo
era
uno
dei
mali
antichi
,
sanzionati
dall
'
uso
,
inevitabili
,
legati
allo
Stato
,
contro
cui
non
c
'
è
modo
di
difendersi
.
-
Se
si
sapesse
leggere
e
scrivere
,
non
ci
potrebbero
così
derubare
.
Ora
ci
sono
le
scuole
,
ma
non
ci
si
insegna
nulla
.
Quelli
di
Roma
preferiscono
che
noi
si
resti
come
bestie
-
.
Tuttavia
questi
contadini
taglieggiati
,
quelli
stessi
che
facevano
un
giorno
di
strada
a
piedi
,
da
Senise
,
per
venire
a
vendere
due
lire
di
"
lacci
"
,
o
che
una
volta
portarono
fin
da
Metaponto
una
cesta
di
arance
bellissime
,
costate
ai
coltivatori
qualche
morto
della
perniciosa
maligna
delle
rive
del
mare
,
si
spogliarono
dell
'
oro
nella
"
giornata
della
fede
"
.
Di
ori
,
veramente
,
ce
n
'
erano
ben
pochi
in
paese
:
razziati
a
poco
a
poco
,
dai
mercanti
d
'
oro
,
che
girano
ogni
anno
per
i
villaggi
più
remoti
,
soprattutto
nei
mesi
di
maggio
e
di
giugno
,
poco
prima
del
raccolto
del
grano
,
quando
i
contadini
hanno
finito
le
scorte
,
sono
indebitati
,
e
non
sanno
come
fare
per
tirare
avanti
.
Fu
fatto
credere
a
tutti
che
consegnare
l
'
oro
era
obbligatorio
,
che
chissà
quali
pene
sarebbero
venute
a
chi
non
l
'
avesse
dato
;
che
anche
il
Papa
aveva
ordinato
di
dare
tutto
l
'
oro
delle
chiese
:
ed
essi
lo
portarono
,
rassegnati
a
questa
nuova
vessazione
,
sull
'
altare
della
Patria
.
Anche
la
Giulia
,
anche
la
Parroccola
si
privarono
del
loro
anello
nuziale
,
ricordo
dei
loro
antichi
matrimoni
,
e
dei
mariti
scomparsi
di
là
dal
mare
.
Il
marito
della
Giulia
era
partito
,
con
il
figlio
il
primo
dei
diciassette
che
la
Santarcangelese
avrebbe
avuto
poi
,
per
l
'
Argentina
,
e
non
se
ne
era
poi
mai
saputo
più
nulla
.
Ma
un
giorno
la
Giulia
ricevette
una
lettera
,
e
me
la
portò
perché
gliela
leggessi
.
Era
scritta
in
un
linguaggio
misto
di
italiano
e
di
spagnolo
,
e
veniva
da
Civitavecchia
.
Era
quel
primo
figlio
,
perduto
da
quasi
vent
'
anni
,
cresciuto
a
Buenos
Aires
,
che
scriveva
di
essersi
arruolato
per
andare
in
Abissinia
.
Si
era
ricordato
della
madre
.
Non
le
parlava
del
padre
:
diceva
che
sperava
di
avere
una
licenza
prima
di
partire
dall
'
Italia
,
per
venirla
a
conoscere
e
a
salutare
.
La
licenza
non
venne
,
il
giovane
mandò
una
sua
fotografia
,
e
scrisse
di
tanto
in
tanto
dall
'
Africa
.
Io
gli
rispondevo
,
sotto
dettato
della
Giulia
.
Giunse
infine
una
lettera
,
dove
egli
diceva
che
la
guerra
sarebbe
presto
finita
,
e
pregava
sua
madre
di
trovargli
,
a
Gagliano
,
una
ragazza
per
moglie
.
Stava
a
lei
di
sceglierla
:
appena
tornato
,
l
'
avrebbe
sposata
.
Anche
su
questo
giovane
,
partito
prima
di
ogni
possibile
ricordo
infantile
,
l
'
America
era
passata
,
come
sugli
altri
emigrati
,
senza
lasciar
traccia
;
ed
egli
sarebbe
tornato
ad
un
paese
che
non
aveva
mai
visto
,
per
sposare
una
donna
ignota
,
scelta
dalla
madre
strega
,
di
cui
sapeva
soltanto
il
nome
.
La
Giulia
,
che
conosceva
tutto
il
palese
e
il
nascosto
di
tutte
le
donne
di
Gagliano
,
scelse
per
suo
figlio
una
contadina
non
bella
,
ma
robusta
e
ritrosissima
,
che
stava
quasi
di
faccia
a
casa
mia
,
e
attese
,
con
la
sposa
,
il
ritorno
e
le
nozze
.
Aprile
fu
un
mese
pazzo
,
di
sole
e
piogge
e
nuvole
vaganti
.
Qualcosa
era
per
l
'
aria
,
come
un
tremito
lontano
,
che
forse
annunciava
altrove
la
primavera
:
ma
non
arrivavano
fin
qui
quegli
effluvi
di
una
vita
rinascente
,
quel
turgore
vegetale
delle
felici
terre
del
nord
,
che
si
liberano
della
neve
per
respirare
nel
sole
amoroso
e
nel
verde
.
Il
freddo
era
finito
,
soffiavano
venti
gagliardi
,
ma
l
'
erba
non
cresceva
sulle
prode
,
né
i
fiori
,
né
le
viole
.
Nulla
cambiava
nel
paesaggio
:
le
argille
si
stendevano
grige
tutto
attorno
,
come
sempre
:
qualcosa
mancava
,
la
vita
stessa
dell
'
anno
;
e
il
senso
di
questa
mancanza
riempiva
il
cuore
di
tristezza
.
Col
tempo
migliore
,
le
vie
del
paese
erano
tornate
deserte
:
gli
uomini
erano
tutto
il
giorno
lontani
,
nei
campi
invisibili
.
I
ragazzi
sguazzavano
,
con
le
capre
,
nelle
pozzanghere
.
Io
passeggiavo
in
ozio
,
col
mio
vestito
di
velluto
,
o
restavo
a
dipingere
sulla
mia
terrazza
,
all
'
aperto
.
Dalle
case
mi
giungevano
alterne
le
voci
delle
donne
,
e
gli
strilli
dei
maialini
giovani
,
quando
quelle
li
lavavano
e
insaponavano
e
strigliavano
,
secondo
il
loro
uso
,
come
bambini
rosati
riluttanti
dall
'
acqua
.
Tornavo
a
casa
,
una
sera
,
ripercorrendo
i
noti
saliscendi
della
strada
fra
Gagliano
di
Sopra
e
Gagliano
di
Sotto
,
e
fermandomi
qua
e
là
a
riguardare
meccanicamente
quei
monti
di
cui
sapevo
a
mente
ogni
macchia
e
ogni
ruga
,
come
visi
di
persone
familiari
che
diventano
quasi
invisibili
per
troppo
lunga
conoscenza
.
Guardavo
così
,
senza
più
vedere
nulla
di
determinato
,
in
quell
'
aria
grigia
e
in
quel
vento
:
mi
pareva
di
aver
perso
ogni
senso
,
di
essere
uscito
dal
tempo
,
di
essere
tutto
avvolto
dal
mare
di
una
passiva
eternità
,
da
cui
non
sarei
più
potuto
uscire
.
Mi
ero
seduto
un
momento
vicino
alla
fontana
che
a
quell
'
ora
era
deserta
,
e
ascoltavo
in
me
il
cavo
rumore
di
quel
mare
,
senza
pensare
a
nulla
,
quando
mi
raggiunse
la
postina
,
una
vecchia
malata
,
scarna
,
schiantata
dalla
tosse
e
dagli
stenti
,
che
si
affannava
tutto
il
giorno
su
per
le
stradette
,
del
paese
,
con
la
borsa
delle
lettere
sul
capo
.
Aveva
un
telegramma
per
me
,
molto
ritardato
dalla
censura
,
che
mi
annunciava
la
morte
di
un
mio
stretto
parente
.
Rientrai
in
casa
;
di
lì
a
poco
venni
avvertito
che
la
questura
mi
autorizzava
,
in
seguito
a
richiesta
urgente
dei
miei
,
a
recarmi
,
ben
scortato
,
per
pochi
giorni
nella
mia
città
,
per
gravi
ragioni
di
famiglia
.
Avrei
potuto
partire
all
'
alba
,
per
prendere
l
'
autobus
di
Matera
:
mi
avrebbe
accompagnato
fin
là
don
Gennaro
,
la
guardia
municipale
.
Così
fui
strappato
a
quell
'
apatico
fluire
di
giorni
,
e
mi
ritrovai
di
nuovo
in
moto
,
in
una
strada
,
su
un
treno
,
tra
campi
verdi
.
Quel
viaggio
fu
per
me
così
triste
che
mi
è
quasi
uscito
dalla
memoria
.
Rividi
ancora
una
volta
da
lontano
il
monte
di
Grassano
,
e
quel
paese
così
prosaicamente
angelico
:
poi
entrai
nelle
terre
per
me
nuove
,
sempre
più
brulle
,
desolate
e
deserte
,
tra
il
Basento
,
il
Bradano
e
la
Gravina
,
oltre
Grottole
e
Miglionico
,
verso
Matera
.
A
Matera
dovetti
fermarmi
alcune
ore
,
perché
si
disponesse
per
la
mia
scorta
.
Vidi
allora
quella
città
,
e
capii
come
fosse
giustificato
l
'
orrore
di
mia
sorella
,
che
in
me
si
accompagnava
alla
meraviglia
per
quella
tragica
bellezza
.
Montai
infine
sul
treno
,
con
un
agente
,
e
risalii
,
notte
e
giorno
,
tutta
l
'
Italia
.
Restai
pochi
giorni
nella
mia
città
,
seguito
costantemente
da
due
poliziotti
,
che
dovevano
vegliare
su
di
me
anche
la
notte
,
ma
che
invece
dormivano
in
una
stanzetta
che
avevo
improvvisato
per
loro
in
casa
mia
.
Il
mio
soggiorno
fu
melanconico
,
a
parte
la
ragione
dolorosa
del
viaggio
.
Mi
aspettavo
il
più
vivo
piacere
nel
rivedere
la
città
,
nel
parlare
con
i
vecchi
amici
,
nel
ripartecipare
per
un
momento
a
una
vita
molteplice
e
movimentata
:
ma
ora
sentivo
in
me
un
distacco
che
non
sapevo
superare
,
un
senso
di
infinita
lontananza
,
una
difficoltà
di
adesione
che
mi
impedivano
di
godere
dei
beni
ritrovati
.
Molti
mi
sfuggivano
per
prudenza
,
altri
evitavo
io
stesso
di
incontrare
per
non
comprometterli
altri
,
più
coraggiosi
o
meno
pericolanti
,
mi
cercavano
,
senza
timore
dei
miei
custodi
e
del
loro
rapporto
serale
.
Ma
anche
con
questi
mi
riusciva
difficile
ritrovare
un
completo
contatto
.
Mi
pareva
che
una
parte
di
me
fosse
ormai
estranea
a
quel
mondo
d
'
interessi
,
di
ambizioni
,
di
attività
e
di
speranza
;
quella
loro
vita
non
era
più
la
mia
,
e
non
mi
toccava
il
cuore
.
Così
,
passati
in
un
attimo
quei
brevi
giorni
,
ripartii
senza
dispiacere
,
con
due
nuovi
accompagnatori
.
Erano
due
agenti
,
che
avevano
brigato
a
lungo
per
avere
questo
incarico
,
perché
speravano
,
guadagnando
qualcosa
sui
giorni
di
viaggio
,
di
trovare
il
tempo
di
visitare
le
loro
famiglie
.
Uno
di
essi
,
un
siciliano
magro
,
aveva
la
moglie
a
Roma
.
Quando
fummo
là
,
e
dovemmo
restarci
qualche
ora
in
attesa
della
coincidenza
,
mi
si
raccomandò
,
che
non
lo
tradissi
,
perché
avrebbe
voluto
fermarsi
con
la
moglie
.
Lo
rassicurai
:
si
godesse
pure
quei
giorni
:
il
suo
compagno
sarebbe
bastato
per
sorvegliarmi
.
Mi
salutò
,
e
scomparve
.
L
'
altro
mi
accompagnò
invece
fino
a
Gagliano
.
Era
un
giovane
bruno
,
già
un
po
'
stempiato
,
piuttosto
elegante
.
Mi
disse
,
con
molta
vergogna
per
la
sua
attuale
occupazione
,
di
appartenere
a
una
famiglia
assai
distinta
di
Montemurro
,
in
val
d
'
Agri
:
e
seppi
poi
,
a
Gagliano
,
che
tutto
quello
che
mi
aveva
raccontato
era
vero
.
Suo
padre
era
un
cieco
,
celebre
in
tutta
la
provincia
:
ed
era
ricco
.
Teneva
in
affitto
delle
grandissime
tenute
,
in
paesi
diversi
e
lontani
della
Lucania
:
tutti
lo
conoscevano
,
lui
e
un
suo
famoso
cavallo
,
che
lo
conduceva
per
tutte
le
strade
,
a
visitare
quei
poderi
sparsi
a
cinquantine
di
chilometri
l
'
uno
dall
'
altro
,
solo
e
senza
guida
.
Erano
otto
figli
,
e
tutti
i
maggiori
avevano
studiato
,
e
si
erano
laureati
.
Quando
il
padre
morì
,
gli
affari
della
famiglia
andarono
subito
a
rotoli
.
I
fratelli
avevano
tutti
dei
buoni
impieghi
,
ma
il
mio
poliziotto
,
De
Luca
,
che
era
l
'
ultimo
,
era
ancora
studente
al
liceo
.
Dovette
sospendere
gli
studi
,
e
non
trovò
meglio
da
fare
,
secondo
l
'
uso
,
che
entrare
nella
Polizia
.
Ma
quel
mestiere
gli
ripugnava
:
voleva
dare
la
licenza
liceale
,
trovare
un
altro
impiego
.
Forse
io
avrei
potuto
aiutarlo
?
Così
il
mio
custode
mi
confessava
le
sue
miserie
.
A
Roma
c
'
erano
i
suoi
fratelli
,
i
suoi
zii
,
tutti
impiegati
in
qualche
Ministero
.
Egli
voleva
visitarli
,
ma
non
poteva
lasciarmi
:
mi
pregò
di
accompagnarlo
.
Fu
così
che
vidi
i
salotti
di
parecchie
case
d
'
impiegati
;
fui
presentato
a
tutti
come
un
suo
amico
personale
,
e
dappertutto
ebbi
una
tazza
di
caffè
,
e
dovetti
dare
risposte
evasive
sulla
mia
persona
.
De
Luca
si
vergognava
anche
dei
suoi
parenti
;
nessuno
di
essi
sapeva
né
doveva
sapere
che
faceva
il
poliziotto
.
Per
loro
,
egli
aveva
un
buon
impiego
in
una
città
del
nord
,
e
io
ero
un
suo
collega
.
Già
il
treno
ci
riportava
,
oltre
la
capitale
,
verso
il
sud
.
Era
notte
,
e
non
mi
riusciva
di
dormire
.
Seduto
sulla
dura
panca
,
andavo
ripensando
ai
giorni
passati
,
a
quel
senso
di
estraneità
,
e
alla
totale
incomprensione
dei
politici
per
la
vita
di
quei
paesi
verso
cui
mi
affrettavo
.
Tutti
mi
avevano
chiesto
notizie
del
mezzogiorno
;
a
tutti
avevo
raccontato
quello
che
avevo
visto
:
e
,
se
tutti
mi
avevano
ascoltato
con
interesse
,
ben
pochi
mi
era
parso
volessero
realmente
capire
quello
che
dicevo
.
Erano
uomini
di
varie
opinioni
e
temperamenti
:
dagli
estremisti
più
accesi
ai
più
rigidi
conservatori
.
Molti
erano
uomini
di
vero
ingegno
e
tutti
dicevano
di
aver
meditato
sul
"
problema
meridionale
"
e
avevano
pronte
le
loro
formule
e
i
loro
schemi
.
Ma
così
come
queste
loro
formule
e
schemi
,
e
perfino
il
linguaggio
e
le
parole
usate
per
esprimerli
sarebbero
stati
incomprensibili
all
'
orecchio
dei
contadini
,
così
la
vita
e
i
bisogni
dei
contadini
erano
per
essi
un
mondo
chiuso
,
che
neppure
si
curavano
di
penetrare
.
Erano
,
in
fondo
,
tutti
(
mi
pareva
ora
di
vederlo
chiaramente
)
degli
adoratori
,
più
o
meno
inconsapevoli
,
dello
Stato
;
degli
idolatri
che
si
ignoravano
.
Non
importava
se
il
loro
Stato
fosse
quello
attuale
o
quello
che
vagheggiavano
nel
futuro
:
nell
'
uno
e
nell
'
altro
caso
era
lo
Stato
,
inteso
come
qualcosa
di
trascendente
alle
persone
e
alla
vita
del
popolo
;
tirannico
o
paternamente
provvidente
,
dittatoriale
o
democratico
,
ma
sempre
unitario
,
centralizzato
e
lontano
.
Di
qui
la
impossibilità
,
fra
i
politici
e
i
miei
contadini
,
di
intendere
e
di
essere
intesi
.
Di
qui
il
semplicismo
,
spesso
ammantato
di
espressioni
filosofeggianti
,
dei
politici
,
e
l
'
astrattezza
delle
loro
soluzioni
,
non
mai
aderenti
a
una
realtà
viva
,
ma
schematiche
,
parziali
,
e
così
presto
invecchiate
.
Quindici
anni
di
fascismo
avevano
fatto
dimenticare
a
tutti
il
problema
meridionale
;
e
,
se
ora
dovevano
riproporselo
,
non
sapevano
vederlo
che
in
funzione
a
qualcosa
d
'
altro
,
alle
generiche
finzioni
mediatrici
del
partito
o
della
classe
,
o
magari
della
razza
.
Alcuni
vedevano
in
esso
un
puro
problema
economico
e
tecnico
,
parlavano
di
opere
pubbliche
,
di
bonifiche
,
di
necessaria
industrializzazione
,
di
colonizzazione
interna
,
o
si
riferivano
ai
vecchi
programmi
socialisti
"
rifare
l
'
Italia
"
.
Altri
non
vi
vedevano
che
una
triste
eredità
storica
,
una
tradizione
di
borbonica
servitù
,
che
una
democrazia
liberale
avrebbe
un
po
'
per
volta
eliminato
.
Altri
sentenziavano
non
essere
altro
,
il
problema
meridionale
,
che
un
caso
particolare
della
oppressione
capitalistica
,
che
la
dittatura
del
proletariato
avrebbe
senz
'
altro
risolto
.
Altri
ancora
pensavano
a
una
vera
inferiorità
di
razza
,
e
parlavano
del
sud
come
di
un
peso
morto
per
l
'
Italia
del
nord
,
e
studiavano
le
provvidenze
per
ovviare
,
dall
'
alto
,
a
questo
doloroso
stato
di
fatto
.
Per
tutti
,
lo
Stato
avrebbe
dovuto
fare
qualcosa
,
qualcosa
di
molto
utile
,
benefico
e
provvidenziale
:
e
mi
avevano
guardato
con
stupore
quando
io
avevo
detto
che
lo
Stato
,
come
essi
lo
intendevano
,
era
invece
l
'
ostacolo
fondamentale
a
che
si
facesse
qualunque
cosa
.
Non
può
essere
lo
Stato
,
avevo
detto
,
a
risolvere
la
questione
meridionale
,
per
la
ragione
che
quello
che
noi
chiamiamo
problema
meridionale
non
è
altro
che
il
problema
dello
Stato
.
Fra
lo
statalismo
fascista
,
lo
statalismo
liberale
,
lo
statalismo
socialistico
,
e
tutte
quelle
altre
future
forme
di
statalismo
che
in
un
paese
piccolo
borghese
come
il
nostro
cercheranno
di
sorgere
,
e
l
'
antistatalismo
dei
contadini
,
c
'
è
,
e
ci
sarà
sempre
,
un
abisso
;
e
si
potrà
cercare
di
colmarlo
soltanto
quando
riusciremo
a
creare
una
forma
di
Stato
di
cui
anche
i
contadini
si
sentano
parte
.
Le
opere
pubbliche
,
le
bonifiche
,
sono
ottime
cose
,
ma
non
risolvono
il
problema
.
La
colonizzazione
interna
potrà
avere
dei
discreti
frutti
materiali
,
ma
tutta
l
'
Italia
,
non
solo
il
mezzogiorno
,
diventerebbe
una
colonia
.
I
piani
centralizzati
possono
portare
grandi
risultati
pratici
,
ma
sotto
qualunque
segno
resterebbero
due
Italie
ostili
.
Il
problema
di
cui
parliamo
è
molto
più
complesso
di
quanto
pensiate
.
Ha
tre
diversi
aspetti
,
che
sono
le
tre
facce
di
una
sola
realtà
,
e
che
non
possono
essere
intese
né
risolte
separatamente
.
Siamo
anzitutto
di
fronte
al
coesistere
di
due
civiltà
diversissime
,
nessuna
delle
quali
è
in
grado
di
assimilare
l
'
altra
.
Campagna
e
città
,
civiltà
precristiana
e
civiltà
non
più
cristiana
,
stanno
di
fronte
;
e
finché
la
seconda
continuerà
ad
imporre
alla
prima
la
sua
teocrazia
statale
,
il
dissidio
continuerà
.
La
guerra
attuale
,
e
quelle
che
verranno
,
sono
in
gran
parte
il
risultato
di
questo
dissidio
secolare
,
giunto
ora
alla
sua
più
intensa
acutezza
,
e
non
soltanto
in
Italia
.
La
civiltà
contadina
sarà
sempre
vinta
,
ma
non
si
lascerà
mai
schiacciare
del
tutto
,
si
conserverà
sotto
i
veli
della
pazienza
,
per
esplodere
di
tratto
in
tratto
;
e
la
crisi
mortale
si
perpetuerà
.
Il
brigantaggio
,
guerra
contadina
,
ne
è
la
prova
:
e
quello
del
secolo
scorso
non
sarà
l
'
ultimo
.
Finché
Roma
governerà
Matera
,
Matera
sarà
anarchica
e
disperata
,
e
Roma
disperata
e
tirannica
.
Il
secondo
aspetto
del
problema
è
quello
economico
:
è
il
problema
della
miseria
.
Quelle
terre
si
sono
andate
progressivamente
impoverendo
;
le
foreste
sono
state
tagliate
,
i
fiumi
si
sono
fatti
torrenti
,
gli
animali
si
sono
diradati
,
invece
degli
alberi
,
dei
prati
e
dei
boschi
,
ci
si
è
ostinati
a
coltivare
il
grano
in
terre
inadatte
.
Non
ci
sono
capitali
,
non
c
'
è
industria
,
non
c
'
è
risparmio
,
non
ci
sono
scuole
,
l
'
emigrazione
è
diventata
impossibile
,
le
tasse
sono
insopportabili
e
sproporzionate
:
e
dappertutto
regna
la
malaria
.
Tutto
ciò
è
in
buona
parte
il
risultato
delle
buone
intenzioni
e
degli
sforzi
dello
Stato
,
di
uno
Stato
che
non
sarà
mai
quello
dei
contadini
,
e
che
per
essi
ha
creato
soltanto
miseria
e
deserto
.
Infine
c
'
è
il
lato
sociale
del
problema
.
Si
usa
dire
che
il
grande
nemico
è
il
latifondo
,
il
grande
proprietario
;
e
certamente
,
là
dove
il
latifondo
esiste
,
esso
è
tutt
'
altro
che
una
istituzione
benefica
.
Ma
se
il
grande
proprietario
,
che
sta
a
,
Napoli
,
a
Roma
,
o
a
Palermo
,
è
un
nemico
dei
contadini
,
non
è
tuttavia
il
maggiore
né
il
più
gravoso
.
Egli
almeno
è
lontano
,
e
non
pesa
quotidianamente
sulla
vita
di
tutti
.
Il
vero
nemico
,
quello
che
impedisce
ogni
libertà
e
ogni
possibilità
di
esistenza
civile
ai
contadini
,
è
la
piccola
borghesia
dei
paesi
.
È
una
classe
degenerata
,
fisicamente
e
moralmente
:
incapace
di
adempiere
la
sua
funzione
,
e
che
solo
vive
di
piccole
rapine
e
della
tradizione
imbastardita
di
un
diritto
feudale
.
Finché
questa
classe
non
sarà
soppressa
e
sostituita
non
si
potrà
pensare
di
risolvere
il
problema
meridionale
.
Questo
problema
,
nel
suo
triplice
aspetto
,
preesisteva
al
fascismo
;
ma
il
fascismo
,
pure
non
parlandone
più
,
e
negandolo
,
l
'
ha
portato
alla
sua
massima
acutezza
,
perché
con
lui
lo
statalismo
piccolo
borghese
è
arrivato
alla
più
completa
affermazione
.
Noi
non
possiamo
oggi
prevedere
quali
forme
politiche
si
preparino
per
il
futuro
:
ma
in
un
paese
di
piccola
borghesia
come
l
'
Italia
,
e
nel
quale
le
ideologie
piccolo
borghesi
sono
andate
contagiando
anche
le
classi
popolari
cittadine
,
purtroppo
è
probabile
che
le
nuove
istituzioni
che
seguiranno
al
fascismo
,
per
evoluzione
lenta
o
per
opera
di
violenza
,
e
anche
le
più
estreme
e
apparentemente
rivoluzionarie
fra
esse
,
saranno
riportate
a
riaffermare
,
in
modi
diversi
,
quelle
ideologie
;
ricreeranno
uno
Stato
altrettanto
,
e
forse
più
,
lontano
dalla
vita
,
idolatrico
e
astratto
,
perpetueranno
e
peggioreranno
,
sotto
nuovi
nomi
e
nuove
bandiere
,
l
'
eterno
fascismo
italiano
.
Senza
una
rivoluzione
contadina
,
non
avremo
mai
una
vera
rivoluzione
italiana
,
e
viceversa
.
Le
due
cose
si
identificano
.
Il
problema
meridionale
non
si
risolve
dentro
lo
Stato
attuale
,
né
dentro
quelli
che
,
senza
contraddirlo
radicalmente
,
lo
seguiranno
.
Si
risolverà
soltanto
fuori
di
essi
,
se
sapremo
creare
una
nuova
idea
politica
e
una
nuova
forma
di
Stato
,
che
sia
anche
lo
Stato
dei
contadini
;
che
li
liberi
dalla
loro
forzata
anarchia
e
dalla
loro
necessaria
indifferenza
.
Né
si
può
risolvere
con
le
sole
forze
del
mezzogiorno
:
ché
in
questo
caso
avremmo
una
guerra
civile
,
un
nuovo
atroce
brigantaggio
,
che
finirebbe
,
al
solito
,
con
la
sconfitta
contadina
,
e
il
disastro
generale
;
ma
soltanto
con
l
'
opera
di
tutta
l
'
Italia
,
e
il
suo
radicale
rinnovamento
.
Bisogna
che
noi
ci
rendiamo
capaci
di
pensare
e
di
creare
un
nuovo
Stato
,
che
non
può
più
essere
né
quello
fascista
,
né
quello
liberale
,
né
quello
comunista
,
forme
tutte
diverse
e
sostanzialmente
identiche
della
stessa
religione
statale
.
Dobbiamo
ripensare
ai
fondamenti
stessi
dell
'
idea
di
Stato
:
al
concetto
d
'
individuo
che
ne
è
la
base
;
e
,
al
tradizionale
concetto
giuridico
e
astratto
di
individuo
,
dobbiamo
sostituire
un
nuovo
concetto
,
che
esprima
la
realtà
vivente
,
che
abolisca
la
invalicabile
trascendenza
di
individuo
e
di
Stato
.
L
'
individuo
non
è
una
entità
chiusa
,
ma
un
rapporto
,
il
luogo
di
tutti
i
rapporti
.
Questo
concetto
di
relazione
,
fuori
della
quale
l
'
individuo
non
esiste
,
è
lo
stesso
che
definisce
lo
Stato
.
Individuo
e
Stato
coincidono
nella
loro
essenza
,
e
devono
arrivare
a
coincidere
nella
pratica
quotidiana
,
per
esistere
entrambi
.
Questo
capovolgimento
della
politica
,
che
va
inconsapevolmente
maturando
,
è
implicito
nella
civiltà
contadina
,
ed
è
l
'
unica
strada
che
ci
permetterà
di
uscire
dal
giro
vizioso
di
fascismo
e
antifascismo
.
Questa
strada
si
chiama
autonomia
.
Lo
Stato
non
può
essere
che
l
'
insieme
di
infinite
autonomie
,
una
organica
federazione
.
Per
i
contadini
,
la
cellula
dello
Stato
,
quella
sola
per
cui
essi
potranno
partecipare
alla
molteplice
vita
collettiva
,
non
può
essere
che
il
comune
rurale
autonomo
.
È
questa
la
sola
forma
statale
che
possa
avviare
a
soluzione
contemporanea
i
tre
aspetti
interdipendenti
del
problema
meridionale
;
che
possa
permettere
la
coesistenza
di
due
diverse
civiltà
,
senza
che
l
'
una
opprima
l
'
altra
,
né
l
'
altra
gravi
sull
'
una
;
che
consenta
,
nei
limiti
del
possibile
,
le
condizioni
migliori
per
liberarsi
dalla
miseria
;
e
che
infine
,
attraverso
l
'
abolizione
di
ogni
potere
e
funzione
sia
dei
grandi
proprietari
che
della
piccola
borghesia
locale
,
consenta
al
popolo
contadino
di
vivere
,
per
sé
e
per
tutti
.
Ma
l
'
autonomia
del
comune
rurale
non
potrà
esistere
senza
l
'
autonomia
delle
fabbriche
,
delle
scuole
,
delle
città
,
di
tutte
le
forme
della
vita
sociale
.
Questo
è
quello
che
ho
appreso
in
un
anno
di
vita
sotterranea
.
Così
avevo
detto
ai
miei
amici
,
e
andavo
ora
rimeditando
mentre
il
treno
,
nella
notte
,
entrava
nelle
terre
di
Lucania
.
Erano
i
primi
accenni
di
quelle
idee
che
dovevo
poi
sviluppare
negli
anni
seguenti
,
attraverso
le
esperienze
dell
'
esilio
e
della
guerra
.
E
in
questi
pensieri
mi
addormentai
.
Mi
risvegliò
il
sole
alto
,
dopo
Potenza
,
tra
le
scoscese
pendici
di
Brindisi
di
Montagna
.
Qualcosa
d
'
insolito
era
nell
'
aria
,
di
cui
non
sapevo
ancora
rendermi
conto
.
Entrammo
nella
valle
del
Basento
,
passammo
le
stazioncine
solitarie
di
Pietra
Pertosa
,
Garaguso
e
Tricarico
,
e
non
tardammo
a
raggiungere
la
nostra
destinazione
:
la
stazione
di
Grassano
.
Qui
dovevamo
scendere
,
e
aspettare
,
come
al
solito
,
qualche
ora
,
il
passaggio
della
corriera
postale
.
La
stazione
era
deserta
:
rimasi
a
passeggiare
avanti
e
indietro
,
sulla
strada
provinciale
,
con
la
mia
guardia
,
conversando
.
Grassano
mi
risalutava
dalla
cima
del
monte
,
periodica
amichevole
apparizione
:
ma
il
suo
aspetto
era
mutato
.
Mi
resi
conto
allora
delle
ragioni
di
quell
'
aspetto
strano
del
paesaggio
che
avevo
veduto
al
mio
risveglio
dal
finestrino
del
vagone
.
Il
colle
si
alzava
,
come
sempre
,
con
le
sue
lente
ondulazioni
e
le
sue
fratture
improvvise
,
fino
al
cimitero
e
al
paese
:
ma
la
terra
,
che
avevo
sempre
veduta
grigia
e
giallastra
,
era
ora
tutta
verde
,
d
'
un
verde
innaturale
e
imprevedibile
.
La
primavera
era
scoppiata
d
'
un
tratto
,
anche
qui
,
durante
i
pochi
giorni
della
mia
assenza
;
ma
quel
colore
,
altrove
così
pieno
di
allegra
armonia
e
di
speranza
,
aveva
qui
qualche
cosa
di
artificioso
,
di
violento
;
suonava
falso
,
come
il
rossetto
sul
viso
bruciato
dal
sole
di
una
contadina
.
Gli
stessi
verdi
metallici
mi
accompagnarono
attraverso
la
salita
,
verso
Stigliano
,
come
squilli
stonati
di
una
tromba
in
una
marcia
funebre
.
I
monti
tornarono
a
chiudersi
alle
mie
spalle
,
come
i
cancelli
di
una
prigione
,
quando
scendemmo
verso
il
Sauro
,
e
riprendemmo
la
salita
verso
Gagliano
.
Sulle
argille
bianche
,
le
piccole
chiazze
di
verde
,
sparse
qua
e
là
,
brillavano
al
sole
ancora
più
intense
e
più
strane
,
come
delle
grida
;
parevano
lembi
di
maschere
stracciate
,
sparse
alla
rinfusa
.
Era
quasi
sera
,
quando
giungemmo
in
paese
.
La
mia
guardia
,
De
Luca
,
venne
riconosciuta
da
tutti
.
Quello
che
mi
aveva
raccontato
di
sé
e
della
sua
famiglia
era
vero
:
il
figlio
del
cieco
dal
cavallo
sapiente
era
quasi
un
compaesano
,
e
parecchi
lo
invitarono
a
mangiare
qualcosa
prima
di
ripartire
.
Ma
egli
aveva
fretta
:
riuscì
a
farsi
imprestare
un
cavallo
,
montò
in
sella
e
partì
per
Montemurro
,
dove
sarebbe
arrivato
dopo
aver
cavalcato
tutta
la
notte
.
Gagliano
,
a
rivederla
dopo
quella
breve
parentesi
cittadina
,
mi
parve
più
piccola
e
più
triste
che
mai
,
nella
sua
immobile
atmosfera
borbonica
.
Ancora
due
anni
quaggiù
!
Il
senso
della
noia
degli
identici
giorni
futuri
mi
scese
improvvisa
sul
cuore
.
Mi
avviai
verso
casa
,
fra
i
saluti
e
i
"
ben
tornato
!
"
che
mi
giungevano
dalle
soglie
.
Barone
,
che
avevo
affidato
alla
Giulia
,
era
in
mezzo
alla
piazza
,
come
un
signore
,
e
mi
corse
incontro
felice
e
rumoroso
.
Credevo
che
avrei
trovato
la
Giulia
a
casa
;
ma
la
casa
era
vuota
,
il
fuoco
spento
,
e
non
c
'
era
nulla
di
pronto
per
la
cena
.
Mandai
un
ragazzo
a
chiamarla
:
tornò
dicendomi
che
non
poteva
venire
,
e
che
non
l
'
aspettassi
neppure
l
'
indomani
né
dopo
;
ma
non
me
ne
fece
dire
il
perché
.
Dovetti
così
risalire
fin
dalla
vedova
a
mangiare
qualcosa
.
Seppi
poi
da
donna
Caterina
che
durante
la
mia
assenza
il
barbiere
albino
,
amante
della
Giulia
,
era
stato
preso
da
un
accesso
di
gelosia
,
Dio
sa
quanto
poco
fondata
,
e
aveva
minacciato
la
mia
strega
di
tagliarle
il
collo
col
suo
rasoio
se
fosse
ancora
tornata
da
me
;
e
l
'
aveva
talmente
spaventata
,
che
la
donna
non
osava
neppure
vedermi
né
salutarmi
.
Soltanto
molto
più
tardi
,
passato
il
terrore
,
si
indusse
a
fermarsi
a
parlare
con
me
,
quando
mi
incontrava
per
via
,
con
uno
strano
sorriso
misterioso
,
riservato
e
un
po
'
compiaciuto
;
né
mi
disse
mai
nulla
delle
ragioni
del
suo
abbandono
.
Donna
Caterina
si
fece
in
quattro
per
trovarmi
una
nuova
donna
.
-
Ce
n
'
è
una
che
è
meglio
di
Giulia
.
In
questi
giorni
ha
da
fare
,
ma
spero
di
ottenere
che
venga
-
.
Intanto
le
poche
streghe
del
paese
mi
venivano
a
cercare
;
ma
io
decisi
di
aspettare
la
protetta
di
donna
Caterina
.
Venne
,
fra
quelle
che
rimandai
,
una
vecchia
,
che
mi
parve
avesse
una
sessantina
d
'
anni
,
e
che
insistette
particolarmente
perché
la
prendessi
con
me
.
Seppi
poi
,
con
stupore
.
che
aveva
quasi
novant
'
anni
,
che
era
l
'
amante
del
vecchio
padre
ottantaduenne
di
don
Luigino
,
e
che
si
era
incapricciata
di
me
.
Così
,
senza
accorgermene
,
avevo
corso
il
rischio
di
essere
divorato
dalla
più
antica
Parca
che
mi
fosse
mai
accaduto
di
conoscere
.
Finalmente
arrivò
Maria
,
la
donna
mandata
dalla
sorella
del
podestà
.
Era
una
strega
,
come
la
Giulia
,
anzi
molto
più
della
Giulia
,
e
della
strega
classica
,
di
quelle
che
si
ungono
e
partono
per
l
'
aria
a
cavallo
di
una
scopa
,
aveva
l
'
aspetto
.
Non
c
'
era
in
lei
nulla
della
maestosa
animalità
della
Santarcangelese
.
Aveva
una
quarantina
d
'
anni
,
era
abbastanza
alta
,
e
magra
,
con
un
viso
asciutto
,
rugoso
,
un
lungo
naso
affilato
,
e
il
mento
appuntito
e
sporgente
.
Si
muoveva
rapida
,
nei
lavori
era
abile
e
svelta
.
Pareva
bruciata
da
un
fuoco
interno
,
da
una
specie
d
'
insaziabile
avidità
,
da
una
sensualità
nervosa
e
diabolica
.
Mi
lanciava
occhiate
piene
di
un
oscuro
fuoco
:
capii
subito
che
non
avrei
trovato
in
lei
l
'
antica
passività
della
Giulia
,
e
che
avrei
dovuto
tenerla
a
distanza
.
Per
tutto
il
tempo
che
rimase
con
me
le
diedi
perciò
pochissima
confidenza
.
Era
,
del
resto
,
una
ottima
donna
.
Oltre
alla
fuga
di
Giulia
,
altre
novità
erano
avvenute
in
paese
durante
la
mia
assenza
.
Don
Giuseppe
Traiella
era
partito
,
spedito
definitivamente
a
morire
fra
le
catapecchie
malariche
di
Gaglianello
.
La
notte
di
Natale
aveva
dato
i
suoi
frutti
,
don
Luigino
aveva
trionfato
.
Il
Vescovo
aveva
fatto
fare
un
concorso
per
la
parrocchia
di
Gagliano
,
e
proibito
a
Trajella
di
parteciparvi
.
Il
suo
successore
,
don
Pietro
Liguari
,
era
già
arrivato
da
Miglionico
.
Aveva
trovato
una
casa
confortevole
sulla
via
principale
,
vicino
alla
piazza
,
e
vi
si
era
installato
con
la
sua
governante
,
e
una
straordinaria
quantità
di
provviste
da
bocca
.
Lo
incontrai
sulla
piazza
,
il
giorno
dopo
il
mio
arrivo
,
e
mi
venne
incontro
con
un
sorriso
cordiale
.
Era
già
informatissimo
di
me
,
si
disse
felice
di
conoscermi
,
e
mi
invitò
a
prendere
il
caffè
a
casa
sua
.
Se
si
fosse
voluto
trovare
qualcuno
assolutamente
opposto
,
nell
'
aspetto
,
nei
modi
e
nell
'
animo
al
povero
Arciprete
misantropo
,
relegato
nel
villaggio
sul
fiume
,
non
si
sarebbe
di
certo
potuto
scegliere
altro
che
don
Pietro
Liguari
.
Era
un
uomo
di
una
cinquantina
d
'
anni
,
di
media
statura
,
grosso
e
piuttosto
grasso
,
di
un
grasso
pallido
e
giallastro
.
Gli
occhi
erano
neri
,
spagnoli
,
pieni
di
astuzia
.
Aveva
un
viso
grande
e
complesso
,
con
un
naso
un
po
'
arcuato
,
labbra
sottili
,
capelli
neri
.
Dava
l
'
impressione
di
averlo
già
visto
,
di
assomigliare
a
qualcuno
già
conosciuto
.
Riflettendoci
,
l
'
impressione
si
giustificava
.
L
'
Arciprete
aveva
un
viso
tipico
,
il
più
italiano
possibile
in
quegli
anni
.
Era
un
misto
di
attore
,
di
prelato
,
e
di
barbiere
,
un
incrocio
di
Mussolini
e
di
Ruggero
Ruggeri
.
Don
Pietro
Liguari
era
di
questi
paesi
,
e
probabilmente
di
famiglia
contadina
:
il
suo
viso
era
pieno
di
furberia
e
di
finezza
,
e
i
suoi
modi
insinuanti
.
Incedeva
con
una
certa
solennità
,
l
'
abito
era
pulito
,
il
fiocco
rosso
del
cappello
era
fiammante
,
e
al
dito
portava
un
anello
con
un
rubino
.
Quando
entrai
in
casa
sua
fui
colpito
dalla
grande
quantità
di
salami
,
salsicce
,
prosciutti
,
provole
,
provoloni
,
trecce
di
fichi
secchi
,
di
peperoni
,
di
cipolle
e
di
agli
che
pendevano
dalle
travi
del
soffitto
,
dai
barattoli
di
conserve
e
di
marmellate
,
e
dalle
bottiglie
d
'
olio
e
di
vino
che
ingombravano
le
dispense
.
Nessuna
delle
case
dei
signori
di
Gagliano
era
certamente
così
ben
fornita
.
Era
venuta
ad
aprirci
la
governante
,
una
donna
sulla
quarantina
,
alta
e
magra
,
con
un
viso
severo
e
impenetrabile
,
tutta
vestita
di
nero
,
con
un
collettino
bianco
,
senza
velo
sul
capo
.
Questa
donna
austera
era
,
lo
seppi
poi
,
una
contadina
di
Montemurro
,
ottima
cuoca
,
e
,
secondo
le
male
lingue
,
madre
di
quattro
supposti
figli
di
Arcipreti
,
che
dovevano
essere
qua
e
là
,
in
qualche
collegio
della
provincia
.
Don
Liguari
mi
fece
fare
il
giro
delle
sue
stanze
,
e
ammirare
le
sue
provviste
.
-
Verrà
qualche
volta
a
far
penitenza
con
me
,
-
mi
disse
,
mostrandomi
del
burro
fresco
,
cosa
che
a
Gagliano
non
esisteva
,
e
che
non
avevo
più
visto
da
che
ci
ero
venuto
.
-
La
mia
governante
sa
far
bene
la
pasta
.
Vedrà
.
Ma
ora
sediamoci
e
prendiamo
il
caffè
-
.
Quando
avemmo
vuotato
le
nostre
tazzine
,
l
'
Arciprete
cominciò
a
parlarmi
del
paese
,
a
dirmi
le
sue
impressioni
e
a
chiedermi
le
mie
.
-
C
'
è
molto
da
fare
qui
,
-
mi
disse
,
-
molto
da
fare
.
Direi
tutto
da
fare
.
La
chiesa
è
in
cattivo
stato
,
il
campanile
deve
essere
costruito
.
I
frutti
delle
nostre
terre
non
ci
vengono
pagati
,
o
poco
per
volta
e
in
ritardo
.
Ma
soprattutto
c
'
è
poca
religione
.
C
'
è
un
gran
numero
di
ragazzi
che
non
sono
nemmeno
battezzati
;
e
nessuno
se
ne
dà
cura
,
se
non
sono
malati
e
in
punto
di
morte
.
Alle
funzioni
non
viene
che
qualche
vecchia
,
alla
messa
della
domenica
la
chiesa
è
quasi
deserta
.
La
gente
non
si
confessa
,
non
fa
la
comunione
.
Tutto
questo
deve
cambiare
,
e
cambierà
presto
,
vedrà
.
Le
autorità
non
se
ne
occupano
,
e
fanno
il
possibile
per
peggiorare
la
situazione
.
Sono
dei
materialisti
,
e
non
parlano
che
di
guerra
.
Credono
di
essere
loro
i
padroni
del
paese
,
con
il
loro
fascismo
.
Poverini
!
Non
sanno
che
dopo
la
Conciliazione
,
i
padroni
non
sono
più
loro
,
ma
noi
,
che
siamo
la
sola
autorità
spirituale
.
La
Conciliazione
vuol
dir
questo
:
che
ora
tocca
a
noi
la
direzione
delle
cose
,
a
noi
preti
.
Se
il
podestà
crede
di
poter
essere
lui
a
comandare
,
si
illude
!
-
Don
Pietro
Liguari
qui
tacque
,
quasi
pentito
di
aver
parlato
troppo
:
ma
aveva
ben
capito
che
con
me
poteva
farlo
,
senza
timore
che
io
andassi
a
riferire
le
sue
parole
,
e
ci
teneva
a
ingraziarmisi
.
Si
mise
perciò
a
parlarmi
del
problema
dei
confinati
,
e
del
dovere
che
egli
sentiva
,
come
prete
,
di
venire
in
loro
aiuto
e
conforto
,
senza
distinzione
di
opinione
politica
o
di
fede
religiosa
.
Tutto
questo
era
molto
bello
,
ma
i
suoi
modi
insinuanti
,
e
il
tono
della
sua
voce
,
mostravano
troppo
chiaramente
come
egli
,
più
che
dallo
spirito
di
carità
,
fosse
mosso
da
un
interesse
o
da
un
calcolo
.
E
finalmente
,
dopo
questo
lunghissimo
esordio
,
venne
al
motivo
per
cui
mi
aveva
chiamato
.
-
Bisogna
riportare
questo
popolo
alla
religione
,
altrimenti
cadrà
in
mano
degli
atei
che
pretendono
di
comandare
.
Anche
chi
è
di
un
'
altra
fede
lo
deve
ammettere
-
.
E
qui
mi
mandò
un
'
occhiatina
significativa
.
-
Del
resto
,
tutti
possono
essere
toccati
dalla
grazia
.
Ma
per
portare
alla
chiesa
questi
contadini
,
bisogna
che
le
funzioni
diventino
più
attraenti
,
che
colpiscano
di
più
la
fantasia
.
La
chiesa
è
povera
e
nuda
,
e
la
parola
sola
non
attira
abbastanza
.
Perché
i
contadini
tornino
a
frequentare
la
Casa
del
Signore
,
ci
vorrebbe
della
musica
.
Io
ho
fatto
venire
da
Miglionico
un
armonium
,
l
'
ho
fatto
portare
ieri
in
chiesa
.
È
proprio
quello
che
fa
per
noi
.
Ma
c
'
è
una
difficoltà
.
Chi
lo
suona
?
In
paese
nessuno
sa
adoperare
quello
strumento
.
E
allora
ho
pensato
a
lei
,
che
sa
fare
di
tutto
,
che
è
tanto
istruito
,
ecc
.
Siamo
tutti
figli
dello
stesso
Signore
!
-
Le
ragioni
per
cui
temeva
non
accettassi
non
mi
passarono
neppure
in
mente
.
Dissi
che
avevo
studiato
il
pianoforte
,
ma
che
da
moltissimi
anni
non
mettevo
le
mani
su
una
tastiera
.
Avrei
potuto
provare
,
ma
non
mi
sarei
potuto
impegnare
a
fargli
regolarmente
da
organista
,
ma
tutt
'
al
più
aiutarlo
una
volta
o
due
,
per
fargli
piacere
.
Un
po
'
di
accompagnamento
,
se
c
'
era
chi
cantava
,
l
'
avrei
potuto
fare
:
ma
per
suonare
avrei
dovuto
farmi
mandare
la
musica
.
Risalimmo
fino
in
chiesa
,
per
vedere
lo
strumento
,
che
era
stato
messo
di
fianco
all
'
altare
,
bene
in
vista
,
e
che
destava
già
la
curiosità
dei
ragazzi
.
L
'
Arciprete
era
felice
:
aveva
temuto
che
io
non
accettassi
,
e
la
mia
insperata
condiscendenza
lo
faceva
più
ardito
.
Mi
mostrò
le
pareti
nude
e
screpolate
della
chiesa
.
-
Qui
ci
vorrebbero
delle
pitture
-
.
L
'
idea
non
mi
sarebbe
dispiaciuta
.
-
Chissà
,
forse
un
giorno
le
affrescherò
tutta
la
chiesa
,
-
gli
dissi
.
-
Devo
star
qui
ancora
due
anni
,
e
avrò
tutto
il
tempo
di
pensarci
.
Peccato
che
i
muri
sono
così
cattivi
.
Ma
non
vorrei
ingelosire
Mornaschi
,
che
è
un
uomo
così
simpatico
-
.
Il
soffitto
della
chiesa
era
infatti
decorato
a
fresco
,
con
delle
stelle
d
'
oro
su
fondo
azzurro
,
e
delle
fasce
decorative
che
lo
separavano
dalle
pareti
.
Questo
lavoro
era
stato
fatto
,
qualche
anno
prima
,
da
un
pittore
milanese
,
il
Mornaschi
,
un
giovane
biondo
,
che
in
quel
tempo
passava
di
paese
in
paese
facendo
qua
e
là
lavori
di
decorazione
per
le
chiese
,
fermandosi
in
ogni
luogo
fino
a
lavoro
finito
,
e
ricominciando
poi
altrove
.
Ma
a
Gagliano
questa
sua
vita
vagabonda
ebbe
termine
.
C
'
era
venuto
per
fare
il
soffitto
,
ma
gli
si
offrì
un
posto
di
impiegato
delle
imposte
,
e
,
lasciando
l
'
incerto
per
il
certo
,
l
'
arte
per
l
'
amministrazione
,
Mornaschi
non
era
più
ripartito
,
e
aveva
abbandonati
i
pennelli
.
Era
un
uomo
modesto
,
ritirato
e
cortese
,
il
solo
forestiero
ospite
stabile
di
Gagliano
.
Lo
vedevo
qualche
volta
,
e
con
me
fu
sempre
gentilissimo
.
-
Mornaschi
potrà
aiutarla
,
-
disse
l
'
Arciprete
,
che
in
pochi
giorni
,
evidentemente
,
aveva
imparato
a
conoscere
tutto
il
paese
.
Era
entusiasta
delle
meravigliose
prospettive
che
gli
si
aprivano
davanti
,
per
ricondurre
all
'
ovile
il
suo
gregge
indifferente
.
Ma
anch
'
io
,
ahimè
,
ero
una
pecora
perduta
,
e
il
buon
prete
,
tratto
dall
'
accesa
fantasia
,
cominciò
a
vagheggiare
qualcosa
di
ancora
più
roseo
,
una
solenne
cerimonia
,
a
cui
avrebbe
potuto
,
perché
no
?
partecipare
anche
il
Vescovo
.
Questo
non
lo
disse
allora
,
per
quanto
mi
accorgessi
che
ne
moriva
dalla
voglia
.
Don
Liguari
era
astuto
e
diplomatico
,
e
si
limitò
a
qualche
accenno
insinuante
,
il
primo
dei
moltissimi
e
più
espliciti
che
ebbe
poi
a
farmi
in
seguito
.
Per
allora
mi
disse
soltanto
che
era
un
peccato
che
io
vivessi
così
solo
;
che
ero
giovane
,
sì
,
ma
che
avrei
dovuto
pensare
a
prender
moglie
;
e
mentre
uscivamo
dalla
chiesa
,
mi
invitò
a
pranzo
per
la
domenica
seguente
.
-
Venga
,
dottore
,
a
far
penitenza
con
un
povero
prete
-
.
Le
provviste
che
avevo
viste
accatastate
nella
sua
cucina
mi
facevano
sperare
che
la
penitenza
non
sarebbe
stata
troppo
severa
.
L
'
austera
montemurrese
,
la
materna
governante
,
si
dimostrò
infatti
una
cuoca
perfetta
:
da
un
anno
non
avevo
mangiato
così
bene
.
C
'
erano
soprattutto
dei
salamini
fatti
in
casa
,
rossi
,
secondo
l
'
uso
di
qui
,
di
peperone
spagnolo
,
che
erano
una
delizia
.
Da
allora
l
'
Arciprete
non
mi
si
spiccicò
più
d
'
intorno
.
Mi
veniva
a
trovare
a
casa
,
e
posò
per
un
ritratto
,
che
avrebbe
voluto
gli
regalassi
.
Don
Luigino
era
geloso
di
questa
sua
assiduità
,
ma
don
Liguari
sapeva
fare
,
e
,
certamente
con
qualche
pretesto
evangelico
,
lo
tenne
tranquillo
.
Un
giorno
,
a
casa
mia
,
il
prete
vide
una
Bibbia
,
sul
mio
tavolino
da
notte
,
in
edizione
protestante
.
Fece
un
salto
,
inorridito
,
come
se
avesse
visto
un
serpente
.
-
Che
libri
legge
mai
,
dottore
!
Lo
butti
via
,
per
carità
-
.
Aveva
preso
dei
modi
molto
intimi
,
e
ogni
volta
che
mi
vedeva
,
mi
diceva
,
con
una
commovente
aria
materna
:
-
Ci
battezzeremo
,
poi
ci
sposeremo
.
Lasci
fare
a
me
.
Avevo
ricambiato
,
una
domenica
,
il
suo
invito
,
mettendo
a
contributo
,
perché
la
"
penitenza
"
non
fosse
,
questa
volta
,
reale
,
tutta
l
'
abilità
della
mia
strega
Maria
.
Avvenne
che
due
giorni
prima
,
il
venerdì
,
morisse
Poerio
,
quel
vecchio
barbuto
che
era
malato
da
molti
mesi
e
che
,
per
quanto
lo
desiderasse
,
non
aveva
mai
potuto
consultarmi
,
perché
era
compare
di
san
Giovanni
del
dottor
Gibilisco
.
La
domenica
si
fecero
i
solenni
funerali
,
e
ci
intervennero
anche
l
'
Arciprete
di
Stigliano
e
un
altro
prete
di
laggiù
.
Dovetti
dunque
estendere
l
'
invito
anche
a
questi
due
,
l
'
uno
grasso
e
grosso
e
l
'
altro
magro
e
piccolo
.
Erano
entrambi
dello
stesso
tipo
di
don
Liguari
,
scaltri
,
abituati
a
viver
bene
,
abili
ed
esperti
della
vita
dei
contadini
.
Feci
un
ottimo
pranzo
con
questi
tre
strani
uccelli
,
che
si
lagnavano
che
non
morissero
che
contadini
poveri
,
e
che
di
bei
funerali
come
quello
di
oggi
non
ce
ne
fosse
tutt
'
al
più
che
uno
all
'
anno
.
Intanto
m
'
era
arrivata
un
po
'
di
musica
da
chiesa
,
ed
ero
andato
qualche
volta
a
esercitarmi
sullo
strumento
.
Quando
mi
parve
di
essere
in
grado
,
fidandomi
sulla
semplicità
del
pubblico
,
di
accompagnare
la
funzione
senza
troppi
errori
,
fissai
con
don
Liguari
per
la
domenica
seguente
:
ma
gli
dissi
che
sarebbe
stato
per
una
volta
sola
.
Avevo
saputo
che
il
barbiere
cavadenti
sapeva
strimpellare
un
pianoforte
,
così
ad
orecchio
,
ed
ero
certo
che
se
la
sarebbe
cavata
meglio
di
me
.
Perciò
,
per
quanto
egli
non
amasse
molto
entrare
in
chiesa
,
avevo
deciso
di
lasciare
a
lui
l
'
incarico
,
dopo
quella
prima
volta
per
la
quale
ero
ormai
impegnato
.
La
domenica
,
la
chiesa
era
piena
.
L
'
Arciprete
aveva
sparso
la
voce
che
io
avrei
suonato
,
e
nessuno
volle
mancare
all
'
insolito
spettacolo
.
Le
donne
,
sotto
i
veli
bianchi
,
si
pigiavano
fino
alla
porta
:
molte
non
avevano
potuto
entrare
.
Erano
venute
persone
che
da
tempo
immemorabile
non
entravano
più
in
chiesa
.
C
'
era
perfino
,
con
la
sorella
,
donna
Concetta
,
la
figlia
maggiore
dell
'
avvocato
S
.
,
il
ricco
proprietario
melanconico
,
che
incontravo
spesso
la
sera
,
sulla
piazza
.
Donna
Concetta
era
in
clausura
da
quasi
un
anno
,
per
la
morte
del
fratello
:
non
usciva
mai
di
casa
,
e
non
l
'
avevo
mai
vista
.
Per
la
funzione
di
oggi
si
era
decisa
a
rompere
il
suo
voto
,
e
sedeva
nella
prima
fila
di
panche
.
Era
considerata
la
più
bella
donna
di
Gagliano
,
ed
era
vero
.
Era
una
ragazza
di
diciott
'
anni
,
piccolina
,
con
un
viso
tondo
e
perfetto
di
Madonna
,
dei
grandi
occhioni
languidi
,
i
capelli
neri
,
lisci
e
abbondanti
,
ordinati
con
una
riga
diritta
in
mezzo
,
la
pelle
bianchissima
,
la
boccuccia
rossa
,
il
collo
sottile
,
e
una
gentile
aria
ritrosa
.
Fu
quella
l
'
unica
volta
in
cui
la
vidi
,
in
mezzo
alla
folla
velata
;
né
sentii
mai
la
sua
voce
.
Ma
i
contadini
avevano
i
loro
progetti
.
-
Tu
sei
gaglianese
ormai
,
-
mi
dicevano
spesso
.
-
Devi
sposare
donna
Concetta
.
È
la
zitella
vacantìa
più
bella
e
più
ricca
del
paese
.
È
fatta
per
te
.
E
così
non
te
ne
andrai
più
,
resterai
sempre
con
noi
-
.
Perciò
anch
'
io
ero
curioso
di
vedere
la
mia
promessa
sposa
nascosta
.
Le
donne
furono
entusiaste
della
funzione
.
-
Quanto
sei
bello
!
-
gridavano
al
mio
passaggio
quando
uscii
.
La
fiducia
dell
'
Arciprete
nella
.
potenza
religiosa
della
musica
si
dimostrò
però
esagerata
.
Per
quanto
il
barbiere
accompagnasse
assai
meglio
di
me
,
la
chiesa
dopo
quel
giorno
tornò
ad
essere
quasi
deserta
.
Don
Liguari
non
,
si
perdeva
d
'
animo
:
girava
tutto
il
giorno
per
le
case
dei
contadini
,
battezzava
i
ragazzi
,
e
,
poco
per
volta
,
qualche
cosa
avrà
forse
ottenuto
.
L
'
effimera
,
strana
primavera
era
orinai
finita
.
Il
verde
non
era
durato
che
una
diecina
di
giorni
,
come
una
assurda
apparizione
.
Poi
quella
poca
erba
era
seccata
sotto
il
sole
e
il
vento
ardente
di
un
maggio
improvvisamente
estivo
.
Il
paesaggio
era
tornato
quello
di
sempre
,
bianco
,
monotono
e
calcinoso
.
Come
quando
ero
arrivato
,
tanti
mesi
prima
,
sulla
distesa
delle
argille
silenziose
l
'
aria
ondeggiava
per
il
caldo
;
e
pareva
che
,
da
sempre
,
su
quello
stesso
desolato
mare
biancastro
oscillasse
grigia
l
'
ombra
delle
stesse
nuvole
.
Conoscevo
ogni
anfratto
,
ogni
colore
,
ogni
piega
della
terra
.
Con
il
nuovo
caldo
,
la
vita
di
Gagliano
pareva
più
lenta
che
mai
.
I
contadini
erano
nei
campi
,
le
ombre
delle
case
si
stendevano
pigre
sui
selciati
,
le
capre
sostavano
al
sole
.
L
'
eterno
ozio
borbonico
si
stendeva
sul
paese
,
costruito
sulle
ossa
dei
morti
:
distinguevo
ogni
voce
,
ogni
rumore
,
ogni
sussurro
,
come
una
cosa
nota
da
tempi
immemorabili
,
infinite
volte
ripetuta
,
e
che
infinite
altre
volte
sarebbe
stata
ripetuta
in
futuro
.
Lavoravo
,
dipingevo
,
curavo
i
malati
,
ma
ero
giunto
a
un
punto
estremo
di
indifferenza
.
Mi
pareva
di
essere
un
verme
chiuso
dentro
una
noce
secca
.
Lontano
dagli
affetti
,
nel
guscio
religioso
della
monotonia
,
aspettavo
gli
anni
venturi
,
e
mi
pareva
di
essere
senza
base
,
librato
in
un
'
aria
assurda
,
dove
era
strano
anche
il
suono
della
mia
voce
.
Anche
la
guerra
volgeva
al
termine
.
Addis
Abeba
era
caduta
.
L
'
Impero
era
salito
sui
colli
di
Roma
,
e
don
Luigino
aveva
cercato
di
farlo
salire
anche
su
quelli
di
Gagliano
,
con
una
delle
sue
tristi
adunate
deserte
.
Non
ci
sarebbero
più
stati
dei
morti
,
e
si
attendeva
il
ritorno
dei
pochi
che
erano
laggiù
.
Il
figlio
della
Giulia
aveva
scritto
che
presto
sarebbe
tornato
,
e
gli
si
preparassero
la
sposa
e
le
nozze
.
Don
Luigino
si
sentiva
cresciuto
,
come
se
qualcosa
della
corona
imperiale
fosse
passato
anche
sulla
sua
testa
.
I
contadini
pensavano
che
,
malgrado
le
promesse
,
non
ci
sarebbe
stato
posto
per
loro
in
quelle
terre
favolose
e
male
acquistate
;
e
non
pensavano
all
'
Africa
quando
scendevano
alle
rive
dell
'
Agri
.
Un
mattino
,
verso
mezzogiorno
,
passavo
sulla
piazza
.
Il
sole
batteva
lucente
e
nitido
,
il
vento
alzava
mulinelli
di
polvere
e
don
Cosimino
,
sull
'
uscio
dell
'
ufficio
postale
,
mi
fece
da
lontano
dei
grandi
gesti
con
la
mano
.
Mi
avvicinai
,
e
vidi
che
mi
guardava
con
affettuosi
occhi
allegri
.
-
Buone
notizie
,
don
Carlo
,
-
mi
disse
.
-
Non
vorrei
darle
delle
speranze
che
non
si
dovessero
realizzare
;
ma
è
arrivato
ora
un
telegramma
da
Matera
,
che
dispone
la
liberazione
del
confinato
genovese
.
Ho
mandato
ora
a
chiamarlo
.
Dice
anche
di
rimanere
in
ascolto
nel
pomeriggio
,
che
mi
telegraferanno
i
nomi
di
altri
confinati
da
liberare
.
Spero
ci
sarà
anche
il
suo
.
Pare
che
sia
per
la
presa
di
Addis
Abeba
-
.
Rimanemmo
sulla
porta
dell
'
ufficio
tutto
il
giorno
.
Ogni
tanto
si
sentiva
il
ticchettio
del
telegrafo
,
e
poi
la
testa
di
don
Cosimino
si
affacciava
allo
sportello
,
con
un
sorriso
raggiante
,
e
l
'
angelo
gobbo
gridava
un
nome
.
Il
mio
fu
l
'
ultimo
:
era
già
quasi
sera
.
Tutti
erano
stati
liberati
,
tranne
i
due
comunisti
,
lo
studente
di
Pisa
e
l
'
operaio
di
Ancona
.
Tutti
i
signori
della
piazza
mi
si
fecero
attorno
per
congratularsi
con
me
della
libertà
che
mi
era
stata
elargita
senza
che
la
sollecitassi
.
Quella
gioia
inattesa
mi
si
volse
in
tristezza
,
e
mi
avviai
,
con
Barone
,
verso
casa
.
Tutti
i
confinati
partirono
l
'
indomani
mattina
.
Io
non
mi
affrettai
.
Mi
dispiaceva
partire
,
e
trovai
tutti
i
pretesti
per
trattenermi
.
Avevo
dei
malati
che
non
potevo
lasciare
d
'
un
tratto
,
delle
pitture
da
finire
;
e
poi
un
mucchio
di
cose
da
spedire
,
una
infinità
di
quadri
da
imballare
.
Dovevo
far
fare
delle
casse
,
e
una
gabbia
per
Barone
,
troppo
abile
nello
sciogliersi
dal
guinzaglio
e
troppo
selvatico
perché
si
potesse
affidarlo
così
semplicemente
a
un
treno
.
Rimasi
ancora
una
diecina
di
giorni
.
I
contadini
venivano
a
trovarmi
e
mi
dicevano
:
-
Non
partire
.
Resta
con
noi
.
Sposa
Concetta
.
Ti
faranno
podestà
.
Devi
restar
sempre
con
noi
-
.
Quando
si
avvicinò
il
giorno
della
mia
partenza
,
mi
dissero
che
avrebbero
bucato
le
gomme
dell
'
automobile
che
doveva
portarmi
via
.
-
Tornerò
,
-
dissi
.
Ma
scuotevano
il
capo
.
-
Se
parti
non
torni
più
.
Tu
sei
un
cristiano
bono
.
Resta
con
noi
contadini
-
.
Dovetti
promettere
solennemente
che
sarei
tornato
;
e
lo
promisi
con
tutta
sincerità
:
ma
non
potei
,
finora
,
mantenere
la
promessa
Infine
mi
congedai
da
tutti
.
Salutai
la
vedova
,
il
becchino
banditore
,
donna
Caterina
,
la
Giulia
,
don
Luigino
,
la
Parroccola
,
il
dottor
Milillo
,
il
dottor
Gibilisco
,
l
'
Arciprete
,
i
signori
,
i
contadini
,
le
donne
,
i
ragazzi
,
le
capre
,
i
monachicchi
e
gli
spiriti
,
lasciai
un
quadro
in
ricordo
al
comune
di
Gagliano
,
feci
caricare
le
mie
casse
,
chiusi
con
la
grossa
chiave
la
porta
di
casa
,
diedi
un
ultimo
sguardo
ai
monti
di
Calabria
,
al
cimitero
,
al
Pantano
e
alle
argille
;
e
una
mattina
all
'
alba
,
mentre
i
contadini
si
avviavano
con
i
loro
asini
ai
campi
,
salii
,
con
Barone
in
gabbia
,
nella
macchina
dell
'
americano
,
e
partii
.
Dopo
la
svolta
,
sotto
il
campo
sportivo
,
Gagliano
scomparve
,
e
non
l
'
ho
più
riveduto
.
Avevo
un
foglio
di
via
,
e
dovevo
viaggiare
con
i
treni
accelerati
:
perciò
il
viaggio
fu
lungo
.
Rividi
Matera
,
e
i
suoi
sassi
,
e
il
suo
museo
.
Traversai
la
pianura
di
Puglia
,
sparsa
di
pietre
bianche
,
come
un
cimitero
,
e
Bari
,
e
Foggia
misteriosa
nella
notte
,
e
risalii
,
a
piccole
tappe
,
verso
il
nord
.
Salii
alla
cattedrale
di
Ancona
,
e
mi
affacciai
,
per
la
prima
volta
dopo
tanto
tempo
,
sul
mare
.
Era
una
giornata
serena
,
e
,
da
quella
altezza
,
le
acque
si
stendevano
amplissime
.
Una
brezza
fresca
veniva
dalla
Dalmazia
,
e
increspava
di
onde
minute
il
calmo
dorso
del
mare
.
Pensavo
a
cose
vaghe
:
la
vita
di
quel
mare
era
come
le
sorti
infinite
degli
uomini
,
eternamente
ferme
in
onde
uguali
,
mosse
in
un
tempo
senza
mutamento
.
E
pensai
con
affettuosa
angoscia
a
quel
tempo
immobile
,
e
a
quella
nera
civiltà
che
avevo
abbandonato
.
Ma
già
il
treno
mi
portava
lontano
,
attraverso
le
campagne
matematiche
di
Romagna
,
verso
i
vigneti
del
Piemonte
,
e
quel
futuro
misterioso
di
esili
,
di
guerre
e
di
morti
,
che
allora
mi
appariva
appena
,
come
una
nuvola
incerta
nel
cielo
sterminato
.
Firenze
,
dicembre
1943
luglio
1944
.